# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 125f92fa-b36f-5ab2-b423-f2ea8997e764
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 15.11.2006 INC.2006.45803
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2006-45803_2006-11-15.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2006.45803

  	
  Lugano

  15 novembre 2006

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Edy
  Meli

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire
  sull'istanza di libertà provvisoria presentata il 9 novembre 2006 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________

  
	
   

  	
   

  e qui trasmessa con
  preavviso negativo del 13 novembre 2006 da

  
	
   

  	
   

  Procuratore pubblico
  Nicola Respini, MP di Lugano

  

 

 

viste
le osservazioni della difesa (14 novembre 2006);

 

 

visto
l'incarto MP __________;

 

 

ritenuto
e considerato,

 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

 

1.

 

__________
è stato arrestato il 12 ottobre 2006, a seguito di un ordine d'arresto emanato
il giorno precedente dal Procuratore pubblico, per titolo di ripetuta rapina
(art. 140 cifra 1 CP), in riferimento a due episodi avvenuti a __________ il 25
settembre, rispettivamente l'8 ottobre 2006, presso __________ (cfr. doc. 2 e
3, inc. GIAR 458.2006.1).

L'arresto
è stato confermato il giorno successivo, da questo giudice, ritenuti presenti
gravi indizi di reato, bisogni dell'istruzione (collusione/inquinamento) e
pericolo di recidiva.

 

 

2.

 

Sostanzialmente
le due fattispecie oggetto d'inchiesta sono avvenute nello stesso luogo a
distanza di una decina di giorni l'una dall'altra e con la stessa modalità
(utilizzo di __________). L'identificazione dell'accusato istante, quale
presunto autore, è avvenuta sulla base di indicazioni fornite dalle commesse
(descrizione dell'autore, tentativo di riconoscimento fotografico), delle
risultanze di un filmato e di quelle emergenti dalla deposizione di testi in
merito a quanto da loro osservato non lontano dal luogo dei fatti ed in orari
compatibili (cfr. inc. GIAR 458.2006.1).

 

 

3.

 

L'inchiesta
si è poi sviluppata mediante l'audizione (o ri-audizione) di testi,
l'interrogatorio ripetuto dell'accusato da parte della polizia, una richiesta
di analisi DNA ed un verbale riassuntivo (sempre dell'accusato) davanti al
magistrato inquirente (AI 12).

 

__________,
sin dai primi verbali, ha negato di essere l'autore delle due rapine, asserendo
sostanzialmente di trovarsi altrove, con altre persone, al momento dei fatti
che gli vengono imputati; in proposito egli ha fornito agli inquirenti i nomi
delle persone che dovrebbero confermare i suoi alibi.

__________
ha mantenuto la sua versione anche quando uno di questi testi non ha confermato
il suo alibi (Verbale PP 30.10.2006, pag. 5) e quando gli è stato comunicato
che la madre lo avrebbe riconosciuto nei filmati (ibidem).

L'accusato
ha invece ammesso i fatti oggetto dell'estensione dell'accusa che ha avuto
luogo al termine del citato verbale (artt. 19 a LFStup, 147 CP; cfr. Verbali PG
13.10.2006, pag. 4, e 23.10.2006).

 

 

4.

 

Con
istanza del 9 novembre 2006, __________ chiede di essere posto in libertà
provvisoria (doc. 2 inc. GIAR 458.2006.3).

Richiamando
le sue negazioni in merito alle rapine e l'assenza di un riconoscimento certo,
l'accusato contesta l'esistenza di gravi indizi di reato (Istanza, punto 6), ma
argomenta in modo particolare sul fatto che la carcerazione non sarebbe più
giustificata per l'assenza di pericolo di fuga (neppure ritenuto dal GIAR al
momento dell'arresto), bisogni istruttori (inesistenza di complici, necessarie
audizioni già effettuate e impossibilità di influire sull'esame DNA) o pericolo
di recidiva (assenza di precedenti particolari ed effetto dissuasivo del
procedimento in corso) e che, comunque, quest'ultimo "pericolo"
potrebbe essere "efficacemente fronteggiato" mediante
l'imposizione di "opportune" norme comportamentali.

 

 

5.

 

Con
preavviso negativo del 13 novembre 2006 (doc. 1, inc. GIAR 458.2006.3), il
magistrato inquirente elenca gli indizi di reato sin qui raccolti, precisa di
non aver ancora ricevuto i risultati dell'analisi DNA e di non essere ancora
riuscito a correttamente identificare/reperire (quindi ad interrogare) la teste
__________ (citata dall'accusato) e di dover procedere a ulteriore
interrogatorio dell'altro teste menzionato dall'accusato (quello già sentito:
punti 3 e 4).

Da
quanto sopra, sempre secondo l'inquirente, un persistente pericolo di
collusione con 

questi
testi.

Inoltre,
la ripetizione del reato in tempi brevi, le modalità d'azione e lo stato di
tossicodipendenza concretizzerebbero pure il pericolo di recidiva (punto 5).

Tutto
ciò giustifica il mantenimento della carcerazione che, sempre secondo il
magistrato, è ancora rispettosa del principio di proporzionalità.

 

 

6.

 

La
difesa, con osservazioni del 14 novembre 2006 (doc. 4, inc. GIAR 458.2006.3),
dopo alcune considerazioni generali in diritto ribadisce che non sono più
presenti necessità istruttorie (collusione/inquinamento prove) in quanto tutti
i testi sono già stati sentiti e quella ancora da sentire non é (ancora) stata
reperita, non per colpa dell'accusato; inoltre, segnala di non comprendere per
quale motivo la nuova audizione del teste __________, se effettivamente
necessaria, non abbia già potuto aver luogo (punti da 3.1 a 3.3), con implicita
critica al principio di celerità.

In
merito al rischio di recidiva, ribadisce quanto già detto con l'istanza,
sottolineando come __________ non sia delinquente abituale e non abbia
banalizzato la gravità dei reati ascrittigli (con conseguente effetto
dissuasivo del procedimento); sottolinea, inoltre, che il rischio di
reiterazione è, nella prassi, motivo poco frequente di arresto preventivo, ciò
che impone applicazione restrittiva (punti 4.2 e 4.3).

Conclude
ribadendo assenza di un pericolo di fuga.

 

 

7.

 

L'istanza, presentata da accusato detenuto, è
ricevibile in ordine. La trasmissione del preavviso e dell'incarto da parte del
Procuratore pubblico è tempestiva (artt. 108 e 20 CPP).

 

 

8.

 

In diritto, sebbene
noto al magistrato ed al patrocinatore dell'accusato, si ricorda

innanzitutto che:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33 scaturito
dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso) proroga del carcere
preventivo ai sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali i
bisogni dell'istruzione, per ovviare a rischio di collusione o inquinamento (in
altro modo) delle prove, pericolo di recidiva e il pericolo di fuga (senza
dimenticare che l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve
unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza
dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF
109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale
federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3).

L'eccezione della cautelare privazione
della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale
(di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a
superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi
penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il
rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413;
DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) – ritenuto implicito il
rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag.
413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi
penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128)."

(GIAR 7 novembre 2005, 308.2005.2)

 

 

9.

 

Nel caso in esame, sono presenti gravi e concreti
indizi di reato nei confronti di __________, oltre che per l'ipotesi di cui
agli artt. 147 CP (e la contravvenzione di cui all'art. 19a LFStup), anche per
le imputazioni di cui all'art. 140 cifra 1 CP. 

Se è vero che le due commesse non hanno riconosciuto
con certezza l'accusato, dalle foto e dalla visione di persona, e che neppure i
filmati hanno permesso una identificazione certa, va comunque rilevato che
nessuna delle due testi ha escluso che __________ possa essere l'autore delle
rapine e che una di loro lo riconosce al 95% tramite foto e con maggior
sicurezza di persona (Verbali 8 e 18 ottobre 2006); inoltre, la madre dell'accusato
ritiene di riconoscere il figlio nei filmati (Verbale 16.10.2006).

Pur non trattandosi di certezze, se agli elementi
sopra indicati si aggiungono il possesso di __________ al momento dell'arresto
(cfr. verbale sequestro 12.10.2006), il riconoscimento (anch'esso non al 100%,
ma non per questo privo di valenza) della presenza dell'accusato in prossimità
del luogo della rapina, subito dopo quella dell'8 ottobre 2006, da parte di un
altro testimone (Verbale __________ 10.10.2006), il fatto che la zona è quella
dove abita la madre di __________ (che da poco lo aveva allontanato da casa:
Verbale __________ 16.10.2006), nonché la mancata conferma dell'alibi (ancora
per l'8.10.2006) da parte del teste __________ (ancorché tramite
verbalizzazione sommaria), l'esistenza di gravi e concreti indizi in capo
all'accusato deve essere riconosciuta.

 

 

10.

 

10.1.

In merito al concreto pericolo di recidiva (asserito
dal magistrato inquirente e negato dalla difesa), se da un lato si deve sì
constatare che l'accusato non ha precedenti particolari (DA per furto e furto
d'uso nel 2004), dall'altro si deve considerare che egli si trova in una
situazione di tossicodipendenza (con intensificazione del consumo di
stupefacente a partire da inizio settembre: Verbale PP 30.10.2006, pag. 3), che
non ha risorse finanziarie (FRS 600.- di soldi al mese; idem, pag. 2) con le
quali far fronte a tale bisogno, come ad altri, e che i fatti che gli vengono
contestati sono avvenuti in concomitanza con il menzionato aumento del consumo
di stupefacente e più o meno contemporanea mancanza delle somme che la madre
gli metteva a disposizione, o presso la quale egli poteva trovarle (__________parla
di FRS 50.-/100.- ricevute saltuariamente, mentre la madre ha dichiarato di
avergli intimato, a fine agosto 2006, di lasciare l'abitazione famigliare
"…poiché non ne potevo più. Arrivava sempre a casa pieno droga e poi
perché mi mancavano in continuazione soldi in casa"; si veda pure
verbale __________ 12.10.2006, pag. 1). Tale situazione, nella quale è individuabile
l'eventuale motivo a delinquere (cfr. giurisprudenza citata da M. Luvini in REP
1989 p. 287 ss., nota 48), non è mutata.

 

10.2.

Se a ciò si aggiungono la ripetizione del reato
(ipotizzata ma comunque fortemente indiziata dalle deposizioni e dal raffronto
tra i filmati relativi alle due rapine) in un lasso di tempo relativamente
breve, le modalità dello stesso (con accorgimenti per il mascheramento
apparentemente improvvisati e aiutandosi con il primo oggetto che capita per le
mani - ma non per questo meno pericoloso), la scelta del luogo (lo stesso e
vicino alla casa della madre), le affermazioni fatte in alcuni verbali di non
ricordarsi di aver posto in atto i fatti imputatigli (cfr. Verbale 23.10.2006),
tutti elementi che potrebbero far pensare ad un passaggio all'atto quasi
impulsivo in situazione di bisogno, il rischio di recidiva deve essere ritenuto
come concreto (ricordando che il carattere di concretezza concerne appunto il
rischio e non la reiterazione in sé: G. Piquérez, Procédure pénale suisse, ZH
2000, n. 2360), non solo ipotetico (DTF 123 I 268; DTF 125 I 60) e non
attenuato dalla procedura in corso (di cui egli, peraltro, nega la fondatezza,
come suo diritto).

 

10.3.

Tutti questi elementi di fatto concorrono ad indicare
come concreto ed attuale il pericolo di recidiva (SJ 1981, pag. 381, in
particolare note 107, 111 a 114; DTF 11 febbraio 1982 in re K.; DTF 11 luglio
1989 in re W.; DTF 123I 268; G. Piquerez, Procédure pénale suisse, n. 2357; N.
Schmid, Strafprozessrecht, 4. Auflage, n. 701b). Inoltre, é indubbio che ci si
trovi di fronte a reati di una certa gravità e pericolosità (per le vittime
dirette, in particolare), fattore che deve essere tenuto in giusta
considerazione (BJP 1989 n. 671; DTF 105
Ia 26; DTF 123 I 268).

 

10.4.

Quanto alla possibilità di fronteggiare il pericolo di
recidiva con opportune regole di comportamento o garanzie, va detto che la
difesa non indica quali siano se non riferendosi all'intenzione di collocamento
in una comunità di recupero. Questo giudice, per quanto emerge attualmente dall'incarto,
condivide l'idea che un aggancio socio-terapeutico (non necessariamente un
collocamento) possa essere valida misura per fronteggiare il pericolo di
recidiva. Tuttavia, affinché tale aggancio possa validamente essere indicato (e
assunto) quale regola di comportamento/misura sostitutiva dell'arresto, occorre
che l'istituzione che se ne fa carico sia individuata e indicata, così come
modalità e tempi (perlomeno l'inizio) della presa a carico. 

Nel caso di __________, la questione è prematura (è in
corso l'esplorazione delle possibilità), quindi non ancora praticabile.

 

 

11.

 

Il magistrato inquirente indica che una delle persone
menzionate dall'accusato per la conferma del suo alibi non ha potuto essere
ancora identificata (se si preferisce individuata sulla base delle informazioni da
quest'ultimo fornite) e quindi interrogata.

A prescindere dal fatto che non si comprende cosa sia
stato fatto per l'identificazione (e nulla in merito risulta esser stato
oggetto di approfondimento con l'accusato), i rapporti tra l'accusato e la
teste (da lui stesso indicati: cfr. verbale __________ 13.10.2006), il suo
atteggiamento negatorio (come detto legittimo, ma non per questo esente da
influsso sulla valutazione in relazione alla corretta amministrazione delle
prove- CRP 11.10.2005 in re B.,60.2005.323, cons. 11- anche nel suo stesso
interesse: cfr. M. Luvini, in Rep 1989, pag. 290), nonché la reazione alla
conoscenza delle dichiarazioni dell'altro teste da lui indicato, che non ha
confermato l'alibi (cfr. Verbale PP 30.10.2006, pag. 5), permettono (quando non
impongono) di ritenere che, se posto in libertà prima di tale audizione,
l'accusato potrebbe concretamente cercare di influenzare la teste, anche solo
nella forma dell' "aiuto al ricordo".

Abbondanzialmente, quindi, un concreto pericolo di
collusione in relazione alla teste __________ non può non essere ammesso.

 

 

12.

 

In conclusione, in capo a __________ sono presenti
gravi e concreti indizi di reato, nonché un concreto pericolo di recidiva e un
(ancorché più limitato) pericolo di collusione con una teste; il mantenimento
della detenzione preventiva appare pertanto come giustificato.

__________ è in carcere dal 13 giugno 2006,
l'inchiesta sembra prossima a conclusione (si attende il risultato dell'esame
DNA e l'identificazione/audizione della teste da lui indicata) e il rischio di
pena, se le accuse contenute nella promozione dell'accusa dovessero essere
confermate (si tratta di crimini), è ben superiore al carcere preventivo sin
qui sofferto ed eventualmente ancora da soffrire (DTF 125 I 60); nel contempo
l'inchiesta non evidenzia, attualmente, momenti di stallo che possano mettere
in discussione il principio di celerità.

 

 

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

richiamati gli articoli 140 e 147 CP, 19a LFStup, 95
ss. 102, 108, 279 ss, 284 CPP,

 

 

 

 

decide

 

 

 

1.     L’istanza
è respinta.

 

 

2.     Non
si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

 

3.     Contro la presente decisione è dato ricorso alla
Camera dei ricorsi penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

4.     Intimazione:

 

 

 

 

 

                                                                                  giudice
Edy Meli