# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ced90116-fc63-50aa-acac-bad4008e9134
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-07-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 09.07.2018 60.2018.103
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2018-103_2018-07-09.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2018.103

   

  	
  Lugano

  9 luglio 2018/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro
  Mini, presidente,

  Raffaele
  Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Valentina
  Item, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo 13/16.4.2018 presentato da

 

 

	
   

  	
   RE 1  

  patr. da:   PR 1  

   

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  il punto n. 2 del dispositivo del decreto 30.3.2018
  del giudice della Pretura penale, Flavio Biaggi, relativo alla retribuzione
  del difensore avv. PR 1, nominato d’ufficio (inc. PP __________);

  

 

 

richiamati gli scritti 17/18.4.2018, mediante il quale
il procuratore pubblico Anna Fumagalli comunica di rimettersi al giudizio di
questa Corte, e 19/20.4.2018, con cui anche il giudice della Pretura penale comunica
di rimettersi al giudizio di questa Corte, puntualizzando nel contempo alcuni
aspetti;

 

considerato che RE 1, interpellato, non ha presentato
osservazioni di replica;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

 

in fatto

 

a.   
In data 27.10.2016 l’allora
procuratore pubblico Roberta Arnold ha posto RE 1 in stato d’accusa dinanzi
alla Pretura penale siccome ritenuto colpevole di incendio colposo e ripetuta
contravvenzione alla LF sugli stupefacenti (DA __________).

 

 

b.Con scritto
7/8.11.2016 l’avv. PR 1, nominato difensore d’ufficio di RE 1 con decreto
1.9.2015 (cfr. AI 12, inc. MP __________), ha inoltrato formale opposizione
contro il suddetto decreto di accusa, a nome e per conto del suo patrocinato.

 

 

c.   
L’incarto è stato quindi
trasmesso alla Pretura penale (inc. PP __________).

 

 

d.   
In data 21/22.3.2018 l’avv. PR
1, sempre in nome e per conto di RE 1, ha comunicato alla Pretura penale di
ritirare l’opposizione interposta al decreto di accusa di cui sopra,
comunicando altresì che, in qualità di difensore d’ufficio, avrebbe inviato nei
giorni a seguire la sua nota d’onorario e le spese per la relativa tassazione
(doc. 16 inc. PP).

 

 

e.   
Con decreto 30.3.2018 il
giudice della Pretura penale, visto il citato ritiro dell’opposizione al DA, ha
stralciato il procedimento dai ruoli, ritenendo il decreto di accusa esecutivo
e ritornando l’incarto al procuratore pubblico per quanto di sua competenza.

 

Al punto 2 del dispositivo il giudice ha
approvato la nota professionale del difensore d’ufficio, avv. PR 1, relativa
alle prestazioni fino al 31.12.2017 per complessivi CHF 1'502.40 (a fronte dei
CHF 2'663.15 richiesti; cfr. doc. 12 inc. PP) e quella relativa alle
prestazioni sino all’1.1.2018 per complessivi CHF 231.-- (a fronte dei CHF 351.85
richiesti; cfr. doc. 17 inc. PP).

 

 

f.     
Con reclamo 13/16.4.2018 RE 1,
rappresentato dal difensore d’ufficio, postula l’accoglimento del gravame con
la conseguente modifica del punto 2 del dispositivo del suddetto decreto, nel seguente
modo: “quale retribuzione per il mandato di patrocinio lo Stato verserà al
difensore d’ufficio avv. PR 1 l’importo di CHF 2'108.15” (reclamo
13/16.4.2018, p. 4).

 

Il reclamante ha sostanzialmente contestato le
decurtazioni operate dal Tribunale di primo grado, con motivazioni di cui si
dirà, laddove necessario, in seguito.

 

 

in diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Giusta
l’art. 393 cpv. 1 lit. b CPP il reclamo può essere interposto contro i decreti
e le ordinanze, nonché gli atti procedurali dei tribunali di primo grado, ad eccezione
delle decisioni ordinatorie e dei casi in cui è espressamente escluso dal CPP o
quando è prevista un’altra impugnativa.

 

                                         Con
il gravame si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l'eccesso e
l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato entro dieci giorni, per iscritto e motivato
(art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la
forma scritta e all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         In
particolare il reclamo deve indicare i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         La
prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla
giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere indipendentemente
dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, applicando il
diritto penale, che deve imporsi
d’ufficio (Commentario CPP – M. MINI, art. 391 CPP n. 2; cfr. sentenza TF 6B_492/2016
del 12.1.2017 consid. 2.2.1.).

 

                                         1.2.

                                         Il gravame, inoltrato il 13/16.4.2018 alla Corte dei
reclami penali, competente ex art. 62 cpv. 2 LOG, contro il decreto 30.3.2018 (inc.
__________), è tempestivo.

 

                                         Le esigenze di forma e di motivazione sono rispettate.

 

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Giusta
l’art. 135 cpv. 2 CPP il pubblico ministero o l’autorità giudicante stabilisce
l’importo della retribuzione del difensore d’ufficio al termine del
procedimento. L’art. 421 cpv. 1 CPP prevede che la decisione sulle spese
(comprese le spese per la difesa d’ufficio e il gratuito patrocinio, art. 422
cpv. 2 lit. a CPP) interviene con la decisione finale. 

                                         

                                         Il
Tribunale di primo grado deve quindi pronunciarsi sulla retribuzione del difensore
d’ufficio nella sentenza di merito (N. SCHMID, StPO Praxiskommentar, 2. ed.,
art. 421 CPP n. 1 ss). 

 

                                         2.2.

                                         In
applicazione dell’art. 135 cpv. 3 lit. a CPP, in materia di retribuzione, il difensore d’ufficio può interporre
reclamo alla giurisdizione di reclamo, contro la decisione del pubblico
ministero o del tribunale di primo grado. Solo
il difensore d’ufficio può quindi contestare l’entità della retribuzione mediante
reclamo (sentenza TF 6B_611/2012 – 6B_693/2012 del 19.4.2013, parzialmente pubblicata
in DTF 139 IV 199 consid. 5.2.; cfr. anche sentenza TF 6B_451/2016
dell’8.2.2017).

 

                                         Per
il pubblico ministero e per le altre parti che possono essere chiamate a rimborsare
i costi della difesa d’ufficio o del gratuito patrocinio, non sussiste la possibilità
di impugnare con reclamo la decisione di tassazione dell’istanza di primo
grado. Tali parti hanno la possibilità di postulare la riduzione della
retribuzione mediante il rimedio giuridico dell’appello, essendo il reclamo
sussidiario (art. 394 lit. a CPP; sentenza TF 6B_48/2013 del 13.6.2013 consid.
2.2.). 

 

                                         Se
una delle parti interpone appello e l’appello medesimo risulta ricevibile in ordine,
tutte le censure relative all’indennizzo vanno determinate nella procedura
d’appello. Un eventuale reclamo separatamente interposto dal difensore
d’ufficio sulla base dell’art. 135 cpv. 3 CPP diviene privo d’oggetto (sentenza
TF 6B_360/2014 del 30.10.2014, parzialmente pubblicata in DTF 140 IV 213,
consid. 1.4.).

 

 

                                   3.   3.1.

Considerato che, come esposto sopra, le parti
(salvo il difensore d’ufficio) hanno la possibilità di contestare la tassazione
della nota professionale, postulando un diverso importo di retribuzione nella
procedura d’appello, e che il reclamo è di conseguenza un rimedio giuridico
sussidiario, nel caso in esame occorre innanzitutto determinare l’ammissibilità
del reclamo inoltrato da RE 1 contro il punto del dispositivo del decreto
30.3.2018 relativo alla retribuzione dell’avv. PR 1.

                                      

                                         3.2.

                                         Contro
le sentenze dei Tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte,
al procedimento, può essere proposto l’appello (art. 398 cpv. 1 CPP). Ciò vale
anche per le conseguenze “in materia di spese, indennità e riparazione del
torto morale” (art. 399 cpv. 4 lit. f CPP). 

 

                                         Come
esposto al consid. 2.2., la possibilità del pubblico ministero e delle altre
parti di postulare la riduzione della retribuzione del difensore d’ufficio nella
procedura d’appello, rende il reclamo sussidiario (art. 394 lit. a CPP).

 

                                         3.3.

Di conseguenza, RE 1, nella sua veste di
imputato nel procedimento di cui all’inc. MP __________, può postulare la riduzione
della retribuzione del suo difensore d’ufficio unicamente nella procedura
d’appello. 

 

                                         Alla
luce di quanto sopra esposto, mediante il reclamo 13/16.4.2018 che qui ci occupa lo stesso ha utilizzato
un rimedio di diritto sussidiario rispetto all’appello giusta gli art. 398 ss.
CPP. Di conseguenza, in applicazione dell’art. 394 lit. a CPP il reclamo 13/16.4.2018
è inammissibile.

 

                                         Tale
esito, di principio, comporterebbe la trasmissione degli atti dell’incarto alla
Corte d’appello e revisione penale per competenza. 

                                         Tuttavia,
considerati gli argomenti addotti ed il petitum del gravame volto a chiedere
l’aumento della retribuzione del difensore d’ufficio (rispetto a quanto indicato
nel decreto impugnato), la trasmissione dell’incarto all’autorità competente appare
superflua, come verrà esposto qui di seguito.

 

 

                                   4.   Occorre
infatti ora esaminare la questione relativa alla legittimazione di RE 1 a chiedere
una retribuzione più elevata per il suo difensore d’uffcio, avv. PR 1.

 

                                         4.1.

                                         Chi
dirige il procedimento (art. 61 CPP) dispone una difesa d’ufficio (art. 132
cpv. 1 CPP) designando il difensore d’ufficio (art. 133 cpv. 1 CPP). 

                                         Tale
nomina fonda un rapporto di diritto pubblico tra cantone e legale (sentenza TF 6B_151/2013
del 26.9.2013 consid. 2.2.1.).

 

                                         4.2.

                                         Come
visto, l’art. 135 cpv. 3 lit. a CPP prevede che in materia di retribuzione il difensore
d’ufficio può interporre reclamo alla giurisdizione di reclamo contro la
decisione del tribunale di primo grado (art. 393 cpv. 1 lit. b CPP).

 

                                         Di
contro, l’imputato che reputa troppo elevata la retribuzione del difensore
d’ufficio è legittimato a contestarla (mediante appello) impugnando il
dispositivo della decisione di merito relativo alla stessa. Ciò a motivo del
fatto che l’imputato, non appena le sue condizioni economiche glielo permettano,
in caso di condanna al pagamento delle spese procedurali, potrebbe essere
tenuto a rimborsare la suddetta retribuzione alla Confederazione o al Cantone
giusta l’art. 135 cpv. 4 lit. a CPP (PC – CPP, art. 135 CPP n. 10).

 

                                         4.3.

                                         Nel
caso in esame, dalla prima pagina del gravame 13/16.4.2018 si legge “Reclamo
ex art. 135 CPP che presenta RE 1, __________ (rappr. dall’avv. PR 1 e
dall’MLaw __________, __________) contro il decreto 30 marzo / 3 aprile 2018
della Pretura penale, Bellinzona, relativo all’assistenza giudiziaria, e
segnatamente il punto 2 del dispositivo di quest’ultimo (...)” [reclamo 13/16.4.2018, p. 1].

 

                                         In
ordine si legge poi che “la legittimazione è pacifica” (reclamo 13/16.4.2018, p. 2), senza alcuna ulteriore
precisazione. Quali prove vengono indicate in maniera generale “documenti,
in part. doc. 1” (reclamo 13/16.4.2018, p. 2).

 

                                         Il
doc. 1 è il decreto della Pretura penale qui impugnato.

 

                                         4.4.

                                         Come
detto, in applicazione dell’art. 135 cpv. 3 CPP l’unico ad avere un interesse personale
e giuridicamente protetto alla modifica del punto 2 del citato dispositivo,
volta ad ottenere una retribuzione più elevata è l’avv. PR 1, quale difensore
d’ufficio.

 

                                         Nella
fattispecie in esame, il gravame è stato presentato da RE 1 e non personalmente
dall’avv. PR 1, come prescritto dall’art. 135 cpv. 3 CPP. Il legale risulta
unicamente quale rappresentante del reclamante.

                                         In
considerazione di quanto esposto sopra (cfr. consid. 4.2.), RE 1 sarebbe quindi
legittimato a contestare, mediante la procedura di appello ex art. 398 ss, la retribuzione
del suo difensore d’ufficio definita nel decreto qui impugnato, se (a suo dire)
troppo elevata, poiché in caso di condanna al pagamento delle spese procedurali,
potrebbe essere tenuto al rimborso della stessa. 

 

                                         Al
contrario, nel presente gravame il reclamante fa valere motivi a sostegno di
una retribuzione più elevata rispetto all’importo complessivo riconosciuto dal
giudice della Pretura penale.

                                         

                                         Risulta
quindi evidente che RE 1 non ha alcun interesse giuridicamente protetto a
sostenere tali argomenti (cfr. sentenza TF 6B_960/2013 del 22.5.2014 consid.
3).

                                         

                                         L’interesse
a postulare una retribuzione più elevata lo avrebbe, se del caso, unicamente l’avv.
PR 1, in quanto parte nell’ambito del giudizio di tassazione della propria nota
professionale, visto il rapporto di diritto pubblico tra il Cantone ed il
difensore medesimo che la sua nomina fonda.

 

                                         In
concreto tuttavia, l’avv. PR 1, sottoscrive il reclamo ed interviene nella procedura
unicamente in rappresentanza di RE 1 e non a proprio nome e per proprio conto.

 

                                         4.5.

                                         Pertanto,
RE 1, chiedendo una retribuzione più elevata del suo difensore d’ufficio, non è
legittimato ad impugnare il punto 2 del dispositivo del decreto di tassazione
30.3.2018.

 

 

                                   5.   In
siffatte circostanze il reclamo è inammissibile e di conseguenza irricevibile.
Non essendo data la legittimazione di RE 1 a richiedere una retribuzione più
elevata del difensore d’ufficio, si rinuncia alla trasmissione degli atti
all’autorità competente. 

 

                                         La questione
non merita ulteriori approfondimenti.

 

                                         Vista
la particolare situazione si rinuncia a prelevare tassa di giustizia e spese.

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 135, 393 ss., 398 ss. CPP, 1 ss. e
25 LTG ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   Il
reclamo è irricevibile.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e
spese.

 

 

                                   3.   Rimedio
di diritto:

                                         Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali
e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla
notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia
penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

                                   4.   Intimazione:

.

 

 

 

Per
 la Corte dei reclami penali

 

Il
presidente                                                          La cancelliera