# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0d0e8aaf-0f46-514d-a46c-eea378f07e08
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-04-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.04.2008 35.2007.123
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2007-123_2008-04-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2007.123

   

  mm

  	
  Lugano

  30 aprile
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 dicembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 6
  novembre 2007 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 3
dicembre 2000, RI 1 - dipendente del Comune di __________ in qualità di
ausiliaria di cura e, perciò, assicurata contro gli infortuni presso la CO 1 -,
è rimasta vittima di un incidente stradale, riportando, secondo il certificato
22 dicembre 2000 del Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________, una
distorsione cervicale e una contusione della spalla destra (doc. 4/36). 

 

                                         L’assicuratore
infortuni ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di
legge. 

 

 

                                         Con decisione
formale del 26 giugno 2003, la CO 1 ha dichiarato estinto il diritto alle
prestazioni di corta durata (cura medica + indennità giornaliera) a far tempo
dal 1° giugno 2003 e, d’altra parte, ha riconosciuto all’assicurata
un’indennità per menomazione all’integrità del 5% (doc. 2/45). 

 

                                         La
relativa opposizione presentata dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata, è
stata dichiarata irricevibile in data 28 luglio 2004 (doc. 2/36). 

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di luglio 2004, il datore di lavoro di RI 1 ha annunciato
all’amministrazione una ricaduta del sinistro del dicembre 2000, determinata da
disturbi localizzati alla spalla sinistra, con inabilità
lavorativa totale a contare dal 24 giugno 2004 (doc. 2/29). 

                                         In data
25 giugno 2004, l’assicurata era stata sottoposta, da parte del chirurgo
ortopedico dott. __________, a un intervento artroscopico con bursoscopia ed
acromioplastica, nonché resezione dell’estremità laterale della clavicola. 

                                         La
diagnosi intraoperatoria è stata quella di, citiamo: “sindrome dell’attrito
sotto-acromiale ed artrosi acromio-claveare sintomatica, lesione parziale
bursale del tendine sopraspinato, …” (doc. 3/12). 

 

                                         Dalle
tavole processuali risulta che l’operazione in questione ha solo in parte
migliorato lo stato a livello dell’arto superiore sinistro, considerata la
persistenza dei dolori “… quando la paziente alza dei pesi oppure durante certi
movimenti rotatori.” (doc. 3/14).

 

                                         Nel
luglio 2005, l’assicurata è stata sottoposta a una RMN della spalla sinistra,
che ha evidenziato la presenza di una rottura parziale importante del tendine
sovraspinato a livello della sua inserzione, nonché una possibile rottura del
labbro anteriore (doc. 3/13). 

 

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 4
settembre 2006, la CO 1 ha negato la propria responsabilità in relazione ai
disturbi oggetto dell’annuncio di ricaduta del 7 luglio 2004, ritenuti non
trovarsi in una relazione di causalità naturale con il sinistro del 3 dicembre
2000 (doc. 2/17). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc.
2/12, 2/10 e 2/8), l’assicuratore infortuni, in data 6 novembre 2007, ha confermato
il contenuto della sua prima decisione (doc. 1/1). 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 7 dicembre 2007, RI 1 ha chiesto che venga accertata
l’esistenza di un nesso causale adeguato tra l’infortunio del dicembre 2000 e i
disturbi localizzati alla spalla sinistra.

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, l’insorgente contesta la valenza
probatoria delle valutazioni espresse dal dott. __________, facendo riferimento
al fatto che, secondo il dott. __________, i reperti intra-operatori erano
compatibili con un esito post-traumatico.

                                         D’altro
canto, a proposito degli esiti della RMN del luglio 2001, essa ha rilevato che,
citiamo: “il fatto che non vi sia stata una lesione subitanea del tendine al
momento dell’infortunio nulla ancora toglie, ne è stato valutato, che il
conflitto sottoacromiale sia stato indotto dall’infortunio. Rammentiamo in
proposito che sin da subito la lesa ha avuto dei forti dolori alla spalla; che
gli impedimenti, come abbiamo visto, erano stati tali da renderla incapace al
lavoro per una durata di oltre sei mesi; che di seguito i dolori alla spalla
sinistra sono sempre ed ininterrottamente sussistiti. D’altronde, il rapporto
fiduciario del 18.5.2006 neppure afferma quali avrebbero potuto essere i motivi
che hanno indotto all’insorgenza di componenti degenerative alla spalla.“ (doc.
I).

 

                               1.5.   La CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. VI).

 

                               1.6.   In data 10
marzo 2008, la ricorrente ha chiesto che il TCA ordini una perizia medica
specialistica, ribadendo, per il resto, gli argomenti già sviluppati in sede di
ricorso (doc. XIV). 

 

                               1.7.   In data 14
marzo 2008, questo Tribunale ha chiesto al patrocinatore dell’assicuratore convenuto
di produrre copia del referto relativo alla RMN dell’11 luglio 2001 (doc. XVI).

 

                                         Quanto
richiesto è pervenuto il 31 marzo 2008 (doc. XVII).

 

                                         Chiamata
a formulare eventuali osservazioni in proposito, l’assicurata è rimasta
silente.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro canto,
nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e
durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per
menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

 

                               2.3.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente
che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato
un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo
essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano
elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V
110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.4.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare
di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità
adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni
vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o
conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato
sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di un nesso di
causalità (cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità é provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.6.   Il TCA è
chiamato a stabilire se i disturbi presentati da RI 1 alla spalla sinistra,
oggetto dell’annuncio di ricaduta del 7 luglio 2004, costituiscono una
conseguenza, naturale e adeguata, dell’evento infortunistico del 3 dicembre
2000, oppure no. 

 

                                         L’assicuratore
infortuni convenuto lo nega facendo capo all’apprezzamento espresso in
proposito dal dott. __________, specialista in chirurgia. 

                                         In
effetti, con il suo rapporto del 18 maggio 2006, il medico fiduciario appena menzionato
ha negato l’eziologia traumatica ai disturbi localizzati alla spalla sinistra,
sviluppando, in particolare, le seguenti considerazioni:

 

" 
I riscontri diagnostici vertevano riguardo a un
trauma d’accelerazione con inclinazione laterale della colonna cervicale di
grado 1 secondo classe Québec in presenza di minime alterazioni degenerative a
livello del rachide cervicale.

Si eseguì, peraltro, una indagine risonanza
magnetica della spalla sinistra in data 11.7.2001 in presenza di una sindrome
cervico-brachiale sinistra, risultata senza riscontri patologici maggiori ai
vari accertamenti clinici e radio diagnostici eseguiti. L’indagine alla spalla
risultò completamente normale.

I vari specialisti che esaminarono la paziente
dal 2000 ad ora (dott. __________, reumatologo - dott. __________, curante -
dottori __________ e __________, neurologi - Centro di Riabilitazione di __________
dove la paziente soggiornò per circa 3 settimane nel 2001 e dove pure vi fu una
ulteriore valutazione reumatologica del dott. __________ nonché dott. __________)
non dimostrarono mai una lesione della cuffia dei rotatori.

Non soltanto, ma il rapporto operatorio
dell’intervento eseguito dal dott. __________ il 25.6.2004, parla chiaramente
di “osteofita del tubercolo maggiore, senza indizio di rotture a livello del
sovraspinato e infraspinato; sporgenza sul versante caudale dell’acromion a
livello anteriore”. Giustamente è stata eseguita l’acromioplastica nonché
artrotomia dell’acromion-claveare con resezione della estremità laterale della
clavicola e parimenti asportato l’osteofita al tubercolo maggiore; inoltre
currettage del tendine del sovraspinato.

Alla luce di questi elementi (riscontro
perioperatorio) risulta comprovato ulteriormente l’assenza di qualsivoglia
rottura effettiva transmurale del tendine del sovrapinato. Emerge, peraltro
recentemente, il resoconto di una indagine risonanza magnetica eseguita alla
spalla sinistra il 4.7.2005 dove si menziona una rottura inserzionale del
tendine del sovrapinato incompleta. Come ben si evidenzia dagli atti, tale
lesione si è instaurata nel corso degli anni e si è conclamata soltanto nel 2005
dopo che rinomati specialisti non ebbero modo di evidenziarne la presenza, che
il riscontro radiologico alla risonanza magnetica risultò negativo per tale
lesione e, soprattutto dopo che l’intervento artroscopico del giugno 2004 non
rilevò tale lesione.

 

(…): nessuno degli specialisti ha mai posto tale
diagnosi, il riscontro radiologico e artroscopico ha documentato lesioni chiare
di natura degenerativa in parte sanate chirurgicamente nel 2004; nel prosieguo
si è poi assistito ad un ulteriore peggioramento dello stato determinato da una
lesione inserzionale incompleta del tendine del sovraspinato. Di conseguenza
non vi è alcuna evidenza clinica per la rottura del sovraspinato si sia
prodotta nell’incidente del 2000. A titolo informativo vado a menzionare le
condizioni e le manifestazioni cliniche in base alle quali una rottura del
sovraspinato si sarebbe potuta produrre a seguito di trauma e che,
conseguentemente, avrebbe potuto porre in essere l’eventuale intervento
dell’assicuratore Lainf, ossia:

l’infortunio era in misura di provocare una trauma
dell’articolazione acromio-clavicolare e/o omero scapolare nonché una lesione
del sovraspinato?

le conseguenze di una rottura traumatica della
cuffia dei rotatori porta ad una perdita funzionale e della forza con comparsa
di una subitanea pseudo-paralisi, ciò che esula dal presente caso;

la presenza di una rottura post-traumatica della
cuffia dei rotatori comporta la comparsa di dolori immediati che persistono nel
tempo e non, a differenza del caso che ci occupa, un lasso di tempo dal 2000 al
2005 privo o pressoché privo di disturbi, ancorché dopo un intervento
artroscopico nel 2004 che nulla rilevò riguardo la presenza della pretesa
lesione.

(…).”

                                         (doc. 3/7;
si veda pure il doc. 3/9)

 

                                         La
ricorrente contesta la valutazione del dott. __________ facendo particolare riferimento
alla certificazione 2 luglio 2004 del dott. __________, Medico aggiunto presso
il Servizio di chirurgia ortopedica e traumatologia dell’Ospedale __________ di
__________ nonché autore dell’operazione artroscopica del 25 giugno 2004, per
il quale il reperto oggettivato in occasione di quest’ultimo intervento è,
citiamo: “… compatibile con un esito postraumatico dopo l’incidente del
03.12.2000, a partire dal quale la paziente ha accusato dolori e si è
oggettivata la rottura parziale della cuffia dei rotatori (vedi rapporto
operatorio del 25.06.2004).” (doc. 3/15).

                                         L’assicurata
segnala inoltre che la dinamica del sinistro in questione “depone chiaramente
per una compromissione dalla spalla”, che sin da subito essa ha lamentato dei
forti dolori alla spalla sinistra e che questi dolori sono persistiti ininterrottamente
(doc. I, p. 6-7).

 

                               2.7.   Chiamato
a pronunciarsi, questo Tribunale, tutto ben considerato, non ha motivi per scostarsi
dal parere espresso dal medico di fiducia dell’amministrazione, dott. __________,
sanitario che vanta un’ampia esperienza in materia di medicina infortunistica e
assicurativa, secondo il quale non è stata dimostrata, con un sufficiente grado
di verosimiglianza, l’esistenza di una relazione di causalità naturale tra l’evento assicurato e
il danno alla salute localizzato alla spalla sinistra (cfr.
doc. 3/7 e 3/9).

 

                                         In
proposito, occorre considerare che, per costante
giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è
parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece
nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato
di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282;
DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la
nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle
dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto valore probante, a
condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di
per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi
che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(cfr. anche Pratique VSI 2001 p. 108 segg.).

 

                                         È infine utile segnalare
che l’Alta Corte federale, con riferimento ai pareri redatti dai medici dell’__________,
ne ha riconosciuto il pieno valore probatorio, anche quando essi sono stati
espressi unicamente in base agli atti, dunque senza visitare
personalmente l’assicurato (cfr. STFA U 143/98 del 10 settembre 1998 e U 49/95
del 2 luglio 1996).

 

                                         Nella presente fattispecie,
questo Tribunale attribuisce un’importanza decisiva al fatto che l’esame di
risonanza magnetica dell’11 luglio 2001 - eseguito quindi a distanza di poco
più di sette mesi dall’infortunio del dicembre 2000 -, non aveva evidenziato alcun
reperto patologico significativo a livello della spalla sinistra (cfr.
allegato al doc. XVII), così come pertinentemente osservato dal dott. __________
(doc. 3/7: “Si eseguì, peraltro, una indagine risonanza
magnetica della spalla sinistra in data 11.7.2001 (…). L’indagine alla
spalla risultò completamente normale.” - il corsivo è del redattore). 

                                         Questa circostanza
parla a sfavore dell’esistenza di una relazione di causalità naturale tra il
sinistro in questione e i reperti messi in luce in occasione dell’intervento
artroscopico del 25 giugno 2004 e, nel contempo, sminuisce il valore probatorio
della certificazione 2 luglio 2004 del dott. __________. 

                                         A
quest’ultimo proposito, il TCA osserva che, grazie all’operazione artroscopica
in parola, si è di fatto posto rimedio a un conflitto sotto-acromiale, in
presenza di tendini del sovrapinato, infraspinato e sottoscapolare privi di affezioni
di rilievo (cfr. rapporto operatorio 2 luglio 2004 - doc. 3/12 e doc. 3/14:
“… la paziente a margine è stata sottoposta ad una decompressione
sottoacromiale endoscopica tramite acromio-plastica, e resezione dell’estremità
distale della clavicola …”). 

                                         Ora, è importante
sottolineare che l’esame di risonanza magnetica del luglio 2001, non aveva posto
in luce alcun danno strutturale, ancor meno di natura traumatica, interessante
la regione acromio-omerale. 

 

                                         Va
inoltre osservato che la risonanza del 4 luglio 2005 ha mostrato una rottura
parziale importante (oltre il 50% dello spessore tendineo) del tendine del
muscolo sovraspinato (nonché una possibile rottura del labbro anteriore - doc.
3/13), quando né la RMN dell’11 luglio 2001 né, tantomeno, l’intervento
artroscopico del 2 luglio 2004 (in occasione del quale, proprio per porre rimedio
all’attrito sotto-acromiale, era stata eseguita una decompressione), avevano evidenziato
la presenza di un tale reperto. 

 

                                         L’esame di
risonanza dell’11 luglio 2001 era stato peraltro ordinato
nel contesto di disturbi al rachide cervicale con irradiazioni all’arto
superiore sinistro e non perché si sospettava che l’insorgente fosse
portatrice di un danno morfologico alla cuffia rotatoria (la cui assenza é
peraltro stata confermata dalle risultanze della stessa RMN; cfr. rapporto 2
marzo 2001 del reumatologo dott. __________ - doc. 4/26: “Presso la paziente
esiste quindi uno stato di sindrome cervico-toraco spondilogena con
tendomiosi a catena del braccio sinistro in stato dopo trauma distorsivo.”,
quello 4 luglio 2001 del Centro di riabilitazione di __________, dove
l’assicurata è rimasta degente per una ventina di giorni - doc. 4/10: “All’entrata
(…). Presenta delle algie su pressione a livello della muscolatura
paravertebrale cervicale, periscapolare, in particolare a sinistra, (punti
classici per fibromialgia). (…). Nessuna limitazione funzionale dolorosa a
livello della colonna cervicale e della spalla sinistra. Non segni di lesione
della cuffia dei rotatori, né chiari segni per una lesione periferica del
plesso brachiale sinistro.”, nonché quello 16 gennaio 2002 del neurologo dott. __________:
“Da allora la paziente accusa un bloccaggio a livello cervicale in modo più
pronunciato a sinistra irradianti a tutto l’arto superiore sinistro,
pronunciati sulla parte ulnare dell’avambraccio ma anche sulla parte anteriore
del braccio stesso, associato poi a formicolio al dito IV e V della mano
sinistra. Non disestesie diffuse né risvegli notturni. Non formicolio alla mano
destra. (…). Il quadro clinico di questa paziente è quindi dominato da una sindrome
cervicobrachiale e da segni di tendoinserzionite diffusa più accentuata
all’emicorpo sinistro, che potrebbe deporre a favore di una fibromialgia.”
- il corsivo è del redattore).

 

                                         D’altro
canto, con riferimento all’affermazione ricorsuale secondo cui, citiamo: “… la
dinamica del sinistro depone chiaramente per una compromissione alla spalla.”
(doc. I, p. 7; cfr. pure doc. XIV), va rilevato che, in occasione della prima
consultazione del 3 dicembre 2000 presso il PS dell’Ospedale __________ di __________,
i sanitari avevano refertato la presenza di dolore a livello del tuberculum
maius della spalla destra, donde l’esecuzione di una radiografia
a questa parte del corpo e la formulazione della diagnosi di, citiamo:
“contusione spalla dx” (doc. 4/36 - il corsivo è del redattore). Quindi,
nessun accenno alla presenza di problemi alla spalla sinistra,
ciò che non consente di ritenere, con il grado di verosimiglianza richiesto
dalla giurisprudenza, che quest’ultima sia rimasta in qualche modo coinvolta
nell’infortunio del 3 dicembre 2000. 

                                         D’altronde,
anche lo stesso medico curante di RI 1, dott. __________, con rapporto del 14
gennaio 2001, aveva fatto stato unicamente di una dolenzia nucale con
tensione muscolare e riduzione della funzione, senza alcun riferimento all’esistenza
di disturbi a livello del braccio/spalla di sinistra (doc. 4/33). 

                                         Di
disturbi cervico-brachiali se ne fa menzione - per la prima volta -, nel
referto 15 febbraio 2001 dello stesso medico curante (doc. 4/28: “Persistenza
di forte dolore nucale a sinistra, irradiante al braccio.”). 

 

                                         Unitamente
alla propria impugnativa, la ricorrente ha prodotto quattro dichiarazioni - due
sottoscritte dai figli __________ e __________ (doc. A 2 e A 4), le altre da
due sue amiche (doc. A 3 e A 5) -, dalle quali si evince in sostanza che,
posteriormente all’evento infortunistico del dicembre 2000, RI 1 ha sofferto di
gravi disturbi all’arto superiore sinistro, all’origine di limitazioni nello
svolgimento anche delle attività della vita quotidiana.

                                         Secondo
questa Corte, tali dichiarazioni, che, nella misura in cui attestano la
presenza di costanti cervico-brachialgie, non fanno altro che confermare il
contenuto della documentazione medica agli atti, non possono essere di ausilio
per derimere la questione relativa all’eziologia, traumatica o meno, dei
disturbi alla spalla sinistra, oggetto dell’annuncio di ricaduta del luglio
2004, e ciò alla luce degli argomenti suesposti, segnatamente dell’esito della
RMN dell’11 luglio 2001. 

 

                                         In esito a quanto precede,
il TCA considera superfluo dare seguito alla richiesta di allestimento di una
perizia medica giudiziaria (doc. XIV). 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere
sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         In
conclusione, tutto ben ponderato, questo Tribunale non ritiene dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza preponderante caratteristico del settore
della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), un legame causale naturale tra
i problemi alla spalla sinistra annunciati alla CO 1 nel mese di luglio
2004 e l’infortunio del 3 dicembre 2000.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti