# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5e713736-dff7-5092-9b0c-603f1b89a6de
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.09.2000 35.1999.85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-1999-85_2000-09-11.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.1999.00085

   

  mm

  	
  Lugano

  11 settembre 2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Raffaele Guffi

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 luglio 1999 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 7 maggio 1999 emanata da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 14
marzo 1999, __________ - alle dipendenze della ditta __________ di __________
in qualità di __________ e perciò assicurato contro gli infortuni presso la
__________ - durante un'escursione in alta montagna (ascensione del
"Fletschhorn"), ha riportato il congelamento di quattro dita della
mano sinistra e di quattro dita di quella destra, ciò che ha reso necessario il
suo ricovero presso il Servizio di chirurgia dell'Azienda ospedaliera
__________ di __________. 

 

                               1.2.   Esperiti i necessari accertamenti - in particolare
dopo aver interpellato l'assicurato in merito alle circostanze in cui è insorto
il suddetto congelamento - l'assicuratore LAINF, con decisione formale 13
aprile 1999, ha negato il proprio obbligo contributivo,
facendo valere che __________ non sarebbe rimasto vittima né di un infortunio
ai sensi di legge né di una lesione corporale parificata ai postumi
d'infortunio giusta l'art. 9 cpv. 2 OAINF (cfr. doc. 5).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurato, la
__________, in data 7 maggio 1999, ha sostanzialmente ribadito il contenuto
della sua prima decisione (cfr. doc. _). Secondo l'assicuratore infortuni, in casu, farebbero difetto due elementi
costitutivi dell'infortunio, ossia la straordinarietà del fattore esterno
nonché la repentinità dell'azione lesiva.

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso 30 luglio 1999, __________, sempre patrocinato dall'avv.
__________, ha chiesto che la __________ venga condannata a coprire
l'infortunio occorsogli e, quindi, a versargli le prestazioni legali. 

 

                                         Queste,
segnatamente, le considerazioni sviluppate dall'insorgente a sostegno delle
proprie pretese ricorsuali:

 

"  La
__________ ritiene che l'evento di cui il ricorrente è stato vittima il 14
marzo 1999 non è stato causato da un fattore esterno straordinario. A torto.

 

Il congelamento delle dita delle mani è stato
provocato dalla rottura dei guanti di lana e dall'aver infilato sotto questi
ultimi dei guanti infradito di filato che hanno ulteriormente compromesso la
microcircolazione.

 

Non vi è ombra di dubbio che il congelamento è
stato provocato da un fattore causale esterno,
quindi esogeno al corpo umano, che ha permesso all'azione del freddo di
produrre il congelamento della dita della mano. Infatti, senza la rottura dei
guanti di protezione, di per sé adeguati per questo
tipo di ascensione, l'evento dannoso non si sarebbe prodotto. Prova ne è che
gli altri compagni di cordata di __________ non hanno subito alcun congelamento
alle mani. Per cui il fattore esterno è dato.

 

Il fattore esterno è considerato straordinario
quando eccede, nel caso di specie, il quadro degli
avvenimenti e delle situazioni che si possono oggettivamente qualificare di
abituale.

 

Nella fattispecie la straordinarietà dell'evento
consiste nella rottura dei guanti, di per sé idonei all'ascensione, che non era
certo né prevedibile né evitabile altrimenti, essendosi verificata a scalata
già iniziata.

Il ricorrente reputa che il fattore esterno
straordinario sia adempiuto.

 

Del resto questa conclusione è in perfetta
sintonia con la giurisprudenza del TFA pubblicata in RAMI 1987, pag. 373.

In questo giudicato il TFA aveva negato
l'esistenza di un infortunio poiché il congelamento non era avvenuto a seguito
di un fattore esterno straordinario ma a causa della semplice azione del freddo
attraverso i guanti integri.

 

… La __________ nega inoltre la copertura del
caso, in quanto, a suo dire, farebbe difetto la repentinità dell'azione.

 

Il danno deve prodursi repentinamente, vale a
dire durante un lasso di tempo ben determinato e relativamente breve o durante
un lasso di tempo costituente un tutto. Le conseguenze del danno possono anche
apparire ulteriormente (Ghélew/Ramelet/Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents, pag. 44).

 

Nel caso di specie, anche questa condizione è
realizzata.

 

Infatti,
contrariamente a quanto allegato dall'Ente assicuratore, il congelamento non si
è verificato progressivamente sull'arco di alcune ore durante l'intera scalata,
ma è stato provocato dal rapido cambiamento delle condizioni metereologiche.

Dalle dichiarazioni dei compagni di cordata
dell'assicurato si evince che la temperatura è scesa rapidamente per effetto
dell'ombra, del vento e della copertura nuvolosa del cielo (doc. _, _, _).
Pertanto l'azione del freddo, che ha provocato il congelamento, ha avuto luogo
durante un lasso di tempo costituente un'unità temporale ben definita, vale a
dire a partire dall'inversione termica e per un periodo breve fino al
congelamento.

Il fatto di avere indossato i guanti di filato
stretto ha peggiorato in modo brusco e rapido la microcircolazione a livello
degli acri. Come rilevato dal dott. __________ nel suo referto del 20 giugno
1999 (doc. _), in poche decine di minuti una compressione estrinseca diffusa
alle dita può innescare una ipoperfusione, accompagnata da ipotermia, che può
causare i danni rilevati alle falangi distali delle
mani dell'assicurato.

 

Per cui anche da questo profilo il requisito
delle repentinità è adempiuto.

 

… Per negare la
copertura del caso, la __________ si appella pure al "principio delle
dichiarazioni della prima ora" (Aussage der ersten Stunde).

 

Secondo questo principio, in caso di versioni
contradditorie, si accorderà la preferenza alla prima versione, fornita in un
momento in cui l'assicurato ignorava le conseguenze giuridiche possibili della
versione data (DTF 121 V 47, DTF 115 V 143 consid. 8c; RAMI 1988, pag. 363
consid. 3b/cc; Ghélew/Ramelet/Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents, pag. 320).

 

Questo principio è stato recentemente messo in
discussione da Kieser (Das Verwaltrungsverfahren in der Sozialversicherung, no.
546, pag. 217). Secondo questo autore è infatti preferibile esaminare per ogni
singolo caso, quali fra le diverse versioni è quella giusta, prendendo in esame
diversi criteri. In effetti egli rileva ( Kieser, op. cit., no. 459 nota 1210,
pag. 456) che la giurisprudenza del TFA misconosce che le dichiarazioni della
prima ora possono essere talmente forgiate dall'esperienza dell'infortunio
(Unfallerlebnis), che il loro valore probatorio deve essere valutato
attentamente, poiché, ad esempio, l'assicurato nella sua descrizione
dell'evento può avere tralasciato dei particolari che dal punto di vista
personale sono irrilevanti, ma che, al contrario, sono determinanti dal profilo
del diritto assicurativo. In altre parole, è errato conferire a questo
principio giurisprudenziale un valore assiomatico.

 

Nel caso di specie, nella prima descrizione
dell'evento fornita, __________ ha omesso di rilevare che egli aveva rotto i
guanti di lana e che per difendersi meglio dal freddo ne aveva messi un altro
paio sotto, rivelatisi poi dannosi alla microcircolazione, poiché, dal suo
punto di vista di persona non cognita nell'arte medica, il fatto di aver
infilato due paia di guanti (quelli di filato stretti e quelli di lana rotti)
era una misura di protezione tale da impedire il congelamento.

Punire un assicurato non cognito in medicina per
non aver immaginato di primo acchito che la causa
del congelamento era da ascrivere ai guanti di lana rotti e a quelli di filato,
che hanno pregiudicato la microcircolazione. È semplicemente arbitrario. Tanto
più che la successiva versione dell'assicurato è stata confermata da tre
testimoni.

 

La __________ avrebbe dovuto usare maggiore
diligenza nel trattare questo caso, chiedendo innanzitutto all'assicurato di
esibire i guanti per poi verificare se da un profilo medico la versione data
dall'assicurato era probabile (secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante).

Non avendolo fatto, l'Ente assicuratore ha
manifestamente disatteso i propri obblighi.

 

Nel caso in cui il TCA non volesse ritenere
fondata la tesi del ricorrente, egli postula l'erezione di una perizia
giudiziale e formula un'istanza formale di audizione dell'assicurato
stesso e dei suoi compagni di cordata, segnatamente di __________,
__________ e __________ "
(I).

 

                               1.4.   La
__________, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
IV).

 

                               1.5.   In replica,
__________ si è, essenzialmente, riconfermato nelle proprie allegazioni e
conclusioni (cfr. VI). 

 

                               1.6.   In data 8
novembre 1999, questa Corte ha proceduto all'audizione testimoniale di
__________, __________ e __________, compagni di cordata del ricorrente quel 14
marzo 1999 (XIV). 

 

                                         Alle
parti è poi stata data facoltà di presentare le rispettive conclusioni (cfr. XV
e XVI). 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se __________, in data 14
marzo 1999, è o meno rimasto vittima di un infortunio ai sensi dell'art. 9 cpv.
1 OAINF.

 

                               2.2.   Giusta
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono con­cesse in caso d'infortunio professionale,
d'infortunio non professionale e di malattie professionali. 

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 9 cpv. 1 OAINF, per infortunio si intende l'azione repenti­­­na, invo­­­­­­­­­­­­lon­taria 
e lesiva che colpisce il corpo umano, do­vuta a un fattore  esterno
straordinario.

                                         Questa
definizione riprende quasi testualmente quella elaborata nel precedente regime
da dottrina e giurisprudenza (cfr. DTF 118 V 61ss; 118 V 283 consid. 2a e rif.;
116 V 138 consid. 3a e 147 consid. 2a).

 

                                         Cinque
sono, dunque, gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" 
- l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o
psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale
fattore"

                                         (cfr.
Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents,
Losanna 1992, p. 44-51).

 

                                         Scopo
della definizione è di tracciare un chiaro confine tra infortunio e malattia.

 

                               2.4.   Il
legislatore federale ha dato, per la prima volta, la definizione
dell'infortunio in un testo di legge nella LAMal entrata in vigore l'1.1.1996.

                                         Riportando
una versione semplificata del testo adottato dalla Commissione del Consiglio
degli Stati all'art. 4 cpv. 1 del progetto di legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali, l'art. 2 cpv. 2 LAMal
sancisce che é considerato infortunio qualsiasi danno, improvviso e
involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che
comprometta la salute fisica o psichica (cfr. STFA 23.5.1996 in re B.).

 

 

                               2.5.   Si evince
dalla nozione stessa d'infortunio (sia ai sensi dell'art. 9 cpv. 1 OAINF sia ai
sensi dell'art. 2 cpv. 2 LAMal) che il carattere straordinario non concerne gli
effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RAMI 2000 U374, p. 176). 

                                         Pertanto,
é irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni
gravi o inabituali.

                                         Il
fattore esterno é considerato come straordinario quando eccede, nel caso
concreto, il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono,
obiettivamente, definire quotidiane o abituali (DTF 118 V 61 consid. 2b; 118 V
283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss, consid. 2a; STFA 23.5.1996 in re B.).

 

                               2.6.   Il TFA, nel
passato, ha già avuto occasione di chinarsi sulla questione di sapere a quali
condizioni un'insolazione, un colpo di sole oppure
un colpo di calore costituiscono un infortunio ai sensi di legge:

 

" 
Zudem entstehen Sonnenstich, Sonnenbrand und
Hitzschlag nicht durch die Einwirkung eines "mehr oder weniger
ungewöhnlichen" äusseren Faktors und erfüllen daher den Unfallbegriff in
der Regel nicht. Anders verhält es sich, wenn diese schädigenden Einwirkungen
sich im Gefolge ausserordentlicher Vorgänge einstellen; so, beispielweise, wenn
ein Versicherter ein Bein bricht, sich deshalb nicht fortbewegen kann und der
Sonnen Strahlung ausgesetzt bleibt, die zur gesundheitlichen Schädigung führt
(vgl. Maurer, a.a.O., S. 89, lit.c). Nur in derartigen Ausnahmefällen sind
Sonnenstich, Sonnenbrand und Hitzschlag rechtlich als betrieblicher oder
ausserbetrieblicher Unfall zu qualifizieren" (DTF 98 V 166). 

 

                                         Nella
sentenza 31 gennaio 1984 - parzialmente pubblicata in Estr. __________ delle
sentenze del TFA del 1984, n° 1 - la nostra Corte federale ha nuovamente
applicato i suesposti principi, negando l'esistenza di un infortunio nel caso
di una lesione della retina causata dall'osservazione di un'eclissi solare:

 

" 
Non c'è nessun motivo, nel caso concreto, di
scostarsi da questi principi. Si deve partire dall'idea che durante
l'osservazione dell'eclissi di sole non si è verificato nulla di straodinario.
In particolare non esiste nessun indizio il quale permetterebbe di supporre che
l'assenza del meccanismo di difesa dell'occhio (dolore di abbacinamento) sia da
attribuire a un avvenimento esterno manifesto (p. es. lesione, disturbo,
deflessione). Visto che non esistono circostanze particolari il cui retroscena farebbe
considerare l'irradiazione solare come un fattore più o meno straordinario, non
si è in presenza di un infortunio ai sensi dell'art. 67 cpv. 1 LAMI"
(Estr. INSAI 1984, n° 1).

 

 

                                         In RAMI
1987 U25, p. 373ss. - caso riguardante un assicurato rimasto vittima, durante
una gita di sci-escursionismo in alta quota, di un congelamento di II° grado ad
entrambe le mani - il TFA ha stabilito che i principi elaborati in relazione
alle insolazioni, ai colpi di sole, rispettivamente, ai colpi di calore, si
applicano, per analogia, anche agli effetti dell'azione del freddo. Nel
caso di specie, il TFA - constatata l'assenza di qualsivoglia fattore esterno
straordinario - ha negato l'esistenza giuridica di un infortunio:

 

" 
Wie die Vorinstanz zutreffend festgestellt hat,
liegen die vom Beschwerdeführer geschilderten Wetterverhältnisse im Rahmen
dessen, was auf einer Hochtour im März auf einer Höhe von über 3500 Meter zu
erwarten ist; sie gehören somit bei solchen Frühlings-Skitouren zum
"Alltäglichen oder Ueblichen". Es liegen aber auch keine
Anhaltspunkte dafür vor, dass die Erfrierung auf ein sinnfälliges äusseres
Ereignis (wie z.B. auf einen Beinbruch oder einen Sturz in eine Gletscherspalte
mit anschliessender Unterkühlung) zurückzuführen sind. Da es somit an
besonderen Umständen fehlt, auf deren Hintergrund die Kälteeinwirkung als
ungewöhnlicher Faktor zu betrachten wäre, liegt kein Unfall im Sinne von Art. 9
Abs. 1 UVV vor. Was der Beschwerdeführer hiegegen vorbringt, vermag an
diesem Ergebnis nichts zu ändern. Insbesondere kann er aus dem Umstand, dass er
sich trotz Tragens von Seiden und Wollhandschuhe Erfrierung zugezogen hat,
nichts zu seinen Gunsten ableiten. Denn das Merkmal der Ungewöhnlichkeit
bezieht sich nur auf den äusseren Faktor selbst, nicht aber auf dessen
Wirkungen auf den menschlichen Körper …" (RAMI 1987 succitata - la sottolineatura è del
redattore). 

 

                               2.8.   In casu, si tratta, preliminarmente, di
chiarire ciò che, in realtà, accadde quel 14 marzo 1999. 

                                         Facendo
riferimento al principio giurisprudenziale delle "dichiarazioni della
prima ora", la __________ contesta, in effetti,
il fatto che, durante la scalata della parete nord
del Fletschhorn, i guanti indossati da __________ effettivamente si ruppero
(cfr. III, p. 7: " È evidente che la rottura dei guanti non sarebbe di
certo passata inosservata al ricorrente e tanto
meno si sarebbe dimenticato di notificarla alla convenuta, considerato il tipo
di danno da lui subito. La convenuta ha proceduto come di regola,
diligentemente, contrariamente a quanto certa di sostenere ora il ricorrente:
non può certamente essere posto a carico della convenuta il fatto che il
ricorrente ha comunicato la versione dei guanti rotti unicamente in fase
d'opposizione alla decisione rilasciata dalla convenuta!"). 

 

                                         In data 16
marzo 1999, il datore di lavoro del qui ricorrente ha informato la __________
che il proprio dipendente, il 14 marzo 1999, era rimasto vittima di un
"congelamento sette dita mani" (cfr. doc. _).

                                         Nel corso
del mese di aprile 1999, l'assicuratore LAINF ha provveduto a sottoporre a
__________ alcune domande riguardanti l'evento annunciatogli. 

                                         Questa la
descrizione contenuta nello scritto 8 aprile 1999:

 

" 
L'infortunio e relativi disturbi sono stati
causati dal freddo durante l'ascensione del monte "Fletschhorn" 3996
m. in località passo Sempione in data 14.03.99 dove, pur essendo munito di
guanti causa freddo (14-20° C), contatto con la neve e ghiaccio, 4 dita della
mano sinistra e 4 dita della mano destra si sono congelate senza che da parte
mia abbia notato un freddo alle mani più intenso di altre volte.

Ridisceso ho notato che mi mancava sensibilità e
le dita erano di colore scuro. Data ora tarda mi sono presentato all'ospedale
____________________ solo al mattino del giorno 15.03.99 ore 09.00" (doc. _).

 

                                         Inoltre - rispondendo alla questione di sapere se
successe qualcosa di particolare, ad esempio uno scivolamento, una caduta, ecc.
- l'assicurato ha dichiarato che "non è successo nulla di
particolare" (doc. _).

 

                                         L'assicuratore
infortuni ha parimenti interpellato il medico curante dell'insorgente, il
dottor __________, spec. FMH in medicina generale, autore del certificato
medico 8 aprile 1999. 

                                         Da
quest'ultimo documento risulta, fra l'altro, la seguente descrizione
dell'evento qui in discussione:

 

" 
Il 14.03.99, durante un'escursione in alta
montagna, malgrado protezione adeguata, congelamento di II e III° alle dita
della mano destra e sinistra"
(doc. _). 

 

                                         Sulla
scorta delle informazioni raccolte, la __________, con decisione formale 30
aprile 1999, ha, quindi, negato il proprio obbligo prestativo (cfr. doc. _).

 

                                         In sede
d'opposizione 30 aprile 1999, __________ ha, per la prima volta, fatto presente
che il congelamento sarebbe avvenuto a causa di un evento straordinario,
ovverosia la rottura dei suoi due guanti, in particolare quello sinistro. Unitamente all'atto d'opposizione, l'assicurato ha
prodotto una dichiarazione sottoscritta da tale __________:

 

" 
… dopo aver scalato la parete ho aiutato
__________ ad allacciare le cerniere della giacca a vento perché da solo non ci
era riuscito in quanto aveva perso la sensibilità delle dita delle mani a causa
della rottura dei guanti, soprattutto il guanto sinistro.

__________ essendo l'ultimo di cordata ha dovuto
intervenire pesantemente usando le mani sulla parete superiore delle picozze di
sosta per estrarle dal ghiaccio molto duro. Ho anche notato, circa a metà
parete, durante lo scambio del materiale da ghiaccio, che i suoi guanti di lana
si erano sfilacciati" (dichiarazione
28.4.1999 acclusa a doc. _). 

 

                                         In data 8
novembre 1999, la Giudice delegata del TCA ha proceduto all'audizione
testimoniale di tre compagni di __________ - __________, __________ ed
__________ - i quali hanno così descritto quanto accaduto quel 14 marzo 1999:

 

" 
… ho partecipato, il 14 marzo 1999, alla scalata
della parete nord del Fletschhorn con __________. Facevo parte della cordata di
__________ che si trovava dietro di me, ultimo in cordata.

Vista la sua posizione nella cordata, il sig.
__________ doveva estrarre dalla parete le viti usate per la sosta.

Alla base della parete, le condizioni meteo erano
particolarmente favorevoli per l'altezza. Sulla sommità invece la temperatura
era notevolmente più bassa ed abbiamo trovato una nebbia talmente fitta per cui
alcuni di noi si erano persino chiesti se effettivamente avevamo raggiunto la
cima.

Le condizioni meteo sono radicalmente mutate
nell'ultimo terzo dell'ascensione: da condizioni particolarmente miti senza
vento si è passati a raffiche di vento accompagnate da folate di nebbia. Temporalmente,
questo coincide con l'ultima ora di ascensione.

Il sig. __________ aveva con sé una piccozza dal
manico relativamente corto per cui l'operazione di estrazione dal ghiaccio era
più difficoltosa, richiedeva talvolta l'aiuto di uno di noi ed ha provocato
così un dispendio di tempo maggiore del normale.

Voglio precisare che la piccozza del sig.
__________ era una piccozza del tutto adeguata alla scalata. Tuttavia, il suo
manico leggermente corto, unito alle condizioni particolari del ghiaccio di quel
giorno, ne rendevano l'utilizzo più laborioso del solito. Devo dire che
anch'io, durante quell'ascensione, ho avuto a volte delle difficoltà ad
estrarre dal ghiaccio la mia piccozza. 

Io credo che sia stato il lavoro supplementare
che __________ ha dovuto accollarsi a causa di questa piccozza corta a causare
la rottura dei guanti che è avvenuta nella seconda parte della salita.

__________ si è poi infilato un paio di guanti
infradito che egli aveva con sé quale scorta. Sopra questi, egli ha infilato i
guanti di lana che, pur essendo rotti, non erano completamente inservibili.

Per quanto ne sappia io, durante questa seconda
parte della salita, il sig. __________ non si è mai lamentato per il freddo.

 

Io utilizzo durante le ascensioni lo stesso tipo
di guanto che ha utilizzato il signor __________. Si tratta di guanti molto
utilizzati dagli alpinisti e che risultano essere più adeguati a questo tipo di
ascensione di altri guanti apparentemente più tecnologici. Il 14 marzo 1999
portavo lo stesso tipo di guanti che portava il
sig. __________ e non ho avuto alcun problema alle mani.

 

Frequento lo stesso gruppo del sig. __________ da
tre anni e, nei mesi invernali, facciamo delle uscite una domenica sì ed una
domenica no" (XIV,
verbale d'audizione del teste __________ - la sottolineatura è del redattore). 

 

 

" 
Ho partecipato con il sig. __________ alla
salita della parete nord del Fletschhorn il 14 marzo 1999. Non facevo parte
della cordata del sig. __________. 

Fino all'attacco della parete, non è successo
nulla di particolare. Si trattava di una gita di sci-alpinismo normale. Poi ci
siamo legati ed è iniziata la parte alpinistica.

 

Verso la fine della parete - sostanzialmente
nell'ultimo terzo della salita - sono cambiate le condizioni metereologiche. È
aumentato il freddo, è arrivato il vento ed è aumentata la nuvolosità. 

A quel punto dovevamo superare un passaggio
obbligato, con una pendenza maggiore di quella che avevamo sin lì incontrato.
Quel passaggio non permetteva la salita contemporanea di due cordate. La mia è
passata per prima. Abbiamo impiegato una mezzoretta per cui la cordata è stata
costretta ad una sosta forzata.

Siamo arrivati sulla cresta, sempre con
condizioni meteo avverse, nebbia, vento forte e freddo molto più intenso di
quello che abbiamo incontrato nei primi due terzi della parete.

 

Ho potuto constatare che il sig. __________,
durante quella salita, in particolare nella seconda metà dell'ascensione,
quando già le condizioni meteo erano meno favorevoli, impiegava più tempo del
normale per togliere i chiodi e le piccozze dal ghiaccio.

 

Non ho potuto vedere, durante la salita, se il
sig. __________ si era o meno rotto i guanti. Non ho constatato tale rottura
nemmeno sulla cima: io facevo parte di un'altra cordata ed ero molto stanco per
cui non ho notato niente di particolare.

 

La mia cordata non ha riscontrato difficoltà
particolari, eccezion fatta per quel passaggio di
cui ho detto prima.

 

Durante le ascensioni utilizzo dei guanti a un
dito. Non però di lana. So comunque che moltissimi alpinisti utilizzano guanti
di lana. Per esempio, i miei due compagni di cordata avevano lo stesso tipo di
guanti utilizzato dal sig. __________ " (XIV, verbale d'audizione del teste __________).

 

 

" 
Ho partecipato alla salita della parete nord del
Fletschhorn il 14.3.99. Facevo parte della cordata del sig. __________. Siamo
arrivati alla base della parete circa a mezzogiorno e lì abbiamo lasciato gli
sci. Abbiamo cominciato a salire. La salita, nella prima parte, non presentava
particolari difficoltà per un alpinista esperto. La seconda parte era più
impegnativa, al punto da richiedere "dei tiri di corda" (si muove il
primo di cordata, attrezza una sosta con delle piccozze e con dei chiodi da
ghiaccio e recupera i compagni).

 

Durante la seconda metà della salita le condizioni
meteo sono cambiate. Man mano che ci si avvicinava all'uscita della parete
nord, il vento aumentava sempre più.

 

Il sig. __________ aveva dei guanti di lana
infeltrita. Durante l'ascensione, questi guanti si ricoprono di neve
all'esterno, all'interno invece la mano rimane calda ed asciutta.

Di regola quindi durante un'ascensione di quel
tipo si vede il guanto ricoperto di neve.

 

Durante l'ascensione del 14.3.99, ad un certo
momento, ho notato che i guanti del sig. __________o non erano più integri ma
erano sfilacciati.

 

Quando siamo usciti, cioè quando siamo arrivati
sulla cresta ed ho recuperato il sig. __________, ho potuto constatare che non
aveva più sensibilità nelle mani perché ho dovuto allacciargli la giacca a
vento.

 

Pratico l'alpinismo da 20 anni. Ho usato per
molti anni lo stesso tipo di guanti utilizzato dal sig. __________. Ho smesso
di utilizzarli perché per me erano troppo caldi. Preciso però che in condizioni
ambientali molto fredde mi capita ancora di far ricorso a quel tipo di guanto.
Io, di regola, utilizzo dei guanti ad un dito, con la parte palmare in pelle,
la parte superiore in cordura e un'imbottitura sintetica.

 

Rispetto ai guanti di lana, questo tipo ha il
vantaggio di essere più resistente all'usura nei punti più sollecitati.

 

Credo che durante quell'ascensione, essendo il
sig. __________ l'ultimo della cordata, i suoi guanti hanno dovuto subire,
rispetto a quelli dei compagni, maggiori sollecitazioni" (XIV, verbale d'audizione del teste __________
- la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Almeno
due dei testimoni ascoltati dallo scrivente TCA, __________ ed __________, che
facevano parte della stessa cordata dell'assicurato, hanno, dunque, confermato
d'aver direttamente constatato che, ad un certo punto della salita, i guanti indossati
da __________ si erano sfilacciati. Il terzo testimone, __________, non è stato
in grado né di confermare né di negare tale circostanza, essendo impegnato in
una cordata diversa da quella a cui ha partecipato l'assicurato. Egli ha, ciò
nondimeno, dichiarato che __________ "… impiegava più tempo del normale
per togliere i chiodi e le piccozze dal ghiaccio" (cfr. XIV). 

 

                                         La
__________, da parte sua, richiama la giurisprudenza riguardo la maggiore
rilevanza attribuita alle cosiddette "dichiarazioni della prima ora"
rispetto a quelle successivamente rilasciate dall'assicurato che possono,
intenzionalmente o meno, essere influenzate da considerazioni di natura
assicurativa (cfr. DTF 115 V 143 consid. 3c; RAMI 1988 363 consid. 3b/aa; STFA
27.8.1992 in re M. non pubbl.; RDAT II-1994 p. 189).

 

                                         Tuttavia,
a mente del TCA, tale giurisprudenza non è, in casu, applicabile proprio
a causa delle chiare testimonianze rese dai signori __________ e __________
(cfr., in questo senso, STCA 23.3.1995 in re O. M. c. H.). La versione resa da
questi testimoni oculari è del tutto credibile. D'altronde, niente permette di
ritenere che le deposizioni dei testi siano in qualche modo viziate. 

                                         Secondo
il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore
della sicurezza sociale (STFA 6.4.1994 in re E.P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a;
DTF 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188
consid. 2b; U. Mayer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 31s.; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit
suisse de la sécurité sociale, _________a 1991, p. 63), appare del tutto
verosimile che, come confermato dai testi, i guanti
indossati da __________ - a causa delle sollecitazioni a cui sono stati sottoposti
(non dimentichiamo che l'assicurato, quale ultimo della cordata, era chiamato
ad estrarre dal ghiaccio le viti utilizzate per assicurare le cosiddette
"soste") - si siano sfilacciati. 

                                         Del
resto, non può neppure essere ignorato il fatto che Lorenzo __________, così
come due compagni di cordata di __________ (cfr. XIV, verbale d'audizione del
teste __________), non ha accusato il benché minimo problema alle mani, pur
portando dei guanti dello stesso tipo di quelli utilizzati dal ricorrente (cfr.
XIV, verbale d'audizione del teste __________). È, pertanto, del tutto
inverosimile che - qualora __________ avesse potuto contare su dei guanti
integri - avrebbe lamentato un congelamento delle dita di una tale entità. 

 

                               2.9.   Appurata, al
precedente considerando, la rottura dei guanti indossati da __________ in
occasione dell'ascensione del Fletschhorn, ci si deve chiedere - in
applicazione della giurisprudenza evocata al consid. 2.7. - se questa
particolare circostanza conferisce all'azione del
freddo il carattere di fattore straodinario. 

 

                                         Su questo
aspetto le parti hanno espresso, naturalmente, dei pareri discordanti. 

                                         Da un
lato, secondo il ricorrente, "… la straordinarietà dell'evento consiste
nella rottura dei guanti, di per sé idonei all'ascensione, che non era certo né
prevedibile né evitabile altrimenti, essendosi verificata a scalata già
iniziata" (cfr. I, p. 10).

                                         Dall'altro,
la __________ ha fatto valere che "una rottura di guanti (…) può essere
prevedibile e il ricorrente, alpinista esperto, avrebbe dovuto prendere in
considerazione tale eventualità, tanto più che i guanti, per sua stessa
ammissione di seconda ora, erano di lana e pertanto di facile rottura!!"
(cfr. IV, p. 6). 

 

 

                                         Va
osservato che, in corso di causa, l'assicuratore LAINF convenuto ha
esplicitamente ritirato l'eccezione d'inadeguatezza del tipo di guanti
utilizzati da __________ durante l'ascensione (cfr. XIV, p. 5). 

 

                                         Così come
già indicato al consid. 2.5., conformemente ad una costante giurisprudenza, il
fattore esterno é considerato come straordinario
quando eccede, nel caso concreto, il quadro degli avvenimenti e delle
situazioni che si possono, obiettivamente, definire quotidiane o abituali.

                                         Ritornando
al caso di specie, condivisibile è senz'altro l'affermazione secondo cui
"… un cambiamento meteorologico in montagna, nel mese di marzo, non può
certamente essere considerato un fattore esterno straordinario" (cfr., del
resto, RAMI 1987 succitata). Per contro, è opinione dello scrivente TCA che la
rottura dei guanti durante un'ascensione, non possa certo essere considerata
come un inconveniente su cui un alpinista deve abitualmente contare, tanto più
che i guanti indossati da __________ erano - per ammissione dell'assicuratore
stesso (cfr. XIV, p. 5) - assolutamente adeguati al tipo d'impresa: dunque, il
fatto che i guanti fossero di lana non significa per nulla che fossero pure di "…
facile rottura!!". 

                                         Tale
convinzione è, del resto, rafforzata dalle dichiarazioni del teste __________,
a mente del quale a provocare lo sfilacciamento dei
guanti furono, verosimilmente, le particolari condizioni del ghiaccio
che, unitamente al tipo di piccozza utilizzata, hanno reso oltremodo laboriosa
l'estrazione della piccozza stessa, delle viti, ecc., operazione
nella quale il ricorrente, ultimo della cordata, è stato particolarmente
impegnato (cfr. XIV, p. 2). 

                                         Da
ultimo, va precisato che dai verbali d'audizione non emerge affatto che i
guanti di __________ fossero "… alquanto consumati …" e che,
pertanto, il congelamento sarebbe da imputare "… semplicemente all'uso di
guanti non più idonei, poiché consumati" (cfr. XVI, p. 5). Deve qui
trattarsi, di tutta evidenza, di una libera interpretazione dell'assicuratore
convenuto: nessuno dei testimoni sentiti dal TCA ha, in effetti, affermato che
i guanti dell'assicurato si trovavano in uno stato di precarietà. Semmai, si è
sostenuto che lo sfilacciamento è stato probabilmente provocato dalle maggiori
sollecitazioni a cui sono stati sottoposti i guanti indossati da __________, di
per sé idonei (cfr. XIV, p. 4, in fine). 

 

 

                                         Alla luce
di quanto precede, si deve riconoscere che ci si trova qui confrontati con uno
di quei casi - invero piuttosto eccezionali - in cui l'azione del freddo deve
essere considerata, in ossequio ai dettami giurisprudenziali evocati in
precedenza, quale fattore straordinario. 

 

                             2.10.   Va, infine,
esaminato se l'azione lesiva si è o meno prodotta repentinamente: anche su
questo punto i pareri delle parti divergono. 

                                         L'assicuratore
convenuto nega il carattere repentino dell'azione lesiva, evidenziando che
"… il congelamento si è verificato progressivamente sull'arco di più ore
durante l'intera scalata …" (cfr. XVI, p. 5). 

                                         __________
è d'avviso contrario: "… il congelamento non si è verificato
progressivamente sull'arco di alcune ore durante l'intera scalata, ma è stato
provocato dal rapido cambiamento delle condizioni meteorologiche. (…). Il fatto
d'aver indossato i guanti di filato sotto quelli di lana ha peggiorato in modo
repentino la microcircolazione a livello degli acri (recte: cuti). Il dott.
__________ ha rilevato che in poche decine di minuti la compressione estrinseca
alle dita ha provocato una ipoperfusione accompagnata da ipotermia, che ha
causato il congelamento e la necrosi delle falangi distali delle mani dell'assicurato"
(cfr. XV, p. 6). 

 

                                         Giusta
l'art. 9 cpv. 1 OAINF, l'azione deve, dunque, essere repentina. 

                                         La
dottrina insegna che la nozione di repentinità non va intesa nel senso che
l'azione sul corpo umano debba aver luogo fulmineamente, ossia nell'arco di
secondi o, addirittura, di una frazione di secondo. A questo requisito va
piuttosto attribuito un significato relativo: l'azione esterna deve essere
limitata ad un lasso di tempo relativamente breve, circoscrivibile. La
giurisprudenza non ha, sinora, fissato alcuna durata massima di tempo.

                                         Nell'ipotesi
in cui un processo presenti una certa durata, affinché il requisito della
repentinità possa dirsi soddisfatto, è inoltre necessario che rappresenti un
"tutt'uno". Esclusi sono così tutti quei
danni alla salute che sono stati provocati da azioni ripetute o continuate. In
questo ordine d'idee, la giurisprudenza ha negato l'esistenza di un infortunio
in caso di danno alla salute causato da lavori ripetitivi, ad esempio
utilizzando il martello, la pistola a spruzzo, ecc., in caso di lesione
meniscale quale conseguenza del lavoro svolto da un posatore di pavimenti
durante 1 1/2 sino a 2 1/2 giorni oppure in caso di discopatia originata dallo
scaricare dei sacchi di cemento (cfr. A. Bühler, Der Unfallbegriff, in
A. Koller (Hrg.), Haftpflicht- und Versicherungsrechtstagung 1995, San Gallo
1995, p. 207ss.; A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna
1985, p. 170s.).

 

                                         Maurer
ha, fra l'altro, osservato che, in caso d'insolazione, di colpo di sole, di
colpo di calore oppure di congelamento, la repentinità dell'azione lesiva va
negata. Ne va altrimenti soltanto quando l'azione lesiva insorge
in circostanze straordinarie. Ciò è il caso, ad esempio, se una persona,
durante una gita in montagna, accusa un'insufficienza cardiaca che gli
impedisce di proseguire e resta esposta alle radiazioni solari, accusando
perciò un danno alla salute. Le radiazioni sono da considerare - sempre secondo
Maurer, in sintonia con la giurisprudenza federale (cfr. DTF 98 V 166:
"Nur in derartigen Ausnahmefällen sind Sonnenstich, Sonnenbrand und
Hitzschlag rechtlich als betrieblicher oder ausserbetrieblicher Unfall
zu qualifizieren") - quale infortunio (A. Maurer, op. cit., p. 170;
cfr., in questo senso, pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 45: va
precisato, tuttavia, che nel caso della lesione della retina dovuta
all'osservazione prolungata dell'eclissi solare, il TFA ha negato l'esistenza
di un infortunio facendo difetto il fattore straordinario [cfr. Estr.
INSAI 1984 n°1 succitato], idem nel caso dell'alpinista vittima di un
congelamento di cui alla RAMI 1997 summenzionata). 

 

                                         Dall'esame
della dottrina e della giurisprudenza poc'anzi evocata, occorre ritenere che in caso di lesioni provocate dal calore atmosferico (ma
lo stesso discorso, per analogia, deve valere per i danni provocati dal freddo
- cfr. RAMI 1987 U25, p. 375 consid. 3a in fine) - insorte in
circostanze straordinarie - si debba senz'altro riconoscere l'esistenza
di un infortunio ex art. 9 cpv. 1 OAINF. L'esempio presentato da Maurer (così
come, del resto, quelli forniti dal TFA) va, in ogni caso, in questa direzione:
sebbene l'azione delle radiazioni solari si sia certamente estesa su di un
lasso di tempo piuttosto lungo, è stata ammessa la presenza di un infortunio. 

                                         Se così
è, in casu - ritenuto come l'azione lesiva é intervenuta in circostanze
straordinarie (cfr. consid. 2.9.) - questa Corte non può che concludere che
__________, in data 14 marzo 1999, è rimasto vittima di un infortunio ai sensi
di legge. 

 

                                         Non è
affatto in discussione che il danno alle dita accusato dall'insorgente sia
stato causato dall'azione del freddo, nel corso dell'ascensione del Fletschhorn
del 14 marzo 1999, per cui - ammessa l'esistenza di un nesso di causalità
naturale ed adeguata - la __________ va condannata a corrispondere a __________
le prestazioni assicurative. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto.

                                         La
__________ è condannata a corrispondere all'assicurato le prestazioni
assicurative a dipendenza dell'evento traumatico 14 marzo 1999.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La
__________ verserà all'assicurato fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili. 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti