# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8359dc47-a362-5055-8fc4-85f03832120b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-06-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.06.2001 35.2000.22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2000-22_2001-06-18.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2000.00022

   

  mm/sc

  	
  Lugano

  18 giugno 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 8 marzo 2000 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 novembre 1999 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 30
luglio 1997, __________ - all'epoca alle dipendenze della ditta __________ in
qualità di isolatore - è scivolato ed ha battuto la testa contro una trave di
legno, riportando un distacco retinico all'occhio sinistro.

 

                                         Nel corso
del mese di agosto 1997, l'infortunato è stato ricoverato presso la Divisione
oculistica dell'Ospedale di __________, dove è stato sottoposto ad un
intervento di piombaggio radiale (cfr. doc. _).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'__________, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni assicurative.

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale 30 agosto 1999, l'Istituto
assicuratore ha riconosciuto a __________ una rendita d'invalidità temporanea
del 20% durante il periodo 1° luglio 1999-30 giugno 2001 (cfr. doc. _).

 

                                         In data 9
settembre 1999, l'__________ ha emanato una seconda decisione formale, mediante
la quale ha negato il proprio obbligo contributivo relativamente ai disturbi a
carattere psichico accusati dall'assicurato, difettando una relazione di
causalità adeguata con l'evento traumatico del luglio 1997 (cfr. doc. _).

 

                                         __________,
rappresentato dall'avv. __________, ha interposto opposizione avverso ambedue i
suddetti provvedimenti amministrativi (cfr. doc. _). 

 

                               1.3.   Il 23
novembre 1999, l'assicuratore LAINF ha sostanzialmente confermato il contenuto
delle sue prime due decisioni (cfr. doc. _). 

                                         Esso ha,
comunque, avuto modo di negare il diritto dell'assicurato
ad un'indennità per menomazione dell'integrità.

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso 8 marzo 2000, __________, patrocinato dall'avv. __________,
ha chiesto che l'__________ venga condannato a riconoscergli una rendita
d'invalidità del 50% almeno per un periodo indeterminato nonché un'IMI del 30%
(cfr. I, p. 8).

 

                                         Questi,
segnatamente, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle proprie
pretese ricorsuali:

 

" 
(…)

Per riconoscere un'invalidità all'assicurato rimane basilare
l'elemento medico del danno alla salute che deve essere giudicato
irreversibíle.

 

In casu già il referto medico del dr. __________ (Doc. _), citando
i risultati della prima visita dello specialista oftalmologo dr. __________ nel
dicembre 1997, come l'ulteriore visita specialistica nel novembre 1998 indicano
chiaramente il danno alla funzione visiva dell'occhio sinistro come
irreversíbile e lo stato oculare definitivo (richiamo incarto __________)

 

B)  L'elemento economico dell'invalidità quale l'incapacità di
guadagno viene valutato considerando da una parte la diminuita capacità
lavorativa dell'assicurato per i postumi dell'incidente dall'altra la
difficoltà di mettere economicamente a profitto tale residua capacità.

 

Compete al medico la valutazione delle conseguenze di un
infortunio sullo stato di salute della vittima e di pronunciarsi
sull'incapacità di lavoro indicando anche in quale misura e per quali attività
l'assicurato è abile al lavoro.

 

Secondo la giurisprudenza ancora, un persona e incapace di
lavorare quando, a seguito del danno alla salute, non può più esercitare la sua
attività abituale, o non può esercitarla che in via residua o limitata con il
rischio di aggravare il suo stato o le sue condizione di salute. (ATF 115 V 13
4 cons. 2; ATF 115 V p. 404 e ss.).

 

Il signor __________ non può più esercitare la sua abituale
attività professionale in modo normale a causa del fatto che non essendo più in
possesso di una visione stereoscopica risente di problemi di equilibrio per i
quali deve evitare i lavori di tale attività eseguiti su ponteggi o scale e
deve effettuare quindi solo lavori che si svolgono al suolo( Doc. _ e referti
medici ).

 

Tale limite all'attività è stato posto e sempre confermato come
sopra dai medici curanti.

 

Tale limite si impone allo scopo di limitare rischi per la salute
dell'assicurato quali il pericolo di cadute da scale e ponteggi.

 

Infatti, a comprova, un incidente in tal senso si è in effetti
verificato (in data 26.05.1999) nel momento in cui l'assicuratore, per evidenti
motivi, ha forzato l'assicurato riconoscendogli una capacità lavorativa
impropria costringendolo ad un rendimento sempre maggiore sul lavoro.

 

L'evidenza del fatto che tali rischi non fossero indifferenti
emerge anche purtroppo dal motivi di licenziamento dell'assicurato. (Doc. _)

 

In generale dal punto di vista medico l'assicurato può esercitare
solo attività da svolgere al suolo e ciò incide non solo sulla capacità
professionale specifica ma in generale sulla capacità lavorativa anche in altre
professioni.

 

I certificati neurologici conseguenti alle visite alle quali il
signor __________ si é dovuto sottoporre hanno inoltre attestato uno stato di
inabilità grave ancora in tempi recenti in relazione a dolori persistenti alla
testa, a cefalee, che in particolare erano state lamentate già poco dopo
l'incidente nella prima visita oculistica, ad uno stato depressivo.

 

Come già detto compete al medico valutare l'incapacità lavorativa
ma nella valutazione del grado di invalidità spetta al giudice di stimare il
valore economico del lavoro che l'assicurato non è più in grado di effettuare,
ed è quindi erroneo porre al medico una domanda riguardo al tasso di incapacità
di guadagno (ATF 114 V 315).

 

 

Per la stima suddetta nel campo delle assicurazioni sociali vige
il principio giuridico che impone allo assicurato di mettere economicamente a
profitto la sua capacità di lavoro residua, di fare tutto quanto
ragionevolmente esigibile per attenuare nel limite del possibile le ripercussioni
dell'infortunio subito.

 

Peraltro l'attività ragionevolmente esigile dell'assicurato deve
essere messa in relazione dell'intero mercato equilibrato del lavoro entrante
in considerazione per l'assicurato.

 

Il signor __________ finché beneficiava di un rapporto di lavoro
stabile si è sempre impegnato a continuare la propria attività di isolatore
qualificato nella maniera esigibile in considerazione della sue condizioni di
salute e alle relative difficoltà attestate medicalmente ancora circa due anni
dopo l'incidente occorsogli.

La messa a frutto della propria lunga esperienza, delle conoscenze
tecniche, della residua efficienza per lavori di precisione senza un
miglioramento netto dal postumi dell'incidente si sono scontrate d'altra parte
con problemi (insicurezza sul lavoro, mancanza di lavori idonei al suolo,
disponibilità di sostituzione con altri operai) nella gestione pratica
dell'attività da parte del datore di lavoro tanto da indurlo a risolversi a
licenziare lo stesso operaio.

 

Tali problemi in relazione all'attività delle ditte nello stesso
settore si ripropongono al lavoratore nel cercare di continuare la vecchia
professione, per altre professioni che comportino comunque un attività al suolo
per le limitazioni alla sua capacità di lavoro sopracitate il signor __________
non dispone nè può disporre di qualificazioni.

 

La capacità lucrativa dell'assicurato in tali condizioni risulta
pregiudicata e forzata.

 

C)  Al fine dell'obbligo alla corresponsione di una rendita di
invalidità tra l'evento dannoso per la salute dell'assicuratore l'incapacità di
guadagno deve sussistere un nesso causale naturale ed adeguato.

 

L'esistenza di un legame di causalità naturale è una questione di
fatto che viene esaminata alla luce dei rapporti medici e per la quale non
occorre che l'infortunio sia la sola ed immediata causa del danno alla salute,
è sufficiente che l'evento unitamente ad altri fattori abbia provocato il danno
stesso all'assicurato.

L'altro presupposto dell'adeguatezza del legame è invece una
questione di diritto e secondo la giurisprudenza, la causalità è adeguata se
secondo l'andamento ordinario delle cose e la esperienza di vita il fatto
assicurato è considerato idoneo a provocare un effetto come quello che si è
prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato
dall'evento in questione. (ATF 115 V 155, ATF 112 V 33).

Sempre secondo la più recente giurisprudenza, ai fini della
valutazione dell'adeguatezza fa stato l'idoneità generale di un determinato
fattore a generare un effetto come quello che in concreto si è verificato. Ciò
comunque non comporta che un effetto analogo a quello prodottosi debba
regolarmente e sovente verificarsi, è sufficiente che l'evento abbia
effettivamente prodotto gli esiti considerati, ammettendo anche che si tratti
di esiti "straordinari "se intesi in senso quantitativo e non
qualitativo. (ATF 112 V 38)

 

In riferimento ai disturbi lamentati dal signor __________ dopo
l'incidente del 30 luglio1997 a causa della perdita della visione
stereoscopica, in particolare i disturbi dell'equilibrio e dell'orientamento
che diminuiscono il rendimento nel l'attività dell'assicurato risultano
imputabili secondo un nesso di causalità adeguata anche in base ad uno scritto
di chiarificazione recentemente richiesto per conto del l'attuale ricorrente al
professor _______ considerando la persistenza inalterata dei disturbi stessi.

 

D)  Al fine della quantificazione della misura della rendita di
invalidità è rilevante il metodo della comparazione dei redditi.

Secondo tale metodo il grado di invalidità si determina
confrontando il reddito di lavoro del lavoro che l'assicurato potrebbe
conseguire dopo l'insorgenza dell'invalidità, e dopo l'esecuzione di eventuali
provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività esigibile ed in
condizioni di mercato di equilibrio, con quello che avrebbe conseguito se non
fosse diventato invalido.

 

Per riparare in maniera più completa possibile al danno economico
subito dall'assicurato quale scopo della concessione della rendita è necessario
peraltro prendere in considerazione più concretamente possibile le circostanze
personali dell'assicurato.(Commentaire de la loi sur LAA cit., pag. 100).

 

Come già sopra esposto, in conseguenza dell'inabilità lavorativa
derivatagli dagli esiti dell'infortunio del 30 luglio 1997 il signor ______ è
stato licenziato nonostante la sua buona volontà a mettere a frutto le proprie
capacità parziali nell'esercizio delle mansioni a cui era preposto e lo sforzo
a superare i problemi per ulteriori attività in altezza da lui esigibili.

 

La limitata valorizzazione della restante capacità lavorativa dopo
il licenziamento non deriva peraltro da una congiuntura speciale nel mercato
del lavoro, ma da difficoltà inerenti la mancanza di lavori idonei e sicuri per
l'assicurato nel suo campo di qualificazione professionale e la assenza di
possibilità di ulteriori riqualificazioni a beneficio del lavoratore in
questione.

 

Tenendo conto del confronto delle possibilità di guadagno con o
senza gli impedimenti derivati dai postumi infortunistici ed in generale del
pregiudizio economico nella situazione concreta del ricorrente, appare
veramente riduttivo indicare nel solo 20% l'incapacità lucrativa così come
ribadita dall'assicuratore nella decisione 23 .11.1999.

 

La ulteriore temporaneità per 2 anni della esigua rendita concessa
al signor __________ è stata in diritto giustificata rispetto al principio
generale della concessione per un periodo indeterminato delle rendite di
invalidità basandosi sull'ammissibilità di rendite scalari e/ o transitorie
nell'ambito della LAA riconosciuta da dottrina e giurisprudenza. Secondo tali
fonti, queste rendite si possono accordare se al momento della fissazione della
rendita si può già prevedere con probabilità che le ripercussioni dei postumi
infortunistici sulla capacità di guadagno si attenueranno o scompariranno in un
prossimo futuro in seguito ad assuefazione e /o adattamento da parte
dell'assicurato.( ATI` 109 V 24; RAMI 1993, pag. 145).

Nella decisione su opposizione, "secondo l'esperienza in
campo oftalmologico... in circostanze normali e a condizione che l'assicurato
dia prova della buona volontà da lui esigibile, l'adattamento della situazione
monoculare avviene nel giro di un periodo di tempo che, a secondo dell'età
dello infortunato, può variare da sei mesi a due anni".

 

Nel caso del signor __________ siamo di fronte ad un infortunato
di 35 anni che può attestare una immutata presenza dei disturbi dovuti alla
mancanza di visione stereoscopica ancora due anni dopo l'infortunio ed
attualmente ormai nel terzo anno di persistenza di detti disturbi non risente
ancora dell'adattamento alla situazione monoculare ed in tali condizioni è
pronosticato per lui come probabile un perdurare inalterato degli stessi
problemi di equilibrio anche in futuro da un punto di vista medico
specialistico. (Doc. _)

 

E)  Infine per quanto attiene alla richiesta di un'indennità per
menomazione della integrità ex art. 24 cpv. 1 LAINF, l'allegato 3 all'art.36
cpv. 2 OAINF per la perdita unilaterale della vista dà diritto alla vittima
dell'infortunio ad un'indennità specifica del 30%.

 

In merito al rifiuto della __________ di accordare tale indennità
si contestano le conclusioni dei rapporti della dott.ssa __________ del 2.2 e
11.11.1999 in quanto non trovano riscontro nei rapporti degli altri medici
curanti, nè possono concordare con la generale situazione di salute del
lavoratore prima dell'infortunio." (Doc. _)

 

                               1.5.   In risposta,
l'__________ ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. III). 

 

                               1.6.   In data 9
maggio 2000, __________ ha versato agli atti copia di una prescrizioni per
lenti risalente all'aprile del 1993 (doc. _) nonché copia dello scritto 25
aprile 2000 del dottor __________ (doc.
_). 

 

                                         All'__________
è stata data facoltà di esprimersi riguardo alla documentazione ulteriormente
prodotta dal ricorrente (cfr. VIII), ciò che ha effettivamente avuto luogo il
25 maggio 2000 (cfr. IX ed allegato). 

 

                               1.7.   Con
ordinanza 24 agosto 2000, il TCA ha ordinato una perizia giudiziaria a cura del
dottor __________, spec. FMH in oftalmologia (XI). 

 

                               1.8.   In data 11
gennaio 2001, il dottor __________ ha consegnato il proprio referto peritale
(XV), il quale è stato immediatamente intimato alle parti per osservazioni
(XVI).

 

                               1.9.   L'__________
ha preso posizione il 30 gennaio 2001 (cfr. XVII ed allegato).

                                         __________,
da parte sua, si è espresso in data 6 febbraio 2001 (cfr. XIX). 

                             1.10.   In data 30
marzo 2001, il ricorrente ha trasmesso al TCA, fra l'altro, copia della perizia
multidisciplinare allestita dal __________ di __________ per conto
dell'assicurazione per l'invalidità (doc. _). 

 

                                         L'Istituto
assicuratore convenuto ha avuto modo di esprimere le proprie osservazioni al
riguardo (cfr. XXV). 

 

                             1.11.   In data 18
aprile 2001, questa Corte ha nuovamente interpellato il dottor __________,
chiedendogli la propria opinione riguardo al carattere durevole del gonfiore congiuntivale
e della necessità d'istillare delle gocce (cfr. XXVIII).

 

                                         La risposta
del perito giudiziario è pervenuta il 7 maggio 2001 (XXIX).

 

                                         Alle
parti è stata concessa la facoltà di formulare delle osservazioni. 

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto
della lite è, in primo luogo, la questione di sapere se é o meno corretto che
l’__________ abbia messo __________ al beneficio di una rendita d'invalidità
temporanea del 20%.

                                         In
secondo luogo, deve essere esaminato se l'assicurato ha o meno diritto ad
un'IMI e, nell'affermativa, di quale entità.

 

                               2.2.   Rendita
d'invalidità

 

                            2.2.1.   L'invalidità
è la diminuzione della capacità di guadagno, presunta permanente o di rilevante
durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio.

 

                                         Così
l'art. 4 cpv. 1 LAI definisce l'invalidità nella versione in vigore dal
1.1.1988, ma il medesimo concetto vale negli altri settori delle assicurazioni
sociali. 

                                         In questo
senso va letto l'art. 18 cpv. 1 LAINF: "È considerato invalido chi è
presumibilmente alterato nella sua capacità di guadagno in modo permanente o
per un periodo rilevante". 

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico). 

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso
causale adeguato (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni deve esserci per giunta un nesso causale adeguato tra il danno alla
salute e l'infortunio.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti. 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (art. 28 LAI e 18 cpv. 2 ultima frase LAINF).

                                         Il grado
d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno.

 

                                         Tuttavia,
se il danno alla salute non é tale da imporre un cambiamento di professione, di
regola, il giudizio sull’incapacità lavorativa non esprimerà valori superiori
all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché si suppone che
esplicando tutto l’impegno professionale che la restante capacità lavorativa
medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprime una capacità
di guadagno della medesima proporzione (RAMI 1993, U168, p. 100; DTF 114 V 313,
consid. 3b).

 

 

                            2.2.2.   Secondo la
giurisprudenza, l’assicuratore può accordare rendite temporanee o degressive
anche se l’art. 18 LAINF non ne fa cenno (RAMI 1986, p. 258ss., consid. 2a; 1987, p. 306, consid. 2; DTF 106 V 48; 109 V 23 consid. 2b; Ghélew,
Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l’assurance-accidents (LAA), Losanna
1992, p. 105ss.).

 

                                         Simili rendite vanno accordate se, al momento della loro fissazione,
é già prevedibile e verosimile che l’incidenza delle affezioni consecutive
all’infortunio sulla capacità di guadagno diminuiranno completamente o in parte
in un avvenire più o meno vicino a causa di assuefazione o adattamento.

                                         L’adattamento
risulta da mutamenti anatomici e, inoltre, dal fatto che le funzioni perse da
un organo sono progressivamente riprese dagli organi vicini. Ad esempio,
un’articolazione completamente bloccata può essere compensata da un’accresciuta
mobilità di altre articolazioni.

                                         L’assuefazione
é, invece, l’attitudine funzionale massima che acquista l’organo leso in
ragione della ripetizione continua di un’attività (A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 370; Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 105). 

                                         Al
momento in cui la riduzione o la soppressione della rendita prendono effetto, é
ancora possibile verificare l'esattezza delle previsioni iniziali. Tale esame
va fatto tramite l'apertura d'ufficio di una procedura di revisione oppure
mediante la presentazione da parte dell'assicurato di una domanda di revisione
(RAMI 1993 145ss.; A. Rumo-Jungo, Bundesgesetz über die Unfallversicherung,
Zurigo 1995, pag. 128; STFA inedita 15 dicembre 1992 nella causa G.L.M.; STFA
inedita 15 dicembre 1995 nella causa G.L.M. consid. 2b).

 

                                         Trattandosi,
in particolare, delle lesioni oculari, vige una consolidata
giurisprudenza a mente della quale, secondo l'esperienza medica, l'handicap
risultante dalla perdita dell'acuità visiva di un occhio viene generalmente
corretto in larga misura grazie all'assuefazione e all'adattamento
dell'interessato e che solo raramente (in circa il 10% dei casi) causa una
diminuzione, peraltro minima, della capacità di guadagno. In circostanze
normali e a condizione che l'assicurato fornisca prova della buona volontà da
lui esigibile, l'adattamento alla situazione monoculare avviene nel giro di un
periodo che, secondo l'età dell'infortunato, può variare da sei mesi a due anni
al massimo. È proprio per tener conto di tale processo d'adattamento che la
prassi prevede l'erogazione di rendite transitorie (cfr., ad esempio, RAMI1986
U3, p. 258ss.; STFA 27.7.1999 in re M. D. c. INSAI consid. 3a, inedita). 

 

                            2.2.3.   Ritornando
alla presente fattispecie, __________, a seguito dell'evento traumatico 30
luglio 1997, ha lamentato una forte riduzione dell'acuità visiva all'occhio
sinistro.

 

                                         L'Istituto
assicuratore convenuto l'ha posto al beneficio di una rendita d'invalidità
limitata nel tempo (20% per due anni), facendo riferimento alle indicazioni
risultanti dall'esperienza in materia d'oftalmologia (cfr. consid. 2.2.2.). Ciò
è pure stato confermato dalla dottoressa __________, specialista FMH in
oftalmologia presso la Divisione medica di __________:

 

" 
Bei einer vorbestehenden Myopie von 4- -4.5
Dioptrien (ich glaube diese Werte nicht, es sind sicher mehr gewesen, nämlich
-14 und -14.5, wie bereits in den Akten vermerkt), kann man davon ausgehen,
dass der Visus ohne Korrektur für die Ferne unter 0.1 ist. Somit entfällt ein
Integritätsschaden gemäss altem recht, da der Visus bereits vor dem Unfall ohne
Korrektur an beiden Augen schlecht war. Bezüglich Zumutbarkeit besteht
funktionell eine Monokelsituation, so dass alle Arbeiten, die ein erhöhtes
stereoskopisches Sehen erfordern würden, nicht mehr zumutbar sind, so wie
Arbeiten auf ungesicherten Gerüsten und über Schulterhöhe. Arbeiten auf ebenem
Boden und gesicherten Baustellen sind möglich. Eine Leistungseinbusse
terminiert auf ein bis zwei Jahre ist bei Monokelsituation zu erwarten und beträgt
in der Regel 10-20%. Als Isolateur sollte eine 100% Arbeitsfähigkeit bei oben
genannten Einschränkungen gewährt sein mit einer Leistungseinbusse von 10-20%
terminiert 1-2 Jahre."
(doc. _).  

 

                                         L’insorgente,
da parte sua, ha censurato la valutazione espressa dall’assicuratore infortuni
convenuto, postulando d’essere posto al beneficio di una rendita d’invalidità
permanente d'almeno il 50%. __________ - privato della visione stereoscopica -
risulterebbe impedito nell'esercizio della sua
abituale professione di isolatore, di modo che dovrebbe riciclarsi in
un'attività alternativa da svolgersi esclusivamente
al suolo. 

                                         Ad
avvalorare la tesi difesa dall'assicurato vi è il dottor __________ , spec. FMH
in malattie degli occhi nonché Primario d'oftalmologia presso l'Ospedale
regionale di __________, a mente del quale "a causa della mancata visione
stereoscopica, il paziente dovrebbe evitare lavori eseguiti in altezza su
ponteggi che richiedono buon senso di equilibrio. A detta del paziente questa
attività occupava ca. l'80% del suo lavoro, mentre solo il 20% si svolgeva al
suolo. L'attività al suolo può essere svolta senza limitazione" (doc. _,
p. 2). 

 

                            2.2.4.   Allo scopo di
chiarire, segnatamente, in quale misura i postumi infortunistici incidono sul
rendimento di __________ nella professione di
isolatore, lo scrivente TCA ha ordinato una perizia medica, affidandone
l'allestimento al dottor __________, spec. FMH in oftalmologia.

 

                                         Il perito
giudiziario ha, in primo luogo, descritto lo status oculare sinistro e destro
presentato dall’insorgente ed ha posto la sua diagnosi:

 

" 
Refrattometria:           occhio destro          +0.25 = -0.25/41

                            occhio
sinistro         -15.25= -1.25/140

 

Anamnesi attuale:

 

occhio sinistro: quando l'occhio sinistro è
sottoposto a sforzi, dopo qualche ora si gonfia e la palpebra superiore si
appesantisce e si chiude.

 

Il paziente riferisce pure una difficoltà nello
stimare la profondità, a causa di una mancanza della stereoscopia e quando
fissa a lungo; riferisce pure di una visione doppia (diplopia); durante la
guida dell'automobile non riferisce difficoltà particolari, se non una certa
difficoltà nel parcheggiare.

 

Vertigini: il lavorare a 2 m di altezza non pone
alcuna difficoltà, ma a partire da un'altezza di 3 m, il paziente avverte un
senso di vuoto e di vomito guardando verso il basso.

 

Visus da lontano occhio destro:     100% senza
correzione

Visus da lontano occhio sinistro:    10% con -15
= -0.75/140

Visus da vicino occhio destro:        100% senza
correzione

Visus da vicino occhio sinistro:       20% a 5 cm
senza correzione.

 

Segmento anteriore occhio destro: senza
particolarità.

 

Segmento anteriore occhio sinistro: congiuntiva
iperemica e leggermente chemotica nel settore temporale.

 

Pressione oculare: 12 mmHg bilateralmente.

 

Fondo oculare: 

 

                Occhio destro: senza
particolarità

Occhio sinistro:
stato dopo distacco della retina nel settore temporale superiore e susseguente
operazione: si apprezzano nel detto settore delle zone di criocoagulazione
della retina stessa che in quella zona è adesa ad un piombaggio radiale nel
quadrante delle ore 2.

A livello della
macula si nota un'irregolarità del pigmento retinico. Da notare che
l'indentazione radiale si ferma nell'arcata vascolare temporale superiore e non
interessa direttamente il polo posteriore (vedi foto in bianco e nero
accluse).

 

Trattamento attuale: 

 

collirio Hyalistil (lacrime artificiali
particolarmente dense) e collirio Tobral (gocce antibiotiche).

 

Al fine di determinare meglio la situazione
retinica dell'occhio in questione durante la perizia è stata eseguita una
fluoangiografia con iniezione di metodo di contrasto nella vena cubitale.

 

Risultato della fluoangiografia

(vedi foto accluse, allegato 1):

 

Foto 3145: fondo oculare miopico con atrofia
retinica perimaculare.

Foto a 6.5 secondi: normale riempimento
dell'albero vascolare

Foto a 43.6 secondi: si apprezza perfettamente
l'estensione del piombaggio che non interessa il polo posteriore ma rimane
periferico

Foto a 103.4 secondi: a livello della macula non
alterazioni gravi del riempimento.

 

In conclusione:

non gravi alterazioni angiografiche della macula
e piombaggio retinico limitato alla periferia.

 

 

Al fine di determinare la situazione della
motricità oculare, in data 15 dicembre 2000, è stato eseguito un esame
ortottico. 

 

Risultato dell'esame ortottico:

 

In posizione primaria e da distante, l'occhio
sinistro è in divergenza di circa 12 gradi. Questa divergenza aumenta poi a 15
gradi nello sguardo verso l'alto. Da vicino la divergenza è pure di circa 12
gradi.

Schema motricità oculare:

 

(…).

 

Schema di Hess-Weiss: vedi allegato 2

 

Stereoscopia: soppressione dell'OS a tutte le
distanze.

 

Diagnosi: - exotropia in OS (strabismo
divergente OS con corrispondenza retinica anormale) motivata da una
situazione di forte anisometropia miopica OS.

 

Commento: la posizione divergente dell'OS è
tipica di un occhio ipo- o non vedente che si posiziona in una situazione
anatomica di riposo, ovvero in leggera divergenza. 

 

Al fine di determinare la lunghezza del bulbo
oculare durante la perizia è stata eseguita una biometria.

 

(…). 

 

Risultato della biometria:

 

lunghezza assiale occhio destro: 23.67 mm

lunghezza assiale occhio sinistro: 29.54 mm

 

Conclusione:

 

I reperti ottenuti dall'esame sopra descritto ci
permettono di giungere alle conclusioni seguenti:

 

la lettura della cartella clinica dell'Ospedale
di __________ ci permette di affermare che come terapia è stata eseguita una
criocoagulazione, un'evacuazione del fluido sottoretinico nella zona di
distacco, e un piombaggio radiale.

 

L'esame degli atti e l'esame del fondo oculare ci
permettono di affermare che non è stato eseguito un cerchiaggio
dell'occhio.

 

Gli interrogativi della dottoressa __________
quanto alla presenza di un eventuale cerchiaggio espressi nel suo rapporto del
19.5.2000 possono quindi essere chiariti, in quanto non è stata attuata la posa
di un cerchiaggio.

 

Questo è importante in quanto il cerchiaggio può
aumentare la miopia mentre il piombaggio radiale non ha influsso sulla
lunghezza assiale del bulbo.

 

L'esame biometrico ha potuto mettere in evidenza
un occhio destro di lunghezza normale e un occhio sinistro di lunghezza molto
aumentata (29.54 mm).

 

Si può quindi chiarire con certezza
praticamente assoluta che il paziente presentava già prima dell'incidente
un'importantissima miopia dell'occhio sinistro di circa 15 diottrie.

 

Escludo che prima dell'intervento potesse
esistere una miopia di sole 4 diottrie: una modificazione di tale entità non è
possibile.

 

L'occhio miope è morfologicamente un occhio
troppo lungo e più la taglia del bulbo oculare è grande, più la retina è
stirata, sottile e quindi più facile ai distacchi.

 

Dalla lettura degli atti si evince che il
paziente aveva già subito molteplici piccoli traumi cranici prima
dell'incidente ma è in seguito al trauma del 30.7.1997 che la retina si è
distaccata nel settore temporale superiore.

 

L'esame fluoangiografico ha messo in evidenza una
retina senza gravi alterazioni morfologiche nella sua porzione centrale,
l'esame ortottico ha evidenziato uno strabismo divergente, frequente negli
occhi ipovedenti.

 

L'esame oftalmologico non ci permette di
stabilire quale fosse la migliore vista con correzione prima dell'incidente
(lente a contatto), l'operazione di distacco della retina ha interessato solo
la porzione periferica della stessa e l'esame fundoscopico nonché l'angiografia
non hanno messo in evidenza traumatismi particolari.

 

 

Quello che si può affermare con sicurezza è
che già prima dell'incidente, il visus non corretto era inferiore all'1%.

 

 

Diagnosi:

 

Occhio destro: situazione normale.

 

Occhio sinistro:  - miopia magna già presente da
anni

- distacco
della retina nel settore temporale  superiore in seguito a trauma cranico del
30.7.1997 con piombaggio temporale superiore

- exotropia OS

- visus
ridotto al 10% in seguito ad alterazioni morfologiche della retina nella
regione maculare." 

                                         (XV, p.
2-7). 

 

                                         Rispondendo
al quesito n. 2 di parte convenuta, rispettivamente n. 7 di parte ricorrente,
il perito giudiziario ha categoricamente escluso che il qui insorgente, tenuto
conto dei postumi infortunistici all'occhio sinistro, presenti degli
impedimenti nell'esercizio della sua originaria professione:

 

" 
Tenuto conto del danno all'occhio sinistro
il ricorrente è ancora in grado di esercitare l'attività di isolatore e/o di
muratore così come vige sul mercato generale del lavoro?

 

Sì, in quanto dal punto di vista oftalmologico è
possibile esercitare tale attività sia con una situazione di monocolo
congenitale e quindi in assenza di stereoscopia, sia in una situazione di
monocolarità acquisita, dopo un periodo d'attesa e di adattamento, normalmente
situabile attorno ai 3 mesi. Da rilevare che dall'anamnesi e dagli atti non
risulta che il paziente potesse salire sui ponteggi unicamente con la
correzione di lente a contatto sull'occhio sinistro e che il visus non corretto
prima dell'incidente era sicuramente inferiore all'1%.

 

Quale rendimento può essere esatto? Può
essere esatto un rendimento del 100%? Tenuto conto della situazione esistente
al momento del rilascio della decisione su opposizione si poteva prevedere un
miglioramento della situazione grazie al processo di adattamento/assuefazione?

 

Sì, in quanto dopo un periodo di adattamento le
mansioni di questa professione possono essere eseguite anche monocolarmente. Il
processo di adattamento/assuefazione alla nuova situazione si compie per il 90%
nei mesi susseguenti al traumatismo. Da notare però che verosimilmente il
paziente adempiva ai suoi compiti in una situazione già di monocolarità." (XV, p. 8).

 

" 
In attività lavorative che si svolgono al
suolo (che implichino, ad esempio, un'attività di guida di un automezzo) quali
limitazioni funzionali possono derivare dall'assenza di visione stereoscopica?

 

Per quanto riguarda la specifica professione del
paziente non esistono limitazioni alla sua attività lavorativa dovute allo
status oculistico.

 

La guida di un autoveicolo fino a 3.5 tonnellate
è senz'altro possibile. Da notare che nel rapporto del Dr. __________, il
paziente affermava aver abbandonato temporaneamente l'uso del veicolo, ma l'adattamento
alla stereoscopia sopravvenuto nel frattempo permette ora al paziente (cfr.
anamnesi della visita peritale) di guidare normalmente un veicolo." (XV, p. 12). 

 

                                         Il dottor
__________ ha poi esplicitamente dichiarato di non ritenere che __________ si
discosti dal profilo di quegli assicurati monocoli descritti dalla
giurisprudenza (cfr. LV, risposta al quesito n. 3 di parte convenuta). 

                                         Egli ha,
d'altro canto, escluso che i disturbi denunciati dall'insorgente - quali
vertigini, perdita dell'equilibrio e cefalee - siano da ricondurre al danno
oculare riportato a seguito dell'infortunio assicurato, rispettivamente,
all'assenza di visione stereoscopica:

 

" 
E' corretto affermare che, a causa del
danno alla salute diagnosticato il 16.12.1997 dal dr.med. __________, siano
insorti disturbi quali vertigini e perdita dell'equilibrio?

 

I disturbi quali vertigini e perdita
dell'equilibrio sono piuttosto dovuti ad un'eventuale trauma cranico con
conseguenze sul sistema vestibolare dell'equilibrio ma non sono verosimilmente
in rapporto con l'accaduto oculare.

 

 

E' corretto affermare che tali disturbi
siano determinati dall'assenza di visione stereoscopica provocatasi a seguito
dell'incidente subito?

 

L'assenza di visione stereoscopica non provoca
vertigini e non crea perdite dell'equilibrio, piuttosto nei primi mesi
eventualmente una difficoltà nell'incedere.

 

 

E' corretto affermare che, secondo la
dottrina medica, una costante assenza di visione stereoscopica determini
l'insorgere di vertigini?

 

No, l'assenza di stereoscopia non determina
l'insorgere di vertigini.

 

 

E' corretto affermare che, secondo la
dottrina medica, una costante assenza di visione stereoscopica determini
l'insorgere di mal di testa/cefalee?

 

No."
(XV, risposta ai quesiti n. 1, 2, 3 e 4 di parte
ricorrente).

 

                                         Il dottor
__________ - trattandosi dei disturbi dell'equilibrio accusati da __________ -
ha quindi suggerito l'esecuzione di una valutazione __________:

 

" 
I disturbi dell'equilibrio comportano una
diversa impostazione dell'abituale attività lavorativa dell'assicurato, nel
senso di una limitazione ai soli lavori eseguiti al suolo, in quanto sono da
evitare quelli eseguiti su scale o ponteggi, che richiedano un certo
equilibrio?

 

I disturbi dell'equilibrio secondo il perito non
sono in rapporto con lo stato oftalmologico, per cui non è il perito
oftalmologico che può rispondere a questa domanda.

 

Per rispondere a questa domanda, è necessario
oggettivare i disturbi dell'equilibrio da parte di un perito
otorinolaringoiatra e metterli poi in relazione alla possibilità di lavorare su
scale o ponteggi.

 

Per quanto concerne lo status oftalmologico la
possibilità di lavorare su scale o ponteggi, dopo 4 anni, non è compromessa." 

                                         (XV,
risposta al quesito n. 6 di parte ricorrente).

 

                                         Le
considerazioni enunciate dal perito giudiziario - il cui referto peritale
risulta essere senz'altro completo sui punti litigiosi, chiaro nell'esposizione
degli elementi sanitari e nella valutazione della situazione (cfr. RJJ 1995
pag. 44; RAMI 1991 U133 pag. 312 consid. 1b), ragione per cui deve essergli
riconosciuta piena forza probante - permettono a questa Corte di pervenire alla
conclusione che __________ sarebbe in grado di riprendere l'originaria attività
di isolatore, senza accusare alcuna riduzione di rendimento. 

                                         Il TCA
non ignora, beninteso, il fatto che tanto il dottor __________ (cfr. doc. _)
quanto il dottor __________, nel quadro della perizia multidisciplinare
predisposta dall'UAI (cfr. XXVII 1), ambedue specialisti in oftalmologia, sono
di avviso contrario. 

                                         Nondimeno,
la loro opinione non può bastare a porre in dubbio quella più generalmente
diffusa secondo cui gli infortunati che lamentano un danno alla salute analogo
a quello di cui l'assicurato è portatore riescono, di regola, a recuperare, per
assuefazione ed adattamento, le facoltà originarie, tesi che ha ancora trovato
piena conferma nella perizia del dottor _______. 

                                         Pertanto
- in considerazione anche della ancor giovane età dell'assicurato (1962),
fattore questo che nell'ipotesi di perdita del visus di un occhio incide
favorevolmente sulla facoltà di adattamento e, quindi, sulla capacità
lavorativa (cfr. RAMI 1986 U3 p. 261 consid. 3a; STFA 15.12.1992 in re M. e
27.7.1999 in re M. D., ambedue inedite) - non si giustifica di porre l'insorgente
al beneficio di una rendita d'invalidità a carattere permanente, neppure di
minima entità.

                                         Tale
conclusione si rivela, peraltro conforme - oltre che alla suddetta sentenza
pubblicata in RAMI 1986 - alla recente  pronunzia del 5 dicembre 2000 nella
causa L. L. c/ INSAI, in cui il TFA ha confermato la decisione mediante la
quale l'Istituto assicuratore convenuto aveva riconosciuto una rendita
d'invalidità degressiva (20 e 10%) della durata di due anni ad un muratore
totalmente privato dell'acuità visiva all'occhio destro. 

 

                            2.2.5.   __________ ha
affermato, a più riprese, di soffrire di vertigini e di perdita
dell'equilibrio, qualora fosse chiamato a svolgere dei lavori ad una certa
altezza dal suolo. Ciò gli sarebbe d'impedimento nell'esercizio dell'attività
di isolatore. 

                                         Da parte
sua, il dottor __________ ha categoricamente escluso che i suddetti disturbi
siano da ricondurre al danno oculare lamentato dall'assicurato,
rispettivamente, all'assenza di visione stereoscopica (cfr. XV, risposta ai
quesiti n. 1, 2, 3 e 4 di parte ricorrente), indicando che i medesimi vanno
piuttosto investigati dal profilo ORL (cfr. XV, risposta al quesito n. 6 di
parte ricorrente).

                                         Dalle
tavole processuali emerge che, a suo tempo, l'insorgente è già stato sottoposto
ad un'accurata visita di controllo da parte del dottor __________, __________
di otorinolaringoiatria presso l'Ospedale regionale di __________, il quale non
ha però potuto oggettivare alcuna patologia:

 

" 
Stato ORL:

lo stato rinofaringolaringoscopico è normale salvo
una leggera deviazione del setto nasale che non ha tuttavia significato
clinico.

 

Esame otoscopico: i timpani sono calmi e mobili
dalle due parti.

 

Esame acumetrico e audiometrico: la prova di Weber non è lateralizzata, il Rinne è positivo dalle
due parti. Al controllo audiometrico la curva aerea è nei limiti fisiologici
dalle due parti. 

 

Esame vestibolare: alle prove spontanee nessuna deviazione.

 

Elettronistagmografia: assenza di nistagmo spontaneo, alla provocazione calorica la
reazione sia a destra che a sinistra è normale e simmetrica per frequenza,
intensità e durata del nistagmo."
(doc. _). 

 

                                         I
disturbi dell'equilibrio lamentati dall'assicurato sono pure stati valutati da
parte del dottor __________, spec. FMH in neurologia, nell'ambito della perizia
del __________. 

                                         Il dottor
__________ ha riferito di uno stato neurologico perfettamente normale e di non
aver potuto mettere in evidenza nessun deficit vestibolo-cerebrale, così come
nessun nistagmo patologico né spontaneo nelle prove di provocazione. Egli ha
quindi interpretato i disturbi vertiginosi come funzionali, fisiologici ed in
parte soggettivi nel quadro di uno stato ansioso (cfr. XXVII 2)

                                         A notare,
al riguardo, che anche i medici del Servizio di neurologia dell'Ospedale di
__________, che visitarono il ricorrente nel giugno 1999, non evidenziarono
alcunché d'anormale e prescrissero finalmente una terapia antidepressiva e
ipnoinducente (cfr. doc. _). 

                                         Attentamente
esaminata la documentazione medica all'inserto, appare evidente come nessuno
fra gli specialisti man mano consultati, sia
riuscito ad oggettivare, da un profilo medico-scientifico, un reperto somatico
di natura post-traumatica, suscettibile di spiegare la sintomatologia lamentata
dall'assicurato. In siffatte circostanze, il giudice delle assicurazioni
sociali - a maggior ragione - non può ammettere l’esistenza di una relazione di
causalità naturale con l’infortunio assicurato (cfr., in questo senso, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, SZS
2/1994, p. 105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das
Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen
Beschwerden und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt
des organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten
Fall, trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender
Wahrscheinlichkeit beweisen, enfällt insofern die Leistungspflicht der
Unfallversicherer ohne weiteres”).

                                         Se ne
deduce, dunque, che l'Istituto assicuratore convenuto non può essere ritenuto
responsabile per le turbe dell'equilibrio di cui soffre __________ e, in ultima
analisi, dell'inabilità lavorativa che eventualmente ne deriva. 

 

                            2.2.6.   Tanto con
decisione formale 9 settembre 1999 (cfr. doc. _) che con l'impugnata decisione
su opposizione (cfr. doc. _), l'__________ ha negato il proprio obbligo
contributivo relativamente ai disturbi psichici accusati dall'insorgente,
ritenendo fare difetto l'adeguatezza del nesso di causalità. 

                                         Leggendo
l'atto ricorsuale 8 marzo 2000, è lecito chiedersi se __________ - assistito da
un avvocato - abbia effettivamente inteso contestare anche questo aspetto (cfr.
I), di modo che si potrebbe pensare ad una crescita in giudicato parziale della
decisione su opposizione 23 novembre 1999 emanata dall'assicuratore LAINF. 

 

 

                                         Il TCA
ritiene comunque che la questione non meriti d'essere ulteriormente
approfondita, nella misura in cui, in ogni caso, la responsabilità
dell'__________ va negata. 

 

                                         In data
14 febbraio 2001, __________ è stato periziato dal dottor __________,
__________ di psichiatria e psicologia medica di __________. 

                                         Ora, a
mente dello __________ consultato dall'AI, i disturbi psichici presentati
dall'assicurato traggono origine, non dall'evento traumatico del luglio 1997,
ma piuttosto dal suo licenziamento avvenuto nel giugno 1999, un avvenimento che
ha sconvolto la sua vita e le sue prospettive (cfr. doc. _). 

                                         Il dottor
__________ ha affermato, altresì, che l'assicurato si è quasi del tutto ripreso
dall'importante stato depressivo reattivo in cui era caduto, di modo che egli
non presenta attualmente alcuna patologia psichiatria invalidante. 

 

                                         Sulla
base delle risultanze della perizia allestita dallo psichiatra __________, può
essere affermato che le turbe psichiche di cui __________ ha sofferto, non
hanno verosimilmente avuto un'eziologia traumatica. L'assicuratore LAINF
convenuto ha, pertanto, correttamente negato la propria responsabilità al
riguardo. 

                                         Visto
quanto precede, può rimanere senz'altro insoluta la questione di sapere se i
disturbi psichici costituiscono una conseguenza adeguata dell'infortunio 30
luglio 1997, questione peraltro risolta negativamente dall'assicuratore
infortuni (cfr. doc. _, p. 4-5). 

 

 

                               2.3.   Indennità
per menomazione dell'integrità

 

                            2.3.1.   Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'in­fortunio, accusa una menomazione importante e dure­vole all'in­tegrità
fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità
(art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

 

                            2.3.2.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i pre­supposti per la concessione dell'indennità giusta
l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se vero­similmente
sussisterà tutta la vita al­meno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 pag. 438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli artt. 24ss. LAINF è,
dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il
pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., pag. 121).

 

                            2.3.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nel­l'Allegato
3 dell'OAINF. 

 

                                         Una
tabella elenca una serie di le­sioni indicando per cia­scuna il tasso normale
di indenni­z­zazione, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo
del guadagno assicu­rato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U48 pag. 235 consid. 2a e
sentenze ivi cita­te). Deve essere intesa come una norma valida "nel caso
normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate se­condo i tas­si previsti
tabellarmente per menoma­zioni di ana­loga gra­vità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nes­suna indennità verrà versata se la menomazione dell'inte­­­­­­gri­tà
risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si terrà
adeguatamente conto di un aggravamento prevedibile della menomazione
dell'integrità. È esclusa la revisione.

 

 

                            2.3.4.   L'__________
ha allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che
integrano quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. DTFA 7.12.1988 in re A. P.; RAMI 1989, U71, pag.
221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987, U21, pag. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                            2.3.5.   In concreto,
l'__________ ha negato all'assicurato il diritto di percepire un'indennità per
menomazione dell'integrità a causa della quasi completa perdita dell'acuità
visiva all'occhio sinistro (cfr. doc. _, p. 9). Per fare ciò, l'Istituto
assicuratore convenuto si è essenzialmente fondato sull'opinione espressa dalla
dottoressa __________ , oftalmologa attiva presso la Divisione medica di
__________, riguardo segnatamente lo stato visivo pre-infortunistico. Ad
esempio, nel rapporto 11 novembre 1999, essa ha enunciato le seguenti
considerazioni:

 

" 
Oben genannter Patient erlitt 1997 ein Trauma,
welches zur starken Visusverminderung am linken Auge führte. 

Vorbestehend und unbestritten ist eine
hochgradige Myopie. Dies wird sowohl vom später behandelnden Arzt Dr.
__________ erwähnt, wie auch damals vom behandelnden Arzt im Ospedale di
Circolo __________. Leider fehlen zahlenmässige Angaben. Die ersten Werte, die
in den Akten vorzufinden sind stammen vom 18.8.97, 8 Tage nach der
chirurgischen Versorgung (10.8.97). Die Werte betragen -14 sph -1.0 cyl in 180°
(siehe Krankengeschichte des erwähnten Spital).

Im späteren Verlauf erhöht sich
die Myopie auf -17 sph (siehe Zeugnisse Dr. __________). Der Patient selbst
kann sich nicht genau an die Werte seiner Myopie erinnern (ca -4.0 sph).

Tatsache ist, dass er bei Eintritt als Kontaktlinsenenträger
diagnostiziert wurde wegen Kurzsichtigkeit im linken Auge. Das rechte Auge wies
damals einen vollen Visus auf ohne Korrektur.

Aufgrund des dürftigen Operationsbericht ist mir
nicht ganz klar, was genau gemacht wurde. Es scheint sich um eine Punktion der
subretinalen Flüssigkeit sowie um eine episklerale Plombe zu behandeln. Auch
wenn jetzt noch zusätzlich eine Cerclage gemacht wurde oder eine
Glaskörper-Entfernung, die zu einer Veränderung des Auges hätte führen können,
hätten diese Eingriffe nie und nimmer eine Myopie -14 Dioptrien induziert. In
der Regel beträgt die induzierte Myopie nach solchen Eingriffen höchstens -3,
vielleicht -4 bis -5 Dioptrien. Aufgrund dieser Tatsachen kann gesagt werden,
dass bei einer aktuellen Myopie von -17 Dioptrien sicher eine hohe
vorbestehende Myopie vorhanden war von minimal -10 Dioptrien, wenn nicht sogar
-14 Dioptrien, wie kurzfristig postoperativ vermerkt.

Der Patient behauptet, dass er vor dem Unfall
bestens ohne Brille funktioniert habe. Dies ist nachvollziehbar, weil er rechts
noch ein gutes Auge besitzt und mit diesem Auge einen vollen Visus aufwies ohne
Brille.

 

 

Unser Gesetz sieht vor, dass für Unfälle vor dem
1.1.84 keine Integritätsentschädigung geschuldet ist. Vom 1.1.84 bis 1.1.89
wurde der Integritätsschaden mit Korrektur bestimmt. Aufgrund eines
Bundesgerichts-Entscheides musste ab dem 1.1.89 bis
zum 1.1.98 ohne Korrektur beurteilt werden. Ab 1.1.98 wird der
Integritätsschaden wieder mit Korrektur bestimmt.

 

 

Unser Patient erlitt seines Unfall 1997: so fällt
er in die zeitliche Spanne, in der der Integritätsschaden ohne Korrektur
bestimmt wurde. Somit kann zusammengefasst werden, dass der Patient ohne Unfall
bei einer vorbestehenden Myopie bereits einen Integritätsschaden von ca. 30%
hatte. Siehe "Refraktionsbestimmung", Heinz Diepes, __________.
Pforzheim: Eine Minuskorrektur von -2.0 sph ergibt einen unkorrigierten Visus
von 0.06. So wäre bei einer angenommenen Korrektur von -4 sph wie der Patient
annimmt, der Visus sicher noch tiefer und bei -10 sph höchstens Handbewegung
oder Fingerzählen, so dass gesetzeskonform keine Verschlechterung stattgefunden
hat.

 

Subjektiv ist es nachvollziehbar, dass für den
Patienten dies nicht der Fall ist. Da er vorher mit Korrektur einen brauchbaren
Visus erlangen konnte und jetzt eben nicht.

 

Glücklicherweise wurde am 1.1.98 die Bewertung
des Integritätsschadens wieder geändert, nämlich: mit Korrektur, um all diesen
Patienten gerecht zu werten!."
(doc. _). 

 

                                         Da parte
sua, il ricorrente ha postulato l’assegnazione di un’IMI del 30% (cfr. I, p.
7), facendo riferimento all'allegato 3 all'OAINF che prevede, in caso di
perdita unilaterale della vista, il versamento di un'indennità appunto del 30%.

 

                                         Il perito
giudiziario, il dottor __________, ha, anch’esso, avuto modo di pronunciarsi in
merito alla presenza o meno di un’importante e durevole menomazione
dell’integrità, rispondendo, specificatamente, al quesito n. 4.2 di parte
convenuta:

 

" 
Tenuto conto del danno alla salute
preesistente come valuta l'indennità per
menomazione all'integrità netta?

 

Oftalmologicamente la presenza di un piombaggio,
il gonfiore congiuntivale, la necessità di istillare delle gocce portano alla
valutazione di una menomazione dell'integrità netta del 5%."

                                         (XV, p. 9
- la sottolineatura è del redattore). 

 

 

                                         Per quel
che concerne lo stato preesistente, il dottor __________ ha sostanzialmente
condiviso la tesi difesa dall'oftalmologa di fiducia dell'__________:

 

" 
A quanto ammonta la perdita dell'acuità
visiva esistente prima dell'infortunio?

 

Prima dell'infortunio, l'acuità visiva senza correzione era sicuramente inferiore all'1%,
come lo è ora. Quindi per quanto concerne l'acuità visiva non corretta non
vi è differenza.

 

 

Per quanto concerne l'acuità visiva corretta è
impossibile sapere come vedeva il paziente 4 anni fa prima dell'incidente con
lente a contatto: sapendo che ora tale acuità visiva è del 10% con correzione
massima è impossibile stabilire una differenza. Non vi sono però elementi
medici che potrebbero spiegare un calo di visus, in quanto il traumatismo e la
susseguente operazione non hanno interessato la zona centrale della retina" 

                                         (XV,
risposta al quesito n. 4.1 di parte convenuta - la sottolineatura è del
redattore). 

 

                                         Sulla
scorta di quanto precede, è dunque a ragione che l'Istituto assicuratore
convenuto ha negato la corresponsione di un'IMI per la perdita del visus.
Va ricordato che secondo la  giurisprudenza di cui alla DTF 115 V 147,
determinante per valutare la menomazione dell'integrità, è la vista senza
correzione e non quella corretta con occhiali o lenti a contatto (prassi
decaduta a seguito della modifica del 15 dicembre 1997 dell'OAINF, entrata in
vigore il 1° gennaio 1998; cfr., trattandosi del diritto intertemporale, l'art.
147a). 

 

                                         Va,
comunque, osservato come il dottor ________ abbia riconosciuto una menomazione
dell'integrità pari al 5%, ritenuta "… la presenza di un piombaggio, il
gonfiore congiuntivale, la necessità di istillare delle gocce …" (cfr. XV,
risposta al quesito 4.2 di parte convenuta). 

                                         Da parte
sua, l'assicuratore LAINF ha censurato la valutazione del perito giudiziario,
facendo presente che "… in base alla tabella 11 delle Comunicazioni della
Divisione medica, quanto enunciato dal perito, non comporta un danno
all'integrità. Con apprezzamento 26.1.2001 la dott.ssa _______________ indica
poi che sia il gonfiore così come pure la necessità di applicare delle gocce
non perdureranno vita natural durante e non sono importanti ai sensi
dell'OAINF" (cfr. XVII e allegato). 

 

                                         Il TCA
ha, quindi, provveduto a nuovamente consultare il
perito giudiziario proprio in merito al carattere durevole delle
menomazioni da lui poste in luce. Questa la risposta fornita dal dottor
________:

 

" 
Attraverso un accurato e circostanziato rapporto
medico siamo riusciti a delucidare molti importanti elementi concernenti questo
caso.

Non esistono però elementi scientifici per
rispondere al quesito che lei mi pone attualmente, vale a dire se la necessità
d'istillare gocce perdurerà per tutta la vita.

Concordo con la Dottoressa __________ che con i
mesi o gli anni il gonfiore congiuntivale sparisce.

L'occhio può però rimanere sensibile e, se questo
disturba il paziente, questo dipende molto dalla
soglia del dolore che è differente in ognuno di noi.

Devo però affermare basandomi sulla mia
esperienza, che più il paziente è giovane e più la prognosi è favorevole,
quindi nel caso del signor _________ penso che col passare dei mesi ma al
massimo qualche anno la necessità di stillare le gocce possa sparire, ma
ripeto, non lo si può affermare con certezza matematica in quanto qui ci
addentriamo nel campo delle speculazioni.

 

Mi permetta ancora un'ultima osservazione di
natura giuridica: se la Dottoressa __________ sostiene che la menomazione
dovuta alla necessità di istillare delle gocce è troppo ridotta per portare ad
un risarcimento cade il problema di sapere se vi sia necessità d'istillare le
gocce oppure no: mi sembra che la Dottoressa __________, dal punto di vista
giuridico, le due cose"
(XXIX). 

 

                                         Alla luce
delle considerazioni enunciate dal perito giudiziario, non si può certo
concludere che, secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, il
gonfiore congiuntivale e la necessità di istillare delle gocce sussisteranno
tutta la vita almeno con identica gravità, così come l'esige esplicitamente
l'art. 36 cpv. 1 OAINF (cfr., al proposito, Th. Frei, Die Integritätsentschädigung
nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Tesi Friborgo
1998, p. 36ss.). È, invece, piuttosto vero il contrario. 

 

                                         Fissando
al 5% la menomazione dell'integrità, il dottor __________ aveva preso in
considerazione, fra l'altro, la presenza di un piombaggio nell'occhio sinistro.
Ora - siccome né il gonfiore congiuntivale né la necessità di istillare delle
gocce danno diritto ad un'indennità per menomazione dell'integrità, in quanto
non hanno un carattere durevole - la presenza del piombaggio, da sola, non
raggiunge ovviamente la soglia del 5% stabilita dalla cifra 1 dell'Allegato 3
all'OAINF. 

 

                                         In esito
ai considerandi che precedono, __________ non ha affatto diritto ad
un'indennità per menomazione dell'integrità. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti