# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bdd60166-c63f-559a-937d-b9b97937da6a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-06-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.06.2021 D-2788/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2788-2021_2021-06-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2788/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  g i u g n o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Yannick Antoniazza-Hafner;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Bielorussia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; 

decisione della SEM del 7 giugno 2021 / N (…). 

 

 

 

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Visto 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) 2021 

(cfr. atto SEM […]-4/2),  

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 12 aprile 2021 (cfr. atto 

16/7) ed al colloquio personale Dublino, tenutosi il 15 aprile 2021 (cfr. atto 

19/3), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 7 giugno 2021, notificata l’8 giugno 2021 (cfr. atto 26/1), mediante la 

quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il tra-

sferimento dell’interessato verso la Repubblica Ceca, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 12 giugno 2021, recte 14 giugno 2021 (cfr. timbro sulla busta 

d’invio; data d’entrata: 15 giugno 2021), per mezzo del quale l’insorgente 

ha postulato, quali misure cautelari, la concessione dell’effetto sospensivo 

al gravame e che sia fatto ordine alle autorità preposte di attendere l’esito 

della decisione del Tribunale circa l’impugnativa, prima di eseguire il tra-

sferimento; nel merito, egli ha domandato l’annullamento della decisione 

avversata e che l’autorità inferiore proceda con il trattamento nazionale 

della domanda d’asilo entrandovi nel merito; a titolo eventuale, l’interessato 

ha concluso all’annullamento della decisione impugnata e alla ritrasmis-

sione dell’incarto all’autorità di prima istanza per un completamento d’istrut-

toria; contestualmente – e con protesta di spese e ripetibili − egli ha propo-

sto istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso della di-

spensa dal versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, e di 

attribuzione di un gratuito patrocinatore, 

la documentazione acclusa all’impugnativa,  

l’ulteriore copia del gravame, inoltrata al tribunale in data 15 giugno 2021, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

 

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e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l'atto impugnato co-

stituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che il ricorso è stato inoltrato in tedesco allorché la decisione impugnata è 

stata redatta in italiano; che non essendovi ragioni per scostarsi dalla re-

gola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art. 37 LTAF, il procedimento segue la lingua della decisione impu-

gnata, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

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che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti, 

che durante il colloquio Dublino, il richiedente ha riferito, in sostanza e per 

quanto qui di rilievo, di aver lasciato la Bielorussia il (…) 2021 e di essersi 

recato in Svizzera; ch’egli avrebbe intrapreso clandestinamente il viaggio 

poiché, nonostante in possesso di un valido visto Schengen rilasciato dalla 

Repubblica Ceca, gli sarebbe stato impedito di espatriare legalmente dal 

Paese d’origine a motivo delle sue attività politiche,  

che posto di fronte alla possibile competenza della Repubblica Ceca nella 

trattazione della sua domanda d’asilo, l’interessato ha spiegato di non vo-

lervi essere trasferito poiché, oltre a non esservi mai stato, non conosce-

rebbe la cultura del luogo; che del resto, egli avrebbe sempre viaggiato in 

Paesi di lingua tedesca; che oltretutto, egli ha avversato un trasferimento 

nel Paese in parola, essendo già stato sottoposto ad uno stress conside-

revole; che sollecitato dal proprio patrocinatore, A._______ ha inoltre rife-

rito di essersi rivolto alle autorità ceche unicamente nell’intento di ottenere 

un visto Schengen, senza però avere l’intenzione di recarsi in Repubblica 

Ceca,  

che nella querelata decisione, la SEM, dopo aver constatato l’ammissione 

della competenza da parte delle autorità ceche, ha in primo luogo osser-

vato che le ragioni d’ordine personale evocate dal richiedente nel corso del 

colloquio Dublino non farebbero parte dei criteri prescritti dal regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato 

membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-

nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo 

o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 

180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) atti a stabilire il 

Paese membro competente, ragion per cui non potrebbero essere prese in 

considerazione; che analogamente, posto che il Regolamento Dublino III 

non conferirebbe un diritto di scegliere lo Stato membro competente, anche 

il desiderio di rimanere in Svizzera sarebbe ininfluente,  

che nel prosieguo della sua disamina, l’autorità inferiore ha escluso che 

nello Stato di destinazione – il quale applicherebbe la direttiva 2013/32/UE 

del Parlamento europeo e del  Consiglio del 26 giugno 2013 recante pro-

cedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di pro-

tezione internazionale (di seguito: direttiva procedura); la direttiva 

2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante 

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norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di 

beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifu-

giati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, 

nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 

del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione); nonché la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale (di seguito: direttiva accoglienza) – sussistano carenze sistemiche ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, un rischio di trattamenti 

contrari all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE) e all’art. 3 CEDU o an-

cora, di violazione del principio del divieto di respingimento; che l’autorità 

in parola ha dipoi negato l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione 

delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III,  

che infine, nel caso in esame non si ravviserebbero nemmeno motivi uma-

nitari atti a giustificare l’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che in par-

ticolare, l’interessato medesimo avrebbe riferito di essere in buona salute, 

ciò che sarebbe del resto comprovato dal fatto che non vi sarebbero in 

previsione dei consulti medici,   

che in definitiva, il richiedente sarebbe quindi tenuto a lasciare la Svizzera,  

che nel proprio gravame, il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-

zione di cui al sindacato provvedimento,  

ch’egli ritiene anzitutto pacifico il fatto che la Svizzera sarebbe il primo 

Paese nel quale egli si sarebbe recato, ragion per cui le autorità elvetiche 

sarebbero competenti ai sensi del Regolamento Dublino III (cfr. memoriale 

ricorsuale, pag. 4), 

ch’egli riferisce inoltre di un timore di essere trasferito in Repubblica Ceca; 

che in tal senso, un viaggio in aereo – conto tenuto della sua paura di vo-

lare e della claustrofobia delle quali soffrirebbe – minerebbe ulteriormente 

uno stato piscologico già indebolito dall’espatrio; che a ciò si aggiunge-

rebbe il fatto che nello Stato di destinazione, nazione a suo tempo facente 

parte del blocco sovietico, potrebbero esservi tutt’oggi agenti e servizi ri-

spettivamente filo-russi o filo-bielorussi, come del resto comproverebbero 

le esportazioni di materiale bellico ceco verso la Bielorussia (cfr. memoriale 

ricorsuale, pag. 4),  

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che perdipiù, nell’atto di accettazione delle autorità ceche del 1° giugno 

2021 – al quale l’interessato presumibilmente si riferisce – sarebbe indicata 

la data di nascita del (…); che non corrispondendo quest’ultima alla sua 

data di nascita, egli parrebbe confutare, secondo il senso, la validità del 

documento,  

che l’insorgente allega infine un quadro clinico precario, contraddistinto da 

problemi psicologici quali mal di testa e insonnia; che in proposito, mal-

grado ripetute segnalazioni, al richiedente sarebbero stati negati i consulti 

medici necessari; che in definitiva, la SEM avrebbe valutato erroneamente 

il suo stato valetudinario,    

che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III,  

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

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che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del Regolamento Dublino III è 

tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 

22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato 

membro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che in casu, un confronto con il sistema centrale d’informazione sui visti 

(CS-VIS) ha permesso di constatare il rilascio, da parte della Repubblica 

Ceca, di un visto Schengen emesso in favore dell’interessato per il periodo 

(…) 2019 – (…) 2021 (cfr. atto 9/3),  

che sulla base di tali presupposti, l’8 aprile 2021, la SEM ha presentato alle 

autorità ceche competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regolamento 

Dublino III, una richiesta di presa in carico del ricorrente fondata sull’art. 12 

par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. atto 12/8),  

che queste hanno espressamente accettato detta domanda (cfr. atto 22/1),  

che di conseguenza la competenza della Repubblica Ceca è in principio 

data, 

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che sul punto, nulla mutano né la generica asserzione dell’insorgente, ai 

sensi della quale il primo Paese membro attraversato sarebbe la Svizzera, 

così come neppure un’eventuale preferenza circa la trattazione della do-

manda d’asilo in Svizzera, di cui parte delle considerazioni esposte in sede 

ricorsuale paiono poter essere espressione (cfr. DTAF 2010/45 con-

sid. 8.3),  

che oltretutto, quanto eccepito dall’insorgente in merito all’accettazione di 

presa in carico formulata dalla Repubblica Ceca, è palesemente prete-

stuoso; che in effetti, nel compilare l’apposito modulo di richiesta (cfr. atto 

12/8) l’autorità inferiore ha esplicitamente indicato il numero di passaporto 

del richiedente (cfr. atto 12/8); che tale riferimento corrisponde a quello uti-

lizzato dalle autorità ceche nell’elaborazione del visto rilasciato all’interes-

sato (cfr. passaporto versato agli atti in originale),  

che ferme tali premesse, il semplice errore di battitura che le autorità ceche 

parrebbero aver commesso riportando la data di nascita del “(…)” anziché 

del “(…)”, non dà adito a incomprensioni,  

che non v’è quindi alcun dubbio quanto al fatto che l’accettazione delle 

autorità ceche concernesse il trasferimento di A._______,  

che non vi sono poi fondati motivi di ritenere che sussistano carenze siste-

miche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richie-

denti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai 

sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2° frase Regolamento Du-

blino III),  

che, peraltro, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,  

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

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2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. fra le tante: F-6195/2020 del 15 

dicembre 2020),  

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le au-

torità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 

2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che anche prendendo in considerazione le generiche allegazioni ricorsuali, 

all’occorrenza non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Du-

blino III), 

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie,  

che, proseguendo nell’analisi, in virtù dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (OAsi 1, 

RS 142.311), se «motivi umanitari» lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda; che detta 

disposizione concretizza in diritto interno svizzero la cosiddetta «clausola 

di sovranità» prevista dall’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, e secondo 

la quale in deroga ai criteri di competenza ciascuno Stato membro può 

decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presen-

tata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame 

non gli compete, 

che al contrario, qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di desti-

nazione contravvenga all'art. 4 CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 

tortura, l'autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la succitata clau-

sola e ad entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1), 

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che in casu l’insorgente non ha reso verosimile che lo Stato di destinazione 

non sia intenzionato a prenderlo in carico ed a portare a termine la proce-

dura relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva 

procedura, né ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare 

che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di re-

spingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi obblighi in-

ternazionali, rinviandolo in un paese dove la sua vita, integrità corporale o 

libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere 

respinto in un tale Paese,  

che oltracciò dagli atti all’inserto non emergono elementi tali da indurre a 

concludere che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ri-

corrente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire 

delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza,  

che del resto egli nemmeno censura tale aspetto,  

che l’interessato allega però uno stato di salute particolarmente cagione-

vole,  

che vista la doglianza in tal senso, giova preliminarmente rammentare che 

il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche valetudi-

narie, costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi ecce-

zionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia 

dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da 

lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte appaia 

come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.),  

che orbene, dagli atti all’inserto non emerge alcuna patologia affliggente 

l’interessato; che come rettamente osservato dall’autorità inferiore, il richie-

dente stesso, peraltro regolarmente patrocinato, ha riferito nel corso del 

colloquio Dublino di essere in buona salute (cfr. atto 19/3); che l’asserzione 

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secondo la quale la domanda postagli si riferisse alla sua capacità di so-

stenere l’audizione è manifestamente inconsistente nella misura in cui nella 

stessa occasione l’autorità inferiore gli ha anche rammentato di consultare 

l’infermeria del Centro federale qualora si fossero presentati problematiche 

di sorta,   

che è altresì d’uopo evidenziare come la dichiarazione secondo cui gli sa-

rebbero state rifiutate le cure necessarie presso l’infermeria del Centro, si 

riducono a mere asserzioni di parte,  

che pertanto, non avendo egli consultato l’infermeria del Centro federale 

presso il quale alloggiava, al momento dell’emanazione della querelata de-

cisione i problemi di salute menzionati dall’interessato non erano stati in 

alcun modo stabiliti, 

che su tali presupposti – ritenuto che nel quadro della procedura d’asilo, 

incombe alla parte collaborare all’accertamento dei fatti, la quale risulta 

nella posizione migliore per conoscerli (art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2012/21 con-

sid. 5.1; 2011/54 consid. 5.1; 2009/50 consid. 10.2.1) – anche la censura 

circa una violazione del principio inquisitorio e del diritto di essere sentito 

dev’essere disattesa,  

che l’insorgente non ha poi dimostrato, né reso perlomeno verosimile, che 

le sue condizioni esistenziali in Repubblica Ceca rivestirebbero un tale 

grado di disagio e di gravità che sarebbero costitutive di un trattamento 

contrario all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, 

che in conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono elementi per ri-

tenere che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria 

il suo potere discrezionale, 

che non vi è dunque motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III,  

che, di conseguenza, la Repubblica Ceca rimane competente per il seguito 

della domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Rego-

lamento Dublino III ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle con-

dizioni poste dal medesimo, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso tale Paese conformemente 

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all’art. 44 LAsi, posto che l’insorgente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto, 

che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è 

divenuta senza oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria è respinta; che conse-

guentemente, una delle condizioni necessarie per l’ottenimento del gratuito 

patrocinio ai sensi dell’art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi non risulta essere adem-

piuta, sicché anche tale richiesta dev’essere respinta,  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

D-2788/2021 

Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria e di concessione del gratuito patroci-

nio è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: