# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bbe5a13e-2dc8-5492-a912-c27cb1759231
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-07-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.07.2015 D-4394/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4394-2015_2015-07-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-4394/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  l u g l i o  2 0 1 5  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

David R. Wenger, Claudia Cotting-Schalch, 

cancelliera Zoe Cometti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), alias 

C._______, nata il (…) ed il figlio 

D._______, nato il (…), 

Nigeria, 

ricorrenti, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione della SEM del 29 giugno 2015 / N (…). 

 

 

D-4394/2015 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a A._______, cittadino nigeriano in possesso di un permesso di 

soggiorno limitato per richiesta di asilo emesso dalla questura di Napoli il 

17 marzo 2015, ha depositato domanda di asilo in Svizzera il 

5 maggio 2015. Il 5 ottobre 2014 lo stesso aveva depositato domanda di 

asilo in Italia (cfr. verbale d'audizione del 12 maggio 2015 di A._______ [di 

seguito: verbale A._______], pagg. 1 e 4 seg.). 

In occasione del diritto di essere sentito in vista dell'applicazione 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), il ricorrente ha indicato di non 

voler tornare in Italia in quanto non vi sarebbero possibilità lavorative e le 

autorità italiane non si sarebbero prese cura della moglie e del nascituro 

(cfr. verbale A._______, pag. 7). 

A.b La moglie B._______, cittadina nigeriana, incinta al nono mese ed in 

possesso di un permesso di soggiorno limitato per richiesta di asilo emesso 

dalla questura di Napoli il 17 marzo 2015, ha depositato domanda di asilo 

in Svizzera il 5 maggio 2015. Il 5 ottobre 2014 la stessa aveva depositato 

domanda di asilo in Italia (cfr. verbale d'audizione del 12 maggio 2015 di 

B._______ [di seguito: verbale B._______], pagg. 1 e 5 seg.). 

In occasione del diritto di essere sentito in vista dell'applicazione 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, la ricorrente ha indicato di non voler tornare 

in Italia in quanto le autorità italiane non si sarebbero prese cura di lei (cfr. 

verbale B._______, pag. 7). 

A.c Il (…) maggio 2015 B._______ ha dato alla luce D._______. 

B.  

Con decisione del 29 giugno 2015, notificata ai richiedenti in data 

9 luglio 2015 (cfr. risultanze processuali), la Segreteria di Stato della 

migrazione (SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM) non è entrata 

nel merito delle succitate domande d'asilo sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il trasferimento degli interessati verso l'Italia. 

C.  

In data 16 luglio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

17 luglio 2015) gli interessati sono insorti contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

D-4394/2015 

Pagina 3 

chiedendo l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione 

degli atti all'autorità inferiore per una nuova decisione. Altresì hanno 

richiesto la concessione dell'effetto sospensivo come pure dell'assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio 

e del relativo anticipo, con protestate spese e ripetibili. 

D.  

Il Tribunale, con provvedimento del 17 luglio 2015, ha sospeso 

provvisoriamente l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti. 

E.  

Il 20 luglio 2015 l'incarto originale della SEM è entrato al Tribunale. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per 

le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 

LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

D-4394/2015 

Pagina 4 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti. 

4.  

Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di una 

domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo 

cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

4.1. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III). Se in base a questo esame è individuato un altro 

Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM 

pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, 

di ripresa a carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione. 

4.2. Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso 

di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

Ai sensi dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

D-4394/2015 

Pagina 5 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al 

capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente. Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento 

verso un altro Stato membro designato in base ai criteri del capo III o verso 

il primo Stato membro in cui la domanda è stata presentata, lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione diventa lo Stato 

membro competente. 

4.3. Lo Stato membro competente in forza del Regolamento Dublino III è 

tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III). 

4.4. Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete. 

5.  

Nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURODAC», 

che i ricorrenti hanno inoltrato domanda d'asilo in Italia il 5 ottobre 2014 

(cfr. atti A4/1 e A6/1). Tale circostanza è stata inoltre confermata dai 

ricorrenti stessi (cfr. verbale A._______, pag. 5 e verbale B._______, 

pag. 5). 

Il 22 maggio 2015, la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti, 

giusta l'art. 18 par. 1 let. b Regolamento Dublino III due richieste di ripresa 

in carico (cfr. atti A28/5 e 29/5). Il 5 giugno 2015, queste autorità hanno 

espressamente accettato il trasferimento dei ricorrenti verso l'Italia (cfr. 

atto A32/1). 

Avendo riconosciuto la propria competenza nella trattazione delle 

domande di asilo in questione e non avendo i ricorrenti contestato né di 

aver depositato una domanda di asilo in Italia, né che questo Stato sia 

competente per trattare la loro domanda (cfr. verbale A._______, pag. 5 e 

verbale B._______, pag. 5), l'Italia è, in casu, competente. Si rammenti 

dipoi che uno Stato membro al quale è stata presentata una nuova 

D-4394/2015 

Pagina 6 

domanda d'asilo non può più rimettere in discussione, riferendosi ai criteri 

definiti al capo III del Regolamento Dublino III, la responsabilità di uno 

Stato membro sollecitato anteriormente che ha accettato una richiesta di 

ripresa in carico (cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2). 

Di conseguenza la competenza dell'Italia è data. 

6.  

Quo alla procedura d'asilo e di accoglienza dei richiedenti in Italia, il 

Tribunale ha più volte ribadito che non vi sono fondati motivi di ritenere che 

sussistano carenze sistemiche che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

secondo comma Regolamento Dublino III). L'Italia è legata alla CartaUE e 

firmataria della CEDU, della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105), della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 

28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo 

aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le 

disposizioni. La CorteEDU nella sentenza Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12 § 114 ha peraltro espressamente indicato che 

la situazione attuale dell'Italia non è comparabile alla situazione della 

Grecia constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09. 

Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della loro domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. 

direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [rifusione] [GU L 180/60 del 

29.6.2013, di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [rifusione] 

[GU L 180/96, di seguito: direttiva accoglienza]). Tali direttive abrogano e 

sostituiscono le vecchie direttive 2005/85/CE (art. 53 direttiva procedura) e 

2003/9/CE (art. 32 direttiva accoglienza) con effetto dal 21 luglio 2015; le 

stesse possono essere invocate a partire da tale data dai singoli dinanzi ai 

giudici nazionali nei confronti dello Stato, ove quest'ultimo non abbia 

recepito nei termini tale direttiva nel diritto interno o non l'abbia recepita 

correttamente (cfr. sentenza della CGUE del 24 novembre 2011 C-468/10 

e C-469/10, ASNEF e FECEMD/Administración del Estado punto 51). 

D-4394/2015 

Pagina 7 

Conseguentemente, visto tutto quanto precede l'applicazione dell'art. 3 

par. 2 secondo comma Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie. 

7.  

7.1. I ricorrenti contestano esclusivamente la questione delle garanzie, a 

loro dire, insufficienti ottenute dalla SEM in vista del loro trasferimento 

verso l'Italia giacché appartenenti ad un gruppo vulnerabile. Con tale 

argomento i ricorrenti si riferiscono implicitamente alla clausola di sovranità 

di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausole discrezionali) 

rispettivamente all'art. 29a cpv. 3 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a 

questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di 

sovranità. Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo 

giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda (cfr. sentenza del TAF E-641/2014 del 

13 marzo 2015 [prevista per la pubblicazione]). 

7.2. Sulla questione delle garanzie in vista del trasferimento di persone 

vulnerabili in Italia questo Tribunale si è pronunciato in una recente 

sentenza di principio, segnatamente sentenza del TAF E-6629/2014 del 12 

marzo 2015 (prevista per la pubblicazione), riprendendo quanto stabilito 

nella sentenza Tarakhel § 122, secondo cui la Svizzera non può procedere 

al trasferimento di famiglie qualora non ottenga garanzie individuali 

dall'Italia circa la presa in carico adeguata conforme all'età dei fanciulli ed 

alla preservazione dell'unità della famiglia. In assenza di tali garanzie 

individuali da parte dell'Italia vi sarebbe un rischio di violazione dell'art. 3 

CEDU. Come ritenuto nella citata sentenza del Tribunale, le garanzie 

individuali richieste dalla CorteEDU all'Italia circa l'alloggio di minori 

conformemente ai diritti del fanciullo ed al rispetto dell'unità della famiglia 

non è una questione inerente alle modalità di trasferimento bensì 

costituisce un presupposto materiale di ammissibilità dello stesso, in 

conformità al diritto internazionale. In quanto tale deve poter essere 

sottoposta al controllo del Tribunale. L'autorità preposta al trasferimento 

deve essere in possesso di garanzie individuali e concrete, che facciano 

riferimento al nome ed all'età degli interessati; assumendosi il compito di 

assicurarsi, presso le autorità italiane, che al loro arrivo in Italia i richiedenti 

saranno accolti in strutture e condizioni adatte all'età dei bambini e nel 

rispetto del principio dell'unità della famiglia. Garanzie astratte e generali 

preliminari alla decisione della SEM, come pure garanzie specifiche ed 

D-4394/2015 

Pagina 8 

individuali al momento del trasferimento, non sono né sufficienti, né ritenute 

conformi alla giurisprudenza sopracitata. 

7.3. Nella decisione impugnata la SEM ha indicato che nell'accogliere la 

richiesta di riammissione dei richiedenti l'Italia avrebbe menzionato il nome 

e l'età di ogni membro del nucleo famigliare. Da questa comunicazione 

emergerebbe che le autorità italiane hanno formalmente riconosciuto gli 

interessati come "nucleo famigliare". In data 2 febbraio 2015, l'Italia 

avrebbe trasmesso agli Stati membri una prima presa di posizione con la 

quale confermerebbe che ogni nucleo famigliare con figli minorenni 

trasferito in Italia sarà alloggiato in modo congiunto e in una struttura 

conforme all'età dei bambini. Dipoi il Prefetto Mario Morcone, capo del 

Dipartimento delle libertà civili e dell'immigrazione avrebbe, il 

15 aprile 2015, indirizzato un messaggio elettronico alla Commissione 

europea trasmettendo un elenco di progetti territoriali d'accoglienza, 

aderente al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati 

(SPRAR), in seno ai quali sarebbero stati riservati dei posti di accoglienza 

ai nuclei famigliari con figli minorenni trasferiti in Italia in applicazione del 

Regolamento Dublino III. Già sulla scorta di quanto precede la SEM ritiene 

che l'Italia adempirebbe alle esigenze poste dalla CorteEDU. 

Con circolare dell'8 giugno 2015 l'elenco dei progetti SPRAR sarebbe stato 

trasmesso agli Stati membri. Le autorità avrebbero precisato che i progetti 

SPRAR sono interventi di "accoglienza integrata" continuativi nel tempo 

che, oltre a vitto e alloggio, prevedono misure di informazione, 

accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione 

di percorsi individuali e famigliari di inserimento socio economico, anche 

specifici per minori. Di conseguenza gli interessati, formando un nucleo 

famigliare conformemente a detta circolare, una volta ritornati in Italia 

sarebbero accolti in un dei progetti SPRAR. 

Le autorità italiane avrebbero inoltre richiesto che il trasferimento dei 

richiedenti sia eseguito a destinazione di Napoli. Allo stato attuale, nella 

regione Campania, sarebbero stati riservati dieci posti d'accoglienza in 

seno ai progetti territoriali a Casoria e Santa Marina. L'assegnazione ad 

una struttura d'accoglienza concreta rileverebbe della competenza delle 

autorità italiane e avverrà al momento del loro arrivo sul territorio italiano. 

In conclusione la SEM ritiene aver ottenuto la garanzia individuale e 

sufficientemente concreta che al momento del trasferimento degli 

interessati in Italia, gli stessi saranno ospitati in una struttura conforme 

all'età del figlio e nel rispetto dell'unità famigliare. 

D-4394/2015 

Pagina 9 

7.4. Nel loro ricorso gli insorgenti hanno lamentato la mancanza di garanzie 

concrete in quanto gli stessi dedurrebbero unicamente dalla decisione 

impugnata di dover recarsi a Napoli. Un alloggio identificabile non gli 

sarebbe tuttavia garantito. I ricorrenti sono dunque dell'opinione che la 

SEM, prima di disporre il loro trasferimento avrebbe dovuto ottenere il 

nome del centro d'accoglienza nel quale gli insorgenti saranno alloggiati. 

8.  

Sulla scorta dei considerandi che precedono, il Tribunale ritiene che la SEM 

ha ottenuto dall'Italia garanzie individuali sufficienti da poter escludere un 

rischio di violazione dell'art. 3 CEDU. 

Innanzitutto il Tribunale constata che i ricorrenti sono stati riconosciuti dalle 

autorità italiane come nucleo famigliare (cfr. atto A32/1). Nella 

comunicazione di riammissione del 5 giugno 2015 sono state riportate 

inoltre le generalità precise degli stessi come pure il grado di parentela e 

le loro date di nascita. Infine è indicato che il nucleo famigliare si deve 

recare all'aeroporto di Napoli e presentarsi all'Ufficio di Polizia di Frontiera 

(cfr. ibidem). 

Oltracciò, la circolare dell'8 giugno 2015 del Ministero dell'Interno 

(Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, Direzione centrale dei 

servizi civili per l'immigrazione e l'asilo, Unità Dublino) intitolata Dublin 

Regulation Nr. 604/2013 Guarantees for vulnerable cases; familiy groups 

with minors si riferisce espressamente ai centri di accoglienza SPRAR e 

ne allega una lista dettagliata. Il Servizio centrale dello SPRAR è stato 

istituito dal Ministero dell'Interno ed affidato con convenzione 

all'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI). A sua volta ANCI, per 

l'attuazione delle attività, si avvale del supporto della Fondazione Cittalia 

(cfr. http://www.cittalia.it/index.php/chi-siamo, consultato il 21 luglio 2015). 

La missione del Servizio centrale è quello di ricoprire il suolo di 

coordinamento e consulenza verso servizi speciali di accoglienza, attivati 

nell'ambito del Sistema di protezione e dedicati alle persone appartenenti 

alle cosiddette categorie più vulnerabili, quali minori non accompagnati, 

disabili anche temporanei, soggetti che richiedono assistenza domiciliare, 

sanitaria, specialistica e prolungata, anziani e vittime di torture e di violenze 

(cfr. http://www.sprar.it/index.php/chi-siamo/il-servizio-centrale, consultato 

il 21 luglio 2015). Nonostante il nucleo famigliare con minore a carico non 

rientri nelle categorie vulnerabili testé elencate, il Tribunale non ha motivo 

di credere che tali centri di accoglienza non siano adatti oppure in grado di 

accogliere la famiglia nucleare con minore a carico. 

D-4394/2015 

Pagina 10 

La lista stilata degli alloggi dello SPRAR per famiglie Dublino 

conformemente alla sentenza Tarakhel è di per sé già una fondamentale 

garanzia da parte dell'Italia di garantire un alloggio consono al nucleo 

famigliare con minore a carico. Il Tribunale non ha pertanto indizi concreti 

per dubitare che l'Italia, nonostante l'importante flusso migratorio che 

caratterizza il Paese, non sia in grado di accogliere la famiglia nucleare 

garantendo un alloggio adeguato all'età del fanciullo ed alla preservazione 

dell'unità della famiglia. 

Pertanto l'allegazione ricorsuale secondo la quale la SEM avrebbe dovuto 

ottenere il nome del centro di accoglienza destinato alla famiglia nucleare 

qui ricorrente è senza fondamento, dacché nella lista dei posti SPRAR 

sono indicati ventinove centri di accoglienza, di cui due nella regione 

Campania: pertanto sarà compito delle autorità italiane valutare in quale 

centro di accoglienza alloggiare la famiglia nucleare. Per le autorità 

svizzere d'asilo è sufficiente escludere un rischio di violazione 

dell'art. 3 CEDU: conoscere il nome del centro SPRAR nel quale 

alloggeranno i ricorrenti non implica dunque un rischio di violazione 

dell'art. 3 CEDU avendo l'Italia, nella presente fattispecie, fornito sufficienti 

garanzie di garantire un alloggio adeguato all'età del fanciullo ed alla 

preservazione dell'unità della famiglia conformemente alla sentenza 

Tarakhel. 

In sunto, avendo la SEM verificato che l'Italia ha a) riconosciuto, nella 

comunicazione di riammissione, i ricorrenti come famiglia nucleare 

indicandone le precise generalità e le date di nascita di ciascuno e b) 

riservato degli alloggi in seno al progetto SPRAR consoni alla 

preservazione dell'unità della famiglia come pure all'età del fanciullo, il 

Tribunale parte dal principio che l'Italia ha fornito sufficienti garanzie 

individuali così da poter escludere una violazione dell'art. 3 CEDU. 

In conclusione non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III. 

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell'applicazione della clausola di sovranità 

da parte della Svizzera, l'Italia è competente per l'esame della domanda di 

asilo dei ricorrenti ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a 

riprenderli in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 

29 Regolamento Dublino III. 

D-4394/2015 

Pagina 11 

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata in materia della domanda 

di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente all'art. 44 

LAsi, posto che gli stessi non possiedono un'autorizzazione di soggiorno in 

Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In siffatte circostanze, non vi è più luogo 

di esaminare in maniera distinta le questioni relative all'esistenza di un 

impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 

4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), dal momento che detti motivi sono 

indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro di una 

procedura Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10). 

Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione della 

SEM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e pronuncia il 

trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata: le conclusioni 

ricorsuali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla 

trasmissione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno 

respinte. 

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell'effetto sospensivo è divenuta senza oggetto. 

11.  

Con la presente sentenza le misure supercautelari pronunciate il 

17 luglio 2015 sono revocate. 

 

 

12.  

12.1. Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese 

processuali è divenuta senza oggetto. 

D-4394/2015 

Pagina 12 

12.2. Ritenute infine le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di 

esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta. 

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

13.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-4394/2015 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 17 luglio 2015 sono revocate. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

4.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: