# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9c23378a-930e-5c61-8768-dcb10aacb22a
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-04-16
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Strafkammer 16.04.2008 BK 2008 12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_005_BK-2008-12_2008-04-16.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

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Rif.: Coira, 16 aprile 2008 Comunicata per iscritto il: 
BK 08 12

Decisione
Camera di gravame

Presidenza Vicepresidente Bochsler
Giudici Rehli e Hubert 
Attuario Crameri

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Visto il ricorso

di X., querelante e ricorrente,

contro

il decreto d'abbandono del Vicepresidente del Circolo di D. del 14 febbraio 2008, 
comunicato il 14 febbraio 2008, in re della ricorrente contro Y. e Z., querelati e resi-
stenti, entrambi rappresentati dall'avv. lic. iur. Fabrizio Keller, Palazzo Polti, 6537 
E., 

concernente diffamazione e calunnia,

è risultato:

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A. Avendo trovato la sua autovettura con la gomma posteriore destra 
forata, il 25 marzo 2006 Y., accompagnato dal suo figlio Z., s'è presentato al Posto 
di E. della Polizia cantonale ed ha sporto querela per danneggiamento contro ignoti. 
All'agente di polizia C. il padre o il figlio hanno consegnato una lettera, datata 6 
marzo 2006, con cui X. s'era rivolta a B., il genero di Y., scrivendo quanto segue:

"Come già in passato anche quest'anno abbiamo rilevato dei danni al terreno 
di nostra proprietà. 

Domenica 5 marzo 2006, alle ore 17.30/18.00 ha transitato con il suo 
autoveicolo in direzione dell'abitazione della signora A.. Molto probabilmente 
Lei non è mai stato informato che il diritto di passo con autoveicolo è 
unicamente della larghezza di 3 metri e non oltre.

Inutili "bravure di safari" sulla nostra proprietà non sono più accettabili.

La invitiamo pertanto a voler sistemare il terreno durante i prossimi giorni.

Qualora la situazione si dovesse ripresentare, non ci riteremmo respon-
sabili in alcun modo di danni o reazioni nei confronti di terzi.

X. ha reputato la consegna dello scritto all'agente di polizia un'implicita 
imputazione di danneggiamento nei suoi confronti. Il 16 giugno 2006 ha perciò 
querelato Y. e Z. per diffamazione e calunnia. Ha proposto di condannarli ad una 
pena nonché al risarcimento di fr. 100.-- per spese e di fr. 1'000.-- per danno non 
patrimoniale.

Fallito il tentativo di conciliazione, udite le parti, interrogati i querelati e 
l'agente di polizia, con decreto del 14 febbraio 2008, comunicato lo stesso giorno, il 
Vicepresidente del Circolo di D. ha abbandonato il procedimento contro entrambi gli 
imputati (cifre 1 e 2 del dispositivo). Alla querelante sono state addossate le spese 
di procedura di fr. 400.-- ed un'indennità a titolo di ripetibili di fr. 1'500.-- alle 
controparti (cifre 3 e 3.1).

B. Contro questo giudizio X., in data 10 marzo 2008, è insorta con ricorso 
alla Camera di gravame del Tribunale cantonale dei Grigioni e ne ha chiesto 
l'annullamento, protestando spese e ripetibili.

I resistenti ed il giudice precedente hanno postulato la reiezione del ricorso.

Dei motivi posti a fondamento dell'impugnato decreto e delle memorie si dirà, 
in quanto necessario, nei considerandi.

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La Camera di gravame considera:

1. Ai sensi dell'art. 168 cpv.3 LGP, che rinvia agli artt. 138 e 139 LGP, 
contro i decreti d'abbandono del presidente di circolo può essere proposto ricorso 
alla Camera di gravame del Tribunale cantonale dei Grigioni. Giusta l'art. 139 cpv. 
1 LGP è legittimato ad inoltrarlo chiunque è colpito dal decreto e fa valere un 
interesse tutelabile alla sua abrogazione o modifica, vale a dire chi è pregiudicato 
nel suo reale o presunto stato giuridico (Padrutt, Kommentar zur Strafprozess-
ordnung des Kantons Graubünden, 2. Aufl., Chur 1996, art. 139 n.2.2). Il ricorso va 
presentato per iscritto entro 20 giorni da quando l'interessato ha avuto conoscenza 
della decisione impugnata (art. 139 cpv. 2 LGP). Esso deve contenere una richiesta 
ed una motivazione; mezzi di prova disponibili sono da allegare (art. 33 cpv. 1 e 2 
LGA). Presunta vittima d'offesa contro l'onore, X. deve essere reputata pregiudicata 
conformemente all'art 139 cpv. 1 LGP e di conseguenza legittimata ad impugnare il 
decreto con cui è stato abbandonato il procedimento nei confronti di Y. e Z.. Da lei 
il ricorso è poi stato proposto nella dovuta forma e tempestivamente. Esso è perciò 
ricevibile in ordine.

2. Contro il decreto d’abbandono può esser proposto gravame per illega-
lità o inadeguatezza (art. 138 LGP). Con questo rimedio l'impugnante può far valere 
non solo la violazione di diritto ma anche la disattenzione del potere d'apprezza-
mento; tuttavia soltanto l'eccesso o l'abuso di codesto potere è sindacabile da parte 
della Camera di gravame. Un decreto d'abbandono è adeguato e resiste al controllo 
del potere discrezionale se sulla scorta del risultato dell'istruttoria è da concludere 
che un reato oggettivamente e soggettivamente non è sufficientemente dimostrato 
e di conseguenza ci si dovrebbe aspettare il proscioglimento dell'imputato e se non 
sono più ravvisabili mezzi di prova, che potrebbero influenzare questo risultato (PTC 
1995 no. 45). Le premesse per l'abbandono dell'inchiesta sono quindi di massima 
sempre date, se vi sono dei motivi di fatto o di diritto materiale o formale, che esclu-
dono un'ulteriore attività processuale o che sono poco promettenti per la probabilità 
di una condanna, vale a dire se all'indiziato non può esser messo a carico un atto 
punibile.

3. Il Vicepresidente di circolo ha in sostanza rilevato che Y.e Z., vicini di 
casa di X., s'erano presentati al posto di polizia ed il primo aveva sporto querela 
contro ignoti per danneggiamento, che nella stesura del rapporto il sgtm C. loro 
aveva chiesto se avevano dei sospetti o se conoscevano delle persone, che 
avrebbero potuto dare delle informazioni utili per l'indagine di polizia, che uno dei 
querelati - l'agente di polizia non ricordava se il padre o il figlio - gli aveva presentato 

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la lettera del 6 marzo 2006 della querelante e che quest'ultima, a seguito 
dell'osservazione finale nello scritto, era stata interrogata come informatrice. Il 
giudice precedente ha poi ritenuto che il figlio non aveva sporto querela per 
danneggiamento, ma solo accompagnato il padre al posto di polizia; ha quindi 
abbandonato il procedimento aperto nei confronti del figlio. Stando sempre al primo 
giudice, il  padre,  agendo in buona fede, senza voler in nessun modo ledere la 
persona della querelante, aveva sì informato l'agente di polizia della lettera ricevuta 
da B., ma non aveva diffuso a terzi tale informazione. Lo scritto era stato consegnato 
unicamente al fine di poter svolgere l'indagine. Che la querelante era stata 
interrogata non andava attribuito al querelato, bensì all'agente di polizia. 
Fondamentale era che il querelato aveva sporto denuncia contro ignoti, non 
esplicitamente contro la querelante. Altresì dagli atti non risultava che il querelato 
aveva agito intenzionalmente o divulgato cose non vere. La consegna della lettera 
della querelante all'agente di polizia non poteva esser reputato un atto diffamante o 
calunnioso. Da qui l'abbandono del procedimento anche nei confronti del padre.

4. La ricorrente critica l'apprezzamento del giudice di circolo. Essa 
sostiene che l'intenzione dei querelati era chiaramente quella d'informare l'agente 
di polizia, in maniera implicita, che la sospettavano d'essere autrice del 
danneggiamento del pneumatico della vettura.

4.1 La ricorrente non rimprovera al giudice di primo grado d'aver 
abbandonato il procedimento nei confronti di Z. fondandosi su una motivazione 
insostenibile. Dato che i motivi dell'abbandono non sono per nulla criticati, la 
questione non presta fianco a discussioni. Dalla Camera di gravame l'abbandono 
fondato sulla circostanza che il figlio non aveva sporto querela contro ignoti per 
danneggiamento va confermato. A questo motivo dev'essere aggiunto che non è 
sufficientemente documentato che la lettera della ricorrente è stata consegnata dal 
figlio. L'agente di polizia ha testimoniato che non si ricordava da quale dei due 
querelati aveva ricevuto lo scritto (atto 42 pag. 4). Y. ha deposto che era stato lui a 
consegnare la lettera all'agente di polizia (atto 33 pag. 2). Di conseguenza manca 
una sufficiente prova per assumere che la consegna dello scritto è avvenuta per il 
tramite di Z..

4.2 La ricorrente fa valere che con scritto del 13 settembre 2006 ha 
inoltrato querela, oltre che per diffamazione e calunnia, anche per ingiuria e vie di 
fatto. Tuttavia essa non si esprime, contravvenendo al suo obbligo, perché la 
consegna della sua lettera del 6 marzo 2006 all'agente di polizia rientri nel campo 
d'applicazione degli artt. 177 e 126 CP. Quest'obbligo le incombeva tanto più visto 

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che la fattispecie d'ingiuria comprende da un lato allegazioni di fatto lesive dell'onore 
esclusivamente nei confronti dell'offeso stesso, dall'altro giudizi di valore offensivi 
dell'onore nei confronti di questi nonché di terzi e vie di fatto sono reputate azioni 
fisiche su una persona, che oltrepassano la misura generalmente usuale e tollerata 
dalla società e che non hanno per conseguenza dei danni al corpo o alla salute, p. 
es. schiaffi, pugni, spintoni ecc. (Donatsch, Schweizerisches Strafgesetzbuch, 
Kommentar, 17. Aufl., Zürich 2006, pagg. 242, 184). La ricorrente non pretende - e 
dagli atti non è desumibile - che esclusivamente nei suoi confronti siano state fatte 
delle allegazioni di fatto lesive dell'onore o che direttamente o indirettamente sia 
stata attaccata con giudizi di valore offensivi dell'onore e che sia stata pregiudicata 
nella sua integrità fisica. Il comportamento dei querelati non rientra quindi nel campo 
d'applicazione dei due reati da lei prospettati posteriormente. 

4.3 L’art. 173 cifra 1 CP punisce, a querela di parte, con una pena 
pecuniaria sino a 180 aliquote giornaliere “chiunque, comunicando con un terzo, 
diffama, cioè incolpa o rende sospetta una persona di condotta disonorevole o di 
altri fatti che possano nuocere alla reputazione di lei e chiunque divulga una tale 
incolpazione o un tale sospetto”. Oggetto della protezione penale di cui alla citata 
norma, non diversamente che dall'articolo relativo alla calunnia (art. 174 CP) è 
l’onore di una persona; in tal senso letteralmente l’articolo stesso “incolpa o rende 
sospetta una persona di condotta disonorevole o divulga una tale incolpazione o un 
tale sospetto” nonché la marginale che si riferisce agli articoli indicati (1. Delitti 
contro l’onore) ed il titolo terzo delle disposizioni speciali del CP in cui essi sono 
inseriti.

L’onore è il sentimento soggettivo che un individuo ha della propria reputa-
zione e dignità, vale a dire di essere una persona che si comporta come lo impone 
la convenienza e che merita quindi rispetto. L’allegazione diffamatoria deve portare 
su dei fatti. Il Tribunale federale limita la protezione dell’onore all’integrità etica, vale 
a dire protetto è l’onore personale, la reputazione e il sentimento di essere un uomo 
d’onore, che si comporta secondo le regole riconosciute. (Franz Riklin, Basler Kom-
mentar, Strafgesetzbuch II, Basel 2003, vor Art. 173 n. 13 segg.). Lesivi dell’onore 
sono l'incolpazione, il sospetto o la divulgazione di una condotta penalmente rile-
vante (Riklin, Basler Kommentar, Strafrecht II, 2. Aufl. 2007, vor Art. 173 n. 13,17 
seg., Art. 173 n. 4; Trechsel, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurz-kommentar, 
2. Aufl., Zürich 1997, vor Art. 173 n. 4, Art. 173 n. 6). La ricorrente pretende quindi 
a ragione che non solo la divulgazione di un'incolpazione, ma anche la divulgazione 
soltanto di un sospetto adempie la fattispecie dell'art. 173 CP.

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Del pari va condiviso il parere della ricorrente secondo cui anche l'agente di 
polizia è un terzo. Di massima terzo è ogni persona che non è identica coll'autore o 
coll'offeso. Segnatamente pure le autorità (la polizia) sono terzi (Riklin, op. cit., Art. 
173 n. 6; Trechsel, op. cit., Art. 173 n. 4 seg.).

Ugualmente giusta è la critica della ricorrente relativa all'esposizione dei fatti 
nell'impugnato decreto (pag. 2 lett. B). Contrariamente a quanto ritenuto dal giudice 
di primo grado, la lettera della querelante non è stata mostrata all'agente di polizia, 
dopo che questi loro aveva chiesto se avevano dei sospetti o se conoscevano delle 
persone, che avrebbero potuto dare delle informazioni utili per l'indagine, ma Y. ha 
sporto querela per danneggiamento contro ignoti e contemporaneamente uno dei 
querelati - stando a Y. lui stesso (atto 33 pag. 2) - ha consegnato di propria volontà 
lo scritto. Tuttavia quanto deposto dal padre non è stato confermato dall'agente di 
polizia (atto 42 pagg. 2 e 4). Intanto la questione di sapere da chi è stata consegnata 
la lettera può rimanere indecisa, poichè, come si vedrà di seguito, dalla consegna 
dello scritto non può essere inferito che la querelante era sospettata d'aver 
danneggiato la gomma dell'autovettura.

4.4 La ricorrente assume che la sola circostanza che la sua lettera è stata 
consegnata all'agente di polizia è da reputare la manifestazione del sospetto 
d'essere lei l'autrice del danno. Sennonché, dato che l'intenzione da lei pretesa è 
un fatto interno, di cui non possono essere fornite delle prove, la questione di sapere 
se Y. - unicamente lui ha sporto querela - implicitamente ha espresso, 
rispettivamente ha voluto esprimere, che sospettava la querelante, è da giudicare 
in base all'insieme delle circostanze. Queste invalidano l'assunto della ricorrente, 
poichè "malgrado" sia stato consegnato lo scritto della querelante all'agente di 
polizia, il querelato ha sporto querela contro ignoti, e quanto alla possibile reità non 
ha fatto dei nomi, segnatamente neanche quello della querelante. Con sufficiente 
chiarezza la volontà del querelato di perseguire penalmente la querelata non è stata 
da lui manifestata. Altrimenti avrebbe querelato la ricorrente stessa. Inoltre 
dev'essere rilevato che nello scritto stesso non sono esposti gli estremi per far 
cadere il sospetto sulla ricorrente. La querelante ha scritto che non si riteneva re-
sponsabile di danni o reazioni nei confronti di terzi (atto 8), quindi di danni alla col-
lettività e non ad una ristrettissima cerchia di persone, p. es. ai vicini di casa. Dato 
che la lettera quanto a possibili danneggiatori manca di una certa concretizzazione, 
a ragione la querelante non è stata interrogata come imputata del danno, bensì 
quale informatrice. Come tale una persona è escussa, se gli estremi per far cadere 
su di lei il sospetto non sono accertabili (Padrutt, op. cit., art. 87 n. 3.1). Ciò mostra 
che l'agente di polizia stesso non ha ritenuto lo scritto quale sospetto che la quere-

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lante aveva perpetrato il danneggiamento. Nel caso contrario l'avrebbe interrogata 
come imputata.

Ne viene che dalla circostanza che la lettera è stata consegnata all'agente di 
polizia non è lecito concludere che la ricorrente è stata sospettata d'essere l'autrice 
del danno. La sola consegna dello scritto non può quindi essere reputata una offesa 
all'onore. Nemmeno il fatto che la lettera è stata presa seco per sporgere querela al 
posto di polizia permette d'imputare al querelato un reato contro l'onore. Piuttosto, 
in base alla dichiarazione (invero inutile ed inopportuna) contenuta nello scritto, egli 
era addirittura tenuto a presentarla in vista dell'indagine della polizia. Infatti doveva 
essere vagliato se dalla stessa era già desumibile un sufficiente sospetto. Questo 
era compito della polizia. Dal danneggiato, che ha sporto querela contro ignoti, non 
poteva essere esatto che facesse lui stesso delle indagini fino che gli era permesso 
di querelare una determinata persona. Se il contenuto della lettera avesse fatto ca-
dere il sospetto sulla querelante l'agente di polizia l'avrebbe interrogata come impu-
tata, non solo quale informatrice.

5. Da ultimo la ricorrente accenna all’art. 167 cpv. 5 LGP, secondo cui 
dirimpetto a circostanze speciali è possibile derogare dal principio della soccom-
benza per il carico dell’indennità a titolo di ripetibili. Essa è del parere che l’implicita 
divulgazione del sospetto da parte dei querelati dev’essere reputata una circostanza 
speciale ai sensi della citata disposizione, sicché potrebbe esser rinunciato ad as-
segnare delle ripetibili alle controparti. Sennonchè la circostanza da cui la ricorrente 
muove, non s’é verificata, per cui la sua richiesta è infondata.

6. Per le considerazioni che precedono l’abbandono della procedura 
come pure l’addossamento delle ripetibili alla querelante devono essere confermati 
e di conseguenza il ricorso respinto.

I costi della procedura di ricorso vanno così a carico della ricorrente; i resi-
stenti hanno diritto a congrue ripetibili (art. 167 cpv. 4 e 5 in unione all'art. 160 cpv. 
1 e 4 LGP).

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La Camera di gravame decide :

1. Il ricorso è respinto. 

2. I costi della procedura di ricorso di fr. 800.-- vanno a carico della ricorrente, 
che rifonde ai resistenti un’indennità a titolo di ripetibili di fr. 600.--.

3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia penale al 
Tribunale federale, a condizione che siano adempiti i presupposti degli artt. 
78 segg. LTF. Eventualmente è dato il ricorso sussidiario in materia 
costituzionale ai sensi degli artt. 113 segg. LTF. In ambedue i casi il rimedio 
legale è da inoltrare al Tribunale federale per iscritto, entro 30 giorni dalla 
notificazione della decisione col testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 
42 seg. LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la 
procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 78 segg., 90 segg. e 113 
segg. LTF.

4. Comunicazione a:

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Per la Camera di gravame del Tribunale cantonale dei Grigioni 
Il Vicepresidente L'Attuario