# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fc7085b5-4096-5ec1-9921-55d53ed0144f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.03.2022 D-1216/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1216-2022_2022-03-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1216/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Claudia Cotting-Schalch;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Pakistan,  

(…) 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 7 marzo 2022 / N (…). 

 

 

 

D-1216/2022 

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Fatti: 

A.  

A._______, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) novem-

bre 2021, dopo essere entrato il medesimo giorno assieme al fratello 

B._______ ed alla famiglia di quest’ultimo (dossier della Segreteria di Stato 

della migrazione [di seguito: SEM] N […]) su suolo elvetico (cfr. atti SEM 

n. [{…}]-2/3, 5/2 e 8/1).  

B.  

Il (…) novembre 2021, con l’interessato, si è tenuto il verbale di rilevamento 

sui suoi dati personali (cfr. n. 15/10), allorché invece il (…) dicembre 2021 

egli ha svolto il colloquio Dublino (cfr. n. 18/3). In quest’ultimo ambito gli è 

stata offerta la possibilità di esprimersi circa il suo stato di salute ed in me-

rito all’eventuale competenza dell’Italia nella trattazione della sua domanda 

d’asilo. 

Agli atti, a sostegno della sua domanda d’asilo, egli ha consegnato il suo 

permesso di soggiorno per stranieri italiano, la ricevuta della richiesta di 

rinnovo del permesso di soggiorno italiano ed il suo passaporto originale 

(cfr. n. 1/-, mezzo di prova 1; 18/3 e 20/1), come pure tramite gli scritti del 

suo rappresentante legale del 21 gennaio 2022 rispettivamente del 10 feb-

braio 2022, varia documentazione attinente i fatti che sarebbero avvenuti il 

(…) presso l’(…) dell’interessato (cfr. n. 30/15 e 33/1). 

C.  

L’autorità elvetica preposta, il (…) dicembre 2021 (cfr. n. 22/9), ha presen-

tato alla sua omologa italiana una domanda di presa in carico dell’interes-

sato in applicazione dell’art. 12 par. 4 del regolamento (UE) n. 604/2013 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce 

i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente 

per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifu-

sione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; 

di seguito: Regolamento Dublino III). L’Italia ha accettato la presa in carico 

del richiedente il (…) febbraio 2022, in virtù della medesima disposizione 

del Regolamento precitata (cfr. n. 32/1). 

D.  

Con decisione del 7 marzo 2022 – notificata il giorno seguente (cfr. n. 42/1) 

nell’ambito del quale è pure cessato il mandato della rappresentanza legale 

dell’interessato (cfr. n. 43/1) – la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo, fondandosi sull’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, pronunciando nel 

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contempo l’allontanamento (recte: trasferimento) dell’interessato dalla 

Svizzera verso l’Italia ed ordinando l’esecuzione della predetta misura. Ha 

altresì statuito che un eventuale ricorso contro il provvedimento non avesse 

effetto sospensivo. 

E.  

Per il tramite del plico raccomandato del 15 marzo 2022 (cfr. risultanze pro-

cessuali), il richiedente è insorto con ricorso, redatto in parte in tedesco ed 

in parte in italiano, contro la succitata decisione della SEM. Nello stesso 

egli ha postulato, a titolo processuale, la concessione dell’effetto sospen-

sivo al ricorso, mentre che a titolo principale l’annullamento del provvedi-

mento avversato e l’entrata nel merito della sua domanda d’asilo. Egli ha 

altresì presentato istanza di assistenza giudiziaria, secondo il senso, 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo. 

Al ricorso l’insorgente ha allegato quale nuova documentazione: una copia 

della radiografia della sua panoramica dentale effettuata il (…) presso l’(…) 

di C._______ (D._______), nonché un certificato medico del (…) del Dr. 

med. E._______ del predetto (…). 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a – c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Il ricorso è stato inoltrato in parte in tedesco ed in parte manoscritto in ita-

liano, allorché la decisione impugnata è stata redatta in italiano. Essendo 

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peraltro evincibile dalle motivazioni manoscritte del ricorso, come pure da-

gli atti, che il ricorrente è cognito della lingua italiana, non vi sono ragioni 

per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per ri-

mando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF, ed il procedimento segue la lin-

gua della decisione impugnata.  

3.  

Giusta l’art. 111 lett. e LAsi, il presente ricorso è deciso dal giudice in qua-

lità di giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice, in quanto 

manifestamente infondato, e la decisione è motivata soltanto sommaria-

mente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il 

Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1; 

2012/4 consid. 2.2, con rif. citati). 

5.  

5.1 Prima di applicare l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

5.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15). Nel caso di 

una procedura di presa in carico (inglese: take charge) – come è il caso di 

specie – ogni criterio per la determinazione dello Stato membro compe-

tente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei 

criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente 

previsto dal Regolamento trova applicazione nella fattispecie (principio 

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della gerarchia dei criteri). La determinazione dello Stato membro compe-

tente avviene sulla base della situazione esistente al momento in cui il ri-

chiedente ha presentato domanda di protezione internazionale (art. 7 

par. 2 Regolamento Dublino III). Contrariamente, nel caso di una proce-

dura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non viene effet-

tuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente 

secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1 con rif. cit.). 

5.3 Altresì, giusta l’art. 12 par. 4 primo comma Regolamento Dublino III, se 

il richiedente è titolare soltanto di uno o più titoli di soggiorno scaduti da 

meno di due anni o di uno o più visti scaduti da meno di sei mesi che gli 

avevano effettivamente permesso l’ingresso nel territorio di uno Stato 

membro, si applicano i par. 1, 2 e 3 fino a che il richiedente non abbia la-

sciato i territori degli Stati membri. Lo Stato membro competente in forza 

del predetto Regolamento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle 

condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la 

domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Du-

blino III). 

5.4 Nella presente disamina, risulta come il ricorrente è beneficiario di una 

carta d’identità italiana – non valida per l’espatrio – scadente il (…) (cfr. 

n. 25/2) ed ha ottenuto un permesso di soggiorno dalle autorità italiane (per 

motivi famigliari), entrando legalmente nel territorio italiano il (…). Il mede-

simo titolo di soggiorno è scaduto il (…) ed è stato richiesto dall’insorgente 

il suo rinnovo, come da egli stesso dichiarato (cfr. n. 18/3 e 20/1). Di con-

seguenza, la SEM ha a giusto titolo presentato alle autorità italiane com-

petenti e nel termine previsto all’art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III, una 

richiesta di presa in carico fondata sull’art. 12 par. 4 Regolamento Dublino 

III (cfr. n. 22/9). Alla stessa l’Italia ha risposto positivamente e nel termine 

legalmente previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III (cfr. n. 32/1). 

Di conseguenza, la competenza dell’Italia risulta di principio essere data, 

ciò che sul suo principio non viene del resto neppure contestato dal ricor-

rente.  

6.  

6.1 Ciò posto, nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente ha contestato la 

decisione della SEM, invocando di essere stato curato male ai denti ed alla 

mascella in Italia, ciò che avrebbe comportato che egli non riuscirebbe più 

a masticare ed avrebbe ora i denti storti. Inoltre a causa dei fatti successigli 

in Italia, avrebbe temuto che degli individui lo venissero a cercare la notte 

e non avrebbe più dormito. La polizia gli avrebbe soltanto riferito di atten-

dere il tribunale e gli autori degli atti non verrebbero mai arrestati. Pertanto, 

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per motivi umanitari, egli chiede di non dover rientrare in Italia, poiché te-

merebbe per la sua vita, non riuscirebbe più a dormire né ad uscire di casa 

a causa della paura che gli capiti qualcosa. 

6.2 Secondo l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato 

membro designato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato mem-

bro designato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro 

in cui la domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la 

procedura di determinazione diventa lo Stato membro competente. 

Nel caso dell’Italia, è d’uopo rammentare che tale Paese è legato alla Car-

taUE e firmatario della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-

collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale 

titolo, le disposizioni. Di conseguenza, l’Italia è presunta rispettare la sicu-

rezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della pro-

pria domanda secondo una procedura giusta ed equa e garantire una pro-

tezione conforme al diritto internazionale ed europeo, segnatamente rico-

noscendo ed applicando le norme previste nella direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: 

direttiva accoglienza) e nella direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del 

riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (ri-

fusione) (GU L 180/60 del 29.6.2013; di seguito: direttiva procedura). 

Quanto precede vale ancor più dal momento che l’entrata in vigore del de-

creto-legge n. 130/2020 il 20 dicembre 2020 ha contribuito al migliora-

mento delle condizioni d’accoglienza dei richiedenti l’asilo in Italia (cfr. sen-

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tenza di riferimento del Tribunale F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 con-

sid. 10.5; anche tra le altre le sentenze del Tribunale F-52/2022 del 10 gen-

naio 2022 consid. 7.2, F-12/2022 del 7 gennaio 2022 consid. 5.2). 

6.3 L’interessato non ha dimostrato l’esistenza di un rischio concreto che 

le autorità italiane rifiuterebbero di prenderlo in carico e di portare a termine 

l’esame della sua domanda di protezione, in violazione della direttiva pro-

cedura, essendo precisato che egli non vi ha depositato alcuna domanda 

in tale senso, in quanto beneficiario per molti anni e ciò fino al (…) di un 

regolare permesso di soggiorno, di cui ha peraltro già chiesto il rinnovo. 

Non sono riscontrabili inoltre degli indizi oggettivi, concreti e seri che il ri-

corrente verrebbe privato durevolmente dell’accesso alle condizioni mate-

riali minime d’accoglienza previste dalla direttiva accoglienza, nel caso in 

cui dovesse depositarvi una domanda d’asilo, di cui egli d’altronde non se 

ne prevale. Nel caso di specie, non avendolo ancora fatto, spetta in primo 

luogo al ricorrente, in caso di trasferimento in detto Paese, presentare al 

più presto una domanda d’asilo alle autorità italiane competenti e rispettare 

le loro istruzioni, ciò che gli permetterà di beneficiare dei diritti previsti dalla 

direttiva accoglienza. Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno 

ravvisabili motivi per i quali vi sia da ritenere che l’Italia non rispetterebbe 

il principio di non-respingimento rinviando il ricorrente in un Paese dove la 

sua vita, la sua integrità fisica o la sua libertà sarebbe minacciata per uno 

dei motivi menzionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di es-

sere costretto a recarsi in un Paese di tal genere. Nemmeno ha fornito 

elementi atti a comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione 

personale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 

CEDU o all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in 

Italia (cfr. anche infra consid. 7 e 8). 

Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione dell’art. 3 

par. 2 2ª frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie. 

7.  

7.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III ("clausola di sovranità"), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete. 

7.2 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a que-

stioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione 

che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi 

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umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe com-

petente per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, 

l’autorità inferiore dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribu-

nale, a seguito dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in 

vigore il 1° febbraio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la 

SEM ha esercitato il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla 

legge, ossia se l’autorità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto 

secondo criteri oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora 

la decisione sia sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione 

di motivi umanitari e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto 

di essere sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio della 

proporzionalità – il Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento 

a quello della SEM. Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel 

paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto in-

ternazionale, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di so-

vranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale di-

spone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

7.3  

7.3.1 La CorteEDU ha stabilito che il respingimento forzato di persone che 

soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una violazione 

dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato non si trovi ad uno 

stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia come una 

prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito, 

la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una 

violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei 

seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici ade-

guati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un 

grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute com-

portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-

ranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 

dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). 

7.3.2 In specie, circa il suo stato di salute, durante il suo colloquio Dublino, 

il ricorrente ha riferito di stare bene, a parte delle problematiche alla masti-

cazione derivate dalla rottura della mandibola in Italia. Nel suo ricorso egli 

ha sostenuto che in quest’ultimo Paese non lo avrebbero curato bene per 

tale problematica. Dagli atti medici all’incarto, risulta effettivamente come 

egli sia stato visitato e trattato in Svizzera a causa di una frattura della 

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mandibola destra, che non sarebbe stata riposta correttamente, e per il 

quale il ricorrente avrebbe ricevuto dei trattamenti in Italia a (…) (cfr. 

n. 17/3, 27/2, 28/2, 31/2, 34/3). Dall’ultimo F2 del (…) (cfr. n. 34/3) e dal 

descrittivo degli appuntamenti medici passati e futuri dell’insorgente (cfr. 

n. 36/1), risulta come per il medesimo sia stato previsto un controllo il (…), 

presso il (…) all’(…) di C._______ (D._______), anche per l’eventuale trat-

tamento di un dente cariato (cfr. n. 34/3). Controllo che appare essere stato 

effettuato, come da certificato medico del (…) prodotto con il ricorso dall’in-

sorgente. Nello stesso viene indicato quale procedere il trattamento o 

l’estrazione del dente (…) (quello cariato) come pure che è prevista per 

(…) ([…]), sempreché il ricorrente sia ancora in Svizzera, la rimozione delle 

piastre a livello mandibolare. Dall’F2 del (…) (cfr. n. 27/2), si evince anche 

come l’interessato abbia riferito insonnia, per la quale gli è stato proposto 

un trattamento a base di imovane 7.5 mg, e per la frattura mandibolare una 

dieta frullata fino a nuovo ordine medico.  

Alla luce di quanto precede, risulta quindi come il ricorrente sia in Italia, 

come pure in Svizzera sia stato curato medicalmente e la SEM fosse a 

conoscenza dei problemi di salute dell’insorgente, di cui ha tenuto debita-

mente conto nella decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 4 seg.). A fronte di 

tale quadro, è possibile evincere come il ricorrente non si trovi in uno stato 

di salute cagionevole a tal punto da essere messo gravemente e irrimedia-

bilmente a rischio da un trasferimento verso l’Italia. Inoltre l’insorgente, an-

che dovesse ancora necessitare in futuro di trattamenti dentali, o di altre 

cure, disporrà in Italia delle strutture mediche, sufficienti ed equiparabili a 

quelle svizzere, per poter ricevere le adeguate cure. Se poi ritenesse, come 

lamentato nel ricorso, che i trattamenti a livello maxillo-facciale ricevuti in 

Italia siano stati eseguiti non a regola d’arte, apparterrà al medesimo di 

indirizzarsi presso le competenti sedi che risultano essere disponibili in  

Italia, anche eventualmente intentando una causa legale. Si rammenta 

inoltre come il ricorrente dispone in Italia pure di famigliari (i genitori nonché 

diverse sorelle ed un fratello; cfr. n. 15/10, p.to 1.16.04, pag. 4). Non v’è 

quindi, nel caso di specie, alcuna necessità di ottenere da parte delle au-

torità italiane delle assicurazioni individuali e preliminari al trasferimento del 

ricorrente che egli riceverà le cure mediche ed un alloggio adeguati (cfr. 

sentenza di riferimento del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 

consid. 7.4.3). 

7.4 Per quanto invece concerne i timori derivanti dalle minacce e dai fatti 

successi al ricorrente a causa di terze persone in Italia, che egli ha addotto 

sia nell’ambito del suo colloquio Dublino che nel suo ricorso, come a ra-

gione denotato anche dall’autorità inferiore nel provvedimento impugnato, 

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a differenza di quanto da egli sostenuto nel gravame, si evince sia dalle 

sue allegazioni che dai mezzi di prova consegnati, come le autorità di poli-

zia, allorché sollecitate siano intervenute. Il fratello del ricorrente ha inoltre 

potuto sporgere una formale denuncia nei confronti dei responsabili del 

danneggiamento del suo (…), presso la stazione di polizia competente, (…) 

giorni dopo l’evento. Il ricorrente, essendo partito (…) giorni dopo tali ultime 

circostanze, e non avendo apportato alcuna prova o elemento concreto e 

sostanziato di essersi indirizzato alle forze di polizia italiane per denunciare 

le minacce e l’aggressione subita precedentemente, e che queste ultime 

gli avrebbero sconsigliato di denunciare l’episodio in quel momento come 

egli ha sostenuto nel colloquio Dublino; non appare essere ravvisabile nel 

comportamento delle autorità italiane alcuna inazione. Se poi il ricorrente 

ritenesse che dei singoli agenti o il suo caso non venisse trattato regolar-

mente dalle autorità italiane, o che non ricevesse dalle stesse la dovuta 

protezione, apparterrà a lui adire eventualmente le vie legali preposte, di-

sponibili e funzionanti in Italia. Si può difatti partire dal presupposto, che 

l’Italia sia uno Stato di diritto che dispone di un sistema giudiziario e di po-

lizia funzionanti e che egli potrà, come già in passato, rivolgersi alle autorità 

competenti per richiedere la necessaria protezione in caso di minacce con-

crete da parte di terzi, e che le predette siano in grado di offrirgliela. Gli 

elementi apportati dall’insorgente sia nel corso della procedura di prima 

istanza che in fase ricorsuale non sono atti a modificare tale conclusione. 

Per il resto, onde evitare inutili ridondanze, si rinvia alla decisione avver-

sata (cfr. art. 109 cpv. 3 della legge sul Tribunale federale del 17 giu-

gno 2005 [LTF; RS 173.110] su rinvio dell’art. 6 LAsi) la quale risulta essere 

sul punto sufficientemente chiara e dettagliata (cfr. p.to II, pag. 5 seg.), non-

ché corretta. 

8.  

Sulla base di quanto precede, v’è da concludere che il trasferimento del 

ricorrente in Italia non viola gli obblighi della Svizzera derivanti dal diritto 

pubblico internazionale. Inoltre, vi è luogo di osservare che la SEM ha 

preso sufficientemente in considerazione nel provvedimento avversato i 

fatti allegati dall’interessato suscettibili di costituire dei “motivi umanitari” ai 

sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Non appaiono quindi agli atti elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). A tali condi-

zioni, il Tribunale non può quindi sostituirsi, su tale punto, all’apprezza-

mento adempiuto dalla SEM. Ne discende quindi che è a giusto titolo che 

l’autorità inferiore ha escluso l’applicazione della clausola di sovranità nella 

fattispecie, in quanto non si ravvisano dei motivi né legati al rispetto della 

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Svizzera dei suoi obblighi internazionali, né a delle ragioni umanitarie, per-

ché le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) 

Regolamento Dublino III, rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 trovino 

applicazione. 

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da 

parte della Svizzera, l’Italia rimane competente per il seguito della do-

manda d’asilo introdotta dal ricorrente in Svizzera ai sensi del Regolamento 

Dublino III ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle condizioni po-

ste agli art. 21, 22 e 29 del predetto Regolamento. 

10.  

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente all’art. 44 

LAsi, posto che il succitato non possiede un’autorizzazione di soggiorno in 

Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

11.  

In siffatte circostanze non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le 

questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-

rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 della legge federale sugli 

stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/8 consid. 5.2 

e DTAF 2010/45 consid. 10.2). 

12.  

In conclusione, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità 

inferiore, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia 

il trasferimento del ricorrente dalla Svizzera verso l’Italia, confermata. 

13.  

La domanda dell’insorgente tendente alla concessione dell’effetto sospen-

sivo al ricorso, risulta essere senza oggetto, posto che il Tribunale ha sta-

tuito nel merito dello stesso. 

14.  

Per lo stesso motivo esposto al considerando precedente, pure la do-

manda dell’insorgente tendente alla concessione dell’esenzione dal versa-

mento di un anticipo sulle spese processuali, risulta essere senza oggetto. 

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15.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali è respinta.  

16.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

17.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal paga-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della pre-

sente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: