# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 03c52844-df4d-5b94-9146-b39003099a37
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.09.2010 D-5902/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5902-2006_2010-09-13.pdf

## Full Text

Corte IV
D-5902/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 3  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Jean-Pierre Monnet, Fulvio Haefeli, 
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nata il (...), 
B._______, nato il (...),
Congo (Kinshasa),

ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 21 aprile 2006 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-5902/2006

Fatti:

A.
L'(...), l'interessata, d'etnia (...) ed originaria di Kinshasa (Repubblica 
Democratica  del  Congo),  ha  presentato  una  domanda  d'asilo  in 
Svizzera. Ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di rilievo (cfr. 
verbali d'audizione del 21 marzo [di seguito: verbale 1] e 4 aprile 2006 
[di seguito: verbale 2]), di essere nata a Kinshasa e di essere vissuta 
fino  al  (...)  in  una  zona  residenziale  di  tale  città  denominata 
C._______. In  tale  data,  infatti,  ella  sarebbe  stata  arrestata  mentre 
partecipava ad una manifestazione non autorizzata ed organizzata dal 
pastore  della  sua  chiesa,  D._______,  attivo  politicamente,  contro  il  
referendum  costituzionale  indotto  dal  governo.  Dopo  l'arresto,  ella 
sarebbe  stata  imprigionata  nel  carcere  di  E._______,  dove sarebbe 
stata  maltrattata  e  stuprata  varie  volte da un militare  durante  i  suoi 
turni  di  guardia  notturna.  Il  (...),  quest'ultimo,  venuto  a  sapere  che 
anche  altre  persone  oltre  a  lui  infastidivano  la  ricorrente,  l'avrebbe 
aiutata ad evadere, facendole strada fino all'esterno del carcere. Visto 
che la  foto  della  ricorrente  sarebbe stata  pubblicata  sul  giornale  ed 
ella  avrebbe  rischiato  di  essere  uccisa,  rispettivamente  di  essere 
nuovamente incarcerata, egli l'avrebbe portata da un amico, presso il 
quale sarebbe rimasta nascosta per (...) giorni e con cui, al (...) giorno, 
sarebbe espatriata in aereo, munita di una nuova carta d'identità valida 
ed  esibendo  ai  controlli  il  passaporto  della  figlia  dell'amico  di  cui  
parola,  riconsegnato a quest'ultimo alla  fine del  viaggio. Dall'Italia la 
ricorrente  avrebbe raggiunto  la  Svizzera in  automobile  grazie  ad un 
secondo passatore.

B.
Tramite decisione del 21 aprile 2006, notificata all'interessata il giorno 
medesimo (cfr. avviso di  ricevimento, act. A11), l'UFM ha respinto la 
succitata  domanda  d'asilo.  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato 
l'allontanamento  della  richiedente  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento  verso  il  suo  Paese  d'origine  siccome  lecita, 
esigibile e possibile. 

C.
Il 19 maggio 2006, l'interessata, per il tramite del suo patrocinatore, ha 
inoltrato  ricorso  dinanzi  alla  Commissione  svizzera  di  ricorso  in 
materia  d'asilo  (CRA) contro  la  menzionata  decisione  dell'UFM. Ha 
chiesto  l'annullamento  della  decisione  impugnata,  il  riconoscimento 

Pagina 2

D-5902/2006

della  qualità  di  rifugiato  e,  in  via  subordinata,  la  concessione 
dell'ammissione provvisoria. 

Al  memoriale di  ricorso la  ricorrente ha allegato i  seguenti  mezzi  di 
prova: la copia di un certificato medico stilato dal dottor J. B. in data 
(...),  il  quale  ha  diagnosticato  due  (...) ed  una  (...)  (entrambe 
esplicitamente non stabilite formalmente) nell'utero della ricorrente, ed 
un  esemplare  in  originale  dell'edizione  del  (...)  del  giornale 
"F._______"  comprendente,  alla  pagina  4,  un  articolo  relativo  alla 
scomparsa della ricorrente.

D.
Tramite  decisione  incidentale  del  6  giugno  2006,  la  CRA  ha 
autorizzato la ricorrente a soggiornare in Svizzera fino al termine della 
procedura e, vista l'assenza di  motivi  particolari  (art. 63 cpv. 4  della 
legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del  20 dicembre 1968 
[PA, RS 172.021]), l'ha invitata a versare un anticipo di CHF 600.- a 
copertura delle presumibili spese processuali entro il 21 giugno 2006, 
con  comminatoria  d'irricivibilità  del  ricorso  in  caso  di  mancato 
versamento di detto anticipo.

E.
Il  (...)  l'autrice  del  gravame  ha  tempestivamente  versato  l'anticipo 
richiesto.

F.
Tramite scritto del 10 marzo 2010, la ricorrente ha versato agli atti due 
certificati medici stilati il (...), rispettivamente il (...), nei quali si attesta 
che la ricorrente soffre di (...) e di (...), che la stessa si trova in stato 
interessante  con  termine  nell'(...)  e  che  la  gravidanza  è  stata 
complicata da una malattia che ha richiesto finora (...) ricoveri.

G.
L'UFM,  con  scritto  del  28  aprile  2010,  ha  ribadito  il  carattere  vago 
delle allegazioni della ricorrente. Per quanto attiene ai certificati medici 
di  cui  al  paragrafo  F, detto  Ufficio  non  li  ha  ritenuti  sufficienti  per 
potersi  pronunciare  con  cognizione  di  causa,  in  particolare  perchè 
vaghi  in  merito  all'asserita  malattia  della  ricorrente  ed i  (...)  ricoveri 
subiti.  Al  fine  di  chiarire  ulteriormente  la  situazione  medica  della 
ricorrente, l'UFM ha proposto al Tribunale di richiederle un ulteriore e 
più  esaustivo  certificato  medico,  dichiarandosi  nel  contempo 
disponibile ad esprimersi in merito in un secondo tempo. 

Pagina 3

D-5902/2006

H.
Il 30 giugno 2010, la ricorrente ha inoltrato al Tribunale due certificati  
medici: il primo, dell'(...) stilato dal Dr. D. L., attesta che la gravidanza  
della ricorrente è complicata da (...) a livello dell'utero che necessitano 
intermittenti ricoveri e che dovranno essere esportati dopo il parto, e 
che la stessa è affetta da (...), per la quale necessita di cure di ferro 
per via endovenosa; il secondo, stilato il (...) dal Dr. F. S., attesta che il  
parto  è previsto per  il  (...)  e  che la  gravidanza è a rischio causa la  
minaccia di un parto prematuro e la presenza di (...) nell'utero. 

I.
Il  6  luglio  2010,  il  Tribunale  ha invitato  l'UFM ad esprimersi  entro  il 
21 luglio 2010 sui due certificati medici da ultimo versati agli atti.

J.
Il (...), la ricorrente ha dato alla luce il figlio B._______. 

K.
Il 31 agosto 2010, l'UFM ha riesaminato parzialmente la sua decisione 
del  21 aprile 2006. Detto Ufficio  ha esteso la sua decisione al  figlio 
della ricorrente e ritenuto inesigibile l'esecuzione dell'allontanamento, 
concedendo loro – avuto riguardo delle circostanze attuali del caso – 
l'ammissione provvisoria.

Diritto:

1.
1.1 Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF, RS 173.32], 
art. 105 della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 [LAsi, RS 142.31] e 
art.  83  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del  17 giugno  2005 
[LTF, RS 173.110]).

1.2 Dal  1° gennaio  2007,  il  Tribunale  giudica,  in  quanto  sia 
competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31  dicembre  2006  presso  le 
commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi  
dei  dipartimenti.  Il  giudizio  si  svolge  secondo  il  nuovo  diritto 
processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

Pagina 4

D-5902/2006

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48, 50 e 52 PA.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed  il  ricorso  è  stato  inoltrato  in  lingua  francese.  Non  avendo  la 
ricorrente mai  chiesto che la  lingua di  procedura venisse modificata 
dall'italiano al francese, la presente sentenza va redatta in italiano.

4.
Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi invocati dalle parti  (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della 
decisione  impugnata  (v. Sentenza  del  Tribunale  D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5.
Preliminarmente, il  Tribunale osserva che – essendo stati  i  ricorrenti  
posti  al  beneficio dell'ammissione provvisoria con il  riesame parziale 
da parte dell'UFM della decisione impugnata del 21 aprile 2006 –, il 
ricorso in materia d'esecuzione dell'allontanamento contro la stessa è 
divenuto  privo  d'oggetto.  Pertanto,  la  presente  sentenza  verte 
unicamente sui motivi d'asilo e sulla pronuncia dell'allontanamento. 

6.
Nella  decisione  impugnata,  l'autorità  inferiore  non  ha  ritenuto  le 
allegazioni  della  richiedente  né concrete,  né dettagliate,  dando così 
l'impressione  che  ella  non  avrebbe  vissuto  personalmente  quanto 
addotto.  In  particolare,  non  avrebbe  saputo  rendere  verosimili  la 
partecipazione alla marcia, il motivo della medesima, il suo arresto e 
la  prigionia. La descrizione del  luogo di  detenzione e  delle  violenze 

Pagina 5

D-5902/2006

sessuali subite sarebbe stereotipata, approssimativa e convenzionale. 
Inoltre, l'interessata si sarebbe contraddetta in merito al possesso di 
un passaporto durante il volo di espatrio. Sorprendente sarebbe poi il  
fatto  che  l'interessata,  a  suo  dire  ricercata  dalle  autorità,  avrebbe 
lasciato il suo Paese munita sia di un passaporto dalle false generalità 
che  della  sua  carta  d'identità  autentica.  L'autorità  di  prime  cure  ha 
pertanto  concluso  all'inverosimiglianza  delle  dichiarazioni  rese 
dall'interessata a sostegno della sua domanda d'asilo, rinunciando nel 
contempo  ad  esaminare  se  i  fatti  addotti  siano  o  meno  rilevanti  in 
materia  d'asilo.  Infine,  l'UFM  ha  ritenuto  l'esecuzione 
dell'allontanamento ammissibile, esigibile e possibile. 

7.
Nel gravame, la ricorrente, richiamati sostanzialmente i fatti addotti in 
sede di audizione, ha allegato che, a seguito dei maltrattamenti subiti  
in carcere, avrebbe sofferto di postumi fisici che avrebbero necessitato 
il  ricovero  in  ospedale  per  problemi  ginecologici  e  all'addome  sin 
dall'arrivo  in  Svizzera.  Del  resto,  il  certificato  medico  allegato  al 
gravame  attesterebbe  che  l'ospedalizzazione  sarebbe  avvenuta  al 
reparto delle urgenze e che l'utero della ricorrente presenterebbe delle 
lesioni. Ciò proverebbe la veridicità delle violenze subite e del racconto 
reso. La ricorrente evidenzia inoltre che sarebbe notorio che le vittime 
di violenze sessuali avrebbero, a causa di un sentimento di vergogna, 
nella  stragrande  maggioranza  dei  casi  difficoltà  a  parlare  di  quanto 
subito. In tale ottica sarebbe comprensibile che la ricorrente, assidua 
praticante della Chiesa "G._______", abbia avuto difficoltà ad esporre 
i  dettagli  degli  abusi  subiti  ad  una  persona  sconosciuta  di  origine 
straniera  e  di  cui  non  parlerebbe  la  lingua. Nemmeno determinante 
sarebbe il  fatto che non si sia potuta ricordare di dettagli  particolari:  
generalmente, infatti, dopo tali abusi le vittime cercano di proteggersi e 
dimenticare il  più velocemente possibile quanto vissuto, sviluppando, 
in  alcuni  casi,  delle  amnesie  passeggere  quale  riflesso 
d'autoprotezione. In  considerazione di  quanto precede, la  povertà  di 
dettagli  non  ne  indicherebbe  la  non  veridicità.  Del  resto,  la 
partecipazione della ricorrente  alla marcia pacifica contro l'entrata in 
vigore  della  Costituzione  il  giorno  anteriore  ad  un  referendum 
costituzionale,  in  quanto fervente  fedele  della  Chiesa,  il  cui  pastore 
responsabile sarebbe un oppositore del regime, nonché candidato alla 
presidenza  e  fondatore  del  partito  politico  "H._______",  sarebbe 
comprovata  da  un  articolo  apparso  sul  giornale  "F._______"  il  (...). 
Al termine della marcia, il pastore sarebbe stato picchiato ed arrestato, 

Pagina 6

D-5902/2006

mentre  che  all'uscita  dell'articolo  di  cui  parola,  il  destino  degli  altri  
partecipanti  e  della  ricorrente  sarebbe ancora  stato  sconosciuto. La 
famiglia di quest'ultima non avrebbe più avuto sue notizie per diverse 
settimane,  ciò che  avvalorerebbe  la  tesi  secondo  cui  l'insorgente 
sarebbe stata arrestata. Per di più, il fatto che ella abbia viaggiato con 
una  carta  d'identità  autentica  non  renderebbe  le  sue  dichiarazioni 
inverosimili.  A  tale  riguardo,  infatti,  la  ricorrente  avrebbe  già  avuto 
modo  di  spiegare  che  il  suo  trasporto  all'aeroporto  sarebbe  stato 
organizzato dal soldato che avrebbe abusato di lei e che, per timore 
che  ella  lo  denunciasse,  l'avrebbe  aiutata  a  fuggire.  Peraltro,  la 
persona  che  le  avrebbe  procurato  dei  documenti falsi  e  le  avrebbe 
permesso di  passare i  controlli  di  dogana sarebbe stato un membro 
delle  forze  militari.  Visto  che  l'insorgente  sarebbe  stata  scortata  da 
militari,  vale  a  dire  da  membri  dell'autorità  che,  in  Congo, 
controllerebbe gli aeroporti, sarebbe perfettamente credibile che abbia 
potuto  avere  su  di  sé  i  suoi  veri  documenti,  giacché  non  avrebbe 
rischiato  né  di  essere  arrestata,  né di  essere  controllata. Inoltre,  le 
dovrebbe  essere  riconosciuta  la  qualità  di  rifugiata.  Infatti,  come 
trasparirebbe  dall'articolo  allegato  al  ricorso,  tutti  i  partecipanti  alla 
marcia  pacifica  summenzionata  sarebbero  stati  oggetto  di  una forte 
repressione e  nessuno avrebbe notizie  del  pastore  di  cui  sopra. Gli  
altri fedeli della Chiesa sopraccitata sarebbero anch'essi scomparsi e 
sarebbero stati oggetto di violenza ed incarcerazioni ingiustificate. Non 
vi sarebbe alcun dubbio sul fatto che la ricorrente, nel caso in cui non 
fosse riuscita  a  fuggire  dal  suo Paese,  avrebbe continuato  a  subire  
violenze e stupri. La sua religione e la sua appartenenza alla Chiesa di  
cui  parola  farebbero  difatti  della  ricorrente  una  vittima  certa  di 
persecuzioni  da  parte  del  governo.  In  caso  di  rientro  in  Congo, 
sarebbe  sicuro  che  la  ricorrente  verrebbe  nuovamente  arrestata, 
rispettivamente  giustiziata  ed  andrebbe  incontro  a  rappresaglie, 
violenze  e  stupri.  In  merito  all'esecuzione  dell'allontanamento,  la 
ricorrente non lo ritiene né ammissibile, né esigibile.

8.

8.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a  pericolo  della  vita,  dell'integrità  fisica  o  della  libertà, 

Pagina 7

D-5902/2006

nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

8.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri  
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili  
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (GICRA 1995 n. 23).

9.

9.1 Le  dichiarazioni  rese  dalla  ricorrente  in  corso  di  procedura  si 
esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non 
corroborate dal benché minimo elemento di seria consistenza. A guisa 
d'esempio,  la  ricorrente,  quando  esortata  a  spiegare  il  motivo  della 
manifestazione a  cui  avrebbe partecipato,  non ha saputo  esplicarne 
con coerenza il motivo. Infatti, ella – benché abbia, in conformità con la 
realtà dei fatti,  indicato che la marcia non era stata autorizzata dalle 
autorità (cfr. verbale 2 pag. 5/D40) – non è stata in grado di spiegare in  
maniera  chiara  e  logica  né  l'oggetto  del  referendum  costituzionale 
indotto dal governo, né il perché la Chiesa a cui apparterrebbe (quindi 
anche  lei  medesima)  vi  si  sarebbe  opposta,  adducendo  sempre  ed 
unicamente di essere contro il  referendum "perché votare sì portava 
ad una perdita di sovranità del popolo congolese", senza mai riuscire, 
nonostante  fosse  stata  più  volte  invitata  a  farlo,  a  sviluppare 
ulteriormente e coerentemente tale pensiero (cfr. verbale 1 pag. 5 e 

Pagina 8

D-5902/2006

verbale 2 pag. 4/D28-31). Ella, inoltre, ha dichiarato erroneamente che 
il  referendum  "sarebbe  iniziato  l'(...)"  (cfr.  verbale  2  pag.  5/D37), 
mentre che, stando alle informazioni a disposizione del Tribunale, esso 
si sarebbe invece svolto la domenica seguente la manifestazione, vale 
a dire il (...). Inoltre, la ricorrente è stata vaga sul numero di persone  
che avrebbero partecipato alla  marcia, il  momento ed il  modo in cui 
sarebbero  intervenuti  i  militari  ed  avrebbero  proceduto  agli  arresti,  
fornendo dichiarazioni convenzionali tipiche di chi non ha vissuto i fatti  
personalmente  (cfr.  ibidem  pagg.  5-7/D39  e  41-56).  Peraltro,  è 
informazione  di  pubblico  dominio  che  durante  la  manifestazione  la 
polizia  antisommossa  ha  aperto  il  fuoco  sui  manifestanti.  Se  la 
ricorrente avesse davvero presenziato agli scontri, tale aspetto non le 
sarebbe di certo potuto sfuggire. Ella, tuttavia, non ha menzionato che 
l'uso, indubbiamente più innocuo, di getti di acqua calda e di corde per 
colpire  i  manifestanti  (cfr.  verbale  2  pag.  6/D44-46).  Non  risulta 
pertanto plausibile  né verosimile che la ricorrente abbia preso parte 
alla  manifestazione  del  (...).  Anche  le  dichiarazioni  rese  dalla 
ricorrente circa l'asserita prigionia, gli stupri e la fuga dal carcere non 
convincono il  Tribunale a causa del  loro carattere  generale,  privo di 
dettagli,  stereotipato  ed  illogico.  Del  tutto  inattendibili  sono,  ad 
esempio, la dichiarazione secondo cui ella sarebbe fuggita dal carcere 
grazie al militare che, a suo stesso dire, avrebbe abusato più volte di 
lei (cfr. verbale 1 pagg. 5-6 e verbale 2 pag. 9/D76), nonché la ragione 
addotta a giustificazione di tale comportamento (cfr. verbale 1 pag. 6 e 
verbale  2  pag.  9/D76-78).  Del  resto,  mal  si  sposa  con  la  logica 
dell'agire  l'asserito  comportamento  del  militare,  il  quale  non  solo 
avrebbe aiutato la ricorrente a fuggire aprendole la porta, ma l'avrebbe 
addirittura accompagnata di  persona sin fuori  al  carcere (cfr. ibidem 
pag. 9/D79-80), benché sapesse, a dire della ricorrente, che le autorità 
la  stessero  cercando (cfr. ibidem pagg. 3-4/D20). Oltre a  ciò,  risulta 
inverosimile che la ricorrente sia stata arrestata e detenuta molto più a 
lungo  che  il  pastore  D._______,  rilasciato,  secondo  informazioni  a 
disposizione del Tribunale, già quattro giorni dopo la manifestazione il 
(...). Inverosimile è poi che la ricorrente si sia rifugiata presso l'amico 
del militare, ovvero del suo malfattore, e sia poi espatriata, basandosi  
ciecamente su quanto riferitole da quest'ultimo, rispettivamente senza 
mai preoccuparsi di verificare di persona se la pubblicazione della sua 
foto  sul  giornale  corrispondesse  al  vero  (cfr.  ibidem  pag.  9/D84). 
Del resto,  non  soccorrono  la  ricorrente  nemmeno  le  allegazioni 
presentate in sede di ricorso. Innanzitutto, la versione secondo cui la  
ricorrente  avrebbe  potuto  passare  i  controlli  aeroportuali  perché 

Pagina 9

D-5902/2006

scortata  da  responsabili  dell'esercito,  non  combacia  con  quanto 
asserito in sede di audizione, dove la ricorrente ha sempre unicamente 
dichiarato  di  avere  viaggiato  munita  sì  di  un  documento  d'identità 
procuratole  dal  suo  malfattore,  ma  in  compagnia  di  un  amico  di 
quest'ultimo,  senza  mai  menzionare  di  essere  stata  scortata  da 
membri  dell'autorità  addetta al  controllo  dell'aeroporto. Tale versione 
appare volutamente arricchita di dettagli col mero fine di giustificare il  
comportamento  illogico  narrato  dalla  ricorrente  circa  il  momento 
dell'espatrio  e  non  può  pertanto  essere  considerata. 
Secondariamente, il certificato allegato al gravame – oltre al fatto che i  
problemi ivi  diagnosticati  non sono più stati  confermati  dai  certificati  
attuali versati agli atti (v. consid. 10.3.3.4) – non permette, al contrario 
di quanto vorrebbe far credere la ricorrente, di stabilire alcun legame 
di causalità tra gli asseriti maltrattamenti subiti in carcere ed i problemi  
diagnosticati  all'utero.  Anche  il  secondo  mezzo  di  prova  allegato  al 
ricorso,  un  articolo  sulla  ricorrente  apparso  sul  giornale  congolese 
"F._______" il (...), non è idoneo a rendere verosimile la vicenda resa 
dalla  ricorrente.  Infatti,  diversi  elementi  conducono  il  Tribunale  a 
credere che l'articolo riportato a pagina 4, invocato dalla ricorrente a 
sostegno della veridicità del suo racconto, sia stato creato ad arte per i  
bisogni  della  causa.  In  particolare,  alla  luce  della  nota  repressione 
messa in atto dal Governo congolese contro membri dell'opposizione, 
infatti, se la ricorrente fosse davvero nella situazione in cui afferma di  
essere,  non è  plausibile  che  la  sua  famiglia  abbia  permesso ad  un 
giornale di  Kinshasa,  che nell'edizione versata agli  atti  tratta temi di 
politica  regionale,  di  pubblicare  la  foto  della  ricorrente,  facendo 
apertamente appello alle organizzazioni per il rispetto dei diritti umani 
al fine di aiutarla a localizzare la ricorrente, ed in tal guisa esponendo 
sia la ricorrente che la famiglia medesima al rischio di rappresaglie da 
parte  delle  autorità.  Pertanto,  tale  articolo  non  è  atto  a  rendere 
verosimile alcunché delle dichiarazioni della ricorrente.

In virtù di  quanto precede, il  Tribunale conclude all'inverosimiglianza 
della  vicenda  resa  dalla  ricorrente  a  sostegno  della  sua  domanda 
d'asilo.

9.2 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  sul  punto  di 
questione del riconoscimento della qualità di rifugiato, destituito d'ogni 
e  benché  minimo  fondamento,  non  merita  tutela  e  la  decisione 
impugnata va confermata.

Pagina 10

D-5902/2006

10.
L'insorgente  e  suo  figlio non  adempiono  le  condizioni  in  virtù  delle 
quali l'UFM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

Di conseguenza, la pronuncia dell'allontanamento va confermata.

11.

11.1 Ai  sensi  dell'art.  63  cpv.  1  PA,  l'autorità  di  ricorso  mette  nel 
dispositivo  di  regola  le  spese  processuali  a  carico  della  parte 
soccombente.  Se  questa  soccombe  solo  parzialmente,  le  spese 
processuali  sono  ridotte.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese 
processuali  sono ridotte della  metà a CHF 300.-. Tale ammontare è 
computato con l'anticipo di CHF 600.- versato dalla ricorrente il  (...).  
L'importo  versato  in  eccedenza  di  CHF  300.-  verrà  rimborsato  alla 
ricorrente dalla cassa del Tribunale.

11.2 Inoltre, visto l'esito positivo che presumibilmente avrebbe avuto 
la  procedura  di  ricorso  in  materia  d'esecuzione  dell'allontanamento 
allo stato degli atti di causa prima che la medesima procedura fosse 
divenuta priva d'oggetto e  ritenuto che i  ricorrenti  sono difesi  da un 
mandatario, si giustifica altresì l'attribuzione di un'indennità a titolo di  
spese ripetibili (art. 64 PA e art. 15 del regolamento sulle tasse e sulle 
spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 
del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). La stessa, in assenza di 
una nota dettagliata, è fissata d'ufficio ex aequo et bono in CHF 300.-, 
conto tenuto del lavoro effettivo ed utile svolto dal rappresentante della 
ricorrente (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

(dispositivo alla pagina seguente)

Pagina 11

D-5902/2006

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il  ricorso  è  respinto,  nella  misura  in  cui  non  sia  divenuto  privo 
d'oggetto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  300.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente. Esse sono computate con l'anticipo, di CHF 600.-, versato 
dalla  ricorrente  il  (...).  L'importo  versato  in  eccedenza di  CHF 300.- 
verrà rimborsato alla ricorrente dalla cassa del Tribunale.

3.
Alla  ricorrente  è  assegnata  un'indennità  di  ripetibili  di  CHF 300.-  a 
carico dell'Ufficio federale della migrazione.

4.
Comunicazione a: 

- rappresentante della ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia)
- I._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

Pagina 12