# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9d139441-07b6-5116-9048-ac4734dff41f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-02-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.02.2015 32.2014.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-8_2015-02-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.8

  32.2014.9

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  2 febbraio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 7 e del 9 gennaio 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 20 e 28 novembre 2013 emanate da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1967, da
ultimo attiva quale responsabile e vice-gerente di esercizi pubblici, in data
26 gennaio 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni
AI per adulti per le conseguenze di un infortunio avvenuto il 9 giugno 2008
(caduta dalle scale) (doc. AI 1-1/7).

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso, in particolare una valutazione economica per
l’attività professionale indipendente (doc. AI 31-1), l’Ufficio AI con la
decisione del 22 settembre 2011 (doc. AI 35-1), cresciuta incontestata in
giudicato, ha attribuito all’assicurata una rendita intera (grado 100%) dal 1°
giugno 2009, ma versata unicamente dal 1° agosto 2009, ex art. 29 cpv. 1 LAI.

 

                               1.3.   In sede di revisione della
rendita, avviata nel maggio del 2012, l’Ufficio AI ha predisposto nuovi
accertamenti medici e economici. In particolare, l’UAI unitamente
all’assicuratore infortuni, ha sottoposto l’assicurata ha investigazioni
durante il periodo maggio-giugno 2013 al termine delle quali – dopo
rivalutazione medica ed economica – con la decisione del 20 novembre 2013 (doc.
AI 85-1), preavvisata con progetto del 2 ottobre 2013 (doc. AI 83-1), ha
soppresso la rendita intera, con decorrenza retroattiva al 1° ottobre 2012.

 

                               1.4.   Contro questa decisione
l’assicurata, patrocinata dall’avv. RA 1 dello Studio legale __________, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della
decisione impugnata e il ripristino della rendita intera d’invalidità (doc. I).

 

                                         L’insorgente ha contestato
il rapporto investigativo del 12 luglio 2013 che avrebbe evidenziato un “comportamento
simulatorio” dell’assicurata. In primo luogo, secondo l’avv. RA 1, la
ricorrente assume costantemente morfina e antidolorifici che le permettono di
svolgere determinati movimenti. Inoltre non risultano attendibili le
conclusioni del rapporto che si basa su “un’osservazione avvenuta in modo
irregolare e su un breve periodo” (doc. I).

 

                                         Il rappresentante di RI 1
ha poi precisato che le attività svolte da quest’ultima non contrastano con
quanto da lei sempre descritto. Inoltre la sorveglianza è limitata a momenti in
cui l’assicurata si trova in pubblico: “Non pare corretto recriminare alla
stessa di presentarsi ben curata e sorridente agli occhi di terzi per sostenere
che l’assicurata sta certamente simulando. È d’altronde facoltà di ogni singolo
decidere come comportarsi in pubblico, magari anche fingendo di stare meglio
rispetto a quanto non sia in realtà” (doc. I, pag 6).

 

                                         L’avv. RA 1 ha contestato
anche la valutazione medica del Servizio Medico Regionale (SMR) dell’AI
influenzata – a suo dire – dalle risultanze del rapporto investigativo (doc. I,
pag. 7).

                                         L’insorgente facendo
riferimento alla decisione dell’assicuratore __________ – anch’essa contestata
- ha concluso che l’inabilità lavorativa è stata accertata dal perito, Dr. __________,
successivamente al mese di ottobre 2012, mentre il nesso di causalità è
ritenuto estinto dopo la valutazione del 22 luglio 2013. Prima del mese di
maggio 2013 (inizio della sorveglianza) non sussiste alcuna prova che
l’assicurata abbia percepito indebitamente delle prestazioni (doc. I, pag.
7/8).

 

                                         L’insorgente ha concluso
ribadendo le proprie contestazioni nei confronti della valutazione del Dr. __________
e del rapporto di sorveglianza. A fronte di uno stato di salute invariato non
vi sono pertanto motivi di revisione della decisione del 22 settembre 2011
(doc. I, pag. 8).

 

                               1.5.   In risposta, l’Ufficio AI ha
confermato la decisione impugnata e postulato la reiezione integrale del
gravame. A mente dell’amministrazione, la sorveglianza effettuata nei confronti
dell’assicurata è conforme alle esigenze della giurisprudenza, sia dal profilo
della base legale (art. 59 cpv. 5 LAI) che dell’interesse pubblico
preponderante e della proporzionalità. 

                                         La documentazione video
unitamente alle valutazioni del Dr. __________ e del Dr. __________ del SMR
hanno permesso all’UAI di stabilire con correttezza i limiti funzionali
dell’assicurata (doc. IV+1). 

 

                                         Per quanto riguarda la
farmacoterapia assunta da RI 1, secondo l’UAI è idonea e non sovra-dosata. I
farmaci assunti sono atti mantenere la sua ritrovata capacità al guadagno e
pertanto, in virtù dell’obbligo di ridurre il danno, l’amministrazione ritiene
esigibile che l’assicurata continui ad assumere tali antidolorifici (doc.
IV+1).

 

                                         L’UAI ha confermato la
valutazione medica del SMR (Dr. __________) che ha concluso per una riduzione
del 20% del rendimento nella sua attività abituale, ma piena capacità
lavorativa in attività adatte. Il miglioramento dello stato di salute è altresì
confermato dalla modifica delle limitazioni funzionali (doc. IV+1).

 

                                         Nell’allegato di risposta,
l’UAI ha quindi confermato la soppressione retroattiva della rendita ai sensi
dell’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI, avendo l’assicurata contravvenuto al suo
obbligo di informare l’amministrazione, in merito all’attività lavorativa
svolta per la RSI (art. 77 OAI) (doc. IV+1).

 

                                         L’UAI ha pure prodotto lo
scritto e-mail del 20 gennaio 2014 della __________, in cui vengono comunicati
i giorni in cui l’assicurata ha lavorato per l’ente radiotelevisivo (doc. IV+1).

 

                                         L’amministrazione ha rilevato
che, in assenza di un convalidato miglioramento dello stato di salute da parte
di questa Corte, nel caso fossero realizzati i presupposti di una revisione, ex
art. 53 cpv. 1 LPGA, il termine inizierebbe a decorrere al più presto dal 12
luglio 2013 (data del rapporto di sorveglianza) (doc. IV+1).

 

                                         L’UAI ha infine postulato
la congiunzione della vertenza di soppressione retroattiva delle prestazioni
con quella di restituzione (doc. IV+1).

 

                               1.6.   In data 5 marzo 2014 l’insorgente
ha prodotto i certificati medici del Dr. __________ e del Dr. __________ (doc.
VIII).

 

                                         Il doc. VIII e gli
allegati sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. IX).

 

                               1.7.   Il 7 marzo 2014 l’Ufficio AI
ha trasmesso al TCA la decisione su opposizione del 24 febbraio 2014
dell’assicuratore __________ (doc. X+1).

 

                               1.8.   Il doc. X e l’allegato sono
stati inviati al legale dell’assicurata per osservazioni (doc. XI).

 

                               1.9.   L’UAI, dopo aver sottoposto
la nuova documentazione medica al vaglio del SMR, si è riconfermato nel proprio
provvedimento (doc. XII+1).

 

                                         Il doc. XII e l’allegato
sono stati inviati allo RA 1 per conoscenza (doc. XIII).

 

                             1.10.   La rappresentante di RI 1 ha
presentato le proprie osservazioni il 20 marzo 2014 (doc. XIV).

 

                                         Il doc. XIV è stato
inviato all’UAI per conoscenza (doc. XV).

 

                             1.11.   Fondandosi sulla decisione di
soppressione della rendita del 20 novembre 2013 (doc. AI 85-1), con la
decisione del 28 novembre 2013 l’Ufficio AI ha emesso un ordine di restituzione
per fr. 16'920.--,  corrispondenti alle prestazioni indebitamente riscosse nel
periodo di tempo compreso tra il 1° ottobre 2012 e il 30 settembre 2013 (doc.
AI 86-1, inc. 32.2014.9).

                             1.12.   Anche questa decisione è stata
impugnata dalla ricorrente con il ricorso del 9 gennaio 2014 (doc. I, inc. 32.2014.9).

 

                             1.13.   In risposta l’UAI ha postulato
la reiezione del ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (doc. IV; inc.32.2014.9).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   Secondo l’art. 51 Lpamm -
disposizione applicabile in virtù del rinvio di cui all’art. 31 della Lptca -,
quando siano proposti davanti alla stessa autorità più ricorsi il cui fondamento
di fatto sia il medesimo, l’autorità può ordinare la congiunzione delle istruttorie,
decidere i ricorsi con una sola decisione o sospendere una o più procedure in
attesa della istruzione o della decisione delle altre.

 

                                         Sia
la ricorrente che l’Ufficio AI hanno postulato la congiunzione delle due
procedure ricorsuali (cfr. doc. I e IV, inc. 32.2014.9).

 

                                         Nella
concreta evenienza, visto che i ricorsi sono presentati dal medesimo
insorgente, che sono diretti contro due decisioni emesse da un’unica autorità e
che sussiste una connessione tra le due pronunzie, per economia processuale le
procedure ricorsuali sono congiunte in un unico procedimento giudiziario (DTF
128 V 124 consid. 1; SVR 2005 AHV N. 15 p. 48; STFA C 23/04 e C 26/04 del 26
agosto 2005).

                                      

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto del contendere è in
primo luogo la questione a sapere se l’Ufficio AI era legittimato oppure no a
sopprimere, in via di revisione, la rendita intera di invalidità, di cui era al
beneficio RI 1.

 

                                         Secondo l’art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in
vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una
rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono
invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a
un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito
ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che
avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del
TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al
momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido
e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute
fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione
su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V
222, cfr. anche cfr. STFA inedite
26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Va poi ricordato che, secondo
la giurisprudenza del TFA, nei casi in cui il calcolo dei
redditi risulti particolarmente difficile, occorre che la graduazione
dell’invalidità avvenga, ispirandosi al metodo specifico applicabile alla
persone non esercitanti un’attività lucrativa (art. 27 OAI), eccezionalmente
secondo il metodo straordinario.

                                         Capita
in particolare nel caso di indipendenti, dove un calcolo sufficientemente
preciso dei redditi da porre a confronto sia escluso (Pratique VSI 1998 p. 121;
pag. 255; SVR 1996 IV Nr. 74 p. 213ss. consid. 2b; RAMI 1996 p. 36 consid. 3b e
3c; DTF 104 V 137 consid. 2c; DTF 97 V 57; DTF 104 V 139;
DTF 105 V 154ss consid. 2a; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Losanna
1995, p. 456).

                                         L’invalidità è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento
nella situazione concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 pag.
121s; Valterio, op. cit., p. 199). Perciò l’invalidità
sarà valutata considerando le ripercussioni economiche dovute alla riduzione
del rendimento sulla situazione concreta dove si svolge l’attività
dell’assicurato divenuto invalido (DTF 105 V 151). 

                                         In
tal caso si procede a paragonare le attività svolte prima e dopo la
sopravvenienza del danno alla salute, riferendosi al metodo specifico applicato
a coloro i quali non svolgono attività lucrativa (art. 27 OAI; Pratique VSI
1998 p. 122 consid. 1a). La differenza sostanziale tuttavia con quest’ultimo
metodo consiste nel fatto che il grado di invalidità non viene stabilito
direttamente sulla base del raffronto tra le attività. Dapprima, infatti, sulla
base di tale raffronto, si constata l’impedimento dovuto al danno, poi si
valutano gli effetti di tale impedimento sull’incapacità di guadagno (metodo
straordinario; Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a; SVR 1996
IV Nr. 74 p. 213ss consid. 2b; DTF 105 V 151, 104 V 138). Una
determinata limitazione della capacità produttiva funzionale può, non deve tuttavia
forzatamente, produrre una perdita di guadagno della medesima entità (Pratique
VSI 1998 pag. 123 consid. 1a).

 

                                         Se si volesse, nel caso di
persone attive, fondarsi esclusivamente sul risultato ottenuto dal confronto
delle attività, si violerebbe il principio legale secondo cui per questa
categoria di assicurati l'invalidità deve essere stabilita in base
all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2; VSI
1998 pag. 122 consid. 1a e pag. 257 consid. 2b; cfr. in particolare STFA
inedite del 27 agosto 2004 in re I, I 543/03 e del 12 maggio 2004 nella causa
T., I 540/02).

 

                                         Secondo giurisprudenza
infine, il metodo straordinario è spesso applicato alle persone con attività
lucrativa indipendente o comunque nei casi in cui anche solo uno dei redditi
determinanti per il raffronto non può essere accertato o stimato in maniera
affidabile (STFA I 543/03 del 27 agosto 2004 in re I, consid. 4.3 e STFA I 224/01 del 22 ottobre 2001, consid. 2b; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 205).

 

                                         Nel caso di un indipendente, il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale
federale) ha precisato che il solo raffronto tra l’utile realizzato prima e
quello conseguito dopo l’incidente, non conduce a conclusioni affidabili per
quel che riguarda la perdita di guadagno che dipende dall’invalidità. In
effetti, troppi fattori influenzano gli utili di un’azienda, come ad esempio la
situazione congiunturale e la situazione concorrenziale, di conseguenza le
oscillazioni sono dovute anche ad aspetti estranei all’invalidità.

                                         Di
conseguenza il TFA ha stabilito che i soli documenti contabili non sono dei
mezzi idonei a stabilire in maniera affidabile i redditi ipotetici (RAMI 1996
p. 34, p. 36 consid. 3b; DTF 104 V 137 consid. 2c).

 

                               2.4.   Per quanto attiene l’esame
delle conseguenze del danno alla salute dal profilo economico e, quindi, la
determinazione del grado di inabilità, richiamato l’art. 16 LPGA e quanto già
esposto ai consid. 2.2. e 2.3. che precedono, va ricordato che l'invalidità nell'ambito delle
assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico
e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). 

                                         I
dati economici risultano pertanto determinanti. 

                                         Al
medico compete la valutazione dello stato di salute del peritando, della misura
e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace al lavoro. Il medico
stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute limita l’interessato
nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita in particolare alle
funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo la sua esperienza di
vita entrano in linea di conto nel caso concreto (Meyer-Blaser, op. cit., p.
227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143 consid. 2, 114 V 314 consid.
3c).

                                         D’altro canto compito
dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base alle informazioni
del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività lavorative
ancora concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, op. cit., p.
228, Omlin, Die Invalidità in der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo
1995, p. 201).

                                         In particolare, al fine di
determinare l'incapacità al guadagno mediante il metodo ordinario di cui
all’art. 16 LPGA, occorre porre in confronto il reddito che l'assicurato
avrebbe conseguito senza il danno (reddito da valido) con quello risultante
dalle attività esigibili nonostante il danno alla salute (reddito da invalido).
Determinante per il raffronto dei redditi ipotetici è il momento dell'inizio
dell’eventuale diritto alla rendita, tenuto conto che l'amministrazione deve considerare
inoltre eventuali rilevanti modifiche dei redditi di riferimento intervenute
sino all'emanazione della decisione contestata (cfr. consid. 2.3.).

                                         In ogni modo, ai fini dell'accertamento dell'invalidità ci si
deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci
dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta di posti di lavoro e
un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità professionali,
intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto teorico e astratto
(DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, op cit. p. 212). Un assicurato non può
pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di trovare un posto di
lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

                                      

                                         Va
ancora la pena di rilevare che, secondo la giurisprudenza del TFA, per
accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità (reddito
da valido) è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza
preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del
diritto alla rendita, se fosse sano (STFA I 782/03 del 24 maggio
2006; STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio
2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con
riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere
fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che
l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze
professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato
avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi
ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96
V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid.
3b). Considerato come di regola bisogna presumere che senza il danno alla
salute l’assicurato avrebbe continuato la precedente attività, decisivo risulta
di regola l’ultimo guadagno conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente
all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000 n. U 400 p. 381 e riferimenti). 

                                         Per quel che concerne la
determinazione del reddito di un indipendente, si deve tener conto in
particolare delle attitudini professionali e personali e del genere di attività
della persona assicurata, come pure della situazione economica e dell'andamento
della sua azienda (RCC 1961 pag. 338) prima dell'insorgere dell'invalidità. In
mancanza di dati affidabili, il reddito medio o il risultato d'esercizio di
aziende simili possono fungere da base per valutare il reddito ipotetico (RCC
1962 pag. 125). Il reddito di tali aziende non può tuttavia essere equiparato
direttamente al reddito ipotetico senza invalidità (RCC 1981 pag. 40). In tutti
i casi deve essere fatta astrazione del reddito che non proviene dall'attività
personale dell'assicurato, come il good-will, l'interesse derivante dal
capitale investito o la parte di reddito attribuibile alla collaborazione di famigliari
(RCC 1971 pag. 432; cfr. Valterio op. cit., pag. 206; Peter, Die Koordination
von Invalidenrenten, Zurigo 1997 pag. 65 e il marginale 3030 della Circolare
sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità
(CIGI) edita dall’UFAS, nella versione in vigore dal 1° gennaio 2000; cfr. al
riguardo anche STCA del 29 ottobre 2003, inc. 32.2002.154, STCA del 27 ottobre
2003, inc. 32.2003.15).

 

                                         Per quel che concerne
invece il reddito da invalido, lo stesso deve essere determinato sulla base della situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (cfr. DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché come nel caso in esame l'assicurato non ha
intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da
contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può
essere ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro (Pratique VSI 2002 pag. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione
percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze,
può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc,
recentemente confermato in Pratique VSI 2002 pag. 64).

 

                               2.5.   Il
TFA ha già avuto modo di affermare l’ammissibilità di principio di un raffronto
tra redditi da attività indipendente con redditi da dipendente (STFA I 543/03
del 27 agosto 2004). 

 

                                         Tale
modo di operare è segnatamente stato avallato nei casi in cui sono disponibili
dati fiscali attendibili (cfr. sentenza citata). 

                                         Inoltre
alla luce del principio generale applicabile anche nel diritto
delle assicurazioni sociali, per il quale all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre
il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e
riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572) e, quindi, anche l’obbligo di
intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior
modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente
mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi
citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg).

                                         In talune circostanze si può dunque richiedere ad un assicurato
indipendente di intraprendere un’attività dipendente.  

                                         Questo avviene allorché
egli può mettere a miglior frutto la sua residua capacità lavorativa e quando
tale cambiamento di professione - tenuto conto dell’età, della durata
dell’attività svolta, della formazione, della tipologia dell’attività sin qui
esercitata e della situazione professionale - sia ragionevolmente esigibile. Se
ciò si avvera, l'esigibilità di un cambiamento di professione va ammessa e il
libero professionista può essere trattato, ai fini della valutazione del suo
reddito da invalido, come se avesse rinunciato alla propria attività indipendente
(cfr. STFA inedite 27 agosto 2004 in re I, I 543/03, consid. 4.3 e del 22
ottobre 2001 in re W., I 224/01, consid. 3b/bb). In tal caso per stabilire
l'invalidità vengono computate quelle entrate che egli potrebbe percepire
tramite un'attività lavorativa dipendente adeguata al danno alla salute.

 

                                         Ad esempio l’Alta Corte
aveva ritenuto esigibile un cambiamento di professione da agricoltore indipendente
in un’attività dipendente adeguata (ZAK 1983 pag. 256; STFA I 38/06 del 7
giugno 2006, consid. 3.2 con riferimenti di giurisprudenza). Vedi anche STFA I
761/04 del 14 giugno 2005, dove il TFA ha confermato l’esigibilità di un
cambiamento professionale da custode indipendente di diversi immobili. 

                                         Nella STFA I 782/03 del 24
maggio 2006, pubblicata in RtiD II-2006, pag. 214, il reddito ipotetico senza
il danno alla salute conseguibile da un’assicurata di professione parrucchiera
con attività lucrativa indipendente, che quando è rimasta vittima di due
incidenti della circolazione aveva avviato da poco il proprio esercizio,
non poteva essere determinato fondandosi sull’evoluzione che l’azienda avrebbe
avuto se non fosse subentrata l’invalidità, in quanto i dati contabili a
disposizione erano pochi e inattendibili. Pertanto, esso è stato correttamente
accertato sulla base di un esame comparativo dei redditi conseguiti da aziende
simili nella regione. Il reddito da invalida è poi stato ottenuto facendo capo
alla situazione salariale concreta dell’assicurata quale assistente di cura.
Siccome i due redditi di riferimento sono stati determinati in maniera
attendibile secondo il metodo ordinario, l’invalidità dell’assicurata non
doveva essere stabilita secondo il metodo straordinario.

 

                                         Per altri
casi in cui, invece del metodo straordinario, è stato applicato il normale
confronto dei redditi utilizzando i dati statistici ed esigendo dall'assicurato
il passaggio ad un'attività dipendente cfr. STF 9C_335/2007 e STF 9C_13/2007.

 

                               2.6.   Se il grado d'invalidità del
beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in modo rilevante
sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA).
La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile
modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato
stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti
che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della
grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o
d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura
rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine,
prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi
invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o
perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel
capoverso 3.

 

                                    Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non
soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con
effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991
nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                     La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994
nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che
le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una
modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.

 

                                         D'altra parte la modifica
deve essere notevole, non tanto da un punto di vista astratto, ma piuttosto in
relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni caso la revisione
della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla pronuncia della
decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente mutata. Non
basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta, sia
giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a; STFA 29
aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per stabilire in concreto
se vi è motivo di revisione, da un punto di vista temporale vanno in
particolare paragonati i fatti esistenti al momento della decisione formale
iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia della nuova
decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid. 2 con
riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).

 

                                         Circa gli effetti della modificazione
di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un assegno per grandi
invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la
soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto
il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della
decisione.

 

                               2.7.   In una
sentenza U 161/01 del 25 febbraio 2003, parzialmente pubblicata in DTF 129 V
323 - concernente un'assicurata sottoposta a video-sorveglianza da parte
dell'assicuratore privato di responsabilità civile, mezzo di prova
successivamente utilizzato dall’INSAI -, l'Alta Corte ha riconosciuto la
legittimità di principio della sorveglianza.

 

                                         Con un successivo giudizio
del 20 marzo 2006, pubblicato in DTF 132 V 241, l’Alta Corte federale ha
precisato che qualora un assicuratore RC privato ha incaricato un detective di
sorvegliare una persona, l’art. 43 cpv. 1 in relazione con l’art. 61 lett. c LPGA costituiscono la base legale per l’utilizzazione dei relativi mezzi di prova
(video-registrazioni e rapporti di sorveglianza) da parte dell’INSAI (o di un
altro assicuratore LAINF).

 

                                         Infine, nella DTF 137 I
327 consid. 5, il Tribunale federale ha deciso che la sorveglianza della
persona assicurata da parte di un detective privato nella sfera privata
liberamente visibile a ognuno (ad esempio, il balcone) é permessa, a condizione
che sia oggettivamente necessaria, come pure ragionevole dal profilo temporale
e materiale. È consentita un’osservazione che riguarda lo svolgimento di
attività quotidiane senza particolare legame con la sfera privata (ad esempio,
la pulizia del balcone oppure il trasporto di sacchetti della spesa). Secondo
il considerando 6 della sentenza succitata, le videoregistrazioni che mostrano
la persona assicurata impegnata in attività quotidiane su un balcone
liberamente visibile, non violano l’art. 179quater CP. 

 

                                         La giurisprudenza appena
citata, sviluppata in ambito di assicurazione per l’invalidità, si applica per
analogia anche in quello dell’assicurazione contro gli infortuni (cfr. STF
8C_830/2011 del 9 marzo 2012 consid. 6.2).

 

                                         Le risultanze di
un’accurata sorveglianza possono di principio costituire una base sufficiente
per decidere in merito allo stato di salute e alla capacità lavorativa della
persona assicurata (cfr. DTF 137 I 327 consid. 7.1 e STF 8C_830/2011 succitata
consid. 7.1). 

 

                                         Su questo tema e più in
generale su quello degli abusi nel settore delle assicurazioni sociali, si veda
pure D. Cattaneo, “Assicurazioni sociali: alcuni temi d’attualità”, in
Rivista ticinese di diritto, I-2004, p. 228-243, in particolare p. 232. e "Les expertises en droit des assurances sociales" in CGRSS N°
44-2010 pag. 105 seg. (147-155).

 

                               2.8.   Con la decisione del 22
settembre 2011 l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurata una rendita intera dal
1° giugno 2009, ma versata dal 1° agosto 2009, ex art. 29 cpv. 1 LAI, sulla
base delle perizie del 22 dicembre 2008 e del 20 giugno 2011 del Dr. __________,
svolte per conto dell’assicuratore infortuni __________, del rapporto medico del
16 dicembre 2009 del Dr. __________ (doc. AI 39-1) e di quello, datato 6
dicembre 2010, del Dr. __________ del SMR (doc. AI 25-1).

 

                                         Il 22 dicembre 2008 il Dr.
__________, spec. FMH in chirurgia e esperto in medicina infortunistica, ha
diagnosticato “esiti di infortunio in data 9 giugno 2008 in seguito al quale la paziente subì: • trauma contusivo della colonna
lombosacrale con protrusione discale L4/5 e compressione della radice di L4
bilaterale, trattato conservativamente”. Il perito ha poi indicato che “permangono
algie notevoli e sensazioni di debolezza ad entrambe gli arti inferiori” e
certificato un’inabilità lavorativa completa dal 12 giugno 2008 (doc. LAINF
7-4).

 

                                         Il medico del SMR, Dr. __________,
in data 6 dicembre 2010 ha posto la medesima diagnosi del perito della __________
e indicato un’inabilità lavorativa per ogni attività dal 12 giugno 2008 come
conseguenza dell’evento infortunistico e in assenza di patologie
extrainfortunistiche. Vi è inoltre una limitazione funzionale a livello dorsale
e agli arti inferiori per sindrome algica invalidante (doc. AI 25-1).

 

                                         Da parte sua, il Dr. __________,
spec. FMH in fisiatria e riabilitazione e primario della Clinica __________ di __________,
nel rapporto del 16 dicembre 2009 ha posto la diagnosi di “Lombocruralgia
cronica in: • pregresso trauma contusivo della colonna lombosacrale del
9 giugno 2008; • protrusione L4-L5 anulare con rottura dell’anello
fibroso e contatto a compressione delle radici L4 bilaterali, non alterazioni
degenerative nel tratto lombosacrale (MR 13.10.2008); • esiti di diverse
infiltrazioni mirate, senza beneficio durevole (OSG)” (doc. LAINF 39-1).

 

                                         Il Dr. __________ ha
constatato “un’articolarità diminuita di 1/3 in tutte le direzioni a livello
toracico, mentre a livello L/S ridotta di 1/3 nella flesso/estensione (DDS 40 cm) e nelle rotazioni e di 2/3 nelle lateroflessioni con maggior dolore riferito verso ds”
(doc. LAINF 39-2).

 

                                         In data 20 giugno 2011 il
Dr. __________ ha ripreso la diagnosi indicata nel precedente rapporto e
rilevato che “permangono sindrome algica alla stazione eretta, impossibilità
alla deambulazione oltre i 200 metri con pseudo blocchi articolari associati a
dolori continui; la paziente necessita inoltre di cambiare la posizione seduta.
Non vi è una chiara sintomatologia neurologica e la sintomatologia potrebbe
evocare una eventuale instabilità segmentaria L4-L5”. Il perito ha quindi
certificato un’inabilità lavorativa completa (doc. AI 51-4).

 

                                         Nell’ambito
della procedura di revisione avviata nel mese di maggio del 2012 (doc. AI
41-1), l’Ufficio AI ha acquisito agli atti, in particolare le perizie del Dr. __________
del 31 dicembre 2012 (doc. LAINF 57-1) e del 22 luglio 2013 (doc. LAINF 65-1).

 

                                         Nella valutazione del 31
dicembre 2012 (visita del 29 ottobre 2012) il perito della __________ ha posto
la diagnosi di “esiti di infortunio in data 9 giugno 2008 in seguito al quale la paziente subì: • trauma contusivo della colonna
lombosacrale, trattato conservativamente” e quale diagnosi collaterali il
sanitario ha indicato: “sindrome lombo-vertebrale cronica con irradiazione
spondilogena prevalentemente verso sinistra; discopatia L4-L5 non compressiva;
status dopo blocco iperalgico lombare del 22.2.2012 con irradiazione
spondilogena all’arto inferiore sinistro, ricovero all’Ospedale __________ di __________
dal 1.3 all’8.3.2012 pr terapia antalgica” (doc. LAINF 57-5).

 

                                         Il Dr. __________ ha
rilevato una “sintomatologia enorme e sempre più o meno presente di base,
alternate ad accentuazioni, recrudescenze e blocchi iperalgici enormi che non
trovano un correlato con le indagini strumentali e radio-strumentali”.
Egli ha quindi consigliato un approfondimento di tipo neurologico (doc. LAINF
57-5, la sottolineatura è del redattore).

                                         

                                         L’esame neurologico è
stato quindi effettuato dal Dr. __________, spec. FMH in neurologia, in data 23
gennaio 2013 (rapporto dele 24 gennaio 2013) il quale ha riscontrato uno stato
neurologico del tutto nella norma senza segni clinici di una radicolopatia
lombare o di una neuropatia periferica. Lo specialista ha quindi concluso non
trovando “un’apparente causa neurologica dei dolori e disturbi accusati
dalla paziente” (doc. LAINF 61-2).

 

                                         Il Dr. __________ ha
visitato nuovamente la paziente in data 25 giugno 2013 e nel rapporto del 22
luglio 2013 ha concluso indicando quanto segue:

                                         

" (…)

l'infortunio occorso all'assicurata il 9 giugno 2008
non ha causato in maniera chiara e dimostrabile, tramite tutti gli esami
strumentali eseguiti, delle lesioni post-traumatiche pratico effettive.

La sintomatologia lamentata dalla paziente non
trova un riscontro obiettivabile nei riscontri strumentali eseguiti e neppure
dalle molteplici terapie finora eseguite.

In sostanza vi sono dolori in sede lombare,
prevalenti in sede paralombare sinistra che, talvolta, si irradiano agli arti
inferiori a fronte di un riscontro neurologico perfettamente normale (vedi
referto Dott. __________ relativo la visita eseguita il 23.1.2013) e a fronte
di esami radio strumentali (in particolare risonanze magnetiche) che non hanno
mai documentato effettive compressioni radicolari od un peggioramento della
discopatia L4-L5, così come nessuna

alterazione pratico effettiva a livello delle
faccette interapofisarie posteriori lombari.

Alla luce di quanto sopra riassunto, non trovando
una motivazione chiara ed evidente di natura post-traumatica che possa
giustificare la sintomatologia lamentata dalla paziente, un nesso di causalità
naturale fra l'infortunio del 9 giugno 2008 e la situazione attuale non può
essere più ulteriormente riconosciuto e per il futuro deve essere negato. Il
caso, ai sensi Lainf, deve essere ritenuto chiuso a tutti gli effetti.” (doc.
LAINF 65-5, la sottolineatura è del redattore).                               

 

                               2.9.   Dalla decisione impugnata
emerge che l’Ufficio AI e l’assicuratore infortuni __________ sono venuti a
conoscenza che RI 1 ha partecipato in numerose occasioni alla trasmissione
televisiva “__________” della __________ (puntate andate in onda nel mese di
febbraio e marzo 2013) rimarcando “delle incongruenze tra il comportamento
osservato e la gravità delle affezioni” (doc. AI 85-1).

 

                                         L’UAI e la __________
hanno quindi ordinato il pedinamento di RI 1 da parte di un’agenzia privata
d’investigazioni.

                                         

                                         I pedinamenti hanno avuto
luogo nei giorni del 28 maggio, 2 giugno, 25 giugno e 30 giugno 2013.
All’inserto figurano il resoconto scritto di questi pedinamenti e sei dvd (doc.
AI 82-1).

 

                                         La documentazione appena
citata mostra l’assicurata (l’identità della persona oggetto di pedinamento non
è in discussione), uscire di casa, mettersi al volante, guidare il veicolo,
rimanere in stazione eretta prolungata per oltre 1 ora e ¾, mantenere la
posizione seduta per oltre 40-60 minuti, camminare con postura eretta e passo
disinvolto per diverse centinaia di metri indossando calzature con tacco basso
anche su terreno acciottolato. L’insorgente è stata vista affrontare senza
esitazione tratti di salita e discesa di 20-50-100 metri e camminare con passo dinamico e celere (cfr. rapporto mandato di sorveglianza, doc. AI  82-1,
pag. 28).

 

                                         Dal rapporto di
sorveglianza e dal filmato emerge poi che l’assicurata, tranne quando si è
recata presso il Dr. __________ a __________, non è mai stata vista esibire
smorfie di sofferenza e dolore. Ella è stata vista flettere il busto in avanti,
all’indietro e lateralmente, compiere rotazioni con il busto in ambo i sensi,
sottoporre il tronco ad una “disinvolta torsione oraria” (cfr. rapporto
mandato di sorveglianza, doc. AI  82-1, pag. 29).

 

                                         RI 1 è stata quindi
osservata rimanere in piedi per oltre 1 ora e ¾ alla bancarella di un mercato
assumendo una posizione con evidente arretramento della schiena e avanzamento
del bacino rispetto al piano frontale (cfr. rapporto mandato di sorveglianza,
doc. AI  82-1, pag. 29).

 

                                         L’insorgente – sempre
secondo il rapporto di sorveglianza – non ha mai manifestato particolari
impedimenti nel salire e scendere dall’automobile (con sedili bassi), tranne
quando si è recata presso il Dr. __________ (cfr. rapporto mandato di
sorveglianza, doc. AI  82-1, pag. 30).

 

                                         Per quanto riguarda le
normali attività quotidiane, il rapporto ha evidenziato infine quanto segue:

 

" (…)

RI 1 ha rivelato di non essere impedita nello svolgimento di
attività quotidiane quali guidare un autoveicolo, camminare senza sosta su
distanze diverse centinaia di metri per visitare i negozi di Locarno o
passeggiare per le vie di __________, salire e scendere le scale di un grande
magazzino, prendersi un aperitivo al bar, cenare in un affollato e chiassoso
ristorante, pranzare al bar in compagnia e recarsi dal parrucchiere” (doc. AI  82-1,
pag. 310).

 

                                         L’Ufficio AI ha quindi
verbalizzato due colloqui con l’assicurata (il primo sulla situazione
economica, personale, familiare, mentre il secondo medico), avvenuti il 21
agosto 2013 (doc. AI 63-1).

 

                                         Interrogata in merito alla
partecipazione alla trasmissione televisiva “__________”, nonché alle presunte
divergenze tra quanto dichiarato in sede di colloquio e lo svolgimento delle
attività quotidiane emerse durante la sorveglianza, l’assicurata ha asserito di
poter svolgere tali attività grazie all’assunzione di morfina (doc. AI 66-1,
67-1).

 

                                         L’amministrazione, dopo
aver richiesto alla __________ copia dei filmati relativi alle puntate della
trasmissione televisiva “__________” andate in onda dal 15 febbraio all’11 marzo
2013 (doc. AI 69-1, 74-1) ha predisposto una nuova valutazione medica ad opera
del Servizio Medico Regionale (SMR).

 

                                         Nel rapporto del 18
settembre 2013 il medico del SMR Dr. __________, spec. FMH in medicina interna,
ha posto la diagnosi di “Lombalgia cronica in protrusione L4-L5 anulare con
rottura dell’anello fibroso, contatto e compressione delle radici L4 bilaterali
(RMN 13.10.2008). Stato dopo blocco iperlagico lombare (22.2.2012) con
irradiazione spondilogena arto inferiore sinistro. Stato dopo denervazione
L2-S1 sinistra (2009)” (doc. AI 75-8).

 

                                         In merito all’assunzione
di morfina che permetterebbe all’assicurata di raggiungere una buona mobilità
osteoarticolare, il Dr. __________ ha osservato che le conclusioni cliniche
sull’inabilità lavorativa “prendono in considerazione l’assunzione della
morfina come descritto dall’A.ta in termini di dosaggio e numero di assunzioni”
(doc. AI 75-8). Secondo il medico l’utilizzo complessivo di morfina non è sovra
dosato e risulta compatibile con la mobilità osteoarticolare documentata e
oggettivata (doc. AI 75-8).

 

                                         L’assicurata è quindi
ritenuta inabile al 20% nell’attività di gerente nel settore della
ristorazione. Questa percentuale è giustificata dal limite nella posizione in
piedi prolungata e dalla facile stancabilità. Essa è da ricondurre alla
patologia degenerativa del rachide dimostrata radiologicamente (patologia extra
infortunistica) (doc. AI 75-9).

 

                                         Per contro, in attività
adeguate l’insorgente è pienamente abile al lavoro almeno dal mese di ottobre
2012 (visita Dr. __________) (doc. AI 75-8+9).

 

                                         Secondo il Dr. __________
rispetto alla valutazione medica del Dr. __________ del 16 dicembre 2009, “lo
stato oggettivamente confrontato permette di definire la situazione clinica
come migliorata (vedi esame clinico confrontato con documentazione video)”
(doc. AI 75-9).

 

                                         Il Dr. __________ ha
quindi precisato che la sua valutazione e le conclusioni del rapporto medico
sono scaturite dopo un’attenta e dettagliata valutazione della documentazione
video agli atti.

 

                                         Il medico si è quindi
confrontato con il filmato di sorveglianza giungendo alle seguenti conclusioni:

 

" (…)

Dalla valutazione di sorveglianza e dalla visione
della mobilità osteoarticolare dimostrata dalla paziente, non risulta possibile
clinicamente mettere in relazione la sintomatologia riferita durante la visita
clinica SMR con lo status somatico ampiamente dimostrato nei filmati.

La tabella seguente descrive nel dettaglio le
incoerenze cliniche tra quanto oggettivamente valutato durante la valutazione
clinica odierna e quanto visibile dal punto di vista della mobilità, nei
filmati a disposizione.

 

         

	
   

  Data/ora

  	
   

  Si vede nel filmato di

  sorveglianza

  	
  Esame clinico SMR del 21.8.13

   

  
	
  28.5.13/11.56-

  12.22

  	
  Camminata continua, passo non
  limitato, velocità costante assenza di zoppie o instabilità

  	
  Instabilità all'inizio della

  deambulazione. Incostante zoppia
  di risparmio alternata.

   

  
	
  28.5.13/
  12.23

  	
  Accovacciamento per seduta in
  automobile

  	
  Accovacciamento impossibile non
  valutabile per dolore lombare

   

  
	
  30.5.13/13.33-14.41

   

  	
  posizione statica in piedi con
  brevi spostamenti

   

  	
  L’A.ta si appoggia più volte al
  lettino durante la valutazione clinica per riferito dolore lombare

   

  
	
  30.5.13/14.52

  	
  Accovacciamento per salita in
  auto

   

  	
  Accovacciamento impossibile per
  dolore lombare

   

  
	
  30.5.13/18.54-

  19.36

   

  	
  Posizione seduta statica

   

  	
   

  
	
   

  	
   

  	
   

  
	
  25.6.13/9.32

  	
  Difficoltà e lentezza nel
  scendere dall'auto

   

  	
  Orario vista peritale presso
  Dr.

  Simoni 

   

  
	
  25.6.13/10.23
  

  	
  Deambulazione instabile 

   

  	
  Orario vista peritale presso
  Dr.

  __________

   

  
	
   

  	
   

  	
   

  
	
  25.6.13/11.01

  	
  Si siede in auto senza alcuna
  difficoltà

   

  	
   

  
	
  25.6.13/11.45 

   

  	
  Scende
  dall'auto nessuna difficoltà 

  	
   

  
	
  25.6.13/11.46

  	
  deambulazione senza alcuna
  limitazione

   

  	
   

  
	
  25.6.13/12.41

  	
  Seduta con gambe incrociate
  esegue flessione estensione rachide da seduta

  	
  Mobilità delle anche limitata
  -1/3-1/3 dx e -1/5 sx con dolore coxo femorale irradiato in regione lombare

   

  
	
  25.6.13/16.32-16.43

  	
  Seduta con gambe incrociate

  	
   

  
	
  25.6.13
  16.43

  	
  Rotazione destra da posizione
  seduta con iperestensione forzata

  arto sup destro

   

  	
  Cingolo scapolare destro e

  sinistro limitato per resistenza

  attiva e riferito dolore
  irradiato al rachide

   

  
	
  25.6.13/17.58

  	
  Deambulazione su terreno

  sconnesso senza difficoltà

   

  	
  Riferita difficoltà nella
  camminata su terreno accidentato.

   

  
	
  26.6.13/18.27

  	
  Accovacciamento per salire in
  auto con arti superiori impegnati

   

  	
  Riferisce la necessità di
  sostegno in alcuni cambi di postura

   

  

 

 

 

 

 

 

                                               Filmati
__________ "__________"

 

	
  19.2.13
  

  	
  Accovacciamento con flessione ed
  estensione arti inferiori senza

  alcun appoggio

   

  	
  Accovacciamento impossibile, non
  valutabile per dolore lombare

   

  
	
  20+22.2.2013 

   

  	
  Posizione seduta arti inferiori

  incrociati senza sostegno
  dorso-lombare

   

  	
  Mobilità delle anche limitata
  -1/3-1/3 dx e -1/5 sx con dolore coxo femorale irradiato in regione lombare

   

  
	
  22.02.2013

  	
  Ampia mobilità arti inferiori e
  rachide con flessione / estensione ripetitiva in velocità

   

  	
  rachide dorsale -1/5 e lombare -

  1/3 con resistenza attiva

   

  

 

Visto quanto sopra descritto, considerate le posture
inergonomiche, prolungate e ripetitive documentate (filmati e descrizione di
sorveglianza), risulta possibile definire un'estensione dei sintomi con tratti
di simulazione somatica, un'alterata percezione del dolore in tutte le sue
componenti ed un'evidenza di tendenza all'aggravamento di segni e sintomi.

 

Quanto soggettivamente riferito dall'A.ta durante la
valutazione clinica non risulta corrispondere alla mobilità apprezzata al di
fuori della valutazione clinica SMR ed al di fuori delle valutazioni mediche
descritte nell'incarto.

Si allega modulo per la misurazione dell'escursione
articolare.

Si allega modulo per esame della funzionalità
fisica.

 

Le conclusioni cliniche del rapporto medico SMR
vengono definite sulla base della piena conoscenza dell'incarto e degli
accertamenti approfonditi a disposizione.” (doc. AI 75-9+10).

 

                             2.10.   In
concreto, attentamente esaminati gli atti di causa e tutto ben considerato,
questa Corte ritiene che la valutazione del Dr. __________ del SMR, possa validamente costituire da supporto probatorio al presente
giudizio, senza che si riveli necessario esperire ulteriori accertamenti.

 

                                         Il medico
del SMR ha preso posizione dopo aver esperito un esame clinico e visionato la documentazione
video agli atti.

 

                                         Egli ha
quindi posto la diagnosi esposta al considerando 2.9. e ritenuto l’assicurata
abile nella misura dell’80% nella sua precedente attività, ma pienamente abile in
mansioni adeguate, almeno dal mese di ottobre 2012 (data della visita peritale
LAINF presso il Dr. __________) (doc. LAINF 57-1, doc. AI 75-8+9).

 

                                         Il Dr. __________ ha preso
in considerazione nella propria valutazione la circostanza che l’assicurata
assume morfina in quantità non sovra dosata e compatibile con la mobilità
osteoarticolare documentata e oggettivata (doc. AI 75-8).

 

                                         Come rettamente
sottolineato dall’amministrazione il miglioramento dello stato di salute emerge
da un confronto tra i limiti funzionali contenuti nelle valutazioni mediche del
Dr. __________ del 16 dicembre 2009 (doc. LAINF 39-1) e del Dr. __________ del
20 giugno 2011 (doc. AI 51-4), con quanto invece emerso dalla visita medica SMR
e dalla documentazione video agli atti. 

 

                                         Il Dr. __________ aveva
infatti constatato “un’articolarità diminuita di 1/3 in tutte le direzioni a
livello toracico, mentre a livello L/S ridotta di 1/3 nella flesso/estensione
(DDS 40 cm) e nelle rotazioni e di 2/3 nelle lateroflessioni con maggior dolore
riferito verso ds” (cfr. rapporto del 16 dicembre 2009, doc. LAINF 39-2),
mentre il Dr. __________ aveva rilevato che “permangono sindrome algica alla
stazione eretta, impossibilità alla deambulazione oltre i 200 metri con pseudo blocchi articolari associati a dolori continui; la paziente necessita inoltre di
cambiare la posizione seduta” (cfr. rapporto 20 giugno 2011, doc. AI 51-1).

 

                                         Il Dr. __________ ha chiaramente
concluso che in considerazione delle posture inergonomiche,
prolungate e ripetitive documentate nei filmati, è possibile definire
un'estensione dei sintomi con tratti di simulazione somatica, un'alterata
percezione del dolore in tutte le sue componenti ed un'evidenza di tendenza
all'aggravamento di segni e sintomi (doc. AI 75-10).                    

 

                                         Il TCA non
ha motivo per distanziarsi da queste considerazioni, precise e ben motivate,
del Dr. __________, tanto più che non sono state sconfessate tramite la
presentazione di refertazione specialistica di senso contrario.

 

                                         Non
permettono una diversa valutazione della fattispecie neppure le certificazioni
mediche del Dr. __________ e del Dr. __________ (doc. VIII).

 

                                         Nel rapporto
del 22 gennaio 2014 il Dr. __________, spec. FMH in medicina interna e
reumatologia, non ha posto una diagnosi divergente da quella degli specialisti
precedentemente indicati (Dr. __________ e Dr. __________) e non ha dato alcuna
indicazione su limiti funzionali o capacità lavorativa residua. Lo stesso
medico ha precisato che “la consultazione viene richiesta in particolare per
motivi tecnico-assicurativi” (doc. C2).

                                         Anche il
referto del 24 febbraio 2014 del Dr. __________, spec. FMH in ortopedia e
traumatologia chirurgia vertebrale e terapia interventistica del dolore SSPIM,
ha posto la diagnosi ben conosciuta di “Lombalgia cronica. Discopatia L4-L5
con ernia discale centrale”. Il medico curante ha quindi concluso
escludendo un intervento chirurgico e consigliando la continuazione del
trattamento conservativo (doc. C3).

                                         

                                         La nuova
documentazione medica è stata sottoposta alla valutazione del Dr. __________
del SMR, il quale nell’annotazione dell’11 marzo 2014 ha concluso che non risultano nuovi elementi clinici, né una modifca dello stato di salute
rispetto alla precedente valutazione SMR (doc. XII1).

 

                                         A
corroborare le conclusioni del Dr. __________ vi sono le perizie del Dr. __________,
in particolare quelle del 31 dicembre 2012 e del 22 luglio 2013, in cui lo specialista ha evidenziato come la sintomatologia lamentata dalla paziente non
trovasse un correlato con le indagini strumentali e radio-strumentali (doc. AI
57-5 e 65-6). Ciò che ha poi condotto l’assicuratore infortuni a negare il nesso di causalità naturale fra l'infortunio del 9 giugno 2008 e i
disturbi soggettivi (cfr. decisione __________ del 26 agosto 2013, doc. AI
66-2).

 

                                         Per quanto concerne il
mandato di osservazione conferito in data 6 maggio 2013 a “__________” Sagl, il TCA sottolinea innanzitutto che, in occasione della sorveglianza
dell’assicurata, non é stato violato l’art. 179quater CP. In effetti, la
relativa documentazione mostra RI 1 impegnata in attività - principalmente a
camminare, guidare l’autovettura e frequentare esercizi pubblici - compiute in
luoghi liberamente visibili a ognuno, senza particolare legame con la sua sfera
privata (cfr. la giurisprudenza citata al consid. 2.7.). 

 

                                         Dalla documentazione
fotografica e dal video agli atti emerge che l’assicurata è in grado di
svolgere una serie di attività esposte al consid. 2.9. che non giustificano i
limiti funzionali che ella ha manifestato durante gli esami e i colloqui con gli
assicuratori. In particolare, nei filmati __________ della trasmissione “__________”
si vede RI 1 compiere un balletto di una trentina di secondi accovacciandosi
con flessione ed estensione degli arti inferiori senza alcun appoggio (cfr.
filmato del 19 febbraio 2013). Nelle successive puntate della trasmissione
televisiva l’assicurata assume la posizione seduta con gli arti inferiori
incrociati senza sostegno dorso-lombare (sgabello), mostrando ampia mobilità
degli stessi (cfr. filmati del 20 e 21 febbraio 2013).

 

                                         Nel filmato de “__________”
si vede, in particolare, l’assicurata camminare in modo continuo, a velocità costante
senza zoppie o instabilità (cfr. 28 maggio 2013, da ore 11.56 a 12.22), scendere le scale (cfr. 28 maggio 2013, ore 12.04), camminare in salita (cfr. 28
maggio 2013, ore 12.21), salire in automobile senza difficoltà (cfr. 28 maggio
2013, ore 12.23), rimanere in piedi a lungo senza appoggio su terreno sconnesso
(acciottolato) (cfr. 30 maggio 2013, da ore 12.53 a 14.33).

 

                                         Per contro, nel filmato di
sorveglianza de “__________” del 25 giugno 2013, dalle ore 09.30 alle ore 10.23,
l’assicurata recandosi presso il Dr. __________ a __________, scende
dall’autovettura con difficoltà esibendo smorfie di sofferenza e dolore e
deambula lentamente (cfr. filmato “__________” del 25 giugno 2013, 09.30 -10.23).

 

                                         Tuttavia, alcuni minuti
dopo aver lasciato lo studio medico del Dr. __________, si osserva l’assicurata
deambulare in modo più fluido e salire in automobile con maggiore scioltezza (cfr.
filmato “__________” del 25 giugno 2013 ore 11.01). Si vede, in particolare, al
minuto 11.45/11.47 l’assicurata camminare speditamente e con disinvoltura (cfr.
filmato “__________” del 25 giugno 2013 11.45/11.47) e deambulare su terreno
sconnesso (acciottolato) senza difficoltà (cfr. 25 giugno 2013, 17.58).

                                      

                                         Il Dr. __________ ha
chiaramente concluso che quanto riferito da RI 1 durante la visita
medica SMR non risulta corrispondere alla mobilità apprezzata al di fuori di
questa valutazione medica e di quelle descritte nell'incarto (doc. AI 75-10). 

 

                                         Vi un'estensione
dei sintomi, da parte dell’insorgente, con tratti di simulazione somatica,
un'alterata percezione del dolore in tutte le sue componenti ed un'evidente tendenza
all'aggravamento di segni e sintomi (doc. AI 75-10).

 

                                         Le
conclusioni del Dr. __________ – dopo aver esaminato la paziente e visionato la
documentazione video – sono inequivocabili e non possono che essere condivise
da questa Corte.

 

                                         Il miglioramento può
dunque legittimamente essere fatto risalire al mese di ottobre 2012,
ovvero alla visita eseguita il 29 ottobre 2012 dal Dr. __________ (rapporto
peritale del 31 dicembre 2012), il quale aveva concluso che i disturbi
dell’assicurata non avevano un correlato oggettivo (doc. LAINF 57-5). 

 

                                         Per quanto riguarda
l’assunzione di antidolorifici e morfina, il Dr. __________ ha definito la
capacità lavorativa residua prendendo in considerazione il dosaggio e le
assunzioni previste dalla terapia dell’assicurata e dall’estratto della cassa
malati (cfr. doc. AI 68-1). A mente del medico del SMR l’utilizzo di morfina
non risulta sovra dosato ed è compatibile con la mobilità osteoarticolare
oggettivata (doc.- AI 75-8).

 

                                         L’amministrazione ha
pertanto ritenuto – a giusta ragione – che la continuazione di questa terapia è
esigibile ricordato altresì che per un principio generale del diritto delle
assicurazioni sociali l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto
può da lui essere ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo
possibile alle conseguenze delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297
consid. 4b/cc; DTF 113 V 28 consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52
consid. 3d e 114 V 285

consid. 3)." (STFA succitata, consid. 4.7).

 

                                         Alla luce di quanto sopra
esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze del medico del
SMR, Dr. __________, le quali hanno permesso di vagliare accuratamente lo stato
di salute dell’interessata e richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato
con il grado della verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c,
111 V 188 consid. 2b), che l'assicurata è abile all’80% nell’abituale
attività di gerente, mentre in attività adeguate l’abilità al lavoro è piena
(100%).

 

                             2.11.   In simili condizioni,
constatato che l’assicurata presenta una capacità lavorativa residua del 100% in
attività adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un
concetto di carattere economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249
consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a), occorre esaminare le conseguenze del
danno alla salute dal profilo economico.

                                         

                                         Preliminarmente va
ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222;
cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3
febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18
ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.
11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA
del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso
concreto sono determinanti i dati del 2012.

 

                             2.12.   Per quel che concerne il reddito
da valido, l’amministrazione ha preso in considerazione il salario
lordo che l’assicurata avrebbe verosimilmente realizzato continuando a svolgere
l’attività di cameriera e vice-gerente presso la __________ di __________. Il
salario è stato quantificato in fr. 66'031 nel 2012 (doc. AI 77-4, 79-3).

 

                                         Questo importo non è stato
contestato dalla ricorrente (cfr. doc. I) e può essere ammesso dal TCA.

 

                             2.13.   Per quanto riguarda il reddito
da invalido, va ricordato che
lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività
lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da
valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai
rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica,
che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di
lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485
consid. 3b).

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una
deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener
conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del
lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede
da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non
può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006). 

                                         

                                         In
una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In un’altra sentenza
8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la
questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore
fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di
regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La questione è stata
definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la quale nella sentenza
8C_44/2009 del 3 giugno 2009, pubblicata in DTF 135 V 297, ha ricordato che:

 

" 3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: cfr. DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali." 

 

                                         In applicazione della
giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008 (inc. 32.2007.165),
utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2010 elaborata dall'Ufficio
federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2010 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439,
p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un
salario mensile lordo pari a fr. 4'225.--

                                         Riportando questo dato su
41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie
économique, 9-2011, p. 94), esso ammonta a fr. 4'394.-- mensili
oppure a fr. 52'728.-- per l'intero anno (fr. 4'394.-- x 12, ritenuto che la quota
di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U
274/98, p. 5 consid. 3a).

                                         Dopo adeguamento
all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2011, un
reddito mensile di fr. 4'437.94 oppure di fr. 53'255.30 per l'intero anno (fr.
4'437.94 x 12) e per il 2012 di fr.
53’681.30.

 

                                         Ritenuto che, come visto in precedenza, da un
punto di vista medico, l’assicurata può esercitare un’attività adeguata al
100%, il reddito statistico citato non va ridotto.

 

                             2.14.   In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una sentenza del 25
luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una
riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%).

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15%. 

 

                                         In
una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito alcune
indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la
riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella
causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato
(47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava
un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un
mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età
e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello
retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I
138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione
sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni,
dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore
dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04,
consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un
permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un
fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid.
2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna
applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di
invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR
1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati
(circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare
disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss.
consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U
80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune
circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad
esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto
che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle
assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie),
ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza
federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale
legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un
caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere
limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può
comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in
questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid.
2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione
della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il
TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti
legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione
(anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

                                      

Questa indicazione, posta sulla base dello studio della
giurisprudenza federale, di accordare ad ognuno dei fattori di rilievo una
decurtazione del 5%, è stata poi ribadita da questo Tribunale nella STCA
32.2012.36 del 31 gennaio 2013, nella quale il TCA - distanziandosi dalla
prassi adottata autonomamente dall’Ufficio AI del Canton Ticino sulla base di
una direttiva interna che prevede, tra l’altro, delle deduzioni percentuali
varianti dall’1% al 10% in funzione delle limitazioni nel portare i pesi - ha
evidenziato che l’applicazione della riduzione percentuale deve avvenire
utilizzando esclusivamente dei multipli di 5. 

 

Con sentenza
9C_179/2013 del 26 agosto 2013, il Tribunale federale ha interamente confermato
quanto stabilito da questo Tribunale, sviluppando le seguenti considerazioni:

 

" (…)

5.5. La decisione del Tribunale cantonale di
distanziarsi dalla deduzione operata dall'UAI a titolo di circostanze particolari
non viola il diritto federale né configura altrimenti un abuso o un eccesso
nell'esercizio del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido motivo.
Come fanno giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi il
Tribunale federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni
dei multipli di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare - a causa
dell'ininfluenza del calcolo per l'esito della valutazione - il giudizio
dell'istanza precedente. L'applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe
invece problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente
concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria
(cfr. Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung [IVG], in:
Murer/Stauffer [ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, 2a ed. 2010, pag. 314). In tali condizioni,
rappresentando questo argomento già valido motivo per scostarsi dalla
valutazione dell'amministrazione, non occorre verificare oltre l'altro motivo
posto a fondamento della pronuncia impugnata e contestato in sede federale,
ovvero quello dell' (in) applicabilità di una direttiva amministrativa interna
che regoli autonomamente per il proprio Cantone le riduzioni sul reddito
statistico da invalido. 

 

5.6. L'UAI si
richiama del resto a torto alle sentenze 9C_390/2011 del 2 marzo 2012 e
9C_299/2011 del 21 novembre 2011 per invocare l'esistenza di prassi parallele
in altri cantoni. In realtà dalle citate sentenze non emerge nulla di tutto ciò.
La "feuille de calcul" menzionata in dette sentenze null'altro è se
non il calcolo interno dell'invalidità che precede l'emanazione della decisione
amministrativa. Per il resto, è sufficiente il rilievo che anche in quelle
vertenze, laddove applicata, la riduzione effettuata dall'ufficio AI
interessato corrispondeva a un multiplo di 5.” 

 

                             2.15.   In concreto, nella decisione
impugnata, l’amministrazione ha applicato una riduzione complessiva del 4% per
attività leggere (cfr. doc. AI 81-4).

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 137 V 71, il Tribunale federale ha esaminato la questione del potere d'esame
del Tribunale federale e dei tribunali cantonali delle assicurazioni qualora si
tratti di verificare, in materia di assicurazione per l'invalidità, l'estensione
della riduzione operata sul reddito da invalido accertato sulla base dei dati
statistici conformemente alla DTF 126 V 75.

 

                                         L'Alta Corte al consid.
5.2 si è così espressa:

 

" Contrairement au pouvoir d'examen du Tribunal fédéral, celui de
l'autorité judiciaire de première instance n'est en revanche pas limité dans ce
contexte à la violation du droit (y compris l'excès ou l'abus du pouvoir
d'appréciation), mais s'étend également à l'opportunité de la décision
administrative ("Angemessenheitskontrolle"). En ce qui concerne
l'opportunité de la décision en cause, l'examen porte sur le point de savoir si
une autre solution que celle que l'autorité, dans un cas concret, a adoptée
dans le cadre de son pouvoir d'appréciation et en respectant les principes
généraux du droit, n'aurait pas été plus judicieuse quant à son résultat. A cet
égard, le juge des assurances sociales ne peut, sans motif pertinent,
substituer sa propre appréciation à celle de l'administration; il doit
s'appuyer sur des circonstances de nature à faire apparaître sa propre
appréciation comme la mieux appropriée (ATF 126 V 75 consid. 6 p. 81).»

 

                                         Nel caso di specie, alla
luce di quanto stabilito dal Tribunale federale nella sentenza del 26 agosto
2013 (cfr. consid. 2.14.), il TCA non può condividere la scelta dell’Ufficio AI
di applicare una riduzione del 4%, ma ritiene corretta una riduzione del 5%.

                                         

                                         Procedendo quindi al
raffronto dei redditi, con riferimento al 2012, partendo da un salario da
invalido di fr. 53’681.30,
ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 100% e ammettendo la riduzione
del 5%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 50'997.23.

 

                                         Confrontando ora questo
dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 66’031
(consid. 2.12.), risulta un grado di invalidità del 22,7% arrotondato al 23% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non dà diritto
a una rendita d’invalidità, come stabilito dall’amministrazione nella decisione
impugnata.

 

                                         L’UAI
ha pertanto agito correttamente, procedendo alla soppressione delle
prestazioni, in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se la capacità
al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete
migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si
riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime,
all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si
può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso
tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione
notevole, e che presumibilmente continuerà a durare – a
partire dal 30 settembre 2013.

 

                                    Nella
misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità
con effetto al 30 settembre 2013, la decisione del 20 novembre 2013 deve quindi
essere confermata.

                                      

                             2.16.   Rimane da esaminare la domanda
di restituzione per prestazioni indebitamente percepite dal 1° ottobre 2012 al 30
settembre 2013 per un importo di fr. 16'920.--  (doc. AI 86-1).

 

                          2.16.1.   Secondo l’art. 25 LPGA, le
prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione
non deve essere chiesta se l’interessato era in buona fede e verrebbe a
trovarsi in gravi difficoltà (cpv. 1; cfr. art. 4 OPGA). Il capoverso 2 prevede
che il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere
dal momento in cui l’istituto d’assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma
al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito
deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di
prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante. I principi applicabili
alla restituzione secondo la LPGA sono dedotti dalla legislazione e dalla
giurisprudenza anteriore che conserva pertanto la sua validità (DTF 130 V 318).

 

                                         L’Alta
Corte nella sentenza 9C_744/2012 del 15 gennaio 2013 ha ricordato che l'obbligo di restituzione è di regola subordinato all'adempimento
dei presupposti per la riconsiderazione (erroneità manifesta della decisione e
importanza notevole della rettifica; art. 53 cpv. 2 LPGA) o per la revisione
processuale della decisione all'origine delle prestazioni in causa (DTF 130 V 318 consid. 5.2 pag. 319 con
riferimenti). La rettifica di una decisione precedente per via di
riconsiderazione comporta pertanto di principio l'obbligo di restituzione della
prestazione assicurativa percepita a torto. Di regola, l'adattamento delle
prestazioni assicurative sociali avviene con effetto retroattivo (ex tunc).
L'assicurazione per l'invalidità conosce una differente regolamentazione
allorché la modifica della prestazione è dovuta a questioni specifiche al
diritto dell'assicurazione per l'invalidità, quali sono segnatamente quelle
disciplinanti la valutazione del grado d'invalidità (STF 9C_678/2011 del 4
gennaio 2012 consid. 5.1.1 con rifrimenti pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 35 pag.
136 e DTF 119 V 431 consid. 2 pag. 432;). In
tal caso, la modifica della prestazione assicurativa interviene con effetto ex
nunc et pro futuro (art. 85 cpv. 2 OAI), salvo in caso di violazione
dell'obbligo di informare da parte dell'assicurato (art. 77, art. 85 cpv. 2
e 88bis cpv. 2 lett. b OAI; cfr. STF 9C_363/2010 dell’8 novembre 2011 consid.
2.2, pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 33 pag. 131). Per contro se l'errore che dà
luogo alla riconsiderazione concerne degli elementi che non sono specifici al
diritto dell'AI, ma che si ritrovano per analogia anche nell'ambito della
assicurazione vecchiaia e superstiti, allora la modifica ha anche qui effetto
retroattivo (ex tunc), con la conseguenza che l'obbligo di restituzione deve
rispettare i limiti previsti dall'art. 25 cpv. 2 LPGA (succitata STF
9C_678/2011 del 4 gennaio 2012 consid. 5.1.1).

 

                                         La restituzione non è invece subordinata né a un motivo né a una
decisione di riconsiderazione se le prestazioni – indebitamente percepite – sono
state versate in contrasto con quanto stabilito da una decisione formale. In
tal caso la restituzione segue unicamente le condizioni dell'art. 25 LPGA (STF
9C_744/2012 del 15 gennaio 2013 consid. 4.2 e 9C_233/2007 del 28 giugno 2007 consid.
2.3.2). Per contro, il vincolo alle condizioni della riconsiderazione o della
revisione processuale torna attuale se, trascorso un lasso di tempo
corrispondente al termine per ricorrere contro una decisione formale,
l'amministrazione domanda la ripetizione di prestazioni concesse mediante una
decisione informale rimasta incontestata (DTF 129 V 110).

 

                                         La
restituzione può essere dovuta anche a seguito di una revisione materiale di
una decisione ai sensi dell’art. 17 LPGA in base alla quale il versamento delle
prestazioni è risultato in seguito indebito (cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, 2009,
ad art. 25 n.12 pag. 355). In questo caso, come accennato, se il mancato
adattamento delle prestazioni è riconducibile ad una
violazione dell'obbligo di informare ai sensi dell’art. 77 OAI, allora
l’adattamento ha effetto ex tunc e la restituzione può essere chiesta con
effetto retroattivo.

                                         In
questo senso, nella STF 9C_409/2013 del 20 settembre 2013, l’Alta Corte, negata
l’esistenza dei presupposti per una revisione processuale ex art. 53 cpv. 1
LPGA, ha rinviato gli atti all’amministrazione affinché, verificato il diritto
ad una rendita avuto riguardo ai presupposti per una revisione materiale ai
sensi dell’art. 17 LPGA e analizzato il momento della riduzione o della
soppressione della prestazione alla luce di un eventuale lesione dell’obbligo
di informare ai sensi dell’art. 77 OAI, rendesse un nuovo provvedimento: “(…)
Im bisherigen Verfahren wurde nicht geprüft, ob
sich der Gesundheitszustand des Beschwerdegegners seit der letzten
rechtskräftigen, auf einer rechtskonformen Sachverhaltsabklärung,
Beweiswürdigung und Durchführung eines Einkommensvergleichs beruhenden
Verfügung leistungswirksam verbessert hat (materielle Revision; Art. 17 Abs. 1
ATSG; vgl. auch Art. 87 ff. IVV; BGE 133 V 108). Eine solche Änderung der
tatsächlichen Verhältnisse kann aufgrund der Akten nicht ausgeschlossen werden,
wie die Beschwerde führende IV-Stelle letztinstanzlich eventualiter geltend macht
(vgl. E. 3.2 und 3.3 hievor). Die Sache wird daher an die IV-Stelle überwiesen,
damit sie die ganze Rente des Beschwerdegegners unter dem Titel der materiellen
Revision im Sinne von Art. 17 Abs. 1 ATSG überprüfe, den Zeitpunkt der
allfälligen Herabsetzung oder Aufhebung der Rente auch mit Blick auf eine
mögliche Meldepflichtverletzung festlege (vgl. Art. 77 und Art. 88bis Abs. 2
lit. b IVV) und danach neu verfüge. (…)” (STF 9C_409/2013 del 20 settembre 2013,
consid. 4).

 

                          2.16.2.   Nella fattispecie, a fondamento
della decisione di restituzione delle prestazioni erogate dal 1° ottobre 2012
al 30 settembre 2013, l’Ufficio AI ha posto il comportamento aggravativo dello
stato di salute messo in atto dall’assicurata (vedi le risultanze del mandato
di sorveglianza) e la violazione dell’obbligo di informare ai sensi dell’art.
77 OAI (doc. AI 85-7).

 

                                         Avendo
l’amministrazione con la decisione impugnata soppresso e chiesto la
restituzione retroattiva della rendita invocando la violazione dell’art. 31
LPGA e dei combinati articoli 77 e 88bis cpv. 2 lett. b OAI, occorre ora
esaminare se effettivamente la ricorrente ha violato l’obbligo di informazione
sancito da tali norme.

 

                                         L’importo da restituire e
la tempestività dell’ordine di restituzione non sono stati invece contestati
dalla ricorrente (cfr. doc. I).

 

                          2.16.3.   L’art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI
prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per
grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in cui avvenne la
modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento
indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo ha violato l’obbligo
di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 OAI.

 

                                         L’art.
77 OAI prescrive che l’avente diritto, il suo rappresentante legale, le
autorità o i terzi cui è versata la prestazione devono comunicare
immediatamente all’ufficio AI ogni cambiamento rilevante per la determinazione
del diritto alle prestazioni, in particolare ogni cambiamento
dello stato di salute, della capacità al guadagno o al lavoro, dello stato di
grande invalidità, del bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all’invalidità,
del luogo di residenza determinante per stabilire l’importo dell’assegno per
grandi invalidi e del contributo per l’assistenza e delle condizioni personali
ed eventualmente economiche dell’assicurato.

                                         La
norma relativa all’obbligo di informare di cui all’art. 77 OAI è stata
sostanzialmente ripresa dall’art. 31 LPGA che regola la “Notificazione nel caso
di cambiamento delle condizioni”, senza peraltro che la norma dell’ordinanza
venisse abrogata (STFA I 622/05 del 14 agosto 2006, consid. 2).

 

                                         Nelle
motivazioni della decisione del 22 settembre 2011 (doc. AI 25-1), quali
indicazioni rispettivamente osservazioni importanti, è evidenziato l’obbligo di
informare e, in particolare, di comunicare tempestivamente all’Ufficio AI il
cambiamento delle entrate o delle condizioni patrimoniali riconducibili ad
esempio all’inizio o alla cessazione di un’attività lavorativa, osservato che
un infrazione a quest’obbligo implica il dovere di restituzione rispettivamente
che le prestazioni possono essere ridotte o rifiutate e può essere richiesta la
loro restituzione.

 

                                         Nella fattispecie, l’Ufficio
AI e l’assicuratore __________ sono venuti a conoscenza della partecipazione
dell’assicurata alla trasmissione televisiva “__________” della __________.

 

                                         L’Ufficio AI, in sede di
risposta, ha prodotto lo scritto di posta elettronica del 20 gennaio 2014, in cui le risorse umane della __________ – su richiesta dell’UAI – hanno comunicato
all’amministrazione che RI 1 ha lavorato presso l’ente radiotelevisivo nei
giorni del 21 maggio 2013, 26 giugno 2013, 5 novembre 2013 e 3 dicembre 2013. 

 

                                         La __________ ha quindi
precisato:

 

" La signora
aveva un contratto da giugno a fine anno per 10 giornate al massimo ma non
vengono garantite, ossia se non viene chiamata non viene nemmeno pagata.

Per il 2014 non so ancora dirle quante giornate farà, in quanto è
gestito direttamente dal settore” (doc. IV+1).

 

                                         Durante il colloquio del
21 agosto 2013 i responsabili dell’UAI hanno posto all’assicurata la seguente
domanda:

 

" Dopo l’infortunio
del 9 giugno 2008 ha ancora svolto un’attività parziale o accessoria ?” (doc.
AI 66-2).

 

                                         RI 1 ha risposto
negativamente (doc. AI 66-2).

 

                                         Dalle succitate risultanze
appare evidente che l’insorgente ha volontariamente omesso di comunicare
all’amministrazione di aver svolto un’attività lavorativa presso la __________
violando così l’obbligo d’informare ai sensi dell’art. 77 OAI.

 

                                         Non
notificando, quale beneficiaria del diritto ad una rendita intera,
all’amministrazione la ripresa di un’attività lavorativa, l’insorgente ha
contravvenuto al suo obbligo d’informazione sancito dall’art. 31 LPGA.

 

                                         Non
si può infatti legittimamente ammettere che una persona, anche non cognita in
materia di assicurazioni sociali, che percepisce una rendita intera, non
avverta che svolgendo un’attività lavorativa è suscettibile di influenzare il
diritto ad una tale prestazione. Non va
infatti dimenticato che nella decisione di attribuzione della rendita, quale
esempio di modifica delle condizioni personali ed economiche obbligatoriamente
da notificare, risulta espressamente menzionato il “cambiamento delle
entrate o delle condizioni patrimoniali, p. es. inizio o cessazione di
un’attività lucrativa” (doc. AI 35-1).

 

                                         Avendo l’assicurata violato l’obbligo
d’informazione, rettamente l’amministrazione ha soppresso la rendita con
effetto retroattivo e chiesto la restituzione delle prestazioni
indebitamente percepite a partire dal 1° ottobre 2012, ovvero da quando è stato
accertato il miglioramento dello stato di salute (cfr. consid. 2.10.), al 30
settembre 2