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**Case Identifier:** 4296daea-791e-5486-b048-d07a2848885d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-06-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.06.2023 D-3398/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3398-2023_2023-06-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3398/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  g i u g n o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Thomas Segessenmann;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dall'avv. Rosa Maisto, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 6 giugno 2023 / N (…). 

 

 

 

D-3398/2023 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) marzo 

2023, depositando agli atti copia della sua taskara, la patente di guida 

belga, il fermo immagine di un messaggio di posta elettronica da parte delle 

autorità della città di Antwerpen, 

l’estratto della banca dati europea “Eurodac” del (…) marzo 2023, da cui si 

evince che il richiedente ha depositato una domanda d’asilo in Grecia il (…) 

luglio 2019 ed il seguente (…) gennaio 2020 ha depositato una seconda 

domanda in Belgio, 

il verbale del colloquio Dublino del (…) aprile 2023 dell’interessato, 

la richiesta di ripresa in carico del richiedente del (…) aprile 2023 da parte 

della SEM all’autorità belga preposta, fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d del 

regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III), 

l’accettazione del (…) aprile 2023 da parte belga, sulla base dell’art. 18 

par. 1 lett. d RD III, della ripresa in carico dell’interessato, 

la documentazione medica all’incarto, 

la decisione della SEM del (…) giugno 2023, notificata in medesima data 

(cfr. [atto della SEM] n. [{…}]-25/1), di non entrata nel merito giusta 

l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con conseguente trasferimento 

dell’interessato verso il Belgio ed esecuzione della predetta misura, non-

ché constatando l’assenza di effetto sospensivo di un eventuale ricorso, 

il ricorso inoltrato il (…) giugno 2023 dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale), contro la summenzionata decisione della 

SEM, con richieste procedurali tendenti d’un canto alla sospensione 

dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare ed alla conces-

sione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto, all’accoglimento 

dell’istanza d’assistenza giudiziaria formulata dall’interessato, nel senso 

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dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo, 

la documentazione allegata al ricorso, ed in particolare la decisione impu-

gnata e l’indice degli atti dell’autorità di prime cure, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA, 

che il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso 

dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi); che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti, 

che nel suo memoriale ricorsuale, l’insorgente rimprovera dapprima alla 

SEM di aver violato il principio inquisitorio, nonché il suo obbligo di motiva-

zione, 

che in tal senso, egli si prevale di censure formali, che occorre esaminare 

preliminarmente, in quanto sono suscettibili di condurre all’annullamento 

della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati,  

142 II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit., 138 I 232 consid. 5; DTAF 2019 VI/6 con-

sid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3), 

che nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio; che ciò significa che l’auto-

rità competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA); 

che in concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla 

trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal 

fine le opportune prove a riguardo; che il principio inquisitorio non dispensa 

comunque le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in 

modo particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto 

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l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi 

propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che, se del caso, l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridica-

mente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, può comportare si-

multaneamente la violazione del diritto di essere sentito, il quale fa parte 

delle garanzie procedurali generali previste dalla Costituzione e consacrato 

all’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. sentenza del Tribunale D-2516/2019 del 17 giu-

gno 2019 consid. 4.2 e rif. cit.), 

che l’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è inoltre corollario 

fondamentale del diritto di essere sentito; che detta prerogativa è finaliz-

zata a permettere ai destinatari e a tutte le persone interessate, di com-

prenderla, eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile 

all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo con-

trollo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenza del 

Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1); che ciò non signi-

fica che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo 

su tutte le argomentazioni addotte; che essa può occuparsi delle sole cir-

costanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1,  

141 V 557 consid. 3.2.1; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1), 

che in primo luogo, il ricorrente sostiene nel suo gravame che l’esistenza 

del rischio di violazione da parte del Belgio del principio di non-respingi-

mento, viste sia la decisione negativa presa nei suoi confronti sul territorio 

belga nonché la situazione attuale in Afghanistan, non sarebbero state og-

getto da parte della SEM di alcuna valutazione nella sua decisione; che la 

violazione dell’obbligo di motivazione in tal senso da parte dell’autorità in-

feriore, si concretizzerebbe in un inesatto ed incompleto accertamento dei 

fatti giuridicamente determinanti; che difatti, omettendo di prendere in con-

siderazione l’asserita prassi da parte delle autorità belghe di allontanare i 

richiedenti verso l’Afghanistan, oltre che mancando di analizzare la situa-

zione del sistema d’accoglienza belga e l’impossibilità per il ricorrente di 

interporre ricorso nei confronti della decisione negativa, la SEM non 

avrebbe ottemperato al suo dovere di accertare in modo completo i fatti 

rilevanti per l’esame della liceità del trasferimento del ricorrente in Belgio, 

che altresì, il ricorrente citando due sentenze del Tribunale, ritiene che l’au-

torità inferiore avrebbe dovuto chiarire presso le autorità belghe il motivo 

per il quale la domanda d’asilo del ricorrente sarebbe stata respinta, 

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che risulta dalle circostanze di specie che la SEM, nella sua decisione, 

doveva esaminare se il Belgio era lo Stato membro competente ai sensi 

del RD III per condurre la procedura d’asilo e d’allontanamento del richie-

dente, 

che dalla lettura della decisione impugnata, si evince che l’autorità inferiore 

ha intrapreso adeguatamente tale esame, procedendo ad un’analisi com-

pleta di tutte le questioni determinanti per la causa, comprensiva anche 

della questione circa il divieto di non-respingimento, a differenza di quanto 

censurato nel gravame dall’insorgente (cfr. decisione impugnata, p.to II, 

pag. 2 segg.; più specificatamente per quanto concerne il principio di non-

respingimento il p.to II, pag. 3 e pag. 4 del provvedimento avversato); che 

peraltro, nella sua analisi, la SEM ha tenuto conto di tutti gli elementi perti-

nenti presenti nell’incarto al momento della pronuncia della decisione (cfr. 

p.to I, pag. 2 in relazione agli atti presenti nell’incarto elettronico della 

SEM), 

che in tale contesto, essendo che l’autorità resistente ha esaminato suffi-

cientemente se il trasferimento dell’insorgente verso il Belgio comportasse 

una violazione degli obblighi internazionali della Svizzera (cfr. decisione 

impugnata, p.to II, pag. 2 segg.), la detta autorità non aveva nessun obbligo 

d’intraprendere delle misure d’istruzione in relazione all’esito riservato alla 

domanda depositata in tale Paese dal ricorrente, essendo già sin d’ora ri-

levato come un fatto di tale natura rimanga senza incidenza sulla determi-

nazione della competenza ai sensi del RD III (cfr. infra pag. 6 segg.; nello 

stesso senso anche la sentenza del Tribunale D-4886/2022 del 3 novem-

bre 2022), 

che peraltro il ricorrente, nel corso del colloquio Dublino, non ha sollevato 

alcun timore di venir allontanato verso l’Afghanistan, affermando in realtà 

che “nessuno l’ha obbligata a lasciare il Belgio”; che per quanto l’asserita 

impossibilità di presentare ricorso contro la decisione delle autorità belghe, 

si osserva che il ricorrente non ha in alcun modo sostanziato tale circo-

stanza, limitandosi ad indicare di essersi recato 2 volte presso l’ufficio di 

migrazione competente e di non essere riuscito ad ottenere informazioni in 

tal senso siccome vi erano troppe persone; che l’asserito mancato accesso 

ad una procedura di ricorso potrebbe piuttosto risiedere nel mancato inte-

resse da parte del ricorrente; che in tal senso nella mail ricevuta vi era 

riportata altresì la possibilità di richiedere informazioni telematicamente; 

che pertanto non si comprende per quali motivi la SEM avrebbe dovuto 

indagare oltre tali aspetti, essendo tra l’altro il suo caso ben diverso dalle 

fattispecie di cui alle due sentenze del Tribunale citate nel ricorso, 

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che fra l’altro, se l’insorgente avesse ritenuto che la decisione ricevuta in 

Belgio avesse una qualche rilevanza per il suo caso, avrebbe potuto già 

produrle egli stesso nell’ambito della procedura di prima istanza, nel ri-

spetto del suo obbligo di collaborare ex art. 8 LAsi, 

che per il resto, le ulteriori argomentazioni proposte dall’insorgente nel suo 

ricorso a tal proposito, in quanto si riferiscono principalmente ad elementi 

materiali dell’incarto, sono in realtà tese a rimettere in causa l’apprezza-

mento di merito compiuto dall’autorità inferiore; che pertanto verranno trat-

tate più avanti, 

che visto quanto precede, le censure formali sollevate dall’insorgente nel 

senso sopra ritenuto, risultano malfondate e sono pertanto respinte, 

che venendo ora al merito, occorre chiedersi se la SEM poteva fare appli-

cazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che di 

norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può 

partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-

nazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento, 

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di 

principio non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello 

Stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2 e 8.2.1), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d 

RD III), 

che nella presente disamina, le investigazioni intraprese dalla SEM hanno 

rivelato, che il ricorrente aveva depositato una domanda d’asilo in Grecia 

ed in Belgio il (…) luglio 2019 e rispettivamente il (…) gennaio 2020 (cfr. 

8/1); che tale evenienza è stata pure confermata dall’insorgente nell’ambito 

del suo colloquio Dublino (cfr. n. 16/3), 

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che sulla scorta delle predette circostanze, il (…) aprile 2023, la SEM ha 

quindi chiesto alle autorità belghe, nel termine fissato all’art. 23 par. 2 RD 

III, la ripresa in carico dell’insorgente sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. d RD 

III (cfr. n. 18/8); che il (…) aprile 2023, il Belgio, nel termine previsto 

all’art. 25 par. 1 RD III, ha espressamente ammesso la sua competenza 

per la ripresa in carico dell’insorgente fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. d 

RD III (cfr. n. 21/1), 

che di conseguenza, la competenza del Belgio è di principio data, ciò che 

non viene del resto censurato dal ricorrente nel suo gravame, 

che il ricorrente si oppone tuttavia al suo trasferimento verso il suddetto 

Paese,  

che in proposito, durante il suo colloquio Dublino, egli ha unicamente so-

stenuto che l’unico motivo che si opporrebbe al suo ritorno in Belgio risiede 

nel diniego della propria domanda d’asilo, oltre che un asserito mancato 

accesso alla procedura di ricorso (cfr. n. 16/3), 

che nel suo ricorso, egli allega che il suo trasferimento in Belgio comporte-

rebbe una violazione degli art. 3 par. 2 RD III, dell’art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea (GU C 363/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), dell’art. 3 CEDU, dell’art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (RS 0.105, Conv. tortura) e dell’art. 7 del Patto internazionale su 

diritti civili e politici (RS 0.103.2), in quanto egli verrebbe trasferito in Afgha-

nistan senza aver avuto modo di interporre ricorso contro la decisione 

belga, che non sarebbe rispettosa del principio del divieto di respingimento, 

nonché che verrà a trovarsi in una situazione esistenziale difficile, 

che agli occhi del Tribunale, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III 

non si giustifica nel caso di specie, visto che non esistono fondati motivi 

per ritenere che in Belgio sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 4 

CartaUE; che l’argomentazione generica proposta nel ricorso dall’insor-

gente non è atta in alcun modo a porre in discussione tale conclusione; che 

infatti la stessa è piuttosto da ricondursi ad una serie di congetture prive di 

nessi concreti con la fattispecie di cui si tratta e che in tal senso si osserva 

che il ricorrente ha esplicitamente indicato durante il Colloquio Dublino di 

non essere stato obbligato da nessuno a lasciare il Belgio ed inoltre egli 

non ha sollevato alcuna mancanza del sistema d’accoglienza belga, indi-

cando che l’unico motivo che si opporrebbe al suo trasferimento sarebbe 

la mancata concessione dell’asilo, 

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che la presunzione del rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo da 

parte dello Stato in questione, in particolare il diritto alla trattazione della 

propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-

zione conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), può essere confutata in presenza 

di indizi seri ed avverati che, nel caso concreto, le autorità dello Stato mem-

bro ritenuto come quello responsabile non rispetterebbe il diritto internazio-

nale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che risulta dalle allegazioni dell’insorgente, come pure dalla documenta-

zione prodotta con il ricorso, che le autorità belghe hanno respinto la do-

manda d’asilo dell’insorgente, 

che tuttavia, non sono evincibili né dagli atti né dalle sue dichiarazioni, degli 

indizi che permettano di ritenere che le autorità suddette non abbiano pro-

ceduto ad un esame della sua domanda d’asilo rispettosa delle normative 

comunitarie ed internazionali in materia; per quanto concerne l’asserito 

mancato accesso alla procedura di ricorso contro la decisione il ricorrente 

non ha apportato alcun elemento concreto atto a capovolgere la presun-

zione del rispetto del diritto alla trattazione della propria domanda secondo 

una procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto inter-

nazionale ed europeo, 

che occorre sottolineare in proposito come, al contrario di quanto parrebbe 

ritenere a torto l’insorgente nel suo gravame, una decisione definitiva che 

respinge la domanda d’asilo del ricorrente e pronuncia il suo allontana-

mento verso il paese d’origine, non costituisce, di per sé, una violazione 

del principio di non-respingimento (cfr. la sentenza del Tribunale  

D-4886/2022 del 3 novembre 2022, pag. 9 con ulteriori rif. cit.), 

che invero, si rileva come il RD III non offre il diritto al richiedente l’asilo, di 

scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda d’asilo verrà 

esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3); che al contrario, tramite il prin-

cipio dell’esame della domanda da parte di un unico Stato membro (“one 

chance only”) il RD III intende far fronte al fenomeno delle domande di asilo 

multiple (“asylum shopping”), 

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che il Belgio è uno Stato di diritto e può essere atteso pertanto dal ricor-

rente che, nell’eventualità, intraprenda ogni passo utile e necessario 

presso le autorità competenti al fine di far valere degli eventuali ostacoli al 

suo allontanamento, 

che inoltre, il ricorrente non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che un suo trasferimento nello Stato in questione lo esporrebbe al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza; che invero durante il 

Colloquio Dublino egli non ha lamentato alcuna problematica circa le pro-

prie condizioni in Belgio (cfr. n. 16/3), 

che a tal proposito occorre rammentare che l’art. 3 CEDU non può essere 

interpretato come obbligante gli Stati contraenti a garantire un diritto ad un 

alloggio ad ogni persona che rileva della loro giurisdizione; che tale dispo-

sto, non può neppure fondare un dovere generale di fornire ai rifugiati – e 

a fortiori ai richiedenti soccombenti – un’assistenza finanziaria perché pos-

sano mantenere un certo livello di vita (cfr. sentenza della CorteEDU,  

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, Grande Camera [di se-

guito: GC], n. 41738/10, §176 e rif. citato), 

che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che anche dal punto di vista medico non vi sono problemi di una gravità 

tale da impedirne il rinvio, non essendo le affezioni del ricorrente, ed in 

particolare la frattura del radio distale curata tramite un’operazione chirur-

gica il cui processo di guarigione procede positivamente, (cfr. n. 22/2, 26/2, 

28/2 e 29/2) classificabili quali gravi ai sensi della giurisprudenza conven-

zionale in materia (cfr. sentenze della CorteEDU N. contro Regno Unito del 

27 maggio 2008, [GC], n. 26565/06; Paposhvili contro Belgio succitata, 

§181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1), conclusione pure dell’autorità infe-

riore che l’insorgente non contesta nel ricorso ed alla quale può dunque 

per il resto essere rinviato (cfr. p.to II, pag. 4 e seg. della decisione impu-

gnata), essendo la stessa in merito corretta e completa, 

che visto quanto sopra la SEM non ha quindi violato gli obblighi internazio-

nali della Svizzera, pronunciando il trasferimento dell’interessato verso il 

Belgio, in particolare dal profilo delle disposizioni pertinenti della CEDU, 

della Conv. tortura e della direttiva procedura; che in siffatte evenienze, 

neppure andavano richieste al Belgio maggiori informazioni e garanzie, 

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così come richiesto dall’insorgente nel ricorso (cfr. n. 33 e segg, pagg. 9 e 

segg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), 

che infine, alla luce di quanto sopra, non traspaiono neppure elementi che 

permettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il 

potere di apprezzamento di cui dispone in rapporto all’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-

sto 1999 (RS 142.311, OAsi 1; cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle clausole discre-

zionali da parte della Svizzera, il Belgio rimane competente per il seguito 

della domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del RD III 

ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli 

art. 23, 24, 25 e 29 RD III, 

che considerato quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la deci-

sione della SEM confermata, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, sia le richieste di provvedimento 

supercautelare sia di concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, come 

pure d’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese pro-

cessuali, formulate dal ricorrente, sono divenute senza oggetto, 

che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: