# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 24e35152-e7d6-553c-98c6-6df8a0a9cf48
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-07-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.07.2010 32.2009.213
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-213_2010-07-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.213

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  21 luglio
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 novembre 2009
di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 novembre 2009 emanata
  da

  
	
   

   

   

   

   

  in relazione al caso:

   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

   

   

  PI 1,  

  rappr. da: avv. RA 1,  

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   PI 1, nata
nel 1974, da ultimo attiva in qualità di gerente, in data 11 febbraio 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti segnalando di
essere affetta da “depressione” (doc. AI 1-1/9).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 18 novembre
2009 (doc. AI 34-1), preavvisata con progetto del 26 agosto 2009 (doc. AI
29-1), ha attribuito all’assicurata una mezza rendita d’invalidità a far tempo
dal 1° agosto 2009.

                               1.3.   Contro
questa decisione la RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando
l’annullamento della decisione impugnata, l’esecuzione di una nuova perizia e
di un procedimento di diffida con la concessione di un periodo di riflessione.
La ricorrente ha chiesto quindi che venga nuovamente determinato il grado
d’invalidità (doc. I).

 

                                         La RI 1
ha fondato il proprio allegato ricorsuale sulla seguente argomentazione:

 

" 
(...)

4.   Secondo
DTF 99 V 28 ff il vizio del bere di per sè non motiva un'invalidità ai sensi
della legge.

                                In
base agli atti si può presumere che il vizio del bere però ha causato la
depressione.

 

4.   In
base al rapporto del Dr. med. __________ del 3.3.2009, sussiste una sindrome
ansio depressiva, una dipendenza dall'alcool, dalla cocaina, dall'eroina e
dall'hashish. La persona assicurata ha concluso il suo tirocinio come impiegata
di commercio, ma a causa di problemi di alcool e di droga non ha mai potuto
svolgere questa professione. La madre, che gestisce un ristorante con bar, ha
continuamente tentato di coinvolgere la figlia in questo lavoro ma tutte le
volte lei ha abusato dell'alcool. Siccome si conosce l'assicurata dal 1994, si
può prevedere di integrarla nuovamente, ma solo se mostra la volontà spontanea
di non bere e di non consumare più droghe. Purtroppo la persona assicurata non
segue tutte le cure, non appena le si offre la possibilità si rifugia di nuovo
nell'alcool e nelle droghe.

 

5.   Determinante
è però il fatto che questi disturbi siano reversibili. Le depressioni sono da
osservare dal punto di vista dell'abuso di alcool e sono reversibili. Non sono
stati provati dei danni cerebrali.

 

6.   Secondo
il rapporto del Dr. med. __________ del 3.3.2009, è difficile prevedere se
l'assicurata si può reintegrare, a meno che lei non mostri la volontà spontanea
di smettere di bere e di consumare droghe. Apparentemente l'assicurata continua
a consumare droghe e manca di volontà per fermare questo abuso.

 

7.   Secondo
il rapporto del Dr. med. __________ del 3.3.2009 l'assicurata non segue tutte
le cure, non appena ne ha la possibilità si rifugia di nuovo nell'alcool e
nelle droghe. In altre parole l'assicurata viola l'obbligo di riduzione del
danno.

 

8.   Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA è considerata invalidità, l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata. Secondo l'art. 7 LPGA
è considerata incapacità al guadagno di perdita, totale o parziale, della possibilità
di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato da prendere in considerazione,
provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo
aver sottoposto l'assicurato alle cure e alla misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili. 

      L'incapacità
al guadagno significa l'incapacità condizionata dalla salute di non poter
conseguire redditi di lavoro tramite lo sfruttamento della rimanente capacità
lavorativa sul mercato del lavoro in questione. Nel presente caso non è stata
effettuata un'efficace disintossicazione dall'alcool, l'assicurata continua a
consumare droghe ed alcool e viola così la compliance. Non ha sfruttato tutte
le possibilità di cura ragionevolmente esigibili, ciò significa che non sussiste
un'incapacità al guadagno ai sensi dell'art. 7 LPGA e così non sussiste neanche
un'invalidità ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 LPGA.

 

9.   Prima
ancora di concedere una prestazione, l'Ufficio AI avrebbe dovuto esaminare
l'obbligo di ridurre il danno da parte dell'assicurata. Esso non lo ha fatto e
così ha violato il principio inquisitorio. Dal nostro punto di vista, la
riduzione del danno ai sensi dell'art. 21 cpv. 4 LPGA sarebbe ragionevolmente
esigibile e prometterebbe una buona soluzione. Una decisione sulla rendita può
avvenire soltanto dopo la conclusione di una riduzione del danno. Concedendo
una rendita, senza rispettare l'obbligo di riduzione del danno, l'Ufficio AI ha
applicato male la legge." (Doc. I)

 

                               1.4.   L’UAI, in
risposta, dopo aver sottoposto le censure ricorsuali al SMR, ha proposto la
retrocessione degli atti all’amministrazione per un approfondimento della
patologia psichiatrica presso il Centro peritale per le assicurazioni sociali
(doc. VI + bis).

 

                                         La
risposta di causa dell’UAI e l’allegato (doc. VI + VI bis) sono stati trasmessi
alla RI 1 e all’assicurata per osservazioni (doc. X).

 

                               1.5.   L’assicurata,
rappresentata dall’avv. RA 1, nella sua presa di posizione del 14 gennaio 2010 ha postulato la reiezione del ricorso sostenendo che l’abuso di sostanze stupefacenti da parte di
PI 1 sia l’effetto e non la causa dell’invalidità e contestando l’ulteriore
approfondimento peritale richiesto dalla RI 1 e accolto dall’UAI (doc. VII).

 

                                         A mente
dell’avv. RA 1 l’assicurata non avrebbe violato l’obbligo di riduzione del
danno, in quanto i rapporti medici agli atti dimostrerebbero che i gravi
disturbi psichici hanno portato all’abuso di sostanze e non il contrario come
invece sosterrebbe la RI 1. Dal profilo medico PI 1, nonostante le cure, non
può lavorare oltre il 50% e “costringerla a lavorare oltre a detta
percentuale, significa esporre l’assicurata al rischio di perdita della sua
capacità lavorativa residua”. L’assicurata avrebbe quindi sfruttato tutte
le capacità di cura ragionevolmente esigibili (doc. VII).

 

                                         Il 14
gennaio 2010 il patrocinatore ha inoltre chiesto che la sua assistita venga
posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio (doc. VIII).

 

                                         I doc.
VII e VIII sono stati trasmessi alla RI 1 e all’UAI per conoscenza (doc. IX)

 

                               1.6.   Con scritto
del 18 gennaio 2010 la RI 1 ha confermato le proprie conclusioni del 27
novembre 2009 (doc. XI), mentre l’avv. RA 1 non ha formulato osservazioni (doc.
XII).

 

                                         I doc. X,
XI e XII sono stati trasmessi alle parti (doc. XIII).

 

                               1.7.   Il 6 maggio
2010 il TCA ha interpellato il medico del SMR, Dr. __________, per alcune
precisazioni in merito alle sue annotazioni del 3 giugno 2009 e al rapporto del
Dr. __________ del 3 marzo 2009 (doc. XVIII).

 

                               1.8.   In data 27
maggio 2010 l’UAI ha trasmesso a questa Corte le risposte del Dr. __________
(doc. XXI+1).

 

                                         I doc.
XVIII e XXI+1 sono stati inviati all’assicurata e alla RI 1, per osservazioni
(doc. XXII).

 

                               1.9.   La RI 1 ha
inviato le proprie osservazioni il 15 giugno 2010 (doc. XXIV), mentre l’avv. RA
1 le ha formulate il 16 giugno 2010 (doc. XXIII).

 

                                         I
doc. XVIII e XIV sono stati trasmessi alle parti per conoscenza   (doc. XXV).

 

                             1.10.   Il TCA, il 30
giugno 2010, ha nuovamente interpellato il Dr. __________ in merito alle risposte
fornite a questa Corte il 25/27 maggio 2010 (doc. XXVI).

 

                             1.11.   L’UAI, l’8
luglio 2010 ha trasmesso al TCA le risposte del Dr. __________ (doc. XXII+bis).

 

                                         I doc.
XXVI, XXII+bis sono stati inviati all’avv. RA 1 e alla RI 1 per osservazioni
(doc. XXIII).

 

                             1.12.   In data 13
luglio 2010 la RI 1 ha confermato la necessità di una rivalutazione del caso
(doc. XXIV), mentre l’avv. RA 1 il 19 luglio 2010 ha ribadito di trovare “sorprendente, anche perché sprovvisto di motivazione il cambiamento
di opinione del Dr. __________” (doc. XXV).

 

                                         I doc.
XXIII, XXXIV e XXV sono stati inviati all’UAI, alla RI 1 e all’avv. RA 1 per conoscenza
(doc. XXVI).

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Ai sensi
dell’art. 59 LPGA ha diritto di ricorrere chiunque è toccato dalla decisione o
dalla decisione su opposizione ed ha un interesse degno di protezione al suo
annullamento o alla sua modifica.

                                         Ciò è
segnatamente il caso per altri assicuratori i quali, a seguito di una decisione
amministrativa di un’altra assicurazione, hanno un obbligo di fornire
prestazioni (Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, ad art. 59 N. 12). Dispone al
riguardo l’art. 49 cpv. 4 LPGA: “Se prende una decisione che concerne
l’obbligo di un altro assicuratore di fornire prestazioni, l’assicuratore deve
comunicare anche a lui la decisione. Quest’ultimo dispone dei medesimi rimedi
giuridici dell’assicurato.”

 

                                         Nel caso
in esame, il TCA è chiamato a stabilire se a ragione l’Ufficio AI ha attribuito
all’assicurata una mezza rendita d’invalidità.

 

 

 

                                         L’esito
della presente vertenza avendo delle ripercussioni sull’obbligo a fornire
prestazioni della RI 1, quest’ultima è legittimata ad inoltrare il presente
ricorso.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA
del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag.
10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.5.   Secondo
costante giurisprudenza del TFA, la tossico-dipendenza non può di per sé
motivare una invalidità ai sensi della legge.

                                         L’assicurazione
AI ne tiene conto solo se la dipendenza alla droga ha provocato una malattia o
un infortunio in seguito alla quale o per cui l’assicurato ha subito un danno
alla salute fisica o mentale che riduce la capacità al guadagno, o se essa
stessa risulta da un tale danno con valore di malattia (“… wird eine solche
Sucht im Rahmen der Invalidenversicherung bedeutsam, wenn sie ihrerseits eine
Krankheit oder einen Unfall bewirkt hat, in deren Folge ein körperlicher oder
geistiger Gesundheitsschaden eingetreten ist, oder wenn sie selber Folge eines
körperlichen oder geistigen Gesundheisschaden ist, welchem Krankheistswert
zukommt” , Pratique VSI 2002 p. 30, 2001 p. 223 = SVR 2001 IV Nr. 3 p. 7
consid. 2b; STFA del 25 luglio 2003 nella causa R. [I 731/02], del 27
maggio 2003 nella causa M. [I 862/02], del 19 dicembre 2003 nella causa P. [I
619/02], del 22 gennaio 2004 nella causa S. [534/03]).

 

                                         Secondo la Circolare sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per
l'invalidità (CIGI), pto. 1013, Le tossicomanie (sindromi
da dipendenza quali p. es. l'alcolismo [RCC 1989 p. 283, 1969 S. 236], la
dipendenza da medicamenti [RCC 1964 p. 115] o da droghe [RCC 1992 p. 180, 1987
p. 467, 1973 p. 600], l'abuso di nicotina oppure l'obesità [RCC 1984 p. 359])
non giustificano di per sé un'incapacità al lavoro. Esse possono tuttavia avere
l'effetto di una danno alla salute invalidante se: 

                                         – sono la
conseguenza o il sintomo di un danno invalidante alla salute mentale o fisica,
oppure 

                                         – hanno
causato un notevole danno fisico e/o mentale quale una durevole lesione cerebro-organico-neurolo-gica
oppure un irreversibile mutamento di natura organica della personalità
affettiva.

Occorre pertanto verificare se la tossicodipendenza               è la
conseguenza di un danno alla salute fisico o mentale di natura patologica preesistente
oppure se la dipendenza        è la ragione di un susseguente danno alla salute
suscettibile    a diminuire la capacità al guadagno in maniera permanente  o di
lunga durata (Pratique VSI 2001 p. 227 consid. 5 e 6).

 

La giurisprudenza federale ha inoltre precisato che la terapia e l’integrazione
sociale, per quanto siano auspicabili,         non costituiscono di per sé
degli scopi per i quali l’AI possa accordare delle prestazioni secondo la legge
(Pratique VSI 2001 consid. 7 p. 228).

Il TFA ha in particolare ritenuto un assicurato di 23 anni, tossicomane ed
eroinomane dall'età di 17 anni - che aveva postulato l'assegnazione di
provvedimenti professionali dell'AI poiché non più in grado di riprendere la
professione iniziata - non invalido ai sensi della legge ed ha di conseguenza
negato il diritto a prestazioni AI (Pratique VSI 1996 pp. 317ss).

 

Per contro l'Alta
Corte ha ammesso la presenza dell'invalidità in una persona dipendente dalla
droga già dal suo ventesimo anno d'età - e che al momento della decisione aveva
37 anni - la quale soffriva di un grave disturbo della personalità (personalità
schizofrenica). Le gravi turbe e la dipendenza ormai cronica comportavano
un'incapacità al lavoro dell'assicurato del 100%, non più migliorabile né con
misure mediche, né professionali. In quel caso, dopo un apprezzamento totale
dell'insieme delle cause e delle conseguenze, il danno alla salute è stato
considerato come malattia, perché la dipendenza, almeno in modo parzialmente
causale, era una conseguenza del disturbo della personalità. L'assicurato era
stato poi posto al beneficio di una rendita AI (RCC 1992, pp. 180ss).                           

                               2.6.   Per quanto
riguarda l’obbligo di ridurre il danno da parte dell’assicurata va rilevato
quanto segue.

 

                                         L’art. 21
cpv. 4 LPGA prevede che:

 

" 
Le prestazioni possono essere temporaneamente o definitivamente
ridotte o rifiutate se l’assicurato, nonostante una sollecitazione scritta che
indichi le conseguenze giuridiche e un adeguato termine di riflessione, si
sottrae, si oppone oppure, entro i limiti di quanto gli può essere chiesto, non
si sottopone spontaneamente a una cura o a un provvedimento d’integrazione
professionale ragionevolmente esigibile e che promette un notevole
miglioramento della capacità di lavoro o una nuova possibilità di guadagno. Non
si possono esigere cure e provvedimenti d’integrazione che rappresentano un
pericolo per la vita o per la salute."

 

                                         Per
quanto riguarda il quesito di sapere se e quando un trattamento che promette un
essenziale miglioramento della capacità di guadagno di un assicurato sia
esigibile o meno, la nuova regolamentazione non ha sostanzialmente modificato
quanto previsto in precedenza (cfr. STFA U 199/04 del 14 luglio 2005, consid.
3.2.).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, in virtù dell’obbligo generale di riduzione del
danno, un assicurato deve sottoporsi a un intervento che, secondo l’esperienza,
non implica difficoltà, non presenta un pericolo per la vita, comporterà con
certezza o con grande verosimiglianza la guarigione totale o un miglioramento
importante dell’affezione - conseguentemente un aumento notevole della capacità
di guadagno - e infine non provoca delle sofferenze eccessive. Determinanti al
fine di decidere circa l’esigibilità o meno di un trattamento sono le
circostanze concrete, tenendo in considerazione la persona implicata (cfr. STFA
U 199/04 del 14 luglio 2005, consid. 3.2.; RAMI 1995 U 213, p. 68; RAMI 1996 U
244, p. 144; DTF 105 V 176).

 

                                         Per
quanto concerne l’aspetto soggettivo dell’esigibilità, nella succitata
STFA U 199/04 del 14 luglio 2005, il TFA, relativamente a un caso in cui
l’amministrazione aveva negato ulteriori prestazioni a un assicurato vittima di
una frattura traumatica del radio, in quanto lo stesso, dopo essere già stato
operato due volte, non si era sottoposto a un intervento di riosteosintesi che,
secondo i medici, avrebbe condotto a un’ottimale guarigione e alla piena
capacità lavorativa, ha deciso che l’operazione era esigibile sia dal profilo
oggettivo, che da quello soggettivo. Secondo l’Alta Corte, la corrispondenza
tra l’avvocato dell’assicurato e l’assicuratore LAINF e gli esiti degli
accertamenti complementari si riferivano infatti piuttosto all’esigibilità
oggettiva. Nulla risultava invece a quel momento riguardo a un particolare
timore, segnatamente a uno stato di panico, che è stato fatto valere soltanto
in seguito.

 

                               2.7.   Nella
decisione impugnata l’UAI ha attribuito all’assicurata una mezza rendita d’invalidità
a far tempo dal 1° agosto 2009 fondandosi sulle conclusioni della Dr.ssa __________
e del Dr. __________ (cfr. doc. AI 16-6, 16-11).

 

                                         Nel
rapporto del 6 dicembre 2006 la Dr.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, dopo aver illustrato l’anamnesi della paziente, i disturbi
soggettivi e lo stato psichico, ha posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(...)

Diagnosi psichiatrica:

Disturbo di personalità emotivamente instabile di
tipo borderline (ICD10 F60.31).

Sindrome da dipendenza dovuto all'uso di sostanze
psicoattive (ICD10 F11.22), attualmente in regime di mantenimento controllato
clinicamente con metadone.

Scompenso ansioso depressivo di natura reattiva.

 

Valutazione e procede:

Si tratta di una paziente che dalla tarda
adolescenza ha iniziato a presentare una dipendenza da sostanze stupefacenti, e
che riferisce da circa un anno un abuso di sostanze alcoliche.

 

Da 3 mesi riferisce un astinenza assoluta
dall'alcool e dalle droghe.

La paziente è parimenti affetta da un disturbo di
personalità di tipo borderline grave, in passato ha presentato anche una
sintomatologia psicotica con ideazioni deliranti a sfondo paranoico attualmente
asseniti.

Ha già presentato in passato un disturbo da
attacchi di panico, con stati depressivi reattivi.

Al momento attuale l'incapacità lavorativa al 50%
è giustificata dalla sintomatologia ansioso depressiva presente.

La paziente infatti a causa di una sintomatologia
astenica, ansiosa, non è in grado di dare coerenza e continuità ad un'attività
lavorativa superiore al 50%. Vi è un alto rischio di ulteriore ricaduta con
arresto totale della capacità lavorativa.

L'inabilità al 50% viene concordata fino al
15.02.2007 con rivalutazione successiva della paziente. (...)" (Doc. AI
20-3)

 

 

                                         Il 3
dicembre 2007 la Dr.ssa __________, per conto dell’assicuratore malattia __________,
ha confermato la medesima diagnosi e ha fornito la seguente valutazione e
prognosi:

 

" 
(...)

Al momento attuale la paziente presenta uno stato
di angoscia, di disforia, dovuto al disturbo di personalità in cui soffre con
una marcata tendenza all'agito impulsivo nel corso di tutto l'estate e ridotto
da poco meno di un mese.

Presenta a livello cognitivo difficoltà di
attenzione e di concentrazione; a livello affettivo presenta una tonalità
dell'umore lievemente deflessa; poco strutturata è la progettualità futura;
gravemente compromessa è la capacità relazionale con sentimenti di
insofferenza, incapacità di gestire le cose, le relazioni, ansia, angoscia.

In questo periodo la paziente ha continuato ad
abusare sia di sostanze alcoliche (l'uso l'avrebbe interrotto solo da 2
settimane) sia di sostanze stupefacenti in particolare cocaina, a detta della
paziente, utilizzata fino a 3 settimane fa.

Un progetto di presa a carico giornaliero della
paziente presso l'__________ di __________ è stato messo in atto da poco più di
un mese con l'obiettivo di ridurre progressivamente il dosaggio delle
bendoazepine assunte e di raggiungere un astensione dalle sostanze
stupefacenti.

Si concorda con la paziente di provare un
tentativo di ripresa dell'attività lavorativa presso l'attuale datore di lavoro
al 50% dal 1.02.2008 per un mese e salvo complicazioni una ripresa della
capacità lavorativa al 100% dall'1.03.2008.

 

Esiste comunque un elevato rischio di una
ricaduta a breve termine della paziente nell'abuso di sostanze alcoliche e di
sostanze stupefacenti visto il grave disturbo di personalità presentato, la
situazione del padre la sua situazione personale. (...)" 

(inc. LAMal 20/2-3)

 

                                         Nel
referto del 30 settembre 2008 all’indirizzo dell’assicuratore malattia, la
Dr.ssa __________ ha ripreso la precedente diagnosi e fornito la seguente
valutazione e prognosi:

 

" 
(...)

Al momento attuale la paziente presenta ancora
uno stato di disforia, di ansia, sonnolenza e ipersonnia diurna, apatia.

A livello cognitivo presenta ancora difficoltà di
attenzione e concentrazione. A livello affettivo presenta una tonalità
dell'umore deflessa. Poco strutturata è la sua progettualità futura e gravemente
compromessa al momento la capacità relazionale con sentimenti di insofferenza, crisi
di ansia e disforia.

Al momento attuale nega abuso di sostanze
alcoliche e di sostanze stupefacenti in particolare di cocaina.

È in terapia metadonica con 14 Ketalgine/die, si
sottopone ad uno screening settimanale delle urine.

La paziente ha ripreso i contatti con lo
psichiatra curante dr. Med. __________ di __________.

Si concorda con la paziente un'incapacità lavorativa
al 100% fino al 30.11.2008, salvo ulteriori complicazioni appare utile un
tentativo di ripresa dell'attività lavorativa al 50% dall'1.11.2008.

Purtroppo il mantenimento di un'attività
lavorativa al 50% rimane, visto il decorso degli ultimi 2 anni, l'unico
obbiettivo terapeutico perseguibile. È sicuramente utile una segnalazione
tempestiva all'Ufficio Invalidità in quanto si ritiene che per il restante 50%
la paziente non possa più a breve-medio termine, riprendere un'attività
lavorativa con continuità.

Si rende attenti che la paziente presenta un alto
rischio di ricaduta a breve termine nell'abuso di sostanze alcoliche e
stupefacenti visto il grave disturbo di personalità presentato. (...)"
(inc. LAMal, 39-2)

 

                                         La Dr.ssa
__________, in data 20 luglio 2009, sempre per conto dell’assicuratore malattia
__________, ha quindi posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(...)

Diagnosi psichiatrica:

Disturbo di personalità emotivamente instabile di
tipo borderline (ICD10 F60.31).

Sindrome da dipendenza dovuta all'uso di sostanze
psicoattive e multiple, segue attualmente una terapia sostitutiva con metadone
(ICD10 F19.2).

Sindrome di dipendenza da alcool, utilizzazione
episodica, attualmente nega consumo.

Sindrome mista ansioso depressiva (ICD10 F41.21).

 

Valutazione e prognosi:

La paziente presenta ancora difficoltà importanti
legate alle patologie sopra elencate: al disturbo di personalità emotivamente
instabile si sono associati ansioso depressivi di cui l'ultimo insorto più di
un anno fa, causa ancora di gravi difficoltà nella strutturazione e nella
progettualità futura per sentimento di apatia, anedonia e per difficoltà di
concentrazione e di attenzione.

A livello affettivo presenta attualmente una
tonalità dell'umore deflesso.

Al momento attuale nega abuso di sostanze
alcoliche, stupefacenti e psicoattive.

È in terapia metadonica (10Ketalgine al giorno) e
continua la presa a carico psichiatrica ambulatoriale presso lo psichiatra
dr.med. __________ di __________. Vi è attualmente come progetto quello di
seguire una dieta ipocalorica per una diminuzione del peso essendo la paziente
notevolmente aumentata (più di 15 chili nel corso dell'ultimo anno).

Purtroppo il mantenimento dell'attività
lavorativa al 50% rimane visto il decorso degli ultimi 3 anni, l'unico
obbiettivo terapeutico perseguibile.

È sicuramente utile una valutazione da parte
dell'ufficio invalidità in quanto si ritiene che per il restante 50% non possa
più a breve-medio termine recuperare alcuna capacità lavorativa.

La paziente continua a mantenere un alto rischio
per una ricaduta a breve termine nell'abuso di sostanze alcoliche e
stupefacenti visto il grave disturbo di personalità presentato. (:::)" (inc.
LAMal, 44-2)

 

                                         Nel rapporto
medico del 5 marzo 2008 il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, ha fornito la seguente valutazione:

 

" 
(...)

2)   Diagnosi con ripercussioni sulla capacità
lavorativa.

      - Sindrome
di dipendenza da sostanze psicoattive multiple, segue attualmente una terapia
sostitutiva con metadone F 19.22.

      - Sindrome
di dipendenza da alcool, utilizzazione episodica F10.26.

      - Sindrome mista ansioso-depressiva F
41.21.

      - Disturbo di personalità di tipo
borderline F 60.31.

 

4)   Referto medico oggettivo.

Paziente curata
nell'igiene personale e nell'abbigliamento. La mimica come i movimenti sono
poveri e rallentati. Orientata rispetto ai 4 domini. Il tono umorale è
depressivo con tensioni endogene, ritiro sociale, apatia, anedonia e disturbi
del sonno. Non emergono elementi dissociativi.

      Riferisce consumo irregolare di cocaina ed
alcool.

 

5)   Quali
terapie vengono effettuate per ristabilire lo stato di salute? Con quale
risultato.

   Dopo la
disintossicazione da sostanze stupefacenti alla Clinica __________ di __________
la paziente si reca settimanalmente presso lo studio del Dr. __________ per lo
screening delle urine.

   La signora PI 1
partecipa regolarmente ogni 2 settimane a dei colloqui individuali di sostegno
e assume una terapia con antidepressivo, ansiolitico e neurolettico. Inoltre si
reca presso la farmacia per l'assunzione del metadone. Il progetto terapeutico
è di continuare l'astinenza da stupefacenti, ridurre la somministrazione di
metadone e più in generale migliorare il quadro psicopatologico per favorire un
suo reinserimento nella vita attiva (evitando nuovi ricoveri).

 

6)   Ripresa
lavorativa nel mestiere abituale? Da quando e in che percentuale.

   Attualmente non ho
firmato dei certificati di inabilità. È evidente che la situazione dopo il ricovero
permane "fragile".

7)   Ripresa
lavorativa in un'altra attività confacente alle possibilità dell'assicurato? Da
quando e in che percentuale? Per quale professione?

      Vedi punto 6.

 

8)   Prognosi.

Riservata in
considerazione del lungo percorso di malattia della paziente.

 

9)   Osservazioni da parte sua.

La strategia
terapeutica è stabilita in accordo con il suo medico curante Dr. __________."
(Doc. AI 16/11-12)

 

                               2.8.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag.
123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto
sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di
una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique
VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité
et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF
123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne
signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et
médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre
une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Attentamente
esaminata la documentazione medica presente nell’incarto e richiamata la
giurisprudenza relativa al valore probatorio di rapporti medici (cfr. consid.
2.8.), questo Tribunale non può confermare la decisione impugnata per i motivi
che seguono.

 

                             2.10.   La Dr.ssa __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nei propri referti medici del 6
dicembre 2006, del 3 dicembre 2007, del 30 settembre 2008 e del 20 luglio 2009 ha sempre confermato la diagnosi di “Disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo
borderline (ICD10 F.60.31), sindrome da dipendenza dovuto all’uso di sostanze
psicoattive (ICD10 F11.22), attualmente in regime di mantenimento controllato
clinicamente con metadone. Scompenso ansioso depressivo di natura reattiva”
(cfr. doc. AI 16-6; doc. LAMal 20-2, 39-3, 44-2).

                                         Diagnosi che
ricalca sostanzialmente quella del medico curante dell’assicurata, Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, che nel referto del 5 marzo 2008 ha indicato una “sindrome di dipendenza da sostanze psicoattive multiple, segue attualmente
una terapia sostitutiva con metadone F19.22; sindrome da dipendenza da alcool,
utilizzazione episodica F10.26; sindrome mista ansioso-depressiva F41.21;
disturbo di personalità di tipo borderline F60.31” (doc. AI 16-11).

 

                                         Il medico
del SMR, Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nelle
annotazioni del 3 giugno 2009, ha ripreso le valutazioni della Dr.ssa __________
e del Dr. __________ rilevando che l’assicurata “ha sofferto inizialmente di
un disturbo psicotico con ideazioni deliranti a sfondo paranoico, in seguito
non più documentato. Viene poi riportato un disturbo di personalità tipo
borderline, una modalità di comportamento che emerge di solito precocemente
nello sviluppo dell’individuo, caratterizzato da sentimenti costanti di vuoto,
comportamento imprevedibile, tendenza a relazioni instabili, disturbi e
incertezza relativi all’immagine di sé. Viene anche descritto un disturbo
d’ansia con attacchi di panico e uno stato depressivo ricorrente” (doc. AI
19-1).

                                         

                                         Il Dr. __________
ha quindi evidenziato che su questa condizione psicopatologica di base, si
innesta dal 1995, un abuso di sostanze stupefacenti. Il medico ha poi confermato
che la sintomatologia ansioso-depressiva giustifica l’inabilità lavorativa al
50% (doc. AI 19-1).

 

Nel rapporto medico del 3 marzo 2009, prodotto
dalla RI 1 a sostegno del proprio allegato ricorsuale, il Dr. __________, spec.
FMH in medicina generale, ha posto la diagnosi di “dipendenza da sostanze
psicoattive, dipendenza da alcool, sindrome ansioso depressiva. In cura
metadonica” (doc. AI 10-1). Per quanto riguarda la capacità lavorativa il
medico curante ha poi indicato che la paziente è inabile più del 50% dal 2008 e
che lo stato di salute è in peggioramento (doc. AI 10-1).

 

Il medico curante ha quindi rilevato che PI 1 “aveva
seguito l’apprendistato di commercio presso __________ di __________, in
seguito ai problemi dovuti all’alcool ed alla droga non ha mai potuto lavorare
seriamente. La madre che gestisce un ristorante bar, ha sempre cercato di
rinserirla per quel che è la parte commerciale, le varie volte che era stata al
ristorante-bar, aveva fatto abuso di alcol. Conoscendo la paziente dal 1994,
penso che sarà difficile reinserirla a meno che non venga spontaneamente dalla
paziente di voler impegnarsi a non bere e a lavorare, riprendere il suo
mestiere di impiegata d’ufficio, ma probabilmente in un posto chiuso” (doc.
AI 10-2).

 

                                         Alla
domanda posta dall’UAI se la paziente segue tutte le proposte di trattamento il
Dr. __________ ha risposto: “No, cerca appena può di rifugiarsi nell’alcol e
nella droga” (doc. AI 10-3).

 

                                         Nelle
annotazioni dell’11 gennaio 2010 il medico del SMR, Dr. __________, ha ritenuto
giustificata l’argomentazione sollevata dalla RI 1 circa un’inadeguata
valutazione della problematica di abuso di sostanza e quindi dell’obbligo di
ridurre il danno. Il Dr. __________ ha indicato la necessità di procedere a un
approfondimento della patologia psichiatrica ed ha in particolare rilevato:

 

" 
(…)

-         
Il perito dovrà esprimersi sull’esigibilità
lavorativa in attività abituale ed in attività adatta.

-         
Il perito dovrà pure esprimersi se attualmente
vi è astinenza da abuso di sostanza e da quando.

-         
Nel caso d’un persistente abuso il perito dovrà
esprimersi se l’abuso riduce la capacità lavorativa residua e in quale misura,
inoltre il perito dovrà indicare se una disintossicazione risulta esigibile e
con quale probabilità di successo e se l’astinenza prolungata avrà influsso
favorevole sostanziale sulla CL residua” (doc. VI bis)

                                         

                                         L’UAI,
nella risposta di causa dell’11 gennaio 2010, ha quindi proposto al TCA la retrocessione degli atti alfine di procedere ad una perizia
psichiatrica presso il Centro peritale per le assicurazioni sociali (doc.
VI+bis).

 

                                         Questa
Corte, il 6 maggio 2010, ha interpellato il medico del SMR, Dr. __________,
sottoponendogli il referto del 3 marzo 2009 del Dr. __________ e ponendogli i
seguenti quesiti:

 

" 
Egregio Dr. __________,

 

lo scrivente Tribunale è chiamato a dirimere la
vertenza che vede opposta la RI 1, all’Ufficio assicurazione invalidità (UAI), in
relazione al caso di PI 1.

 

Nelle annotazioni del 3 giugno 2009 relative
all’assicurata, Lei indicava quanto segue:

 

“L’evoluzione della malattia descritta nelle
visite fiduciarie della dr.ssa __________ e nei rapporti del medico curante dr.
__________, permette di stabilire che l’A.a ha sofferto inizialmente di un
disturbo psicotico con ideazioni deliranti a sfondo paranoico, in seguito non
più documentato. Viene poi riportato un disturbo di personalità tipo
borderline, una modalità di comportamento che emerge di solito precocemente
nello sviluppo dell’individuo, caratterizzato da sentimenti costanti di vuoto,
comportamento imprevedibile, tendenza a relazioni instabili, disturbi e
incertezza relativi all’immagine di sé. 

Viene anche descritto un disturbo d’ansia con
attacchi di panico e uno stato depressivo ricorrente. Su questa condizione
psicopatologica di base, si innesta dal 1995 un abuso di sostanze stupefacenti.

 

Concordo che l’attuale attività in ambito
familiare abbia un’importanza terapeutica e lo scopo attuale sia il
mantenimento di questa attività, mentre le limitazioni in termini di
concentrazione e attenzione possono essere dovute sia alla prolungata
condizione di abuso sia all’instabilità emotiva tipica del disturbo di
personalità. 

 

Dal lato psichico, l’inabilità attuale al 50%
appare giustificata dalla sintomatologia ansioso-depressiva ricorrente” (doc. AI 19-1).

 

In sede di ricorso contro la decisione dell’UAI
di attribuire a PI 1 una mezza rendita d’invalidità la RI 1, fondandosi sul
rapporto del 3 marzo 2009 del medico curante Dr. __________, ha postulato
l’annullamento della decisione e il rinvio all’UAI per nuovi accertamenti. 

 

Il Dr. __________ ha posto la diagnosi di “Dipendenza
da sostanze psicoattive, dipendenza da alcool, sindrome ansioso depressiva. In
cura metadonica (1993)” e rilevato, in particolare, che la paziente a
seguito dei problemi di alcool e droghe non ha mai potuto lavorare seriamente,
non segue tutte le proposte di trattamento e cerca appena possibile di
rifugiarsi nell’alcool e nella droga (doc. AI 10-2).

 

L’UAI, quindi, sulla base anche della valutazione
del Dr. __________ dell’11 gennaio 2010, che ha aderito alle conclusioni della RI
1, ritenendo non adeguatamente valutata la problematica di abuso di sostanze e
l’obbligo di ridurre il danno dell’assicurato, ha proposto il rinvio per nuovi
accertamenti presso il centro peritale delle assicurazioni sociali (doc. VI).

 

Alla luce di quanto sopra, la invito a rispondere
alle seguenti domande:

 

1)      È stato nuovamente interpellato dall’UAI, in merito al caso PI 1,
successivamente alla sua valutazione del 3 giugno 2009 ? In caso affermativo
voglia indicarci e documentarci quale valutazione ha espresso.

 

2)      Nelle sue annotazioni del 3 giugno 2009 ha preso in considerazione il rapporto del Dr. __________ del 3 marzo 2009 e le conclusioni alle
quali è giunto ?

 

3)      Riconferma la sua valutazione del 3 giugno 2009, in particolare per quanto riguarda la diagnosi di disturbo di personalità tipo borderline, di
disturbo d’ansia con attacchi di panico e stato depressivo ricorrente nel quale
si innesta dal 1995 un abuso di sostanze stupefacenti ?

 

4)      Riconferma il grado d’inabilità lavorativa indicato nelle sue
annotazioni ?” (doc. XVIII).

 

                                         Il 25
maggio 2010 il Dr. __________ ha risposto di aver discusso il caso con il Dr. __________
in data 11 gennaio 2010 e di aver concordato con il collega sulla necessità di
una rivalutazione (doc. XXI1, pto.1).

                                         Il medico
del SMR ha confermato la propria valutazione del 3 giugno 2009, ritenuta a quel
momento corretta, affermando di concordare ora con la necessità di una
rivalutazione (pti. doc. XXI1, pti. 2, 3, 4).

 

                                         Al
riguardo in data 16 giugno 2010 il patrocinatore dell'assicurato ha comunicato
di trovare sorprendente che il dottor __________, "senza alcuna motivazione
apparente abbia radicalmente mutato la propria posizione" (cfr. Doc.
XXIII).

 

                                         Il
30 giugno 2010 il TCA ha nuovamente interpellato il Dr. __________:

 

" 
Egregio Dr. __________,

 

con riferimento all’incarto indicato a margine,
al nostro scritto del 6 maggio 2010 e alle sue risposte del 25 maggio 2010
trasmesse dall’Ufficio AI, con la presente la invito a chiarirci quanto segue.

 

1.      Per quali motivi dal punto di vista psichiatrico concorda con il Dr.
__________ sulla necessità di una rivalutazione dopo aver confermato la sua
precedente valutazione del 3 giugno 2009 ?

 

2.      Ritenuto che il referto del Dr. __________ è del 3 marzo 2009 e le
sue annotazioni del 3 giugno 2009, cosa si è modificato da allora dal profilo
medico da considerare ora necessaria una rivalutazione ? Se vi sono stati dei
cambiamenti del quadro valetudinario dell’assicurata, di quali si tratta ?”
(doc. XXVI).

 

                                         Il medico
del SMR ha così risposto:

 

" 
(…)

1.      La mia valutazione si era basata sull’incarto. Dopo discussione con
il dr. __________, in considerazione della complessità del problema, abbiamo
convenuto che una valutazione dell’incarto non è sufficiente, in particolare
per quanto riguarda la dipendenza.

2.      Ribadisco che si tratta di valutare adeguatamente la questione della
dipendenza e relative leggi AI.” (doc. XXII bis).

 

                                         Chiamato ora a
pronunciarsi, questo Tribunale rileva innanzitutto che l’assicurata
ha subìto numerosi ricoveri: presso l’Ospedale Regionale di __________ nel
1994, alla Clinica __________ di __________ tra il 2000 e il 2002, nel 2007 e
nel 2008, e presso la Clinica __________ di __________ nel 2007 e nel 2008,
nonché all’Ospedale __________ di __________ nel 2007. PI 1 ha inoltre seguito
dei trattamenti presso la Comunità di __________ e __________ (cfr. doc. AI
10-1;16-7, doc. LAMal 1-2; 13-1; 20-1, 27-1; 30-1/2; 39-1; 44-1).

 

                                         Se è vero
che dal referto del 5 marzo 2008 del Dr. __________ emerge che dopo il ricovero
alla Clinica __________ di __________ la paziente si reca settimanalmente
presso lo studio del Dr. __________ per lo screening delle urine e partecipa
regolarmente ogni 2 settimane a dei colloqui individuali di sostegno e partecipa
a un programma terapeutico di astinenza con assunzione di antidepressivi,
ansiolitici e neurolettici, oltre che di metadone (doc. LAMal 27-1; 44-2), il
Dr. __________, in data 3 marzo 2009 ha precisato che la paziente non segue
tutte le proposte di trattamento (doc. 10-1). Dalla certificazione della Dr. __________
del 20 luglio 2009 si rileva inoltre che l’assicurata è ancora ad alto rischio
di ricaduta (cfr. doc. LaMal 44-2). 

 

                                         L’Ufficio
AI da parte sua, in un primo tempo ha attribuito una mezza rendita d’invalidità
sulla base delle certificazioni dei medici curanti e della valutazione del
medico del SMR, Dr. __________ che il 3 giugno 2009 aveva confermato
l’inabilità lavorativa al 50% di PI 1 (cfr. doc. AI 19-1).

 

                                         In sede
ricorsuale l’amministrazione, ha modificato la propria valutazione ritenendo
giustificata la critica sollevata dalla Cassa pensione circa un’inadeguata
valutazione della problematica di abuso di sostanza e quindi dell’obbligo di
ridurre il danno. 

                                         Questa critica
è fondata sul referto del Dr. __________ del 3 marzo 2009, antecedente alla prima
valutazione del Dr. __________ (doc. VI+bis).

 

                                         Il medico
del SMR ha motivato la sua nuova valutazione limitandosi ad indicare di aver
discusso il caso con il collega del SMR, Dr. __________, e di aver convenuto con
lui il rinvio degli atti all’amministrazione per una nuova valutazione (doc. XXI1;
XXII bis).

 

                                         Secondo
il TCA nella presente fattispecie è decisivo il fatto che la valutazione del
medico del SMR sia stata fatta senza una visita personale.

                                         Di
conseguenza occorre dare seguito all’indicazione dei medici del SMR e rinviare
gli atti all’Ufficio AI  per una nuova perizia psichiatrica presso il Centro
peritale per le assicurazioni sociali, pur rilevando che l’amministrazione in
sede d’istruttoria non ha esaminato in modo approfondito il caso e le
motivazioni del medico del SMR a sostegno del rinvio non appaiono del tutto
convincenti.

 

                                         L’incarto
viene, dunque, retrocesso all’amministrazione per una nuova valutazione del
quadro psichiatrico. In particolare andrà valutata la questione se la
dipendenza dell’assicurata sia o meno la conseguenza o il sintomo di un danno invalidante
alla salute mentale e se persiste l’abuso di sostanze stupefacenti in relazione
con l'obbligo di ridurre il danno.

 

                                         Dai
rapporti medici non emerge infatti con sufficiente chiarezza se l’abuso di
sostanze alcoliche e stupefacenti sia stata causa o conseguenza dello stato
depressivo e dei disturbi di cui soffre l’assicurata, rispettivamente nel caso
in cui ne fosse stata la causa, in che misura queste malattie psichiche
sarebbero rilevanti ai sensi dell’AI. In tale contesto andrà pure accertato se
l’assicurata è in grado di effettuare un periodo di astinenza completo (cfr.
DTF 124 V 265; STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

 

                             2.11.   Secondo la
giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

 

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di ribaltare
tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura,
di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente
o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,
p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una
sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio
all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti
in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe
comunque puntualmente accertati. 

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso. 

 

                                         La
decisione impugnata va dunque annullata e l'incarto retrocesso
all'amministrazione, affinché metta in atto presso il Centro peritale per le
assicurazioni sociali un ulteriore approfondimento a livello della patologia psichiatrica,
inteso a  chiarire se i problemi di dipendenza dell’assicurata siano o meno la
conseguenza o il sintomo di un danno invalidante alla salute mentale e a
delucidare la questione dell’esigibilità lavorativa in attività abituale ed in
attività adatta. 

 

                                         Il perito
dovrà quindi esprimersi se attualmente vi è astinenza da abuso di sostanza e da
quando. Nel caso d’un persistente abuso il perito dovrà esprimersi se l’abuso
riduce la capacità lavorativa residua e in quale misura, inoltre il perito
dovrà indicare se una disintossicazione risulta esigibile e con quale
probabilità di successo e se l’astinenza prolungata avrà influsso favorevole
sostanziale sulla capacità lavorativa residua (cfr. doc. VI bis)

 

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà
nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurata.

 

                             2.12.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio
2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione
o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni
è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.—sono poste a carico
dell'UAI.

 

                             2.13.   L'assicurata
ha infine postulato di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio (I).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti
invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) –
sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3
Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr.
anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito
positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

 

                                         In
casu, l'assicurata, nubile e senza attività lucrativa, si trova nel
bisogno. La medesima dispone in effetti, quali entrate, della sola rendita AI
di fr. 718.-- al mese  (cfr. doc. XVII+bis). L’assicurata non possiede inoltre
le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di un legale appare
giustificato. Infine, di primo acchito la sua presa di posizione non appariva
priva di fondamento.

 

                                         Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la
concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurata, il gratuito
patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,
qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse in futuro migliorare
(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;
cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti
al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.
5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

                                         Ne consegue
che l'assicurata è per il momento esonerata dal pagamento delle spese
processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          § 
 La decisione del 18 novembre 2009 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.11..

 

                                   2.   L’istanza di
PI 1 tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito
patrocinio è accolta.

 

                                   3.   Le
spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico dell'UAI.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti