# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e0c9c525-e6fd-5705-8f4b-32350b048de7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-10-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.10.2018 D-1975/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1975-2017_2018-10-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1975/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  o t t o b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Muriel Beck Kadima, Daniela Brüschweiler,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Libia,   

patrocinato dall’avv. Cristina Clemente,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 7 marzo 2017 / N (…). 

 

 

 

D-1975/2017 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, dichiaratosi cittadino libico di etnia Tebu, avrebbe risieduto a 

Benghazi dalla nascita e sino all’espatrio avvenuto sul finire del mese di 

ottobre del 2014 con il fratello B._______, oggetto di separata procedura 

(cfr. dossier N 630610). Durante la sua permanenza nel paese d’origine, il 

richiedente avrebbe ottenuto un diploma in ambito sanitario ed esercitato 

la professione di infermiere presso l’ospedale C._______ (cfr. atto A6). 

Giunto in Svizzera, egli ha depositato una domanda d’asilo il 1° novembre 

2014. 

Sentito sui motivi d’asilo, il richiedente ha allegato essere stato arrestato 

da alcune persone in compagnia del fratello B._______ e del padre all’ini-

zio delle insurrezioni popolari che avrebbero poi condotto al rovesciamento 

del Giamahiria araba di Mu’ammar Gheddafi e che egli ha collocato tra 

maggio e luglio del 2010. Dopo due settimane di detenzione in una cella 

angusta, lui ed il fratello sarebbero stati rilasciati. Egli ha ricondotto tale 

vicissitudine, così come ulteriori angherie e maldicenze di cui sarebbe stato 

vittima, al colore della sua pelle ed al fatto che la sorella ed un ulteriore 

fratello sarebbero stati precedentemente attivi in fazioni leali al regime. 

Successivamente, con l’espandersi dell’influenza delle milizie Jihadiste ed 

in particolare a seguito dell’avvento del gruppo “Anṣār al-Sharīʿa”, una 

casa attigua a quella del richiedente sarebbe stata fatta esplodere e nella 

città si sarebbe instaurato un clima di violenza ed intimidazione. In tale 

contesto, durante suo turno di servizio all’ospedale C._______, alcuni mi-

liziani avrebbero fatto irruzione nel nosocomio con l’intenzione di far medi-

care un loro affiliato ferito. Questi avrebbero quindi intimato all’interessato 

di prestare i primi soccorsi al ferito minacciandolo di ripercussioni qualora 

non si fosse conformato ai loro dettami. Il richiedente, dopo aver comuni-

cato invano ai miliziani di non essere in misura di intervenire, in quanto 

semplice infermiere, si sarebbe ad ogni modo impiegato per suturare una 

ferita. Non contenti, i seguaci della formazione takfirista avrebbero anche 

esatto ch’egli estraesse una pallottola ancora presente nel corpo del ferito. 

Sennonché, grazie ad un successivo momento di confusione, il richiedente 

asilo si sarebbe dato alla fuga. Dopo un periodo di assenza dal lavoro, 

l’interessato sarebbe tornato a ricoprire saltuariamente la sua mansione 

una volta pacificata la zona dell’ospedale per poi espatriare nell’ottobre del 

2014 (cfr. atti A23 e A28). 

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Nel corso della procedura di prima istanza, il ricorrente ha versato agli atti 

diversi documenti. Nel complesso, il dossier dell’autorità di prime cure è 

stato integrato dai seguenti mezzi di prova: 

- badge di identificazione dell’ospedale C._______ di Benghazi,  

- fotocopia del passaporto libico, 

- fotocopia del certificato di nascita libico, 

- fotocopia della carta d’identità libica, 

- diversi diplomi relativi a corsi di formazione in ambito infermieristico 

B.  

Con decisione del 7 marzo 2017, notificata al richiedente il giorno seguente 

(cfr. atto A32), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha 

respinto la succitata domanda d’asilo, pronunciando contestualmente l’al-

lontanamento dell’interessato dalla Svizzera e non ritenendo in specie data 

la presenza di ostacoli all’esecuzione dello stesso. 

C.  

In data 3 aprile 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato) l’interessato è 

insorto contro detta decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministra-

tivo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo l’annullamento della deci-

sione impugnata ed il riconoscimento dello statuto di rifugiato. Altresì ha 

presentato un’istanza di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio, il 

tutto con protesta di spese e ripetibili. 

D.  

Con ordinanza del 7 maggio 2018, il Tribunale ha esentato il ricorrente dal 

versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali ed 

invitato l’autorità di prime cure a presentare una risposta al ricorso. 

E.  

Il 18 maggio 2018, l’autorità intimata si è limitata a riconfermarsi nella pro-

pria decisione. La presa di posizione è stata trasmessa per conoscenza al 

ricorrente il 29 maggio 2018. 

F.  

Con scritto spontaneo del 15 agosto 2018, l’insorgente si è rivolto perso-

nalmente alla SEM esprimendo il suo desiderio di integrarsi in Svizzera. In 

tale circostanza egli ha parimenti puntualizzato alcuni aspetti attinenti alla 

sua domanda d’asilo. La lettera in questione è stata trasmessa al Tribunale 

il 24 agosto 2018. La SEM ha contestualmente informato anche la patroci-

natrice dell’insorgente. 

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Pagina 4 

G.  

Con missiva del 27 agosto 2018, trasmessa per conoscenza al Tribunale il 

giorno medesimo, la patrocinatrice del ricorrente ha confermato alla SEM 

come si fosse trattato di un’iniziativa personale del suo assistito.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una 

decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. I 

requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). I principi della massima inquisitoria e dell’applica-

zione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede 

difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti 

di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 

senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 121 V 204 consid. 6c; DTAF 

2007/27 consid. 3.3).  

 

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Pagina 5 

3.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono ri-

fugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono espo-

ste a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appar-

tenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, 

ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. Sono pre-

giudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità 

fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psi-

chica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

4.  

4.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

4.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

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sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

5.  

5.1 Nella querelata decisione, l’autorità di prime cure ha considerato a tratti 

inverosimili ed a tratti irrilevanti i motivi d’asilo addotti dal richiedente. A 

mente della SEM, l’interessato si sarebbe innanzitutto contraddetto circa lo 

svolgimento dei fatti in occasione del presunto contatto con il gruppo jiha-

dista “Anṣār al-Sharīʿa”. Nel corso delle due audizioni a cui è stato sotto-

posto, il richiedente avrebbe invero collocato in due momenti diversi l’in-

contro, indicando dapprima il 2013 ed in seguito il 2014. Le versioni differi-

rebbero inoltre su diversi ulteriori aspetti. Oltracciò, egli avrebbe in un primo 

momento dichiarato che gli sarebbe stata puntata un’arma alla tempia, di 

aver suturato una ferita alla gamba e di essere fuggito approfittando del 

trasporto del ferito in sala operatoria, salvo poi contraddirsi asserendo di 

non essere mai stato minacciato con delle armi, di aver cucito unicamente 

una ferita sul costato e di essersi allontanato grazie alla confusione gene-

rata da alcuni spari. Inoltre, anche quanto al tempo trascorso prima di tor-

nare al lavoro, le sue allegazioni sarebbero contraddittorie. Da ultimo, no-

nostante le possibilità offertegli, l’interessato non sarebbe stato in misura 

di delucidare le innumerevoli incongruenze limitandosi in sostanza ad as-

serire di non ricordarsi più quanto accaduto. Per di più, il richiedente 

avrebbe fornito dichiarazioni discordanti in merito alle sue origini nonché a 

proposito delle località in cui avrebbe soggiornato in Libia. Sul foglio di re-

gistrazione egli avrebbe infatti indicato essere cittadino sudanese salvo poi 

cambiare versione durante l’audizione sulle generalità, ove si sarebbe di-

chiarato cittadino libico. Oltracciò, in occasione della successiva audizione 

sui motivi, egli avrebbe asserito che i genitori non sarebbero stati di origine 

sudanese ma bensì del Chad. Confrontato in merito, egli si sarebbe limitato 

ad asserire di sentirsi confuso e di aver seguito il consiglio dei passatori, 

che gli avrebbero suggerito di non comunicare la sua vera origine. In so-

stanza, constata l’autorità di prima istanza, il richiedente avrebbe agito con 

l’intenzione di mentire alle autorità. Inoltre, anche le dichiarazioni a propo-

sito del fratello D._______ ed in particolare delle circostanze della sua 

morte differirebbero da quanto dichiarato dall’ulteriore fratello B._______, 

oggetto di separata procedura. Ciò nonostante, anche a tal riguardo l’inte-

ressato, non sarebbe riuscito a chiarire in modo soddisfacente le ragioni 

delle divergenze. Non di meno, quanto ai precedenti luoghi di residenza, 

l’interessato avrebbe in prima battuta dichiarato di aver passato tutta la sua 

vita a Benghazi, salvo poi contraddirsi asserendo di essersi intrattenuto 

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presso il Fratello D._______ a Tripoli. Del resto, anche le allegazioni a pro-

posito delle ricerche di cui il richiedente sarebbe stato oggetto in patria, 

essendo apparse solo in un secondo momento, sarebbero a loro volta da 

considerare inverosimili. Lo stesso varrebbe anche per i timori derivanti 

dall’espatrio illegale ed a riguardo delle angherie ch’egli avrebbe subito a 

causa del colore della sua pelle, la cui caratterizzazione sarebbe inoltre 

stata del tutto stereotipata e priva di dettagli. Da ultimo, rileva la SEM, il 

sequestro ad opera delle forze dell’ordine non sarebbe rilevante in quanto 

sprovvisto del necessario nesso causale con l’espatrio.  

5.2 Nel proprio gravame, il ricorrente contesta la valutazione dell’autorità 

di prima istanza. Egli, nel corso della prima audizione, non sarebbe invero 

stato a conoscenza di cosa potesse dire e di cosa sarebbe potuto andare 

a suo discapito. Per queste ragioni, ribadisce l’insorgente, egli si sarebbe 

limitato a ripetere quanto consigliatogli dai compagni di sventura sul bar-

cone. Essendo inoltre stato alloggiato presso la Caserma di Losone sino al 

27 gennaio 2015, l’interessato non avrebbe potuto raccogliere prove né 

connettersi con la famiglia, essendo in misura di documentarsi sui suoi di-

ritti solo successivamente grazie agli assistenti sociali. Pertanto, le consi-

derazioni della SEM circa il fatto che se il richiedente fosse realmente stato 

bersaglio di gruppi armati, l’avrebbe detto prima, sarebbero illazioni. Non 

si potrebbe infatti non tener conto del disagio psicologico e della prostra-

zione fisica in cui questi si sarebbe venuto a trovato e del timore di poter 

dire qualcosa che l’avrebbe danneggiato. Del resto anche per quanto con-

cerne la data del decesso del fratello D._______, l’incongruenza tra quanto 

esposto dal ricorrente e quanto dichiarato da B._______ sarebbe da impu-

tarsi ad un errore dell’interprete. Infatti, anche nel corso della prima audi-

zione, il ricorrente avrebbe inteso dire che l’informazione circa il decesso 

del fratello sarebbe pervenuta soltanto quattro mesi dopo la sua morte. Ol-

tremodo, tale malinteso non avrebbe nulla a che vedere con la domanda 

d’asilo. L’insorgente avrebbe poi affermato che il fratello D._______ sa-

rebbe stato di stanza a Tripoli e dislocato a Misurata, ove avrebbe trovato 

la morte. Ciò detto, egli rileva quindi come la SEM sarebbe tenuta unica-

mente ad esaminare se egli disponga o meno dei requisiti per la conces-

sione dell’asilo e non a sottoporlo ad un test sulla memoria. Nel prosieguo 

del gravame, viene contestato che il ricorrente abbia mentito affermando 

di non aver mai vissuto a Tripoli. In effetti, egli avrebbe unicamente dichia-

rato di avervi effettuato dei brevissimi soggiorni in albergo o presso cono-

scenti in tempi di pace ed allorquando il fratello era ancora in vita. Nulla 

proverebbe invece che gli ospitanti sarebbero ancora in vita e/o disposti ad 

accoglierlo nella precaria situazione attuale. Il fatto che le affermazioni del 

ricorrente non siano corroborate da prove non significherebbe ancora che 

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le stesse non siano veritiere. Infine, egli contesta di non rischiare di essere 

sottoposto a misure persecutorie in futuro, segnatamente in ragione dell’at-

tuale situazione in Libia. 

6.  

Onde meglio delimitare i motivi d’asilo addotti dall’interessato, si necessi-

tano alcune considerazioni preliminari riguardanti la situazione in Libia. Nel 

contesto di generale d’instabilità venutosi a creare dopo la caduta della 

Giamahiria Araba (del cui esercito la Brigata Khamis era una delle unità 

militari meglio attrezzate e più fedeli) sul territorio libico vi è stato un sus-

seguirsi eterogeneo di attori. Il Consiglio nazionale di transizione, nato in 

seguito alle sommosse popolari contro il regime e posto formalmente alla 

guida della Coalizione della Rivoluzione del 17 febbraio 2012, nell’agosto 

dello stesso anno, ha rimesso i propri poteri al Congresso Nazionale Ge-

nerale, eletto per scrutinio popolare e con l’iniziale compito di redigere la 

costituzione. Avendo però vita breve. Già nei primi mesi del 2014, il Con-

gresso Nazionale Generale è infatti stato colpito dai miliziani delle brigate 

anti islamiste az-Zintan (anche chiamate liwā’). Nel contempo, il generale 

Khalifa Haftar, impostosi a capo del neocreato “Esercito Nazionale”, lan-

ciava un’operazione volta all’eliminazione delle milizie islamiste da Ben-

ghazi e dalle istallazioni petrolifere della regione, mettendo nel contempo 

in scacco il Congresso Nazionale Generale ed incentivando la creazione 

di un nuovo parlamento, questa volta insediato nell’est del paese (Camera 

dei rappresentanti libica). Avendo tuttavia parte dei membri del Congresso 

Nazionale Generale contestato la devoluzione dei poteri, a partire dall’ago-

sto del 2014 ci si è trovati di fronte a due differenti parlamenti, entrambi 

supportati dai rispettivi governi e da gruppi più o meno eterogenei di mili-

ziani o ex apparati dell’esercito regolare. Da un punto di vista militare, le 

forze dell’Esercito Nazionale di Haftar, si sono viste opporre un’alleanza di 

diverse milizie islamiste dell’ovest confluite nella coalizione denominata “Li-

bya Dawn” e rimaste fedeli al Congresso Nazionale Generale. In tale con-

testo di frammentazione istituzionale, alcuni gruppi di stampo jihadista 

come “Anṣār al-Sharīʿa” o lo stesso “Stato Islamico” sono riusciti a entrare 

a loro volta in possesso di alcune enclavi sulle quali esercitare direttamente 

la propria autorità. A Benghazi, per paura di essere annientata dall’esercito 

di Haftar, “Anṣār al-Sharīʿa” ha unito i proprio sforzi con altri gruppi armati 

ed in particolare con la “brigata dei martiri del 17 febbraio” (già da tempo 

attiva in diverse zone della città), confluendo, nel 2014, nel cosiddetto 

“Concilio dei rivoluzionari di Benghazi” (“Majlis Shura Thuwar Benghazi”). 

Sempre in tale contesto, alcuni gruppi militari statali come le Guardie delle 

frontiere e delle installazioni petrolifere (“Ḥaras al-ḥudūd al-munšaʾāt an-

nafṭīya”) sono intervenuti per tentare di mettere in sicurezza le infrastrutture 

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Pagina 9 

della regione. Haftar, dal canto suo, nel 2015 ha ottenuto il mandato quale 

ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore dell’esercito regolare dalla 

Camera dei rappresentanti. L’operazione su Benghazi sembra inoltre es-

sersi risolta in suo favore e la città è stata dichiarata libera da militanti Ji-

hadisti sul finire del 2017 (cfr. sentenza del Tribunale D-6946/2013 del 23 

marzo 2018, pubblicata come sentenza di riferimento, consid. 6.5.2 e rif. 

citati, British Broadcasting Corporation (BBC), Guide to key Libyan militias, 

11.01.2016, < https://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-19744533 >, 

consultato il 12.07.2018; BBC Libya eastern commander Haftar declares 

Benghazi ‘liberated’, 06.07.2017, < https://www.bbc.com/news/world-

africa-40515325 > consultato il 06.07.2018; Xinhua, Libyan army takes 

over remaining militant stronghold in Benghazi, 29.12.2017, 

< http://www.xinhuanet.com/english/2017-12/29/c_136858201.htm >, con-

sultato il 12.07.2018; Canale nazionale della Libia, Guardie di frontiera e 

installazioni petrolifere e obiettivi vitali per proteggere l’Ospedale Generale 

di Hawari Benghazi  < http://www.ltv.ly/article_details.php?article_id= 

3737 >, consultato il 17.07.2018). 

7.  

7.1 Tornando alla presente fattispecie, occorre tuttavia constatare come le 

allegazioni del ricorrente a proposito delle vicissitudini da lui vissute 

nell’ambito dei presunti contatti con “Anṣār al-Sharīʿa”, per quanto possano 

iscriversi in una logica di plausibilità, risultino in buona parte contraddittorie. 

Innanzitutto, la collocazione temporale dell’evento non risulta lineare, 

avendo il ricorrente in un primo momento asserito che i fatti si sarebbero 

svolti nell’ottobre del 2014 (cfr. atto A6, pag. 6), salvo poi contraddirsi col-

locandoli nel 2013 senza tuttavia essere in grado di fornire una data precisa 

(cfr. atto A23, pag. 12). Allo stesso modo, anche la caratterizzazione degli 

avvenimenti non risulta coerente. Nell’ambito dell’audizione sulle genera-

lità l’interessato ha infatti asserito che i miliziani gli avrebbero puntato una 

pistola alla tempia, che avrebbe suturato una ferita alla gamba e che si 

sarebbe dato alla fuga approfittando del trasporto del ferito in sala opera-

toria (cfr. atto A6, pag. 6). Sentito nuovamente al riguardo in occasione 

della successiva audizione sui motivi d’asilo, egli ha invece dichiarato che 

i miliziani, pur essendo armati, non avrebbero diretto la pistola al suo capo, 

che la ferita da lui suturata era situata sul costato e di aver approfittato di 

un momento di confusione causato da degli spari per scappare (cfr. atto 

A23, pag. 12-13). L’inconciliabilità tra le due versioni appare dunque sen-

sibile e non può spiegarsi sulla base delle argomentazioni addotte in sede 

ricorsuale. 

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Pagina 10 

7.2 Del resto, come già sottolineato dall’autorità inferiore, le allegazioni 

dell’insorgente non sono esenti da ulteriori elementi dissonanti. In partico-

lare, l’interessato risulta infatti essersi contraddetto in merito al tempo tra-

scorso tra la fuga dall’ospedale ed il suo rientro al posto di lavoro, avendo 

in un primo momento asserito di aver atteso una sola settimana (cfr. atto 

A6, pag. 6) e successivamente che tra i due eventi sarebbe trascorso ben 

un mese (cfr. atto A23, pag. 7).  

7.3 Inoltre, nel corso dell’audizione sulle generalità, nonostante ne avesse 

avuto la facoltà, il richiedente asilo ha omesso di menzionare importanti 

elementi, di cui invece si è avvalso successivamente. Si tratta segnata-

mente delle angherie da lui subite a causa del colore della sua pelle e delle 

attività del fratello E._______ in seno ad un gruppo armato pro Gheddafi 

(cfr. atto A23, pag. 14). Oltretutto, il richiedente non è nemmeno stato in 

misura di fornire informazioni coerenti a proposito delle sue origini, essen-

dosi egli in un primo momento qualificato come cittadino sudanese (cfr. atto 

A1). Chiamato ad esprimersi al riguardo egli ha inoltre ammesso di aver 

dichiarato il falso su consiglio dei passatori (cfr. atto A23, pag. 4). Ma non 

finisce qui. Se confrontata con la testimonianza del fratello, la versione 

dell’interessato risulta infatti su diversi aspetti discorde. Nell’ambito delle 

audizioni a cui è stato sopposto nel corso della sua procedura d’asilo, 

B._______ ha infatti asserito che l’ulteriore fratello E._______ sarebbe de-

ceduto nel 2011 e ch’egli ed i famigliari (e quindi anche l’insorgente) avreb-

bero appreso di tale avvenimento lo stesso anno (cfr. dossier N 630 610, 

atto A22, pag. 1 e A52, pag. 4). Al contrario, il ricorrente ha addotto di es-

sere venuto a conoscenza della morte di E._______ solamente quattro 

mesi prima del febbraio 2017 (cfr. atto A28, pag. 2). Il fratello ha inoltre 

asserito che la notizia gli sarebbe stata comunicata da un collega dello 

stesso E._______ (cfr. dossier N 630 610, atto A22, pag. 1 e A52, pag. 4) 

mentre l’insorgente ha ricondotto l’annuncio ad uno sconosciuto che 

avrebbe informato il padre (cfr. atto A28, pag. 3).  

7.4 Alla luce di quanto precede, si può partire dall’assunto che il racconto 

dell’interessato circa l’incontro con i miliziani di “Anṣār al-Sharīʿa” non os-

sequi ai succitati criteri di verosimiglianza. Ma non solo. Viste le innumere-

voli contraddizioni rilevate e la conseguente generale inverosimiglianza 

delle allegazioni, si può concludere che la versione fornita dall’insorgente 

sia nel complesso inveritiera. In assenza di dichiarazioni concludenti, non 

è infatti compito del Tribunale dipanarsi in valutazioni di ordine ipotetico in 

merito ai motivi d’asilo dell’interessato. 

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Pagina 11 

7.5 Sia quel che sia, per ciò che concerne la presunta detenzione del 2010 

(la cui collocazione temporale pare oltretutto errata dal momento che le 

vicissitudini che hanno portato al rovesciamento di Gheddafi si sono svolte 

nel 2011), è ad ogni modo opportuno sottolineare che il fondato timore di 

essere perseguitato presuppone l’esistenza di minacce attuali e concrete. 

In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve intercorrere un nesso causale 

temporale. Quest’ultimo è da considerarsi decaduto, in regola generale, 

allorquando tra l’ultima persecuzione subita e l’espatrio è trascorso un 

lasso di tempo relativamente lungo. A norma della giurisprudenza, la qua-

lità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando la fuga me-

desima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle persecuzioni. (cfr. 

DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Ora, dal mo-

mento che i fatti in questione risalirebbero a ben quattro anni di distanza 

dall’espatrio, non vi è modo di considerare che gli stessi, quandanche ve-

rosimili, abbiano un nesso causale con l’espatrio. Negli stessi termini ed a 

titolo puramente abbondanziale, circa il rischio di subire pregiudizi ad opera 

di “Anṣār al-Sharīʿa”, si può inoltre partire dal presupposto che i miliziani 

Jihadisti presenti a Benghazi siano stati sconfitti dalle forze di Haftar (cfr. 

supra consid. 6.2). Ebbene, pur non potendosi il Tribunale al momento 

esprimere sull’attuale capacità di protezione da parte delle forze dell’Eser-

cito Nazionale e ferma considerata inoltre la volatilità della situazione in 

loco, v’e quantomeno da chiedersi se la minaccia in questione sia ancora 

da considerarsi attuale. Vista l’inverosimiglianza delle allegazioni del ricor-

rente, la questione può ad ogni modo rimanere inevasa. 

7.6 Nello stesso senso, va altresì rammentato che perché i provvedimenti 

giustifichino il riconoscimento dello statuto di rifugiato, occorre che gli stessi 

impicchino un intervento che comprometta la vita, leda l’integrità fisica o 

siano di considerevole durata e frequenza. Alla luce di ciò, le asserite an-

gherie sofferte dall’insorgente a causa dell’estrazione etnica paiono d’ac-

chito irrilevanti in quanto non raggiungono un grado d’intensità tale da con-

figurare un persecuzione ai sensi dei disposti citati.  

8.  

La SEM ha pertanto a giusto titolo negato la qualità di rifugiato alla ricor-

rente. Il ricorso, sul punto di questione dell’asilo va conseguentemente re-

spinto. 

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

D-1975/2017 

Pagina 12 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-

lativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell’allontana-

mento, la decisione impugnata va confermata. 

10.  

10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata dall’art. 83 della 

Legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20). Giu-

sta suddetta norma, l’esecuzione dell’allontanamento deve essere possi-

bile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).  

10.2  

10.2.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha escluso l’esistenza di ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento. L’autorità di prime cure ha segnata-

mente ritenuto che le indicazioni fuorvianti rese in corso di procedura dal 

ricorrente la avrebbero posta nell’impossibilità di pronunciarsi in piena co-

gnizione di causa sull’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Que-

sti avrebbe invero violato il suo obbligo di collaborare e di dire la verità. 

Proseguendo nella propria analisi, l’autorità intimata ha quantomeno rile-

vato che il ricorrente sarebbe giovane, in ottima salute e che disporrebbe 

di esperienza lavorativa in ambito infermieristico con comprovate capacità 

documentate da titoli di studio. Il ricorrente avrebbe inoltre fornito indica-

zioni in merito ad un’eventuale alternativa interna di domicilio a Tripoli, dove 

vivrebbero alcuni suoi famigliari che già in precedenza lo avrebbero ospi-

tato. La SEM ha inoltre constatato che il fratello B._______, nell’ambito 

della sua procedura d’asilo, avrebbe dichiarato che a Tripoli soggiornereb-

bero molte persone della loro tribù e che tra di essi tutti verrebbero trattati 

vicendevolmente alla stregua di dei parenti. Avendo inoltre rilasciato dichia-

razioni contraddittorie, si potrebbe partire dal presupposto che la famiglia 

del ricorrente possa trovarsi in tutt’altra parte della Libia, compresa Tripoli. 

Pertanto un ritorno del ricorrente nel paese d’origine congiuntamente al 

fratello F._______ (recte: B._______; F._______ è il ricorrente stesso) sa-

rebbe esigibile. 

10.2.2 Con ricorso, il ricorrente avversa anche tale valutazione dell’autorità 

di prima istanza. Egli contesta segnatamente di aver mentito a proposito 

D-1975/2017 

Pagina 13 

del fatto di non aver mai vissuto a Tripoli. Invero, questi avrebbe unica-

mente asserito di avervi svolto brevi soggiorni in un albergo o presso co-

noscenti allorquando il fratello D._______ era ancora in vita e di stanza a 

Tripoli. Nulla proverebbe del resto che tali persone siano ancora ivi resi-

denti e disponibili ad accogliere oggi, in una situazione già di per sé preca-

ria dal punto di vista della sicurezza, il ricorrente ed il fratello. Andrebbe 

altresì tenuto conto del fatto che il concetto di famiglia “africano” sarebbe 

ben diverso da quello europeo, di modo che sarebbe consono riferirsi ad 

un’anziana amica con l’appellativo di “zia” o ad un cugino lontano chiaman-

dolo fratello. La tesi circa la possibile presenza della famiglia nucleare a 

Tripoli apparrebbe poi insensata, dal momento che se fosse davvero stato 

il caso il ricorrente non avrebbe certo sottaciuto tale circostanza, essendo 

a quel tempo anche la capitale zona di guerra. In tal senso, un suo rientro 

in tale luogo sarebbe improponibile. 

10.3 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’allontanamento, vale la stessa valutazione della prova consa-

crata al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-

lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e riferimento ivi citato). Va 

inoltre rammentato che nelle procedure d’asilo – cosi come nelle altre pro-

cedure di natura amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò si-

gnifica che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento 

esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (Art. 6 LAsi in relazione 

con l’art. 12 PA, Art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). Il principio inquisitorio è però 

limitato dall’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. 

DTAF 2014/12 consid. 5.9; CHRISTOPH AUER, in: Auer/Müller/Schindler 

[ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren 

VwVG, 2008, ad art. 12 PA, n. 8, pagg. 192 seg.). Trattasi di un tipico caso 

di applicazione dell’art. 13 cpv. 1 lett. c PA. In particolare, quando l’interes-

sato, con il suo comportamento, impedisce all’autorità di accertare se egli 

risulti esposto o meno a pericolo nel paese di provenienza, l’esecuzione 

dell’allontanamento non può essere evitata (WALTER KÄLIN, Grundriss des 

Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990, pag. 262; si veda an-

che DTAF 2014/12 consid. 5.9). Ciò è segnatamente il caso quando il ri-

chiedente asilo non collabora alla delucidazione della sua cittadinanza ren-

dendo de facto impossibile l’esame degli ostacoli all’esecuzione dell’allon-

tanamento verso il suo reale paese d’origine (cfr. tra le tante sentenza del 

Tribunale D-4895/2013 del 21 novembre 2013 consid. 7.2). Non è infatti 

compito delle autorità elvetiche competenti in materia d’asilo ricercare, in 

assenza di indicazioni da parte del richiedente, eventuali ostacoli riguar-

danti un paese ipotetico. Nello stesso senso, nulla osta all’esecuzione 

D-1975/2017 

Pagina 14 

dell’allontanamento quando la stessa è subordinata al soddisfacimento di 

determinati fattori favorevoli (cfr. DTAF 2011/7 consid. 9.9) ed il ricorrente 

fornisce indicazioni fuorvianti circa la sua situazione personale la cui entità 

è tale da non permettere all’autorità d’asilo di determinare se egli rientra o 

meno in suddetti criteri. In tale ultima eventualità, qualora l’autorità d’asilo 

giunga a conclusione che l’interessato abbia agito di sorta onde occultare 

l’esistenza di alcuni fattori favorevoli (quali ad esempio la presenza di fa-

migliari) essa sarà per logica conseguenza legittimata a considerare adem-

piuta la circostanza dissimulata (cfr. a titolo esemplificativo sentenze del 

Tribunale D-3174/2015 del 17 novembre 2016 consid. 6.3.4 e E-5724/2014 

del 30 marzo 2014 consid. 4.3). Va tuttavia riservato che per ammettere 

una violazione dell’obbligo di collaborare si presuppone che la collabora-

zione sia possibile e che possa essere ragionevolmente esatta, conto te-

nuto delle circostanze. 

10.4  

10.4.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStr, l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

10.4.2 Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la 

violence", ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della 

qualità di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che 

fuggono da situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. 

Essa vale anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino 

la morte. Per contro, le difficoltà socio economiche che costituiscono 

l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii). 

10.5  

D-1975/2017 

Pagina 15 

10.5.1 Nell’ambito di una recente analisi del Paese dal punto di vista della 

sicurezza e della situazione umanitaria ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr, 

codesto Tribunale ha constatato come in Libia attualmente non vi sia 

alcuna autorità statale che eserciti la propria sovranità e possa garantire la 

sicurezza dell’integralità del territorio. A causa del perdurare della guerra 

civile, l’apparatto securitario si trova in una situazione di forte 

frammentazione. Centinaia di milizie di estrazione eterogenea si 

contentendono il territorio sulla base di alleanze spesso mutevoli senza 

che lo stato libico, rispettivamente, le istituzioni riconosciute dalla comunità 

internazionale, siano nella posizione di controllarle efficacemente (cfr. 

anche infra consid. 6.2). Le forze di polizia e l’apparato giudiziario sono 

praticamente inesistenti ed insufficientemente equipaggiate. In diverse 

parti del paese, si annoverano azioni militari ad opera delle fazioni più 

disparate, di modo che la situazione sotto il profilo della sicurezza si possa 

definire imprevedibile e poco chiara. In siffatto contesto, spesso e volentieri 

sono gli stessi civili a fare le spese delle risultanze nefaste del conflitto, per 

il quale non si intravede al momento una volontà politica che possa 

contribuire a porre un freno alle ostilità. Sotto l’aspetto dei diritti umani, la 

situazione è desolata e di difficile classificazione. A causa di ciò, il Tribunale 

è giunto alla conclusione che nella maggior parte del territorio libico viga 

attualmente una situazione di violenza generalizzata, di modo che 

l’esecuzione dell’allontanamento verso ampie zone del paese sia da 

considerarsi inesigibile. Nella mededisa occasione è inoltre stato rilevato 

come la stessa città di Benghazi non sia stata risparmiata da importanti 

problematiche securitarie (cfr. sentenza del Tribunale D-6946/2013 del 23 

marzo 2018, pubblicata come sentenza di riferimento, consid. 6.5.2).  

10.5.2 Chiamato in seguito ad esprimersi in concreto circa l’esigibilità 

dell’esecuzione di un allontanamento verso la – ormai solo de jure – 

capitale Tripoli, il Tribunale ha riconosciuto che, a causa della precaria, e 

volatite situazione securitaria, del risachio di recrudescenze violente e di 

problemi di approvvigionamento, anche l’allontanamento verso Tripoli 

debba essere considerato di principio inesigibile. In considerazione di ciò, 

l’esigibilità può essere ammessa solo eccezzionalmente in presenza di 

particolari circostanze favorevoli. Nel caso in questione, il Tribunale ha 

preso in considerazione la provenienza del richiedente da tale luogo, la 

giovane età, il buono stato di salute, la possibilità di sostentarsi e la 

presenza di un’estesa rete famigliare con disponibilità finanziaria (cfr. 

sentenza del Tribunale D-6946/2013 del 23 marzo 2018, pubblicata come 

sentenza di riferimento, consid. 6.5.3) 

D-1975/2017 

Pagina 16 

10.6 In specie, l’autorità di prime cure si è invece sostanzialmente avvalsa 

di una violazione dell’obbligo di collaborare da parte del ricorrente per 

concludere quanto all’impossibilità di esaminare con cognizione di causa 

la presenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento.  

10.7 Ora, seppur tale modus operandi sia di principio concepibile (cfr. infra 

consid. 10.3), esso non risulta giustificato dalle circostanze del caso in 

disamina. Nonostante le allegazioni dell’insorgente a proposito delle sue 

origini si siano rivelate in parte inconsistenti, non si può infatti ritenere che 

in specie il richiedente asilo, violando il proprio obbligo di collaborare, abbia 

reso de facto impossibile l’esame dell’esigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento (cfr. supra consid. 8.3). Pur essendo innegabile ch’egli 

abbia un primo momento asserito di essere cittadino sudanese, per poi 

fornire ulteriori asserzioni discordanti in merito alle origini della sua famiglia 

(cfr. supra consid. 6.2; atto A6, atto A23, pag. 4), è altresì pacifico che la 

documentazione successivamente prodotta in sede di prima istanza abbia 

posto l’autorità di prime cure nella posizione di poter determinare con una 

certa attendibilità il suo luogo di provenienza e la sua cittadinanza. Ora, 

nonostante ciò, la SEM non ha in alcun modo tenuto conto dei mezzi di 

prova addotti, accontentandosi invece di elencare le incongruenze rilevate 

nel suo narrato. Non di meno, la stessa SEM, di li a poco, ha attribuito un 

certo valore probatorio proprio a tali documenti (senza metterne in 

discussione la fedefacenza) giungendo sino a considerare che gli stessi 

attesterebbero “comprovate capacità documentate da titoli di studio”. 

Oltremodo, è altresì opportuno denotare come le incongruenze elencate 

nella decisione impugnata (ad eccezione dell’iniziale allegazione circa la 

sua cittadinanza sudanese, ch’egli ha amesso essere un artifizio), che del 

resto coincidono con quelle riscontrate nella procedura riguardante il 

fratello, possano in parte spiegarsi sulla base dell’estrazione etnico-tribale 

del richiedente asilo. I Tebu, chiamati anche Toubou, Tubu o Tibbu, sono 

infatti una popolazione sahariana di colore presente non solo in Libiia ma 

anche in Chad, Sudan e Niger (cfr. Le Petit Robert des nomes propres, 

Paris 2011, pag. 2268). Inoltre, il contesto libico è storicamente marcato 

dalle identità tribali piuttosto che dall’accezzione di cittadinanza nei termini 

occidentali. Pertanto, v’è da chiedersi se il solo fatto che il ricorrente abbia 

dichiarando alternativamente che la sua famiglia sarebbe orginiaria del 

Sudan o del Chad (esternando anche dubbi in proposito), sia 

effettivamente costitutivo di un violazione dell’obbligo di collaborare (sulla 

delimitazione cfr. WALTER KÄLIN, op. cit., pag. 292 e segg.) o la conse-

guenza di una circostanza a lui solo parzialmente chiara. 

D-1975/2017 

Pagina 17 

10.8 Sia quel che sia, quanto appare in specie disorientante, è l’eccessiva 

relativizzazione del principio inquisitorio, che, più che giustificata dalle cir-

costanze del caso, sembra asservita alla facoltà di non passare in rivista in 

modo dettagliato la presenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontana-

mento. Ora, il Tribunale può ben comprendere che l’attitudine tutt’altro che 

esemplare mostrata dal richiedente asilo in corso di procedura possa aver 

condotto l’autorità a ritenere impossibile l’analisi oculata dei fattori di rischio 

in presenza. Tuttavia, come già detto, non sembra che l’autorità intimata 

abbia tenuto conto di tutte le circostanze di fatto giuridicamente rilevanti. 

Ci si poteva infatti ragionevolmente attendere che la SEM vagliasse in 

modo accurato i numerosi mezzi di prova prodotti in modo da tentare quan-

tomeno di determinare il luogo di provenienza dell’insorgente e che si po-

nesse a sua volta questioni sulle delle ragioni della contraddittorietà delle 

due allegazioni in merito alla provenienza famigliare. 

10.9 In questo stesso senso, il riferimento alla possibile presenza di 

un’alternativa di domicilio a Tripoli risulta a sua volta problematico. Come 

già detto, anche per le persone provenienti da tale città, le condizioni per 

ritenere esigibile l’esecuzione dell’allontantamento risultano estremamente 

restrittive e presuppongono il rispetto di numerosi fattori favorevoli (cfr. infra 

consid. 8.5). Viene dunque da sè che qualora si voglia prendere in 

considerazione tale luogo quale alternativa di domicilio (cosa teoricamente 

legittima seppur al momento non ancora valutata Tribunale nel contesto 

libico; cfr. sulla questione DTAF 2011/49 consid. 7.3.5 a propposito della 

situazione in Afghanistan), si necessiterebbe un esame ancor più 

approfondito delle circostanze in presenza. Non sembrano invece bastevoli 

le constatazioni – effettuate principalmente sulla base della 

contraddittorietà di parte delle asserzioni dell’insorgente e del 

fratello – quanto alla possibile presenza di parentela ed allo svolgimento di 

brevi soggiorni in loco, essendo i succitati fattori favorevoli da apprezzarsi 

cumulativamente. 

11.  

Su tali presuopposti, sul punto di questione dell’esescuzione 

dell’allontanamento si giustifica in specie l’annullamento della decisione 

impuganta e la ritrasmissione degli atti alla SEM. Quest’ultima avrà 

premura di esaminare nel dettaglio i mezzi di prova prodotti dal richiedente 

in modo da tentare di determinare la sua origine, e meglio, se questi 

provenga effettivamente da Benghazi come sembrano indicarlo in modo 

coerente i documenti in questione. Prima di emanare una nuova decisione 

l’autorità prenderà inoltre in debita considerazione, così come esposto nei 

consideranti che precedono, le possibili ragioni della contradditorietà delle 

D-1975/2017 

Pagina 18 

asserzioni dell’interessato in merito alla provenienza della sua famiglia. 

Qualora, l’autorità dovesse quantomento giungere alla  conclusione che i 

mezzi di prova prodotti, combinati con le dichiarazioni del ricorrente e del 

fratello, non permettano ad ogni modo di accertare se egli risulti o meno 

esposto a pericolo nel paese di provenienza (ad  esempio in quanto 

oggetto di falsificazione), essa avrà premura di specificarlo nel dettaglio 

nella nuova decisione, in modo da fornire al richedente i necessari elementi 

per constestare tale valutazione in sede ricorsuale. Alla luce della più 

recente giurisprudenza coordinata del Tribunale, la SEM farà ad ogni modo 

prova di estrema prudenza nella sua valutazione, in particolare circa 

l’esistenza di un’alternativa di domicilio a Tripoli. Da ultimo, laddove vi 

fossero elementi per ritenere in specie la presenza di motivi di esclusione 

ai sensi dell’art. 83 cpv. 7 LStr, vi sarà luogo di fondare la decisione di 

diniego su tale base legale. 

12.  

Alla luce di quanto precede, il ricorso è accolto limitatamente all’esecuzio-

ne dell’allontanamento e per il resto è respinto. Gli atti di causa sono tra-

smessi alla SEM (art. 61 cpv. 1 PA), la quale si pronuncerà nuovamente 

sull’esecuzione dell’allontanamento, se necessario dopo il completamento 

dell’istruttoria. 

13.  

13.1 Visto l’esito della procedura, delle spese processuali ridotte sarebbero 

da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b 

del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]). Ciò nonostante, non essendo stata l’impugnativa priva di pos-

sibilità di esito favorevole al momento dell’inoltro, non sono riscosse le 

spese processuali (art. 65 PA). 

13.2 Quanto alla richiesta di gratuito patrocinio, la stessa va inoltre accolta 

in applicazione dell’art. 110a LAsi. Ora, per prassi del TAF, nei casi in cui è 

stato nominato un patrocinatore d’ufficio, la tariffa oraria per gli avvocati 

oscilla tra i CHF 200.– ed i CHF 220.– (art. 12 ed art. 10 cpv. 2 TS-TAF). Il 

TAF ritiene pertanto adeguato, in assenza di una nota dettagliata e tenuto 

conto del lavoro utile e necessario svolto dal rappresentante dei ricorrenti 

nonché del parziale accoglimento del gravame (art. 14 cpv. 2 TS-TAF), il 

versamento di un’indennità per patrocinio d’ufficio di CHF 350.– (disborsi e 

indennità supplementare in rapporto all’IVA compresi). 

D-1975/2017 

Pagina 19 

13.3 Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o 

in parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità 

per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La 

parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla 

causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili de-

vono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una 

nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta 

alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa 

l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). 

Nella fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per 

spese ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa 

in CHF 450.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA com-

presi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF). 

 

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-1975/2017 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto limitatamente all’esecuzione dell’allontanamento. I 

punti 4 e 5 della decisione della SEM del 7 marzo 2017 sono annullati e gli 

atti di causa sono trasmessi all’autorità inferiore per la pronuncia di una 

nuova decisione ai sensi dei considerandi. Per il resto il ricorso è respinto 

e la decisione del 7 marzo 2017 è da reputarsi cresciuta in giudicato. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

La cassa del Tribunale verserà al patrocinatore d’ufficio un’indennità di 

complessivamente CHF 350.– a titolo di spese di patrocinio. 

5.  

La SEM rifonderà al ricorrente complessivamente CHF 450.– a titolo di in-

dennità ripetibili. 

6.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo 

 

Data di spedizione: 

Lorenzo Rapelli