# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c4a962c1-aa12-5bcc-aac5-f92978d8077b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-05-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 29.05.2020 52.2018.548
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2018-548_2020-05-29.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2018.548

   

  	
  Lugano

  29
  maggio 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Giovan Maria Tattarletti, vicepresidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Mariano Morgani

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 14 novembre 2018 di

 

 

	
   

  	
   RI
  1   

  patrocinato
  da:   PA 1 e   PA 2   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 ottobre 2018 (n. 4706) del
  Consiglio di Stato, che accoglie parzialmente il gravame inoltrato dal
  ricorrente avverso la risoluzione del 24 agosto 2017 con la quale il
  Municipio di Sessa ha rilasciato a CO 1e CO 2 la licenza edilizia per uno
  stabile plurifamiliare al mapp. __________ di quel Comune;

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

A.   a. CO 1e CO 2, qui
resistenti, sono comproprietari di un fondo inedificato nel Comune di Sessa
(mapp. __________), formato da un appezzamento di terreno lungo e stretto (ca.
75 m x 15/19 m) situato in località Bonzaglio e attribuito alla zona
residenziale semi-estensiva (RSE).

b. Il 23 novembre 2016 CO 1e CO 2 hanno chiesto al Municipio il permesso per costruire
uno stabile plurifamiliare di quattro livelli al centro del mapp. __________.
Il disegno dell'edificio, condizionato dalla forma del sedime, richiama due
corpi giustapposti sull'asse est-ovest, leggermente sfalsati tra loro, ciascuno
ricoperto da un tetto a falda, i cui colmi non collimano, ma sono leggermente
sfalsati in altezza. Le pareti esterne sono rivestite con pannelli tipo Swiss
Pearl di due tonalità diverse. Tutte le facciate dispongono di balconi;
quelli maggiormente sporgenti interessano le pareti est ed ovest. Lo spigolo
sinistro della facciata sud non è perpendicolare al terreno, bensì obliquo, di
modo che la parete è più lunga alla gronda che alla base (cd. spina obliqua).
All'estremità ovest del mappale è prevista un'area di sosta per nove veicoli e
biciclette. Gli stalli sono disposti su due file (nord n. 1-4 e sud n. 5-9);
tre posti auto per ciascuna fila sono coperti da una pensilina. Per quella nord
(che copre gli stalli n. 2, 3 e 4) è stata chiesta una deroga al rispetto della
distanza di 3.00 m dal percorso pedonale, previsto all'interno del mapp. __________
ma non ancora realizzato. 

c. Nel termine di pubblicazione, al rilascio del permesso si è opposto RI 1,
proprietario di un fondo contermine (mapp. __________), censurando il progetto
sotto svariati profili (completezza della documentazione, inserimento
dell'opera nel paesaggio, distanze da confine, urbanizzazione del fondo,
immissioni).

d. Nel mese di giugno 2017, data la lesione della distanza minima dal confine
sul fronte meridionale, gli istanti in licenza hanno inoltrato una variante
(riduttiva), che diminuisce la lunghezza della facciata sud di 1.00 m (così da
contenere il supplemento di distanza imposto dall'ordinamento comunale),
portandola a 19.00 m alla base e a 21.00 m alla gronda, e rivede la
configurazione dei balconi rivolti a est, riducendone la sporgenza a 1.10 m.
Tenuto conto del superamento dell'indice di sfruttamento (i.s.), gli istanti
hanno altresì previsto il travaso di 36.00 m2 di superficie
edificabile dalla part. __________, equivalenti a 18.00 m2 di
superficie utile lorda (SUL). 

e. Raccolto dai Servizi generali del Dipartimento del territorio l'avviso
cantonale favorevole (n. 99608 del 20 gennaio 2017), il Municipio ha rilasciato
la licenza edilizia per l'immobile, come da variante, senza ulteriori
formalità. L'Esecutivo comunale ha in particolare concesso la deroga a titolo
di precario per la pensilina. Nel contempo, ha respinto l'opposizione
pervenuta. 

 

 

B.   Con giudizio del 10
ottobre 2018, il Consiglio di Stato ha parzialmente accolto l'impugnativa
inoltrata da RI 1, riformando la licenza edilizia nel senso che non è
autorizzata l'edificazione della pensilina che copre i posteggi realizzati a
confine con il percorso pedonale verso il mapp. n. 111 RFP ed anche i due
stalli scoperti previsti a confine con il mapp. n. 977 RFP (n. 1 e 5) vengono
autorizzati a titolo precario (precario per i posteggi n. 1, 2, 3, 4, 5 e
posteggio biciclette nord). 

Il Governo ha ritenuto corretta la condotta del Municipio che, preso atto delle
modifiche apportate con la variante, non ha previsto alcuna forma di
pubblicazione, data la loro portata ridotta. I cambiamenti progettuali,
evidenziati nella risoluzione municipale e noti all'opponente, sarebbero
rimasti peraltro incontestati. Di seguito, l'Esecutivo cantonale ha ritenuto
che i piani permettessero di verificare il rispetto delle distanze da confine e
che la lacuna riferita al colore del rivestimento fosse stata sanata nelle more
della procedura ricorsuale. Nel merito, l'istanza inferiore ha respinto le
censure riferite alla lesione della distanza da confine, come pure quelle
concernenti l'arretramento dell'immobile dal percorso pedonale, il cui calibro
sarebbe stato correttamente fissato a 1.50 m. Quanto alla pensilina nord, il
Consiglio di Stato ha osservato che il manufatto si ponesse direttamente a
confine col percorso pedonale e non rispettasse la linea di arretramento
prevista dal diritto in fieri (…) sia verso il percorso pedonale, sia
verso la prevista strada comunale, ora accesso veicolare comune (mapp. __________).
Ha poi reputato che non sussistesse una situazione eccezionale atta a
giustificarne l'autorizzazione in deroga. Ha inoltre esteso il precario ai due
posteggi scoperti a confine col mapp. __________. Circa l'inserimento delle
edificazioni nel paesaggio, ha condiviso la valutazione estetica del Municipio.

 

C.   Contro il giudizio
governativo RI 1 insorge davanti al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendo (implicitamente) che sia annullato insieme alla licenza edilizia. In
via subordinata postula la retrocessione degli atti per nuova valutazione. 

Il ricorrente approfondisce le censure sollevate davanti al Governo ed
estende gli aspetti oggetto di contestazione. Ribadisce anzitutto l'irritualità
della procedura adottata per la variante, priva di qualsiasi forma di
pubblicità. Lamenta per la prima volta la non conformità col diritto degli
interventi di sistemazione esterna, sostenendo che la modifica dell'andamento
naturale del terreno non sarebbe necessaria né giustificata da una situazione
eccezionale. Aumenterebbero per di più l'impatto visivo del fabbricato. Di
seguito, censura il calcolo della lunghezza delle facciate, dal quale dipende
il supplemento di distanza dal confine, che sarebbe maggiore di quanto ritenuto
dai resistenti e dalle autorità inferiori. Sia la facciata sud che quella nord
non rispetterebbero quindi la distanza prescritta. Qualora per la seconda si
volesse considerare determinante la distanza dal sentiero pubblico previsto su
quel versante, invece che dal confine coi mapp. __________ e __________, anche
la distanza minima dal percorso pedonale sarebbe violata, atteso che il calibro
stradale sarebbe superiore a quanto considerato dal Governo. Per la prima volta
davanti al Tribunale il ricorrente sostiene che pure l'altezza massima non
sarebbe rispettata, posto che la differenza di altezza delle due falde,
siccome distribuita su tutta la lunghezza orizzontale della casa,
imporrebbe l'applicazione delle disposizioni per i tetti a falda singola. Da
ultimo, l'insorgente critica l'inserimento dello stabile nel paesaggio,
rilevando che il manufatto supererebbe per dimensioni quelli vicini, sarebbe
connotato da uno stile architettonico singolare, vedrebbe rivestimenti bicolore
e sarebbe orientato in modo irragionevole. Nelle vicinanze si troverebbe
peraltro un bene culturale (stalla), che meriterebbe particolare tutela.

 

D.   a. All'accoglimento
del ricorso si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari
osservazioni.

Ad identica conclusione pervengono i resistenti ed il Municipio, con
argomentazioni che saranno riprese, nella misura del necessario, nei
considerandi di diritto. 

L'Ufficio delle domande di costruzione (UDC) conferma le proprie precedenti
comparse scritte, evidenziando che le eccezioni sollevate non attengono al
diritto federale o cantonale.

b. In replica e duplica, le parti si riconfermano nelle rispettive tesi e
domande di giudizio. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.    1.1. La competenza del Tribunale cantonale
amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13
marzo 1991 (LE; RL 705.100). Certa è la legittimazione attiva del ricorrente,
già opponente (art. 21 cpv. 2 LE; art. 65 cpv. 1 della legge sulla procedura
amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il ricorso,
tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine. 

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti, senza istruttoria
(art. 25 cpv. 1 LPAmm). La situazione dei luoghi e dell'oggetto delle
contestazioni emerge con sufficiente chiarezza dalle tavole processuali.
Neppure le parti sollecitano l'assunzione di particolari mezzi di prova.

 

 

2.    Variante e
completezza della domanda di costruzione

2.1. Per principio le varianti sottostanno alla procedura ordinaria di rilascio
del permesso di costruzione. In quest'ottica, l'art. 16 cpv. 1 LE dispone che
la procedura di pubblicazione deve essere ripetuta se i progetti vengono
modificati nel corso della procedura di approvazione o successivamente.
L'obbligo di pubblicizzare la domanda di variante mira essenzialmente a
salvaguardare i diritti di opposizione di eventuali interessati. La regola non
è tuttavia assoluta. Se i progetti rimangono immutati nelle loro
caratteristiche essenziali, dispone l'art. 16 cpv. 2 LE, è applicabile la
procedura della notifica. Differenze che non superano un grado di tolleranza
ragionevolmente ammissibile, conclude la norma, non soggiacciono ad alcuna
formalità. Lo scopo di questa precisazione è essenzialmente quello di evitare
procedure sproporzionate all'entità dei cambiamenti da apportare. Dall'art. 16
LE si evince dunque che la procedura ordinaria è applicabile soltanto in caso
di varianti che modificano in misura rilevante il progetto approvato o in via
di approvazione. Qualora le modifiche, pur essendo di lieve entità, richiamano
l'applicazione di disposizioni del diritto federale o cantonale rimesse al
giudizio dell'autorità cantonale, va comunque raccolto il preavviso di
quest'ultima (cfr. STA 52.2016.471/476 del 13 ottobre 2017 consid. 3.1,
52.2014.51 del 18 marzo 2015 consid. 2.2). 

2.2. Giusta l'art. 4 LE, la domanda di costruzione deve essere corredata dalla
documentazione necessaria. Secondo l'art. 11 cpv. 1 del regolamento di
applicazione della legge edilizia cantonale del 9 dicembre 1992 (RLE; RL
705.110), i progetti devono fornire tutte le indicazioni atte a rendere
chiaramente comprensibili la natura e l'estensione delle opere oggetto della
domanda. L'autorità, soggiunge la norma (cpv. 3), può all'occorrenza chiedere
informazioni o complementi.

Eventuali carenze formali della domanda devono in primo luogo essere rimosse
davanti al Municipio. Se l'autorità comunale non procede nelle sue incombenze,
spetta al Consiglio di Stato, nell'ambito dell'accertamento d'ufficio dei fatti
rilevanti, esigere quei chiarimenti o complementi che si rendessero necessari,
salvaguardando il diritto di essere sentiti delle parti. Ciò vale segnatamente
allorquando le informazioni mancanti possono essere acquisite facilmente (cfr.
RDAT I-1995 n. 19 consid. 3.1; STA 52.2010.171 del 22 giugno 2010 consid. 2.4).
Parimenti nulla impedisce all'istante in licenza, segnatamente in presenza di
una contestazione, di produrre spontaneamente davanti all'autorità di ricorso
documenti mancanti o aggiuntivi (ad esempio perizie, studi ecc.) tendenti ad
accertare la conformità del progetto col diritto applicabile (cfr. STA
52.2010.171 citata consid. 2.2). Riservate le modifiche (varianti) di progetto
di una certa importanza, la produzione di simili complementi, al pari delle
differenze che non superano un grado di tolleranza ragionevolmente ammissibile,
non soggiace a particolari formalità (cfr. art. 16 cpv. 2 LE; STA 52.2013.94/97
del 2 maggio 2014 consid. 3.1 e 3.2). 

 

2.3. Gli atti
presentati nel corso della procedura autorizzativa configurano una variante (riduttiva)
del progetto originario. Essi contemplano in effetti l'accorciamento di 1.00 m
della lunghezza della facciata sud, con conseguente riduzione del supplemento
alla distanza dal confine (cfr. art. 13 cpv. 3 delle norme di attuazione del
piano regolatore; NAPR). Dato il superamento dell'i.s., è stato inoltre previsto
un travaso di quantità edificatorie dal mapp. __________. La variante è stata
pertanto coordinata con un nuovo calcolo degli indici.

Secondo l'insorgente, simili modifiche, alle quali andrebbe aggiunto lo
spostamento dello stabile di 2.50 m verso est, avrebbero richiesto una nuova
pubblicazione. A torto.

Condivisibile è anzitutto l'assunto dei resistenti, secondo cui non vi è stato
alcuno spostamento dell'immobile. Semplicemente, a causa di un errore, la planimetria
con inserimento in scala 1:500 ed il piano di situazione allegati alla
domanda del novembre 2016 non corrispondono. La svista, riconoscibile ad un
attento esame della documentazione e corretta con la variante, non imponeva una
nuova pubblicazione. La riduzione di 1.00 m della lunghezza della facciata sud
rappresenta invece una modifica di lieve entità, che lascia inalterate le
caratteristiche principali dell'immobile. Non richiedeva perciò una nuova
pubblicazione. Neppure il travaso di indici dal mapp. __________ ha minimamente
modificato il progetto. Il superamento dell'i.s. era riconoscibile, mentre il
fatto che sia stato sanato grazie al trasferimento di quantità edificatorie non
lede gli interessi di terzi. Da ultimo, l'indicazione del colore del
rivestimento dello stabile su richiesta del Servizio dei ricorsi non configura
una modifica della domanda di costruzione, bensì un complemento d'informazione
esatto dall'autorità in virtù dell'art. 11 cpv. 3 RLE.

 

3.    Sistemazione del
terreno

3.1. Giusta l'art. 8 cpv. 1 NAPR, la sistemazione del terreno è intesa come
intervento che non altera sostanzialmente la struttura naturale dello stesso ed
è parte integrante del progetto architettonico di disegno dello spazio. La
norma prosegue indicando che il terreno dovrà essere sistemato in modo da
valorizzare la collocazione dell'edificio o impianto nello spazio di progetto.
In base al cpv. 3, il progetto dovrà prevedere il posizionamento ed il disegno
di eventuali opere particolari come autorimesse, terrazze, cancelli, piscine,
corpi accessori, opere di cinta ed accessi in modo da valorizzare, e non
umiliare, lo spazio annesso agli edifici in ossequio al principio di
sistemazione del terreno menzionato ai capoversi precedenti. Il cpv. 4 aggiunge
che l'andamento del terreno naturale può essere modificato solo a titolo eccezionale
e a condizione che siano ossequiate le altre disposizioni dell'art. 8 NAPR.
Secondo il cpv. 5, nel caso di formazione di terrapieni gli stessi non devono
di regola superare l'altezza di 1.50 m; in casi eccezionali, sempre in ossequio
ai disposti precedenti, può essere concessa un'altezza superiore fino ad un
massimo di 2.50 m ed in tal caso l'altezza della sistemazione eccedente 1.50 m
va conteggiata nell'altezza del fabbricato.

La norma all'esame, a prima vista non del tutto lineare, combina disposizioni apparentemente
non univoche tra loro concernenti la sistemazione dei fondi. Mentre il cpv. 1
sembra ammettere senz'altro modifiche limitate dell'andamento del terreno
naturale, purché ciò sia suscettibile di valorizzare la collocazione degli
edifici o degli impianti nello spazio circostante, il cpv. 4 sancisce che l'andamento
del terreno naturale può essere modificato solo a titolo eccezionale. Il cpv. 5
ammette nondimeno la formazione di terrapieni. La loro altezza non deve di
regola superare l'altezza di 1.50 m, riservati casi eccezionali nei quali,
purché siano ossequiati i disposti precedenti, l'altezza può raggiungere un
massimo di 2.50 m. In questi casi, conclude il disposto in analogia a quanto
prevede l'art. 41 LE, la parte eccedente 1.50 m va conteggiata nell'altezza del
fabbricato. 

3.2. A parere del
ricorrente, posto che il mapp. __________ sarebbe sostanzialmente pianeggiante,
le modifiche orografiche oggetto della domanda non sarebbero necessarie,
tantomeno giustificate da una situazione eccezionale. Aumenterebbero per di più
l'impatto visivo del fabbricato. Il Municipio e i resistenti ribattono che la
sistemazione del terreno rientrerebbe nei limiti ammessi dall'ordinamento
comunale. I secondi dubitano pure dell'ammissibilità delle censure, non essendo
state proposte davanti al Governo. 

A quest'ultimo
riguardo va chiarito, a valere anche per le contestazioni concernenti l'altezza
dello stabile, che la presentazione di nuove censure davanti a questa Corte è
ammessa, stante che vietate sono soltanto nuove domande (art. 70 cpv. 2 LPAmm;
cfr. STA 52.2016.415 del 1° dicembre 2017 consid. 2 e rimandi). 

Ferma questa premessa, dai piani emerge che il terreno dedotto in edificazione
non è affatto pianeggiante, ma degrada da nord verso sud (Δh =
tra ca. 1.50 e 2.00 m; cfr. prospetti ovest/est e sezione a-a) e, in misura più
contenuta, da ovest verso est (Δh= ca. 1.30 m; cfr. piano vista
laterale e frontale garage). Denota dunque un certo dislivello, che il
progetto prevede di appianare, segnatamente formando un terrapieno sorretto sul
confine meridionale da un muro di sostegno che presenta un'altezza variabile
tra ca. 0.60 m e 1.50 m (cfr. prospetti ovest/est e sezione a-a). Ora, la
prevista sistemazione rispetta certamente il limite previsto all'art. 8 cpv. 5
NAPR. Meno chiaro è invece se, posto che l'orografia esistente viene livellata
in modo da ricavare un pianoro rialzato - largo quasi quanto il fondo - su cui
edificare l'edificio, la controversa sistemazione possa ancora essere
qualificata come intervento che non altera sostanzialmente la struttura
naturale del terreno (cfr. cpv. 1), rispettivamente se sia conforme al cpv.
4 dell'art. 8 NAPR. Atteso che non può essere seguita la tesi dei resistenti
secondo cui tale disposto concernerebbe unicamente le modifiche non finalizzate
ad un'edificazione, neppure il Municipio si è infatti espresso al riguardo. La
questione può comunque essere lasciata aperta, dato che la licenza edilizia va
annullata per un altro motivo.

 

 

4.    Altezza

4.1. Giusta l'art. 40 cpv. 1 LE, l'altezza di un edificio è misurata dal
terreno sistemato al punto più alto del filo superiore del cornicione di gronda
o del parapetto (cfr. pure art. 12 cpv. 1 NAPR). Determinanti sono quindi gli
ingombri verticali compresi tra i due punti di misurazione indicati dalla
legge. Per terreno sistemato s'intende il livello - perpendicolarmente
sottostante al punto superiore di misurazione - del
terreno aperto al servizio di una costruzione, come un giardino, un tappeto
verde o un cortile (cfr. Adelio Scolari, Commentario, II ed., Cadenazzo 1996, ad art. 40/41
n. 1229). Il punto superiore di misurazione (filo superiore del
cornicione di gronda o parapetto) si situa per principio in corrispondenza del
perimetro esterno (facciate) delle costruzioni; riferimento, quest'ultimo, al
quale vien fatto capo anche per misurare le
distanze. Indirettamente, dall'art. 41
cpv. 1 RLE, si deduce tuttavia che in presenza di balconi (aperti sui
lati) che sporgono più di 1.10 m e/o che occupano più di un terzo della lunghezza della facciata, l'altezza dell'edificio
va misurata in corrispondenza del filo esterno dei balconi e non del filo della
parete cui sono addossati (cfr. STA 52.2017.60 del 18 maggio 2018 consid. 3.2,
52.2016.6 del 6 ottobre 2017 consid. 3.2, 52.2013.180 dell'11 maggio
2015 consid. 4.2). A meno che gli spioventi superino la pendenza di 45°, l'ingombro
verticale rappresentato dalle falde del tetto non è di regola preso in
considerazione ai fini della misurazione dell'altezza degli edifici. Il loro sviluppo
verticale non è infatti assimilabile a quello di corpi arretrati, la cui
altezza deve essere sommata, a quella delle facciate sottostanti, come è invece
di principio il caso degli attici (art. 43 RLE) e dei gradoni che presentano un
arretramento inferiore a 12 m (art. 40 cpv. 2 LE). Restano riservati i casi
degli edifici coperti da un tetto ad una sola falda, nei quali l'altezza del
colmo dal suolo viene presa in considerazione, poiché definisce - al pari di
una gronda - l'ingombro verticale riscontrabile in corrispondenza del perimetro
esterno dell'immobile (RDAT I-1991 n. 36; STA 52.2011.375 del 28 agosto 2012
consid. 3.2.2, 52.2008.20 del 3 aprile 2009 consid. 2.2; Scolari, op. cit., ad art. 40/41 n. 1238).

 

4.2. L'altezza massima
degli edifici principali in zona RSE è di 10.50 m (cfr. art. 54 cpv. 2 lett. c
NAPR).

4.3. L'insorgente
sostiene che l'altezza dell'avversato edificio non dovrebbe essere misurata
alla gronda, ma al colmo, stante che sarebbe assimilabile agli stabili con
tetto a falda singola. Ne risulterebbe il sorpasso del limite fissato dall'ordinamento
comunale per lo sviluppo verticale degli edifici. 

Come detto, il tetto in discussione è costituito da due falde inclinate
leggermente sfalsate tra loro, ovvero che non si congiungono in corrispondenza
della loro sommità: il colmo di quella orientata verso nord è più alto del
colmo di quella orientata verso sud. La differenza fra le quote dei due colmi è
di soli ca. 0.80 m (cfr. sezione a-a, piani facciate sud, est ed ovest della
variante). Visto da sud, l'edificio presenta dunque una parte verticale che si
erge meno di 1.00 m al di sopra del colmo della falda che ricopre questa parte
dello stabile (cfr. facciata sud). Ci si può dunque chiedere se, conformemente
alla regola generale secondo cui l'altezza degli edifici è rilevata lungo il
perimetro esterno, conteggiando anche le parti arretrate, in quanto rilevanti
dal profilo degli ingombri e delle ripercussioni ingenerate sui fondi
circostanti e sul paesaggio (cfr. STA 52.2013.360 del 12 gennaio 2015 consid.
5.1, STA 52.2010.395 del 26 settembre 2011 consid. 2.2, confermata da STF 1C_464/2011
e 1C-490/2011 del 18 aprile 2012, 52.2010.172 consid. 3.1, pubbl. in: RtiD
I-2011 n. 19; Scolari, op. cit.,
ad art. 40/41 n. 1234), l'ingombro verticale determinato da questa parete arretrata,
che occupa quasi tutto lo sviluppo orizzontale del tetto, non sia da riportare sul
filo della facciata sud, ciò che causerebbe su questo lato il sorpasso
dell'altezza massima prescritta ([10.45 + 0.80) > 10.50). La questione può
restare indecisa, atteso che da questo punto di vista il difetto potrebbe
essere sanato modificando la pendenza dei due spioventi, ovvero facendo in modo
che collimino tra loro. Decisivo è invece che l'altezza massima prescritta
risulta superata per un altro motivo. Come accennato, lo stabile può essere
idealmente suddiviso in due parti leggermente sfalsate tra loro (blocchi nord e
sud). Il blocco nord sporge per 1.70 m oltre lo spigolo est del blocco sud
(cfr. variante: piano di situazione e prospetto sud). Ora, su questo lato, la
parete posteriore (rivolta a sud) del blocco nord che si sviluppa dal terreno
sistemato fino al colmo dello spiovente che ricopre quest'ultimo blocco,
raggiunge 13.00 m di altezza, superando dunque in misura consistente il limite
massimo di 10.50 m. Al difetto non può in questo caso essere posto rimedio con
una condizione di licenza. Richiedendo un'adeguata riprogettazione di
importanti parti d'opera, impone infatti l'inoltro di una variante. Il permesso
ed il giudizio governativo che lo conferma vanno di conseguenza annullati.

 

5.   
Distanze

5.1. Secondo l'art. 39 cpv. 1 LE, la distanza dal confine è la distanza tra l'edificio
e il confine del fondo. La distanza è misurata nel punto in cui l'edificio o
l'impianto più si avvicina al confine, dall'estremità dei corpi sporgenti,
escluse le gronde ed i balconi che hanno una sporgenza fino a 1.10 m e non
occupano più di un terzo della lunghezza della facciata. I balconi che
soddisfano entrambe le condizioni non chiamano dunque distanza. 

5.2. La distanza
minima di un edificio dal confine del fondo è stabilita in funzione dell'ingombro,
ossia dell'altezza e della lunghezza dell'edificio stesso (art. 39 cpv. 2 LE). 

L'art. 13 NAPR stabilisce che per gli
edifici ubicati in zona RSE la distanza minima verso il fondo privato di un
edificio con facciate non superiori a 20.00 m di lunghezza deve essere di 4.00
m (cpv. 1 lett. b). Se la facciata dell'edificio supera 20.00 m di lunghezza,
la distanza da confine deve essere aumentata di 0.30 m per ogni metro o
frazione di metro di maggior lunghezza; questo fino a che la distanza raggiunga
la misura pari a 2/3 dell'altezza dell'edificio (cpv. 3).

La norma prescrive un supplemento alla distanza minima dal confine per gli
stabili che presentano un ingombro orizzontale rilevante (> 20.00 m). Non
disciplina tuttavia il modo di misurare la lunghezza della facciata. Neppure la
legge edilizia cantonale regola quest'aspetto (a differenza della misurazione
dell'altezza; cfr. art. 40 e 41 LE; STA 52.2015.67 citata consid. 4.2,
52.2005.261/265 citata consid. 3.1). In assenza di una disposizione specifica, conviene
considerare, in analogia a quanto prescrivono altri ordinamenti comunali e le
linee guida cantonali per il regolamento edilizio del dicembre 2014 (cfr. n. 12
a pag. 12), la misura del lato del rettangolo parallelo al confine che
circoscrive l'edificio, escludendo le parti arretrate situate oltre un certo
limite (cfr. Scolari, op. cit., ad
art. 39 n. 1200; per degli esempi: STA 52.2016.645 del 25 giugno 2018 consid.
6.1, 52.2005.261/265 citata consid. 3, 52.2002.5 del 2 aprile 2002 consid. 3).
Limite che, in concreto, il Municipio ha fissato a 4.00 m (cfr. licenza edilizia,
pag. 4):

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5.3. Secondo l'art. 15
cpv. 2 lett. c NAPR, la distanza minima dal ciglio delle strade private, dei
percorsi pedonali e dei sentieri è pari a 3.00 m. Tale distanza, precisa la
norma, si applica alle costruzioni, impianti, sistemazioni del terreno, muri di
cinta e di sostegno.

5.4. In concreto, il
Municipio ha ritenuto che con la variante fosse stato sanato il difetto
riscontrato nel progetto originale. Con la diminuzione della lunghezza della
facciata sud (da 22.00 a 21.00 m alla gronda e da 20.00 a 19.00 m alla base),
la distanza prevista rispetto al confine meridionale (4.30 m) ossequierebbe i
parametri prescritti dall'art. 13 NAPR. 

Il Governo ha tutelato
la decisione municipale, reputando che rientrasse nel potere di apprezzamento
dell'autorità comunale la facoltà di non computare nella lunghezza della
facciata sud la porzione dello stabile che, sul lato est, è arretrata di 4.00
m. Quanto alla facciata nord, lunga 21.70 m, pur rilevando una distanza dal
confine settentrionale leggermente inferiore a quanto prescritto (4.50 m <
4.60 m), ha considerato determinante il fatto che fosse rispettata la distanza
di 3.00 m dal sentiero pubblico previsto lungo quel confine. 

Il ricorrente contesta
queste deduzioni. 

 

5.4.1. Richiamando le
linee guida cantonali per il regolamento edilizio e le norme sulle costruzioni
a gradoni, il ricorrente ribadisce anzitutto che nella lunghezza della facciata
sud andrebbe computata anche la parete arretrata (del blocco nord) ad est,
larga 1.70. Andrebbero considerate pure le terrazze sul lato ovest, che
occupano più di un terzo di quella facciata, di modo che complessivamente la
facciata sud sarebbe lunga 23.80 m (21.00 + 1.70 + 1.10). L'edificio dovrebbe
quindi distare 5.20 m dal confine meridionale. A torto.

La decisione
municipale, tutelata dal Governo, di non computare la porzione dello stabile
che sporge 1.70 m in direzione est, in quanto arretrata di 4.00 dal filo della
facciata sud, resiste alle critiche. Tenuto conto della latitudine di giudizio
di cui dispone il Municipio ai fini dell'individuazione del contenuto normativo
del diritto autonomo comunale, non è infatti insostenibile, posto che è comune
ad altri ordinamenti comunali e che le linee guida cantonali richiamate dal
ricorrente non sono imperative. Inapplicabile, in quanto concernente un tipo
particolare di edifici (cd. costruzioni a gradoni) e finalizzata al calcolo
dell'altezza, è d'altronde la norma che impone di considerare l'ingombro dei
gradoni (soprastanti) che presentano un arretramento inferiore a 12
 m (cfr. art. 40 cpv. 2 LE). Neppure le terrazze della parete ovest erano da
computare nella lunghezza della facciata sud. Come a ragione indicato dai
resistenti, la loro estensione oltre il filo della facciata sud nel punto di suo
maggior sviluppo (alla gronda = 21.00 m) non supera mai la misura di 1.10 m.
Viste da sud, non occupano nemmeno più di un terzo della facciata. Tutto
considerato, data una lunghezza di facciata pari a 21.00 m, la distanza di 4.30
m (4.00 m + 0.30 di supplemento) dal confine meridionale è dunque conforme al
diritto.

 

5.4.2. Secondo l'insorgente
anche la facciata nord sarebbe più lunga di quanto ammesso dalle istanze
inferiori (23.43 m = 21.70 + 1.73 per la sporgenza delle terrazze sul lato
ovest). La distanza dal confine settentrionale sarebbe pertanto pari a 5.20 m.
Anche qualora si volesse considerare determinante la distanza dal sentiero
pubblico previsto su quel versante, invece che quella dal confine medesimo, il
progetto sarebbe lesivo del diritto, poiché il calibro del percorso pedonale, misurato
sul piano del traffico, sarebbe in realtà superiore a quanto accertato (2.80
> 1.50 m). Tenuto conto di ciò, l'edificio dovrebbe stare a 5.80 m dal
confine (2.80 + 3.00) anziché a 4.50 m (1.50 + 3.00). Anche queste tesi vanno
disattese.

Per i medesimi motivi
indicati al considerando precedente, il mancato computo nella lunghezza della
facciata nord delle terrazze che sporgono dalla facciata ovest, arretrate di
4.88 m dal filo della facciata nord, non presta il fianco a critiche. Come
indicato nei piani di progetto, la facciata è quindi lunga 21.70 m. Ciò detto, posto
che sul confine settentrionale è previsto un percorso pedonale pubblico (cfr.
piano del traffico), determinante è la distanza verso quest'area pubblica e non
quella dal confine privato che si trova sul lato opposto del sentiero (cfr. STA
52.2002.99 del 3 maggio 2002 consid. 3.2). Ora, in base al piano di situazione il
controverso edificio dista 3.00 m dal ciglio del citato sentiero, rappresentato
con calibro di 1.50 m. Il progetto è dunque conforme a quanto prevede l'art. 15
cpv. 2 lett. c NAPR. Contrariamente a quanto pretende l'insorgente, non vi sono
validi motivi per dubitare che il calibro indicato non sia corretto, ovvero che
non corrisponda a quanto previsto dalla pianificazione vigente. Dall'estratto
del programma di realizzazione del PR prodotto dal Municipio (doc. 2 allegato
alla risposta del 23 gennaio 2019) emerge infatti che il percorso pedonale è
lungo 500 m ed ha una superficie di 750 m2. Di conseguenza, la sua
larghezza non può che essere pari a 1.50 m (500 m x 1.50 m = 750 m2).
Si tratta di un'indicazione - confermata peraltro anche dagli atti della
revisione del PR attualmente in fase di esame preliminare (cfr. giudizio
impugnato, pag. 6) - senz'altro più affidabile di quella estrapolata dal ricorrente
mediante misurazione dal piano del traffico, posto che i valori ricavabili da
piani in scala ridotta (cioè con un denominatore grande), qual è quello in
scala 1:2000 qui in questione, sono forzatamente approssimativi. Basti pensare
che la differenza tra 1.50 m e 2.80 m sta in soli 0.65 mm.

 

5.5. Per le ragioni testé esposte, anche le critiche rivolte
agli stalli n. 1, 2, 3 e 4 e dall'area di sosta per biciclette sul versante
nord vanno disattese. Non si trovano infatti all'interno del percorso pedonale,
bensì a contatto col suo margine esterno. In quanto tali, ossia senza la pensilina
(non autorizzata), non sono tenuti a rispettare una distanza minima dalla
pubblica via. Per principio, le distanze dalle strade non si applicano infatti
ai posteggi scoperti (cfr. STA 52.2007.125 citata consid. 2.1.1; Scolari, op. cit., ad art. 25 LE n.
1030). Il permesso, concesso peraltro a titolo di precario, va quindi
confermato.

 

 

6.    Inserimento
paesaggistico

6.1. La legge sullo sviluppo
territoriale del 21 giugno 2011 (LST;
RL 701.100) prevede all'art. 104 cpv. 2 una clausola estetica positiva (principio
operativo), applicabile a tutto il territorio cantonale. Tale norma esige
che gli interventi si inseriscano nel paesaggio in maniera ordinata e
armoniosa. L'art. 100 del regolamento della legge sullo sviluppo territoriale
del 20 dicembre 2011 (RLst; RL 701.110) precisa che l'inserimento ordinato e
armonioso si verifica quando l'intervento si integra nello spazio
circostante, ponendosi in una relazione di qualità con le preesistenze e le
caratteristiche dei luoghi (cfr. al riguardo, STA 52.2013.35 del 3 novembre
2014 consid. 5 e rimandi; 52.2012.259 del 14 febbraio 2014 consid. 4). Per
giurisprudenza, nell'interpretazione di tale concetto - di natura indeterminata
- l'autorità non deve affidarsi alla sua
sensibilità soggettiva, ma deve fondarsi su criteri oggettivi, dimostrando che
la loro applicazione ad una determinata fattispecie deve condurre al divieto o
alla limitazione del diritto di costruire (cfr. DTF 114 la 343 consid. 4b; STA 52.2014.63 del 23 febbraio 2015 consid. 3.3,
confermata da: STF 1C_195/2015 dell'11 maggio 2015; STA 52.2013.35 del 3 novembre 2014 consid. 5 e rimandi; Lorenzo Anastasi/Davide Socchi, La protezione del patrimonio
costruito, con particolare riferimento all'inventario ISOS, in: RtiD I-2013,
pag. 367 seg.). La citata clausola estetica - che, fatti salvi i casi,
qui non dati, di cui all'art. 109 cpv. 1 LST, all'interno della zona fabbricabile
è applicata dai comuni, che possono richiedere il parere del Cantone (cfr. art.
109 cpv. 2 LST e 107 cpv. 3 RLst) - possiede
una portata autonoma e va attuata in aggiunta alle vigenti prescrizioni
edilizie. Essa non deve tuttavia svuotare di ogni contenuto, in maniera
generalizzata, le prescrizioni edilizie dei piani regolatori. In tal
senso, il Tribunale federale ha ripetutamente
rilevato che le costruzioni che rispettano le prescrizioni di zona non possono essere
considerate contrarie all'obbligo di inserirsi adeguatamente nel contesto
paesaggistico soltanto perché comportano volumi e sfruttamenti maggiori di quelli degli edifici circostanti (DTF 115 Ia
363 consid. 3a, 115 Ia 114 consid. 3d; STA 52.2010.147 del 24 agosto 2010
consid. 3.3.1, confermata da: STF 1C.442/2010/

1C.448/2010 del 16 settembre 2011,
pubbl. in: RtiD I-2012 n. 11 consid. 3.3; Anastasi/Socchi, op. cit.,
pag. 359 con rinvii). Occorre bensì che lo sfruttamento delle
possibilità edificatorie vigenti appaia irragionevole, come, ad esempio, quando
si tratta di proteggere un sito, un edificio o un insieme di costruzioni che presentano qualità estetiche notevoli,
mancanti all'immobile progettato o messe in pericolo dalla sua
realizzazione (STF 1C_258/2007 del 28 agosto 2017 consid. 6.2 con rimandi).

 

6.2. Secondo l'art. 7 cpv.
2 NAPR, costruzioni, impianti e attrezzature in genere devono essere
realizzati in modo che l'immagine del singolo oggetto e della sua collocazione
nel sito risulti conforme ad obiettivi di disegno qualificato dello spazio.
Il linguaggio architettonico, i materiali ed i colori, prosegue la norma
(cpv. 3), sono elementi di progetto per il raggiungimento dell'obiettivo
menzionato e devono essere descritti e motivati nella relazione tecnica
allegata alla domanda di costruzione.

Analogamente al principio ancorato nell'art.
104 cpv. 2 LST (cfr. supra, consid. 6.1), la norma, simile ad altre presenti
negli ordinamenti comunali, impone un obbligo, esigendo che l'edificazione si
inserisca convenientemente nel quadro ambientale. Configura dunque parimenti
una clausola estetica positiva, ma appartenente al diritto comunale autonomo,
la quale, per la sua natura indeterminata, conferisce al Municipio una certa
latitudine di giudizio in punto all'individuazione del suo contenuto precettivo
(cfr. STA 52.2011.323 del 22 luglio 2013 consid. 3.2, 52.2010.147 citata,
52.2009.256 del 7 gennaio 2010 consid. 3). Contenuto, che deve essere reperito
nel quadro delle precisazioni fornite dal secondo capoverso, sulla scorta degli
elementi indicati per il raggiungimento dell'obiettivo, i quali devono a loro
volta essere illustrati nella relazione tecnica in modo da poter verificare
l'adeguatezza del rapporto che verrebbe ad instaurarsi tra l'opera edilizia e lo
spazio circostante (cpv. 3; cfr., mutatis mutandis, STA 52.2011.323 citata consid. 3.2, 52.2009.256 del 7 gennaio 2010 consid. 3,
52.2009.487 del 4 dicembre 2010 consid. 3.2).

 

6.3. Chiamato a
statuire sull'interpretazione data dalle istanze inferiori alle nozioni giuridiche indeterminate in esame, il Tribunale
giudica di per sé con pieno potere di cognizione, che esercita tuttavia
con riserbo sia per la natura delle norme, sia per il rispetto dovuto
all'autonomia comunale (nel caso dell'art. 7 NAPR). Nella misura in cui esse
riservano alle autorità di prime cure anche un certo margine discrezionale, il
sindacato di legittimità che questo Tribunale è chiamato ad esprimere è invece
circoscritto alla violazione del diritto, segnatamente sotto il profilo
dell'abuso del potere d'apprezzamento (cfr. art. 69 cpv. 1 lett. a LPAmm). Ove
la valutazione estetica appaia plausibile, l'autorità di ricorso non può
censurarla sostituendo il suo apprezzamento a quello dell'istanza decidente
(cfr. DTF 100 la 82 consid. 4a, 96 I 369 consid. 4; cfr. STA 52.2015.67 citata consid. 6, 52.2013.35
citata consid. 5.3 e rimandi, 52.2010.147 citata consid. 2.3 con rimandi e RtiD
I-2012 n. 11 consid. 2.2.1).

 

6.4. Il Municipio ha
valutato il rispetto del principio dell'inserimento armonioso e ordinato nel paesaggio,
come riportato qui di seguito:

 

a.   
Coerenza e qualità del
concetto progettuale

(…)

Il progetto propone un concetto unitario nel suo insieme, con un'edificazione
nella parte centrale e ampi spazi liberi sistemati a verde su buona parte
restante del fondo. Le superfici pavimentate (accessi e posteggi) occupano una
superficie minima e la sistemazione esterna è unitaria su tutto il fondo (un
unico muro di sostegno lungo il confine sud).

b.   
Grado di attenzione per
il contesto

(…)

Il progetto ha un ingombro in altezza maggiore rispetto agli edifici
circostanti, ma nel rispetto dei parametri di PR, che sono stati volutamente
definiti per favorire edificazioni concentrate con maggiori spazi liberi,
secondo il principio dell'uso razionale del territorio. Il criterio
dell'alternanza tra pieni e vuoti è di particolare importanza, dato che il PR
definisce una serie di "canali verdi", come quello ad est del fondo
che garantisce anche un maggior distacco verso il bene culturale di interesse
locale (stalla al mapp. __________). Il progetto amplifica le dimensioni di
questo spazio libero (oltre 40 m), contribuendo alla tutela di tale bene.

c.    
Grado di attenzione per
gli elementi naturali o antropici

(…)

Il progetto non interessa particolari componenti naturali, mentre le strutture
antropiche del comparto (bene culturale al mapp. __________; sentiero tra i
nuclei) sono salvaguardate.

d.   
Grado di attenzione per
la morfologia del terreno

(…)

Il progetto prevede una modellazione semplice e unitaria del terreno (muro di
sostegno lungo il confine sud e terrapieno), che non mette in discussione
l'orografia originale, che risulterà percepibile anche dopo l'intervento.

e.   
Scelta dell'espressione
architettonica

(…)

Il contesto edilizio non è caratterizzato da una tipologia edilizia di
riferimento. Non ci troviamo nel nucleo storico, ma in una normale zona
residenziale, dove sono presenti diverse tipologie edilizie (case contigue,
case mono-bifamiliari) e diversi linguaggi ed elementi architettonici (tetti a
falde ma con orientamenti diversi; facciate prevalentemente in muratura
intonacata), dove gli spazi liberi sono rappresentati essenzialmente dai
giardini di pertinenza delle abitazioni. La forma dell'edificio di progetto è
determinata dalle dimensioni e dalla particolare forma del fondo, stretta e
allungata. La pianta è sostanzialmente rettangolare e una spina obliqua
all'estremità ovest caratterizza il disegno della facciata sud. Inoltre:

-    
la facciata sud presenta
aperture apparentemente disordinate (nessun allineamento verticale e larghezze
diverse), dove la scelta di moduli completamente differenti l'uno dall'altro è
la principale caratteristica della facciata. Non siamo nel nucleo, dove si
richiederebbe una facciata più controllata in termini di vuoti e pieni, né in
una zona con una tipologia preminente a cui riferirsi, quindi non si giustifica
una richiesta di modifica delle aperture;

-    
la facciata nord, che si
rivolge verso la zona insediativa più storica (con il nucleo di Bonzaglio a
nordest), presenta aperture prevalentemente di servizio, con una disposizione
più controllata (allineamento verticale) con moduli più regolari. 

In conclusione le scelte di progetto rispondono ad un
concetto architettonico unitario. 

f.     
Scelta dei materiali
costruttivi e dei colori impiegati

(…)

La scelta dei pannelli Swiss Pearl è coerente con l'espressione architettonica
del progetto.

g.   
Disegno dei tetti e dei manufatti
tecnici

(…)

Il progetto prevede un tetto a due falde, con colmo centrale sfalsato e
pendenze usuali. Sulla falda sud è previsto un impianto fotovoltaico complanare
alla falda; sulla falda nord un elemento sporgente: si tratta del torrino
dell'ascensore, che ha dimensioni limitate (superficie di ca. 4 m2 e
sporgenza inferiore a 2 m) e risulta integrato in facciata nord.

h.   
Qualità del disegno
degli spazi esterni

(…)

Il progetto presenta un concetto di qualità degli spazi esterni: sistemazione a
verde di buona parte del fondo, anche con alberature: limitazione delle
superfici viarie; percorrenze pedonali semplici, anche verso il sentiero tra i
nuclei; sistemazione esterna unitaria.

i.     
Rapporto con lo spazio
pubblico

(…)

Il progetto prevede un disegno semplice e compatto dei posteggi privati (in
parte coperti) verso l'area pubblica e presta attenzione anche al percorso dei
pedoni fino all'ingresso della casa, possibile sia dal posteggio privato, che
dal sentiero di collegamento tra i nuclei.

 

Il Governo ha tutelato le dettagliate valutazioni
della prima istanza, rimarcando che, benché più voluminoso rispetto alle
abitazioni circostanti, lo stabile rispetta comunque i parametri di zona
introdotti al fine di favorire un maggior sfruttamento (in altezza) del terreno
edificabile nel comparto [e] pure allo scopo di permettere la creazione
di maggiori spazi liberi (…). Inoltre, ha ritenuto che il progetto si
adeguasse alla forma del terreno senza mutarne la morfologia, presentasse
un'apprezzabile organizzazione degli spazi esterni e mantenesse una buona
visuale verso il piano dai fondi a nord. Quanto all'espressione architettonica,
ha ritenuto chiara la volontà del progettista di proporre un edificio dalle
caratteristiche singolari, in ogni caso moderne, rispondente ad un concetto
unitario, che presenta un'accentuata movimentazione del ritmo delle aperture
delle facciate est ed ovest che comportano degli arretramenti, così come lo
sfalsamento delle falde del tetto e (…) della facciata ovest inclinata. Riconosciuto
che simili soluzioni potrebbero non incontrare il gusto soggettivo, ha reputato
che rispondessero alle esigenze di un concetto compositivo volitivo quanto
moderno, mai banale, e che non fossero deturpanti, né stravaganti o più
in generale squalificanti. Di contro, ha rimarcato che, seguendo le tesi
ricorsuali, non vi sarebbe spazio per edifici progettati secondo moderne
concezioni architettoniche. Da ultimo, ha tutelato la scelta dei colori dei
pannelli di rivestimento (grigio e ocra), i cui campioni sono stati assunti
in atti e avvallati dal Municipio, silenti le altre parti al procedimento.

Di tutt'altro avviso è
il ricorrente, che, anche sulla scorta delle considerazioni contenute nel
parere elaborato dall'arch. Matteo Huber, prodotto col ricorso, giunge a
conclusioni opposte rispetto a quelle delle istanze inferiori, criticando in
particolare le dimensioni dell'edificio, la sua pianta e la sua collocazione
all'interno del fondo, la forma del tetto, la configurazione delle aperture,
nonché la sopraelevazione del terreno.

Ora, nella misura in cui le contestazioni rivolte al progetto tendono a
rimettere in discussione i parametri edificatori, peraltro definiti proprio allo
scopo di permettere un maggior sfruttamento edilizio (densificazione; cfr.
rapporto di pianificazione del settembre 1994, n. 4.3.5 pag. 59), esse non
possono essere accolte in questa sede, non essendo fatta valere né altrimenti
rilevabile la sussistenza di motivi eccezionalmente suscettibili di rimettere
in discussione la pianificazione nel quadro della procedura di rilascio del
permesso edilizio. Ne discende che la sola circostanza che il nuovo edificio possa
comportare volumi e sfruttamenti maggiori degli edifici circostanti non sarebbe
sufficiente per reputarlo contrario all'obbligo di inserirsi adeguatamente nel
contesto paesaggistico. Ciò detto, in quanto viola l'altezza massima prescritta
(cfr. supra, consid. 4.3), la valutazione estetica favorevole del
Municipio, avallata dal Governo, non può essere tutelata già per tale motivo.
Posto che tale difetto potrebbe essere sanato mediante un'adeguata
riprogettazione, conviene tuttavia esaminare anche le altre obiezioni sollevate
dal ricorrente in tema di inserimento. Al riguardo, occorre anzitutto considerare
che, come evidenziato anche dal Governo, taluni elementi criticati del progetto
sono determinati dalle contingenze concrete. La pianta allungata dell'edificio
è evidentemente dettata dalla conformazione lunga e stretta del sedime e la collocazione
all'interno di quest'ultimo va in buona parte ricondotta alla necessità di rispettare
l'area riservata agli spazi liberi nella porzione est del sedime (cfr. piani delle
zone e del paesaggio), rispettivamente all'esigenza di realizzare l'accesso
veicolare da ovest, in corrispondenza della strada d'accesso (cfr. mappa
catastale e piano del traffico). Più discutibile appare invece, come già
segnalato sopra al consid. 3 e rilevato pure dall'architetto consultato dal
ricorrente, la scelta di sistemare il terreno livellandolo verso l'alto
mediante la formazione di un terrapieno, sorretto da un muro di sostegno sul
confine meridionale. Intervento, questo, destinato a rafforzare l'impatto della
nuova costruzione sulle adiacenze. Da questo profilo, diversamente da quanto
affermato dal Municipio al capitolo Grado di attenzione per la
morfologia del terreno, non è invero dato di vedere come l'innalzamento
fino a 1.50 m del livello del terreno possa essere assimilato ad un progetto che
non mette in discussione l'orografia originale, caratterizzata da un
declivio regolare (cfr. fotografie agli atti e immagini reperibili su Google
Maps e Google Street View, cfr. cfr. in proposito: STF 1C_382/2015 del 22
aprile 2016 consid. 6.5) che verrebbe soppresso dal previsto livellamento. Ancorché
lo stabile sia inserito in un comparto residenziale contrassegnato da una
varietà di edifici privi di particolare pregio, parimenti discutibile è la sua espressione
architettonica, contraddistinta segnatamente da una foggia del tetto a falde
sfalsate, da aperture di vario formato e tipologia posizionate in modo
irregolare/sfalsato, in specie sulla facciata sud, e dalla spina obliqua all'estremità
ovest di quest'ultima. Tutti elementi, questi, che contribuiscono ad
accreditare l'immagine di uno stabile abitativo adatto ad una zona residenziale
urbana o periurbana piuttosto che a quella di una frazione di un villaggio
periferico, immerso nella natura. Anche da questo punto di vista il grado di
attenzione riservato al contesto suscita invero delle perplessità. La questione
se questo aspetto porterebbe, da solo, a ritenere insostenibile il giudizio
estetico delle autorità inferiori, non necessita di essere approfondita oltre
in questa sede, posto che il permesso va comunque annullato per il motivo indicato.

 

 

7.    7.1. Sulla
scorta delle considerazioni che precedono, il ricorso è accolto. Sono di
conseguenza annullate la licenza edilizia e la decisione governativa che l'ha
confermata.

7.2. La tassa di giustizia per entrambe le istanze ricorsuali è posta a carico
dei resistenti, in solido, secondo soccombenza, ritenuto che il Comune ne va
esente essendo comparso per ragioni di funzione (art. 47 cpv. 1, 2 e 6 LPAmm).
I resistenti rifonderanno inoltre un'adeguata indennità per ripetibili al
ricorrente, a valere per le due sedi (art. 49 cpv. 1 e 3 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.   Il ricorso è
accolto.

§.   Di
conseguenza, la decisione del 10 ottobre 2018 (n. 4706) del Consiglio di Stato
e la risoluzione municipale del 24 agosto 2017 sono annullate.

 

 

2.   La tassa di
giustizia di fr. 2'000.- è posta a carico dei resistenti, in solido. Questi
ultimi rifonderanno al ricorrente un identico importo (fr. 2'000.-) a titolo di
ripetibili. All'insorgente viene di conseguenza restituita la somma di fr.
1'800.- versato a titolo di anticipo delle presumibili spese processuali.

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     Il vicecancelliere