# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4c240f0-c29c-5485-9ee7-b335e2e125e9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-06-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.06.2021 D-364/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-364-2019_2021-06-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-364/2019 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 11  g i u g n o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Markus König, Simon Thurnheer, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato dalla MLaw Cinzia Chirayil,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 19 dicembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-364/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, asserito cittadino afghano, di etnia (…), ha presentato una 

domanda d’asilo in Svizzera il (…) settembre 2017 (cfr. atto A1/2). 

B.  

Il (…) settembre 2017, il richiedente asilo è stato sentito nell’ambito di un 

primo verbale sulle generalità (cfr. atto A6/15; di seguito: verbale 1), allor-

ché invece il (…) settembre 2018 con il medesimo si è tenuta un’audizione 

sui suoi motivi d’asilo (cfr. atto A16/13; di seguito: verbale 2). Nel corso dei 

precitati, l’interessato ha, per quanto qui di rilievo, sostenuto di essere ori-

ginario di B._______, situata nel distretto di C._______ (D._______), pro-

vincia di E._______ (nel […] dell’Afghanistan) – ove risiederebbero ancora 

anche tutti i suoi famigliari – ma con ultimo domicilio nel Paese d’origine a 

F._______, nella provincia omonima, situata nel distretto di G._______ 

(detta anche H._______; I._______ o J._______), in una caserma militare, 

in quanto avrebbe intrapreso la carriera militare. Egli difatti avrebbe iniziato 

gli studi all’Accademia militare di K._______ nel periodo (…), ed a seguito 

di un corso di (…) dove gli avrebbero rilasciato delle informazioni riguardo 

i nemici (corso denominato: “[…]”), sarebbe stato promosso quale (…), e 

mandato in servizio nella zona di H._______, capoluogo della provincia di 

F._______. Egli si sarebbe occupato di raccogliere le informazioni sul ter-

reno riguardo al nemico. In alcune occasioni si sarebbe recato anche a 

L._______, per rifornire l’esercito del necessario, come pure nel distretto 

di M._______ (conosciuto come “N._______”, situato sempre nella provin-

cia di F._______), per svolgere dei controlli. Nel (…) (secondo il calendario 

persiano; equivalente al periodo […] nel calendario gregoriano), mentre lui 

con altri colleghi stavano rientrando a bordo di (…) pick-up dopo aver rac-

colto delle informazioni, sarebbero stati presi di mira da spari provenienti 

da sopra le montagne, sfuggendo tuttavia all’attacco. Non avrebbe visto di 

chi si trattava, ma egli avrebbe attribuito la stessa azione ai talebani. Un 

secondo episodio sarebbe avvenuto nell’(…) del (…) (secondo il calendario 

persiano; secondo il calendario gregoriano equivalente agli anni […]), al-

lorché, sempre in (…) fuoristrada sarebbe rientrato con il collega 

O._______, da un suo incarico informativo, verso la sua base a H._______. 

Anche in tale occasione sarebbero stati attaccati ed anche loro avrebbero 

risposto agli spari, che sarebbero provenuti da persone che non erano vi-

sibili da un villaggio vicino, ove vi erano dei giardini. Avrebbero combattuto 

per (…) o (…) minuti, ma dopo che uno dei soldati che si trovava sulla 

torretta di uno dei mezzi sarebbe stato colpito ai (…) da una pallottola, 

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avrebbero deciso di allontanarsi dal posto, conducendo il ferito in una cli-

nica privata. Nel (…) o (…) mese del (…) (secondo il calendario persiano; 

corrispondente al […] del […] nel calendario gregoriano), mentre era di 

rientro da una missione informativa con il collega P._______, la macchina 

di quest’ultimo che lo precedeva, sarebbe stata colpita da una mina con-

trollata a distanza. Il collega e l’autista del mezzo sarebbero rimasti feriti. 

Da un posto di polizia vicino sarebbero giunti in loro soccorso e dalla sua 

base sarebbe stato inviato un gruppo di ingegneri che avrebbe potuto sta-

bilire di che mina si trattava, ma non si sarebbe saputo chi avrebbe piaz-

zato la bomba. A seguito di tale episodio, come pure dei due precedenti, 

egli avrebbe dovuto stilare dei rapporti sull’accaduto per i suoi superiori, 

come pure avrebbe richiesto tramite lettera a questi ultimi di aumentare il 

numero del personale oppure di creare più postazioni, per evitare che ac-

cadessero tali attacchi. Poiché anche all’ultima sua richiesta gli avrebbero 

negato quanto domandato, egli avrebbe lasciato illegalmente l’Afghanistan 

nel (…) mese del (…) (secondo il calendario persiano; nel calendario gre-

goriano corrispondente al […] del […]; cfr. verbale 2, D53 seg., pag. 7), 

rispettivamente nel mese di (…) del (…) (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 6; 

corrispondente secondo il calendario gregoriano al mese di […] o […] del 

[…]), per non imbattersi in rischi maggiori di quanti fino ad allora corsi. Dopo 

aver soggiornato a K._______ per (…) o (…) giorni, sarebbe espatriato in 

direzione dell’Q._______. Nel corso della seconda audizione, egli ha rife-

rito di non aver avvisato i suoi superiori che avrebbe lasciato il suo Paese 

d’origine, ed in caso di un suo rientro in  

Afghanistan, egli teme di dover pagare una certa cifra e di finire in carcere 

per aver abbandonato senza permesso l’esercito (cfr. verbale 2, D72 segg., 

pag. 9 seg.; D86, pag. 11). Dopo il suo espatrio, avrebbe appreso che il 

suo amico O._______ sarebbe rimasto ucciso in uno scontro con i talebani 

(cfr. verbale 2, D81 segg., pag. 10). 

A supporto delle sue asserzioni (cfr. verbale 2, D4 segg., pag. 2 seg.; D81 

segg., pag. 10), l’interessato ha depositato agli atti: la sua tazkira originale 

(cfr. atto A14/1), il certificato del corso “(…)” (cfr. atto A15/1, mezzo di prova 

n. 1); il diploma dell’accademia militare (cfr. atto A15/1, mezzo di prova 

n. 2); la tessera della banca “(…)” a nome di R._______ (cfr. atto A15/1, 

mezzo di prova n. 3); un libretto informativo riguardante le direttive interne 

dell’esercito afghano (cfr. atto A15/1, mezzo di prova n. 4); un secondo li-

bretto informativo dell’esercito afghano (cfr. atto A15/1, mezzo di prova 

n. 5); due fotografie della tessera di riconoscimento dell’esercito a nome di 

R._______, rilasciata il (…) (cfr. atto A15/1, mezzo di prova n. 6); una foto-

grafia della tessera di ricevimento dell’arma di ordinanza “(…)” (cfr. atto 

A15/1, mezzo di prova n. 7); una fotografia di uno scritto del loro (…) datato 

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(…) (secondo il calendario persiano; cfr. atto A15/1, mezzo di prova n. 8); 

nove fotografie che rappresenterebbero l’interessato durante il militare ed 

una fotografia di un pick-up distrutto (cfr. atto A15/1, mezzo di prova n. 9); 

tre fotografie rappresentanti talebani (cfr. atto A15/1, mezzo di prova n. 10); 

due fotografie di un collega dell’interessato, O._______, che sarebbe de-

ceduto in servizio (cfr. atto A15/1, mezzo di prova n. 11); ed una fotografia 

del capo del richiedente asilo in ospedale (cfr. atto A15/1, mezzo di prova 

n. 12). 

C.  

Con decisione del 19 dicembre 2018, notificata il 20 dicembre 2018 (cfr. 

atto A26/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), non 

ha riconosciuta la qualità di rifugiato al richiedente ed ha respinto la sua 

domanda d’asilo, pronunciandone il suo allontanamento dalla Svizzera. 

Tuttavia gli ha concesso l’ammissione provvisoria, per inesigibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento. 

Nella stessa, l’autorità inferiore ha, in sunto, dapprima ritenuto che il richie-

dente non avrebbe corso dei rischi al di fuori del normale svolgimento della 

sua funzione e che non avrebbe subito delle persecuzioni personali ex 

art. 3 della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31). Invero, egli non sarebbe mai 

stato minacciato direttamente da parte dei talebani, questo anche poiché 

egli avrebbe dichiarato che soltanto i suoi famigliari conoscevano la sua 

attività lavorativa. In un secondo tempo, la SEM ha considerato che il fatto 

per l’interessato di temere di essere sanzionato ed incarcerato per aver 

disertato dalla sua attività lavorativa presso l’esercito, non avrebbe alcuna 

rilevanza ai sensi della disposizione precitata. Ciò, poiché misure statali 

adottate allo scopo di garantire l’ossequio dei doveri dei cittadini non costi-

tuirebbero un motivo pertinente ai sensi dell’asilo, in quanto non sarebbero 

rifugiati le persone che sono esposte a seri pregiudizi o hanno fondato ti-

more di esservi esposte per aver rifiutato di prestare il servizio militare o 

per aver disertato. 

D.  

Il 21 gennaio 2019 (cfr. risultanze processuali) l’interessato è insorto con 

ricorso avverso la succitata decisione al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale). Nel medesimo, egli ha concluso a titolo preliminare 

che gli atti di causa gli siano trasmessi concedendogli parimenti un termine 

di grazia per completare il ricorso; a titolo principale il riconoscimento della 

qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera; ed in subordine 

che gli atti siano ritrasmessi all’autorità inferiore per una nuova decisione 

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in merito alla qualità di rifugiato ed alla concessione dell’asilo. Contestual-

mente ha presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esen-

zione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. 

Nel suo gravame il ricorrente, dopo aver ripreso e parzialmente ampliato la 

fattispecie, ha contestato le conclusioni esposte dalla SEM nel provvedi-

mento impugnato. Dapprima l’insorgente ha osservato come, a differenza 

di quanto ritenuto dall’autorità inferiore, egli sarebbe stato direttamente ed 

individualmente l’oggetto di minacce da parte dei talebani prima del suo 

espatrio, avendo peraltro reso verosimile il carattere individuale dell’ag-

gressione di cui egli sarebbe stato vittima nel (…) del (…). A mente del 

ricorrente, tale evento andrebbe letto in rapporto ai fatti avvenuti nei giorni 

immediatamente precedenti ed al mezzo di prova n. 8 prodotto. Malgrado 

quest’ultimo scritto non sia stato prodotto in originale, sarebbe quantomeno 

dovuto essere oggetto, da parte della SEM, di una valutazione che sarebbe 

invece mancante nella decisione, in particolare considerati gli altri mezzi di 

prova prodotti ed il ruolo svolto dall’interessato nell’esercito. A tal fine, egli 

ha segnalato che intenderebbe produrre una traduzione certificata del do-

cumento precitato in sede ricorsuale. In seguito l’insorgente, in merito alla 

conclusione della SEM che soltanto i suoi famigliari fossero a conoscenza 

della sua professione, ha innanzitutto rilevato che i nominativi dei soldati 

assegnati al (…) – come lui – sarebbero altamente riservati, a causa 

dell’importanza strategica di tale servizio nella lotta contro i talebani. Inol-

tre, uno dei comandanti di quest’ultimo gruppo nella regione di E._______, 

S._______, vivrebbe nei pressi del domicilio famigliare. Per questi precitati 

motivi, sia l’interessato che la sua famiglia avrebbero preso delle precau-

zioni affinché i talebani attivi a E._______ non venissero a conoscenza 

dell’attività del ricorrente in seno all’esercito. Il fatto che l’insorgente 

avrebbe abbandonato il suo Paese d’origine poco dopo l’attacco organiz-

zato dai talebani contro di lui ed il collega nel (…), rafforzerebbe l’ipotesi 

che l’efficacia delle precauzioni di sicurezza sino ad allora adottate alfine 

di proteggere la propria incolumità e quella della sua famiglia, sarebbe ve-

nuta a mancare, e ciò a seguito dell’identificazione da parte dei talebani 

attivi nella regione di J._______ del ricorrente. Anche il rapimento del fra-

tello di quest’ultimo, T._______ – il quale sarebbe entrato a far parte delle 

(…) dopo la partenza dell’insorgente dal Paese d’origine – da parte di un 

commando di talebani presso il domicilio famigliare, di cui il ricorrente 

avrebbe avuto conoscenza dallo (…) il (…), parrebbe rafforzare la possibi-

lità che l’insorgente, rispettivamente la sua famiglia, fossero stati identificati 

come persone particolarmente invise ai talebani. Infine, le circostanze della 

fuga ritenute nel provvedimento impugnato dall’autorità resistente, andreb-

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bero analizzate nell’ambito della possibilità di ottenere una protezione ef-

fettiva da parte delle autorità afghane in caso di timore fondato di persecu-

zione ex art. 3 LAsi, ciò che rafforzerebbe ulteriormente l’ipotesi sostenuta 

dall’insorgente, di essere espatriato a causa di un timore fondato di perse-

cuzione. 

E.  

Per il tramite della decisione incidentale del 31 gennaio 2019, il Tribunale 

ha in primo luogo constatato che l’accesso agli atti richiesto anche nel ri-

corso dall’insorgente, era stato nel frattempo sanato, così come di con-

vesso il suo diritto di essere sentito in relazione allo stesso, avendoglielo 

concesso l’autorità inferiore con decisione incidentale del 22 gen-

naio 2019. In tal senso, il Tribunale ha accordato al ricorrente un termine 

fino al 15 febbraio 2019 per inoltrare un memoriale complementare al ri-

corso ai sensi dell’art. 53 PA, nonché per produrre, nello stesso termine, 

una traduzione in una lingua ufficiale svizzera, del mezzo di prova n. 8, 

riservando la decisione circa la domanda di assistenza giudiziaria al pro-

sieguo di procedura. 

F.  

Il 6 febbraio 2019 (cfr. risultanze processuali) il ricorrente ha presentato il 

suo complemento al ricorso nonché la traduzione richiesta dal Tribunale in 

relazione al documento succitato. Nel suo scritto, l’insorgente ha dapprima 

sottolineato come l’autorità inferiore, nel corso dell’audizione sui motivi 

d’asilo, non gli avrebbe consentito di esprimere completamente i suoi mo-

tivi d’asilo violandone di convesso il suo diritto di essere sentito. Invero, 

l’autorità di prime cure lo avrebbe interrotto in particolare in due occasioni 

nel corso della predetta audizione, allorché avrebbe esposto la situazione 

di sicurezza nella provincia di E._______, come pure in relazione al de-

cesso del collega O._______. Durante la prima interruzione egli non 

avrebbe potuto allegare che il suo timore di persecuzione non fosse colle-

gato alla situazione securitaria, bensì a quello di essere colpito in modo 

individualmente mirato nel corso di un attacco organizzato dal comando 

dei talebani che controllava la regione di F._______. Difatti, egli ricopriva, 

quale (…) e (…) dei (…), un profilo di rischio sufficientemente elevato per 

attirare l’attenzione del comando regionale dei talebani. Pertanto, gli epi-

sodi narrati dall’insorgente ove sarebbero stati attaccati da questi ultimi, 

sarebbero dovuti essere apprezzati, secondo il criterio della verosimi-

glianza preponderante, come misure di rappresaglia dirette contro la sua 

persona, invece che come rischi connessi al normale svolgimento della sua 

professione come ritenuto a torto dalla SEM nella decisione avversata. Tale 

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conclusione sarebbe pure rafforzata dalla modalità di aggressione dell’ul-

timo evento che lo avrebbe condotto all’espatrio. In relazione alla seconda 

interruzione, il ricorrente ha addotto che l’autorità inferiore non avrebbe te-

nuto in debita considerazione la morte del collega O._______ nella sua 

valutazione, evenienza che in realtà dimostrerebbe che lui ed alcuni suoi 

colleghi sarebbero stati presi personalmente di mira da parte dei talebani, 

ciò che sarebbe dovuto essere apprezzato nell’analisi della sussistenza di 

un timore fondato da parte del ricorrente. A sostegno di quest’ultimo, il ri-

corrente ha prodotto la traduzione del mezzo di prova n. 8. 

G.  

Con decisione incidentale del 12 febbraio 2019, il Tribunale ha accolto 

l’istanza di assistenza giudiziaria dell’insorgente, ma a condizione che egli 

producesse un attestato d’indigenza o, in caso contrario, lo ha invitato a 

versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese pro-

cessuali, entro il 27 febbraio 2019.  

Il ricorrente, ha prodotto l’attestazione d’indigenza richiesta tempestiva-

mente, con scritto del 21 febbraio 2019 (cfr. risultanze processuali). 

H.  

Il 28 marzo 2019, l’autorità inferiore ha presentato la sua riposta al ricorso. 

Nella stessa la SEM ha essenzialmente riconfermato le sue motivazioni e 

conclusioni, ritenendo che all’insorgente sarebbe stato dato sufficiente-

mente modo di spiegarsi e di chiarire tutti gli aspetti inerenti la sua do-

manda d’asilo durante l’audizione sui fatti, chiedendo pertanto il respingi-

mento del gravame. Tale risposta è stata inviata per informazione dal Tri-

bunale al ricorrente in data 2 aprile 2019 (cfr. risultanze processuali). 

I.  

Il 13 novembre 2019 la SEM ha trasmesso al Tribunale due patenti di guida 

afghane del ricorrente (cfr. documenti contenuti nell’incarto N […]). 

J.  

Per mezzo dello scritto del 4 dicembre 2019 (recte: 9 dicembre 2019, cfr. 

busta d’invio), l’insorgente ha allegato che i suoi famigliari gli avrebbero 

comunicato che si sarebbero verificate diverse incursioni presso il loro do-

micilio da parte di talebani, i quali sarebbero alla sua ricerca. Inoltre, nel 

corso di una di queste visite domiciliari, il (…), la (…) dell’interessato sa-

rebbe stata oggetto di violenza. Nessuna novità si sarebbe invece saputa 

al riguardo del fratello del ricorrente, rapito da un commando di talebani. 

Tali circostanze, rafforzerebbero ulteriormente, a mente dell’insorgente, la 

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sua ipotesi che egli, rispettivamente la sua famiglia, fossero stati identificati 

dai talebani quali persone a loro invise. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-

tenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi, non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-

torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal 

1° marzo 2019). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

rese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA), sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata). 

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3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo il ricorrente stato posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento nella decisione avversata del 19 dicembre 2018, e non 

avendo l’insorgente contestato specificatamente la pronuncia del suo al-

lontanamento, oggetto del litigio in questa sede, risulta pertanto essere 

esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto del riconoscimento della 

qualità di rifugiato e della sua domanda d’asilo.  

4.  

In seguito, occorre esaminare se le censure formali addotte dal ricorrente 

nel gravame, ovvero la violazione del suo diritto di essere sentito da parte 

dell’autorità inferiore d’un canto riguardo ai motivi d’asilo esposti e d’altro 

canto circa la motivazione esposta nella decisione avversata, nonché l’ac-

certamento inesatto e/o incompleto dei fatti determinanti da parte della pre-

detta autorità, siano fondate. 

4.1 Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novem-

bre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una 

violazione del principio inquisitorio non implica in ogni caso l’automatica 

retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal momento che il Tribunale 

resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale so-

luzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1).  

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4.2 Dal canto suo, il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 

Cost. (RS 101) comprende segnatamente il diritto per l’interessato di con-

sultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne 

l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative 

risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr.  

DTF 135 II 286 consid. 5.1, 135 I 279 consid. 2.3). 

L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione ne è inoltre corollario 

fondamentale. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e 

a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di 

impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di 

esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 

consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta 

a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni 

addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio 

(cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è 

necessario che essa menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha 

fondato la sua decisione, in modo da consentire agli interessati di 

apprezzarne la portata (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351, 

129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2; 

sentenza del Tribunale federale 2C.1020/2019 del 31 marzo 2020 

consid. 3.4.2). 

Una violazione del diritto di essere sentito del ricorrente da parte dell’auto-

rità di prima istanza, non comporta automaticamente l’accoglimento del 

gravame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza 

di una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un 

rinvio all’autorità inferiore allorquando una tale sanzione costituirebbe una 

mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile 

con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della 

causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2, 133 I 201 consid. 2.2). Secondo la 

giurisprudenza e la dottrina una violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata se la persona toccata ottiene la possibilità di esprimersi in 

merito davanti ad una autorità di ricorso che dispone del medesimo potere 

d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). 

4.3 Venendo ora al caso in narrativa, il Tribunale rileva dapprima come, in 

relazione all’accesso agli atti di causa, il ricorrente ha potuto prendere co-

noscenza degli stessi nel frattempo ed abbia avuto occasione di esprimersi 

ampiamente circa i medesimi nel suo complemento al ricorso del 6 feb-

braio 2019. Pertanto, riguardo tale aspetto, anche fosse constatata una 

violazione del diritto di essere sentito dell’insorgente, la stessa sarebbe 

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stata completamente sanata nel corso della procedura ricorsuale. Per il 

resto, il Tribunale non condivide le censure mosse da parte dell’insorgente 

all’indirizzo della decisione avversata. Invero, come a ragione esposto bre-

vemente dall’autorità inferiore nella sua risposta al gravame, a differenza 

di quanto da egli sostenuto in particolare nella sua memoria completiva al 

ricorso del 6 febbraio 2019, il ricorrente ha potuto esporre durante le due 

audizioni liberamente ed integralmente i suoi motivi d’asilo, ciò potendo 

farlo anche in più punti dell’audizione federale (cfr. verbale 1, p.to 7.01, 

pag. 9 segg.; verbale 2, D27, pag. 4 segg.; D40 segg., pag. 6 segg.; D67 

segg., pag. 9 seg.; D81 segg., pag. 10). Non si evince inoltre in alcun modo 

da quest’ultimo verbale come l’interessato sarebbe stato interrotto nel suo 

esposto nei due momenti da lui indicati nell’audizione sui motivi d’asilo (cfr. 

verbale 2, D14-D18, pag. 3 e D81-D83, pag. 10), avendo egli potuto nar-

rare lungamente ed in dettaglio degli episodi nei quali sarebbe stato attac-

cato nel corso dell’espletamento delle sue mansioni lavorative (cfr. verbale 

2, D40 segg., pag. 6 segg.), come pure essendosi espresso liberamente 

riguardo all’evento concernente l’amico O._______. In nessun passaggio 

delle sue dichiarazioni, risulta peraltro desumibile quanto asserito soltanto 

con il ricorso dall’insorgente, ovvero che verso la (…) del mese di (…), 

alcuni informatori lo avrebbero messo al corrente dell’intenzione dei tale-

bani di sferrare un attacco ai suoi danni e del collega P._______ in un futuro 

prossimo (cfr. ricorso, lett. D, pag. 2). Invero, egli unicamente nel corso 

della prima audizione ha nominato tali informatori, ma soltanto in relazione 

alle notizie che avrebbero raccolto gli stessi giorni dei due ultimi attacchi 

riguardo alla situazione dei talebani, ma in nessun caso l’insorgente ha 

fatto menzione di un progetto di attacco diretto personalmente nei suoi con-

fronti da parte di questi ultimi (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 10). Peraltro, 

secondo le allegazioni esposte nel verbale d’audizione sulle generalità, le 

informazioni da parte dei succitati individui, sarebbero state prese in due 

occasioni ed in due posti ben distinti, nonché il medesimo giorno degli at-

tacchi; allorché invece nel gravame, l’insorgente ha esposto in modo del 

tutto incoerente e senza alcuna spiegazione riguardo tale procedere, di 

come gli stessi informatori avrebbero avvisato dell’intenzione di sferrare un 

attacco diretto nei suoi confronti e del suo collega da parte dei talebani, 

una (…) di giorni prima l’evento con la mina, che avrebbe condotto al feri-

mento del collega P._______ (cfr. ricorso, lett. D e lett. E, pag. 2 seg.). Non 

si può pertanto seguire il ricorrente allorché egli asserisce nel complemento 

al ricorso che non avrebbe potuto esporre nel corso delle audizioni il suo 

timore di persecuzione riguardo al fatto di essere stato colpito personal-

mente in modo mirato, avendo del resto egli stesso dichiarato durante i 

medesimi colloqui di non aver mai riscontrato delle problematiche personali 

D-364/2019 

Pagina 12 

al di fuori della sua attività lavorativa (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 12; ver-

bale 2, D67 segg., pag. 9 e D71, pag. 9), nonché che gli attacchi dei tale-

bani sarebbero stati condotti contro i convogli nei quali egli era presente, 

poiché i primi avrebbero quali obiettivi i membri dell’esercito e dello stato 

(cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 11). A tali condizioni, la SEM non aveva al-

cuna ragione di interpretare e legare gli avvenimenti immediatamente pre-

cedenti l’ultimo attacco allo stesso, né di istruire maggiormente la causa 

rispetto tale aspetto. Per il resto, le censure esposte nel gravame dal ricor-

rente, tendono in realtà ad un diverso apprezzamento nel merito dei fatti 

rispetto a quello di cui all’impugnata decisione, e verranno pertanto trattate 

dappresso (cfr. infra consid. 5). Si osserva infine come l’autorità inferiore 

nella sua decisione, abbia esaminato unicamente la rilevanza dei motivi 

d’asilo addotti dall’insorgente, e non aveva pertanto alcun obbligo di moti-

vare maggiormente la sua decisione rispetto al mezzo di prova n. 8, in 

quanto quest’ultimo riguarderebbe piuttosto un aspetto della verosimi-

glianza, che non è però stata in alcun modo analizzata dall’autorità infe-

riore. Del resto, l’autorità inferiore parrebbe aver tenuto in debita conside-

razione nel suo apprezzamento tutti i mezzi di prova presentati dal ricor-

rente, avendoli citati compiutamente nella decisione avversata (cfr. p.to I/3, 

pag. 2 della decisione). Con le sue allegazioni il ricorrente pare però anche 

qui, in realtà, censurare tale giudizio adempiuto dall’autorità inferiore, che 

però, riguardando un aspetto materiale, verrà pure analizzato dappresso 

(cfr. infra consid. 5.3.4). 

4.4 Alla luce di quanto sopra, le censure formali presentate dal ricorrente, 

destituite di ogni fondamento, sono quindi in toto da respingere.  

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

5.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pe-

ricolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

D-364/2019 

Pagina 13 

In tale contesto, il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come 

stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento ogget-

tivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Pertanto, 

è riconosciuto come rifugiato solo colui che ha dei motivi oggettivamente 

riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) 

di essere esposto, in tutta probabilità e in un futuro prossimo, a una perse-

cuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, se-

gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua ap-

partenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni. Colui 

che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un 

timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’og-

getto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza 

ivi citata). Sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi con-

creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. 

DTAF 2010/57 consid. 2.5 con rinvii). 

5.3  

5.3.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

5.3.2 In conformità con la giurisprudenza dello scrivente Tribunale, il carat-

tere tardivo di elementi essenziali taciuti in occasione dell’audizione sulle 

generalità al Centro di registrazione, ma invocati più tardi durante l’audi-

zione sui motivi d’asilo, può essere ritenuto per mettere in dubbio la vero-

simiglianza dei motivi d’asilo allegati. Tale principio vale, a fortiori, per delle 

allegazioni presentate unicamente allo stadio del ricorso. Tuttavia, in al-

cune circostanze particolari, le dichiarazioni tardive possono trovare una 

giustificazione. Tale è il caso, ad esempio, delle dichiarazioni di vittime che 

hanno subito dei gravi traumatismi, che non hanno la facoltà di esprimersi, 

senza delle difficoltà notevoli sugli avvenimenti vissuti, o ancora delle per-

sone che provengono da contesti nella quale la legge del silenzio è una 

regola d’oro (cfr. sentenze del Tribunale E-6190/2018 del 9 ottobre 2020 

D-364/2019 

Pagina 14 

consid. 2.4 con ulteriori riferimenti citati; E-5624/2017 dell’11 agosto 2020 

[pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 3.3.1 con riferimento ci-

tato).  

5.3.3 Nel caso di specie, l’insorgente si è prevalso soltanto in fase ricor-

suale di alcuni fatti rilevanti inerenti i suoi motivi d’asilo. Ciò riguarda sia la 

circostanza già sopra rimarcata (cfr. consid. 4.3), che alcuni informatori lo 

avrebbero messo al corrente dell’intenzione dei talebani di sferrare un at-

tacco ai suoi danni ed a quello del collega P._______ in un prossimo futuro, 

come pure concernente l’affermazione che un capo dei talebani sarebbe 

stato vicino di casa dei suoi genitori (cfr. ricorso, p.to III, pag. 5), o ancora 

che uno dei fratelli sarebbe entrato a far parte del (…) dopo la sua partenza 

dal paese d’origine (cfr. ricorso, lett. H, pag. 3); ed infine che presso il do-

micilio famigliare si sarebbero svolte diverse incursioni da parte di talebani 

alla sua ricerca (cfr. scritto del 9 dicembre 2019 del ricorrente). Segnata-

mente in relazione all’evenienza del vicinato dei famigliari, non si vede 

come il ricorrente non avrebbe già potuto addurre la stessa durante il corso 

delle audizioni. Egli in merito, risulta peraltro essere incoerente con quanto 

menzionato durante l’audizione sui motivi d’asilo, ovvero che soltanto i suoi 

famigliari avrebbero avuto conoscenza del suo lavoro per l’esercito, in 

quanto altrimenti alcune persone che avrebbero lavorato per lo Stato – ma 

in nessun momento vengono nominati dei talebani – avrebbero potuto di-

sturbare la sua famiglia (cfr. verbale 2, D71, pag. 9). Per quanto attiene 

invece il fatto che uno dei fratelli sarebbe entrato a far parte della (…) dopo 

la sua partenza dal paese d’origine, anche la stessa circostanza appare 

essere contraddittoria con quanto riferito in audizione dal medesimo ricor-

rente, ovvero che i suoi due unici fratelli, svolgerebbero l’attività di (…) (cfr. 

verbale 1, p.to 3.01, pag. 7; verbale 2, D16, pag. 3). Non si vede come 

l’interessato, se l’attività lavorativa del fratello in seno alle (…) fosse stata 

veritiera, non l’avrebbe già avanzata nel corso delle sue audizioni. Ad 

uguale conclusione si giunge per le incursioni da parte di talebani che si 

sarebbero verificate al domicilio famigliare dell’interessato, che quest’ul-

timo ha allegato soltanto nel suo ultimo scritto del 9 dicembre 2019 (cfr. 

risultanze processuali), peraltro in modo del tutto generico e senza fornire 

alcun elemento che potrebbe giustificare come, a distanza di più di (…) 

anni dal suo espatrio, egli possa essere divenuto tutto d’un tratto di fonda-

mentale interesse per i talebani. L’insorgente nel suo gravame ha invero 

tentato di giustificare l’omissione di alcuni avvenimenti nel corso delle pre-

dette, con la presunta interruzione da parte della SEM, in alcune occasioni, 

del suo esposto. Questa argomentazione, come già sopra considerato (cfr. 

consid. 4.3) non può tuttavia essere ammessa sulla base degli atti all’in-

serto. In particolare, non risulta in alcun modo dall’audizione sui motivi 

D-364/2019 

Pagina 15 

d’asilo che il ricorrente fosse nell’incapacità di rispondere, ai quesiti posti 

dal funzionario incaricato, in modo chiaro, preciso e completo. Inoltre, a 

differenza di quanto parrebbe implicitamente sostenere l’insorgente nel suo 

gravame, il fatto che il rappresentante dell’opera assistenziale abbia posto 

un quesito chiarificatore circa un punto narrato dall’insorgente, non può as-

surgere ad elemento probante della tesi dell’interessato di essere stato in-

terrotto dal funzionario incaricato lungo il suo esposto. In tale contesto, ap-

pare peraltro d’importanza sottolineare come il medesimo rappresentante 

dell’opera assistenziale, non ha apposto alcuna osservazione al verbale 

d’audizione predetto, che potrebbe condurre a ritenere che il ricorrente 

avesse avuto delle difficoltà ad esprimersi compiutamente, a causa di 

eventuali interruzioni – che non vengono per il resto rilevate in alcun modo 

nei verbali – da parte del funzionario incaricato. Al termine delle due audi-

zioni, l’interessato ha inoltre confermato di aver presentato l’insieme dei 

suoi motivi d’asilo e di non averne ulteriori (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 12 

e verbale 2, D85, pag. 11), sottoscrivendo peraltro i verbali per approva-

zione del loro contenuto. Interrogato infine sul suo stato valetudinario, egli 

ha riferito di godere di buona salute (cfr. verbale 2, D84, pag. 10) e non è 

deducibile agli atti alcuna problematica ulteriore in tal senso che potrebbe 

eventualmente spiegare la tardività di tali suoi asserti. Il fatto poi che la 

giustificazione per la presentazione di elementi fattuali nuovi sia giunta sol-

tanto con il complemento al ricorso del 6 febbraio 2019, rinforza ancora 

maggiormente il carattere inverosimile delle sue dichiarazioni. Il Tribunale 

in merito rileva come si tratta di elementi essenziali della sua narrazione, 

che non trovano alcuna ragione o motivo valido che possano giustificare la 

loro tardività, ed il fatto che l’interessato abbia modificato alcune dichiara-

zioni ed introdotto altre circostanze importanti nel suo esposto durante la 

procedura ricorsuale, fanno giungere alla conclusione che l’insorgente ab-

bia cercato di adattare le stesse ai bisogni della causa ed alle argomenta-

zioni e conclusioni esposte dalla SEM nella decisione avversata.  

5.3.4 Non soccorre la credibilità dei nuovi asserti esposti soltanto in fase 

ricorsuale dall’insorgente neppure il mezzo di prova n. 8. Invero lo stesso 

è stato prodotto soltanto in copia ed in forma di fotografia, e quindi non può 

avere che un valore probante molto ridotto. In effetti, un tale procedere non 

esclude in alcun modo delle eventuali manipolazioni. Inoltre, secondo le 

asserzioni dell’insorgente, tale documento sarebbe stato scritto dal suo su-

periore, e non si può quindi prescindere dalla possibilità che il medesimo 

sia stato fabbricato per mera compiacenza. 

5.3.5 A tali condizioni, le allegazioni tardive esposte in fase ricorsuale 

dall’insorgente e le motivazioni addotte a supporto delle medesime, non 

D-364/2019 

Pagina 16 

sono atte in alcun modo a scalfire le conclusioni della SEM circa l’irrile-

vanza dei motivi d’asilo da lui proposti così come esposte nella decisione 

avversata. Invero, in sede di audizioni, egli ha descritto tre attacchi che non 

sarebbero stati diretti individualmente e personalmente contro la sua per-

sona da parte di talebani come da lui proposto nel ricorso, bensì che delle 

persone – rimaste sconosciute – avrebbero attaccato per tre volte il convo-

glio di cui anche lui faceva parte, a causa della sua appartenenza all’eser-

cito militare afghano. Per il resto, egli stesso ha dichiarato che al di fuori 

dell’esercito e dei tre episodi da lui menzionati in audizione, non sarebbe 

mai stato minacciato direttamente dai talebani (cfr. verbale 2, D71, pag. 9), 

né avrebbe mai avuto altri problemi con i talebani o con le autorità del suo 

Paese d’origine (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 12), essendo peraltro che 

soltanto i suoi famigliari erano a conoscenza della sua attività lavorativa 

per l’esercito (cfr. verbale 1, D71, pag. 9). Inoltre, appare che il vero motivo 

che avrebbe condotto l’insorgente all’espatrio non fossero gli scontri in cui 

egli si sarebbe ritrovato, che nell’espletamento della sua attività lavorativa 

e nel contesto afghano, in particolare della provincia di U._______ dove 

egli era attivo, non risultano essere in alcun modo insoliti (cfr. European 

Asylum Support Office [EASO], Afghanistan State Structure and Security 

Forces, agosto 2020, < https://coi.easo.europa.eu/administra-

tion/easo/PLib/2020_08_EASO_COI_Report_Afghanistan_state_structur 

e_and_security _forces.pdf >, consultato da ultimo l’8.04.2021, p.to […], 

pag. […] ; EASO, Afghanistan Security situation, settembre 2020, < https:// 

www.ecoi.net/en/file/local/2038213/2020_09_EASO_COI_Report_Afgha-

nistan_Security_situation.pdf >, consultato l’8.04.2021, in particolare 

pag. […] segg. per la provincia di U._______); bensì piuttosto, come anche 

ritenuto a ragione nella decisione avversata, poiché il ricorrente non 

avrebbe avuto il sostegno richiesto dal profilo della sicurezza da parte dei 

suoi superiori (cfr. verbale 2, D27, pag. 4; D53 seg., pag. 7 segg.). Il fatto 

che egli non temesse in alcun modo delle azioni mirate contro la sua per-

sona da parte dei talebani, per lo meno al di fuori del normale espletamento 

delle sue funzioni all’interno dell’esercito, è pure riscontrabile nella risposta 

che il ricorrente ha fornito circa ciò che temerebbe nel caso tornasse nel 

suo Paese d’origine, ove ha addotto unicamente il timore di essere sanzio-

nato ed incarcerato a causa della sua partenza dal Paese d’origine senza 

essere congedato dal suo servizio (cfr. verbale 2, D86, pag. 11), ma in nes-

sun modo ha ricondotto lo stesso alla paura di subire delle persecuzioni 

mirate da parte dei talebani.  

5.3.6 Per il resto, l’ulteriore documentazione prodotta dall’interessato in 

corso di procedura (cfr. atto A14/1, atto A15/1, mezzi di prova n. 1 – n. 7 e 

n. 9 – 10), è atta unicamente a sostenere la sua identità, come pure la sua 

D-364/2019 

Pagina 17 

formazione ed attività lavorativa in seno all’esercito – evenienze la cui ve-

rosimiglianza non è in alcun modo posta in discussione dallo scrivente Tri-

bunale né dall’autorità inferiore – ma non apporta nessun elemento a fa-

vore della verosimiglianza del suo timore di essere stato preso di mira, in-

dividualmente e direttamente, da parte dei talebani. 

5.3.7 Tutti gli elementi sopra considerati permettono quindi di dubitare for-

temente che il ricorrente sia stato perseguitato dai talebani, in modo per-

sonale e mirato, prima della sua partenza dal Paese d’origine.  

5.4 Risulta tuttavia ancora da verificare se l’insorgente dispone di un profilo 

che sarebbe di natura da esporlo a dei pregiudizi provenienti dai talebani 

in caso di un suo ritorno in Afghanistan.  

5.4.1 È indubbio che la funzione quale (…) e (…) in seno all’esercito af-

ghano permetta all’interessato di considerarsi, soggettivamente, quale per-

sona presentante un profilo di rischio particolare (cfr. sentenze del Tribu-

nale D-5594/2018 dell’8 marzo 2021 consid. 5.2.1, D-1788/2018 del 3 no-

vembre 2020, D-3480/2019 del 27 maggio 2020 consid. 5.6.6 con ulteriore 

riferimento citato, E-4942/2016 del 3 luglio 2018 consid. 4.2; sulla nozione 

cfr. anche DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Tuttavia, ciò che 

è decisivo in una fattispecie, non è il punto di vista soggettivo del timore di 

persecuzione, bensì l’elemento oggettivo. In altre parole: l’esistenza d’in-

dizi concreti che lascino presagire l’avvento, in un futuro poco distante e 

secondo un’elevata probabilità, di una persecuzione determinante ai sensi 

dell’art. 3 LAsi (cfr. anche supra consid. 4.2; sentenze del Tribunale D-

3480/2019 consid. 5.6.7, D-3846/2017 del 19 marzo 2018 consid. 3.4). 

Ora, nel caso che ci occupa, v’è da constatare che non vi sono degli ele-

menti che permettano di corroborare che la succitata ipotesi sia realizzata 

in specie. Invero, come rilevato precedentemente, il ricorrente non ha reso 

verosimile di essere stato l’oggetto di minacce o di persecuzioni da parte 

di talebani, in modo mirato e personale, nei suoi confronti. Neppure ha reso 

credibili i suoi asserti circa le ricerche che avrebbero effettuato dei talebani, 

dopo la sua partenza dall’Afghanistan. Egli ha certo indicato nel suo ver-

bale d’audizione sui motivi d’asilo, e per il tramite di due fotografie (cfr. atto 

A15/1, mezzo di prova n. 11 e verbale 2, D5, pag. 3), che un suo collega, 

O._______, sarebbe deceduto a causa di un attacco sferrato da parte dei 

talebani dopo il suo espatrio (cfr. verbale 2, D81 segg., pag. 10). Per 

quanto il Tribunale non intenda mettere in discussione la realtà di tale av-

venimento, e che lo stesso possa allo stesso tempo essere fonte di ap-

prensione per l’interessato in relazione alle funzioni da lui esercitate in seno 

D-364/2019 

Pagina 18 

all’esercito; tuttavia il medesimo evento, avvenuto in un contesto ben pre-

ciso, non è suscettibile di corroborare, di per sé solo, il timore del ricorrente 

di essere lui stesso oggetto di rappresaglie, personali e mirate, in caso di 

ritorno. Nemmeno il ferimento del capo dell’insorgente, di cui al mezzo di 

prova n. 12 (cfr. atto A15/1; cfr. anche verbale 2, D5, pag. 3), per di più in 

circostanze di tempo, di luogo e di modalità del tutto ignote, non è atto a 

sostanziare il timore sopraccitato da parte dell’interessato nell’evenienza 

di un suo rimpatrio. Inoltre, egli ha addotto in fase ricorsuale, che il fratello 

sarebbe stato oggetto di rapimento da parte dei talebani, come pure che 

durante una delle incursioni di questi ultimi, il (…), sua (…) sarebbe stata 

oggetto di violenza da parte di un commando degli stessi, che stavano ri-

cercando il ricorrente. Quandanche il rapimento del fratello e la violenza 

subita dalla (…) da parte dei talebani non fossero ritenuti inverosimili dallo 

scrivente Tribunale – malgrado la descrizione dei medesimi eventi sia ri-

masta per lo più stereotipata e priva di quei dettagli ed elementi concreti 

che ci si attenderebbe dal ricorrente – tuttavia come già sopra considerato 

ciò che si ritiene non credibile sono le circostanze in cui tali eventi sareb-

bero avvenuti, ed in particolare che gli stessi abbiano una qualsivoglia re-

lazione con l’attività lavorativa del ricorrente, esercitata sino al suo espatrio, 

e con quest’ultimo (cfr. supra consid. 5.3.3). Funzione che, si ripete, nes-

suno, al di fuori della sua famiglia era a conoscenza, come da sue stesse 

dichiarazioni (cfr. verbale 2, D71, pag. 9).  

5.4.2 Siffatti elementi, conducono alla conclusione che il profilo del ricor-

rente non presenti, sul piano oggettivo, alcun motivo di ritenere che possa, 

in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, dar luogo a degli atti di 

persecuzione da parte dei talebani in caso di un suo ritorno nel Paese d’ori-

gine.  

5.5 Non essendo stato minacciato personalmente ed individualmente di 

persecuzioni da parte dei talebani (cfr. supra consid. 5.3), e non essendo-

vene il rischio nel prossimo futuro da parte dei medesimi (cfr. supra con-

sid. 5.4), la questione sollevata anche nel ricorso dall’insorgente, a sapere 

se il medesimo potrebbe beneficiare nel suo paese d’origine di una prote-

zione adeguata da parte delle autorità afghane, può rimanere in casu ine-

vasa. 

5.6 L’insorgente ha inoltre allegato di temere, in caso di un suo rientro in 

Afghanistan di essere sanzionato ed incarcerato a causa della sua par-

tenza dal Paese d’origine, senza prima essere stato esonerato dalla sua 

attività lavorativa presso l’esercito (cfr. verbale 2, D72 segg., pag. 9 seg.; 

D86, pag. 11). 

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Pagina 19 

5.6.1 Giusta l’art. 3 cpv. 3 LAsi non sono rifugiati le persone che sono espo-

ste a seri pregiudizi o hanno fondato timore di esservi esposte per aver 

rifiutato di prestare servizio militare o per aver disertato. È fatto salvo il 

rispetto della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30). 

5.6.2 La giurisprudenza ha già avuto modo di confermare, anche dopo 

l’adozione dell’art. 3 cpv. 3 LAsi, la prassi previgente riguardante le per-

sone che motivano una domanda d’asilo con il rifiuto di servire o la diser-

zione nel loro Paese d’origine. Conseguentemente, siffatti motivi non sono 

di per sé sufficienti a fondare la qualità di rifugiato, a meno che ne risulti 

una persecuzione ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi. In altri termini, in virtù dei 

motivi menzionati in questa disposizione, alla persona interessata deve es-

sere riconosciuta la qualità di rifugiato soltanto se, in seguito alla sua reni-

tenza o diserzione, ella debba temere un trattamento che comporti seri 

pregiudizi ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 consid. 4.3-4.5 

e 5). 

5.6.3 In tal senso, un’eventuale sanzione per renitenza o diserzione non 

costituisce una persecuzione rilevante in materia di asilo che a condizioni 

eccezionali. Ciò è segnatamente il caso quando la sanzione è aggravata, 

o sproporzionatamente severa, per uno dei motivi di cui all’art. 3 LAsi (cfr. 

DTAF 2015/3 consid. 5, in particolare consid. 5.9; sentenza di riferimento 

del Tribunale E-2188/2019 del 30 giugno 2020 consid. 5.1 [prevista per 

pubblicazione quale DTAF] che conferma la giurisprudenza esposta dal 

Tribunale nella DTAF precitata). La rilevanza in materia d’asilo può pari-

menti essere riscontrata, indipendentemente dall’entità della pena, quando 

l’incorporazione nell’esercito comporta l’esposizione a seri pregiudizi enu-

merati nella norma citata, la partecipazione ad atti proibiti dal diritto inter-

nazionale o, ancora, l’obbligo di combattere contro una particolare mino-

ranza etnica o religiosa, che coincida con quella dell’interessato e che gli 

causi, per questo motivo, una situazione di grave conflitto interiore (cfr. 

DTAF 2015/3 consid. 4.3-4.5 et 5; GICRA 2006 n° 3 e 2003 n. 8; si veda 

anche le sentenze del Tribunale D-2324/2020 dell’8 marzo 2021  

consid. 8.2 e D-674/2017 del 29 aprile 2020 consid. 5.1). 

5.6.4 Nel caso in disamina, in primo luogo si rileva come non traspaiono 

dagli atti indizi quanto al fatto che il ricorrente dovrebbe subire, in caso di 

ritorno nel suo Paese d’origine, una procedura penale militare per diser-

zione dall’esercito. Invero lui, al di là di mere allegazioni generiche, non ha 

addotto in alcun momento che egli avrebbe ricevuto un qualsivoglia ri-

chiamo o scritto da parte delle autorità afghane che possano confortare le 

https://jurispub.admin.ch/publiws/download?decisionId=5e99f0e2-5f26-4d56-9d45-b9d07712497d

D-364/2019 

Pagina 20 

sue supposizioni in merito. Ciò, conduce a ritenere che le autorità del suo 

Paese d’origine non abbiano dimostrato alcun interesse nel perseguirlo, 

come sarebbe peraltro pratica usuale da parte delle autorità afghane in 

caso di diserzione dall’Afghan National Army (ANA) (cfr. SEM, Note Afgha-

nistan, Désertion: provisions légales et application, 31 marzo 2017; United 

States Departement of Defence [DOD], Enhacing Security and Stability in 

Afghanistan, dicembre 2017, < https://media.defense.gov/2017/Dec/15/ 

2001856979/-1/-1/1/1225-REPORT-DEC-2017-FINAL-UNCLASS-BASE. 

PDF >; Office français de protection des réfugiés et apatrides [OFPRA], 

Les peines encourues par un déserteur de l’armée, 29 gennaio 2016, < 

https://www.refworld.org/docid/57bd64f94.html >; Special Inspector Gene-

ral for Afghanistan Reconstruction [SIGAR], Quarterly Report to the United 

States Congress, 30 ottobre 2016, < https://www.sigar.mil/pdf/quarterlyre-

ports/2016-10-30qr.pdf >; International Crisis Group, A force in Fragments: 

Reconstituing the Afghan National Army, 12.05.2010, < https://www.jus-

tice.gov/sites/default/files/eoir/legacy/2014/09/29/icg_05122010.pdf >; tutti 

consultati da ultimo il 08.04.2021). Tuttavia, anche nell’eventualità in cui 

egli venisse sanzionato per l’abbandono dell’attività lavorativa presso 

l’esercito senza permesso, né la sanzione che egli si vedrebbe inflitta (se-

condo le fonti consultate per il reato di diserzione la pena va da un minimo 

di […] anni ad un massimo di […] anni di reclusione; ed in caso di circo-

stanze aggravanti da un minimo di […] ad un massimo di […] anni di pena 

privativa di libertà; cfr. SEM, ibidem, con ulteriori riferimenti ivi citati; Official 

Gazette of the Islamic Republic of Afghanistan Ministry of Justice, Uniform 

Code of Military Justice, 29.04.2008, < http://old.moj.gov.af/Content/fi-

les/OfficialGazette/0901/OG_0944.pdf >; tutti consultati il 08.04.2021), né 

alcun ulteriore elemento all’incarto, militano per ritenere che le sopra citate 

condizioni restrittive per ammetterne una qualche pertinenza in materia 

d’asilo siano date. 

5.6.5 In definitiva, l’eventuale possibile sanzione nella quale incorrerebbe 

nel suo Paese d’origine il ricorrente per diserzione, non è da considerarsi 

rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

6.  

In virtù di quanto sopra, non potendo l’interessato prevalersi di persecu-

zioni determinanti ex art. 3 LAsi, il suo ricorso in materia di riconoscimento 

della qualità di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata. 

7.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

D-364/2019 

Pagina 21 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 

8.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto l’istanza di 

assistenza giudiziaria con decisione incidentale del 12 febbraio 2019, non 

sono prelevate spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

9.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-364/2019 

Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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