# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 287f3193-6cd3-58fd-8b8e-f236087a3095
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-06-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.06.2001 31.2000.24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2000-24_2001-06-21.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2000.00024

   

  ZA/nh

  	
  Lugano

  21 giugno 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 26 aprile
2000 ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  __________, 

   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

   

  
	
  in relazione
  alla fallita

  	
  __________

  

                                         

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La
__________ è stata iscritta a Registro di Commercio il __________ 1993 (FUSC
del __________ 1993), a seguito delle modifiche statutarie, segnatamente la
nuova ragione sociale (precedente __________) ed il trasferimento della sede da
__________ a __________ (cfr. doc. _).

                                         Lo scopo
sociale consisteva nell'esercizio di un'impresa di costruzioni, lavori edili di
sotto e sopra struttura, ecc. (cfr. doc. _)

                                         

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 12 agosto 1992,
con diritto di firma individuale (cfr. doc. _).

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa __________ in qualità di datrice di
lavoro dal 1° aprile 1993 al 31 dicembre 1998. Dal 1° gennaio 1999 la società è
iscritta, nel registro degli affiliati della Cassa, quale ente senza salari.

 

                                         A detta
della Cassa, la __________ è entrata in mora con il pagamento dei contributi
sin dal 1994. La Cassa avrebbe iniziato per questo motivo ad inviare
sistematicamente delle diffide dal mese di aprile 1994 ed ha promosso delle
procedure esecutive dal mese di giugno 1994.

                                         Per i
contributi rimasti scoperti, l'UE di __________ in data 27 aprile 1999
rispettivamente 16 agosto 1999 ha rilasciato cinque attestati di carenza beni
per un totale di fr. 18'796.50 (cfr. doc. _).

                                         La
società è stata sciolta in seguito a fallimento pronunciato con decreto della
Pretura del Distretto di __________ del 26 giugno 2000 (FUSC del __________
2000).

 

                                         L'ammontare
complessivo dei contributi non soluti dal 1996 al 1998, incluse le spese
esecutive e gli interessi di mora, ammonta a fr. 33'214.35 (cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 1° marzo 2000 la Cassa ha emesso
nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS
per fr. 33'214.35 concernente i contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non
versati dal 1996 al 1998 (cfr. doc. _).

 

                               1.3.   Con
opposizione 28 marzo 2000, __________ respinge l'addebito di intenzionalità e
grave negligenza, ritenuto che sarebbe stata la crisi del mercato settoriale ed
il fallimento di un debitore a determinare la difficile situazione della
società.

                                         Il
convenuto ha chiesto inoltre la sospensione della vertenza sino all'assemblea
generale, in occasione della quale si sarebbero decise le sorti della società
(cfr. doc. _). 

 

                               1.4.   Con
petizione 26 aprile 2000, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
risarcimento di fr. 33'214.35, in quanto il convenuto non avrebbe ottemperato
agli obblighi di diligenza e vigilanza. La Cassa ha inoltre argomentato come
segue:

 

"  Anche
l'affermazione della controparte secondo la quale la difficile situazione
finanziaria sopraggiunta alla società, sarebbe dipesa dalla congiuntura
negativa ‑ crisi del settore edilizio ‑, non è sufficiente, secondo
la costante giurisprudenza, per escludere una responsabilità degli
amministratori (STFA inedita del 15 febbraio 1995 in re K.I., consid. 5b).

 

Inoltre, non va dimenticato che gli amministratori devono prestare
particolare attenzione nel caso in cui siano a conoscenza del fatto che la
ditta sta attraversando una crisi finanziaria (DTF 114 V 219, consid. 4a e 4b =
RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e 4b).

 

Prove: C.S.

 

3.3

L'attrice rileva infine che ha dovuto sollecitare già dal mese di aprile
1994, mediante intimazioni ex art. 37 OAVS, il pagamento dei contributi
paritetici e dal mese di giugno 1994 ha iniziato le procedure esecutive
(la prova è a disposizione, qualora venisse richiesta).

La società ha pagato i contributi sino al 1995 e degli acconti per
il 1996. Tuttavia, sono ancora scoperti i contributi paritetici 1996 (saldo),
1997 e 1998.

 

Trattandosi di una morosità durevole, questa permette di dedurre
che la società ha procrastinato e differito costantemente il pagamento dei
contributi.

 

Tale agire fa sorgere la
responsabilità dell'amministratore, al quale incombe per legge la massima
vigilanza nella conduzione e nel controllo della società (STFA inedita del 27
giugno 1994 in re M. A.).

 

Prove: C.S.

 

4.

In siffatte circostanze, le
argomentazioni addotte dalla controparte non possono essere ritenute dei validi
motivi di discolpa e giustificazione. Di conseguenza, l'attrice ritiene il
convenuto responsabile del danno patito dalla Cassa.

 

Prove: C.S.

 

5.

Da ultimo, l'attrice rileva che la
sospensione della vertenza sino all'esito dell'assemblea generale prevista per
il mese di giugno p.v., formulata dalla controparte, non può essere accolta.

 

Infatti, qualora la Cassa ritiene
che sussista responsabilità dell'organo ‑ come nella fattispecie ‑
ella deve promuovere, entro 30 giorni dal l'opposizione, l'azione risarcitoria
innanzi all'autorità di ricorso del Cantone ove è domiciliato il datore di
lavoro, ex art. 81 cpv. 3 OAVS.

 

Se la Cassa così non agisse,
interverrebbe la perenzione dell'azione e implicitamente l'accoglimento
dell'opposizione." 

 (cfr. doc. _)

 

                               1.5.   Con risposta
7 giugno 2000 il convenuto, ribadendo quanto espresso con l'opposizione, ha
precisato:

 

"1)    La
società __________ ha cessato ogni attività dal 1.1.1999 per mancanza di
lavoro.

 

2)   L'assemblea
della società che si riunirà a fine mese deciderà se depositare o meno i
bilanci con la relativa pronuncia del fallimento.

 

3)   Di fatto la
società non ha più mezzi propri per cui sono stati già rilasciati degli
attestati di carenza beni.

 

4)   Negli anni
1997‑1998 la società ha subito perdite importanti dovute o a fallimento o
a mancati pagamenti di vari clienti.

 

5)   La morosità della ditta è diventata palese a partire
dagli anni predetti.

 

6)   Vari
tentativi di ripresa si sono verificati vani a causa della mancanza di lavoro
per cui problema della liquidità ha pregiudicato il pagamento regolare degli
oneri sociali.

 

Il sottoscritto respinge le accuse di aver determinato
intenzionalmente o per negligenza un danno alla Cassa di Compensazione."

(cfr. doc. _)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa D.C.,
I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   In virtù
dell'art. 52 LAVS "il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di
compensazione i danni da lui causati violando, intenzionalmente o per
negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione
delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del
datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro
(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA
1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité
de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2
pag. 163). 

                                         In questo
contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo
in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta
ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i
contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito
richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società
esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla
notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di
risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.
137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. critica in M.
Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers in der AHV, Diss. Winterthur
1989 pag. 63).

 

                               2.3.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid 5b). L'ammontare del danno corrisponde a quello
dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 =
RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione; i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione ; le spese
esecutive, gli interessi moratori (cfr. la giurisprudenza citata in  Trisconi-Rossetti,
L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei
confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s).

 

                                       Nell'evenienza concreta,
dagli specchietti concernenti l'evoluzione del debito contributivo (cfr. doc.
_), dagli estratti conto dei contributi e dai quaderni dei salari (cfr. doc.
_), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati. Il danno ammonta
dunque a fr. 33'214.35 (cfr. consid. 1.4.). 

 

                                       L'importo del contendere non
è del resto stato contestato dal convenuto.

 

                               2.4.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.5.   La Cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213). 

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b; RCC 1985 p. 604
consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.6.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)

                                       

                               2.7.   Il convenuto
respinge l'addebito di intenzionalità e grave negligenza, ritenuto che sarebbe
stata la crisi del mercato settoriale, il fallimento o il mancato pagamento di
diversi clienti a determinare la difficile situazione della società.

                                         In sede
di opposizione il convenuto ha chiesto inoltre la sospensione della vertenza
sino all'assemblea generale, in occasione della quale si sarebbero decise le
sorti della società (cfr. consid. 1.3).

 

                                         Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa G.C.; inc. __________), la responsabilità del datore di lavoro ai
sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se
stessa, né a eventuali cause di un fallimento. 

 

                                         Nell'evenienza
concreta, dagli atti risulta che la Cassa ha dovuto diffidare e precettare la
ditta sin dal primo trimestre 1996. La Cassa sostiene che la morosità della
ditta è iniziata sin dal mese di aprile del 1994, affermazione non contestata
dal convenuto (cfr. doc. _). La situazione è precipitata nel corso del quarto
trimestre del 1996, periodo a partire dal quale non è più stato corrisposto
nulla alla Cassa, provocando un buco contributivo di oltre due anni (cfr. doc.
_).

                                         A detta
del convenuto, la società ha attraversato una fase di difficoltà economiche a
causa della diminuzione delle entrate e del fallimento di alcuni clienti con il
conseguente mancato pagamento di fatture. Tale situazione di illiquidità,
riconosciuta dal convenuto, doveva indurre lo stesso ad una seria riflessione
sulla reale possibilità di sopravvivenza della società, indipendentemente dal
fatto di poter o meno incassare determinate fatture. Come ha avuto modo di
affermare il TFA, poiché quella del settore immobiliare è una crisi notoria,
l'amministratore deve sapere che possono sorgere delle complicanze al momento
dell'incasso dei crediti (STFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa O.
G, H 193/96, consid. 3c).

                                         In questo
senso, il Tribunale federale delle assicurazioni ha precisato che la ditta che
attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati
deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA non pubblicata del 7
maggio 1997 nella causa M.V., H 336/95, consid. 3d).

                                         In
un'altra sentenza il TFA ha ancora ribadito che l’organo della società deve
prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto
che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA del 16 aprile 1998
in re O. G. p. 6 e giurisprudenza ivi citata).

                                         Quella
della ditta __________ non è stata una crisi passeggera di qualche mese. Le
prime avvisaglie di difficoltà finanziarie erano emerse, a detta della Cassa,
già nel 1994, circostanza non contestata dal convenuto. In ogni caso la
morosità della ditta è stata ampiamente comprovata dal 1996 (cfr. doc. _).

                                         Anche se
la ditta è riuscita a pagare i contributi sino al 1995 e gli acconti del 1996,
a mente del TCA la ditta non ha adempiuto ai suoi obblighi per un lasso di
tempo troppo lungo per ammettere un qualsiasi motivo di discolpa ai sensi della
giurisprudenza sopra citata (cfr. consid. 2.5). Inoltre il convenuto non ha
reso verosimile che vi erano seri e oggettivi motivi per presumere che i
contributi potessero essere versati entro un breve termine. Lo conferma il
lungo periodo di vuoto contributivo (conguaglio 1996, contributi 1997 e 1998). 

                                         Ora,
l'avere procrastinato costantemente il pagamento dei contributi paritetici e
averlo differito a partire dal primo trimestre 1997 è segno di una negligenza
non indifferente del datore di lavoro e fa sorgere la responsabilità degli
amministratori, cui incombeva per legge la massima vigilanza nella conduzione e
nel controllo della società.

                                         Il
mancato pagamento dei premi era dunque da considerare cronico. 

                                         Va al
riguardo ricordato che il TFA ha considerato tale il mancato pagamento dei
contributi durante numerosi mesi (STFA del 7 maggio 1997 nella causa G.G; cfr.
anche STFA del 7 maggio 1997 nella causa M.V,  in cui il mancato pagamento è
durato all’incirca dieci mesi). L'Alta Corte ha per contro ritenuto
giustificato il mancato versamento della durata di tre mesi se tuttavia
precedentemente i contributi erano stati versati regolarmente (DTF 121 V 243).

Secondo la giurisprudenza del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di
giustificazione se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era
cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure
esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA inedita
del 27 giugno 1994 in re M.A.). 

                                         Inoltre,
secondo l'Alta Corte, nemmeno l’illiquidità della società giustifica il
procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari
criteri di discolpa posti dalla giurisprudenza federale (STCA 4 maggio 1995
nelle cause M.J., M.M., B.N. e P. L.).

In concreto, non è dunque affatto accertato, con l'alto grado di
verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza, che la scelta di differire il
pagamento dei contributi paritetici fosse, secondo una valutazione ragionevole,
obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società; e nemmeno è
assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare
entro breve termine la Cassa di compensazione riguardo ad ogni suo credito (DTF
108 V 188).

                                         Viste le
circostanze rilevate era pensabile il contrario.

                                         Accettando
il mandato di amministratore unico della __________, __________, ha assunto
tutti gli oneri che da tale funzione derivano, doveri che risultano accresciuti quando si tratti, come in concreto, di
un amministratore unico (STFA non pubblicata del 5 aprile 2001,
nella causa A., H 436/00, consid. 3b; DTF
112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III 198 consid. 3a). 

                                         Ne
consegue che __________ dovrà risarcire il danno subito dalla Cassa per il
mancato versamento dei contributi da parte della __________.

 

                                         La
richiesta di sospensione formulata dal convenuto, non può essere in ogni caso
accolta visto che la ditta è fallita nel giugno del 2000, per cui tale
richiesta non viene nemmeno esaminata. Va per altro aggiunto che la Cassa in
ogni caso doveva promuovere entro 30 giorni dall'opposizione l'azione
risarcitoria ex art. 81 cpv. 3 OAVS, pena la perenzione dell'azione.

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione é accolta.

                                         §
Di conseguenza __________ è condannato a versare alla Cassa __________ fr.
33'214.35.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti