# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83cc95f7-c5b4-5452-a9f9-b770c2f00cd4
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-01-15
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 15.01.2021 RR.2020.288
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2020-288_2021-01-15.pdf

## Full Text

Sentenza del 15 gennaio 2021 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Miriam Forni e Stephan Blättler, 

Cancelliere Giampiero Vacalli 

   

 

Parti  A. 

rappresentata dall'avv. Giovanni Poma 

Ricorrente 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE 

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all’Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 
  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2020.288 
 

 

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 Fatti: 

A. Il 3 maggio 2019, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Asti ha 

presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata 

il 3 marzo 2020, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti 

di B., C., D. e E. per titolo di riciclaggio (art. 648-bis CP/I). L’autorità rogante 

afferma che tra il 2006 e il 2016 sarebbero pervenuti in Italia, in provenienza 

da conti correnti spagnoli e svizzeri intestati direttamente a B. o a società a 

lui riconducibili, circa EUR 11 milioni, denaro che sarebbe stato trasferito in 

parte alla figlia C. e in parte nuovamente inviato verso altri Paesi esteri, più 

precisamente Spagna e Svizzera. Il flusso di denaro dalla Spagna all’Italia 

avrebbe avuto inizio subito dopo l’esecuzione di una misura cautelare da 

parte dell’autorità giudiziaria spagnola a carico di B. nell’ambito di un’opera-

zione denominata “F.”. Nel 2013, in esito a tale operazione, l’indagato è stato 

definitivamente condannato dall’Audiencia Nacional de Malaga per corru-

zione, per aver versato EUR 300'000.– ad un amministratore pubblico locale 

al fine di ottenere indebiti vantaggi per l’edificazione nella zona della Costa 

del Sol. Il predetto risulterebbe inoltre essere (stato) in contatto con espo-

nenti della criminalità organizzata italiana (v. rogatoria, pag. 2, in rubrica 1 

dell’incarto del Ministero pubblico della Confederazione: in seguito MPC). 

Con la sua domanda, l’autorità rogante postula, tra l’altro, l’acquisizione della 

documentazione relativa a conti bancari in Svizzera riconducibili a B. e/o A. 

(v. rogatoria, pag. 4, in rubrica 1 incarto MPC). 

 

 

B. Mediante decisione di entrata nel merito del 12 luglio 2019, il MPC, autorità 

alla quale l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecu-

zione della rogatoria (v. act. 1.1, pag. 3), è entrato in materia sulla domanda 

presentata dall'autorità italiana, precisando che le misure richieste sarebbero 

state ordinate con decisioni separate (v. rubrica 4 incarto MPC). 

 

 

C. Con ordine di edizione del 14 aprile 2020, il MPC ha chiesto alla 

Banca  G.  SA di produrre la documentazione completa concernente la re-

lazione bancaria n. 1 intestata a A. e H. (v. act. 1.1, pag. 3). 

 

 

D. Con decisione di chiusura del 21 settembre 2020, il MPC ha ordinato la tra-

smissione alle autorità italiane di svariata documentazione concernente la 

relazione di cui sopra (v. act. 1.1).  

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E. Il 22 ottobre 2020, A. ha interposto ricorso contro la decisione in questione 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postulando 

l’annullamento della stessa e la reiezione della domanda di assistenza.  

 

 

F. Con scritto del 12 novembre 2020, l’UFG ha postulato la reiezione del gra-

vame, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 8). Con memoriale di ri-

sposta del 13 novembre 2020, il MPC ha chiesto che il ricorso venga respinto 

(v. act. 9). 

 

 

G. Con replica del 5 gennaio 2021, trasmessa al MPC e all’UFG per cono-

scenza (v. act. 16), la ricorrente ha confermato le proprie conclusioni ricor-

suali (v. act. 15). 

 

 

Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto 

necessario, nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-

stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 

cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; 

RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; 

RS 173.71] del 19 marzo 2010). 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e 

la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di 

assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 

12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e 

agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-

diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), 

nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, 

L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di 

applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non pubbli-

cato nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet della 

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Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi bi-

laterali”, 8.1 Allegato A). Di rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul 

riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a 

Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la 

Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). Alle questioni che 

il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espres-

samente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favore-

vole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si 

applica la legge sull'assistenza in materia penale, unitamente alla relativa ordi-

nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-sviz-

zero; DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 

137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche 

nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 

CAS, art. 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto 

dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 

II 595 consid. 7c). 

 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-

les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-

derando. 

 

1.4 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-

corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. La 

ricorrente è contitolare, unitamente a H., della relazione bancaria oggetto della 

decisione impugnata ed è di conseguenza legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. 

b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 

consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 

 

2. La ricorrente sostiene innanzitutto che la domanda di assistenza, con il suo 

complemento, sarebbe inammissibile, giacché manifestamente generica, lacu-

nosa e contraria al principio della fiducia. Per una migliore comprensione 

dell’importante attività immobiliare svolta, del suo ruolo nonché dei suoi rapporti 

con B., ella ha prodotto una sentenza del 10 maggio 2016, divenuta definitiva, 

con la quale il Tribunale di Malaga, statuendo in appello nell’ambito di un pro-

cedimento penale a carico principalmente del predetto e della ricorrente per un 

presunto reato di frode fiscale, avrebbe assolto entrambi. L’autorità rogante 

avrebbe intenzionalmente sottaciuto alle autorità svizzere l’esistenza di tale 

sentenza, come non avrebbe fatto parola di un’ordinanza del 30 novembre 

2018, confermata dalla Corte di cassazione penale in data 7 febbraio 2019, con 

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la quale il Tribunale ordinario di Asti ha accolto un ricorso presentato da B. con-

tro un sequestro del 29 ottobre 2018 pronunciato dal Giudice per le indagini 

preliminari (in seguito: GIP) di Asti. Per tacere del fatto che in data 15 gennaio 

2020 la Procura di Asti avrebbe chiesto l’archiviazione del procedimento penale 

a carico di B. e altri, la quale sarebbe stata decretata dal GIP in data 19 febbraio 

2020, tutte informazioni non contenute nella rogatoria. 

 

2.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic 

e 28 AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui 

emana e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, il suo 

oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i dati, il più possibile pre-

cisi e completi, della persona contro cui è diretto il procedimento penale, pre-

sentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere allo 

Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni ostative all'assistenza 

(DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117 

Ib 64 consid. 5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). Ciò non implica per lo Stato 

richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di 

esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per 

permettere allo Stato richiesto di escludere la sussistenza di un'inammissibile 

ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 

II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; sentenza del Tribunale penale fede-

rale RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 2.2). L'autorità rogata non si scosta 

dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o 

altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 142 IV 250 con-

sid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 118 

Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 2011 194 consid. 2.1.).  

 

2.2 In concreto, oltre a quanto già precedentemente esposto (v. supra Fatti lett. A), 

derivante dalla rogatoria del 3 maggio 2019, l’autorità estera, con complemento 

del 3 marzo 2020, concernente certo un nuovo procedimento penale 

(n. 4112/2019 rgnr) aperto a carico di B., C., D. e E. per riciclaggio di denaro, 

ma costituente in realtà il prosieguo delle indagini oggetto del precedente pro-

cedimento penale (n. 2651/2017 rgnr), ha dichiarato che, data la complessità e 

la dimensione transnazionale delle indagini da svolgersi anche in Italia e Spa-

gna – quest’ultimo Paese centro primario di affari e di accumulo di ingenti ri-

sorse finanziarie apparentemente prive di legittima giustificazione da parte di B. 

–, il 7 marzo 2019 l’autorità italiana e la Fiscalìa contra la Corrupcìon y la Cri-

minalidad Organizada di Madrid hanno costituito, con l’assistenza di Eurojust, 

una squadra investigativa comune. Il 18 febbraio 2020, le autorità spagnole 

hanno perquisito numerose abitazioni e sedi di società nella provincia di Ma-

laga, procedendo al sequestro di materiale e valori nell’ambito del procedimento 

nrg 64/19 a carico di B., C. e altre 15 persone, tra cui la cittadina svizzera A., 

tutti indagati per i reati di organiziacìon criminal, blanqueo de capitales, trafico 

de influencias y cohecho y delitos contra l’hacienda publica. Il 29 ottobre 2019, 

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D. – indagato insieme a B. e C. nell’ambito del procedimento n. 2651/2017 non-

ché già convivente di C. – ha dichiarato alle autorità italiane che, allorché ospite 

in Spagna di B., quest’ultimo, unitamente alla ricorrente, avrebbe consegnato 

somme importanti a I., il quale avrebbe provveduto a nascondere fino a un mi-

lione/un milione e mezzo di euro alla volta in uno scomparto segreto della pro-

pria autovettura per recarsi poi in Svizzera e versare il denaro su conti correnti 

nella disponibilità della coppia B.-A. Ora, se è vero che il procedimento n. 

2651/2017 è sfociato inizialmente in un decreto di archiviazione, occorre pari-

menti rilevare che tale procedimento è stato riaperto il 12 marzo 2020 in seguito 

ai nuovi elementi giunti dalla Spagna (v. scritto della Procura di Asti del 27 luglio 

2020, in rubrica 3 incarto MPC). Più precisamente, il 18 febbraio 2020, la Fisca-

lia especial contra la criminalidad organizada y la corrupcion ha proceduto in 

Spagna, nell’operazione denominata Tenor, a svariate perquisizioni, sequestri 

e fermi nell’ambito di un procedimento aperto a carico di varie persone, tra le 

quali B. e A.: il primo indagato per riciclaggio, associazione a delinquere, traffico 

di influenze, corruzione e altri reati fiscali e la seconda per riciclaggio e asso-

ciazione a delinquere (v. ibidem, pag. 1). L’autorità rogante ha affermato che il 

procedimento n. 2651/17 è pendente dal 2006 a carico di B., C., D. e E. per il 

delitto di riciclaggio (art. 648-bis CP/I), mentre il procedimento n. 4112/19 è pen-

dente dal 2019 a carico di B. e C. per il reato di autoriciclaggio (art. 648-ter 

CP/I). Essa ha inoltre informato le autorità elvetiche dell’esistenza di una sen-

tenza definitiva n. 508/2015 del 27 luglio 2015, con la quale il Tribunal Supremo 

di Madrid ha condannato B. a 8 mesi di reclusione e EUR 150'000.– di multa 

per il delitto di corruzione di pubblici amministratori, legato all’indebito otteni-

mento di favorevoli provvedimenti urbanistici (v. ibidem, pag. 2). Le autorità ita-

liane hanno aggiunto che dalle indagini condotte dalla squadra investigativa co-

mune italo-spagnola, risulta che B. e A. abbiano in Spagna, da almeno la metà 

degli anni Novanta, interessi in comune legati, tra l’altro, alla gestione delle so-

cietà J. SL, K. SA, L. SL, M. SL, N. SL, O. SL, P. SL, Q. SL, R. SL, S. SL, T. SL 

e AA. SL. Le società L. SL e O. SL compaiono nel procedimento sfociato nella 

sentenza n. 508/2015 del 27 luglio 2015. Nell’ambito della squadra investigativa 

comune, la Guardia di Finanza di Cuneo ha richiesto informazioni su processi 

penali e sentenze di condanna anche a carico di A. alla Policia Nacional, la 

quale non aveva ancora dato riscontro (v. ibidem). Con scritto del 19 ottobre 

2020, la Procura di Asti, ad integrazione del suo scritto del 27 luglio 2020, ha 

inoltrato all’autorità d’esecuzione due documenti destinati a far meglio compren-

dere i rapporti tra B. e A. Il primo concerne un provvedimento del Juzgado de 

Instruction del 10 febbraio 2020 riguardante, tra gli altri, gli indagati B. e A. e le 

misure istruttorie (sequestri di beni e conti bancari) intraprese nell’ambito 

dell’operazione BB. Il secondo riguarda un bonifico di EUR 1'910'460.42 del 24 

febbraio 2015 disposto da CC. SL a favore della ricorrente. B. è stato ammini-

stratore di tale società dal 2003 al 2008, mentre la ricorrente ne è stata procu-

ratrice speciale dal 2003 al 2014. La società è attualmente in liquidazione, a 

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cura di DD. prima e di EE. poi, ambedue indagate nell’ambito dell’operazione 

BB. (v. rubrica 3 incarto MPC nonché act. 6, pag. 3 e seg.). 

 

 Quanto precede soddisfa le esigenze normative e giurisprudenziali poste in ma-

teria di esposto dei fatti, risultando peraltro chiara, contrariamente a quanto as-

serito nella replica, la qualifica giuridica dei reati alla base della rogatoria. Gli 

scritti dell’autorità rogante del 27 luglio e 19 ottobre 2020, susseguenti a una 

richiesta d’informazioni complementari del MPC del 1° luglio 2020 (v. rubrica 3 

incarto MPC), hanno in particolare permesso di stabilire come a carico di B. e 

della ricorrente vi siano tuttora indagini in corso e che gli atti giudiziari invocati 

da quest’ultima, di cui l’autorità d’esecuzione sarebbe stata tenuta all’oscuro, 

sono ormai superati dalle nuove indagini. In sede di replica, la ricorrente afferma 

di essere venuta a conoscenza della summenzionata richiesta d’informazioni 

complementari del 1° luglio 2020 e della relativa risposta del 27 luglio 2020 solo 

mediante la risposta del MPC del 13 novembre 2020 (v. act. 6). A tal proposito 

si rileva che, nella misura in cui l’insorgente ha potuto visionare tali documenti 

e prendere posizione sul loro contenuto in sede di replica, l’eventuale violazione 

del suo diritto di essere sentita risulterebbe comunque sanata dinanzi a questa 

Corte (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2020.182 del 15 ottobre 

2020 consid. 2.1 con rinvii). Non spetta del resto al giudice dell’assistenza ap-

profondire ulteriormente la fattispecie oggetto d’inchiesta, tantomeno ottenere 

le prove dei contestati reati. Sarà proprio la documentazione litigiosa a permet-

tere all’autorità estera di progredire nella sua attività investigativa e di acclarare 

ulteriormente le condotte mosse a carico dei soggetti indagati. Le censure 

vanno dunque respinte. 

 

 

3. L’insorgente sostiene che il nuovo procedimento aperto nel settembre 2019 

dalla Procura di Asti nei confronti di B. e C. per i reati di autoriciclaggio sarebbe 

stato avviato quando era ancora pendente il procedimento, per i medesimi fatti, 

concernente il reato di riciclaggio. Ne conseguirebbe che ogni atto di istruzione 

dell’autorità inquirente astigiana eseguito dopo l’archiviazione del procedimento 

del 19 febbraio 2020 sarebbe da ritenersi illegittimo, per cui dovrebbero ritenersi 

inutilizzabili gli atti assunti dopo la scadenza del termine. La ricorrente aggiunge 

inoltre che la decisione impugnata sarebbe da annullare, data la mancanza di 

una valida e fondata decisione di entrata in materia di assistenza limitatamente 

al reato di autoriciclaggio ai sensi dell’art. 648-ter CP/I. 

 

 Questa Corte rileva innanzitutto che, riservato l’art. 2 AIMP qui comunque non 

invocato, non spetta al giudice dell’assistenza approfondire questioni di diritto 

processuale estero. Secondariamente, avendo le autorità italiane semplice-

mente riaperto, prendendo in considerazione anche il reato di autoriciclaggio, 

le indagini già oggetto di archiviazione, è da respingere la censura concernente 

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l’asserita assenza di una decisione di entrata in materia, la quale è stata valida-

mente emanata dal MPC in data 12 luglio 2019 (v. supra Fatti lett. B e C). 

 

 

4. La ricorrente censura infine la violazione del principio della proporzionalità, nella 

misura in cui la rogatoria non permetterebbe di evidenziare nessun legame tra 

le presunte operazioni illecite in Italia e la relazione bancaria litigiosa. A suo 

dire, le informazioni riferite a tale relazione non sarebbero assolutamente ido-

nee a far progredire le indagini estere, avendo l’autorità italiana già acquisito 

per via rogatoriale tutte le informazioni relative ai conti intestati all’imputato B.. 

La documentazione bancaria litigiosa mancherebbe di qualsiasi utilità poten-

ziale per l’accertamento del reato di autoriciclaggio. La rogatoria costituirebbe, 

a suo dire, una generalizzata ricerca esplorativa e indiscriminata di prove. 

 

4.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 

136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 

367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se 

le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-

sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'ap-

prezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sentenza del 

Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2.1). Lo 

Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di 

assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità 

estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta 

di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio-

nalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 pag. 424; 

120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 

dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le in-

formazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini 

(DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sen-

tenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 

e rinvii). 

 

 Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni 

per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di 

regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire 

quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 con-

sid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del 

Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 

del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-

sid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di 

tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. L’autorità richiedente 

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ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che possa far parte 

del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (deci-

sione del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2). 

Naturalmente è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati 

per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti o riciclare fondi, 

ma l’autorità richiedente ha comunque interesse a poterlo verificare essa 

stessa, sulla base di una documentazione completa, tenendo presente che l’as-

sistenza reciproca è finalizzata non solo alla raccolta di prove incriminanti ma 

anche a discarico (sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 

2006 consid. 5.3; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 

30 maggio 2007 consid. 4.2). La trasmissione dell'intera documentazione potrà 

evitare altresì che le autorità debbano inoltrare eventuali domande complemen-

tari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale 

federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribu-

nale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente 

intralcio alle esigenze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla 

giurisprudenza, l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice 

dell'assistenza va orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la con-

segna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certa-

mente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 

consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e 

b; TPF 2010 73 consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale gioca un ruolo 

cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale coopera-

zione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di 

prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. 

Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti evidenziati 

dall'inchiesta, ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'e-

secuzione, un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli 

elementi da essa raccolti e potenzialmente idonei alle indagini estere, al fine di 

chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi sotto la lente degli inquirenti 

esteri (sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 

consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010 consid. 4.1; ZIMMERMANN, 

La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 5a ediz. 2019, 

n. 722, pag. 798 e seg.). Vietata è per contro la cosiddetta fishing expedition, la 

quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale e indeterminata di 

mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che esistano pregressi ele-

menti concreti a sostegno dello stesso (DTF 137 I 218 consid. 2.3.2; 125 II 65 

consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii; TPF 2007 57 consid. 6.1). Tale divieto si fonda 

semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta 

delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1). 

 

4.2 Nella fattispecie, l'utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente 

data, già solo per il fatto che la ricorrente, contitolare, unitamente a H., della 

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relazione in questione, è indagata in Spagna per organizzazione criminale, rici-

claggio e altri reati strettamente legati a quelli sotto indagine in Italia. Per tacere 

del fatto che il MPC, nella decisione impugnata, ha menzionato l’esistenza di 

diverse operazioni sospette avvenute sulla relazione litigiosa collegate con conti 

riconducibili a persone coinvolte nelle indagini estere, segnatamente un accre-

dito del 24 agosto 2009 di fr. 750'000.– proveniente da una relazione bancaria 

della ricorrente presso la Banca FF. SA di Lugano nonché un accredito di fr. 

1'000'000.– intervenuto in data 25 agosto 2009, proveniente da una relazione 

bancaria appartenente a B. presso la Banca GG. SA di Ginevra. Il fatto che 

l’autorità rogante sarebbe già in possesso di documentazione concernente re-

lazioni bancarie riconducibili a B. nulla muta a quanto precede. 

 

Spetterà comunque al giudice estero del merito chinarsi sulle contestazioni dei 

fatti e/o reati formulate dalla ricorrente nonché valutare se dalla documenta-

zione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i 

fatti oggetto della procedura penale in Italia e detta documentazione. Alla luce 

della domanda rogatoriale e del suo complemento risulta che tutta la documen-

tazione litigiosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua tra-

smissione rispetta il principio della proporzionalità e non costituisce una ricerca 

esplorativa e indiscriminata di prove. 

 

 

5. In sede di replica, l’insorgente ha contestato l’adempimento del requisito della 

doppia punibilità, nella misura in cui i valori patrimoniali indicati nelle due roga-

torie sarebbero stati accreditati su conti personali intestati allo stesso B. o alla 

di lui figlia C. Non essendovi stata un’interruzione del paper trail atta a vanificare 

la confisca da parte dell’autorità italiana, i fatti descritti in rogatoria non adempi-

rebbero la fattispecie di cui all’art. 305bis CP.  

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 Così facendo la ricorrente non contesta la doppia punibilità in senso stretto ma 

le risultanze processuali dell’inchiesta estera. Ora, premesso e ribadito che non 

tocca al giudice dell’assistenza approfondire i fatti oggetto dell’inchiesta estera 

né statuire nel merito del procedimento italiano (v. supra consid. 2.2), tale cen-

sura, presentata solo in sede di replica, risulta tardiva. Non essendo decisiva 

per la risoluzione del presente litigio, essa è da considerarsi inammissibile (v. 

art. 32 cpv. 2 PA). 

 

 

6. Visto quanto precede, la decisione di chiusura del 21 settembre 2020 va con-

fermata e il gravame integralmente respinto, nella misura della sua ammissibi-

lità. 

 

 

7. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta 

dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato. 

 

 

 

- 12 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.– è messa a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 

Bellinzona, 18 gennaio 2021 

 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 

Il Presidente: Il Cancelliere: 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Giovanni Poma 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).