# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 402a64bb-4565-5d2e-a5bb-10aa83dafd97
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-09-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 14.09.2004 52.2004.235
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-235_2004-09-14.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.235

   

  	
  Lugano

  14 settembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 8 luglio 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato dall' PA 1 6900 Lugano, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 22 giugno 2004 (n. 2796) del
  Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 13 maggio 2004 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rifiuto di un'autorizzazione
  di domicilio rispettivamente di revoca (recte: mancato rinnovo) di un permesso
  di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    13 luglio 2004 del
Dipartimento delle istituzioni;

-    17 agosto 2004 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
cittadino bosniaco __________ RI 1 (1953) è entrato illegalmente in Svizzera il
10 luglio 1998 proveniente dall'Austria, depositando una domanda d'asilo.

Il 24 novembre 1998 egli si è sposato a
Chiasso con la cittadina elvetica __________ __________ (1962). A seguito del
matrimonio, l'insorgente ha ottenuto un permesso di dimora, regolarmente
rinnovato, l'ultima volta fino al 23 novembre 2003, dopo di che ha ritirato la
sua domanda d'asilo.

 

 

                                  B.   a) Nel
novembre 2003 __________ RI 1 ha chiesto alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione
del Dipartimento delle istituzioni il rilascio di un permesso di domicilio,
perché da cinque anni era coniugato con una cittadina svizzera e soggiornava
regolarmente nel nostro Paese.

 

b) Interrogato a più riprese dalla Polizia
cantonale in merito alla sua situazione matrimoniale, l'insorgente ha
dichiarato, in sostanza, di essersi di fatto separato dalla moglie dopo 18 mesi
di matrimonio e di avere versato a quest'ultima un compenso di fr. 10'000.–,
affinché ella non avviasse le pratiche di divorzio.

 

c) Fondandosi sulle premesse emergenze, con
decisione 13 maggio 2004 il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di non rilasciare
un'autorizzazione di domicilio a __________ RI 1 e di revocargli (recte: non
rinnovargli) il suo permesso di dimora, fissandogli un termine con scadenza il
30 giugno 2004 per lasciare il territorio cantonale.

In sostanza, l'autorità ha rilevato che lo
scopo per il quale il permesso di soggiorno gli era stato concesso era venuto a
mancare in seguito all'avvenuta cessazione, da tempo, della vita in comune con
la moglie senza possibilità di riconciliazione, ritenendo in tal modo che egli
invocasse il matrimonio in maniera manifestamente abusiva per continuare a
soggiornare nel nostro Paese.

La decisione è stata resa sulla base degli
art. 3 cpv. 2, 7, 9 cpv. 2 lett. a LDDS e 8 ODDS.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 22 giugno 2004, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________
RI 1.

In sostanza, l'Esecutivo cantonale ha
ritenuto che non sussistesse più un legame sentimentale tra i coniugi __________,
considerando in tal modo manifestamente abusivo, da parte dell'insorgente, il
fatto di essersi appellato a suo tempo al connubio per conservare il permesso
di soggiorno e ottenere ora un'autorizzazione di domicilio.

Il Governo gli ha inoltre rimproverato il
fatto di aver sottaciuto alle autorità competenti in materia di polizia degli
stranieri che da tempo viveva separato dalla moglie.

Infine, l'autorità ha ritenuto tutto sommato
esigibile il rientro nel Paese d'origine dell'interessato.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, __________ RI 1, si aggrava ora davanti al
Tribunale cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il
rilascio di un'autorizzazione di domicilio. In via del tutto subordinata, chiede
che il suo permesso di dimora venga rinnovato.

Non nasconde di vivere separato dalla
consorte, precisando tuttavia di aver comunque vissuto con la stessa durante i
primi 18 mesi di matrimonio, ciò che confuterebbe la tesi dell'esistenza di un
matrimonio fittizio.

Chiede di essere sentito unitamente alla
moglie allo scopo di dimostrare che una loro riconciliazione non sarebbe da
escludere. Indica di aver già chiesto l'audizione della consorte dinnanzi al
Consiglio di Stato, invano.

Sottolinea poi di non aver dato adito a
lagnanze di sorta durante il suo soggiorno e di lavorare con piena
soddisfazione del suo datore di lavoro.

In ogni caso, soggiunge, il suo rientro nel
Paese d'origine sarà problematico e si sentirà disadattato a seguito del suo
lungo soggiorno in Svizzera.

Infine, chiede che sia concesso effetto
sospensivo al gravame.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr.
art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. In ambito di polizia degli stranieri il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro
il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove
il diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione
particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv.
1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 128 II 145 consid. 1.1.1, 127 II 161 consid. 1a
con rinvii).

 

1.3. Occorre innanzitutto rilevare che il
permesso di dimora del ricorrente è scaduto il 23 novembre 2003. Pertanto,
contrariamente a quanto assume la Sezione dei permessi e dell'immigrazione, la
decisione da essa emanata il 13 maggio 2004 dev'essere considerata alla stregua
di un mancato rinnovo del permesso di soggiorno del ricorrente, non quale revoca.

Ferme queste premesse, giusta l'art. 7 cpv.
1 prima frase LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al
rilascio e alla proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione
della suddetta norma è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo
matrimoniale giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c). Dopo
una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, egli ha diritto al permesso
di domicilio (art. 7 cpv. 1 seconda frase LDDS).

In concreto, il ricorrente è sposato con una
cittadina elvetica da oltre cinque anni. Di conseguenza egli ha, in linea di
principio, diritto sia al rilascio di un'autorizzazione di domicilio che al
rinnovo del permesso di dimora.

Pertanto, potendo la decisione impugnata
essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto
amministrativo, si deve concludere che la competenza di questo Tribunale a
statuire sull'impugnativa inoltrata da __________ RI 1 è data.

 

1.4. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
10 LALPS e 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a
ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso
sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Preliminarmente
va rilevato che il Consiglio di Stato, nonostante abbia rilevato alcuni indizi
di matrimonio fittizio, segnatamente la mancanza di un permesso di soggiorno
per vivere stabilmente in Svizzera e la celerità nella celebrazione delle nozze
dopo una breve frequentazione (risoluzione governativa ad F., pag. 8), ha poi
argomentato che, invocando il vincolo coniugale con la moglie, il ricorrente
commetteva un abuso manifesto del diritto.

 

 

                                   3.   L'art. 7
cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino
svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo
diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il
matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e
domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro
effettivo.

Per costante giurisprudenza, vi è abuso di
diritto laddove un determinato istituto giuridico è invocato per realizzare
interessi che il medesimo istituto non si prefigge di tutelare (DTF 121 I 367,
consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS, ciò è il caso allorquando il coniuge
straniero di un cittadino svizzero si richiama ad un matrimonio che sussiste
solo a livello formale, unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un
permesso di soggiorno: un simile scopo non risulta in effetti tra quelli
tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II 145, consid. 2.2.). Va rilevato
che nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha volontariamente omesso di
far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero
all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione
matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi
siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano (più)
intenzionati a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale
soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e
rif.).

 

 

                                   4.   4.1. In
concreto, __________RI 1 risulta essere sposato dal 24 novembre 1998 con __________
__________ (1962).

Interrogato il 20 aprile 2004 dalla Polizia
cantonale, egli ha - tra l'altro - dichiarato quanto segue (pag. 2 e 3):

 

"(…) A questo punto, mi decido di
raccontare la verità.

All'inizio il
matrimonio, almeno credo, era stato celebrato perché ci volevamo bene e per me
era un matrimonio d'amore. Poco dopo però si è rivelato tutta una farsa. La __________,
dopo circa 18 mesi, mi ha chiesto il divorzio perché non era più innamorata.
Per tale motivo ho dovuto lasciare l'appartamento della consorte ed ho trovato
alloggio da amici o dal fratello a Viganello, quando mi poteva ospitare. Io, da
parte mia, avevo paura che se divorziavo, poi mi avrebbero rinviato al mio
Paese d'origine e per tale motivo ho trovato un compromesso con la moglie. Di
comune accordo abbiamo deciso di non avviare le pratiche per il divorzio, ma io
dovevo pagarle una ricompensa. il compenso è stato pattuito in CHF 10'000.– e
mensilmente versavo una somma a seconda delle mie possibilità finanziarie. Ho
terminato di pagare il compenso alla __________ a metà 2002. La mia intenzione
è comunque quella di ritornare a vivere con la consorte, ma lei non ha nessuna
voglia. Io lavoro come operaio presso la ditta __________ di Novazzano. Il mio
stipendio mensile lordo è di CHF 3'500.–. Vivo solo a Chiasso in via __________
19 in un appartamento monolocale e pago una pigione mensile di CHF 490.– dal 10
marzo 2004. Sono proprietario della vettura __________ mod. 1993 targata TI __________,
interamente pagata. Non ho mai fatto capo alla pubblica assistenza e nemmeno ho
attinto all'indennità di disoccupazione. Sia in Svizzera che all'estero non ho
nessuna sostanza.

Letto, confermo e
firmo".

 

In sostanza, il ricorrente ammette di aver
cessato di vivere insieme alla moglie già solo dopo 18 mesi di matrimonio e di
averle versato un compenso affinché ella non chiedesse il divorzio. Tali fatti
non sono peraltro contestati in questa sede.

4.2. Da quanto precede risulta pertanto in
modo manifesto l'abuso da parte dell'insorgente nell'invocare il proprio
matrimonio, svuotato di ogni contenuto e scopo ormai dal maggio 2000, al fine
di continuare a beneficiare di un permesso di soggiorno ottenuto per vivere con
la consorte.

Il fatto che la disunione sarebbe imputabile
alla moglie è irrilevante ai fini del giudizio, i motivi che hanno condotto
alla separazione non essendo determinanti (STF 20 aprile 2001, 2A.178/2001, in
re I. consid. 3a).

Ne consegue che è venuto meno lo scopo del
soggiorno di __________ RI 1 in Svizzera e con esso la ragione che a suo tempo
aveva giustificato il rilascio del permesso di dimora. Difatti, la separazione
oltre quattro anni fa dei coniugi RI 1 si è verificata molto tempo prima della
scadenza del termine quinquennale previsto dalla legge per poter vivere
definitivamente separati dal consorte elvetico.

 

4.3. Allo scopo di dimostrare che una loro
riconciliazione non sarebbe da escludere, il ricorrente chiede di essere
sentito unitamente alla moglie. Indica di aver chiesto l'audizione della consorte
già dinnanzi al Consiglio di Stato, invano.

Il diritto di essere sentiti, garantito
dalla Costituzione federale (art. 29 cpv. 2 Cost.), non dà diritto al cittadino
di comparire personalmente davanti a un'autorità amministrativa e di esprimersi
oralmente (DTF 125 I 209 consid. 9b) e permette di rifiutare una prova se, in
base ad un apprezzamento anticipato, la sua assunzione non porterebbe comunque
nuovi chiarimenti (DTF 122 V 157 consid. 1d, 119 Ib 492 consid. 5b/bb e
rinvii).

Ora, nel caso di specie l'insorgente ha
avuto la facoltà di far valere le proprie ragioni nell'ambito del suo ricorso
davanti al Consiglio di Stato. Inoltre, tenuto conto di tutte le circostanze
del caso e, in particolare, della lunga durata della separazione dei coniugi
(cfr. consid. 4.2.), il Governo cantonale disponeva di sufficienti elementi per
potersi pronunciare con la dovuta cognizione di causa in merito alla possibile
ripresa della vita coniugale, senza dover necessariamente sentire la moglie. Da
questo profilo la decisione impugnata non risulta lesiva dei diritti di parte
del ricorrente.

Per gli stessi motivi si può prescindere
anche in questa sede dal procedere all'assunzione delle prove proposte dall'insorgente.

                                   5.   __________
RI 1 risiede stabilmente da circa sei anni nel nostro Paese. Il suo soggiorno
va quindi considerato ancora di breve durata. Inoltre egli ha essenzialmente i
suoi legami sociali, culturali e familiari in __________, dove viveva e
risiedeva prima di giungere in Austria nel 1997 all'età di 43 anni e l'anno
successivo in Svizzera, e dove tutt'ora vivono i suoi tre figli nati da una
precedente relazione con una connazionale. Per questi motivi, il suo rientro in
patria non gli pone alcun problema insormontabile di riadattamento. Il semplice
fatto che egli si senta ben integrato nel nostro cantone non permette quindi di
pervenire a delle conclusioni a lui più favorevoli.

Inoltre il ricorrente ha ottenuto un permesso
di dimora al fine di vivere con la moglie e non per altri motivi. Il fatto che
egli sia stato autorizzato a svolgere un'attività lucrativa in Svizzera, è
quindi soltanto una conseguenza dell’unione coniugale e non costituisce lo
scopo del suo soggiorno, ragione per cui non è nel presente ambito determinante.

La misura litigiosa non risulta pertanto
lesiva del principio della proporzionalità.

 

Infine, l'insorgente non può nemmeno
prevalersi di una vita famigliare intatta e vissuta ai sensi dell'art. 8 CEDU
al fine di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno in base a questo disposto,
non essendovi (più) stata vita famigliare.

 

 

                                   6.   In
siffatte circostanze, a ragione la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha
deciso di non rilasciare un'autorizzazione di domicilio a __________ RI 1,
negandogli implicitamente il rinnovo del permesso di dimora, per aver invocato
in maniera manifestamente abusiva il suo matrimonio esistente da tempo solo sulla
carta.

Visto quanto precede, può quindi rimanere
indeciso in questa sede sapere se i coniugi __________ abbiano contratto matrimonio
fittizio, così come ha dichiarato la moglie alla polizia nell'ambito del suo
interrogatorio del 2 marzo 2004.

 

 

 

 

                                   7.   Stando
così le cose, il ricorso va respinto.

Con l'emanazione del presente giudizio, la
domanda di concedere l'effetto sospensivo al gravame diviene priva di oggetto.

Tassa e spese di giustizia seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 4, 5, 6, 7 LDDS; 100 cpv. 1 lett. b n.
3, 10 lett. a LALPS; 3, 18, 21, 28, 43, 46, 47, 60 e 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi fr. 800.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  

 

 

 

	
  t

  erzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario