# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0733ad74-2349-50ec-b214-7c6c3347991c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-10-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.10.2017 38.2017.37
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2017-37_2017-10-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  38.2017.37

   

  KE/sc

  	
  Lugano

  25 ottobre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Kathrin Erne, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 aprile 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 16 marzo 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Questo Tribunale, con
sentenza 38.2015.21 del 14 settembre 2016, ha parzialmente accolto ai sensi dei
considerandi il ricorso interposto da RI 1 contro la decisione su opposizione
del 12 febbraio 2015 con cui la Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), accogliendo
parzialmente l’opposizione di RI 1 contro l’ordine di restituzione del 17
luglio 2014, aveva ridotto la somma da rimborsare da fr. 4'789.10 a fr.
4'265.50, corrispondenti a indennità di disoccupazione percepite in troppo nel
periodo febbraio-giugno 2012 a seguito del computo del salario percepito dal
Cantone Ticino per la sua attività di esperto di esami non dichiarata nella
misura in cui superava il reddito di fr. 198.35 mensili che era da ritenersi la
retribuzione per attività accessoria.

 

                                         Il TCA ha rinviato gli
atti alla Cassa per determinare se gli importi supplementari rispetto al
guadagno accessorio comprendano delle spese per pasti o di trasferta se il luogo
degli esami non corrispondeva con il domicilio.

 

                               1.2.   Il 15 ottobre 2016 RI 1 ha
depositato un ricorso contro il giudizio 35.2015.21 del 14 settembre 2016 del
TCA. Il ricorso dell’insorgente è stato dichiarato inammissibile con sentenza
8C_684/2016 del 25 ottobre 2016, in quanto i giudici federali hanno ritenuto
prematuro un ricorso a quello stadio della procedura.

 

                               1.3.   Con decisione su opposizione
del 16 marzo 2017 la Cassa ha respinto l’opposizione di RI 1 e confermato la
decisione di restituzione del 3 gennaio 2017 con la quale aveva chiesto la
restituzione di fr. 2'443.90, dopo avere appurato le spese sostenute
dall’assicurato per lo svolgimento dell’attività di esperto di esami corrispondenti
a fr. 479.80 per il mese di marzo 2012, fr. 364.20 per il mese di aprile 2012 e
fr. 242.40 per il mese di maggio 2012, come richiesto dal TCA con il giudizio 38.2015.21
(cfr. doc. A).

 

                               1.4.   RI 1 ha tempestivamente
impugnato la decisione su opposizione del 16 marzo 2017 davanti al TCA,
chiedendo l’annullamento della decisione su opposizione del 3 gennaio 2017.

 

                                         A sostegno delle proprie
pretese ricorsuali l’insorgente ha addotto:

 

" (…)

- I compensi ricevuti dall’__________ non costituiscono un salario
bensì sono un compenso per la missione di esperto d’esami.

- Tale missione è da me svolta da parecchi anni al di fuori del
normale tempo di lavoro. Prova ne è il fatto che mi impegnava sia prima della
mia iscrizione in disoccupazione che dopo la stessa, periodi in cui sono stato
e sono tuttora occupato a tempo pieno (100%).

- Tale attività non ha subito un’estensione particolare durante il
periodo in cui ero disoccupato poiché, ogni anno, vi sono delle fluttuazioni
dipendenti dal numero di allievi da esaminare, dalle sedi d’esame e dalle
disposizioni del Capoperiti.

- Quanto previsto nel marg. C9 Prassi LADI ID non trova
applicazione in quanto la mia attività principale è sempre stata
al 100% quale dipendente di ditte terze mentre l’attività quale
perito d’esame è sempre stata un’attività accessoria e deve
essere considerata tale.

- Un guadagno accessorio rimane tale, esso non ha alcun influsso
sul periodo di contribuzione e non va preso in considerazione per il calcolo
del guadagno assicurato.

- L’attività accessoria è stata intrapresa ed è svolta da più di un
decennio in un periodo di normale occupazione e pertanto non trova applicazione
nemmeno il marg. C11.

 

Inoltre bisogna considerare che la CO 1 (Cassa CO 1) non è mai
entrata nel merito dell’attività svolta da me e non ha approfondito il motivo
per il quale un perito d’esame è indennizzato e non salariato; a questo
proposito giova anche citare l’interpellanza “Rafforzare la formazione duale
remunerando meglio i periti d’esame” (n. 14.4063) depositata in Consiglio
nazionale in data 04.12.2014.

Nella sua risposta, il Consiglio Federale scrive “1. L’attuazione
e la vigilanza della formazione professionale sono di competenza dei cantoni.
Fra questi compiti rientra anche l’impiego dei periti d’esame per le procedure
di qualificazione (art. 35 cpv. 1 dell’ordinanza sulla formazione professionale
OFPr, RS 412.101) e il calcolo delle indennità (…). La preparazione e lo
svolgimento degli esami, infatti, sono compiti di grande responsabilità, che
presuppongono esperienza o competenze professionali, metodologiche e sociali (…)”.

 

Ne consegue che l’impiego di un perito d’esame per le procedure di
qualificazione nel Cantone Ticino è solamente indennizzato da un importo di CHF
40.00 per un’ora d’attività, la quale è svolta in qualsiasi orario, in
qualsiasi giorno (festivi compresi) e in qualsiasi luogo (proprio domicilio,
sede dell’azienda, sede d’esame, ecc.). Quindi il perito riceve un compenso
quasi simbolico per un compito, come scritto dal Consiglio Federale, di
grande responsabilità. (…)” (Doc. I)

 

                               1.5.   Con risposta del 4 maggio 2017
la Cassa ha proposto di respingere l’impugnativa con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.6.   Il 12 maggio 2017 il
ricorrente ha trasmesso un atto di replica e ha osservato:

 

" (…)

- La CO 1 ha continuato ad escludere la
necessità di approfondire l’attività del perito d’esame e l’ha sempre
considerata come una qualsiasi attività lavorativa. In particolare modo presumo
non conosca come si svolgano gli esami denominati “Lavoro pratico individuale
(LPI)”.

- La CO 1 non ha mai approfondito i motivi
per i quali nel 2012 dovetti investire maggiore tempo negli esami di fine
tirocinio.

- La CO 1 non avendo afferrato l’attività
svolta da un perito d’esame non ha potuto comprendere che l’indennizzo ricevuto
è forfettario. Nel formulario “Conteggio delle prestazioni relative agli esami
finali di tirocinio, MP/LA” è indicato al paragrafo “Rimborsi spese” un
indennizzo comprensivo di spese di viaggio e vitto. In realità, esistono altre
spese che il perito difficilmente può quantificare come l’uso di casa propria
per lo svolgimento di questa attività, le telefonate, il tempo investito nello
studio di particolarità dell’esame, ecc.

 

A questo punto è doveroso precisare quanto
avrebbe già dovuto comunicare l’autorità cantonale preposta alla gestione degli
esami, ossia che nella sessione d’esame del 2012, il sottoscritto fu impiegato
per provare una nuova procedura di verifica, la quale non fu più riproposta
perché non sufficientemente funzionale ma che allungò il mio impegno per i LPI.
Inoltre, ci furono altri due LPI problematici che richiesero un maggiore
impegno per garantire il corretto svolgimento.” (cfr. doc. V).

 

                               1.7.   La Cassa ha osservato di non
avere ulteriori osservazioni da formulare e si è riconfermata integralmente con
quanto esposto nella sua risposta di causa (cfr. doc. VII).

 

                               1.8.   I doc. VI e VII sono stati
trasmessi per conoscenza alla parte ricorrente (cfr. doc. VIII).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se RI 1 deve o meno restituire l’importo di fr. 2'443.90 corrispondente ad
indennità di disoccupazione percepite in troppo nel periodo marzo-maggio 2012 a
seguito del computo del salario percepito dal __________ per la sua attività di
esperto di esami.

 

                                         L'art. 95 LADI regola la
restituzione di prestazioni. Secondo il cpv. 1 di questo articolo la domanda di
restituzione è retta dall'art. 25 LPGA, ad eccezione dei casi di cui
all'articolo 55.

 

                                         Dal 1° aprile 2011 il
tenore dell’art. 95 cpv. 1 LADI è il seguente:

 

" La domanda
di restituzione è retta dall’articolo 25 LPGA ad eccezione dei casi di cui agli
articoli 55 e 59cbis capoverso 4."

 

                                         L'art. 25 cpv. 1 LPGA
stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite.
La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e
verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

 

                                         I principi
giurisprudenziali attinenti alla restituzione di prestazioni elaborati dal TFA
anteriormente alla LPGA conservano tutta la loro validità anche sotto l’egida
di questa legge (cfr. STF 8C_938/2008 del 22 settembre 2009 consid. 3.1.; DTF
130 V 318 consid. 5). 

 

                                         L'obbligo di restituzione
presuppone che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una
revisione della decisione con la quale sono state attribuire le prestazioni
(cfr. sentenza C 128/06 del 10 maggio 2007; DTF 129 V 110 consid. 1.1; DLA 2006
p. 218 e DLA 2006 pag. 158).

 

                                         La riconsiderazione e la
revisione sono ormai esplicitamente regolate all'art. 53 LPGA, che ha
codificato la giurisprudenza anteriore alla sua entrata in vigore (cfr. STF U
408/06 del 25 giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; STFA K 147/03 del
12 marzo 2004; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004; STFA I 133/04 dell'8 febbraio
2005).

 

                                         Analogamente alla
revisione delle sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione deve
procedere alla revisione processuale di una decisione cresciuta in giudicato
quando sono scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre a una
conclusione giuridica differente (cfr. art. 53 cpv. 1 LPGA, STF U 409/06 del 25
giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N° 14; DTF 127 V 466
consid. 2 a pag. 469).

 

                                         Più precisamente le
decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono
essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono
successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano
essere prodotti in precedenza (cfr. STF 8C_257/2011 del 14 giugno 2011 consid.
4).

 

                                         Inoltre, l’amministrazione
può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata
oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza dubbio errata e la
correzione ha un’importanza rilevante (cfr. art. 53 cpv. 2 LPGA, STF U 408/06
del 25 giugno 2007).

 

                                         Questi principi si
applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza una
decisione formale e che il loro versamento ha comunque acquisito forza di cosa
giudicata (cfr. STF C 128/06 del 10 maggio 2007, DTF 129 V 110 consid. 1.1).

 

                                         Circa l'ulteriore presupposto
necessario per poter riconsiderare una decisione, ovvero quello dell'importanza
particolare che deve rivestire la rettifica, si veda pure la STFA C 24/01 e C
137/01 del 28 aprile 2003; STFA C 44/02 del 6 giugno 2002 e DLA 2000 N. 40,
pag. 208. 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 24 cpv. 1 LADI
è considerato guadagno intermedio il reddito proveniente da un’attività
lucrativa dipendente o indipendente che il disoccupato ottiene entro un periodo
di controllo. L’assicurato ha diritto alla compensazione della perdita di
guadagno. Il tasso d’indennità è determinato secondo l’articolo 22. Il
Consiglio federale determina in che modo deve essere calcolato il reddito
proveniente da un’attività lucrativa indipendente.

                                         In virtù dell’art. 24 cpv.
3 LADI, il cui tenore non è stato modificato a far tempo dal 1° aprile 2011, è
considerata perdita di guadagno la differenza tra il guadagno intermedio
ottenuto nel periodo di controllo, ma corrispondente almeno all’aliquota usuale
per la professione e il luogo, e il guadagno assicurato. Un guadagno accessorio
(art. 23 cpv. 3) non è preso in considerazione.

 

                                         Il guadagno intermedio, ai
sensi dell'art. 24 LADI, deve essere inteso nel senso di salario lordo (cfr.
SVR 1995 ALV Nr. 48 nella quale, a proposito del guadagno intermedio si parla
di "Bruttomonatslohn" o di "Bruttolohn"; STCA 38.2005.52
dell’8 settembre 2005 consid. 1.6. e 2.4.).

 

                                         In una sentenza pubblicata
in SVR 1994, ALV Nr. 20, p. 45 seg. e in DTF 120 V 233 seg., il Tribunale
federale delle assicurazioni ha stabilito che tutte le forme di attività
dipendente, comprese in passato sotto le diverse norme relative al lavoro a
tempo parziale (art. 18 cpv. 1 in relazione con l'art. 22 seg. LADI), al
guadagno intermedio (vecchio art. 24 LADI), e del lavoro sostitutivo (vecchio
art. 25 LADI), costituiscono l'oggetto del nuovo art. 24 LADI (cfr. consid.
2.5.).

 

                                         In tale contesto, dopo
avere precisato che decisiva è la perdita di guadagno e non la perdita di
lavoro, la nostra Massima istanza ha stabilito che l'assicurato ha diritto
all'indennizzo della perdita di guadagno secondo l'art. 24 cpv. 1 a 3 LADI fino
a quando non assume, nel periodo di controllo in questione, un'occupazione
adeguata ai sensi dell'art. 16 LADI, e segnatamente dell'art. 16 cpv. 1 lett. e
LADI.

                                         Pertanto, secondo il TFA,
se durante il periodo di controllo litigioso l'assicurato accetta -
specialmente riguardo al salario - un'occupazione adeguata, cioè un'attività
che gli procuri un guadagno corrispondente almeno all'indennità di
disoccupazione, ogni guadagno intermedio non è più ammissibile (cfr. SVR 1994
ALV Nr. 20 p. 46-47).

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 121 V 51 = SVR 1995, ALV Nr. 48, il TFA ha stabilito che nel caso di
assicurati impiegati con salario mensile il guadagno giornaliero lordo si determina
mediante il divisore 21,7. Se il guadagno giornaliero lordo è inferiore
all’indennità giornaliera lorda si tratta di guadagno intermedio; i presupposti
per una compensazione della differenza secondo l’art. 24 cpv. 2 e 3 sono quindi
adempiuti.

 

                                         Sul tema cfr. pure STFA C
287/05 del 21 agosto 2006 e C 170/04 del 16 febbraio 2005.

 

                               2.3.   L’Audit Letter 2017/2 del
settembre 2017 emessa dalla SECO, a pag. 5, esprimendosi in relazione al
guadagno accessorio, precisa che è ritenuto guadagno intermedio l’estensione
temporale del guadagno accessorio durante la disoccupazione:

 

" Guadagno
accessorio

 

Situazione iniziale

Il guadagno accessorio non è assicurato. È considerato tale ogni
guadagno che un assicurato trae da un’attività esercitata fuori del tempo normale
di lavoro (Prassi LADI ID C8). Durante la disoccupazione, il guadagno
accessorio non può essere computato quale guadagno intermedio. Tuttavia, se
l’assicurato estende la propria attività accessoria, il guadagno supplementare
conseguito va computato come guadagno intermedio (Prassi LADI ID C9).

 

Periodo di calcolo per il guadagno accessorio

Per determinare il guadagno accessorio che comunque va separato
dal guadagno assicurato conviene riferirsi allo stesso periodo di calcolo
scelto anche per il guadagno assicurato, sempreché nel caso concreto sia
possibile e ragionevole. Per entrambi i valori direttamente interdipendenti
(Guadagno assicurato/Guadagno accessorio) ci si riferisce dunque a periodi
corrispondenti.

 

Se, ad esempio, i guadagni accessori sono strettamente connessi ad
attività svolte in determinati mesi, allora si tratta di un caso speciale, in
cui occorre calcolare unicamente il guadagno accessorio ottenuto in questi mesi
che comunque va separato dal guadagno intermedio.

 

Þ  Esempio

      Un
assicurato svolge sempre da dicembre a febbraio l’attività di maestro di sci
considerata fonte di guadagno accessorio. Alla fine, prima di essere
disoccupato, ha guadagnato in media in questo periodo CHF 2'500 al mese.
Durante la disoccupazione, i redditi che nei mesi da dicembre a febbraio
superano i CHF 2'500 vanno computati come guadagno intermedio.

 

 

 

Estensione del
guadagno accessorio

Il reddito supplementare da un guadagno accessorio conseguito
grazie a un’estensione temporale nel periodo in cui l’assicurato percepisce
l’indennità di disoccupazione va computato come guadagno intermedio. Un
guadagno supplementare dovuto unicamente a un aumento del salario e ottenuto
senza estensione temporale dell’attività non va computato come guadagno
intermedio.”

 

                               2.4.   Nell’evenienza concreta, come
visto nei fatti, questa Corte, con sentenza 38.2015.21 del 14 settembre 2016,
ha parzialmente accolto ai sensi dei considerandi il ricorso interposto da RI 1
contro la decisione su opposizione del 12 febbraio 2015 emanata dalla Cassa
prevedente il rimborso della somma di fr. 4'265.50, corrispondenti a indennità
di disoccupazione percepite in troppo nel periodo febbraio-giugno 2012 a
seguito del computo del salario percepito dal __________ per la sua attività di
esperto di esami non dichiarata alla medesima nella misura in cui superava il
reddito di fr. 198.35 mensili che era da ritenersi la retribuzione per attività
accessoria.

 

                                         Il TCA ha rilevato che
l’attività accessoria come perito d’esame finale di tirocinio per la
professione di operatore in automazione era stata estesa in modo considerevole
nell’anno 2012 durante la disoccupazione dell’assicurato. I redditi
supplementari, alla luce della giurisprudenza federale, delle direttive della
SECO e della dottrina, costituivano pertanto un guadagno intermedio ai sensi
dell’art. 24 cpv. 1 LADI, il quale doveva essere computato nel calcolo delle
indennità di disoccupazione. Il TCA ha confermato il calcolo della Cassa
secondo cui il guadagno accessorio, appurato che l’attività accessoria di
perito d’esame era svolta durante tre mesi all’anno, corrisponde a fr. 437.--
mensili. Per calcolare l’ammontare del guadagno intermedio relativo al 2012 da
considerare al fine del calcolo delle indennità giornaliere spettanti
effettivamente al ricorrente e dunque l’importo da restituire alla Cassa dagli
importi conseguiti tramite l’attività di perito d’esame andava dedotto la somma
di fr. 437.-- mensili corrispondenti al guadagno accessorio che non andava
considerato quale guadagno intermedio. Riguardante i mesi di marzo, aprile e
maggio 2012, questa Corte ha osservato che il compenso di marzo 2012 di fr.
1'220.-- superava di fr. 783.-- il guadagno accessorio di fr. 437.--. Il
compenso di aprile 2012 di fr. 1'970.-- era maggiore di fr. 1'533.-- rispetto al
guadagno accessorio di fr. 437.--. Il compenso di maggio 2012 di fr. 1'890.--
era maggiore di fr. 1'453.-- rispetto al guadagno accessorio di fr. 437.--.

 

                                         Il TCA ha, tuttavia,
rinviato gli atti alla Cassa per determinare se gli importi supplementari rispetto
al guadagno accessorio di fr. 437.--, dei compensi per i mesi di marzo, aprile
e maggio 2012 di fr. 783.--, rispettivamente fr. 1'533.-- e fr. 1'453.--
comprendano delle spese per pasti o di trasferta se il luogo degli esami non
corrispondeva con il domicilio. Nel caso in cui il ricorrente avesse prodotto
debita e circostanziata documentazione a sostegno delle spese menzionate,
allora le stessa andrebbero dedotte dal guadagno supplementare prima di
computarlo quale guadagno intermedio.

 

                                         Con scritto del 20
settembre 2016 la Cassa ha invitato l’insorgente a trasmettere entro il termine
di una settimana le pezze giustificative a comprova delle spese sostenute nel
corso dei mesi di marzo - maggio 2012 e di compilare la “Tabella per stipendio”
riguardante altrettanto il periodo marzo - maggio 2012 (cfr. doc. 55 e 56).

 

                                         L’11 ottobre 2016, in
risposta allo scritto della Cassa, RI 1 ha notificato le spese sostenute nel
periodo da marzo - maggio 2012, e meglio fr. 479.80 nel mese di marzo 2012, fr.
364.20 nel mese di aprile 2012 e fr. 242.20 nel mese di maggio 2012. Al suo
scritto ha allegato la tabella riassuntiva delle spese da lui sostenute dal
quale si evince che le spese notificate si riferiscono solo a spese di
trasferta (cfr. doc. 42 e 43).

 

                                         Successivamente, il 22
novembre 2016, la Cassa ha notificato a RI 1 un riepilogo specificando i nuovi
calcoli effettuati e calcolando il nuovo importo da restituire in fr. 2'443.90
tenendo in considerazioni a titolo di spese gli importi da lui comunicati con
lettera dell’11 ottobre 2016. Al ricorrente è stato inoltre assegnato un
termine di 10 giorni per presentare eventuali osservazioni in merito (cfr. doc.
30 e 31). RI 1 è rimasto silente e pertanto il 3 gennaio 2017 la Cassa gli ha
notificato l’ordine di restituzione ammontante a fr. 2'443.90 in quanto il
ricorrente aveva ricevuto un importo superiore al suo diritto alle indennità di
disoccupazione durante il periodo dal 1° marzo al 31 maggio 2012 (cfr. doc. 26
e 27).

 

                                         Con decisione su
opposizione del 16 marzo 2017 la Cassa ha poi respinto l’opposizione del
ricorrente e confermato la decisione di restituzione del 3 gennaio 2017 con la
quale aveva chiesto la restituzione di fr. 2'443.90, dopo avere verificato le
spese sostenute dall’assicurato per lo svolgimento dell’attività corrispondenti
a fr. 479.80 per il mese di marzo 2012, fr. 364.20 per il mese di aprile 2012 e
fr. 242.40 per il mese di maggio 2012 come richiesto dal TCA con il giudizio
38.2015.21 (cfr. doc. A).

 

                               2.5.   Chiamato a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, il TCA evidenzia dapprima che il ricorrente ha
formulato delle censure circa il principio della restituzione sollevando
sostanzialmente che le retribuzioni ottenute per la sua attività di esperto di
esami devono essere considerate quale guadagno accessorio e non quale guadagno
intermedio (cfr. doc. I; consid. 1.4.).

 

                                         Questa Corte, tuttavia,
già si è chinata su tali questioni emanando, come visto, la sentenza 38.2015.21
del 14 settembre 2016 (cfr. consid. 1.1.).

 

                                         In particolare il TCA, nel
giudizio 38.2015.21 consid. 2.6., ha deciso che l’insorgente, da un profilo
oggettivo, ha effettivamente percepito indebitamente parte delle indennità di
disoccupazione afferenti ai lassi di tempo marzo-maggio 2012, rilevando:

 

" (…)

2.6. Litigiosa è la questione di sapere se parte delle
retribuzioni ottenute dall’assicurato nel periodo febbraio-giugno 2012 per la
sua attività di perito d’esame debba essere considerata quale guadagno
intermedio da dedurre dalle indennità giornaliere che egli ha percepito in quel
periodo e che dovranno in tal caso parzialmente essere restituite, come deciso
dalla Cassa, oppure no.

 

Quanto al principio della restituzione, il TCA
evidenzia che è tenuto alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di
una prestazione, alla quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. Un
assicurato deve restituire la prestazione che gli è stata erogata in contrasto
con la legge.

Infatti è determinante la necessità di ristabilire l’ordine legale
dopo la scoperta del fatto nuovo. A questo stadio è irrilevante sapere se
l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto l'indebita
prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (cfr. DTF 122 V 134 consid. 2e;
STFA P 91/02 dell'8 marzo 2004 consid. 3.2.; STFA P 17/02 del 2 dicembre 2002;
STFA P 40/99 del 16 maggio 2001; STFA C 25/00 del 20 ottobre 2000; Widmer, Die
Rückerstattung unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen,
Tesi, Basilea 1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese).

 

L’insorgente ha fatto valere, innanzitutto, di svolgere la
funzione di perito d’esame al di fuori del normale tempo di lavoro quale
attività accessoria a quella principale al 100% e che quindi la stessa non deve
essere considerata ai fini del calcolo delle indennità di disoccupazione a lui
spettanti (cfr. doc. I, 7; 25).

In concreto, come visto, dalle carte processuali si evince, da una
parte, che l’assicurato, nel settembre 2008, è stato designato con decisione
della __________ quale __________ con validità fino al 31 agosto 2012 (cfr.
doc. B2; la designazione è poi stata rinnovata per l’arco di tempo gennaio 2013
– agosto 2016, doc. B1). 

Dall’altra, che il medesimo nel 2009 e nel 2010 ha effettivamente
svolto tale l’attività parallelamente al proprio impiego al 100% presso la __________
(salario di fr. 5'750 lordi mensili) percependo fr. 580, rispettivamente fr.
1'310, come pure nel 2011 parallelamente all’occupazione a tempo pieno presso la
__________ (salario di fr. 7'000 lordi mensili) conseguendo un’entrata di fr.
2’850 (cfr. consid. 2.4.; 2.5.).

 

Per quanto attiene al periodo determinante ai fini della presente
lite, ossia da febbraio a giugno 2012, l’assicurato controllava la
disoccupazione. Da febbraio ad aprile 2012 il medesimo ha svolto un’attività
lavorativa al 20% per la __________ che l’ha licenziato con effetto dal 1°
maggio 2012 (cfr. consid. 2.4.; doc. 312; 307; 280), mentre nei mesi di maggio
e giugno 2012 non risulta che egli abbia lavorato (cfr. consid. 2.4.).

Il ricorrente nel 2012 ha, inoltre, continuato a esercitare
l’attività di perito d’esame che è stata retribuita con complessivi fr. 5'360
lordi (cfr. doc. B8).

 

Nell’anno 2012, durante la disoccupazione, lo svolgimento di tale
attività si è esteso notevolmente.

In effetti la retribuzione che ne è conseguita di complessivi fr.
5'360 (cfr. consid. 2.5.) risulta nove volte più elevata rispetto a quella del
2009 di fr. 580, quattro volte maggiore di quella del 2010 di fr. 1'310 e quasi
il doppio dell’entrata relativa al 2011 di fr. 2'850 (cfr. consid. 2.5.).

 

L’estensione considerevole dell’attività di perito d’esame nel
2012 durante la disoccupazione risulta anche dal fatto che in seguito, e meglio
nel 2013 e 2014, allorché l’assicurato svolgeva l’attività lavorativa a tempo
pieno presso la __________, iniziata nel novembre 2012 (cfr. doc. IX; X), le
entrate connesse alla funzione di perito d’esame sono state di fr. 1'390 nel
2013 (cfr. doc. B7), ossia di un quarto circa rispetto all’importo di fr. 5'360
conseguito nel 2012 e di fr. 1'560 nel 2014 (cfr. doc. B5), tre volte e mezzo
circa in meno rispetto al 2012.

 

In simili condizioni, occorre concludere, da un lato, che la
funzione di perito d’esame per gli anni 2009, 2010 e 2011 (come pure nel 2013 e
2014) in cui è stata espletata dall’assicurato in aggiunta a un impiego quale
dipendente al 100% risulta accessoria, come del resto considerato dalla Cassa
(cfr. doc. A).

Dall’altro, che l’attività accessoria è stata estesa in modo considerevole
nell’anno 2012 durante la disoccupazione.

 

I redditi supplementari, alla luce della giurisprudenza federale,
delle direttive della SECO e della dottrina - peraltro univoche su tale tema -
citate sopra (cfr. consid. 2.3.), costituiscono pertanto un guadagno intermedio
ai sensi dell’art. 24 cpv. 1 LADI, il quale deve essere computato nel calcolo
delle indennità di disoccupazione (cfr. STF 8C_600/2015 dell’11 maggio 2016
consid. 2.2. e 4.2.-4.3.; DTF 123 V 230 consid. 3d).

 

Del resto risulta priva di fondamento la censura del ricorrente
secondo cui “i compensi ricevuti dall’__________ non costituiscono un
salario bensì sono un compenso riconosciuto per le spese sostenute nello
svolgimento della mia funzione di perito d’esame” (cfr. doc. I).

In effetti la decisione di designazione quale __________ emessa
dalla __________ il 23 settembre 2008 con validità dal settembre 2008
all’agosto 2012 prevede il versamento, da una parte, di un compenso a seconda
del dispendio orario dedicato all’attività, dall’altra, di indennità per le
spese sostenute, ovvero per il pasto e la trasferta qualora il luogo nel quale
si svolgeva l’attività non corrispondeva al luogo di domicilio (cfr. doc. B2).

Inoltre nella decisione del 21 novembre 2012 con cui la nomina
quale __________ è stata rinnovata per il lasso di tempo gennaio 2013 – agosto
2016 la __________ ha sì specificato che il compenso previsto a seconda del
dispendio orario è comprensivo delle spese di viaggio e di vitto nel Cantone
(cfr. doc. B1), tuttavia ciò non significa che le indennità, che sono state
aumentate rispetto al periodo precedente (il compenso per una giornata intera è
stato incrementato da fr. 190 a fr. 270, per mezza giornata da fr. 100 a fr.
140 e all’ora da fr. 30 a fr. 40; cfr. doc. B1 p.to 9; B2 p.to 5),
corrispondano soltanto al rimborso spese. Le medesime, al contrario, sono
costituite per la maggior parte del loro importo da una retribuzione per
l’attività in sé (cfr. doc. B1).

 

La Cassa è venuta a conoscenza dell’attività svolta
dall’assicurato quale perito d’esame nel 2012 soltanto nel 2014 a seguito di un
controllo effettuato dalla SECO (cfr. doc. 42).

 

L’insorgente nel periodo determinante (febbraio-giugno2012) ha
così beneficiato di indennità di disoccupazione calcolate senza tenere conto delle
entrate relative all’attività in questione.

Di conseguenza egli ha percepito effettivamente a torto perlomeno
parte delle prestazioni LADI relative a questo lasso di tempo.

 

In esito a quanto precede il TCA ritiene che nella
presente evenienza siano senz’altro adempiuti i presupposti di una revisione
processuale ex art. 53 cpv. 1 LPGA delle decisioni iniziali con le quali sono
state attribuite le indennità giornaliere di disoccupazione all’assicurato per
il periodo febbraio – giugno 2012 (in proposito, si veda la giurisprudenza
citata al consid. 2.1.; STF 8C_600/2015 dell’11 maggio 2016 consid. 4.3.).

L’esercizio da parte dell’assicurato dell’attività
di perito d’esame durante il periodo di riscossione delle prestazioni LADI
costituisce, infatti, un fatto nuovo che, qualora fosse stato portato a
conoscenza dell’amministrazione, l’avrebbe indotta a prendere una decisione
differente.

 

Ne discende che in concreto sono realizzate le
condizioni per quanto attiene al principio della restituzione di prestazioni percepite
indebitamente durante il periodo febbraio - giugno 2012 (cfr. STCA 38.2015.36
del 9 novembre 2015 consid. 2.6.; STCA 38.2013.77 del 1° settembre 2014 consid.
2.7.).”

 

                                         Per quanto attiene
all’importo da restituire e alla sua correttezza, il TCA, nel giudizio
38.2015.21, ha evidenziato:

 

 

 

" (…)

2.7. A proposito dell’importo da restituire
e alla correttezza del medesimo il TCA ribadisce che è il guadagno
supplementare conseguito tramite l’estensione di un’attività accessoria che va
conteggiato quale guadagno intermedio ai fini del calcolo delle indennità di
disoccupazione spettanti a un assicurato (cfr. consid. 2.3.).

 

Nel caso di specie la Cassa nella decisione su opposizione ha
stabilito che il guadagno accessorio, appurato che l’attività accessoria di
perito d’esame è svolta durante tre mesi all’anno, corrisponde a fr. 437
mensili (cfr. doc. A).

 

In effetti dalle carte processuali risulta che per il 2010 - anno
in cui da settembre 2010 si è iscritto in disoccupazione (cfr. consid. 2.4.) -
l’assicurato ha esercitato la funzione di perito d’esame nei mesi di marzo,
aprile e maggio 2010 ottenendo un compenso complessivo di fr. 1'310 (cfr. doc.
17; 18; B10), pari in media a fr. 436.66 al mese, arrotondati a fr. 437 (cfr.
DTF 130 V 121).

 

Per calcolare l’ammontare del guadagno intermedio relativo al 2012
da considerare al fine del calcolo delle indennità giornaliere spettanti
effettivamente al ricorrente e dunque l’importo da rimborsare alla Cassa dagli
importi conseguiti tramite l’attività di perito d’esame va dedotta la somma di
fr. 437 mensili corrispondente al guadagno accessorio che non va considerato
quale guadagno intermedio (cfr. art. 24 cpv. 3 2° frase LADI; consid. 2.3.).

 

Nel 2012, come visto sopra (cfr. consid. 2.5.), l’insorgente ha
ottenuto dall’attività di perito d’esame la somma globale di fr. 5'360 lordi
(cfr. doc. B8), e meglio, come attestato dal Caposervizio dell’Ufficio stipendi
e assicurazioni, fr. 120 per il mese di febbraio 2012, fr. 1'220 per il mese di
marzo 2012, fr. 1'970 per il mese di aprile 2012, fr. 1'890 per il mese di
maggio 2012 e fr. 160 per il mese di giugno 2012 (cfr. doc. 72; 73).

                                                                               

Gli importi relativi ai mesi di febbraio e giugno 2012 pari a fr.
120, rispettivamente a fr. 160 sono inferiori al guadagno accessorio mensile di
fr. 437. Pertanto, non risultando alcun guadagno supplementare rispetto al
guadagno accessorio, a titolo di guadagno intermedio per questi due mesi non va
computato alcunché.

 

Per quanto attiene, invece, ai mesi di marzo, aprile e maggio
2012, questa Corte osserva che il compenso di marzo 2012 di fr. 1'220 (cfr.
doc. 72) supera di fr. 783 il guadagno accessorio di fr. 437 (fr. 1'220 – fr.
437).

Il compenso di aprile 2012 di fr. 1'970 (cfr. doc. 72) è maggiore
di fr. 1'533 rispetto al guadagno accessorio di fr. 437 (fr. 1'970 – fr. 437).

Il compenso di maggio 2012 di fr. 1'890 (cfr. doc. 72) è maggiore
di fr. 1’453 rispetto al guadagno accessorio di fr. 437 (fr. 1'890 – fr. 437).

 

Va, tuttavia, evidenziato che, benché la decisione del 23
settembre 2008 di designazione quale perito d’esame per l’arco di tempo
settembre 2008 – agosto 2012 preveda che il compenso per il dispendio orario
non è comprensivo delle indennità per le spese di vitto e trasferte (cfr. doc.
B2), dai conteggi delle prestazioni relative agli esami finali di tirocinio per
i mesi in questione del 2012 emerge che quale importo fatturato per la giornata
intera sia stato indicato fr. 270.-- (cfr. doc. 89, 92, 93), corrispondente
alle nuove tariffe adeguate comprensive delle spese di vitto e trasferte nel
Cantone (cfr. doc. B1).

 

Ne discende che non è escluso che gli importi supplementari,
rispetto al guadagno accessorio di fr. 437, dei compensi per i mesi di marzo,
aprile e maggio 2012 di fr. 783, rispettivamente fr. 1'533 e fr. 1'453 comprendano
delle spese per pasti o di trasferta se il luogo degli esami non corrispondeva
al domicilio.

 

La Cassa verificherà, pertanto, tale ipotesi dando la possibilità
all’assicurato di comprovare tali eventuali spese effettive per i mesi di
marzo, aprile e maggio 2012.

Nel caso in cui il ricorrente produca debita e circostanziata
documentazione a sostegno delle spese menzionate, allora le stesse andranno
dedotte dal guadagno supplementare prima di computarlo quale guadagno
intermedio (cfr. STFA C 244/03 del 29 marzo 2004 consid. 2.2.; per il reddito
proveniente da un’attività lucrativa indipendente cfr. consid. 2.3.; DTF 142 V
162 e SECO, Audit Letter 2016/2 del settembre 2016 pag. 11; per analogia cfr.
pure sentenze in ambito di contributi AVS: STF 9C_412/2007 del 9 luglio 2008
consid. 3.1., 3.2.; STFA H 57/04 del 20 aprile 2006 consid. 7.1.; STCA
30.2014.30 del 23 ottobre 2014 consid. 2.3.; 2.4., parzialmente pubblicata in
RtiD I-2015 N. 45 pag. 764).”

 

                                         Il ricorrente ha impugnato
la sentenza 38.2015.21 del 14 settembre 2016 davanti il Tribunale federale. Il
suo ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto ritenuto prematuro a
quello stadio della procedura. Il TF ha precisato che in concreto il ricorrente
potrà poi impugnare, se del caso, non soltanto un eventuale futuro giudizio del
TCA, reso su ricorso dopo l’emanazione della nuova decisione della Cassa, ma,
qualora influisca su questi ultimi, anche il giudizio ora impugnato (cfr. STF
8C_684/2016 del 25 ottobre 2016).

 

                               2.6.   Oggetto della decisione su
opposizione del 16 marzo 2017 sono soltanto le spese per pasti o di trasferta
se il luogo degli esami non corrispondeva al domicilio. In effetti, l’incarto
era stato rinviato dal TCA alla Cassa solamente per verificare le spese
effettive che se del caso erano da dedurre dal guadagno supplementare per poter
calcolare il guadagno intermedio (cfr. dispositivo STCA 38.2015.21 pt. 1§).

 

                                         Questo Tribunale osserva
che il ricorrente in relazione alle spese effettive messe in deduzione dal
guadagno supplementare prima di computarlo quale guadagno intermedio non ha
censurato alcunché.

                                         La Cassa ha, come indicato
dal TCA, tenuto conto delle spese comunicate dal ricorrente con lettera dell’11
ottobre 2016 (cfr. doc. 42). Per il calcolo delle trasferte il ricorrente ha
applicato quanto indicato nel Decreto esecutivo concernente l’imposizione delle
persone fisiche valido per il periodo fiscale 2015. Per il mese di marzo 2012 RI
1 ha sostenuto spese di trasferta di fr. 479.80. Nel mese di aprile 2012 lo
stesso ha speso fr. 364.20 a titolo di spese di trasferta e durante il mese di
maggio 2012 RI 1 ha speso fr. 242.20 quale spese di trasferta (cfr. doc. 43).

 

                                         L’amministrazione ha
dunque ricalcolato il guadagno intermedio lordo che ammonta a fr. 1'703.20 per
il mese di marzo [fr. 783.-- (guadagno supplementare da attività di perito
d’esame) - fr. 479.80 (spese di trasferte) + fr 1'400.-- (guadagno intermedio
conseguito da __________)], rispettivamente a fr. 2'568.80 per il mese di
aprile [fr. 1'533.-- (guadagno supplementare da attività di perito d’esame) -
fr. 364.20 (spese di trasferte) + fr 1'400.-- (guadagno intermedio conseguito
da __________)] e a fr. 1'210.60 per il mese di maggio [fr. 1'453.-- (guadagno
supplementare da attività di perito d’esame) - fr. 242.40 (spese di trasferte)
cfr. doc. 17, 20, 23 e 30].

 

                                         Sulla base di questi
guadagni intermedi appena esposti, la Cassa ha potuto stabilire l’effettivo
diritto a indennità di disoccupazione durante il periodo marzo-maggio 2012, e
meglio fr. 3'794.75 per marzo 2012 (cfr. doc. 23), fr. 2'922.70 per aprile 2012
(cfr. doc. 20) e fr. 4'372.95 per maggio 2012 (cfr. doc. 17).

                                         Tali importi sono poi
stati dedotti dagli importi corrisposti all’assicurato in precedenza, e meglio
fr. 4'004.10 versati il 30 marzo 2012 per il mese di marzo (cfr. doc. 25), fr.
3'774.60 versati il 4 giugno 2012 per il mese di aprile (cfr. doc. 22) e fr.
5'755.60 versati il 21 settembre 2012 per il mese di maggio (cfr. doc. 19).

                                         La somma della differenza
di questi importi, e meglio fr. 2'443.90 corrisponde all’importo chiesto in
restituzione a RI 1 dalla Cassa [(fr. 4'004.10 - fr. 3'794.75) + (fr. 3'774.60
- fr. 2'922.70) + (fr. 5'755.60 - fr. 4'372.95) =  fr. 209.35 + 851.9 +
1382.65)].

 

                                         Del resto il ricorrente
non ha fatto valere ulteriori spese da dedurre e non ha contestato la modalità
del conteggio effettuato dalla Cassa. Il ricorrente non ha neanche usufruito
del termine di 10 giorni per presentare eventuali osservazioni che gli era
stato concesso della Cassa prima del rilascio dell’ordine di restituzione del 3
gennaio 2017 (cfr. doc. 30 e 31).

 

                                         Alla luce di tutto quanto
esposto, la decisione su opposizione del 16 marzo 2017 deve, quindi, essere
confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti