# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6d7a4f35-8d40-5359-9289-883b68b87c6b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.05.2006 30.2006.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2006-11_2006-05-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  30.2006.11

   

   

  cs

  	
  Lugano

  22 maggio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 gennaio 2006
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 29 dicembre
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa di comp. CO 1 

   

   

  in materia di rendite AVS

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
il __________, con scritto datato 19 agosto 2005 ed indirizzato alla “Spettabile
__________”,  ha chiesto quanto segue:

 

" 
Egregi Signori,

 

Voglio sapere se percepirò l’AVS presso di voi,
vi allego copia della mia tessera no. __________, eventualmente mi informerete
in merito.

Mi sono sposata __________ con il Signor __________
falegname e abitiamo in __________.

Attendo una risposta in merito, e porgo i miei
più cordiali saluti.” 

(doc. A2)

 

                               1.2.   Il 25 agosto
2005 la CO 1 Cassa di compensazione, con uno scritto intitolato “calcolo
anticipato della rendita” ha risposto affermando che:

 

" 
Conformemente alla sua lettera del 19 agosto
2005, lei desidera un calcolo pronostico della sua rendita. Prima di darne
seguito, voremmo renderla attentivo/a ai punti seguenti:

 

Un calcolo anticipato della rendita dipende dalle
disposizioni legali attualmente vigenti, le quali vengono continuamente
adeguate.

 

La futura evoluzione dei redditi, eventuali
cambiamenti della situazione familiare come anche le modifiche della legge
possono notevolmente influire il calcolo della rendita.

 

Alfine di poter effettuare un calcolo anticipato
che corrisponde il più possibile alla realtà, ci occorrono ulteriori dati
personali. La invitiamo pertanto a ritornarci il questionario allegato
debitamente compilato e firmato entro 20 giorni.

Senza risposta da parte sua entro il termine
fissato, supponiamo che rinuncia ad un calcolo pronostico.” (doc. A3)

 

                               1.3.   In data 6
settembre 2005 RI 1 ha trasmesso alla Cassa il formulario da lei compilato
intitolato “richiesta di calcolo di una rendita futura”. Alla domanda 7.
sulle possibili varianti di calcolo, alla questione a sapere se voleva un calcolo
sull’anticipazione del versamento della rendita, ha risposto affermativamente,
indicando 2 anni di anticipo.

 

                               1.4.   Il 15
settembre 2005 la cassa ha risposto trasmettendo il foglio di calcolo della “rendita
di vecchiaia pronostica (riscossione anticipata di 2 anni)”, precisando che
“se desidera anticipare il versamento della sua rendita di vecchiaia di due
anni, la preghiamo di volere compilare la richiesta di una rendita di vecchiaia
qui allegata e di rispedircela entro e non oltre il 30 settembre 2005”. 

 

                               1.5.   Con scritto
22 settembre 2005, dopo aver ricevuto la richiesta della rendita di vecchiaia
da parte di RI 1, la Cassa ha comunicato all’interessata di essere incorsa in
un errore, nel senso che la richiesta di rendita anticipata non poteva essere fatta
valere entro il 30 settembre 2005, ma avrebbe dovuto essere inoltrata entro il
31 agosto 2005,  poiché l’assicurata è nata il __________.

 

                               1.6.   Il 5 ottobre
2005 l’avv. __________, in rappresentanza di RI 1, ha scritto alla Cassa,
contestando quanto contenuto nel citato scritto, poiché contrario al principio
della buona fede e al dovere dell’amministrazione di informare l’interessata
della necessità di inoltrare la richiesta entro il 31 agosto 2005, avendo
presentato già in data 19 agosto 2005 la richiesta di una rendita di vecchiaia.

 

                               1.7.   Con
decisione del 20 ottobre 2005 la Cassa di compensazione ha confermato la sua
precedente presa di posizione, indicando in particolare che lo scritto del 19
agosto 2005 non riporta la richiesta di anticipare il versamento della rendita
di due anni.

 

                               1.8.   Anche le
successive censure sollevate dall’interessata sono state respinte con decisione
su opposizione del 29 dicembre 2005.

 

                               1.9.   Tramite
ricorso del 27 gennaio 2006 RI 1, sempre rappresentata dall’avv. __________,
interpone tempestivo ricorso, con argomentazioni che saranno riprese in corso
di motivazione (doc. I).

                                                                                

                             1.10.   Con risposta
del 10 marzo 2006 la Cassa propone la reiezione del ricorso (doc. V).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   A norma
dell'art. 21 cpv. 1 LAVS hanno diritto alla rendita di vecchiaia gli uomini che
hanno compiuto 65 anni e le donne che hanno compiuto 64 anni. Per il capoverso
2 il diritto alla rendita di vecchiaia nasce il primo giorno del mese
successivo a quello in cui è stata compiuta l'età stabilità nel capoverso 1.
Esso si estingue con la morte del beneficiario.

 

                                         Per
l'art. 40 cpv. 1 LAVS gli uomini e le donne che adempiono le condizioni per
l'ottenimento di una rendita ordinaria di vecchiaia possono anticiparne il
godimento di uno o due anni. In tali casi, il diritto alla rendita nasce per
gli uomini il primo giorno del mese seguente a quello in cui hanno compiuto 64
o 63 anni, per le donne il primo giorno del mese seguente a quello in cui hanno
compiuto 63 o 62 anni. Durante il periodo di godimento anticipato non sono
versate rendite per figli.

                                         Il cpv. 2
prevede che la rendita di vecchiaia anticipata, la rendita vedovile e la
rendita per orfani sono ridotte.

                                         Il
Consiglio federale stabilisce le aliquote di riduzione secondo i principi
attuariali (cpv. 3).

                                         Le
rendite di donne che si avvalgono della facoltà di anticipare la rendita tra il
1° gennaio 2001 e il 31 dicembre 2009 sono ridotte della metà del tasso di
riduzione giusta l'articolo 40 capoverso 3 (cfr. lett. d cpv. 3 delle disposizioni
transitorie relative alla 10.a revisione della LAVS).

 

                                         La
rendita viene ridotta dell'equivalente della rendita anticipata (art. 56 cpv. 1
OAVS). Fino all'età del pensionamento, questo importo corrisponde al 6,8 per
cento per anno d'anticipazione della rendita anticipata (art. 56 cpv. 2 OAVS).

                                         Dopo aver
compiuto l'età del pensionamento, questo importo corrisponde al 6,8 per cento
per anno d'anticipazione della somma delle rendite non ridotte, divisa per il
numero dei mesi durante i quali la rendita è stata anticipata (art. 56 cpv. 3
OAVS).

                                         L'importo
della riduzione è adeguato all'evoluzione dei salari e dei prezzi (art. 56 cpv.
4 OAVS).

 

                                         Il
diritto alla rendita o all'assegno per grandi invalidi deve essere fatto valere
presentando alla cassa di compensazione competente giusta gli art. 122 e
seguenti, un modulo di richiesta debitamente riempito. Sono legittimati alla
richiesta il richiedente e, per lui, il suo rappresentante legale, il coniuge,
i genitori o i nonni, i figli o gli abiatici, i fratelli e sorelle come pure i
terzi o l'autorità che possono domandare il versamento della rendita nelle loro
mani (Art. 67 cpv. 1 OAVS).

 

                                         Per
l'art. 67 cpv. 1 bis OAVS soltanto l'avente diritto o il suo rappresentante
legale può far valere il diritto alla rendita ordinaria anticipata di
vecchiaia. Questo diritto non può essere richiesto retroattivamente.

 

                               2.2.   In una
sentenza del 27 dicembre 2004 nella causa R., H 160/03, pubblicata in RTiD II
2005 pag. 220, N. 47, l’Alta Corte, a proposito della tempestività di una
richiesta di rendita anticipata, allorquando la LPGA non era ancora
applicabile, ha affermato:

 

" 
4.1L'art. 67 cpv.
1bis OAVS dispone che il diritto alla rendita ordinaria
anticipata di vecchiaia non può essere richiesto retroattivamente. A loro volta
le direttive sulle rendite (DR) edite dall'UFAS precisano alla cifra marginale
6007 (divenuta, in seguito a nuova numerazione vigente dal gennaio 2003, la
cifra marginale 6103) che il diritto alla riscossione anticipata della rendita
deve essere esercitato in anticipo, una riscossione retroattiva essendo esclusa
anche in caso di ignoranza del diritto. Sempre secondo le citate direttive, se
una donna - la cui età di pensionamento, lo si ripete, è stata fissata dal
legislatore a 63 anni per un periodo transitorio di quattro anni a partire dal
1° gennaio 2001 - si annuncia solo dopo la fine del mese in cui ha compiuto 62
anni, ha diritto alla rendita soltanto dopo il compimento dell'anno di età
successivo (cifra marginale 6008, diventa, sempre in seguito alla nuova
numerazione, la cifra marginale 6104).

 

Come il Tribunale federale delle assicurazioni ha
già avuto modo di affermare in una fattispecie analoga alla presente (sentenza
del 7 novembre 2002 in re P., H 106/02, pubblicata in SVR 2003 AHV no. 7 pag.
19), il disposto dell'art. 67 cpv. 1bis OAVS si riferisce alla nascita del diritto stabilita all'art. 40 cpv. 1 LAVS e non alla data di
presentazione della domanda. In quell'occasione questa Corte ha inoltre
considerato la cifra marginale 6007 (ora 6103) DR, che concretizza tale
principio ed esclude una riscossione retroattiva della prestazione anche in
caso di ignoranza del diritto, conforme alla legge.

 

4.2 Le obiezioni sollevate a questo proposito nel
ricorso di diritto

amministrativo non inducono a scostarsi da tale
giurisprudenza. Infondata si rivela in particolare l'argomentazione ricorsuale
secondo cui sussisterebbe una disparità di trattamento a danno della persona
che compie gli anni alla fine del mese rispetto a quella nata all'inizio del mese.
Come già rilevato dai primi giudici, nulla impedisce in
effetti all'assicurato di presentare la richiesta di una prestazione di
vecchiaia anticipata già nel periodo che precede il proprio compleanno.

 

5.

Dagli atti di causa emerge che la ricorrente ha
sottoscritto il formulario di richiesta il 30 luglio 2002. Il modulo è
pervenuto all'agenzia comunale AVS di M.________ il 9 agosto seguente, ossia
dopo la fine del mese in cui l'interessata ha compiuto i 62 anni. La domanda
non può quindi che essere considerata tardiva.

 

6.

6.1Come già in sede di primo grado, l'insorgente
lamenta una violazione del principio della proporzionalità da parte dell'amministrazione,
cui rimprovera inoltre di aver commesso un formalismo eccessivo. Censura poi
una lesione del principio dell'affidamento, non essendo stata debitamente
informata sull'obbligo di inoltrare il modulo di richiesta litigioso entro la
fine del

mese di luglio 2002, pena la perdita del diritto
alla rendita anticipata.

 

6.2 Orbene, i primi giudici hanno messo
giustamente in evidenza

l'infondatezza delle censure ricorsuali. In
questa sede basta rilevare che la Cassa opponente si è limitata ad applicare
una norma di ordinanza che la giurisprudenza di questa Corte ha considerato
essere conforme alla legge. Ben si comprende, inoltre, che le esigenze di
sicurezza del diritto impongono la fissazione di termini che permettono di
garantire una parità di trattamento nell'applicazione della legge. Per quel che
concerne poi il principio

dell'affidamento, l'autorità giudiziaria
cantonale ha rettamente precisato come la tutela della buona fede possa essere
invocata solo in presenza di una informazione errata, e non già anche in caso
di carente informazione. Va infine osservato che l'amministrazione,
conformemente a quanto disposto dall'art. 67 cpv. 2
OAVS - giusta il quale, una volta l'anno almeno, le
casse cantonali di compensazione devono, mediante pubblicazioni, richiamare l'attenzione
degli assicurati sulle prestazioni assicurative, le condizioni di diritto e la
richiesta -, ha in concreto pubblicato nel foglio ufficiale cantonale del
gennaio 2002 le informazioni necessarie per ottenere una rendita di vecchiaia
anticipata.” 

 

                               2.3.   Nel caso di
specie l'assicurata é nata il __________. 

                                         Essa ha
pertanto compiuto i 62 anni nel mese di agosto 2005. 

                                         L'interessata,
in virtù dell’art. 21 cpv. 1 LAVS, ha diritto alla rendita di vecchiaia, se le
condizioni previste dalla legge sono adempiute, a partire dal 1° settembre
2007, ossia a partire dal mese seguente il compimento del 64o anno
di età (cfr. art. 21 cpv. 2 LAVS). 

 

                                         La
ricorrente ha tuttavia la possibilità di chiedere il beneficio di una rendita
anticipata. 

 

                                         Per poter
ottenere il diritto di percepire la rendita di vecchiaia AVS con due anni di
anticipo, l’assicurata avrebbe dovuto trasmettere la richiesta entro il 31
agosto 2005 (art. 40 cpv. 1 LAVS e 67 cpv. 1bis OAVS; STFA del 27 dicembre 2004
nella causa R., H 160/03, pubblicata in RTiD II 2005 pag. 220, N. 47). 

 

                                         I pareri
divergono circa l’interpretazione da dare allo scritto dell’insorgente del 19
agosto 2005 ed alla successiva risposta della Cassa del 25 agosto 2005.

 

                                         La
ricorrente sostiene infatti che con la frase “voglio sapere se percepirò
l’AVS presso di voi” intendeva sapere se era assicurata presso la Cassa
di compensazione alla quale si è rivolta e se poteva percepire e da quando “chiaramente
non appena possibile” (cfr. doc. I) la propria rendita.         

 

                                         Da parte
sua la Cassa ha interpretato tale scritto quale richiesta di calcolo anticipato
della rendita, cioè l’ammontare della prestazione che gli spetterebbe in caso
di pensionamento.

 

                                         Come si
vedrà in seguito (cfr. consid. 2.6), lo scritto del 19 agosto 2005 non può
essere interpretato quale domanda di riscossione anticipata di una rendita, ma
solo quale richiesta di informazioni circa la competenza della Cassa a decidere
in merito all’erogazione della prestazione di vecchiaia.

 

                                         Solo nel
corso del mese di settembre l’insorgente ha infatti manifestato la volontà di
percepire una rendita AVS anticipatamente.

 

                                         Sulla
base della giurisprudenza citata precedentemente (STFA del 27 dicembre 2004
nella causa R., H 160/03) e degli art. 40 cpv. 1 LAVS e 67 cpv. 1 bis OAVS, la
richiesta non è stata presentata nei termini di legge ed è pertanto tardiva.

                                         Resta da
esaminare se, in virtù dell’art. 27 LPGA, la Cassa era tenuta ad informare
l’interessata dell’approssimarsi della scadenza del termine per poter ottenere
le rendita in maniera anticipata.

 

                                         L’insorgente
sostiene infatti che l’art. 27 LPGA avrebbe imposto all’amministrazione di
avvisarla del termine del 31 agosto. Con riferimento all’art. 29 cpv. 3 LPGA la
ricorrente sostiene inoltre che sarebbe stato sufficiente indicare di rispedire
il formulario allegato allo scritto del 25 agosto entro la fine del mese per
salvaguardare il termine, in luogo di accordare un termine di 20 giorni per
compilare e ritornare il formulario di calcolo della rendita futura.

 

 

                               2.4.   Il 1°
gennaio 2003 è entrato in vigore l'art. 27 della legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola la
“Informazione e consulenza”.

                                         Questa nuova importante
disposizione legale ha il seguente tenore:

 

"  1
Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle singole assicurazioni sociali,
nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad informare le persone
interessate sui loro diritti e obblighi.

 

2 Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla
consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia
gli assicuratori nei confronti dei quali gli interessati devono far valere i
loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono
ricerche onerose, il Consiglio federale può prevedere la riscossione di
emolumenti e stabilirne la tariffa.

 

3 Se un assicuratore constata che un assicurato o i
suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre assicurazioni sociali,
li informa immediatamente."

 

                                         L'art. 27 LPGA sancisce,
in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo,
generale e permanente di fornire informazioni - ad esempio tramite opuscoli informativi
- (cpv. 1) e il diritto soggettivo e individuale dell'assicurato alla
consulenza (cioè un parere su ciò che conviene fare) su un caso preciso e su
esplicita richiesta, che può essere fatto valere in giustizia (cpv. 2) (Su
questi aspetti cfr. in particolare STFA del 14 settem-bre 2005
nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04,
consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472; STFA del 28 ottobre 2005
nella causa W., C 157/05, consid. 4.2.; E. Imhof – Ch. Zünd,
"ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291 seg. (306);
E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über Aufklärung,
Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé
par les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27
LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG
- Kommentar", ad art. 27 pag. 317 e pag. 318-321).        

 

                                         Per
quanto attiene più specificatamente al diritto alla consulenza enunciato
all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato che ogni assicurato può esigere che il
proprio assicuratore gli fornisca consulenza in merito ai suoi diritti e
obblighi. Quest'obbligo concerne soltanto l'ambito di competenza
dell'assicuratore in questione e le informazioni possono esse fornite anche da
non giuristi, come del resto prima dell'entrata in vigore della LPGA.
Contrariamente alle informazioni di carattere generale, la consulenza deve
riferirsi al caso specifico (cfr. FF 1999 IV 3953).

                                         Inoltre
tale diritto non è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno
stretto rapporto con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza
deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la
persona che ha richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U.
Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 18 pag. 321).

 

 

                                         L’art.
29 LPGA prevede:

 

" 
Colui che rivendica una prestazione deve
annunciarsi all’assicuratore competente nella forma prescritta per
l’assicurazione sociale interessata.

 

Gli assicuratori sociali consegnano gratuitamente
i formulari per la domanda e per l’accertamento del diritto a prestazioni;
questi formulari devono essere trasmessi al competente assicuratore dopo essere
stati compilati interamente e in modo veritiero dal richiedente o dal suo
datore di lavoro ed eventualmente dal medico curante.

 

Se una domanda non rispetta le esigenze di forma
o se è trasmessa a un servizio incompetente, per quanto riguarda l’osservanza
dei termini e gli effetti giuridici collegati alla domanda è determinante la
data in cui essa è stata consegnata alla posta o inoltrata a tale
servizio."

 

 

                               2.5.   Il Tribunale
federale delle assicurazioni in una sentenza del      14 settembre 2005 nella
causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04,
pubblicata in DTF 131 V 472, nel caso di un assicurato ritenuto inidoneo al
collocamento, in quanto il lasso di tempo fra la presentazione della domanda e
l’inizio del soggiorno linguistico che avrebbe effettuato all’estero - di cui
aveva peraltro informato i funzionari dell’ufficio regionale di collocamento
durante il primo colloquio - era troppo breve per poterlo collocare, ha
stabilito che ai sensi dell’art. 27 LPGA, gli assicurati devono essere resi
attenti che il loro comportamento può pregiudicare il diritto alle prestazioni.
Nella fattispecie l’ufficio regionale di collocamento avrebbe dovuto avvertire
l’assicurato che la prevista partenza a breve scadenza non permetteva di collocarlo.

                                         Il TFA
ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’ufficio regionale di collocamento e
rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno
avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza
preponderante era disposto a posticiparlo. 

                                         In caso
affermativo, l’amministrazione deve rispondere della sua omissione - che
implica la tutela della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a
quest’ultimo le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.

 

                                         In
un’altra sentenza del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05 la nostra
Massima Istanza ha deciso che l’amministrazione, in applicazione dell’art. 27
LPGA, non appena al corrente degli elementi fattuali del caso, e dunque già
all’inizio del versamento delle indennità di disoccupazione, avrebbe dovuto
informare l’assicurato del fatto che, occupando all’interno di una Sagl una
posizione analoga a quella di un datore di lavoro (e meglio fino al 12 gennaio
2003 era socio gerente con diritto di firma individuale e dal 13 gennaio 2003
socio senza diritto di firma), il suo diritto alle prestazioni (il termine
quadro per la riscossione delle prestazioni era iniziato il 1° gennaio 2003)
era minacciato. Il TFA ha inoltre indicato che tale omissione andava equiparata
a un’informazione erronea e che, in casu, i presupposti della protezione della
buona fede dell’assicurato erano adempiuti. 

                                         Il
ricorso contro la decisione del Tribunale cantonale che aveva confermato il
diniego del diritto alle indennità di disoccupazione è stato, conseguentemente,
accolto e gli atti rinviati all’ufficio del lavoro al fine di accertare se l’assicurato,
nel caso in cui fosse stato correttamente informato, avrebbe o meno
immediatamente richiesto la cancellazione della sua iscrizione, quale socio
gerente senza diritto di firma, a registro di commercio. 

                                         L’Alta
Corte ha in particolare rilevato:

 

" 
(…)

4.1 Gemäss Art. 27 des - im vorliegenden Fall
anwendbaren – Bundesgesetzes über den Allgemeinen Teil des
Sozialversicherungsrechts (ATSG) vom 6. Oktober 2000 sind die
Versicherungsträger und Durchführungsorgane der einzelnen Sozialversicherungen
verpflichtet, im Rahmen ihres Zuständigkeitsbereiches die interessierten
Personen über ihre Rechte und Pflichten aufzuklären (Abs. 1). Jede Person hat
Anspruch auf grundsätzlich unentgeltliche Beratung über ihre Rechte und
Pflichten. Dafür zuständig sind die Versicherungsträger, denen gegenüber die
Rechte geltend zu machen oder die Pflichten zu erfüllen sind. Für Beratungen,
die aufwendige Nachforschungen erfordern, kann der Bundesrat die Erhebung von
Gebühren vorsehen und den Gebührentarif festlegen (Abs. 2). Stellt ein
Versicherungsträger fest, dass eine versicherte Person oder ihre Angehörigen
Leistungen anderer Sozialversicherungen beanspruchen können, so gibt er ihnen
unverzüglich davon Kenntnis (Abs. 3).

 

(…)

 

Wo die Grenzen der in Art. 27 Abs. 2 ATSG
statuierten Beratungspflicht in generell-abstrakter Weise zu ziehen sind,
braucht vorliegend nicht entschieden zu werden. Aufgrund des Wortlautes
("Jede Person hat Anspruch auf [...] Beratung über ihre Rechte und
Pflichten."; "Chacun a le droit d'être conseillé [...] sur ses droits
et obligations."; "Ognuno ha diritto [...] alla consulenza in merito ai
propri diritti e obblighi.") sowie des Sinnes und Zwecks der Norm
(Ermöglichung eines Verhaltens, welches zum Eintritt einer den
gesetzgeberischen Zielen des betreffenden Erlasses entsprechenden Rechtsfolge
führt) steht mit Blick auf den vorliegend zu beurteilenden Sachverhalt fest,
dass es auf jeden Fall zum Kern der Beratungspflicht gehört, die versicherte
Person darauf aufmerksam zu machen, dass ihre Situation (vorliegend: andauernde
arbeitgeberähnliche Stellung) den Leistungsanspruch gefährden kann.

 

5.

Unterbleibt eine Auskunft entgegen gesetzlicher
Vorschrift oder obwohl sie nach den im Einzelfall gegebenen Umständen geboten
war, hat die Rechtsprechung dies der Erteilung einer unrichtigen Auskunft
gleichgestellt (BGE 124 V 221, 113 V 71 Erw. 2, 112 V 120 Erw. 3b; ARV 2003 S.
127 Erw. 3b, 2002 S. 115 Erw. 2c, 2000 S. 98 Erw. 2b; vgl. auch Meyer-Blaser,
Die Bedeutung von Art. 4 Bundesverfassung für das Sozialversicherungsrecht, in:
ZSR NF 111 [1992] II S. 299 ff., S. 412 f.). Abgeleitet aus dem Grundsatz von
Treu und Glauben, welcher den Bürger in seinem berechtigten Vertrauen auf
behördliches Verhalten schützt, können falsche Auskünfte von
Verwaltungsbehörden unter bestimmten Voraussetzungen eine vom materiellen Recht
abweichende Behandlung des Rechtsuchenden gebieten. Gemäss Rechtsprechung und
Doktrin ist dies der Fall, 1. wenn die Behörde in einer konkreten Situation mit
Bezug auf bestimmte Personen gehandelt hat; 2. wenn sie für die Erteilung der
betreffenden Auskunft zuständig war oder wenn die rechtsuchende Person die
Behörde aus zureichenden Gründen als zuständig betrachten durfte; 3. wenn die
Person die Unrichtigkeit der Auskunft nicht ohne weiteres erkennen konnte; 4.
wenn sie im Vertrauen auf die Richtigkeit der Auskunft Dispositionen getroffen
hat, die nicht ohne Nachteil rückgängig gemacht werden können und 5. wenn die
gesetzliche Ordnung seit der Auskunftserteilung keine Änderung erfahren hat (BGE
127 I 36 Erw. 3a, 126 II 387 Erw. 3a; RKUV 2000 Nr. KV 126 S. 223; zu Art. 4
Abs. 1 aBV ergangene, weiterhin geltende Rechtsprechung: BGE 121 V 66 Erw. 2a
mit Hinweisen). In analoger Anwendung dieser Grundsätze (wobei die dritte
Voraussetzung diesfalls lautet: wenn die Person den Inhalt der unterbliebenen
Auskunft nicht kannte oder deren Inhalt so selbstverständlich war, dass sie mit
einer anderen Auskunft nicht hätte rechnen müssen) wurde in Fällen
unterbliebener Auskunftserteilung unter anderem entschieden, dass es einer
versicherten Person nicht zum Nachteil gereichen darf, wenn die Verwaltung sie
nicht auf die Pflicht, sich möglichst frühzeitig, spätestens jedoch am ersten
Tag, für den sie Arbeitslosenentschädigung beansprucht, zur Arbeitsvermittlung
zu melden und die Kontrollvorschriften zu erfüllen, hinweist (Urteil A. vom 13.
August 2003, C 113/02) oder wenn ihr das Arbeitsamt entgegen gesetzlicher
Vorschrift anlässlich der Anmeldung keine Stempelkarte abgibt, weil dies einer
unterbliebenen mündlichen Belehrung gleichkommt (nicht veröffentlichtes Urteil
Z. vom 21. August 1995, C 94/95).

 

Es sind keine Gründe ersichtlich, diese Gleichstellung
von pflichtwidrig unterbliebener Beratung und unrichtiger Auskunftserteilung
nach der Kodifizierung einer umfassenden Beratungspflicht im ATSG aufzugeben,
dies um so weniger als diese Folgen einer Verletzung der Beratungspflicht in
den Sitzungen der Kommission für soziale Sicherheit und Gesundheit vom 8. Mai
(Protokoll S. 9) und 11./12. September 1995 (Protokoll S. 12) diskutiert worden
sind. Im Übrigen wird auch in der Lehre die Auffassung vertreten, dass eine
ungenügende oder fehlende Wahrnehmung der Beratungspflicht gemäss Art. 27 Abs.
2 ATSG einer falsch erteilten Auskunft des Versicherungsträgers gleichkommt und
dieser in Nachachtung des Vertrauensprinzips hiefür einzustehen hat (Kieser,
Kommentar, Rz 17 zu Art. 27 [S. 320]; Edgar Imhof/Christian Zünd, a.a.O., S.
317; Freivogel, a.a.O., S. 96; zu aArt. 16 KVG: Eugster, a.a.O., Rz 406 und Fn
1031). Dies hat das Eidgenössische Versicherungsgericht soeben im Urteil F. vom
14. September 2005 (C 192/04) festgehalten."

(STFA del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05)

 

                                         Per contro in una sentenza
del 21 dicembre 2005 nella causa AWA c/A., C 9/05 il TFA si è chinato sul caso
di un assicurato che dopo essersi licenziato dal suo ultimo posto di lavoro ha
iniziato nel mese di settembre 2002 un’attività indipendente, percependo a tale
fine il capitale di libero passaggio del secondo pilastro. Il 19 maggio 2003
egli si è iscritto in disoccupazione. La Cassa ha trasmesso all’Ufficio del
lavoro la fattispecie per decisione. Tramite un formulario compilato dall’assicurato
nel mese di settembre 2003 l’Ufficio del lavoro è stato informato, da un lato,
che se lo stesso avesse reperito un impiego, avrebbe interrotto immediatamente
la sua attività indipendente. Dall’altro, che l’assicurato, mediante la sua
attività, voleva comunque raggiungere economicamente e imprenditorialmente
l’indipendenza, ciò che implicava un elemento di durata. 

                                         L’Alta Corte ha deciso che
l’Ufficio del lavoro, in simili condizioni, ha a ragione negato il diritto alle
indennità di disoccupazione da maggio 2003.

                                         L’amministrazione, solo
dopo aver ottenuto, nel mese di settembre 2003, queste indicazioni, era in
grado di farsi un quadro della situazione professionale dell’assicurato.

                                                                                Pertanto in quel caso non si trattava di un
comportamento futuro dell’assicurato, bensì dell’attività indipendente
esercitata fino a quel momento. Non era, quindi, possibile per
l’amministrazione invitare l’assicurato ai sensi dell’art. 27 LPGA a riflettere
su un’azione progettata che minacciava il diritto alle prestazioni. 

 

                                         Quest’ultima sentenza si
distingue dalla DTF 131 V 472 e dalla STFA del 28 ottobre 2005 nella causa W.,
C 157/05. 

                                         Nelle due
sentenze appena menzionate l’art. 27 LPGA ha trovato applicazione, perché un
avviso, al momento dell’iscrizione in disoccupazione, da parte dell’autorità,
ossia dell’URC nella DTF 131 V 472 e dell’URC e della Cassa nella sentenza del
28 ottobre 2005, C 157/05, circa il fatto che un determinato comportamento
futuro o comunque modificabile comprometteva il diritto a prestazioni della
disoccupazione poteva essere dato e avrebbe potuto fare riflettere l’assicurato
se attuare il proprio progetto o invece mantenere una determinata situazione. 

                                         Nel caso
deciso con sentenza del 21 dicembre 2005, C 9/05, per contro, al momento
dell’iscrizione la Cassa non era al corrente di alcuni elementi, per cui non
avrebbe potuto in ogni caso rendere attento l’assicurato sui rischi in cui
incorreva. Infatti l’Ufficio del lavoro interpellato dalla Cassa ha dovuto
procedere a degli accertamenti per poter decidere in merito al suo diritto alle
indennità di disoccupazione. L’Ufficio competente per emettere il relativo
provvedimento si è basato su un periodo ormai trascorso, il che non permetteva
di dare seguito all’obbligo di fornire consulenza di cui all’art. 27 LPGA. Per
l’assicurato un eventuale avviso era a quel momento irrilevante, non potendo
più modificare la situazione a cui era confrontato nei mesi precedenti la
decisione.

 

                                         Su questi
aspetti, cfr. la STCA del 20 marzo 2006 nella causa A., inc. 38.2005.90, in
ambito LADI.

 

                               2.6.   Nel caso di specie
l’assicurata si è rivolta alla Cassa di compensazione chiedendo “se
percepirò l’AVS presso di voi” ed aggiungendo “eventualmente mi
informerete in merito”.

 

                                         L’amministrazione ha
risposto il 25 agosto 2005, ossia prima dello scadere del termine per chiedere
la rendita anticipata, con una lettera intitolata “calcolo anticipato della
rendita”, fornendo all’assicurata il formulario per la “richiesta di
calcolo di una rendita futura” ed assegnandole un termine di 20 giorni per
la compilazione.

 

                                         Nello
scritto dell’amministrazione l'assicurata è stata resa attenta su due punti, da
una parte che il calcolo anticipato della rendita dipende dalle disposizioni
legali attualmente vigenti, le quali vengono continuamente adeguate e dall’altra
che la futura evoluzione dei redditi ed eventuali cambiamenti della situazione
familiare come anche le modifiche di legge possono notevolmente influire sul
calcolo della rendita.

 

                               2.7.   In concreto,
conformemente alla STFA del 21 dicembre 2005 (C 9/05), questo Tribunale deve
concludere che la Cassa, quando ha ricevuto la richiesta dell’insorgente, non
poteva ritenere che l’assicurata intendesse domandare una rendita anticipata.
Solo al momento della notifica del formulario compilato dall’interessata, dove figura
la richiesta di ottenere il calcolo dell’ammontare della rendita AVS
anticipata, l’amministrazione è venuta a conoscenza dell’intenzione della
ricorrente. Se l’assicurata avesse voluto sin dall’inizio manifestare questa
intenzione, avrebbe potuto e dovuto indicarlo chiaramente già nella lettera del
19 agosto 2005.

 

                                         Infatti
in nessun modo la frase “voglio sapere se percepirò l’AVS presso di voi (…)
eventualmente mi informerete in merito” può far pensare ad una richiesta di
ottenere la rendita in maniera anticipata. Quanto indicato dall’insorgente
nello scritto del 19 agosto 2005, peraltro indirizzato alla Cassa “__________”
dalla quale, fino al 1992, ossia 13 anni prima, riceveva la rendita di vedova,
poteva solo essere inteso quale domanda a sapere se la Cassa fosse competente a
decidere in merito alla rendita di vecchiaia. La circostanza che la Cassa, in
passato, aveva versato una rendita vedovile e disponeva pertanto dei dati
personali dell’insorgente, non modifica le conclusioni, nella misura in cui, in
assenza di un’esplicita richiesta circa le modalità per richiedere l’anticipo
del versamento della rendita di vecchiaia, all’amministrazione non può essere
chiesto di immaginare quali fossero le intenzioni dell’interessata per poterla
rendere attenta di ogni termine nell’ambito di sua competenza. 

 

                                         La Cassa,
del resto, non si è limitata, come avrebbe potuto, a confermare di essere
competente in merito al versamento della futura rendita, ma ha anche trasmesso
alla ricorrente un formulario per il calcolo della prestazione, affermando
chiaramente che “lei desidera un calcolo pronostico della sua rendita” e
che “alfine di poter effettuare un calcolo anticipato che corrisponde il più
possibile alla realtà, ci occorrono ulteriori dati personali.”, indicando
per finire che “senza risposta da parte sua entro il termine fissato,
supponiamo che rinuncia ad un calcolo pronostico” (doc. A3)

                                         Solo il 6
settembre 2005, compilando il formulario “richiesta di calcolo di una rendita
futura”, l'assicurata ha indicato di volere ottenere un anticipo del
versamento della rendita di vecchiaia di due anni. L’assicurata avrebbe semmai
immediatamente dovuto contattare la Cassa se quanto scritto
dall’amministrazione in data 25 agosto 2005 (“lei desidera un calcolo
pronostico della sua rendita” e “senza risposta da parte sua entro
il termine fissato, supponiamo che rinuncia ad un calcolo pronostico”,
sottolineature del redattore) non corrispondeva alle sue intenzioni.

 

                                         In queste
condizioni, contrariamente a quanto ritiene la ricorrente e non spettava alla
Cassa indicare, già il 25 agosto 2005, dell’approssimarsi dello scadere del
termine, non essendoci una richiesta di consulenza esplicita sul tema
dell’anticipo della rendita AVS ma unicamente una richiesta generale in merito
alla competenza a decidere un’eventuale richiesta di rendita AVS. Per cui,
anche l’art. 29 cpv. 3 LPGA non può essere d’aiuto alla ricorrente.

 

                                         La
circostanza che il 15 settembre 2005 l’amministrazione ha informato l’assicurata
della possibilità di ottenere una rendita anticipata, se avesse inoltrato la
richiesta entro la fine del mese, poi corretta con lo scritto del 22 settembre
2005, è ininfluente nel caso di specie, poiché l’informazione errata è stata
fornita quando ormai il termine per la richiesta era già scaduto e non poteva
di conseguenza portare alcun pregiudizio alla ricorrente. In questo senso non
vi è violazione del principio della buona fede. Va infatti qui ricordato che il
principio generale della buona fede, sancito dall’art. 9 Cost., permette al cittadino di esigere che
l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi. Così
un'informazione o una decisione erronea possono obbligare l'amministrazione a
consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla legge. 

Tuttavia, secondo la giurisprudenza di regola un'informazione erronea è
vincolante quando l'autorità, intervenendo in una situazione concreta nei
confronti di persone determinate, era competente a rilasciarla, il cittadino
non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non
sia mutato nel frattempo, fidandosi dell'informazione ricevuta egli abbia preso
delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 127 I 36 consid. 3a,
126 II 387 consid. 3a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223, no. KV 133 pag. 291
consid. 2a; cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui
giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e
sentenze ivi citate).

 

                                         In
concreto l’ultima condizione non è adempiuta.

 

                                         Alla luce
di tutto quanto sopra esposto la decisione impugnata va confermata, mentre il
ricorso va respinto.

 

                               2.8.   L’insorgente
richiama dalla Cassa di compensazione l’intero incarto e quali prove chiede
genericamente “doc., testi” e “ogni altra ammessa”.

 

                                         In
concreto l’amministrazione ha prodotto l’incarto in sede di risposta. Ulteriori
prove sono invece superflue. Gli atti trasmessi dalle parti, non contestati nel
loro contenuto, sono infatti sufficienti per poter decidere in merito alle
censure dell’insorgente. Questo Tribunale rinuncia pertanto all’assunzione di
ulteriori prove.

                                         Va qui
evidenziato come conformemente alla costante giurisprudenza, qualora
l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39
no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag.
274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II
469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344
consid. 3c e riferimenti). 

                                         Tale modo
di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti