# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c1231dda-6d63-5416-8337-44d486ef1452
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 17.11.2010 14.2010.89
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2010-89_2010-11-17.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2010.89

  	
  Lugano

  17 novembre 2010

  FP/ls/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  Walser e Epiney-Colombo

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli,
  vicecancelliera 

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(EF.2010.360 della Pretura __________) promossa con opposizione 12 luglio 2010
da

 

                                         AO 1, 

                                         (patrocinata
dall’ PA 2,)

 

                                         contro

 

il sequestro 24 giugno 2010 (inc. EF.2010.336)
richiesto nei confronti dell’opponente da 

 

                                         AP 1, 

                                         (patrocinata
dall’ PA 1,)

 

in cui il Pretore __________ con decisione 24 settembre 2010 ha accolto l’opposizione al sequestro, annullando e revocando il decreto
di sequestro;

 

appellante AP 1 con atto di appello 11 ottobre 2010,
con cui postula  in via principale la riforma del giudizio impugnato nel senso
di respingere l’opposizione al sequestro, con conferma del decreto di sequestro
24 giugno 2010, e in via subordinata l’annullamento del giudizio impugnato e il
rinvio degli atti al Pretore per nuovo esame, protestate spese e ripetibili di
prima e di seconda sede;

 

viste le osservazioni 8 novembre 2010, con le quali AO
1 chiede la reiezione dell’appello, con protesta di spese e ripetibili;

 

 

esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

in fatto:

 

                                  A.   Con istanza 22 giugno 2010 AP 1, __________, ha chiesto al Pretore __________,
nei confronti di AO 1, __________, il sequestro in base all’art. 271 cpv. 1 n.
4 LEF di “tutti gli averi mobiliari, di qualunque genere, natura o valuta essi
siano, appartenenti alla convenuta AO 1, __________, che si trovano presso la
Banca __________ succursale di __________, in particolare la relazione cc. no. __________
USD e/o ogni altro conto in altre valute (CHF; EURO; ecc.), fino a concorrenza
dell’importo CHF 88'641.60 oltre interessi al 5% dal 20.06.2010”.

 

                                  B.   Stando all’istanza, AP 1, allora attiva nel settore del commercio
online di tabacchi lavorati e di sigarette, da un punto di vista logistico ha
fatto capo, per un breve periodo, alla convenuta AO 1, __________, che ha messo
a disposizione o, meglio che ha affermato di mettere a disposizione
dell’istante, la propria infrastruttura presso il punto franco di __________
(E.A.U.), da dove venivano poi imbustate e spedite all’estero le ordinazioni
raccolte dalla stessa AP 1. Richiamato il mandato di prestazione logistica del
10 giugno 2009 (doc. B inc. EF.2010.336) con cui le parti hanno inteso regolare
in modo completo i dettagli relativi all’esecuzione degli incarichi (presa
ordine, imballaggio, etichettatura, documenti necessari, spedizione), AP 1 ha dipoi rilevato che presso l’infrastruttura che AO 1 ha asserito di possedere a __________, essa
aveva il diritto di depositare un massimo di 7'500 stecche di sigarette,
rispettivamente 150 “master cases” da 50 stecche cadauno (doc. B allegato A
inc. EF.2010.336).

 

                                         AP 1,
sempre stando all’istanza di sequestro, disponeva e dispone di uno stock di
merce superiore alle 150 “master cases,” il cui stoccaggio era compreso nelle
prestazioni di cui al mandato di prestazione logistica 10 giugno 2009 (doc. B
inc. EF.2010.336). Contestualmente alla firma di tale mandato, ha proseguito
l’istante, AO 1 ha così offerto a AP 1 in (sub)locazione uno spazio di 750 (settecentocinquanta) metri quadrati presso il punto franco di __________, al
prezzo di USD 80'000.- annui; convinta della correttezza e della buona fede
della controparte, essa l’ha per finire sottoscritto il 20 giugno 2009 (doc. C
inc. EF.2010.336). Tale contratto, ha spiegato l’istante, è però stato da lei
disdetto con effetto al 20 giugno 2010 (doc. D inc. EF.2010.336), giacché tanto
il mandato doc. B quanto un altro contratto relativo a un mandato di incasso
concluso con la stessa AO 1 erano terminati in quanto non sono stati confermati
entro la fine del periodo di prova (doc. E inc. EF.2010.336). AP 1 non era
infatti soddisfatta delle prestazioni della convenuta che, di fronte alla nuova
situazione, ha subito tentato in ogni modo di impedirle di ricuperare la merce
depositata presso gli spazi locati a __________, dove attualmente sono
depositate oltre 28'600 stecche di sigarette per un valore, al momento del loro
acquisto, di USD 400'000.- (doc. F inc. EF.2010.336). Sta di fatto che durante
i tentativi di ricuperare tale merce presso gli spazi di cui al contratto di (sub)locazione
doc. C, AP 1 ha scoperto che AO 1 non le ha messo a disposizione nemmeno un
metro quadro di magazzino presso il punto franco di __________. Approfittando
della fiducia accordatale, rispetti- vamente delle difficoltà di verificare in
loco l’effettiva esistenza dello spazio di 750 metri quadrati offerto in locazione nel giugno 2009, AO 1 ha infatti indotto l’istante a sottoscrivere il relativo contratto doc. C e a corrispondere canoni di locazione per
complessivi USD 80'000.-- pari a fr. 88'641.60 (doc. I inc. EF.2010.336), senza
mettere a disposizione alcuno spazio. 

 

                                         Proseguendo
il suo esposto, AP 1 ha asserito che nel tentativo di accertare quanto meno lo
stato di conservazione della merce (tabacchi lavorati) depositata a __________,
essa ha incaricato una terza persona di fare eseguire una ispezione presso il
punto franco di __________, dove avrebbe dovuto essere situato l’ente locato di
cui al doc. C. Nel suo rapporto quest’ultima ha purtroppo fatto presente che nessuna
delle persone da essa contattate ha potuto confermare che, almeno fino a maggio
2009, AO 1 disponesse presso il punto franco di __________ di uno spazio di 750 metri quadrati (doc. G inc. EF.2010.336). La persona in questione, dopo avere eseguito i controlli
di cui alla dichiarazione doc. F, ha incaricato una società di __________,
attiva a livello mondiale nel campo della certificazione e delle spedizioni di
merce, di verificare lo stato di conservazione dei tabacchi depositati negli
spazi di cui al doc. C. Risultato dell’indagine: AO 1 non è nota alla società
che gestisce il punto franco di __________ a __________ (doc. H inc.
EF.2010.336) e, per questa semplice ragione, non può avere messo a diposizione
di AP 1 lo spazio offerto in locazione in virtù del contratto doc. C.

 

                                         Ciò
posto, AP 1 ha pertanto giustificato la richiesta di sequestro sulla base di un
suo preteso credito volto al rimborso dei canoni di locazione versati
indebitamente e ciò ex art. 41 e segg. CO nell’ipotesi in cui la fattispecie
che vede coinvolta AO 1 dovesse configurare il reato di truffa, rispettivamente
ex art. 97 e segg. CO (inadempimento contrattuale), rispettivamente ex art. 62
e segg. CO (indebito arricchimento); credito ammontante ad almeno fr. 88'641.60
pari a USD 80'000.00. Il tutto sulla base del titolo di sequestro di cui
all’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, secondo cui il creditore può chiedere il
sequestro dei beni del debitore quando esso “non dimora in Svizzera, se non vi è
altra causa di sequestro, ma il credito abbia un legame sufficiente con la
Svizzera o si fondi su di una sentenza esecutiva o di un riconoscimento di
debito”. AO 1, ha fatto puntualizzato l’istante, ha sede a __________ ed è
pertanto da considerare un debitore all’estero, ritenuto che l’apertura di una
sua succursale a __________ non osta alla concessione del sequestro, il
contratto di locazione doc. C, avente per oggetto degli spazi siti a __________,
essendo infatti stato sottoscritto da AO 1, __________ e non da AO 1, __________,
succursale di __________.

 

                                  C.   Il 24 giugno 2010 il Pretore __________ ha ordinato il sequestro
come richiesto (EF.2010.336).

 

                                  D.   Il 12 luglio 2010 AO 1 ha inoltrato opposizione al sequestro, contestando
non solo il credito di controparte, ma anche l’esistenza della causa di
sequestro dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (domicilio all’estero del debitore),
per il fatto che AO 1 ha sì la sede a __________, ma ha pure una succursale
attiva a __________, che comprende degli uffici, due direttori e del personale.
A mente dell’opponente torna perciò applicabile l’art. 50 cpv. 1 LEF, secondo
cui per le obbligazioni assunte a conto di una loro azienda in Svizzera, i
debitori domiciliati all’estero possono essere escussi alla sede della
medesima. Essa adduce che tutta l’operazione è stata gestita in Ticino, e non a
__________, ove la convenuta ha la sede principale, dalla direttrice della
medesima signora __________ (doc. AA/22 inc. EF.2010.360), segnatamente nella
succursale sita nel punto franco di __________, da dove venivano curati i contatti
con la parte istante e sottoscritta la contrattualistica in calce alla quale
veniva pure apportata l’indicazione della succursale di __________ (doc. B/2,
C/3, D/4 e E/5 inc. EF.2010.360), sul cui conto andava addossata la stessa, non
da ultimo quella relativa alla (sub)locazione. E’ da __________ che sono stati
effettati i collegamenti tra le parti per l’invio della merce a __________ e
per la consegna dei documenti di spedizione da annettere ai container. Ed è
sempre da __________ che sono stati preparati e discussi con la AP 1 e la __________
i giustificativi (bill of lading), intrattenuti colloqui telefonici e
incontri tra i rappresentanti della AP 1 e della __________. I fili dell’opera-zione,
ha insistito nell’affermare l’opponente, sono stati dunque tirati dalla sede di
__________, da dove partiva anche la fatturazione finale (doc.L/10 a BB/23 inc.
EF.2010.360). Unico addentellato estero era quello di __________, ove avveniva
lo stoccaggio delle master cases, l’imbustaggio e la spedizione delle
stecche ai clienti, il tutto sotto gli ordini passati dalla “stanza dei bottoni”
di __________. Trattasi perciò, sempre secondo l’opponente, di obbligazioni
della convenuta assunte dalla sua succursale di __________. In considerazione
dei danni provocati all’opponente dal sequestro, l’istante – ha concluso l’opponente
- deve essere astretta al pagamento di una garanzia ex art. 273 LEF.

 

                                         All’udienza
di discussione del 24 settembre 2010 AO 1 si è confermata nella propria opposizione.
In risposta alle allegazioni di controparte, AP 1 ha prodotto un proprio memoriale, unitamente ai doc. 1-7, con cui ha chiesto la reiezione
dell’opposizione al sequestro. Tra l’altro, pur non contestando che AO 1 abbia
una succursale a __________, ha nondimeno rilevato che il suo raggio di azione
è però circoscritto dai confini cantonali, mentre che i doc. CC, DD, EE
dimostrano invece come controparte sia stata costretta a trasferire a __________
la propria attività o almeno quella parte di essa che vede coinvolta la
sequestrante. In replica e in duplica le parti si sono confermate nelle
rispettive ragioni. Su richiesta del giudice, AP 1 ha però ridotto l’importo della pretesa creditoria a fr. 72'021.30.

 

                                  F.   Con sentenza del 24 settembre 2010 il Pretore __________ ha accolto
l’opposizione di AO 1, annullando il sequestro. Premesso che l’art. 50 cpv. 1
LEF stabilisce che per le obbligazioni assunte a conto di una loro azienda
nella Svizzera i debitori domiciliati all’estero possono essere escussi alla
sede della medesima se esiste effettivamente un’azienda in Svizzera di un
debitore domiciliato all’estero e se le pretese per le quali si vuole procedere
in Svizzera in via esecutiva siano state assunte per conto dell’azienda
svizzera (sentenza, pag. 3, consid. 3.1), il primo giudice ha anzitutto
rilevato che AO 1 con sede principale a __________, possiede una succursale a __________,
ossia la AO 1, __________, succursale di __________ (doc. AA/22 inc.
EF.2010.360). Dalla documentazione agli atti, ha proseguito lo stesso giudice,
risulta altresì che dalla succursale di __________, che dispone di uffici
situati nello __________ del Punto Franco di __________, viene gestito un
commercio internazionale di tabacchi (doc. AA/22, HH/29, II/30, LL/31, MM/32,
NN/33, OO/34) e che questa attività è effettivamente svolta da AO 1 succursale
di __________ ( doc. 1 e 2 prodotti al dibattimento, BB/23 e M/11). L’esistenza
di una azienda deve perciò, secondo il Pretore, essere ritenuta più che
provata, tanto che il contratto sul quale la parte istante fonda il sequestro
risulta concluso in Svizzera, sulla base del formulario allestito dalla CATEF,
per gli enti locati in Ticino, sulla scorta delle norme svizzere sul contratto
di locazione, con l’indicazione specifica, quale locatore, di “AO 1, __________”,
malgrado l’ente locato si trovasse a __________ (doc. E/5 inc. EF.2010.360).
Ciò posto, ha concluso il primo giudice, si può senz’altro ritenere che, per le
obbligazioni che fossero nate a dipendenza di questo contratto e, in genere,
delle attività della succursale svizzera di AO 1, esista il foro esecutivo
ordinario in Svizzera, previsto dall’art. 50 cpv. 1 LEF, di modo che la causa
di sequestro invocata dall’istante (domicilio all’estero del debitore ex art.
271 cpv. 1 n. 4 LEF) non può essere riconosciuta (sentenza, pag. 4, consid.
3.2).

 

                                  G.   Con il presente appello AP 1 chiede in via principale di confermare
invece il sequestro ordinato il 24 giugno 2010, ritenendo anzitutto di avere
reso verosimile il preteso credito posto a fondamento dell’istanza di sequestro
e l’esistenza in Svizzera di beni da sequestrare e dissentendo poi dalla
conclusione del Pretore, secondo cui sussisterebbe un foro esecutivo ordinario
in Svizzera ex art. 50 cpv. 1 LEF per promuovere esecuzione contro l’opponente.
E’ infatti pacifico, assevera l’appellante, che i mandati di cui di doc. B/2 e
C/2 inc. EF.2010.360 prevedevano l’elaborazione, da parte di AO 1, delle
vendite online effettuate da AP 1, facendo capo alle infrastrutture logistiche
della stessa controparte negli Emirati Arabi Uniti presso il punto franco di __________.
Dagli atti, sempre secondo l’appellante, emerge inoltre che AO 1 è attiva a
livello internazionale con più stabilimenti permanenti in Svizzera e a __________.
Un’azienda ai sensi dell’art.  50 LEF, obietta l’appellante, è un concetto più
ampio di quello di succursale, nel senso che può essere definita come una
“private geschäftliche Leistungseinheit (“Zweigbetrieb”), die in der Schweiz
Sachgüter oder Dienstleistungen für Dritten gegen Entgelt produziert un deren
Inhaber im Ausland domiziliert ist “(appello ,a pag. 5-6 con riferimento a BS-
SchKG, n. 9 ad art. 50 LEF). Essa non necessita di iscrizione a registro di
commercio. Controparte, puntualizza l’appellante, ha uno stabilimento
permanente, almeno ai sensi dell’art. 50 LEF, anche negli Emirati Arabi Uniti,
luogo di smistamento, imballaggio, francatura e spedizione delle vendite online
di tabacchi. La tesi di controparte fatta propria, almeno in parte, dal
Pretore, non può pertanto essere seguita: giacché la Succursale (o un’azienda
ai sensi dell’art. 50 LEF), di AO 1 può assumere obbligazioni a suo conto in
Svizzera e non in uno stato terzo come gli Emirati Arabi Uniti, dove, semmai,
essa ha costituito, di fatto, un’altra succursale o un altro stabilimento. In
altre parole, fa presente l’appellante, una succursale (o una azienda ai sensi
della LEF) non può, a sua volta, costituire di fatto una stabilimento
permanente all’estero (“succursale quadrato”); nella misura in cui AO 1,
Succursale di __________, ha assunto obblighi nei confronti di AP 1 relativamente
all’attività svolta a __________, lo ha fatto a nome e per conto della sede
principale di __________. AO 1, conclude l’appellante, deve perciò essere
considerata una persona  all’estero ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, per
cui l’art 50 cpv. 1 LEF non osta alla conferma del sequestro. 

 

                                         In via
subordinata AP 1 chiede il rinvio degli atti alla Pretura per nuova giudizio. 

 

                                  H.   Con osservazioni dell’8 novembre 2010 AO 1 chiede la reiezione
dell’appello.

 

considerato

 

In diritto:

 

                                   1.   La decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o
di conferma del sequestro (cfr. rieser,
Basler Kommentar zum SchKG ad art. 278) – che statuisce sull’opposizione (si
sensi dell’art. 278 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o
da un terzo, può essere impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità
giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino
la Camera di esecuzione e fallimenti, con il rimedio dell’appello (art. 22
LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o
superiore a fr. 8’000.-. L’autorità superiore deve verificare – sulla base
delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti – se nel caso concreto
in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dai
creditori - contestate dalla controparte – è raggiunto il grado di
verosomiglianza necessario per mantenere il provvedimento conservativo, atteso
che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha
confermato il sequestro, rispettivamente confermerà la decisione che lo ha
annullato, riservate soluzioni intermedie (ammon/walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs-und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003, n. 74 ad
§ 51; reeb, Les mesures
provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1998/II, pag. 482).

 

                                   2.   Le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
sottostanno alla procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme
cantonali che reggono tale procedura devono rispettare la massima dispositiva,
il principio attitatorio nonché le massime di celerità nonche di concentrazione
(Piégat, La protection du débiteur
et des tiers dans le nouveau droit de séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213
seg., con rif.; artho von gunten,
Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il
giudice non agisce d’ufficio, esamina solo ciò che è allegato e decide
unicamente in base alle prove addotte e che possono essere assunte seduta
stante, salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla
controparte non contumace (vogel/spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12
ad cap. 10).

 

                                         Il
giudice può accontentarsi della semplice verosomiglianza ed esaminare
sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l’esigenza di
celerità (hohl, La réalisation du
droit et les procédures rapides, tesi Friborgo, n. 453; piégat, op. cit. pag. 212; artho
von guten, op. cit. pag. 85 segg.; gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice
apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LEF).

 

                                         Inoltre,
i principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse
devono sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d’immediato
riscontro nei documenti che considerano determinanti.

 

                                   3.   In virtù dell’art. 278 cpv. 3 LEF, le parti possono, nell’ambito del
ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo
giurisprudenza di questa Camera (CEF 29 luglio 2010, inc. n. 14.2010.43,
consid. 3 con richiami), sono ricevibili sia fatti sia prove ed eccezioni nuovi
che si sono verificati dopo l’emanazione della sentenza di primo grado, sia
quelli verificatisi prima. La possibilità di addurre fatti nuovi comprende
logicamente quella di produrre nuovi mezzi di prova (vogel/spühler, op. cit., n. 42 ad cap. 13), altrimenti tale
facoltà rimarrebbe frustrata, poiché i fatti nuovi devono anch’essi essere resi
verosimili per poter avere un influsso sulla decisione. Per evidenti ragioni
pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e le allegazioni
nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino allo scambio degli allegati
in sede di appello (CEF 29, sentenza citata, consid. 3 con richiami). Le
limitazioni di cui all’art. 20 cpv. 2 e 3 LALEF non sono applicabili in materia
di sequestro (art. 22 cpv. 4 LAEF).

 

                                   4.   Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF , il sequestro viene concesso dal
giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda
verosimile l’esistenza:

 

                                         1. del
credito;

                                         2. di una
causa di sequestro; 

                                         3. di
beni appartenenti al debitore.

 

                                         Controversa
in concreto è anzitutto l’esistenza di una valida causa di sequestro che la
procedente fonda sull’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF, secondo cui per i crediti
scaduti, in quanto non garantiti da pegno, il creditore può chiedere il
sequestro quando il debitore non dimori in Svizzera, se non vi è un’altra causa
di sequestro, ma il credito abbia un legame sufficiente con la Svizzera o si
fondi su un sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito ai sensi
dell’art. 82 cpv. 1 LEF. Farebbe infatti difetto, secondo l’opponente e il
primo giudice, il requisito del domicilio all’estero del debitore, segnatamente
della convenuta, ciò che comporta ipso facto l’ammissione dell’opposizione al
sequestro. Ora, come correttamente rilevato nel giudizio impugnato, per
debitore che non dimori in Svizzera, bisogna intendere la mancanza, in Svizzera,
di un foro d’esecuzione ordinario (art. 46 LEF), rispettivamente speciale
(art.48-52 LEF), ove poter promuovere l’esecuzione nei suoi confronti (hunkeler, SchKG-Kurzkommentar, Basilea
2009, n. 9 ad art. 271). Sennonché, trattandosi nel caso in esame di un
debitore, segnatamente di una persona giuridica con domicilio all’estero (ossia
con sede principale a __________), questi(a) non dispone però di un foro
esecutivo ordinario in Svizzera ex art. 46 LEF (foro ordinario d’esecuzione:
domicilio del debitore, rispettivamente sede della società). Rimane perciò
soltanto aperta l’ipotesi di un foro esecutivo speciale, segnatamente di quello
del debitore domiciliato all’estero ex art. 50 cpv. 1 LEF.

 

                                         5.  Giusta l’art. 50 cpv. 1 LEF, per le obbligazioni assunte a conto di
una loro azienda nella Svizzera i debitori domiciliati all’estero possono
essere escussi alla sede della medesima. Ora, un procedimento (esecutivo)
contro un debitore domiciliato all’estero al luogo della sua azienda in
Svizzera per obbligazioni assunte da quest’ultima, richiede, cumulativamente,
che il debitore possieda in Svizzera una sua azienda e che il debito posto in
esecuzione concerna la stessa azienda e non il domicilio principale,
rispettivamente la sede principale all’estero (hunkeler,
op. cit. n. 3 ad art. 50). L’azienda con sede in Svizzera – tale è il caso per
una succursale (schmid, Basler
Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 7 ad art. 50 LEF)
- deve ancora esistere al momento dell’esecu-zione, bastando al riguardo in
ogni modo che essa non sia ancora stata liquidata (DTF 114 III 10, 11). Senza
importanza è invece la natura (contrattuale o per atto illecito)
dell’obbligazione assunta dall’azienda svizzera, ritenuto che ciò che conta è
che la stessa “muss sich nur aus dem Betrieb der Geshäftsnieder-lassung ergeben
haben” (hunkeler, op. cit. loc.
cit; cfr. anche schmid, op. cit.
n. 11 ad art. 50 LEF). Sapere se il debito concerne effetti- vamente l’azienda
in Svizzera e non, per contro, la sede principale all’estero del debitore è una
questione di fondo da porsi nella procedura sommaria di rigetto
dell’opposizione (DTF 114 III 10), segnatamente - nel caso in esame - nella
procedura di opposizione al sequestro. Se è data un’azienda in Svizzera ex art.
50 LEF, è invece una questione, nell’ambio della procedura esecutiva, da
dirimere nella procedura di ricorso davanti all’autorità di vigilanza ex art.
17 LEF (hunkeler, op. cit. n. 4 e
7 art. 50; DTF 47 III 16). 

 

                                         Al foro (speciale)
esecutivo ex art. 50 cpv. 1 LEF soggiacciono, come visto, soltanto obbligazioni
dell’azienda derivanti dalla sua attività commerciale in Svizzera (DTF 59 III
5; 47 III 16; schmid, op. cit., n.
11 ad art. 50 LEF, il che esclude la via esecutiva speciale per obbligazioni
del debitore alla sua sede all’estero (hunkeler,
op. cit., n. 7 ad art. 50). Per essere compatibili con l’art. 50 cpv. 1 LEF,
deve trattarsi, in altri termini, di obbligazioni “die gegenüber der Schweizer
Niederlassung <<effektiv und originär begründet wurden>>” (hunkeler, op. cit., n. 12 ad art. 50 ).

 

                                   6.   Stando agli accertamenti contenuti nell’impugnato giudizio (pag. 4,
consid. 3.2), AO 1 con sede (principale) a __________ possiede una succursale a
__________, la AO 1, __________, succursale di __________ (doc. AA/22 inc.
EF.2010.360). Sempre stando alla sentenza impugnata, dal fascicolo processuale
risulterebbe che detta succursale dispone di uffici situati nello __________
del Punto Franco di __________, che dalla stessa viene gestito un commercio
internazionale di tabacchi (doc. AA/22, HH/29, II/30, LL/31, MM/32, NN/33 e
OO/34) e che questa attività viene effettivamente svolta da AO 1 succursale di __________
(doc. 1 e 2 prodotti al dibattimento, e doc. BB/23 e M/11). Orbene, di fronte a
riscontri del genere, del resto non contestati, ben si può affermare che AO 1, __________,
succursale di __________, costituisce un’azienda ai sensi dell’art. 50 cpv. 1
LEF.

 

                                         Quanto al
secondo requisito, ossia all’esistenza di obbligazioni assunte a conto dell’azienda
dell’opponente in Svizzera, il primo giudice ha – come visto – considerato
decisivo il fatto che il contratto (doc. E/5), sul quale la sequestrante ha
fondato il sequestro, ossia il credito derivante da presunte inadempienze della
citata pattuizione da parte della locatrice, risulta concluso in Svizzera,
sulla base del formulario allestito dalla CATEF, per gli enti locati che si
trovano in Ticino, come pure sulla scorta delle norme svizzere sul contratto di
locazione, con l’indicazione, specifica, quale locatore, di “AO 1, __________”;
il che fa ritenere, sempre secondo lo stesso giudice, che per le obbligazioni
che fossero nate a dipendenza del contratto in rassegna e, in genere, delle
attività della succursale svizzera di AO 1, esista un foro esecutivo ordinario (recte:
speciale) in Svizzera, previsto dall’art. 50 cpv. 1 LEF (sentenza, pag. 4,
consid. 3.2).

 

                                   7.   Tale conclusione va condivisa. Benché l’oggetto della locazione
(doc. E/5) fosse situato all’estero, ossia a __________, e benché le parti
abbiano eletto il foro di situazione dell’ente locato per qualsiasi
contestazione che potesse sorgere a dipendenza dello stesso contratto, come si
evince dalla pag. 6 in fondo (questione da non confondere con il foro
esecutivo), non vi è dubbio che AO 1 abbia assunto le obbligazioni derivanti
dal citato contratto di locazione nella sua qualità di succursale con sede a __________,
avendo essa non soltanto sottoscritto tale contratto a __________ mediante un
suo organo (la direttrice __________, con diritto di firma individuale; doc.
AA/22), firmandolo come AO 1, __________, ma avendo essa fatto capo –
unitamente alla controparte – sia contratto tipo CATEF sia al codice delle
obbligazioni svizzero per quanto riguarda il diritto applicabile, come si
evince dalle singole clausole contrattuali. Che quanto stipulato mediante il
contratto doc. E/5 sia da mettere in relazione all’attività in Ticino di AO 1
quale succursale con sede propria a __________ lo si evince con ogni evidenza
anche dalle altre pattuizioni, segnata- mente dal mandato di prestazione
logistica del 10 giugno 2009 (doc. C/3), dal complemento allegato A 13 gennaio
2010 al mandato di gestione logistica (doc. B/2) e dal mandato  25 settembre 2009
(doc. D/4) – pattuizioni connesse con il contratto di locazione – nelle quali
come mandataria figura sempre la AO 1, __________ nella sua funzione di
fornitrice di prestazioni derivanti dalla sua attività di succursale con sede a
__________ (cfr. anche i doc. 1 e 2 prodotti al dibattimento). Di fronte a riscontri
del genere si rilevano prive di pregio le considerazioni dell’appellante, con
le quali essa, in buona sostanza, si propone di rendere verosimile lo scenario
secondo cui, in fin dei conti, AO 1 avrebbe assunto obbligazioni a suo conto
non in Svizzera, ma in uno Stato estero, costituendo di fatto un’altra
succursale o un altro stabilimento permanente in quel paese, in modo da far
ritenere che AO 1, succursale di __________, avrebbe assunto obblighi nei
confronti di AP 1 relativamente all’attività svolta a __________, non a nome
proprio, ma a nome e per conto della sede principale a __________. Il contenuto
delle diverse pattuizioni, segnatamente per quanto qui di rilievo nel doc. E/5
(causale posta alla base dell’istanza di sequestro) non è infatti compatibile,
come a giusta ragione rilevato dal Pretore, con un’ipotesi del genere. 

 

                                   8.   Ne discende pertanto la reiezione dell’appello, con conseguente
conferma della sentenza impugnata. Tassa di giustizia e indennità seguono la
soccombenza dell’appellante (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OLEF).

 

Per questi motivi,

richiamata la OTLEF

 

pronuncia:

 

                                   1.   L’appello
è respinto.

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di fr. 750.-, già anticipata dall’appellante, resta a suo
carico, con l’obbligo di rifondere a AP 1 fr. 1'500.- di indennità.

 

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         -, 

                                         -,.

 

                                         Comunicazione
alla Pretura __________.

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                           La
segretaria

 

 

 

Trattandosi di
misura cautelare, ritenuto che il valore litigioso della vertenza può essere
stabilito in fr. 72'021.30, contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 4, entro 30
giorni dalla notificazione (art. 72 segg. LTF), con la limitazione di cui
all’art. 98 LTF.