# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cce676e5-4aaa-50a8-bf53-4750690038f2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-01-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.01.2001 39.2000.84
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2000-84_2001-01-26.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2000.00084-85

   

  FP/sc

  	
  Lugano

  26 gennaio 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  presidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Daniele
  Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Pozzi

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 23 ottobre 2000
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 29 settembre 2000
  emanate da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 28
luglio 2000 __________, nubile, madre di __________, 1999, ha presentato
istanza alla Cassa cantonale per gli assegni familiari tendente all'assegnazione
di un assegno integrativo e di un assegno di prima infanzia (doc_). 

Il 29 settembre 2000, con due decisioni, la Cassa cantonale per gli assegni
familiari ha respinto sia la richiesta di un assegno di prima infanzia sia
quella di un assegno integrativo. In entrambi i casi l'amministrazione ha
ritenuto non adempiuta la condizione di domicilio nel Cantone da almeno 3 anni
posta dalla LAF, in quanto:

 

" 
(…)

Nella fattispecie, lei è residente nel canton Ticino dal 01.08.2000 proveniente
da __________." 

(cfr. doc. _). 

 

                               1.2.   In data 23
ottobre 2000 l'assicurata ha tempestivamente impugnato le decisioni
dell'amministrazione, adducendo le seguenti motivazioni:

 

" 
(…)

Riguardante l'art. 24 cpv. 1 lett. c LAF, preciso che ho risieduto nel comune
di __________ dal 1.9.1995 fino al 31.7.2000 portando il domicilio per motivi
di lavoro. Preciso che nel canton Ticino sono nata nel 1969 e sono sempre stata
domiciliata versando dalla maggiore età i relativi contributi d'imposte. Per
cui la residenza di pochi anni in un altro cantone non dovrebbe incidere
essenzialmente pregiudicando la mia richiesta sopracitata. 

Perciò chiedo un riesame da parte vostra. …"

(doc. _).

 

                               1.3.   La Cassa,
con risposta 7 novembre 2000, ha proposto di respingere il gravame, dopo aver preso
posizione come segue sulle censure sollevate dall'assicurata:

 

" 
(…)

Dalla documentazione agli atti sono rilevabili i seguenti punti:

a. la ricorrente è nubile con un figlio nato l'8.12.1999;

b. dal 01.09.1995 aveva trasferito il suo domicilio nel Canton Grigioni.

Gli articoli 24, cpv. 1, lett. b e 31, lett. a LAF subordinano l'erogazione
degli assegni alla condizione di avere il proprio domicilio nel Canton Ticino
da almeno tre anni.

La ricorrente non adempie questa condizione avendo trasferito il suo domicilio
nei Grigioni dal 01.09.1995 al 31.07.2000.

Il domicilio per quasi cinque anni fuori dal Canton Ticino è elemento
determinante ai fini del diritto; ininfluente è il fatto di aver sempre
risieduto nel Canton Ticino dalla nascita al 31.08.1995. …"

(doc. _)

 

 

                                        in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause
davanti al Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999
nella causa D.C.).

 

                               2.2.   L'art. 72
del Codice di procedura ticinese (CPC), applicabile in virtù del rinvio al
diritto sussidiario dell'art. 23 della Legge di procedura davanti al TCA,
prevede che il giudice può ordinare la congiunzione di azioni:

                                         a) quando
sia dato un caso di litisconsorzio e una delle azioni non sia riservata ad
altro giudice per ragione di materia;

b) quando, essendo dirette contro un medesimo convenuto, derivino dal medesimo
fatto o atto giuridico.

Nell'evenienza concreta, visto che i ricorsi sono diretti contro delle
decisioni derivanti dal medesimo fatto giuridico e concernono la medesima
persona, è accertata la connessione tra loro. Per economia processuale, le due
procedure ricorsuali sono dunque congiunte in un unico procedimento giudiziario
(cfr. STFA del 16 ottobre 2000 nella causa K. K., Ö. K. S., P. S., (K 52/00, K
53/00, 54/00) consid. 1; STFA del 29 settembre 1998 nella causa L. B., (H
139+142/97), consid. 1).

                                         Nel merito

                               2.3.   Oggetto del
contendere è l'assegnazione a ____________ di un assegno integrativo e di un
assegno di prima infanzia a favore del figlio _________.

Il 1. luglio 1997 sono entrate in vigore alcune norme della nuova Legge
cantonale sugli assegni di famiglia (LAF) dell'11 giugno 1996. Fra queste gli
articoli da 24 a 37 regolano l'assegno integrativo e l'assegno di prima infanzia.

 

                                         L'art. 24
LAF fissa le condizioni per poter beneficiare dell'assegno integrativo e
stabilisce quanto segue:

 

"  Il
genitore domiciliato nel Cantone ha diritto all'assegno (integrativo), per il
figlio, se cumulativamente:

  a) ha la custodia
del figlio;

  b) ha il domicilio
nel Cantone da almeno tre anni;

  c) il reddito
disponibile del o dei genitori, con l'aggiunta dell'eventuale            assegno
di base nonché degli eventuali obblighi alimentari, è       inferiore ai limiti
minimi previsti dalla legislazione sulle prestazioni                                complementari
all'AVS/AI.

 

  Se entrambi i
genitori hanno la custodia del figlio, la madre ha diritto all'assegno. 

 

  Non ha diritto
all'assegno il beneficiario di una prestazione complementare all'AVS/AI, se il
figlio è considerato per il calcolo della prestazione."

 

                                         Il
Regolamento della legge sugli assegni di famiglia (Reg. LAF),  adottato dal
Consiglio di Stato il 5 febbraio 1997, prevede all'art. 28 cpv. 1 che "è
considerato domiciliato nel Cantone il titolare del diritto che vi risiede
effettivamente con l'intenzione di stabilirvisi durevolmente".

 

                                         Il cpv. 2
dell'art. 28 Reg. LAF precisa poi che "si considera domiciliato il
titolare del diritto di cittadinanza svizzera e lo straniero in possesso del
permesso di domicilio (permesso C)".

                                         In
diverse sentenze (cfr. per tutte la STCA del 5 marzo 1998 nella causa E. e Z.B.
pubblicata in RDAT II-1998 pag. 28 seg.) questo Tribunale ha già avuto modo di
stabilire che il cpv. 2 dell'art. 28 Reg. LAF nella misura in cui definisce il
concetto di domicilio degli assicurati stranieri con riferimento al permesso di
polizia (di tipo C) è contrario alla legge.

 

                                         L'art. 29
del Reg. LAF stabilisce che:

 

"  Il
titolare del diritto dimostra di essere stato domiciliato ininterrottamente nel
Cantone nei tre anni precedenti la richiesta.

 

  Il domicilio non si
considera interrotto se l'assenza dal Cantone è inferiore a tre mesi sull'arco
di un anno.

 

                                         In caso
di interruzione, il titolare del diritto deve adempiere nuovamente la
condizione relativa al periodo di carenza dei tre anni prima di poter inoltrare
una nuova richiesta."

                                         L'art. 30
del Reg. LAF stabilisce che:

 

" 
Il diritto corrente all'assegno integrativo non
decade in caso di soggiorno all'estero per un periodo non superiore ai tre mesi
sull'arco di un anno, in particolare per infortunio, malattia o visite.

 

L'anno inizia a decorrere dalla prima assenza.

 

Il diritto corrente all'assegno integrativo non
decade in caso di soggiorno in altro Cantone per malattia, infortunio, servizio
militare o servizio civile."

 

                               2.4.   Gli art. 31
e 32 cpv. 1 LAF fissano le condizioni per poter beneficiare dell'assegno di
prima infanzia.

 

                                         L'art.
31, relativo alla famiglia monoparentale, prevede che:

 

" 
Il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto
all'assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a)      ha il domicilio nel Cantone da almeno 3 anni;

b)      si occupa della cura del figlio e non esercita nessuna attività
lucrativa oppure ne esercita una in misura non superiore al 50%;

c)      il reddito disponibile del genitore, inclusi gli eventuali assegni
di cui il nucleo familiare beneficia in virtù della legge nonché gli eventuali
obblighi alimentari, è inferiore ai limiti posti dall'art. 24 cpv. 1 lett.
c)."

 

                                         L'art.
32, che si riferisce alla famiglia biparentale, stabilisce quanto segue:

 

"  I
genitori domiciliati nel Cantone hanno diritto all'assegno, per il figlio, se
cumulativamente:

  a)   hanno il
domicilio nel Cantone da almeno tre anni;

  b)   uno dei
genitori non esercita nessuna attività lucrativa oppure ne            esercita
una che non supera il 50% per dedicarsi alla cura del       figlio;

  c)   il reddito
disponibile dei genitori, inclusi gli eventuali assegni di    cui il nucleo
familiare beneficia in virtù della legge, è inferiore ai             limiti
posti dall'art. 24 cpv. 1 lett. c).

 

  Al genitore che non
esercita un'attività lucrativa o ne esercita una solo a tempo parziale, senza
giustificati motivi, è computabile un reddito ipotetico, pari al guadagno di
un'attività a tempo pieno, da lui esigibile.

 

  Il reddito ipotetico
minimo è pari al doppio del limite minimo per persona sola secondo la
legislazione sulle prestazioni complementari all'AVS/AI)."

 

                                         Il Reg.
LAF, relativo alla famiglia momparentale, prevede all'art. 41 cpv. 1 che
"è considerato domiciliato nel Cantone il titolare del diritto che vi
risiede effettivamente con l'intenzione di stabilirsi durevolmente".

 

                                         Il cpv. 2
dell'art. 41 Reg. LAF precisa poi che "si considera domiciliato il
titolare del diritto di cittadinanza svizzera e lo straniero in possesso del
permesso di domicilio (permesso C)".

 

                                         Anche
quest'ultima disposizione del Regolamento è già stata ritenuta dal TCA
contraria alla legge (cfr. la sentenza citata al consid. 2.2.).

 

                                         Secondo
l'art. 42 del Reg. LAF: 

 

"  Il
titolare del diritto dimostra di essere stato domiciliato ininterrottamente nel
Cantone nei tre anni precedenti la richiesta.

 

  Il domicilio non si
considera interrotto se l'assenza dal Cantone è inferiore a tre mesi sull'arco
di un anno.

 

  In caso di decadenza
nel diritto all'assegno, il titolare del diritto deve adempiere nuovamente la
condizione relativa al periodo di carenza dei tre anni prima di poter inoltrare
una nuova richiesta."

 

                               2.5.   Nella
presente fattispecie, non è contestato che la ricorrente è domiciliata nel
Cantone ai sensi degli art. 24 cpv. 1 lett. b e 31 lett. a LAF (1a condizione).

Per poter adempiere il
presupposto di questi articoli l’assicurata deve tuttavia anche avere avuto la
residenza abituale in Ticino durante i tre anni precedenti la domanda di
assegno.

                                         Infatti,
come si è visto (cfr. consid. 2.2. e 2.3.), il titolare del diritto deve
dimostrare "di essere stato domiciliato ininterrottamente nel Cantone nei
tre anni precedenti la richiesta" (art. 29 cpv. 1 e art. 42 cpv. 1 Reg.
LAF).

                                         Il
domicilio "non si considera interrotto se l'assenza dal Cantone è
inferiore ai tre mesi" (art. 29 cpv. 2 e art. 42 cpv. 2 Reg. LAF).

                                         A
proposito di questo termine di tre mesi va ricordato che, ad esempio, in
materia di prestazioni complementari sull'AVS/AI, secondo la giurisprudenza,
per determinare la durata di un soggiorno all'estero che non interrompe il
termine legale di dieci anni (termine di attesa, cfr. art. 2 cpv. 2 lett. a LPC
e RDAT II-1998 pag. 37), sono determinanti, se del caso, le regole relative al
diritto di assicurati stranieri a rendite straordinarie dell'AVS/AI, contenute
nelle Convenzioni internazionali (RCC 1985, pag. 135 consid. 3a).

                                         Si
considera che il termine di attesa di dieci anni (precedentemente: quindici
anni) per gli stranieri e quello di cinque anni per i rifugiati e gli apolidi è
stato interrotto quando l'interessato lascia la Svizzera per più di tre mesi;
sono riservati i casi di superamento di questa durata per malattia o per altre
ragioni di forza maggiore (cfr. DTF 110 V 172 consid. 3a con rinvii, RCC 1985
pag. 136 consid. 3b; RDAT II 1993 pag. 185seg; RCC 1992 pag. 38 consid. 2a; RCC
1986 pag. 431 consid. 5a; RCC 1982 pag. 404 consid. 3a).

 

                               2.6.   Il Tribunale
federale, in una sentenza dell'11 dicembre 1995 pubblicata in RDAT II 1996 pag.
237, ha negato che esistessero motivi atti a giustificare un'interruzione della
dimora in Svizzera superiore ai tre mesi nel caso di un'assicurata che si era
recata in Italia in due occasioni, ogni volta durante due anni, per assistere
la madre malata.

                                         La nostra
Massima istanza si è al proposito così espressa:

 

"  L'Ufficio
ricorrente contesta il parere dell'autorità giudiziaria cantonale.

  Ricordato che,
secondo la giurisprudenza, il soggiorno all'estero di un assicurato domiciliato
in Svizzera non comporta l'estinzione del diritto alla prestazione se la
necessità di un trattamento medico ha motivato la scelta del luogo di soggiorno
(DTF 110 V 173 consid. 3b con rinvii), ha assunto che deve però trattarsi di un
caso di forza maggiore, presupposto che non può essere ammesso nella presente
fattispecie.

 

  Il parere
dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali è pertinente. Infatti, come
risulta dalla summenzionata sentenza, per non essere interruttivo del periodo
di dimora nella Svizzera, un soggiorno all'estero di oltre tre mesi deve,
almeno dal profilo dell'imprevedibilità e delle sue conseguenze, essere
paragonabile a un caso di forza maggiore. Ora, tale requisito non è dato in
concreto. Inoltre, come rileva il ricorrente, in un caso analogo alla vertenza
in esame, il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di
giudicare che l'esistenza di un caso di forza maggiore doveva essere negato nei
confronti di un assicurato jugoslavo che motivava la sua assenza prolungata
dalla Svizzera invocando le cure da prestare alla madre infortunata (sentenza
inedita 4 gennaio 1995 in re L.). Orbene, se la dimora ininterrotta per 15 anni
è stata negata laddove la convenzione vigente tra la Svizzera e la Jugoslavia
contempla esplicitamente l'eccezione della forza maggiore ai fini
dell'ammissione di un periodo di assenza dalla Svizzera superiore a tre mesi
(art. 9 del protocollo finale della Convenzione jugoslavo-svizzera), una
soluzione più liberale non è certo ammissibile nell'ambito del disciplinamento
convenzionale italo-svizzero, il quale non prevede simile eccezione (art. 10
del protocollo finale della Convenzione italo-svizzera)." (pag. 237-238)

 

                                         In
un'altra sentenza del 19 aprile 1999 nella causa J.M., non pubblicata (P.
44/97), il TFA ha pure negato l'esistenza di motivi di forza maggiore, argomentando:

 

"  Nella
fattispecie, si tratta di accertare se l'assenza dell'assicurato dalla
Svizzera, dal gennaio al dicembre del 1991, sia stata interruttiva del periodo
di 15 anni che - come s'è visto - secondo legge deve essere ininterrotto perchè
possano essere riconosciute prestazioni complementari.

  In sostanza la lite
verte solo sulla questione a sapere se nelle condizioni psichiche
dell'interessato a seguito della separazione dalla moglie potesse essere
ravvisata una situazione di forza maggiore ai sensi della giurisprudenza
ricordata in precedenza.

 

  b) Ora, il giudizio
cantonale, ai cui motivi può essere fatto riferimento, deve essere confermato.

  Se in effetti dagli
atti emerge che il ricorrente si è trovato all'epoca in questione in una
situazione psichica particolare, non sono comunque dati i requisiti della forza
maggiore. A prescindere dal tema di sapere se si sia effettivamente trattato di
malattia, è lecito affermare che non ci si trovi al cospetto di una situazione
richiedente una permanenza in Francia. L'assicurato si è recato in quel paese
per trovare presso famigliari quel sostegno che non trovava in Svizzera. Da
simile ricerca di appoggi in Patria dev'essere dedotta la volontà
dell'interessato, per quel limitato periodo, di trasferire il centro dei propri
interessi, il semplice legame con il figlio in Ticino nulla mutando al
riguardo.

  Per quel che
concerne poi il particolare argomento secondo cui l'assicurato non sarebbe
rimasto in Svizzera perchè le cure richieste non sarebbero state prese a carico
dall'assicurazione contro le malattie, esso non è di rilievo. In questa
circostanza si ravvisa semmai un elemento indicante che non si è trattato di
una situazione seria o comunque d'urgenza, elemento corroborante pertanto
l'inadempimento dei requisiti della forza maggiore."

 

                               2.7.   Oltre agli
art. 29 e 42 Reg. LAF, già citati, va ricordato che, secondo l'art. 30 cpv. 1 e
l'art. 44 cpv. 1 Reg. LAF, il diritto corrente all'assegno non decade in caso
di soggiorno all'estero per un periodo non superiore ai tre mesi sull'arco di
un anno, in particolare per infortunio, malattia o visite. L'anno inizia a
decorrere dalla prima assenza (art. 30 cpv. 2 e art. 44 cpv. 2 Reg. LAF).
Inoltre, il diritto corrente all'assegno, sia a quello integrativo che a quello
di prima infanzia, non decade in caso di soggiorno in altro Cantone per
malattia, infortunio, servizio militare o servizio civile (cpv. 3 dell'art. 30
e dell'art. 44 Reg. LAF).

                                         Il TCA ha
stabilito che il periodo di carenza di tre anni, ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 e
dell'art. 42 cpv. 2 Reg. LAF, non si considera interrotto anche nel caso in cui
lo spostamento del domicilio o della residenza effettiva per più di tre mesi in
un anno è provocato da motivi di forza maggiore (D. Cattaneo, La legge sugli assegni
di famiglia: caratteristiche, sentenze e problemi aperti, in "Il diritto
pubblico ticinese nel terzo millennio", RDAT I -2000, pag. 130 e segg
(131)).

                                         Questo
criterio, ripreso dalla giurisprudenza del TFA in materia di prestazioni
complementari e di rendite straordinarie dell'AVS (cfr. D. Cattaneo, op. cit.,
in RDAT I - 2000, sentenze citate alla nota 47, pag. 131), è stato ad esempio
riconosciuto nel caso di assicurate che si sono assentate dal Ticino per
cercare di ricostituire un legame con il padre del loro figlio (cfr. STCA del 9
marzo 1998 nella causa J.W. e STCA del 9 marzo 1998 nella causa PC non
pubblicate, entrambe menzionate in D. Cattaneo, op. cit., RDAT I -2000, pag.
131) o nel caso di una famiglia assente dal Ticino per complessivi 8 mesi in
quanto il marito aveva trovato un impiego fuori Cantone (cfr. STCA dell'8
febbraio 2000 nella causa S. e N.P. non pubblicata, citata in RDAT I - 2000,
pag. 131).

                                         In
quest'ultimo caso il TCA ha in particolare rilevato:

 

" 
Nel caso concreto risulta dagli atti che S. P.
ha risieduto ad Olten dal 1° ottobre 1996 al 31 maggio 1997.

Successivamente è rientrata in Ticino, dove aveva
sempre vissuto (cfr. doc. _).

La famiglia P. ha deciso di trasferire il proprio
domicilio civile (cfr. consid. 2.3 e la sentenza commentata in PJA 1999 pag.
611 seg.) a Olten in quel periodo, dove peraltro il marito lavorava rientrando
settimanalmente al in Ticino, anche a seguito della nascita della figlia il 16
aprile 1996 (cfr. doc. _).

 

La famiglia P. è dunque stata sempre domiciliata
ed ha risieduto effettivamente in Ticino salvo gli otto mesi durante i quali si
è trasferita nel Canton Soletta per ragioni di lavoro del marito.

In simili condizioni, visto il motivo addotto per
il trasferimento fuori Cantone e ritenuto inoltre che, secondo gli art. 29 cpv.
2 e 46 cpv. 2 Reg. LAF, "il domicilio non si considera interrotto se
l'assenza dal Cantone è inferiore ai tre mesi sull'arco di un anno" (in
questo caso 3 mesi nel 1996 e 3 mesi nel 1997), questo Tribunale ritiene che
sarebbe eccessivamente rigoroso negare alla famiglia il diritto agli assegni
solo per i due mesi supplementari di interruzione del domicilio, per di più con
valide giustificazioni.

Il presupposto degli art. 24 cpv. 1 lett. b LAF e
32 cpv. 1 lett. a LAF nel caso concreto è dunque realizzato.

Gli
atti vanno così ritrasmessi all'amministrazione affinché esamini gli altri
presupposti per il diritto all'assegno integrativo e all'assegno di prima
infanzia."

 

                                         Il
criterio della forza maggiore non è stato invece ammesso nel caso di un
assicurato che si era trasferito in un altro Cantone a seguito di divergenze
con i suoi genitori (cfr. RDAT II-1998 pag. 50-51) o trattandosi di assicurate
che sono rientrate in Ticino dopo aver divorziato dal coniuge, lasciando il
Cantone nel quale avevano trasferito il domicilio al momento del matrimonio
(cfr. STCA del 5 luglio 1999 nella causa C.D.-L. e STCA del 21 gennaio 2000
nella causa J.M. non pubblicate, entrambe citate in D. Cattaneo, op. cit., RDAT
I - 2000 pag. 131).

                                         Più
precisamente il TCA si è così espresso:

 

" 
Nel caso concreto  J. M. ha trasferito il
proprio domicilio civile nel Canton Vaud dal mese di luglio 1997 fino al mese
di gennaio 1999 (cfr.  doc. _,consid. 2.3 e la sentenza commentata in PSA 1999
pag. 611 seg.).

Essa non adempie il
presupposto di tre anni di domicilio ininterrotto in Ticino, prima della
domanda.

L’assicurata ha infatti 
interrotto il periodo di carenza di tre anni per più di tre mesi (cfr. art. 42
cpv. 2 Reg. LAF). 

D'altra parte, i motivi
invocati dalla ricorrente (cfr. consid. 1.4.) non possono essere ritenuti di
forza maggiore ai sensi della giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.3.), visto
che essa si è trasferita nel Canton Vaud  con il marito e  padre di sua figlia
(nata nel maggio 1997 ).

Ora, secondo le
disposizioni del Reg. LAF citate (cfr. consid. 2.2.), in caso di interruzione,
rispettivamente in caso di decadenza del diritto all'assegno, il titolare del
diritto deve adempiere nuovamente la condizione relativa al periodo di carenza
dei tre anni prima di poter inoltrare una nuova richiesta.

Il nuovo periodo di
carenza di tre anni ha iniziato a decorrere nel gennaio  1999  e non era dunque
ancora trascorso al momento della  presentazione della domanda.

In simili condizioni le
decisioni della Cassa cantonale con le quali è stato rifiutato all'assicurata
il diritto all'assegno integrativo e all’assegno di prima infanzia devono
essere  confermate.

(cfr. STCA del 21 gennaio
2000 J. M., consid. 2.5., non pubblicata)

 

 

                               2.8.   Riguardo
alle nozioni di domicilio e di residenza abituale, in una sentenza del 17
maggio 1999 nella causa S.G., non pubblicata (39.98.109-110) il TCA ha
precisato:

 

"  Nella
presente fattispecie la Cassa ha ritenuto non adempiuto il presupposto
dell'art. 24 cpv. 1 lett. b LAF e 32 cpv. 1 lett. a LAF.

  Chiamato ora a
pronunciarsi, il TCA non può che approvare l'operato dell'amministrazione.

  Infatti, da una
parte, vista la durata del soggiorno in Francia dell'assicurata per motivi di
studio e considerato che essa vive a Parigi con il suo compagno e sua figlia ed
ha quindi in quella città il centro dei suoi interessi familiari, si può
ritenere che essa abbia costituito il suo domicilio civile in Francia (cfr.,
per un caso analogo, proprio in materia di assegni familiari RVJ 1999 pag.
108-100).

  Inoltre e
soprattutto, anche volendo ammettere per ipotesi, che S. G. è tuttora
domiciliata in Ticino, comunque l'assicurata non vi risiede effettivamente
(cfr. STFA del 30 settembre 1998 nella causa S.P., H 144/97) per ben 8 mesi
all’anno ogni anno. Questa assenza dal nostro Cantone è di gran lunga superiore
rispetto a quella ammessa dall’art. 29 cpv. 2 Reg. LAF, secondo cui il
domicilio (recte: la residenza abituale) "non si considera interrotto se
l'assenza dal Cantone è inferiore ai tre mesi".

  Non esistono del
resto in concreto motivi di forza maggiore atti a giustificare un'interruzione
superiore (cfr. STFA del 19 aprile 1999 nella causa J.M., P 44/97).

  A regione la Cassa
ha quindi rifiutato all'assicurata l'assegno integrativo.

  Anche l’assegno di
prima infanzia è stato giustamente rifiutato dall’amministrazione, visto che
secondo l’art. 32 cpv. 1 lett. a LAF per potere ottenere questa prestazione,
entrambi i genitori devono avere il domicilio nel Cantone da almeno tre
anni."

 

                               2.9.   Nel caso concreto,
__________ ha trasferito il proprio  domicilio civile nel Canton Grigioni dal
mese di settembre 1995 fino al mese di luglio 2000 (cfr. doc. _), e quindi per
quasi cinque anni.

 

                                         Essa non
adempie il presupposto di tre anni di domicilio ininterrotto in Ticino -
richiesto dalla legge sia per l'erogazione dell'assegno integrativo che di
quello di prima infanzia - prima della domanda.

                                         L’assicurata
ha infatti interrotto il periodo di carenza di tre anni per più di tre mesi
(cfr. art. 29 cpv. 2 e art. 42 cpv. 2 Reg. LAF). 

                                         D'altra
parte, i motivi invocati dalla ricorrente (cfr. consid. 1.2.) non possono
essere ritenuti di forza maggiore ai sensi della giurisprudenza citata (cfr.
consid. 2.5., 2.6., 2.7.), visto che essa si è trasferita nel Canton Grigioni -
dove risiede il padre di suo figlio e dove il figlio è nato in data 8 dicembre
1999 - per motivi di lavoro (doc. _).

                                         Ora,
secondo le disposizioni del Reg. LAF citate (cfr. consid. 2.2, 2.3. e 2.6.), in
caso di interruzione, l'assicurato deve adempiere nuovamente la condizione
relativa al periodo di carenza dei tre anni prima di poter inoltrare una nuova
richiesta.

                                         Il nuovo
periodo di carenza di tre anni ha così iniziato a decorrere nell'agosto 2000 e
non era dunque ancora trascorso al momento della presentazione della domanda.

                                         In simili
condizioni le decisioni della Cassa cantonale con le quali è stato rifiutato
all'assicurata il diritto agli assegni devono essere confermate.

Sta al legislatore, se lo
ritiene opportuno, trovare una diversa soluzione riguardo al periodo di
carenza, per le persone come l'assicurata, da sempre domiciliate in Ticino ed
assentatesi dal Cantone durante alcuni anni per motivi familiari (consid. 1.2.
e RDAT II-1998 pag. 43-48 sulle ragioni che hanno portato il Gran Consiglio a
introdurre un periodo di carenza di tre anni).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   I ricorsi
sono respinti.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Intimazione
alle parti. 

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario  

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti