# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 43c238bd-15b7-51fb-b186-a25304ae9690
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-07-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.07.2019 F-4948/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-4948-2017_2019-07-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-4948/2017 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 7  l u g l i o  2 0 1 9  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Susanne Genner, Fulvio Haefeli,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,   

rappresentata da SOS Ticino, Consultorio giuridico, 

Via Zurigo 17, 6900 Lugano,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Domanda di un passaporto per stranieri. 

 

 

 

F-4948/2017 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______ (la ricorrente), nata il …, di madre etiope e di padre eritreo, con 

una figlia che vive in Etiopia, al momento senza documenti comprovanti la 

sua cittadinanza, è titolare di un permesso per stranieri ammessi 

provvisoriamente (permesso F) e risiede in Ticino (cfr., per più dettagli a 

proposito delle due procedure d’asilo della ricorrente, unitamente ad una 

procedura di riconsiderazione, le sentenze del Tribunale amministrativo 

federale D-7589/2009 del 2 agosto 2011 [cittadinanza ritenuta: etiope; non 

riconoscimento della qualità di rifugiata; allontanamento ammissibile] e D-

2098/2014 del 21 agosto 2014 [allontanamento inesigibile; ammissione 

provvisoria]).            

B.  

B.a Nel gennaio 2015 e nel novembre 2016, la ricorrente ha richiesto alle 

autorità ticinesi nonché alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), il 

rilascio di un documento di viaggio per stranieri, manifestando la sua 

intenzione di recarsi in Etiopia al fine di cercare sua figlia, di cui non aveva 

più notizie ormai da quattro anni. Nei suoi scritti indirizzati alle autorità 

ticinesi e alla SEM, la ricorrente ha spiegato di avere vissuto tutta la sua 

vita in Etiopia, ma di non essere mai stata titolare di un passaporto di 

questo paese, ed ha esposto i passi da lei intrapresi, per lettera e recandosi 

di persona all’ambasciata etiope a Ginevra, allo scopo di ottenere il rilascio 

di un passaporto, senza tuttavia riuscire nel suo intento.    

B.b Dal canto suo, la SEM ha informato la ricorrente, in un primo tempo, 

che se avesse dovuto presentarsi personalmente in Etiopia per ottenere 

un passaporto nazionale, avrebbe dovuto richiedere all’ambasciata etiope 

a Ginevra un’attestazione confermante l’obbligatorietà della sua presenza 

sul posto nonché un lasciapassare, in base ai quali la SEM avrebbe poi 

rimesso alla ricorrente una lettera per l’ambasciata svizzera ad Addis 

Abeba per l’apposizione di un visto di ritorno sul suo nuovo passaporto 

etiope. In un secondo tempo, riferendosi ad ulteriori informazioni fornite 

dalle autorità etiopi, la SEM ha comunicato alla ricorrente che, prima di 

poter eventualmente ottenere un passaporto per stranieri, doveva chiarire 

la questione della sua nazionalità, cercando di procurarsi presso le autorità 

del suo luogo d’origine in Etiopia, per il tramite di un terzo munito di una 

procura, un atto di nascita da far poi autenticare dal Ministero degli affari 

esteri etiope e da presentare in seguito all’ambasciata etiope a Ginevra 

con la richiesta di passaporto.   

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B.c In definitiva, la ricorrente ha chiesto alla SEM di pronunciarsi sulla sua 

domanda di rilascio di un documento di viaggio per stranieri mediante una 

decisione formale suscettibile di ricorso.   

C.  

Il 31 luglio 2017, la SEM ha respinto la domanda formulata dalla ricorrente, 

facendo valere, in sostanza, che la stessa non si sarebbe adoperata 

sufficientemente per procurarsi un passaporto nazionale etiope presso le 

autorità competenti del suo paese.      

D.  

Il 31 agosto 2017, in disaccordo con questa decisione, la ricorrente ha adito 

il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal 

pagamento delle spese processuali, che le sia rilasciato un documento di 

viaggio per stranieri. Con l’impugnativa, la ricorrente ha esibito diversi 

documenti (allegati 1 a 24), tra cui copie delle sue lettere alle autorità 

ticinesi e alla SEM, nonché una copia di uno scritto dell’ambasciata etiope 

a Ginevra, del 18 agosto 2016 (allegato 16), in cui è specificato che, per il 

rilascio di un passaporto nazionale, è indispensabile presentare un atto di 

nascita originale, una copia del precedente passaporto e una copia del 

permesso di soggiorno valido in Svizzera. 

Nel merito, la ricorrente sottolinea essenzialmente di avere fatto tutto il 

possibile per cercare di acquisire un documento d’identità etiope, purtroppo 

senza successo, precisando che “il mancato ottenimento di un passaporto 

etiope non sembra potersi imputare a semplici ritardi amministrativi, ma si 

concretizza in un ostacolo divenuto oggettivamente insormontabile” 

(ricorso, § 4, pag. 8).    

E.  

L’11 settembre 2017, questo Tribunale ha esentato la ricorrente dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, 

dando avvio nel contempo allo scambio degli scritti.   

F.  

Il 22 settembre 2017, la SEM ha risposto al ricorso, pretendendo che la 

ricorrente non abbia fornito sufficienti prove dei suoi sforzi per accertare la 

sua cittadinanza in vista dell’ottenimento di un passaporto nazionale 

etiope, ed ha quindi proposto di respingere il ricorso.   

G.  

Il 27 novembre 2017, la ricorrente ha replicato alla SEM. Passando in 

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rivista gli sforzi intrapresi per ottenere un documento d’identità nazionale 

dall’ambasciata etiope a Ginevra, la ricorrente rileva che, visto il loro 

insuccesso, la sola possibilità di procacciarsi un passaporto nazionale 

sarebbe quella di recarsi in Etiopia grazie ad un passaporto per stranieri 

rilasciato dalla SEM a questo scopo, da cui la necessità di accogliere il 

ricorso.    

H.  

Il 9 gennaio 2018, la SEM ha duplicato, ricordando che, secondo le 

indicazioni scritte fornite alla ricorrente dall’ambasciata etiope a Ginevra, 

per richiedere un passaporto è indispensabile presentare un atto di nascita 

originale, una copia del precedente passaporto e una copia del permesso 

di soggiorno valido in Svizzera. In proposito, la SEM afferma che la 

ricorrente non ha consegnato alle autorità diplomatiche etiopi nessun 

documento comprovante la sua nazionalità, per cui non si può rimproverare 

nulla alle dette autorità. La SEM conclude così al rigetto del ricorso.   

I.  

Il 26 febbraio 2018, la ricorrente si è espressa sulla duplica della SEM, 

ribadendo sostanzialmente il suo modo di vedere le cose, con l’aggiunta 

che, date le circostanze particolari della sua vicenda, non sarebbe 

nemmeno possibile determinare con certezza l’esistenza di un diritto al 

rilascio di un passaporto etiope.  

J.  

L’11 aprile 2018, la SEM ha brevemente reiterato la sua conclusione 

tendente al respingimento del ricorso.       

K.  

Il 12 aprile 2018, questo Tribunale ha trasmesso alla ricorrente una copia 

dell’ultima breve comunicazione della SEM, concludendo nel contempo, 

riservate eventuali ulteriori misure istruttorie o memorie delle parti in causa, 

lo scambio degli scritti.    

 

 

 

 

 

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Pagina 5 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 

dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate 

dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 

LTAF.     

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 31 luglio 2017 (rifiuto di rilasciare un passaporto per stranieri), che non 

rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a 

giudicare il presente ricorso. Dato che la procedura verte su una decisione 

in materia di diritto degli stranieri, la presente sentenza non può essere 

impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. art. 83 

lett. c cifra 2 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 

173.110]). 

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA).  

In concreto, la ricorrente ha inoltrato il ricorso tempestivamente, nel rispetto 

dei requisiti previsti dalla legge, per cui lo stesso è ammissibile e nulla osta 

quindi all’esame del merito del litigio. 

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale 

dispone di un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, 

compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, 

all'accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, 

come pure, in linea di principio, all'inadeguatezza (art. 49 e 54 PA). È 

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determinante, in primo luogo, la situazione fattuale al momento del giudizio 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali).  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”), 

di meno (“reformatio in peius”) o un'altra cosa (“aliud”) rispetto a quanto 

richiesto (art. 62 cpv. 1 a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE 

CAMPRUBI, in: Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [ed.], 

Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, 

n. 8 ad art. 62 PA). Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun 

caso, dai motivi del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione 

d'ufficio del diritto). 

3.  

Il presente litigio verte sul rifiuto da parte della SEM di rilasciare alla 

ricorrente un passaporto per stranieri, e ciò in base al motivo che 

quest’ultima non può essere considerata come sprovvista di documenti di 

viaggio ai sensi della legge e della giurisprudenza svizzere.    

4.  

Fondandosi sulla legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005, 

parzialmente modificata e ridenominata, con effetto dal 1° gennaio 2019, 

legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20 [LStr, 

RU 2018 3171]; N.B.: le modifiche materiali in questione sono ininfluenti 

sulla trattazione della presente procedura), nonché sulla legge del 26 

giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31), sulla Convenzione del 28 luglio 

1951 sullo statuto dei rifugiati (RS 0.142.30) e sulla Convenzione del 28 

settembre 1954 sullo statuto degli apolidi (0.142.40), il Consiglio federale 

ha emanato l’ordinanza concernente il rilascio di documenti di viaggio per 

stranieri del 14 novembre 2012 (ODV, RS 143.5), in vigore dal 1° dicembre 

2012.   

L’ODV ha subito diverse modifiche dal 2015 al 2019, tra cui le ultime tre 

entrate in vigore rispettivamente il 1° marzo 2017 (RU 2017 563), il 15 

settembre 2018 (RU 2018 3129) e il 1° giugno 2019 (RU 2019 1475).  

In virtù delle norme transitorie, alle procedure relative al rilascio di un 

documento di viaggio, pendenti al momento dell'entrata in vigore dell’ODV, 

si applica il nuovo diritto (art. 32 ODV). Ciò premesso, siccome in concreto 

la decisione impugnata è stata emanata il 31 luglio 2017, è applicabile 

ratione temporis l’ODV nella sua versione in vigore dal 1° marzo 2017 al 

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14 settembre 2018. Gli articoli dell’ODV sono pertanto citati, nel prosieguo, 

secondo il loro tenore durante il detto periodo.   

5.  

5.1 Durante il suo soggiorno in Svizzera, lo straniero deve essere in 

possesso di un documento di legittimazione (nazionale) valido (art. 89 

LStrI). In assenza di documenti di legittimazione lo straniero è tenuto a 

procurarseli o collaborare a questo fine con le autorità (art. 90 lett. c LStrI).   

I documenti di viaggio secondo l'art. 1° cpv. 1 ODV (titoli di viaggio per 

rifugiati, passaporti per stranieri e documenti di viaggio sostitutivi per 

stranieri) costituiscono documenti di legittimazione di polizia degli stranieri; 

con essi non si può provare né l'identità né la cittadinanza dello straniero 

(art. 12 cpv. 1 ODV). Pertanto, i detti documenti non sostituiscono un 

passaporto (nazionale) valido riconosciuto dalla comunità internazionale 

(cfr. sentenza TAF C-5873/2011 del 26 giugno 2013 consid. 5).   

Uno straniero che è privo di documenti di legittimazione, ma che è titolare 

di un permesso di domicilio, ha diritto ad un passaporto per stranieri (art. 

59 cpv. 2 lett. c LStrI e 4 cpv. 1 ODV).   

Può (in tedesco: “kann”; in francese: “peut”) essere rilasciato dalla SEM un 

passaporto per stranieri a uno straniero sprovvisto di documenti di viaggio, 

ma titolare di un permesso di dimora (art. 4 cpv. 2 ODV), come pure ad una 

persona ammessa provvisoriamente e sprovvista di documenti di viaggio 

se la SEM ne autorizza il ritorno in Svizzera conformemente all'art. 9 ODV, 

in particolare per il disbrigo di importanti e improrogabili pratiche 

strettamente personali (art. 1° cpv. 1 lett. b  e 4 cpv. 4 ODV).    

5.2 Le persone ammesse provvisoriamente possono ottenere dalla SEM 

un documento di viaggio o un visto di ritorno, segnatamente (a) in caso di 

grave malattia o di decesso di un congiunto (i genitori, i nonni, i fratelli e le 

sorelle, il coniuge, i figli e gli abbiatici del richiedente o del coniuge) oppure 

(b) per il disbrigo di importanti e improrogabili pratiche strettamente 

personali (art. 9 cpv. 1 e 3 ODV).  

È considerato sprovvisto di documenti di viaggio ai sensi dell’ODV lo 

straniero che non possiede documenti di viaggio validi del suo Stato 

d'origine o di provenienza e: (a) dal quale non si può pretendere che si 

adoperi presso le autorità competenti del suo Stato d'origine o di 

provenienza per ottenere il rilascio o la proroga di un documento di viaggio; 

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o (b) per il quale l'ottenimento di documenti di viaggio non è possibile (in 

tedesco: “für welche die Beschaffung von Reisedokumenten unmöglich 

ist”; in francese: “qu'il est impossible de lui procurer des documents de 

voyage”; art. 10 cpv. 1 ODV).  

Ritardi nel rilascio di un documento di viaggio da parte delle competenti 

autorità dello Stato d'origine o di provenienza non motivano l'assenza di 

documenti di viaggio (art. 10 cpv. 2 ODV).  

Non può segnatamente essere chiesto alle persone bisognose di 

protezione e ai richiedenti l'asilo di prendere contatto con le autorità 

competenti del loro Stato d'origine o di provenienza (art. 10 cpv. 3 ODV; 

cfr. anche DTAF 2014/23 consid. 5.2).  

L'assenza di documenti di viaggio è accertata dalla SEM nell'ambito 

dell'esame della domanda (art. 10 cpv. 4 ODV).  

5.3 Dal canto suo, la giurisprudenza ha precisato che la questione 

dell’impossibilità di procurarsi dei documenti di viaggio nazionali deve 

essere analizzata in base a criteri oggettivi, non soggettivi (cfr. la sentenza 

del Tribunale federale 2A.335/2006 del 18 ottobre 2006 consid. 2.1, con i 

relativi riferimenti). L’impossibilità è oggettiva quando, nonostante lo 

straniero intraprenda tutti i passi necessari in vista di procacciarsi un 

documento di viaggio nazionale, la sua richiesta è rifiutata dalle autorità del 

suo paese senza motivi sufficienti (cfr., tra le altre, le sentenze TAF F-

1163/2017 del 13 aprile 2018 consid. 5.2, e C-5873/2011 del 26 giugno 

2013 consid. 4.4). Peraltro, spetta allo straniero fornire la prova 

dell’impossibilità oggettiva di ottenere un passaporto nazionale valido da 

parte delle autorità del suo paese (cfr., in particolare, la sentenza TAF F-

525/2018 del 4 aprile 2019 consid. 6.2, con i diversi riferimenti 

giurisprudenziali).       

5.4 È utile ancora ricordare che l'emissione di un passaporto è di esclusiva 

competenza del paese d'origine della persona interessata, il quale decide 

sulla base di procedure e modalità previste dal suo diritto nazionale. In altri 

termini, il rilascio, il ritiro e l'annullamento di un passaporto fanno parte della 

competenza sovrana di ogni Stato ed è nell'ambito di tale competenza che 

vengono definite le condizioni nella legislazione nazionale (cfr., in questo 

rispetto, l'avviso giuridico della Direzione di diritto internazionale pubblico 

del Dipartimento degli affari esteri, del 17 febbraio, 17 giugno e 23 luglio 

1999, Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione 

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[GAAC] 64.158, 64.22 cifra 1.1 nonché 65.70, parti A e C, all’indirizzo 

Internet: http://www.vpb.admin.ch/ital/cont/aut/aut_1.1.3.2.html).    

6.  

6.1 In concreto, la ricorrente, la cui domanda d’asilo è stata respinta nel 

2011, è titolare di un permesso per stranieri ammessi provvisoriamente 

(permesso F; cfr. consid. A), dimodoché non ha diritto ad un passaporto 

per stranieri (art. 59 cpv. 2 lett. c LStrI e 4 cpv. 1 ODV; cfr. consid. 5.1). 

Cionondimeno, la ricorrente può ottenere un passaporto per stranieri se è 

priva di documenti di viaggio ai sensi dell’ODV, ossia se non possiede ed 

è oggettivamente impossibilitata a procurarsi un documento nazionale di 

legittimazione valido (etiope od eritreo), e se necessita del passaporto per 

stranieri al fine di sbrigare determinate pratiche urgenti all’estero (art. 4 cpv. 

2 lett. b, 9 cpv. 1 lett. b e 10 cpv. 1 lett. b ODV; cfr. consid. 5.1, 5.2 e 5.3).  

6.2 Dall’incarto risulta senza equivoci che la ricorrente non possiede né un 

passaporto etiope, né un passaporto eritreo. Bisogna pertanto esaminare 

se questo stato di cose sia dovuto ad un’impossibilità oggettiva oppure se 

sia imputabile alla ricorrente, nel senso che quest’ultima non avrebbe 

profuso, per quanto è dato di sapere a questo Tribunale fino ad oggi (cfr. 

consid. 2), tutti gli sforzi necessari per procurarsi un documento di 

legittimazione nazionale.  

6.3 Rispetto agli sforzi intrapresi per procacciarsi un passaporto etiope, la 

ricorrente ha contattato a più riprese l’ambasciata di questo paese a 

Ginevra, sia per scritto, sia recandosi sul posto (cfr. ricorso, allegati 10, 11 

e 12). Per valutare l’intensità e l’esito di tali sforzi, alla luce delle esigenze 

legali e giurisprudenziali, determinante è lo scritto dell’ambasciata etiope a 

Ginevra, del 18 agosto 2016 (cfr. ricorso, allegato 16), dal tenore seguente: 

“… the Consular Section … issues passport pursuant to the fulfillment of 

certain requirements such as an original Birth certificate, copy of her 

previous passport and a copy of a valid residence permit in Switzerland. In 

this case, Mrs. … couldn’t produce an original Birth certificate and a copy 

of her passport because she didn’t have passport at all before and 

therefore the consular office couldn’t issue a passport by the name of the 

applicant until fulfilled the criteria required”. In base a questo documento, e 

a prescindere dalla produzione dell’atto di nascita originale, appare palese, 

dato il carattere cumulativo delle condizioni da soddisfare, che la ricorrente 

non può farsi rilasciare un passaporto eritreo in Svizzera, perché non 

possiede (e non ha mai posseduto) un tale passaporto e non è dunque in 

grado di esibirne una copia (cfr. anche ricorso, allegato 14). Questo implica 

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che la ricorrente è oggettivamente impossibilitata, nel senso della legge e 

della giurisprudenza, ad ottenere un passaporto etiope in Svizzera, nella 

misura in cui l’ambasciata etiope a Ginevra può soltanto procedere ad un 

rinnovo dei passaporti di cittadini etiopi sulla base di (copie di) passaporti 

esistenti scaduti o prossimi a scadere.   

Sotto questo profilo, la SEM non può quindi legittimamente rimproverare 

alla ricorrente di non aver effettuato tutti i passi necessari per tentare di 

ottenere il passaporto etiope, dimodoché la motivazione della decisione 

impugnata non è sostenibile. Questo non significa ancora che la decisione 

in senso stretto (rifiuto di rilasciare un passaporto per stranieri) non sia 

conforme al diritto federale (art. 49 PA).    

7.  

7.1 Bisogna ora chinarsi su un altro aspetto della fattispecie. La ricorrente 

non sembra avere preso in considerazione la possibilità di acquisire un 

passaporto eritreo, verosimilmente per il fatto che intende recarsi presso 

sua figlia in Etiopia. In questo rispetto, è doveroso rimarcare che, siccome 

la ricorrente è fondamentalmente tenuta, secondo la legge e la 

giurisprudenza (cfr. consid. 5), a fare tutto il possibile per procurarsi un 

documento di legittimazione nazionale valido, la questione dell’ottenimento 

di un passaporto eritreo non può essere semplicemente ignorata ai fini 

della presente procedura. Tanto più che è la stessa ricorrente ad avere 

scritto alla SEM, il 6 luglio 2015, “di essere cittadina eritrea, in quanto 

questa era la cittadinanza di mio padre. In corso di procedura [relativa alla 

seconda domanda d’asilo] ho prodotto un documento attestante la 

cittadinanza di mio padre … vi chiedo che possa essere indicata 

correttamente la mia cittadinanza eritrea, quale acquisita per via paterna” 

(cfr. ricorso, allegato 6).  

Tuttavia, alla luce dei documenti che compongono l’incarto, si ha 

l’impressione che la SEM abbia potuto, per così dire, fuorviare la ricorrente 

incitandola a sbrigare unicamente le formalità per ottenere il passaporto 

etiope, senza renderla attenta anche alla possibilità di acquisire il 

passaporto eritreo. Questa impressione è, del resto, confermata dalla 

decisione impugnata, che è completamente silente su questo aspetto della 

vicenda. In quest’ottica, il comportamento della SEM è stato perlomeno in 

parte equivoco, nel senso che, al posto di indicare alla ricorrente che 

avrebbe dovuto, se del caso, anche tentare di ottenere il passaporto 

eritreo, si è limitata a fare riferimento al passaporto etiope. È quindi 

necessario chiedersi se la ricorrente non possa eventualmente prevalersi 

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della protezione della buona fede in relazione alle aspettative che la SEM 

avrebbe fatto nascere in lei, ossia che, se non avesse potuto procurarsi il 

passaporto etiope dopo avere profuso tutti gli sforzi necessari, avrebbe 

verosimilmente ottenuto un passaporto per stranieri.   

7.1.1 Secondo la giurisprudenza, il principio della buona fede, ancorato 

negli art. 5 cpv. 3 e 9 della Costituzione federale (RS, 101), conferisce 

all'amministrato, a certe condizioni, il diritto di esigere dalle autorità che si 

conformino alle promesse o alle assicurazioni fattegli e che non tradiscano 

la legittima fiducia posta in esse (“Anspruch auf Schutz des berechtigten 

Vertrauens”; cfr. DTF 131 II 627 consid. 6.1, 130 I 26 consid. 8.1 e 129 I 

161 consid. 4). In questo senso, un'indicazione o una decisione 

dell'amministrazione possono obbligare quest'ultima ad acconsentire ad un 

amministrato di appellarvisi, anche se errate, a condizione che le seguenti 

condizioni siano cumulativamente adempiute: (a) l'autorità è intervenuta in 

una situazione concreta nei confronti di una persona determinata; (b) essa 

ha agito nei limiti delle sue competenze o presunte tali; (c) l'amministrato 

non ha potuto rendersi conto immediatamente dell'erroneità 

dell'indicazione ricevuta o delle sue proprie deduzioni; (d) in base a tale 

indicazione egli ha preso disposizioni concrete alle quali non potrebbe 

rinunciare senza subire un pregiudizio; infine (e) la regolamentazione in 

materia non è cambiata dopo che l'autorità ha formulato il suo avviso. 

L’amministrato non può invece beneficiare della protezione della sua 

buona fede se sussistono interessi pubblici preponderanti che vi si 

oppongano (cfr. DTF 131 II 627 consid. 6.1, con i relativi riferimenti; 

sentenze TAF B-5465/2015 del 22 settembre 2016 consid. 14 e A-

1391/2006 del 16 gennaio 2008 consid. 2.3).  

7.1.2 In concreto, anche se si volesse ammettere che le condizioni 

espresse alle lettere (a) a (e) siano adempiute, benché ciò non sembri 

essere il caso per la condizione formulata alla lettera (e), la ricorrente non 

potrebbe beneficiare della protezione della sua buona fede, e ciò poiché 

sussiste un interesse pubblico preponderante, a carattere internazionale, 

a riconoscere e rispettare la competenza sovrana di ogni Stato in materia 

di passaporti per i suoi cittadini e le sue cittadine. Questo implica che, prima 

che la Svizzera possa eventualmente accordare un passaporto per 

stranieri alla ricorrente, è necessario che quest’ultima intraprenda tutto 

quanto da lei esigibile anche per procacciarsi un passaporto eritreo presso 

il Consolato generale d’Eritrea a Ginevra o il Consolato onorario d’Eritrea 

a Zurigo (cfr. consid. 5.4).        

F-4948/2017 

Pagina 12 

7.2 Alla luce degli argomenti che precedono, non si può considerare che la 

ricorrente abbia effettuato tutti i passi necessari per tentare di acquisire un 

documento di legittimazione nazionale valido. Così, spetta ora alla 

ricorrente intraprendere quanto richiesto per cercare di procurarsi il 

passaporto eritreo. In caso d’insuccesso comprovato, per ragioni oggettive, 

dei suoi sforzi (cfr. consid. 5.3), la ricorrente potrà di nuovo chiedere alla 

SEM di rilasciarle un passaporto per stranieri.       

8.  

In conclusione, il ricorso deve essere respinto e la decisione impugnata 

confermata con sostituzione dei motivi (cfr., in questo rispetto, la sentenza 

TAF F-1021/2018 del 17 agosto 2018 consid. 6.2).  

9.  

Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (art. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF). 

In concreto, la ricorrente è stata esentata dal versamento di un anticipo a 

copertura delle presunte spese processuali (cfr. consid. E). Pertanto, 

nonostante l’esito negativo del ricorso, non le si addossano spese 

processuali.   

Alla ricorrente non sono assegnate spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 

7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Si osservi ancora che la SEM, in quanto autorità 

federale, non ha diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-

TAF). 

 

 

 

 

 

 

F-4948/2017 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione: 

– alla ricorrente (raccomandata);  

– all’autorità inferiore (n. di rif. … / …; incarto SYMIC di ritorno).   

 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

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