# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc609f3e-4e04-56d4-9fc9-ac424833349e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-05-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 04.05.2001 33.2000.57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2000-57_2001-05-04.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  33.2000.00057

   

  MA/sc

  	
  Lugano

  4 maggio 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Armati

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 luglio 2000 di

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 15 giugno 2000 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa cant. di compensazione, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di prestazioni complementari

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 15 giugno 2000, con effetto dal 1° marzo 2000, la Cassa cantonale di
compensazione (di seguito la Cassa) ha assegnato all’assicurata una prestazione
complementare limitatamente al riconoscimento del premio dell’assicurazione
malattie obbligatoria (cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Con
tempestivo ricorso 14 luglio 2000, indirizzato al TCA, __________ ha impugnato
la decisione amministrativa, precisando quanto segue:

"1.    nel
sopprimere, rispetto alla decisione precedente, nel calcolo, il    reddito
ipotetico, mi si impone ancora l'obbligo della ricerca di posti di lavoro.

Questo nonostante la presentazione
del certificato medico, il quale, tra l'altro, mi dichiara automaticamente non
collocabile al lavoro.

Il mio medico è pronto, se
necessario, ad allestire un certificato medico più dettagliato.

Per quanto concerne le questioni di
malattia, se non erro, esiste la prescrizione di un anno, per cui la decisione
dovrebbe avere effetto dal 1.3.1999.

 

2.   Non ritengo
giusto il tener conto di una sostanza così elevata, dal momento che il terreno
che possiedo ad __________ è di valore limitato.

                                                                         Ne
deduco, anche perché è esposto il reddito della sostanza, che si è tenuto conto
anche dei beni dei miei figli.

                                                                         A
questo proposito evidenzio come non si tratti di donazione, bensì di beni
ottenuti ‑ sia il mio, sia quello dei miei figli ‑ per divisione
ereditaria, così come agli atti in possesso della Cassa cantonale AVS, per cui
il valore dei fondi dei miei figli non deve entrare in gioco nel calcolo della
mia PC.

 

In conclusione chiedo che sia giudicato :

1. l'esclusione della sostanza come detto sopra;

2. l'eliminazione dell'obbligo della ricerca lavoro;

3. la retroattività al 1.3.1999." (Doc. _)

 

                               1.3.   Con risposta
1° dicembre 2000, la Cassa ha proposto di respingere il gravame adducendo le
seguenti motivazioni:

 

" 
(…)

È indubbio che i beni sciolti con divisione ereditaria totale del
2 aprile 1998 fossero beni del  defunto __________ decesso in data 5 febbraio
1995 e marito della ricorrente.

 

Tuttavia, al decesso di quest'ultimo, i suoi beni propri
compongono la massa successoria, beneficiaria della quale risulta la comunione
ereditaria. Nella fattispecie, composta dagli eredi legittimi, segnatamente la
ricorrente e i di lei figli.

 

Per disposizione legale (art. 462 CCS) la successione avrebbe
dovuto essere divisa a metà tra la ricorrente e i figli, ritenuto che nella
fattispecie non sussistevano disposizioni testamentarie e quindi si giustifica
la successione legale.

 

Ora la ricorrente, in occasione della divisione ereditaria totale,
sceglieva liberamente di non opporsi all'assegnazione delle particelle N.
__________e __________ (fr. 4'900) site in territorio di __________
contravvenendo così alla salvaguardia della sua quota legittima di un mezzo.

 

Questo atteggiamento deve quindi essere valutato al momento in cui
l'assicurata richiede l'erogazione di prestazioni complementari all'AVS.

 

A tal proposito l'art. 3 cpv. 1 lett. f. LPC dispone che il
reddito determinante comprende le entrate e le parti di sostanza a cui
l'assicurato ha rinunciato.

 

Nel caso concreto il fatto che la ricorrente abbia consentito la
divisione ereditaria, così come convenuto, senza aver provveduto a recuperare
la metà della successione spettantele per legge, corrisponde ad una rinuncia ai
sensi dell'articolo sopraccitato. Di conseguenza si giustifica computare nella
sostanza della ricorrente la metà della sostanza passata ai figli (fr. 111'445.‑
pos. 44.02 della tabella di calcolo PC), ma da lei non rivendicata in sede
successoria. Tale importo deve quindi essere riconfermato.

 

Per quanto riguarda la soppressione delle ricerche di lavoro giova
ricordare che per le vedove non invalide, che non hanno compiuto i 60 anni di
età e che non esercitano attività lucrativa, si dovrebbe computare un reddito
ipotetico (art. 14b OPC), ossia il potenziale reddito conseguibile qualora la
residua capacità lavorativa fosse messa a frutto (marg. 2084.10 DPC).

 

Tuttavia, qualora l'assicurata può comprovare mediante costanti
ricerche che un'occupazione adeguata al suo caso non è reperibile, ad esempio
per motivi di età, lontananza dal luogo di lavoro, oppure come nel caso
concreto per motivi di salute (vedi certificato medico del Dr. med.
__________), si può procedere allo stralcio del reddito ipotetico (cfr.
sentenza inedita del  TFA in re G.D. 1989). Va da sè che qualora i motivi di
salute non fossero più giustificati le ricerche di lavoro dovranno nuovamente
essere presentate e questo a scadenze regolari di 6 mesi (art. 25 cpv. 4 OPC).

 

Altro oggetto del contendere concerne la retroattività richiesta
al 1° marzo 1999 che deve pure essere respinta in quanto non sussistono i
presupposti previsti dal marg. 7025 delle direttive sulle prestazioni
complementari all'AVS e Al (DPC). Infatti, dall'ultima decisione di rendita per
vedova notificata in data 1° marzo 1995, alla richiesta di prestazione
complementare inoltrata in data 30 marzo 2000 sono trascorsi oltre sei mesi.

 

Alla luce di quanto precede e tutto ben considerato si chiede, a
codesto lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni, di volere respingere
il ricorso confermando la decisone impugnata." (doc. _)

 

                               1.4.   Pendente
causa il TCA ha sottoposto all’assicurata, per presa di posizione, le perizie
concernenti la sostanza immobiliare. Quest’ultima è tuttavia rimasta silente.

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è il calcolo effettuato dalla Cassa di compensazione per stabilire
il diritto alla prestazione complementare della ricorrente. Ella sostiene, in
particolare, che i beni computati a titolo di sostanza immobiliare appartengono
ai figli per avvenuta divisione ereditaria (doc. _).

                                         Preliminarmente
va rilevato che scopo della prestazione complementare è quello di garantire un
"reddito minimo" per far fronte ai "fabbisogni vitali" ai
sensi dell'art. 34 quater CF (RCC 1992 p. 346). Questa nozione è più ampia
rispetto al "minimo vitale" agli effetti del diritto esecutivo (art.
93 LEF). La Legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI contiene
dunque la garanzia di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su
queste questioni cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989
pag. 606, RCC 1986 pag. 143; Cattaneo, "Reddito minimo garantito: prossimo
obiettivo della sicurezza sociale" in RDAT 1991 II pag. 447ss, spec. pag.
448 nota 12 e pag. 460 nota 83). I limiti di redditi rivestono pertanto una
doppia funzione e meglio quella di limite dei bisogni e di reddito minimo
garantito (DTF 121 V 204; Pratique VSI 1995 p. 52 e 176; 1994 p. 225; RCC 1992
p. 225; cfr. anche Messaggio concernente la terza revisione della legge
federale sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, p. 3, p. 8 e 9).

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 2a LPC hanno diritto alle prestazioni complementari giusta l’articolo 2
le persone che ricevono una rendita di vecchiaia.

                                      

                               2.3.   Per l’art.
3a LPC (cfr. anche art. 2 LPC)

 

"  L'importo
della prestazione complementare annua deve corrispondere alla differenza tra
l'eccedenza delle spese riconosciute e i redditi (cpv. 1).

 

                                         Per
quanto riguarda le spese riconosciute l’art. 3b LPC prevede che:

 

"  Per
le persone che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o
in un ospedale (persone che vivono a casa), le spese riconosciute sono le
seguenti:

  a. importo (valido
fino al 31.12.98) destinato alla copertura del           fabbisogno vitale, per
anno:

  1. per le persone
sole, almeno 14690 franchi e al massimo 16 290              franchi;

  2. per i coniugi,
almeno 22 035 franchi e al massimo 24 435                             franchi;

  3. per gli orfani e
per i figli che danno diritto a una rendita per figli                  dell'AVS
o dell'AI, almeno 7745 franchi e al massimo 8545          franchi. Per i due
primi figli si prende in considerazione la                                                     totalità
dell'importo determinante, per due altri figli due terzi                      ciascuno
e per ogni altro figlio un terzo;

  b. la pigione di un
appartamento e le relative spese accessorie. In    caso di presentazione di un
conguaglio per le spese accessorie,      non si può tenere conto né di un
pagamento di arretrati né di una                   richiesta di
restituzione."

 

                                         Dal 1
gennaio 1999 l’importo massimo computabile a titolo di fabbisogno è pari 16’460
per persone sole, 24’690 per coniugi, fr. 8’630 per il primo e per il secondo
figlio o orfano, fr. 5755 per il terzo e per il quarto figlio o orfano e fr.
2’880 per il quinto e successivi figli o orfani (Decreto esecutivo concernente
la legge federale sulle prestazioni complementari all’AVS/AI del 18 novembre
1998)..

 

"  Per
le persone che vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in
un ospedale (persone che vivono in un istituto), le spese riconosciute sono le
seguenti:

  a. tassa
giornaliera;

  b. importo per le
spese personali (cpv. 2)."

 

"  Per
le persone che vivono a casa e per le persone che vivono in un istituto sono
inoltre riconosciute le spese seguenti:

  a. spese per il
conseguimento del reddito fino a concorrenza del      reddito lordo
dell'attività lucrativa;

  b. spese di
manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari fino a      concorrenza del
ricavo lordo dell'immobile;

  c. premi versati
alle assicurazioni sociali della Confederazione,        eccettuata
l'assicurazione malattie;

  d. importo
forfettario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure          medico-sanitarie.
L'importo forfettario deve corrispondere al   premio medio cantonale per
l'assicurazione obbligatoria delle cure                  medico-sanitarie
(compresa la copertura infortuni);

  e. pensioni
alimentari versate in virtù del diritto di famiglia (cpv. 3)."

 

                                         Secondo
l’art. 3c cpv. 1 LPC, inoltre, i redditi determinanti comprendono:

 

"a.   le entrate in denaro o in natura provenienti dall'esercizio di
un'attività lucrativa. Un importo di 1000 franchi per le persone sole e di 1500
franchi per i coniugi e le persone con figli che hanno o danno diritto a una
rendita é dedotto dal reddito annuo proveniente dall'esercizio di un'attività
lucrativa, il saldo é computato in ragione di due terzi. Per gli invalidi ai
sensi dell'articolo 2c lettera d, il reddito dell'attività lucrativa é
interamente computato;

  b. il reddito
proveniente da sostanza mobile e immobile;

  c. un quindicesimo
della sostanza netta oppure un decimo per i       beneficiari di rendite di
vecchiaia, nella misura in cui superi per           persone sole 25 000
franchi, per coniugi 40 000 franchi e per      orfani e figli che danno diritto
a rendite per figli dell'AVS o dell'AI     15 000 franchi. Se l'immobile
appartiene al beneficiario delle         prestazioni complementari o a un'altra
persona compresa nel     calcolo della prestazione complementare e serve quale
abitazione             ad almeno una di queste persone, soltanto il valore
dell'immobile                               eccedente 75 000 franchi é preso in
considerazione quale   sostanza;

  d. le rendite, le
pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese  le   

      rendite dell'AVS
e dell'AI;

  e. le prestazioni
derivanti da un contratto di vitalizio o da un'altra       convenzione analoga;

  f.  gli assegni
familiari

  g. le entrate e
le parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato;

  h. le pensioni
alimentari del diritto di famiglia."

 

                               2.4.   Per quanto
riguarda l'importo computato dalla Cassa a titolo di sostanza immobiliare e del
relativo reddito ipotetico, si rileva che, di principio, per stabilire il
diritto alla PC di un assicurato, vengono presi in considerazione solo quegli
attivi che egli ha effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza
restrizioni (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; RDAT I 1992 p. 154; RCC 1984 p.
189; Werlen, Der Anspruch auf Ergänzungsleistungen, Baden 1995, p.156/ 166; ZAK
1989 p. 238). È infatti rilevante la circostanza che l’interessato non dispone
dei mezzi necessari per far fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo
che ha condotto a questa situazione (DTF 115 V 355). 

                                         Nell’ipotesi
in cui, tuttavia, l’assicurato ha rinunciato a dei beni senza esserne
giuridicamente obbligato e senza controprestazione adeguata, dispone di un
diritto a determinate entrate o a una determinata sostanza, non ne fa tuttavia
uso o non fa valere le sue pretese (RCC 1989 p. 350 consid. 3b; 1988 p. 275
consid. 2b) oppure, per motivi di cui è responsabile, non esercita, per lo meno
a tempo parziale, un’attività lucrativa ammissibile, il succitato principio non
è applicabile (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; Pratique VSI 1994 p. 225
consid. 3a; RCC 1992 p. 348; DTF 115 V 353 consid. 5c; cfr. Anche DTF 122 V 397
consid. 2). 

                                         In tal
caso la giurisprudenza considera infatti che vi è rinuncia di sostanza ai sensi
dell’art. 3c cpv. 1 lett. g (cfr. vecchio art. 3 cpv. 1 lett. f LPC; RDAT I
1994 p. 189 consid. 3a; RCC 1989 p. 350 consid. 3b).

                                         In
conclusione, quindi, lo scopo dell’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC consiste
avantutto nell’evitare che un assicurato si spogli di tutto o di una parte dei
suoi beni a favore di terzi, senza obbligo giuridico ed in modo da diminuire il
reddito che determina il diritto alle prestazioni. Nel caso in cui tuttavia
l’assicurato spende la sua fortuna per acquistare dei beni di consumo o per
migliorare livello di vita dispone della sua libertà personale, di conseguenza
l’art. 3c cpv. 1 lett. g LPC non torna applicabile (DTF 115 V 354).

 

                               2.5.   Se il
defunto non ha disposto dei suoi beni, o parte di essi, per testamento o
contratto successorio, tornano applicabili le norme che disciplinano la
successione legale (art. 457 e seg. CCS).

 

A norma dell’art. 462 cifra 1 CCS il coniuge
superstite riceve la metà della successione, allorquando – come nella presente
fattispecie – si trova in concorso con i soli discendenti (cfr. doc. _ agli
atti dell’amministrazione).

 

Per l’art. 471
CCS, inoltre, la porzione legittima per il coniuge superstite corrisponde alla
metà della sua quota ereditaria.

 

                                         In
concreto, alla successione __________ appartenevano i mappali no. __________
(in ragione di 1/5), __________ (in ragione di ½) e __________ (pure in ragione
di ½), tutti siti in territorio di __________. Dal fascicolo processuale emerge
che con atto di divisione 2 aprile 1998 (doc. _) a favore di __________ sono
state assegnate le particelle no. __________e __________di __________ per un
valore complessivo di fr. 4'900.— nonché un diritto d’usufrutto vita natural
durante a carico del mappale n. ____________________ di proprietà del figlio.
Tale devoluzione è di gran lunga inferiore al valore commerciale della totalità
dei fondi appartenenti alla successione fu __________ fissato dall’Ufficio
cantonale di stima in fr. 222'913.— (cfr. perizie immobiliari 22 settembre
1998). La rimanenza dei beni, invece, è stata attribuita ai figli __________ e
__________, dichiarandosi la ricorrente definitivamente tacitata con tale assegnazione
(cfr. doc. _).

 

Ora, posto che
il valore dell’attribuzione ereditaria a favore dell’assicurata (particelle no.
__________e __________) è palesemente inferiore alla quota spettantele ex
lege in virtù del diritto successorio (art. 462 CCS), alla luce delle
argomentazioni evocate sub. 2.4 questa Corte deve concludere che __________ ha
rinunciato a sostanza immobiliare senza percepire alcuna controprestazione.
L’assicurata, infatti, ha condiviso la modalità divisoria dell’eredità del
defunto marito rinunciando alla salvaguardia della sua quota legittima. A mente
del TCA, quindi, correttamente l’amministrazione ha computato - a titolo di
sostanza immobiliare alienata – metà del valore della successione
sostanzialmente attribuita ai figli a titolo gratuito. In simili circostanze,
non meritano dunque tutela le argomentazioni ricorsuali dell’assicurata.

 

                               2.6.   Per quanto
concerne l’ammontare computabile a titolo di sostanza immobiliare, si rileva
che giusta l’art. 3 cpv. 7 lett. b LPC il Consiglio federale disciplina la
valutazione dei redditi determinanti, delle spese riconosciute nonché della
sostanza.

 

                                         A norma
dell’art. 17 cpv. 1 e 4 OPC-AVS/AI, nel tenore in vigore dal 1 gennaio 1999:

 

" 
1) La valutazione della sostanza computabile
deve essere effettuata   

secondo le regole
stabilite dalla legislazione sull'imposta cantonale diretta del Cantone di
domicilio.

 

4) La sostanza immobiliare che non serve
d'abitazione al richiedente 

    o a una persona compresa nel calcolo
delle prestazioni 

    complementari deve essere computata al
valore corrente."

 

                                         Secondo
il capoverso 5

 

" 
In caso di alienazione di un immobile, a titolo
oneroso o gratuito, il valore venale è determinante per sapere se ci si trova
in presenza di una rinuncia a elementi patrimoniali ai sensi dell'art. 3c
capoverso 1 lettera g LPC. Il valore venale non è applicabile se, per legge,
esiste un diritto di acquisire un immobile a un valore inferiore".

 

                                         Per il
capoverso 6 

 

" 
invece del valore venale, i Cantoni possono
applicare uniformemente il valore di ripartizione determinante per la
ripartizione fiscale cantonale”

 

                                         In
proposito va rilevato che il Canton Ticino non ha optato per il metodo di
calcolo previsto introdotto all'art. 17 cpv. 6 OPC AVS/AI, bensì applica, anche
dopo il 1° gennaio 1999, il capoverso 4 dell’art. 17, così come la relativa
giurisprudenza.

 

                                         Dall'art.
17a cpv. 2 OPC AVS/AI risulta, inoltre, che il valore venale va stabilito al
momento della rinuncia.

 

                                         Alla luce
della summenzionate disposizioni, quindi, con effetto dal 1° gennaio 1999, in
caso di rinuncia a sostanza dev'essere computato il valore venale.

 

                                         Correttamente,
quindi, pendente causa l'amministrazione ha fatto esperire dall'Ufficio stima
le necessarie perizie immobiliari al fine di stabilire il valore venale dei
fondi, oggetto della successione __________.

 

                               2.7.   Secondo la
prassi del TFA, per determinare il valore commerciale degli immobili
computabili l’amministrazione deve far esperire una perizia da un ufficio
competente. Il TCA ha infatti dichiarato illegale la precedente prassi della
Cassa, che consisteva nell’aumentare sistematicamente del 30% il valore di
stima ufficiale. Applicando questo metodo, nel caso di nuove stime, poteva
risultare un valore superiore a quello corrente (RDAT II/1995 p. 203ss.).

                                         Per la determinazione
del valore corrente degli immobili, l’ufficio cantonale deve sempre far capo
allo stesso servizio. A mente dell’Alta Corte federale sarebbe, infatti,
inammissibile calcolare l’importo delle prestazioni complementari in base a
stime elaborate da autorità differenti (Pratique VSI 1993 p. 137).

                                         Nel
canton Ticino la Cassa affida il compito di stabilire il citato all’Ufficio
stima. In proposito il TFA, in un caso riguardante il Canton Ticino,  ha già
avuto modo di confermare l’operato dei periti (STFA del 27 febbraio 1998 in re
S.S).

 

                                         Inoltre,
secondo costante giurisprudenza federale, le perizie mediche eseguite
nell’ambito della procedura amministrativa da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili, se giungono a conclusioni logiche e sono
state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi (ZAK 1986 p. 189; RAMI
U 167 p. 96; DTF 104 V 212; SZS 1987 p. 237-239; SZS 1988 p. 329 e 332; DTF non
pubbl. del 24. 12 1993 in re S. H; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332).

                                         Lo stesso
vale per quel che riguarda perizie dall’amministrazione presso medici esterni
(DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Questa
giurisprudenza del TFA deve valere per tutte le perizie (cfr. ad esempio  per
la previdenza professionale SVR 1998 LPP no. 16), e quindi deve essere
applicata anche per quelle esperite in ambito immobiliare (cfr. STCA del 24
febbraio 1997 in re L.M).

 

                               2.8.   Nel caso di
specie, l'Ufficio stima ha stabilito in complessivi fr. 222'913.-- il valore
venale dei fondi siti nel Comune di __________ ed appartenenti alla successione
fu __________. Tale importo, suddiviso per metà dall’amministrazione alla luce
della spettanze di natura successoria (cfr. tabella di calcolo PC, di cui al
doc. _) non è contestato. Nell'incarto, del resto, neppure vi sono elementi
atti a metterne in discussione la correttezza. Esso può quindi essere posto
alla base del presente giudizio. D’altronde le perizie in questione si fondano
su accertamenti approfonditi, esperiti da specialisti nel ramo, che si sono
fondati su criteri generalmente applicabili in questo ambito, giungendo a
conclusioni logiche, conformemente ai criteri giurisprudenziali succitati.

 

                                         Per
questi motivi il TCA non ha motivo di scostarsi dalle conclusioni peritali che
risultano quindi affidabili (cfr. STFA del 27 febbraio 1998 in re S.S consid.
2b).

 

                               2.9.   Ai sensi
dell’art. 17a cpv. 1 OPC, entrato in vigore il 1° gennaio 1990, l’importo
computabile delle parti di sostanza alle quali si è rinunciato, è ridotto
annualmente di fr. 10’000.-.

                                         Il valore
della sostanza al momento della rinuncia deve essere riportato invariato al 1°
gennaio dell’anno che segue la rinuncia e, in seguito, ridotto ogni anno (art.
17a cpv. 2 OPC).                  

                                         Le parti
di sostanza alle quali è stato rinunciato prima dell’entrata in vigore
dell’art. 17a OPC sono sottoposte a riduzione solo a partire dal 1. gennaio
1990 (cfr. disposizioni transitorie alla modifica del 12 giugno 1989).

                                         La
giurisprudenza ha precisato che la sostanza dev’essere ripresa integralmente il
1. gennaio 1990 e ridotta in seguito annualmente, la prima volta il 1. gennaio
1991 (DTF 119 V 487; STFA non pubbl. del 21 dicembre 1990 in re V.A.).

 

                                         Dal 1.
gennaio 1995 è inoltre stato modificato il tenore dell’art. 17a cpv. 3 OPC il
quale prevede che

 

"  per il computo della prestazione complementare è determinante
l’importo ridotto della sostanza al 1. gennaio dell’anno in cui la prestazione
è corrisposta”.

 

                                         La
regolamentazione è stata dichiarata conforme alla legge e alla Costituzione da
parte del TFA (Pratique VSI 1994 pag. 162, RCC 1992 pag. 436).

 

In concreto,
con la sottoscrizione dell’atto di divisione 2 aprile 1998 (cfr. doc. _ agli
atti dell’amministrazione), la ricorrente ha rinunciato alla sostanza
immobiliare a lei spettante in virtù del diritto successorio. Alla luce delle
disposizioni succitate, il valore della medesima deve essere quindi riportato
invariato al 1° gennaio 1999 e ridotto di fr. 10'000 a decorrere dal gennaio
2000 (cfr. art. 17a cpv. 2 OPC). Nel caso di specie la cassa non ha operato
tale deduzione. 

A mente della scrivente Corte, gli atti vanno dunque rinviati
all’amministrazione affinché, tenuto in considerazione quest’importo nel
calcolo della sostanza immobiliare dell’assicurata, stabilisca se la stessa
abbia diritto semplicemente al riconoscimento del premio dell’assicurazione
malattie obbligatoria (cfr. decisione impugnata) oppure ad una PC mensile.

 

2.10.Per quanto attiene alla censura della ricorrente secondo cui una
volta soppresso il computo del reddito ipotetico ai fini del calcolo della PC
(doc. _) occorre pure stralciare l’obbligo di operare regolari ricerche di
lavoro, si rileva che giusta l’art. 3 cpv. 7 lett. c LPC il Consiglio federale
disciplina il conteggio del reddito proveniente da un’attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da persone parzialmente invalide o da vedove senza
figli minorenni.

Su questa base legale, l’autorità esecutiva ha emanato l’articolo 14b OPC
secondo cui il reddito dell’attività lucrativa computato per le vedove non
invalide senza figli minorenni corrisponde almeno:

a.      al doppio dell’ammontare massimo destinato alla copertura dei
bisogni vitali delle persone sole secondo l’articolo 3b capoverso 1 lettera a
LPC, fino al compimento del 40° anno di età;

b.      all’ammontare massimo destinato alla copertura dei bisogni vitali
secondo la lettera a, tra il 41° ed il 50° anno di età;

c.     
ai due terzi dell’ammontare massimo destinato
alla copertura dei bisogni vitali secondo la lettera a, tra il 51° ed il 60°
anno di età.

(cfr. pure marginale 2084.4
nel tenore in vigore dal 1° gennaio 1998 delle Direttive sulle prestazioni
complementari all’AVS e AI).

 

Questa norma
persegue lo scopo di semplificare la liquidazione delle singole pratiche e
propone delle soluzioni schematiche.

Il TFA,
statuendo sul ricorso di un assicurato parzialmente invalido a cui era stato
computato un reddito ipotetico ai sensi dell’art. 14a OPC (cfr. STFA
inedita del 13 ottobre 1989 in re G.D., P 1/89), ha precisato che una tale
schematizzazione sarebbe in contrasto con le disposizioni dell’art. 3 cpv. 1
lett. g LPC giusta il quale il reddito determinante ai fini del calcolo della
PC comprende le entrate cui l’assicurato ha rinunciato.

 

In quella
sentenza, l’Alta Corte ha rilevato, in particolare, che l’amministrazione deve
computare il reddito ipotetico del lavoro che l’assicurato parzialmente
invalido sarebbe effettivamente in grado di realizzare. Si giustifica quindi di
supporre per principio che l’assicurato sia in condizione di sfruttare
economicamente le capacità residue nella misura riconosciuta dall’assicurazione
per l’invalidità. Egli deve comunque avere la facoltà di sovvertire questa
presunzione dimostrando che fattori oggettivi e soggettivi estranei
all’invalidità (quali ad esempio la formazione insufficiente o il difetto di
conoscenze linguistiche) gli impediscono di mettere a frutto la capacità
residua di guadagno in modo ragionevolmente esigibile (RCC 1984 pag. 101).

 

Questa giurisprudenza,
che è senz’altro applicabile al caso presente, è stata pure ripresa dalle
Direttive sulle prestazioni complementari all’AVS e AI (DPC) al marginale
2084.9 in vigore dal 1° gennaio 1998, il quale recita:

 

" 
Gli articoli 14a cpv. 2 e 14b OPC rappresentano
delle presunzioni legali secondo le quali la persona parzialmente invalida o la
vedova possono di regola conseguire gli importi limite fissati. La presunzione
può essere revocata se si prova che motivi oggettivi e soggettivi impediscono o
rendono difficile la realizzazione di un reddito (cfr. RCC 1990 pag. 157 e
seg.; RCC 1989 pag. 604 e seg.).

 

In concreto,
risulta che __________ è totalmente inabile al lavoro a seguito di una
cervicalgia con sindrome radicata C8 (cfr. certificato medico del Dr. __________
del 17.9.1999, doc. _ agli atti dell’amministrazione). A mente del TCA, finché
persiste la malattia, si giustifica l’esenzione dall’obbligo di presentare
all’amministrazione le sue ricerche di lavoro.

Tuttavia,
nella misura in cui l’assicurata non possa più giustificare che l'esercizio di
un'attività lucrativa è inesigibile per motivi di salute o per altri
giustificati motivi, ella dovrà riprendere a documentare le sue ricerche di
lavoro, come peraltro correttamente precisato dalla cassa in sede di risposta
(cfr. consid. 1.3).

 

                             2.11.   Infine, con
il ricorso l’assicurata chiede che la decisione amministrativa esplichi i suoi
effetti retroattivamente a far tempo dal 10 marzo 1999.

 

Giusta l’art.
3 cpv. 7 lett. e LPC il Consiglio federale disciplina l’inizio e la fine del
diritto alla PC. 

In ossequio alla citata delega legislativa, per l’art. 21 OPC, il diritto ad
una prestazione complementare annua sorge il primo giorno del mese in cui è
presentata la domanda e sono adempiute tutte le condizioni legali a cui esso è
subordinato, riservato l’art. 22 OPC. 

Il TFA ha recentemente riconosciuto la costituzionalità di questa norma (cfr.
SVR 2001, EL Nr. 2, pag. 2).

 

Secondo l’art.
22 cpv. 1 OPC se la domanda di una PC è presentata entro i 6 mesi dalla
notifica di una decisione di rendita AVS/AI, il diritto sorge il mese in cui è
stata presentata la domanda di rendita, ma al più presto all’inizio del diritto
alla rendita medesima. Il capoverso 1 si applica per analogia nel caso in cui
una rendita in corso dell’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti o
dell’assicurazione per l’invalidità sia modificata mediante decisione (cfr.
pure marg. 7025 DPC).

 

In concreto
risulta che l’ultima decisione di rendita vedovile AVS in favore
dell’assicurata è stata notificata in data 1° marzo 1995, mentre la richiesta
di prestazione complementare, oggetto della presente impugnativa, è stata
inoltrata soltanto il 30 marzo 2000. Tra i due atti sono trascorsi certamente
più di sei mesi, discendendone l’infondatezza della censura ricorsuale
dell’assicurata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é parzialmente accolto.

                                          §    La decisione della
cassa è annullata.

       §§ Gli atti vengono ritornati all’amministrazione affinché
proceda ai sensi dei considerandi (cfr. consid. 2.9).

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti