# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fd3e89e8-243a-5cd5-b4bf-30823704f1c7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-02-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 02.02.2012 17.2011.120
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-120_2012-02-02.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2011.120

  	
  Locarno

  2 febbraio 2012/nh

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Franco Lardelli e Damiano Stefani

  

 

	
  segretario:

  	
  Orio Filippini, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 8 settembre 2011 da

 

	
   

  	
   AP 1

           

  rappr. dall'  DI 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 5 settembre 2011 dalla Corte delle assise criminali 

  	 

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 22
novembre 2011;

 

 

ritenuto che              -   Con
sentenza 3 settembre 2010 la Corte delle assise correzionali di __________ ha
dichiarato AP 1 autore colpevole di:

 

·       
coazione ripetuta (in parte tentata) per avere, a __________, nel periodo da luglio 2008 al 27 gennaio
2010, usando violenza e minaccia di grave danno nei confronti di ACPR 3
(04.06.1996), ACPR 2 (15.09.1999), ACPR 1 e M., intralciato rispettivamente
tentato di intralciare, in 57 occasioni, la loro libertà di agire;

·       
sottrazione di minorenne ripetuta per avere, a __________, sottratto o rifiutato di restituire alla
persona che ne esercita l’autorità parentale:

-   
l’11 ottobre 2008, la minorenne ACPR 2
(15.09.1999);

-   
il 14 gennaio 2009, i minorenni ACPR 3
(04.06.1996) e ACPR 2 (15.09.1999);

-   
il 27 gennaio 2010, la minorenne ACPR 2
(15.09.1999);

·       
minaccia per
avere, il 9 luglio 2009, a __________, minacciato la moglie ACPR 1 di gettarle
addosso benzina e di darle fuoco;

·       
lesioni semplici
per avere, il 6 novembre 2009, a __________, intenzionalmente colpito, a due
riprese, con pugni al volto e calci la moglie ACPR 1 provocandole le lesioni di
cui al certificato medico 7 novembre 2009 agli atti;

·       
vie di fatto ripetute per avere, a __________, intenzionalmente commesso vie di fatto nei
confronti della moglie ACPR 1 e meglio:

-   
nel corso del mese di luglio 2008 mediante un
calcio ad una gamba;

-   
l’8 settembre 2008 con una manata alla spalla
tanto da farla urtare contro la bucalettere;

-   
all’inizio del 2009 colpendola al volto e
spintonandola;

-   
l’8 gennaio 2009 colpendola al volto e
spintonandola ripetutamente;

-   
il 13 giugno 2009 mediante un pugno al volto;

·       
disobbedienza a decisioni d’autorità ripetuta per avere, nel periodo marzo 2009/27 gennaio 2010, a __________, in 38 occasioni, ripetutamente omesso di ottemperare alle decisioni 19 (recte
16) gennaio 2009 della Pretura di __________ nonché 1° settembre 2009 della CTR
di __________ a lui intimate sotto comminatoria della pena prevista dall’art.
292 CP.

In applicazione della pena, il presidente della
Corte delle assise correzionali ha condannato AP 1 - che ha agito in stato di
lieve scemata imputabilità - alla pena detentiva di 24 mesi e ad una multa di fr.
2'000.- (da sostituirsi in caso di mancato pagamento con una pena detentiva
sostitutiva di 40 giorni).

La pena detentiva è stata sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di 5 anni.

Il presidente della Corte ha, inoltre, condannato
AP 1 al versamento a ACPR 1 di fr. 6’000.- per spese legali e di fr. 2'000.-
per torto morale e a ACPR 2 e ACPR 3 di fr. 1'000.- ciascuno per torto morale
nonché al pagamento della tassa e delle spese di giustizia per complessivi fr.
16'968,55.

Il primo giudice ha, poi, imposto al condannato di sottoporsi ad un trattamento
ambulatoriale e, quale norma di condotta, gli ha fatto divieto di avvicinarsi a
meno di 300 m dall’abitazione di moglie e figli, di avvicinarli all’infuori dei
diritti di visita stabiliti dalle autorità competenti nonché di scrivere,
telefonare o importunarli in altro modo.

                                      -   Con
sentenza 14 marzo 2011, la CCRP, constatata una violazione del diritto di
essere sentito dell’accusato, ha annullato la citata sentenza ed ha rinviato
gli atti ad una nuova Corte delle assise correzionali per un nuovo giudizio.

                                      -   Con
sentenza 5 settembre 2011 la Corte delle assise criminali - investita del
procedimento in ragione di un atto d’accusa aggiuntivo a quello alla base della
prima condanna - ha dichiarato AP 1 autore colpevole di:

 

·       
coazione ripetuta (in parte tentata) per avere, a __________ e in altre località non meglio precisate,
nei periodi da luglio 2008 al 27 gennaio 2010, dal 4 al 28 settembre 2010 e dal
febbraio 2011 al 14 aprile 2011, usando violenza e minaccia di grave danno nei
confronti di ACPR 3 (04.06.1996), ACPR 2 (15.09.1999), ACPR 1 e M.,
intralciando la loro libertà di agire, ripetutamente costretto, in diverse
occasioni, le predette persone a fare, omettere o tollerare atti;

·       
sottrazione di minorenne ripetuta per avere, a __________, sottratto o rifiutato di restituire alla
persona che ne esercita l’autorità parentale:

-   
l’11 ottobre 2008, la minorenne ACPR 2
(15.09.1999);

-   
il 14 gennaio 2009, i minorenni ACPR 3
(04.06.1996) e N.S.Y. (15.09.1999);

-   
il 27 gennaio 2010, la minorenne ACPR 2
(15.09.1999);

·       
minaccia ripetuta
per avere:

-   il 9 luglio 2009, a __________, minacciato la moglie ACPR 1 di
gettarle addosso benzina e di darle fuoco;

-  il 7 aprile 2011, a __________, incusso timore alla moglie ACPR 1
minacciandola con la frase “t’ammazzo, ti vedrò la notte”;

-  il 12 aprile 2011, a __________, incusso timore al Dr. ACPR 4
minacciando, durante un colloquio telefonico con A. e per il tramite di
quest’ultima, di “fargliela pagare e di aspettarlo fuori”;

·       
lesioni semplici
per avere, il 6 novembre 2009, a __________, intenzionalmente colpito, a due
riprese, con pugni al volto e calci la moglie ACPR 1 provocandole le lesioni di
cui al certificato medico 7 novembre 2009 agli atti;

·       
vie di fatto ripetute per avere, a __________, intenzionalmente commesso vie di fatto nei
confronti della moglie ACPR 1 e meglio:

-   
l’8 settembre 2008 con una manata alla spalla
tanto da farla urtare contro la bucalettere;

-   
all’inizio del 2009 colpendola al volto e
spintonandola;

-   
l’8 gennaio 2009 colpendola al volto e
spintonandola ripetutamente;

-   
il 13 giugno 2009 mediante un pugno al volto;

·       
disobbedienza a decisioni d’autorità ripetuta per avere, a __________, nel periodo dal marzo 2009 al 27 gennaio
2010 e nel periodo dal 4 settembre 2010 al 14 aprile 2011 ripetutamente omesso
di ottemperare alle decisioni 31 luglio 2008 e 19 (recte 16) gennaio
2009 della Pretura di __________ nonché alla decisione 1° settembre 2009 della
CTR di __________ a lui intimate sotto comminatoria della pena prevista
dall’art. 292 CP;

·       
ingiuria per
avere, a __________, il 7 aprile 2011, offeso l’onore della moglie ACPR 1
tacciandola di “bastarda”;

·       
guida senza l’assicurazione di responsabilità
civile ripetuta per avere, a __________, nel
periodo dal 24 al 26 settembre 2010, ripetutamente condotto il veicolo a motore
marca Daewoo modello Tacuma targato , malgrado fosse a conoscenza che lo stesso
era sprovvisto della prescritta assicurazione di responsabilità civile;

·       
inosservanza dei doveri in caso d’infortunio per avere, a __________, il 25/26 settembre 2010, alla guida del
veicolo a motore marca Daewoo modello Tacuma targato , urtato l’autovettura
marca Toyota modello Starlet targata  di proprietà di B., regolarmente
posteggiata, omettendo di osservare i doveri impostigli dalla Legge federale
sulla circolazione stradale, segnatamente omettendo di avvisare il danneggiato
o la polizia.

In applicazione della pena, la Corte delle assise
criminali ha condannato AP 1 - cui ha riconosciuto di avere agito in stato di
lieve scemata imputabilità - alla pena detentiva di 3 anni da dedursi il
carcere preventivo sofferto.

Essa ha altresì disposto il suo mantenimento in carcerazione di sicurezza per
garantire l’esecuzione della pena, rispettivamente in vista della procedura
d’appello (art. 231 cpv. 1 CPP). 

I primi giudici hanno inoltre condannato AP 1 al versamento di fr. 5'000.-
all’accusatrice privata ACPR 1 a titolo d’indennità per torto morale nonché al
pagamento della tassa di giustizia e dei disborsi.

I primi giudici hanno poi riconosciuto il principio della riparazione per torto
morale in favore degli accusatori privati ACPR 3 (04.061996) e ACPR 2
(15.09.1999) e hanno rinviato i medesimi al competente foro civile per la
determinazione dell’indennità.

Quanto alle spese legali sostenute dagli accusatori privati ACPR 1, ACPR 3 e ACPR
2, i primi giudici hanno condannato lo Stato a rifondere loro l’importo di fr.
4'833.- (corrispondenti alle spese relative al primo procedimento, annullato
dalla CCRP) e l’appellante ad un risarcimento da quantificare con decisione
separata e garantito dallo Stato.

preso atto che             contro
la sentenza della Corte delle assise criminali AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre appello.

Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione
di appello 22 novembre 2011, l’appellante ha chiesto di essere prosciolto dai
reati addebitatigli - eccettuati quelli ammessi e di cui si dirà più avanti - e
di essere, di conseguenza, condannato ad una pena pecuniaria.

Egli ha, inoltre, postulato la reiezione delle pretese civili degli accusatori
privati ed ha protestato tasse, spese e ripetibili.

                                         L’appellante ha chiesto l’audizione dei figli. La richiesta è
stata respinta da questa Corte con decisione 12 dicembre 2011 per evitare ai
ragazzi di vivere una situazione penosa ritenuto come il giudizio possa essere
reso facendo astrazione dalle dichiarazioni dei minori.

 

esperito                         il pubblico dibattimento il 20 gennaio 2012 durante il quale:

   -  il procuratore pubblico ha postulato la conferma
dell’impugnato giudizio, opponendosi ad una sospensione, anche solo parziale,
della pena;

   -  l’appellante ha chiesto di essere condannato ad una pena
detentiva sospesa condizionalmente e, in via subordinata, di essere condannato
ad una pena detentiva non sospesa la cui durata gli permetta l’immediata
scarcerazione tenuto conto del carcere preventivo sofferto.

Egli ha chiesto, inoltre, che non siano riconosciute le pretese civili dei
figli.

 

ritenuto

                                         Potere
cognitivo della Corte d’appello penale e principi applicabili all’accertamento
dei fatti

 

                                   1.   Il 1. gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto
processuale penale svizzero del 5 ottobre 2007 (Codice di procedura penale,
CPP). Le disposizioni transitorie prevedono che il nuovo diritto va applicato
ai ricorsi contro le decisioni di primo grado emanate dopo l’entrata in vigore
del CPP federale (art. 454 cpv. 1 CPP).

Nel caso concreto, la procedura di ricorso contro la sentenza 5 settembre 2011
della Corte delle assise criminali è, pertanto, retta dai disposti degli art.
398 e segg. CPP concernenti l’appello.

                                   2.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro
le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte,
al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare
le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

Contrariamente al ricorso per cassazione previsto dal previgente ordinamento
cantonale - rimedio di mero diritto, con la possibilità di censurare
l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove unicamente per arbitrio
(art. 288 e 295 CPP TI) - la Corte di appello può ora esaminare per esteso
(“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i
punti impugnati (art. 398 cpv. 2 CPP). A favore dell’imputato, il potere di
esame si estende anche ai punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP) (Mini, in Codice
svizzero di procedura penale, Commentario CPP, Zurigo 2010, ad 398 n. 13).

L’art. 398 cpv. 2 CPP conferisce, dunque, a questa Corte una cognizione
completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza
di prime cure. In questa sede possono pure essere addotti argomenti nuovi e
nuove prove, ciò che costituisce una caratteristica tipica del rimedio
giuridico dell’appello (Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura
penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398 n. 7).

 

                                   3.   Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il
giudice - così come le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di
prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

Questo disposto - che concretizza il principio
della verità materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP - conferma il principio
secondo cui gli strumenti per l’accertamento della verità non sono soltanto
quelli indicati agli art. 142 e seg. - e, cioè, gli interrogatori dell’imputato
(art. 157 e seg), dei testi (162 e seg), delle persone informate sui fatti, le
perizie (art. 182 e seg) e i mezzi di prova materiali (art. 192 e seg) - ma
sono anche tutti quelli che, secondo l’evoluzione tecnica e scientifica, sono
idonei a provarla.

Pertanto, così come indicato dai commentatori, anche mezzi di prova non
disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti e purché il loro valore
probante sia riconosciuto dalla scienza e/o dall’esperienza
(Galliani/Marcellini, in Commentario CPP, op. cit., ad art. 139 n. 1, pag. 297;
Bernasconi, in Commentario CPP, op. cit., ad art. 10, n. 24, pag. 49; Bénédict/Treccani,
in Commentaire romand, Code de procedure pénale suisse, Basilea 2011, ad art.
139, n. 2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad
art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, in Basler Kommentar, Schweizerische StPO,
Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e seg.).

L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti irrilevanti, manifesti, noti
all’autorità penale oppure già comprovati sotto il profilo giuridico non sono
oggetto di prova.

                                   4.   In mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su
prove indirette, cioè su indizi (Rep. 1990 pag. 353 con richiami, 1980 pag. 405
consid. 4b).

L’indizio, per consolidata dottrina e giurisprudenza, è una circostanza di
fatto certa dalla quale si può trarre, dopo un processo di induzione
condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso sulla base di una loro
valutazione d’insieme, una
conclusione circa la sussistenza o non del fatto da provarsi. nella misura in cui, (Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches
Strafprozessrecht, 6a edizione, Basilea 2005, § 59 n. 12 a 15 con richiami; Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956,
pag. 416 ss).

Non può essere attribuito valore d’indizio a un fatto non certo,
equivoco o non univoco o contingente (Rep. 1980, 192, consid. 3; Rep. 1980,
147, consid. 4).

In assenza di prove tranquillanti e
sicure, si può, dunque, fondare un giudizio di condanna soltanto se vi sono più
indizi - cioè fatti certi - che, correlati
logicamente nel loro insieme, consentano deduzioni precise e rigorose così da
far concludere che
l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa non può essere
ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans
Walder, 

Der Indizienbeweis in Strafprozess, in RPS 108
(1991) pag. 309 cit., in part., in STF 7.05.2003 6P.37/2003 consid. 2.2.

 

                                   5.   Giusta l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove
secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento.

Così come precisato dai commentatori, il principio della libera valutazione
delle prove non significa che i fatti possano venire accertati secondo il “buon
volere del giudice” o secondo sue soggettive convinzioni. Esso significa,
invece, che chi giudica non è vincolato a regole scritte o non scritte
riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente sulla scorta di
un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di tutti gli
elementi probatori in atti e di tutte le circostanze a carico e a scarico senza
essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei diversi mezzi di
prova (Bernasconi, in Commentario CPP, op. cit., ad art. 10, n. 15 e 16, pag. 48;
Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23;
Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, op. cit., ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72;
DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 consid. 1c.bb). Semplicemente, dunque, il
principio della libera valutazione delle prove significa che non vi è una
gerarchia dei mezzi di prova: per esempio, la deposizione di un teste non ha,
di principio, maggior valore probante di quella di una persona informata sui
fatti o di quella dello stesso imputato o di quella della parte lesa (Piquerez,
Traité de procédure pénale suisse, 2006, 2a edizione, n. 744 ad § 100, pag.
472; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit. , 2005, n. 22 ad § 39 et n. 4 ad § 62;
STF del 23 aprile 2010 6B_1028/2009; STF del 10 maggio 2010 6B_10/2010; STF del
28 giugno 2011 in 6B_936/2010). Il giudice deve sempre formare il proprio
convincimento unicamente sulla concreta forza di convincimento - valutata in
modo approfondito e oggettivo - di un determinato mezzo di prova (Bernasconi, in
Commentario CPP, op. cit., ad art. 10, n. 21, pag. 49; Schmid, Praxiskommentar,
op. cit., ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, in Basler Kommentar, Schweizerische
StPO, op. cit., ad art. 10, n. 58, pag. 173).

Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove - di cui deve dare
conto in sentenza con una congrua motivazione (STF 10.5.2010 6B_10/2010) - il
giudice continua, dunque, come sotto l’egida del diritto procedurale
precedente, a disporre di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid.
2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006), nel senso sopra
indicato.

                                   6.   Secondo i principi sviluppati nei giudizi per reati sessuali ma
applicabili anche a quelli che, come in concreto, si consumano all’interno
delle mura domestiche e che sono, per loro natura, intrinsecamente
caratterizzati da difficoltà probatorie, decisive diventano le dichiarazioni
delle persone direttamente coinvolte. Pertanto - trattandosi non di rado della
parola di una parte contro quella dell'altra - la credibilità dell'autore e
della vittima assurgono a punto centrale della valutazione delle prove (STF
del 2 dicembre 2010 6B_705/2010; STF del 30 luglio 2002 1P.19/2002,
consid. 3.3; STF del 23 aprile 2010 6B_1028/2009;
Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., n. 22 ad § 39 et n. 4 ad § 62; Philippe
Maier, Beweisprobleme im Zusammenhang mit sexuellen Gewaltdelikten, in AJP4/1997
pag. 503 e 506).

Il giudice deve procedere all’esame
dell’attendibilità delle dichiarazioni con estremo rigore sulla base di
convincenti basi metodologiche (DTF 129 I 49; STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006
consid. 3.4.2.2; STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006 consid. 3.4.3).

Rilevanti, per la valutazione delle opposte versioni, sono la linearità e la
costanza nel tempo delle versioni date, la loro logica intrinseca e la loro
verosimiglianza. A questo proposito va rilevato che le dichiarazioni rese dalle
parti vanno lette nel loro insieme, tenuto conto dello stato d’animo in cui
versavano le parti al momento in cui esse sono state rese, evitando, in
particolare, di estrapolare dal loro contesto singole parole od espressioni e
di dare loro semplici interpretazioni letterali, spesso illusorie o fallaci. La
credibilità di una dichiarazione va, inoltre, valutata sulla base della sua
univocità, costanza, linearità e coerenza interna. Importante e rivelatore, di
principio, di un racconto veritiero è, anche, la presenza di dettagli che
inseriscono i fatti denunciati in situazioni in sé verosimili. Rilevante è,
pure, la coerenza comportamentale della vittima: coerenza che va valutata sia
durante che dopo i fatti (cfr. STF del 28 maggio 2001 in re A.B. e C. e STF 17 gennaio 2005 in re A. c. B.; STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006). Da
considerare nell’esame di credibilità sono anche le modalità in cui i fatti
sono venuti alla luce e l’assenza di motivi per denunciare falsamente (STF del
30 marzo 2007 6P.218/2006 consid. 3.8.1.; anche STF del 12 agosto 2005
1P.57/2005 consid. 3.7; STF del 28 dicembre 2004 1P.380/2004 consid. 4.2 e segg).

Il TF ha, già, avuto modo di stabilire che imprecisioni su questioni non
determinanti che possono essere giustificate dal lungo tempo trascorso dai
fatti così come contraddizioni che, rispetto allo svolgimento dei fatti nella
loro integralità, si rivelano essere relative ad aspetti minori o secondari e
possono essere messe in conto all’emozione o allo spavento non sono, da sole,
sufficienti ad inficiare una valutazione di credibilità delle dichiarazioni di
una vittima (STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006 consid. 3.8.1.; STF del 25
novembre 2010 in 6B_1012/2009; STF del 15 febbraio 2010 in 6B_626/2010; STF del 18 gennaio 2002 1P.719/2001 consid. 3.2.; cfr. anche STF
del 16 aprile 2009 6B.23/2009 consid. 2.2.; STF del 28 dicembre 2004
1P.380/2004 consid. 5.2).

 

L’accusato e i suoi precedenti penali

 

                                   7.   AP 1 è nato a __________ il 26 luglio 1960, secondo di nove fratelli
germani, concepiti dalla seconda di quattro mogli di un patriarca che ha
generato, complessivamente, 36 figli. La sua famiglia era (ed è ancora stando a
quanto da lui dichiarato al dibattimento di primo grado, cfr. verbale pag. 7)
di condizioni agiate, essendo stato il padre titolare di un’impresa di
coloranti chimici.

Dopo un soggiorno di studio di un paio di anni a __________ - durante il quale
frequentò un istituto di commercio senza, tuttavia, diplomarsi - l’appellante,
a 20 anni, rientrò a __________ dove lavorò per l’impresa di famiglia fino al
1985.

Alla morte del padre - avvenuta nel 1981 - sorsero problemi legati all’eredità.
Non volendo essere coinvolto in queste controversie, l’appellante - che si
definisce uno “spirito libero” ed una “mente indipendente” -
decise nel 1985 di lasciare la sua parte di eredità alla madre e di partire
alla volta dell’Europa.

Dopo aver inizialmente raggiunto un fratello a __________, egli si recò dapprima
a __________ dove lavorò, per due anni, in un negozio di articoli per turisti e
in seguito, nel 1988, attratto dalle opportunità che offriva la città, decise
di stabilirsi a __________ dove iniziò a lavorare come magazziniere a __________,
presso la ditta che produce il tonno __________. In quel periodo, egli cominciò
anche a fare politica con i Verdi, occupandosi di volantinaggio e
dell’organizzazione di manifestazioni.

In quegli anni l’appellante, durante una serata in discoteca, conobbe ACPR 1
con cui iniziò una relazione sentimentale. Per stare vicino alla nuova compagna,
egli lasciò il suo lavoro a __________ e si spostò nel __________, dove trovò
un impiego come magazziniere presso la ditta di metallurgia __________.

Nel 1991 AP 1 e ACPR 1 si sposarono e l’appellante raggiunse la moglie al suo
domicilio di __________, dove la donna viveva con C., il figlio nato il 18
gennaio 1984 dal suo primo matrimonio.

In Ticino AP 1 trovò lavoro presso __________, dove fu attivo come magazziniere
per due anni prima di iniziare, nel 1993, l’attività di venditore ambulante di
articoli africani. A detta di AP 1 tale sua attività era però osteggiata dalle
autorità e dagli organizzatori dei mercati che “gli facevano la guerra, lo
boicottavano e lo discriminavano” per cui, nel 2001, decise di cercare
nuovamente un impiego quale dipendente. Trovò lavoro presso la __________,
ditta che produce dentifrici e collutori. Vi lavorò fino al 2003 quando venne licenziato
a causa di contrasti venutisi a creare con il magazziniere della ditta.

Successivamente, tra il 2003 e il 2006, AP 1 ha svolto dei lavori temporanei come magazziniere nel campo della farmaceutica, intercalando periodi di lavoro a
periodi di disoccupazione in cui percepiva le relative indennità.

Nel 2005 l’appellante ha avuto modo di conseguire l’attestato federale di
capacità quale impiegato in logistica (cfr. attestato allegato allo scritto 18
novembre 2009 allegato all’AI 21 in incarto MP 10325/2008).

Dal 2006 al 2008 l’appellante ha lavorato presso la __________ che ha lasciato
quando un’amica della moglie, a capo del personale della ditta __________, lo
ha assunto come impiegato della logistica. A detta dell’appellante, egli è
stato licenziato dalla ditta a seguito delle pressioni della moglie sull’amica
dopo l’insorgere della loro vertenza famigliare (di cui si dirà al consid. 10).

AP 1 ha, quindi, ancora lavorato presso __________ e, infine, presso la __________,
impiego che ha perso a seguito del suo arresto avvenuto il 27 gennaio 2010.

Dopo la sua scarcerazione, avvenuta, il 3 settembre 2010, AP 1 si è iscritto
alla disoccupazione (AI 29 in inc. MP 8397/2010, pag. 6) e, dopo il suo successivo
periodo di carcerazione (tra il 28 settembre e il 28 dicembre 2010, cfr.
consid. 10), è stato impiegato come magazziniere per __________ nell’ambito di
una misura attiva dell’Ufficio assistenza di __________.

Per quanto attiene alla situazione economica dell’appellante si segnala
l’esistenza, a suo carico, di 7 procedimenti esecutivi per complessivi fr.
5'198,60 oltre che di 23 atti di carenza beni per complessivi fr. 15'695.-
(cfr. estratto dell’UFE di __________ del 25 maggio 2010, in classificatore 1/4 relativo a inc. MP 711/2010).

 

 

                                   8.   AP 1 ha, alle spalle, tre
condanne per reati penali minori.

Il 28 giugno 2000 egli è stato condannato dal pretore della giurisdizione di __________
al pagamento di una multa di fr. 100.- per i reati di vie di fatto e ingiuria
ai danni del capo-dicastero polizia del comune di __________ che intendeva
riscuotere da lui la tassa per la posa di bancarelle su suolo pubblico.

Con decreto d’accusa 4 febbraio 2002, l’appellante è poi stato condannato al
pagamento di una multa di fr. 200.- per ingiuria ai danni del portiere della
discoteca __________ e, infine, con decreto d’accusa 17 aprile 2004, egli è
stato ritenuto nuovamente colpevole di ingiuria, oltre che di minaccia, ai
danni di un agente della polizia comunale di __________ ed è stato condannato
ad una multa di fr. 300.-.

Imputazioni contenute nell’atto di accusa del
21 luglio 2010 e nell’atto di accusa aggiuntivo del 5 luglio 2011

 

                                   9.   Complessivamente con l’atto d’accusa del 21 luglio 2010 (di seguito
AA) e con l’atto d’accusa aggiuntivo del 5 luglio 2011 (di seguito AA agg.)
sono stati messi a carico di AP 1:

-  70
episodi di coazione;

-  3
episodi di sottrazione di minorenne;

-  3
episodi di minaccia;

-  1
episodio di lesioni semplici;

-  5
episodi di vie di fatto;

-  55
episodi di disobbedienza a decisioni dell’autorità;

-  1
episodio di ingiuria;

-  ripetuti
episodi di guida senza l’assicurazione di responsabilità civile;

-  1 episodio di inosservanza dei doveri in caso
d’infortunio.

Tutte le summenzionate imputazioni si sono risolte in condanna, fatta eccezione
per gli episodi di cui ai punti n. 1.1, 1.2, 1.3 e 1.60 (coazione), 5.1, 5.3
(vie di fatto), 6.1-8 nonché 6.46 (disobbedienza a decisioni dell’autorità)
dell’atto di accusa del 21 luglio 2010, dai quali l’appellante è stato
prosciolto.

In particolare la prima Corte ha ritenuto che gli episodi di cui ai punti n.
1.1, 1.2, 1.3 e 1.60 AA non sono stati sufficientemente provati e che quelli di
cui ai punti n. 6.1-8 nonché 6.46 AA non sono costitutivi di reato. I primi
giudici hanno, inoltre, rilevato come i fatti di cui al punto n. 5.3 AA sono
gli stessi di quelli descritti al punto n. 5.4 AA. 

L’appellante è stato, infine, assolto dall’imputazione descritta al punto n.
5.1 AA per intervenuta prescrizione dell’azione penale.

                                10.   I
reati di cui AP 1 è stato ritenuto colpevole col giudizio impugnato sono stati,
per la maggior parte, commessi a danno della moglie e dei figli e si inseriscono
tutti nella vertenza di natura famigliare qui di seguito esposta.

                                   a.   Dall’unione tra AP 1 e ACPR 1 sono nati due figli: ACPR 3
(4.6.1996) e ACPR 2 (15.11.1999).

Il rapporto tra i coniugi AP 1 e ACPR 1, già problematico prima della nascita
della secondogenita, è andato viepiù deteriorandosi tanto che la moglie, ad
inizio 2008, ha deciso di separarsi dal marito.

                                  b.   Determinandosi sulla richiesta di misure a protezione dell’unione
coniugale presentata dalla moglie, il pretore, con decreto supercautelare del
18 gennaio 2008, ha intimato al marito di lasciare l’abitazione coniugale ed ha
attribuito i figli alla custodia della madre. Il pretore ha inizialmente
garantito a AP 1 un ampio diritto di visita. Tuttavia, in seguito, con decreto
supercautelare del 13 ottobre 2008, il pretore ha limitato tale diritto ad una
visita sorvegliata ogni 15 giorni.

L’assetto cautelare è stato confermato dal pretore con sentenza 16 gennaio
2009, con cui egli ha diffidato AP 1, sotto comminatoria dell’art. 292 CP,
dall’avvicinarsi, telefonare, scrivere o importunare in altro modo moglie e
figli.

Il divieto è, poi, stato ribadito, sempre con la comminatoria dell’art. 292 CP,
dalla Commissione tutoria regionale di __________ in data 1° settembre 2009.

                                   c.   Il 27 gennaio 2010 AP 1 è stato arrestato.

                                  d.   Il 3 settembre 2010, al termine del processo a suo carico dinanzi
la Corte delle assise correzionali di __________ - in esito al quale era stata
emanata la sua condanna alla pena detentiva di 24 mesi sospesi
condizionalmente, condanna poi annullata dalla CCRP - AP 1 è stato scarcerato.

In data 28 settembre 2010 egli è stato tuttavia nuovamente posto in stato
d’arresto.

 

                                   e.   AP 1 è poi stato nuovamente scarcerato il 28 dicembre 2010. Quali misure
sostitutive dell’arresto il sostituto procuratore pubblico gli ha, tra l’altro,
ribadito il divieto di avvicinarsi a meno di 300 m dall’abitazione di moglie e figli all’infuori degli eventuali diritti di visita stabiliti dalle
autorità competenti nonché il divieto di avvicinarsi a moglie e figli in
qualsiasi altra circostanza, come pure di scrivere, telefonare o importunarli
in altro modo.

                                    f.   Il 14 aprile 2011 l’appellante è stato ancora una volta arrestato
dal procuratore pubblico. Egli è poi stato mantenuto in carcerazione preventiva
fino alla nuova sentenza del 5 settembre 2011 della Corte delle assise
criminali.

Da quella data egli si trova in carcerazione di sicurezza in attesa del
giudizio di questa Corte.

                                         Appello

                                11.   AP 1
ammette gli episodi di cui ai punti n. 1.6, 1.7, 1.8, 1.9, 1.12, 1.14, 1.15,
1.18, 1.19, 1.21, 1.24, 1.29, 1.38, 1.47, 1.48, 1.49, 1.51, 1.52 AA (cfr.
dichiarazione d’appello, pag. 4).

Contesta, invece, tutti gli altri.

                                         Credibilità
generale delle parti

                                12.   Accusatore
privato

Così come già ritenuto dai primi giudici, le dichiarazioni dell’accusatrice
privata ACPR 1 risultano del tutto credibili.

Da un lato, perché esse, spogliate, quando necessario, di una comprensibile
emotività, risultano del tutto lineari.

D’altro lato, perché la donna riferisce di episodi che sono coerenti con la
situazione descritta al considerando 10 e perché i fatti di cui la donna
riferisce sono del tutto compatibili con l’immagine che dell’appellante
forniscono, dapprima, gli amici e i vicini di casa sentiti come testi, poi
l’avvocato che ha patrocinato la donna nella procedura di divorzio, quindi il
dott. ACPR 4 e la sua segretaria - pure, tutti, sentiti come testi - nonché,
infine, il perito giudiziario nella sua perizia (cfr. dichiarazioni dei testi e
del perito giudiziario dott. F. riprodotte a pag. 39-41 rispettivamente pag.
41-42 della sentenza impugnata, verbali d’interrogatorio dei testimoni allegati
al verbale del dibattimento).

D’altro lato ancora, perché alle dichiarazioni della donna conferisce lo
spessore della realtà la sofferenza che il comportamento del marito provoca a
lei ed ai figli, così come emerge, in particolare, dai verbali del 9 settembre
2008, del 14 gennaio 2009, dell’8 novembre 2009, del 15 aprile 2010, del 22
aprile 2010 (citati a pag. 37-38 della sentenza impugnata) oltre che dai
verbali del 14 ottobre 2008 e del 10 gennaio 2009 (entrambi allegati all’AI 1 in incarto MP 10325/2008), del 27 gennaio 2010 (allegato all’AI 1 in incarto MP 711/2010), del 27 settembre 2010 (AI 1 in incarto MP 8397/2010) e del 12 aprile 2011
(AI 82 in incarto MP 8397/2010) nonché dalle deposizioni rilasciate dalla
stessa accusatrice privata al dibattimento di primo grado (cfr. verbale
d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al verbale
del dibattimento 2 settembre 2011, in part. pag. 5).

D’altro lato ancora, perché le dichiarazioni della donna sui comportamenti del
marito sono confortate, quando possibile, da quelle dei testi.

E, infine, perché esse sono, pur se solo indirettamente, confortate dal numero
impressionante di segnalazioni e/o interventi della polizia che, già solo per i
fatti relativi al primo atto d’accusa, supera i 30 episodi (cfr. sentenza
impugnata, pag. 41; cfr. anche AI 127 in incarto MP 711/2010) cui si aggiungono le segnalazioni e gli interventi per i fatti relativi all’atto d’accusa
aggiuntivo (cfr. in part. AI 64 e AI 90 in incarto MP 8397/2010).

                                13.   Appellante

La scrivente Corte condivide pure la valutazione
dei primi giudici secondo cui non può essere data credibilità alle
dichiarazioni dell’appellante. L’immagine di persona poco attendibile che
emerge dalle valutazioni peritali riprodotte a pag. 41 e seg. della sentenza di
prime cure - che poggiano in modo indiscutibile sulla storia dell’appellante
così come essa emerge dagli atti dell’incarto - è, infatti, confortata dalla perseveranza
di quest’ultimo nel negare situazioni e circostanze che, invece, risultano
provate da elementi oggettivi.

Fra queste, ad esempio, l’episodio di cui al punto 1.53 AA provato dal
certificato medico e dalle fotografie in atti (cfr. consid. 14.32), o gli
episodi di cui ai punti 1.11, 1.26, 1.31 AA, 1.1, 1.2, 1.7 AA agg. confermati
dai testi __________ (cfr. consid. 14.5, 14.17, 14.22, 14.40 e 14.46) o ancora
l’episodio di cui al punto 1.39 AA in cui l’appellante ha negato di avere
richiesto l’intervento della polizia, nonostante tale circostanza emerga
chiaramente dal rapporto di segnalazione della polizia cantonale del 19 ottobre
2009 (cfr. consid. 14.27).

                                14.   Ne discende che questa Corte - così come quella di primo grado -
procede all’accertamento dei fatti sulla scorta delle dichiarazioni della
moglie, di quelle dei testi e degli elementi probatori oggettivi in atti.

 

Fatti relativi alle imputazioni contenute
nell’AA del 21 luglio 2010

                             14.1.   Ricordata
l’assoluzione dell’appellante dalle imputazioni di cui agli punti 1.1, 1.2 e
1.3 AA, il primo episodio di coazione di cui egli è stato ritenuto autore
colpevole dalla Corte delle assise criminali è quello, risalente al mese di
luglio del 2008, in cui egli ha raggiunto l’abitazione della moglie e dei figli
e, al rifiuto della stessa di farlo accedere nell’appartamento, ha trascinato
il figlio ACPR 3 per le scale e ha colpito con un calcio ad una gamba la
moglie, intervenuta per difendere il minore (punto 1.4 AA).

L’episodio è stato, dapprima, così descritto alla polizia da ACPR 1:

 

“ 
AP 1 in seguito al mio rifiuto di farlo entrare
in casa mia, ha trascinato per il collo ACPR 3 giù dalle scale del condominio.
Da parte mia nell’oppormi alla sua azione, AP 1 ha lasciato il ragazzo e mi ha colpita dandomi un calcio” (cfr. verbale 9 settembre 2008 allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 3).

Davanti al SPP l’accusatrice privata ha, poi, fornito la seguente versione:

 

“ 
Mi ricordo che all’inizio di luglio 2008 mio
marito aveva trascinato ACPR 3 giù dalle scale dell’immobile dove abitiamo
prendendolo per il collo. Io sono saltata addosso a mio marito per fargli
mollare la presa su ACPR 3. Lo colpivo alla cieca fin quando ha lasciato il
ragazzo. A quel momento si è rivolto verso di me per cui io sono scappata in
casa e mio marito ha tentato di colpirmi con una pedata, ma ha preso solo la
porta sulla quale vi è ancora il segno” (verbale d’interrogatorio del 22 aprile 2010, AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 2).

Dal canto suo l’appellante, pur riconoscendo che “quella
sera, sulle scale, vi è stata una discussione con la moglie” ha negato di
averle messo le mani addosso e ha negato di avere trascinato il figlio per il
collo (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 3; verbale
d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al verbale
del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 4).

Per quanto sopra indicato, questa Corte ritiene di dover accertare l’episodio
sulla scorta delle deposizioni rese dall’AP, con la correzione fatta nella
seconda occasione quando la donna ha rettificato parzialmente il suo dire
precisando che la pedata del marito non era andata a segno ma aveva colpito la
porta lasciandovi un segno.

Il segno che la donna ha spiegato essere ancora
impresso sulla porta conforta in particolare la sua seconda versione secondo
cui il calcio di AP 1 ha centrato l’uscio dietro al quale era riuscita a
ripararsi. La parziale discordanza fra le due versioni della donna - lungi dal
minarne la credibilità - è spiegabile dalla comprensibile difficoltà di
ricordare esattamente gli eventi (la prima versione è stata data due mesi dopo
i fatti) in una situazione di permanente conflittualità qual’era quella vissuta
dai coniugi AP 1. 

 

                             14.2.   L’appellante è poi stato condannato per avere, il 30 luglio 2008,
omesso di riportare il figlio ACPR 3 al termine del diritto di visita (ore
20’00) per poi accompagnarlo dalla madre solo dopo l’ordine della polizia
(punto 1.5 AA).

Questa circostanza è stata estrapolata dal rapporto d’esecuzione 27 maggio 2010 in cui la polizia cantonale ha elencato tutte le segnalazioni e gli interventi riferiti ai
coniugi AP 1 e dal quale emerge, in particolare, che alle ore 20’30 del 30
luglio 2008 “la moglie aveva chiesto l’intervento perché il marito non aveva
riportato a casa il figlio ACPR 3 all’orario stabilito (ore 20’00) dopo il
diritto di visita. Rintracciato nella sua abitazione di __________, il padre
aveva poi riaccompagnato il figlio a __________, dalla madre” (cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 2).

In occasione del dibattimento del 2/3 settembre 2010, AP 1 ha cercato di giustificare il suo operato sostenendo che, quel giorno, egli si era accordato con la
moglie nel senso che egli avrebbe riaccompagnato ACPR 3 a casa dopo la trasmissione televisiva __________ (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre
2010, pag. 4).

Questa Corte, così come quella di prime cure (sentenza impugnata, pag. 45) non
ha creduto alla giustificazione addotta dall’appellante, ritenuto che, se egli
si fosse veramente accordato con la moglie sulla riconsegna del figlio, questa
non avrebbe di certo allertato la polizia, come invece è stato il caso.

Anche questo episodio è, dunque, da considerarsi accertato.

                             14.3.   I fatti relativi alle imputazione di cui ai punti 1.6, 1.7, 1.8 e
1.9 AA possono essere dati per accertati in questa sede ritenuto che gli stessi
- parzialmente riferiti dall’AP e dalla teste D. agli inquirenti (cfr. per il
punto 1.6 AA l’AI 90, pag. 2 e l’AI 124, pag. 3 entrambi in incarto MP 711/2010
e per il punto 1.9 AA il verbale 9 settembre 2008 allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 2) - sono anche stati ammessi dall’appellante.

                             14.4.   I primi giudici hanno poi ritenuto a carico di AP 1 l’episodio,
risalente all’8 ottobre 2008, in cui egli ha raggiunto l’abitazione della
moglie e dei figli per tentare di estrarre dalla bucalettere la corrispondenza
ivi riposta dando poi una manata sulla spalla della coniuge che gli aveva
chiesto di allontanarsi, tanto da farla urtare contro la bucalettere e far
temere alla figlia ACPR 2 per l’incolumità fisica della madre (punto 1.10 AA).

Questo episodio è pure alla base dell’imputazione del reato di vie di fatto
(punto 5.2 AA).

Dalle dichiarazioni rilasciate da ACPR 1 alla polizia risulta che:

 

“ 
giunta davanti all’entrata del condominio dove
abito ho trovato AP 1 che stava cercando di estrarre della corrispondenza con
l’aiuto di un pezzo di legno. Dapprima gli ho fatto notare che non poteva fare
ciò. Per tutta risposta AP 1 mi ha insultato dicendomi
<<vaffanculo>>. In seguito ho provveduto ad aprire la bucalettere
ed ho buttato addosso a AP 1 una lettera indirizzata a lui. Quale reazione AP 1 ha avuto quella di darmi una forte manata sulla spalla destra tanto da scaraventarmi contro la
bucalettere. Alla scena ha naturalmente assistito mia figlia ACPR 2 la quale
dopo il colpo che ho ricevuto mi ha subito chiesto se il papà mi aveva fatto
tanto male” (cfr. verbale 9
settembre 2008 allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 2).

Questa versione è stata quasi integralmente confermata
dall’accusatrice privata anche dinanzi al SPP.

L’attendibilità delle dichiarazioni della donna non è scalfita dal fatto che,
innanzi al SPP, ella ha dichiarato di “non ricordare se mio marito mi ha
colpito o meno con una manata” (AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 1-2). Al contrario. Questa dichiarazione aggiunge credibilità alla donna ritenuto come
sia del tutto naturale che, dopo un anno e mezzo dai fatti e in un contesto
tribolato poiché caratterizzato da innumerevoli dissidi, ella non ricordi il dettaglio
della “manata”.

Ciò posto e ritenuto come la versione dell’appellante - che ammette di essersi
recato presso l’abitazione della moglie per ritirare una lettere importante, ma
nega di avere spintonato la moglie (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre
2010, pag. 6) - non è invece credibile per i motivi di cui si è detto,
l’episodio di cui ai punti 1.10 e 5.2 AA deve essere confermato anche in questa
sede.

                             14.5.   La pubblica accusa imputa, poi, all’appellante di avere, il 26
settembre 2008 a __________, inseguito con la propria vettura l’auto della
moglie sino a riuscire a superarla e a bloccarne la marcia per poi prendere a
manate il veicolo della coniuge facendole così temere per l’incolumità sua e
della figlia ACPR 2 e ciò allo scopo di essere chiamato telefonicamente dai figli
(punto 1.11 AA).

Questi fatti, riferiti alla polizia da ACPR 1 e dalla stessa confermati dinanzi
al SPP (cfr. verbale 14 ottobre 2008 allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 2-3; AI 90 in incarto MP 711/2010, pag. 4-5), trovano riscontro
anche nelle parole della teste G. che ha dichiarato di avere visto sulla strada
davanti casa sua “un uomo molto alto che parlava animatamente con una donna
che si trovava al volante di una macchina, chiusa dentro” e che “a un
certo momento l’uomo ha dato un colpo sulla vettura della donna ribadendo che
voleva vedere i bambini e che questa donna non glielo poteva impedire”
(cfr. AI 121 in incarto MP 711/2010, pag. 1-2).

L’appellante, interrogato dal SPP, ha dal canto suo parzialmente ammesso i
fatti, dichiarando di avere seguito la moglie con la sua auto, di essere
riuscito a “bloccarla sulla strada mettendomi davanti a lei per impedirle di
continuare la sua marcia” e di averle detto “Iva tu non ti sposti di qua
fino a quando io non ho parlato con mia figlia”. Egli ha, invece, negato di
avere alzato la voce e di avere dato colpi alla macchina (cfr. AI 112 in incarto MP 711/2010, pag. 6; AI 149 in incarto MP 711/2010, pag. 17).

Ciò detto, ritenuto come la deposizione della teste dimostri che l’appellante
ha mentito, questa Corte non può che accertare i fatti così come descritti
nell’AA: l’episodio deve, pertanto, essere confermato nei termini indicati
dalla pubblica accusa.

                             14.6.   A confermare i fatti relativi all’imputazione di cui al punto 1.12
AA vi sono, oltre alla segnalazione dell’episodio alla polizia da parte dell’AP
(cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 2), anche le ammissioni
dell’appellante.

 

                             14.7.   La
lista delle imputazioni per coazione a carico di AP 1 menziona poi un episodio
dell’11 ottobre 2008 in cui l’appellante, dopo aver raggiunto l’abitazione
della moglie e dei figli, ha fatto salire la figlia sulla sua vettura e si è
allontanato, rendendosi irreperibile sino al giorno successivo quando ha
riconsegnato la figlia alla madre (punto 1.13 AA).

I medesimi fatti hanno valso all’appellante un’imputazione per sottrazione
di minorenne (punto 2.1 AA).

L’episodio, per cui l’AP ha immediatamente allarmato la polizia, è stato
descritto dalla donna agli inquirenti nei termini riportati nell’AA nel verbale
14 ottobre 2008 (cfr. verbale citato allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 1-2).

L’appellante ha, dal canto suo, ammesso di avere, quel giorno, preso con sé la
figlia, precisando tuttavia di avere agito con il consenso della madre (cfr.
verbale 4 novembre 2008 allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 3-4).

Questa Corte (come già le precedenti) non crede all’appellante. Toglie
credibilità al suo dire, infatti, non soltanto la generale credibilità della
moglie - e il fatto che non si comprende come mai, se davvero avesse dato il
suo consenso, ella avrebbe immediatamente allertato la polizia (cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 3) - ma anche l’inverosimiglianza di quel che egli pretende. Non è,
infatti, credibile che, a quel momento, quando fra i coniugi vi era un’aperta
conflittualità che rifletteva sui figli al punto che le autorità competenti
erano già intervenute a regolare rigidamente il diritto di visita la donna
abbia permesso al marito di derogare al regime stabilito su sua richiesta (cfr.
a proposito l’assetto previsto dalla decisione della Pretura del distretto di __________
del 25 luglio 2008, cfr. anche la decisione del 31 luglio 2008 dalla quale
risulta che il weekend 11/12 ottobre 2008 ACPR 2 e ACPR 3 dovevano passarlo con
la madre).

Si segnala che il decreto supercautelare che limitava il diritto di visita di AP
 1 a una visita sorvegliata ogni 15 giorni è stato emanato due giorni dopo, il
13 ottobre 2008.

Ciò detto, risulta dalle dichiarazioni dell’appellante - non contraddette da
diverse risultanze istruttorie - che egli, l’11 ottobre 2008, si è recato con
la figlia dapprima al bowling di __________ e, infine, presso un amico dal
quale hanno cenato. Dopo cena, ha spiegato AP 1, la figlia era talmente stanca
che si è addormentata in auto, cosicché egli, nonostante una chiamata della
polizia, ha deciso di tenerla con sé fino al giorno dopo quando ha riconsegnato
ACPR 2 alla madre (cfr. verbale 4 novembre 2008 allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 4).

                                         Anche i
fatti descritti ai punti 1.13 e 2.1 AA sono, pertanto, accertati anche in
questa sede.

                             14.8.   A conferma dei fatti relativi all’imputazione di cui ai punti 1.14 e
1.15 AA vi sono - oltre alla segnalazione alla polizia di uno dei due episodi
da parte dell’AP (cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 3) - anche le
ammissioni dell’appellante.

                             14.9.   Il punto 1.16 AA, fa carico all’appellante di avere, nel corso degli
anni 2009-2010, raggiunto in diverse occasioni l’abitazione della moglie e dei
figli per portare del cibo non richiesto quale kebab, riso e olio.

I fatti sono stati sostanzialmente ammessi dall’appellante. Tuttavia, egli, durante
il dibattimento 2/3 settembre 2010, ha dichiarato che, a suo parere, la moglie
era consenziente precisando che “citofonava, così la moglie sapeva della sua
presenza, depositava queste cose davanti la porta di casa e poi se ne andava”
(verbale del dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 8).

Che la versione di AP 1 sia una versione strumentale è provato
inconfutabilmente dal fatto che, già nel gennaio 2009, il pretore del Distretto
di __________ gli aveva fatto divieto di avvicinarsi, telefonare, scrivere o
importunare in altro modo moglie e figli con la comminatoria dell’art. 292 CP:
in queste circostanze, pretendere di avere creduto che la moglie - che aveva
richiesto l’ordine in questione - fosse consenziente alle sue visite significa
mentire.

Del resto, l’accusatrice privata ha riferito di non sapere come il marito
riuscisse ad entrare nel palazzo sino a giungere alla porta dell’appartamento
dove lasciava “un sacco di riso, del kebab per i bambini, una volta un
bidone d’olio” (cfr. AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 4).

L’episodio deve, pertanto, essere dato per accertato da questa Corte così come
descritto nell’AA.

                           14.10.   L’AA imputa, poi, a AP 1 di avere, l’8 gennaio 2009, raggiunto
l’abitazione della moglie e dei figli, tentato di far salire sulla sua vettura
la figlia ACPR 2 e, vistosi impedito dall’intervento della moglie, averla fatta
cadere a terra ed avere colpito al volto e spintonato ripetutamente la coniuge
(punto 1.17 AA).

Per gli stessi fatti, all’appellante è, pure, stato imputato il reato di vie di
fatto (punto 5.4 AA).

Questo episodio è stato riferito da ACPR 1 alla polizia e da lei confermato
dinanzi al SPP (cfr. verbale 10 gennaio 2009 allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 2, AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 3) e, poi, durante il
confronto in aula (verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con
l’imputato, allegato al verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 2).

Dal canto suo, l’appellante ha dichiarato di essersi recato, quel giorno,
presso l’abitazione della moglie per consegnare a lei ed ai figli dei regali di
Natale. Sempre secondo la sua versione, egli avrebbe chiesto alla figlia di salire
sulla sua auto ma, vista l’opposizione della moglie, egli avrebbe deciso di
andarsene al che, girandosi per incamminarsi verso l’auto, avrebbe
inavvertitamente urtato ACPR 2 facendola cadere a terra. Egli ha, inoltre,
negato di avere messo le mani addosso alla moglie (cfr. verbale 21 gennaio 2009
allegato all’AI 1 in incarto MP 10325/2008, pag. 1-2).

Al dibattimento di primo grado AP 1 ha, poi, ribadito di non avere spinto la
figlia (verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato,
allegato al verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 2).

Nemmeno in questa circostanza, la scrivente Corte ha creduto a AP 1. Non l’ha
fatto per le considerazioni generali già espresse e per la manifesta
pretestuosità del suo racconto. Per contro, ancora una volta, la versione
fornita ripetutamente agli inquirenti dalla moglie e confermata in sede di
contradditorio ben si inserisce nel contesto dei frequenti litigi - anche
violenti - tra le parti ed è coerente con l’atteggiamento generalmente tenuto
dall’appellante.

Ne discende che l’episodio di cui ai punti 1.17 e 5.4 AA deve essere dato per
accertato.

                           14.11.   I fatti relativi alle imputazione di cui ai punti 1.18, 1.19 e 2.2
AA possono essere dati per accertati in questa sede ritenuto che gli stessi -
riferiti da ACPR 1 agli inquirenti (verbale 14 gennaio 2009 di ACPR 1 allegato
all’AI 1 in incarto MP 870/2009, pag. 2-3) - sono stati ammessi anche dall’appellante.

Per quanto attiene in particolare all’episodio di cui ai punti 1.19 e 2.2 AA,
può essere dato per accertato che l’appellante, il 14 gennaio 2009 verso le ore
12’00-12’40, a __________, presso la sede della scuola elementare, ha caricato
nella sua vettura la figlia ACPR 2 - che piangeva - e ha, in seguito, raggiunto
la stazione FLP per caricare in auto pure il figlio ACPR 3. Sfruttando la
fermata alla stazione, ACPR 2 è scesa dall’auto ed è fuggita presso un’amica
della madre. L’appellante, intenzionato a portare ACPR 3 presso il suo
domicilio di __________, ha poi rinunciato al suo intento, riaccompagnando il
figlio dalla madre.

 

                           14.12.   È poi imputato all’appellante di avere, il 14 gennaio 2009 ,
raggiunto a __________ M. che passeggiava con la figlia ACPR 2, avere loro
bloccato il passaggio con la sua vettura per circa mezz’ora ed avere ingiunto
alla donna “tu di qui non ti muovi, ACPR 2 la prendo io, devi darmi ACPR 2” sino all’arrivo della polizia che lo ammanettava (punto 1.20 AA).

I fatti sono stati riferiti dalla teste M. nel suo verbale dinanzi al SPP (cfr.
AI 120 in incarto MP 711/2010, pag. 2-3) e confermati dalla stessa teste anche
in occasione del dibattimento di primo grado (verbale d’interrogatorio M.
allegato al verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 2).

Da parte sua, l’appellante ha ammesso dinanzi al SPP di aver bloccato  M. e di
averle detto di non toccare sua figlia, negando tuttavia che egli intendesse
prendere ACPR 2 con sé (cfr. AI 149 in incarto MP 711/2010, pag. 15).

Al dibattimento del 2/3 settembre 2010 egli ha, invece, contestato di avere
bloccato la donna ed ha affermato di averla fermata “per parlare” (cfr.
verbale del dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 8).

Non è necessario spendere molte parole per dimostrare che le dichiarazioni
dell’appellante sono smentite in modo chiaro, dapprima, da quelle - costanti e
credibili poiché coerenti con la situazione generale e totalmente
disinteressate - della teste, poi, dalle stesse sue modifiche e ritrattazioni
e, infine, dal fatto che la figlia e la sua accompagnatrice hanno potuto essere
liberate dalla presenza dell’appellante soltanto dall’intervento della polizia.

Anche questo episodio deve pertanto essere confermato così come descritto
nell’AA.

                           14.13.   L’episodio di cui al punto 1.21 AA è stato ammesso
dall’appellante.

 

                           14.14.   I primi giudici hanno, poi, accertato che, così come indicato al
punto punto 1.22 AA, il 6 maggio 2009, AP 1 ha raggiunto il figlio ACPR 3 a __________ e lo ha obbligato a salire sulla sua vettura, trattenendolo con sé circa
due ore. Inoltre, i primi giudici hanno accertato che, lo stesso giorno,
l’appellante ha raggiunto a __________ anche la figlia ACPR 2 che, accortasi
del sopraggiungere della vettura del padre, è scappata trovando rifugio presso
un’amica (punto 1.23 AA).

Gli episodi sono stati descritti in questi termini a due riprese
dall’accusatrice privata: dapprima, lo stesso giorno, alla polizia cui ha segnalato
che il marito aveva preso con sé ACPR 3 e che la figlia era invece “riuscita
a recarsi presso degli amici” (cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 3). Quindi, nello scritto indirizzato l’11 maggio 2009 alla Pretura
del Distretto di __________ (cfr. scritto 11 maggio 2009 allegato all’AI 14 in incarto MP 10325/2008). Da parte sua l’appellante ha, in merito al punto 1.22 AA, unicamente
riconosciuto di essersi incontrato in più occasioni con ACPR 3 per discutere e
ha contestato di avere commesso i fatti di cui al punto 1.23 AA (cfr. verbale
del dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 9).

Questa Corte, così come quella di prime cure (cfr. sentenza impugnata, pag.
53), è tuttavia convinta che, anche in questo caso, è più credibile la versione
della moglie per cui gli episodi di cui ai punti 1.22 e 1.23 AA - del tutto
coerenti con l’atteggiamento del

marito si qui delineatosi - devono essere
confermati.

 

                           14.15.   I fatti di cui al punto 1.24 AA sono stati ammessi dall’appellante.

 

                           14.16.   Il punto 1.25 dell’AA fa carico a AP 1 di avere, l’11 maggio 2009,
raggiunto a __________ la figlia ACPR 2 presso il parco delle scuole
elementari, di averla trattenuta sino alle ore 19’00 su un panchina contro la
sua volontà e di averle riferito che, contrariamente al vero, il sabato
precedente la madre era tornata a casa ubriaca ed aveva vomitato.

Questi fatti sono stati riferiti al SPP da ACPR 1 che ha, in particolare,
spiegato al magistrato come la figlia le avesse detto che “il papà non la
lasciava tornare a casa” (cfr. AI 90 in incarto MP 711/2010, pag. 5).

Dal canto suo, l’appellante ha riconosciuto di essersi quel giorno intrattenuto
con la figlia, ma ha contestato di averla trattenuta e di avere parlato male
della madre (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 9, cfr.
anche verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato,
allegato al verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 4).

Per le ragioni già menzionate, questa Corte, così come quella di prime cure,
ritiene più attendibile la versione della moglie, sicché anche i fatti di cui
al punto 1.25 AA devono essere dati per accertati.

                           14.17.   All’appellante si addebita, poi, di avere, nel corso del mese di
maggio 2009, raggiunto l’abitazione della moglie e dei figli citofonando e
telefonando, sia di giorno che di notte, al fine di poter parlare con i figli
senza riuscire nel suo intento (punto 1.26 AA).

Questi fatti emergono innanzitutto dalle dichiarazioni - credibili - rilasciate
dall’AP al SPP (cfr. AI 90 in incarto MP 711/2010, pag. 3) e sono, inoltre,
confortati dalle parole del teste E., coinquilino della moglie e dei figli
dell’appellante che, con riferimento all’anno 2009, ha dichiarato di avere sempre visto AP 1 “la sera ed anche di notte. Succedeva che lui
arrivava presso l’immobile di __________ anche alla 1’00 o alle 2’00 di notte”
impedendogli di riposare (cfr. AI 151 in incarto MP 711/2010, pag. 2; dichiarazioni confermate anche in occasione del dibattimento di primo grado, cfr.
verbale d’interrogatorio E. allegato al verbale del dibattimento 2 settembre
2011).

Anche questo episodio è pertanto da ritenersi acclarato e ciò nonostante
l’appellante - sulla cui inattendibilità già si è detto - abbia ammesso di
avere unicamente telefonato, durante il giorno, a ACPR 3 (cfr. verbale del
dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 9; cfr. anche verbale d’interrogatorio di
ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al verbale del dibattimento 2
settembre 2011, pag. 3 in cui AP 1 nega di avere suonato il campanello
dell’abitazione della moglie e dei figli durante la notte).

                           14.18.   Il punto 1.27 AA imputa all’appellante di avere, l’8 giugno 2009,
obbligato il figlio ACPR 3 a redigere lo scritto del seguente tenore “Io ACPR
3 vorrei vedere di più mio padre a casa e non a casa __________. Il mio papà
non ha mai fatto violenza; voglio abitare anche a casa di papà”, scritto
poi trasmesso dall’allora patrocinatore dell’appellante, avv. __________, alla
CTR __________.

AP 1 ha
dichiarato che il figlio ha allestito lo scritto in questione (cfr. scritto
allegato alla lettera 25 giugno 2009 allegata all’AI 21 in incarto MP 10325/2008) in sua presenza senza esservi costretto (cfr. AI 149 in incarto MP 711/2010, pag. 4; verbale del dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 9).

Agli atti vi è però una lettera del 12 giugno 2009 con cui la moglie riferiva
alla CTR che il figlio ACPR 3 le aveva raccontato che, in occasione dell’ultimo
incontro col padre, questi “lo aveva fatto parlare al telefono con un
signore, a dire di mio figlio era l’avvocato di suo padre (…), il quale gli ha
posto domande, naturalmente in presenza del padre sul suo desiderio di
incontrarlo, in seguito ha poi dovuto scrivere una lettera dove si dichiarava
intenzionato a far visita al padre”. Allegato alla suddetta lettera la
moglie ha trasmesso alla CTR uno scritto del figlio, pure di data 8 giugno
2009, nel quale lo stesso dichiarava di non voler incontrare il padre a casa
sua, ma solo a casa __________ e nel quale riferiva che “oggi ho dovuto
scrivere una lettera come questa davanti a lui e quindi vorrei che fosse
considerata non valida” (cfr. scritto 12 giugno 2009 allegato all’AI 21 in incarto MP 10325/2008, cfr. anche le dichiarazioni della moglie al SPP in AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 4 riferite allo stesso episodio nonostante si faccia riferimento ad
uno scritto di ACPR 3 del 22 settembre 2008 all’attenzione del pretore).

Pertanto, ritenuto come il dire della moglie dell’appellante sia confortato
dallo scritto del figlio, questa Corte accerta che, l’8 giugno 2009, AP 1 ha costretto il figlio - che aveva raggiunto alla fermata del treno, quando questi rientrava da
scuola - a redigere lo scritto citato al punto 1.27 dell’AA (cfr. scritto 12
giugno 2009 allegato all’AI 21 in incarto MP 10325/2008 e AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 4)

                           14.19.   Il punto 1.28 AA imputa a AP 1 di avere, il 13 giugno 2009 a __________, alla presenza della figlia ACPR 2, colpito al volto con un pugno la moglie
facendole temere per la sua incolumità e facendo temere alla figlia per
l’incolumità della madre.

Questi fatti sono, pure, alla base dell’imputazione del reato di vie di fatto di
cui al punto 5.5 AA.

L’accaduto è stato evocato una prima volta dall’AP in un suo scritto
all’attenzione della Pretura di __________ (cfr. scritto 14 agosto 2009
allegato all’AI 14 in incarto MP 10325/2008) ed è poi stato da lei confermato
dinanzi al SPP (cfr. AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 2) e, poi, durante il
confronto in aula (verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con
l’imputato, allegato al verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 4).

Nonostante l’appellante abbia negato l’addebito (cfr. verbale del dibattimento
2/3 settembre 2010, pag. 9; cfr. anche verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di
confronto con l’imputato, allegato al verbale del dibattimento 2 settembre
2011, pag. 4), questa Corte ritiene, ancora una volta, di dare credito alla
versione della moglie, certamente coerente con il comportamento persecutorio di
cui l’appellante ha dato ripetutamente prova.

                           14.20.   A dimostrazione dei fatti relativi all’imputazione di cui al punto
1.29 AA vi sono - oltre al rapporto d’esecuzione 27 maggio 2010 della polizia
cantonale che menziona l’episodio verificatosi il 22 giugno 2009 (cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 3) - anche le ammissioni dell’appellante.

                           14.21.   All’appellante viene, poi, rimproverato di avere, il 9 luglio 2009,
raggiunto l’abitazione della moglie e dei figli e minacciato la prima, alla
presenza della figlia ACPR 2, di gettarle addosso della benzina e di darle
fuoco, facendole pertanto temere per la loro incolumità personale (punto 1.30
AA). Questi fatti sono valsi all’appellante anche un’imputazione per minaccia
(punto 3 AA).

Anche in questo caso l’episodio è stato dapprima segnalato dall’accusatrice
privata alla Pretura di __________ (cfr. scritto 14 agosto 2009 allegato all’AI
 14 in incarto MP 10325/2008) e poi, il 22 aprile 2010, dalla stessa confermato
dinanzi al SPP (cfr. AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 4) e, poi, confermato
anche dinanzi i primi giudici in occasione del confronto con l’appellante (cfr.
verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al
verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 4).

L’appellante ha, da parte sua, dichiarato al SPP che, quel giorno, era sorta
tra lui e la moglie una discussione durante la quale egli le ha detto “che i
pachistanesi buttano la benzina addosso alle mogli e gli danno fuoco, mentre
che tu sei fortunata perché io non sono fatto così” (cfr. AI 149 in incarto MP 711/2010, pag. 11, dichiarazioni poi confermate anche nel verbale del dibattimento
2/3 settembre 2010, pag. 10 e nel verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di
confronto con l’imputato, allegato al verbale del dibattimento 2 settembre
2011, pag. 4).

Ancora una volta, alle dichiarazioni della moglie l’appellante oppone
argomentazioni chiaramente pretestuose e strumentali con il solo effetto di
aumentare la credibilità dell’AP.

Pertanto, così come già i primi giudici, anche la scrivente Corte accerta che i
fatti si sono svolti così come indicato ai punti 1.30 e 3 AA.

 

                           14.22.   All’appellante è, poi, addebitato di avere, il 31 luglio 2009,
raggiunto, a __________, la moglie e i figli, ingiuriando il figlio ACPR 3 con
l’epiteto “coglione” (punto 1.31 AA).

L’accaduto è stato riferito da ACPR 1 alla Pretura di __________ (cfr. scritto
14 agosto 2009 allegato all’AI 14 in incarto MP 10325/2008) ed è stato da lei
confermato dinanzi al SPP (cfr. AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 4).

A sostegno delle dichiarazioni dell’AP, vi sono poi quelle della teste D. che
si trovava, quel giorno, con l’accusatrice privata e i suoi figli (cfr. AI 124 in incarto MP 711/2010, pag. 3, dichiarazioni confermate anche durante il dibattimento di primo
grado, cfr. verbale d’interrogatorio D. allegato al verbale del dibattimento 2
settembre 2011).

Dunque, gli atti dimostrano come, negando di avere insultato ACPR 3 (cfr. AI 149 in incarto MP 711/2010, pag. 11; dichiarazioni poi confermate anche nel verbale del dibattimento
2/3 settembre 2010, pag. 10), l’appellante abbia, ancora una volta, mentito.

I fatti di cui al punto 1.31 AA sono, dunque, accertati così come descritti.

                           14.23.   L’appellante è poi stato condannato dai primi giudici anche per
avere, anche nel corso del mese di agosto 2009, raggiunto più volte
l’abitazione della moglie e dei figli citofonando giorno e notte, senza
ottenere risposta da moglie e figli e senza pertanto riuscire nel suo intento
di parlare con i minori (punto 1.32 AA).

Questi fatti emergono da quanto riferito dall’accusatrice privata al pretore di
__________ (cfr. scritto 14 agosto 2009 allegato all’AI 14 in incarto MP 10325/2008) e sono confortati dalle dichiarazioni del teste E. di cui già si è detto
al consid. 14.17 in relazione ai fatti di cui al punto 1.26 AA. 

L’accertamento - indiscutibile - di quanto indicato al punto 1.32 AA dimostra
come, negando l’addebito (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre 2010,
pag. 10 e verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato,
allegato al verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 4), l’appellante
abbia, ancora una volta, mentito.

I fatti di cui al punto 1.32 AA devono dunque essere confermati anche in questa
sede.

                           14.24.   I punti 1.33, 1.34 e 1.35 AA fanno carico a AP 1 di avere, in
occasione dei festeggiamenti del 1° agosto 2009 a __________:

-  seguito e controllato la moglie facendo poi
intervenire la polizia affinché procedesse ad un controllo della sua ebrietà;

-  seguito e controllato la moglie che si trovava ad
una festa campestre e chiesto l’intervento della polizia affinché accertasse
che i figli erano stati lasciati a casa soli;

-  verso le ore 5’00 del 2 agosto, raggiunto l’abitazione della
moglie e dei figli per verificare se la stessa aveva lasciato i figli da soli a
casa, per poi ripresentarsi poco dopo, malgrado l’ordine della polizia di
lasciare i luoghi.

Questi fatti sono stati riferiti da ACPR 1 alla Pretura di __________ (cfr. scritto 14 agosto 2009 allegato all’AI 14 in incarto MP 10325/2008) e sono confermati dalle annotazioni della polizia cantonale inerenti il
suo intervento delle ore 4’40 del 2 agosto 2009 (cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 3).

Essi devono dunque essere dati per assodati e ciò
nonostante l’appellante - confermando la sua non credibilità generale - abbia
negato di avere controllato la moglie (cfr. verbale del dibattimento 2/3
settembre 2010, pag. 10)

                           14.25.   A queste imputazioni, segue quella del punto 1.37 dell’AA (che non contiene
un punto 1.36) secondo cui AP 1, il 4 agosto 2009 a __________, ha seguito e controllato la moglie e i figli che si trovavano __________.

Questi fatti, contestati dall’appellante (cfr. verbale del dibattimento 2/3
settembre 2010, pag. 10), sono stati descritti dall’accusatrice privata - in
modo certamente credibile e coerente con i comportamenti del marito sin qui
evidenziati - nel suo scritto 14 agosto 2009 all’attenzione della Pretura di __________
(allegato all’AI 14 in incarto MP 10325/2008). 

Essi possono pertanto essere confermati anche in questa sede.

                           14.26.   L’episodio di cui al punto 1.38 AA è stato ammesso dall’appellante.

 

                           14.27.   La prima Corte ha, poi, confermato l’imputazione secondo cui, il 29
agosto 2009, AP 1 ha raggiunto l’abitazione della moglie e dei figli e ha fatto
intervenire la polizia per controllare se i figli minorenni fossero presenti o
meno nell’appartamento, consegnando, nella medesima occasione, non richiesto,
una stampante a ACPR 2 ed il denaro per il contributo alimentare (punto 1.39 AA).

Durante il dibattimento del 2/3 settembre 2010, l’appellante ha ammesso i
fatti, salvo la richiesta d’intervento della polizia (cfr. verbale del
dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 10).

L’intervento delle forze dell’ordine è, però, attestato dal rapporto di
segnalazione della polizia cantonale del 19 ottobre 2009 (allegato all’AI 21 in incarto MP 10325/2008, pag. 1) dal quale risulta che, in data 29 agosto 2009, alle ore 21’40,
l’appellante “chiedeva il nostro intervento per constatare se, presso il domicilio
della ex moglie (…) fossero presenti i figli”.

Ancora una volta, dunque, è dimostrata incontrovertibilmente la tendenza a
mentire dell’appellante.

 

                           14.28.   Confermando i punti 1.40, 1.41, 1.42, 1.43, 1.44 e 1.45 dell’AA, i
primi giudici hanno accertato che AP 1, nel settembre 2009, ha raggiunto l’abitazione della moglie e dei figli ed ha consegnato, non richiesti, una borsa
da scuola alla figlia (punto 1.40 AA), dei cappelli di lana alla figlia e il
denaro per il contributo alimentare (punto 1.41 AA), un pacco di bignè (punto
1.42 AA), due panini di kebab alla figlia e il denaro per il contributo
alimentare (punto 1.43 AA), al figlio ACPR 3 un cappello e fr. 20.- da dividere
con la sorella (punto 1.44 AA) e una borsa per la scuola (punto 1.45 AA).

Questi fatti sono stati descritti dall’appellante nel suo scritto 19 novembre
2009 all’attenzione della CTR (allegato all’AI 21 in incarto MP 10325/2008) e sono stati dallo stesso confermati durante il dibattimento del 2/3
settembre 2010 in occasione del quale egli ha, tuttavia, precisato che “la
moglie era consenziente ai regali” (cfr. verbale del dibattimento 2/3
settembre 2010, pag. 11).

Che la moglie fosse consenziente è però sconfessato da quanto spiegato al
consid. 14.9 in relazione alla consegna di kebab, riso e olio di cui al punto
1.16 AA: l’esasperato rapporto tra le parti che ha motivato il divieto,
impartito all’appellante dal pretore e, poi, ribadito dalla CTR, di
avvicinarsi, telefonare, scrivere o importunare in altro modo moglie e figli
prova senza dubbio alcuno che la moglie non era consenziente.

 

                           14.29.   Il punto 1.46 AA, confermato dalla prima Corte, fa carico
all’appellante di avere, il 6 settembre 2009, a __________, raggiunto il figlio ACPR 3 alla fermata del trenino FLP e di averlo obbligato a salire sulla sua
vettura.

L’episodio, contestato dall’appellante (cfr. verbale del dibattimento 2/3
settembre 2010, pag. 11), è stato descritto dall’accusatrice privata nella sua
risposta di data 9 settembre 2009 allo scritto dell’avv. RAAP 1, allora
patrocinatore dell’appellante (allegata all’AI 16 in incarto MP 10325/2008). L’AP ha usato, nel riferire del mancato accordo del figlio a seguire il
padre, una formula dubitativa (“immagino contro la sua volontà”).
L’utilizzo di tale espressione dimostra la sostanziale sincerità della donna
poiché la formula usata è prova di uno sforzo di oggettività e del rifiuto di
qualsiasi esagerazione e forzatura.

Per quanto è qui di interesse, si rileva che le circostanze del caso concreto
depongono per la bontà della deduzione fatta dall’AP e permettono a questa
Corte - così come alle precedenti - di ritenere accertato anche in questo
episodio un intervento coercitivo dell’appellante.

L’episodio è, pertanto, accertato nei termini indicati nell’AA.

                           14.30.   I fatti di cui ai punti 1.47-49, 1.51-52 nonché 1.21 AA sono stati
ammessi dall’appellante.

 

                           14.31.   Il punto 1.50 AA fa carico all’appellante di essersi, nel corso del
mese di novembre 2009, in due occasioni, avvicinato all’abitazione della moglie
e dei figli per scopi non meglio precisati.

Questi fatti, segnalati dall’accusatrice privata al SPP nel suo scritto del 27
settembre 2009 (allegato all’AI 16 in incarto MP 10325/2008), sono confortati
dalla circostanza - ammessa dall’appellante durante il dibattimento del 2/3
settembre 2010 - secondo cui egli, in un’occasione, ha “portato un letto a ACPR
2 che ho lasciato in garage” (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre
2010, pag. 11).

Essi possono, dunque, essere ritenuti acclarati anche in questa sede.

                           14.32.   Il punto 1.53 AA - confermato dalla prima Corte - addebita all’appellante
anche di avere, il 6 novembre 2009, raggiunto verso le ore 23’25 l’abitazione
della moglie e dei figli allo scopo di attendere la coniuge, che, secondo lui,
aveva lasciato i figli soli in casa, per poi colpirla intenzionalmente, a due
riprese, con pugni al volto al fine di farla sottoporre a test alcolemico da
parte della polizia.

Questi fatti sono pure alla base dell’imputazione del reato di lesioni
semplici (punto 4 AA).

Al proposito, ACPR 1 alla polizia ha dichiarato quanto segue:

 

“ 
alle ore 23’15 sono giunta al mio domicilio da
una cena nel __________. Sono stata accompagnata a casa da una mia collega di
lavoro. I miei figli erano a dormire da conoscenti. Giunta al domicilio sono
andata a prendere la mia automobile che avevo parcheggiato dalla mia vicina di
casa. Ho spostato l’auto sino dinanzi al mio garage. Scesa dall’auto, ho
avvertito la presenza di una persona che giungeva verso di me a corsa. Ho
subito visto che trattavasi di mio marito AP 1. Da parte mia, impaurita poiché
sapevo già che mi avrebbe messo le mani addosso, ho cercato di scappare
chiudermi nel vano delle scale del palazzo in cui abito. Purtroppo non ho fatto
in tempo e mio marito mi ha raggiunta. Lo stesso, senza proferire parola, mi ha
preso a pugni in faccia. Da parte mia mi accasciavo per non prendere i pugni
cercando di fuggire. La mia fuga ha avuto poco successo, infatti mio marito mi
ha raggiunta nuovamente continuando con le botte. Io gridavo “lasciami stare” nella
speranza che qualcuno mi sentisse. Sta di fatto che a un certo momento mio
marito si allontanava lungo __________. Ho poi notato che lo stesso saliva
sulla sua auto e se ne andava” (cfr.
verbale 8 novembre 2009 allegato all’AI 1 in incarto MP 11144/2009, pag. 2).

 

Dal canto suo l’appellante, sentito dal SPP in
merito a questi fatti, ha negato di avere picchiato la moglie e ha fornito la
seguente versione:

 

“ 
Proprio mentre giungevo sotto casa di mia
moglie, pure la stessa arrivava. Io ho visto che lei barcollava perché era
ubriaca. Io sono rimasto in auto a guardarla. Mia moglie tentava di entrare in
casa sua passando dalla porta di sotto. A quel momento sono uscito dalla
macchina, l’ho raggiunta e l’ho presa per il cappuccio della giacca (quindi da
dietro) dicendole “che adesso era fregata perché si era ubriacata” (…). Mentre
tenevo mia moglie per il cappuccio della giacca la stessa ha cercato di
liberarsi e ha sbattuto contro il muro. (...). Mia moglie mi ha supplicato di
lasciarla andare e di lasciarla rientrare in casa. Io l’ho lasciata andare
anche se avrei potuto vendicarmi trattenendola fino all’arrivo della polizia
che avrebbe provveduto all’esame dell’alcol. Voglio anche precisare che mia
moglie mi ha morso un dito dopo aver sbattuto contro il muro. Mia moglie voleva
scappare per nascondere il fatto di essere ubriaca. Quando io ho visto il
sangue sulla parte posteriore della giacca di mia moglie ho pensato che si
trattasse del sangue che perdevo dal dito che mi era stato morso” (cfr. AI 25 in incarto MP 711/2010, pag. 2).

Messa a confronto con le dichiarazioni del marito, l’accusatrice privata ha
ribadito la propria versione, spiegando in particolare di avere, quella sera, “bevuto
una bottiglia da 0,75 in 5 ed un digestivo” e di non essersi dunque ubriacata
(cfr. AI 95 in incarto MP 711/2010, pag. 5).

La piena attendibilità di quanto riferito dalla moglie risulta già solo dal
certificato medico agli atti secondo cui la donna, visitata circa un’ora dopo i
fatti, presentava “un livido con ecchimosi e escoriazione a livello
temporale destro, una escoriazione con livido sulla piramide nasale con
dolorabilità alla struttura ossea” oltre che una “episatassi bilaterale”
ed “escoriazioni a livello delle dita delle mani e del ginocchio destro”.
Il certificato attestava inoltre che “un ematoma si sta formando livello
periorbitale e palpebrale bilateralmente” (cfr. AI 106 in incarto MP 711/2010). Una tale diagnosi - corredata dalle fotografie in atti (cfr. AI 1 in incarto MP 11144/2009) - si attaglia perfettamente ai pugni in faccia descritti dalla donna e
contrasta, invece, con l’ipotesi secondo cui la stessa avrebbe sbattuto contro
il muro, dovendo in quel caso le ferite essere concentrate in un’unica zona del
viso.

Ad ulteriore riprova del fatto che l’accusatrice privata, a differenza
dell’appellante, è credibile, si rileva che, la sera dei fatti, la stessa è
stata sottoposta al test dell’alcol che ha segnalato un alcolemia dello 0,12
g/Kg (cfr. verbale 8 novembre 2009 allegato all’AI 1 in incarto MP 11144/2009, pag. 2) ciò che, da un lato, conferma il consumo da lei dichiarato e,
dall’altro, sconfessa la tesi dell’appellante secondo cui la moglie barcollava
perché ubriaca.

Ancora una volta - è il caso di sottolinearlo - gli atti dell’incarto
dimostrano la tendenza alla menzogna dell’appellante che, ancora al
dibattimento del 2 settembre 2011, ha riproposto la propria versione (cfr.
verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al
verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 4).

                           14.33.   I primi giudici, confermando i punti 1.54 e 1.55 AA, hanno accertato
che l’appellante ha lasciato nella bucalettere della moglie due scritti
minatori, e più precisamente, il 10 novembre 2009, lo scritto menzionato al punto
1.54 AA e, il 25 novembre 2009, lo scritto menzionato al punto 1.55 AA.

Durante il dibattimento del 2-3 settembre 2010, l’appellante ha ammesso di
avere personalmente recapitato gli scritti in questione alla moglie (cfr.
verbale del dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 12), cosicché anche questi
fatti possono essere dati per assodati.

Quanto al carattere minatorio degli scritti, si richiama quanto indicato a pag.
62-64 della sentenza impugnata.

                           14.34.   Il punto 1.56 AA, confermato dalla prima Corte, fa poi carico a AP 1
di essersi recato, nel corso del mese di novembre 2009, alla fermata del
trenino FLP e di essersi avvicinato al figlio ACPR 3 che ha dovuto chiedere
l’aiuto di H. - un’amica della madre - per essere riaccompagnato a casa.

Il fatto è stato esposto dall’accusatrice privata nel suo scritto 27 novembre
2009 all’attenzione del SPP (allegato all’AI 16 in incarto MP 10325/2008). 

Da parte sua, l’appellante, nonostante abbia genericamente riconosciuto di
avere più volte avvicinato il figlio (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre
2010, pag. 9), ha negato l’addebito puntuale (cfr. verbale del dibattimento 2/3
settembre 2010, pag. 12).

Non ha, a questo punto, più da essere spiegato per quale motivo la
negazione dell’appellante appaia del tutto inconsistente.

I fatti indicati al punto 1.56 AA sono, perciò, dati per accertati.

                           14.35.   La prima Corte ha ancora confermato il punto 1.57 dell’AA che rimprovera
all’appellante di avere, nel periodo 16 novembre 2009 - 27 gennaio 2010, a __________, obbligato il figlio ACPR 3 a salire sulla sua vettura allo scopo di discutere
della perizia redatta dal dr. ACPR 4 e per obbligarlo a riferirgli che le
dichiarazioni di ACPR 2 erano state male interpretate dal perito.

L’episodio è stato sostanzialmente ammesso dall’appellante il quale ha,
tuttavia, negato di aver esercitato coercizione sul figlio (cfr. suo scritto 18
gennaio 2010 al MP, AI 14 in incarto MP 711/2010 e verbale del dibattimento 2/3
settembre 2010, pag. 12).

Viste le circostanze in cui s’inseriscono i fatti qui in discussione (in
particolare gli esasperati rapporti tra le parti) questa Corte, così come
quella di prime cure, è comunque convinta che i fatti si sono svolti così come
descritto nell’AA che, pertanto, deve essere confermato anche per quanto
concerne gli aspetti coercitivi.

                           14.36.   Il punto 1.58 AA, ritenuto dai primi giudici, fa carico
all’appellante di avere, il 7 dicembre 2009, raggiunto l’abitazione della
moglie e dei figli per scopi non meglio precisati.

Nonostante l’appellante abbia contestato l’addebito (cfr. verbale del
dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 12), emerge dagli atti che, in quella
data, l’accusatrice privata aveva chiesto l’intervento della polizia “a
causa della presenza del marito fuori casa, ritenuto le minacce da lui espresse
qualche giorno prima” (cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 4).

Visto che anche questi fatti s’inseriscono in modo coerente nel quadro
comportamentale dell’appellante sin qui delineatosi, essi possono essere
confermati da questa Corte.

                           14.37.   Il punto 1.59 AA addebita all’appellante di avere, il 18 gennaio
2010, raggiunto l’abitazione della moglie e dei figli e chiesto l’intervento
della polizia per problemi legati all’affidamento dei minori.

Questi fatti - di cui vi è menzione nell’elenco delle segnalazioni e degli
interventi della polizia riferite ai coniugi AP 1 (cfr. AI 127 in incarto MP 711/2010, pag. 4) - sono stati per finire ammessi dall’appellante che ha dichiarato
di non ricordare l’episodio ma ha ammesso che “se la polizia lo scrive è
successo” (cfr. verbale del dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 13).

Esso può dunque essere confermato anche in questa sede.

                           14.38.   Considerata l’assoluzione di AP 1 dall’imputazione di cui al
punto 1.60 AA, l’ultimo episodio di coazione accertato dai primi giudici è
quello risalente al 27 gennaio 2010 in esito al quale egli è stato arrestato. A
mente dei primi giudici, quel giorno l’appellante ha:

-  raggiunto a __________ la scuola elementare frequentata dalla
figlia ordinandole di prendere posto sulla di lui vettura, ordine che la figlia
ha eseguito per non farlo arrabbiare (punto 1.61 AA);

-  nella tratta __________ richiesto più volte in stato alterato
alla figlia ACPR 2 di leggere alcuni passaggi della perizia resa dal dr. ACPR 4
allo scopo di farsi dire che non erano dichiarazioni rilasciate dalla minore
(punto 1.62 AA);

-  portato la figlia al Ministero pubblico a __________ allo scopo
di farla ascoltare da un magistrato così da modificare le dichiarazioni rese
dinanzi al dr. ACPR 4 (punto 1.63 AA).

 

L’episodio è, pure, alla base dell’imputazione -
confermata dalla prima Corte - di sottrazione di minorenne, per avere sottratto
la minorenne ACPR 2 alla di lei madre, che ne esercita l’autorità parentale,
portandola in Italia, raggiungendo __________, poiché intenzionato a lasciare
la minore a __________ presso delle di lui sorelle, desistendo nel suo intento
e accompagnando poi la minore al Ministero pubblico affinché fosse sentita da
un magistrato (punto 2.3 AA).

Questi fatti sono stati riferiti dall’accusatrice privata alla polizia e sono
stati sostanzialmente confermati dall’appellante che tuttavia ha negato di aver
esercitato coercizione sulla figlia (cfr. verbali di ACPR 1 e di AP 1 del 27
gennaio 2010 allegati all’AI 1 in incarto MP 711/2010 e verbale del
dibattimento 2/3 settembre 2010, pag. 13).

Anche qui, l’aspetto coercitivo dell’agire dell’appellante è insito e
dimostrato dalle circostanze stesse ed è, inoltre, indirettamente - e, forse,
involontariamente - confermato dalle dichiarazioni dello stesso appellante che,
al dibattimento, ha ammesso di avere agito “per vendetta” nei confronti
della moglie.

I fatti sono, così, accertati nei termini indicati ai punti 1.61, 1.62, 1.63 nonché
2.3 AA.

 

                           14.39.   Per quanto concerne, infine, i fatti relativi alle imputazioni per
disobbedienza a decisioni dell’autorità ritenute dai primi giudici (punti
6.9-45 e 47 AA), si osserva innanzitutto che, come rilevato dai primi giudici,
il divieto di avvicinarsi, telefonare, scrivere o importunare in altro modo
moglie e figli è stato impartito all’appellante sotto comminatoria dell’art.
292 CP al più tardi il 16 gennaio 2009 (cfr. sentenza della Pretura del
Distretto di __________ 16 gennaio 2009 allegata all’AI 14 in incarto MP 10325/2008). Ciò posto e ritenuto che gli episodi di disobbedienza corrispondono,
nelle circostanze di tempo e di luogo, a quelli relativi alle imputazioni di
coazione descritte nei considerandi precedenti, gli stessi possono, tutti,
essere dati per accertati anche in questa sede.

                                         Fatti
relativi alle imputazioni contenute nell’AA agg. del 5 luglio 2011

                           14.40.   Ai punti 1.1. e 1.2. dell’atto d’accusa aggiuntivo all’appellante
viene addebitato di avere, il 24/25 rispettivamente il 25/26 settembre 2010:

-  raggiunto nottetempo l’abitazione della moglie e dei figli appostandosi
nei posteggi dell’immobile di __________ e atteso l’uscita di I. per poi
seguirla con la sua vettura Daewoo Tacuma targata  sino al di lei domicilio,
riuscendo di conseguenza nel suo intento di intimorire la moglie (punto 1.1 AA
agg.);

-  raggiunto
nottetempo l’abitazione della moglie e dei figli appostandosi nei posteggi
dell’immobile di __________ e atteso l’uscita di L. e I., che si erano recate
in visita alla moglie, per poi seguirle con la sua vettura Daewoo Tacuma
targata  sino all’Osteria __________, riuscendo di conseguenza nel suo intento
di intimorire la moglie (punto 1.2 AA agg.).

Questi fatti, riferiti dall’accusatrice privata
alla polizia (cfr. verbale 27 settembre 2010 allegato all’AI 126 in incarto MP 8397/2010), hanno trovato conferma nelle dettagliate deposizioni rilasciate al SPP
dalle testimoni L. (cfr. AI 57 in incarto MP 8397/2010) e I. (cfr. AI 63 in incarto MP 8397/2010).

L’appellante ha, dal canto suo, negato ogni addebito spiegando al SPP di avere
trascorso le serate del 24 e del 25 settembre 2020 in compagnia di O. e di tale N. e, dopo il rientro a casa, avvenuto non prima di mezzanotte,
lavorando al computer e guardando la televisione (cfr. AI 4, pag. 2-4; AI 68
pag. 3-4; AI 184, pag. 3, tutti in incarto MP 8397/2010). In aula l’appellante
ha poi sostenuto che le testi I. e L. hanno rilasciato false dichiarazioni
(cfr. verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato,
allegato al verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 6).

Ancora una volta, tuttavia, la versione di AP 1 si rivela inconsistente e
menzognera.

Essa non è, innanzitutto, confortata dalle deposizioni di O. che ha unicamente
riferito come una sera egli si fosse recato, in compagnia dell’appellante,
presso tale N., senza tuttavia ricordare la data precisa (cfr. AI 53 in incarto MP 8397/2010, pag. 3). 

La versione di AP 1 contrasta, poi, con la circostanza - emersa dall’analisi
del suo PC (cfr. rapporto di segnalazione 17 gennaio 2011 allegato all’AI 126 in incarto MP 8397/2010) - secondo cui il dispositivo è stato verosimilmente spento tra il 24
settembre 2010 alle ore 22:44:08 ed il 26 settembre 2010 alle ore 17:14:33, ciò
che sconfessa l’asserito utilizzo del computer nella notte tra il 24 e il 25
settembre e in quella tra il 25 e il 26 settembre 2010.

Ne discende che i fatti di cui al punto 1.1 e 1.2 AA agg. possono essere
confermati anche in questa sede.

                           14.41.   Sempre in relazione al periodo tra il 24 e il 26 settembre 2010,
l’appellante è stato condannato per avere, in quei giorni, a __________,
ripetutamente condotto il veicolo a motore Daewoo Tacuma targato , malgrado
sapesse che esso era sprovvisto della necessaria assicurazione RC (punto 4 AA
agg.) e per avere, il 25/26 settembre 2010, alla guida del predetto veicolo
urtato la vettura Toyota Starlet targata  di proprietà di B., regolarmente
posteggiata, omettendo di osservare i doveri impostigli dalla LCStr, in
particolare per aver omesso di avvisare il detentore del veicolo danneggiato o
la polizia (punto 5 AA agg.).

I fatti relativi all’imputazione di cui al punto 5 AA agg., descritti nel
Rapporto di constatazione incidente del 5 gennaio 2011 (cfr. AI 77 in incarto MP 8397/2010) sono stati ammessi dall’appellante in occasione del dibattimento (cfr.
verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al
verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 7) e possono dunque essere dati
per acquisiti.

Visti gli accertamenti relativi agli episodi cui ai punti 1.1 e 1.2 AA agg.
(cfr. considerando precedente) non può poi essere messo in dubbio che AP 1 sia
stato, tra il 24 e il 26 settembre 2010, ripetutamente alla guida della vettura
Daewoo Tacuma targata . L’assenza della copertura RC risulta dal Rapporto di
constatazione incidente del 5 gennaio 2011 (cfr. AI 77 in incarto MP 8397/2010, pag. 2) ed è stata, per finire, ammessa anche dallo stesso appellante che
ha riferito al SPP di avere avuto dubbi in merito all’assicurazione della
macchina, ma di essersi comunque arrischiato ad utilizzarla (cfr. AI 68 in incarto MP 8397/2010, pag. 2).

Anche i fatti alla base delle imputazioni di cui ai punti 4 e 5 AA agg. sono
dunque da ritenersi acclarati.

                           14.42.   I primi giudici hanno accertato che l’appellante, nel periodo 4
settembre 2010 - 28 settembre 2010, in almeno in cinque occasioni, ha telefonato
al figlio ACPR 3 senza, tuttavia, riuscire a parlargli (punto 1.3 AA agg.).

Questi fatti - deducibili dai tabulati telefonici in atti (cfr. CD allegato a
AI 126 in incarto MP 8397/2010) - sono stati sostanzialmente ammessi
dall’insorgente che ha, tuttavia, negato di aver voluto contattare il figlio ACPR
3 alle ore 3:32 del 27 settembre 2010, spiegando al PP che, in quell’occasione,
egli, notando sul cellulare la chiamata persa di un amico di __________,
omonimo del figlio, avrebbe cercato di contattarlo e che, per errore, egli
avrebbe invece lanciato la chiamata al figlio (cfr. AI 184 in incarto MP 8397/2010, pag. 2).

Ritenuto che la rubrica del suo cellulare contiene effettivamente il nominativo
“__________” (cfr. CD allegato a AI 126 in incarto MP 8397/2010) e considerato che un simile comportamento costituirebbe un atto isolato che non si concilia
con il comportamento solitamente tenuto dall’appellante, questa Corte ritiene
di poter dar seguito alla sua versione secondo cui la chiamata del 27 settembre
2010 sarebbe stata il frutto di un errore.

Ne discende che l’episodio di cui al punto 1.3 AA
agg. può essere confermato anche in questa sede limitatamente a quattro
telefonate.

                           14.43.   Il punto 1.4 AA agg., confermato dalla prima Corte, fa carico
all’appellante di avere, nel periodo 28 dicembre 2010 - 14 aprile 2010, a __________, seguito il figlio ACPR 3 che ritornava da un incontro tra giovani organizzato
dalle scuole medie.

L’episodio, riconosciuto da AP 1 (cfr. AI 91 in incarto MP 8397/2010, pag. 2-3) e descritto dalla moglie (cfr. verbale 12 aprile 2011 allegato all’AI 90 in incarto MP 8397/2010, pag. 5-6), può pertanto essere dato per assodato anche in questa sede.

                           14.44.   L’appellante è stato condannato anche per avere, nel periodo 31
marzo 2011/9 aprile 2011, in 3 occasioni, tentato di stabilire un contatto con
il figlio ACPR 3 tramite l’invio di messaggi SMS (punto 1.5 AA agg.).

Anche questi fatti, riferiti da ACPR 1 (cfr. verbale 12 aprile 2011 allegato
all’AI 90 in incarto MP 8397/2010, pag. 6-7), sono stati ammessi
dall’insorgente (cfr. AI 91 pag. 3 e AI 184 pag. 2 tutti in incarto MP
8397/2010) e sono dunque da ritenersi accertati.

                           14.45.   A carico dell’appellante vi è, poi, l’episodio del 2 aprile 2011 in cui egli, a __________, ha seguito a bordo della sua vettura Daewoo Tacuma targata  la moglie
e la figlia che da __________ si dirigevano al loro domicilio di __________,
intimorendo la moglie tanto da indurla ad affrettare il passo per entrare
nell’immobile da lei abitato (punto 1.6 AA agg.).

Questi fatti, riferiti alla polizia dall’accusatrice privata (cfr. verbale
d’interrogatorio del 12 aprile 2011 allegato all’AI 97 in incarto MP 8397/2010, pag. 6) e da lei confermati anche al dibattimento (cfr. verbale
d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al verbale
del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 6), appaiono, ancora una volta, del
tutto credibili e coerenti con il comportamento persecutorio del marito.
Nonostante AP 1, al dibattimento, abbia negato l’addebito (cfr. verbale
d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al verbale
del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 7), essi possono dunque essere qui
confermati così come descritti nell’AA agg..

                           14.46.   La prima Corte - confermando il punto punto 1.7 AA agg - ha, poi,
accertato che l’appellante, il 7 aprile 2011 a __________, dal finestrino della sua vettura, ha urlato alla moglie, che attraversava la strada per raggiungere
la __________, la frase “Bastarda, t’ammazzo, ti vedrò la notte” (fatti
alla base anche delle imputazioni per minaccia del punto 2.1 AA agg. e per
ingiuria del punto 3 AA agg.) e che, poi, l’insorgente ha raggiunto la moglie
all’interno degli spazi del negozio __________, avvicinandola con fare
minaccioso e gesticolando e intimorendola al punto che la donna si è difesa con
uno spray al pepe.

Questi fatti sono stati riferiti dall’accusatrice privata alla polizia il 12
aprile 2011 (cfr. verbale allegato ad AI 90 in incarto MP 8397/2010, pag. 2-4) e da lei confermati in occasione del dibattimento di primo grado (cfr. verbale
d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al verbale
del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 6).

Quanto avvenuto all’interno della __________ è poi avvalorato dalla testimonianza
di un’impiegata del negozio, P., che ha riferito di avere notato la mano
dell’appellante “portarsi in direzione della signora” che ha reagito
colpendo il marito “con il cestino della spesa” e poi mettendo mano ad
uno spray che la teste ha inizialmente creduto essere un deodorante (cfr.
verbale 14 aprile 2011 allegato ad AI 90 in incarto MP 8397/2010).

AP 1 ha,
dal canto suo, negato l’addebito spiegando al PP di essersi, quel giorno, recato
a __________ dal parrucchiere e di essersi poi, per comodità, fermato alla __________
dello stesso comune dove, per caso, ha incontrato la moglie che l’ha aggredito
spruzzandogli lo spray al pepe sul viso e sui vestiti (cfr. AI 91, pag. 4-5 e
AI 184, pag. 3-6 tutti in incarto MP 8397/2010). Quanto alle minacce ed agli
insulti rivolti alla moglie, l’insorgente ha spiegato ai primi giudici che “l’alzavetri
non funzionava” e che i finestrini erano “bloccati e chiusi” e che è
pertanto “impossibile che abbia insultato la moglie dalla vettura” (cfr.
verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e di confronto con l’imputato, allegato al
verbale del dibattimento 2 settembre 2011, pag. 6).

Per le considerazioni già esposte, questa Corte, ancora una volta, ritiene
credibile la versione fornita dall’accusatrice privata che - almeno per quanto
concerne i fatti avvenuti all’interno del negozio __________ - è peraltro confermata
dalla teste P..

Ne discende che anche i fatti verificatisi il 7 aprile 2011 devono essere
confermati in questa sede così come esposto nell’AA agg..

                           14.47.   L’ultimo episodio di coazione rimproverato all’appellante gli fa
carico di avere, nel periodo marzo 2011/14 aprile 2011, a __________, in almeno due occasioni, raggiunto la figlia ACPR 2 che, impaurita, si nascondeva
per timore del padre (punto 1.8 AA agg.).

Anche questi fatti - descritti da ACPR 1 alla polizia e dalla stessa confermati
durante il dibattimento di primo grado (cfr. verbale 12 aprile 2011 allegato ad
AI 90 in incarto MP 8397/2010, pag. 4-5; verbale d’interrogatorio di ACPR 1 e
di confronto con l’imputato, allegato al verbale del dibattimento 2 settembre
2011, pag. 6-7) - sono del tutto coerenti con l’atteggiamento dell’appellante
sin qui delineatosi e pertanto - nonostante le contestazioni dello stesso (cfr.
AI 91 in incarto MP 8397/2010, pag. 3-4) - sono da ritenere appurati anche in
questa sede.

                           14.48.   Addebitato a AP 1 vi è anche un episodio di minaccia a danno del
dott. ACPR 4 del servizio medico psicologico cantonale. Secondo l’AA agg.
l’insorgente, il 12 aprile 2011, a __________, durante un colloquio telefonico
con A. e per il suo tramite, ha incusso giustificato timore al dr. ACPR 4
minacciando “di fargliela pagare e di aspettarlo fuori” (punto 2.2 AA
agg.).

Questi fatti - riferiti dal dr. ACPR 4 al PP (cfr. AI 83 in incarto MP 8397/2010) e da lui ribaditi anche in occasione del dibattimento di primo grado
(cfr. verbale d’interrogatorio ACPR 4 allegato al verbale del dibattimento 2
settembre 2011) - trovano conferma nelle parole della segretaria del medico, A.,
che ha spiegato in modo circostanziato il contenuto e i toni del colloquio
telefonico intrattenuto con l’appellante (cfr. AI 101 in incarto MP 8397/2010; verbale d’interrogatorio A. allegato al verbale del dibattimento 2
settembre 2011).

Anche in questo caso, dunque - nonostante AP 1 abbia negato l’addebito (cfr. AI
91, pag. 5-6 e AI 184, pag. 5 tutti in incarto MP 8397/2010) - i fatti
descritti nell’AA agg. devono trovare piena conferma.

                           14.49.   Per quanto attiene, infine, ai fatti relativi alle imputazioni per
disobbedienza a decisioni dell’autorità ritenute dai primi giudici (punti 6.1-8
AA agg.) si ribadisce che il divieto di avvicinarsi, telefonare, scrivere o
importunare in altro modo moglie e figli è stato impartito all’appellante sotto
comminatoria dell’art. 292 CP al più tardi il 16 gennaio 2009 (cfr. sentenza
della Pretura del Distretto di __________ 16 gennaio 2009 allegata all’AI 14 in incarto MP 10325/2008). Ciò posto e ritenuto che gli episodi di disobbedienza corrispondono,
nelle circostanze di tempo e di luogo, a quelli relativi alle imputazioni di
coazione descritte nei punti 1.1-8 AA agg., gli stessi possono, tutti, essere
dati per accertati anche in questa sede.