# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4ecfcfc-4d35-5ab3-8adf-40635f0aca0c
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-02-21
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 21.02.2024 BE.2023.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BE-2023-25_2024-02-21.pdf

## Full Text

Decisione del 21 febbraio 2024 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Daniel Kipfer Fasciati e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE 

CONTRIBUZIONI,  

Richiedente 

 

   

  contro 

   

1. A. SA in liquidazione, c/o B.,  

2. C. SAGL in liquidazione, c/o B.,  

 

entrambe rappresentate dagli avv. Peter A. Jäggi e Fe-

derica Nicolosi, Studio Legale Tributario, 

Opponenti 

 

   

Oggetto  Levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BE.2023.25 e BE.2023.27 
 

 

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 Fatti: 

A. Con decisione del 6 novembre 2023, l’Amministrazione federale delle contri-

buzioni (AFC), Divisione principale imposta federale diretta, imposta preven-

tiva, tasse di bollo, dopo aver ricevuto l’autorizzazione da parte del Capo del 

Dipartimento federale delle finanze DFF (v. act. 1.1), ha aperto nei confronti 

di C. Sagl in liquidazione, D. Ltd, E. e F. un’inchiesta fiscale speciale giusta 

gli articoli 190 e seguenti della legge federale sull’imposta federale diretta 

(LIFD; RS 642.11) per sottrazione di importanti somme d’imposta e frode 

fiscale, reati commessi tra il 2016 e il 2021 (v. act. 1.1 e 1.2).  

 

In sostanza, l’autorità fiscale sospetta che il fondo lussemburghese G. costi-

tuito il 21 giugno 2010 da E., sia stato gestito dalla Svizzera, in particolar 

modo dal Canton Ticino tramite C. Sagl in liquidazione o D. Ltd, Malta. Que-

sto perché le commissioni corrisposte dal summenzionato fondo per la ge-

stione degli asset sarebbero state versate alla H. SA, Lussemburgo, la quale 

non impiegando personale le avrebbe riversate verosimilmente a D. Ltd, 

anch’essa senza attività e personale, commissioni a loro volta riversate nella 

holding del gruppo, I. Ltd, Malta, società detenuta da E. e F. In questo modo, 

le commissioni di gestione non sarebbero state tassate nella giurisdizione 

nella quale avrebbero lavorato i principali amministratori e dove verosimil-

mente il fondo sarebbe stato gestito (v. act. 1, pag. 2 e seg.). 

 

 

B. Nell’ambito del procedimento di cui sopra, l’AFC, in data 9 novembre 2023, 

ha effettuato una perquisizione presso i locali comuni di A. SA e C. Sagl a 

Lugano (v. act. 1.3 e 1.4), la quale ha permesso alle autorità inquirenti di 

rinvenire diversi documenti cartacei (v. act. 1.5) e alcuni supporti informatici 

(v. act. 1.6). L’autorità fiscale ha effettuato la copia forense di diversi dispo-

sitivi su suoi dischi rigidi (PEN001, PEN003-PEN005; v. act. 1.7). Essa ha 

ugualmente effettuato una “cartografia” dell’arborescenza di un ulteriore sup-

porto informatico (PEN002), il cui hash è stato parimenti salvato (v. act. 1.7). 

La copia forense dei supporti informatici originali PEN006-PEN008 non è 

stata fatta per motivi di tempo. Opponendosi le predette alla perquisizione, 

la documentazione cartacea e i supporti informatici in questione sono stati 

posti sotto sigillo (v. act. 1.5 e 1.6). 

 

 

C. Con istanza del 28 novembre 2023, presentata alla Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale, l’AFC ha postulato l’autorizzazione a proce-

dere alla levata dei sigilli e alla cernita dei documenti cartacei e dei dati con-

tenuti nei supporti informatici di cui sopra (v. act. 1). 

 

 

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D. Con risposta dell’11 dicembre 2023, trasmessa all’AFC per conoscenza (v. 

act. 5), gli opponenti hanno postulato, in via principale, la reiezione 

dell’istanza e la restituzione degli oggetti messi sotto sigillo; in via subordi-

nata, che questa Corte proceda alla cernita dei documenti cartacei e dei sup-

porti informatici messi sotto sigillo e che, fatta copia forense dei soli docu-

menti informatici rilevanti per l’inchiesta, sia ordinata la restituzione agli op-

ponenti dei supporti informatici e dei documenti cartacei non rilevanti per l’in-

chiesta (act. 4, pag. 29).  

 

 

E. Con scritto del 23 gennaio 2024, questa Corte ha dato l’incarico all’Ufficio 

federale di polizia fedpol (in seguito: fedpol) di creare delle copie forensi dei 

dati contenuti nei supporti informatici (PEN002, PEN006, PEN007 e 

PEN008) oggetto dell’istanza di levata dei sigilli in questione (v. act. 6). 

 

 

F. Con scritto del 30 gennaio 2024, trasmesso alle parti per conoscenza (v. act. 

9), fedpol ha trasmesso a questa Corte quanto richiesto (v. act. 8). 

 

 

Le argomentazioni delle parti saranno riprese, nella misura del necessario, 

nei considerandi in diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 Giusta gli art. 25 cpv. 1 e 50 cpv. 3 DPA, nonché l’art. 37 cpv. 2 lett. b della 

legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

è competente a decidere sulla perquisizione di carte nell’ambito di procedure 

d’inchiesta di diritto penale amministrativo. 

 

1.2 Giusta l’art. 190 cpv. 1 LIFD, il capo del DFF può autorizzare l’AFC a svol-

gere un’inchiesta in collaborazione con le amministrazioni cantonali delle 

contribuzioni, se esistono sospetti giustificati di gravi infrazioni fiscali, d’assi-

stenza o d’istigazione a tali atti. Secondo il cpv. 2 di tale disposizione, sono 

considerate gravi infrazioni fiscali in particolare la sottrazione continuata di 

importanti somme d’imposta (art. 175 e 176) e i delitti fiscali (art. 186 e 187). 

In base all’art. 191 cpv. 1 LIFD, la procedura contro gli autori, i complici e gli 

istigatori è retta dagli articoli 19-50 DPA.  

 

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Nell’ambito della presentazione della domanda di dissigillamento l'autorità 

amministrativa competente dell'inchiesta deve tenere sufficientemente conto 

del principio di celerità del diritto processuale penale (art. 29 cpv. 1 Cost. e 

art. 5 cpv. 1 CPP; DTF 139 IV 246 consid. 3.2). 

 

1.3 L’AFC è legittimata a sottoporre la richiesta di levata dei sigilli alla Corte dei 

reclami penali del Tribunale penale federale. Premessa l’inesistenza di un 

termine per presentare una simile richiesta, l’istanza presentata dall’AFC il 

28 novembre 2023 è ricevibile in ordine e rispetta in ogni caso il principio di 

celerità. 

 

 

2. Gli opponenti sostengono che, per quanto riguarda il telefono cellulare di 

proprietà di una terza persona (PEN006) e i due dischi rigidi esterni rinvenuti 

nei loro uffici (PEN007 e PEN008), non avendo l’AFC effettuato nessuna co-

pia forense dei dati ivi contenuti, secondo la giurisprudenza (cfr. BE.2017.21-

23) la richiesta di levata dei sigilli per questi supporti sarebbe irricevibile e gli 

stessi andrebbero restituiti agli opponenti (act. 4, pag. 28). 

 

2.1 Nella DTF 148 IV 221, il Tribunale federale ha affermato che scopo del sigil-

lamento è di escludere qualsiasi possibilità per l'autorità inquirente di pren-

dere conoscenza dei dati sequestrati prima che un tribunale decida sull'am-

missibilità dell'accesso agli stessi. Nella procedura di dissigillamento non 

spetta quindi all'autorità inquirente, ma semmai con l'ausilio di una persona 

esperta, al Giudice dei provvedimenti coercitivi esaminare se sussistano im-

pedimenti al dissigillamento, che si oppongano alla perquisizione. Qualora 

appaia opportuno allestire una copia dei dati per tutelarne la perdita o per un 

altro motivo, non si può ritardare l'apposizione dei sigilli sugli apparecchi; la 

copia dei dati dev'essere ordinata immediatamente, pure da parte dal Giu-

dice dei provvedimenti coercitivi, dopo l'apposizione dei sigilli, semmai a ri-

chiesta dell'autorità inquirente. Quest'ultima non può essere coinvolta in al-

cun modo negli atti reali dello sblocco degli apparecchi e del mirroring dei 

dati (consid. 2 e 3). L'esecuzione dello sblocco degli apparecchi e del mirro-

ring prima dell'apposizione dei sigilli da parte di un'autorità incaricata da 

quella inquirente costituisce un vizio procedurale considerevole, che com-

porta l'inutilizzabilità dei dati e la loro distruzione, come pure la restituzione 

degli apparecchi all'avente diritto (consid. 4). 

 

2.2 In concreto, premesso che il contenuto della sentenza del Tribunale penale 

federale BE.2017.21-23 del 4 ottobre 2019, sul punto in questione, risulta 

ormai superato dalla DTF 148 IV 221, si rileva che questa Corte, conforme-

mente a quanto prescritto dal Tribunale federale, e constatato che l’AFC non 

ha proceduto ad effettuare essa stessa copia forense dei dati presenti 

nell’Hard Disk (PEN002), nell’iPhone (PEN006), nell’Hard Disk Seagate 

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(PEN007) e nell’Hard Disk WD Elements (PEN008) (v. act. 1, pag. 2), ha 

dato mandato alla fedpol di procedervi (v. DTF 148 IV 221 consid. 2.5 e 2.6; 

supra Fatti lett. E). Visto quanto precede, la censura in questo ambito va 

disattesa. Per quanto riguarda invece gli altri supporti informatici (PEN001, 

PEN003-PEN005), nella misura in cui l’AFC ha già effettuato essa stessa la 

copia forense del loro contenuto (v. act. 1, pag. 2), in virtù della giurispru-

denza del Tribunale federale, i dati ivi contenuti risultano inutilizzabili e le 

copie forensi vanno distrutte, con restituzione dei supporti originali alle op-

ponenti. 

 

 

3.  

3.1 Tra le misure coercitive previste in ambito di DPA vi è la perquisizione di 

carte (art. 50 DPA). Altri supporti d’informazioni (ad esempio pellicole, nastri 

magnetici per registrazioni, ecc.) sono assimilabili alle "carte" ai sensi dell'art. 

50 DPA (DTF 108 IV 76; sentenza del Tribunale federale 1B_274/2008 del 

27 gennaio 2009 consid. 6.1). Ne segue che anche la perquisizione di tele-

foni cellulari sottostà alla suddetta normativa. 

 

3.2 Nell’ambito di un’istanza di levata dei sigilli ai sensi dell’art. 50 cpv. 3 DPA, 

la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale non deve pronun-

ciarsi sull’esistenza delle infrazioni contestate all’imputato; essa si limita a 

determinare se la perquisizione è ammissibile (DTF 106 IV 413 consid. 3) 

alla luce dei criteri di cui al consid. 4.1.  

 

 La perquisizione di carte dev’essere fatta col maggior riguardo possibile dei 

segreti privati e in modo da tutelare il segreto professionale e d'ufficio (art. 

50 cpv. 1 e 2 DPA; cfr. TPF 2007 96 consid. 2; decisioni del Tribunale penale 

federale BE.2019.5 del 20 agosto 2019 consid. 3.1; BE.2018.19 del 16 aprile 

2019 consid. 3). 

 

 

4.  

4.1 L’autorità chiamata a statuire sulla richiesta di levata dei sigilli deve innanzi-

tutto esaminare se sussistono sufficienti indizi di reato atti a giustificare una 

perquisizione (DTF IV 413 consid. 4). All’uopo, occorre soddisfare due con-

dizioni. Da una parte, i fatti devono essere descritti in maniera sufficiente-

mente dettagliata, affinché si possa procedere alla sussunzione ad uno o più 

reati penali. D’altra parte, devono essere presentati sufficienti mezzi di prova 

o indizi a sostegno dell’adempimento della fattispecie. Differentemente dai 

gravi indizi di reato, i sufficienti indizi di reato non necessitano la presenza di 

prove o indizi prospettanti già una considerevole o forte probabilità di con-

danna (v. decisione del Tribunale penale federale BE.2019.4 del 17 settem-

bre 2019 consid. 4.1 e rinvii). 

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La perquisizione di documenti presuppone inoltre che questi contengano 

scritti importanti per l’inchiesta (art. 50 cpv. 1 DPA). L’autorità inquirente non 

deve tuttavia ancora dimostrare l’esistenza di un rapporto di connessione 

concreto tra le indagini e ogni singolo documento posto sotto sigilli. È suffi-

ciente che essa indichi, in linea di massima, in che misura i documenti sigillati 

sono rilevanti per la procedura (cfr. sentenza del Tribunale federale 

1B_322/2013 del 20 dicembre 2013 consid. 3.1 con rinvii). I detentori di re-

gistrazioni od oggetti che richiedono la messa sotto sigilli e che contestano 

la perquisizione, dal canto loro, hanno l’incombenza processuale di indicare 

ogni oggetto che a loro avviso non presenta manifestamente nessuna con-

nessione con l’inchiesta penale. Ciò vale in particolare allorquando essi po-

stulano la messa sotto sigilli di documenti o file voluminosi o complessi (v. 

sentenza del Tribunale federale 1B_637/2012 dell’8 maggio 2013 consid. 

3.8.1 in fine, non pubblicato in DTF 139 IV 246). 

 

A questo stadio, l’autorità chiamata a giudicare sulla richiesta di levata dei 

sigilli deve riferirsi al cosiddetto principio dell'utilità potenziale, verificando 

quindi se sussiste un nesso plausibile tra i reati perseguiti e i documenti posti 

sotto sigillo (sentenze del Tribunale federale 1B_602/2020 del 23 febbraio 

2021 consid. 5.2; 1B_487/2020 del 2 novembre 2020 consid. 3.2; 

1B_167/2015 del 30 giugno 2015 consid. 2.1; 1B_671/2012 dell’8 maggio 

2013 consid. 3.7.1 con riferimenti). 

 

Oltre al fondato sospetto e all'utilità potenziale per l’inchiesta dei documenti 

posti sotto sigillo, la perquisizione è ammissibile solo se rispetta il principio 

di proporzionalità. Essa deve, in altre parole, apparire come la misura meno 

incisiva in grado di raggiungere l’obiettivo perseguito (decisione del Tribu-

nale penale federale BE.2014.17 del 27 marzo 2015 consid. 2.6). 

 

4.2  

4.2.1 Nel caso concreto, l’AFC ha aperto un’inchiesta fiscale speciale giusta gli art. 

190 e segg. LIFD nei confronti dell’opponente, E., C. Sagl in liquidazione ed 

D. Ltd a seguito delle seguenti ipotesi di reato, menzionate nello scritto 

dell’AFC del 6 novembre 2023: “C. Sagl in liquidazione, rispettivamente D. 

Ltd nei periodi fiscali 2016-2021 avrebbero commesso una sottrazione d’im-

posta (art. 175, art. 176 LIFD) di importanti somme d’imposta, in quanto C. 

Sagl in liquidazione non avrebbe contabilizzato i ricavi derivanti dalla ge-

stione del fondo d’investimento G. rispettivamente D. Ltd, Valletta, Malta non 

avrebbe intrattenuto sede effettiva in Ticino. Di conseguenza, le attività di 

gestione del fondo d’investimento non sarebbero state tassate dove esse 

venivano eseguite”. Inoltre, “C. Sagl in liquidazione non avrebbe contabiliz-

zato una parte dei ricavi a lei spettanti, inoltrando documenti falsi all’autorità 

fiscale, in ragione di quanto precede sarebbe dato il reato di frode fiscale 

(art. 186 LIFD)”. “E., oltre ad aver commesso personalmente una sottrazione 

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d’imposta, avrebbe attuato la frode fiscale a nome di C. Sagl e sarebbe com-

plice dei presunti reati indicati al punto 1 (art. 177 LIFD)”. Mentre “F., oltre ad 

aver commesso personalmente una sottrazione d’imposta, sarebbe com-

plice dei reati indicati al punto 1 (art. 177 LIFD)” (act. 1.2, pag. 1 e seg.). In 

altre parole, l’AFC sospetta che il fondo d’investimento di diritto lussembur-

ghese G. venga in realtà gestito in Canton Ticino ad opera di E. e F. In tale 

caso, i ricavi derivanti dalla gestione – specificatamente le management fees 

e, quando conseguite, le performance fees – dovrebbero essere contabiliz-

zate e tassate in Ticino e non all’estero (v. act. 1.1). I sospetti dell’autorità 

fiscale si basano sulla struttura nella quale sono inglobate le società indagate 

e su quanto ha potuto essere ricostruito in merito alle posizioni di E. e F. (v. 

ibidem). Secondo l’autorità fiscale, “le commissioni corrisposte dal fondo ci-

tato per la gestione degli asset (Allegato 11), venivano versate alla H. SA, 

Lussemburgo (Allegato 12, pag. 1 e 13), la quale non impiegando personale 

(Allegato 13, pag. 2) le riversava verosimilmente alla società maltese D. Ltd., 

anch’essa senza attività e personale (Allegato 14, pag. 1, 5 e 17), e quindi 

venivano riversate nella società holding del gruppo, la I. LTD., Malta, la quale 

era detenuta da E. e F. (Allegato 15, pag. 1, 5 e 10; Allegato 16). In questo 

modo le commissioni di gestione non venivano tassate nella giurisdizione 

nella quale lavoravano i principali amministratori (E. e F.) e dove verosimil-

mente il fondo veniva gestito (Allegato 17, parzialmente con omissis). Per 

quanto riguarda l’attività svolta da F., divenuto coazionista di I. LTD. tra gen-

naio e giugno 2017 e direttore operativo a partire da fine 2016, occorrerà 

verificare in quali giurisdizioni egli ha svolto la propria attività professionale 

negli anni 2017-2018 (cfr. Allegato 16). Da notare che secondo il suo profilo 

Linkedin, F. sarebbe divenuto Member of the Board of directors and of the 

lnvestment Committee di J. Real Estate solamente nel dicembre 2017 (Alle-

gato 18). Vi è poi il sospetto che anche le subscription e redemption fees 

corrisposte a seguito della vendita di parti del fondo non siano state tassate 

in Svizzera, ma sono verosimilmente transitate dalla società di intermedia-

zione mobiliare K. Ltd., Londra (Inghilterra), della quale E. e F. erano soci 

(cfr. Allegato 16), per poi essere suddivise con i gestori patrimoniali che ac-

quistavano le parti del fondo per i propri clienti. Anche in questo caso l’AFC 

ipotizza che una parte dell’attività di distribuzione venisse svolta dal Cantone 

Ticino, senza essere tassata […]. L’imposta totale presumibilmente sottratta 

ammonta a CHF 2,4 mio” (act. 1, pag. 2 e seg.). L’AFC aggiunge che “E. e 

F. sono le persone che, nel periodo oggetto d’inchiesta, hanno agito per 

conto di I. LTD. (Allegato 19, pag. 1-3) e delle sue partecipate, occorrerà 

quindi chiarire essi se hanno commesso atti di partecipazione alle presunte 

sottrazioni sopra descritte” (ibidem, pag. 3). Inoltre, “dal profilo delle sottra-

zioni personali di E. il sospetto fondato riguarda una presunta trasposizione 

avvenuta nel 2017. E. presenta infatti per il menzionato anno fiscale due di-

chiarazioni fiscali differenti, con valori diversi. Nella prima, ricevuta dalla Di-

visione delle contribuzioni del Cantone Ticino il 2 ottobre 2018, si 

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evidenzierebbe una trasposizione (cfr. art. 20a cpv. 1 lett. b LIFD), data dal 

trasferimento dell’integralità delle azioni di diverse società alla I. LTD. dete-

nuta da E. in misura del 50 % (Allegato 20). Per contro, nella seconda di-

chiarazione fiscale, datata 18 febbraio 2020 e controfirmata da B. SA (Alle-

gato 21), vi sono delle correzioni tali per cui la trasposizione non è più data, 

vale a dire che la percentuale di detenzione di I. LTD è stata corretta al di 

sotto della soglia del 50 %. In aggiunta a ciò, viene prodotto il “Patto Para-

sociale” (cfr. Allegato 16), tra E. e F., a sostegno dei menzionati cambia-

menti, nel quale addirittura la ragione sociale della società oggetto di patto è 

riportato in maniera errata” (ibidem). 

 

4.2.2 Con l’intento di raccogliere elementi utili all’inchiesta, l’AFC ha proceduto alla 

perquisizione dei locali delle opponenti (v. act. 1.3), operazione che ha per-

messo di rinvenire svariata documentazione cartacea (PEN066-PEN122; v. 

act. 1.5) unitamente a 5 Hard Disk (PEN001-PEN005), un telefono cellulare 

iPhone (PEN006), un Hard Disk Seagate (PEN007) e un Hard Disk WD Ele-

ments (PEN008; v. act. 1.6).  

 

Del contenuto di 4 Hard Disk (PEN001, PEN003-PEN005) l’autorità fiscale 

ha effettuato delle copie forensi poi messe sotto sigilli. Gli altri supporti infor-

matici sono stati suggellati senza effettuare la copia forense del loro conte-

nuto (PEN002, PEN006-PEN008), così come è stata suggellata la documen-

tazione cartacea, tutto ciò su richiesta dell’opponente sulla base dell’art. 50 

cpv. 3 DPA (v. act. 1.5 e 1.6). L’AFC, a sostegno della richiesta di levata dei 

sigilli, afferma, per quanto concerne l’Hard Disk PEN002, che “iI supporto in 

questione contiene esclusivamente la cartografia dell’arborescenza del com-

puter i-Mac rinvenuto in loco, ma nessun content data. Alcun dato (men che 

meno il contenuto) è stato copiato o asportato dal pc in questione. Pertanto 

quanto censurato nel reclamo contro perquisizione domiciliare dell’11 no-

vembre 2023 (v. procedura BV.2023.35-39), ovvero che sarebbero stati pre-

levati dati clinici dei genitori e della sorella di L. (cfr. reclamo, n. 10), non è 

giustificato. Questa lista dettagliata è potenzialmente utile all’AFC, perché dà 

indicazioni sull’attività svolta negli uffici di C. SagI in liquidazione” (act. 1, 

pag. 5). Inoltre, con il numero PEN006, “è stato etichettato un telefono cellu-

lare Apple iPhone di proprietà del signor M., impiegato di una società legata 

al fondo d’investimento. Come anticipato in precedenza non è stata effet-

tuata una copia forense di questo supporto informatico per motivi di tempo 

(cfr. n. 1 .2). Tuttavia, da un esame sommario del dispositivo è risultato che 

contenesse e-mail in relazione al fondo G. I dati ivi contenuti sono quindi 

potenzialmente rilevanti per l’inchiesta” (ibidem, pag. 5 e seg.). Infine, per 

quanto attiene ai due dischi rigidi esterni rinvenuti nei locali delle opponenti 

(PEN007 e PEN008), di questi “non è stata effettuata una copia forense di 

questi supporti informatici per motivi di tempo (cfr. n. 1.2). Il contenuto di 

questi dischi rigidi è quindi ignoto. Si suppone tuttavia che possano 

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contenere documenti rilevanti alla presente inchiesta, dal momento che sono 

stati rinvenuti negli uffici comuni di A. SA in liquidazione e C. SagI in liquida-

zione” (ibidem, pag. 6). 

 

 Per quanto riguarda la documentazione cartacea messa sotto sigilli 

(PEN066-PEN122), l’autorità fiscale ha evidenziato come questa (corrispon-

denza, fatture, e-mail, contratti, contabilità, documentazione bancaria, bi-

lanci, ecc.) concerne le attività di società, spesso riconducibili ad E. e/o a F., 

toccate dai fatti oggetto d’inchiesta come C. Sagl, N., O., A. SA, P., Q., R. 

SA, D. Ltd, K. Ltd, ma anche di S. Sagl, società che potrebbe essere legata 

o aver fornito prestazioni al fondo G., precisato come le indagini siano desti-

nate anche a far emergere altre entità coinvolte ancora sconosciute agli in-

quirenti. Vi sono inoltre documenti concernenti direttamente E., I. Ltd o T., “il 

quale era membro del board of director del general partner (vale a dire H. 

SA) e AA. Ltd., società estera che ha assunto dei servizi per conto del fondo 

o delle società in gestione” (act. 1, pag. 8). Tutta la documentazione cartacea 

in questione sarebbe utile per comprendere quali erano le attività di ogni en-

tità coinvolta e dove queste attività erano svolte. 

 

 In definitiva, l’AFC afferma che “risulta chiaro che tra i documenti cartacei e 

i dati informatici delle opponenti vi siano mezzi di prova rilevanti che permet-

tono di chiarire la fattispecie. La perquisizione di carte è inoltre proporzionale. 

Pertanto l’istanza è fondata” (ibidem, pag. 8). 

 

4.2.3 L’opponente, dal canto suo, afferma che l’AFC, nella sua istanza, “non forni-

sce una descrizione dei fatti sufficientemente chiara e precisa, né tantomeno 

adduce prove sufficienti, per poter fondare un preteso assoggettamento alla 

fiscalità svizzera delle varie entità giuridiche o persone menzionate nella ri-

chiesta di levata dei sigilli e, di conseguenza, non allega fatti che possano 

essere ricondotti ad una fattispecie penale per quanto concerne la pretesa 

gestione dalla Svizzera del fondo lussemburghese G.” (act. 4, pag. 3). Inol-

tre, “anche per quanto attiene alle pretese sottrazioni personali del sig. E. e 

del sig. F. l’autorità inquirente non adduce sospetti precisi e sufficientemente 

fondati circa la commissione di un reato. Peraltro, le infrazioni contestate al 

sig. E., che riguarderebbe un’assenta trasposizione (…), o al sig. F., che 

concernerebbe una pretesa mancata dichiarazione di un dividendo (…) ri-

guarderebbero singole fattispecie di sottrazione d’imposte per cui non sa-

rebbe realizzata la condizione della continuata sottrazione d’imposta posta 

come condizione dall’art. 190 cpv. 2 LIFD” (ibidem).  

 

Per quanto riguarda i documenti informatici (PEN001-PEN005), le opponenti 

contestano la rilevanza per l’inchiesta di dati relativi a società estere legate 

al gruppo BB. non imputate, come I. SA (Lussemburgo), K. Ltd. (Regno 

Unito) e H. SA (Lussemburgo); ma anche di quelli concernenti R. SA 

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(Lussemburgo), società estranea al gruppo BB. e di proprietà esclusiva di F., 

precisato che le indagini vertono unicamente sugli anni 2016-2022, per cui 

documenti relativi al periodo antecedente e posteriore sarebbero da esclu-

dere. Per quanto concerne i documenti cartacei, le opponenti contestano 

l’utilità per l’inchiesta dei contratti della società S. Sagl, diretta da L., convi-

vente di CC., figlia dell’imputato E., interesse basato unicamente sulla pa-

rentela con quest’ultimo (PEN103). Pure censurata è l’utilità dei documenti 

relativi a terzi (T. e AA. Ltd) che collaborerebbero con H. SA (PEN121). Le 

opponenti criticano “la necessità di accedere a tali documenti attraverso un 

collegamento logico a cascata”, qui comunque non dimostrato (v. act. 4, pag. 

28). Le opponenti contestano infine “l’operato dell’autorità inquirente, la 

quale sembra aver effettuato una fìshing expedition, acquisendo in modo in-

discriminato una vasta gamma di informazioni al solo fine di individuare ele-

menti di rilevanza ma senza focalizzarsi su elementi chiave per provare le 

supposizioni dalla stessa avanzate” (ibidem). 

 

4.3 Alla luce degli elementi presentati dall’AFC nella sua istanza e dei vari docu-

menti indicati, nonché dei necessari chiarimenti ancora da effettuarsi, riba-

dita l’inutilizzabilità dei dati contenuti in 4 Hard Disk (PEN001, PEN003-

PEN005) (v. supra consid. 2.2), questa Corte ritiene che, nell’ottica di una 

richiesta di levata dei sigilli, l’AFC disponga di sufficienti indizi di reato per 

fondare i propri sospetti circa le infrazioni descritte e che la documentazione 

cartacea e i dati contenuti nei supporti informatici delle opponenti posti sotto 

sigillo presentino un’utilità potenziale per il prosieguo dell’inchiesta. Non es-

sendo ipotizzabile una misura meno invasiva, ma altrettanto adeguata a per-

mettere alle autorità di accedere alle informazioni utili all’inchiesta, la misura 

richiesta risulta altresì proporzionata. Le opponenti ritengono che gli atti 

dell’AFC costituiscano una fishing expedition e che la documentazione car-

tacea e informatica sotto sigillo non presenti nessuna utilità per l’inchiesta. 

Ora, essendo le stesse indagate nell’ambito dell’inchiesta fiscale speciale, la 

documentazione in questione, concernente anche entità terze il cui even-

tuale coinvolgimento nei fatti oggetto delle indagini deve essere esaminato 

dall’autorità, presenta certamente un’utilità potenziale, visto che possono 

contenere informazioni riguardanti (anche) le attività e le operazioni delle 

predette che interessano gli inquirenti. Quanto precede basta per permettere 

la levata dei sigilli dalla documentazione cartacea e informatica delle oppo-

nenti, per cui le dettagliate argomentazioni presentate in sede di risposta, 

con cui in sostanza si anticipano valutazioni che riguardano il merito della 

causa e non certo il limitato orizzonte di esame del giudice del dissigillamento 

(v. supra consid. 4.1), vanno a questo stadio disattese. Esse non hanno del 

resto invocato segreti tutelati dall’art. 50 cpv. 2 DPA. Ad ogni modo, la per-

quisizione di tutta la documentazione in questione dovrà essere effettuata 

col maggior riguardo possibile dei segreti privati (e di quelli di terzi eventual-

mente non coinvolti nel presente procedimento), conformemente ai disposti 

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dell’art. 50 cpv. 1 DPA, e le informazioni protette, rapidamente individuabili e 

comunque tutelate dal segreto d’ufficio, dovranno essere scartate ai fini 

dell’inchiesta. 

 

 

5. In definitiva, la richiesta di levata dei sigilli presentata dall’AFC deve essere 

accolta per quanto riguarda la documentazione cartacea (PEN066-PEN122) 

e per i supporti informatici per i quali l’AFC non ha effettuato una copia fo-

rense (PEN002 e PEN006-PEN008). Essa è invece da respingere per 

quanto riguarda la copia forense degli altri supporti informatici (PEN001, 

PEN003-PEN005), il cui contenuto risulta inutilizzabile per l’inchiesta e va 

distrutto (v. supra consid. 2.2). Non avendo le opponenti invocato l’esistenza 

di un segreto ai sensi dell’art. 50 cpv. 2 DPA, l’AFC è autorizzata a procedere 

essa stessa al dissigillamento e alla cernita della documentazione cartacea 

e dei dati contenuti nei supporti informatici di cui sopra. 

 

 

6. Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle spese per la procedura 

davanti alla Corte dei reclami penali si determina secondo l’art. 73 LOAP, 

disposizione che rinvia al regolamento del Tribunale penale federale sulle 

spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale fe-

derale (RSPPF; RS 173.713.162). Tale regolamento non contiene tuttavia 

indicazioni in merito all’attribuzione delle spese giudiziarie, trovando pertanto 

applicazione per prassi costante le disposizioni della LTF in analogia  

(TPF 2011 25 consid. 3). Giusta l'art. 66 cpv. 1 LTF, di regola, le spese giu-

diziarie sono addossate alla parte soccombente. Se le circostanze lo giusti-

ficano, il tribunale può ripartirle in modo diverso o rinunciare ad addossarle 

alle parti. Alla Confederazione, ai Cantoni, ai Comuni e alle organizzazioni 

incaricate di compiti di diritto pubblico non possono di regola essere addos-

sate spese giudiziarie se, senza avere alcun interesse pecuniario, si rivol-

gono al tribunale nell'esercizio delle loro funzioni ufficiali o se le loro decisioni 

in siffatte controversie sono impugnate mediante ricorso (art. 66 cpv. 4 LTF). 

Visto quanto precede, non vengono quindi addossate spese all’AFC. Alle 

opponenti, in gran parte soccombenti, viene addossata una tassa di giustizia 

ridotta di fr. 1'500.–. L’AFC deve inoltre rifondere alle opponenti adeguate 

spese ripetibili limitatamente al punto di diritto in cui esse non risultano soc-

combenti (v. art. 68 LTF). Nel caso concreto, tenuto conto del presumibile 

dispendio temporale nell'elaborazione della sua risposta all’istanza di levata 

dei sigilli e della tariffa applicabile, un importo forfettario di fr. 500.–, da porre 

a carico dell'amministrazione in causa, appare adeguato. 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. La richiesta di levata dei sigilli è parzialmente accolta. 

2. L’Amministrazione federale delle contribuzioni è autorizzata a procedere alla 

levata dei sigilli e alla cernita della documentazione cartacea (PEN066-

PEN122) e dei dati contenuti nelle copie forensi dei supporti informatici 

PEN002 e PEN006-PEN008. I supporti informatici originali vanno restituiti alle 

opponenti. 

3. La copia forense dei dati contenuti nei supporti informatici PEN001, PEN003-

PEN005 va distrutta.  

4. La tassa di giustizia di fr. 1’500.– è posta a carico delle opponenti. 

5. L’Amministrazione federale delle contribuzioni verserà alle opponenti un im-

porto di fr. 500.– a titolo di ripetibili. 

Bellinzona, 21 febbraio 2024  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Amministrazione federale delle contribuzioni 

- Avv. Peter A. Jäggi e Federica Nicolosi, Studio Legale Tributario 

 
 

 

 

 

Informazione sui rimedi giuridici 

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Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (art. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 
2005 sul Tribunale federale; LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale oppure, 
all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più 
tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il rispetto 
di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha eseguito 
tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 

La procedura è retta dagli art. 90 e segg. LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).