# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cd1a96c2-a0b6-5b6a-a3f6-f70e3cd2c5d3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.04.2014 38.2013.76
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2013-76_2014-04-30.html

## Full Text

accomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2013.76

   

  dc/sc

  	
  Lugano

  30 aprile 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 dicembre 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 5 novembre 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su opposizione
del 5 novembre 2013 la Cassa CO 1 ha confermato la sua precedente decisione del
24 settembre 2013 (cfr. doc. 14) con la quale ha negato a RI 1 il diritto alle
indennità per insolvenza nel periodo 1° marzo 2013 – 30 giugno 2013, in quanto dal 10 dicembre 2012 al 30 giugno 2013 l'assicurato è stato esonerato dall'obbligo di
prestare la propria attività lavorativa (cfr. doc. A2).

 

                               1.2.   Contro questa decisione RI 1
ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA nel quale la sua patrocinatrice
rivendica il diritto all'indennità per insolvenza precisando che l'esonero con
effetto immediato dell'assicurato dal suo incarico quale responsabile del
settore tecnico dell'__________ non può essere equiparato a un licenziamento
con effetto immediato.

 

                                         La rappresentante
dell'assicurato ha inoltre ancora rilevato:

 

" (…)

A titolo accessorio, va sottolineato che il fatto di
essere libero di poter reperire un ulteriore datore di lavoro (cfr. art. 2C contratto di lavoro), anche rendendo il lavoratore teoricamente atto al collocamento, non gli
permette tuttavia di poter richiedere le prestazioni dell'assicurazione
disoccupazione. Ciò poiché riceverà ancora fino al termine della relazione
contrattuale (nella fattispecie il 30 giugno

2013), un salario e pagherà appunto i contributi
sociali in conformità a

quest'ultimo, pertanto non si trova realmente nella
medesima situazione di una persona che possa chiedere indennità di
disoccupazione. Tant'è che fino a marzo 2013, il signor RI 1 ha effettivamente
percepito il salario.

 

Prove: DOC. 3, contratto di lavoro; documenti;
testi, ogni altra relativa.

 

3.

In considerazione di quanto precede, è corretto
ritenere che il rapporto tra il signor RI 1 e l'__________,
sia terminato il 30 giugno 2013.

Sbagliato invece considerare il 10 dicembre 2012
(DOC. 5, pag. 2 decisione del 24.09.2013), quale fine della relazione
contrattuale, così come ritenere che avendo ricevuto il salario fino al 30
aprile 2013, non può pretendere l'indennità per insolvenza, come sembra essere indicato
nella decisione impugnata.

 

Fondamentale, nella presente fattispecie, è
considerare che contestualmente all'esonero, l'__________ si era impegnata a
corrispondere al ricorrente - fino al 30 giugno 2013- il salario dovuto. Il
signor RI 1 anche se "collocabile", restava quindi dipendente di __________
fino al 30 giugno 2013 e pertanto non poteva di certo chiedere un'indennità di
disoccupazione. Se così fosse stato, e __________ gli avesse corrisposto il
dovuto, il signor RI 1 si sarebbe trovato con un doppio reddito.

 

Prove: DOC. 5, decisione 24.09.2013; documenti;
testi, ogni altra relativa.

 

4.

__________, ha ad ogni modo versato al ricorrente il
salario per i mesi di dicembre 2012, gennaio 2013, febbraio 2012, aprile 2013 e
parzialmente marzo 2013.

 

In seguito è tuttavia avvenuto quanto veniva
scongiurato, in data 2 settembre 2013 è stato infatti dichiarato il fallimento
dell'__________ (DOC. 6), purtroppo senza che quest'ultima abbia tacitato
integralmente il signor RI 1.

 

Ad oggi, risultano ancora scoperte - in parte o
integralmente - le mensilità relative al periodo da marzo a giugno 2013. A questi vanno aggiunti anche altri importi previsti contrattualmente, come ad esempio:
puntipremi e rimborsi spese relativi al periodo dicembre 2012 - febbraio 2013.

 

 

Il signor RI 1 vanta quindi, nei confronti della
ex-datrice di lavoro, pretese per CHF 23'064.60 (DOC. 7).

 

Prove: DOC. 6. FFU 84/2013; DOC. 7, pretese signor;
documenti; testi, ogni altra relativa.

 

5.

Considerato quanto sopra, appare chiaro che non
possa essere applicata la prassi ML/AD 2004/1, così come voluto dall'CO 1.

 

Come il TF ha avuto modo di precisare, per
determinare il diritto all'indennità per insolvenza (nel caso in cui la persona
non ha diritto ad un'indennità di disoccupazione), bisogna prendere in
considerazione la natura giuridica del credito. Se quest'ultimo è un credito
salariale, se le altre condizioni sono adempiute (come nei caso in specie),
l'assicurato avrà diritto all'indennità per insolvenza. Al contrario, se la
pretesa del lavoratore non è un credito salariale, ma un credito di natura
risarcitoria, il diritto ad un'indennità per insolvenza deve essere negato (ATF
125 V 492 cons. 4 b).

 

Appare infine opportuno aggiungere che, nel caso in
cui non fosse riconosciuto al signor RI 1 il diritto a percepire l'indennità
per insolvenza, ci si troverebbe di fronte ad un grave caso di discriminazione.
Sia in confronto al dipendente "classico" dell'__________, che
avrebbe diritto all'indennità per insolvenza,

sia in confronto ad un dipendente licenziato in
tronco, con riconoscimento di una somma di denaro a titolo di risarcimento, il
quale avrebbe diritto all'indennità di disoccupazione." (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 30
dicembre 2013 la Cassa propone di respingere il ricorso (cfr. doc. III).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 51 cpv. 1 LADI i lavoratori soggetti all’obbligo di contribuzione, al
servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura
d’esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto
all’indennità per insolvenza se:

 

                                         a.   il
loro datore di lavoro é stato dichiarato in fallimento e se a quel momento
vantano crediti salariali oppure

                                         b.   il
fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore é disposto ad anticipare le
spese o

                                         c.   hanno
presentato, contro il datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti
salariali.

 

                                         Non hanno diritto
all'indennità per insolvenza le persone che, in qualità di soci, di membri di
un organo dirigente dell'azienda o finanziariamente partecipi della società,
prendono parte alle decisioni del datore di lavoro o possono esercitarvi un
influsso considerevole, nonché i loro coniugi che lavorano nell'azienda (cfr.
art. 51 cpv. 2 LADI).

 

                                         Secondo l’art. 52 cpv. 1
LADI l’indennità per insolvenza copre i crediti salariali concernenti gli
ultimi quattro mesi del rapporto di lavoro prima della dichiarazione di
fallimento e gli eventuali crediti salariali per le prestazioni lavorative dopo
la dichiarazione di fallimento, tuttavia, per ogni mese, fino a concorrenza
dell’importo massimo di cui all’articolo 3 capoverso 2. Sono considerati
salario anche gli assegni dovuti.

 

                                         I contributi legali alle
assicurazioni sociali devono essere prelevati dall’indennità per insolvenza. La
cassa deve conteggiare i contributi prescritti con gli organi competenti e
dedurre ai lavoratori la parte dei contributi da loro dovuta (cfr. art. 52 cpv.
2 LADI).

 

                               2.3.   In una decisione pubblicata
in DTF 121 V 377 il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) ha stabilito
che l’indennità per insolvenza non copre le pretese determinate da un
licenziamento immediato e ingiustificato del datore di lavoro né quelle
derivanti da un licenziamento in tempo inopportuno, quando il lavoratore non ha
prestato un lavoro.

                                         In quel caso, chiamata a
pronunciarsi sul diritto all’indennità per insolvenza nel caso di un’assicurata
che, dopo aver messo alla luce un figlio il 17 luglio 1993, voleva riprendere
l’attività il 6 ottobre 2003 ma il proprio datore di lavoro glielo ha impedito
e le ha sottoposto una convenzione, da lei rifiutata, secondo la quale le
avrebbe corrisposto il suo salario fino al 31 dicembre 1993 liberandola da
tutti i suoi obblighi, l’Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…)

2.- a) Selon la jurisprudence,
l'indemnité en cas d'insolvabilité ne couvre que des créances de salaire qui
portent sur un travail réellement fourni et non pas sur des prétentions en
raison d'un congédiement immédiat et injustifié du travailleur (ATF 114 V 60 in fine, 111 V 270 consid. 1b, 110 V 30; MUNOZ, La fin du
contrat individuel de travail et le droit aux indemnités de l'assurance-chômage,
thèse Lausanne 1992, p. 192). Cette jurisprudence se fonde sur le texte même de
la loi et sur l'intention clairement exprimée du législateur (Message
concernant une nouvelle loi fédérale sur l'assurance-chômage obligatoire et
l'indemnité en cas d'insolvabilité, FF 1980 III 613).

 

     b) Pour délimiter l'indemnité de chômage et
l'indemnité en cas d'insolvabilité, il faut se demander si l'assuré, durant la
période en cause, était apte au placement (art. 15 al. 1 LACI) et s'il pouvait
se soumettre aux prescriptions de contrôle de l'administration (art. 17 LACI);
dans l'affirmative, il n'a pas droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité.
Ainsi, l'assuré qui a été licencié avec effet immédiat et sans juste motif - et
qui de ce fait ne travaille plus - est en principe apte au placement et son
droit aux prestations doit être examiné à la lumière des conditions mises à
l'allocation de l'indemnité de chômage (art. 8 ss LACI); il existe une
situation de chômage, qui est la condition première du droit à ladite indemnité
(art. 8 al. 1 let. a LACI; ATF 119 V 157 consid. 2a; MEYER-BLASER, Résiliation
abusive du contrat de travail, nouvelles règles du Code des obligations en la
matière et incidences de ces dernières dans le domaine de l'assurance sociale,
en particulier sur le maintien de la couverture d'assurance et le droit aux
prestations, Colloque de l'IRAL 1994, p. 183 sv.).

     Certes, si l'assuré au chômage a encore des
droits à faire valoir découlant du contrat de travail (salaire ou indemnité
pour résiliation anticipée des rapports de travail), il ne subit pas de perte
de travail à prendre en considération (art. 11 al. 3 LACI) et il ne peut
prétendre l'indemnité de chômage (art. 8 al. 1 let. b LACI; ATF 119 V 46, 115 V
437; MEYER-BLASER, loc.cit., p. 184). Toutefois, en cas de doutes quant aux
droits découlant du contrat de travail, la caisse verse l'indemnité et se
subroge au chômeur dans tous ses droits, y compris le privilège légal, jusqu'à
concurrence de l'indemnité de chômage versée par elle, conformément à l'art. 29
al. 1 et 2 LACI. En application de cette disposition, des indemnités de chômage
peuvent être versées, plus particulièrement, lorsque la créance du travailleur
est certes incontestée, mais que son recouvrement est aléatoire en raison de
l'insolvabilité de l'employeur. Dans un tel cas, il existe, comme l'exprime la
loi, un doute quant à la satisfaction des prétentions du travailleur (art. 29
al. 1 in fine LACI; MUNOZ, loc.cit., p. 194).

 

3.- a) L'Autorité cantonale et de
recours est de l'avis que ces principes ne sont pas applicables lorsque le
congé donné par l'employeur est nul, parce qu'il a été signifié pendant une
période de protection légale (art. 336c CO). Si le travailleur offre ses
services à l'employeur, le contrat reste valable. L'autorité cantonale en
déduit que les rapports de travail n'ont pris fin, en l'espèce, qu'au moment de
l'ouverture de la faillite. Jusque-là, l'assurée n'était pas sans emploi et,
partant, n'était pas non plus apte au placement. Elle avait donc droit à
l'indemnité en cas d'insolvabilité.

     La commission cantonale, pour l'essentiel,
s'est ralliée à cette thèse. Elle ajoute que l'intimée avait des raisons de
penser que l'actionnaire principal de G. SA (une société française) fournirait
des fonds à sa filiale genevoise. Elle était donc fondée à considérer que la
faillite de son employeur serait évitée et pouvait espérer demeurer au service
de cet employeur, ce qui la rendait inapte au placement.

 

     b) Après le temps d'essai, l'employeur ne peut
pas résilier le contrat pendant la grossesse et au cours des seize semaines qui
suivent l'accouchement (art. 336c al. 1 let. c CO). Le congé donné pendant
cette période est nul (art. 336c al. 2 CO) et les rapports de travail sont
maintenus. Si l'employeur n'accepte pas que le travailleur reprenne son emploi,
il se trouve en demeure (art. 324 CO) et reste tenu au paiement du salaire
(WEBER, La protection des travailleurs contre les licenciements en temps
inopportun, étude de l'art. 336c CO, thèse Lausanne 1992, p. 137). A la différence
de l'art. 336c al. 2 CO, l'art. 337c al. 1 CO (relatif à la résiliation
immédiate injustifiée du contrat de travail) fait naître une créance en
dommages-intérêts; le contrat prend fin, en fait et en droit, et le travailleur
a droit à ce qu'il aurait gagné si les rapports de travail avaient pris fin à
l'échéance du délai de congé ou à la cessation du contrat conclu pour une durée
indéterminée (ATF 120 II 245 consid. 3a).

     Mais, sous l’angle de l’aptitude au placement,
la situation du travailleur congédié en temps inopportun, qui n'a plus à
effectuer son travail, ne diffère pas vraiment de celle du travailleur sans
emploi qui a été licencié avec effet immédiat et de manière injustifiée: dans
les deux cas l'intéressé présente une disponibilité suffisante pour accepter un
travail convenable et pour se soumettre aux prescriptions de contrôle.
Contrairement à l'opinion des autorités cantonales de recours, il n'y a donc
pas de raison d'opérer des distinctions entre ces deux situations du point de
vue du droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité.

 

     c) Le maintien, en droit, des rapport de
travail n'est d'ailleurs pas non plus un critère déterminant pour juger du
droit à l'indemnité de chômage (ATF 119 V 157 consid. 2a). Les prétentions
visées par l'art. 29 LACI, pour lesquelles il peut exister des doutes (et qui
correspondent aux prétentions de salaire ou à des indemnités au sens de l'art.
11 al. 3 LACI) concernent toutes les prétentions de l'assuré qui ont le
caractère de salaires ou qui sont assimilables à un salaire; il s'agit, en
particulier, de prétentions du travailleur en cas de résiliation du contrat de
travail en temps inopportun, de licenciement immédiat injustifié et de
résiliation immédiate justifiée par le travailleur (MUNOZ, loc.cit. pp. 91-128;
SAVIAUX, Les rapports de travail en cas de difficultés économiques de
l'employeur et l'assurance-chômage, thèse Lausanne 1993, p. 264).

 

     d) C'est à tort, par ailleurs, que l'Autorité
cantonale et de recours invoque à l'appui de sa solution l'arrêt 111 V 269. En
effet, dans cette affaire, il s'agissait d'un travailleur qui ne pouvait plus
fournir de travail en raison de la demeure de l'employeur. A la différence des
circonstance de l'espèce, l'employeur n'avait pas donné le congé au
travailleur. Il lui avait au contraire fourni l'assurance qu'il obtiendrait du
travail à bref délai. Dans une telle situation, l'aptitude au placement de
l'assuré devait être niée, ce qui, logiquement, avait justifié le versement de
l'indemnité en cas d'insolvabilité après la faillite de l'employeur.

 

4.- En l'espèce, l'assurée a été licenciée le 6
octobre 1993. A partir de cette date, elle a été effectivement sans travail,
après avoir mis vainement son employeur en demeure d'accepter ses services. Dès
le mois de novembre 1993, elle a entrepris des recherches en vue de trouver un
nouvel emploi, puis elle s'est annoncée à l'assurance-chômage le 15 janvier
1994, date à partir de laquelle elle a fait contrôler son chômage. On doit
ainsi admettre que durant les trois derniers mois qui ont précédé l'ouverture
de la faillite de l'employeur (2 février 1994), elle était apte au placement
selon l'art. 15 al. 1 LACI. C'est donc à tort que les premiers juges lui ont
reconnu le droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité pour cette période.

      Le recours de droit administratif est bien
fondé. Mais il faut, bien entendu, réserver le droit de l'assurée à l'indemnité
de chômage, à partir du moment où toutes les conditions de ce droit ont été
remplies."

 

                                         In
una successiva sentenza C 164/01 del 28 gennaio 2002 l'Alta Corte è stata chiamata a pronunciarsi sul diritto alle indennità di insolvenza di un
assicurato durante il periodo da quando è stato liberato dai suoi obblighi
contrattuali fino alla scadenza del termine regolare di disdetta (in casu: dal
24 al 30 luglio 1998). Il TFA ha confermato la decisione con la quale
l’amministrazione ha riconosciuto all’assicurato il diritto alle indennità di
insolvenza solo fino al 23 luglio 1998 ultimo giorno in cui egli aveva
effettivamente lavorato.

                                         In quel caso il TFA si è
così espresso:

 

" (…)

  2.- a) Les dispositions des art. 51 ss LACI ont
introduit une assurance perte de gain en cas d'insolvabilité de l'employeur,
destinée à combler une lacune dans le système de protection sociale. Pour le législateur,
le privilège conféré par la LP aux créances de salaire (art. 219 LP) ne donnait
en effet pas une garantie suffisante au travailleur, si bien qu'il était
nécessaire de lui assurer la protection par le droit public, à tout le moins
pendant une période limitée et déterminée. Il s'est donc agi de protéger les
créances de salaire du travailleur pour lui assurer les moyens d'existence et
éviter que des pertes ne le touchent durement dans son existence (Message du
Conseil fédéral concernant une nouvelle loi fédérale sur l'assurance-chômage
obligatoire et l'indemnité en cas d'insolvabilité du 2 juillet 1980, FF 1980
III 532 s.; Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in : Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Bâle, Genève et Munich 1998, n° 492).

 

  b) Par "créances de salaire" au sens de
l'art. 52 LACI, on entend d'abord le salaire déterminant selon l'art. 5 al. 2
LAVS, auquel s'ajoutent les allocations (Nussbaumer, op. cit., n° 519). Par
cette référence à la LAVS se trouve ainsi délimité le cercle des bénéficiaires
de cette protection. Il reste que ces dispositions en matière d'assurance
sociale reposent en premier lieu sur le droit du contrat de travail en ce qui
concerne notamment les éléments contractuels, les obligations réciproques des
parties et les dispositions impératives dont il y a lieu ensuite de tirer des
conséquences juridiques en matière d'affiliation ou de prestations
(Meyer-Blaser, Résiliation abusive du contrat de travail, nouvelles règles du
Code des obligations en la matière et incidences de ces dernières dans le
domaine de l'assurance sociale, en particulier sur le maintien de la couverture
d'assurance et le droit aux prestations, in : Droit du travail et droit des
assurances sociales, Questions choisies, Colloque de Lausanne [IRAL] 1994, p.
177).

  Contrat synallagmatique, le contrat de travail
impose principalement le versement d'un salaire au regard de l'engagement de
fournir un travail régulier. La conséquence juridique, dans
l'assurance-chômage, est que la créance de salaire est principalement liée à la
fourniture d'un travail. Ainsi, selon la jurisprudence, l'indemnité en cas
d'insolvabilité ne couvre que des créances de salaire qui portent sur un
travail réellement fourni; elle ne peut être octroyée pour des prétentions en raison
d'un congédiement immédiat et injustifié du travailleur, pour des indemnités de
vacances qui n'ont pas été prises ou pour des prétentions émanant d'un
travailleur, empêché de travailler pour cause de maladie et que son employeur
n'a pas assuré (ATF 125 V 494 consid. 3b et les arrêts et références cités;
Nussbaumer, op. cit., n° 519). Cette jurisprudence se fonde sur le texte même
de la loi et sur l'intention clairement exprimée du législateur (Message du
Conseil fédéral précité, p. 613; ATF 125 V 494 consid. 3b, 121 V 379 consid.
2a).

 

  c) La fourniture d'un travail, énoncée comme
condition nécessaire en toutes hypothèses à l'application des art. 51 ss LACI,
ne reflète cependant pas exactement la jurisprudence rendue en la matière. En
effet, est assimilé à cette situation le cas où le travailleur n'a fourni aucun
travail en raison de la demeure de l'employeur au sens de l'art. 324 al. 1 CO.
Dans ce cas, tant que le contrat n'est pas résilié, le travailleur a une
créance de salaire qui peut justifier, le cas échéant, l'octroi de l'indemnité
en cas d'insolvabilité (ATF 111 V 269; SVR 1996 ALV no 59).

  Ainsi que cela ressort de la jurisprudence (ATF
125 V 493 consid. 3b, 121 V 379 consid. 2b), le critère de distinction qu'il
faut poser en la matière réside dans la délimitation entre indemnité pour
insolvabilité et indemnité de chômage. Si, durant la période en cause, l'assuré
était apte au placement (art. 15 al. 1 LACI) et s'il pouvait se soumettre aux
prescriptions de contrôle de l'administration (art. 17 LACI), il n'a pas droit
à l'indemnité en cas d'insolvabilité. Il en va ainsi de l'assuré qui a été
licencié avec effet immédiat et sans justes motifs (art. 337c CO) ou de celui
qui a été congédié en temps inopportun (art. 336c CO). Dans ces cas, l'assuré présente
une disponibilité suffisante pour accepter un travail convenable et pour se
soumettre aux prescriptions de contrôle du chômage. Le maintien, en droit, d'un
contrat de travail n'apparaît donc pas comme un critère essentiel dès lors que,
dans le premier cas, le contrat a pris fin en fait et en droit, alors que, dans
le second, les rapports de travail sont maintenus. A la différence, par
exemple, de la situation découlant de la demeure de l'employeur exposée plus
haut, il s'avère ici que la signification d'un congé est déterminante.

 

  3.- Il reste à déterminer les règles applicables
lorsque le travailleur a été libéré de l'obligation de fournir un travail
pendant le délai de résiliation du contrat.

 

  a) Sous réserve du respect du délai de résiliation
légal ou contractuel, un contrat de travail de durée indéterminée peut en
principe être librement résilié par l'une ou l'autre partie (art. 335 CO). La
résiliation entraîne pour le travailleur la fin de l'obligation de travailler,
en règle générale au terme du délai de congé, et pour l'employeur la fin de
l'obligation de payer le salaire. Il arrive cependant que l'employeur libère
immédiatement son employé de l'obligation de travailler. Dans ce cas, le
travailleur n'a ni la possibilité, ni l'obligation de proposer sa prestation à
l'employeur. Renonciation volontaire et inconditionnelle à la prestation du
travailleur jusqu'à l'échéance des relations contractuelles, cette libération
ne correspond ni à une demeure de l'employeur ni à un licenciement immédiat. Reste
que le travailleur libéré de l'obligation de travailler jusqu'à la fin de son
contrat doit se laisser imputer sur son salaire le revenu tiré d'un nouvel
emploi, à moins que l'on puisse déduire des circonstances que les parties ont
voulu exclure l'imputation (ATF 118 II 139).

  Sous l'angle de l'aptitude au placement, la
situation du travailleur qui n'a plus à effectuer son travail ne diffère pas
vraiment de celle du travailleur sans emploi qui a été licencié avec effet
immédiat et de manière injustifiée ou de celle du travailleur congédié en temps
inopportun : dans tous ces cas, l'intéressé présente une disponibilité
suffisante pour accepter un travail convenable et pour se soumettre aux
prescriptions de contrôle. Cette situation ne peut, en revanche, être
rapprochée du cas jugé en 1985 où l'employeur en demeure n'avait pas donné son
congé au travailleur et lui avait promis de lui fournir du travail à bref délai
(ATF 111 V 269). Certes, comme dans le cas du travailleur licencié en temps
inopportun, le contrat de travail prend fin seulement à son terme contractuel.
Mais, selon la jurisprudence, le maintien, en droit, d'un rapport de travail
n'est pas un critère déterminant pour juger du droit à l'indemnité de chômage
(ATF 119 V 157 consid. 2a).

  Dès lors, à la différence du cas jugé en 1999 où
l'employé était empêché de travailler pour cause de maladie (ATF 125 V 492, en
particulier 497 consid. 4b), le critère de l'aptitude au placement et de la
disponibilité pour se soumettre aux contrôles joue, dans la situation du
travailleur libéré de son obligation de fournir un travail pendant le délai de
résiliation du contrat, un rôle essentiel pour délimiter l'indemnité de chômage
et l'indemnité en cas d'insolvabilité (ATF 125 V 495 consid. 3b, 121 V 381
consid. 2b). En revanche, le critère du travail fourni - ou de l'absence d'une
créance de salaire portant sur un travail réellement fourni - n'apparaît pas
déterminant (cf. ATF 121 V 379 consid. 2a). N'est pas non plus décisif le fait
que les prétentions de salaire ou d'indemnité pour résiliation anticipée des
rapports de travail ne constituent pas une perte de travail à prendre en
considération (art. 11 al. 3 LACI), puisque les prestations de
l'assurance-chômage prévues par la loi doivent être versées en cas de doutes
quant aux droits découlant du contrat de travail (art. 29 al. 1 et 2 LACI; ATF
121 V 379 consid. 2b).

 

  b) Dans le cas particulier, l'assuré a été
licencié le 23 juillet 1998 pour la fin du mois et dispensé dès cette date de
l'obligation de fournir un travail. Sans emploi dès ce moment, il avait la
disponibilité nécessaire pour être apte au placement selon l'art. 15 al. 1
LACI. Cela suffit pour exclure le droit à l'indemnité d'insolvabilité.

(….)" (cfr. STFA del 28 gennaio 2002 nella
causa A., C 164/01)

 

                                         La nostra Massima Istanza,
in una decisione C 55/03 del 2 settembre 2003, si è confermata nella propria
giurisprudenza e, nel caso di un assicurato che ha offerto al datore di lavoro
la sua disponibilità a continuare l’attività solo dopo la regolazione delle sue
pretese salariali pendenti, ha riconosciuto al ricorrente il diritto alle
indennità per insolvenza solo fino all’ultimo giorno in cui ha effettivamente
lavorato.

                                         In quel caso l’Alta Corte
ha, in particolare, ribadito che:

 

" (…)

2.2 Aus dem Gesagten ergibt sich, dass der
Beschwerdeführer in der Tat am 1. März 1999 effektiv seine letzten
Arbeitsleistungen erbracht hat. Er verlangt somit die Auszahlung von
Insolvenzentschädigung für eine Zeitspanne, während welcher er keine Arbeit
verrichtet hat. Rechtsprechungsgemäss besteht aber kein Anspruch auf eine
solche Entschädigung, da diese nur den Lohnanspruch für tatsächlich geleistete
Arbeit abdeckt (BGE 125 V 494 Erw. 3b, 121 V 379 Erw. 2a; Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],
Basel, Genf und München 1998, Nr. 492 ff., 495 in fine). Dabei ist nicht entscheidend, ob das Arbeitsverhältnis rechtlich weiter bestanden hat
(BGE 121 V 381 Erw. 3c, 119 V 157 Erw. 2a). Deshalb braucht nicht geprüft zu
werden, ob und gegebenenfalls ab welchem Datum die Anstellung des Versicherten
als aufgelöst zu betrachten ist. Hinzu kommt, dass dem Beschwerdeführer,
nachdem er in der hier streitigen Zeitspanne nicht gearbeitet hat, hiefür auch
keine Lohnforderung zusteht. Solche Sachverhalte werden nicht durch die
Insolvenzentschädigung gedeckt, setzt doch diese Leistungsart eine
Lohnforderung des Versicherten gegenüber dem zahlungsunfähigen Arbeitgeber
voraus (BGE 125 V 497 Erw. 4b). Der Gesetzgeber beabsichtigte mit der Insolvenzentschädigung
keinen Rechtsschutz zu schaffen, der sich auf andere als Lohnforderungen
erstrecken würde. Davon abzuweichen besteht kein Anlass (BGE 125 V 497 Erw. 3b
in fine). Ob dem Beschwerdeführer statt der Insolvenz- allenfalls
Arbeitslosenentschädigung zustände, ist im vorliegenden Verfahren nicht zu
prüfen.

(…)." (cfr. STFA del 2 settembre 2003 nella
causa B., C 55/03)

 

                                         In una
sentenza C 214/04 del 15 aprile 2005, pubblicata in SVR 2005 ALV Nr. 10, l'Alta Corte ha avuto occasione di riassumere la sua giurisprudenza ed ha ricordato che
l'indennità di insolvenza copre unicamente pretese salariali che si riferiscono
a del lavoro prestato, e non pretese risultanti dalla disdetta anticipata
(ingiustificata) del rapporto di lavoro. L'esistenza giuridica di un rapporto
lavorativo non rappresenta di per sè un valido criterio per rispondere alla
questione a sapere se sono fondate delle pretese per lavoro prestato.
Determinante per distinguere il diritto alle indennità di insolvenza da quello
alle indennità di disoccupazione, è sapere se la persona assicurata nel periodo
in questione era collocabile e se ha osservato le prescrizioni di controllo. Se
ciò è il caso, non vi è diritto alle indennità di insolvenza.

 

                                         Su questi
argomenti cfr. pure la STCA 38. 2006. 80 del 7 febbraio 2007.

 

                               2.4.   In una
Direttiva intitolata ”Criterio determinante di delimitazione tra l'IDI e l'ID”, pubblicata in Prassi ML/AD
2004/1, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), quale autorità di
sorveglianza che deve adoperarsi per garantire un'applicazione uniforme del
diritto ed impartire le istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI; STFA dell’8
aprile 2004 nella causa H., C 340/00, consid. 4; STFA del 10 marzo 2003 nella
causa C., C 176/00, consid. 3; STFA dell'8 agosto 2001 nella causa K., C
260/99, consid. 6b e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), ha richiamato la
giurisprudenza federale in materia e ha osservato che:

 

" Principio

 

1. L'IDI
ha lo scopo di coprire i crediti salariali che i lavoratori hanno nei confronti
del loro datore di lavoro per un'attività lavorativa effettivamente svolta,
mentre l'ID copre le perdite di salario dovute alla perdita del lavoro. In
linea di massima l'IDI interviene soltanto quando si tratta di pretese
salariali in seguito a un lavoro effettuato.

 

2. È
considerato come criterio determinante per delimitare l'IDI dall'ID il fatto
che la persona assicurata si sia messa a disposizione del Servizio di
collocamento durante il periodo in questione e che essa abbia potuto soddisfare
le prescrizioni di controllo. L'assicurato ha diritto all'ID se resta
disoccupato, effettivamente o giuridicamente, in seguito a un licenziamento con
effetto immediato o a una disdetta in tempo inopportuno: ciò significa che egli
si annuncia al Servizio di collocamento e che è in grado di soddisfare le
prescrizioni di controllo. Se sussistono dubbi giustificati in merito al fatto
di sapere se l'assicurato ha diritto, durante il periodo in cui è disoccupato,
al versamento, da parte del suo ultimo datore di lavoro, del salario relativo al
termine di disdetta o di un risarcimento a causa dello scioglimento del
rapporto di lavoro con effetto immediato oppure se tali pretese possono essere
soddisfatte, occorre versargli l'indennità di disoccupazione secondo l'articolo
29 capoverso 1 LADI. In tal modo le pretese della persona assicurata, compreso
il privilegio legale, passano alla cassa.

 

3. Di
conseguenza, se l'assicurato non ha effettuato alcun lavoro, l'IDI non copre le
pretese derivanti da un licenziamento con effetto immediato del lavoratore né
quelle dovute allo scioglimento del rapporto di lavoro in tempo inopportuno. A
tale proposito non è affatto importante sapere chi ha sciolto il rapporto di
lavoro. Inoltre è indifferente se lo scioglimento del rapporto di lavoro è
giustificato o ingiustificato, se ha effetto immediato, se il termine di
disdetta è stato rispettato o meno, oppure se la persona assicurata è stata
esonerata dal prestare lavoro.

 

Eccezioni

 

1. In
deroga al principio secondo cui l'IDI interviene soltanto se l'assicurato ha
effettuato un lavoro, i periodi durante i quali l'assicurato è stato impedito
di lavorare senza colpa propria per motivi inerenti alla sua persona (p. es.
malattia, infortunio, servizio militare, cfr. art. 324 CO) o durante i quali ha
preso vacanze sono equiparati ai periodi di lavoro effettivo e vengono pertanto
indennizzati mediante l'IDI. La condizione è tuttavia che il datore di lavoro sia
soggetto all'obbligo di versare il salario e che la persona assicurata non
percepisca altre compensazioni legali o contrattuali del salario durante il
periodo in questione.

 

2. Basandosi
sul principio che l'IDI copre unicamente crediti salariali inerenti a un lavoro
effettuato, la giurisprudenza ha inoltre inserito in questa categoria i casi
nei quali il lavoratore non ha più potuto prestare il proprio lavoro unicamente
a causa del fatto che il datore di lavoro è in mora nell'accettazione dello
stesso (art. 324 cpv. 1 CO).

 

                                  Se
ad esempio è assodato che il rapporto di lavoro non è stato sciolto, che il
lavoratore ha chiesto al datore di lavoro di dargli lavoro e che quest'ultimo
l'ha trattenuto con promesse di lavoro, le perdite di lavoro dell'assicurato
che sono imputabili alla mora del datore di lavoro sono equiparabili a un
lavoro fornito e vanno risarcite mediante l'IDI.

 

Queste due eccezioni al principio enunciato sono
giustificate dal fatto che le persone assicurate in tali casi sono ancora
vincolate da un rapporto di lavoro: ciò significa che esse non sono disoccupate
né giuridicamente né di fatto, per cui non sono neanche idonee al collocamento.

 

Esempi

 

-   Un'impiegata
è stata licenziata con effetto immediato. Essendo giuridicamente ed
effettivamente disoccupata, essa si è annunciata all'ufficio di collocamento:
occorre pertanto esaminare se essa adempie le condizioni che danno diritto alle
prestazioni dell'AD, anche se ha ancora diritto a un'indennità a causa dello
scioglimento anticipato del rapporto di lavoro. Lo stesso vale anche quando il
rapporto di lavoro è disdetto in tempo inopportuno (art. 336c CO) e il datore
di lavoro viene a trovarsi in mora nell'accettazione del lavoro. La persona
assicurata non ha diritto all'IDI per il periodo durante il quale non ha
lavorato, vale a dire per il periodo successivo allo scioglimento del suo
contratto di lavoro. Dal punto di vista dell'idoneità al collocamento, questo
caso non differisce sostanzialmente da un caso di licenziamento con effetto
immediato.

 

                                  Di
conseguenza l'IDI non copre il diritto al salario relativo al termine di
disdetta o eventuali pretese di risarcimento a causa della disdetta con effetto
immediato. La persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo l'articolo 29
capoverso 1 LADI nella misura in cui si annuncia al Servizio di collocamento,
adempie le prescrizioni di controllo e gli altri presupposti da cui dipende il
diritto all'indennità.

 

-   Un
lavoratore che, dopo la dichiarazione del fallimento, è stato costretto ad
abbandonare il lavoro a causa dello scioglimento anticipato del rapporto di
lavoro e che, in seguito alla mora del suo datore di lavoro, ha diritto al
salario relativo al termine di disdetta è in linea di massima idoneo al
collocamento. Il periodo durante il quale egli ha diritto a tale salario non è
coperto dall'IDI. La persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo
l'articolo 29 capoverso 1 LADI nella misura in cui si annuncia al Servizio di
collocamento e adempie gli altri presupposti da cui dipende il diritto
all'indennità.

 

-   Un'impiegata
liberata dagli obblighi contrattuali nell'ambito di una disdetta in tempo
inopportuno è in linea di massima idonea al collocamento. Il periodo
corrispondente al termine di disdetta non può essere coperto dall'IDI. La
persona assicurata ha invece diritto all'ID secondo l'articolo 29 capoverso 1
LADI nella misura in cui il salario relativo al termine di disdetta non le è
stato risarcito, se essa si annuncia al Servizio di collocamento e adempie gli
altri presupposti da cui dipende il diritto all'indennità.

 

-   L'impiegato
non è stato licenziato ma, in seguito al fallimento del suo datore di lavoro,
il suo contratto di lavoro è stato rescisso dall'amministrazione del
fallimento. Prima dello scioglimento del suo contratto e fino alla
dichiarazione di fallimento, egli aveva chiesto a più riprese al suo datore di
lavoro di dargli lavoro e non aveva più potuto lavorare soltanto a causa della
mora del datore di lavoro. Inoltre l'impiegato è stato trattenuto con promesse
di lavoro dal datore di lavoro. Pertanto egli, fino al momento del fallimento,
era ancora vincolato da un rapporto di lavoro, per cui non era disoccupato ai
sensi dell'articolo 10 capoversi 1 e 2 LADI e quindi neanche idoneo al
collocamento. Di conseguenza egli non ha diritto all'ID per il periodo che
precede il fallimento, mentre il diritto all'IDI gli verrà riconosciuto
eccezionalmente per il lavoro che non ha effettuato prima dello scioglimento
del suo rapporto di lavoro. (…)." (cfr. Prassi ML/AD 2004/1, Foglio
10/1, 10/2 e 10/3)

 

                               2.5.   Nella Prassi ML/AD 2004/1
Foglio 12/2 p.to 3 la SECO ha ancora previsto quanto segue:

 

" (…)

3. Se i datori di
lavoro non adempiono i loro obblighi contrattuali o derivanti da un contratto
collettivo di lavoro nel settore dell’assicurazione per perdita di guadagno in
caso di malattia o d’infortunio (nessuna assicurazione, ritardi nel pagamento
dei premi dovuti o mancato pagamento, avviso tardivo, indennità giornaliere non
riversate alla persona assicurata), la giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni non si
fonda sull’obbligo di continuare a pagare il salario secondo l’art. 324a
cpv. 1 CO, ma prevede che il datore di lavoro risponda nei confronti del suo impiegato del mancato rispetto degli obblighi contrattuali
nella misura del diritto alle prestazioni dell’assicurazione per perdita di guadagno a cui l’assicurato avrebbe diritto. Considerato il
fatto che in tali casi le persone assicurate non possono
far valere nei confronti del datore di lavoro un credito salariale, ma
una pretesa al risarcimento del danno, la prassi applicata finora si è adeguata
alla giurisprudenza federale per cui il diritto all’IDI è stato negato.

 

Modifica della prassi:

Per non perdere di vista il senso e lo scopo dell’IDI, per motivi
di parità di trattamento e per considerazioni di ordine giuridico, invitiamo
tutte le casse competenti ad approvare in futuro il diritto di versare l’IDI in
tali casi. Questa modifica della prassi è tanto più giustificata in quanto i
lavoratori, di regola, non possono agire con sufficiente tempestività per
opporsi al comportamento dei datori di lavoro che violano le disposizioni contrattuali.”

 

                                         A proposito di questa
modifica della prassi in una sentenza 38.2011.21 del 16 novembre 2011 il TCA ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…)                                

Il Presidente del TCA pendente causa ha, conseguentemente, posto
all’avv. X, capo settore applicazione del diritto della SECO, i seguenti
quesiti:

 

" 1. Per quali motivi, a seguito della sentenza C 160/05 del 24 gennaio 2006 emanata dal Tribunale
federale delle assicurazioni che ha confermato la DTF 125 V 492, non avete modificato la vostra Direttiva pubblicata in Prassi ML/AD 2004/1 Foglio
12/1?

 

2.
Ritenuto il tenore del giudizio C 160/05 del 24 gennaio 2006 mantenete la “Modifica
della prassi” da voi proposta nella Direttiva pubblicata in Prassi ML/AD
2004/1 Foglio 12/1 oppure no?

 

3. In caso di risposta
affermativa alla domanda n. 2, vogliate indicarne i precisi motivi.”
(Doc. X)

 

Il 17 ottobre 2011 l’avv. X ha risposto:

 

" (…)

Prima di tutto, occorre precisare che nella sua Prassi ML/AD 2004/1
Foglio 12/2 (n.d.r.: la SECO) ha imposto in tutta conoscenza di causa
una prassi contraria a quella promossa dal Tribunale federale. Con sentenze del
7 aprile 2005 (C38/05) e del 13 dicembre 2005 (C 28/05), il medesimo tribunale
ha (indirettamente) ammesso la pratica della SECO.

Con sentenza del 24 gennaio 2006 (C 160/05), il TF si è limitato a
citare la sua precedente prassi, senza pronunciarsi in alcun modo sulla
fondatezza della direttiva della SECO. Infatti, in casu, si trattava della
mancata retrocessione al lavoratore delle indennità giornaliere versate dall’assicurazione
perdita di guadagno. In siffatte circostanze, il TF non escludeva che la
pretesa del lavoratore possa essere considerata quale pretesa salariale e non
solo quale credito di risarcimento.

Pertanto, considerato che nella sentenza summenzionata la fattispecie
non concerne l’assenza di indennità giornaliere a causa della mancanza di
assicurazione o il mancato pagamento dei premi da parte del datore di lavoro,
la SECO non aveva alcun motivo di emanare un’ulteriore direttiva (cfr. 110 –
Prassi LADI 2007/23).” 

(Doc. XII)

 

Questa Corte, alla luce delle argomentazioni esposte dalla SECO e
considerato che le ragioni alla base della direttiva pubblicata nella Prassi
ML/AD 2004/1 Foglio 12/2, in particolare quella relativa all’uguaglianza di
trattamento, appaiono pertinenti, ritiene che non si debba applicare nel caso
concreto la ventilata motivazione sostitutiva concernente le conseguenze sul
diritto all’indennità per insolvenza della sospensione dell’assicurazione per
perdita di guadagno a causa di malattia nel caso in cui il datore di lavoro non
paghi i relativi premi (cfr. doc. V; consid. 1.4.; 2.7.).

 

Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che la
prassi della SECO in vigore dal 2004 è stata, peraltro, richiamata da entrambe
le parti in causa (cfr. doc. VI; VII)."

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie
risulta dagli atti dell’incarto che RI 1 il 27 agosto 2012 è stato assunto
quale responsabile tecnico dell'__________ mediante un contratto di durata
determinata valido dal 1° settembre 2012 al 30 giugno 2013 (doc. doc. A3, punto
2.A).

 

                                         Il contratto prevede che
"la società può esonerare l'allenatore in qualsiasi momento". In tale
ipotesi "la società rimane vincolata nei confronti del medesimo per quanto
riguarda il pagamento dello stipendio e le relative prestazioni sociali sino
alla scadenza del presente contratto" (cfr. doc. A3, punto 2.B).

                                         In caso di esonero
"l'allenatore è comunque libero di reperire un ulteriore datore di lavoro
(non necessariamente in ambito calcistico-sportivo). In caso di esito positivo
con rapporto obbligatorio che implica il versamento di uno stipendio oppure
onorari, è tenuto a darne immediata comunicazione alla società.

                                         La società sarà liberata
dai suo obblighi nei confronti dell'allenatore dall'inizio del nuovo rapporto
di lavoro" (cfr. doc. A3, punto 2.C).

 

                                         In data 10 dicembre 2012 RI
1 è stato esonerato con effetto immediato dal suo incarico di responsabile del settore
tecnico di __________. La lettera di disdetta precisa che "per ogni particolarità
che regge il rapporto contrattuale ancora in essere con __________, rimandiamo
alle singole clausole del documento citato" (cfr. doc. A4).

 

                                         A seguito del fallimento
dell'__________ avvenuto il __________ 2013 (cfr. doc. A6), RI 1 ha rivendicato
alla Cassa il versamento del salario di aprile e maggio 2013 (parziale), il
salario da giugno 2013 e i bonus da marzo a giugno 2013 (cfr. doc. 42).

 

                                         Con la decisione su
opposizione qui impugnata la Cassa ha respinto la domanda d'indennità per
insolvenza.

                                         Chiamato ora a
pronunciarsi il TCA non può che approvare l'operato dell'amministrazione.

 

                                         Infatti, alla luce della
giurisprudenza federale riprodotta al consid. 2.3, visto che il datore di
lavoro ha rinunciato volontariamente e incondizionatamente (cfr. STF C 164/01
del 28 gennaio 2002; per un diverso caso cfr. la STCA 38.2013. 71 del 26 marzo
2014) alle prestazioni del dipendente fino al 30 giugno 2013, quest'ultimo è
idoneo al collocamento ai sensi dell'art. 15 LADI.

                                         Il contratto di lavoro
prevede del resto che l'allenatore è libero di reperire un ulteriore datore di
lavoro, non necessariamente in ambito calcistico-sportivo.

                                         In tale contesto va
sottolineato che, secondo quanto stabilito dal Tribunale federale, non è al
riguardo decisiva la circostanza che se ha ancora diritto a pretese salariali
l'assicurato non subisce una perdita di lavoro computabile (cfr. art. 8 cpv. 1
lett. b LADI e 11 cpv. 3 LADI) e non ha quindi diritto all'indennità di
disoccupazione, in quanto l'art. 29 cpv. 1 LADI prevede che "se sussistono
dubbi giustificati circa l'esistenza, per il periodo della perdita di lavoro,
di pretese dell'assicurato, nei confronti del suo ultimo datore di lavoro
riguardanti il salario o il risarcimento ai sensi dell'articolo 11 capoverso 3,
oppure circa il soddisfacimento di tali pretese, la cassa versa comunque
l'indennità di disoccupazione" (vedi pure l'art. cpv. 2 LADI secondo cui
"con il pagamento, le pretese dell'assicurato, compreso il privilegio
legale nel fallimento, passano alla cassa nel limite dell'indennità giornaliera
da essa versata. 2 La cassa non può
rinunciare a far valere i suoi diritti, salvo che il giudice che ha dichiarato
il fallimento abbia ordinato la sospensione della procedura (art. 230 LF
dell'11 apr. 1889 sulla esecuzione e sul fallimento, LEF). L'ufficio di
compensazione può inoltre autorizzare la cassa e rinunciare a far valere i suoi
diritti se la pretesa si rivela in seguito manifestamente ingiustificata o se
la sua esecuzione forzata occasiona spese sproporzionate.").

 

                                         Infine, non vi è neppure
nessuna discriminazione (cfr. art. 8 cpv. 1 Cost. fed. e SVR 2014 BVG Nr. 20
consid. 6) nei confronti di altri dipendenti dell'__________ i quali possono
eventualmente beneficiare dell'indennità per insolvenza soltanto qualora tale
indennità venga richiesta per del lavoro svolto e non, come nel caso del
ricorrente, dopo essere stati esonerati dall'effettuare delle prestazioni
lavorative.

 

                                         La decisione su
opposizione deve essere confermata.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                         

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                      

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti