# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e7c60dba-020c-50c7-95e7-85c01b257689
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 12.11.2008 11.2008.148
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2008-148_2008-11-12.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2008.148

  	
  Lugano,

  12 novembre
  2008/sc

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 300.1998
(R.154/155.2007) della Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  CO 1, __________

   

  per ottenere il rinnovo dell'incarico come curatore amministrativo
  di 

   

  CO 4 

   

  subordinatamente per ottenere la sostituzione del nuovo
  curatore

   

  CO 2 

   

   con la madre 

   

  CO 3;

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev’essere accolto
l’appello del 17 settembre 2008 presentato da RI 1 contro la decisione emessa
il 

                                              1° settembre 2008 dalla Sezione degli enti locali, Autorità di
vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 7 luglio 2005 la CO 1 ha posto sotto curatela
amministrativa CO 4 (1982). In qualità di curatore essa ha designato il
fratello di lui, RI 1. Un anno e mezzo dopo, il 28 gennaio 2007, RI 1 ha informato
la CO 1 che dal 1° gennaio 2007 il fratello si era domiciliato a __________. La CO 1 ha invitato così il 16 luglio
2007 la Commissione tutoria regionale __________, __________, ad assumere la
curatela, sollecitando più volte RI 1 a presentare un rendiconto annuo
intermedio. Finalmente, il 18 dicembre 2007, essa ha approvato il rendiconto
intermedio al 30 settembre 2007, rettificando il valore della sostanza e
l'utile di esercizio. Quel medesimo giorno essa ha deciso altresì di non
rinnovare l'incarico a RI 1, designando in sua vece CO 2 finché la Commissione
tutoria regionale __________ avesse nominato un nuovo curatore.

 

                                  B.   Contro
le due decisioni appena citate RI 1 è insorto all'Autorità di vigilanza sulle
tutele con un ricorso del 26 dicembre 2007 nel quale, senza formulare richieste
precise, ha censurato – per sé e in rappresentanza del fratello CO 4 –
l'operato della CO 1. Il giorno stesso ha adito l'Autorità di vigilanza anche
la madre del curatelato, CO 3, criticando a sua volta la CO 1 e postulando la
revoca delle due decisioni. Con osservazioni del 

                                         24 gennaio 2008 la CO 1 ha proposto di respingere entrambi i ricorsi. CO 4, RI 1 e CO 3 sono poi
stati convocati personalmente dall'Autorità di vigilanza, davanti alla quale
hanno avuto modo di esprimersi il 29 luglio 2008.

 

                                  C.   Statuendo
il 1° settembre 2008, l'Autorità di vigilanza ha dichiarato il ricorso di CO 4
irricevibile, mentre ha accolto parzialmente i ricorsi di RI 1 e CO 3, nel
senso che ha modificato il valore della sostanza e
l'utile di esercizio stabiliti dalla CO 1 ai fini del rapporto intermedio presentato
dal curatore. Per il resto essa ha respinto i due ricorsi, confermando la
decisione con cui la CO 1 aveva risolto di non rinnovare l'incarico a RI 1 e di
designare in sua sostituzione CO 2 fino al momento in cui la Commissione tutoria
regionale __________ avesse nominato un nuovo curatore. In esito alla decisione
l'Autorità di vigilanza non ha prelevato tasse né spese.

 

                                  D.   RI 1
ha impugnato la decisione dell'Autorità di vigilanza con un appello del 17 settembre
2008 davanti a questa Camera per ottenere che sia “fatta chiarezza” sul
suo operato “di curatore e di
non curatore, ossia prima e dopo il periodo di curatela amministrativa durata
due anni (…) mediante l'esame da parte di un professionista di una fiduciaria
indipendente (…) di tutta la documentazione” in suo
possesso, che sia “fatta chiarezza” sull'operato della CO 1 e dell'Autorità di vigilanza sulle tutele,
come pure che “seguano soluzioni e risposte dal gusto dolce e riparatorio” a
tutte le sue “rivendicazioni legali, come ad esempio il [suo] diritto di
esercitare la professione di tutore e curatore in Ticino, e finanziarie”.
L'appello non ha formato oggetto di intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emanate dall'Autorità di vigilanza sulle tutele sono
impugnabili dinanzi al Tribunale d'appello nel termine di venti giorni (art. 48
della legge sull'organizzazione
e la procedura in materia di tutele e curatele, dell'8
marzo 1999, cui rinvia l'art. 39 LAC). La procedura è quella ordinaria degli
art. 307 segg. CPC, con le particolarità – per analogia – dell'art. 424a
CPC. Consegnato alla posta il 20 settembre 2008, l'appello in esame è dunque
tempestivo.

 

                                   2.   L'Autorità
di vigilanza ha preso atto che nel corso dell'audizione tenutasi il 29 luglio
2008 il curatore contestava le uscite non ammesse dalla CO 1 ai fini del noto rendiconto
intermedio (art. 423 cpv. 1 e 2 CC), di modo che ha passato in rassegna le
poste litigiose (fr. 356.15 complessivi per gli abbonamenti annui a due
quotidiani, fr. 500.– prelevati
dal curatore per necessità personali, fr. 629.60 per l'acquisto di materiale
d'ufficio e fr. 246.90 per spese varie), riconoscendole fino a concorrenza di
fr. 901.40. Ciò posto, essa ha ridotto conseguentemente il valore della sostanza e l'utile di esercizio stabiliti dalla CO 1.

 

                                         Quanto al
mancato rinnovo in carica di RI 1, l'Autorità di vigilanza ha ricordato che un
curatore – come un tutore (art.
367 cpv. 3 CC) – è designato
per due anni (art. 415 cpv. 1 CC), scaduti i quali la CO 1 non è tenuta a
rieleggerlo. Il periodo di nomina essendo decorso in concreto nel settembre del
2007, RI 1 non poteva pretendere di continuare a esercitare la funzione.
Inoltre – ha soggiunto l'Autorità
di vigilanza – nel dicembre del
2006 RI 1 aveva eseguito prelevamenti non autorizzati e aveva attinto la
propria mercede direttamente dalla sostanza del curatelato, in violazione
dell'art. 416 CC. Per di più, come curatore egli ha consegnato i rendiconti in
ritardo e si è dimostrato renitente verso la CO 1, tant'è che ha prodotto i
documenti giustificativi a lui richiesti per l'approvazione del rendiconto solo
in sede di ricorso. Infine, egli era solito anticipare lo spillatico al fratello,
ciò che non rispondeva agli interessi di lui. Comunque fosse, secondo l'Autorità
di vigilanza, nelle condizioni descritte la CO 1 poteva quindi rimuovere il
curatore per inidoneità (art. 445 cpv. 2 CC).

 

                                         Con
riferimento alla persona del nuovo curatore, l'Autorità di vigilanza ha
rilevato che la scelta di CO 2 da parte della CO 1 poteva essere contestata, come
figurava esplicitamente nel dispositivo della decisione impugnata, entro dieci
giorni davanti alla stessa CO 1 (art. 388 cpv. 2 CC). Ciò non era avvenuto. CO
3 potrà in ogni modo – ha
concluso l'Autorità di vigilanza – proporsi come curatrice davanti alla Commissione tutoria regionale __________
al momento in cui questa assumerà il caso.

 

                                   3.   Un
appello deve contenere fra l'altro, sotto pena di nullità, le richieste di
giudizio (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5). In concreto tali
richieste appaiono già di primo acchito fuori argomento. Litigiose erano, davanti
all'Autorità di vigilanza, le rettifiche apportate dalla CO 1 al rendiconto
intermedio del curatore e la mancata rielezione di lui per i due anni successivi,
rispettivamente la preferenza data dalla CO 1 a CO 2 in qualità di nuovo
curatore rispetto alla madre del pupillo. Le domande dell'appello non sono in
alcun nesso con simili questioni: RI 1 non chiede che le rettifiche
(parzialmente modificate dall'Autorità di vigilanza) al rendiconto intermedio
siano annullate, né che la CO 1 lo rinomini in qualità di curatore o designi
come nuova curatrice CO 3. Chiede che sia “fatta chiarezza” sul
suo operato “prima e dopo il
periodo di curatela amministrativa (…) mediante l'esame da parte di un professionista
di una fiduciaria indipendente (…)”, che sia “fatta
chiarezza” sull'operato della CO 1 e dell'Autorità di
vigilanza sulle tutele, come pure che “seguano soluzioni e risposte dal gusto
dolce e riparatorio” a tutte le sue “rivendicazioni legali (…) e finanziarie”. Si
tratta di pretese estranee all'oggetto della contesa. Già per tale ragione
l'appello va dichiarato irricevibile.

 

                                   4.   Si
volesse da ciò prescindere e transigere sulla formulazione delle domande, l'appello
non sarebbe destinato a miglior sorte. Oltre alle richieste di giudizio, un
appello deve contenere invero – sempre sotto pena di nullità – i motivi di fatto e di diritto su cui si fonda (art. 309 cpv. 2
lett. e CPC combinato con il cpv. 5). Nel caso in esame si cercherebbe invano
di sapere perché le rettifiche apportate dalla al rendiconto intermedio del
curatore e la mancata rielezione di lui per i due anni successivi, rispettivamente
la preferenza data dalla CO 1 a CO 2 in qualità di nuovo curatore rispetto alla
madre del pupillo, sarebbero criticabili. L'appellante narra per otto pagine
fitte la cronistoria della sua famiglia, non senza invettive e recriminazioni
nei confronti di autorità amministrative, servizi sociali, medici, avvocati e
pressoché tutti i professionisti con cui egli è entrato in relazione. In fondo
all'ottavo foglio egli sembra accennare a un suo presunto diritto di eser­citare
la carica di curatore, ma non si confronta per nulla con l'argomentazione
dell'Autorità di vigilanza, secondo cui un curatore è designato per due anni,
scaduti i quali la CO 1 non è tenuta a rieleggerlo. Al proposito l'appello si
rivela dunque, già a un primo esame, irricevibile per carenza di motivazione.

 

                                         L'appellante
allude altresì (pag. 8 in basso del memoriale) a un presunto accordo da lui
raggiunto il 29 luglio 2008 con l'Autorità di vigilanza sulle tutele. Se non
che, di tale accordo tutto si ignora. L'unico punto su cui l'Autorità di
vigilanza risulta essere stata d'accordo con il ricorrente è, stando al verbale
di quell'udienza (act. 12), che “per la verifica della contabilità, con la copiosa documentazione in
possesso del signor RI 1 (relativa ad almeno dieci anni, circa dal 1996),
occorrerebbe un controllo da parte di una fiduciaria, di un professionista” (primo foglio in fondo). L'Autorità di
vigilanza non ha confermato tuttavia la decisione della CO 1 sul mancato
rinnovo del curatore rimproverando a quest'ultimo insufficienze o errori
contabili. L'ha confermata perché nel dicembre del 2006 RI 1 aveva eseguito
prelevamenti non autorizzati dalla sostanza del curatelato, perché aveva
attinto la propria mercede direttamente da quel patrimonio, perché ha consegnato
alla CO 1 i rendiconti in ritardo, perché si è dimostrato renitente nella
consegna dei documenti giustificativi e perché era solito anticipare lo
spillatico al fratello, ciò che non rispondeva al bene di lui. Con tali addebiti
l'appellante non si confronta neppure di scorcio, onde – una volta di più –
l'irricevibilità dell'appello per carenza di motivazione.

 

                                         Certo,
l'appellante sollecita anche “un'accettazione
incondizionata” delle richieste
di sua madre e di suo fratello CO 4. A parte il fatto però che rimarrebbe da
appurare quali siano tali richieste, in sede di appello possono fungere da
patrocinatori esclusivamente gli avvocati ammessi al libero esercizio della
professione nel Cantone e le persone che detengono una rappresentanza legale
(art. 64 cpv. 1 CPC), cui si aggiungono a determinate condizioni taluni
rappresentanti processuali (art. 64a cpv. 1 e 2 CPC). L'appellante non
rientra in nessuna delle tre categorie. Non essendo stato rieletto curatore, in
specie, egli non può considerarsi nemmeno alla stregua di un rappresentante
legale. Ne segue che l'appello va dichiarato irricevibile per carenza di legittimazione
processuale del rappresentante (art. 97 n. 4 CPC) anche nella misura in cui
verte su richieste del curatelato e della madre di lui.

 

                                   5.   Gli
oneri dell'attuale giudizio seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC),
mentre non si attribuiscono ripetibili, l'appello non avendo formato oggetto di
intimazione e non avendo cagionato perciò costi apprezzabili.

 

                                   6.   Circa
i rimedi giuridici esperibili contro l'odierna sentenza sul pia­no federale
(art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso delle rettifiche
apportate al rendiconto intermedio del curatore non raggiunge la soglia di fr.
30 000.– evocata dall'art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF. Le decisioni inerenti alla nomina di un tutore o di un
curatore sono impugnabili nondimeno con ricorso in materia civile (art. 72 cpv.
2 lett. b n. 6 LTF) senza riguardo – per loro indole – a questioni di valore, sempre che la nomina possa causare al
ricorrente un pregiudizio irreparabile (Breitschmid in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione,
n. 11 ad art. 388–391 CC). 

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC

 

e vista sulle spese la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:              1.   L'appello
è irricevibile.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 300.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
350.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione:

                                         –;

                                         –;

                                         –;

                                         –
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle
tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati
dagli art. 95
 a 98
LTF entro il termine stabilito
dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere
pecuniario il ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore
litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.