# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 901aa68b-17ab-5d31-8c90-42aa8fcab780
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-12-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.12.2023 D-348/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-348-2021_2023-12-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-348/2021 e D-349/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  d i c e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

William Waeber, Yanick Felley,  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata l’(…), alias 

B._______, nata l’(…), alias 

C._______, nata l’(…), e la figlia 

D._______, nata il (…), 

Turchia,  

patrocinate da Elisabetta Luda,  

SOS Ticino Consultorio Giuridico,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento;  

procedura celere); 

decisioni della SEM del 23 dicembre 2020. 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

A._______ e la figlia minorenne, D._______, cittadine turche, sono espa-

triate l’(…) e giunte in Svizzera il 28 febbraio 2019 depositandovi, il mede-

simo giorno, una domanda d’asilo (cfr. atto Segreteria di Stato della migra-

zione di seguito: SEM o autorità inferiore n. […]-C2/2). 

B.  

Il 14 marzo 2019, la SEM ha svolto l’audizione per il rilevamento dei dati 

personali della madre. Dal verbale redatto (cfr. atto SEM n. C7/13) risulta 

che il 5 ottobre 2011 la medesima ha presentato una prima domanda 

d’asilo presso la rappresentanza svizzera in Turchia; domanda, che teneva 

conto dei numerosi procedimenti penali a suo carico in tale Paese, respinta 

con decisione del 1° novembre 2011 (cfr. atti SEM n. B5/2 e B6/9). A causa 

della pressione a cui sarebbe stata sottoposta successivamente alla morte 

del marito, avvenuta, per arresto cardiaco, il (…), ella avrebbe deciso di 

espatriare e giungere in Svizzera, accompagnata dalla figlia minorenne 

D._______. L’obiettivo sarebbe stato di presentarvi una seconda domanda 

di asilo. A sostegno di tale domanda, essa invoca di essere stata oggetto 

di persecuzione da parte di agenti della polizia turca. In particolare, ella ha 

dichiarato che nell’(…) lei e altre ventiquattro persone si sarebbero recate 

presso il sepolcro del suo defunto marito al fine di commemorare l’anniver-

sario della di lui morte. Una volta giunti in tale luogo, essi sarebbero tuttavia 

stati arrestati, per il reato di commemorazione di un terrorista per poi es-

sere successivamente rilasciati. Il (…), l’interessata si sarebbe nuova-

mente recata presso la tomba dell’ex marito e sarebbe stata fermata, inter-

rogata e molestata sessualmente da due poliziotti. Ne è seguito un periodo 

in cui la medesima sarebbe stata oggetto di ripetuti pedinamenti, sia presso 

la propria abitazione che sul posto di lavoro, che l’avrebbero indotta ad 

espatriare, portando con sé la propria figlia. 

C.  

Il 13 ottobre 2020, la SEM ha dato l’occasione all’interessata di esporre i 

propri motivi d’asilo. Dal verbale redatto (cfr. atto SEM n. C25/18) si evince 

che l’interessata ha precisato di ricondurre il proprio espatrio a tre avveni-

menti precisi, e meglio l’arresto avvenuto presso il cimitero, il successivo 

fermo e i presunti pedinamenti che ne sarebbero seguiti. 

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D.  

A sostegno della propria domanda d’asilo, le interessate hanno consegnato 

all’autorità inferiore la seguente documentazione: (…). 

E.  

Il (…), la madre ha contratto matrimonio con un connazionale, E._______, 

riconosciuto come rifugiato in Svizzera (cfr. estratto dell’atto di matrimonio 

CIEC del […]). 

F.  

Con decisione del 23 dicembre 2020, notificata il giorno successivo, la 

SEM ha deciso di non riconoscere alla madre la qualità di rifugiato a titolo 

originario, ammettendo comunque tale qualità a titolo derivato in ragione 

del suo nuovo matrimonio, concedendole dunque l’asilo in Svizzera 

(cfr. atto SEM n. C29/9). 

Con decisione della medesima data, alla figlia minorenne, la quale non ha 

fatto valere alcun motivo d’asilo individuale, non è stata riconosciuta la qua-

lità di rifugiato a titolo derivato, è stato negato l’asilo e pronunciato il suo 

allontanamento in Turchia, misura sostituita con un’ammissione provvisoria 

per inesigibilità dell’esecuzione della stessa verso tale Paese (cfr. atto SEM 

n. C32/8). 

G.  

Con ricorsi del 25 gennaio 2021 (cfr. tracciamenti degli invii; data di entrata: 

26 gennaio 2021) le ricorrenti sono insorte dinanzi al Tribunale amministra-

tivo federale (di seguito: Tribunale) avverso la predetta decisione. La ma-

dre conclude al riconoscimento dello statuto di rifugiato a titolo originario. 

La figlia conclude al riconoscimento dello statuto di rifugiato a titolo deri-

vato. Esse hanno altresì formulato una domanda di assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del re-

lativo anticipo, il tutto con protesta di tasse e spese. 

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle ricorrenti verranno ripresi nei con-

siderandi che seguono qualora dovessero risultare decisivi per l’esito della 

procedura. 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) 

non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire 

in merito allo stesso. 

Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-

riore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano 

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA; cfr. per quanto concerne l’interesse de-

gno di protezione di un richiedente l’asilo che conclude al riconoscimento 

dello statuto di rifugiato a titolo originario laddove ha precedentemente ot-

tenuto lo statuto di rifugiato a titolo derivato: DTAF 2013/23 consid. 3). Le 

medesime sono pertanto legittimate ad aggravarsi contro quest’ultima. 

I ricorsi sono ammissibili essendo stati presentati nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 1 LAsi in relazione con 

l’art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione 

al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) 

previsti dalla legge. 

Occorre pertanto entrare nel merito degli stessi. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dalle argomentazioni delle parti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considera-

zioni giuridiche della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

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3.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici 

(art. 21 cpv. 1 LTAF). 

4.  

4.1 Le ricorrenti chiedono, preliminarmente, che le proprie procedure di ri-

corso vengano congiunte in ragione della loro interdipendenza (cfr. ricorsi 

del 25 gennaio 2021, pag. 1). 

4.2 Il Tribunale rileva a tal proposito che le impugnative che fanno riferi-

mento alla medesima fattispecie, quandanche presentate separatamente, 

possono essere congiunte in una sola procedura, in qualsiasi momento, 

durante la pendenza della causa (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAY-

SER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, 

n. 3.17). 

4.3 Nella presente disamina, la madre conclude al riconoscimento dello 

statuto di rifugiato a titolo originario (art. 3 cpv. 1 e 2 e 7 LAsi) e la figlia 

minorenne al riconoscimento di tale statuto a titolo derivato (art. 51 cpv. 1 

LAsi). Entrambe le procedure (D-348/2021 e D-349/2021) si basano sui 

medesimi motivi d’asilo fatti valere dalla madre e pongono simili quesiti 

giuridici. A ciò si aggiunga che le insorgenti hanno presentato un ricorso, 

tramite il medesimo patrocinatore, dello stesso contenuto avverso le due 

separate decisioni rese dalla SEM il 23 dicembre 2020. 

4.4 Per questi motivi, il Tribunale ritiene giudizioso congiungere le sum-

menzionate procedure. La richiesta formulata in tal senso dalle ricorrenti 

nel loro gravame deve pertanto essere accolta. 

5.  

5.1 Nel merito, la madre censura la violazione del diritto federale (art. 106 

cpv. 1 lett. a LAsi), e meglio dei disposti legali in punto al riconoscimento 

dello statuto di rifugiato a titolo originario. In particolare, nonostante le sia 

stato riconosciuto lo statuto di rifugiato a titolo derivato ai sensi 

dell’art. 51 cpv. 1 LAsi (asilo accordato a famiglie), ella sostiene – sebbene 

in modo approssimativo – di aver reso verosimile la propria qualità di rifu-

giato a titolo originario e di adempiere le condizioni poste per il riconosci-

mento di tale qualità (art. 3 e 7 LAsi). 

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5.2  

5.2.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiati. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. 

Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre tenere conto 

dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua defi-

nizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo. È riconosciuto quale rifugiato colui che ha dei motivi 

oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (ele-

mento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro 

prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 

consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antece-

denti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni ante-

riori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo religioso, 

sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato timore di 

future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha 

dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni 

più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5). 

Tra la persecuzione subita e l’espatrio deve, infine, esistere un nesso cau-

sale temporale e materiale sufficientemente stretto (cfr. DTAF 2008/12 

consid. 5.2). L’esistenza del timore di persecuzione dev’essere esaminata 

al momento dell’espatrio (cfr. DTAF 2008/12, consid. 5.2) ma dev’essere 

ancora attuale al momento della decisione di merito sulla domanda d’asilo 

(cfr. DTAF 2008/12 consid. 5.2; 2010/57 consid. 2). 

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5.2.2 Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere vero-

simile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). Quest’ultima è resa 

verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponderante 

(art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili, in particolare, le allegazioni che su 

punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispon-

dono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o 

falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

La dottrina più autorevole riconosce quattro elementi costitutivi della “vero-

simiglianza”: le indicazioni del ricorrente devono essere, in primo luogo suf-

ficientemente fondate, in secondo luogo concludenti e, in terzo luogo plau-

sibili; il richiedente dev’essere, inoltre, credibile. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto 

di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione 

tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque 

determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino pre-

ponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1). 

5.3  

5.3.1 Nel caso di specie, il Tribunale considera innanzitutto che le tesi ri-

corsuali non possono essere seguite in quanto le allegazioni della madre 

contengono numerosi indicatori d’inverosimiglianza, su dei punti essen-

ziali, che rendono le dichiarazioni relative ai motivi che l’avrebbero indotta 

all’espatrio parzialmente inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. 

Il Tribunale ritiene che la madre non abbia fornito delle dichiarazioni suffi-

cientemente fondate in merito alle persecuzioni subite ad opera di agenti 

di polizia turchi nel periodo seguente l’arresto avvenuto nel (…). In effetti, 

il suo racconto spontaneo è estremamente vago e sintetico, nonostante si 

riferisca ad un periodo temporale relativamente lungo, che termina il mo-

mento del suo espatrio avvenuto l’8 novembre 2018 (cfr. atto SEM 

n. C25/18, R31, R60). Nel verbale relativo ai dati personali ha unicamente 

dichiarato, spontaneamente, che si sarebbe recata il, (…), sola, presso la 

tomba dell’ex marito. In quell’occasione, due uomini l’avrebbero approc-

ciata al fine di interrogarla, presa in custodia e molestata sessualmente 

minacciando di fare lo stesso con la di lei figlia (cfr. atto SEM n. C7/13, 

R.7.01). L’assenza di dettagli nella descrizione di tali avvenimenti è tuttavia 

marcante. Colpisce soprattutto il fatto che la ricorrente non sappia fornire 

una descrizione accurata delle persone che l’avrebbero pedinata sia di-

nanzi alla sua abitazione che sul posto di lavoro (cfr. atto SEM n. C25/18, 

R57 e seg.), né l’obiettivo di tale operazione. La sola precisazione che rie-

sce ad apportare, su domanda dell’auditore, è di aver riconosciuto che si 

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trattasse di poliziotti in borghese (cfr. atto SEM n. C25/18, R44) sulla base 

della propria esperienza (cfr. atto SEM n. C25/18, R46, R52). Tale dichia-

razione non fa che confermare i dubbi relativi alla verosimiglianza delle sue 

affermazioni: esse sembrerebbero essere il frutto di mere supposizioni. Ma 

v’è di più. Nonostante le ulteriori richieste di precisazione sottopostele 

dall’auditore, la madre non è riuscita a precisare maggiormente le proprie 

allegazioni, limitandosi a ribadire quanto già dichiarato in precedenza (cfr. 

atto SEM n. C25/18, R53, R57, R76, R78). Ella non è riuscita a fornire una 

descrizione degli agenti di polizia stessi, del contenuto degli incontri avve-

nuti con questi ultimi (cfr. atto SEM n. C25/18, R58 e R59) e della loro fre-

quenza (cfr. atto SEM n. C25/18, R61). Sentita a riguardo, ella ha d’al-

tronde dichiarato “Was ich ihnen genau helfen sollte, weiss ich auch nicht 

(…)” ammettendo, in altre parole, di non sapere in che modo avrebbe po-

tuto essere loro utile (cfr. atto SEM n. C25/18, R65). 

I mezzi di prova versati agli atti non permettono di concludere diversa-

mente. In particolare, le fotografie che ritraggono delle auto civili e di poli-

zia, non datate, avrebbero potuto essere scattate ovunque 

(cfr. Mdp n. C-5). 

5.3.2 Ciò posto, il Tribunale deve ora esaminare se le restanti dichiarazioni 

della madre, relative ai suoi motivi d’asilo, adempiono le condizioni per il 

riconoscimento della qualità di rifugiato a titolo originario poste 

dall’art. 3 cpv. 1 e 2 LAsi. 

La madre non ha un fondato timore di essere esposta a pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 e 2 LAsi. I procedimenti penali, oggetto della domanda 

d’asilo presentata nel 2011 presso la rappresentanza svizzera in Turchia, 

sono definitivamente conclusi (cfr. atto SEM n. C25/18, R37, R43). La ri-

corrente stessa riconosce di aver beneficiato dell’amnistia e di essere stata 

prosciolta da ogni accusa (cfr. atto SEM n. C25/18, R33 e R34). Per quanto 

concerne invece l’arresto avvenuto presso il cimitero (…), la medesima ha 

dichiarato di essere stata rilasciata. Le autorità di polizia non avrebbero 

inoltre aperto un procedimento penale nei suoi confronti (cfr. atto SEM 

n. 25/18, R44). Per quanto concerne infine l’elemento centrale della sua 

domanda d’asilo, essendo l’evento più recente, e meglio le persecuzioni 

subite per mano di presunti agenti di polizia, esso si basa su dichiarazioni 

considerate inverosimili (cfr. supra consid. 5.3.1) per le quali è escluso un 

esame della rilevanza ai sensi del diritto dell’asilo. 

A titolo abbondanziale, il Tribunale rileva infine che, constatata l’inverosi-

miglianza delle predette dichiarazioni (cfr. supra consid. 5.3.1), 

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permangono importanti dubbi relativi all’esistenza di un nesso causale tem-

porale e materiale sufficientemente stretto tra gli avvenimenti descritti, con-

siderati verosimili, e l’espatrio avvenuto l’(…). 

5.4 È dunque a giusto titolo che la SEM ha considerato inverosimili le di-

chiarazioni della madre relative alle presunte persecuzioni subite da parte 

degli agenti di polizia dopo il (…) (cfr. supra consid. 5.3.1). Per quanto ri-

guarda invece le restanti dichiarazioni, alla madre non andava ricono-

sciuta, in assenza di un timore fondato di persecuzione, la qualità di rifu-

giato a titolo originario ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 e 2 LAsi (cfr. supra con-

sid. 5.3.2). 

6.  

6.1 Dal canto proprio, la figlia sostiene che, siccome la madre avrebbe di-

ritto al riconoscimento dello statuto di rifugiato a titolo originario, le debba 

essere riconosciuto tale statuto a titolo derivato in applicazione 

dell’art. 51 cpv. 1 LAsi. 

6.2 I coniugi di rifugiati e i loro figli minorenni vengono infatti riconosciuti 

come rifugiati, a titolo derivato, e ottengono l’asilo, sempre che non vi si 

oppongono circostanze particolari (art. 51 cpv. 1 LAsi). Tra le circostanze 

particolari figura, segnatamente, il caso in cui al rifugiato principale è stato 

riconosciuto lo statuto di rifugiato solamente a titolo derivato 

(cfr. DTAF 2013/21 consid. 3.3; GICRA 2003 n° 11 consid. 8; CONSTANTIN 

HRUSCHKA, in: Kommentar Migrationsrecht, Schweizerisches Ausländer-

gesetz [AuG], Asylgesetz [AsylG] und Freizügigkeitsabkommen [FZA] mit 

weiteren Erlassen, 5a ed. 2019, n° 4 ad art. 51 LAsi). 

6.3 Nella fattispecie, il Tribunale ha escluso il riconoscimento dello statuto 

di rifugiato a titolo originario alla madre (cfr. supra consid. 5.3.2 e 5.4), cir-

costanza particolare che si oppone al riconoscimento dello statuto di rifu-

giato a titolo derivato in virtù dell’art. 51 cpv. 1 LAsi. 

6.4 Ne consegue che alla figlia non può essere riconosciuto lo statuto di 

rifugiata a titolo derivato in applicazione dell’art. 51 cpv. 1 LAsi. 

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Pagina 10 

7.  

Alla luce di quanto sopra, l’autorità inferiore non ha dunque violato il diritto 

federale (art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi). Le decisioni del 23 dicembre 2020 

devono pertanto essere confermate. 

8.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

sono divenute prive d’oggetto. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.--, oltre ad 

un supplemento per la congiunzione delle cause di CHF 200.--, che se-

guono la soccombenza, vanno poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Essendo state le conclusioni ricor-

suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole, v’è luogo di re-

spingere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali. 

10.  

La presente decisione non può essere impugnata mediante ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF); essa è pertanto definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Le procedure D-348/2021 e D-349/2021 sono congiunte. 

2.  

I ricorsi sono respinti. 

3.  

Le domande di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, sono respinte. 

4.  

Le spese processuali di fr. 950.-- sono poste a carico delle ricorrenti. Tale 

importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale entro un termine di 

30 giorni dalla notifica della presente sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: