# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f6a15b9e-50ec-58df-8340-b5c09248014b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 03.05.2013 16.2013.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2013-15_2013-05-03.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2013.15

  	
  Lugano

  3 maggio 2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani, presidente,

  Fiscalini e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 4 aprile 2013
presentato da

 

	
   

  	
  RE 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza 27 marzo 2013 del Pretore aggiunto
  del Distretto di Lugano, sezione 1, nella causa SO.2011.4870 (tutela
  giurisdizionale nei casi manifesti) promossa con istanza 10 novembre 2011 dalla

  	 

 

	
   

  	
  CO 1; 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il
3 aprile 2002 RE 1 ha chiesto alla CO 1, istituto bancario presso il quale è
stato dipendente fino al 28 febbraio 2009, il rilascio di una carta di credito __________
sottoscrivendo il relativo formulario, richiesta accolta con conseguente
emissione della carta di credito. Dall'utilizzo di questa è risultato uno
scoperto di fr. 5114.15 (importo comprensivo di 

                                         fr. 60.40 d'interessi già maturati), il cui pagamento è stato sollecitato
senza esito con scritto 6 giugno 2011. 

                                         Il 14
luglio 2011 CO 1 ha fatto notificare a RE 1 il precetto esecutivo n. __________
dell'Ufficio esecuzioni di Lugano, al quale l'escusso ha interposto opposizione.

 

                                  B.   Con
istanza 10 novembre 2011 CO 1 ha convenuto RE 1 davanti al Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 1, per ottenere il pagamento di fr. 5114.15 oltre interessi
del 15% su fr. 5053.75 dal 17.06.2011, così come il rigetto in via definitiva
dell'opposizione interposta al citato precetto esecutivo. All'udienza del 10 gennaio 2012, indetta per la discussione,
il convenuto ha proposto di respingere l'istanza, rimproverando alla
controparte di aver disatteso la legge federale sul credito al consumo, donde
la decadenza della possibilità di far valere il credito in questione. Esperita l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al
dibattimento finale, limitandosi a memoriali conclusivi. Nel suo del 5
marzo 2012 il convenuto ha confermato la sua posizione, mentre nel proprio allegato
del 6 marzo 2012 l'istante ha riaffermato le sue domande. 

 

                                  C.   Statuendo il 27 marzo 2013 il Pretore aggiunto ha accolto l'istanza
e ha condannato il convenuto al pagamento di fr.
5114.15 oltre interessi e spese, rigettando in via definitiva l'opposizione interposta
al citato precetto esecutivo.

 

                                  D.   Con
reclamo 4 aprile 2013, RE 1 è insorto contro il predetto giudizio postulandone
l'annullamento, rimproverando al primo giudice di aver ritenuto a torto il
contratto di carta di credito non soggetto alla legge
federale sul credito al consumo. Il 21     aprile 2013 RE 1 ha chiesto di essere esonerato dal versamento di un anticipo per le spese processuali presumibili. Il
reclamo non è stato oggetto di intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
decisioni in materia di tutela giurisdizionale nei casi manifesti (art. 257
CPC), in una controversia con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, sono
impugnabili, trattandosi di procedura sommaria, entro 10 giorni dalla
notificazione. Nella fattispecie la decisione impugnata è stata comunicata il
27 marzo 2013. Introdotto il 4 aprile 2013, il reclamo è tempestivo. 

 

                                   2.   La
documentazione prodotta con il reclamo (e non davanti al primo giudice) è irricevibile,
l'art. 326 cpv. 1 CPC vietando espressamente alle parti di avvalersi
davanti all'autorità di reclamo di nuove conclusioni, nuovi fatti o nuovi mezzi
di prova (Jeandin in: Code de procédure civile commenté, Basilea
2011, n. 2 ad art. 326). 

 

                                   3.   Secondo l'art. 320 CPC con il reclamo può essere censurata l'errata
applicazione del diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei
fatti (lett. b). Il reclamo deve essere motivato (art. 321 cpv. 1 CPC), nel
senso che, relativamente all'applicazione del diritto, occorre spiegare in modo
conciso, riferendosi all'oggetto del litigio, in cosa consiste la violazione e
su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (cfr. DTF 134 II 246 
consid. 2.1). Quanto all'accertamento dei fatti, la definizione di “manifestamente
errato” corrisponde a quella dell'arbitrio ragione per cui il reclamante non
può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello,
dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente
la propria opinione a quella del primo giudice (DTF 136 II 494 consid.
2.8 con riferimenti). Egli deve così dimostrare, attraverso 

                                         un'argomentazione chiara
e dettagliata, che l'autorità inferiore ha emanato una decisione manifestamente
insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con
il senso di giustizia ed equità (DTF 135 V 4 consid.
1.3, con rinvii). Non basta segnatamente che il reclamante affermi l'arbitrarietà
della decisione impugnata adducendo considerazioni generiche (DTF 136 II 494 consid.
2.8). 

 

                                   4.   Secondo
il Pretore aggiunto le parti, sottoscrivendo la richiesta di credito 3 aprile
2002, hanno concluso un contratto di carta di credito. E non avendo RE 1
contestato entro trenta giorni l'estratto conto inviatogli il 3 giugno 2011,
come stabilito dal punto 4 delle condizioni generali valide dal 1° aprile 2002,

                                         egli ha ritenuto che il convenuto avesse il suo corrispondente debito
nei confronti della banca. Quanto all'applicabilità della legge sul credito al
consumo del 23 marzo 2001, il primo giudice ha ritenuto che il contratto in questione, stipulato nel mese di 

                                         aprile
2002, non vi era soggetto poiché tale legge regolamenta
unicamente i contratti conclusi dopo la sua entrata in vigore avvenuta il 1°
gennaio 2003. 

 

                                   5.   Di
diverso avviso RE 1, il quale rimprovera al primo giudice
di non avere ammesso l'applicabilità della legge federale sul credito al consumo al contratto in
questione, il quale è stato bensì stipulato prima della sua entrata in vigore, ma è stato successivamente modificato per conformarsi
alla legge in vigore. Egli censura così il fatto che il Pretore non ha
sanzionato il comportamento della banca, la quale pur
essendo a conoscenza del peggioramento della sua situazione finanziaria non ha proceduto
al riesame della sua capacità creditizia. Ciò, epiloga, avrebbe comportato
la perdita del credito concesso.

 

                                   6.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge federale sul credito al consumo
del 23 maggio 2001 (LCC, RS
221.214.1). Tale legge non contiene alcuna disposizione
transitoria, sicché tornano applicabili i principi generali stabiliti dagli
art. 1 e segg. del Tit. fin. CC (cfr. Tercier,
Les contrats spéciaux, 3ª edizione, pag. 181, n. 1222). Per l'art. 1 cpv. 1 Tit. fin. CC gli effetti
giuridici di fatti anteriori all'entrata in vigore del codice civile sono
regolati, anche posteriormente, dalle disposizioni del diritto federale e
cantonale che vigevano al tempo in cui detti fatti si sono verificati. Perciò
gli atti compiuti prima dell'entrata in vigore del codice sono regolati, per
quanto riguarda la loro forza obbligatoria e i loro effetti, anche per l'avvenire,
dalle disposizioni vigenti quando vennero compiuti (cpv. 2). In concreto, in
esito a una richiesta del 3 aprile 2002, CO 1 ha rilasciato a RE 1 una carta di credito __________ (doc. A) per l'utilizzo della quale facevano
stato le condizioni generali valevoli dal 1° aprile 2002 (doc. B). È pacifico
che a quel momento la nuova versione della legge sul credito a consumo non era
applicabile.

 

                                         Il reclamante sostiene, invero, che con il periodico adeguamento
delle condizioni generali è venuto in essere un nuovo contratto donde l'applicazione
della nuova versione della legge sul credito al consumo. L'allegazione è nuova
e di per sé irricevibile (sopra consid. 2). Sia come sia, è vero che nell'aprile
del 2009 l'istituto bancario ha sostituito la carta di credito ma non l'unità
di fatturazione (istanza pag. 3), circostanza non contestata dal convenuto. È
possibile altresì che la banca abbia adattato nel tempo le condizioni generali.
Sennonché l'applicazione di una nuova versione di
condizioni generali a una relazione contrattuale esistente non costituisce di
per sé una nuova relazione contrattuale tra la banca e il cliente, salvo che i
cambiamenti introdotti nelle nuove disposizioni delle condizioni generali siano
importanti (cfr. Guggenheim, Les
contrats de la pratique bancaire suisse, 4ª edizione, pag. 115). Tanto più che le condizioni generali valevoli dal 1°
aprile 2002 contenevano una clausola di “adattamento”, ovvero il diritto della
banca di modificare le condizioni generali, le quali, senza contestazioni da
parte del richiedente entro trenta giorni, erano considerate come approvate
(doc. B, punto 9). 

 

                                         Il
reclamante pretende che con la riduzione del tasso d'interesse dal 18% al 15% e
del pagamento minimo mensili il contratto si sia modificato. Ora, per tacere
del fatto che l'argomentazione è, una volta di più, nuova e quindi
irricevibile, le condizioni generali valevoli dal 1° aprile 2002 contemplano
già un tasso d'interesse del 15% e il pagamento minimo del 5% del saldo totale
della fattura o almeno fr. 100.– (doc. B, punto 5). In tali circostanze la relazione
contrattuale tra le parti era sempre retta dal contratto originario. Ne
discende che l'accertamento del
Pretore aggiunto, secondo cui la legge entrata in vigore il 1° gennaio 203 non
è applicabile alla fattispecie non può essere considerato manifestamente errato.
Ciò posto il reclamo, che non ha evidenziato nessun
errore manifesto nelle risultanze istruttorie o nell'applicazione del diritto
sostanziale da parte del primo giudice, deve essere respinto.

 

                                   7.   Le
spese giudiziarie seguirebbero il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1
CPC). Tuttavia, le circostanze del caso specifico inducono a rinunciare –
eccezionalmente – a ogni prelievo, il reclamante essendo sprovvisto di
cognizioni giuridiche e avendo agito senza l'ausilio di un patrocinatore (art.
107 cpv. 1 lett. f CPC). Non si pone problema di ripetibili alla controparte alla
quale il reclamo non è stato notificato per osservazioni.

 

 

Per questi motivi, 

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, il reclamo è respinto.

 

                                   2.   Non si
riscuotono spese giudiziarie.

 

                                   3.   Notificazione
a:

	
   

  	
  – 

  – 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore litigioso di almeno
30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie in materia di
diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art.
 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una questione
di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La legittimazione a
ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il
ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.