# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a490f4a2-56ad-5290-a032-349490103502
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 04.11.2008 90.2007.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_90-2007-93_2008-11-04.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2007.93

   

  	
  Lugano

  4 novembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Raffaello
  Balerna, Damiano Bozzini

  

 

	
  segretario:

  	
  Stefano Furger, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 7 settembre 2007 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione del 6 giugno 2007 (n. 2829), con cui
  il Consiglio di Stato ha approvato alcune varianti del piano regolatore del
  comune di Contone;

  

 

 

viste le risposte:

-    23 ottobre 2007 della
Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità del Dipartimento del territorio;

-    31 ottobre 2007 del
municipio di Contone;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nella
seduta del 15 novembre 1999, il consiglio comunale di Contone ha adottato la
revisione generale del piano regolatore (revisione 2003). In quella sede, il
vasto comparto territoriale, che costeggia per circa un chilometro, su entrambi
i lati, la strada cantonale Quartino-Cadenazzo, è stato attribuito alla zona
edificabile intensiva R 13, retta dall'art. 21 norme di applicazione del piano
regolatore (in seguito, NAPR). 

 

 

B.     Con risoluzione 11 febbraio 2003 (n. 618), il Consiglio di Stato ha
approvato il piano regolatore. Esso ha tuttavia negato l'approvazione di alcune
proposte pianificatorie, modificato il piano regolatore su alcuni oggetti e
sospeso infine su altri la propria decisione. In merito al comparto
sopraindicato, il Governo non ha approvato la vasta zona edificabile intensiva
R 13 ed il relativo art. 21 NAPR, ordinando al comune di allestire una variante
che ne riconsiderasse la vocazione, valutando le destinazioni più appropriate,
ritenuto il grave inquinamento fonico che l'interessava.     Inoltre, per
quanto riguardava specificatamente la porzione di quel comparto, situata in
località __________, in posizione arretrata rispetto al tracciato della strada
cantonale, l'Esecutivo cantonale ha invitato il comune ad inserire i terreni in
zona edificabile estensiva R 10, in quanto soltanto le fasce antistanti, a
diretto contatto con quella strada, avrebbero dovuto essere interessate da una
zona a carattere intensivo, al fine di concretizzare il concetto di
"crosta urbana" (cfr. risoluzione 11 febbraio 2003, n. 618, pagg. 24,
25, 30, 50 lett. v, allegato n. 3).

 

 

C.    Nella seduta del 14 novembre 2005, il consiglio comunale di Contone
ha adottato alcune varianti di piano regolatore, promosse a seguito della
risoluzione governativa 11 febbraio 2003 (n. 618). In particolare, il comparto
ubicato lungo la strada cantonale, interessato in precedenza dalla vasta zona
edificabile intensiva R 13 non approvata dal Consiglio di Stato, è stato
suddiviso, per quanto qui interessa, in due zone. La fascia che si sviluppa
lungo i lati della strada cantonale è stata assegnata alla zona mista ZM, a cui
è stato attribuito un grado di sensibilità al rumore III, mentre il comparto
retrostante, situato in località __________, è stato riproposto in zona edificabile
intensiva R 13, a cui è stato assegnato un grado di sensibilità al rumore II.
Questo comparto include una porzione del mapp. 108 (circa un terzo della superficie
complessiva di 3'063 mq), di proprietà di RI 1.

 

 

D.    Con risoluzione 6 giugno 2007 (n. 2829), il Consiglio di Stato non
ha approvato, tra l'altro, la zona mista ZM. In generale, il Governo ha
condiviso l'obiettivo di creare una cosiddetta "crosta urbana" lungo
l'asse stradale, in modo da attuare, dal profilo dell'inquinamento fonico, un
effetto barriera a salvaguardia delle zone residenziali retrostanti. Esso ha
altresì rilevato che la limitazione della residenza ad un massimo del 40% della
superficie utile lorda (in seguito, SUL), unitamente alle altre destinazioni
ammesse (commerciale, di servizio e artigianale), consentiva l'attribuzione di
un grado di sensibilità al rumore III. L'Esecutivo cantonale ha tuttavia
rilevato che la grave situazione fonica, interessante tutto il comparto,
imponeva già allo stadio pianificatorio l'allestimento da parte del comune di
una perizia che dimostrasse il rispetto dei valori d'esposizione al rumore.
Soltanto così la pianificazione all'esame poteva essere avallata con cognizione
di causa, rispettivamente, si sarebbero potute predisporre quelle misure di
pianificazione, sistemazione o costruzione (ad esempio: la destinazione d'uso,
l'estensione della zona, le altezze degli edifici, le linee di costruzione,
ecc.), atte ad ossequiare le esigenze di protezione fonica imposte dalla legge.
Il Consiglio di Stato non ha inoltre approvato la retrostante zona edificabile
intensiva R 13 in località __________ e il relativo art. 21 NAPR, che la
reggeva, giacché, nonostante risultasse anch'essa esposta ad un apprezzabile
inquinamento fonico proveniente dalla strada, nessuna misura di protezione era
stata in tal senso adottata. A mente del Governo, parte di questa zona
rientrava in una fascia in cui i valori limite di immissione erano superati.
Pure in questo caso, incombeva all'ente pianificante di accertare l'entità
delle immissioni attraverso un referto fonico, per poi dimostrare, attraverso
adeguate misure ancorate nelle NAPR, il rispetto dei valori limite
d'immissione. In aggiunta, il Governo ha ritenuto che tale comparto, come già
auspicato nella precedente risoluzione d'approvazione del piano regolatore,
andasse attribuito alla zona R 10, che prevede un'altezza per le costruzioni di
10 m, in luogo dei 13 m della zona R 13. Ciò perché, in coerenza con quanto
previsto sul resto del territorio comunale, occorreva dare continuità alla
confinante zona R10 in località __________ e perché la zona R 13, per il suo
carattere più intensivo, doveva semmai interessare esclusivamente i terreni a
contatto con la strada cantonale (cfr. risoluzione impugnata, pag. 12 segg.,
allegati n. 2 e 3).

 

 

                                  E.   Con ricorso
7 settembre 2007 RI 1 si aggrava innanzi a questo Tribunale contro la precitata
risoluzione governativa, postulandone l'annullamento e chiedendo che per il
mapp. 108, rispettivamente per il comparto in località __________, sia approvata
la zona edificabile intensiva R 13, così come adottata dal consiglio comunale.
A sostegno della sua impugnativa la ricorrente adduce che, per le opere di
urbanizzazione riguardanti il comparto in parola, essa aveva versato a suo
tempo un contributo di miglioria commisurato ad una superficie inserita in zona
R 13, così come era prevista dal previgente piano regolatore. Essa fa difatti
notare che oltre la metà del quartiere è già occupato da costruzioni
plurifamiliari di 4 piani e che tale zona sarebbe l'unica del territorio
comunale, atta ad accogliere questo tipo di edifici. D'altra parte, osserva,
per favorire un utilizzo razionale e parsimonioso del suolo occorrerebbe far
capo ad una densificazione delle costruzioni e non ad una loro diluizione, come
pretenderebbe il Consiglio di Stato con l'attribuzione del comparto all'esame
alla zona edificabile estensiva R 10. In quest'ultimo modo, verrebbe oltretutto
creata una disparità di trattamento tra i proprietari che hanno già edificato,
profittando di un'altezza massima degli edifici di 4 piani, e quelli, come
l'insorgente, che dispongono di terreni ancora liberi da costruzioni. Infine,
in merito all'inquinamento fonico, la ricorrente sostiene che il suo fondo,
come tutto il comparto in località __________, si trova in posizione
privilegiata, giacché discosto dalla strada cantonale e schermato dalla prima
fascia di costruzioni.

 

 

                                  F.   La
Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità postula la reiezione del
ricorso, mentre il municipio ne chiede l'accoglimento, con motivazioni che
verranno riprese, se del caso, nei considerandi di diritto.

 

 

                                  G.   In data 11
aprile 2008 si sono tenuti l'udienza e il sopralluogo in contraddittorio, durante
la quale il Tribunale ha richiamato dal municipio gli incarti relativi alle
licenze edilizie rilasciate per i mapp. 324, 548 e 549. Dopo ampia discussione,
le parti hanno riconfermato le rispettive posizioni. Il Tribunale ha quindi
dichiarato chiusa l'istruttoria. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 della legge cantonale di applicazione della legge federale sulla
pianificazione del territorio del 23 maggio 1990; LALPT; RL 7.1.1.1) e la legittimazione della ricorrente certa (art. 38 cpv. 4 lett. c
LALPT). Il gravame è pertanto ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1. In
campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è,
però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b della legge federale sulla
pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT, RS 700), il diritto
cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di
almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio
di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano -
con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della
legittimità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le
autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad
intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro
sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 ordinanza sulla pianificazione del territorio del 28 giugno 2000 (OPT,
RS 700.1; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27
consid. 3).

 

                                         2.2. Il
potere cognitivo del Tribunale cantonale amministrativo è invece circoscritto
alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid.
6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23). Fanno eccezione - per poter
ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui il Tribunale interviene
quale unica autorità di ricorso a livello cantonale (DTF 114 Ib 81 consid. 3;
109 Ib 121 consid. 5; Bernhard Waldmann/Peter Hänni, Raumplanungsgesetz,
Berna 2006, n. 64 ad art. 33), segnatamente quindi i casi in cui sono impugnati un diniego di approvazione rispettivamente una modifica
d'ufficio del piano regolatore disposti dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   La
ricorrente ritiene che per il comparto in località __________ debba essere confermata
la zona edificabile intensiva R 13, in quanto questa tipologia di zona non fa
nient'altro che codificare e consolidare la situazione esistente: difatti,
oltre la metà del quartiere sarebbe già insediato con palazzine residenziali di
4 piani. A suo dire, inoltre, questa zona, così come delimitata dal comune,
risulterebbe sufficientemente discosta dalla strada cantonale per essere
preservata dall'inquinamento fonico derivante dalla stessa.

 

 

                                   4.   4.1. Giusta l'art. 75 Cost. i Cantoni devono allestire dei piani
d'azzonamento per assicurare un'appropriata e parsimoniosa utilizzazione del
suolo e un ordinato insediamento del territorio. A livello legislativo
l'obbligo di pianificare è codificato all'art. 2 LPT. Secondo quest'ultima
legge la pianificazione deve avere luogo in diverse tappe: pianificazione
direttrice, pianificazione dell'utilizzazione e procedura del permesso di
costruzione. Esse stanno in reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di
cui ogni parte adempie una specifica funzione. I piani
di utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale, piani
regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo
(art. 14 cpv. 1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone
edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili
comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono
già stati edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari
ed urbanizzati entro 15 anni (lett. b). Il compito di operare una separazione
all'interno delle zone edificabili spetta al diritto cantonale ed alle autorità
incaricate della pianificazione (cfr. Alexandre
Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. 11 con rinvii; art. 28 cpv. 2
LALPT lett. a-d LALPT). Il territorio fabbricabile dev'essere, ad ogni buon
conto, suddiviso secondo le rispettive necessità, private o pubbliche: quelle
dell'abitazione, dell'artigianato, dell'industria, del commercio, dei servizi,
dell'amministrazione, dello sport, della cultura, del tempo libero ecc.. Questo
conduce a delimitare delle zone edificabili con funzioni differenti. Oltre a
soddisfare i requisiti dell'art. 15 LPT, tali zone devono ossequiare gli scopi
e i principi di quest'ultima legge federale in vista - soprattutto - di
promuovere la qualità della vita (art. 1 cpv. 2 lett. b, 3 cpv. 3 LPT; Alexandre Flückiger, ibidem; inoltre Piermarco
Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert, Aménagement du territoire,
construction, expropriation, Berna 2001, n. 510). Occorre, a questo scopo, ripartire
razionalmente i luoghi destinati all'abitazione e al lavoro (art. 3 cpv. 3
lett. a LPT). La legislazione federale persegue dunque il principio di una
ponderata compenetrazione tra le differenti utilizzazioni, non invece quello di
una loro rigida separazione. Il perseguimento di questo principio viene
tuttavia limitato dalla necessità di preservare, per quanto possibile, i luoghi
destinati all'abitazione da immissioni nocive o moleste come l'inquinamento
dell'aria, il rumore e gli scotimenti (art. 3 cpv. 3 lett. b LPT). Utilizzazioni
che generano una polluzione rilevante, poco importa se riconducibili ad
attività di natura privata (industria ecc.) o pubblica (come strade, stand di
tiro ecc.), dovrebbero dunque essere tenute lontane dalle zone destinate alla
residenza o comunque adeguatamente schermate verso le stesse. Inversamente, la
presenza di immissioni inquinanti rilevanti potrebbe pregiudicare la
possibilità di assegnare un determinato territorio, in quanto inidoneo, alla
zona residenziale (Pierre Tschannen,
op. cit., ad art. 3 n. 55 seg. con rinvii;
Alexandre Flückiger, op. cit. ad art. 15 n. 50 seg.; DFGP/UPT, Commento
alla LPT, Berna 1981, ad art. 3, n. 43-45; Bernhard Waldmann/Peter Hänni, op. cit. ad art. 3 n.
42, e ad art. 15 n. 16 e 18).

 

                                         4.2. Per
quanto concerne particolarmente la lotta al rumore, la legislazione federale
sulla protezione dell'ambiente pone specifici requisiti sia per la definizione
delle zone edificabili, sia per la loro edificazione.

 

                                         Intanto,
le nuove zone per la costruzione di abitazioni o edifici destinati al soggiorno
prolungato di persone possono essere previste soltanto nelle regioni in cui le
immissioni foniche non superano i valori di pianificazione o nelle quali questi
valori possono essere rispettati mediante misure di pianificazione, sistemazione
o costruzione. Il cambiamento di destinazione delle zone edificabili non
implica una delimitazione delle zone edificabili (art. 24 cpv. 1 legge federale
sulla protezione dell'ambiente del 7 ottobre 1983; LPAmb; RS 814.01). Le zone
esistenti ma non ancora urbanizzate per la costruzione di abitazioni o di altri
edifici destinati al soggiorno prolungato di persone, nelle quali i valori di
pianificazione sono superati, devono essere riservate per usi meno sensibili al
rumore, eccetto che, nella parte preponderante di tali zone, i valori di
pianificazione possano venir rispettati mediante misure di pianificazione,
sistemazione o costruzione (art. 24 cpv. 2 LPAmb).

 

                                         In
secondo luogo, i permessi di costruzione per edifici nuovi, destinati al
soggiorno prolungato di persone, sono concessi soltanto se i valori limite
delle immissioni non sono superati (art. 22 cpv. 1 LPAmb). Se i valori limite
delle immissioni sono superati, i permessi di costruzione per edifici nuovi
destinati al soggiorno di persone sono concessi soltanto qualora i locali siano
disposti opportunamente e siano state prese le eventuali misure complementari
di protezione acustica ancora necessarie (art. 22 cpv. 2 LPAmb).

                                         I valori
limite di pianificazione, inferiori a quelli di immissione, che sono
determinanti per la valutazione degli effetti dannosi o molesti (art. 13 cpv. 1
LPAmb), sono stati appositamente stabiliti dal Consiglio federale, insieme a questi
ed ai valori d'allarme, negli allegati 3 e seguenti dell'ordinanza contro
l'inquinamento fonico del 15 dicembre 1986 (OIF, RS 814.41, cfr. art. 13, 19,
23 LPAmb), che li ha suddivisi in funzione del grado di sensibilità del territorio
interessato. Per poter attuare la normativa federale, i comuni devono pertanto
assegnare preventivamente alle zone di utilizzazione previste dagli art. 14
segg. LPT i gradi di sensibilità (art. 44 OIF; 28 cpv. 2 lett. q LALPT) secondo
i seguenti criteri, fissati all'art. 43 cpv. 1 OIF: il grado di sensibilità I
va assegnato alle zone che richiedono una protezione fonica elevata, segnatamente
a quelle ricreative; il grado di sensibilità II va attribuito alle zone in cui
non sono ammesse aziende moleste, segnatamente a quelle destinate
all'abitazione e a quelle riservate agli edifici e impianti pubblici; il grado
di sensibilità III va attribuito alle zone in cui sono ammesse aziende
mediamente moleste, segnatamente a quelle destinate all'abitazione e alle
aziende artigianali (zone miste) e a quelle agricole; il grado di sensibilità
IV va infine assegnato alle zone in cui sono ammesse aziende fortemente
moleste, segnatamente alle zone industriali. Secondo l'art. 43 cpv. 2 OIF parti
delle zone di utilizzazione con grado di sensibilità I o II possono essere
declassate di un grado, se sono già esposte al rumore.

 

                                         4.3.
L'autorità che attribuisce i gradi di sensibilità deve fondarsi, in primo
luogo, sulla funzione della zona di utilizzazione interessata; in altre parole,
sulle possibili destinazioni previste dal piano regolatore per quella porzione
di territorio. Quest'attribuzione costituisce difatti un (ulteriore) atto di
pianificazione, che concretizza, precisa e completa in misura rilevante dal
profilo sostanziale l'ordinamento delle utilizzazioni. Malgrado le indicazioni
fissate all'art. 43 cpv. 1 OIF, la giurisprudenza riconosce pertanto all'autorità
incaricata di questo compito un certo potere d'apprezzamento (DTF 120 Ib 456
consid. 4; RDAT II-2001 n. 29 consid. 3 e 4; II-2001 n. 78 consid. 8). Questo
significa che quando si tratta di attribuire il grado di sensibilità a zone che
ammettono, accanto alla funzione residenziale, delle attività lavorative (come
la destinazione commerciale o quella artigianale), l'autorità competente, in
casu quella di pianificazione, potrà optare tra il grado di sensibilità II, nel
caso in cui intenda promuovere l'abitazione, e il grado di sensibilità III, nel
caso in cui intenda privilegiare la componente lavorativa (RDAT II-2001 n. 29
consid. 4c con rinvii).

 

                                         L'art. 43
cpv. 2 OIF permette di declassare di un grado parti di zone di utilizzazione
con grado di sensibilità I o II, se sono già esposte al rumore. Il
declassamento va tuttavia utilizzato con cautela, in situazioni in cui né un
mutamento dell'utilizzazione della zona né un risanamento dell'impianto che
provoca rumore possono entrare in linea di conto o appaiono insufficienti per
conseguire il rispetto dei valori limite di immissione determinanti per il
grado di sensibilità che dovrebbe essere normalmente assegnato alla zona in
discussione (DTF 121 II 235 consid. 5b con rinvii; Anne-Christine
Favre, La protection contre le
bruit dans la loi sur la protection de l'environnement, Ginevra 2002, pag. 235
segg.).

 

 

                                   5.   5.1. Dal profilo territoriale,
il quartiere ubicato in località __________, ricompreso nella zona edificabile
intensiva R 13 non approvata dal Consiglio di Stato, è inserito all'incirca al
centro del comprensorio delimitato dal tracciato della ferrovia, a valle, e da
quello della strada cantonale, verso monte. Di forma pressoché rettangolare, esso
è costituito da due fasce, l'una ubicata a nord e l'altra a sud di via __________,
circoscritte ad est da via __________, che interseca ortogonalmente la strada
cantonale, attraverso la rotonda __________. Il mapp. 108 della ricorrente è
posto all'estremità est della fascia settentrionale. La fascia meridionale è
invece separata dalla strada cantonale dall'area assegnata dal comune alla zona
mista ZM, anch'essa non approvata dal Governo, profonda circa 60 m. Come
accertato in sede di sopralluogo, dal profilo della sostanza edilizia, il
quartiere si presenta già edificato lungo i lati di via __________, dando luogo
ad un insediamento in sé particolarmente concluso: difatti nella fascia a nord insistono,
in sequenza da est a ovest, una casa unifamiliare di 2 piani (mapp. 351), un
palazzo abitativo di 4 piani (mapp. 439) e, ancora, due palazzine 4 piani
(mapp. 467 e 529). Dirimpetto, sul lato sud della strada, si affacciano un palazzo
residenziale di 5 piani (mapp. 332) uno di 4 piani (mapp. 447) e, infine,
disposto ortogonalmente rispetto all'asse viario, un imponente edificio abitativo
di 4 piani (mapp. 333). Inoltre, per i fondi retrostanti a questo fronte, più
vicini dunque alla strada cantonale, che consentono un seconda, nonché una
terza profondità d'edificazione, sono già state rilasciate alcune licenze
edilizie: per l'ex mapp. 548 (ora frazionato in 6 particelle: nuovi mapp. 606 a
611) è stata rilasciata una licenza per la costruzione di 6 case unifamiliari
di 2 piani, di cui una, al mapp. 611, è già stata realizzata, mentre per l'ex
mapp. 324 (ora lottizzato in 8 fondi: nuovi mapp. 324, 613 a 616 e 626 a 628),
è stata rilasciata una licenza per l'edificazione di 4 case bifamiliari di 3
piani, di cui due, ai mapp. 615, 616, 627 e 628, sono già state costruite. Di
quel settore, dunque, il più sensibile rispetto alla strada cantonale, rimane
sgombro da costruzioni soltanto il mapp. 549.

 

                                         5.2. Il
Consiglio di Stato ha sostanzialmente ritenuto inopportuna, malgrado la presenza
di edifici di 4 piani, l'attribuzione del comparto all'esame alla zona
edificabile intensiva R 13, considerando più appropriata la sua inclusione in
una zona residenziale a carattere meno intensivo, segnatamente la zona edificabile
estensiva R 10 che, in luogo di 13 m, consente un'altezza massima per gli
edifici di 10 m. Ciò, per dare continuità urbanistica alla limitrofa zona R 10,
ubicata il località __________.

 

                                         5.3. Nel rapporto di
pianificazione, settembre 2005, il comune spiega che la zona edificabile
intensiva R 13 è stata riproposta per il comparto in località __________ in
considerazione dell'edificazione esistente (stabili d'appartamenti), in pratica
non riscontrabile altrove nel territorio comunale (cfr. loc. cit., pag. 7 e 8).
A mente del Tribunale, questa soluzione appare sorretta da
motivi legittimi. Pur non evidenziando singolarmente particolari contenuti
architettonici di pregio, questi edifici, per la loro disposizione ordinata,
sia per ciò che concerne i volumi che le tipologie delle edificazioni,
costituiscono nel loro complesso un insediamento equilibrato, formante un'unità
insediativa compiuta, chiaramente individuabile sul territorio, la cui dignità
urbanistica non può essere misconosciuta. A maggior ragione se si è in
presenza, come nel caso concreto, di un insediamento compatto e caratterizzato
da un ottimo stato di manutenzione. Benché il concetto urbanistico generale
informante il piano regolatore preveda per gli insediamenti una sequenza di
fasce edificabili che, più si discostano dalla strada cantonale, più assumono
un carattere estensivo, come ad esempio la limitrofa zona residenziale in
località __________, ciò non significa ancora che non si possa tener conto di
una realtà preesistente e compiuta, quale quella di cui ci si occupa, che trova
nella soluzione pianificatoria non approvata una ragionevole sistemazione e
conferisce a questo agglomerato un assetto confacente. È indubbio, alla luce
delle predette circostanze, che il comune ha inteso mediare le esigenze di un'oculata
conservazione dell'attuale impianto urbanistico, nel rispetto di quanto
venutosi a creare sotto l'imperio del vecchio piano regolatore, con l'esigenza
di promuovere un migliore assetto delle differenti zone residenziali. Nel contempo,
non sono stati trascurati gli importanti interessi dei privati che già vi hanno
edificato con costruzioni marcatamente intensive, come pure di quelli che
dispongono ancora di fondi liberi, vedi il caso della ricorrente, la cui
funzione sarebbe di consentire un completamento organico del comparto
all'esame. Proprio in ragione di questo fatto, un indirizzo teso alla
riconversione del comparto da residenziale intensivo ad estensivo, come auspica
il Governo, appare già sin d'ora imposizione più velleitaria che realistica e,
per questo motivo, viola l'autonomia comunale.

 

                                         5.4. Posta questa
premessa, in merito alla non approvazione della zona edificabile intensiva R 13
per il comparto __________, appare inconferente la tesi governativa relativa al
problema della tutela dalle immissioni foniche. Nella risoluzione impugnata il
Consiglio di Stato ha rilevato come per questa zona, malgrado fosse esposta ad
inquinamento fonico proveniente dalla strada cantonale, non era stata adottata
nessuna misura di protezione. Difatti, a mente del Governo, facendo riferimento
al precatasto rumori delle strade cantonali, giugno 1990, ritenuto un limite di
velocità di 60 km/h, parte di questa zona, per circa una profondità di 30 m,
rientrava nella fascia di 91 m dall'asse stradale in cui i valori limite
d'immissione per un grado di sensibilità II venivano superati. Come per
l'antistante zona mista ZM, anch'essa non approvata, s'imponeva quindi da parte
del comune l'allestimento di una perizia fonica che evidenziasse le modalità
con cui il comune avrebbe voluto operare dal profilo pianificatorio in quella
zona, al fine di rispettare i valori limite d'immissione. L'assunto del Governo
non può essere avallato. Come rettamente osserva il Consiglio di Stato, si potrebbe ritenere che la prossimità al comparto in discussione
della strada cantonale causi immissioni foniche che condizionerebbero
l'edificazione, proprio perché alla zona in parola, di carattere residenziale,
è stato attribuito un grado di sensibilità al rumore II (cfr. art. 22 LPAmb e
31 OIF). Va però considerato che il comparto in località __________ sarebbe
interessato soltanto in una porzione ridotta da immissioni foniche eccessive.
Ciò avverrebbe, secondo il precatasto rumori, proprio nella fascia del comparto
(circa 30 m di profondità) in cui, salvo per il mapp. 549, sono state recentemente
rilasciate licenze edilizie per la costruzione di abitazioni (cfr. supra, cons.
5.1), alcune delle quali peraltro già realizzate. In quanto tale, esse meritano
senz'altro di conservare una protezione fonica garantita da un grado di
sensibilità al rumore II. Ma v'è di più: per quanto concerne le misure di
protezione foniche, che non sarebbero state adottate, è lo stesso Governo che,
con la risoluzione impugnata, ha posto le premesse per la loro attuazione.
Difatti, il Consiglio di Stato non ha approvato l'antistante zona mista ZM, che
separa su tutta la lunghezza, e per una sessantina di metri di profondità, la
zona edificabile intensiva R 13 dalla strada cantonale, compreso quindi anche
il mapp. 549. L'Esecutivo cantonale ha rinviato il piano al comune esigendo
che venisse ristudiata la pianificazione, nel senso di un affinamento del
concetto di crosta urbana, concepita in modo tale che l'effetto barriera potesse
salvaguardare, dal profilo dell'inquinamento fonico, le aree residenziali
retrostanti più sensibili: vale a dire, la zona qui all'esame. Il Governo ha a
tale scopo ordinato al comune l'allestimento di una perizia, volta a dimostrare
il rispetto dei valori fonici. Ciò che conta e che basta ai fini del presente
giudizio è che sarà dunque attraverso l'impostazione del nuovo assetto
pianificatorio concernente la non approvata zona mista ZM che il comune dovrà dimostrare
che anche per la retrostante zona edificabile intensiva R 13 in località __________
i valori limite d'immissione per un grado di sensibilità al rumore II saranno
rispettati. Nel frattempo, vista la situazione edificatoria che di fatto si
riscontra nel comparto, qui oggetto del litigio, nulla osta che ad esso venga
conferita l'approvazione, così come è stato adottato dal consiglio comunale.

 

                                   6.   In conclusione, il ricorso
deve dunque essere accolto. Di conseguenza, la zona edificabile intensiva R 13
in località __________ e il relativo art. 21 NAPR sono approvati con un grado
di sensibilità al rumore II. Lo Stato del Canton Ticino è sollevato dal pagamento
di tassa e spese di giudizio (art. 28 legge di procedura per le cause
amministrative del 19 aprile 1966, LPamm, RL 3.3.1.1).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 2, 3, 14, 15 LPT, 28, 38 LALPT, 13, 19,
22 LPAmb, 31, 43, 44 OIF e allegato 3, 28 LPamm,

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

§.  La risoluzione 6 giugno 2007 (n. 2829) con cui
il Consiglio di Stato ha approvato alcune varianti del piano regolatore è riformata
nel senso che la zona edificabile intensiva R 13 in località __________
e il relativo art. 21 NAPR con un grado di sensibilità al
rumore II sono approvati.

 

 

                                   2.   Non si
prelevano tasse e spese di giustizia.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso in materia di diritto
pubblico, entro il medesimo termine è ammesso il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale (art. 113 segg. LTF).

 

 

 

 

 

	
                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

   

  __________ a;

   

  	 

	
   

  	
   

  
				

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                                                                Il
segretario