# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 73f79270-fa9d-5a78-b558-dc3ea9fd439a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-04-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.04.2012 D-2020/2012
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2020-2012_2012-04-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-2020/2012 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  2 3  a p r i l e  2 0 1 2  

Composizione 

 
Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico  

con l'approvazione del giudice Daniele Cattaneo,  

cancelliere Gilles Fasola. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nata il (…), 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…) 

D._______, nata il (…), alias 

E._______, nata il (…) 

F._______, nato il (…), 

Nigeria,  

 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione dell'UFM del 1 marzo 2012 / N […]. 

 

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Visto 

le domande di asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera in  

data (…), 

i verbali di audizione dell'8 novembre 2011 del richiedente (di seguito: 

verbale 1) e della richiedente (di seguito: verbale 2), 

la decisione dell'UFM del 1° marzo 2012 di non entrata nel merito ai sensi 

dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della Legge sull’asilo del 26 giugno 1998  

(LAsi, RS 142.31), notificata agli interessati in data 11 aprile 2012, nella 

quale l'autorità inferiore ha pronunciato l'allontanamento e l'esecuzione 

dell'allontanamento dei richiedenti verso l'Italia ed ha constatato che un 

eventuale ricorso non avrebbe avuto effetto sospensivo in applicazione 

dell'art. 107a LAsi, 

il ricorso del 16 aprile 2012 (cfr. timbro del plico raccomandato) inoltrato 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) con-

tro la menzionata decisione dell'UFM con il quale i ricorrenti hanno con-

cluso all'annullamento della decisione impugnata, al rinvio degli atti all'au-

torità inferiore per una nuova decisione, alla concessione dell'effetto so-

spensivo, nonché hanno presentato una domanda di assistenza giudizia-

ria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese giudiziarie e del 

relativo anticipo, 

la ricezione dell'incarto originale dell'UFM da parte del Tribunale in data 

17 aprile 2012, 

l'avviso di notifica e di ricevuta della decisione dell'UFM pervenuto al  

Tribunale in data 18 aprile 2012, 

e considerato 

che, in virtù dell'art. 31 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale am-

ministrativo federale (LTAF, RS 173.32), il Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate  

all'art. 33 LTAF, 

che, in particolare, le decisioni rese dall'UFM concernenti l'asilo possono 

essere contestate per rimando dell'art. 105 LAsi, davanti al Tribunale, il 

quale statuisce definitivamente, salvo se è stata depositata una domanda 

di estradizione da parte dello Stato abbandonato dal richiedente l'asilo in 

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cerca di protezione (art. 83 lett. d 1 cifra legge del 17 giugno 2005 sul  

Tribunale federale [LTF, RS 173.110]), 

che gli insorgenti hanno il diritto di ricorrere (cfr. art. 48 cpv. 1 PA) ed il  

loro ricorso, inoltrato nella forma (cfr. art. 52 PA) e nei termini  

(cfr. art. 108 cpv. 2 LAsi) prescritti dalla legge, è ricevibile, 

che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di 

cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra nel merito di 

una domanda di asilo, allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato 

terzo competente o condurre la procedura di asilo e di rinvio, in virtù di un 

accordo internazionale,  

che, in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazio-

ne svizzera e la Comunità europea relativa ai criteri e ai meccanismi che 

permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una do-

manda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera  

(ADD, RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trat-

tamento di una domanda di asilo secondo il Regolamento (CE)  

n. 343/2003 del Consiglio del 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i 

meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'e-

same di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri da un 

cittadino di un Paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; [di seguito: 

Regolamento Dublino II]; art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo re-

lativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

MATHIAS HERMANN, Das Sublin System, Eine Analyse der europäischen 

Regelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asylan-

trägen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, 

Zurigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.), 

che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda di 

asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato co-

me Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III, 

che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in 

qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiva-

mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un 

visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno, 

sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello, presso il quale 

la domanda di asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazio-

ne con gli artt. 6 e 13 Regolamento Dublino II), 

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che tale obbligo cessa se il cittadino di un Paese terzo si è allontanato dal 

territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che detto citta-

dino di un Paese terzo non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di 

validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 16 cpv. 3  

Regolamento Dublino II), 

che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno 

Stato membro può esaminare una domanda di asilo presentata da un cit-

tadino di un Paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2 

Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del ci-

tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1), 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno rivela-

to, dopo consultazione dell'unita centrale del sistema europeo  

"EUROADAC", che il ricorrente aveva depositato una domanda di asilo a 

G._______ (Italia) il (…), 

che il ricorrente non ha contestato né di avere depositato una domanda di 

asilo in Italia, né che questo Stato sia competente per trattare la sua do-

manda (cfr. verbale 1, pagg. 6,10 e 11), 

che la ricorrente ha dichiarato di essere entrata illegalmente in Italia e di 

avere ottenuto, presso la Questura di H._______, in data (…), un per-

messo di soggiorno della validità di un anno (cfr. verbale 2, pag. 5 e 7); 

che la stessa non ha contestato la competenza dell'Italia per trattare la 

sua domanda di asilo (cfr. verbale 2, pag. 9), 

che l'8 dicembre 2011 l'UFM ha presentato alle autorità italiane compe-

tenti le rispettive richieste fondate sull'art. 16 cpv. 1 lett. c Regolamento 

Dublino II per il ricorrente e art. 9 cpv. 1 Regolamento Dublino II per la ri-

corrente, volte a riprendere in carico i richiedenti l'asilo (cfr. Atti A13/5, 

A14/2, A15/6, A16/2), 

che queste autorità, non avendo risposto entro il termine di due settimane 

a decorrere dalla data della richiesta delle autorità svizzere giusta  

l'art. 20 cpv. 1 lett. c Regolamento Dublino II per il richiedente, ed entro il 

termine di due mesi a decorrere dalla data di richiesta delle autorità sviz-

zere giusta l'art. 18 cpv. 7 Regolamento Dublino II per la richiedente, 

hanno tacitamente riconosciuto la propria competenza (cfr. Atti A17/1, 

A19/1), 

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è accertata, 

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che i ricorrenti ritengono comunque che l'Italia non avrebbe rispettato i di-

ritti procedurali dell'insorgente in materia di asilo, né i principi a garanzia 

dell'unità della famiglia; che, segnatamente, l'Italia non avrebbe mai dato 

seguito alla domanda di asilo inoltrata dal ricorrente, limitandosi ad invi-

tarlo a lasciare il Paese senza averlo convocato dinanzi alla Commissio-

ne di asilo e senza considerare la presenza della moglie al beneficio di un 

permesso di soggiorno; che aggiungono che in Italia le condizioni di ac-

coglienza, sanitarie e sociali non sarebbero conformi agli standard minimi 

imposti dal diritto internazionale; che, a maggior ragione, la presenza di 

due figli piccoli non renderebbero esigibile un allontanamento verso tale 

Paese, anche ritenuto il fatto che l'ultimo nato, di due mesi, sarebbe trop-

po piccolo per intraprendere un viaggio e per fare fronte alle condizioni 

cui sarebbero confrontati in Italia; che, inoltre, l'UFM non avrebbe debita-

mente considerato le obiezioni sollevate dagli insorgenti in merito al loro 

allontanamento; che, infine, l'autorità inferiore non avrebbe considerato gli 

importanti problemi di salute di cui soffrirebbe il ricorrente ed il fatto che lo 

stesso sarebbe in cura presso la I._______, 

che, in altri termini, un trasferimento in questo Stato li esporrebbe al ri-

schio di essere privati del sostentamento minimo e di subire delle condi-

zioni di vita indegna, ciò che costituirebbe una violazione dell'art. 3 della 

convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo 

e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), 

che, tuttavia, questo Stato è segnatario della Convenzione del  

28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv., RS 0.142.30), così come 

della CEDU e della convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (RS 0.105), 

che non incombe quindi alla Svizzera determinare se gli interessati sa-

ranno assistiti, dopo il loro trasferimento, in condizioni soddisfacenti, 

che spetta ai ricorrenti di provare che la loro situazione potrebbe contrav-

venire alle esigenze dell'art. 3 CEDU, 

che, in effetti, vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale 

pubblico da parte dello Stato di destinazione, appartiene ai ricorrenti di in-

ficiarla, adducendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che, 

nel loro caso particolare, le autorità italiane non rispetterebbero questa 

garanzia e non accorderebbero loro la protezione necessaria o li prive-

rebbero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei 

diritti dell'uomo M.S.S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del  

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21 gennaio 2011, paragr. 84-85 e 250; cfr. ugualmente sentenza della 

Corte di giustizia dell'unione europea [CGUE], cause congiunte C-411/10 

e C-493/10 del 21 dicembre 2011), 

che i ricorrenti non hanno potuto stabilire che lo Stato di destinazione sa-

rebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da rispondere, su loro richie-

sta, ai loro bisogni, 

che, segnatamente, se da un lato i ricorrenti hanno contestato la qualità 

della presa in carico dei richiedenti l'asilo in Italia, dall'altro lato, essi non 

hanno fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le loro condizioni di 

vita o la loro situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla 

CEDU in caso di esecuzione del loro trasferimento, 

che, in particolare, essi non hanno stabilito che lo Stato di destinazione 

violerebbe le norme della direttiva 2003/9/CE del Consiglio del  

27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei ri-

chiedenti l'asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di 

seguito: direttiva accoglienza), 

che, d'altronde, la stessa ricorrente ha dichiarato di avere beneficiato di 

cure ospedaliere in Italia a seguito della sua gravidanza nonché di avere 

ottenuto un permesso di soggiorno in tale Paese dal momento della na-

scita della prima figlia (cfr. verbale 2, pag. 5 -7); che ha avuto modo di 

rinnovare tale permesso più volte e che lo stesso è tuttora valido  

(cfr. verbale 2, pag. 5), 

che, per quanto concerne l'asserito stato psicofisico del ricorrente, agli atti 

non è presente alcun certificato medico volto ad accertare gli eventuali 

disturbi di cui soffrirebbe; che, d'altronde, l'insorgente ha fatto valere tale 

argomentazione unicamente in sede di ricorso; che, in ogni caso, lo Stato 

di destinazione dispone indubbiamente di strutture sanitarie sufficienti per 

far fronte ad eventuali cure mediche che dovessero rendersi necessarie, 

che la ricorrente ed i figli possono essere trasferiti in Italia entro il  

9 agosto 2012; che, pertanto, non vi è motivo di temere per le condizioni 

di salute dell'ultimo nato, ritenuto che le autorità competenti per l'esecu-

zione del trasferimento hanno sufficientemente tempo per organizzarsi in 

maniera tale da tenere debitamente conto della situazione particolare del-

la ricorrente e dei figli, 

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che incomberà quindi ai ricorrenti di fare valere la loro situazione specifi-

ca e le loro difficoltà, in rapporto al loro statuto, nonché di prevalersene 

dinanzi alle autorità italiane competenti utilizzando le vie di diritto adegua-

te, 

che, pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale 

lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata 

(cfr. sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo M.S.S. c. Belgio e 

Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, paragr. 69, 342-343 e 

riferimenti citati), 

che, visto quanto precede, non sussiste un rischio personale, serio e 

concreto secondo cui il loro trasferimento verso lo Stato di destinazione 

sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o ad un altro obbligo derivante dal diritto 

internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata, 

che, quindi, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato nel merito della do-

manda di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi 

ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia (cfr. art. 44 cpv. 1 LAsi 

e art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della Legge fe-

derale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20), dal momen-

to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito 

nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10, 

pag. 645), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

dell'UFM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, è confermata, 

che, essendo le conclusioni del ricorso prive di probabilità di successo in 

virtù di quanto precedentemente indicato, la domanda di assistenza giu-

diziaria deve essere respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di 

concessione dell'effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un 

anticipo equivalente alle presumibili spese processuali sono divenute pri-

ve di oggetto, 

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che il ricorso, manifestamente infondato, è deciso in procedura semplifi-

cata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un secondo 

giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.—, 

che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti  

(art. 63 cpv. 1 PA nonché art. 2 e 3 lett. b del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ver-

samento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.—, sono poste a carico dei ricorrenti. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'UFM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Pietro Angeli-Busi Gilles Fasola 

 

 

Data di spedizione: