# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3763a1bf-46d7-56d1-aed8-c9c184cbdae5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-08-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.08.2019 32.2018.149
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2018-149_2019-08-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2018.149

   

  cr

  	
  Lugano

  21 agosto 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  
	
   

  	
   

  	
   

  	 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  	 

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’11 settembre 2018 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 2 agosto 2018 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1959,
impiegata di commercio presso __________ al 60% e per il restante casalinga, in
data 22 ottobre 2017 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti,
giustificata da “dolori zona lombare, non riesco a rimanere seduta, stare in
piedi a lungo, portare pesi” (doc. 5).

 

                                         Eseguiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, in particolare acquisendo gli atti istruttori comprendenti
la perizia del dr. __________ eseguita per conto dell’assicuratore malattia __________,
con progetto di decisione del 17 maggio 2018 (doc. 53), poi confermato con
decisione del 2 agosto 2018, l’Ufficio AI ha rifiutato all’assicurata il
diritto ad una rendita di invalidità, in difetto di un sufficiente grado di
invalidità pensionabile (doc. A1).

 

                               1.2.   Con tempestivo ricorso
dell’11 settembre 2018 l’assicurata, a quel momento patrocinata dall’avv. __________,
ha postulato l’annullamento della decisione impugnata, chiedendo di essere
posta al beneficio di una rendita intera di invalidità (doc. I).

                                         L’allora rappresentante
legale dell’assicurata ha inoltre postulato la concessione dall’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. I).

 

In sostanza, l’avv. __________ ha contestato il valore probatorio
della perizia eseguita dal dr. __________ per conto dell’assicuratore malattia,
ritenendo che l’Ufficio AI avrebbe dovuto effettuare “in proprio” una perizia
atta a chiarire gli aspetti medici.

In particolare, l’allora patrocinatore dell’insorgente ha contestato
che le diagnosi indicate dal dr. __________ come senza ripercussioni sulla
capacità lavorativa lo siano veramente, ritenendo, per contro, che i problemi
alle braccia, al polso e al piede siano invalidanti, rendendo inesigibile
qualunque attività.

 

L’avv. __________ ha pure criticato gli aspetti economici,
reputando non corretto l’ammontare del reddito da invalido calcolato
dall’amministrazione, al quale andrebbe applicata una deduzione sociale del 20%.

 

Infine, l’avv. __________ ha rilevato come manchi ogni e
qualsivoglia accertamento per quanto attiene alla capacità dell’assicurata in
ambito casalingo (doc. I).

 

                               1.3.   Con la risposta di causa l’Ufficio
AI ha chiesto la reiezione del ricorso e la conferma della decisione
contestata, ritenendo corretta sia la valutazione medica, che quella economica
poste alla base del rifiuto di attribuzione di una rendita di invalidità (doc.
V).

 

                               1.4.   Con scritto del 26 ottobre
2018, l’allora patrocinatore dell’insorgente ha ribadito la richiesta
ricorsuale relativa alla necessità di sottoporre l’interessata ad una perizia
pluridisciplinare (doc. XI).

 

Tali considerazioni sono state trasmesse all’amministrazione (doc.
XII), per conoscenza.

                               1.5.   Con scritto del 10 gennaio
2019 l’avv. __________ ha informato il TCA di non rappresentare più
l’assicurata (doc. XIII).

 

                               1.6.   In data 30 luglio 2019 il TCA
ha chiesto direttamente all’assicurata, in relazione alla sua richiesta di
essere esonerata dal pagamento delle spese di giustizia, di trasmettere “entro
5 giorni dalla ricezione della presente, il "certificato municipale
per l'ammissione all'assistenza giudiziaria" debitamente compilato e
vidimato dalla cancelleria comunale competente, in difetto del quale il
Tribunale si pronuncerà in merito sulla base degli atti in suo possesso” (doc.
XIV). 

 

                                         Dal tracciamento degli
invii raccomandati della Posta risulta che tale scritto è stato ritirato dal
marito dell’assicurata in data 31 luglio 2019.

 

                                         Ad oggi, nonostante il
termine assegnato sia ampiamente scaduto, l’assicurata non ha prodotto
alcunché. 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione, oppure no, l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il
diritto a prestazioni.

                                         

                                         Secondo l'art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.

 

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno
1991, pag. 216 segg.).

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile
nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al
lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni
esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

 

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la
 Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta
a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente
formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non
riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora
TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

 

                               2.2.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto di incapacità di guadagno non è
possibile, poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI) parifica
l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al
guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità; SVR 1996 IV Nr.
76 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136).

In questo senso, l'art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità
dell'assicurato che non esercita un'attività lucrativa ma svolge
le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che
intraprenda un'attività lucrativa è valutata, in deroga all'articolo 16 LPGA,
in funzione dell'incapacità di svolgere le mansioni consuete.

L’art. 27 cpv. 1 prima frase OAI, nel tenore in vigore fino al 31
dicembre 2017, precisa a sua volta che per mansioni consuete di una persona
senza attività lucrativa occupata nell'economia domestica s'intendono in
particolare gli usuali lavori domestici, l'educazione dei figli nonché le
attività artistiche e di pubblica utilità.

Secondo la prassi amministrativa, per il confronto si considerano
soltanto attività assimilabili a quelle lucrative (come il lavoro domestico,
amministrazione di patrimoni, attività benevole gratuite, ecc.). Sono quindi
escluse le attività del tempo libero (N. 3082 delle Direttive concernenti
l'invalidità e la grande invalidità (CIGI), edite dall'UFAS, in vigore dal 2015
nel tenore in essere fino al 31 dicembre 2017). L'invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un'inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c). Si paragonano quindi le attività svolte dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quelle che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145).

Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità
se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno
parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia
essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è
ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei
lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. 

Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli,
quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in
cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

Nel nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2018, l’art. 27 cpv. 1
OAI prevede che per mansioni consuete
secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di assicurati occupati nell'economia
domestica s'intendono gli usuali lavori domestici nonché la cura e l'assistenza
ai familiari.

Il nuovo art. 27 cpv. 2 OAI stabilisce che per
mansioni consuete secondo l'articolo 7 capoverso 2 LAI di membri di comunità di
religiosi s'intende ogni attività svolta nella comunità.

 

Con la modifica dell’Ordinanza sono state adeguate
le attività nell’ambito delle mansioni consuete svolte dalle persone occupate
nell’economia domestica (cfr. R.
Leuenberger - G. Mauro, “Changements dans la méthode mixte”, in Sécurité
sociale 1/2018 pag. 40 seg. (45-46)).

Come emerge dalle spiegazioni pubblicate
dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali alla Modifica dell’ordinanza
del 17 gennaio 1961 sull’assicurazione per l’invalidità (OAI) – Valutazione
dell’invalidità per gli assicurati che esercitano un’attività lucrativa a tempo
parziale (metodo misto) – in merito agli adeguamenti dal 1° gennaio 2018
concernenti l’applicazione del metodo misto in seguito alla sentenza 7186/09
della Corte europea dei diritto dell’uomo del 2 febbraio 2016, si è dunque
posto l’accento sulle attività che possono essere equiparate a un’attività
lucrativa ai sensi dell’art. 7 cpv. 2 LAI.

Si tratta delle attività che soddisfano il criterio
dei terzi, vale a dire che, in caso di impossibilità dell.ssicurato di
svolgerle da sé, possono essere tipicamente eseguite da terzi dietro pagamento.
Le attività volontarie svolte al di fuori dell’economia domestica, come le
attività artistiche o di pubblica utilità, non possono invece essere equiparate
a un’attività lucrativa e quindi riconosciute come mansioni consuete, se non in
casi speciali (DTF 130 V 360 consid. 3.3.2). Queste occupazioni non vanno
dunque disciplinate in modo generale dall’OAI e pertanto non sono più espressamente
menzionate nell’Ordinanza (cfr. punto 1.2 pag. 6 delle citate spiegazioni
dell’UFAS).

 

Come evidenziato dall’Ufficio federale sugli
adeguamenti del metodo misto (cfr. punto III pag. 9), dal 1° gennaio 2018 il
nuovo art. 27 OAI pone quindi l’accento sui lavori domestici necessari che
possono essere equiparati ad un’attività lucrativa.

Per stabilire se un’attività nell’ambito delle
mansioni consuete possa essere equiparata a un’attività lucrativa, è
determinante il criterio dei terzi e quindi bisogna chiedersi se si tratti di
un’attività che può essere eseguita da terzi (persone o ditte) dietro
pagamento.

È per esempio il caso di lavori domestici necessari
come la pianificazione e l’organizzazione della conduzione dell’economia
domestica, la preparazione dei pasti (inclusa la pulizia della cucina), la
pulizia dell’abitazione, gli acquisti e le altre mansioni nonché il bucato e la
manutenzione dei vestiti. Se non possono essere ripartite tra gli altri
familiari nel quadro dell’obbligo di ridurre il danno, infatti, queste attività
dovranno essere affidate a servizi esterni a pagamento (persone di servizio).

Oltre ai citati classici lavori domestici, va
considerata anche la cura e l’assistenza ai familiari; rilevante è però che
essi vivano nella stessa economia domestica dell’assicurato.

 

Va ancora osservato che sia per i lavori domestici
che per la cura e l’assistenza ai familiari, non si tiene però conto delle
attività che vengono già svolte da terzi. Sono infatti prese in considerazione
esclusivamente le attività che vengono affidate a terzi a proprie spese solo dopo
l’insorgere del danno alla salute. Se, per contro, l’assicurato ricorreva a
prestazioni di terzi a proprie spese già prima dell’insorgere del danno
alla salute, allora per queste attività non v’è una limitazione di cui tenere
conto, dato che continuano ad essere svolte da terzi come prima.

 

Ritenuto come la modifica riguardante le mansioni
consuete nell’economia domestica ha dunque lo scopo di porre l’accento sulle
attività fondamentali di ogni economia domestica, le attività puramente
ricreative – le attività artistiche e di pubblica utilità vanno qualificate
quali attività puramente ricreative, se non possono essere eseguite da terzi
dietro pagamento - non rientrano tra le attività da considerare nell’ambito
delle mansioni consuete (DTF 125 V 157 consid. 5c/bb).

 

Le nuove norme dell’Ordinanza hanno comportato la
modifica della Circolare sull’invalidità e la grande invalidità
nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI) la quale, valida dal 1° gennaio 2015
e nella versione in vigore dal 1° gennaio 2018, ai NN. 3081 segg. spiega come
deve procedere l’assistente sociale nella sua inchiesta
domiciliare per calcolare il grado di invalidità in generale.

 

                               2.3.   Nel
caso in cui, invece, l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza
dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna
applicabile l’art. 28a cpv. 3 LAI, secondo cui se l'assicurato
esercita un'attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente
nell'azienda del coniuge, l'invalidità per questa attività è valutata secondo
l'articolo 16 LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per
questa attività è determinata secondo il capoverso 2.
 In tal caso, occorre determinare la parte dell'attività lucrativa o della
collaborazione gratuita nell'azienda del coniuge e la parte dello svolgimento
delle mansioni consuete e valutare il grado d'invalidità nei due ambiti.

 

Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal
TFA in DTF 125 V 146.

Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo
misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a
tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all'attività casalinga, è
conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata
una violazione dell'art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006,
parzialmente pubblicata in Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del
13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

Questa giurisprudenza è stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137
V 334, DTF 133 V 504 e DTF 133 V 477.

 

In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato
la propria giurisprudenza e ha ammesso la possibilità di prendere in
considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello
svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo
misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

 

Ricordato che il metodo misto è previsto per le persone che
esercitano un’attività lucrativa e che oltre a questa conducono un’economia
domestica o svolgono altre mansioni ai sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5
cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002), secondo
giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione esigibile in un’attività
lucrativa senza che questo tempo libero venga consacrato allo svolgimento delle
mansioni consuete è irrilevante ai fini del metodo di valutazione dell’invalidità.
In quest’ultima fattispecie è applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V
51).

Chiamata a pronunciarsi in un caso in cui si trattava di valutare l'invalidità per gli assicurati che esercitano un'attività lucrativa a
tempo parziale senza consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle mansioni
consuete, l’Alta Corte, nella DTF 142 V 290, ha stabilito che la giurisprudenza secondo DTF 131 V 51, che concerne il metodo di
confronto dei redditi applicabile alle persone che esercitano un'attività
lucrativa a tempo parziale senza consacrare il loro tempo libero allo
svolgimento delle mansioni consuete, deve essere precisata, nel senso che la
limitazione nell'ambito lucrativo - in funzione dell'estensione del tasso
ipotetico d'attività lucrativa parziale - deve essere considerata in modo proporzionale
(cfr., al riguardo, STCA 32.2015.119 e STCA 32.2015.120, entrambe del 2 agosto
2016).

 

Va ricordata la giurisprudenza sviluppata dal TF dopo la sentenza
7186_09 del 2 febbraio 2016 nella causa Di Trizio contro Svizzera - divenuta
definitiva a seguito del rifiuto, in data 4 luglio 2016, da parte della Grande
Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, della richiesta avanzata
dalla Svizzera di un riesame della stessa -, nella quale la seconda sezione
della Corte europea dei diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi in una
fattispecie in cui il TF aveva confermato la soppressione del diritto alla
rendita nel caso di un’assicurata che, dopo la nascita di due gemelli, con
l’applicazione del metodo misto non raggiungeva più un grado di invalidità pensionabile
(STF 9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia dichiarato (per 4 voti contro
3) che vi è stata una violazione dell’art. 14 combinato con l’art. 8 CEDU, che
non va esaminata separatamente la violazione dell’art. 14 combinato con l’art.
6 CEDU e che non va esaminata separatamente neppure la violazione dell’art. 8
CEDU preso da solo.

La Corte europea - ricordato che non incombe a lei annullare e/o
abrogare delle disposizioni di diritto interno riconosciute contrarie alla CEDU
e che le sue sentenze hanno essenzialmente un carattere declaratorio - ha
precisato che la Svizzera può scegliere liberamente, nella misura in cui queste
soluzioni siano compatibili con le conclusioni di questo giudizio, in quale
maniera conformarsi all’art. 46 CEDU evidenziando che, avuto riguardo
all’insieme delle circostanze e al principio della sicurezza del diritto, la
violazione della CEDU ravvisata nel caso esaminato non esige che si rimettano
in discussione gli atti o le situazioni giuridiche analoghe stabilite precedentemente
a questa sentenza (sul tema vedi pure la STCA 32.2015.66 del 17 marzo 2016).

 

Nella STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016, pubblicata in DTF 143 I
50, pronunciandosi sulla domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 20
luglio 2008 a seguito della succitata sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016
della Corte europea dei diritti dell’uomo, la nostra Massima istanza ha
evidenziato che la pronuncia della Corte europea concerneva un’assicurata che,
al beneficio del diritto ad una rendita quale salariata al 100%, si è vista in
seguito negare il diritto alle prestazioni solo perché, ritenuta la nascita dei
figli e la conseguente riduzione del grado di occupazione, è stata considerata
come una lavoratrice a tempo parziale con mansioni consuete (conduzione di un’economia
domestica).

Questo nuovo status, essendo un motivo di revisione, ha avuto come
conseguenza il cambiamento del metodo da applicare per il calcolo del grado di
invalidità - dal metodo ordinario del confronto dei redditi (valido nei casi di
assicurati con un’occupazione a tempo pieno) si è passati al metodo misto
(valido nei casi di attività a tempo parziale e svolgimento di mansioni
consuete) - che, nel caso concreto, ha portato alla soppressione della rendita
in via di revisione rispettivamente alla limitazione temporale del diritto alla
rendita riconosciuta con effetto retroattivo.

L’Alta Corte ha perciò concluso che vi è una violazione dell’art.
14 combinato con l’art. 8 CEDU allorquando le scelte (rientranti nella sfera di
protezione dell’art. 8 CEDU) prese dalla persona assicurata costituiscono la sola
causa del cambiamento di status e a seguito dell’applicazione del nuovo metodo
di calcolo del grado d’invalidità (metodo misto) risulta la soppressione
della rendita in via di revisione rispettivamente la limitazione temporale del
diritto alla rendita riconosciuta con effetto retroattivo.

In una tale costellazione, allorquando questa è riconducibile unicamente
ad un cambiamento di status e meglio al passaggio da assicurato con
un’occupazione a tempo pieno a quella di assicurato attivo parzialmente con
mansioni consuete, per ristabilire uno stato conforme alla CEDU bisogna
rinunciare alla soppressione della rendita ai sensi dell’art. 17 LPGA.

Il Tribunale federale ha pertanto concluso che in questo caso
la soppressione del diritto ad una rendita non è conforme alla CEDU. Per la
ricorrente ciò ha significato che il diritto alla mezza rendita andava
ripristinato anche dopo il 31 agosto 2004.

La nostra Massima istanza - rilevato che le precedenti considerazioni
portavano all’accoglimento della domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del
28 luglio 2008 e rinviando alla Lettera circolare n. 355 del 31 ottobre 2016
dell’UFAS - ha infine specificato che il giudizio del 2 febbraio 2016 della
Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, all’infuori della
costellazione descritta al considerando 4.1, nulla mutava all’applicabilità del
metodo misto (STCA 32.2016.21 del 17 febbraio 2017).

 

L’interpretazione data dal Tribunale federale nella DTF 143 I 50
(STF 9F_8/2016 del 20 dicembre 2016) è stata criticata dalla dottrina (u. Kieser, Gemischte Methode: ein Blick
auf die bisherige Rechtsprechung, in: HAVE 2016 pag. 471 seg. (474);
A. Mengis, IV Mutloser Entscheid
des Bundesgerichts, in: Plädoyer 1/17 pag. 12 seg.).

 

Con sentenza 9C_604/2016 del 1° febbraio 2017, pubblicata in DTF
143 I 60, il Tribunale federale ha confermato il contenuto della DTF 143 I 50,
aggiungendo al considerando 3.3.3 che la stessa non si applica soltanto nel
caso di soppressione di una rendita in caso di revisione allorquando questa è
riconducibile unicamente ad un cambiamento di status e meglio al passaggio da
assicurato con un’occupazione a tempo pieno a quella di assicurato attivo
parzialmente con mansioni consuete, ma anche nel caso di riduzione della
prestazione in caso di revisione.

 

Nella STF 9C_525/2016 del 15 marzo 2017 il TF ha sottolineato come
l'UFAS medesimo nella direttiva n. 355 del 31 ottobre 2016 ha segnalato che il
Consiglio federale sta cercando di trovare una soluzione adeguata al problema (sull’argomento
cfr. la STCA 32.2017.53 del 13 novembre 2017 e la STCA 32.2016.86 del 15 maggio
2017).

 

Come detto, il 1° gennaio 2018 sono entrati in vigore gli articoli
27 e 27bis cpv. 2-4 OAI nel loro nuovo tenore (cfr. RU N. 107 del 19
dicembre 2017, pagg. 7581-7582). Al riguardo, dal comunicato stampa del 1°
dicembre 2017 dell’UFAS intitolato “Maggiore equità nel calcolo del grado
d’invalidità dei lavoratori a tempo parziale”, risulta che “(…) il
Consiglio federale introduce un nuovo modello di calcolo per determinare il
grado d'invalidità dei lavoratori a tempo parziale, che contribuisce a
migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro e soddisfa anche le
richieste della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nella sua seduta del 1°
dicembre 2017, il Consiglio federale ha fissato l'entrata in vigore della
relativa modifica d'ordinanza al 1° gennaio 2018. (…)”.

 

                               2.4.   Al fine di determinare il
metodo di calcolo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente,
in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa.

Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e se l'assicurato che non
esercitava un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non
fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto modifiche
rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare sono tutte
le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni finanziarie,
familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione professionale, le affinità
e la personalità dell'assicurato.

 

A nessuno di questi elementi va tuttavia attribuita un'importanza
decisiva, per esempio nemmeno al mancato raggiungimento del minimo d'esistenza
nel caso del mancato esercizio di un'attività lucrativa rispettivamente alla
necessità economica di una simile attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996
AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30
agosto 2012 consid. 3 e la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 61-62 e Blanc,
La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190).

 

Questa valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la
volontà ipotetica dell’assicurato che, in quanto fatto interno, deve essere in
regola generale dedotta da indizi esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012
consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).

 

Va ancora rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad
ogni revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l'attività
esercitata dall'assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF
117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer,
op. cit., pag. 288; Blanc, op.
cit., pag. 190-191).

 

                               2.5.   Nella
fattispecie in esame, l’amministrazione, in applicazione del metodo misto, ha
considerato l’assicurata salariata al 60% e casalinga al 40%.

 

                                         Il TCA non ha motivo per
scostarsi da tale ripartizione, rimasta, del resto, incontestata in sede
ricorsuale.

 

                               2.6.   Per quanto concerne l’aspetto medico, il medico del SMR dr.ssa __________,
nel rapporto finale del 13 marzo 2018, ha indicato che l’interessata è stata
oggetto per __________ (assicurazione collettiva di malattia privata) di
valutazione fiduciaria del 19 febbraio 2018, eseguita dal dr. __________, spec.
FMH in malattie reumatiche, fisiatria e riabilitazione, le cui conclusioni sono
condivise e fatte proprie dal medico dell’amministrazione (doc. 39).

                                         Dopo avere indicato quali
diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa quelle di “lombalgia
cronica, attualmente con sindrome lombovertebrale contenuta in/con esiti da
spondilodesi posteriore (in L3/4 con cage intersomatico) tra L3 e L5 con
decompressione e foraminotomia di L4 a sinistra (28.04.2017) per
lombosciatalgia a sn con anamnesticamente componente claudicante in/con
alterazioni degenerative discali e osteoarticolari; allentamento delle viti in
L3; parziale consolidamento di entrambi i segmenti; turbe statiche del rachide (scoliosi
toracolombare, sinistroconvessa e con arco breve in sede lombare, parzialmente
decompensata)”, mentre quali diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa
quelle di “artrosi intracarpale alla mano sinistra (compartimento
navicolare-trapezium-trapezoideum), attualmente oligosintomatica; disturbi
statici dei piedi (tendenzialmente piatti con alluce valgo a sin) in presenza
di alterazioni degenerative; probabile irritazione meccanica del nervo ulnare
al gomito sin con persistenti parestesie nelle dita IV e V (in fase di
accertamenti); esiti di frattura e osteosintesi della tibia e del perone sin
(circa 2010, AMO avvenuta) senza sequele cliniche; sovrappeso (164 cm/94 kg)”,
il medico del SMR ha ritenuto l’assicurata totalmente inabile al lavoro a
partire dal 26 aprile 2017 nella precedente attività di impiegata di commercio,
ma ancora abile al lavoro nella misura del 100% in attività adatte, rispettose
delle sue limitazioni funzionali, a partire dal 19 febbraio 2018 (data della
valutazione fiduciaria del dr. __________) (doc. 39).

                                         La dr.ssa __________ del
SMR ha indicato che il dr. __________ ha ritenuto esigibile in misura totale
anche un’eventuale ripresa di lavori in ufficio, a condizione però che vengano effettuati
degli accorgimenti del posto di lavoro, come lo spostamento elettrico
dell’altezza del piano di lavoro, una sedia ergonomica rispettivamente un
piccolo appoggio quando lavora in piedi tipo “Stehhilfe” preferibilmente
tramite un nuovo coinvolgimento da parte dell’Ufficio AI (doc. 39).

 

                                         In sede di osservazioni
contro il progetto di rifiuto di prestazioni, l’allora patrocinatore
dell’assicurata ha contestato le risultanze mediche del rapporto del SMR, a suo
avviso incomplete e inattendibili non avendo tenuto conto dell’insieme delle
patologie che la affliggono, in particolare alle braccia e al polso.

                                         Inoltre, l’allora
rappresentante dell’interessata ha pure rilevato come l’Ufficio AI non abbia
tenuto conto delle conseguenze dell’infortunio subito dall’assicurata in data
17 maggio 2018 al piede, con frattura del cuboide (doc. 60).

 

Preso atto di queste critiche, dopo avere richiamato gli atti
relativi all’infortunio del 17 maggio 2018, l’amministrazione ha rilevato che
quest’ultimo ha comportato una incapacità lavorativa del 100% dal 17 maggio
2018, con ripresa di una totale capacità lavorativa a partire dal 23 luglio
2018 (doc. 64).

Nella decisione impugnata, l’amministrazione ha ribadito il
rifiuto di prestazioni, evidenziando che “l’infortunio tutelato dalla __________
ha comportato un’inabilità al lavoro dal 17 maggio 2018 al 22 luglio 2018, del
tutto ininfluente al fine di un’eventuale prestazione AI” (doc. A1).

 

                               2.7.   Quanto alla valenza probante
di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano
stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami
completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia
stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione
del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben
motivate. 

                                         Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti,
i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella DTF
137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                         Va infine evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungs-recht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Va poi rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p.
628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze
federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). In quest’ultima
sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In
particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione
riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il perito deve anche
valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte
dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il
carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici
secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base
all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004
pubblicata in DTF 130 V 352). 

 

                               2.8.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per scostarsi dal rapporto finale del 13
marzo 2018 della dr.ssa __________ del SMR.

                                         Tale
valutazione è da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i
parametri giurisprudenziali ricordati al considerando 2.7.

                                         Il TCA constata, infatti,
che il medico del SMR ha tenuto conto di tutte le problematiche lamentate
dall'assicurata (ivi compresi i disturbi alle braccia, al polso e al piede
citati nel ricorso), ponendo le diagnosi concernenti l’insieme dei disturbi
dell’interessata, valutando le sue limitazioni funzionali e le relative
ripercussioni sulla capacità lavorativa al termine di un’analisi approfondita
di tutti i referti medici dei curanti, nonché della valutazione fiduciaria
eseguita per conto dell’assicuratore malattia dal reumatologo dr. __________. 

                                         Questo Tribunale ritiene
tale modo di procedere corretto e non ha motivo alcuno per rimettere in
discussione l’operato del medico del SMR, conforme agli articoli 59bis cpv. 2
LAI in relazione con l’art. 49 cpv. 1 OAI (cfr. STF 9C_404/2018 del 22 agosto 2018;
DTF 142 V 58 consid. 5.1; 135 V 465 consid. 4.4.).

                                         Giova
qui infatti ricordare che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le
condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità
funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA -
di esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

                                         Scopo e
senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per
gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti
sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche
conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità
funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara
separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla
base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (vedi DTF 136 V 376
consid. 4.1; sentenze 9C_1001/2012 del 29 maggio 2013; 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010; 9C_9/2010 del 29 settembre 2010,
9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con
riferimenti). 

 

                                         L’assicurata, del resto,
ha contestato in maniera generica la valutazione della dr.ssa __________ (e del
dr. __________), ritenendo invalidanti le diagnosi poste invece come senza
influsso sulla capacità lavorativa nel rapporto finale del SMR, senza tuttavia
produrre documentazione medico-specialistica atta, per un verso, a perlomeno
sollevare dubbi circa la fedefacenza del referto peritale allestito dal dr. __________
rispettivamente del rapporto finale allestito dal medico del SMR (dr.ssa __________),
e, per altro verso, a indurre questo Tribunale a disporre ulteriori
accertamenti medici specialistici.

 

                                         Diversamente da quanto
valutato dall’Alta Corte nella STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017, pubblicata
in SVR 1/2018 IV nr. 4 - nella quale il TF ha reputato che il rapporto del SMR
non potesse essere considerato esaustivo, non essendosi espresso su tutti gli
aspetti rilevanti per la decisione - il TCA non vede nel caso concreto alcun
motivo che possa impedire di fondare il proprio giudizio sulle risultanze
mediche del SMR, la cui affidabilità e concludenza non è stata oggettivamente
messa in dubbio da refertazioni specialistiche in grado di rimetterle in
discussione (cfr. STF 9C_404/2018 del 22 agosto 2018).

 

                                         Al contrario, l’assicurata
si è limitata nel proprio atto ricorsuale a chiedere che venga ordinata una perizia
medica pluridisciplinare, senza giustificare tale domanda con il supporto di
opportuna documentazione medica.

 

                                         Va qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         Questo Tribunale rileva,
inoltre, a proposito della frattura del cuboide fatta valere dall’assicurata, a
seguito di un infortunio regolarmente preso a carico dall’assicuratore
infortuni, che la stessa è stata vagliata dall’amministrazione e giudicata
ininfluente al fine di un’eventuale prestazione AI, avendo comportato
un’inabilità lavorativa unicamente dal 17 maggio 2018 al 22 luglio 2018 (cfr.
doc. A1).

 

                                         Pertanto,
alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

                                         Alla luce di tutto quanto
sopra esposto questo Tribunale deve concludere che quanto accertato dal medico
del SMR in merito alla capacità lavorativa dell'assicurata va tutelato.

                               2.9.   Confermata la ripartizione
60% per l’attività salariata e 40% per l’attività di casalinga (consid. 2.5.) e
stabilite dal profilo medico le incapacità lavorative dell’insorgente, nella
professione abituale e in attività adatte (consid. 2.6.), va ora esaminato se
l’interessata ha diritto ad una rendita.

 

                                         Il 1° gennaio 2018 è
entrata in vigore una modifica degli art. 27 OAI e 27bis OAI (cfr. consid.
2.2).

 

                                         Ai sensi del nuovo art. 27
cpv. 1 OAI per mansioni consuete secondo l’articolo 7 capoverso 2 LAI di
assicurati occupati nell’economia domestica s’intendono gli usuali lavori
domestici nonché la cura e l’assistenza di familiari. Per l’art. 27 cpv. 2 OAI
per mansioni consuete secondo l’articolo 7 capoverso 2 LAI di membri di
comunità religiosi s’intende ogni attività svolta nella comunità.

                                         Secondo l’art. 27bis cpv.
2 OAI in vigore dal 1° gennaio 2018 per determinare il grado d’invalidità di
assicurati che esercitano un’attività lucrativa a tempo parziale e che svolgono
anche mansioni consuete secondo l’articolo 7 capoverso 2 LAI, vengono sommati i
seguenti gradi d’invalidità: il grado d’invalidità nell’ambito dell’attività
lucrativa (lett. a), il grado d’invalidità nell’ambito delle mansioni consuete
(lett. b).

 

                                         L’art. 27bis cpv. 3 OAI
prevede che il calcolo del grado d’invalidità lucrativa è disciplinato
dall’articolo 16 LPGA, secondo le modalità seguenti: il reddito che
l’assicurato potrebbe conseguire esercitando l’attività lucrativa a tempo
parziale se non fosse divenuto invalido è calcolato sulla base della stessa
attività lucrativa esercitata a tempo pieno (lett. a); la perdita di guadagno
percentuale è ponderata in funzione del grado d’occupazione che l’assicurato
avrebbe se non fosse divenuto invalido (lett. b). 

                                         Per l’art. 27bis cpv. 4
OAI per il calcolo del grado d’invalidità nell’ambito delle mansioni consuete
viene determinata la quota percentuale che le limitazioni dell’assicurato
rappresentano nello svolgimento delle mansioni consuete rispetto alla sua
situazione se non fosse divenuto invalido. Questa quota viene ponderata in
funzione della differenza tra il grado d’occupazione di cui al capoverso 3
lettera b e un’attività lucrativa esercitata a tempo pieno.

 

                                         La disposizione
transitoria relativa alla modifica del 1° dicembre 2017 prevede al cpv. 1 che i
tre quarti di rendita, le mezze rendite e i quarti di rendita correnti al
momento dell’entrata in vigore della modifica del 1° dicembre 2017, concessi in
applicazione del metodo misto, sono sottoposti a revisione entro un anno
dall’entrata in vigore della presente modifica. L’eventuale aumento della
rendita è concesso a contare dal momento dell’entrata in vigore della presente
modifica. Per il cpv. 2 nei casi di assicurati che esercitano un’attività
lucrativa a tempo parziale e che svolgono anche mansioni consuete secondo
l’art. 7 cpv. 2 LAI a cui è stata rifiutata una rendita prima dell’entrata in
vigore della modifica del 1° dicembre 2017 perché il grado d’invalidità era
insufficiente, viene esaminata una nuova richiesta, se il calcolo del grado
d’invalidità secondo l’art. 27bis cpv. 2-4 determinerebbe presumibilmente il diritto
a una rendita.

 

                                         Va qui rammentato che da
un punto di vista temporale, sono di principio determinanti le norme sostanziali
in vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (sentenza del 22
luglio 2005, K 114/03, consid. 3; DTF 130 V 160 consid. 5.1;
DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 126 V 166 consid. 4b).

                                         Per contro, per quanto
attiene alle disposizioni formali, l’Alta Corte ha già avuto modo di stabilire
che, in assenza di una normativa specifica che regola la questione
intertemporale, va applicato il principio generale secondo il quale, di regola,
siffatte disposizioni entrano immediatamente in vigore (sentenza del 22 luglio
2005, K 114/03; DTF 130 V 4 consid. 3.2).

 

                                         Inoltre con lettera
circolare AI n. 372 l’UFAS ha rammentato che “per tutte le prime richieste
di prestazioni pendenti inoltrate prima del 1° luglio 2017, il diritto alla
rendita fino al 31 dicembre 2017 verrà valutato in base al vecchio modello di
calcolo e poi rivalutato in base al nuovo modello di calcolo con effetto dal 1°
gennaio 2018.”

 

                                         In concreto la richiesta
di prestazioni è del 22 ottobre 2017. Occorre pertanto applicare le nuove norme
in vigore dal 1° gennaio 2018, come correttamente ritenuto dall’UAI.

 

                             2.10.   Grado d’invalidità per la
parte lucrativa

 

                                         Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona
assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire
quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all'inizio
dell'eventuale diritto alla rendita, qui il 2018), guadagnerebbe, secondo il
grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito dev'essere determinato il
più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la
persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso
adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V 222
consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere conseguito
in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile. Nel
caso in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito
ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si
farà riferimento a valori empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b).
Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di
indizi concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata
avrebbe di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato
l'attività precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag.
381 consid. 2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va
senz'altro considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso
una carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96
V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione
d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione
sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi
ecc. (VSI 2002 pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).

 

                                         Un
salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che
lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi
pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base
a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

 

                                         L’amministrazione
ha calcolato il reddito da valido dell’interessata basandosi sul salario indicato
dal precedente datore di lavoro, pari, per un’attività lavorativa al 60%, a fr.
54'600 (cfr. doc. 16), che al 100% (alla luce delle nuove norme in vigore dal
2018, cfr. consid. 2.8.) danno un importo di fr. 91’000.

                                         Questi dati – peraltro rimasti
incontestati – possono essere fatti propri da questo Tribunale.

 

                             2.11.   Per
quel che concerne il reddito da invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Come appena visto, l’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di
riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio
federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che
riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA
del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

                                      

                                         Pertanto, utilizzando
i dati salariali risultanti dall'inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari 2016, edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla
tabella TA1 2016_tirage_skill_level - Rami economici (NOGA08) (denominata
Salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello
di competenze e il sesso – Settore privato; DTF 142 V 178), il salario lordo mediamente percepito in
quell'anno dalle donne per un'attività semplice di
tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di competenze; STF 9C_632/2015) per 40 ore settimanali corrisponde ad
un importo di fr. 52'356.- (fr. 4'363.- x 12 mesi).

                                         Riportando
tale dato su 41.7 ore di durata media lavorativa settimanale, il dato
statistico corrisponde a fr. 54’581.10 per un impiego a tempo pieno. 

 

                                         Inoltre, va rilevato che, secondo la
giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare
situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e
tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere
completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che
pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul
mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico. 

                                         L’Alta
Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido
motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In
concreto, l’Ufficio AI ha proceduto ad una riduzione del 15% per attività
leggere e per svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari (doc.
A1).

                                         L’allora
patrocinatore dell’assicurata, con il ricorso, ha criticato l’entità di tale
riduzione percentuale, chiedendo che venga innalzata al 20% (cfr. doc. I). 

 

                                         Questo
Tribunale, che, di massima, non può senza motivi pertinenti sostituire il
proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, consid.
5.2) non ha alcun motivo per modificare la riduzione applicata dall’UAI. In
particolare il TCA, ritiene che, mediante la riduzione in questione, l'Istituto
convenuto abbia tenuto debitamente conto degli effetti legati al danno
alla salute di cui è affetta l'assicurata.

                                         In particolare, va
sottolineato che i motivi addotti dal legale - l’età (58 anni) e la grave
incapacità lavorativa – non sono tali da giustificare una riduzione percentuale
maggiore rispetto a quella applicata dall’amministrazione. 

 

                                         Il
Tribunale federale ha più volte negato la rilevanza del fattore "età"
in relazione a lavoratori ausiliari, siccome essi “… auf dem massgebenden
hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt (Art. 16 ATSG) grundsätzlich
altersunabhängig nachgefragt werden und sich das Alter bei
Männer-Hilfsarbeitertätigkeiten im Anforderungsniveau 4 (einfache und
repetitive Tätigkeiten) ab dem 40. Altersjahr bis zum Lebensalter 63/65 sogar
lohnerhöhend auswirkt (LSE 2002 Tabelle TA9 S. 55, LSE 2004 Tabelle TA9 S. 65;
vgl. auch AHI 1999 S. 237 E. 4c; Urteile U 11/07 vom 27. Februar 2008, E. 8.3,
und 8C_223/2007 vom 2. November 2007, E. 6.2.2)” (STF 8C_319/2007 del 6 maggio
2008 consid. 8.3; in questo senso, si vedano pure la STF 8C_712/2012 del
30 novembre 2012 consid. 4.2.3, la STF 8C_361/2011 del 20 luglio 2011, la STF
8C_373/2008 del 28 agosto 2008 consid. 5.2.2.2 e la STF 8C_292/2009 del 10
giugno 2009 consid. 5.2.1).

 

                                         Quanto al fatto che
l’assicurata possa svolgere solo attività leggere, il TCA constata che tale
circostanza è già stata debitamente considerata nella determinazione della
deduzione percentuale applicata dall’amministrazione.

 

                                         Ne segue che raffrontando
il reddito da valida al 100% di fr. 91’000 con quello da
invalida di fr. 54’581.10, ridotto del 15% (fattori di riduzione)
a fr. 46'393.95, si ottiene un grado d’invalidità del 49.02%.

 

                             2.12.   Per quanto
concerne l'attività di casalinga, va rammentato che l'invalidità
delle persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia
domestica, è stabilita confrontando le singole attività ancora accessibili al
richiedente la rendita AI con i lavori che può eseguire una persona sana.

 

                                         Nel caso di specie,
l’amministrazione ha stabilito che l’assicurata non presenta limitazione alcuna
in ambito domestico a partire dal mese di giugno 2017, conformemente a quanto
indicato nel rapporto finale del SMR (doc. A1).

                                         

                                         Il TCA non ha motivo per
scostarsi da tale valutazione, la quale, del resto, è stata solo genericamente
contestata in sede ricorsuale dall’allora patrocinatore dell’interessata, senza
tuttavia produrre documentazione medica a sostegno delle proprie critiche.

                                         Non può quindi essere
condivisa la richiesta volta ad ottenere ulteriori accertamenti in ambito
domestico (cfr. STF 9C_266/2019 del 27 maggio 2019).

 

                             2.13.   In queste condizioni, il grado
d’invalidità globale è del 29.41% (0.60 x 49.02% + 0.40 x 0%) arrotondato al 29%.

 

                                         Il ricorso va quindi respinto
e la decisione impugnata confermata.  

 

                             2.14.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca
e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative
all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale
delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra
200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--andrebbero poste a
carico dell’assicurata, la quale ha chiesto di essere posta al beneficio
dell’assistenza giudiziaria da intendersi, dopo la rinuncia al mandato da parte
del precedente patrocinatore (cfr. consid. 1.5), unicamente quale esonero dal
pagamento delle spese di giustizia.

 

                                         Ai sensi dell’art. 61
lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il
diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente
può avere diritto al gratuito patrocinio. L'art. 28 cpv. 2 Lptca stabilisce che
la disciplina della difesa d'ufficio e del gratuito patrocinio è retta della
Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore
in vigore dal 1° gennaio 2011.

                                     I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

                                         Il
diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal
pagamento delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro - nella misura in
cui necessario - il diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a con
riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed., art. 13 della Legge sul patrocinio
d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria del 3 giugno 2002 (Lag); Müller,
Grundrechte in der Schweiz, 1999, p. 544).

 

                                     Nel
caso concreto questo Tribunale constata che nonostante in data 26 ottobre 2018
l’allora patrocinatore dell’assicurata avesse comunicato che “a giorni la mia
cliente dovrebbe ricevere dal Comune i documenti per l’AG vidimati” (doc. XI) e
malgrado una esplicita richiesta rivoltale direttamente dal TCA con scritto
raccomandato del 30 luglio 2019 - ritirato in data 31 luglio 2019 (cfr. consid.
1.6.) - con la quale è stata sollecitata ad inviare entro 5 giorni il
certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria, ricordando
che “in difetto del quale il Tribunale si pronuncerà nel merito sulla base
degli atti in suo possesso” (cfr. doc. XIV), ad oggi l’insorgente non ha
prodotto alcunché, di modo che non è possibile stabilire la sua attuale
situazione finanziaria.

                                         

                                         In
queste condizioni la domanda di assistenza giudiziaria limitatamente
all’esonero dal pagamento delle spese di giustizia deve essere respinta.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   La
domanda volta all’ottenimento dell’assistenza giudiziaria con esonero dalle
spese è respinta.

 

                                   3.   Le spese di procedura per
fr. 500.-- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti