# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** faf33fde-c0b7-5b86-b526-bf69e19de9bb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-08-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 09.08.2006 11.2006.74
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2006-74_2006-08-09.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2006.74

  	
  Lugano,

  9 agosto 2006/rgc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2004.73 (divorzio
su richiesta unilaterale, ora divor­zio su richiesta comune con accordo
parziale) della Pretura della
giurisdizione di Locarno Città promossa con petizione del 26 agosto 2004 da

 

	
   

  	
   AO 1 

  (già patrocinato dall'  , )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinata dall'  PA 1 ),

   

  

giudicando
ora sul decreto del 25 luglio 2006 con cui il
Segretario assessore ha stralciato la causa dai ruoli, in luogo e vece del
Pretore, per desistenza;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 27 luglio 2006 presentato da AP 1 contro
il decreto di stralcio emesso in luogo e vece del Pretore il 25 luglio 2006 dal
Segretario assessore della giurisdizione di Locarno Città;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con petizione del 26 agosto 2004 AO 1 (1967) ha convenuto la
moglie AP 1 (1964) davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città,
chiedendo la pronuncia del divorzio, l'affidamento alla moglie dei figli M__________
(1996), S__________ (1998) e A__________ (1998), come pure la regolamentazione
del suo diritto di visita. Inoltre egli ha proposto un contributo alimentare di
fr. 600.– mensili indicizzati per ogni figlio (oltre agli assegni familiari) e ha
offerto alla moglie la metà dell'avere di libero passaggio da lui maturato in
costanza di matrimonio presso il relativo istituto di previdenza professionale.
Nella sua risposta del 9 novembre 2004 AP 1 ha aderito al principio del
divorzio, all'affidamento dei figli a lei medesima e alla regolamentazione del
diritto di visita da parte del Pretore. Ha postulato tuttavia un contributo
alimentare per sé variante da fr. 405.– a fr. 955.– mensili indicizzati fino
al 31 maggio 2011, contributi di mantenimento scalari per
ogni figlio compresi tra fr. 970.– e fr. 1385.– mensili indicizzati (oltre
una partecipazione dell'attore alle spese straordinarie) e il versamento di fr.
75 000.– in liquidazione del regime matrimoniale.

 

                                  B.   Accertato
che la convenuta consentiva allo scioglimento del matrimonio e a talune
conseguenze accessorie, con ordinanza dell'11 novembre 2004 il Pretore ha
deciso di trattare la causa come richiesta di divorzio comune con accordo
parziale e ha assegnato alle parti un termine non prorogabile di dieci giorni
per produrre un allegato contenente le loro motivazioni e le conclusioni sui
punti litigiosi, con le relative richieste di prova. La legale del marito ha
segnalato al Pretore di non poter rispettare la scadenza per le difficoltà incontrate
nel reperire il cliente. Non potendo prorogarle il termine, con ordinanza del
24 novembre 2004 il Pretore ha sospeso la causa. Il 18 aprile 2006 la legale di
AO 1 ha deposto il mandato.

 

                                  C.   AP 1
ha postulato il 6 luglio 2006 la riattivazione della causa. Con decreto del 7 luglio
2006 il Pretore ha deciso di diffidare AO 1, prima di riassumere la procedura,
a munirsi di un legale, avvertendolo che in caso contrario gli sarebbe stato designato
un patrocinatore d'ufficio. AO 1 ha scritto al Pretore il 24 luglio 2006 che,
piuttosto di incaricare un nuovo avvocato, preferiva desistere dal processo. Considerato
ciò, il Segretario assessore ha stralciato la procedura dai ruoli in luogo e
vece del Pretore, ponendo la tassa di giustizia (fr. 150.–) e le spese (fr.
50.–) a carico del desistente, tenuto a rifondere alla moglie fr. 500.– per
ripetibili. Le spese del procedimento cautelare (fr. 950.–) sono state poste a
carico delle parti in ragione di metà ciascuno.

 

                                  D.   Contro
il decreto del Segretario assessore AP 1 è insorta con un appello del 27 luglio 2006 per ottenere che – conferito al rimedio effetto
sospensivo – “la domanda di
stralcio” introdotta dal marito
sia respinta, il dispositivo sugli oneri processuali sia annullato e il decreto
impugnato sia riformato di conseguenza. L'appello non ha formato oggetto di
intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Un decreto di stralcio per sopravvenuta carenza d'oggetto, mancanza
di interesse giuridico o perenzione processuale (art. 351 CPC) ha portata
meramente dichiarativa, nel senso che con tale atto il giudice si limita a
constatare la fine del processo. Ciò vale anche, nel Cantone Ticino, per i
decreti di stralcio do­vuti a transazione, ritiro dell'azione o acquiescenza
(art. 352 CPC). Un decreto di stralcio può quindi essere impugnato davanti alla
Camera civile di appello solo in materia di spese e ripetibili – la prassi meno
recente si limitava invero a questo unico punto (Rep. 1985 pag. 145 in fondo) –
oppure per quanto riguarda l'esistenza del motivo che ha posto termine alla
lite (Rep. 1999 pag. 247 consid. 1). L'appellante può contestare, in altri
termini, il sus­si­ste­re di una transazione, di una dichiarazione di ritiro o
di acquie­scenza, la sopravvenuta carenza d'oggetto o di interesse giuridico,
come pure il compimento della perenzione processuale. Non può ridiscutere per
contro i motivi che lo han­no indotto a desistere, ad acquiescere (censurabili solo con restituzione in intero), a transigere (censurabili solo con azione ordinaria) o a
rimanere inattivo per due anni (RtiD I-2004 pag. 480 consid. 1, pag. 486 consid.
1).

 

                                   2.   Nella
fattispecie l'appellante non contesta che il marito abbia inteso recedere dalla
causa. Fa valere però ch'egli non poteva desistere da sé solo e che, prima di
stralciare la procedura dai ruoli, il Segretario assessore avrebbe dovuto
interpellarla, il divorzio essendo stato chiesto con istanza comune. Senza
essere stata sentita, essa si è vista invece “privata (…) del procedimento giudiziario in corso”. Il primo giudice – essa sottolinea – ha
trattato la causa come se il divorzio fosse tuttora postulato su richiesta
unilaterale, mentre tale procedura è stata abbandonata con ordinanza dell'11
novembre 2004. Onde la necessità di annullare il decreto impugnato, compreso il
dispositivo sulle spese processuali, e di respingere la domanda di stralcio.

 

                                   3.   A
ragione AP 1 definisce l'appello ricevibile. Nel suo memoriale, invero, essa
contesta l'esistenza di una valida dichiarazione di ritiro, affermando che il
marito non poteva rinunciare unilateralmente alla causa di divorzio. Tempestivo,
sotto questo profilo l'appello è senz'altro ammissibile non solo in materia di
oneri processuali e ripetibili, ma anche sul motivo che – secondo il Segretario
assessore – ha posto termine alla causa.

 

                                   4.   Per
quanto riguarda la desistenza del marito, l'appellante sottolinea a giusto
titolo che il Segretario assessore non poteva archiviare la procedura, fondata su un'istanza comune, solo perché AO 1 rinunciava
a stare in lite. Del tutto erronee sono, per converso, le conseguenze ch'essa ritiene
di trarre da tale argomentazione. Contrariamente a quanto essa crede, invero, ogni
coniu­ge può revocare unilateralmente il consenso al divorzio, per lo meno fino
alla sca­denza del termine bimestrale di riflessione impartito dal giudice in
virtù dell'art. 111 cpv. 2 CC (art. 421a cpv. 2 CPC), senza dover
chiedere autorizzazione di sorta. In nessun caso l'altro coniuge può opporsi o
anche solo pretendere di esprimersi. Il giudice, da parte sua, deve limitarsi a
prendere atto di ciò (favor matrimonii). Ne discende
che, nella misura in cui insta per la continuazione della procedura di divorzio
su richiesta comune, l'appellante formula una conclusione sprovvista di qualsiasi
pertinenza.

 

                                   5.   Sta
il fatto che – come si è anticipato – in concreto il Segretario assessore non poteva
stralciare semplicemente la causa dai ruoli. Anche nel caso in cui un coniuge
revochi il consenso al divorzio dopo il termine bimestrale di riflessione, del
resto, il giudice non può archiviare
subito il procedimento. Deve impartire all'altro coniuge un termine entro cui
sostituire la richiesta di divorzio su richiesta comu­ne con un'azione
unilaterale (art. 113 CC, ribadito dall'art. 421a cpv. 2 CPC). Solo nel
caso in cui quel termine decorra infruttuoso può decretare la fine della
procedura. In concreto quindi, accertato che il marito aveva revocato il consenso al divorzio, il Segretario assessore
avrebbe dovuto fissare alla moglie un termine entro cui introdurre – dandosi il
caso – una petizione (art. 420 CPC) sostitutiva dell'istanza comune. Solo qualora
la destinataria avesse rinunciato a tale facoltà (o perché non fosse ancora trascorso
il biennio di separazione previsto dall'art. 114 CC o per altre ragioni), egli
avrebbe potuto togliere la causa dai ruoli.

 

                                   6.   Se
ne conclude che nella fattispecie il decreto di stralcio emesso dal Segretario
assessore va cassato e che a AP 1 va assegnato un
termine di trenta giorni (identico a quello dell'art. 421a cpv. 2 CPC)
per procedere in via d'azio­ne, mentre il dispositivo sulle spese e le
ripetibili va annullato, la causa essendo tuttora pendente. La petizione
permetterà all'interessata di conservare il foro (art. 135 cpv. 1 CC con rinvio
all'art. 15 cpv. 1 lett. b LForo) e lascerà sussistere le misure provvisionali
decretate dal Pretore (art. 137 cpv. 2 CC). Inoltre lo scioglimento del regime
matrimoniale avrà effetto retroattivo al giorno dell'inoltro della richiesta
comune (art. 204 cpv. 2 e 236 cpv. 2 CC). Si aggiunga, ad ogni buon conto, che seppure
AO 1 dovesse acquiescere – in tutto o in parte – alla petizione della moglie,
la procedura rimarrà quella degli art. 423 segg. CPC e non tornerà a seguire il
rito del divorzio su richiesta comune, parziale o totale che sia (FF 1996 pag.
102 n. 231.33 in fine; Rep. 1997 pag. 12 a metà).

 

                                   7.   L'emanazione
del presente giudizio rende senza oggetto la richiesta di effetto sospensivo
contenuta nell'appello. Circa la tassa di giustizia e le spese di questa sede,
esse seguirebbero la parziale soccombenza dell'appellante (art. 148 cpv. 2
CPC), il quale ottiene l'annullamento del decreto impugnato, ma non la
continuazione della procedura di divorzio su istanza comune. Considerato
nondimeno che l'interessata è estranea all'intervenuto stralcio della procedura
e si è sostanzialmente trovata di fronte al fatto compiuto, si giustifica – in
via eccezionale – di rinunciare a ogni prelievo. Non entra in linea di conto
invece la corresponsione di ripetibili. Quand'anche l'appello fosse stato intimato
a AO 1 e costui avesse proposto di respingerlo, infatti, le ripetibili
sarebbero state equitativamente compensate. All'atto pratico, di conseguenza, l'appellante
non ne avrebbe tratto alcun beneficio.

 

Per questi motivi,

 

in applicazione analogica dell'art. 313bis
CPC,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che il decreto impugnato è annullato ed è
sostituito dalla seguente ordinanza:

                                         A AP 1 è impartito un termine di

                                         30 giorni

                                         per introdurre
un'eventuale azione unilaterale di divorzio.

                                         Decorso
infruttuoso il termine, la causa sarà stralciata dai ruoli.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese né si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –   .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                           La
segretaria