# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d8614a21-8a3d-51f8-afbc-5ad4ee4b7bc7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-05-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.05.2007 32.2006.109
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-109_2007-05-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.109

   

  FS/td

  	
  Lugano

  9 maggio 2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 giugno 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 maggio
  2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, attiva quale ausiliaria tuttofare presso lo __________
del marito (doc. AI 10/1-3), nell’aprile 2005 ha presentato una domanda di prestazioni
AI per adulti (doc. AI 1/1-7) nella quale ha, in particolare, osservato che
“(…) la decisione della assicurazione __________ che dal 1.4.2005 sono abile al
lavoro [al] 100% non ha niente da vedere con [il] mio stato di salute come confermano
la Dr.ssa __________, [il] Dr. __________ e [il] Dr. __________. Inoltre è
peggiorato il quadro psichiatrico (…)” (doc. AI 1/6).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici del caso, con decisione 18 agosto 2005 (doc. AI 18/2-3)
l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni adducendo che “(…) attualmente
risulta che non vi è la presenza di un’incapacità lavorativa prolungata oltre
l’anno di persistenza senza notevoli interruzioni con una media almeno del 40%,
presupposto indispensabile per riconoscere una rendita d’invalidità (art. 29
cpv. 1 lett. b LAI). L’abituale attività lavorativa può essere svolta in misura
completa sostituendo il lettino manuale con un lettino elettrico e sostituendo
la vecchia macchina da scrivere con un PC, strumenti di lavoro oggigiorno
usuali per l’esercizio di uno studio di fisioterapia. Nel complesso le
limitazioni fisiche indicate nella documentazione medica sono considerate sicuramente
inferiori alla soglia minima del 20% necessaria per avere diritto ad un'eventuale
adozione di provvedimenti professionali (…)” (doc. AI 18/3).

 

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione dell’assicurata – che ha contestato la valutazione medica
sostenendo che il suo medico curante e gli specialisti in reumatologia e in
psichiatria sono “(…) tutti concordi nell’affermare la mia incapacità
lavorativa, nella fattispecie al 75% dal 1.10.04 e al 100% dal 12.7 al 30.9.04
(…)” (doc. AI 18/1) – con decisione su opposizione 15 maggio 2006 (doc. AI
29/1-5) l’Ufficio AI ha confermato il rifiuto di prestazioni adducendo: 

 

" 
(…)

6.     Nel caso in questione, come visto, l'assicurata
contesta la valutazione medica. L'amministrazione non avrebbe tenuto in
considerazione le valutazioni dei medici curanti. A tal proposito giova
osservare che l'Ufficio Al ha chiesto un rapporto medico dettagliato alla
Dr.ssa __________, al Dr. __________ ed al Dr. __________. L'Ufficio Al ha inoltre fatto
capo alla valutazione della capacità funzionale EFL effettuata presso la __________ Clinica di __________
il 2 e 3 dicembre 2004, centro specializzato e riconosciuto per questo tipo di
valutazione. Dal rapporto stilato dagli specialisti di __________ non sono
emerse delle limitazioni nello svolgere la maggior parte delle mansioni
precedentemente svolte. L'abituale attività lavorativa può essere svolta in
misura praticamente completa sostituendo il lettino manuale con un lettino
elettrico e sostituendo la vecchia macchina da scrivere con un PC,
apparecchiature standard al giorno d'oggi in uno studio di fisioterapia. Lo
strizzare gli impacchi di fiori di fieno, mansione nella quale l'assicurata
presenta delle limitazioni, è un atto che non viene eseguito in modo frequente,
rispettivamente ripetitivo, nell'arco della giornata e costituisce solo una
minima parte delle mansioni lavorative. Il Dr. __________, spec. FMH
Reumatologia, Medicina interna e Medicina Manuale SAMM, interpellato in merito
non ha attestato alcun periodo di incapacità lavorativa. Il Dr. __________,
spec. FMH in Psichiatria e Psicoterapia, presso il quale l'opponente è in cura
dal settembre 2002, ha attestato unicamente un periodo di incapacità lavorativa
di 3 settimane (dal 17.3.2005 al 7.4.2005).

E' vero che la Dr.ssa __________, medico curante, ha
attestato un'incapacità lavorativa del 75%, parere contrario a quanto indicato
dai medici specialisti. A tal proposito l'amministrazione deve ricordare e
tener conto del fatto che, in caso di dubbio, il curante attesta a favore del
proprio paziente (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts
im Sozialversicherungsrecht, p. 230). Per
questo motivo risulta maggiormente valida la presa di posizione dei medici di __________
e dei medici specialisti curanti. Non da ultimo è da ricordare che il dossier,
come visto, è stato sottoposto per competenza al vaglio del Servizio Medico Regionale,
il quale ha potuto prendere posizione in merito a tutta la documentazione
medica agli atti ed indicare in sostanza che allo scadere dell'anno di attesa
(luglio 2005) l'assicurata, con i dovuti accorgimenti sul posto di lavoro, é da
ritenere abile in misura pressoché totale nell'attività abitualmente svolta.

 

Il rapporto di degenza presso la Clinica di
riabilitazione di __________ del novembre 2005 prodotto in sede di opposizione
non apporta nuovi elementi che possano indurre l'amministrazione a modificare
le conclusioni alle quali era giunta. In effetti i medici in questione hanno
indicato che l'assicurata nel corso della degenza ha mostrato un progressivo
miglioramento della sintomatologia dolorosa con corrispondente miglioramento
delle capacità funzionali, motivo per cui la signora RI 1 ha preferito
rientrare al domicilio dopo soli 13 giorni di degenza. Al momento della
dimissione, sempre riportando quando indicato dai medici, l'assicurata non
presentava gravi limitazioni funzionali tali da impedire una ripresa lavorativa
nell'attività di segretaria.

(…)." (doc. AI 29/4-5)

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto
l’annullamento della decisione impugnata e postulato il riconoscimento di una
rendita per un grado d’invalidità non inferiore al 50%, subordinatamente il
rinvio degli atti all’Ufficio AI per ulteriori accertamenti medici.

                                         Sostanzialmente
l’assicurata ribadisce la contestazione della valutazione medica e sostiene che
la valutazione della capacità funzionale (EFL) allestita dalla Clinica __________
di __________ non può essere considerata imparziale adducendo:

 

" 
(…)

6.  La Signora RI 1, come accennato nella decisione
contestata, ha in corso una vertenza con __________ assicurazioni SA in
relazione ad un contratto d'assicurazione che prevedeva il pagamento di indennità
giornaliere in caso di malattia (regime LCA). Tale vertenza è oggetto del
procedimento pendente dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni,
rubricato sub inc. 36.2005.234.

 

__________ ha ripreso il rapporto contrattuale
assorbendo __________ Assicurazioni: la perizia su cui si fonda __________, e
ora anche l'Ufficio AI, è stata quindi allestita da una clinica controllata dalla
stessa __________ (doc. C, punti 8 e 13).

 

L'Ufficio AI non ha tuttavia considerato che la
valutazione sulla quale si è appoggiato per sottomurare la sua posizione è
stata allestita da Clinica __________ di __________, che è di proprietà del Gruppo
__________.

 

Tale valutazione é stata allestita da un'entità controllata
da __________ per fondare le ragioni di __________ ed è da considerare una
perizia di parte, inattendibile e quindi inutilizzabile nell'ambito degli
accertamenti necessari per l'evasione della pratica AI.

 

Per valutare lo stato di salute della Signora RI 1 e il
conseguente grado d'invalidità è necessaria una perizia pluridisciplinare
indipendente.

(…)." (doc. I, pag. 3)

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso osservando
che:

 

" 
(…)

Nell'evenienza concreta, l'assicurata contesta le
conclusioni alle quali sono giunti i medici del SMR, i quali hanno preso in
considerazione pure la valutazione della capacità funzionale effettuata presso
la __________ Clinica di __________ in dicembre 2004. Stando alla ricorrente,
la documentazione medica allestita dalla Clinica non andrebbe considerata
poiché ella "ha in corso una vertenza con __________ assicurazioni
SA" (ricorso, pto 6) e la casa di cura in oggetto sarebbe "controllata
dalla stessa __________ " (ricorso, pto 6).

 

Ora, la critica della signora RI 1 è assolutamente
priva di fondamento. Quand'anche si volesse ammettere un coinvolgimento a
livello direzionale, nulla cambierebbe al fatto che i medici operanti all'interno
della clinica di cui sopra sono professionisti indipendenti. Se così non fosse,
pure i medici SMR non avrebbero ragione d'essere.

Ad ogni modo, in assenza di qualsiasi argomentazione
medica od altri concreti elementi atti ad inficiare quanto finora ritenuto
corretto dal SMR, la documentazione medica in esame continua ad essere
considerata valida base di giudizio.

(…)." (doc. III, pag. 3)

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se l’assicura-ta ha diritto a prestazioni.

 

                               2.3.   L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto
alla formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la
riformazione professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale,
una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b; AHV
Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

                                         Con
riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme
delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al richiedente
un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella offerta dalla
vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del
possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79 consid. 3b/bb; RCC pag.
495 consid. 2a).

                                         L'assicurato
ha in particolare diritto alla formazione completa, che appare necessaria nel
suo caso per mantenere o migliorare in maniera essenziale la sua capacità di
guadagno (AHI 1997 pag. 85; STFA non pubbl. del 21 luglio 1995 in re F. consid. 2b).

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre
1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                               2.6.   Ai sensi dell'art. 29 cpv. 1 LAI:

 

" 
Il diritto alla rendita
secondo l'articolo 28 nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato:

a.  presenta un'incapacità permanente di
guadagno (art. 7 LPGA) pari almeno al 40 per cento, oppure

b.  è stato, per un anno e senza notevoli
interruzioni, incapace al lavoro (art. 6 LPGA) per almeno il 40 per cento in
media."

 

                                         Per
quanto attiene all’art. 29 cpv. 1 lett. a LAI, i presupposti per un’incapacità
al guadagno permanente si ritengono adempiuti allorché si può presumere che né
un miglioramento né un peggioramento dello stato di salute dell’assicurato non
debba – secondo un’analisi prognostica e non retrospettiva – intervenire in
futuro (art. 29 OAI). La lett. a dell’art. 29 cpv. 1 LAI si applica di
conseguenza allorché il danno alla salute dell’assicurato si è largamente
stabilizzato ed è essenzialmente irreversibile e suscettibile di pregiudicare
la capacità di guadagno probabilmente in modo permanente. Il carattere
permanente è in particolare dato se non sono da attendersi miglioramenti né da
provvedimenti di cura né da provvedimenti d’integrazione (cfr. STFA del 25
novembre 2005 nella causa G., I 566/05; STFA del 18 luglio 2005 nella causa N.,
I 154/05).

 

                                         Secondo
l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla rendita secondo l'art. 28 LAI
nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato è stato, per un anno e
senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in
media.

                                         La
lett. b si applica per contro alle malattie evolutive, vale a dire agli stati
patologici labili, suscettibili di evolvere verso un miglioramento o un
peggioramento (cfr. STFA del 25 novembre 2005 nella causa G., I 566/05; STFA
del 18 luglio 2005 nella causa N., I 154/05).

                                         Di
regola il periodo di carenza incomincia non appena l'assicurato subisce una
diminuzione sensibile del suo rendimento nella professione esercitata sino a
quel momento ed il termine può cominciare a decorrere anche quando l'assicurato
non subisce alcuna perdita di guadagno o non esercita alcuna attività lucrativa
(DTF 105 V 159; RCC 1979 p. 281, 1970 p. 402). Una diminuzione della capacità
di lavoro del 20% soddisfa già la nozione legale (Pratique VSI 1998 p. 126).

 

                                         Dall’art.
29 cpv. 1 lett. b LAI la giurisprudenza ha dedotto che, in caso di stato patologico
labile, esiste un’interazione tra, da una parte, la nascita del diritto alla
rendita e, d’altra parte, la sua entità e le basi di calcolo, benché sono
applicabili delle condizioni differenti.

                                         Pertanto,
un’incapacità lucrativa del 40% almeno imputabile a un’affezione labile non
fonda alcun diritto, qualora non vi sia stata preliminarmente un’inabilità lavorativa
perlomeno equivalente durante il precedente anno di carenza.

                                         Al
contrario, un’incapacità lavorativa del 40% almeno nel corso di un anno non è
di per sé sufficiente a fare nascere un diritto; essa deve essere perciò
seguita da un’incapacità di guadagno perlomeno equivalente.

                                         Tutto
ciò vale per tutti i tipi di rendita definiti dalla legge (art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         Il
tasso medio d’inabilità lavorativa durante un anno e l’incapacità lucrativa presente
alla scadenza del periodo di carenza, devono essere cumulati e raggiungere il
grado minimo legale necessario per far nascere il diritto alla rendita (DTF 121
V 274 consid. 6b/cc; STFA del 25 ottobre 2006 nella causa B., I 632/05, consid.
4.1 e del 17 agosto 2006 nella causa C., I 531/05 e I 543/05). 

 

                                         Se
l'assicurato esercita un'attività a tempo pieno durante almeno 30 giorni consecutivi,
il termine di 360 giorni viene interrotto (art. 29ter OAI).

                                         Vi
è interruzione notevole del termine di 360 giorni ai sensi dell'art. 29 cpv. 1
LAI allorché l'assicurato è interamente abile e presenta, durante almeno 30
giorni consecutivi, una capacità al lavoro economicamente utilizzabile, senza
riguardo alla sua rimunerazione (RCC 1969 p. 571). Il periodo di 360 giorni non
è per contro interrotto se il tentativo di ripresa del lavoro – essendo
provatamente al di sopra delle forze dell'assicurato – è fallito, anche se esso
è durato più di 30 giorni (RCC 1964 p. 168).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta l’assicurata contesta la valutazione medica operata
dall’amministrazione e sostiene che la valutazione della capacità funzionale
(EFL) allestita dalla Clinica __________ di __________ non può essere considerata
imparziale.

 

                                         Nel
rapporto medico 12 agosto 2005 (doc. AI 16/1-4), il dr. __________, medico SMR – posta la
diagnosi principale di “(…) periartropatia omero-scapolaretendinopatia a
sinistra con sintomatologia d’impingement su lesione transumerale del tendine
muscolo sopraspino sinistra in acromio tipo 2 – sindrome cervico- e
lombovertebrale cronica recidivante su alterazioni statico-degenerative a
livello C4-C5 e C5-C6, protrusione paramedica a ristira a livello L4-L5 senza
chiari segni per compressione radicolare – fibromialgia generalizzata (…)” e evidenziati
i seguenti periodi di incapacità lavorativa riconosciuti dall’assicuratore
malattia: “(…) IL 100% dal 12.07.2004 – IL 75% dal 01.10.2004 – IL 50% dal
09.02.2005 – IL 0% dal 01.04.05 (…)” – ha espresso la seguente
raccomandazione:

 

" 
(…)

Valutazione reumatologica Dr. __________ del
8/2004 per la curante:

Diagnosi:

Sindrome fibromialgica generalizzata

Sbilancio e decondizionamento muscolare 

Alterazioni degenerative della colonna cervciale e
lombare 

Piccola lesione transmurale del tendine muscolo sopraspinato
a sinistra in acromio tipo II 

Lieve idro-siringomielia da C5-C7

 

Valutazione clinica:

in primo piano si situa la fibromialgia generalizzata
primaria in quanto l'insieme delle alterazioni degenerative descritte al
rachide cervicale e lombare non sono in grado di spiegare la sintomatologia
descritta nell'anamnesi.

Utile valutazione neurologica per la siringomielia.

Valutazione neurologica Dr. __________ del
08.09.2004:

escluso sindrome di Arnold Chiari o altro problema
malformativo. Una correlazione tra i disturbi parentetici dell'arto superiore e
inferiore sinistro è possibile: sul piano neurologico nessuna particolare
proposta.

Valutazione reumatologica Dr. __________ per
l'ass. __________ del 10.09.2004:

allega un resoconto della capacità funzionale residua:
la capacità lavorativa nell'abituale attività lavorativa rispettivamente in
attività lavorativa adatta dovrà essere determinata in ambito peritale.

Valutazione della capacità funzionale EFL
Centro di riabilitazione Clinica __________ del 31.01.2005 su incarico ass. __________:

Diagnosi v.s., limitazioni vedi rapporto

IL 50% per attività lavorativa da leggero a mediamente
pesante con carico pesi 10-25 kg.

Piena capacità lavorativa in attività leggera carico pesi
5-10 kg.

Per quanto concerne l'attività lavorativa abitualmente
svolta, emergono unicamente delle difficoltà nello strizzare impacchi di fiori
di fieno per diminuzione della forza mano sinistra (attività eseguita solo
qualche volta) e nel alzare e abbassare i lettini manualmente con sopra il
paziente, nonché difficoltà per lo scrivere a macchina con modello vecchio (il
problema del lettino e della macchina da scrivere meccanica è comunque
facilmente risolvibile tramite sostituzione con lettino automatico rispettivamente
battitura tramite PC, apparecchiature che d'altronde al giorno d'oggi sono lo
standard in uno studio di fisioterapia).

Complessivamente viene quindi rilevato che l'A. è in
grado di esercitare la maggior parte delle attività lavorative svolte finora.

Quindi proposta di riprendere l'abituale attività
lavorativa con lo stesso tipo di mansioni ma con alcuni adattamenti (descritti
sopra) inizialmente nella misura del 50% per poi passare all'attività lavorativa
per tutto il giorno.

Decisione __________ del 04.02.2005:

dal 09.02.2005 abile al lavoro nella misura del 50%

dal 01.04.2004 (ndr. recte: 2005) abile al lavoro nella
misura del 100%.

Rapporto medico AI psichiatra curante Dr. __________
del 22.04.2005:

Diagnosi di Sindrome depressiva ricorrente da anni, in
cura dal 2002.

Ricaduta di entità media in primavera di quest'anno
determinando IL 75% dal 17.03.2005 al 07.04.2005 con buona risposta alle cure.
Attualmente dal punto di vista medico-psichiatrico non ci sono limitazioni
della capacità lavorativa, in particolare, durante tutto il periodo di cura non
sono mai stati evidenziati turbe della memoria.

 

Valutazione: il caso dal punto di vista medico è sufficientemente
accertato e non necessità di ulteriore approfondimento.

La patologia somatica è stata indagata in modo approfondito
a livello specialistico reumatologico e neurologico, mentre la funzionalità
fisica rispettivamente la capacità lavorativa è stata determinata tramite
valutazione della capacità funzionale EFL in un centro specializzato e riconosciuto
per questo tipo di valutazione: non sono emerse delle limitazioni nello
svolgere la maggior parte delle mansioni sinora svolte.

Pure dal punto di vista psichico non sono presenti
delle limitazioni della capacità lavorativa.

 

Quindi non siamo in presenza di IL prolungata oltre un anno
e l'abituale attività lavorativa può essere svolta in misura praticamente
completa sostituendo il lettino manuale con un lettino elettrico e sostituendo
la vecchia macchina da scrivere con un PC (queste apparecchiature al giorno
d'oggi sono lo standard in uno studio di fisioterapia e quindi non credo che
sia compito dell'AI di provvedere a questo tipo di adattamento del posto di
lavoro, ma chiaramente questa considerazione e non à di mia competenza).

Lo strizzare degli impacchi di fiori di fieno, attività
per la quale rimane una limitazione, è comunque un atto che non viene eseguito
in modo frequente rispettivamente ripetitivo nell'arco della giornata e
costituisce solo una minima parte delle mansioni lavorative, quindi sicuramente
non occupa lo spazio del 20% delle attività lavorative. Quindi ulteriori misure
di integrazione professionale non si impongono.

(…)." (doc. AI 16/3-4)

 

                               2.8.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio
1995 in re A. C; cfr. anche DTF
123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c, 1997 pag. 121).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

                                         Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza
di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite
dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Chiamato
a pronunciarsi nella vertenza (richiamata nel ricorso dall’assicurata) che la
vedeva opposta alla __________ Assicurazioni SA (Inc. 36.2005.234), questo
Tribunale, con sentenza 21 agosto 2006 cresciuta incontestata in giudicato, ha
respinto la petizione e, circa la possibilità di continuare a svolgere il proprio
lavoro di aiuto-fisioterapista e la forza probatoria della valutazione della capacità
funzionale (EFL) allestita dalla Clinica __________ di __________, ha concluso:

 

" 
(…)

Come esposto sopra, se nei propri referti il medico
curante, generalista, ha escluso che l'attrice potesse
continuare a svolgere il proprio lavoro di aiuto-fisioterapista, gli
specialisti che l'hanno visitata e sottoposta a diversi test
fisici durante due mezze giornate nel dicembre 2004, hanno invece affermato la
possibilità concreta che l'assicurata riprendesse la precedente attività lavorativa da subito al 50%.

Essi hanno concluso che inizialmente l'attrice poteva ricominciare a lavorare come aiuto-fisioterapista per
mezza giornata, in modo da potersi riabituare piano piano alle faccende precedentemente
esercitate presso lo studio del marito fisioterapista. In seguito, era
oggettivamente esigibile e realizzabile che l'assicurata
espletasse la sua attività per tutto il giorno. Per concretizzare ciò, era soltanto sufficiente
mettere in pratica alcuni piccoli accorgimenti, come per esempio utilizzare un
computer anziché una macchina per scrivere per il disbrigo del lavoro
amministrativo: la tastiera di un computer richiede infatti una pressione molto
meno marcata di una tastiera di una vecchia macchina per scrivere, evitando così
di caricare inutilmente la spalla sinistra ed il polso sinistro dell'attrice. Anche la sostituzione dei lettini manuali con lettini
automatici avrebbe sicuramente reso molto più comodo e facile il posizionamento
dei pazienti su di essi, così pure il frequente cambio di posizione degli interessati.
Per il sollevamento dei pazienti "problematici" dai lettini e per
strizzare gli impacchi di fiori di fieno, l'attrice
poteva invece semplicemente fare capo al marito per ottenere un piccolo e rapido
aiuto; questa soluzione nemmeno avrebbe fatto perdere particolarmente tanto
tempo.

 

A questo proposito va evidenziato che la
stessa assicurata si è dichiarata d'accordo
con queste valutazioni e le proposte fatte.

A mente del TCA, il citato referto portante sulla
valutazione della capacità funzionale dell'attrice,
allestito dopo due mezze giornate di test fisici eseguiti ad inizio dicembre
2004 quando l'interessata era in incapacità lavorativa da
cinque mesi, appare molto approfondito, chiaro e completo. Come esposto, i
medici hanno accuratamente esaminato l’assicurata a mezzo di numerosi test
fisici ed hanno fissato al 50% la percentuale iniziale di abilità lavorativa
dell’attrice nell'attività precedentemente esercitata, ma con
possibilità concreta di portarla in breve tempo al 100%, rispettando determinate
direttive.

 

Valutati quindi tutti i rapporti medici agli
atti, la scrivente Corte ritiene che
le constatazioni
oggettive formulate dai medici operanti presso la Clinica __________, istituto
specializzato nella riabilitazione di persone colpite da problematiche di cui
era affetta anche l'attrice, siano complete, convincenti ed
esaurienti e di potersi quindi attenere e fare affidamento sulle conclusioni
che essi hanno tratto.

Le conclusioni di questi esperti sono inoltre
accompagnate da uno specifico esame della sua capacità funzionale fisica
riassunto in una tabella con tutte le attività che la stessa poteva ancora
esercitare. Questi medici sono stati dunque completi e dettagliati nella loro
diagnosi dell'assicurata. La completezza di questo rapporto contrasta per
contro con le affermazioni di carattere generale pronunciate dal medico curante
dell'attrice.

 

Nemmeno i referti dei dr. med. __________ e __________
possono soccorrere quest'ultima nel suo diritto a percepire delle
indennità per perdita di guadagno, poiché né uno specialista né l'altro si sono pronunciati sul grado d'incapacità lavorativa dell'assicurata. L'affermazione
dell'attrice secondo cui il dottor __________
avrebbe certificato un'incapacità lavorativa del 75% è imprecisa.

 

Di conseguenza, d'avviso del TCA, le conclusioni del medico responsabile
EFL dr. med. __________ possono quindi essere definite chiare, complete ed attendibili
e come tali vanno quindi condivise.

In questo senso, la valutazione effettuata
dall'assicuratore di dare tempo all'attrice di riprendere a lavorare al 50% dal 9 febbraio
fino al 31 marzo 2005 e da lì in poi di interrompere il versamento di indennità
giornaliere, appare corretta; alla stessa conclusione si giunge in merito alla
decisione di considerarla totalmente abile al lavoro dal 1° aprile 2005 sempre
nella sua attività di aiuto-fisioterapista presso lo studio del marito.

 

Stando così le cose, la petizione dell'attrice deve essere integralmente respinta.

(…)” (STCA del 21 agosto 2006 nella causa J.,
36.2005.234, sottolineature del redattore)

 

                              2.10   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici (consid. 2.8) e viste le considerazioni in merito
alla valutazione della capacità funzionale (EFL) allestita dalla Clinica __________
di __________ (consid. 2.9), questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni a cui è giunto il medico SMR il quale
ha valutato compiutamente tutta la documentazione medica agli atti giungendo ad
una conclusione logica e priva di contraddizioni in merito alla capacità totale
nella sua abituale attività e ai differenti periodi e gradi di incapacità lavorativa
e meglio: incapacità al 100% dal 12 luglio al 30 settembre 2004, al 75% dal 1°
ottobre 2004 all’8 febbraio 2005, al 50% dal 9 febbraio al 31 marzo 2005 e dal
1° aprile 2005 capacità totale al lavoro.

 

                                         Infatti,
a prescindere dalle considerazioni generali che si impongono
sul tema dell’attendibilità delle certificazioni dei medici di fiducia degli
assicurati (cfr. in proposito consid. 2.8), è solo la dr.ssa __________ che ha
attestato un’incapacità lavorativa continua del 75% (doc. AI 9/1-3).

                                         Gli
specialisti, dr. __________, FMH in reumatologia e dr. __________, FMH in
neurologia, non hanno attestato un’incapacità lavorativa (doc. AI 7/1-3 e
7/14-15).

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, ha poi attestato
un’incapacità lavorativa del 75% limitatamente al periodo dal 17 marzo al 7 aprile
2005 e ha certificato che da un punto di vista psichiatrico l’assicurata può
svolgere la sua attività abituale senza alcuna diminuzione del rendimento (doc.
AI 8/1-6).

 

                                         Va qui inoltre ricordato che il TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente
considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un
rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI)
- dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard
de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui
préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service
médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen
clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne
relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un
doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien
valoir de tel. (…).”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,
consid. 3.2)

 

                                         Non
è possibile concludere differentemente neanche avuto riguardo al rapporto 28
novembre 2005 rilasciato dalla Clinica di riabilitazione di __________ (doc. AI
27/1-5). Infatti, il primario, dr. __________, e il medico assistente, dr. __________,
nel “Rapporto della degenza dal 13.11.2005 al 26.11.2005”, da loro sottoscritto,
hanno evidenziato che “(…) la paziente si è ben impegnata in tutto il programma
proposto ed ha mostrato un progressivo miglioramento della sintomatologia
dolorosa con corrispondente miglioramento delle capacità funzionali motivo
per cui ha preferito rientrare al domicilio dopo solo 13 giorni di degenza.
[…] Al momento delle dimissioni la paziente non presentava gravi limitazioni
funzionali tali da impedire una ripresa lavorativa in qualità di segretaria
(…)” (doc. AI 27/2-3, la sottolineatura è del redattore).

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, sulla base dell’affidabile e concludente rapporto
12 agosto 2005 del medico SMR e della valutazione 28 gennaio 2005 della
capacità funzionale (EFL) allestita dalla Clinica __________ di __________
(doc. AI 16/1-4 e 9/12-20), richiamato inoltre l’obbligo che incombe all’assicurato
di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278
consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61) – se necessario intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V
28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) – è da ritenere dimostrato,
con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360, 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi
citati), che l'assicurata è stata inabile nella sua
attività abituale nella misura del 100% dal 12 luglio al 30 settembre 2004, del
75% dal 1° ottobre 2004 all’8 febbraio 2005, del 50% dal 9 febbraio al 31 marzo
2005 e che dal 1° aprile 2005 la sua capacità lavorativa é totale.

                                         Di
conseguenza, a ragione l’Ufficio AI ha stabilito non essere nella specie adempiute
le condizioni né per il riconoscimento di provvedimenti d’integrazione né per
l’erogazione di una rendita (cfr. consid. 2.3 e 2.6).

 

                                         In
particolare, per quanto attiene all’asserita parzialità della valutazione della
capacità funzionale (EFL) allestita dalla Clinica __________ di __________, l’assicurata
non ha allegato minimamente per quali ragioni il dr. __________, medico responsabile
EFL e estensore del rapporto 28 gennaio 2005 (doc. AI 9/12-20), sarebbe stato
imparziale.

 

                             2.11.   Con
il ricorso l’assicurata ha chiesto l’audizione del dr. __________ e della
dr.ssa __________ e l’allestimento di una perizia medica sul suo stato di
salute e sull’eventuale abilità lavorativa.

 

                                         A
tal proposito va rilevato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

 

                                         Nel
caso in esame, vista la chiarezza e la concludenza della documentazione medica
versata agli atti e considerata la rispettiva forza probatoria, questo Tribunale
ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita e rinuncia pertanto sia
all’audi-zione dei medici indicati che all’accertamento giudiziario richiesto.

 

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti