# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6eabac47-8c62-50e9-8bef-132c26ad9f98
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-02-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 13.02.2004 INC.2003.78802
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-78802_2004-02-13.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.78802

  	
  Lugano

  21 settembre 2005

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 15/16
  dicembre 2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________, __________

   patrocinata dall’avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  l’ordine di perquisizione e sequestro di documentazione
  bancaria emanato il 4 dicembre 2003 dal Procuratore pubblico Giuseppe
  Muschietti, indirizzato all’__________, __________, nell’ambito del
  procedimento contro __________, __________ e __________ per titolo di truffa
  per mestiere, sub. ripetuta truffa, ev. ricettazione;

  

 

 

viste le osservazioni 18 dicembre
2003 del magistrato inquirente, che postula la reiezione del reclamo, nonchè le
successive lettere 19 dicembre 2003 e 3 febbraio 2004 del medesimo magistrato;

 

letti ed esaminati gli atti
dell’inc. MP __________;

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

 

che:

 

-         
il procedimento penale nei confronti di __________ e __________ è stato
aperto con contestuale promozione dell’accusa per titolo di truffa e
ricettazione, nell’ambito di indagini concernenti anche numerose altre persone
e riferite all’abuso di collegamenti telefonici telechiosco (con numero
iniziale 156) e telebusiness (con numero iniziale 157) nella titolarietà di
abbonamenti e utili degli accusati e/o di società a loro collegate e alimentati
per il tramite di apparecchi Natel con schede ottenute irregolarmente, in un
primo tempo, della Omnitel Pronto Italia SpA e, in un secondo tempo, delle
Telecom PTT (queste ultime ottenute per il tramite della ditta __________ di __________),
ciò con l’incasso indebito della quota parte stabilita contrattualmente con
Telecom PTT (ora Swisscom);

-         
in data 2 dicembre 2003, in sede di interrogatorio, il Procuratore
pubblico ha promosso l’accusa anche nei confronti di __________ per titolo di
correità, subordinatamente complicità in truffa per mestiere, subordinatamente
semplice; detta promozione d’accusa ha trovato conferma nella decisione 9
febbraio 2004 della Camera dei ricorsi penali, che ha respinto il ricorso
presentato dall’accusata in data 12/15 dicembre 2003;

 

-         
rilevando che dall’inchiesta è emerso che il traffico telefonico sulle
linee telechiosco/telebusiness attivate da __________, __________ e __________
ha maturato importi accreditati da Telecom PTT sui conti __________ (ora __________)
n. __________ (intestato a __________ presso __________, __________) e n. __________
(intestato a __________, presso __________, __________), con ordine 4 dicembre
2003 il magistrato inquirente ne ha disposto la perquisizione ed il sequestro
documentale, senza aggiunta di blocco dei rispettivi averi;

 

-         
con reclamo 15/16 dicembre 2003, __________ sostiene di essere “la
titolare delle relazioni oggetto della decisione del Procuratore pubblico” e
chiede l’annullamento della suddetta disposizione in quanto, a suo dire, non vi
sarebbero seri indizi di reato nei suoi confronti;

 

-         
tali argomentazioni ricorsuali sono contestate dal magistrato inquirente,
che sostiene sussistenza di seri e concreti indizi per ipotizzare a carico
della reclamante i reati prospettati con la promozione d’accusa. Preso atto
dell’asserita titolarità della reclamante in merito ad entrambe le relazioni
bancarie oggetto dell’ordine di perquisizione e sequestro, il Procuratore
pubblico sostiene che sussistono “ancor più elementi atti a ritenere che la
reclamante sia effettivamente coinvolta nei fatti imputati al marito __________,
a __________ (di cui __________ risulta essere stato azionista minoritario ...)
ed al figlio __________”; chiede comunque che questo giudice proceda a
verificare la titolarità della relazione bancaria __________, in quanto
dovrebbe essere, a suo dire, intestata alla società __________ e non alla
reclamante e quindi ad accertare la legittimazione di __________ ad impugnare
l’ordine di perquisizione e sequestro per quanto attiene alla menzionata
relazione bancaria;

 

-         
la legittimazione di __________, accusata nel procedimento nell'ambito
del quale è stata emanata la decisione impugnata, è data; l'accusata ha infatti
il diritto di impugnare qualsiasi atto emanato dal magistrato inquirente
nell'ambito del procedimento aperto a suo carico. Il reclamo, tempestivo, è
quindi ricevibile in ordine (art. 281 CPP);

 

-         
l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al Procuratore pubblico di ordinare il
sequestro di tutti gli oggetti che possono avere qualche importanza per il
processo, sia come mezzi di prova sia perché soggetti a confisca o a
devoluzione allo Stato: la norma - meglio poi specificata nei capoversi
successivi - corrisponde all’art. 120 CPP/1941, per cui ancora soccorre la
giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali sul tema (REP. 1987, p. 265;
1989, p. 599; sentenze 30 gennaio 1992 in re O.C., CRP 282/91 e 17 marzo 1992 in
re G.M., CRP 38/92; decisione 17 gennaio 1996 in re CS, GIAR 1.95.5: v. ora REP
1996, n. 107), ed allora il sequestro, per la sua qualità di provvedimento
eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare gli oggetti di
cui sopra al dispiegamento della procedura e quindi alle necessità
dell’istruzione preliminare, alle decisioni del magistrato requirente ed a
quelle del giudice del merito nella duplice prospettiva - alternativa o
cumulativa - della produzione e valutazione delle prove (sequestro probatorio)
e delle decisioni di confisca, restituzione o devoluzione, come gli art. 58 ss
CP rispettivamente 270-271 CPP (sequestro confiscatorio), ritenuto che, come in
tutti gli istituti procedurali tali da intaccare eccezionalmente i diritti individuali
per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro é legittimo unicamente in
presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo
e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità
requirente ed inquirente, con sempre accresciuta esigenza probatoria indiziante
approssimantesi alla verità materiale (cfr. in contesto più generale: Gérard
Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, Lausanne 1987, p. 191 n. 926 ss);

 

-         
nell’esame dell’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, lo scrivente
giudice deve imporsi precisi limiti, derivantigli da un lato dalla sua funzione
– che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti formali per
l’emanazione dell’ordine contestato, e non di valutare nella sostanza l’esistenza
di un reato, e dall’altro – ma in maniera strettamente congiunta con quanto si
viene di dire – dall’opportunità di considerazioni di merito premature e,
soprattutto, di competenza di altre sedi di giudizio; 

 

-         
va in primo luogo ricordato che l’ordine di perquisizione e sequestro
contestato è stato emanato nell’ambito dei procedimenti a carico di __________,
__________ e __________ e quindi non solo nel procedimento a carico della
reclamante. L’esistenza di sufficienti indizi di reato a carico dei tre suddetti
accusati è certamente data. Basterà qui ricordare che __________ (persona nel
frattempo condannata per analoghi reati con decisione __________ della Corte
delle Assise correzionali di Riviera) ha ripetutamente dichiarato di aver
acquistato da __________ due schede SIM turche, pagandole FRS. 3'000.- cadauna
(v. verb. PO 14.11.1996 di __________) e di essersi rivolto a lui perchè gli
aveva detto che suo figlio __________ era attivo in questo settore (v. verb. PO
18.11.1996 di __________); egli ha pure dichiarato di avere a sua volta venduto
a __________ almeno due schede SIM di provenienza illecita, per il prezzo di
almeno FRS. 1'000.- cadauna (v. verb. PO 20.11.1996 di __________). Dagli atti
emerge poi che schede SIM della __________ sono servite ad incrementare
importanti guadagni su linee telechiosco/telebusiness intestate alla __________,
come pure a __________, __________ e __________ (v. in particolare la
documentazione trasmessa in data 27 gennaio 2004 da Swisscom fixnet e
recapitata a questo giudice in data 3 febbraio 2004 dal magistrato inquirente:
doc. 6, inc. GIAR 788.2003.2). __________ ha dal canto suo ammesso una propria
interessenza nella società __________ e meglio di essere stato proprietario del
10% del pacchetto azionario di detta società (v. verb. PP di __________
1.12.2003). Dal canto suo __________, nel proprio reclamo, pretende addirittura
di essere titolare di entrambe le relazioni bancarie oggetto del contestato
provvedimento di perquisizione e sequestro e quindi anche della relazione __________
(ora __________) n. __________, che in realtà è intestata alla __________ (V:
doc. 5, inc. GIAR 788.2003.2); ciò lascia quantomeno trasparire l’esistenza
pure di una sua interessenza nella menzionata società. La reclamante, d’altro
canto, pur negando di sapere che tipo di prestazioni fornisse il telechiosco a
lei intestato, ha ammesso di aver sottoscritto lei stessa il contratto di abbonamento
datato 19 aprile 1996, di aver avuto in funzione l’apparecchio del telechiosco
a casa sua e di averlo visto “continuamente in funzione” e di aver speso per
bisogni personali i fondi incassati sul suo conto bancario e versati da Telecom
PTT in ragione di FRS 39'904.- (v. verb. PP del 2.12.2003 di __________);

 

-         
l'impugnato provvedimento vuole, almeno inizialmente solo trasmissione
dei documenti di apertura delle relazioni bancarie in discussione e non
colpisce gli averi in conto, quindi con rispetto della proporzionalità e della
prudenza nel procedere;

 

-         
di conseguenza, sussistendo sufficienti e gravi indizi di colpevolezza,
come pure proporzionalità del provvedimento impugnato, il reclamo è respinto
con la presente decisione suscettibile di ricorso alla Camera dei ricorsi
penali (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP), con seguito di spese giudiziarie a carico
della reclamante soccombente (art. 39 lett. f TG).

 

 

Per questi motivi,

visti i citati articoli di legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.     
Il reclamo è respinto.

 

 

2.     
La tassa di giustizia di fr. 250.- e le spese di fr. 50.- sono a carico
della reclamante.

 

 

3.     
Contro la presente decisione è dato ricorso, entro dieci giorni
dall'intimazione, alla Camera dei ricorsi penali.

 

 

4.     
Intimazione:

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
Franco Lardelli