# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3a961e69-a5f4-51c3-a222-9ee2b30865e9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-07-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.07.2009 D-4063/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4063-2009_2009-07-10.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4063/2009/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 0  l u g l i o  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Thomas Wespi;
cancelliere Gionata Carmine.

A._______, nato il (...) e 
B._______, nato il (...), 
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore,

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 16 giugno 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Oggetto

Parti

D-4063/2009

Fatti:

A.
Il  1°  dicembre 2008,  gli  interessati  hanno  depositato  una  domanda 
d'asilo  in  Svizzera. Nella  sostanza e per  quanto  è qui  di  rilievo (cfr. 
verbali  d'audizione  del  17  dicembre  2008  e  del  12  giugno  2009), 
hanno  dichiarato  essere  di  etnia  X._______  (eritrei),  di  essere  nati, 
l'uno ad Y._______ rispettivamente l'altra  ad Z._______ e di  essersi 
conosciuti nel marzo 2003 ad Y._______. L'interessato ha dichiarato di 
essere stato arrestato il (...), unitamente al padre, con l'accusa di aver 
aiutato  il  fratello  ad  espatriare  per  evitargli  il  servizio  militare.  Egli 
sarebbe poi stato torturato e detenuto fino al (...), data a partire dalla 
quale sarebbe stato chiamato alle armi. Dopo un mese di servizio, egli 
avrebbe  poi  tentato  la  fuga,  ma  sarebbe  stato  catturato  il  giorno 
seguente e riportato in prigione, dove sarebbe rimasto fino a (...). In 
questa data, l'interessato ha affermato di essere riuscito ad evadere e 
di  essere  espatriato  in  Sudan,  dove  sarebbe  arrivato  il  (...).  Là  si 
sarebbe  fermato  poco più  di  un  mese  presso  il  cugino,  residente  a 
J._______ (Sudan), per poi ripartire, l'(...), in direzione della Libia. Qui 
l'interessato avrebbe contattato la compagna e quest'ultima, anch'essa 
in fuga per evitare di essere arruolata, lo avrebbe raggiunto il (...). Essi 
avrebbero  poi  continuato  il  viaggio  assieme,  partendo  il  (...)  e 
giungendo, dopo 2 giorni di navigazione, in Italia, per poi raggiungere 
Chiasso, il (...), con l'aiuto di un passatore.

B.
Il 10 dicembre 2008, durante un controllo alla stazione di H._______, 
la  polizia  cantonale  ha  rinvenuto  nella  macchina  di  un  passatore  il 
permesso di soggiorno che la Questura di K._______ aveva rilasciato 
alla  compagna  dell'interessato.  Questo  documento  attesta  l'arrivo 
dell'interessata al  centro per asilanti  di  Lampedusa,  in data (...)  (cfr. 
documento agli atti A 12/13).

C.
Il  13  marzo 2009,  su  segnalazione  della  Gendarmeria  territoriale  di 
Bellinzona, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Cantone 
Ticino  ha  informato  l'UFM  sul  fatto  che  i  dati  dattiloscopici 
dell'interessato  erano  già  stati  rilevati  in  Italia  in  data  (...)  (cfr. 
documento agli atti A 13/4). 

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D.
Il  20  maggio  2009,  le  autorità  italiane si  sono dichiarate  disposte  a 
riaccettare  nuovamente  i  richiedenti  sul  loro  territorio  entro  il 
20 giugno 2009.

E.
Durante  la  seconda audizione,  l'UFM ha concesso agli  interessati  il 
diritto di essere sentiti in merito ai risultati del confronto dattiloscopico 
con  l'Italia  del  richiedente,  rispettivamente  al  rinvenimento  del 
permesso  di  soggiorno  italiano  della  richiedente,  nonché  al  loro 
eventuale  allontanamento  verso  l'Italia  (cfr.  verbali  d'audizione 
dell'interessato  del  12 giugno 2008  pag.  11  e  dell'interessata  del 
12 giugno 2009 pag. 7). 

F.
Il  medesimo  giorno,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art. 34 cpv. 2 lett. b  (recte: 
art. 34 cpv. 2 lett. a) della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 
142.31).  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento  degli 
interessati  dalla  Svizzera  nonché  l'esecuzione  dell'allontanamento 
verso  l'Italia  siccome  lecita,  esigibile  e  possibile  (v. Accordo  di 
riammissione Italo-Svizzero del 20 maggio 2009).

G.
Il 24 giugno 2009, le autorità italiane hanno improrogabilmente fissato 
il termine ultimo per la riammissione degli interessati al 20 luglio 2009.

H.
Lo  stesso  giorno,  gli  interessati  hanno  inoltrato  ricorso  dinanzi  al 
Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  menzionata 
decisione  dell'UFM.  Hanno  chiesto  l'annullamento  della  decisione 
impugnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per 
una nuova decisione di merito. Hanno altresì presentato una domanda 
d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle 
spese processuali e del relativo anticipo.

I.
Con  decisione  incidentale  del  30  giugno  2009  (notificata  il 
1° luglio 2009),  il  TAF  ha  concesso  ai  ricorrenti  tre  giorni  per 
regolarizzare  il  proprio  ricorso,  in  quanto  quest'ultimo  risultava 
sprovvisto della firma dell'interessata.

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J.
Il  2  luglio  2009,  i  ricorrenti  hanno  inoltrato  al  TAF  il  ricorso 
regolarizzato.

Diritto:

1.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi  contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,  RS  173.32], 
art. 105 LAsi,  e  art.  83  lett  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 della legge federale 
sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021) 
nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi.

3.

3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua della decisione impugnata. Se le parti utilizzano un'altra lingua, 
il procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4.
Nella  decisione impugnata,  l'UFM ha considerato  che l'Italia  è  stata 
designata  dal  Consiglio  federale  come  Stato  terzo  sicuro,  dove 
sussiste  la  presunzione  del  rispetto  del  principio  di  divieto  di 
respingimento.  Detto  Ufficio  ha  constatato,  da  un  lato,  che  il 
richiedente avrebbe soggiornato in Italia - dove si è presentato come 
cittadino  sudanese  -  e,  dall'altro  lato,  che  la  sua  compagna  è  a 
beneficio  di  un  permesso  di  soggiorno  italiano.  Peraltro,  le  autorità 
italiane,  in  data  20 maggio 2009,  si  sarebbero  dichiarate  disposte  a 
riammettere  i  richiedenti  sul  loro  territorio.  Inoltre,  i  richiedenti  non 

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avrebbero  presentato  alcun  motivo  in  grado  di  confutare  la 
presunzione  del  principio  di  "non-refoulement".  I  medesimi  si 
sarebbero limitati ad affermare che non vorrebbero tornare in Italia, in 
quanto non conoscerebbero il Paese e perché in detto Stato la gente 
dormirebbe per terra nelle stazioni. Per di più, non risulterebbe che in 
Svizzera vivano persone con cui  essi  intrattengono rapporti  stretti  o 
parenti  prossimi.  L'UFM  ha  inoltre  ritenuto  che  le  dichiarazioni  dei 
richiedenti  in  merito  alle  persecuzioni  da  parte  delle  autorità  eritree 
sono  inconsistenti  e  contraddittorie.  Detto  Ufficio,  avrebbe  infatti 
rilevato  parecchie  incongruenze  quanto  al  racconto  relativo 
all'incarcerazione, la fuga, rispettivamente il periodo di servizio militare 
effettuato dal richiedente, così come in merito ai contatti avuti con la 
compagna.  Per conseguenza, l'UFM ha considerato che i richiedenti 
non adempiono manifestamente la qualità di  rifugiato, in quanto non 
esisterebbero motivi per ritenere che essi  possano essere esposti in 
Patria a seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

5.
Nel  gravame,  l'insorgente  ha  ribadito  di  essere  cittadino  eritreo, 
adducendo che nel suo caso dovrebbe essere applicata in particolare 
l'eccezione prevista all'art. 34 cpv. 3 lett. b LAsi,  in quanto, essendo 
disertore, in caso di rimpatrio verrebbe sottoposto a maltrattamenti e 
torture tali da giustificare la sua qualità di rifugiato. Inoltre, l'interessata 
sarebbe incinta e seguita da un medico in Svizzera.

6.

6.1 Secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi il Consiglio federale designa gli 
Stati terzi sicuri in cui, secondo i suoi accertamenti, v'è una protezione 
effettiva dal respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi.

6.2 Giusta l'art. 34 cpv. 2 lett. a LAsi,  non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  può  ritornare  in  uno  Stato  terzo 
sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato 
precedentemente. Giusta l'art. 34 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 non si applica se 
in  Svizzera  vivono persone con cui  il  richiedente  intrattiene rapporti 
stretti  o  suoi  parenti  stretti  (lett.  a),  se  il  richiedente  adempie 
manifestamente la qualità di rifugiato secondo l'art. 3 LAsi (lett. b), o 
se  vi  sono  indizi  che  nello  Stato  terzo  non  vi  sia  una  protezione 
effettiva dal respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi (lett. c).

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7.

7.1 Le  condizioni  d'applicazione  dell'art.  34  cpv. 2  lett.  a  LAsi  sono 
manifestamente realizzate, ritenuto che, da un lato, è incontestato che 
i  ricorrenti  hanno  entrambi  soggiornato  in  Italia,  avendo  essi  stessi 
affermato in diverse occasioni di  averci  passato un certo tempo (cfr. 
verbale  d'audizione  del  ricorrente  del  17  dicembre  2008  pag.  6  e 
verbale d'audizione della compagna del del 17 dicembre 2008 pag. 5) 
e,  dall'altro  lato,  entrambi  sono  stati  registrati  in  suddetto  Paese:  il 
richiedente  tramite  un  rilevamento  dattiloscopico  (poi  rilevatosi 
combaciante con quello effettuato in Svizzera), mentre la compagna è 
stata  registrata  al  centro  di  Lampedusa  (Italia).  In  aggiunta,  a 
quest'ultima è stato rilasciato un permesso di soggiorno italiano. Giova 
inoltre  rilevare  che  la  durata  del  soggiorno  nello  Stato  terzo  sicuro 
antecedente  l'entrata  del  ricorrente  in  Svizzera  non  è  decisiva  per 
l'allontanamento  verso tale  Stato  (v. Sentenza del  TAF D-6775/2008 
dell'11 novembre 2008 e relativi riferimenti). Infine, l'Italia - designata 
come Stato terzo sicuro dal Consiglio federale il  14 dicembre 2007 - 
ha  dato  il  suo  accordo  alla  riammissione  degli  insorgenti,  in 
applicazione dell'Accordo del 10 settembre 1998 tra la Confederazione 
Svizzera e la Repubblica italiana sulla riammissione delle persone in 
situazione  irregolare  (RS 0.142.114.549),  in  data  20 maggio 2009. 
Giusta  l'art.  6  n.  3  del  succitato  Accordo,  l'autorizzazione  di 
riammissione ha la validità di un mese dalla data della sua notifica e 
tale termine può essere prorogato su domanda della Parte contraente. 
Nel caso concreto, la prima domanda di riammissione, in seguito alla 
precitata proroga del termine, è valida fino al 20 luglio 2009.

7.2 Questo  Tribunale  osserva  che  dalle  carte  processuali  non 
emergono  elementi  da  cui  si  possa  desumere  che  in  Svizzera  si 
trovino persone con le quali i ricorrenti intrattengano rapporti stretti o 
siano loro parenti prossimi. Da quanto esposto, discende che, nel caso 
concreto, non sono dati i presupposti dell'art. 34 cpv. 3 lett. a LAsi.

7.3

7.3.1 Inoltre,  gli  insorgenti  non  sono  manifestamente  riusciti  a 
comprovare la propria qualità di rifugiati  secondo l'art. 3 LAsi. Il  TAF 
rileva,  in  effetti,  che  in  corso  di  procedura  i  ricorrenti  non  hanno 
presentato,  all'infuori  di  generiche  censure,  argomenti  o  prove 
suscettibili  di giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella di 
cui  all'impugnata decisione. Le allegazioni decisive in materia d'asilo 

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s'esauriscono, infatti, in mere affermazioni di parte non corroborate da 
alcun elemento della benché minima consistenza, in sostanza per le 
ragioni indicate nel provvedimento litigioso, cui può essere rimandato. 
Nel caso di specie, le incongruenze relative al racconto dell'insorgente 
sono numerose: innanzitutto, come già rilevato dall'UFM, l'insorgente 
si  è  contraddetto  quanto  al  momento  dell'arresto  seguito  alla  prima 
evasione,  avvenuto  la  sera  stessa  dell'evasione  (cfr.  verbale 
d'audizione  del  ricorrente  del  17  dicembre  2008  pag.  5), 
rispettivamente il  giorno dopo (cfr. verbale d'audizione del  ricorrente 
del  12  giugno  2009  pag.  9  /  R135);  secondariamente,  per  quanto 
concerne la seconda evasione, avvenuta nel (...), egli ha inizialmente 
dichiarato di essersi mescolato ad altri militari nella clinica e di essere 
evaso  solo  (cfr.  verbale  d'audizione  del  ricorrente  del 
17 dicembre 2008  pag.  5),  mentre  nella  seconda  audizione  ha 
affermato  di  non  trovarsi  all'interno  di  uno  stabilimento,  ma  seduto 
all'esterno, su una veranda e di essere evaso in compagnia di altri due 
disertori  (cfr.  verbale  d'audizione  del  ricorrente  del  12 giugno 2009 
pagg. 5 e 8 / R68 e R111); chiamato poi a descrivere le modalità del 
suo spostamento da L._______ a J._______ (Sudan), egli  dapprima 
asserisce di essersi spostato in auto, mentre poco dopo afferma aver 
preso il bus (cfr. verbale d'audizione del ricorrente del 12 giugno 2009 
pag. 5 / R55 e R58); mal si comprende, inoltre, come, nonostante egli 
abbia  sempre  affermato  che  il  fratello  fosse  espatriato  in  Sudan  e 
vivesse  a  J._______  (cfr.  verbali  d'audizione  dell'interessato  del 
17 dicembre 2008  pag.  3  e  del  12  giugno  2009  pag.  10  /  R153), 
l'insorgente  non  lo  abbia  mai  citato  quando  ha  descritto  il  suo 
soggiorno in suddetta città (cfr. verbali d'audizione dell'interessato del 
17 dicembre 2008 pag. 6 e del 12 giugno 2009 pag. 4), limitandosi a 
menzionare  la  presenza  del  cugino;  infine,  in  riferimento  ai  contatti 
avvenuti  con  la  moglie,  l'interessato  ha  reso  una  dichiarazione 
doppiamente  contrastante,  avendo  dapprima  affermato  che  la 
compagna, appena arrivata in Sudan, possedeva già il suo numero di 
telefono  libico  e  che  lui  stesso  l'aveva  chiamata  (cfr.  verbale 
d'audizione del 12 giugno 2009 pag. 10 / R152), mentre, poco dopo, 
egli ha affermato di aver contattato unicamente il cugino, per far sì che 
quest'ultimo le trasmettesse il suo numero (cfr. verbale d'audizione del 
12 giugno 2009  pag.  10  /  R153).  In  riferimento  al  racconto  reso 
dall'interessata, questo Tribunale rileva com'anche quest'ultimo non sia 
esente da contraddizioni ed incongruenze. A titolo d'esempio, quanto 
ai  motivi  d'asilo  invocati,  ella  ha  inizialmente  dichiarato  di  essere 
espatriata  per  motivi  economici  (cfr.  verbale  d'audizione 

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dell'interessata  del  17 dicembre 2008  pag.  5),  per  poi  cambiare 
versione ed invocare la volontà di  non prestare servizio militare (cfr. 
verbale d'audizione dell'interessata del 12 giugno 2009 pag. 3 / R26). 
Oltracciò,  ella  ha  affermato  di  essere  arrivata  in  Italia  il  (...)  (cfr. 
verbale d'audizione dell'interessata del 17 dicembre 2008 pag. 5) e di 
esservi rimasta solo una notte (cfr. verbale d'audizione dell'interessata 
del 12 giugno 2009 pag. 3 / R34), quando, poco prima, ha asserito di 
essere  arrivata  in  Svizzera  il  (...)  (cfr.  verbale  d'audizione 
dell'interessata del 12 giugno 2009 pag. 3 / R32). Sempre in relazione 
al  viaggio  d'espatrio,  la  ricorrente  ha  dapprima  indicato  di  aver 
viaggiato  dalla  Sicilia  a  Milano  in  treno  (cfr.  verbale  d'audizione 
dell'interessata del 17 dicembre 2008 pag. 6), contraddicendosi poi nel 
corso  della  seconda  audizione,  dove ha  dichiarato  di  aver  percorso 
tutta  la  tratta  sopraccitata  in  auto  (cfr.  verbale  d'audizione 
dell'interessata del 12 giugno 2009 pagg. 3 e 4 / R37 e R43). Risulta 
infine contraddittoria l'affermazione di aver interrotto gli studi, in data 
(...),  con  l'intenzione  di  aiutare  la  madre  nei  campi,  quando,  con 
riferimento allo stesso giorno, ella ha dichiarato di essere scappata per 
paura di venire arruolata (cfr. verbale d'audizione dell'interessata del 
17 dicembre 2008  pag.  5).  Per  sovrabbondanza,  mal  si  comprendre 
come i richiedenti abbiano deciso di lasciare il proprio Paese, sapendo 
che (secondo le esperienze descritte nei loro racconti), così facendo 
avrebbero  messo  in  pericolo  i  propri  famigliari  ancora  residenti  in 
patria. In siffatte circostanze e alla luce delle affermazioni divergenti e 
vaghe dei ricorrenti, il loro racconto circa i motivi d'asilo che li hanno 
condotti  ad  espatriare  è  da  considerarsi  inverosimile  per  quanto 
riguarda  il  ricorrente  e  sostanzialmente  inverosimile,  rispettivamente 
irrilevante, ai sensi dell'art. 3 LAsi, in riferimento alla ricorrente.

7.3.2 In  Eritrea,  le  pene  previste  per  renitenti  e  disertori  sono 
sproporzionatamente  severe.  Sono,  pertanto,  da  considerare  come 
motivate  politicamente  („malus  assoluto“)  e  chi  può prevalersi  di  un 
timore oggettivamente fondato d’essere esposto ad una siffatta pena 
deve essere riconosciuto rifugiato. Inoltre, il timore d’essere sanzionati 
per  renitenza,  o  diserzione,  è  oggettivamente  fondato  allorquando  il 
richiedente  è  entrato  in  contatto  con  le  autorità  militari  prima  di 
lasciare  il  paese  (detto  contatto  è  presunto  se  la  diserzione  è 
intervenuta  durante  il  servizio  attivo,  v.  sulla  problematica 
Giurisprudenza ed Informazioni della Commissione svizzera di ricorso 
in  materia  d'asilo  [GICRA]  2006  n.  3).  Nella  fattispecie,  ritenuta 
segnatamente l'inverosimiglianza ai sensi dell'art. 7 LAsi del racconto 

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degli  insorgenti, non risulta dagli  atti  di  causa che gli  stessi  abbiano 
effettivamente avuto dei contatti  con le autorità  eritree in vista di  un 
reclutamento.  Per  conseguenza,  ai  medesimi  non  può  essere 
riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi,  in 
applicazione dell'art. 54 LAsi.

7.3.3 Pertanto,  nel  caso  di  specie,  l'eccezione  prevista 
dall'art. 34 cpv. 3 lett. b LAsi non è applicabile.

7.4
Dato  che  l'Italia  è  considerata  uno  Stato  terzo  sicuro,  incombe 
all'insorgente  invalidare  la  presunzione  di  protezione  effettiva  dal 
respingimento. Nella fattispecie, i ricorrenti non sono manifestamente 
riusciti  in  tale  intento.  Nell'incartamento  non  vi  sono  infatti  indizi 
secondo  cui  le  autorità  italiane,  confrontate  ad  elementi  e  prove 
suscettibili ad attestare la qualità di rifugiato, non accorderebbero agli 
interessati  un'appropriata  protezione.  Per  sovrabbondanza,  il  TAF 
rileva  che  entrambi  i  richiedenti  hanno  dimostrato  maggiori  timori 
riguardo l'eventualità di dover dormire per strada, che non quanto alla 
paura di essere rinviati in Eritrea. Pertanto, l'art. 34 cpv. 3 lett. c LAsi 
non trova applicazione nella fattispecie.

8.
Di  conseguenza,  il  ricorso  in  materia  di  non  entrata  nel  merito, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata.

9.
Gli  insorgenti  non adempiono le condizioni  in  virtù  delle quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2,  art. 44 cpv. 1 LAsi  nonché art. 32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

10.

10.1 Non  emerge  dalle  carte  processuali  alcun  serio  indizio  da  cui 
desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dei  ricorrenti  in  Italia 
possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 

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l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre l'insorgente al rischio reale ed immediato 
di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia 
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 
(CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 
altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del 
10 dicembre 1984 (Conv. Tortura, RS 0.105).

10.2 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento riconducibili  all'art. 83 cpv. 4 LStr, il  TAF osserva 
che  né  la  nota  situazione  generale  esistente  in  Italia,  che  non  è 
caratterizzata da guerra, guerra civile, emergenza sanitaria o violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale, né altri motivi deducibili dalle carte processuali 
conducono a pensare che, in caso d'allontanamento in questo Paese, 
vi sia una messa in pericolo concreta del ricorrente.

10.3 Inoltre, quanto alla situazione personale dei ricorrenti, essi sono 
giovani  e  dispongono  di  una  formazione  scolastica.  Oltracciò,  il 
richiedente  possiede  un'esperienza  professionale  quale  fotografo, 
mentre  la  di  lui  compagna  ha  un'esperienza  come  bracciante  nei 
campi  (cfr.  verbali  d'audizione  degli  insorgenti  del  12 giugno 2009 
pag. 2). Essi non hanno altresì preteso nel gravame di soffrire di gravi 
problemi di salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria 
(v. sulla  problematica  GICRA 2003  n. 24),  senza  che  ad  un  esame 
d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza del 
ricorrente in Svizzera per motivi medici. Non soccorre infatti i ricorrenti 
l'allegazione  secondo  la  quale  la  compagna  si  trovi  al  (...) mese  di 
gestazione, tenuto conto del fatto che questo stadio della gravidanza 
non è nella fattispecie tale da ostare ad un rinvio su suolo italiano.

10.4 Per di  più,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Le 
autorità italiane si sono dichiarate disposte a riammettere gli insorgenti 
sul  loro  territorio  (v.  Accordo  di  riammissione  Italo-Svizzero  del 
20 maggio 2009).  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure 
possibile.

11.
L'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile,  ragionevolmente 
esigibile  e  possibile  per  le  ragioni  indicate  al  considerando  10  del 
presente  giudizio.  Per  conseguenza,  anche  in  materia 

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D-4063/2009

d'allontanamento  ed  esecuzione  dell'allontanamento,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione confermata.

12.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

13.

13.1 Ritenuto che il ricorso era privo di probabilità d'esito favorevole, 
la domanda d'assistenza giudiziaria parziale, nel senso della dispensa 
dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA).

13.2 Il  TAF  avendo  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento dell'anticipo a copertura delle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto.

14.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché 3 lett. b del regolamento sulle tasse 
e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda d'assistenza giudiziaria parziale è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrenti (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia, n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Gionata Carmine

Data di spedizione: 

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