# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec921d44-a171-5c81-8faa-84a13934f4e1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-10-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 22.10.2002 INC.2001.58208
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-58208_2002-10-22.html

## Full Text

N. 582.2001.8 LM                                                      Lugano,
22 ottobre 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sull’istanza 11 ottobre 2002 inoltrata dal

Procuratore Pubblico avv.
__________

e volta ad ottenere
la proroga di 54 giorni, ovvero sino al 15 dicembre 2002 compreso, della
carcerazione preventiva cui è astretto

_____________,     __________

(difeso di fiducia dallo studio legale avv. __________)

nel
procedimento penale a suo carico per titolo di atti sessuali con fanciulli e
con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, coazione sessuale,
violazione del dovere di assistenza o educazione;

assegnato all’accusato, con ordinanza 11 ottobre 2002, un
termine per presentare eventuali osservazioni all’istanza di proroga, e preso
atto che con scritto 14 ottobre 2002, l’accusato ha comunicato di opporsi alla
proroga richiesta;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________/BA/mg;

 

ritenuto 

in fatto:

A.

_____________ è
stato tratto in arresto in data 24 ottobre 2001, in quanto sospetto autore di
abusi sessuali ai danni dei figli suoi e della sua precedente convivente (v.
rapporto d'arresto, inc. Giar 582.2001.1, doc. 2). Il giorno successivo questo
giudice ha confermato l'arresto, con contestuale intimazione della promozione
dell'accusa per titolo di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti
sessuali con persone incapaci di discernimento, violazione del dovere di
assistenza o educazione (v. inc. Giar citato, doc. 3 rispettivamente doc. 1;
come qui, verbatim, decisione 23 novembre 2001 sull’istanza di libertà
provvisoria, inc. Giar 582.2001.2 doc. 6 consid. A; decisione 19 aprile 2002
sulla prima istanza di proroga, inc. Giar 582.2001.4, doc. 4 consid. A;
decisione 20 agosto 2002 sulla seconda istanza di proroga, inc. Giar 582.2001.5
p. 2).

 

B.

L'inchiesta ha
preso avvio il mese di giugno 2001, quando l'accusato si è presentato
spontaneamente al Procuratore Pubblico per denunciare abusi sessuali da lui
medesimo commessi ai danni della figlia della sua precedente compagna (inc. MP
doc. 1.1). Successivi atti istruttori, segnatamente l'audizione di testi e
della madre della presunta vittima, hanno fatto nascere il sospetto che gli
abusi potessero essersi prodotti in numero maggiore e nei confronti di più
vittime (come qui, verbatim, decisione 23 novembre 2001 sull’istanza di
libertà provvisoria, inc. Giar 582.2001.2 doc. 6 consid. B; decisione 19 aprile
2002 sulla prima istanza di proroga, inc. Giar 582.2001.4, doc. 4 consid. A;
decisione 20 agosto 2002 sulla seconda istanza di proroga, inc. Giar 582.2001.5
p. 2).

Un’istanza di libertà provvisoria 9/12 novembre 2001 – sospesa
su richiesta dell’accusato istante (inc. Giar 582.2001.2, allegata al doc. 3) –
è stata respinta con decisione 23 novembre 2001 (inc. Giar 582.2001.2 doc. 6)
per il sussistere di marcato pericolo di inquinamento delle prove, in
particolare collusione (loc. cit., consid. 3), e per serio pericolo di recidiva
(loc. cit., consid. 4). Una seconda istanza di libertà provvisoria 17 dicembre
2001 (inc. Giar 582.2001.3, doc. 3) è stata ritirata dall’accusato in sede di
udienza 21 dicembre 2001 (inc. Giar cit., doc. 7 e 8)(come qui, decisione 19 aprile 2002 sulla prima
istanza di proroga, inc. Giar 582.2001.4, doc. 4 consid. B; decisione 20 agosto
2002 sulla seconda istanza di proroga, inc. Giar 582.2001.5 p. 2).

 

C.

Con la già più volte citata decisione 19 aprile 2002, la
detenzione preventiva cui è astretto _____________ è stata prorogata una prima
volta di quattro mesi, in considerazione essenzialmente di serio e concreto
pericolo di recidiva (loc. cit., consid. 5) ed al fine di completare
l’istruzione formale (loc. cit., consid. 4; decisione 20 agosto 2002 sulla seconda istanza di proroga, inc. Giar
582.2001.5 p. 2).

Una seconda proroga è stata concessa con la già ripetutamente
citata decisione 20 agosto 2002 (inc. Giar 582.2001.5), in considerazione
“delle incombenze ancora da evadere, nonché e soprattutto di sufficientemente
concreto pericolo di recidiva” (loc. cit., p. 4).

 

D.

Il Procuratore Pubblico chiede ora una terza proroga, della
durata di poco più di sette settimane (v. istanza 11 ottobre 2002, inc. Giar
582.2001.8 doc. 1 p. 4). Ribadita l’esistenza di sufficienti indizi di
colpevolezza, come alle precedenti decisioni, nonché di pericolo di recidiva –
i chiarimenti effettuati nel frattempo con lo psicologo ed il perito psichiatra
avendo “permesso, a giudizio dello scrivente Procuratore, di rispondere ai
dubbi e alle censure di ordine ‘tecnico-metodologico’ sollevate dall’imputato
tramite i suoi consulenti riguardo l’indagine testistica e psicometrica e della
perizia nel suo insieme” (loc. cit., p. 3) – , il magistrato inquirente
giustifica la propria richiesta con la necessità di tener conto della
possibilità che debbano essere nuovamente sentite le vittime, sia nell’ambito
di un’eventuale delucidazione della perizia sulla loro credibilità, sia in
aula. La proroga richiesta sarebbe, infine, rispettosa del principio di
proporzionalità, in considerazione della complessità dell’inchiesta
caratterizzata dall’intervento di specialisti di più discipline, e dai
chiarimenti e delucidazioni peritali chiesti dall’accusato medesimo (ibid.).

 

E.

L’accusato si oppone alla proroga, in particolare essendo
possibile l’adozione di misure alternative quali la concessione della libertà
provvisoria accompagnata da determinate condizioni (divieto di contatto con i
figli, obbligo di risiedere in un determinato luogo, obbligo di frequenza
presso uno psichiatra, v. osservazioni 14 ottobre 2002, inc. Giar 582.2001.8
doc. 4, pto. 4 p. 2), o almeno (subordinatamente) il proprio trasferimento in
una struttura psichiatrica (sostitutiva del carcere preventivo, oppure quale
condizione per la concessione della libertà provvisoria), possibilmente con possibilità
di lavorare all’esterno durante il giorno (loc. cit., pto. 5 p. 2-3). A suo
dire, “con la conclusione delle perizie e degli interrogatori non esiste
pericolo concreto di collusione” (loc. cit., pto. 4a p. 3, con sottolineatura);
il pericolo di contatto con i figli sarebbe “puramente teorico e non concreto”
(loc. cit., pto. 4b p. 3, con sottolineatura), poiché la madre provvederebbe
immediatamente a sventarlo, ed inoltre, la connessa prospettiva di immediata reincarcerazione
sarebbe deterrente sufficiente; il pericolo di recidiva, infine, sarebbe
ovviabile grazie al proposto “controllo giornaliero della presenza e della
residenza da parte della polizia e la visita bisettimanale di uno psichiatra”
(loc. cit., pto. 4c p. 2).

Considerato

in diritto:

1.

L'art. 95
CPP, dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e - segnatamente come
nel caso in discussione - proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103
CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità
per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di
interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni
dell’istruzione ed un certo pericolo di recidiva (senza dimenticare che
l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai
bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al
processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid.
c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H.,
1P.477/1993, consid. 3; Rep. 132 [1999] n. 116), e ritenuto implicito il
rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag.
413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati
presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione,
quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina
la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.). Ed anche
questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua
cognizione all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128).

 

2.

a)        Si deve allora constatare che sufficienti presupposti di
legge, come anche esplicitati dalla dottrina e dalla giurisprudenza, sono
presenti nella situazione personale e processuale di _____________ a
legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua
libertà oltre il termine legale disposto dall’art. 102 cpv. 2 CPP.

b)        In punto all’esistenza di sufficienti indizi di colpevolezza
– come già si ebbe a dire in occasione della più volte citata decisione di
proroga 20 agosto 2002 – , può bastare generico rinvio a quanto già detto in
occasione delle precedenti decisioni menzionate supra (decisione 23 novembre 2001 sull’istanza di
libertà provvisoria, inc. Giar 582.2001.2 doc. 6 consid. 2; decisione 19 aprile
2002 sulla prima istanza di proroga, inc. Giar 582.2001.4, doc. 4 consid. 3),
anche per evitare dettagliati approfondimenti su un tema di competenza della
Corte di merito, tanto più che essi non vengono, qui, rimessi in discussione.
Sia unicamente menzionato che la credibilità delle vittime, già ammessa sei
mesi orsono e ribadita a fine agosto anche sulla scorta della perizia di
credibilità 20 luglio 2002 stilata dalla dott.ssa __________ (all’inc. Giar
582.2001.5 doc. 2.2, capitoli “considerazioni conclusive” e “risposte ai
quesiti”, spec. 1 e 2), non appare scalfitta dall’intenzione dell’accusato di
chiedere delucidazioni in vista di una possibile e preannunciata contro-perizia
di parte (v. verbale Giar 18 ottobre 2002 nell’inc. Giar 582.2001.6, doc. 4 p.
2).

c)         Anche per l’ammissione del pericolo di recidiva può essere
fatto rinvio alla prima decisione di proroga della sua carcerazione (v. decisione 19 aprile 2002 sulla prima
istanza di proroga, inc. Giar 582.2001.4, doc. 4 consid. 5c). Infatti,
le perplessità sollevate dall’accusato in quella occasione nei confronti della
perizia psichiatrica, concretizzatesi nella perizia di parte 1° luglio 2002
della dott.ssa __________ (allegata all’istanza, inc. Giar 582.2001.5 doc.
2.3), sono state approfonditamente discusse a verbale MP 16 luglio 2002
(allegato all’istanza, inc. Giar 582.2001.5 doc. 2.4) con lo psicoterapeuta dr.
__________, autore dei test per conto del perito giudiziario, e a verbale MP 29
agosto 2002 con il perito dr. __________ (inc. MP, classatore 1/3 doc. 5.14),
senza che sia emersa traccia evidente e liquida di inattendibilità dei test
medesimi, dunque di riflesso della perizia psichiatrica (come qui, già in
decisione 20 agosto 2002, cit., p. 4). È vero che, nel frattempo, l’accusato ha
chiesto al magistrato inquirente una nuova perizia, rispettivamente una
super-perizia, e che la questione è qui sub iudice (v. reclamo 4 ottobre
2002, inc. Giar 582.2002.7 doc. 1): ma dal reclamo in sé, che esige ponderata
trattazione ed evasione in separata sede, non emergono critiche di tale
eclatante pertinenza da sconvolgere a prima vista le conclusioni del perito.

 

3.

a)        Va, d’altra parte e già con riferimento alla necessità di
ulteriori passi istruttori da compiere, genericamente ribadito il principio
secondo il quale se è vero, da un lato, che la detenzione preventiva deve
risultare conforme ai dettami di legge e rispettosa del principio di proporzionalità,
indipendentemente dalla strategia difensiva che sceglie l’accusato
(indipendentemente, dunque, da sue eventuali reiterate impugnative), è
altrettanto vero che il mero fatto di prolungare l’istruttoria formale con il
ripetuto inoltro di rimedi di diritto non può, di per sé, portare ad un
trattamento privilegiato di quell’accusato, in violazione della parità di
trattamento con quell’altro accusato che, invece, rinuncia ad inoltrare (magari
fondati) rimedi di diritto al fine di far avanzare più celermente l’inchiesta.

È possibile che vi siano ancora passi istruttori da compiere,
a dipendenza dell’esito del reclamo 4 ottobre 2002 (inc. Giar 582.2001.7),
rispettivamente delle risposte della dott.ssa __________ ai quesiti di
delucidazione sottopostile dall’accusato (v. verbale Giar 18 ottobre 2002
nell’inc. Giar 582.2001.6, doc. 4 p. 1-2). A mente di questo giudice, il
mantenimento della carcerazione preventiva di _____________ è allora necessario
non solo per neutralizzare il succitato pericolo di recidiva (supra, consid.
2c), ma anche per garantire trasparente assunzione di tutte le prove, siano
esse a suo carico oppure a suo discarico.

b)        Il diritto dell’accusato di negare ogni addebito è
sacrosanto, e non vuole assolutamente essere messo qui in discussione.
Tuttavia, appare opportuno sottolineare come le conseguenze dell’esercizio di
tale diritto siano diverse, a seconda della fase processuale in cui ci si
trova: in sede di giudizio di merito, a causa del fatto che l’onere di
dimostrare la colpevolezza dell’accusato grava sulla pubblica accusa, il
diniego ad oltranza costringe la Corte a decidere sulla base di indizi, ed in
presenza di insormontabili dubbi, ad assolvere l’accusato. In sede d’inchiesta,
tuttavia, quando l’assetto probatorio non è ancora completo, tale atteggiamento
provoca non solo l’allargamento dell’inchiesta, con l’assunzione di mezzi di
prova che sarebbero stati superflui in caso di ammissione, ma getta anche
un’ombra di dubbio sull’atteggiamento generale dell’accusato. Se – come nel caso
di specie (supra, consid. 2b) – si deve prestare preponderante
credibilità alla tesi accusatoria, non si può non attribuire una connotazione
negativa al fatto che l’accusato neghi: tale suo atteggiamento non può essere
letto altrimenti che come espressione di mancata resipiscenza. La possibilità
che egli si adoperi per influenzare a proprio beneficio persone a lui vicine
(parenti, conoscenti, addirittura le vittime, per quanto ormai sottratte alla
convivenza con lui) è senz’altro maggiore che non nel caso di colui che ammette
le proprie responsabilità (v., in tal senso, già decisione 23 novembre 2001
sulla prima istanza di libertà provvisoria, inc. Giar 582.2001.2, consid. 3c).

c)         Certo, i principi interpretativi appena esposti devono
essere applicati con la massima circospezione, e non possono essere adottati
aprioristicamente in ogni caso in cui l'accusato neghi. Qui, tuttavia, va
considerata anche la sua personalità.

Lo specialista psichiatra che lo ha peritato definisce
_____________ persona “d’apparente apertura e sincerità [...]” (perizia 11
marzo 2002 del dr. __________, inc. MP classatore 3.3 doc. 10.13, p. 27
[conclusioni diagnostiche]), ma in realtà avente la “tendenza di farsi vedere
nella miglior luce possibile e la tendenza d’inganno conscio e inconscio”
(ibid.). Questa fotografia del suo carattere impone massima prudenza, quando si
tratta di valutare la sua disponibilità ad attenersi ad eventuali norme di
comportamento sostitutive del carcere preventivo, quali le propone la difesa
(v. osservazioni, cit., pti. 4 e 5 p. 2-3): il timore che possa anche trattarsi
di mossa volta a recuperare la libertà al fine di dispiegare il proprio
influsso su persone a lui prossime appare legittimo, anche in considerazione
del fatto che la posta in gioco è alta (anzi, alta forse al punto da rischiare
una reincarcerazione per disobbedienza alle condizioni poste per la libertà
provvisoria, in cambio di una forse decisiva indebita influenza sulle prove già
assunte, o ancora da assumere).

Né la sua compagna, e madre delle vittime, appare seriamente
in grado di frapporre seri ostacoli ad eventuali mosse manipolatorie: la
dott.ssa __________, nella sua perizia di credibilità sulle vittime (20 luglio
2002, agli atti MP classatore 3/3 doc. 11.7), non manca di evidenziare la
“profonda sudditanza psicologica” (loc. cit., p. 40) della donna nei confronti
dell’accusato, tale non solo da impedirle di denunciare il compagno, ma
addirittura da impedirle di tenerlo lontano dalla figlia, dopo le prime denunce
di quest’ultima. E che l’accusato ne abbia approfittato, emerge da un dettaglio
sconcertante, seppur non direttamente costitutivo di reato: il fatto che, pur
con quello che era successo, egli abbia continuato a girare nudo per casa
(ibid.).

Da ultimo, va detto che una concessione della libertà
provvisoria sottoposta alla condizione di giornalieri controlli da parte della
Polizia, oltre a bisettimanali sedute terapeutiche (v. osservazioni 14 ottobre
2002, cit., pto. 4c p. 2), non solo appare di realizzazione pratica assai
problematica, ma anche di dubbio costrutto: visto che non sarà mai possibile
controllare 24 ore su 24 l’accusato, nessun controllo potrebbe evitare una sua,
seppur fugace, indebita presa di contatto.

d)        Alla luce di quanto appena esposto, appare legittimo temere
che l’accusato possa, intenda ed abbia i mezzi per porre in atto quanto in suo
potere pur di migliorare la propria posizione, in particolare esercitando
indebita influenza sulle persone del suo entourage. A ciò può essere fatto
efficacemente fronte soltanto tramite il mantenimento, rispettivamente
l’ulteriore proroga, della sua detenzione preventiva.

 

4.

a)        L’accusato chiede che questo giudice, in ossequio al
principio di sussidiarietà dell’arresto per rapporto a misure sostitutive
possibili (art. 96 CPP; v. osservazioni 14 ottobre 2002, cit., pto. 3 p. 2),
abbia a valutare la concessione della libertà provvisoria accompagnata da
determinate condizioni (divieto di contatto con i figli, obbligo di risiedere
in un determinato luogo, obbligo di frequenza presso uno psichiatra, loc. cit.,
pto. 4 p. 2), o almeno (subordinatamente) il proprio trasferimento in una
struttura psichiatrica (sostitutiva del carcere preventivo, oppure quale
condizione per la concessione della libertà provvisoria), possibilmente con
possibilità di lavorare all’esterno durante il giorno (loc. cit., pto. 5 p.
2-3; v. anche supra, consid. E). Adduce le modalità della carcerazione
preventiva, particolarmente afflittive (loc. cit., pto. 2a p. 1); la sua durata
(loc. cit., pto. 2b p. 1); l’impossibilità di beneficiare di cure e misure
terapeutiche adeguate alla sua situazione attuale, ed alla prospettiva della
sua risocializzazione (loc. cit., pto. 2c p. 2).

b)        La detenzione di _____________ in una sezione particolare del
PCT è misura usuale per tale tipo di reati, ed è ordinata a tutela
dell’incolumità dell’accusato medesimo. Il fatto che ciò comporti ridotte
possibilità di movimento, di contatto con terzi e di attività, non la rende di
certo particolarmente afflittiva – qualsiasi sia il significato che si voglia
attribuire a tale espressione.

c)         Parimenti ovvio è il fatto che l’accusato non possa
“beneficiare delle agevolazioni riconosciute agli altri detenuti”
(osservazioni, cit., pto. 2b p. 1): se, con ciò, egli intende lamentarsi delle
discrepanze fra il suo trattamento ed il trattamento di detenuti in espiazione
(anticipata) di pena, la soluzione è, appunto, quella di chiedere l’espiazione
anticipata della pena – con quanto ciò comporta, segnatamente la rinuncia ad un
discorso terapeutico, avanzato in parallelo (v. qui di seguito).

d)        Per quanto riguarda la richiesta
di cure adeguate (loc. cit., pto. 2c p. 2), si deve distinguere: cure che
permettano all’accusato di affrontare le attuali difficoltà, potranno essergli
somministrate al PCT, a ciò attrezzato. Ed in caso di impossibilità, si porrà
la questione (esclusivamente medica) della sua carcerabilità. Per ordinare,
invece, misure terapeutiche adeguate alla sua risocializzazione, appare
indispensabile sapere prima se, ed eventualmente di quali disturbi
_____________ soffra; a quel momento, e con il magistrato competente per quella
fase procedurale in cui si troverà l’istruttoria, potrà essere affrontato un
eventuale discorso di trattamento terapeutico. Prima, ogni discussione in tal
senso appare assolutamente prematura (come già esposto in sede di decisione 23
novembre 2001 sulla prima istanza di libertà provvisoria, inc. Giar 582.2001.2,
consid. 4b, e come ribadito in sede di udienza Giar 21 dicembre 2001, dedicata
alla medesima problematica [v. decisione 21 dicembre 2001, inc. Giar
582.2001.3). Ovviamente, la circostanza di negare quei fatti che, se commessi,
potrebbero portare a riconoscere all’accusato determinati disturbi
eventualmente passibili di trattamento stazionario in una struttura medicalizzata
invece che in carcere (v., tuttavia, il dissenso del perito dr. __________ a
verbale MP 29 agosto 2002, cit., p. 6), può rendere assai ardua tanto una
diagnosi quanto una prospettiva di trattamento terapeutico.

 

5.

Già due mesi orsono si rilevava che il
carcere preventivo sino ad allora patito da _____________, considerato in
termini assoluti, non poteva più certo essere definito breve (v. decisione 20
agosto 2002, cit., p. 4); ciò vale, ovviamente, a maggior ragione oggi. Ma
anche oggi, la carcerazione preventiva complessiva cui egli è sottoposto, prospettabile
sulla scorta dell’istanza qui discussa, appare nondimeno ancora rispettosa del
principio di proporzionalità, con riferimento sia alla presumibile pena, sia
alla presumibile durata dell'evasione delle necessità istruttorie ancora
incombenti, forse un po’ ottimisticamente quantificata in meno di due mesi. Va
inoltre constatato che l’inchiesta procede a ritmo sufficientemente celere, in
consonanza con i dettami di legge, e che già oggi la sua protrazione nel tempo
è essenzialmente la conseguenza del (più che legittimo) utilizzo dei mezzi di
difesa a disposizione dell’accusato (v. istanza di proroga, cit., p. 3
[proporzionalità del carcere preventivo]).

Resta comunque sottinteso l'obbligo,
per il magistrato inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l'accusato
è in detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).

 

6.

In
conclusione, l’istanza di proroga appare di principio giustificata in
considerazione delle incombenze probatorie ancora da evadere, della concreta
possibilità che l’accusato eserciti in tale contesto un indebito influsso,
nonché e soprattutto di sufficientemente concreto pericolo di recidiva. Pure la
durata postulata – poco meno di due mesi (v. istanza, cit., p. 4) – appare
adeguata. L’istanza può pertanto essere accolta integralmente, con la presente
decisione esente da tassa e spese di giudizio (art. 39 lit. f TG e contrario)
e suscettibile di impugnazione entro 10 (dieci) giorni alla Camera dei ricorsi
penali del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP).

*   *   *

 

 

Per i quali
motivi,

richiamate le
norme menzionate e visti gli artt. 103, 280 ss. e 284 CPP

d e c i d e :

1.   L’istanza 11 ottobre
2002 di proroga del carcere preventivo cui è astretto _____________ è accolta.

§     Di
conseguenza, la detenzione preventiva cui è astretto l’accusato viene prorogata
sino al prossimo 15 dicembre 2002 compreso.

2.   Non si percepiscono né
tassa né spese giudiziarie.

3.   Contro la presente
decisione è data facoltà di ricorso alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.   Intimazione:

-          
avv. __________, per sé e per l’accusato;

-          
Procuratore Pubblico avv. __________, con copia delle
osservazioni 14 ottobre 2002 dell’accusato, e l’inc. MP __________/BA/BA di
ritorno;

-          
Direzione del Penitenziario cantonale La Stampa, Cadro.

giudice __________