# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 61a89a28-9f3d-5bb3-a8fc-0c3ca79800f7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.11.2014 32.2013.91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2013-91_2014-11-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto
  n.

  32.2013.91

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  26 novembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
					

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 maggio 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 8 aprile 2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI
1, nato nel 1969, di professione panettiere,  nel settembre 2000 ha inoltrato una domanda di prestazioni, adducendo problemi  alla spalla destra. Esperiti gli
accertamenti del caso, mediante decisione del 12 agosto 2004, l’Ufficio AI gli
ha attribuito un quarto di rendita di invalidità a decorrere dal 1. gennaio
2000, per un grado di invalidità del 46% (doc. AI 82 e 86).

 

                               1.2.   Avviata
una procedura di revisione nel gennaio 2007, con comunicazione del 21 settembre
2007 l’amministrazione ha confermato il diritto al quarto di rendita, ritenendo
la situazione a livello medico immutata (doc. AI  100). 

                               1.3.   Nel
settembre 2010 l’Ufficio AI ha avviato una nuova revisione d’ufficio. Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, accertata una situazione dal
lato medico stabile e rilevato per contro come l’assicurato non fosse più attivo
come panettiere indipendente, con decisione 8 aprile 2013 (preavvisata il 31 ottobre
2012) l’amministrazione ha soppresso la rendita di invalidità ritenuto come dal
confronto dei redditi emergeva un grado di invalidità non pensionabile del 35%.

 

                               1.4.   Avverso
la succitata decisione l’assicurato, rappresentato dal __________, ha inoltrato
il presente ricorso, postulando il mantenimento del diritto ad un quarto di
rendita, contestando, in sostanza, la definizione del grado di invalidità.

                                         

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la conferma della decisione impugnata.

                                      

                               1.6.   In
data 25 giugno 2013 il __________ ha comunicato di non rappresentare più RI 1
(VI). 

                                         Il
12 dicembre 2013 il TCA ha posto alcuni quesiti all’Ufficio AI (doc. VII), il
quale ha risposto con scritti del 14 e 21 gennaio 2014 (doc. VIII, IX). 

                                         Con
lettera 16 ottobre 2014 il TCA ha invitato le parti ad esprimersi su una
possibile conferma del provvedimento litigioso di soppressione della rendita
con sostituzione dei motivi (riconsiderazione anziché revisione) (doc. XI).
Mentre l’Ufficio AI, con scritto 24 ottobre 2014, ha comunicato di condividere l’esistenza degli estremi della riconsiderazione (doc. XIV),
l’assicurato, il 5 novembre 2014, ha ribadito di contestare la decisione di
soppressione (doc. XV). 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha soppresso il
quarto di rendita d’invalidità di spettanza dell’insorgente. 

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 46). 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile
da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il
reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi
essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).

                                         Secondo la giurisprudenza federale, per accertare il reddito
conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità (reddito da valido) è
decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante,
quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla
rendita, se fosse sano (STFA I 782/03 del 24 maggio 2006; STFA
I 475/01 del 13 giugno 2003; RAMI 1993 no. U 168 p. 100 consid. 3b con riferimenti,
cfr. anche RCC 1992 p. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più
concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che l’assicurato
avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali come pure
delle circostanze personali per un prospettato avanzamento professionale (quali
la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi
sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 p. 635 consid.
3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 p. 100s. consid. 3b). Considerato come di
regola bisogna presumere che senza il danno alla salute l’assicurato avrebbe
continuato la precedente attività, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno
conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari
(RKUV 2000 n. U 400 p. 381 e riferimenti). 

                                         Per
quel che concerne la determinazione del reddito di un indipendente, si
deve tener conto in particolare delle attitudini professionali e personali e
del genere di attività della persona assicurata, come pure della situazione
economica e dell'andamento della sua azienda (RCC 1961 p. 338) prima
dell'insorgere dell'invalidità. In mancanza di dati affidabili, il reddito
medio o il risultato d'esercizio di aziende simili possono fungere da base per
valutare il reddito ipotetico (RCC 1962 p. 125). Il reddito di tali aziende non
può tuttavia essere equiparato direttamente al reddito ipotetico senza
invalidità (RCC 1981 p. 40). In tutti i casi deve essere fatta astrazione del
reddito che non proviene dall'attività personale dell'assicurato, come il
good-will, l'interesse derivante dal capitale investito o la parte di reddito
attribuibile alla collaborazione di famigliari (RCC 1971 p. 432; cfr. Valterio
op. cit., p. 206; Peter, Die Koordination von Invalidenrenten, Zurigo 1997 p.
65 e il marginale 3030 della Circolare sull'invalidità e la grande invalidità
nell'assicurazione per l'invalidità (CIGI) edita dall’UFAS, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2000; cfr. al riguardo anche STCA del 29 ottobre 2003,
inc. 32.2002.154, STCA del 27 ottobre 2003, inc. 32.2003.15). 

                                         Per
quel che concerne invece il reddito da invalido, lo stesso deve essere determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (cfr. DTF 126 V 76
consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché come nel caso in esame l'assicurato non ha
intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da
contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità,
può essere ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro (Pratique VSI 2002 p. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Sempre con riferimento agli
assicurati indipendenti, il TFA ha già avuto modo di affermare l’ammissibilità
di principio di un raffronto tra redditi da attività indipendente con redditi
da dipendente (STFA I 543/03 del 27 agosto 2004), segnatamente quando sono
disponibili dati fiscali attendibili. 

                                         

                               2.3.   Va poi ricordato che, secondo la giurisprudenza
del TFA, nei casi in cui il calcolo dei redditi risulti
particolarmente difficile, occorre che la graduazione dell’invalidità avvenga,
ispirandosi al metodo specifico applicabile alla persone non esercitanti
un’attività lucrativa (art. 27 OAI), eccezionalmente secondo il metodo
straordinario.

                                         Capita
in particolare nel caso di indipendenti, dove un calcolo
sufficientemente preciso dei redditi da porre a confronto sia escluso (STFA
I 543/03 del 27 agosto 2004 in re I, consid. 4.3 e STFA I
224/01 del 22 ottobre 2001, consid. 2b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, p. 205; Pratique VSI 1998 p. 121; p. 255). L’invalidità è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento
nella situazione concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 p.
121s; Valterio, op. cit., p. 199). Perciò l’invalidità
sarà valutata considerando le ripercussioni economiche dovute alla riduzione
del rendimento sulla situazione concreta dove si svolge l’attività
dell’assicurato divenuto invalido (DTF 105 V 151). 

                                         In
tal caso si paragonano le attività svolte prima e dopo la sopravvenienza del
danno alla salute, riferendosi al metodo specifico applicato a coloro i quali
non svolgono attività lucrativa (art. 27 OAI; Pratique VSI 1998 p. 122 consid.
1a). La differenza sostanziale tuttavia con quest’ultimo metodo consiste nel
fatto che il grado di invalidità non viene stabilito direttamente sulla base
del raffronto tra le attività. Dapprima, infatti, sulla base di tale raffronto,
si constata l’impedimento dovuto al danno, poi si valutano gli effetti di tale
impedimento sull’incapacità di guadagno (metodo straordinario; Pratique VSI
1998 p. 123 consid. 1a; SVR 1996 IV Nr. 74 p. 213ss consid.
2b; DTF 105 V 151, 104 V 138). Una determinata limitazione della
capacità produttiva funzionale può, non deve tuttavia forzatamente, produrre
una perdita di guadagno della medesima entità (Pratique VSI 1998 p. 123 consid.
1a).

                                         Se
si volesse, nel caso di persone attive, fondarsi esclusivamente sul risultato ottenuto
dal confronto delle attività, si violerebbe il principio legale secondo cui per
questa categoria di assicurati l'invalidità deve essere stabilita in base
all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2; VSI
1998 p. 122 consid. 1a e p. 257 consid. 2b; cfr. in particolare STFA I 543/03
del 27 agosto 2004 e I 540/02 del 12 maggio 2004).

                                         Nel caso di un indipendente, il TF ha precisato che il solo
raffronto tra l’utile realizzato prima e quello conseguito dopo l’incidente,
non conduce a conclusioni affidabili per quel che riguarda la perdita di guadagno
che dipende dall’invalidità. In effetti, troppi fattori influenzano gli utili
di un’azienda, ad esempio la situazione congiunturale e la situazione concorrenziale,
di conseguenza le oscillazioni sono dovute anche ad aspetti estranei
all’invalidità. Di conseguenza, i soli documenti contabili non sono dei mezzi
idonei a stabilire in maniera affidabile i redditi ipotetici (RAMI 1996 p. 34,
p. 36 consid. 3b; DTF 104 V 137 consid. 2c).

                                         Inoltre
alla luce del principio generale applicabile anche nel diritto
delle assicurazioni sociali, per il quale all'assicurato incombe l'obbligo di
ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, p. 57, 551 e 572) e, quindi, anche l’obbligo
di intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel
miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità",
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a
e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, p. 296 segg).

                                         In talune circostanze si può dunque richiedere ad un assicurato
indipendente di intraprendere un’attività dipendente. Questo avviene allorché
egli può mettere a miglior frutto la sua residua capacità lavorativa e quando
tale cambiamento di professione - tenuto conto dell’età, della durata
dell’attività svolta, della formazione, della tipologia dell’attività sin qui esercitata
e della situazione professionale - sia ragionevolmente esigibile. Se ciò si
avvera, l'esigibilità di un cambiamento di professione va ammessa e il libero
professionista può essere trattato, ai fini della valutazione del suo reddito
da invalido, come se avesse rinunciato alla propria attività indipendente (cfr.
STFA inedite 27 agosto 2004 in re I, I 543/03, consid. 4.3 e del 22 ottobre 2001 in re W., I 224/01, consid. 3b/bb). In tal caso per stabilire l'invalidità vengono computate
quelle entrate che egli potrebbe percepire tramite un'attività lavorativa dipendente
adeguata al danno alla salute.

                                         Ad
esempio l’Alta Corte aveva ritenuto esigibile un cambiamento di professione da
agricoltore indipendente in un’attività dipendente adeguata (ZAK 1983 p. 256;
STFA I 38/06 del 7 giugno 2006, consid. 3.2 con riferimenti di giurisprudenza).
Vedi anche STFA I 761/04 del 14 giugno 2005, dove il TFA ha confermato
l’esigibilità di un cambiamento professionale da custode indipendente di
diversi immobili. 

                                         Per altri casi in cui, invece del metodo straordinario, è stato
applicato il normale confronto dei redditi utilizzando i dati statistici ed
esigendo dall'assicurato il passaggio ad un'attività dipendente cfr. STF
9C_335/2007 e STF 9C_13/2007.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o
ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta. 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). 

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostante suscettibili di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA. La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto
nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le
conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato
rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349
consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid.
1b). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario
che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una
modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b). 

                                         

                                         Occorre
qui rilevare che, secondo la giurisprudenza (cfr. sentenza I 465/05 del 6 novembre
2006, pubblicata in DTF 133 V 108), il punto di riferimento temporale per
valutare se si è in presenza di una modifica rilevante del grado di invalidità
suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è costituito,
come nel caso di nuova domanda, dal momento della decisione iniziale di
assegnazione della rendita rispettivamente dall’ultima decisione cresciuta in
giudicato che si fonda su un esame materiale del diritto alla rendita. Da
questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare una prima
decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2
con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268;
Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art. 41, pag. 258). 

                                         Nel
caso concreto si tratta quindi della decisione del 12 agosto 2004 (doc. AI 86-1),
tramite la quale l’UAI ha assegnato al ricorrente un quarto di rendita con
effetto dal 1° gennaio 2000, considerato come detta prestazione sia stata, in
occasione della comunicazione  del 21 luglio 2007, semplicemente confermata
senza particolari accertamenti (doc. AI 100). 

                                         

                               2.5.   Nel
caso in esame, si tratta di esaminare la situazione esistente nell’aprile 2013
(momento in cui è stata emanata la decisione impugnata) e valutare se, rispetto
all’epoca di concessione della prestazione, nell’agosto 2004, le condizioni di
salute del ricorrente e/o le conseguenze delle stesse sulla sua capacità
lavorativa abbiano subito un cambiamento importante suscettibile di incidere
sul grado di invalidità e, quindi, sul diritto ad una rendita di invalidità.

 

                                         Chiamata
a pronunciarsi, questa Corte, sulla base delle considerazioni che seguono,
ritiene che non siano adempiute le condizioni per procedere a una revisione
della prestazione di invalidità sulla base dell’art. 17 LPGA. 

                                         In
proposito, occorre nuovamente evidenziare che, secondo la giurisprudenza, un
motivo di revisione deve chiaramente emergere dall’incarto (cfr. STFA
del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in Plädoyer 1/06, p.
64s. e i riferimenti ivi menzionati). Le norme sulla revisione non possono in
effetti costituire il fondamento giuridico per un riesame senza condizioni del
diritto alla rendita (R. Rüedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in
Schaffauser/Schlauri [Hrsg.], Die Revision von Dauerleistungen in der
Sozialversicherung, San Gallo 1999, p. 15). 

 

                                         Nella
concreta evenienza la documentazione medica che l’amministrazione ha acquisito
nell’ambito della procedura di revisione testimonia di uno stato di salute
rimasto, quanto a diagnosi e stato delle patologie e, soprattutto, effetti
sulla capacità lavorativa, sostanzialmente invariato rispetto a quello che nel 2004
aveva determinato il riconoscimento del quarto di rendita. La situazione
valetudinaria dell’assicurato risulta in effetti essere sostanzialmente invariata.

                                         In
effetti, la decisione di attribuzione del quarto di rendita del 12 agosto 2004
si era fondamentalmente basata sulle conclusioni di una perizia allestita il 3
dicembre 2002 dal dr. __________, internista e reumatologo, il quale, poste le
diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di  periartropatia cronica
alla spalla dx su stato dopo plastiche cutanee a Z multiple nel novembre 1996
con aderenze e tessuto cicatriziale, stato dopo intervento per lussazione nel
maggio 1997 e shaving artroscopìco nel dicembre 1998,  aveva concluso che, data
una leggera limitazione nello svolgimento di lavori ripetitivi con le braccia
sollevate, l’assicurato poteva ancora svolgere la sua attività attuale di
panettiere-pasticcere con una parziale limitazione, valutabile attorno al
20-30% e giustificabile con la difficoltà ad eseguire per lungo tempo lavori
con le braccia al di sopra del cintolo scapolare. Tuttavia in qualsiasi
attività lavorativa che non richiedesse di dover sollevare ripetutamente pesi
al di sopra del cintolo scapolare oppure lavori ripetitivi con le spalle
sollevate (per esempio come  gerente di un locale bar paninoteca) l’assicurato
era da considerare abile in misura completa (doc. AI 67/8-9).

 

                                         In
occasione della revisione intrapresa nel gennaio 2007, alla luce delle
dichiarazioni dell’assicurato e del curante che dichiaravano lo stato di salute
immutato (doc. AI 88,  92), con comunicazione del 21 settembre 2007
l’amministrazione ha confermato il diritto ad un quarto di rendita (doc. AI
100).  

 

                                         Nell’ambito
della revisione del settembre 2010, constatato come l’assicurato e il suo
curante riferissero di uno stato di salute invariato (doc. AI 104, 109),
sentito il SMR (doc. AI 121), l’Ufficio AI ha ritenuto la situazione invariata
dal profilo medico.

 

                                         Del
resto deve essere osservato che l’assicurato non ha contestato la stabilità
delle sue condizioni limitandosi a far rilevare che era stato sottoposto, il 25
ottobre 2012 ad un’operazione chirurgica con una conseguente inabilità lavorativa
completa di qualche settimana, sino al 16 novembre 2012 (doc. AI 135). Acquisito
il materiale relativo all’intervento subito, e la documentazione
dall’assicurazione della IPG, il medico SMR, nelle annotazioni del 13 e 27
marzo 2013  ha confermato le conclusioni ammettendo unicamente un periodo
transitorio di un mese di inabilità completa a seguito dell’intervento dell’ottobre
2012(doc. AI 145 e 147).

                                         A
ragione quindi l’amministrazione ha concluso che non era possibile ammettere un
miglioramento (né del resto un peggioramento) delle condizioni di salute né
della residua capacità lavorativa in attività adeguate. 

                                         Va
osservato che con lo scritto al TCA del 5 novembre 2014 l’assicurato ha
unicamente affermato che “il danno alla salute è presente e persiste” -
circostanza che del resto  l’amministrazione non nega -, chiedendo un consulto
medico, senza tuttavia sostanziare tale richiesta (doc. XV).   

 

                               2.6.   Per motivare la revisione e
la soppressione della rendita, nella decisione contestata l’amministrazione ha
sostenuto:

 

"
(…)

Esito degli
accertamenti:

 

Dal 01.01.2000 lei è
beneficiario di un quarto di rendita d'invalidità con grado Al del 46 %.

Dal profilo medico, dopo
perizia reumatologica effettuata dal Dr. __________ in data 28.11.2002, nella
sua abituale professione quale panettiere veniva giustificata un'inabilità
lavorativa del 20-30 %, mentre in attività adeguate allo stato di salute
capacità lavorativa del 100 %.

Nel 2003 il consulente
in integrazione professionale aveva esposto alcune considerazioni riguardo
all'applicazione di provvedimenti professionali. In particolare aveva ritenuto
che in via teorica vi erano i presupposti per applicare provvedimenti. Tuttavia
in quel momento ciò non era possibile in quanto aveva investito molto nella sua
attività di indipendente ed aveva preoccupazioni riguardanti l'aspetto
finanziario. Inoltre in quel momento stava cercando di vendere i macchinari e
chiudere l'attività per poi trovare un altro lavoro più adeguato.

Pertanto in
considerazione delle condizioni socio-economiche presenti, il consulente aveva
escluso i'applicazione di provvedimenti reintegrativi ed aveva proceduto a
determinare il grado Al tramite II calcolo della capacità di guadagno residua
in attività idonee.

Con decisione del
12.08.2004 è stato quindi accordato 1/4 di rendita Al.

 

Nel gennaio 2007 è stata
avviata d'ufficio la revisione del grado. Dal profilo lavorativo considerato
che nel 2006 da statuto d'indipendente è passato a dipendente, l'Ufficio Al
avrebbe già dovuto rivalutare l'applicabilità di eventuali misure d'integrazione
professionale; ciò che non è stato fatto. Con comunicazione 21.09.2007 il grado
del 46 % viene infatti riconfermato.

 

Nel corso del mese di
settembre 2010, ulteriore revisione d'ufficio. Medicalmente viene sempre
confermato uno stato clinico stabile ed in considerazione del tipo di patologia
esistente e del tempo intercorso miglioramenti non sono da aspettarsi.

Dal lato professionale
invece, come sopra indicato, risulta che già nel 2006 aveva cessato
definitivamente l'attività di indipendente ed aveva iniziato a lavorare come
panettiere dipendente nella misura del 50 % presso diversi datori di lavoro ed
alternando con periodi di disoccupazione. Dal 01.10.2011 invece è attivo come
pizzaiolo presso l'__________ __________.

Tenuto conto della
percentuale d'incapacità lavorativa del 20-30 % nella sua abituale professione
e che le considerazioni effettuate a suo tempo dal consulente in integrazione
professionale non sono più attuali, si procede con una nuova valutazione atta
ad esaminare l'eventualità di applicare provvedimenti professionali.

Dal profilo salariale,
la più recente giurisprudenza imposta dall'Alta Corte federale indica che sono
esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i
dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell'inchiesta
sulla struttura dei salari edita dall'Ufficio federale di statistica e non i
valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione
alle grandi regioni (STFA 12 ottobre 2006 nella causa S., U 75/03, e del 5
settembre 2006 nella causa P., I 222/04). Sempre in base alla giurisprudenza
federale, tali redditi possono ancora essere diminuiti nella misura massima del
25%, e ciò al fine di considerare quei fattori che nel caso di specie sono
suscettibili di influenzare il reddito che l'assicurato potrebbe percepire,
quali ad esempio le limitazioni addebitabili al danno alla salute, l'età, la
nazionalità, il grado di occupazione (cf. DTF 126 V 75).

 

Reddito attività
abituale quale panettiere

 

Per quanto concerne il
reddito da valido come indipendente, senza il danno alla salute oggigiorno
avrebbe verosimilmente potuto conseguire un' reddito annuo di CHF 84'368.-,
derivante dal salario del 2003 di CHF 70'000 - aggiornato al 2010 con
l'aggiunta dell'aliquota di contribuzione del 9.5 % quale indipendente.

Mentre come dipendente,
in base ai dati statistici (tabella RSS, TA1 nazionale, divisione economica 15,
livello di qualifica 3) nell'anno 2010 avrebbe potuto conseguire un reddito
annuo di CHF 73'568.-. Tenuto conto dell'incapacità lavorativa medico-teorica
del 20-30 % (media 25 %) si ottiene un reddito annuo di CHF 55'176.-.

II confronto dei redditi
nell'attività abituale determina la perdita economica e quindi un grado Al come
segue:

 

Confronto dei redditi:

senza invalidità          CHF
84'368.-

con invalidità              CHF
55'176.-

Perdita di guadagno  CHF
29'192.-    =     Grado d'invalidità 35%.

 

Essendo il grado
d'invalidità inferiore al 40 %, il diritto alla rendita si estingue.

In considerazione del
fatto che la sua professione abituale di panettiere è medicalmente ancora
esigibile nella misura dei 70-80 %, provvedimenti professionali non entrano in
considerazione.

(…)" (doc. A2)

 

                                         In
corso di causa il TCA ha chiesto all’amministrazione di precisare il motivo di
revisione ex art. 17 LPGA alla base della soppressione della rendita. Con
scritto 14 gennaio 2014 l’Ufficio AI ha, tra l’altro, affermato:

 

" 1.   Motivo
di revisione ex art. 17 LPGA.

 

L'amministrazione ha riconosciuto un elemento
lavorativo/economico non considerato in precedenza, ovvero il fatto che
l'assicurato non avesse più l'attività in proprio.

 

Con decisione Al del 12.08.2004 l'amministrazione
aveva stabilito una perdita lucrativa del 46% raffrontando il reddito da valido
di panettiere indipendente a quello statistico per attività semplici e ripetitive.
Tale valutazione, allora posta dal Servizio integrazione professionale (SIP)
nel rapporto finale del 26.11.2003, ha tenuto conto delle risultanze mediche
(cfr. perizia del dr. med. __________ del 03.12.2002, che ha valutato una
capacità lavorativa del 70-80% nell'attività abituale di panettiere con
possibilità di lavorare durante l'intera giornata, evitando alcuni lavori con
le braccia sollevate, e piena capacità in attività adeguate (senza sforzi
particolari con le braccia, soprattutto sollevate), della situazione di
indipendente dell'assicurato, il quale aveva fatto importanti investimenti
nell'attività in proprio, che intendeva cedere. Il SIP aveva, allora, ritenuto
inapplicabili misure di riformazione professionale, proprio per la situazione economica
e lavorativa dell'assicurato. Il consulente ha verificato la perdita lucrativa
nell'attività indipendente di panettiere in applicazione del metodo ordinario,
nonostante l'inchiesta indipendenti agli atti (cfr. rapporto del 03.10.2001),
basandosi su un solo dato economico prima (notifica di tassazione 1993/1994
pari a fr. 70'000.-) e dopo il danno alla salute (notifica di tassazione
1997/1998 pari a fr. 33'500.-), indicando che la perdita lucrativa nella
propria attività giustificava il diritto a mezza rendita d'invalidità. Per
verificare il minor discapito economico, il consulente ha, quindi, raffrontato
il reddito da valido a quello definito per attività semplici e ripetitive con
riferimento ai dati statistici, allora dati regionali, valutando un grado
d'invalidità del 46% e indicando che "(...) l'attribuzione di un quarto
di rendita d'invalidità mi sembra rappresenti il miglior compromesso nel caso
di questo A. (…)"

 

Ora, ritenuto quanto sopra, nella prima decisione
non è stato tenuto conto del fatto che l'attività abituale era, comunque,
esigibile al 75% (media tra le capacità lavorativa del 70 e 80% posta in
perizia medica). Non si sa per quale motivo non è stata ritenuta dall'allora
consulente del SIP la possibilità che l'assicurato potesse ancora svolgere la
propria attività al 75%.

 

Posteriormente, nella revisione attuata d'ufficio
nel 2007 l'amministrazione ha ribadito con comunicazione del 21.09.2007 il
diritto al quarto di rendita Al senza procedere a nuovo calcolo del grado Al,
ritenendo una situazione immutata a livello medico (cfr. annotazione SMR del
19.07.2007), nonostante dal lato lavorativo l'assicurato non risultasse più
indipendente, bensì dipendente presso terzi a tempo parziale (al 50% presso la __________,
cfr. questionario datore di lavoro del 13.04.2007, nel quale viene indicato al
punto 3 a pag. 5 "normale lavoro panett. eccetto spostamento di materiale
pesante").

Nell'ultima revisione d'ufficio nel 2010, lo
scrivente Ufficio ha preso atto del questionario del datore di lavoro Panetteria
__________ del 04.09.2011, che reputava l'assicurato abile totalmente al
lavoro. Il caso è, quindi, stato sottoposto al SMR, che ha confermato la
stabilità dal lato medico rispetto alla perizia del dr. med. __________ ed ha
reputato modificato unicamente l'aspetto lavorativo (cfr. annotazione SMR del
23.11.2011). L'amministrazione ha, quindi, approfondito l'aspetto economico
(cfr. scritto all'assicurato del 23.01.2012).

Preso atto delle varie esperienze lavorative a tempo
parziale al 50% nell'attività abituale (presso Panetteria Mora dal 01.02.2006,
indi presso la Panetteria __________ dal 11.10.2007 al 31.10.2009), e da ultimo
con attività di pazzaiolo presso l' __________ (cfr. lettera assicurato del
27.01.2012), l'amministrazione ha posto alcune considerazioni nell'annotazione
15.03.2012, che riprendiamo di seguito:

 

        " Considerazioni:

Già nel 2006 quando
l'assicurato aveva cessato l'attività d'indipendente si sarebbe dovuto rivedere
l'aspetto professionale. In particolare rivalutare l'applicabilità di eventuali
misure d'integrazione professionale.

L'assicurato risulta
infatti sempre inabile al lavoro in misura del 20-30% nella sua abituale
professione di panettiere.

Da allora egli
avrebbe potuto lavorare come panettiere dipendente.

In base alle tabelle
RSS, TA1 nazionale, divisione economica 15, livello di qualifica 3, il reddito
annuo 2010 è di Fr. 73'568.00. Si deve poi tenere in considerazione
un'incapacità lavorativa del 20-30%.

Come indipendente,
in base alle notifiche di tassazione degli anni precedenti la malattia, risulta
che il reddito più alto conseguito è stato di Fr. 70'000.00 annui.

Tenuto conto della
percentuale d'incapacità lavorativa del 20-30% nell'abituale professione e che
le considerazioni effettuate a suo tempo dal consulente Al non sono più
attuali, di procedere con nuova valutazione della pratica da parte del SIP per
esaminare l'eventualità di applicare provvedimenti professionali.

Il diritto a rendita
verrà in seguito presumibilmente soppresso (IL 20-30% come panettiere e discapito
economico inferiore ai 40%)."

 

Il SIP ha, quindi, rivisto il caso dell'assicurato e
nel rapporto del 13.09.2012 ha ritenuto che l'assicurato poteva ancora svolgere
l'attività di panettiere al 70-80% e che provvedimenti professionali non erano
opportuni.

Quindi, nello specifico l'amministrazione ha
identificato quale motivo di revisione il fatto che l'assicurato potesse, dopo
la cessione della sua attività indipendente, mettere a profitto la sua capacità
lavorativa quale panettiere dipendente, opzione in precedenza non considerata. 
(…)” (doc. VIII)

 

                                         A
detta dell’amministrazione, il motivo di revisione risiederebbe quindi
nel fatto che l'assicurato avrebbe potuto, dopo la cessione della sua attività
indipendente di panettiere, mettere a profitto la sua capacità lavorativa quale
panettiere dipendente, opzione questa che in precedenza, ossia in occasione
dell’originaria attribuzione del quarto di rendita di invalidità e della prima
revisione del 2007, non era stata considerata.

                                         Ora,
secondo il TCA tale motivazione, rispettivamente la circostanza della cessazione
dell’attività lucrativa indipendente esercitata sino al  febbraio 2006, non
costituisce, nel caso concreto, un motivo di revisione ex art. 17 LPGA. 

 

                               2.7.   Emerge
dall’incarto che in occasione della prima domanda di rendita, dal punto di
vista professionale, appurata, come visto, una capacità lavorativa del 75% come
panettiere indipendente e del 100% in un’attività leggera adatta,
l’amministrazione aveva fatto eseguire un’inchiesta economica per gli
indipendenti che aveva concluso che l’assicurato poteva ancora svolgere le
mansioni previste dalla sua attività di panettiere nella misura dell’ 87.5% (cfr.
rapporto 5 ottobre 2001, doc. AI 49). 

                                         Nel
rapporto finale 26 novembre 2003 il consulente professionale aveva esposto quanto
segue:

 

"
(…)

Dati economici

Secondo la notifica di tassazione, il
reddito aziendale dell'A. è stato di 66'000.- negli anni 1993/94, di 70'000.-
nel 1995/96, di 33'500.- nel 1997/98 e di 34'000.- nel 1999/2000.

(…)

Discapito economico

Secondo l'inchiesta economica per gli
indipendenti si considera che l'A. potrebbe ancora svolgere le mansioni
previste dalla sua attività di panettiere nella misura del 87.5%. Da quando è
sopraggiunto il problema alla spalla è però innegabile che, dal punto di vista
puramente economico, l'A. abbia avuto delle ripercussioni importanti. Secondo
la notifica di tassazione degli anni 1997/98, corrispondente ai contributi
versati durante gli anni 1995/96 (al momento quindi dell'apparizione del danno
alla salute), il reddito medio annuo dell'A. è stato di 33'500.-, circa la metà
quindi di quanto guadagnava in precedenza (cifra che si è mantenuta anche nel
biennio successivo).

L'A. mi spiega in effetti che ha
dovuto diminuire in modo notevole la produzione a causa delle difficoltà che
attualmente riscontra quando deve informare e sfornare il pane (movimenti
ripetuti e svolti con le braccia sopra il piano dell'orizzontale).

Valutando unicamente la perdita di
capacità di guadagno effettiva nella professione di panettiere, l'A. avrebbe
teoricamente diritto ad una mezza rendita d'invalidità.

Calcolo della Capacità di
Guadagno Residua in attività generiche adatte allo stato di salute

In funzione delle limitazioni espresse
in sede medico-teorica, l'A. potrebbe ancora svolgere una vasta gamma di
attività di tipo non qualificato e in questo modo sfruttare appieno la capacità
di lavoro completa.

Considerando un reddito ipotetico di
70'000.- (reddito mediò per gli anni 1993/94, quindi precedenti il danno alla
salute), e praticando una riduzione per attività leggera del 5% e per i limiti
concernenti l'utilizzo delle braccia in posizione sollevata del 10%, sulla base
delle statistiche RSS risulta una capacità di guadagno residua del 54.24% (il
reddito d'invalido è di 37'969.-). Il grado d'invalidità è quindi del 45.76%.

Non ritenendo attualmente applicabili
dei provvedimenti di tipo professionale per i motivi precedentemente espressi,
l'attribuzione di un quarto di rendita d'invalidità mi sembra rappresenti il
miglior compromesso nel caso di quésto A. Si tratta di una soluzione intermedia
tra l' "obbligare" l'A. a seguire una riqualifica (votata a probabile
insuccesso) e il considerare il puro discapito economico provocato dal danno
alla salute.

 

Conclusione

Viste le precedenti considerazioni,
non essendoci attualmente dei presupposti sufficientemente solidi per
l'applicazione di provvedimenti professionali, si determina una capacità di
guadagno residua del 54.24%." (doc. AI 80/2-3)

 

                                         Di
conseguenza l’Ufficio AI ha statuito l’attribuzione di un quarto di rendita per
un grado di invalidità del 46% con effetto dal 1° gennaio 2000 con decisione
del 12 agosto 2004 nella quale ha esposto che, ritenuta la documentazione
medico-economica acquisita agli atti Al  e il rapporto del consulente in
integrazione professionale, andava concluso che l'assicurato dal profilo medico
teorico risultava inabile nella misura del 20/30% nella sua professione di
panettiere, a causa del danno alla salute, mentre che in attività adeguate la
capacità lavorativa era del 100%. Concludeva poi affermando che dal “confronto
del reddito ipotetico ancora esigibile in attività confacenti allo stato di
salute, pari a Fr. 37'969.- e, il reddito ipotetico conseguibile quale
panettiere, pari a Fr. 70'000 (reddito medio per gli anni 1993/94)”
risultava una perdita di guadagno del 46% (doc. AI 82)

 

                                         Nel
gennaio 2007, nell’ambito di una revisione d’ufficio, è emerso che nel febbraio 2006 l’assicurato era passato da statuto d'indipendente a
dipendente, ciò che tra l’altro era già negli intendimenti dell’interessato
all’epoca della concessione del quarto di rendita (cfr. decisione impugnata: “Inoltre in quel momento stava cercando di vendere i macchinari e
chiudere l'attività per poi trovare un altro lavoro più adeguato”, doc. A2). Malgrado ciò, l’amministrazione non ha ritenuto di dover rivalutare
l'applicabilità di eventuali misure d'integrazione professionale, limitandosi a
confermare senza ulteriori accertamenti il quarto di rendita mediante
comunicazione del 21 settembre 2007 (doc. AI 100). 

                                         Avviata
la successiva revisione nel settembre 2010, appurato uno stato invariato dal
punto di vista medico, è ulteriormente emerso che l’assicurato, cessata come
detto nel febbraio 2006 l'attività di
indipendente, aveva iniziato un lavoro come panettiere dipendente nella misura
del 50 % presso diversi datori di lavoro (presso Panetteria __________ dal 1.
febbraio 2006, indi presso la Panetteria __________ dall’ottobre 2007 al 31
ottobre 2009), alternando periodi di disoccupazione e dal 1. ottobre 2011 era
stato attivo come pizzaiolo presso l'__________. 

 

Ora, alla luce di
queste circostanze, si rileva che l’amministrazione, con la decisione
contestata, ha semplicemente proceduto ad un nuovo calcolo del grado di
invalidità, a parità di metodo utilizzato, modificando unicamente i dati
salariali statistici applicati. 

                                         

                                         In
effetti se è vero che nel 2004 l’Ufficio AI aveva considerato che l’assicurato
era attivo come indipendente, tuttavia, in sede di calcolo del grado di
invalidità, ammessa una capacità lavorativa del 75% nella sua attività
lavorativa di panettiere, aveva proceduto in applicazione del metodo ordinario,
mediante quindi il consueto confronto dei redditi (e questo
nonostante l'inchiesta economica per gli indipendenti effettuata dal consulente
IP avesse stabilito limitazioni dell’ordine del 12.5% “soltanto”), confrontando
quale reddito da valido un reddito da indipendente di fr. 70'000.- (ottenuto
basandosi su un solo dato economico prima del danno alla salute, ossia sulla
notifica di tassazione 1993/1994) e quale reddito da invalido il reddito statistico per
attività semplici e ripetitive con riferimento ai dati allora regionali,
valutando un grado d'invalidità del 46%. Lo statuto di indipendente è in altre parole
stato considerato unicamente per valutare il reddito da valido. 

                                         

                                         In
occasione della decisione 8 aprile 2013, l’amministrazione ha nuovamente
applicato il metodo ordinario (partendo sempre dal presupposto di una capacità
lavorativa del 75%) confrontando di nuovo, come nel 2004, quale reddito da valido il reddito percepito dall’assicurato come
indipendente (ottenuto anche in questo caso aggiornando al 2010 il reddito del
2003 di fr. 70'000, questa volta con l’aggiunta dell'aliquota di contribuzione
del 9.5 %, ottenendo fr. 84'368.-) e quale reddito da invalido il salario
statistico percepibile sempre nel 2010 (ora, applicando i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell'inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall'Ufficio federale di statistica, e non più i
valori desumibili dalla tabella TA13, che riferiva dei valori in relazione alle
grandi regioni, conformemente al cambiamento di giurisprudenza; cfr. STFA U
75/03 del 12 ottobre 2006 e I 222/04 del 5 settembre 2006), segnatamente,
divisione economica 15, livello di qualifica 3, di CHF 73'568.-. La differenza
di valori ha portato, rispetto al 2004, ad un grado di invalidità del 35% in
luogo del 46%. 

 

                                         Ciò
considerato, nella misura in cui l’amministrazione nella decisione qui impugnata
ha addotto quale motivo di revisione il fatto che “l'assicurato potesse,
dopo la cessione della sua attività indipendente, mettere a profitto la sua
capacità lavorativa quale panettiere dipendente, opzione in precedenza non
considerata”, la stessa non può essere tutelata.

                                         In
effetti, come implicitamente ammesso dall’Ufficio AI, il possibile (ed
esigibile nell’ottica del già evocato principio
generale per il quale all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno,
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario in una nuova professione dipendente; cfr. sopra al consid. 2.4 con
riferimenti di giurisprudenza) cambio da attività indipendente a
attività salariata avrebbe se del caso potuto venir già adeguatamente considerato
in occasione della prima decisione, a maggior ragione considerando come in
quell’occasione l’assicurato stesso aveva già indicato di essere in procinto di
cedere la propria attività in proprio. In altre parole: ciò che è stato
ritenuto possibile nel 2013 lo era anche, anzi a maggior ragione, nel 2004. Il
fatto che un elemento (secondo l’amministrazione “un elemento
lavorativo/economico”, cfr. doc. VIII) non sia stato considerato, non può
di per sé giustificare, a parità di circostanze, una revisione delle
prestazioni. Tale fattore andava in altre parole o considerato o non
considerato in entrambe le valutazioni. 

 

                                         Ma
a prescindere da tale circostanza e del fatto che in ogni modo già in occasione
della revisione intrapresa nel settembre 2007 sarebbe se del caso stato da
considerare che l’assicurato non era più indipendente, l’addotto motivo appare comunque
pretestuoso. 

In effetti, come
è stato esposto, in realtà sia in occasione della prima decisione di
attribuzione del quarto di rendita sia in sede del provvedimento qui impugnato,
l’amministrazione ha proceduto a calcolare il grado di invalidità in maniera
analoga: data un’incapacità lavorativa medico teorica del 25% nell’attività di
panettiere, ha calcolato il grado di invalidità utilizzando il metodo
ordinario, confrontando cioè il salario conseguito come panettiere indipendente
(reddito da valido) al reddito statistico per attività
semplici e ripetitive (valori regionali) rispettivamente quale panettiere
dipendente (valori nazionali) (reddito da invalido).  

                                         Il
diverso esito (grado di invalidità del 35% in luogo di quello del 46% nel 2004)
è da ascrivere quindi non a un cambiamento della situazione dell’assicurato, ma
ai diversi parametri salariali inseriti, in particolare valori salariali nazionali
in luogo dei precedenti parametri regionali. 

                                         

Ora, ribadito
come per giustificare una revisione occorre che le condizioni di salute e/o le
conseguenze delle stesse sulla sua capacità lavorativa si siano modificate in
misura significativa (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a;
vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b) e come per contro una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica una revisione ai sensi dell’art. 17
LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b), nella fattispecie non è
possibile ammettere una modifica delle condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato tale da influire sulla perdita di guadagno.

E questo senza tralasciare di aggiungere,
a titolo abbondanziale, che il TF ha ripetutamente avuto
modo di ribadire che non è possibile procedere ad una revisione di una rendita AI
in corso, invocando semplicemente la nuova giurisprudenza federale che ha
ritenuto non più applicabile la tabella TA 13 ed applicabile la TA1, quando lo
stato di salute dell'assicurato è rimasto invariato (cfr. STCA del 5 settembre
2007 nella causa V., 32.2006.153; STFA I 411/98 del 30 giugno 2000I 970/06 del
7 maggio 2007). 

                                                                                 

Pertanto la modifica del grado
di invalidità e, di conseguenza, la soppressione della rendita, nella misura in
cui avvenute richiamandosi ad una revisione giusta l’art. 17 LPGA non possono
essere approvate dal TCA.

                                         

                               2.8.   Non
essendo dato motivo di revisione ex art. 17 LPGA, ci si può chiedere se sussistano
gli estremi per una riconsiderazione della decisione 12 agosto 2004, questione
non affrontata chiaramente dal provvedimento contestato. Tuttavia l’Ufficio AI,
nello scritto 24 ottobre 2014 al TCA ha ammesso la necessità di riconsiderare
il provvedimento del 2004 in quanto manifestamente errato (doc. XIV). 

 

                            2.8.1.   L’istituto
della riconsiderazione è previsto dall'art. 53 cpv. 2 LPGA che prevede che “l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente
errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza” (cpv. 2)

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza del TFA, valida anche in regime di LPGA (cfr. Kieser,
ATSG-Kommentar, art. 53 N 1 pag. 531), l'amministrazione può, in ogni momento, riconsiderare una
decisione passata formalmente in giudicato e che non è stata oggetto di una
sentenza giudiziale se questa decisione risulta indubbiamente errata e la sua
rettifica riveste un'importanza notevole; sia l'assicurato che il giudice non
possono tuttavia obbligarla (SVR 1996 UV Nr. 42 pag. 130; DTF 119 V 477; 119 V
422; 119 V 183). In quest'ipotesi non è escluso che il provvedimento, assunto a
seguito di riesame, esplichi effetto retroattivo (DTF 119 V 422 = RDAT  I‑1994,
pag. 175; DTF 119 V 180).

                                         Per valutare se una decisione è
senza dubbio errata ci si deve fondare sulla situazione di diritto - compresa
la giurisprudenza ‑ esistente al momento della pronuncia della decisione
(DTF 117 V 17; 120 V 132; 119 V 480 consid. 1c).

                                         L'istituto del riesame persegue
infatti lo scopo di correggere un'applicazione giuridica iniziale errata
(compreso un accertamento errato dei fatti, nel senso di una valutazione degli
stessi; DTF 117 V 17 consid. 2c; 115 V 314; Kieser, Die Abänderung der formell rechtskräftigen
Verfügung nach der Rechtssprechung des EVG, SZS 1991 pag. 134). Gli errori in cui è incorsa
l'amministrazione devono però essere grossolani (Kieser, SZS 1991 pag. 135; DTF
102 V 17 consid. 3a; 109 V 113 consid. 1c).  

                                         Una
decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base
di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle
disposizioni fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo
inappropriato (DLA 1996/97 n. 28, p. 158 consid. 3c).

                                         Ciò
è segnatamente il caso quando l’amministrazione accorda una rendita di
invalidità in violazione del principio della priorità della riformazione
professionale sulla rendita (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa P., I 559/02).

                                         Per
contro, non si è in presenza di un errore manifesto quando il versamento della
prestazione dipende da condizioni materiali la cui valutazione implica un
potere d’apprezzamento, in relazione a taluni aspetti o elementi, e che la
decisione appare ammissibile tenuto conto della situazione di fatto e di diritto
(STFA del 13 agosto 2003 nella causa P., I 790/01, consid. 3). 

                                         In
una sentenza del 13 luglio 2006 nella causa L., I 406/05, consid. 6, l’Alta
Corte ha dichiarato manifestamente errata la decisione formale mediante la
quale l’Ufficio AI aveva riconosciuto a un assicurato una mezza rendita di
invalidità per il motivo che, nella sua abituale professione di coiffeur, presentava
una inabilità lavorativa del 50% (con corrispondente riduzione del reddito).
Secondo il TFA, l’amministrazione avrebbe invece dovuto esaminare se
l’assicurato, sul mercato generale del lavoro, esercitando un’attività
sostitutiva, era in grado di meglio valorizzare la sua capacità lavorativa
residua.

                                      

                                         Un
errore manifesto è ad esempio anche dato nell’ipotesi di un calcolo di rendita
contrario alla legge (DTF 103 V 128 e DTF 119 V 483 consid. 4; U. Kieser,
Rechtssprechung des Bundesgerichts zum AHG, Zurigo 1996, p. 299), come pure di
una valutazione errata dell’invalidità a seguito di una applicazione errata di
principi fondamentali relativi al calcolo dell’invalidità (DTF 119 V 483
consid. 3; DTF 110 V 179; ZAK 1991 p. 137). 

Secondo il TFA, per contro,
l’errore nell’apprezzamento del grado di invalidità, non va considerato quale
sbaglio grossolano (DTF 119 V 483 consid. 3; DTF 109 V 113 1c; Locher, op. cit.
p. 345).

                            2.8.2.   Va
qui ricordato che, per costante giurisprudenza, se una decisione
di revisione non soddisfa le condizioni ex art. 41 vLAI (ora art. 17 LPGA), ma
realizza quelle poste per una riconsiderazione, il giudice può
confermarla, mediante sostituzione dei motivi e previo rispetto del diritto di
essere sentito (DTF 125 V 368), con la seconda motivazione (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997,
pag. 261 con riferimenti ivi citati; Müller, Die materiellen Vorraussetzungen
der Rentenrevisione in der Invalidenverischerung, Friborgo 2003, pag. 98, nota
361 con riferimenti di giurispurenza indicati).

                                         Il
giudice non può tuttavia modificare, mediante l’istituto della
riconsiderazione, la precedente decisione se quest’ultima è stata confermata
dalla (non corretta) decisione di revisione. Egli violerebbe altrimenti il
principio della riconsiderazione facoltativa, derivante dal potere discrezionale
dell'amministra- zione, che il giudice non può imporle (RCC 1985 pag. 58
consid. 3 [ZAK 1986 pag. 58 consid. 3] citata da Meyer-Blaser, op. cit, pag.
262 e da Müller, op. cit., pag. 99 nota 363).

                                         In
applicazione del succitato principio, nel caso in cui l’amministrazione ha
soppresso la rendita in via di revisione e non in via di riconsiderazione, il
giudice non può rinviare all’Ufficio AI la causa per l’espletamento di
accertamenti riguardanti i presupposti di una riconsiderazione (RCC 1986 pag.
623 [ZAK 1986 pag. 597] citata da Meyer-Blaser, op. cit, pag. 262 e da Müller,
op. cit., pag. 99 nota 365).

                                         Infine,
la riduzione o la soppressione di una rendita a seguito di una
riconsiderazione, eseguita tramite sostituzione dei motivi, della precedente
decisione è permessa solo se nel momento della riduzione o soppressione della
rendita non sussiste un’invalidità giustificante la precedente prestazione (Mayer-Blaser,
op. cit., pag. 262 e Müller, op. cit., pag. 100 nota 366). 

 

                            2.8.3.   Nel
caso concreto, secondo questo TCA la soppressione della rendita deve essere
confermata in via di riconsiderazione, mediante sostituzione dei motivi, fermo
restando che, nel rispetto del diritto di essere sentito (cfr. al consid.
2.9.2), tale eventualità è stata preannunciata mediante scritto del 16 ottobre
2014 (doc. XI) alle parti, le quali si sono espresse con scritti del 25 ottobre
e 5 novembre 2014 (doc. XI, XIV, XV).  

 

                                         In
effetti, come ha del resto dato atto l’Ufficio AI nelle osservazioni del 14
gennaio e 24 ottobre 2014 (e, perlomeno implicitamente anche nella risposta di
causa; doc. IV, VIII, XIV), la decisione 12 agosto 2004, con la quale è stato riconosciuto
all’assicurato il diritto ad un quarto di rendita dal 1. gennaio 2000, è da
considerare manifestamente errata ai sensi dell’art. 53 cpv. 2 LPGA e della
giurisprudenza federale sviluppata al riguardo (cfr. consid. 2.9.1), l’erroneità
risiedendo essenzialmente nella commisurazione del grado di invalidità. 

 

                                         In
particolare, nella misura in cui, per verificare il minor discapito
economico, poi fissato al 46%, è stato applicato il metodo
ordinario e, quindi, raffrontato il reddito da valido di panettiere
indipendente a quello statistico (allora valori regionali) per attività
semplici e ripetitive, è stato completamente ignorato il fatto che
conformemente alle conclusioni della perizia del dr. __________ del 3 dicembre
2002 l’attività abituale svolta, quale panettiere, era comunque da considerare
esigibile al 75% (media tra la capacità lavorativa del 70 e 80%). Di fatto
l’Ufficio AI, con la decisione 12 agosto 2004, ha seguito le conclusioni del già menzionato rapporto finale IP del 26 novembre 2003 nel
quale il consulente professionale, ricordate le ripercussioni economiche
denunciate dall’interessato, ha ritenuto che l'attribuzione di un quarto di
rendita d'invalidità sembrasse “il miglior compromesso” (cfr. sopra per
esteso al consid. 2.8; doc. AI 80), omettendo incomprensibilmente
di considerare la possibilità per l'assicurato di poter ancora svolgere la
propria attività al 75% con una conseguente perdita di guadagno di “solo” il 25%.

E questo a
prescindere dal fatto che l’amministrazione ha pure completamente ignorato le
risultanze dell’inchiesta per indipendenti, che aveva concluso per una abilità
lavorativa nella propria professione di panettiere ancora maggiore, ossia del
87.5% (cfr. rapporto del 5 ottobre 2001, doc. AI 49).

 

                                         Considerato
come secondo le conclusioni mediche l'assicurato poteva ancora svolgere
l'attività di panettiere al 70-80% e che provvedimenti professionali non erano
opportuni (né necessari), la decisione in questione avrebbe correttamente dovuto
concludere che l’assicurato avrebbe potuto sfruttare al meglio la sua residua
capacità lavorativa nell’attività di panettiere svolta, in modo tale da non
giustificare, mediante raffronto dei redditi, l’erogazione di una rendita di
invalidità. In effetti, considerato come l’assicurato potesse mettere a frutto la sua capacità lavorativa residua nella precedente
attività nella misura dell’75% (secondo l’inchiesta economica addirittura
dell’87.5%; doc. AI 49), procedendo ad un raffronto percentuale dei
redditi (cfr. DTF 114 V 310 consid. 3a e riferimenti ivi menzionati; cfr.,
fra le tante, STF 9C_856/2010 del 27 giugno 2011, 9C_294/2008 del 19 marzo 2009; RAMI 1993 U
168, p. 100; DTF 114 V 313, consid. 3b), il grado di invalidità sarebbe risultato
essere del 25%, tasso escludente il diritto ad una rendita. Il minor discapito
economico sarebbe in effetti stato raggiunto dall’assicurato nello svolgimento
della propria attività lavorativa esigibile al 75%.  

L’amministrazione è incorsa quindi
in un errore manifesto nel non considerare che l’assicurato avrebbe potuto e
dovuto sfruttare al meglio la sua capacità lavorativa residua, escludendo una
perdita di guadagno suscettibile di essere indennizzata, continuando ad
esercitare la sua professione. Oppure, se necessario, viste anche le perdite
accumulate nell’esercizio della sua attività in proprio, in applicazione del
principio generale per il quale all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il
danno, segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario, in una nuova professione (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 e 113
V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip
im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, p. 296 segg), intraprendendo
un’attività come panettiere dipendente (come del resto ha in seguito fatto dal
febbraio 2006; sull’esigibilità di un cambio di professione cfr. al consid. 2.4
e le citazioni; cfr. STFA I 543/03 del 27 agosto 2004 e I 224/01 del 22 ottobre
2001; vedi anche STFA I 761/04 del 14 giugno 2005 e I 782/03 del 24 maggio
2006, pubblicata in RtiD II-2006, p. 214). 

 

                                         Del
resto, con riferimento alla mancata considerazione delle conclusioni del
consulente professionale che ha stabilito limitazioni nell’attività
indipendente del 12.5% soltanto (cfr. doc. AI 49), va ricordato che nell’ambito
della valutazione di un indipendente un significato decisivo lo rivestono le
risultanze dell’inchiesta, considerato come secondo la giurisprudenza
federale, non vi è in linea di massima e senza valide ragioni, motivo per
mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste (a domicilio o per gli
indipendenti) effettuate dai servizi sociali dell’amministrazione, in quanto
essi dispongono di collaboratori specializzati il cui compito consiste
precisamente nel procedere a tali indagini sul posto (RCC 1984, p. 143 consid.
5).

                                         Nella
concreta evenienza, per decidere circa l’assegnazione di una rendita di
invalidità, l’Ufficio AI aveva a propria disposizione (anche) l’inchiesta
eseguita dall’assistente sociale, il quale aveva esaminato in maniera
circostanziata e motivata le singole mansioni che l’assicurato poteva o non
poteva più svolgere (cfr. doc. 49). Inspiegabilmente tuttavia l’Ufficio AI ha
tralasciato di trascurare tali risultanze.

 

                                         In
esito alle considerazioni che precedono, questa Corte ritiene che la decisione
formale in questione si basa su un’applicazione errata dei principi fondamentali
in materia di commisurazione del grado di invalidità ed è quindi manifestamente
errata.

Val la pena di osservare che,
con riferimento al tema della riconsiderazione di provvedimenti manifestamente
errati, il TFA in DTF 119 V 483, in cui l’assicurazione aveva applicato in
maniera erronea i principi relativi al raffronto dei redditi ha precisato che:

 

" Fondée sur cette fausse prémisse, elle a commis une erreur de droit qui
touche, en l'espèce, les principes mêmes d'évaluation de l'invalidité dans
l'assurance-accidents. L'évaluation inexacte de l'invalidité, en raison
d'une fausse application de ces principes, fondamentaux, doit être considérée
comme sans nul doute erronée, au même titre d'ailleurs qu'un calcul de rente
contraire à la loi (voir à ce sujet: ATF 103 V 128 consid. a)."

 

                                         Pure
in DTF 117 V 8ss il TFA ha stabilito che:

 

" (...) est manifestement inexacte la décision de l'administration qui
supprime une rente d'invalidité, sans établir les faits juridiquement
déterminants, et alors qu'une comparaison correcte des revenus devait la
conduire à retenir un degré d'invalidité ouvrant droit à la rente (ATF 117
V 8 ss)."

 

                                         Il TFA ha parimenti qualificato come errore manifesto il fatto che
l'amministrazione ha determinato l'invalidità sulla base dei grado di
occupazione al posto di procedere ad un raffronto dei redditi:

 

" Die revisionsweise Aufhebung der Rente mit Verfügung vom 19. Dezember
1977 erweist sich demzufolge als zweifellos unrichtig, weil die Ausgieichskasse
einerseits ohne jede Abklärung des rechtserhebiichen Sachverhaltes anstelle
eines Einkommensvergleichs einen blossen Zeitvergleich vorgenommen hat und weil
anderseits ein korrekt durchgeführter Einkommensvergleich zu einern klar über
50% liegenden lnvaliditätsgrad hätte führen müssen" (DTF 117 V 20 consid. 2c).

 

                                         Essendo
le condizioni richieste dall’art. 53 cpv. 2 LPGA adempiute, posto
che anche la condizione della notevole importanza della rettifica è
senz’altro adempiuta (visto che in gioco vi è una prestazione periodica,
cfr. DTF 119 V 475 consid. 1c e riferimenti ivi menzionati e che è manifesto
che la corretta applicazione dei principi dei principi regolanti la
commisurazione dell’invalidità avrebbe condotto ad un tasso inferiore e
inferiore al minimo pensionabile), occorre concludere che sono
dati tutti i presupposti per procedere a una riconsiderazione della decisione
di rendita del 12 agosto 2004.

 

                               2.9.   La
modifica (nel senso di una soppressione o di una riduzione) in via di
riconsiderazione di una rendita presuppone in ogni caso che, dall'assegnazione
della prestazione, non siano intervenute modifiche della situazione
giuridicamente rilevante che giustifichino il mantenimento della rendita alle
condizioni precedentemente ammesse (art. 17 LPGA; STF 9C_768/2010 del 10
novembre 2010 consid. 2.2; I 859/05 del 10 maggio 2006; I 222/02 del 19
dicembre 2002 consid. 5.1).

                                         

                                         Nel
caso in esame, si tratta quindi di esaminare la situazione esistente
nell’aprile 2013 (momento in cui è stata emanata la decisione impugnata;
secondo giurisprudenza, la decisione contestata delimita dal punto di vista
temporale il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali; cfr. DTF
132 V 215 consid. 3.1.1 p. 220 con riferimenti) e di valutare se l’assicurato
presentava, a quell’epoca, un’invalidità di grado pensionabile, circostanza che
l’Ufficio AI ha negato, escludendo in sostanza che sia
subentrato un peggioramento delle condizioni di salute tali da giustificare il
mantenimento del diritto alla rendita e questo per i motivi che seguono.

                                      

                             2.10.   Già
è stato detto (cfr. consid. 2.5) che l’amministrazione ha – incontestatamente –
ammesso che lo stato di salute dell’assicurato è rimasto, quanto a diagnosi e
stato delle patologie e, soprattutto, effetti sulla capacità lavorativa,
sostanzialmente invariato rispetto a quello indagato nel 2004 all’epoca
dell’iniziale decisione di rendita. Medicalmente viene in effetti confermato,
dall’assicurato e dai medici curanti e del SMR (cfr. doc. AI104, 109, 121), uno
stato clinico stabile ed in considerazione del tipo di patologie esistenti e
del tempo intercorso miglioramenti non sono da attendere. 

                                         Restano
quindi ancora valide le conclusione tratte dal perito dr. __________ nella perizia
allestita il 3 dicembre 2002, internista e reumatologo, per il quale, poste le
diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di periartropatia cronica
alla spalla dx su stato dopo plastiche cutanee dopo intervento per lussazione e
stato dopo shaving artroscopico, aveva concluso che, data una leggera
limitazione nello svolgimento di lavori ripetitivi con le braccia sollevate,
l’assicurato poteva ancora svolgere la sua attività attuale di
panettiere-pasticcere con una parziale limitazione, valutabile attorno al
20-30% e giustificabile con la difficoltà ad eseguire per lungo tempo lavori
con le braccia al di sopra del cintolo scapolare. Tuttavia in qualsiasi
attività lavorativa che non richieda di dover sollevare ripetutamente pesi al
di sopra del cintolo scapolare oppure che non richieda lavori ripetitivi con le
spalle sollevate (per esempio come  gerente di un locale bar paninoteca)
l’assicurato era da considerare abile in misura completa (doc. AI 67/8-9).

                                         

                                         A
ragione quindi l’Ufficio AI ha ritenuto la situazione invariata dal profilo medico,
con una capacità lavorativa del 75% nell’attività di panettiere e del 100% in
attività lavorative compatibili.

Abbondanzialmente deve essere
osservato che la capacità lavorativa dell’assicurato nell’illustrata misura
risulta tra l’altro confermata dal fatto che in corso di causa è emerso che dal
marzo 2014 egli ha iniziato con successo un’attività lavorativa a tempo pieno
presso il panificio della __________ quale “collaboratore specializzato
macchine e impianti” (doc. XIV).

 

                                         Dal
profilo economico, riguardo alla determinazione del grado di invalidità –
aspetto rimasto sostanzialmente incontestato - richiamato l’art. 16 LPGA e
quanto già esposto al consid. 2.3 che precede, questo Tribunale, constatato che
l’assicurato conserva una capacità lavorativa residua del 75% nella sua
precedente attività di panettiere, nella quale è quindi in grado di conseguire,
mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua, un reddito corrispondente
al 75% del reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), ritiene che
l’incapacità lucrativa del ricorrente ammonti al 25% (sul cosiddetto raffronto
percentuale dei redditi cfr. DTF 114 V 310 consid. 3a e riferimenti ivi
menzionati; cfr., fra le tante, STF 9C_856/2010 del 27 giugno 2011, 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, 9C_776/2007
del 14 agosto 2008), percentuale che non dà diritto ad una rendita
d’invalidità.

 

                                         Va
qui rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19
marzo 2009, ha ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al
lavoro al massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre
attività, presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione
l'Alta Corte è arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un
assicurato inabile al lavoro al 50% nella sua professione; in una sentenza 9C_396/2009
del 12 febbraio 2010 per un’assicurata inabile al lavoro al 40% nella sua professione;
in una sentenza 9C_444/2009 del 16 settembre 2009 per un assicurato inabile al
lavoro al 50% sia nella sua precedente professione che in altre attività. Ad un’analoga
soluzione è giunta l’Alta Corte anche nella sentenza 9C_396/2009 del 12
febbraio 2010, concernente un’assicurata inabile al lavoro al 40% nella sua professione.

                                         

                                         Il
TCA rileva che, del resto, allo stesso risultato è giunta l’amministrazione nella
decisione impugnata (cfr. anche gli scritti 14 e 21 gennaio 2014 dell’Ufficio
AI, doc. VIII e IX), dopo avere effettuato il raffronto dei redditi tra quanto
l’interessato avrebbe potuto guadagnare da valido, aggiornando al 2010 il
reddito da indipendente nel 2003 (considerando correttamente come l’assicurato
fosse indipendente al momento dell’insorgenza del danno alla salute; sul
principio per cui secondo il TF è ammissibile di principio un raffronto
tra redditi da attività dipendente con redditi da attività indipendente se sono
disponibili dati fiscali attendibili: cfr. sopra al consid. 2.3 e STFA I 543/03
del 27 agosto 2004; cfr. anche doc. IX/1) con quanto egli
potrebbe ancora conseguire, da invalido, nonostante il danno alla salute (vale
a dire fr. 55'176 nel 2010, calcolati sulla base dei dati statistici relativi alla
professione di panettiere – divisione economica 15, livello di
qualifica 3 - cui è poi
stata applicata una riduzione per motivi medici del 25%), ottenendo un grado di
invalidità del 35%. Nelle osservazioni del  21 gennaio 2014 l’amministrazione
ha con pertinenza rilevato che non si otterrebbe un grado di invalidità
pensionabile nemmeno considerando i dati statistici aggiornati, sempre riferiti
all'attività abituale di panettiere (divisione economica 10 “industria
alimentare”, livello 3 ossia “conoscenze professionali specializzate”). In
effetti in tale ipotesi ne risulterebbe un importo secondo le RSS, TA1, uomini,
di fr. 70'921.-. Applicando una riduzione del 25% a causa dell’incapacità lavorativa
medicalmente giustificata, si otterrebbe un importo quale reddito da invalido
di fr. 53'190.75 che, raffrontato al reddito da valido di fr. 77'048.--,
porterebbe ad un grado d'invalidità del 31%, insufficiente per il riconoscimento
di una rendita di invalidità ((77'048 – 53'190) x 100 : 77'048; doc. IX).

                                         

                                         Ribadito
anche come il ricorrente non abbia in proposito formulato contestazione alcuna,
questa Corte non vede motivo per non confermare detta valutazione economica.

 

                                         In
conclusione merita dunque conferma la decisione impugnata, malgrado la
sostituzione dei motivi. Ritenuto in effetti che, in base ad una corretta
valutazione, l’assicurato non avrebbe avuto diritto ad una rendita in quanto il
grado d’invalidità non era pensionabile, il diritto al quarto di rendita deve
essere soppresso, in via di riconsiderazione, con validità “pro futuro”,
ritenuto come il diritto a prestazioni deve esser negato, in assenza di un
grado di invalidità pensionabile, sino al momento determinante della decisione
impugnata. 

 

                             2.11.   Il
5 novembre 2014 il ricorrente ha chiesto al TCA di ordinare un consulto medico
per “valutare la mia situazione di salute” (doc. XV).

                                         Al
proposito va ribadito che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre
prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47
n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF
122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con
riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29
cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non è necessario procedere ad
altri accertamenti medici.

                                         

                             2.12.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per  fr. 500.-- sono poste a carico del
ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese, per complessivi fr. 500.--, sono a carico del
ricorrente.                               

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Fabio
Zocchetti