# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9d0ef406-b3ac-554e-b8d1-58c8046badb2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-10-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.10.2015 A-5061/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-5061-2014_2015-10-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte I 

A-5061/2014 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 6  o t t o b r e  2 0 1 5  

Composizione 

 
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),  

Salome Zimmermann, Pascal Mollard,  

cancelliera Sara Friedli. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinata dall'avv. (…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Divisione principale dell'imposta sul valore aggiunto, 

Schwarztorstrasse 50, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
IVA (1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2009; deduzione 

dell'imposta precedente). 

 

 

 

A-5061/2014 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______, in V._______ (di seguito: la contribuente), ha quale scopo 

principale la compravendita di autoveicoli, gestione di un'officina di 

autoriparazioni e autonoleggio, la gestione di un chiosco e di un ufficio 

cambi, nonché ogni altra attività connessa (cfr. relativo estratto del Registro 

di Commercio). Essa è iscritta quale contribuente IVA presso 

l'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) dal 1° giugno 2005.  

B.  

Nei mesi di ottobre 2010 e gennaio 2011, l'AFC ha effettuato un controllo 

presso la contribuente per i periodi fiscali dal 1° gennaio 2006 al 31 di-

cembre 2009, constatando alcune irregolarità, segnatamente in merito a 

della cifra d'affari non dichiarata e a dell'imposta precedente dedotta a 

torto. Il 7 febbraio 2011 ha dunque emanato un « Risultato del controllo » 

comprendente una rettifica d'imposta di 63'465 franchi. 

C.  

Con scritto 14 febbraio 2011, la contribuente ha dichiarato interporre 

reclamo per la ripresa eseguita a seguito del predetto controllo, con 

particolare riferimento a un addebito d'imposta su della cifra d'affari 

conseguita con l'affitto di una vetrina non dichiarata nei rendiconti. 

D.  

Il 24 febbraio 2011, la contribuente ha inoltre chiesto maggiori informazioni 

e motivazioni riguardanti il risultato del controllo ed ha allegato al suo scritto 

i formulari 1310, quali attestazioni dei fornitori della prestazione, per alcune 

prestazioni, al fine di poter dedurre l'imposta precedente malgrado le 

lacune formali delle relative fatture. In particolare, essa ha allegato al suo 

scritto il formulario debitamente compilato e firmato dalla società 

B._______, in W._______, concernente la fornitura di una BMW 

d'occasione per 25'000 franchi (di cui fr. 1'765.80 d'imposta precedente) e 

due formulari, compilati ma non firmati dall'allora società C._______, in 

X._______ (in seguito, D._______ in liquidazione, in Y._______, radiata 

dal Registro di commercio il […] secondo FUSC no. […] del […]), per la 

fornitura di una Porsche 997 GT 2 di 275'000 franchi e una Porsche GT 3 

di 155'000 franchi (rispettivamente fr. 19'423.80 e fr. 10'947.95 d'imposta 

precedente). 

 

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E.  

Il 7 marzo 2011, l'AFC ha emanato l'avviso di tassazione n. (…) abbinato 

ad una decisione comprendente una ripresa di 63'465 franchi, oltre 

accessori, per i periodi fiscali dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2009. 

F.  

Con scritto 6 aprile 2011, l'AFC ha fornito alla contribuente alcuni chiari-

menti in merito alle riprese fiscali contenute nell'avviso di tassazione. 

G.  

Il 7 aprile 2011, la contribuente ha inoltrato reclamo avverso il citato avviso 

di tassazione, postulandone l'annullamento, fatta eccezione per la rettifica 

di 862 franchi relativa al periodo dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2008 

(vendita Smart Coupé, punto 2 dell'avviso di tassazione).  

H.  

Con decisione su reclamo del 3 luglio 2014, l'AFC ha accolto parzialmente 

il reclamo dichiarando la contribuente debitrice dell'importo IVA di 

61'699 franchi, oltre accessori, per i periodi fiscali dal 1° gennaio 2006 al 

31 dicembre 2009. 

I.  

Avverso la predetta decisione, A._______, in V._______ (di seguito: la 

ricorrente) ha presentato ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale con scritto 10 settembre 2014. Protestando tasse, spese e 

ripetibili, essa postula l'accoglimento del proprio gravame e che le venga 

riconosciuto il diritto di dedurre l'imposta precedente delle due fatture 

emesse dall'allora C._______, in X._______, ammontanti rispettivamente 

a 19'423.80 franchi (fattura dell'11 ottobre 2008) e a 10'947.95 franchi 

(fattura del 3 novembre 2008). In sostanza, essa ritiene di aver adempiuto 

tutti i requisiti formali alla base del diritto della deduzione dell'imposta 

precedente in rapporto alle predette fatture, sicché sarebbe a torto che 

l'AFC le avrebbe negato tale diritto. 

J.  

Con scritto 1° dicembre 2014, l'autorità ha postulato il rigetto integrale del 

ricorso, rinunciato a prendere posizione e riconfermandosi nella propria 

decisione. 

K.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

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Pagina 4 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all'art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In particola-

re, le decisioni finali rese dall'AFC in materia d'IVA possono essere conte-

state dinanzi ad esso conformemente all'art. 33 lett. d LTAF. La procedura 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA, in quanto la 

LTAF non disponga altrimenti (cfr. art. 37 LTAF). In presenza di una deci-

sione su reclamo emanata dall'AFC conformemente alle prescrizioni legali 

(cfr. sentenza del TF 2C_805/2013 del 21 marzo 2014 consid. 6.3.5), lo 

scrivente Tribunale è dunque competente per dirimere la vertenza. 

1.2 Pacifica è la legittimazione a ricorrere della ricorrente, essendo la 

stessa destinataria della decisione impugnata (art. 48 PA). Il ricorso è poi 

stato interposto tempestivamente (art. 20 segg.; art. 50 PA), nel rispetto 

delle esigenze di forma e di contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). Il 

ricorso è pertanto ricevibile in ordine e deve essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l'accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b PA) e l'inadegua-

tezza (art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren 

vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2007/41 

consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, 

no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della massima inquisitoria e dell'applica-

zione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l'autorità competente procede 

difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti 

di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 

senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure 

(« Rügeprinzip ») l'autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure 

che non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla 

constatazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza 

sostanziate (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

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inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all'istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 

139 consid. 2b). Il dovere processuale di collaborazione concernente in 

particolare il ricorrente che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio 

interesse, comprende, in particolare, l'obbligo di portare le prove 

necessarie, d'informare il giudice sulla fattispecie e di motivare la propria 

richiesta, ritenuto che in caso contrario arrischierebbe di dover sopportare 

le conseguenze della carenza di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 

consid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Nell'ambito della procedura di ricorso – come quella che in casu ci 

occupa – possono essere esaminate solo le questioni su cui si è già 

espressa in modo vincolante l'istanza precedente in forma di decisione 

giusta l'art. 5 PA o le questioni che essa avrebbe dovuto trattare se la legge 

fosse stata interpretata correttamente. Secondo la giurisprudenza e la 

dottrina, il contenuto della decisione emanata – segnatamente il suo 

dispositivo – delimita il possibile oggetto del litigio (cfr. DTF 133 II 35 

consid. 2; sentenza del TAF A-8333/2010 del 29 aprile 2013 consid. 1.5 

con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.7 segg.) 

Per quanto riguarda un ricorso, sono invece le sue conclusioni a 

determinarne la portata. Nella misura in cui esse vertono sull'annullamento 

della decisione impugnata, l'oggetto del litigio e quindi del ricorso coincide 

con quello della decisione impugnata. Possibile è però anche che la 

decisione venga impugnata solo in parte. In questo caso, l'oggetto del litigio 

è ridotto a tale parte (cfr. DTF 131 II 200 consid. 3.2; 130 II 530 consid. 2.2; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.211 segg.; BENOÎT BOVAY, 

Procédure administrative, 2000, pag. 390). Illecito è per contro che un 

ricorso tenti di mettere in discussione più di quanto trattato nella decisione 

impugnata, quindi di estendere l'oggetto del litigio, segnatamente mediante 

la formulazione di nuove o più ampie conclusioni rispetto a quelle formulate 

in precedenza. Un tale agire comporterebbe infatti una chiara lesione delle 

competenze funzionali delle singole istanze (cfr. sentenza del TAF A-

8333/2010 del 29 aprile 2013 consid. 1.5 con rinvii; BOVAY, op. cit., 

pag. 391).  

2.4 Allorquando l'autorità reputa come chiare le circostanze di fatto e che 

le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, 

essa emana la propria decisione. In tale ipotesi, se procedendo in modo 

non arbitrario ad un apprezzamento anticipato delle prove proposte, è 

convinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua 

opinione, essa può porre un termine all'istruzione (cfr. DTF 133 II 384 

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consid. 4.2.3 con rinvii; sentenza del TF 2C_720/2010 del 21 gennaio 2011 

consid. 3.2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-6182/2012 del 27 agosto 

2013 consid. 2.3.1 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., 

n. 3.144). Se al contrario, l'autorità di ricorso rimane nell'incertezza dopo 

aver provveduto alle investigazioni richieste dalle circostanze, essa 

applicherà le regole sulla ripartizione dell'onere probatorio. In tale contesto, 

e a difetto di disposizioni speciali in materia, il giudice s'ispirerà all'art. 8 

CC, in virtù del quale chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di 

fatto da lui asserita, deve fornirne la prova. Detto in altre parole, incombe 

all'amministrato il compito di stabilire i fatti che sono di natura a procurargli 

un vantaggio e all'amministrazione di dimostrare l'esistenza di quelli che 

assoggettano ad un obbligo in suo favore. L'assenza di prove va a scapito 

della parte che intendeva trarre un diritto da una circostanza di fatto non 

provata. Il principio inquisitorio non ha alcuna influenza sulla ripartizione 

dell'onere probatorio, poiché interviene ad un stadio anteriore (cfr. [tra le 

tante] sentenza del TAF A-6182/2012 del 27 agosto 2013 consid. 2.3.2 con 

rinvii). 

Applicate al diritto fiscale, tali regole presuppongono che l'amministrazione 

fiscale sopporti l'onere della prova delle circostanze di fatto che deter-

minano l'imposizione o l'importo dell'imposta dovuto, ovvero i fatti che 

fondano o aumentano l'imposizione, mentre il contribuente di quelle che 

diminuiscono o azzerano l'imposizione, ovvero i fatti che l'esonerano o 

riducono l'importo d'imposta dovuto (cfr. sentenze del TF 2C_814/2010 del 

23 settembre 2011 consid. 5.4; 2A.642/2004 del 14 luglio 2005, in: Archivi 

di diritto fiscale svizzero [ASA] vol. 75 pag. 495 segg. consid. 5.4; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-6182/2012 del 27 agosto 2013 consid. 2.3.3 con 

rinvii).  

3.  

La LIVA è entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Fatto salvo l'art. 113 LIVA, 

le disposizioni del diritto anteriore e le loro prescrizioni d'esecuzione 

rimangono ancora applicabili a tutti i fatti e i rapporti di diritto sorti durante 

la loro validità (art. 112 cpv. 1 LIVA). Nella misura in cui la fattispecie in 

esame concerne i periodi fiscali dal 1° trimestre 2006 al 4° trimestre 2009 

– ossia dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2009 – alla stessa risulta 

dunque applicabile materialmente la legge federale del 2 settembre 1999 

concernente l'imposta sul valore aggiunto (vLIVA, RU 2000 1300 e modifi-

che ulteriori) entrata in vigore il 1° gennaio 2001 (cfr. art. 94 cpv. 1 vLIVA; 

decreto del Consiglio federale [DCF] del 29 marzo 2000, RU 2000 1344). 

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Riguardo invece alla procedura, il nuovo diritto procedurale è applicabile a 

tutti i procedimenti pendenti al momento dell'entrata in vigore della LIVA 

(cfr. art. 113 cpv. 3 LIVA; per quel che concerne lo scopo restrittivo di detta 

disposizione, cfr. sentenze del TAF A-6986/2008 del 3 giugno 2010 

consid. 1.2; A-1113/2009 del 24 febbraio 2010 consid. 1.3). In merito 

all'apprezzamento delle prove, l'art. 81 cpv. 3 LIVA non entra in 

considerazione qualora il diritto materiale anteriore rimanga applicabile 

(cfr. sentenze del TAF A-3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 1.2 con 

rinvii; A-2387/2007 del 29 luglio 2010 consid. 1.2). Infine, la possibilità 

d'apprezzare anticipatamente le prove rimane ammissibile anche nel 

nuovo diritto e, a fortiori, per i casi pendenti (cfr. sentenze del TAF A-

3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 1.2 con rinvii; A-2387/2007 del 

29 luglio 2010 consid. 1.2; A-4785/2007 del 23 febbraio 2010 consid. 5.5; 

Messaggio del 25 giugno 2008 concernente la semplificazione dell'imposta 

sul valore aggiunto, FF 2008 6151; MOLLARD/OBERSON/TISSOT 

BENEDETTO, Traité TVA, 2009, pag. 1126 n. 157). 

4.  

Nel proprio gravame, la ricorrente contesta unicamente la rettifica operata 

dall'autorità inferiore in rapporto alla fattura 11 ottobre 2008 (ripresa fiscale 

di fr. 19'423.80) e alla fattura 3 novembre 2008 (ripresa fiscale di 

fr. 10'947.95) – emesse dalla società C._______, poi corrette con 

modulo 1310 – per le quali non le ha riconosciuto il diritto alla deduzione 

dell'imposta precedente, in quanto trattasi di fatture formalmente non 

conformi alle prescrizioni legali in materia IVA permettenti una tale 

deduzione. In sostanza, la ricorrente ritiene che poiché la C._______ era 

contribuente IVA al momento dell'emanazione delle due citate fatture con 

indicazione IVA, le dovrebbe essere concessa la deduzione dell'imposta 

precedente, così come confermato dall'ispettore IVA dell'AFC. Il mancato 

riconoscimento da parte dell'AFC delle fatture e del modulo 1310 emessi 

dalla C._______, non le sarebbe poi imputabile, in quanto la stessa 

avrebbe sempre agito correttamente, in buona fede e in ossequio ai propri 

doveri formali e legali.  

L'esame dello scrivente Tribunale si focalizzerà pertanto soltanto su tale 

punto della decisione impugnata (cfr. consid. 2.3 del presente giudizio).  

5.  

5.1 Giusta l'art. 38 cpv. 1 vLIVA, se utilizza beni o prestazioni di servizi per 

uno degli scopo giustificati dall'uso commerciale e menzionati nel cpv. 2 

(tra i quali figurano le forniture di beni e le prestazioni di servizi), il 

contribuente può dedurre nel suo rendiconto d'imposta le imposte che in 

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particolare gli sono state fatturate da altri contribuenti, conformemente alle 

indicazioni dell'art. 37 vLIVA, per forniture di beni e prestazioni di servizi 

(art. 38 cpv. 1 lett. a vLIVA; cfr. sentenze del TAF A-4695/2010 del 

14 gennaio 2013 consid. 3.1 con rinvii; A-162/2010 dell'8 agosto 2012 

consid. 6.1 con rinvii).  

La deduzione dell'imposta precedente presuppone l'adempimento delle 

seguenti condizioni materiali e formali: (i) solo il contribuente – designato 

come tale dalla legge (art. 21 e segg. vLIVA) o in virtù dell'esercizio del 

diritto d'opzione (art. 27 vLIVA) – può esigere la deduzione dell'imposta 

precedente (cfr. art. 38 cpv. 1 vLIVA); (ii) detta deduzione è possibile 

unicamente per le forniture di beni e le prestazioni di servizi gravate dall'IVA 

fatturata al contribuente da altri contribuenti (art. 38 cpv. 1 lett. a vLIVA); 

(iii) le prestazioni devono essere utilizzate – anche solo in maniera indiretta 

– per uno degli scopi limitatamente enumerati all'art. 38 cpv. 2 vLIVA, con 

la precisazione che il contribuente può parimenti dedurre le imposte 

precedenti menzionate nel cpv. 1 anche quando utilizza i beni o i servizi 

per attività ai sensi dell'art. 19 cpv. 2 vLIVA o per attività che sarebbero 

imponibili se effettuate sul territorio svizzero (art. 38 cpv. 3 vLIVA); (iv) la 

deduzione dell'imposta precedente è poi unicamente possibile sulla base 

di un giustificato, ovvero di una fattura che adempie certe esigenze formali 

(art. 38 cpv. 1 lett. a vLIVA in rapporto con l'art. 37 vLIVA); (v) detta 

deduzione non deve infine essere stata espressamente esclusa in virtù 

dell'art. 39 vLIVA (cfr. in particolare sentenza del TAF A-4695/2010 del 

14 gennaio 2013 consid. 3.2 con rinvii; parimenti A-162/2010 dell'8 agosto 

2012 consid. 6.2.1 con rinvii). 

5.2 In ambito IVA, la dichiarazione e il pagamento dell'imposta avvengono 

secondo il principio dell'autotassazione (cfr. art. 46 vLIVA), il quale implica 

che il contribuente è tenuto a dichiarare spontaneamente l'imposta e 

l'imposta precedente all'AFC. In virtù di detto principio, spetta altresì al 

contribuente constatare il proprio assoggettamento, determinare la base 

dell'imposizione, calcolare e versare in seguito l'imposta dovuta per un 

determinato periodo di rendiconto nel termine prescritto dalla legge 

(cfr. art. 47 cpv. 1 vLIVA). Egli stabilisce l'importo del credito fiscale ed è 

quindi il solo responsabile del completo ed esatto assoggettamento delle 

sue operazioni imponibili e del calcolo corretto dell'imposta precedente. La 

tassazione è considerata conclusa, quando il contribuente consegna 

all'AFC il rendiconto IVA debitamente compilato (cfr. RIVIER/ROCHAT PAU-

CHARD, Droit fiscal suisse, la taxe sur la valeur ajoutée, 2000, pag. 167; 

MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., pag. 650 n. 203; [tra le 

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tante] sentenze del TAF A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 6.4; 

A-5615/2012 del 29 agosto 2013 consid. 4.1.6 con rinvii).  

In virtù del suo obbligo d'informare il contribuente, l'AFC ha redatto delle 

istruzioni all'attenzione di quest'ultimo ai sensi dell'art. 52 vLIVA, nella 

forma di direttive, di circolari e opuscoli informativi. In virtù del principio 

dell'autotassazione, le conseguenze delle scelte operate da un contri-

buente in ambito IVA sono reputate come a lui note. Egli non può appellarsi 

all'ignoranza delle istruzioni emanate dall'AFC o del fatto che quest'ultima 

non ha attirato la sua attenzione su un punto preciso ivi figurante (cfr. [tra 

le tante] sentenza del TAF A-3558/2013 del 18 novembre 2014 consid. 6.4; 

RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, op. cit., pag. 11 e pag. 167). 

5.3 Tra gli obblighi spettanti a ogni contribuente vi è in particolare quello 

della tenuta della contabilità (cfr. sentenze del TF 2A.552/2006 del 

1° febbraio 2007 consid. 3.1; 2A.109/2005 del 10 marzo 2006 consid. 2.1 

segg.; sentenze del TAF A-175/2014 del 9 dicembre 2014 consid. 4.3.1 con 

rinvii; A-1331/2013 del 2 ottobre 2014 consid. 5.2.1; A-4344/2008 del 

9 settembre 2010 consid. 4.2). Giusta l'art. 58 cpv. 1 vLIVA, il contribuente 

deve tenere i suoi libri di commercio in modo da consentire di constatare 

facilmente e con sicurezza i fatti importanti per determinare l'assoggetta-

mento come pure per il calcolo dell'imposta e delle imposte precedenti 

deducibili. L'art. 58 cpv. 2 vLIVA precisa che il contribuente deve conser-

vare regolarmente i suoi libri di commercio, i giustificativi, le carte d'affari 

ed altre registrazioni finché il credito fiscale a cui si riferiscono detti 

documenti non è ancora prescritto. Tra i documenti che devono essere 

conservati vanno menzionati le ordinazioni, le fatture (fatture dei fornitori e 

copie delle fatture ai clienti), i contratti di compravendita, i giustificativi di 

pagamento, le dichiarazioni d'esportazione, i certificati d'importazione, ecc. 

(cfr. MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., pag. 825 n. 80; 

sentenza del A-6152/2009 del 22 marzo 2012 consid. 4.5). 

5.4 Giusta l'art. 37 cpv. 1 vLIVA, su richiesta del destinatario assoggettato 

all'imposta, il contribuente per la sua fornitura o prestazione di servizi deve 

emettere una fattura contenente le seguenti informazioni: a) il nome e 

l'indirizzo con i quali è iscritto nel registro dei contribuenti o che è abilitato 

ad utilizzare nelle transazioni commerciali, nonché il numero di 

immatricolazione nel registro dei contribuenti; b) il nome e l'indirizzo del 

destinatario della fornitura di beni o della prestazione di servizi, con i quali 

lo stesso è abilitato a presentarsi nelle transazioni commerciali; c) la data 

o il periodo della fornitura di beni o della prestazione di servizi; d) il genere, 

l'oggetto e l'entità della fornitura di beni o della prestazione di servizi; e) la 

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controprestazione per la fornitura di beni o per la prestazione di servizi; f) 

l'aliquota d'imposta e l'ammontare d'imposta dovuto sulla con-

troprestazione. Se la controprestazione comprende l'imposta, è sufficiente 

indicare l'aliquota d'imposta. È fatto salvo l'art. 33 cpv. 6 lett. a vLIVA. 

La fattura è un elemento essenziale del sistema IVA in quanto indica su 

che base l'imposta è stata prelevata e permette il recupero del l'imposta 

precedentemente versata (sentenza del TF 2C_33/2014 del 27 luglio 2015 

consid. 2.2.1). La fattura è un documento, ovvero uno scritto che deve 

servire come prova. Essa è destinata a provare l'esistenza dello scambio 

di prestazioni come pure l'aliquota d'imposta e l'importo dell'IVA. L'originale 

di detto documento è, di regola, emesso in favore del destinatario della 

prestazione ma il prestatore ne deve conservare una copia per giustificare 

le proprie scritture contabili (cfr. RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, op. cit., 

pagg. 220-221; cfr. parimenti sentenza del TF 2C_561/2009 del 25 marzo 

2011 consid. 4.1; sentenze del TAF A-6152/2009 del 22 marzo 2012 

consid. 4.2; A-8017/2009 del 2 settembre 2010 consid. 2.3 con rinvii). 

Quando menziona l'IVA, la fattura costituisce un documento giustificativo 

che attesta che l'autore della prestazione ha dedotto l'imposta precedente 

(o lo farà) e permette al suo destinatario d'ottenere la deduzione 

dell'imposta precedente. Il principio dell'autotassazione comporta una 

responsabilità accresciuta dell'autore della fattura che deve lasciarsi 

opporre le indicazioni menzionate in quest'ultima (cfr. DTF 131 II 185 con-

sid. 5 con rinvii; sentenze del TF 2C_561/2009 del 25 marzo 2011 con-

sid. 4.2; 2C_285/2008 del 29 agosto 2008 consid. 3.3; sentenza del TAF 

A-6152/2009 del 22 marzo 2012 consid. 4.2 con rinvii; NICOLAS SCHALLER 

et al. [ed.], TVA annotée, Jurisprudence, loi fédérale régissant la taxe sur 

la valeur ajoutée [LTVA] annotée, 2005, pag. 196).  

5.5 Rimane riservato il caso in cui l'autore della fattura constata successi-

vamente all'emanazione della fattura che l'IVA fatturata al destinatario è 

troppo alta o troppo bassa (se non addirittura inesistenze) e la corregge. 

La vLIVA non prevede alcuna norma specifica al riguardo. Secondo la 

pratica amministrativa, una fattura errata può essere rettificata a certe 

condizioni, che dipendono dalle circostanze concrete. In ogni caso, la 

correzione può però intervenire unicamente nei limiti della prescrizione 

(cfr. sentenze del TAF A-6152/2009 del 22 marzo 2012 consid. 4.3; A-

3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 4.2; A-2512/2008 dell'8 settembre 

2010 consid. 2.2). 

5.5.1 Una correzione da parte del fornitore è possibile, senza restrizioni, 

finché la stessa non è ancora stata saldata (cfr. sentenze del TAF A-

A-5061/2014 

Pagina 11 

6152/2009 del 22 marzo 2012 consid. 4.3.1; A-3603/2009 del 16 marzo 

2011 consid. 4.2.1; A-2512/2008 dell'8 settembre 2010 consid. 2.2.1).  

5.5.2 Una successiva correzione è possibile per mezzo dei formulari 

ufficiali 1310 e 1550 (denominati « Attestazione del fornitore della presta-

zione al beneficiario della prestazione per far valere la deduzione ulteriore 

dell'imposta precedente, malgrado una fatturazione formalmente insuffi-

ciente »), unicamente se le mancanze formali concernono degli elementi 

non essenziali della fattura. Ciò è il caso, se non sono stati indicati il 

numero d'immatricolazione del fornitore, la data o il periodo di fornitura 

rispettivamente della prestazione di servizi, il genere, l'oggetto e l'entità 

della fornitura o della prestazione di servizi, l'aliquota d'imposta o 

l'ammontare d'imposta in franchi svizzeri per le fatture emesse in valuta 

straniera. Per contro, i nomi e gli indirizzi del fornitore e del destinatario, 

nonché la controprestazione e l'ammontare dell'imposta dovuta rappre-

sentano degli elementi essenziali la cui mancata indicazione non può es-

sere sanata con l'inoltro a posteriori di detti formulari (cfr. DTF 131 II 185 

consid. 3.3; sentenze del TAF A-6152/2009 del 22 marzo 2012 con-

sid. 4.3.2; A-3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 4.2.2 con rinvii; A-

2512/2008 dell'8 settembre 2010 consid. 2.2.2.1; decisione della Com-

missione federale di ricorso in materia di contribuzioni [CRC] 2004-202 del 

6 settembre 2006 consid. 4 bb/bbb; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENE-

DETTO, op. cit., pag. 711 n. 118). Tali attestazioni devono contenere tutte le 

informazioni richieste dall'art. 37 cpv. 1 vLIVA, devono essere debitamente 

compilate e firmate dal fornitore della prestazione e spedite all'AFC entro 

un determinato termine (cfr. SCHALLER et al., op. cit., pag. 210 seg. con 

riferimenti ivi citati; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., 

pag. 711 n. 118). 

5.6 Ciò posto, vanno ancora menzionati gli artt. 15a e 45a vOLIVA. 

5.6.1 La vOLIVA è stata modificata il 24 maggio 2006 (RU 2006 2353) 

mediante in particolare l'introduzione di due nuove disposizioni, ossia gli 

artt. 15a e 45a vOLIVA. Sebbene dette modifiche siano entrate in vigore il 

1° luglio 2006, l'AFC ha deciso d'applicare dette disposizioni non solo ai 

casi futuri, ma anche in maniera retroattiva a tutti i casi di contestazione 

ancora pendenti al 1° luglio 2006 (cfr. « Trattamento delle lacune formali », 

pag. 2 in fine in: www.estv.admin.ch > Imposta sul valore aggiunto > 

Documentazione > Pubblicazioni vLIVA fino al 2009 > Archivio Comunica-

zioni della prassi > Comunicazione della prassi – 2006 [ultima consulta-

zione 17 agosto 2015]; A-6152/2009 del 22 marzo 2012 consid. 4.4.4).  

A-5061/2014 

Pagina 12 

La giurisprudenza ha confermato l'applicazione retroattiva di dette dispo-

sizioni ai casi pendenti sottoposti alla vLIVA e/o alla vOLIVA (cfr. sentenze 

del TF 2C_814/2010 del 23 settembre 2011 consid. 5.1; 2C_614/2007 del 

17 marzo 2008 consid. 3.5; 2C_263/2007 del 24 agosto 2007 consid 4; 

sentenze del TAF A-5627/2009 del 12 settembre 2011 consid. 5.1 con rin-

vii; A-3603/2009 del 16 marzo 2011 consid 4.3.1 con rinvii; A-8017/2009 

del 2 settembre 2010 consid. 2.4.1 con rinvii). L'entrata in vigore il 

1° gennaio 2010 della LIVA non ha alcuna incidenza sull'applicazione 

dell'art. 45a vOLIVA, questa norma continuando ad essere pertinente per 

le procedure pendenti al 1° gennaio 2010 (cfr. sentenze del TAF A-

6152/2009 del 22 marzo 2012 consid. 4.4.1; A-5627/2009 del 12 settembre 

2011 consid. 5.1; A-3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 4.3.1 con rinvii; 

A-5876/2008 del 24 marzo 2010 consid. 3.2.2 con rinvii). 

5.6.2 L'art. 15a vOLIVA concerne le fatture di cui difetta l'indicazione del 

fornitore o del destinatario. Gli altri vizi di forma inerenti alla fattura sono 

retti dall'art. 45a vOLIVA (cfr. sentenza del TF 2C_33/2014 del 27 luglio 

2015 consid. 2.3.4; sentenze del TAF A-6152/2009 del 22 marzo 2012 

consid. 4.4.2; A-3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 4.3.2 con rinvii; A-

8017/2009 del 2 settembre 2010 consid. 2.4.1).  

5.6.3 In sostanza, l'art. 45a vOLIVA dispone che un vizio di forma non 

comporta alcuna ripresa formale se emerge o il contribuente dimostra che 

la Confederazione non ha subito perdite d'imposta per l'inosservanza di 

una prescrizione di forma prevista dalla legge o dalla vOLIVA in materia di 

allestimento di giustificativi. Le forme prescritte dalle norme legislative o/e 

dalla pratica amministrativa devono dunque essere applicate senza 

formalismo eccessivo, ma con pragmatismo. Ciò detto, è inconcepibile 

sostenere che l'art. 45a vOLIVA possa prevalere, se non addirittura 

cancellare, il tenore della legge stessa (sentenza del TF 2C_33/2014 del 

27 luglio 2015 consid. 3.5.5, espressamente al riguardo del art. 38 cpv. 1 

lett. a in combinato disposto con l'art. 57 vLIVA) . Conviene tenere a mente 

che l'art. 45a vOLIVA riguarda unicamente i vizi di forma. Esso non tutela 

in alcun modo il contribuente contro l'esistenza di un vero vizio materiale o 

l'assenza della realizzazione delle condizioni materiali (cfr. sentenze del TF 

2C_486/2009 del 1° febbraio 2010 consid. 3.7; 2C_470/2007 del 

19 febbraio 2008 consid. 3.7; DTAF 2007/25 consid. 6.1; sentenze del TAF 

A-632/2013 del 19 febbraio 2014 consid. 2.3.2; A-6152/2009 del 22 marzo 

2012 consid. 4.4.3; A-5627/2009 del 12 settembre 2011 consid. 5.2 con 

rinvii; A-3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 4.3.3 con rinvii; A-8017/2009 

del 2 settembre 2010 consid. 2.4.2 con rinvii; A-1107/2008 del 15 giugno 

2010 consid. 6.2). 

A-5061/2014 

Pagina 13 

Sapere cosa costituisce un vizio materiale o un vizio formale riveste 

un'importanza cruciale per l'applicazione di detta disposizione. Il Tribunale 

amministrativo federale ha ammesso la pertinenza dell'art. 45a vOLIVA nel 

caso di vizi formali che colpiscono gli elementi non essenziali della fattura, 

quali l'assenza del numero di contribuente del fornitore (cfr. sentenza del 

TAF A-1524/2006 del 28 gennaio 2008 considd. 3.4 e 4.2.2) o l'assenza 

dell'aliquota d'imposta (cfr. sentenze del TAF A-6152/2009 del 22 marzo 

2012 consid. 4.4.3; A-1483/2006 del 16 ottobre 2007 consid. 5.2.3). Per 

contro è acquisito che l'assenza stessa di una fattura (o di un giustificativo 

equivalente) costituisce una condizione materiale (cfr. sentenza del TF 

2C_263/2007 del 14 agosto 2007 consid. 5.2; sentenze del TAF A-

3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 4.3.3 con rinvii; A-8017/2009 del 

2 settembre 2010 consid. 2.4.2 con rinvii). Inoltre, la fatturazione dell'IVA, 

anche se ingiustificata, non costituisce un vizio di forma suscettibile 

d'essere corretto tramite l'art. 45a vOLIVA (cfr. sentenze del TAF A-

6152/2009 del 22 marzo 2012 consid. 4.4.3; A-3603/2009 del 16 marzo 

2011 consid. 4.3.3 con rinvii; A-2512/2008 dell'8 settembre 2010 

consid. 4.3.1). 

6.  

6.1 Nella decisione impugnata, l'autorità inferiore ha negato alla ricorrente 

il diritto alla deduzione dell'imposta precedente in rapporto alle due fatture 

dell'11 ottobre 2'008 e del 3 novembre 2008 emesse dall'allora società 

C._______, in X._______, per l'acquisto di una Porsche 997 GT2 del valore 

di 275'000 franchi e di una Porsche 997 GT3 del valore di 155'000 franchi, 

in quanto trattasi di documenti giustificativi non adempienti i requisiti formali 

posti dall'art. 37 cpv. 1 vLIVA, in combinato disposto con l'art. 38 cpv. 1 

vLIVA (cfr. le predette fatture allegate quale doc. 2 dell'incarto prodotto 

dall'AFC [di seguito: inc. AFC]). Tali fatture non menzionano infatti il 

numero di contribuente IVA della C._______, né l'aliquota IVA applicata in 

concreto al prezzo di vendita, la menzione « iva inclusa » non essendo 

sufficiente. L'autorità inferiore ha altresì ritenuto che in concreto tali 

mancanze non potevano essere sanate per mezzo delle attestazioni 

prodotte successivamente dalla ricorrente, in quanto anche i 

formulari 1310 presentano delle lacune formali. Tali documenti non sono 

infatti stati né debitamente compilati – manca l'indicazione della data del 

pagamento del prezzo di vendita dei due veicoli, nonché del rendiconto nel 

quale è stata imposta la fornitura – né debitamente sottoscritti dalla 

fornitrice, ovvero l'allora C._______ (cfr. le predette attestazioni allegate 

quale doc. 2 dell'inc. AFC).  

A-5061/2014 

Pagina 14 

6.2 Nel proprio gravame, come già anticipato in ingresso (cfr. consid. 4 del 

presente giudizio), la ricorrente ritiene che poiché la C._______ era 

contribuente IVA al momento dell'emanazione delle due citate fatture con 

indicazione IVA, così come da lei provato in sede di reclamo, le dovrebbe 

essere concessa la deduzione dell'imposta precedente. Essa sottolinea in 

particolare che tale circostanza sarebbe stata esplicitamente confermata 

dal signor F._______, ispettore IVA presso l'AFC, che con e-mail del 

3 marzo 2011 avrebbe confermato alla società C._______ di aver ricevuto 

la documentazione relativa alla chiusura di una delle due fatture Porche 

911 GT2, documentazione che « permette di accreditare alla C._______ 

l'imposta precedente sul riscatto del relativo leasing » (cfr. doc. 6 prodotto 

dalla ricorrente). Essa sottolinea inoltre che durante il lungo lasso di tempo 

che ha seguito il controllo fiscale, la decisione di tassazione, il reclamo e 

l'emanazione della decisione su reclamo qui impugnata, la C._______ è 

nel frattempo fallita ed è stata conseguentemente radiata dal Registro di 

commercio. Essa sottolinea di aver fatto di tutto per richiedere ai vecchi 

titolari della ditta la copia delle vecchie fatture non pro-forma, tuttavia senza 

successo. In tali circostanze, essa ritiene di trovarsi nella situazione in cui, 

per un cavillo puramente formale, le viene negato il diritto di dedurre 

l'imposta precedente e le viene imposto di pagare una cospicua imposta 

che non avrebbe dovuto essergli imputata. Il mancato riconoscimento da 

parte dell'AFC delle fatture e del modulo 1310 emessi dalla C._______, 

non le sarebbe poi imputabile, in quanto la stessa avrebbe sempre agito 

correttamente, in buona fede e in ossequio ai propri doveri formali e legali.  

6.3 Da un esame degli atti dell'incarto, lo scrivente Tribunale non può che 

confermare quanto sancito dall'autorità inferiore. La concessione del diritto 

alla deduzione dell'imposta precedente presuppone l'adempimento delle 

condizioni poste dall'art. 38 cpv. 1 vLIVA, segnatamente la presentazione 

di documenti giustificativi ai sensi dell'art. 37 cpv. 1 vLIVA (cfr. consid. 5.1 

del presente giudizio). In difetto di fatture adempienti le condizioni restrittive 

dell'art. 37 cpv. 1 vLIVA (cfr. consid. 5.4 del presente giudizio) e non 

correttamente rettificate mediante i formulari 1310 (cfr. consid. 5.5.2 del 

presente giudizio), così come giustamente constatato dall'AFC nel caso 

della ricorrente, si deve ritenere che è a giusta ragione che la stessa le ha 

negato il diritto alla deduzione dell'imposta precedente in rapporto alle 

prestazioni fornite dalla società C._______. 

6.4 Ciò premesso, gli argomenti sollevati dalla ricorrente non le sono di 

alcun aiuto, così come verrà esposto qui di seguito. 

A-5061/2014 

Pagina 15 

6.4.1 Il semplice fatto che l'allora società C._______ fosse una 

contribuente IVA, di per sé non basta affinché venga riconosciuto alla 

ricorrente il diritto alla deduzione dell'imposta precedente in rapporto alle 

due predette fatture. Tale diritto presuppone infatti la sussistenza di 

documenti giustificativi, segnatamente di fatture menzionanti il numero di 

contribuente IVA del fornitore della prestazione e l'aliquota IVA applicata 

alla controprestazione, così come prescritto dall'art. 37 cpv. 1 vLIVA. Se ciò 

non è il caso, il contribuente che desidera far valere la deduzione 

dell'imposta precedente non deve rimanere inattivo. In virtù del dovere 

accresciuto di attenzione derivante dal principio dell'autotassazione, esso 

deve infatti rivolgersi tempestivamente al fornitore della prestazione ed 

esigere una rettifica della fattura presentante delle lacune, rispettivamente 

fargli debitamente compilare e firmare i formulari 1550 e 1310 (cfr. con-

sidd. 5.2, 5.4 e 5.5.2 del presente giudizio). Le esigenze poste dall'art. 37 

vLIVA essendo reputate come note, la buona fede non protegge colui che 

asserisce di ignorarne il contenuto (cfr. consid. 5.2 e consid. 6.4.4 del 

presente giudizio). Se un contribuente rimane inattivo, non può pertanto 

appellarsi all'impossibilità di ottenere i documenti giustificativi in un 

secondo tempo – segnatamente perché la società che ha fornito la 

prestazione è fallita nel frattempo, come nel caso in disamina –, ciò 

quand'anche la procedura di contestazione dinanzi all'AFC si sia protratta 

per diverso tempo. Peraltro, nella misura in cui la ditta fornitrice della 

prestazione (dapprima C._______, successivamente D._______ in 

liquidazione), è formalmente fallita il 19 settembre 2012 (cfr. relativo 

estratto del registro di commercio), successivamente a tale data la stessa 

non poteva in ogni caso più compilare né fornire alla ricorrente il 

formulario 1310 debitamente compilato, tale evenienza essendo di fatto 

impossibile (cfr. sentenza del TAF A-6555/2007 del 30 marzo 2010 

consid. 3.4 e 3.6.1). 

Le condizioni formali vigenti sotto il regime della vLIVA (cfr. consid. 5.4 del 

presente giudizio) non permettono allo scrivente Tribunale d'ignorare le 

lacune presenti nelle due fatture e nei due formulari 1310 presentati dalla 

ricorrente, ciò quand'anche la stessa abbia agito in buona fede e in modo 

corretto (circostanza qui non contestata; cfr. in proposito consid. 6.4.4 che 

segue).  

6.4.2 Si noti peraltro, che neppure gli art. 15a vOLIVA e 45a vOLIVA 

vengono in soccorso alla ricorrente, i presupposti di tali disposizioni non 

essendo qui adempiuti (cfr. consid. 5.6 del presente giudizio). In parti-

colare, ai sensi dell'art. 45a vOLIVA nulla agli atti permette di escludere a 

A-5061/2014 

Pagina 16 

priori una perdita d'imposta a danno della Confederazione, sicché non è 

possibile prescindere dalle lacune formali riscontrate nelle due fatture.  

6.4.3 L'e-mail del 3 marzo 2011 del signor F._______, ispettore dell'AFC, 

destinato alla C._______, non cambia nulla a tale conclusione (cfr. doc. 6 

prodotto dalla ricorrente). Da una lettura del documento risulta che la 

C._______ha trasmesso all'ispettore la […] fattura a chiusura leasing […] 

Porsche 911 GT2, dove si evince che il pagamento è stato effettuato dalla 

ditta E._______ […]. In risposta, l'ispettore ha indicato che la […] 

documentazione ricevuta permette di accreditare alla C._______ l'imposta 

precedente sul riscatto del leasing […]. Da tale documento non risulta 

tuttavia che fattura sarebbe stata trasmessa all'ispettore dell'AFC (fatture 

dell'11 ottobre 2008 e del 3 novembre 2008 indirizzate alla ricorrente o altri 

documenti?), sicché per lo scrivente Tribunale risulta impossibile 

verificarne sia il contenuto, sia la pertinenza con la presente causa. Certo 

è che l'e-mail in questione, essendo indirizzata alla C._______, non 

permette in nessun modo alla ricorrente di avvalersi del suo contenuto, 

segnatamente invocando la buona fede ai sensi dell'art. 2 CC per trarne un 

qualsiasi vantaggio (cfr. in merito al principio della protezione della buona 

fede in presenza di promesse/informazioni fornite da un'autorità, [tra le 

tante] sentenza del TAF A-7148/2010 del 19 dicembre 2012 consid. 7.1).  

6.4.4 Alla ricorrente non giova neppure invocare d'aver sempre agito in 

buona fede. L'essere in buona fede ai sensi dell'art. 3 CC (detta anche 

buona fede soggettiva) – ovvero l'assenza del sentimento d'agire 

contrariamente al diritto nonostante l'esistenza di un'irregolarità giuridica – 

va ben distinto dal principio della buona fede ai sensi dell'art. 2 CC 

(cfr. PAUL-HENRI STEINAUER/LAURENT BIERI, in: Pichonaz/Foëx [ed.], 

Commentaire Romand, Code civil I, art. 1-359 CC, 2010, n. 4 ad art. 3 CC). 

Al riguardo, senza entrare nei dettagli, è fondamentale sottolineare che 

benché il fatto d'essere in buona fede possa rivestire un certo ruolo in diritto 

penale, ciò non è tuttavia il caso in diritto amministrativo. L'ignoranza della 

legge, in casu del diritto fiscale, non protegge infatti il privato sotto il profilo 

della buona fede (cfr. DTF 124 V 215 consid. 2b/aa; 118 Ib 580 consid. 8-

10; 110 V 334 consid. 4; sentenza del TAF A-7148/2010 del 19 dicembre 

2012 consid. 7.2; ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, parte generale, 

2002, n. 652). Ne discende, che sebbene la ricorrente abbia agito in buona 

fede – circostanza che nessuno mette in dubbio –, la stessa non può trarne 

alcun vantaggio, nella misura in cui non ha adempiuto i requisiti formali in 

materia di documenti giustificativi permettenti la deduzione dell'imposta 

precedente. 

A-5061/2014 

Pagina 17 

6.5 In definitiva, in assenza di documenti giustificativi conformi all'art. 37 

vLIVA, l'art. 38 cpv. vLIVA non permette la deduzione dell'imposta prece-

dente, sicché è a giusta ragione che l'autorità inferiore ha provveduta alla 

rettifica dei rispetti rendiconti e alla ripresa fiscale di 30'371 franchi 

(= fr. 19'423.80 + fr. 10'947.95). Il ricorso deve dunque essere respinto e la 

decisione impugnata qui confermata. 

7.  

In considerazione dell'esito della lite, giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico della ricorrente soccombente (cfr. art. 1 

segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 3'000 franchi 

(cfr. art. 4 TS-TAF], importo che verrà detratto interamente dall'anticipo 

spese di 3'000 franchi versato dalla ricorrente a suo tempo. Alla ricorrente 

non vengono assegnate indennità di ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA a 

contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario. 

(il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

  

A-5061/2014 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali pari a 3'000 franchi sono poste a carico della 

ricorrente. Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà 

interamente dedotto dall'anticipo spese di 3'000 franchi versato a suo 

tempo dalla ricorrente. 

3.  

Non vengono assegnate indennità di ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Michael Beusch Sara Friedli 

 

 

 
Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: