# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5758118a-9e79-5c7e-9d8d-cf273b89c2dc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 29.07.2003 INC.2003.33803
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-33803_2003-07-29.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.33803

  	
  Lugano

  29 luglio 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sull’istanza di libertà provvisoria
  presentata il 24 luglio / 25 luglio 2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________, attualmente detenuto presso il
  PCT La Stampa, Lugano-Cadro

  patrocinato dall'avv. __________

  

 

 

e qui trasmessa il 28 luglio 2003, con preavviso negativo,
dalla

 

 

	
   

  	
  Procuratrice pubblica __________

  

 

 

viste le osservazioni 29 luglio
2003 dell’accusato, che conferma contenuti e conclusioni dell’istanza;

 

 

visto l’incarto MP
__________/2003;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

in fatto e in
diritto

 

 

 

1.

 

La mattina del 27 maggio 2003,
alle ore 07.50, a __________, sull’argine del fiume __________, è stata
rinvenuta la signora __________, accasciata al suolo in posizione bocconi e in
stato di incoscienza. Sul luogo del ritrovamento vi era un’importante pozza di
sangue e un sasso sporco di sangue. La donna, trasportata all’Ospedale
__________, è stata in pericolo di morte (cfr. AI __________ : Rapporto 6 / 12
giugno 2003 del Capo servizio di Neurochirurgia) ed è tuttora degente presso
l’Ospedale in questione.

 

Dal rapporto di polizia 28 maggio
2003 emerge che i medici legali dott. __________ e dott. __________, dopo aver
conferito con i loro colleghi dell’Ospedale __________, presso il quale la
donna è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico, hanno dichiarato
che la poveretta presenta numerose ferite alla testa, procurate da un corpo
contundente, nonchè due ematomi sui dorsi delle mani; essi hanno escluso che
tali ferite possano essere state provocate da una caduta ed hanno confermato
l’intervento di terze persone nel ferimento di __________. Queste valutazioni
trovano conferma nel rapporto 13 giugno 2003 steso dal Medico legale dott.
__________ all’attenzione del magistrato inquirente (cfr. AI __________).

 

 

2.

 

Nel pomeriggio del 27 maggio
2003, in relazione al fatto di cui sopra, è stato fermato __________ i, figlio
della vittima. Al termine dell’interrogatorio di polizia, __________ è stato
arrestato, con le accuse di mancato omicidio (art. 111 CPS), sub. lesioni gravi
(art. 122 CPS), promosse nei suoi confronti dalla Procuratrice pubblica
__________ (cfr. doc. _, inc. GIAR __________).

L’arresto è stato confermato da
questo giudice il 28 maggio 2003, per i bisogni dell’istruzione (cfr. doc. _,
inc. GIAR citato sopra).

 

 

3.

 

Una prima istanza di libertà
provvisoria, presentata dall’accusato in data 30 maggio / 2 giugno 2003, è
stata respinta da questo giudice con decisione 10 giugno 2003, essendo stata
accertata la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di
__________, come pure l’esistenza di bisogni dell’istruzione e di un pericolo
di collusione.

Contro la decisione di questo
giudice, l’accusato ha ricorso alla CRP con atto del 6 / 12 giugno 2003 (doc. _
inc. GIAR __________); il gravame è stata respinto dalla CRP con decisione 24
luglio 2003, che ha confermato l’esistenza di seri e concreti indizi di
colpevolezza ed ha segnatamente riconosciuto il pericolo di recidiva.

 

 

4.

 

Il 24 luglio 2003 (quindi lo
stesso giorno della decisione della CRP sulla prima istanza di libertà
provvisoria), l’accusato ha presentato una nuova istanza di libertà provvisoria,
che la magistrata inquirente ha preavvisato negativamente (doc. _, inc. GIAR
__________).

 

Con la nuova istanza, il
patrocinatore dell’accusato, dopo aver evidenziato di aver perso visione presso
la CRP di tutti gli atti relativi al procedimento, contesta nuovamente
l’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza, con riferimento agli
“accertamenti tecnico-scientifici riassunti nel rapporto 18 luglio 2003” che
avrebbero dato, a suo dire, esito negativo per quanto riguarda il
coinvolgimento del suo patrocinato, ciò con particolare riferimento al profilo
del DNA trovato sul sasso usato dall’aggressore per ferire __________; egli
rileva in particolare che “la tempistica indicata nel ricorso ... alla CRP,
unitamente agli accertamenti scientifici di cui sopra” dimostrerebbe
ulteriormente l’estraneità di __________ al noto fatto di sangue. Esclusi
sarebbero sia i bisogni dell’istruzione, sia il pericolo di recidiva e il
carcere potrebbe essere sostituito da una misura sostitutiva meno incisiva,
quale “l’obbligo di continuare la terapia psichiatrica presso il dott.
__________, con relativo obbligo di sottoporsi a visite settimanali dal proprio
psichiatra”.

 

Il preavviso negativo della
Procuratrice pubblica ribadisce che esistono gravi e concreti indizi di colpevolezza,
pericolo di recidiva e necessità istruttorie (assunzione della deposizione di
testi, con possibilità di confronto con l’accusato). La magistrata inquirente
esclude pure la possibilità di mettere in atto misure alternative all’arresto.

 

Con le osservazioni del 29 luglio
2003 , la difesa ribadisce l’inesistenza dei “sedicenti indizi di colpevolezza
paventati dalla CRP e dalla PP __________ ”. Viene pure contestato il pericolo
di recidiva che “la CRP , sulla base di una letterina scritta il 25 giugno 2003
dal perito giudiziario , e nonostante il rapporto 22 luglio 2003 del dr. psich.
__________, ha considerato erroneamente”.

 

 

5.

 

I principi che reggono la
materia, pur se noti alle parti, vengono qui di seguito nuovamente riproposti.

 

L’art. 95 CPP – corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 – dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l’accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso)
proroga del carcere preventivo ai sensi dell’art. 103 CPP, quando esistono a
carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un
crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di
interesse pubblico, quali – per quanto qui concerne – il pericolo di recidiva,
i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo di collusione e
di inquinamento delle prove che, sia detto qui a futura memoria – può
continuare ad esistere fino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di
diritto pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S. B., consid.
4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei
motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27 ,
pag. 32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela
dell’ordine pubblico (REP 1998 n. 105).

L’eccezione della cautelare
privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara
base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 consid. 3) in corrispondenza
ed a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei
ricorsi penali – nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito
il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag.
413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggiore rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già
la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all’arbitrio (REP
1980 pag. 128).

 

 

6.

 

Come già detto nella decisione 10
giugno 2003 di questo giudice sulla precedente istanza di libertà provvisoria,
confermata dalla CRP con decisione 24 luglio 2003, sufficienti presupposti di
legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla giurisprudenza, sono
presenti nella situazione personale e processuale di __________ a legittimare e
giustificare il perdurare della cautelare privazione della sua libertà.

Questo giudice non può del resto
prescindere dalle considerazioni contenute nella citata decisione della CRP,
intervenuta pochissimi giorni fa, con pieno esame della situazione processuale
e degli atti da parte di quest’ultima Corte.

Va pure ricordato , con
riferimento alle contestazioni della difesa su quanto considerato e deciso
dalla CRP in data 24 luglio 2003, che questo giudice non è l’autorità di
ricorso sulla decisione dell’istanza che gli è superiore.

 

 

6.1

 

I gravi indizi di colpevolezza
sono dati e presenti. Quanto già detto nella decisione 10 giugno 2003 va dunque
ribadito anche in questa circostanza:

 

“Significativamente indiziante appare, in primo luogo,
la domanda che __________ ha posto agli agenti di polizia in data 27 maggio
2003 (durante la perquisizione presso il suo studio medico), intesa a sapere se
sul luogo di ritrovamento del corpo della madre fosse stato trovato un sasso
sporco di sangue, con il quale la stessa sarebbe stata colpita (cfr. Rapp. di
PO 27 maggio 2003; deposizioni 28 maggio 2003 del Comm. __________, del Comm.
__________ e dell’Agt. __________). Nessuno degli inquirenti aveva reso noto
all’accusato che, sul luogo del ritrovamento di __________, era stato trovato
un sasso sporco di sangue (cfr. le già menzionate deposizioni degli agenti di
polizia __________, __________ -__________ e
__________).

Interrogato, pochi istanti dopo, in merito alla sua
domanda sul ritrovamento del sasso sporco di sangue, __________ ha dapprima
negato di aver posto una simile domanda (cfr. verb. PO 27.5.2003 p. 6 risposta
n. 15) e poi ha ammesso di aver chiesto agli agenti informazioni sul sasso
intriso di sangue (cfr. verb. PO 27.5.2003 p. 8 risposta n. 16). Le spiegazioni
date dall’accusato sui motivi che l’hanno indotto a porre una simile domanda –
l’aver “pensato ad un sasso intriso di sangue, perchè lungo il fiume
__________, la strada non mi risulta essere asfaltata” (cfr. verb .PO 27.5.2003
p. 6 risposta n. 16) o l’aver posto “una domanda provocatoria agli inquirenti
che si comportavano come se io fossi un delinquente” (cfr. verb. PP 5.6.2003 p.
5/6) – non contribuiscono di certo a togliere dall’accusato il fondato sospetto
che egli ha parlato di “sasso sporco di sangue” (e non di un bastone o di un
altro oggetto contundente), proprio perchè gli era noto, per l’uso che ne ha
fatto, che quella era l’arma utilizzata per ferire __________.

 

Del resto, non sono mancate in tempi recenti, minacce
e vie di fatto, messe in atto da __________ nei confronti dei genitori
__________ e __________. Ne riferisce in particolare la teste __________, che
nel corso della prima metà di maggio 2003 ha ricevuto la confidenze di
__________, che in casa con il figlio c’era stata una lite violenta
(verbalmente). La teste aggiunge che __________ le aveva anche detto che in
quella circostanza “il figlio l’aveva spintonata e che lei era caduta ... dopo
essere stata spintonata dal figlio __________ era caduta sul fianco o sulla
testa ... aveva dei dolori a seguito di questa caduta”; secondo la teste, in
quella circostanza __________ aveva avuto anche paura e le ha detto, riferita
al figlio __________ “lu mai sentii vusa in sci tanto ... u ma fai pagura dal
tanto che al vusava” (cfr. verb. PP 4.6.2003 di interrogatorio di __________ p.
2).

I fatti di cui sopra si inseriscono nei problemi
psicopatologici di cui è affetto da una ventina di anni __________. Dalle
cartelle cliniche trasmesse dalla Clinica Psichiatrica __________ emerge che l’accusato soffre di un disturbo
bipolare con importanti scompensi maniacali; dal 1989 al maggio 2003 è stato
ricoverato 18 (diciotto) volte presso la Clinica psichiatrica __________, in 9
(nove) casi dei quali ha subito un ricovero coatto. Negli ultimi due anni
__________ è stato ricoverato 6 (sei) volte, di cui 4 (quattro) in modo coatto.
Non mancano, negli atti delle cartelle cliniche, certificati medici che
attestano – in occasione dei ricoveri coatti – pericolosità di __________ per
sè e per gli altri (cfr. per es. il certificato 27.12.2002 in occasione del 17°
ricovero).

 

Significative sono poi le informazioni che si ricavano
dalla cartella clinica relativa al 18° ricovero del 9 maggio 2003 (l’ultimo in
ordine di tempo); oltre alle minacce proferite anche nei confronti del medico
curante e all’atteggiamento “molto provocatorio, persecutorio nei confronti dei
suoi famigliari”, si riferisce di “uno scompenso in senso maniacale
manifestatosi molto rapidamente (in 24 ore)”. Quest’ultimo fatto smentisce le
considerazioni dell’accusato secondo cui la sua patologia non potrebbe
assurgere a valore di indizio, perchè – a suo dire - porterebbe ad uno stato di
scompenso soltanto dopo alcuni giorni di segnali sempre più evidenti.

 

Gli indizi di cui sopra non sono d’altro canto
smentiti da un alibi dell’accusato nei tempi critici della mattina del 27
maggio 2003.

Gli accertamenti fino ad ora esperiti, indicano che
__________, quella mattina, è partito dalla casa dei genitori, presso la quale
risiede a __________, a bordo della sua Porsche, tra le ore 6.50 e le 7.05
(cfr. verb. PP 30.5.2003 p. 6 del padre __________); egli viene visto arrivare
a __________ all’entrata del palazzo, dove ha sede il suo studio, tra le ore
7.25 e le 7.35 (cfr. verb. PO 4.6.2003 di __________ e verb. PO 30.5.2003 di
__________). Questi tempi di percorrenza, tra l’abitazione di __________ e lo
studio di __________, risultano essere chiaramente superiori a quelli
cronometrati dalla Polizia cantonale in 8/9 minuti durante la ricognizione del
29.5.2003 (cfr. comunicazione 2.6.2003 del Comm. __________ alla magistrata
inquirente).

Gli accertamenti esperiti dalla Polizia in data
4.6.2003 (cfr. comunicazione di stessa data del Comm. __________ alla
magistrata inquirente), indicano per contro come possibile in 18 minuti,
partire da casa __________, a __________, raggiungere __________, dopo aver
fatto tappa per due minuti a __________ nel posteggio vicino al campo di calcio
(nelle immediate vicinanze del luogo di ritrovamento di __________).

La tesi della difesa secondo la quale detti tempi
sarebbero insufficienti, per cambiarsi anche i vestiti e le scarpe e nascondere
il tutto, non tien conto del fatto che l’accusato è stato fermato dalla polizia
il 27.5.2003 alle ore 15.30, quindi più di otto ore dopo l’aggressione di
__________.

D’altro canto, pure i tempi di percorrenza a piedi,
indicati dalla difesa nelle osservazioni del 6.6.2003 in 22 minuti, per
giungere (partendo dall’abitazione __________) al punto di ritrovamento di
__________, hanno un valore relativo. Quei tempi sono effettivamente stati
cronometrati dalla polizia in data 28.5.2003 (cfr. verb. PO di __________ di
medesima data); non è dato tuttavia sapere se si riferiscano al percorso a
piedi tratta corta o a quello tratta lunga indicati con due differenti colori
sulla planimetria presente agli atti. Comunque la mattina del 27.5.2003
__________ è uscito di casa pochi istanti dopo la madre __________ (cfr. verb.
PP 30.5.2003 p. 6 di __________); non può dunque essere escluso che l’accusato
abbia raggiunto la madre con la sua automobile per poi accompagnarla per una
tratta a bordo della Porsche, con tempi di percorrenza inferiori a quelli della
ricostruzione.

La tesi della difesa secondo la quale l’aggressione di
__________ sarebbe avvenuta dopo le ore 07.30, non trova in fine riscontro
negli atti. Con lettera 6.6.2003 (trasmessa dalla magistrata inquirente in data
10.6.2003) – conseguente alla richiesta di questo giudice di verificare la
completezza degli atti – la Polizia cantonale ha escluso che “siano stati
rintracciati o sentiti testimoni che, la mattina del 27 maggio 2003, sono
passati sul luogo dei fatti alle ore 07.30”, così come indicato dalla difesa.”

 

La validità delle
considerazioni di cui sopra è stata confermata dalla CRP nella già citata
sentenza; questa Corte , quali ulteriori elementi indizianti ha aggiunto quanto
segue (sentenza 24 luglio 2003, consid. 3.2 , 3.3 e 3.4):

 

                                   "Quale
ulteriore determinante tassello per la conferma della decisione del GIAR,
appare quindi il colloquio avuto dal ricorrente con il sergente di polizia,
delegato il 30.5.2003 alla sorveglianza della camera dell’ospedale __________
in cui egli era collocato. Dopo averne attirato l’attenzione, ha chiesto di
poter parlare con il suo legale per potergli spiegare particolari non ancora
esposti e, pur dichiarando l’evento fortuito, gli ha detto di non cercare o non
più cercare l’autore del reato in quanto lo era lui (cfr. verbali 3.6.2003
teste __________ pag. 2 e AI _). Il fatto che poco dopo agli agenti
interroganti abbia fornito un’altra versione, ossia di aver solo voluto
formulare all’intenzione del suo legale delle ipotesi sull’origine delle
lesioni subite dalla madre, non è sufficiente a rendere insignificante la
dichiarazione del piantone. Secondo questo testimonio, sulla cui affidabilità
in particolare quale graduato agente di polizia - perlomeno fino a prova del
contrario - non possono esservi seri dubbi, il ricorrente era “molto calmo”.
Calma e tranquillità assai sorprendenti per gli aspetti umani che il caso
presenta per l’accusato, accompagnata da un suo manifesto distacco - pur
dovendosi riconoscere un suo interessamento per le condizioni di salute della
madre (cfr. verbale 4.7.2003 dott. __________ pag. 2) e una sicura predisposizione
professionale - manifestato nella lucida e fredda ricerca delle cause dello
stato clinico della madre (cfr. verbali di polizia 27.5.2003 pag. 4, 30.5.2003
pag. 1/2, AI _), che suscitano perplessità per la loro perpetuazione nel tempo:
durante lo svolgimento dell’attività professionale il mattino del delitto (cfr.
due verbali 27.5.2003 e 4.6.2003 pag. 5 teste __________), durante il pranzo
(cfr. verbali 5.6.2003 testi __________, __________ e 6.6.2003 teste
__________), appena appresa la notizia con la continuazione della visita dei
pazienti in agenda (cfr. verbale teste __________ citato), durante il colloquio
con il fratello pure medico, questi affranto, mentre sta recandosi al centro
cure intense dell’ospedale __________ (cfr. verbale 2.6.2003 teste __________,
5.6.2003 accusato pag. 9), nel colloquio con il padre (cfr. verbale __________
30.5.2003 pag. 8) o, ancora e sempre, di fronte agli agenti inquirenti (cfr. verbalizzazione
dell'accusato 27.5.2003 pag. 1) e durante la sua permanenza in carcere, dove è
debitamente seguito sotto l'aspetto medico (cfr. rapporto 22.7.2003 dott. med.
__________)

 

                            ll ricorrente insiste, in particolare,
sull’impossibilità temporale di aver potuto compiere l’efferato gesto fra il
momento della sua partenza dalla casa paterna, nella quale da qualche tempo
abitava, e il momento dell’arrivo nel suo studio medico. A proposito va
rilevato che se si può riconoscere una certa attendibilità per l’orario
d’arrivo presso lo studio medico (cfr. verbali 30.5.2003 __________, 4.6.2003
__________, 2.6.2003 __________), i dubbi circa l’orario di partenza sia suo
sia della madre dalla casa di __________ e le oggettive, comunque, a dipendenza
del traffico e della velocità praticata, variabili necessità di tempo per
recarsi da casa allo studio, potrebbero lasciare uno spazio di tempo
sufficiente, premessa la necessaria determinazione criminosa, per sostenere la
serietà e concretezza dell’indizio a carico del ricorrente. Va invero rilevato
che taluni aspetti permettono di ipotizzare la commissione del reato anche da
parte di uno sconosciuto. La regione è turistica e frequentata anche da persone
sconosciute ai residenti o ai frequentatori abituali, come taluni testi
confermano (cfr. verbali 7.6.2003 __________ a, 20.6.2003 __________, 18.6.2003
e 28.6.2003 __________). Manca però un motivo intelligibile. La vittima è
persona discreta, ben voluta e di una certa età. Le ferite riportate
manifestano una specifica determinazione omicida. Sul luogo del delitto sono
stati rinvenuti i suoi occhiali ed in particolare il suo orologio. Tutto questo
fa escludere altri intendimenti da parte dell’autore. Altri elementi, per
quanto - perlomeno in parte - da ulteriormente approfondire o da altrimenti
verificare, portano tuttavia, perlomeno allo stato attuale delle indagini, a
considerare il ricorrente gravemente indiziato: il doppio passaggio sul
percorso fra casa e ufficio di un'automobile riconosciuta dal rumore del motore
uguale a quella usata dal ricorrente, in considerazione di tutte le circostanze
del caso quali l’orario, il luogo e la particolarità del rombo, con deposizione
comunque indicativa (cfr. verbale 29.5.2003 __________), il passaggio di tale
tipo di vettura dopo le 7:30 in direzione di __________ (cfr. verbale 11.6.2003
__________), la particolare resistenza fisica della vittima che non permette,
perlomeno per il momento, di accertare l'orario dell'aggressione, la
circostanza che la visita dichiarata effettuata per il prelievo del sangue
subito dopo l’arrivo allo studio, richiedente tempo analogo a quello impiegato
per recarsi al lavoro, non può essere accertata presso la paziente stessa
affetta da morbo di "Alzheimer" (cfr. verbale __________ 28.5.2003) e
ancora che il sangue prelevato in provetta si sia coagulato in così breve tempo
(cfr. verbale 4.6.2003 __________ pag. 3/4). Le argomentazioni del magistrato
inquirente e del GIAR circa l’esistenza di sufficienti indizi di colpevolezza
idonei a giustificare il mantenimento della detenzione preventiva appaiono
pertanto pertinenti e meritevoli di conferma. Certo, il rapporto preliminare di
constatazione e accertamento tecnico 18.7.2003 (AI __________) rileva che sul
sasso - presumibile istrumento dell'aggressione - non vi sono tracce di DNA
riconducibili all'accusato. 

                     Ciò
non significa che egli non possa comunque essere l'autore. Non permette nemmeno
di concludere che necessariamente l'autore sia stato un terzo. Le ulteriori indagini
dovranno possibilmente chiarire anche questo aspetto.

 

                     Carattere
di indizio possono poi avere anche le condizioni di salute del ricorrente, i
cui scompensi invero non sempre sono chiaramente preannunciati e governabili
come si vorrebbe (cfr. AI __________, rapporti 23.12.1998 polizia cittadina di
__________ e 8.1.2002. Corpo di polizia di __________, in verbali di polizia),
e le talvolta tese relazioni con entrambi i genitori (cfr. già citate
deposizioni del padre e del fratello), che le sembrano comunque influenzare
(cfr. verbale 2.6.2003 teste __________ pag. 1), come risulta del resto dalle
motivazioni mediche che in un primo tempo impedivano la sua carcerazione (cfr.
certificato medico dott. __________ del 28.5.2003, in AI _).". 

 

 

Gli indizi di cui
sopra non sono smentiti o confutati da nuovi elementi, che già non fossero noti
all’istanza superiore e da questa del resto già valutati nella propria
recentissima decisione.

 

 

6.2

 

In merito ai bisogni
dell’istruzione / pericolo di collusione, va ribadito quanto indicato dalla CRP
(sentenza 24 luglio 2003, cons. 4.2):

 

       "Invero il pericolo di collusione e di inquinamento delle
prove, allo stato attuale delle indagini, ritenuta la loro corretta
ininterrotta assunzione, non appare più particolarmente preminente. I testi assunti
hanno già avuto modo di deporre davanti agli agenti di polizia giudiziaria e,
perlomeno quelli più importanti, anche davanti al magistrato inquirente. Taluni
importanti confronti sono già stati svolti. Appare pertanto difficile che, per
quanto oggettivamente possibile, il ricorrente possa influire sugli stessi.
Altrettanto vale per le prove che gli inquirenti ancora stanno assumendo o
ricercando. Ritenuto che il contenuto degli incarti richiamati dalle autorità
come eventuali deposizioni di loro rappresentanti non dovrebbe essere modificabile
o influenzabile, nemmeno lo dovrebbero essere i rapporti specialistici
richiesti (in particolare quello della polizia scientifica, il cui rapporto
preliminare del 18/21.7.2003 non consolida alcun elemento indiziante a carico
del ricorrente, e del laboratorio di analisi del sangue) e la perizia
psichiatrica, per il cui allestimento il ricorrente ha dichiarato di voler
collaborare (cfr. verbale 3.7.2003 pag. 1/2). Appare quindi assai difficile che
l'accusato possa inquinare l'assunzione di altre prove ed in particolare,
ammesso ma non concesso che egli abbia nascosto gli indumenti che vestiva al momento
in cui - secondo il magistrato inquirente - avrebbe compiuto il delitto, che
egli possa ottenere a proposito risultato migliore di quello attuale.". 

 

 

6.3

 

In merito al pericolo
di recidiva, riconosciuto dall’istanza superiore nella propria decisione, va
ribadito quanto indicato dalla CRP (sentenza 24 luglio 2003, cons. 4.4):

 

 

         "Oltre l’atteggiamento talvolta
ambiguo avuto dal ricorrente durante l’istruttoria finora compiuta, altre
risultanze portano questa Camera a riconoscere l'esistenza di un pericolo di
recidiva [argomento che per giustificate ragioni                                     esposte
in sentenza il GIAR non aveva ulteriormente approfondito (cfr. sentenza
impugnata consid. 5.3. pag. 6)]. A suo sostegno depongono il suo stato di salute
ed i precedenti comportamenti avuti nei confronti proprio della madre, ma anche
del padre (cfr. verbale 27.5.2003 __________ pag. 3 e verbale 2.6.2003
__________ pag. 2/3) e di altri famigliari (cfr. qualificante silenzio della
moglie __________, in verbale 4.6.2003 in relazione all'esposizione dei fatti
di istanza per l'adozione di misure a protezione dell'unione coniugale, pag. 4,
in AI __________). Persone che, indipendentemente dalla decisione circa
l’ulteriore residenza del ricorrente, rimangono facilmente reperibili. Circa lo
stato di salute, già oggetto di specifici accertamenti peritali, non si può
soprassedere - indipendentemente dal rapporto 22.7.2003 del dott. med.
__________, anche per le ragioni esposte sub. consid. 3.2 in fine - al parere espresso
dal perito giudiziario designato nella sua corrispondenza del 25.6.2003 (AI
__________), secondo cui "l'impressione clinica è che si tratti di persona
gravemente inferma di mente, … ." Parere che, ritenuta la qualifica
dell'estensore e la brevità del suo approccio con il caso, appare assai concludente
per la sua categoricità. Sarà poi la stessa perizia a indicare quale misura
meno incisiva della privazione della libertà si potrebbe prestare a limitare il
pericolo di recidiva (cfr. quesiti peritali in AI __________).". 

 

Non entrano dunque in
considerazione , in questa fase , misure sostitutive all’arresto , che potranno
semmai essere valutate sulla base delle indicazioni che fornirà la perizia
medico psichiatrica in fase di allestimento.

 

 

6.4

 

Il perdurare del
carcere preventivo non è, ad oggi, lesivo del principio di proporzionalità (CRP
24 luglio 2003, cons. 5).

 

 

7.

 

In conclusione ,
l’istanza in discussione, nella misura in cui è ricevibile, deve essere
respinta con la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art.
39 lett. f TG e contrario) e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei
ricorsi penali del Tribunale d’appello (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP).

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

 

decide:

 

 

 

 

1.       
L’istanza di libertà provvisoria è respinta.

 

 

2.       
Non si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

 

 

 3.    Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei
ricorsi penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

 4.      Intimazione
a:

-     
avv. __________ o, per sé e per l’istante;

-     
Procuratrice Pubblica __________

     (con
l’incarto MP __________/2003 di ritorno e copia delle osservazioni della
difesa).

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                  giudice
____________