# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e2b2d7b-8752-590c-9374-d6c9ed924ca7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.10.2018 32.2017.203
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-203_2018-10-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.203

   

  TB

  	
  Lugano

  22 ottobre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

							

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 ottobre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 26 settembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI
1, nato nel 1961, da ultimo attivo saltuariamente negli sgomberi, traslochi e
pulizie come operaio generico dal 2010 al 2016 (doc. 5), nel febbraio 2017
(doc. 2) ha chiesto delle prestazioni per adulti dell’assicurazione invalidità
a causa del disturbo dell’adattamento con depressione timica reattiva insorta
nel giugno 2016 con la separazione dalla moglie.

 

                               1.2.   L’Ufficio
assicurazione invalidità ha raccolto le informazioni relative all’attività
professionale svolta dall’assicurato e al suo stato di salute, interpellando i
suoi medici curanti e l’istituto di cura presso cui è stato degente dal 21
dicembre 2016 all’8 febbraio 2017 per disturbi comportamentali.

Preso atto del rapporto finale
dell’8 agosto 2017 (doc. 26) del Servizio Medico Regionale, con decisione del
26 settembre 2017 (doc. II/1), che confermava il progetto di decisione del 10
agosto 2017 contro cui l’assicurato non ha formulato osservazioni, l’Ufficio AI
ha respinto la domanda di prestazioni dell’interessato non essendo decorso
l’anno di attesa dall’insorgenza dell’incapacità lavorativa, siccome
certificata soltanto dal 21 dicembre 2016 all’8 febbraio 2017.

 

                               1.3.   Lo
scritto del 25 ottobre 2017 (doc. I) indirizzato all’Ufficio AI della dr.ssa
med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, è stato considerato quale
ricorso (doc. A3).

La psichiatra ha osservato che
la completa incapacità lavorativa dell’assicurato era verosimilmente
antecedente al ricovero ed era proseguita anche in seguito, permanendo tuttora.
A suo dire, l’attuale quadro clinico sarebbe insorto con il divorzio nel giugno
2016, quando l’assicurato ha perso la casa e ha iniziato a vivere per strada
non riuscendo ad attivare nessun aiuto sociale fino a quando è stato convinto a
ricoverarsi alla Clinica __________. Dalla sua dimissione l’assicurato è stato
seguito da un servizio a domicilio vista la difficoltà di prendersi cura di sé
stesso, ma non è riuscito a mantenere i contatti con i medici di riferimento
per il grave stato depressivo e quindi non v’è stata una presa a carico
regolare. Solo gli infermieri domiciliari hanno avuto un contatto continuativo
con il paziente e sono loro ad avere segnalato negli ultimi tempi un
peggioramento del quadro depressivo a causa del recente suicidio del figlio.

Dall’esame che la specialista
ha potuto effettuare quel giorno ha notato che permaneva un quadro depressivo
grave e una completa inabilità lavorativa, oltre a una difficoltà alla
deambulazione causata probabilmente da un’importante coxartrosi. Ha pertanto
chiesto una rivalutazione della piena abilità lavorativa stabilita dall’Ufficio
AI dal 9 febbraio 2017.

 

                               1.4.   Preso
atto del parere del 4 gennaio 2018 (doc. VIII/1) del dr. med. __________ del
Servizio Medico Regionale, FMH psichiatria e psicoterapia, che ha condiviso le
preoccupazioni della psichiatra curante e degli infermieri domiciliari per il
grave degrado sociale dell’assicurato, il quale aveva diritto di essere aiutato
dagli enti preposti, nella risposta dell’11 gennaio 2018 (doc. VIII) l’Ufficio
AI ha proposto di respingere il ricorso. Non erano infatti emersi elementi che
permettevano di ritenere come comprovato il perdurare di un’incapacità al lavoro
successivamente al 9 febbraio 2017, perciò non era adempiuta la condizione
dell’anno di inabilità lavorativa giusta l’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

                               1.5.   Il
9 febbraio 2018 (doc. XIII) il dr. med. __________ ha trasmesso al TCA un
certificato medico attestante lo stato di salute del ricorrente dal febbraio
2017 in poi.

 

L’Ufficio AI ha osservato al
riguardo il 20 febbraio 2018 (doc. XVI) che il peggioramento descritto dal
curante delle condizioni mediche dell’assicurato era posteriore all’ottobre
2017, perciò tale referto non era atto a modificare la sua decisione.

 

Il 28 febbraio 2018 (doc.
XVIII) il ricorrente ha informato il Tribunale che concordava con i referti del
dr. med. __________ e della dr.ssa med. __________, documento, quest’ultimo,
che sarebbe stato trasmesso in seguito.

 

                               1.6.   La
psichiatra ha infatti scritto al TCA il 2 marzo 2018 (doc. XX) di avere rivisto
l’assicurato con maggiore regolarità e di avere quindi potuto constatare un
grave stato depressivo a tal punto che egli non era in grado di svolgere
nessuna attività lavorativa.

 

L’amministrazione ha osservato
il 9 marzo 2018 (doc. XXII) che la dr.ssa __________ ha descritto una
situazione medica e una presa a carico a seguito del decesso del figlio
dell’assicurato avvenuta nell’ottobre 2017 e quindi in epoca posteriore
all’emanazione della decisione impugnata. Per questo motivo, il rapporto della
psichiatra non era atto a modificare la valutazione dell’SMR ma, semmai, l’Ufficio
AI ha osservato che tale situazione potrà essere valutata nell’ambito di una
nuova domanda di prestazioni.

 

Il ricorrente non ha formulato
ulteriori osservazioni (doc. XXIII).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto
del contendere è sapere se, correttamente, l’Ufficio assicurazione invalidità
ha negato all’assicurato una rendita di invalidità non essendo adempiuto il
presupposto della decorrenza di un anno di incapacità lavorativa (art. 28 cpv.
1 lett. b LAI), giacché l’assicurato risulterebbe essere stato inabile al
lavoro soltanto dal 21 dicembre 2016 all’8 febbraio 2017.

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

                               2.3.   Nell’evenienza
concreta, l’Ufficio assicurazione invalidità ha raccolto la documentazione
medica per stabilire le condizioni di salute dell’assicurato.

 

Il rapporto di dimissione
rilasciato il 31 marzo 2017 (doc. 12) dalla Clinica __________ di __________
indica che l’assicurato è stato ivi degente dal 21 dicembre 2016 all’8 febbraio
2017 e che in quell’occasione gli sono stati diagnosticati un disturbo
dell’adattamento (ICD-10; F43.2), problemi connessi a difficoltà di
orientamento del proprio modo di vita, accentuazione di tratti di personalità
(ICD-10; Z73) e disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcol,
abuso nocivo (ICD-10; F10.1).

Il paziente era stato inviato all’istituto
di cura dalla dr.ssa __________ per depressione reattiva alla separazione dalla
moglie con conseguente inizio di abuso di alcol come automedicazione.

Sono stati descritti lo status
psichico all’ammissione (aspetto trasandato nell’abbigliamento e nella persona,
reticente al colloquio e scarsamente collaborante, apatico, anergico,
anedonico, con angoscia fluttuante, tensione endopsichica, crisi di pianto e
sentimenti di rabbia), l’anamnesi, la valutazione e la terapia farmacologica
alla dimissione.

Nella valutazione è stato
descritto l’atteggiamento dell’assicurato durante il ricovero, il progetto
terapeutico attivato in clinica, il miglioramento della sintomatologia
depressiva, i contatti che sono stati presi con l’assistente sociale esterna
per preparare la dimissione dell’assicurato e il contatto con la dr.ssa med. __________
per la presa a carico successiva una volta rientrato a casa.

 

Dal rapporto medico compilato
il 30 marzo 2017 (doc. 13) dalla dr.ssa med. __________ della Clinica __________
che aveva in cura l’assicurato, risultano le medesime diagnosi, anamnesi e
terapia farmacologica. L’incapacità lavorativa era totale per il periodo della
degenza stante deflessione timica con labilità emotiva, ansia libera con
correlati somatici e irritabilità, scadimento del funzionamento generale. Quali
misure di integrazione sono state indicate la terapia farmacologica e la
psicoterapia, la cui efficacia sulla ripresa lavorativa andava valutata nel
tempo.

 

La dr.ssa med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia, il 22 maggio 2017 (doc. 17) ha compilato il
rapporto medico trasmessole dall’Ufficio AI, diagnosticando un episodio
depressivo di media gravità (ICD-10; F32.1), un disturbo dell’adattamento
(ICD-10; F43.2) e dei disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di alcol,
abuso nocivo (ICD.10; F10.1). La specialista ha precisato di avere in cura
l’assicurato dal 21 dicembre 2016, che però da allora non si presentava ai
colloqui. Inoltre, essa ha indicato che da 8-9 mesi l’assicurato non lavorava
più come traslocatore e ha certificato quindi un’incapacità lavorativa totale
da diversi mesi a causa del quadro fisico e lo stato psichico.

 

Il 26 giugno 2017 (doc. 22) la stessa
dottoressa, attiva presso __________, ha puntualizzato di avere visitato
l’ultima volta l’assicurato il 15 febbraio 2017.

 

Il dr. med. __________, FMH
medicina tropicale e medicina di viaggio, che seguiva l’assicurato per gli
aspetti somatici dal 21 febbraio 2017, l’11 luglio 2017 (doc. 24) ha compilato
l’apposito formulario inviatogli dall’Ufficio AI, diagnosticando una grave
artrosi all’anca destra, una cirrosi epatica e la depressione.

Queste patologie erano state
riscontrate nel suo ultimo controllo del 7 marzo 2017. L’inabilità lavorativa era
del 100% nell’ultima attività lavorativa dal gennaio 2017 per difficoltà a
deambulare, dolori all’anca e difficoltà di concentrazione e a causa dei dolori
all’anca destra e alla depressione v’erano inoltre numerosi limiti funzionali nell’esercizio
della capacità lavorativa residua.

 

Il dr. med. __________ del Servizio
Medico Regionale ha allestito l’8 agosto 2017 (doc. 26) il rapporto finale
riproponendo le tre diagnosi poste dalla succitata Clinica. Inoltre, egli ha
stabilito che nell’attività precedente di operaio non qualificato l’inabilità
era del 100% dal 21 dicembre 2016 in poi, mentre in attività adeguate era pure
totalmente inabile al lavoro, ma solo fino al 7 febbraio 2017, dopodiché era
nuovamente abile a tempo pieno. Non v’erano inoltre limitazioni di carico,
necessità di alternanza della postura o di pause supplementari, difficoltà di
svolgere lavori di precisione. Ritenuto che l’inabilità era dovuta a motivi
psichici, la valutazione medico teorica prevedeva che l’ambiente lavorativo
dovesse essere tranquillo senza compito di responsabilità e con contatti
interpersonali ridotti. La prognosi per la capacità lavorativa era dubbia. Il
medico ha infine ribadito che nell’attività abituale l’inabilità lavorativa era
totale, mentre in attività adeguata e per le funzioni domestiche la capacità
era piena.

 

Nella nota del 10 agosto 2017
(doc. 29) la funzionaria incaricata del caso ha indicato che a complemento del
rapporto finale SMR, “dato che, come indicato nel mandato SMR del 08.08.2017
l’attività da considerarsi abituale per l’assicurato sono attività semplici e
ripetitive, senza qualifica, non sussistendo limiti funzionali fisici
(trattandosi di inabilità per motivi psichiatrici), si ritiene l’attività
abituale come adeguata (cioè esigibile lo svolgimento di generiche attività non
qualificate). A tal proposito si considera l’assicurato pienamente abile in
qualsiasi attività dal 08.02.2017, motivo per il quale si tratta di un rifiuto
per assenza decorrenza dell’anno attesa.”.

 

Su invito dell’Ufficio
assicurazione invalidità, il dr. med. __________, FMH medicina interna e
generale, il 10 agosto 2017 (doc. 30) ha visitato l’assicurato rilevando in
particolare nel suo formulario E 213 che quest’ultimo non esercitava
un’attività professionale, che aveva da ultimo lavorato come operaio, che
presentava delle condizioni psichiche e del tono dell’umore buone, che la
spalla destra mostrava dolore a 120° di elevazione e a 130° di abduzione, gli
arti inferiori vene varicose, che i movimenti risultavano deficitari e
l’andatura claudicante a destra.

Il medico nominato dall’amministrazione
ha diagnosticato una sindrome ansioso depressiva con consumo di etile pregresso,
un’omalgia alla spalla destra e una lombalgia-sciatalgia destra su probabile
ernia discale.

Al punto 8 ha riepilogato la
situazione, indicando che si trattava di un paziente che dopo la perdita del
lavoro e l’abbandono della moglie presentava una sindrome ansioso depressiva
con consumo di etile. Il decorso della patologia era stabile e non sono state
indicate conseguenze sullo stato di salute. Quale limitazione funzionale è
stata menzionata una deambulazione deficitaria. Ciò stante, l’assicurato era
quindi in grado di svolgere regolarmente lavori leggeri (punto 9) e quali
condizioni di lavoro (punto 10) è stato precisato che era controindicato
effettuare frequenti flessioni, trasportare e sollevare pesi, così come salire
piani inclinati, su scale e scale a pioli stante il rischio di cadute.
Pertanto, egli poteva solo lavorare da seduto e non era autonomo nell’esercizio
della sua attività professionale.

L’assicurato non poteva di
conseguenza svolgere a tempo pieno il suo ultimo lavoro di pittore, né un
lavoro adeguato alle sue condizioni a motivo della deambulazione deficitaria. Queste
limitazioni erano presenti dal 17 novembre 2015 ed erano valide fino al 26
ottobre 2017 con rivalutazione.

Era infine impossibile per il
medico pronunciarsi sull’eventuale miglioramento delle sue condizioni di salute
e se esistevano interventi atti a migliorare la capacità lavorativa.

 

Sulla scorta delle conclusioni
tratte dal Servizio Medico Regionale l’8 agosto 2017, nella decisione del 26
settembre 2017, rispecchiante il progetto di decisione del 10 agosto 2017,
l’Ufficio AI ha negato il diritto alla rendita per assenza dell’anno d’attesa
dall’insorgenza dell’incapacità lavorativa.

 

Il rapporto del 25 ottobre 2017
(doc. I) reso dalla dr.ssa med. __________, che è stato considerato come
ricorso al TCA, ha contestato che la completa incapacità lavorativa
dell’assicurato sia stata fatta risalire soltanto al ricovero in istituto,
affermando invece che “verosimilmente è antecedente al ricovero e
sicuramente comprende tutti i mesi successivi e permane tutt’ora.”. A suo
dire, i disturbi psichici dell’assicurato sarebbero infatti insorti dopo la
sentenza di divorzio (giugno 2016), quando ha lasciato l’abitazione e ha
iniziato a vivere per strada, finché la situazione è diventata molto critica e
lei è riuscita a convincerlo a ricoverarsi per farsi curare. La psichiatra ha
inoltre evidenziato che in questi mesi l’interessato non era riuscito a mantenere
i contatti né con lei né con il dr. med. __________ a causa del suo grave stato
depressivo. Solo gli infermieri del servizio a domicilio hanno avuto un
contatto continuativo con l’assicurato e hanno riscontrato negli ultimi tempi
un peggioramento del quadro depressivo a causa del recente suicidio del figlio.
La specialista ha affermato di essere riuscita a visitarlo soltanto quel
giorno, certificando la permanenza di un quadro depressivo grave e una completa
inabilità lavorativa, oltre a una difficoltà a deambulare dovuta a
un’importante coxartrosi.

 

Il dr. med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia, ha analizzato l’intera documentazione medica e il 4
gennaio 2018 (doc. VIII/1) si è espresso sul caso, evidenziando che emergeva
chiaramente una storia di disagio sociale di lunga data, di uso di sostanze, di
assenza praticamente da sempre di un’occupazione minimamente stabile, di assenza
di una presa a carico specialistica anche presso la dr.ssa med. __________,
tanto che essa stessa aveva visto per l’ultima volta l’assicurato il 15
febbraio 2017 e poi fino al 25 ottobre 2017 alcun contatto e nessuna notizia
oggettiva. In quell’occasione la collega ha riscontrato un paziente molto
depresso e totalmente inabile al lavoro. Tuttavia, la specialista non ha descritto
uno status clinico che permettesse di oggettivare le sue affermazioni: il
riferimento alle preoccupazioni degli infermieri non faceva altro che
confermare il disagio sociale dell’assicurato e la necessità di attivare gli
aiuti sociali necessari, che almeno fino a quel momento, 25 ottobre 2017, non
erano stati messi in atto.

Infatti, secondo il medico SMR,
risultava che l’assicurato fosse in grado di gestire la sua quotidianità e non
erano state segnalate limitazioni mediche, non correlate ad abuso di sostanze,
che impedivano all’assicurato, che non aveva una formazione professionale, di
svolgere attività molto semplici e ripetitive in un ambiente tranquillo e poco
stressante. Egli concordava che era necessario l’aiuto degli enti preposti
stante il grave degrado sociale, ma per quanto concerne l’aspetto
medico-assicurativo non erano oggettivate limitazioni di sorta in un ambiente
lavorativo tranquillo, senza compiti di responsabilità e con contatti
interpersonali ridotti, se non per il periodo di ospedalizzazione.

 

Il dottor __________ ha
certificato il 9 febbraio 2018 (doc. XIII) un peggioramento dello stato di
salute dell’assicurato, diagnosticando: cirrosi epatica su pregresso abuso
etilico ed epatite B cronica; grave sindrome depressiva con recente
peggioramento dopo il decesso del figlio in ottobre 2017; ipertensione
arteriosa essenziale; grave coxartrosi destra invalidante con: 12.2017
infiltrazione con anestetico cortisone e 29.12.2017 protesi totale dell’anca
non cementata MATHYS.

Il curante ha indicato di
conoscere l’assicurato dal febbraio 2017 per cirrosi epatica e che già allora
lamentava dolori all’anca.

A seguito del suicidio del
figlio nell’ottobre 2017, le condizioni generali del paziente erano molto
peggiorate, perciò è stato necessario sottoporlo a un ricovero ospedaliero. In
occasione dell’ultimo ricovero nel novembre 2017 è stato programmato, e poi
eseguito a fine dicembre 2017, l’intervento di protesi dell’anca destra, con
difficile fase post chirurgica che causava forti dolori e difficoltà a
camminare. Alla visita del 9 febbraio 2018 il paziente si muoveva infatti ancora
con la sedia a rotelle, accompagnato dall’infermiere domiciliare, e continuava
con la fisioterapia.

Il curante si è infine detto
preoccupato dell’esito dell’evoluzione clinica vista la precaria situazione
sociale in cui viveva l’assicurato e stante l’ipotesi che venisse espulso dalla
Svizzera verso un Paese dove non aveva una rete di cura, dei contatti sociali e
una fonte di sostentamento.

 

La dr.ssa med. __________ di __________
si è pronunciata il 2 marzo 2018 (doc. XX) affermando che dalla maggiore
regolarità con cui ha visto il paziente ha constatato un grave stato
depressivo. Dal suicidio del figlio l’assicurato non ha presentato una
fisiologica reazione al lutto. Egli si è presentato a tutti i colloqui
accompagnato dall’infermiere che lo seguiva al domicilio, il contenuto del
discorso era caratterizzato da perdita di speranza, disperazione, sensi di
colpa; il tono dell’umore era deflesso per tutta la giornata. C’era una perdita
di interesse e piacere, si sentiva in colpa, aveva poca capacità di riflessione
ed era piuttosto ripetitivo nei contenuti; faceva fatica a modulare il tono di
voce, a tratti quasi gridava. Passava il tempo ritirato in casa ed era sempre
da solo. Era da stimolare nell’igiene e non aveva una rete sociale.

L’assicurato non era in grado
di svolgere qualsiasi attività lavorativa, iniziare e/o portare a termine
qualsiasi progetto.

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di
un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati
oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato
approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del
contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA
ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove
definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e
perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la
giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi
dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a
disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un
punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non
fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni
contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti
validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti
citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio
2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V
31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in
sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che
l'allora TFA, nella decisione del 24 agosto 2006 (I 938/05) concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici del Servizio Medico Regionale nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.

In
quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

"
3.2 L'on ne saurait
certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux
des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès
lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer
celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical
régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique
pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève,
du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante
ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…).”.

 

Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile
2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto
ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese
-, per quanto riguarda le divergenze di opinioni tra medici curanti e periti
interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha precisato quanto segue:

 

"
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence
d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière
générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a
p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard,
il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la
jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références
[arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise
ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles
investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une
opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants
font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre
de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les
conclusions de l'expert. (…)".

 

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile
2007).

 

Da ultimo, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D. Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg. (249-254).

 

Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista
in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; STF I
384/06 del 4 luglio 2007; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396; DTF 127 V 294; Mosimann, Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 segg.).

Il medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato.

Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto
psicosociale della persona esaminata.

Del resto, il rifiuto del carattere invalidante deve
ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori
descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui
descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti
divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti
dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto
insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente
psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

                               2.5.   Va ancora ricordato che per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984
pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).

 

Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30 giugno 2004 al consid. 3.2
l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".

 

Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra
l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le
nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre
1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

Per l’Alta Corte, le tossicomanie (sindromi da dipendenza quali per
esempio l'alcolismo [RCC 1989 pag. 283, 1969 pag. 236], la dipendenza da
medicamenti [RCC 1964 pag. 115] o da droghe [RCC 1992 pag. 180, 1987 pag. 467,
1973 pag. 600], l'abuso di nicotina oppure l'obesità [RCC 1984 pag. 359]) non
giustificano di per sé un'incapacità al lavoro. Esse possono tuttavia avere
l'effetto di un danno alla salute invalidante se sono la conseguenza o
il sintomo di un danno invalidante alla salute mentale o fisica, oppure hanno
causato un notevole danno fisico e/o mentale quale una durevole lesione
cerebro-organico-neurologica oppure un irreversibile mutamento di natura
organica della personalità affettiva (DTF 124 V 265, consid. 3c, pag. 268; vedi
anche STF 9C_395/2007 del 15 aprile 2008 consid. 2, I 870/07 del 20 novembre
2007 consid. 3, I 556/06 del 13 settembre 2007 consid. 3.1, I 384/06 del 4
luglio 2007 consid. 4 e I 56/05 del 31 gennaio 2007 consid. 4 tutte con
riferimenti). Occorre pertanto verificare se la tossicodipendenza è la conseguenza
di un danno alla salute fisica o mentale di natura patologica preesistente
oppure se la dipendenza è la ragione di un susseguente danno alla salute
suscettibile di diminuire la capacità al guadagno in maniera permanente o di
lunga durata (Pratique VSI 2001, pagg. 227-228, consid. 5 e 6; vedi anche STF
9C_620/2017 del 10 aprile 2018 consid. 2.2.1 e 8C_582/2015 dell’8 ottobre 2015
consid. 2.2.1 pubblicata in SVR 2016 IV Nr. 3 pag. 7).

 

                               2.6.   Nell’evenienza
concreta, si tratta di stabilire da quando e per quanto tempo l’assicurato è
stato incapace al lavoro.

 

La dr.ssa med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia, ha avuto in cura l’assicurato dal 21 dicembre 2016,
quando ne ha disposto il ricovero presso la Clinica __________ di __________.
Nel maggio 2017 ha indicato che l’inabilità lavorativa come traslocatore era
del 100% e ciò “da diversi mesi” (doc. 17).

Nel successivo certificato del
25 ottobre 2017 la psichiatra, che però non vedeva l’assicurato dal 15 febbraio
2017, ha supposto che l’incapacità lavorativa completa fosse “verosimilmente
(…) antecedente al ricovero e sicuramente comprende tutti i mesi successivi e
permane tutt’ora.” (doc. I). In quell’occasione essa ha ipotizzato che il
quadro clinico risalisse al giugno 2016, quando il ricorrente si è separato
dalla moglie e ha iniziato a vivere per strada.

 

Da parte sua il dr. med. __________,
che dal 21 febbraio 2017, ossia successivamente alla dimissione dal ricovero
per problemi psichici, si occupava dei disturbi fisici dell’assicurato e che
l’aveva visto l’ultima volta il 7 marzo 2017, l’11 luglio 2017 (doc. 24) ha
certificato che l’inabilità lavorativa del 100% era presente dal gennaio 2017 a
causa delle difficoltà a deambulare, ai dolori all’anca e alle difficoltà di
concentrazione.

Nel mese di novembre 2017
l’assicurato è stato nuovamente ricoverato e il 29 dicembre 2017 è stato sottoposto
a un intervento di protesi all’anca destra, con difficile fase post chirurgica
gravata da dolore cronico e difficoltà a riprendere la deambulazione. In
quest’ultimo certificato medico il curante non si è più espresso sulla capacità
lavorativa (doc. XIII).

 

Va poi considerato il referto
del dr. med. __________, redatto il 10 agosto 2017 (doc. 30) su formulario E 213
su invito dello stesso Ufficio assicurazione invalidità. Quel giorno, il medico
specialista FMH medicina interna e generale ha attestato che l’assicurato non
era più in grado di svolgere a tempo pieno il suo ultimo lavoro di pittore e
nemmeno un lavoro adeguato alle sue condizioni a causa della deambulazione
deficitaria. Per questi motivi, egli poteva svolgere dei lavori leggeri che non
prevedessero frequenti flessioni, il trasporto e il sollevamento di pesi oppure
di salire le scale. L’interessato poteva lavorare soltanto da seduto. A dire
dell’esperto, tutte queste limitazioni erano presenti dal 17 novembre 2015 e sarebbero
perdurate fino al 26 ottobre 2017 con rivalutazione.

 

In primo luogo, la scrivente
Corte evidenzia che non è chiaro su quali basi il medico incaricato
dall’Ufficio AI abbia stabilito questo lasso di tempo di inabilità lavorativa
totale.

 

Inoltre, benché l’abbia posta
come diagnosi e sebbene non sia specialista in materia, il dr. __________ non
ha comunque rilevato un’inabilità lavorativa dovuta alla sindrome ansioso
depressiva con consumo di etile pregresso, ma si è limitato ad indicare che la
deambulazione deficitaria impediva all’assicurato di essere autonomo
nell’esercizio della sua attività professionale di pittore che non poteva più
svolgere a tempo pieno, così come altre attività adeguate.

Tuttavia, secondo il TCA tale
conclusione contrasta con l’affermazione che il ricorrente era però in grado di
svolgere regolarmente dei lavori leggeri da seduto, che non implicassero
frequenti flessioni, il trasporto e il sollevamento di pesi così come salire su
scale e piani inclinati.

Pertanto, o l’interessato non
poteva svolgere altre attività adeguate alle sue condizioni di salute oppure
poteva effettuare dei lavori che tenessero conto delle limitazioni indicate.

 

Oltretutto, questa valutazione
segue di soli due giorni quella resa l’8 agosto 2017 dal Servizio Medico
Regionale e trae conclusioni sostanzialmente diverse.

 

Ciò nonostante, l’Ufficio AI ha
emanato lo stesso 10 agosto 2017 il progetto di decisione basandosi unicamente
sul rapporto finale del Servizio Medico Regionale, secondo cui dal 9 (recte:
8) febbraio 2017 era presente una piena abilità lavorativa in attività
semplici e ripetitive, non essendo verosimilmente ancora arrivato all’Ufficio
AI il formulario E 213 del dottor __________.

 

Tuttavia, nella decisione
formale del 26 settembre 2017 che ne è seguita, l’amministrazione non ha
minimamente accennato al rapporto medico del dr. med. __________ che essa
stessa ha incaricato di valutare lo stato di salute dell’assicurato.

La “perizia medica
particolareggiata” resa su apposito formulario E 213 non è infatti stata
trasmessa al Servizio Medico Regionale per una presa di posizione, soprattutto
vista la discrepanza delle conclusioni tratte, ritenuto come il dr. med. __________
si sia riferito unicamente a disturbi psichici, mentre il dr. med. __________
abbia fatto presente come la deambulazione claudicante fosse pregiudizievole
all’assicurato nell’esercitare una qualsiasi attività lucrativa e ciò
addirittura dal novembre 2015.

 

Non solo, quindi, non è chiaro
quali affezioni – fisiche e/o psichiche - limitassero la capacità lavorativa
del ricorrente, ma anche a partire da quando era presente un’inabilità
lavorativa.

 

Non va infatti dimenticato che,
dal profilo psichico, la dr.ssa med. __________ ha ipotizzato che l’inabilità
lavorativa sia sorta nel giugno 2016 con la separazione dalla moglie.

 

Resta inoltre l’incognita dello
stato di salute del ricorrente dalla dimissione dalla Clinica __________
avvenuta l’8 febbraio 2017 all’incontro del 25 ottobre 2017 con la psichiatra,
periodo in cui l’assicurato non si è mai presentato ai colloqui con la specialista
ed è stato visto l’ultima volta il 7 marzo 2017 dal dr. __________.

 

Non v’è quindi alcuna prova
delle condizioni di salute del ricorrente in quel lasso di tempo, se non la
valutazione del dottor __________ che, come visto, presenta però delle
contraddizioni.

 

L’affermazione che gli
infermieri a domicilio erano gli unici testimoni del suo stato non aiuta
l’assicurato, giacché essi non sono specialisti in materia e quindi le loro
eventuali dichiarazioni al riguardo non avrebbero comunque pieno valore
probatorio (sul principio secondo cui la valutazione di medico non specialista
in materia non può per giurisprudenza avere pieno valore probatorio, cfr. STF 9C_18/ 2010 del 7 ottobre 2010, consid. 5.3.2; STF 9C_53/2009 del
29 maggio 2009, consid. 4.2 e i riferimenti; fra le ultime: STCA 32.2017.172
del 28 maggio 2018; STCA 32.2017.124 del 22 febbraio 2018; STCA 32.2016.59 del
30 marzo 2017).

 

                               2.7.   Di norma,
l'incarto può essere rinviato all'Ufficio AI (DTF 137 V 210) o perché vi sono accertamenti peritali svolti dall'amministrazione
che necessitano di un complemento (“Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen”; cfr. STCA 32.2011.107 del 27 ottobre 2011), o perché vi sono carenze negli accertamenti peritali svolti
dall'amministrazione (“Eine
Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der
notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht
(unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache
zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist”;
cfr. STCA 32.2017.129 del 3 aprile 2018; STCA 32.2014.134 del 21 luglio 2015; STCA
32.2011.115 del 27 ottobre 2011).

 

Ricordato che determinante è il momento dell’emanazione della
decisione impugnata, che limita il potere cognitivo temporale del giudice delle
assicurazioni sociali (citata STF 8C_329/2017 consid. 3.2), questo Tribunale,
riscontrata quindi una lacuna istruttoria che non permette di pronunciarsi
sullo stato di salute del ricorrente e sulla sua capacità lavorativa, e di conseguenza
sulla decorrenza dell’anno di attesa in virtù dell’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI, ritiene
che la situazione debba dunque essere meglio chiarita e, semmai, ulteriormente
indagata da specialisti del ramo.

 

Stante quanto esposto, in virtù delle carenze
evidenziate, e meglio della necessità di completare la valutazione psichiatrica
e somatica dell’assicurato aggiornando l’esame alla luce delle nuove
valutazioni mediche che sono successivamente intervenute al rapporto finale SMR,
si giustifica l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio degli
atti all’Ufficio AI, affinché innanzitutto il Servizio Medico Regionale si
pronunci sulla predetta “perizia medica particolareggiata” del 10 agosto 2017
resa su formulario E 213.

In seguito, una volta che l’SMR si sarà espresso di nuovo,
l’amministrazione dovrà rivalutare la situazione medica del ricorrente alla
luce di tutti gli atti medici in suo possesso e, qualora lo ritenesse
opportuno, effettuando ulteriori accertamenti medici.

L’Ufficio AI si dovrà infine pronunciare nuovamente
sulla domanda di prestazioni, senza cagionare un pregiudizio non altrimenti
riparabile al ricorrente (DTF 139 V 99) che ha chiesto di indagare la
problematica psichiatrica e somatica.

 

                               2.8.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in
caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

 

L'entità delle spese è
determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e
senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile
2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

Visto l'esito della vertenza,
le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico dell’amministrazione.

 

Al ricorrente, malgrado sia vincente in causa, non essendo
rappresentato non vanno riconosciute delle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

 

                                    §   La decisione
impugnata è annullata e gli atti vanno rinviati all’Ufficio AI per il
completamento istruttorio indicato e per l’emanazione di una nuova decisione.

 

                                   2.   Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico dell'Ufficio AI.

Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti