# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa0d4e23-28d4-56a1-89fd-64bae968463d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-08-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 22.08.2019 52.2019.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2019-32_2019-08-22.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2019.32

   

  	
  Lugano

  22 agosto 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Reto
  Peterhans

  

 

 

statuendo
sul ricorso del 18 gennaio 2019 di

 

 

	
   

  	
   RI
  1  

  patrocinato
  da:   PA 1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione del 5 dicembre 2018 (n. 5795) del Consiglio di Stato, che
  respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione con la
  quale il 14 giugno 2017 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle
  istituzioni gli ha negato il rilascio di un permesso per confinanti UE/AELS;

  

 

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

A.   Il 14 giugno 2017 la
Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha respinto la
domanda presentata il 13 febbraio 2017 dal cittadino italiano RI 1 (1954),
residente a __________ (Italia), volta ad ottenere il rilascio di un permesso
per frontalieri UE/AELS per svolgere un'attività lucrativa dipendente nel
nostro Paese presso l'azienda __________ di __________.

L'Autorità
dipartimentale ha motivato il suo rifiuto con ragioni di ordine pubblico,
dovute all'esistenza di numerose condanne penali pronunciate in Italia, ed ha
di conseguenza fissato all'interessato un termine con scadenza il 15 settembre
2017 per cessare l'attività lucrativa intrapresa.

La decisione è stata
resa sulla base degli art. 5 dell'allegato I all'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera
circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), 23
e 24 dell'ordinanza sull'introduzione della
libera circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203), della legge
federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (dal 1° gennaio 2019 legge
federale sugli stranieri e la loro integrazione; LStrI; RS 142.20) e dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività
lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201).

 

 

B.   Il 5 dicembre 2018 il Consiglio di Stato ha
confermato la suddetta risoluzione dipartimentale, respingendo
l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Dopo avere escluso
l'esistenza di una violazione del diritto di essere sentito e del divieto di
discriminazione dell'interessato in relazione all'iscrizione dei suoi precedenti
penali nel casellario giudiziale italiano, il Governo ha ritenuto che vi
fossero gli estremi per non rilasciargli un permesso per frontalieri in virtù
dei motivi addotti dalla Sezione della popolazione, considerando la decisione
impugnata conforme al principio della proporzionalità.

 

 

C.   Contro la predetta
pronuncia governativa il soccombente si aggrava ora dinanzi al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio
di un permesso per frontalieri UE/AELS.

Rimprovera innanzitutto
al Consiglio di Stato di non essersi chinato sulla posizione del direttore del
Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il quale nella presente
fattispecie avrebbe dovuto astenersi - o ricusarsi - in ragione delle sue
precedenti prese di posizione relative a casi analoghi, che avrebbero ingiustamente
influito sulla decisione della Sezione della popolazione. Il ricorrente
sostiene di non avere lamentato una violazione del suo diritto di essere
sentito da parte dell'Autorità dipartimentale, ma di averle rimproverato di non
avere proceduto ad una valutazione del nesso tra le condanne subite e la
minaccia che egli rappresenterebbe per l'ordine e la sicurezza pubblici ai
sensi dell'ALC. RI 1 nega di costituire un siffatto pericolo, poiché i suoi
precedenti penali sarebbero datati e - se così fosse - le autorità italiane e
quelle federali lo avrebbero segnalato nelle apposite banche dati. Ritiene
inoltre che la decisione governativa sia discriminatoria: l'esistenza di condanne
implicherebbe infatti una valutazione del caso differente in funzione della
cittadinanza e del luogo di residenza della persona interessata, poiché - in
base alle diverse regole in materia di casellario giudiziale - in Svizzera
apparirebbe incensurata, mentre in Italia tali precedenti penali risulterebbero
tuttora iscritti. L'insorgente considera la prassi che prevede di richiedere
l'estratto del casellario giudiziale come un "mero atto pretestuoso e
formale", poiché sarebbe stata nel frattempo
abolita ed in ogni caso le persone realmente ritenute pericolose sarebbero
automaticamente segnalate dalle autorità competenti. Reputa infine la
decisione impugnata come contraddittoria, giacché se il Governo lo considerasse
seriamente un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici, non avrebbe
impiegato 16 mesi per trattare il suo caso e gli avrebbe impedito di recarsi in
Svizzera per lavorare.

 

 

D.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppongono sia il Dipartimento sia il Consiglio di Stato,
senza formulare particolari osservazioni.

 

 

E.   In replica RI 1
ribadisce i propri argomenti ricorsuali, rimproverando
al Governo e al Dipartimento di non essersi espressi al riguardo. 

 

 

F.    Con la duplica
la Sezione della popolazione ripropone il rigetto del gravame, mentre il
Governo è rimasto silente.

 

G.   Invitato ad esprimersi
in merito al decreto d'accusa emanato nei suoi confronti dal Ministero pubblico
del Cantone Ticino l'11 febbraio 2019 per il reato di grave infrazione alle
norme della circolazione (eccesso di velocità), che la Sezione della popolazione
ha trasmesso al Tribunale cantonale amministrativo, l'interessato dichiara di "essersi
preso la responsabilità" di quanto accaduto, accettando la pena inflitta,
la sospensione della propria licenza di condurre e partecipando ad un corso di
sensibilizzazione per una guida sicura. RI 1 precisa nondimeno che si sarebbe
trattato di un episodio unico che non conduce a ritenerlo un pericolo per
l'ordine pubblico ai sensi dell'ALC. 

 

 

H.   Al proposito il
Dipartimento non formula osservazioni, limitandosi a ribadire il rigetto
dell'impugnativa, mentre il Governo non si è espresso.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.    La competenza
del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito della presente
vertenza è data dall'art. 9 cpv. 2 della legge di applicazione alla legislazione
federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL
143.100). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della legge
sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL 165.100) e
presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 65 cpv. 1
LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli
atti, integrati dal complemento istruttorio esperito in questa sede (art. 25
cpv. 1 LPAmm).

 

 

2.    2.1. Data la sua
natura dirimente (DTF 137 I 195 consid. 2) deve essere preliminarmente
esaminata la censura relativa al diritto di essere sentito, che il ricorrente
ritiene essere stato violato poiché il Consiglio di Stato non si sarebbe
chinato sulla questione della presenza all'interno
del collegio governativo di Norman Gobbi, sollevata in sede di replica dinanzi
all'Esecutivo cantonale. A mente dell'insorgente la mancata ricusazione o
astensione del direttore del Dipartimento delle istituzioni, viste le sue prese
di posizione a proposito di casi analoghi, avrebbe compromesso
l'indipendenza e l'imparzialità sia della Sezione della popolazione, che del
Consiglio di Stato.

 

2.2. Occorre
effettivamente costatare che il Governo si è chinato unicamente sulla questione
relativa alla motivazione della decisione dipartimentale (che il ricorrente in
quanto tale non contestava), omettendo però di analizzare la questione
dell'astensione o della ricusazione del consigliere di Stato Norman Gobbi, commettendo
in tale maniera un diniego di giustizia formale. Per ragioni di economia
processuale questo Tribunale procede eccezionalmente all'esame della decisione governativa
con pieno potere cognitivo, rendendo
comunque attento il Consiglio di Stato su questo aspetto e tenendone conto nella
fissazione della tassa di giustizia.

 

2.3. Ogni membro di autorità deve astenersi dal suo ufficio qualora
l'indipendenza o l'imparzialità sia compromessa (art. 55 cpv. 1 della Costituzione della Repubblica e Cantone
Ticino del 14 dicembre 1997; Cost. cant.; RL 101.000). La legge regola i motivi
di esclusione e ricusa (art. 55 cpv. 2
Cost. cant.). L'art. 55 Cost. cant. è volto ad attuare il diritto ad un
giudice indipendente e imparziale sancito dall'art. 30 cpv. 1 della
Costituzione federale della Confederazione
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), rispettivamente dall'art. 6 n. 1
della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 01.101), che per principio ha
la stessa portata (DTF 120 Ia 184 consid. 2f
e rinvii; Jörg Paul Müller/Markus Schefer,
Grundrechte in der Schweiz, Berna 2008, pag. 937; Mark E. Villiger, Handbuch der Europäischen Menschen-rechtskonvention,
Zurigo 1999, pag. 269). La garanzia del diritto ad un giudice imparziale e
indipendente mira ad escludere l'influsso sulla decisione di circostanze
estranee al processo, che potrebbero privarla della necessaria oggettività, a
favore o a scapito di una parte: al giudice sottoposto a simili influenze
verrebbero meno le qualità di "giusto mediatore" (Jean-François Egli, La garantie du juge
indépendant et impartial dans la 

jurisprudence récente, in: Recueil de jurisprudence neuchâteloise, 1990, pag.
9).

2.4. Il Consiglio di Stato non è un
tribunale, ma un organo esecutivo al quale la
legge assegna a titolo accessorio funzioni giurisdizionali. Anche il Governo è
comunque tenuto a rispettare il requisito dell'imparzialità. Tale esigenza non
discende, tuttavia, dagli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 n. 1 CEDU, applicabili
soltanto ai tribunali, bensì dall'art. 29 cpv. 1 Cost., che si riallaccia
all'art. 8 Cost. (DTF 125 I 119 consid. 3d e
f, 125 I 209 consid. 8a; STF 1P.39/2000 del 4 aprile 2000 consid. 2; STA
52.2004.163 del 16 novembre 2004
consid. 2; ZBl 1999 pag. 74 consid. 2b). Al riguardo occorre in effetti
tener debitamente conto del fatto che le autorità superiori del potere
esecutivo assumono innanzitutto un ruolo di governo, di direzione e di gestione
e che esercitano soltanto accessoriamente attività giurisdizionali. Le loro
mansioni implicano un cumulo di funzioni diverse, che non possono essere
separate senza pregiudicare l'efficacia della gestione e la legittimità
democratica e politica delle corrispondenti decisioni. Diversamente dagli art. 6 n. 1 CEDU e 30 cpv. 1 Cost., l'art. 29 cpv. 1 Cost.
non impone quindi l'indipendenza e l'imparzialità come massima d'organizzazione
delle autorità governative, amministrative o di gestione. La loro
indipendenza deve essere valutata secondo le
specificità della fattispecie. In quest'ambito l'art. 29 cpv. 1 Cost.
non offre dunque una garanzia equivalente a quella degli art. 6 n. 1 CEDU e 30
cpv. 1 Cost., che per principio sono applicabili soltanto ai tribunali (RDAT I-2002
n. 7 consid. 2.3. con rinvii). In quest'ordine di idee il Tribunale federale ha
ripetutamente deciso che i funzionari o i membri delle autorità devono
astenersi rispettivamente possono essere ricusati solo quando vantano un interesse
personale in relazione all'oggetto che devono trattare, non quando tutelano
degli interessi pubblici (da ultimo ZBl 2005 pag. 634 segg. consid. 3.6.1. con
rinvii). Ferma questa indispensabile premessa, ossia che vengano perseguiti
(solo) pubblici interessi, questo principio
si applica anche quando queste persone intervengono a doppio titolo, svolgendo
cioè un doppio ruolo, su un determinato oggetto (cfr. per un sunto della
giurisprudenza e della dottrina, oltre alla sentenza testé citata, Benjamin Schindler, Die Befangenheit der Verwaltung, Zurigo/Basilea/

Ginevra 2002, pag. 171 seg.; inoltre, in particolare, per quanto concerne il
caso di due membri del Governo zurighese che sedevano nel contempo nel consiglio
di amministrazione di un ente autonomo del diritto pubblico cantonale, DTF 107
Ia 135 consid. 2b).

 

2.5. Come peraltro ricorda l'art. 15 del
regolamento sull'organizzazione del Consiglio di Stato e dell'amministrazione
del 26 aprile 2001 (RL
172.210), quando si tratta di prendere decisioni o statuire su ricorsi il
Governo deve tener conto degli art. 50 segg. LPAmm. Ora, l'art. 50 LPAmm
stabilisce che le persone a cui spetta il compito di prendere una decisione devono ricusarsi se hanno un interesse personale nella causa o in
un'altra vertenza su identica questione di diritto (lett. a), se hanno
partecipato alla medesima causa in altra veste, segnatamente come membri di
un'autorità, patrocinatore di una parte, perito, testimone o mediatore (lett.
b), se sono in determinati rapporti con una parte, il suo rappresentante o un partecipante alla medesima
causa come membro di un'autorità inferiore (lett. c-d) e se possono avere una
prevenzione nella causa, segnatamente a seguito di rapporti di stretta amicizia
o personale inimicizia con una parte o con il suo patrocinatore (lett. e).

 

2.6. In concreto il
ricorrente individua quale motivo di ricusazione del consigliere di Stato
Norman Gobbi il fatto che quest'ultimo, oltre ad essere il superiore gerarchico
della Sezione della popolazione, è il membro del Governo - dunque dell'autorità
che dovrebbe trattare in prima istanza il suo ricorso - che in più occasioni si era pubblicamente espresso in favore
di un approccio restrittivo rispetto a casi analoghi. A mente dell'insorgente
avrebbe dunque influenzato e limitato il margine di apprezzamento
dell'autorità dipartimentale subordinata.

 

2.7. Questa tesi non
può essere condivisa. Occorre infatti osservare come le esternazioni del
consigliere di Stato Norman Gobbi ed il fatto che egli sia membro di un movimento
che persegue una politica contro l'immigrazione di massa e sia nel contempo direttore di un Dipartimento che è chiamato ad applicare le varie leggi
e disposizioni federali concernenti gli stranieri che intendono lavorare nel
Cantone Ticino, non bastano oggettivamente a dimostrare una parvenza di
prevenzione nei confronti dell'interessato. È
del tutto normale e legittimo che un membro dell'Esecutivo cantonale
esprima delle opinioni di carattere politico su temi che attengono alla sua sfera di competenza e di attività, non
sussistendo elementi atti a generare il benché minimo sospetto di prevenzione e di parzialità di Norman
Gobbi, allorquando il Consiglio
di Stato si è chinato sul merito della presente vertenza. Checché ne dica il
ricorrente l'art. 82 LPAmm - giusta il quale nei casi di ricorsi
gerarchici contro decisioni adottate e firmate da un membro del Governo nella
sua veste di direttore di Dipartimento, il consigliere di Stato interessato
deve astenersi dalla deliberazione del collegio - non trova applicazione nel
caso di ricorsi contro decisioni di unità amministrative subordinate, sulle
quali il direttore del Dipartimento non ha avuto modo di pronunciarsi
direttamente (cfr. messaggio governativo n. 6645 del 23 maggio 2012 concernente
la revisione totale della legge di procedura per le cause amministrative del 19
aprile 1966, pag. 54; STA 52.2018.550 del 12 dicembre 2018), come è il caso
nella presente fattispecie.

 

2.8. Alla luce di quanto precede risulta che il consigliere di Stato Norman Gobbi
non era tenuto ad astenersi, o a ricusarsi, al momento in cui l'Esecutivo
cantonale ha statuito in merito al ricorso di RI 1.

 

 

3.    3.1. L'ALC,
direttamente applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici ed a quelli degli
Stati facenti parte della Comunità (ora: Unione) europea e disciplina il loro
diritto di entrare, soggiornare, accedere ad attività economiche e offrire la
prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme
che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno.

In concreto il ricorrente, essendo cittadino italiano e titolare di un
documento di legittimazione valido, può prevalersi in linea di principio
del menzionato accordo bilaterale per svolgere un'attività lucrativa dipendente
in Svizzera.

 

3.2. Come tutti i
diritti conferiti dalle disposizioni dell'ALC, il diritto per i lavoratori frontalieri dipendenti, cittadini
di una parte contraente, di esercitare un'attività economica nel
territorio dell'altra parte contraente (art. 4 ALC, art. 2 cpv. 1 e art. 7 allegato I ALC), può essere limitato
soltanto da misure giustificate da motivi di
ordine pubblico, pubblica sicurezza o pubblica sanità conformemente all'art. 5 cpv. 1
allegato I ALC, nell'ambito e secondo le modalità definite in particolare dalla direttiva 64/221/CEE
del 25 febbraio 1964 (GU 1964, n. 56, pag. 850) e dalla prassi della Corte di
giustizia delle Comunità Europee, diventata la Corte di Giustizia dell'Unione europea (CGUE), ad essa relativa, emanata
prima della firma dell'accordo il 21 giugno 1999 (cfr. art.
5 cpv. 2 allegato I ALC in relazione con l'art. 16 cpv.
2 ALC; per la presa in considerazione delle sentenze della CGUE
pronunciate dopo tale data, vedasi STF 2C_201/2012 del 20 agosto 2012 consid.
2.1 con numerosi rinvii giurisprudenziali).

Secondo la giurisprudenza della CGUE, le deroghe alla libera circolazione
garantita dall'ALC vanno interpretate in modo restrittivo. In questo
senso, il ricorso da parte di un'autorità nazionale alla nozione di ordine
pubblico per restringere questa libertà presuppone una minaccia effettiva e
abbastanza grave a uno degli interessi fondamentali della società (DTF 136 II 5 consid. 4.2). La sola esistenza di
condanne penali non può tuttavia legittimare
automaticamente l'adozione di provvedimenti che limitano la libera circolazione
(art. 3 cpv. 2 direttiva 64/221/CEE). Una tale condanna può essere presa
in considerazione soltanto nella misura in
cui, dalle circostanze che l'hanno determinata, emerga un comportamento
personale costituente una minaccia attuale per l'ordine pubblico (DTF 134 II 10
consid. 4.3, 130 II 176 consid. 3.4.1, 129 II 215 consid. 7.4 con rinvii
alla giurisprudenza della CGUE). Anche i
delitti patrimoniali possono giustificare una simile limitazione (DTF 134 II 25
consid. 4.3.1; STF 2C_839/2011 del 28 febbraio 2012 consid. 3.1, 2C_680/2010
del 18 gennaio 2011 consid. 2.3). A dipendenza delle circostanze, già la
sola condotta tenuta in passato può comunque adempiere i requisiti di una
simile messa in pericolo dell'ordine pubblico. Come nel caso di qualsiasi altro
cittadino straniero, l'esame deve essere
effettuato tenuto conto delle garanzie derivanti
dalla CEDU, nel caso in cui fosse applicabile nella fattispecie, e
del rispetto del principio della
proporzionalità (DTF 131 II 352 consid. 3.3, 130 II 493 consid. 3.3, 176
consid. 3.4.2, 129 II 215 consid. 6.2).

 

3.3. A livello legislativo
interno l'art. 35 cpv. 1 LStrI sancisce che il permesso per frontalieri è
rilasciato per un'attività lucrativa entro la zona di frontiera. Dopo un'attività lucrativa ininterrotta di
cinque anni, soggiunge il capoverso 4 della medesima norma, il titolare ha
diritto alla proroga del permesso se non sussistono motivi di revoca secondo
l'articolo 62 capoverso 1.

Giusta l'art. 62 cpv. 1 LStrI l'autorità competente può
revocare i permessi, eccetto quelli di domicilio -
tra l'altro -, se lo straniero è stato
condannato a una pena detentiva di lunga durata (lett. b); ha violato in
modo rilevante o ripetutamente o espone a pericolo l'ordine e la sicurezza
pubblici in Svizzera o all'estero o costituisce una minaccia per la sicurezza
interna o esterna della Svizzera (lett. c). Per giurisprudenza
una pena detentiva - sospesa o da espiare - è di lunga durata se è stata
pronunciata per più di un anno, a prescindere dal fatto che sia stata sospesa
in tutto o in parte oppure che la stessa vada o sia stata espiata (DTF 137 II
297 consid. 3, 135 II 377
consid. 4.2).

 

3.4. La legge federale sugli stranieri e la loro integrazione si applica
ai cittadini comunitari soltanto se il menzionato accordo bilaterale non
contiene disposizioni derogatorie o se non prevede disposizioni più favorevoli
(art. 2 cpv. 2 LStrI). Ritenuto che l'art. 5 cpv. 1 allegato I ALC non può
legittimare misure più incisive di quelle
previste dal diritto svizzero (cfr. art. 2 ALC), occorre di principio
verificare che il provvedimento impugnato si giustifichi tanto dal profilo del
diritto interno che nell'ottica del trattato bilaterale (DTF 130 II 176 consid.
3.2). In pratica, però, la riserva dell'ordine pubblico e della
sicurezza pubblica di cui all'art. 5 cpv. 1 allegato I ALC soggiace a criteri
meno restrittivi. Ritenuto che la legislazione interna non prevede disposizioni
più favorevoli di quelle del menzionato accordo, la presente vertenza va quindi
esaminata sotto il profilo dell'ALC.

 

 

4.    4.1. In concreto
la Sezione della popolazione ha respinto l'istanza di RI 1 volta ad ottenere il
rilascio di un permesso per frontalieri UE/AELS per svolgere un'attività
lucrativa dipendente nel nostro Paese, in quanto egli era stato oggetto di
condanne penali in Italia. Dal certificato del casellario giudiziale del 12
ottobre 2018 - richiesto ufficialmente alle autorità italiane per il tramite
dell'Ufficio federale di giustizia (UFG) - risultavano le seguenti iscrizioni:

- 17.06.1994            decreto penale del G.I.P.
della Pretura di __________ (esecutivo il 21.07.1994) prevedente 1 mese di reclusione (pena
sostituita con una multa pari a EUR 387.34) ed una multa pari a EUR 258.23, per
i reati di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali
(commesso fino al 07.1973) e di omissione o falsità in registrazione o denuncia
obbligatorie (commesso dal 06 al 09.1993);

- 18.12.1996            decreto penale del G.I.P.
della Pretura di __________ (esecutivo il 29.01.1997) prevedente 1 mese di reclusione (pena sostituita con una multa
pari a EUR 645.57) ed una multa pari a EUR 258.23, per il reato di omesso
versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali (commesso nel
06.1993);

- 02.06.1997            decreto penale del G.I.P.
della Pretura di __________ (esecutivo il 04.07.1997) prevedente 1 mese di reclusione (pena sostituita con una multa
pari a EUR 1'291.14) ed una multa pari a EUR 129.11, per il reato di omesso
versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali (commesso nel
05.1994);

- 09.06.1997            decreto penale del G.I.P.
della Pretura di __________ (esecutivo il 04.07.1997) prevedente 1 mese di reclusione (pena sostituita con una multa
pari a EUR 1'162.03) ed una multa pari a EUR 129.11 - pene non menzionate -,
per il reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali
(commesso dal 10 all'11.1993);

- 09.06.1997            decreto penale del G.I.P.
della Pretura di __________ (esecutivo il 04.07.1997) prevedente 15 giorni di reclusione (pena sostituita con una multa
pari a EUR 619.75) ed una multa pari a EUR 387.34, per il reato di omesso
versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali (commesso il
22.09.1995);

- 11.12.1998            sentenza di applicazione della
pena su richiesta delle parti della Pretura di __________ - Sezione distaccata
di __________ (irrevocabile il 04.01.1999) prevedente 16 giorni di reclusione (pena
sostituita con una multa pari a EUR 619.75), per il reato di omissione o
falsità in registrazione o denuncia obbligatorie (commesso il 01.11.1997);

- 08.07.2002            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 09.11.2002) prevedente 15 giorni di reclusione (pena sostituita con una multa
di EUR 581.01), per il reato di omissione o falsità in registrazione o denuncia
obbligatorie (commesso il 16.03.2000);

- 13.05.2008            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 21.04.2009) prevedente un'ammenda di EUR
150.- (pena in seguito condonata), per il reato di disturbo delle occupazioni e
del riposo delle persone in concorso (commesso dal 05 al 09.06.2005);

- 13.03.2010            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 08.11.2010) prevedente una multa di EUR
3'420.- per il reato di omesso versamento di ritenute certificate (commesso il
01.10.2007);

- 18.05.2010            sentenza della Corte di
appello di __________ (irrevocabile il 12.04.2011) prevedente 2 anni di
reclusione (pena in seguito condonata per effetto dell'indulto) e 3 anni di
incapacità di contrattare con la Pubblica amministrazione, per il reato di
truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in concorso
(commesso dal 24.06.2003 all'11.06.2004);

- 06.12.2010            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 22.06.2011) prevedente una multa di EUR
4'560.- per il reato di omesso versamento di IVA (commesso il 27.12.2008);

- 01.06.2012            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 01.10.2012) prevedente una multa di EUR
3'420.- per il reato di omesso versamento di ritenute certificate (commesso il
10.07.2008);

- 21.06.2012            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 20.09.2012) prevedente una multa di EUR 5'130.-
per il reato di omesso versamento di ritenute certificate (commesso il
31.07.2009);

- 11.02.2013            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 02.04.2015) prevedente una multa di EUR 45'000.-
per il reato di omesso versamento di IVA (commesso il 28.12.2009);

- 13.03.2017            sentenza di applicazione della
pena su richiesta delle parti del G.I.P. del Tribunale di __________
(irrevocabile il 27.04.2017) prevedente 1 anno e 11 mesi di reclusione, per i
reati di ripetuta bancarotta fraudolenta in concorso (commesso in 6 occasioni
dal 08.07.2010 al 16.09.2010) e di ripetuta emissione di fatture o altri
documenti per operazioni inesistenti in concorso (commesso in 3 occasioni dal
01 all'11.2009); con ordinanza del 20.06.2017 del magistrato di sorveglianza di
__________ è stata disposta la riduzione della pena per liberazione anticipata
in ragione di 90 giorni; con decreto del 06.07.2017 il procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di __________ ha disposto la sospensione dell'esecuzione
della pena in ragione di 9 mesi e 24 giorni; con ordinanza del 07.03.2018 del
Tribunale di sorveglianza di __________ è stato disposto l'affidamento in prova
al servizio sociale;

- 23.11.2017            decreto penale del G.I.P. del
Tribunale di __________ (esecutivo il 03.01.2018) prevedente una multa di EUR 9'000.-
per i reati di bancarotta semplice e di omessa tenuta delle scritture contabili
(commessi il 28.04.2016).

 

Da quanto precede
emerge che in Italia il ricorrente ha a carico ben 16 condanne penali,
accumulate nell'arco di oltre due decenni. Egli è stato ritenuto colpevole,
secondo il diritto vigente nella vicina Penisola, dei seguenti reati: omesso
versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali, omissione o falsità
in registrazione o denuncia obbligatorie, disturbo delle occupazioni e del
riposo delle persone, omesso versamento di ritenute certificate, truffa
aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, omesso versamento di
IVA, bancarotta fraudolenta, emissione di fatture o altri documenti per
operazioni inesistenti, bancarotta semplice ed omessa tenuta delle scritture
contabili. Ritenuto che queste infrazioni, ad eccezione del disturbo delle
occupazioni e del riposo delle persone, sono punibili anche in Svizzera (cfr. art.
87 della legge federale su l'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti
del 20 dicembre 1946 [LAVS; RS 831.10]; 76
della legge federale sulla previdenza professionale per la vecchiaia, i
superstiti e l'invalidità del 25 giugno 1982 [LPP; RS 831.40]; 146 del codice
penale svizzero del 21 dicembre 1937 [CP; RS 311.0]; 251 CP; 14 della
legge federale sul diritto penale amministrativo del 22 marzo 1974 [DPA; RS
313.0]; 56 della legge federale sull'armonizzazione delle imposte dirette dei
Cantoni e dei Comuni del 14 dicembre 1990 [LAID; RS 642.14]; 186 della legge
federale sull'imposta federale diretta del 14 dicembre 1990 [LIFD; RS 642.11]; 96
della legge federale concernente l'imposta sul valore aggiunto del 12 giugno
2009 [LIVA; RS 641.20]; 163 CP; 59 LAID; 165 e 166 CP), che alcune sono
considerate crimini ai sensi dell'art. 10
cpv. 2 CP e che eventuali atti delittuosi commessi all'estero possono giustificare misure di ordine pubblico, non
solo secondo il diritto interno, ma anche dal profilo dell'ALC (DTF 134 II 25 consid. 4.3.1; STF 2C_447/2008
del 17 marzo 2009 consid. 5.3), è a giusta ragione che l'Autorità
dipartimentale ne ha tenuto conto per valutare se rilasciare un permesso per
confinanti UE/AELS al ricorrente. Bisogna infatti ammettere che quanto
addebitato all'insorgente - specialmente in occasione delle condanne del 18
maggio 2010 e del 13 marzo 2017 - è grave, ciò che è peraltro
dimostrato dalla severità delle pene inflittegli. Questo
anche nel caso in cui l'entità delle stesse fosse dovuta alla maggiore severità
e rigidità del sistema sanzionatorio italiano
e, come nel caso giudizio di condanna del 13 marzo 2017, la pena inflitta sia
stata oggetto di patteggiamento -
procedimento penale speciale disciplinato dagli art. 444 segg. del codice di
procedura penale italiano (testo coordinato ed aggiornato del decreto del
presidente della Repubblica del 22 settembre 1988, n. 447) - che non diminuisce
l'entità dei reati, ritenuto che scegliendo tale genere di procedura la
sanzione può essere diminuita fino a un terzo. Benché il patteggiamento non sia
previsto dal nostro ordinamento giuridico, il medesimo riconosce la
colpevolezza dell'interessato e non può quindi essere ignorato ai fini del
presente giudizio. Tutto ciò considerato, l'agire delittuoso dell'insorgente
non può che essere ritenuto grave, avendo denotato un'alta energia criminale ed
un'importante propensione a recidivare. Dalle informazioni
figuranti all'inserto di causa si evince che gli atti delittuosi ascrivibili ad
RI 1 in Italia sono stati ripetutamente perpetrati sull'arco di più di quattro
decenni, ovvero da prima del settembre del 1973 al 28 aprile 2016. Essi hanno
comportato la pronuncia di pene privative della libertà che, sia sommate, sia
in due casi singolarmente, superano la soglia di 12 mesi affinché siano
considerate di lunga durata, nonché di multe per un valore di svariate decine
di migliaia di euro. Non giova alla posizione del ricorrente il fatto che la
maggioranza delle sue attività delittuose riguardasse reati di natura fiscale,
ritenuto l'indubbio interesse pubblico ad evitare sottrazioni di imposte e di
contributi previdenziali ed in ragione dell'alto numero di infrazioni,
dell'assiduità e del lungo tempo in cui sono state commesse. Non va inoltre
dimenticato che alcuni dei comportamenti di RI 1 erano costitutivi di crimini
ai sensi del diritto penale elvetico quali ad esempio la truffa (art. 146 CP),
la falsità in documenti (art. 251 CP) e la bancarotta fraudolenta (art. 163
CP).

 

4.2. Contrariamente
a quanto invocato nel ricorso, anche i reati che - secondo quanto previsto
dalle normative elvetiche in materia di
casellario giudiziale - non risulterebbero nell'estratto per privati, ma che
invece appaiono iscritti nell'estratto italiano del 12 ottobre 2018 agli atti,
possono essere tenuti in conto. In effetti, anche le condanne radiate
possono entrare in linea di considerazione nell'ambito di un giudizio in
materia di diritto degli stranieri per valutare la reputazione come pure il livello
di integrazione di una persona (STF 2C_841/2013 del 18 novembre 2013 consid. 2,
2C_136/2013 del 30 ottobre 2013 consid. 4).

 

4.3. Non deve essere sottaciuto che pure in
Svizzera il ricorrente ha interessato le autorità
giudiziarie penali, poiché l'11 febbraio 2019 è stato oggetto di un decreto
d'accusa emanato del Ministero pubblico del Cantone Ticino. In quest'occasione RI
1 è stato sanzionato mediante una pena pecuniaria di 60 aliquote giornaliere da
fr. 100.- cadauna (sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni)
ed una multa di fr. 700.-, per il reato di grave infrazione delle norme della
circolazione. Il 13 dicembre 2018 - quando la procedura concernente la sua
domanda di rilascio di un permesso per frontalieri UE/AELS era già in corso - RI
1 aveva infatti condotto un autoveicolo ad una velocità di 63 km/h lungo un
tratto stradale in cui vigeva un limite
massimo di 30 km/h. Sebbene considerata singolarmente quest'azione delittuosa
non sarebbe sufficiente per giustificare il rifiuto di concedergli un permesso
per confinanti UE/AELS, è innegabile che la stessa tocca un
settore del nostro ordine pubblico - quale è quello relativo alla sicurezza in
materia di circolazione stradale - che ha assunto negli ultimi anni maggiore
importanza, prova ne sia che, con l'entrata in vigore - avvenuta il 1° gennaio
2013 - delle modifiche del 15 giugno 2012 alla legge federale sulla
circolazione stradale del 19 dicembre 1958 (LCStr; RS 741.01) (RU 2012 6291),
le disposizioni penali in questo ambito sono state sensibilmente inasprite. Circolando
superando ampiamente il limite di velocità vigente di 30 km/h in una zona
residenziale egli non ha quindi messo in pericolo unicamente la propria vita,
ma anche quella degli altri utenti della strada. La pericolosità oggettiva di
detto comportamento non è diminuita dal fatto che il ricorrente non si fosse "reso
subito conto della velocità, essendo più abituato alle vibrazioni della propria
auto" e che successivamente abbia frequentato un corso di
sensibilizzazione "Guida sicura 3" (cfr. osservazioni del 12 luglio
2019). 

 

4.4. Alla luce di
quanto precede, si deve sostanzialmente convenire con il Consiglio di Stato che
l'insorgente rappresenta ad oggi una minaccia effettiva e sufficientemente
grave per la società ai sensi della giurisprudenza sgorgante dall'art. 5 allegato
I ALC, tale da legittimare un provvedimento di mancato rilascio di un permesso per
frontalieri UE/AELS.

Ritenuto che ha
ripetutamente violato o esposto a pericolo l'ordine e la sicurezza pubblici in Italia
(ed in un'occasione anche in Svizzera), che ha a carico diverse condanne
pronunciate con una certa regolarità e continuità sull'arco di oltre due decenni,
per infrazioni commesse tra il 1973 (condanna del 17 giugno 1994) ed il 2018 (decreto
d'accusa dell'11 febbraio 2019) contro beni giuridici sensibili quali il
patrimonio, la circolazione stradale, in materia fiscale e previdenziale, e che
in due casi questi comportamenti hanno comportato la pronuncia di una pena
privativa della libertà superiore ad un anno, ovvero di lunga durata ai sensi della
nostra giurisprudenza, anche dal profilo del
diritto interno, il ricorrente adempie i motivi di revoca di cui
all'art. 62 cpv. 1 lett. b e c LStrI. Certo, ad eccezione dei delitti oggetto
delle condanne pronunciate il 18 maggio 2010 ed il 13 marzo 2017, se
considerate singolarmente le altre infrazioni commesse non raggiungerebbero un
grado di gravità sufficiente per giustificare una misura come quella in esame. Cionondimeno
occorre rammentare che la reiterazione di
comportamenti delittuosi non particolarmente gravi può comunque
dimostrare l'incapacità della persona in questione di rispettare l'ordinamento
giuridico vigente.

 

 

5.    A questo punto
occorre verificare la proporzionalità della misura pronunciata dalla Sezione
della popolazione.

RI 1 è domiciliato a __________
ed il mancato rilascio di un permesso per confinanti UE/AELS comporterà
ripercussioni unicamente sul piano professionale, non imponendogli uno spostamento
dei suoi interessi all'estero. Da questo profilo gli effetti del provvedimento
querelato sulla sua persona appaiono tutto sommato
contenuti e non gli porranno alcun problema di riadattamento, ritenuto
che sembra risiedere in Italia insieme alla moglie. Il fatto che i figli
svolgano un'attività lavorativa a __________ non è invece determinante nella
fattispecie. Certo, sul piano professionale
il provvedimento gli impedirà di lavorare in Svizzera, dove è attivo a tempo
parziale dal 1° febbraio 2017. Tale conseguenza è però unicamente
ascrivibile al suo comportamento. Non è peraltro dato di vedere come egli non possa
trovare un lavoro in Patria, dove ha trascorso la maggior parte della propria
vita, anche dal punto di vista lavorativo, ritenuto inoltre che l'esperienza
acquisita nel nostro Paese lo faciliterà senz'altro nella ricerca di un
impiego.

Di conseguenza, il
mancato rilascio di un permesso per confinanti UE/AELS non viola il principio
della proporzionalità.

 

 

6.    6.1. In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso va pertanto respinto, con conseguente conferma della decisione impugnata e di quella
dipartimentale da essa tutelata. 

 

6.2. La tassa
di giudizio - il cui importo è ridotto in ragione di quanto esposto al consid. 2.2.
- segue la soccombenza, conformemente all'art. 47 cpv. 1 LPAmm.

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.   Il ricorso è
respinto.

 

 

2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'000.- è posta a carico del ricorrente, a cui deve essere
retrocesso l'importo di fr. 200.- anticipato in eccesso.

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     Il vicecancelliere