# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f68b0c79-dd36-53ca-94b3-efa8fe5cf0cb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.06.2018 30.2017.52
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2017-52_2018-06-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  30.2017.52

   

  TB

  	
  Lugano

  11 giugno 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 dicembre 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 27 novembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1  

   

   

  in materia di rendite AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Il 25 gennaio 2017 (doc. 1)
la Cassa CO 1 ha chiesto a RI 1, 1994, che era al beneficio di una rendita completiva
per figli, se la formazione (bachelor of science) iniziata il 1° settembre 2016
era ancora attuale, così da potere giustificare l’estensione del diritto alle
prestazioni e gli ha trasmesso un formulario di conferma da compilare (doc. 3).

 

Il 21 febbraio 2017 (doc. 5) la Cassa l’ha sollecitato e il 28
seguente (doc. 7) ha ricevuto un attestato di iscrizione al semestre
primaverile in economia aziendale alla __________.

                              1.2.   Il 24 agosto 2017 (doc. 9) l’amministrazione
ha nuovamente interpellato l’assicurato sul suo percorso formativo vista la
scadenza del precedente certificato di frequenza (da febbraio a settembre 2017)
e il 31 agosto (doc. 15) ha scritto direttamente alla __________, che il 5
settembre 2017 (doc. 16) ha risposto che “risulta in congedo dal semestre
primaverile (20.02.2017)”.

 

In pari data (doc. 17), la Cassa di compensazione ha quindi
chiesto all’assicurato se aveva seguito una formazione dal congedo
universitario fino a quel momento, ottenendo come risposta il 9 settembre 2017
(doc. 19) che stava svolgendo un apprendistato come elettricista iniziato quello
stesso mese (doc. 13) e che dopo il congedo dalla __________ ha seguito una
formazione di tre mesi all’estero come croupier (doc. 20), che
l’amministrazione gli ha chiesto di precisare (doc. 21).

 

                               1.3.   Le spiegazioni dell’interessato
del 2 ottobre 2017 (doc. 25), pervenute alla Cassa il 16 ottobre 2017, l’hanno
portata ad emettere la decisione del 17 ottobre 2017 (doc. 26) di restituzione di
Fr. 6'104.-, importo corrispondente alla rendita per figli di Fr. 872.- al mese
per il periodo dal 1° marzo al 30 settembre 2017, non avendo l’assicurato conseguito
alcuna formazione dal 20 febbraio al 1° settembre 2017.

 

Con opposizione del 31 ottobre 2017 (doc. 29) l’assicurato ha
contestato di dovere restituire le rendite per i mesi di aprile, maggio e
giugno 2017, poiché il corso per croupier corrisponde ai criteri delle
formazioni che permettono di beneficiare della rendita (6 ore al giorno da
mercoledì a sabato per un totale di 24 ore a settimana e quindi 4 ore in più
del minimo richiesto). L’opponente ha chiesto la rateizzazione dell’importo da
restituire.

 

                               1.4.   Esperiti alcuni accertamenti
(docc. 39-43), il 27 novembre 2017 (doc. A) la Cassa di compensazione ha
emanato la decisione su opposizione con cui ha confermato che le prestazioni riscosse
indebitamente dal 1° marzo al 30 settembre 2017 dovevano essere restituite.
L’amministrazione ha spiegato che il regolamento per l’esame di formazione
professionale come croupier è stato abrogato il 30 settembre 2016, perciò questa
formazione non è riconosciuta né giuridicamente né di fatto.

 

                               1.5.   Nel suo ricorso del 20/27
dicembre 2017 (doc. I) al TCA RI 1 ha evidenziato che la professione di
croupier è riconosciuta in altri Paesi e che occorre superare degli esami e
ottenere una licenza per lavorare nei casinò.

Pertanto, anche se ciò non avviene in Svizzera, esistono dei
requisiti per il riconoscimento della professione e una struttura per imparare
il mestiere.

 

                               1.6.   Nella risposta del 29 gennaio
2018 (doc. V) la Cassa CO 1 ha proposto di respingere il ricorso citando le
norme legali e le direttive applicabili sulla formazione.

Ricordato come la formazione debba basarsi su un ciclo di
formazione strutturato, riconosciuto giuridicamente o perlomeno di fatto (N.
3358 DR), l’amministrazione ha osservato in primo luogo che dai documenti
raccolti non è riconoscibile nessuna struttura: non si evincono le condizioni
di ammissione alla formazione, eccetto il pagamento del corso; sul certificato
di iscrizione risulta che esiste una specializzazione in vari giochi, ma la
formazione di croupier deve includere pure altre materie oltre al semplice
apprendimento dei singoli giochi. Le indicazioni ottenute presso lo stesso
centro di formazione non hanno apportato più indicazioni su una formazione
strutturata (i compiti da svolgere a casa sono descritti in maniera molto
generale, le ore per la formazione sono elencate vagamente). Le informazioni
ottenute non risultano trasparenti e mancano di struttura (non viene fornita
nessuna indicazione sul programma degli studi, non vengono fissati obiettivi,
non vengono indicate le materie di esame).

Inoltre, considerato che in Svizzera il regolamento per l’esame di
formazione professionale come croupier è stato abrogato il 30 settembre 2016,
questa formazione non è riconosciuta giuridicamente. Ma nemmeno lo è di fatto. Per
giurisprudenza (STF 8C_404/2015 consid. 4.3.1), deve infatti essere possibile
verificare le informazioni relative ai contenuti didattici concreti, alle
misure previste per il controllo dell’apprendimento e degli insegnanti. Le informazioni
e i documenti raccolti non sono trasparenti e quindi la verificabilità non è
data. Va dunque concluso che la formazione di croupier non è neanche
riconosciuta di fatto. La circostanza che questa professione sia riconosciuta
in altri Paesi è ininfluente, giacché determinante è l’applicazione della
legislazione svizzera.

Infine, dall’attestato di frequenza del 31 marzo 2017 risulta che
il ricorrente ha seguito il corso di croupier dal 23 marzo al 30 giugno 2017 (o
da aprile a luglio, come indicato dal Centro stesso), perciò per 14,5 settimane.
Considerato che il certificato di iscrizione prevede 190 ore per la durata del
corso e l’attestato conferma 14,5 settimane, risultano 13,5 ore alla settimana.
Peraltro, l’indicazione che gli studenti debbano fare molti compiti a casa non
specifica né la mole né il tempo necessario.

Ad ogni modo, la questione relativa all’adempimento della
condizione di dedicare la maggior parte del tempo all’obiettivo della
formazione (N. 3359 DR) può rimanere aperta, non trattandosi di una formazione
riconosciuta né giuridicamente né di fatto. Per la Cassa, quindi, l’importo
delle prestazioni indebitamente percepite deve essere interamente restituito.

 

Il ricorrente non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. VI).

 

                               1.7.   Il Tribunale ha acquisito
agli atti un estratto in forma cartacea dal sito www.orientamento.ch relativo
al diploma di croupier (doc. VII), sito che è indicato come aggiornato al 4
ottobre 2017.

Copia di tale documento è stata trasmessa alle parti il 26 aprile
2018 (doc. VIII) per eventuali osservazioni, da formulare anche in merito al
sito www.__________ relativo al __________ frequentato dall’assicurato.

 

Il 2 maggio 2018 (doc. IX) l’amministrazione ha spiegato che la
versione francese del sito in italiano www.orientamento.ch non è determinante.
Inoltre, ha osservato che la professione di croupier non risulta sul sito
internet della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e
l’innovazione (SEFRI).

 

L’assicurato ha osservato il 10 maggio 2018 (doc. XI) che in
Svizzera i casinò assumono personale già formato o da formare e che in
quest’ultimo caso vi sono degli esami da superare.

Inoltre, nel Regno Unito l’esercizio della professione di croupier
è regolamentato con il Gambling Act 2005 e quindi è un’attività riconosciuta,
così come la formazione che porta all’ottenimento della licenza.

Per quanto concerne l’affermazione della Cassa secondo cui essa è
tenuta ad applicare il diritto svizzero, il ricorrente ha rilevato che nessuna
legge o direttiva prevede espressamente “solo professioni riconosciute in
Svizzera” o qualcosa di simile. Pertanto, a suo dire, è possibile applicare
un’interpretazione più o meno restrittiva e quindi includere o escludere
formazioni per professioni riconosciute all’estero e non in Svizzera.

L’insorgente ha chiesto al TCA di effettuare una perizia presso la
SEFRI per sapere se anche la formazione che egli ha seguito, ma non concluso,
rientri nell’art. 69 LFPR, secondo cui i titoli conseguiti nell’ambito di
professioni non regolamentate vengono riconosciuti se soddisfano determinati
requisiti.

Per quanto concerne la fine della formazione, disciplinata dall’art.
49ter cpv. 3 OAVS, l’assicurato ha rilevato che dopo l’interruzione degli studi
alla __________ ha frequentato la scuola di croupier fino a giugno; poi a
settembre ha iniziato l’apprendistato AFC di elettricista di montaggio. Di
conseguenza, la formazione non era finita e quindi non avrebbe percepito
indebitamente la rendita.

In conclusione, il ricorrente ha evidenziato che il fatto che la
professione di croupier non sia riconosciuta non significa che non esista un
esame o una formazione simile in Svizzera, tenuto inoltre conto che il
regolamento è stato abrogato recentemente. Infine, anche se il sito della SEFRI
non prevede la professione di croupier, va effettuata una perizia e “un’attestazione
di livello”.

Ritenuto poi che la formazione non è stata interrotta, il
ricorrente ha chiesto solo il riconoscimento dei tre mesi di formazione e la
restituzione delle altre mensilità indebitamente riscosse.

 

Il 17 maggio 2018 (doc. XIII) la Cassa di compensazione ha
comunicato al Tribunale di non avere ulteriori osservazioni da formulare.

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se è a giusta ragione che il ricorrente debba restituire alla Cassa di
compensazione la somma di Fr. 6'104.-, corrispondente alla rendita completiva
per figlio percepita da marzo a settembre 2017 (Fr. 872.- x 7). In particolare,
si tratta di determinare se il corso di croupier seguito presso il __________
possa essere considerato come una formazione giusta l’art. 49bis cpv. 1 OAVS.

 

                               2.2.   L'art. 25 cpv. 1 LPGA
stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite.
La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e
verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

Per l’art. 25 cpv. 2 LPGA, il diritto di esigere la restituzione
si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto di
assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo
il versamento della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per
il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo,
quest'ultimo è determinante.

L'art. 3 cpv. 1 OPGA prevede che l'ammontare della restituzione è
stabilito mediante decisione.

 

Nella STF 9C_795/2009 del 21 giugno 2010 (SVR 2010
EL Nr. 12), dall’analisi letterale del testo il Tribunale federale ha stabilito
che il fatto in questione è rappresentato dalla riscossione indebita di
prestazioni cui allude il capoverso 1 della norma (cfr. consid. 4.1), perciò
il termine di perenzione per la pretesa di restituzione non può cominciare a
decorrere prima che le prestazioni in lite siano state decise e versate (cfr.
consid. 4.2).

 

Per giurisprudenza costante, nell'ambito delle assicurazioni sociali,
la restituzione delle prestazioni presuppone, di regola, che siano adempiute le
condizioni di una riconsiderazione o di una revisione processuale della
decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state versate (DTF 126 V
42 cons. 2b).

 

                               2.3.   Per l'art. 53 cpv. 1 LPGA, le
decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono
essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente
nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti
in precedenza.

Per il cpv. 2 dell’art. 53 LPGA, l'assicuratore può tornare sulle
decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se
è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una
notevole importanza.

 

L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito
che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi applicabili al
diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA K 147/03 del 12
marzo 2004 = DTF 130 V 318).

 

Dalla riconsiderazione (o riesame) va dunque distinta la revisione
processuale delle decisioni amministrative.

 

Per analogia con la revisione processuale delle decisioni emanate
dalle autorità giudiziarie, l'amministrazione è tenuta a procedere alla revisione
di una decisione formalmente cresciuta in giudicato quando sono scoperti
fatti nuovi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica
differente (DTF 129 V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con rinvii; STFA C 191/02
del 15 luglio 2003; STFA I 339/01 del 29 novembre 2002).

 

La nozione di fatti o mezzi di prova nuovi si
apprezza allo stesso modo in caso di revisione (processuale) di una decisione
amministrativa (art. 53 cpv. 1 LPGA), di revisione di un giudizio cantonale
(art. 61 lett. i LPGA) o di revisione di una sentenza fondata sull'art. 137
lett. b OG (Plädoyer 2007/1 pag. 62 [sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 642/04 del 6 dicembre 2005]).

Sono nuovi ai sensi di queste disposizioni
solo i fatti già esistenti all'epoca della procedura precedente, ma che
non erano stati allegati poiché non ancora noti nonostante tutta la diligenza
del caso; i fatti verificatisi dopo la fine del processo, e comunque dopo il
momento in cui, secondo le regole di procedura applicabili, potevano ancora
essere addotti, non vanno invece considerati e non possono quindi fondare una
domanda di revisione (DTF 121 IV 317 consid. 2 pag.
321; 118 II 199 consid. 5 pag. 204; 110 V 138 consid. 2 pag. 141; 108 V 170
consid. 1 pag. 171; Elisabeth
Escher, Revision und Erläuterung, in: Thomas Geiser/Peter Münch [a cura di], Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea e
Francoforte 1998, n. 8.21; René
A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische Verwaltungs-rechtsprechung,
Ergänzungsband, Basilea e Francoforte 1990, n. 43 B I c, pag. 132). I fatti nuovi devono inoltre essere rilevanti, vale a dire devono
essere di natura tale da modificare la fattispecie alla base della sentenza
contestata e da condurre a un giudizio diverso in funzione di un apprezzamento
giuridico corretto. Per quanto concerne i nuovi mezzi di prova, gli
stessi devono servire a comprovare i fatti nuovi che giustificano la revisione
oppure fatti già noti e allegati nel procedimento precedente, che tuttavia non
avevano potuto venir provati, a discapito del richiedente (DTF 127 V 353
consid. 5b pag. 358). Se i nuovi mezzi sono destinati a provare dei fatti
sostenuti in precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere
stato in grado di invocarli in tale procedimento. Una prova deve essere
considerata concludente quando bisogna ammettere che essa avrebbe condotto il
giudice a statuire in modo diverso se egli ne avesse avuto conoscenza nella
procedura principale. È decisiva la circostanza che il mezzo di prova non serva
solamente all'apprezzamento dei fatti, ma alla determinazione degli stessi. Non
basta pertanto che in una nuova perizia siano apprezzati in modo diverso i
fatti; occorrono invece elementi di fatto nuovi, dai quali risulti che il fondamento
della pronunzia impugnata presentava difetti oggettivi. Per giustificare la
revisione di una sentenza non basta che, dalla fattispecie conosciuta al
momento dell'emanazione della pronunzia principale, il perito tragga,
ulteriormente, conclusioni diverse da quelle del tribunale. Neppure costituisce
motivo di revisione il semplice fatto che il tribunale potrebbe aver mal
interpretato fatti conosciuti all'epoca del procedimento principale. L'apprezzamento
inesatto deve, al contrario, essere la conseguenza dell'ignoranza o della
carenza di prove riguardanti fatti essenziali per la sentenza (DTF 127 V 353
consid. 5b pag. 358, 110 V 138 consid. 2 pag. 141, 291 consid. 2a pag. 293, 108
V 170 consid. 1 pag. 171; DTF 118 II 199 consid. 5 pag. 205).

 

L'amministrazione può riconsiderare una
decisione passata formalmente in giudicato e sulla quale un'autorità
giudiziaria non si è pronunciata nel merito, a condizione che sia senza dubbio
errata e la sua rettifica rivesta un'importanza notevole.

Questi principi sono pure applicabili nel caso in cui delle
prestazioni siano state accordate senza essere state oggetto di una decisione
formale se il loro versamento ha comunque validamente esplicato effetti
giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid. 4b, DTF 126 V 46 consid. 2b, DTF
126 V 400 consid. 2b/a; STFA C 24/02 dell'11 febbraio 2004).

 

Una decisione è stata ad esempio considerata senza dubbio errata a
seguito di calcolo illegale di una rendita, in conseguenza ad una valutazione
errata dell'invalidità per l'applicazione errata di principi fondamentali (DTF
119 V 483 consid. 3; DTF 110 V 179).

 

Secondo la giurisprudenza (STF 9C_862/2010 del 18
gennaio 2012; STF 9C_1061/2010 del 7 luglio 2011, consid. 6.1), la riconsiderazione
non è tuttavia ammissibile se la decisione è stata oggetto di controllo
giudiziale nel merito (DTF 127 V 466 consid. 2c).

Per determinare se è possibile riconsiderare
una decisione in quanto manifestamente erronea, occorre fondarsi sulla situazione
giuridica esistente al momento della sua pronuncia, prendendo in considerazione
la prassi allora in vigore (DTF 125 V 383 consid. 3 pag. 389 con riferimenti),
tenuto conto del fatto che un cambiamento di prassi o di giurisprudenza non
giustifica di regola una riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c pag. 17; 115
V 308 consid. 4a/cc pag. 314). Per motivi legati alla sicurezza giuridica e per
evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di
riesaminare liberamente i presupposti del diritto a prestazioni di lunga
durata, l'irregolarità deve essere manifesta. In particolare non vi è
inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende
dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame presuppone un certo
margine di apprezzamento riguardo a certi aspetti o elementi, e se la decisione
iniziale appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto.
Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale,
non è possibile procedere ad un riesame (STF 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008
consid. 3.1; STF 8C_883/2008 del 31 marzo 2009, consid. 4.1.2).

 

                               2.4.   In
concreto, con decisione formale del 17 ottobre 2017 (doc. 27) la Cassa di
compensazione ha chiesto in restituzione l’importo di Fr. 6'104.- per
prestazioni indebitamente ricevute.

La Cassa ha indicato di avere appreso il 5 settembre 2017 che
l’assicurato non era più in formazione dal 20 febbraio 2017; inoltre, fino al 1°
settembre 2017, data di inizio del contratto di tirocinio, non risultava che
egli avesse seguito una formazione ex art. 49bis cpv. 1 OAVS, non ritenendo
tale il corso di croupier.

La restituzione della rendita completiva per figli si imporrebbe
quindi a seguito della scoperta della cessazione della formazione universitaria,
con conseguente riattivazione del diritto alla rendita per figli soltanto dal
1° ottobre 2017, ovvero dal mese successivo all’inizio della (nuova)
formazione.

Constatato dunque un indebito versamento giusta l'art. 25 LPGA,
l'amministrazione ha chiesto all'assicurato la restituzione della rendita mensile
di Fr. 872.- erroneamente percepita per sette mesi, ossia per il periodo dal 1°
marzo al 30 settembre 2017.

 

Nel proprio ricorso l'assicurato ha contestato di dovere
restituire le rendite dei mesi di aprile, maggio e giugno 2017, giacché in quel
periodo ha seguito un corso di formazione come croupier, professione che è
regolamentata e riconosciuta in altri Paesi, perciò di fatto, anche se non in
Svizzera, esiste una struttura per l’apprendimento di questa professione.

Inoltre, va considerato che, ai sensi dell’art. 49ter cpv. 3 OAVS,
egli non ha interrotto la formazione, poiché dopo l’abbandono degli studi alla __________
ha seguito la scuola di croupier e poi a settembre ha iniziato l’apprendistato
di elettricista di montaggio.

 

                               2.5.   In virtù dell'art. 22ter LAVS
concernente la rendita per i figli,

 

" 1 Le persone cui spetta una rendita di
vecchiaia hanno diritto a una rendita completiva per ogni figlio che, al loro
decesso, avrebbe diritto a una rendita per orfano. Per i figli elettivi,
affiliati dopo che sia sorto il diritto a una rendita di vecchiaia o una
rendita dell'assicurazione per l'invalidità anteriore a quella di vecchiaia,
non esiste alcun diritto a una rendita completiva, salvo qualora si tratti di
figli dell'altro coniuge.

2 La rendita per
figli è versata di regola come la rendita cui è connessa. Sono salve le
disposizioni sull'impiego appropriato (art. 20 LPGA) come pure le disposizioni
diverse imposte dal giudice civile. Il Consiglio federale può disciplinare il
versamento per casi speciali, in deroga all'articolo 20 LPGA, segnatamente per
figli di genitori separati o divorziati.".

 

Quanto al rinvio alla rendita per orfani, l’art. 25 LAVS dispone:

 

" 5 Per figli ancora in formazione, il diritto
alla rendita dura fino al termine della stessa, ma al più tardi fino a 25 anni
compiuti. Il Consiglio federale può stabilire che cosa si intende per
formazione.".

A questo proposito l’art. 49bis OAVS, appositamente
introdotto nel 2011 per regolamentare il diritto alla rendita per orfano o alla
rendita completiva per figlio per i figli che intraprendono una formazione, disciplina
che:

 

"
1 Un figlio è ritenuto in formazione se segue un ciclo di formazione
regolare e riconosciuto giuridicamente o perlomeno di fatto e, sistematicamente
e per la maggior parte del suo tempo, si prepara a un diploma professionale o
acquisisce una formazione generale che funge da base per diverse professioni.

2 Sono considerate formazione anche soluzioni di occupazione transitorie
quali i semestri di motivazione e i pretirocini nonché i soggiorni alla pari e
i soggiorni linguistici, a condizione che comprendano una parte d'insegnamento
scolastico.

3 Un figlio non è considerato in formazione se consegue un reddito da
attività lucrativa mensile medio superiore all'importo massimo della rendita di
vecchiaia completa dell'AVS.”.

 

In merito alla fine o all’interruzione della formazione, l’art.
49ter OAVS, anch’esso in vigore dal 2011, prevede che:

 

" 1 La formazione si
conclude con un diploma professionale o scolastico.

2 La formazione è considerata conclusa anche se è abbandonata o
interrotta o se nasce il diritto a una rendita d'invalidità.

3 Non sono considerati interruzioni ai sensi del capoverso 2 i seguenti
periodi, a condizione che la formazione sia proseguita immediatamente dopo:

a. usuali periodi senza lezioni e vacanze per una
durata massima di quattro mesi;

b. il servizio militare o civile per una durata
massima di cinque mesi;

c. le interruzioni per motivi di salute o per
gravidanza per una durata massima di 12 mesi.”.

 

Nella DTF 142 V 226 l’Alta Corte ha ammesso la conformità alla
legge dell’art. 49bis cpv. 3 OAVS (DTF 142 V 442 consid. 3.2).

Inoltre, come ricordato nella DTF 143 V 305 consid. 3.1.2 e nella STF
8C_404/2015 del 22 dicembre 2015 consid. 3.1, il Tribunale federale ha
stabilito nella DTF 138 V 286 (consid. 4.2.2) che per quanto concerne la
nozione di formazione si può rimandare alla prassi dei Tribunali e
amministrativa così come in particolare alle Direttive dell’UFAS (DTF 141 V 473
considd. 3 e 8.2).

 

                               2.6.   Infatti, prima
dell’introduzione delle citate disposizioni materiali nel 2011, sui figli che
svolgono una formazione la giurisprudenza e la prassi amministrativa avevano
sviluppato dei principi che erano stati ripresi nelle Direttive dell’UFAS sulle
rendite (DR) dell’assicurazione federale per la vecchiaia, i superstiti e
l’invalidità (STF 9C_487/2016 del 3 marzo 2017 consid. 4.2).

Applicabili in concreto nella versione valida dal 1° gennaio 2003,
stato al 1° gennaio 2017, queste Direttive danno una definizione di formazione e
chiariscono delle situazioni tipo.

 

Secondo il N. 3358 DR, per essere considerata tale, una formazione
deve durare almeno quattro settimane e perseguire sistematicamente un obiettivo
di formazione. Il raggiungimento di questo obiettivo culmina o nel conseguimento
di un diploma professionale o nella possibilità di esercitare un’attività
professionale senza diploma specifico; se la formazione non era sin da
principio orientata a una determinata professione, deve fornire una base
generale per poter esercitare un gran numero di professioni o costituire una
formazione generale. La formazione deve basarsi su un ciclo di formazione
strutturato, riconosciuto giuridicamente o perlomeno di fatto. È irrilevante
che si tratti di una prima formazione, di una formazione supplementare o di una
seconda formazione.

 

Giusta il N. 3359 DR, la nozione di
preparazione sistematica esige che il figlio segua la formazione con l’impegno
obiettivamente esigibile al fine di poterla concludere in tempo utile. Durante
la formazione, il figlio deve dedicare la maggior parte del suo tempo
all’obiettivo di formazione. Questa condizione è soddisfatta solo se l’impegno
complessivamente richiesto dalla formazione in termini di tempo (tirocinio in
azienda, insegnamento scolastico, lezioni, corsi, preparazione e ripasso,
preparazione agli esami, studio individuale, redazione di un lavoro di diploma,
studio a distanza, ecc.) è di almeno 20 ore alla settimana.

 

Per il N. 3360 DR, il tempo effettivamente dedicato alla
formazione può essere talvolta dedotto solo in base a indizi, con probabilità
preponderante. È quindi importante considerare in particolare anche le
informazioni dell’organizzatore della formazione riguardo al tempo mediamente
richiesto per la formazione in questione. Se una persona segue solo un numero
esiguo di lezioni (p. es. 4 lezioni la sera) ed esercita a titolo principale
un’attività lucrativa (senza carattere di formazione) o non consegue alcun reddito,
le sarà difficile dimostrare il suo impegno preponderante nella formazione.

Esempio: un’apprendista bocciata all’esame finale che, nell’anno
successivo, segue solo uno scarso numero di corsi non è più considerata in
formazione, se non riesce a dimostrare il suo impegno preponderante nella
formazione.

 

I figli che tra la fine della scuola e uno sbocco lavorativo (p.
es. un tirocinio) intraprendono una formazione transitoria quale un semestre di
motivazione (provvedimento inerenti al mercato del lavoro) o un pretirocinio di
orientamento sono considerati in formazione. È tuttavia necessario che questa
soluzione intermedia comprenda una parte di attività scolastica (materie
scolastiche, lezioni in laboratorio) di almeno otto lezioni (da 45 a 60 minuti)
alla settimana (N. 3363 DR).

 

Secondo il N. 3368 DR nel tenore in vigore fino al 31 dicembre
2017, se la formazione è abbandonata anticipatamente, è considerata conclusa.
In caso di eventuale ripresa della formazione, il figlio non è più considerato
in formazione. Questo vale anche per il periodo che intercorre tra l'interruzione
di un apprendistato e l'inizio di uno nuovo.

 

Il N. 3368 DR è stato modificato dal 1° gennaio 2018 a seguito
dell’emanazione della DTF 141 V 473.

Nel 2015 il Tribunale federale si è pronunciato sulla sospensione
e sull’interruzione di una formazione e ha precisato che le lettere a e b
dell'art. 49ter cpv. 3 OAVS non sono applicabili cumulativamente (cfr. consid.
8).

Nel concretizzare questi principi, per il nuovo N. 3368 DR si
considera quale inizio della formazione il momento a partire dal quale la persona
vi dedica il tempo necessario (N. 3360), ad esempio assistendo a lezioni e
corsi. Non ci si deve pertanto basare sull’inizio ufficiale del semestre
(attestato d’immatricolazione), bensì sull’inizio effettivo degli studi.

 

Secondo il N. 3368.1 DR, in essere dal 2018, la formazione si
considera regolarmente conclusa non appena la persona non vi deve più dedicare
tempo, in quanto ha già fornito le prove di conoscenza necessarie per il
conseguimento del titolo (consegnato lavori, svolto stage, superato esami). In
questo contesto non ci si deve basare sulla fine ufficiale del periodo di
formazione (p. es. exmatricolazione, festa di consegna del diploma).

 

Introdotto anch’esso dal 2018, il N. 3368.2 DR riprende il vecchio
N. 3368 DR, e prevede che se la formazione è abbandonata, è considerata altresì
conclusa. Fino all’eventuale ripresa della formazione, il figlio non è più
considerato in formazione.

Questo vale anche per il periodo che intercorre tra l’interruzione
di un tirocinio e l’inizio di uno nuovo.

Il periodo che intercorre tra lo scioglimento anticipato del
rapporto di tirocinio e l’inizio di uno nuovo non è considerato come
interruzione della formazione giuridicamente rilevante, se si comincia
immediatamente a cercare un nuovo tirocinio (STF 8C_916/2013 del 20 marzo 2014).

 

Se la formazione è interrotta, di norma è considerata conclusa,
salvo nei casi di interruzione previsti ai numeri successivi. Questo vale anche
nel caso in cui si sia raggiunto solo un obiettivo intermedio quale ad esempio
la maturità (N. 3369 DR).

 

                               2.7.   Va ancora ricordato che, al
pari di ogni altra Ordinanza amministrativa, le Direttive dell'UFAS (incluse le
circolari), pur non avendo ovviamente valore
vincolante di legge, si prefiggono comunque di esplicitare l'interpretazione
attribuita da un'autorità amministrativa a determinate disposizioni legali al
fine di favorire un'applicazione uniforme del diritto e di garantire la parità
di trattamento (DTF 137 V 82 consid. 5.5 = SVR 2012 EL Nr. 1).

 

Esse costituiscono delle istruzioni dell'autorità di vigilanza
all'indirizzo degli organi esecutivi dell'assicurazione sul modo di svolgere le
loro competenze. Volte ad assicurare un'applicazione uniforme delle
prescrizioni legali da parte dell'amministrazione, tali istruzioni non hanno
valore di legge e, di conseguenza, non vincolano né gli amministrati né i
Tribunali, ma esplicano effetto solo nei confronti dell’amministrazione; esse
non costituiscono delle norme di diritto federale ai sensi dell’art. 95 lett. a
LTF e non devono quindi essere seguite dal giudice. Servono più che altro a
creare una prassi amministrativa uniforme e presentano per tale scopo una certa
utilità; non possono tuttavia uscire dal quadro stabilito dalla norma superiore
che sono tenute a concretizzare. In altri termini, in assenza di lacune, le
direttive non possono prevedere qualcosa di diverso da ciò che deriva dalla
giurisprudenza o dalla legge (DTF 141 V 175 consid. 4.1; DTF 133 V 346 consid.
5.4.2). Non creano inoltre delle nuove regole giuridiche e rappresentano il
punto di vista dell’amministrazione sull’applicazione di una norma di diritto e
non un'interpretazione vincolante delle stesse. Il giudice ne controlla liberamente
la costituzionalità e la legalità e se ne deve scostare nella misura in cui
esse stabiliscono delle norme non conformi alle disposizioni legali applicabili
(DTF 139 V 125 consid. 3.3.4, 133 V 257 consid. 3.2, 131 V 45 consid. 2.3, 130 V 172 consid. 4.3.1,
232 consid. 2.1, 129 V 204 consid. 3.2, 127 V 61 consid. 3a, 126 V 68 consid. 4b, 427 consid. 5a).

 

                               2.8.   Come stabilito recentemente
dal Tribunale federale (DTF 143 V 305 = SVR 2018 IV Nr. 3), la rendita per
figli è un diritto autonomo retto da condizioni proprie e slegato dall’obbligo
di mantenimento previsto dal diritto civile (cfr. consid. 4).

Pertanto, la rendita per figli può essere versata direttamente al
figlio maggiorenne (cfr. consid. 5), come nel caso concreto.

 

Infatti il ricorrente, nato nel 1994, nel 2016 riceveva
direttamente nelle sue mani una rendita completiva per figli (art. 22ter cpv. 1
LAVS in relazione con l'art. 25 cpv. 4 LAVS).

A 22 anni, il 25 gennaio 2017, la Cassa di compensazione gli ha
chiesto di comprovare se il diritto alle prestazioni esistesse ancora (docc. 1
e 5), così da potere continuare a versargli direttamente la rendita di sua
spettanza. Infatti, la precedente attestazione di frequenza della __________ scadeva
il 28 febbraio 2017, ovvero con la fine del primo semestre scolastico iniziato
il 1° settembre 2016 (doc. 1).

 

Con la ricezione, il 28 febbraio 2017, dell’attestato di
iscrizione del 22 febbraio 2017 come studente al 2° semestre (da febbraio a
settembre 2017) in economia aziendale alla __________ (doc. 7), in virtù
dell’art. 22ter cpv. 1 LAVS in connessione con l’art. 25 cpv. 5 LAVS la Cassa
di compensazione ha continuato a versare all’assicurato la rendita completiva per
figli considerandolo in formazione. Questo diritto si estende infatti fino al
compimento dei 25 anni al massimo se adempiute le condizioni legali.

 

Tuttavia, il 5 settembre 2017 (doc. 15) l’amministrazione ha saputo
dall’istituto scolastico che ha interpellato, che l’assicurato aveva interrotto
gli studi il 20 febbraio 2017, ossia con la ripresa del semestre primaverile e
prima della trasmissione alla Cassa dell’attestato d’iscrizione.

 

La Cassa di compensazione ha così intrapreso degli accertamenti
volti a sapere se nel frattempo, fino al 1° settembre 2017, l’interessato
avesse effettuato un’altra formazione.

Raccolta documentazione sia presso il ricorrente sia presso la
struttura per la formazione di croupier indicata dall’assicurato,
l’amministrazione ha concluso che il periodo di tre mesi durante il quale egli
ha seguito un corso per diventare croupier non valeva quale formazione ai sensi
dell’art. 49bis cpv. 1 OAVS, non essendo adempiute le condizioni descritte dalla
giurisprudenza nella STF 8C_404/2015 del 22 dicembre 2015 al considerando 4.3.

                               2.9.   Sulla qualifica di formazione
ai sensi dell’art. 49bis cpv. 1 OAVS si è espresso di recente il Tribunale
federale, analizzando se v’erano i presupposti per definire come tali i corsi seguiti.

 

Nella STF 8C_404/2015 del 22 dicembre 2015, l’Alta Corte si è
pronunciata sulla frequentazione da parte di una ragazza, nata nel 1994, di un corso
presso un centro islamico, a cui la Cassa di compensazione ha negato il
riconoscimento dell’assegno di formazione con distinte decisioni del 2010 e del
2013, cresciute in giudicato, poiché il corso scelto non rispettava le esigenze
legali di una formazione. La decisione negativa del maggio 2014 è stata impugnata
e con decisione su opposizione dell’agosto 2014 l’amministrazione ha rifiutato
di concederle il supplemento dell’assegno di formazione dall’agosto 2011 in poi.

Nel 2015 il Tribunale delle assicurazioni del Canton Basilea Città
ha parzialmente accolto il ricorso, ordinando alla Cassa di versare gli assegni
di formazione alla figlia dall’agosto 2011.

La Cassa di compensazione si è rivolta al Tribunale federale
chiedendo di confermare la decisione su opposizione del 2014.

La nostra Massima istanza, esposto l’art. 49bis cpv. 1 OAVS e il
N. 3358 delle Direttive dell’UFAS sulle rendite (cfr. consid. 3.2), ha
osservato che era incontestato fra le parti che il corso non era una formazione
giuridicamente riconosciuta; inoltre, non era messa in dubbio l’esigenza del
rispetto temporale delle 20 ore per settimana per definire una formazione. Per
contro, le parti erano in disaccordo a sapere se questo corso corrispondeva
alle esigenze di una formazione di fatto (cfr. consid. 4.1).

Esperiti degli accertamenti, l’autorità di prima istanza ha
concluso che si trattava di una formazione riconosciuta di fatto ai sensi
dell’art. 49bis cpv. 1 OAVS. Il corso prevedeva 4 corsi di studio: lo studio di
base con 44 ore settimanali, due anni di studio principale con 40 ore di lezione
a settimana e l’anno conclusivo di approfondimento. Durante tutto il percorso
scolastico l’accento era posto sullo studio della lingua araba; era altresì
previsto lo studio della dottrina islamica, della storia dell’Islam così come di
altre materie secondarie come la calligrafia e l’introduzione nella predica.
Nell’anno conclusivo veniva effettuata una formazione professionale pratica presso
uno studioso islamico in una moschea. Con l’ottenimento del diploma come
teologa islamica alla ragazza era permesso di lavorare come teologa
rispettivamente predicatrice nella sua o in una organizzazione simile (cfr.
consid. 4.2).

Per il Tribunale federale, corsi di formazione regolamentati e con
ciò riconosciuti giuridicamente devono adempiere elevati requisiti per quanto
concerne l’estensione delle informazioni sui contenuti dell’insegnamento, sui
controlli dell’apprendimento (procedura di qualifica) così come sugli obiettivi
e sulle richieste sotto l’aspetto professionale e scolastico. Per poter
paragonare una formazione non regolamentata a una riconosciuta giuridicamente,
occorre anche in tal caso rispettare degli elevati requisiti in termini di
quantità di informazioni, di verificabilità dei dati e di rispetto di standard
di qualità (cfr. consid. 4.3.1: „Reglementierte und damit rechtlich anerkannte
Bildungsgänge müssen hohe Anforderungen bezüglich des Umfangs der Informationen
über Lerninhalte, Lernkontrollen (Qualifikationsverfahren) sowie Ziele und
Anforderungen in beruflicher und schulischer Hinsicht erfüllen (vgl. zum
notwendigen Inhalt einer Bildungsverordnung für rechtlich anerkannte
Ausbildungsgänge Art. 19 des Bundesgesetzes vom 13. Dezember
2002 über die Berufsbildung [Berufsbildungsgesetz, BBG; SR 412.10]; vgl.
auch Michael Buchser, Berufsbildungsabschlüsse in der Schweiz, 2009). Soll nun
ein nicht reglementierter Bildungsgang einem rechtlich anerkannten
gleichgestellt werden, so rechtfertigen sich auch hier hohe Anforderungen an
Informationsdichte, Überprüfbarkeit der Angaben und Einhaltung von Qualitätsstandards.“.).

L’Alta Corte ha evidenziato che il centro islamico in questione
non è un luogo di formazione riconosciuto; inoltre, non aderisce né a
un’associazione di scuole private né ad altre associazioni, ciò che lo esclude
dal rispettare degli standard minimi rispettivamente degli standard oggettivi
di qualità così come dalla verifica dell’offerta scolastica. Ma in particolare,
le indicazioni sul contenuto del corso sono scarse e non sono verificabili.
Mancano informazioni sugli obiettivi didattici rispettivamente sui controlli
previsti sullo studio (esami unitamente al contenuto degli esami, redazione di
lavori o simili) nelle singole materie così come sugli insegnanti responsabili
(nomi e qualifiche degli istruttori). Nemmeno sono indicati degli accordi da
parte dell’istituto con le autorità statali. La formazione in questione fa
difetto quindi di trasparenza e con ciò di verificabilità. Inoltre, manca una
concreta menzione della scelta delle attività che sono realmente a disposizione
al termine della formazione, indipendentemente da un impiego nel luogo di
formazione stesso o in istituzioni paragonabili. Non si può quindi dire che
questa formazione conceda la possibilità di potere dedicarsi in seguito a un
ampio spettro di professioni. In conclusione, nell’ambito di una valutazione
complessiva, per il Tribunale federale il corso seguito dalla figlia del
resistente non può essere riconosciuto come formazione di fatto nel senso
dell’art. 49bis cpv. 1 OAVS (cfr. consid. 4.3.2: “Beim Anbieter, islamisches Zentrum B.,
handelt es sich nicht um eine anerkannte Ausbildungsstätte. Auch ist das
islamische Zentrum B. weder dem Verband Privatschulen noch einem anderen
Verband angeschlossen, was auf die Einhaltung von Minimalstandards resp.
objektive Qualitätsstandards sowie eine gewisse Überprüfbarkeit des
Lehrangebots schliessen liesse. Insbesondere aber sind die Angaben zum Inhalt
des Lehrgangs spärlich und nicht überprüfbar. So fehlen Angaben zu den
Lernzielen resp. den vorgesehenen Lernkontrollen (Prüfungen samt des Prüfungsinhalts,
Verfassen von Arbeiten o.Ä.) in den einzelnen Fächern sowie den
verantwortlichen Lehrpersonen (Namen und ausgewiesene Qualifikationen der
Ausbildner). Auch liegen keinerlei Absprachen seitens des Ausbildungsanbieters
mit offiziellen Stellen vor. Demnach fehlt es der strittigen Ausbildung an
Transparenz und damit an deren Überprüfbarkeit. Zusätzlich mangelt es an der
konkreten Nennung der nach Ausbildungsabschluss tatsächlich zur Verfügung
stehenden Auswahl von Betätigungen, abgesehen von einer Anstellung in der
Ausbildungsstätte selbst oder vergleichbaren Institutionen. Es kann somit nicht
gesagt werden, die Ausbildung vermittle die Möglichkeit, danach einem breiten
Spektrum von Berufen nachgehen zu können. Im Rahmen einer Gesamtsicht kann der
von der Tochter des Beschwerdegegners absolvierte Lehrgang nicht als faktische
Ausbildung im Sinne von Art. 49bis Abs. 1 AHVV
anerkannt werden.“).

L’Alta Corte ha precisato che con ciò non significa che una
formazione in teologia islamica non possa assolutamente essere riconosciuta
(cfr. le formazioni in teologia islamica e scienze islamiche alle università di
Berna o Zurigo). Per questo si ha però bisogno di informazioni complete e
verificabili sui contenuti offerti e sui docenti incaricati. Ciò che fa difetto
nel caso di specie (cfr. consid. 4.3.3: „Damit ist nicht gesagt, dass eine
Ausbildung in islamischer Theologie schlechthin nicht anerkannt werden könnte
(vgl. dazu etwa Ausbildungen zu islamischer Theologie und islamischer
Wissenschaft an den Universitäten Bern oder Zürich). Dafür bedürfte es aber
umfassender und überprüfbarer Informationen über die zu vermittelnden Inhalte
und der damit betrauten Lehrpersonen. An solchen fehlt es vorliegend.”).

Il Tribunale federale ha infine ricordato che in specie non si
trattava di un caso eccezionale e che non concerneva soltanto l’insegnamento
della religione islamica. L’UFAS ha rifiutato il riconoscimento di formazione
ai sensi dell’art. 49bis cpv. 1 OAVS anche in casi di corsi pluriennali, propriamente
istituzionali interni di organizzazioni cristiane. Per questo, il mancato
riconoscimento non costituisce anche una discriminazione di una determinata
religione (art. 8 cpv. 2 Cost. fed.). Piuttosto, il criterio esposto serve
anche per il riconoscimento di fatto di formazioni in ambito sociale, sportivo
o culturale (cfr. consid. 4.3.4: “Es bleibt festzuhalten, dass es sich hier nicht um
einen Einzelfall handelt und dass er nicht allein die islamische Religionslehre
trifft. Das BSV hat auch in Fällen von mehrjährigen, rein institutionsinternen
Lehrgängen christlicher Organisationen die Anerkennung als Ausbildung im Sinne
von Art. 49bis Abs. 1 AHVV abgelehnt. Insofern stellt die Nichtanerkennung auch
keine Diskriminierung einer bestimmten Religion (Art. 8 Abs. 2 BV) dar.
Vielmehr gilt der dargelegte Massstab etwa auch für die faktische Anerkennung
von Ausbildungen im sozialen, sportlichen oder kulturellen Bereich.“).

In conclusione, la formazione seguita dalla figlia del resistente
non può essere qualificata come riconosciuta di fatto ai sensi dell’art. 49bis
cpv. 1 OAVS e quindi egli non ha diritto al supplemento per formazione. La
sentenza cantonale era contraria al diritto federale ed è stata annullata (cfr.
consid. 4.4).

 

Con STF 9C_487/2016 del 3 marzo 2017 il Tribunale federale si è
pronunciato sul caso della figlia di un assicurato che ha iniziato un
apprendistato in informatica nel 2009, poi una formazione in massoterapia nel
2010 e nel 2011 una formazione presso un istituto nel campo della medicina
tradizionale cinese. L’Ufficio AI ha rifiutato di concedere una rendita
completiva per la figlia, poiché la formazione intrapresa non permetteva di conoscere
i dettagli di un determinato progetto professionale.

La Camera delle assicurazioni sociali del Cantone di Ginevra ha
sentito il direttore dell’istituto e la figlia dell’assicurato e nel 2016 ha
accolto il ricorso, concedendo al padre una rendita completiva per la figlia.
L’Ufficio AI si è rivolto al Tribunale federale per chiedere la conferma della
sua decisione del 2014.

Dopo avere esposto le norme applicabili e in particolare il tenore
dell’art. 49bis cpv. 1 OAVS e del N. 3358 DR (cfr. consid. 4), l’Alta Corte ha
ricordato che per l’autorità giudiziaria cantonale la formazione seguita dalla
ragazza, consacrata all’acquisizione di conoscenze nel campo della medicina
tradizionale cinese per permetterle di praticare l’agopuntura, doveva essere ammessa
come una formazione regolare riconosciuta de jure o de facto, adempiendo in
particolare alle esigenze di durata, di tempo investito dalla studentessa e che
le avrebbe permesso di esercitare un’attività professionale (cfr. consid. 5.1).

Per l’Ufficio AI, invece, niente permetteva di determinare quale
era il programma dettagliato della formazione di medicina tradizionale cinese
nell’istituto né quali erano le modalità di valutazione o degli esami pretesi. A
suo dire, questa formazione non permetteva alla ragazza di prepararsi in
maniera sistematica all’esercizio della professione di agopunturista (assenza
di valutazione personale, individualizzata, intermedia, oggettiva e di attività
pratica) (cfr. consid. 5.2).

Il Tribunale federale si è scostato dalle considerazioni dei primi
giudici. Malgrado l’istituto fosse riconosciuto dalla Fondazione svizzera per
le medicine complementari, l’assenza di valutazione personale e
individualizzata (i partecipanti di livelli differenti ricevevano tutti allo
stesso tempo gli stessi insegnamenti), l’assenza di esami intermedi (valutazione
unica alla fine dei quattro primi anni) così come la mancanza di oggettività (gli
studenti non erano mai valutati da insegnanti neutri ed esterni all’istituto) non
apparivano come essere i componenti di un piano di formazione strutturato.
Questi differenti elementi facevano seriamente dubitare dell’aspetto didattico-professionale
che l’istituto voleva darsi. Inoltre, analizzando nel dettaglio il tipo di
formazione, la nostra Massima istanza ha osservato che non v’era un feed-back
costante sull’avanzamento dell’acquisizione delle conoscenze e la formazione non
era accompagnata da esercizi pratici ma, per bocca dello stesso direttore
dell’istituto, si trattava di un insegnamento di “teoria fondamentale”
dispensato durante i primi quattro anni, pari a 150 ore. Se è vero, ha
sottolineato il Tribunale federale, che una formazione di base può essere
riconosciuta ai sensi dell’art. 49bis cpv. 1 OAVS, tuttavia in concreto le 150
ore dispensate dall’istituto dovevano essere completate da un terzo ciclo di
300 ore supplementari.  La formazione necessitava quindi di 450 ore di corso,
ma solo 150 erano assicurate dall’istituto in questione. Risultava quindi poco
verosimile che le conoscenze generali nella materia potessero essere acquisite
per mezzo di una formazione di base che dispensava meno della metà delle ore di
corso che la formazione di specializzazione. Questo elemento costituiva una
prova supplementare che il programma dei corsi e degli esami proposto
dall’istituto non rientrava nella definizione di formazione ai sensi dell’art.
49bis cpv. 1 OAVS.

 

                             2.10.   Questo Tribunale, sulla base della
documentazione agli atti, degli accertamenti che ha esperito pendente causa e delle
risultanze della consultazione del sito internet del __________ __________, analizzati
la struttura, la scuola, i programmi, i docenti, le lezioni, le ore di
insegnamento e il diploma attinenti alla formazione di croupier, alla luce
della recente giurisprudenza in materia ritiene che il corso seguito dal
ricorrente all’estero come croupier non possa essere considerato come
una valida formazione prevista dall’art. 49bis cpv. 1 OAVS.

 

Va innanzitutto osservato che dalla documentazione atti emerge che
la Cassa di compensazione ha consultato il sito in lingua tedesca sulle
professioni e sulle formazioni esistenti a livello svizzero (www.berufsberatung.ch)
in merito alla formazione di croupier.

Come risulta dalla stampa del sito internet prodotto agli atti dalla
Cassa, le informazioni sulla formazione di croupier in suo possesso erano aggiornate
al 13 aprile 2017. In quell’occasione, date spiegazioni sull’attività, sulla
formazione e sulle condizioni da adempiere per accedere alla formazione di
croupier, nelle annotazioni conclusive era indicato che “Das Reglement zur
Berufsprüfung Croupier wurde per 30. September 2016 ersatzlos aufgehoben” (doc.
39), ossia che la formazione di croupier non era più regolamentata in Svizzera
dal 30 settembre 2016.

 

La stessa pagina, consultata il 20 aprile 2018 (doc. VII) dal TCA
sul sito nella versione italiana – ma con testo in francese -, è aggiornata al 4
ottobre 2017 e ha un tenore diverso (https://www.orientamento.ch/dyn/show/2886?lang=it&idx=30&id=11101):
infatti, indica la descrizione della formazione, le condizioni di ammissione, il
costo, il diploma che si ottiene, il luogo, la durata, le modalità temporali e
la lingua di insegnamento, ma non v’è nessuna annotazione sulla validità di
questa formazione.

 

Sentita al riguardo, nel suo scritto del 2 maggio 2018 (doc. IX)
l’amministrazione, dopo avere interpellato il gestore del sito
www.orientamento.ch (doc. IX/3), ha indicato al TCA che sul sito internet non
viene descritta una formazione regolamentata e che questa descrizione non vale
come prova dell’esistenza di un esame di formazione. Si tratta soltanto di un
certificato rilasciato da terzi (“casino formation”) e non di un brevetto
federale di croupier. Fa dunque stato la versione tedesca del sito
www.orientamento.ch (www.berufsberatung.ch), secondo cui dal 30 settembre 2016
la formazione di croupier non è più regolamentata. La versione francese
presente sul sito in italiano, non contenendo tutte le informazioni, non è
quindi determinante.

 

Alla luce di queste precisazioni, così come concluso dalla Cassa
di compensazione, si può quindi risolvere che, giuridicamente, la
formazione di croupier non è riconosciuta, come tale, nel nostro Paese.

 

Occorre ora verificare se possa essere riconosciuta perlomeno di
fatto come dispone l’art. 49bis cpv. 1 OAVS.

 

Vero è che nel 2017 il ricorrente ha seguito all’estero un corso
per diventare croupier. Di per sé questa circostanza è tuttavia ininfluente,
ritenuto come determinante è che siano comunque dati gli elementi secondo
prassi e giurisprudenza per concludere che si tratti una formazione conforme all’art.
49bis OAVS.

Per quanto concerne la struttura della formazione di croupier, l’attestato
di frequenza rilasciato il 31 marzo 2017 (doc. 20) dal __________ certifica che
l’assicurato ha frequentato questo corso dal 23 marzo al 30 giugno 2017.

Anche il formulario di iscrizione al “__________ “ (doc. 31) indica
che il corso iniziava a marzo e terminava a giugno 2017, per una durata di 190
ore suddivise in circa 24 ore alla settimana, da effettuarsi in un periodo di circa
8-10 settimane.

Al riguardo, l’assicurato ha affermato il 31 ottobre 2017 (doc.
29) che si trattava di “6 ore giornaliere da mercoledì a sabato, che fanno
un totale di 24 ore settimanali” e che non c’era un programma settimanale
delle lezioni.

 

A seguito delle perplessità espresse al responsabile dell’istituto
dalla Cassa di compensazione sulla durata del corso e sul numero di ore di
lezione per settimana (doc. 42: 190 ore su 10 settimane corrispondono a 19 ore
e non a 24 ore a settimana come risulta dal formulario di iscrizione), il 18
gennaio 2018 (doc. 41) il manager del __________ ha confermato che il corso ha
avuto luogo da aprile a luglio 2017 nei giorni dal mercoledì al sabato, con
orario “talvolta variabile dalle 11 alle 18”.

 

Dallo scarno “Regolamento e Condizioni Generali” (doc. 30) emerge inoltre
che la frequenza delle lezioni, obbligatoria per poter ottenere l’attestato
finale, andava concordata all’inizio del corso con i responsabili, così come il
periodo di inizio e di fine corso.

A domanda, il responsabile della scuola ha precisato che per
potere svolgere lo stesso corso su 8 settimane non ci dovevano essere assenze e
la performance doveva essere eccellente, altrimenti il prolungamento, gratuito,
del corso era dovuto all’obbligo dello studente di raggiungere alti livelli
standard richiesti dalla scuola (doc. 41).

Inoltre, se lo studente non completava il programma, la scuola gli
metteva a disposizione un monte ore extra di frequenza e di lezioni gratuite
sull’arco di al massimo un mese, al fine di potere ottenere il livello di
preparazione richiesta (doc. 30).

 

Dal formulario di iscrizione risulta che il corso portava sui
giochi __________ e che aveva un costo di __________ (doc. 31).

 

La Cassa di compensazione ha inoltre chiesto al responsabile del __________
se, oltre alle lezioni in classe a __________, gli allievi dovevano svolgere
dei compiti a casa ed egli ha risposto: “sì, molti: matematica, regolamenti,
normative, …” (doc. 41).

 

Sempre a richiesta dell’amministrazione, egli ha altresì precisato
che di prove pratiche presso un casinò non ne erano previste durante il periodo
di corso, ma che gli studenti hanno “inoltre diritto di ulteriori 2
settimane di refresh course presso la nostra struttura prima di entrare in un
Casinò” (doc. 41).

 

Gli studenti dovevano poi sostenere degli esami finali per potere
conseguire il diploma che il ricorrente, come affermato dal manager della
struttura, al 18 gennaio 2018 (doc. 41) non aveva però ancora ottenuto, “ma
lo riceverà”.

 

                             2.11.   Nell’esaminare se la
formazione seguita dal ricorrente possa essere ritenuta tale ai sensi dell’art.
49bis cpv. 1 OAVS, la scrivente Corte ricorda che il N. 3360 delle Direttive
sulle rendite prevede che, per valutare il tempo effettivo dedicato allo
studio, ci si può basare parzialmente sulla base di indizi e si deve decidere
secondo il principio della verosimiglianza preponderante.

 

Se, dunque, si suddividono le 190 ore del corso sulla durata
prevista di 8-10 settimane tra aprile e luglio 2017, ogni settimana
l’assicurato prendeva parte ad almeno 19 ore di lezione.

Se a queste ore si aggiungono le ore di studio e di esercitazione
che l’assicurato doveva dedicare alla formazione di croupier, “a casa”, per
potere superare proficuamente gli esami, d’avviso del TCA, il monte ore di 20 alla
settimana richiesto dalla prassi per considerare l’interessato in formazione risulta
facilmente raggiunto.

 

Ciò vale anche se, per ipotesi di lavoro, ci si appoggiasse sul
calcolo delle ore effettuato dalla Cassa di compensazione: infatti, partendo da
13,5 ore alla settimana di lezioni (190 ore su 14 settimane di corso),
sull’arco di tempo dal lunedì alla domenica va ritenuto verosimile che
l’assicurato abbia dedicato almeno 7 ore supplementari, “a casa”, per approfondire
la materia, studiare i giochi, le procedure, i regolamenti, la matematica, esercitarsi
con la gestualità, la tecnica e ogni altro campo attinente all’attività di
croupier.

 

Dalle recenti precisazioni rilasciate dal manager, questo
Tribunale deve concludere che la quantificazione temporale indicata nella
conferma di iscrizione concerne esclusivamente il tempo necessario per seguire
i corsi impartiti a __________. Essa non tiene invece conto dell’ulteriore
investimento di tempo da dedicare allo studio a livello individuale, ritenuto
che, di tutta evidenza, l’assimilazione di qualsiasi materia non può limitarsi
unicamente alle ore di apprendimento trascorse a scuola.

Notoriamente, infatti, ogni studente, accanto alle ore canoniche
di apprendimento trascorse seguendo le lezioni impartite dai singoli docenti,
deve consacrare del tempo allo studio individuale, “a casa”, così da potere
capire, approfondire, esercitare, ripassare e arrivare, infine, a padroneggiare
quanto appreso “in classe”.

Di questo ulteriore tempo di studio individuale si deve
debitamente tenere conto. Non va quindi dimenticato di conteggiare pure il
tempo da consacrare allo studio individuale e all’esercitazione di quanto
appreso durante le lezioni teoriche (STCA 32.2015.1 del 7 ottobre 2015 consid.
2.5).

 

Del resto, ciò è stato espressamente indicato dal Tribunale
federale ad esempio nella sentenza 8C_704/2014 dell’8 gennaio 2015, nella quale
la nostra Massima Istanza, fondandosi su quanto stabilito dalla giurisprudenza
federale nella sentenza C 116/06 dell'8 agosto 2006 resa in tema di
(in)idoneità al collocamento – nella quale l'Alta Corte ha, da un lato,
ricordato che uno studio Bachelor a tempo pieno comporta 60 ECTS (European Credit
Transfer System) punti per anno e viene conseguito dopo sei
semestri (180 ECTS punti) e, dall'altro, ha indicato che l'ottenimento di un
punto ECTS presuppone 30 ore di lavoro corrispondenti a una settimana di 42 ore
–, ha stabilito che i crediti ECTS “sono
concepiti in modo tale da includere non solo il tempo delle lezioni, bensì
anche quello dedicato alla preparazione al corso e allo studio in vista
dell'esame” (sottolineatura della redattrice).

 

Ma al di là del monte ore di lezioni in classe e
dello studio a casa, che raggiunge le 20 ore settimanali richieste dalla
prassi, il corso seguito dal ricorrente, d’avviso di questo Tribunale, non
ha comunque il carattere di una formazione riconosciuta di fatto.

 

Infatti, dalla documentazione agli atti raccolta dalla Cassa di
compensazione, malgrado alcuni elementi evidenziati dalla giurisprudenza siano
richiesti, tuttavia si riscontrano numerose mancanze che non possono essere qui
ignorate.

Né dal “Regolamento e Condizioni Generali” né dalle risposte
fornite dal responsabile del centro è possibile riconoscere come è strutturata
la scuola, quali siano le condizioni per accedervi, quali le materie insegnate,
i nomi dei docenti, quali gli esami da sostenere, il tipo di diploma consegnato
e quali sbocchi permette e se la scuola è riconosciuta dalle autorità del Paese
in cui ha sede o da altri Stati.

 

Quanto alle materie dispensate, secondo il formulario di
iscrizione il corso porta sulla specializzazione in quattro giochi, ma nulla di
più è detto sulle materie che ruotano attorno ad essi.

Un elenco completo e strutturato delle materie insegnate non
risulta da nessuna parte.

Inoltre, la semplice indicazione, da parte del manager del corso,
che gli studenti devono studiare “a casa” “matematica, regolamenti,
normative, …” (doc. 41), non fornisce certo una più dettagliata spiegazione
sulle materie di studio e poi di esame.

 

In effetti, nemmeno sono note con esattezza le materie di esame,
che non vengono indicate né nel regolamento né altrove.

Certo, si può ipotizzare che gli esami porteranno sulla __________.
Ma poiché lo stesso responsabile del centro ha indicato che gli allievi devono
studiare anche la matematica e dei regolamenti, è possibile, ma non è indicato
da nessuna parte, che gli esami portino anche su queste materie, senza però
sapere se ve ne siano altre sia a titolo di lezioni sia soggette poi a verifica
da parte di esaminatori.

 

Così come non è noto su quali materie portino gli esami, nemmeno sono
conosciuti i docenti e gli esaminatori, così da potere verificare se questi
ultimi siano esterni e indipendenti alla struttura e garantiscano
un’oggettività al corso.

 

Va inoltre osservato che nello scritto del 10 maggio 2018 (doc. XI
pag. 3) il ricorrente ha affermato di non avere concluso la formazione di
croupier, malgrado il 18 gennaio 2018 il manager del __________ abbia precisato
alla Cassa di compensazione che l’assicurato non ha ancora ricevuto il diploma
finale, ma che “lo riceverà” (doc. 41).

Da parte sua, l’assicurato non ha però specificato al TCA se si
trattava di una mera questione di tempo oppure se non ha superato gli esami
finali o ancora per quali altri motivi egli non ha concluso la formazione di
croupier intrapresa nel 2017.

Infine, il corso in questione non offre un periodo
di stage e di esercizi pratici presso un casinò come parte integrante della
formazione, ma si limita a concedere il “diritto di ulteriori 2 settimane di
refresh course presso la nostra struttura prima di entrare in un Casinò”,
ciò che appare curioso vista la professione che si va ad imparare.

 

Su quali siano le condizioni di ammissione oltre al pagamento
della retta il formulario di iscrizione è silente – chiede i soliti dati
anagrafici e di domicilio -, mentre il regolamento del centro è molto stringato
e non fornisce particolari informazioni.

Esso dispone soltanto che “L’allievo è tenuto a presentarsi
alle lezioni concordate in orario e con abbigliamento idoneo”, che “L’allievo
è tenuto a frequentare l’intero programma concordato al fine di ottenere
l’attestato finale.” e che “Se al termine di questo periodo l’allievo
non avrà superato i test, l’attestato non sarà rilasciato.” (doc. 30).

 

Dal formulario di iscrizione, che rinvia alle citate condizioni
generali e al regolamento generale del centro, prodotti dal ricorrente, non si
evincono ulteriori informazioni utili.

Altra documentazione ufficiale sul corso di croupier non sembrerebbe
sussistere, altrimenti il responsabile della scuola, già interpellato recentemente
dalla Cassa di compensazione, avrebbe potuto trasmetterla all’amministrazione
unitamente alle sue risposte per completarle.

 

In virtù di quanto precede, dagli atti
raccolti dalla Cassa di compensazione si deve ritenere che, per il
corso come croupier seguito dal ricorrente all’estero, il tipo di struttura
dell’istituto, le attività offerte, le materie insegnate, gli esami da
sostenere, i docenti e gli esperti per la verifica delle conoscenze acquisite così
come le altre indicazioni importanti quali il regolamento del centro, non sono esplicitati
sufficientemente.

Pertanto, questi dati non sono verificabili come richiesto dalla
giurisprudenza (STF 8C_404/2015 del 22 dicembre 2015, consid. 4.3), cosicché
l’assenza di questi elementi fa seriamente dubitare dell’aspetto didattico-professionale
dell’istituto (STF 9C_487/2016 del 3 marzo 2017, consid. 6.1).

 

Da quanto precede risulta che il ricorrente non ha seguito
una formazione nemmeno riconosciuta perlomeno di fatto e quindi che rispetti
i criteri enunciati dall’art. 49bis cpv. 1 OAVS, consolidati dalla prassi e
dalla restrittiva giurisprudenza divulgata su questo argomento.

Di conseguenza, durante la frequenza di questo corso
come croupier egli non aveva diritto alla rendita completiva per figli
in formazione fino ai 25 anni (art. 22ter cpv. 1 LAVS ed art. 25 cpv. 5 LAVS).

 

                             2.12.   A sostegno della
richiesta di non restituire le rendite da aprile a giugno 2017, il ricorrente ha
citato l’art. 69 della Legge sulla formazione professionale (LFPR) per riconoscere
le professioni non regolamentate e quindi il corso di croupier a __________.

 

Giusta l’art. 68 LFPR, il Consiglio federale
disciplina il riconoscimento dei diplomi e dei certificati esteri di formazione
professionale che rientrano nel campo di applicazione della presente legge.

 

Su tale base è stato emanato l’art. 69b OFPR, che si
riferisce espressamente alle professioni non regolamentate e che prevede al suo
capoverso 1 che se, nel caso di un titolo estero di una professione il
cui esercizio non è regolamentato, le condizioni di cui all'art. 69a cpv. 1
lettera a e b sono soddisfatte, la SEFRI o terzi classificano il titolo in base
al sistema di formazione svizzero mediante un'attestazione del livello.

Inoltre, se sono soddisfatte tutte le condizioni di
cui all'articolo 69a cpv. 1, la SEFRI o terzi riconoscono il titolo estero
(cpv. 2).

 

L’art. 69a cpv. 1 OFPR dispone
che la SEFRI o terzi riconoscono un titolo estero ai fini dell'esercizio di una
professione regolamentata se esso, confrontato con il corrispondente diploma
della formazione professionale svizzero, soddisfa le seguenti condizioni:

a. il livello di formazione è uguale;

b. la durata della formazione è uguale;

c. i contenuti della formazione sono paragonabili;

d. il ciclo di formazione estero comprende, oltre a
qualifiche teoriche, qualifiche pratiche o può essere dimostrata un'esperienza
professionale nel settore.

 

Il TCA osserva che in concreto non si tratta di
riconoscere, come tale, la professione di croupier non regolamentata in
Svizzera, ma appresa all’estero. Infatti, ai fini del diritto alla rendita
completiva per figli in formazione, la legge citata dal ricorrente nulla ha a
che vedere con la nozione di formazione ai sensi dell’art. 49bis cpv. 1 OAVS.
Come visto, secondo giurisprudenza le basi per determinare se il corso di
croupier seguito all’estero sia riconoscibile come formazione sono infatti altre.

Per di più, non avendo terminato questa formazione,
l’assicurato non ha conseguito il titolo estero di croupier e quindi già di per
sé l’art. 68 LFPR e l’art. 69b OFPR non gli sono applicabili.

 

                             2.13.   Da ultimo,
contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, nemmeno può venirgli in aiuto
l’art. 49ter cpv. 3 OAVS sulla fine o l’interruzione della formazione.

Come visto, l’assicurato ha interrotto nel febbraio
2017 la __________ e nel settembre 2017 ha iniziato l’apprendistato AFC di
elettricista di montaggio.

 

Secondo il N. 3368 DR nel tenore in vigore fino al
31 dicembre 2017, diventato il N. 3368.2 DR dal 2018, se la formazione è
abbandonata è considerata conclusa.

In specie, non v’è quindi alcun dubbio che la
formazione in economia aziendale va ritenuta conclusa all’inizio del 2017.

 

Inoltre, conformemente alle citate direttive, fino
all’avvio della nuova formazione di elettricista di montaggio l’assicurato non è
considerato come in formazione.

In effetti, in concreto non siamo di fronte al caso
classico in cui tra la fine della scuola e uno sbocco lavorativo il figlio
intraprende una formazione transitoria ed è dunque considerato ancora in
formazione (N. 3363 DR). L’eccezione prevista dall’art. 49ter cpv. 3 lett. a
OAVS, secondo cui non sono considerate interruzioni gli usuali periodi senza lezioni
– ma fino a un massimo di quattro mesi -, non è dunque applicabile nel caso in
esame. La pausa di studio effettuata dal ricorrente non rientra in una normale
pausa prevista dal curriculum di studio, trattandosi infatti di una chiara
interruzione della formazione scolastica.

 

                             2.14.   Ne discende che la Cassa di
compensazione, avendo rilevato un caso di indebita percezione di prestazioni da
parte del ricorrente, era legittimata ad emanare una decisione di restituzione.

Infatti, con la scoperta di nuovi fatti rilevanti, la precedente
decisione di concessione della rendita completiva per figli doveva essere
rivista ai sensi dell’art. 53 cpv. 1 LPGA.

 

Se in un primo momento l’assicurato ha comprovato con il
certificato del 22 febbraio 2017 (doc. 7) che da febbraio a settembre 2017
seguiva il secondo semestre presso la __________, tuttavia è poi emerso che
egli ha abbandonato gli studi in economia aziendale già nel febbraio 2017 e che
ha seguito un corso per diventare croupier.

La Cassa di compensazione è però venuta a conoscenza di questa
circostanza soltanto ad inizio settembre 2017, quando ha interpellato sia
l’istituto scolastico sia l’assicurato. Si tratta così di un fatto nuovo
rilevante, di cui la Cassa non poteva essere al corrente prima di allora.
Questo nuovo fatto, corroborato dalle nuove prove raccolte, ha comportato che la
Cassa ha versato all’assicurato delle rendite per i mesi da marzo a settembre
2017 che, per contro, non dovevano essergli riconosciute. Infatti, il corso
seguito all’estero non andava considerato come una formazione ai sensi dell’art.
49bis cpv. 1 OAVS. Pertanto, egli non aveva (più) diritto a una rendita per
figli in formazione da quando ha interrotto gli studi alla __________ fino al
mese successivo all’inizio del nuovo tirocinio.

Ne segue che, a giusta ragione, l’amministrazione ha
proceduto alla revisione della precedente decisione di conferma del diritto
alla rendita completiva per figli da febbraio 2017 in poi.

 

Di conseguenza, la decisione di restituzione di Fr. 6'104.- (Fr. 872.-
x 7 mesi) indebitamente percepiti da marzo a settembre 2017 quale rendita
completiva per figli deve essere confermata.

Il ricorso deve dunque essere integralmente respinto.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti