# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f564cadc-3912-51df-9101-91cc5f91d7b2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-03-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 15.03.2001 80.2001.10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2001-10_2001-03-15.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2001.00010

  	
  Lugano

  15 marzo 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di diritto tributario del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Alessandro Soldini, presidente, 

  Stefano Bernasconi, Ivo Eusebio

   

  

 

	
  segretario:

  	
  Andrea Pedroli, vicecancelliere

  

 

statuendo sul ricorso del 19 gennaio 2001

 

in materia di:                 IC/IFD 99/00

 

	
  presentato da:

  	
  __________ e __________ __________, __________ __________ __________,  

   

  
	
   

  	
   

  	 

 

ritenuto 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   Nella
dichiarazione fiscale 1999/2000, inoltrata il 21 giugno 1999, i coniugi
__________ e __________ __________ chiedevano la detrazione di fr. 12'400 per
l'IC e di fr. 10'200 per l'IFD a titolo di deduzione sociale per persone
bisognose a carico, con riferimento al mantenimento dei genitori del marito;
facevano inoltre valere spese di malattia per complessivi fr. 29'019, per cure
a favore della madre del signor __________.

                                         Notificando
loro la tassazione IC/IFD 1999/2000, con decisione del 24 luglio 2000,
l'Ufficio di tassazione di __________ negava le deduzioni in questione.

 

 

                                   2.   I
contribuenti impugnavano la suddetta decisione, con reclamo del 27 luglio 2000,
contestando la mancata deduzione delle spese citate. Adducevano che la madre
del signor __________ aveva dovuto essere ricoverata in ospedale nel 1998 ed
era poi stata degente in una casa di riposo fino alla morte. Il figlio aveva
dovuto accollarsi i costi conseguenti, non essendo gli stessi sopportabili per
i genitori.

                                         L'Ufficio
di tassazione respingeva il gravame, con decisione del 22 dicembre 2000. Quanto
alla deduzione sociale per persone bisognose a carico, argomentava che i
genitori del reclamante disponevano di reddito e sostanza tali da consentir
loro di mantenersi da soli; per la stessa ragione, era poi negata la deduzione
delle spese di malattia.

 

 

                                   3.   Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario,
__________ e __________ __________ ripropongono la richiesta di poter
beneficiare delle deduzioni negate dall'autorità di tassazione. Ritengono,
infatti, che i genitori adempiano i requisiti cui la legge ne subordina il
riconoscimento, non avendo più un'età che consente loro di esercitare
un'attività lucrativa ed avendo redditi inferiori al minimo vitale del diritto
esecutivo. Contestano inoltre che i requisiti per la concessione della deduzione
sociale siano applicabili anche alla deduzione delle spese mediche.

 

                                         Nelle
proprie osservazioni del 22 febbraio 2001, l'Amministrazione federale delle
contribuzioni (AFC) propone di respingere il ricorso.

 

 

                                   4.   4.1.

                                         Secondo
gli art. 34 cpv.1 lett. b LT e 35 cpv. 1 lett. b LIFD sono
dedotti dal reddito netto, per ogni persona residente in Svizzera, totalmente o
parzialmente incapace di esercitare attività lucrativa, al cui sostentamento il
contribuente provvede, sempre che l'aiuto uguagli almeno l'importo della
deduzione, fr. 6'200.-- per l'imposta cantonale e fr. 5'100.-- per l'imposta
federale diretta; questa deduzione non è ammessa per il coniuge e per i figli
per i quali è già accordata la deduzione della lettera a.

 

                                         4.1.1

                                         Secondo
la lettera della norma cantonale e di quella federale, non basta che la persona
assistita sia bisognosa, ma occorre che sia totalmente o parzialmente incapace
di esercitare attività lucrativa ("erwerbsunfähige
oder beschränkt erwerbsfähige Person"). La
nozione di incapacità lucrativa, totale o parziale allude alla definizione
della nozione di invalidità mutuata dal diritto delle assicurazioni sociali e
comune a diverse leggi: LAI, LAInf, LAM, LAMal, LPP. Essa sta sostanzialmente a
significare che la persona bisognosa d'aiuto deve essere limitata nella sua
capacità di guadagno a seguito di incapacità al lavoro dovuta a infortunio,
malattia professionale, malattia o infermità congenita (cfr. ad es. art. 4 LAI)
o comunque più in generale a impedimenti d'ordine fisico o psichico.

                                         La
condizione che si tratti di “erwerbsunfähige oder
beschränkt erwerbsfähige Person” è stata
verosimilmente ripresa dalla legge tributaria zurighese, la quale prevede
appunto la deduzione per persone bisognose “für
erwerbsunfähige oder beschränkt erwerbsfähige Personen”, che vengono mantenute dal contribuente (cfr. § 31 cpv. 4). Tale
norma non viene quindi in nessun caso incontro a qualsivoglia diminuzione della
capacità economica (“wirtschaftliche
Leistungsfähigkeit”). L'assenza di lavoro in quanto
tale non giustifica da sola la necessità di aiuto. L'assenza di lavoro deve
essere dovuta all'età avanzata, a infermità o a incapacità di guadagno per
impedimenti fisici o psichici (Richner/Frei/Weber/Brütsch, Zürcher Steuergesetz - Kurzkommentar, pp.
220 e 224; inoltre CDT n.
__________________________________________________ del 20 febbraio 1997 in re
M.C.).

 

                                         4.1.2

                                         Oltre al
requisito della parziale o totale incapacità di esercitare un'attività
lucrativa, la legge subordina, in sintonia con la precedente prassi, la
concessione della deduzione all'ulteriore condizione che la persona assistita
non disponga di un reddito e di una sostanza sufficienti a provvedere al
proprio mantenimento e che abbisogni perciò di un aiuto economico che raggiunga
almeno l'entità della deduzione (Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 149; Circolare n. 1 dell'Amministrazione
federale delle contribuzioni del 14 luglio 1988, p. 3; Circolare n. 18
della Divisione cantonale delle contribuzioni del 16 gennaio 1995, p. 2;
inoltre CDT n. __________.__________.__________ del 15 settembre 1995 in
re P.B.; CDT n. __________.__________.__________ del 13 gennaio 1997 in
re G.P.).

                                         Per
stabilire se uno si trovi in tale stato, ovvero non sia più in grado di
mantenersi occorre, a giudizio di questa Camera, riferirsi alla tabella del minimo
d'esistenza stabilita dalla Camera esecuzione e fallimenti del Tribunale
d'appello (CDT n. __________.__________.__________ del 15 settembre 1995
in re P.B.; CDT n. 363 dell'8 ottobre 1986 in re P.S.; inoltre RF
1983, p. 491).

 

 

 

                                         4.1.3.

                                         La deduzione
per persone bisognose a carico può inoltre essere concessa solo nella misura in
cui la capacità economica del contribuente che fa valere sia effettivamente
diminuita dalle spese sostenute (CDT n. 125 del 21 giugno 1993 in re
O.M.).

                                         La
funzione delle deduzioni sociali è in effetti proprio di tener conto della
situazione economica personale del contribuente, al fine di avvicinarsi il più
possibile alla capacità contributiva soggettiva (Blumenstein/Locher, System des Steuerrechts, Zurigo 1992, p.
212; inoltre: CDT n. __________.__________.__________ del 15 settembre
1995 in re P.B.). 

                                         Perché la
deduzione possa essere ammessa, occorre quindi che la prestazione assistenziale
sia effettiva. Essa lo è comunque soltanto nella misura in cui serve a colmare
la differenza tra reddito effettivo e minimo vitale, se inferiore all'importo
legale della deduzione (CDT n. __________.______________________________
del 15 settembre 1995 in re P.B.; CDT n. 469 del 28 novembre 1984 in re
F.F.; Känzig, Direkte
Bundessteuer, II ediz., vol. I, Basilea 1982, p. 712
ss.).

 

                                         4.2.

                                         Nella
fattispecie, i ricorrenti sostengono che i requisiti appena elencati sarebbero
adempiuti, sicché non potrebbe essere negata la concessione delle deduzioni richieste.
Quanto all'incapacità lucrativa, l'età dei genitori la renderebbe evidente; per
ciò che attiene invece allo stato di bisogno, i loro soli redditi (rendita AVS
di fr. 30'878 all'anno e reddito della sostanza di fr. 3'372) sarebbero
nettamente inferiori al minimo vitale di fr. 40'715, calcolato secondo le
apposte tabelle vigenti in materia esecutiva.

                                                                                                                         

                                         4.2.1.

                                         Che dai
signori __________ e __________ __________ (quest'ultima deceduta all'inizio
del 2000) non si potesse pretendere, all'inizio del periodo fiscale 1999/2000,
che svolgessero un'attività lucrativa pare indiscutibile, data la loro età (73
anni il marito, 78 la moglie). 

                                         Il
requisito dello stato di bisogno esige invece qualche accertamento in più. Secondo
l'autorità fiscale, infatti, il reddito medio di fr. 32'565 e la sostanza
imponibile di fr. 187'921 escluderebbero che possa esservi un obbligo di
mantenimento nei loro confronti. Al contrario, i ricorrenti ritengono che il
reddito sia insufficiente a garantire il mantenimento dei genitori del signor __________,
tanto più che la sostanza imponibile è prevalentemente costituita da un credito
nei confronti dello stesso figlio __________.

                                         Se il
reddito dei coniugi __________ e Doreen __________ sia sufficiente a consentire
loro di mantenersi ed in quale misura la sostanza possa essere computata al
reddito, per stabilire l'adempimento del requisito dello stato di bisogno, sono
questioni che possono essere lasciate insolute, alla luce di un altro fatto,
che basta da solo ad escludere il diritto dei ricorrenti alla deduzione invocata.

 

                                         4.2.2.

                                         Come
infatti rileva l'AFC nelle proprie osservazioni al ricorso, i genitori di
__________ __________ hanno donato a quest'ultimo nel 1998 proprietà immobiliari
che egli ha poi venduto per un milione di franchi. Il figlio ha poi acquistato,
per fr. 300'000, un appartamento, finanziato in parte con un mutuo dallo stesso
padre __________, il quale ha ottenuto un diritto di abitazione.

                                         È dunque
evidente che, se anche si ammettesse che i signori __________ non erano in
grado di provvedere al proprio mantenimento nel periodo fiscale in discussione,
tale situazione sarebbe riconducibile esclusivamente alla loro decisione di privarsi
volontariamente della sostanza immobiliare, a beneficio proprio del figlio qui
ricorrente.

 

                                         4.2.3.

                                         È ben vero
che la legge non esclude la deduzione in discorso per il semplice fatto che lo
stato di bisogno sia stato provocato dalla stessa persona bisognosa per propria
colpa (Baumgartner, in:
Zweifel/Athanas [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen
Steuerrecht, Basilea/Francoforte 2000, vol. I, tomo 2a,
n. 26 all'art. 35 LIFD, p. 434).

                                         Tuttavia,
sorgono interrogativi quando la persona bisognosa trasferisce al contribuente
per donazione, dopo il subentrare dell'incapacità lucrativa o poco prima, parti
importanti del proprio patrimonio, con il risultato di diventare bisognosa di
mantenimento (Baumgartner, loc. cit.). È il caso, in particolare, di persone anziane che donano
in vita il proprio patrimonio agli eredi (anticipo ereditario), per preservarlo
da probabili spese di cura che dovessero sopravvenire. È noto che, in tali
ipotesi, la persona bisognosa perde il diritto alle prestazioni complementari,
per il fatto che le donazioni in questione vengono computate al reddito, con la
conseguenza che deve rivolgersi all'autorità comunale per beneficiare
dell'assistenza pubblica (Salzmann, Verwandten-Unterstützung vom Staat neu entdeckt, in ST 1996 p. 467 ss., p. 469).

 

                                         4.2.4.

                                         Infatti,
va ricordato che, secondo l’art. 3 cpv. 1 lett. f LPC, fanno parte del
reddito determinante, ai fini dell'accertamento del diritto alla prestazione
complementare, pure le entrate e le parti di sostanza a cui l’assicurato ha
rinunciato. 

                                         Poiché
lo scopo delle prestazioni complementari è quello di garantire un reddito minimo,
di principio vengono presi in considerazione, per il calcolo della prestazione
complementare, solo quegli attivi che l’assicurato ha effettivamente ricevuto e
di cui può disporre senza restrizioni. 

                                         Di
conseguenza è rilevante il fatto che l’interessato non dispone dei mezzi
necessari per far fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo che ha
condotto a questa situazione (DTF 115 V 355). 

                                         Tale
principio è tuttavia sottoposto a dei limiti, segnatamente non è richiamabile,
nell’ipotesi in cui l’assicurato ha rinunciato a dei beni senza esserne
giuridicamente obbligato e senza controprestazione adeguata, dispone di un
diritto a determinate entrate o a una determinata sostanza, non ne fa tuttavia
uso o non fa valere le sue pretese oppure, per motivi di cui è responsabile,
non esercita, per lo meno a tempo parziale, un’attività lucrativa ammissibile. 

                                         In
tal caso la giurisprudenza considera che vi è una rinuncia di sostanza ai sensi
dell’art. 3 cpv. 1 lett. f LPC (RDAT I-1994 p. 189 consid. 3a; RCC
1989 p. 350 consid. 3b). 

                                         Di
regola la giurisprudenza si è limitata a riconoscere l’applicabilità dell’art.
3 cpv. 1 lett. f LPC, se la rinuncia è avvenuta senza obbligo legale e
senza controprestazione adeguata. Ha infatti ribadito più volte che il sistema
delle prestazioni complementari non offre la possibilità di procedere ad un
controllo dello stile di vita dell’assicurato e di chiedersi se in passato il
richiedente ha vissuto al di sotto o al di sopra della normalità (AHI Praxis
1995 p. 167 consid. 2b; Carigiet, Ergänzungsleistungen, Zurigo 1995, p.
120; RDAT II-1996 n. 70). 

 

                                         4.2.5.

                                         Ora,
considerata la già rilevata dipendenza della definizione dei presupposti per
l'applicazione della deduzione in esame dalle nozioni corrispondenti, proprie
del diritto delle assicurazioni sociali, è chiaro che, se quest'ultimo prevede
che siano computate al reddito della persona bisognosa le entrate e le parti di
sostanza cui ha rinunciato, non si potrebbe ammettere una diversa soluzione
nell'ambito del diritto fiscale, senza mettere in discussione la coerenza
dell'ordinamento giuridico.

                                         È vero
che l'aiuto dei ricorrenti potrebbe aver permesso ai genitori del signor __________
di non ricorrere all'assistenza pubblica, anche se si deve tener presente che,
comunque, tale aiuto sociale copre i costi minimi e non offre alcuna garanzia
di mantenere il proprio tenore di vita. Tuttavia, non è meno vero che, se si
ammettesse la deduzione dei contributi di mantenimento a favore dei genitori,
si finirebbe per introdurre, in modo indiretto, un sussidio dell'ente pubblico,
che la legislazione in materia di assicurazioni sociali espressamente esclude.

                                         Certo,
esso andrebbe a beneficio non direttamente della persona bisognosa ma di chi ha
tratto profitto dalla rinuncia di quest'ultimo ai propri beni e ai relativi
redditi. Ma tale differenza sarebbe la semplice conseguenza della particolarità
della situazione.

 

                                         4.2.6.

                                         Ne
consegue che la stretta dipendenza dello stato di bisogno dei coniugi __________
dalla donazione dei propri beni al ricorrente esclude il diritto alla deduzione
per persone bisognose a carico.

 

 

                                   5.   5.1.

                                         Per
l'art. 32 cpv. 1 lett. i LT sono deducibili le spese per malattia,
infortunio o invalidità del contribuente o delle persone al cui sostentamento
egli provvede, quando tali spese sono sopportate dal contribuente medesimo e
superano il 5 per cento del reddito imponibile.

                                         Con una
disposizione analoga a quella della legge cantonale, anche la legge federale
sull'imposta federale diretta prevede all'art. 33 cpv. 1 lett. h LIFD che sono
deducibili le spese per malattia, infortunio o invalidità del contribuente o
delle persone al cui sostentamento egli provvede, quando tali spese sono sopportate
dal contribuente medesimo e superano il 5 per cento dei proventi imponibili, dopo
le deduzioni di cui agli articoli 26 a 33.

                                      

                                         5.2.

                                         La
deduzione in questione non rientra nella categoria delle c.d. «deduzioni organiche»,
cioè di quelle detrazioni dei costi connessi con il conseguimento del reddito,
che sono dettate dal principio di capacità contributiva. Si tratta per contro
di una deduzione fondata su considerazioni di carattere extrafiscale: vi sono
cioè spese che, pur rientrando nel novero dei costi per il mantenimento del
contribuente e della sua famiglia – la cui deduzione pertanto sarebbe esclusa
dall'art. 33 lett. a LT – sono invece ugualmente dedotte dal reddito, in
particolare per esigenze di politica sociale (Blumenstein/Locher, System des Steuerrechts, Zurigo 1992, p. 212;
Höhn, Steuerrecht, 7a ediz., Berna/Stoccarda/Vienna 1993, p. 192).

 

                                         5.3.

                                         Nella
fattispecie, i ricorrenti fanno valere spese mediche per complessivi fr.
29'019, da loro sostenute per la cura della madre del signor __________. 

                                         L'Ufficio
di tassazione ne ha negato la detrazione, argomentando che le persone a carico,
cui la disposizione in esame fa riferimento, sarebbero i figli minorenni e le
persone incapaci di esercitare un'attività lucrativa, al cui sostentamento il
contribuente provvede, secondo gli articoli 34 cpv. 1 LT e 35 cpv. 1 LIFD.

                                         I ricorrenti
contestano tale interpretazione della nozione di "persone al cui sostentamento
(il contribuente) provvede", invocando la diversa natura delle due
deduzioni di cui si tratta: quella per spese mediche non è infatti una
deduzione sociale.

 

                                         5.4.

                                         Secondo
il commentario della LIFD, curato da funzionari dell'AFC, la nozione di
"persone al cui sostentamento (il contribuente) provvede" deve essere
interpretata in modo semplicemente fattuale: vi rientra ogni persona al cui
mantenimento il contribuente, per qualsiasi ragione, provveda. Ciò presuppone
che egli contribuisca al sostentamento – senza considerare i costi di malattia
– almeno nella misura richiesta dall'art. 35 cpv. 1 lett. a LIFD per la
deduzione per persona bisognosa a carico (Agner/Digeronimo/Neuhaus/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer -
Ergänzungsband, Zurigo 2000, n. 23a all'art. 33 LIFD,
p. 130).

                                         Tale
interpretazione della disposizione in esame sembrerebbe significare che la
deduzione delle spese di malattia di terze persone è ammessa a prescindere dall'adempimento
dei presupposti di cui all'art. 35 cpv. 1 lett. a LIFD, senza cioè che
si richieda né l'incapacità lucrativa né lo stato di bisogno del beneficiario,
alla sola condizione che il contributo dato al sostentamento di questa terza
persona ammonti al minimo ai 5'100 franchi fissati dallo stesso articolo
legale. 

                                         Non si
può tuttavia ritenere che ciò significhi che, ogniqualvolta un contribuente si
accolli spese mediche altrui, per qualunque ragione ed in qualunque misura, ciò
ne giustifichi la deduzione dai redditi del contribuente stesso. Soprattutto
non sarebbe pensabile un'estensione del campo di applicazione di tale disposizione,
fino al punto di includere anche il caso della persona che dona i propri beni agli
eredi, per poi farsi da loro mantenere. Infatti, per simili ipotesi, il diritto
prevede altre forme giuridiche, quali la rendita vitalizia o il vitalizio
oppure la costituzione di un usufrutto o di un diritto di abitazione; per tutte
queste fattispecie, vi sono altresì delle disposizioni delle leggi fiscali che
prevedono apposite discipline. Se invece una persona anziana si priva volontariamente
dei propri mezzi di sostentamento, senza garantirsi un corrispettivo che le
permetta di mantenersi negli anni successivi, per le ragioni già esposte nelle
considerazioni relative alla deduzione per persona bisognosa a carico, non si
può ammettere che i contributi ricevuti dai figli permettano a questi ultimi di
beneficiare di agevolazioni fiscali che non trovano fondamento nella volontà
del legislatore.

                                         5.5.

                                         Va poi
comunque osservato che non è neppure provato che i ricorrenti abbiano contribuito
al sostentamento dei genitori del signor __________ almeno nella misura di fr.
5'100 per l'IFD e di fr. 6'200 per l'IC, escluse le spese di malattia. 

                                         L'unico
argomento su cui si fondano i ricorrenti è il calcolo del minimo vitale secondo
il diritto esecutivo, che comporterebbe un ammanco di fr. 6'465 all'anno. Tale
pretesa carenza di reddito non implica però ancora che siano i ricorrenti ad
avervi sopperito, in mancanza di una prova dell'effettivo versamento di contributi
pecuniari. Inoltre, il calcolo delle spese contiene anche costi
dell'abitazione, che sono però fittizi, beneficiando i genitori del ricorrente
di un diritto di abitazione gratuito. Se si stralciasse la spesa per
l'abitazione dal calcolo del minimo vitale, l'ammanco evidenziato dai
ricorrenti scomparirebbe.

                                         Non è
pertanto adempiuto neppure il requisito dell'importo minimo del mantenimento.

 

 

                                   6.   Ne consegue che il ricorso è integralmente respinto. Tassa di
giustizia e spese processuali sono a carico dei ricorrenti, soccombenti.

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
processuali consistenti:

                                         a. nella
tassa di giustizia di                                  fr.    300.–

                                         b. nelle
spese di cancelleria di complessivi       fr.       80.–

                                         per un
totale di                                                       fr.    380.–

                                         sono a
carico dei ricorrenti.

 

                                   3.   Intimazione
alle parti.

 

                                   4.   Per l'IC
il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT).

                                         Per l'IFD
è ammesso il ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146
LIFD).

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il presidente:                                                       Il
segretario: