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**Case Identifier:** 78d80127-82d8-5145-ac00-90082d8dad21
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-09-27
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 27.09.2017 BB.2017.132
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2017-132_2017-09-27.pdf

## Full Text

Decisione del 27 settembre 2017 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Emanuel Hochstrasser,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

1. MINISTERO PUBBLICO DELLA 

CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

 

2. TRIBUNALE PENALE FEDERALE, CORTE 

PENALE,  

Istanza precedente 

 

   

Oggetto  Retribuzione del difensore d'ufficio (art. 135 cpv. 3 CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2017.132 

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 Fatti: 

A. Con sentenza del 29 agosto 2016, la Corte penale del Tribunale penale fede-

rale ha statuito sull'indennità attribuita all'avvocato A., difensore d’ufficio di B. 

nell'ambito di un procedimento penale a carico di quest’ultimo per svariati 

reati, fissando la stessa a fr. 338'125.80 (IVA inclusa), di cui 183'663.40 già 

versati a titolo di acconto e fr. 154'462.40.-- (IVA inclusa) ancora a carico della 

Confederazione (v. act. 1.1 pag. 209). 

B. Il 7 agosto 2017, l’avv. A. ha interposto reclamo contro la suddetta decisione 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendo 

che gli venga riconosciuto un indennizzo per ulteriori 268,5 ore di lavoro a una 

tariffa oraria di fr. 230.--, rispettivamente fr. 200.-- per il tempo relativo ai 

viaggi. A titolo subordinato, l’avvocato chiede che il dispositivo venga annul-

lato e la decisione rimandata alla Corte penale. 

C. Nelle sue osservazioni del 31 agosto 2017 il Ministero pubblico della Confe-

derazione (in seguito: MPC) ha osservato come la Corte penale abbia con-

cesso al difensore una più che congrua retribuzione per la difesa d’ufficio e ha 

quindi chiesto di respingere il reclamo nella misura in cui è ammissibile, con 

spese e ripetibili a carico del reclamante (v. act. 5).  

D. Con replica del 14 settembre 2017, trasmessa al MPC per informazione 

(v. act. 8), il reclamante, riconoscendo un suo errore di fatturazione, ha modi-

ficato parzialmente le sue conclusioni, postulando l'indennizzo di 267,8 ore di 

lavoro al posto di 268,5. Egli ha confermato per il resto le sue pretese ricorsuali 

(v. act. 7). 

 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù degli art. 135 cpv. 3 lett. a CPP e 37 cpv. 1 della legge federale del 

19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le de-

cisioni del pubblico ministero o del tribunale di primo grado. 

1.2 Trattandosi di un reclamo contro una conseguenza economica accessoria di 

una decisione, e superando il valore litigioso i 5’000.-- franchi, questo è deciso 

da tre giudici in conformità agli art. 38 LOAP e 395 CPP. 

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1.3 In qualità di autorità di ricorso, la Corte dei reclami penali esamina con pieno 

potere cognitivo in fatto ed in diritto i reclami che gli sono sottoposti (Messaggio 

del 21 dicembre 2005 concernente l'unificazione del diritto processuale penale, 

FF 2005 989, pag. 1214; GUIDON, Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 

2014, n. 15 ad art. 393 CPP; KELLER, Kommentar zur Schweizerischen 

Strafprozessordnung [StPO], Donatsch/Hansjakob/Lieber [ed.], 2a ediz., Gine-

vra/Zurigo/Basilea 2014, n. 39 ad art. 393 CPP; SCHMID, Handbuch des sch-

weizerischen Strafprozessrechts, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 1512). 

1.4 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione relativa alla retri-

buzione del difensore d'ufficio, il reclamo è ricevibile sotto il profilo dell'art. 396 

cpv. 1 CPP. La legittimazione del reclamante, destinatario della decisione im-

pugnata, è pacifica (v. art. 382 cpv. 1 CPP). 

2. Nella fattispecie, il reclamante contesta parzialmente la riduzione operata dalla 

Corte penale dell’importo relativo al suo onorario da fr. 389'019.70 a 

fr. 338'125.80. Egli sostiene che quest'ultima avrebbe defalcato in maniera in-

giustificata ed immotivata il dispendio delle ore relativo ad alcune prestazioni 

da lui fornite. In concreto, il reclamante chiede il riconoscimento dell’indennizzo 

di ulteriori 267,8 ore di lavoro a una tariffa oraria di fr. 230.--, rispettivamente 

fr. 200.-- per il tempo dedicato ai viaggi.  

2.1  

2.1.1 Giusta l'art. 135 cpv. 1 CPP, il difensore d'ufficio è retribuito secondo la tariffa 

d'avvocatura della Confederazione o del Cantone in cui si svolge il procedi-

mento. Nella fattispecie, soggiacendo il procedimento alla giurisdizione fede-

rale, si applica il diritto federale. 

2.1.2 In applicazione degli art. 11 e 12 RSPPF, le spese di patrocinio comprendono 

l'onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di vitto e 

di alloggio, nonché le spese postali e telefoniche. L'onorario è fissato secondo 

il tempo, comprovato e necessario, impiegato dall'avvocato per la difesa della 

parte rappresentata. L'indennità oraria ammonta almeno a fr. 200.-- e al mas-

simo a fr. 300.--; essa è in ogni caso di fr. 200.-- per gli spostamenti. L'indennità 

oraria per le prestazioni fornite dai praticanti ammonta a fr. 100.-- (sentenza 

del Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 2017, consid. 4.4.2; sen-

tenze del Tribunale penale federale SK.2010.28 del 1° dicembre 2011, consid. 

19.2; SK.2015.4 del 18 marzo 2015, consid. 9.2).  

2.1.3 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la retribuzione del difensore 

d'ufficio deve stare in un rapporto ragionevole con la prestazione fornita e la 

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responsabilità del libero professionista, in considerazione della natura, dell'im-

portanza, della complessità, delle difficoltà particolari in fatto o in diritto della 

causa, del tempo consacrato dal difensore allo studio e alla trattazione dell'in-

carto, segnatamente quello destinato ai colloqui e alle udienze presso le auto-

rità di ogni istanza, e il risultato ottenuto (DTF 122 I 1 consid. 3a; 117 Ia 22 

consid. 3a; sentenza del Tribunale federale 6B_810/2010 del 25 maggio 2011, 

consid. 2). Ciò che risulta decisivo per la fissazione della remunerazione 

dell'avvocato è il numero di ore necessarie per assicurare la difesa d'ufficio del 

prevenuto (sentenza del Tribunale federale 2C_509/2007 del 19 novembre 

2007, consid. 4). Di regola, le spese sono rimborsate secondo i costi effettivi; 

se circostanze particolari lo giustificano, invece dei costi effettivi può essere 

versato un importo forfettario (art. 13 RSPPF). Giusta l'art. 13 cpv. 2 RSPPF 

sono rimborsati al massimo: per le trasferte in Svizzera, il costo del biglietto 

ferroviario di prima classe con l'abbonamento metà prezzo (lett. a); per il 

pranzo e la cena, gli importi di cui all'art. 43 dell'ordinanza del DFF del 6 di-

cembre 2001 concernente l'ordinanza sul personale federale (lett. c); per foto-

copia fr. 0.50, rispettivamente fr. 0.20 per grandi quantità (lett. e). L'imposta sul 

valore aggiunto dovrà pure essere presa in considerazione (cfr. art. 14 

RSPPF). Sebbene questa Corte disponga di pieno potere cognitivo nella pre-

sente fattispecie (v. art. 393 cpv. 2 CPP), ciò che le permette di principio di 

esaminare liberamente l’indennità fissata in favore del reclamante, essa eser-

cita il suo controllo con riserbo (decisione del Tribunale penale federale 

BB.2014.1 dell’11 aprile 2014, consid. 3.5), limitandosi a verificare l’esistenza 

di abusi (decisione del Tribunale penale federale BB.2014.72 del 18 luglio 

2014, consid. 6.2 in fine, con rinvii). Il tempo consacrato alla procedura è preso 

in considerazione unicamente se appare ragionevolmente necessario ad un 

avvocato con esperienza allo svolgimento del suo mandato, ciò che può impli-

care una riduzione delle ore invocate. Solo vengono prese in considerazione 

le operazioni in rapporto diretto con la procedura penale; in questo contesto, 

l'avvocato deve rispettare il principio della proporzionalità (sentenza del Tribu-

nale federale 6B_130/2007 dell’11 ottobre 2007, consid. 3.2.5; decisione del 

Tribunale penale federale BB.2016.91 del 27 luglio 2016, consid. 4.2; 

HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., 

Basilea 2005, n. 5 ad § 109). 

2.1.4 Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di es-

sere sentito e deriva dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 134 I 83 consid. 4; sentenza 

del Tribunale federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005, consid. 2.3). La moti-

vazione può essere considerata sufficiente allorquando l'interessato è messo 

in condizione di conoscere gli elementi essenziali su cui l'autorità si è fondata 

per emanare la propria decisione, potendo così contestarla con cognizione di 

causa presso l'autorità di ricorso (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa pag. 17; 125 II 

369 consid. 2c; 124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a). Il diritto di essere 

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sentito è una garanzia di natura formale, la cui violazione comporta l’annulla-

mento della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di suc-

cesso del ricorso sul merito. Secondo la giurisprudenza, una violazione non 

particolarmente grave del diritto di essere sentito può considerarsi sanata al-

lorquando la persona interessata ha la possibilità di esprimersi dinanzi ad 

un’istanza di ricorso/reclamo con libero potere di apprezzamento sui fatti e sul 

diritto. Tuttavia, ciò dovrebbe rimanere l’eccezione (DTF 130 II 530 consid. 7.3; 

126 V consid. 2b; 124 V 180 consid. 4a). 

2.2 Innanzitutto, il reclamante ritiene abusiva la decurtazione operata dalla Corte 

penale per le prestazioni fornite nell’ambito del procedimento della Procura di 

Zurigo (6,75 ore), del procedimento della Procura di Milano (44,5 ore) e in 

quello rogatoriale con la Procura di Varese (45,55 ore). A sostegno delle sue 

richieste l’avv. A. afferma che la partecipazione a tali procedimenti era neces-

saria per assicurare al suo cliente il diritto alla difesa e alla partecipazione alla 

raccolta delle prove, poiché inizialmente contro il predetto era stata formulata 

l’accusa di riciclaggio di denaro a favore dell’organizzazione criminale ‘Ndran-

gheta, tanto più che anche il MPC, con i suoi collaboratori, ne aveva preso 

parte. 

2.2.1 Ora, il MPC ha avviato un’istruzione penale per i reati di riciclaggio di denaro, 

organizzazione criminale, infrazione aggravata alla legge federale sugli stupe-

facenti, falsità in documenti e ottenimento fraudolento di una falsa attestazione 

sulla base delle ipotesi sostenute dalla Procura di Zurigo; questa indagine ha 

portato le autorità penali svizzere ad una stretta collaborazione con le autorità 

italiane, sfociata nella stipulazione di un accordo volto alla costituzione di una 

squadra investigativa comune fra il MPC e la Procura della Repubblica presso 

il Tribunale di Varese (allegato 4 al ricorso). Tuttavia, le prestazioni non rico-

nosciute dalla Corte penale e contestate dal reclamante risultano essere 

esterne al procedimento federale e quindi sono state correttamente decurtate. 

Vi è oltretutto da rilevare che gli atti di interesse per il procedimento dinnanzi 

alla Corte penale sono stati acquisiti mediante attività rogatoriale e che il recla-

mante è stato indennizzato per lo studio di tale documentazione. Vi è inoltre 

da aggiungere che il cliente del reclamante era parimenti patrocinato da un 

legale nell’ambito del parallelo procedimento italiano, ciò che doveva permet-

tere all’avvocato A., mediante una normale ed auspicabile collaborazione di-

fensiva, di usufruire di informazioni in maniera facilitata, efficiente e tempestiva. 

Se ciò non è avvenuto, non sta alla Confederazione assumere le spese mag-

giori che ne derivano. Le decurtazioni operate dalla Corte penale vanno dun-

que confermate.  

2.3 Contestata è anche la decurtazione relativa alle attività svolte dal reclamante 

a favore dell’imputato nell’ambito delle procedure di ricorso tematizzata al 

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punto 6.3.2 della sentenza della Corte penale. In primo luogo egli contesta il 

mancato riconoscimento di 2,5 ore di lavoro (3,2 ore a cui vanno sottratte 0,7 

ore conformemente alla modifica delle conclusioni ricorsuali di cui in replica; 

v. act. 7 pag. 3) dedicate all’esame di una presa di posizione del MPC, com-

prensiva di allegati, redatta nell'ambito di una procedura di ricorso e legata ad 

un rifiuto di scarcerazione del suo cliente. A sostegno di tale censura, egli af-

ferma che per motivi “tattici” l’autorità inquirente non gli avrebbe garantito 

all’epoca un accesso completo agli atti, i quali sarebbero poi serviti a garantire 

i diritti alla difesa del suo cliente nel processo dinnanzi alla Corte penale.  

Secondariamente il reclamante contesta la decurtazione di 51 ore di lavoro 

così composte: 10 ore al posto di 19 a titolo di “Gesuch um Haftenlassung”, 

“Haftenlassungsgesuch” e “Entwurf Gesuch um Haftenlassung”; 25 ore al po-

sto di 50 fatturate a titolo di telefonate e colloqui con il cliente e 5 ore al posto 

di 22 a titolo di colloqui e telefonate con gli avv. C. e D. In merito a tali decur-

tazioni, il reclamante sostiene che la Corte penale non avrebbe sufficiente-

mente motivato la sua decisione e che le stesse risulterebbero abusive viste le 

dimensioni eccezionali dell’incarto.  

2.3.1 In concreto, ritenuto che secondo giurisprudenza costante le spese e indennità 

delle procedure di ricorso sono indipendenti da quelle della procedura di fondo 

(sentenze del Tribunale penale federale BK.2015.5 del 21 dicembre 2010, 

consid. 3.7; SK.2011.8 del 13 gennaio 2012, consid. 14.1; SK.2011.27 del 

19 agosto 2014, sentenza del Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 

2017, consid. 4.5.2), è a giusto titolo che la Corte penale ha effettuato la de-

curtazione di 3,2 ore di lavoro. 

2.3.2 Per quanto riguarda la richiesta di scarcerazione del 1° ottobre 2004, essendo 

questa di 8 pagine, si ritiene che le 19 ore indicate dal reclamante nella nota 

d’onorario risultano, come giustamente ritenuto dalla Corte penale, eccessive. 

Anche su tale punto la decisione va confermata. 

2.3.3 Il reclamante sostiene che – viste le dimensioni straordinarie dell’incarto e i 15 

interrogatori sostenuti dal suo cliente – le ore fatturate a titolo di colloqui e te-

lefonate siano giustificate. Ora, aderendo alle valutazioni effettuate dalla Corte 

penale a tal proposito, occorre evidenziare che tali prestazioni non sono sem-

pre state correttamente dettagliate e laddove sono state quantificate, esse ri-

sultano eccessive. A titolo di esempio possono essere citate la telefonata del 

1° ottobre 2004, della durata di 1,50 ore, e la telefonata del 7 ottobre 2004, 

della durata di 50 minuti, le quali sono state effettuate una a pochi giorni dall’al-

tra. Ritenuto che una telefonata di una mezzoretta con il cliente può già essere 

considerata sufficiente per fornirgli o ottenere spiegazioni o informazioni, la ri-

duzione operata dalla Corte penale è da confermare.  

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2.3.4 Lo stesso ragionamento vale per quanto riguarda le telefonate e i colloqui con 

gli avvocati C. e D. Questa Corte ritiene che sia il numero di suddette attività 

che il tempo impiegato, ovvero 22 ore secondo il reclamante, risultano ecces-

sivi.  

2.3.5 Infine, per quanto attiene all’asserita carenza di motivazione, si rileva che la 

Corte penale, seppure in maniera sintetica, ha sufficientemente esposto le ra-

gioni alla base delle sue decurtazioni, le quali, oltre a non apparire abusive, 

sono state contestate dal reclamante mediante articolate censure, segno che 

il medesimo ne ha colto i motivi essenziali. Tale censura va pertanto respinta.  

2.4 Il reclamante contesta inoltre la decurtazione legata alla nota d’onorario per le 

prestazioni fornite dal 9 giugno 2010 al 6 febbraio 2015 per un totale di 38 ore, 

in quanto, a suo dire, la partecipazione al procedimento penale dinnanzi al Tri-

bunale di Milano e la visione del rispettivo incarto sarebbero stati necessari per 

assicurare la difesa d'ufficio del cliente. Sempre in relazione a tale nota d’ono-

rario l’avv. A. sostiene che la decurtazione di 9 ore per la lettura dei verbali di 

interrogatorio di E., F. e G. sarebbe abusiva e senza sufficiente motivazione.  

2.4.1 In merito alle ore fatturate per prestazioni profuse nell’ambito del procedimento 

pendente in Italia nei confronti di B., legate alla partecipazione ad udienze a 

Milano, incluse le relative trasferte e colloqui col cliente e con i suoi difensori 

nel procedimento italiano, ovvero 38 ore in totale, si rinvia a quanto evidenziato 

al punto 2.2.1, ragione per cui va confermato anche su questo punto quanto 

deciso dalla Corte penale.  

2.4.2 Per quanto riguarda lo studio dei verbali d'interrogatorio di E., F. e G., se è vero 

che per la fatturazione va anche considerata l’ampiezza della documentazione 

da esaminare, altrettanto vero è che il tempo indicato dal reclamante risulta 

eccessivo, ciò che permette di concludere che la decurtazione operata dalla 

Corte penale non risulta né abusiva né sproporzionata e va pertanto confer-

mata.  

2.4.3 Quanto alla censura di mancata motivazione della sentenza della Corte penale 

su tale punto, valgono le considerazioni già espresse in precedenza (v. supra 

consid. 2.3.5). 

2.5 Infine, il reclamante contesta la decurtazione effettuata dalla Corte penale per 

le prestazioni fornite dal 7 aprile 2006 al 17 maggio 2010, in particolare in re-

lazione alle 58,5 ore fatturate per prestazioni attinenti al procedimento penale 

in Italia presso il Tribunale di Milano, alle 4 ore fatturate per un colloquio in 

carcere a Pavia e alle 8 ore per la trasferta per un colloquio in carcere sempre 

a Pavia.  

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2.5.1 Relativamente alle ore fatturate per prestazioni profuse nell’ambito del proce-

dimento pendente in Italia nei confronti di B. composte da: 13 ore fatturate dal 

27 marzo 2008 al 28 marzo 2008 per la partecipazione agli interrogatori di B. 

a Milano e le relative trasferte; 26,5 ore concernenti quattro colloqui con i di-

fensori di B. in Italia, avvenuti il 6 febbraio, il 5 e il 30 marzo 2009 nonché il 

15 febbraio 2010, e le relative trasferte; 9,5 ore relative alla partecipazione a 

un’udienza a Milano il 15 marzo 2010 e alla relativa trasferta; 9,5 ore riguar-

danti l’interrogatorio di H. a Milano del 26 aprile 2010; per un totale comples-

sivo quindi di 58,5 ore, come per il considerando 2.4.1, si rinvia a quanto evi-

denziato al punto 2.2.1, con conferma quindi di quanto stabilito dalla Corte pe-

nale. 

2.5.2 Per quanto concerne il colloquio di 4 ore con il cliente del 12 settembre 2008 

in carcere a Pavia, il reclamante sostiene che la durata elevata sarebbe stata 

causata da problemi organizzativi interni del carcere, i quali avrebbero causato 

ritardi nella conduzione del detenuto al locale destinato ai colloqui. Ora, pre-

messo che il reclamante non ha fornito la prova concreta di quanto da lui as-

serito, non sta alla Confederazione indennizzare il reclamante per i problemi in 

questione. Essendo il tempo per il colloquio eccessivo, oltre al fatto che lo 

stesso è esterno al procedimento federale, la decisione in questo ambito va 

confermata.  

2.5.3 La Corte penale ha inoltre decurtato dalla nota d’onorario 8 ore legate alla tra-

sferta a Pavia per il colloquio di cui sopra. Il reclamante ha fornito una lettera 

da lui scritta all’allora giudice istruttore federale straordinario I. (allegato 5 al 

reclamo), inviata il 3 settembre 2008, nella quale egli aveva espresso la ne-

cessità di avere un colloquio con il proprio assistito nel carcere di Pavia, pro-

ponendo la data del 12 settembre 2008 e chiedendo al giudice di inviargli per 

posta un documento certificante il suo ruolo di difensore di B. nell’ambito del 

procedimento svizzero. Egli ha quindi prodotto l’attestato in questione fornitogli 

dal giudice il 5 settembre 2008, consegnato all'epoca alle autorità italiane per 

incontrare il suo cliente, pretendendo che tale documento costituisca la prova 

della necessità del colloquio del 12 settembre 2008. Ora, tale scritto attesta 

unicamente la posizione del reclamante nel procedimento svizzero e null'altro, 

ragione per cui anche tale censura va disattesa.  

3. In definitiva, visto tutto quanto precede, la decisione della Corte penale va con-

fermata e il reclamo integralmente respinto. 

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4. Conformemente all’art. 428 cpv. 1 CPP, le spese processuali sono poste a 

carico della parte soccombente. In concreto, viene posta a carico del recla-

mante una tassa di giustizia di fr. 2'000.--, calcolata giusta gli art. 5 e 8 cpv. 1 

RSPPF. 

  

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto.  

2. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 27 settembre 2017 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. A.  

- Tribunale penale federale, Corte penale 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro questa decisione non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.