# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fb39b812-8f06-55db-b59a-4e6c0523e95e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 09.03.2010 (pubblicato) 16.2000.00018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2000-00018_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2000.00018

  	
  Lugano

  16 maggio
  2000/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di cassazione civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente, 

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per giudicare il ricorso per cassazione 10 febbraio 2000 presentato da

 

 

	
   

  	
  __________ 

  (patr. dall'avv. __________)

  
	
   

  	
   

   

  Contro

  	 

 

 

la sentenza 25 gennaio 2000 del Pretore della giurisdizione di
Mendrisio nord nella causa a procedura speciale in materia di contratto di
affitto agricolo promossa con istanza 11 marzo 1998 da

 

 

	
   

  	
  __________ 

  (patr. dall'avv. __________)

   

  

 

 

con la quale l'istante ha chiesto l’accertamento della nullità della
disdetta 10 febbraio 1998, in via subordinata il suo annullamento e in via
ancor più subordinata la protrazione del contratto di affitto agricolo, domanda
quest'ultima accolta dal primo giudice,

 

letti
ed esaminati gli atti,

 

considerato

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                1.      __________
è proprietario della particella n. __________ __________ in località
“__________ ”, acquistata il 14 novembre 1997 __________ e __________. Il fondo
è in parte costituito di un'azienda agricola, che dal mese di gennaio 1993 è
gestita da __________ il quale è subentrato al contratto di affitto agricolo
che il padre __________ aveva concluso negli anni '60 con i precedenti
proprietari. Il 10 febbraio 1998, riconfermando la disdetta 9 maggio 1997
notificata dai precedenti locatori e oggetto di impugnativa da parte
dell'affittuario (cfr. istanza 24 dicembre 1997), __________ ha ribadito la sua
intenzione di rescindere il contratto di affitto per il successivo 11 novembre
1998 (doc. A), disdetta anche quest'ultima tempestivamente contestata da
__________. Con istanza 11 marzo 1998, egli ha infatti chiesto che venisse
accertata la nullità della disdetta 10 febbraio 1998, rispettivamente la sua
annullabilità, mentre in via subordinata ha chiesto la protrazione del
contratto di affitto per la durata di sei anni, a motivo dei gravi pregiudizi
che la disdetta gli avrebbe cagionato, necessitando del fondo in particolare
per l'approvvigionamento di fieno del proprio bestiame, e avendo effettuato importanti
investimenti nell'azienda agricola, quali la posa di nuove reti di protezione
antigrandine, la sostituzione dei pali in legno con pali in cemento, la
sostituzione della piante da vite e il rinnovo del prato. Da parte del
convenuto non vi sarebbe per contro la necessità oggettiva di disporre del
fondo affittato, disponendo quest'ultimo di altri terreni e non essendo
intenzionato a gestire personalmente il fondo. Il convenuto si è opposto a
tutte le domande formulate con l'istanza contestando in particolare la possibilità
dal punto di vista procedurale di proporre una domanda di protrazione congiuntamente
alla contestazione della validità della disdetta, le due richieste soggiacendo
a procedure diverse (art. 14 cpv. 1 LCAA). Ribadendo la validità della
disdetta, egli si è opposto alla richiesta di protrazione del contratto essendo
intenzionato a gestire il fondo, peraltro non necessario al sostentamento
dell'istante al quale questi provvede grazie all'attività della sua ditta di
impianti sanitari.

 

 

                                2.      Poiché
la verifica della validità della disdetta era pendente presso la stessa
Pretura, durante l'udienza 26 marzo 1998 il pretore, con il consenso delle
parti, ha sospeso la trattazione della domanda di protrazione in attesa del
giudizio, giudizio che ha confermato la validità della disdetta per l'11
novembre 1999 (cfr. sentenza pretorile 26 aprile 1999, confermata da questa
Camera il 7 settembre 1999).

                                          Preso
atto di questo definitivo accertamento, il pretore ha continuato l'istruttoria
limitatamente alla domanda di protrazione del contratto.

 

 

                                3.      Con
il querelato giudizio il primo giudice ha preliminarmente  accertato
l'ammissibilità dal punto di vista procedurale della domanda di protrazione
formulata dall'istante, ritenuto che dopo la sospensione della causa la stessa
è stata trattata autonomamente secondo gli art. 404 segg. CPC. Nel merito, esaminata
la fattispecie sulla base degli art. 26 segg. della Legge federale sull’affitto
agricolo (LAAgr), il pretore ha accolto la domanda di protrazione per la durata
di tre anni, ovvero sino all'11 novembre 2002. Egli non ha infatti ritenuto
provato da parte del convenuto, al quale incombeva l'onere  della prova (art.
27 cpv. 2 LAAgr), nessun motivo per il quale il prolungamento del contratto non
gli potesse essere ragionevolmente imposto, non avendo in particolare
comprovato l'intenzione di gestire personalmente il fondo.

                                          

 

                                4.      Con
il presente gravame, la cui tempestività è stata accertata da questa Camera,
__________ è insorto contro il predetto giudizio postulandone l’annullamento
sulla base dei titoli di cassazione di cui alle lettere a) e) e g) dell'art.
327 CPC. Il ricorrente eccepisce innanzi tutto l'incompetenza del pretore a
pronunciarsi sulla domanda di protrazione non avendo l'istante preventivamente
adito l'ufficio di conciliazione in materia di locazione. Rimprovera inoltre al
pretore di aver erroneamente applicato il diritto procedurale, in particolare
per aver disgiunto e trattato autonomamente la domanda di protrazione formulata
unitamente a quella di accertamento della nullità della disdetta, senza
ossequiare la procedura di cui agli art. 73 e relativi CPC. Nel merito
rimprovera al pretore di aver erroneamente applicato il diritto materiale e di
aver arbitrariamente valutato le prove, in specie per non aver ritenuto provata
la sua intenzione di gestire a titolo personale il fondo (art. 27 cpv. 2 lett.
c LAAgr), e per non aver considerato nell'ambito delle circostanze che si
oppongono alla protrazione ai sensi dell'art. 27 cpv. 2 LAAgr, il fatto che
l'istante provvede al suo sostentamento non con lo sfruttamento del fondo
agricolo, bensì con la gestione della sua ditta di impianti sanitari.

                                          

                                          Con
osservazioni 24 marzo 2000 la controparte postula la reiezione del gravame.

 

 

                                5.      La
competenza sostanziale del pretore (art. 327 lett. a CPC), contestata dal
ricorrente, è data dall'art. 48 LAAgr che per le controversie derivanti dal
contratto di affitto agricolo, compresa implicitamente la domanda di
protrazione (Studer/Hofer, Das Landwirt–schaftliche Pachtrecht, 1987,
pag. 169), rinvia al giudice civile del domicilio del convenuto o del luogo di
situazione della cosa affittata. Diversamente da quanto previsto all'art. 273
cpv. 2 CO (concernente la protezione delle disdette in materia di locazione di
locali d'abitazione e commerciali), nell'ambito dell'affitto agricolo la
protrazione non deve quindi essere preventivamente sottoposta all'ufficio di
conciliazione in materia di locazione. Soluzione che trova peraltro espresso
riscontro negli art. 1 cpv. 4 LAAgr e 276a cpv. 2 CO che escludono
l’applicabilità all’affitto agricolo delle disposizioni concernenti l’affitto
di locali d’abitazione e commerciali, nonché quelle riguardanti le autorità e
la procedura. Accertata la competenza del giudice adito, la censura deve
pertanto essere respinta. 

 

 

                                6.      Giusta
l’art. 327 lett. g CPC (disposto al quale possono essere riferite tutte le
ulteriori censure ricorsuali, in particolare anche quella basata sul titolo di
cassazione di cui all'art. 327 lett. e CPC che il ricorrente non ha però
sostanziato), una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere annullata
quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale o formale
oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa o di
prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è
arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed
indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della
giustizia e dell’equità; arbitrio e violazione della legge non vanno confusi;
per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e
riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere
ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o
persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione
appare come insostenibile, in contraddizione palese con la situazione reale, 
non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo (DTF 125
I 168 consid. 2a).

 

 

                                7.      A
mente del ricorrente, trattando la domanda di protrazione del contratto di
affitto formulata nella stessa istanza con la quale è stato chiesto
l'accertamento della nullità della disdetta, il pretore avrebbe disatteso norme
di diritto formale. La censura, a prescindere dalla sua proponibilità avendo il
ricorrente rinunciato a prevalersene in sede di conclusioni (Cocchi/Trezzini,
CPC–TI, ad art. 280, m. 7 e N. 771), è infondata. Se è vero che in virtù
dell'art. 14 cpv. 1 della Legge cantonale sull'affitto agricolo le controversie
relative al contratto di affitto sono decise dal giudice civile giusta gli art.
389 segg. CPC (procedura accelerata), mentre la protrazione del contratto
soggiace agli art. 404 segg. CPC (quelli in vigore al momento dell'entrata in
vigore della LCAA si riferivano peraltro alla procedura di protrazione dei
contratti di locazione e di affitto), è altrettanto vero che nel caso di specie
la domanda di protrazione è stata correttamente istruita e decisa sulla base
degli art. 404 segg. CPC. Va inoltre rilevato che in occasione dell'udienza 26
marzo 1998 il pretore, oltre ad aver sospeso la trattazione della domanda di
protrazione, ha implicitamente ma chiaramente esposto la sua intenzione di
disgiungere le domande principali (nullità e annullamento della disdetta) da
quella subordinata (protrazione), facoltà questa espressamente riservatagli
dall'art. 73 CPC: è ciò che emerge in modo non equivoco dal rispettivo verbale
d'udienza laddove –preso atto delle eccezioni processuali del convenuto– il
giudice ha rettamente chiarito il programma del processo. Da ultimo va rilevato
che il ricorrente non ha subito alcun pregiudizio per il fatto che l'istante ha
esposto, in un solo allegato introduttivo, diverse domande tra loro correlate:
viene così a mancare un presupposto indispensabile per applicare i combinati
art. 101 e 143 CPC, ossia per ritenere legittima la censura di tipo
processuale. Fosse anche data la pretesa irritualità, non sarebbe infatti stata
determinante per l'esito della controversia; né il ricorrente lo sostiene. 

                                           

 

                                8.      Nel
merito il ricorrente rimprovera al pretore di aver erroneamente applicato il
diritto materiale e arbitrariamente valutato le prove, in particolare per non
aver ritenuto provato un caso di applicazione dell'art. 27 cpv. 2 LAAgr, e
meglio la sua intenzione di gestire personalmente il fondo (lett. c).
Contrariamente a quanto preteso dal ricorrente, la conclusione del primo
giudice non è arbitraria.

 

                                          Secondo
l'art. 26 cpv. 1 LAAgr la parte che riceve la disdetta può, entro tre mesi dal
suo ricevimento agire in giudizio per ottenere una protrazione dell'affitto. Se
il termine è rispettato, come lo è pacificamente nella fattispecie, il giudice
deve concedere la protrazione se si può ragionevolmente pretendere dal locatore
che continui nel rapporto d'affitto (Studer/Hofer, op.cit., pag. 168).
In altre parole, mentre la concessione della protrazione costituisce la regola
senza che il richiedente debba provare la necessità della misura (art. 27 cpv.
1 LAAgr), spetta al locatore provare che un prolungamento del contratto non gli
può essere ragionevolmente imposto o che è ingiustificato per i motivi esposti
all'art. 27 cpv. 2 LAAgr (Paquier–Boinay, Le contrat de bail à ferme
agricole, 1991, pag. 182–183; Studer/Hofer, op.cit., pag. 174).
L'accoglimento della domanda di protrazione, o meglio la valutazione circa la
sopportabilità della misura per il locatore, dipende quindi dalla valutazione
degli interessi in gioco che il giudice è tenuto a operare secondo il suo
libero apprezzamento (Studer/Hofer, op.cit., pag. 173). Per contro, se
il locatore prova di trovarsi in una delle situazioni elencate all'art. 27 cpv.
2 LAAgr, il giudice deve respingere la domanda di protrazione (Studer/ Hofer,
op.cit., ibidem). In quest'ottica spettava quindi al convenuto provare di
trovarsi in una delle circostanze previste dalla legge. Poiché egli si è
prevalso del motivo del bisogno proprio di cui alla lett. c), avrebbe dovuto
provare l'intenzione sua o di un parente prossimo di gestire personalmente la
cosa affittata. Il fatto di non aver ritenuto provata quest'intenzione –che
dottrina e giurisprudenza sorte in quest'ambito considerano data in presenza di
un coinvolgimento personale nella gestione o conduzione del fondo agricolo (Studer/Hofer,
op.cit., pag. 177; DTF 115 II 181)– non rappresenta arbitrio da parte
del primo giudice. Infatti, l'intenzione di occuparsi personalmente del fondo
non solo non è mai stata espressa dal ricorrente, che ha sempre e solo
sostenuto l'intenzione di gestire il fondo ma non anche quella di esercitare
personalmente o con l'aiuto della famiglia la propria attività in misura
essenziale sul fondo, ma neppure emerge dalle risultanze istruttorie lette nel
loro insieme (tanto meno dall'autorizzazione all'acquisto dei fondi rilasciata
a __________ dalla Sezione dell'agricoltura in data 30 settembre 1997, più
volte da questi richiamata in causa). Sul tema, il ricorrente produce in questa
sede un estratto del FUC 3 dicembre 1999 dal quale risulta che egli ha
inoltrato una domanda di costruzione relativa al fondo no. __________ di
__________ per la sua sistemazione parziale a terreno vitato, nonché fotocopia
della relativa licenza edilizia concessagli l'11 gennaio 2000; inoltre,
esibisce fotocopia di una risoluzione 3 gennaio 2000 della Sezione
dell'agricoltura con cui l'unità di produzione del signor __________ è stata
"riconosciuta quale azienda ai sensi dell'art. 6 OTerm". Sennonché
tale modo di procedere non è ammissibile già in virtù dell'art. 321 cpv. 1
lett. b CPC che vieta alle parti la facoltà di addurre in questa sede nuovi
fatti, prove o eccezioni. Né può soccorrere il ricorrente l'art. 409 cpv. 3 CPC
da lui invocato, norma che senza dubbio alcuno non concerne la sede ricorsuale.
Per quanto poi attiene alla licenza edilizia, egli sostiene trattarsi di fatto
notorio a dipendenza della pubblicazione sul FUC: tuttavia anche questo
argomento non può essere condiviso: infatti, se è vero che fatti notori non
necessitano di essere provati (l'art. 184 cpv. 3 CPC), è altrettanto vero che
tale esonero non concerne anche la rispettiva allegazione: cosa che il ricorrente,
in concreto, ha omesso di fare davanti al primo giudice, in particolare in sede
di dibattimento finale, ancorché avvenuto dopo la citata pubblicazione sul FUC.

 

                                          Il
ricorrente rimprovera al primo giudice anche di non aver tenuto conto della
deposizione dei testi __________ e __________, sentiti nell'ambito della causa
concernente la validità della disdetta, decisa con sentenza 26 aprile 1999 e
confermata da questa Camera il 7 settembre 1999. Dal punto di vista processuale,
risulta che il ricorrente nella sua risposta scritta 6 aprile 1998 ha
prospettato l'edizione (recte: richiamo) "di tutti i documenti di cui
all'incarto No. DI.98.28"; sennonché all'udienza 10 novembre 1999 egli non
ha formalmente più proposto quel mezzo di prova, richiamando tutt'altra
documentazione. Ne risulta che i verbali cui fa riferimento in questa sede non
possono essere presi in considerazione. Comunque, l'allegazione che li concerne
nemmeno è in grado di rendere verosimile la loro rilevanza sul tema in esame, tanto
meno al fine di rendere palese addirittura l'arbitrio del primo giudice nell'apprezzamento
delle circostanze in vista dell'applicazione dell'art. 27 LAAgr. 

 

 

                                9.      Il
ricorrente considera come una manifesta errata applicazione dell'art. 27 cpv. 1
lett. c LAAgr quella operata dal pretore, laddove avrebbe omesso di considerare
la concordanza della norma con il concetto di coltivatore diretto
contenuto nella Legge federale sul diritto fondiario rurale (LDFR). Sennonché,
nessun nesso appare evidente fra la norma in esame e l'art. 9 LDFR che definisce
coltivatore diretto anche chi dirige personalmente un'azienda agricola. In
particolare, lo scopo perseguito dalla LDFR –così come descritto dal suo art.
1– è anzitutto di natura economica e semmai pianificatoria, contenendo norme
sull'acquisto di aziende e di fondi agricoli, sulla costituzione in pegno di
fondi agricoli, nonché sulla divisione di aziende agricole e sul frazionamento
di fondi agricoli. Nel particolare, è vero che l'art. 9 LDFR, nella versione
entrata in vigore il 1° gennaio 1999, concerne il concetto di coltivatore diretto,
sia nell'accezione di coltivatore, sia in quella di direttore dell'azienda, ma
non vi sono elementi per ritenere che questo concetto sia stato voluto dal legislatore
anche per integrare il senso dell'art. 27 cpv. 2 lett. c LAAgr. Anzi
l'estensione del concetto di coltivatore diretto appare motivata onde evitare
disparità di trattamento nell'attuazione della politica strutturale perseguita
dalla legge, con particolare riferimento alla procedura d'autorizzazione per
l'acquisto di fondi agricoli (FF 1996, p. 312, ad art. 9 LDFR). Se ne
deve concludere che fosse sostenibile l'auspicata concordanza, la diversa opinione
espressa dal pretore nella presente vertenza non potrebbe certamente costituire
una manifesta errata applicazione di diritto sostanziale.

 

 

                              10.      Per
quanto riguarda l'attività svolta da __________, il pretore non ha ritenuto
esservi altri motivi per considerare ingiustificata la protrazione, in
particolare non ha ritenuto determinante il fatto che l'istante si occupi di
altra attività oltre alle gestione del fondo agricolo. Contrariamente a quanto
preteso dal ricorrente, anche in quest'accertamento pretorile non sono
ravvisabili gli estremi dell'arbitrio. Se è vero che l'art. 27 cpv. 2 LAAgr non
fornisce un elenco esaustivo dei casi di esclusione della protrazione, è innegabile
che la legge riserva al giudice un ampio margine di apprezzamento circa le
altre circostanze che rendono ingiustificata tale misura (Studer/Hofer,
op.cit., pag. 174). Non ritenendo tale il fatto per l'affittuario di gestire
una ditta di impianti sanitari oltre all'azienda agricola –il fondo affittato
essendo pacificamente utilizzato per questo scopo, in particolare per il non
contestato approvvigionamento di fieno per i dieci bovini dell'istante– il
pretore non è incorso in un'errata applicazione del diritto e neppure in una
arbitraria valutazione delle circostanze che ne stanno alla base: in sostanza
egli si è persuaso del fatto che si giustifica il mantenimento temporaneo
dell'azienda così come gestita dall'istante.

 

 

                              11.      Alla
luce di quanto sopra esposto il ricorso, che non ha evidenziato nessuno dei
titoli di cassazione invocati, deve essere respinto con il carico di tasse e
spese alla parte soccombente (art. 148 CPC).

 

                                    

 

Per
i quali motivi,

richiamati
gli art. 327 segg. CPC, per le spese l’art. 148 CPC e la vigente LTG

 

 

 

pronuncia:           1.      Il
ricorso per cassazione 10 febbraio 2000 di __________ è respinto.

 

                                    

                                2.      Le
spese del presente giudizio, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr.  200.–

                                          b)
spese                         fr.     50.–

                                                                                 fr.  250.–

                                          già
anticipate dal ricorrente, rimangono a suo carico con l’obbligo di rifondere
alla controparte fr. 400.– a titolo di ripetibili di questa sede.

 

 

                                3.      Intimazione
a:

                                          –
__________.             

                                          Comunicazione alla Pretura
della giurisdizione di Mendrisio nord.

 

 

Per la Camera di cassazione civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                                La
segretaria