# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4f56e37-6477-5afb-8b92-46d82bc2d10d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-02-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.02.2022 D-637/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-637-2022_2022-02-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

 

  

 

 Corte IV 

D-637/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  f e b b r a i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Yannick Antoniazza-Hafner, Susanne Bolz, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato dal signor Davide Borgni,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 1° febbraio 2022 / N (…). 

 

D-637/2022 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, asserito cittadino afghano, ha presentato una domanda 

d’asilo in Svizzera il (…) novembre 2021, dichiarandosi minorenne, nato il 

(…) (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] 

n. [{…}]-2/2). 

B.  

Le successive indagini svolte dalla SEM l’8 novembre 2021, hanno per-

messo di accertare che, secondo la banca dati europea “EURODAC”, il 

richiedente asilo aveva già depositato delle domande d’asilo pregresse: la 

prima in D._______ il (…) e la seconda in Austria il (…) (cfr. atti SEM n. 8/2 

e 9/1). Altresì, dal rapporto stilato dalle (…) del (…), si evince come al mo-

mento del controllo l’interessato fosse in possesso di una tessera per asi-

lanti austriaca a nome di C._______, e data di nascita del (…) (cfr. atto 

SEM n. 11/14). 

C.  

Il (…) dicembre 2021, il richiedente l’asilo è stato sentito nell’ambito di un 

verbale inerente la prima audizione per richiedenti minorenni non accom-

pagnati (cfr. atto SEM n. 21/12; di seguito anche verbale RMNA). Segna-

tamente, nell’ambito dello stesso gli è stata offerta la possibilità di essere 

sentito circa l’asserita minore età (cfr. atto SEM n. 21/12, p.to 1.06 segg., 

pag. 3 segg.), osservando come essendo l’interessato stato sottoposto ad 

una perizia medica per stabilire la stessa, fino al ricevimento del relativo 

rapporto peritale egli sarebbe stato trattato quale minorenne (cfr. atto SEM 

n. 21/12, p.to 9.01, pag. 12). Questionato anche in relazione all’eventuale 

competenza della D._______ o dell’Austria per lo svolgimento della sua 

procedura d’asilo ed allontanamento, l’interessato ha in particolare osser-

vato di opporsi ad un suo rinvio in Austria, in quanto vorrebbe rimanere in  

Svizzera e nel primo Paese rilascerebbero i documenti soltanto dopo quat-

tro o cinque anni, ma lui avrebbe bisogno di lavorare per poter ripagare il 

debito contratto per il suo viaggio (cfr. atto SEM n. 21/12, p.to 8.01 seg., 

pag. 11 seg.).  

D.  

Con rapporto peritale datato 22 dicembre 2021, il (…) ha presentato, su 

richiesta della SEM del 7 dicembre 2021 (cfr. atto SEM n. 15/2), le sue con-

clusioni circa gli esami medici svolti il (…) dicembre 2021 tendenti alla de-

terminazione dell’età dell’interessato (cfr. atto SEM n. 23/11). 

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Pagina 3 

E.  

Il 30 dicembre 2021, il rappresentante legale dell’interessato ha inoltrato il 

suo parere al diritto di essere sentito sull’età accordatogli dall’autorità infe-

riore il 30 dicembre 2021 (cfr. atti SEM n. 26/3 e 28/3). Successivamente, 

il 31 dicembre 2021, la SEM ha provveduto alla modifica della data di na-

scita dell’interessato nel Sistema d’informazione centrale sulla migrazione 

(SIMIC), registrandola al (…) (cfr. atto SEM n. 29/2). 

F.  

F.a In data 31 dicembre 2021, l’autorità elvetica competente ha presentato 

alla sua omologa austriaca (cfr. atti SEM n. 31/6, 32/1 e 33/1), rispettiva-

mente e separatamente a quella (…) (cfr. atti SEM n. 34/6, 35/1 e 36/1), 

una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull’art. 18 par. 1 

lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Regola-

mento Dublino III). Nelle stesse, l’autorità svizzera preposta ha segnata-

mente indicato le ragioni per le quali ritenesse l’interessato maggiorenne, 

includendo nell’invio anche il rapporto medico-peritale inerente l’età. 

F.b L’Austria, il (…), ha risposto negativamente alla domanda di ripresa in 

carico del richiedente, indicando come sarebbe ancora in attesa di una ri-

sposta da parte della D._______ ad un’analoga richiesta di ripresa in ca-

rico. Inoltre le autorità austriache hanno osservato come l’interessato 

avrebbe presentato domanda d’asilo in Austria il (…) quale minore non ac-

compagnato, con le generalità di C._______, nato il (…), non sarebbero 

stati svolti passi procedurali – in particolare non sarebbe stato condotto un 

esame atto ad accertarne la sua età – in quanto risulterebbe scomparso 

dall’(…) (cfr. atto SEM n. 37/2).  

F.c Dal canto suo, anche la D._______, il (…), ha inviato una risposta ne-

gativa alla Svizzera, indicando l’Austria quale Stato membro tutt’ora com-

petente, conseguentemente al loro rifiuto in data (…) della domanda di ri-

presa in carico da parte delle autorità austriache (cfr. atto SEM n. 41/1). Ha 

inoltre segnatamente riportato come in D._______ il richiedente sarebbe 

conosciuto con le generalità di E._______, nato il (…). 

 

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Pagina 4 

G.  

G.a Con domanda datata (…), l’autorità elvetica competente, ha richiesto 

all’omologa autorità austriaca, il riesame ex art. 5 par. 2 del regolamento 

(CE) n. 1560/2003 della Commissione delle comunità europee del 2 set-

tembre 2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) 

n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determi-

nazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese 

terzo (GU L 222/3 del 05.09.2003; modificato parzialmente dal regola-

mento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Commissione del 30 gen-

naio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]; di seguito: Regolamento CE), del 

loro rifiuto; sollecitando nuovamente quest’ultima a riprendere in carico l’in-

teressato (cfr. atti SEM n. 42/2, 43/1 e 44/1). 

G.b Il (…), l’autorità austriaca ha accettato la ripresa in carico del mede-

simo ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto 

SEM n. 45/2). 

H.  

Con decisione del 1° febbraio 2022, notificata il giorno seguente (cfr. atto 

SEM n. 48/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della succitata 

domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo 

(LAsi, RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento (recte: 

trasferimento) dell’interessato dalla Svizzera verso l’Austria, nonché l’ese-

cuzione del precitato provvedimento. La SEM ha inoltre tolto l’effetto so-

spensivo ad un eventuale ricorso contro la decisione. 

I.  

L’interessato, con ricorso del 9 febbraio 2022 (cfr. risultanze processuali) è 

insorto al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) av-

verso la succitata decisione della SEM, postulando, in limine, la sospen-

sione dell’esecuzione del provvedimento impugnato in via supercautelare 

e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel merito, egli ha con-

cluso all’annullamento della decisione impugnata, che venga considerato 

quale minorenne non accompagnato e la sua data di nascita sia ricono-

sciuta come da egli dichiarato, di conseguenza esaminando la sua do-

manda d’asilo in Svizzera; nonché che gli atti di causa siano restituiti alla 

SEM per completamento dell’istruzione ed un nuovo esame delle sue alle-

gazioni. Contestualmente il medesimo ha presentato un’istanza di conces-

sione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento 

delle spese processuali e del relativo anticipo. 

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Pagina 5 

J.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1 Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha in primo luogo ritenuto 

data la competenza dell’Austria per condurre il seguito della procedura 

d’asilo del ricorrente. In secondo luogo la SEM ha osservato come l’inte-

ressato non sia stato in grado di rendere verosimile la sua allegata minore 

età. Ciò in quanto egli non avrebbe consegnato alcun documento compro-

vante la sua identità; avrebbe rilasciato delle dichiarazioni contraddittorie 

in merito sia alla sua data di nascita, alla sua età nonché in relazione alla 

sua rete famigliare; ed altresì la perizia medica esperita escluderebbe che 

egli sia minorenne, come pure che avrebbe meno di (…) anni, ponendo 

quale età minima quella di 19 anni. Neppure le allegazioni presentate con 

il parere al diritto di essere sentito dall’interessato, non giustificherebbero 

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le incoerenze rilevate né renderebbero credibile la minore età asserita. Per-

tanto, la SEM ha concluso alla maggiore età dell’insorgente, negando 

quindi nel suo caso l’applicazione delle disposizioni del Regolamento  

Dublino III relative i minorenni. Proseguendo nell’analisi, l’autorità inferiore 

ha constatato come le dichiarazioni dell’interessato non sarebbero neppure 

atte a confutare la competenza dell’Austria per condurre il seguito della sua 

procedura. In un passo successivo, l’autorità di prima istanza ha inoltre 

escluso che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ex 

art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, o un rischio di trattamenti contrari 

all’art. 3 CEDU (RS 0.101) o all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), o 

ancora in violazione del principio del divieto di respingimento. Infine la SEM 

ha negato l’esistenza di motivi che imporrebbero alla Svizzera l’applica-

zione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Rego-

lamento Dublino III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, 

RS 142.311). 

4.2 Con la sua impugnativa, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, il 

ricorrente censura le conclusioni della SEM. In un primo tempo, egli av-

versa la valutazione espressa nella decisione querelata circa l’inverosimi-

glianza della sua minore età. Esaminando in dettaglio la perizia medica 

esperita, a mente dell’interessato sorprenderebbe difatti come l’autorità in-

feriore abbia considerato nella sua decisione solamente le conclusioni con-

tenute nell’ultima pagina del rapporto peritale, deprivando di qualsiasi va-

lore l’esito dell’esame dentale. Questo, senza poi offrire alcuna spiega-

zione del calcolo che avrebbe portato ai dati riportati nelle conclusioni della 

perizia, che sarebbero a loro volta difformi dagli esiti dei singoli esami ef-

fettuati, e soprattutto senza alcuna spiegazione circa il fatto che nella de-

terminazione dell’età minima si sia assunta quella risultante dalla sola TAC 

delle articolazioni sterno-clavicolari, trascurando invece le età minime alle 

quali si giungerebbe nell’esame odontostomatologico (per i denti 18 e 28, 

ad un età minima di 14,22 anni; mentre che quella dei denti 38 e 48 si 

situerebbe a 14,83 anni). Secondo tali dati, seguendo la giurisprudenza del 

Tribunale resa in merito, gli intervalli della possibile età del ricorrente risul-

tante dai due esami succitati, non sarebbero sovrapponibili; ed inoltre il 

rapporto peritale non sarebbe accompagnato da una spiegazione medica 

plausibile delle conclusioni a cui giunge. Con la conseguenza che a tale 

perizia, non potrebbe essere assegnato che un valore probatorio scarso. A 

ciò si aggiungerebbe che, anche solo nel caso di dubbio in merito all’età 

del ricorrente, l’interesse superiore del minore imporrebbe che gli debbano 

essere riconosciute tutte le tutele previste per i minori, nel rispetto dell’art. 3 

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CDF. In un secondo tempo, il ricorrente contesta puntualmente gli altri ele-

menti d’inverosimiglianza in merito all’età dichiarata presenti nella deci-

sione avversata, ritenendo come gli stessi non permetterebbero di esclu-

dere la credibilità della minore età da lui allegata. Proseguendo, l’insor-

gente chiede inoltre al Tribunale di vagliare anche la competenza  

dell’Austria nella trattazione della domanda d’asilo dell’insorgente. Invero, 

dagli scambi intervenuti tra la SEM e le omologhe autorità austriache e 

(…), parrebbe limpida una certa confusione nell’applicazione delle regole 

procedurali, in quanto la presentazione di molteplici e contemporanee do-

mande di ripresa in carica – come sarebbe avvenuto in specie il medesimo 

giorno ed a distanza temporale molto ravvicinata – non sarebbe conforme 

con il Regolamento Dublino III, il quale prevedrebbe invece, in situazioni di 

necessità, di trasmettere delle richieste d’informazioni agli altri Stati. Inoltre 

l’autorità inferiore nelle richieste di ripresa in carico, malgrado abbia alle-

gato il rapporto peritale sull’età, ne avrebbe citato soltanto le conclusioni 

generali, senza tuttavia specificare che l’esame odontostomatologico 

avrebbe fornito un risultato difforme da quello della TAC delle articolazioni 

sterno-clavicolari. Il tutto, in un contesto nel quale parrebbe che la ragione 

per cui le autorità (…) abbiano declinato la propria competenza in favore 

dell’Austria, risiederebbe nella circostanza che entrambi gli Stati conveni-

vano nel considerare l’interessato quale richiedente l’asilo minorenne non 

accompagnato. 

5.  

5.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e d’allontanamento. 

5.2  

5.2.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

5.2.2 Nel succitato contesto, qualora la questione della minore età dell’in-

teressato sia oggetto di disputa, si necessita dirimere preliminarmente tale 

aspetto, essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale 

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(art. 17 cpv. 3 LAsi) che nell’ambito della determinazione dello Stato re-

sponsabile per l’esame della domanda di asilo (cfr. art. 8 Regolamento  

Dublino III). La valutazione operata dalla SEM in sede di prima istanza può 

essere contestata dal richiedente nell’ambito del ricorso contro la decisione 

di non entrata nel merito (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3). Nella sentenza 

precitata, il Tribunale ha in particolare ritenuto come, per quanto concerne 

la minore età, è al richiedente asilo che incombe l’onere della prova deri-

vante da un’applicazione analogica dell’art. 8 del Codice civile svizzero del 

10 dicembre 1907 (CC, RS 210; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.3). Inoltre, in 

presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto da parte dell’au-

torità inferiore, se la valutazione globale degli atti di causa non permette di 

ritenere che l’interessato abbia reso verosimile la minore età, questi sarà 

tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo conseguentemente con-

siderato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1-5.4 con ulteriori rif. 

citati). Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pre-

giudiziale sulla questione (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.5). Per giungere ad 

una determinazione al riguardo, l’autorità si basa sui documenti d’identità 

autentici depositati agli atti, così come sui risultati delle audizioni relativa-

mente al quadro personale dell’interessato nel paese d’origine, alla sua 

cerchia famigliare ed al suo curriculum scolastico. Se necessario ordina 

una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. art. 17 cpv. 3bis 

in relazione con l’art. 26 cpv. 2 LAsi; DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.2). 

5.2.3 I metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età 

forniscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per 

stabilire se una persona è maggiorenne. Gli accertamenti fondati sull’ap-

proccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una radio-

grafia della mano seguiti da una tomografia sterno-clavicolare e da un 

esame dello sviluppo dentale. L’esame clinico e la radiografia della mano 

non permettono di determinare in modo attendibile se una persona ha rag-

giunto o meno la maggiore età. La radiografia della mano viene però 

tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere con 

la tomografia sterno-clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale. La 

consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad un’anamnesi 

dell’interessato, di riscontrare eventuali anomalie nello sviluppo corporeo 

influenti sulla stima dell’età. La tomografia sterno-clavicolare e l’esame 

dello sviluppo dentale, possono invece, a seconda del risultato, condurre 

ad indizi più o meno concreti sulla maggiore età del richiedente l’asilo. Qua-

lora entrambe le investigazioni indichino un’età minima superiore a 18 anni, 

ma i rispettivi intervalli tra età minima e massima si attestino su valori so-

vrapponibili, la maggiore età permane altamente probabile. La stessa è in-

vece solo debolmente probabile se, con una sola età minima superiore a 

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18 anni, non vi è sovrapposizione tra gli intervalli, pur in presenza di una 

spiegazione medica plausibile giustificante la diversa scala di valori. Vi 

sono poi ulteriori casistiche nelle quali le risultanze della tomografia sterno-

clavicolare e dell’esame dello sviluppo dentale apportano solo indizi molto 

deboli rispettivamente nessun indizio di maggiore età. Ad ogni modo, 

quanto più gli accertamenti medici costituiscono un indizio a favore della 

maggiore età, tanto meno è necessario procedere ad un apprezzamento 

generale delle prove (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 

e rif. citati). 

5.2.4 La valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità pre-

poste si effettua in applicazione delle norme processuali usuali (cfr. 

DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.3). L’elemento determinante per giudicare del 

valore probatorio di un mezzo di prova non è né la sua origine né la sua 

designazione come rapporto o come perizia. Gli accertamenti medici volti 

a determinare l’età rientrano nelle informazioni scritte ai sensi dell’art. 49 

della legge di procedura civile federale del 4 dicembre 1947 (PCF; 

RS 273), applicabile su rimando dell’art. 19 PA. Tali referti soggiacciono al 

libero apprezzamento delle prove. Tuttavia, dal momento che i riscontri in 

essi contenuti sono resi da una persona con conoscenze specifiche, ci si 

può scostare dai medesimi solo in presenza di indizi concreti atti a metterne 

in dubbio l’affidabilità (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.7). 

5.2.5 Ora, nella presente disamina, dall’esame odontostomatologico è ri-

sultata quale conclusione un’età media di 17,3 anni; ed analizzando più in 

dettaglio la tabella presentata secondo i differenti metodi di stima dell’età 

per i denti n. 18, 28, 38 e 48 (cfr. atto SEM n. 23/11, pag. 6 ) – unici denti 

utilizzati per la determinazione dell’età dell’insorgente nell’esame medico 

esperito – si riportano le età minime (di cui l’età inferiore è di 12,1 anni 

secondo il metodo Kahl e Shwarze per il dente n. 18) e le età massime (di 

cui l’età superiore massima è di 19,77 anni per i denti 38 e 48 secondo il 

metodo Mincer e coll.); mentre che dalla tomografia sterno-clavicolare è 

risultata un’età minima di 19 anni ed un’età media di 23,6 anni (cfr. atto 

SEM n. 23/11, pag. 9). Per questo motivo, conformemente alla giurispru-

denza (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2), ed a quanto anche riportato 

dall’insorgente nel gravame, è necessario verificare se i rispettivi intervalli 

tra età minima ed età massima si sovrappongano o meno. L’esame odon-

tostomatologico riporta tuttavia quale conclusione unicamente l’età media 

di 17,3 anni, dalla quale non è possibile dedurre alcun intervallo d’età. Tut-

tavia, osservando più in dettaglio i risultati dei diversi denti presi in esame, 

si può estrapolare, come sopra considerato, un’età minima inferiore di 12,1 

anni (per il dente 18) ed un’età massima di 19,77 anni (per i denti 38 e 48). 

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D’altro canto, l’esame sterno-clavicolare riporta unicamente l’età minima di 

19 anni, e l’età media di 23,6 anni. Quand’anche tale esame non riporti l’età 

massima, anche considerate l’età minima e l’età media, contrariamente alle 

conclusioni a cui giunge l’insorgente nel suo gravame, risulta come tale 

intervallo (19–23,6 anni) si sovrapponga all’intervallo dell’esame odonto-

stomatologico sopra considerato (12,1–19,77 anni). Se si seguissero tali 

risultati, in applicazione della giurisprudenza succitata, la perizia costitui-

rebbe un forte indizio di maggiore età, per il che risulterebbe essere tanto 

meno necessario procedere ad un apprezzamento generale delle prove 

(cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2; anche a titolo esemplificativo nello stesso 

senso la sentenza del Tribunale D-4641/2021 del 1° novembre 2021 con-

sid. 8.1). Tuttavia, non essendo le conclusioni dell’esame odontostomatol-

gico sopra riportate che unicamente in parte (soltanto per quanto attiene 

l’età media di 17,3 anni) contenute nel rapporto peritale, nonché come ri-

tiene a ragione l’insorgente nel suo ricorso, in assenza di una plausibile 

spiegazione medica per le conclusioni discrepanti alle quali sono giunti gli 

esperti nel rapporto medico – d’un canto l’esame odontostomatolgico ri-

tiene come la probabilità che il ricorrente abbia superato il diciottesimo 

anno di età sia debole, mentre che nelle conclusioni peritali si è escluso 

che il ricorrente abbia meno di 18 anni e la sua età minima sarebbe di 19 

anni d’età, quindi fondandosi unicamente sui riscontri dell’esame della TAC 

delle articolazioni sterno-clavicolari, in assenza però di spiegazioni al ri-

guardo – il Tribunale ritiene come, nel caso dell’insorgente, il rapporto pe-

ritale rappresenti unicamente un indizio molto debole di maggiore età 

dell’insorgente. 

5.2.6 A fronte di ciò, occorre quindi esaminare se dagli ulteriori indizi pre-

senti all’incarto, si possa giungere o meno ad escludere la verosimiglianza 

della minore età dell’insorgente, in conformità con i principi giurispruden-

ziali succitati. 

5.2.6.1 Il Tribunale concorda con la conclusione dell’autorità inferiore, al-

lorché ha ritenuto che il ricorrente nel corso della procedura di prima 

istanza, abbia fornito delle indicazioni anagrafiche e biografiche nel loro 

complesso incoerenti e contraddittorie, che possono essere soltanto in 

parte relativizzate a fronte dell’asserito vissuto di sofferenza dell’insorgente 

in patria e durante il viaggio, come pure a causa della sua scarsa scolariz-

zazione e dimestichezza con il sistema delle date ed il funzionamento del 

calendario, così come proposto nel gravame dal ricorrente. Quandanche 

possa difatti essere verosimile che una persona proveniente da tale conte-

sto culturale e con una scolarizzazione precaria, non conosca la sua data 

di nascita esatta e che non sappia convertire correttamente le date 

D-637/2022 

Pagina 11 

espresse nel calendario afghano in quello gregoriano; tuttavia le motiva-

zioni testé enunciate del ricorrente, vengono di fatto smentite dai suoi me-

desimi asserti. In primo luogo, si denota come non convincano le risposte 

fornite dall’insorgente circa le modalità con le quali egli avrebbe appreso la 

sua data di nascita. Invero se d’un canto egli ha riferito di essere venuto a 

conoscenza della sua data di nascita tramite la madre circa (…) mesi prima 

l’audizione RMNA (cfr. atto SEM n. 21/12, p.to 1.06, pag. 3); d’altro canto 

egli ha asserito che nella taskara che avrebbe avuto sino a che è giunto in 

D._______– e che avrebbe ottenuto già dalla nascita tramite il padre (cfr. 

atto SEM n. 21/12, p.to 4.03, pag. 8 seg.) – ci sarebbe stata scritta la data 

di nascita e la religione che egli avrebbe letto (cfr. atto SEM n. 21/12, p.to 

1.13, pag. 5). Se questi ultimi asserti fossero ritenuti verosimili, ciò signifi-

cherebbe però che egli sarebbe stato a conoscenza della sua data di na-

scita esatta già da ben prima di quanto riportatogli dalla madre. Inoltre 

avrebbe saputo riferire esattamente e coerentemente la data presente 

nella taskara e nella carta vaccinale di cui egli ha asserito essere stato in 

possesso sino in D._______, e non d’un lato riferendo di aver letto la data 

di nascita, ma d’altro lato di non aver visto bene la taskara (cfr. atto SEM 

n. 21/12, p.to 1.13, pag. 5). Peraltro, anche le sue dichiarazioni circa la 

data di nascita, sono chiaramente contraddittorie e confuse. Invero, nel 

corso dell’audizione RMNA, egli ha dapprima asserito essere nato il (…) 

(secondo il calendario afghano, pari al […] secondo il calendario grego-

riano); quando poco dopo sorprendentemente ha modificato varie volte i 

predetti asserti, riferendo di essere nato il (…) del (…) del (…) (secondo il 

calendario afghano; equivalente al (…) nel calendario gregoriano), o an-

cora il (…) secondo il calendario gregoriano; rispettivamente il (…) del (…) 

del (…) (equivalente nel calendario gregoriano al […]), per tornare da ul-

timo nuovamente alla data del (…) secondo il calendario solare (pari al […] 

secondo il calendario gregoriano; cfr. atto SEM n. 21/12, p.to 1.06, pag. 3 

seg.). Ulteriore discrepanza è peraltro rilevabile nell’età che egli ha dichia-

rato di avere al momento dell’audizione, ovverossia di (…) anni e (…) mesi, 

rispetto alla data di nascita precedentemente asserita (cfr. verbale RMNA, 

p.to 1.17.04, pag. 6). Altresì, vaghe appaiono essere le sue dichiarazioni 

di come la madre gli avrebbe comunicato la sua data di nascita, riportando 

che la genitrice gli avrebbe riferito sia il giorno, che il mese e l’anno in cui 

sarebbe nato nel calendario afghano; ma poco dopo rilasciando invece 

un’altra data espressa nel calendario gregoriano ([…]), o riferendo d’un 

canto che non saprebbe in quale calendario la madre ha espresso la sua 

data di nascita, ma d’altro canto che gli avrebbe detto “(…) cal. afghano” 

(cfr. verbale RMNA, p.to 1.06, pag. 3). Non appare peraltro comprensibile 

come mai il ricorrente, anche se aiutato nella compilazione del foglio per-

sonale da un altro richiedente l’asilo, abbia indicato quale data di nascita 

D-637/2022 

Pagina 12 

una ancora diversa da quella fornita in seguito in audizione RMNA, ovvero 

il (…), espressa nel calendario gregoriano (e non invece, come è d’uso per 

persone provenienti dall’Afghanistan in quello persiano, vista anche la 

poca istruzione e le difficoltà asserite dall’insorgente); ancorché egli abbia 

asserito – anche nel ricorso – di non essere sicuro della sua data di nascita 

esatta e delle differenze di calendario (cfr. verbale RMNA, p.to 1.06, pag. 3 

seg.). Tale contraddittorietà nelle date fornite, non trova alcuna giustifica-

zione neppure negli asserti forniti a supporto dall’insorgente, ripresi anche 

nel ricorso dal medesimo, di non avere né taskara né carta vaccinale al 

momento della compilazione del foglio dei dati personali (cfr. atto SEM 

n. 21/12, p.to 1.06, pag. 4), in quanto all’evidenza appare essere una mo-

tivazione pretestuosa e per nulla esplicante delle gravi incoerenze sopra 

rilevate. Del resto, come osservato rettamente dalla SEM nel provvedi-

mento querelato, all’entrata nel territorio elvetico, il ricorrente è stato tro-

vato in possesso di una tessera per asilanti austriaca figurante la data di 

nascita del (…) – che è tra l’altro la data di nascita comunicata anche dalle 

autorità austriache nelle sue riposte alla ripresa in carico del ricorrente (cfr. 

atti SEM n. 37/2 e n. 45/2) – di cui ne ha però negato in audizione RMNA 

l’esistenza (cfr. atto SEM n. 21/12, p.to 1.15, pag. 5). Nel ricorso, anche di 

tali asserti, l’insorgente tenta una spiegazione (cfr. pag. 10), che tuttavia 

hanno come obiettivo quello di porre ancora in maggiore evidenza la poca 

credibilità di quanto riferito invece in audizione, e non quello di rendere 

verosimili le sue dichiarazioni circa la minore età. Non possono inoltre es-

sere seguite le argomentazioni ricorsuali circa la poca dimestichezza 

dell’insorgente con i numeri e nell’identificare l’età delle persone, per spie-

gare le dichiarazioni contraddittorie rilevabili nel verbale RMNA circa il suo 

percorso biografico e le sue relazioni famigliari. Difatti, se d’un lato egli di-

mostra di sapere riportare con una certa chiarezza alcuni suoi dati biogra-

fici e di avere invero una certa capacità di calcolo (ad esempio che avrebbe 

frequentato la scuola per […] anni, iniziandola allorché aveva […] anni, 

nonché di aver cominciato ad occuparsi del […] a […] anni, svolgendo tale 

attività per […] anni e […] mesi, espatriando allorché aveva […] anni e […] 

mesi; o ancora quando sarebbe deceduto il fratello; cfr. p.ti 1.17.04, pag. 6, 

e p.to 2.01, pag. 7; p.to 7.02, pag. 11); d’altro canto né le sue dichiarazioni 

circa la sua età anagrafica, né quando egli avrebbe smesso di andare a 

scuola, o ancora in che anno avrebbe lasciato  

l’Afghanistan, o circa le età dei suoi famigliari, sono risultati coerenti rispet-

tivamente è stato in grado di darvi una risposta (cfr. atto SEM n. 21/12, p.to 

3.01 segg.; pag. 8 segg.). Tali circostanze, aumentano ancora maggior-

mente i dubbi circa la verosimiglianza degli asserti dell’insorgente riguardo 

alla minore età asserita. Per di più, l’evenienza che la data di nascita regi-

strata sia in D._______(del […]; cfr. atto SEM n. 41/1) che in  

D-637/2022 

Pagina 13 

Austria (del […]; cfr. atti SEM n. 37/2 e 45/2), sia dissimile con quella affer-

mata dall’insorgente in corso di procedura di prima istanza e tra loro siano 

pure differenti, al contrario di quanto sostenuto implicitamente dal ricor-

rente nel gravame (cfr. p.to VI, pag. 11 seg.), in realtà risulta essere un 

ulteriore elemento a sostegno dell’inverosimiglianza della minore età alle-

gata dal medesimo nella presente procedura. Oltracciò, l’autorità inferiore 

appare aver proceduto ad un esame completo e corretto dei fatti determi-

nanti per giungere ad una valutazione in merito all’età dell’insorgente – 

esaminando e ponderando tutti gli elementi presenti all’incarto – ponendo 

segnatamente a quest’ultimo dei quesiti puntuali e precisi durante l’audi-

zione RMNA, come pure concedendogli un diritto di essere sentito speci-

fico circa l’età asserita. È basandosi sulle informazioni raccolte, ed a se-

guito di una ponderazione globale degli elementi in suo possesso, che l’au-

torità inferiore ha quindi concluso circa la maggiore età dell’insorgente. 

5.2.6.2 Nelle surriferite circostanze, anche il Tribunale in una valutazione 

globale di tutti gli elementi in presenza, ed in presenza di una fattispecie 

giuridica sufficientemente completa e corretta, ritiene che l’insorgente – al 

quale si ribadisce incombeva l’onere della prova in merito (cfr. supra con-

sid. 5.2.2) – non è stato in grado di rendere verosimile la sua supposta 

minore età al momento dell’inoltro della sua domanda d’asilo in Svizzera. 

Ciò comporta che lui debba assumerne le conseguenze; ovvero che egli 

sia considerato maggiorenne in conformità con la giurisprudenza succitata 

(cfr. supra consid. 5.2.2), che le disposizioni normative relative i minorenni 

non gli siano applicabili ed egli non possa a ragione avvalersene, come 

considerato rettamente anche nella decisione impugnata dalla SEM. Frat-

tanto, non risulta esserci spazio in casu neppure per un’applicazione del 

principio “in dubio pro minor” citato in sede ricorsuale anche in rapporto 

con l’art. 3 CDF (cfr. a tal proposito anche la sentenza del Tribunale  

D-4143/2021 del 29 settembre 2021 consid. 6.2 con ulteriore rif. citato). 

6.  

6.1 Ciò posto, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la do-

manda di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, 

ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15). 

Nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come 

è il caso di specie – di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III Rego-

lamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). 

Inoltre, la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla 

D-637/2022 

Pagina 14 

base della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presen-

tata domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento  

Dublino III). 

6.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossi-

bile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente. Qualora non sia pos-

sibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato in 

base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la domanda 

è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di deter-

minazione diventa lo Stato membro competente. 

6.3 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). 

6.4  

6.4.1 Nel caso in parola, gli accertamenti effettuati dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, 

che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in D._______ il 

(…), ed in Austria il (…) (cfr. atti SEM n. 8/2, 9/1 e 37/2); circostanze che 

sono in parte state confermate anche dall’insorgente durante l’audizione 

RMNA, riferendo che nei succitati Paesi gli sarebbero state prese le im-

pronte digitali (cfr. atto 21/12, p.to 2.06, pag. 7). Sulla base di tali circo-

stanze, l’autorità resistente ha presentato sia alle autorità austriache che a 

quelle (…) competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 una richiesta di 

ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III 

(cfr. atti SEM n. 31/6 e 34/6). Dopo un primo rifiuto ricevuto da parte dell’Au-

stria il (…) (cfr. atto SEM n. 37/2), ed in seguito anche da parte della 

D._______– che ha dal canto suo indicato l’Austria quale Paese membro 

competente – (cfr. atto SEM n. 41/1), la Svizzera ha richiesto alle autorità 

austriache un riesame del loro rifiuto il (…) (cfr. atti SEM n. 42/2 e 43/1). 

L’autorità austriaca competente ha quindi accettato la ripresa in carico del 

ricorrente in data (…) (cfr. atto SEM n. 45/2). Il tutto è stato svolto nel pieno 

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Pagina 15 

rispetto dei termini regolamentari. Di conseguenza la competenza  

dell’Austria risulta di principio essere data nella fattispecie. Contrariamente 

a quanto sollevato nel suo gravame dall’insorgente, il fatto che l’autorità 

preposta elvetica abbia formulato, anche lo stesso giorno, delle domande 

di ripresa in carico sia nei confronti dell’Austria che della D._______, non 

risulta essere contrario al Regolamento Dublino III, ma bensì lecito ritenuto 

come risultasse dai riscontri “Eurodac”, e parzialmente anche da quanto 

dall’interessato dichiarato nel corso del verbale RMNA, che quest’ultimo 

avesse presentato delle domande d’asilo in entrambi gli Stati membri, e 

per di più a breve distanza temporale l’una dall’altra. La competenza 

dell’Austria nell’esame della domanda d’asilo dell’insorgente, non è messa 

in dubbio neppure dall’argomentazione ricorsuale dell’insorgente, laddove 

questi indica che in entrambe le richieste di ripresa in carico la SEM 

avrebbe citato unicamente le conclusioni generali del rapporto peritale, ma 

non specificato che l’esame odontostomatologico ha fornito un risultato dif-

ferente rispetto a quello della TAC delle articolazioni sterno-clavicolari. Di-

fatti, l’autorità elvetica competente, nelle domande di ripresa in carico, ha 

riportato correttamente sia che il ricorrente si sarebbe presentato quale mi-

norenne non accompagnato, nato il (…), sia secondo quali elementi – tra i 

quali anche ma non solo la perizia medica annessa – la minore età asserita 

sarebbe invece stata esclusa dalla Svizzera. Sulla base di tali indicazioni, 

sia le autorità (…), che in particolare le autorità austriache che hanno ac-

cettato la ripresa in carico dell’insorgente, avevano la piena possibilità di 

determinarsi circa la loro competenza. Quanto rimarcato dall’insorgente nel 

suo memoriale ricorsuale, appare quindi essere completamente marginale 

e per nulla determinante per ammettere la competenza dell’Austria in spe-

cie nella trattazione della sua domanda d’asilo. Vi è pure luogo di osservare 

come la circostanza che il ricorrente in D._______ ed in Austria sia stato 

considerato minorenne, non costituisce in alcun modo un indizio a favore 

del fatto che quest’ultimo Stato membro non sia competente nel proseguo 

della procedura d’asilo dell’insorgente. Invero, al riguardo, non vi sono in-

formazioni in particolare circa una perizia od un’analisi effettuata in tal 

senso dalle predette autorità. Anzi, quelle austriache hanno riferito specifi-

catamente di non aver potuto intraprendere alcun passo procedurale, do-

vuto alla scomparsa dell’insorgente poco dopo il deposito della domanda 

d’asilo, ed in particolare di non aver esperito alcun esame medico tendente 

a determinare la sua età (cfr. atto SEM n. 37/2). Per il resto, per le allega-

zioni che il ricorrente ha opposto al suo trasferimento in Austria nel corso 

dell’audizione RMNA, si può rinviare senz’altro alla decisione impugnata, 

dove la SEM ha esaminato in maniera completa e corretta tali aspetti (cfr. 

p.to II, pag. 5 del provvedimento avversato), non avendo peraltro il ricor-

rente più sollevato nulla in proposito nel suo memoriale ricorsuale. In tale 

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Pagina 16 

contesto, appare tuttavia di rilievo rammentare come, tramite l’esame della 

domanda da parte di un unico Stato membro (“one chance only”), il Rego-

lamento Dublino III intende far fronte proprio al fenomeno delle domande 

di asilo multiple (“asylum shopping”). 

6.4.2 Visto tutto quanto precede, la responsabilità dell’Austria per il tratta-

mento della domanda d’asilo del ricorrente è data. 

7.  

7.1 Nella fattispecie non vi sono neppure fondati motivi di ritenere che sus-

sistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di 

accoglienza dei richiedenti l’asilo in Austria, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. 

art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III). Invero, il predetto Stato 

membro è legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU, della Convenzione 

del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 

28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre 

che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) 

e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, il rispetto della 

sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della 

propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-

zione conforme al diritto internazionale ed europeo, è presunto da parte 

dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del 

riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale [di 

seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza 

dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]; 

cfr. fra le tante, le sentenze del Tribunale F-5422/2021 del 20 dicem-

bre 2021, F-4042/2021 del 1° novembre 2021 consid. 4.2.1 e 4.2.2). 

7.2 La succitata presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confu-

tata in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato 

non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 

2010/45 consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in pre-

senza di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. 

DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 

[di seguito: CorteEDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09). 

D-637/2022 

Pagina 17 

7.3 Ciò non è manifestamente il caso in Austria, conclusione che il ricor-

rente non ha del resto posto in discussione. 

7.4 Di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento 

Dublino III non si giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Secondo l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (“clausola di sovra-

nità”), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato mem-

bro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale 

presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete. Tale disposizione è concretizzata, in diritto interno 

svizzero, dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. LA SEM, nell’applicazione della preci-

tata norma dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). 

8.2 Nella fattispecie, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destina-

zione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la 

procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione della diret-

tiva procedura. Per di più, egli non ha sollevato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che l’Austria non rispetterebbe il princi-

pio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell’ossequio 

dei suoi obblighi internazionali, rinviandolo in un paese dove la sua vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinto in un tale paese. Del resto, agli atti non 

figurano elementi tali da indurre a concludere che un trasferimento nello 

Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di essere privato del 

sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in viola-

zione della direttiva accoglienza. 

8.3 Inoltre l’insorgente, da un esame d’ufficio degli atti di causa, non appare 

soffrire di problematiche mediche tali da risultare ostative al suo trasferi-

mento nel contesto di una procedura Dublino (cfr. atti SEM n. 13/3 e 21/12, 

p.to h, pag. 3) e rientranti nelle casistiche di cui alla giurisprudenza topica 

della CorteEDU e del Tribunale in materia (cfr. sentenze della CorteEDU 

N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro 

Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1). Ciò che tra l’altro l’insorgente non solleva nel suo gravame, e sul 

quale punto si può quindi senz’altro rinviare alla decisione avversata, la 

quale risulta essere sufficientemente motivata ed esplicita in proposito (cfr. 

decisione SEM, p.to II, pag. 6). 

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Pagina 18 

8.4 Alla luce di quanto sopra, non traspaiono pertanto neppure elementi 

per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in materia arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è 

quindi alcun motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17 

par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III. Peraltro, ha stabilito 

in maniera completa ed esatta i fatti pertinenti per la causa e non ha com-

messo né eccesso né abuso del suo potere di apprezzamento negando 

l’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 in rela-

zione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. 

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da 

parte della Svizzera, l’Austria è competente per la ripresa in carico dell’in-

sorgente in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del Re-

golamento Dublino III. 

10.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Austria conforme-

mente all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizza-

zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1).  

11.  

In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta 

le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del tra-

sferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2 

e DTAF 2010/45 consid. 10.2). 

12.  

Pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità infe-

riore, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il 

trasferimento del ricorrente dalla Svizzera verso l’Austria, confermata. 

13.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda di so-

spensione dell’esecuzione dell’allontanamento quale misura supercaute-

lare, che la richiesta tendente alla concessione dell’effetto sospensivo al 

ricorso, risultano essere senza oggetto. 

D-637/2022 

Pagina 19 

14.  

Per il medesimo motivo esposto al considerando precedente, anche la do-

manda del ricorrente tendente all’esenzione dal versamento di un anticipo 

sulle spese processuali, è senza oggetto. 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, potendo il Tribunale partire dall’assunto 

che l’insorgente sia indigente e non essendo state le conclusioni ricorsuali 

al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità di 

esito favorevole, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudizia-

ria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia, e non 

sono quindi prelevate spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

16.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata nello Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-637/2022 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: