# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c519d795-65ce-52ff-a104-d7f9ea347c32
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-09-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.09.2017 D-7745/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7745-2016_2017-09-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7745/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 11  s e t t e m b r e  2 0 1 7   

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Daniela Brüschweiler, 

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._____, nata (…), con i figli 

B._____, nato il (…), 

C._____, nata il (…), 

D._____, nato il (…), 

Eritrea,  

(…)   

ricorrenti 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 17 novembre 2016 / N (…). 

 

 

 

D-7745/2016 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._____, cittadina eritrea con ultimo domicilio a Tesseney nella zoba di 

Gash-Barka è giunta in Svizzera con i figli minori nel giugno del 2014 e vi 

ha depositato una domanda d’asilo. Nell’ambito della relativa procedura la 

richiedente ha in un primo momento addotto essere sposata con un uomo 

in servizio militare attivo e di aver subito delle pressioni ed un arresto a 

causa dell’espatrio di quest’ultimo (cfr. atto A5). 

Sentita in un secondo tempo ai sensi dell’art. 29 LAsi, l’interessata ha ri-

trattato quanto asserito in precedenza. In tale sede ella ha dichiarato es-

sere stata costretta dai famigliari a sposare un cittadino israeliano, senza 

che tuttavia né lei né quest’ultimi fossero al corrente della sua fede ebraica. 

La richiedente ha in seguito addotto essersi trasferita legalmente con il co-

niuge in Israele, laddove quest’ultimo le avrebbe fatto pressioni affinché si 

convertisse all’ebraismo e crescesse i figli – che nel frattempo aveva dato 

alla luce all’interno di tale unione –  sulla base tali precetti. Ella ha poi di-

chiarato che nel 2013, allorquando si sarebbe rientrata nel paese natale 

per rendere visita ai parenti, il marito gli avrebbe sottratto il passaporto di 

modo che l’interessata ed i figli sarebbero rimasti bloccati in Eritrea senza 

possibilità di tornare in Israele. Durante tale periodo la richiedente si sa-

rebbe ritrasferita dai genitori, nel frattempo pentitisi di averle fatto sposare 

l’uomo ed avrebbe evitato ogni spostamento per paura di essere chiamata 

a svolgere il servizio militare. In seguito sarebbe espatriata illegalmente 

(cfr. atto A17). 

B.  

Nel corso della procedura di prima istanza è emerso che il marito della 

richiedente si sia attivato con una procedura ai sensi della Convenzione 

dell’Aja del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili del rapimento internazionale 

di minori (RS 0.211.230.02) al fine di esercitare i diritti di visita con i propri 

figli. L’interessata risulta essersi opposta a tale richiesta ed aver depositato 

formale istanza di divorzio e di protezione della personalità presso la com-

petente autorità civile (atti A14, A19 e A23).  

C.  

Con decisione del 17 novembre 2016, notificata il giorno seguente (cfr. 

atto A32), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha re-

spinto la succitata domanda d’asilo ed ha pronunciato nel contempo l’al-

lontanamento degli interessati dalla Svizzera, salvo ammetterli provvisoria-

mente per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. 

D-7745/2016 

Pagina 3 

D.  

In data 14 dicembre 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en-

trata: 15 dicembre 2016), i richiedenti sono insorti contro suddetta deci-

sione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) postulando l’annullamento della decisione impugnata e la con-

cessione dell’asilo in Svizzera. In subordine hanno petito la restituzione 

degli atti all’autorità inferiore per un nuovo esame della domanda in parti-

colare sul punto della verosimiglianza ed in via ancor più subordinata il 

riconoscimento dello statuto di rifugiato per motivi soggettivi insorti dopo la 

fuga. Essi hanno altresì presentato una domanda di assistenza giudiziaria 

nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del rela-

tivo anticipo, con protesta di spese e indennità ripetibili. 

E.  

Con ordinanza del 28 marzo 2017, il Tribunale ha esentato i ricorrenti dal 

versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali, 

riservandosi di evadere in un secondo momento l’istanza volta alla conces-

sione dell’assistenza giudiziaria e trasmettendo nel contempo un esem-

plare del ricorso e dei relativi allegati alla SEM. 

F.  

Con osservazioni dell’11 aprile 2017, la SEM ha rilevato che il gravame non 

conterrebbe fatti o mezzi di prova nuovi che potrebbero giustificare una 

modifica della decisione impugnata, l’autorità di prime cure ha quantomeno 

colto l’occasione per prendere posizione in merito ad alcune considerazioni 

ricorsuali. Il Tribunale ha trasmesso la risposta della SEM ai ricorrenti con 

ulteriore ordinanza del 25 aprile 2017. 

G.  

Il 2 maggio 2017 i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale la loro replica. 

La stessa è stata trasmessa all’autorità di prime cure perché quest’ultima 

avesse ad esprimersi al riguardo. 

H.  

Con duplica del 27 giugno 2017 la SEM ha nuovamente rinviato alla deci-

sione impugnata, confermandone il tenore. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

D-7745/2016 

Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta ec-

cezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). I principi della massima inquisitoria e dell’applica-

zione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede 

difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti 

di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 

senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 121 V 204 consid. 6c; DTAF 

2007/27 consid. 3.3).  

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stati i ricorrenti posti al 

beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento con decisione del 17 novembre 2016 e non avendo 

censurato la pronuncia dell’allontanamento, oggetto del litigio in questa 

sede risulta essere esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto della 

loro domanda d’asilo. 

 

D-7745/2016 

Pagina 5 

4.  

4.1 Nella propria decisione la SEM ha considerato irrilevanti l’integralità dei 

motivi d’asilo di cui la ricorrente si è avvalsala. A detta dell’autorità di prime 

cure, occorrerebbe in primo luogo constatare che le minacce e le pressioni 

da lei subite in Israele non avrebbero legami con il paese d’origine e come 

tali sarebbero ininfluenti al fine del riconoscimento dello statuto di rifugiato. 

Sempre secondo la SEM anche la circostanza stessa che ha visto la ricor-

rente essere stata lasciata in Eritrea dal marito non permetterebbe di de-

durre alcunché in ambito di asilo, dal momento che la stessa coinciderebbe 

con la sua volontà di separarsi da quest’ultimo. Per questi motivi non vi 

sarebbero indizi che possano supportare il timore di un’eventuale ripresa 

di tali misure in caso di un suo rientro in Eritrea; timore peraltro inespresso 

dalla stessa ricorrente. Per quanto concerne il matrimonio organizzato, la 

SEM ricorda che la ricorrente avrebbe dichiarato che la posizione dei suoi 

genitori sarebbe ora radicalmente cambiata, per il ché, non vi sarebbero 

indizi che inducano a pensare che la ricorrente rischi di essere nuovamente 

sottoposta a matrimonio forzato in futuro, circostanza che oltretutto lei 

stessa non avrebbe indicato come causale al suo espatrio. Su tali presup-

posti la SEM conclude dunque che il motivo principale determinante l’espa-

trio dell’interessata sia da ricondurre al timore di essere chiamata a pre-

stare il servizio militare. A tal riguardo, l’autorità di prima istanza, dopo aver 

rammentato che iI dovere di prestare servizio militare non configurerebbe 

ad esso solo una persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi, ha constatato come 

la ricorrente non abbia avuto alcun contatto con le autorità eritree prima 

dell’espatrio. Non vi sarebbe pertanto da temere alcuna misura rilevante in 

materia d’asilo per rifiuto a prestare servizio militare o per diserzione. Nello 

stesso senso la SEM conclude anche all’irrilevanza dell’espatrio illegale. 

4.2 Nel gravame, i ricorrenti, dopo aver richiamato e precisato i fatti esposti 

in corso di procedura, contestano le argomentazioni dell’autorità di prime 

cure. A loro dire, le persecuzioni riconducibili alla circostanza del matrimo-

nio forzato sarebbero iniziate già in Eritrea, per poi proseguire in Israele. 

La ricorrente non si sarebbe infatti potuta opporre efficacemente all’unione 

matrimoniale impostale venendosi a trovare in seguito in una situazione di 

eccezionale fragilità in quanto il suo statuto di soggiorno in Israele era in-

dissolubilmente legato a quello del marito. Inoltre, un suoi rientro in eritrea 

non sarebbe stato attuabile in quanto avrebbe esposto la ricorrente al ser-

vizio di leva obbligatorio o ad un arresto per renitenza. Per questi motivi 

l’insorgente si sarebbe trovata esposta a una situazione di pregiudizio 

grave per la sua libertà ed a una pressione psichica insopportabile dinanzi 

alla quale le autorità israeliane non le avrebbero accordato alcuna prote-

zione. Siffatto complesso di circostanze avrebbe necessitato un diverso 

D-7745/2016 

Pagina 6 

esame tenente conto della pertinenza delle persecuzioni subite tra Eritrea 

e Israele e l’impossibilità di ottenere protezione contro le stesse. In tal 

senso, le considerazioni della SEM in merito all’inesistenza di un rischio 

futuro di una nuova imposizione di un matrimonio forzato da parte dei ge-

nitori apparrebbero fuori luogo visto che la ricorrente avrebbe già subito 

una siffatta situazione in precedenza e considerate le pressioni psichiche 

che ciò le avrebbe causato. Nella decisione impugnata vi sarebbe del resto 

una lacuna decisiva in quanto l’autorità di prime cure non avrebbe consi-

derato la pertinenza dei timori della ricorrente quanto al rischio che il marito 

possa sottrarle i figli in Eritrea in ragione del loro passaporto israeliano e 

dei suoi legami con l’ambasciata eritrea in Israele. Il marito avrebbe conti-

nuato a perseguitarla, giungendo sino a presentare un istanza per via di-

plomatica al fine di identificare l’ubicazione dei ricorrenti in Svizzera. Inol-

tre, la ricorrente ribadisce che il servizio militare obbligatorio, così come 

inteso in Eritrea, non costituirebbe un obbligo civile ma bensì una forma di 

oppressione contraria ai diritti fondamentali. Alla luce di ciò, la ricorrente 

chiede di essere ammessa al beneficio dell’asilo in Svizzera. Nondimeno, 

in subordine i ricorrenti postulano il riconoscimento della sola qualità di ri-

fugiato in ragione del loro espatrio illegale messo in atto al fine di sottrarsi 

all’obbligo di leva. A tal riguardo l’interessata adduce che dopo la sua fuga 

le autorità la avrebbero cercata presso la madre e che la sorella, nono-

stante sia sposata con un disabile e abbia dato alla luce sei figli, sarebbe 

stata chiamata a svolgere il servizio nazionale. 

4.3 Nella propria risposta, la SEM constata anzitutto che l’apprensione per 

un eventuale rapimento dei figli da parte del marito sarebbe stata espressa 

dalla ricorrente solo dopo che l’uomo aveva cercato i figli in Svizzera quindi 

susseguentemente all’espatrio. Oltretutto non vi sarebbero elementi che 

possano supportare tali paure e non sarebbe nemmeno chiaro in che modo 

i legami di quest’ultimo con l’ambasciata eritrea possano favorire un tenta-

tivo di rapimento. Non risulterebbe infatti che durante la permanenza 

dell’interessata e dei suoi figli in Eritrea il marito abbia mai agito in tal 

senso. Il fatto di aver cercato i bambini dopo il loro espatrio, d’altronde, non 

potrebbe essere visto come un tentativo di sequestro. Di fatto, il marito si 

sarebbe infatti mosso secondo le vie legali, rivolgendosi alle autorità com-

petenti al fine di poter esercitare il proprio diritto di visita. Per il resto l’au-

torità di prima istanza ha rinviato alla decisione impugnata. 

4.4 In sede di replica la ricorrente rammenta di aver già spiegato che i dati 

personali da lei inizialmente forniti non erano corretti e che il motivo di tale 

agire sarebbe stato da ricondurre proprio al timore di essere rintracciata 

D-7745/2016 

Pagina 7 

dal marito. Ad ogni buon conto, proprio per tali ragioni era logico conse-

guenziale che l’interessata non potesse neppure dire nulla in merito a tali 

timori. Del resto, una volta compresa l’erroneità di un siffatto agire, la ricor-

rente avrebbe rilevato tutta la verità attivando nel contempo presso diverse 

autorità una serie di procedure atte ad ottenere protezione rispetto alle pre-

tese del marito. La supposta tardività delle allegazioni della ricorrente sa-

rebbe pertanto espressione del tentativo di eclissarsi agli occhi di quest’ul-

timo. Per quanto riguarda inoltre l’inconsistenza delle ragioni di tale timore, 

la ricorrente richiama quanto già esposto in sede di procedura rispetto al 

comportamento precedente del congiunto ed alla prudenza adottata dalle 

stesse Autorità di protezione nei suoi confronti. Oltretutto, la scelta di av-

viare una procedura diplomatica adottata dal coniuge non sarebbe indice 

di rispetto delle leggi ma bensì una strategia strumentale atta al raggiungi-

mento dei suoi obbiettivi. Non di meno, occorrerebbe riflettere a proposito 

del carattere eccezionale di questo tipo di procedure che necessiterebbe 

appoggi e sostegni di un certo livello. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono 

pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’inte-

grità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione 

psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi).  

 

5.2 La qualità di rifugiato va esaminata relativamente al paese d’origine del 

richiedente (UNHCR, Guide des procédure et critères à appliquer pour dé-

terminer le statut des réfugiés au regard de la Convention de 1951 et du 

protocole 1967 relatifs au statut des réfugiés, 2011, pag. 20, n. 90). La  

menzione alternativa di cui all’art. 3 LAsi circa il paese di ultima residenza 

trova infatti applicazione nei soli casi in cui l’interessato sia apolide. Alla 

luce di ciò, l’esame dei motivi d’asilo di un richiedente non può essere ef-

fettuato in relazione al paese di ultima residenza se non nel caso in cui 

quest’ultimo risulti senza cittadinanza (cfr. sentenza del Tribunale D-

1929/2014 del 15 dicembre 2016 consid. 4.1). 

D-7745/2016 

Pagina 8 

 

5.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come 

rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (ele-

mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecendenti dell’interessato, segnata-

mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-

nenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espon-

gono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui 

che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un 

timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’og-

getto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza 

ivi citata). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi con-

creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 

2010/57 consid. 2.5 con rinvii).  

5.4 Nel caso in cui un atto pregiudizievole rilevante in materia d’asilo si sia 

già prodotto al momento della fuga, si può partire dalla presunzione che un 

fondato timore di esposizione a seri pregiudizi ulteriori sia dato (cfr. WALTER 

KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basilea, 1990, pag. 127; OSAR [ed.], 

Manuel de la procédure d'asile e de renvoi, 2a ed., Berna 2016, pag. 194 e 

riferimenti citati). Perché sia pertinente nella nozione di rifugiato, è tuttavia 

necessario che la situazione di persecuzione sia ancora attuale. In tal 

senso, tra i pregiudizi e la fuga deve intercorrere un nesso causale tempo-

rale. Quest’ultimo è da considerarsi decaduto, in regola generale, allor-

quando tra l’ultima persecuzione subita e l’espatrio è trascorso un lasso di 

tempo relativamente lungo. A norma della giurisprudenza, la qualità di rifu-

giato non può quindi più essere riconosciuta quando la fuga medesima in-

terviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle persecuzioni. Vanno tuttavia 

riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettivamente plausibili o valide 

ragioni di natura personale atti a giustificare una partenza differita dal 

paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 

4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità e la concretezza delle 

minacce implica altresì la persistenza di un legame di causalità materiale 

entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo stesso si ritiene interrotto 

D-7745/2016 

Pagina 9 

allorquando al momento della pronuncia della decisione nel paese d’ori-

gine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo delle circostanze tale 

da non potersi più presupporre l’esistenza di un rischio concreto di ripeti-

zione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e riferimenti 

citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni imperiose che permet-

tano di derogare alla condizione dell’attualità del bisogno di protezione; 

DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità materiale fa parimenti di-

fetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di essere perseguitato 

sia originato da cause che non siano riconducibili alle persecuzioni subite 

sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, op. cit., pag. 129 e, a titolo esemplifica-

tivo sentenza del Tribunale D-1877/2014 del 15 ottobre 2015 consid. 

4.1).  

6.  

6.1 Nella presente fattispecie occorre anzitutto constatare che la circo-

stanza del matrimonio combinato di cui la ricorrente pare essersi avvalsa, 

quandanche potenzialmente rilevante, non soddisfa le esigenze di attualità 

e di concretezza della minaccia ai sensi delle fonti sopraesposte. È infatti 

incontestabile che secondo le stesse dichiarazioni dell’insorgente, la situa-

zione al riguardo nell’ambito della sua famiglia sia nel frattempo radical-

mente cambiata. L’interessata ha infatti addotto essersi riappacificata con 

i famigliari ed in particolare con il padre, il quale si sarebbe pentito del suo 

agire (cfr. atto A17 pag. 11 e 13). Ora, pur non volendo mettere in discus-

sione la gravità dell’episodio, occorre concludere che il fatto che la ricor-

rente abbia contratto matrimonio contro la propria volontà nel 2006 non 

costituisce ad essa sola circostanza rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Del 

resto, anche le sue stesse dichiarazioni non lasciano intendere che tale 

circostanza sia stata alla base del suo espatrio. 

6.2 Per quanto concerne le successive traversie accorse tra la ricorrente 

ed il marito, ed in particolare le minacce e le pressioni che quest’ultima 

avrebbe subito in quanto non disposta ad accogliere il credo semitico ed a 

educare i figli di conseguenza, occorre constatare come le stesse si siano 

prodotte in Israele risultando già solo per tale motivo irrilevanti in materia 

d’asilo. A tal proposito, non giova inoltre alla ricorrente avvalersi del fatto 

che tali episodi sarebbero iniziati già in Eritrea. Per argomentare tale tesi, 

l’interessata sembra infatti ricondurre quanto accaduto alle conseguenze 

della già trattata circostanza del matrimonio combinato. V’è tuttavia da ram-

mentare che il Tribunale ha già escluso la rilevanza di tale contingenza per 

i motivi di cui sopra e che, oltretutto, le due congiunture emanano da agenti 

diversi ovvero dai genitori della ricorrente rispettivamente dal marito. Su 

tali presupposti, neppure si può concludere, come l’insorgente vuole, che 

D-7745/2016 

Pagina 10 

la rilevanza sia da dedurre dal fatto ch’ella si sarebbe venuta a trovare in 

una situazione di eccezionale fragilità per via del rischio di perdere il proprio 

diritto di soggiorno in Israele e ferma considerata l’inattuabilità di un suo 

rientro in Eritrea. In casu non si tratta infatti di apprezzare l’intensità degli 

atti in questione, che il Tribunale non intende in alcun modo sminuire, 

quanto più di constatare che gli stessi si sono svolti al di fuori del paese 

d’origine della richiedente, solo pertinente per l’esame della qualità di rifu-

giato. 

6.3 Allo stesso modo, di pacifica irrilevanza risulta anche la circostanza 

della sottrazione del passaporto da parte del coniuge che non configura un 

atto di persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi ed ha inoltre avuto quale con-

seguenza la separazione tra la ricorrente ed il suo agente persecutore. 

6.4 Visto quanto precede e secondo lo stesso senso delle dichiarazioni 

dell’interessata, si può a giusto titolo concludere, come del resto l’ha fatto 

l’autorità di prima istanza, che i motivi causali all’espatrio dell’interessata 

siano da ricondurre sostanzialmente al solo timore di dover svolgere il ser-

vizio di leva nel paese d’origine. Codesta valutazione è del resto confortata 

anche da quanto da lei successivamente dichiarato, ovvero dal fatto che a 

seguito della sottrazione del suo passaporto ella abbia tentato in ogni modo 

di rientrare in Israele con i figli, paese ove risiedeva il marito, autore dei 

fatti summenzionati. Sennonché, anche il timore di essere chiamata a svol-

gere il servizio nazionale appare in specie irrilevante. Ai sensi della giuri-

sprudenza il timore di essere sanzionato per renitenza o diserzione è infatti 

oggettivamente fondato allorquando il richiedente è in contatto con le au-

torità militari e se da detto contatto emerge una volontà di reclutamento 

della persona. Non è sufficiente invece, il timore generico di essere reclu-

tato, segnatamente a causa dell’età idonea al servizio di leva (cfr. DTAF 

2015/3 consid. 5.7.1 e 5.9 GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 29). Per 

quanto riguarda la ricorrente, dagli atti non emergono elementi quanto al 

fatto che la stessa abbia avuto un tale tipo di contatto. Del resto, ferma 

considerata la situazione personale dell’interessata, si può a giusto titolo 

ritenere che quest’ultima sia con maggior probabilità stata congedata dal 

servizio di leva (cfr. Landinfo, 20 may 2016, Report Eritrea: National Ser-

vice, pag. 2 “women from their mid-twenties are probably exempt or di-

scharged from national service because of marriage, birth or on a religious 

basis”). Vi è pertanto luogo di concludere che la ricorrente non era perse-

guitata dalle autorità eritree per motivi personali ed in particolare a causa 

di diserzione o renitenza.  

D-7745/2016 

Pagina 11 

6.5 Relativamente all’espatrio illegale il Tribunale ha avuto modo di pro-

nunciarsi in una recente sentenza   di riferimento (D-7898/2015 del 30 gen-

naio 2017). In tale decisione, dopo approfondita analisi delle attuali infor-

mazioni sul Paese (cfr. D-7898/2015 consid. 4.6-4.11), il Tribunale ha sta-

bilito che l’espatrio illegale, da solo, non è sufficiente per ritenere, con una 

probabilità preponderante, un rischio di subire delle persecuzioni rilevanti 

in materia d’asilo. Dall’analisi è infatti risultato che molte persone che sono 

espatriate illegalmente dall’Eritrea hanno potuto farvi ritorno senza partico-

lari problemi per soggiorni di breve durata. Pertanto non si può più presu-

mere con una probabilità preponderante che i cittadini eritrei siano esposti 

in patria a sanzioni che per la loro intensità e per le ragioni politiche dello 

Stato equivalgano seri pregiudizi ai sensi della legge sull’asilo e ciò unica-

mente a causa dell’espatrio illegale. Al contrario, un rischio accresciuto di 

subire una sanzione può essere riconosciuto unicamente in presenza di 

elementi supplementari che lascino presupporre che la persona sia malvi-

sta dalle autorità eritree (cfr. D-7898/2015 consid. 5.1). Ora, fermo consi-

derato che nel caso in disamina la ricorrente non rientra in suddetta cate-

goria di persone, v’è luogo di concludere anche a tal proposito che né lei 

né i figli abbiano a temere trattamenti configuranti una persecuzione ai 

sensi dei disposti citati in caso di ritorno in patria. 

6.6 Infine, per quanto concerne i timori della ricorrente circa il rischio di 

sottrazione dei suoi figli da parte del marito il discorso non cambia. Innan-

zitutto, dagli atti non sono infatti riconoscibili elementi che lascino presup-

porre un rischio quanto alla realizzazione di una siffatta circostanza. Oltrac-

ciò, le missive trasmesse a titolo informativo dalla ricorrente alla SEM nel 

corso della procedura di prima istanza fanno riferimento al timore che il 

marito compiesse tali atti in Svizzera e non nel paese d’origine. Nello 

stesso senso paiono peraltro iscriversi anche le procedure da lei intraprese 

presso le preposte sedi. Nondimeno, il marito della ricorrente non risulta 

risiedere in Eritrea e i presunti contatti con la rappresentanza eritrea in 

Israele non paiono tali da lasciar presupporre un rischio concreto quanto 

alla realizzazione di una tale evenienza nel paese d’origine. V’è dunque da 

concludere che anche tali asserzioni non sono da considerarsi rilevanti in 

materia d’asilo. Su tali presupposti ed in particolare alla luce del fatto che 

in sede di audizione e nelle missive trasmesse alla SEM la ricorrente non 

risulta aver espresso un tale timore relativamente al paese d’origine, nem-

meno può essere imputato alla SEM di non aver considerato la pertinenza 

dello stesso nella propria decisione. 

7.  

È dunque a giusto titolo che l’autorità di prime cure ha negato l’asilo agli 

D-7745/2016 

Pagina 12 

interessati. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso va dunque respinto. 

8.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]).  

Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali al momento dell’inoltro 

del gravame d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo 

partire dal presupposto che i ricorrenti siano indigenti, v’è luogo di acco-

gliere l’istanza di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal paga-

mento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA).  

9.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

D-7745/2016 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia:  

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. Non si prelevano spese proces-

suali.  

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del 

collegio: 

  Il cancelliere: 

 

 

   

Daniele Cattaneo   Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: