# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a68ea5fe-c280-5c68-af8b-a33ae8addbb1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-04-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 10.04.2002 11.2001.144
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2001-144_2002-04-10.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2001.00144

  	
  Lugano

  10 aprile
  2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____._____
(modifica di sentenza di divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 6, promossa con petizione del 5 maggio 2000 dall'

 

	
   

  	
  ing. __________ __________, __________

  (patrocinato dell'avv. __________ __________ -__________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________, nata
  __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________
  __________ __________, __________),

   

  

 

giudicando
ora sul decreto cautelare del 4 dicembre 2001 con
cui il Pretore ha ridotto a fr. 1500.– il contributo di mantenimento per la
convenuta;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolta
l'appellazione del 14 dicembre 2001 presentata da __________ __________ contro
il decreto cautelare emesso il 4 dicembre 2001 dal Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 6;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con
sentenza dell'8 giugno 1998 il Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud ha
sciolto il matrimonio celebrato il 7 giugno 1973 fra __________ __________
(1951) e __________ nata __________ (1952). Da tale unione erano nati i figli
__________ (1974) e __________ (1977). La sentenza di divorzio obbligava il marito,
tra l'altro, a versare alla moglie una rendita d'indigenza (art. 152 vCC) di
fr. 2250.– mensili indicizzati (garantita da canoni di locazione di tre
appartamenti in proprietà di lui) e fr. 394 122.30 entro sei mesi in
liquidazione del regime dei beni (somma garantita dal blocco d'immobili e di
crediti del coniuge). L'11 dicembre 1998 __________ __________ si è risposato
con __________ __________ __________ (1959), dalla quale ha avuto il figlio
__________, nato il ____________________ 1995. Egli è titolare di uno studio
d'ingegneria civile a __________ e svolge anche la funzione di tecnico per i
Comuni di __________, __________ e __________. La sua seconda moglie, già aiuto
infermiera, non esercita attività lucrativa. __________ __________, di
formazione estetista, è titolare di un diploma d'impiegata di commercio e di
istruttrice di yoga, ma non ha attività lucrativa.

 

__________                  21 gennaio 2000, il
Pretore ha accolto l'istanza. Al contraddittorio del 23 marzo 2000 il giudice
ha formulato un'ulteriore proposta di pagamento rateale, che non è stata accettata.

 

                                  C.   Il 5 maggio 2000 __________ __________ ha promosso davanti al
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, un'azione intesa alla modifica
della sentenza di divorzio, postulando – già in via cautelare – la soppressione
del contributo di mantenimento per l'ex moglie.  Nella sua risposta del 13
giugno 2000 __________ __________ ha concluso per il rigetto della petizione.
Nei successivi allegati le parti hanno ribadito le rispettive posizioni. La
causa di merito è attualmente in fase istruttoria (inc.
____________________.__________).

 

                                  D.   Nel
frattempo, alla discussione provvisionale del 13 giugno 2000, __________
__________ si è opposta alla soppressione del contributo già in via cautelare e
il 7 dicembre 2000 ha postulato un'assunzione suppletoria di prove, cui
__________ __________ ha consentito l'8 gennaio 2001 chiedendo a sua volta
l'acquisizione di documenti. Con ordinanza del 29 gennaio 2001 il Pretore ha
accolto la richiesta della convenuta, invitata inoltre a esprimersi
sull'istanza della controparte. Il 5 febbraio 2001 essa ha dichiarato di
opporsi a tale domanda. Ultimata l'istruttoria, le parti hanno introdotto un
memoriale conclusivo nel quale hanno ribadito i rispettivi punti di vista,
rinunciando al dibattimento finale. 

 

                                  E.   Statuendo
il 4 dicembre 2001, il Pretore ha ammesso preliminarmente la documentazione
prodotta dall'istante l'8 gennaio 2001 e nel merito ha ridotto il contributo
litigioso a fr. 1500.– mensili indicizzati dal 5 maggio 2000. La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi fr. 300.–, sono state poste per due terzi
a carico dell'istante e per il resto a carico della convenuta, con obbligo per
il primo di rifondere alla seconda fr. 800.– per ripetibili.

 

                                  F.   Contro
il decreto appena citato __________ __________ è insorta con un appello del 4
dicembre 2001 nel quale chiede che l'istanza dell'ex marito sia respinta e il
giudizio del Pretore riformato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del 6 gennaio
2002 __________ __________ propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.
  La modifica di una sentenza di divorzio è retta dalla legge anteriore, fatte
salve le disposizioni relative ai figli e alla procedura (art. 7a cpv. 3
tit. fin. CC). La riduzione o la soppressione di contributi alimentari (art.
151 cpv. 1 vCC) o di rendite d'indigenza (art. 152 vCC) in favore dell'ex
coniuge continua pertanto a essere disciplinata dall'art. 153 cpv. 2 vCC (Leuenberger in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea
2000, n. 8 ad art. 7a-7b tit. fin. CC). 

 

                                   2.   Introdotta
l'azione di modifica, le misure provvisionali sono regolate per analogia dall'art.
137 cpv. 2 CC (Spühler, Neues Scheidungsverfahren, Zurigo 1999,
pag. 86 in basso), norma che riprende l'art. 145 cpv. 2 vCC (Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum
neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 1 ad art. 137 CC). In tale ambito il
giudice può, se sono adempiute le condizioni della necessità e dell'urgenza,
ridurre o sopprimere il contributo già in via cautelare (Leuenberger, op. cit., n. 3 ad art. 137
CC con riferimenti), come per esempio nel caso in cui una chiara situazione
economica non permetta ragionevolmente di pretendere dall'obbligato che
continui a corrispondere la rendita per la durata del processo (DTF 118 II 229
consid. 3b; Rep. 1989 pag. 131 in fondo). La soppressione o la riduzione
cautelare dell'importo fissato in una sentenza di divorzio è quindi possibile,
ma solo in condizioni straordinarie, a titolo eccezionale e da valutare con
grande cautela (“in caso di urgenza e in presenza di circostanze particolari”:
DTF 118 II 228 in basso). Nel dubbio, la disciplina adottata dal giudice del
divorzio va mantenuta (Spühler,
op. cit., pag. 87 in alto).

 

                                   3.   L'appellante
produce in questa sede due nuovi documenti (una comunicazione 13 luglio 2001
dell'Ufficio esecuzioni di Lugano e una lettera 13 dicembre 2001 dell'Ufficio
regionale di collocamen­to di Chiasso), invocando una recente giurisprudenza di
questa Camera (appello, pag. 8). Come si è appena visto (consid. 1), la
procedura di un'azione intesa alla modifica di un pronunciato di divorzio è
disciplinata dalla legge nuova (Sutter/
Freiburghaus, op. cit., n. 11 ad art. 7a tit. fin. CC; Leuenberger, op. cit., n. 9 ad art. 7a-7b
tit. fin. CC). Ne discende che l'art. 138 cpv. 1 CC è senz'altro applicabile
alla modifica di sentenze di divorzio passate in giudicate sotto il vecchio
diritto (I CCA, sentenza del 5 set­tembre 2000 in re H., consid. 2 con rimandi
a Meier, Nouveau droit du divorce:
questions de droit transitoire, in: JdT 2000 I 83 nel mezzo; Spühler, op.
cit., pag. 88 in fine;
Sutter/ Freiburghaus, loc. cit.). Ciò vale tuttavia per le sentenze di merito.
Trattandosi – come in concreto – di decreti cautelari, anche nel nuovo diritto
continua a valere il divieto generale del­l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, sicché
fatti, domande e prove nuove non sono ammissibili (I CCA, sentenza del 28
giugno 2000 in re K. P., pub­blicata in: FamPra.ch 1/2001 pag. 128 consid. 1 e
2). Rimane salva l'ipotesi – estranea però alla presente fattispecie – dell'applicazione
del principio inquisitorio illimitato che vige nel diritto di filiazione (DTF
122 III 408 consid. 3d, 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 118 II 94 consid. 1a;
Rep. 1996 pag. 119 consid. 7 e pag. 125 consid. 8). Ciò posto, i due documenti
nuovi prodotti in appello non possono essere considerati nella prospettiva del
giudizio.

 

                                   4.   Rilevato
che il giudice del divorzio si era riferito alle risultanze fiscali per il
biennio 1995/96, il Pretore ha accertato che in concreto il reddito
dell'istante era rimasto costante fino al 1999, dovendosi aggiungere agli
importi esposti a fini tributari i proventi dell'attività svolta quale tecnico
comunale. Dopo di allora invece la situazione era chiaramente peggiorata, come
si desumeva dalla contabilità del primo semestre del 2000, dalle deposizioni
dei dipendenti dell'istante e dai pesanti debiti nei confronti del padre, senza
contare gli arretrati fiscali e previdenziali non considerati dal giudice del divorzio.
Quanto alla possibilità di imputare all'istante un reddito ipotetico, il
Pretore l'ha esclusa. Esaminando la posizione della convenuta, il Pretore si è
attenuto alle previsioni del giudice del divorzio circa il reddito ipotetico di
lei, benché essa fosse senza attività. Infine il Pretore, contrariamen­te al
giudice del divorzio, ha tenuto conto anche del fabbisogno del figlio minorenne
dell'istante che, a prescindere dalla capacità lavorativa della madre, grava
anche sul padre. Nelle condizioni descritte egli ha ridotto la rendita della
convenuta a fr. 1500.– mensili, giudicati sufficienti per coprire le di lei
esigenze, vista anche la sua capacità lucrativa e il suo reddito da capitale.

 

                                   5.   L'appellante
rimprovera al Pretore di avere accertato il peggioramento della situazione
finanziaria dell'ex marito in base alla contabilità commerciale di soli sei
mesi, mentre nel caso di lavoratori indipendenti occorre fondarsi sulla media
di più anni, a maggior ragione ove si pensi che la modifica di una sentenza di
divorzio presuppone un cambiamento duraturo di circostanze. Ora, a giusto
titolo l'appellante fa valere che il reddito di un lavoratore indipendente va
calcolato sull'arco di più anni (Rep. 1995 pag. 141), di regola almeno tre (DTF
inedita del 20 dicembre 2001 in re X, 5P.342/2001, consid. 3a con rimandi), soprattutto se gli
introiti denotano sbalzi rilevanti (DTF inedita del 17 ottobre 2000 in re M.,
5P.351/2000, consid. 3c con rimandi a Bühler/
Spühler in: Berner Kommentar, 3a edizione, n. 149 ad art. 145
vCC; Hausheer/Spycher, Handbuch
des Unterhaltsrecht, Berna 1997, pag. 42 n. 01.34). Il calcolo deve ancorarsi
al bilancio e al conto perdite e profitti dell'azienda oppure, non esistendo
contabilità, ai dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali (Sutter/ Freiburghaus, op. cit., n. 42
ad art. 125 CC).

 

                                         a)  Dagli
atti emerge che nella fattispecie il giudice del divorzio, dipartendosi dalla
tassazione 1995/96, aveva stabilito il reddito netto del marito in fr.
123 702.– annui, esclusi proventi e oneri della sostanza (doc. A, consid.
4.5), pari a fr. 10 308.50 mensili. Per il successivo biennio fiscale le
entrate, senza considerare redditi e deduzioni della sostanza, ammontavano a
fr. 117 025.– annui, ossia 9752.10 mensili (tassazione del 28 giugno 1999,
doc. F, 5° foglio: reddito del lavoro fr. 2775.– e reddito aziendale fr.
120 000.–, dedotti i contributi di legge di fr. 5750.–). Nella tassazione
1999/2000 il reddito da attività lucrativa dell'interessato è stato accertato
in complessivi fr. 57 693.– annui, ossia fr. 4807.75 mensili (doc. BB:
reddito del lavoro fr. 1840.– e reddito aziendale fr. 60 000.–, dedotti i
con­tributi di legge di fr. 4147.–).

 

                                         b)  Al
reddito aziendale accertato fiscalmente per il 1997/98 il Pretore ha aggiunto
dipoi i proventi dell'attività di tecnico comunale svolta dall'istante in quel
biennio, ma incassati solo nel 1999. Al riguardo l'interessato rileva che tali
ricavi erano già stati considerati ai fini fiscali negli anni precedenti,
motivo per cui la correzione non si giustifica. A ragione. __________
__________, impiegata dello studio d'ingegneria che cura le registra­zioni
contabili, ha confermato che il sistema di contabilità adot­tato “è basato sul
fatturato e non sull'incassato” (verbale del 20 settembre 2000, pag. 3 nel
mezzo). Dal carteggio fiscale si evince inoltre che nel 1998 l'istante ha dichiarato
ricavi per oltre fr. 266 000.– dai tre Comuni (richiamo incarto
dall'Ufficio circondariale di tassazione, estratti dei conti n.
__________–__________per il 1998), sebbene in quell'anno egli non abbia
incassato nulla (richiami dai Comuni di __________, __________ e __________, e
in particolare le date dei versamenti). A un giudizio sommario come quello che
presiede all'emanazione di misure cautelari, l'interessato ha sufficientemente
reso verosimile pertanto che i proventi dell'attività quale tecnico comunale
sono già stati considerati nella contabilità prodotta con la dichiarazione
d'imposta 1999/2000. Ciò posto, non v'è ragione per scostarsi dalle risultanze
fiscali che attestano un reddito aziendale di fr. 60 000.– per gli anni
1997 e 1998.

 

                                         c)  Per
il 1999 e per i primi sei mesi del 2000 agli atti figura unicamente la contabilità
dello studio d'ingegneria, allestita da una società fiduciaria, dalla quale
risulta nel 1999 un utile aziendale di fr. 65 601.35 (doc. S, chiusura al
31 dicembre 1999, ultima pagina) e nel primo semestre del 2000 una perdita di
fr. 77 056.70 (doc. S, chiusura intermedia al 30 giugno 2000, ultima
pagina). Anche per il 1999 il Pretore ha corretto i ricavi contabilizzati,
aggiungendovi i proventi dell'attività svol­ta per i Comuni. L'appellante
assume che già in passato il marito aveva ritardato la fatturazione e che
frattanto egli deve avere maturato nuove pretese. Ora, __________ __________ ha
ricordato che durante un certo periodo è stata allestita “una fattura globale
per i 2-3 anni precedenti” (verbale del 20 settembre 2000 pag. 4 nel mezzo:
act. IV), tuttavia essa ha anche spiegato che in seguito le prestazioni svolte
come tecnico comunale sono fatturate ogni tre-sei mesi e che la contabilità è
“a giorno”, non essendovi importi da recuperare per “opere già eseguite nel
passato e non ancora fatturate” (verbale citato, pag. 3 nel mezzo). A un esame
dei fatti limitato alla verosimiglianza, non si ravvisano pertanto motivi per
scostarsi dalla contabilità agli atti. Ne segue che, rispetto al reddito di
circa fr. 120 000.– annui considerato dal giudice del divorzio,
l'interessato ha reso sufficientemente verosimile una notevole e duratura
riduzione del proprio utile aziendale, che per tre anni consecutivi ha
oscillato tra i fr. 60 000.– e i fr. 65 000.–, senza considerare la
perdita di fr. 77 000.– registrata nel primo semestre 2000.

 

                                   6.   L'appellante asserisce che la mera verosimiglianza di una riduzione
dei redditi non è sufficiente, nel dubbio dovendosi mantenere la disciplina
della sentenza di divorzio. Ciò non toglie che, come si è spiegato (consid. 2),
chiare circostanze di fatto permettano di valutare in modo univoco, già a un
esame di verosimiglianza, il possibile esito del giudizio (DTF inedita del 6 novembre
2001 in re R. K., 5P.349/2001 con rimando a Bühler/
Spühler, op. cit., n. 97 ad art. 153 CC). Una riduzione dell'utile
aziendale per più di tre anni come quella sostanziata dall'interessato può
senz'altro definirsi univoca, senza che ciò precluda – con ogni evidenza – una
diversa valutazione con pieno potere cognitivo, nel quadro del giudizio di merito.

 

                                   7.   Per
l'appellante le difficoltà addotte dall'ex marito sussistono fin dal divorzio e
non costituiscono una novità, poiché già a quel momento vi erano stati
licenziamenti e periodi di disoccupazione. In effetti, la soppressione o la
riduzione di un contributo alimentare presuppone che, dal profilo economico, le
circostanze siano cambiate in modo ragguardevole, duraturo e non prevedibile all'epoca
in cui la rendita è stata fissata (DTF 117 II 363 consid. 3 in fine). Per
valutare la modifica delle circostanze il giudice deve attenersi al reddito
fissato nella sentenza di divorzio o nella convenzione sugli effetti accessori,
e ciò quand'anche egli costatasse che il reddito indicato non corrisponda a
quello effettivo (DTF 117 II 367 consid. 6). La modifica del contributo
alimentare non trascende in effetti in una revisione della sentenza di divorzio
e non deve nemmeno servire per correggere erronee indicazioni date dalle parti
al momento in cui è stata fissata la rendita (DTF 117 II 367 consid. 6, 120 II
179 consid. 3a). 

 

                                         Nella
fattispecie al momento del divorzio il reddito netto dell'interessato è stato
stabilito in fr. 123 702.– annui e non consta che il giudice abbia tenuto
conto in quell'ambito di difficoltà nell'andamento dello studio d'ingegneria
già esistenti o prevedibili (doc. A, consid. 4.5). Del resto dall'istruttoria
risulta unicamente che negli anni 1993 e 1994 lo studio aveva fatto ricorso a
indennità per lavoro ridotto (deposizioni __________ __________ e __________
__________, verbale del 20 settembre 2000 pag. 2 e 4 in mezzo), anche se in
quel biennio l'utile aziendale era stato di fr. 133 748.– annui
(tassazione 1995/96, doc. F, 3° foglio). La riduzione di personale è avvenuta
più tardi (doc. G e H). __________ __________ ha dichiarato che il numero dei
dipendenti è stato progressivamente ridotto (verbale del 20 settembre 2000,
pag. 3 verso l'alto), che lo studio ha poi fatto ricorso alla disoccupazione “a
più riprese” dal 1997 (loc. cit., pag. 3 verso il basso) e che nello “studio vi
è stato un peggioramento e degrado costante” (loc. cit., pag. 4 verso l'alto).
Anche __________ __________, alle dipendenze dell'appellato fino al mag­gio del
2000, ha spiegato che quando se n'è andato “vi era poco o niente per quanto
riguardava la […] attività legata all'edilizia” (verbale del 20 settembre 2000,
pag. 2 in alto). Le testimonianze, dunque, confermano la tendenza negativa
indicata dai documenti contabili e un peggioramento dell'andamento dello studio
d'ingegneria non considerato al momento del divorzio. 

 

                                   8.   L'appellante
sottolinea che ora l'ex marito fa anche il mediatore immobiliare e che in
seguito alla vendita di un appartamento egli ha ridotto gli oneri.
L'interessato obietta di avere venduto un solo immobile, di non averne tratto
alcun guadagno e che la rendita della controparte è versata in ogni modo. Ora,
dall'incarto fiscale emer­ge che l'istante ha acquistato e rivenduto dopo otto
mesi una particella a __________ __________, conseguendo un guadagno di fr.
558.–, di cui il 48% è stato prelevato a titolo di imposta sugli utili
immobiliari (richiamo UCT, decisione del 25 febbraio 2000). Il 18 agosto 2000
egli ha venduto un suo appartamento a __________, senza tuttavia ricavarne
utili (doc. CC). Quali apprezzabili red­diti egli abbia tratto da simili
operazioni non è dato a divedere. È possibile che con l'alineazione dell'appartamento
egli abbia ridot­to gli oneri a suo carico, poiché le spese relative a quell'immobile
superavano i redditi (interrogatorio formale, verbale del 19 ottobre 2000, risposta
4a), ma ciò non è determinante poiché il giudice del divorzio non aveva tenuto conto
– appunto – degli oneri ipotecari gravanti la sostanza del marito (doc. A,
consid. 4.5). Quanto al fatto che il canone di locazione dell'appartamento ven­duto
fosse stato destinato dal giudice del divorzio al pagamento della rendita della
moglie (doc. A, consid. 14.1 e dispositivo n. 5), la circostanza non è di
rilievo in questa sede. 

 

                                   9.   A
parere dell'appellante non è giusto prendere in considerazione né gli arretrati
d'imposta né di contributi AVS/AI a carico dell'ex marito, trattandosi di
eventi eccezionali e non duraturi, né il debito nei confronti dell'ex suocero,
già noto al momento del divorzio. Da parte sua l'appellato fa notare che tali
aggravi, pur essendo anteriori al divorzio, sono stati calcolati solo in
seguito e non erano conosciuti a quel momento. Ora, a parte il fatto che il
Pretore non ha tenuto conto degli oneri in questione nel fabbisogno
dell'interessato, ritenendoli fatti valere tardivamente (decreto, pag. 4 verso
il basso), meri arretrati non sono costi ricorrenti. Essi non attestano
pertanto una modifica duratura della situazione del debitore e non appaiono
determinanti per una riduzione di una rendita alimentare. Invece le pendenze
accumulate dall'istan­te attestano una momentanea mancanza di liquidità e possono
spiegare perché egli ha venduto un appartamento senza ricavarne utili (doc.
CC). Sotto questo aspetto la censura si rivela perciò inconferente. 

 

                                10.   L'appellante
sostiene che all'ex marito va imputato un reddito ipotetico, potendosi
ragionevolmente esigere da lui che recuperi una situazione professionale e
finanziaria adeguata ai suoi obblighi alimentari, ai quali del resto egli ha
sempre tentato di sottrarsi. L'attore eccepisce che la sua difficile situazione
patrimoniale non è dovuta a un comportamento abusivo, ma a difficoltà oggettive
causate dalla diminuzione dell'attività del suo studio, dall'eccessivo
contributo provvisionale e dai blocchi dei suoi beni decretati nell'ambito
della procedura di divorzio, in seguito ai quali ha accumulato pesanti
scoperti. Come si è visto (consid. 5), dagli atti non emergono elementi che
facciano dubitare, per lo meno a un esame sommario, dell'attendibilità delle
risultanze fiscali e delle documentazioni contabili. Le deposizioni dei dipendenti
dell'interessato attestano inoltre un peggioramento costan­te dell'attività
dello studio d'ingegneria, né sussistono ragioni per ritenere che l'istante
abbia rifiutato mandati di proposito, allo scopo di ridurre fittiziamente i
propri ricavi. 

 

                                         Ci si
potrebbe domandare tutt'al più se, persistendo le difficoltà nell'esercizio
dell'attività indipendente, l'appellato non possa essere tenuto a cambiare
occupazione, impiegandosi – ad esempio – come dipendente in qualità di
ingegnere. Per consolidata giurisprudenza, infatti, il giudice non è tenuto a
fondarsi sul reddito effettivamente conseguito da un obbligato alimentare ove
quest'ultimo abbia la con­creta e ragionevole possibilità di maggior guadagno
(DTF 119 II 314 consid. 4a e rinvii; Sutter/
Freiburghaus, op. cit., n. 47 ad art. 125 CC), la libera scelta di una
professione trovando i suoi limiti nell'obbligo di provvedere al debito
mantenimento della famiglia (DTF 114 IV 124). Nella fattispecie tuttavia, fino
al 1999 il reddito netto aziendale si è mantenuto sopra i fr. 60 000.–
annui, importo che appare consono alle possibilità professionali
dell'interessato (cfr. I CCA, sentenza del 10 dicembre 2001 nella causa B.,
consid. 7). In simili circostanze a un esame sommario dei fatti ancora non si
giustifica di imputare all'istante un reddito virtuale. 

 

                                11.   Per
la convenuta il fatto che l'istante non tragga utili dai beni immobiliari “è
influente dato che non vi è alcuna modifica rispetto alla decisione di
divorzio”, salvo la vendita di un appartamento “che permette una riduzione dei
costi degli immobili” (appello, pag. 6 in fondo). La censura non è invero un
esempio di chiarezza, l'interessata nemmeno spiegando per quali motivi la valutazione
del primo giudice sarebbe errata, sicché su questo punto l'appello potrebbe
essere dichiarato irricevibile per carenza di motivazione (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC combinato con il cpv. 5). Sia come sia, è appena il caso di
ricordare (consid. 8) che il giudice del divorzio non aveva preso in
considerazione gli oneri ipo­tecari nel calcolo del reddito del marito (doc. A,
consid. 4.5. in fine), di modo che una loro riduzione appare irrilevante. Del
resto neppure la ricorrente pretende che la controparte ricavi un utile netto
dalla propria sostanza immobiliare.

 

                                12.   L'appellante
fa valere inoltre che, nonostante gli sforzi, essa non è mai riuscita a
conseguire il reddito ipotetico di fr. 1200.– mensili imputatole dal giudice
del divorzio e che per far fronte al proprio mantenimento essa ha dovuto
intaccare il capitale ricevuto a titolo di liquidazione del regime dei beni,
sicché in caso di riduzione della rendita essa si troverà a vivere, dal maggio
2000, con soli fr. 1500.– mensili. Essa lamenta così una disparità di trattamento
e una mancanza d'equità, prospettando l'avvio di un'azione per ottenere
l'aumento del contributo in suo favore. Contrariamente a quanto pretende
l'attore, la doglianza non è nuova, ma è già stata sollevata davanti al Pretore
(verbale del 13 giugno 2000, pag. 2 a metà con rinvio alla risposta, pag. 9 in
basso). Se non che, come detto (consid. 7), la modifica di una rendita alimen­tare
non è destinata a consentire una revisione della sentenza di divorzio; occorre
bensì sostanziare un cambiamento delle circostanze dovuto a elementi oggettivi
(DTF 121 III 299 consid. 3b). La mera allegazione di parte di non aver trovato
un impiego non è sufficiente a rendere verosimile una modifica in tal senso.
Per tacere del fatto che un aumento della rendita sulla base dell'art. 153 vCC
nemmeno può entrare in linea di conto (DTF 117 365 consid. 4c).

 

                                13.   La
convenuta ricorda che, in antitesi a quanto ha ritenuto il Pretore, già nella
sentenza di divorzio era stato considerato il costo per il mantenimento del
figlio dell'ex marito. Essa sottolinea inoltre che al momento del divorzio
l'istante provvedeva pure ai due figli maggiorenni agli studi, che oggi sono
economicamente indipendenti. Il giudice del divorzio non aveva invero ignorato
l'onere di mantenimento per __________o, nato il __________ __________ 1995, ma
si era limitato a considerare che, con un reddito netto di fr. 123 702.–
annui, il marito era in grado di far fronte alla pensione alimentare per la
moglie senza intaccare il proprio “fabbisogno aumentato degli oneri di
mantenimento per il figlio” (doc. A, consid. 4.5). Attualmente, senza
considerare la perdita registrata nel primo semestre del 2000, i ricavi del debitore
alimentare si sono praticamente dimezzati, onde la necessità di valutare se e
in che misura il mantenimento del ragazzo può essere garantito. Quanto agli
importi destinati dal padre ai figli maggiorenni agli studi, essi non erano
stati presi in considerazione al momento del divorzio e, comunque sia, si
trattava di contributi stanziati volontariamen­te, senza incidenza sulla
rendita per l'ex moglie. 

 

                                14.   L'appellante
ritiene che anche l'attuale moglie dell'appellato, giovane e con una formazione
di infermiera, dovrebbe essere tenuta a contribuire alle necessità dell'economia
domestica. Ancora una volta, contrariamente a quanto reputa il convenuto, la capacità
lucrativa della seconda moglie è stata messa in causa davanti al Pretore
(verbale del 13 giugno 2000, pag. 6 in basso). Del resto, in caso di nuovo
matrimonio del debitore alimentare, il coniuge di lui ha il dovere di
assisterlo nell'adempimento dei suoi doveri contributivi verso l'ex coniuge o
verso i figli (art. 159 cpv. 3 CC; DTF 79 II 14; SJ 114 [1992] pag. 133 consid.
3 e/aa; Hausheer/Reusser/Geiser
in: Berner Kommentar, Berna 1999, n. 41 ad art. 159 CC). In concreto risulta
dagli atti che la seconda moglie dell'attore, pur senza particolare formazione
professiona­le, guadagnava circa fr. 3000.– mensili come aiuto infermiera,
mentre oggi non lavora anche per problemi dovuti a una forte anemia
(interrogatorio formale del 19 ottobre 2000, risposta a domande aggiuntive da 1
a 4). Certo, tutto si ignora sulla natura dell'affezione e se questa
pregiudichi la capacità di guadagno, ma se si considera che il figlio, di sette
anni, è ancora bisognoso di cure costanti (v. DTF 115 II 10), non si
giustifica, per lo meno a un esame limitato alla verosimiglianza, di imputarle
una capacità lucrativa, foss'anche solo a tempo parziale. In sede di merito
andranno debitamente accertati, nondimeno, i problemi di salute e le capacità
di guadagno di lei.

 

                                15.   La
ricorrente adduce che con una rendita ridotta a fr. 1500.– mensili essa non può
coprire il proprio fabbisogno di fr. 3472.– fissato dal giudice del divorzio.
Essa fa valere inoltre di non aver ancora incassato il saldo della liquidazione
del regime dei beni e di non avere mai lavorato. Ora, la riduzione cautelare di
una rendita alimentare si giustifica quando, in seguito a un peggioramen­to
delle sue condizioni economiche, il debitore non sia più in grado di erogare la
rendita (o il contributo) senza trovarsi in gravi difficoltà, mentre si può
ragionevolmente pretendere che il creditore sopporti la riduzione o la
soppressione del beneficio (Lüchinger/Geiser
in: Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, vol. I, Basilea 1996, n. 30 ad
art. 153 vCC con riferimenti; DTF 118 II 229 in alto). In concreto la sostanza
dell'interessata, secondo gli atti, ammonta a circa fr. 140 000.– (doc. 6,
7 e 8), senza contare altri crediti nei confronti dell'ex coniuge. I proventi
di siffatti capitali, però, non sono stati accertati. A una prudente stima, un
interesse medio del 3% appare ragionevolmente conseguibile nel mercato attuale
(I CCA, sentenza del 28 dicembre 2001 in re D., consid. 6), di modo che a tale
titolo può essere presunto un reddito di almeno fr. 350.– mensili. L'appellante
sostiene che la sostanza era già nota al momento del divorzio, ma ciò non
toglie che la sentenza non ne abbia considerato il reddito (doc. A, consid.
4.3.1 e 4.4). Per il resto, come detto (sopra, con­sid. 12), non sussistono motivi
per scostarsi dal reddito ipotetico da attività lucrativa di fr. 1200.–
stabilito nell'ambito del divorzio. Ne segue che le entrate (ipotetiche ed
effettive) della convenuta, unitamente alla rendita alimentare ridotta a fr.
1500.–, assomma­no ad almeno fr. 3000.– mensili. È vero che tale importo non basta
per coprire il fabbisogno della convenuta, stabilito nell'ambito del divorzio
in fr. 3472.– mensili. Il debitore però ha il diritto di vedersi garantire il
proprio fabbisogno minimo (DTF 127 III 71 consid. 2c, 123 III 5 consid. 3b/bb).
Per il resto, sapere in che misura la modifica delle circostanze giustifichi la
soppressione o la riduzione della rendita è una questione di equità (art. 4 CC;
Hinderling/Steck, Das
schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 363). A un esame sommario,
tenuto conto altresì che il fabbisogno dell'interessata è stato calcolato dal
giudice del divorzio con un certo agio, la valutazione del primo giudice appare
ragionevole e merita conferma.

 

                                16.   Infine
la convenuta assevera che in concreto il requisito dell'urgenza non è adempiuto,
tant'è che il Pretore ha emanato il giudizio cautelare 19 mesi dopo la
richiesta di riduzione e che nel frattempo essa ha continuato a percepire la
rendita di fr. 2250.– mensili. La censura non è seria, giacché il ritardo non è
imputabile all'istante. Inoltre il primo giudice ha accolto l'istanza con effetto
dal 5 maggio 2000. Per di più, l'interessata ha continuato a ricevere il
contributo di mantenimento grazie alla trattenuta di canoni di locazione
decretata dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio Sud, su sua richiesta
(doc. 2; inc. __________.__________.__________), mentre l'ex marito ha reso
verosimile di avere accumulato frattanto arretrati (doc. I). L'appellante
soggiunge che il giudizio sarà per lei particolarmente gravoso, dovendo essa
intaccare il capitale ricevuto in liquidazione del regime dei beni per
restituire quanto riscosso nel frattempo. Il Tribunale federale ha già avuto
modo di rilevare però che la modifica di una pensione alimentare derivante da
una sentenza di divorzio esplica i suoi effetti, in linea di principio, dal
momento in cui è introdotta l'azione. Se il motivo per cui è chiesta la
riduzione è già dato a quel momento, non bastano motivi di equità –
contrariamente all'opinione di Hindeling/Steck
(op. cit., pag. 363 nota 8d) – per far decorrere gli effetti della sentenza più
tardi. La creditrice deve mettere in conto l'eventualità di una riduzione o di
una soppressione della rendita fin dall'inizio (DTF inedita del 15 aprile 1999
in re P.-K., consid. 4b con riferimento a DTF 117 II 368 consid. aa; Rep. 1996
pag. 145 consid. 13 con rinvii). In concreto il motivo della riduzione
sussisteva già al momento in cui è stata presentata l'istanza. L'interessata doveva
di conseguenza preventivare l'eventualità di un parziale rimborso, tanto più
che i mezzi a tal fine non le mancano (doc. 6–8). 

 

                                17.   In
definitiva, nel suo esito, la valutazione del Pretore resiste alla critica,
tanto più a un esame sostanzialmente sommario dei fatti come quello che governa
l'emanazione di misure cautelari. Giovi ribadire che, con ogni evidenza,
l'odierno apprezzamento cautelare non pregiudica né anticipa alcunché. Le
entrate e i fabbisogni attuali delle parti, compresi quelli della nuova
famiglia dell'istante, come pure i confronti con i redditi e i fabbisogni considerati
dal giudice del divorzio, andranno ancora verificati con pieno potere cognitivo
nella causa di merito.

 

                                18.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante
rifonderà alla controparte un'equa indennità per ripetibili.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e il decreto impugnato confermato.

                                      

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 250.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1000.– per
ripetibili.

                                      

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________ __________ __________, __________;

                                         – avv. __________
__________ -__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria