# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7fedad12-0c8b-5e3b-b10a-740e14b7477d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.04.2010 D-2230/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2230-2010_2010-04-12.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2230/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 2  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Fulvio Haefeli;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Algeria,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 1° aprile 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2230/2010

Visto:

la  domanda d'asilo  che  l'interessato  ha inoltrato  il  6  marzo 2010  in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha consegnato al richiedente lo stesso giorno 
(cfr. act. A3) e mediante il quale l'ha reso attento circa la necessità di 
consegnare, entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un  
documento d'identità  o di  viaggio, con comminatoria che,  in  caso di 
mancata consegna e in assenza di  motivi  scusabili,  non si  entra nel 
merito della sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione del  12 marzo 2010 (di  seguito verbale 1)  e del 
1° aprile 2010 (di seguito verbale 2),

il verbale della decisione orale dell'UFM del 1° aprile 2010 (cfr. avviso 
di notifica e di ricevuta sottoscritto dal ricorrente, act. A13),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  il 
6 aprile 2010  (cfr. timbro del  plico  raccomandato)  contro  la  precitata 
decisione dell'UFM,

la domanda di esenzione dal pagamento dell'anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali,

la copia dell'incarto dell'UFM pervenuta al TAF via fax il 7 aprile 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

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che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
dell'art. 52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere cittadino algerino di etnia (...), nato e vissuto a B._______ fino 
all'espatrio, avvenuto nel (...),

che  egli  ha  dichiarato  di  avere  lasciato  il  suo  Paese  d'origine  su 
consiglio della madre per sottrarsi a minacce ricevute sin dal  (...) via 
lettera da parte di terroristi,

che  l'interessato  ha  affermato  di  essersi  dapprima recato  in  taxi  ad 
C._______,  dove,  lo  stesso giorno,  egli  si  sarebbe imbarcato  per  la 
D._______;  che,  rimastovi  3  giorni,  egli  avrebbe  poi  raggiunto 
E._______  in  traghetto  e  treno;  che,  dopo  aver  trascorso  una 
settimana in tale città, egli  si sarebbe spostato a F._______ in treno, 
dove sarebbe vissuto fino alla partenza per la Svizzera ad inizio (...),

che il ricorrente ha dichiarato di avere sempre viaggiato sprovvisto di 
documenti  d'identità  e di  non essere stato mai  controllato durante il  
viaggio  o  all'entrata  in  Italia,  se  non  un'unica  volta  quando  già  si  
trovava a F._______,

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che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che nel verbale della decisione impugnata del 1° aprile 2010 l'UFM ha 
sottolineato,  da  un  lato,  che  il  richiedente  non  ha  consegnato  alle 
autorità competenti in materia d'asilo nessun documento d'identità o di  
viaggio  suscettibile  d'identificarlo,  e,  dall'altro  lato,  ha  stabilito  che 
nessuna delle eccezioni previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel 
caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  l'Algeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che  nel  ricorso  l'insorgente,  richiamati  i  fatti  già  esposti  in  sede  di 
audizione,  allega di  non avere  potuto  consegnare  alcun documento, 
non  per  la  sua  mancanza  di  volontà,  bensì  per  una  situazione  di  
oggettiva impossibilità; che egli, infatti, non avrebbe mai posseduto un 
passaporto e ora, trovandosi in Svizzera, gli sarebbe impossibile fare 
alunchè per procurarsene uno; che, circa la sua carta d'identità, egli  
dichiara di  averla lasciata presso il  suo domicilio,  in quanto avrebbe 
ignorato l'importanza di averla con sé una volta arrivato in Europa; che 
egli avrebbe contattato la famiglia ma quest'ultima non sarebbe finora 
riuscita a spedirgli alcunché a causa dell'impossibilità di inviare questo 
tipo di documenti via posta; che, pertanto, egli contesta che nel caso 
concreto non sussitano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. 
a  LAsi,  ritenuto  anche  che  il  termine  impartitogli  di  48  ore  sarebbe 
troppo breve per farsi spedire documenti dall'Algeria; che, inoltre, egli 
contesta  che  nella  fattispecie  non  ricorrano  i  presupposti 
dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi circa la necessità di ulteriori chiarimenti 
per  l'accertamento  della  qualità  di  rifugiato  o  dell'esistenza  di  un 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento:  che,  difatti,  le 
argomentazioni dell'UFM, sarebbero tutt'altro che solide e convincenti 
e  detta  autorità  non  avrebbe  adeguatamente  tenuto  conto  degli 
elementi  a  suo  favore  che  emergerebbero  dai  verbali,  statuendo  in 
maniera  frettolosa  nel  suo  caso,  al  punto  tale  da  pensare  che  la 
decisione da lui impugnata sarebbe stata redatta ancora prima che lui  
venisse udito; che, essendo la sua vita in pericolo ed una protezione 
effettiva dello Stato algerino sarebbe irrealistica, egli chiede protezione 

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alla Svizzera; che, infine, egli auspica che sia esaminata l'inesigibilità 
dell'esecuzione dell'allontanamento alla luce della situazione attuale in 
Algeria, dove il  regime non rispetterebbe i  più elementari  diritti  della  
persona,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
di  dispensa  dal  versamento  di  un  anticipo  corrispondente  alle 
presumibili spese processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che,  in  merito  all'asserito  viaggio  d'espatrio,  l'interessato  ha  in 
particolare  dichiarato  di  avere  sempre  viaggiato  sprovvisto  di 

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qualsivoglia documento e di non essere stato controllato né durante il  
viaggio  né  alla  sua  entrata  in  Italia  (cfr.  verbale  1  pag.  7),  ma 
unicamente quando già si  trovata a Milano (vale a dire dopo diversi 
giorni trascorsi sia in Sardegna che a Roma),

che  varcare  il  confine  di  Schengen  senza  subire  alcun  controllo  –  
come  il  ricorrente  sostiene  di  avere  fatto  –  costituisce,  allo  stato 
attuale, un'impresa pressoché impossibile,

che, pertanto, codesto Tribunale ritiene che il ricorrente non può avere 
viaggiato nelle circostanze descritte,  

che, peraltro, il ricorrente ha avuto più di due settimane di tempo tra 
l'audizione sulle generalità, in cui egli è stato messo a conoscenza del 
dovere di versare agli atti documenti d'identità (cfr. verbale 1 pag. 5), e 
la  seconda audizione, per farsi  spedire la  carta d'identità lasciata al  
proprio domicilio; che egli, invece, nonostante abbia dichiarato di avere 
telefonato a casa una settimana prima dell'audizione sui motivi d'asilo 
e, in genere, di sentire mensilmente la propria famiglia via telefono (cfr. 
verbale  2  pag.  3/D24  e  26),  si  è  limitato  a  giustificare  la  mancata 
consegna  di  qualsivoglia  documento  d'identità  con  l'allegata  e  non 
meglio precisata impossibilità  a farsi  mandare documenti  dall'Algeria 
(cfr.  verbale  2  pag.  2/D6),  rispettivamente  a  dichiarare  in  maniera 
stereotipata di non avere a disposizione alcun numero di fax a cui la 
famiglia  possa inviarne una copia (cfr. ibidem pag. 2/D7)  e di  avere 
lasciato in Patria la sua carta d'identità perchè non l'avrebbe reputata 
necessaria all'estero (cfr. ibidem pagg. 2-3/D7 e 22),

che,  d'altronde,  circa  l'assenza  di  giustificazioni  per  la  mancata 
consegna  di  documenti  d'identità  sino  ad  oggi,  non  soccorre 
l'insorgente  la  stereotipata  allegazione  ricorsuale  secondo  cui  gli 
sarebbe  impossibile  farsi  pervenire  il  passaporto  visto  che  non 
l'avrebbe  mai  posseduto  (cfr.  ricorso  pag.  2),  in  quanto  tale 
affermazione non rappresenta un motivo scusabile ai sensi dell'art. 32 
cpv.  3  lett.  a  LAsi;  che  anche  l'asserzione  secondo  cui  sarebbe 
impossibile  farsi  spedire  questo  tipo  di  documenti  dall'Algeria  (cfr. 
ibidem  pag.  2)  non  è  di  alcun  valore,  perchè  non  corroborata  da 
alcunchè,

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti,  
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 

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documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni  
della causa, 

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il  
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di  
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di essere espatriato su 
consiglio  della  madre,  perchè  dal  (...)  fino  al  (...)  la  sua  famiglia 
avrebbe ricevuto lettere minatorie indirizzate al padre, nelle quali dei 
terroristi  minacciavano,  nel  caso  in  cui  non  avrebbe  provveduto  a 
pagare del denaro, di rapire il ricorrente,

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione,

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che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, a guisa d'esempio, mal si capisce come mai il ricorrente, benchè,  
a suo dire, lui e la madre ricevessero da anni lettere intimidatorie da 
parte di terroristi che esigevano denaro dal padre e consideravano di  
rapire l'insorgente,  facendone esplicitamente il  nome, non si  sia  mai 
interessato di  fare luce sugli  autori  delle lettere,  né sulle  ragioni  del  
loro accanimento verso la sua famiglia, e si sia limitato a visionare il  
contenuto  unicamente  dell'ultima lettera  ricevuta  (cfr. verbale  2  pag. 
7/D82); che ci si poteva ragionevolmente attendere che il ricorrente e 
la  madre,  se  si  fossero  realmente  sentiti  minacciati  ed  avessero 
temuto per la vita, avrebbero denunciato i fatti alle autorità, cosa che 
invece  non  hanno  mai  fatto  per  il  mero  timore,  a  loro  dire,  di 
peggiorare  la  situazione  (cfr.  ibidem  pag.  6/D60);  che  tale 
giustificazione risulta illogica, ritenuto che, a mente del ricorrente, dal  
(...) fino al suo espatrio, oltre alle lettere ricevute, non è accaduto loro 
niente di particolare (cfr. ibidem pag. 6/D58); che inattendibile risulta 
essere altresì la decisione del ricorrente di partire all'improvviso, vale 
a  dire  in  assenza  di  qualsivoglia  episodio  particolare,  se  non 
un'ulteriore lettera intimidatoria simile alle sei precedenti, le quali, del  
resto, non avrebbero mai avuto un seguito concreto (cfr. ibidem pag.  
5/D44), ma solo perchè sua madre l'avrebbe spinto in tal senso (cfr. 
ibidem pag. 6/D61),

che, nel gravame, l'insorgente, rievocati in sostanza i motivi già esposti  
in  sede di  audizione,  non ha contestato o apportato chiarimenti  agli 
aspetti inattendibili del suo raconto, rettamente rilevati dall'UFM, né ha 
esplicitato  in  che  misura riterrebbe le  argomentazioni  dell'autorità  di 
prime  cure  come  poco  solide  e  non  convincenti;  che  il  rimando 
ricorsuale all'allegata mancanza, in Algeria, di una protezione effettiva 
dello  Stato  risulta  inconferente,  ritenuto  che,  da  un  lato,  è  rimasto 
mera allegazione di  parte per nulla comprovata o resa verosimile, e, 
dall'altro  lato,  il  ricorrente,  in  sede  di  audizione,  non  ha  mai 
menzionato tale aspetto, 

che,  di  conseguenza,  v'è  ragione  di  concludere  alla  manifesta 
inverosimiglianza dei motivi d'asilo addotti dal ricorrente, 

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che, peraltro, ritenuta l'inverosimiglianza del racconto, non vi è motivo 
di ritenere che il ricorrente non possa ottenere dalle autorità in Algeria,  
se  opportunamente  sollecitate,  un'appropriata  protezione  statale 
contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  di  terzi  nei  suoi  confronti, 
tantopiù che egli ha dichiarato di non avere mai avuto problemi con le 
autorità del suo Paese (cfr. verbale 2 pag. 6/D65),

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale 
amministrativo  federale  E-423-2009  dell'8  dicembre  2009  consid.  8, 
destinata alla pubblicazione), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Algeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

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che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20);  
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Algeria  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  è  tuttora 
giovane,  ha frequentato  (...)  anni  di  scuola  dell'obbligo  ed  ha avuto 
un'attività  in  proprio  quale  (...)  grazie  alla  quale  provvedeva  al 
sostentamento  dell'intera  famiglia  (cfr. verbale  1  pag.  2  e  verbale  2 
pagg. 3-4/D28 e 39); che egli dispone in Patria di una rete familiare, 
vivendo  in  loco  la  madre,  i  quattro  fratelli  e  la  nonna  paterna  (cfr. 
verbale 1 pag. 3 e verbale 2 pag. 3/D19-20); che, inoltre, egli non ha 
preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano 
giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria  (cfr. GICRA 2003  n. 24), 
senza  che  ad  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la 
necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici; che, difatti,  
come  emerge  dagli  atti  (cfr.  act.  A8/2),  il  problema  avuto  in  data 
12 marzo 2010  (un'eventuale  [...])  è  stato  definito  una bagatella  dal 
medico  visitante  e  non necessitante  di  alcun  trattamento  d'urgenza; 
che,  in  tale  contesto,  la  rimozione  per  via  chirurgica  di  una  (...) 
rappresenta  un intervento banale al  quale,  se del  caso, il  ricorrente 
potrà sottoporsi in Patria,

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che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a:

- ricorrente, tramite il  Centro di registrazione e procedura di Chiasso 
(Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e procedura di Chiasso (via fax, per 
l'incarto N [...], con preghiera di notificare la sentenza al ricorrente e 
di  ritornare  l'avviso  di  ricevimento  allegato  al  Tribunale 
amministrativo federale)

- G._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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