# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 74607b1b-db3c-5d6d-8d2b-fadb9295fce9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-10-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 29.10.2015 72.2015.100
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2015-100_2015-10-29.html

## Full Text

Incarto
  n.

  72.2015.100

  	
  Lugano,

  29 ottobre 2015/lc

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

  
					

 

	
  composta da:

  	
  giudice Rosa
  Item, Presidente

  
	
   

  	
  GI 1 12 

  GI 2 13 

  
	
   

  	
  Anna Grümann,
  vicecancelliera

  

 

sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare

 

	
  nella causa penale

  	
  Ministero pubblico

  

 

 

	
   

  	
  e in qualità di accusatori privati:

  

 

ACPR 1 

ACPR 2, 

 

 

contro                              IM 1

rappresentato dall’avv. DUF 1 

 

in carcerazione estradizionale dal 17 maggio 2014 al 15 giugno
2014 (30 giorni),

in carcerazione preventiva dal 16 giugno 2014 al 10 novembre 2014
(148 giorni),

in esecuzione anticipata della pena dall’11 novembre 2014;

 

IM 2

rappresentato dall’avv. DUF 2 

 

in carcerazione preventiva dal 18 marzo 2014 al 19 marzo 2014
(2 giorni),

in carcerazione estradizionale dall’11 maggio 2014 al 15 giugno
2014 (36 giorni),

in carcerazione preventiva dal 16 giugno 2014 al 26 novembre 2014
(164 giorni),

in esecuzione anticipata della pena dal 27 novembre 2014;

 

IM 3

rappresentato dall’avv. DUF 3 

 

in carcerazione preventiva dal 18 marzo 2014 al 19 marzo 2014
(2 giorni),

in carcerazione estradizionale dal 13 maggio 2014 al 15 maggio
2014 (3 giorni) e dal 6 febbraio 2015 al 15 febbraio 2015 (10 giorni);

in carcerazione preventiva dal 16 febbraio 2015 al 2 aprile 2015
(46 giorni),

in esecuzione anticipata della pena dal 3 aprile 2015;

 

IM 4

rappresentato dall’avv. DUF 4 

 

in carcerazione estradizionale dal 9 maggio 2014 al 4 luglio 2014
(57 giorni) e dal 24 febbraio 2015 al 10 marzo 2015 (15 giorni),

in carcerazione preventiva dall’11 marzo 2015 al 19 aprile 2015
(40 giorni),

in esecuzione anticipata della pena dal 20 aprile 2015;

 

 

	
   

  	
  e in qualità di terzo aggravato:

  

 

__________, __________

 

 

imputati, a
norma dell’atto d’accusa nr. 81/2015 del 30.06.2015 emanato dal Procuratore
pubblico PP 1, di

 

                                   1.   rapina aggravata

per avere, ad __________ il 25 marzo 2014, in correità tra loro e con i cittadini __________ __________, __________, __________ e __________,
tutti latitanti, nonché con altre persone al momento non ancora identificate,

 

commesso un furto usando violenza contro una persona,
minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale o
rendendola incapace di opporre resistenza, 

muniti di un’arma da fuoco ed associati ad una banda intesa a
commettere furti o rapine,

 

e meglio per avere

 

dopo essersi ripartiti i vari ruoli tra loro,

IM 4, __________, __________ e __________, entrando nella
gioielleria ACPR 2,

 

IM 1 e __________ controllando la situazione dall’esterno,

 

IM 4 avvicinandosi e minacciando a mano di una pistola ACPR 1, che
reagiva afferrando l’arma con le mani per poi lasciare la presa,

 

IM 4 obbligando ACPR 1 a mettersi a terra mettendole del nastro
adesivo sulla bocca per impedirle di gridare, bloccandole le mani con delle
fascette tipo elettricista ed i piedi con del nastro adesivo ed essere poi
aiutato, in un secondo tempo, da __________ nell’”incaprettare” la vittima,
rendendola inetta a resistere,

 

__________ e __________ mandando in frantumi i cristalli di alcune
vetrinette di esposizione ed asportando orologi e preziosi,

 

__________ recandosi nell’ufficio rialzato frugato nella borsetta
di ACPR 1 senza nulla asportare,

 

__________ forzando la cassa registratrice asportando il denaro
contante per CHF 2'931.00,

 

fuggendo dapprima a piedi e poi a bordo di biciclette sottratte in
precedenza,

__________ e __________ consegnando la refurtiva a __________ che,
dopo aver percorso un tratto in bicicletta, proseguiva a piedi,

 

IM 4, __________, __________, __________ e IM 1 fuggendo a bordo
di biciclette facendo perdere le loro tracce,

 

sottraendo ai danni della gioielleria ACPR 2 denaro contante,
orologi di lusso e preziosi per un importo complessivo pari a CHF 454’836.21,
di cui una parte ritrovata al __________ di __________;

 

 

                                   2.   rapina
aggravata tentata

per avere, ad __________, __________ ed altre località non meglio
precisate il 18 marzo 2014, in correità tra loro e con i cittadini lituani __________,
____________________ e __________, tutti latitanti, nonché con altre persone al
momento non ancora identificate,

 

commesso un furto usando violenza contro una persona,
minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale o
rendendola incapace di opporre resistenza, 

muniti di un’arma da fuoco ed associati ad una banda intesa a
commettere furti o rapine,

 

e meglio per avere

 

IM 1 indicando ai correi la gioielleria ACPR 2 come obiettivo
della rapina e ripartendo i vari ruoli,

 

__________, IM 3, __________ ed altro correo sottratto le
biciclette necessarie per garantirsi la fuga,

 

reperito nel bosco __________ il luogo in cui lasciare i vestiti
di ricambio da utilizzare dopo l’esecuzione della rapina,

 

IM 2 entrando verso le ore 10.00 nella gioielleria ACPR 2
verificando la disposizione dei locali interni,

 

IM 4 e __________ incaricati di legare i dipendenti della
gioielleria utilizzando delle fascette di elettricista,

 

IM 2 e IM 3 incaricati di scassinare le vetrine per sottrarre i
preziosi,

 

__________ incaricato di ricevere la refurtiva sottratta dai
complici,

 

non riuscendo nel loro intento poiché IM 2 e IM 3 venivano fermati
dalla Polizia nei pressi della gioielleria ACPR 2 e quindi posti in arresto
provvisorio;

 

 

                                   3.   atti preparatori
punibili (alla rapina) in via subordinata per i fatti del 18 marzo 2014

per avere, il 18 marzo 2014 ad __________, __________, __________
ed altre località non meglio precisate, in correità tra loro e con i cittadini
lituani __________, __________, __________ e __________, tutti latitanti, nonché
con altre persone al momento non ancora identificate,

 

preso conformemente ad un piano concrete disposizioni tecniche ed
organizzative la cui natura ed estensione mostrano che si accingevano a
commettere una rapina,

 

e meglio per avere

 

IM 1 indicato ai correi la gioielleria ACPR 2 come obiettivo della
rapina e ripartito i vari ruoli,

 

IM 2, IM 3, __________ ed altro correo sottratto le biciclette
necessarie per garantirsi la fuga,

 

reperito nel __________ il luogo in cui lasciare i vestiti di
ricambio da utilizzare dopo l’esecuzione della rapina,

 

IM 2 entrando verso le ore 10.00 nella gioielleria ACPR 2
verificando la disposizione dei locali interni,

 

IM 4 e __________ incaricati di legare i dipendenti della
gioielleria utilizzando delle fascette di elettricista,

 

IM 2 e __________ incaricati di scassinare le vetrine per
sottrarre i preziosi,

 

__________ incaricato di ricevere la refurtiva sottratta dai
complici,

 

 

                                         IM 1 singolarmente

 

                                   4.   falsità in certificati

per avere, a __________ il 17 marzo 2014, per migliorare la
propria situazione, usato a scopo di inganno un documento falso, 

 

e meglio per avere,

 

consegnato alla ricezione dell’Hotel __________ la carta di
identità lituana nr. __________ intestata a __________, così da non dover
dichiarare le sue reali generalità allo scopo di impedire la sua
identificazione dopo la commissione dei reati di cui sub. 1, 2 e 3 del presente
atto di accusa;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;

reati previsti: dagli art. 140 cifra 2 CP, art. 140 cifra 3
cpv. 2 CP, art. 252 CP, art. 260bis CP;

 

 

Presenti:                    -   il Procuratore pubblico PP
1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;

                                     -   l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 1;

                                     -   l’imputato IM 2, assistito
dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 2;

                                     -   l’imputato IM 3, assistito
dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 3;

                                     -   l’imputato IM 4, assistito
dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 4, accompagnato dalla MLaw __________;

                                     -   in qualità di interprete
per la lingua lituana, D. G.;

                                     -   in qualità di interprete
per la lingua russa, V. W..

 

 

 

Espletato il pubblico

dibattimento:                martedì 27.10.2015, dalle ore 09:35 alle ore 15:50;

mercoledì 28.10.2015, dalle ore 09:00 alle ore 14:10;

giovedì 29.10.2015, dalle ore 17:30 alle ore 18:00.

 

 

 

Evase le seguenti

questioni:                      Verbale del dibattimento

 

                                    I.   L’avv. __________ rileva che la formulazione
dell’imputazione di tentata rapina di cui al punto 2 dell’atto d’accusa non è
molto chiara, dal momento che è indicato che gli imputati avrebbero “commesso
un furto”.

La Presidente osserva che in
fondo al punto 2 dell’atto d’accusa è indicato “non riuscendo nel loro
intento”, per cui è chiaro che l’imputazione è quella di tentata rapina.

 

L’avv. __________ rileva inoltre
che l’atto d’accusa riporta l’art. 140 cifra 3 cpv. 2 CP e al riguardo il
Procuratore pubblico conferma che la norma corretta è l’art. 140 cifra 3 cpv. 1
CP.

Con l’accordo di tutte le parti,
l’atto d’accusa viene rettificato di conseguenza.

 

                                   II.   Con
l’accordo delle parti, la refurtiva indicata nell’atto d’accusa viene
rettificata in fr. 349'551.-- (tenendo conto del prezzo di costo e
non del prezzo di vendita e tralasciando l’IVA e le spese di traporto).

 

 

Sentiti:                       §   il Procuratore pubblico, il quale ripercorre le
principali tappe dell’inchiesta e le dichiarazioni rese dagli imputati.
Riassume poi i numerosi riscontri oggettivi a carico degli imputati, come pure
i loro precedenti penali. Richiamando ampia giurisprudenza, ritiene che in
diritto i fatti del 18 marzo 2014 debbano essere qualificati di tentata rapina.
È inoltre data l’aggravante dell’aver agito in banda, della quale fanno parte
anche IM 2 e IM 3 (altrimenti non vi sarebbe stato motivo per incontrarsi con i
correi dopo il 25 marzo 2014), per cui gli stessi devono rispondere anche della
rapina consumata del 25 marzo 2014. Richiamando la sentenza del TF 1B.364/2009
e una sentenza cantonale di Friborgo del 01.06.2015, chiede che anche
l’aggravante dell’essersi muniti di un’arma da fuoco venga confermata. Venendo
alla commisurazione della pena, sottolinea la gravità della colpa degli
imputati, che sono venuti in Svizzera unicamente per delinquere e hanno
insistito finché sono riusciti a portare a termine la rapina. Ravvede poche
attenuanti a favore degli imputati, segnatamente per IM 2 la sua giovane età e
la collaborazione prestata prima di ritrattare, ritrattazione che a fronte dei
riscontri oggettivi e delle dichiarazioni di __________ non è credibile. In
conclusione, chiede la conferma integrale dell’atto d’accusa per i reati di
rapina aggravata consumata, rapina aggravata tentata e falsità in certificati,
proponendo la condanna di IM 1 alla pena detentiva di 4 anni e 10 mesi (tenuto
conto del suo ruolo maggiore rispetto ai coimputati), di IM 4 alla pena
detentiva di 4 anni e 8 mesi (ritenuto il trattamento che ha riservato alla
vittima) e di IM 2 e IM 3 alla pena detentiva di 4 anni e 6 mesi (considerate
la giovane età di IM 2 e la difficile situazione famigliare di IM 3). Nel caso
in cui la Corte dovesse invece ritenere, per i fatti del 18 marzo 2014, il
reato di atti preparatori punibili alla rapina invece che quello di tentata
rapina, si rimette al giudizio della Corte per la commisurazione della pena.
Chiede infine che nella determinazione della pena non venga effettuato alcun
paragone con altre sentenze e che l’eventuale attenuazione della pena dovuta al
fatto che gli imputati debbano scontare la pena lontano da casa non venga
riconosciuta, dal momento che gli stessi hanno volontariamente deciso di venire
a delinquere in Svizzera. Per quanto riguarda i sequestri, si rimette a quanto
già detto al dibattimento;

 

                                    §   l’avv.
DUF 2, difensore dell’imputato IM 2, il quale motiva le seguenti
conclusioni (cfr. arringa scritta sub doc. DIB 5):

                                         -     in
relazione ai fatti del 18 marzo 2014, chiede il proscioglimento
dall’imputazione di tentata rapina, chiedendo che venga invece ritenuto il
reato di atti preparatori punibili ex art. 260bis CP;

                                         -     postula
il proscioglimento del suo assistito dall’imputazione di cui al punto 1
dell’atto d’accusa;

                                         -     chiede
una massiccia riduzione della pena proposta dalla pubblica accusa, da contenere
in 18 mesi. Subordinatamente, qualora la Corte dovesse ritenere, per i fatti
del 18 marzo 2014, il reato di tentata rapina, chiede che IM 2 venga condannato
ad una pena detentiva massima di 24 mesi. In via ancora più subordinata,
nell’ipotesi in cui la Corte dovesse ritenere adempiuto nei confronti del suo patrocinato,
per i fatti del 25 marzo 2014, il reato di rapina aggravata, che lo stesso
venga condannato alla pena detentiva massima di 3 anni;

                                         -     se
la pena detentiva inflitta a IM 2 rimarrà nei 24 mesi, la stessa deve essere
posta interamente al beneficio della sospensione condizionale. Nel caso in cui
dovesse invece essere condannato alla pena detentiva di 3 anni, dedotto il
carcere preventivo sofferto, la rimanenza dovrà essere sospesa;

                                         -     chiede
il dissequestro in favore del suo patrocinato del telefonino che gli è stato
sequestrato;

 

                                    §   l’avv.
DUF 3, difensore dell’imputato IM 3, il quale in relazione ai fatti del 18
marzo 2014 si associa al collega della difesa chiedendo che venga ritenuta
l’imputazione subordinata di atti preparatori punibili. Chiede il proscioglimento
del suo patrocinato da qualsiasi imputazione relativa ai fatti del 25 marzo
2014, sottolineando che lo stesso non si trovava ad __________ e contestando la
sussistenza di una banda ex art. 140 cifra 3 cpv. 1 CP, rilevando in
particolare che IM 3 non ha più avuto alcun contatto con IM 1 dopo i fatti del
18 marzo 2014 e che non ha percepito alcun compenso. Per quanto riguarda la
pena da infliggere al suo assistito, rileva che quella proposta dalla Pubblica
accusa è manifestamente sproporzionata e chiede che IM 3 venga condannato ad
una pena che gli consenta di uscire immediatamente di prigione per raggiungere
suo figlio, rimasto orfano;

 

                                    §   l’avvDUF
4, difensore dell’imputato IM 4, il quale esordisce esprimendo il massimo
rispetto da parte suo e da parte del suo assistito nei confronti della vittima.
Rileva poi che il suo assistito ha ammesso le proprie responsabilità,
avvalendosi per il resto del diritto di non rispondere e non creando quindi
lavoro agli inquirenti, ciò che ha permesso di portare celermente a termine
l’inchiesta nei suoi confronti. Ritiene che dall’inchiesta e in particolare
dalle dichiarazioni della vittima è emerso che l’arma era giocattolo, per cui
chiede il proscioglimento dall’aggravante dell’essersi muniti di un’arma da fuoco.
Si associa ai colleghi della difesa nel contestare la sussistenza
dell’aggravante dell’aver agito in banda, come pure nel sostenere che per i
fatti del 18 marzo 2014 debba essere ritenuto il reato di atti preparatori
punibili, che in quanto tali sono assorbiti dalla rapina consumata il 25 marzo
2014. Postula quindi che il suo patrocinato venga condannato unicamente per la
rapina semplice del 25 marzo 2014; subordinatamente chiede che per i fatti del
18 marzo 2014 vengano ritenuti gli atti preparatori punibili. Per quanto
riguarda la commisurazione della pena, rileva che il suo assistito ha ammesso i
fatti e mette in evidenza la sua precaria situazione finanziaria come pure il
lungo carcere preventivo sofferto. In merito ai precedenti, osserva che ha un piccolo
precedente in Germania e che la sentenza di condanna emessa dalla Spagna non è
agli atti. In conclusione, ritiene adeguata alla colpa del suo assistito la
pena detentiva di 3 anni e 6 mesi;

 

                                    §   l’avv.
DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale esprime anzitutto la sua
solidarietà alla vittima. Rileva poi che il suo assistito non ha collaborato
con gli inquirenti ma non ha nemmeno intralciato il loro lavoro. È cosciente
dei riscontri oggettivi che collocano il suo assistito ad __________ al momento
dei fatti del 25 marzo 2014, ma rileva che detti riscontri non comprovano
la sua partecipazione alla rapina. Passa in rassegna le chiamate in causa
effettuate nei confronti del suo patrocinato da parte di __________ e __________,
non lineari e contraddittorie, come pure quella di IM 2, che neppure può essere
considerata credibile. In conclusione, chiede il proscioglimento di IM 1
dall’imputazione di cui al punto 1 dell’atto d’accusa, come pure dalle
imputazioni di cui ai punti 2 e 4 dell’atto d’accusa, per gli stessi motivi.
Subordinatamente, postula la condanna del suo assistito per rapina semplice,
con il ruolo secondario di palo, mentre che i fatti del 18 marzo 2014 sono
assorbiti dalla rapina consumata, trattandosi di atti preparatori punibili, per
cui nella denegata ipotesi in cui la Corte dovesse ritenere colpevole il suo
patrocinato, postula una massiccia riduzione della pena proposta dalla Pubblica
accusa, ritenuto inoltre che sarebbe la prima condanna per rapina.

 

 

Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   Vita anteriore e
precedenti penali degli imputati

 

                               1.1.   IM 1

 

                            1.1.1.   In merito alla sua vita
anteriore, IM 1, cittadino lituano residente a __________ in __________, ha
dichiarato:

 

"
Io sono nato a __________. Io vivo con la mia mamma e con mio
fratello che ha 1 anno e mezzo meno di me; i miei genitori si erano infatti
separati quando io ero ancora piccolino. Con noi vivono anche i nonni materni.
Preciso che mio nonno è deceduto quando io mi trovavo qui in Farera. Noi
abbiamo una casa propria; essa appartiene alla mia mamma. Io ho fatto l’asilo a
__________, dove ho fatto pure le scuole elementari. Io ho frequentato tutte le
scuole d’obbligo ottenendo i relativi diplomi e poi ho iniziato la scuola di
saldatore. Questa scuola è una scuola tecnica diurna e dura 2 anni. Alla fine
ho fatto uno stage lavorativo di 6 mesi come saldatore e ho ottenuto il
relativo diploma. Come saldatore non riuscivo a trovare lavoro. Il garage della
casa della mia mamma è stato poi adibito ad officina meccanica per automobili.
Io ho ottenuto la licenza per poter esercitare questa attività insieme a mio
zio. Abbiamo quindi lavorato assieme come meccanici. All’età di 21 anni ho
smesso con questa attività lavorativa e ho iniziato a viaggiare. Io cercavo
lavoro all’estero. Ho quindi lavorato come manovale, operaio, ecc., in cantieri
in Germania, Svezia, Belgio, Spagna. Io lavoravo in nero. (…).

 

Anche se ho girato mezza Europa io sono sempre stato in contatto
con i miei familiari. Anche oggi ci sentiamo praticamente tutti i giorni; la
nostra famiglia è molto unita. In questo periodo la mia mamma ha smesso di
lavorare per poter star vicino alla nonna che non è più autonoma. Mio fratello
abita ancora con la mamma e la nonna e le aiuta. Mio fratello lavora a __________.

 

Con mio papà invece non ho rapporti di sorta. La prima e ultima
volta che l’ho visto avevo 15 anni. Aggiungo che la mia mamma aveva voluto
divorziare dal papà perché lui beveva. La volta che l’ho incontrato, mio papà
era ubriaco per cui io ho deciso che non lo avrei mai più rivisto.

 

La nostra famiglia ha sempre avuto delle difficoltà economiche
visto che in Lituania la vita non è facile come in altri Paesi. Quando riuscivo
a trovare un lavoro, mandavo dei soldi ai miei familiari per aiutarli
economicamente. Anche quando rientravo in Lituania portavo dei soldi,
provenienti dal lavoro in nero, alla mia famiglia.

 

Nel caso in cui dovessi essere liberato dopo il processo, so per
certo che potrei tornare a casa mia a __________ e che i miei familiari non
aspettano altro.”

(VI PP 11.02.2015 pagg. 2-3; dichiarazioni confermate in aula: VI
imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB.)

 

 

 

                            1.1.2.   Dall’estratto del casellario
giudiziale svizzero risulta che IM 1 è stato condannato il 25 aprile 2008 dal
Ministero pubblico di __________ per entrata e soggiorno illegali alla pena
pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 30.--, sospesa condizionalmente
per 2 anni (AI 14, AI 34).

 

In __________ è stato condannato l’11 giugno 2010 per traffico e
consumo di droga alla prigione di 3 mesi e 1 giorno (AI 119).

In merito a questa condanna, l’imputato ha dichiarato che “(…)
sono una persona sfortunata. Mi è infatti capitato di essere arrestato e messo
in prigione quando, in effetti, avevo commesso solo dei piccoli reati. Io
ammetto di avere rubacchiato qua e là, ma non ho mai fatto niente di grave.
Come avevo già spiegato in uno dei miei precedenti verbali, in Spagna sono
stato particolarmente sfortunato perché ho rubato una macchina, sono stato
fermato e controllato e nella vettura c’era tantissimo hashish che però non era
di mia proprietà. Io ho raccontato alle autorità spagnole che avevo solo rubato
la macchina e che non c’entravo niente con la droga, ma non sono stato creduto
per cui sono stato condannato per traffico di stupefacenti” (VI PP 11.02.2015
pagg. 2-3).

 

In Germania IM 1 è stato condannato a diverse riprese(AI 171):

                                     -   il 2 aprile 2004 per furto
aggravato e tentato furto aggravato alla pena detentiva di 6 mesi, sospesa
condizionalmente per 3 anni;

                                     -   il 27 maggio 2005 per
furto aggravato alla pena detentiva di 10 mesi;

                                     -   il 5 aprile 2007 per
tentato furto aggravato e danneggiamento alla pena detentiva di 1 anno;

                                     -   il 4 febbraio 2010 per
essersi procurato documenti falsi alla pena pecuniaria di 70 aliquote
giornaliere da Euro 10.--.

 

In Belgio, l’8 luglio 2009 ha subito una condanna per furto alla
pena detentiva di 6 mesi, oltre alla multa di Euro 100.-- (AI 173).

 

IM 1 ha riferito che in Lituania è stato condannato per reati
contro l’ordine pubblico o rissa e di aver scontato 1 anno e mezzo di prigione.
Ha dichiarato inoltre che nel suo paese d’origine era anche stato inchiestato
per omicidio, ma di essere stato prosciolto (VI PG 04.07.2014 pag. 4 e pag. 9;
VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB), ciò che risulta confermato dall’informativa
Interpol agli atti (AI 244). A domanda del suo difensore ha spiegato che “c’è
stato un processo in cui è stato provato che io non ero colpevole. Il
Procuratore e il padre della vittima hanno fatto ricorso e la Corte superiore
ha confermato la sentenza di proscioglimento. In questa inchiesta era coinvolto
anche mio fratello e anche lui è stato prosciolto. Il colpevole è stato
arrestato e condannato a 11 anni di prigione che sta scontando” (VI imputati
pag. 2, all. 1 al V. DIB).

L’estratto del casellario giudiziale lituano, nonostante sia stato
richiesto (AI 100) e sollecitato (AI 235) dagli inquirenti, non è pervenuto.

 

IM 1 è invece incensurato in Francia (AI 109) e in Olanda
(AI 127).

 

                               1.2.   IM 2

 

                            1.2.1.   IM 2, cittadino lituano,
ventenne, residente a __________ (Lituania), in merito al suo trascorso ha
riferito:

 

"
Io ho fatto le scuole dell’obbligo in Lituania, a __________.
Dopo ho fatto una scuola professionale come stuccatore. Mi spiego: il mestiere
è quello di ridefinire e imbiancare le pareti prima di consegnare lo stabile al
committente.

Questa scuola è durata due anni. Un anno era di scuola e un anno
di pratica lavorativa, dove venivo pagato, più o meno 400 Euro al mese (1'500
Litas). Ho fatto un periodo di pausa a casa, senza lavoro, e poi ho iniziato a
frequentare dei corsi per diventare saldatore. Preciso che questa scuola era
privata, era un tirocinio privato e io pagavo di tasca mia. Questa scuola come
saldatore è durata circa 3 mesi, al termine della quale ho lavorato per
un’azienda privata di montaggio per 2 mesi. Quando ho finito la scuola era
inverno 2013.

Dopo sono rimasto senza lavoro a casa. Per il mio sostentamento
provvedevano i miei genitori, in quanto io non mi sono mai scritto alla
disoccupazione.

I miei genitori mi davano dei soldi, in sostanza quello che io
chiedevo solo per far fronte alle mie esigenze. Più o meno si trattava di 100
Euro alla settimana. I miei genitori lavoravano entrambi: mio padre è un
montatore, mentre mia madre era caporeparto (gerente) di un negozio. Preciso però
che l’anno scorso, quando già mi trovavo in carcere, mia madre ha smesso di
lavorare.

 

Io ho un fratello, lui è più grande di me ha 32 anni e si chiama __________.

Io avevo una compagna, si chiamava __________, ma noi non stiamo
più insieme.

 

Io in Lituania vivevo dai miei genitori, loro hanno un
appartamento. In questo appartamento vivevamo io, mia madre e mio padre, mio
fratello __________ vive in Inghilterra. Io non so esattamente che lavoro
faccia lui, penso comunque qualcosa del genere montatore.”

(VI PP 31.08.2015 pag. 2)

 

In aula l’imputato ha confermato le dichiarazioni rese durante
l’inchiesta in merito alla sua vita e ha dichiarato che “quando uscirò di
prigione, è mia intenzione andare a casa dei miei famigliari” (VI imputati
pag. 2, all. 1 al V. DIB).

 

 

                            1.2.2.   IM 2 è incensurato in Svizzera
(AI 85), in Francia (AI 108) e in Italia (AI 111).

 

Ha confermato di aver subito nel 2013 una condanna in Lituania per
violazione dell’ordine pubblico (VI imputati pag. 3), come risulta dall’informativa
Interpol (AI 244).

Non è stato possibile acquisire l’estratto del casellario
giudiziale lituano (AI 99 e AI 235).

 

                               1.3.   IM 3

 

                            1.3.1.   IM 3, nato il __________ in
Lituania e ivi residente, sulla sua vita anteriore ha riportato agli inquirenti
quanto segue:

 

"
Io sono nato a __________ e ho un fratello più grande. Io ho
fatto le scuole a __________ e ho ottenuto il diploma ginnasiale all’età di 19
anni. Ho poi iniziato a lavorare nell’edilizia. A 20 anni ho lasciato
l’abitazione dei miei genitori e sono andato a vivere da solo. Ho avuto un
bimbo che ora ha 11 anni dalla mia compagna dalla quale mi sono poi separato
quando nostro figlio aveva 6 anni. Io ho sempre contribuito al mantenimento di
mio figlio nel senso che provvedevo io dal punto di vista economico. Preciso
che mio figlio abita con i miei genitori da quando aveva 7 anni; da quel
momento pure io sono tornato a vivere con i miei genitori. La mia ex compagna
ha trovato un altro uomo e si è trasferita da lui. Nostro figlio è rimasto con
i miei genitori, e quindi anche con me, perché la mia ex compagna soffre di una
forma di forte depressione. Quando è terminato il lavoro nel ramo edilizio ho
iniziato a lavorare come falegname nell’industria del legno che forniva l’__________.
Il mio salario mensile era di Euro 800.00 che è poi diminuito a Euro 400/500.00
mensili nell’ultimo anno di lavoro 2013. Proprio nel 2013 sono rimasto senza
lavoro e mi sono rivolto alla disoccupazione ricevendo Euro 150.00 al mese. Ho
poi fatto dei lavoretti in nero per portare a casa un po’ di soldi.”

(VI PP 02.04.2015 pag. 5; dichiarazioni confermate al
dibattimento: VI imputati pag. 3, all. 1 al V. DIB.)

 

                            1.3.2.   IM 3 è stato condannato il 13
gennaio 2014 in __________ per furto a 1 anno di prigione (AI 239). Al riguardo
IM 3 ha dichiarato che “io non ho commesso furti in Francia, ma gli
inquirenti francesi hanno trovato nella mia automobile degli oggetti provento
di furto. Non sono stato io a nascondere tali oggetti nella vettura; io non so
chi lo ha fatto” (VI PP 02.04.2015 pag. 5).

 

In Germania ha subito due condanne (AI 248):

                                     -   il 5 dicembre 2013 per
infrazione alla legge sulla libera circolazione dei cittadini dell'Unione
Europea, alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da Euro 20.-- cadauna;

                                     -   il 1 luglio 2014 per conseguimento
fraudolento di prestazioni, alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da
Euro 10.-- ciascuna.

 

In Svizzera e in Italia non risultano iscritte condanne a suo
carico (AI 81 e AI 249).

 

Dall’informativa Interpol risulta incensurato anche in Lituania
(AI 236).

La richiesta degli inquirenti alle Autorità lituane di trasmettere
l’estratto del casellario giudiziale (AI 234) è rimasta priva di riscontro.

 

                               1.4.   IM 4

 

                            1.4.1.   Anche IM 4 (nato il __________)
è cittadino lituano e risiede a __________ (Lituania). Sulla sua vita anteriore
ha riferito:

 

"
Io ho fatto le scuole dell’obbligo a __________, in Lituania.
Dopo ho frequentato una scuola professionale per due anni per diventare
costruttore. Il primo di anno di scuola era solo di teoria, mentre il secondo
anno di teoria e pratica. Io guadagnavo poco, 10 / 20 Euro al mese. Questi
soldi mi venivano accreditati in banca e subito prelevati da un notaio. Preciso
che in Lituania i Notai sono autorizzati a prelevare dei soldi da un conto
bancario in caso di debiti.

Io infatti parecchi anni prima avevo contratto dei debiti. Si
trattava di fattura di un abbonamento mensile di un telefono che non ero
riuscito a pagare, di multe in arretrato perché non avevo il biglietto del bus
e una volta ho preso anche una multa perché non avevo la cintura di sicurezza. 

In sostanza, appena mi veniva accreditato lo stipendio, i Notai
prelevavano i soldi per darli ai miei creditori. Erano 7/8 Notai che erano
incaricati dell’incarto.

 

ADR che più o meno i debiti ammontavano a 10'000 Litas (circa
2'900 Euro). La somma precisa comunque non me la ricordo.

 

Dopo la scuola professionale, io sono andato in Danimarca, a __________
a lavorare. Erano gli anni 2004 / 2005, io avevo 17 anni, quasi 18. Dopo un
anno che ero in Danimarca, io ho aperto un’azienda edilizia e mi occupavo di
impiegare dei lavoratori lituani. Io ho avuto fino a 10 lavoratori sotto di me.

Io in Danimarca ci sono stato per 8 anni, ma l’azienda edilizia
che si chiamava __________ l’ho avuta solo per 5 anni. Più o meno negli anni
2009 / 2010 è iniziata una crisi e così io ho deciso di venderla ad una persona
che già conoscevo. Io comunque ho continuato a lavorare in Danimarca con i miei
clienti. In questo periodo guadagnavo circa Euro 3'000.- / 4'000.- Euro al
mese. Nel 2011 io sono ritornato in Lituania, ho provato a lavorare, avevo
trovato un lavoro poco pagato sempre nel ramo dell’edilizia. Prendevo circa 300
Euro al mese. Io comunque dovevo sempre pagare i miei debiti e pertanto non valeva
neanche la pena lavorare.

Dopo sono stato arrestato in Lituania perché ero implicato in una
rissa.

 

ADR che adesso non so dire quando ciò è successo. Davvero non me
lo ricordo.

Io sono stato in prigione per 2 anni e tre mesi circa. Io sono
stato anche più volte trasferito e collocato in un “Lager”. Per “Lager” intendo
un grande campo di detenzione all’aperto dove vi era anche una casa in comune.
Dentro a questa casa noi eravamo in 30 e ci stavamo per dormire, il resto del
tempo noi lo passavamo all’aperto a lavorare.

 

Se non sbaglio, sono stato scarcerato il 26 aprile 2013. Quando
sono stato scarcerato, ho iniziato a bere. Io non volevo più lavorare perché
non ne valeva la pena, dato che il mio stipendio sarebbe stato preso dai
Notaio. Io aiutavo un po’ mio padre nelle faccende di casa. Per il mio
sostentamento provvedevano i miei amici. Io chiedevo a questi miei amici
diverse somme. In media, mi bastavano circa 200 Euro ogni due settimane (100
Euro a settimana).

 

Io vivevo nella casa dei miei genitori, è una casa piuttosto
grande. C’ero io, mia madre e mio padre. Io ho anche un fratello, Emilis, più
grande, lui vive sempre in Lituania, ma ha moglie e figli. Lui lavora in un
garage.

Mio padre lavora anche lui nel ramo dell’edilizia, il suo lavoro è
responsabile dei lavori. Mia madre invece non lavora.

 

Poi, io ho viaggiato, Danimarca, Svezia, Francia, Spagna, Polonia,
Cechia.

 

ADR che io viaggiavo con dei miei amici e che i viaggi li pagavano
loro. I miei amici andavano per lavorare, io mi aggiungevo però non lavoravo.
Qualche volta io li aiutavo, ma non per ricevere un salario, solo perché loro
sono amici. Io avevo fatto tanto per questi miei amici e dunque loro non mi
chiedevano niente.

 

(…)

 

Quando uscirò dal carcere, la mia intenzione è di ritornare dai
miei genitori in Lituania e poi recarmi dalle mie cugine in Islanda a trovare
lavoro.”

(VI PP 31.08.2015 pagg. 2-4; dichiarazioni confermate in aula: VI
imputati pag. 4, all. 1 al V. DIB.)

 

                            1.4.2.   Il 28 gennaio 2014 IM 4 è
stato condannato in Germania per furto alla pena pecuniaria di 15 aliquote
giornaliere da Euro 15.-- ciascuna (AI 286).

 

Anche nel casellario giudiziale spagnolo risulta un’iscrizione a
suo carico: il 10 febbraio 2015 è stato condannato per rapina alla prigione di
1 anno (AI 292). Al riguardo l’imputato ha dichiarato che “io mi trovavo in
Spagna quando sono stato arrestato perché stavo facendo una vacanza insieme a
dei miei amici. Noi siamo stati controllati dalla Polizia e arrestati, solo
perché io ero ricercato dalle Autorità Svizzere. Preciso che poco prima del mio
arresto, io e i miei amici ci eravamo recati in diversi negozi, fra cui una
gioielleria. Quando siamo usciti dalla gioielleria, noi volevamo andare in
spiaggia ma siamo stati arrestati. Successivamente al mio arresto, la Polizia
spagnola ha detto che noi volevamo fare una rapina ai danni della gioielleria
dove ero stato, ma questa accusa è totalmente falsa. Dopo un anno, c’è stato
finalmente il processo in Spagna. Il mio Avvocato, dopo aver parlato con il
Giudice, mi ha detto di firmare la proposta di condanna, altrimenti sarei
rimasto in carcere in Spagna per altri 4 anni. E così io ho firmato” (VI
31.08.2015 pagg. 3-4).

 

Per contro, in Svizzera (AI 254), Francia (AI 284) e Italia (AI
285) IM 4 è incensurato.

Anche in Olanda IM 4 risulta incensurato (AI 300). In questo Paese
è però pendente nei suoi confronti un procedimento penale per una rapina
commessa il 18 febbraio 2014 da quattro uomini armati in una gioielleria di __________
(AI 289), rispetto al quale IM 4 si dichiara non colpevole (VI imputati pag. 4,
all. 1 al V. DIB).

 

L’estratto del casellario giudiziale lituano, nonostante sia stato
richiesto dagli inquirenti (AI 255), non è stato trasmesso. Come visto più
sopra, IM 4 ha dichiarato di essere stato in carcere in Lituania per 2 anni e 3
mesi a seguito di una condanna per rissa (VI PP 31.08.2015 pag. 2; VI
imputati pag. 4, all. 1 al V. DIB).

 

 

                                   2.   Avvio e sviluppi
dell’inchiesta

 

                               2.1.   Il 18 marzo 2014 una
pattuglia della Polizia comunale di __________ notava la presenza di due
persone successivamente identificate nei cittadini lituani IM 2 e IM 3.

Una seconda pattuglia della Polizia comunale di __________, in
servizio di prevenzione nella zona del parcheggio pubblico “__________” sito in
via __________, procedeva lo stesso giorno, alle ore 15.20, al fermo dei
suddetti cittadini lituani nei pressi della gioielleria ACPR 2. Dalla
perquisizione sommaria risultava che IM 3 era in possesso di due paia di
guanti, un cacciavite occultato “tra lo sparato dei pantaloni e gli slip”
e di un rotolo di nastro adesivo di 5 cm di larghezza di colore grigio; IM 2 al
momento del controllo aveva sulle spalle uno zaino di colore grigio con
all’interno una borsa sportiva vuota e nelle tasche dei pantaloni una banconota
da fr. 20.-- e un paio di guanti in stoffa “celati negli slip”. I due
lituani non avevano né telefoni cellulari, né capi di abbigliamento di ricambio
né chiavi di abitazioni o di autovetture.

Interrogati, erano molto reticenti e rendevano delle versioni poco
credibili; asserivano di trovarsi ad __________ in vacanza nonostante fossero
in possesso di soli fr. 20.--; IM 2 dichiarava di aver pernottato in un albergo
a __________ segnatamente all’__________.

Al termine del verbale entrambi venivano arrestati e rilasciati il
giorno successivo, 19 marzo 2014 (cfr. rapporto di arresto provvisorio del
18.03.2014, AI 25; rapporto informativo della Polizia comunale di __________
del 08.07.2014, AI 146).

 

                               2.2.   Dagli accertamenti
immediatamente eseguiti presso l’hotel __________ la Polizia scopriva che il
17 marzo 2014 si era notificato per una sola notte un altro cittadino
lituano, IM 4, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata
rilevata l’identità, ed aveva occupato la camera n. 135 e che sempre lo stesso
giorno si era notificato per una sola notte un altro cittadino lituano, tale __________,
accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata
l’identità, occupando la camera n. 134 (cfr. rapporto di arresto provvisorio
del 18.03.2014, AI 25).

La Polizia sequestrava presso la camera n. 134 dell’hotel __________
i rifiuti ancora presenti nel cestino della camera. La ricerca di impronte su
detti rifiuti permetteva di individuare 9 tracce di impronte digitali, di cui
ne venivano identificate inizialmente 5, che risultavano appartenere a IM 2, IM
3 e al cittadino lituano IM 1, che era stato dattiloscopato nel Canton Zurigo
il 24 aprile 2008 (cfr. rapporto di comparazione dattiloscopica 02.04.2014
della Polizia Scientifica, AI 43).

 

                               2.3.   Il 25 marzo 2014 veniva
commessa una rapina ai danni della gioielleria ACPR 2 ad __________, evento
ripreso dalla videosorveglianza della gioielleria.

La titolare ACPR 1, ascoltata quello stesso giorno dagli
inquirenti, riferiva che verso le ore 15.05 circa si trovava da sola in
negozio, in quanto la collaboratrice era uscita per delle commissioni. La porta
del negozio era spalancata e mentre era seduta al computer, aveva sentito il
campanello che segnala l’entrata di clienti, per cui si era girata ed alzata, notando
la presenza di un uomo che le si era avvicinato e si trovava laterale al
bancone, mentre altri tre uomini si sparpagliavano all’interno del negozio.

ACPR 1 - come narrato agli inquirenti - si concentrava sull’uomo
che le era vicino, che aveva estratto una pistola con la mano sinistra.
D’istinto ACPR 1 afferrava l’arma con le mani, ma resasi conto della sua
reazione, lasciava subito la presa; indicava che quando aveva toccato la
pistola “mi è sembrata di plastica, mi ha dato la sensazione di essere
leggera, un giocattolo” e che tale contatto non le aveva “dato
l’impressione di toccare qualcosa di freddo”.

L’uomo che le si era avvicinato le legava le mani con delle
fascette tipo quelle da elettricista; in un inglese stentato le diceva di
mettersi a terra, facendole capire cosa intendeva, spingendola a terra.
Spiegava che l’uomo “in questa fase non è stato violento” e che lei
collaborava; mentre si trovava a pancia in giù, l’uomo iniziava a legarla con
del nastro adesivo, legandole ulteriormente le mani; poi le legava i piedi con
il nastro adesivo e successivamente le legava mani e piedi insieme, oltre ad
imbavagliarla con lo stesso nastro adesivo per non farla urlare. ACPR 1 restava
quindi “a pancia in giù con le mani dietro la schiena e le gambe piegate
verso l’alto”. In quella posizione non vedeva nessuno dei quattro uomini ma
unicamente le scarpe dell’uomo con la pistola, di colore arancione; li sentiva
parlare in “una lingua dell’est” e sentiva spaccare le vetrine; indicava
che durante i fatti “l’uomo con la pistola, si è occupato unicamente di me, continuando
a legarmi con il nastro adesivo. Devo dire che non mi ha fatto particolarmente
male, nel senso che non ha usato modi violenti, chiaramente quello che mi ha
fatto è già di per sé violento”.

ACPR 1 narrava ancora agli inquirenti che uno degli altri tre
uomini, le si era avvicinato dicendo la parola “caisse” e lei aveva
immaginato che intendeva la cassa che era adiacente al bancone, che era quindi
stata aperta senza che potesse vedere in che modo (VI PG ACPR 1 25.03.3014).

 

                               2.4.   Ad integrazione del dire
della vittima il filmato della videosorveglianza mostrava che mentre uno degli
autori legava la commessa, gli altri tre uomini, a mano di due borse a
tracolla, chiusa la porta del negozio, si spostavano all’interno della
gioielleria dividendosi tra il reparto vendita, ufficio e lato laboratorio.

Ad un certo punto uno di questi tre autori si recava nell’ufficio
rialzato, dove rovistava nella borsetta della vittima senza sottrarre nulla e
si avvicinava poi all’uomo intento a legare la vittima dietro il bancone di
vendita e, raggiunta la cassa registratrice - come riferito dalla ACPR 2 - la
forzava e sottraeva il denaro che vi era contenuto. Fatto ciò prendeva dalla
tasca della giacca il nastro adesivo con il quale aiutava l’autore intento a
legare le mani e i piedi della vittima. 

Nel frattempo, gli altri due correi, mandato in frantumi i
cristalli delle vetrine di esposizione, arraffavano orologi e gioielli, nascondendoli
nelle borse a tracolla.

Sottratta la refurtiva - in poco più di tre minuti - i quattro
uomini lasciavano la gioielleria, mentre la ACPR 1, rimasta sola nel negozio
ormai svaligiato, riusciva a liberarsi dai legacci ai piedi, si alzava e, dopo
aver schiacciato l’allarme, usciva dalla gioielleria chiedendo aiuto. In suo
soccorso interveniva __________ - poi ascoltato dagli inquirenti - che la
liberava dalle fascette alle mani (cfr. rapporto di costatazione e
preliminare d’inchiesta del 30.05.2014, AI 76 pagg. 4-5; filmato della
videosorveglianza acquisito agli atti sub AI 184).

 

                               2.5.   Nel corso dell’inchiesta gli
inquirenti hanno appurato, sulla base della documentazione trasmessa dalla
gioielleria, che la refurtiva sottratta - composta da denaro contante, orologi
e gioielli - ammontava a complessivi fr. 454'836.21 (cfr. rapporto di costatazione
e preliminare d’inchiesta del 30.05.2014, AI 76, pag. 6 e classificatore 1 all.
A), importo che al dibattimento è stato rettificato - tenendo conto del prezzo
di costo e non del prezzo di vendita e non computando l’IVA e le spese di
trasporto - in fr. 349'551.-- (cfr. verbale del dibattimento pag. 3).

 

                               2.6.   L’accusatrice privata ACPR 1,
ascoltata ancora in data 4 aprile 2014, riferiva che una settimana prima della
rapina e meglio la mattina di martedì 18 marzo 2014, era giunto in gioielleria
un ragazzo sui 20/25 anni che parlava un inglese stentato, vestito sportivo,
che puzzava di alcool e che era stato servito dalla sua impiegata __________.
Il ragazzo era entrato da solo in negozio per fare - a suo dire - un regalo ad
un’amica, per cui si era interessato ad un orologio marca Omega, il cui prezzo
si aggirava sui fr. 18'000.--, ma essendo il prezzo troppo alto, se ne era
andato.

ACPR 1 insospettita da questo ragazzo che già di mattina presto
puzzava di alcool, era uscita dalla gioielleria ed aveva raccontato il fatto a
due agenti della Polizia comunale di __________ che aveva incontrato. Gli
agenti le riferivano di aver incontrato il ragazzo in compagnia di un altro e i
due avevano chiesto loro dove fosse il locale __________. Su due foto (A e B)
che le venivano sottoposte, ACPR 1 dichiarava che il ragazzo entrato nella
gioielleria assomigliava a quello ritratto nel doc. B (IM 2) e in un verbale
successivo riconosceva senza dubbi o esitazioni, tra le foto di 8 uomini, IM 2
come il ragazzo che era entrato nella gioielleria la mattina del 18 marzo 2014
dal momento che - spiegava - le era rimasto “impresso il ragazzo entrato in
gioielleria la mattina del 18 marzo” (VI PP ACPR 1 09.03.2015).

 

                               2.7.   Gli inquirenti procedevano anche
all’acquisizione dei filmati della videosorveglianza presso la Polizia comunale
di __________ nonché dei filmati di altre videosorveglianze di private società
e di negozi relativamente al 25 marzo 2014; grazie a questo materiale e alle
dichiarazioni di diversi testimoni prontamente sentiti, si riusciva a stabilire
che gli autori del colpo ai danni della gioielleria ACPR 2, che si erano
dileguati facendo perdere le proprie tracce, si erano allontanati dapprima a
piedi e poi in sella a delle bicilette; che le due borse contenenti la refurtiva
erano state consegnate, a poca distanza dalla gioielleria, ad un quinto correo,
che non era entrato nella gioielleria e che in sella alla biciletta si era
diretto, da solo, su via __________ e __________, per poi abbandonare la
bicicletta in __________ e continuare la fuga a piedi mentre gli autori
materiali della rapina continuavano la fuga in sella alle bicilette in
direzione di __________; un sesto correo, che pure non era entrato nella
gioielleria, dopo aver abbandonato la biciletta nella zona dell’autosilo di __________,
aveva a sua volta fatto perdere le proprie tracce.

Venivano ulteriormente acquisiti agli atti i filmati della
videosorveglianza interna ed esterna dell’hotel __________ del 17 marzo 2014 e
del 23 marzo 2014.

Grazie a tutte le videosorveglianze acquisite, gli inquirenti
avevano modo di delineare i tragitti percorsi dagli autori sia durante i
sopralluoghi che durante la fuga dopo la commissione della rapina.

Veniva altresì accertata la presenza ad __________ il 18 marzo
2014 dei cittadini lituani __________ e __________ (cfr. rapporto di
costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76).

 

                               2.8.   Attraverso la verifica delle
notifiche d’albergo gli inquirenti stabilivano che IM 4 si era notificato
presso l’__________ di __________ sia il 17 marzo 2014 che il 23 marzo 2014 per
una sola notte, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata
rilevata l’identità; inoltre che tale __________ si era notificato il 17 marzo
2014 per una sola notte presso l’__________ ed era accompagnato da una seconda
persona per la quale non era stata rilevata l’identità ed infine che __________
si era notificato il 23 marzo 2014 per una sola notte presso l’__________ di __________,
accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata
l’identità (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76 pag. 11).

 

 

                               2.9.   Lo stesso giorno della
rapina, la Polizia ritrovava ad __________ tre delle biciclette usate dagli
autori della rapina e dai loro correi; il 31 marzo 2014 presso la stazione __________
di __________ e il 2 aprile 2014 in via __________ a __________ venivano
ritrovate altre due biciclette, mentre che la sesta bicicletta nonostante le
ricerche non è mai stata ritrovata (rapporto di costatazione e preliminare
d’inchiesta, AI 76 pag. 12).

I prelievi effettuati dalla Polizia Scientifica sulle manopole e
sulle leve dei freni della bicicletta tipo rampichino grigia ritrovata presso
l’autosilo comunale di __________ il 25 marzo 2014, permettevano di assicurare
un profilo misto completo appartenente a IM 1 (cfr. rapporto di comparazione
DNA del 28.04.2014, AI 76, classificatore 2 all. E).

 

                             2.10.   Il giorno successivo alla
rapina, 26 marzo 2014, presso il bosco __________ a __________, durante un
rastrellamento che gli inquirenti avevano messo in atto, venivano ritrovati
diversi oggetti, in particolare un asciugamano bianco, un paio di pantaloni
marca Only neri, una t-shirt marca Pull and Bear verde, un paio di scarpe
mocassino marca Wawa nere, un involucro in cellofan del nastro adesivo marca
Wagner SDH, un involucro parte interna marca Wagner SDH in cartone e 10
fascette di colore nero in plastica (rapporto di costatazione e preliminare
d’inchiesta, AI 76).

Sui pantaloni marca Only neri, sulla t-shirt marca Pull and Bear
verde e sui mocassini marca wawa neri veniva ritrovato il DNA di __________
(cfr. rapporto di comparazione DNA del 14.06.2014, AI 103).

 

                             2.11.   Il 3 aprile 2014 la Posta
inviava al Comando della Polizia Cantonale di __________, una carta d’identità
lituana n. __________ a nome __________, che veniva trasmessa alla Scientifica.
Attraverso gli esami del caso la Polizia Scientifica accertava che la stessa -
che riportava applicata la foto di IM 1 - era contraffatta (cfr. rapporto
controllo di documento ufficiale del 30.04.2014 e lettera accompagnatoria __________
del 03.04.2014, AI 76, classificatore 2 all. F).

 

                             2.12.   I due rotoli di nastro adesivo
sequestrati dagli inquirenti nella gioielleria dopo la rapina, marca Wagner, risultavano
essere della stessa marca del nastro adesivo che IM 3 e IM 2 avevano con loro
il giorno in cui erano stati arrestati, il 18 marzo 2014.

Sul nastro adesivo utilizzato per la rapina del 25 marzo 2014,
veniva ritrovato il DNA di IM 4 (rapporto di comparazione DNA del 29.06.2014,
AI 138).

 

                             2.13.   Dagli accertamenti eseguiti
dagli inquirenti tramite i colleghi lituani, risultava che i cittadini lituani __________
e __________ erano nella lista passeggeri del volo W6-8051 sulla tratta __________
- __________ del 20 marzo 2014, con prenotazione effettuata presso un’agenzia
di viaggio a __________, e che gli stessi erano poi ripartiti per la Lituania
il 27 marzo 2014 con il volo W6-8032 (__________al __________).

Attraverso le ricerche eseguite in Facebook, la Polizia ritrovava
il profilo aperto da __________, che aveva pubblicato delle foto che potevano
essere visualizzate liberamente senza dover chiedere “l’amicizia”. Venivano
quindi trovate diverse fotografie caricate il 31 marzo 2014 ed il 6 aprile
2014 che ritraevano lo stesso __________ in compagnia di IM 4, __________ e __________,
scattate in diverse zone di __________ e “in alcune fotografie gli autori
indossano i medesimi capi di abbigliamento che vestivano il giorno della rapina”
(rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta 30.05.2014, AI 76).

Inoltre, da ulteriori accertamenti esperiti in Facebook, gli
inquirenti identificavano “il profilo aperto di __________ e meglio lo
pseudonimo utilizzato da __________ il quale aveva pubblicato il 28 maggio 2014
alcune fotografie che lo ritraevano in compagnia di IM 4 e __________. Nel
profilo facebook di __________ pure la voce “amici” risultava essere libera ed
è emerso un profilo a nome __________ che altro non è che lo pseudonimo di IM 4
dove, anche in questo caso, sono state trovate fotografie caricate il 24 marzo
2014 ed il 21 marzo 2014 ritraenti lo stesso IM 4 in compagnia di __________,
__________ e __________, scattate in diverse zone di __________” (cfr.
rapporto di complemento 29.07.2014, AI 168).

 

                             2.14.   Nel corso dell’inchiesta la
Polizia Scientifica accertava che tre delle restanti quattro tracce di impronte
digitali prelevate il 18 marzo 2014 sui rifiuti della camera n. 134 dell’hotel __________
di __________, appartenevano a IM 4 (cfr. rapporto di complemento Polizia
Scientifica del 25.06.2014, AI 137).

L’ultima traccia di impronta digitale veniva identificata dalla
Scientifica il 29 luglio 2014 come appartenente a IM 1 (cfr. rapporto di complemento
29.07.2014, AI 168).

 

                             2.15.   Sulla base dell’insieme di
tutti gli elementi raccolti, la Polizia riteneva che il 18 marzo 2014 “la
banda criminale stesse per commettere la rapina, verosimilmente a danno della
gioielleria ACPR 2 di __________ ma il piano è sfumato a seguito del fermo e
del successivo arresto dei due cittadini lituani IM 3 e IM 2. E’ pertanto
ipotizzabile che la banda si sia organizzata nuovamente per commettere la
rapina sostituendo IM 3 e IM 2 che essendo stati arrestati erano già noti ai
nostri servizi” (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta 30.05.2014,
AI 76 pag. 17).

 

 

 

                             2.16.   Il 13 maggio 2014 in Lituania
veniva interrogato __________, il quale ammetteva di aver partecipato alla
rapina del 25 marzo 2014 commessa in danno della gioielleria ACPR 2 di __________.
Veniva sentito nuovamente il giorno seguente come pure il 9 luglio 2014, alla
presenza degli ispettori di polizia ticinesi incaricati dell’inchiesta.

In sostanza, __________ riferiva che a marzo 2014 era disoccupato
e alla ricerca di un’occupazione, per cui una persona con la quale era stato in
prigione gli aveva proposto un “lavoro”. L’uomo gli aveva quindi dato
appuntamento presso il negozio “__________”, dove gli avevano fatto capire che
il “lavoro” consisteva in una rapina ad una gioielleria. In seguito era stato
accompagnato, unitamente a __________, all’aeroporto di __________, da dove
avevano preso un volo per __________. Qui avevano raggiunto una pensione
privata vicino alla stazione ferroviaria, dove già li aspettavano __________
(soprannominato “__________”), IM 1 (soprannominato “__________”) - che __________
ha anche riconosciuto in fotografia (cfr. doc. TPC 40) -, __________
(soprannominato “__________”) e IM 4 (soprannominato “__________”). Circa una
settimana più tardi, tutti e sei avevano preso il treno per andare ad __________,
dove avevano messo a segno la rapina ai danni della gioielleria ACPR 2:

 

"
(…) sono andato io al negozio per la rapina insieme col “__________”,
IM 4, __________ mentre IM 1 ha osservato la situazione da fuori cioè lui stava
davanti al negozio vicino ai banchini e osservava se nel caso qualcuno da fuori
fosse interessato di questo evento, venisse subito la polizia o simile, lui ci
avrebbe comunicato. Mentre il “__________” aspettava fuori negozio, dove vicino
a quel negozio ci sono due stradine strette che vanno sulla collina. Allora lui
aspettava sulla collina, guardando dal negozio - a sinistra. Il suo ruolo era
aspettare tutte le cose rubate e poi scappare dal luogo dell’evento e poi
nascondere tutti i gioielli e gli orologi rubati da qualche parte. Allora voglio
dire, che a quel negozio per lo scopo di rapina il 25-03-2014 è andato il primo
IM 4 col “__________” (…), poi dopo magari un minuto o magari più presto siamo
entrati io e __________. Il ruolo del “__________” e di IM 4 era legare le
cassiere e toglierle la possibilità di resistere. Per questo ruolo erano loro
due, perché noi pensavamo che le commesse dovevano essere due. Il mio ruolo ed
il ruolo di __________ era rubare gli oggetti dalle vetrine. IM 1 aveva dato i
cacciaviti ed i guanti per la rottura delle vetrine a me e a __________.
Proprio IM 1 ci ha spiegato che bastava inserire il cacciavite tra i vetri
vicino al lucchetto, tirare leggermente e le vetrine si aprissero facilmente.
Allora dopo l’entrata al negozio io con __________ non abbiamo guardato cosa
faceva il “__________” con IM 4, perché loro sapevano il loro lavoro. Noi con __________
abbiamo condiviso che uno andrà a frantumare le vetrine a destra, l’altro a
sinistra. IM 1 ci aveva detto che prima bisognava rompere le vetrine che
stavano vicino alle finestre e quelle che erano con vetri, perché lì stavano
gli orologi ed i gioielli più costosi. Noi con __________ abbiamo fatto proprio
così, io appena entrato ho rotto una vetrina a sinistra ed ho preso da lì i
gioielli - gli anelli e sembra due orologi. Ho preso dalla vetrina quello che
sono riuscito a toccare con la mano dal vetro rotto. Tutto che avevo preso, ho
messo nella borsa che avevo sulla spalla. Tranne un orologio, due anelli ed una
catena. Gli ho messi nono nella borsa, ma nelle mie tasche (dopo quel orologio
è stato trovato al banco dei pegni). Poi sono andato dal “__________”, perché
lui non aveva la borsa. Anche lui aveva aperto una vetrina a destra del
negozio, lui non aveva la borsa, allora prendeva gli orologi dalle vetrine e
gli metteva nella mia borsa. Che cosa e quanto ha preso __________ io non lo
so. Noi tutti eravamo concentrati nei nostri ruoli, allora non potrei direi
neanche quante vetrine c’erano nel negozio e l’ambiente del negozio. IM 1 aveva
dato i nastri adesivi, chiusure lampo di plastica per la legature delle
cassiere a IM 4 ed al “__________”. Prima di entrare al negozio IM 4 col “__________”
hanno parlato del loro ruolo di neutralizzare le commesse ed hanno deciso tra
di loro che bisognava solo legare, vincolare le commesse, ma non picchiarle,
non usare nessuna violenza, non ferirle. (…). So certamente che IM 4 aveva una
pistola giocattolo durante la rapina. IM 4 l’aveva ancora prima della rapina.
Io non ho chiesto perché gli serviva quella. Dopo aver rubato il negozio noi
tutti quattro siamo scappati dal negozio ed abbiamo sbrigati dal __________ che
ci stava aspettando sulla collina vicino al negozio. Andati lì, io e __________
abbiamo dato le nostre borse con le cose rubate a __________, e lui è andato in
bicicletta da solo con quelle borse. Io, IM 4, __________ e “__________”
abbiamo preso le biciclette lasciate per noi e siamo andati da una parte, ma in
un momento il “__________” ha girato da qualche parte. Io personalmente andando
in bicicletta ho buttato il cacciavite ed i guanti usati durante la rapina da
qualche parte. (…). Noi tutti eravamo d’accordo di incontrarsi nel parco dopo
la rapina dove avevamo nascosto i nostri vestiti con i quali dovevamo vestirsi.
Il parco era con una grande piscina. Noi tre (il “__________” aveva girato da
qualche parte come ho detto prima) siamo venuti al parco, lì ho cambiato i
pantaloni e la felpa. Durante la rapina io ero con i pantaloni chiari, la felpa
scura con cappuccio ed il cappello grigio con scritto “Italia”. I vestiti portati
durante il reato ed il cappello ho lasciato nei cespugli di quel parco cioè gli
ho buttati certamente. (…). Ricordo solo che in __________ __________, il “__________”
e IM 4 hanno buttato certi suoi vestiti e scarpe che avevano portato durante il
reato. Poi IM 4 compiangeva delle sue scarpe “Nike” che avevano dei certi
dettagli chiari.”

(VI __________ del 09.07.2014, AI 157A)

 

In seguito, erano tutti rientrati in Italia e il giorno successivo
avevano preso un volo per la Lituania (verbali d’interrogatorio di __________
del 13.05.2014, del 14.05.2014 e del 09.07.2014, AI 147A).

In merito alla refurtiva, __________ precisava che “io non lo
sapevo dove erano messi tutti gli orologi ed i gioielli rubati da noi, perché __________
non ci aveva detto niente. So solo che dopo il reato __________ doveva
nascondere tutte quelle cose rubate in città di __________ cioè seppellirli.
(…). Secondo me, solo IM 1 e __________ sapevano il posto esatto delle cose
nascoste” (VI 09.07.2014 pag. 2) e che “certe persone dovevano
venire fra una settimana e prendere le cose” (VI 14.05.2014 pag. 3).

In merito al compenso, __________ riferiva che “si parlava che
ognuno doveva ricevere circa 20'000 Euro, perché sono riusciti bene ed avevano
preso molte cose” (VI 14.05.2014 pag. 3), rispettivamente che “chi
mi doveva pagare per il reato e quanto io non lo sapevo, aspettavo e basta. In Italia
IM 1 e __________ erano molto misteriosi ed io avevo cominciato a sospettare
che loro non ci pagavano di niente. In Italia IM 1 comprava tutto il cibo e le
altre cose necessarie per noi. IM 1 aveva dato 500 franchi a ciascuno di noi:
me, il “__________” e gli altri per poter tornare in Italia dopo aver svolto il
reato” (VI 09.07.2014 pag. 3).

A domanda degli inquirenti, __________ rispondeva che “quando
io e __________ siamo venuti in Italia e ci siamo conosciuti con loro, loro ci
hanno detto che per il reato progettato una settimana fa c’erano due ragazzini
i quali sono stati fermati dalla polizia per qualche motivo ad __________ in
Svizzera vicino al negozio il quale si progettava a rapinare e per questo io e __________
gli “cambiamo” per eseguire il reato. Io non conosco quelli ragazzi che erano
fermati dalla polizia della Svizzera una settimana prima del delitto, non gli
avevo visti e non potrei nominarli” (VI 09.07.2014 pag. 3).

 

Anche __________, interrogato in Lituania il 12 e il 16 giugno
2014, dopo essersi inizialmente avvalso della facoltà di non rispondere ha per
finire ammesso di aver preso parte alla rapina del 25 marzo 2014 ai danni della
gioielleria ACPR 2, unitamente a __________, IM 4, IM 1, __________ e __________.

In sunto, ha dichiarato che nel mese di marzo era stato contattato
da un tale __________ o __________, che gli aveva proposto un “lavoro”. Il
20 marzo 2014 lui e __________ avevano quindi preso un volo dalla Lituania
fino a __________. Qui giunti, __________ li aveva accompagnati presso un
albergo, dove avevano conosciuto __________, IM 4 e IM 1. Tutti e sei avevano
quindi perpetrato la rapina in Svizzera:

 

"
IM 1 ci ha spiegato che dovevamo rapinare una gioielleria in
Svizzera, ha promesso di pagare da 1'000 al 20'000 Euro per quel lavoro. IM 1
ci portava del cibo in albergo. (…). Il 25-03-2014 siamo andati in treno in
cittadina di __________ in Svizzera secondo l’indicazione di IM 1. IM 1 ha
fatto vedere a me e a __________ quale negozio dovevamo rapinare. Mi ha detto
di andare alla destra della porta dell’entrata e a __________ a sinistra dalla
porta, sfasciare le vetrine e mettere tutto dalle vetrine nella borsa. __________
e IM 4 doveva legare le cassiere. IM 1 e __________ dovevano osservare il
territorio fuori. Dopo la rapina dovevamo uscire e girare..
<illeggibile>. Abbiamo fatto tutto secondo il piano della rapina. Io ho
frantumato due vetrine, ho preso gli orologi e i gioielli ed ho messo nella
borsa. __________ ha fatto lo stesso. Ho sfasciato le vetrine con il
cacciavite. Non ho visto come IM 4 e __________ ha legato le cassiere e se loro
avevano qualche arma. Non c’era il discorso delle arme. Usciti dal negozio siamo
saliti sulla collina dove abbiamo dato le borse a __________. Andando sulla
collina IM 1 ha fatto vedere dove erano le biciclette ed ha detto a me e __________
di andare alla stazione e poi con treno tornare in albergo in Italia. IM 1 ci
ha dato 50 eur per comprare i biglietti per ciascuno. Siamo tornati in Italia
in tre - io, __________ e IM 4. Ho visto in treno che __________ aveva un
orologio con il bracciale di metallo giallo. Abbiamo dormito il 26 marzo in
Italia ed il 27 siamo partiti per la Lituania.”

(VI __________ 16.06.2014, AI 147A)

 

__________ ha precisato che “non ho ricevuto nessun guadagno
per quella rapina. Nessuno mi ha richiamato e non mi ha pagato anche se IM 1
aveva promesso il pagamento” (VI 16.06.2014 pag. 2).

 

Per contro, __________ e __________, anch’essi interrogati in
Lituania, si avvalevano della facoltà di non rispondere (cfr. VI del
12.06.2014, AI 147A).

 

                             2.17.   Le dichiarazioni rese da __________
e gli accertamenti esperiti permettevano agli inquirenti, in collaborazione con
i colleghi italiani, di individuare nel __________ Stazione di __________ il
luogo in cui avevano alloggiato gli autori prima e dopo l’esecuzione della
rapina. 

L’11 agosto 2014 veniva eseguito un sopralluogo del __________ Stazione di __________
con il consenso del gerente __________, il quale - come si legge nel rapporto
di complemento del 10 settembre 2014 (AI 184) - ricordava di “aver dato in
affitto dal 16 al 26 marzo 2014 delle camere a dei ragazzi riconoscendo IM 1
quale persona di riferimento per la fattispecie”. Venivano inoltre scattate
diverse fotografie dell’appartamento, acquisite agli atti (rapporto di
complemento/trasmissione atti del 10.09.2014, AI 184).

 

                             2.18.   In Lituania gli inquirenti
prendevano atto che era pendente un procedimento penale per reati contro
l’integrità personale commessi in danno di __________, il quale - come da lui
stesso dichiarato - durante l’esecuzione della rapina si era intascato alcuni
gioielli e un orologio Vacheron Constantin, che era poi stato posto in pegno
presso il banco “__________” a __________. Per questi motivi, __________ sarebbe
stato vittima di percosse e lesioni in Lituania da parte di IM 1, __________ ed
ancora di tali __________ e __________.

E’ nel contesto di tale procedimento che la Polizia lituana aveva
avuto modo di ritrovare, presso il banco dei pegni, l’orologio Vacheron
Constantin modello n. 85515 nr. serie 1276970 del valore di fr. 55'800.-- -
recuperato poi dagli inquirenti ticinesi - che risultava essere parte della
refurtiva, mentre non era stato possibile stabilire la destinazione dei
gioielli che __________ si era intascato (cfr. rapporto di
complemento/trasmissione atti del 10.09.2014, AI 184 pag. 3).

 

                             2.19.   Il 10 settembre 2014, a
seguito di una segnalazione concernente il ritrovamento casuale nel bosco di
una borsa contenente orologi in zona __________ ad __________, gli inquirenti
recuperavano una borsa semi interrata contenente 10 orologi Swatch del valore
complessivo di fr. 1'640.--. Inoltre, tramite metal detector poco distante
venivano ritrovati e dissotterrati dei supporti vuoti per orologi e gioielli di
varie marche; veniva anche rinvenuto un supporto al quale erano ancora applicati
un paio di orecchini Rivoir n. 013140034W del valore di fr. 11'100.--.

Tutti gli oggetti ritrovati venivano mostrati alla titolare della
gioielleria ACPR 2, che li riconosceva come parte della refurtiva sottratta
durante la rapina del 25 marzo 2014 (cfr. rapporto di complemento/trasmissione
atti del 17.10.2014, AI 203). 

Le ulteriori ricerche intraprese nella stessa zona, sempre per
verificare la presenza di ulteriore refurtiva, risultavano infruttuose (rapporto
di complemento/trasmissione atti del 06.11.2014, AI 209).

 

 

 

                                   3.   Arresto ed
estradizione degli imputati

 

                               3.1.   Il 31 marzo 2014 la Pubblica
accusa emetteva un mandato di cattura nazionale e il 30 aprile 2014 un
mandato di cattura internazionale nei confronti di IM 1, IM 2, IM 3, IM 4 e __________
- oltre che nei confronti di __________ (AI 31 e 48), che, come visto, è
risultata poi essere un’identità fittizia - per titolo di rapina ex art. 140
cifra 1 CP e rapina aggravata ex art. 140 cifre 2 e 3 CP in relazione ai fatti
del 25 marzo 2014 ai danni della gioielleria ACPR 2 di __________ (AI 27,
28, 29, 30, 32, 47, 49, 50, 51, 52).

 

                               3.2.   Il 20 maggio 2014 il
Procuratore pubblico emanava inoltre un mandato di cattura internazionale a
carico di __________, __________ e __________, sempre in relazione alla rapina
del 25 marzo 2014 in danno della gioielleria ACPR 2 di __________ (AI 69-74).

 

                               3.3.   A seguito dell’ordine di
arresto internazionale emesso a suo carico, IM 4 veniva arrestato in Spagna il
9 maggio 2014.

L’11 giugno 2014 le Autorità spagnole concedevano la sua
estradizione in Svizzera (AI 147).

In data 11 luglio 2014 il Procuratore pubblico chiedeva
l’estensione della domanda di estradizione ai reati di rapina aggravata
tentata, atti preparatori punibili di rapina e infrazione alla LF sulle armi,
per i fatti commessi ad __________ nel periodo compreso dal 17 al 25 marzo 2014
(AI 162), richiesta che veniva accolta dalla Autorità spagnole con decisione
del 6 febbraio 2015 (AI 294).

Al termine della procedura di estradizione e dopo aver subito una
carcerazione in Spagna (in relazione alla condanna dell’11 febbraio 2015 di cui
già si è detto), IM 4 giungeva in Svizzera l’11 marzo 2015.

Il GPC con decisione del 13 marzo 2015 lo poneva in carcerazione
preventiva (AI 267).

Il 20 aprile 2015 IM 4 veniva posto in regime di anticipata
espiazione di pena (AI 302).

 

                               3.4.   IM 2 e IM 3 venivano
arrestati in Francia l’11 maggio 2014.

La Francia concedeva l’estradizione di IM 2 e IM 3 con decisione
del 15 maggio 2014 (AI 77), come pure accoglieva le domande di estensione
dell’estradizione ai reati di rapina aggravata tentata e atti preparatori
punibili di rapina in relazione ai fatti commessi nel periodo compreso tra il
17 e il 25 marzo 2014 ad __________ (AI 125, 150, 219, 237 e 242).

IM 2 giungeva in Svizzera il 16 giugno 2014 (cfr. rapporto di
arresto provvisorio del 16.06.2014, AI 86). 

Con decisione del GPC del 20 giugno 2014, veniva ordinata la
carcerazione preventiva di IM 2 (AI 106). 

Dal 27 novembre 2014 si trova in regime di anticipata espiazione
di pena (AI 218).

 

IM 3 è giunto in Svizzera soltanto diverso tempo dopo e meglio il
16 febbraio 2015, in quanto ha dapprima scontato una pena detentiva in Francia
(come visto, IM 3 era infatti stato condannato il 13 gennaio 2014 per furto). 

La sua carcerazione preventiva veniva ordinata dal GPC con
decisione del 19 febbraio 2015 (AI 238). 

In data 3 aprile 2015 è stato posto in anticipata espiazione di
pena (AI 298).

 

                               3.5.   Sempre in Francia il 17
maggio 2014 veniva arrestato anche IM 1. Con decisione del 22 maggio 2014 l’Autorità
competente concedeva la sua estradizione alla Svizzera (AI 77). 

                                         Con decisione del 23
ottobre 2014 veniva accolta anche la domanda di estensione di estradizione ai
reati di rapina aggravata tentata e atti preparatori punibili di rapina nonché
di falsità in certificati in relazione ai fatti commessi nel periodo compreso
tra il 17 e il 25 marzo 2014 ad __________ (AI 174, 214, 220).

IM 1 giungeva in Svizzera il 16 giugno 2014, unitamente a IM 2
(cfr. rapporto di arresto provvisorio del 16.06.2014, AI 86). Con decisione del
GPC del 20 giugno 2014 veniva posto in carcerazione preventiva (AI 106) e
dall’11 novembre 2014 si trova in regime di anticipata espiazione di pena (AI
211).

 

                               3.6.   Per quanto concerne __________,
__________, __________ e __________, il 20 giugno 2014 il Procuratore pubblico inoltrava
alle Autorità lituane una domanda di assistenza giudiziaria, nella quale in
particolare chiedeva quanto segue:

 

"
Da nostre informazioni risulta che i cittadini lituani __________,
__________, __________, __________ e __________ anch’essi gravemente sospettati
di aver preso parte alla rapina a mano armata alla gioielleria ACPR 2 di __________,
sarebbero stati da Voi arrestati in Lituania e si troverebbero in carcere.

 

-   Potete confermarci questi fatti?

-   Potete anche confermarci che avete aperto un procedimento
penale in Lituania (art. 180.3 del Codice penale lituano) a seguito della
rapina a mano armata del 25 marzo 2014 ad __________?

 

In caso affermativo, vi chiediamo se sareste disposti ad assumere
il nostro procedimento penale per titolo di rapina (art. 140 codice penale
svizzero), rapina a mano armata (art. 140 cpv. 2 codice penale svizzero) e
rapina commessa in banda (art. 140 cpv. 3 codice penale svizzero) nei confronti
unicamente degli autori __________, __________, __________ e __________?”

(domanda di assistenza giudiziaria del 20.06.2014, AI 113)

 

Tale richiesta è rimasta senza esito. Come già accennato, __________,
__________, __________ e __________ sono però stati interrogati in Lituania e i
relativi verbali d’interrogatorio sono stati acquisiti agli atti.

 

 

                                   4.   Atto d’accusa

 

Con atto d’accusa del 30 giugno 2015 la Pubblica accusa imputava a
IM 1, IM 2, IM 3 e IM 4 il reato di rapina aggravata con arma da fuoco e in
banda commessa il 25 marzo 2014 in danno della gioielleria ACPR 2 di __________,
in correità tra loro e con __________, __________, __________ e __________,
latitanti, nonché con altre persone non ancora identificate (punto 1 AA).

La Pubblica accusa imputava loro anche il reato di tentata rapina
aggravata con arma da fuoco e in banda (punto 2 AA), subordinatamente di atti
preparatori punibili di rapina (punto 3 AA), per i fatti del 18 marzo 2014 in
danno della medesima gioielleria ed inoltre a IM 1 il reato di falsità in
certificati per aver fatto uso, il 17 marzo 2014 a __________, di una falsa
carta d’identità lituana a nome __________ per legittimarsi presso l’hotel __________
(punto 4 AA).

 

 

                                   5.   Dichiarazioni degli
imputati

 

                               5.1.   IM 2

 

                            5.1.1.   Già si è detto più sopra che IM
2 era stato fermato ed arrestato unitamente a IM 3 il 18 marzo 2014 ad __________.
Dopo essere stato interrogato, il giorno successivo, 19 marzo 2014, era stato
rilasciato.

Giunto in Svizzera al termine della procedura di estradizione ed
interrogato il 17 giugno 2014 dalla Pubblica accusa, dichiarava che quando era
stato rilasciato il 19 marzo 2014, aveva ripreso - insieme a IM 3 - il viaggio,
durato una settimana, verso la Lituania, dove era giunto il 24 aprile 2014;
negava di aver pernottato - al contrario di quanto dichiarato nel verbale di
Polizia del 18 marzo 2014 - presso l’albergo __________ insieme a IM 3 ed
affermava che i nomi di IM 4, __________ e IM 1 non gli dicevano nulla,
rispettivamente che aveva sentito il nome di IM 1 quando era stato estradato
dalla Francia alla Svizzera e anche quando in Francia venivano accusati.

Affermava di non saper nulla della rapina commessa il 25 marzo 2014
alla gioielleria ACPR 2 di __________, nel corso della quale - come gli veniva
fatto presente - era stato usato del nastro adesivo, per legare ed imbavagliare
la vittima, della stessa marca di quello di cui era stato trovato in possesso IM
3 quando erano stati fermati dalla Polizia il 18 marzo 2014.

Dichiarava che il 18 marzo 2014 si trovava ad __________ con IM 3
poiché stavano “tornando dall’Italia a casa” e che quando era stato
rilasciato dalla Polizia aveva preso più treni ed era tornato in Lituania;
aveva viaggiato in treno e aveva ricevuto tante multe in Svizzera e in Germania
perché viaggiava senza biglietto. Al controllore aveva presentato i suoi
documenti di legittimazione, con le sue generalità ed il suo indirizzo in
Lituania.

Il viaggio dalla Polonia alla Lituania era invece avvenuto con
l’auto di alcuni suoi concittadini che aveva incontrato in una stazione di
servizio e che gli avevano dato un passaggio.

Dichiarava quindi che il 24 marzo 2014 si trovava nella sua città
con i suoi genitori; lui e IM 3 si erano lasciati un’ora prima poiché
quest’ultimo abitava in una città distante 50 km dalla sua.

Giustificava di aver detto alla Polizia - nel verbale del 18 marzo
2014 - di aver dormito presso l’hotel __________, poiché sperava che dicendo di
aver dormito in un albergo, lo si considerasse un turista e non un barbone
senza grandi mezzi finanziari, circostanza che avrebbe potuto procurare qualche
problema in più dinanzi alla Polizia. Persisteva quindi nel negare fermamente
di aver dormito all’__________, allegando che la borsa vuota di cui era stato
trovato in possesso conteneva del cibo che aveva poi mangiato e affermava di
aver saputo che IM 3 era in possesso di due paia di guanti e di un cacciavite
solo dopo che erano stati fermati il 18 marzo 2014.

 

                            5.1.2.   Durante l’interrogatorio di
polizia del 4 luglio 2014, IM 2 negava di essersi incontrato, durante la sua
unica permanenza in Svizzera - il 18 e 19 marzo 2014 -, con altri cittadini
lituani e negava di conoscere __________, __________, IM 4, __________ e __________,
di cui gli venivano mostrate le foto. Riconosceva in foto solo IM 1, ripetendo
che lo aveva conosciuto quando era in carcere in Francia in attesa di
estradizione verso la Svizzera; allegava che le immagini erano sfuocate per cui
nei fotogrammi che gli venivano mostrati non riconosceva IM 1 che - come gli
veniva contestato - aveva alloggiato il 17 marzo 2014 all’hotel __________
nella camera n. 134, così come non riconosceva __________ nei fotogrammi che lo
ritraevano insieme a IM 1 e neppure IM 4 che - come gli veniva fatto presente -
si era notificato sempre presso l’hotel __________ il 17 marzo 2014 alloggiando
nella camera n. 135.

Confrontato con il riscontro che sui rifiuti sequestrati nella
camera n. 134 dell’hotel __________, la Polizia Scientifica aveva
ritrovato le sue impronte digitali e, oltre alle sue, quelle di IM 1, IM 3 e IM
4, IM 2 dichiarava di non saper spiegare per quale motivo le sue impronte erano
finite su quei rifiuti.

Giustificava il possesso dei guanti neri che aveva su di sé il
18 marzo 2014 dicendo che glieli aveva dati IM 3 in Svizzera siccome aveva
freddo, mentre dichiarava che il nastro adesivo trovato in possesso di IM 3 al
momento del fermo lo aveva visto solo quando erano stati fermati; ribadiva che
la loro intenzione quando erano stati rilasciati il 19 marzo 2014 era quella di
tornare a casa, in Lituania, dove erano arrivati il 24 marzo 2014 (VI PG
04.07.2014, AI 124).

 

                            5.1.3.   IM 2 cambiava l’atteggiamento
negatorio e poco collaborativo sin lì assunto in occasione del verbale del 29
luglio 2014 quando, come da sua richiesta, veniva ascoltato dal Procuratore
pubblico, dinanzi al quale dichiarava di aver riflettuto sulla sua situazione e
di voler riferire alcune cose.

Raccontava quindi che IM 1, che conosceva in quanto suo vicino di
casa a __________, circa una settimana prima del 17 marzo 2014 gli aveva
chiesto se era disponibile a fare una rapina con altre persone, cosa che aveva
accettato di fare per bisogno di soldi, poiché aveva perso il lavoro e non ne
aveva trovato un altro. Non avevano parlato del compenso per la sua
partecipazione ma aveva capito che avrebbe ricevuto meno degli altri
partecipanti, anche se avrebbe comunque ricevuto “tanto”, nel senso che
avrebbe ricevuto soldi sufficienti per poter andare a vivere con la sua
ragazza; pensava di ricevere Euro 10'000.--, che per lui erano “un mucchio
di soldi”. 

Riferiva quindi della partenza da __________ con un mini pullman insieme a “IM
4, IM 3, __________ e __________” e dell’arrivo, dopo un giorno e mezzo
di viaggio, in Italia, dove ad attenderli c’era IM 1 che, a piedi, li aveva
portati in una casa dove c’era un appartamento di cui aveva le chiavi, con due
camere, dove avevano dormito (luogo che poi, nei verbali successivi, riconosceva
nelle foto che gli venivano sottoposte).

Riferiva della partenza in treno il mattino successivo per la
Svizzera, lasciando nell’appartamento gli effetti personali ed il cellulare, prendendo
con loro le borse vuote, il nastro adesivo, le fascette da elettricista e una
pistola giocattolo e dell’arrivo prima a __________ e poi a __________, dove
erano state prese due camere presso l’hotel __________, in cui avevano
alloggiato.

Riferiva poi del successivo spostamento ad __________ per un
sopralluogo, dove IM 1 aveva mostrato loro l’obiettivo della rapina, il
tragitto per arrivare alla gioielleria ACPR 2 ed il ritorno; descriveva
l’avvicinamento nel corso dei sopralluoghi alla gioielleria, eseguito
camminando due a due, separati tra loro; i percorsi fatti per raggiungere __________
e viceversa il tragitto per tornare a __________ e riferiva dell’individuazione
del luogo dove nascondere i vestiti con cui cambiarsi dopo la rapina (VI PP
29.07.2014, AI 167).

 

                            5.1.4.   Nel seguito dell’inchiesta (VI
PG 16.08.2014, AI 175; VI PG 01.09.2014, AI 177; VI PP 27.11.2014, AI 217) IM 2
spiegava che la refurtiva sarebbe stata sotterrata, in quanto alla fine del
sopralluogo __________ e IM 1 si erano allontanati da soli ed erano tornati un
po’ di tempo dopo e aveva visto che IM 1 aveva le mani sporche di terra.

IM 1 gli aveva spiegato che dopo la rapina, “avrei dovuto
andare verso la collina dove c’era una salita luogo in cui sarebbe stata
lasciata la bicicletta e percorrere la stessa strada fatta per arrivare alla
gioielleria” e che la borsa con i gioielli “avrei dovuto consegnarla a __________”.
IM 1 gli diceva “che nel corso della rapina dovevo solo occuparmi di rubare
le cose e di non guardare cosa facevano IM 4 e __________. Una volta consegnata
la borsa con la refurtiva a __________ dovevo poi andare subito in stazione a __________
e prendere il treno fino a __________ luogo in cui ho capito che ci saremmo
incontrati tutti insieme. Dopo non so cosa avremmo fatto penso che avremmo
preso il treno per __________ visto che nell’appartamento c’erano le nostre
cose”.

IM 2 riferiva del ruolo di ciascuno spiegando che “io e IM 3
dovevamo prendere gli oggetti e metterli nelle borse. Nella gioielleria
sarebbero entrati anche IM 4 e __________ e ho capito che si sarebbero occupati
del personale della gioielleria. __________ non sarebbe entrato nella
gioielleria, doveva semplicemente aspettare le borse che avremmo consegnato io
e IM 3. Per quanto concerne IM 1 non so cosa avrebbe fatto quando noi saremmo
stati all’interno della gioielleria a rubare”.

IM 2 si riconosceva in alcuni fotogrammi risalenti al mattino del
18 marzo 2014 in cui era stato ripreso a __________, dichiarando che “riconosco
che al DOC 37A il sottoscritto è stato immortalato dopo aver rubato una
bicicletta mentre al DOC 38 è stato immortalato IM 3 dopo che anche lui aveva
rubato una bicicletta”.

IM 2 riferiva quindi del furto, il 18 marzo 2014, di sei
biciclette che avevano “recuperato” in giro per __________ e del loro “biciclettare”
sul lungolago di __________, fino a quando IM 1 gli aveva detto di “andare
in giro a coppie ad __________”, dove erano arrivati ancora al mattino, e
del ritrovo tutti insieme in un posto dove c’erano l’acqua e i campi da golf, dove
erano rimasti per un paio d’ore bevendo delle bevande alcoliche che IM 4 e __________
avevano comprato in un negozio.

Successivamente si erano spostati ad __________ con le biciclette
che avevano lasciato vicino alla gioielleria. Riferiva che qui avevano poi
iniziato a girare a piedi, lui un po’ da solo e un po’ con IM 3, e di aver poi
incontrato IM 1 e __________ che gli indicavano di camminare ancora un po’ e
del successivo incontro con __________, che gli diceva che a IM 4 avevano preso
la bicicletta; riferiva quindi del fermo suo e di IM 3, qualche minuto dopo
questa comunicazione, da parte della Polizia.

IM 2 affermava di non sapere se il 18 marzo 2014 avevano lasciato
definitivamente l’hotel e che quel giorno “non stavamo per fare la rapina”,
ma che si trattava “solo dei sopralluoghi” ed infatti - a suo dire -
aveva saputo “solo più tardi che IM 4 era entrato nella gioielleria ACPR 2
per un sopralluogo, a vedere il personale, quante persone c’erano e via
discorrendo”. Indicava che “la rapina sarebbe stata commessa dietro
segnale di IM 4 e __________ a parole”; ripeteva quindi di aver creduto che
quel giorno stavano facendo ancora un sopralluogo e che non sapeva che stavano
per commettere la rapina.

In merito a come sarebbe stata messa a segno la rapina, IM 2
dichiarava che in Italia aveva visto la pistola giocattolo e aveva sentito dire
che __________ e IM 4 avrebbero usato il nastro adesivo e i laccetti per legare
il personale della gioielleria, ma di non sapere se e come sarebbe stata usata
la pistola giocattolo.

Affermava di non aver avuto - dopo il 18 marzo 2014 e dopo
l’arresto suo e di IM 3 - nessun contatto con gli altri componenti del gruppo
tranne che con IM 1 in Lituania, dove aveva incontrato anche __________, che
gli aveva riconsegnato il bagaglio che aveva lasciato nell’appartamento di __________.

Dichiarava di non aver ricevuto nulla per aver partecipato alla
tentata rapina.

 

Quando gli interroganti gli facevano prendere atto dell’avvenuta esecuzione
della rapina il 25 marzo 2014 ai danni della gioielleria ACPR 2 di __________ e
gli mostravano il video che aveva ripreso la rapina, l’accusato dichiarava che
a quella data - il 25 marzo 2014 - si trovava in Lituania, a casa; nel video
riconosceva “IM 4 che era quello che legava la donna mentre l’uomo con la
giacca a quadretti era __________”.

IM 2 spiegava ulteriormente come, dove e quando aveva conosciuto IM
1 e tutti gli altri componenti del gruppo; aveva conosciuto __________ il
giorno della partenza per l’Italia; IM 4 l’aveva visto due giorni prima di
partire per l’Italia “per parlare della rapina”, indicando che
l’incontro era avvenuto vicino casa di IM 1; __________ lo aveva conosciuto nel
cortile davanti alla casa di IM 1 qualche giorno prima della partenza per
l’Italia mente lui si trovava a casa di IM 1; precisava di non aver mai
conosciuto __________, mentre che __________ lo aveva visto una sola volta
quando era rientrato in Lituania, nel mese di aprile 2014.

Ribadiva che era stato IM 1 che gli aveva mostrato la gioielleria ACPR
2 quale obiettivo della rapina, che lo aveva fatto avvicinare alla gioielleria
indicandogli cosa doveva rubare dalle vetrine alla presenza anche di IM 3 e a
dire che occorreva trovare delle biciclette e a spiegargli quello che si doveva
fare; sempre IM 1 gli aveva dato il cacciavite per forzare le vetrine.

Confermava inoltre di aver visto IM 1 con le mani sporche di terra
e ribadiva il ruolo di ognuno di loro. L’accusato dichiarava inoltre che quando
erano in arresto in Francia in via di estradizione, IM 1 gli aveva detto di “non
confessare niente”, così che sarebbe stato rilasciato e la Svizzera
l’avrebbe dovuto risarcire per ingiusta carcerazione.

IM 2 riferiva di aver saputo della rapina commessa ad __________ “dopo
qualche tempo; forse una settimana o due dopo che era stata commessa. Infatti __________,
IM 1 quando sono tornati in Lituania mi avevano riferito che avevano messo a
segno la rapina. Loro non mi hanno detto nessun dettaglio ma mi avevano
semplicemente detto che la rapina era stata fatta. Infatti la rapina è stata
fatta nello stesso obiettivo che avevamo noi la settimana precedente al colpo.
I due non mi hanno detto chi aveva partecipato e da parte mia non avevo domande
perché tanto non mi avrebbero detto niente”.

Quando era tornato in Lituania, IM 1 gli aveva telefonato e gli “aveva
chiesto di andare da lui”. Aveva incontrato solamente IM 1, mentre __________
l’aveva incontrato in un’altra occasione. IM 1 gli aveva chiesto cosa era
successo il giorno in cui era stato arrestato ad __________, ma lui per paura “non
gli avevo detto niente che avevo rilasciato delle informazioni in merito
all’albergo”. Negava di aver ricevuto in questa occasione soldi o altro da IM
1 o da altre persone, spiegando di aver ricevuto a fine aprile/inizio maggio
2014 da IM 1 un telefono cellulare ma “solo perché avevo perso il mio; in
ogni caso non era alcun compenso legato alla rapina”.

 

                            5.1.5.   Dopo aver reso tutte queste
dichiarazioni ricche di dettagli e circostanziate che coinvolgevano IM 1, IM 3,
IM 4, __________ e __________, improvvisamente, il 4 marzo 2015, interrogato
dal Procuratore pubblico IM 2 cambiava atteggiamento; negava di essere entrato
nella gioielleria ACPR 2 il 18 marzo 2014, dichiarando di non sapere chi era
entrato nella gioielleria e si avvaleva del diritto di non rispondere a tutte
le domande che gli venivano poste; dichiarava di confermare “unicamente le
dichiarazioni che ho rilasciato quando sono stato estradato in Svizzera. Vale a
dire le dichiarazioni davanti alla Polizia e le dichiarazioni 17 giugno 2014
davanti a chi mi sta interrogando. Questo perché nei verbali successivi le mie
dichiarazioni sono state viziate dai farmaci che prendevo in quel momento”.

Dichiarava quindi “di non avere partecipato alla rapina del 18
marzo 2014 e a quella del 25 marzo 2014” (VI PP 04.03.2015, AI 247).

 

                            5.1.6.   Al dibattimento, chiesto di
spiegare i motivi per cui durante l’inchiesta aveva dapprima ammesso di aver
preso parte al tentativo di rapina del 18 marzo 2014 ai danni della gioielleria
ACPR 2 ed in seguito ritrattato le dichiarazioni rese, IM 2 dichiarava che era
la prima volta che era stato incarcerato, che gli venivano somministrati dei
medicinali per cui “non capivo bene quello che succedeva, quindi ho detto
delle bugie per essere rilasciato quanto prima” (VI imputati pag. 5,
all. 1 al V. DIB).

Dichiarava di non aver commesso il tentativo di rapina del 18
marzo 2014 e di avvalersi del diritto di non rispondere, ciò che faceva anche
quando gli venivano contestati i riscontri oggettivi a suo carico (VI imputati
pag. 5, all. 1 al V. DIB).

In merito alla rapina del 25 marzo 2014 dichiarava che “è
impossibile che io prendessi parte a questa rapina perché mi trovavo a casa in
Lituania a quella data”, dichiarando ulteriormente di non aver ricevuto
alcun compenso e di non aver partecipato alla spartizione del bottino perché “non
ho niente a che fare con questa rapina, non vi ho partecipato” (VI imputati
pag. 9, all. 1 al V. DIB).

 

                               5.2.   IM 1

 

                            5.2.1.   Giunto in Svizzera il 16
giugno 2014 e interrogato dagli inquirenti, IM 1 in merito ai fatti che gli
venivano contestati, si avvaleva del diritto di non rispondere. Riferiva della
sua vita e dei suoi precedenti e solo raramente dava qualche risposta.
Manteneva lo stesso atteggiamento anche di fronte ai riscontri oggettivi che gli
inquirenti gli contestavano, segnatamente il ritrovamento delle sue impronte
digitali sui rifiuti trovati nella camera dell’Hotel __________ dove si era
annunciato il 17 marzo 2014 per una sola notte - occupando la camera n. 134 - usando
la carta d’identità accertata essere falsa a nome __________ - sulla quale era
apposta la sua fotografia - e anche di fronte ai fotogrammi della
videosorveglianza che lo riprendevano all’esterno della gioielleria ACPR 2 in sella
ad una bicicletta il 25 marzo 2014.

Nemmeno nel corso dei successivi verbali IM 1 cambiava il
comportamento assunto; infatti quando gli venivano sottoposti due fotogrammi
estrapolati dalla videosorveglianza dell’Hotel __________ che lo ritraevano il
17 marzo 2014 alle ore 13:22:21 e alle ore 13:32:23 all’interno dell’hotel,
dichiarava che “non conosco questa persona e che non sono io”, così come
si rifiutava di indicare chi fosse la persona che era in sua compagnia presso
l’hotel __________ il 17 marzo 2014 alle ore 13:22:22, 13:24:15 e 13:32:21.

Quando gli veniva mostrata la carta d’identità a nome __________
con apposta la sua fotografia, IM 1 - contro ogni evidenza - dichiarava che “non
sono io nella foto indicata nella carta d’identità lituana originale mostratami
dagli inquirenti interroganti e non chiarirò nulla in merito”.

Asseriva inoltre di non conoscere IM 2, IM 3 e IM 4.

Di fronte all’esito degli accertamenti tecnico scientifici
eseguiti sui rifiuti della camera dell’Hotel __________ n. 134, che avevano
rilevato, oltre alle sue impronte, quelle di IM 2, IM 3 e IM 4, l’accusato
dichiarava di non essere stato in quell’albergo e di non saper spiegare il
ritrovamento delle sue impronte digitali, ribadendo di non conoscere - ad
eccezione di IM 2, che aveva visto in carcere in Francia e con il quale era
stato estradato - nessuna delle persone menzionategli dagli inquirenti, segnatamente
IM 3, __________, __________, IM 4, __________ e __________.

Anche quando gli inquirenti gli facevano prendere atto che - in
base agli accertamenti da loro eseguiti - il 17 marzo 2014 alle ore 13:51:30
presso lo stesso albergo __________, si era notificato IM 4, l’accusato
ribadiva di non conoscere e di non sapere chi fosse e ciò anche a fronte dei
fotogrammi che gli venivano sottoposti in visione.

Restava fermo su questa dichiarazione anche quando gli veniva
fatto presente - a mano dei relativi fotogrammi - che IM 4 si era nuovamente
notificato presso lo stesso albergo il 23 marzo 2014 alle ore 13:25:42 per una
sola notte (ed in compagnia di una seconda persona della quale non era stata
rilevata l’identità) ed anche quando gli veniva fatto prendere atto - sempre a
mano dei relativi fotogrammi - che sempre il 23 marzo 2014 presso lo stesso
albergo si era notificato anche __________, accompagnato da una seconda persona
della quale non era stata rilevata l’identità.

Allo stesso modo, IM 1 dichiarava di non conoscere le persone
immortalate dalla videosorveglianza esterna dell’hotel __________ che ritraeva
- come gli inquirenti gli contestavano - il 23 marzo 2014 alle ore 19:09:58 __________,
__________ e __________ nonché alle ore 19:18 __________ e lui stesso (IM 1).
L’accusato neppure si riconosceva nei due fotogrammi che lo avevano ripreso
all’interno dell’__________ insieme a __________.

IM 1 affermava che nel periodo dal 18 al 23 marzo 2014 si trovava
in Lituania e di non essere stato in Svizzera in quel periodo mentre che a
fronte della domanda a sapere dove avesse dormito le sere successive al 23
marzo 2014, si avvaleva del diritto di non rispondere.

In occasione del verbale del 13 agosto 2014 la Pubblica accusa
notificava ad IM 1 che il procedimento a suo carico veniva esteso anche ai
reati di tentata rapina e tentata rapina aggravata poiché commessa con un’arma
ed in banda e agli atti preparatori punibili di rapina “… poiché si ritiene
che io abbia effettuato dei sopralluoghi il 17 ed il 18 marzo 2014 ad __________
al fine di compiere una rapina ai danni della gioielleria ACPR 2. Si ritiene
inoltre che sempre il 18 marzo 2014 ad __________ io abbia tentato di
perpetrare una rapina ai danni della gioielleria ACPR 2, tentativo sventato
dalla Polizia a seguito dell’avvenuto fermo e conseguente arresto di IM 2 e IM
3”.

L’accusato, a fronte dell’estensione dell’accusa ai reati di
tentata rapina, tentata rapina aggravata, atti preparatori punibili di rapina e
falsità in certificati, rinunciava, con l’accordo del suo difensore, al
principio di specialità, “per fare in modo che tutto proceda velocemente e
io possa conoscere l’esito del procedimento penale avviato a mio carico” (VI
PP 13.08.2014, AI 169).

 

                            5.2.2.   Nel prosieguo dell’inchiesta IM
1 non mutava il suo comportamento e ciò anche a fronte della contestazione che
il 23 marzo 2014 tra le ore 19.00 e le ore 19.20, il sistema di
videosorveglianza interno ed esterno dell’hotel __________, aveva rilevato, oltre
alla sua presenza, quella di __________, __________ e __________ nonché quella
di IM 4 e __________.

A fronte dell’affermazione dell’accusato di essere stato, nel
periodo dal 18 al 23 marzo 2014, in Lituania, gli interroganti gli contestavano
che il suo nome figurava sulla lista passeggeri del volo W6-8051 sulla tratta __________
- __________ del 13 marzo 2014, con prenotazione fatta presso un’agenzia viaggi
a __________ e pagata il 12 marzo 2014.

Chiesto quindi di indicare dove aveva soggiornato dal 13 al 17
marzo 2014, giorno in cui risultava essersi notificato all’hotel __________ di __________,
l’accusato si avvaleva del diritto di non rispondere.

IM 1 si avvaleva del medesimo diritto anche quando la Polizia lo
confrontava con la lista passeggeri del 27 marzo 2014, volo __________ - __________,
dove, oltre a lui stesso, figuravano anche __________, __________, __________, __________
e IM 4, con due prenotazioni diverse (doc. 4 e 4a allegati al VI PG
13.08.2014); l’accusato si comportava allo stesso modo anche di fronte alla
domanda a sapere dove avesse quindi soggiornato dal 13 marzo 2014, giorno del
suo arrivo a __________, al 27 marzo 2014, giorno del rientro in Lituania.

In merito al giorno della rapina commessa il 25 marzo 2014 alle
ore 15.07 in danno della gioielleria ACPR 2 ad __________, confrontato con la
contestazione che il sistema di videosorveglianza di __________ lo aveva
immortalato nelle vie del __________, così come aveva ripreso gli altri
componenti della banda, IM 1, dopo aver chiesto di vedere i vari fotogrammi
(doc. da 5 a 8 allegati al VI PG 13.08.2014) - che lo riprendevano in sella ad
una biciletta sia sul lungolago di __________ in direzione della gioielleria ACPR
2 che in __________ ad __________, in direzione del centro, poi nel medesimo
luogo ma in direzione del lungolago nonché ancora sul lungolago di __________
ma in direzione opposta alla gioielleria ACPR 2 - dichiarava di non essere “la
persona sulla bicicletta immortalata dal sistema video ed inoltre non sono
nemmeno capace di andare in bicicletta. Ribadisco che non sono io quello
immortalato”.

Preso inoltre visione del fotogramma (doc. 9 all. al verb. citato)
che lo ritraeva il 25 marzo 2014 alle ore 14.17 in sella ad un’altra bicicletta
tipo rampichino di colore grigio, all’altezza del parcheggio degli __________
in direzione del lungolago di __________ e del fotogramma (doc. 10) che lo
ritraeva alle ore 14:31:46 sul lungolago di __________ in direzione del
parcheggio degli __________ in compagnia di un uomo anch’egli in sella ad una
biciletta - che indossava vistose scarpe arancioni, un pantalone training
grigio, giacca scura e un cappellino bianco -, IM 1 dichiarava di “non
conoscere nessuna delle persone ritratte al doc. 10”.

Dopo aver preso atto che la seconda persona - come gli veniva
contestato - era IM 4, l’accusato ripeteva di non conoscere le persone ritratte
anche di fronte al fotogramma che gli veniva sottoposto (doc. 11 allegato al
verb. citato) che ritraeva IM 4 e __________ ad __________ il 25 marzo 2014
alle ore 14:25:30 in __________, a pochi passi dalla gioielleria ACPR 2 di __________.

Gli interroganti contestavano inoltre ad IM 1 (doc. 12 all. al
verb. citato) alcuni fotogrammi della videosorveglianza dell’oreficeria __________
di via __________ ad __________, situata a poca distanza dalla gioielleria ACPR
2, che lo riprendevano mentre si intratteneva con __________, nonché i
fotogrammi estrapolati dalla videosorveglianza di __________ che aveva
immortalato “tutti i componenti della banda”, segnatamente:

 

                                     -   il 25 marzo 2014 alle ore
10:42:05 ad __________ in via __________ __________ (tutto vestito di scuro con
le stringe delle scarpe di color verde luminescente) e __________ (maglietta a
maniche lunga scura e sopra una maglia a maniche corte di colore chiaro);

                                     -   il 25 marzo 2014 alle ore
10:42:16 ad __________ in via __________ IM 4 (scarpe arancioni) e __________
(giacca a quadrettoni);

                                     -   il 25 marzo 2014 alle ore
14:16:42 e 14:16:44 ad __________ in via __________ __________ (tutto vestito
di scuro);

                                     -   il 25 marzo 2014 alle ore
14:16:53 ad __________ in Via __________ nuovamente __________ e __________.

 

Anche a fronte di questi fotogrammi, IM 1 si avvaleva del diritto
di non rispondere.

IM 1 restava caparbiamente fermo sulla sua posizione anche quando
la Polizia lo confrontava con la visione del video della rapina alla
gioielleria ACPR 2, che mostrava il ruolo svolto da ciascuno dei partecipanti e
che gli contestava quello che lui (IM 1), unitamente a __________, avevano svolto
segnatamente quello di palo.

Chiesto di spiegare che fine avesse fatto la refurtiva, l’accusato
dichiarava di non saper “nulla di questa rapina. Da parte mia non voglio
rispondere ad alcuna domand