# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7091a620-ca25-5f9d-b030-e9c7da846bd2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-02-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.02.2021 38.2020.66
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2020-66_2021-02-01.html

## Full Text

Incarto
  n.

  38.2020.66

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  1° febbraio 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 novembre 2020 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 16 ottobre 2020 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Il 21 aprile 2020 la RI 1 ha
inoltrato un Preannuncio di lavoro ridotto per il periodo dal 21 al 30 aprile
2020 ed ha fornito i seguenti motivi che l’hanno indotta ad introdurre tale
misura:

 

" Siamo un __________.
Chiusura obbligatoria dettata dallo Stato per emergenza COVID-19 e
impossibilità di passare la frontiera per la mia maestra-macchinista, dal
12.03.2020 al 20.04.2020. Dal 21.04.2020, lavoreremo finché avremmo lavoro.
L’apertura dei negozi e l’arrivo del filato indispensabile per il nostro lavoro
determinerà la ripresa pina del nostro lavoro.” (Doc. 1)

 

                               1.2.   Il 28 aprile 2020 la Sezione
del lavoro ha sollevato opposizione parziale e ha riconosciuto il diritto ad
indennità per lavoro ridotto per il periodo dal 21 aprile al 20 ottobre 2020
(cfr. doc. 2).

 

                               1.3.   Contro questa decisione l’azienda
ha inoltrato il 5 maggio 2020 una tempestiva opposizione nella quale ha
rilevato:

 

" Siamo un __________
che impiega un totale di 3 persone: 2 dipendenti e una dirigente. 

In data 21 aprile 2020 ho inoltrato una domanda di indennità per
lavoro ridotto. 

Dal 16 di marzo 2020, abbiamo ottemperato all'ordine di chiusura
obbligatorio dettato dallo Stato per l'emergenza COVID-19. Il RI 1 è dunque
stato chiuso totalmente dal 16 marzo fino al 21 aprile. 

Abbiamo ripreso la nostra attività il martedì 21 aprile, avendo
ancora qualche ordini ricevuti prima della chiusura forzata del 16 di marzo
2020. Lavoreremo fino a quando ci sarà lavoro, tenendo conto della riapertura
dei negozi-nostri clienti- e della disponibilità dei filati indispensabili per
il nostro lavoro, che maggiormente ci viene dall'Italia. 

Quando ho riempito il modulo per il Preannuncio di lavoro ridotto,
mi sono resa conto che non si poteva mettere la data reale del momento nel
quale il lavoro ha dovuto effettivamente fermarsi. Avendo letto che i vostri
servizi erano oberati di lavoro, ho inoltrato la mia domanda di indennizzo solo
quando abbiamo ripreso il lavoro il 21 aprile. E non ho letto da nessuna parte
che bisognava fare questa domanda il giorno stesso della chiusura obbligatoria
della mia azienda per ricevere indennizzi che partono dal momento della
chiusura reale della ditta. 

Vi sarei dunque molto grata di per favore considerare una mi
richiesta di retroattività dell'indennizzo per lavoro ridotto, a partire del 16
di marzo 2020 fino al 20 di aprile 2020, periodo nel quale il mio RI 1 ha
dovuto chiudere per decisione dello Stato.” (Doc. 3)

 

                               1.4.   Con decisione su opposizione
del 16 ottobre 2020 la Sezione del lavoro ha confermato il precedente
provvedimento. Dopo avere sottolineato che non esiste alcun motivo che permette
la restituzione del termine ai sensi dell’art. 41 LPGA, l’amministrazione ha
rilevato:

 

" (…) Per
quanto concerne l'ammissione dell'effetto retroattivo di un preannuncio di
lavoro ridotto si osserva quanto segue. 

 

In data 20 marzo 2020 è entrata in vigore l'Ordinanza COVID-19
assicurazione contro la disoccupazione, nella quale è stabilito che "in
deroga all'articolo 36 capoverso 1 LADI e all'articolo 58 capoversi 1-4
dell'ordinanza del 31 agosto 1983 sull'assicurazione contro la disoccupazione
(OADI), II datore di lavoro, se intende pretendere l'indennità di lavoro
ridotto per i suoi lavoratori, non è tenuto a rispettare il termine di
preannuncio prescritto." (cfr. art. 8b cpv. 1 Ordinanza COVID-19
assicurazione contro la disoccupazione). Tale articolo prevede quindi una
deroga al rispetto del termine di preannuncio di 10, rispettivamente di tre
giorni, previsto dagli artt. 36 cpv. 1 LADI e 58 cpv.1 OADI. Non è tuttavia
prevista una deroga all'obbligo di preannunciare l'introduzione del lavoro
ridotto all'autorità competente. In altre parole, con la summenzionata
Ordinanza, è stato soppresso il termine di preannuncio ma non il preannuncio
stesso. Ciò significa che il datore di lavoro rimane obbligato a preannunciare,
vale a dire a notificare prima dell'inizio, il lavoro ridotto al
servizio cantonale, avendo però - eccezionalmente - diritto alle indennità per
lavoro ridotto dalla data di inoltro di detto preannuncio. Essendo rimasto in
vigore l'obbligo di inoltrare per scritto all'autorità competente il
preannuncio prima dell'inizio, del lavoro ridotto, non può essere ammesso il
diritto all'indennità con effetto retroattivo (cfr. décision 25.06.2020 Cour de
Justice Canton de Genève, ATAS/510/2020, consid. 6). 

 

Tenuto conto di quanto sopra, non essendo tenuti a rispettare
alcun termine di preannuncio e non essendovi alcuna base legale per ammettere l'effetto
retroattivo, a far stato è quindi la data di inoltro del preannuncio. Nel caso
in esame avendo la ditta la ditta inoltrato il proprio preannuncio solo una
volta ripresa l'attività in data 21 aprile 2020, il diritto all'indennità di
lavoro ridotto può essere riconosciuto unicamente a partire da tale data. (Doc.
A1 pto. 3)

 

                                         La Sezione del lavoro ha
poi precisato che il lavoro ridotto è autorizzato soltanto fino al 31 agosto
2020, per i seguenti motivi:

 

" (…) A
titolo meramente informativo si osserva che a norma dell'art. 8c Ordinanza
COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione "in deroga all'articolo
36 capoverso 1 LADI, il preannuncio dev'essere rinnovato se il lavoro ridotto
dura più di sei mesi". Tale articolo è tuttavia stato abrogato con effetto
dal 1° settembre 2020 (cfr. modifica 12.08.2020 dell'Ordinanza COVI D-19
assicurazione contro la disoccupazione), pertanto - indipendentemente
dall'inoltro di un'eventuale opposizione - le decisioni il cui periodo di
diritto alle indennità in data 31.08.2020 durava da almeno 3 mesi sono state
decurtate al 31 agosto 2020.

Di conseguenza alla RI 1 il periodo di lavoro ridotto autorizzato
è stato automaticamente modificato dal 21 aprile 2020 al 31 agosto 2020.” (Doc.
A1 pto. 4)

 

                               1.5.   Contro questa decisione __________,
gerente della RI 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale si è
così espressa:

 

" Siamo un __________
- l'ultimo in Ticino e uno degli 4 rimanenti in Svizzera - che impiega un
totale di 3 persone: 2 dipendenti e una dirigente. 

Dal 16 di marzo 2020, abbiamo ottemperato all'ordine di chiusura
obbligatorio dettato dallo Stato per l'emergenza COVID-19. E questo, anche se
avevamo lavoro, e che essendo solo in tre persone, era molto facile mantenere
le distanze di sicurezza. Il RI 1 è dunque stato chiuso totalmente dal 16 marzo
fino al 21 aprile. 

Abbiamo ripreso la nostra attività il martedì 21 aprile. 

-   Avendo letto
che i servizi che si occupavano del lavoro ridotto erano oberati di lavoro, e
che tutti i documenti occorrenti per fare la domanda d'indennità erano e sono
nel mio ufficio ad __________, sede del RI 1, a 25 minuti del mio domicilio di __________.

-   Essendo la
parola d'ordine in quel periodo: Restate a casa, non andare in giro con la
macchina, etc. ho inoltrato la mia domanda di indennità per lavoro ridotto solo
quando abbiamo ripreso il lavoro il 21 aprile. 

-   E non ho
letto da nessuna parte che c'era una data limite per fare questa domanda
d'indennità per lavoro ridotto (lavoro impossibilitato per decisioni delle
Autorità). 

In allegato, tutti i testi che ho trovato sulla questione; nessuno
di questi fa menzione di una data limite per l'inoltro della domanda
d'indennità per lavoro ridotto.

Pertanto, considero le argomentazioni dell'Ufficio giuridico della
sezione del lavoro prive di sostanza. Visto soprattutto il mio rispetto
all'ordine di chiusura della mia attività e all'invito a non uscire di casa,
come anche in vista della mancanza di informazioni chiare su date limiti per
inoltrare la domanda di indennità, non prendere in considerazione la mia
domanda d'indennità retroattiva mi sembra non corretto nei miei confronti. 

I soldi mancano crudelmente al RI 1 e alle sue dipendenti, sia per
essere state ferme per più di un mese, sia per i clienti (negozi) che comprano
meno, per timore a un secondo lockdown. 

Per concludere, al punto 2 - Fattispecie e motivi della Decisione
del 16 ottobre -, ritengo che il mio impedimento sia stato assolutamente non
colposo, viste le circostanze descritte qui sopra. Per tanto, visto l'ordinanza
straordinaria, sia di chiudere la mia ditta, ordinanza che ho rispettato, sia
la promessa di ricevere un indennizzo, mi auguro che questa promessa da parte
dello Stato venga mantenuta. Vi sarei dunque molto grata di per favore
considerare la mia legittima, ed adesso urgente, richiesta d'indennità per
lavoro ridotto, con retroattività, a partire del 16 di marzo 2020 fino al 20 di
aprile 2020, periodo net quale il mio RI 1 ha dovuto chiudere per decisione
delle Autorità.” (Doc. I)

 

                               1.6.   Nella sua risposta di causa
del 9 dicembre 2020 la Sezione del lavoro propone di respingere il ricorso. 

                                         L’amministrazione rileva
innanzitutto che l’obbligo di preannuncio è sempre in vigore:

 

" (…) Per
quanto concerne l'ammissione dell'effetto retroattivo e l'argomentazione della RI
1, secondo cui nessuno dei testi trovati sulla questione "fa menzione
di una data limite per l'inoltro della domanda d'indennità per lavoro
ridotto", si osserva quanto segue. 

A differenza di quanto asserito dalla ricorrente non si tratta di
una "data limite", ma vi è un termine nel senso che il diritto
alle indennità per lavoro ridotto può essere riconosciuto unicamente a partire
dalla data di inoltro del preannuncio e non per un periodo precedente a tale
inoltro.

(…).

Contrariamente a quanto sostenuto dalla RI 1, la sentenza del
Tribunale amministrativo del Canton Berna prodotta dalla medesima (doc. A2),
non tutela la sua tesi, bensì conferma quanto asserito dallo scrivente Ufficio.
Infatti anche in tale sentenza viene confermato che, in virtù dell'Ordinanza
COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione, si è rinunciato al termine di
preannuncio, ma non al preannuncio stesso. Alla luce di ciò viene pertanto
concluso che il diritto alle indennità per lavoro ridotto può sorgere a partire
dall'inoltro del preannuncio e solo per il futuro, ma non retroattivamente
(cfr. sentenza 15.10.2020 del Tribunale amministrativo del Canton Berna, 200
2020 551 ALV, consid. 4.3.2 e 4.4). In aggiunta a ciò, nel considerando 4.3.5
della citata sentenza, viene precisato che se il Consiglio federale avesse
voluto ammettere il diritto alle indennità per lavoro ridotto con effetto
retroattivo, avrebbe previsto una regola in merito, come ha fatto per le
indennità per perdita di guadagno, cosa che invece non è stata fatta per le
indennità per lavoro ridotto. 

Tenuto conto di tutto quanto sopra, si conferma che non essendo i
datori di lavoro tenuti a rispettare un termine di preannuncio
(Voranmeldefrist), e non essendovi, alcuna base legale per ammettere l'effetto
retroattivo, a far stato è la data di inoltro del preannuncio, ovvero, in
concreto, dalla compilazione del formulano online. Pertanto, nel caso in esame,
avendo la ditta compilato il proprio preannuncio online solo una volta ripresa
l'attività in data 21 aprile 202q, il diritto all'indennità di lavoro ridotto
può essere riconosciuto unicamente a partire da tale data. (…)” (Doc. III pag.
2-3)

 

                                         La Sezione del lavoro ha
poi ribadito che non esistono gli estremi per la restituzione del termine:

 

" (…) Va
comunque ribadito che l'istituto della restituzione costituisce un rimedio di
carattere straordinario che incide profondamente nella sicurezza del diritto,
per cui occorre valutare l'adempimento dei requisiti con rigore e seguire
criteri restrittivi. 

(…).

Alla luce di tale giurisprudenza restrittiva, i motivi addotti
dalla ricorrente, e meglio il fatto che i documenti necessari per procedere
alla richiesta di lavoro ridotto fossero presso la sede della società, che ha
atteso la ripresa dell'attività per inoltrare il preannuncio essendo "la
parola d'ordine in quel periodo: restate a casa", e che non ha "letto
da nessuna parte che c'era una data limite per fare questa domanda d'indennità
per lavoro ridotto (...)", non possono essere atti ad ammettere un
impedimento non colpevole di agire ai sensi di cui sopra. Vero è che il
Consiglio di Stato ha invitato la popolazione a limitare gli spostamenti,
tuttavia non vi è mai stato un divieto di lasciare la propria abitazione. La
ricorrente avrebbe quindi potuto senza alcun problema recarsi presso la ditta
per recuperare i documenti che riteneva necessari per la richiesta di lavoro
ridotto. Si osserva ad ogni modo che a partire da marzo è stata introdotta la
procedura semplificata per il preannuncio di lavoro ridotto, a fronte della
quale i richiedenti dovevano unicamente indicare alcuni dati dell'azienda, il
motivo della richiesta, e allegare solo l'organigramma aziendale. Non è pertanto
chiaro a quale documentazione faccia riferimento la qui ricorrente, considerato
come essa è a conoscenza dell'organigramma, che avrebbe potuto riprodurre e
trasmettere.

Tenuto conto di tutto quanto sopra è necessario concludere che il
diritto alle indennità per lavoro ridotto può essere riconosciuto unicamente a
partire dalla data di inoltro del preannuncio.” (Doc. III pag. 3-4)

 

                               1.7.   Il 10 dicembre 2020 il TCA ha
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri
mezzi di prova (cfr. doc. IV). Le parti sono rimaste silenti.

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’art. 36 LADI (“Preannuncio
del lavoro ridotto e verifica dei presupposti”) al cpv. 1 prevede che:

 

" Un datore di lavoro, se intende pretendere l’indennità
di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, deve avvertire per scritto il servizio
cantonale, almeno dieci giorni prima dell’inizio del lavoro ridotto. Il
Consiglio federale può prevedere, in casi eccezio­nali, termini di preannuncio
più brevi. Il preannuncio dev’essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di
tre mesi.”

 

                                         L’art. 58 OADI (“Termine
di preannuncio”) stabilisce che:

 

" 1Il
termine di preannuncio per lavoro ridotto è eccezionalmente di tre giorni se il
datore di lavoro prova che il lavoro ridotto ha dovuto essere introdotto per
circo­stanze improvvise e imprevedibili.

2Il lavoro ridotto può essere preannunciato
immediatamente prima del suo inizio, se necessario per telefono, qualora in
un’azienda le possibilità di lavoro dipendano dall’entrata giornaliera delle
ordinazioni e non si possa lavorare per la costituzione di riserve. Il datore
di lavoro deve confermare il preannuncio telefonico senza indugio e per
iscritto.

3Il capoverso 2 si applica anche se il datore di lavoro
non ha potuto dare il preannuncio nel termine prescritto.

4Se il datore di lavoro non ha preannunciato il lavoro
ridotto nel termine prescritto senza valido motivo, la perdita di lavoro è
computabile soltanto a contare dal momento in cui scade il termine impartito
per il preannuncio.

5In caso di perdite di lavoro in seguito a perdite di
clientela dovute a condizioni meteorologiche si applica l’articolo 69 capoversi
1 e 2.”

 

                               2.2.   Il 20 marzo 2020 il Consiglio
federale, sulla base dell’art. 185 cpv. 3 Cost. fed. (“Fondandosi direttamente
sul presente articolo, può emanare ordinanze e decisioni per far fronte a gravi
turbamenti, esistenti o imminenti, dell’ordine pubblico o della sicurezza
interna o esterna. La validità di tali ordinanze dev’essere limitata nel tempo”;
cfr. sul tema la STF 4A_180/2020 del 6 luglio 2020, consid. 4.4. pubblicata in
DTF 146 III 194 seg.) ha adottato l’Ordinanza sulle misure nel settore
dell’assicurazione contro la disoccupazione riguardo al coronavirus (COVID-19).

 

                                         Attraverso una modifica
del 25 marzo 2020, in vigore dal 26 marzo 2020 (cfr. RU 2020 1075), sono stati
introdotti gli art. 8b e 8c del seguente tenore:

 

" Art. 8b

1 In deroga all’articolo 36 capoverso 1 LADI e
all’articolo 58 capoversi 1–4 dell’ordinanza del 31 agosto 1983
sull’assicurazione contro la disoccupazione (OADI), il datore di lavoro, se
intende pretendere l’indennità di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, non è
tenuto a rispettare il termine di preannuncio prescritto. 

2 Il lavoro ridotto può essere preannunciato anche per
telefono. Il datore di lavoro deve confermare il preannuncio telefonico senza
indugio e per scritto. 

 

Art. 8c 

In deroga all’articolo 36 capoverso 1 LADI, il preannuncio
dev’essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di sei mesi.” (Doc. A5)

 

                                         L’art.
9 dell’Ordinanza del 20 marzo 2020 stabilisce che “la presente ordinanza
entra retroattivamente in vigore il 17 marzo 2020” (cpv.1) e che “fatto salvo
l’articolo 8, si applica per un periodo di sei mesi dalla data d’entrata in
vigore” (cpv. 2) (cfr. RU 2020 877-879).

                                         

                                         L’entrata in vigore è
successivamente stata anticipata al 1° marzo 2020 (modifica dell’Ordinanza
dell’8 aprile 2020, in vigore dal 9 aprile 2020, cfr. RU 2020 1201).

 

                               2.3.   Nella “Direttiva 2020/06:
aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»”, la Segreteria di
Stato dell’economia (in seguito: SECO) ha in particolare previsto quanto segue:

 

" (…)

Preannuncio di lavoro ridotto

In deroga all’articolo 36 cpv. 1 LADI e
all’articolo 58 cpv. da 1 a 4 OADI, il datore di lavoro non è tenuto ad
attendere alcun termine di preannuncio se intende pretendere l’indennità per
lavoro ridotto per i propri lavoratori. Le presenti disposizioni si applicano
anche alle aziende che per il mese di marzo hanno già ricevuto autorizzazioni
con un termine di preannuncio di 3 giorni.

  Se la data di ricevimento/timbro postale non può più essere
determinata a causa di errori o informazioni ambigue da parte degli organi
esecutivi, il periodo previsto inizia a decorrere come annunciato dal datore di
lavoro, non prima del 17 marzo 2020, e funge da data di ricevimento. In caso di
richieste presentate tardivamente, la data di ricevimento del 17 marzo 2020 fa
fede se l’azienda ha dovuto chiudere a seguito dei provvedimenti delle autorità
e ha presentato la richiesta prima del 31 marzo 2020 (data di
ricevimento/timbro postale). (…)”

 

                               2.4.   Le direttive
amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il
giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019
consid. 6.1.1; STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2
pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).

 

                                         Quest’ultimo deve tenerne
conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime
permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili
giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; STF
8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1; DTF 142
V 442 consid. 5.2 pag. 445 seg.; DTF 140 V 314 consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V
50 consid. 4.1; DTF 133 V 587
consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V
286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229
consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF
125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d,
pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268
= DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

 

                                         Il giudice deve, invece,
scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.
DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68
consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr.
86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA
1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300;
DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC
1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag.
91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c,
DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF
110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre
Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988
pag. 77 ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la
 Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II
pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,
Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

 

                                         Secondo la giurisprudenza,
infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una
pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze
(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                                         In una sentenza 2C_105/2009
del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive, ha ricordato
che:

 

" Simili
atti servono a favorire un'applicazione uniforme del diritto e a garantire la
parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e non fondano quindi
diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli amministrati, i tribunali o
la stessa amministrazione. Ciò non significa tuttavia che siano irrilevanti per
le istanze di ricorso. Queste ultime verificano in effetti se le direttive
riflettono il senso reale del testo di legge e ne tengono conto nella misura in
cui propongono un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più
specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da
un'ordinanza amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i
presupposti di legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una
determinata prestazione (DTF
133 II 305 consid. 8.1; 133
V 394 consid. 3.3; 130
V 163 consid. 4.3.1; 128
I 167 consid. 4.3)."

 

                               2.5.   In una sentenza 8C_695/2020
del 1° dicembre 2020 il Tribunale federale ha dichiarato irricevibile il
ricorso inoltrato da una Sagl che gestisce un ristorante nel Canton Ginevra la
quale il 7 aprile 2020 aveva inoltrato un preavviso di lavoro ridotto dal 16
marzo 2020.

                                         L’Ufficio cantonale del
lavoro ha stabilito e confermato in opposizione che l’azienda aveva diritto al
lavoro ridotto dal 7 aprile al 6 ottobre 2020.

                                         La decisione su
opposizione è stata confermata dalla Camera delle assicurazioni sociali della
Corte di giustizia del Canton Ginevra con sentenza ATAS/813/2020 del 28 settembre
2020.

 

                                         Il Tribunale federale ha
sottolineato quanto segue:

 

" (…)

2.   

En bref, les juges cantonaux ont retenu que le
restaurant géré par la recourante avait dû fermer le 16 mars 2020 en exécution
de l'art. 6 al. 2 let. b de l'Ordonnance du 13 mars 2020 sur les mesures
destinées à lutter contre le coronavirus (Ordonnance 2 COVID-19, abrogée le 22
juin 2020; RS 818.101.24). Le 20 mars 2020, le Conseil fédéral avait adopté
l'ordonnance sur les mesures dans le domaine de l'assurance-chômage en lien
avec le coronavirus (Ordonnance COVID-19 assurance-chômage; RS 837.033), entrée
en vigueur avec effet rétroactif le 17 mars 2020 (art. 9). Dès cette date et en
dérogation aux art. 32 al. 2 et 37 let. b LACI (RS 837.0), aucun
délai d'attente n'était déduit de la perte de travail à prendre en
considération (art. 3). L'ordonnance COVID-19 assurance-chômage a été modifiée
le 25 mars 2020 avec effet rétroactif au 17 mars 2020 également (art. 9), avec
notamment l'introduction d'un nouvel art. 8b (RO 2020 1075), qui prévoyait
qu'en dérogation aux art. 36 al. 1 LACI et 58 al. 1 à 4 OACI (RS
837.02), l'employeur n'était pas tenu de respecter un délai de préavis
lorsqu'il avait l'intention de requérir l'indemnité en cas de réduction de
l'horaire de travail en faveur de ses travailleurs (al. 1). 

Selon la cour cantonale, il ressortait de l'art.
8b Ordonnance COVID-19 assurance-chômage que le délai de préavis avait été
supprimé mais pas le préavis lui-même, de sorte qu'une indemnisation en cas de
RHT devait toujours être annoncée à l'avance. Ainsi, entre le 17 mars et le 31
mai 2020 (date à laquelle l'art. 8b avait été abrogé; RO 2020 1777), lorsqu'il
avait l'intention de requérir des indemnités en faveur de ses travailleurs, l'employeur
ne devait plus respecter un délai de préavis de dix jours avant d'introduire la
RHT. Cela étant, il restait tenu, selon les juges cantonaux, d'aviser
l'autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit
aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis. Pendant cette
période particulière, la date du préavis correspondait au début de la RHT et au
début de l'indemnisation. La recourante ayant déposé un préavis de RHT le 7
avril 2020, elle avait droit aux indemnités en cas de RHT dès le jour de sa
demande au plus tôt, sans effet rétroactif. 

 

3.   

En l'occurrence, on peut déduire de l'écriture de
la recourante du 27 octobre 2020 qu'elle conclut à l'octroi d'indemnités en cas
de RHT dès le 17 mars 2020. A l'appui de son argumentation, la recourante fait
valoir pour l'essentiel qu'elle a dû fermer son établissement le 16 mars et que
de ce fait, les indemnités en cas de RHT devaient lui être accordées dès le
moment de la fermeture. Par ailleurs, elle soutient qu'elle n'avait pas
connaissance de l'existence d'un délai pour déposer sa demande d'indemnités.
Enfin, elle expose se trouver dans une situation délicate sur le plan
économique. 

Ce faisant, la recourante n'expose toutefois pas
en quoi les constatations des premiers juges seraient inexactes et n'énonce pas
les règles de droit qui auraient été violées, de sorte que l'on ne peut pas en
déduire en quoi l'acte attaqué serait contraire au droit. Partant, faute de
satisfaire aux exigences de motivation légales (art. 42 LTF), le recours doit
être déclaré irrecevable. (…)”

 

                                         Nella citata sentenza
della Corte di Giustizia del Canton Ginevra figurano in particolare le seguenti
conclusioni:

 

" 4. (…)

L’ordonnance COVID-19 assurance-chômage a ensuite
été modifiée le 26 mars 2020, avec effet rétroactif au 17 mars 2020 également
(art. 9), avec notamment l’introduction d’un nouvel art. 8b qui prévoit que
l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis, lorsqu’il a
l’intention de requérir l’indemnité en cas de RHT en faveur de ses travailleurs
(al. 1). Le préavis de RHT peut également être communiqué par téléphone et
l’employeur est tenu de confirmer immédiatement par écrit la communication téléphonique
(al. 2). 

Dans la directive du 9 avril 2020, le SECO a
précisé que pour les demandes déposées en retard, le 17 mars 2020 est considéré
comme la date de réception, si l’entreprise a dû fermer en raison des mesures
prises par les autorités et qu’elle a déposé sa demande avant le 31 mars 2020
(date de réception / cachet de la poste). 

La chambre de céans a jugé dans un arrêt de
principe du 25 juin 2020 (ATAS/510/2020) qu’en admettant la rétroactivité des
demandes déposées avant le 31 mars 2020, le SECO avait adopté une pratique
contraire à l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage et à la
non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT au sens des art. 36 LACI et 58
OACI. Il ressortait de l’interprétation de l’art. 8b précité que le Conseil fédéral
avait supprimé le délai de préavis, mais pas le préavis lui-même. En d’autres
termes, une indemnisation pour RHT devait toujours être annoncée à l’avance,
même en application de l’art. 8b. Ainsi, entre le 17 mars et le 31 mai 2020,
lorsqu’il avait l’intention de requérir une indemnité en faveur de ses
travailleurs, l’employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de dix
jours avant d’introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu d’aviser
l’autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit
aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis. Pendant cette
période particulière, la date du préavis correspondait ainsi au début de la RHT
et au début de l’indemnisation. 

 

5.    En l’espèce, la recourante gère un restaurant
qui a dû fermer le 16 mars 2020 en exécution de l’art. 6 de l’ordonnance 2
COVID-19. Ce n’est toutefois que le 7 avril 2020 qu’elle a déposé un préavis de
RHT avec effet au 16 mars 2020. Comme cela ressort des considérants précités,
jusqu’au 31 mai 2020, seul le délai de préavis de dix jours a été supprimé.
Ainsi, la recourante avait droit à l’indemnité en cas de RHT dès le jour de sa
demande à l’intimé, sans effet rétroactif. Dès lors qu’elle a communiqué son
préavis de RHT par courriel du 2 avril 2020 à l’intimé, c’est à juste titre que
ce dernier lui a octroyé l’indemnité en cas de RHT à compter de cette date
seulement.”

 

                                         Nella
sentenza ATAS/510/2020 del 25 giugno 2020, la Corte di giustizia del Canton
Ginevra si era invece così espressa:

 

" (…)

5. La question qui se pose
dans ce contexte est celle de savoir si l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19
assurance-chômage a suspendu, tant que dure la pandémie, le principe de la
non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT tel que prévu par l’art. 36 LACI
(Boris RUBIN, op. cit. n° 11 ad art. 36 LACI, Bulletin LACI RT, G7 ad art. 36
LACI ; Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, Quelques implications du coronavirus
en droit suisse du travail, in Newsletter DroitduTravail.ch du 9 avril 2020 de
l’Université de Neuchâtel, let. e pp. 15 et 16).

(…).

 

6. a. Comme cela ressort de la jurisprudence
susmentionnée, il convient d’interpréter l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19
assurance-chômage conformément aux diverses méthodes d’interprétation
applicables en la matière.

C’est le lieu de rappeler que l’art. 8b de
l’ordonnance précitée est libellé de la manière suivante:

 

1En dérogation aux art. 36, al. 1, LACI et
58 al. 1 à 4, de l’ordonnance du 31 août 1983 sur l’assurance-chômage (OACI),
l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis lorsqu’il a
l’intention de requérir l’indemnité en cas de réduction de l’horaire de travail
en faveur de ses travailleurs.

2Le préavis de réduction de l’horaire de
travail peut également être communiqué par téléphone. L’employeur est tenu de
confirmer immédiatement par écrit la communication téléphonique.

 

Soit en allemand:

 

1In Abweichung von Artikel 36 Absatz 1 AVIG4
und Artikel 58 Absätze 1–4 der Arbeitslosenversicherungsverordnung vom 31.
August 1983 (AVIV) muss der Arbeitgeber keine Voranmeldefrist abwarten, wenn er
beabsichtigt, für seine Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer
Kurzarbeitsentschädigung geltend zu machen.

2Die Kurzarbeit kann auch telefonisch vorangemeldet
werden. Der Arbeitgeber muss die telefonische Voranmeldung unverzüglich
schriftlich bestätigen.

 

b. Force est de constater, en premier lieu, que
l’al. 1 de la disposition précitée prévoit que l’employeur n’est pas tenu de
respecter un délai de préavis. Cela signifie, qu’un préavis est toujours
requis, ce qui est au demeurant confirmé par l’al. 2 qui porte sur la
possibilité de communiquer son préavis par téléphone. Par conséquent,
l’interprétation littérale et systématique de la disposition précitée permet de
considérer que ce n’est que le délai - au sens de l’art. 36 al. 1 en lien avec l’art.
58 al. 1 à 4 OACI - qui a été supprimé entre le 17 mars et le 31 mai 2020, et non
l'exigence d’un préavis.

 

c. Reste à savoir si, compte tenu de la référence
à l’art. 58 al. 4 OACI et vu la suppression du délai, le préavis doit en
réalité être considéré comme un avis.

L’art. 58 OACI prévoit à son al. 5 une procédure
particulière, réglée par l’art. 69 al. 1 et 2 OACI, lorsque la perte de travail
est due à des pertes de clientèle imputables aux conditions météorologiques. L’art.
69 en question, intitulé «Avis», stipule que l’employeur est tenu d’aviser
l’autorité cantonale, au moyen de la formule du SECO, de la perte de travail
due aux intempéries, au plus tard le cinquième jour du mois civil suivant (al.
1). Lorsque l’employeur a communiqué avec retard, sans raison valable, la perte
de travail due aux intempéries, le début du droit à l’indemnité est repoussé
d’autant (al. 2).

Il ressort ainsi de cette disposition que lorsque
le Conseil fédéral entend admettre le versement rétroactif d’indemnités en cas
de RHT, il prévoit expressément une procédure d’avis comme c’est le cas à
l’art. 58 al. 5 OACI en lien avec l’art. 69 al. 1 et 2 OACI, l’avis devant être
communiqué dans un certain délai. Or, à l’art. 8a de l’ordonnance COVID-19
assurance-chômage, le Conseil fédéral n’a pas évoqué une procédure d’avis mais
bien une procédure de préavis.

 

d. Selon le dictionnaire de l’Académie française,
le préavis peut être défini comme un avis qu’un organisme, une institution
donne par avance, un avertissement préalable ou encore comme un avertissement
préalable qu’est tenue de donner une partie à une autre, selon les termes d’un
contrat, et qui correspond au délai légal entre une prise de décision ou le
choix d’une mesure et l’application de celle-ci.

Quant au terme «avis», il peut être défini comme
étant une notification verbale ou écrite. Au contraire de la notion d’«avis»,
le terme «préavis» sous-entend ainsi une mesure annoncée à l’avance.

Au demeurant, la version allemande de l’art. 8b
al. 2 de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage illustre bien cette notion. En
effet, cette disposition prévoit que la réduction du temps de travail peut
également être annoncée à l'avance par téléphone («Die Kurzarbeit kann auch
telefonisch vorangemeldet werden»).

 

e. Il ressort ainsi de ce qui précède que la
modification légale voulue par le Conseil fédéral a supprimé le délai de
préavis mais non le préavis lui-même. En d’autres termes, une RHT, pour
laquelle une indemnisation est demandée, doit toujours être annoncée à
l’avance, même en application de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage.

 

7. En résumé, en situation ordinaire,
conformément aux art. 32 al. 2 LACI et 50 al. 2 OACI, dans sa teneur en vigueur
temporairement suspendue jusqu’au 30 septembre 2020 en raison de la pandémie de
coronavirus (cf. consid. 4b supra), une RHT ne peut débuter que 10 jours après
réception, par l’autorité cantonale, du préavis et l’indemnisation ne peut
commencer qu’après un délai d’attente de deux ou trois jours selon les cas. En
d’autres termes, l’employeur doit attendre 12 ou 13 jours depuis la
communication de son préavis pour que l’indemnisation commence (voir ch. 2.1 de
la Newsletter n° 4 du 26 mars 2020 du service public de l’emploi SPE de l’État
de Fribourg).

 

Durant la crise liée au COVID-19, le Conseil
fédéral a tenté de simplifier la procédure et d’accélérer l’indemnisation:

 

-     entre le 17 mars et le 31 mai 2020, lorsqu’il avait
l’intention de requérir une indemnité en faveur de ses travailleurs,
l’employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de 10 jours avant
d’introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu d’aviser l’autorité cantonale,
par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit aux indemnités ne
pouvant naître rétroactivement à l'avis (Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, op.
cit., let. e pp. 15 et 16).

      Pendant cette période particulière, la date de réception du
préavis de RHT correspondait ainsi au début de la RHT et au début de
l’indemnisation (voir ch. 2.1 de la Newsletter n° 4 du 26 mars 2020 du service
public de l’emploi SPE de l’État de Fribourg).

 

-     dès le 1er juin 2020, vu la suppression de l’art. 8b de
l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, la RHT ne peut débuter que 10 jours
après réception, par l’autorité cantonale, du préavis. En revanche, le début de
la RHT correspond toujours au début de l’indemnisation, aucun délai d’attente
n’étant applicable durant la crise liée au COVID-19. Par conséquent, depuis le
1er juin 2020, un employeur devra attendre 10 jours depuis le dépôt du préavis
pour que l’indemnisation commence.

 

8. En l’espèce, la recourante gère une boutique,
laquelle a dû fermer avec effet au 17 mars 2020 en exécution de l’ordonnance 2
COVID-19. Ce n’est toutefois que le 14 avril 2020 qu’elle a informé l’intimé de
son intention d’appliquer une RHT dès le 17 mars 2020. L’intimé a partiellement
accepté la RHT, en ce sens qu’il l’a fait débuter au 14 avril 2020, invoquant
la directive 2020/06 du 9 avril 2020, selon laquelle pour les demandes déposées
en retard, le 17 mars 2020 est considéré comme la date de réception si
l’entreprise a dû fermer en raison des mesures prises par les autorités et
qu’elle a déposé sa demande avant le 31 mars 2020.

Comme cela ressort des considérants ci-dessus,
jusqu’au 31 mai 2020, seul le délai de préavis de 10 jours a été supprimé (cf.
art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage). Ainsi, pendant cette
période, un employeur pouvait appliquer une RHT dès réception, par l’intimé, du
préavis, et être indemnisé dès cette date.

Dans le cas de la recourante, le préavis a été
communiqué à l’intimé par courriel du 14 avril 2020. C’est donc à juste titre
que l’OCE a accepté la RHT à compter du 14 avril 2020 uniquement, et non pas
déjà depuis le 17 mars 2020.

9. Contestant la date du 14 avril 2020, la
recourante revendique également une égalité de traitement avec les employeurs
ayant pu bénéficier de la pratique instaurée par le SECO dans la directive
2020/06 du 9 avril 2020. Dans ce contexte, elle conteste la validité de la
directive qui admet le principe du versement rétroactif des indemnités RHT
uniquement lorsque la demande a été déposée avant le 31 mars 2020.

 

a. En tant qu'autorité de surveillance, le SECO a
adopté des directives à l'intention des organes d'exécution en matière
d’assurance-chômage.

 

Dans sa directive 2020/06 du 9 avril 2020, le
SECO a adopté une pratique selon laquelle toute demande transmise à l’autorité
avant le 31 mars 2020 était considérée comme ayant été déposée le 17 mars 2020
si l’entreprise concernée avait fermé ses portes en raison des mesures de
confinement prononcées dès cette date (directive précitée, p. 8).

Destinées à assurer l'application uniforme des
prescriptions légales, les directives de l'administration n'ont pas force de
loi et, par voie de conséquence, ne lient ni les administrés ni les tribunaux;
elles ne constituent pas des normes de droit fédéral au sens de l'art. 95 let.
a de la loi sur le Tribunal fédéral (LTF; RS 173.110) et n'ont pas à être
suivies par le juge. Elles servent tout au plus à créer une pratique administrative
uniforme et présentent à ce titre une certaine utilité; elles ne peuvent en
revanche sortir du cadre fixé par la norme supérieure qu'elles sont censées concrétiser.
En d'autres termes, à défaut de lacune, les directives ne peuvent prévoir autre
chose que ce qui découle de la législation ou de la jurisprudence (ATF 132 V
121 consid. 4.4 et les références; ATF 131 V 42 consid. 2.3 et les références;
arrêt du Tribunal fédéral 9C_283/2010 du 17 décembre 2010 consid. 4.1).

 

b. Le principe de l'égalité de traitement,
consacré à l'art. 8 al. 1 Cst., commande que le juge traite de la même manière
des situations semblables et de manière différente des situations dissemblables
(ATF 131 V 107 consid. 3.4.2 p. 114 et les arrêts cités). Toutefois selon la
jurisprudence, le principe de la légalité de l'activité administrative prévaut
sur celui de l'égalité de traitement. Par conséquent, le justiciable ne peut
généralement pas invoquer une inégalité devant la loi, lorsque celle-ci est
correctement appliquée à son cas, alors qu'elle l'aurait été faussement, voire
pas appliquée du tout, dans d'autres cas (ATF 134 V 34 consid. 9 p. 44 et les références).
Cela suppose cependant, de la part de l'autorité dont la décision est attaquée,
la volonté d'appliquer correctement à l'avenir les dispositions légales en cause.
Autrement dit, le justiciable ne peut prétendre à l'égalité dans l'illégalité
que s'il y a lieu de prévoir que l'administration persévérera dans
l'inobservation de la loi.

Encore faut-il que les situations à considérer
soient identiques ou du moins comparables (ATF 126 V 390 consid. 6a p. 392, 116
V 231 consid. 4b p. 238, 115 Ia 81 consid. 2 p. 82 s. et les références citées).

 

c. Comme indiqué précédemment, les directives du
SECO ne peuvent pas sortir du cadre fixé par la norme supérieure qu'elles sont
censées concrétiser. En d'autres termes, elles ne peuvent pas, sauf lacunes,
prévoir autre chose que ce qui découle de la législation ou de la
jurisprudence.

Dans le cas d’espèce, il ressort des
considérations qui précèdent que la suppression, par le biais de l’art. 8b de
l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, du délai de préavis n’équivaut pas à
la suppression du principe du préavis. S’il a certes fait rétroagir la
suppression de ce délai au 17 mars 2020, le Conseil fédéral n’a pas prévu que
les indemnités en cas de RHT pouvaient désormais être payées rétroactivement,
en dérogation à l’art. 36 LACI (cf. dans le même sens Jean-Philippe DUNAND /
Rémy WYLER, op. cit., let. e pp. 15 et 16). Par conséquent, en admettant la
rétroactivité des demandes déposées avant le 31 mars 2020, le SECO a adopté une
pratique contraire à l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage et à la
non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT au sens des art. 36 LACI et 58
OACI.

 

Cela étant, pour pouvoir invoquer une inégalité
de traitement dans l’illégalité, il faut encore que la recourante rende
vraisemblable le fait que l’administration persévérera dans l’inobservation de
la loi et que les situations à considérer sont identiques ou du moins
comparables. Or, la pratique contestée par la recourante ne concerne que les
demandes déposées entre le 17 et le 31 mars 2020, pour lesquelles l’intimé s’est
selon toute vraisemblance déjà prononcé par décision. Il paraît ainsi peu
probable qu’il soit amené, à l’avenir, à se prononcer sur une demande déposée en
mars. Par conséquent, on ne peut pas prévoir que l’intimé persévérera dans l’inobservation
de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage. De plus, la situation
de la recourante n’est pas comparable à celles visées par la pratique en
vigueur. Certes, comme d’autres, la recourante a été contrainte de fermer, le
17 mars 2020, la boutique qu’elle exploitait. Cependant, contrairement aux
situations prévues par la pratique du SECO, elle a attendu le 14 avril 2020
pour déposer sa demande, sortant par-là du champ d’application de la pratique
du SECO. 

On ne se retrouve dès lors pas dans le cas de
deux employeurs ayant déposé leurs demandes respectives avant le 31 mars 2020,
dont l’un aurait bénéficié de la pratique illégale du SECO alors que l’autre
non. (…)”

 

                                         Come giustamente
sottolineato dalla Sezione del lavoro (cfr. consid. 1.6), alla medesima
conclusione è peraltro arrivato il Tribunale amministrativo del Canton Berna, in
una sentenza 200 20 551 ALV del 15 ottobre 2020 (prodotta dalla stessa
ricorrente con relativa traduzione, cfr. doc. A2), in particolare ai consid.
4.4 e 4.5, relativa a un caso nel quale il preannuncio era stato effettuato il
10 aprile 2020:

 

" (…)

4.4 Demnach ergibt die sprachlich-grammatikalische,
entstehungsgeschichtliche, systematische und teleologische Auslegung, dass
gestützt auf Art. 8b Abs. 1 der Änderung vom 25. März 2020 der
COVID-19-Verordnung Arbeitslosenversicherung (AS 2020 1075) zwischen 1. März
und 31. Mai 2020 keine Voranmeldefrist mehr abgewartet werden musste und ein
Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung am Tag der Voranmeldung, nicht aber rückwirkend
entstand (zum Ganzen: Urteil des Verwaltungsgerichts des Kantons Bern vom 7.
Oktober 2020, ALV/2020/428; Beschluss des eABK vom 25. August 2020). 

 

4.5 Der einzelzeichnungsberechtigte Geschäftsführer der
Beschwerdeführerin meldete sich erstelltermassen am 10. April 2020 bei der AKB
zum Bezug von Corona Erwerbsersatzentschädigung an (act. III), was als
Anmeldedatum für den Bezug von Kurzarbeitsentschädigung zu gelten hat, da die
Anmeldung bei einer unzuständigen Stelle nicht schadet (Art. 29 Abs. 3 ATSG).
Den Akten sind hingegen keine Hinweise für eine frühere Anmeldung (vgl.
Beschwerde S. 1: „habe ich umgehend per E-Mail der Ausgleichskasse des Kantons
Bern zugestellt. Nach anfänglichen Schwierigkeiten mit der Lesbarkeit der
Anmeldung wurde mir der Empfang am 10. April 2020 bestätigt.”) zu entnehmen.
Eine solche ist demnach nicht ausgewiesen. 

 

Soweit die Beschwerdeführerin einen weitergehenden Anspruch
aufgrund behördlicher Fehlinformationen (Stellungnahme vom 7. September 2020)
und demnach gestützt auf den Grundsatz von Treu und Glauben (Art. 9 BV; vgl.
zur Bindung an falsche Auskünfte: BGE 143 V 341 E. 5.2.1 S. 346, 131 V 472 E. 5
S. 480) geltend macht, dringt sie nicht durch. Wie eben dargelegt, hat die
Beschwerdeführerin aufgrund der ins Feld geführten falschen Auskunft der
AHV-Zweigstelle, wonach die Anmeldung bei der AKB erfolgen müsse, keinen
Nachteil erlitten. 

 

Damit besteht – wie der Beschwerdegegner in der Beschwerdeantwort
zutreffend erkannte – Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung ab dem 10. April 2020, sofern die übrigen Anspruchsvoraussetzungen nach Art. 39
AVIG erfüllt sind. Bei dieser Ausgangslage erübrigen sich Weiterungen zu den
(nicht publizierten) Weisungen des Staatssekretariats für Wirtschaft SECO
(06/2020 vom 9. April 2020 [S. 7 Ziff. 2] bzw. 08/2020 vom 1. Juni 2020 [S. 9
f. Ziff. 2]), wonach bei verspätet eingereichten Anträgen das Eingangsdatum 17.
März 2020 gesetzt werde, wenn der Betrieb aufgrund der behördlichen Massnahmen
schliessen musste und der Antrag auf Kurzarbeitsentschädigung vor dem 31. März
2020 (Eingangsdatum/Poststempel) gestellt wurde. (…)”

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie,
la RI 1 ha preannunciato il lavoro ridotto il 21 aprile 2020 rivendicando
retroattivamente il diritto dal 16 marzo 2020.

                                         Come visto (cfr. consid.
2.5) un versamento retroattivo non è possibile. Il Consiglio federale con le
disposizioni dell’Ordinanza ha infatti derogato alle disposizioni della LADI
(cfr. consid. 2.1) per quel che concerne i termini di preavviso, ma non sul
preannuncio stesso che è invece stato mantenuto. Ora nel caso concreto il
preannuncio è stato fatto il 21 aprile 2020 e solo da quel momento è sorto il
diritto.

                                         Da
notare che l’annuncio è comunque posteriore al termine fissato dalla SECO per
riconoscere retroattivamente il diritto (31 marzo 2020) nella Direttiva (cfr.
consid. 2.3) dichiarata contraria alle disposizioni dell’Ordinanza dalla Corte
di giustizia del Canton Ginevra (cfr. consid. 2.5).

 

                               2.7.   L’art. 58 cpv. 4 OADI prevede
che se il preannuncio viene effettuato tardivamente senza “valido motivo” la
perdita di lavoro è computabile soltanto a contare dal momento in cui scade il
termine per il preannuncio (cfr. B. Rubin “Commentaire de la loi sur
l’assurance-chômage”, Ed. Schulthess 2014, pag. 373 n. 11: “Il
peut toutefois être restitué en ca de raison valable c’est-à-dire aux
conditions de l’art. 41 LPGA).

 

                                         L’art. 41 LPGA stabilisce
che, se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito, senza sua
colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito, sempre che
l'interessato lo domandi adducendone i motivi entro 30 giorni dalla cessazione
dell'impedimento e compia l’atto omesso.

 

                                         Per
"impedimento non colpevole" si intende, non soltanto l'impossibilità
oggettiva o la forza maggiore, bensì anche l'impossibilità soggettiva che
risulta da circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze
devono comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente
non deve potere essere rimproverata una negligenza.

                                         L’assenza
di colpa deve essere manifesta (cfr. STF 8C_666/2014 del 7 gennaio 2015 consid.
4.2.; STF 8C_898/2009 del 4 dicembre 2009 consid. 2; STFA I
393/01 del 21 novembre 2001; DTF 96 II 265 consid. 1a;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999,
pag. 170 segg.; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, Zurigo 1998, n. 151).

 

                                         Non costituiscono, per
contro, motivi scusabili il sovraccarico di lavoro, l'ignoranza del diritto,
rispettivamente l'insicurezza dovuta all'introduzione di una nuova norma legale
(cfr. STF 2C_448/2009 del 10 luglio 2009; STFA C 366/99 del 18 gennaio 2000;
DLA 2002 N. 15 pag. 113; DLA 2000 N. 6, consid. 2, pag. 31; DLA 1988 N. 17,
consid. 4a, pag. 128; DTF 110 V 339, consid. 3, pag. 343 e DTF 110 V 210,
consid. 4, pag. 216).

                                         Deve
infine essere sottolineato che l'istituto della restituzione in intero costituisce
un rimedio di carattere straordinario che incide profondamente nella sicurezza
del diritto, per cui occorre valutare l'adempimento dei requisiti con rigore e
seguire criteri restrittivi (cfr. STF K 34/03 del 2 luglio 2003).

 

                               2.8.   Nel
caso concreto le argomentazioni addotte dalla ricorrente (ignoranza di legge,
distanza tra __________ e la sede della ditta ad __________ dove si trovava la
documentazione) non costituiscono un “valido motivo” ai sensi dell’art. 58 cpv.
4 OADI per accordare retroattivamente le prestazioni dal 16 marzo 2020, anche
in considerazione del fatto che il preannuncio poteva essere effettuato in
maniera estremamente semplificata, che i lavoratori colpiti dal lavoro ridotto
erano i soli tre dipendenti dell’azienda (cfr. doc. 1), che gli spostamenti non
erano proibiti (cfr. al riguardo anche le precisazioni della Sezione del lavoro
riprodotte al consid. 1.6) e che l’annuncio è stato effettuato più di un mese
dopo la forzata chiusura dell’azienda.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                         Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti