# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c2b71c9f-635e-53c5-9adb-c806ca66e1c9
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-12-31
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 31.12.2013 PVG 2013 10
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2013-10_2013-12-31.pdf

## Full Text

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Sussidi cantonali per gli insegnanti. Metodo di calcolo applica- bile 
ad un comune che riprende la scuola di un altro comune.
– Per i comuni il metodo di calcolo del sussidio cantonale per gli 

insegnanti si conforma alla loro capacità finanziaria giusta quanto 
stabilisce l’art. 22 OS (nella versione in vigore fino al 31 luglio 
2013), mentre per le corporazioni di comuni il cal- colo avviene 
applicando un metodo misto conformemente all’art. 23 OSIns 
(in vigore fino al 31 luglio 2013); metodo di calcolo applicabile 
ad un comune che prende a carico la scuola di un altro 
comune in base ad un contrat o o ad una convenzione 
speciale (cons. 1 – 3).

– Nessuna violazione del principio della parità di trat amento 
(cons. 4).

Kantonsbeiträge für Lehrpersonen. Berechnungsmethode für 
eine Gemeinde, welche die Schule einer anderen Gemeinde 
übernimmt.
– Für Gemeinden ist die Berechnungsmethode der Kantons- 

beiträge für Lehrpersonen abhängig von deren Finanzkraft 
gemäss Art. 22 SchlV (in der bis 31. Juli 2013 geltenden Fas- 
sung), während gemäss Art. 23 LBV (bis 31. Juli 2013 in 
Kraft) für Gemeindeverbände eine gemischte Berechnung 
angewendet wird; anwendbare Berechnungsmethode für eine 
Gemeinde, die gemäss Vertrag oder spezieller Verein- barung 
die Schule von einer anderen Gemeinde übernimmt (E. 1– 3).

– Keine Verletzung des Gleichbehandlungsprinzips (E. 4).

Considerando in diritto:
1. E’ controverso il calcolo dei sussidi annui allo stipendio

per insegnanti della scuola elementare del comune convenuto, 
dopo che lo stesso ha, quale ente scolastico responsabile, accolto 
le allieve e gli allievi della scuola elementare di un altro comune 
che si trova in una classe di capacità finanziaria meno forte e che 
pertanto, per la propria scuola, avrebbe avuto diritto ad un sussi- 
dio più cospicuo.

2. a) Ai sensi dell’art. 54 cpv. 1 cifra 3 della LS, il Cantone 
versa alle scuole pubbliche sussidi per le scuole elementari pari 
al 20 fino al 55 percento degli importi forfettari fissati dal Gran 
Consiglio nella OSIns. Giusta il capoverso 3 dello stesso disposto, 
era il Gran Consiglio a dover stabilire l’ammontare dei sussidi in 
un’ordinanza d’esecuzione. In base all’art. 22 OS, il Cantone

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sovvenziona, a seconda della capacità finanziaria dei comuni, il 
20 percento, il 28 percento, il 37 percento, il 46 percento o il 55 
percento degli importi giusta il capitolo II dell’OSIns. L’art. 23 OS 
riguarda il calcolo per corporazioni di comuni e circoli. In base a 
detto disposto, per la determinazione dei sussidi cantonali allo 
stipendio, da versare alle corporazioni di comuni e ai circoli a so- 
stegno dello stipendio del corpo insegnante, viene ponderata   
la capacità finanziaria dei comuni interessati in proporzione al 
numero dei loro abitanti (cpv. 1). Per il computo dell’indice misto 
si tiene conto di un comune anche quando manda alla scuola 
della corporazione di comuni o del circolo almeno un’alunna 
rispettivamente un alunno all’anno, pur non essendone mem- 
bro (cpv. 2).

b) Per interpretare una norma di legge ci si riferisce in 
primo luogo al suo tenore letterale (cfr. DTF 138 V 54 cons. 4.2, 
137 V 437 cons. 3.2, 137 V 276 cons. 4.2, 137 V 195 cons. 5.1, 
137 V 188 cons. 6.2.1). Secondo la giurisprudenza, ci si discosta dal 
senso letterale di un testo chiaro, facendo capo all’interpretazione, 
solamente qualora delle ragioni oggettive inducano a ritenere che 
esso non restituisce il vero significato della disposizione in esame. 
Simili ragioni possono risultare dai lavori preparatori, dallo scopo 
e dal senso della disposizione legale, così come dalla sistematica 
della legge. Se il testo di una norma non appare invece completa- 
mente chiaro o si presta a diverse possibili interpretazioni, la sua 
portata viene allora determinata tenendo conto dei lavori prepa- 
ratori (interpretazione storica), del suo senso e scopo (interpreta- 
zione teleologica), nonché della sua relazione con altri disposti (in- 
terpretazione sistematica; DTF 135 II 81 cons. 2.2, 135 V 157 cons. 
4.1, 131 II 252 cons. 4.1, 134 I 193 cons. 5.1 e 134 II 252 cons. 2.3). 
Il Tribunale federale non privilegia un criterio d’interpretazione in 
particolare: per accedere al senso di una norma preferisce, prag- 
maticamente, ispirarsi a un pluralismo interpretativo (DTF 135 II 
243 cons. 4.1 e 135 III 483 cons. 5.1). Se sono possibili più inter- 
pretazioni, dà la preferenza a quella che meglio si concilia con la 
Costituzione, partendo dall’idea che il legislatore federale non pro- 
pone soluzioni contrarie ad essa (DTF 131 II 567 cons. 3.5, 131 II 
716 cons. 4.1 e 130 II 71 cons. 4.2).

c) Per il comune ricorrente, la presa a carico da parte di un 
comune della scuola di un altro comune in base ad un contratto o 
ad una convenzione speciale sarebbe una forma di collaborazione 
mista che il legislatore non avrebbe previsto nell’ambito della le- 
gislazione d’esecuzione alla LS. Per questo il sussidio in parola

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dovrebbe essere calcolato, per questa particolare forma di organi- 
zzazione, in base al metodo misto e non a quello valido per i co- 
muni. Nell’evenienza, i due comuni in oggetto avrebbero scelto 
questa forma di collaborazione, onde evitare l’ingente dispendio 
amministrativo che una corporazione comporterebbe, soprattutto 
in considerazione delle limitate risorse di personale di cui dispor- 
rebbe il comune di B. Giusta la bozza di convenzione agli atti, per 
il periodo qui in discussione, il Comune di B. avrebbe rinunciato 
alla conduzione di una scuola propria e affidato le allieve e gli al- 
lievi alla scuola di A. come ente responsabile. In seno alla scuola 
di A., al Comune di B. veniva garantito il diritto di essere sentito a 
titolo consultivo prima di ogni importante decisione suscettibile di 
influenzare le allieve e gli allievi di detto comune.

3. a) In conformità all’art. 16 LS, ogni ragazza e ragazzo 
deve frequentare la scuola del comune, in cui risiede stabilmente 
anche se a richiesta può essere ammessa o ammesso alla scuola 
di un altro comune. I comuni interessati si accordano circa l’even- 
tuale tassa scolastica a carico in genere del comune di residenza 
della ragazza o del ragazzo. In casi controversi il Dipartimento de- 
cide circa l’assegnazione a una scuola e la tassa scolastica. Giusta 
l’art. 48 LS, il comune di domicilio dà la possibilità ad ogni ragaz- 
za e ragazzo di frequentare la scuola popolare (cpv. 1). I comuni 
che non hanno alcuna scuola elementare e che non fanno parte di 
alcun ente scolastico responsabile, garantiscono alle proprie sco- 
lare e ai propri scolari la frequenza di questo tipo di scuola stipu- 
lando un contratto con un ente scolastico responsabile. Quest’ul- 
timo ha l’obbligo di accogliere le scolare e gli scolari nella sua 
scuola, per quanto lo consentano i locali e il corpo insegnante di- 
sponibili. Il comune di domicilio si assume le tasse scolastiche e le 
spese di trasporto, a meno che l’ente scolastico responsabile non 
adotti un’altra soluzione che non prevede la partecipazione alle 
spese delle scolare e degli scolari. In casi controversi il Diparti- 
mento decide sull’assegnazione e sulle tasse scolastiche. Resta ri- 
servata la possibilità di una decisione di adesione ai sensi della LC, 
giusta la quale il Governo può decretare l’adesione di un comune 
ad una corporazione se l’assolvimento dei compiti pubblici attri- 
buiti ad una corporazione regionale o comunale è possibile sol- 
tanto mediante la partecipazione di comuni che non vi hanno ade- 
rito o se un’adesione viene rifiutata dalla corporazione senza 
motivi sufficienti (cfr. art. 55 LC).

b) In conformità a questi disposti legali, risulta chiaro che 
nel nostro cantone la scuola elementare è di competenza dei co-

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muni, e che questi possono scegliere tra due forme di organizza- 
zione. La prima concerne un’organizzazione a livello comunale, 
alla quale possono far capo, non solo alcune o alcuni, ma anche 
tutte le allieve e tutti gli allievi di un altro comune che ha rinun- 
ciato ad una scuola propria, e, la seconda, riguarda una corpora- 
zione regionale o comunale o una scuola di circolo (qui di seguito 
detta semplicemente corporazione). Come è infatti deducibile 
dagli art. 16 e 48 LS, la normativa in materia scolastica lascia 
aperta agli alunni la possibilità, a certe condizioni, di frequentare 
la scuola di un altro comune ed al comune di rinunciare alla pro- 
pria scuola e di incaricare di questo compito un ente respon- 
sabile, sia questo una corporazione o un altro comune, come 
nell’evenienza. Contrariamente pertanto a quanto preteso nel ri- 
corso, indipendentemente dal fatto di sapere dove gli allievi di un 
determinato comune vadano a scuola, la scuola resta organizzata 
solo in questi due modi: comunale o corporazione.Tra queste due 
forme di organizzazione scolastiche non vi sono ibridi che il legi- 
slatore non avrebbe considerato nel calcolo dei sussidi. Come di- 
mostra la lista fornita dal dipartimento convenuto, l’esempio del 
comune ricorrente è lungi dall’essere il solo nei Grigioni. Almeno 
15 comuni sono attualmente organizzati come lo è il comune ri- 
corrente e la scuola di alcuni di questi comuni è ente responsabile 
di uno o di più altri comuni. Così ad esempio la scuola della capi- 
tale cantonale è ente responsabile di sei altri comuni. Pretendere 
che tale eventualità non sia stata considerata dal legislatore 
nell’ambito dell’adozione della LS nel 2000 e nella relativa revi- 
sione dell’OS non appare in questa situazione difendibile. Sulla 
scorta delle informazioni fornite dal dipartimento convenuto, è da 
oltre un decennio che nel nostro cantone esistono simili forme di 
collaborazione.

c) Concretamente, dal punto di vista dell’organizzazione 
scolastica, la scuola dell’ente ricorrente è rimasta tale anche dopo 
l’assunzione degli allievi del comune vicino. Questa scuola non ha 
per questo assunto carattere intercomunale, ma è rimasta la 
scuola comunale di A. e i docenti incaricati di impartire le lezioni in 
detta scuola sono rimasti impiegati del comune di A., esattamente 
come in precedenza. In pratica, accogliendo allieve e allievi del vi- 
cino comune, la scuola di B. è venuta a contare un numero mag- 
giore di alunni, ma ha mantenuto inalterato il proprio carattere di 
scuola comunale, analogamente a quanto avviene per qualsiasi al- 
tra allieva o altro allievo che, anziché frequentare la scuola del co- 
mune di domicilio, si reca a scuola in un altro comune. Per questo

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fatto, la scuola del comune che ospita l’allieva o l’allievo non di- 
venta in parte anche la scuola del comune di domicilio di detta per- 
sona, ma mantiene inalterato il proprio carattere di scuola mera- 
mente comunale. Dal punto di vista del carattere comunale della 
scuola, non ha alcuna rilevanza il fatto che sia una sola ragazza o 
un solo ragazzo, anziché tutta la scuola, a frequentare una scuola 
che non sia quella del comune di domicilio. Se un comune vuole 
che la scuola che ospita le allieve e gli allievi di un altro comune 
partecipi anche all’economicità dell’andamento scolastico dovrà 
scegliere una forma di collaborazione diversa da quella preferita 
nel caso di specie. Anziché accettare una delega dei compiti 
dell’altro comune, il Comune di B. avrebbe potuto scegliere una 
forma di partecipazione tramite corporazione, la quale avrebbe po- 
tuto beneficiare del calcolo misto applicabile in simili casi.

d) Il ricorrente ritiene che per il calcolo del sussidio non 
possa essere la forma dell’organizzazione data alla scuola ad es- 
sere determinante, bensì la situazione del comune di provenienza 
delle allieve e degli allievi. In primo luogo questa questione non 
ha alcuna rilevanza nell’ottica della pretesa lacuna legale. O il le- 
gislatore non ha previsto la forma di organizzazione che ci occupa 
e allora è dato disquisire sull’eventuale possibilità di una lacuna 
legale, oppure viene contestato il metodo di calcolo, ciò che però 
non ha alcuna attinenza con la controversa questione dell’esi- 
stenza di una lacuna legale. Per questo Giudice però, la distinzione 
fatta nell’OS in base all’organizzazione della scuola con diritto al 
sussidio non dà comunque adito a critiche, in quanto beneficiaria 
del sussidio allo stipendio degli insegnanti è – giusta l’art. 54 cpv. 
1 cifra 3 LS – la scuola, ovvero quella comunale o la corporazione, 
come del resto è logico, e non il comune di provenienza degli al- 
lievi. Non vi è allora alcuna incongruenza, se il sussidio viene cal- 
colato in base all’organizzazione della scuola come previsto agli 
art. 22 e 23 OS, essendo gli insegnanti dipendenti di tali enti.

e) A sostegno della necessità di considerare nel calcolo del 
sussidio il comune di provenienza delle allieve e degli allievi, il co- 
mune convenuto invoca il metodo di calcolo di altri tipi di sussidi 
in materia di educazione, i quali confermerebbero la tesi di parte 
attrice. L’art. 10 cpv. 2 dell’ordinanza sul sovvenzionamento di edi- 
fici e impianti sportivi scolastici (Ordinanza sulle costruzioni sco- 
lastiche; CS 421.300) prevede l’applicazione di un’aliquota mista, 
in considerazione del numero di abitanti e di bambini soggetti 
all’obbligo scolastico, nel caso in cui più comuni con una capacità 
finanziaria diversa costruiscano un edificio o un impianto sportivo

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scolastico. Questa però è propriamente la situazione nella quale 
due comuni assieme eseguono un impianto sportivo, mentre 
nell’evenienza qui in discussione uno dei comuni ha rinunciato ad 
eseguire un compito pubblico, delegandolo ad un altro. Il riferi- 
mento a questa norma non fa quindi che confermare la tesi di 
parte convenuta. Per il resto, l’aliquota dei sussidi allo stipendio 
per le scuole dell’infanzia che vengono frequentate da bambini 
provenienti da diversi comuni giusta l’art. 28 LSI, viene fissata dal 
Dipartimento dell’educazione, che non applica un indice misto ai 
sensi dell’art. 23 OS, per cui anche il richiamo a tale norma non 
giova alla tesi del comune ricorrente.

f) Giusta la giurisprudenza federale, il principio della lega- 
lità (art. 5 cpv. 1 Cost.), che vige in ambito amministrativo, esige 
l’esistenza di una base legale anche nel settore che vede l’ammi- 
nistrazione quale fornitrice di prestazioni (DTF 130 I 5 cons. 3.1, 
128 I 121 cons. 3c, 123 I 3 cons. 2b, 121 I 24 cons. 2 e 103 Ia 
380 cons. 5 e 6). Nell’evenienza, gli art. 22 e 23 OS contemplano la 
possibilità di accordare sussidi allo stipendio per insegnanti ai co- 
muni, in base alla loro classe di capacità finanziaria ed alle corpo- 
razioni di comuni e ai circoli, in base alla capacità finanziaria dei 
comuni interessati in proporzione al numero dei loro abitanti. 
Destinatari del sussidio sono quindi i comuni e le corporazioni. 
Non esiste allora alcuna lacuna legislativa colmabile mediante in- 
terpretazione per il caso di cui, come nell’evenienza un comune 
accolga nella propria scuola tutte le allieve e tutti gli allievi di un 
altro comune. Unico beneficiario del sussidio è il comune sul ter- 
ritorio del quale è organizzata la scuola ed essendo questa una 
scuola comunale è decisiva la sola classe di capacità finanziaria di 
questo comune. In principio quindi il testo dell’ordinanza non 
permette di concludere all’esistenza di lacune, che spetterebbe a 
questo Giudice colmare, anche se indubbiamente, come dimo- 
strano le argomentazioni di ricorso, vi sarebbero validi motivi a 
sostegno di forme di sovvenzionamento calcolate in modo di- 
verso. Il compito di introdurre un sistema di sussidio per certi a- 
spetti più equo spetta però al potere legislativo e non a quello giu- 
diziario tramite interpretazione di norme come tali chiare e che 
non si prestano a tale scopo.

4. a) Per i ricorrenti, si imporrebbe una interpretazione del 
sistema di calcolo del contributo in modo conforme alla Costitu- 
zione, poiché lo stesso violerebbe il principio della parità di tratta- 
mento. Infatti, quanto viene richiesto dal comune ricorrente, 
ovvero che nel calcolo del sussidio venga tenuta in considerazione

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anche la classe di capacità finanziaria del comune di invio dell’al- 
lieva o dell’allievo vale già in ogni caso per le corporazioni. L’art. 
23 cpv. 2 OS prevede infatti che per il computo dell’indice misto si 
tenga conto di un comune anche quando manda alla scuola della 
corporazione di comuni o del circolo almeno un’alunna rispettiva- 
mente un alunno all’anno, pur non essendone membro. Il princi- 
pio della parità di trattamento non vieta che vengano effettuate 
distinzioni, ma richiede che le stesse siano giustificate da ragioni 
serie e oggettive. In altre parole, esso impone unicamente che fat- 
tispecie giuridicamente uguali siano trattate in modo uguale e che 
fattispecie giuridicamente diverse lo siano in modo diverso (DTF 
131 I 103 cons. 3.4, 129 I 357 cons. 6 e 121 I 100 cons. 3a). Occorre 
allora stabilire se questa manifesta disparità nel computo del con- 
tributo sia giustificata dalla diversità di situazioni.

b) Va in primo luogo precisato che il computo di un sussi- 
dio in base alla classe di capacità finanziaria e quello che richiede 
l’applicazione del metodo misto sono già essenzialmente tanto 
dissimili tra di loro da giustificare per questo fatto elementi di 
computo diversi. Da quanto è poi desumibile dai lavori prepara- 
tori, l’art. 23 OS era reputato regolamentare il metodo di computo 
del sussidio per le corporazioni. Quale membro della corpora- 
zione per l’applicazione del calcolo misto veniva considerato ogni 
comune che lasciava istruire presso detto ente almeno un’allieva 
o un allievo per anno. Veniva poi precisato che per il calcolo del 
metodo misto non era pertanto determinante l’appartenenza giu- 
ridica alla corporazione, ma l’effettiva utilizzazione della scuola 
della corporazione (Messaggio del Governo del 1989/1990, fasci- 
colo no. 8, pag. 558). Questa speciale norma era stata presentata 
in parlamento quale misura «per contrastare eventuali abusi 
dell’armamentario della corporazione» (vedi Protocollo del Gran 
Consiglio della sessione di febbraio/marzo 1990, pag. 708). Infatti, 
il metodo di calcolo misto avrebbe permesso a comuni dotati di 
una classe di capacità finanziaria più forte degli altri di magari 
astenersi dall’aderire alla corporazione o di uscire dalla stessa, pur 
inviando i propri allievi alla scuola consortile, onde permettere 
all’ente di beneficiare di sussidi maggiori. Per il dipartimento con- 
venuto poi, con questa scelta si voleva promuovere questo tipo di 
collaborazione intercomunale e tra regioni. In effetti, in termini di 
razionalizzazione delle risorse (insegnanti, aule scolastiche, pale- 
stre ecc.), la forma della corporazione scolastica offre indubbia- 
mente maggiori vantaggi rispetto ad una miriade di scuole comu- 
nali di piccoli comuni. Contrariamente poi alla forma di

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collaborazione qui in discussione, basata essenzialmente sulla 
disponibilità dell’ente comunale responsabile, la corporazione 
offre maggiore stabilità all’andamento scolastico di un comune 
che vi ha aderito. Nell’ambito della corporazione, infatti, il comune 
può partecipare più attivamente alle decisioni e la sorte scolastica 
di un tale comune non dipende normalmente solo dalla disponi- 
bilità del comune di accoglienza della scuola a voler continuare la 
collaborazione. Del resto al Governo è data facoltà di decretare l’a- 
desione di un comune ad una corporazione qualora ciò fosse ne- 
cessario. Alla luce di queste considerazioni è allora indubbio che il 
diverso trattamento riservato agli enti scolastici comunali rispetto 
a quello delle corporazioni per il calcolo del contributo di allieve e 
allievi provenienti da altri comuni ha una propria giustificazione 
oggettiva e quindi non contravviene al principio della parità di 
trattamento. Ne consegue che anche sotto questo aspetto non è 
dato interpretare l’art. 23 OS nel senso che il comune ricorrente re- 
puta essere il solo consono alla Costituzione, non generando que- 
sta norma alcuna disparità di trattamento.

c) Infine, per il comune ricorrente, il rifiuto di operare con 
il metodo di calcolo misto verrebbe applicato solo a scapito 
dell’ente scolastico comunale. Probabilmente, infatti, se la que- 
stione avesse riguardato l’afflusso di allieve e allievi provenienti 
da un comune con una classe di capacità finanziaria più forte di 
quella dell’ente comunale responsabile la scelta sarebbe stata di- 
versa. Anche questa tesi viene però sconfessata dalla reale situa- 
zione di fatto. Questa eventualità si presenta, infatti, nella stessa 
D., dove la scuola di E. (sussidiata in ragione del 28 %) ha assunto 
quella di F. (che avrebbe diritto ad un sussidio del 20 %) e che con 
l’applicazione del metodo misto verrebbe conseguentemente a 
perdere dei sussidi per  l’anno  scolastico  ancora  in  corso  di 
fr. 7359.65. In generale è però dato ammettere che la situazione 
nella quale viene a trovarsi il comune ricorrente è quella più fre- 
quente, essendo di solito i comuni con una classe di capacità fi- 
nanziaria più debole a (dover) rinunciare alla conduzione di una 
loro scuola. Viste però le considerazioni che precedono, questi sin- 
goli aspetti non possono essere determinanti ai fini del presente 
giudizio.
U 13 4 Sentenza del 28 maggio 2013