# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a4483f7e-d2c8-5d1c-b214-2b99fed1d8a8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-07-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.07.1999 35.1999.50
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-1999-50_1999-07-01.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.99.00050

   

  mm

  	
  Lugano

  1
  luglio 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Giovanna Roggero-Will

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 maggio 1999 di

 

	
   

  	
  __________,  

  rappr. da: __________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 29 gennaio 1999 emanata da

  
	
   

  	
  __________, 

  rappr. da: __________, 

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in fatto

 

                               1.1.   In data 19 aprile 1998,
__________ - alle dipendenze dell’impresa di costruzioni __________ di
__________ in qualità di manovale - é rimasto vittima di una distorsione al
ginocchio sinistro, giocando una partita di calcio.

 

                                         Il 12 maggio 1998,
l’infortunato é stato sottoposto ad un’artroscopia del ginocchio sinistro,
intervento, eseguito dal dottor __________ presso l’Ospedale __________ di
__________ (cfr. doc. _), che non ha permesso d’accertare alcuna lesione
strutturale di rilievo. 

                                         Il caso é stato assunto
dall’__________, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni
assicurative. 

 

                               1.2.   Fondandosi sulle risultanze
della visita circondariale del 16 giugno 1998, l’Istituto assicuratore ha, in
data 22 giugno 1998, riconosciuto __________ abile al lavoro al 50% (sull’arco
dell’intera giornata) per il periodo 17-29 giugno 1998 e totalmente a decorrere
dal 30 giugno 1998 (doc. __). 

 

                               1.3.   In data 23 giugno 1998,
l’assicurato ha comunicato all’__________ di non essere in grado di riprendere
la propria attività lavorativa nei termini stabiliti dal medico di circondario
(doc. __)

                                         Con certificato 1° luglio
1998, il dottor __________, medico privatamente consultato dall’assicurato, ha
dichiarato quest’ultimo totalmente inabile al lavoro dal 27 giugno 1998 e per
una durata di tre settimane (doc. __). 

                                         Successivamente, per la
precisione in occasione della visita 8 luglio 1998, lo stesso dottor __________
ha, ciò nondimeno, indicato che, citiamo: “per favorire la fisioterapia lo
metto abile al 50% fino al 19.7 e dal 20 lavorerà al 100%” (doc. __). 

 

                               1.4.   Con decisione 16 dicembre
1998, l’__________ ha formalmente ribadito il contenuto della sua risoluzione
22 giugno 1998, ovverosia abilità lavorativa del 50% dal 17 giugno 1998 e del
100% dal 30 giugno 1998 (doc. __). L’assicuratore LAINF ha, d’altro canto,
riconosciuto il proprio obbligo contributivo in relazione al ciclo di
fisioterapia prescritto dal dottor __________. 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dal Sindacato __________ per conto dell’assicurato, in data 29
gennaio 1999, l’__________ ha confermato la ripresa lavorativa nei termini
fissati con la sua prima decisione (doc. __).

 

                               1.5.   Con tempestivo ricorso,
__________, sempre patrocinato dal __________, ha chiesto che l’__________
venga condannato a “...versare l’indennità giornaliera intera dal 23 giugno al
8 luglio 1998, ed al 50% dal 9 al 19 luglio 1998” (I). 

 

                                         Queste, segnatamente, le
considerazioni esposte dall’insorgente, a supporto della propria pretesa
ricorsuale:

 

" 
I medici interpellati hanno
attestato quasi unanimemente un periodo di inabilità lavorativa più lungo di
quello ammesso dalla __________. A mente del ricorrente, le spiegazioni fornite
dal dottor __________ non sono in grado di disattendere i certificati medici,
diligentemente prodotti dal ricorrente.

 

Quanto alle spiegazioni fornite dalla __________ per
negare le prestazioni per il periodo successivo al 29 giugno 1998, va osservato
che sono assai poco convincenti. Ben difficilmente il dottor __________, medico
assai noto per la sua competenza e serietà. Avrebbe certificato un periodo di
inabilità lavorativa solo per compiacere il suo paziente ...” (I, p. 4).

 

                               1.6.   L’__________, in risposta, ha
postulato un’intergrale reiezione del gravame, con argomenti di cui di dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III). 

 

 

                                         in diritto

 

                                In
ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell’art. 2
cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle
assicurazioni sociali.

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   In contestazione vi é il
grado d’abilità lavorativa presentato da __________ durante il periodo 17
giugno-19 luglio 1999. 

                                         In effetti, il ricorrente
sostiene d’essere stato totalmente inabile al lavoro dal 22 aprile all’8 luglio
1998 e al 50% sino al 19 luglio 1998 mentre l’__________, da parte sua, ha
riconosciuto un’incapacità lavorativa totale dal 22 aprile al 16 giugno 1998 e
al 50% sino al 29 giugno 1998. 

 

                               2.3.   Giusta l'art. 10 LAINF
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio.

 

                                         Il diritto alle cure cessa
qualora dalla loro conti­nuazione non sia da attendersi un sensi­bile migliora­mento
della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano a conferire il
diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può sperare un
miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter,
Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents, Losanna 1992, pag. 41ss.).

 

                               2.4.   Secondo l'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a seguito
d'infortunio o di malattia professionale ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Conformemente alla
costante giurisprudenza, la nozione di incapacità di lavoro è identica in tutti
i campi dell'assi­curazione sociale: viene considerata incapace di lavoro una
persona che per motivi di salute non è più in grado di svolgere la propria
attività o lo è soltanto in misura ridotta oppure, ancora, soltanto con il
rischio di aggravare il suo stato di salute (DTF 111 V 239 consid. 1b; Maurer,
Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, vol. I, pag. 286 segg.; Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 91). 

 

                                         La questione a sapere se
l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura giustificante il
riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata sulla base dei
fatti forniti dal medico.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e tracciare un
esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determi­nate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può an­co­ra svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività .

 

                                         Determinante ai fini della
graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque l'apprezzamento
medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro che effetti­vamente
risulta dall'impedimento (RAMI 1987 K720 pag. 106 consid. 2, U27 pag. 394
consid. 2b e giuri­sprudenza ivi citata; RJAM 1982 no. 482 pag. 79 consid. 2).

 

                                         L'assicurato che rinuncia
a utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto i
provvedimenti da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria
capacità lavorativa è, ciò nono­stante, giudicato per l'attività che egli
potrebbe esercitare dimostrando buona volontà. 

                                         Carenze di volontà
risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in considerazione
nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere, tutt'al più,
considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro causa é da
ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111 V 239
consid. 1b e 2a; RAMI 1986 p. 56; 1987 p. 105 consid 2; 1987 p. 393 consid. 2b;
1989 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 91).

 

                               2.5.   In concreto, __________, in
data 19 aprile 1998, é rimasto vittima di un infortunio alla gamba sinistra,
durante una partita di calcio presso il campo sportivo di __________ (doc. _). 

                                         Visitato il giorno stesso
presso l’Ospedale __________ di __________, i medici - qualificando
l’infortunio quale bagatella - hanno pronosticato un’inabilità lavorativa
totale di una settimana (doc. _).

 

                                         Visto il persistere della
sintomatologia algica, il ricorrente, in data 1° maggio 1998, ha privatamente
consultato il dottor __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale ha
finalmente posto la diagnosi clinica di “esiti da distorsione del ginocchio
sinistro con partecipazione delle strutture collaterali laterale e postero-laterali
del ginocchio sinistro” (doc. __). 

 

                                         Durante il periodo 11-13
maggio 1998, l’assicurato é rimasto degente presso l’Ospedale __________ di
__________, dove é stato sottoposto ad un intervento artroscopico al ginocchio
sinistro, di carattere diagnostico, da parte del summenzionato specialista. Dal
relativo rapporto non emerge alcunché di particolare, ad eccezione di
un’insufficienza dei legamenti menisco-tibiali (doc. _), ciò che ha permesso
all’operatore di prevedere una “... graduale ripresa della attività
lavorativa” (doc. __ - la sottolineatura é del redattore). 

 

                                         Dietro invito del dottor
__________ - il quale ha fatto esplicito riferimento ad una “discrepanza tra
quadro oggettivo e disturbi soggettivi, difficoltà di ripresa lavorativa”
(doc. __ - la sottolineatura é del redattore) - l’Istituto assicuratore
convenuto ha invitato __________ a sottoporsi ad una visita medica di
controllo, presso il dottor __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica.
Quest’ultimo ha, dapprima, potuto constatare uno status locale più che
soddisfacente:

 

" 
Deambulazione fluida, con
accennata zoppia a sinistra, in punta dei piedi e sui talloni senza cedimento.

Asse degli arti inferiori diritto, accovacciamento
praticamente completo, tuttavia asserito dolente in posizione estrema a
sinistra. Buona la stabilità in posizione unipodale pure al carico con
ginocchio flesso.

 

Ginocchio sinistro

Nessun rossore, ipertermia od alterazione locale del
trofismo cutaneo. Cicatrici calme, asserite sensibili. Nessun versamento. Buona
motilità rotulea, faccetta esterna parte apicale asserita sensibile alla
palpazione. Nessun scroscio retropatellare. Strutture legamentarie stabili con
arresto franco, sia sul piano frontale, sagittale che rotatorio. Terzo
posteriore della rima articolare mediale sensibile alla palpazione diretta.
Segni meniscali negativi, funzione simmetrica e completa.

 

 

Circonferenze                                                          destra         sinistra

coscia, 15 cm sopra bordo sup. rotula                   54  
cm       54.5 cm

coscia, 7 cm sopra bordo sup. rotula                     47  
cm       48   cm

ginocchio                                                                 37.5
cm      37.5 cm

polpaccio                                                                 38  
cm       38   cm

(paziente mancino)” (doc. 15). 

 

                                         Successivamente, il dottor
__________ ha espresso la seguente valutazione, prendendo posizione, in
particolare, riguardo alla questione della capacità lavorativa:

 

" 
Asseriti disturbi residui
ginocchio sinistro localizzati in sede retro-patellare ed al III posteriore
della rima articolare mediale, senza risparmio muscolare, senza deficit
funzionale, senza versamento intraarticolare, in presenza di uno stato dopo
trauma contusivo/distorsivo il 19.4.1998 e di una artroscopia diagnostica il
12.5.1998.

Quest’ultima in particolare non ha rivelato nessuna
lesione strutturale di rilievo intrarticolare, se non una plica sinoviale
femoro-rotulea (costituzionale) ed un’insufficienza dei legamenti menisco-tibiali.

 

Gli attuali disturbi asseriti dal paziente possono
venir inquadrati nell’ambito di un processo di cicatrizzazione, soprattutto per
quanto attiene alla componente retro-patellare e delle strutture
menisco-tibiali. Sul piano terapeutico, il signor __________ non sta
attualmente effettuando e peraltro non necessita neppure di misure particolari.

 

Con riferimento al quadro clinico odierno ritengo che
il paziente possa riprendere la propria attività lavorativa nella misura del
50% a decorrere dal 17.6.1998 (sull’arco di tutta la giornata) e nella misura
completa al più tardi a partire dal 29.6.1998” (doc. __). 

 

                                         In data 23 giugno 1998,
l’insorgente ha comunicato all’__________ d’essere nuovamente inabile al
lavoro, chiedendo, peraltro, il benestare per farsi visitare dal dottor
__________ (doc. __). 

 

                                         Il 24 giugno 1998, lo
stato di salute di __________ é stato valutato presso il PS dell’Ospedale del
__________ di __________, dove i medici hanno semplicemente riferito di un modesto
dolore a livello dell’emirima laterale, senza versamento né blocco (doc.
__). 

 

                                         In data 1° luglio 1998 ha
avuto luogo la visita presso il dottor  __________, spec. FMH in chirurgia.
All’esame clinico, quest’ultimo ha evidenziato un’asserita forte dolenzia
all’inserzione del tratto ilio-tibiale, ma nessun versamento, nessuna
instabilità così come nessun segno meniscale (cfr. cartella clinica allegata al
doc. __). 

                                         Pur avendo dovuto
sottolineare che “la situazione non é chiara”, lo specialista interpellato
dall’assicurato ha attestato una completa inabilità lavorativa dal 27 giugno
1998 e per 3 settimane (doc. __) ed ha, inoltre, prescritto un ciclo di
fisioterapia “... da effettuarsi sotto controllo per verificare il gonfiore”
(cfr. cartella clinica allegata al doc. __). 

 

                                         Una nuova consultazione
presso il dottor __________ ha avuto luogo in data 8 luglio 1998. Preso atto
che, dopo due sole sedute di fisioterapia, la situazione é nettamente
migliorata, il poc’anzi citato medico ha riconosciuto __________ abile al lavoro
nella misura del 50% fino al 19 luglio 1998 - ciò soprattutto per favorire
l’esecuzione della fisioterapia - e in misura totale a contare dal 20 luglio
1998 (cfr. cartella clinica allegata al doc. __ e doc. __). 

 

                                         Il medico di circondario
__________, il dottor __________, ha avuto modo d’esprimersi riguardo al
contenuto della documentazione medica ulteriormente acquisita agli atti,
ribadendo finalmente le conclusioni a cui era giunto in occasione della visita
del 16 giugno 1998:

 

" 
Sia il certificato del servizio di
pronto soccorso dell’Ospedale del __________, sede di __________, del 24.6.1998
che il referto del dr. __________ del 1., rispettivamente dell’8.7.1998, non
comportano nuovi elementi di giudizio significativi atti ad invalidare quanto
prestabilito in occasione dell’esame medico-circondariale del 16.6.1998.

 

Sebbene il paziente asserisca un “gonfiore”, né il
citato referto del servizio di pronto soccorso, né quello del dr. __________,
fanno riferimento ad un referto di natura infiammatoria, rispettivamente
versamento intrarticolare.

 

Come da referto del 3.7.1998 la __________ prende,
generosamente, a suo carico la serie di fisioterapie prescritte dal dr.
__________.

Il referto clinico del 1.7.1998 confrontato con quello
dell’esame medico-circondariale e quello del servizio di pronto soccorso
dell’Ospedale di __________ non giustificano per contro la incapacità
lavorativa” (doc. __). 

 

                               2.6.   Con il ricorso 4 maggio 1999,
viene contestato l’apprezzamento espresso dal medico di circondario, considerato
non suscettibile d’infirmare il valore probante dei certificati medici prodotti
da __________, in particolare quello stilato dal dottor __________. 

 

                                         Tutto ben considerato,
questo TCA non ritiene di dover dar seguito alle censure sollevate dall’insorgente,
ritenendo che l’opinione del dottor __________ possa validamente costituire da
supporto probatorio al giudizio che ora lo occupa.

 

                                         Al proposito, va
ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da effettuare
d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle
prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (RCC 1986 p. 202 consid. 2d;
sentenza TFA del 27 ottobre 1992 in re A.B.P.; sentenza TFA del 13 febbraio
1992 in re M.O.; sentenza TFA del 13 maggio 1991 in re A.A.; sentenza TCA del
25 novembre 1991 in re G.M.; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag.
274) senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito
sancito dall'art. 4 CF (RCC 1986 p. 202, consid. 2d; DTF 106 Ia 162 consid.
2b).

 

                                         Come poc’anzi detto, il
TCA, chiamato a pronunciarsi su una questione sostanzialmente di carattere
medico, non ha in concreto motivi di scostarsi dalle conclusioni dello
specialista in chirurgia ortopedica consultato dall’__________, se si considera
che, per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione
è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece
nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato
di attuare il diritto oggettivo (cfr. DTF 104 V 209; sentenze inedite 5 gennaio
1993 in re S., 5 aprile 1984 in re M. e 2 novembre 1983 in re M.; Meyer-Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 30 seg.).

                                         Il TFA, nella DTF 122 V
157ss., ha ancora precisato che dagli artt. 4 Cost. e 6 n. 1 CEDU non può
essere dedotto un diritto formale di essere sottoposto a perizia medica esterna
da parte dell'istituto assicuratore quando si tratti di lite in materia di
prestazioni. Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove é, in linea di
principio, consentito che l'amministrazione ed il giudice delle assicurazioni
sociali fondino la loro decisione esclusivamente su basi di giudizio interne
dell'istituto assicuratore: in questo caso, devono, però, essere poste esigenze
severe per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove.

                                         Per quel che concerne il
valore probante di un rapporto medico determinante é che il rapporto sia
completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga
conto delle censure dell'assicurato, che sia stato redatto in piena conoscenza
della pregressa vicenda valetudinaria (anamnesi), che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni siano chiare, motivate e
condivisibili (RAMI 1991 pag. 311 consid. 1; RAMI 1996 pag. 191ss.; DTF 122 V
160ss. consid. 1c e riferimenti; STFA 29.9.1998 in re UAI c. F. non pubbl.).

                                         Determinante dal profilo
probatorio non é, dunque, di principio, l'origine del mezzo di prova o la sua
designazione quale rapporto o perizia, bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in
fine).

 

                                         Corrisponde senz’altro al
vero che, in data 1° luglio 1998, il dottor __________ - contrariamente a
quanto aveva in precedenza deciso il dottor __________ - ha dichiarato
__________ totalmente inabile al lavoro a contare dal 27 giugno 1998 e per una
durata di tre settimane (cfr. doc. __). 

                                         Attentamente esaminata la
cartella clinica appare palese, ciò nondimeno, come il predetto specialista non
abbia affatto fondato il proprio apprezzamento concernente la capacità
lavorativa su basi di giudizio oggettive: in occasione del consulto 1° luglio
1998, egli non é, in effetti, riuscito ad oggettivare alcunché di anomalo a
livello del ginocchio sinistro (cfr. cartella clinica acclusa al doc. __: “Non versamento,
non instabilità, non segno meniscale”), ciò che lo ha persino condotto ad
affermare che “la situazione non é chiara” (cfr. cartella clinica
acclusa al doc. __ - la sottolineatura é del redattore). A notare che già il
dottor __________, specialista che eseguì l’artroscopia in data 12 maggio 1998,
aveva ritenuto necessario avvertire l’Istituto assicuratore convenuto circa
l’esistenza di una “discrepanza tra quadro oggettivo e disturbi soggettivi”
e circa delle “difficoltà di ripresa lavorativa” (doc. __ - la sottolineatura é
del redattore). 

                                         Il dottor ____ha, quindi,
certificato una totale incapacità lavorativa facendo semplicemente riferimento
a dei dati anamnestici - “gonfiori e versamenti” (cfr. cartella clinica
acclusa al doc. __) - ed alle lamentele espressegli dallo stesso assicurato
(“... forte dolenzia all’inserzione del TIT ...), prova ne sia, del resto, il
fatto che l’inabilità é addirittura stata attestata con effetto retroattivo al
27 giugno 1998 (doc. __). 

                                         A proposito dei “gonfiori
e versamenti” di cui __________ avrebbe sofferto nel corso dei giorni
immediatamente precedenti il consulto presso il dottor __________a, il medico
di circondario dell’__________ ha correttamente osservato che dal rapporto 24
giugno 1998 (giorno successivo a quello in cui il lavoro é stato interrotto,
cfr. doc. __) dell’Ospedale del __________ di __________ non emerge alcun
riscontro al riguardo (cfr. doc. __: “Attualmente non presenta
versamento né blocco. Modesto dolore emirima laterale - la sottolineatura é del
redattore). 

                                         L’assicurato é stato
rivisto dal dottor __________ l’8 luglio 1998. In quell’occasione - sempre e
solo basandosi su quanto dichiaratogli dall’insorgente - il succitato medico é
ritornato parzialmente sui suoi passi, ritenendo __________ abile al lavoro
nella misura del 50% fino al 19 luglio 1998, e ciò allo scopo di “... favorire
la fisioterapia ...” (cfr. doc. __ e cartella clinica ivi acclusa - la
sottolineatura é del redattore). 

                                         A questo preciso
proposito, il TCA non può esimersi dal sottolineare il fatto che l’esecuzione
di sedute di fisioterapia ambulatoriale non é, di per sé, inconciliabile con
una piena capacità lavorativa. Così come pertinentemente evidenziato
dall’__________I in sede d’impugnata decisione, l’assicurato potrebbe “...
tutt’al più pretendere il rimborso delle ore perse per le cure ...” (doc. __). 

 

                                         Se ne deduce, pertanto,
che le attestazioni del dottor __________ - pur senza poterle dichiarare
inattendibili - non appaiono sufficientemente supportate da elementi di
valutazione oggettivi, ragione per cui alle stesse non può certo venir
attribuito il necessario valore probante richiesto per vagliare la lite (cfr.
DTF 122 V 160, consid. 1c). 

 

                                         In sede di ricorso,
__________ ha pure fatto riferimento alle certificazioni emanate e dal dottor
__________, assistente di chirurgia presso l’ORL (doc. __) e dal dottor
__________, suo medico curante (doc. __), facendo valere che le stesse
avvalorerebbero la sua tesi. 

                                         A mente di questa Corte,
nessuno dei due evocati documenti può, in realtà, condurre ad un esito diverso
della vertenza. 

                                         Il certificato 25 giugno
1998 (“certificato iniziale”, cfr. retro doc. __) del dottor ________ si
riferisce alla situazione accertata in occasione della visita del 19 aprile
1998, per cui l’inabilità lavorativa ivi attestata inizia a decorrere da tale
data e, quindi, non dal 25 giugno 1998 (cfr., del resto, doc. _). 

                                         Il dottor __________, da
parte sua, si é limitato ad esprimere una valutazione del tutto astratta
dell’incapacità al lavoro, alla quale non può venir attribuito valore probante
alcuno. 

 

                                         In queste condizioni
occorre ritenere provato - e si ricorda che, nell’ambito del diritto delle
assicurazioni sociali, è sufficiente che i fatti vengano provati secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante (STFA 6 aprile 1994 in re E.P.;
SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag. 202 consid. 2c, RCC 1984 pag. 468
consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V
323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b;
Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989
pag. 31-32; Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, pag. 63) - che l’assicurato aveva riacquistato
la capacità lavorativa nei tempi e nei modi indicati dall’__________ nella
decisione impugnata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso é respinto.

 

                                 2.-   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

La vicepresidente                                                 Il
segretario

 

Giovanna Roggero-Will                                        Fabio
Zocchetti