# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 44056616-68f6-5e3e-aa31-8b51787a92c9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-10-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.10.2010 D-7040/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7040-2010_2010-10-06.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7040/2010/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  6  o t t o b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Bruno Huber;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Pakistan,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 22 settembre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7040/2010

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (...)  in 
Svizzera,

il  documento  che  l'UFM  ha  rimesso  al  richiedente  il  giorno 
dell'audizione sommaria e mediante il quale l'ha reso attento circa la 
necessità di consegnare, entro le 48 ore, un documento d'identità o di 
viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata  consegna  e  in 
assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della sua domanda 
d'asilo,

i verbali d'audizione del 7 settembre 2010 (di seguito: verbale 1) e del  
22 settembre 2010 (di seguito: verbale 2),

il  verbale della  decisione dell'UFM del  22 settembre 2010, notificata 
oralmente all'interessato lo  stesso giorno (cfr. Avviso di  notifica e di 
ricevuta), 

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 28 settembre 2010 (cfr. timbro del  
plico raccomandato), 

la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuta  via  fax  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  in  data 
29 settembre 2010, 

l'inoltro da parte del ricorrente di mezzi di prova registrati su supporto 
elettronico  DVD in  data  29  settembre  2010  (ricezione  da  parte  del 
Tribunale il giorno seguente), 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del 
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla legge del 17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale 

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federale  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998 
sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  LTAF,  nonché 
art. 105 LAsi e art. 83 lett. d cpv. 1 LTF),

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art.  52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato ha dichiarato di  essere cittadino pakistano,  originario di 
B._______  (Pakistan),  con  ultimo  domicilio  a  C._______  (Pakistan) 
sino al suo espatrio all'inizio del mese di (...) 2010 e di lavorare presso 
diverse emittenti radio e come attore in serie TV, 

che l'interessato ha affermato di essere stato minacciato, a partire dal 
2005, da suo cugino e da altre persone talebane, appartenenti ad un 
gruppo D._______, che gli avrebbero intimato di smettere con la sua 
professione,  poiché  egli  avrebbe  parlato  male  di  loro  e  l'attività  di 
attore  nelle  serie  TV  sarebbe  considerata  contraria  ai  valori 
musulmani; che egli avrebbe rifiutato di farlo e si sarebbe trasferito a 
C._______;  che,  ciò  nonostante,  l'interessato  sarebbe  stato 
continuamente  minacciato  di  morte,  ragion  per  cui  sarebbe  stato 
costretto ad espatriare; che, inoltre, a causa delle recenti alluvioni in 
Pakistan,  la  sua  casa  sarebbe  distrutta  e  quindi  non  potrebbe  più 
ritornarvi,

che  l'interessato  ha  dichiarato  di  essere  partito  da  E._______ 
(Pakistan)  in  nave,  nascosto  in  un container,  e  di  aver  raggiunto  la 
Turchia,  dove  sarebbe  stato  condotto  in  auto  in  una  città,  in  cui 
sarebbe rimasto per quattro o cinque giorni chiuso in una stanza; che 
da  lì  avrebbe  proseguito  il  viaggio  in  nave  fino  a  raggiungere  una 
località  sconosciuta  in  Italia  il  (...),  dove,  successivamente,  avrebbe 
preso un treno fino a F._______ (Italia), in cui vi sarebbe rimasto per 
cinque  giorni;  che,  infine,  avrebbe  raggiunto  illegalmente  in  auto 
G._______ (Svizzera), 

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità, 

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che nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato, da un lato, che il 
richiedente  non  ha  consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia 
d'asilo alcun documento d'identità o di viaggio valido entro le 48 ore 
successive  alla  prima audizione; che,  dall'altro  lato,  detto  Ufficio  ha 
ritenuto che nessuna delle eccezioni previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi è 
realizzata nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento verso  il  Pakistan,  siccome  lecita, 
esigibile e possibile,

che,  nel  ricorso, l'insorgente  contesta  la  decisione  dell'UFM, 
sostenendo che vi sarebbero nel suo caso delle ragioni scusabili che 
giustificano  la  mancata  tempestiva  presentazione  dei  documenti 
d'identità,  per  le  quali  l'autorità  inferiore  avrebbe dovuto  entrare  nel 
merito  della  sua  domanda  d'asilo  e  la  decisione  qui  impugnata 
dovrebbe  essere  annullata;  che,  in  particolare,  sarebbe  stato 
impossibilitato a procurarsi i suoi documenti, in quanto sarebbero stati 
trattenuti dal passatore; che, inoltre, egli avrebbe fatto tutto quanto era 
in  suo  potere  per  cercare  di  farsi  inviare  la  sua  carta  d'identità, 
contattando suo fratello in  Pakistan,  da cui tuttavia avrebbe appreso 
che  siffatto  documento  si  trovava  nella  valigia  che  era  stata 
consegnata al passatore e che non gli sarebbe più stata restituita; che 
le  osservazioni  dell'UFM  circa  l'inattendibilità  delle  sue  spiegazioni  
sulle  sorti  dei  suoi  documenti,  la  violazione  del  suo  dovere  di 
collaborare  nonché  dei  suoi  chiari  obblighi  d'identificarsi,  sarebbero 
frutto  di  una  valutazione  arbitraria,  soggettiva  e  assurda;  che,  in 
aggiunta, egli sostiene di aver descritto in modo dettagliato le modalità 
del viaggio d'espatrio; che, inoltre, il ricorrente fa valere che sarebbero 
necessari  ulteriori  approfondimenti  in  relazione  al  suo  statuto  di 
rifugiato e all'esecuzione del suo allontanamento; che, anzitutto, l'UFM 
avrebbe  dovuto  raccogliere  e  considerare  i  mezzi  di  prova  che  lui  
avrebbe anticipato di poter fornire, nonché avrebbe dovuto verificare le 
sue allegazioni e i rischi che incorrerebbe nel contesto pakistano, dove 
la  sua  vita  sarebbe  in  gravissimo  pericolo,  considerata  la  natura 
pubblica  della  sua  attività  e  le  minacce  ricevute;  che,  quanto  alle 
incongruenze  rilevate  dall'UFM,  egli  ha  rimandato  a  quanto  già 
affermato in sede di audizione ed ha altresì reiterato la logicità delle 
sue  allegazioni;  che,  infine,  ritenuta  la  situazione  disastrosa  in 

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Pakistan, soprattutto nella regione di H._______ da cui proviene, dove 
vi sarebbe anche stata una grave serie di inondazioni che avrebbero 
distrutto  la  sua  casa,  dovrebbe  essergli  riconosciuta  l'ammissione 
provvisoria, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti 
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'ammissione 
provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda d'esenzione dal 
pagamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali, 

che, con lettera raccomandata del 29 settembre 2010, il ricorrente ha 
inoltrato al Tribunale i mezzi di prova annunciati nel ricorso, ovvero un 
DVD, contenente 11 filmati ed alcune fotografie, i quali proverebbero il  
suo lavoro di attore e i suoi interventi pubblici di carattere politico, che 
sarebbero alla base dei timori che l'avrebbero costretto ad espatriare; 
che detti mezzi probatori sarebbero stati conservati nel suo spazio sul 
social network Facebook ed avrebbe potuto produrli solo ora a causa 
di difficoltà tecniche, 

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo  (in 
particolare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 

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professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6),

che, nel caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che,  in  relazione  a  quanto  già  rettamente  rilevato  dall'UFM  nella 
decisione  impugnata  circa  la  mancata  presentazione  dei  documenti 
d'identità  da  parte  del  ricorrente,  non  è  plausibile  che  la  sua  carta 
d'identità  si  sia  trovata  nella  valigia  che  avrebbe dato  al  passatore,  
senza che lui ne fosse al corrente (cfr. verbale 2 D10-17 e ricorso pag. 
2), come lo dimostrano le sue incongruenti e illogiche allegazioni; che,  
innanzitutto,  il  ricorrente  ha  reso  versioni  contraddittorie,  in  quanto 
inizialmente  ha  affermato  che  la  sua  carta  d'identità  si  trovava  in 
Pakistan  presso  suo  fratello  (cfr.  verbale  1  pag. 5),  mentre  che,  in 
seguito, ha affermato in prima persona personale che: "Avevo lasciato 
una carta d'identità in una valigia a mio fratello che però l'ha data a 
qualcun  altro"  (cfr.  verbale  2  D5);  che,  inoltre,  è  contrario  ad  ogni 
logica che il  ricorrente  non abbia saputo  che la  sua carta  d'identità 
sarebbe stata nella suddetta valigia, allorquando ha dichiarato che lui 
stesso l'ha consegnata al passatore (cfr. ibidem D14) e ritenuto che è 
stato in grado di indicarne il contenuto (cfr. verbale 2 D11 e D18); che  
non  è  del  resto  credibile  che  quest'ultima  sia  stata  consegnata  al 
passatore, invece di rimanere nelle mani del ricorrente quale bagaglio 
personale (cfr. ibidem D10 e 12), 

che, d'altronde, non si giustifica il motivo per cui il ricorrente avrebbe 
consegnato il suo passaporto al passatore, il quale non glielo avrebbe 
restituito,  allorquando  tale  documento  era  autentico,  valido  e,  di  
conseguenza,  costituisce  un  perfetto  documento  di  viaggio 
(cfr. verbale 1 pag. 4), 

che,  di  conseguenza,  le  asserzioni  rese  dal  ricorrente  non 
costituiscono una ragione valida per giustificare la mancata esibizione 
di documenti ai sensi della legge, 

che,  peraltro,  a  proposito  delle  circostanze  del  viaggio  d'espatrio,  il 
ricorrente non ha saputo fornirne alcun dettaglio, segnatamente, non 
ha saputo indicare il nome o la bandiera della nave, con cui avrebbe 
viaggiato  dalla  Turchia,  come  pure  la  durata  precisa  di  tale  tragitto 
(cfr. verbale 1 pag. 7); che non è stato altresì in grado di affermare in 

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quale località avrebbe soggiornato in Turchia, dove successivamente 
sarebbe  sbarcato  in  Italia,  da  dove  avrebbe  preso  il  treno  per 
F._______ e,  infine,  descrivere  minimamente il  posto in  cui  avrebbe 
soggiornato a F._______ (cfr. ibidem); che, peraltro varcare il confine 
Shengen  senza  subire  alcun  controllo  e  senza  documenti,  come 
l'insorgente  ha  dichiarato  (cfr. ibidem),  risulta  oggi  perlomeno 
estremamente difficoltoso, 

che,  pertanto,  l'insorgente  non  può  aver  viaggiato  nelle  circostanze 
descritte, 

che, vista l'inverosimiglianza delle  circostanze del  viaggio d'espatrio, 
nonché  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni 
del ricorrente circa la mancata presentazione dei documenti d'identità,  
v'è ragione di  concludere che l'insorgente dissimuli  i  suoi  documenti 
d'identità per i bisogni della causa,

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi,  
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità  
di rifugiato del richiedente,

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 

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rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, segnatamente, il ricorrente non è stato in grado di comprovare e 
circostanziare  i  fatti  addotti  a  sostegno  della  sua  domanda  d'asilo, 
ovvero il fatto di essere minacciato a causa della sua attività di attore e 
per i suoi asseriti interventi pubblici in televisione e alla radio contro i  
talebani;  che,  d'altronde,  non  è  condivisibile  la  censura  ricorsuale 
dell'insorgente, secondo cui rimprovera all'UFM di non aver verificato 
le  sue  allegazioni  e  i  rischi  che  incorrerebbe  in  patria  in 
considerazione  della  sua  professione,  allorquando  spetta  al 
richiedente, ovvero a colui che adduce un fatto di apportarne la prova; 
che,  a  guisa  d'esempio,  il  ricorrente  non è  stato  in  grado  di  fornire 
alcuna spiegazione chiara e circostanziata sulle sue pretese attività, 
nonché  su  quello  che  gli  sarebbe  stato  rimproverato  da  parte  dei  
talebani,  limitandosi  a  riferire  i  ruoli  che  avrebbe  interpretato 
(cfr. verbale 2 D28-32) ed a dichiarare di aver parlato male dei talebani 
o  di  aver  condannato  pubblicamente  le  loro  azioni  in  programmi 
televisivi (cfr. verbale 1 pag. 6 e verbale 2 D33 e D47); che, peraltro, il  
comportamento dell'insorgente si distingue per il suo carattere illogico, 
avuto riguardo alle pretese minacce di cui sarebbe stato vittima e che 
l'avrebbero  costretto  ad  espatriare;  che,  infatti,  se  egli  fosse  stato 
costantemente minacciato di morte da tre o quattro anni (cfr. verbale 1 
pagg.  5-6),  rispettivamente  se  l'avessero  seriamente  minacciato  di 
morte  nel  (...)  2008  (cfr. verbale  2  D60-61  e  verbale  2  D74)  e  tali  
minacce fossero continuate un paio di volte al mese, egli non avrebbe 
di  certo  atteso  né  il  2009  per  sporgere  denuncia,  né  il  mese  di 
(...) 2010 per espatriare (cfr. verbale 1 pag. 1 e verbale 2 D78); che, in 
aggiunta, il ricorrente non ha reso allegazioni lineari circa le evocate 
minacce  subite;  che,  infatti,  egli  è  incappato  in  una  contraddizione, 
dichiarando  che  non  avrebbe  avuto  problemi  seri  fino  al  2008 
(cfr. verbale  2  D92);  che,  alla  luce  dell'evocate  allegazioni  del 
ricorrente,  i  suoi motivi  d'asilo  sono già manifestamente inverosimili;  
che,  in  siffatte  circostanze,  i  filmati  registrati  sul  DVD  che  egli  ha 
presentato  quali  mezzi  di  prova  sono  manifestamente  inadeguati  e 
irrilevanti,  in  quanto  nulla  provano  circa  l'esistenza  di  minacce  nei  

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confronti  del  ricorrente  da  parte  dei  talebani,  in  ragione  della  sua 
asserita professione; che lo stesso vale per le foto contenute nel citato 
DVD,  le  quali  costituiscono  delle  semplici  rappresentazioni  che 
raffigurerebbero il  ricorrente assieme ad altri  individui  in  circostanze 
irrilevanti;  che,  visto  tutto  quanto  sopra,  il  Tribunale  non  può  che 
concludere  alla  palese  inverosimiglianza  dei  motivi  d'asilo  del 
ricorrente,  senza  che  sia  necessario  evocare  gli  ulteriori  e 
innumerevoli elementi d'inattendibilità del suo intero racconto,  

che, per conseguenza, le dichiarazioni rese dal ricorrente sono state 
rettamente  considerate  inverosimili  dall'UFM  con  riferimento  all'art. 
32 cpv. 3 lett. b LAsi,  

che,  inoltre,  l'invocazione  delle  alluvioni  in  Pakistan,  che  avrebbero 
causato la distruzione della sua casa (cfr. verbale 1 pag. 7 e verbale 2 
D48), non costituisce palesemente un motivo d'asilo rilevante ai sensi 
dell'art. 3 LAsi, 

che,  pertanto,  non  risultano  elementi  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 3 lett. c LAsi  da  cui  dedurre  la  necessità  d'ulteriori 
accertamenti  ai  fini  della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato 
dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  DTAF  2009/50  consid.  5-8 
pagg. 725-733 e DTAF 2007/8 consid. 5,6, 5-5.7 pag. 90 e segg.), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Pakistan possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della convenzione 
del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30), 
l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) o 
esporre  il  ricorrente  in  Patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  
trattamenti  contrari  all'art.  3  della  convenzione  del  4 novembre 1950 
per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell’uomo  e  delle  libertà  fondamentali  
(CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della convenzione del 10 dicembre 1984 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

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che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art.  
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la  
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  pregiudiziali 
dell'11 agosto 1999  [OAsi  1,  RS  142.311];  Giurisprudenza  ed 
informazioni della Commissione svizzera di  ricorso in materia d'asilo 
[GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Pakistan  non  appare, 
notoriamente,  caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nell'integralità 
del territorio nazionale, 

che, quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli è giovane e 
celibe senza alcuna persona a carico, nonché vanta una formazione 
scolastica e diverse esperienze professionali; che, infatti, a differenza 
di  quanto  pretenderebbe  far  credere,  oltre  all'attività  di  attore  e 
intervistatore, il ricorrente ha lavorato anche come (...), (...) o in un (...)  
(cfr. verbale 1 pag. 2 e verbale 2 D25 e D38-39 a confronto con D47); 
che,  inoltre,  il  ricorrente,  dispone  in  patria  di  un'importante  rete 
sociale, ritenuto che vi risiedono sua madre, suo fratello e sua sorella, 
nonché altri  parenti,  amici  e  colleghi,  da  cui  egli  può senza  dubbio 
ottenere un sostegno (cfr. verbale 1 pag. 3 e verbale 2 D19-24 e D40-
43); che, d'altronde, malgrado le alluvioni in Pakistan, il ricorrente ha 
una  casa  dove  poter  risiedere  (cfr. verbale  2  D52-53);  che,  infine, 

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l'insorgente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di  
salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria 
(cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di 
causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per motivi  
medici, 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi;  DTAF  2008/34  consid.  12  pagg.  513-515);  che 
l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a:

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
I._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di I._______ (via fax, 
per  l'incarto  N  [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  al 
ricorrente e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- J._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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