# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 899b4938-ecdd-57f1-817a-5c114a8633f4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 03.10.2006 11.2005.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2005-98_2006-10-03.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2005.98

  	
  Lugano

  3 ottobre 2006/rgc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2004.7 (divorzio
su richiesta unilaterale) della Pretura del Distretto di Riviera promossa con petizione
del 1° marzo 2004 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinato . PA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1  

  (patrocinata dall'  PA 2 o);

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.    Se dev'essere accolto
l'appello del 4 luglio 2005 presentato da AP 1 contro il giudizio unico
(decreto cautelare e sentenza) emesso il 20 giugno 2005 in luogo e vece del Pretore
dal Segretario assessore del Distretto di Riviera;

 

                                        2.    Il giudizio sulle
spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 (1950) e AO 1 (1960) si sono sposati a __________ il 14 dicembre
1979. Dall'unione è nato L__________, il 31 maggio 1980. Il marito, ingegnere
civile, è socio dello __________ di __________. La moglie, impiegata di
commercio, non ha più esercitato attività lucrativa dopo il matrimonio. Con
sentenza del 28 dicembre 1992 il Pretore del Distretto di Riviera ha pronunciato
la separazione dei coniugi per tempo indeterminato e ha omologato la
convenzione sugli effetti accessori da loro sottoscritta il 25 luglio 1992. In
tale convenzione il marito si impegnava a versare alla moglie un contributo
alimentare indicizzato di fr. 3500.– mensili fino al 31 dicembre 2005 (anche in
caso di divorzio), oltre a una somma di fr. 257 300.– in liquidazio­ne del
regime dei beni.

 

                                  B.   Il
27 gennaio 1998 AP 1 ha introdotto davanti al medesi­mo Pretore azione di divorzio.
In esito a un'istanza provvisionale coeva alla petizione, con decreto cautelare
del 2 febbraio 1999 il Pretore ha soppresso il contributo alimentare per la
moglie dal 1° febbraio 1998. Un appello presentato il 15 febbraio 1999 da AO 1 contro tale sentenza è stato accolto
il 2 agosto 2000 da questa Camera, che ha respinto l'istanza
provvisionale e ha ripristinato il contributo alimentare (sentenza inc.
11.1999.28). Un ricorso di diritto pubblico presentato da AP 1 contro tale
sentenza è stato respinto dal Tribunale federale il 17 ottobre 2000
(5P.351/2000). Il 2 marzo 2004 il Segretario assessore ha stralciato dai ruoli
in luogo e vece del Pretore l'azione di divorzio per intervenuta perenzione
processuale.

 

                                  C.   Il
1° marzo 2004 AP 1 ha nuovamente instato per il divorzio, opponendosi al qualsiasi
contributo alimentare per la moglie e alla divisione della prestazione d'uscita
da lui maturata in costanza di matrimonio presso il suo istituto di previdenza
professionale, facendo valere che la moglie vive in concubinato con __________.
In via provvisionale egli ha postulato la soppressione immediata del contributo
alimentare per la moglie. All'udienza del 15 giugno 2004, indetta per la
discussione provvisionale, AO 1 ha proposto di respingere la domanda cautelare,
chiedendo al marito una provvigione ad litem di fr. 5000.–, o,
subordinatamente, il beneficio dell'assistenza giudiziaria. AP 1 ha rifiutato
ogni provvigione. Esperita l'istruttoria cautelare, le parti hanno rinunciato
alla discussione finale inoltrando conclusioni scritte nelle quali hanno
confermato le loro posizioni.

 

                                  D.   Nella
sua risposta (di merito) del 2 luglio 2004 AO 1 ha poi aderito al principio del
divorzio, rivendicando però un contributo alimentare di fr. 3500.– mensili fino
al 31 dicembre 2005 e la metà delle prestazione d'uscita accumulata dal marito
durante il matrimonio. Essa ha sollecitato inoltre una provvigione ad litem di
fr. 5000.– o, in subordine, il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Nel
successivo scambio di atti scritti le parti hanno mantenuto il loro punto di
vista. Ultimata l'istruttoria, esse hanno ribadito le loro richieste di
giudizio in memoriali scritti dell'11 aprile 2005. Al dibattimento finale hanno
rinunciato.

 

                                  E.   Statuendo
il 20 giugno 2005 in luogo e vece del Pretore, il Segretario assessore ha
respinto l'istanza cautelare, ponendo gli oneri processuali a carico di AP 1,
tenuto a rifondere alla controparte fr. 4500.– per ripetibili. Nel merito egli
ha pronunciato il divorzio, ha obbligato AP 1 a versare alla moglie lo stesso
contributo alimentare convenuto in esito alla separazione (fr. 3500.– mensili
indicizzati fino al 31 dicembre 2005), ha suddiviso a metà la prestazione
d'uscita maturata dal marito durante il matrimonio e ha respinto la richiesta
di provvigione ad litem, rifiutando alla moglie anche l'assistenza
giudiziaria. Le spese, con un tassa di giustizia di fr. 1200.–, sono state
poste per tre quarti a carico del marito e per un quarto a carico della moglie,
cui l'attore è stato tenuto a versare fr. 1500.– a titolo di ripetibili ridotte.

 

                                  F.   Contro entrambi i pronunciati (cautelare e di merito) AP 1 è insorto
con un appello del 4 luglio 2005 nel quale chiede che il giudizio in questione
sia riformato nel senso di sopprimere il contributo provvisionale per la moglie
dal 1° marzo 2004, di non accordare alla medesima alcun contribu­to alimentare
dopo il divorzio e di non suddividere l'avere previdenziale da lui accumulato
in costanza di matrimonio. Nelle sue osservazioni del 5 settembre 2005 AO 1
propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Segretario assessore ha statuito con giudizio unico
sull'assetto cautelare e sul merito. Nella misura in cui riguarda il divorzio e
le sue conseguenze, il pronunciato è una “sentenza” appellabile entro 20 gior­ni
(art. 423b cpv. 1 CPC). Nella misura per contro in cui riguarda il
contributo provvisionale, il giudizio è un “decreto cautelare” (nel senso
dell'art. 290 lett. b seconda frase CPC), appellabile entro 10 giorni (art. 308
cpv. 1 e 419c cpv. 3 CPC) non sospesi dalle ferie (art. 384bis
e 419c cpv. 3 CPC). In concreto il giudizio del Segretario assessore,
intimato il 21 giugno 2005, è giunto all'attore l'indomani, ragione per cui
l'appello, introdotto il 4 luglio 2005, si rivela tempestivo.                

 

                                   2.   Il
principio del divorzio, non impugnato, è passato in giudicato e ha assunto
carattere definitivo (art. 148 cpv. 1 CC; RtiD II-2004 pag. 576 consid. 1).
Litigiosi rimangono il contribu­to alimentare (provvisionale e di merito) per
la moglie e il riparto della prestazione d'uscita acquisita dall'attore.

 

                               3.   Il
riparto delle prestazioni d'uscita in materia pensionistica – come la
liquidazione del regime dei beni – dev'essere esaminato prima delle
controversie legate ai contributi di mantenimento (DTF 129 III 9 consid. 3.1.2
pag. 9; v. anche RtiD II-2004, pag. 557 consid. 4). In proposito il Segretario
assessore non ha intravisto motivi di equità che giustificassero di scostarsi
dal riparto a metà dell'avere previdenziale accumulato dal marito durante il
matrimonio, le circostanze all'origine della disunione o il compor­tamento dei
coniugi durante la vita in comune non entrando in linea di conto. L'appellante
continua a ritenere iniqua la divisione, facendo valere di avere maturato
l'avere previdenziale dal marzo del 1997 in poi, oltre cinque anni dopo la
separazione giudiziale e più di quattro dopo l'inizio della relazione della
moglie con 

                                     __________.
Egli sottolinea inoltre che di avere costituito la previdenza volontariamente e
di avere già versato alla moglie fr. 400 000.– in seguito alla
liquidazione del regime dei beni, oltre a un contributo di man­tenimento
indicizzato e pattuito a suo tempo come non sopprimibile né riducibile.

                                     

                                         a)   A
norma dell'art. 122 cpv. 1 CC, se un coniuge o ambedue i coniugi sono affiliati
a un istituto di previdenza professionale e se non è sopraggiunto alcun caso
d'assicurazione, ciascuno ha dirit­to alla metà della prestazione d'uscita
dell'altro calcolata per la durata del matrimonio secondo le disposizioni della
legge sul libero pas­saggio. Dandosi crediti reciproci, si divide la differenza
tra i rispettivi crediti (art. 122 cpv. 2 CC). Il giudice può rifiutare la
divisione in tutto o in parte, ma solo ove essa “appaia manifestamente iniqua
dal profilo della liquidazione del regime dei beni o della situazione economica
dei coniugi dopo il divorzio” (art. 123 cpv. 2 CC). La questione è governata
dal principio inquisitorio (DTF 129 III 487 con­sid. 3.3). 

 

                                         b)   I motivi che hanno condotto al divorzio o il comportamento tenuto
dai coniugi durante il matrimonio non hanno rilevanza; dal riparto a metà il giudice può scostarsi solo nella
prospettiva di conseguenze manifestamente inique che in seguito a tale riparto
si verifichino dopo il divorzio (FF
1996 I pag. 114; Geiser, La
previdenza professio­nale nel nuovo diritto del divorzio, in: CFPG, Il nuovo
diritto del divorzio, Lugano 2002, pag. 58), e per di più in base a criteri
restrittivi (Baumann/ Lauter­burg
in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung, Berna 2005, n. 59 ad art. 123 CC). La prima possibilità evocata dall'art. 123 cpv. 2 CC permette, in
particolare, di correggere gli effetti che possono risultare dalla mancata coordinazione
tra le norme sui regimi dei beni e quelle sul riparto degli averi
previdenziali, ad esempio nel caso in cui i coniugi siano assicurati l'uno a un
“secondo pilastro” e l'altro a un “terzo pilastro” (Schneider/Bruchez, La prévoyance professionnelle et le
divorce in: Le nouveau droit du divorce, Losanna 2000, pag. 239). La seconda
possibilità consente di escludere il riparto – ad esempio – qualora un coniuge
possegga già un'ingente sostanza e non ne abbisogni o qualora un coniuge abbia
finanziato con il reddito del proprio
lavoro la formazione dell'altro, dando mo­do a quest'ultimo di costituirsi, per il futuro, una previdenza migliore della sua (FF 1996 I pag. 114 seg.; Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum neuen Scheidungs­recht,
Zurigo 1999, n. 12 e 13 ad art. 123 CC).

 

                                         c)   In
concreto il marito è stato affiliato al “secondo pilastro” dal 1° gennaio 1997
al 31 maggio 2005 presso la __________, per il tramite della sua ditta, e con
la prestazione d'uscita di fr. 137 898.50 ha poi finanziato il 1°
giugno 2006 una propria polizza di libero passaggio (doc. F e H). Quanto alla
moglie, dal suo certificato di salario allegato alla dichiara­zione d'imposta
transitoria 2003A (nell'incarto fiscale richiamato) risultano deduzioni per “contributi
CP/CR” di fr. 1275.10 nel 2001 e di fr. 1327.80 nel
2002. All'interrogatorio formale essa ha dichiarato tuttavia di non possedere alcuna
previdenza professionale (verbale del 21 febbraio 2005, risposta n. 10), ciò
che l'appellante non contesta. E siccome non è sopraggiunto alcun caso di
previdenza, ogni coniuge ha diritto per principio alla metà della prestazione
d'uscita maturata dall'altro, a meno che simile riparto appaia – come detto –
manifestamente iniquo “dal profilo della liquidazione del regime dei beni o del­la
situazione economica dei coniugi dopo il divorzio”.

 

                                         d)   Ciò
posto, che nel caso in esame i coniugi siano vissuti separati per circa tredici
anni ancora non connota estremi di 

                                               iniquità manifesta (v. la sentenza del Tribunale federale
5C.111/2001 del 29 giugno 2001, consid. 3b; Baumann/Lau­terburg,
op. cit., n. 67 ad art. 123 CC). Né importa che durante la separazione la moglie
non abbia esercitato un'attività lucrativa. Anche il coniuge che durante la
vita in comune si occupa solo della casa e dell'educazione dei figli (come in
concreto) ha diritto in caso di divorzio a una parte dell'avere di previdenza
accumulato dall'altro coniuge durante il matrimonio (FF 1996 I pag. 109; DTF
129 III 578 consid. 4.2.1). Poco giova altresì l'eventuale concubinato della
moglie al momento del divorzio, che contrariamente al vecchio diritto (DTF 124
III 55 seg. consid. 2b/aa) non influisce più sul riparto dell'avere di
previdenza (Baumann/Lauter­burg,
op. cit., n. 66 ad art. 123 CC) e non configura in sé un abuso di diritto nel
senso dell'art. 2 cpv. 2 CC (Sutter/Freiburghaus,
op. cit., n. 16 ad art. 123 CC).

 

                                         e)   Di rilievo potrebbe risultare il
fatto, per contro, che nella convenzione sugli effetti della separazione i
coniugi avevano adottato la separazione dei beni e che in liquidazione del regime
precedente il marito ha versato alla moglie fr. 257 300.– (convenzione, clausola
2.5), oltre a fr. 135 431.15 tra la fine del 2000 e l'inizio del 2001. Se non che,
contrariamente a quanto il marito sostiene (appello, pag. 18), il capitale
versa­to nel 1992 non era destinato a scopi previdenziali, bensì per “lo
scio­glimento del regime matrimoniale e quindi per la partecipazione sua [=
della moglie] all'aumento della sostanza coniugale”
(petizione di separazione del 3 agosto 1992, pag. 4 nell'inc. 2647 richiamato). Quanto all'importo di
fr. 135 431.15, esso riguardava contributi alimentari arretrati, a copertura di
quanto aveva speso la moglie per sopperire al proprio mantenimento, giacché in
concomitanza con l'avvio della causa volta alla soppressione del contributo
alimentare (sopra, lett. B) il marito aveva interrotto ogni versamento (interrogatorio
formale della convenuta del 21 febbraio 2005, risposta n. 5). Certo, il 31
dicembre 2003 la sostanza mobiliare della convenuta ammontava a fr. 172 147.– (doc. 9
allegato alla domanda di assistenza giudiziaria). Nel maggio del 2004 però essa
ha aperto un negozio di profumeria a __________, nel quale ha speso “quasi
tutto” (interrogatorio formale citato, risposta n. 9). Il marito non contesta
ciò. Ne discende che Ia suddivisione dell'avere previdenziale a metà non può
reputarsi manifestamene iniqua dal profilo della liquidazione del regime dei
beni. Su questo punto l'appello è destinato all'insuccesso.

                                               

                                   4.   Circa
il contributo alimentare per la moglie, il Segretario assessore, passata in rassegna
la giurisprudenza sulla soppressione del contributo alimentare in caso di concubinato
stabile e duraturo, ha accertato che il rapporto tra la convenuta e                                         __________
è effettivamente durevole, seppure aperto e libertino. In tale relazione egli
non ha ravvisato tuttavia quella componente spirituale, fisica ed economica che
deve contraddistinguere un concubinato nel senso della giurisprudenza, ovvero
una “comunione di tetto, tavola e letto”. Ciò non giustificava la soppressione
del contributo alimentare postulata dall'attore.

 

                                         L'appellante
afferma che, seppure al concubinato in rassegna difetti la coabitazione e la
componente economica, la coppia vive una relazione stabile ed esclusiva con
obblighi di mutua assistenza. Trattandosi di una relazione ultradecennale, egli
si duole poi che il Segretario assessore abbia interpretato gli altri elemen­ti
“a senso unico”, in modo illogico e in urto con l'esperienza della vita.
Soggiunge anzi che i due hanno interrotto la convivenza quotidiana per meri
fini processuali, ma continuano a prestarsi reciproca assistenza, lei
occupandosi delle faccende domestiche e lui del giardino, della legna e del
cane. Infine egli rileva talune contraddizioni fra quanto ha dichiarato la
convenuta e quanto ha testimoniato __________ sulla coabitazione, le loro
vacanze e i rapporti intimi, contestando che il concubinato abbia carattere aperto
o libertino.

 

                                         a)   Nella
misura in cui riguarda il contributo alimentare dovuto dopo il divorzio fino
al 31 dicembre 2005, la questione è in realtà superata. Fino al passaggio
in giudicato degli effetti del divorzio, in effetti, il contributo di
mantenimento per la moglie continua a essere
disciplinato dall'assetto
provvisionale (Gloor in:
Basler Kommentar, 2ª edizione, n. 14 ad art. 137 CC con rinvio a DTF 120 II 2
consid. 2b; RtiD I-2006 pag. 669 consid. 4), rispettivamente – come nel caso
specifico – dalla sentenza di separazione, che il giudice del divorzio non può
rimettere in causa (DTF 127 III 498 consid. 3a). Tutt'al più il problema è di
valutare sommariamente, ai fini delle spese e delle ripetibili, quale
probabilità di buon esito avrebbe avuto l'appello ormai divenuto senza oggetto
(cfr. DTF 118 Ia 494 consid. 4, 111 Ib 191 consid. 7a), in applicazione
analogica dell'art. 72 PC (I CCA, sentenza inc. 11.1995.48 del 1° febbraio
1996, consid. 6; precetto menzionato anche da Cocchi/Trezzini,
CPC massimato e commentato, Lugano 2000, n. 4 in fine ad art. 351). Sulla
questione si ritornerà oltre (consid. 5).

 

                                         b)   Per
quel che attiene alla soppressione cautelare del contributo, nella
relazione tra la convenu­ta e __________ il Segretario assessore non ha
riscontrato una comunione di vita analoga a quella del matrimonio, sicché ha
negato la soppressione del contributo provvisionale. L'appellante ribadisce l'esistenza
di un concubinato “qualificato” con le medesime argomentazioni dirette contro
il contributo dopo il divorzio (sopra consid. 4). Ora, nella fattispecie il
Pretore ha pronunciato la separazione dei coniugi per tempo indeterminato con
sentenza del 28 dicembre 1992, omologando la convenzione sugli effetti
accessori in cui il marito si impegnava a versare alla moglie un contributo
alimentare indicizzato di fr. 3500.– mensili fino al 31 dicembre 2005 (clausola
n. 2.3, lett. a e d). Per volontà dei coniugi la convenzione avrebbe mantenuto
inoltre “la sua piena validità anche nel caso di scioglimento del matrimonio”
(clausola n. 2.7).

 

aa)   Secondo la moglie, la limitazione del contributo alimentare al
dicembre del 2005 era stata voluta “prendendo in considerazione l'intera
situazione e le motivazioni” che avevano porta­to alla separazione. Dovendosi
reputare fondato sull'art. 151 cpv. 1 vCC, il contributo sarebbe potuto essere
modificato “solo per gravi circostanze” (risposta, pag. 3 a metà). Il marito ha
dichiarato, dal canto suo, di avere accettato la clausola n. 2.7 “al fine di
non pregiudicare un eventuale reinserimento lavorativo della moglie”, il 2005
corrispondendo al 25° anno del figlio L__________, che allora si presumeva
avrebbe intrapreso studi superiori (interrogatorio formale del 21 febbraio
2005, risposta n. 10). Nelle circostanze descritte non si può quindi legittima­mente
ritenere che l'attore sarebbe stato d'ac­cordo di versare un contributo alimentare
anche nel caso in cui la convenu­ta fruisse simultaneamente del sostentamento
da parte di un altro partner. La questione è di sapere se nella fattispecie
ricorressero i presupposti perché l'attore potesse instare per una soppressione
del contributo alimentare già in via provvisionale.

 

bb)  Dopo l'omologazione una convenzione sulle conseguen­ze accessorie
della separazione o del divorzio diventa parte integrante della sentenza (per
il vecchio diritto: Lüchinger/Geiser,
in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 24 ad
art. 158 v CC; per il nuovo diritto: Leuenberger/Schwenzer
in: Schwenzer, FamKommentar Scheidung, op. cit., n. 2 ad art. 140 CC). E nella sentenza del 2 agosto 2000 questa Camera ha già avuto
modo di rammentare che un coniuge può chiedere misure provvisionali nell'ambito
di un'azione di divorzio successiva a una sentenza di separazione per tempo
indeterminato solo ove ciò appaia urgente e indispensabile per essersi, nel
frattempo, modificate le circostanze in mo­do durevole e rilevan­te (consid. 1;
analogamente: sentenza inc. 11.2004.135 del 24 novembre 2004, consid. 1 con
riferimenti).

 

cc)   In concreto il marito ha postulato la soppressione del contributo
provvisionale proprio perché, dopo la separazione, la moglie è andata a vivere
con un terzo. Se non che, l'obbligo di mutua assistenza sancito dall'art. 163
cpv. 1 CC persiste per tutta la durata del matrimonio, fino allo scioglimento,
e non cessa né durante la sospensione della comunione domestica né durante la
procedura di divorzio (DTF 123 III 3 consid. 3a, 114 II 30 consid. 6; Häsenböhler in: Basler Kommentar, ZGB
I, op. cit., n. 2 ad art. 163). Durante il matrimonio un contributo alimentare
può essere negato solo per abuso, in casi eccezionali da ravvisare con gran­de
cautela (Merz in: Berner
Kommentar, 3ª edizione, n. 584 ad art. 2 CC; 

         I
CCA, sentenza inc. 11.2005.3 del 28 febbraio 2006, consid. 5). Nella sentenza
del 2 agosto 2000 questa Ca­mera ha già avuto modo di spiegare che in sede
provvisionale il concubinato di un coniuge giustifica la soppressione del
contributo alimentare solo ove il beneficiario rifiuti informazioni sulle sue
proprie condizioni finanziarie, oppure postuli un contributo alimentare pur essendo
in grado di provvedere alle proprie necessità da sé solo, o perché mantenuto
dal convivente o perché fruisca di redditi conseguiti in altro modo (consid. 5; v. anche Sutter/Freiburghaus,
op. cit., n. 34 ad art. 137 CC; Bräm/Hasenböhler
in: Zürcher Kommentar, 3ª edi­zione, n. 13 segg. ad art. 163 CC). 

 

dd)  Che un concubinato pendente causa di divorzio possa comportare la
soppressione parziale o totale di un contributo di mantenimento è dunque vero
(DTF 118 II 226 consid. 2c/aa; v. anche DTF 124 III 54 consid. 2a/aa). Il nuovo
diritto non ha mutato tale orientamento (sentenze del Tribunale federale 5P
409/2001 del 4 marzo 2002, consid. 2; per le misure protettrici: sentenze
5P.35/2002 del 6 giugno 2002, consid. 3.3.2 e 5P 135/2005 del 22 luglio 2005,
consid. 2.1; Leuenberger
in: Praxiskom­mentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 40 ad art. 137 CC; Gloor, op. cit., n. 10 ad art. 137 CC). La pretesa di mantenimento però cessa solo al momento in cui il coniuge
richiedente tragga dalla relazione con un terzo vantaggi economici analoghi a
quelli conseguibili da un matrimonio. Un abuso di diritto si riscontra solo
allorché il coniuge formi con il nuovo compagno una comunione di vita tanto
stretta da far apparire il terzo come disposto ad assicurare fedeltà e
assistenza, alla stessa stregua di quel che l'art. 159 cpv. 3 CC prescrive ai
coniugi (DTF 124 III 45 consid. 2a/aa).

 

ee)   La nozione di concubinato “qualificato” è gia stata riassunta dal
primo giudice (consid. 6). L'interrogativo è di sapere nel caso precipuo se
dalla relazione con __________ la convenuta tragga vantaggi economici analoghi
a quelli di un matrimonio. Sulla stabilità del legame non giova attardarsi. Secondo
il Segretario assessore “le risultanze dell'istruttoria manifestano con
sufficiente evidenza che il rapporto, seppur aperto e libertino, tra la convenuta
e il signor __________ è duraturo: essi si frequentano da circa dieci anni”
(consid. 10). Tale accerta­mento non è in discussione. Quanto alla mutua
fedeltà, i due interessati hanno affermato di non avere mai voluto un vincolo
simile e di avere intrattenuto anche altre relazioni, pur senza dire con chi,
mentre __________ (socio d'affari del marito e vicino di casa della moglie) ha
dichiarato di non avere mai visto altri uomini a casa del­la convenuta
(deposizione del 9 agosto 2004). Ora, su questo punto l'interrogatorio formale
della convenuta e la testimonianza di __________ vanno apprezzati con cautela
(art. 90 CPC), ma nemmeno l'appellante pretende che le affermazioni rilasciate
siano false. Intanto __________ ha dichiarato di avere sentito voci su altre
relazioni della convenuta. Inoltre __________ ha detto di avere visto negli
ultimi anni __________ con altre donne in 5 o 10 occasioni (deposizione del 19
luglio 2004). Non si può quindi ritenere, tanto meno a un sommario esame come
quello che presiede all'emanazione di misure provvisionali, che la relazione
tra la convenuta e __________ sia esclusiva.

 

ff) 
   Per quel che riguarda l'alloggio, i due
risultano avere 

         abitazioni
distinte, lei a __________ e lui a __________. La convenuta ha dichiarato che a
casa sua __________ mangia e pernotta raramente (3 o 4 volte al mese), salvo
durante i mesi invernali (2 o 3 volte la settimana), che ha solo un ricambio di
indumenti, che lei non gli ha mai consegnato le chiavi di casa, salvo quando
lui esce per primo il mattino, e che non è mai stata a casa di lui (interroga­torio
formale del 19 luglio 2004, risposte n. 7, 9, 14, 25b e 26f). __________ ha
confermato di recarsi dalla convenuta a mangiare una o due volte al mese, di
pernottare da lei un paio di sere la settimana, ma solo d'inverno, e di
conservare gli effetti personali a casa sua (deposizione del 19 luglio 2004).

 

         Secondo
L__________ (figlio delle parti), invece, tra il 1993 e il 1997 __________
viveva con in permanenza con sua madre, la quale gli stirava i vestiti, e a
volte trascorrevano le vacanze tutti insieme (deposizione del 19 ago­sto 1998,
nell'inc. OA.1998.4). __________ nel 1988 vedeva regolarmente __________
recarsi della con­venuta, tanto da ritenere che “abiti lì” (deposizione del 16
luglio 1998 nell'inc. OA.1998.4) e in seguito ha ribadito di avere visto __________
tutti i giorni fino al luglio del 2004, soprattutto il mattino “quando porta
fuori il cane, o perché noto la sua autovettura davanti la casa” (deposizione
del 9 agosto 2004). Anche __________, vicino di casa della convenuta, ha confermato
che da 11 anni, da settembre a giugno, vede __________ a casa di lei,
essenzialmente il mattino quando porta il cane a passeggio, soggiungendo di
avere cenato un paio di volte con i due e di avere visto __________ tagliar legna
per la convenuta (deposizione del 9 agosto 2004). Infine, dal rapporto
dell'agenzia investigativa __________ di __________ risulta che dal 12 al 18
gennaio 2004 __________ ha sempre pernottato dalla convenuta, ha portato tutte
le mattine il cane a passeggio e in un'occasione ha svolto faccende domestiche
(doc. B).

 

         Che
__________ non riceva la posta a __________ (deposizioni di __________ e di __________
del 9 agosto 2004) è senz'altro possibile, com'è verosimile che non sempre egli
pernotti dalla convenuta (deposizioni di __________ e __________, del 19 luglio
2004, come pure di __________ e __________, del 21 febbraio 2005). Sta di fatto
però che, valutando le testimonianze nel loro complesso, tutto induce a
propendere per una coabitazione vera e propria. Tanto più che un alloggio
comune non è indispensabile se i concubini vivono insieme, alternativamente, in
abitazioni diverse, oppure se nei giorni feriali essi risiedono in un luogo e
durante il fine settimana in un altro.

 

gg)  Quanto alla comunione di mezzi
e risorse, durante l'interrogatorio formale del 19 agosto 1998 (inc.
OA.1998.4) la convenuta ha affermato di avere trascorso quell'anno le vacenze a
__________ insieme con l'amico, ognuno pagandosi la propria parte (risposte n.
20 e 21), di essere invitata qualche volta a cena da lui (risposte n. 18 e 19),
di lavare e stirare i vestiti all'amico solo quando pernotta da lei e di nulla
ricevere in compenso, salvo veder tagliare l'er­ba, la legna o seminare
l'insalata (risposte n. 14 e 15). Il 19 luglio 2004 essa ha dichiarato di
essere stata in vacanza solo nel 2000 a __________, insieme con altri amici
(risposta 22), di uscire a cena con l'amico una volta ogni 2 o 3 settimane
dividendo le spese a metà (risposte n. 19 e 20), di lavare e stirare per lui
solo raramente, senza controprestazioni (risposte n. 13 a 15). __________ ha
sostanzialmente confermato ciò (deposizione del 19 luglio 2004).

 

         Ora,
un convivente non può dirsi ricavare dalla relazione con un terzo vantaggi
simili a quelli derivanti da un matri­mo­nio per il solo fatto di accettare vacanze
a titolo di liberalità o come corrispettivo per i pasti offerti (I CCA,
sentenza inc. 11.2001.131 del 28 giugno 2002). A maggior ragione ciò vale nel
caso in cui un coniuge paghi le proprie vacanze. D'altro lato non consta
nemmeno che __________ sussidi le spese di vitto e alloggio. Certo, egli sbriga
faccende di casa (taglia la legna, cura il giardino), ma ciò non basta per
rendere verosimile un dovere di mutua assistenza. Da una situazione del genere,
in effetti, la convenuta non risulta trarre apprezzabile profitto economico, né
consta condurre un tenore di vita incompatibile con il solo provento del
contributo alimentare.

 

hh)  Tutto ponderato, in definitiva, a un sommario esame co­me quello
che governa le misure provvisionali non può dirsi che tra la convenuta e __________
sussista un concubinato analogo al matrimonio. Si tratta di una convivenza
stabile e durevole, ma ciò non basta per rendere verosimile che la convenuta
ricavi da tale coabitazione vantaggi analoghi a quelli derivanti da un matrimonio,
il convivente non risultando partecipare al fabbisogno dell'econo­mia domestica
né al mantenimento di lei. Un concubinato nel senso della giurisprudenza
presuppone un riparto di compiti e spese; non è sufficiente che ogni convivente
sovvenga a sé stesso. Nella fattispecie inoltre i due non passano le festività
insieme, trascorrono solo saltuariamente le vacanze insieme, non sono mai stati
visti insieme (né a __________ né in __________ né altrove), non constano avere
vita sociale comune e nemmeno una partecipazione alla vita delle rispettive
famiglie, tant'è che lei non conosce i parenti di lui. Una simile relazione non
giustificava, in ultima analisi, la soppressione del contributo provvisionale.

                                      

                                   5.   Gli
oneri del giudizio odierno, commisurati all'entità del contenzioso e
all'impegno richiesto alla Camera, seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1
CPC). L'appellante non ottiene alcun ridimensionamento del contributo
provvisionale ed esce sconfitto anche sul riparto della prestazione d'uscita
inerente al “secondo pilastro”. Quanto al contributo alimentare dopo il
divorzio, l'appello è – come detto – divenuto senza oggetto (consid. 4a). Non
fosse diventato tale, esso non avrebbe avuto verosimilmente alcuna possibilità
di successo, l'esistenza di un concubinato “qualificato” non risultando dimostrata. La tassa di giustizia e le spese di appello vanno dunque addebitati
all'attore, con obbligo di rifondere alla controparte un'equa indennità per
ripetibili. 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui non è divenuto senza oggetto, l'appello è respinto
e il giudizio impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 1500.–

                                         b)
spese                         fr.     50.–

                                                                                fr.
1550.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1800.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –   ; 

  –    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Riviera.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                           La
segretaria