# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** db0fb580-569c-5a75-8e5a-7676bbbc9995
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.02.2025 D-1785/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1785-2023_2025-02-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1785/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice William Waeber;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…) 

Turchia,   

patrocinato da Roberta Condemi, SOS Ticino Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas 

Svizzera, (…) 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 28 febbraio 2023 / N (…). 

 

 

 

D-1785/2023 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l’interessato, cittadino turco di etnia curda ha pre-

sentato in Svizzera il 19 dicembre 2022 (cfr. atto SEM n. [{…}]-3/2),  

il verbale dell’audizione ai sensi dell’art. 29 LAsi del 22 febbraio 2023 (cfr. 

atto SEM n. 17/12), 

la trasmissione della bozza della decisione della SEM del 24 febbraio 2023 

e il parere alla stessa trasmesso dall’interessato in data 27 febbraio 2023 

(cfr. atti SEM n. 19/8 e 20/6), 

la decisione del 28 febbraio 2023, notificata il medesimo giorno, con cui la 

SEM ha negato la qualità di rifugiato e respinto la domanda d’asilo del ri-

chiedente; essa ha inoltre pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera 

nonché l’esecuzione dello stesso provvedimento poiché ammissibile, esi-

gibile e possibile (cfr. atti SEM n. 21/10 e 23/1),  

il ricorso inoltrato il 30 marzo 2023 (data d'entrata: 31 marzo 2023) al Tri-

bunale, con cui il ricorrente chiede l'annullamento della decisione impu-

gnata e, in via principale, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell'asilo in Svizzera, in subordine la concessione dell’ammis-

sione provvisoria, in ulteriore subordine il rinvio degli atti alla SEM per 

nuovo esame delle allegazioni e complemento istruttorio; egli ha altresì 

presentato domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo con protesta di 

tasse e spese, 

i nuovi documenti giudiziari allegati all’atto di ricorso, 

gli ulteriori fatti e atti di causa che, se necessari, verranno ripresi nel pro-

sieguo, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 

dell'ordinanza sui provvedimenti nel settore dell'asilo in relazione al 

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coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]; 

abrogata con effetto dal 15 dicembre 2023 [abrogazione del 22 novembre 

2023, RU 2023 694]; DTAF 2020 I/1 consid. 7) contro una decisione in 

materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi e 31-33 LTAF), è di principio 

ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c nonché 52 cpv. 1 

PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la sentenza è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi), 

che nello specifico, il Tribunale rinuncia allo scambio degli scritti in virtù 

dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-

deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

che preliminarmente, sotto il profilo formale il ricorrente richiede la trasmis-

sione degli atti all’autorità di prime cure per il trattamento del caso in pro-

cedura ampliata; che il Tribunale rileva come la questione circa lo smista-

mento tra la procedura celere (art. 26c LAsi) e la procedura ampliata (art. 

26d LAsi), sia già stata trattata dal Tribunale nella sua sentenza di principio 

DTAF 2020 VI/5M, che è dunque possibile rinviare a tale giurisprudenza 

per maggiori dettagli; che la doglianza deve dunque essere respinta; che 

l'autorità inferiore ha dunque accertato i fatti giuridicamente determinanti in 

maniera corretta e completa; che non risulta inoltre trattarsi di un caso com-

plesso che necessitava di maggiori accertamenti con contestuale passag-

gio alla procedura ampliata, 

che, su domanda, la Svizzera, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

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esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di per-

secuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove 

persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta; che 

sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti 

e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che non sono 

pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che in punto ai motivi d’asilo, il ricorrente sostanzialmente adduce di essere 

stato condannato nel 2017 per aver partecipato a 3 concerti di musica 

curda per il reato di propaganda a favore di un’organizzazione terroristica;  

che egli non ha scontato i 10 mesi inflittigli ma ha beneficiato della libertà 

vigilata per la durata di 5 anni; che in Turchia egli sarebbe stato membro 

del partito HDP per cui ha svolto alcune mansioni a livello locale; che in 

generale egli non si sentiva più sicuro a causa di pressioni sociologiche e 

psicologiche e che pertanto avrebbe deciso di espatriare; che in corso di 

causa, egli ha prodotto della documentazione da cui emerge che nei suoi 

confronti sarebbero state aperte delle procedure penali per i reati di propa-

ganda a favore di un’organizzazione terroristica e di insulto al presidente, 

che il Tribunale rileva che per quanto concerne l’appartenenza al partito 

HDP, il ricorrente non ha addotto di aver subito particolari conseguenze, 

tanto che egli stesso nel verbale d’audizione ha indicato che personal-

mente non ha mai subito alcun pregiudizio (cfr. atto SEM n. 17/12, D34); 

che pertanto il suo attivismo, sia politico, che per la causa curda, non hanno 

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sortito particolari effetti da parte delle autorità turche e che pertanto non 

risulta rilevante ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato, 

che per quanto concerne la condanna di 10 mesi sospesi per il reato di 

propaganda per un’organizzazione terroristica, la stessa è avvenuta nel 

2017, vale a dire circa 5 anni prima dell’espatrio, e a seguito della stessa 

egli non ha più sollevato l’attenzione delle autorità, ad eccezione di quanto 

avvenuto dopo il suo arrivo in Svizzera, come si dirà di seguito,  

che pertanto, giustamente, l’autorità di prime cure ha considerato quanto 

accaduto in Turchia al ricorrente come non determinanti per il riconosci-

mento della qualità di rifugiato; che in tal senso si rimanda alla decisione 

impugnata, 

che le asserite discriminazioni patite dal ricorrente in ragione della sua et-

nia curda non sono rilevanti per l’asilo poiché mancano, nel caso concreto, 

dell’intensità sufficiente per ammettere un serio pregiudizio per la vita, l’in-

tegrità fisica e la libertà ai sensi dell’art. 3 LAsi; che, infatti, in difetto di 

concrete minacce rilevanti per la sua integrità, di evidenze probatorie atte-

stanti le violenze subite da terzi e di qualsivoglia dettaglio afferente alle 

pretese discriminazioni, non si può affermare che le difficoltà sociali ren-

dano l’esistenza dell’insorgente impossibile o insopportabile ai sensi della 

legge sull’asilo, 

che, in generale, la sola appartenenza all'etnia curda non giustifica di prin-

cipio il riconoscimento di fondati timori di esposizione a persecuzioni rile-

vanti per l’asilo (cfr. ex pluris sentenze TAF E-6187/2023 del 13 febbraio 

2024 pag. 9; D-4237/2023 dell’11 ottobre 2023 pag. 7; D-3312/2023 del 28 

giugno 2023 consid. 5.4; D-1907/2023 del 18 aprile 2023 e D‑3786/2020 

del 27 giugno 2022 consid. 9.2.1), che, per il resto, si rinvia alle motivazioni 

indicate nella decisione impugnata, 

che, per questi motivi, è quindi a giusto titolo che la SEM non ha ricono-

sciuto nelle persecuzioni addotte dall’interessato un carattere determinante 

per il riconoscimento della sua qualità di rifugiato, 

che in fase ricorsuale il ricorrente ha prodotto nuovi documenti, 

che il Tribunale può rinunciare all’esame (dell’autenticità) di questi nuovi 

documenti, siccome, pur volendo ammetterne l’autenticità e di riflesso l’ef-

fettiva esistenza di una procedura penale, per i motivi di cui sotto non sus-

sistono motivi d’asilo rilevanti,  

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che per quanto concerne l’asserito reato di offesa al Presidente della Re-

pubblica, di cui il ricorrente sarebbe accusato, dagli atti prodotti emerge 

che il Procuratore della repubblica ha deciso di separare tale procedura 

penale  in data (…) febbraio 2023 (cfr. allegato 9 dell’atto ricorsuale), men-

tre il successivo (…) febbraio 2023, il Giudice delle pene coercitive di 

B._______ ha emanato un mandato di cattura nei confronti del ricorrente 

per il reato di offese al Presidente, disponendo la liberazione del sospettato 

dopo l’interrogatorio (cfr. allegato 10 dell’atto ricorsuale); mentre per il pre-

sunto reato di propaganda per un’organizzazione terroristica, i documenti 

allegati attestano l’apertura di un’inchiesta con la richiesta da parte della 

Procura di B._______  e della Polizia di B._______, con la richiesta di for-

nire la dichiarazione del sospettato e ciò in data 20 e 24 febbraio 2023 (cfr. 

allegati 6-7 dell’atto ricorsuale),  

che stando alle presunte indagini delle autorità turche, il ricorrente avrebbe 

fatto delle condivisioni e pubblicazioni sui social media in favore del Partito 

dei Lavoratori del Kurdistan (PKK); inoltre egli avrebbe commesso il reato 

di insulto al presidente turco, 

che ad ogni modo, il ricorrente non ha un profilo politico di rilievo, essendo 

un semplice impiegato e membro (attivo) dell’HDP (cfr. atto SEM n. 17/12, 

D22 seg.) ed egli stesso ha indicato di non aver avuto direttamente pro-

blemi con le autorità per la sua attività politica (cfr. atto SEM n. 17/12, D34), 

che oltre a ciò, il reato per cui è stato precedentemente condannato è rife-

rito ad una fattispecie differente (partecipazione a concerti di musica) sfo-

ciato in una condanna di lieve entità, peraltro sospesa con la condizionale; 

che pertanto la stessa non risulta rilevante per la valutazione della presente 

procedura penale scaturita sui social network, 

che in considerazione di quanto sopra, segnatamente del fatto che il ricor-

rente non ha precedenti penali di rilievo e che difetta di un profilo politico 

rilevante, in caso di una (improbabile) condanna, non può essere ritenuto 

che egli venga condannato a una pena assortita da un politmalus spropor-

zionatamente severa oppure comportante la tortura o trattamenti disumani 

e degradanti, e che vi sia dunque una probabilità significativa di un’immi-

nente persecuzione rilevante ai fini dell'asilo (cfr. sentenze del TAF E-

4103/2024 dell’8 novembre 2024 [sentenza di riferimento] consid. 9.4; D-

2219/2024 del 28 novembre 2024 consid. 7.1; E-4468/2024 del 19 novem-

bre 2024 consid. 6.3; D-6167/2024 del 19 novembre 2024), 

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che ferme queste premesse, per quanto concerne il riconoscimento della 

qualità di rifugiato e la concessione dell'asilo, il ricorso non merita tutela e 

la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Sviz-

zera (art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a-

silo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'allontana-

mento,  

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), il quale dispone che l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l'am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che, nel caso concreto non sussistono elementi ostativi all'esecuzione del 

suo allontanamento verso la Turchia,  

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispone della 

qualità di rifugiato (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, non v’è 

pure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e 

serio di essere esposto ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 

CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105), 

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che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento risulta ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, in Turchia non vige attualmente un conte-

sto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità 

del territorio, nonostante la ripresa del conflitto curdo-turco e gli scontri ar-

mati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-est del Paese dal luglio 

2015 e gli sviluppi successivi al tentativo di colpo di Stato del luglio 2016, 

che, nel caso in disamina, l’interessato non può nemmeno avvalersi di mo-

tivi ostativi individuali; che, invero, egli è giovane, è istruito e dispone di 

alcune esperienze professionali pregresse che gli hanno permesso di man-

tenersi economicamente; che sotto il profilo della salute agli atti non vi è 

alcuna documentazione medica che attesti problemi particolari; che egli di-

spone in Turchia un’ampia rete familiare in grado di sostenerlo e in partico-

lare a B._______, dove la famiglia è proprietaria di un immobile; che per 

quanto concerne l’asserito rischio di rimanere disoccupato, il Tribunale 

constata che in passato il ricorrente ha svolto diverse attività lavorative, tra 

cui nell’ambito della sartoria, dei servizi e del turismo quale cameriere e 

aiuto cucina (cfr. atto SEM n. 17/12, D68-D74); che pertanto egli dispone 

di esperienza in diversi ambiti lavorativi e potrà trovare una nuova occupa-

zione lavorativa, 

che, ciò posto, il ricorrente è quindi perfettamente in grado di reinserirsi nel 

mercato del lavoro e, tramite le sue conoscenze e la famiglia, di trovare un 

nuovo alloggio, 

che l'esecuzione dell'allontanamento si rivela pertanto ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi), 

che non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'ese-

cuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi),  

che alla luce di quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il 

ricorso, manifestamente infondato, va respinto,  

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che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– vanno 

poste a carico del ricorrente soccombente in causa (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che questa decisione non può essere impugnata mediante ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF) ed è pertanto definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di fr. 750.-, sono poste a carico del ricorrente. Il 

succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: