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**Case Identifier:** 02b61ca6-8410-5d9b-bab8-a1191e714949
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-10-23
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 23.10.2019 SK.2018.44
**Docket/Reference:** SK.2018.44
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2018-44_2019-10-23

## Full Text

Infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti (art. 19 cpv. 1 e 2 LStup), riparazione del torto morale (art. 431 CPP)
Rinvio del Tribunale federale;;Infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti (art. 19 cpv. 1 e 2 LStup), riparazione del torto morale (art. 431 CPP)
Rinvio del Tribunale federale;;Infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti (art. 19 cpv. 1 e 2 LStup), riparazione del torto morale (art. 431 CPP)
Rinvio del Tribunale federale;;Infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti (art. 19 cpv. 1 e 2 LStup), riparazione del torto morale (art. 431 CPP)
Rinvio del Tribunale federale

Sentenza del 23 ottobre 2019 
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Fiorenza Bergomi,  

Presidente del Collegio giudicante, 

Miriam Forni e Nathalie Zufferey,  

Cancelliera Francesca Pedrazzi 

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

rappresentato dal Procuratore federale Alfredo Rezzonico  

 

 

contro 

  

A., patrocinato dal difensore d’ufficio 

avv. Nadir Guglielmoni 

 

Oggetto 

 

Infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti, 

riparazione del torto morale  

 

Rinvio del Tribunale federale (sentenza 6B_1010/2017 del 

23 luglio 2018) 

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2018.44 

 

- 2 - 

Fatti: 

A. Con atto d’accusa del 22 gennaio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione 

(in seguito: MPC) ha promosso l’accusa dinanzi alla Corte penale del Tribunale 

penale federale (in seguito: TPF) nei confronti, tra gli altri, di A. per titolo di 

ripetuta infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti e di usura. 

B. Con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 la Corte penale del TPF ha 

riconosciuto A. autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale sugli 

stupefacenti riguardo a cinque capi d’imputazione. La Corte penale del TPF ha 

pronunciato l’abbandono del procedimento in relazione a un capo d’accusa 

concernente l’accusa di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti e A. è 

stato prosciolto dai restanti capi d’imputazione. A. è stato condannato a una pena 

pecuniaria di 120 aliquote giornaliere di fr. 40.-- cadauna, dedotto il carcere 

preventivo sofferto, e l’esecuzione della pena è stata sospesa per un periodo di 

prova di due anni. Egli è stato condannato al pagamento delle spese procedurali 

in ragione di fr. 11'500.--. La retribuzione del difensore d’ufficio è stata fissata in 

fr. 138'097.60 (IVA inclusa) a carico della Confederazione, con l’obbligo per A. di 

rimborsare alla Confederazione fr. 3'500.-- non appena le sue condizioni 

economiche glielo permetteranno. A copertura delle spese procedurali è stata 

inoltre ordinata la compensazione con i valori patrimoniali sequestrati e di perti-

nenza di A. La Corte penale del TPF ha infine riconosciuto ad A. fr. 20'000.--, 

oltre interessi del 5% dal 13 ottobre 2005, a titolo di indennizzo per le prestazioni 

legali precedenti la nomina del difensore d’ufficio, e fr. 40'000.--, oltre interessi 

del 5% dal 10 aprile 2009, a titolo di riparazione del torto morale. 

C. Contro la decisione del TPF, A. ha interposto ricorso in materia penale al 

Tribunale federale. Con sentenza 6B_1010/2017 del 23 luglio 2018 l’Alta Corte 

ha parzialmente accolto il gravame, annullando i punti n. 2, n. 4, n. 5 e n. 6 § 2, 

n. 7 e n. 8, nella misura in cui lo stesso concerne la riparazione del torto morale, 

e n. 9 del punto II del dispositivo della sentenza impugnata, e rinviando la causa 

al TPF per un nuovo giudizio nel senso dei considerandi.  

D. A seguito del rinvio da parte dell’Alta Corte, la Corte penale del TPF ha aperto 

un nuovo procedimento, rubricato sub SK.2018.44. 

E. Mediante missiva del 2 agosto 2018, la Corte ha invitato le parti a presentare 

eventuali istanze probatorie. Né il MPC né il difensore d’ufficio di A. hanno 

formulato richieste di prova. La direzione della procedura ha pertanto decretato 

l’acquisizione agli atti dell’incartamento della causa SK.2015.7 nonché 

dell’estratto attuale del casellario giudiziale svizzero e italiano dell’imputato. Sono 

inoltre stati acquisiti un formulario concernente la situazione personale attuale di 

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A., un estratto dell’ufficio esecuzioni e fallimenti aggiornato nonché le sue ultime 

dichiarazioni fiscali. 

F. I dibattimenti hanno avuto luogo il 23 ottobre 2019; l’imputato si è regolarmente 

presentato in aula. 

G. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le seguenti conclusioni: 

G.1 Il MPC ha chiesto quanto segue: 

- che A. sia riconosciuto autore colpevole di infrazione aggravata alla LStup; 

- che l’aggravante della banda di cui all’art. 19 cpv. 2 lett. b LStup non sia ritenuta, 

in assenza di accenni minimi di un’organizzazione (es.: spartizione ruoli) e sulla 

base dell’intensità che la stessa collaborazione ha raggiunto tra le persone 

coinvolte; 

- che A. sia condannato a una pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere di fr. 40.-- 

cadauna, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni; 

- che l’indennizzo per la riparazione del torto morale già stabilito nella sentenza di 

primo grado venga mantenuto; 

- che la presa a carico parziale delle spese del procedimento cagionate 

dall’imputato, già stabilita nella sentenza di primo grado, venga mantenuta. 

G.2 La difesa di A. ha chiesto quanto segue: 

- l’integrale proscioglimento dell’imputato, trattandosi di un quantitativo di sostanza 

pura inferiore a 18 g e non essendo adempiuta l’aggravante della banda; 

- sub. l’abbandono del procedimento a ragione di una gravissima e insanabile 

violazione del principio di celerità; 

- la retribuzione del difensore d’ufficio è da fissare secondo le note d’onorario già 

in atti, rispettivamente che saranno trasmesse nei prossimi giorni (fase 

dibattimentale); 

- vengono formalizzate le seguenti pretese a titolo di riparazione del torto morale: 

 fr. 400.-- al giorno dal 04.08.2004 fino al 06.10.2004 (pari a 64 giorni di 

condizioni detentive giudicate illegali) = fr. 25'600.-- oltre a interessi del 5% 

dal 4 agosto 2004; 

 fr. 200.-- per i restanti 319 giorni di carcere preventivo = fr. 63'800.-- oltre 

a interessi del 5% dal 19 luglio 2004; 

 fr. 20.-- al giorno per i 1'345 giorni durante i quali i documenti di identità 

sono rimasti depositati presso l’autorità penale, quale misura sostitutiva 

alla detenzione preventiva (dal 05.08.2005 al 10.04.2009 = fr. 26'900.-- 

oltre a interessi del 5% dal 5 agosto 2009); 

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 riservandosi espressamente di formulare ulteriori richieste di indennizzo e di 

riparazione del torto morale, nei tempi previsti dall’art. 435 CPP; 

- che sia ordinato il dissequestro di tutto quanto in sequestro, in particolare di 

fr. 10'100.-- e di EUR 675.--, fatta eccezione dei beni di cui ai punti 4.4.10.1 e 

4.4.10.2 dell’atto di accusa, che vengono confiscati. 

H. Il dispositivo della presente sentenza è stato letto in udienza pubblica in data 

23 ottobre 2019, con motivazione orale ai sensi dell’art. 84 cpv. 1 CPP, alla 

presenza dell’imputato. 

I. Con scritto del 24 ottobre 2019, il difensore d’ufficio di A. ha richiesto la 

motivazione della presente sentenza, annunciando nel contempo l’appello ai 

sensi dell’art. 399 cpv. 1 CPP contro la medesima.  

J. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 

necessario, nei considerandi che seguono. 

 

La Corte considera in diritto: 

1. Procedura a seguito del rinvio da parte del Tribunale federale 

1.1 Secondo l'art. 107 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale non può andare oltre le 

conclusioni delle parti. L'Alta Corte può esaminare unicamente i punti della 

sentenza impugnata espressamente contestati dal ricorrente (v. DONZALLAZ, Loi 

sur le Tribunal fédéral, Commentaire, 2008, n. 4284 ad art. 107 LTF). In questo 

senso, l'eventuale annullamento può concernere unicamente quelle parti della 

sentenza per le quali il ricorso è stato accolto. Per tali parti, l'autorità che si 

occupa del nuovo giudizio giusta l'art. 107 cpv. 2 LTF è vincolata dalle 

considerazioni di diritto sviluppate dal Tribunale federale nella sua sentenza 

cassatoria, le quali devono essere riprese nella nuova decisione (v. DTF 135 III 

334 consid. 2.1). A causa dell’effetto vincolante delle decisioni di rinvio, sia il 

tribunale destinatario del rinvio che le parti non possono ancorare il nuovo 

giudizio su fatti diversi da quelli già constatati o su opinioni giuridiche 

espressamente respinte mediante la sentenza di rinvio o addirittura non riportate 

nei considerandi (DTF 143 IV 214 consid. 5.3.3 con rinvii). Questa giurisprudenza 

si basa sul principio che, in linea di massima, il procedimento penale si conclude 

con la sentenza dell’istanza cantonale superiore (DTF 117 IV 97 consid. 4a con 

rinvii). Fatti nuovi possono essere presi in considerazione unicamente se 

riguardano aspetti oggetto della decisione di rinvio, i quali non possono tuttavia 

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né essere estesi né ancorati su di un nuovo fondamento giuridico (v. sentenza 

del Tribunale federale 6B_534/2011 del 5 gennaio 2012 consid. 1.2 con rinvii). 

Se l’Alta Corte accoglie il ricorso e rinvia la causa all’istanza inferiore per nuovo 

giudizio, in virtù del diritto federale quest’ultima può trattare unicamente i punti 

della sentenza che sono stati cassati dal Tribunale federale. Le altre parti della 

sentenza permangono e devono essere riprese nella nuova decisione. A tal 

proposito, è decisiva la portata materiale della decisione dell’Alta Corte. La nuova 

decisione dell’istanza inferiore è quindi limitata a quella tematica che, secondo i 

considerandi dell’Alta Corte, necessita di nuovo giudizio. Per pronunciare il nuovo 

giudizio, non deve di conseguenza essere riavviato l'intero procedimento, ma 

unicamente quanto è necessario per ossequiare ai considerandi vincolanti della 

decisione del Tribunale federale (sentenze del Tribunale federale 6B_1431/2017 

del 31 luglio 2018 consid. 1.3 e riferimenti citati; 6B_372/2011 del 12 luglio 2011 

consid. 1.1.2). 

1.2 In concreto, l’Alta Corte ha parzialmente accolto il ricorso di A., rinviando la causa 

alla Corte penale per nuovo giudizio in punto alla ricorrenza o meno di un caso 

grave ai sensi dell’art.  19 n. 2 lett. a e b vLStup e in punto alla riparazione del 

torto morale nonché alla decorrenza dell’interesse sul torto morale. 

L’esame del Collegio giudicante è pertanto limitato ai predetti quesiti. Sui punti 

della sentenza SK.2015.7 che non sono stati annullati dalla sentenza del 

Tribunale federale non è invece possibile statuire nuovamente. Il dispositivo della 

sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 (relativo ad A.) deve pertanto essere 

nuovamente ripreso rispettivamente i punti che non sono stati annullati dalla 

pronuncia del Tribunale federale 6B_1010/2017 del 23 luglio 2018 e che non 

sono toccati dall’annullamento devono essere riportati, evidentemente immutati, 

nella presente pronuncia (v. considerando precedente). Per la motivazione di 

dette parti immutate si rimanda alla sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016. 

2. Infrazione aggravata alla legge federale sugli stupefacenti 

2.1 Con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016, la Corte penale ha appurato che 

nel 2003-2004 A. ha ceduto 10 grammi di cocaina a B. e che egli ha alienato i 

seguenti quantitativi di cocaina: 20 grammi a C., 10 grammi a D., 10 grammi a E. 

e 10 grammi a F., per un totale di 60 grammi di cocaina (v. consid. III.3.3 a III.3.7 

della predetta sentenza).  

La Corte penale ha ritenuto un grado di purezza dello stupefacente pari al 46%, 

corrispondente al valore medio risultante dalla statistica per l’anno 2004 – più 

favorevole all’imputato – della Società svizzera di medicina legale riguardante le 

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confische di quantità di cocaina da 1 a 10 grammi, e ha pertanto condannato A. 

per infrazione grave alla legge federale sugli stupefacenti ai sensi dell’art. 19 

cpv. 2 lett. a vLStup, per avere ceduto e alienato in totale circa 27 grammi di 

cocaina pura (v. consid. III.4.10 e segg. della predetta sentenza). 

2.2 A. ha impugnato la sentenza della Corte penale contestando tra l’altro 

l’accertamento del grado di purezza dello stupefacente da lui alienato, 

ritenendolo arbitrario e lesivo del diritto federale. Egli ha rimproverato alla Corte 

penale di essersi fondata esclusivamente sulle dichiarazioni di B., secondo cui la 

cocaina ceduta sarebbe stata di buona qualità, nonostante tale deposizione 

fosse inutilizzabile, siccome acquisita in violazione del principio del 

contraddittorio e omettendo di prendere in considerazione le dichiarazioni di altri 

consumatori, segnatamente di E. e di D., che dimostrerebbero una qualità 

inferiore della sostanza. A. ha pertanto sostenuto che la qualità di sostanza pura 

da lui alienata non raggiungerebbe il limite per ammettere una messa in pericolo 

della salute di parecchie persone e per riconoscere quindi un’infrazione grave ai 

sensi dell’art. 19 n. 2 lett. a vLStup (v. p. 100.003 e seg.). 

L’Alta Corte ha giudicato fondato il ricorso di A. in quanto la Corte penale, 

basandosi esclusivamente sulle dichiarazioni di B. per ritenere che la cocaina 

smerciata da A. era di qualità media – nonostante tale deposizione fosse 

inutilizzabile a sfavore di A. siccome acquisita in violazione del contraddittorio – 

e omettendo di considerare anche le dichiarazioni di E. e D. in merito alla qualità 

della cocaina fornita loro da A., ha accertato in modo insostenibile e pertanto 

arbitrario che la cocaina era di buona qualità (v. p. 100.004 e seg.). 

2.3 Alla luce di quanto sopra esposto, questo Collegio giudicante è pertanto chiamato 

a chinarsi sulla questione della purezza dei 60 grammi di cocaina alienati, 

rispettivamente ceduti da A. a terzi e a statuire sulla ricorrenza di un caso grave 

ai sensi dell’art. 19 n. 2 lett. a vLStup.  

Inoltre, siccome nella sentenza SK.2015.7 la Corte penale ha lasciato indecisa 

la ricorrenza o meno dell’aggravante della banda ai sensi dell’art. 19 n. 2 lett. b 

vLStup, il Collegio giudicante dovrà se del caso statuire anche su tale questione 

(v. p. 100.005). 

2.3.1 Ai sensi della versione dell’art. 19 n.  2 lett. a vLStup in vigore prima del luglio 

2011 (RU 2009 2623), la condotta qualificata era data se l’autore sapeva o 

doveva presumere che l’infrazione si riferiva a una quantità di stupefacente che 

poteva mettere in pericolo la salute di parecchie persone. L’applicazione della 

versione attuale dell’art. 19 LStup non risulterebbe più favorevole per l’imputato 

- 7 - 

nel caso concreto, motivo per cui si applica il diritto previgente (DTF 134 IV 82 

consid. 6.2; 126 IV 5 consid. 2c). 

La giurisprudenza ha precisato che si è in presenza di una quantità di 

stupefacente che può mettere in pericolo la salute di “parecchie persone” qualora 

la salute di 20 persone può essere messa a repentaglio (DTF 121 IV 334 

consid. 2a). Per determinare la quantità a partire dalla quale la salute di 

parecchie persone può essere messa in pericolo va presa in considerazione la 

natura della sostanza stupefacente (DTF 108 IV 63 consid. 2a). L’Alta Corte 

recentemente ha confermato che ciò è il caso segnatamente per 18 grammi di 

cocaina, inteso come stupefacente puro (DTF 109 IV 143 consid. 3b; 119 IV 180 

consid. 2d; DTF 6B_504/2019 del 29 luglio 2019 consid. 2.1.3).  

Secondo costante giurisprudenza, se il grado di purezza non può essere 

determinato perché lo stupefacente non è stato sequestrato, si potrà 

ragionevolmente partire dal presupposto che la sostanza sia di qualità media, 

fintanto che non vi siano indicazioni che portino a pensare che la sostanza fosse 

particolarmente pura o particolarmente tagliata (DTF 138 IV 100 consid. 3.5). 

Oltre alle dichiarazioni dell’imputato, dei fornitori e dei compratori, per la 

determinazione della purezza dello stupefacente è necessario considerare da un 

lato la situazione del mercato della droga locale – che a dipendenza delle 

circostanze può variare velocemente – e dall’altro il tipo e le circostanze 

dell’affare concreto (ALBRECHT, Die Strafbestimmungen des 

Betäubungsmittelgesetzes (Art 19-28 BetmG), 3a ediz., 2016, n. 224 ad art. 19 

LStup; HUG-BEELI, Betäubungsmittelgesetz, Kommentar, 2016, n. 899 ad art. 19 

LStup). 

2.3.2 Nel caso in esame, lo stupefacente non è stato sequestrato e pertanto il grado di 

purezza dello stesso non è stato determinato tramite analisi chimica. 

2.3.3 La Corte ha anzitutto constatato che né F. né C. si sono espressi in merito alla 

qualità della sostanza stupefacente che A. ha loro alienato. 

Anche per quel che concerne la sostanza ceduta da A. a B., il Collegio giudicante 

ha rilevato che agli atti non vi sono dichiarazioni utilizzabili quanto alla qualità 

della cocaina, siccome le dichiarazioni di B., secondo le quali la cocaina in 

questione sarebbe stata di buona qualità (cl. 464 p. 13.21.31), sono state rese in 

violazione del principio del contraddittorio e non possono quindi essere utilizzate 

a sfavore di A. 

D’altro canto, la Corte penale aveva già ritenuto che i 60 grammi di cocaina 

venduti, rispettivamente ceduti da A., facessero parte dei 280 grammi di cocaina 

- 8 - 

che egli aveva acquistato da G., e che la rimanenza di 220 grammi di cocaina 

(280 grammi acquistati – 60 grammi venduti) fosse stata destinata al consumo 

personale di A. (v. sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 consid. III.3.8.6); tale 

accertamento, non essendo stato oggetto di cassazione da parte dell’Alta Corte, 

è vincolante per questo Collegio giudicante. G., a domanda se i clienti fossero 

contenti della qualità della cocaina, a suo tempo riferì agli inquirenti testuali 

parole: “Non si sono mai lamentati, quindi…” (cl. 460 p. 13.12.101). In un’altra 

occasione egli però dichiarò di non sapere distinguere la qualità della cocaina 

(cl. 460 p. 13.12.182). Le dichiarazioni di G. – valutabili come mezzo di prova 

anche a sfavore di A. in quanto rese nel rispetto del principio del contraddittorio, 

essendoci stato un interrogatorio di confronto fra i due (cl. 460 p.13.12.307 e 

segg.) – permettono di trarre alcune conclusioni in merito alla qualità della 

cocaina, quantomeno per quella alienata a C. (20 grammi) e F. (10 grammi), 

nonché per quella ceduta a B. (10 grammi). 

Difatti, per questi tre consumatori, non essendoci agli atti delle indicazioni che 

portino a pensare che la sostanza stupefacente fosse particolarmente pura o al 

contrario particolarmente tagliata, la Corte può ragionevolmente partire dal 

presupposto che la cocaina fosse di qualità media, e ciò proprio in applicazione 

della giurisprudenza sopraccitata. L’assenza di un’indicazione precisa da parte 

di questi tre consumatori sulla qualità della sostanza porta la Corte a ritenere che 

si sia di fronte a cocaina di qualità media. Ciò appare ragionevole se si considera 

che G. ha riferito che mai nessuno si è lamentato della qualità della cocaina da 

lui alienata. 

Inoltre A. ha dichiarato di avere procurato la cocaina da G. durante circa sei mesi 

e a tal proposito la Corte penale ha accertato che A. ha consumato un totale di 

220 grammi della cocaina acquistata da G. (v. sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 

2016 consid. 3.8.2 e 3.8.6). Anche questa costanza nella scelta del fornitore di 

cocaina a scopo di utilizzo personale è indizio di soddisfazione dell’acquirente in 

merito alla qualità dello stupefacente. 

A tal proposito, questo Collegio giudicante ritiene che le dichiarazioni rese da A. 

nella sede dibattimentale il 23 ottobre scorso (v. p.731.013 e seg.) non 

permettano di trarre una conclusione diversa da quella suesposta. Difatti, né il 

fatto che la cocaina lo facesse vomitare, né che lo facesse bere di più sono 

indicatori della qualità della sostanza consumata. Neppure il fatto che egli 

guardando dei documentari alla televisione abbia avuto la percezione che la 

cocaina che consumava nel periodo oggetto dell’atto d’accusa fosse di cattiva 

qualità permette alla Corte di trarre delle conclusioni differenti da quelle già 

esposte. 

- 9 - 

La Società svizzera di medicina legale pubblica annualmente le statistiche 

relative alla cocaina confiscata in Svizzera. La sostanza stupefacente è stata 

ceduta, rispettivamente alienata da A. fra il 2003 e il 2004; il Collegio giudicante 

ritiene pertanto il grado di purezza dello stupefacente più favorevole all’imputato, 

che, per i sequestri di cocaina di quantità da 1 a 10 grammi, risulta essere quello 

relativo all’anno 2004, equivalente al 46%. A. ha dunque ceduto, rispettivamente 

alienato a C., F. e B. in totale circa 18.4 grammi di cocaina pura, quantità che 

supera già la soglia dei 18 grammi di cocaina stabilita dalla giurisprudenza. 

2.3.4 Per quel che attiene alla cocaina alienata da A. a D., quest’ultimo ha dichiarato 

di non intendersene, ma che la cocaina a volte sarebbe stata bianca, altre volte 

gialla, e di ricordare che puzzasse di benzina o gasolio (cl. 436 p. 12.1.1403). A 

ben vedere né dalla percezione olfattiva né dal colore della cocaina si possono 

trarre delle conclusioni definitive sul grado di purezza della sostanza. Colore e 

odore potrebbero invero variare anche a seconda della sostanza utilizzata per il 

taglio, indipendentemente dalla quantità di cocaina pura. Il colore giallo potrebbe 

indicare che la sostanza di taglio fosse di colore simile, ma anche solo il contatto 

con l’aria o l’esposizione alla luce potrebbero provocare l’ingiallimento della 

cocaina, senza per questo diminuirne necessariamente la purezza. L’odore di 

benzina può essere diffuso, ad esempio quando nel processo di estrazione dalla 

foglia essiccata della pianta di coca venga utilizzato del cherosene. Si sa altresì 

che Io stupefacente durante il trasporto viene celato, non raramente, in 

prossimità del passaggio di carburante di un veicolo. Né tinta gialla né cattivo 

odore rilevano dunque che la quantità di cocaina pura presente sia 

necessariamente bassa. D’altro canto nemmeno un colore bianco o un odore 

neutro dimostrano una presenza elevata di cocaina pura. Non essendo il mero 

colore o odore decisivi per la determinazione della percentuale di cocaina pura, 

anche in merito a quella alienata a D. il Collegio giudicante potrebbe partire dal 

ragionevole presupposto che la sostanza stupefacente fosse di qualità media. 

Ciò detto, la Corte ha però dovuto tenere conto, allo scopo di non incorrere in 

arbitrio, di quanto il Tribunale federale ha stabilito, ed è giunta alla conclusione 

che la sostanza alienata a D. fosse di scarsa qualità. Alla Corte, nell’esame della 

situazione nel suo complesso, non è sfuggito che, in ogni caso, si è di fronte ad 

un quantitativo di cocaina relativamente esiguo (10 grammi) e che la purezza 

dello stesso non influenza comunque la posizione di A. con riferimento alla 

qualifica giuridica, in particolare alla violazione alla legge sugli stupefacenti nella 

forma aggravata: si è infatti (a prescindere dalla purezza della sostanza venduta 

a D.) di fronte ad oltre 18 grammi (per l’esattezza 18.4 grammi) di cocaina pura 

venduta, cui va aggiunta quella venduta a D. ed a E.  

- 10 - 

2.3.5 E. a proposito della qualità della cocaina fornitagli da A. ha dichiarato di non 

intendersene, ma che “faceva schifo” (cl. 436 p. 12.1.1361). La dichiarazione di 

E. quanto alla qualità della cocaina ottenuta da A. è assai chiara e non lascia 

grande spazio ad interpretazioni. Si potrebbe immaginare che E. giudichi la 

cocaina in base alla sua reazione alla sostanza affermando di ritenerla scadente 

perché in seguito al consumo si sente male, nervoso e, dopo un primo effetto 

ritenuto positivo, stanco. La reazione di E. si può verificare in chi consuma 

cocaina. Sensazioni di forza e di energia, eccitazione, loquacità ed euforia, 

seguiti da stanchezza, sonno e sintomi depressivi possono essere frequenti. 

Tuttavia questa Corte a fronte della lapidaria affermazione circa il fatto che la 

cocaina “faceva schifo”, e considerato quanto il Tribunale federale ha indicato, 

ha maturato il convincimento che la cocaina venduta a E. avesse un grado di 

purezza inferiore alla media. Questa Corte è giunta quindi alla conclusione, tra 

l’altro più favorevole all’imputato, che la cocaina venduta a D. (10 grammi) ed E. 

(10 grammi) fosse di qualità inferiore alla media. Di nuovo, ed ancora, nell’ipotesi 

più favorevole all’imputato questa Corte ritiene altresì, tutto bene ponderato, di 

considerare una percentuale di purezza del 10%, e dunque esigua, con il che 

giunge alla conclusione che a D. ed E. sono stati venduti complessivamente 2 

grammi di cocaina pura. 

2.3.6 Ne consegue che A. deve essere riconosciuto autore colpevole di infrazione 

aggravata alla legge federale sugli stupefacenti ai sensi dell’art. 19 n. 1 cpv. 4 e 

n. 2 lett. a vLStup in relazione ai capi d’accusa 1.2.2.4, 1.2.2.5, 1.2.2.6, 1.2.2.7 e 

1.2.2.8, siccome l’alienazione, rispettivamente la cessione di 20.4 grammi di 

cocaina pura a terzi adempie le condizioni dell’aggravante di cui all’art. 19 cpv. 2 

lett. a vLStup.  

2.3.7 Vista la realizzazione dell’aggravante di cui all’art. 19 cpv. 2 lett. a vLStup, in virtù 

della giurisprudenza (sentenza del Tribunale federale 6S.52/2007 del 

23 marzo 2007 consid. 2) sarebbe superfluo chiedersi se le infrazioni commesse 

da A. potrebbero realizzare anche l’aggravante della banda, ulteriore aggravante 

contemplata nell’atto d’accusa e peraltro già abbandonata dal MPC in sede di 

requisitoria (v. supra consid. G.1).  

2.4 Quanto alla richiesta di abbandonare il procedimento a ragione di una gravissima 

e insanabile violazione del principio di celerità, formulata dall’avv. Guglielmoni in 

sede di arringa, il Collegio giudicante ritiene che nel caso concreto non ricorrono 

gli estremi per accogliere tale domanda. 

2.4.1 Difatti, siccome i ritardi nella procedura penale non possono più venire sanati, 

dalla violazione del principio della celerità l’Alta Corte ha fatto derivare delle 

- 11 - 

conseguenze a livello di pena. La violazione di tale principio comporta quindi nei 

casi più frequenti una riduzione della pena. Occasionalmente la violazione del 

principio di celerità può comportare la rinuncia in quanto tale ad una pena oppure, 

quale ultima ratio in casi di estrema gravità, addirittura l’abbandono del 

procedimento (DTF 117 IV 124 consid. 4d). 

2.4.2 Nel caso concreto, il principio di celerità è stato senz’altro violato e la Corte non 

ha tralasciato di tenere debitamente conto di tale violazione nell’ambito della 

commisurazione della pena, attenuando la pena comminata ad A. in maniera 

rilevante (v. infra consid. 3.9). A mente dello scrivente Collegio giudicante nel 

caso concreto non vi è però stata una violazione di gravità tale da giustificare né 

un’esenzione dalla pena né l’abbandono del procedimento, soluzione questa che 

sarebbe applicabile unicamente quale ultima ratio. 

3. Pene 

3.1 Il reato ritenuto a carico di A. è stato commesso prima del 1° gennaio 2007, data 

dell’entrata in vigore della revisione della parte generale del Codice penale (RU 

2006 3459). Detta revisione ha portato alla modifica e all’adeguamento delle 

pene comminabili per ogni singolo reato al nuovo sistema di sanzioni e ha 

introdotto un regime in materia di condizionale senz’altro più favorevole rispetto 

al diritto previgente (v. anche sentenze del Tribunale federale 6B_360/2008 del 

12 novembre 2008 consid. 6.1; 6B_547/2008 del 5 agosto 2008 consid. 3.1; 

nonché 6B_307/2008 del 24 ottobre 2008 consid. 4.2). 

3.2 Il 1° gennaio 2018 è inoltre entrata in vigore la revisione del diritto sanzionatorio 

del Codice penale (RU 2016 1249; FF 2012 4181). Tale normativa si prefiggeva, 

da un lato, di ridurre la molteplicità delle sanzioni possibili – il lavoro di pubblica 

utilità ha cessato infatti di essere considerato una pena a sé stante divenendo 

una forma di esecuzione – e, dall’altro, di ripristinare in parte le pene detentive di 

breve durata (FF 2012 4193).  

Per quel che attiene alle modifiche apportate da tale riforma del diritto 

sanzionatorio, la Corte rileva anzitutto che, con mente alla pena detentiva, con la 

revisione è stata reintrodotta la possibilità per il giudice di pronunciare pene 

detentive di breve durata – meno di sei mesi – con o senza la condizionale. La 

durata minima della pena detentiva inoltre è stata fissata in tre giorni, salvo per 

pene detentive pronunciate in sostituzione di una pena pecuniaria (art. 36 CP) o 

di una multa (art. 106 CP) non pagate (art. 40 cpv. 1 CP). Le condizioni per 

pronunciare una pena detentiva in luogo di una pena pecuniaria sono inoltre state 

codificate all’art. 41 CP.   

- 12 - 

Con mente alla pena pecuniaria, con la revisione l’ammontare delle aliquote 

giornaliere è stato limitato a un minimo di tre aliquote e un massimo di 

180 aliquote (art. 34 cpv. 1 CP), mentre il diritto previgente prevedeva un 

massimo di 360 aliquote (art. 34 cpv. 1 vCP) e il minimo – non regolamentato 

dalla legge – era di un’aliquota giornaliera (DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/ 

BERGER/MOZOU/RODIGARI, Petit Commentaire, Code pénal, 2a ediz., 2017, n. 11 

ad art. 34 CP). L’importo dell’aliquota giornaliera – precedentemente non 

regolamentato dalla legge – è stato fissato in fr. 30.-- con la possibilità di ridurlo 

eccezionalmente fino a fr. 10.--, mentre l’importo massimo di fr. 3’000.-- ad 

aliquota è rimasto invariato (art. 34 cpv. 2 vCP e CP).  

Per quel che attiene alla sospensione condizionale della pena, è d’uopo rilevare 

che il diritto previgente prevedeva la sospensione condizionale delle pene 

pecuniarie, del lavoro di pubblica utilità e delle pene detentive della durata di sei 

mesi a due anni (art. 42 cpv. 1 vCP), mentre il nuovo diritto prevede la 

sospensione delle pene pecuniarie e delle pene detentive di durata non superiore 

a due anni (art. 42 cpv. 1 CP).   

Ai sensi sia della normativa previgente che di quella attuale, il giudice di regola 

sospende l’esecuzione della pena se una pena senza condizionale non sembra 

necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti, a 

condizione che l’autore, nei cinque anni prima del reato, non sia stato condannato 

ad una pena detentiva di almeno sei mesi (art. 42 cpv. 2 vCP), rispettivamente a 

una pena detentiva superiore a sei mesi (art. 42 cpv. 2 CP); in tale ipotesi, la 

sospensione sarebbe possibile soltanto in presenza di circostanze 

particolarmente favorevoli. La concessione della sospensione condizionale può 

essere rifiutata anche perché l’autore ha omesso di riparare il danno 

contrariamente a quanto si poteva ragionevolmente pretendere da lui (art. 42 

cpv. 3 vCP e CP). Secondo la nuova normativa il giudice non può più cumulare 

a una pena condizionalmente sospesa una pena pecuniaria senza condizionale; 

la possibilità di cumulare una multa resta invece intatta (art. 42 cpv. 4 vCP e CP). 

3.3 Nella fattispecie in esame occorre pertanto determinare quale sia il diritto 

sanzionatorio più favorevole all’imputato.  

Al riguardo, siccome le nuove disposizioni in vigore dal 1° gennaio 2018 hanno 

introdotto le pene detentive di breve durata, nonché limitato le pene pecuniarie 

da un minimo di tre aliquote ad un massimo di 180, introducendo altresì un 

importo minimo per l’aliquota giornaliera, e ritenuto altresì che le differenze tra il 

vecchio e il nuovo diritto in merito alla sospensione condizionale della pena di cui 

all’art. 42 cpv. 1 CP non hanno alcun influsso nel caso concreto, il diritto vigente 

fino al 31 dicembre 2017 risulta essere più favorevole all’imputato.  

- 13 - 

Ne consegue che si impone di applicare il diritto in vigore fino al 31 dicembre 

2017.  

3.4 Il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della sua vita 

anteriore e delle sue condizioni personali, nonché dell’effetto che la pena avrà 

sulla sua vita (art. 47 cpv. 1 CP). La colpa è determinata secondo il grado di 

lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la 

reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto 

delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di 

evitare l’esposizione a pericolo o la lesione (art. 47 cpv. 2 CP). I criteri da 

prendere in considerazione per la fissazione della pena sono essenzialmente gli 

stessi che venivano applicati nel quadro della giurisprudenza relativa al 

previgente art. 63 CP (DTF 129 IV 6 consid. 6.1; sentenza del Tribunale federale 

6B_360/2008 del 12 novembre 2008 consid. 6.2). Non diversamente dal vecchio 

diritto, la pena deve essere determinata ponderando sia la colpevolezza del reo 

che l’effetto che la sanzione avrà su di lui. 

3.5 Oltre a valutare il grado di colpevolezza, il giudice deve dunque tenere conto dei 

precedenti e della situazione personale del reo, nonché della sua sensibilità alla 

pena. Il grado di colpevolezza dipende anche dalla libertà decisionale di cui 

l’autore disponeva: più facile sarebbe stato per lui rispettare la norma infranta, 

più grave risulta la sua decisione di trasgredirla e pertanto anche il suo grado di 

colpevolezza; e viceversa (DTF 127 IV 101 consid. 2a; 122 IV 241 consid. 1a; 

sentenza del Tribunale federale 6B_547/2008 del 5 agosto 2008 consid. 3.2.2). 

Parimenti al vecchio art. 63 CP, l’art. 47 CP conferisce al giudice un ampio 

margine di apprezzamento (sentenza del Tribunale federale 6B_207/2007 del 

6 settembre 2007 consid. 4.2.1, pubblicata in forumpoenale 2008, n. 8 p. 25 e 

seg.). In virtù del nuovo art. 50 CP – che recepisce i criteri già fissati in 

precedenza dalla giurisprudenza (cfr. Messaggio del Consiglio federale 

concernente la modifica del Codice penale svizzero del 21 settembre 1998, 

FF 1999 1747) – il giudice deve indicare nella sua decisione quali elementi, 

relativi al reato e al suo autore, sono stati presi in considerazione per fissare la 

pena, in modo tale da garantire maggiore trasparenza nella commisurazione 

della pena, facilitandone il sindacato nell’ambito di un’eventuale procedura di 

ricorso (sentenza 6B_207/2007 loc. cit.). Il giudice non è obbligato ad esprimere 

in cifre o in percentuali l’importanza attribuita a ciascuno degli elementi citati, ma 

la motivazione del giudizio deve permettere alle parti e all’autorità di ricorso di 

seguire il ragionamento che l’ha condotto ad adottare il quantum di pena 

pronunciato (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2c p. 105). 

- 14 - 

3.6 Giusta l’art. 48 CP lett. e CP, il giudice attenua la pena se questa ha 

manifestamente perso di senso visto il tempo trascorso dal reato e da allora 

l’autore ha tenuto una buona condotta. Questa circostanza attenuante è in ogni 

caso data se sono trascorsi i due terzi del termine di prescrizione dell’azione 

penale (DTF 132 IV 1 consid. 6.2). Se attenua la pena, il giudice non è vincolato 

alla pena minima comminata (art. 48a cpv. 1 CP) e può pronunciare una pena di 

genere diverso da quello comminato, ma è vincolato al massimo e al minimo 

legali di ciascun genere di pena (art. 48a cpv. 2 CP). 

3.7 La Corte ha accertato come A., cittadino italiano, dopo avere frequentato durante 

cinque anni la scuola elementare a Z., in Calabria, abbia iniziato a lavorare come 

operaio con suo padre; attività che egli ha continuato ad esercitare pure dopo il 

suo trasferimento in Svizzera, avvenuto nel 1993, e fino al 1998, quando ha 

acquistato un esercizio pubblico a Y. A. ha gestito il locale di Y. fino al suo arresto, 

avvenuto nel 2004 (p. 731.002). All’epoca dei fatti da sue dichiarazioni il suo 

reddito sarebbe stato di circa fr. 10’000.-- mensili netti (SK.2015.7 p. 930.55). A. 

è divorziato e padre di quattro figli; attualmente convive con la sua seconda 

compagna, madre della sua quarta figlia di tre anni e mezzo, nonché con uno dei 

due figli adulti della sua compagna (p. 731.003). Egli dovrebbe corrispondere alla 

sua ex moglie fr. 500.-- a titolo di contributi di mantenimento per una figlia; 

contributi che attualmente non riuscirebbe a pagare (p. 231.4.7; p. 731.004 e 

seg.). Negli ultimi due anni circa egli ha percepito un’indennità di disoccupazione, 

che attualmente non percepisce più. Allo stato attuale A. è senza occupazione e 

la sua convivente percepisce fr. 400.-- mensili dalla sua attività di pedicure 

(p. 231.4.7; p. 731.006). A. ha dichiarato di non possedere né immobili né 

sostanza in Svizzera, e di possedere un appartamento del valore di circa EUR 

30’000-40'000 a Z., in Italia, nella casa di famiglia (p. 731.005). A titolo di spese 

mensili egli ha dichiarato di pagare fr. 1'293.-- di locazione nonché fr. 350.-- per 

la cassa malati (p. 231.4.7), ma che però non riesce più a fare fronte ai costi di 

quest’ultima (p. 731.011). Egli ha dichiarato di avere debiti privati dell’ordine di 

fr. 100'000.-- nonché all’incirca fr. 250'000.-- di altri debiti, che figurano pure 

dall’estratto del registro delle esecuzioni relativo alla sua persona (p. 231.4.8; 

p. 731.008 e seg.). A. non ha precedenti penali né in Svizzera (p. 231.1.4) né in 

Italia (p. 231.1.008). Il figlio della sua convivente che vive con lui contribuisce al 

sostentamento dell’intera famiglia (p. 731.010 e seg.). 

3.8 Per quel che concerne la colpa di A., questo Collegio giudicante ritiene che la 

stessa sia sicuramente ancora leggera. Difatti, con mente agli elementi costitutivi 

oggettivi, il quantitativo di cocaina che A. ha venduto a terzi – pari a 20.4 grammi 

di cocaina pura – è di poco superiore al limite inferiore del caso grave di infrazione 

alla legge federale sugli stupefacenti. Sul fronte degli elementi costitutivi 

- 15 - 

soggettivi, incide a suo sfavore il fatto che A. all’epoca dei fatti era proprietario di 

una florida attività commerciale e aveva una situazione personale stabile. A 

favore di A. il Collegio giudicante ha invece considerato che egli, nel periodo in 

cui ha operato le alienazioni di cocaina, ne fosse a sua volta consumatore 

regolare; a suo favore va quindi ritenuto che l’imputato non era mosso 

unicamente dallo scopo di lucro ma fosse dipendente dalla predetta sostanza. A 

suo beneficio, a titolo di collaborazione con le autorità giudiziarie, va inoltre 

considerato che egli, sin dai primi interrogatori, ha ammesso certe sue 

responsabilità relative ai traffici e ai consumi di droga.  

3.9 Considerato il lungo tempo trascorso dai fatti – occorsi fra il 2003 e il 2004, vale 

a dire più di 15 anni or sono, corrispondenti al termine di prescrizione dell’azione 

penale di 15 anni – e la buona condotta tenuta da A. da allora, la pena comminata 

all’imputato va fortemente attenuata giusta l’art. 48 lett. e CP. Di rilievo è anche 

la durata della procedura, la quale va considerata, sulla base della 

giurisprudenza (DTF 130 IV 54 consid. 3.3.1), sia nella sua durata assoluta che 

nelle singole componenti. Le fattispecie per le quali A. è stato giudicato colpevole 

da questa Corte erano in sostanza già note alle autorità di perseguimento penale 

– ed erano tra l’altro già state sostanzialmente ammesse dall’imputato stesso – 

negli anni 2004/2005; in seguito, l’iter procedurale – avviato nei confronti di A. 

già il 27 gennaio 2004 – è stato caratterizzato da diversi periodi di stallo, da tre 

promozioni dell’accusa e da due rinvii dell’accusa, che non sono in alcun modo 

imputabili all’imputato stesso. Fra il rinvio della causa da parte del Tribunale 

federale, avvenuto il 23 luglio 2018, e il nuovo giudizio di A., è inoltre passato più 

di un anno. Alla luce di queste circostanze, la Corte ritiene che vi sia stata 

violazione del principio della celerità giusta l’art. 6 CEDU, e che la pena 

comminata ad A. debba essere conseguentemente attenuata in maniera molto 

rilevante. 

3.10 Alla luce di quanto esposto, ponderate tutte le circostanze, la Corte nel caso di 

A. giudica adeguata una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere. 

3.11 Per quel che concerne l’importo dell’aliquota, la Corte, tenuto conto che A. è 

senza occupazione e dei suoi obblighi di mantenimento nei confronti di una delle 

figlie di primo letto, dell’ordine di fr. 500.-- e ai quali egli comunque non riesce a 

fare fronte, nonché della sua situazione debitoria, che fa stato di diverse centinaia 

di migliaia di franchi di debiti, ritiene che un importo di fr. 30.-- quale aliquota 

giornaliera sia adeguato.  

Per la determinazione dell’importo in fr. 30.-- la Corte ha in particolare 

considerato che la situazione economica dell’imputato non è certamente florida, 

- 16 - 

tuttavia neppure disagevole, in effetti egli vive in un appartamento in cui paga, 

seppur con l’aiuto di terzi, fr. 1'293.-- al mese di affitto, a dimostrazione che la 

situazione è modesta ma che l’imputato non versa in gravi ristrettezze 

economiche. Per rapporto alla situazione dell’anno 2016, questa Corte ha 

ritenuto di ridurre di un quarto, e cioè a fr. 30.-- l’aliquota giornaliera, tenendo 

quindi conto che la situazione attuale è meno agiata rispetto alla precedente. 

Inoltre A. risulta essere in grado di far fronte alle sue spese, grazie all’aiuto di 

terzi, quali l’assicurazione malattia, l’affitto, e più in generale il suo 

sostentamento, senza dovere fare capo ad aiuti statali quali l’assistenza pubblica. 

Se da un lato A. non dispone di grandi entrate, dall’altro va tenuto conto della sua 

età, ancora giovane, con oggettiva possibilità di riuscire a trovare un’attività 

lavorativa. Difatti in sede di dibattimento lo stesso imputato ha dichiarato di avere 

una concreta prospettiva lavorativa quale rappresentante nell’ambito di prodotti 

alimentari e di essere fiducioso ritenendo di avere possibilità di trovare 

un’occupazione (p. 731.006 e seg.). Tutto ben ponderato si giustifica quindi un 

importo di fr. 30.--. 

3.12 Per quel che concerne la sospensione condizionale della pena, in casu, le 

condizioni formali per la concessione della condizionale ai sensi dell’art. 42 cpv. 1 

e 2 CP sono pacificamente date. Soggettivamente, giusta l’art. 42 CP è 

sufficiente l’assenza di una prognosi negativa; nel caso concreto, l’imputato dopo 

i fatti ha tenuto buona condotta, è ben integrato socialmente e non ha antecedenti 

che ostacolano la formulazione di una prognosi favorevole. La sospensione della 

pena può essere dunque concessa, impartendo un periodo di prova di due anni, 

senz’altro sufficiente per verificare che il condannato permanga meritevole del 

beneficio della condizionale.  

3.12.1 Come previsto dall’art. 44 cpv. 3 CP, A., in occasione della comunicazione orale 

di questa sentenza, è stato inoltre reso esplicitamente attento all’importanza e 

alle conseguenze della sospensione condizionale (p. 720.006). 

4. Misure 

4.1 Con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016, la Corte penale aveva ordinato il 

mantenimento del sequestro dei valori patrimoniali di pertinenza di A. di cui al 

punto 4.1 dell’atto d’accusa, e meglio fr. 10’100.-- ed EUR 675.-- (compresi 

eventuali interessi), al fine di compensare le pretese derivanti dalle spese 

procedurali, e ciò in applicazione dell’art. 442 cpv. 4 CPP (v. sentenza precitata 

consid. IX.2.2).  

- 17 - 

4.2 Ai sensi dell’art. 442 cpv. 4 CPP, le autorità penali possono compensare le loro 

pretese per spese procedurali con le pretese d’indennizzo della parte tenuta al 

pagamento relative al medesimo procedimento penale, nonché con valori 

patrimoniali sequestrati. 

4.3 Considerato che A. è condannato al pagamento delle spese procedurali in 

ragione di fr. 11'500.-- (v. infra consid. 5, in particolare consid. 5.2.3), questo 

Collegio giudicante ordina il mantenimento del sequestro dei valori patrimoniali 

di pertinenza di A. di cui al punto 4.1 dell’atto d’accusa, e meglio fr. 10’100.-- ed 

EUR 675.-- (compresi eventuali interessi), al fine di compensare le pretese 

derivanti dalle spese procedurali, e ciò in applicazione dell’art. 442 cpv. 4 CPP. 

5. Spese e ripetibili 

5.1 In virtù dell’art. 448 cpv. 1 CPP, i procedimenti pendenti al momento dell’entrata 

in vigore del Codice di diritto processuale penale svizzero il 1° gennaio 2011, 

sono continuati secondo il nuovo diritto, salvo disposizioni che dispongono 

altrimenti. 

Per la ripartizione delle spese giudiziarie e delle ripetibili si applicano gli art. 416 

e segg. CPP. Esse sono calcolate secondo i principi fissati nel regolamento del 

Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità 

della procedura penale federale anch’esso in vigore a far tempo dal 1° gennaio 

2011 (RSPPF; RS 173.713.162) che all’art. 22 cpv. 3 RSPPF prevede 

espressamente la sua applicabilità alle cause pendenti al momento della sua 

entrata in vigore. 

Le spese procedurali comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1 

RSPPF). Gli emolumenti sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla 

polizia giudiziaria federale e dal Ministero pubblico della Confederazione nella 

procedura preliminare, dalla Corte penale nella procedura dibattimentale di primo 

grado, dalla Corte d’appello nelle procedure d’appello e di revisione e dalla Corte 

dei reclami penali del TPF nelle procedure di ricorso ai sensi dell’art. 37 LOAP 

(art. 1 cpv. 2 RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a titolo di anticipo dalla 

Confederazione; essi comprendono segnatamente le spese della difesa d’ufficio 

e del gratuito patrocinio, di traduzione, di perizia, di partecipazione da parte di 

altre autorità, le spese postali e telefoniche ed altre spese analoghe (art. 1 cpv. 3 

RSPPF).  

Giusta l’art. 426 cpv. 1 CPP, in caso di condanna, l’imputato sostiene le spese 

procedurali. Sono eccettuate le sue spese per la difesa d’ufficio; è fatto salvo 

- 18 - 

l’art. 135 cpv. 4 CPP. L’imputato non sostiene le spese procedurali causate dalla 

Confederazione o dal Cantone con atti procedurali inutili o viziati (art. 426 cpv. 3 

lett. a CPP) o derivanti dalle traduzioni resesi necessarie a causa del fatto che 

l’imputato parla una lingua straniera (art. 426 cpv. 3 lett. b CPP). L’autorità 

penale può dilazionare la riscossione delle spese procedurali oppure, tenuto 

conto della situazione economica della persona tenuta a rifonderle, ridurle o 

condonarle (art. 425 CPP).  

L’art. 426 cpv. 1 CPP si basa sulla circostanza che la persona condannata sia la 

responsabile del procedimento penale aperto e condotto a suo carico ed è quindi 

tenuta ad accollarsi tutti i costi di procedura derivanti dal procedimento. Tuttavia, 

tra il comportamento criminale dell’accusato e i costi di procedura deve 

sussistere un nesso causale (SCHMID/JOSITSCH, Schweizerische 

Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 3a ediz., 2017, n. 1 ad art. 426 CPP). 

Gli emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà della 

causa, del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle parti 

e dell’onere della cancelleria (art. 5 RSPPF). In caso di apertura di un’istruttoria, 

l’emolumento riscosso per le investigazioni di polizia si situa tra fr. 200.-- e 

fr. 50’000.-- (art. 6 cpv. 3 lett. b RSPPF). In caso di chiusura con un atto d’accusa 

(cfr. art. 324 e segg., 358 e segg., 374 e segg. CPP), l’emolumento relativo 

all’istruttoria oscilla tra fr. 1’000.-- e fr. 100’000.-- (cfr. art. 6 cpv. 4 lett. c RSPPF). 

Il totale degli emolumenti per le investigazioni di polizia e l’istruttoria non deve 

superare i fr. 100’000.-- (art. 6 cpv. 5 RSPPF). Nelle cause giudicate dalla Corte 

penale nella composizione di tre giudici, l’emolumento di giustizia varia tra i 

fr. 1’000.-- e i fr. 100’000.-- (art. 7 lett. b RSPPF).  

5.2 Al termine del procedimento SK.2015.7, per A. risultavano le seguenti spese 

procedurali comprensive di emolumenti e disborsi: emolumenti d’istruttoria per fr. 

6'000.--, emolumenti di giustizia per fr. 2'000.-- e disborsi per fr. 103'365.55 (v. 

sentenza della Corte penale SK.2015.7 del 29 agosto 2016 consid. XI, e in 

particolare XI 3.3). 

5.2.1 All’epoca la Corte ha ritenuto di porre a carico di A. – condannato per infrazione 

aggravata alla legge federale sugli stupefacenti – un ammontare complessivo di 

fr. 11'500.-- per le spese procedurali, riducendo gli emolumenti a fr. 4'000.--, e i 

disborsi a fr. 7'500.--. Nell’accollare all’imputato tale somma, la Corte ha tenuto 

conto in particolare: dei proscioglimenti e dell’abbandono pronunciati nei suoi 

confronti, del fatto che le misure di sorveglianza tecnica (che hanno portato ai 

disborsi più dispendiosi) sono state ordinate in primo luogo per chiarire la 

fattispecie relativa al sospetto di un’organizzazione criminale, poi abbandonato, 

- 19 - 

nonché degli abbandoni già operati dal MPC (v. sentenza della Corte penale 

SK.2015.7 del 29 agosto 2016 consid. XI, e in particolare XI 3.3).  

5.2.2 Per quanto attiene alle spese stabilite nell’ambito della causa SK.2015.7, questo 

Collegio giudicante rileva che gli elementi considerati e che hanno condotto al 

calcolo dell’importo finale di fr. 11'500.--, ed elencati nel paragrafo che precede, 

permangono anche a seguito del rinvio dell’Alta Corte. Oggi A. viene condannato 

per un quantitativo di sostanza stupefacente pura inferiore rispetto al giudizio 

precedente, ma ciò non incide sul calcolo delle spese a suo carico effettuato nel 

contesto della causa SK.2015.7, dal momento che le spese cagionate a quel 

tempo rimangono invariate e che anche in questa sede viene confermata 

l’aggravante all’infrazione alla legge federale sugli stupefacenti. 

5.2.3 A. viene quindi condannato al pagamento delle spese procedurali cagionate nel 

contesto della causa SK.2015.7, in ragione di fr. 11'500.--.  

5.3 Con riferimento al presente procedimento SK.2018.44, ricordato che ai sensi 

dell’art. 7 lett. b RSPPF, nelle cause giudicate dalla Corte penale nella 

composizione di tre giudici, l’emolumento di giustizia varia tra i fr. 1’000.-- e i 

fr. 100’000.--, la scrivente Corte ritiene che un emolumento di fr. 2'000.-- sia 

adeguato per una procedura come quella che qui ci riguarda.  

5.3.1 Tuttavia, tale importo viene posto a carico della Confederazione, non essendo 

dato nella procedura in oggetto il nesso causale, alla base dell’art. 426 cpv. 1 

CPP, tra le spese del procedimento e il comportamento dell’imputato, dal 

momento che la presente causa è stata aperta a seguito di un rinvio dell’Alta 

Corte che ha praticamente accolto il ricorso di A. In siffatte circostanze, alla luce 

del parziale accoglimento del ricorso che ha portato all’apertura della presente 

procedura, appare proporzionale ed adeguato porre a carico della 

Confederazione le spese di fr. 2'000.--. 

6. Difesa d’ufficio 

6.1 Il difensore d’ufficio è retribuito secondo la tariffa d’avvocatura della 

Confederazione e l’autorità giudicante stabilisce l’importo della retribuzione al 

termine del procedimento (art. 135 cpv. 1 e 2 CPP). L’art. 135 cpv. 4 prevede che 

non appena le sue condizioni economiche glielo permettano, l’imputato 

condannato a pagare le spese procedurali è tenuto a rimborsare la retribuzione 

alla Confederazione (lett. a) e a versare al difensore la differenza tra la 

retribuzione ufficiale e l’onorario integrale (lett. b). Secondo la giurisprudenza 

(sentenza del Tribunale federale 1P.285/2004 del 1° marzo 2005 consid. 2.4 e 

- 20 - 

2.5; sentenza del Tribunale penale federale SK.2004.13 del 6 giugno 2005 

consid. 13), la designazione di un difensore d’ufficio necessario crea una 

relazione di diritto pubblico tra lo Stato e il patrocinatore designato ed è compito 

dello Stato remunerare il medesimo, fermo restando che il prevenuto solvibile 

dovrà in seguito rimborsare tali costi. 

6.2 In applicazione degli art. 11 e 12 RSPPF le spese di patrocinio comprendono 

l’onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di vitto e di 

alloggio, nonché le spese postali e telefoniche. L’onorario è fissato secondo il 

tempo, comprovato e necessario, impiegato dall’avvocato per la causa e 

necessario alla difesa della parte rappresentata. L’indennità oraria ammonta 

almeno a fr. 200.-- e al massimo a fr. 300.--; essa è in ogni caso di fr. 200.-- per 

gli spostamenti. L’indennità oraria per le prestazioni fornite dai praticanti 

ammonta a fr. 100.-- (sentenza del Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 

2017 consid. 4.4.2; sentenze del Tribunale penale federale SK.2010.28 del 

1° dicembre 2011 consid. 19.2; SK.2015.4 del 18 marzo 2015 consid. 9.2). 

Secondo giurisprudenza costante, le spese e indennità delle procedure di ricorso 

sono indipendenti da quelle della procedura di merito (sentenze del Tribunale 

penale federale BK.2015.5 del 21 dicembre 2010 consid. 3.7; SK.2011.8 del 

13 gennaio 2012 consid. 14.1; SK.2011.27 del 19 agosto 2014; sentenza del 

Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 2017 consid. 4.5.2). Di regola, le 

spese sono rimborsate secondo i costi effettivi; se circostanze particolari lo 

giustificano, invece dei costi effettivi può essere versato un importo forfettario 

(art. 13 RSPPF). Giusta l’art. 13 cpv. 2 RSPPF sono rimborsati al massimo: per 

le trasferte in Svizzera, il costo del biglietto ferroviario di prima classe con 

l’abbonamento metà prezzo (lett. a); per il pranzo e la cena, gli importi di cui 

all’art. 43 dell’ordinanza del DFF del 6 dicembre 2001 concernente l’ordinanza 

sul personale federale (lett. c); per fotocopia fr. 0.50, rispettivamente fr. 0.20 per 

grandi quantità (lett. e). L’imposta sul valore aggiunto (in seguito: “IVA”) dovrà 

pure essere presa in considerazione (cfr. art. 14 RSPPF). Va a tal proposito 

precisato che sino al 31 dicembre 2017 l’aliquota applicabile era dell’8%; mentre 

dal 1° gennaio 2018 essa è del 7.7%.  

6.3 Al termine del procedimento SK.2015.7 la retribuzione del difensore d’ufficio 

avv. Nadir Guglielmoni è stata fissata in fr. 138’097.60 (IVA inclusa) 

[fr. 31’073.05 + fr. 82’353.15 + fr. 24’063.35 + fr. 608.05], di cui fr. 64’300.-- già 

versati a titolo di acconto e fr. 73’797’60 (IVA inclusa) ancora a carico della 

Confederazione. 

6.3.1 All’epoca la Corte, tenuto conto segnatamente del grado di proscioglimento 

nonché degli abbandoni occorsi durante il procedimento, ha posto l’indennità 

- 21 - 

dovuta al difensore a carico della Confederazione, condannando però A. a 

risarcire fr. 3’500.-- non appena la sua situazione economica glielo permetterà.  

6.3.2 Per quanto attiene la condanna a risarcire alla Confederazione parte 

dell’indennità dovuta al difensore d’ufficio che era stata stabilita nell’ambito della 

causa SK.2015.7, la Corte rileva che gli elementi considerati e che hanno 

condotto al calcolo dell’importo finale di fr. 3'500.--, ed elencati nel paragrafo che 

precede, permangono anche a seguito del rinvio dell’Alta Corte.  

6.3.3 A. è pertanto condannato al rimborso alla Confederazione di  

fr. 3'500.--, per la retribuzione del difensore d’ufficio nell’ambito del procedimento 

SK.2015.7, non appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno 

(art. 135 cpv. 4 lett. a CPP).  

6.4 Nella sede dibattimentale l’avv. Guglielmoni ha prodotto due note d’onorario, la 

prima di fr. 1'210.15 (IVA inclusa), per prestazioni fornite dal 30 agosto 2016 al 

31 dicembre 2017 (p. 721.018 e seg.), mentre la seconda di fr. 8'029.05 (IVA 

inclusa), per prestazioni fornite dal 1° gennaio 2018 al 23 ottobre 2019 

(p. 721.020 e segg.). Egli ha riferito di avere prodotto due note d’onorario distinte 

siccome l’aliquota applicabile all’imposta sul valore aggiunto è cambiata il 

1° gennaio 2018 (p. 720.002). 

6.4.1 Il Collegio giudicante ha pertanto provveduto a tassare le note d’onorario del 

difensore d’ufficio, stralciando anzitutto le prestazioni maturate prima 

dell’apertura del presente procedimento nell’ambito di procedure di ricorso, 

siccome indipendenti da quelle della presente procedura (v. supra consid. 6.2). 

Al riguardo, la Corte rileva inoltre che il Tribunale federale nella sua sentenza di 

rinvio ha stabilito che la Confederazione avrebbe versato al ricorrente  

fr. 3'000.-- a titolo di ripetibili per la procedura di ricorso, con il che il difensore 

d’ufficio di A. è già stato retribuito per le prestazioni fornite dinanzi a tale autorità 

(p. 100.011 e segg.). 

6.4.2 La Corte ha quindi riconosciuto tutte le prestazioni fornite dal difensore di A. dall’8 

agosto 2018 in poi, tranne quelle relative a scambi di posta elettronica con l’avv. 

Hardegger (0.20h il 10 settembre 2018), con l’avv. Ferro e l’avv. Ravi (0.15h il 24 

gennaio 2019 e 0.30h il 17 luglio 2019), non intravvedendo alcuna necessità di 

coordinazione fra i predetti difensori. Inoltre, per quel che concerne il dibattimento 

del 23 ottobre 2019, all’avv. Guglielmoni sono state riconosciute quattro ore di 

onorari per la partecipazione all’udienza, un’ora di onorari per il colloquio col suo 

cliente nonché due ore di trasferta. In totale gli sono pertanto state riconosciute 

23.97 ore di onorari alle quali viene applicata un’indennità oraria di fr. 230.--, 

indennità oraria ritenuta adeguata per cause come quella in esame e conforme 

- 22 - 

a quanto già stabilito dalla Corte nell’ambito della causa SK.2015.7, per un totale 

di fr. 5'513.10. A titolo di trasferte gli sono state invece riconosciute due ore alle 

quali viene applicata un’indennità oraria di fr. 200.--, per un totale di fr. 400.--.  

6.4.3 Per quel che concerne le spese, l’avv. Guglielmoni ha fatturato fr. 22.40 per la 

trasferta, fr. 27.50 per il pranzo del 23 ottobre 2019, nonché un forfait per le spese 

equivalente al 3% degli onorari riconosciuti. A tal proposito, la Corte ha rilevato 

che si giustifica di riconoscere le predette spese, come pure ulteriori fr. 27.50 per 

la seconda trasferta del 23 ottobre 2019, l’udienza essendo stata sospesa per 

circa cinque ore per permettere al Collegio giudicante di deliberare e il difensore 

avendo verosimilmente effettuato due trasferte fino a Bellinzona nel corso della 

medesima giornata. Ciò posto, a titolo di spese vengono riconosciuti in totale 

fr. 249.70.  

6.4.4 La Corte è quindi giunta all’importo finale di fr. 6'640.-- (IVA inclusa) [fr. 5'513.10 

(onorari: 23.97h*230fr/h) + fr. 400.-- (trasferte: 2h*200fr/h) + fr. 249.70 (spese) + 

fr. 474.55 (IVA 7.7%)]. 

6.4.5 La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Nadir Guglielmoni per la presente 

procedura, pari a fr. 6'640.-- (IVA inclusa), viene posta a carico della 

Confederazione non potendo essere posta a carico dell’imputato, dato che egli 

non è stato condannato a pagare le spese procedurali della presente procedura 

(v. supra consid. 5.3.1 e 6.1).  

 

7. Indennità 

7.1 La Corte penale con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 ha riconosciuto ad 

A. fr. 20'000.--, oltre interessi del 5% dal 13 ottobre 2005, a titolo di indenniz- 

zo per le prestazioni legali precedenti la nomina del difensore d’ufficio, e 

fr. 40'000.--, oltre interessi del 5% dal 10 aprile 2009, a titolo di riparazione del 

torto morale (v. sentenza precitata consid. XIII.3). 

7.2 Con sentenza 6B_1010/2017 del 23 luglio 2018 il Tribunale federale ha annullato 

la decisione della Corte penale, nella misura in cui essa concerneva il torto 

morale e la data di decorrenza dell’interesse sulla riparazione del torto morale 

(p. 100.8 e segg.).  

- 23 - 

L’Alta Corte ha invece respinto il gravame di A. nella misura in cui esso 

concerneva il mancato riconoscimento delle sue pretese di risarcimento per 

perdita di guadagno ai sensi dell’art. 429 lett. b CPP (p. 100.005 e segg.).  

Il Tribunale federale inoltre ha ritenuto giustificata l’applicazione del CPP al 

complesso delle pretese avanzate da A., e ciò in particolare in considerazione 

della durata del procedimento e per ragioni di semplificazione della procedura 

(p. 100.006 e seg.). 

7.3  

7.3.1 Per quel che concerne la riparazione del torto morale di cui all’art. 429 cpv. 1 

lett. c, la base legale per il diritto al risarcimento dei danni e alla riparazione del 

torto morale è stata concepita nel senso di una responsabilità causale; lo Stato 

deve riparare la totalità del danno che presenta un nesso causale con il 

procedimento penale ai sensi del diritto della responsabilità civile (FF 2006 1231). 

Una lesione particolarmente grave è data pacificamente in casi di carcerazione 

preventiva o di carcerazione di sicurezza, e potrebbe essere data ad esempio 

pure in caso d’ispezioni corporali o in caso di perquisizione domiciliari, in caso di 

risonanza mediatica o in ragione della durata del procedimento (MINI in: 

Commentario CPP, n. 5 ad art. 429 CPP; WEHRENBERG/FRANK, in: 

NIGGLI/HEER/WICHPRÄCHTIGER (editori), Basler Kommentar, Schweizerische 

Strafprozessordnung, art. 196-457 StPO, 2a ediz., 2014, n. 27 ad art. 429 CPP). 

Perché venga riconosciuta la riparazione del torto morale, la detenzione subita 

dall’imputato non deve essere stata illecita, ma è sufficiente che questa in seguito 

si riveli ingiustificata (WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 27 ad art. 429 CPP). Per 

la determinazione della riparazione del torto morale in caso di detenzione 

preventiva occorre tenere conto della gravità della lesione della personalità, in 

analogia con l’art. 49 CO (DTF 135 IV 43 consid. 4.1; 113 IV 93 consid. 3a). 

L’autorità competente dispone di un ampio potere d’apprezzamento nella 

determinazione della riparazione del torto morale (DTF 129 IV 22 consid. 7.2). 

Nell’esercizio del suo potere d’apprezzamento il giudice deve tenere conto delle 

particolarità del caso specifico (WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 28 ad art. 429 

CPP). L’Alta Corte ritiene giustificata una riparazione di fr. 200.-- al giorno per 

detenzioni di corta durata, fintanto non vi siano circostanze straordinarie che 

giustifichino un’indennità più elevata (sentenza del Tribunale federale 

6B_745/2009 del 12 novembre 2009 consid. 7.1). Se la carcerazione preventiva 

dura più a lungo (diversi mesi), l’importo riconosciuto a titolo di indennizzo per 

ogni giorno di detenzione di regola viene diminuito e si attesta a fr. 100.-- al 

giorno, siccome il primo periodo di detenzione è quello che pesa maggiormente 

sull’imputato (sentenze del Tribunale federale 6B_574/2010 del 31 gennaio 2011 

- 24 - 

consid. 2.3; 6B_745/2009 del 12 novembre 2009 consid. 7.1; sentenza del 

Tribunale penale federale SK.2014.3 del 7 agosto 2014 consid. 14.1). 

7.3.2 Le pretese dell’imputato sono esaminate d’ufficio, ma l’autorità penale può 

invitare l’imputato a quantificarle e a comprovarle (art. 429 cpv. 2 CPP). Il Codice 

istituisce quindi un obbligo di collaborazione; se quest’obbligo è disatteso, ovvero 

se l’interessato non desse colpevolmente seguito alle richieste dell’autorità 

penale, la dottrina ritiene che la parte negligente perde il diritto alla sua pretesa 

giuridica e non potrà farla valere in altro modo (MINI, op. cit., n. 8 ad art. 429 CPP; 

SCHMID/JOSITSCH, op. cit., n. 14 ad art. 429 CPP; WEHRENBERG/FRANK, op. cit., 

n. 31b ad art. 429 CPP). 

7.3.3 Inoltre, giusta l’art. 431 cpv. 1 CPP, se nei confronti dell’imputato sono stati 

illegalmente adottati provvedimenti coercitivi, l’autorità penale gli riconosce 

un’indennità e una riparazione del torto morale subito. Contrariamente all’art. 429 

CPP, l’art. 431 cpv. 1 CPP si applica indipendentemente dall’esito della 

procedura; gli art. 429 cpv. 1 CPP e 431 cpv. 1 CPP verranno applicati 

cumulativamente nel caso in cui il provvedimento coercitivo risulti sia 

ingiustificato che illecito (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, Petit Commentaire, 

Code de Procédure pénale, 2a ediz., 2016, n. 7 ad art. 431 CPP; 

WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 3a ad art. 431 CPP). L’indennità prevista 

dall’art. 431 cpv. 1 CPP, come del resto la riparazione del torto morale ai sensi 

dell’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP, non può essere estinta opponendo in 

compensazione quella dello Stato per le spese procedurali (DTF 140 I 246 

consid. 2.6.1). 

7.3.4 In caso di carcerazione preventiva o di sicurezza, l’imputato ha diritto a 

un’indennità e a una riparazione del torto morale adeguate nel caso in cui la 

durata della carcerazione ha ecceduto quella consentita e la privazione di libertà 

eccedente non può essere computata nelle sanzioni inflitte per altri reati (art. 431 

cpv. 2 CPP). L’art. 431 cpv. 2 CPP trova quindi applicazione nel caso in cui 

l’imputato venga condannato a una pena di durata inferiore a quella della 

carcerazione preventiva già subita (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 14 

ad art. 431). Una privazione della libertà di durata eccessiva deve se del caso 

essere dapprima computata nelle sanzioni inflitte per altri reati, nel medesimo o 

in un altro procedimento. La carcerazione preventiva o di sicurezza può essere 

computata anche nelle pene pecuniarie (art. 34 CP), nel lavoro di pubblica utilità 

(art. 37 CP) o nelle multe (art. 103 CP); in questi casi si applicheranno i tassi di 

commutazione previsti dal Codice penale. L’indennizzo e la riparazione del torto 

morale sono concesse dallo Stato in base al libero apprezzamento dell’autorità 

competente (FF 2006 1232).  

- 25 - 

7.3.5 Giusta l’art. 431 cpv. 3 CPP, il diritto di cui al capoverso 2 decade se l’imputato 

è condannato a una pena pecuniaria, a un lavoro di pubblica utilità o a una multa 

che in caso di conversione risulterebbe pari a una pena detentiva la cui durata 

non sarebbe notevolmente inferiore a quella della carcerazione preventiva o di 

sicurezza sofferta (lett. a), oppure se è condannato con la condizionale a una 

pena detentiva la cui durata eccede quella della carcerazione preventiva o di 

sicurezza sofferta (lett. b).  

7.3.6 Le differenze fra l’art. 429 CPP e l’art. 431 sono almeno tre. Innanzitutto, l’art. 431 

CPP prevede una responsabilità per atti illeciti, mentre l’art. 429 CPP stabilisce 

una responsabilità causale. Inoltre, la responsabilità dell’art. 431 CPP non 

presuppone l’abbandono o l’assoluzione per il danneggiato. Infine, il 

provvedimento all’origine del danno, all’art. 431 CPP, è ingiustificato, mentre che 

il danno risarcito in virtù dell’art. 429 CPP risulta da atti giustificati (MINI, op. cit., 

n. 2 ad art. 429 CPP). 

7.3.7 In generale, l’indennizzo e la riparazione di un torto morale si fanno secondo la 

forma di un capitale con interessi. Tuttavia, anche una rendita può entrare in 

discussione. Le pretese dell’imputato sono soggette a un tasso di interesse del 

5% a partire dal primo giorno di esigibilità delle prestazioni (MOREILLON/PAREIN-

REYMOND, op. cit., op. cit., n. 4 e 5 ad Remarques préliminaires aux articles 429 

à 436 CPP). Secondo costante giurisprudenza dell’Alta Corte, nel danno rientra 

l’interesse a partire dal momento in cui si verifica l’evento dannoso. L’interesse 

del danno corre fino al pagamento del risarcimento e mira a collocare l’avente 

diritto nella posizione che avrebbe se la sua pretesa fosse soddisfatta il giorno 

dell’atto illecito, rispettivamente al momento del suo effetto economico. Anche 

sulle riparazioni del torto morale devono essere corrisposti interessi a partire 

dall’evento dannoso. Come per l’interesse del danno, l’interesse sulla riparazione 

del torto morale dal momento in cui si verifica la lesione persegue lo scopo di 

porre il creditore nella situazione in cui si troverebbe se il risarcimento gli fosse 

versato già al momento della lesione della personalità, rispettivamente al 

verificarsi del danno morale. L’interesse fa parte della riparazione, la quale deve 

essere integralmente garantita alla persona danneggiata indipendentemente 

dalla durata della procedura fino alla fissazione definitiva dell’indennità, 

rispettivamente fino al pagamento della stessa. L’interesse deve compensare la 

mancata disponibilità dell’uso del capitale per il periodo tra la realizzazione 

dell’atto dannoso, rispettivamente i suoi effetti sulla personalità della vittima, e il 

versamento. Giusta l’art. 73 cpv. 1 CO, il tasso d’interesse è del 5%. Secondo la 

giurisprudenza, il momento della privazione della libertà personale costituisce, 

nel caso di una riparazione del torto morale ai sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. c 

CPP per una carcerazione preventiva ingiustificata, l’evento dannoso che dà 

- 26 - 

luogo alla corresponsione di interessi (v. sentenza del Tribunale federale 

6B_1404/2016 del 13 giugno 2017 consid. 2.2 e riferimenti). 

7.4 A titolo di indennizzo per torto morale, A. chiede fr. 25’600.--, pari a fr. 400.-- al 

giorno per 64 giorni di condizioni detentive giudicate illegali (021.009.00042), 

oltre a interessi del 5% dal 4 agosto 2004, nonché  

fr. 63’800.--, oltre a interessi del 5% dal 19 luglio 2004, pari a fr. 200.-- al giorno 

per i restanti 319 giorni di carcere preventivo, e fr. 26’900.--, oltre a interessi del 

5% dal 5 agosto 2009, pari a fr. 20.--, al giorno per i 1’345 giorni durante i quali i 

documenti di identità sono rimasti depositati quale misura sostitutiva alla 

detenzione preventiva (006.003.00266 e 006.003.00309) (v. supra consid. G.2; 

p. 721.017). 

7.4.1 La Corte penale con sentenza SK.2015.7 ha già accertato che A. è stato 

sottoposto a 383 giorni di carcerazione preventiva e a 1'345 giorni di misure 

sostitutive, quali l’obbligo di depositare il passaporto, il divieto di lasciare il 

territorio svizzero, l’obbligo di ottemperare a tutte le citazioni, di eleggere 

domicilio legale presso il suo difensore e il divieto di rilasciare a terzi informazioni 

o atti inerenti il procedimento penale. Dal 19 al 28 luglio 2004 egli è stato detenuto 

presso il carcere della polizia cantonale di Zurigo e in seguito è stato trasferito 

alle carceri pretoriali di Bellinzona, dove è rimasto fino al 6 ottobre 2004, per 

essere poi trasferito presso il carcere di X. Con sentenza dell’8 ottobre 2004 la 

Corte dei reclami penali del TPF, statuendo su un reclamo del ricorrente, ha 

stabilito che durante la detenzione presso le carceri pretoriali di Bellinzona ad A. 

non è stato garantito il diritto all’ora d’aria giornaliera, ciò che violava la 

giurisprudenza del Tribunale federale (p. 100.008).  

7.4.2 A. è stato condannato da questo Collegio giudicante a una pena pecuniaria di 30 

aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente (v. supra consid. 3). Il periodo di 

carcerazione preventiva subito da A. eccede quindi di 353 giorni la durata della 

condanna. 

7.4.3 Alla luce di quanto sopra esposto, il torto morale subito da A. in ragione della 

durata della carcerazione preventiva, che eccede di 353 giorni la pena 

pronunciata, deve essere riparato ai sensi dell’art. 431 cpv. 2 CPP. Per 

determinare l’entità dell’indennità, la Corte considera che, in analogia con quanto 

previsto dalla dottrina per l’indennizzo del torto morale giusta l’art. 429 cpv. 1 

lett. c CPP, vista la lunga durata della detenzione, debba essergli riconosciuta 

un’indennità giornaliera di fr. 100.-- per ognuno dei 353 giorni di carcerazione 

preventiva in eccesso subita, quindi un importo di fr. 35’300.--, oltre a interessi 

del 5% dal 19 agosto 2004. In considerazione del fatto che A. è stato posto in 

detenzione preventiva in data 19 luglio 2004 e che egli è stato condannato ad 

- 27 - 

una pena pecuniaria di 30 aliquote, è necessario tenerne conto onde determinare 

il momento a partire dal quale decorrono gli interessi per l’indennità a lui 

spettante. Questa Corte, tenuto conto delle 30 aliquote inflitte ad A. ha, di 

conseguenza, deciso che gli interessi decorrono dal 19 agosto 2004, momento 

in cui si realizza l’evento dannoso, ovvero 30 giorni dopo l’arresto.  

7.4.4 Per quel che concerne le misure sostitutive alla detenzione, questo Collegio 

giudicante rileva che la libertà di movimento di A. è stata circoscritta alla Svizzera 

per un lungo periodo – più di tre anni – dopo la sua scarcerazione, e sebbene le 

misure in questione non necessitassero che A. si attivasse per dar seguito ai suoi 

obblighi, il fatto di essere assoggettato parzialmente al controllo da parte delle 

autorità ha senz’altro avuto un influsso sulla sua vita. Inoltre, benché i suoi legami 

familiari preponderanti si trovassero in Svizzera, i contatti con la sua famiglia 

d’origine sono stati senz’altro parzialmente limitati. La Corte ritiene che l’importo 

richiesto da A. – pari a un quinto dell’importo riconosciuto per costante 

giurisprudenza per ogni giorno di carcerazione preventiva subita in eccesso – sia 

eccessivo, il pregiudizio subito a seguito del carcere preventivo non potendo 

essere equiparato a quello delle misure sostitutive qui in esame. Alla luce di 

quanto sopra esposto, per ognuno dei 1'345 giorni ai quali è stato sottoposto a 

misure sostitutive alla detenzione ad A. vengono riconosciuti fr. 10.-- di indennità 

per torto morale ai sensi dell’art. 431 cpv. 2 CPP, per un totale di fr. 13'450.-- 

oltre a interessi del 5% a partire dal 5 agosto 2005. Per quanto attiene alle misure 

sostitutive alla detenzione, la Corte ritiene di dover far decorrere l’interesse del 

5% a far tempo dal 5 agosto 2005 – giorno in cui A. è stato rilasciato – momento 

in cui si è realizzato l’evento dannoso, ovvero l’inizio delle misure sostitutive alla 

detenzione.  

7.4.5 Ad A. deve altresì essere riconosciuta un’indennità fondata sull’art. 431 cpv. 1 

CPP, relativa alle condizioni di carcerazione illegali già accertate con la sentenza 

dell’8 ottobre 2004 della Corte dei reclami penali del TPF. A tal titolo, per i 64 

giorni di condizioni detentive già giudicate illegali gli vengono riconosciuti in totale 

fr. 20'000.--, oltre interessi del 5% a partire dal 4 agosto 2004, e ciò in ragione 

del pregiudizio all’integrità fisica e psichica che egli ha subito durante la sua 

permanenza alle pretoriali; periodo durante il quale il suo diritto all’ora d’aria 

quotidiana non era stato adeguatamente garantito. La Corte si è convinta che un 

importo di fr. 10'000.-- mensile possa essere adeguato a riparare il torto subito: 

si è di fronte ad una somma di denaro pari ad un salario mensile medio-alto. A 

giudizio di questo Collegio giudicante, la cifra complessiva di fr. 20'000.-- tiene 

sufficientemente conto delle sofferenze patite e derivanti dalla detenzione nelle 

condizioni note, ovvero il mancato rispetto dell’ora d’aria nell’arco di circa due 

mesi. 

- 28 - 

8. Per completezza, il dispositivo della presente sentenza riprende l’integralità delle 

pronunce di cui al dispositivo della sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016, nella 

misura in cui esse concernono A., operando al riguardo quelle integrazioni e 

modifiche che si impongono a seguito del rinvio dell’Alta Corte, segnatamente in 

punto alle spese del procedimento e alla retribuzione del difensore. 

  

- 29 - 

La Corte pronuncia: 

1. È ordinato l’abbandono del procedimento per il capo d’accusa 1.2.2.3. 

2. A. è riconosciuto autore colpevole di infrazione aggravata alla legge federale 

sugli stupefacenti in relazione ai capi d’accusa 1.2.2.4, 1.2.2.5, 1.2.2.6, 1.2.2.7 e 

1.2.2.8 (art. 19 n. 1 e n. 2 vLStup), ai sensi dei considerandi.  

3. A. è prosciolto dai restanti capi d’accusa, ai sensi dei considerandi. 

4. A. è condannato a una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere di fr. 30.-- 

cadauna, dedotto il carcere preventivo sofferto (art. 51 CP).  

L’esecuzione della pena è sospesa per un periodo di prova di 2 anni.  

5.  

5.1 A. è condannato al pagamento delle spese procedurali del procedimento 

SK.2015.7 in ragione di fr. 11’500.--.  

5.2 Le spese procedurali del procedimento SK.2018.44, pari a fr. 2'000.--, sono poste 

a carico della Confederazione. 

6.  

6.1 La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Nadir Guglielmoni per la procedura 

SK.2015.7 è fissata in fr. 138’097.60 (IVA inclusa), importo a carico della 

Confederazione. 

A. è condannato al rimborso alla Confederazione di  

fr. 3’500.-- non appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno 

(art. 135 cpv. 4 lett. a CPP). 

6.2 La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Nadir Guglielmoni per la presente 

procedura (SK.2018.44) è fissata in fr. 6'640.-- (IVA inclusa), importo a carico 

della Confederazione. 

7. A copertura delle spese procedurali del procedimento SK.2015.7 viene ordinata 

la compensazione con i valori patrimoniali sequestrati di pertinenza di A. (art. 442 

cpv. 4 CPP). 

- 30 - 

8. Le pretese a titolo di indennizzo e riparazione del torto morale vengono accolte 

limitatamente a: 

 fr. 20’000.--, oltre interessi del 5% dal 13 ottobre 2005, a titolo di indennizzo;  

 fr. 35’300.--, oltre interessi del 5% dal 19 agosto 2004, a titolo di torto morale; 

 fr. 13'450.--, oltre interessi del 5% a partire dal 5 agosto 2005, a titolo di torto 

morale; 

 fr. 20'000.--, oltre interessi del 5% a partire dal 4 agosto 2004, a titolo di torto 

morale. 

9. È ordinata la confisca (art. 69 CP) degli oggetti di cui ai punti 4.4.7.1, 4.4.7.2, 

4.4.9.11, 4.4.9.12, 4.4.10.1 e 4.4.10.2 dell’atto d’accusa. 

10. È ordinato il dissequestro dei restanti beni e valori non oggetto di compensazione 

ai sensi delle cifre II.7, IV.6 e V.7 del dispositivo della sentenza SK.2015.7 del 

29 agosto 2016. 

11. L’azione di H. è rinviata al foro civile. 

 

In nome della Corte penale 

del Tribunale penale federale 

 

 

La Presidente del Collegio giudicante La Cancelliera 

  

- 31 - 

Il testo integrale della sentenza viene notificato a: 

- Ministero pubblico della Confederazione, Procuratore federale Alfredo Rezzonico 

- Avv. Nadir Guglielmoni, difensore d’ufficio di A. 

Dopo il passaggio in giudicato la sentenza sarà comunicata a: 

- Ministero pubblico della Confederazione in quanto autorità d’esecuzione (testo 

integrale) 

Informazione sui rimedi giuridici 

Appello alla Corte d’appello del Tribunale penale federale 

L’appello contro le sentenze della Corte penale del Tribunale penale federale che pongono fine, in tutto o in 

parte, al procedimento va annunciato alla Corte penale del Tribunale penale federale entro 10 giorni dalla 

comunicazione della sentenza, per scritto oppure oralmente (art. 399 cpv. 1 in relazione con l’art. 398 cpv. 1 

CPP; art. 38a LOAP). 

 

La Corte d’appello può esaminare per estenso tutti i punti impugnati. Mediante l'appello si possono censurare: 

le violazioni del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata 

giustizia, l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti, come pure l'inadeguatezza (art. 398 cpv. 2 e 3 CPP). 

 

La parte che ha annunciato il ricorso in appello inoltra una dichiarazione scritta d'appello entro 20 giorni dalla 

notificazione della sentenza motivata alla Corte d’appello del Tribunale penale federale. Nella dichiarazione 

precisa se intende impugnare l'intera sentenza o soltanto sue parti, in che modo domanda sia modificata la 

sentenza di primo grado e le sue istanze probatorie. Se vengono impugnate soltanto parti della sentenza, 

deve essere precisato, in modo vincolante, su quali aspetti verte l'appello (art. 399 cpv. 3 e 4 CPP). 

Reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

Il reclamo contro i decreti e le ordinanze, nonché gli atti procedurali della Corte penale del Tribunale penale 

federale, eccettuate le decisioni ordinatorie, deve essere presentato e motivato per scritto entro 10 giorni alla 

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 393 cpv. 1 lett. b e art. 396 cpv. 1 CPP; art. 37 

cpv. 1 LOAP). 

 

Il reclamo contro la decisione che fissa la retribuzione del difensore d’ufficio deve essere presentato e motivato 

per scritto entro 10 giorni alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 135 cpv. 3 lett. a e 

art. 396 cpv. 1 CPP; art. 37 cpv. 1 LOAP). 

 

Mediante il reclamo si possono censurare: la violazione del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di 

apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia, l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti, come pure 

l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 CPP). 

 

 

 

 

 

Spedizione: 13 novembre 2019