# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2547e945-02ec-5180-a509-e9159ae3276a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-10-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.10.2020 D-4905/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4905-2020_2020-10-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4905/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  o t t o b r e  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Yannick Antoniazza-Hafner;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

patrocinato dal signor Alexandre Mwanza, Migrant ARC-EN-

CIEL, ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; 

decisione della SEM del 23 settembre 2020 / N (…). 

 

 

 

D-4905/2020 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 24 giugno 

2020, 

il rilevamento delle generalità del 1° luglio 2020 (cfr. atto [...]-12/9 [di se-

guito: verbale 1], 

l’atto medico F2 del 2 luglio 2020 (cfr. atto [...]-14/4), 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 6 luglio 2020 (cfr. atto 

[...]-16/2 [di seguito: verbale 2]) e quello concernente l’audizione sulla tratta 

di esseri umani (cfr. atto [...]-19/10 [di seguito: verbale 3]), 

gli ulteriori atti medici F2 rispettivamente di data 5 agosto 2020 e 28 agosto 

2020 (cfr. atti [...]-24/2 e [...]-26/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 23 settembre 2020, notificata il 28 settembre 2020 (cfr. atto [...]-32/10), 

mediante la quale detta Segreteria non è entrata nel merito della domanda 

d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronun-

ciato il trasferimento dell'interessato verso la Francia, 

l’atto medico F2 del 23 settembre 2020 (cfr. atto [...]-34/2), 

il ricorso del 2 ottobre 2020 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’en-

trata 5 ottobre 2020) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il 

quale il ricorrente ha concluso all’annullamento della decisione, alla con-

statazione della competenza della Svizzera ed all’esame materiale della 

domanda d’asilo; altresì ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assi-

stenza giudiziaria parziale, nel senso della dispensa dal versamento delle 

spese di giudizio e del relativo anticipo, il tutto con protestate spese,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

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che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se l'interes-

sato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, 

sempre che l'interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di 

validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 2 Rego-

lamento Dublino III), 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

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membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione del sistema centrale d'informazione sui visti 

(«CS-VIS») che il ricorrente era titolare di un visto valido dal 12 novembre 

2019 al 12 febbraio 2020 rilasciato dalla Francia, 

che nel corso del colloquio personale Dublino del 6 luglio 2020, l’interes-

sato ha confermato tali riscontri, narrando di essersi recato legalmente in 

Francia nel gennaio del 2020 grazie al visto ottenuto dalla rappresentanza 

francese in D._______; ch’egli ha inoltre dichiarato di aver lasciato il terri-

torio degli Stati membri l’11 o il 12 febbraio 2020 e di essere ritornato in Sri 

Lanka; che da ultimo, egli ha sostenuto di essere nuovamente espatriato il 

16 giugno 2020, giungendo in Svizzera il 23 giugno 2020, 

che essendo il visto in parola scaduto da meno di sei mesi al momento del 

deposito della domanda d'asilo, il 21 luglio 2020 la SEM ha presentato alle 

autorità francesi competenti, nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regola-

mento Dublino III, una richiesta di presa in carico fondata sull'art. 12 par. 4 

Regolamento Dublino III (cfr. atto [...]-21/7),  

che il 21 settembre 2020, le autorità francesi hanno espressamente accet-

tato il trasferimento del ricorrente verso la Francia, in applicazione della 

stessa disposizione, ovvero l'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III 

(cfr. atto [...]-28/1), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto inverosimile l’allega-

zione secondo la quale il ricorrente avrebbe fatto ritorno illegalmente in Sri 

Lanka fra il febbraio del 2020 e il giugno del 2020; che in tal senso, egli 

non avrebbe fornito prova alcuna dell’asserito viaggio; che oltretutto, sem-

brerebbe improbabile che – avendo appena ricevuto un visto per entrare 

lecitamente in Europa – egli si esponesse ai rischi di un viaggio irregolare 

a meno di sei mesi dalla scadenza del visto, 

che dappoi, le autorità francesi avrebbero esplicitamente accettato la loro 

competenza sebbene avvisate del supposto rientro in Patria, 

che pertanto, la SEM ha ritenuto data la competenza della Francia per la 

trattazione della domanda d'asilo del richiedente,  

che tuttavia in casu l'insorgente contesta tale competenza, 

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che l’autorità inferiore non avrebbe debitamente ponderato l’asserzione se-

condo la quale egli avrebbe fatto rientro in Sri Lanka fra il febbraio del 2020 

e il mese di giugno di medesimo anno; che di conseguenza, con tale as-

sunto il ricorrente parrebbe alludere al fatto che avendo egli lasciato il ter-

ritorio degli Stati membri ai sensi dell'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino 

III, la competenza della Francia sarebbe cessata, 

che inoltre, la SEM avrebbe indotto all’errore le autorità francesi giacché il 

verbale dell’audizione Dublino sarebbe in lingua italiana e che le autorità 

francesi non esaminerebbero, a suo dire, le richieste in lingua straniera; 

che così facendo il ricorrente censura implicitamente una violazione del 

principio della buona fede nella relazione fra gli Stati, 

che oltre a ciò, la richiesta di presa in carico trasmessa dalla SEM alle au-

torità francesi non conterrebbe le informazioni previste dagli art. 31 e 32 

Regolamento Dublino III,  

che orbene, nel caso in esame le argomentazioni ricorsuali non possono 

essere condivise dal Tribunale,  

che anzitutto, il ricorrente non ha prodotto alcun mezzo di prova atto a ren-

dere verosimile il supposto ritorno in Sri Lanka fra il febbraio e il giugno del 

2020 (come avrebbe potuto essere per esempio il biglietto aereo per 

mezzo del quale si sarebbe recato in Patria); che del resto, egli nemmeno 

ha chiarito, né durante l’audizione Dublino così come neppure nel gra-

vame, le ragioni che lo avrebbero spinto a ritornare in Patria in tale fran-

gente, 

che d’altro canto, anche l’accettazione espressa da parte delle autorità 

francesi di prendere in carico l’interessato, benché informate delle dichia-

razioni dell’insorgente (cfr. atto [...]-21/7), costituisce indizio del non rientro, 

che pertanto, l'insorgente non ha provato né reso verosimile di aver lasciato 

il territorio degli Stati membri dopo esservi entrato munito di un visto, 

che inoltre, il Tribunale rileva che lo Stato membro richiedente (in casu, la 

Svizzera) ha il dovere di comunicare allo Stato membro richiesto ogni fat-

tualità importante, del quale è a conoscenza, affinché questi possa op-

porre, se del caso, la cessazione delle competenze (cfr. sentenza del Tri-

bunale D-4198/2016 dell’11 luglio 2016; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Ve-

rordnung, Das Europäische Asylzuständingkeitsystem, Vienna 2014, punto 

10 ad art. 19, pag. 179 e 180), 

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che su tali presupposti, la richiesta di presa in carico inoltrata alle autorità 

francesi dalla SEM, non appare pervasa da vizi sostanziali, 

che in effetti, nell’apposito formulario (cfr. atto [...]-21/7) – redatto peraltro 

in lingua francese – l’autorità di prima istanza ha avuto cura di riportare le 

dichiarazioni di A._______ in merito all’allegato ritorno in Sri Lanka, 

che così stando le cose, nulla impediva alle autorità francesi di richiedere 

presso i loro omologhi svizzeri un complemento di informazioni o, even-

tualmente, di opporsi al trasferimento,  

che non da ultimo, è doveroso rammentare che sebbene ai sensi degli 

art. 31 e 32 del Regolamento Dublino III spetti alle autorità incaricate per 

l’esecuzione del trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità stra-

niere competenti le informazioni che consentono un’adeguata assistenza 

medica alla persona trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un prere-

quisito per l’accettazione, da parte di quest’ultime autorità, del trasferi-

mento dell’interessato nel loro territorio (cfr. sentenza del Tribunale 

D-2641/2017 dell’11 maggio 2017), 

che di conseguenza, alla luce delle suesposte considerazioni, la compe-

tenza della Francia è di principio data,  

che negli stessi termini nemmeno vi sono fondati motivi di ritenere che in 

tale Stato sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

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status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5); 

che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistema-

tiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di 

violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09, R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sen-

tenza della CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande 

Sezione]),  

che orbene, anche prendendo in considerazione le censure mosse nel gra-

vame dal ricorrente, in assenza di una pratica attuale avverata di violazione 

sistematica delle norme comunitarie minime in materia, il rispetto da parte 

della Francia dei suoi obblighi concernenti i diritti dei richiedenti l’asilo sul 

suo territorio è presunto (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale 

D-5996/2019 del 21 novembre 2019 e D-6652/2020 dell’11 febbraio 2020 

consid. 6), 

che conseguentemente, alla luce di quanto precede, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie, 

che proseguendo nell’analisi, è ora necessario determinare se vi siano in-

dizi seri e sufficienti che permettano di confutare la presunzione di sicu-

rezza del richiedente l’asilo nel caso concreto, 

che in proposito l’insorgente ritiene che in Francia la sua domanda d’asilo 

non verrebbe confacentemente ponderata non avendo egli rispettato le 

condizioni di ottenimento di un visto (cfr. memoriale ricorsuale, pag.  3 e 4); 

che nel suo esposto egli fa esplicito riferimento alla clausola di sovranità di 

cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, rispettivamente all’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la 

clausola di sovranità, 

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che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, se "motivi umanitari" lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda, 

che la SEM nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che la modifica 

dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto il potere d’esame del Tribunale; che in 

tal senso il Tribunale può e deve unicamente controllare che l’autorità infe-

riore abbia esercitato il suo potere d’apprezzamento ovvero se la SEM ha 

fatto uso di tale potere e l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti; 

che in questi casi il Tribunale non può sostituire il suo apprezzamento a 

quello della SEM,  

che l’applicazione della clausola di sovranità è obbligatoria qualora il tra-

sferimento violi la CEDU o altre norme di diritto internazionale alle quali la 

Svizzera è legata (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8), 

che preliminarmente, è d’uopo osservare che l’insorgente non ha reso ve-

rosimile che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in 

carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua domanda di pro-

tezione in violazione della direttiva procedura, né è stato in misura di desu-

mere − al di là di generiche allegazioni − indizi oggettivi atti a dimostrare 

che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di re-

spingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi obblighi in-

ternazionali, rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o 

libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere 

respinto in un tale Paese, 

che in questo senso, la sua censura si riduce ad una mera asserzione di 

parte, 

che del resto, contrariamente a quanto asserito con il gravame (cfr. memo-

riale ricorsuale, pag. 4), nulla osta a che l’interessato adisca le autorità 

francesi qualora ritenesse che la procedura d’asilo ivi avviata sia gravata 

da carenze, 

che infine, quo allo stato di salute dell’insorgente, v’è da osservare che il 

respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche valetudi-

narie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi ecce-

zionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia 

dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da 

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lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte appaia 

come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),  

che orbene, dai numerosi atti medici F2 versati agli atti, si evince come il 

richiedente lamenti dolore ad un braccio in ragione di una pregressa ferita 

da arma da fuoco; che, tuttavia, le condizioni di salute del medesimo non 

appaiono di una gravità tale da comportare una violazione della precitata 

giurisprudenza per il caso in cui fosse allontanato in Francia,  

che del resto nel rapporto medico del 23 settembre 2020 (cfr. atto [...]-34/2), 

viene espressamente sconsigliato un intervento chirurgico; che oltremodo, 

nel suo memoriale ricorsuale, il ricorrente non ha allegato, né tantomeno 

dimostrato, ch’egli non sarebbe in grado di viaggiare o che il suo trasferi-

mento verso la Francia rappresenterebbe un pericolo concreto per la sua 

salute, 

che inoltre la Francia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, 

deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-

cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-

sistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),  

che è d’altronde notorio che la Francia disponga di strutture mediche effi-

cienti (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale F-4716/2019 del 19 settem-

bre 2019 e E-1275/2019 del 22 marzo 2019),  

che lo stato di salute dell’insorgente non rappresenta quindi un ostacolo ad 

un trasferimento verso la Francia, 

che in altre parole, l’insorgente non ha dimostrato, né reso perlomeno ve-

rosimile, che le sue condizioni esistenziali in Francia rivestirebbero un tale 

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grado di disagio e di gravità che sarebbero costitutive di un trattamento 

contrario all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, 

che in conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono elementi per ri-

tenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria 

il suo potere discrezionale, 

che non vi è dunque motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,  

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Francia è competente per la ripresa in carico del ricor-

rente in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento 

Dublino III; che quest’ultimo è tutt’oggi in vigore, sicché le argomentazioni 

circa l’inutilità e la natura obsoleta del medesimo (cfr. memoriale ricorsuale, 

pag. 6) non mutano quanto sopra,  

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del richiedente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conforme-

mente all’art. 44 LAsi, posto che egli non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1),  

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2),  

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Francia, confermata,  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,  

che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è 

divenuta senza oggetto,  

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che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta,  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-4905/2020 

Pagina 13 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: