# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f95e92ca-9bb0-5890-bec0-2a8090e945d6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.03.2022 D-3426/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3426-2021_2022-03-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3426/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Chiara Piras;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Algeria,  

(…) 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 30 giugno 2021 / N (…). 

 

 

 

D-3426/2021 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il (…) dicem-

bre 2020, 

il verbale concernente il rilevamento dei dati personali del 28 dicembre 

2020 (cfr. atto SEM […]-11/9 [di seguito: verbale 1]), quello inerente al col-

loquio Dublino del 31 dicembre 2020 (cfr. atto SEM 14/2), quello relativo 

all’audizione sui motivi d’asilo tenutasi il 26 gennaio 2021 (cfr. atto SEM 

21/12 [di seguito: verbale 2]) e quello confezionato nel corso di un’ulteriore 

audizione indetta l’8 giugno 2021 (cfr. atto SEM 48/16 [di seguito: ver-

bale 3]),  

i mezzi di prova versati agli atti dal ricorrente nel corso del procedimento di 

prima istanza (cfr. atti SEM 1084109-38/2, 44/12, 46/4, 47/5, 50/6, 52/2, 

53/3, 54/2, 55/2, 56/3, 57/3, 58/2 e 59/4),  

la certificazione medica F2 di cui all’incarto dell’istanza inferiore (cfr. atti 

SEM 17/2, 18/2 e 20/2),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 30 giugno 2021, notificata il 1° luglio 2021 (cfr. atto SEM 65/1), che 

respingeva la domanda d’asilo dell’interessato e pronunciava il suo allon-

tanamento dalla Svizzera, nonché l’esecuzione del provvedimento mede-

simo siccome lecita, esigibile e possibile,  

lo scritto del 7 luglio 2021, con il quale la Protezione giuridica ha comuni-

cato all’autorità inferiore la rescissione del mandato di rappresentanza 

(cfr. atto SEM 66/3),  

il ricorso del 28 luglio 2021 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’en-

trata: 29 luglio 2021), per il cui tramite il ricorrente ha postulato l’annulla-

mento della decisione avversata, il riconoscimento della qualità di rifugiato 

e la concessione dell’asilo in Svizzera; l’aggiuntiva conclusione ricorsuale, 

con la quale egli ha chiesto di essere ammesso provvisoriamente in Sviz-

zera per causa d’inammissibilità, d’inesigibilità e d’impossibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento; in subordine, l’interessato ha concluso alla re-

stituzione dell’effetto sospensivo; contestualmente – e con protesta di 

spese e ripetibili − egli ha presentato istanza di concessione dell’assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio 

e del relativo anticipo, e di attribuzione di un patrocinatore gratuito,  

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la documentazione acclusa all’allegato ricorsuale, composta da mezzi di 

prova già prodotti nel corso del procedimento di prima istanza e da nuovi 

atti in lingua straniera,  

la decisione incidentale del Tribunale del 18 gennaio 2022, che – oltre a 

determinare lo svolgimento della procedura ricorsuale in lingua italiana – 

respingeva la summenzionata istanza ed invitava l’insorgente a versare, 

entro il 3 febbraio 2022, un anticipo a copertura delle presunte spese pro-

cessuali,  

il tempestivo versamento della somma richiesta,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono,  

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato co-

stituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-

sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi ricono-

sciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili 

da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5): che, sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell'interessato, se-

gnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-

partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni; che, 

infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi 

di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui 

che ne è l'oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti); che, sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su 

indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e 

secondo un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 

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LAsi; che non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di perse-

cuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-

temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in 

questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpre-

tazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all'esperienza generale di vita, non possono essere con-

siderate verosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli 

fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 

LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fal-

sata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, 

senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso inte-

resse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che in-

fine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano 

sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-

deranza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ri-

dursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determi-

nare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti 

nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che il richiedente, cittadino algerino di etnia araba ha riferito – in sostanza 

e per quanto qui di rilievo – di aver aderito in patria ad un’associazione 

studentesca, per conto della quale egli avrebbe avuto il compito di organiz-

zare manifestazioni e scioperi; che nondimeno, tale mansione l’avrebbe 

posto nel mirino delle autorità algerine, le quali avrebbero incominciato a 

trattenerlo ripetutamente in stato di fermo; che in ultimo, le autorità statali 

avrebbero finanche accusato l’interessato di istigazione alla violenza, reato 

per il quale lo avrebbero condannato a sette anni di carcere oltre al paga-

mento di una multa di cinquanta milioni di Dinari algerini, 

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che nel corso dell’espiazione della pena detentiva, egli sarebbe però riu-

scito ad evadere, fuggendo poi dall’Algeria e trovando riparo in Svizzera; 

che infine, egli ha riferito di temere una nuova incarcerazione e una con-

danna ad una pena più pesante per il caso in cui facesse ritorno nel Paese 

d’origine, 

che nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ha considerato anzitutto 

inverosimili le allegazioni dell'interessato; che il narrato del richiedente sa-

rebbe contraddistinto da numerose contraddizioni oltre ad essere insuffi-

cientemente sostanziato; che in tal senso, il richiedente non avrebbe reso 

verosimile né le supposte violenze subite per mano della polizia nel corso 

delle manifestazioni, così come neppure gli interrogatori e l’evasione dal 

carcere; che in tale contesto, i mezzi di prova versati agli atti dal richiedente 

non soccorrerebbero la sua versione dei fatti; che quest’ultima documen-

tazione non presenterebbe in effetti segni inequivocabili di autenticità su-

scettibili di comprovarne l’effettiva provenienza; che inoltre, il contenuto di 

tali mezzi di prova entrerebbero palesemente in contraddizione con quanto 

da lui addotto in sede d’audizione,   

che per il resto, gli asseriti fermi operati nei suoi confronti dalle autorità 

algerine, non raggiungerebbero un’intensità sufficiente ex art. 3 LAsi,  

che con il ricorso, l'insorgente avversa la valutazione di cui al sindacato 

provvedimento; che a suo dire, i documenti da lui prodotti − corretti ed au-

tentici − non sarebbero stati confacentemente intesi dall’autorità inferiore; 

che inoltre, quest’ultimi si troverebbero in Algeria e, poiché gli invii postali 

sarebbero sorvegliati, vi sarebbe da attendere il ritorno di un suo cono-

scente in Francia per ottenerne gli originali, 

che oltracciò, il ricorrente afferma confusamente che “Quant au jugement 

pénal qui a été rendu contre moi. C’est la date du prononcé de décision et 

il reste fixe car ce jour est la date de l’audience 17.11.05. C’est la date du 

I Tribunal”,  

che proseguendo nella sua disamina, l’interessato ribadisce poi di essere 

stato arrestato nel corso di una manifestazione tenutasi a Chlef; che diver-

samente da quanto rimproveratogli dalla SEM, egli non si sarebbe contrad-

detto in proposito, atteso che il fermo avvenuto presso la centrale di polizia 

concernerebbe un episodio antecedente,  

che altresì – e non prima d’aver nuovamente descritto le modalità d’eva-

sione dal carcere – l’interessato sostiene di non avere mostrato particolari 

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sentimenti nel corso dell’audizione dal momento che si troverebbe in Sviz-

zera, Paese sicuro che non lo consegnerebbe all’Algeria,  

che concludendo, egli reitera i timori già esposti nel corso del procedimento 

di prima istanza per il caso in cui facesse ritorno in Algeria, sottolineando 

nel contempo che in virtù del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parla-

mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e 

i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di se-

guito: Regolamento Dublino III), egli non potrebbe chiedere asilo in altri 

Paesi europei,  

che le tesi ricorsuali non possono però essere seguite,  

che in effetti, come rettamente osservato dall’autorità di prima istanza, le 

allegazioni dell’insorgente non ossequiano le condizioni di cui all’art. 7 

LAsi,  

che innanzitutto, la descrizione circa le modalità del suo arresto definitivo 

– avvenuto il 16 novembre 2016 (cfr. verbale 2, pag. 9, D57) – differisce 

incontrovertibilmente fra le varie audizioni; che in tal senso, il richiedente 

ha riferito in un primo momento di essere stato attirato con un pretesto 

presso gli uffici della polizia, dove sarebbe stato posto in detenzione 

(cfr. verbale 2, pag. 9, D58); che in seguito, egli ha tuttavia spiegato di es-

sere stato arrestato mentre partecipava ad una manifestazione tenutasi a 

Chlef (cfr. verbale 3, pag. 4, D29),  

che confrontato con tale dissonanza, il richiedente ha ribadito che l’arresto 

del (…) 2016 sarebbe occorso nell’ambito della summenzionata protesta e 

che invece, l’episodio che lo avrebbe visto recarsi presso la centrale di po-

lizia concernerebbe uno dei numerosi fermi dei quali egli sarebbe stato vit-

tima prima dell’arresto risolutivo (cfr. verbale 3, pag. 5, D32-D33),  

che tale giustificazione non spiega però minimamente l’incongruenza fra le 

versioni fornite; che in effetti, entrambe sono state espressamente esposte 

dal richiedente onde chiarire le modalità con cui è avvenuto l’arresto che 

ha dato inizio alla lunga pena detentiva (cfr. verbale 2, pag. 9, D57 e ver-

bale 3, pag. 4, D29),  

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che alla luce della centralità che l’episodio in questione riveste nel narrato 

dell’interessato, tale importante contraddizione mina irrimediabilmente la 

verosimiglianza dei suoi asserti,  

che perdipiù, anziché dissipare i dubbi, il carteggio prodotto nel corso del 

procedimento di prima istanza desta ulteriori interrogativi; che in tal senso, 

l’insorgente ha dichiarato di essere stato arrestato nel novembre del 2016 

(cfr. verbale 2, pag. 9, D57) e di essere evaso dopo aver trascorso circa 

diciotto mesi in detenzione (cfr. verbale 2, pag. 3-4, D21); che nondimeno, 

gli atti all’inserto indicano chiaramente come nel corso del 2017 egli fosse 

già ricercato a seguito della sua evasione (cfr. atto SEM 57/3), 

che ad ogni modo, essendo stati rimessi in copia, i documenti in parola 

hanno un valore probatorio ridotto, 

che su tali presupposti, ed indipendentemente dagli ulteriori indicatori d’in-

verosimiglianza scandagliati dalla SEM e contestati dal richiedente, il rac-

conto di quest’ultimo non può quindi essere qualificato come verosimile,  

che i nuovi mezzi di prova acclusi al ricorso non permettono poi diversa 

valutazione nella misura in cui – anche laddove se ne ammettesse la fede-

facenza – non comprovano in alcun modo le persecuzioni delle quali egli 

sarebbe stato vittima in patria,  

che proseguendo nella disamina, non è inopportuno rilevare che quandan-

che effettivamente concretizzatisi, gli asseriti fermi subiti per mano delle 

autorità algerine risultano in casu irrilevanti in materia d’asilo,  

che in effetti, gli stessi non raggiungono palesemente un’intensità tale da 

giustificare il riconoscimento dell’asilo in Svizzera (cfr. DTAF 2010/28 con-

sid. 3.3.1.1), ritenuto anche che ad ogni occasione egli è stato rilasciato 

quasi immediatamente,  

che per sovrabbondanza, e conto tenuto delle considerazioni circa l’inve-

rosimiglianza dei suoi asserti, vi sarebbe finanche da chiedersi se fra i fermi 

in parola e l’espatrio, corra un nesso causale temporale dal momento 

ch’egli ha atteso diversi anni prima di lasciare il Paese (cfr. verbale 3, 

pag. 13, D95); che tuttavia, essendo siffatti episodi comunque irrilevanti, la 

questione può rimanere inevasa,  

che da ultimo, l’asserzione secondo la quale egli non potrebbe deporre ul-

teriori domande d’asilo in altri Paesi europei in virtù del Regolamento Du-

blino III, risulta del tutto ininfluente,   

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che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale la stessa 

dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) 

e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che secondo il senso, con il ricorso l’insorgente avversa anche tale as-

sunto; ch’egli domanda in effetti di essere ammesso provvisoriamente in 

Svizzera, minacciando altresì di sottoporsi ad uno sciopero della fame per 

il caso in cui venisse confermata la decisione impugnata,  

che cionondimeno, anche il Tribunale è dell’opinione che nel caso in ras-

segna non vi siano elementi ostativi all’esecuzione dell’allontanamento del 

ricorrente verso l’Algeria,  

che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì, non vi 

sono indizi – non avendo reso verosimile di essere effettivamente in peri-

colo nel suo Paese – per ritenere che l’interessato possa essere esposto 

ad un rischio personale, concreto e serio di trattamenti proibiti in relazione 

all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105),  

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che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 83 cpv. 3 

LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragione-

volmente esigibile qualora, nel Paese d’origine o di provenienza, lo stra-

niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni 

quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che in primo luogo, in Algeria non vige attualmente una situazione di 

guerra, guerra civile o di violenza generalizzata che coinvolga l’insieme 

della popolazione sull’integralità del territorio nazionale,  

che dagli atti non traspaiono neppure motivi personali che si opporrebbero 

all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente in Algeria,  

ch’egli è giovane, dispone di una rete famigliare in patria, ha beneficiato di 

una scolarizzazione superiore ed ha edificato una buona esperienza lavo-

rativa (cfr. verbale 3, pag. 14, D101-D104),  

ch’egli non ha inoltre preteso nel corso del procedimento di soffrire di gravi 

problemi di salute che possano giustificare la sua ammissione provvisoria 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 2009/2 consid. 9.3.2); che d’altronde, 

gli atti medici di cui all’inserto riferiscono unicamente di una problematica 

odontoiatrica – nel frattempo risolta con l’estrazione dei denti interessati 

(cfr. atti SEM 18/2 e 20/2) – e della necessità di vedersi prescrivere degli 

occhiali; che per il resto, l’insorgente stesso ha riferito di godere di una 

buona salute (cfr. verbale 3, pag. 2, D3),  

che l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente è quindi ragionevol-

mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che la minaccia formulata da A._______ nell’allegato ricorsuale, ai sensi 

della quale egli indirebbe uno sciopero della fame per il caso fosse respinta 

la sua impugnativa, appare del tutto ininfluente e non permette manifesta-

mente una diversa ponderazione rispetto alla quella di cui alla decisione 

avversata,  

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi),  

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

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Pagina 11 

che pertanto, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale né ha abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. a del del regolamento sulle tasse e sulle spese ri-

petibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull’anticipo spese 

versato il 3 febbraio 2022,  

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

  

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Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Esse 

sono prelevate sull’anticipo spese versato il 3 febbraio 2022. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: