# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e759e710-1f01-5cb3-bf8c-71fe5ad32921
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-03-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 03.03.2015 12.2014.152
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2014-152_2015-03-03.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2014.152

  	
  Lugano

  3 marzo 2015/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  Bozzini
  e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa a procedura semplificata - inc. n. SE.2012.375 della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione 1° ottobre
2012 da

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. dall’ RA 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attrice ha
chiesto la condanna della convenuta al pagamento di € 24'000.- oltre interessi
al 5% dal 29 febbraio 2012 nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione
interposta al PE n. __________ dell’UE di Lugano; 

 

domanda avversata dalla
convenuta, che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con
decisione 17 luglio 2014 ha integralmente accolto;

 

appellante la convenuta con
atto di appello 15 settembre 2014, con cui chiede la riforma del querelato giudizio
nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe
le sedi;

 

mentre l'attrice con
risposta 6 novembre 2014 postula la reiezione del gravame pure con protesta di
spese e ripetibili;

 

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

                             1.  In occasione del colloquio
telefonico intercorso il 22 settembre 2009 e del successivo incontro di pari
data, la società svizzera AP 1 ha incaricato la società italiana AO 1 di
fornirle, per un importo di complessivi € 34'000.-, delle opinions di
natura fiscale (imposte dirette e IVA) relative alla struttura del gruppo __________
alla data del 1° agosto 2009 e delle prestazioni di due diligence compliant
relative alla gestione operativa dei rapporti tra i soggetti della value chain
e dei call center diretti (doc. E p. 2). Nel novembre 2009 essa ha poi provveduto
a versarle un acconto di € 10'000.-, dopodiché non ha più effettuato altri pagamenti.

 

                                  

                             2.  Dopo aver ottenuto la
necessaria autorizzazione ad agire (doc. B), AO 1, con petizione 1° ottobre 2012, ha convenuto in giudizio innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, AP 1 (cfr.
doc. C) - per ottenerne la condanna al pagamento di € 24'000.- oltre interessi
al 5% dal 29 febbraio 2012 nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione
interposta al PE n. __________ dell’UE di Lugano. Essa, in sintesi, ha preteso il
saldo della fattura (doc. O) emessa per le consulenze fiscali ed amministrative
oggetto del contratto. 

                                  La convenuta si è opposta alla
petizione, rilevando da una parte come le analisi predisposte dall’attrice, da completarsi
entro il termine del 31 dicembre 2009, fossero iniziate in netto ritardo e si
fossero protratte troppo a lungo, ben dopo che essa aveva ormai terminato la
prospettata riorganizzazione societaria, ed osservando dall’altra come le
prestazioni fornite fossero insoddisfacenti, non corrispondendo a quanto
richiesto.

 

 

                             3.  Esperita l’istruttoria di
causa e raccolti gli allegati conclusivi delle parti, il Pretore, con la decisione
17 luglio 2014 qui impugnata, ha accolto la petizione (dispositivi n. 1 e 2),
caricando gli oneri processuali di fr. 500.- alla convenuta, tenuta altresì a
rifondere alla controparte fr. 3'000.- per ripetibili (dispositivo n. 3). Il
giudice di prime cure ha innanzitutto escluso che le prestazioni svolte
dall’attrice fossero intempestive, rilevando che anche nel caso in cui fosse
stata originariamente fissata una scadenza per il 31 dicembre 2009 la stessa sarebbe
poi stata implicitamente prorogata al 23 febbraio 2010, data in cui le
prestazioni erano state fornite senza che la controparte avesse avuto da ridire.
Egli ha quindi osservato che la questione era in ogni caso superata dal fatto
che nel settembre 2009 la convenuta aveva deciso di mettere autonomamente in
atto la ristrutturazione societaria senza aver informato l’attrice, allora
intenta ad adempiere il mandato, del fatto che le sue prestazioni non erano più
utili e avrebbero dovuto essere interrotte. Ed ha infine concluso che la tesi
della convenuta era pure infondata in diritto, essa non avendo receduto dal
contratto in applicazione dell’art. 404 CO e non avendo fissato alla
controparte un ultimo termine di adempimento o dichiarato di rinunciare
all’adempimento tardivo o ancora rescisso il contratto ai sensi degli art. 107
/ 109 CO.

 

 

                             4.  Con l’appello 15 settembre
2014 che qui ci occupa, avversato dall'attrice con risposta 6 novembre 2014, la
convenuta - che nel frattempo ha assunto la nuova ragione sociale di AP 1 -
chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di respingere la petizione,
protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi. Essa ribadisce che
l’attrice non aveva sin dall’inizio rispettato le scadenze contrattuali, mai
oggetto di proroghe, ciò che, oltre a rendere inutili le sue prestazioni,
l’aveva costretta nell’ottobre 2009 a procedere autonomamente con la
ristrutturazione societaria. In diritto, l’inadempimento dell’attrice
giustificava a suo dire il mancato pagamento di quelle prestazioni o quanto
meno una corrispondente riduzione della controprestazione in applicazione dell’art.
1460 CCIt.

 

                                  

                             5.  Nel caso di specie è senz’altro
a ragione che la convenuta, fondandosi sull’art. 117 LDIP, ritiene in concreto
applicabile il diritto italiano, anziché quello svizzero su cui si era fondato
il giudice di prime cure. L’incarico di consulenza da lei conferito all’attrice
costituisce in effetti un contratto di mandato o di appalto, che secondo quella
disposizione, in caso di assenza di scelta del diritto applicabile, è regolato
dal diritto dello Stato con il quale esso è più strettamente connesso, ossia
dal diritto dello Stato in cui la parte che deve eseguire la prestazione
caratteristica ha la dimora abituale o, se ha concluso il contratto in base a
un’attività professionale o commerciale, in cui ha la stabile organizzazione
(art. 117 cpv. 1 e 2 LDIP). Atteso che nel mandato e nell’appalto la
prestazione caratteristica è la prestazione del servizio (art. 117 cpv. 3 lett.
c LDIP) e che nella fattispecie, in assenza di una professio iuris, la
parte che doveva eseguire questa prestazione, ossia l’attrice, aveva la sua sede
in Italia, è pertanto applicabile il diritto di quest’ultimo Stato. 

 

 

                             6.  In questa sede la convenuta
ha ammesso esplicitamente di aver optato già a partire dal mese di ottobre 2009 a favore di una ristrutturazione societaria conservativa (appello p. 10) e implicitamente, non
avendo censurato il relativo assunto pretorile, di non aver però informato
della circostanza la controparte né di averla invitata, allora o in seguito, ad
interrompere le sue prestazioni, da lei ora considerate inutili. 

                                  Occorre pertanto stabilire se la
convenuta sia stata costretta ad agire in tal modo a seguito dell’inadempienza
dell’attrice, che a suo dire non aveva iniziato o aveva iniziato in ritardo ad
espletare l’incarico ricevuto. Il quesito va risolto per la negativa. 

                                  In diritto, la convenuta fonda la
sua tesi difensiva sull’art. 1460 CCIt, disposizione secondo cui nei contratti
con prestazioni corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di
adempiere la sua obbligazione, se l’altro non adempie o non offre di adempiere
contemporaneamente la propria, salvo che termini diversi per l’adempimento
siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla natura del contratto o
ancora che il rifiuto sia contrario alla buona fede. La norma non è però
applicabile alla fattispecie. La stessa consentiva in effetti alla convenuta di
trattenere la sua prestazione, ossia di non pagare l’attrice, fintanto che quest’ultima
non avesse effettuato le sue prestazioni (Pescatore/Ruperto,
Codice Civile, 15ª ed., 2010, n. 1 ad art. 1460), sennonché nel caso concreto è
ormai pacifico che queste sono poi state eseguite (come del resto rilevato dal
Pretore, senza che la circostanza sia stata qui censurata), essendo litigioso solo
il fatto se ciò sia avvenuto tempestivamente o meno (questione su cui si
tornerà più oltre, cfr. consid. 7), il che però, a ben vedere, è irrilevante
per l’applicazione della disposizione. 

                                  La convenuta non è del resto
nemmeno stata in grado di dimostrare che l’attrice fosse stata sin dall’inizio inadempiente,
così da averla indotta a non attendere oltre e ad iniziare nell’ottobre 2009
con la ristrutturazione. Tutt’altro. L’istruttoria ha innanzitutto permesso di
accertare che le parti, pur avendo avuto in precedenza degli incontri interlocutori
(si vedano i meeting del 29 luglio [doc. D p. 1] e dell’11 settembre 2009
[menzionato p. 2 del doc. E] nonché la proposta di accordo contrattuale del 21
settembre 2009 [doc. E p. 2]), si erano accordate sui termini del contratto
solo in occasione del colloquio telefonico del 22 settembre 2009 e del
successivo incontro di pari data (cfr. doc. E p. 2). Nell’e-mail del 23
settembre 2009 (doc. E p. 2), che riportava i termini dell’accordo, era poi stato
specificato “che le attività descritte nell’e-mail del 21 settembre u.s. [ndR
quelle pattuite nel contratto] dovranno essere completate entro il 31.12.2009”
e che “nel caso di eventuali successivi approfondimenti, le parti concorderanno
specificamente modalità, termini e relativi compensi”. L’attrice aveva in
seguito provveduto ad effettuare le sue prestazioni, trasmettendo dapprima il
resoconto di un meeting svoltosi il 2 ottobre 2009 con il relativo piano
d’intervento (doc. D p. 2) e fornendo in seguito le risultanze dei suoi
accertamenti in data 16 ottobre 2009 (doc. G) e 19 novembre 2009 (doc. H), nonché
i resoconti dei meeting del 16 ottobre 2009 (doc. J) e del 21 ottobre
2009 (doc. K), senza che la convenuta avesse allora avuto occasione di lamentarsi
per eventuali ritardi (come pure rilevato dal Pretore, senza che la circostanza
sia stata qui censurata; cfr. pure l’e-mail 29 ottobre 2009 [prodotto nel doc.
E p. 1] con cui essa fornisce tranquillamente alla controparte i dati per il
pagamento dell’acconto, poi pacificamente pagato in novembre, cfr. doc. F). Anche
i testimoni hanno poi confermato che tra le parti era stata pattuita una scadenza
al 31 dicembre 2009 (teste __________ ad 6, interrogatorio / deposizione di __________
p. 1 seg.). È in definitiva solo l’amministratore delegato della convenuta che ha
dichiarato di aver a suo tempo chiesto all’amministratore dell’attrice di
iniziare a lavorare subito ad agosto 2009 (interrogatorio / deposizione di __________
p. 2), sennonché, a parte il fatto che la sua valenza probatoria dev’essere
relativizzata (egli confondendosi di fatto con la parte convenuta) nella misura
in cui i fatti da lui riferiti non sono stati confermati da altre risultanze
istruttorie, si osserva che egli non ha nemmeno precisato se quest’ultimo
avesse allora dato o meno il suo consenso a quella sua richiesta, ciò che, alla
luce degli accordi che sono poi stati formalizzati (doc. E p. 2) non può essere
ammesso. Per le stesse ragioni nemmeno può essere ritenuto dimostrato il fatto,
sempre dichiarato dall’amministratore delegato della convenuta, che l’attrice fosse
poi stata sollecitata invano a fornire anticipatamente le sue prestazioni, egli
nell’occasione non avendo per altro riferito quanto da lui accertato
personalmente bensì quanto riportatogli dal suo staff (interrogatorio / deposizione
di __________ p. 2). 

 

 

                             7.  La convenuta rimprovera infine
all’attrice di non aver rispettato la scadenza contrattuale del 31 dicembre 2009, a suo dire mai oggetto di proroghe, rilevando che il mancato rispetto della stessa avrebbe così
reso inutili le sue prestazioni. A torto. 

                                  L’istruttoria ha invero permesso
di accertare che l’attrice, alla quale, contrariamente a quanto ritenuto dal
Pretore, non era stata concessa alcuna proroga (dal resoconto del meeting
del 23 febbraio 2010 di cui al doc. M non si può in effetti evincere un accordo
in tal senso), non aveva rispettato il termine del 31 dicembre 2009 (teste __________
ad 7, interrogatorio / deposizione di __________ p. 1 seg.), essa avendo in
effetti consegnato alla convenuta una prima bozza solo il 7 gennaio 2010 (doc.
I) e la rimanenza delle sue prestazioni in occasione dell’incontro del 23 febbraio
2010 (cfr. doc. M). 

                                  L’attrice era dunque in mora (art.
1219 cifra 3 CCIt) e la convenuta, oltre a poter così pretendere il
risarcimento dell’eventuale danno ai sensi degli art. 1218 e 1453 1° comma CCIt,
avrebbe anche potuto optare, datene le condizioni, per la risoluzione del
contratto (art. 1453 1° comma CCIt): sennonché, dal fascicolo processuale è
risultato che essa, oltre a non aver preteso il risarcimento dell’eventuale
danno, non ha né allora né in seguito provveduto a risolvere il contratto (e
neppure lo ha preteso in prima o in seconda sede), non essendosi a suo tempo lamentata
del ritardo (come già rilevato dal Pretore, senza che la circostanza sia stata
qui censurata) e soprattutto non avendo allora comunicato alla controparte di voler
rinunciare alla prestazione tardiva, ed anzi ha persino accettato quanto
fornitole (cfr. il resoconto del meeting del 23 febbraio 2010 di cui al
doc. M), tanto da essere stata d’accordo con l’emissione della fattura ora in
discussione (cfr. doc. M), salvo poi averla contestata ad oltre un anno di
distanza adducendo una per altro solo “probabile” inutilità delle prestazioni
svolte (cfr. doc. L p. 3). 

                                  Per completezza di motivazione,
ci si potrebbe ancora chiedere se nel caso concreto la risoluzione del
contratto possa essersi nondimeno prodotta in virtù degli art. 1456 e 1457
CCIt, ma al quesito va data risposta negativa: innanzitutto, come detto, la
convenuta non si è prevalsa dell’intervenuta risoluzione del contratto (cfr. Pescatore/Ruperto, op. cit., n. 11 ad
art. 1457, secondo cui la risoluzione del contratto non è rilevabile d’ufficio
e presuppone invece sempre una relativa domanda della parte), né ha addotto in
causa l’esistenza delle circostanze di fatto alla base di quelle disposizioni; e
in ogni caso, nonostante quanto riferito dal teste __________ (ad 3) e
dall’amministratore delegato della convenuta (interrogatorio / deposizione di __________
p. 1 seg.) sull’importanza del termine del 31 dicembre 2009, dal tenore degli
accordi conclusi tra le parti ed in particolare dalla clausola secondo cui “nel
caso di eventuali successivi approfondimenti” delle attività che avrebbero
dovuto essere completate entro il 31.12.2009 “le parti concorderanno
specificamente modalità, termini e relativi compensi” (cfr. doc. E p. 2) non si
può ritenere che le parti avessero a suo tempo pattuito una clausola risolutiva
espressa giusta l’art. 1456 1° comma CCIt e soprattutto che il termine fissato per
la prestazione al 31 dicembre 2009 dovesse essere considerato essenziale nell’interesse
dell’altra parte secondo l’art. 1457 1° comma CCIt (cfr. Pescatore/Ruperto, op. cit., n. 2 e 10 ad
art. 1457, secondo cui l’essenzialità del termine va di regola ammessa nel caso
sia stata prevista la sua improrogabilità e sia nel contempo escluso che oltre
quel termine le parti abbiano ancora un interesse all’adempimento), tanto più
che in seguito la convenuta, ad ulteriore conferma del carattere non essenziale
del termine, aveva - come si è visto - accettato senza riserve la prestazione
tardiva (Pescatore/Ruperto, op.
cit., n. 10 e 11 ad art. 1457; Cian/Trabucchi,
Commentario breve al Codice Civile, 10ª ed., 2011, n. IV.3). In tali
circostanze la convenuta era ed è senz’altro tenuta a remunerare le prestazioni
ricevute. 

 

 

                             8.  Ancorché non censurato su
questo tema, il giudizio pretorile deve nondimeno essere riformato, in
applicazione del principio iura novit curia (art. 57 CPC; ZPO-Rechtsmittel-Kunz, n. 94 ad art. 311 CPC; II CCA 26
febbraio 2015 inc. n. 12.2013.102), nella misura in cui la convenuta è stata
condannata a pagare interessi di mora dal 29 febbraio 2012 ad un tasso del 5%. Dal
1° gennaio 2012 il tasso legale di interesse, previsto originariamente
all’art. 1284 CCIt, è in effetti stato fissato in ragione del 2.5% (cfr.
art. 1 del decreto 12 dicembre 2011 del Ministero dell’Economia e delle
Finanze, G.U. n. 291 15.12.2011), percentuale che è poi stata ridotta all’1% dal
1° gennaio 2014 (cfr. art. 1 del decreto 12. dicembre 2013 del Ministero
dell’Economia e delle Finanze, G.U. n. 292 13.12.2013) e quindi allo 0.5% a far
tempo dal 1° gennaio 2015 (cfr. art. 1 del decreto 11 dicembre 2014 del Ministero
dell’Economia e delle Finanze, G.U. n. 290 15.12.2014). 

 

                                

                             9.  Ne discende che l’appello
in esame dev’essere parzialmente accolto nel senso della modifica dei soli tassi
d’interesse dovuti dalla convenuta, ritenuto che la lieve riforma della
decisione pretorile non impone però una modifica del giudizio su spese e
ripetibili di primo grado. Le spese processuali e le ripetibili della procedura
d’appello, calcolate sulla base di un valore litigioso di € 24'000.-, seguono
la pressoché integrale soccombenza della convenuta appellante (art. 106 CPC).                                                                   

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati l’art. 106 CPC e la TG

 

 

decide:

 

 

                              I.  L’appello
15 settembre 2014 di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la
sentenza 17 luglio 2014 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1,
invariati gli altri dispositivi, è così riformata:

 

                                   1.     La petizione è parzialmente accolta e
di conseguenza AP 1 è condannata a pagare a AO 1 la somma di € 24'000.- oltre
interessi al 2.5% dal 29 febbraio 2012, all’1% dal 1° gennaio 2014 ed allo 0.5%
dal 1° gennaio 2015.

                                         2.     L’opposizione
interposta al PE n. __________ dell’UE di Lugano è rigettata in via definitiva per
fr. 28'925.20 oltre interessi al 2.5% dal 29 febbraio 2012, all’1% dal 1°
gennaio 2014 ed allo 0.5% dal 1° gennaio 2015.

                                         

                                   

                             II.  Gli oneri processuali di
complessivi fr. 2’000.- sono posti a carico dell’appellante, che rifonderà all’appellata
fr. 2'000.- per ripetibili.

 

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

Per
 la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                               Il vicecancelliere                

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,  1000 Losanna 14, entro
30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100
cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).