# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f9a7d5d6-0bca-5d17-81a9-df76da7c935a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-11-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.11.2017 D-6073/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6073-2017_2017-11-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6073/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  n o v e m b r e  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Esther Marti;  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), 

Costa d’Avorio, alias 

A._______, nato il (…) 

Guinea 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed 

allontanamento;   

decisione della SEM del 10 ottobre 2017 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 3 settembre 

2017, 

il verbale di audizione del 13 settembre 2017 con contestuale diritto di 

essere sentito in merito all’eventuale responsabilità dell’Italia per la 

trattazione della sua domanda d’asilo (cfr. atto A 11), 

la decisione della SEM del 10 ottobre 2017 (cfr. avviso di ricevuta; data di 

notificazione: 19 ottobre 2017), mediante la quale detta Segreteria di Stato 

della migrazione (di seguito SEM) non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento dell’ interessato verso l’Italia, 

il ricorso del 26 ottobre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 27 ottobre 2017) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) per mezzo del quale il ricorrente ha 

postulato l’annullamento della decisione impugnata e la ritrasmissione 

degli atti all’autorità di prime cure per una nuova decisione, chiedendo 

contestualmente la restituzione dell’effetto sospensivo e la dispensa dal 

versamento delle spese giudiziarie e dal relativo anticipo, 

la ricezione dell’incarto originale della SEM da parte del Tribunale in data 

31 ottobre 2017, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA,  

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, 

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con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la 

decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 si rinuncia allo scambio di scritti, 

che giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento,  

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III),  

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico 

del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2015/41 

consid. 3.1),  

che ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),  

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, 

Vienna 2014, n. 4 ad art. 7),  

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di 

principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello 

stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2012/4 

consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata),  

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

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come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente,  

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è 

tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III),  

che giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale 

presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che nel caso di specie, il richiedente ha dichiarato aver chiesto asilo Italia 

nel luglio del 2017; che a seguito della sua richiesta egli avrebbe inoltre 

ricevuto un permesso di soggiorno (cfr. atto A11, pag. 5), 

che inoltre, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo 

consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che 

l’interessato è stato interpellato a Catania (Italia) il 12 giugno 2017 e che 

ha poi depositato una domanda d’asilo a Brescia il giorno seguente (cfr. 

atto A6), 

che il 18 settembre 2017, la SEM ha presentato alle autorità italiane 

competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una 

richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento 

Dublino III, 

che queste autorità, non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico 

entro il termine previsto all’art. 25 par. 2 Regolamento Dublino III, hanno 

tacitamente riconosciuto la loro competenza nella trattazione della 

domanda di asilo in questione,  

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che di conseguenza, la competenza dell’Italia, peraltro non contestata 

dall’insorgente, è di principio data, 

che non vi sono inoltre fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento 

Dublino III), 

che il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che inoltre, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la 

Grecia, ad oggi non risulta che la legislazione in materia d’asilo in Italia non 

venga applicata, né che la procedura d’asilo sia caratterizzata da carenze 

strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate 

seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di 

ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i 

paesi d’origine (cfr. sentenze della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011, 30696/09; Mohammed Hussein contro Paesi Bassi e 

Italia del 2 aprile 2013, 27725/10; Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12, §114; decisione della CorteEDU Jihana Ali e 

altri contro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 30474/14, §33) 

che ad ogni buon conto, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. 

direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca 

dello status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; 

direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di 

destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico ed a portare a 

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termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura, 

che il ricorrente non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno nell’ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che malgrado sia notorio che le autorità italiane sono confrontate a dei seri 

problemi in materia di accoglienza dei richiedenti l’asilo, i quali potrebbero 

riscontrare delle importanti difficoltà dal punto di vista dell’alloggio, delle 

condizioni di vita, così come, a seconda delle circostanze, dell’accesso alle 

cure mediche (cfr. Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati [OSAR]: 

Aufnahmebedingungen in Italien. Zur aktuellen Situation von 

Asylsuchenden und Schutzberechtigten, insbesondere Dublin-

Rückkehrenden in Italien, agosto 2016), agli atti non figurano nemmeno 

elementi tali da indurre a concludere che un trasferimento nello Stato in 

questione esporrebbe il ricorrente al rischio di essere privato del 

sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in 

violazione della direttiva accoglienza, 

che invero, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione dei suoi 

diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità 

dello Stato in questione, 

che del resto, in specie neppure lo stato di salute di A._______ costituisce 

un ostacolo al trasferimento in Italia,  

che invero, il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi 

medici non è suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a 

meno che la malattia dell’interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e 

terminale, al punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima 

(cfr. sentenze della CorteEDU A.S. contro Svizzera del 30 giugno 2015, 

39350/13, §31 segg.; N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, [GC], 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1 e relativi riferimenti), 

che ciò non risulta essere il caso nella fattispecie, 

che difatti, stando al certificato medico agli atti, l’interessato risulta soffrire 

di uno stato ansioso con contestuale agitazione psicomotoria,  

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che all’insorgere di tali problematiche egli risulta essere stato sottoposto a 

visita psichiatrica di consulto il 22 settembre 2017 e dimesso il giorno 

stesso in buone condizioni generali dopo la somministrazione di una 

terapia a base di Temesta ® /Expidet ®,  

che il 27 settembre 2017 l’insorgente si è sottoposto ad un nuovo controllo 

ambulatoriale, 

che attualmente egli beneficia di un trattamento a base di Rivotril® e 

Dalmadorm®, 

che a suo dire egli è inoltre seguito dal servizio pscio-sociale di Viganello, 

anche con colloquio di sostegno, 

che va tuttavia osservato che l’Italia notoriamente dispone di infrastrutture 

medico-psichiatriche sufficienti e che in quanto Stato firmatario della 

direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la 

necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni 

di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi 

mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai 

richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se 

necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 

2 direttiva accoglienza), 

che non vi è inoltre modo di dubitare che l’autorità di prima istanza 

comunichi le particolarità del caso a chi di dovere, 

che di conseguenza, lo stato di salute del ricorrente non costituisce un 

ostacolo al suo trasferimento in Italia, 

che in definitiva, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare che 

le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che infine, la SEM nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 

142.311), dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 

consid. 7 seg.); che la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha ristretto la 

cognizione del Tribunale; che pertanto il Tribunale può e deve unicamente 

controllare che l’autorità inferiore abbia esercitato il suo potere 

d’apprezzamento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere 

d’apprezzamento e se l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti; che 

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in questi casi il Tribunale non può sostituire il suo apprezzamento a quello 

della SEM,  

che nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria tale potere di 

apprezzamento, 

che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l’Italia è competente dell’esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Regolamento 

Dublino III,  

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (art. 32 lett. a OAsi 1),  

che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata; che allo 

stesso modo non vi è nemmeno luogo di dar seguito alle conclusioni 

ricorsuali tendenti alla trasmissione degli atti all’autorità inferiore per nuova 

decisione, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un 

anticipo equivalente alle presumibili spese processuali sono divenute 

senza oggetto, 

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che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

 

 

 

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: