# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cb96f097-d99f-5055-98e3-109d08ddcc34
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-05-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.05.2005 35.2004.103
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2004-103_2005-05-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2004.103

   

  rs/td

  	
  Lugano

  2 maggio 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 dicembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 8 novembre 2004 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 23
ottobre 2000 RI 1 - dipendente della CO 1 e perciò assicurata d’obbligo contro
gli infortuni presso la stessa CO 1 - mentre stava camminando è caduta
improvvisamente a terra, procurandosi escoriazioni ed ematomi alle rotule (cfr.
doc. 1).

 

                                         Il caso è
stato assunto dall’Istituto assicuratore, il quale ha regolarmente corrisposto
le prestazioni di legge.

 

                                         Agli atti
non risultano dei periodi di inabilità lavorativa.

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di febbraio 2004 all’assicuratore LAINF è stata annunciata una
ricaduta determinata da disturbi al ginocchio destro (cfr. doc. 3).

 

                               1.3.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l’Istituto assicuratore
convenuto, con decisione formale del 13 agosto 2004, ha negato il proprio
obbligo a prestazioni relativamente ai disturbi oggetto dell’annuncio di
ricaduta, poiché, da un lato, essi si troverebbero in una relazione di
causalità solamente possibile con l’evento infortunistico del novembre 2000 e,
dall’altro, i dolori occasionali al ginocchio non rientrano nel criterio di
segni ponte (cfr. doc. 8).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurata, l’Istituto assicuratore convenuto,
l’8 novembre 2004, ha confermato il contenuto del suo primo provvedimento (cfr.
doc. A1).

 

                               1.4.   Contro la
decisione su opposizione dell’8 novembre 2004 l’assicurata, il 17 dicembre
2004, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale si è così espressa:

 

" 
Interpongo ricorso alle sopra citate decisioni
per le ragioni esposte nelle corrispondenze personali e nelle documentazioni
mediche, di cui allego copia.

 

La sottoscritta ha ripreso l'attività lavorativa,
non utilizza più le stampelle, si sottopone alla fisioterapia ed esegue
diligentemente a casa gli esercizi insegnati. L'ulcera non esiste più e mi
permetto di allegare copia di quanto descritto in merito nel dizionario medico
Larousse.

 

Mi dichiaro onesta nei confronti della CO 1 e
ritengo che le decisioni di quest'ultima siano di carattere finanziario, ossia:

 

- infortunio =  100% a carico del Servizio
sinistri

- malattia   =    10% a carico della
dipendente/assicurata.

 

Non è questo che mi interessa. La mia opposizione
si riferisce a un senso di giustizia anche nei confronti dei miei medici
curanti che godono del mio apprezzamento.

Ho lavorato in passato per un medico di fiducia
della CO 1, dr. __________, al quale va ancora oggi tutta la mia gratitudine
per i suoi esemplari insegnamenti.

 

Sono unicamente colpevole di aver lavorato
malgrado avessi dolori al ginocchio poiché mi ritengo coscienziosa e sincera.
Prima dell'infortunio non ho mai avuto problemi di nessuna natura alle
ginocchia." (Doc. I)

 

                               1.5.   La CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa, con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc.
III).

 

                               1.6.   Il 13
gennaio 2004 l’assicurata, allegando alcuni documenti attinenti, in
particolare, a fatture mediche, farmaceutiche, di taxi per recarsi a una visita
medica (cfr. doc. B1-B8), ha osservato:

 

" 
(…)

Specifico innanzitutto che la mia funzione non è di
"responsabile del Centro" ma bensì di segretaria. Mi si assegnano
compiti oltre misura che ho sempre espletato con la vo­lontà innata.

 

Riconfermo quanto già scritto nelle mie precedenti corrispondenze
e aggiungo quanto segue:

 

1)   Rilevo alla
vostra attenzione che verso la fine del 2002 sono sfortunatamente scivola­ta e
caduta sulla terrazza bagnata del Centro di formazione, battendo ancora il
ginocchio destro e la testa. Avevo allora avvertito un dipendente LAINF,
chiedendo la riapertura del caso, trattandosi, sempre dello stesso ginocchio.
Egli mi rispose: "sei sempre per ter­ra..." ... "riaprirò il
caso". Mi fidai e personalmente errai nel non aver chiesto copia del
relativo documento.

Motivi gravi, personali, non mi
permettono di descrivervi la ragione esatta per la quale il collega e
responsabile della LAINF non abbia compiuto il suo dovere.

 

2)   Soffrivo
molto e, dopo le cure contro il gonfiore, mi decisi di parlarne con il medico
di fa­miglia. Il dr. __________ di __________ mi consigliò di fissare un
appuntamento presso il dr. __________ di __________.

Allego copia dei conteggi riguardanti
la visita del 19 febbraio 2003 e di quanto ritirato in farmacia
(documenti 1 e 2). Il dr. __________ mi consigliò di portare una
ginocchiera. Questo supporto mi permise di lavorare nella normalità e mi
diede un sollievo non indif­ferente per un determinato periodo. Successivamente
i dolori sono riapparsi soprattutto durante la notte al punto di farmi decidere
per un controllo presso il dr. __________. Tutto il resto è già a vostra
conoscenza.

Tutti i miei colleghi ticinesi o
d'oltre Gottardo possono testimoniare che la ginocchiera era diventata la mia
compagna inseparabile. E così non ebbi interruzioni di attività lavo­rativa.

 

3)   I medici di
fiducia per i quali ho lavorato in passato (CO 1 in __________), ossia dr. __________
e dr. __________, provvedevano a convocare l'assicurato per un colloquio o una
vi­sita di fiducia nei casi di dubbia diagnosi o altro. Questo era un modo di
agire serio e onesto a cui il dir. __________ acconsentiva poichè era ed è una
persona per bene. La LAINF non ha adottato per me questa prassi.

 

4)   Allego copia
di una precedente corrispondenza relativa a un altro caso che mi concer­ne e
per il quale il Servizio giuridico non si è dimostrato, a mio modo di vedere,
corret­to (allegati 6-7-8).

 

5)   Il dr. __________
mi ha visitata all'Ospedale __________ di __________ il 10 dicembre 2004 (ve­dasi
allegato 4) e mi ha nuovamente convocata per il 28 gennaio prossimo (allegato
5) Egli potrà, se ritenuto opportuno, rilasciare un rapporto in merito allo
stato del ginocchio. La decisione non è di mia competenza.

 

6)   Terminerò la
fisioterapia il 18 gennaio prossimo. Quest'ultima seduta era stata rinviata da
parte mia il 3 gennaio scorso (Studio di fisioterapia __________ a __________
chiuso du­rante il periodo delle Festività) a causa di due lutti consecutivi a
fine anno che hanno colpito la mia famiglia.

Continuo personalmente e
quotidianamente a casa gli esercizi per migliorare la ten­sione muscolare. Ho
ripreso già da tempo l'attività lavorativa.

 

7)   Sono
allergica a qualsiasi medicamento antinfiammatorio per cui la sofferenza è
sempre stata superiore, rimediando poi con antidolorifici più blandi.

 

8)   Riconfermo,
per concludere, che quanto ho scritto non ha niente a che vedere con il
pagamento o meno delle fatture che concernono i miei casi d'infortunio non
ricono­sciuti. Ciò non mi cambia il tenore di vita.

Trattasi esclusivamente di un
principio di onestà e di serietà nei miei confronti, attiva da oltre 16 anni
presso la CO 1." (Doc. V)

 

                               1.7.   L’assicuratore
LAINF convenuto, il 7 febbraio 2005, ha precisato:

 

" 
(…)

-   controparte
non porta elementi nuovi sicché parte convenuta si riconferma integralmente con
quanto precedentemente indicato;

 

-   circa la
scivolata occorsa alla signora RI 1 verso la fine del 2002 e la presenza di "motivi
gravi, personali" nei confronti di un collaboratore del settore LAINF
da parte della signora RI 1, CO 1 ritiene queste presunte critiche un tantino
intempestive. Infatti, se vi fossero state delle vere difficoltà la signora RI
1 avrebbe dovuto agire (e sicuramente lo avrebbe fatto: la presente vertenza è
emblematica);

 

-   per quanto
attiene all'usanza che ogni collaboratore era visitato dal medico di fiducia di
CO 1 necessita sottolineare che i referti medici inerenti il caso della signora
RI 1 sono stati valutati da diversi medici fiduciari di CO 1 (attivi sia nella
Svizzera tedesca che in Ticino) e ciò con l'evidente scopo di garantire una
valutazione oggettivamente ineccepibile;

 

-   circa la
presunta "scorrettezza" del servizio giuridico osserviamo che
gli atti prodotti dalla signora RI 1 concernono una problematica di __________
cioè della protezione giuridica di CO 1 e sono pertanto estranei alle
problematiche LAINF.

 

Sulla base di quanto sopra CO 1 chiede cortesemente la conferma
della decisione impugnata." (Doc. VII)

 

                               1.8.   Pendente
causa il TCA ha interpellato il Dr. med. __________, spec. FMH in chirurgia,
medicina sportiva (SSMS), in merito all’eziologia del danno alla salute
presentato nel 2004 dall’assicurata al ginocchio destro (cfr. doc. VIII).

 

                                         Lo
scritto del Dr. __________, il cui contenuto verrà discusso nel merito della
vertenza, è pervenuto il 24 febbraio 2005 (cfr. doc. IX).

 

                                         Questa
Corte ha chiesto ulteriori chiarimenti allo specialista, il quale ha risposto
il 3 marzo 2005 (cfr. doc. X; XI).

 

                               1.9.   I doc. VIII,
IX, X e XI sono stati sottoposti alle parti per osservazioni (cfr. doc. XII;
XIII).

 

                                         L’assicurata,
il 15 marzo 2005, ha rilevato:

 

" 
(…) ribadisco il mio concetto secondo cui se non
fossi caduta due volte non avrei mai avuto né problemi al menisco né alla
cartilagine e tanto meno dolore fisico e morale.

 

Ritengo che quanto descritto dai miei medici curanti,
dr. __________ di __________, in data 24 maggio e 9 luglio 2004, nonché
dal dr. __________ dopo l'intervento del 15 ottobre, sia più che sufficiente e
determinante per giungere a una conclusione in merito al mio caso.

 

Ripeto che è vergognoso dover interpellare diversi
medici fiduciari, come citato dal signor __________ del Diritto dei
sinistri della CO 1 - la prima in Svizzera - per dimostrare da chi di dovere
che "la lesione meniscale sia traumatica e a carico della LAINF."

 

Per quanto riguarda il problema
dell'"ulcera" sono personalmente convinta, senza aver avuto reperti
medici in passato, che lo sforzo del ginocchio nel camminare per lungo tempo
allo scopo di non mancare al lavoro, abbia provocato un danno da parte mia
inimmaginabile." (Doc. XIV)

 

                                         Dal canto
suo la CO 1, il 16 marzo 2005, ha puntualizzato:

 

" 
(…) sulla base delle considerazioni del dott.
med. __________ ed in assenza di "segni di ponte" sarebbe
improprio qualificare quanto annunciato il 13 febbraio 2004 dalla signora RI 1
di ricaduta dell'infortunio 23 ottobre 2000 poiché i dolori di cui l'assicurata
si duole sono da attribuire ad un'ulcera cartilaginea - cioè problematica di
natura degenerativa indipendente da un avvenimento infortunistico - divenuta
sintomatica." (Doc. XV)

 

                             1.10.   Il 21 marzo
2005 l’assicurata ha ribadito di essere caduta due volte, di avere forzato il
ginocchio camminando, di avere appreso della menzionata ulcera nell’ottobre
2004 e di avere erroneamente pensato dapprima al lavoro che alla sua persona
(cfr. doc. XVIII).

                             1.11.   Con scritto
pervenuto al TCA, il 22 marzo 2004, la CO 1 si è, infine, riconfermata nelle
sue allegazioni di cui al doc. XV. Inoltre ha specificato che il concetto
dell’assicurata in base al quale se non fosse caduta due volte non avrebbe problemi
né al menisco né alla cartilagine dev’essere respinto, anche in riferimento a
quanto attestato dal Dr. med. __________ (cfr. doc. XIX).

 

                             1.12.   Il doc. XIX è
stato trasmesso all’assicurata per conoscenza (cfr. doc. XX), mentre il doc.
XVIII è stato inviato, sempre per conoscenza, all’assicuratore LAINF convenuto
(cfr. doc. XXI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’Istituto assicuratore convenuto era o meno
legittimato a negare il diritto alle prestazioni relativamente al danno al ginocchio
destro, oggetto dell’annuncio di ricaduta dell’infortunio dell’ottobre 2000,
datato 13 febbraio 2004 (cfr. doc. 3).

                                         Più
concretamente, occorre verificare se i suddetti disturbi al ginocchio destro si
trovano o meno in una relazione di causalità, naturale e adeguata, con il
sinistro dell’ottobre 2000 assunto dall’assicuratore infortuni.

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA).

                                         Con la
stessa sono state modificate numerose disposizioni contenute nella LAINF.

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali applica di principio
le norme di diritto materiale in vigore al momento in cui si realizza la
fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 130 V 329; DTF 129 V 1; DTF 128
V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b;
STFA del 10 settembre 2003 nella causa Cassa pensioni X. c/ C., B 28/01; STFA
del 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01).

                                         Inoltre,
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell'esame della vertenza, si fonda
di regola sui fatti che si sono realizzati fino all'emanazione della decisione
amministrativa contestata (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV nr. 3; DTF 121 V 366
consid. 1b; qui: il 8 novembre 2004). 

                                         Di
conseguenza, nel caso in esame, visto che oggetto della presente vertenza è il
diritto a prestazioni per le cure mediche iniziate nel mese di febbraio 2004 a
causa della problematica al ginocchio destro, tornano applicabili le
disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.4.   Giusta
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le prestazioni
assicurative sono con­cesse in caso d'infortunio professionale, d'infortunio
non professionale e di malattie professionali.

 

                                         Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza
di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentare de la loi sur
l’assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, pag. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute
o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., pag. 71 e
A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Secondo
la giurisprudenza è data una ricaduta quando vi è recidiva di un danno alla
salute ritenuto guarito, che necessita di un trattamento medico,
rispettivamente provoca una (nuova) incapacità lavorativa. Con conseguenze
tardive si intende, per contro, un danno alla salute ritenuto guarito che
causa, durante un lasso di tempo prolungato, delle modifiche organiche o
psichiche, per cui si crea un ostato patologico differente (cfr. STFA del 20
ottobre 2004 nella causa M., U281/03, consid. 3.3.).    

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001 nella causa H., U 122/00).

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità é provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.7.   Dalle tavole
processuali emerge che nel mese di novembre 2000 l’assicurata ha annunciato un
infortunio-bagatella occorsole il 23 ottobre 2000.

                                         Dal
relativo formulario emerge che il sinistro è stato così descritto:

 

" 
Camminavo da __________, all’altezza circa di __________,
verso la __________ quando la scarpa destra rimase bloccata in un tombino;
caddi all’improvviso e pesantemente sull’asfalto, infortunando le ginocchia
sanguinanti." (Doc. 1)

 

                                         Nello
stesso documento, sotto “parte del corpo lesa”, rispettivamente sotto ”natura
della lesione”, figura che l’insorgente ha riportato lesioni ad ambo le
ginocchia, e meglio escoriazioni ed ematomi alle rotule (cfr. doc. 1).

 

                                         L’assicuratore
LAINF convenuto ha erogato le prestazioni del caso (cfr. doc. 2).

 

                                         Il 13
febbraio 2004 l’assicurata ha notificato all’Istituto assicuratore una ricaduta
dell’evento traumatico del mese di ottobre 2000 da ricondurre a disturbi al ginocchio
destro (cfr. doc. 3).

 

                                         Il Dr.
med. __________, spec. FMH fisiatria, riabilitazione, reumatologia, il 20
febbraio 2004, nel Certificato medico LAINF ha precisato:

 

" 
(…)

	
  2. Indicazioni 

      del paziente

  	
  Descrizione dell'infortunio e disturbi, ricaduta?

   

  Il 23.10.2000 caduta sulle ginocchia (contusione) in
  seguito in cura dal dott. __________ di __________. Da allora persistenza di
  dolori al ginocchio destro segnatamente a riposo. I disturbi si attenuano a
  riposo. Non gonfiori.

  
	
   

  	
   

  
	
  3. Stato 

      generale

  	
  a) Costatazioni particolari (stato d'animo, alcool,
  droghe, ecc.)

   

  Nulla da rilevare

   

  b) Conseguenze di malattie e d'infortuni; anomalie
  corporali 

      (invalidità)

   

  No.

  
	
   

  	
   

  
	
  4. Reperto 

      locale

  	
  Mobilità del ginocchio destro libera, non tumefazioni
  o versamenti articolari. Non ipertermia. Dolenzia alla pressione sulla rima
  articolare mediale. Spazio articolare e tessuto osseo nella norma

  
	
   

  	
   

  
	
  5. Diagnosi

  	
  Gonalgia destra in stato dopo contusione il 23.10.00.
  Sospetta lesione del menisco mediale.

  

 (Doc. 4)

 

                                         Il 23
febbraio 2004 la ricorrente è stata sottoposta a una risonanza magnetica del
ginocchio destro, che ha messo in luce:

 

" 
(…)

Minimo versamento intra
articolare nella borsa retro patellare.

Normale rappresentazione
dei legamenti crociati anteriori e posteriori e dei legamenti collaterali
interno ed esterno. Non evidenti cisti di Baker.

Regolare rappresentazione
del menisco esterno. Il menisco interno presenta nella parte centrale e nel
corno posteriore delle alterazioni degenerative con disomogeneità del segnale e
piccola fissura con decorso obliquo che raggiunge la superficie articolare
inferiore. Non evidenti comunque distacchi di frammenti meniscali
nell'articolazione.

Nel piatto tibiale interno
si evidenzia in sede sotto condrale una piccola lesione multicistica, con
ipointensità nella ponderazione T1 ed iperintensità nella ponderazione T2, con
bordi ben delimitati, delle dimensioni di ca. 7 mm. La cartilagine sovrastante
è leggermente irregolare, senza comunque chiare ulcere focali. Non evidenti
fratture "occulte". Iniziale assottigliamento pure della cartilagine
retropatellare e nel compartimento femoro-tibiale interno.

 

Conclusioni:

Minimo versamento intra
articolare. Alterazioni degenerative con piccola fissura nel corno posteriore
del menisco mediale. Piccola alterazione cistica sotto condrale da attribuire
ad esiti di lesione osteocondritico del piatto tibiale interno, dove vi sono
delle discrete alterazioni della cartilagine. Non evidenti lesioni
post-traumatiche ai legamenti crociati, collaterali o alle strutture
ossee." (doc. 11)

 

                                         Il medico
fiduciario della CO 1, Dr. med. __________, il 5 maggio 2004, sulla base degli
atti ha preso posizione in merito alla relazione di causalità tra la ricaduta
del mese di febbraio 2004 e il sinistro dell’ottobre 2000.

                                         Egli si è
così espresso:

 

" 
(…)

Wir können davon ausgehen,
dass das Ereignis vom 23.10.00 ein leichtes Ereignis gewesen sein muss. Wahrscheinlich
führte dieses nicht einmal zu einer Arbeitsunfähigkeit. Die jetzige Abklärung
des Kniegelenkes ergab absolut keine Zeichen einer posttraumatischen
Veränderung des Kniegelenkes. Insbesondere keine Bandverletzung und keine
typische posttraumatische Meniskusverletzung.

Unter Berücksichtigung
auch der langen Latenz seit dem Unfallereignis vor 4 Jahren, kann aus
versicherungsärztlicher Sicht die Rückfallkausalität nur mit möglich, aber
nicht mit der erforderlichen Wahrscheinlichkeit angegeben werden." (Doc.
12)

 

                                         Il 24
maggio 2004 il Dr. med. __________ ha puntualizzato che
la lesione del menisco subita dall’assicurata, risultante dalla RM del febbraio
2004, va a carico dell’assicurazione infortuni anche in presenza di alterazioni
degenerative del menisco (cfr. doc. 13).

 

                                         Il Dr.
med. __________, nuovamente interpellato dall’assicuratore LAINF convenuto, il
22 giugno 2004, ha rilevato:

 

" 
(…)

 

Für die Uebernahme einer Meniskusläsion,
allerdings auch wenn diese degenerativ wäre, ist ein Unfallereignis oder
mindestens ein sinnfälliges Ereignis die Voraussetzung. 2000 hat die Patientin
ein Ereignis erlitten. Zu diesem Ereignis kann aber keine überzeugende Brückensymptomatik
angegeben werden. (Wenigstens nach Aktenlage nicht). Somit müsste für die Uebernahme
einer Meniskusläsion ein neues Unfallereignis oder ein sinnfäIliges Ereignis
vorhanden sein, damit eine Uebernahme möglich wäre.

 

Fazit:

Falls kein neues sinnfäIliges Ereignis angegeben werden
kann und keine klare Brückensymptomatik angegeben wird, so bleibt es nur bei
der Ablehnung.

An die Brückensymptome müssen auch gewisse
Kriterien verlangt werden, wie eine durchgehende Schmerzhaftigkeit, welche
nicht nur zu ärztlichen Behandlungen führte, sondern auch zu Arbeitsunfähigkeiten.
Gelegentliche Schmerzen im Kniegelenk, welche zu keinen Einschränkungen
führten, erfüllen die Kriterien einer überzeugenden Brückensymptomatik nicht."
(Doc. 14)

 

                                         In uno
scritto indirizzato all’assicurata del 9 luglio 2004 il Dr. med. __________, in
relazione all’asserita assenza di “segni ponte”, ha affermato che “si sa
benissimo che lesioni del menisco possono essere asintomatiche anche per lunghi
periodi” (cfr. doc. A12).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurata avverso la decisione formale del 13
agosto 2004 con cui la CO 1 ha negato la propria responsabilità relativamente
ai disturbi al ginocchio destro notificati nel mese di febbraio 2004 (cfr. doc.
8, 9), l’assicuratore LAINF ha chiesto al Dr. med. __________, FMH medicina
interna, sottoponendogli gli atti riguardanti il caso dell’assicurata, se i
disturbi di cui soffre la stessa sono in relazione di causa almeno probabile
con il sinistro del 23 ottobre 2000. Il medico, il 25 ottobre 2004, ha risposto:

 

" 
No, solo possibile.

Per essere più esatto dovremmo avere le fotocopie
della cartella del Dr. med. __________ dal 23.10.2000 fino in data odierna, al
fine di poter oggettivare quante volte la signora RI 1 è stata visitata da lui
ed i motivi delle visite (per i segni di ponte).

 

Sarebbe interessante avere la videocassetta ed il
referto operatorio del 15.10.2004, in quanto questo ci può aiutare a vedere che
alterazioni degenerative vi sono e se ha una lesione meniscale del corno
posteriore tipo radiale o orizzontale frangiato." (Doc. 15)

 

                                         Il 15
ottobre 2004 l’assicurata è effettivamente stata operata presso l’Ospedale __________
di __________ dal Dr. med. __________, spec. FMH chirurgia e medicina sportiva
(SSMS).

                                         Dal
rapporto relativo all’intervento di artroscopia del ginocchio destro risulta:

 

" 
(…) 

Artroscopicamente si
conferma la lesione meniscale, è inferiore, orizzontale, al corno post. ma il
danno più importante e sicuramente la causa dei dolori è l'ulcera cartilaginea
con spongiosa viva sul PT sotto la parte intermedia del corno ant. Questa zona
viene abrasa ed effettuata anche una microfratturazione. Un ampio sistema
plicare viene resecato. Redon per 6 ore." (Doc. 16)

 

                                         Il 2
novembre 2004 il Dr. med. __________, dopo avere preso visione del rapporto
d’operazione citato, si è riconfermato nella sua valutazione del 25 ottobre
2004, precisando:

 

" 
Anche l’operatore, il Dr. __________ asserisce
che la maggior parte dei dolori asseriti dalla paziente non sono dovuti alla
lesione meniscale ma all'importante danno alla cartilagine (ulcera di 2 cm di
diametro su pavimento tibiale mediale).

Se la paziente avesse avuto quest'ulcera già in
data 23 ottobre 2000, si sarebbero fatti subito degli accertamenti come ad
esempio un'artroscopia diagnostica." (Doc. 17)

 

                                         Con
decisione su opposizione dell’8 novembre 2004 l’Istituto assicuratore convenuto
ha confermato il rifiuto di erogare prestazioni assicurative per la
problematica al ginocchio destro annunciata nel mese di febbraio 2004 (cfr.
doc. A1).

 

                                         Il 21
febbraio 2005 questo Tribunale ha interpellato il Dr. med. __________, al quale
è stato chiesto se il danno alla salute presentato dall’assicurata al ginocchio
destro nel 2004 è, con probabilità preponderante, di origine post-traumatica
(in relazione a un infortunio – caduta per terra sulle ginocchia – del 23
ottobre 2000) o morbosa degenerativa (cfr. doc. VIII).

 

                                         Questa la
risposta fornita dal succitato specialista il 23 febbraio 2005:

 

" 
(…)

Ho sottoposto la paziente
ad intervento operatorio il 15.10.2004 durante il quale è stata confermata la
lesione meniscale mediale al corno posteriore del gin. des., secondo me di
sicura origine traumatica.

 

Il danno cartilagineo
invece (si era formata un'ulcera sul piatto tibiale, sotto la parte intermedia
e anteriore del menisco), non è di origine traumatica bensì degenerativa.

La paziente aveva sì
subito un trauma distorsivo il 23.10.2000 al quale può essere attribuita la lesione
meniscale; però il danno cartilagineo non è di origine post-traumatica.

In questo senso ho anche
parlato da subito con la paziente.

Sono dell'avviso che la
lesione meniscale vada a carico dell'assicurazione LAINF e il danno
cartilagineo vada a carico della Cassa Malati." (Doc. IX)

 

                                         Il TCA,
il 1° marzo 2005, ha posto i seguenti nuovi quesiti al Dr. med. __________:

 

" 
1.Per quali motivi la lesione meniscale mediale
al corno posteriore del ginocchio destro è secondo lei di sicura origine
traumatica;

 

2.Come spiega che la lesione meniscale si sia
verificata circa 4 anni 

dopo il sinistro dell’ottobre 2000." (Doc.
X)

 

                                         Il 3
marzo 2005 il medico ha indicato:

 

"  ad
1.   La lesione meniscale mediale è di sicura origine traumatica in 

quanto è localizzata
al corno posteriore del menisco mediale e non ci sono altre lesioni
degenerative sia sul menisco mediale che sul menisco lat. Questo mi induce a
pensare che la lesione meniscale sia traumatica e non degenerativa.

 

ad 2.   Come già accennato nella mia prima lettera del 23.2.05 non è
la sintomatologia meniscale che ha portato all'artroscopia bensì l'ulcera
cartilaginea situata lontana dalla lesione meniscale che è diventata
sintomatica ed ha fatto pensare in primo luogo ad un danno meniscale. Ci sono
tante persone che hanno lesioni meniscali delle quali non si accorgono perché
non sono sintomatiche. Con questo si può anche pensare che, se la paziente non
avesse avuto il problema cartilagineo, non sarebbe arrivata o sarebbe
eventualmente arrivata solo più tardi ad un'artroscopia per sanare la lesione
meniscale quando questa sarebbe stata più ampia." (Doc. XI)

 

 

                               2.8.   La CO 1 non
ha riconosciuto la propria responsabilità relativamente alla problematica al
ginocchio destro annunciato dall’assicurato nel mese di febbraio 2004, poiché,
fondandosi sulle valutazioni dei propri medici fiduciari, Dr. med. __________ e
__________, nonché sul rapporto operatorio del Dr. med. __________, ha ritenuto
l’esistenza di un nesso causale naturale fra l’infortunio del mese di ottobre
2000 e i citati disturbi soltanto possibile. Inoltre l’assicuratore LAINF ha
indicato di aver rilevato l’assenza di giustificativi attestanti la presenza di
segni ponte (cfr. doc. A1, 8).

                                         L’insorgente,
dal canto suo, sulla base dei rapporti del Dr. med. __________ del 24 maggio e
9 luglio 2004, non considera che la lesione al menisco sia stata provocata da
una malattia, bensì da un evento traumatico (cfr. doc. I; A3; A12; A13).

                                         In tale
contesto va ricordato che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B.,
U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         D'altra
parte, in una sentenza dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, l'Alta
Corte ha stabilito che il fatto che un medico venga interpellato con regolarità
da un istituto assicuratore per esprimere valutazioni specialistiche non è di
per sé sufficiente per dubitare della sua obiettività e imparzialità.

                                         Il TFA ha
infine deciso che la circostanza che il medico di fiducia si sia pronunciato
dopo che l'affare è divenuto contenzioso, non è, di per sé, sufficiente a
suscitare dei dubbi circa la sua imparzialità (cfr. STFA dell'8 settembre 2000
nella causa C., U 291/99). 

 

                                         Il TFA ha, peraltro,
precisato che i pareri redatti dai medici dell'INSAI hanno pieno valore
probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente in base agli atti,
dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr. STFA del 10 settembre
1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella causa A., U
49/95).

 

                                         Per
quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente
il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         E’ infine utile osservare
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va tuttavia
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA del 31 gennaio 2005 nella causa M., I
811/03, consid. 5 in fine; STFA dell’8 ottobre 2002 nella causa C., I 673/00;
SVR 2000 UV n. 10 pag. 35 consid. 4b).

 

                               2.9.   Nella
presente fattispecie, attentamente vagliata la documentazione presente
all'inserto, il TCA ritiene che l'opinione del Dr. med. __________ - che, del
resto, l’assicurata medesima ha proposto di interpellare (cfr. doc. V) - può
validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che
si riveli necessario dare seguito a ulteriori provvedimenti probatori. 

 

                                         Al riguardo va ricordato
che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio
conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle
prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. SVR 2003 IV Nr. 1; STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

 

                                         Il Dr. med. __________,
come visto al considerando 2.7., già durante l’artroscopia del
15 ottobre 2004, ha rilevato che l’assicurata era sì affetta da lesione
meniscale mediale, ma che, tuttavia, il danno più importante e sicuramente la
causa dei dolori al ginocchio destro era l’ulcera cartilaginea con spongiosa
viva sul PT sotto la parte intermedia del corno anteriore (cfr. doc. 16;
consid. 2.7.).

                                         Lo
specialista, rispondendo, poi, ad alcuni quesiti posti dal TCA in merito
all’eziologia dei disturbi accusati dalla ricorrente al ginocchio destro (cfr.
doc. VIII, X; consid. 2.7.), ha precisato che la lesione meniscale mediale è di
sicura origine traumatica, in quanto è localizzata al corno posteriore del
menisco mediale e non ci sono altre lesioni degenerative sia sul menisco mediale
che sul menisco laterale. 

                                         Egli ha,
però, indicato che non è stata la sintomatologia meniscale a portare
all’artroscopia, bensì l’ulcera cartilaginea che è di origine degenerativa e
non post-traumatica ed è situata lontana dalla lesione meniscale.

                                         Il medico
ha anche specificato che in tali condizioni si può pensare che se l’assicurata
non avesse avuto il problema cartilagineo, non sarebbe arrivata o sarebbe
eventualmente arrivata solo più tardi a un’artroscopia per sanare la lesione
meniscale, quando questa sarebbe stata più ampia (cfr. doc. IX, XI, consid.
2.7.).

 

                                         L’opinione del Dr. med. __________,
secondo cui, dunque, i dolori accusati dall’insorgente al ginocchio destro a
decorrere dal mese di febbraio 2004 - che hanno poi condotto all’artroscopia -
sono dovuti a un’ulcera cartilaginea di origine morbosa e non alla lesione
meniscale, non contiene, come risulta da quanto appena esposto, contraddizioni.
Essa presenta, altresì, tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché
possa essere riconosciuta, ad una valutazione medica, piena forza probante
(cfr. RAMI 1991 U133, pag. 311 segg. consid. 1b): in particolare, lo
specialista ha espresso il suo apprezzamento generale e le ragioni che lo hanno
portato, da una parte, a negare che i disturbi al ginocchio destro fatti valere
dalla ricorrente nel mese di febbraio 2004 possano essere dovuti alla lesione
meniscale di origine traumatica, dall’altra, ad affermare che tali dolori sono
da far risalire all’ulcera cartilaginea di origine degenerativa in modo chiaro,
motivato e convincente, dopo aver proceduto a un esame approfondito del caso. 

 

                                         In proposito va d’altronde
osservato che la risonanza magnetica eseguita al ginocchio destro
dell’assicurata il 23 febbraio 2004 aveva messo in luce che il menisco esterno
era regolare e che quello interno presentava delle alterazioni degenerative con
una piccola fessura, ma che comunque non erano evidenti distacchi di frammenti
meniscali nell’articolazione. Per contro nel piatto tibiale interno si
evidenziava una piccola alterazione cistica e delle discrete alterazioni della
cartilagine (cfr. doc. 11; consid. 2.7.).

 

                                         La valutazione del Dr. __________,
secondo cui l’annuncio dei disturbi del febbraio 2004 è stato determinato dall’ulcera
cartilaginea di origine morbosa e non dalla lesione meniscale, in quanto, quest’ultima,
nonostante sia di origine traumatica, non era ancora così ampia da provocare
dolori e richiedere l’artroscopia, è confermata anche dall’assenza di sintomi “ponte”
tra il sinistro dell’ottobre 2000 e la problematica al ginocchio destro
notificata nel febbraio 2004, come affermato dai medici fiduciari della CO 1,
Dr. med. __________ e __________ (cfr. consid. 2.7.).

 

                                         Secondo la giurisprudenza
federale una ricaduta viene assunta da un istituto assicuratore infortuni,
allorché la sintomatologia ponte fra l’infortunio e i disturbi accusati è
evidente. Disturbi occasionali non sono sufficienti, come ad esempio quando gli
stessi non sono così rilevanti da richiedere un trattamento (cfr. STFA del 9
dicembre 2004 nella causa M., U 344/03, consid. 3.2.2.; 3.3.).

                                         Il TFA, in una sentenza
del 24 ottobre 2001 nella causa A., U 458/00, ha stabilito che l’assicuratore
LAINF non era responsabile della ricaduta fatta valere nel 1995 da un
assicurato che nel 1991, in occasione di incidente della circolazione, aveva
subito una contusione di un ginocchio, poiché, benché durante i quattro anni
intercorsi tra il sinistro e la nuova problematica, egli avesse avuto dei
disturbi, essi non potevano valere quali sintomi ponte per il riconoscimento di
una relazione di causalità naturale. Infatti tali disturbi non avevano mai
necessitato cure, né condotto a un’inabilità lavorativa (cfr. anche STFA del 24
maggio 2004 nella causa S., U 296/03, consid. 2.1.1.).

                                         In un ulteriore giudizio
del 20 ottobre 2004 nella causa M., U 281/03, l’Alta Corte, pur non potendo
ammettere il nesso di casualità naturale per altri motivi, ha indicato che tra i
disturbi cervicali fatti valere nel 2001 da un assicurato e l’incidente della
circolazione di cui era rimasto vittima nel 1997, di primo acchito, poteva
essere dedotta l’esistenza di una sintomatologia “ponte”. Il TFA ha, in
particolare, rilevato:

 

" 
(…) È infatti provato che l'assicurato, a
partire dall'incidente, ha regolarmente indicato al proprio medico curante
l'esistenza della problematica in esame e che quest'ultimo lo ha sottoposto
alle cure del caso.

Al riguardo va precisato che il fatto che la
notifica dei dolori non sia

avvenuta in occasione di ogni visita medica, non
può comportare da solo, come ritenuto dal Tribunale cantonale, la negazione
dell'esistenza di tale sintomatologia: concludere in tal senso appare
eccessivamente formale. 

In effetti, a mente di questa Corte non risulta
in alcun modo dalle

dichiarazioni del prof. R.________ che, per
essere riconosciuta quale

"sintomatologia ponte" tra infortunio e
ricaduta, la presenza dei disturbi doveva essere ininterrotta. Dalle
affermazioni dello specialista si deduce per contro che i sintomi devono
essersi presentati perlomeno con una certa regolarità. Infatti egli ha
espressamente affermato che il problema centrale era quello di stabilire se nel
periodo dall'agosto 1997 al febbraio 2002 l'assicurato avesse presentato,
eventualmente in forma attenuata, sintomi e/o segni compatibili con disturbi
residui nel segmento cervicale.

Considerato poi che il ricorrente soffriva di
diversi altri disturbi persistenti, anche importanti, non riguardanti
l'infortunio, e che egli ha subito alcuni interventi chirurgici, è senz'altro
verosimile che in alcuni momenti altre malattie fossero per il paziente del
tutto prioritarie." (STFA del 20 ottobre 2004 nella causa M., U 281/03)

 

                                         Nel caso di specie
l’assenza di una sintomatologia ponte tra l’infortunio dell’ottobre 2000 e la
ricaduta del febbraio 2004 che permetta di riconoscere un nesso di causalità
naturale tra i disturbi al ginocchio destro annunciati nel 2004 e il sinistro
del 2000 è dimostrata dal fatto che dagli atti non risulta che l’assicurata
abbia necessitato di particolari cure dopo la chiusura del caso relativo all’evento
traumatico del 2000. 

 

                                         La ricorrente nello
scritto del 13 gennaio 2005 a questa Corte ha, poi, indicato di essere
scivolata verso la fine del 2002 sulla terrazza bagnata del Centro di
formazione della CO 1, battendo il ginocchio destro e la testa, e che, malgrado
la sua richiesta di riapertura del caso a un dipendente LAINF della CO 1, lo
stesso non ha proceduto in tal senso (cfr. doc. V). 

                                         Dapprima va evidenziato
che l’assicurata ha allegato questa circostanza per la prima volta solo
pendente causa dinanzi al TCA. 

                                         In ogni caso, comunque, e
a prescindere dalle questioni di sapere se essa ha informato o meno la persona
competente e per quali motivi tale evento non risulta notificato, l’eventuale
caduta del 2002 risulta irrilevante ai fini della presente vertenza. Infatti dalla
documentazione agli atti si evince che l’insorgente ha consultato unicamente
una volta, il 19 febbraio 2003, il Dr. med. __________, il quale le avrebbe
consigliato di portare una ginocchiera (cfr. consid. 1.6., doc. V, B1, B2).

                                         Inoltre dal febbraio 2003 al
febbraio 2004, quando è stata annunciata la ricaduta, è comunque trascorso un
anno in cui non risulta che la ricorrente abbia accusato disturbi particolari
che abbiano richiesto cure o causato un’incapacità lavorativa.

 

                                         Quanto affermato dal
medico consultato dall’assicurata, Dr. med. __________, non è poi tale da
inficiare né la valutazione del Dr. __________, né quella dei Dr. med. __________
e __________.

                                         Il Dr. med. __________, da
un lato, non ha in alcun modo motivato la propria asserzione secondo cui la
lesione meniscale deve essere posta a carico dell’assicurazione infortuni (cfr.
doc. 13; consid. 2.7.). Dall’altro, quanto è stato dichiarato nel Certificato
medico LAINF del 20 febbraio 2004, ossia che dall’epoca della caduta
dell’ottobre 2000 vi è “persistenza di dolori al ginocchio destro
segnatamente a riposo. I disturbi si attenuano a riposo. Non gonfiori”
(cfr. doc. 4; consid. 2.7.), corrisponde semplicemente a quanto indicato dalla
paziente (cfr. doc. 4). 

                                         Inoltre ciò è contraddetto
dalle asserzioni del Dr. med. __________ stesso di cui allo scritto del 9
luglio 2004. In effetti il medico ha precisato che “si sa benissimo che
lesioni del menisco possono essere asintomatiche anche per lunghi periodi”
(cfr. doc. A12), confermando, così, che l’assicurata non ha accusato particolari
disturbi dopo la chiusura dell’infortunio del 2000.

 

                                         Giova, infine, rammentare,
per quanto attiene al fatto che la ricorrente prima dell’infortunio del 2000
non avrebbe mai avuto problemi alle ginocchia (cfr. doc. I), che la regola
"post hoc, ergo propter hoc" (dopo questo, dunque a causa di questo)
non ha valenza scientifica.

                                         La giurisprudenza del TFA
ha stabilito, al riguardo, che per il solo fatto d’essere insorto dopo
l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere ritenuto una sua
conseguenza (DTF 119 V 341s. consid. 2b/bb con riferimenti; STFA 3.4.1997 in re
V. inedita; Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art.
24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30,
nota 96; A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
1995, p. 41).

 

                             2.10.   In simili condizioni, posto
come non si sia potuto accertare, perlomeno con il grado di verosimiglianza
richiesta dalla giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.6.), un legame causale
tra i disturbi al ginocchio destro notificati dall’assicurata alla CO 1 nel
mese di febbraio 2004, che hanno poi condotto all’artroscopia eseguita nel mese
di ottobre 2004, e l’infortunio dell’ottobre 2000 assunto dall’assicuratore
LAINF, non può neppure essere riconosciuta la responsabilità della CO 1 relativamente
a tale problematica.

 

                                         La decisione impugnata
deve di conseguenza essere confermata.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

                                         Al 
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti