# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e89c893e-e990-592b-a2b9-bc2ad22520c6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.06.2024 A-4863/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-4863-2023_2024-06-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-4863/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 1  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del 

collegio),  

Jürg Marcel Tiefenthal,  

Stephan Metzger,  

cancelliere Demis Mirarchi. 
 

 
 

Parti 

 
A.________,  

(…),   

patrocinato dall'avv. Alessia Minotti, Studio legale e notarile 

Fontana,  

Via Codeborgo 16, casella postale 1087, 6500 Bellinzona,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Ferrovie federali svizzere FFS,  

Diritto & compliance Human Resources,  

Hilfikerstrasse 1, 3000 Bern 65 SBB,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Scioglimento del rapporto di lavoro con effetto immediato. 

 

 

 

A-4863/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______, classe 1966, è stato impiegato delle Ferrovie federali svizzere 

(di seguito: FFS) in qualità di collaboratore della manutenzione dal  

1° febbraio 1989. 

B.  

Tra il mese di maggio e di giugno 2023 sono stati ascoltati dalla Polizia del 

Canton Ticino B.________, C.________ (rispettivamente […] e […]) e 

D._______ (funzionario FFS) in qualità di persone informate sui fatti 

nell’ambito di un procedimento per titolo di minaccia. In questo contesto è 

emerso che A._______ potrebbe essere stato l’autore dell’invio a 

B._______ e C._______ di lettere anonime contenenti delle pallottole 

d’arma da fuoco. 

C.  

In data 22 giugno 2023, interrogato dagli agenti della Polizia cantonale, 

A._______ ha confessato di essere l’autore dell’invio delle lettere anonime 

sopracitate. 

D.  

Il 26 giugno 2023 le FFS hanno disposto, dopo quanto appurato dalla 

Polizia cantonale, la sospensione cautelativa dal lavoro con privazione del 

salario fino al 7 luglio 2023. A partire dall’8 luglio 2023 questa misura è 

stata tramutata in esonero fino al 25 luglio 2023, provvedimento che è poi 

stato prolungato fino al 26 agosto 2023. 

E.  

Il 26 luglio 2023 le FFS hanno condotto con A.________ un verbale di 

accertamento dei fatti, in cui, oltre ad aver riconfermato di essere stato 

l’autore dell’invio delle lettere anonime, egli ha anche spiegato che si 

trattava di un gesto esasperato, visto che le parole non sarebbero servite 

in passato a nulla. Nel 2027 (…) si sarebbe interrogato sul suo futuro, vista 

la sua non più giovane età. Il direttore precedente avrebbe assicurato la 

disponibilità di lavoro per tutti, mentre il nuovo direttore avrebbe a questo 

proposito taciuto. 

F.  

Con scritto del 2 agosto 2023, le FFS hanno concesso a A.________ la 

possibilità di esprimersi sul previsto scioglimento del rapporto di lavoro 

senza preavviso, domanda alla quale egli ha dato seguito in data  

9 agosto 2023. 

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Pagina 3 

G.  

Con decisione dell’11 agosto 2023, le FFS hanno sciolto il rapporto di 

lavoro con A.________ senza preavviso per motivo grave dal 12 agosto 

2023. 

H.  

In data 11 settembre 2023, A.________ (di seguito: il ricorrente) ha inoltrato 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

contro la succitata decisione delle FFS (di seguito: autorità inferiore). Egli 

ha chiesto che la decisione venga dichiarata nulla, rispettivamente 

annullata, e il dipendente venga reintegrato nel posto di lavoro (al termine 

del periodo di malattia) con il versamento del relativo salario. Egli chiede 

inoltre che gli venga riconosciuta un’indennità pari a sei mensilità salariali, 

ossia a franchi 21'692,15 lordi, che risultano dalla somma di franchi 

6'558,10 lordi mensili e franchi 2'017,19 di tredicesima mensilità pro quota 

rata temporis. Il ricorrente domanda anche che all’impugnativa venga 

conferito l’effetto sospensivo. Il tutto con protestate tasse, spese e ripetibili. 

I.  

Con risposta al ricorso del 16 ottobre 2023, l’autorità inferiore ha chiesto di 

respingere il ricorso, compresa la domanda di concessione dell’effetto 

sospensivo, e di porre tasse e spese a carico del ricorrente. 

J.  

Con decisione incidentale del 25 ottobre 2023, lo scrivente Tribunale ha 

respinto la domanda di concessione dell’effetto sospensivo formulata dal 

ricorrente, non apparendo la disdetta abusiva ai sensi della legge 

applicabile. 

K.  

Con scritto del 25 ottobre 2023, il ricorrente ha informato le FFS di non 

essere più in malattia e si è offerto di tornare sul posto di lavoro il  

2 novembre 2023. Con risposta del 1° novembre 2023 le FFS hanno 

ribadito che il rapporto di lavoro è stato sciolto con effetto immediato, 

motivo per il quale il ricorrente non avrebbe dovuto presentarsi sul posto di 

lavoro. 

L.  

Il 4 gennaio 2024 il ricorrente ha inoltrato le sue osservazioni finali, 

precisando le sue conclusioni ricorsuali. Egli ha chiesto che la decisione 

venga dichiarata nulla, rispettivamente annullata, e il dipendente venga 

reintegrato nel posto di lavoro (al termine del periodo di malattia) con il 

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versamento del relativo salario; subordinatamente, il rapporto di lavoro è 

prorogato fino al termine di disdetta regolare (tenendo conto del periodo di 

malattia). Egli ha chiesto inoltre che gli venga riconosciuta un’indennità pari 

a sei mensilità salariali, ossia a franchi 21'692,15 lordi, che risultano dalla 

somma di franchi 6'558,10 lordi mensili e franchi 2'017,19 di tredicesima 

mensilità pro quota rata temporis. In caso di mancato reintegro, il ricorrente 

ha chiesto che gli venga riconosciuta un’indennità pari a dodici mensilità 

salariali, ovvero a franchi 82'255,30 lordi, i quali risultano dalla somma di 

franchi 6'558,10 lordi mensili e la tredicesima mensilità. Il tutto con 

protestate tasse spese e ripetibili. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all’art. 33 della Legge federale del 17 giugno 2005 sul 

Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le eccezioni 

di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad esso è 

retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

Nella presente fattispecie, l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA, emessa dalle FFS, che sono un’impresa pubblica 

costituita come società anonima di diritto speciale retta dalla Legge 

federale sulle Ferrovie federali svizzere del 20 marzo 1998 (LFFS,  

RS 742.31), considerata un’azienda della Confederazione ai sensi  

dell’art. 33 lett. e LTAF. 

1.2 Pacifica è la legittimazione ricorsuale del ricorrente, essendo lo stesso 

destinatario della decisione impugnata e avendo egli un interesse a che la 

stessa venga qui annullata (art. 48 PA). Il ricorso è poi stato interposto 

tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di 

forma e di contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). 

1.3 Con osservazioni finali del 4 gennaio 2024, il ricorrente ha precisato le 

sue conclusioni ricorsuali (cfr. Fatti L in corsivo). 

Tutte le conclusioni presentate a titolo principale o sussidiario devono 

essere presentate tramite il ricorso. Le nuove conclusioni presentate nella 

fase dello scambio di scritti sono pertanto inammissibili. Dopo la scadenza 

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del termine di ricorso, le conclusioni possono essere specificate, ristrette o 

abbandonate, ma non ampliate (cfr. DTF 136 II 165 consid. 5; tra le altre 

sentenza del TAF A-1970/2021 del 26 ottobre 2022 consid. 1.3.1; cfr. anche 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. marg. 2.215). 

Questa questione può rimanere aperta, per i motivi che seguono. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (nonché l’inadeguatezza  

(art. 49 lett. c PA). 

2.2 L’autorità adita non è vincolata né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), 

né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. sentenza del TF 1C_108/2014, 

1C_110/2014 del 23 settembre 2014 consid. 7.4; DTAF 2007/41 consid. 2 

[pagg. 529 e seg.]). Secondo il principio di articolazione delle censure 

(Rügeprinzip) l’autorità di ricorso non è tenuta ad esaminare le censure che 

non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla 

constatazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza 

sostanziate (cfr. sentenza del TAF A-5225/2018 del 7 maggio 2019  

consid. 2) . Il principio inquisitorio non è assoluto: la sua portata è limitata 

dal dovere delle parti di collaborare. Quest’ultimo comprende per la parte 

l’obbligo di produrre le prove necessarie, d’informare il giudice sulla 

fattispecie e di motivare la propria richiesta (cfr. art. 13 PA; DTF 143 II 425 

consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1). 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore sostiene che, visti gli 

eventi descritti nei fatti che compromettono gravemente l’integrità di due 

dipendenti delle FFS, non sarebbe più ragionevole il perseguimento del 

rapporto di lavoro. Il comportamento del ricorrente, oltre ad aver violato il 

Codice di condotta delle FFS (“Code of Conduct”, Sezione 2.1), avrebbe 

distrutto definitivamente il rapporto di fiducia, con l’aggravante che egli non 

avrebbe mostrato alcun senso di comprensione o di rimorso. Una misura 

meno invasiva, come quella di un trasferimento, non sarebbe dunque 

concepibile. In sunto, il licenziamento con effetto immediato sarebbe 

appropriato e proporzionato alla gravità della violazione commessa. 

Basandosi sulla cifra 176 del contratto collettivo di lavoro (di seguito:  

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CCL FFS 2019; in vigore dal 1° maggio 2019), le FFS hanno dunque sciolto 

il rapporto di lavoro con il ricorrente con effetto immediato a causa di un 

motivo grave a partire dal 12 agosto 2023. 

3.2 Con il suo memoriale ricorsuale, il ricorrente qualifica gli esiti della 

decisione impugnata come “scioccanti” e “sproporzionati” (cfr. pag. 6 del 

ricorso). Il ricorrente sarebbe, a differenza di quello che sostengono le FFS, 

dispiaciuto e non avrebbe mai avuto intenzione di nuocere a qualcuno. Il 

suo gesto sarebbe stato dettato dall’esasperazione e non da 

un’aggressività etero riferita.  

L’incontro del 26 luglio 2023 in cui è stato redatto un verbale di 

accertamento dei fatti doveva, a mente del ricorrente, fungere da segnale 

di avvicinamento e non rappresentare un incontro pretestuoso e finalizzato 

a trovare il modo di lasciare a casa il ricorrente. Sarebbe abbastanza 

evidente che dopo (…) anni di lavoro, dinanzi ad un dipendente malato, 

non si può motivare un licenziamento in tronco per una manciata di minuti 

di verbale, senza che vi fosse null’altro cui aggrapparsi.  

L’autorità inferiore, prosegue il ricorrente, sarebbe poi informata 

dell’ammissione del ricorrente da prima del 26 luglio 2023. Egli si interroga 

quindi sulla tempestività della disdetta senza preavviso, visto che 

quest’ultima avrebbe dovuto agire “senza tardare”. Le FFS sapevano cosa 

fosse accaduto già in data 22 giugno 2023. Avendo convocato il ricorrente 

più di un mese dopo, l’autorità non avrebbe dunque ravvisato alcuna 

urgenza. 

Affermare poi che il rapporto di fiducia possa rompersi dopo decenni di 

onorato impiego, in una manciata di minuti di verbale da cui non sarebbe 

emerso alcun elemento preoccupante o minaccioso sarebbe abusivo.  

3.3 L’oggetto del litigio riguarda dunque la sussistenza o meno di un motivo 

grave per un licenziamento con effetto immediato e la proporzionalità del 

provvedimento. Si tratta anche di analizzare se la disdetta senza preavviso 

è abusiva o emessa tardivamente, aggiungendo poi, nell’eventualità di un 

accoglimento, le relative considerazioni relative alla reintegrazione e 

all’indennità. 

4.  

4.1 Occorre in primo luogo esaminare se sussistevano dei motivi gravi per 

una disdetta del rapporto di lavoro senza preavviso. I fatti ritenuti gravi 

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dall’autorità di prima istanza consistono nell’invio di due lettere contenenti 

delle pallottole a due dipendenti delle FFS, ovvero il (…) e (…).  

4.2 A norma dell’art. 10 cpv. 4 della Legge sul personale federale del  

24 marzo 2000 (LPers, RS 172.220.1) e della cifra 176 CCL FFS 2019, le 

parti possono disdire immediatamente i rapporti di lavoro di durata 

determinata e indeterminata per motivi gravi. Conformemente a 

consolidata giurisprudenza, la disdetta immediata per motivi gravi, quale 

misura eccezionale, deve essere ammessa in maniera restrittiva. In questo 

senso, unicamente in presenza di una manchevolezza particolarmente 

grave del lavoratore, si può giustificare il licenziamento immediato; nello 

specifico è necessario che la manchevolezza abbia compromesso la 

relazione di fiducia fra le parti – presupposto essenziale di un rapporto di 

lavoro – o che l’abbia pregiudicata a tal punto che la prosecuzione del 

contratto sino al termine di disdetta ordinario non sia più sostenibile 

(besonders schweres Fehlverhalten; cfr. sentenza del TAF A-659/2023 del 

12 marzo 2024 consid. 5.1.2 con riferimenti). In altri casi, manchevolezze 

meno gravi possono assurgere a motivo di licenziamento immediato solo 

se vengono reiterate nonostante un avvertimento circa le conseguenze 

estreme del ripetersi del medesimo comportamento (cfr. tra le tante  

DTF 142 III 579 consid. 4.2 con riferimenti). 

4.3 La minaccia consiste nel voler suscitare timore in qualcuno. Una 

minaccia può costituire un reato ai sensi del diritto penale (cfr. art. 180 del 

Codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 [CPS, RS 311.0]). È grave 

la minaccia oggettivamente idonea a suscitare nel destinatario il timore di 

un pregiudizio rilevante per sé o per persone a lui vicine. La gravità 

dell’intimidazione deve essere valutata non con riferimento alla sensibilità 

soggettiva della vittima, ma sulla scorta di criteri oggettivi  

(cfr. DTF 6S.251/2004 del 3 giugno 2005 consid. 3.1).  

4.4 Il ricorrente afferma che, dall’incarto, si evince che la minaccia non 

sarebbe stata percepita come preoccupante o minacciosa. Negli atti versati 

all’incarto, emerge anche che l’autorità inferiore e il ricorrente divergono 

sul tema del pentimento, visto che la prima è dell’avviso che l’interessato 

non proverebbe alcun rimorso mentre il secondo scrive di essere invece 

dispiaciuto per l’accaduto.  

Il Tribunale è dell’avviso che l’inserimento all’interno di una busta anonima 

di pallottole è oggettivamente in grado di suscitare paura per la propria 

integrità nel soggetto destinatario, indipendentemente dalla sua 

percezione soggettiva. Delle pallottole alludono infatti ad un’arma da fuoco, 

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oggetto in grado di provocare ferite gravi o addirittura la morte. Non 

riuscendo in un primo momento neanche ad identificare un possibile autore 

del gesto – l’invio essendo stato eseguito sotto forma anonima –, il 

comportamento del ricorrente è oggettivamente atto a gettare in una 

situazione di profonda insicurezza i destinatari delle sue lettere. Proprio 

perché da una prospettiva oggettiva il comportamento del richiedente è 

allarmante, il tema del pentimento è per lo scrivente Tribunale è ininfluente 

e può restare in questa sede aperto.  

4.5 In merito all’obbiettivo dell’incontro sull’accertamento dei fatti, che 

secondo il ricorrente sarebbe stato “indagatorio” (cfr. pag. 9 del ricorso), il 

Tribunale ricorda che questo strumento serve proprio per raccogliere e 

verificare informazioni. Visto che questo rimprovero non può neanche 

essere qualificato giuridicamente, l’attitudine dell’autorità inferiore non è su 

questo punto in alcun modo contestabile. 

4.6 In sunto, il gesto del richiedente è da considerarsi grave e rappresenta 

un motivo atto a rompere in maniera definitiva il rapporto di fiducia tra le 

parti. 

5.  

5.1 Occorre a questo stadio esaminare se il licenziamento è proporzionato 

rispetto allo scopo perseguito. 

5.2 L’esame della proporzionalità – sancita dall’art. 5 Cost. – ha una 

struttura trifasica, nel senso che è suddiviso in tre gradini di analisi. Il 

principio di proporzionalità richiede che una misura sia idonea e necessaria 

per raggiungere l'obiettivo di interesse pubblico o privato e che sia 

ragionevolmente esigibile per gli amministrati in considerazione della 

gravità della restrizione dei diritti fondamentali. Deve esservi, in altre 

parole, un rapporto ragionevole tra fine e mezzo (cfr. tra le altre  

DTF 148 II 392 consid. 8.2.1, 147 I 450 consid. 3.2.3). 

5.3 Il diritto penale inserisce la minaccia all’interno della categoria di 

comportamenti lesivi della libertà personale (cfr. “Titolo quarto: Del crimini 

o dei delitti contro la libertà personale”, art. 180 segg. CPS). Si deduce già 

solo da ciò, che la tutela dalla minaccia costituisce un interesse pubblico. 

Va poi segnalato che i datori di lavoro hanno il dovere di salvaguardare e 

proteggere gli interessi legittimi del lavoratore (Fürsorgepflicht). Essi 

prendono le misure adeguate per garantire la protezione della personalità 

e della salute, nonché la sicurezza del personale sul posto di lavoro  

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Pagina 9 

(art. 4 cpv. 2 lett. g LPers, art. 9 dell’Ordinanza del 3 luglio 2001 sul 

personale [OPers, RS 172.220.111.3]).  

5.4 In concreto sulla proporzionalità del provvedimento, il Tribunale 

considera quanto segue. L’allontanamento definitivo del richiedente dal 

posto di lavoro persegue gli interessi pubblici citati poc’anzi, ovvero la 

tutela della libertà personale dei dipendenti, della loro salute e sicurezza. 

La misura è dunque idonea. Vista la gravità del suo comportamento e 

l’impossibilità di escludere un gesto di questa natura in futuro – rendendo 

quindi anche un trasferimento interno una via non praticabile, peraltro già 

scartato perché il ricorrente ha minacciato (…), al quale sarebbe stato 

comunque legato, a meno che il trasferimento avvenga altrove, dove 

comunque non è per niente detto che il ricorrente avrebbe avuto le 

competenze necessarie –, il licenziamento con effetto immediato risulta 

essere necessario. Infine, se è vero da un lato che il richiedente sia ormai 

(…) e sia stato al servizio dell’autorità inferiore per (…) anni, il Tribunale 

non può non considerare che, in questo caso, la tutela dei molteplici 

interessi pubblici prevale sull’interesse soggettivo al perseguimento del 

rapporto di lavoro. Il comportamento del richiedente ha una natura troppo 

grave per poter procedere ad un diverso bilanciamento degli interessi. Il 

provvedimento è quindi ragionevolmente esigibile. 

La disdetta senza preavviso è stata dunque emessa nel rispetto del 

principio della proporzionalità. 

6.  

6.1 Il ricorrente sostiene poi che la disdetta senza preavviso sarebbe 

abusiva, poiché egli sarebbe stato licenziato durante un periodo di malattia 

(cfr. pag. 7 del ricorso: “abbastanza evidente che […] dinanzi ad un 

dipendente malato non si può motivare un licenziamento in tronco […]”). 

6.2 L’art. 34c cpv. 1 lett. c LPers rimanda all’art. 336c cpv. 1 della Legge 

federale di complemento del Codice civile svizzero (CO, RS 220), il quale 

dispone che il datore di lavoro non può disdire il rapporto di lavoro 

allorquando il lavoratore è impedito di lavorare, in tutto o in parte, a causa 

di malattia o infortunio non imputabili a sua colpa, per 30 giorni nel primo 

anno di servizio, per 90 giorni dal secondo anno di servizio sino al quinto 

compreso e per 180 giorni dal sesto anno di servizio (lett. b). 

6.3 Tuttavia, per costante giurisprudenza, se vi sono dei motivi gravi il 

datore di lavoro può sciogliere il rapporto con effetto immediato anche 

durante un cosiddetto “Sperrfrist” o periodo di protezione  

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(cfr. DTAF 2015/21 consid. 5.3; sentenza del TAF A-5890/2020 del 24 

novembre 2021 consid. 5.1.2). 

6.4 Il ricorrente è stato licenziato con decisione dell’11 agosto 2023, 

momento nel quale, in effetti, il ricorrente era in malattia (cfr. certificato 

medico del 20 luglio 2023, atto n. 119). Vista la giurisprudenza di cui sopra, 

tuttavia, vi è un motivo grave (cfr. supra consid. 4) che giustifica una 

disdetta con effetto immediato anche durante un periodo di protezione. 

Alla luce di quanto esposto sopra, il licenziamento con effetto immediato 

non è abusivo. 

7.  

7.1 Si tratta ora di esaminare se l’autorità inferiore ha tardato prima 

emettere la decisione di disdetta del rapporto di lavoro con effetto 

immediato. 

7.2 La giurisprudenza e la dottrina richiedono che il datore di lavoro 

comunichi immediatamente il licenziamento senza preavviso. In caso 

contrario, si presume che la continuazione del rapporto di lavoro sia 

ragionevole per il datore di lavoro (cfr. tra le tante, sentenza del TAF  

A-4874/2020 del 14 marzo 2022 consid. 5.3.1 con altri riferimenti). 

Sebbene per quanto concerne l’applicazione dell’art. 10 cpv. 4 LPers la 

giurisprudenza civile sull’art. 337 CO possa essere presa in 

considerazione, la prassi, che in linea di principio consente solo il 

licenziamento senza preavviso entro un periodo di pochi giorni lavorativi 

(cfr. DTF 130 III 28 consid. 4.4), non può essere semplicemente applicata 

ai rapporti di lavoro di diritto pubblico. A causa delle particolari 

caratteristiche della procedura amministrativa, è giustificato concedere al 

datore di lavoro di diritto pubblico un periodo di reazione più lungo rispetto 

a quello di diritto privato. In diritto pubblico del personale, il preavviso di 

licenziamento viene solitamente dato per iscritto (art. 34 cpv. 1 LPers). Il 

licenziamento è spesso preceduto da un’indagine, soprattutto se i sospetti 

devono essere confermati o smentiti. Al dipendente deve essere accordato 

il diritto di essere sentito prima che venga emessa la decisione (cfr. tra le 

altre, sentenza del TAF A-4201/2022 del 1° febbraio 2024 consid. 5.3 con 

altri riferimenti).  

Inoltre, il periodo di risposta non decorre finché il datore di lavoro non ha 

una conoscenza sufficiente delle circostanze e deve ancora effettuare dei 

chiarimenti. Sebbene debba farlo in modo tempestivo, può prendersi il 

tempo necessario per esperire i dovuti chiarimenti (cfr. DTF 138 I 113 

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Pagina 11 

consid. 6.5; tra le tante, sentenza del TAF A-4874/2020 del 14 marzo 2022 

consid. 5.3.1 con altri riferimenti). 

7.3 In concreto, il ricorrente è dell’avviso che l’autorità inferiore fosse edotta 

dell’ammissione da parte del ricorrente già in data 22 giugno 2023, mentre 

le FFS si ritenevano in possesso delle informazioni necessarie per ordinare 

il licenziamento con effetto immediato solo il 26 luglio 2023. Il Tribunale non 

può esimersi dal sottolineare che le FFS sembrano contraddirsi su questo 

punto, poiché, con lettera del 26 giugno 2023, esse hanno disposto la 

sospensione cautelativa del ricorrente “dopo i fatti appurati dalla Polizia in 

merito alle sue minacce” (cfr. atto n. 95). Da ciò emerge che l’autorità 

inferiore sarebbe stata ben cognita di quanto dichiarato dal ricorrente in 

sede di interrogatorio del 22 giugno 2023. Resta comunque il dubbio che 

l’autorità non fosse a conoscenza dell’ammissione del ricorrente, ma 

piuttosto dell’indagine in corso. Questo dubbio può tuttavia restare irrisolto, 

per il motivo seguente. 

Anche se l’autorità inferiore fosse stata a conoscenza dell’ammissione del 

ricorrente già in data 22 giugno 2023, come quest’ultimo sostiene nel suo 

memoriale ricorsuale, ciò non significa ancora che la disdetta sia 

intervenuta tardivamente. Infatti, le FFS hanno disposto in data 26 giugno, 

ossia pochi giorni dopo, la sospensione cautelativa, tramutata poi in 

esonero. Ciò per dimostrare che per l’autorità inferiore, nell’eventualità di 

una colpevolezza, la continuazione del rapporto di lavoro non fosse più 

ragionevole, condizione, questa, essenziale per considerare giustificata 

una disdetta senza preavviso (cfr. supra consid. 7.2 con riferimenti).  

Va ricordato anche che il ricorrente, lo stesso giorno dell’interrogatorio della 

polizia, è entrato in malattia (cfr. atto n. 120) e che questa situazione è 

restata invariata fino all’emissione della decisione. Dagli atti emerge che 

questo dato è una causa importante dei ritardi accumulati, visto il parere 

contrario del medico curante alla sua partecipazione all’istruttoria di prima 

istanza, e che ha condotto a fissare l’appuntamento solo in data 26 luglio 

2023, incontro a cui l’interessato ha poi volontariamente partecipato  

(cfr. domanda 4 del verbale di accertamento dei fatti). Inoltre, il ricorrente 

era già, per via della malattia prima e della sospensione intervenuta poco 

dopo, lontano dal posto di lavoro, circostanza questa che spiega il lasso di 

tempo più esteso. In queste circostanze, la seduta del 26 luglio 2023 è 

stata la prima occasione per l’autorità di prima istanza per appurare i fatti 

in maniera completa.  

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La decisione impugnata è intervenuta entro brevissimi termini dopo 

predetta seduta e l’esercizio del diritto di essere sentito del ricorrente. 

7.4 In base alle considerazioni di cui sopra, il Tribunale ritiene che la 

disdetta senza preavviso è tempestiva. 

8.  

Per i motivi di cui sopra, il Tribunale conferma la decisione dell’autorità di 

prime cure. Il licenziamento con effetto immediato è giustificato dalla 

presenza di un motivo grave. Il provvedimento dell’autorità inferiore è 

conforme al principio della proporzionalità e non è abusivo. Perciò il 

Tribunale non riconosce al ricorrente alcuna indennità e non entra nel 

merito della domanda di reintegro. Il ricorso è pertanto respinto. 

9.  

In base all’art. 34 cpv. 2 LPers, la procedura di ricorso è gratuita tranne nei 

casi di temerarietà. Nella fattispecie si rinuncia quindi alla riscossione di 

spese di procedura. Visto l’esito della lite, il ricorrente non ha diritto alla 

rifusione di indennità a titolo di ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario e 

art. 7 cpv. 1 del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 

ripetibili, nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, 

RS 173.320.2] a contrario). Infine, malgrado il verdetto ad essa favorevole, 

l’autorità inferiore non ha diritto alla rifusione di indennità a titolo di ripetibili 

(cfr. art. 7 cpv. 3 TS-TAF).  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non viene assegnata alcuna indennità a titolo di spese ripetibili  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e all'autorità inferiore. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Demis Mirarchi 

  

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Rimedi giuridici: 

Le decisioni del Tribunale amministrativo federale in ambito di rapporti di 

lavoro di diritto pubblico possono essere impugnate davanti al Tribunale 

federale a condizione che concernano controversie di carattere 

patrimoniale il cui valore litigioso sia pari almeno a franchi 15'000.– 

rispettivamente – se ciò non è il caso – nelle quali si ponga una questione 

di diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 LTF). Se 

non si tratta di una contestazione a carattere pecuniario, il ricorso è 

ricevibile soltanto nella misura in cui concerna la parità dei sessi  

(art. 83 lett. g LTF). Se il ricorso in materia di diritto pubblico è ammissibile, 

esso deve essere interposto, nel termine di 30 giorni dalla notificazione 

della decisione contestata, presso il Tribunale federale, 1000 Losanna 14 

(art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il termine è reputato osservato se 

gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, all'indirizzo di 

questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare 

svizzera al più tardi l'ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti 

scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, 

i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La decisione 

impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti indicati 

come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

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Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (atto giudiziario)