# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea376b05-a426-50c6-a39e-3bcef024be68
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-07-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.07.2009 32.2009.64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-64_2009-07-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.64

   

  FS

  	
  Lugano

  7 luglio 2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’11 marzo 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 3 febbraio 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1971, attivo quale pulitore di bracciali per orologi presso la __________
di __________ (doc. AI 12/1-8), nel mese di maggio 2008 ha inoltrato una richiesta
di prestazioni AI per adulti domandando di essere posto al beneficio di
provvedimenti d’integrazione professionale (doc. AI 8/1-10).

 

                               1.2.   Dopo
avergli riconosciuto la garanzia per un piano di lavoro su misura e per una
sedia ergonomica (doc. AI 33/1-2 e 34/1-2) e esperiti gli accertamenti del
caso, con decisione 3 febbraio 2009 (doc. AI 41/1-2), preavvisata con progetto
17 dicembre 2008 (doc. AI 36/1-2), l’Ufficio AI ha negato all’assicu-rato il
diritto a prestazioni adducendo:

 

" 
(…)

La modifica della postazione lavorativa adattata su
misura permette all’assicura-to di tornare abile al lavoro in misura completa
nell’abituale attività quale gioielliere-orafo. L’assicurato risulta quindi convenientemente
reintegrato senza un danno economico dovuto ad una diagnosi invalidante. Non
vige quindi né un diritto ad una rendita AI né a provvedimenti professionali.

(…)." (doc. AI 41/1)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA.

 

                               1.4.   Con
decreto 3 marzo 2009 il vicepresidente del TCA ha assegnato all’assicurato un
termine di 15 giorni per completare il ricorso (III, inc. 32.2009.55).

 

                               1.5.   Con
lettera raccomandata 11/12 marzo 2009 l’assicurato ha inoltrato al TCA uno
scritto del seguente tenore:

 

" 
(…)

a) Vedi allegati

b) Sono state fatte due modifiche. Purtroppo
dopo aver provato a lavorare al 100%, non hanno migliorato situazione. Una
modifica è stata quella di alzare il piano di lavoro con un asse di legno e
l’altra di rialzare il motore. I miei datori di lavoro hanno collaborato al
massimo e hanno dimostrato una grande umanità nei miei confronti.

c)  Le modifiche non sufficienti a
permettermi di lavorare senza o con pochi dolori. Ho provato dal 9 al 16
febbraio 2009 di lavorare a tempo pieno. Purtroppo già dal primo giorno ho
avuto dolori cervicali e alle spalle. I dolori mi disturbano pure nella vita
quotidiana. Sto prendendo antinfiammatori con scarso effetto.

d) Non sono in grado di lavorare al 100% con
le modifiche effettuate. Ho però continuato a lavorare al 50%. Attendo la visita
il 7 aprile 2009 dal dr. __________ il neurochirurgo che mi ha operato! Ho
anche chiesto un appuntamento per un controllo dal mio neurologo dr. __________.

(…)." (I, inc. 32.2009.64)

 

                                         Per
un errore commesso dalla cancelleria del TCA – che registrando in modo
impreciso il cognome del ricorrente non ha permesso di ritenere lo scritto in parola
quale completamento del ricorso inoltrato il 20 febbraio 2009 per il quale già
era stato aperto l’incarto sub n. 32.2009.55 (cfr. consid. 1.3 e nota 29
gennaio 2009 del segretario di camera [IV inc. 32.2009.55 = IX/Bis inc.
32.2009.64) – è stato aperto un nuovo incarto sub n. 32.2009.64.

 

                               1.6.   Con
decisione 20 aprile 2009 il vicepresidente del TCA ha dichiarato irricevibile
il ricorso 20 febbraio 2009 (I, inc. n. 32.2009.55).

                               1.7.   Con
la risposta di causa – osservato, in particolare che “(…) una volta adattato ad hoc il
posto di lavoro dell’assicurato mediante l’installazione dei due mezzi
ausiliari du cui sopra (cfr. doc. 33 e 34 incarti AI), il
consulente in integrazione professionale è giunto alla seguente conclusione: “[…]
Considero l’assicurato convenientemente reintegrato nel suo posto di lavoro
tramite la trasformazione e l’adeguamento dello stesso. Inoltre non vi è
nessun diritto a rendita in quanto non vi è stata perdita di guadagno”
(cfr. doc. 35 incarto AI). Non va del resto dimenticato che lo stesso
curante Dr. __________ – nel proprio rapporto del 22.11.2008 (cfr. doc. 31-8
incarto AI) – ha specificato che l’assicurato era in grado di riprendere la
sua abituale attività di pulitore di oreficeria nella misura del 100% a partire
dal 1° gennaio 2009. Infine, va inoltre precisato che l’amministrazione, su
esplicita richiesta del curante Dr. __________ (cfr. doc. 37 incarto AI),
ha provveduto a sopraelevare la postazione di lavoro dell’assicurato al fine di
procurare un appoggio adeguato ai gomiti di quest’ultimo (cfr. doc. 38
incarto AI). Alla luce di quanto precede, la modifica della postazione
lavorativa (adattata su misura) permette perciò all’assicurato di essere abile
al lavoro in misura completa nell’abituale attività di pulitore-orafo;
l’assicurato risulta quindi convenientemente reintegrato senza subire alcun
discapito economico. Egli non ha pertanto diritto né a provvedimenti
professionali né ad una rendita d’invalidità. (…)” – l’Ufficio AIha chiesto
di respingere il ricorso.

 

                               1.8.   Con
lettera 4 maggio 2009 l’assicurato ha trasmesso al TCA ulteriore documentazione
medica e fotografica.

 

                               1.9.   Con
osservazioni 11 maggio 2009 l’Ufficio AI, osservato che con decisione 20 aprile
2009 il vicepresidente del TCA ha dichiarato irricevibile il ricorso inoltrato,
ha rilevato che “(…) se l’assicurato non si trova d’accordo con il contenuto
della decisione emanata da codesto lodevole TCA, egli potrà ad ogni buon conto
impugnare – entro 30 giorni dalla comunicazione – il giudizio 20.4.2009 di cui
sopra mediante ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale,
Scweizerhofquai 6, 6004 Lucerna. (…)” (IX)

 

                             1.10.   Con
lettere raccomandate a mano del 12 giugno 2009 l’assi-curato – trasmessi lo
scritto 24 aprile 2009 con il quale la __________ gli ha confermato la chiusura
del suo caso a far tempo dall’8 febbraio 2009 (doc. C1) e lo scritto 26 maggio
2009 con il quale la ditta __________ gli ha inoltrato la disdetta del rapporto
di lavoro con effetto dal 31 luglio 2009 (doc. C2) – ha chiesto che “(…)
venga meglio adeguato il posto di lavoro presso la ditta __________ (e che
questa mi riassuma) o venga aiutato a trovare un nuovo lavoro adeguato: non
voglio fare “l’invalido”: desidero poter lavorare in un lavoro adeguato che
l’AI dovrebbe aiutarmi a trovare. (…)” (X) e – osservato che “(…)
richiamato il colloquio telefonico di qualche tempo fa col vostro segretario
sig. __________, ho preso conoscenza che il decreto del 20 aprile 2009 è stato
emanato a seguito di una svista nella registrazione della cancelleria del
Tribunale (alla ricezione del ricorso “completato” è stato aperto un nuovo
incarto invece che continuare quello della causa già avviata). Al riguardo ho preso
atto che la fattura di fr. 200.-- è stata nel frattempo annullata. (…)” – che “(…) il
decreto di irricevibilità venga annullato perché emanato su premesse errate.
(…)” (XII).

 

                                         Al
riguardo l’Ufficio AI, con osservazioni 18 giugno 2009, ha concluso che “(…)
visto e considerato che la sentenza 20.4.2009 emanata dal TCA è definitiva,
l’assicurato in questione – al fine di poter beneficiare di eventuali ulteriori
prestazioni da parte dell’assicurazione federale per l’invalidità – dovrà
inoltrare una nuova domanda presso il competente Ufficio AI del Canton Ticino a
Bellinzona. (…)” (XIV).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D.
SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA
del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella
causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00;
STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002
pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 61 cpv. 1 lett. i LPGA, le decisioni devono essere sottoposte a revisione
se sono stati scoperti nuovi fatti o mezzi di prova oppure se il giudizio è
stato influenzato da un crimine o da un delitto.

 

                                         L'art.
24 Lptca prevede che contro le decisioni del Tribunale cantonale delle assicurazioni
è ammessa la revisione:

                                         a)
se sono stati scoperti fatti nuovi o nuovi mezzi di prova;

                                         b)
se un crimine o un delitto ha influito sul giudizio.

 

                                         Secondo
l'art. 25 cpv. 1 Lptca la domanda di revisione, con l'indicazione dei motivi e
dei mezzi di prova, deve essere presentata entro il termine massimo di 90
giorni dalla data in cui sono state conosciute le circostanze nuove previste
dalle lett. a) e b) dell'art. 24; nel caso dell'art. 24 lett. a) la domanda di
revisione deve inoltre essere interposta entro 10 anni dalla notificazione
della sentenza.

 

                                         La
revisione di una sentenza, che comporta l’annullamento della stessa, può anche
concernere giudizi di non entrata in materia (Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, n. 745, 750).

 

                                         Nel
caso concreto la cancelleria del TCA è incorsa in un errore (cfr. consid. 1.5).

                                         Di
tale errore la cancelleria si è accorta solo dopo l’inoltro delle osservazioni
11 maggio 2009 dell’Ufficio AI (cfr. consid. 1.9 e IX/Bis).

                                         In
precedenza, a seguito dello scritto 11 marzo 2009 (I, riprodotto in esteso al
consid. 1.5), all’assicurato era stata trasmessa per conoscenza l’ordinanza 12
marzo 2009 con cui all’Ufficio AI è stato assegnato un termine per la risposta
di causa e dalla quale risultava l’apertura del nuovo incarto 32.2009.64. Di
conseguenza, allorquando gli è stata intimata la sentenza 20 aprile 2009
cocernente l’incarto 32.2009.55 e con la quale il suo ricorso era stato
dichiarato irricevibile, l’assicurato, in buona fede – vista anche l’ordinanza
10 aprile 2009 con la quale gli è stata intimata la risposta di causa e
assegnato un termine per presentare eventuali altri mezzi di prova (VI) –
poteva considerarla quale atto conseguente all’apertura di un nuovo incarto
(32.2009.64) e concludere che non fosse necessario impugnarla.

 

 

                                         In
simili circostanze, visto l’errore commesso dalla cancelleria del TCA scoperto
contestualmente alle osservazioni 11 maggio 2009, si giustifica l’annullamento
della sentenza 20 aprile 2009, come postulato dall’insorgente con scritto
12 giugno 2009 (cfr. consid. 1.10).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 3 febbraio 2009, con la quale l’Ufficio
AI ha negato all’assicurato il diritto ad una riformazione professionale e ad
una rendita, è conforme o meno alla legislazione federale.

 

                               2.4.   L’art.
8 cpv. 1 LAI, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2008 qui applicabile,
stabilisce che:

 

" 
Gli assicurati invalidi o
minacciati da un’invalidità (art. 8 LPGA) hanno diritto ai provvedimenti
d’integrazione per quanto:

 

a.  essi siano necessari e idonei per ripristinare,
conservare o migliorare la loro capacità al guadagno o la loro capacità di
svolgere le mansioni consuete; e 

b.  le condizioni per il diritto ai diversi
provvedimenti siano adempiute."

 

                                         Al
riguardo, nel Messaggio (pubblicato sul FF N. 30 del 2 agosto 2005, pag.
3989-4130) concernente la modifica della legge federale sull’assicurazione per
l’invalidità (5a revisione
dell’AI) si legge che:

 

" 
Capoverso 1: il presente capoverso stabilisce le condizioni generali
d’assegna-zione per i provvedimenti d’integrazione. Le condizioni applicabili
rimangono essenzialmente le stesse, ma in futuro basterà che vi sia una
minaccia di invalidità e non più una minaccia diretta di invalidità. La legge
precisa ora espressamente che i provvedimenti d’integrazione possono essere
assegnati solo se sono adempiute sia le condizioni d’assegnazione generali sia
le condizioni specifiche applicabili ai diversi provvedimenti d’integrazione."

 

                                         Fra
i provvedimenti d'integrazione concessi in virtù della LAI sono previsti pure i
provvedimenti professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono
l'orientamento (art. 15 LAI), la prima formazione professionale (art. 16 LAI),
la riformazione professionale (art. 17 LAI), il collocamento (art. 18 cpv. 1
LAI) e l’aiuto in capitale (art. 18b LAI).

 

                               2.5.   L’art.
17 LAI prevede in particolare che l’assicurato ha
diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità
esige la riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno
possa essere presumibilmente conservata o migliorata.

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale,
una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 108, consid. 2b, pag,
110-111; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Secondo
l’art. 6 cpv. 1 OAI per riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti
di formazione necessari a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al
termine della prima formazione professionale o dopo l’inizio di un’attività lucrativa
senza previa formazione professionale a causa dell’in-validità.

 

                                         Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in
particolare, l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a
procurare al richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente
equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti
atti a ripristinare, nel limite del possibile, la capacità di guadagno
(Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 108, consid. 2a, pag. 109-110;
DTF 122 V 77, consid. 3b/bb, pag. 79-80; RCC pag. 495 consid. 2a).

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid.
2b).

                                         Una
formazione non può quindi essere interrotta anticipatamente se, tenuto conto
del principio della proporzionalità, il successo prevedibile dei provvedimenti
d’integrazione appare ancora raggiungibile (RDAT I 1998 pag. 295 consid. 1b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 131).

                                         Secondo la giurisprudenza, infine, l'assicurato sottopostosi a carico
dell'assicurazione per l'invalidità a provvedimenti d'integrazione
professionale ha diritto a provvedimenti completivi nel caso in cui la
reintegrazione effettuata non gli consenta di percepire un reddito adeguato e
se egli solo con tali provvedimenti supplementari possa essere in grado di
conseguire un guadagno parificabile a quello che avrebbe potuto percepire senza
invalidità nella sua precedente attività. Il diritto a detti provvedimenti
completivi non esige che sia raggiunta la soglia di rilevanza (perdita di
guadagno del 20%: DTF 124 V 108, consid. 2b, pag. 110-111) richiesta per aver
diritto ai provvedimenti d'integrazione professionale (STFA inedita 20 luglio
2002 nella causa C, I 237/00; Pratique VSI 2000, pag. 31-32, consid. 2 e 3b,
RDAT I 1998 pag. 294; RCC 1978 pag. 527e STFA 1967 pag. 108).

 

                               2.6.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito
ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che
avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité,
Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000
p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di regola – non tiene
conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un
ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA
inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003
nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9
agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13
giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta dagli atti di causa risulta che, dopo avergli riconosciuto la garanzia
per un piano di lavoro su misura e per una sedia ergonomica (doc. AI 33/1-2 e
34/1-2), l’Ufficio AI ha ritenuto l’assicurato convenientemente reintegrato e
senza un danno economico – ragione per la quale gli ha negato il diritto a prestazioni
– sulla base dei seguenti fatti:

 

                                         ●   Dalla nota interna 17 dicembre 2008 risulta che il consulente in
integrazione professionale ha concluso che: “(…) considero l’Assicurato
convenientemente reintegrato nel suo posto di lavoro tramite la trasformazione
e l’adegua-mento dello stesso. Inoltre non vi è nessun diritto a rendita in
quanto non vi è stata perdita di guadagno.” (doc. AI 35/1);

 

                                         ●   il dr. __________, viceprimario del Servizio di neurochirurgia
dell’Ospedale __________, nel rapporto 20 novembre 2008 all’intenzione della __________
(doc. AI 31/6-9), “(…) ha specificato che l’assicurato era in grado di riprendere
la sua abituale attività di pulitore di oreficeria nella misura del 100% a
partire dal 1° gennaio 2009. (…)” (V, pag. 2);

 

                                         ●   è su esplicita richiesta del dr. __________ che l’Ufficio AI ha
provveduto a sopraelevare la postazione di lavoro al fine di procurare
all’assicurato un appoggio adeguato ai suoi gomiti.

 

                                         Al
riguardo il TCA rileva che il dr. __________, nel rapporto 20 novembre 2008
all’intenzione della __________ (doc. AI 31/6-9), ha attestato una incapacità lavorativa
del 100% senza specificare fino a quando e che alla domanda volta a sapere se
“(…) si può contare su una ripresa dell’attività professionale o su un aumento
delle possibilità di impiego? (…)” ha risposto “(…) sì […] 100% dal 1.1.09 (…)”
(doc. AI 31/8).

                                         Il
consulente in integrazione ha poi concluso che l’assicurato sarebbe convenientemente
reintegrato ancora prima della modifica effettiva della posizione di lavoro
(cfr. la nota 17 dicembre 2008 nella quale è riportata la conclusione del consulente
in integrazione professionale [doc. AI 35/1] e la nota 12 gennaio 2009 dalla
quale risulta che il 23 gennaio 2009 si è “(…) provveduto alla modifica della postazione
di lavoro (rialzo piano lavoro), come discusso e concordato. (…)” [doc. AI
38/1]).

 

                                         Nella
lettera 11 febbraio 2009 l’assicurato, rispondendo allo scritto 2 febbraio 2009
dell’Ufficio AI (doc. AI 40/1-3), ha indicato che ha “(…) ripreso già dal
09.02.2009 (per un periodo di prova) al 100% mia attività lavorativa. Purtroppo
miei dolori sono insopportabili! Già lavorando al 50% facevo fatica e con
quel lastra di legno è peggiorato! Come avevo richiesto a voi di alzare il
motore; della modifica io capivo (alzare il motore)! La mia convocazione
con la dottoressa del AI non mi ha soddisfatto per niente! La
dottoressa; oltre dei consigliarmi di giocare con altezza della sedia, non ha
fatto altro! (…)” (doc. AI 42/1).

                                         La
dr.ssa __________, medico SMR, nelle annotazioni 17 febbraio 2009 ha osservato:

 

" 
(…)

In data 11.02.2009 contatto telefonico con l’A che
asserisce di non riuscire ad utilizzare il rialzo del bancone che anzi gli
procurerebbe un peggioramento del dolore alla schiena ed al collo.

Ho cercato di far capire all’A di utilizzare
correttamente la seduta ergonomia che abbiamo fornito, cercando sia di giocare
sull’altezza del sedile che di usare il poggiatesta, per non piegare il capo.

Inoltre ho ribadito il concetto dell’utilizzo del
rialzo stondato del bancone che serve per poggiare gli avambracci in modo tale
da non contrarre esageratamente i muscoli della schiena, del collo e delle
braccia ed anzi ha un’attività decontratturante; tale presidio necessita
comunque di qualche giorno di prova per imparare ad usarlo e per riassumere una
corretta postura. Le due mezze giornate lavorative durante le quali l’A
riferisce di aver utilizzato il ripiano sono sicuramente troppo poco per avere
un benché minimo effetto.

 

Inoltre ho nuovamente spiegato all’A, come già fatto
nel nostro incontro sul luogo di lavoro, che da un punto di vista pratico
risulta assai difficoltoso se non impossibile, alzare il bancone in toto poiché
questo è ancorato al pavimento od alzare la lucidatrice che è fissata al
bancone ed ha un sistema di aspirazione delle polveri prodotte durante l’attività.
I sistemi predetti di bloccaggio e di aspirazione sono fondamentali per la
sicurezza e non pericolosità per la salute derivante dall’uso del macchinario.

Da ultimo il macchinario stesso può essere utilizzato
anche da altre persone.

 

Durante tutto il colloquio l’A ha assunto un
atteggiamento di energica chiusura e rifiuto nei confronti dell’uso del rialzo
che inizialmente era stato studiato d’altezza pari a 4 o 5 cm, poi viste le
resistenze dell’A ad una tale presidio è stato fissato a 2 cm." (doc. AI 46/1)

 

                                         Dalla
documentazione medica prodotta in sede di procedura risulta inoltre che:

 

                                         ●   il dr. __________, nel rapporto 9 aprile 2009 indirizzato alla
dr.ssa __________, ha attestato che: “(…) allo stato attuale il paziente è
ancora fortemente limitato nell’espletamento dell’attività lavorativa con
impossibilità al raggiungimento di una percentuale superiore al 50%. Il signor RI
1 è estremamente motivato ad una ripresa massimale dell’atti-vità lavorativa,
che gli consentiva anche degli straordinari e chiede di poter ottimizzare forza
e trofismo della muscolatura prossimale agli arti superiori, a tal fine
chiediamo gentilmente al collega Dr. __________ di poter esaminare la questione
in ambito specialistico in modo che il paziente possa essere preso a carico il
più presto possibile. Dal punto di vista dell’obiettività, segnaliamo
un’ipoestesia in C6, in parte anche il C7/C8 a ds ed una netta ipotrofia del
trapezio a ds. (…)” (doc. B/1);

 

                                         ●   il dr. __________, FMH in neurologia, nel rapporto 30 aprile 2009
indirizzato alla dr.ssa __________ (doc. B/2) – rilevato che “(…) la
misura si è purtroppo rilevata inefficace e personalmente mi appare meno
ergonomica che la postura anteriore (vedi anche documentazione fotografica
prodotta dal paziente). Il decorso, benché nel contesto molto favorevole, non
ha per ora permesso se non per un breve intervallo di prova di alcuni giorni
durante il quale aveva avuto un rapido deteriorarsi della sintomatologia algica,
una ripresa dell’attività professionale ad una capacità lavorativa superiore al
50%. Gli ulteriori tentativi d’adattamen-to, messi a punto dal paziente stesso,
non hanno finora permesso di aumentare la tolleranza sul posto di lavoro. Il
paziente necessita di frequenti interruzioni alfine di diminuire la tensione sulla
muscolatura cervico-brachiale ed attenuare la componente del dolore reattivo.
(…)” – ha attestato che “(…) dall’approfondimento anamnestico e della
valutazione oggettiva, debbo ritenere che nonostante un’evoluzione molto
favorevole per il quadro clinico preesistente, il paziente risulta oggi
ancora incapace al lavoro in una forma del 50% nella sua attività di
lucidatore. Anche in considerazione della volontà del paziente di
proseguire in quest’attività e della sua volontà anche di ricercare ulteriori
soluzioni alternative per aumentare la sua capacità professionale, non posso
che confermare che le misure ed i provvedimenti d’integrazione professionale
proposti dell’Ufficio AI siano stati sino ad oggi insufficienti ed inefficaci. Consiglio
di richiedere di affidare al Servizio di ergoterapia della Croce Rossa Svizzera
di __________, un incarico di procedere ad un’approfondita rivalutazione delle
possibilità di miglioramento dell’ergonomia di lavoro nella sua attuale
professione, nell’intenzione sul medio termine, di poter ulteriormente
aumentare la capacità lavorativa. Con una storia anamnestica di deficit di
Vitamina B12, corporatura snella, mi appare in particolare importante
raccomandare di evitare ogni futuro appoggio dei gomiti su superfici rigide, in
quanto queste misure potrebbero favorire l’insorgenza di una neuropatia da
compressione nei siti esposti, in particolare al solco cubitale sull’ulnare. Al
momento, considerato che non sono neppure trascorsi 12 mesi dal secondo intervento
di chirurgia del rachide cervicale, mi appare prematuro potersi esprimere in
forma definitiva sulla capacità lavorativa del paziente. (…)”;

 

                                         Ritenuto
che il dr. __________, nel rapporto 20 novembre 2008
all’intenzione della __________ (doc. AI 31/6-9), aveva solo ipotizzato una
ripresa dell’attività lavorativa al 100% dal 1. gennaio 2009, considerate le
valutazioni dell’assicurato e del medico SMR e, soprattutto, vista la contraddittorietà dei certificati medici suesposti, questo
Tribunale ritiene che sulla sola base degli atti di causa l’Ufficio AI non
poteva ancora concludere con la sufficiente tranquillità che l’assicurato, dopo
le misure addottate, si fosse convenientemente reintegrato nella sua abituale
attività senza subire alcun danno economico.

 

                               2.8.   Secondo
la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni:
o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere
personalmente a tale complemento.

                                         Un
rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della
rapidità della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, pag. 136ss., il TFA ha comunque
stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in
particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione
puntuale basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993, pag. 560.
L'autore ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio
secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se
necessario disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit.,
p. 176).

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è – secondo l'autore – quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato – a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza – costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In
una sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA
2001, p. 196s., la Corte federale ha ricordato – facendo riferimento ad una sua
pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 – che il rinvio all'amministrazione
appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera
sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque
puntualmente accertati.

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso.

                                         La
decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI,
affinché appuri i motivi per i quali i quali la ditta __________ ha disdetto il
rapporto di lavoro con effetto al 31 luglio 2009 e faccia esperire al più
presto i necessari accertamenti medici al fine di chiarire se e in quale misura
effettivamente l’assicurato si era reintegrato nella sua abituale attività e
quale è stata l’evoluzione della capacità lavorativa nel tempo nella sua e in
un’attività adeguata.

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministra-zione si determinerà
nuovamente sul diritto a prestazioni dell’assicurato.

 

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- andrebbero poste a carico
dell’Ufficio AI. Vista la particolarità del presente caso il TCA rinuncia
eccezionalmente a procedere in questo senso.

 

                                         Per
quanto riguarda invece le spese di fr. 200.-- accollate con la decisione 20
aprile 2009 (I, inc. 32.2009.55) la relativa fattura è stata annullata (XII).

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione impugnata è annullata e gli atti rinviati all’Uffi-cio AI affinché proceda
come indicato al consid. 2.8.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti