# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 99355446-b86f-56ac-9d7a-dab0ac89ce99
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-09-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 10.09.2004 11.2004.103
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2004-103_2004-09-10.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2004.103

  	
  Lugano

  10 settembre
  2004/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2003.556 (divorzio
su richiesta comune con accordo completo) della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 6, promossa con istanza del 2 settembre 2003 da

 

	
   

  	
  CON2 

  (patrocinato dall'avv. dott. RAPP1)

   

  
	
   

  	
  e

  

 

	
   

  	
  APPE1 

   

  

giudicando ora sulla decisione del 13
agosto 2004 con cui il
Pretore ha tassato la nota d'onorario emanata l'8 giugno 2004 dall'avv.
__________, curatrice di rappresentanza di G__________ (1991), figlia delle parti;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello (“ricorso”) del 2 settembre 2004 presentato da APPE1
contro la decisione emessa il 13 agosto 2004 dal Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 6;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili. 

 

Ritenuto

 

in fatto:                          che
CON2 (1946) e APPE1 (1959) si sono sposati a __________ l'8 marzo 1991;

 

                                         che dal
matrimonio è nata G__________, il 13 luglio 1991; 

 

                                         che il 13
novembre 2000 APPE1 ha introdotto davanti al Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, un'istanza di misure a protezione dell'unione coniugale, chiedendo –
tra l'altro – l'affidamento della figlia (inc. DI.2000.783);

 

                                         che nel
corso dell'istruttoria, con decreto del 2 maggio 2001, il Pretore ha disposto
in favore di G__________ una curatela di rappresentanza (art. 146 CC); 

 

                                         che la
Commissione tutoria regionale 7 ha designato in qualità di curatrice l'avv.
__________;

 

                                         che il 2
settembre 2003 CON2 e APPE1 hanno sottoposto al Pretore una domanda di divorzio
su richiesta comune con accordo completo, chiedendo di omologare la convenzione
sugli effetti del divorzio da loro stipulata; 

 

                                         che con
sentenza del 23 dicembre 2003 il Pretore ha pronuncia­to lo scioglimento del
matrimonio e omologato la convenzione;

 

                                         che il 26
gennaio 2004 l'avv. __________ ha trasmesso al Pretore una nota professionale
di complessivi fr. 13 899.45 (fr. 12 300.– di onorario, fr. 597.70 di spese e fr. 981.75 di IVA);

 

                                         che con
decisione del 13 agosto 2004 il Pretore ha tassato la parcella in complessivi
fr. 12 479.10 (fr. 11 000.– di onorario, 

                                         fr.
597.70 di spese e fr. 881.40 di IVA), ponendo tale importo a carico delle parti
in ragione di metà ciascuno;

 

                                         che in un
ricorso del 2 settembre 2004 al Tribunale d'appello APPE1 chiede “la revisione
della decisione”, “il ricalcolo dei costi sulla base della tariffa applicabile
in materia di tutele e curatele” e l'emissione di “una nuova fattura
revisionata e ripartita”;

 

                                         che il
“ricorso” non è stato oggetto di intimazione;

 

e considerando 

 

in diritto:                        che
secondo l'art. 419e cpv. 3 CPC la remunerazione del curatore di
rappresentanza designato in base all'art. 146 CC è stabilita dal giudice;

 

                                         che la
legge non prevede se e in che modo la decisione del giudice sia impugnabile; 

 

                                         che,
nondimeno, i costi derivanti dalla rappresentanza del figlio rientrano nelle
spese processuali della causa tra i genitori (Schweighauser
in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea
2000, n. 46 ad art. 147 CC con riferimenti;
Breitschmid in: Basler Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 3 ad art.
146/147 CC);

 

                                         che
quindi la decisione del 13 agosto 2004 con cui il Pretore ha fissato la
retribuzione della curatrice di rappresentanza, addebitandola alle parti in
ragione di metà ciascuno, deve intendersi come un'integrazione del dispositivo
(n. 3) sugli oneri processuali relativo alla sentenza di divorzio emanata il 23
dicembre 2003, del quale avrebbe dovuto far parte;

 

                                         che
l'unico rimedio esperibile contro le sentenze di divorzio, anche solo in
materia di oneri processuali, è l'appello (art. 423b cpv. 1 CPC; I CCA,
sentenza inc. 11.2001.148 del 1° ottobre 2003);

 

                                         che in
concreto il ricorso del 2 settembre 2004 deve quindi essere considerato alla
stregua di un appello;

 

                                         che un
appello deve contenere – fra l'altro – le richieste di giudizio (art. 309 cpv.
2 lett. e CPC), oltre ai “motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda”
(art. 309 cpv. 2 lett. f CPC); 

 

                                         che,
dandosi contestazioni pecuniarie, un appellante non può limitarsi a richieste indeterminate,
ma deve cifrare le sue pretese (Rep. 1993 pag. 228 consid. b, 1985 pag. 95
consid. 1; analoga­mente, sul piano federale: Poudret,
Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, n. 1.4.1.2 ad art. 55 OG; Messmer/Imboden, Die eidgenössischen Rechtsmittel in
Zivilsachen, Zurigo 1992, pag. 151 nota 9);

 

                                         che tale principio vale anche in materia di spese e ripetibili (riferimenti
in: Cocchi/Trezzini, CPC
massimato e commentato, Lugano 2000, n. 11 ad art. 309);

 

                                         che in
concreto l'appellante chiede la moderazione dell'onorario esposto dalla curatrice,
ma non indica minimamente quale sia l'entità del­la riduzione proposta, neppure
per ordine di grandezza;

 

                                         che di
conseguenza l'appello si rivela, già di primo acchito, irricevibile (art. 309
cpv. 5 CPC);

 

                                         che, si
volesse da ciò prescindere, l'appello non sarebbe destinato a miglior sorte;

 

                                         che,
stando all'appellante, nella fattispecie la curatrice non ha svolto alcun
intervento legale e non è stata confrontata a problemi giuridici particolari,
sicché le andrebbe applicata la norma­le tariffa di un curatore in base alla
legge sulle tutele e curatele;

 

                                         che
giusta l'art. 147 cpv. 1 CC, in caso di rappresentanza del figlio, l'autorità
tutoria designa come curatore una persona sperimentata in questioni
assistenziali e giuridiche (sul profilo personale del rappresentante: RDT 2001
pag. 193 seg.);

 

                                         che la
rimunerazione del curatore è stabilita conformemente al diritto cantonale (Schweighauser, op. cit., n. 50 ad art.
147 CC), seguendo i principi vigenti in materia tutelare (FF 1996 pag. 162 n.
234.104.2) 

 

                                         che nel
Cantone Ticino – come detto – la mercede del curatore nelle cause di stato è
fissata dal giudice, “avuto riguardo alla tariffa applicabile in materia di
tutele e curatele” (art. 419e cpv. 3 CPC);

 

                                         che
giusta l'art. 49 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di
tutele e curatele (RL: 4.1.2.2), ripreso dall'art. 17 cpv. 1 del regolamento
(RL: 4.1.2.2.1), i curatori hanno diritto a una mercede commisurata al lavoro
svolto e alla situazione patrimoniale del pupillo;

 

                                         che,
inoltre, se per l'adempimento di compiti particolari s'impone il ricorso a
persone con conoscenze specifiche, per tali mansioni è riconosciuto un onorario
corrispondente a quello delle tariffa applicata nel relativo ramo di attività
(art. 18 del regolamento);

 

                                         che, come
il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare, ove debba fornire
prestazioni intrinseche alla sua attività professionale il curatore ha diritto
a una rimunerazione speciale fissata, di massima, in base alla sua tariffa
professionale (DTF 116 II 402 consid. 4b/cc; SJ 122/2000 I pag. 344 consid. 3);

 

                                         che in
concreto la legale designata come curatrice ha svolto anche le mansioni di
natura giuridica che le incombevano (si veda l'inc. DI.2000.783), sicché ha
diritto di essere adeguatamente rimunerata;

 

                                         che
l'appellante non contesta l'esistenza, l'entità o l'adeguatezza del lavoro
svolto dalla curatrice, onde l'impossibilità di capire perché l'onorario della
medesima andrebbe ridotto;

 

                                         che per
il resto, rientrando negli oneri del processo, i costi derivanti dalla rappresentanza
del figlio vanno posti in tutto o in parte a carico dei genitori, secondo
l'esito della procedura (FF 1996 pag. 163 in alto; Schweighauser, op. cit., n. 48 ad art. 147 CC);

 

                                         che in
concreto gli oneri della causa di divorzio sono stati addebitati alle parti in
ragione di metà ciascuno (sentenza del 23 dicembre 2003, dispositivo n. 3);

 

                                         che in
materia di spese e ripetibili il primo giudice fruisce di ampio potere di apprezzamento,
censurabile solo per eccesso o per abuso (riferimenti in: Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 32 ad
art. 148 CPC);

 

                                         che
l'appellante nemmeno accenna a eventuali motivi per cui il riparto dei costi a
metà deciso dal Pretore per la rappresentanza del figlio denoterebbero un
eccesso o un abuso di apprezzamento;

 

                                         che,
comunque lo si esamini, l'appello deve pertanto essere dichiarato irricevibile
per carenza di motivazione;

 

                                         che nelle
condizioni descritte gli oneri del giudizio odierno seguirebbero la soccombenza
dell'interessata (art. 148 cpv. 1 CPC);

 

                                         che
tuttavia, data la particolarità del caso, si giustifica di rinunciare a ogni
prelievo, mentre non si giustifica di attribuire ripetibili alla controparte,
cui l'appello non è stato intimato e non ha causato spese presumibili;

 

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC,

 

 

pronuncia:              1.
  L'appello è irricevibile.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese né si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
  ;

  .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria