# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 827cf4f9-fdca-52ba-80b3-bb90e572f9fe
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-11-22
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 22.11.2016 9.2016.118
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2016-118_2016-11-22.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2016.118

  	
  Lugano

  22 novembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Perucconi-Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda la conferma di una curatela di rappresentanza e
  amministrazione dei beni e la nomina di un curatore

  

 

 

 

giudicando
sul reclamo del 19 giugno 2016 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 25 aprile 2016 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   Con decisione 22
aprile 2014 l’Autorità regionale di protezione __________ (in seguito Autorità
di protezione) ha posto PI 1 (1922) a beneficio di una curatela di
rappresentanza con amministrazione dei beni ai sensi degli art. 394 e 395 CC, nominando
quale curatrice RE 1.

 

                                  B.   In data 24 ottobre
2014 RE 1 ha presentato le proprie dimissioni, informando che in sua
sostituzione sarebbe stato disponibile ad assumere il mandato il signor __________,
conoscente e lontano parente del defunto marito dell’interessata.

 

                                  C.   Con decisione 3 dicembre
2014 l’Autorità di protezione ha sostituito la curatrice con il signor CUR 1 e ha
fissato il compenso orario. Nella medesima decisione l’Autorità ha confermato
la curatela come istituita il 22 aprile 2014, privando l’interessata
dell’esercizio dei diritti civili per quel che riguarda l’amministrazione dei
redditi e della sostanza in virtù dell’art. 394 cpv. 2 CC.

 

                                  D.   In data 9 dicembre
2014 RE 1, precedente curatrice, ha presentato reclamo a questa Camera,
chiedendo un intervento “quale autorità di vigilanza delle ARP e di reclamo
verso le decisioni da loro adottate”. Essa ha contestato l’agire dell’Autorità
di protezione e “alcuni comportamenti poco coerenti” in relazione con la
richiesta di vendere la casa della curatelata ed il relativo mandato conferito
ad un legale. Nel contestare la designazione del suo successore, la precedente
curatrice ha sostenuto che l’interessata, non era stata sentita e non erano
stati tenuti in considerazione i suoi desideri e il suo parere. Con decisione
13 ottobre 2015 questa Camera ha parzialmente accolto il reclamo, accertando la
violazione del diritto di essere sentita di PI 1 in merito alla sostituzione
della curatrice e rinviando l’incarto all’Autorità di protezione affinché decidesse
nuovamente.

 

                                  E.   Con scritto 11 novembre
2015 l’Autorità di protezione, precisando di ritenere idoneo all’assunzione del
mandato CUR 1, ha chiesto a RE 1 e altri due parenti, il loro “parere
riguardo alla conferma del mandato”. In data 5/13 maggio 2016, le persone
interpellate hanno scritto all’Autorità di protezione, sostenendo di desiderare
una sostituzione di CUR 1 con il signor __________.

 

                                  F.   Tramite decisione del
25 aprile 2016, l’Autorità di protezione ha mantenuto a favore di PI 1 la
curatela di rappresentanza con amministrazione di beni ai sensi degli art. 394
e 395 CC, privato l’interessata dell’esercizio dei diritti civili per quel che
riguarda l’amministrazione dei redditi e della sostanza mobiliare e immobiliare
e nominato quale curatore CUR 1.

 

                                  G.   Contro la suddetta
decisione è insorto il 19/22 giugno 2016 RE 1, nipote di PI 1, sostenendo che
quest’ultima non gradirebbe la scelta del curatore nominato. Egli sostiene che
la zia avrebbe indicato un altro candidato preferito per essere nominato curatore.
Essa avrebbe quindi espresso la sua scelta, che sarebbe stata ignorata
dall’Autorità di protezione.

                                  H.   L’Autorità di
protezione ha presentato le proprie osservazioni il 21 luglio 2016, chiedendo
che il reclamo sia respinto in ordine e nel merito. L’Autorità di prima istanza
ne contesta la tempestività, precisando di non aver intimato la decisione
impugnata al reclamante, nipote dell’interessata, nell’obbligo del segreto ai
sensi degli art. 451 CC e 12 LPMA. Dopo uno scritto del medesimo, tuttavia, in
data 30 maggio 2016, lo ha informato dell’avvenuta decisione. L’Autorità contesta
la legittimazione di RE 1 a reclamare, posto che egli non vive in Canton Ticino
e sembrerebbe non essere “particolarmente assiduo nella frequentazione della
zia”. Nel merito, l’Autorità di protezione precisa di ritenere che la
decisione sia nell’interesse della curatelata, poiché sarebbe stata nominata
una persona idonea (la “soluzione migliore a protezione della medesima”),
mentre per quanto riguarda le altre candidature non era possibile accertare la
volontà di PI 1, non essendo essa più in grado di esprimerla. Secondo
l’Autorità di prime cure, la decisione impugnata è da considerare “valida e
sostenibile”, ragione per la quale andrebbe confermata.

 

                                    I.   Con replica 16
agosto 2016 RE 1 ha sostenuto che il suo reclamo è tempestivo, vista l’impossibilità
di presentarlo in tempi diversi, avendo egli avuto comunicazione dell’esistenza
della decisione soltanto in data 30 maggio 2016. Contesta l’asserzione
dell’Autorità di protezione, secondo cui egli non avrebbe la qualità per agire,
ritenendo che l’autorità agirebbe come se “dovesse/potesse essere l’unica interlocutrice”
di sua zia. Egli si ritiene invece legittimato ad agire: con la zia intrattiene
contatti regolari, si ritiene una “persona che partecipa al procedimento”
(visto che è stato interpellato) e una “persona con un interesse giuridicamente
protetto all’annullamento o alla modifica della decisione impugnata” (visto
che gli sta a cuore l’interesse della zia e poiché la buona gestione del suo
patrimonio è un legittimo interesse oltre che della zia anche dei nipoti e dei
parenti). Quanto al fatto che il curatore scelto non sarebbe persona gradita
alla curatelata, egli osserva che ciò era già stato enunciato dalla precedente
curatrice, la cui testimonianza è attendibile e che comunque si tratta di una
questione nota a tutti i parenti. Il reclamante sostiene di non comprendere
l’insistenza dell’Autorità di protezione relativa alla scelta del curatore “come
se fosse l’unico e idoneo curatore disponibile, idoneo benché non gradito”.

 

                                  L.   Con duplica 1°
settembre 2016, l’Autorità di protezione ha confermato quanto asserito in
precedenza, chiedendo la reiezione del reclamo. Essa ha osservato che la
preferenza per un altro curatore viene sostenuta da terzi ma non può essere
confermata dall’interessata, che non è più in grado, viste le “facoltà
cognitive ridotte”. A suo avviso i dissapori o il “non gradimento”
non sarebbero stati spiegati o dimostrati e nemmeno vi sarebbero elementi atti
a inficiare l’idoneità del candidato prescelto dall’Autorità di protezione.

 

Considerato

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle
Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono
impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di
appello, che decide nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in
relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del
Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut,
pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale
civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                    I.   In ordine

 

                                   2.   Occorre in primo
luogo determinarsi sulla tempestività del reclamo interposto contro la
decisione.

 

                               2.1.   Ai sensi dell’art.
450b cpv. 1 CC il termine di reclamo è di trenta giorni dalla comunicazione
della decisione; lo stesso termine si applica anche alle persone legittimate al
reclamo alle quali la decisione non deve essere comunicata.

 

                                         La decisione deve essere
comunicata alle persone che partecipano al procedimento di prima istanza (art.
450 cpv. 2 n. 1; Reusser, BSK Erwachsenenschutz,
Basilea 2012, ad 450b n. 10); si tratta dunque in primo luogo della persona interessata,
nel caso di una persona minorenne i genitori, e a dipendenza della materia
anche il curatore. In ogni caso, sono considerate parti anche tutte le altre persone
che hanno di fatto (tatsächlich) partecipato al procedimento di prima
istanza presso l’Autorità di protezione o alle quali è stata almeno notificata
una sua decisione (Schmid,
Erwachsenenschutz Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad 450 n. 20-21; Steck, BSK Erwachsenenschutz, ad 450 n.
29-30; Steck, CommFam Protection
de l’adulte, ad art. 450 n. 22).

 

                                         La legge conferisce
legittimazione al reclamo anche ad altre persone, non parti alla procedura
(cfr. art. 450 cpv. 2 n. 2 e 3 CC: persone vicine all’interessato
e persone che hanno un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o
alla modifica della decisione impugnata). Tuttavia, il fatto che esse
siano legittimate a ricorrere non conferisce loro il diritto a una
comunicazione individuale della decisione. Nel loro caso, per ragioni di
sicurezza del diritto, il termine d’impugnazione non comincia a decorrere dal
momento in cui vengono a conoscenza della decisione, bensì dal momento in cui è
avvenuta la notificazione alle parti al procedimento vere e proprie (Meier, Droit de la protection de
l’adulte, Ginevra, Zurigo, Balilea 2016, n. 269); in caso di notificazione a
più parti, dall’ultima notificazione avvenuta [Messaggio concernente la
modifica del Codice civile svizzero (Protezione degli adulti, diritto delle
persone e diritto della filiazione) del 28 giugno 2006, FF
2006 6391, pag. 6472]. Il termine di ricorso per le persone menzionate all’art.
450 cpv. 2 n. 2 e 3 CC può dunque scadere prima ancora che esse vengano a conoscenza
dell’esistenza stessa di un provvedimento (Messaggio, pag. 6472). Le persone vicine all’interessato e le persone che hanno un interesse
giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della decisione
impugnata hanno comunque la facoltà di rivolgersi all’Autorità di
protezione per chiedere l’annullamento o la modifica della stessa (Messaggio,
pag. 6472; Meier, op. cit., loc.
cit.; Reusser, BSK
Erwachsenenschutz, ad 450b CC n. 23).

 

                               2.2.   Nel caso in esame, l’Autorità
di protezione sostiene l’intempestività del reclamo di RE 1, essendo la
decisione stata emanata il 25 aprile 2016 e il reclamo presentato il 19 giugno
2016. L’Autorità di prime cure reputa che non sia “opportuna una
restituzione del termine per il reclamo”, ammettendo tuttavia di non aver
intimato la decisione al reclamante (per rispettare l’obbligo al segreto ai
sensi dell’art. 451 CC) e di aver risposto il 30 maggio 2016 ad un suo scritto
del 5/13 maggio 2016 relativo alla scelta del curatore. 

                                         La tempestività del
reclamo, come indicato in precedenza, dipende quindi necessariamente dal
riconoscimento della qualità di parte al reclamante. In tale ipotesi infatti, la
decisione contestata avrebbe dovuto essere notificata anche a RE 1, mentre in
assenza di tale invio il termine di ricorso avrebbe iniziato a decorrere solo
al momento della effettiva conoscenza della stessa, il 30 maggio 2016. Nel caso
in cui invece il nipote non sia da considerare parte ai sensi dell’art. 450
cpv. 1 n. 1 CC, non avendo egli diritto ad una comunicazione personale della
decisione impugnata, il termine di 30 giorni per interporre reclamo sarebbe
invece scaduto in applicazione dell’art. 450b cpv. 1 seconda frase CC.

 

                               2.3.   L’Autorità di
protezione contesta pure la legittimazione di RE 1 a interporre reclamo, non
ritenendolo “persona a tal punto vicina all’interessata da essere legittimata
ad agire” (cfr. risposta al reclamo, pag. 3). Asserzione a sua volta
contestata dal reclamante, che invece sottolinea di avere un legame ed un
contatto regolare con la zia, come pure evidenzia di essere stato interpellato
l’11 novembre 2015 proprio dall’Autorità di protezione che ha chiesto il suo
parere “riguardo alla conferma del mandato quale curatore al signor CUR 1”.
Egli si ritiene pertanto legittimato ad agire in quanto “persona che
partecipa al procedimento” (visto che è stato interpellato) e “persona
con un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della
decisione impugnata” (visto che gli sta a cuore l’interesse della zia e
poiché la buona gestione del suo patrimonio sarebbe legittimo interesse oltre
che della zia anche dei nipoti e dei parenti).

 

                                         Come visto, la
dottrina riconosce la qualità di parte al procedimento di protezione solo alla
persona interessata, ai genitori (se minorenne), ed eventualmente al curatore
(a dipendenza della materia). I parenti dell’interessata possono semmai
rientrare nella categoria di persona vicina all’interessata ex art. 450 cpv. 2
n. 2 CC (cfr. DTF 137 III 67, consid. 3.6, in relazione però alla qualità per
ricorrere ex art. 420 vCC), così come peraltro preteso dal reclamante. 

                                         La dottrina
riconosce inoltre una legittimità ricorsuale ai sensi dell’art. 450 cpv. 2 n. 1
CC anche a chi ha, di fatto (tatsächlich), partecipato al procedimento
di prima istanza presso l’Autorità di protezione, presupposto che fa valere il
reclamante, visto che è stato interpellato dall’Autorità di protezione. 

                                         Dagli atti emerge che RE 1
e altri parenti sono stati chiamati a esprimere il loro parere “riguardo
alla conferma del mandato quale curatore al signor CUR 1” (cfr. scritto
dell’11 novembre 2015 dell’Autorità di protezione), ritenuto che non si sono
personalmente messi a disposizione ad assumere il mandato. Non risulta tuttavia
che il reclamante e i suoi cugini abbiano concretamente partecipato alla
procedura, presentato istanze e nemmeno è da considerare determinante, ai fini
del riconoscimento di parte al procedimento ex art. 450 cpv. 1 n. 1 CC, il
fatto che essi siano stati coinvolti nella scelta del curatore e consultati in
merito alle asserite preferenze della zia, ormai non più in grado di
esprimerle. RE 1, insieme agli altri parenti dell’interessata, non possono
quindi essere considerati parte al procedimento. Di conseguenza, per il
reclamante (che non ha quindi diritto a una comunicazione personale della
decisione impugnata) il termine di 30 giorni per interporre reclamo in
applicazione dell’art. 450b cpv. 1 seconda frase CC è decorso infruttuoso.

                                         RE 1 può invece essere considerato
persona vicina all’interessata. Tale qualità risulta peraltro avvalorata dalla
richiesta 11 novembre 2015 dell’Autorità di protezione di esprimere il suo
parere in merito alla conferma di CUR 1 quale curatore. Come già chiarito
precedentemente, quale persona vicina all’interessata al reclamante rimane quindi
eventualmente la facoltà di rivolgersi all’Autorità di protezione per chiedere
l’annullamento o la modifica della decisione.

 

                                   3.   Visto quanto precede
il reclamo di RE 1 è irricevibile e la decisione impugnata va confermata. Gli
oneri processuali seguono la soccombenza.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è irricevibile.

 

                                   2.   Gli
oneri del reclamo consistenti in:

                                         a)  tassa di
giustizia    fr. 300.–

                                         b)  spese                       fr.
  50.–

                                                                                fr.
350.–

 

                                         sono posti a carico di RE
1.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

   

  

 

                                         Comunicazione:

- 

                                         -

- 

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.