# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 01f6ae7c-0e2f-54bf-8995-2e3477096ea6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-02-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 19.02.1996 52.1995.577
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1995-577_1996-02-19.html

## Full Text

Incarto n.

  52.95.00577

  DP 313/95

  leo

   

  	
  Lugano

  19 febbraio 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  13 dicembre 1995 di

 

 

	
   

  	
  __________ rappr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 22 novembre 1995 (n. 6320) del Consiglio di Stato che annulla la
  licenza edilizia 13 luglio 1995 rilasciata dal municipio di __________
  all'insorgente per la costruzione di una casa d'abitazione monofamiliare
  sulla part. n. __________ RFD;

  

 

 

viste le risposte:

-    21 dicembre 1995 del Dipartimento
del territorio; 

-    29 dicembre 1995 di __________;

-      3 gennaio 1996 del Consiglio di
Stato; 

-    15 gennaio 1996 del municipio di
__________;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il ricorrente __________ è
proprietario di un terreno in pendio, (part. n. __________ RFD), situato a
__________, in zona R2b, a monte di via __________, con la quale confina. A
livello del campo stradale, arretrato a 2 m dal ciglio della strada, v'è un
muro alto m 3,79, che sostiene il pendio sovrastante e delimita l'accesso ad
un'ampia autorimessa interrata. Sulla parte alta del terreno sorge invece una
vecchia casa d'abitazione monofamiliare.

Il 21 aprile 1995 __________ ha chiesto al municipio di
__________ il permesso di demolire la vecchia casa per costruirvi una nuova
villa. Il progetto inoltrato prevede in particolare di sistemare il pendio
sottostante, costruendo, sopra l'autorimessa interrata, ad una distanza di 4 m
dal ciglio della strada, un altro muro di sostegno, alto al massimo m 3,56 dal
terreno sistemato sopra l'autorimessa (quota m 317,75), rispettivamente m 7,35
dal campo stradale (quota m 313,96). A partire dal filo superiore di questo
manufatto (quota di m 321,31), è inoltre prevista la posa di una serie di elementi
prefabbricati, formanti una scarpata artificiale inclinata a 45°, che si innalzerebbe
sino alla quota m 324,56, ossia ad un'altezza di m 10,60 dal livello della strada.

Sotto questa scarpata, interrato nel pendio retrostante il
nuovo muro di sostegno, verrebbe realizzato un locale deposito di m 9,50.m x
3,40. Immediatamente a monte della scarpata verrebbe infine costruita una
piccola piscina (m 7,50 x 3,50 x 1.50). Il tutto come meglio risulta dalla
sezione riprodotta qui appresso:

 

Alla domanda si è opposto __________, proprietario di un appartamento
in condominio situato a valle di via __________, contestando l'altezza delle
opere di sistemanzione esterna previste sopra l'autorimessa.

 

 

                                  B.   Raccolto il preavviso
favorevole dell'autorità cantonale, il 13 luglio 1995 il municipio di
__________ ha rilasciato la licenza richiesta, respingendo l'opposizione del
vicino qui resistente.

 

 

                                  C.   Con giudizio 22 novembre
1995 il Consiglio di Stato ha annullato il permesso, accogliendo l'impugnativa
contro di esso inoltrata dal quest'ultimo.

In sostanza, il Governo ha ritenuto che l'art. 40 cpv. 2 LE,
disciplinante i criteri di misurazione dell'altezza delle costruzioni a
gradoni, imponesse di sommare l'altezza della scarpata artificiale (m 3,25) a
quella dei sottostanti manufatti (autorimessa e muro di sostegno con locale
deposito). Ritenendo superata l'altezza massima prescritta dalle norme di zona
(m 7.50) ed esclusa la possibilità di correggere il difetto mediante
l'imposizione di clausole accessorie, il Consiglio di Stato ha quindi annullato
l'intero permesso.

 

 

                                  D.   Contro il predetto giudizio
governativo, il soccombente  insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il ripristino della
licenza rilasciatagli dal municipio di __________.

Chiesta la revoca dell'effetto sospensivo limitatamente alla
costruzione della casa d'abitazione, del tutto conforme al diritto,
l'insorgente contesta in limine la legittimazione attiva del resistente, a
torto riconosciuta dal Consiglio di Stato. 

Nel merito, nega invece che l'altezza della scarpata a monte
del muro di sostegno previsto sopra l'autorimessa debba essere sommata a quella
dei manufatti sottostanti.

In via subordinata, si dichiara comunque disposto a
rinunciare alla costruzione del terrapieno, limitandosi a sorreggere la sovrastante
piscina con un muro di sostegno alto m 2,50 (misurati a partire dal filo
superiore del nuovo muro di sostegno, previsto sopra l'autorimessa interrata).

 

 

                                  E.   Il ricorso è avversato dal
Consiglio di Stato e dal vicino opponente, che chiede la conferma del giudizio
impugnato contestando partitamente le tesi dell'insorgente.

Il municipio di __________ si rimette invece al giudizio di
questo Tribunale.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo, la legittimazione attiva dell'insorgente e la
tempestività dell'impugnativa sono incontestabilmente date dagli art. 21 LE, 43
e 46 PAmm.

Il ricorso è dunque ricevibile in ordine.

Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 PAmm).

 

 

                                   2.   Infondate sono le censure
che l'insorgente solleva in relazione alla legittimazione attiva del vicino qui
resistente. In quanto proprietario di un fondo situato a valle di quello
dedotto in edificazione, dal quale è separato soltanto da una stretta strada di
quartiere, l'opponente rientra senz'ombra di dubbio in quella limitata e
qualificata cerchia di persone, la cui situazione risulta collegata all'oggetto
del provvedimento impugnato da un rapporto sufficientemente stretto ed intenso.
Il suo interesse ad opporsi ad un'opera che incombe sul suo fondo è d'altro
canto incontestabile.

Sotto questo profilo, il ricorso non può quindi essere
accolto.

 

 

3.    Ai
fini del giudizio giova anzitutto rilevare che la contestazione riguarda
soltanto l'altezza della scarpata artificiale prevista a monte del muro di
sostegno che verrebbe realizzato sopra l'autorimessa interrata. Non concerne nè
la casa d'abitazione, nè la piscina, nè il muro di sostegno ed il retrostante
locale deposito in quanto tali. Né queste opere prestano il fianco a critiche
di sorta. Tanto l'altezza della casa d'abitazione (m 5.55), quanto quella del
muro di sostegno (m 3.56) previsto sopra la soletta di copertura
dell'autorimessa sotterranea rientrano in effetti pacificamente nel limite di m
7,5 fissato dall'art. 40 NAPR. Anche nell'ipotesi più sfavorevole al ricorrente,
ovvero misurando l'altezza del nuovo muro di sostegno a partire dal livello
della strada (m 7.35), anzichè a partire dal livello del terreno immediatamente
sottostante, il limite suddetto risulterebbe comunque rispettato. Controversa,
in definitiva, è unicamente la questione a sapere se la scarpata artificiale,
prevista a monte di questo manufatto, rispettivamente sopra il locale deposito,
debba essere considerata come un tutt'uno con i manufatti sottostanti ai fini
della misurazione dell'altezza.

Almeno nella misura in cui autorizza la casa d'abitazione, il
muro di sostegno sopra l'autorimessa ed il retrostante locale deposito, la
licenza annullata va quindi senz'altro ripristinata. Contrariamente a quanto
assume il Consiglio di Stato, le opere in questione possono infatti essere
realizzate indipendentemente dalla costruzione della scarpata e della piscina.
Entro questi limiti, il ricorso va quindi senz'altro accolto.

 

 

                                   4.   Resta quindi da verificare
se possano essere autorizzate anche le opere di sistemazione esterna (scarpata
artificiale e piscina) previste tra il muro di sostegno e la villa.

Le NAPR di __________ non disciplinano l'altezza dei muri di
sostegno e dei terrapieni. Ciò non significa tuttavia ancora che l'altezza di
queste opere edilizie non soggiaccia a limiti di sorta. Significa soltanto che
i limiti di altezza devono essere dedotti da altre disposizioni. In particolare
dalle norme di carattere generale, che regolano l'altezza delle costruzioni.
Considerato che l'impatto di questi manufatti sul quadro del paesaggio e sui
fondi vicini non è sostanzialmente diverso da quello che deriva dagli edifici,
non si giustificherebbe invero ammettere la costruzione di muri di sostegno e
terrapieni di altezza superiore a quella degli edifici (Scolari, Commentario
delle LE, ad art. 13-14 N. 4).

                                         

4.1. Giusta l'art. 40 cpv. 1 LE, "l'altezza di un
edificio è misurata  dal terreno sistemato sino al punto più alto del filo
superiore del cornicione di gronda o del parapetto". Determinanti sono
quindi gli ingombri verticali compresi tra i due punti di misurazione indicati
dalla legge.

Per principio, il punto superiore di misurazione (filo del
cornicione di gronda o parapetto) si situa in corrispondenza del perimetro
esterno delle costuzioni; riferimento, quest'ultimo, al quale vien fatto capo
anche per misurare le distanze. Spesso, il punto superiore di misurazione
dell'altezza non coincide tuttavia con gli ingombri verticali effettivi. Le
ulteriori sporgenze (falde dei tetti, attici, corpi tecnici) sono tuttavia prese
in considerazione soltanto nel caso in cui una norma lo imponga esplicitamente
(cfr. per gli attici l'art. 43 RLE).

Il punto inferiore di misurazione è invece dato dal livello
del terreno sistemato perpendicolarmente sottostante al punto di misurazione
superiore. Il livello del terreno naturale non è tuttavia irrilevante, ma
rimane strettamente correlato a quello del terreno sistemato. Riallacciandosi
alla definizione generale dell'altezza sancita dall'art. 40 cpv. 1 LE, l'art.
41 LE stabilisce infatti che "la sistemazione di un terreno può essere
ottenuta con la formazione di un terrapieno di altezza non superiore a m 1,50
dal terreno naturale" e precisa che "verso gli edifici, la
lunghezza del terrapieno, misurata dal ciglio dovrà essere di almeno 3 m"

Questa norma regola in sostanza le questioni che sorgono nel
caso in cui il livello del terreno sistemato non coincide con il livello del
terreno naturale. Al pari della norma precedente, anche l'art. 41 LE stabilisce
unicamente il modo di misurare l'altezza degli edifici. Non fissa limiti
all'altezza. Dispone soltanto che la maggior altezza conseguente alle
sistemazioni del terreno ottenute mediante formazione di terrapieni non viene
aggiunta a quella delle costruzioni sovrastanti nella misura in cui il ciglio
del terrapieno non supera l'altezza di m 1,50 dal terreno naturale e si situa
ad una distanza di almeno 3 m dall'edificio (cfr. Scolari, op. cit., ad art.
13-14 N 8).

"Per edifici contigui", soggiunge poi l'art.
40 cpv. 2 LE, "l'altezza è misurata per ogni singolo edificio".

Questa prescrizione si limita invece a sottolineare che tutte
le componenti di un edificio strutturato in singoli corpi contigui disposti
orizzontalmente sul terreno sono tenute a rispettare i limiti d'altezza.

"Analogamente" , dispone infine lo stesso
art. 40 cpv 2 LE, "si procede per costruzioni in pendio, articolate
sulla verticale, a condizione che si verifichi tra corpi situati a quote
diverse una rientranza di almeno 12 m" (costruzioni a gradoni).

Questa singolare disposizione è stata concepita sopratutto in
funzione dell'esigenza di limitare la costruzione di edifici a gradoni su
terreni in pendio. Scopo della norma è essenzialmente quello impedire uno
sfruttamento inadeguato delle possibilità edificatorie date dalla
configurazione del suolo, limitando lo sviluppo verticale di queste costruzioni
attraverso l'imposizione di un particolare criterio di misurazione dell'altezza.
Per principio, stando alla norma in questione, anche l'altezza della
costruzioni a gradoni va misurata per ogni singolo edificio. Subordinando
l'applicazione di questa regola alla condizione che si verifichi una rientranza
di almeno 12 m tra i corpi situati a quote diverse, l'art. 40 cpv. 2 seconda
frase LE introduce tuttavia un'eccezione al principio secondo cui l'altezza
deve essere misurata tra il terreno sistemato ed il filo superiore del
cornicione di gronda o del parapetto in corrispondenza di ogni singolo edificio
(art. 40 cpv. 2 prima frase LE). In deroga al principio suddetto, essa impone
in effetti di riportare sull'altezza della facciata più a valle l'altezza dei
gradoni sovrastanti che non rispettano la rientranza minima prescritta. Questa
norma - imperfetta e claudicante, poichè non pone la rientranza minima
prescritta in rapporto con l'altezza dei singoli corpi edilizi 1) -
si applica comunque soltanto agli edifici a gradoni (Hangbauten,
Terassenhäuser; cfr. Zimmerlin, Das Baugesetz des Kt. Aargau, II ed. § 166 N.
2). Contrariamente a quanto assume il Consiglio di Stato nella risoluzione
censurata 

 

 

 

1)     Nota

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        permessa                                                            non
permessa

        perchè l'altezza dei singoli gradoni (6 m)           perché
l'altezza dei singoli gradoni

        non si somma (rientranza ³
12 m)                      (3 m) si somma (rientranza < 12 m)

ed a quanto aveva inavvertitamente ritenuto questo stesso
tribunale in un precedente giudizio (RDAT 1991 I N 37), i particolari criteri
di misurazione dell'altezza sanciti dall'art. 40 cpv 2 LE per gli edifici a
gradoni  non sono per pricipio applicabili alle opere di sistemazione dei terreni
in pendio (cfr. STA 5.4.1994 in re Lusenti, Scolari, op. et loc. cit., nota
agli schizzi fig. 8-9 e 13-14).

Vero è che i criteri di misurazione dell'altezza fissati
dagli art. 40 e 41 LE non valgono soltanto per gli edifici, ma si applicano anche
alle altre costruzioni, in particolare ai terrapieni ed ai muri di sostegno 
L'applicazione dei singolari criteri di misurazione dell'altezza sanciti
dall'art. 40 cpv. 2 LE per le costruzioni a gradoni deve tuttavia rimanere
riservata a questa particolare categoria di edifici. L'applicazione di questi
criteri alle opere di sistemazione del terreno, oltre a porsi in palese
contrasto con la prassi invalsa su tutto il territorio cantonale, non appare
infatti compatibile con la specifica disciplina sancita dall'art. 41 LE per
misurare l'altezza di questi manufatti e quella degli edifici sovrastanti.
Questa disciplina impone infatti di computare sull'altezza degli edifici sovrastanti
soltanto l'altezza del terrapieno o del muro di sostegno che supera il limite
di m 1,50 alla distanza di 3 m dal piede della facciata rivolta verso valle e
non anche l'eccedenza di altezza che si riscontra alla distanza di 12 m dal
punto in questione. Applicando anche alle opere di sistemazione del terreno le
particolari regole sancite dall'art. 40 cpv. 2 seconda frase LE per la
misurazione dell'altezza delle costruzioni a gradoni, si giungerebbe peraltro a
risultati aberranti, sicuramente non voluti dal legislatore. Imponendo di
cumulare l'altezza dei terrapieni e dei muri di sostegno con quella degli
edifici sovrastanti, situati a meno di 12 m dal bordo superiore del
manufatto,.verrebbero infatti compromesse in misura intollerabile le
possibilità edificatorie della maggior parte dei terreni in pendio.

 

4.2. In concreto, il nuovo muro di sostegno e la scarpata
artficiale che il ricorrente intende costruire sopra l'autorimessa interrata
non possono essere configurate alla stregua di un edificio a gradoni articolato
sulla verticale di un pendio. Sono semplici opere di sistemazione esterna. L'altezza
di questi manufatti non va quindi determinata in base ai particolari criteri di
misurazione sanciti dall'art. 40 cpv. 2 seconda frase LE, bensì secondo la regola
generale enunciata dall'art. 40 cpv. 1 LE: vale a dire a partire dal livello
del terreno perpendicolarmente sottostante al punto di misurazione. L'altezza
della scarpata artificiale che si innalzerebbe oltre il nuovo muro di sostegno
non risulta pertanto dalla somma dell'altezza del muro con quella dell'
ulteriore sporgenza, ma dalla differenza tra il livello del ciglio superiore
del manufatto (m 324,56) ed il livello del terreno perpendicolarmente sottostante
al punto di misurazione (m 321 circa). Terreno che, essendo stato sistemato in
epoca remota e non scostandosi in misura significativa dal presumibile
andamento del pendio, può essere assimilato al terreno naturale.

Sia che la si misuri per rapporto all'attuale livello del
terreno (circa m 3,50), sia che la si determini per rapporto al presumibile
andamento del pendio originario, l'altezza della scarpata artificiale,
rilevabile in corrispondenza del suo ciglio superiore, risulta quindi
abbondantemente contenuta nel limite di m 7.50 fissato dall'art. 40 NAPR.

 

 

                                   5.   Ferme queste premesse, il
ricorso va quindi accolto, annullando il giudizio goverantivo impugnato e
ripristinando la licenza edilizia rilasciata dal municipio di __________,
siccome immune da violazioni del diritto.

La tassa di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza.

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 21, 40, 41 LE; 40 NAPR di __________; 3, 18, 28, 31, 60, 61, 65 PAmm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è accolto.

§.  Di conseguenza:

1.1.   la decisione 22 novembre 1995 del
Consiglio di Stato (n. 6320) è annullata;

1.2.   la licenza edilizia 13 luglio 1995
del municipio di __________ è confermata.

 

 

                                   2.   Le spese e la tassa di
giustizia di fr. 800.-- sono a carico del resistente che rifonderà fr. 800.--
al ricorrente a titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario