# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e339229d-d2a7-5ba3-8be0-8fb7be04d8b6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.09.2010 32.2010.100
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-100_2010-09-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.100

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  27 settembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 aprile 2010 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da:  RA 1

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 24 febbraio 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________,
nata nel 1953, divorziata, in precedenza attiva in qualità di direttrice delle
consulenze di una fiduciaria, nel mese di maggio del 2008 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti in quanto affetta da una sindrome mielodisplastica,
da dolori articolari e da un’artrite reumatoide (doc. 4/1-7).

 

                                         __________
è purtroppo deceduta il 22 novembre 2009 (doc. 45-2).

 

                               1.2.   L’Ufficio
AI, sulla base degli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare
una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico
dell’Assicurazione Invalidità (SAM) (doc. 33/1-16), con progetto di decisione
del 5 gennaio 2010 (cfr. doc. 43/1-2), poi confermato con decisione del 24
febbraio 2010, inviato al patrocinatore del figlio della signora __________,
suo erede, ha negato all’interessata il diritto ad una rendita di invalidità
(doc. A).

 

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa RI 1, in qualità di erede della mamma __________,
a sua volta rappresentato dall’avv. RA 1, ha contestato la decisione
dell'amministrazione, postulando l’attribuzione di una mezza rendita di
invalidità dal 1° aprile 2008 al 16 novembre 2009 e di una rendita intera dal
17 novembre 2009 al 22 dicembre 2009 (doc. I).

                                         Sostanzialmente
il patrocinatore del ricorrente ha contestato la valutazione medica operata dai
medici del SAM, in quanto, a suo parere, quest’ultima sarebbe priva della
necessaria forza probante. 

                                         In
particolare, il patrocinatore ha rilevato di non potere condividere la
conclusione alla quale sono giunti i medici del SAM – ovvero che l’assicurata
fosse abile al lavoro al 70% - poiché tale esito è in piena contraddizione non
solo con la valutazione dei curanti della defunta signora __________, ma pure
con quella del medico fiduciario dell’assicurazione perdita di guadagno, che ha
visitato l’assicurata nel mese di febbraio 2009 – secondo l’opinione concorde
dei quali il grado di incapacità lavorativa era del 50%. 

                                         Il
patrocinatore ha inoltre sottolineato che la perizia dei medici del SAM è
incompleta e non poteva dunque essere posta dall’UAI a fondamento della propria
decisione, in quanto necessitava di essere integrata tramite l’esecuzione di
ulteriori accertamenti medici suggeriti dallo stesso dr. __________ del SAM
(doc. I).

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta - dopo avere ribadito la correttezza della valutazione
pluridisciplinare dei medici del SAM - ha postulato un’integrale reiezione
dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (doc. V + bis).

 

                               1.5.   Con scritto
del 5 maggio 2010, l’UAI, con riferimento alla questione della tempestività del
ricorso sollevata da questo Tribunale, ha comunicato al TCA che “la decisione
del 24 febbraio 2010 è stata inviata per posta semplice e che la stessa si
intende pertanto notificata secondo quanto sancito e previsto dai relativi
regolamenti postali (l’UAI non è pertanto in grado di inviarVi il relativo
formulario postale così come richiesto con il Vostro scritto del 20 aprile
2010)” (doc. VII).

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e
non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o
della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF
H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

                                      

                               2.2.   Preliminarmente
va osservato che con scritto del 5 maggio 2010 l’UAI ha indicato di avere intimato
la decisione impugnata, datata 24 febbraio 2010, per posta semplice (cfr. doc. VII).

 

                                         Per
l’art. 60 cpv. 1 LPGA il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla
notificazione della decisione o della decisione contro cui l’opposizione è
esclusa. Il cpv. 2 prevede che gli articoli 38-41 sono applicabili per
analogia.

 

                                         Nel
caso di specie, il TCA rileva che nonostante la decisione impugnata, datata 24 febbraio
2010, non sia stata trasmessa all’erede dell’interessata tramite invio
raccomandato, la questione non necessita di ulteriori approfondimenti, dato che
nel caso di specie l’UAI non ha messo in discussione la tempestività del
ricorso del signor RI 1.

 

                                         Il TCA
può pertanto entrare nel merito dell’impugnativa.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata oppure no a negare
alla defunta __________ il diritto a una rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V

                                         165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.
3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.5.   L’UAI, con
lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata,
aveva affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare.

                                         In tale
ambito, i medici del SAM avevano valutato la patologia reumatologica (dr. __________),
neurologica (dr. __________), oncologica (dr. __________) e quella psichiatrica
(dr. __________).

 

L’aspetto reumatologico era stato vagliato dal dr__________,
specialista FMH in reumatologia, il quale, nel suo referto del 18 agosto 2009, aveva
posto le diagnosi di “artrite reumatoide dal 2005 finora anerosiva, anodulare,
nessuna manifestazione extrasinoviale nota, fattore reumatoide positivo,
anticorpi anti-CCP positivi, ANA negativi, terapia di fondo con Arava dal
2.8.2006 al 9.7.2007 (interrotta dopo diagnosi di sindrome mielodisplasica)
attualmente nessuna terapia, DAS 28 3v 1.51 (remissione); peritendinite del
tendine di Achille a sinistra di origine incerta (nell’ambito dell’artrite
reumatoide?); sindorme lombospondilogena cronica con osteocondrosi L4/L5 con
piccola ernia discale mediale senza neuro compressione e stenosi degenerativa
del canale spinale di media importanza, attualmente senza evidenza per una
claudicatio spinale o di radice. Incipiente osteocondrosi L5/S1; anemia
refrattaria con eccesso di blasti dal 2007” (doc. 33-28).

Lo specialista aveva sottolineato di potere
confermare, quanto alla problematica reumatologica, la valutazione del
reumatologo curante, dr. __________.

Il dr. __________ aveva indicato che “è molto
difficile esprimersi sulla prognosi a medio e lungo termine. Non si può
escludere una riattivazione dell’artrite reumatoide. Vista la presenza di un
canale spinale stretto di media importanza, non si può escludere un
peggioramento dei dolori lombari come non si può escludere lo sviluppo di nuovi
episodi di sciatalgia o di una vera e propria sindrome radicolare come anche
eventualmente di una claudicatio spinale. Uno sviluppo sfavorevole di questo
tipo appare tuttavia relativamente poco probabile a breve e medio termine”
(doc. 33-29).

A proposito della capacità lavorativa, lo
specialista aveva considerato l’assicurata abile al lavoro a tempo pieno, con
una riduzione del rendimento del 25%, nella sua professione di fiduciaria. Egli
aveva spiegato che la diminuzione della capacità lavorativa “è legata alle
artralgie intermittenti, probabilmente nell’ambito dell’artrite reumatoide e ai
problemi della colonna lombare” (doc. 33-29).

Infine, come casalinga, il dr. __________ aveva
considerato l’assicurata inabile al massimo nella misura del 10% (doc. 33-31).

 

L’aspetto neurologico era invece stato valutato
dal dr. __________specialista FMH in neurologia, il quale, nel suo referto dell’11
agosto 2009, aveva posto le diagnosi di “sindrome lombovertebrale recidivante,
attualmente senza deficit neurologici radicolari” (doc. 33-33).

Il dr. __________ aveva rilevato che “dal punto
di vista neurologico non vi è alcuna diminuzione della capacità lavorativa”
(doc. 33-34).

 

L’aspetto oncologico era stato approfondito dal
dr. __________, specialista FMH medicina interna, oncologia-ematologia, il
quale, nel suo referto peritale del 7 agosto 2009, aveva posto le diagnosi di “1.
sindrome mielodisplastica di tipo anemia refrattaria con eccesso di blasti di
tipo II (RAEB-2), prima diagnosi 30.7.2007, classificazione secondo
International Prognosis Scoring System rischio intermedio-II con anemia di
grado moderato, attualmente stabile 9g/dl, leucopenia intermittente, conta
trombocitaria normale. Stato dopo trasfusione con concentrati eritrocitari in
data 21.8.2007 e 12.10.2007. Assenza di evoluzione in senso peggiorativo
(trasformazione leucemica) a due anni dalla diagnosi iniziale; 2. artrite
reumatoide sieropositiva, prima diagnosi luglio 2006, in trattamento con Prednisone fino al 2.8.2006, successivamente con terapia di fondo con Arava
20 mg/dì dal 2.8.2006 fino al 9.7.2007 (sospesa per insorgenza dell’emopatia)”
(doc. 33-23).

Il dr. __________ aveva rilevato che “l’anemia
cronica presentata dalla paziente, seppur di grado moderato, è suscettibile di
ridurre il rendimento nell’attività da ultimo svolta di direttrice di una
fiduciaria e di determinare un’affaticabilità aumentata e una riduzione della
capacità di concentrazione nel mansionario che include la preparazione di
dichiarazioni fiscali, contatti con gli uffici di tassazione, contatti con i
clienti, attività di aggiornamento professionale” (doc. 33-23).

Quanto al decorso, il dr. __________ aveva rilevato
che “l’evoluzione dello stato di salute dell’assicurata dal punto di vista
emato-oncologico è caratterizzata da un decorso cronico, con il rischio di
un’evoluzione peggiorativa, con apparizione di ulteriori citopenie (leucopenia
o trombocitopenia), nonché il rischio di una trasformazione acuta
(trasformazione in leucemia acuta)” (doc. 33-23a). Lo specialista aveva
aggiunto che l’interessata presentava “uno score di rischio internazionale
(sistema IPSS) di livello intermedio-II, per il quale i dati provenienti dalla
ricerca clinica suggeriscono un rischio di progressione in leucemia mieloide
acuta del 25% entro 1.1 anni dalla diagnosi iniziale ed una mediana di
sopravvivenza di 1.2 anni”, sottolineando tuttavia di non disporre dell’analisi
citogenetica, “che fra tutti i fattori prognostici rappresenta il fattore più
importante”. Egli aveva quindi concluso che “l’evoluzione finora favorevole
sull’arco di due anni dalla diagnosi iniziale depone a favore di un decorso più
benigno nel caso specifico della signora __________” (doc. 33-23a).

Il dr. __________ aveva ritenuto che l’assicurata
non potesse svolgere altre attività, né che fosse possibile effettuare
provvedimenti di integrazione professionale (doc. 33-23a).

Infine, lo specialista aveva osservato che “tenendo
conto della natura soggettiva dei disturbi riferiti dalla paziente (difficoltà
di concentrazione, affaticabilità aumentata), una misurazione oggettiva della
riduzione del rendimento o della riduzione della capacità lavorativa della
paziente non è possibile. L’assicurata stima al 50% il grado di diminuzione del
rendimento. Una migliore valutazione potrebbe essere eseguita attraverso una
valutazione specialistica a livello neuro-cognitivo e neuro-psicologico” (doc.
33-24).

 

Infine, l’aspetto psichico era stato vagliato dal
dr__________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale, nel suo
referto del 7 agosto 2009, aveva posto la diagnosi di “nevrastenia
(ICD10-F48.0)” (doc. 33-20).

Lo specialista aveva rilevato che “la
sintomatologia presente nell’assicurata è quella classica in cui prevale la
sensazione di stanchezza mentale, con una riduzione della motivazione, della
capacità di concentrazione e di rendimento lavorativo. Inoltre presenta un
sintomo associato, che nel suo caso è l’alterazione del sonno notturno”. Il dr.
__________ aveva sottolineato che nel caso dell’assicurata “la valutazione
clinica diventa complicata per il fatto che l’anemia che presenta potrebbe
anche dare astenia, con sensazione di stanchezza, ma si tratterebbe
prevalentemente di una stanchezza fisica, forma sintomatica che non è
prevalente in lei”, aggiungendo tuttavia che “ciononostante non è da escludersi
una doppia componente organica e psicogena che spiega l’attuale fenomeno” (doc.
33-20).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
aveva indicato che l’assicurata presentava una incapacità lavorativa del 10%
per ragioni psichiatriche (doc. 33-21).

La diminuzione della capacità lavorativa era
giustificata, a mente dello specialista, dalla sintomatologia astenica, apatica
e dalla facile esauribilità, che la rendevano discontinua, meno concentrata e
maggiormente affaticabile, con una minore resistenza al lavoro. 

Infine, il dr. __________ aveva indicato che la
prognosi era stazionaria (doc. 33-21).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 18 settembre 2009, i medici del SAM, sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali dell’assicurata
presso il citato centro d’accertamento, avevano posto le diagnosi con influsso
sulla capacità lavorativa di “nevrastenia (ICD10-F48.0); artrite reumatoide dal
2005 finora anerosiva, anodulare, nessuna manifestazione extrasinoviale nota,
fattore reumatoide positivo, anticorpi anti-CCP positivi, ANA negativi, terapia
di fondo con Arava dal 2.8.2006 al 9.7.2007 (interrotta dopo diagnosi di
sindrome mielodisplasica) attualmente: nessuna terapia, DAS 28 3v 1.51
(remissione); peritendinite del tendine di achille a sin. di origine incerta
(nell’ambito dell’artrite reumatoide?); sindrome lombospondilogena cronica con
osteocondrosi L4-L5 con piccola ernia discale mediale senza neurocompressione e
stenosi degenerativa del canale spinale di media importanza, attualmente senza
evidenza per una claudicatio spinale o di radice. Incipiente osteocondrosi
L5-S1” (doc. 33-11), mentre quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità
lavorativa avevano indicato quelle di “sindrome mielodisplastica di tipo anemia
refrattaria con un eccesso di blasti di tipo II (RAEB-2), prima diagnosi
30.7.2007, classificazione secondo International Prognosis Scoring System
rischio intermedio-II con anemia di grado moderato, attualmente stabile 9g/dl,
leucopenia intermittente, conta trombocitaria normale; stato dopo trasfusione
con concentrati eritrocitari in data 21.8.2007 e 12.10.2007; assenza di
evoluzione in senso peggiorativo (trasformazione leucemica) a 2 anni dalla
diagnosi iniziale” (doc. 33-12).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
avevano ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70%
nell’attività lavorativa abituale di direttrice di una fiduciaria (doc. 33-15).

I medici del SAM avevano indicato che la
percentuale del 30% di inabilità era causata dalla “concomitante presenza di
patologie somatiche e psichiatriche”. Essi avevano precisato che “l’assicurata
presenta una diminuzione del rendimento lavorativo dovuta ad una sindrome
astenica, da interpretare prevalentemente nell’ambito della diagnosi
psichiatrica di nevrastenia e con minore probabilità dovuta all’anemia
nell’ambito della malattia oncologica, che spiegherebbe piuttosto una
stanchezza fisica, non presente in questo caso. Per questo problema si
giustifica un’incapacità lavorativa del 10% nell’attività abituale.
L’assicurata è inoltre confrontata con artralgie intermittenti, dovute in parte
probabilmente a problemi nell’ambito dell’artrite reumatoide ed in parte a
patologie degenerative della colonna vertebrale. Per questa patologia si
giustifica una diminuzione del rendimento del 25%” (doc. 33-15).

I medici del SAM avevano quindi concluso per una
incapacità lavorativa globale del 30%, presente dall’inizio della malattia
(estate 2007), indicando che “le percentuali di incapacità lavorativa dovute
alle due patologie non devono essere, in questo caso, sommate integralmente
perché si compensano parzialmente, in quanto le interruzioni del lavoro
necessarie per la patologia reumatologica permettono un recupero anche per la
patologia psichiatrica” (doc. 33-15).

Infine, essi avevano ritenuto stazionaria la
prognosi con riferimento alle patologie reumatologica e psichiatrica, mentre
più incerta quella concernente la patologia oncologica “attualmente non
influente sulla capacità lavorativa” (doc. 33-16).

 

Il dr. __________ del SMR, medico chirurgo, specialista in medicina preventiva dei
lavoratori e psicotecnica (sul diritto per gli assicurati di conoscere
la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), nel suo
rapporto medico del 2 novembre 2009, poste le diagnosi principali di “1) nevrastenia;
 2) artrite reumatoide dal 2005 finora anerosiva, anodulare, nessuna
manifestazione extrasinoviale nota, fattore reumatoide positivo, anticorpi
anti-CCP positivi, ANA negativi, terapia di fondo con Arava dal 2.8.2006 al
9.7.2007 (interrotta dopo diagnosi di sindrome mielodisplasica) attualmente:
nessuna terapia, DAS 28 3v 1.51 (remissione); 3) peritendinite del tendine di
achille a sin. di origine incerta (nell’ambito dell’artrite reumatoide?); 4) sindrome
lombospondilogena cronica con osteocondrosi L4-L5 con piccola ernia discale
mediale senza neurocompressione e stenosi degenerativa del canale spinale di
media importanza, attualmente senza evidenza per una claudicatio spinale o di
radice. Incipiente osteocondrosi L5-S1”, aveva indicato che l’assicurata andava
considerata inabile al lavoro al 30% a partire dall’estate 2007 (doc. 36/1-2).

 

Con rapporto del 18 novembre 2009, la consulente IP incaricata di valutare il caso della signora __________ aveva segnalato quanto
segue:

 

" 
In data 17 novembre 2009 sono stata contattata
dal figlio dell’assicurata, convocata per un colloquio il 25 novembre 2009. La
signora __________ risulta attualmente degente presso l’Istituto __________ di __________,
a causa di un peggioramento dello stato di salute che porterà verosimilmente ad
un periodo di inabilità lavorativa (prevista terapia e intervento chirurgico).
Seguirà a questo proposito una dichiarazione medica. 

Alla luce delle nuove informazioni acquisite, il
colloquio previsto con la consulente è pertanto annullato.

 

Nell’impossibilità di applicare provvedimenti di
integrazione professionale, si ritiene opportuno chiudere momentaneamente il
mandato. Si raccomanda di sottoporre nuovamente l’incarto al Servizio medico
Regionale, se necessario aggiornare gli atti medici alla luce del peggioramento
dello stato di salute e richiedere una nuova presa di posizione.

In seguito, quando la situazione clinica sarà
chiara, l’incarto può essere ritrasmesso alla consulente per il calcolo del
grado di invalidità.” (Doc. 40-1)

 

In effetti, in data 16 novembre 2009 l’assicurata
era stata ricoverata presso l’Istituto __________ (__________), come risulta
dal referto del 27 novembre 2009 redatto dal dr. __________ (doc. 41-2).

Con rapporto medico del 29 dicembre 2009, il dr. __________
aveva indicato che il ricovero si era reso necessario a causa di una sindrome
mielodisplastica in evoluzione leucemica, presente dal 17 settembre 2009, per
la quale l’assicurata era stata sottoposta a chemioterapia di induzione (doc.
42-2). Ciononostante, in data 22 dicembre 2009, l’assicurata era, purtroppo,
deceduta (doc. 42-2 e 45-2).

                                         

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 123 V 175, il Tribunale federale ha rilevato che,
con l’entrata in vigore, il 1° giugno 1994, del nuovo statuto, è stato
ancorato il concetto di indipendenza e di imparzialità
dei periti dei centri medici d'accertamento dell'AI, che già esisteva in
precedenza.

                                         Questa giurisprudenza è
poi stata confermata in una sentenza pubblicata in DTF 132 V
376, nella quale l’Alta Corte ha deciso che i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA devono essere osservati anche quando una perizia è
affidata ad un centro d'accertamento medico (SAM).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.

                                         In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

"  (…) La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit
bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment
énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le
rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour
le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au
regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et
du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance
particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La
recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

In una sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009,
il Tribunale federale ha sottolineato che un rapporto del SMR ha lo stesso
valore di una perizia amministrativa, anche se è stato redatto senza avere
visitato personalmente l’assicurato.

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn,
Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità
dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di
cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.
32.1999.124).

 

 

                               2.7.   Attentamente
esaminata la documentazione medica presente nell’incarto e richiamata la
giurisprudenza relativa al valore probatorio di rapporti medici (cfr. consid.
2.6.), questo Tribunale non può confermare la decisione impugnata, in quanto non tutte le patologie della defunta assicurata e
l’influsso che le stesse avevano sulla sua capacità lavorativa residua sono
state sufficientemente chiarite.

 

Il TCA rileva infatti che, come correttamente
rilevato dal patrocinatore del ricorrente, la perizia dei medici del SAM -
posta a fondamento della decisione  di rifiuto di una rendita dell’UAI -non può
essere considerata pienamente probante, in quanto necessitava di ulteriori
approfondimenti, che non sono tuttavia stati effettuati.

 

                                         Dal
profilo oncologico, nell’ambito della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta
ad un esame specialistico da parte del dr. __________, dal quale è emerso che
ella era affetta da una serie di patologie, tra le quali quella di “sindrome
mielodisplastica di tipo anemia refrattaria con eccesso di blasti di tipo II
(RAEB-2), prima diagnosi 30.7.2007, classificazione secondo International
Prognosis Scoring System rischio intermedio-II con anemia di grado moderato,
attualmente stabile 9g/dl, leucopenia intermittente, conta trombocitaria
normale. Stato dopo trasfusione con concentrati eritrocitari in data 21.8.2007
e 12.10.2007. Assenza di evoluzione in senso peggiorativo (trasformazione
leucemica) a due anni dalla diagnosi iniziale”. Il dr. __________ ha ritenuto che
l’anemia cronica della paziente fosse in grado di influire sulla sua capacità
lavorativa residua, senza tuttavia precisare in quale percentuale (doc. 33-23).

                                         Nonostante
ciò, nella valutazione peritale globale del 18 settembre 2009, i medici del SAM
hanno posto la diagnosi di “sindrome mielodisplastica di tipo anemia
refrattaria con un eccesso di blasti (…)” tra le diagnosi senza influenza sulla
capacità lavorativa residua (cfr. doc. 33-12).

Nel referto peritale del 18 settembre 2009,
inoltre, i medici del SAM, riassumendo quanto indicato dal dr. __________ nel
proprio consulto peritale, hanno indicato che lo specialista in oncologia ha
segnalato l’assenza di reperti oggettivi che giustifichino una incapacità
lavorativa, rimandando al consulente psichiatra la valutazione dell’influsso
dei sintomi soggettivi sulla capacità lavorativa (doc. 33-14). I medici del SAM
hanno aggiunto che “a tale riguardo deve essere segnalato che, come già
ricordato dal consulente psichiatra, un’anemia potrebbe spiegare piuttosto una
stanchezza di tipo fisico con diminuita tolleranza allo sforzo. Questo non è il
caso per l’assicurata, che non accusa nessuna stanchezza fisica, ma piuttosto
una diminuita capacità di concentrazione ed una diminuita tolleranza al carico
di lavoro intellettuale, da imputare quindi in modo preponderante alla
patologia psichiatrica” (doc. 33-14).

 

Il TCA non può concordare con questa valutazione
espressa dai medici del SAM, per i motivi qui di seguito esposti. 

 

Va qui innanzitutto evidenziato che, nel referto
peritale oncologico del 7 agosto 2009, il dr. __________, chiamato ad
esprimersi in merito all’evoluzione dello stato di salute dell’assicurata e
alla prognosi a medio-lungo termine, ha posto in evidenza la mancanza di
un’analisi citogenetica, elemento fondamentale a fini prognostici (egli ha
infatti indicato che tale analisi, “tra tutti i fattori prognostici, rappresenta
il più importante”, cfr. doc. 33-23a, risposta n. 2).

Già solo alla luce di questa importante carenza
nella documentazione a disposizione dell’esperto in oncologia, l’Ufficio AI
avrebbe dovuto esperire ulteriori accertamenti, prima di potersi determinare a
proposito del diritto alla rendita dell’assicurata. 

 

Inoltre e soprattutto va rilevato che il dr. __________,
al contrario di quanto poi riassunto dai medici del SAM, ha ritenuto che l’anemia
cronica presentata dall’assicurata era suscettibile di ridurre il suo
rendimento nell’attività di fiduciaria (doc. 33-23).

Nonostante la constatazione che la signora __________
presentasse una riduzione della capacità lavorativa a causa della “diminuzione
della capacità di concentrazione e della affaticabilità aumentata correlate
all’anemia” (cfr. doc. 33-23a, risposta n. 4), il dr. __________ non si è poi
espresso a proposito della percentuale di incapacità lavorativa
dell’assicurata, osservando che, citiamo: “tenendo conto della natura
soggettiva dei disturbi riferiti dalla paziente (difficoltà di concentrazione,
affaticabilità aumentata), una misurazione oggettiva della riduzione del
rendimento o della riduzione della capacità lavorativa della paziente non è
possibile. L’assicurata stima al 50% il grado di diminuzione del rendimento.
Una migliore valutazione potrebbe essere eseguita attraverso una valutazione
specialistica a livello neuro-cognitivo e neuro-psicologico” (doc. 33-24). 

Questi approfondimenti, essenziali al fine di
potere valutare il grado di capacità lavorativa residua dell’assicurata, non
sono tuttavia stati messi in atto.

 

Questa omissione appare tanto più grave, se si
considera che, tenendo conto unicamente delle limitazioni di rendimento dal
profilo reumatologico e psichiatrico, ma non di quelle causate dalla patologia
oncologica, i medici del SAM sono giunti a stabilire un grado di incapacità
lavorativa del 30%, in chiaro contrasto con l’opinione espressa dagli
specialisti curanti dell’assicurata, che la ritenevano per contro inabile al lavoro
al 50%. 

In particolare, va sottolineato che l’oncologo
curante, dr. __________, ha sempre attestato l’esistenza di un’incapacità
lavorativa del 50%, a partire dal 13 agosto 2007 (cfr. doc. 16-2).

 

Alla stessa percentuale di incapacità lavorativa
del 50% è, del resto, giunto anche il dr. __________, specialista FMH in
medicina interna, chiamato a svolgere una perizia specialistica per conto
dell’assicuratore __________.

 

 

 

 

Nel suo referto del 26 febbraio 2009, il dr. __________,
infatti, poste le diagnosi di “anemia refrattaria con eccesso di blasti RAEB-2,
diagnosi del 30 luglio 2007 e classificazione secondo International Prognosis
Scoring System per la sindrome mielodisplastica rischio intermedio I e rischio
intermedio II con emoglobina nel novembre 2008 9.5 g/dl, paziente sintomatica;
sindorme lombovertebrale cronica in presenza di ernia discale L4-L5 con
prevalente conflitto L5 a sinistra, protrusione discale mediana e paramediana
destra L5-S1 in conflitto con S1 a destra nella MRI del 21 gennaio 2008”, ha espressamente indicato che, citiamo: “dal 13 agosto 2007 è stata certificata un’incapacità
lavorativa del 50% nell’attività di impiegata di ufficio. In considerazione
della clinica condivido l’incapacità lavorativa del 50% e non prevedo
possibilità di incremento. Trattandosi già di un lavoro sedentario e tra
l’altro con orari che la paziente può gestire con una certa indipendenza,
ritengo non esista un lavoro più leggero in cui la paziente possa incrementare
la sua capacità lavorativa” (doc. 33-49).

Il dr. __________ ha pure rilevato che “i
disturbi riferiti dalla paziente trovano riscontro nell’anemia e appaiono
credibili”, aggiungendo che “un’emoglobina perennemente al di sotto dei 10.0
g/dl spiega i sintomi riferiti dalla paziente” e che “la prognosi di questa
affezione è incerta e un miglioramento dei valori emoglobinici è improbabile”
(doc. 33-49).

 

Il TCA constata che anche in occasione della
perizia eseguita dai medici del SAM il valore dell’emoglobina era risultato al
di sotto dei 10.0 g/dl (9 g/dl, cfr. doc. 33-23).

                                         Inoltre,
come visto, il dr. __________ ha considerato che l’anemia cronica della
paziente fosse “suscettibile di ridurre il rendimento nell’attività da ultimo
svolta di direttrice di una fiduciaria e di determinare un’affaticabilità
aumentata ed una riduzione della capacità di concentrazione nel mansionario”
(doc. 33-23).

Pertanto, stante quanto sopra esposto, il TCA
ritiene che i medici del SAM non potevano determinare il grado di capacità
lavorativa residua globale dell’assicurata, senza prima per lo meno esperire
ulteriori e approfonditi accertamenti dal profilo oncologico.

 

Del resto, lo stesso dr. __________, autore del
consulto peritale psichiatrico nell’ambito della perizia del SAM, nel suo
referto del 7 agosto 2009, dopo avere posto la diagnosi di nevrastenia, ha
espressamente indicato, a proposito della stanchezza dell’assicurata, che “la
valutazione clinica diventa complicata per il fatto che l’anemia che presenta
potrebbe anche dare astenia, con sensazione di stanchezza”, non escludendo una
doppia componente organica e psicogena (doc. 33-20).

 

                                         Alla luce
di quanto sopra esposto, questa Corte ritiene pertanto che lo stato di salute
dell’assicurata non sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato
dai medici del SAM.

Nella concreta evenienza, ci troviamo quindi di
fronte ad un accertamento dei fatti che, come detto, si rivela lacunoso.

Si imporrebbero quindi nuovi accertamenti, che,
per ovvi motivi, non è tuttavia possibile far esperire né dall’amministrazione
- rinviando la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio - né
direttamente da parte di questo Tribunale.

                                         

                                         Il TCA
deve quindi, forzatamente, decidere sulla base della documentazione agli atti.

                                         Secondo
la giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare
oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e
a decidere se la documentazione a disposizione permetta di rendere un giudizio
corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero
contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza
valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si
fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è,
del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su
esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona
esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia
chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni
dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311
consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Ora, pur tenendo conto che alle certificazioni del medico curante -
anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M, U 202/01,
consid. 2b/bb) - va riconosciuto un valore di prova limitato - e ciò in ragione
del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF
125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve
en droit 

 

                                         des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.) e in ragione della diversità
dell’incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), di modo che,
in caso di lite, non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico
curante, anche se specialista (cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I
701/05 del 5 gennaio 2007 consid. 2) - resta il fatto che l'opinione espressa dal dr. __________
a proposito di un’incapacità lavorativa del 50% dell’assicurata a partire dal
13 agosto 2007, confermata anche dal dr. __________ e non smentita dal dr. __________,
risulta essere più convincente rispetto a quella sostenuta nel referto peritale
del 18 settembre 2009 dai medici del SAM interpellati dall’amministrazione.

 

                                         Ne
consegue che, annullata la decisione contestata, la defunta  __________ ha
diritto, trascorso l’anno di attesa, ad una mezza rendita di invalidità dal 1°
agosto 2008 al 22 dicembre 2009, giorno del decesso che pone fine alle
prestazioni.

Non può, per contro, essere accolta la richiesta
del ricorrente di  attribuzione di una rendita intera dal 17 novembre 2007 “per
le ultime sei settimane” (cfr. doc. I), in quanto, giusta l’art. 88a OAI, se
la capacità al guadagno o la capacità di svolgere le mansioni consuete peggiora
oppure se la grande invalidità si aggrava o l’assistenza dovuta all’invalidità
aumenta, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole.
In concreto, essendo stata l’assicurata ricoverata a partire dal 16 novembre
2009 (cfr. doc. 41-2), occorrerebbe tenere conto del peggioramento a partire
dal mese di febbraio 2010, periodo successivo alla fine del diritto a
prestazioni.

 

 

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

                                         §    La
decisione impugnata del 24 febbraio 2010 è annullata.

                                         §§ L’Ufficio AI è condannato a riconoscere alla defunta __________
una mezza rendita di invalidità dal 1° agosto 2008 al
22 dicembre 2009.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’UAI
dovrà inoltre versare al ricorrente l’importo di fr. 1'800.--  (IVA inclusa) a
titolo di ripetibili parziali.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti