# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5517a64b-f860-5cde-beba-ef0a759a15d2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.08.2008 32.2007.257
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-257_2008-08-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.257

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  25 agosto
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

statuendo sul ricorso dell'11 agosto 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 12 luglio 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                1.1.  RI 1, nata nel __________,
precedentemente attiva quale cameriera, in data 4 luglio 2005 ha presentato domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da disturbi
conseguenti all’”intervento alla spalla sinistra, depressione, nervi”
(doc. AI 1/1-5).

 

1.2.  Esperiti
gli accertamenti medici ed economici, in particolare una perizia
pluridisciplinare a cura del SAM, con decisione del 12 luglio 2007 (doc. AI
54-1), preavvisata con progetto 26 febbraio 2007 (doc. AI 44-1), l’Ufficio AI
ha assegnato una rendita intera d’invalidità limitatamente al periodo compreso
fra il 1° novembre 2004 e il 31 maggio 2005, negando in seguito il diritto a
prestazioni, dato che l’assicurata anche in attività rispettose delle
limitazioni della capacità funzionale conserva una capacità lavorativa del
100%.

 

                               1.3.   Contro la
succitata decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata dall’RA 1, ha inoltrato
tempestivo ricorso al TCA contestando la soppressione del diritto a prestazioni
d’invalidità a decorrere dal 1° giugno 2005 e chiedendo l’erogazione di una
rendita al 50% a decorrere dalla medesima data unitamente a misure di
riqualifica professionale (doc. I).

 

                               1.4.   Nella sua risposta
del 23 agosto 2007 l’UAI, fondandosi sulla perizia pluridisciplinare del
Servizio di Accertamento Medico dell’AI (SAM) ha proposto di confermare la
decisione impugnata (doc. IV).

 

                               1.5.   A
complemento del ricorso dell’11 agosto 2007 l’RA 1 ha successivamente prodotto
il certificato del Dr. Med. __________ che certifica un’incapacità lavorativa
dell’assicurata per soli motivi psichiatrici del 10 fino al 20% (doc. VI +1).

 

                               1.6.   In data 21
settembre 2007 l’UAI ha ribadito come le patologie di cui soffre l’assicurata
siano già state attentamente valutate dal SAM e dall’SMR e pertanto postula
nuovamente la reiezione del ricorso (doc. VIII).

 

 

 

                                         in
diritto

 

In ordine

 

 2.1.  La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I
707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00
del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10
ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22
dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

2.3.  Secondo l’art. 4
cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.5.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia
di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.6.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen
der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133
ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un
fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf
Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich
von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision
von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants
[F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche,
en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité
de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme
douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de  la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de travail.
Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que
l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits
dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé  la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à  la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au moment
où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de  la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces
conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des
autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une
personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifeste­ment erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.7.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario
alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità
lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I 129/02,
consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza
9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22
luglio 2008.

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti
dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato
sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il
contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La
nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata
nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il
rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme
da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente
(cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4
luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.8.   Nella decisione 12 luglio
2007 l’UAI, fondandosi sulla perizia medica del SAM del 27 luglio 2006, ha riconosciuto all’assicurata una rendita intera d’invalidità (grado 100%) limitatamente al
periodo compreso tra il 1° novembre 2004 e il 31 maggio 2005, mentre le ha
negato una rendita a far tempo dal 1° giugno 2005 in quanto il grado d’invalidità è dello 0%.

 

                                         La limitazione della
capacità lavorativa è iniziata nel novembre 2003, con esacerbazione di dolori
alla spalla sinistra presenti da circa sei mesi, che hanno inizialmente
giustificato un grado d’incapacità lavorativa del 100%. L’insorgente è poi
stata sottoposta, in data 3 novembre 2004, ad un intervento artroscopico di
pulizia della cuffia della spalla sinistra. L’UAI sulla base della perizia SAM
(doc. AI 31-1) ha ritenuto che la totale incapacità lavorativa non si
giustificava più a distanza di tre mesi dall’intervento ortopedico. A partire da mese di febbraio 2005 la limitazione della capacità di
lavoro dell’assicurata nell'attività svolta di cameriera, viene valutata al
massimo nella misura del 20‑30%, mentre in attività rispettose delle
limitazioni della capacità funzionale residua, il grado di capacità lavorativa
medico‑teorica globale viene considerato nella misura del 100%.

                                         Di conseguenza la rendita
intera d’invalidità è stata versata solo fino al 31 maggio 2005 e negata
successivamente.

 

                                         Il TCA è, quindi, ora
chiamato a stabilire, alla luce di quanto esposto ai considerandi 2.4.; 2.5.; e
2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita spettante a RI 1 a
far tempo dal 1° giugno 2005.

 

                               2.9.   Dal profilo medico il Dr. __________
dell’SMR, il 17 febbraio 2006 ha così descritto le patologie dell’assicurata: una
limitazione funzionale della spalla sinistra, stato dopo l’intervento
artroscopico del 3 novembre 2004 per asportazione di una calcificazione con
débridement della cuffia e decompressione sottoacromiale, una sindrome
ansiosa-depressiva e sospetto disturbo somatoforme (doc. AI 21-1).

 

L’UAI, con lo scopo di
accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, ha dapprima
predisposto l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare ad opera del Servizio
Accertamento Medico (SAM), allestita il 27 luglio 2006.

 

I periti, dopo aver riassunto
gli atti medici messi a disposizione dall’UAI, ed aver descritto l’anamnesi
famigliare, personale – sociale, professoniale, patologica e sistematica e le
affezioni attuali hanno posto la seguente diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa (doc. AI 31-10):

 

" 
Periartropatia omeroscapolare cronica a sinistra
su:

‑   stato dopo intervento artoscopico con borsoscopia,
asportazione della calcificazione, debridement della cuffia e decompressione
sotto acromiale nel novembre 2004.

 

Sindrome panvertebrale cronica su:

‑   discrete alterazioni degenerative a
livello cervicale e lombare,

‑   dolori di probabile origine funzionale”.

 

                                         I periti del SAM in merito
alla patologia psichiatrica e reumatologica della signora RI 1 hanno
fatto riferimento alle valutazioni della Dr. essa Med. __________, specialista
in psichiatria e al Dr. Med. __________, spec. FMH in malattie reumatiche (doc.
AI 31-11).

 

                                         La Dr. ssa __________ ha
posto la diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD X, F 41.2) e
sindrome da dolore persistente.  Nelle proprie conclusioni evidenzia quanto
segue:

 

" 
La signora si presenta sofferente, parla poco e
non consente di approfondire i temi proposti dall'interlocutore: in particolare
nei tentativi di chiarire tipologia e modalità, espressiva dei sintomi ella si
va vaga e impedisce l'approfondimento chiamando in causa la tristezza o il "non
saprei”. Riferisce dolore, tristezza e ansia ma, soprattutto, preoccupazione
per il futuro economico della sua famiglia.

Nonostante tale preoccupazione e la presenza di
dolore, la signora è entrata in gravidanza­.

Credo che tale elemento sia quanto meno contraddittorio
rispetto alle lamentele da lei portate.

I primi dati sia sullo stato di sofferenza fisico
che sulla presenza supposta di un disagio psichico, coincidono con la data di
interruzione dell'attività lavorativa da parte del coniuge e della definizione
dell'ufficio Al della percentuale di inabilità a lui concessa.

In merito alla sintomatologia espressa dal punto
di vista psichiatrico non si ravvede un quadro tale da motivare una percentuale
di inabilità lavorativa.

E' anche opportuno precisare che l'interruzione
della terapia farmacologica assunta non ha prodotto alcun peggioramento clinico
dove invece la perdita dei lavoro a suo dire avrebbe contribuito allo sviluppo
della sintomatologia dì interessa psichiatrico."

 

Successivamente
il perito, ha così risposto ai quesiti posti dall’UAI:

 

" 
2 Influenza della diagnosi psichiatrica sulla
capacità di lavoro nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a

 

Nessuna inabilità
per motivi di natura psichiatrica, abile lavorativamente al 100%

 

3 Evoluzione delIo
stato di salute dell’assicurata/o dal punto di
vista psichiatrico e prognosi a medio-lungo termine.

 

A mio avviso il quadro, che può aver presentato
un momento di maggiore acuzie in coincidenza con la perdita del lavoro del
partner, non ha mostrato evoluzioni negative. Oggi credo che la posizione del
dr. med. __________, di una sindrome ansioso‑depressiva in disturbo
somatoforme da dolore persistente sia da condividere, come anche la posizione
rispetto alla non presenza di percentuali di inabilità per motivi psichiatrici.

 

4 Come si giustifica la diminuzione della
capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

 

Vedi punto 3.

 

5 Possibilità terapeutiche per migliorare la
capacità lavorativa dell'assicurato? Che effetti avrebbero questi provvedimenti
sulla capacità lavorativa?

 

Potrebbero essere indicati,oltre all'indicazione
assoluta a mantenere la presa in carico psichiatrica e la ripresa della
farmacoterapia al termine della gravidanza se necessario, provvedimenti volti
alla riqualifica della signora in altre e più confacenti attività lavorative:
reception alberghiera, venditrice, cassiera, telefonista. Attività queste che
non pesando troppo sull’aspetto "dolore' sgravandola dallo sforzo fisico
potrebbero giovare alla prognosi psichiatrica a lungo termine.

 

6 Ritiene possibile effettuare provvedimenti
di integrazione professionale presso questo assicurato? Descrivere le risorse
residue

 

Utili provvedimenti di riqualifica professionale
come detto nel punto 5: discrete le risorse della signora per un programma di
questo tipo che fungerebbe anche da "riattivatore" del rapporto con
la realtà lavorativa ormai lasciata da tempo. Pur semplice di estrazione
culturale ella appare idonea a progetti di riqualifica professionale per età e,
non meno importante, per necessità.

 

7 Ritiene che l'assicurato sia capace di
svolgere altre attività?

Se si, descrivere i limiti funzionali e la
capacità lavorativa in tale attività (ore/die o riduzione del rendimento)

 

Credo potrebbe svolgere altre attività semplici:
commessa, cassiera, ecc. Per l'ultima ed altre attività teoricamente esigibili,
nessuna limitazione della capacità lavorativa: 100% abile.

 

8 In che misura
può svolgere attività di casalinga?

 

Abile nell'attività di casalinga al 100%.” (doc.
AI 31-20/21)

 

                                         In merito alla patologia
reumatologica il Dr. Med. __________ ha posto la seguente diagnosi con
ripercussioni sulla capacità lavorativa (doc. AI 31-15):

 

" 
4. Diagnosi.

 

4. 1. Diagnosi con
ripercussioni sulla capacità lavorativa: 

1 . Periartropatia
omero‑scapolare cronica a sx.

‑Stato dopo
intervento artroscopico con borsoscopia, asportazione della calcificazione,
débridement della cuffia e decompressione sottoacromiale nel novembre 2004 (__________).

2.Sindrome
panvertebrale cronica su:

‑ Discrete alterazioni
degenerative a livello cervicale e lombare. 

‑ Dolori di
probabile origine funzionale.

3.Sindrome ansio‑depressiva
cronica con forte componente somatoforme”.

 

                                         Nella
valutazione e prognosi il Dr. Med. __________ afferma:

 

" 
5. Valutazione e prognosi:

 

Si tratta di un'assicurata 31enne che lamenta già
da alcuni anni dolori soprattutto alla spalla sx, dove nel dicembre 2003 il dr.
__________ aveva già diagnosticato una periartropatia omero‑scapolare
calcarea. Le terapie conservative allora eseguite non avevano potuto portare ad
alcun miglioramento dei dolori, tanto che si era poi giunti ad un intervento
artroscopico di pulizia della cuffia nel novembre 2004. Anche dopo questo
intervento e dopo l'esecuzione di svariati cicli di fisioterapia i dolori alla
spalla non sono mai migliorati. Al contrario si sono sviluppati cronici dolori
non solo alla spalla ma un po' all'intera colonna vertebrale, dolori poco
reattivi sia alle terapie medicamentose che fisiatriche eseguite nel corso
degli ultimi mesi.

 

Contemporaneamente l'assicurata ha sviluppato una
sindrome ansio‑depressiva con tratti somatoformi, per la quale è in cura
psichiatrica.

 

Clinicamente ho trovato un'assicurata in buone
condizioni generali e nutrizionali, ben collaborante ma chiaramente depressa
(si mette facilmente a piangere), non presenta una sindrome algica diffusa di
carattere fibromialgico, si evocano però diffusi dolori alla palpazione della
muscolatura paravertebraie, nonché forti dolori alla palpazione della spalla e
del braccio sx; i movimenti attivi della spalla sx sono chiaramente limitati,
mentre i movimenti passivi lo sono solo in minima parte; a causa dei dolori non
è possibile eseguire in modo adeguato i tests di stress della spalla. I
movimenti della colonna cervicale sono solo leggermente limitati all'estensione
ed alle rotazioni in estensione, buona invece la mobilità dei movimenti della
colonna toracolombare; non vi sono indizi per la presenza di una radicolopatia
né a livello cervicale né tanto meno lombare (a questo proposito ricordo come  la MRI della colonna cervicale e  la TAC lombare non abbiano evidenziato alcuna compressione
delle strutture neurali).

 

In considerazione della gravidanza in corso non
ho potuto eseguire alcuna radiografia della spalla sx per controllare se vi è
ancora la presenza di una calcificazione (la quale dovrebbe comunque essere
stata completamente asportata dal dr. __________ nel novembre 2004).

 

L'evoluzione dei dolori presentati
dall'assicurata negli ultimi anni non può essere a mio parere spiegata con la
semplice patologia meccanica alla spalla, tanto più che tutte le terapie
eseguite non hanno mai portato ad alcun miglioramento dei dolori. A mio parere
si è sviluppata una sindrome del dolore cronico, verosimilmente influenzata
dallo sviluppo di un importante stato depressivo con tratti somatoformi, il
quale ha influenzato negativamente la guarigione della patologia alla spalla ed
ha inoltre favorito lo sviluppo di cronici dolori pure alla colonna vertebrale.
Le adeguate terapie eseguite per la patologia alla spalla sx avrebbero dovuto
portare ad una completa guarigione dei dolori, tanto da non dover più essere ad
origine di una limitazione della capacità lavorativa. Per questo motivo ritengo
che l'assicurata, per le problematiche ortopedicoreumatologiche sopra
descritte, presenti un'incapacità lavorativa di non oltre il 20‑30% per
qualsiasi tipo di attività, compresa quella precedentemente svolta di
cameriera. Non vi sono infatti patologie significative alla colonna vertebrale
che possano influenzare la sua capacità lavorativa in modo significativo,
mentre i persistenti dolori alla spalla sono a mio parere da imputare ad una
cronicizzazione di natura somatoforme.

 

Per questo motivo ritengo che la prognosi sia da
considerare negativa. Non credo che misure medicamentose e/o fisiatriche
potranno ulteriormente influenzare i suoi cronici dolori alla spalla ed

alla colonna vertebrale. Lo sviluppo depressivo
gioca inoltre un ruolo estremamente negativo sull'evoluzione dei dolori. In
considerazione delle già presenti difficoltà socio‑famigliari, l'attuale
gravidanza potrebbe ulteriormente peggiorare la già delicata situazione. Ho il
presentimento che sarà difficile poter reinserire l'assicurata a breve termine
nel mondo lavorativo. Una riqualifica professionale non è verosimilmente
praticabile, anche in considerazione della scarsa scolarità. L'assicurata
potrebbe perciò svolgere unicamente lavori non qualificati. Come già
precedentemente accennato ritengo comunque che sotto l'aspetto ortopedico‑reumatologico
non vi sono patologie tali da giustificare un'incapacità lavorativa superiore
al 20‑30% per qualsiasi tipo di lavoro, anche fisicamente più pesante."
(doc. AI 31-17)

 

                                         Su tali
basi la perizia SAM ha valutato l’attuale grado di capacità lavorativa
medico-teorica globale dell’assicurata nella sua professione di cameriera nella
misura del 70-80%, nell’ambito delle limitazioni sul piano reumatologico. Per
contro, in qualità di casalinga è da considerarsi totalmente abile al lavoro.

 

                                         Al
riguardo i periti del SAM si sono così espressi (doc. AI 31-12):

 

" 
Si manifestano a livello delle menomazioni
dovute ai disturbi constatati a livello reumatologico. Nell'attività da ultimo
svolta dall'A. (cameriera), i disturbi che maggiormente si ripercuotono sono
quelli relativi alla spalla sinistra mentre quelli a livello della colonna
vertebrale non influenzano in modo significativo lo stato valetudinario.

 

Il nostro consulente in reumatologia precisa che
a causa dei dolori soggettivi non è stato possibile eseguire in modo adeguato
tutti i test di stress della spalla sinistra.

 

Sull'arco di un orario di lavoro giornaliero
normale, in qualità di cameriera, riteniamo che la capacità funzionale residua
è da considerare normale per il sollevamento e/o il trasporto di carichi fino
ad un massimo di 25 kg,
lievemente ridotta per carichi superiori; pure lievemente ridotta per il
sollevamento e/o il trasporto sopra il piano delle spalle (braccio sinistro
dominante); normale per la manipolazione di oggetti, attrezzi da leggeri a
medi, lievemente ridotta per oggetti pesanti. Per le posizioni di lavoro la
capacità funzionale residua è pure lievemente ridotta per le dinamiche
comportanti la frequente elevazione dei braccio sinistro. Normale la capacità
di mantenere posizioni statiche e di spostarsi.

 

Per questi motivi riteniamo che il grado di
capacità lavorativa dell'A. in qualità di cameriera è da considerare ridotto
nella misura del 20‑30%, tuttavia praticabile con orario di lavoro
normale. La limitazione della capacità di lavoro inizia, come descritto agli
atti, nel mese di novembre 2003 (esacerbazione di dolori alla spalla sinistra
presenti già da ca. 6 mesi), con un grado d'incapacità lavorativa del 100%. Le
terapie conservative allora eseguite non avevano potuto portare ad alcun
miglioramento dei dolori, tanto che si è giunti ad un intervento artroscopico
di pulizia della cuffia della spalla sinistra il 03.11.2004. Fino ad allora
agli atti risulta giustificata un’incapacità lavorativa completa.

 

In considerazione di quanto evidenziato in occasione
dell'attuale perizia, riteniamo che la totale incapacità lavorativa non è più
giustificata a distanza di 3 mesi dall'intervento ortopedico. Riteniamo
pertanto che a partire da febbraio 2005 la limitazione della capacità di lavoro
dell’A. nell'attività svolta di cameriera, è al massimo nella misura del 20‑30%.
Da allora, dal punto di vista medico‑teorico, non vi sono stati mutamenti
duraturi dello stato valetudinario (da notare che sia lo psichiatra curante che
la nostra consulente psichiatra escludono la presenza di patologie
psichiatriche tali da ridurre in modo sensibili lo stato valetudinario
dell'A.).” doc. AI 31-12)

 

                                         In
conclusione i periti del SAM hanno sviluppato alcune considerazioni sulla
capacità d’integrazione ed hanno risposto alle domande poste dall’UAI:

 

" 
Secondo il parere della nostra consulente
psichiatra, potrebbero essere indicati provvedimenti volti alla riqualifica
dell'A. in altre è più confacenti attività lavorative. Aggiunge inoltre che
queste attività, non pesando troppo sull'aspetto “dolore” e sgravando l'A.
dallo sforzo fisico potrebbero giovare alla prognosi psichiatrica a lungo
termine. Non riteniamo invece possibile migliorare la capacità di lavoro
tramite provvedimenti sanitari, nell'attività da ultimo svolta di cameriera.

 

In attività rispettose dei limiti medico‑teorici
descritti al capitolo 8, riteniamo che l'A. è in grado di raggiungere un grado
di capacità lavorativa nella misura completa.

Non concordiamo pertanto con la valutazione dei
nostro consulente reumatologo, che giudica pure limitata la capacità lavorativa
dell'A. per qualsiasi tipo di lavoro.

 

Ribadiamo che in attività rispettose delle
limitazioni della capacità funzionale residua descritte al capitolo 8 (in
riferimento all'attività di cameriera), il grado di capacità lavorativa medico‑teorica
globale è da considerare nella misura del 100%, e ciò a partire da febbraio
2005.

 

 

10 OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

I. Esprimere con precisione i limiti
funzionali per quanto riguarda la spalla sinistra, per poter determinare
un'attività esigibile.

 

Questi limiti funzionali sono stati descritti in
modo dettagliato nel capitolo B.

 

2. Verificare se come cameriera l'incapacità
lavorativa sia davvero compromessa.

 

Sì, riteniamo che i disturbi constatati a livello
muscolo‑scheletrico limitano il grado dì capacità lavorativa nella misura
massima del 20‑30%.

 

Le conclusioni peritali si fondano su
un'esauriente discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.” (cfr. doc. AI 31-12/13)

 

                             2.10.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente,
che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni
logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V
176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329
e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione
del 24 agosto 2006 concernente un
caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.11.   In una
sentenza I 65/07 del 31 agosto 2007, il Tribunale federale ha ritenuto non
probante la perizia effettuata da un medico SMR, a causa di irregolarità
formali legate alla sua persona e all’esercizio della sua attività. In quel
caso, il medico SMR aveva infatti effettuato una valutazione psichiatrica,
apponendo, accanto alla sua firma, l’indicazione “specialista FMH in
psichiatria”. L’Alta Corte ha tuttavia sottolineato che, al momento di
esprimere la sua valutazione, il medico SMR non era in possesso del titolo di
“specialista in psichiatria e psicoterapia” ai sensi della legislazione
federale in materia. Pur avendo seguito la formazione completa in psichiatria e
psicoterapia, ricevendo una attestazione dalla FMH, egli non aveva conseguito
il titolo postgrado di specialista, dato che non possedeva un diploma federale
di medicina o un diploma di medicina riconosciuto in Svizzera. Per le medesime
ragioni egli non era nemmeno titolare del titolo di “psichiatra FMH”, posto che
 la sigla FMH è esclusivamente riservata ai membri della Federazione dei medici
svizzeri (FMH) in possesso di un titolo postgrado federale o di un titolo di
formazione postgraduata riconosciuto. 

                                         Inoltre, nel caso in
esame, il medico SMR, oltre a non essere abilitato ad esercitare la professione
di medico a titolo indipendente, non era neppure abilitato ad esercitare a
titolo dipendente, in mancanza di un diploma federale svizzero o di un diploma
straniero riconosciuto, requisiti necessari per ottenere un’autorizzazione in
tal senso.

 

                                         In una
sentenza 32.2007.162 dell’8 maggio 2008 questo Tribunale ha già avuto modo di
rilevare, sulla base delle precisazioni richieste in quell’occasione al SAM,
che la dr.ssa __________, è in possesso, dal 16 novembre 2005, sia di un
certificato di riconoscimento a livello federale del titolo in psichiatria e
psicoterapia, sia di un certificato di riconoscimento a livello federale del
diploma di laurea in medicina e chirurgia e del diploma di abilitazione
all’esercizio della medicina e della chirurgia conseguiti all’estero (cfr. doc.
XII e i relativi allegati presenti nell’inc. 32.07.162).

 

                                         Pertanto, il rapporto
peritale del 10 luglio 2006 allestito dalla dr.ssa __________ per conto del SAM
può essere preso in considerazione da parte del TCA.

 

                             2.12.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale
pluridisciplinare effettuata dai medici del SAM, da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati.

                                      

                                         Dal profilo psichiatrico
va sottolineato che, secondo la giurisprudenza federale, la
diagnosi di sindrome del dolore somatoforme persistente non costituisce, di per
sé, una base sufficiente per concludere ad un’invalidità. Esiste per contro una
presunzione che i disturbi derivanti da una sindrome somatoforme dolorosa
possano essere superati tramite uno sforzo di volontà
ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.6. e STF I 1093/2006 del 3 dicembre
2007).

                                         Come
visto in precedenza (cfr. consid. 2.6.), per ritenere eccezionalmente
inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato
che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza
concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e
durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza
di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso
patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione
duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come
pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di
provvedimenti riabilitativi.

 

                                         Dalle
tavole processuali è pacifico che l’assicurata non è affetta da una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema la sentenza del
Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 e quella recente 9C_636/2007
del 28 luglio 2008). 

                                         Ella
presenta unicamente una sindrome ansioso-depressiva in disturbo somatoforme da
dolore persistente che non giustifica, a mente del perito, un’inabilità
lavorativa che non possa essere superata tramite uno sforzo
di volontà ragionevolmente esigibile (doc. AI 31-20). 

 

                                         Il perito
evidenzia che l’insorgere dello stato di sofferenza sia fisico che psichico
coincide con la data di interruzione dell’attività lavorativa da parte del
coniuge e della definizione dell’ufficio AI della percentuale di inabilità a
lui concessa. 

                                         Addirittura l’interruzione
della terapia farmacologica, a causa della gravidanza, non ha prodotto alcun
peggioramento dello stato valetudinario. Dal profilo psichiatrico la signora RI
1 è da considerare abile al  lavoro al 100% (doc. AI 31-20).

 

                                         Per
quanto riguarda la valutazione del Dr. Med. __________, prodotta in sede
ricorsuale, questi addirittura corrobora la tesi dei periti del SAM affermando
che “a livello clinico non ho potuto evidenziare delle comorbidità
psichiatriche maggiori” (doc. A5).

 

                                         Quanto
agli altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007
il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome
somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o
meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare
eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità
lavorativa. In quell’occasione,   la nostra Massima Istanza è
giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi
giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.
L’Alta Corte ha infatti osservato:

 

"  (…)

3.

3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent,
comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al.
1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences
d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge
par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré
pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est
exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;
arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public
in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

 

3.2 La reconnaissance de l'existence d'une
atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux
persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert
(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de
classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour
toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles
somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante
pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les
troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un
effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la
réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés
qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de
fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose
pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.

La question de savoir si ces circonstances
exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de
différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité
psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut
constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352
consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,
consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants.
Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif
s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie
inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les
manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution possible
au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de résolution du
conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique (profit
primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de traitements
ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même avec
différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative de la
personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces critères se manifestent et
imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un
effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und
seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,
St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une
activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation
semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la
santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations
envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le
comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les
caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes
divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant
de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible
l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement
psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper,
Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische
Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler
et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

 

3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le
Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points
communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se
justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances,
d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en
matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier
le caractère invalidant d'une fibromyalgie.

 

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée
souffre d'un syndrome

douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux
somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une
comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le
litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par
la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté
raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie
douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral
examine librement.

 

5.

5.1Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception
du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se
manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée
qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail actuel.

 

5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre
l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et
symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère
invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel
et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction
cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte
d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un
retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est
en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui
nécessite des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges
ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques
difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le
lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de
suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état
psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au
domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au
dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur
O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant
pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique
permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de  la doctoresse U.________ restent trop sommaires pour
que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre
2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée
actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan
thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et
O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets
apparents, d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les
trois semaines auprès de la doctoresse U.________ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des
constatations de fait de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le traitement médicamenteux
antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit, par crainte d'effets
secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de
la doctoresse U.________ du 29
septembre 2003 et du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De même,
les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs U.________ (thérapie
cognitivo-comportementale) et G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont
pas été mises en oeuvre.

 

5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que
le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un
point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de
l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation
du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit
fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

 

Nel caso di specie,
analogamente a quanto ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza appena
citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007) e conformemente a quanto valutato
dalla Dr.essa __________ (doc. AI 31-18), secondo questo Tribunale non sono
adempiuti neppure gli altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza per
ammettere, a titolo eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme abbia
carattere invalidante.

 

                                         La ricorrente non presenta
infatti una perdita di integrazione sociale: la gravidanza, all’ottava
settimana al momento della visita peritale del 1° luglio 2006, è un fattore che
permette di escludere uno stato psichico che renda inesigibile per l’assicurata
lo sfruttamento della capacità lavorativa. Analogamente l’interruzione della
terapia farmacologica durante la gravidanza, senza peggioramento clinico, è
segnale inequivocabile che l’assicurata non è affetta da patologie
psichiatriche importanti.

 

                                         Questa Corte, non vede
dunque ragione per distanziarsi dalle valutazioni peritali dei medici del SAM e
dalle considerazioni dell’UAI.

 

                                         Dal profilo
reumatologico lo specialista, Dr. Med. __________, ritiene  che
l’evoluzione dei dolori dell’assicurata non sia da ricondurre alla semplice patologia
meccanica della spalla. Si è invece, a suo dire, sviluppata
una sindrome del dolore cronico, verosimilmente influenzata dallo sviluppo di
un importante stato depressivo con tratti somatoformi, il quale ha influenzato
negativamente la guarigione della patologia alla spalla favorendo lo sviluppo
di dolori cronici alla colonna vertebrale. 

                                         Egli
ritiene la paziente inabile al lavoro nella misura non superiore al 20‑30%
per qualsiasi tipo di attività, compresa quella precedentemente svolta di
cameriera. Il perito non ritiene vi siano patologie alla colonna vertebrale che
possano influenzare, in modo significativo, la capacità lavorativa della
signora RI 1.  I persistenti dolori alla spalla sono da ricondurre piuttosto ad
una cronicizzazione di natura somatoforme (doc. AI 31.17).

 

                                         Contrariamente
a quanto asserito dal rappresentante della ricorrente la documentazione medica
del SAM appare senza dubbio approfondita e dettagliata, con conclusioni chiare
e fondate su validi accertamenti specialistici, e questo Tribunale non ha
motivo per ritenerli incompleti o lacunosi. 

 

                                         Le
certificazioni allegate dalla ricorrente non sovvertono le conclusioni dei
periti interpellati dall’amministrazione. Il certificato medico del Dr. Med. __________
indica l’intervento a cui è stata sottoposta la paziente in data 7 febbraio
2007 senza specificare l’inabilità lavorativa. L’apprezzamento del medico
curante, Dr. __________, il quale è generalista e non specialista nelle materie
che qui ci interessano, non è suscettibile di scalfire il valore probante delle
precitate valutazioni peritali limitandosi in definitiva a formulare una
diversa valutazione della residua capacità lavorativa. Infine, anche per quanto
riguarda la succinta certificazione del Dr. Med. __________, essa si limita a
formulare una differente valutazione della capacità lavorativa della paziente
senza sostanziarla a livello di motivazione.

 

                             2.13.   Alla luce di
quanto appena esposto, il TCA ritiene dimostrato, con
il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115
V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.
2b), che la ricorrente nella sua precedente professione di cameriera presenta
un grado di capacità lavorativa valutabile nella misura del 70-80%, mentre è
abile al 100% in attività adeguate rispettose dei suoi limiti funzionali.

 

                                         Occorre
ora esaminare le conseguenze del danno alla salute subito dalla ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso
concreto, contrariamente a quanto applicato dall’UAI sono determinanti i dati
del 2005 (visto che nella decisione del 12 luglio 2007 la rendita è stata negata
a partire dal 1° giugno 2005). L’amministrazione ha eseguito il raffronto dei
redditi con riferimento all’anno 2004, motivo per il quale i redditi da valido
e da invalido vanno aggiornati al 2005.

 

                             2.14.   Per quel che
concerne il reddito da valido, nella decisione impugnata
l’amministrazione ha preso in considerazione l’importo annuo di fr. 40'560.-, salario
minimo per collaboratori senza attestato professionale secondo il CCNL
dell’industria alberghiera e della ristorazione per l’anno 2004, che aggiornato
al 2005 è pari a fr. 40'950.-. 

 

                             2.15.   Per
quanto riguarda invece il reddito da invalido, anch’esso, tra
l’altro, non contestato, va
ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità,
può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332
consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione
ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno
in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il
livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale
sul salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al
riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo
apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Recentemente
con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in
Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in
quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2004 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2004 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,
cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 3'893.-.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in  La Vie économique, 7/8-2008, p. 90), esso ammonta a
fr. 4'048.72 mensili oppure a fr. 48'584.64 per l'intero anno (fr. 4'048.72 x
12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18
febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2005 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in  La Vie économique, 7/8-2008, p. 91), un reddito
mensile di fr. 4'093.32 oppure di fr. 49'119.89 per l'intero anno (fr. 4'812.59
x 12).

 

                                         L’assicurata,
quale cameriera avrebbe guadagnato nel 2005 fr. 40'950.-/anno per
un’occupazione a tempo pieno corrispondenti a fr. 3'150.-/mese. Tale reddito si
situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri
per un’attività equivalente (cioè fr. 43'837.35, cfr. Tabella TA1 p.to 55 “alberghi
e ristoranti”, livello di qualifica 4, dopo adeguamento all’evoluzione
salariale per il 2005: fr. 3'466.- X 12 mesi = 41’592.-, riportato su 41.7 +
adeguamento all’indice dei salari nominali).

 

                                         Se si
riducesse il reddito statistico da invalido in applicazione della
giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20 febbraio 2008
sopra menzionata, della stessa percentuale, ossia del 6,59%, si otterrebbe un
importo di fr. 45'882.89.

 

                                         Operando
tale riduzione il reddito statistico da considerare ammonterebbe, pertanto, a
fr. 45'882.89 (fr. 49'119.89 decurtati del 6,59%).

 

                                         Il TCA
rileva comunque che, come vedremo (cfr. consid. 2.17.), il risultato finale non
cambierebbe se si volesse utilizzare, quale reddito da invalido, l’importo di
fr. 49'119.89, senza apportare la riduzione del 6,59%, (in quanto ritenuta troppo
esigua). 

 

                             2.16.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                          La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid
ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die
statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau
4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität
differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12
sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert
die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer
(wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen
der In- und Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung
erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor).
Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des
Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch
die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem
Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,
erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,  la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui  la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui
è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà
legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in
cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso,  la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                                         In
concreto, l’UAI non ha applicato decurtazioni dal reddito statistico (doc. AI
54-1) e l’assicurata non ha contestato tale circostanza.

 

                                         Tuttavia,
alla luce della giurisprudenza sopra citata, considerata la nazionalità (__________)
dell’assicurata, la sua minima scolarità e formazione professionale e la
possibilità di svolgere attività adeguate nei limiti imposti dal danno alla
salute, si giustifica una riduzione del 10% .

 

                                         Partendo quindi da un salario
da invalida di 45'882.89, ammettendo una riduzione del
10% per circostanze personali, nel 2005 il reddito ipotetico da invalida
è fr. 41'294.60. Confrontando ora questo dato con l’ammontare del reddito
da valida nel medesimo anno di fr. 40'950.-. (consid. 2.14.),
non emerge un’incapacità di guadagno.

 

                                         Come già anticipato al
consid. 2.16., il risultato non cambierebbe anche volendo considerare, quale
reddito da invalido, l’importo di fr. 49'119.89, cui apportare
una riduzione del 10%, per un reddito ipotetico di fr. 44'208.-. Confrontando
questo dato con l’importo di fr. 40'950.- corrispondente al reddito che
l’insorgente avrebbe conseguito da valida nell’anno 2005 (cfr. consid. 2.14.)
non emerge un’incapacità al guadagno.

 

                                         L’UAI ha
pertanto agito correttamente, procedendo alla soppressione delle prestazioni,
in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se la capacità al guadagno
dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure
se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è
motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza,
tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che
il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare – a partire dal 1° giugno 2005.

 

                                         Nella misura in cui l’UAI
ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità dopo il 31 maggio 2005, la decisione del 12