# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 70a667c2-7547-59ae-b912-591215618dc7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.04.2010 D-2192/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2192-2010_2010-04-08.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2192/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l l ' 8  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Hans Schürch;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Nigeria,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 30 marzo 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2192/2010

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  inoltrato  l'8  marzo  2010  in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
(cfr. act. A3) e mediante il quale l'ha reso attento circa la necessità di 
consegnare, entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un  
documento d'identità  o di  viaggio, con comminatoria che,  in  caso di 
mancata consegna e in assenza di  motivi  scusabili,  non si  entra nel 
merito della sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione del  17 marzo 2010 (di  seguito verbale 1)  e del 
30 marzo 2010 (di seguito verbale 2),

il verbale della decisione orale dell'UFM del 30 marzo 2010 (cfr. avviso 
di notifica e di ricevuta sottoscritto dal ricorrente, act. A12),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  il 
2 aprile 2010  (cfr. timbro del  plico  raccomandato)  contro  la  precitata 
decisione dell'UFM,

la copia dell'incarto dell'UFM ricevuta via fax il 6 aprile 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

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che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo appare inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
dell'art. 52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere cittadino nigeriano di etnia igbo, di essere nato a B._______, 
rispettivamente,  secondo  un'altra  versione,  a  C._______  (Stato  di 
D._______) e di essere vissuto nel villaggio di B._______ fino al (...), 
data  in  cui  si  sarebbe  trasferito  a  C._______;  che  egli  ha  altresì 
allegato di essere vissuto in tale città fino al (...) prima di spostarsi a 
E._______ e poi, il (…), espatriare,

che egli  ha  dichiarato  di  avere  lasciato  il  suo Paese d'origine per  il 
timore di essere ucciso dalle autorità di polizia, rispettivamente dal suo 
datore  di  lavoro,  che  lo  starebbero  cercando  in  quanto  suo  padre, 
ucciso dalla  polizia nel dicembre 2009, sarebbe stato membro di  un 
gruppo responsabile di diversi sequestri e sacrifici,

che  l'interessato  ha  affermato  di  essere  espatriato  viaggiando 
dapprima  in  camion  fino  in  F._______,  poi  in  una  jeep  fino  in 
G._______  e  nuovamente  in  camion  fino  in  H._______;  che  in  tale 
Paese  egli  si  sarebbe  imbarcato  per  la  I._______,  arrivando  in  un 
luogo a lui sconosciuto; che, dopo un giorno, egli avrebbe raggiunto in 
treno  L._______,  dove  avrebbe  trascorso  due  mesi  prima  di 

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raggiungere  Chiasso  in  treno;  che  egli  ha  dichiarato  di  non  sapere 
quanto  sarebbe  costato  complessivamente  il  suo  viaggio, 
rispettivamente  che  il  passatore  non  gli  avrebbe  mai  chiesto  del 
denaro in cambio del suo aiuto,

che il ricorrente ha dichiarato di avere viaggiato sempre sprovvisto di 
documenti  d'identità;  che  egli  ha  altresì  sostenuto  di  essere  stato 
controllato unicamente dalle autorità italiane, che avrebbero prelevato 
le sue impronte digitali,

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che nella decisione impugnata, l'UFM ha sottolineato, da un lato, che il 
richiedente  non  ha  consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia 
d'asilo nessun documento d'identità, e dall'altro lato, ha stabilito che 
nessuna delle eccezioni previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel 
caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Nigeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  contesta  che  nel  caso  concreto  non 
sussitano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi; che, in 
tale contesto, egli dichiara di non avere mai posseduto un passaporto 
in Patria e che la sua carta d'identità si  troverebbe presso la madre 
adottiva, della quale ignorerebbe il luogo di soggiorno attuale; che egli 
sottolinea altresì che gli sarebbe stato impossibile fare alcunchè al fine 
di procurarsi un qualsivoglia documento e lamenta il breve termine di  
48 ore che egli  avrebbe avuto a disposizione a tal  fine; che, inoltre, 
egli  contesta  che  nella  fattispecie  non  ricorrano  i  presupposti 
dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi circa la necessità di ulteriori chiarimenti  
per  l'accertamento  della  qualità  di  rifugiato  o  dell'esistenza  di  un 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento:  che  egli,  infatti, 
avrebbe  esposto  i  suoi  motivi  d'asilo,  peraltro  verosimili,  in  maniera 
dettagliata,  sostanziata  e  coerente; che,  inoltre,  in  Nigeria,  egli  non 
avrebbe  alcuna  possibilità  realistica  di  potersi  difendere  al  fine  di  
dimostrare  la  propria  innocenza,  ragione  per  cui  sarebbe  certo  di 
essere condannato ingiustamente e la sua vita sarebbe in gravissimo 

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pericolo; che, infine, l'insorgente chiede, nel caso in cui non gli venisse 
concesso  l'asilo,  che  il  suo  allontanamento  sia  ritenuto 
ragionevolmente inesigibile, in quanto egli non potrebbe fare rientro in 
Nigeria,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
di  dispensa  dal  versamento  di  un  anticipo  corrispondente  alle 
presumibili spese processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che, in merito all'asserito viaggio intrapreso da E._______, il ricorrente 
ha  in  particolare  dichiarato  di  avere  sempre  viaggiato  sprovvisto  di  

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qualsivoglia documento e di essere stato controllato unicamente dalle 
autorità italiane (cfr. verbale 1 pag. 9); che, inoltre, egli non ha saputo 
fornire nessuna indicazione né circa i luoghi da cui sarebbe transitato  
in F._______, in G._______ ed in H._______, né in merito alla città 
nella quale si sarebbe imbarcato, né al luogo in cui sarebbe giunto a  
destinazione in  I._______,  rispettivamente da dove avrebbe preso il  
treno per l'L._______ (cfr. ibidem pag. 9); che egli  ha giustificato tali  
lacune  col  fatto  che  le  indicazioni  di  luogo  non  fossero  scritte  in 
inglese, ragion per cui non le avrebbe potute comprendere; che egli ha 
inoltre asserito di  ignorare il  costo complessivo del  suo viaggio, non 
avendogli il passatore mai chiesto del denaro in cambio del suo aiuto 
(cfr. ibidem pag. 9), 

che le indicazioni dell'insorgente in merito al viaggio intrapreso ed alle  
sue modalità risultano pertanto vaghe e non corroborate da elementi 
descrittivi  concreti  che  ne  supporterebbero  la  verosimiglianza;  che, 
inoltre, varcare il  confine di Schengen senza subire alcun controllo – 
come  il  ricorrente  sostiene  di  avere  fatto,  avendo  egli  dichiarato  di 
essere  stato  controllato  unicamente  in  Italia,  vale  a  dire  dopo  aver 
varcato il confine spagnolo ed avere trascorso un giorno in I._______ 
– costituisce, allo stato attuale, un'impresa pressoché impossibile,

che, pertanto, codesto Tribunale ritiene che il ricorrente non può avere 
viaggiato  nelle  circostanze  descritte,  se  non  in  possesso  dei  suoi 
documenti d'identità,

che, peraltro, il ricorrente avrebbe avuto quasi due settimane di tempo 
tra l'audizione sulle generalità, in cui era stato interpellato per la prima 
volta  su  eventuali  documenti  d'identità  da  versare  agli  atti,  e  la 
seconda  audizione  per,  per  lo  meno,  avviare  tentativi  al  fine  di 
procurarsi dei documenti d'identità (ad esempio contattando la madre 
adottiva in Patria presso la quale si troverebbe la sua carta d'identità 
[cfr. verbale 1 pag. 6] o l'amico O., del cui aiuto egli avrebbe già avuto 
modo  di  usufruire  e  del  quale  conoscerebbe  il  numero  di  telefono 
[cfr. verbale 2 pag. 4/D34]),  rimanendo invece del tutto inattivo in tal 
senso, 

che,  d'altronde,  circa  l'assenza  di  giustificazioni  per  la  mancata 
consegna  di  documenti  d'identità  sino  ad  oggi,  in  sede  di  ricorso  il 
ricorrente  si  è  limitato,  in  maniera  del  tutto  stereotipata,  a  ribadire  
l'impossibilità  di  intraprendere  alcunchè;  che,  in  particolare,  egli  ha 
dichiarato  di  non  avere  mai  posseduto  un  passaporto  e  che  la  sua 

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carta  d'identità  sarebbe sempre stata (e sarebbe tuttora)  nelle  mani 
della  madre  adottiva,  della  quale  egli  ignorerebbe  tuttavia  il  luogo 
attuale di residenza (cfr. ricorso pag. 2),

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti,  
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni  
della causa, 

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il  
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di  
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

che  l'insorgente  ha dichiarato  sostanzialmente  di  essersi,  dapprima, 
spostato  da  B._______  a  C._______  perchè  il  suo  padre  adottivo 

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avrebbe voluto sacrificarlo e, poi, di essere fuggito dal suo Paese per 
timore di essere ucciso dalla polizia, rispettivamente dal suo datore di  
lavoro,  in  seguito  all'uccisione  di  suo  padre  e  di  altri  membri  di  un 
gruppo  dedito  ai  sequestri,  che  avrebbero  fatto  il  suo  nome  alle 
autorità, 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione,

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, a guisa d'esempio, il ricorrente, interrogato sul momento del suo 
spostamento  a  C._______,  ha  reso  versioni  discordanti,  allegando 
dapprima di avere sentito diverse volte dell'intento del padre adottivo 
di  sacrificarlo  e  di  avere  lasciato  B._______  nel  (...),  per  poi,  in 
versioni  successive,  dichiarare  di  essere  invece partito  già  nel  (…), 
rispettivamente  spiegare  di  non  aver  appreso  del  sacrificio 
direttamente dal padre, bensì dalle persone per strada  (cfr.  verbale 1 
pag. 7); che tale ultima versione mal si sposa con quella resa durante 
l'audizione sui fatti, secondo cui il ricorrente avrebbe interrotto gli studi 
nel (...), in quanto i genitori  non avrebbero più voluto pagare la retta 
scolastica, volendolo invece usare come sacrificio umano (cfr. ibidem 
pag.  3);  che  anche  in  merito  al  giorno  dell'espatrio  egli  si  è 
contraddetto, adducendo di avere lasciato la Nigeria lo stesso giorno 
in  cui  avrebbe  sentito  il  suo  nome  alla  radio  (cfr.  ibidem  pag.  8),  
rispettivamente  due  giorni  dopo  tale  episodio   (cfr. verbale  2  pag. 
4/D31);  che  lo  stesso  dicasi  per  le  dichiarazioni  circa  la  morte  del 
padre: se in una prima versione il ricorrente ha indicato con precisione 
che sarebbe satata la polizia ad uccidere il padre (cfr. verbale 1 pag. 
7), poi, nell'audizione sui motivi d'asilo, egli ha affermato di non sapere 
se si fosse trattato della polizia o, invece, di persone del villaggio (cfr. 
verbale 2 pag. 6/D55-56); che, se all'inizio egli ha dichiarato di temere 
di  essere  ucciso  dalla  polizia,  durante  l'audizione  sui  motivi  egli  ha 
cambiato  inspiegabilmente  versione,  adducendo  di  essere  invece 
ricercato dal datore di lavoro (cfr. ibidem pag. 6/D60 e 7/D61); che del 
tutto illogico risulta il  comportamento del ricorrente, che – dopo aver 
sentito  alla  radio  di  essere  ricercato  –  ha  optato  d'acchito  per  la  

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soluzione estrema dell'espatrio, senza, invece, da una parte accertarsi 
presso  le  autorità  della  veridicità  della  notizia  diffusa,  e,  dall'altra, 
senza  intraprendere  alcunchè  al  fine  di  dimostrare  la  propria 
innocenza,  ad  esempio,  con  l'aiuto  di  un  avvocato,  sporgendo 
denuncia  contro  il  suo  datore  di  lavoro  o  per  lo  meno  cercando  il 
contatto con la polizia; che la giustificazione resa dal ricorrente (cfr.  
verbale  1  pag.  8)  non  convince,  perchè  stereotipata  e  per  nulla 
avvalorata,

che,  di  conseguenza,  v'è  ragione  di  concludere  alla  manifesta 
inverosimiglianza dei motivi d'asilo addotti dal ricorrente, senza che sia 
necessario  evocare  ulteriori  elementi  contraddittori  e  vaghi  del 
medesimo, 

che, peraltro, non vi è motivo per ritenere che il ricorrente non possa 
beneficiare  di  un  equo  processo  in  relazione  ad  eventuali  accuse 
mosse nei suoi confronti, rispettivamente che egli non possa ottenere 
dalle autorità in Nigeria, se opportunamente sollecitate, un'appropriata 
protezione statale contro l'eventuale futuro agire illegittimo di terzi nei 
suoi confronti, 

che,  nel  gravame,  l'insorgente  non  ha  contestato  o  apportato 
chiarimenti alle contraddizioni rettamente rilevate dall'UFM, limitandosi 
a  definire  i  suoi  motivi  d'asilo  verosimili;  che,  inoltre,  l'evocata 
impossibilità  di  difendersi  efficacemente  e  dimostrare  la  propria 
innocenza non è stata accennata in sede di  audizione ed è rimasta 
una  mera  affermazione  ricorsuale  di  parte  non  corroborata  da 
alcunchè,

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale 

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amministrativo  federale  E-423-2009  dell'8  dicembre  2009  consid.  8, 
destinata alla pubblicazione), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Nigeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20);  
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

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che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Nigeria  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  è  tuttora 
giovane, ha frequentato  la  scuola elementare e vanta un'esperienza 
lavorativa  in  veste  di  (...)  (cfr.  verbale  1  pag.  3);  che  egli  è  stato  
mantenuto finanziariamente dai genitori adottivi fino alla partenza per 
C._______  nel  (...)  (cfr. ibidem pag. 3);  che,  inoltre,  egli  dispone  in 
Patria  –  dove ha  vissuto  sin  dalla  nascita  –  di  una  rete  familiare  e  
sociale, dato che vivono ancora in loco per lo meno la madre adottiva 
e l'amico O, oltre  ad altre  persone di  cui  si  presuppone l'esistenza,  
vista l'inverosimiglianza del suo racconto; che, inoltre, l'insorgente è in  
buona  salute;  che,  infatti,  non  ha  preteso  nel  gravame di  soffrire  di 
gravi  problemi  di  salute che possano giustificare la  sua ammissione 
provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio 
degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera 
per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

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che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a:

- ricorrente, tramite il  Centro di registrazione e procedura di Chiasso 
(Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e procedura di Chiasso (via fax, per 
l'incarto N [...], con preghiera di notificare la sentenza al ricorrente e 
di  ritornare  l'avviso  di  ricevimento  allegato  al  Tribunale 
amministrativo federale)

- M._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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