# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c62be49d-f877-500a-b9d6-c0baaf5d556e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-01-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.01.2023 D-336/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-336-2023_2023-01-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-336/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  g e n n a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Daniela Brüschweiler;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Russia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 12 gennaio 2023 / N (…). 

 

 

 

D-336/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) no-

vembre 2022. Da ricerche intraprese dalla SEM il 1° dicembre 2022, in 

base ad un confronto delle impronte dattiloscopiche del richiedente con le 

informazioni contenute nella banca dati dell’unità centrale del sistema eu-

ropeo “Eurodac”, è risultato che l’interessato aveva depositato una do-

manda d’asilo pregressa in Croazia il (…). 

A.b Sempre il 1° dicembre 2022, sulla base delle predette informazioni, 

l’autorità elvetica preposta ha formulato all’indirizzo della sua omologa 

croata, una domanda di ripresa in carico dell’interessato sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gaz-

zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di se-

guito: RD III). 

A.c Il (…) dicembre 2022 il richiedente è stato sentito nell’ambito di un col-

loquio personale Dublino ex art. 5 RD III, nell’ambito del quale gli è stata in 

particolare offerta la possibilità di essere sentito riguardo al suo stato di 

salute ed ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in Croazia. 

A supporto della sua domanda d’asilo, l’interessato ha presentato una co-

pia del suo passaporto russo. 

A.d La Croazia, in data (…) dicembre 2022, ha accettato la ripresa in ca-

rico dell’insorgente, fondandosi sull’art. 20 par. 5 RD III. 

A.e Il 15 dicembre 2022 ed il 12 gennaio 2023, l’insorgente è stato visi-

tato da un medico per i suoi disturbi psicologici allegati. 

B.  

Con decisione del 12 gennaio 2023, notificata il 17 gennaio 2023 (cfr. atto 

della SEM n. […]-26/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il suo tra-

sferimento verso la Croazia e l’esecuzione del predetto provvedimento, 

constatando inoltre l’assenza di effetto sospensivo di un eventuale ricorso 

contro la decisione. 

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Pagina 3 

C.  

Il 17 gennaio 2023 il rappresentante legale ha sottoscritto la cessazione 

del mandato di rappresentanza iniziato con procura del (…) dicem-

bre 2022. 

D.  

Con ricorso datato 19 gennaio 2023 (ma secondo l’invio postale inoltrato il 

20 gennaio 2023, cfr. busta dell’invio postale raccomandato), presentato in 

lingua inglese dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale), il ricorrente, secondo il senso, ha avversato la predetta deci-

sione dell’autorità inferiore, opponendosi al suo trasferimento in Croazia, 

chiedendo inoltre la sospensione dell’esecuzione del suo allontanamento 

durante la pendenza della causa. Ha inoltre formulato richiesta, secondo il 

senso, di assistenza giudiziaria comprensiva del gratuito patrocinio con la 

nomina di un gratuito patrocinatore. 

Al ricorso sono stati allegati quali documenti a supporto: un foglio A4 con 

riprodotte copie di 6 fotografie di parti del corpo e del viso di una persona 

che il ricorrente riferisce di conoscere, nonché copia di quello che pare 

essere un estratto di una decisione croata, senza traduzione, nonché di 

uno scritto in lingua straniera. 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

2.  

In applicazione dell’art. 33a cpv. 1 PA, una parte può presentare il suo ri-

corso in una lingua ufficiale svizzera di sua scelta (cfr. anche in merito  

THOMAS PFISTERER in: Auer/Müller/Schindler [ed.], VwVG Kommentar, 

2a ed., 2019, n. 26, pag. 502).  

In casu, il ricorrente ha presentato il suo ricorso in lingua inglese, allorché 

la decisione impugnata è stata redatta in italiano. Ai sensi dei motivi che 

seguono ed in applicazione dell’art. 33a cpv. 4 PA, il Tribunale rinuncia ad 

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ordinare una traduzione del memoriale ricorsuale. Tuttavia, non essendovi 

ragioni per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile 

per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF, il procedimento segue la 

lingua della decisione impugnata. 

3.  

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in 

materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), il ricorso è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 cpv. 1 PA, essendo rilevato per queste ultime due disposizioni che 

anche se l’atto ricorsuale non contiene delle conclusioni esplicite, le stesse 

risultano essere evincibili alla lettura del medesimo. Per questo motivo, ed 

in quanto manifestamente infondato, come si vedrà di seguito, il Tribunale 

si esime in specie dall’accordare un breve termine suppletorio all’insor-

gente per rimediare a tali condizioni ai sensi dell’art. 52 cpv. 2 PA. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

5.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi). Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo 

scambio di scritti. 

6.  

Nella fattispecie occorre chiedersi se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non 

si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla 

volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, 

l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento. 

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6.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato 

quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia 

la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa 

in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda 

di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso 

di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). 

Inoltre lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la 

domanda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

6.2 Giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro com-

petente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un 

altro Stato membro possa essere designato come competente. 

6.3 Inoltre, ai sensi dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in de-

roga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame 

non gli compete. 

7.  

7.1 Nel caso in parola, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo “Eurodac”, che 

l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo pregressa in  

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Croazia il (…) (cfr. n. 9/1 e 10/1). Su tali presupposti, il 1° dicembre 2022, 

l’autorità inferiore ha presentato all’autorità croata competente – entro i ter-

mini fissati all’art. 23 par. 2 RD III – una richiesta di ripresa in carico fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 12/6). La Croazia ha esplicitamente 

accolto la stessa il (…) (cfr. n. 19/2) precisando di accettarla, in vista di 

portare a termine il procedimento di determinazione dello Stato membro 

responsabile dell’esame della domanda di protezione internazionale ai 

sensi dell’art. 20 par. 5 RD III (“in order to continue to determine responsa-

bility for the above mentioned person”). Il ricorrente ha dal canto suo con-

fermato unicamente che in tale Paese gli sarebbero state rilevate le im-

pronte digitali, ma che non era sua intenzione richiedervi l’asilo (cfr. 

n. 18/3). A tali condizioni, e nella misura in cui gli atti all’incarto non atte-

stano in alcun modo come l’interessato avrebbe lasciato il territorio degli 

Stati membri nello spazio Dublino – e ciò nonostante le sue asserzioni, non 

supportate da alcun elemento dimostrativo, di essersi recato in B._______ 

prima di giungere in Svizzera (cfr. n. 18/3 e ricorso, pag. 1) – o che avrebbe 

ottenuto un titolo di soggiorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo, 

si giustifica di fare applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III in casu, in confor-

mità con la giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della Corte 

di giustizia dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, nelle 

cause riunite C-582/17 e C-583/17, §§ 48–50; cfr. anche nello stesso senso 

le sentenze del Tribunale D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-

4.3.3; F-4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 5.3.2; D-4243/2022 del 

4 novembre 2022 consid. 6.3.2). Peraltro, come chiaramente desumibile 

da quanto sopra già considerato, si tratta in specie di una ripresa in carico 

dell’insorgente.  

7.2 Visto quanto precede, il predetto Paese è quindi tenuto, in principio, a 

riprendere in carico l’insorgente, al fine di portare a termine il procedimento 

di determinazione dello Stato membro competente. Il desiderio espresso 

nell’ambito del colloquio Dublino che il suo scopo finale fosse giungere in 

Svizzera, risulta essere ininfluente per la determinazione della competenza 

nell’ambito dello Stato Dublino, essendo rammentato che nel meccanismo 

previsto dal RD III, il richiedente non può liberamente scegliere in quale 

Paese membro del RD III desidera che la sua domanda d’asilo sia trattata 

(cfr. DTAF 2017 VI/7 consid. 6.11; 2017 VI/5 consid. 8.2.1). 

7.3 Agli occhi del Tribunale, nonostante le prese di posizione critiche di nu-

merosi organismi – in particolare del Consiglio d’Europa – in materia, il si-

stema d’asilo e d’accoglienza croato non presenta delle carenze sistemi-

che, rispettivamente dei rischi avverati di push-backs alla frontiera con la 

B._______, per quanto attiene ai richiedenti che hanno già depositato una 

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domanda di protezione internazionale in Croazia e che sono esplicitamente 

ripresi in carico da tale Stato nel quadro di una procedura Dublino (cfr. tra 

le altre le sentenze del Tribunale D-5838/2022 del 9 gennaio 2023 con-

sid. 5.5; F-4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 6.4 con rif. cit.; D-

4243/2022 del 4 novembre 2022 consid. 8.5 con ulteriori rif. cit.). Ciò è il 

caso anche per la presente disamina, e le argomentazioni generiche 

dell’insorgente in merito, non sono atte in alcun modo a ribaltare tale pre-

sunzione. Per di più, l’agito violento che sarebbe stato messo in atto da 

parte di alcuni agenti della polizia croata ai danni del ricorrente, che l’avreb-

bero maltrattato ed avrebbero alzato la voce, nonché in particolare detto di 

essere un vigliacco in quanto scappato dalla Russia e non andato in guerra 

(cfr. n. 18/3 e ricorso, pag. 1), come pure i maltrattamenti che avrebbe su-

bito nel corso del viaggio su una vettura da parte degli agenti di polizia, in 

quanto gli avrebbero urlato nonché scaricato in mezzo alla strada, non ri-

sultano essere per nulla sostanziate da elementi concreti e probanti. Inol-

tre, segnatamente la durata della sua permanenza in Croazia come pure 

come si sarebbero comportati gli agenti di polizia dopo il viaggio in mac-

china, risultano essere delle dichiarazioni parzialmente discordanti con 

quanto da egli asserito durante il colloquio Dublino, o soltanto allegate al 

momento del ricorso, e non permettono quindi di giungere ad un apprez-

zamento diverso da quanto sopra esposto. Tale conclusione non muta nep-

pure alla luce dei mezzi di prova presentati con il ricorso, ovvero le copie 

di fotografie di un’altra persona con ferite al corpo ed una copia di un 

estratto di una decisione croata, in quanto non sono riferibili direttamente 

al richiedente, rispettivamente non si può risalire a chi è indirizzata. Per 

quanto poi riguarda le fotografie prodotte in copia, le ferite visibili possono 

essere state provocate nei più disparati contesti, che il Tribunale non è te-

nuto in alcun modo a vagliare. 

Pertanto, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si giustifica nel 

caso di specie.  

8.  

8.1 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a que-

stioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione 

che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi 

umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell’applicazione di tale disposizione normativa, la 

SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

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cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata a entrare nel merito 

della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al ri-

guardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

8.2 Nel caso in esame, il ricorrente non ha dimostrato in alcun modo, con 

degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, 

che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed 

a portare a termine correttamente la procedura relativa alla sua domanda 

di protezione in violazione della direttiva procedura. Neppure può essere 

evincibile dalle sue dichiarazioni né dalla documentazione agli atti, che egli 

non abbia avuto accesso alla procedura d’asilo in Croazia in passato. Le 

condizioni a cui egli sarebbe stato confrontato nel predetto Paese – ovvero 

il fatto che non avrebbe avuto accesso né ad un interprete né ad un  

medico – come pure delle evenienze che egli ha addotto soltanto in ambito 

ricorsuale (cfr. supra consid. 7.3), risultano essere sommarie e poco circo-

stanziate, e non sono in tal senso in alcun modo provate o rese verosimili. 

Fra l’altro, egli non ha allegato di essersi rivolto alle autorità preposte 

croate, onde far valere i suoi diritti in merito, se considerava fossero stati 

violati in qualsiasi modo gli stessi, ma ha invece deciso di lasciare dopo 

pochi giorni il campo dove si trovava (cfr. n. 18/3; ricorso, pag. 1). Inoltre, 

tali fatti, anche se fossero realmente successi – ciò che non appare essere 

il caso di specie – non rivestirebbero un tale grado di gravità da essere 

costitutivi di un trattamento contrario all’art. 3 CEDU (RS 0.101) o ancora 

all’art. 3 della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (RS 0.105). L’insorgente, 

con le sue asserzioni, non ha quindi apportato alcun indizio oggettivo, con-

creto e serio che sarebbe privato durevolmente in Croazia, di ogni accesso 

alle condizioni materiali d’accoglienza previste dalla direttiva 2013/33/UE 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: 

direttiva accoglienza) e che non potrebbe beneficiare dell’aiuto necessario 

per far valere i suoi diritti. Altresì, non si evince dagli atti all’incarto né dal 

gravame alcun indizio serio e concreto suscettibile di dimostrare che lo 

Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di respingi-

mento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo 

in un paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seria-

mente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale 

paese. 

 

 

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Pagina 9 

8.3  

8.3.1 Dal profilo del suo stato di salute, il ricorrente nel suo ricorso implici-

tamente lamenta di non essere stato preso in carico psichicamente, mal-

grado il suo stato di salute e l’avere richiesto svariate volte presso il campo 

per richiedenti l’asilo dove si trova, uno psichiatra (“When I arrived to  

Switzerland the first thing I asked was a psychiatrist because my condition 

was bad [.] It was caused by anxiety and panic about what happened to me 

in Croatia and C._______. In both cities D._______ and E._______ at the 

camps I asked many times to get me a Psychiatrist [.] But my lawyers al-

ways came up with excuses even the doctors. I often have thoughts of 

hurting myself or doing something to myself just to escape from this life and 

suffering […]”, cfr. ricorso, pag. 2). Il Tribunale, al contrario di quanto ad-

dotto nel ricorso dall’insorgente, rileva dagli atti di causa come egli abbia 

avuto accesso ad un medico dal suo arrivo in Svizzera. Invero, egli ha ef-

fettuato due colloqui medici, il primo il 15 dicembre 2022 – con diagnosi di 

stato ansioso ed insonnia, ed una terapia farmacologica impostata a base 

di Escitalopram 10 mg, Imovane 7.5 e Temesta 1 mg in riserva se forte  

ansia – (cfr. n. 20/2) ed il secondo il 12 gennaio 2023 (cfr. n. 23/2), con 

diagnosi di disturbo di elaborazione ed insonnia, quale colloquio di con-

trollo. Non si può pertanto seguire l’insorgente nella sua censura, manife-

stamente inconsistente, laddove lamenta una mancata sua presa in carico 

medica, essendo rammentato in tale sede, come in tali circostanze non 

apparteneva alla SEM, come neppure nell’ambito della presente procedura 

ricorsuale al Tribunale, determinarsi circa le giuste diagnosi e gli eventuali 

ulteriori colloqui medici che sarebbero necessari, ma soltanto agli speciali-

sti del settore rispettivamente all’infermeria del Centro federale dove si 

trova alloggiato il ricorrente.  

8.3.2 Ciò posto, in relazione al suo stato di salute, occorre inoltre rammen-

tare che secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo 

(di seguito: CorteEDU), il respingimento forzato di persone che soffrono di 

problemi medici costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in 

circostanze eccezionali. Ciò risulta essere il caso segnatamente laddove 

la malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio a tal punto avanzato o ter-

minale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte 

appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. 

contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qua-

lora vi siano dei seri motivi per ritenere che la persona, in assenza di trat-

tamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un 

reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle con-

dizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa 

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riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). 

8.3.3 Nel caso di specie, lo stato di salute dell’interessato, così come risulta 

dagli atti all’incarto (cfr. n. 18/3, 20/2 e 23/2) e già sopra descritto per 

quanto attiene le diagnosi ed il trattamento medico (cfr. supra con-

sid. 8.3.1), non è manifestamente in grado di raggiungere la soglia di gra-

vità elevata disposta dalla giurisprudenza topica sopra referenziata. In ogni 

caso, non risulta inopportuno evidenziare come, in linea di principio, la 

Croazia disponga di infrastrutture mediche adeguate (cfr. le sentenze del 

Tribunale D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 7.5.1 con ulteriori rife-

rimenti citati; D-5838/2022 consid. 7.4.3). Inoltre, in quanto Stato firmatario 

della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano 

la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le presta-

zioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi 

disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai 

richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessa-

rie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della 

citata direttiva). Se il ricorrente ritenesse che i suoi diritti in tal senso ven-

gano violati dalle autorità croate, apparterrà a lui adire le preposte vie legali 

presenti nel Paese, per far valere i suoi diritti (cfr. art. 26 della direttiva ac-

coglienza). Sarà inoltre compito delle autorità svizzere incaricate dell’ese-

cuzione, di prendere le misure destinate ad evitare ogni rischio nel quadro 

del rinvio e di assicurare una presa a carico adeguata dell’interessato al 

suo ritorno in Croazia, informando in maniera precisa e completa le autorità 

croate dell’arrivo e dei problemi di salute dell’insorgente prima del suo tra-

sferimento (cfr. art. 31 RD III).  

8.3.4 A tali condizioni, la situazione medica del ricorrente non è, all’evi-

denza, suscettibile di costituire un ostacolo ostativo all’esecuzione del suo 

trasferimento verso la Croazia.  

8.4 Ne discende, che il trasferimento dell’interessato verso la Croazia non 

è contrario agli obblighi che derivano dalle disposizioni convenzionali alle 

quali la Svizzera è legata. 

8.5 In siffatte circostanze, non traspaiono quindi elementi per ritenere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera contraria al diritto il suo po-

tere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non risulta per-

tanto alcun motivo per applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 

par. 1 RD III, rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

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8.6 Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da 

parte della Svizzera, la Croazia rimane competente per l’esame della do-

manda di asilo del ricorrente ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio 

alle condizioni poste dal RD III. 

9.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia confor-

memente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere 

di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve 

quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le richieste tendenti d’un 

canto alla sospensione dell’esecuzione, e d’altro canto all’esenzione dal 

versamento di un anticipo sulle spese processuali, risultano essere senza 

oggetto. 

11.  

11.1 Altresì, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di 

esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di-

spensa dal versamento delle spese processuali, è respinta. Le spese pro-

cessuali di CHF 750.– che seguono la soccombenza, sono quindi poste a 

carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

11.2 Poiché l’insorgente non è dispensato dal pagamento delle spese pro-

cedurali, la richiesta di gratuito patrocinio, comprensiva della nomina di un 

gratuito patrocinatore, così come richiesto nel gravame, è pure respinta 

(cfr. a contrario art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi). 

12.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

  

D-336/2023 

Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali e del gratuito patrocinio con nomina di un 

gratuito patrocinatore, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari