# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c2571e78-106f-5c29-936f-2a816288ffc0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-04-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 28.04.2000 90.1997.152
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1997-152_2000-04-28.html

## Full Text

Incarto n.

  90.1997.00152

  	
  Lugano

  28 aprile
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale della pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dai giudici:

  	
  Efrem Beretta,
  presidente, 

  Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca

   

  

 

	
  vicecancelliera

  	
  Matea Pessina

  

 

statuendo sul ricorso del 7 ottobre 1997 di

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  rappr. da: avv.
  __________ __________, __________

   

  e dall'8 luglio
  1998 della 

  Fondazione
  __________ e __________ __________ __________, __________, 

  rappr. da: avv.
  __________ __________, __________ __________, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 27 agosto 1997 (n° __________) del
  Consiglio di Stato, che approva la revisione 1996 del PR di __________; 

  

 

                                         viste le
osservazioni 26 novembre 1997 del Comune di __________ e 9 dicembre 1997 del
Consiglio di Stato;

 

                                         letti ed
esaminati gli atti;

 

                                         esperiti
i necessari accertamenti;

 

r i t e n u t o,

 

in fatto:

 

                                   a.   La Fondazione __________ e
__________ __________ __________ è proprietaria dal 24 novembre 1997 della
vasta proprietà formata dai mapp. n° __________, __________ (comproprietà coattiva), __________,
__________, __________e __________RFD di __________, situata in località
“__________ ”. __________ per il mapp. n° __________RFD, inserito parzialmente
in zona residua, il vecchio PR attribuiva la proprietà alla zona edificabile R2
e R2s.

 

                                  b.   Nella
seduta del 25 marzo 1996 il Consiglio comunale di __________ ha adottato la
revisione del PR: in particolare, i mapp. n° __________, __________,
__________, __________RFD e parte del mapp. n° __________RFD sono stati
attribuiti - come in generale il comparto nel quale si trovano inseriti - alla
zona agricola e gravati da un vincolo di protezione paesaggistica (ZPP1). Gli
edifici ai mapp. n° __________e __________RFD sono stati classificati come
monumenti culturali.

 

                                   c.   Avverso
tale ordinamento, ritenuto privo di interesse pubblico e lesivo del principio
della proporzionalità, è insorto davanti al Consiglio di Stato l'allora
proprietario, signor __________ __________, postulandone lo stralcio e
chiedendo il reinserimento della sua proprietà in zona edificabile: egli ne
sottolineava anzitutto la vocazione edificabile, nonché la sua totale
urbanizzazione, rispettivamente l’immediata vicinanza di zone costruite e
attribuite al comparto edificabile. Osservando poi come il PD non menzionasse i
suoi fondi fra le superfici da riservare all'agricoltura, egli ne contestava
l’idoneità ad un razionale uso agricolo. Riservandosi quindi la facoltà di
avanzare pretese di natura espropriativa, egli censurava infine la sussistenza
di validi motivi atti a giustificare i vincoli di protezione paesaggistica e di
monumento culturale.

                                         Il
Municipio, in sede di risposta, postulava la reiezione delle censure.

 

                                  d.   Con
ris. gov. 27 agosto 1997 (n° __________) il Consiglio di Stato ha approvato la
revisione del PR di __________, respingendo il ricorso in parola. 

 

                                   e.   Dissentendo
da tale decisione il signor __________ è insorto davanti al TPT, riproponendo
le censure sollevate in prima sede.

                                         Nelle
loro osservazioni il Comune di __________ e il Consiglio di Stato hanno chiesto
la reiezione del gravame.

 

                                    f.   Con
atto di costituzione 24 novembre 1997 la Fondazione __________ e __________
__________ __________ è diventata proprietaria dei suddetti mappali.
Tramite il suo legale, essa ha in seguito comunicato a questo Tribunale di
subentrare al signor __________ nella lite. 

 

                                  g.   In
data 23 gennaio 1998 è stato esperito un sopralluogo in contraddittorio,
nell’ambito del quale le parti si sono riconfermate nelle rispettive
allegazioni e domande, rinunciando al dibattimento finale.

c o n s i d e r a t o,

 

in diritto:

 

                                   1.   La
competenza di questo tribunale è data dall'art. 26 quater lett. D LOG,
introdotto con la Legge concernente l'istituzione del Tribunale della
pianificazione del territorio, entrata in vigore il 1° ottobre 1992.

                                         A norma
dell’art. 38 LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al
Tribunale della pianificazione del territorio (TPT), entro 30 giorni dalla
notificazione.

                                         L'art. 38
LALPT legittima a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per
gli stessi motivi (cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un
interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio
di Stato (nuovo cpv. 4 lett. c), in vigore dal 15 marzo 1995).

                                         In
concreto, la legittimazione ricorsuale del signor __________ e ora della
Fondazione è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT.

                                         Presentato
nei termini di legge, e quindi tempestivo, il ricorso è ricevibile in ordine.

 

                                   2.   L'art.
50 cpv. 1 della nuova Costituzione federale (Cost.) sancisce l'autonomia del
comune in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola
esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del
comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). A
livello cantonale questo principio è ancorato all'art. 16 della nuova
Costituzione ticinese. Il comune ticinese usufruisce di questa autonomia in
materia di pianificazione del territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e
riferimenti).

                                         L’autonomia
non è però assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b) LPT il diritto cantonale
deve garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel
Cantone Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il
Consiglio di Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere
cognitivo. Ciò significa controllo non solo della legittimità ma pure
dell’opportunità delle scelte pianificatorie comunali. A contemperare
l’estensione di tale controllo con l’autonomia riconosciuta al Comune
interviene il principio dell’art. 2 cpv. 3 LPT, secondo cui "le
autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle autorità
loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i loro
compiti". Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello del Comune, ma deve rispettarne il
diritto di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna.
Il Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui
la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente
insostenibile. Deve al contrario rifiutare l’approvazione di quelle soluzioni
che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto
federale o non danno loro sufficiente attuazione. Se l’autorità di approvazione
esige dal Comune, per motivi oggettivi, di porre il PR in consonanza con l’ordinamento
giuridico, il Comune invocherà invano la lesione della sua autonomia (116 Ia
226 seg. consid. 2a; Alfred Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie in der
neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, in Rep. 1991, pag. 45 seg., in
part. 55).

 

                                   3.   Attribuzione
della proprietà alla zona agricola

                                3.1   Entrando nel merito della vertenza, occorre anzitutto ricordare
che a norma dell'art. 15 LPT la zona edificabile comprende i terreni idonei
all'edificazione già edificati in larga misura o prevedibilmente necessari
all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni.

                                         L’art. 15
LPT pone le condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile possa
entrare in linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è escluso,
a priori. Non basta, per converso, che i requisiti legali siano tutti dati, e
in modo chiaro e incontrovertibile, perché l’inserimento in zona edificabile si
imponga. Un comprensorio può infatti rispondere alla definizione legale di più
zone, prestarsi ad es. sia all’edificazione sia all’agricoltura o contenere
valori naturali e paesaggistici che ne impongano la protezione a dispetto delle
altre idoneità.

                                         Spesso
non può essere categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono
effettivamente adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla
costruzione, se rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già
largamente edificato e neppure se sarà necessario per l’edificazione nei
prossimi quindici anni). In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT
intervengono come punti di vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto
con le opposte ragioni, in una ponderazione degli interessi che in quei casi è
imprescindibile (DTF 113 Ia 448 segg. consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 segg. consid.
5b, 118 Ib 344 segg. consid. 4a). 

                                         Tranne,
dunque, nella misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente
l’appartenenza di un terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e
17 LPT vanno relativizzati.

                                         Si
consideri inoltre che per la loro funzione eminentemente pianificatoria i
criteri da essi enunciati possono solo riferirsi a interi comparti e non a
singole particelle; essi intervengono in una prospettiva generale, d’ordine
superiore che li rende inadeguati a risolvere i problemi attributivi di terreni
isolati.

                                3.2   L’idoneità
va generalmente riconosciuta se il terreno si presta per le sue caratteristiche
naturali (morfologiche, topografiche, climatiche, ecc.) all’uso che si vuol
fare del suolo.

                                         La sua
attribuzione a zona edificabile deve peraltro rispettare i principi
pianificatori degli art. 1 e 3 LPT. Dev’essere in particolare compatibile con
l’esigenza di creare e conservare insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett.
b) LPT), consentire una razionale ripartizione delle abitazioni e delle attività
lavorative, offrire un sufficiente accesso attraverso la rete viaria pubblica,
preservare l’abitato dalle immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a)
e b) LPT). Deve inoltre tener adeguatamente conto delle necessità delle
infrastrutture pubbliche (DTF 114 Ia 251 consid. 5c).

 

                                3.3   Per
stabilire se un terreno è già ampiamente edificato si tiene conto delle
costruzioni già esistenti, della natura della loro utilizzazione, delle
infrastrutture presenti, delle licenze edilizie già rilasciate per progetti
pubblici e privati, dell’attività edificatoria fin lì intrapresa, ecc. Entrano
in considerazione solo le costruzioni che per la loro tipologia e l’impiego
fattone appartengono di per sé alla zona edificabile, a eccezione segnatamente
delle costruzioni agricole. Determinanti non sono però le singole costruzioni,
né le singole particelle. Il requisito va invece esaminato per rapporto a tutto
il comprensorio. Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di case
effettivamente abitato e utilizzato, purché non lo sia a scopo agricolo. Né
basta peraltro la semplice presenza di un gruppo di case: queste devono
presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, devono formare un
insieme sufficientemente concluso, avere una fisionomia abbastanza marcata, un
minimo di coerenza formale e funzionale, che ne faccia un nucleo vitale e non
una casuale disseminazione di case più o meno ravvicinate. 

                                         Si terrà
conto che l’art. 3 LPT esigendo che gli insediamenti siano strutturati secondo
i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione pone il principio
della concentrazione delle aree edificabili e, implicitamente, della
densificazione edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è
condannata, per lo spreco di terreno e l’irrazionalità dell’assetto
territoriale che ne consegue (DTF 116 Ia 336 segg. consid. 4, 114 Ia 255
consid. 3c). Va tuttavia considerato che il criterio della preesistenza di
un’ampia edificazione, come gli altri dell’art. 15 LPT, può assumere valenza
assoluta solo in senso negativo, serve cioè a escludere l’attribuzione a zona
edificabile solo di quei terreni che incontrovertibilmente non presentino i
requisiti necessari. Negli altri casi si dovrà procedere a ponderazione (DTF
113 Ia 450 segg. consid. 4 d).

                                      

                                3.4   Il
requisito più delicato è quello della prevedibile necessità di usare
determinati fondi per l’edificazione nell’arco di quindici anni.

                                         Il metodo
solitamente usato consiste nel determinare quale è stato il fabbisogno di
terreno edificabile negli ultimi anni, se ne estrapola quindi il trend per
pronosticare il fabbisogno dei prossimi quindici anni; nel contempo si rileva
l’evoluzione demografica degli ultimi anni, ricavandone una prognosi di
sviluppo per i prossimi quindici. Si confronta infine questi dati con la contenibilità
del piano. Il metodo è stato ritenuto compatibile con l’art. 15 LPT dal
Tribunale federale (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo basa la prognosi dell’art.
15 sul rapporto tra superfici costruite e rimaste libere all’interno della zona
edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di utilizzo delle riserve
di aree edificabili negli ultimi anni e se ne calcola il fabbisogno per i
prossimi 15. Pure questo metodo ha avuto l’approvazione del Tribunale federale
(DTF 114 Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la riserva di aree
edificabili offra sufficiente ricettività alla popolazione pronosticata.

                                         Una volta
fatto il raffronto tra contenibilità e presumibile fabbisogno rimane da
stabilire se la prima è ragionevolmente commisurata al secondo. Il Tribunale
federale ha giudicato che il fattore due, ossia il raddoppio del numero degli
abitanti nel termine di 15 anni, poteva essere accettato quale principio
pianificatorio, purché si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della
zona edificabile ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non invece se
dovesse valere quale generale licenza di aumentare la zona edificabile sì da
contenere il doppio della popolazione (DTF 116 Ia 230). Il Tribunale federale
ha condannato l’eccessivo schematismo di simili formule.

                                         Pure qui
si riterrà violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto che la zona edificabile è
eccessivamente dimensionata. L’art. 15 LPT, avverte il Tribunale federale, non
ha carattere di assolutezza, non è da solo determinante. L’azzonamento deve
tendere come tutta la pianificazione a realizzare un insediamento equilibrato,
commisurato allo sviluppo che si vuole imprimere al paese. Ciò richiede la
ponderazione generale di tutti gli aspetti ed interessi essenziali attinenti al
territorio (DTF 116 Ia 232, 114 Ia 369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c).

 

                                3.5   Fatte
queste premesse, nel caso di specie è innanzitutto
necessario esaminare la questione generale della contenibilità teorica del PR
di Paradiso (art. 15 lett. b) LPT). L’idoneità all’edificazione e le
altre caratteristiche del comparto territoriale all’esame saranno singolarmente
esaminate di seguito. 

Dal rapporto di pianificazione (cfr. pag. 33) si evince che la contenibilità
teorica del nuovo PR indica un totale di 11’200 unità insediative, di cui 5’250
abitanti, 3’750 posti turismo e 2’200 posti lavoro. Ciò equivale ad una riserva
di 1’665 unità abitative, dal momento che la popolazione residente a fine 1994
era di 3’585 abitanti (Annuario statistico ticinese, ed. 1995), corrispondente,
nei 10-15 anni di cui all’art. 15 LPT, ad un aumento pari al 46% della
popolazione attuale. Ora, l’evoluzione demografica registrata negli ultimi anni
nel Comune di __________ rende improbabile l’esaurimento di una tale
ricettività del PR. Gli abitanti del comune sono infatti passati da 3’261 nel
1980 a 3’372 nel 1990, pari ad un aumento del 3,4%, a 3'400 nel 1998,
registrando così un aumento della popolazione del 0,83% nell’ultimo decennio.
Evidentemente non può essere sostenuto, in queste condizioni, che il fondo in
discussione sia prevedibilmente necessario all'edificazione ai sensi dell'art.
15 lett. b) LPT. Ammettere il contrario significherebbe smentire la costante
prassi secondo cui sussiste un interesse generale ad impedire, rispettivamente
a ridurre, la formazione di zone edificabili troppo vaste (DTF 117 Ia 434
consid. 3 e, 302 consid. 4b, 116 Ia 221 consid. 3b, 115 Ia 384 consid. 4a, 114
Ia 364 consid. 4).

                                         Circa
l’adempimento del presupposto di una preesistente ampia edificazione di cui
alla lett. a) dell’art. 15 LPT, rispettivamente di una completa urbanizzazione,
va rilevato che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, fatta
astrazione degli edifici che formano il nucleo di __________, la superficie in
esame risulta libera da costruzioni. Non sono dunque neppure adempiuti i
presupposti dell'art. 15 lett. a) LPT.

Anche queste censure ricorsuali non possono pertanto essere accolte. 

 

                                3.6   Per una completa ponderazione degli interessi in gioco deve
tuttavia essere ancora verificato se esistono altre ragioni a supporto del
mancato inserimento in zona edificabile del comparto in esame. Il comune di
__________ ha ritenuto opportuno inserire i fondi della ricorrente in zona
agricola, assoggettandola a sua volta ad un vincolo di protezione
paesaggistica.

Al proposito va rilevato che giusta l’art. 16 cpv. 1 LPT, le zone agricole
comprendono i terreni idonei all'utilizzazione agricola o all'orticoltura e
quelli che, nell'interesse generale, devono essere utilizzati dall'agricoltura;
per quanto possibile devono essere delimitate ampie superfici contigue (art. 16
cpv. 2 LPT). L'art. 3 cpv. 2 lett. a) LPT prescrive inoltre alle autorità
incaricate di compiti pianificatori di mantenere all'agricoltura sufficienti
superfici coltive idonee. Queste hanno subito una drastica amputazione negli
anni addietro, che rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia
di quelle superstiti e ciò per tutta una serie di motivi (segnatamente le
necessità dell'agricoltura stessa, l'esigenza di assicurare
l'approvvigionamento alimentare del paese in caso di crisi, la protezione del
paesaggio, la riserva di aree vergini per le prossime generazioni). 

Come rileva il Tribunale federale, le finalità della zona agricola sono
molteplici: travalicano l’ambito meramente agricolo per invadere la politica
dell’alloggio, del mercato immobiliare, della protezione dell’ambiente, ecc. La
zona agricola è l’antagonista per eccellenza della zona edificabile di cui è
chiamata a contrastare l’invadenza. In questa funzione deve mantenere libere
anche aree mediocremente idonee all’agricoltura ma meritevoli per altre
considerazioni di essere conservate. Per questo motivo, il fatto che il PD non
includa espressamente un comparto in zona agricola non preclude a priori l'attribuzione
dello stesso a tale zona.

In concreto, dagli atti in nostro possesso risulta che, dallo studio
specialistico fatto allestire dal comune, l’area comprensiva dei fondi della
ricorrente rappresenta una delle rare occasioni del comune per la destinazione
d’uso a scopo agricolo. Inoltre, come giustamente evidenziato dal Dipartimento
nelle sue osservazioni, ritenuto che il comparto in esame costituisce parte
integrante di un antico podere agricolo, la sua idoneità agricola risulta in
definitiva storicamente comprovata. 

                                   4.   Vincoli
di protezione paesaggistica e di monumento culturale

                                4.1   Il
contestato piano regolatore assoggetta la proprietà della ricorrente a tutta
una serie di vincoli pianificatori che ne limitano l'edificabilità e lo
sfruttamento.

                                         Prima di
entrare nel merito delle singole censure occorre anzitutto rilevare che, come
restrizioni di diritto pubblico della proprietà privata, questi vincoli sono
compatibili con l’art. 26 Cost. soltanto se riposano su una base legale (che
deve essere chiara ed esplicita quando la limitazione è particolarmente grave,
cfr. DTF 114 Ia 117, consid. 3), sono giustificati da un interesse pubblico
preponderante, rispettano il principio della proporzionalità, non violano la
garanzia della proprietà quale istituto e danno luogo a piena indennità ove
equivalgono ad una espropriazione (DTF 10 febbraio 1992 in re Micheli, consid.
2; 113 Ia consid. 2). Nella fattispecie il problema della violazione della
garanzia della proprietà quale istituto non si pone. I problemi espropriativi
esulano invece da questa procedura.

                                         Da
verificare resta quindi se per ogni vincolo in concreto imposto sono stati
rispettati i tre requisiti della base legale, dell’interesse pubblico e della
proporzionalità, capaci di giustificare una limitazione della proprietà
privata.

 

                                4.2   La
protezione della natura e del paesaggio è sancita a livello costituzionale
dall'art. 78 Cost. che ne affida la competenza ai Cantoni, mentre fa carico
alla Confederazione di rispettare nell'esecuzione dei propri compiti le
caratteristiche del paesaggio, l'aspetto degli abitati, i luoghi storici, come
anche le rarità naturali e i monumenti culturali, con l'obbligo di conservarli
intatti quando vi sia un interesse generale e preponderante.

                                         Il
paesaggio è pure protetto dalla LPT: l'art. 3 cpv. 2 LPT proclama che il
paesaggio dev'essere rispettato e che in particolare (lett. d) occorre
conservare i siti naturali. Tale funzione è svolta in ambito comunale dal PR:
l'art. 17 LPT prevede l'istituzione di zone protette comprendenti tra l'altro i
“paesaggi particolarmente belli e quelli con valore naturalistico o
storico-culturale” (lett. b), nonché “i siti caratteristici e i
monumenti naturali e culturali” (lett. c). Il diritto cantonale può però
prevedere altre misure adatte, al posto delle zone di protezione (art. 17 cpv.
2 LPT).

La LALPT prevede espressamente all’art 28 cpv. 2 lett. h) la possibilità di
fissare nelle rappresentazioni grafiche dei PR i vincoli speciali cui è
assoggettata l’utilizzazione di taluni fondi, in particolare per la protezione
delle acque, la tutela del paesaggio, dei contenuti naturalistici del
paesaggio, degli edifici di pregio storico culturale o della vista panoramica.
Inoltre, secondo l'art. 29 cpv. 2 lett. d) LALPT, il PR può prevedere l'obbligo
di mantenere costruzioni, singoli alberi, gruppi di essi o siepi che concorrono
a formare la bellezza e la caratteristica del paesaggio. Ne risulta quindi che
l’imposizione dei vincoli è sorretta da una valida base legale.

                                         Accertata
la base legale, occorre esaminare se i vincoli contestati sono sorretti da un
interesse pubblico. 

                                         

                                4.3   Per
quanto concerne l'inserimento dei fondi della ricorrente nella zona di
protezione del paesaggio ZPP1, va anzitutto rilevato come l’area inedificata,
che attornia il complesso colonico del nucleo di __________ caratterizzi,
assieme ai pendii vignati posti nelle immediate vicinanze del Comune di
__________, una parte delle pendici del __________ __________ __________,
creando un’armoniosa cornice al territorio insediativo presente. Questo
Tribunale ritiene quindi che a giusta ragione il pianificatore ha istituito su
di essa un vincolo di protezione paesaggistica, disciplinato all'art. 24 NAPR.
Con ciò si è evidentemente inteso evitare che un’ulteriore estensione degli insediamenti
potesse pregiudicare l’integrità di questo paesaggio particolarmente
meritevole. Ritenuto quindi come questa misura sia volta oltre che alla
salvaguardia di una passata realtà rurale comunale, anche alla tutela della
bellezza del territorio, essa va senz’altro rispettata e confermata anche in
questa sede. Importante è al proposito rilevare come la delimitazione della
zona residenziale nel vecchio PR sia stata effettuata in tempi in cui le
peculiarità del sito non erano ancora state riconosciute nella misura ora
proposta. Avvalendosi di studi e di accertamenti che hanno potuto fornire un
quadro complessivo del territorio, il Comune ha quindi potuto provvedere a
predisporre un miglior e più appropriato ordinamento.

                                      

                                4.4   La
ricorrente censura infine l’imposizione del vincolo di monumento culturale a
carico del nucleo di __________ e in particolare degli edifici posti ai mappali
no. __________e __________RFD.

In concreto gli oggetti storici protetti sono stati singolarmente indicati e
definiti nell’art. 29 NAPR, norma che elenca i monumenti culturali d’importanza
locale che il Comune intende salvaguardare. La misura pianificatoria adottata
risulta quindi sorretta da una valida base legale.

                                         Quanto
all’interesse pubblico a questa scelta pianificatoria, va innanzitutto rilevato
che, giusta la giurisprudenza del Tribunale Federale, un edificio può essere
qualificato quale monumento storico anche se non abbia in sé uno straordinario
valore architettonico, ma sia tipico e caratteristico di un'epoca passata (DTF
91 I 342; cfr. inoltre art. 2 della nuova Legge sulla protezione dei beni
culturali). Con il sopralluogo si è potuto costatare come il complesso colonico
di __________ è degno di conservazione non solo per i suoi valori
architettonici rurali, ma anche per i suoi significati storici: già menzionato
nel lontano 1735 quale importante podere agricolo, essa rappresenta in
definitiva l’ultima testimonianza ancora presente sul territorio comunale di
un’epoca ormai trascorsa. L'interesse pubblico alla sua conservazione va quindi
sicuramente confermato.

Verificata la presenza di un interesse pubblico alla misura in contestazione,
occorre ora esaminare se per rapporto alle circostanze concrete, il vincolo
così adottato dal comune risulta ragionevole, attuabile e sopportabile e
segnatamente se non sacrifica sproporzionatamente l’interesse privato
contrapposto. Se così fosse il vincolo violerebbe il principio della
proporzionalità (DTF 118 Ia 400).

Come risulta dagli atti dell’incarto e dall'art. 29 cpv. 2 NAPR, il vincolo in
esame non toglie alla proprietaria la possibilità di operare degli interventi
edilizi sugli edifici in questione, fermo restando naturalmente che queste
opere vengano eseguite in rispetto delle caratteristiche del nucleo protetto.
Anzi interventi di manutenzione mirati sono persino auspicati dalla legge, ciò
che è senz’altro corretto data l’importanza degli oggetti e l’interesse
pubblico da loro rivestito. Il sacrificio imposto alla proprietaria appare
quindi ragionevole e tutto sommato rispettoso del principio della
proporzionalità.

                                      

                                   5.   Ciò
rilevato va detto in conclusione che l’interesse della ricorrente a edificare i
suoi fondi, non può, per quanto comprensibile, contrapporsi con successo
all’interesse pubblico di preservare la funzione agricola e con essa
paesaggistica del comprensorio, interesse che integra quello di assicurare un
corretto dimensionamento della zona edificabile.

                                         Rettamente,
quindi, il Consiglio di Stato ha approvato l’inserimento in zona agricola dei
fondi in discussione, rispettivamente gli ulteriori vincoli imposti. Risulta
infatti chiaramente dalle pregresse considerazioni che la discussa soluzione
pianificatoria è conforme al diritto e risponde ad un interesse pubblico
preponderante.

                                         I
provvedimenti rispettano inoltre il principio della proporzionalità e infatti
non sono fuori misura per rapporto allo scopo perseguito, sono adeguati a
conseguirlo e non potrebbero essere sostituiti con successo da altri meno
incisivi (DTF 117 Ia 318, 115 Ia 376). 

                                         Il Comune
ha quindi agito nella sfera della sua autonomia, senza eccedere il potere di
apprezzamento che gli compete.

                                         Il TPT,
che non ha il sindacato di opportunità e che ad ogni modo non può sostituire
una soluzione del Comune oggettivamente sostenibile con un’altra che ritenga
preferibile, non può che riconoscere la legittimità della risoluzione qui
impugnata. Infine, come già segnalato, questo Tribunale non è competente per
pronunciarsi sulle richieste di espropriazione avanzate dalla ricorrente, le
quali dovranno se del caso seguire la procedura della Legge cantonale
specifica.

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie,

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   La
ricorrente è condannata al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese per
complessivi fr. 700.-- (settecento).

Non si assegnano ripetibili.

 

 

                                   3.   Intimazione:                  -
avv. __________ __________, __________ 

                                       - Municipio di __________ 

                                       - Consiglio di Stato, __________ 

                                       - Sezione pianificazione urbanistica,                                                             ___________

 

 

 

Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                           Il
segretario