# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 75dc1260-ed27-5b6d-a13e-9cdf52fa8be0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-12-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.12.2021 B-210/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-210-2021_2021-12-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-210/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 3  d i c e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio),  

Francesco Brentani, Eva Schneeberger,  

cancelliere Corrado Bergomi. 
 

 
 

Parti 

 
X._______,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Croce Rossa Svizzera,  

Riconoscimento dei titoli professionali, 

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Riconoscimento di un diploma estero. 

 

 

 

B-210/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il 7 febbraio 2020, X._______ (in seguito: il ricorrente) ha presentato, 

presso la Croce Rossa Svizzera (in seguito: autorità inferiore), una do-

manda di riconoscimento del diploma di Laurea in Fisioterapia, rilasciato il 

22 novembre 2019 (in Ungheria).  

A.b Mediante decisione parziale del 27 ottobre 2020, l’autorità inferiore ha 

respinto la domanda di riconoscimento e ordinato al ricorrente, al fine di 

ottenere il riconoscimento di fisioterapista (Livello scuola universitaria pro-

fessionale), lo svolgimento e il superamento di provvedimenti di compen-

sazione, quali un tirocinio di adattamento di 6 mesi o una prova attitudinale. 

L’autorità inferiore ha constatato che la formazione del ricorrente presenta 

differenze sostanziali rispetto a quella impartita in Svizzera, ritenendo che 

se i contenuti e la durata della formazione sono in linea di massima para-

gonabili, ciò non è il caso per quanto riguarda i tirocini completati dal ricor-

rente, i quali, contrariamente a quanto richiesto nell’ambito della forma-

zione svizzera in fisioterapia, non sarebbero stati completati negli ospedali. 

Infine, l’autorità inferiore ha rilevato come l’esperienza professionale docu-

mentata sia, da un lato, troppo breve per compensare le lacune riscontrate 

nella formazione pratica e, dall’altro, non sia stata svolta nel settore ospe-

daliero. 

B.  

B.a Successivamente alla notifica della predetta decisione, il padre del ri-

corrente, rispettivamente lo stesso ricorrente si sono rivolti direttamente 

all’autorità inferiore con e-mail dell’11 rispettivamente 13 novembre 2020. 

Da una parte, il ricorrente ha sottolineato che le conoscenze professionali 

acquisite durante i suoi stage adempiono, a suo avviso, gli obiettivi citati 

nella decisione impugnata. Dall’altra, ha lamentato una disparità di tratta-

mento rispetto ad altri laureati con un percorso formativo simile o – almeno 

in un caso – sovrapponibile al suo, ai quali, contrariamente a lui, è stato 

riconosciuto il titolo di studio senza alcuna misura compensativa. A questo 

proposito, il ricorrente ha evidenziato la differenza nella durata del tratta-

mento della sua domanda rispetto a quella impiegata per il disbrigo delle 

richieste dei suoi compagni. 

B.b Con e-mail del 3 dicembre 2020, l’autorità inferiore ha preso in consi-

derazione la possibilità di un riesame della domanda, chiedendo al ricor-

rente di allegare un ulteriore attestato di tirocinio. Per giunta, ha segnalato 

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al ricorrente di aver apportato un cambiamento nella procedura di ricono-

scimento, nel senso che gli stage assolti durante la formazione sono stati 

valutati in modo più rigoroso rispetto al passato. 

B.c Con e-mail del 18 dicembre 2020, l’autorità inferiore ha indicato al ri-

corrente di non ritenere possibile un riesame della decisione impugnata, 

chiedendogli di comunicare se desiderava che le sue e-mail fossero inol-

trate al Tribunale amministrativo federale per assicurare la possibilità di ri-

corso. 

B.d Il 15 gennaio 2021, dopo un ulteriore scambio di e-mail in cui il ricor-

rente ha espresso la sua volontà di voler procedere con il ricorso, l’autorità 

inferiore ha trasmesso al Tribunale amministrativo federale la decisione 

parziale del 27 ottobre 2020 e la corrispondenza elettronica per trattamento 

ulteriore. 

C.  

Con decisione incidentale del 21 gennaio 2021, il Tribunale amministrativo 

federale ha invitato il ricorrente a regolarizzare il suo gravame. 

D.  

Con scritto del 6 febbraio 2021 (data d’arrivo: 15 febbraio 2021) il ricorrente 

chiede l’accoglimento del ricorso e il riconoscimento del suo diploma di fi-

sioterapista. In sintesi, egli lamenta un’evidente disparità di trattamento ri-

spetto ad altri ex-compagni di studio dello stesso istituto, per i quali l’auto-

rità inferiore ha disposto il riconoscimento senza indire alcuna misura com-

pensativa, malgrado molti di loro non abbiano effettuato alcuno stage in 

ospedale oppure abbiano sì assolto uno stage in ospedale ma di durata 

molto breve. Il ricorrente fa anche il nome di un suo ex-compagno di studio 

che secondo lui ha effettuato un percorso didattico identico al suo e che, 

contrariamente a lui, ha ottenuto il riconoscimento un mese dopo l’inoltro 

della relativa domanda il 17 marzo 2020. Il ricorrente si reputa penalizzato 

in quanto egli ha presentato la sua domanda il 6 febbraio 2020, ancora 

prima di detta persona, sottolineando che solo la lunga durata della proce-

dura avrebbe fatto sì che la sua domanda venisse trattata in applicazione 

della modifica della prassi in materia di riconoscimento. In particolare, il 

ricorrente critica il fatto che siano trascorsi infruttuosamente due mesi 

dall’inoltro della sua domanda, in quanto egli sarebbe venuto a conoscenza 

solo in data 2 aprile 2020 della e-mail dell’autorità inferiore del 5 marzo 

2020, finita nella sua casella di posta indesiderata e con cui gli venivano 

chiesti i motivi per i quali era stato dispensato dalla frequenza di alcuni 

moduli. La sua reazione con e-mail del 2 aprile 2020 sarebbe sopraggiunta 

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dopo aver appreso che alcuni suoi ex-compagni di studio avevano già ot-

tenuto un riscontro positivo della loro domanda di riconoscimento.  

Infine, il ricorrente asserisce, secondo il senso, di non comprendere se le 

norme dell’ordinanza del 13 dicembre 2019 sul riconoscimento delle pro-

fessioni sanitarie (ORPSan, RS 811.214) e dell’ordinanza del 13 dicembre 

2019 sulle competenze professionali sanitarie (OCPSan, RS 811.212), en-

trambe entrate in vigore dopo il conseguimento della laurea in fisioterapia 

e menzionate nella decisione impugnata, abbiano riguardato anche la sua 

posizione e nell’affermativa si chiede se sia possibile che un’ordinanza 

possa avere un effetto retroattivo e come mai non sia stata applicata a tutti 

coloro ai quali era applicabile. 

E.  

Con presa di posizione del 18 marzo 2021, comprensiva dell’incarto com-

pleto e di un allegato, l’autorità inferiore chiede di respingere il ricorso.  

Quanto alla durata per il disbrigo della domanda di riconoscimento, l’auto-

rità inferiore sostiene di aver inviato la sua e-mail del 5 marzo 2020 all’in-

dirizzo e-mail indicato dal ricorrente nella sua domanda e di essere perciò 

partita dal presupposto che egli verificasse la posta elettronica ricevuta 

nella cartella della posta in arrivo e anche in quella della posta indesiderata. 

Il ritardo di due mesi, fatto valere dal ricorrente, sarebbe imputabile esclu-

sivamente a lui per non aver controllato la cartella della posta indesiderata. 

Quanto alla modifica della prassi nel trattamento delle domande di ricono-

scimento nell’ambito della fisioterapia, l’autorità inferiore spiega di aver 

constatato che non tutte le relative formazioni estere includono tirocini 

svolti in ambito ospedaliero e perciò di essersi messa in contatto con le 

scuole universitarie professionali svizzere al fine di ottenere chiarimenti. 

Da essi sarebbe emerso che i tirocini effettuati nell’ambito della formazione 

svizzera avvengono principalmente presso strutture ospedaliere. In parti-

colare, l’associazione svizzera di fisioterapia Physioswiss avrebbe affer-

mato che senza lo svolgimento di un tirocinio nei reparti di cure acute, gli 

studenti non acquisiscono le competenze necessarie all’esercizio della 

professione di fisioterapista in Svizzera e non sono in grado di svolgere il 

loro ruolo all’interno del sistema sanitario svizzero. Di fronte a simili risul-

tanze, l’autorità inferiore indica che a partire dal 1° settembre 2020, ai fini 

della sicurezza dei pazienti e del sistema sanitario, esige dai richiedenti 

delle domande di riconoscimento in fisioterapia che abbiano svolto un tiro-

cinio in ambito ospedaliero. A suo dire, questo cambiamento nella proce-

dura è stato applicato a tutte le domande simili, è applicato alle domande 

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in corso e sarà applicato alle nuove domande. L’autorità inferiore puntua-

lizza che la modifica della sua procedura poggia su motivi validi e che il 

fatto che i nuovi casi vengono valutati diversamente rispetto ai precedenti 

non viola il principio della parità di trattamento. 

F.  

Con presa di posizione spontanea in forma elettronica del 7 aprile 2021 il 

ricorrente si duole in particolare del fatto che l’autorità inferiore non si sia 

espressa riguardo all’elenco dei dieci ex-studenti del medesimo istituto e 

della stessa sessione di studio del ricorrente (cfr. allegato 22 al ricorso re-

golarizzato), per i quali ella avrebbe accolto le rispettive domande di rico-

noscimento, malgrado sembri che in quei casi non sia stato assolto alcuno 

stage in ospedale oppure sia stato eseguito uno stage in ospedale ma di 

breve durata.  

G.  

Con presa di posizione del 15 luglio 2021, inoltrata entro il termine proro-

gato e trasmessa al ricorrente con la presente sentenza, l’autorità inferiore 

si è determinata sugli argomenti del ricorrente nella sua e-mail spontanea 

e ha risposto ad alcune domande formulate con ordinanza istruttoria del 

28 maggio 2021. Per i dettagli, si dirà nei considerandi in diritto. 

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della presente ver-

tenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale esamina d’ufficio e liberamente la 

ricevibilità dei ricorsi che gli vengono sottoposti (cfr. DTAF 2007/6 con-

sid. 1). 

1.2 La decisione parziale del 27 ottobre 2020 è una decisione ai sensi 

dell'art. 5 cpv. 1 lett. c della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla pro-

cedura amministrativa (PA, RS 172.021). Il Tribunale amministrativo fede-

rale è competente per giudicare i ricorsi contro le decisioni dell’autorità in-

feriore in materia di riconoscimenti di titoli di studio (artt. 31, 32 e 33 della 

legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale [LTAF, RS 

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173.32]; cfr. decisione incidentale del TAF B–1813/2020 del 26 febbraio 

2021 consid. 2.2). 

1.3 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modifica della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.  

1.4  

1.4.1 Il ricorso al Tribunale amministrativo federale dev'essere depositato 

entro 30 giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA). Se-

condo l’art. 21 cpv. 1 PA, il termine è osservato quando il ricorso è stato 

inoltrato al più tardi l’ultimo giorno del termine. Se la parte si rivolge in 

tempo utile a un’autorità incompetente, il termine è da ritenersi osservato 

(art. 21 cpv. 2 PA; cfr. anche DTF 141 III 636 E. 2-4). L’autorità che si reputa 

incompetente è tenuta, secondo l’art. 8 cpv. 1 PA, a trasmettere senz’indu-

gio la causa all’autorità competente (sentenza del TAF B-7115/2013 del 

9 marzo 2015 consid. 2.2), a cui spetta la decisione riguardo alla tempesti-

vità e all’ammissibilità del ricorso (sentenza del TF 9C_758/2014 del 26 

novembre 2014 consid. 2 seg.). 

1.4.2 Con e-mail dell’11 rispettivamente del 13 novembre 2020, il padre del 

ricorrente rispettivamente il ricorrente stesso si è rivolto all’autorità inferiore 

dopo che in data 9 novembre 2020 gli era stata notificata la decisione par-

ziale del 27 ottobre 2020, chiedendo in sostanza di analizzare la sua do-

manda con gli stessi criteri di quelli adottati nei confronti di altri compagni 

di studio che avevano ottenuto il riconoscimento presentando tuttavia un 

percorso formativo identico o analogo al suo. L’autorità inferiore ha dap-

prima valutato la possibilità di riesaminare la decisione del 27 ottobre 2020, 

indicando al ricorrente che, ai fini di ossequiare il termine di ricorso, ella 

avrebbe trasmesso la sua corrispondenza al Tribunale amministrativo fe-

derale non appena egli avesse espresso la sua volontà di ricorrere. In data 

14 gennaio 2021, il ricorrente ha confermato di voler procedere con il ri-

corso e il giorno seguente l’autorità inferiore ha trasmesso l’insieme della 

corrispondenza elettronica allo scrivente Tribunale, affinché i suoi scritti ve-

nissero trattati come ricorso.  

1.4.3 In base allo svolgimento dei fatti poc’anzi esposto, il termine di inoltro 

del ricorso può essere, di principio, considerato ossequiato, dato che il ri-

corrente si è indirizzato all’autorità inferiore ancora entro i termini utili per 

insorgere contro la decisione del 27 ottobre 2020. Dall’atteggiamento 

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dell’autorità inferiore il ricorrente, non assistito da un avvocato, poteva in 

buona fede ragionevolmente concludere che la via del ricorso allo scrivente 

Tribunale fosse ancora aperta. Il fatto che l’autorità inferiore non ha tra-

smesso immediatamente le comunicazioni del ricorrente al Tribunale, 

aspettando fino alla negazione della possibilità di un riesame, non può per-

ciò nuocere alla tempestività del gravame.  

1.5 In seguito alla regolarizzazione del gravame, anche i requisiti relativi 

alla forma ed al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

2.  

2.1 Nel caso in esame si tratta di valutare una fattispecie di livello transfron-

taliero e di conseguenza è doveroso osservare l’Accordo del 21 giugno 

1999 tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea 

ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone, en-

trato in vigore il 1° giugno 2002 (ALC; RS 0.142.112.681). Conformemente 

all’Allegato III dell’ALC, la Svizzera si impegna a riconoscere reciproca-

mente diplomi, certificati e altri titoli in applicazione degli atti giuridici e delle 

comunicazioni dell’Unione europea (UE) ivi menzionati. Uno di questi atti 

giuridici è la Direttiva 2005/36/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, 

del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professio-

nali (GU L 255 del 30 settembre 2005, pag. 22; in seguito: Direttiva 

2005/36/CE), la quale è stata dichiarata applicabile mediante la decisione 

N. 2/2011 del Comitato misto UE-Svizzera del 30 settembre 2011 (RU 2011 

4859; Reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali; sentenza 

del TF 2C_472/2017 del 17 dicembre 2017 consid. 2.2.1 seg.; sentenza 

del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.1 con ulteriori rinvii).  

La Direttiva 2005/36/CE fissa le regole per il riconoscimento di diplomi, cer-

tificati e altri titoli per quanto l’esercizio della professione sia regolamentato 

nello Stato membro ospitante (artt. 1 e 2 cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE). 

Il regime generale di riconoscimento di titoli di formazione si applica a tutte 

le professioni non coperte dai capi II e III (art. 10 della Direttiva 

2005/36/CE). Se, in uno Stato membro ospitante, l’accesso a una profes-

sione regolamentata o il suo esercizio sono subordinati al possesso di de-

terminate qualifiche professionali, l’autorità competente di tale Stato mem-

bro dà accesso alla professione e ne consente l’esercizio, alle stesse con-

dizioni dei suoi cittadini, ai richiedenti in possesso dell’attestato di compe-

tenza o del titolo di formazione prescritto, per accedere alla stessa profes-

sione o esercitarla sul suo territorio, da un altro Stato membro (art. 13 

cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE; cfr. sentenze del TF 2C_472/2017 del 

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7 dicembre 2017 consid. 2.2.2, 2C_668/2012 del 1° febbraio 2013 con-

sid. 3.1.3; sentenza del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.1 

e ulteriori rinvii).  

Gli attestati di competenza o i titoli di formazione devono: a) essere stati 

rilasciati da un’autorità competente in uno Stato membro, designata ai 

sensi delle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative di tale 

Stato; b) attestare un livello di qualifica professionale almeno equivalente 

al livello immediatamente anteriore a quello richiesto nello Stato membro 

ospitante, come descritto all’art. 11 (art. 13 cpv. 1 lett. a e b della Direttiva 

2005/36/CE).  

Per “professione regolamentata” si intendono attività, o l’insieme di attività 

professionali, l’accesso alle quali e il cui esercizio, o una delle cui modalità 

di esercizio, sono subordinati direttamente o indirettamente, in forza di 

norme legislative, regolamentari o amministrative, al possesso di determi-

nate qualifiche professionali (cfr. art. 3 cpv. 1 lett. a della Direttiva 

2005/36/CE). La professione che l’interessato intende esercitare nello 

Stato membro ospitante sarà quella per la quale è qualificato nel proprio 

Stato membro d’origine, se le attività coperte sono comparabili (art. 4 cpv. 2 

della Direttiva 2005/36/CE).  

2.2 Il ricorrente ha conseguito il diploma di laurea in fisioterapia rilasciato 

da un istituto di formazione ungherese, ovvero (…). La professione di fisio-

terapista è regolamentata sia in Svizzera (cfr. consid. 2.5 segg.) che 

nell’Unione europea (cfr. per i dettagli la sentenza del TAF B-6082/2020 del 

12 ottobre 2021 consid. 2.2 con ulteriori rinvii). È dunque applicabile la Di-

rettiva 2005/36/CE. 

2.3 L’autorità competente dello Stato membro ospitante può esaminare, 

nell’ambito del riconoscimento generale – contrariamente al riconosci-

mento automatico –, le qualifiche del richiedente sia a livello formale che 

sostanziale. Detta autorità deve verificare se i contenuti dei certificati e dei 

documenti presentati dal richiedente possono essere riconosciuti equiva-

lenti ai sensi delle proprie esigenze volte all’ottenimento dei certificati na-

zionali corrispondenti. Il richiedente deve fornire i relativi documenti e cer-

tificati necessari (art. 50 della Direttiva 2005/36/CE; sentenze del TAF 

B-6082/2021 del 12 ottobre 2021 consid. 2.3 e B-4060/2019 dell’11 novem-

bre 2019 consid. 3.3 con rinvii).   

In conformità con l’art. 14 della Direttiva 2005/36/CE, lo Stato membro ospi-

tante può esigere dal richiedente delle misure di compensazione, ossia un 

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tirocinio di adattamento oppure una prova attitudinale. L’adozione di misure 

compensatorie viene determinata, secondo il regime generale di riconosci-

mento, sulla base di un confronto della durata e dei contenuti della forma-

zione conseguita con quella relativa al titolo di formazione richiesto nello 

Stato membro ospitante per l’esercizio della professione regolamentata 

(cfr. sentenza del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.3 con 

ulteriori riferimenti). L’autorità preposta dello Stato ospitante esamina se i 

contenuti dei certificati esibiti equivalgono alle proprie condizioni nazionali 

per l’ottenimento del titolo. Secondo il testo chiaro dell’art. 13 cpv. 1 e 14 

cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE, l’oggetto di confronto per il riconosci-

mento del diploma conseguito all’estero consiste nel titolo di formazione 

prescritto in Svizzera per esercitare la rispettiva professione regolamen-

tata. Se risultano differenze sostanziali, ossia una durata della formazione 

più corta, dei contenuti di formazione o un campo di attività divergenti, lo 

Stato membro ospitante può esigere dal richiedente delle misure di com-

pensazione (cfr. art. 14 cpv. 1 lett. a-c della Direttiva 2005/36/CE; sentenza 

del TAF B-6082/2020 del 12 ottobre 2021 consid. 2.3 e la giurisprudenza 

citata; NINA GAMMENTHALER, Diplomanerkennung und Freizügigkeit, 2010, 

p. 160; FRÉDÉRIC BERTHOUD, La reconnaissance des qualifications profes-

sionnelles, Union européenne et Suisse - Union européenne, 2016, p. 305 

segg.; JOEL A. GÜNTHARDT, Switzerland and the European Union. The im-

plications of the institutional framework and the right of free movement for 

the mutual recognition of professional qualifications, 2020, capitolo 6.4.2). 

Nell’applicazione dell’art. 13 cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE occorre ri-

spettare il principio della proporzionalità. Se lo Stato membro ospitante in-

tende esigere dal richiedente un tirocinio di adattamento o una prova atti-

tudinale, esso deve verificare se le conoscenze acquisite da quest’ultimo 

nel corso della sua esperienza professionale in uno Stato membro o in un 

paese terzo possono colmare la differenza sostanziale o parte di essa 

(art. 14 cpv. 5 della Direttiva 2005/36/CE).  

2.4 La legge federale del 30 settembre 2016 sulle professioni sanitarie 

(LPSan, RS 811.21), in vigore dal 1° febbraio 2020, disciplina i cicli di studio 

delle scuole universitarie per i professionisti sanitari negli ambiti delle cure 

infermieristiche, della fisioterapia, dell’ergoterapia, dell’ostetricia, dell’ali-

mentazione e della dietetica, dell’optometria e dell’osteopatia (cfr. Messag-

gio concernente la legge federale sulle professioni sanitarie del 18 novem-

bre 2015, di seguito: Messaggio LPSan, FF 2015 7125 segg. 7133). Il di-

segno di legge della LPSan uniforma le condizioni per l’autorizzazione 

all’esercizio della professione a livello federale, definendo obblighi profes-

sionali e misure disciplinari unitari, disciplinati in modo esauriente (Mes-

saggio LPSan, FF 2015 7125, 7135).  

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Pagina 10 

2.5 L’esercizio della professione di fisioterapista a livello di scuola univer-

sitaria professionale, è regolato dalla LPSan e dall’Ordinanza sul ricono-

scimento delle professioni sanitarie del 13 dicembre 2019 (ORPSan, RS 

811.214) e dall’Ordinanza sulle competenze professionali specifiche delle 

professioni sanitarie secondo la LPSan (OCPSan, RS 811.212). 

2.5.1 La professione di fisioterapista è considerata una professione sanita-

ria ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 lett. b LPSan. Per i cicli di studi elencati all’art. 2 

cpv. 2 LPSan, tra i quali è compreso il bachelor in fisioterapia (art. 2 cpv. 2 

lett. a cifra 2 LPSan), gli artt. 3 segg. LPSan prevedono delle competenze 

generiche (art. 3 LPSan), sociali e personali (art. 4 LPSan), nonché profes-

sionali specifiche (art. 5 LPSan). 

2.5.2 L’autorizzazione all’esercizio di una professione sanitaria sotto la pro-

pria responsabilità è rilasciata, se il richiedente possiede il relativo titolo di 

studio di cui all’art. 12 cpv. 2 LPSan oppure un corrispondente titolo di stu-

dio estero riconosciuto (lett. a), è degno di fiducia e offre la garanzia, sotto 

il profilo psicofisico, di un esercizio ineccepibile della professione (lett. b) e 

padroneggia una lingua ufficiale del Cantone per il quale richiede l’autoriz-

zazione (lett. c). Il titolo di studio necessario per adempiere alla prima con-

dizione (art. 12 cpv. 1 lett. a LPSan) è, nel caso del fisioterapista, il “bache-

lor of science SUP in fisioterapia” (art. 12 cpv. 2 lett. b LPSan). 

2.5.3 Secondo l’art. 10 cpv. 1 LPSan, un titolo di studio estero è ricono-

sciuto se la sua equivalenza con un titolo di studio svizzero è prevista da 

un accordo sul reciproco riconoscimento concluso con lo Stato interessato 

o con un’organizzazione sovrastatale (lett. a), o è dimostrata nel singolo 

caso in base al livello, ai contenuti e alla durata del ciclo di studio e alle 

qualifiche pratiche contenutevi (lett. b). È pacifica nel caso di specie l’ap-

plicazione dell’ALC e della Direttiva 2005/36/CE. Si rimanda ai consid. 2.1-

2.3. 

2.6 La laurea in fisioterapia conseguita dal ricorrente è classificata in Un-

gheria al livello 5 secondo l’art. 11 lett. e della Direttiva 2005/36/CE (cfr. 

attestato del dipartimento ungherese di riconoscimento e monitoraggio del 

31 dicembre 2019 allegato alla domanda di riconoscimento). Conforme-

mente a detto disposto, si tratta di un diploma attestante che il titolare ha 

completato un ciclo di studi post-secondari della durata di almeno quattro 

anni, o di una durata equivalente a tempo parziale, presso un’università o 

un istituto d’insegnamento superiore ovvero un altro istituto di livello equi-

valente e, se del caso, che ha completato con successo la formazione pro-

fessionale richiesta in aggiunta al ciclo di studi post-secondari. Ne segue 

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Pagina 11 

che un diploma di cui all’art. 11 lett. e della Direttiva 2005/36/CE è situato 

al livello più elevato di formazione, il che corrisponde in sostanza ad un 

master. In Svizzera, invece, la formazione in fisioterapia è collocata a livello 

di Bachelor e coincide al livello 4 secondo l’art. 11 lett. d della Direttiva 

2005/36/CE. In tale disposto ricade ogni diploma che attesta il compimento 

di una formazione a livello di insegnamento post-secondario di una durata 

minima di tre e non superiore a quattro anni o di una durata equivalente a 

tempo parziale, impartita presso un’università o un istituto d’insegnamento 

superiore o un altro istituto che impartisce una formazione di livello equiva-

lente, nonché la formazione professionale eventualmente richiesta oltre al 

ciclo di studi post-secondari.  

In sintesi, entrambe le formazioni sono situate al livello terziario. Il Bachelor 

richiesto in Svizzera è il primo livello, il Master richiesto in Ungheria è il 

secondo livello di studi presso un’università o un istituto di insegnamento 

superiore o di livello equivalente. Pertanto, sono in principio date le condi-

zioni per il riconoscimento di cui all’art. 13 della Direttiva 2005/36/CE. In 

linea di massima, l’autorità inferiore è libera di esaminare se può esigere 

dal richiedente un tirocinio di adattamento o una prova attitudinale se sus-

sistono differenze sostanziali (cfr. supra consid. 2.3). 

2.7 Con la decisione parziale del 27 ottobre 2020, l’autorità inferiore ha 

confrontato la formazione di fisioterapista del ricorrente con quella impartita 

in Svizzera, sotto il punto di vista del livello di formazione, della durata, dei 

contenuti e dell’esperienza professionale. 

2.7.1 A giusto titolo, la durata della formazione conseguita all’estero è stata 

ritenuta più lunga e comunque paragonabile a quella nazionale. Come sta-

bilito dall’autorità inferiore e del resto non contestato dal ricorrente, in Sviz-

zera l’ottenimento del titolo di fisioterapista esige una formazione triennale 

comprendente 5'400 ore rispettivamente 180 crediti ECTS di studio (30 ore 

per ciascun ECTS), ripartite in circa 132 ECTS di insegnamento teorico-

pratico e 48 ECTS di tirocini clinici. Dall’attestato di formazione della laurea 

in fisioterapia del ricorrente emerge che quest’ultimo presenta 242 ECTS 

di formazione totale, di cui 1'882 ore di tirocini.  

2.7.2 L’autorità inferiore ha successivamente confrontato i contenuti della 

formazione estera del ricorrente con quelli previsti nella formazione sviz-

zera. Per quanto riguarda i tirocini, l’autorità inferiore ha constatato come, 

contrariamente a quanto avviene in Svizzera, il ricorrente non abbia svolto 

alcun tirocinio in un ospedale, concludendo alla sussistenza di lacune nelle 

B-210/2021 

Pagina 12 

competenze professionali specifiche ai sensi dell’art. 3 lett. a, b, c, d, e, f, 

g, h, i OCPSan.  

A mente dell’autorità inferiore, le competenze sviluppate durante la forma-

zione pratica in un ospedale sono un prerequisito per la pratica professio-

nale in Svizzera e quindi di fondamentale importanza. Il lavoro fisioterapico 

in Svizzera comprenderebbe segnatamente il trattamento di pazienti in 

fase acuta post-operatoria che si differenzierebbe notevolmente da quello 

in ambito ambulatorio in materia di processo di adattamento. Secondo l’au-

torità inferiore, un fisioterapista in Svizzera deve essere in grado di presen-

tare il proprio punto di vista in un team interprofessionale composto da me-

dici, infermieri, ergoterapisti, dietologi, logopedisti e assistenti sociali e di 

trasmettere i risultati e la loro interpretazione ai parenti dei pazienti o ad 

altri gruppi professionali. L’autorità inferiore ha sostenuto che soprattutto 

nella fase acuta della riabilitazione è determinante che la collaborazione 

interdisciplinare funzioni in modo ottimale a beneficio del paziente. A suo 

avviso, il tirocinio effettuato dal ricorrente in una casa per anziani non è 

sufficiente, in quanto il gruppo di pazienti interessato sarebbe limitato e non 

corrisponderebbe alla diversità dei pazienti in un ospedale. 

2.7.3 Inoltre, l’autorità inferiore ha ritenuto che l’esperienza professionale 

documentata dal ricorrente sulla base di un contratto di lavoro a tempo 

determinato per due mesi fosse, da una parte, troppo breve per compen-

sare le lacune riscontrate nella formazione pratica e, dall’altra, che non 

fosse in grado di attestare che si tratti di un’esperienza professionale in 

settore ospedaliero. Per il resto, l’autorità inferiore ha spiegato di non aver 

potuto tenere conto delle 1'000 ore di tirocinio volontario documentate dal 

ricorrente poiché all’epoca egli non era ancora in possesso di un diploma 

o di un’autorizzazione di esercizio. 

2.7.4 Alla luce di ciò, l’autorità inferiore ha deciso che fossero necessari dei 

provvedimenti di compensazione quali un tirocinio di adattamento di 6 mesi 

in una struttura ospedaliera oppure l’adempimento di una prova attitudi-

nale, affinché il titolo di studio del ricorrente fosse comparabile con quello 

svizzero e potesse essere dunque riconosciuto. 

2.8 Nell’ambito dell’accertamento della possibilità di un riesame in seguito 

ad una presa di contatto del ricorrente dopo il rilascio della decisione par-

ziale, l’autorità inferiore ha verificato un ulteriore attestato inoltrato dal ri-

corrente e a lui rimesso dall’istituto “…”. Anche in questo caso l’autorità 

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Pagina 13 

inferiore ha constatato che l’esperienza professionale in questione non po-

teva colmare le lacune riscontrate e che le informazioni presentate non 

confermano che l’istituto in questione sia un ospedale. 

3.  

3.1 Il ricorrente ha impugnato la decisione parziale, facendo valere in so-

stanza una violazione della parità di trattamento rispetto ad altri dieci lau-

reati della stessa università che hanno inoltrato la domanda di riconosci-

mento nello stesso periodo e ai quali l’autorità inferiore ha accordato il ri-

conoscimento in tempi più brevi, benché non avessero svolto alcuno stage 

oppure effettuato stage solo di breve durata in ambito ospedaliero (cfr. al-

legato 22 al ricorso regolarizzato). Secondo il senso, il ricorrente critica di 

essere stato ingiustamente penalizzato dal fatto che, in confronto ai dieci 

laureati menzionati di cui almeno uno con un percorso formativo sovrappo-

nibile al suo, l’autorità inferiore abbia impiegato più tempo per il trattamento 

della sua domanda, ciò che avrebbe poi comportato l’adozione della nuova 

prassi amministrativa al suo caso. 

3.2  

3.2.1 Nella fase di verifica della possibilità di un riesame della decisione 

parziale, nonché nella sua presa di posizione del 18 marzo 2021 l’autorità 

inferiore spiega di aver adottato, a partire dal 1° settembre 2020, una nuova 

prassi, nel senso che, ai fini della sicurezza dei pazienti e del sistema sa-

nitario, esige da quella data lo svolgimento di un tirocinio in ambito ospe-

daliero per tutti coloro che presentano una domanda di riconoscimento in 

fisioterapia. In caso contrario, per quanto tale lacuna non possa essere 

colmata altrimenti, ella ordina un tirocinio di adattamento in ospedale. L’au-

torità inferiore specifica di aver applicato la nuova procedura a tutte le do-

mande simili, di applicarla alle domande in corso e alle future domande, 

rilevando che l’adeguamento della sua procedura poggia su buoni motivi 

ed è ammissibile. Infine, conclude che il cambiamento di una procedura ha 

sempre come conseguenza che i nuovi casi vengano trattati diversamente 

da quelli precedenti, senza perciò violare l’obbligo di pari trattamento.  

3.2.2 Nella presa di posizione del 15 luglio 2021 in risposta all’ordinanza 

istruttoria del 28 maggio 2021, l’autorità inferiore indica di aver individuato 

otto dei dieci laureati elencati all’allegato 22 del ricorso regolarizzato, pre-

cisando che essi hanno ottenuto il riconoscimento diretto prima del 1° set-

tembre 2020, proprio perché le loro procedure si sono concluse prima 

dell’entrata in vigore della nuova prassi. L’autorità inferiore puntualizza allo 

B-210/2021 

Pagina 14 

stesso modo di non esaminare i cicli di formazione delle diverse scuole, 

bensì di valutare ogni fascicolo singolarmente, ciò che spiegherebbe esiti 

differenti delle domande. In terzo luogo, l’autorità inferiore segnala di non 

aver comunicato la modifica della prassi ai richiedenti, né di averla pubbli-

cata sul proprio sito, né di aver stabilito alcun termine transitorio per l’ap-

plicazione della nuova prassi. Sul sito dell’autorità inferiore verrebbero in 

effetti pubblicati esclusivamente cambiamenti che hanno conseguenze ra-

dicali per i richiedenti. Una situazione simile, continua l’autorità inferiore, 

non si realizza nel caso di specie, in quanto la modifica non prevede il rifiuto 

del riconoscimento, ma la richiesta di effettuare una misura di compensa-

zione. In tale ambito non sussisterebbe alcun principio di buona fede, tanto 

più che un riconoscimento potrebbe essere tuttora possibile. 

3.2.3  

3.2.3.1 Si parla di prassi o di pratica amministrativa per indicare la ripeti-

zione regolare e costante nell’applicazione di una norma da parte delle au-

torità amministrative di prima istanza. Dette pratiche amministrative non 

possono essere fonte di diritto, né sono vincolanti per il giudice. Tuttavia, 

esse possono esplicare direttamente effetti giuridici tramite il principio 

dell’affidamento o della parità di trattamento (PIERRE MOOR/ETIENNE POL-

TIER, Droit administratif, vol. I, Berna 2011, n° 2.1.3.3 p. 89). Una prassi 

ben consolidata acquisisce inoltre un certo peso. Come avviene nei casi di 

un cambiamento di giurisprudenza delle autorità giudiziarie (cfr. DTF 138 

III 270 consid. 2.2.2 e 135 II 78 consid. 3.2), un cambiamento della pratica 

amministrativa deve dunque poggiare su motivi seri e oggettivi, ossia una 

conoscenza più approfondita della volontà del legislatore, un cambiamento 

delle circostanze esterne o lo sviluppo dei concetti giuridici, nonché una 

cattiva applicazione del diritto. Inoltre, il cambiamento della prassi deve av-

venire sistematicamente, vale a dire che la nuova prassi non può costituire 

una singola eccezione, ma deve fare da guida per tutte le simili fattispecie 

future. Infine, le ragioni che parlano a favore di un nuovo punto di vista 

devono essere più importanti degli effetti negativi per la sicurezza del diritto 

risultanti da un cambiamento di prassi (cfr. sulla tematica DTF 132 II 770 

consid. 4, 126 V 36 consid. 5a e 125 III 312 consid. 7; DTAF 2011/22 con-

sid. 4 e 2008/31 consid. 9.2; sentenze del TAF A-6777/2013 del 9 luglio 

2015 consid. 2.5.1, A-1878/2014 del 28 gennaio 2015 consid. 3.4.1 e 3.4.2; 

ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN, Allgemeines Verwal-

tungsrecht, 2020, n. a margine 589 segg.). 

B-210/2021 

Pagina 15 

3.2.3.2 Se le condizioni menzionate sono adempiute e nella misura in cui 

la nuova prassi si applica in maniera generale a tutti i casi non ancora trat-

tati al momento della sua adozione, una sua modifica non è in contraddi-

zione né con il principio della certezza del diritto né con quello della parità 

di trattamento, sebbene ogni modifica dell’applicazione del diritto comporti 

necessariamente un diverso trattamento dei casi precedenti e di quelli più 

recenti (DTF 125 II 152 consid. 4c/aa; sentenze del TF 9C_283/2010 del 

17 dicembre 2010 consid. 4.2 e 2A.320/2002 del 2 giugno 2003 consid. 

3.4.3.7; sentenze del TAF A-6777/2013 rispettivamente A-1878/2014, già 

citate, consid. 2.5.1 rispettivamente consid. 3.4.5). 

3.2.3.3 In linea di principio, un cambiamento della prassi va applicato im-

mediatamente e ha valenza per tutte le procedure pendenti. Rientra co-

munque nel potere di apprezzamento dell’autorità amministrativa scegliere 

il momento presente o futuro per l’applicabilità della nuova prassi o per la 

fissazione di un periodo transitorio per l’entrata in vigore della medesima. 

L’autorità amministrativa può anche scegliere di annunciare il cambia-

mento della prassi alle persone interessate (cfr. AURÉLIE GAVILLET, La pra-

tique administrative dans l’ordre juridique suisse, 2018, n. 709 segg., 717 

segg. e 739). Se la nuova prassi intacca irreparabilmente un diritto di na-

tura procedurale dell’assoggettato, l’autorità amministrativa è tenuta a co-

municare preliminarmente a quest’ultimo il cambiamento della prassi (GA-

VILLET, op. cit., n. 717 segg. e 739, sentenza del TAF A-6777/2013 già ci-

tata, consid. 2.5.2 con ulteriori riferimenti). Se per l’amministrato la nuova 

prassi è meno vantaggiosa rispetto a quella precedente, ad esempio se il 

cambiamento non era prevedibile e se non sussiste alcun interesse pub-

blico preponderante ad un’applicazione immediata della nuova prassi, l’au-

torità amministrativa è tenuta ad osservare i principi della buona fede, della 

proporzionalità e della sicurezza del diritto e, nei limiti del suo potere di 

apprezzamento, a prendere delle misure suscettibili di mitigare le conse-

guenze negative derivanti dalla modifica della prassi, segnatamente una 

regolamentazione transitoria, un annuncio anticipato della nuova prassi, 

nonché un’applicazione della prassi unicamente ai casi futuri (idem). In 

principio l’inattività o il silenzio dell’autorità amministrativa non possono co-

stituire una situazione di fiducia sulla quale l'attore si poteva legittimamente 

fondare (sentenza del TAF A-6777/2013 già citata, consid. 2.5.2 con ulte-

riori riferimenti).  

3.2.3.4 Infine, secondo il Tribunale federale è possibile che per motivi di 

uguaglianza giuridica e di fairness procedurale si debba adottare la vecchia 

prassi, segnatamente nei casi in cui un ritardo procedurale indebito da 

parte dell’autorità amministrativa comporta che quest’ultima applica la 

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Pagina 16 

nuova prassi a svantaggio dell’amministrato, quando invece non l’avrebbe 

applicata se avesse concluso il procedimento a tempo debito (cfr. DTF 110 

Ib 332 consid. 3a; sentenze del TF 2D_10/2020 del 9 luglio 2020 con-

sid. 2.2 in fine, 2C_509/2016 del 24 maggio 2017 consid. 2.1, 

2C_199/2017 del 12 giugno 2018 consid. 3.5). Secondo la giurisprudenza 

un ritardo procedurale indebito è attribuibile all’autorità non soltanto se ella 

ha prolungato intenzionalmente la procedura fino all’entrata in vigore della 

nuova prassi o del nuovo diritto, ma è sufficiente che il ritardo possa esserle 

rimproverato per motivi oggettivi (cfr. DTF 110 Ib 332 consid. 2c).  

3.2.3.5 Un cambiamento della prassi presuppone l’esistenza di una prassi 

anteriore stabile, vale a dire che risulta dalla ripetizione di decisioni simili 

in molti casi analoghi. Affinché l’interessato possa pretendere in particolare 

l’applicazione di una prassi contraria al diritto occorre che l’autorità abbia 

adottato una simile prassi in maniera costante e non soltanto in uno o più 

casi isolati. L’interessato può invocare il diritto alla parità di trattamento 

nell’illegalità soltanto se è dimostrata l’esistenza di una prassi non con-

forme al diritto dalla quale l’autorità non intende scostarsi (cfr. DTF 139 II 

49 consid. 7.1 e 136 I 65 consid. 5.6; sentenza del TAF A-1878/2014 già 

citata consid. 3.4.1 segg.).  

3.3 Nel caso in esame, è a far tempo dall’entrata in vigore della nuova le-

gislazione in materia di professioni sanitarie, il 1° gennaio 2020, che l’au-

torità inferiore è competente a trattare le relative domande di riconosci-

mento. È pertanto comprensibile che, ai fini della formazione di una prassi 

consolidata, i criteri di valutazione delle domande di riconoscimento siano 

soggetti a modifiche a seguito dell’acquisizione di conoscenze più detta-

gliate riguardo ai contenuti dei rispettivi cicli di formazione. Dopo una serie 

di chiarimenti esperiti presso scuole universitarie professionali svizzere e 

l’associazione svizzera di fisioterapia Physioswiss, l’autorità inferiore ha 

appurato che i tirocini nell’ambito della formazione svizzera vengono svolti 

principalmente e prevalentemente presso strutture ospedaliere e che solo 

tramite un tirocinio nell’ambito dell’assistenza acuta gli studenti acquisi-

scono le competenze necessarie all’esercizio della professione di fisiotera-

pista in Svizzera e sono in grado di svolgere il ruolo all’interno del sistema 

sanitario svizzero come richiesto dall’art. 3 cpv. 2 lett. c LPSan. Per questo 

motivo, dopo aver constatato, sulla base di segnalazioni, che i cicli di studi 

offerti da diversi istituti di formazione esteri, tra cui l’Università frequentata 

dal ricorrente, non includono o solo di rado stage in ospedale, l’autorità 

inferiore ha adattato la propria prassi a partire dal 1° settembre 2021 e 

richiede da allora provvedimenti di compensazione da titolari di diplomi 

stranieri che non hanno svolto stage in ospedale.  

B-210/2021 

Pagina 17 

Sulla base delle risultanze suesposte, si può affermare che la modifica 

della prassi è incontestabilmente dettata da motivi seri e obiettivi che mi-

rano a tutelare la sicurezza dei pazienti, della salute pubblica e del sistema 

sanitario svizzero. Il cambiamento della pratica amministrativa non com-

porta il rifiuto del riconoscimento del diploma, ma lo condiziona all’esecu-

zione di una misura compensatoria, per cui non esercita un impatto radi-

cale per l’amministrato come può esserlo la perdita di un diritto procedurale 

(cfr. supra consid. 3.2.3.3). Alla luce di ciò, l’autorità inferiore non era tenuta 

a pubblicare la modifica della prassi, né a stabilire un termine transitorio. 

Questo non dice ancora nulla sulla conciliabilità dell’applicazione della 

nuova prassi con il principio della parità di trattamento sulla base delle cir-

costanze del caso concreto (cfr. consid. 3.4 segg.).  

3.4 Il ricorrente non contesta in sé la sussistenza, di principio, delle condi-

zioni per ammettere un cambiamento della prassi amministrativa. Egli fa 

però valere una violazione del principio della parità di trattamento rispetto 

a suoi colleghi di laurea che hanno ottenuto il riconoscimento diretto, mal-

grado, come lui, si siano rivolti nello stesso periodo all’autorità inferiore e 

non abbiano svolto alcuno stage in ospedale oppure, nel caso affermativo, 

solo di breve durata (cfr. allegato 22 al ricorso regolarizzato). In pratica, egli 

ritiene ingiusto di essere stato penalizzato dal ritardo nel trattamento della 

sua domanda che avrebbe permesso all’autorità inferiore di applicare la 

modifica della prassi al suo caso.  

Nel caso dell’allegato 22 al ricorso regolarizzato si tratta di una e-mail rila-

sciata al padre del ricorrente da (…) in cui è stilato un elenco con le iniziali 

dei nomi e cognomi di dieci ex-studenti della stessa Università a cui l’auto-

rità inferiore ha rilasciato il riconoscimento, tra il 31 marzo e l’8 luglio 2020, 

senza indire alcuna misura compensativa, malgrado dette persone non ab-

biano svolto i loro stage in ospedale o solo per pochi giorni. Di queste dieci 

persone indicate nell’elenco, l’autorità inferiore ne ha riconosciute otto.  

3.4.1  

3.4.1.1 L'autorità competente dello Stato membro ospitante accusa rice-

vuta della documentazione del richiedente entro un mese a partire dal suo 

ricevimento e lo informa eventualmente dei documenti mancanti (art. 51 

cpv. 1 della Direttiva 2005/36/CE). La procedura d'esame della richiesta di 

autorizzazione per l'esercizio di una professione regolamentata va comple-

tata prima possibile con una decisione debitamente motivata dell'autorità 

competente dello Stato membro ospitante e comunque entro tre mesi a 

B-210/2021 

Pagina 18 

partire dalla presentazione della documentazione completa da parte dell'in-

teressato (art. 51 cpv. 2 primo periodo della Direttiva 2005/36/CE). Tuttavia 

questo termine può essere prorogato di un mese nei casi di cui ai capi I 

“Regime generale di riconoscimento di titoli di formazione” e II “Riconosci-

mento dell'esperienza professionale” del titolo III (art. 51 cpv. 2 secondo 

periodo della Direttiva 2005/36/CE). 

3.4.1.2 Prima dell’entrata in vigore della Direttiva 2005/36/CE, le modalità 

di svolgimento della procedura di riconoscimento delle qualifiche profes-

sionali erano disciplinate all’art. 12 cpv. 2 della Direttiva 92/51/CEE del 

Consiglio del 18 giugno 1992 relativa ad un secondo sistema generale di 

riconoscimento della formazione professionale (GU L 209 del 24 luglio 

1992, pag. 25; poi abrogata all’art. 62 della Direttiva 2005/36/CE). Anche 

secondo tale disposto, l’autorità competente dello Stato membro ospitante 

doveva adottare la decisione sulla richiesta di riconoscimento “al più tardi 

entro i quattro mesi successivi alla presentazione della documentazione 

completa dell'interessato”. In un procedimento su ricorso in materia di rico-

noscimento di diplomi in applicazione dell’art. 12 della Direttiva 92/51/CEE 

il Tribunale federale ha stabilito che spetta all’autorità competente effet-

tuare rapidamente le ricerche per ottenere le informazioni giuridiche che gli 

mancano (DTF 134 II 341 consid. 2.4) e che il termine di quattro mesi de-

corre allora dall’ottenimento dei ragguagli richiesti. Entro questo termine 

l’autorità competente deve pronunciarsi nel merito, pena la violazione della 

direttiva europea applicabile (cfr. DTF 134 II 341 consid. 2.5).  

Ne segue che, secondo il Tribunale federale, l’autorità preposta per ren-

dere le decisioni di riconoscimento deve dare prova di celerità nell’esami-

nare quali informazioni necessita per trattare la richiesta ed è tenuta a ri-

spettare il termine di al massimo quattro mesi dalla ricezione della docu-

mentazione completa. 

3.4.2 La procedura concernente la domanda di riconoscimento si è svolta 

nel modo seguente, come si evince dalla presa di posizione dell’autorità 

inferiore e dai doc. 3 e 4 ad essa allegati.  

3.4.2.1 Il 7 febbraio 2020 il ricorrente ha inoltrato la propria domanda di 

riconoscimento. Con e-mail del 5 marzo 2020, inviato all’indirizzo elettro-

nico privato del ricorrente, l’autorità inferiore ha chiesto a quest’ultimo di 

esporre il motivo per cui è stato dispensato dalla frequenza di alcuni moduli 

per un totale di 75 crediti riconosciutigli dall’università. A partire da questa 

data sono susseguiti numerosi scambi di corrispondenza – sia in forma 

B-210/2021 

Pagina 19 

elettronica, sia per posta – per permettere al ricorrente di completare la sua 

domanda e di informarsi sui tempi di evasione della procedura.  

3.4.2.2 Con e-mail del 2 aprile 2020 il ricorrente ha preso atto che in data 

25 febbraio 2020 l’autorità inferiore aveva inserito sull’apposito portale 

(www.precheck.ch), sul quale è possibile controllare l’avanzamento della 

procedura di riconoscimento, l’indicazione di aver ricevuto la sua richiesta, 

nonché di esaminare la completezza della documentazione e di doman-

dare eventuali ulteriori informazioni per posta. Alla luce di questi fatti egli 

ha chiesto all’autorità inferiore ragguagli circa l’ottenimento di un riscontro 

a breve o sulla necessità di fornire qualche chiarimento.  

3.4.2.3 Con e-mail del 6 aprile 2020 l’autorità inferiore ha risposto al ricor-

rente riprendendo in pratica il contenuto della sua e-mail del 5 marzo 2020. 

Con e-mail dello stesso giorno il ricorrente ha comunicato di essere dispia-

ciuto per non aver notato l’e-mail del 5 marzo 2020 e illustrato le ragioni 

alla base del riconoscimento di 75 crediti. Con e-mail del giorno successivo 

l’autorità inferiore ha chiesto al ricorrente di produrre la conferma dell’isti-

tuto universitario a tale riguardo. Con due e-mail del 5 maggio 2020 il ricor-

rente ha inviato all’autorità inferiore due documenti dell’università frequen-

tata, tra cui la conferma per la dispensa di 75 crediti.  

3.4.2.4 In data 6 rispettivamente 7 maggio 2020, l’autorità inferiore ha co-

municato al ricorrente, per posta rispettivamente mediante la piattaforma 

online precheck, che la domanda era completa con effetto dal 5 maggio 

2020 e sarebbe stata esaminata entro un periodo massimo di tre o quattro 

mesi. Mediante e-mail del 29 maggio 2020 il ricorrente, rinviando all’indi-

cazione sul portale precheck, ha chiesto se fosse possibile ricevere un ri-

scontro entro tre/quattro mesi. Dopo di che, l’autorità inferiore gli ha inviato 

con e-mail del 2 giugno 2020 una copia della lettera del 6 maggio 2020. 

Con e-mail del 19 giugno 2020 il ricorrente ha avvisato l’autorità inferiore 

che la lettera in questione non gli era ancora pervenuta. Con e-mail del 

23 giugno 2020 l’autorità inferiore ha nuovamente mandato al ricorrente 

una copia di detto scritto.  

3.4.2.5 Con e-mail del 4 agosto 2020 il ricorrente si è rivolto all’autorità in-

feriore onde ottenere informazioni sullo stato dell’avanzamento della pro-

cedura. Mediante e-mail del 5 agosto successivo, l’autorità inferiore ha ri-

confermato la completezza della domanda a partire dal 5 maggio 2020, 

riprendendo il contenuto della sua lettera del 6 maggio 2020. 

B-210/2021 

Pagina 20 

3.4.2.6 Dopo che il ricorrente, con e-mail del 7 settembre 2020, ha chiesto 

nuovamente ragguagli sullo stato della procedura, l’autorità inferiore gli ha 

comunicato con e-mail del giorno seguente che la mancanza di un risconto 

era dovuta al fatto che si erano resi necessari approfonditi chiarimenti ri-

guardo alla formazione seguita.  

3.4.2.7 Mediante e-mail del 1° ottobre 2020 l’autorità inferiore ha invitato il 

ricorrente a presentare eventuali certificati di lavoro in qualità di fisioterapi-

sta entro il 14 ottobre 2020. Con e-mail del giorno seguente, il ricorrente 

ha ottemperato a tale sollecito, allegando un contratto di lavoro a tempo 

determinato e un certificato (…).  

3.4.2.8 In data 27 ottobre 2020 l’autorità inferiore ha rilasciato la decisione 

parziale qui impugnata.  

3.4.3  

3.4.3.1 In virtù dell’iter procedurale poc’anzi esposto, occorre rilevare che 

tra l’inoltro della domanda di riconoscimento il 7 febbraio 2020 fino all’ema-

nazione della decisione impugnata del 27 ottobre 2020 sono passati più di 

otto mesi. Tuttavia, determinante per far scattare il termine di tre rispettiva-

mente quattro mesi per il disbrigo della domanda di riconoscimento me-

diante decisione è il momento in cui è stata presentata la documentazione 

completa (cfr. supra consid. 3.4.1.1). Conformemente ai fatti suesposti, 

l’autorità inferiore ha comunicato al ricorrente, con invio postale del 6 mag-

gio 2020 e mediante indicazione del giorno successivo sul portale pre-

check, che il suo incarto era completo con effetto dal 5 maggio 2020, prean-

nunciando che la domanda sarebbe stata valutata entro tre, quattro mesi 

al massimo. Per giunta, con e-mail del 5 agosto 2020 la medesima autorità 

ha riconfermato al ricorrente il contenuto del suo scritto del 6 maggio 2020. 

Dalla data di dichiarazione della completezza della domanda (5 maggio 

2020) fino alla resa della decisione parziale qui impugnata (27 ottobre 

2020) sono dunque trascorsi circa cinque mesi e tre settimane, quindi ben 

più dei tre, massimo quattro mesi ai sensi dell’art. 51 cpv. 2 della Direttiva 

2005/36/CE. Se l’autorità inferiore avesse trattato la domanda entro il ter-

mine ordinario di tre mesi, ella avrebbe verosimilmente ancora applicato la 

vecchia prassi e quindi proceduto al riconoscimento diretto della domanda.   

3.4.3.2 Certo, se l’autorità inferiore avesse reso una decisione sul ricono-

scimento entro il termine prorogato di quattro mesi, sarebbe stata adottata 

la prassi più restrittiva, anche se in vigore appena da qualche giorno. Tut-

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tavia, a tale riguardo è giustificato tenere conto della circostanza che il ter-

mine di tre, massimo quattro mesi per il disbrigo della domanda avrebbe 

potuto cominciare a decorrere ancora prima del 5 maggio 2020, se il ricor-

rente avesse preso conoscenza a tempo debito dell’e-mail dell’autorità in-

feriore del 5 marzo 2020 con cui gli veniva chiesto di spiegare i motivi per 

essere stato dispensato dalla frequenza di alcuni moduli. Contrariamente 

a quanto ritenuto dall’autorità inferiore nella sua presa di posizione, questo 

ritardo non potrebbe essere imputato esclusivamente al ricorrente, in que-

sto caso per non aver verificato la sua cartella della posta indesiderata, 

tanto più che la stessa autorità non menziona di aver trasmesso la sua e-

mail con la richiesta di conferma di ricezione e di lettura.  

3.4.3.3 Suscita infine non poche perplessità che l’autorità inferiore, dopo 

aver, per propria ammissione, scoperto e analizzato che i cicli di studio in 

fisioterapia offerti da determinate scuole come l’Università frequentata dal 

ricorrente non includono tirocini in ospedale, affermi di non esaminare i cicli 

di formazione delle singole scuole nella procedura di domanda, bensì di 

valutare ogni singolo fascicolo, ciò che potrebbe dar luogo a risultati diversi. 

Proprio in questo caso, soprattutto il difetto di coordinamento nella tratta-

zione di domande di riconoscimento entrate nello stesso periodo ed aventi 

come oggetto i diplomi in fisioterapia rilasciati dallo stesso istituto di forma-

zione, ha fatto sì che il ricorrente – a differenza di almeno otto colleghi di 

laurea che hanno presentato la propria domanda nello stesso periodo, ma 

che come lui non hanno svolto alcun tirocinio in ospedale oppure svolto 

solo stage di pochi giorni in questo ambito – sia sottoposto al regime più 

severo della nuova prassi. In confronto ai colleghi venuti al beneficio del 

riconoscimento diretto, nel caso del ricorrente non è concepibile che l’au-

torità inferiore abbia atteso quasi cinque mesi dalla conferma della com-

pletezza della domanda per ordinare la produzione di ulteriori documenti 

(cfr. supra consid. 3.4.1.2).  

3.4.3.4 In considerazione delle riflessioni suesposte e della giurisprudenza 

già menzionata (cfr. supra intero consid. 3.2.3, in particolare consid. 3.2.3.4), 

nella presente fattispecie è incompatibile con il principio dell’uguaglianza 

giuridica e della fairness procedurale che il ricorrente debba sopportare gli 

inconvenienti della nuova prassi. Come si è visto, le modalità di svolgi-

mento della procedura in prima istanza permettono in effetti di riconoscere 

che il ritardo procedurale, se non intenzionalmente è in ogni caso oggetti-

vamente imputabile all’autorità inferiore. A ciò si aggiunge l’elevato grado 

di comparabilità tra il caso del ricorrente e i dieci altri casi da lui indicati, di 

cui otto riconosciuti dall’autorità inferiore, per quanto riguarda la formazione 

universitaria identica presso lo stesso istituto, il momento pressoché 

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uguale del rilascio del diploma e i periodi di inoltro delle domande di rico-

noscimento praticamente uguali o molto simili. Questo alto grado di com-

parabilità impone una maggiore considerazione del principio della parità di 

trattamento. La decisione interna dell’autorità inferiore di applicare la nuova 

prassi a tutte le richieste pendenti e non ancora evase al momento dell’en-

trata in vigore della stessa, anche se erano da mesi pronte per essere de-

cise, non tiene debitamente conto del principio della parità di trattamento 

nel caso concreto e si rivela particolarmente discriminatoria se l’autorità 

era cosciente di non aver ancora deciso su tutte le richieste provenienti da 

questo gruppo di domande identiche o molto simili. Per soddisfare il princi-

pio della parità di trattamento ed evitare evidenti ed urtanti disuguaglianze, 

l’autorità inferiore avrebbe quindi dovuto trattare la domanda del ricorrente 

in applicazione della vecchia prassi e procedere al riconoscimento diretto 

del diploma. Omettendo di farlo, l’autorità inferiore è incorsa in una viola-

zione del principio dell’uguaglianza giuridica e della fairness procedurale.  

3.4.3.5 Di conseguenza, il ricorso si rivela fondato e come tale va accolto, 

nel senso che la decisione impugnata va annullata, è accertata l’equiva-

lenza del diploma del ricorrente in fisioterapia con il corrispondente titolo 

svizzero di fisioterapista e l’autorità inferiore è tenuta a rilasciare una con-

ferma per il riconoscimento del diploma estero. Così stando le cose, non 

occorre esaminare le ulteriori censure sollevate dal ricorrente (cfr. fatti lett. 

D, in fine). 

4.  

Visto l’esito del procedimento da cui il ricorrente esce parte vittoriosa, si 

prescinde dal prelevare spese processuali (art. 63 cpv. 1 PA nonché art. 6 

lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]). L'anticipo versato dal ricorrente nei termini utili e pari a 

fr. 1'500.– gli viene pertanto restituito. Giusta l'art. 63 cpv. 2 PA nessuna 

spesa processuale è messa a carico dell'autorità inferiore. Il ricorrente, non 

assistito da un avvocato, non ha diritto all'assegnazione di un'indennità per 

le spese ripetibili (art. 64 PA e art. 7 segg. TS-TAF).  

  

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Pagina 23 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

1.1 Il ricorso è accolto.  

1.2 La decisione parziale dell’autorità inferiore del 27 ottobre 2020 è annul-

lata.  

1.3 È accertata l’equivalenza del diploma di laurea estero del ricorrente in 

fisioterapia ottenuto il 22 novembre 2019 con il corrispondente titolo sviz-

zero di fisioterapista. 

1.4 L’autorità inferiore è tenuta a rilasciare una dichiarazione di riconosci-

mento del diploma.  

2.  

Non si prelevano spese processuali e non si assegna alcuna indennità a 

titolo di spese ripetibili. 

3.  

L'anticipo spese di CHF 1'500.– è restituito al ricorrente dopo un termine di 

trenta giorni dal passaggio in giudicato della presente sentenza. 

  

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4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (raccomandata con avviso di ricevimento; allegati: 

formulario "Indirizzo per il pagamento"; copia dello scritto, senza 

allegati, dell’autorità inferiore del 15 luglio 2021 per informazione); 

– autorità inferiore (atto giudiziario). 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Pietro Angeli-Busi Corrado Bergomi 

 

 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: 15 dicembre 2021