# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b884480a-315e-5906-9216-833a1dd30166
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.03.2022 32.2021.120
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2021-120_2022-03-07.html

## Full Text

Incarto
  n.

  32.2021.120

   

  FC

  	
  Lugano

  7 marzo 2022   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 novembre 2021 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 12 ottobre 2021 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

                                  

                          1.1.  RI 1, nata nel 1982, l’11 novembre
2020, adducendo problemi psichiatrici, ha presentato una domanda di prestazioni
per adulti. 

                                  Eseguiti i necessari accertamenti
medici (includenti una perizia psichiatrica eseguita dal __________) ed
economici, con decisione del 12 ottobre 2021, confermativa di un progetto del
10 giugno 2021 e dopo valutazione del referto dello psichiatra curante prodotto
in fase di osservazioni al progetto di decisione, l’Ufficio assicurazione
invalidità (di seguito: UAI), non essendo stata accertata alcuna inabilità
lavorativa, ha negato il diritto ad una rendita d’invalidità e a provvedimenti
professionali.

 

                          1.2.  Con ricorso al TCA l'assicurata,
assistita dall’avv. RA 1, contesta le conclusioni mediche tratte dall’UAI, sottolineando
le sue precarie condizioni di salute e chiedendo l’annullamento della decisione
e l’attribuzione di una rendita intera d’invalidità, e in via subordinata il
rinvio dell’incarto all’amministrazione per far eseguire una nuova perizia. Delle
singole allegazioni ricorsuali si dirà, nella misura nel necessario, nel
merito. Chiede inoltre di essere ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio (doc. I). 

                                  

                          1.3.  Con
risposta di causa del 24 novembre 2021 l’UAI postula la reiezione del ricorso e
la conferma della decisione contestata, ritenendo corretta la valutazione
medico-teorica, sulla base della perizia allestita dalla dr.ssa __________ del __________.

 

considerato                 in diritto

                                                                   

                          2.1.  Il
TCA è chiamato a stabilire se l’amministrazione ha correttamente o meno
rifiutato di assegnare all’assicurata una rendita di invalidità.

                                  Va rilevato che il 1° gennaio
2022, ossia dopo l’emanazione della decisione impugnata, è entrata in vigore
una (importante) modifica della LAI e dell’OAI che concerne (anche) il diritto
alla rendita (cfr. RU 2021 705).

                                  Occorre tuttavia ricordare che
per la disamina del diritto a una rendita di invalidità eventualmente già
insorto in precedenza, di norma, occorre rifarsi alle regole generali del
diritto intertemporale secondo cui sono applicabili le disposizioni in vigore
al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1,
pag. 446 seg. con riferimento a DTF 130 V 329). 

                                  In concreto al ricorso contro la
decisione emanata il 12 ottobre 2021 – data che, di principio, delimita
temporalmente il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali (cfr.
DTF 132 V 220 consid. 3.1.1) – si applicano le norme sostanziali in vigore fino
a quel momento. Ogni riferimento alle norme applicabili in concreto, salvo
indicazione contraria, va quindi inteso nel tenore in vigore fino al 31
dicembre 2021. 

 

                          2.2.  Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                  Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.),
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
2007, p. 1411, n. 46). 

Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata. La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                  Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).                        

                                  Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

                                  

                          2.3.  Se, però, un assicurato maggiorenne
non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione
nei suoi confronti del concetto di incapacità di guadagno non è possibile,
poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e
propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da
questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                  Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3
LPGA (cfr. art. 5 LAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni
consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità;
SVR 1996 IV Nr. 76 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136).

                                  In questo senso, l'art. 28a cpv.
2 LAI prevede che l'invalidità dell'assicurato che non esercita un'attività
lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente
esigere che intraprenda un'attività lucrativa è valutata, in deroga
all'articolo 16 LPGA, in funzione dell'incapacità di svolgere le mansioni
consuete.

                                  L’art. 27 cpv. 1 prima frase OAI,
nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2017, precisa a sua volta che per
mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata
nell'economia domestica s'intendono in particolare gli usuali lavori domestici,
l'educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità.

                                  Secondo la prassi amministrativa,
per il confronto si considerano soltanto attività assimilabili a quelle
lucrative (come il lavoro domestico, amministrazione di patrimoni, attività
benevole gratuite, ecc.). Sono quindi escluse le attività del tempo libero (N.
3082 delle Direttive concernenti l'invalidità e la grande invalidità (CIGI),
edite dall'UFAS, in vigore dal 2015 nel tenore in essere fino al 31 dicembre
2017). L'invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle
attività domestiche, da effettuare mediante un'inchiesta domiciliare (DTF 130 V
97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c). Si paragonano quindi le attività
svolte dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con
quelle che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere
da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc,
Les assurances sociales en Suisse, 1995, pag. 458; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145).

                                  Di regola si presume che non vi è
impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua
economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire
da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC
1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa
dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione
professionale del congiunto e dalle circostanze locali.

                                  Si distinguono quindi tre tipi di
famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia
che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa
dell'altro.

 

                                  Nel tenore in vigore dal 1. gennaio
2018, l’art. 27 cpv. 1 OAI prevede che per mansioni consuete secondo l'articolo
7 capoverso 2 LAI di assicurati occupati nell'economia domestica s'intendono
gli usuali lavori domestici nonché la cura e l'assistenza ai familiari, di membri
di comunità di religiosi ogni attività svolta nella comunità.

                                  Con la modifica dell’Ordinanza
sono state adeguate le attività nell’ambito delle mansioni consuete svolte
dalle persone occupate nell’economia domestica (cfr. Leuenberger - Mauro, “Changements dans la méthode mixte”,
in Sécurité sociale 1/2018 pag. 40 segg. (45-46). Come emerge dalle spiegazioni
pubblicate dall’UFAS alla Modifica dell’OAI – Valutazione dell’invalidità per
gli assicurati che esercitano un’attività lucrativa a tempo parziale (metodo
misto) – in merito agli adeguamenti dal 1° gennaio 2018 concernenti
l’applicazione del metodo misto in seguito alla sentenza 7186/09 della Corte
europea dei diritto dell’uomo del 2 febbraio 2016, si è dunque posto l’accento
sulle attività che possono essere equiparate a un’attività lucrativa ai sensi
dell’art. 7 cpv. 2 LAI.

                                  Si tratta delle attività che
soddisfano il criterio dei terzi, vale a dire che, in caso di impossibilità
dell’assicurato di svolgerle da sé, possono essere tipicamente eseguite da
terzi dietro pagamento. Le attività volontarie svolte al di fuori dell’economia
domestica, come le attività artistiche o di pubblica utilità, non possono
invece essere equiparate a un’attività lucrativa e quindi riconosciute come
mansioni consuete, se non in casi speciali (DTF 130 V 360 consid. 3.3.2).
Queste occupazioni non vanno dunque disciplinate in modo generale dall’OAI e
pertanto non sono più espressamente menzionate nell’Ordinanza (cfr. punto 1.2
pag. 6 delle citate spiegazioni dell’UFAS).

                                  Dal 1. gennaio 2018 il nuovo art.
27 OAI pone quindi l’accento sui lavori domestici necessari che possono essere
equiparati ad un’attività lucrativa.

                                  Per stabilire se un’attività
nell’ambito delle mansioni consuete possa essere equiparata a un’attività
lucrativa, è determinante il criterio dei terzi e quindi bisogna chiedersi se
si tratti di un’attività che può essere eseguita da terzi (persone o ditte)
dietro pagamento. È per esempio il caso di lavori domestici necessari come la
pianificazione e l’organizzazione della conduzione dell’economia domestica, la
preparazione dei pasti (inclusa la pulizia della cucina), la pulizia
dell’abitazione, gli acquisti e le altre mansioni nonché il bucato e la
manutenzione dei vestiti. Se non possono essere ripartite tra gli altri familiari
nel quadro dell’obbligo di ridurre il danno, infatti, queste attività dovranno
essere affidate a servizi esterni a pagamento (persone di servizio). Oltre ai
citati classici lavori domestici, va considerata anche la cura e l’assistenza
ai familiari; rilevante è però che essi vivano nella stessa economia domestica
dell’assicurato.

                                  Va ancora osservato che sia per i
lavori domestici che per la cura e l’assistenza ai familiari, non si tiene però
conto delle attività che vengono già svolte da terzi. Sono infatti prese in
considerazione esclusivamente le attività che vengono affidate a terzi a
proprie spese solo dopo l’insorgere del danno alla salute. Se, per
contro, l’assicurato ricorreva a prestazioni di terzi a proprie spese già prima
dell’insorgere del danno alla salute, allora per queste attività non v’è una
limitazione da considerare, dato che continuano ad essere svolte da terzi come
prima.

                                  Ritenuto come la modifica
riguardante le mansioni consuete nell’economia domestica ha dunque lo scopo di
porre l’accento sulle attività fondamentali di ogni economia domestica, le
attività puramente ricreative - le attività artistiche e di pubblica utilità
vanno qualificate quali attività puramente ricreative, se non possono essere
eseguite da terzi dietro pagamento - non rientrano tra le attività da
considerare nell’ambito delle mansioni consuete (DTF 125 V 157 consid. 5c/bb).

 

                                  Le nuove norme dell’Ordinanza
hanno comportato anche la modifica della CIGI, la quale ai NN. 3081 segg.
spiega come deve procedere l’assistente sociale nella sua inchiesta domiciliare
per calcolare il grado di invalidità in generale.

 

                          2.4.  Per quel che concerne l’invalidità
psichica, con due sentenze 8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre 2017,
pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il Tribunale federale ha stabilito che
la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi persistenti secondo cui
la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona interessata siano da
accertare alla luce di indicatori, va applicata per tutte le malattie
psichiche. Ciò significa, in particolare per depressioni lievi fino a
medio-gravi, che non avrà più il medesimo significato il precedente criterio della
“resistenza alle terapie” come condizione necessaria per la concessione di una
rendita AI (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre
2017).

                                  Nel 2015 il Tribunale federale
aveva modificato la sua prassi per l’accertamento del diritto a una rendita AI
in presenza di disturbi somatoformi senza cause organiche oggettivabili (dolori
somatoformi) e analoghe affezioni psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato
stampa del Tribunale federale del 17 giugno 2015). In questi casi la decisione
sul diritto a una rendita AI deve avvenire attraverso una procedura probatoria
strutturata. In tale ambito, occorre valutare l'effettivo potenziale di
rendimento raggiungibile dalla persona interessata, considerando da un lato i
fattori di carico esterno di diminuzione del potenziale da un altro lato i
fattori positivi di compensazione (risorse) in una valutazione complessiva
commisurata al caso singolo. Determinanti come indicatori sono tra l'altro
l'intensità della diagnosi e dei sintomi, l'assunzione effettiva di una
terapia, il decorso e l'esito di terapie come anche gli sforzi per il
reinserimento professionale, le patologie associate, sviluppo e la struttura
della personalità, il contesto sociale della persona interessata e l'insorgenza
delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti della vita (lavoro e tempo
libero). Come in precedenza la persona assicurata sopporta l'onere della prova
(cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).

                                  Nelle due sentenze del 30
novembre 2017 il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la procedura
appena descritta deve essere applicata in futuro all'esame di tutti i casi ove
è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, ossia in
particolare anche nell'eventualità di depressione lieve fino a medio-grave. 

                                  Le malattie psichiche possono
essere individuate e dimostrate in linea di principio soltanto in maniera
limitata con criteri oggettivi. Anche se una classificazione medica è
necessaria e secondo la scienza è presupposta una diagnosi, dal profilo
giuridico non è possibile accontentarsi solo di questo. Piuttosto è decisiva la
questione delle ripercussioni funzionali di un disturbo. Per la valutazione
delle conseguenze di un’affezione psichica la diagnosi non è più centrale.

                                  Soltanto da quell'elemento non
emerge alcuna attestazione sulle prestazioni lavorative della persona toccata.
È proprio per questa ragione che per tutte le malattie psichiche deve essere
applicata una procedura probatoria fondata su indicatori, soprattutto in
presenza di simili disturbi che in sostanza si accomunano per problemi
probatori. Eventualmente si dovrà secondo la specifica sindrome nella
valutazione dei singoli indicatori provvedere ad alcuni adattamenti. Per motivi
scaturenti dal principio di proporzionalità, si potrà prescindere da un
procedimento probatorio strutturato, laddove si dimostrasse inutile o
addirittura inadatto. La realizzazione di questa evenienza deve essere valutata
secondo la necessità probatoria concreta. La prova di un'invalidità
pensionabile può in genere essere ritenuta apportata, se nell'ambito di un
esame complessivo risulta un quadro coerente di limitazione della capacità
lavorativa in tutti gli ambiti della vita. La mancanza di tale indicazione fa
comportare conseguentemente l'assenza di prova atta a dimostrare una
limitazione della capacità lavorativa, aspetto che si ripercuote
conseguentemente a sfavore della persona toccata.

                                  Secondo la giurisprudenza
precedente del Tribunale federale riguardante le depressioni da lievi a medio
gravi, le malattie corrispondenti potevano essere considerate invalidanti, solo
se era stata dimostrata una "resistenza alle terapie". Con il
cambiamento di prassi adottato dal TF questo concetto non vale più in maniera
assoluta.

                                  Ora invece, come nelle altre
malattie psichiche, la questione decisiva è se la persona interessata riesca a
presentare sulla base di un metro di valutazione oggettivo la prova di
un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia,
in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi deve ad
ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell'apprezzamento delle
prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata (cfr.
comunicato stampa del TF del 14 dicembre 2017).

                                  Con sentenza 9C_845/2016 del 27
dicembre 2017 il TF, con riferimento alle pronunzie 8C_841/2016 e 8C_130/2017
del 30 novembre 2017, al consid. 3.5.1., ha ribadito che le perizie raccolte
secondo il vecchio standard processuale non perdono di per sé il loro valore
probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo
caso, alla luce delle sue specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate
nel ricorso, se il fatto di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova
disponibili per prendere la decisione impugnata è o no conforme al diritto
federale (STCA 32.2017.116 del 22 febbraio 2018, consid. 2.3 e 32.2017.137 del
26 febbraio 2018, consid. 2.3). 

                                  Questa giurisprudenza è stata
confermata in una sentenza 8C_409/2017 del 21 marzo 2018, pubblicata in DTF 144
V 50 (STCA 32.2017.176 del 14 agosto 2018, consid. 2.6).

                                  

                                  Il TF ha confermato la
giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409 e 143 V 418 anche in seguito (cfr. STF
9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 consid. 3.3.1 e 3.3.2; STF 8C_6/2018 del 2
agosto 2018 consid. 4.1, 4.2 e 4.3; cfr. anche STCA 32.2018.145 del 21 ottobre
2019; STCA 32.2019.47 del 24 febbraio 2020).

                                

                          2.5.  Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

                                  Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. 

                                  Determinante quindi per stabilire
se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova,
né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto
(DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                  Le perizie affidate dagli organi
dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a
medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM)
dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che
se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono
essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio delle perizie SAM, sotto il
profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo e della parità delle armi
vedi la DTF 136 V 376.

                                  Nella DTF 137 V 210 il TF ha
concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione
attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione
invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è
di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid.
2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto
necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione
a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia;
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e
rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e
3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid.
4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                  Se vi sono dei rapporti medici
contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero
materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto
che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; sul valore probatorio
delle certificazioni dei medici curanti cfr. al consid. 2.9).

                                  Va poi rilevato che, affinché un
esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere
diverse condizioni (Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT 2003-II p. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale
vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127
V 294). In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le
considerazioni di Mosimann. In
particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS/RSAS 1999 p. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                  Il perito deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere
premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita
d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                  Del resto, un rifiuto di una
rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze
tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei
dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura,
le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001 e
32.2019.174 del 13 luglio 2020; STF I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in
DTF 130 V 352).                      

 

                          2.6.  Ricevuta la domanda di prestazioni
del novembre 2020, valutati vari certificati medici dei curanti, in particolare
degli psichiatri del __________ e della Clinica __________ - segnatamente del
dr. __________ del __________ del 30 gennaio, 23 marzo, 16 giugno e 24 agosto
2020, certificanti un’inabilità lavorativa dal gennaio 2020 fino al 30
settembre 2020 (doc. AI pag. 1- 4) -  l’amministrazione ha interpellato il dr. __________,
internista curante, il quale, poste le diagnosi di “sindrome/disturbo misto
ansioso-depressivo severo”, ha riferito che l’assicurata era nota per un
disturbo misto ansioso-depressivo severo, con ricovero in clinica psichiatrica
a __________ nel 2016, per tentamen mentre era in stato interessante, quindi
nel luglio e ottobre 2019 alla __________ di __________. Secondo il curante
attualmente era stabile dal punto di vista dell’umore, “sempre sintomi
negativi, di tipo down, ma tenuta sotto controllo grazie a farmaci e
psicoterapia ogni 15 giorni”, non esprimendosi sulla capacità lavorativa,
ma definendo la prognosi sulla capacità lavorativa “negativa per i prossimi
anni” (doc. AI pag. 31). Dalla documentazione agli atti si evince che in
occasione del ricovero presso la __________ di __________ dal 26 al 28 giugno
2019, con diagnosi alla dimissione di disturbo misto ansioso-depressivo (ICD 10
F41.2), venivano descritte difficoltà di adattamento di vita in Ticino, con
all’ingresso un timismo in asse, mimica e gestica adeguate, assenza di
suicidalità attiva, impulsività o discontrollo (doc. AI pag. 102). Dal 12 al 17
settembre 2019 vi era quindi stato un secondo ricovero, a titolo volontario
(doc. AI pag. 104). In seguito l’assicurata aveva nuovamente cambiato
psichiatra passando al dr. __________ e quindi dal settembre 2020 alla dr.ssa __________,
psichiatra. Quest’ultima, nel suo rapporto del 16 dicembre 2020, ha confermato
la diagnosi di “sindrome depressiva ricorrente in disturbo misto di
personalità con tratti istrionici e dipendenti (ICD 10 F33. e F61)” e
riferito che da quando la seguiva "non si sono verificati altri episodi
di depressione franca", ma "episodiche recrudescenze
dell’ansia anche molto intensa, anche a fronte di stimoli di modesta entità",
ed ancora "in ambiente estraneo tende ad entrare in un clima di allarme
in cui si sente sotto pressione, quasi minacciata dall'esterno pur escludendo
una vera e propria ideazione delirante persecutoria". La curante ha quindi
attestato un’inabilità completa dal settembre 2020 “nell’attività svolta
finora” (precisando nondimeno che l’assicurata “non ha mai lavorato,
salvo sporadiche lezioni di pianoforte”), a causa di “difficoltà di attenzione
e concentrazione, vulnerabilità a stress anche modesti con forti rialzi ansiosi
e conseguente recrudescenza della sintomatologia di cui si è detto, grandi
difficoltà nelle relazioni sociali”. A suo avviso invece nelle mansioni
domestiche la paziente “non era limitata nella propria abitazione”.
Riguardo ai referti oggettivi la specialista ha riferito che “Attualmente la
paziente presenta umore ai limiti inferiori della norma, l’appiattimento
affettivo e discreta labilità emotiva. Ella va inoltre incontro a episodiche
recrudescenze dell'ansia anche molto intensa, anche di fronte a stimoli di
modesta entità. In particolare riferisce che quando si trova in ambiente
estraneo o con persone che non conosce tende ad entrare in un clima di allarme
nel quale si sente sotto pressione e quasi "minacciata" dall'esterno
per cui sente il bisogno di allontanarsi da quella situazione. Dai suoi
racconti non emerge lo sviluppo di una vera e propria ideazione delirante
persecutoria, dal momento che mantiene la critica e, se confrontata, anche
l'esame di realtà: ammette cioè che la situazione non è oggettivamente minacciosa
ma che questo è il suo vissuto” (doc. AI pag. 55). 

                                  La dr.ssa __________ del __________ di __________, nel
rapporto del 25 gennaio 2021, riferito di avere avuto in cura la paziente dal
13 agosto al 2 settembre 2020, attestata un’inabilità lavorativa dal 13 agosto al
30 settembre 2020, per la diagnosi di “disturbo  depressivo ricorrente,
episodio di media gravità in atto (ICD 10 F 33.1), disturbo di
personalità emotivamente instabile, tipo borderline (F60.31), anamnesticamente
gli aspetti psicopatologici vengono riportati già nella tarda adolescenza”, ha
rilevato che l’assicurata necessitava di una presa a carico psichiatrica
psicoterapeutica di lunga durata e riguardo alle limitazioni funzionali ha
indicato che “soprattutto le difficoltà relazionali pongono limiti
importanti nelle attività che richiedono l’interfacciarsi con il pubblico. Tale
valutazione posta in base all’ultimo colloquio. Lasciamo al curante attuale di
esprimersi più in dettaglio al riguardo” (doc. AI pag. 64). 

                                  

                                  Valutata
la documentazione, i medici SMR dr. __________ e dr. __________, quest’ultimo
psichiatra, hanno ritenuto indicato procedere ad una perizia psichiatrica, della
cui esecuzione è stata incaricata la dr.ssa __________, specialista in
psichiatria del __________.  

                                  Agli
atti a disposizione della perita sono stati versati anche i rapporti della __________
di __________ relativi ai ricoveri dal 26 al 28 giugno 2019 e dal 12 al 17
settembre 2019 (per la diagnosi di “disturbo misto ansioso-depressivo ICD 10
F41.2”) (doc. AI pag. 104).

                                  

                                  Nella
perizia di 22 pagine del 10 maggio 2021, la dr.ssa __________, sulla base di un
accurato esame clinico sull’arco di due visite (con l’ausilio di un interprete),
degli atti all’inserto, così come di accertamenti ematologici, ha posto le
seguenti diagnosi:

 

" 6.1. Diagnosi
(DSM) con ripercussioni sulla capacità di lavoro

Nessuna. 

 

6.2 Diagnosi (DSM 5) senza ripercussioni sulla capacità di
lavoro

Disturbo dell'adattamento con sintomi misti ansioso-depressivi ad
andamento persistente (F 43.23) in personalità con aspetti misti di tipo
prevalentemente istrionico-borderline.”

                                  

                                  Ha contestualmente motivato le
discrepanze rispetto alle diagnosi formulate dai curanti esprimendosi come
segue:

 

" (…)

6. Discussione diagnostica

Ci si confronta con un quadro, in base al riferito, esordito in
età adolescenziale e caratterizzato da periodi di instabilità timica associate
a comportamenti impulsivi, minacce autolesive, bisogni di attenzione e di appoggiarsi
ad altri, senso di vuoto e difficoltà a perseguire obiettivi che comportino
responsabilità, problematiche a livello relazionale intimo. Sono presumibili,
in base ad alcuni elementi di storia precoce, problematiche di attaccamento, l
dati anamnestici, il decorso e quanto osservato a livello di modalità comunicative,
convergono su un verosimile disturbo a carico della personalità con aspetti
misti di tipo istrionico (espressività vivace, comunicazione drammatica ed
accentuata dei vissuti, stile narrativo ad effetto, bisogni di attenzione) e
borderline (impulsività, instabilità timica, sentimenti di vuoto, pregresse minacce
autolesive). Tali caratteristiche, seppure pervasive, non hanno inficiato la
sua capacità di portare avanti gli studi, di soggiornare all'estero e di
dedicarsi, quando lo ha desiderato, ad attività nelle sue aree predilette come
quella di insegnante di pianoforte. Tale diagnosi è in accordo con quanto riportato
dall'attuale curante dr.ssa med. __________. Non si riscontrano invece nell'attualità,
né in base al decorso almeno dal 2019, i criteri necessari a porre diagnosi di
episodio depressivo. Mancano infatti tutti e tre i sintomi nucleari della
depressione (umore costantemente depresso ad un livello abnorme, anedonia,
anergia), il cognitivo, integro, non vi sono idee di colpa o di rovina, la
progettualità è direzionata verso la richiesta di separazione e la garanzia di
un supporto da parte dei Servizi Sociali del Comune. Del resto, anche la
curante ammette che "da quando la segue -ovvero da settembre 2020- non si
sono verificati altri episodi di depressione franca". Si nota che per
l'anno antecedente, non emergono dalla documentazione agli atti disturbi
qualitativamente diversi. In riferimento ai rapporti di dimissione dalla __________,
indubbiamente avvenuti in fasi di acuzie nel 2019, non emerge una franca

sintomatologia depressiva; in entrambi si pone diagnosi di
sindrome ansioso depressiva in riferimento a difficoltà di adattamento a
circostanze esterne (arrivo in Ticino, problematiche di sfratto) mentre le modalità
di ricovero, la durata della degenza e quanto descritto rimandano al suddetto
disturbo di personalità. Per quanto attiene il periodo antecedente il suo
arrivo in Ticino il solo riferito anamnestico smesso comunicato in modo
accentuato e l'assenza di documentazione specifica al riguardo, non consentono
di fare inferenze su antecedenti rispondenti ai criteri per episodio
depressivo. In merito alle episodiche recrudescenze dell'ansia in ambiente
esterno, descritte dalla curante, queste sono state poco sostanziate
dall'assicurata in sede di approfondimento peritale. Quello che è emerso è
piuttosto che l’assicurata stessa rifiuta di interagire e di integrarsi in un
luogo che giudica negativo in quanto frutto di una scelta del coniuge e non
sua, preferendo invece __________. Per il resto le capacità decisionali, previsionali
e le funzioni principali dell’Io, come si evince dalla progettualità tesa a
salvaguardare la sua sicurezza socio economica, risultano preservate. In
conclusione il quadro non pervasivo di disagio emotivo evidenziato è inquadrabile
come un disturbo dell'adattamento esordito nel 2019, nel contesto di un
preesistente disturbo misto di personalità, che ha assunto un andamento
persistente, come descritto nel DSM 5, in virtù del persistere dei fattori di
stress alla sua origine. (…)”

 

                                  Esposta la valutazione di
capacità e risorse e deficit secondo schema MINI ICF-APP, si è così espressa
riguardo alla capacità lavorativa:

 

" (…)

8.1-8.2 CL nell'attività abituale ed adeguata

In attività abituate di casalinga la GL è da considerarsi piena
(eccetto i due brevi periodi di ricovero stazionario nel 2019). In attività
adeguata alle caratteristiche di personalità e alle competenze, in un ambito
che sfrutti le conoscenze linguistiche (interprete, mediatrice culturale) o le
abilità manuali ed artistico creative (insegnante di pianoforte, pittura,
attività manuali femminili) la CL è da considerarsi altrettanto piena (eccetto
i due periodi di ricovero stazionario nel 2019).

 

8.4 Domande inerenti al caso specifico/ Economia domestica / attività
lucrativa a tempo parziale / Casi senza accertamento nell'economia domestica

Dal punto di vista medico, quali ripercussioni hanno i danni alla
salute sulle seguenti attività?

Pasti (pulire, pelare/sbucciare, cucinare, apparecchiare,
effettuare pulizia quotidiana della cucina, gestire le scorte). Nessuna
disabilita.

Pulizia ed ordine dell'alloggio (riordinare, spolverare,
passare l'aspirapolvere, lavare i pavimenti, pulire il bagno, cambiare le
lenzuola, effettuare pulizie approfondite, curare le piante, giardino ed aree adiacenti,
eliminare i rifiuti) e cura animali domestici. 

Nessuna disabilita.

Acquisti (spesa Quotidiana e settimanale), altre
commissioni (posta assicurazioni, uffici pubblici).

L'assicurata tende a delegare questi compiti esterni al coniuge ma
quando motivata, ad esempio nel seguire le pratiche con i Servizi Sociali,
appare bene in grado di attendere a queste mansioni.

Bucato e cura dei vestiti (lavare, stendere e ritirare il
bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe).

Nessuna disabilita.

Accudimento di figli o di altri familiari Nessuna
disabilita. Accudisce con cura ed attenzione la bambina seguendola nelle
attività di gioco e creative.

Quante ore la settimana sono ragionevolmente esigibili in
un'attività adeguata essendo l’assicurato contemporaneamente impegnato nelle
mansioni domestiche?

40/ore la settimana. (…)” (doc. AI pag. 136 ss.)

 

                                  A suo avviso quindi
l’assicurata, tranne i periodi di ricovero in clinica, era abile in misura
completa in ogni attività lavorativa così come nelle attività domestiche (doc.
AI pag. 137). 

                                  Il dr. __________ del SMR, nel
rapporto del 1. giugno 2021, ha aderito integralmente alle conclusioni della
perizia (doc. AI pag. 111).

 

                                  Con annotazione del 22 settembre
2021 il SMR ha confermato le sue conclusioni, anche dopo aver visionato le
osservazioni della richiedente al progetto di decisione del 10 giugno 2021 -
con il quale l’amministrazione proponeva il diniego del diritto a prestazioni
(doc. AI pag. 146) -, corredate da un rapporto medico del 9 agosto 2021 del dr.
__________, psichiatra curante dal 17 maggio 2021, e uno scritto del dr. __________
del 23 luglio 2021, sui quali ha preso posizione la dr.ssa __________ il 9
settembre 2021 (doc. AI pag. 174, 183, 188 e 194). 

                                  Di conseguenza, la decisione
contestata ha respinto il diritto a prestazioni, motivando:

 

" (…)

Esito degli accertamenti:

L'invalidità è l'incapacità di guadagno, permanente o di lunga
durata - almeno un anno - causata da un danno alla salute (art. 4 della Legge
federale sull'Assicurazione Invalidità (LAI)).

L'esauriente documentazione medica acquisita agli atti ha permesso
di stabilire che non vi è un danno alla salute che le causa un'incapacità al
guadagno, le diagnosi di cui è affetta non le comportano un'incapacità
lavorativa o un impedimento nello svolgere le attività di casalinga.

 

Osservazioni al progetto di decisione del 10.06.2021:

In data 10.08.2021 abbiamo ricevuto delle osservazioni al progetto
del 10.06.2021, contestandolo dal punto di vista medico, allegando un rapporto
medico del 09.08.2021 del Dr. __________ e un rapporto del Dr. __________ del
18.12.2001.

Abbiamo sottoposto quindi le osservazioni al Servizio Medico
Regionale (SMR) che a sua volta ha girato le obiezioni al __________ che
conclude

indicando di confermare la presa di posizione peritale.

Preso atto della risposta del __________ il SMR conferma le
conclusioni del Rapporto finale del 01.06.2021 e si conferma quindi il progetto
di decisione del 10.06.2021.”

 

                                  Di
fronte al TCA non sono state prodotte certificazioni mediche.  

                                   

                          2.7.  Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute
della ricorrente sia stato accuratamente vagliato dall’Ufficio AI prima dell’emissione
della decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione agli atti,
non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale del 10 maggio 2021 della
dr.ssa __________, specialista in psichiatria FMH del __________, da
considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i ricordati
parametri giurisprudenziali. La stessa è stata del resto attentamente vagliata
anche dal medico SMR nel rapporto del 1. giugno 2021 (doc. AI pag. 111), nel
rispetto dei parametri giurisprudenziali ricordati ai consid. 2.4 e 2.5. Questo
per i motivi che seguono. 

                                

                                  Non vi sono ragioni per scostarsi
dalle convincenti e approfondite considerazioni della perita, la quale, dopo
attenta valutazione della documentazione agli atti (inclusi i rapporti relativi
alle degenze presso la __________ nel giugno e settembre 2019), dell’anamnesi,
di un accurato esame clinico in due sessioni, l’esecuzione di esami clinici,
testistici ed ematologici e delle descrizioni soggettive, ha correttamente
ritenuto che l’assicurata non era portatrice di affezioni pschiatriche
invalidanti, ma “unicamente” di “Disturbo dell'adattamento con
sintomi misti ansioso-depressivi ad andamento persistente (F 43.23) in Personalità
con aspetti misti di tipo prevalentemente istrionico-borderline (F61)”, senza
influsso sulla capacità lavorativa. 

                                  La dr.ssa __________, dopo aver
descritto nel dettaglio l’anamnesi sociale e patologica, con la descrizione
dello svolgimento di una giornata tipo, e l’anamnesi lavorativa e personale, ha
fatto una sintesi della storia psicopatologica pregressa, illustrando come l’assicurata
avesse indicato di aver cominciato a soffrire di crisi depressive all'età di 15
anni, quando fu dichiarata "una grave depressione" da parte di
uno psichiatra che la visitava al suo domicilio, con crisi di agitazione e pianto,
come delle "scosse alla testa". In seguito, durante gli studi universitari
aveva avuto delle ricadute con crisi di angoscia e pianto, e i medici avevano
allora parlato di "disturbo borderline". Attorno ai 19 anni (2001)
aveva pure attuato un tentativo autolesivo, sempre perché "infastidita dal
vivere", assumendo medicine e alcool. Dopo aver subito attorno ai
22-23 anni un episodio di violenza sessuale con conseguente gravidanza
interrotta volontariamente, e abusi di alcool, nel 2016, quando era di nuovo
incinta, fu ricoverata a __________ in clinica psichiatrica. L’assicurata ha
quindi affermato che da quando è giunta in Ticino nel 2019 il suo stato
psichico è peggiorato non essendosi adattata al nuovo ambiente che detesta ed
essendo inoltre la relazione coniugale molto negativa. Il tutto era quindi
culminato con il ricovero presso la __________ di __________ dal 26 al 28
giugno 2019, con diagnosi alla dimissione di disturbo misto ansioso-depressivo (ICD
10 F41.2), e nuovamente dal 12 al 17 settembre 2019, per la stessa diagnosi
(cfr. rapporto del 16 dicembre 2020 della dr.ssa __________ dell'__________ di __________
citato sopra). In seguito l’assicurata aveva nuovamente cambiato psichiatra
passando al dr. __________ e quindi dal settembre 2020 alla dr.ssa __________. 

                                  La perita riferisce che anche la
curante dr.ssa __________, nel suo rapporto del 16 dicembre 2020, aveva confermato
la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente in disturbo misto di
personalità con tratti istrionici e dipendenti (ICD 10 F33 e F61) e riferito
che da quando la seguiva "non si sono verificati altri episodi di
depressione franca", ma "episodiche recrudescenze dell’ansia anche
molto intensa, anche a fronte di stimoli di modesta entità", ed ancora
"in ambiente estraneo tende ad entrare in un clima di allarme in cui si
sente sotto pressione, quasi minacciata dall'esterno pur escludendo una vera e
propria ideazione delirante persecutoria". La curante aveva quindi
giudicato l’assicurata inabile al lavoro con prognosi negativa, indicando quali
limiti “difficoltà di attenzione, concentrazione, vulnerabilità a stress
anche modesti con forti rialzi ansiosi e conseguente recrudescenza della
sintomatologia di cui si è detto, grandi difficoltà nelle relazioni sociali”.
Sia la dr.ssa __________ che l’assicurata stessa avevano in ogni modo indicato l’assenza
di limitazioni nello svolgimento dell’economia domestica (doc. AI pag. 53).

Dopo aver descritto i sintomi
soggettivi elencati dall’assicurata, quali la sensazione di essere “senza
parole", stanca, con talvolta “ancora fugaci idee autolesive”,
mentre che nel secondo colloquio peritale aveva riferito di avere “un umore
tranquillo ed un maggior distacco emotivo”, per quanto riguardava
l’esame eseguito secondo AMDP-System, la perita ha esposto:

 

" Assicurata
orientata nei parametri spazio temporali, comprende pienamente il contesto
peritale. Assenti disturbi dell’attenzione e concentrazione che sono mantenute
per l'intera durata dei due colloqui. Non si rilevano deficit della memoria di
rievocazione, anche se vi è una netta tendenza a soffermarsi di singoli ricordi
episodici ricchi di dettagli impressionistici e drammatici a discapito di una
ordinata ricostruzione e datazione degli eventi anche in merito agli ultimi
spostamenti, dal suo arrivo in Svizzera.

L'eloquio spontaneo è presente ed adeguatamente informativo,
normale la latenza alle risposte. Il pensiero è fluido, ben organizzato nel suo
corso, libero da errori della forma e del contenuto di tipo delirante. La biografia,
le modalità di comunicazione ed il dato osservazionale depongono per la presenza
di tratti di personalità misti afferenti al registro istrionico e borderline
(bisogno di attenzione

comunicazione accentuata dei vissuti, impulsività, instabilità
dell'umore, minacce autolesive). Si è soffermata, durante la ricostruzione anamnestica,
su singoli episodi aneddotici del passato mentre i contenuti spontanei attuali
sono polarizzati sulla relazione coniugale maltrattante cui desidera porre fine
e sul rifiuto di adattarsi ed integrarsi in Ticino, un luogo che ha scelto il
coniuge per contiguità con l’Italia ma che ella non percepisce come
accogliente, né familiare. L'affettività si caratterizza per un umore
sostanzialmente eutimico con aspetti di sub deflessione in relazione alle
suddette tematiche ma comunque ben reattivo alle circostanze esterne. Emergono,
bisogni di attenzione e di aiuto e resistenze, anche per le precedenti
esperienze di vita, ad assumere un ruolo attivo nel provvedere al proprio
sostentamento. Gli affetti sono mobilizzabili in presenza di reattività
edenica. Non appare apatica, né abulica. Presenta una buona iniziativa
personale, convogliata in attività ritenute prioritarie quali l'accudimento
della bambina, la pulizia dell'alloggio, il piano, la lettura, le attività
manuali e creative. L'istinto vitale è conservato e non emergono nell'attualità
idee suicidali che invece riporta nel pregresso, l livelli di energia sono
conservati. L'emotività è vivacemente espressa con tonalità intense e
drammatiche, affermazioni a carattere assoluto o estremo, vi è un solo
passaggio di irruzione di pianto subito controllato.

Al momento del colloquio non si evidenziano quote di ansia libera
ne disturbi di ansia somatizzata, in assenza di disturbi dell'area fobica
ossessiva, assenza di disturbi della coscienza dell'lo. Lamenta una significativa
insofferenza ed intolleranza al contatto con le persone in generale che cerca
perciò attivamente di evitare, ciò più sulla base di una posizione di fermo
rifiuto verso un ambiente; quello di __________, che non ha scelto, che a causa
di una reale sintomatologia ansiosa. Quando si esplorano le singole interazioni
(con i medici, con i servizi sociali) e nel qui ed ora del contatto peritale
non presenta oggettive difficoltà o disagio. La senso-percezione è libera da
errore. L'appetito è normale (sta seguendo un regime dietetico), il sonno sufficientemente
ristoratore anche grazie alla terapia. Non si sofferma in particolare su altri
sintomi somatici.”

 

                                  La perita ha ben illustrato come
i dati anamnestici, il decorso e quanto osservato a livello di modalità
comunicative, convergessero “su un verosimile disturbo a carico della
personalità con aspetti misti di tipo istrionico (espressività vivace,
comunicazione drammatica ed accentuata dei vissuti, stile narrativo ad effetto,
bisogni di attenzione) e borderline (impulsività, instabilità timica,
sentimenti di vuoto, pregresse minacce autolesive)”. 

                                  Ora, tali caratteristiche,
seppure pervasive, non avevano comunque inficiato la capacità dell’assicurata di
portare avanti gli studi, di soggiornare all'estero e di dedicarsi ad attività
nelle sue aree predilette come quella di insegnante di pianoforte. 

                                  Del resto tale conclusione
diagnostica era in linea con quanto riportato dalla curante dr.ssa __________,
rilevato come non si riscontrassero dal 2019 i criteri necessari a porre la diagnosi
di episodio depressivo. Secondo la perita in effetti facevano difetto “tutti
e tre i sintomi nucleari della depressione (umore costantemente depresso ad un
livello abnorme, anedonia, anergia), il cognitivo, integro, non vi sono idee di
colpa o di rovina, la progettualità è direzionata verso la richiesta di
separazione e la garanzia di un supporto da parte dei Servizi Sociali del
Comune”. Inoltre la perizia ha evidenziato come “anche la curante
ammette che da quando la segue - ovvero da settembre 2020 - non si sono
verificati altri episodi di depressione franca". Del resto, nemmeno dai
rapporti di dimissione dalla __________ emergeva “una franca sintomatologia
depressiva; in entrambi si pone diagnosi di sindrome ansioso depressiva in
riferimento a difficoltà di adattamento a circostanze esterne (arrivo in
Ticino, problematiche di sfratto) mentre le modalità di ricovero, la durata
della degenza e quanto descritto rimandano al suddetto disturbo di personalità”.
Per quanto atteneva il periodo antecedente il suo arrivo in Ticino, secondo la
dr.ssa __________ “il solo riferito anamnestico smesso comunicato in modo
accentuato e l'assenza di documentazione specifica al riguardo, non consentono
di fare inferenze su antecedenti rispondenti ai criteri per episodio depressivo”.

                                  Tutto ben considerato andava
quindi concluso che “le episodiche recrudescenze dell'ansia in ambiente
esterno, descritte dalla curante, queste sono state poco sostanziate
dall'assicurata in sede di approfondimento peritale”. Emergeva per contro
che l’assicurata rifiutava di interagire e di integrarsi nel luogo di
residenza, mentre che “le capacità decisionali, previsionali e le funzioni
principali dell’Io, come si evince dalla progettualità tesa a salvaguardare la
sua sicurezza socio economica, risultano preservate”. In altre parole, “il
quadro non pervasivo di disagio emotivo evidenziato è inquadrabile come un
disturbo dell'adattamento esordito nel 2019, nel contesto di un preesistente
disturbo misto di personalità, che ha assunto un andamento persistente, come
descritto nel DSM 5, in virtù' del persistere dei fattori di stress alla sua
origine”.

 

                                  La perita ha quindi esposto la
valutazione di capacità e risorse e deficit secondo schema MINI ICF-APP come
segue:

 

" (…)

7.4 Valutazione di capacità risorse e problemi

Descrizione di risorse e deficit - secondo schema MINI ICF - APP -

1. Rispetto delle regole: grado di disabilita assente.
Non presenta sintomi psicopatologici in grado di inficiare la sua capacità di
rispettare gli impegni verso i quali è ben motivata (ad esempio le pratiche con
i servizi sociali, le mansioni relative alla cura della bambina, l'attuale
dieta)

2. Organizzazione dei compiti: grado di disabilita
assente. Presenta capacità di individuare tempi e priorità per le diverse
mansioni di casalinga, mansioni cui si dedica con precisione e, nel riferito,
con

ottimi risultati.

3. Flessibilità: grado di disabilita lieve. A causa
dei tratti di personalità, la cui espressione è mediata anche da fattori socio
culturali, appare meno adattabile alle esigenze del contesto che cerca
piuttosto, in via prioritaria, di adattare alle sue esigenze.

4. Competenze: grado di disabilita assente. Le
competenze apprese risultano integre e fruibili.

5. Giudizio: grado di disabilità assente. L'esame di
realtà è mantenuto, anche se prevale uno stile attributivo di causalità degli
eventi esterno.

6. Persistenza: grado di disabilita assente. Non si
rilevano sintomi quali faticabilità-esauribilità a livello fisico o cognitivo.
In occasione del secondo colloquio ha riferito un po' di stanchezza imputabile
alla

terapia dietetica in atto con ipoglicemizzanti.

7. Assertività: grado di disabilita lieve. Tende a
comunicare in maniera accentuata il proprio malessere sia per caratteristiche
personologiche che socio culturali di provenienza.

8. Contatto con gli altri: grado di disabilita assente.
Mantiene il contatto oculare e non presenta problemi ad interagire con l'altro
qualora sia motivata a farlo.

9. Integrazione nel gruppo: grado di disabilita lieve.
Presenta alcune difficoltà ad adattarsi al contesto sociale attuale che-rifiuta
a priori in quanto identificato con una scelta del coniuge.

10. Relazioni intime: grado di disabilita lieve. La
relazione di coppia è conflittuale e per questo avviata verso la separazione.
Buone relazioni con la figlia e con la madre.

11. Attività spontanee: grado di disabilita assente.
Conduce diverse attività spontanee che vanno dalla lettura alle attività
manuali e creative.

12. Cura di sé: grado di disabilita: assente. È ben
curata nell'aspetto e nell'abbigliamento, si è data quale obiettivo di salute e
personale quello di perdere peso.

13. Mobilità: grado di disabilita assente. Non ha provveduto
alla conversione della patente di guida ma i non mostra difficoltà a spostarsi
con i mezzi qualora lo reputi opportuno e sia motivata. (…)”

 

                                  La perizia ha quindi concluso che
nell’attività abituale di casalinga la capacità lavorativa era da considerarsi
piena (eccetto i due brevi periodi di ricovero nel 2019), così come anche in attività
adeguate alle caratteristiche di personalità e alle competenze, in un ambito
che sfrutti le conoscenze linguistiche (interprete, mediatrice culturale) o le
abilità manuali ed artistico creative (insegnante di pianoforte, pittura,
attività manuali femminili). Riguardo alle attività domestiche, la perizia ha
concluso che non vi era alcuna disabilità né per quanto concerneva la
preparazione dei pasti, la pulizia e l’ordine dell’alloggio, gli acquisti
(laddove benché l’assicurata tendesse a delegare questi compiti esterni al
coniuge, se motivata appariva in grado di attendere a queste mansioni), il
bucato e la cura dei vestiti e l’accudimento della figlia. In tutte tali
attività l’assicurata era da considerare abile in misura piena (per 40 ore la
settimana; doc. AI pag. 136 ss.).

 

A tali conclusioni, ben
motivate e frutto di un approfondito esame e rispettose dei requisiti posti
dalla giurisprudenza in materia di perizie psichiatriche (cfr. al consid. 2.4.
e 2.5.; cfr. anche al consid. 2.8), questo Tribunale deve aderire. Del resto le
stesse sono state condivise anche dal medico del SMR nel rapporto finale del 1.
giugno 2021 (cfr. doc. AI pag. 111).

 

                                  In tale ambito occorre rilevare
che diversamente dai (semplici) rapporti medici interni all'assicuratore, ove è
sufficiente un minimo dubbio sull'affidabilità e sulla concludenza degli stessi
perché l'assicurato sia sottoposto a esame medico esterno, alle perizie
esperite nell'ambito della procedura amministrativa (art. 44 LPGA) o giudiziaria da medici
specialisti esterni deve essere riconosciuta piena forza probante nell'ambito
dell'accertamento dei fatti, nella misura in cui non si presentano indizi
concreti sull'affidabilità della perizia stessa (DTF 135 V 465 consid. 4.4 pag.
470; 125 V 351 consid. 3b/bb pag. 353).
Tali perizie non possono essere messe in dubbio soltanto perché giungono a
conclusioni diverse dai medici curanti. Rimangono riservati i casi in cui si
dovesse imporre un complemento al fine di chiarire alcuni aspetti o
direttamente una conclusione opposta, poiché i medici curanti lasciano emergere
aspetti importanti e non solo un'interpretazione medica puramente soggettiva. A
tal riguardo occorre ricordare la natura differente del mandato di cura e di
perito (fra tante sentenze STF 8C_532/2020 del 3 febbraio 2021 consid. 4.1;
8C_55/2018 del 30 maggio 2018 consid. 6.2 e 8C_820/2016 del 27 settembre 2017
consid. 5.3).  Il giudice si scosta pertanto dalle risultanze peritali
solo in presenza di elementi oggettivamente verificabili non presi in
considerazione nell’ambito dell’esame peritale e sufficientemente pertinenti
per rimettere in causa le conclusioni dell’esperto (cfr. STF 8C_55/2019 del 22
maggio 2019), ciò che non si avvera nel caso di specie, come meglio si dirà nel
considerando che segue.

 

                          2.8.  Il TCA non ignora la documentazione
medica versata agli atti in occasione delle osservazioni al progetto di decisione.
Sulle contestazioni dell’assicurata espresse nello scritto del 9 agosto 2021 e
su quelle evidenziate dal dr. __________ il 9 agosto 2021 ha del resto diffusamente
preso posizione la dr.ssa __________ nel complemento peritale del 9 settembre
2021 di cui meglio si dirà nel prosieguo. Per quanto riguarda i certificati
precedenti alla perizia del 10 maggio 2021, gli stessi erano già stati
adeguatamente considerati nell’ambito della perizia medesima, alle cui
considerazioni può quindi essere rinviato.  

                                  

                                  L’assicurata aveva in effetti fatto
innanzitutto pervenire un certificato medico del 23 luglio 2021 redatto in
lingua spagnola dal dr. __________, psichiatra che dichiara di aver avuto in
cura l’assicurata nel marzo/aprile del 1993 (per un quadro ansioso reattivo a
conflitti con i compagni di scuola), tra aprile e luglio 1997, luglio e agosto
2000 e infine nel periodo maggio-dicembre 2001 (con ricovero per sei giorni per
angoscia e rifiuto ad alimentarsi con idee suicidali non strutturate, dinamica
familiare tesa; doc. AI pag. 164). Nel complemento peritale del 9 settembre
2021 la dr.ssa __________ ha con pertinenza osservato che da tale
certificazione non era desumibile alcun elemento o fatto nuovo che non fosse
già noto e già riportato nella perizia, gli elementi anamnestici essendo già
stati presi in considerazione nella perizia, rilevato peraltro come non veniva
posta alcuna diagnosi categoriale ed emergeva unicamente una presa in carico
discontinua nel corso di alcuni anni. In sostanza quanto riportato dall’allora
curante dell’assicurata non aggiungeva alcun elemento di novità “se non la
conferma di quanto già riportato dall'assicurata che depone per un disturbo
personologico ad esordio in adolescenza nel contesto di una storia problematica
di attaccamento” (doc. AI pag. 175 e 176). 

                                  

                                  Riguardo alle osservazioni al
progetto di decisione del 10 giugno 2021 formulate personalmente dall’assicurata
il 9 agosto 2021, la dr.ssa __________, nel citato complemento peritale, ha rilevato
innanzitutto che le svariate correzioni suggerite rispetto ad alcuni termini
usati dalla perizia (ad esempio “paziente di origine cilena”), o ad
alcune deduzioni relative ad aspetti sociali od economici (ad esempio il fatto
che l’assicurata avesse insegnato pianoforte o il marito fosse gruista o ancora
riguardo le difficoltà economiche della coppia), quant’anche non rilevanti ai
fini peritali, erano riferite a dati che la perita aveva dedotto dagli atti a
sua disposizione, segnatamente dai rapporti di dimissione dalla __________ o
anche dalla richiesta di prestazioni. Quanto poi alle evidenziate imprecisioni
contenute nel rapporto medico del dr. __________ e della dr.ssa __________ del
16 dicembre 2020, riguardo segnatamente alla madre, la perita, oltre a rilevare
le contraddizioni in cui la stessa assicurata è caduta nella sua presa di
posizione, fa notare che essa, benché espressamente interrogata in merito in
sede peritale, non aveva fatto alcun cenno ad una presunta familiarità per
patologie psichiatriche nel ramo materno. Riguardo alla critica in merito a
quanto affermato dalla dr.ssa __________ nel rapporto medico del 16 dicembre
2020 circa il suo apprezzamento della capacità di prendersi cura della figlia e
della casa, la perizia fa giustamente rilevare che l’assicurata cade di una “palese
incongruenza”, considerato come lei stessa avesse sottolineato, anche in
sede di colloquio peritale, di occuparsi in modo accurato della casa e della
figlia. La perita ha pure sottolineato come fossero rilevabili diverse
incongruenze tra quanto sostenuto in sede di ricostruzione anamnestica e quanto
poi affermato nelle osservazioni del 9 agosto 2021. In ogni modo, secondo la
perita quanto riferito dall’assicurata rispetto alle circostanze del suo arrivo
in Ticino o alle presunte manipolazioni da parte della madre, non era comunque
tale da modificare la diagnosi di disturbo da disadattamento. Infine, la perita
ha riferito che “rispetto all'anedonia questo sintomo non è stato riportato
proprio perché non riscontrato”, osservato pure come “lo scritto
dell'assicurata denota significativi livelli di stenia, buona capacità di
analisi del contesto e di espressione (anche tenuto conto dell'aiuto di un interprete),
perseveranza nella difesa delle proprie posizioni anche attraverso affermazioni
aggiuntive o contrarie rispetto a quanto dichiarato in ambito peritale,
soprattutto in merito alla supposta inabilità in ambito domestico” (doc. AI
pag. 178).

Tutto ben considerato a ragione
la perita ha quindi concluso che lo scritto della ricorrente non apportava elementi
nuovi atti a modificare le conclusioni peritali e questo giudice deve
condividere questa conclusione.

 

Quanto al dettaglio referto
medico del dr. __________ del 9 agosto 2021, lo specialista ha precisato di
avere in cura l’assicurata dal 17 maggio 2021 e ha dichiarato di non contestare
le diagnosi psichiatriche poste nella perizia ma piuttosto “il
livello di gravità della stessa e cioè come le diagnosi viste alla luce della
realtà concreta e cioè nel loro aspetto dinamico-funzionale si ripercuotano
nella quotidianità dei suoi atti fino al punto da renderla a mio parere
manifestamente non in grado di svolgere perlomeno in una certa misura delle
attività pur essendo ella in grado 'di riconoscere il senso delle azioni e
l'influsso positivo che esse potrebbero esercitare sulla realtà posto che ella
detenesse quelle capacità di tenuta e di resistenza che essa effettivamente non
possiede”. Il curante contesta quindi la conclusione di completa abilità
lavorativa nell’attività casalinga o in attività adeguata “non adempiendo la
paziente nella realtà ad alcuno dei ruoli citati che rimangono delle astrazioni
teoricamente sostenibili ma inverosimili e soprattutto irrealizzabili dalla
paziente alla luce dei fatti accertati e della portata della psicopatologia di
cui è affetta”. Osservato tra l’altro come l’assicurata presenti aspetti
personologici deficitari preponderanti nell’espressività della sua affezione
psicopatologica, con la presenza di una instabilità emotiva permanente, e
sottolineato come contrariamente a quanto ammesso dalla perizia l’assicurata
non ha in sostanza concluso una formazione professionale, non ha mai lavorato
come pianista né svolto altre attività lavorative e si è dedicata alla musica
solo a scopo terapeutico, e sottolineato come la relazione con il coniuge fosse
da sempre caratterizzata da “ambivalenza e instabilità degli affetti e dei
sentimenti di appartenenza”, il dr. __________ si è espresso, tra l’altro,
come segue:

 

 

 

" (…)

. quanto riportato dalla Dr.ssa __________ a pag. 20 della sua;
perizia ("la prognosi di disturbo dell’adattamento non è favorevole data
anche la giovane età e le ottime risorse cognitive e formative", "si
ritiene che in una attività idonea che rispetti le esigenze di relativa
autonomia e non eccessivo contatto col pubblico la CL sia piena soprattutto
qualora si sfruttino le significative risorse presenti, in particolare la
espressività comunicativa nella relazione duale, le competenze linguistiche e
musicali, le abilità creative e manuali”) non è a mio avviso condivisibile
tenuto conto che la paziente non ha di fatto portato a termine alcun iter
formativo, ha sì delle competenze musicali ma esse si riducono a conoscenze
passate della materia che sono andate a sfumare nel corso degli anni per non
essersi ella tenuta in esercizio né tantomeno avere lavorato nel campo musicale
e per quel che riguarda le competenze linguistiche la paziente possiede
solamente una buona padronanza della lingua spagnola mentre rispetto al livello
di padronanza della lingua italiana (che a pag. 16 della sua perizia la Dr.ssa __________
descrive come "discreta") appare appena sufficiente a renderla capace
di una comprensione approssimativa dei contenuti delle comunicazioni ed è
evidente che è stato necessario avvalersi di un interprete per allestire la
perizia;

 

. quando la Dr.ssa __________ sempre a pag. 20 della sua perizia
fa riferimento a "misure di aiuto attivo al reinserimento lavorativo sono
oltremodo indicate anche per contrastare alcune posizioni regressive non legate
alla psicopatologia ma a possibili vantaggi secondari che la portano a
rifiutare un ruolo di maggiore impegno personale e ad appoggiarsi ad aiuti
esterni" tende a mio avviso a vedere la tendenza all'esonero dai compiti
come una soluzione di comodo che può essere vinta da uno sforzo della volontà e
non come a me pare più

rispondente al vero come una delle colonne portanti del disturbo
di personalità di cui ella è affetta e cioè la dipendenza patologica vissuta
come esigenza inderogabile di essere aiutata e sostenuta dal coniuge al quale,
pur con la complicazione legata alla ambivalenza della relazione di vincolo che
appare in certi momenti palesemente disfunzionale, assegna la risoluzione di
tutti i suoi compiti;

(…).

 

. a pag. 19 della perizia la Dr.ssa __________ dicendo che
"di fatto pur avendone le risorse non è mai stata economicamente
indipendente appoggiandosi prima ai -genitori, poi al coniuge (sposato nel 2016
dopo la gravidanza) ed infine alle istituzioni” giunge a mio avviso 

ad una conclusione che prescinde dalla diagnosi di disturbo
personologico da essa posta (p.to 6.2 diagnosi senza ripercussioni

sulla capacità di lavoro) o perlomeno la considera non avente una
portata tale da inficiare la sua capacità lavorativa senza però considerare la
effettiva ripercussione che il quadro psicopatologico causa alla sua capacità
di messa in atto concreta nella realtà delle sue risorse e confidando in un
teorico sforzo di volontà che renda accessibile alla paziente una sua possibile
capacità realizzativa che alla luce dei nuovi fatti non vi è mai stata e con queste
premesse non si vede come possa realizzarsi in futuro;

 

. venendo infine a quanto riportato alle pagg. 20 e 21 (p.to 7.4
Valutazione di capacità, risorse e problemi. Descrizione di risorse e deficit
secondo schema MINI ICF-APP) la Dr.ssa __________ ritiene che la paziente
"non presenta sintomi psicopatologici in grado di inficiare la sua
capacità di rispettare gli impegni verso i quali è ben motivata (ad esempio le
pratiche con i servizi sociali, le mansioni relative alla cura della bambina,
l'attuale dieta") e aggiunge che "presenta capacità di, individuare
tempi e priorità per le diverse mansioni di casalinga dedicandosi ad esse con
precisione e con ottimi risultati" quando in realtà praticamente non si
occupa della sua casa affidando questo compito al marito e limitandosi a
svolgere, anche se in verità non per la loro interezza, le mansioni relative
alla cura della figlia. A proposito della flessibilità la Dr.ssa __________ ritiene
che la paziente abbia "un grado di disabilità lieve" risultando solo
"meno adattabile alle esigenze del contesto" mentre in realtà e come
effetto del suo

disturbo di personalità risulta piuttosto volta in via prioritaria
ad adattare l'ambiente alle sue esigenze. Pur attestando un "esame di
realtà mantenuto" la Dr.ssa __________ mette in luce "uno stile
attributivo di causalità degli eventi esterno" che a mio modo di vedere
risulta un aspetto centrale della psicopatologia di cui è affetta la paziente e
che preso a sé stante la porta a premere al fine di piegare la realtà alle sue
narcisistiche esigenze. La paziente inoltre presenta come giustamente attesta
la Dr.ssa __________ "difficoltà ad adattarsi al contesto sociale
attuale" ma questo secondo me non perché lo

"rifiuta a priori in quanto identificato con una scelta del coniuge"
quanto piuttosto a causa dei tratti di personalità patologici che sono stati
evidenziati. La relazione di coppia è poi non solamente "conflittuale e
per questo avviata verso la separazione" come sostiene la Dr.ssa __________
ma caratterizzata da una sostanziale ambivalenza degli affetti, cosa che in
effetti ha portato la paziente

ora ad avviarsi in direziona della separazione ora a ripiegare in
senso

regressivo e dipendente con la richiesta per certi versi
incoerente e paradossale di investire il marito del ruolo di ideale suo curatore;
(…)” (doc. AI pag. 160 ss.)

 

                                  Ora la perita dr.ssa __________
ha preso dettagliatamente posizione nel complemento peritale del 9 settembre
2021, laddove ha innanzitutto considerato come il collega dr. __________
seguisse la paziente da relativamente poco tempo (ossia da soli tre mesi al momento
dell’estensione della sua presa di posizione) e come egli non contestasse la
diagnosi posta dalla perita bensì il livello di gravità della stessa con
particolare riferimento al disturbo di personalità che la renderebbe a suo
avviso parzialmente inabile, pur senza indicare tuttavia in che misura. Dopo
aver nuovamente sottolineato la scarsa continuità della presa a carico
psichiatrica nel corso degli anni, ha negato di aver riscontrato un’instabilità
emotiva, rilevando come del resto l’assicurata apparisse molto assorbita nella
cura e nella stimolazione adeguata della bambina, compito che richiede
certamente una quota di pazienza e stabilità emotiva. La perita ha pure escluso
la presenza di abulia-apatia, osservando come l’assicurata apparisse invece attiva
nella giornata e come lo stesso suo scritto del 9 agosto 2021 rivelasse “stenia,
iniziativa e capacità di difendere le proprie posizioni”. In conclusione, a
suo avviso lo scritto del dr. __________ costituiva essenzialmente “una
diversa valutazione del curante”, le sue osservazioni non aggiungendo “elementi
medici nuovi tali da comportare una modifica delle mie conclusioni peritali”.
Sulle puntuali critiche alla sua perizia ha esposto, tra l’altro, come segue:

 

" (…)

- la prognosi ritenuta invalidante riguardo il disturbo di personalità.

L'andamento del disturbo di personalità è cronico; nel pregresso
vi sono stati verosimilmente periodi di maggiore scompenso rispetto all'attuale
con almeno un agito impulsivo autolesivo (assunzione

incongrua di psicofarmaci nel 2001). Del ricovero a __________ non
vi è documentazione ma l’assicurata che si trovava allora incinta ha dichiarato
di averlo espressamente richiesto al ginecologo in un

momento di angoscia, l due ricoveri avvenuti in __________ nel
corso del 2019 sono stati molto brevi, le motivazioni alla causa non
perfettamente chiare: in un caso un fraintendimento con l'allora psichiatra dr.
__________, nel secondo caso una crisi di esasperazione in rapporto a
difficoltà coniugali (e forse, come indicato dall'assicurata nelle sue recenti
osservazioni, a problematiche economiche). In

entrambi i casi si è raggiunta una rapida ricompattazione del
quadro psicopatologico con dimissioni rispettivamente nell'arco di 72 ore e 5
giorni.

 

- la prognosi del disturbo da disadattamento è buona ed in merito
alla CL lavorativa completa attestata si ribadisce che si sta valutando
l'impatto dei disturbi psichici suddetti sull'attività di casalinga o in
un’attività idonea descritta come rispettosa delle esigenze di autonomia, non
con eccessivo contatto con il pubblico e che sfrutti possibilmente le
competenze linguistiche, musicali, le abilità creative o manuali. Non si è
parlato di lavori pesanti o che implichino particolari carichi di
responsabilità. Il fatto che non abbia terminato gli studi a livello
universitario, non inficia in alcun modo la sua capacità lavorativa in ambito
domestico o in un ambito adatto come quello sopra descritto. Le competenze
musicali come quelle manuali ed artistiche sono state ripetutamente sottolineate
dall'assicurata stessa in sede peritale. In merito alle competenze
linguistiche, a fronte delle motte difficoltà evocate dall'attuale curante
ricordo che l’assicurata impartiva lezioni di piano (anche se a suo dire furono
poche) a __________ dove era giunta da poco ma dove tuttavia aveva potuto ottenere,
attivandosi tramite l'assistenza, un appartamento e frequentare un corso di
lingue (come riportato sempre a pagina 10 delta perizia): (…) Aggiungo quindi
che ha dimostrato di avere in altre occasioni, quando si è trasferita
all'estero, ottime risorse e capacità di muoversi ed orientarsi nei contesti
nuovi. In famiglia ella ha dichiarato di parlare italiano e comunque queste
competenze potrebbero essere

implementate ulteriormente attraverso una formazione ad hoc, viste
le ottime capacità cognitive. Lo scritto dell’assicurata stessa con le osservazioni
sulla mia valutazione peritale (anche qualora si

sia avvalsa di una traduttrice) non fa che confermare l'ottima
capacità di analisi e comprensione dei contesti da parte dell'assicurata.

 

- Riguardo l'incongruenza tra il riferito di gravi alterazioni
dell'umore e la capacità di assolvere ai compiti domestici faccio notare che
alla pagina 15, paragrafo 3.2 la stessa affermava: "Prepara il pranzo e
riordina la cucina, la bambina è sempre con lei”. Con la figlia si dedica in
particolare a fare dei lavori manuali ritenendo che ciò sia molto importante
per sviluppare una buona motricità.

Disegnano, colorano, parlano insieme, le insegna a suonare il
pianoforte, l'aiuta a scrivere e leggere. Il padre invece si occupa
principalmente di portarla fuori a socializzare con altri bimbi. Cucina insieme
al coniuge, lei si occupa principalmente delle pulizie domestiche; non tollera
lo sporco e "pulisce sul pulito"; possiede tutti i prodotti specifici
per le pulizie, della spesa si occupa il coniuge perché preferisce non uscire
di casa e incontrare persone che la infastidiscono. Intrattiene invece buoni
rapporti con i Servizi Sociali perché vi sarebbe un operatore molto pacato e
gentile che la fa sentire a suo agio". Quello che è emerso in perizia
dunque è che dal momento che anche il coniuge si trova a casa vi è una
suddivisione di compiti in base alle inclinazioni e preferenze.

(…).

 

- Differentemente dal dr. __________ non ho riscontrato segni di
anedonia. Alla pagina 17 – esame psichico -: “gli affetti sono mobilizzabili in
presenza di reattività edonica". Tale affermazione è basata sia sull'osservazione
clinica che sul riferito del quotidiano alla pagina 15, par. 3.2: cita diverse
attività creative con la figlia e "Quali hobby oltre a suonare il
pianoforte, legge libri classici, di storia o filosofia (cita Nietzsche e
Tolstoj), si dedica a lavori manuali come il ricamo o alla pittura
astratta" riguardo la cura sì sé: "In questo periodo accusa un po' di
stanchezza perché si sta sottoponendo ad una dieta con massaggi e terapia
farmacologica prescritta da un dietologo di __________ (Saxenda-Uraglutide,
iniezioni settimanali a dosi crescenti).", ed ancora alla pagina 16 paragrafo
3.3: "Ha l'obiettivo di perdere peso per stare meglio con sé stessa ed
essere in forma per sua figlia.

(…).

 

- Riguardo le osservazioni sulla CL e sul Mini ICF app ribadisco
che il disturbo di personalità così come l'attuale disadattamento possono avere
certamente un influsso sulla CL in determinati ambiti ma non hanno alcun
impatto sulla prosecuzione delle sue attività consuete di cura della casa e
della bambina così come non precludono la possibilità di espletare in modo
pieno un'attività in ambito adatto come quello descritto. Il dr. __________
considera il fatto che non abbia concluso gli studi universitari e che non
abbia mai lavorato come elementi di dimostrazione di una inabilità lavorativa
completa in ogni attività ma non descrive, in concreto, quali sintomi
psicopatologici inficerebbero selettivamente la capacità di prendersi cura
della casa (ma non della bambina o della sua persona).

 

- Il collega afferma correttamente che l’assicurata, come effetto
de! suo disturbo di personalità, cerca in via prioritaria dì adattare
l'ambiente alle sue esigenze ma questo presuppone anche una certa

flessibilità oltreché capacità di analisi del contesto, di
pianificazione in vista di un obiettivo, nonché comprensione delle conseguenze
delle proprie ed altrui azioni, tutte risorse ben presenti nell'assicurata
anche se direzionate ad ottenere aiuti esterni ed assistenza.

 

- Riguardo la relazione di coppia si ritiene che sia proprio
nell'ambito delle relazioni che si esplica il maggiore impatto delle dinamiche disfunzionali
di personalità, non stupisce pertanto il ribaltamento

di posizioni e l'ambivalenza nei confronti del coniuge ma ancora
una volta questo non ha impatto sulla CL in ambito domestico ed adatto.” 

(doc. AI pag. 175-178)

 

                                  Al dettagliato complemento
peritale, di ben 8 pagine, nel quale la perita affronta puntualmente e con
precisione le censure sollevate dall’attuale psichiatra curante, questo
Tribunale non può che integralmente rinviare e aderire, ritenuto peraltro come il
dr. __________ non ha di seguito ritenuto di formulare alcuna ulteriore
precisazione o contestazione. Quanto esaurientemente affermato dalla perita
permette di concludere per l’assenza di elementi nuovi che non siano stati
adeguatamente esaminati nella perizia del 10 maggio 2021 o che in qualche modo
possano validamente metterne in forse le conclusioni. 

 

                                  Né infine permettono di
dipartirsi dalle complete conclusioni del perito le osservazioni formulate nel
ricorso. In particolare i ripetuti richiami ad una maggiore inabilità
lavorativa rispetto a quanto concluso dalla perizia si esauriscono in sostanza in
una diversa valutazione soggettiva, priva tuttavia di documentazione medica che
possa in qualche modo comprovare quanto affermato. Del resto nel ricorso
l’assicurata critica la perizia della dr.ssa __________, a suo avviso non sufficientemente
completa e precisa e alla quale non dovrebbe venir riconosciuto pieno valore
probatorio, ciò che di conseguenza imporrebbe l’esecuzione di una nuova
valutazione peritale, ma ripropone essenzialmente le medesime considerazioni formulate
in sede di osservazioni al progetto di decisione dalla stessa assicurata e dal
dr. __________ e sulle quali ha, come detto, preso esaustiva e convincente posizione
la dr.ssa __________ nel complemento peritale del 9 settembre 2021. 

 

Per quanto in particolare
riguarda l’allegazione per la quale la posizione della perita da un lato e
quella dello psichiatra curante dall’altro rappresentino una chiave di lettura
diametralmente opposta della situazione dell’assicurata - fatto questo che avrebbe
dovuto spingere l’Ufficio AI a far eseguire una nuova perizia -, questo
Tribunale non condivide tale assunto, posto come la perita  abbia ben
illustrato la fondatezza e la coerenza delle sue conclusioni rispettivamente il
fatto che le diverse conclusioni dei curanti circa la capacità lavorativa siano
da ricondurre essenzialmente ad una differente valutazione della fattispecie,
tratta dai sanitari che molto da vicino seguono l’assicurata.

Come detto, la perita ha tenuto
conto di tutte le problematiche lamentate dall'assicurata ponendo le diagnosi
concernenti l’insieme dei disturbi dell’interessata, peraltro sostanzialmente condivise
anche dai curanti, e valutando correttamente la sua capacità lavorativa al
termine di un’analisi approfondita che ha incluso tutti i referti medici dei
curanti. 

Occorre peraltro in questa sede
nuovamente sottolineare come per la giurisprudenza il giudice si scosta dalle
risultanze peritali solo in presenza di elementi oggettivamente verificabili
non presi in considerazione nell’ambito dell’esame peritale e sufficientemente
pertinenti per rimettere in causa le conclusioni dell’esperto (cfr. STF
8C_55/2019 del 22 maggio 2019), ciò che non si avvera nel caso di specie.

 

Infine per quanto concerne la
velata allusione riguardo al fatto che la ricorrente sarebbe stata valutata dalla
perita sulla base di due soli colloqui durati “poche ore”, va fatto
osservare che la dr.ssa __________ l’ha peritata per complessive tre ore e
mezza (doc. AI pag. 116), lasso di tempo ritenuto da lei verosimilmente sufficiente
per conoscere una persona e farsi un'idea anche di una complessa situazione
psichica. Inoltre va fatto presente che la specialista ha avuto a disposizione
l’intera documentazione medica contenuta nell’inserto, inclusi i rapporti degli
psichiatri curanti allestendo quindi un rapporto peritale comprendente una diffusa
anamnesi e descrizione dello status psichiatrico, dei dati soggettivi, delle
constatazioni obiettive, delle diagnosi come pure delle conseguenze sulla
capacità lavorativa (doc. AI pag. 116 ss.). 

                                  In merito alla durata della
perizia, va inoltre ricordato che il Tribunale federale ha già più volte
ricordato che il tempo impiegato per una visita psichiatrica deve essere
adeguato all’interrogativo e alla psicopatologia da valutare (cfr. STF 44/2017
del 9 maggio 2017, consid. 4.3., pubblicata in SVR 10/2017 IV nr. 75;
8C_47/2016 del 15 marzo 2016, consid. 3.2.2., pubblicata in SVR 2016 IV nr. 35
con riferimenti) e che il valore probatorio di un rapporto medico
non dipende, di massima, dalla durata della visita, quanto piuttosto dalla sua
completezza e concludenza (cfr. STF 9C_1013/2008 del 23 dicembre 2009, STF I
1094/06 del 14 novembre 2007, in RSAS 2008 pag. 393 consid. 3.1.1 con riferimenti;
cfr. anche STCA 32.2018.11 del 14 giugno 2018), ciò che è il caso, come detto,
con la perizia della dr.ssa __________. La critica della ricorrente relativa
alla durata della visita medica, non modifica quindi la valutazione
specialistica. 

 

                                  Va poi anche osservato che al
fine di evitare ogni possibile incomprensione tra la perita e l’assicurata, a
causa di possibili difficoltà linguistiche, la perita ha eseguito i colloqui
peritali con l’ausilio di un interprete. In proposito la dr.ssa __________, nel
complemento peritale del 9 settembre 2021, ha respinto le allusioni, formulate
in sede di osservazioni al progetto di decisione, circa l’esistenza di un
problema linguistico che può avere comportato incompletezze o omissioni
involontarie di informazioni, osservando come ciò fosse “possibile ma poco
verosimile sia perché tale evenienza è minimizzata, dalla presenza dell’interprete
sia perché, alcune omissioni, come la familiarità psichiatrica, risultano poco
spiegabili”, considerato come le domande fossero state poste dalla perita in
modo molto esplicito (doc. AI pag. 174). Anche a tali osservazioni, complete e
logiche, che non permettono a questa Corte di ammettere che vi sia stato un
problema di comprensione linguistica, non si può che aderire.

 

Non permette diversa
conclusione, infine, nemmeno l’allegazione ricorsuale per cui la ricorrente
sarebbe affetta anche da una sindrome del dolore cronico invalidante,
diagnosticata dal dr. __________, reumatologo, tale allegazione essendo rimasta
priva di alcuna certificazione medica che ne attesti l’effettiva esistenza e
natura. Ciò non senza rilevare che il dr. __________, internista curante, nel
rapporto del 25 novembre 2020, non ha fatto menzione ad una patologia
reumatologica, limitandosi a segnalare le problematiche psichiatriche oltre a “obesitas,
rapporto patologico con il cibo” (doc. AI pag. 34). 

 

                          2.9.  Sulla base di quanto esposto ai
considerandi che precedono, dal momento che le certificazioni degli specialisti
di fiducia dell'assicurata si basano sostanzialmente sul medesimo quadro
diagnostico, esse rappresentano unicamente un diverso apprezzamento delle
ripercussioni sulla capacità lavorativa del medesimo quadro patologico e
diagnostico, che non permettono quindi in alcun modo di distanziarsi dalla
valutazione operata dalla perita del __________ e dal medico SMR, che l’ha
avallata. In particolare, come affermato dalla perita, i curanti nelle loro
varie prese di posizione non hanno fornito spiegazioni convincenti circa la
discrepanza evidenziata nella perizia tra i limiti descritti e il funzionamento
oggettivo dell’interessata. Essi non hanno, come detto, presentato indizi
concreti atti a minare l’affidabilità della perizia.

Giova qui ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra
Massima Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante -
anche se specialista (cfr. STF U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) -
hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo
lega al suo paziente (cfr. STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; RAMI 2001 U 422,
p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175
consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; Spira, La preuve en droit des assurances
sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p.
269s.). Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STF I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2), ritenuto che il solo fatto che uno o più medici curanti
esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e
9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii alla giurisprudenza
ivi menzionati; sia pure evidenziato che il TF, nella STF 9C_757/2016 del 10
febbraio 2017, ha rilevato che “(…) il fatto che il medico curante la segua
da più tempo non è un criterio ritenuto dalla giurisprudenza per apprezzare il
valore probatorio di un rapporto valetudinario (cfr. DTF 125 V 351 consid.
3b/aa pag. 352 con riferimenti). Al contrario, la prassi prevede che, di
principio, deve essere considerato con la necessaria prudenza l'avviso dei
medici curanti a causa dei particolari legami che essi hanno con il paziente
(cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/cc pag. 353), per cui, secondo esperienza
comune, il medico curante tende generalmente, in caso di dubbio, a pronunciarsi
in favore del proprio paziente in ragione del rapporto di fiducia che lo unisce
a quest'ultimo. (…)” (STF 9C_757/2016 del 10 febbraio 2017, consid. 4.2)).

                                  

                                  Sia peraltro osservato che
la perizia della dr.ssa __________ non ha omesso di approfondire la severità e
la persistenza dei disturbi psichiatrici, non tralasciando di precisare anche i
motivi per i quali occorreva scostarsi dalla valutazione dei curanti.

                                  

                                  Occorre
quindi concludere che l’assicurata non ha prodotto documentazione rilevante o
fornito elementi che consentano in qualche modo a questo Tribunale di
considerare inattendibili le conclusioni della dr.ssa __________ e del SMR e,
quindi, dell’Ufficio AI, dalle cui conclusioni in merito alla capacità
lavorativa della decisione contestata non è quindi possibile dipartirsi. Né del
resto l’assicurata ha prodotto documentazione attestante un danno alla salute
d’entità maggiore, la presenza di altre patologie invalidanti o un
peggioramento successivo alla perizia e entro la data della decisione
contestata (ribadito che per costante giurisprudenza il giudice delle
assicurazioni sociali si basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino
al momento del provvedimento contestato; cfr. DTF 132 V 220 consid. 3.1.1). 

                                  Va qui ricordato che se da una
parte la procedura davanti al
TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il
giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva
che tale principio non è assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal
dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158
consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di
collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare, ove
ciò fosse ragionevolmente esigibile, le prove necessarie, avuto riguardo alla
natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di
dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid.
3b con riferimenti).

                                  

                                  Del resto val la pena di
nuovamente ribadire che le conclusioni della dr.ssa __________ sono stata
avallate integralmente anche dal SMR. A proposito del medico SMR non va
dimenticato che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni
mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato
- determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di esercitare un'attività
lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente
esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico
nei singoli casi. Scopo e senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI
risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici
per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi
ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi
chiamati a valutare la capacità funzionale della persona assicurata. In questo
modo è stata creata una chiara separazione di competenze tra medici curanti e
assicurazione sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'Ufficio AI deve
così decidere cosa si può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa
invece no (v. sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14
luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                  In siffatte circostanze le
censure ricorsuali riguardo alla perizia psichiatrica devono essere respinte.

                                  In conclusione, rispecchiando la stessa
e la valutazione del SMR, unitamente alla documentazione agli atti, tutti i
criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr.
consid. 2.4. e 2.5), richiamato pure l'obbligo che incombe all'assicurata di
intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle
conseguenze del possibile discapito economico cagionato dal danno alla salute
(DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e
riferimenti), è da ritenere dimostrato con il grado della
verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 139 V 218 consid. 5.3, 138 V 218 consid. 6 pag. 221, 125 V 195 consid. 2 e
riferimenti) che alla ricorrente va riconosciuta un’incapacità lavorativa del
100% unicamente nei periodi di degenza presso la CPC, ovvero dal 26 al 28
giugno 2019 e dal 12 al 17 settembre 2019, mentre che nei restanti periodi ella
va considerata abile in misura completa in ogni attività.

                                  

                                  Alla luce delle risultanze di cui
sopra, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene
quindi elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno
dell'assicurata sino all'emanazione della decisione contestata, senza che si
renda necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti. Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 con rinvii). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28 consid. 4b;
riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d). Considerato come la ricorrente non
abbia apportato indizi concreti atti a minare l’affidabilità della perizia fatta
eseguire dall’amministrazione, la richiesta di essere fatta oggetto di un nuovo
accertamento peritale, va disattesa. 

 

                        2.10.  Infine, per le ragioni che seguono, a
torto l’assicurata censura il fatto che non sia stata effettuata un’inchiesta
al domicilio intesa a stabilire le sue limitazioni nello svolgimento delle
faccende domestiche.

                                  Come esposto al consid. 2.3. che
precede, in proposito va detto che l'invalidità delle persone che si occupano
(esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è di norma stabilita
confrontando le singole attività ancora accessibili al richiedente con i lavori
che può eseguire una persona sana.

                                  Nella menzionata CIGI l'UFAS ha
previsto una ripartizione delle singole attività domestiche sulla base di un
attribuibile a ciascuna di esse (cfr. le cifre 3087 CIGI segg). 

 

                                  Il Tribunale federale ha già
avuto modo di stabilire che – in linea di massima e senza valide ragioni – non
vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste effettuate dai
servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati, il
cui compito consiste nel procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291
consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d; RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STF I
102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4). Un intervento da parte dell'autorità
giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si
giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128
V 93 consid. 4; STF I 681/02 dell’11 agosto 2003 consid. 2). Nella STF I 102/00
del 22 agosto 2000 (citata anche al consid. 4.1 della STF 9C_896/2012 del 31
gennaio 2013) è stata nuovamente confermata la legittimità di queste direttive,
in quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                  Se, tuttavia, non è possibile
determinare con sufficiente certezza che l’impedimento è effettivamente dovuto
all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità