# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 720e130a-1ecb-5fa1-80b2-ce3d9cb67cf5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.02.2006 31.2005.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2005-7_2006-02-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2005.7

   

  BS/td

  	
  Lugano

  22 febbraio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 aprile 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

	
   

  	
   

  	 

	
   

   

   

   

   

   

   

  in relazione
  alla ditta:

   

  	
  Cassa CO 1 

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

   

   

  DT 1 (già in __________)

  	 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La ditta FA
1, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio del
Distretto di __________ l’8 maggio 1987 (cfr. pubblicazione FUSC del 22 maggio
1987). Successivamente, la società ha trasferito la propria sede a __________
(cfr. pubblicazione FUSC del 7 luglio 1989).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nella progettazione, fabbricazione, sviluppo,
vendita e acquisto di pezzi meccanici, di macchine e di prototipi industriali
nel settore delle macchine utensili, come pure nell’espletamento di ogni
attività connessa con tale scopo. 

                                         RI 1 ha
ricoperto la carica di amministratore unico dal 11 maggio 1987 sino al 24
dicembre 2001; in seguito è diventato membro del Consiglio di amministrazione;

                                         Dal 24
dicembre 2004 il CdA risulta essere composto da __________ (presidente), __________
(vice-presidente), __________ e __________ (entrambi membri) (cfr. estratto RC
informatizzato, doc. 7).

                                         La ditta FA
1 è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito la Cassa), in qualità di
datrice di lavoro, dal 1° maggio 1987.

 

                                         La
società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha
dovuto sistematicamente diffidarla dal febbraio 1997 e precettarla dal mese di
novembre 1999, rimanendo scoperti i contributi per gli anni 2001-2003 (cfr. allegati
A-A2 sub doc. 3).

                                         Il 30 ottobre
2003, 1° dicembre 2003, 26 gennaio 2004, 26 febbraio 2004, 26 maggio 2004, 27
ottobre 2004, 13 dicembre 2004 e 17 dicembre 2004 l’UEF di __________ ha
rilasciato numerosi attestati di carenza relativi ai contributi paritetici non
pagati concernente il succitato periodo di contribuzione (cfr. doc. 4 e 5).

 

                               1.2.   Costatato di
avere subito un danno, il 24 novembre 2004 la Cassa ha emesso una decisione di
risarcimento danni ex art. 52 LAVS nei confronti di RI 1 per fr. 485'863,45 concernenti
i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD dovuti e non pagati per gli anni dal 2001
al 2003, in via solidale con __________, __________, __________ e __________
per analogo periodo ed importo (doc. 1).

 

                               1.3.   A seguito
dell’opposizione interposta da RI 1 (doc. 2), la Cassa, respingendo le
contestazioni ivi sollevate, con decisioni su opposizione del 21 marzo 2005 ha
confermato di ritenere l’ex amministratore unico, nonché membro del CdA della DT
1 responsabile, insieme agli altri membri del consiglio, del mancato pagamento
dei contributi paritetici da parte della società per un importo di fr.
475'863,45, tenuto conto del versamento di           fr. 10'000 (doc. A). 

 

                               1.4.   Con il
presente tempestivo ricorso RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1 ha impugnato la
succitata decisione e contestato una sua responsabilità ex art. 52 LAVS.

Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto necessario, nei considerandi
di diritto. 

 

                               1.5.   La Cassa, in
risposta, ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa, riducendo il danno,
a seguito di ulteriori versamenti, a fr. 435'934,20 (cfr. doc. III).

                                         

                               1.6.   In data 20
dicembre 2005 lo scrivente Tribunale ha formulato alla Cassa le seguenti
domande; quest’ultima ha risposto il giorno seguente:

 

" 
…

1.     
A quanto ammonta attualmente il danno,
tenuto conto dei versamenti avvenuti ?

Il danno risarcitorio, tenuto conto dei versamenti effettuati, ammonta a fr.
360'934,20.

      

2.     
Da dove provengono questi versamenti
(società, amministratori coinvolti nel procedimento ex art. 52 LAVS) ?

I versamenti sono stati effettuati in parte dalla società e in parte dagli
amministratori.

 

3.     
Esiste un accordo di pagamento rateale con
la società in merito agli oneri sociali arretrati e scaduti ?

Non esiste alcun accordo di pagamento rateale con la società riguardo ai
contributi arretrati e scaduti.(XI e XII)."

 

                                         Il 13
gennaio 2006 il legale del ricorrente ha preso posizione in merito al succitato
accertamento:

 

" 
•   intanto ho preso
atto di come il preteso danno sia nel frattempo diminuito da fr. 485'863.40 a
fr. 360'934.20;

 

•   qualcuno avrà pur
dovuto pagare l'importo di circa fr. 125'000.--. La domanda di questo Tribunale
all'CO 1, ovvero a sapere chi ha effettuato i versamenti, non ha avuto risposta
alcuna.

Al ricorrente interessa sapere chi (società o
quale amministratore) e quanto ogni interessato ha versato. Infatti non è
sufficiente rispondere "… i versamenti sono stati effettuati in parte
dalla società e in parte dagli amministratori".

Infatti alla base della riduzione del preteso
danno esiste un preciso accordo di dilazione del pagamento, recante la data 15
dicembre 2004 (doc. H di causa). Caso contrario: che significato dare a questo
documento?

Questo fatto contraddice quanto indicato dall'CO
1 con lettera 21 dicembre 2005 (cfr. paragrafo 3);

•   osservo comunque come
nell'ambito dell'CO 1 la fattispecie sia piuttosto confusa. Infatti la DT 1 non
è fallita (cfr. nota marginale lettera 21 dicembre 2005); bensì continua
normalmente la propria attività." (Doc. XVI)

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   In virtù
dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata a seguito dell’entrata
in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA) - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha
provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni
(dell’assicurazione).

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da
parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996
pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal
fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art.
52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid.
2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der
AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).

 

                                         Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità
sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a
proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente
all’entrata in vigore - il

1° gennaio 2003 - del nuovo art. 52 LAVS (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003
pag. 79 segg.). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS

(DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13
consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora
adottata. Restano quindi interamente applicabili le massime giurisprudenziali
ivi riportate.

 

                               2.2.   Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei
contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione.
Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per
motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi
dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in

AJP 1996 pag. 1076; STFA del 18 agosto 2005 nella causa L.,

H 136/04, consid. 3.2.; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del
danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 =

RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre
2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella
causa A.,

Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della
disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid.
4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli
interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la
giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni
della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex
art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza
citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo
dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA
del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). 

 

                                         Non sono
invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella
causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H
194/96).

 

                                         Nell’opposizione
il ricorrente ha genericamente contestato il danno subito dalla Cassa.

Ora, va ricordato che spetta all’amministrazione di documentare la propria
pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr.
Trisconi-Rossetti, op. cit,  RDAT II 1995, pag. 396, N. 4.4.2.).

                                         Tuttavia
occorre va rilevare che, in applicazione del principio dell’obbligo di
collaborazione delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte
portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione
non è corretto ( RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b), prove che il ricorrente non
ha prodotto.

Nell'evenienza concreta, dallo specchietto concernente l'evoluzione del debito
contributivo per gli anni 2001-2003, determinati sulla base delle relativi
distinte salariali (allegati C1,C2 sub doc. 3), risulta come l'importo dei
contributi non saldati ammonti a fr. 435'934,20, tenuto conto degli avvenuti
pagamenti. 

Con scritto 21 dicembre 2005 la Cassa ha comunicato che, a seguito del
pagamento effettuati dalla società e dagli amministratori, il danno
risarcitorio ammonta ora a fr. 360'934,20 (XII).

 

                               2.3.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique
VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52
LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue
disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di
pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il
prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti
della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS,
anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag.
608 consid. 5b).

 

                               2.4.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag.
7).

 

                               2.5.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella
stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, op.
cit., pag. 53). 

                                         I fatti
di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a
tutti gli organi della stessa. 

                                         Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid.
3b; Knus, op. cit. p. 52; Dieterle/Kieser, op. cit. pag. 658).

                                         Nel caso
di una società anonima si debbono porre esigenza molto severe per quanto
concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con
riferimenti).

                                         La
giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo
trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF
108 V 186ss. consid. 1b).

                                         Occorre
però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid.
4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

                               2.6.   Nel ricorso RI
1 ha sostenuto che la Cassa, nonostante il rilascio del primo attestato di
carenza beni (30 ottobre 2003) ex art. 149 cpv. 1 LEF, non abbia subito un
danno.

Innanzitutto egli ha fatto presente che dal bilancio intermedio 30 ottobre 2004
della DT 1 risultava un esercizio positivo di fr. 301'323,80 (doc. F) e che al
31 dicembre 2004 gli attivi contabilizzati ammontavano a fr. 2’981984, 47, con un
utile netto d’esercizio di fr. 117'319,50 e che il valore di stima del
macchinario era tre volte superiore alla cifra esposta a bilancio (cfr. doc. G
pag. 2).

Per questi motivi, l’ex amministratore ha osservato:

 

" 
Stante quanto precede è del tutto
incomprensibile come l'Ufficio esecuzioni e fallimenti di __________ abbia
potuto rilasciare degli attestati carenza beni.

 

L'atteggiamento dell'CO 1 è oltremodo
incomprensibile, qualora si pon mente al fatto che il bilancio e il conto
economico provvisorio del 30 ottobre 2004 è stato messo a conoscenza della medesima
autorità nell'ambito della procedura di opposizione (doc. E e doc. F).

In altri termini l'CO 1 avrebbe dovuto richiedere
un ulteriore pignoramento (art. 149 cpv. 3 LEF), oppure esercitare i diritti di
cui agli art. 271 cpv. 1 litt. 5 LEF (sequestro) e dell'art. 285 (qualora
esista un caso di revocazione). Per l'CO 1 questa necessità trae origine nella
clausula generale che obbliga chiunque pretenda al risarcimento di un danno a
diminuirne la sua entità. Infatti il danno consiste in una diminuzione involontaria
del patrimonio (cfr. Thévenoz - Werro, Code des Obbligations I, ad art. 41 CO,
pag. 267). Questo principio è pure applicabile alle assicurazioni sociali (cfr.
in questo senso DTF 123 V pag. V pag. 169 ss); poiché la pretesa ex art. 52
LAVS non può essere ricondotta, nel suo fondamento, al pagamento degli
arretrati di oneri sociali; bensì va considerata quale decisione di riparazione
dei danni (cfr. DTF 121 III pag. 385).

Ed è anche per questo motivo che l'obbligo di
risarcimento dei danni da parte degli organi del datore di lavoro è solamente
sussidiario; ovvero poiché la Cassa deve innanzitutto rivolgersi al medesimo
datore di lavoro (DTF 113 V pag. 256).

 

Un ulteriore pignoramento di beni della ditta DT
1 avrebbe permesso alla Cassa di essere completamente coperta nel suo credito e
quindi di evitare l'insorgere di ogni e qualsiasi danno.

 

L'CO 1 non può nemmeno ritenersi protetta dalla
notifica di un attestato di carenza beni definitivo poiché questo avviene a
seguito di pignoramento e non del fallimento della società. Anche se l'atto di
carenza dei beni a seguito di pignoramento "renverse la présomption de
solvabilité (cfr. Gilleron, Commentaire de la li fédérale sue la poursuite pour
dettes et la faillite, volume art. 89 - 159, ad art. 149 pag. 834) occorre
considerare come il signor RI 1 abbia permesso di appurare l'esistenza di beni
pignorabili a salvaguardia del pagamento di arretrati di oneri sociali.

Conseguentemente l'__________ non ha subito alcun
danno e già per questo motivo il ricorso deve essere accolto." (Doc. I)

 

                                         Ora, va rilevato
che la Cassa ha emanato la decisione di risarcimento 25 novembre 2004 dopo aver
ricevuto in data 30 ottobre 2003 il primo attestato di carenza beni.

Al riguardo va ricordato che, conformemente la giurisprudenza del TFA, in un’esecuzione
per via di pignoramento la conoscenza del danno, determinante per stabilire
la decorrenza della perenzione ex art. 52 cpv. 3 LAVS, coincide con la notifica
dell’attestato di carenza beni ai sensi dell’art. 115 cpv. 1 LEF, in relazione
con l’art. 149 LEF questo anche nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una
persona giuridica non ancora sciolta per fallimento. 

                                         Da quel
momento decorre il termine per far valere la pretesa di risarcimento (cfr. STFA
del 19 agosto 2003 nella causa M,

H 142/03, consid. 4.2 e 4.3; STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.C. e R. G.,
consid. 4.3; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H 265/00, consid. 3.6.;
STFA del 19 febbraio 2003 nella causa A., B., C., D., E., H 284/02, consid. 7.2.; DTF 113 V 257s = RCC 1988 pag. 136; RCC 1991 pag. 132;
Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de
réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS in RCC 1991

pag. 405 in fine).

                                         Tuttavia ciò non è il caso quando si tratta di un attestato di
carenza di beni provvisorio, in quanto generalmente in quel momento non si ha
conoscenza del danno. Questo atto infatti obbliga la Cassa di compensazione,
dal punto di vista del diritto dei contributi, a inoltrare una domanda di
vendita ed attendere il relativo esito. Diverso è il caso allorquando, secondo
le circostanze, manifestamente dalla realizzazione non ci si può attendere
alcun ricavo (cfr. STFA del 19 agosto 2003 nella causa M, H 142/03, consid. 4.2
e 4.3; RCC 1988 pag. 322; RCC 1991 pag. 135 consid. 2a in fine).

Va poi ricordato che in casu dal novembre 1999 la Cassa ha sistematicamente
precettato la società per i contributi non soluti e che le procedure esecutive riguardanti
i contributi 2001-2003 sono sfociate in numerosi attestati di carenza beni - il
primo è stato rilasciato il 30 ottobre 2003 (doc. 4), l’ultimo il 5 aprile 2005
(doc. 6) in quanto non è stato riscontrato alcun bene pignorabile.

In queste circostanze, vista l’assenza di beni pignorabili la Cassa non può
essere criticata per non aver proceduto, dopo il rilascio di ogni singolo
attestato di carenza, al proseguimento dell’esecuzione senza ulteriore precetto
(art. 149 cpv. 3 LEF) oppure ad un sequestro (art. 271 cpv. 1 lett. 5 LEF),
tantomeno ad un’azione di revocazione ex art. 285 LEF, ammesso e non concesso
che vi fosse un motivo per richiederla.

                                         È vero
che, come verrà esposto al consid. 2.8 e come da ultimo confermato dalla Cassa
nel citato scritto del 21 dicembre 2005, la società ha nel frattempo versato
dei contributi arretrati, ma è altrettanto vero che il debito contributivo per
gli anni in questione è ben lungi da essere completamente estinto.

A fronte di questa manifesta illiquidità la DT 1 non ha ottemperato al suo
obbligo di versamento integrale degli oneri sociali e quindi la Cassa ha subito
un danno, anche se la società non risulta essere (ancora) fallita. In queste
circostanze la convenuta ha rettamente chiesto in via sussidiaria agli
amministratori il risarcimento dovuto per i contributi paritetici non versati dal
datore di lavoro (cfr. consid. 2.1).

 

                               2.7.   Con scritto
28 giugno 2005 l'avv. RA 1 ha chiesto al TCA:

 

" 
in merito alla pratica citata in epigrafe,
ritengo opportuno e necessario verificare la consistenza degli attivi della
ditta DT 1; ovvero nell'intento di dimostrare l'inattendibilità degli atti di
carenza beni provvisori rilasciati nei confronti della ditta.

In questo senso è necessario richiamare
dall'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche l'incarto fiscale
dell'ultima tassazione della ditta DT 1 ed eventualmente far allestire una
perizia sul valore venale e commerciale degli atti notificati al fisco.

Allo scopo potrebbe pure essere utilizzata la
documentazione versata agli atti.

Purtuttavia ed ai fini di verificare
l'attendibilità, il richiamo all'autorità fiscale appare più che
opportuno." (Doc. X)

 

                                         Occorre
innanzitutto ricordare che per quanto riguarda la succitata richiesta di
assunzione di prove, corollario del diritto di essere sentito ai sensi
dell'art. 29 cpv. 2 CF, per costante giurisprudenza, da tale
principio costituzionale deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per
l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul
provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di
partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di
determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56 consid. 2b; DTF 126 I 16 consid. 2a/aa,
124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). 

                                         È
utile precisare che sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non
porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti
all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360 consid. 1a
con riferimenti, Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2.a edizione,
Berna 1997, § 53 N 24, pag. 344).

                                         Quindi,
se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al
giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA del 16
settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 4; STFA del
5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid. 4a; DTF
122 II 469 consid. 4a; 122 III 223 consid. 3c; 120 Ib 229 consid. 2b; 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 CF
(SVR 2001 N. 10 pag. 28, consid. 4b; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

 

                                         Va poi rilevato che se da una parte la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo
delle parti di apportare ‑ ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

In casu, di primo acchito appare alquanto singolare
come, nonostante la presenza di macchinari, il cursore del competente ufficio
esecuzione non abbia riscontrato dei beni pignorabili. 

Va tuttavia ricordato che, conformemente al diritto esecutivo, il debitore (in
caso di società anonima debitrice il consiglio di amministrazione, quale
rappresentante verso terzi della società; cfr. art. 718 CO), oltre ad assistere
al pignoramento o farsi rappresentare (art. 91 cpv. 1 cifra 1 LEF), deve
indicare al funzionario incaricato “sino a concorrenza di quanto sia
necessario per un sufficiente pignoramento, tutti i suoi beni, compresi quelli
che non sono in suo possesso, come pure i crediti ed i diritti verso terzi” (art.
91 cpv. 1 cifra 2 LEF). La violazione di tale obbligo d’informazione è del
resto penalmente rilevante (art. 323 CP, eventualmente artt. 163 e 164 CP).

Ciononostante, nell’evenienza concreta non spetta
allo scrivente Tribunale accertare la conformità alla legge di quanto eseguito
dai funzionari esecutivi (in relazione al rilascio degli attestati di carenza
beni), tenuto conto che, almeno secondo quanto risulta agli atti, il loro
operato non è stato oggetto di reclamo alla competente autorità di vigilanza
(art. 17 LEF; sull’oggetto e sui motivi del ricorso all’autorità di vigilanza
cfr. Ammon-Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, Berna
2003, pag. 39s ) e quindi non occorre dare seguito a quanto richiesto
sopra. 

Inoltre, il ricorrente, quale membro del Cda della __________ SA, oltre al
diritto di consultare gli atti esecutivi (art. 8a LEF), può avere accesso alla
documentazione fiscale della società. Pertanto, egli avrebbe potuto produrre
quanto chiesto a sostegno della sua tesi. 

Da ultimo, la
documentazione acquisita durante l'istruttoria è sufficiente per statuire in
merito alla presente vertenza e pertanto il TCA non ritiene necessario assumere
altre prove.

 

                               2.8.   Quale motivo
di giustificazione, il ricorrente ha affermato di aver fatto tutto quanto era
ragionevolmente possibile per impedire che la Cassa subisse un danno, rilevando
quanto segue:

 

" 
Il bilancio e il conto esercizio al 31 dicembre
2004, nonché le allegate analisi (doc. G) permettono di confermare come la
ditta DT 1 sia ormai uscita da un periodo di crisi. Già nel corso del 2004 la
ditta ha potuto contare su un rilevante utile di esercizio.

La ditta DT 1 ha versato nel corso dei mesi di
gennaio e febbraio ulteriori fr. 20'000.-- di arretrati di oneri sociali e a partire
del 31 marzo 2005 verserà mensilmente fr. 15'000.-- sempre a copertura degli
oneri sociali arretrati (cfr. doc. G commento pag. 2). In altri termini il
datore di lavoro continua a versare all'IAS i contributi sociali arretrati;
ovvero grazie alla politica adottata dal consiglio di amministrazione voluto
dallo stesso signor RI 1 e costituito da specialisti nel ramo finanziario.

Il signor RI 1 richiama già sin d'ora dalla DT 1
di __________ tutti i verbali del CdA dal 1999 ad oggi. Tali documenti permetteranno
di acclarare la tesi del ricorrente.

 

È già stato ricordato che la giurisprudenza
federale riconosce motivi di giustificazione e di discolpa quando
l'inosservanza di prescrizioni appaia, date le circostanze, legittima e non
colposa (DTF 108 V 186 consid. 1b, 193 consid. 2b; RCC 1985 pag. 603 consid. 2.
647 consid. 3a). Può quindi darsi che, procrastinando il pagamento dei
contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l'esistenza della ditta,
ad esempio nell'ipotesi di passeggere difficoltà di liquidità. Ma perché simile
comportamento non coinvolga l'applicazione dell'art. 52 LAVS, occorre che il
datore di lavoro abbia, al momento in cui decide, seri e oggettivi motivi di
ritenere che gli sarebbe possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1985 pag. 604 consid. 3a).

 

Questa situazione si presenta in modo chiaro e
sinanche lapalissiana nel caso in esame (doc. G).

Attualmente la ditta lavora a pieno regime e gli
arretrati a credito dell'__________ verranno coperti." (Doc. I)

                                         Va qui
precisato che, secondo costante giurisprudenza (STCA 14 giugno 1995 nella causa
C., Inc. 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art.
52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a
eventuali cause di un fallimento. 

                                      

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la ditta che attraversa
una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere
delle misure drastiche e immediate (STFA del 23 luglio 2002 nella causa
U.G., E. G e

R. G., H 170/01, consid. 4.6. e riferimenti; STFA del 7 maggio
1997 nella causa V., H 336/95, consid. 3d).

                                         In
un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto
che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 31 agosto 2001
nella causa B., H 446/00, consid. 4a; STFA del 16 aprile 1998 nella causa G.,
p. 6 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Va al
riguardo ricordato che il TFA ha considerato cronico il mancato pagamento dei
contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G; cfr.
anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa V., in cui il mancato pagamento è
durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto
giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia
precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (cfr. DTF 121 V
243; STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P., H 134/02, consid. 3.1. e
3.2.; STFA del

20 agosto 2002 nella causa A. e B., H 295/01, consid. 5; STFA del 29 aprile
2002 nella causa H., M. e S., H 209/01, consid. 4b).

Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA del

27 giugno 1994 in re M.). 

                                         Il TFA,
in una decisione del 16 maggio 2002 nella causa A. e B., H 61/01, consid. 3b,
parzialmente pubblicata in SVR 2002 AHV Nr. 18, ha sentenziato che se, per
diversi anni, non sono stati fatti versamenti, decade la possibilità di
discolparsi.

                                         Inoltre,
secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il
procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari
criteri di discolpa posti dalla 

                                         giurisprudenza
federale (STCA del 4 maggio 1995 nelle cause M. J., M. M., B. N. e P. L.).

                                         Nell'evenienza
concreta, è vero che per quel che concerne gli oneri sociali relativi agli anni
2001-2003, oggetto della presente procedura, la società li ha parzialmente
liquidati. 

Ma è altrettanto vero che il pagamento dei contributi arretrati, è stato
effettuato unicamente dopo l’invio di numerose diffide e precetti esecutivi (in
merito cfr. conteggio riassuntivo; allegati A – A3 sub doc. 3). Non va del
resto dimenticato che, come già evidenziato, da novembre 1999 la Cassa ha
sistematicamente avviato procedure esecutive nei confronti della DT 1 per il
pagamento dei contributi.

Non siamo dunque in presenza di un valido motivo di giustificazione previsto
eccezionalmente dalla giurisprudenza del TFA (cfr. DTF 121 V 243, principi
ancora confermati recentemente in STFA del 30 gennaio 2003 nella causa W. e P.,
H 134/02, consid. 3.1. e 3.2.; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D. C., A.
P. e M. P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.4.3).

                                         In tal
senso, la circostanza segnalata dal ricorrente, ossia che nel corso del 2004 la
ditta sia uscita dalla crisi, presentando un utile d’esercizio, non cambia
nulla, visto che da diversi anni i contributi non sono stati integralmente
versati.

A titolo di raffronto è utile precisare che nella già citata sentenza del TFA
(cfr. DTF 121 V 243), in cui è stato riconosciuto un motivo di giustificazione,
la ditta, oltre a non versare i contributi per soli tre mesi, aveva
cessato immediatamente la propria attività senza tentare la via del concordato,
dando prova della volontà di limitare al massimo i danni causati alla Cassa. 

                                         Ora,
l'avere, nella fattispecie, procrastinato costantemente il pagamento dei
contributi paritetici dal 1999 e lasciato scoperti gli oneri sociali dal 2001,
è segno di una negligenza non indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la
responsabilità dell'amministratore. Il mancato pagamento dei premi è, dunque,
da considerare cronico. 

                                         Nel caso
di specie, non è quindi affatto accertato, con l'alto grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il pagamento dei
contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole,
obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è
assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare
entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito
(cfr. STFA del

12 dicembre 2002 nella causa B, H 279/01, consid. 3.2; STFA dell'11 gennaio
2002 nella causa C., H 103/01, consid. 4c;

DTF 123 V 244 consid. 4b; DTF 108 V 188).

                                         Viste le
circostanze rilevate è pensabile il contrario.

Infine, non può assurgere a motivo di discolpa (conformemente alla
giurisprudenza del TFA, l’esistenza di un piano di pagamento rateale dei
contributi può costituire un motivo di discolpa per l’organo responsabile solo
se i pagamenti rateali si succedono regolarmente; cfr. STFA inedita 24
settembre 2002 nella causa R, H 298/01, consid. 3.3.3; DTF 124 V 253) il fatto
che con scritto 15 dicembre 2004 la Cassa abbia concesso al ricorrente una
dilazione di pagamento del risarcimento danni in relazione alla decisione di
risarcimento del 25 novembre 2004 (doc. H). Tale rateazione riguardava il risarcimento
ex art. 52 LAVS chiesto a RI 1 per i contributi non versati dalla DT 1 e non
concerne il debito contributivo della società stessa. Con scritto 21 dicembre
2005 la Cassa convenuta ha del resto negato che vi sia stato un accordo con la
società in merito ad un pagamento rateale dei contributi scoperti (XII). 

                                         

                               2.9.   Il
ricorrente ha poi fatto presente che le difficoltà di pagamento dei contributi
sono iniziate nel 1999, allorquando non poteva disporre di alcun conto bancario
poiché i pagamenti venivano eseguiti direttamente da __________, titolare
economico della ditta. Egli ha inoltre sottolineato di essersi dissociato dalla
politica commerciale attuata dal succitato, il quale a sua insaputa negli anni
1998/1999 avrebbe acquistato in __________ una macchina il cui costo superava
fr. 3'000'000 con grave perdita di liquidità necessaria per far fronte agli
impegni societari assunti ed agli oneri sociali (cfr. ricorso pag. 3). 

Orbene, occorre sottolineare che quanto riportato sopra non può costituire una
giustificazione del comportamento del ricorrente, agente prima quale
amministratore unico ed in seguito membro del CdA della DT 1, riguardo al
mancato pagamento dei contributi. 

Come già rilevato dallo scrivente Tribunale nella sentenza del 17 novembre 2000
in merito ad un’altra procedura di risarcimento danni ex art. 52 LAVS
riguardante lo stesso ricorrente (a quel tempo egli fungeva da amministratore
unico; cfr. inc. 31.1999.34), conformemente alla costante giurisprudenza
federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5
CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare
per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e
delle istruzioni“.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991
nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H
208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1.; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H
153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements
récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la
responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è
sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio
2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima istanza,
egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue
sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre
1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).

In casu, nonostante con lettera 2 dicembre 1999 si sia dissociato dalla
conduzione economica della società attuata da __________ (doc. C), il
ricorrente è rimasto membro del CdA.

Non avendo le sue sollecitazioni a liquidare in particolare il pagamento dei
contributi (già oggetto di diverse procedure esecutive) sortito alcun effetto
utile, egli avrebbe dovuto agire con determinazione, uscendo dalla società per
tempo ed avrebbe certamente evitato di trovarsi nella situazione di
corresponsabile ex art. 52 LAVS (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V.
e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H
194/01, consid. 4c). Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il
membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i
contributi vengano pagati -, è pur vero che la delega non lo esime dal vigilare
che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 28 maggio
2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella
causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H
38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid.
3b; SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b). 

                                         Va poi
ricordato che in caso di inadempimento degli obblighi con la dovuta diligenza
che,  secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei
propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179;
STFA del 19 maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di
amministrazione o l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

Il ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva apparire importante a
qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla
funzione di membro del CdA di una società anonima (cfr. STFA del 20 marzo 2003
nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11 settembre 2002 nella causa
C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C.,
H 194/01, consid. 4c), ritenuto inoltre che Livio Strozzi ha una specifica formazione
di fiduciario (cfr. STFA del 28
aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 6.3.1., nella
fattispecie si trattava di persona non sprovveduta in ambito
amministrativo-commerciale in quanto attiva quale agente generale di
un'assicurazione e membro del CdA di altre società; STFA del 20 marzo 2003 nella
causa W., H265/00, consid. 4.3, nella fattispecie si trattava di un direttore
di una fiduciaria; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01, consid.
4b e STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01, consid. 5, nelle due
fattispecie si trattava di un laureato in scienze economiche; STCA del 28
maggio 2002 nella causa A. , Inc. 31.01.15, consid. 2.8.1, nella fattispecie si
trattava di un controller dipl. fed.; STCA
del 17 aprile 2001 nella causa A. e B., Inc. 31.00.11-12, consid. 2.7).

                                      

                                         In
conclusione, non riscontrando alcun valido motivo di giustificazione,
rispettivamente di discolpa, il ricorrente deve risarcire alla Cassa gli oneri
sociali non versati dalla DT 1, in solidarietà con gli altri membri del CdA,
limitatamente a         fr. 360'934,20 (cfr. consid. 1.6). 

In tal senso la decisione contestata dev’essere modificata.

 

                             2.10.   Conformemente
all’art. 61 cpv. 1 lett. g prima frase LPGA il ricorrente che vince la causa ha
diritto al rimborso delle ripetibili secondo quanto stabilito dal tribunale
delle assicurazioni. 

Nel caso in esame, l’importo del danno è stato ridotto a dipendenza di
pagamenti non imputabili al ricorrente e tali versamenti non hanno minimamente inciso
sul suo obbligo di risarcimento ex art. 52 LAVS. Ritenuto che il succitato obbligo
è stato confermato con il presente giudizio e che quindi non può essere ravvisata
una vittoria, nemmeno parziale dell’amministratore della DT 1, tantomeno una soccombenza
da parte della Cassa, appare giustificato non assegnare delle ripetibili,
ancorché parziali (vedi un caso analogo in STFA inedita del 5 agosto 2002 in re
F e C, H 67/01).

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto ai sensi dei considerandi.

§ La decisione su opposizione è modificata nel senso che RI 1 deve risarcire
alla Cassa cantonale di compensazione, in solidarietà con gli altri
amministratori della DT 1,              fr. 360'934,20.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
Non sono assegnate ripetibili. 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
  DT 1 

   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti