# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1b44c3e7-679c-5552-876b-eab2bcad207b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.03.2025 F-5908/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-5908-2024_2025-03-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-5908/2024 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 0  m a r z o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yannick Antoniazza-Hafner, 

Susanne Genner,  

cancelliera Caroline Rausch. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______, nato il (…), 

2. B._______, nata il (…),  

3. C._______, nato il (…), 

4. D.________, nata (…), 

5. E.________, nata (…), 

6. F.________, nata (…), 

7. G._______, nata (…), 

tutti Afghanistan, 

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Visto nazionale per motivi umanitari; 

decisione della SEM del 10 luglio 2024. 

 

 

 

F-5908/2024 

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Fatti: 

A.  

Il 26 febbraio 2024, i ricorrenti hanno depositato una domanda di visto na-

zionale di lunga durata (visto D) per motivi umanitari all’Ambasciata di Sviz-

zera in Pakistan. 

B.  

Il 25 marzo 2024, mediante modulo standard, l’Ambasciata ha rigettato la 

domanda di visto umanitario. 

C.  

Il 25 aprile 2024, i ricorrenti hanno trasmesso alla SEM un’opposizione 

contro la decisione dell’Ambasciata.  

D.  

Il 10 luglio 2024, la SEM ha respinto l’opposizione dei ricorrenti contro la 

decisione dell’Ambasciata. 

E.  

Il 9 settembre 2024, i ricorrenti hanno adito il Tribunale amministrativo fe-

derale (TAF), chiedendo nel senso, che la decisione su opposizione della 

SEM sia annullata e i visti umanitari rilasciati. 

F.  

Il 31 ottobre 2024, la SEM ha inoltrato la sua risposta al ricorso, con la 

quale riafferma essenzialmente la sua argomentazione e le sue conclu-

sioni.  

G.  

Il 31 dicembre 2024, i ricorrenti hanno replicato alla risposta della SEM, 

ribadendo le loro conclusioni. Inoltre, hanno informato il Tribunale della 

morte della ricorrente 7 per infarto.  

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei casi previsti 

all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.     

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1.2 La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedi-

mento del 10 luglio 2024 (conferma del rifiuto di rilasciare i visti umanitari), 

che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo Tribunale è compe-

tente a giudicare il presente ricorso. La presente sentenza non può essere 

impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. art. 83 

lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 

173.110]).  

1.3 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi all’au-

torità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha 

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e conte-

nere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma del 

ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la decisione 

impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 cpv. 1 PA).  

In concreto, i ricorrenti, destinatari della decisione su opposizione della 

SEM, hanno presentato il ricorso tempestivamente e nel rispetto dei requi-

siti previsti dalla legge. Si evidenzia che nel corso della suddetta procedura 

è deceduta la ricorrente 7. Pertanto, il ricorso è divenuto senza oggetto 

rispetto alla ricorrente 7. Visto ciò, il ricorso è ammissibile, per quanto non 

è divenuto senza oggetto.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della deci-

sone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha un 

pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso l'ec-

cesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto o 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di principio, 

all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo luogo, la si-

tuazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2020 VII/4 consid. 2.2 

con ulteriori riferimenti). 

3.  

Il presente litigio verte sul rifiuto della SEM di accordare ai ricorrenti i visti 

umanitari da loro richiesti, dimodoché si tratta di verificare se le condizioni 

per il rilascio degli stessi siano o non siano soddisfatte.   

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4.  

4.1 In generale, la procedura relativa ai visti e all’entrata in Svizzera non-

ché alla partenza dalla Svizzera è retta dalla legge federale del 16 dicem-

bre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione [LStrI, RS 142.20]), come pure 

dall’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto del 15 agosto 2018 

(OEV, RS 142.204).     

4.2 Pertanto, un visto (nazionale) umanitario (di lunga durata), secondo 

l’art. 4 cpv. 2 OEV, può essere rilasciato se, in concreto, si può ritenere che 

la vita o l'integrità fisica di una persona siano direttamente, seriamente e 

concretamente minacciati nel suo paese d'origine o di provenienza. La per-

sona interessata deve trovarsi in una situazione di particolare emergenza 

che renda indispensabile l'intervento delle autorità, da cui la necessità di 

concederle un visto d'entrata in Svizzera. Ciò può essere il caso, ad esem-

pio, in situazioni di conflitto armato estremamente gravi, in situazioni di 

guerra particolarmente cruente oppure per sfuggire ad una minaccia per-

sonale reale ed imminente. La domanda di visto va esaminata con cura, 

tenendo conto della minaccia attuale, della situazione personale e della 

situazione prevalente nello Stato d'origine o di provenienza. È imperativo 

esaminare attentamente le specificità della domanda di visto. Se l'interes-

sato si trova già in uno Stato terzo, si può supporre, in regola generale, che 

non sia più minacciato. In questo senso, le condizioni d'entrata nel quadro 

della procedura di rilascio di un visto umanitario sono state espressamente 

concepite in modo più restrittivo di quelle che vigevano per le domande di 

asilo depositate all'estero, quando ancora sussisteva tale possibilità (cfr. 

Messaggio LAsi, pagg. 3923 e 3924; DTAF 2018 VII/5 consid. 3.6.3, le 

sentenze TAF F-1451/2022 dell’27 marzo 2024 consid. 7.2 [destinato alla 

pubblicazione ufficiale] e F-5845/2017 dell’8 giugno 2018 consid. 5 e DTAF 

2015/5 consid. 4.1.3; cfr. anche le istruzioni della SEM “Visto umanitario 

conformemente all’art. 4 cpv. 2 OEV”, n. 322.123/2018/00045, valide dal 

15 settembre 2018: https://www.sem.admin.ch/sem/it/home.html, alle ru-

briche “Pubblicazioni e servizi”, “Istruzioni e circolari”, “Settore degli stra-

nieri”). f 

5.  

I ricorrenti, in quanto cittadini della Repubblica islamica dell’Afghanistan, 

necessitano di un visto per poter entrare in Svizzera e nello spazio Schen-

gen (cfr. artt. 4 cpv. 1 e 9 cpv. 1 OEV, nonché l’allegato 1 del regolamento 

UE 2018/1806).  

A giustificazione delle loro richieste di visti umanitari, i ricorrenti sostengono 

essenzialmente, da un lato, di essere minacciati dai Talebani in Afghanistan 

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a causa del lavoro del ricorrente 1, e, dall’altro, di trovarsi attualmente in 

Pakistan in condizioni estremamente precarie e di correre il rischio di es-

sere rimpatriati in Afghanistan.  

6.  

6.1 Occorre verificare se i ricorrenti, che si trovano in Pakistan, siano espo-

sti nel loro paese d'origine, l'Afghanistan, a una situazione di particolare 

emergenza ai sensi dell'art. 4 cpv. 2 OEV, che renda indispensabile l’inter-

vento delle autorità.  

6.2 Nel valutare la situazione della sicurezza in Afghanistan, è possibile 

definire gruppi di persone che, a causa della loro esposizione, sono mag-

giormente a rischio di persecuzione. Tra queste, vi figurano in particolare 

le persone che i talebani considerano vicine al governo o alla coalizione 

internazionale, o che sono sospettate di sostenere questi ultimi, nonché le 

persone che sono ritenute impregnate di valori occidentali e che non si 

fondano più sulla società afghana (cfr. SEM, Focus Afghanistan – Verfol-

gung durch Taliban: Potentielle Risikoprofile, 15 febbraio 2022, Berna, 

˂ www.sem.admin.ch ˃ Affari internazionali & ritorno ˃ Informazioni sui 

paesi d’origine ˃ Asia e Vicino Oriente, visionato il 12 marzo 2025; sen-

tenza del TAF F-1460/2024 del 21 gennaio 2025 consid. 6.2). 

6.3 Dagli atti si evince che il ricorrente 1 era titolare di un’azienda (…) e, in 

tale funzione, aveva anche lavorato per (…). Di conseguenza, la sua pre-

cedente attività evidenzia indubbiamente un legame con il governo af-

ghano precedente e la comunità internazionale, per cui un profilo di rischio 

astratto va confermato. Tuttavia, non avendo lavorato direttamente per le 

suddette autorità e organizzazioni come dipendente, il profilo di rischio 

astratto non è particolarmente elevato. 

6.4 In relazione alla sua minaccia concreta e individuale il ricorrente 1 so-

stiene in particolare che, dopo la presa del potere nel 2021, i Talebani si 

sarebbero recati più volte a casa sua, che avrebbe ricevuto numerose let-

tere e telefonate minatorie e che avrebbe dovuto cambiare casa più volte. 

Anche in Pakistan avrebbe ricevuto telefonate e messaggi dai Talebani, ma 

non sarebbe mai stato minacciato fisicamente. In più, nel novembre 2023 

suo fratello sarebbe stato deportato dal Pakistan all'Afghanistan. In Afgha-

nistan sarebbe stato minacciato dai Talebani, motivo per cui gli avrebbe 

procurato un nuovo visto. Durante la seguente procedura, il ricorrente 1 ha 

affermato che i Talebani avrebbero sequestrato tutte le sue proprietà, com-

presa la sua casa. 

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A sostegno delle sue affermazioni, il ricorrente 1 ha presentato diverse let-

tere indirizzate a lui datate (…) 2024, (…) 2024 e (…) 2024. L’ultima è stata 

inoltrata in originale a questo Tribunale. Secondo quanto riportato in queste 

lettere, egli avrebbe dovuto presentarsi al dipartimento dei servizi segreti 

della provincia di (…) a causa del suo precedente impiego. È inoltre alle-

gata una lettera del (...) 2024, indirizzata al Dipartimento dell'Agricoltura e 

non a lui, in cui si comunica che si intende occupare la casa del ricorrente 

1.   

6.5 Le allegazioni del ricorrente 1 circa le lettere minatorie, le telefonate e 

i rintracciamenti da parte dei Talebani in più occasioni si inseriscono nel 

quadro del loro modus operandi e le dichiarazioni del ricorrente 1 risultano 

coerenti e logiche dal punto di vista temporale. Sono credibili, in particolare 

alla luce della sua precedente attività. Tuttavia, da ciò non si evince che il 

ricorrente 1 sia effettivamente esposto a un pericolo diretto e concreto, e 

in questo senso imminente, alla sua vita o alla sua integrità fisica. Inoltre, 

va rilevato che il ricorrente 1 ha varcato il confine per il Pakistan legalmente 

e senza problemi nel febbraio 2022, quando i Talebani erano già al potere. 

Visto ciò, il rischio a cui è esposto non è sostanzialmente diverso da quello 

di altre persone che si trovano nella sua stessa situazione (cfr. sentenza 

del TAF F-1466/2023 del 4 dicembre 2023 consid. 6.3.1). Beninteso, 

questo non significa in alcun modo mettere in discussione la realtà delle 

minacce ricevute dal ricorrente 1, ma vuol dire che esse non possono 

essere qualificate, di per sé, come sufficientemente gravi, su un piano 

oggettivo, da giustificare un intervento urgente da parte delle autorità 

svizzere mediante il rilascio di un visto umanitario per lui, come inteso dalla 

giurisprudenza di questo Tribunale. 

6.6 In conclusione, sulla base di quanto emerso, le affermazioni del ricor-

rente 1 e i documenti disponibili non sono in grado di dimostrare una sua 

seria, diretta e concreta minaccia alla sua vita o integrità fisica ai sensi 

dell'art. 4 cpv. 2 OVE. 

6.7 In mancanza di una persecuzione diretta nei confronti del ricorrente 1, 

è da escludere anche una conseguente minaccia nei confronti dei ricorrenti 

2-6 a causa del loro rapporto di parentela con lui. Per quanto riguarda le 

ricorrenti 2, 4- 6, il Tribunale amministrativo federale non ignora che la si-

tuazione delle donne e delle ragazze in Afghanistan è peggiorata continua-

mente dopo la presa di potere dei talebani nell'agosto 2021. Tuttavia, tutte 

le donne e le ragazze in Afghanistan sono colpite in modo simile, e non 

solo le ricorrenti 2,4- 6 individualmente. Anche tenendo conto degli attuali 

rapporti di potere in Afghanistan, il semplice fatto di essere di sesso 

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Pagina 7 

femminile non è sufficiente a giustificare un pericolo serio, diretto e con-

creto ai sensi dell'art. 4 cpv. 2 OEV (cfr. sentenza del TAF F-1451/2022 del 

27 marzo 2024, consid. 8.4). Nel caso concreto, le ricorrenti 2, 4- 6 non 

fanno valere una situazione di pericolo particolare rispetto ad altre persone 

che vivono in Afghanistan, in particolare altre donne e ragazze, né ciò ri-

sulta evidente dagli atti. Di conseguenza, si deve negare che le ricorrenti 

siano in pericolo ai sensi dell'art. 4 cpv. 2 OEV, anche in considerazione 

della loro qualità di donne. 

6.8 In base a quanto esposto, non è stato dimostrato né risulta dagli atti 

che, in caso di ritorno in Afghanistan, i ricorrenti sarebbero esposti a un 

pericolo diretto, serio e concreto per la loro vita o la loro integrità fisica ai 

sensi dell'art. 4 cpv. 2 OEV. Non si riscontra una situazione di emergenza 

particolare che renderebbe indispensabile l'intervento delle autorità e giu-

stificherebbe in via eccezionale il rilascio di visti d'entrata.  

Visto ciò, non è quindi necessario approfondire se i ricorrenti siano esposti 

al rischio di un rimpatrio forzato in Afghanistan nel loro attuale Paese di 

residenza, il Pakistan. Allo stesso modo, può anche rimanere aperta la que-

stione di un'eventuale minaccia nel Paese di residenza dei ricorrenti, il Pa-

kistan. 

7.  

In conclusione, i ricorrenti non soddisfano i requisiti per il rilascio di visti 

umanitari ai sensi dell'art. 4 cpv. 2 OEV in combinato disposto con l'art. 5 

cpv. 3 LStrI per l'entrata in Svizzera e l'autorità inferiore ha giustamente 

negato loro i visti richiesti. Di conseguenza, la decisione impugnata risulta 

conforme alla legge (art. 49 PA). Conseguentemente per quanto non è di-

venuto senza oggetto, il ricorso va respinto e la decisione impugnata con-

fermata. 

8.  

8.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte soc-

combente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 1 

PA). In concreto, nonostante l’esito negativo del ricorso, si rinuncia a pre-

levare spese processuali date le particolarità della fattispecie.   

8.2 In considerazione della loro soccombenza non si assegnano ai ricor-

renti spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 8 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto, per quanto non è divenuto senza oggetto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali.  

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili.  

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti e alla SEM. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Caroline Rausch