# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 33e97872-defa-58b5-a4d0-96eed23b550f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.04.2010 D-2385/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2385-2010_2010-04-16.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2385/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 6  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Hans Schürch;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Armenia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 9 aprile 2010 / N (…).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2385/2010

Visto: 

la  prima  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data 
20 dicembre 2009 in Svizzera,

la  decisione  del  22  gennaio  2010  dell'UFM  che  ha  respinto  la 
menzionata domanda ed ha ordinato l'allontanamento dell'interessato 
dalla Svizzera, cresciuta in giudicato il 23 febbraio 2010,

la  seconda  domanda  d'asilo  in  Svizzera  che  l'interessato  ha 
presentato in data 4 marzo 2010,

i verbali d'audizione del 17 marzo 2010, 

la  decisione  dell'UFM  del  9  aprile  2010,  notificata  all'interessato  il 
medesimo giorno (cfr. act. B17), 

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 9 aprile 2010 (cfr. timbro del plico 
raccomandato)  e,  contestualmente,  la  domanda  d'assistenza 
giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese 
processuali e del relativo anticipo,

l'incarto  originale  dell'UFM,  pervenuto  al  Tribunale  amministrativo 
federale (TAF) il 12 aprile 2010 ,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono, 

e considerato :

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

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che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art.  52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente 
sentenza va redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  d'asilo,  l'interessato  – 
cittadino armeno, di religione (...) e di professione (...) – ha dichiarato 
di essere nato a B._______ (Armenia) e di averci vissuto dalla nascita 
fino all'espatrio nel (...),

che egli ha altresì allegato di non avere mai lasciato la Svizzera dopo 
la  conclusione  infruttuosa  della  prima  procedura  d'asilo  avviata  in 
Svizzera e, nel (...), di avere appreso tramite il suo vicino K. che il  (…) 
il suo appartamento a B._______ sarebbe stato incendiato e che sua 
moglie  avrebbe  riferito  a  K.  di  ricevere  giornalmente  telefonate 
minatorie;  che  egli  ha  allegato  di  sospettare  che  l'incendio  e  le 
telefonate menzionate rappresenterebbero un atto di vendetta da parte 
di  R.,  un  amico  della  (...)  dell'attuale  Presidente  dell'Armenia  di  cui 
avrebbe  rivelato  il  nome  alle  forze  di  polizia  nel  (...),  quando  fu 
arrestato,

che,  nella  decisione  del  9  aprile  2010,  l'UFM ha  constatato  che  la 
prima procedura d'asilo è definitivamente conclusa e che i fatti addotti  
dal ricorrente nella presente procedura non sono propri a motivare la  
qualità di rifugiato o determinanti per la concessione della protezione 
provvisoria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai  sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi; che detto Ufficio ha 
anche pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e la 
sua esecuzione verso l'Armenia siccome lecita, esigibile e possibile, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  ha  sottolineato  di  avere,  in  sede  di 
audizione, esposto chiaramente le ragioni per le quali gli sarebbe stato 

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impossibile inoltrare ricorso contro la decisione dell'UFM in merito alla 
sua  prima  domanda  d'asilo  e  che,  dopo  conclusione  della  prima 
procedura d'asilo avviata in Svizzera, si sarebbero verificati fatti nuovi 
e rilevanti in materia d'asilo; che le minacce nei suoi confronti, infatti,  
continuerebbero e che, in Armenia, la sua vita sarebbe in pericolo per 
gli stessi fatti già addotti durante la prima procedura d'asilo avviata in 
Svizzera; che egli avrebbe esposto in maniera chiara e dettagliata sia 
le  ragioni  del  suo  espatrio,  che  i  fatti  più  recenti  che  avrebbero 
determinato un aggravamento della sua situazione; che, pertanto, egli 
è  dell'avviso  che l'autorità  di  prime cure  avrebbe dovuto entrare  nel 
merito della sua seconda domanda d'asilo; che egli ha allegato che un 
suo rientro in Armenia sarebbe inimmaginabile, in quanto rischierebbe 
per la sua vita,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti  
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda  d'asilo,  e,  in  subordine,  la  concessione  dell'ammissione 
provvisoria;  che  ha,  altresì,  presentato  una  domanda  d'assistenza 
giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese 
processuali e del relativo anticipo,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda d'asilo se il richiedente è già stato oggetto in Svizzera di una 
procedura d'asilo  terminata con decisione negativa o se, mentre era 
pendente  la  procedura  d'asilo,  è  rientrato  nel  Paese  d'origine  o  di  
provenienza, a meno che dall'audizione non vi siano indizi che siano 
intervenuti nel frattempo fatti propri a motivare la qualità di rifugiato o 
determinanti per la concessione della protezione provvisoria, 

che la precedente procedura d'asilo si è definitivamente conclusa con 
la  crescita  in  giudicato  della  decisione  nel  merito  dell'UFM  del 
22 gennaio 2010, 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. e LAsi), 

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo, s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 

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benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che  codesto  Tribunale  tiene  a  sottolineare  che  v'è  ragione  di 
ammettere che i motivi addotti nella presente procedura sono, seppure 
nuovi, manifestamente correlati  a quelli  della prima domanda d'asilo, 
ovvero sostanzialmente il  suo intervento a difesa di  manifestanti  nel 
(...),  il  suo  arresto  e  la  successiva  rivelazione  alla  stampa  della 
persona di R. quale mandante delle violenze perpetrate dalla polizia ai 
manifestanti di cui parola, come egli stesso ha dichiarato  (cfr.  verbale 
1  pag.  5  e  ricorso  pag.  2);  che,  alla  luce  dell'inverosimiglianza  già  
determinata dei  motivi  d'asilo presentati  nella prima procedura ed in 
considerazione della netta correlazione tra i motivi d'asilo addotti nelle 
due  rispettive  procedure,  si  può  fin  d'ora  concludere 
all'inverosimiglianza dei motivi asseriti nella presente procedura; che, 
peraltro, a titolo d'esempio  circa l'inverosimiglianza dei  motivi  d'asilo 
della presente procedura, basti rilevare che non risulta plausibile che il  
ricorrente non si sia mai preoccupato di approfondire maggiormente la 
notizia  dell'incendio  del  suo appartamento  (contattando il  suo vicino 
K., i pompieri stessi o le autorità), al fine di apprendere ad esempio la 
causa  o  l'entità  del  danno  subito,  bensì  si  sia  accontentato  delle 
informazioni ottenute in occasione dell'unica telefonata intercorsa con 
K. su detto tema (cfr. verbale del  17 marzo 2010 [di seguito verbale 1], 
act. B1, pag. 5 e verbale "Diritto di essere sentito [...]" del 17 marzo 
2010 [di seguito verbale 2], act. B8, pag. 1); che, del resto, i sospetti 
dell'insorgente circa gli  autori  delle chiamate minatorie alla moglie e 
dell'incendio al suo appartamento non risultano essere corroborati da 
alcun  elemento  concreto;  che,  segnatamente,  egli  non  ha  mai 
verificato la presenza di vetture dei collaboratori  di R. nel cortile del  
suo  palazzo  il  giorno  dell'incendio  come  riferitagli  dal  vicino  (cfr. 
verbale 1 pag. 6); che ci si può ragionevolmente attendere che, se egli 
avesse realmente sospettato R. quale autore delle telefonate minatorie 
alla moglie e che il loro contenuto fosse rivolto a lui stesso, avrebbe 
per lo meno tentato di mettersi in contatto con la moglie in Patria, cosa 
che, invece, non ha fatto (cfr. ibidem pag. 6), nonostante, a suo stesso 
dire, egli  sarebbe rimasto in contatto telefonico con quest'ultima (cfr. 
ibidem pag. 6); che, inoltre, egli  non si  è preoccupato che la moglie 
sporgesse  denuncia  circa  i  fatti  accaduti,  fatto,  questo,  che  non 
depone a favore della verosimiglianza del suo racconto, 

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che, in tale contesto, non v'è motivo di ritenere che il  ricorrente non 
possa ottenere dalle competenti autorità in patria, se opportunamente 
sollecitate,  un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro  agire 
illegittimo da parte di terzi nei suoi confronti,

che,  per  conseguenza,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  considerato 
come inverosimile il racconto del ricorrente, 

che, alla  luce di  quanto evocato, v'è,  dunque, ragione di  concludere 
che i  motivi  fatti  valere  dal  ricorrente  nell'ambito  della  procedura  in 
esame sono, come facilmente riconoscibili, palesemente inverosimili e, 
in tutta evidenza, non costituiscono di per sé, fatti propri a giustificare 
la qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 3 LAsi, tanto meno determinante 
per la concessione della protezione provvisoria, 

che,  per  conseguenza,  non  vi  sono  indizi  secondo  cui  i  fatti 
nuovamente  addotti  dall'insorgente  nella  presente  procedura  d'asilo 
siano  propri  a  motivare  la  qualità  di  rifugiato  o  determinanti  per  la 
concessione della protezione provvisoria, 

che,  da quanto esposto, discende che in  materia  di  non entrata  nel 
merito  il  ricorso, destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento, non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

che il  ricorrente non adempie le condizioni  in virtù delle quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi  e  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che, giusta l'art. 83 cpv. 1 LStr, l'esecuzione dell'allontanamento deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Armenia possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 

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l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre il ricorrente in Patria al rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che,  in  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento è ammissibile,

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, la situazione 
vigente  in  Armenia  non  è,  notoriamente,  caratterizzata  da  guerra, 
guerra  civile,  violenza  generalizzata  o  emergenza  sanitaria  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che, quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli  è giovane, 
ha  frequentato,  oltre  le  scuole  dell'obbligo,  pure  il  (...)  e  l'(...),  
conseguendo la laurea in (...)  pag. 3),  ed ha lavorato diversi  anni in 
seno a (...)  alla  (...)  dell'aeroporto di  B._______ (cfr. ibidem pag. 3); 
che, inoltre, in Patria dispone di una rete social-familiare, ritenuto che 
per lo meno la (...) ed il suo (...) – coi quali è tuttora in contatto (cfr.  
ibidem pagg. 5-6) – si trovano ancora in loco; che l'insorgente non ha, 
altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute che 
possano  giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria  (v.  sulla 
problematica  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 24); che, infatti, 
per i  problemi di (...)  di cui soffre il  medico visitante gli  ha prescritto 
unicamente una terapia continua medicamentosa (cfr. act. B6), che il  
ricorrente potrà del resto proseguire in Armenia,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese d'origine è ragionevolmente esigibile,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che 
il  ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni 
documento indispensabile al rimpatrio; che l'esecuzione dell'allontana-
mento è dunque pure possibile, 

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che, per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
dell'autorità inferiore confermata, 

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  infine,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità 
d'esito favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della 
dispensa  dal  versamento  delle  spese  processuali,  è  respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e  5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse 
e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria parziale è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento) 
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM) 
- C._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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