# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f683e01-9455-5a99-b495-a9cbd2cca2ba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-01-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.01.2012 32.2011.161
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-161_2012-01-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.161

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  23 gennaio
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 31 maggio 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 maggio 2011 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1963, da ultimo attiva in qualità di operaia orologiaia, in data 9 marzo 2001 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita) in quanto
affetta da “fibromialgia, stato dopo osteotomia al bacino a destra nel 1999
per displasia dell’anca bilaterale, a destra più che a sinistra” (doc. AI
4-1; 7-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una valutazione
pluridisciplinare ad opera del Servizio Accertamento Medico (SAM)
dell’assicurazione invalidità, l’UAI con decisione del 17 marzo 2004 (doc. AI
46-1), confermata con decisione su opposizione del 28 ottobre 2004 (doc. AI 77-1),
ha attribuito all’assicurata una mezza rendita d’invalidità, quale caso di
rigore, limitatamente al periodo compreso tra il 1° novembre 2000 e il 31
dicembre 2003 e un quarto di rendita dal 1° gennaio 2004.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, a quel momento rappresentata dal __________, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando in via principale
l’attribuzione di una rendita intera e in via subordinata il rinvio per
ulteriori accertamenti psichiatrici (doc. AI 78-2).

 

                               1.4.   Questa Corte
con sentenza del 9 maggio 2005 (inc. 32.2004.108), cresciuta incontestata in
giudicato, ha respinto il gravame e confermato la decisione impugnata.

 

                               1.5.   In sede di
revisione della rendita, avviata nel mese di dicembre 2005 (doc. AI 90-1)
l’UAI, dopo aver esperito un accertamento medico psichiatrico ad opera del Dr. __________
(doc. AI 98-1), con comunicazione dell’8 novembre 2006 ha confermato all’assicurata l’erogazione di un quarto di rendita (grado 41%) (doc. AI 101-1).

 

                               1.6.   Nell’ambito
della revisione del 2007 (doc. AI 109-1) l’UAI ha esperito nuovi accertamenti
medici e con decisione del 13 febbraio 2008 (doc. AI 127-1), preavvisata con
progetto del 29 novembre 2007 (doc. AI 122-1), ha attribuito all’assicurata una
rendita intera d’invalidità (grado 100%) a partire dal 1° maggio 2007.

 

                               1.7.   Nel mese di
febbraio 2008 l’amministrazione ha avviato una nuova procedura di revisione
(doc. AI 132-1) e con comunicazione del 2 marzo 2009 ha confermato l’erogazione della medesima rendita d’invalidità (grado 100%) (doc. AI 143-1).

 

                               1.8.   In sede di
revisione della rendita del marzo 2010 (doc. AI 145-1) l’UAI ha esperito nuovi
accertamenti medici ed economici, in particolare una valutazione
pluridisciplinare SAM (doc. AI 160-1), e con progetto del 12 gennaio 2011 (doc.
AI 169-1), ha soppresso la rendita dell’assicurata.

 

                               1.9.   In sede di
opposizione al progetto di decisione l’UAI ha predisposto un ulteriore
accertamento medico psichiatrico presso il Centro peritale per le assicurazioni
sociali (doc. AI 179-1) e con decisione del 2 maggio 2011 (doc. AI 183-1) ha
confermato la soppressione della rendita.

                             1.10.   Contro questa
decisione RI 1, rappresentata dalla RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’accoglimento del ricorso e il rinvio degli atti all’UAI per
nuovi accertamenti medici pluridisciplinari (doc. I).

 

                                         A mente
della ricorrente l’amministrazione non avrebbe debitamente considerato tutti i
problemi di salute di cui soffre l’assicurata, con particolare riferimento al
certificato del 22 febbraio 2011 del Dr. __________, che ha diagnosticato una
lesione parziale del tendine sovraspinato della spalla sinistra, e l’ipoacusia
all’orecchio sinistro segnalata nel referto SAM del 15 aprile 2003 (doc. I,
pag. 4/5).

 

                                         In via
ricorsuale viene, altresì, lamentata l’assenza di una valutazione globale dei
gradi d’inabilità delle singole patologie fisiche e psichiche (doc. I, pag.
5/6). 

 

                                         Dal punto
di vista economico la rappresentante di RI 1 ha poi contestato la riduzione dal reddito da invalido del 9%, inferiore a quanto stabilito nel rapporto del 13
novembre 2003 (20%), e le attività esigibili dall’assicurata, di cui è fatto
unicamente un rinvio alla categoria 4 delle tabelle TA1 (doc. I, pag.6).

 

                                         Infine,
viene criticata l’assenza di una verifica dell’effettiva possibilità di
reintegrazione dell’insorgente (doc. I, pag. 8).

 

                             1.11.   Nella
risposta del 19 luglio 2011 l’UAI, dopo aver interpellato il SMR e il SAM, ha confermato
la propria decisione sulla base della perizia pluridisciplinare del 16 novembre
2010, quella del CPAS dell’8 aprile 2011, dei rapporti del SMR del 12 aprile e
del 22 giugno 2011 e infine delle conclusioni del SAM del 5 luglio 2011 (doc. VI).

 

                             1.12.   In data 3
agosto 2011 l’insorgente ha ribadito le proprie argomentazioni, in particolare
per quanto riguarda la necessità di nuovi accertamenti medici pluridisciplinari
(doc. VIII)

 

                                         Il
doc. VIII è stato inviato all’UAI per osservazioni (doc. IX).

 

                             1.13.   Nelle
osservazioni del 18 agosto 2011 l’UAI, dopo aver nuovamente interpellato il
SMR, ha confermato il proprio provvedimento (doc. X+1/5).

 

 

 

                                         I doc. IX
e X+1/5 sono stati inviati all’UAI per conoscenza (doc. XI).

 

                             1.14.   La RA 1, in data 5 settembre 2011, si è riconfermata nelle proprie argomentazioni (doc. XII).

 

                                         Il doc.
XII è stato inviato all’UAI per conoscenza (doc. XIII).

 

                             1.15.   Il 30
novembre 2011 il TCA ha interpellato l’UAI in merito all’importo del salario da
valido calcolato dall’amministrazione nella decisione impugnata (doc. XIV).

 

                             1.16.   L’UAI ha risposto
il 5 dicembre 2011 (doc. XV+1).

 

                                         I doc.
XIV e XV+1 sono stati inviati alla RA 1 per osservazioni (doc. XVI).

 

                             1.17.   In data 9
gennaio 2012 la RA 1 ha formulato le proprie osservazioni (doc. XVII).

 

                                         I doc.
XVI e XVII sono stati trasmessi all’UAI per conoscenza (doc. XVIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e
non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o
della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 
9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA
H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00
del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26
ottobre 1999).

 

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è la questione a sapere se vi sia stato o meno un miglioramento
delle patologie invalidanti di cui è affetta RI 1 giustificante, in via di
revisione, la soppressione della rendita.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore sino dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata
in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e
cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                             2.3.     Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di
una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande
invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si
ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del
grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è
stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il
grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è
modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3
OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno
per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era
insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni
previste nel capoverso 3.

 

                                    Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere
che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del
diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento
costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà
a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non
soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con
effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991
nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                     La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994
nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che
le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una
modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.

 

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni
caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta,
sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a;
STFA 29 aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita
a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268;
Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
258).

 

                                         Circa gli
effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un
assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la
riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è
messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

 

                               2.4.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità
cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo
al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid.
4c, 102 V

                                         165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.
3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare
pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in
linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme
presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica
oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della
sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò
risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225
consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una
simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone
tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione
senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale,
un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

 

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         A proposito dell'esame dei
criteri fissati dalla giurisprudenza, in una sentenza 9C_111/2008 del 27
gennaio 2009 l'Alta Corte in un caso concreto si è così espressa:

 

"  (...)

3.

3.1 En premier lieu, la juridiction cantonale de
recours a constaté l'absence de comorbidité psychiatrique au trouble
somatoforme douloureux. Le recourant ne remet pas en cause cette constatation
de fait, qui lie dès lors le Tribunal fédéral (art. 105 al. 1 LTF).

 

3.2 Le Tribunal cantonal a porté ensuite son examen
sur les quatre autres critères que la jurisprudence a posés. Il a constaté que
deux de ces critères sont réalisés chez le recourant: d'une part, l'existence
d'affections corporelles chroniques ou d'un processus maladif s'étendant sur
plusieurs années sans rémission durable; d'autre part, la présence d'un état
psychique cristallisé sans évolution possible au plan thérapeutique, marquant
simultanément l'échec et la libération du processus de résolution du conflit
psychique (profit primaire tiré de la maladie). En revanche, il a constaté que
les deux autres critères font défaut, savoir la perte d'intégration sociale
dans toutes les manifestations de la vie, ainsi que l'échec de traitements
thérapeutiques ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art et
de mesures de réhabilitation, cela en dépit de la motivation et des efforts de
la personne assurée pour surmonter les effets des troubles somatoformes
douloureux. La juridiction cantonale a admis que le recourant ne présente pas
de cumul des critères dégagés par la jurisprudence, cela avec une certaine
intensité et constance, ce qui l'a conduite à nier l'existence d'un trouble
somatoforme douloureux ayant une répercussion sur la capacité de travail.

 

Le recourant invoque une constatation des faits
manifestement inexacte et incomplète, en reprochant aux juges cantonaux de les
avoir établis en contradiction flagrante avec les rapports médicaux versés au
dossier, plus particulièrement celui de l'Hôpital X.________ du 17 juillet
2007. Toutefois, le recourant n'établit pas que les constatations de fait du
tribunal cantonal seraient manifestement erronées. Non seulement il ne démontre
pas que cette autorité aurait constaté à tort que la perte de l'intégration
sociale, deuxième critère, se serait étendue à toutes les manifestations de la
vie, dès lors qu'il reconnaît conserver quelques contacts avec d'anciens
collègues, mais il n'aborde pas le quatrième critère relatif à l'échec des
traitements thérapeutiques, dont les premiers juges ont pourtant nié
l'existence.

 

En ce qui concerne l'appréciation globale de
l'effort de volonté que le recourant pourrait fournir afin de surmonter ses
douleurs, l'intéressé reste assez superficiel. Les moyens invoqués dans le
recours ne sauraient conduire la Cour de céans à substituer sur ce point
l'appréciation du recourant à celle des premiers juges, d'autant que ces
derniers ont nié un caractère invalidant aux douleurs en rappelant que seuls
deux critères parmi les quatre précités ont pu être retenus. A cet égard, la
reconnaissance du premier des quatre critères par le tribunal cantonal ne
convainc pas, car la seule présence d'un symptôme induisant un trouble
somatoforme douloureux (singulièrement un syndrome fibromyalgique, dont le
docteur G.________, spécialiste en rhumatologie et en médecine interne, a fait
état dans un rapport du 14 juillet 2005), ne permet pas encore d'admettre
l'existence d'une affection corporelle chronique ou d'un processus maladif. Il
en va de même du critère du profit primaire tiré de la maladie que les premiers
juges ont aussi retenu, car celui-ci suppose un contexte psychodynamique qui
n'est pas réalisé. On ajoutera qu'à la lecture du rapport psychiatrique du 21
juin 2006 dont l'office intimé disposait, la solution retenue dans la décision
du 19 février 2007 se concilie avec les principes jurisprudentiels applicables
en matière de troubles somatoformes douloureux. Quant à l'incidence du second
rapport de l'Hôpital X.________ du 17 juillet 2007 sur l'issue du litige,
l'opinion des premiers juges est pertinente et il peut y être renvoyé."

 

                                         La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza
8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella
raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi
è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la
diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere
che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo
gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)).
Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in
considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro
intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I
criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la
presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua
intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni
senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una
perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la
constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate
secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della
persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener
conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un
processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un
sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella
malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si
deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto
a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività
risultino da un’esagerazione dei sintomi. (…)” (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

                                         

                               2.5.   Nell’evenienza
concreta l’assicurata, con decisione del 17 marzo 2004 (doc. AI 46-1),
confermata con decisione su opposizione del 28 ottobre 2004 (doc. AI 77-1), è
stata messa al beneficio di una mezza rendita d’invalidità, quale caso di
rigore, limitatamente al periodo compreso tra il 1° novembre 2000 e il 31
dicembre 2003 e un quarto di rendita dal 1° gennaio 2004, sulla base della
perizia pluridisciplinare SAM (psichiatrica, ortopedica, neurologica) del 15
aprile 2003, nella quale era stata posta la diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di “Disturbo distimico con somatizzazioni
nell'ambito di una conflittualità intrafamiliare latente. Cefalea cronica
quotidiana. Fibromialgia” (doc. AI 33-10).

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa residua i periti avevano ritenuto
l’assicurata globalmente abile al 70% sia nell’attività di orologiaia che in
attività adeguate (doc. AI 33-10, 33-12).

 

                                         Nella
decisione del 13 febbraio 2008, è stata invece messa al beneficio di una
rendita intera d’invalidità, a far tempo dal 1° maggio 2007, sulla base della
valutazione del 30 ottobre 2007 del SMR:

 

" 
(…)

Dagli atti in nostro possesso si evince che l'A.
margine è a beneficio di 1/4 di rendita Al (con grado del 41,2% dal 01.11.2000
e prevista revisione il 01.11.2005) dopo perizia SAM. Viene presentata
un'opposizione con presa di posizione contrastante dallo psichiatra curante,
Dr. __________, che ritiene l'A. inabile nella misura dell'80% per motivi
psichiatrici, ma I'SMR, su ulteriore presa di posizione del perito psichiatra
da parte del SAM, riconosce l'abilità del 70% come stabilito nella precedente
perizia. L'A. ricorre allora al TCA, producendo la valutazione medica del Dr. __________,
psichiatra incaricato di svolgere un'ulteriore perizia dallo psichiatra curante,
che ritiene l'A. incapace al guadagno nella misura del 75%. II medico
responsabile SMR, Dr. __________, sulla scorta dei dati clinici e delle varie
valutazioni, non trova elementi sufficienti per discostarsi dalla valutazione
complessiva dello stato di salute come avvenuto in sede SAM. Il TCA ritiene
l'A. abile nella misura del 70% in attività leggere idonee con le limitazioni
indicate nella perizia SAM, respingendo pertanto il ricorso.

Nella successiva sede di revisione i medici
curanti dell'A. ritengono lo stato di salute peggiorato in modo da
compromettere nella misura del
75% la CL soprattutto dal lato psichiatrico. L'SMR decide allora di richiedere
una perizia psichiatrica, eseguita in data 24.10.2006 dal Dr. __________ che la
ritiene abile, dal punto di vista psichiatrico, nella misura del 70%
nell'attività precedentemente svolta di orologiaia, confermando le attuali
prestazioni AI:

Il caso verrà riaperto quando verrà certificata
una inabilità dovuta alla necessità di sottoporre l'A. ad un intervento chirurgico
eseguito c/o l'Uniklinik __________ il 06.02.2007 con successiva degenza
post-operatoria di riabilitazione c/o la Clinica di __________, dal 13.02.2007
al 13.03.2007, dove alla dimissione non è stato possibile valutare la CL
dell'A. limitata fortemente dalla patologia sintomatica in corso.

Il medico curante, Dr. __________, in data
25.04.2007 ritiene stazionario lo stato di salute dell'A. indicandone una IL
totale.

 

Procedere:

Alla luce dei rapporti medici prodotti in questa
sede possiamo concludere che l'A. attualmente è inabile nella misura
completa a partire dal 06.02.2007, data dell'intervento ortopedico, solo TEMPORANEAMENTE,
per lo meno fino al gennaio 2008 compreso, superati oramai i sei mesi
post-operatori senza che si sia prodotta alcuna certificazione relativa alla CL
residua dell'A., quando ritorneremo sulla discussione del caso con richiesta
fin da ora di una valutazione ortopedica/reumatologica postoperatoria di
evoluzione dello stato di salute e della relativa CL.

Confermiamo fin da ora, sulla base dell'assenza
di sviluppi patologici, l'IL del 30% riguardante la patologia psichiatrica
riconosciuta dalla precedente perizia SAM." (Doc.
AI 120/1)

 

                                         In sede
di revisione della rendita del marzo 2010 l’Ufficio AI ha quindi affidato al
SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare. 

 

                                         In tale
ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr. __________),
quella neurologica (Dr. __________) e quella reumatologica (Dr. __________).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto del 13 settembre 2010,
dopo aver esposto l’anamnesi della paziente e lo status psichico, ha posto la
seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(…)

DIAGNOSI:

 

Sindrome somatoforme da dolore persistente (lCD 10 F 43.4).

 

Sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale lieve-medio (lCD 10 F 33.0). 

 

Sindrome da conversione ( ICD 10 F 44)

 

 

VALUTAZIONE:

 

L'assicurata presenta una sindrome somatoforme da
dolore persistente che raduna i criteri di Foerster. La sintomatologia è
sufficientemente intensa, duratura e persistente e nonostante i diversi
trattamenti realizzati a rigore d'arte medica non si sono riscontrati risultati
soddisfacenti.

 

Inoltre si riscontra una sindrome depressiva che
segue un decorso cronico, ma che non riveste caratteristiche di gravità in
quanto ancora presenta le funzioni cognitive pressoché intatte e quelle
biologiche e volitive parzialmente compromesse. Inoltre il fatto che abbia
abbandonato il trattamento psichiatrico parla a favore del fatto che l'assicurata
abbia una percezione del suo problema depressivo come non grave.

 

Inoltre da giovane presenta degli episodi in cui
sente di perdere il controllo dei suoi atti. Inoltre presenta una paura per la
sensazione di sentire la presenza di qualcuno che si trovi dietro di lei. In
particolare questi fenomeni si
sono presentati in seguito alla morte del suo fratello al quale era molto
legata. Complessivamente questi sintomi vanno interpretati come sintomi
conversivi in quanto l'assicurata li vive con una modalità egodistonica..

 

 

CONCLUSIONE:

 

1. Diagnosi. 

Vedi sopra.

 

2. Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa
nell'attività da ultimo svolta dall'assicurata.

L'assicurata presenta una incapacità lavorativa
nella misura del 30 % per ragioni psichiatriche.

 

3. Descrivere l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurata dal
punto di vista specialistico. Prognosi.

Dall'ultima valutazione psichiatrica eseguita dal
Dr. __________, nel 2006, lo stato psicopatologico ha seguito un decorso
stazionario. Sebbene l'assicurata lamenti un peggioramento soggettivo, questa
sua dichiarazione appare contraddittoria in quanto ha abbandonato il
trattamento psichiatrico. Inoltre alla luce della sintomatologia riscontrata
durante la mia visita il quadro clinico è di grado lieve-medio.

 

Da quanto esposto si deduce che l'assicurata
presenta una incapacità lavorativa nella misura del 30 %.

 

La prognosi è riservata a lungo termine.

 

4. Conte si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa?
Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

La sintomatologia algica generalizzata e la
diminuzione delle funzioni volitive e in parte quelle biologiche la rendono
lenta, imprecisa, inaffidabile e con un minore rendimento davanti ad ogni
mansione lavorativa.

 

5. Possibilità terapeutiche per migliorare
la capacità lavorativa. Clic effetti avrebbero questi provvedimenti sulla
capacità lavorativa?

È indicato adeguare il
trattamento antidepressivo attualmente in corso e ricominciare il trattamento
psicoterapico di sostegno per evitare un possibile peggioramento.

 

6. Ritiene possibile effettuare provvedimenti di integrazione
professionale?

Non fa al caso.

 

7. Ritiene che l'assicurata sia in grado di svolgere altre attività?
Se sì descrivere il limite funzionale e la capacità lavorativa in altre
attività adatte.

Presenta una incapacità lavorativa nella misura
del 30 % per ogni attività lavorativa. Come casalinga presenta una incapacità
nella misura del 20 %." (doc. AI 160/32-35)

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in neurologia, nel rapporto del 29 settembre 2010, ha espresso la seguente valutazione:

 

" 
(…)

Valutazione:

 

L'attuale stato neurologico è risultato del tutto
nella norma, in particolare nessun segno clinico che possa far pensare ad una
radicolopatia cervicale o lombare o altre neuropatie periferiche alla base dei
dolori accusati dalla paziente.

La paziente descrive poi 3 tipi di cefalee, il
primo sicuramente è una cefalea in stretto nesso con la cervicalgia accusata
dalla paziente inquadrabile come cefalea cervicogena con forte componente
muscolotensiva. La paziente descrive poi inoltre una cefalea chiaramente
vasomotoria da inquadrare come emicrania con parziale aura visiva. Infine
descrive un terzo tipo di cefalea a comparsa nelle ore notturne che potrebbe
appartenere alla cefalea cervicogena su descritta oppure essere degli attacchi
di emicrania notturna, ma visto il miglioramento del dolore col risveglio e il
cambiamento di posizione del capo si tratta più verosimilmente di dolori sempre
nell'ambito di una cefalea cervicogena. 

Confrontando l'anamnesi attuale della cefalea con
quella descritta già nel marzo 2003 dal Dr. med. __________ non vi sono dei
cambiamenti significativi, ossia le descrizioni delle cefalee di allora e
attuale si sovrappongono.

Sembra che in passato vi siano stati alcuni
tentativi di trattamento preventivo della cefalea senza che la paziente si
ricordi con quale farmaco. Normalmente il farmaco di prima scelta sarebbe
l'amitriptilina con un dosaggio di 10 mg alla sera e poi eventualmente aumento
del dosaggio, in caso di assenza di beneficio si potrebbe provare anche un
betabloccante oppure come terzo tentativo dei farmaci anticonvulsivi come il
Topamax®. Per l'attacco acuto delle crisi di emicrania, sembra che in passato
la paziente avrebbe provato ad utilizzare lo Zomig® ottenendo un effetto
incostante, proporrei un nuovo tentativo con un triptano eventualmente optando
anche ad una somministrazione intranasale.

 

Dal lato neuroloqico posso porre le diaqnosi
di:

 

      1.  Cefalea mista cronica con componente principale di cefalea
cervicogena e muscolotensiva nonché emicrania con aura visiva.

 

Per quanto riguarda la capacità lavorativa
concordo con il Dr. med. __________ di attestare un'incapacità lavorativa del
30% a causa delle cefalee accusate dalla paziente sia per il suo lavoro
abituale come anche per tutte le altre professioni incluse le mansioni di
casalinga.

 

Il quadro della cefalea descritto dalla paziente
non si è modificato in maniera sostanziale dall'inizio 2003, pare quindi
stabile. In tal senso non mi aspetto grossi cambiamenti spontanei della cefalea
della paziente in futuro, in genere però le crisi di emicrania dovrebbero
attenuarsi nettamente con l'inizio della menopausa. Propongo anche di provare
ad intraprendere un trattamento preventivo della cefalea come su descritto, è
comunque chiaro che dopo numerosi anni di cefalea le terapie preventive spesso
non portano ad un successo" (doc. AI 160/39-40).

 

                                         Il
Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, nel rapporto del 27
agosto 2010, dopo aver illustrato l’anamnesi, i dati soggettivi e quelli
oggettivi ha posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(…)

4.      Diagnosi reumatologiche:

 

4.1    Diagnosi reumatologiche con ripercussione sulla capacità
lavorativa:

 

Sindrome cervicolombovertebrale cronica in

-   Disturbi statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale
con protrazione del capo, iperlordosi lombare, scoliosi sinistroconvessa
toracoloinbare) Decondizionamento muscolare

-   Tendenza fibromialgica

 

Dolori cronici al cinto pelvico in

-   Esiti da osteotomia periacetabolare dell'anca destra nel 1999
per displasia congenita

-   Esiti da ricostruzione acetabolare dell'anca sinistra con
correzione dell'offset della testa e del collo femorale, débridement della
lesione del labbro a sinistra, in displasia congenita dell'anca sinistra, il
6.2.2007

-   Tendenza fibromialgica

-   Sbilancio e decondizionamento muscolare

 

Periartropatia omeroscapolare con sintomatologia
di attrito a sinistra

 

 

4.2    Diagnosi reumatologiche senza ripercussione sulla capacità
lavorativa:

----

 

5. Valutazione e prognosi:

 

(…)

Sulla base degli atti, dell'anamnesi richiesta,
dell'esame clinico, giungiamo dunque alle diagnosi di sindrome
ccrvicolombovertebrale cronica in disturbi statici del rachide (accentuazione
della cifosi dorsale con protrazione del capo, iperlordosi lombare, scoliosi
sinistroconvessa toracolombare), decondizionamento muscolare, tendenza
fibromialgica, dolori cronici al cinto pelvico in esiti da osteotomia
periacetabolare dell'anca destra nel 1999 per displasia congenita, esiti da
ricostruzione acetabolare dell'anca sinistra con correzione dell'offset della
testa e del collo femorale, débridement della lesione del labbro a sinistra, in
displasia congenita dell'anca sinistra, il 6.2.2007. tendenza fibromialgica,
sbilancio e decondizionamento muscolare, periartropatia omeroscapolare con
sintomatologia di attrito a sinistra.

 

Dal lato terapeutico, è sicuramente auspicabile
che l'assicurata si sottoponga ad un rinforzo globale progressivo della
muscolatura, in particolare del corsetto muscolare addominale e al cinto
pelvico. Le opzioni terapeutiche conservative per la periartropatta
omeroscapolare alla spalla sinistra, sono probabilmente state sfruttate senza
ulteriori opzioni.

 

Per quanto riguarda la capacità funzionale e di
carico residua, L'assicurata può molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all'altezza dei fianchi, spesso tra 5-10 kg fino all'altezza dei fianchi. di rado tra 10-25 kg fino all'altezza dei fianchi, mai oltre 25 kg fino all'altezza dei fianchi; l'assicurata può
molto spesso sollevare pesi fino a 5 kg sopra l'altezza del petto, di rado pesi
oltrepassanti i 5 kg sopra l'altezza del petto. L'assicurata può molto spesso
maneggiare attrezzi di precisione, molto spesso maneggiare attrezzi di media
entità, talvolta attrezzi pesanti, di rado pianeggiare attrezzi molto pesanti.
l..a rotazione manuale è normale. L'assicurata può talvolta effettuare lavori
al di sopra della testa, talvolta effettuare la rotazione del tronco, talvolta
assumere la posizione seduta cd inclinata in avanti, talvolta la posizione in
piedi ed inclinata in avanti, talvolta assumere la posizione inginocchiata,
molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia, di rado rimanere in
posizione accovacciata. L'assicurata può assumere spesso la posizione seduta di
lunga durata, spesso la posizione in piedi di lunga durata. L'assicurata può
molto spesso camminare fino a 50 metri, talvolta oltre 50 metri, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure talvolta camminare su terreno
accidentato, può talvolta salire le scale, mai salire su scale a pioli.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico
l'assicurata abile al lavoro in misura del 100 con un rendimento massimo del
100 %, come stabilito dopo l'ultima valutazione peritale il 18.2.2003.

 

Nella sua ultima attività principale come
casalinga, prendendo atto dei limiti funzionali e di carico sopramenzionati,
giudico l'assicurata, a partire dall'insorgenza della periartropatia
omeroscapolare alla spalla sinistra, ossia dal giugno - luglio 2008, abile al
lavoro sull'arco di una giornata lavorativa usuale, ma con una diminuzione del
rendimento del 10 %.

 

Per le patologie di stretta competenza
reumatologica, è giustificata un'inabilità lavorativa completa per qualsiasi
tipo di attività, durante 6 mesi dopo l'avvenuto intervento di ricostruzione
acetabolare all'anca sinistra, del 6.2.2007, quindi da tal data fino al più
tardi al 15.8.2007." (Doc. AI 160/46-49)

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 16 novembre 2010 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di: “Sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale lieve-medio (F 33.0). Sindrome
somatoforme da dolore persistente (F 45.4). Sindrome cervicolombovertebrale
cronica in: - disturbi statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale
con protrazione del capo, iperlordosi lombare, scoliosi sinistro-convessa toracolombare),
- decondizionamento muscolare, - tendenza fibromialgica. Dolori cronici al
cinto pelvico in: - esiti da osteotomia periacetabolare dell'anca ds. nel 1999
per displasia congenita, - esiti da ricostruzione acetabolare dell'anca sin.
con correzione dell'offset della testa e del collo femorale, debridement della
lesione del labbro a sin., in displasia congenita dell'anca sin., in 6.2.2007,
- tendenza fibromialgica, -sbilancio e decondizionamento muscolare.
Periartropatia omeroscapolare con sintomatologia di attrito a sin. Cefalea
mista cronica con componente principale di cefalea cervicogena e
muscolotensiva, nonché emicrania con aura visiva."
(doc. AI 160/19)

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa è stata invece posta
quella “Sindrome da conversione (F44). Ipoacusia di tipo trasmissivo a sin.
su nota sospetta otosclerosi. Ipertensione arteriosa diastolica borderline, non
trattata” (doc. AI 160-20).

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70% nell’attività da
ultimo svolta di operaia non qualificata in orologeria e quale casalinga e in
un’attività lavorativa adeguata (doc. AI 160-26+27+28).

 

                                         In sede
di osservazioni al progetto di decisione del 12 gennaio 2011 l’UAI ha
predisposto un ulteriore accertamento medico psichiatrico presso il Centro
peritale per le Assicurazioni Sociali (CPAS).

 

                                         Nella
perizia dell’8 aprile 2011 il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia e direttore del CPAS e la Dr.ssa __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, dopo aver esposto l’anamnesi dell’assicurata, i
dati soggettivi, quelli oggettivi e la terapia hanno posto la seguente diagnosi
e valutazione:

 

" 
(…)

5.      DIAGNOSI (ICD - 10)

5.1    Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro Distimia
(ICD 10 F 34.1)

Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD 10 F 45.4)

 

5.2    Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro 

Sindrome
da conversione (ICD 10 F 44)

 

6.      DISCUSSIONE

Siamo confrontati con una donna di 47 anni, di
origine turca, trasferitasi in Svizzera nel 1986. Vive col marito ed i figli.
Frequenta la scuola fino alla quarta elementare. Lavora come orologiaia dal
1991 al 1999, anno in cui iniziano i disturbi fisici. 

Dal 2002 al 2009 è seguita dal dr __________,
quindi interrompe la presa a carico specialistica. 

Dall'Ottobre 2010 è in carico alla drssa __________.

Nella perizia SAM del 2003 il dr __________ fa
diagnosi di Disturbo distimico con somatizzazioni nell'ambito di una
conflittualità intrafamiliare latente e Fibromialgia. Certifica
un'IL del 30%. 

Diagnosi e IL sono confermate dalla perizia
effettuata nel 2006 dal dr __________.

Dal 2007, a seguito dell'intervento chirurgico, beneficia di un'AI del 100%, confermata nella revisione del 2009, per decorso
sfavorevole. Alla revisione del 2010 è indicato un probabile miglioramento dei
sintomi fisici.

Alla perizia SAM del 2010 il dr __________ indica
come diagnosi con ripercussioni sulla IL Sindrome di depressione ricorrente.
episodio attuale lieve-medio ed una Sindrome somatoforme da dolore
persistente. Come diagnosi senza influenza sulla CL indica una sindrome
da conversione. L'IL è del 30% per ogni attività e del 20% come casalinga.
Dalla perizia SAM emerge un'IL del 30% per ogni attività ed un'IL del 30% come
casalinga.

La dr.ssa __________ nel Novembre 2010 indica le
seguenti patologie: Sindrome da disadattamento e reazione mista
ansioso-depressiva e sindrome somatoforme da dolore persistente. Certifica
un'IL del 100%.

Nel Febbraio 2011 fa diagnosi, oltre al disturbo
somatoforme, di Episodio depressivo qrave con sindrome biologica su distimia.
Certifica un'IL del 100% per qualsiasi attività e comunque superiore al 30%
come casalinga. Indica una malattia cronica con cristallizzazione del quadro
clinico; un peggioramento della "doppia depressione"; la difficoltà
della cura dovuta alla presenza di una "personalità semplice con rigidità
mentale e scarse possibilità di introspezione su struttura nevrotica di base,
la comorbidità della pluripatologia fisica, gli aspetti personologici,
culturali ed il disadattamento".

L'attuale perizia è richiesta considerando la
discrepanza fra le diagnosi poste dagli psichiatri e le conseguenze sulla CL.
Viene richiesta anche una valutazione in base ai criteri di Foerster.

 

Si evidenzia come la diagnosi effettuata dal dr __________
e la prima indicata dalla dr.ssa __________ depongano per un quadro clinico
simile e di grado lieve. Dalla seconda valutazione effettuata dalla dr.ssa
Proin emerge invece un disturbo grave dell'umore, facendo presupporre un
peggioramento dell'assetto psichico.

In base all'attuale valutazione vengono
soddisfatti i criteri per la presenza di una Distimia, ovvero una
depressione dell'umore presente per almeno due anni. Cio' concorda con le
diagnosi effettuate dal dr __________i e dal dr __________ L'assicurata inoltre
afferma che negli ultimi anni le sue condizioni psichiche sono invariate, senza
presentare fasi di remissione o significativi peggioramenti.

La diagnosi di distimia contempla la possibilità
che si presenti qualche episodio depressivo, come rilevato nell'ottobre 2010
dal dr __________ e riferito dall'assicurata stessa (che indica alcune lievi
oscillazioni all'interno della deflessione cronica dell'umore).

All'interno del quadro distimico vanno ricondotti
i disturbi lamentati dall'assicurata, owero la deflessione del tono dell'umore,
i disturbi del sonno e dell'appetito, la faticabilità. Al  momento attuale non
sono soddisfatti i criteri per la presenza di un episodio depressivo neppure di
grado lieve.

L'esame psichico evidenzia una persona curata,
lucida ed orientata. Le funzioni cognitive superiori sono conservate. Il
comportamento non verbale comprende una mimica ed un tono di voce modulati, un
contatto di sguardo presente, una postura rilassata. Il linguaggio non presenta
alterazioni a livello formale: è fluido, le latenze alla risposta non sono
aumentate, i turni di conversazione e le pause sono adeguati, i nessi
associativi mantenuti. A livello di contenuti i vissuti depressivi sono
reattivi a specifici temi, ovvero I disturbi fisici e gli eventi esperiti
nell'età evolutiva e adulta e non elaborati. Sono assenti idee melanconiche, di
rovina, di autoaccusa. Il tono dell'umore modicamente deflesso, l'istinto
vitale è conservato.

Dalla descrizione della giornata e dai dati
soggettivi si evidenzia come, nonostante i disturbi psico-fisici, l'assicurata
sia in grado di occuparsi di sé, della sua famiglia e della casa: seppure
sentendosi affaticata, adempie a varie faccende domestiche. Quando fa bel tempo
esce per svolgere varie mansioni e per piacere.

La proiezione nel futuro contempla il possibile
peggioramento dei disturbi fisici ma anche scenari positivi: l'assicurata spera
nel matrimonio dei figli e nella nascita di nipoti, che desidererebbe accudire,
indicando la capacità di investire in nuovi ruoli. 

Non vi è ritiro sociale, sono mantenute con
piacere alcune relazioni significative, grazie anche all'attivazione
dell'assicurata, che a sua volta contatta le amiche parenti e ricambia gli
inviti. L'assicurata riporta un miglioramento della propria memoria e non
riferisce al momento attuale particolari problemi di attenzione/concentrazione.

Permangono il disturbo del sonno e l'assenza di
desiderio sessuale; l'assicurata sostiene che sono presenti da anni.

Rispetto alla valutazione effettuata dal dr __________,
è peggiorato l'appetito (dichiarato conservato dal collega, mentre attualmente
è ridotto, con anche un calo ponderale) mentre appare migliorata la spinta volitiva
(l'assicurata afferma in piu' occasioni come voglia reagire ai suoi problemi).

Si concorda col dr __________ rispetto
all'origine conversiva di alcuni sintomi presentati, fra cui sentire una
presenza vicino a sé alcune notti e sensazioni di smarrimento per cui si
trovava fuori casa ad ore improbabili senza saperne spiegare il motivo; si
evidenzia come il primo sintomo si sia ridotto ed il secondo sia scomparso.

 

Per quel che concerne la prognosi, si discutono i
criteri di Foerster:

-   Non vi è una co-morbidità psichiatrica maggiore. L'assicurata
presenta un disturbo depressivo cronico di modica entità, all'interno del quale
si verificano delle oscillazioni che non risultano significative a livello
clinico

-   La malattia perdura da diversi anni. Lo stato psichico non
appare pero' del tutto cristallizzato: l'assicurata non è rassegnata alle
proprie condizioni, mantenendo una spinta volitiva a contrastare il suo disagio
nel presente e contemplando un futuro con scenari anche positivi.

-   La presa a carico specialistica è adeguata; ha portato ad un
miglioramento iniziale dal punto di vista sintomatico, non dal punto di vista
strutturale.

-   L'assicurata presenta scarse capacità introspettive e di
mentalizzazione, che rendono arduo accedere ai conflitti intrapsichici sottesi
alle manifestazioni fisiche.

-   E' mantenuta una buona integrazione a vari livelli: l'assicurata
investe attivamente nelle relazioni amicali, traendone piacere. Conserva un
ruolo di moglie e madre.

 

L'assenza di un disturbo psichiatrico maggiore,
il permanere di una certa spinta volitiva e di una buona integrazione in vari
ambiti rende conto di una capacità lavorativa a livello medico teorico elevata.
Le scarse risorse intrapsichiche rappresentano un ostacolo alla terapia ed un
elemento prognostico negativo e giustificano il riconoscimento di una certa
inabilità lavorativa, che si quantifica come pari al 30%.

 

 

B.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITA' DI
LAVORO

 

1.      Descrizione di risorse e deficit

Come indicato sopra,
l'assicurata presenta un desiderio di combattere i propri disturbi fisici e
riesce a mantenere diversi ruoli, sia all'interno della famiglia sia a livello
sociale. Presenta una faticabilità ed una maggiore esauribilità legata ai
disturbi fisici e del sonno.

 

2.      Capacità di lavoro nell'attività
attuale o da ultimo svolta 

         CL del 70% per l'ultima attività svolta

 

3.      Periodi di Inabilità lavorativa
accertabili

Dai dati anamnestici
si ritiene verosimile confermare un'IL del 30% dalla perizia SAM del Novembre
2011.

4.      Capacità di lavoro come casalinga (per assicurati di sesso
femminile)

CL dell'80%, dal momento che puo' gestire il
tempo, frazionando i compiti e facendo diverse pause al bisogno

 

C.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITA'
D'INTEGRAZIONE

 

1.      Indicazioni mediche per interventi
di integrazione

Si ritiene opportuno
istituire provvedimenti di integrazione, sotto forma di aiuto al collocamento
ed affiancamento in una fase iniziale, data la lunga assenza dal mondo del
lavoro.

 

2.      Possibilità di migliorare la capacità di lavoro sul posto di
lavoro attuale 

         Non concerne, non avendo l'assicurata
un'attività

 

3.      Capacità di lavoro per altre attività

CL del 70% per attività idonea

 

D.     OSSERVAZIONI

Si concorda
sull'opportunità di mantenere una presa a carico specialistica, sia
farmacologia che psicologica: quest'ultima per sostenere le capacità presenti e
la spinta positiva a lottare contro le proprie condizioni espressa
dall'assicurata, anche nell'ottica di un reinserimento nel mondo lavorativo."

(Doc. AI 179/5-8)

 

                               2.6.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del
processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF 136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la
qualità formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per
l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione
a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di
considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione nella
precedente fase non contenziosa. 

 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 pubblicata in DTF 137 V
210 il Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della
giurisprudenza federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi
di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della
conformità alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del
Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio
2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della  loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione :

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF
132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF
133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particolare precisato
quanto segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass
diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie die verfassungs- und
gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen Verwaltungsrechtspflege
ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im Verwaltungsverfahren nicht als
Partei, sondern als zur Neutralität und Objektivität verpflichtetes Organ des
Gesetzesvollzugs. Solange kein Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein
Einparteienverfahren mit dem Leistungsgesuchssteller als Partei und der
IV-Stelle als Behörde, welche nach den Grundsätzen des Amtsbetriebes die
Herrschaft über das Verfahren innehat. Nach dem Übergang zum
Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im prozessualen Sinne zur
Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an die rechtsstaatlichen
Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und Neutralität
verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell
einwandfreie und materiell schlüssige (das heisst beweistaugliche und
beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen des Versicherungsträgers
(Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher nach der Rechtsprechung
kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467).
Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht
des Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über
sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des
Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt
eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz
vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist
aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt,
wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich
verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im
gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in
öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert
werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden)
nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer
(formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die
Verfassung oder die EMRK verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen
durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz verschiedenen,
selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf unterschiedlichen
Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder fachlich beaufsichtigt
(vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall weisungsgebunden. Ihre Kosten
werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung gedeckt, weshalb sie mit dem BSV
auf tarifvertraglicher Grundlage zusammenarbeiten (zu der daraus sich
ergebenden Problematik vgl. aber unten E. 3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass
gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem
Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage
für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption,
wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise
abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt
grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (…)

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

L’Alta Corte in una sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni
tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha
precisato quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat
thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629,
nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
 la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali”
in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea
2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni
peritali effettuate dal SAM e dal CPAS, da considerare dettagliate, approfondite
e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                            2.7.1.   Per
quanto riguarda la patologia reumatologica,
l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame nell’ambito della perizia
SAM, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in
reumatologia, che nel referto del 27 agosto 2010 ha diagnosticato una “Sindrome cervicolombovertebrale cronica in: -
disturbi statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale con
protrazione del capo, iperlordosi lombare, scoliosi sinistro-convessa
toracolombare), - Decondizionamento muscolare,

                                          - Tendenza
fibromialgica. Dolori cronici al cinto pelvico in: - Esiti da osteotomia
periacetabolare dell'anca ds. nel 1999 per displasia congenita, - Esiti da
ricostruzione acetabolare dell'anca sin. con correzione dell'offset della testa
e del collo femorale, debridement della lesione del labbro a sin., in displasia
congenita dell'anca sin., in 6.2.2007, - Tendenza fibromialgica -Sbilancio e
decondizionamento muscolare. Periartropatia omeroscapolare con sintomatologia
di attrito a sinistra (doc. AI 160-46/47).

 

                                         A mente dello specialista,
dal profilo reumatologico, è giustificata un'inabilità
lavorativa completa per qualsiasi tipo di attività, durante 6 mesi dal 6.2.2007
(intervento di ricostruzione acetabolare all'anca sinistra) fino al più tardi
al 15.8.2007.

 

                                         Quale casalinga
l’inabilità lavorativa è del 10% dal mese di giugno - luglio 2008. 

                                         

                                         In
attività adeguata, l'assicurata è invece abile al lavoro in misura del 100%, come
stabilito dopo l'ultima valutazione peritale il 18.2.2003 (doc. AI 160-49).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da questa
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Tali non
possono essere il rapporto del 21 febbraio 2011 del Dr. __________ e quello del
22 febbraio 2011 del Dr. __________ (doc. AI 176-3, 176-5).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in reumatologia e riabilitazione ha posto una diagnosi sovrapponibile
a quella del perito quando ha riscontrato una “periartropatia della spalla
sinistra con una leggera limitazione della mobilità nella fase finale dei
movimenti e dei dolori che si manifestano in prevalenza all’abduzione ed
elevazione della spalla stessa”, una mobilità delle anche ritenuta buona e
delle problematiche nell’ambito di un reumatismo delle parti molli a carattere
fibromialgico (doc. AI 176-3). 

                                         Secondo il
Dr. __________ il decorso “non può ritenersi peggiorato in questi anni”
(doc. AI 176-3, la sottolineatura è del redattore). 

                                         Egli
inoltre ha asserito di non avere reperti oggettivabili tali da contrapporre
alla valutazione peritale del Dr. __________ (doc. AI 176-3).

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa residua egli, per contro, valuta al 70%
la capacità di lavoro in attività adeguata (doc. AI 173-1).

 

                                         In
conclusione il medico curante ha osservato che la problematica psichiatrica,
nell’ambito del quadro fibromialgico, ha assunto un ruolo più importante.
Nell’insieme il Dr. __________ ha indicato che un leggero miglioramento dello
stato di salute è stato determinato dall’intervento all’anca sinistra nel 2007.
Miglioramento compensato, però, dalla comparsa di una periartropatia della
spalla sinistra (doc. AI 176-4).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, in data 22 febbraio 2011 ha evidenziato, a seguito della risonanza magnetica, una lesione parziale del tendine
sovraspinato della spalla sinistra che impediscono alla paziente effettuare
attività con le braccia al di sopra dell’orizzontale come pure sollevare o
trasportare pesi (doc. AI 176-5).

 

                                         Il Dr. __________
del SMR, in data 22 giugno 2011, ha interpellato il SAM in merito al referto
del Dr. __________ e a quello del Dr. __________ mettendo tuttavia in evidenza
che nella perizia SAM del Dr. __________ del 27 agosto 2010 la patologia alla
spalla sinistra era ben nota (doc. IV2, doc. AI 160-44).

 

                                         Il
30 giugno 2011 il Dr. __________ si è così espresso:

 

                                         “(…)

Il reumatologo nel suo scritto si sofferma sulla
periartropatia nota alla spalla sinistra che, al momento della sua visita in
data a me non nota, mostra una leggera limitazione della mobilità nella fase finale
dei movimenti con dolori che si manifestano in prevalenza all'abduzione ed
elevazione della spalla stessa; ricordiamo che durante la valutazione peritale
del 26.8.2010 la spalla sinistra appariva con dolori a fine corsa alla
flessione passiva, abduzione passiva con arco dolente terminale, dolori a fine
corsa pure alla rotazione interna passiva, movimenti passivi della spalla
sinistra giudicati liberi in ogni direzione con test resistivi per la cuffia
rotatoria ben tenuti; sul piano funzionale, alla spalla sinistra non vi è stata dunque una rilevante riduzione
dell'ampiezza escursoria; in merito il Dr. __________, specialista FMH in
chirurgia ortopedica e traumatologia"che ha rivisto l'assicurata il
22.2.2011, parla di "limitazione funzionale descritta dalla
paziente"; dallo scritto da lui redatto non abbiamo indicazioni
sull'escursione passiva della spalla sinistra constatata; stando alle
considerazioni del reumatologo curante risulta quindi che la funzione della
spalla sinistra non è sostanzialmente mutata rispetto alla mia valutazione il
26.8.2010; per quanto riguarda le alterazioni strutturali alla cuffia rotatoria
a sinistra, agli atti a mia disposizione (vedasi in particolare a pagina 4
della perizia del 26.8.2010 dove figura uno scritto del 27.1.2008 redatto dal
Dr. __________ all'attenzione del Dr. __________ di __________) veniva
sospettata una rottura del sottoscapolare, per cui l'ortopedico aveva proposto
alla paziente un'artroscopia con decompressione sottoacromeale ed eventuale
riparazione dei tendini lesi; ora il Dr. __________ nella lettera citata del
22.2.2011, ha potuto visionare il risultato di una "risonanza magnetica
recentemente effettuata" che, stando alle sue indicazioni, "mostra a
mio modo di vedere una lesione parziale del tendine del sovraspinato della
spalla sinistra" per cui l'ortopedico curante ha riformulato la
possibilità di un procedere chirurgico con artroscopia e riparazione del
tendine, ma, sempre stando al Dr. __________, "tale intervento necessita
sempre una lunga riabilitazione che attualmente la paziente non si sente in
grado di affrontare"; la mia valutazione peritale del 27.8.2010 teneva già
conto della sospetta lesione alla cuffia rotatoria di cui parlava il Dr. __________
il 27.1.2009, aspetto che veniva considerato formulando le possibilità residue
di caricare le braccia in particolare portandole a distanza del tronco e sopra
il livello del piano orizzontale, come si legge a pagina 8 e pagina 9 della
perizia ("l'assicurata può molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all'altezza dei fianchi, spesso tra 5 - 10 kg fino all'altezza dei fianchi, di rado tra 10
- 25 kg fino all'altezza dei fianchi, l'assicurata può molto spesso sollevare
pesi fino a 5 kg sopra l'altezza del petto, di rado pesi oltrepassanti i 5 kg sopra l'altezza del petto"); per quanto riguarda l'esame delle altre articolazioni
rispettivamente del rachide, il reumatologo curante non ha potuto rilevare
altre patologie non già considerate nella perizia del 26.8.2010, affermando
"il decorso non può considerarsi peggiorato in questi anni", in
concreto che "non ho quindi dei reperti oggettivabili tali da contrapporre
alla valutazione peritale eseguita per l'assicurazione invalidità dal collega
reumatologo Dr. __________".

 

In sintesi, le considerazioni specialistiche
in questione, non si discostano sostanzialmente
dal mio apprezzamento peritale del 26.8.2010 per quanto riguarda i
dati anamnestici, clinici e paraclinici, sebbene cambi la valutazione della
capacità lavorativa dell'assicurata. Questa differente valutazione del
reumatologo curante, potrebbe essere data
dal fatto che egli nel suo apprezzamento, integra anche le note
comorbidità psichiatriche già valutate in ambito peritale, scrivendo nella
lettera del 22.2.2011: "tengo a segnalare inoltre che a partire dal 2000
via la problematica psichiatrica nell'ambito del quadro fibromialgico ha
assunto sempre più un ruolo importante"
(doc. X, la sottolineatura è del redattore).

 

                                         In
definitiva, la lesione parziale del tendine del sovraspinato della spalla
sinistra diagnosticata dal Dr. __________ visionando la risonanza magnetica
“recentemente effettuata” (cfr. scritto del 22 febbraio 2011 doc. AI 176-5), è
stata già considerata dal Dr. __________ nella valutazione peritale del 27
agosto 2010 e nella formulazione dei conseguenti limiti funzionali (doc. X).  

 

                                         I periti
del SAM, Dr.ssa __________ e Dr. __________ in data 5 luglio 2011 hanno
prestato adesione alle conclusioni del Dr. __________ (doc. X3).

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata, dal profilo
reumatologico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal Dr.
__________.

 

                            2.7.2.   Per
quanto riguarda la patologia psichiatrica, l’assicurata
è stata sottoposta ad un accurato esame nell’ambito della perizia SAM, grazie
al consulto specialistico del __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, che nel referto del 13 settembre 2010 ha diagnosticato una “Sindrome somatoforme da dolore persistente (lCD 10 F 43.4). Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale
lieve-medio (lCD 10 F 33.0). Sindrome da conversione ( ICD 10 F 44)” (doc. AI 160-32).

 

                                         Secondo
il Dr. __________ l’insorgente è da ritenere inabile al 30% per ogni attività
lavorativa, mentre quale casalinga l’inabilità è del 20% (doc. AI 160-35).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         A maggior
ragione se si considera l’ulteriore valutazione psichiatrica svolta dal Centro
peritale per le assicurazioni sociali (CPAS). Nella perizia dell’8 aprile 2011
il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e direttore del CPAS
e la Dr.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, hanno posto la
diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa di “Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD 10 F 45.4)”, mentre senza ripercussioni sulla capacità di lavoro quella
di “Sindrome da conversione (ICD 10 F 44)” (doc. AI 179-5).

 

                                         L’assicurata
viene valutata abile al lavoro al 70% in ogni attività e all’80% quale
casalinga (doc. AI 179-8).

                                         

                                         Lo
scritto del 3 febbraio 2011 della Dr.ssa __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, a cui l’insorgente fa riferimento in sede di osservazioni al
progetto di decisione del 12 gennaio 2011, nel quale viene posta la diagnosi di
“Sindrome somatoforme da dolore persistente”, “episodio depressivo
grave con sindrome biologica su distimia” e indicata una totale inabilità
lavorativa in ogni attività (doc. AI 173-7), è superato dalla perizia del CPAS
dell’8 aprile 2011 che l’UAI ha predisposto, nel mese di febbraio del 2011, per
valutare l’evoluzione dello stato psichico di RI 1, proprio in relazione con
questa nuova certificazione (doc. AI 175-1; 177-1).

 

                                         Il Dr. __________
e la Dr.ssa __________ hanno preso in considerazione i referti della Dr.ssa__________,
quello del 18 novembre 2010 e quello del 3 febbraio 2011 (cfr. ricostruzione
degli atti, pto.12, doc. AI 179-2) e osservato come la
diagnosi effettuata dal Dr. __________, in occasione della valutazione SAM del
13 settembre 2010, doc. AI 160-29) e la prima indicata dalla Dr.ssa __________ (il
18 novembre 2010) depongano per un quadro clinico simile e di grado lieve.
Dalla seconda valutazione effettuata dalla Dr.ssa __________, in data 3
febbraio 2011 (doc. AI 173-7), emerge invece un disturbo grave dell'umore,
facendo presupporre un peggioramento dell'assetto psichico.

 

                                         Secondo i
periti, nel caso concreto, vengono soddisfatti i criteri per la presenza di una
distimia che contempla la possibilità che si presenti qualche episodio
depressivo, come rilevato dal Dr. __________. All'interno del quadro distimico
vanno ricondotti i disturbi lamentati dall'assicurata, ovvero la deflessione
del tono dell'umore, i disturbi del sonno e dell'appetito, la faticabilità. 

                                         Al
momento della visita peritale non sono soddisfatti i criteri per la presenza di
un episodio depressivo neppure di grado lieve (doc. AI 179-6).

 

                                         In periti
hanno concluso indicando che “l'assenza di un disturbo psichiatrico
maggiore, il permanere di una certa spinta volitiva e di una buona integrazione
in vari ambiti rende conto di una capacità lavorativa a livello medico teorico
elevata. Le scarse risorse intrapsichiche rappresentano un ostacolo alla
terapia ed un elemento prognostico negativo e giustificano il riconoscimento di
una certa inabilità lavorativa”, che viene quantificata al 30% (doc.
AI 179-7).

 

                            2.7.3.   Per
quanto riguarda la patologia neurologica, l’assicurata
è stata sottoposta ad un accurato esame nell’ambito della perizia SAM, grazie
al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, che nel
referto del 29 settembre 2010 ha diagnosticato una “Cefalea
mista cronica con componente principale di cefalea cervicogena e muscolotensiva
nonché emicrania con aura visiva” e valutato
l’incapacità lavorativa al 30% in ogni attività a causa delle cefalee (doc. AI
160-39).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da
tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                            2.7.4.   Sul piano ORL
non può essere condivisa l’argomentazione ricorsuale, secondo cui l’ipoacusia
all’orecchio sinistro non è stata considerata nel referto SAM del 16 novembre
2010.

                                         

                                         Se è vero
che nella perizia del 15 aprile 2003 si è fatto riferimento al problema
all’orecchio sinistro per il quale l’assicurata era in cura presso il Dr. __________
questi già allora non aveva codificato un’incapacità lavorativa, consigliando
piuttosto un intervento operatorio. La patologia in questione non figurava fra
le diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa (cfr. doc. AI 33-1,
pto. 3.4., pto. 5 e 6).

                                      

                                         Nella
valutazione pluridisciplinare del 16 novembre 2010 è stata ripresa la patologia
ORL (ipoacusia unilaterale di tipo trasmiss