# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d8b52f32-001d-59f8-bd78-bd6175f469ab
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-06-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.06.2020 D-7067/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7067-2018_2020-06-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7067/2018 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  g i u g n o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yanick Felley, Gérald Bovier,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka,   

patrocinato dall'avv. Lisa Catenazzi, Avvocato,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 6 novembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-7067/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, di nazionalità srilankese, di etnia tamil e religione induista, 

ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) novembre 2016 (cfr. 

atto A1/2). 

B.  

In data (…) novembre 2016, la Segreteria di Stato della migrazione (di se-

guito: SEM), ha svolto con il richiedente una prima audizione (cfr. atto 

A5/12; di seguito: verbale 1). Durante la stessa, il richiedente asilo ha in 

particolare riferito di aver frequentato la scuola sino al (…), effettuando un 

anno di A-Level, dopo il quale non avrebbe svolto alcuna professione, vi-

vendo presso i genitori a B._______, C._______ (situato nel distretto di 

D._______, nella Provincia del Nord dello Sri Lanka), ed occupandosi sal-

tuariamente di alcuni lavori sociali. Egli sarebbe stato arrestato ed impri-

gionato due volte da parte di agenti del CID (acronimo in inglese per: “Cri-

minal Investigation Departement”, in italiano: “Dipartimento d’investiga-

zione criminale”). La prima, nel (…) rispettivamente nel (…), sarebbe av-

venuta a causa della sua partecipazione ad uno sciopero della fame, e 

sarebbe stato imprigionato per (…) giorni, in quanto in seguito, a causa 

della sua frequentazione scolastica, lo avrebbero liberato. Il secondo arre-

sto, sarebbe invece intervenuto nell’(…) del (…), in quanto egli avrebbe 

lavorato per il partito (…) (acronimo in inglese per: “[…]”; in italiano: “[…]”) 

– di cui però non ne sarebbe divenuto membro – affiggendo dei manifesti 

e costruendo dei palchi per degli incontri in relazione con delle elezioni, nel 

contesto del quale avrebbero pure lavorato degli ex combattenti delle LTTE 

(acronimo in inglese per: “Liberation Tigers of Tamil Eelam”, o in italiano: 

“Tigri per la liberazione della patria Tamil”), che sarebbero pure stati arre-

stati. Il periodo di prigionia sarebbe durato circa (…) giorni, dopo il quale 

sarebbe stato rilasciato grazie all’intervento di E._______ – (…) – senza 

ulteriori conseguenze. In seguito, avrebbe lavorato con E._______ nella 

(…), aiutandolo nella riabilitazione di alcune persone, nel portare aiuto ad 

indigenti, nonché nell’organizzazione di manifestazioni che lo stesso 

E._______ avrebbe condotto. Il (…), E._______ sarebbe stato ucciso, 

mentre che il (…), un’altra persona, F._______, che avrebbe pure lavorato 

con il richiedente asilo nelle predette attività, sarebbe stato arrestato e non 

se ne sarebbe mai più saputo nulla. A seguito di tali eventi, temendo di 

essere arrestato pure lui a causa dei suoi trascorsi lavorativi per il (...) con 

E._______, dal (…) sino all’(…) egli si sarebbe rifugiato a G._______ (Pro-

vincia del Nord), mentre che successivamente e sino al suo espatrio avve-

nuto il (…), egli avrebbe vissuto presso una zia materna a H._______ ([…] 

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situata nella Provincia del Nord). Quanto da lui temuto, si sarebbe nel frat-

tempo realizzato, in quanto a partire dal (…), e successivamente ancora 

per quattro volte, egli avrebbe appreso tramite la zia materna di essere 

stato ricercato presso il domicilio familiare da membri del CID. A causa di 

tali vicissitudini egli sarebbe partito dall’aeroporto di I._______ con un pas-

saporto contraffatto ed illegalmente, dapprima transitando per 

l’J._______e la K._______, ed in seguito proseguendo il suo viaggio per 

l’Europa. Interrogato in merito ai documenti d’identità, il ricorrente ha inoltre 

segnatamente riferito di aver posseduto in Sri Lanka un passaporto, rila-

sciatogli nel (…), che avrebbe perso nel (…) del (…), sparizione che egli 

avrebbe denunciata alla polizia del suo Paese d’origine (cfr. verbale 1, p.to 

4.02, pag. 5).  

C.  

Il (…) febbraio 2018, il richiedente asilo è stato in particolare questionato 

dall’autorità inferiore in merito ai suoi motivi d’asilo nell’ambito di una se-

conda audizione (cfr. atto A12/20; di seguito: verbale 2). Per quanto qui di 

rilievo, nel corso della stessa l’interessato ha dichiarato di aver terminato 

gli studi dell’O-Level nel (…), ed in seguito di aver ripetuto gli esami per 

accedere all’A-Level nel (…), senza purtroppo riuscirvi. In seguito avrebbe 

lavorato di quando in quando nella (…) del padre od aiutando dei famigliari 

nella (…). Nel corso del (…), quale attività non professionale, avrebbe af-

fisso e distribuito dei manifesti per la propaganda del partito (...) in vista 

delle elezioni. Le sue stesse mansioni venivano pure svolte da ex combat-

tenti delle LTTE. A causa dell’arresto e dell’uccisione di due affiliati a 

quest’ultimo gruppo, le autorità avrebbero nuovamente arrestato i vecchi 

membri delle LTTE. Poiché l’interessato avrebbe collaborato con gli stessi 

nell’ambito delle attività svolte per il (...), nel (…), egli sarebbe pure stato 

arrestato da membri del CID ed imprigionato per circa (…). Durante tale 

periodo di prigionia egli sarebbe stato interrogato in merito al partito (...) e 

riguardo alle LTTE ed ai suoi rapporti con loro, nonché subito diverse ves-

sazioni e maltrattamenti. Il richiedente asilo ha narrato di essere stato in 

seguito liberato grazie all’interessamento dei suoi genitori, che avrebbero 

provato con dei documenti di frequenza scolastica, nonché con una lettera 

del signor E._______, che egli non avrebbe avuto alcun contatto con le 

LTTE. La condizione per la sua liberazione era però che egli si sarebbe 

dovuto recare presso il campo di detenzione una volta al mese per firmare, 

nonché di avvertirli in caso di sua assenza o di partenza. Lui avrebbe ot-

temperato a tale richiesta, sino a fine (…), rispettivamente fine (…). Nel 

frattempo, l’interessato ha allegato che dal (…) sino all’(…), avrebbe ac-

compagnato l’amico F._______ ed il (…) di quest’ultimo, L._______, per 

distribuire di casa in casa dei manifesti del partito (...), oltreché fornire 

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dell’aiuto a persone bisognose. A seguito di problematiche di salute di 

E._______, tale attività si sarebbe interrotta, ma lui avrebbe continuato a 

restare in contatto con F._______ e L._______ Nel (…) dello stesso anno, 

E._______ sarebbe stato ucciso da (…) persone in moto che si trovavano 

presso il domicilio dello stesso, mentre che nel (…) dapprima L._______ 

sarebbe scomparso, e susseguentemente l’amico F._______ sarebbe 

stato arrestato da agenti del CID per essere interrogato e non avrebbe più 

fatto rientro. A seguito di quest’ultima circostanza, temendo di essere arre-

stato pure lui, l’interessato avrebbe riparato dapprima presso una zia a 

G._______, ed in seguito a casa di un’altra zia materna a H._______, sino 

al suo espatrio avvenuto il (…). Nel contempo, egli avrebbe appreso tramite 

la zia materna che degli agenti del CID si sarebbero recati presso il suo 

domicilio a partire dal (…), chiedendo in modo minaccioso ed intimidatorio 

dove egli fosse ai suoi famigliari. Nella prima occasione, avrebbero pure 

perquisito il domicilio famigliare e preso i manifesti che ivi si trovavano, 

nonché riferito ai suoi congiunti, che egli doveva presentarsi al loro co-

spetto. In una circostanza, i membri del CID, avrebbero pure arrestato ed 

interrogato il padre circa la sua situazione e dove si trovasse il figlio. Tali 

visite intimidatorie, a cui si sarebbero pure aggiunte delle telefonate minac-

ciose, da parte di appartenenti del CID, sarebbero proseguite anche dopo 

il suo espatrio, anche se più diradate nel tempo (cfr. verbale 2, D39, pag. 5 

e D144 segg., pag. 14 seg.). Nel caso di un suo ritorno in Sri Lanka, il ri-

chiedente ha inoltre riferito di temere di essere arrestato da membri del CID 

e di scomparire, come avverrebbe spesso in Sri Lanka, e vista anche la 

medesima fine fatta dai suoi due conoscenti (cfr. verbale 2, D167 seg., 

pag. 17 e D173 seg., pag. 18). Infine, l’interessato ha smentito nel corso 

dell’audizione di essersi recato in polizia dopo la perdita del suo passa-

porto, la quale sarebbe avvenuta nel (…) (cfr. verbale 2, D5 segg., pag. 2 

seg. e D162, pag. 16). 

A supporto delle sue allegazioni, il succitato ha presentato la sua carta 

d’identità originale (cfr. verbale 1, p.to 4.01, pag. 5; verbale 2, D3 seg., 

pag. 2). 

D.  

Con decisione del 6 novembre 2018, notificata il 13 novembre 2018 (cfr. 

atto A16/1), la Segreteria di Stato della migrazione non ha riconosciuto la 

qualità di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pro-

nunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera nonché l’esecuzione 

dello stesso provvedimento, siccome ammissibile, ragionevolmente esigi-

bile e possibile. 

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Nel provvedimento impugnato, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto va-

ghe ed imprecise le allegazioni del ricorrente inerenti sia il lavoro che egli 

avrebbe svolto per il partito (...), che in merito alle circostanze che avreb-

bero condotto al suo arresto ed alla successiva ricerca da parte di agenti 

del CID. In particolare, circa questi ultimi punti, l’interessato non avrebbe 

chiarito né i motivi del suo arresto, né il ruolo ricoperto dai suoi due cono-

scenti all’interno del partito, come neppure perché degli esponenti del CID 

lo avrebbero cercato in relazione all’uccisione di E._______ e così tanto 

tempo dopo la medesima, tenuto conto anche che egli si recava regolar-

mente presso le autorità per espletare l’obbligo di sottoscrizione impostogli 

a seguito della sua scarcerazione. Altresì, a mente dell’autorità di prime 

cure, vi sarebbero diverse incoerenze relative alla sua incarcerazione. In 

primo luogo, la durata allegata della stessa non sarebbe congruente, 

avendo l’interessato in un primo tempo narrato che il fermo sarebbe durato 

circa (…) giorni, mentre che in un secondo momento avrebbe addotto trat-

tarsi soltanto di (…). Stesso discorso varrebbe per il periodo in cui sarebbe 

stato arrestato, avendo dapprima sostenuto essere avvenuto nel mese di 

(…), mentre in seguito nel mese di (…) dello stesso anno. Parimenti, le 

dichiarazioni rese dall’insorgente nel corso delle due audizioni, ed inerenti 

il ruolo svolto da E._______ nel suo rilascio dal carcere, sarebbero discre-

panti. In aggiunta, il fatto allegato soltanto durante la seconda audizione, 

che in un’occasione il padre sarebbe stato prelevato da agenti del CID, non 

sarebbe credibile, in quanto il ricorrente non avrebbe fornito alcuna moti-

vazione giustificante la tardività di tale asserto. Infine, non avendo più men-

zionato spontaneamente l’arresto e la breve incarcerazione in cui sarebbe 

incorso nel (…) nella seconda audizione, le affermazioni rese in merito non 

sarebbero attendibili. Alla luce di tali considerazioni, la SEM ha quindi rite-

nuto nella decisione impugnata, che le allegazioni dell’insorgente non 

adempirebbero le condizioni di verosimiglianza previste dall’art. 7 LAsi. Nel 

proseguo della decisione sindacata, in punto all’esecuzione dell’allontana-

mento, l’autorità inferiore ha rilevato che quest’ultima sarebbe ammissibile 

sia dal profilo del principio di non-respingimento di cui agli art. 5 cpv. 1 della 

legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) e art. 33 della Convenzione sullo statuto 

dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), che da quello dell’art. 3 

CEDU (RS 0.101). Inoltre, non vi sarebbero degli ostacoli inerenti la situa-

zione vigente nella regione del Nord/dell’Est dello Sri Lanka, dalla quale il 

ricorrente proviene, come neppure personali, che rendano inesigibile l’ese-

cuzione del suo allontanamento. Da ultimo, l’esecuzione dell’allontana-

mento sarebbe pure possibile sia sul piano tecnico che pratico. 

E.  

Il 13 dicembre 2018 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente ha interposto 

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ricorso contro la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando, a titolo principale, 

l’annullamento della decisione avversata ed il riconoscimento della qualità 

di rifugiato, ed a titolo subordinato, sempre l’annullamento del provvedi-

mento sindacato e la concessione dell’ammissione provvisoria; il tutto con 

protesta di spese e ripetibili. 

Nel suo gravame l’insorgente, dopo aver rilevato e precisato alcuni fatti (cfr. 

p.to II, pag. 3 – 4 del memoriale ricorsuale), ha osservato sul piano formale 

che l’autorità inferiore non avrebbe offerto al ricorrente la possibilità di 

esprimersi prima della presa di decisione, violando pertanto il suo diritto di 

essere sentito secondo l’art. 29 cpv. 2 Costituzione federale della Confe-

derazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) (cfr. p.to III/19, 

pag. 8 del ricorso). Nel merito, ha poi contestato puntualmente le conside-

razioni e le conclusioni dell’autorità resistente espresse nella decisione im-

pugnata. In primo luogo, le dichiarazioni da egli rese, sarebbero sufficien-

temente motivate e prive di incoerenze sui punti essenziali. Invero, il ricor-

rente si sarebbe espresso in modo limpido, sia circa le attività da egli eser-

citate in seno al partito (...), come pure i motivi che avrebbero condotto al 

suo arresto. Quest’ultima evenienza, sarebbe invero collegata alla sua par-

tecipazione impegnata nell’organizzazione di eventi politici relativi al partito 

(...) ed ai suoi membri, tra i quali degli ex guerriglieri delle LTTE di cui avreb-

bero fatto parte anche i suoi due conoscenti F._______ e L._______, e 

pertanto agli occhi degli agenti del CID l’interessato sarebbe apparso poli-

ticamente schierato. Per quanto attiene il signor E._______, il ricorrente 

allega poi che egli fosse molto probabilmente sospettato dai membri del 

CID di aver ricoperto un ruolo nella sua uccisione, come pure per lo stesso 

motivo sarebbero stati perseguitati anche F._______ e L._______ Neppure 

la durata dell’incarcerazione allegata dal ricorrente sarebbe così discre-

pante come ritenuto nella decisione impugnata, in quanto si tratterebbe 

soltanto di una differenza di mesi. Andrebbe inoltre tenuto conto, nella va-

lutazione della qualità di rifugiato, di una serie di fattori quali, in casu, i 

traumi che avrebbe subito il ricorrente, che l’avrebbe potuto confondere o 

resa difficoltosa la sua rimembranza di quanto vissuto in carcere, come 

pure del fatto che egli abbia già subito delle persecuzioni e che le subirebbe 

nuovamente in caso di ritorno. Ciò sarebbe quindi dimostrativo del fatto 

che sussisterebbe per l’insorgente un timore giustificato di venire nuova-

mente perseguitato in caso di un suo ritorno in patria. Proseguendo 

nell’analisi, l’insorgente contesta che egli non abbia reso delle allegazioni 

verosimili circa l’arresto del padre ed il suo del (…), ricordando che deter-

minante per la sua domanda d’asilo non sarebbero queste ultime circo-

stanze, bensì la persecuzione perpetrata nei suoi confronti dai membri del 

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CID e la sua collaborazione, rispettivamente appartenenza, al partito poli-

tico (...) ed ai rapporti intercorsi con le LTTE. A fronte di tali considerazioni, 

vi sarebbe pertanto l’esistenza di un pericolo concreto per la sua integrità 

fisica o di essere rapito, rischio che sarebbe pure aggravato dal sospetto 

che gli agenti del CID nutrirebbero nei suoi confronti che egli abbia colla-

borato nel decesso di E._______ e dall’imprevedibilità e continue ricerche 

perpetrate dagli stessi, che andrebbero ritenuti quali fondati motivi di es-

sere esposto, in un futuro prossimo e con alta probabilità, a dei seri pregiu-

dizi ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

Dal profilo dell’esecuzione dell’allontanamento, egli ritiene la stessa inam-

missibile ed inesigibile. Invero, d’un canto lo stesso provvedimento impu-

gnato, se eseguito, sarebbe contrario all’art. 5 cpv. 1 LAsi. Inoltre, a mente 

sua, in caso di rimpatrio, rischierebbe di subire delle concrete persecuzioni 

da parte degli agenti del CID per i suoi trascorsi con il partito politico (...), i 

rapporti con le LTTE ed il sospetto che egli fosse coinvolto nell’omicidio di 

E._______ Tali aspetti giocherebbero invero un ruolo fondamentale nella 

valutazione circa l’ammissibilità della misura d’esecuzione dell’allontana-

mento, che non sarebbero invece stati presi in considerazione nella deci-

sione impugnata. D’altro canto, il ricorrente sarebbe integrato in Svizzera 

e si troverebbe confrontato con gravi difficoltà se dovesse essere costretto 

a fare ritorno nel suo Paese d’origine. 

Al ricorso sono stati allegati quali nuovi mezzi di prova: copia di alcuni arti-

coli di giornale in lingua straniera, che dovrebbero riportare la vicenda del 

decesso di E._______ (di seguito: doc. 1); copia di una denuncia mano-

scritta del padre del ricorrente in lingua straniera datata (…) (di seguito: 

doc. 2), che dovrebbe attestare, a mente dell’insorgente, le visite perpe-

trate al loro domicilio in cerca del predetto da parte dei membri del CID; e 

copia di una dichiarazione in inglese del (…) sottoscritta dal sedicente 

M._______, (…), C._______ (di seguito: doc. 3). 

F.  

Con decisione incidentale del 15 gennaio 2019, il Tribunale ha autorizzato 

il ricorrente a soggiornare in Svizzera sino a conclusione della procedura, 

altresì invitandolo a versare, entro il 30 gennaio 2019, un anticipo delle pre-

sumibili spese processuali. L’anticipo richiesto è stato corrisposto tempe-

stivamente dall’interessato in data 18 gennaio 2019 (cfr. risultanze proces-

suali). 

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G.  

Per il tramite di un’ulteriore decisione incidentale del 5 aprile 2019, il Tribu-

nale ha invitato il ricorrente a presentare gli originali dei documenti di cui 

sub doc. 1 – doc. 3, nonché di una traduzione, in una lingua ufficiale sviz-

zera, dei documenti 1 e 2 allegati al ricorso in lingua straniera, nonché a 

volerne illustrare le modalità di ottenimento. L’insorgente, con scritto del 

23 aprile 2019, ha presentato la traduzione in lingua italiana dei mezzi di 

prova da doc. 1 a doc. 3, nonché gli originali del doc. 1. 

H.  

Il 25 luglio 2019, l’autorità inferiore ha presentato la sua risposta, chie-

dendo il respingimento del gravame e riconfermandosi integralmente nelle 

proprie conclusioni decisionali. Ha per il resto rilevato che i doc. 2 e doc. 3, 

in quanto non originali e di dubbia provenienza, non avrebbero alcun valore 

probatorio. Per di più, gli articoli di giornale di cui al doc. 1 contraddirebbero 

in modo crasso quanto allegato nel gravame, in particolare con riferimento 

a come sarebbe stato ucciso E._______, come pure al nome di quest’ul-

timo rispetto a quanto affermato dal ricorrente. Inoltre gli stessi non men-

zionerebbero né l’interessato, né vi sarebbe segnalato alcun coinvolgi-

mento nella vicenda descritta da parte del partito (...), delle LTTE o del CID. 

I.  

Con replica del 30 agosto 2019, l’insorgente ha prodotto in originale gli 

scritti sub doc. 2 e doc. 3, aggiungendo che gli stessi sarebbero stati spediti 

dai suoi genitori tramite (…). Il rappresentante legale del ricorrente ha inol-

tre osservato come quest’ultimo sarebbe perseguitato a causa della sua 

appartenenza al partito politico (...), e come dimostrato dal doc. 3 prodotto, 

egli incorrerebbe in un grave rischio per la sua incolumità fisica se dovesse 

fare ritorno in patria. L’evenienza poi che la descrizione del decesso di 

E._______ tra gli articoli di giornale prodotti e quanto riferito nel gravame 

non collimerebbero, risulterebbe irrilevante, in quanto ciò che varrebbe sa-

rebbe il fatto che una persona è stata uccisa da due sconosciuti, giunti sul 

posto in motocicletta, come peraltro confermato anche dagli articoli di cui 

sub doc. 1. Inoltre sarebbe scorretto ed abusivo quanto rimarcato dalla 

SEM in ordine al nome della persona uccisa, in quanto andrebbe tenuto 

conto del fatto che la traduzione è fatta da una lingua completamente dif-

ferente da quella latina, oltreché la rappresentante legale del ricorrente 

avrebbe scritto il nome, come pronunciato dal suo rappresentato, e per-

tanto può differire da come riportato dal traduttore. Il ricorrente ha inoltre 

contestato le asserzioni dell’autorità inferiore relative al punto che non vi 

sarebbe alcun coinvolgimento tra l’accaduto ed E._______ Non andrebbe 

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peraltro sottovalutato che in Sri Lanka i media spesso eviterebbero di espri-

mersi puntualmente sui partiti e sulle appartenenze politiche per non subire 

delle conseguenze. Per il resto, l’insorgente si è riconfermato integralmente 

nelle allegazioni e nelle sue richieste esposte già con il gravame. 

J.  

Il 18 settembre 2019, l’autorità di prime cure ha trasmesso al Tribunale la 

sua duplica. Nella stessa, la SEM ha ritenuto che i mezzi di prova inoltrati 

dal ricorrente non permetterebbero di modificare la posizione espressa 

nella decisione impugnata, che riconfermerebbe in toto. Non apparirebbe 

invero dapprima comprensibile, come il ricorrente abbia prodotto soltanto 

a distanza di più di due anni dal deposito della domanda d’asilo gli stessi, 

malgrado fossero in possesso dei suoi genitori. In seguito, a mente dell’au-

torità inferiore, gli scritti sub doc. 2 e doc. 3, in quanto dichiarazioni di terze 

persone, sarebbero state rese ai fini della causa. Per quanto attiene la de-

nuncia, la stessa sarebbe pure illogica, in quanto verrebbe riportato nella 

stessa che il ricorrente è ricercato da parte del (…) a causa della sua ap-

partenenza alle LTTE, chiedendo però nel contempo protezione alle auto-

rità stesse che ricercano l’interessato, specificando inoltre la sua attività 

politica. Concernente invece lo scritto di cui al doc. 3, oltreché essere re-

datta da una persona completamente estranea ai fatti occorsi al ricorrente, 

riprenderebbe soltanto alcuni di questi e riporterebbe invece delle informa-

zioni in modo impreciso, indicando ad esempio una data differente dell’uc-

cisione di E._______ rispetto a quanto allegato dal ricorrente in corso di 

procedura. Infine, il firmatario della missiva, si baserebbe unicamente sulle 

sue impressioni ed idee personali, quando dichiara che il ricorrente po-

trebbe essere arrestato in caso di un suo rientro in patria, in quanto non 

porta alcun elemento concreto a sostegno delle stesse. 

K.  

Per mezzo della triplica dell’11 novembre 2019, l’insorgente si è essenzial-

mente riconfermato nelle sue precedenti asserzioni e conclusioni. Ha tut-

tavia osservato che vi sarebbero state delle difficoltà per ottenere dalla ma-

dre i documenti a lui necessitanti, nonché che pure le dichiarazioni da lui 

rilasciate sarebbero dei mezzi di prova, dalle quali emergerebbe che egli è 

perseguitato. Suo padre si sarebbe inoltre rivolto alla polizia poiché preoc-

cupato, recandosi peraltro pure alla (…), facendosi rilasciare una dichiara-

zione datata (…) ed in lingua inglese, prodotta con la triplica (di seguito: 

doc. 4). Tale scritto certificherebbe che i membri del CID starebbero inces-

santemente cercando l’interessato, minacciando i membri della sua fami-

glia. I primi interrogherebbero anche i vicini di casa della famiglia del ricor-

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rente riguardo quest’ultimo, come sarebbe anche dimostrato dalla dichia-

razione resa da una vicina di casa, datata (…) e pure prodotta con le sue 

osservazioni (in lingua straniera e con la relativa traduzione in inglese; di 

seguito: doc. 5). Quanto poi sarebbe esposto nel doc. 3, corrisponderebbe 

al vero, visto che la persona indicata avrebbe apposto la sua firma, e si 

baserebbe su dei rischi concreti al quale il ricorrente verrebbe esposto nel 

caso di un suo ritorno nel Paese d’origine. 

L.  

Nella sua quadruplica del 5 dicembre 2019, la SEM ha sostanzialmente 

rinviato a quanto già precedentemente concluso, ribadendo nuovamente 

che le dichiarazioni rilasciate da terze persone sarebbero prive di valore 

probatorio, e ciò si applicherebbe anche alla documentazione prodotta con 

la triplica dall’insorgente. Tali osservazioni sono state trasmesse dal Tribu-

nale per conoscenza al ricorrente, con ordinanza dell’11 dicembre 2019, 

dove la scrivente autorità ha pure pronunciato la chiusura dello scambio di 

scritti. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-

torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal 

1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri 

del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-

minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). 

Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati 

nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4 e cpv. 7) sono rimasti invariati 

dalla LStr alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denomina-

zione. 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

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autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

3.  

In limine, appare opportuno esaminare la censura formale del ricorrente, 

secondo la quale l’autorità intimata avrebbe violato il suo diritto di essere 

sentito, poiché non gli avrebbe data la possibilità di esprimersi su tutti i 

punti essenziali prima della sua presa di decisione.  

3.1 Per costante giurisprudenza, il diritto di essere sentito, disciplinato 

dall’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l’interessato di consultare 

l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne  

l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative 

risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr.  

DTF 135 II 286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3; DTAF 2013/23  

consid. 6.1.1 con ulteriori riferimenti citati; DTAF 2010/53 consid. 13.1). Il 

diritto di essere sentito si riferisce soprattutto alla constatazione dei fatti. Il 

diritto delle parti di essere interpellate su delle questioni giuridiche, è invece 

riconosciuto in modo restrittivo, allorché l’autorità interessata intende fon-

darsi su delle norme legali delle quali la loro presa in considerazione non 

poteva essere ragionevolmente prevista dalle parti; quando la situazione 

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Pagina 12 

giuridica è mutata o nel caso in cui esiste un potere di apprezzamento par-

ticolarmente ampio (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con riferimenti ivi citati). 

Il diritto di essere sentito, non porta poi in principio sulla decisione proget-

tata (cfr. DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori riferimenti menzionati;  

DTF 132 II 257 consid. 4.2). In tal senso, l’autorità non dovrà sottoporre 

anticipatamente alle parti, per presa di posizione, il ragionamento che essa 

intende adottare. Tuttavia, allorché prevede di fondare la sua decisione su 

una norma o un motivo giuridico non invocato nella procedura anteriore e 

della quale nessuna delle parti in presenza se ne è prevalsa e non poteva 

valutarne la pertinenza, il diritto di essere sentito, implica di dare all’inte-

ressato la possibilità di determinarsi su tale punto in questione (cfr. 

DTF 145 I 167 consid. 4.1 con ulteriori riferimenti citati).  

3.2 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-

zione implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata, a pre-

scindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323  

consid. 3.2; 126 I 15 consid. 2a; Giurisprudenza ed informazioni della Com-

missione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n°4 consid. 5). 

Una violazione di questo diritto fondamentale da parte dell’autorità di prima 

istanza non comporta comunque automaticamente l’accoglimento del gra-

vame e l’annullamento della decisione impugnata. Anche in presenza di 

una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescindere da un 

rinvio all’autorità inferiore allorquando un tale sanzione costituirebbe una 

mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, incompatibile 

con lo stesso interesse della parte interessata ad un’evasione celere della 

causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 133 I 201 consid. 2.2; 

DTAF 2013/23 consid. 6.1.3). Secondo la giurisprudenza e la dottrina una 

violazione del diritto di essere sentito può essere sanata se la persona toc-

cata ottiene la possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità di 

ricorso che dispone del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecu-

zione stessa (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2d). In tale ambito, la cognizione 

dell’autorità ricorsuale non va esaminata in maniera astratta ma in base 

all’oggetto della controversia nel caso concreto (cfr. WALDMANN/BICKEL in: 

Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

art. 29 n. 119). Trasposto in materia d’asilo, tale principio implica che il Tri-

bunale non potrà procedere alla riparazione di una violazione del diritto di 

essere sentito in merito a questioni che rientrano nella sfera del potere di 

apprezzamento dell’autorità inferiore dal momento che non dispone della 

facoltà di controllare l’opportunità delle decisioni di prima istanza (cfr. 

DTAF 2014/22 consid. 5.3). Ciò non è tuttavia il caso per quanto concerne 

l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi d’asilo, non trat-

tandosi infatti di questioni discrezionali ma di nozioni giuridiche soggette al 

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Pagina 13 

libero controllo del Tribunale (cfr. THOMAS SEGESSENMANN, Wegfall der An-

gemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 2/13, pag. 11-20; si veda 

anche: sentenza del Tribunale D-1079/2018 del 17 dicembre 2019  

consid. 6.1 con ulteriore riferimento citato). 

3.3 Nel caso presente, il ricorrente ha potuto esprimersi, nel corso delle 

due audizioni svolte dalla SEM, sui punti importanti relativi alla sua do-

manda d’asilo, esponendo anche le sue considerazioni in merito alle que-

stioni contestategli dall’autorità inferiore. Inoltre, non vi è stata la concretiz-

zazione né durante la procedura istruttoria, né nella decisione impugnata, 

di norme legali che non potessero essere considerate e previste dall’inte-

ressato. Pertanto, anche a fronte della giurisprudenza summenzionata, l’in-

sorgente misconosce la portata del diritto di essere sentito, nella misura in 

cui ritiene che l’autorità inferiore avrebbe dovuto sottoporle, anticipata-

mente e per presa di posizione, la decisione prospettata. Peraltro, l’insor-

gente ha potuto con piena cognizione di causa impugnare la decisione av-

versata dinanzi alla scrivente autorità di ricorso, che in merito alla verosi-

miglianza ed alla rilevanza dei motivi d’asilo del ricorrente ha pieno potere 

d’apprezzamento. In tal senso, anche fosse ritenuta una violazione del di-

ritto di essere sentito del ricorrente, la stessa risulterebbe essere stata sa-

nata in questa sede. Ne discende quindi che, priva di fondamento, la cen-

sura formale è respinta. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

4.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

5.  

5.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare, 

o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

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Pagina 14 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

5.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

5.3 In conformità con una giurisprudenza costante, tenuto conto del carat-

tere sommario dell’audizione sulle generalità, le dichiarazioni espresse in 

tale occasione assumono un valore probatorio ristretto nell’apprezzamento 

della verosimiglianza dei motivi d’asilo. Delle contraddizioni eventuali non 

possono pertanto essere ritenute nell’apprezzamento, se non allorché le 

dichiarazioni rese risultano diametralmente opposte a quelle esposte po-

steriormente, o quando degli avvenimenti o dei timori determinati allegati 

in seguito quale motivo d’asilo non sono stati invocati, almeno nelle grandi 

linee, nel corso della prima audizione (cfr. sentenze del Tribunale  

E-5884/2018 del 14 febbraio 2020 consid. 3.1.1, D-997/2017 del  

29 agosto 2019 consid. 5.1.2 con riferimenti citati; GICRA 1993 n. 3). In tali 

circostanze particolari, l’invocazione tardiva di un motivo d’asilo può tutta-

via essere scusabile. Tale può essere il caso, ad esempio, in presenza di 

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Pagina 15 

vittime di tortura o di gravi traumatismi, i quali hanno sovente bisogno di 

tempo per potersi esprimere su alcuni episodi tragici della loro vita (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 4.2.3 e riferimenti citati; sentenza del Tribunale  

D-997/2017 succitata consid. 5.1.2 con ulteriori riferimenti menzionati).  

6.  

Nel caso di specie, a mente del Tribunale, occorre ammettere dapprima 

che le allegazioni dell’insorgente in ordine alle attività che avrebbe eserci-

tato per il partito (...), ai suoi arresti e periodi di prigionia nell’anno (…) e 

nell’anno (…), come pure alla sua liberazione dal carcere nel (…), siano 

pervasi da molteplici elementi incongruenti ed illogici, come ritenuto a ra-

gione nella decisione avversata, mentre che, in sede ricorsuale, non sono 

stati presentati argomenti o prove suscettibili di giustificare una diversa va-

lutazione.  

6.1 Anzitutto, ed al contrario di quanto pretende l’interessato nel suo ri-

corso, le divergenze che presenta la sua narrazione, da un’audizione all’al-

tra, degli avvenimenti sopraggiunti prima e dopo l’incarcerazione nell’anno 

(…), come pure quest’ultima, e che lo avrebbero indotto alla partenza dal 

suo Paese d’origine, non si fondano su delle incoerenze minori o trascura-

bili, ma al contrario su degli elementi essenziali.  

Invero il ricorrente, non soltanto si è contraddetto sul fatto di aver effettuato 

o meno un anno di A-Level, e di aver terminato la scuola nell’anno (…), 

rispettivamente nel (…) (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 3 seg. e p.to 7.01, 

pag. 7; verbale 2, D21 seg., pag. 3 e D44 segg., pag. 5), dando una spie-

gazione per nulla convincente in relazione alla contraddizione segnalatagli 

nel suo percorso scolastico dal funzionario interrogante (cfr. verbale 2, 

D161, pag. 16), ma anche in relazione alla denuncia sporta o meno in re-

lazione alla perdita del suo passaporto nel (…) del (…) (cfr. verbale 1, p.to 

4.02, pag. 5; verbale 2, D5 segg., pag. 2 seg.). Anche questionato in merito 

a quest’ultima vicenda durante la seconda audizione, l’insorgente ha uni-

camente ribadito la versione resa durante la stessa (cfr. verbale 2, D162, 

pag. 16), senza però spiegare di fatto le dichiarazioni palesemente disso-

nanti rispetto a quanto asserito nel corso della prima audizione. Non meno 

contraddittorie risultano poi le versioni rese nelle due audizioni dall’interes-

sato in ordine alla durata dell’incarcerazione che sarebbe avvenuta nel 

(…), e circa il periodo temporale in cui si sarebbe svolta, avendo egli dap-

prima asserito essere stata nell’(…) e per una durata di circa (…) giorni (cfr. 

verbale 1, p.to 7.01, pag. 7), mentre che successivamente ha invece affer-

mato si fosse trattato del (…) e per circa (…) (cfr. verbale 2, D84, pag. 8 

seg. e D94 segg., pag. 10). Il fatto che egli si sia confuso per l’agitazione, 

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Pagina 16 

come pure che avrebbe subito dei traumi durante l’incarcerazione, come 

motivato nel ricorso, non sono circostanze che possano spiegare in modo 

plausibile le discrepanze precitate. Invero, si tratta d’un canto di fatti che 

risalirebbero a diverso tempo prima rispetto alle audizioni e su degli ele-

menti estrinseci alla sfera prettamente personale ed intima del ricorrente, 

che potrebbero spiegare eventualmente un suo imbarazzo od un suo ti-

more a riportarli; e d’altro canto però su degli eventi che lo avrebbero se-

gnato profondamente, come da egli stesso asserito, e quindi non appare 

credibile perlomeno l’incoerenza nelle sue dichiarazioni relativa alla durata 

dell’incarcerazione.  

Ciò però che risalta in modo particolare nelle allegazioni del ricorrente, 

sono le versioni completamente antitetiche rese riguardo al modo in cui egli 

sarebbe stato scarcerato, alle condizioni legate al suo rilascio, come pure 

alle attività che avrebbe svolto in seguito a sostegno del partito (...). In un 

primo tempo, egli ha invero asserito che E._______, all’epoca (...), avrebbe 

interceduto per lui in modo importante per liberarlo, dopo di che egli 

avrebbe direttamente lavorato con il predetto aiutandolo nella riabilitazione 

e nel portare sostegno a persone indigenti, come pure nei raduni che lo 

stesso organizzava (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 seg.). Interrogato in 

merito, l’interessato ha inoltre asserito che al suo rilascio gli avrebbero uni-

camente detto che in futuro non avrebbe più dovuto essere implicato nelle 

attività di propaganda del partito (...), altrimenti se vi fosse stato anche solo 

un debole indizio in tal senso, lo avrebbero nuovamente arrestato (cfr. ver-

bale 1, p.to 7.01, pag. 7). In un secondo momento, il ricorrente ha invece 

narrato tutt’altro, ovvero che egli sarebbe stato liberato principalmente gra-

zie ai suoi genitori che avrebbero portato i documenti scolastici afferenti il 

ricorrente, senza nominare dapprima in alcun modo il signor E._______ – 

menzionando una lettera che lo stesso E._______ avrebbe scritto per libe-

rarlo, ma soltanto una volta che gli era stata fatta notare la differente ver-

sione da lui resa circa gli eventi che avrebbero portato alla sua scarcera-

zione (cfr. verbale 2, D163, pag. 16) – e per di più adducendo che alla sua 

liberazione dal carcere gli agenti del CID gli avrebbero imposto l’obbligo di 

firma una volta al mese, nonché di segnalare loro se avesse dovuto assen-

tarsi o partire (cfr. verbale 2, D84, pag. 8; D118 segg., pag. 12). Altresì, le 

attività da lui svolte dopo la sua scarcerazione, oltreché non essere legate 

direttamente ad E._______, con il quale egli ha riferito non avere avuto 

alcun legame personale, risultano essere ben diverse, anche per quanto 

attiene lo spazio temporale, da quanto allegato nella prima audizione. In-

vero, egli ha riferito che accompagnava unicamente l’amico F._______ e 

L._______, il (…) di quest’ultimo, nella distribuzione domiciliare di manifesti 

informativi per le persone che avrebbero potuto rivolgersi al partito (...) in 

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Pagina 17 

caso di necessità e nel portare sostegno a persone bisognose (cfr. verbale 

2, D58 segg., pag. 6 segg.; D125, pag. 13). Tali attività si sarebbero inoltre 

svolte soltanto nei primi quattro mesi dell’anno (…), in quanto successiva-

mente E._______ – per il quale lavoravano F._______ e L._______ (cfr. 

verbale 2, D67 seg., pag. 7) – avrebbe accusato dei problemi di salute (cfr. 

verbale 2, D74 segg., pag. 7 seg. e D126, pag. 13). Il periodo temporale in 

cui il ricorrente avrebbe espletato le precitate mansioni per il partito (...), 

nelle dichiarazioni da lui rese nel secondo verbale d’audizione, risulta per-

tanto molto più ristretto rispetto a quanto affermato nel primo verbale, al-

lorché ha invece esposto che subito dopo la sua liberazione (ovvero 

nell’[…] del […] secondo tale versione) egli avrebbe collaborato con 

E._______ Quantomeno curioso appare inoltre la circostanza che, le mo-

tivazioni che avrebbero condotto alla sua scarcerazione, allegate in un 

primo tempo durante la seconda audizione, ovvero che egli sarebbe stato 

liberato grazie a dei documenti scolastici, erano state addotte a suffragio 

del suo presunto primo arresto avvenuto nel (…), secondo quanto dichia-

rato nella prima audizione (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7). V’è poi da de-

notare che egli, riguardo al suo obbligo di firma, ha dapprima affermato di 

esservi andato fino alla fine dell’anno (…), ovvero da ultimo il (…), dopo il 

quale egli non sarebbe più ritornato essendo iniziate le ricerche dei membri 

dei CID nei suoi confronti (cfr. verbale 2, D122, pag. 12). Sorprendente-

mente però, poco dopo, egli afferma essersi recato da ultimo alla fine del 

mese di (…) (cfr. verbale 2, D140, pag. 14). La spiegazione che egli ha 

fornito a seguito della contestazione da parte del funzionario interrogante 

di tale discrepanza, ovvero che egli vi si sarebbe dovuto recare sempre alla 

fine del mese, e che quindi l’ultima volta che sarebbe andato fosse a fine 

(…) (cfr. verbale 2, D141, pag. 14), risulta per lo meno inopinata. La stessa 

appare essere piuttosto una risposta costruita, alfine di far combaciare le 

sue precedenti affermazioni di aver dovuto abbandonare il domicilio fami-

liare il (…), che atte a spiegare in modo convincente la divergenza delle 

sue affermazioni.  

6.2 Alla luce di tali considerazioni, nessun elemento permette di spiegare 

le ragioni di tali importanti contraddizioni e dissonanze nell’intera narra-

zione dei fatti che avrebbero condotto il ricorrente alla sua partenza dal 

paese d’origine. In particolare, non sono spiegabili con le allegazioni pro-

poste nel ricorso dall’insorgente, che semmai instillano ancora maggiori 

dubbi sulla veridicità dei suoi asserti. Invero, egli ha tra l’altro affermato 

circa le ricerche che avrebbero effettuato gli esponenti del CID a casa sua 

e prima della sua partenza dallo Sri Lanka, che questi ultimi durante le 

perquisizioni domiciliari avrebbero preso delle fotografie per riconoscerlo 

come pure dei suoi oggetti personali, evenienze che egli non aveva mai 

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Pagina 18 

addotto durante il corso della procedura dinanzi all’autorità inferiore. Al-

tresì, soltanto in fase ricorsuale, il ricorrente ha allegato che i suoi genitori 

avrebbero denunciato il comportamento degli agenti del CID in polizia, pro-

ducendo il doc. 2 a supporto come pure che avrebbe dato luogo a ricerche 

a più riprese anche nel vicinato, come anche sarebbe dimostrato dal doc. 5 

prodotto. Da ultimo, ma non per importanza inferiore, completamente 

nuova e discrepante con quanto precedentemente asserito, appare la mo-

tivazione ricorsuale che il ricorrente sarebbe stato molto probabilmente so-

spettato dai membri del CID per il ruolo che egli avrebbe ricoperto nell’uc-

cisione di E._______, per spiegare perché il ricorrente sarebbe stato ricer-

cato dai predetti e lo sarebbe tutt’ora (cfr. p.to 17, pag. 6 nel ricorso). Invero 

nel corso della procedura istruttoria di prima istanza, a parte negare qual-

siasi legame diretto con E._______ per le mansioni da lui esercitate nella 

seconda audizione, egli ha dapprima asserito che sospettasse dell’ucci-

sione di tale persona il CID o i militari (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7), o 

ancora che sarebbe stato ucciso da combattenti delle LTTE (cfr. verbale 2, 

D136, pag. 14), senza però mai affermare che egli sarebbe stato sospet-

tato da agenti del CID di un suo coinvolgimento in tale evento. Tali asser-

zioni, senza alcun motivo che ne spieghi la loro tardività, essendo in parti-

colare il ricorrente rimasto sempre in contatto con i suoi parenti in Sri Lanka 

(cfr. verbale 2, D38, pag. 5), appaiono essere mere allegazioni di parte, 

addotte con il solo scopo di ottenere una valutazione favorevole del suo 

caso, ma non rendono né verosimile né provano la veridicità delle sue di-

chiarazioni motivanti la domanda d’asilo da egli presentata. 

6.3 Vi sono inoltre diversi elementi contrari alla logica dell’agire delle auto-

rità srilankesi, che ancor di più rendono le allegazioni del ricorrente poco 

plausibili. Invero, nel contesto del Paese in questione, non appare credibile 

che, se effettivamente il ricorrente fosse stato sospettato di relazioni con le 

LTTE, le autorità si siano accontentate che egli li informasse in caso di un 

suo spostamento o di una sua partenza dal paese, ma in tale quadro, 

avrebbero pronunciato nei suoi confronti un divieto d’uscita. In tale ipotesi, 

il ricorrente non avrebbe per di più potuto farsi rilasciare tranquillamente 

durante il corso dell’anno (…) un passaporto, ottenendo inoltre un visa per 

recarsi in N._______ per assistere ad un (…) come da lui allegato (cfr. ver-

bale 2, D5 segg., pag. 2 seg.). Altresì, il fatto che egli sia stato rilasciato nel 

(…) grazie in particolare a dei documenti scolastici, allorché il ricorrente 

non avrebbe più frequentato da diverso tempo la scuola, appare contrario 

ad ogni logica e non avrebbero, di per sé soli, plausibilmente convinto le 

autorità in merito alla sua estraneità nello svolgimento di attività per il par-

tito (...), di cui era sospettato di aver esercitato precedentemente al suo 

arresto con degli ex affiliati alle LTTE.  

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Pagina 19 

6.4 Anche i mezzi di prova presentati dal ricorrente in fase ricorsuale – a 

parte già quanto sopra considerato per i doc. 2 e doc. 5 – non conducono 

lo scrivente Tribunale a diversa conclusione circa l’inverosimiglianza delle 

sue dichiarazioni. In particolare, per quanto attiene i due articoli di giornale 

di cui al doc. 1, a parte contenere diverse discrepanze rispetto alle affer-

mazioni rese dal ricorrente, sia riguardo al nome della vittima (cfr. verbale 

1, p.to 7.01, pag. 7: “Mathuseyan”; verbale 2, D68 segg., pag. 7:  

“Madisean”; mentre che negli articoli si parla di “Mathithayaan”), come pure 

in ordine al momento in cui sarebbe avvenuta l’uccisione (negli articoli la 

stessa sarebbe intervenuta nel (…) del (…), allorché invece il ricorrente ha 

sempre ritenuto fosse successa nel (…) del (…), cfr. verbale 1, p.to 7.01, 

pag. 8 e verbale 2, D69, pag. 7), che le argomentazioni esposte in fase 

ricorsuale dal ricorrente non riescono a dipanare, non sono atti in alcun 

modo a rendere verosimili i suoi trascorsi per il partito (...), e men che meno 

che egli sia stato perseguitato dai membri del CID per tali sue supposte 

attività. Per quanto poi attiene la denuncia sporta dal padre del ricorrente 

presso la stazione di polizia, la stessa contiene diverse incongruenze ri-

spetto alle allegazioni esposte nel corso di procedura dall’insorgente, che 

ne mettono seriamente in dubbio l’autenticità. Invero, il genitore del ricor-

rente ha narrato nella denuncia di un fatto che sarebbe avvenuto il (…) 

rispettivamente il (…) (secondo la traduzione italiana prodotta con il mezzo 

di prova) presso il loro domicilio, e che solo dopo questo evento il figlio si 

sarebbe trasferito per (…) presso la zia a H._______, allorché invece il 

ricorrente ha ricondotto tali ricerche già a partire dal (…) del (…), dove si 

sarebbe trasferito presso una zia a G._______ (cfr. verbale 1, p.to 2.01, 

pag. 4; p.to 7.01, pag. 8; verbale 2, D24, pag. 4; D84, pag. 9). Inoltre, nella 

denuncia è riportato che il figlio sarebbe stato colpito per strada in prece-

denza da uno sconosciuto, mentre rincasava dal lavoro, oltreché essere 

membro del partito politico (…) e dei ribelli delle Tigri Tamil. Ciò risulta in 

palese antitesi con quanto addotto dal ricorrente, che ha negato di aver 

avuto dei problemi con terze persone o con le autorità, ma gli stessi li 

avrebbe ricondotti soltanto a membri del CID (cfr. verbale 2, D86 seg., 

pag. 9), come pure di essere membro del partito (...) (cfr. verbale 2, D56, 

pag. 6), o di essere affiliato alle LTTE. Quest’ultima informazione resa 

presso le autorità di polizia, appare peraltro illogica con il contesto repres-

sivo esercitato dalle autorità srilankesi nei confronti di persone implicate o 

sospettate di essere collegate con le LTTE, come rettamente osservato 

anche dalla SEM nella sua duplica. Frattanto, tutto conduce a credere che 

la denuncia sia stata fabbricata ai meri fini della causa e che si tratti di un 

falso. Di conseguenza, tale mezzo di prova deve essere confiscato (cfr. 

art. 10 cpv. 4 LAsi). Non miglior esito hanno infine gli scritti del sedicente 

M._______ (cfr. sub doc. 3) e della (…) (cfr. sub doc. 4). Gli stessi infatti 

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risultano contenere mere dichiarazioni da parte di terze persone non sup-

portate da alcun elemento concreto e sostanziato. Inoltre, presentano di-

versi elementi incoerenti con le stesse asserzioni dell’insorgente, e per-

tanto non risultano né rendere verosimili né probanti i motivi d’asilo addotti 

dall’interessato. Segnatamente, il doc. 3 riporta due arresti che quest’ul-

timo avrebbe subito nell’anno (…), il primo nel (…) a causa della sua par-

tecipazione al processo di rilascio di prigionieri politici ed il secondo 

nell’(…) dello stesso anno; allorché invece il ricorrente ne aveva addotto 

soltanto uno nell’anno (…) e con la motivazione della sua partecipazione 

ad uno sciopero della fame (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7), ed un altro 

invece sarebbe avvenuto nel mese di (…) rispettivamente nel mese di (…) 

dell’anno (…) (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7; verbale 2, D84 segg., 

pag. 8). Inoltre nel doc. 3 viene riportato che E._______ sarebbe deceduto 

alla fine del (…), mentre invece l’interessato ha sempre dichiarato trattarsi 

del (…) (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 seg.; verbale 2, D69, pag. 7). Al-

tresì, anche il contenuto dello scritto di cui al doc. 4, contiene delle palesi 

discrepanze con le asserzioni dell’insorgente, ovvero fa risalire la prima 

ricerca dell’interessato da parte degli agenti del CID all’(…), data in cui il 

ricorrente si trovava invece già all’estero secondo i suoi stessi asserti (cfr. 

verbale 1, p.to 5.01 seg., pag. 6; verbale 2, D26 seg., pag. 4), ed ha invece 

allegato di essere stato ricercato dai membri del CID a partire da fine (…) 

dell’anno (…) (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 4 e p.to 7.01, pag. 7; verbale 

2, D84, pag. 9). Per il resto, le allegazioni generiche del ricorrente in merito 

alla veridicità degli asserti contenuti nei mezzi di prova da lui prodotti, visto 

anche quanto sopra considerato, non sono atte a mutare l’apprezzamento 

del Tribunale. 

6.5 Ne discende quindi che il ricorrente non ha reso verosimili le sue di-

chiarazioni inerenti i motivi per i quali egli avrebbe lasciato lo Sri Lanka, 

ovvero le sue attività per il partito (...), i suoi due arresti, come pure le ricer-

che perpetrate dagli agenti del CID prima della sua partenza dal Paese 

d’origine e successivamente alla stessa presso i suoi parenti e vicini di 

casa, ivi compreso l’arresto del padre a causa sua. 

7.  

7.1 Visti l’inverosimiglianza dei fatti allegati dal ricorrente (cfr. supra  

consid. 6), nonché gli atti all’inserto, non risulta inoltre esserci alcun ele-

mento di rischio particolare ai sensi della sentenza di riferimento del Tribu-

nale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 (cfr. consid. 8.4 e 8.5), di modo che si 

giustificherebbe di riconoscergli la qualità di rifugiato. Invero, nel caso di 

specie, e malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti in Sri Lanka, il 

D-7067/2018 

Pagina 21 

ricorrente non appare essere una persona suscettibile di essere conside-

rata dalle autorità srilankesi, come dotata di una volontà e di una capacità 

di ravvivare il conflitto etnico nel suo Paese (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale precitata, in particolare consid. 8.5.3; cfr. anche tra le altre le sen-

tenze del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020 consid. 4, E-6653/2018 

del 20 marzo 2020 consid. 4). In Sri Lanka egli non risulta essere mai stato 

registrato o riconosciuto quale affiliato alle LTTE, né ha mai allegato vi 

siano suoi famigliari stretti che abbiano avuto qualsivoglia legame con le 

LTTE, avendo peraltro negato ogni loro collaborazione per il partito (...) (cfr. 

verbale 2, D80, pag. 8). Secondo la giurisprudenza summenzionata, un 

tale profilo è tuttavia esatto per ritenere un fondato timore di persecuzione 

futura in caso di ritorno in Sri Lanka, la sola esistenza di sospetti da parte 

delle autorità srilankesi, fondati o meno, di legame attuale o passato con le 

LTTE non risulta invece sufficiente (cfr. sentenza di riferimento precitata, 

consid. 8.5.3). Il ricorrente non ha del resto asserito di aver operato in qua-

lunque modo in favore del separatismo tamil. Peraltro, alla fine della guerra 

civile, intervenuta il 19 maggio 2009, la quale si è tradotta con la sconfitta 

e la sparizione dell’organizzazione LTTE, il ricorrente, allora appena (…), 

non era che un adolescente. Inoltre egli non ha mai riscontrato alcuna pro-

blematica – a parte quanto già precedentemente ritenuto inverosimile (cfr. 

supra consid. 6) – con le autorità o con terze persone nel suo paese d’ori-

gine, segnatamente non avendo mai esercitato alcuna attività politica di 

rilievo e non essendo membro di alcun partito (cfr. verbale 2, D56, pag. 6; 

D86 seg., pag. 9; D125, pag. 13; D170, pag. 17). Pertanto, non vi sono dei 

fattori che lo facciano apparire, agli occhi delle autorità srilankesi, come 

suscettibile di minacciare l’unità o la sicurezza del loro Stato (cfr. sentenza 

di riferimento del Tribunale succitata, consid. 8.5.1, 8.5.3 e 8.5.4). Altresì, 

il solo fatto, in quanto tamil, di aver depositato una domanda d’asilo in Sviz-

zera, preso a sé stante, non espone il ricorrente a dei trattamenti proscritti 

dalle disposizioni internazionali in caso di un suo ritorno in Sri Lanka (cfr. 

sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del 19 settembre 2013, 

10466/11, §§ 37 e 39; cfr. anche sentenza di riferimento succitata, consid. 8 

e 9; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4). Neppure le sole evenienze di aver 

lasciato il suo paese d’origine, di aver introdotto una domanda d’asilo 

all’estero, come pure della durata del suo soggiorno all’estero, della prove-

nienza dalla Provincia del Nord e di avere (…) anni d’età (cfr. sentenza di 

riferimento succitata, consid. 9.2.4), costituiscono degli elementi di rischio 

così leggeri che, presi a sé stanti o sommati, risultano insufficienti per de-

stare i sospetti delle autorità srilankesi. Tali fattori, confermano tutt’al più 

che egli possa essere interrogato da queste ultime al suo ritorno, ma non 

sono atti a fondare un timore oggettivo di rappresaglie da parte delle stesse 

(cfr. sentenza di riferimento del Tribunale  

D-7067/2018 

Pagina 22 

E-1866/2015 precitata consid. 9.2.2 segg.; cfr. anche la sentenza del Tri-

bunale E-4703/2017 e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte 

pubblicata in DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5). Per quanto concerne poi 

il fatto che egli non sia più munito di un passaporto nazionale, egli potrebbe 

essere sanzionato dalle autorità del suo Paese d’origine con una multa da 

50’000 a 100’000 rupie, ma tale sanzione non può essere considerata 

come un serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza di 

riferimento E-1866/2015 precitata consid. 8.4.4).  

7.2 Infine, non vi sono ulteriori elementi all’incarto che rendano verosimile 

che egli possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a causa dell’at-

tuale contesto politico e di sicurezza del Paese in questione e che debba 

pertanto temere di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo. Se-

gnatamente, non v’è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che il cambia-

mento di potere in Sri Lanka abbia comportato un rischio di persecuzione 

collettiva di interi gruppi di persone. Nel contempo hanno inoltre fatto ri-

torno in patria liberamente o coattivamente, dei richiedenti l’asilo, senza 

che fossero interrogati all’aeroporto di O._______ in merito a conoscenti o 

abbiano riscontrato qualsivoglia problematica una volta rientrati al proprio 

domicilio (cfr. in tal senso anche le sentenze del Tribunale D-1466/2020 del 

23 marzo 2020 consid. 5.5 e E-1156/2020 del 20 marzo 2020 consid. 6.2).  

7.3 Visto quanto precede, il ricorrente non può quindi prevalersi di un ti-

more oggettivamente fondato di essere esposto, in caso di un suo ritorno 

in Sri Lanka, a dei pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

8.  

Alla luce di quanto sopra, ne discende che, sulla questione del riconosci-

mento della qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo, il ricorso è 

respinto e la decisione avversata è confermata. 

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’Ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).  

D-7067/2018 

Pagina 23 

Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento.  

10.  

10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-

namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di 

non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-

sione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).  

10.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza  

di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24  

consid. 10.2 e relativo riferimento). Inoltre, lo stato di fatto determinante in 

materia di esecuzione dell’allontanamento, è quello che esiste al momento 

in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

11.  

11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-

zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell’uomo ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrat-

tamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza gene-

ralizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una viola-

zione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere ve-

rosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà 

un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale 

sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 

consid. 8.2 e relativi riferimenti).  

11.2 Nella presente disamina, stante il fatto che l’insorgente non è riuscito 

né a rendere verosimili le sue dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-

giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non 

D-7067/2018 

Pagina 24 

trova applicazione nella fattispecie e l’ammissibilità del rinvio del ricorrente 

verso lo Sri Lanka sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, risulta quindi paci-

fico. Per di più, per i motivi già sopra enucleati – ed a differenza di quanto 

esposto nel gravame dall’interessato – non sono ravvisabili agli atti altri 

elementi che possano far ritenere, con una probabilità preponderante, che 

l’insorgente possa essere sottoposto ad una pena o ad un trattamento vie-

tati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. In particolare, egli non ha 

stabilito di avere un profilo di una persona che possa concretamente inte-

ressare le autorità srilankesi, né a fortiori l’esistenza di un rischio perso-

nale, concreto e serio di essere esposto in patria, ad un trattamento con-

trario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] 

Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con relativi 

riferimenti).  

11.3 Ne consegue che, l’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka 

sia da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione 

con l’art. 44 LAsi.  

12.  

12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento può non 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica.  

12.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-

tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali hanno bisogno o che sarebbero, con ogni pro-

babilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. L’autorità 

alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire 

se gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo 

straniero in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo 

concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6 – 7.7 con rinvii).  

12.3 Risulta notorio che, dopo la cessazione delle ostilità tra le forze ar-

mate del governo di O._______ e le LTTE, nel maggio del 2009, in Sri 

D-7067/2018 

Pagina 25 

Lanka non viga attualmente una situazione di guerra, guerra civile o vio-

lenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nella totalità 

del territorio nazionale (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-

1866/2015 consid. 13.1). 

12.4 Altresì, nella sentenza di riferimento E-1866/2015, il Tribunale ha in 

particolare stabilito che l’esecuzione dell’allontanamento verso la Provincia 

del Nord dello Sri Lanka (ad esclusione però della regione del Vanni se-

condo la definizione contenuta nella DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1, que-

stione lasciata aperta ed esplicitata in seguito nella sentenza di riferimento 

D-3619/2016 del 16 ottobre 2017 consid. 9.4.2–9.4.3 e 9.5, in particolare 

consid. 9.5.9), è in generale ragionevolmente esigibile se sono adempiuti i 

criteri individuali di esigibilità. Segnatamente deve sussistere l’esistenza di 

una sufficiente rete familiare e sociale che possa supportare il richiedente, 

così come di prospettive sicure che permettano di assicurargli un reddito 

minimo ed un’abitazione (cfr. ibidem, consid. 13.3.3). 

12.5 Nel caso di specie, il ricorrente è originario ed ha trascorso la maggior 

parte della sua vita a B._______, C._______, situato nel distretto di 

D._______. Al contrario di quanto sostenuto nel ricorso dall’insorgente, le 

condizioni giurisprudenziali succitate, risultano essere adempiute. Invero il 

ricorrente, giovane ed in buona salute – non essendo ravvisabili agli atti di 

causa dei problemi medici che sarebbero ostativi al suo rinvio né avendone 

allegati il ricorrente in corso di procedura, a parte un raffreddore (cfr. ver-

bale 1, p.to 8.02, pag. 8) –, dispone di una buona formazione scolastica e 

di una certa esperienza nell’ambito (…), avendo lavorato saltuariamente 

con il padre e per altri famigliari nelle loro (…) (cfr. verbale 2, D48 segg., 

pag. 5 seg.), che potranno essergli utili per il suo reinserimento. Egli potrà 

inoltre contare su un’ampia rete famigliare – segnatamente i genitori a 

B._______, e diversi zie e zii tutt’ora in Sri Lanka, in particolare una zia a 

G._______ ed una a H._______, presso le quali l’insorgente avrebbe an-

che vissuto per un periodo prima del suo espatrio dallo Sri Lanka – che 

potrà sostenerlo, in caso di necessità, per i suoi bisogni primari ed il suo 

riadattamento in patria, come peraltro già fatto in passato (in particolare 

con i proventi derivanti dalle attività economiche del padre; cfr. verbale 2, 

D31 segg., pag. 4 seg.; D159, pag. 16). Visto quanto precede, ed avendo 

lo stesso ricorrente allegato che dal profilo economico egli stesse bene, 

essendo sostentato dai redditi provenienti dalle attività del padre (cfr. ver-

bale 2, D159, pag. 16), la generica asserzione ricorsuale che egli si trove-

rebbe “in gravi difficoltà” in caso di un suo ritorno nel Paese d’origine (cfr. 

p.to 21, pag. 9 del ricorso), non trova alcun fondamento. Non vi sono inoltre 

altri motivi personali ostativi all’esecuzione dell’allontanamento, in quanto 

D-7067/2018 

Pagina 26 

il ricorrente, giunto su suolo elvetico il (…) (cfr. verbale 1, p.to 5.03, pag. 6), 

non può prevalersi di un’integrazione avanzata in Svizzera, a differenza di 

quanto preteso in modo vago dallo stesso nel suo gravame. Su tali presup-

posti, l’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente è pure da ritenersi ra-

gionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi).  

12.6 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontana-

mento, risulta essere pure ragionevolmente esigibile nella fattispecie 

(art. 83 cpv. 4 in relazione con l’art. 44 LAsi).  

13.  

In ultima analisi, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della pos-

sibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI a contrario). 

Invero, il ricorrente possiede una carta d’identità srilankese (cfr. anche ver-

bale 1, p.to 4.01, pag. 5) ed è in misura d’intraprendere ogni passo neces-

sario presso la competente rappresentanza del suo paese d’origine in vista 

dell’ottenimento dei documenti necessari al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 

vLAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12). Inoltre, a causa della pandemia 

di Coronavirus attuale, non risulta che, a parte un’eventuale maggiore dif-

ficoltà tecnica ed amministrativa di organizzazione del viaggio di rimpatrio, 

lo stesso sia impossibile. In tale contesto si rileva come, soltanto una po-

sticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento, non con-

duce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso le sentenze del 

Tribunale D-1556/2020 del 3 aprile 2020 consid. 10.5 e D-1282/2020 del 

25 marzo 2020 consid. 5.5). 

14.  

Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la 

decisione dell’autorità inferiore va confermata ed il ricorso respinto. 

15.  

Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione 

non è inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione 

impugnata confermata.  

16.  

16.1 Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

D-7067/2018 

Pagina 27 

e 5 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo 

spese, di uguale importo, versato dall’insorgente il 18 gennaio 2019.  

16.2 Per lo stesso motivo summenzionato, non vengono accordate inden-

nità ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA in relazione con l’art. 7 cpv. 1 TS-TAF a con-

trario).  

17.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva.  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-7067/2018 

Pagina 28 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Il mezzo di prova datato (…), e prodotto dal ricorrente in sede ricorsuale 

con scritto del 30 agosto 2019, è confiscato. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare è prelevato sull’anticipo spese versato il 18 gennaio 2019.  

4.  

Non si assegnano indennità ripetibili.  

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: