# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2b1849ce-b164-517c-8493-f6086055e9a6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-07-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 16.07.2008 52.2007.360
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2007-360_2008-07-16.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2007.360

   

  	
  Lugano

  16 luglio
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Raffaello
  Balerna, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 12 ottobre 2007 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 26 settembre 2007 (n. 4930) del
  Consiglio di Stato che annulla la licenza edilizia 14 giugno 2007 rilasciata dal
  municipio di __________ all'insorgente per approntare una piazza di raccolta
  intermedia per rifiuti ingombranti in località __________ (part. __________);
  

  

 

 

viste le risposte:

-      2 novembre 2007 del __________;

-      6 novembre 2007 del
Consiglio di Stato; 

-    19 novembre 2007 di CO 1;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
ricorrente è contitolare della ditta __________, società in nome collettivo specializzata
in trasporti, commercio di carburanti e legname e costruzioni stradali, che è
anche assuntrice del servizio raccolta rifiuti per conto del consorzio dei comuni
della __________. La sede operativa della ditta è situata in località __________
/ __________, su un terreno (part. __________) situato sulla sponda sinistra
del __________, nella zona mista (M), artigianale-residenziale. 

D'intesa con il consorzio raccolta rifiuti,
nel 2005, il ricorrente ha messo in esercizio sul retro del suo stabilimento una
piazza per la raccolta intermedia per rifiuti ingombranti su una platea in cemento
armato, di ca. m 14 x 11, adibita a suo tempo a vasca di contenimento di
serbatoi per l'olio combustibile. A seguito dell'intervento dei vicini qui
resistenti, proprietari di una casa d'abitazione situata ad una cinquantina di
metri dall'impianto, che avevano lamentato il mancato esperimento di una
procedura di rilascio della licenza edilizia, il 9 maggio 2007, il ricorrente
ha chiesto al municipio di __________ di rilasciargli il permesso necessario. 

L'impianto, recintato ed aperto alle
economie domestiche dei comuni consorziati una volta al mese, consiste nella
semplice suddivisione della vasca in quattro settori per la raccolta separata
di legname, ferro, rifiuti ingombranti ed elettrodomestici, in attesa di essere
evacuati verso ditte specializzate nello smaltimento dei vari generi di rifiuti.

Alla domanda si sono opposti i resistenti, contestando
la conformità di zona dell'impianto e le ripercussioni ambientali che ne deriverebbero.

Raccolto l'avviso favorevole dei servizi
generali del Dipartimento del territorio, il 14 giugno 2007 il municipio ha
rilasciato la licenza richiesta, respingendo l'opposizione dei vicini. 

 

 

                                  B.   Con
giudizio 26 settembre 2007 il Consiglio di Stato ha annullato la predetta
licenza, accogliendo l'impugnativa contro di essa interposta dagli opponenti. 

Il Governo ha in sostanza ritenuto che
l'impianto non potesse essere autorizzato poiché, essendo destinato soltanto al
deposito intermedio di rifiuti, non sarebbe conforme alla funzione della zona
mista, che ammetterebbe soltanto insediamenti destinati allo svolgimento di
attività produttive non moleste o poco moleste. 

Per il genere di attività qui in discussione
(deposito di rifiuti ingombranti) occorrerebbe costituire un'apposita zona di
piano regolatore.

 

 

                                  C.   Contro il
predetto giudizio, il soccombente si aggrava davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il ripristino della
licenza rilasciatagli dal municipio. 

Il ricorrente contesta in sostanza la tesi
del Consiglio di Stato, sostenendo che la zona mista ammetterebbe anche
attività lavorative come quella in oggetto. 

 

 

                                  D.   All'accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni. A
conclusioni diametralmente opposte perviene invece il municipio, chiedendo,
pure senza formulare osservazioni, il ripristino della licenza annullata. 

Per la conferma del giudizio impugnato si
esprimono invece gli opponenti, contestando in dettaglio le tesi
dell'insorgente con argomenti che per quanto necessario saranno discussi nei seguenti
considerandi. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1
della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). La
legittimazione attiva dell'insorgente, direttamente e personalmente toccato dal
giudizio impugnato, è certa (art. 21 cpv. 2 LE). Il ricorso, tempestivo, è
dunque ricevibile in ordine. 

 

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla
base degli atti (art. 18 legge di procedura sulle cause amministrative del 19
aprile 1966, LPamm; RL 3.3.1.1). La situazione dei luoghi e dell'oggetto della
contestazione emerge chiaramente dalla tavole processuali ed è nota a questo
Tribunale da precedenti contestazioni riguardanti il medesimo fondo (STA n.
52.2003.289 del 1. dicembre 2003 e STA n. 52.2006.233 del 12 settembre 2006). 

 

 

                                   2.   Conformità
di zona

 

2.1. 

2.1.1. Giusta l'art. 22 cpv. 2 lett. a della
legge 22 giugno 1979 sulla pianificazione del territorio (LPT; RS 700), ripreso
dall'art. 70 cpv. 2 della legge cantonale di applicazione della legge federale
sulla pianificazione del territorio del 23 maggio 1990 (LALPT; RL 7.1.1.1),
l'autorizzazione a costruire è rilasciata solo se gli edifici e gli impianti
sono conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione. Ciò significa
che nelle singole zone possono essere autorizzati soltanto insediamenti la cui
destinazione si integra convenientemente nella funzione assegnata alla zona di
situazione. Non basta che non si pongano in contrasto con tale funzione, ossia
che non ostacolino l'utilizzazione conforme alle finalità perseguite dal piano
regolatore. Per essere autorizzate le nuove costruzioni devono apparire
collegate da un nesso adeguato alla funzione della zona in cui si collocano
(RDAT II-1994 n. 56 pag. 105; STA n. 52.2003.289 del 1. dicembre 2003; Alexander Ruch, Kommentar zum RPG, ad
art. 22, n. 70 seg.; Adelio Scolari,
Commentario, II. ed., Cadenazzo 2002, ad art. 67 LALPT n. 472). 

 

2.1.2. Le zone artigianali sono riservate
agli insediamenti destinati allo svolgimento di attività produttive su piccola
scala, con l'impiego di limitate risorse personali ed infrastrutturali, che ingenerano
modiche ripercussioni ambientali (Scolari,
op. cit., ad art. 67 LALPT, n. 484). Alle attività produttive svolte su scala
più vasta, che provocano immissioni di maggiore portata, sono invece riservate
le zone industriali. La nozione di artigianato è dunque da intendere
soprattutto in contrapposizione a quella di industria sotto il profilo della
molestia. Determinante, ai fini della distinzione, non è tanto la natura dei
processi produttivi, quanto piuttosto l'entità delle ripercussioni ingenerate
sull'ambiente circostante, soprattutto nell'ottica della loro compatibilità con
la funzione abitativa. Insediamenti industriali, a differenza di quelli artigianali,
sono in effetti sostanzialmente inconciliabili con quelli residenziali. 

 

2.1.3. Le zone miste sono comprensori nei
quali sono ammessi insediamenti di tipo eterogeneo, ma atti a coesistere. Zone
miste a vocazione residenziale ed artigianale sono comparti territoriali nei
quali, oltre agli insediamenti destinati all'abitazione, sono ammesse anche
costruzioni riservate allo svolgimento di attività produttive, che travalicano
i limiti di quelle attività (piccoli commerci o laboratori) abilitate ad insediarsi
nelle zone residenziali anche in assenza di una riserva in loro favore, siccome
subalterne alla funzione abitativa. 

 

2.1.4. Per caratterizzare meglio la
tipologia degli interventi ammissibili all'interno delle singole zone, numerosi
piani di utilizzazione suddividono le attività connesse all'uso delle
costruzioni in tre categorie, differenziate fra loro in base al grado di molestia.

Non moleste sono le attività che non
ingenerano ripercussioni ambientali diverse da quelle derivanti dalla funzione
abitativa. Poco moleste sono invece considerate le attività che provocano
immissioni occasionali, ovvero superiori a quelle che derivano dall'abitare, ma
che possono essere ammesse in quanto compatibili per intensità e durata con la
funzione residenziale. Moleste sono infine definite le attività che superano
questo limite. 

Questi concetti, di natura pianificatoria e
non ecologica, vanno applicati indipendentemente dalle disposizioni del diritto
ambientale, valutando in modo astratto, secondo criteri oggettivi, le ripercussioni
solitamente derivanti da un certo tipo d'insediamento (STA n. 52.2006.235 del
22 settembre 2006 consid. 3; RDAT
I-2002 n. 59; URP 1989, pag. 88; Scolari, op. cit., ad art. 28 LALPT, n. 250;
Erich Zimmerlin, Kommentar zum
Baugesetz des Kt. Aargau, II. ed., § 130 seg.).

 

2.2. La zona (M), in cui verrebbe a sorgere
il controverso impianto, è definita mista, artigianale-residenziale. Si tratta
di un piccolo comparto territoriale, situato in riva al fiume __________, in posizione
discosta dall'abitato, all'intersezione fra la strada del fondovalle e quella
che sale verso __________. Questa zona, caratterizzata dalla presenza di alcuni
fabbricati ad uso deposito e di alcune case d'abitazione, è riservata alla
costruzione di edifici a carattere artigianale poco molesto o non molesto.
L'abitazione primaria è invece ammessa soltanto se collegata alle attività lavorative
della zona (art. 33 delle norme di attuazione del piano regolatore; NAPR di __________).
Prioritaria è dunque la funzione artigianale. 

Attività non moleste, secondo la definizione
dell'art. 8 NAPR, sono considerate le attività che non hanno ripercussioni
diverse da quelle che derivano dall'abitare (lett. a). Poco moleste sono invece
le attività in cui il lavoro si svolge solo di giorno e che determinano
immissioni con frequenza discontinua e limitata nel tempo (lett. b). Moleste
sono infine le attività con ripercussioni più marcate (lett. c). 

 

 

                                   3.   3.1. Nel
caso concreto, il controverso impianto è essenzialmente volto ad accogliere, a
scopo di deposito temporaneo, i rifiuti ingombranti prodotti dalle economie
domestiche dei comuni aderenti al consorzio raccolta rifiuti della __________.
I rifiuti verrebbero consegnati ad orari prestabiliti sotto sorveglianza di un
addetto, che provvederebbe a smistarli nei comparti in cui il deposito è
strutturato, dove rimarrebbero in giacenza, in attesa di essere trasportati
verso le ditte specializzate nello smaltimento. 

L'impianto non serve di per sé alla
produzione di beni di consumo. Esso si inserisce comunque come stadio
intermedio nel ciclo economico, che non si limita alla produzione, ma comprende
anche i processi di eliminazione dei beni di consumo diventati inservibili.
Sotto questo profilo, considerate le limitate dimensioni della piazza di
raccolta, non appare per nulla insostenibile assimilarle ad un impianto
destinato all'esercizio di un'attività artigianale. Anche se la semplice,
temporanea giacenza dei rifiuti ingombranti costituisce l'aspetto predominante,
l'esercizio dell'impianto comporta comunque una certa attività lavorativa.
L'accettazione, la cernita, la riduzione dei volumi, l'immagazzinamento, la
custodia e la successiva evacuazione dei rifiuti che vi vengono apportati
impegnano in effetti alcuni dipendenti dell'impresa del ricorrente. Non si
tratta, dunque, di un'attività nuova ed estranea, ma di processi lavorativi che
si integrano convenientemente nel quadro delle attività svolte dalla ditta del
ricorrente, senza alterarne la sostanza in misura apprezzabile e senza
ingenerare ripercussioni ambientali sostanzialmente nuove. 

A torto, il Consiglio di Stato ha escluso
che la destinazione dell'impianto potesse essere considerata artigianale. La
nozione di attività artigianale non si esaurisce nella produzione di beni di
consumo su piccola scala, ma comprende anche altre attività lavorative e di
servizio, che per le loro caratteristiche intrinseche non sono riconducibili né
alle attività industriali, né alle attività commerciali. Determinanti ai fini
della qualifica non sono tanto le modalità con cui vengono esercitate, quanto
piuttosto le ripercussioni ambientali che ne derivano. Sostituendosi senza
validi motivi al municipio nell'interpretazione di un concetto giuridico
indeterminato qual è quello di attività artigianali, il Governo si è in
definitiva arrogato un potere di cognizione che non gli compete, disattendendo
l'autonomia del comune di __________ (art. 50 Costituzione federale della
Confederazione svizzera del 18 aprile 1999; Cost. fed.; RS 101). 

A nulla giova ai resistenti obiettare che
l'impianto è destinato ad assicurare un servizio pubblico. Il fatto che
l'attività svolta dal ricorrente rappresenti anche un servizio a favore della
collettività, che gliel'ha delegato, non impedisce affatto di ravvisarvi una destinazione
artigianale. Irragionevole, considerate le limitate dimensioni dell'impianto, è
la pretesa del Consiglio di Stato di creare una zona ad esso appositamente
destinata attraverso una modifica del piano regolatore. 

 

3.2. Allo stesso risultato si perverrebbe peraltro
anche nel caso in cui si volesse considerare il controverso impianto di
raccolta dei rifiuti alla stregua di una cambiamento parziale della destinazione
del preesistente deposito degli oli combustibili; attività commerciale, che l'impresa
del ricorrente ha legittimamente svolto per anni sull'area che verrebbe da esso
occupata. 

Anche volendo considerare questa attività
contraria alla funzione specifica della zona di utilizzazione, il parziale cambiamento
delle modalità di utilizzazione del sedime rientrerebbe comunque nei limiti dei
cambiamenti ammessi dall'art. 72 cpv. 2 LALPT. 

 

3.3. Considerando poco molesta l'attività
della piazza di raccolta, il municipio non ha affatto abusato della latitudine
di giudizio che gli art. 8 lett. b e 33 NAPR gli riservano in punto
all'individuazione del contenuto normativo di questa specifica. Sia l'accettazione,
sia la successiva evacuazione dei rifiuti si svolgono soltanto di giorno. Le immissioni
foniche, prodotte soltanto durante alcuni giorni al mese, sono modiche, poiché hanno
frequenza discontinua e limitata nel tempo. Sono dunque compatibili con l'uso
residenziale della zona. A maggior ragione si giustifica questa conclusione se
si considera, che gli insediamenti abitativi vi sono ammessi soltanto se
connessi con le attività artigianali alla quale la zona è prioritariamente destinata.

 

 

                                   4.   Compatibilità
ambientale

 

4.1. Secondo l'art. 11 cpv. 2 della legge
federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell'ambiente (LPAmb; RS 814.01),
indipendentemente dal carico inquinante esistente, le emissioni, nell’ambito
della prevenzione, devono essere limitate nella misura massima consentita dal
progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità economiche.
Le limitazioni delle emissioni sono inasprite se è certo o probabile che gli
effetti, tenuto conto del carico inquinante esistente, divengano dannosi o
molesti (cpv. 3). 

Il Consiglio federale fissa, mediante
ordinanza, i valori limite delle immissioni per la valutazione degli effetti
dannosi o molesti (art. 13 LPAmb). I valori limite delle immissioni per il rumore
e le vibrazioni sono stabiliti in modo che, secondo la scienza o l'esperienza,
le immissioni inferiori a tali valori non molestino considerevolmente la
popolazione (art. 15 LPAmb). 

La costruzione di impianti fissi è
autorizzata solo se le immissioni foniche da essi prodotte non superano da sole
i valori di pianificazione nelle vicinanze (art. 25 cpv. 1 LPAmb), che sono
fissati al di sotto dei valori limite delle immissioni (art. 23 LPAmb). Sono
considerati impianti fissi nuovi anche tutti gli impianti di cui viene cambiata
completamente l'utilizzazione (art. 2 cpv. 2 dell'ordinanza 15 dicembre 1986
contro l'inquinamento fonico (OIF, RS 814.41). Ciò si verifica quando gli impianti
fissi esistenti vengono modificati in misura tale dal profilo costruttivo o
funzionale, che quanto rimane dell'impianto preesistente, valutato secondo
criteri ambientali, si situa in posizione subalterna rispetto alla parte
modificata (DTF 125 II 643 consid. 17a pag. 670; 123 II 325 consid. 4c/aa pag.
329; STA n. 52.2006.235 del 22 settembre 2006 consid. 4).

4.2. In concreto, anche se si volesse
ravvisare nell'approntamento della controversa piazza di raccolta per rifiuti
una modificazione sostanziale dell'impianto fisso esistente, non v'è motivo di
ritenere che le modeste immissioni foniche ingenerate dal suo esercizio
disattendano i valori di pianificazione fissati dall'art. 33 NAPR, che assegna
alla zona mista il grado di sensibilità III, e dall'allegato 6 dell'OIF, che
alle zone con questo grado di sensibilità attribuiscono un valore di
pianificazione diurno di 60 dB (A). Le condizioni d'esercizio della piazza di
raccolta appaiono atte senz'altro ad assicurare una gestione ordinata e
rispettosa dell'ambiente circostante. 

 

 

                                   5.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va dunque accolto, annullando il
giudizio governativo impugnato e ripristi-nando la licenza edilizia rilasciata
dal municipio all'insorgente. 

La tassa di giustizia e le ripetibili di
entrambe le istanze sono a carico dei resistenti secondo soccombenza. 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 22 LPT; 72 LALPT; 11 seg. LPAmb; 8 OIF; 21 LE; 8, 33 NAPR di __________; 3, 18, 28,
31, 60, 61, 65 LPamm

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

§.  Di conseguenza: 

 

1.1    la decisione 26 settembre 2007 (n. 4930)
del Consiglio di Stato è annullata; 

 

1.2.   la licenza edilizia 14 giugno 2007
rilasciata dal municipio di __________ all'insorgente è confermata. 

 

 

                                   2.   La tassa
di giustizia di fr. 1'500.- è posta a carico dei resistenti, che rifonderanno
fr. 2'500.- al ricorrente a titolo di ripetibili di prima e di seconda istanza.

 

 

                                   3.   Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al
Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua
notificazione (art. 82 seg. LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso in
materia di diritto pubblico, entro il medesimo termine è ammesso il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale (art. 113 seg.
LTF).

 

	
   

                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

   

   

  	 

	
   

  	
   

  
				

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario