# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 17ec50d7-881c-525b-9a20-cac5a0335c93
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-03-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 26.03.2012 11.2011.140
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2011-140_2012-03-26.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2011.140

  	
  Lugano

  26 marzo 2012/rs

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Celio

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti Soldati

  

 

 

sedente per statuire nella causa DIP.2011.194 (domanda
di ricusazione) del Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato che oppone

 

	
   

  	
   RI 1  

  (patrocinata dall'  PA 1 )

   

  
	
   

  	
  all' 

  	 

 

	
   

  	
  Autorità di vigilanza sulle tutele

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         chiamata
a statuire come giurisdizione di ricorso su una decisione presa l'11 agosto
2011 dalla

 

                                         Commissione
tutoria regionale 1, Chiasso

 

                                         in merito
alla regolamentazione delle relazioni personali tra

 

                                          PI 2
(2003), 

                                         (rappresentato
dal curatore __________,

                                         e patrocinato
dall'avv. PA 2)

 

                                         e il
padre

 

                                          PI 1,

                                         (patrocinato
dall'avv. PA 3);

 

giudicando
ora sul ricorso (“appello”) presentato il 28 settembre 2011 da RI 1 contro la
risoluzione n. 4919 del 7 settembre 2011 con cui il Consiglio di Stato del Cantone
Ticino ha respinto la sua domanda di ricusazione;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 9 aprile 2003 RI 1 (1967) ha dato alla luce un figlio, PI 2,
cui il 31 luglio 2003 la Commissione tutoria regionale 1 ha nominato un curatore nella persona del tutore ufficiale __________, con l'incarico – tra l'altro
– di accertarne la paternità e di salvaguardarne il diritto al mantenimento. II
12 ottobre 2004 __________ ha conferito mandato all'PA 2 di promuovere azione
di paternità e di mantenimento in nome del minorenne. Nell'ambito di tale azione,
intentata il 

                                         12 ottobre 2004 davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio
Sud, PI 1 (1967), cittadino italiano residente a __________, ha dichiarato a un'udienza del 29 agosto 2005 di riconoscere
il figlio conformemente all'art. 260 cpv. 3 CC. Fin dal 2006 PI 1 si è rivolto alla
Commissione tutoria regionale 1 per ottenere la disciplina del diritto di
visita e delle relazioni personali con il figlio. La questione è stata oggetto
di numerosi provvedimenti da parte della Commissione tutoria, di svariati
ricorsi all'Autorità di vigilanza sulle tutele e di ripetuti appelli (o ricorsi)
davanti a questa Camera (inc. 11.2011.39, 11.2010.76, 11.2007.152 e 11.2008.61).
A tutt'oggi non è stato possibile fissare un assetto definitivo delle relazioni
personali fra padre e figlio, che continuano a essere regolate da decisioni
provvisionali. 

 

                                  B.   Da
ultimo, esaminato un rapporto del Servizio medico-psicolo­gi­co di Coldrerio e
constatati i risultati insoddisfacenti dell'assetto cautelare in vigore a quel
momento (che prevedeva l'esercizio del diritto di visita alla presenza della
madre), con decisione provvisionale del 20 dicembre 2010 la Commissione tutoria
regionale 1 ha stabilito un diritto di visita minimo da parte del padre in due incontri
mensili di due ore, da esercitare al punto d'incontro della __________ a __________
sotto la vigilanza di personale autorizzato. Essa ha incaricato il curatore di
organizzare il calendario delle visite e ha precisato che le visite sarebbero
state riservate al padre soltanto, invitando i responsabili della __________ e
il curatore a trasmettere entro sei mesi un rapporto sull'andamento degli
incontri con le proposte di 

                                         eventuali adeguamenti. Contro tale decisione sono insorti entrambi i
genitori all'Autorità di vigilanza sulle tutele, la quale ha dichiarato i
ricorsi irricevibili con decisione del 18 febbraio 2011. Un appello presentato
da PI 1 contro la decisione appena citata, limitatamente all'incarico conferito
al curatore, è stato respinto da questa Camera con decisione del 4 novembre
2011 (inc. 11.2011.39).

 

                                  C.   Venuta
a sapere che le prime visite organizzate al punto d'incontro per il 26 e il 27
marzo 2011 erano fallite, con decisione cautelare inaudita parte del 12 aprile
2011 la Commissione tutoria regionale ha incaricato il curatore di organizzare
e partecipare ad almeno un colloquio presso l'istituto con gli operatori della __________,
la madre e il bambino allo scopo di preparare quest'ultimo alle visite successive.
Il 21 aprile 2011 RI 1 ha chiesto alla Commissione tutoria regionale la revoca di
tale misura, previo contraddittorio. All'udienza del 19 maggio 2011 le parti hanno
espresso la volontà di intraprendere una mediazione. La Commissione tutoria
regionale ha sospeso così gli effetti della decisione, fissando ai genitori un
termine di cinque giorni per comunicare se il diritto di visita previsto per la
fine di maggio potesse tenersi secondo le modalità in vigore prima della
decisione 20 dicembre 2010. Il 24 maggio 2011 PI 1 ha respinto la proposta, chiedendo che il diritto di visita si svolgesse al punto d'incontro secondo
l'assetto cautelare in vigore. I diritti di visita previsti per il 28 e 29
maggio 2011 non hanno avuto luogo.

 

                                  D.   Il 9
giugno 2011 PI 1 ha introdotto una “domanda cautelare e supercautelare” all'Autorità
di vigilanza sulle tutele, lamentando l'inattività della Commissione tutoria,
accusata di assecondare RI 1 e di non adoperarsi per consentire l'esercizio
degli incontri di fine maggio, e criticando il ruolo assunto dal curatore __________,
chiamato non solo a fissare il calendario di visite, ma anche a fungere da
curatore educativo senza avere le necessarie competenze. Egli ha chiesto all'Autorità
di vigilanza di intervenire essa medesima, in vece della Commissione tutoria, definendo
le modalità del diritto di visita e prendendo formalmente posizione sul ruolo
del curatore.

 

                                  E.   Con
lettera del 17 giugno 2011 indirizzata a PI 1 e trasmessa per conoscenza a
tutte le parti coinvolte l'Autorità di vigilanza ha comunicato di non ravvisare
motivi per sostituirsi alla Commissione tutoria regionale nella
regolamentazione del diritto di visita. Essa ha così continuato:

                                         Emerge, come già accaduto nel passato, che
i conflitti tra i genitori di PI 2 rendono impraticabile ogni soluzione
tentata. Attualmente quello che si può osservare è un atteggiamento oppositivo
della madre che si ripercuote sul figlio in maniera negativa. Ora, ritenuto che
le relazioni personali sono state stabilite in modo chiaro dalla Commissione
tutoria, che addirittura ha eseguito invano un tentativo di mediare tra le
parti (...), si tratta all'ora attuale di mettere in atto le soluzioni decise.
Di conseguenza, la scrivente autorità non può che ricordare alla Commissione
tutoria ed alla madre in particolare che il genitore che non ottiene
l'esecuzione spontanea della decisione può chiedere l'esecuzione effettiva
(forzata), atto che secondo il Tribunale federale è, di principio, possibile,
soprattutto se è a causa della cattiva volontà del genitore detentore dell'autorità
parentale che ostacola il buon svolgimento dei diritti di visita, ma che non
deve contravvenire alla proibizione di creare pressioni fisiche o morali sul
figlio (...).

                                         Detto in
altre parole, spetta ora alla Commissione tutoria provvedere all'esecuzione del
diritto di visita, anche in modo incisivo, con la comminatoria dell'art. 292
CP, ed eventualmente pensando a misure di protezione più importanti a favore di
PI 2 (si rammenta ad esempio che il Tribunale federale ha stabilito che
l'autorità tutoria è legittimata a ordinare ai genitori di seguire una terapia
o una mediazione in base all'art. 307 cpv. 3 CC [...], oppure può essere
ordinata una presa a carico del minore per arrivare finanche al suo collocamento
per dimostrate incapacità educative e di protezione del genitore 

                                         avente
la custodia).

                                         Prioritario è
il rispetto del benessere e degli interessi del minore, che non possono che
risultare lesi dalla situazione. Al proposito, è utile pure richiamare ai
genitori ad un comportamento più rispettoso nei confronti di PI 2 che merita il
sostegno necessario al fine di sviluppare un rapporto affettivo con entrambi,
che hanno invece da tempo assunto un comportamento da censurare in quanto
incentrato a grottesche lotte e ripicche personali esercitate per il tramite
del figlio. Superfluo specificare a due professionisti le conseguenze
estremamente negative, documentate specificamente (...), sullo sviluppo psichico
e affettivo, sia nell'immediato, sia a lungo termine, nei minori che si trovano
in simili situazioni.

                                         Quanto alla
richiesta di specificare il ruolo e le competenze del curatore __________,
ricordiamo che la decisione di nomina del 17 luglio 2003 prevedeva tra i suoi
compiti quello relativo alla “regolamentazione del diritto di visita, qualora
si rendesse indispensabile farlo”. In seguito, in svariate occasioni, al
curatore sono stati attribuiti specifici compiti soprattutto in merito
all'allestimento del calendario degli incontri (...); sebbene anche la
scrivente autorità, con decisione 18 febbraio 2011, abbia ricordato alla
Commissione tutoria 

                                         l'esi­genza
di pronunciarsi formalmente sull'eventuale nomina di un curatore edu­cativo,
questo ancora non significa che il curatore __________ non sia abilitato a
svolgere le mansioni attribuitegli puntualmente dalla Commissione tutoria.
Sulle sue competenze non si reputa nemmeno di dover entrare nel merito: basti
rammentare che egli è attivo da anni presso l'Ufficio del tutore ufficiale e
che il suo operato non è mai stato oggetto di censure.

                                         

                                         Il 27
giugno e il 1° luglio 2011 PI 2 e RI 1 hanno scritto all'Autorità di vigilanza,
dolendosi di prevenzione nei confronti della stessa RI 1. Con lettera del 7
luglio 2011 a tutti gli interessati l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha difeso
il proprio ruolo, soggiungendo di non ravvisare come il suo operato “possa aver
compromesso la propria indipendenza di giudizio”.

 

                                  F.   Con
decisione dell'11 agosto 2011 dichiarata immediatamente esecutiva la Commissione
tutoria regionale, constatato come i genitori non avessero avviato alcuna
mediazione, ha respinto 

                                         l'istanza presentata da RI 1 il 21 aprile 2011 e ha confermato la
decisione adottata inaudita parte il 12 aprile 2011, nel senso che ha
nuovamente incaricato il curatore di organizzare e partecipare ad almeno un
colloquio presso l'istituto con gli operatori della __________, la madre e il
bambino allo scopo di preparare quest'ultimo alle prossime visite del padre. Essa
ha precisato che il primo incontro si sarebbe dovuto svolgere entro la prima
metà di settembre 2011 e le eventuali successive visite sarebbero dovute
intervenire a cadenza settimanale, spettando al curatore di definire “non
appena possibile” il calendario degli incontri secondo quanto previsto nella decisione
del 20 dicembre 2010. Le relazioni telefoniche fra padre e figlio sono state sospese.

 

                                  G.   Contro
la decisione predetta RI 1 e il figlio PI 2 hanno ricorso il 22 agosto 2011 all'Autorità
di vigilanza sulle tutele, dichiarando preliminarmente di ricusare l'autorità medesima.
Sollecitata la restituzione dell'effetto sospensivo al ricorso, RI 1 ha postulato l'annullamento della decisione impugnata, mentre PI 2 ne ha chiesto la riforma affinché
gli incontri preparatori avvenissero al punto d'incontro di __________ e senza
scadenze precise. Le domande di ricusa sono state trasmesse l'indomani al
Consiglio di Stato, cui l'Autorità di vigilanza ha comunicato il 26 agosto
2011 di non avere osservazioni in proposito. Statuendo il 7 settembre 2011 con risoluzione
unica sulla domanda di ricusazione presentata da RI 1 (inc. DIP. 2011.194) e su
quella presentata dal figlio PI 2 (inc. DIP.2011.193), il Consiglio di Stato le
ha respinte entrambe, senza prelevare tasse né spese. Con risoluzione n. 5190
del 

                                         20 settembre 2011 esso ha poi respinto, in quanto ricevibile, 

                                         un'istanza
presentata il 13 settembre 2011 da PI 1 per ottenere che la risoluzione
precedente fosse dichiarata immediatamente esecutiva (inc. IST.2011.65).

 

                                  H.   Contro
la risoluzione governativa del 7 settembre 2011 RI 1 è insorta a questa Camera con
un ricorso (“appello”) del 28 settembre 2011 nel quale chiede che la sua
domanda di ricusazione nei confronti dell'Autorità di vigilanza sulle tutele
sia accolta e l'incarto ritrasmesso al Consiglio di Stato o, in subordine, che la
sua domanda di ricusazione sia accolta nei confronti della capufficio e della
giurista incaricata che avevano firmato la lettera del 17 giugno 2011. Con
decreto del 18 ottobre 2011 il presidente della Camera ha respinto una richiesta
introdotta il 5 ottobre 2011 da PI 1 per ottenere l'esecutività anticipata
della risoluzione impugnata. Un ricorso in materia civile presentato da PI 1
contro tale decreto è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale federale con
sentenza 5A_805/2011 del 2 febbraio 2012. Il ricorso a questa Camera non è
stato notificato per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Una domanda di ricusazione diretta contro l'Autorità di vigilanza
sulle tutele va decisa dal Consiglio di Stato (art. 31 cpv. 4 della legge
sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele, RL
4.1.2.2). La legge non precisa come possa essere impugnata la decisione del
Consiglio di Stato. L'art. 74a cpv. 3 LPAmm prevede nondimeno che le
decisioni della competente autorità amministrativa in azioni connesse con il
diritto civile sono impugnabili al Tribunale d'appello con ricorso entro 30
gior­ni dalla notifica (e non più con “appello” entro 20 giorni, come figura ancora
nell'indicazione dei rimedi giuridici della decisione impugnata). Trattandosi di
ricorsi contro decisioni di autorità amministrative in materia di diritto di
famiglia, la competenza funzionale è della prima Camera civile (art. 48 lett. a
n. 3 LOG), la quale applica l'art. 74b LPAmm, che rinvia
sussidiariamente alle norme sulla procedura di ricorso davanti al Tribunale
cantonale amministrativo. Presentato in tempo utile, il
ricorso in esame è pertanto ammissibile.

 

                                   2.   Una
decisione su una domanda di ricusazione ha natura meramente incidentale (DTF
137 III 424 consid. 2.2; RtiD II-2005 pag. 696 consid. 3). E le decisioni di natura pregiudiziale o
incidentale emesse nel quadro di un procedimento amministrativo possono essere
impugnate solo se provocano al ricorrente un danno “non altrimenti riparabile”
(art. 44 LPAmm). Da quest'ultimo requisito si prescinde tuttavia – nel solco
del diritto federale (art. 92 e 93 LTF) – qualora la decisione incidentale verta
su questioni di competenza o di ricusazione oppure nel caso in cui l'accoglimento
del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale, consentendo di
evitare una pro­ce­dura probatoria lunga o dispendiosa (RtiD II-2007 pag. 681
consid. 4). Il ricorso di RI 1 vertendo su questioni di ricusazione, nulla osta
sotto questo profilo all'entrata in materia.

 

                                   3.   Il
Consiglio di Stato ha accertato anzitutto che le domande di ricusazione risultavano
inammissibili nella misura in cui erano rivolte contro l'Autorità di vigilanza sulle
tutele in blocco e non solo contro le due
funzionarie (l'__________ e l'__________) che avevano firmato la lettera del 17
giu­gno 2011. Relativamente a queste ultime, esso ha rammentato che
l'Autorità di vigilanza sulle tutele non è solo una giurisdizione di ricorso,
ma anche un'autorità di sorveglianza e che proprio in tale veste essa aveva
respinto l'istanza di intervento presentata il 9 giugno 2011 da PI 1. In ogni caso, ha soggiunto il Consiglio di Stato, eventuali errori di procedura non bastano per
fondare un legittimo sospetto di parzialità. A parte ciò, i due membri
dell'Autorità di vigilanza avevano fornito indicazioni di procedura a tutte le
parti coinvolte, e fra i compiti dell'Autorità di vigilanza sulle tutele figura
anche quello di consigliare, assistere e impartire istruzioni alle Commissioni
tutorie regionali. Inoltre, secondo il Consiglio di Stato, la lettera del
17 giugno 2011 non anticipava in alcun modo un giudizio dell'Autorità di
vigilanza, trattandosi di un parere interlocutorio emesso sulla scorta di un
apprezzamento anticipato e sommario dell'incarto. Nei confronti delle due funzionarie che avevano firmato la lettera la
domanda di ricusazione è pertanto stata respinta.

 

                                   4.   L'art.
31 cpv. 1 della citata legge sull'organizzazione e la procedura in materia di tutele
e curatele prevede che per i membri delle autorità di tutela valgono i motivi
di esclusione e ricusazione previsti dal Codice di procedura civile. L'art. 47
CPC comprende anche i motivi di esclusione previsti dal vecchio art. 26 CPC ticinese.
Nel caso specifico RI 1 chiede la ricusa dei membri dell'Autorità di vigilanza
sulle tutele per parzialità nei suoi confronti.
L'istanza deve reputarsi ancorata perciò all'art. 47 cpv. 1 lett. f CPC.
Tale norma prevede un motivo di ricusazione nel caso in cui l'autorità
“segnatamente a causa di ami­cizia o inimicizia con una parte o il suo rappresentante,
potrebbe avere una prevenzione nella causa”. A tal fine devono ravvisarsi fattori
che mettano in dubbio agli occhi di qualsiasi persona ragionevole posta nelle
me­desime condizioni l'imparzialità di chi opera in seno all'autorità (Wull­­schle­ger in:
Sutter-Somm/Hasen­böhler/ Leuenberger [curatori], Kommentar zur Schweizerischen
Zivilprozessordnung, Zurigo/Basilea/Gine­vra 2010, n. 30 ad art. 47). Tale
garanzia tende a impedire che circostanze estranee al processo possano influire
sull'esito della decisione in favore o a detrimento di una parte (DTF 136 I 210
consid. 3.1 con rinvii). Occorre però che le circostanze esterne mettano
concretamente in dubbio il requisito di imparzialità, o per il comportamento
soggettivo di chi opera o per serie parvenze oggettive. Semplici impres­sioni
non bastano (loc. cit.).

 

                                   5.   Come ha ricordato il Consiglio di Stato, i motivi di ricusazione
devono sussistere nella persona del singolo giudice o funzionario, l'autorità
in quanto tale non potendo essere ricusata (RDAT 

                                         I-1996 pag. 83 consid. 3.1; 1990 pag. 73 consid. 3.2 in fine; cfr.
anche DTF 105 Ib 301 consid. 1a; sentenza del Tribunale federale 2C_150/2008
del 10 luglio 2008, consid. 1). La ricorrente argomenta che la
composizione dell'Autorità di vigilanza sulle tutele non è chiaramente
stabilita nella legge e che non è dato di sapere quanti funzionari, oltre alla
capufficio e alla giurista incaricata che hanno firmato la lettera del 17
giugno 2011, abbiano le competenze per pronunciarsi nel suo caso. A suo parere,
inoltre, l'art. 31 cpv. 4 della legge sull'organizzazione e la procedura in materia
di tutele e curatele “può anche essere interpretato” nel senso che il Consiglio
di Stato è competente non solo per decidere una domanda di ricusazione, ma
anche per assumere il procedimento in luogo e vece dell'Autorità di vigilanza sulle
tutele nel caso in cui un caso di ricusazione sussista.

 

                                         La tesi
dalla ricorrente non trova alcun riscontro nei materiali legislativi (messaggio
n. 4775 del 1° luglio 1998 del Consiglio di Stato, rapporto n. 4775R del 12
febbraio 1999 della Commissione della legislazione). Intanto non fa dubbio che
un Cantone possa designare come autorità di vigilanza sulle tutele un organo
amministrativo (Langenegger in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 1 ad art. 361). E un “ufficio” non può essere ricusato in blocco, come non può
essere ricusato in blocco un tribunale. Una domanda di ricusazione va rivolta
contro il singolo funzionario attribuito a
tale ufficio (cfr. anche l'art. 32 cpv. 6 LPAmm). La ricorrente fonda la
sua domanda esclusivamente sul contenuto della lettera 17 giugno 2011. Non pretende
che la stesura della medesima abbia coinvolto altri membri dell'Autorità di vigilanza
sulle tutele. Che poi in quell'ufficio manchino funzionari in grado di trattare
il suo caso è un'opinione malevolmente personale, com'è puramente soggettiva
l'opinione secondo cui, dandosi un caso di fondata ricusazione, il Consiglio di
Stato possa assumere il caso alla stregua di una superiore Autorità di
vigilanza sulle tutele. Ciò premesso, occorre esaminare
se motivi di ricusazione sussistano nei confronti della capufficio e della
giurista incaricata, firmatarie della nota missiva.

 

                                   6.   La ricorrente rimprovera al Consiglio di Stato di essersi dilungato nella
sua decisione sugli aspetti formali della vicenda, sostenendo di non avere mai criticato
l'Autorità di vigilanza sulle tutele per errori procedurali, bensì per il
contenuto della lettera 17 giugno 2011 (nell'inc. DIP.2011.193). In realtà nel
ricorso a questa Camera essa ribadisce che l'Autorità di vigilanza avrebbe
dovuto trasmettere l'istanza 9 giugno 2011 di PI 1 all'autorità competente, censurando
altresì la mancanza di contraddittorio (ricorso, pag. 5 n. 7). Ora, con istanza
del 9 giugno 2011 (“domanda supercautelare e cautelare”) PI 1 aveva sollecitato
l'Autorità di vigilanza sulle tutele a “intervenire in maniera incisiva in vece
della CTR, esprimendosi sulle modalità del diritto di visita” e a “prendere
formalmente posizione sul ruolo” del curatore (pag. 8, nell'inc. DIP.2011.193).
Egli richiamava espressamente l'art. 11 lett. a e lett. f del regolamento
di applicazione della legge sull'organizzazione e la procedura in materia di
tutele e curatele (RL 4.1.2.2.1), che attribuisce all'Autorità di vigilanza la
competenza per “consigliare ed assistere le commissioni tutorie e, ove necessario, impartire le necessarie istruzioni” (lett. a),
come pure per “sostituirsi nelle decisioni alle commissioni tutorie o al tutore
ove l'opera, l'inazione, il conflitto d'interessi o, in generale, le circostanze
lo impongono” (lett. f). L'Autorità di vigilanza è stata chiamata dunque a intervenire
nel quadro dei poteri di sorveglianza che le competono. E un'autorità di ricorso
non può essere ricusata solo perché opera anche come autorità di vigilanza.

 

                                         Quanto all'assenza
di contraddittorio, ci si può interrogare se sia dato un diritto al contraddittorio
davanti a un'autorità di vigilanza. Chi postula l'intervento di un'autorità siffatta,
invero, non ha qualità di parte (v. RtiD II-2008 pag. 668 consid. 2 con
rinvii). Mal si intravede di conseguenza come l'avversario possa avere la qualità
di una controparte cui spetti il diritto di esprimersi. Sia come sia, si
volesse anche immaginare – per ipotesi – un diritto del genere, come ha
ricordato il Consiglio di Stato eventuali errori di procedura non bastano per
motivare una domanda di ricusazione. Solo sbagli particolarmente grossolani e
ripetuti, tali da essere considerati come violazioni gravi dei doveri di
funzione, possono – se mai – giustificare un sospetto oggettivo di prevenzione
(DTF 125 Ia 124 consid. 3e; Bohnet
in: Code de procédure civile commenté, Basilea 2011, n. 43 ad art. 47; Liv­schitz in: Baker & McKenzie
[curatori], Schweizerische Zivilprozess­ordnung, Berna 2010, n. 19 ad art. 47).
Neppure la ricorrente pretende che nella fattispecie si ravvisino estremi del
genere. Anzi, essa riconosce che i dubbi di parzialità verso l'Autorità di
vigilanza non dipendono da errori di procedura (ricorso, pag. 5 verso l'alto). Al
proposito non giova dunque attardarsi.

 

                                   7.   Per
quanto riguarda il contenuto della lettera, RI 1 lamenta l'affermazione secondo
cui essa avrebbe un “atteggiamento oppositivo” che “si ripercuote sul figlio in
maniera negativa”. Così argomentando, l'Autorità di vigilanza sulle tutele le
imputerebbe una “cattiva volontà” quale genitore detentore dell'autorità
parentale, genitore che “ostacola il buon svolgimento dei diritti di visita”, e
la esporrebbe alla sanzione dell'esecuzione effettiva con comminatoria penale (ricorso,
pag. 5 n. 8). La ricorrente fa valere inoltre che con la citata lettera l'Autorità
di vigilanza si è esposta al punto da anticipare l'esito della decisione sul
ricorso da lei introdotto il 22 agosto 2011, ciò che ha recepito anche la
Commissione tutoria regionale, come figura nella decisione dell'11 agosto 2011
(ricorso, pag. 6 n. 9). L'interessata sostiene poi che la missiva non si limita
a esprimere un semplice parere intermedio, ma contiene indicazioni chiare e
perentorie sia all'indirizzo della Commissione tutoria regionale sia nei suoi
confronti (ricorso, pag. 6 e seg. n. 8). Dalla sua perentorietà trasparirebbe “un
profondo convincimento negativo”, senz'altro idoneo a fondare oggettivi
sospetti di prevenzione e parzialità (ricorso pag. 7 n. 9).

 

                                         a)   In
caso di unione personale, ossia qualora un medesimo organo sia chiamato a
occuparsi di una stessa fattispecie con funzioni e competenze distinte (non si
tratta quindi della “medesima causa” nel senso dell'art. 47 cpv. 1 lett. b CPC)
non è dato per ciò solo – come detto – un motivo di ricusazione (Bohnet, op. cit., n. 45 ad art. 47 con
rimandi di giurisprudenza). Perché ciò sia, nella singola fattispecie l'organo amministrativo
o giudiziario deve avere lasciato intendere chiaramente, agendo in una veste,
come agirebbe nel caso in cui fosse chiamato ad agire nell'altra.

 

                                         b)
  Nella lettera del 17 giugno 2011 l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha spiegato perché non riteneva di dover intervenire. Ha rilevato che la
Commissione tutoria regionale aveva disciplinato l'assetto delle visite ad PI 2,
di modo che non toccava a essa sostituirvisi. Per quanto risultava dagli atti, le
relazioni personali tra padre e figlio non funzionavano non perché mancasse una
regolamentazione da parte della Commissione tutoria regionale, bensì perché la
madre opponeva resistenza. Il problema non consisteva dunque in una regolamentazione
insufficiente, ma nel far rispettare quanto la Commissione tutoria regionale
aveva deciso. A tal fine l'Autorità di vigilanza ha ricordato quali fossero le
vie da seguire per ottenere l'esecuzione effettiva di una decisione, nel bene
del figlio. Quanto al ruolo del curatore __________, essa ha preferito non
intervenire perché questi risultava avere sempre assolto pienamente i compiti
affidatigli, di modo che non incombeva all'Autorità di vigilanza designare un
curatore educativo in luogo e vece della
Commissione tutoria regionale.

 

                                         c)   La
ricorrente si duole che le sia stato imputato un comportamento “oppositivo”, il
quale “si ripercuote sul figlio in maniera negativa”. La constatazione non
denota tuttavia parzialità. L'Autorità di vigilanza sulle tutele ha
semplicemente accertato quanto risultava dagli atti, a cominciare da un
rapporto del Servizio medico-psicologico di __________, del 17 novembre 2010, e
da una relazione delle operatrici del punto d'incontro della __________, del 1°
aprile 2011 (nell'inc. DIP.2011.193). D'altro lato essa doveva pur spiegare
perché non ritenesse di intervenire quantunque PI 1 non riuscisse a incontrare
il figlio. Un'altra questione è sapere se, adita come giurisdizione di ricorso,
l'Autorità di vigilanza sulle tutele avrebbe poi condiviso quei referti e,
soprattutto, ne avesse tratto le conclusioni desunte dalla Commissione tutoria
regionale. A tale riguardo però la lettera del 17 giu­gno 2011 è silente. L'Autorità
di vigilanza sulle tutele non può dirsi quindi avere anticipato l'esito di una
sua decisione nel caso in cui fosse stata adita con ricorso contro una decisione
della Commissione tutoria regionale sulle relazioni personali tra padre e
figlio.

 

                                               Analoghe
considerazioni valgono per l'esecuzione del diritto di visita che PI 1
deplorava di non riuscire a esercitare. In simili circostanze l'Autorità di
vigilanza sulle tutele doveva pur illustrare come mai, nonostante una decisione
passata in giudicato, reputasse di non intervenire. Si è trovata quindi nella
necessità di accennare alle vie di esecuzione effettiva cui PI 1 poteva far
capo, in difetto di che la Commissione tutoria regionale poteva sembrare inoperosa,
mentre in realtà spettava all'interessato attivarsi e usufruire dei rimedi che
l'ordinamento giuridico offre per far attuare una decisione esecutiva. È
possibile che la ricorrente le abbia avvertito soggettivamente quelle
giustificazioni come una minaccia. Oggettivamente, però, esse sono corrette dal
profilo giuridico e già per tale fatto appaiono lungi dal lasciar trasparire
prevenzione.

 

                                         d)   Quanto
alla successiva decisione dell'11 agosto 2011, è vero che nella medesima la
Commissione tutoria regionale allude alle “recenti indicazioni dell'autorità
superiore” (pag. 2 a metà). Nulla induce ad arguire tuttavia – se non la soggettività
della ricorrente – che la Commissione tutoria regionale abbia interpretato
simili indicazioni come volte a favorire unilateral­mente PI 1. Anzi, la
decisione nemmeno com­mina misure di esecuzione effettiva o sanzioni penali, né
riserva misure di protezione più incisive in favore del figlio. Contrariamente
a quanto la ricorrente asserisce, pertanto, in concreto non traspare alcun
elemento concreto suscettivo di far credere che la Commissione tutoria
regionale abbia recepito le argomentazioni dall'Autorità di vigilanza sulle
tutele come indicazioni vincolanti per il contenuto della propria decisione. Ne
segue che, privo di consistenza, il ricorso è destinato all'insuccesso.

                                   8.   La tassa di giustizia e le spese dell'attuale decisione seguono
la soccombenza della ricorrente (art. 31 LPAmm per analogia). Non si pone
invece problema di ripetibili, il ricorso non avendo formato oggetto di
notificazione.

                                      

                                   9.   Circa
i rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale
(art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il ricorso in materia
civile è dato – trattandosi di una decisione in materia
di ricusazione – anche se la decisione non ha carattere
finale, indipendentemente da questioni di valore (art. 92 LTF).

 

Per questi motivi,

 

decide:                    1.   Il
ricorso è respinto e la decisione impugnata è confermata. 

 

                                   2.   Le spese processuali di fr. 500.– sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –    ;

  – ;

  – ;

  – Divisione degli interni, Autorità di vigilanza
  sulle tutele;

   – Consiglio di Stato del Cantone Ticino. 

  

                                         Comunicazione:

                                         –
Commissione tutoria regionale 1, Chiasso;

                                         – , .

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30
000
franchi; quando il valore
litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è
ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata
dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è
dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF).
La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.