# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7c5400a8-296e-5182-8070-547082cd8dd5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.05.2021 D-2338/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2338-2021_2021-05-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2338/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 5  m a g g i o  2 0 2 1   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Fulvio Haefeli,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Senza nazionalità,   

patrocinato da Cristina Tosone,  

Protezione giuridica della Regione 

Ticino e Svizzera centrale,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 6 maggio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2338/2021 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 30 marzo 

2021 (cfr. atto SEM 2/2), 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica “EURODAC” (cfr. atto SEM 9/1), 

il verbale relativo al colloquio personale del 16 aprile 2021 (cfr. atto SEM 

14/3), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 6 maggio 2021, notificata il 10 maggio 2021 (cfr. atto SEM 32/1) e me-

diante la quale detta autorità inferiore non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Svezia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 18 maggio 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha po-

stulato: in limine la pronuncia di misure supercautelari e la restituzione 

dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della precitata decisione 

e la restituzione degli atti alla SEM per il complemento dell’istruttoria; con-

testualmente di essere ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e dal re-

lativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessario, verranno ripresi nei conside-

randi che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

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che i ricorsi manifestamente infondati sono decisi in procedura semplificata 

(art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice 

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi); che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo 

scambio degli scritti, 

che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

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che, contrariamente, nel contesto di una ripresa in carico (inglese: take 

back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione 

dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2 e 8.2.1), 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno 

(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo “EURO-

DAC”, che il ricorrente ha segnatamente depositato una domanda d’asilo 

in Svezia il 10 aprile 2017, 

che la SEM ha presentato alle autorità svedesi competenti, nei termini fis-

sati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in ca-

rico fondata sull’art. 18 cpv. 1 lett. d Regolamento Dublino III, 

che il 20 aprile 2021, la Svezia ha espressamente accettato il trasferimento 

del ricorrente in applicazione della precitata disposizione, 

che l’insorgente non ha contestato né di aver depositato una domanda di 

asilo in Svezia né che questo Stato sia competente per trattare la sua do-

manda (cfr. atto SEM 14/3), 

che, di conseguenza, la competenza di tale paese è data, 

 

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che in Svezia non sussistono carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 

Regolamento Dublino III che implichino il rischio di un trattamento inumano 

o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. sentenza del Tribunale 

F-1523/2021 del 9 aprile 2021), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che non di meno, il ricorrente ritiene che nel caso in esame l’autorità infe-

riore abbia omesso di accertare in modo esaustivo la situazione valetudi-

naria del nipote maggiorenne, il quale sarebbe giunto in Svizzera con lui e 

rispetto al quale sussisterebbe una situazione di dipendenza,  

che con tale argomento il ricorrente pare fare implicito riferimento alla clau-

sola di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, rispettiva-

mente all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni pro-

cedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311) ed all’art. 16 par. 1 Re-

golamento Dublino III,  

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda, 

che detta autorità dispone di potere di apprezzamento nell’applicazione 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contra-

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rio, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contrav-

viene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della 

CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità 

e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che nel diritto cogente rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 2013/24 con-

sid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita 

privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza e il cui 

scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni famigliari (cfr. DTF 

137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribunale 

D-2393/2019 del 22 maggio 2019), 

che sono protetti, principalmente, i rapporti tra i coniugi nonché quelli tra 

genitori e figli minorenni che vivono in comunione (cfr. sentenza  

CorteEDU – Van der Heijden c. Paesi Bassi [Grande Camera], n. 42857/05, 

3 aprile 2012, § 50), 

che le relazioni tra genitori e figli maggiorenni possono essere considerate 

solo eccezionalmente, ossia quando sussiste un particolare rapporto di di-

pendenza, come in caso di necessità di prodigare cure speciali per un han-

dicap o una malattia grave (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 e 120 Ib 257 consid. 

1e; sentenza CorteEDU – Moretti e Benedetti c. Italia, n. 16318/07, 27 

aprile 2010, § 46); che a medesima soluzione si giunge anche conside-

rando l’altra clausola discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 Regolamento 

Dublino III, che pure il ricorrente non censura e secondo il cui tenore “lad-

dove a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia grave, grave 

disabilità o età avanzata un richiedente sia dipendente dall’assistenza del 

figlio, del fratello o del genitore legalmente residente in uno degli Stati 

membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore legalmente residente 

in uno degli Stati membri sia dipendente dall’assistenza del richiedente, gli 

Stati membri lasciano insieme o ricongiungono il richiedente con tale figlio, 

fratello o genitore, a condizione che i legami familiari esistessero nel paese 

d’origine, che il figlio, il fratello, il genitore o il richiedente siano in grado di 

fornire assistenza alla persona a carico e che gli interessati abbiano 

espresso tale desiderio per iscritto”, 

che da questa formulazione si evince peraltro che la situazione di dipen-

denza presuppone l’esistenza di problemi di salute di una gravità che ri-

chiede un’assistenza significativa nella vita quotidiana, nel senso di una 

presenza, di una sorveglianza o anche di un’assistenza e di un’attenzione 

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permanente che solo un parente stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5),  

che la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psicologico non 

è invece tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.3.5), 

che nel caso de quo, a prescindere dal fatto che non siamo in presenza di 

un rapporto figlio genitore, risultava già palese che la situazione valetudi-

naria del nipote dell’insorgente non fosse tale da necessitare un’assistenza 

continuativa ai sensi della casistica citata,  

che pertanto, dal momento che il substrato fattuale per le condizioni di ap-

plicazione delle norme topiche era sufficientemente delineato, non vi era 

necessità di istruire ulteriormente la questione come preteso dall’insor-

gente (cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7), 

che per il resto, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la loro situazione personale sarebbero 

tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU, all’art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Svezia, 

che la doglianza a tal soggetto, laddove si riferisce direttamente alla situa-

zione del nipote, oggetto di separata procedura, è peraltro palesemente 

inconferente, 

che vista la palese inconferenza delle allegazioni, questo Tribunale ri-

chiama quindi l’art. 102h LAsi, secondo il cui tenore il rappresentante legale 

assegnato, è tenuto ad orientare il richiedente l’asilo sulle probabilità di riu-

scita della procedura, 

che, inoltre, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e con-

creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-

rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno 

nell’ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove 

la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o 

da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che nulla permette di concludere che la sua domanda sia stata trattata in 

modo lacunoso e che con la pronuncia del rinvio lo Stato di destinazione 

non abbia rispettato il principio del divieto di respingimento,  

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che tramite il principio dell’esame della domanda da parte di un unico Stato 

membro («one chance only») il Regolamento Dublino III intende far fronte 

al fenomeno delle domande di asilo multiple («asylum shopping»), 

che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che nella fattispecie, dagli atti non appaiono nemmeno elementi per rite-

nere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo po-

tere di apprezzamento, 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle succitate norme 

da parte della Svizzera, la Svezia rimane competente per il seguito della 

domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regola-

mento Dublino III ed è tenuta a riprenderli in carico in conformità alle con-

dizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Svezia conformemente 

all’art. 44 LAsi (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che essi risultano indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che rifiuta 

l’entrata nel merito della domanda di asilo confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di con-

cessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un anti-

cipo equivalente alle presumibili spese processuali sono senza oggetto, 

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che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: