# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e952308b-2d9d-5e49-b151-3dbfc6bcc510
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-05-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 28.05.1998 11.1996.174
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-174_1998-05-28.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00174

  	
  Lugano

  12 maggio 1998/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  
						

 

	
  segretaria:

  	
  Galfetti,
  vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa ___.__.______ (modifica di sentenza di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna
promossa con petizione del 16 febbraio
1996 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. dott. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:      1. Se dev’essere accolta l’appellazione dell’8 novembre
1996  presentata da __________ __________ contro la sentenza emessa il 18
ottobre 1996 dal Pretore della giurisdizione di Locarno-Campagna;

 

                                         2.
  Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata con
l’appello;

 

                                         3.
Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ il 27 novembre 1996;

 

                                         4.
Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con sentenza del 26 maggio
1994 il Pretore della giurisdizione di Locarno-Città ha pronunciato il divorzio
tra __________ __________ (1967) e __________ nata __________ (1973). Nella
convenzione sugli effetti accessori, omologata dal giudice, il marito si è impegnato
a versare un contributo alimentare indicizzato di fr. 800.– mensili per il
figlio __________ (__________1991) e di fr. 400.– mensili per l’ex moglie.

 

                                  B.   __________ __________
si è risposato il __________ 1994 con __________ __________ (1970), cittadina
del Marocco. Da tale matrimonio è nato __________, il __________ 1994.

 

                                  C.   Il 16 febbraio 1996
__________ __________ ha convenuto l’ex moglie davanti al Pretore della
giurisdizione di Locarno-Campagna per ottenere la soppressione del contributo alimentare
a lei destinato. Nella sua risposta del 27 febbraio 1996 __________ __________
si è opposta alla petizione. Esperita l’istruttoria, entrambe le parti hanno
presentato un memoriale conclusivo in cui hanno ribadito le loro domande di
giudizio. Il dibattimento finale ha avuto luogo il 24 settembre 1996.

 

                                  D.   Statuendo il 18
ottobre 1996, il Pretore ha accolto la petizione e ha soppresso dal 1° novembre
1996 il contributo alimentare per la convenuta. Entrambe le parti sono state
ammesse al beneficio dell’assistenza giudiziaria.

 

                                  E.   Insorta contro la
citata sentenza con un appello dell’8 novembre 1996, __________ __________
chiede che in riforma del giudizio pretorile la petizione sia respinta. Nelle
sue osservazioni del 25 novembre 1996 __________ __________ propone di respingere
l’appello. Entrambe le parti hanno postulato il beneficio dell’assistenza giudiziaria
anche in appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore, pur accertando
che la convenuta non vive in concubinato con un terzo come addotto nella
petizione, ha soppresso ugualmente il contributo alimentare poiché l’attore,
nonostante un reddito superiore a quello conseguito al momento del divorzio,
non risultava in grado di sopperire al fabbisogno suo e della nuova famiglia.
L’appellante, dopo una disamina sui rispettivi obblighi dei coniugi, ritiene
che al marito debba essere computato un reddito ancora superiore a quello
conseguito e sostiene che il contributo deve comunque esserle garantito fino al
suo completo reinserimento professionale.

 

                                   2.   Giusta l’art. 153
cpv. 2 CC il coniuge obbligato a fornire una rendita a titolo di alimenti può
domandare di esserne liberato – o che sia ridotta – quando il bisogno più non
esista o sia sensibilmente diminuito, come pure quando le condizioni economiche
del debitore più non corrispondano all’entità della rendita. Poco importa che
tale rendita sia dovuta per sentenza o per convenzione omologata dal giudice:
decisivo è che dal profilo economico le circostanze siano cambiate in modo
ragguardevole e – secondo le normali previsioni – duraturo rispetto all’epoca
in cui la rendita è stata fissata (Bühler/Spühler
in: Berner Kommentar, 3ª edizione, nota 51 segg. ad art. 153 CC; DTF 117 II 361
consid. 3). Il problema di sapere in che misura un mutamento ragguardevole,
imprevisto e duraturo delle circostanze giustifichi la soppressione – o la
riduzione – di una rendita all’ex coniuge è, in ogni modo, una questione di
equità (Hinderling/Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 363). Esso presuppone un raffronto tra la
situazione economica delle parti al momento in cui è stata emanata la sentenza
di divorzio e la situazione che risulta dal fascicolo processuale dell’azione
di modifica. L’onere di allegare e dimostrare i fatti determinanti incombe a
chi li invoca, il diritto federale non imponendo l’applica-zione del principio
inquisitorio (Bühler/ Spühler, op.
cit., note 54 e 87 ad art. 153 CC).

 

                                   3.   In concreto l’attore
si era impegnato, al momento del divorzio (1994), a versare alla convenuta un
contributo di fr. 400.– mensili. Dal fascicolo processuale risulta che a
quell’epoca l’attore conseguiva un reddito netto mensile di fr. 3’400.–
(petizione, pag. 2), aumentato nel 1996 a fr. 4’100.– mensili netti (doc. B).
Egli si è risposato il 28 novembre 1994 e con la nuova moglie ha avuto due
figli, l’uno nato il 1° novembre 1994 e l’altro nato nell’estate 1997, dopo
l’emanazione della sentenza pretorile. 

 

                                   4.   I riferimenti
dell’appellante agli obblighi che l’art. 163 CC impone ai coniugi non sono pertinenti
già per il fatto che le parti sono ormai divorziate. II computo di un reddito
ipotetico può invero entrare in considerazione anche nell’ambito di un’azione
di modifica di una sentenza di divorzio (DTF inedita del 28 agosto 1997 in re
M. contro M., consid. 3b; DTF 114 II 310 consid. 3a e 3d in fine), a condizione
però che l’obbligato possa effettivamente conseguire tale reddito facendo prova
di buona volontà (DTF 119 II 314 consid. 4a, 117 II 16 consid. 1b, 110 II 116 consid.
2a). In concreto l’attore ha sempre lavorato per il Garage __________ di
__________ __________, tanto prima quanto dopo il divorzio, e nel 1996
guadagnava fr. 4’100.– mensili netti (doc. B). In simili condizioni non si può
seriamente sostenere che all’attore debba essere imputato un reddito superiore
a quello effettivo, indipendentemente dal fatto che la convenuta neppure indica
in cifre quale reddito potrebbe ragionevolmente conseguire l’attore facendo
prova di buona volontà, sicché al riguardo l’appello potrebbe finanche essere
dichiarato irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio al cpv. 5). Che
poi la pensione alimentare a favore dell’appellante non sia stata limitata nel
tempo ancora non significa che, dandosi una modifica rilevante delle
circostanze a norma dell’art. 153 cpv. 2 CC, tale pensione non possa essere
ridotta o soppressa. Il problema è di sapere se nel caso in esame ricorrano le
premesse di quest’ultima norma (sentenza impugnata, consid. 4), questione che
l’appellante non mette seriamente in causa.

 

                                   5.   Sostiene
l’appellante che il Pretore avrebbe inserito a torto nel fabbisogno dell’attore
una spesa di fr. 1’000.– per oneri di locazione, poiché tale costo non sarebbe
effettivo, viste le dichiarazioni rilasciate dalla madre dell’attore,
proprietaria dell’apparta-mento, secondo la quale il figlio non paga alcuna
pigione. Dall’istruttoria è emerso in effetti che l’attore abita con la nuova
famiglia a __________ in un appartamento di proprietà della madre, cui versa
però un canone di fr. 1’000.– (doc. B). __________ __________ ha invero
affermato che non tutti i mesi il figlio è in grado di pagare la pigione
(verbale 2 luglio 1996), ma sulla base di questo solo dato non si può
concludere che l’attore non corrisponda alcunché. In linea di principio le
spese di alloggio e di riscaldamento sono una voce essenziale del fabbisogno
familiare e devono quindi essere considerate, stimandole prudentemente, anche
se una parte non le indica (I CCA, sentenza del 21 agosto 1997 in re M./M.).
Oltre a ciò l’appellante non pretende che il contratto sia simulato né asserisce
che la testimone abbia affermato il falso dichiarando di riscuotere, ancorché
parzialmente, un canone di locazione, mentre l’eventuale inadempienza
dell’attore verso la locataria non è determinante. A nulla giova infine il
richiamo al dovere di assistenza della madre dell’attore, non potendosi dire
che quest’ultimo sia nel bisogno ai sensi dell’art. 328 cpv. 1 CC (DTF 121 III
442 consid. 2). Ciò posto, il fabbisogno dell’attore va confermato in fr.
3’305.– mensili, come stabilito dal Pretore. A tale importo va aggiunto il
contributo alimentare di fr. 800.– per il figlio __________.

 

                                   6.   L’appellante rileva
infine che occorre tenere conto della possibilità per la nuova moglie
dell’attore di lavorare e di conseguire un reddito supplementare. Ora, è vero
che la seconda moglie dell’attore deve contribuire al mantenimento della
famiglia nella misura delle proprie forze (art. 163 cpv. 1 CC), ma in concreto
tale prospettiva appare impraticabile. Intanto perché dal mese di luglio 1997
essa deve accudire a un altro figlio. In secondo luogo perché nulla è dato di
sapere sulla sua formazione, né l’appellante indica quale professione costei
potrebbe concretamente intraprendere. Anzi, la stessa appellante non manca di
contraddirsi, poiché essa medesima sottolinea che la cura e l’educazione di un
figlio di 7 anni (preparazione dei pasti, spesa, bucato, aiuti scolastici ecc.)
comporta un onere gravoso, tale da escludere ogni possibilità lucrativa
(appello, pag. 6 seg.), salvo pretendere poi che la moglie dell’appellato, con
un neonato e di un bambino di 3 anni da curare, trovi un’attività rimunerata.

 

                                   7.   In definitiva il
reddito attuale dell’attore (fr. 4’100.– mensili) risulta inferiore al fabbisogno
minimo (fr. 4’105.– mensili), con la conseguenza che non vi è più spazio per un
contributo alimentare a favore della ex moglie. La più recente giurisprudenza
del Tribunale federale impone infatti di lasciare al debitore alimentare almeno
il fabbisogno esecutivo (DTF 123 III 5 consid. 3b/bb, 121 III 301, 121 I 97).
L’appello, infondato, deve pertanto essere respinto, senza che sia necessario
indagare oltre sulla situazione economica della beneficiaria.

 

                                   8.   Gli oneri
processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). La richiesta di
assistenza giudiziaria presentata dall’appellante non può essere accolta,
poiché – pur essendo dato il requisito dell’indigenza – nel caso in rassegna
difetta il requisito cumulativo della parvenza di buon esito (art. 157 CPC).
Dato nondimeno che il prelievo di oneri sottrarrebbe all’interessata risparmi
necessari a colmare l’ammanco mensile, soccorrono “giusti motivi” (nel senso dell’art.
148 cpv. 2 CPC) per rinunciare eccezionalmente alla riscossione di tasse e spese.
L’attribuzione di ripetibili renderebbe – di per sé – la domanda di assistenza
giudiziaria presentata dall’appellato senza oggetto. La relativa indennità
appare tuttavia di difficile (se non impossibile) incasso, di modo che si
giustifica di concedere ugualmente all’attore il gratuito patrocinio (DTF 122 I
322).

 

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e
la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   La richiesta di
assistenza giudiziaria presentata dall’appellante è respinta.

 

                                   3.   __________
__________ è ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell’avv. dott. __________ __________.

 

                                   4.   Non si riscuotono
tasse o spese né si assegnano ripetibili.

 

                                   5.   Intimazione a:

                                         – avv. __________ __________,
__________;

                                         – avv. dott. __________
__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria