# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f2d6b4f9-7500-53cc-be99-3883888cd6a6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-02-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.02.1998 52.1997.345
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1997-345_1998-02-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.97.00345

   

  	
  Lugano

  3 febbraio 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  26 novembre 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinata
  dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 5 novembre 1997 (n. 5625) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 14 agosto 1997
  con la quale il Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, ha
  negato il rilascio di un permesso di dimora al marito __________;

  

 

 

viste le risposte:

-    4 dicembre 1997 del Consiglio di
Stato,

-    9 dicembre 1997 della Sezione degli
stranieri;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) __________, cittadino
iugoslavo coniugato, è entrato la prima volta in Svizzera nel 1980 al beneficio
di un permesso di dimora stagionale, più volte rinnovato. Il 30 luglio 1985 ha
ottenuto il permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato, con ultima
scadenza fissata al 31 luglio 1996. Il __________ è nata __________ avuta da
una relazione extraconiugale con la cittadina svizzera __________ . L'8
febbraio 1994 la moglie __________ e i cinque figli di __________, giunti nel
1992 in Svizzera nell'ambito del ricongiungimento familiare, sono stati
allontanati dal territorio elvetico a seguito del mancato rinnovo del loro
permesso di dimora in quanto i requisiti previsti dall'art. 39 OLS non erano
più ossequiati.

Il permesso di dimora di __________ non è stato rinnovato, essendo
egli a carico del Comune di __________ e dell'Ufficio cantonale dell'assistenza
sociale per complessivi fr. 32 000.–, nonché avendo contratto un debito non
rimborsato di oltre

fr. 20 000.– con la __________. L'interessato lasciava il
territorio cantonale il 14 agosto 1996.

Il 10 marzo 1997 è stato sciolto per divorzio nella
Repubblica federativa socialista di Iugoslavia il matrimonio contratto con la
moglie __________.

 

b) __________, cittadina svizzera attinente di __________, è
convolata a nozze l'__________ a __________ (Iugoslavia) con __________,
cittadino iugoslavo divorziato, per in seguito divorziare il 31 ottobre 1994.
Essa si è unita nuovamente in matrimonio con il citato straniero il __________
a __________, divorziando ancora il 20 maggio 1997.

Essa è casalinga-invalida ed è beneficiaria di prestazioni
assistenziali.

 

 

                                  B.   Il __________, __________ e
__________ si sono sposati a __________ (Iugoslavia).

Con decisione 14 agosto 1997, la Sezione degli stranieri ha respinto
la domanda presentata da __________ volta a autorizzare l'entrata del marito in
Svizzera con il rilascio di un permesso di dimora. Il dipartimento ha in
sostanza ritenuto che l'interessato adempie i requisiti circa l'espulsione ai
sensi dell'art. 10 cpv. 1 LDDS, avendo lasciato forti pendenze assistenziali in
Ticino, oltre ad avere in passato fornito false indicazioni alle autorità con
lo scopo di fuorviarle. L'autorità di prima istanza ha ritenuto che vi fossero
pure forti indizi atti a ritenere che il soggiorno non fosse legato al matrimonio.

 

 

                                  C.   Adìto da __________, il
Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame il 5 novembre 1997.

Secondo l'Esecutivo cantonale, sarebbero ossequiati in specie
i presupposti per l'espulsione dal territorio cantonale (art. 10 cpv. 1 lett.
a, b, d LDDS). L'interessato avrebbe beneficiato di prestazioni assistenziali
per complessivi fr. 32 030.60 e costretto la figlia __________ a ricorrere a
tale ufficio che deve provvedere ad anticipare i contributi di mantenimento
pari a un totale di fr. 14 718.40, il padre non effettuando alcun rimborso.
Egli inoltre non avrebbe tenuto durante la sua permanenza in Svizzera un
comportamento esemplare, avendo interessato i servizi di polizia e giudiziari.
La decisione impugnata sarebbe pertanto legittima, adeguata alle circostanze e
ossequiosa del principio della proporzionalità.

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio al marito di
un permesso di dimora.

Contesta le decisioni delle autorità inferiori ritenendole
sproporzionate e non giustificate da alcun interesse pubblico preponderante,
tanto che il marito non deve essere considerato alla stregua di una persona che
ha ricevuto un decreto di espulsione, avendo quest'ultimo lasciato il
territorio cantonale soltanto perché il suo permesso non era stato rinnovato.
Asserisce in sostanza di essere in grado di garantire il pagamento dei debiti
del marito, il quale intenderebbe al più presto poter esercitare un'attività
lucrativa in Svizzera onde rimborsare quanto anticipato dall'assistenza pubblica
e provvedere al mantenimento della figlia __________. Egli avrebbe dei legami
stretti con il Canton Ticino, avendovi soggiornato e lavorato per diversi anni.
Aggiunge che andare a vivere in Iugoslavia dal marito, in condizioni economiche
e sociali precarie, sarebbe ingiustificato non potendo pretendersi che un
cittadino svizzero sia costretto ad abbandonare il suo territorio per poter
avere normali relazioni personali con il coniuge.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame
si oppone la Sezione degli stranieri adducendo delle argomentazioni di cui si
dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del ricorso,
riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione impugnata.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a
statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 1 della Legge transitoria d'applicazione dell'art. 98a della legge
federale sull'organizzazione giudiziaria in materia di diritto degli stranieri
del 12 marzo 1997).

 

                                         1.2. Giusta l'art. 100
cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il
rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale
non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente
decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati
con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio.
Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo
laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid.
1a con rinvii).

 

1.3. Il marito dell'insorgente ha diritto, di principio, al
permesso postulato; in effetti, ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 seconda frase LDDS
il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla
proroga del permesso di dimora e, dopo una dimora regolare e ininterrotta di
cinque anni, al permesso di domicilio. Il quesito a sapere se esista un motivo
di espulsione e se, di conseguenza, il permesso possa essergli rifiutato
attiene al merito (DTF 118 Ib 151 consid. 3d; RDAT I-1994 N. 55).

Assodato che per le ragioni dianzi esposte la fattispecie
potrebbe essere dedotta in giudizio innanzi al Tribunale federale mediante un
ricorso di diritto amministrativo, è data la competenza di questo Tribunale.

 

1.4. Lo straniero che ha uno stretto legame di parentela con
una persona che possiede un permesso di domicilio o la nazionalità elvetica può
invocare a protezione della propria vita familiare l'art. 8 CEDU. In tal caso,
se il legame di parentela è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle
autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è
limitata e contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto
amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv.
1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93
consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art.
1 della legge transitoria d'applicazione dell'art. 98a OG in materia di diritto
degli stranieri.

In concreto, l'insorgente ha il diritto di richiedere un
permesso di dimora a favore del marito invocando pure la protezione dell'art. 8
CEDU (DTF 119 Ib 84 consid. 1c). I coniugi sono sposati dal 5 giugno 1997. Il
fatto che essi non vivono insieme a seguito della decisione di rifiuto di
entrata in Svizzera del marito da parte della Sezione degli stranieri non
significa che non vi sia tra di loro una relazione matrimoniale intatta. La
separazione è dovuta al fatto che il marito non è al beneficio del permesso di
dimora in Svizzera. Per la soluzione della vertenza non è ad ogni buon conto
necessario esaminare più a fondo tale aspetto. In effetti, per le ragioni che
seguono, per quanto riguarda la violazione dell'art. 8 CEDU, nella misura in
cui è ammissibile, il ricorso va comunque respinto nel merito.

 

 

1.5. Il gravame, tempestivo (art. 46 PAmm) e presentato da
una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in
ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18
cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   La ricorrente, pur
riconoscendo segnatamente la posizione debitoria del marito, sostiene che i
presupposti per il rilascio di un permesso di dimora sarebbero adempiuti e la
decisione impugnata ingiustificata.

 

                                         2.1. L'art. 7 cpv. 1 LDDS
dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al
rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Dopo una dimora regolare e
ininterrotta di cinque anni, ha diritto al permesso di domicilio. Questo
diritto si estingue qualora sorga un motivo d'espulsione. L'art. 11 cpv. 3 LDDS
precisa tuttavia che l'espulsione può essere pronunciata solo se dall'insieme
delle circostanze essa sembra adeguata. Per valutare se tale presupposto sia
adempiuto, occorre tenere conto, segnatamente, della gravità della colpa
dell'interessato, della durata del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio
che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3
ODDS).

 

2.2. Il diritto al rispetto della vita privata e famigliare
di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale
diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 in quanto tale ingerenza sia prevista
dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica,
è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere
economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o
della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui. In questo
contesto, va effettuata una ponderazione di tutti gli interessi pubblici e
privati in gioco. In particolare, va esaminato se si può esigere dai familiari
aventi il diritto di risiedere in Svizzera che lascino il nostro paese per
seguire la straniero al quale è stato rifiutato un permesso di dimora. La
facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno straniero dev'essere
ammessa tanto più facilmente che la presenza in Svizzera di costui, a causa del
suo comportamento, risulta indesiderabile. Va altresì precisato che il solo
fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la
Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente per accogliere il ricorso
(DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid. 4a).

 

 

                                    3   3.1. Giusta l'art. 10 cpv.
1 lett. d LDDS, lo straniero non può essere espulso dalla Svizzera o da un
Cantone se non quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cada in
modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica; tale provvedimento
può essere pronunciato solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo
Paese d'origine è possibile e può essere ragionevolmente richiesto (cpv. 2).
Saranno parimenti evitati rigori inutili. In questi casi potrà essere ordinato
solo il rimpatrio. Per rimpatrio s'intende il trasferimento dello straniero
indigente dall'assistenza pubblica del Paese ospitante a quella del Paese
d'origine (DTF 119 Ib 4 consid. 2b). Tale misura di allontanamento non
impedisce, contrariamente all'espulsione, l'entrata in Svizzera; lo straniero
può difatti nuovamente recarsi nel nostro Paese allorquando è accertato di non
essere più a carico dell'assistenza. Nei casi in cui manca l'accordo del Paese
d'origine per mettere a carico dell'assistenza pubblica li proprio cittadino,
il rimpatrio può essere comparato, nel suo risultato, ad un'espulsione senza
interdizione di entrata in Svizzera.

 

In concreto, __________ ha dovuto far capo, quando risiedeva
in Svizzera, alle prestazioni assistenziali nel corso di più anni. Sino al 30
settembre 1997, il debito maturato ammontava a complessivi fr. 32 030.60 (v.
dichiarazione 13 ottobre 1997 Ufficio dell'assistenza sociale) senza che vi sia
stato un rimborso nemmeno parziale. Ma vi è di più.

Con contratto di mantenimento 24 novembre 1992 ratificato
dalla competente Delegazione tutoria il 3 dicembre successivo, __________ si
era impegnato a versare i contributi alimentari alla figlia __________ nata fuori
dal matrimonio. Ebbene, dal gennaio 1993 egli non provvede a tali versamenti se
non saltuariamente in occasione del rinnovo del suo permesso (lettere 19 marzo 
e 7 giugno 1993, 23 gennaio 1996 dell'Ufficio dell'assistenza sociale;
decisione di ammonimento 21 giugno 1993 della Sezione degli stranieri). Tale
comportamento ha costretto __________ a far capo - anche attualmente - agli
anticipi erogati dall'assistenza pubblica: al luglio 1997 l'importo complessivo
dei contributi anticipati ammonta a ben fr. 14 718.40 (v. ricerca per
trascuranza dei doveri di assistenza famigliare 9 luglio 1997; lettera 23
gennaio 1996 dell'Ufficio dell'assistenza sociale) senza che la cifra sia stata
ultimamente rimborsata (lettera 2 maggio 1997 della madre __________ alla Sezione
degli stranieri).

Da tali risultanze ne consegue che il marito della ricorrente
è stato a carico dell'assistenza pubblica per quantità rilevanti e in modo
costante, e che una recidiva non può essere esclusa ancora oggi, tanto più che
egli non dimostra minimamente di aver provveduto al rimborso come sancito dalla
relativa disposizione federale precitata quale condizione per poter rientrare
in Svizzera. Poco importa inoltre se all'epoca nei confronti dell'interessato
non fu decretata l'espulsione ma ci si limitò a non rinnovargli il permesso. La
ricorrente sostiene di poter garantire il pagamento dei debiti del marito. Ma
non spende una parola su tale proposta; del resto è anch'essa oggi al carico
dello Stato per un importo di fr. 2 788.50 senza aver provveduto al relativo
rimborso (v. dichiarazione 13 ottobre 1997 Ufficio dell'assistenza sociale). A
titolo abbondanziale occorre osservare che egli non ha rimborsato un debito di
circa fr. 20 000.– con la __________ (v. dichiarazione 14 agosto 1996 __________),
e che ha a carico un attestato carenza beni 26 luglio 1991 per complessivi 

fr. 14 768.75 con la __________.

 

3.2. Lo straniero può anche essere espulso dalla Svizzera quando
egli è stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o un delitto (art.
10 cpv. 1 lett. a LDDS) oppure quando la sua condotta in generale e i suoi atti
permettono di concludere che egli non vuole o non è capace di adattarsi
all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita (lett. b). Da osservare che la
pena accessoria dell'espulsione sospesa condizionalmente non è di rilievo. In
effetti, l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue
uno scopo differente di quello dell'autorità penale. Nel determinare se
pronunciare o meno l'espulsione di un condannato straniero giusta l'art. 55 CP
oppure di pronunciarla accordando la sospensione condizionale, il giudice
penale terrà conto, anzitutto, del reinserimento sociale dell'interessato; per
l'autorità amministrativa è invece determinante il mantenimento dell'ordine e
della sicurezza pubblici. Ne deriva che l'apprezzamento effettuato
dall'autorità di polizia degli stranieri può avere, nei confronti dello
straniero, ripercussioni più rigorose di quello dell'autorità penale (DTF 120
Ib 132 consid. 5b; 114 Ib 4 consid. 3a).

 

Dal fascicolo processuale, come correttamente rilevato
dall'Esecutivo cantonale, risulta che il comportamento tenuto da __________
durante la sua permanenza in Svizzera non è stato dei più esemplari (v.
rapporto informativo 25 luglio 1989 Polizia cantonale; lettera 12 luglio 1994
Ufficio Opere sociali del Comune di __________; scritto 23 gennaio 1995 Sezione
degli stranieri relativa alla relazione con il figlio __________). Difatti, i
vari decreti d'accusa emessi nei suoi confronti, le pendenze con l'Ufficio
dell'assistenza sociale e il fatto che non ha avuto un lavoro fisso per svariati
anni, dimostrano che il marito dell'insorgente non si è mai integrato
nell'ordinamento sociale e nella mentalità del nostro Paese, benché fosse al
beneficio di un permesso di dimora sin dal 1985.

Come visto dianzi, egli trascura gli obblighi di mantenimento
della figlia __________, tanto che quest'ultima ha dovuto far capo
all'assistenza pubblica; per tale motivo fu già ammonito il 21 giugno 1993
dalla Sezione degli stranieri. Egli ha pure interessato a varie riprese i
servizi di polizia e giudiziari. Il 20 gennaio 1987 è stato sorpreso alla guida
di un'autovettura senza essere in possesso della relativa licenza di condurre.
Il 12 agosto 1988 è stato condannato a 15 giorni di detenzione sospesi condizionalmente
per un periodo di prova di due anni siccome ritenuto colpevole di furto (v.
rapporto informativo 25 luglio 1989 Polizia cantonale). Con decreto d'accusa 17
luglio 1992, cresciuto in giudicato il 6 agosto seguente, è stato condannato al
pagamento di una multa di fr. 1200.– siccome colpevole di circolazione in stato
di ebrietà e infrazione alle norme della circolazione stradale. Ha soggiornato
illegalmente nel nostro Paese dal 29 gennaio al 12 febbraio 1997 privo del
necessario visto di entrata e permesso di soggiorno (v. rapporto preliminare di
polizia giudiziaria 17 febbraio 1997; notifica della promozione d'accusa e del
deposito in FUCT __________; cartolina d'avviso di uscita 17 febbraio 1997)
tanto da essere condannato il 24 settembre 1997 alla pena di cinque giorni di
detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni e alla
pena accessoria dell'espulsione dal territorio svizzero per un periodo di tre anni
sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni (il decreto è
cresciuto in giudicato il 27 ottobre 1997). Inoltre, egli non ha assunto un
comportamento rispettoso nei confronti di varie autorità, segnatamente
ritardando la sua partenza fissata con decisione 14 marzo 1996 cresciuta in
giudicato, nonché dando pure false indicazioni dichiarando alla Polizia
cantonale di essere perfettamente in regola con i versamenti a favore della
figlia __________ (cfr. verbale d'interrogatorio 9 agosto 1996 pag. 2).
__________ è pure rimasto senza attività lucrativa durante lunghi periodi,
beneficiando altresì delle indennità erogate dall'assicurazione contro la
disoccupazione come pure delle prestazioni assistenziali: egli ha ottenuto un
permesso di dimora annuale con lo scopo di ricercare un posto di lavoro nel
1986, nel 1991, dal 31 ottobre 1992 al luglio 1994, dal mese di settembre 1995
sino al 3 luglio 1996 (v. scritto 13 febbraio 1997 concernente la lista dei
permessi rilasciati all'interessato durante la sua permanenza nel Canton Ticino).

 

3.3. Visto l'interesse pubblico prevalente (art. 11 cpv. 3
LDDS) a seguito dei differenti motivi di espulsione che giustificano il mancato
rilascio del permesso di dimora all'interessato ai sensi dell'art. 7 cpv. 1
LDDS, occorre procedere a una ponderazione con gli interessi privati in
presenza analizzando se si può esigere dalla ricorrente che segua il marito
all'estero (DTF 120 Ib 6; 110 Ib 205 consid. 2). La misura presa è tutto
sommato adeguata.

La ricorrente sostiene a torto che non si può pretendere che
un cittadino svizzero sia costretto ad abbandonare il suo Paese d'origine. Il
Tribunale federale ha già avuto modo di considerare che quando il coniuge -
anche svizzero - con diritto di risiedere in Svizzera conosce o avrebbe dovuto
conoscere, al momento del matrimonio, l'esistenza di motivi che potrebbero
portare l'autorità di polizia degli stranieri a rifiutare al coniuge
l'autorizzazione di risiedere sul suolo elvetico, non è esclusa l'eventualità
di dover vivere la propria vita di coppia all'estero (DTF 120 Ib 16 consid. 4d;
DTF 110 Ib 201; STF 1° luglio 1996 in re R.; STF 3 ottobre 1994 in re S). Nel
caso in rassegna la ricorrente, al momento di convolare a nozze, sapeva - o
avrebbe dovuto sapere - che il marito aveva debiti nei confronti dell'assistenza
pubblica, la stessa ammettendo di frequentarlo già da ben cinque anni. A
maggior ragione dal momento che il permesso di dimora di __________ non fu
rinnovato anche perché a carico di prestazioni erogate dall'Ufficio cantonale
di assistenza sociale e del Comune di __________. Ne consegue che l'insorgente
- casalinga-invalida e al beneficio di prestazioni assistenziali - ha assunto
il rischio al momento del matrimonio della possibilità che al marito venisse
rifiutato il permesso sollecitato. Essa ha del resto contratto matrimonio in
Iugoslavia, non solo con l'attuale marito, bensì anche con il primo compagno la
prima volta e vi ha vissuto per diversi mesi (v. lettera 23 luglio 1997 della
ricorrente allegata alla domanda di assistenza 30 luglio 1997). D'altronde essa
non spende una parola per motivare l'impossibilità di tale trasferimento se non
adducendo imprecisate condizioni economiche e sociali, tanto che ha affermato
di non aver colà alcun problema di residenza (v. lettere 23 luglio e 28 luglio
1997 della ricorrente; scritto 21 luglio 1997 della Sezione degli stranieri) e
che ha già dichiarato (v. scritto 22 settembre 1997) la sua intenzione a rimanere
in Svizzera assieme al marito perché le possibilità di lavoro sono più facili
di quelle presenti in Iugoslavia.

 

 

                                   4.   La decisione impugnata non
lede nemmeno il diritto al rispetto della vita familiare protetto dall'art. 8
CEDU.

                                         Giusta l'art. 8 CEDU ogni
persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo
domicilio e della sua corrispondenza (n. 1). Non può esservi ingerenza della
pubblica autorità nell'esercizio di tale diritto se non in quanto tale
ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in
una società democratica, é necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine
pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la
protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle
libertà altrui (n. 2).

La protezione dell'art. 8 cpv. 1 CEDU non può essere invocata
se si può esigere dal coniuge avente il diritto di risiedere in Svizzera che si
trasferisca nel Paese d'origine dell'altro coniuge (DTF 111 Ib 5 consid. 2b con
rinvii), e ciò indipendentemente se vi è un interesse pubblico o meno ai sensi
dell'art. 8 n. 2 CEDU.

Come già considerato dianzi, la ricorrente conosceva o
avrebbe dovuto conoscere, al momento del matrimonio, l'esistenza dei motivi che
hanno portato l'autorità di polizia degli stranieri a rifiutare al coniuge
l'autorizzazione di risiedere sul suolo elvetico, e non è dunque esclusa
l'eventualità che essa abbia a dover vivere la propria vita di coppia
all'estero (DTF 120 Ib 6; DTF 110 Ib 201; STF 1° luglio 1996 in re R.; STF 3
ottobre 1994 in re S).

A titolo abbondanziale si rileva come il marito non invoca nemmeno,
a ragione, il legame con la figlia __________: dagli atti risulta difatti che
egli si è sempre disinteressato di quest'ultima a partire dal 1991 quando essa
aveva 1 anno di età (v. lettera 2 maggio 1997 della madre __________), tanto
che ha pure accumulato un rilevante debito presso l'assistenza pubblica per
mancato versamento del contributo alimentare in favore della stessa.

 

 

                                   5.   Tutto ben ponderato,
rifiutando di rilasciare il permesso di dimora al marito della ricorrente, la
Sezione degli stranieri non ha pertanto disatteso gli art. 7 e 10 cpv. 1 LDDS.
Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere
di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri
in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata e non appare
di conseguenza insostenibile.

 

 

                                   6.   Sulla scorta di quanto
precede il ricorso deve essere pertanto respinto.

                                         La tassa di giustizia e le
spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 1, 4, 7, 10 cpv. 1, 11 LDDS; 16 ODDS; 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG; 1 della Legge transitoria di applicazione dell'art. 98a della legge
federale sull'organizzazione giudiziaria in materia di diritto degli stranieri
del 12 marzo 1997; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese per complessivi fr. 1000.– sono a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario