# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bafbb271-8d68-5064-9d5c-236fe11600e5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-11-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 15.11.2018 9.2018.152
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2018-152_2018-11-15.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2018.152

  	
  Lugano

  15 novembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Dell'Oro

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  rappr.
  da: RA 1 

   

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda l’accollo della
  mercede e delle spese dovute alla curatrice per il 2017

  

 

 

giudicando
sul reclamo del 23 ottobre 2018 presentato da RE 1 contro la decisione emanata l’11
ottobre 2018 dall'Autorità regionale di protezione __________ (ris. n. 196/424);

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   Con decisione di
conversione del 3 dicembre 2015 (ris. n. 242/513) l’Autorità di protezione __________
(di seguito: Autorità di protezione) ha istituito in favore di RE 1 una
curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni ai sensi degli art. 394
e 395 CC. Quale curatrice è stata nominata RA 1.

                                  B.   Il 19 febbraio 2018
la curatrice ha presentato il rapporto e il conto finanziario relativo alla
gestione 2017 della curatela. Facendo riferimento alla giurisprudenza di questa
Camera, ha postulato “l’anticipo da parte dell’Autorità regionale di protezione
dell’importo di CHF 2'010.00 a valere quale indennità e CHF 26.40 quale
rimborso spese” (pag. 3).

 

                                  C.   Con decisione 11
ottobre 2018 (ris. n. 196/424) l’Autorità di protezione ha approvato il
suddetto documento, apportando alcune correzioni agli importi esposti. Ha
inoltre riconosciuto alla curatrice la retribuzione di fr. 2'036.40 richiesta a
titolo di mercede e di spese, ponendola tuttavia a carico dell’interessata,
così come spese e tasse di giudizio per l’importo di fr. 100.–.

 

                                  D.   Con reclamo 23
ottobre RE 1, per il tramite della sua curatrice, ha impugnato la decisione di mettere
a suo carico i costi della misura di protezione, chiedendo la riforma del
dispositivo in questione nel senso di accollare al suo Comune di
domicilio la mercede e le spese dovute alla curatrice.

 

                                  E.   Con osservazioni 8
novembre 2018 l’Autorità di protezione ha postulato la reiezione del gravame.
Non è stato ordinato un secondo scambio di allegati.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni
e minorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale
di appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC in relazione
agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio
di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8)
e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale
civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   Nel suo reclamo, RE 1 contesta la decisione dell’Autorità di protezione
di accollarle la mercede e le spese dovute alla curatrice.

                               2.1.   Nella decisione impugnata, l’Autorità di
protezione ha accertato che dal rendiconto finanziario presentato dalla curatrice
per la gestione 2017 emergono entrate per fr. 14'335.05 e uscite per 93'174.05,
per una perdita d’esercizio di fr. 78'839.–. Al 31 dicembre 2017, il patrimonio
passivo ammontava a fr. 117'260.40.

                                         Dopo aver
approvato il rendiconto finanziario e il rapporto morale,
l’Autorità di protezione ha riconosciuto alla curatrice la mercede e le spese
esposte, per l’importo complessivo di fr. 2'036.40, ponendole a carico
dell’interessata.

                                         Nelle sue
osservazioni l’Autorità di prime cure ha affermato che l’accollo della mercede
e delle spese al Comune di domicilio non si giustifica in quanto “va contro
i principi del diritto esecutivo cui tutti siamo sottoposti e viola il
principio di parità di trattamento”, considerato come l’interessata
disponga di sufficiente liquidità bancaria per far fronte a tali costi. Una
simile richiesta, secondo l’Autorità di protezione, sarebbe priva di base legale
e deve essere respinta.

 

                               2.2.   Nel suo
reclamo, RE 1 si oppone all’accollo di tali costi. Richiamandosi a precedenti
decisioni di questa Camera, la reclamante ritiene che in presenza di una
sostanza contenuta e di un uso parsimonioso del reddito sia corretto mettere i
costi a carico del Comune di domicilio anziché del pupillo, che deve poter beneficiare
di una riserva di soccorso (reclamo, pag. 3). Scopo della misura non deve
essere infatti quello di peggiorare una situazione finanziaria già precaria
(reclamo, pag. 3). Nel caso di specie, la messa a carico della mercede della
curatrice comporterebbe, per l’interessata, “un intaccamento totale dei
pochi risparmi da lei effettuati nel giro di pochi anni”: la misura di
protezione non costituirebbe altro che una punizione e un disincentivo al
risparmio (reclamo, pag. 3).

 

                               2.3.   Ai sensi
dell’art. 404 CC il curatore ha diritto a un compenso adeguato e al rimborso
delle spese necessarie, pagati con i beni dell'interessato; in caso di curatore
professionale i relativi importi sono corrisposti al datore di lavoro (cpv. 1).
L’Autorità di protezione degli adulti stabilisce l'importo del compenso; a tal
fine, tiene conto in particolare dell'estensione e della complessità dei
compiti conferiti al curatore (cpv. 2). Ai Cantoni è demandato il compito di
emanare le disposizioni d’esecuzione e di disciplinare il compenso e il
rimborso delle spese per i casi in cui gli stessi non possano essere pagati con
i beni dell’interessato (cpv. 3).

 

                                         In linea di
principio, e come già nel diritto previgente, tutti i costi delle misure
ufficiali di protezione – adottate nell'interesse e a beneficio delle persone
bisognose di aiuto (cfr. art. 388 cpv. 1 CC) – devono essere
posti a carico delle medesime (Messaggio concernente
la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto
della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391, pag. 6440). Tuttavia,
se i costi della misura di protezione non possono essere prelevati sui beni
dell’interessato in ragione della sua indigenza, la collettività pubblica deve
farsene carico (Reusser, in: BSK
Erwachsenenschutz, 2012, ad art. 404 CC n. 31; Fountoulakis, in: Handkommentar zum
Schweizer Privatrecht, 3. ed. 2016, ad art. 404 CC n. 6; Fassbind, in: OFK – ZGB
Kommentar, 3. ed. 2016, ad art. 404 CC n. 3). Per la disciplina di tali casi, l’art. 404 cpv. 3 CC prevede una delega
legislativa nei confronti dei Cantoni. A prescindere dall’assenza di definizione
di un minimo intangibile del patrimonio del curatelato nella legislazione
cantonale, è pacifico che l’onere delle spese della curatela non può privare il
curatelato dei pochi mezzi che ha (Reusser,
BSK Erwachsenenschutz, ad art. 404 CC n. 45).

 

                               2.4.   L’art.
19 LPMA prevede che i costi di gestione (compenso, spese, tasse) della misura
di protezione sono a carico della persona interessata o di chi è tenuto al suo
sostentamento (cpv. 1); se la persona interessata o chi altrimenti è
tenuto al suo sostentamento non vi fa fronte, tali costi sono anticipati dall’Autorità
regionale di protezione (cpv. 2). Gli anticipi effettuati dall’Autorità
regionale di protezione nel corso degli ultimi 10 anni possono essere
recuperati, presso l’interessato, tenuto conto del suo fabbisogno (cpv. 3 lett.
a).

 

                                         La legge cantonale prevede
dunque che i costi delle misure ufficiali di protezione – come ancorato
all’art. 404 cpv. 1 CC – siano di principio a carico
dell’interessato. Se l'interessato non dispone dei mezzi sufficienti, ai sensi
dell’art. 19 cpv. 2 e 3 LPMA l'obbligo retributivo passerà a carico dell'ente
pubblico, con diritto di regresso (v. anche STF 5A_422/2014 del 9 aprile 2015
consid. 8.1).

 

                                         Secondo l’art. 49 LPMA, i
curatori hanno diritto a un compenso commisurato al lavoro svolto e alla
situazione patrimoniale del pupillo; il compito di concretizzare quanto
previsto all’art. 404 CC è demandato al Consiglio di Stato.

                                         Mediante questa norma il
Parlamento cantonale ha dunque a sua volta delegato all’Esecutivo il compito di
regolamentare i casi in cui gli importi dovuti al curatore a
titolo di remunerazione e di rimborso spese non possano essere pagati con i
beni dell’interessato.

 

                               2.5.   Il
Consiglio di Stato, nell’emanare il Regolamento della legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto, ha precisato che le spese della misura di protezione, quando anticipate
dall’Autorità regionale di protezione e non recuperate dall’interessato o da
chi è tenuto al suo sostentamento, sono a carico del Comune di domicilio della
persona interessata (art. 3 cpv. 3 ROPMA). All’art. 16 cpv. 1 ROPMA ha ribadito
che i curatori hanno diritto per le loro prestazioni ad un compenso fissato
dall’Autorità di nomina nonché al rimborso delle spese. All’assunzione del mandato,
l’Autorità di protezione definisce con il curatore la remunerazione oraria e il
tempo presumibilmente necessario per l’esecuzione del mandato (cpv. 2); la domanda
di indennità ed il conteggio delle spese vanno presentati per approvazione
all’Autorità competente con il rendiconto annuale (cpv. 3); il curatore può
chiedere il rimborso delle spese o un anticipo sull’indennità già nel corso
dell’anno (cpv. 4). Agli art. 17 e 18 ROPMA ha infine disciplinato le modalità
di calcolo della remunerazione del curatore.

 

                                         Al di là di
tali disposti, il regolamento in questione non indica alcun parametro per
definire in quali casi, ai sensi degli art. 404 cpv. 3 CC e 49 LPMA,
l’interessato non possa fare fronte alle spese della curatela in quanto
indigente.

 

                               2.6.   Come
rammenta la giurisprudenza federale (DTF 130 V 472 consid. 7, DTF130 III 241
consid. 3.3, DTF 127 V 442 consid. 2b; v. anche sentenza CDP del 7
giugno 2017, inc. 9.2017.80, consid. 3), si è in presenza di una lacuna propria – che dev'essere colmata dal giudice secondo la regole poste dall'art. 1 cpv. 2 e 3 CC – quando il
legislatore ha omesso di disciplinare una questione che avrebbe dovuto regolamentare
e quando nessuna soluzione può essere dedotta dal testo legale o dall'interpretazione della legge. Per converso, il giudice
non può supplire al silenzio della legge quando la lacuna
è stata voluta dal legislatore (silenzio qualificato) e corrisponde ad una
norma negativa oppure quando l'omissione consiste nella mancanza di una regola
desiderabile (lacuna impropria), perché in tal
caso si sostituirebbe al legislatore; egli può tuttavia farlo se costituisce abuso
di diritto o addirittura viola la Costituzione invocare il senso considerato
determinante della normativa. Un silenzio qualificato è anche dato quando
volutamente una certa soluzione non è estesa ad altre fattispecie.

 

                               2.7.   Come
evidenziato sopra, nonostante la menzionata delega legislativa, la normativa
cantonale è silente in merito alle condizioni che devono essere adempiute
affinché l’ente pubblico anticipi e sopporti i costi della misura di protezione
ai sensi dell’art. 19 cpv. 2 LPMA. Viste le prassi diversificate attualmente in
essere dalle Autorità di protezione del Cantone – che possono dar luogo a
situazioni poco eque tra i curatelati a dipendenza dell’Autorità di protezione
o del Comune coinvolti – spetta dunque a questo giudice supplire a tale lacuna
e porre fine alle disparità osservate.

                                         Con sentenza dell’11 aprile 2017 (inc. CDP n. 9.2017.2), citata
nel reclamo, questo giudice aveva già accolto un reclamo interposto da un
curatore contro la decisione che accollava la sua mercede e le spese al
curatelato, rilevando – e lamentando – l’assenza di una regolamentazione
ticinese in materia. Date le particolarità del caso allora in esame (ove i
costi della curatela erano stati messi a carico dell’ente pubblico nonostante
la sostanza netta del curatelato ammontasse a ca. fr. 12'000.–), con sentenza
13 settembre 2018 (inc. CDP 9.2016.223) questo giudice ha precisato i criteri
evocati in tale precedente pronuncia, determinando quali siano i casi in cui –
ai sensi dell’art. 404 cpv. 3 CC – il compenso e il rimborso delle spese del
curatore non possano essere pagati con i beni dell’interessato e in cui il
beneficiario della misura di protezione debba essere considerato indigente.

 

                                   3.   Nell’ambito
di tale pronuncia, questo giudice ha ritenuto utile esaminare gli altri
ambiti del diritto in cui è stato sviluppato il criterio d’indigenza, ovvero le
norme di esecuzione e fallimento, quelle relative all’assistenza giudiziaria e
quelle sviluppate in materia di aiuto sociale (cfr. De Luigi, La rémunération du curateur:
quelles solutions en cas d’indigence de la personne concernée? Etude de droit
suisse et de droit cantonal comparé in: Urscheler/Topaz, Les difficultés économiques
en droit, Ginevra 2015, pag. 160 e seg.; sentenza CDP del 13 settembre 2018, inc. 9.2016.223, consid. 4 e seg.).

                                         Inoltre, ha preso in considerazione le soluzioni adottate nelle altre legislazioni
cantonali che hanno disciplinato la questione (vedi, oltre alle puntuali
normative, la presa di posizione del gruppo di lavoro della COPMA, Transfert
des montants de la rémunération et du remboursement des frais par la
collectivité publique en cas de changement de domicile (Art. 404 al. 3 CC), in
RMA 2017 IV pag. 327 e seg.; sentenza CDP del 13 settembre 2018, inc. 9.2016.223, consid. 4 e
seg.).

 

                               3.1.   Il
metodo del minimo esistenziale previsto dalla LEF 

                                         Giusta l’art. 93 della legge federale dell’11 aprile 1889 sulla esecuzione
e sul fallimento (LEF), ogni provento del lavoro può essere pignorato in quanto
a giudizio dell’Ufficiale non sia assolutamente necessario al sostentamento del
debitore e della sua famiglia. Per stabilire l’eccedenza pignorabile, le
Autorità di esecuzione devono determinare il reddito globale netto dell’escusso,
deducendo dal totale dei suoi redditi lordi i contributi sociali e le spese di
acquisizione del reddito. Sono poi detratte le spese indispensabili al
sostentamento del debitore e della sua famiglia, fondandosi in linea di massima
sulla Tabella per il calcolo del minimo esecutivo giusta l’art. 93 LEF allegata
alla circolare CEF n. 35/2009 (pubblicata sul Foglio ufficiale cantonale
n. 68/2009 del 28 agosto 2009). Seguendo la logica di tale approccio, il
curatelato dovrebbe essere considerato indigente qualora i costi della curatela
intaccassero il reddito minimo assolutamente necessario al sostentamento suo e
della sua famiglia; i costi della curatela potrebbero invece essergli
addebitati anche se tale modo di procedere intaccasse in maniera significativa
o completamente la sua sostanza, mobile o immobile (art. 95 LEF).

 

                               3.2.   Il
metodo applicato nell’assistenza giudiziaria

                                         Ai sensi
dell’art. 29 cpv. 3 Cost., chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla
gratuità della procedura se la sua causa non sembra priva di probabilità di
successo; ha inoltre diritto al patrocinio gratuito qualora la presenza di un
legale sia necessaria per tutelare i suoi diritti. Secondo l’art. 117 CPC
(applicabile in tema di protezione giusta il rinvio dell’art. 13 LAG), ha
diritto al gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari
(lett. a) qualora la sua domanda non appaia priva di probabilità di successo
(lett. b). Le due condizioni sono cumulative. Il beneficiario avrà diritto al
gratuito patrocinio se nell’esporre la sua situazione di reddito e di sostanza
ai sensi dell'art. 119 cpv. 2 CPC rende verosimile la sua impossibilità a sostenere
il procedimento giudiziario (spese legali e di procedura) senza intaccare il
suo fabbisogno minimo e quello della famiglia (DTF 135 I 221 consid. 5.1; 128 I
225 consid. 2.5.1; DTF 5A_565/2011
del 14 febbraio 2012, consid. 3.3; Trezzini,
in: Commentario pratico al Codice di diritto processuale civile
svizzero, 2017, 2a ed., Vol. I, ad art. 117 CPC n. 14; Rüegg, in: BSK ZPO, 2010, ad art. 117 n.
7). Tale situazione deve essere valutata non solo in
considerazione del minimo esistenziale del diritto esecutivo, ma tenendo conto
di tutte le circostanze personali del richiedente, considerando che nel suo
fabbisogno minimo rientra quanto necessario per condurre una vita modesta ma
dignitosa (DTF 135 I 221 consid. 5.1, 124 I 1 consid. 2a). Al riguardo la
dottrina propone di fissare un supplemento dell’ordine del 20% in aggiunta al
minimo esistenziale di base (Rüegg,
in: BSK ZPO, ad art. 117 n. 12). Può essere dato il
requisito dell’indigenza anche laddove il reddito sia di poco superiore a quanto
necessario per garantire il minimo esistenziale (DTF 124 I 1 consid. 2a; Rüegg, in: BSK ZPO, ad art.
117 n. 12). A colui che richiede l’assistenza giudiziaria deve essere garantita
una riserva di soccorso, nella misura in cui l’ente pubblico non può esigere
che egli utilizzi tutti i suoi risparmi per sostenere il procedimento giudiziario
(v. STF 5A_886/2017 del 20 marzo 2018, consid. 5.2, pubblicata in RSPC 4/2018
pag. 281).

                                         Tale metodo,
trasposto in ambito di protezione del minore e dell’adulto, comporterebbe
l’accollo delle spese della misura di protezione all’ente pubblico qualora il
pagamento di esse da parte dell’interessato dovesse intaccare il minimo esistenziale
allargato appena definito.

 

                               3.3.   Il
metodo sviluppato in materia di aiuto sociale 

                                         Chi è nel
bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso ha diritto, ai sensi
dell’art. 12 Cost., d'essere aiutato e assistito e di ricevere i mezzi
indispensabili per un'esistenza dignitosa.

                                         Le direttive
della Conferenza svizzera dell’azione sociale (COSAS; “Concetti e indicazioni
per il calcolo dell’aiuto sociale”, ultima versione approvata il 20 maggio 2016) sono raccomandazioni destinate alle
Autorità preposte all’intervento sociale dei Cantoni, dei Comuni, della
Confederazione e delle istituzioni sociali private. Esse si prefiggono di
attuare il precetto costituzionale summenzionato, assicurando a chi è nel
bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso il diritto di essere aiutato
e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa.
Tali norme acquistano un carattere vincolante solo con la legislazione e la
giurisprudenza (per il Ticino, v. Direttive riguardanti
gli importi delle prestazioni assistenziali per il 2018, del 16 marzo 2018, RL
871.115). Riesaminate e indicizzate ogni anno, esse definiscono un minimo
esistenziale sociale che non tiene conto solo dell’esistenza e della
sopravvivenza di chi ha bisogno, ma anche della sua partecipazione alla vita
sociale e professionale, promuovendo la responsabilità personale e
l’autodeterminazione dell’interessato.

                                         Alfine di
stabilire il minimo esistenziale sociale, ai sensi di tali direttive è necessario
un computo dettagliato delle spese dell’interessato, che devono essere messe in
relazione con il suo reddito e la sua sostanza. Le spese, definite “bisogni
primari”, comprendono un forfait stabilito per il mantenimento, le spese
dell’alloggio e le spese di base per la salute. Per quanto attiene agli attivi,
occorre tener conto di tutti i redditi disponibili, così come della sostanza
(costituita da averi bancari e postali, azioni, obbligazioni, crediti e beni
immobiliari). Sui redditi provenienti da un’attività lavorativa è accordata una
franchigia (“quota non computata”) compresa fra i 400 ed i 700 franchi,
mentre per la sostanza la franchigia (“quota patrimoniale esente”) ammonta a
fr. 4'000.– per una persona sola, fr. 8'000.– per coppia e fr.
2'000.– per ogni figlio minorenne (tetto massimo di fr. 10'000.– per famiglia).
Questa franchigia, chiamata anche “riserva” è stabilita per permettere
all’interessato di fare fronte ad emergenze quali uno sfratto, un ritardo degli
introiti o un evento straordinario (ad es. malattia, intervento dentario o necessità
di fare fronte ad altre prestazioni non assicurate, perdita d’impiego).

                                         In
applicazione di questo metodo, una persona sarà considerata indigente se il
minimo esistenziale sociale, dopo averlo messo in relazione con i suoi averi e
tenendo conto delle franchigie menzionate, non è garantito. La trasposizione di
questo approccio in ambito di diritto della protezione comporterebbe la
copertura dei costi della curatela da parte dell’ente pubblico nel caso il pagamento
dei medesimi intaccasse il minimo esistenziale sociale del curatelato.

 

                               3.4.   Altre
legislazioni cantonali

                                         Nelle loro
leggi di applicazione al Codice civile o in regolamentazioni d’esecuzione
specifiche al diritto di protezione, la maggior parte delle legislazioni cantonali
(16) ha previsto dei valori soglia per definire il limite dell’indigenza: da un
patrimonio minimo di fr. 5'000.– (VD) /8'000.– (BE), ad un massimo di 25'000.–
(BL, NW, OW, SH, ZH). Nella misura in cui gli averi della persona interessata
siano inferiori a tali cifre, la remunerazione del curatore viene presa a
carico dell’ente pubblico (che si tratti del Cantone, del Comune di domicilio
ai sensi del diritto civile oppure del domicilio d’assistenza).

                                         Nella gran
parte dei Cantoni i valori soglia sono determinati sulla base del patrimonio,
mentre il reddito conseguito è preso in considerazione soltanto in un caso (GE:
reddito determinante per l’ottenimento di prestazioni sociali inferiore a fr.
45'000.– e sostanza netta inferiore a fr. 15'000.–). La determinazione del patrimonio
avviene solitamente senza prendere in considerazione il valore dei beni immobiliari
(JU: beni mobili direttamente disponibili, dedotti i debiti a corto termine;
GE: i beni immobiliari sono tuttavia presi in considerazione nel calcolo del
reddito determinante, con rinvio alle norme riguardanti l’assistenza sociale).

                                         Alcuni
Cantoni differenziano i valori soglia a dipendenza del fatto che la persona
interessata sia coniugata o meno (LU: indigenza sotto i fr. 12'000.– di
sostanza se persona sola/ 18'000.– se coniugato; SZ: fr. 15'000.–,
rispettivamente 25'000.–; ZH: 25'000.–, rispettivamente fr. 40'000.–) oppure se
si tratti di una misura riguardante un adulto o un minore (ZG: fr. 20'000.–
maggiorenni/fr. 30'000.– minorenni; ZH: per i minorenni, solo se il patrimonio
rilevante; LU: il valore soglia di fr. 12'000.– valido per gli adulti è stato
raddoppiato per via giurisprudenziale per quel che concerne i minori, cfr.
sentenza 14 maggio 2014 del Kantonsgericht, 2. Abteilung, in: FamPra 2015, pag.
257).

 

                                         Altri
Cantoni (5) hanno disciplinato la questione rinviando integralmente, per la
determinazione dell’indigenza, alle norme applicabili all’assistenza
giudiziaria (SO; VS), a quelle riguardanti l’aiuto sociale (GR), oppure
instaurando un sistema misto (BS: situazione patrimoniale determinante per
l’assistenza sociale moltiplicata per un coefficiente di 1.5; NE: indigenza ai
sensi dell’assistenza giudiziaria e applicazione di un soglia di fr. 10'000.–
per la sostanza netta).

 

                                         Nei restanti
cantoni (4: AI, AR, FR, TG), oltre al Ticino, la questione non è stata oggetto
di regolamentazione.

 

                                   4.   La
curatela rappresenta, come visto, una misura sociale che si prefigge di salvaguardare
il benessere della persona bisognosa di aiuto e di assicurarne la protezione
(art. 388 CC), pur limitando il suo diritto all’autodeterminazione, espressione
fondamentale della sua dignità: occorre dunque cercare costantemente
l’equilibrio tra bisogno di assistenza e salvaguardia della libertà (Messaggio
concernente la modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone
e diritto della filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6391 e segg.; vedi
in particolare pag. 6431).

                                         Alla luce di tali premesse, nell’ambito della già menzionata pronuncia
(sentenza CDP del 13 settembre 2018, inc. 9.2016.223, consid. 5) questo
giudice è arrivato alla conclusione che l’applicazione del criterio d’indigenza
sviluppato nel diritto dell’esecuzione e del fallimento nell’ambito del diritto
di protezione condurrebbe a dei risultati troppo restrittivi. Invero, mettere a
carico dell’interessato i costi di una misura che limita il suo diritto
all’autodeterminazione per lasciarlo in una situazione economica limitata a
quella del minimo esistenziale LEF (che fa riferimento unicamente ai beni
necessari a coprire i bisogno essenziali della persona) appare in
contraddizione con gli scopi stessi della misura di protezione. Diversamente,
sia la definizione del criterio dell’indigenza sviluppata in relazione alle
norme sull’assistenza giudiziaria che quella in uso nella legislazione
sull’assistenza sociale, più ampie, appaiono maggiormente indicate al contesto
del diritto della protezione. Come visto, le legislazioni di cinque Cantoni vi
fanno esplicito rinvio per determinare l’incapacità di sopportare i costi della
curatela.

                                         A mente di
questo giudice e come attuato dalla maggior parte degli altri Cantoni, si
giustifica di fissare dei valori soglia al di sotto dei quali la remunerazione
del curatore dovrà essere presa a carico dell’ente pubblico (sentenza CDP del 13 settembre
2018, inc. 9.2016.223, consid. 5). Tali importi dovranno
essere ispirati, da un lato, alle cifre stabilite nelle altre legislazioni
cantonali e, dall’altro lato, alle franchigie di patrimonio previste dalle
direttive della COSAS nell’ambito dell’intervento sociale. Appare pertanto
adeguato prevedere, per il Ticino, un minimo intangibile (“riserva di
soccorso”) dell’importo di fr. 5'000.– per persona sola, fr. 10'000.– per
coppia (sposata o in unione domestica registrata, non in regime di separazione
dei beni; v. COPMA, Droit de la protection de l’adulte, Guide Pratique,
2012, n. 7.13 pag. 200; Affolter,
in: BSK Erwachsenenschutz, 2012, ad 405 CC n. 21-23) e fr. 2'500.– per ogni figlio minorenne al cui mantenimento provvede,
limitata ad un massimo di fr. 12'500.– per nucleo familiare. Qualora la
situazione patrimoniale dell’interessato, attestata dal rendiconto presentato
dal curatore all’Autorità regionale di protezione (cfr. art. 16 cpv. 3 ROPMA)
dia atto di una sostanza netta inferiore a tali importi, la sua remunerazione
dovrà essere presa a carico dall’ente pubblico (ovvero, in Ticino, dal Comune
di domicilio). I costi della curatela potranno dunque essere sopportati
dall’interessato solo nella misura in cui non intaccano le soglie definite
sopra (sentenza CDP del 13 settembre 2018, inc. 9.2016.223, consid. 5).

                                         Tale
soluzione consente di tenere conto degli scopi perseguiti dal diritto di protezione,
permette al curatelato di conservare degli averi che gli permettono di far
fronte a una spesa imprevista e agevola il compito delle Autorità regionali di
protezione che applicano dei limiti chiari e si vedono offrire nel rendiconto
finanziario i dati per il calcolo della sostanza netta. Inoltre, tale metodo
permette di adottare un sistema unitario, applicabile a
tutto il Ticino nonostante l’assenza di una normativa cantonale ad hoc,
e pone fine alle disparità sinora riscontrate.

 

                                   5.   Tornando
alla fattispecie in esame, dal rendiconto stilato dalla curatrice e verificato
dall’Autorità di protezione emerge che la sostanza netta di RE 1, al
31.12.2017, è negativa e ammonta a fr. -117'260.40. I passivi (fr. -121'979.35)
superano infatti ampiamente gli attivi (fr. 4'718.95), così come le uscite (fr.
-93'174.05) sono maggiori delle entrate (fr. 14'335.05). Tali cifre si situano
ben al di sotto della soglia di fr. 5'000.– stabilita quale minimo intangibile
nella giurisprudenza citata.

                                         Il fatto che l’interessata disponga di liquidità sufficienti per pagare
l’importo esposto dalla curatrice (fr. 4'718.95, importo comunque inferiore
alla soglia fissata per via giurisprudenziale) è irrilevante. Il saldo attivo
di un conto corrente bancario non dice infatti nulla sulla situazione
finanziaria complessiva dell’interessata, in particolare sull’entità della sua
sostanza netta, che nel caso concreto risulta ampiamente deficitaria. E’ dunque
corretto, nella fattispecie, pretendere che sia il Comune di domicilio ad
assumersi tali costi.

 

                                         L’Autorità
di protezione critica l’approccio giurisprudenziale esposto, considerandolo
privo di basi legali, contrario ai principi di diritto esecutivo e suscettibile
dunque di creare delle disparità di trattamento. Tali censure, tuttavia, non
meritano accoglimento. Il principio secondo cui l’ente
pubblico deve farsi carico dei costi della misura di protezione in caso di
indigenza è infatti ancorato all’art. 404 cpv. 3 CC (norma di rango pari alla
LEF); che la collettività in questione sia il Comune di domicilio risulta poi dall’art.
3 cpv. 3 ROPMA.

                                         L’onere di concretizzare i criteri pertinenti e definire delle
soglie, in presenza di una lacuna propria nella normativa d’applicazione cantonale
– che sarebbe invero auspicata anche da questo giudice – spetta dunque alla
giurisprudenza.

                                         Visti
gli obiettivi perseguiti dal diritto di protezione, è pure errato ritenere che
tale concretizzazione debba per forza coincidere con la regolamentazione del
diritto esecutivo. In primis, poiché il legislatore vi avrebbe fatto
esplicito riferimento, invece di prevedere una delega legislativa in favore dei
cantoni. Ma anche perché – come visto in ambito di aiuto sociale e di
assistenza giudiziaria – altre regolamentazioni si scostano dai concetti di
minimo vitale e di indigenza previsti dalla LEF, senza che ciò comporti delle
disuguaglianze. La giurisprudenza prolata promuove invece la parità di
trattamento, nella misura in cui le diverse Autorità di protezione applicano
oggigiorno delle prassi estremamente diversificate, atte a generare iniquità
tra i curatelati.

 

                                   6.   In conclusione, le argomentazioni ricorsuali appaiono fondate e la
decisione impugnata deve dunque essere riformata, nel senso di mettere la
mercede della curatrice di fr. 2'010.– e le spese di fr. 26.40 a carico del
Comune di __________, domicilio di RE 1.

 

                                   7.   Gli oneri processuali seguono di regola il principio della soccombenza.
In concreto, solo l’Autorità di protezione – la cui decisione è stata
oggetto di riforma – può essere ritenuta soccombente. Tuttavia, non
potendo essere addossate spese processuali agli enti pubblici e agli organismi
incaricati di compiti di diritto pubblico (art. 46 cpv. 6 LPAmm), in
concreto occorre prescindere dal prelievo di tali oneri. Non si assegnano
ripetibili, RE 1 avendo interposto reclamo senza l’ausilio di un legale, bensì
attraverso la sua curatrice.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è accolto.

 

 §.   Di conseguenza, il dispositivo n. 2 della decisione dell’11
ottobre 2018 (ris. no. 196/424) dell’Autorità regionale di
protezione __________ deve essere riformato come segue:

“E’
riconosciuto alla curatrice l’importo di fr. 2'010.– a titolo di indennità e
l’importo di fr. 26.40 a titolo di spese; suddetti importi sono posti a carico del
Comune di domicilio dell’interessata.”

 

                                   2.   Non si prelevano tasse e spese di giustizia. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.