# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6dce2926-c2f4-5347-9039-7bc99c383bd0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-11-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 23.11.2001 INC.2001.58202
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-58202_2001-11-23.html

## Full Text

N. 582.2001.2 M                                                        Lugano,
23 novembre 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sull'istanza di libertà
provvisoria inoltrata in data 9/12 novembre 2001 da

 

__________,          __________;

(difeso di fiducia
dall'avv. __________)

 

e trasmessa in data 21 novembre 2001 con
preavviso negativo dal Procuratore Pubblico avv. __________;

 

concesso all'accusato istante, con ordinanza 21
novembre 2001, di formulare osservazioni al preavviso negativo del magistrato
inquirente, e letto l'allegato 21 novembre 2001;

 

letti ed esaminati gli atti formanti l'inc. MP
__________;

 

ritenuto

 

in fatto:

 

A.

 

__________ è stato tratto in arresto in data 24
ottobre 2001, in quanto sospetto autore di abusi sessuali ai danni dei figli
suoi e della sua precedente convivente (v. rapporto d'arresto, inc. Giar
__________, doc. _). Il giorno successivo questo giudice ha confermato
l'arresto, con contestuale intimazione della promozione dell'accusa per titolo
di atti sessuali con fanciulli, coazione sessuale, atti sessuali con persone
incapaci di discernimento, violazione del dovere di assistenza o educazione (v.
inc. Giar citato, doc. _ rispettivamente doc. _).

 

B.

 

L'inchiesta ha preso avvio lo scorso mese di giugno,
quando l'accusato si è presentato spontaneamente al Procuratore Pubblico per
denunciare abusi sessuali da lui medesimo commessi ai danni della figlia della
sua precedente compagna. Successivi atti istruttori, segnatamente l'audizione
di testi e della madre della presunta vittima, hanno fatto nascere il sospetto
che gli abusi potessero essersi prodotti in numero maggiore e nei confronti di
più vittime.

 

 

C.

 

L'istanza di libertà provvisoria qui discussa (v.
inc. Giar __________ doc. _) - inoltrata dall'accusato in data 9/12 novembre
2001, ma tenuta in sospeso dal Procuratore Pubblico con il suo accordo fino al
20 novembre 2001 (v. scritto della difesa 15 novembre 2001, inc. Giar citato,
allegato al doc. _) - dà per certo che siano già stati effettuati tutti gli
atti istruttori necessari, pretende che un eventuale pericolo di collusione
possa essere escluso tramite norme di condotta, e conclude affermando che
adeguate misure accompagnatorie permetterebbero di escludere un qualsiasi
pericolo di recidiva (v. istanza cit., passim).

 

 

D.

 

Il preavviso negativo del Procuratore Pubblico
(inc. Giar __________ doc. _) è fondato essenzialmente sull'esistenza di
ulteriori necessità istruttorie e di pericolo di recidiva. Sarebbero
attualmente in corso le audizioni delle presunte vittime - audizioni che, a
ragione della giovane età delle stesse vittime, esigono tempo e circospezione
(loc. cit., pag. 1). Soprattutto l'ultima audizione della vittima A.,
effettuata il 19 novembre 2001, ribadisce e rafforza il sospetto che l'accusato
abbia insidiato sessualmente non solo la figlia, bensì anche i figli maschi
suoi e della sua precedente compagna, e ciò oltretutto anche dopo essersi
autodenunciato lo scorso mese di giugno (loc. cit., pag. 1/2), da cui
deriverebbe pericolo di recidiva. Ritenuto come sulla scorta delle
dichiarazioni delle presunte vittime si impongano ulteriori accertamenti, alla
luce di quanto precede il magistrato inquirente paventa inoltre la messa in
atto di comportamenti collusivi nei confronti dei bambini (direttamente da
parte dell'accusato, eventualmente tramite intermediazione di terze persone).

 

E.

 

In sede di osservazioni 21 novembre 2001 (inc.
Giar __________ doc. _), __________ contesta l'esistenza di un pericolo di
collusione: l'inchiesta è partita dall'autodenuncia dall'accusato, il quale
così facendo ha dimostrato di non volersi sottrarre al procedimento penale
(loc. cit., lit. c pag. 2). Un divieto di prendere contatto con le presunte
vittime, poi, basterebbe, ed una violazione di tale divieto verrebbe gravemente
sanzionata (loc. cit., lit. a pag. 1). Un eventuale pericolo di recidiva
potrebbe essere limitato tramite misure sostitutive (loc. cit., lit. b pag. 2).

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

1.

 

L'art. 95 CPP
- corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre
1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza:
v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere
preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di
recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale
cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad
assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale
espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16
novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep.
132 [1999] n. 116).

I menzionati
presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione,
quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina
la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) –
ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986
pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la
Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep.
1980 pag. 128).

2.

 

Con la verosimiglianza sufficiente a questo
stadio del procedimento ed in questa sede, si può con tranquillità concludere
per la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di
__________, sebbene egli respinga con veemenza ogni addebito (v. verbali MP 13
e 20 novembre 2001, all'incarto MP s. n., passim; v. pure osservazioni,
cit., pto. c pag. 2). Vi è in primo luogo l'autodenuncia per i fatti commessi
ai danni di I. (inc. MP doc. _), confermata in termini equivalenti dalla
bambina (inc. MP doc. _). Per quanto riguarda i presunti abusi commessi ai
danni dei bambini maschi, va detto che le dichiarazioni delle vittime appaiono
coerenti nel tempo (L., ad esempio, si è espresso in termini univoci di fronte
alla pedagogista, alla mamma e al Magistrato dei minorenni, v. inc. MP doc. _ e
verbale 9 novembre 2001, s. n.) e nel contenuto, anche se raffrontate le une
con le altre (si vedano ad esempio il già citato verbale di L. e le
dichiarazioni 19 novembre 2001 di A., all'incarto MP in videocassetta; sulle
dichiarazioni di A. v. anche i verbali __________ 16 e 19 novembre 2001, agli
atti MP s.n.).

 

 

3.

 

a)        A sostegno della propria
decisione di rifiutare la libertà provvisoria all'accusato istante, il
Procuratore Pubblico adduce numerose necessità istruttorie: in particolare, le
presunte vittime dovranno essere sottoposte ad esami medici e dovranno essere
nuovamente sentite con riferimento a specifici comportamenti dell'accusato (v.
preavviso, cit., pag. 2). Non fa dubbio che gli accertamenti menzionati, seppur
esposti in termini assai generici, siano senz'altro indispensabili: né
l'accusato lo contesta.

 

b)        Notoriamente, non basta tuttavia che vi siano ancora passi
istruttori da esperire. Il mantenimento della carcerazione preventiva
dell’accusato è giustificato soltanto se – e nella misura in cui – la prematura
rimessa in libertà di lui possa essere di nocumento proprio nell’ottica
dell’assunzione delle prove che ancora mancano. Si è soliti parlare, in questo
contesto, di pericolo di collusione, quando è lecito temere l’intervento
dell’accusato su terze persone (siano esse correi, parti lese o semplici
testi), mentre il termine più ampio di inquinamento delle prove sta ad indicare
altri atteggiamenti suscettibili di falsare l’assetto probatorio, come la
soppressione o l’alterazione di mezzi di prova eccetera (come qui, verbatim,
v. decisione 2 agosto 2001 in re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3b p. 5).

 

c)         Contrariamente a quanto
pretende l'accusato istante (v. osservazioni, cit., pto. c pag. 2), nell'incarto
qui discusso si pongono problemi di collusione particolarmente delicati. In
primo luogo, come rettamente ricorda il magistrato inquirente (v. preavviso
negativo, cit., pag. 1), i comportamenti suscettibili di esercitare su bambini
un influsso nefasto per l'esito dell'inchiesta sono di natura più sfumata e
subdola che non quelli usualmente attuati nei confronti di adulti: basti
pensare ai notori conflitti di lealtà che il bambino prova nei confronti di
colui che accusa, oppure ai sensi di colpa per non aver saputo reagire
tempestivamente e nel modo adatto – tutti sentimenti che per un adulto non è
difficile manipolare. Bastano sottili pressioni psicologiche, che possono
essere esercitate direttamente dall'accusato medesimo, ma altrettanto facilmente
tramite persone a lui vicine: per ovviare a tale pericolo, appare necessario
limitare i contatti che l'accusato potrebbe avere non solo con le presunte
vittime, bensì anche con terze persone, che a loro volta potrebbero esercitare
la loro influenza sui bambini.

 

Non va poi dimenticato che l'accusato nega ogni
addebito: si tratta, risaputamente, di atteggiamento perfettamente lecito, che
non deve essere di nocumento alcuno per l'accusato in sede di giudizio. In sede
d'inchiesta, quando in discussione stanno fattispecie complesse e che vedono
coinvolte più persone, può accadere che le negazioni dell’accusato,
rispettivamente il suo silenzio, lascino senza risposta questioni concretamente
suscettibili di essere influenzate da misure di inquinamento delle prove o
collusive. In tali circostanze, che sottintendono – si ribadisce – la concreta
possibilità per l’accusato di influire sull’accertamento dei fatti in modo
indebito, il pericolo di inquinamento delle prove è per principio implicito, e
diviene concreto (anche) a dipendenza dell’atteggiamento processuale che
l’accusato decide di assumere: corrisponde al naturale andamento delle cose ed
alla comune esperienza che colui il quale nega, sia considerato – più che non
il reo confesso – incline a attuare quanto in suo potere pur di sminuire la
credibilità delle prove a suo carico. Argomentare diversamente significherebbe
pretendere che si debba attendere il primo atto concretamente collusivo prima
di ammettere l’esistenza di tale pericolo.

 

Già solo per questa ragione, un semplice divieto
di qualsiasi contatto con i bambini (v. osservazioni, cit., pto. a pag. 1) non
sembra assolutamente sufficiente per evitare un loro possibile condizionamento
(nel senso spiegato sopra), tanto più che nessuna sanzione permetterebbe di
ripristinare le prove nel frattempo inquinate.

 

d)        In conclusione, nei
confronti dell'accusato istante va ritenuto senz'altro un marcato pericolo di
inquinamento delle prove, in particolare di collusione.

 

 

4.

 

a)        Notoriamente,
il pericolo di recidiva deve essere concreto (DTF 105 Ia 31) e risultare da una
valutazione dell’insieme delle circostanze, tra le quali i precedenti
dell’accusato, il suo comportamento durante l’istruttoria, la sua personalità,
la sua costituzione fisica e soprattutto psichica, e le modalità di commissione
dei reati che gli vengono addebitati, così che la reiterazione appaia assai
verosimile (v. Mario Luvini, I presupposti materiale del carcere
preventivo nel processo penale ticinese, in: Rep. 122 [1989], p. 287 ss., pto.
3 p. 294; Gérard Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, 2ème éd.
Lausanne 1994, margin. 1388 s.).

 

b)        È pure dato un serio
pericolo di recidiva. Non solo tale pericolo appare connaturato con il genere
di reati qui in discussione, ma proprio nel caso di specie esso sembra essersi
concretamente realizzato per mezzo di fatti avvenuti nel corso della trascorsa
estate, dunque posteriori all'autodenuncia del giugno 2001. Ne parlano in
termini sufficientemente verosimili - perlomeno per questa sede di giudizio ed a
questo stadio dell'istruttoria (v. sopra, consid. 3 c) - le presunte vittime;
ed il perito psichiatra, in una sua prima interlocutoria presa di posizione (v.
scritto 28 ottobre 2001, agli atti MP s. n., ad 1 pag. 2), non ha potuto
escludere con certezza il pericolo di recidiva. Quanto alle misure sostitutive
proposte in sede di osservazioni (cit., pto. b pag. 2), esse appaiono
doppiamente premature: come spiega il perito, la loro valutazione esige un
esame più approfondito della psiche dell'accusato (loc. cit., ad 3 pag. 2). In
secondo luogo, poiché non idonee ad evitare il pericolo di collusione, potranno
semmai essere prese in considerazione ad uno stadio più avanzato
dell'istruttoria, quando soprattutto le dichiarazioni delle presunte vittime
saranno state assunte in modo completo e definitivo.

 

 

5.

 

Per quanto attiene al requisito della
proporzionalità del carcere preventivo, resta da dire che l'inchiesta - di per
sé delicata per il genere di reati ipotizzati nonché per il coinvolgimento di
vittime minorenni, e resa ulteriormente difficile dall'atteggiamento negatorio
dell'accusato - sembra nondimeno procedere a ritmo sufficientemente celere, in
consonanza con i dettami di legge. Il carcere preventivo sofferto (in termini
assoluti ancora relativamente breve, un mese) e prospettabile appare allora
ancora rispettoso del principio di proporzionalità, con riferimento sia alla
presumibile pena, sia alla presumibile durata dell'evasione delle necessità
istruttorie ancora incombenti.

 

Resta sottinteso l'obbligo, per il magistrato
inquirente, di trattare con priorità i casi in cui l'accusato è in detenzione
(art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).

 

 

6.

 

In conclusione, l'istanza in discussione deve
essere respinta, con la presente decisione impugnabile entro 10 giorni alla
Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a
CPP), e senza conseguenza di tassa e spese.

 

 

Per i quali motivi, 

visti gli artt. 95 ss., 107 s., 279 ss. e 284
cpv. 1 lit. a CPP

d e c i d e :

1.      L'istanza di
libertà provvisoria inoltrata in data 9/12 novembre 2001 da __________ è
respinta.

 

2.      Non si percepiscono né tassa né spese
giudiziarie.

 

3.      Contro la
presente decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali
del Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall'intimazione.

 

4.      Intimazione:

          -    avv.ti __________,
__________, per loro medesimi e per l'accusato istante;

          -    Procuratore
Pubblico avv. __________, con copia delle osservazioni 21 novembre 2001 e
l'incarto MP di ritorno.

giudice __________