# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c8aafa8a-37ff-514b-ad6b-390a64cbf902
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 09.03.2010 (publiziert) 11.2002.119
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-119_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.119

  	
  Lugano

  27 febbraio 2004/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____.__ (azione di
divorzio) della Pretura del Distretto di Riviera promossa con petizione del 19
febbraio 1998 da

 

	
   

  	
  __________ __________, nata __________, __________ 

  (patrocinata dall'avv. dott. __________ __________,
  __________) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ 

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 14 ottobre 2002 presenta­to da __________ __________ contro la
sentenza emessa il 23 settembre 2002 dal Pretore del Distretto di Riviera;

                                      

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

 

                                         3.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ l'11 novembre 2002;

 

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.
  __________ __________ (1938) e __________ __________ (1943) si sono sposati a
__________ il __________ 1963. Dal matrimonio sono nati __________ (1963),
__________ (1965) e __________ (1969). I coniugi si sono separati nell'estate
del 1996. Il marito, già __________ alle dipendenze della __________, ha poi
lavorato al 50% per la __________ __________ __________. Posto in pensione
anticipata il 30 settembre 1998, dal 1° aprile 1999 egli percepisce una rendita
dalla Cassa pensioni delle centrali svizzere __________, oltre a una rendita
transitoria AVS. Durante la comunione domestica la moglie non ha esercitato
attività lucrativa. Dopo la separazione di fatto essa ha riscosso indennità di
disoccupazione fino al marzo del 1998 e dal 1° gennaio 1999 è beneficiaria di
una rendita di invalidità. Due tentativi di conciliazione fra i coniugi sono
decaduti infruttuosi il 9 maggio 1996 e il 12 marzo 1997.

 

                                  B.   In esito a un procedimento cautelare avviato dalla moglie, con
decreto del 26 marzo 1997 il Pretore del Distretto di Riviera ha obbligato il
marito a versare all'istante un contributo alimentare di fr. 350.– mensili. Il
26 gennaio 1998 __________ __________ ha instato per un terzo tentativo di
conciliazione, decaduto anch'esso infruttuoso il 2 febbraio 1998, e il 19
febbraio 1998 ha promosso azione di divorzio, postulando un contributo alimentare
di fr. 1275.– mensili, il versamento di fr. 33 338.50 in liquidazione del
regime dei beni e il trasferimento di una quota imprecisata della prestazione
d'uscita maturata dal coniuge in costanza di matrimonio presso l'istituto di
previdenza professionale. In via cautelare essa ha chiesto l'aumento del
contributo alimentare a fr. 1275.– mensili, pretesa che il marito ha contestato
all'udienza del 23 marzo 1998. Con decreto cautelare del 29 luglio 1999 il
Pretore ha fissato il contributo per la moglie in fr. 825.– mensili dal 1°
giugno 1999 al 31 marzo 2000 e in fr. 1025.– mensili in seguito. Nel frattempo,
il 14 settembre 1998, la Cassa pensioni delle cen­trali svizzere
dell'__________ (__________) ha sospeso, per ordine del Pretore, il pagamento
della rendita di cassa pensione destinata a __________ __________ e nell'aprile
1999, sempre per ordine del Pretore, ha ricominciato a erogare la rendita, ma
ha tenuto bloccato il versamento della “prestazione di libero passaggio non utilizzata”.

 

                                  C.   In
seguito all'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio, con ordinanza del
20 gennaio 2000 il Pretore ha assegnato alle parti un termine di 30 giorni per
presentare eventuali nuove conclusioni sui temi toccati dalla modifica
legislativa. In un memoriale del 13 aprile 2000 __________ __________ ha
dichiarato di aderire al divorzio, salvo opporsi alle pretese pecuniarie della
moglie. __________ __________ ha sostanzialmente riaffermato le domande di
petizione. Preso atto dell'accordo sul principio dello scioglimento del
matrimonio, il Pretore ha deciso di trattare la causa come azione di divorzio
su richiesta comune con accordo parziale. All'udienza del 22 febbraio 2001 i
coniugi hanno confermato la loro volontà di divorziare e quella di demandare al
giudice la decisione sulle conseguenze accessorie oggetto di disaccordo. 

 

                                  D.   Il
30 luglio 2001, in esito a una domanda di modifica dell'assetto provvisionale
presentata dal marito, il Pretore ha stabilito il contributo alimentare per la
moglie in fr. 300.– mensili dal 1° febbraio al 31 luglio 2001, sopprimendolo
per il seguito. Un appello presentato da __________ __________ è stato
parzialmente accolto il 18 ottobre 2001 da questa Camera, che ha aumentato il
contributo provvisionale a fr. 570.– mensili dal 1° febbraio al 31 luglio 2001
(inc. __________.__________.__________). 

 

                                  E.   Ultimata
l'istruttoria di merito, nelle sue conclusioni del 25 marzo 2002 __________
__________ ribadito la domanda di divorzio. Quanto agli effetti, essa ha
rinunciato a un contributo alimentare, riservandosi di chiederlo nuovamente ove
la situazione finanziaria del marito fosse migliorata, ma ha sollecitato la
corresponsione su un conto bloccato a lei intestato presso la __________
__________ __________, da parte della cassa pensione del coniuge, dell'intero
saldo del “conto di prestazione di libero passaggio non utilizzata”. In uno
scritto del 5 aprile 2002 __________ __________ ha rinunciato a presentare
conclusioni, riconfermandosi nelle precedenti richieste.

 

                                  F.   Statuendo
il 23 settembre 2002, il Pretore ha sciolto il matrimonio per divorzio, senza
assegnare contributi di mantenimento alla moglie (fatto salvo l'art. 129 cpv. 3
CC), ha accertato l'intervenu­ta liquidazione del regime dei beni e ha
riconosciuto all'attrice un' “adeguata indennità” nel senso dell'art. 124 CC di
fr. 91 600.– (metà della prestazione di libero passaggio non utilizzata dal marito).
Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 2500.–, sono state poste per tre
quarti a carico dell'attrice e per il resto a carico del convenuto. Entrambe le
parti sono state ammesse al beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

                                  G.   Contro
la sentenza appena citata __________ __________ è insorta con un appello del 14
ottobre 2002 nel quale chiede che, conferitole il beneficio dell'assistenza
giudiziaria, le sia riconosciuto l'intero saldo del “conto PLP non utilizzato”.
Nelle sue osservazioni del- l'11 novembre 2002 __________ __________ propone di
respingere l'appello e di confermare la sentenza del Pretore, sollecitando a
sua volta il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Con ordinanza del 29
ottobre 2003 il giudice delegato di questa Camera ha invitato le parti ad
aggiornare i dati relativi alle loro entrate e ai loro fabbisogni. Sul
complemento d'istruttoria le parti hanno avuto la possibilità di esprimersi.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Litigiosa rimane, in appello, l'indennità rivendicata dalla moglie
sulla base all'art. 124 CC. La pronuncia del divorzio e le altre questioni
pecuniarie non sono controverse, di modo che al riguardo la sentenza del
Pretore ha assunto carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC; Fankhauser in: Schwenzer, Praxis­kom­mentar
Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 9 ad art. 148 CC; v. anche Geiser, Übersicht
zum Übergangsrecht des neuen Scheidungsrechts in: Hausheer, Vom alten zum neuen
Scheidungsrecht, Berna 1999, pag. 255 n. 6.21).

 

                                   2.   Il
Pretore, accertato che il marito è già stato posto al beneficio di prestazioni
del suo fondo di previdenza, ha escluso la possibilità di dividere a metà la
prestazione d'uscita giusta l'art. 122 CC. Egli ha ricordato tuttavia che un
riparto a metà di tale prestazione può essere applicato anche nell'ambito della
fissazione del­l'“equa indennità” dovuta giusta l'art. 124 cpv. 1 CC. Tenuto
con­to nella fattispecie della durata del matrimonio, dell'età e dello stato di
salute delle parti, come pure delle loro esigenze previdenziali, il primo
giudice ha per finire riconosciuto all'attrice la metà della “prestazione di
libero passaggio non utilizzata” del marito. Tale soluzione – egli ha soggiunto
– garantisce a entram­bi i coniugi un'adeguata previdenza. Donde l'ordine alla
Cassa pensione delle Centrali svizzere dell__________ di trasferire la somma di
fr. 91 000.– su un conto bancario intestato all'attrice.

 

                                   3.   L'appellante si duole che il Pretore, pur dipartendosi da giuste
premesse, le abbia riconosciuto la metà della prestazione d'usci­ta fondandosi
sulla sola quota “non utilizzata” dal coniuge e non sull'intero avere d'uscita.
Essa sostiene che il riparto del saldo a metà è automatico, indipendente dalla
situazione economica personale e familiare accertata dal Pretore. E siccome
essa non percepisce contributi alimentari, si giustifica di accordarle la metà
dell'intera prestazione d'uscita accumulata dal marito in costanza di
matrimonio. Essa rileva che tale soluzione permetterebbe al marito di
continuare a ricevere l'attuale rendita e a lei di ottenere, al momento del
pensionamento, una rendita analoga. Per di più – essa conclude – il Pretore non
avrebbe dovuto stabilire l'impor­to in suo favore, ma avrebbe dovuto soltanto
fissare le proporzioni secondo cui sarebbe stata da suddividere la prestazione
d'uscita.

 

                                   4.   In
concreto è pacifico che un caso di previdenza è già intervenu­to poiché il
marito, al beneficio del pensionamento anticipato dal 30 settembre 1998, ha
acquisito il diritto a una rendita dalla propria cassa pensione. Ora, il
Tribunale federale ha confermato ancora recentemente che, qualora per uno o
entrambi i coniugi si verifichi un caso di previdenza, la suddivisione di
eventuali prestazioni d'uscita dei rispettivi istituti di previdenza è disciplinata
dall'art. 124 cpv. 1 CC (DTF 129 III 485 consid. 3.2.3), non dall'art. 122 CC.
Ciò significa che occorre valutare secondo equi­tà la situazione economica
delle parti dopo lo scioglimen­to del regime dei beni (sentenza citata, consid.
3.4.1, 127 III 439 consid. 3). Nulla osta a che, così facendo, il tribunale
proceda in due tempi, prima calcolando l'ammontare del­le prestazioni d'uscita,
poi basandosi sulle effettive esigenze pre­viden­ziali delle parti (DTF 129 III
488 consid. 3.4.1; SJ 2003 pag. 63). Fra i criteri da ponderare si annovera, in
specie, la durata del matrimo­nio, l'età, le condizioni economiche e i bisogni
previdenziali dei coniu­gi, come pure il risultato dello scioglimen­to del
regime dei beni, mentre l'eventuale colpa nella disunione non ha alcuna
importan­za (FF 1996 I 115 in fondo; SJ 2003 pag. 63).

 

                                   5.   Nella
fattispecie risulta che, il giorno in cui è stato posto in pensionamento anticipato,
il marito aveva una prestazione di libero passaggio di fr. 178 478.20. A suo
favore si è liberato inoltre, quel 30 settembre 1998, un “conto PLP non
utilizzata” con un avere di fr. 165 606.65 (act XXI, XCIV). Quest'ultimo
costituiva il saldo della prestazione di libero passaggio apportata dal convenuto
al momento in cui è stato affiliato al­la Cassa pensioni del­le centrali
svizzere di __________, dopo l'acquisto degli anni di assicurazione (art. 15
cpv. 4 dello statuto: act. XXXVI). Esso non serviva a garantire prestazioni
assicurative e fino all'età di pensionamento è rimasto un con­to di libero
passaggio vincolato. Nelle circostanze descritte, esclusa a ragione l'applicabilità
dell'art. 122 cpv. 1 CC, con pertinenza il Pretore ha ritenuto di attribuire
all'attrice un'equa indennità a norma dell'art. 124 cpv. 1 CC.

 

                                         a)   A
tal fine il primo giudice ha optato per un riparto a metà del conto in
questione, assegnando alla moglie un mezzo del saldo di fr. 183 200.–
comunicato a suo tempo dalla Cassa. Se non che, a questa Camera la Cassa
medesima ha poi precisato il 10 febbraio 2004 – non senza contraddirsi – che
sul citato conto essa non riconosce interessi, sicché a disposizione vi sono
unicamente fr. 165 606.65. Ora, nella prospettiva del giudizio la Camera deve
fondarsi su tale dato. Competerà se mai alle parti censurare il comportamento
del­la Cassa, rivolgendosi all'autorità giudiziaria.

 

                                         b)   Dall'istruttoria
esperita da questa Camera si evince altresì che, attualmente, il convenuto
beneficia di rendite mensili per complessivi fr. 2512.– netti (rendita AVS di
fr. 1621.–, cassa pensione di fr. 891.–) a fronte di un fabbisogno minimo di
fr. 2634.65 (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, locazione e
spese accessorie fr. 1163.–, premio della cassa malati fr. 245.85, premio dell'assicurazione
domestica e RC privata fr. 25.80, imposte fr. 100.–). Quanto alla moglie, essa
percepisce una rendita AI di fr. 1789.– mensili e ha un fabbisogno minimo di
fr. 2789.85 (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, locazione e
spese accessorie fr. 1300.–, premio della cassa malati fr. 309.85, imposte fr.
80.–). 

 

                                         c)   Ciò
premesso, appare evidente che il fabbisogno minimo dell'attrice, la quale non
riceve contributi di mantenimento, non è garantito dalle entrate. Inoltre essa
non dispone di sostanza, non ha alcuna previdenza professionale e, vista l'età
(classe 1943), non è più in grado di costituirsene una. Né la situazione
cambierà dopo il suo pensionamento (aprile del 2007), poiché essa continuerà a
incassare una rendita AVS identica all'attuale (dichiarazione IAS dell'11
novembre 2003), motivo per cui una quota del suo fabbisogno minimo rimarrà
scoperta. D'altro lato, anche le entra­te del convenuto – il quale risulta a
sua volta privo di sostanza – sono insufficienti per coprire il fabbisogno
minimo di lui. E siccome il debitore non può essere ridotto a vivere con un
importo inferiore al suo fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c; Schneider/Bruchez, La prévoyance
professionnelle et le divorce in: Le nouveau droit du divorce, Losanna 2000,
pag. 244), non sarebbe conforme al diritto – né tanto meno equo – obbligare il
convenuto a versare all'attrice, come quest'ultima pretende, tutto il capitale
del “conto PLP non utilizzata” bloccato presso la Cassa pensioni delle centrali
svizzere di __________.

 

                                         d)   Per converso, non appare equo nemmeno il riparto a metà del
capitale residuo deciso dal Pretore, poiché ciò significherebbe privilegiare il
marito. A quest'ultimo vanno garantite, nella situazione illustrata, le risorse
necessarie per finanziare il fabbisogno minimo. Gli va riconosciuto quindi un
capitale che gli permet­ta di integrare con qualche agio, non fosse che per
tenere conto dell'aumento dei costi della salute (i quali notoriamente trascendono
di gran lunga la media del rincaro su base annua), le rendite mensili fino a
concorrenza degli odierni fr. 2634.65. Ora, con un capitale di fr. 60 000.–, anche
prelevando circa fr. 300.– mensili per colmare l'ammanco, il convenuto ha
riserve sufficienti (e anche un modesto margine, visto che il capitale produce
interesse), per un lasso di almeno diciassette anni, ciò che corrisponde
approssimativamente, oggi, all'aspet­tativa di vita di un uomo di 66 anni,
secondo le indicazioni dell'Ufficio federale di statistica (16.9). 

 

                                         e)   Verso
il marito non si può essere più generosi, ove si consideri che la moglie ha
solo una rendita AI di fr. 1789.– mensili per rapporto a un fabbisogno minimo
di fr. 2789.85. Ciò posto, dal noto capitale di fr. 165 606.65 andrà dedotta la
som­ma di fr. 60 000.– (da lasciare al marito), oltre a fr. 3100.– con cui il
marito pagherà i verosimili costi a suo carico della procedura d'appello (si
veda sotto, consid. 6). Tutto il resto (fr. 102 506.65) andrà versato
all'attrice come “equa indennità” giusta l'art. 124 cpv. 1 CC. Ne discende che
l'appello dev'essere accolto entro questi limiti.

 

                                   6.   Gli
oneri processuali del presente giudizio seguono la reciproca soccombenza (art.
148 cpv. 2 CPC). L'appellante ottiene causa vinta solo in parte, giacché
ottiene un'indennità di fr. 102 506.65 in luogo di quella di fr. 91 000.–
assegnatale dal Pretore. E siccome essa chiedeva fr. 183 200.–, si giustifica
di addebitarle otto noni degli oneri, mentre il resto va a carico del
convenuto. Circa le ripetibili, si vedrà oltre. L'esito dell'attuale giudizio
non incide in maniera apprezzabile, invece, sul riparto e sull'ammontare degli
oneri processuali di prima sede, che possono rimanere invariati.

 

                                         Entrambe le parti postulano in appello l'assistenza giudiziaria.
Ora, il conferimen­to di tale beneficio presuppone che il richieden­te
giustifichi di non essere in grado di sopperire alle spese della lite (art. 3
cpv. 2 Lag, entrata in vigore il 30 luglio 2002). A tale riguardo entra in
linea di conto non solo il reddito, ma anche la sostanza (DTF 124 I 2 consid.
2a con rinvii, 98 consid. 3b). E in concreto, come si è visto, a disposizione
dei coniugi vi è un capitale di fr. 165 606.65. Tenuto conto del fatto che i costi
della procedura di divorzio sono a carico dell'unione coniugale e che
l'assistenza gratuita dello Stato è puramente sussidiaria (Leuenberger in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungs­recht,
Basilea 2000, n. 53 ad art. 137 CC;
Hausheer/Reusser/ Geiser in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 15a ad
art. 163 CC; Bräm in: Zürcher
Kommentar, edizione 1993, n. 138 ad art. 159 CC; Hinderling/Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 552 nota 5 con
rinvii; ZR 90/1991 pag. 259 n. 82), appare legittimo imporre alle parti di
attingere a tale sostanza per far fronte al pagamento delle spese giudiziarie e
legali. Per quanto riguarda il convenuto, l'indennità del patrocinatore, il
rimborso delle spese e l'IVA non dovrebbero superare fr. 3000.–, cui si
aggiunge la quota di oneri processuali in appello (fr. 100.–, come si vedrà in
seguito). L'importo di fr. 3100.– gli va quindi lasciato in aggiunta al noto
capitale di fr. 60 000.– (sopra, consid. 5e). Non si giustifica invece
l'attribuzione di ripetibili, il convenuto vedendosi già coperte con tale
indennità le spese legali e processuali. Per quanto riguarda l'appellante, essa
finanzierà le proprie spese di appello con l'indennità in suo favore di fr. 102
506.65. Gli oneri di prima sede sono coperti, per ambedue le parti, dall'assistenza
giudiziaria. Le domande intese a ottenere analogo beneficio in appello
diventano, pertanto, prive d'oggetto.

 

                                   7.   Il
caso in esame impone per finire un richiamo d'ordine al Pretore, ove appena si
consideri che nell'inserto processuale gli atti cautelari (compresi quelli del
procedimento culminato nel decreto del 30 luglio 2001) sono commisti ai
numerosi atti della causa di merito. Oltre a ciò, i documen­ti delle parti sono
stati acquisiti in mo­do confuso (gran parte dei quali acclusi a singoli atti processuali
(come gli act. IV, VI, XLVIII, L), al punto da riscontrarsi anche documenti
privi di qualsiasi individuazione (quelli acclusi agli act. XLVIII, L). Tale
arruffio lede la sicurezza giuridica e rende inutilmente laborioso il lavoro
delle autorità di ricorso. Alla giurisdizione di primo grado va quindi rivolto
un invito a maggior rigore, tanto più giustificato ove si consideri che i primi
due procedimenti cau­telari di cui erano state oggetto le parti
(__________.______________________________e __________.__________.__________)
erano stati correttamente raccolti in cartelle separate.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello è parzialmente accolto, nel senso che il dispositivo
n. 4 della sentenza impugnata è così riformato:

                                         __________ __________ è tenuto a corrispondere a
__________ __________, come adeguata indennità giusta l'art. 124 cpv. 1 CC, la
somma di fr. 102 506.65. A tale scopo è fatto ordine alla Cassa pensione delle
Centrali svizzere di __________ di versare il citato importo sul conto n.
__________/__________ __________-__________di __________ __________ presso la
Banca __________ __________ __________ __________ __________, __________.

                                         Per
il resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 850.– 

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
900.–

   sono
posti per otto noni a carico dell'appellante e per un nono a carico di
__________ __________. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è priva
d'oggetto. 

 

                                   4.   La
richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è priva
d'oggetto.

 

                                   5.   Intimazione
a:

	
   

  	
  – avv. dott. __________ __________, __________;

  – avv. __________ __________, __________.

  

                                         Comunicazione
a:

                                         – Pretura
del Distretto di Riviera;

                                         –
Cassa pensione delle Centrali svizzere di __________, Zurigo (in estratto, dopo
il passaggio in giudicato della sentenza).

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario