# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 14cad94e-6d1f-593e-901c-aae45c505e97
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-06-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.06.2010 D-4162/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4162-2010_2010-06-15.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4162/2010/gam
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 5  g i u g n o  2 0 1 0

Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 
con l'approvazione di Fulvio Haefeli, giudice;
cancelliere Carlo Monti;

A._______, 
alias B._______, 
Mongolia,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore;

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; decisio-
ne dell'UFM del 28 maggio 2010 / N [...]

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4162/2010

Visti:

la domanda d'asilo che l'interessata ha presentato in data (...) in Sviz-
zera;

la segnalazione di casi medici del 1° aprile 2010 pervenuto all'Ufficio 
federale della migrazione (UFM, autorità inferiore);

i verbali d'audizione del 12 e del 22 aprile 2010;

la decisione dell'UFM del 28 maggio 2010, notificata alla richiedente il 
3 giugno 2010 (cfr. risultanze processuali);

il  ricorso del 8 giugno 2010 (cfr. timbro del  plico raccomandato, data 
d'entrata 9 giugno 2010);

gli atti dell'UFM trasmessi al Tribunale amministrativo federale (TAF) in 
data 10 giugno 2010;

gli ulteriori fatti che, se del caso, verranno ripresi nei considerandi che 
seguono;

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dal -
la  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 17 giu-
gno 2005 (LTF, RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 
1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);

che fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il  TAF, in 
virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi del -
l'art. 5 PA prese dalla autorità menzionate all'art. 33 LTAF;

che l'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi);

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA;

che la ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità in -
feriore,  è particolarmente toccata dalla  decisione impugnata e vanta 
un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione 

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della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA) e che è pertanto legittimata 
ad aggravarsi contro di essa;

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla for-
ma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti;

che la decisione impugnata è stata redatta in una lingua che è tra una 
di quelle ufficiali del cantone di residenza della richiedente, ancorché 
non quella parlata nel luogo di residenza;

che non di meno, da quanto si evince dalle allegazioni ricorsuali ella 
concretamente è stata in grado di dedurre i fatti su cui la decisione si 
fonda e le ragioni per cui è stata pronunciata;

che quindi in casu, per eccezione, non si giustifica un rinvio all'autorità 
inferiore  per  l'emanazione di  una decisione nella  lingua ufficiale  del 
luogo di residenza della richiedente;

che inoltre, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art.  
6 LAsi e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante 
la lingua della decisione impugnata e che, se le parti utilizzano un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua;

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano, 
mentre il ricorso è stato inoltrato in lingua tedesca e senza domanda di  
svolgere la procedura dinanzi a codesto Tribunale in tale lingua;

che,  nell'ambito delle  audizioni  sui  motivi  d'asilo,  l'interessata  ha di-
chiarato  di  essere  originaria  della  Mongolia  con  ultimo  domicilio  a 
C._______ (cfr. verbale d'audizione del 12 aprile 2010, pag. 1), e di es-
sere espatriata nel (…) per il timore di venire uccisa da un colonnello  
di polizia; che, infatti, la sera del (...) la ricorrente avrebbe conosciuto 
in una caffetteria un uomo che si sarebbe offerto di accompagnarla a 
casa, ma, giunti  nei pressi  della sua abitazione, egli  non si  sarebbe 
fermato,  bensì  l'avrebbe  condotta  in  periferia  e  l'avrebbe  violentata 
(cfr. ibidem, pag. 5); che, il  giorno seguente, mentre la ricorrente sa-
rebbe stata in procinto di denunciare il proprio stupratore, questo sa-
rebbe entrato nella stanza ove ella stava protocollando la propria de-
nuncia ed ella avrebbe così scoperto che si sarebbe trattato del colon-
nello di polizia, il quale, vedendola, le avrebbe intimato di tacere, mi-
nacciandola di morte (cfr. ibidem); che ella sarebbe dunque fuggita e, 
impaurita, non avrebbe dato seguito alla propria denuncia (cfr. verbale 

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d'audizione del 22 aprile 2010, pag. 5); che il (...) la ricorrente sarebbe 
stata obbligata a salire su di un'automobile da due uomini che l'avreb-
bero condotta ad un cimitero e picchiata violentemente, ordinandole di 
non fare nulla contro la  polizia,  altrimenti  l'avrebbero uccisa (cfr. ibi -
dem, pagg. 6 e 7); che nel (...) ella sarebbe dunque espatriata, recan-
dosi dapprima a D._______, ove due uomini l'avrebbero stuprata due 
volte, abbandonandola poi nell'appartamento in cui sarebbe accaduto 
il fatto, fino a quando una terza persona l'avrebbe fatta salire sulla pro-
pria automobile, portandola in Svizzera (cfr. ibidem, pagg. 13 e 14);

che, nella decisione impugnata l'UFM ha constatato, da un lato, che il 
Consiglio federale in data 28 giugno 2000 ha inserito la Mongolia nel-
l'elenco dei Paesi sicuri e, dall'altro ritenuto che le allegazioni in mate-
ria d'asilo presentate dalla richiedente sarebbero contraddittorie, illogi-
che ed inattendibili, di modo che non emergerebbero dalle carte pro -
cessuali  degli  indizi  d'esposizione  dell'interessata  a  persecuzioni  in 
caso di rientro in patria; che, infatti, la ricorrente si sarebbe dimostrata 
incoerente nel proprio racconto in merito al colonnello di polizia, alle -
gando in un primo tempo che questi avrebbe dovuto ucciderla per non 
dover finire in prigione, aggiungendo che egli doveva sicuramente te-
merla poiché ella avrebbe avuto il potere di farlo incarcerare a vita, af-
fermando poi che ella sarebbe stata spaventata ed impotente davanti a 
lui, non avendo alcun potere per difendersi in Mongolia; che l'UFM ha 
ritenuto illogico che, se davvero la ricorrente avesse temuto per la pro-
pria vita, essa avrebbe atteso dieci mesi dopo lo stupro e sette mesi  
dopo l'aggressione per espatriare, conto tenuto che tale colonnello sa-
rebbe stato in grado di rintracciarla, conoscendo il di lei indirizzo;

che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata do-
manda ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi; che l'autorità inferiore ha pure 
pronunciato l'allontanamento dell'interessata dalla Svizzera e l'esecu-
zione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile;

che, nel ricorso, l'insorgente ha ribadito i propri motivi d'asilo, allegan-
do un estratto del rapporto dell'organizzazione svizzera di aiuto ai rifu -
giati del febbraio 2007 che attesterebbe che in Mongolia l'88% dei pro-
cessi per stupro verrebbero rigettati, lasciando gli aggressori impuniti  
(cfr. ricorso, pag. 3), e sostenendo dunque che non si possa supporre 
che lo Stato offra la protezione necessaria; che ella ritiene che le pro-
prie dichiarazioni non sarebbero state stereotipate, ma che, dopo aver 
vissuto eventi del genere, è da ritenersi un normale meccanismo di di -

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fesa distanziarsi  da ciò che lei  avrebbe sofferto; che, nel caso di un 
suo rimpatrio, la sua vita sarebbe in pericolo e dunque un rinvio sareb-
be non ragionevolmente esigibile;

che, in conclusione, la ricorrente ha chiesto, in via principale, l'annulla -
mento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di causa 
all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito della domanda 
d'asilo; in subordine la concessione dell'ammissione provvisoria, con-
giuntamente alla domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della di -
spensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo;

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una doman-
da d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio fe -
derale ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a 
meno che non risultino indizi di persecuzione;

che, da un lato, giova rilevare che allorquando il Consiglio federale in-
serisce un Paese nel novero dei Paesi sicuri, sussiste di massima una 
presunzione d’assenza di persecuzioni in detto Paese; 

che incombe al richiedente l’asilo d’invalidare siffatta presunzione per 
quanto attiene alla sua situazione personale;

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi  del-
l’art. 34 cpv. 1 LAsi va intesa in senso lato: comprende non soltanto i 
seri pregiudizi previsti dall’art. 3 LAsi, ma pure gli ostacoli all’esecuzio -
ne dell’allontanamento, di cui all’art. 44 cpv. 2 LAsi, imputabili all'agire 
umano (Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di 
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 18);

che, peraltro, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che 
implichino l'entrata nel merito di una domanda d'asilo, vale un grado di  
verosimiglianza ridotto (GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3, pag. 247);

che, visto l'inserimento della Mongolia a partire dal 28 giugno 2000 da 
parte del Consiglio federale nel novero dei Paesi esenti da persecuzio-
ni, sussiste una presunzione d'assenza di persecuzioni in detto Paese;

che, nella fattispecie, la ricorrente non è riuscita ad invalidare la pre-
sunzione d'assenza di persecuzioni, ritenuto segnatamente che dagli 
atti di causa non emergono indizi di persecuzione; 

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che l'insorgente non ha presentato, all'infuori di generiche censure, ar-
gomenti o prove suscettibili  di giustificare una diversa valutazione ri-
spetto a quella di cui all'impugnata decisione; che le allegazioni decisi -
ve in materia di asilo si esauriscono in mere affermazioni di par te non 
corroborate  da alcun elemento  della  benché minima consistenza,  in 
sostanza per le ragioni indicate nel provvedimento litigioso pur tenen-
do conto di un grado di verosimiglianza ridotto;

che, in particolare, la ricorrente ha allegato che il colonnello di polizia  
che l'avrebbe stuprata avrebbe avuto un grande potere e che per tale 
motivo ella avrebbe avuto paura di denunciare lo stupro e le percosse 
subite  nell'  (...)  (cfr.  verbale  d'audizione  del  12 aprile 2010,  pag. 6); 
che, durante la seconda audizione, l'insorgente ha ribadito di aver ca-
pito che "non potevo fare nulla contro quell'uomo, lui aveva il potere" 
(cfr.  verbale  d'audizione  del  22 aprile 2010,  pag. 5)  e  che,  de-
nunciandolo, la polizia avrebbe potuto metterla in una cella e spararle  
(cfr. ibidem, pag. 7), per poi però dichiarare che "quell'uomo, per pro-
teggersi, deve ammazzarmi, perché la prigione è molto dura da noi. Se 
lui finisce in prigione, non gli rimane la possibilità, allora mi deve am-
mazzare" (cfr. ibidem, pag. 9); che queste dichiarazioni già di  per sé 
appaiono illogiche ed in contrasto fra loro; che, peraltro, la ricorrente 
ha dichiarato di  essere stata picchiata violentemente da due scono-
sciuti nella sera del (...), i quali, secondo lei, avrebbero agito su ordine 
di tale colonnello, ma che, da allora, ella non avrebbe più avuto proble -
mi  né  l'avrebbe  più  rivisto  (cfr. ibidem,  pag. 6),  espatriando  tuttavia 
solo il (…) (cfr. ibidem, pag. 13); che ella dunque non è riuscita a cor-
roborare alcun nesso temporale tra i fatti vissuti ed il proprio espatrio 
nel (…), considerando altresì che detti fatti risalirebbero al (...) ed (...), 
ovvero ad un intervallo rispettivamente di dieci e sette mesi; che ciò ri -
sulterebbe contrario alla comune esperienza di vita ed alquanto impro-
babile, poiché se ella avesse davvero temuto per la propria vita non 
avrebbe  atteso  un così  lungo  periodo  per  fuggire,  conto  tenuto  che 
detto colonnello avrebbe conosciuto il suo indirizzo, avendola accom-
pagnata fino a casa;

che, a tal proposito, è d'uopo osservare che non è determinante unica-
mente come il richiedente l'asilo sia stato colpito soggettivamente dal le 
persecuzioni  allegate,  è invece decisivo se al  momento dell'espatrio 
anche sotto un punto di vista oggettivo esista ancora un pericolo che 
le persecuzioni subite si ripetano e dunque esista ancora un bisogno 
di  protezione al  momento dell'espatrio  (cfr. GICRA 2000 n. 2 consid. 

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8.b, c pag. 20 segg., e GICRA 1998 n. 4 consid. 5.d pag. 27); che un li-
mite temporale prefissato per stabilire quando il nesso causale sia da 
ritenersi  interrotto  non  si  può  determinare  a  priori,  da  ponderare  vi  
sono anche eventuali motivi oggettivi e soggettivi plausibili che abbia-
no  impedito  un  espatrio  anticipato  (cfr. GICRA 2000 n. 17. pag. 157 
segg.); che, nondimeno, nella letteratura e nella prassi sull'asilo si fa ri -
ferimento ad un lasso temporale tra i  6 ed i 12 mesi,  dopo i quali  il  
nesso causale di regola viene a mancare (cfr. Sentenza del Tribunale 
amministrativo  federale  [DTAF] 2009/51,  consid. 4.2.5,  WERENFELS, 
a.a.O., pag. 295; KÄLIN, a.a.O., pag. 128; ACHERMANN/HAUSAMMANN, a.a.O., 
pag.  107;  MARIO GATTIKER,  Das  Asyl- und  Wegweisungsverfahren, 
3a. ed., Berna 1999, pag. 76);

che l'interessata non ha neppure saputo controbattere a quanto conte-
nuto nella decisione predetta, se non limitandosi a confermare le pro-
prie allegazioni e comunque senza fornire alcuna spiegazione attendi-
bile; che, in conclusione, le allegazioni della ricorrente non sono state 
rese verosimili;

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi degli art. 3 e 18 LAsi;

che, per quanto concerne gli allegati stupri avvenuti in Russia, si rileva 
che ciò non risulta pertinente in materia d'asilo, in quanto non rientra 
nella fattispecie di cui all'art. 3 LAsi;

che non emergono dalle carte processuali neppure elementi da cui de-
sumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente in Mongo-
lia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confe-
derazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28 luglio  1951  (Conv., 
RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto di  respingimento) nonché l'art. 83 
cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, 
RS 142.20) o esporre la ricorrente in patria al rischio reale ed imme-
diato di  trattamenti  contrari  all'art. 3 della Convenzione per la  salva-
guardia dei diritti  dell'uomo e delle libertà fondamentali  del 4 novem-
bre 1950 (CEDU, RS 0.101)  o  all'art. 3  della  Convenzione contro  la 
tortura ed altre pene o trattamenti  crudeli,  inumani  o degradanti  del 
10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105);

che, premesso ciò,  quanto agli  ostacoli  all'esecuzione dell'allontana-
mento  riconducibili  all’art. 44 cpv. 2 LAsi  e  all'art. 83 cpv. 4 LStr,  in 

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Mongolia non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile 
o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nel-
la totalità del territorio nazionale;

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi;

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata;

che la ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Sviz-
zera (art. 14 e 44 cpv. 1 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a -
silo  relativa  a  questioni  pregiudiziali  dell'11  agosto  1999  [OAsi  1, 
RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21);

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione  personale 
della ricorrente; che, vista la giovane età, la formazione scolastica e 
l'esperienza  di  sette  anni  come  tecnico  alimentare  nel  campo della 
macelleria  e  l'esperienza  come  sarta  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
22 aprile 2010, pag. 3), nonché la presenza della propria figlia e della 
sorella in Mongolia, si può partire dal presupposto che l'insorgente di -
sponga in patria di una rete sociale;

che l'insorgente non ha tanto meno preteso nel gravame di soffrire di 
gravi  problemi  di  salute che possano giustificare la  sua ammissione 
provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli 
atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per 
motivi  medici; che,  infatti,  la segnalazione di  casi  medici  del 1° apri-
le 2010 è stata ritenuta una bagatella (cfr. agli atti A5/1);

che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente rite-
nuto  siccome  ammissibile  e  ragionevolmente  esigibile  l'esecuzione 
dell'allontanamento;

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibi-
lità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed art. 83 
cpv. 2 LStr); che la  ricorrente,  usando la  necessaria  diligenza,  potrà 
procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art.  8 

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cpv. 4 LAsi); che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure pos-
sibile;

che,  per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione, il  gravame va disatteso e la querelata decisione confer-
mata;

che, il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura sem-
plificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un se-
condo giudice (art. 111 lett. e LAsi);

che, avendo il TAF statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esen-
zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese 
processuali è divenuta senza oggetto;

che,  infine,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità 
d'esito favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della 
dispensa  dal  versamento  delle  spese  processuali,  è  respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA);

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse e sulle spese ripetibili  nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-
strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]);

che la  presente  sentenza non  può  essere  impugnata  con ricorso in  
materia  di  diritto  pubblico  dinanzi  al  Tribunale  federale  (art. 83 
lett. d LTF);

che la pronuncia è quindi definitiva.

(Dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale ammini-
strativo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione 
della presente sentenza. 

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...), (per corriere 

interno; in copia)
- E._______ (via fax)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Daniele Cattaneo Carlo Monti

Data di spedizione: 

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