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**Case Identifier:** 963a7a6a-3e92-5520-83d9-c7e8bbb16e53
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-11-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.11.2016 A-2078/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-2078-2016_2016-11-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 

Il TF non è entrato nel merito del 

ricorso con decisione del 23.12.2016 

(2C_1128/2016) 

 
 
    
 

  

  

 

 Corte I 

A-2078/2016 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 °  n o v e m b r e  2 0 1 6  

Composizione 

 
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),  

Marie-Chantal May Canellas, Marianne Ryter,  

cancelliera Sara Friedli. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

ricorrente 1, 

 

B._______,  

ricorrente 2,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva. 

 

 

 

A-2078/2016 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

La società B._______ (in precedenza società C._______, poi divenuta 

D._______), con sede a X._______, è iscritta nel registro di commercio dal 

27 dicembre 1990. Il suo scopo sociale è « l’acquisto e la vendita di generi 

alimentari e di bevande; la gestione di esercizi pubblici nonché ogni altra 

attività connessa con lo scopo sociale » (cfr. relativo estratto del registro di 

commercio). Di fatto, detta società – attualmente senza più alcuna attività 

– si è occupata, almeno a partire dall’anno 2002 e sino al 2012, unicamente 

della gestione dell’affittacamere del locale denominato « E._______ », con 

sede a Y._______  

L’attuale amministratore unico della società risulta essere il signor 

F._______. Dal 27 dicembre 1990 al 24 luglio 2001 l’amministratore unico 

era invece il signor G._______, poi sostituito dal signor A._______ fino al 

6 gennaio 2004 (cfr. relativo estratto del registro di commercio), azionista 

e gestore della società B._______. In particolare, il signor A._______ si è 

occupato della locazione delle stanze del « E._______ ». 

B.  

Nel corso del 2014 la Divisione di controllo esterno dell’Amministrazione 

federale delle contribuzioni (di seguito: AFC) ha ricevuto dalla Divisione 

affari penali e inchieste (di seguito: DAPI) delle informazioni, dalle quali 

risulterebbe che la società B._______ nel 2006 avrebbe tralasciato di 

contabilizzare dei redditi provenienti dalla locazione delle stanze del locale 

« E._______» alle ragazze ivi impiegate. Detti redditi sarebbero stati 

direttamente incassati dal suo azionista e gestore, ovvero il signor 

A._______.  

C.  

Con decisione dell’11 luglio 2014, la Divisione di controllo esterno dell’AFC, 

fondandosi su quanto emerso dall’inchiesta e dai documenti della DAPI, ha 

poi ritenuto l’esistenza di una prestazione soggetta all’imposta preventiva, 

nella misura in cui la società B._______ avrebbe rinunciato a favore del 

suo azionista A._______ ad incassare e a contabilizzare nell’eserci-

zio 2006 i ricavi connessi alla locazione delle camere del « E._______» 

alle ragazze ivi impiegate. In tali circostanze, la Divisione esterna ha 

dunque assoggettato la società B._______ al pagamento dell’imposta 

preventiva di 97'230 franchi, oltre accessori, sui ricavi non contabilizzati 

nell’esercizio 2006 a favore del proprio azionista.  

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La ricostruzione della cifra d’affari effettiva della B._______, rispettiva-

mente la determinazione dei ricavi mancanti, è stata così determinata:  

 2006 

Incassi in base ai controlli della Polizia cantonale. Fr. 594'000 

Incassi in base agli interrogatori del signor A._______ da 
parte della Polizia cantonale e del Ministero pubblico. 

Fr. 330'000  

Incassi in base alla notifica di tassazione del 26 gennaio 

2006 della B._______, in rapporto alle imposte dirette. 
Fr. 576'000  

Media Fr. 500'000  

 

L’importo di 97'230 franchi corrisponde al 35% dei ricavati della locazione 

delle camere per il 2006 di 500'000 franchi – così come da tabella – ai quali 

sono stati dedotti i ricavi risultanti dal rendiconto della società ricorrente 2 

al 31 dicembre 2006 dell’importo di 222'200 franchi, per un totale di ricavi 

non contabilizzati pari a 277'800 franchi (ovvero: fr. 97'230 = 35% di 

[fr. 500'000 – fr. 222'200]). Sulla scorta del diritto penale amministrativo, 

l’imposta preventiva è poi stata messa solidalmente a carico del signor 

A._______, in qualità di beneficiario della prestazione.  

D.  

Avverso la predetta decisione, il 7 agosto 2014 la società B._______ e il 

signor A._______ hanno congiuntamente presentato reclamo. In sunto, 

essi ne hanno postulato l’annullamento, contestando l’imposta preventiva 

di 97'230 franchi con i relativi interessi di mora, in quanto a loro avviso non 

sarebbe stata fornita alla società e/o al suo azionista nessuna prestazione 

soggetta a tale imposta. Si tratterebbero infatti di compensi versati al suo 

azionista, per i quali egli sarebbe già stato regolarmente tassato. In altri 

termini, non sussisterebbero né rinunce di redditi da parte della società, né 

un indebito profitto nei confronti della società e del suo azionista. Criticando 

la presa in considerazione in ambito fiscale delle deposizioni del signor 

A._______ – in quanto emotive, imprecise e non attendibili, in ragione delle 

sue scarse conoscenze contabili e della sua lunga reclusione in isolamento 

– e di quanto risultante dall’inchiesta penale, essi hanno poi contestato il 

calcolo della cifra d’affari alla base della ripresa fiscale, nonché i termini di 

prescrizione.  

E.  

Il 5 febbraio 2015 la DAPI ha emesso nei confronti della società B._______ 

e del signor A._______ un processo verbale finale, dal quale risulta che la 

cifra d’affari totale presa in considerazione per l’anno 2006, ricostruita 

durante l’inchiesta penale, ammonterebbe invero a 594'000 franchi, sicché 

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la distribuzione di utili finale sarebbe maggiore rispetto a quella figurante 

nella decisione dell’11 luglio 2014 pari a 371'800 franchi (= fr. 594'000 [cifra 

d’affari ricostruita] – fr. 222'200 [cifra d’affari dichiarata]). 

F.  

Con decisione su reclamo del 24 febbraio 2016, l’AFC (di seguito: autorità 

inferiore) ha respinto il reclamo interposto dalla società B._______ e dal 

signor A._______, confermando la decisione dell’11 luglio 2014, con cui 

quest’ultimi sono stati assoggettati retroattivamente e solidalmente al 

pagamento dell’importo di 97'230 franchi, oltre accessori, a titolo d’imposta 

preventiva. Essa ha in particolare confermato la stima della cifra d’affari per 

il 2006 di 594'000 franchi in rapporto alla locazione delle stanze operata 

dalla DAPI nel processo verbale finale del 5 febbraio 2015, fondato sulle 

risultanze dell’inchiesta penale. Essa ha tuttavia rinunciato ad una 

reformatio in peius, ritenendo quale cifra d’affari per il 2006 l’importo di 

500'000 franchi, così come risultante dalla decisione dell’11 luglio 2014. 

G.  

Avverso detta decisione, il signor A._______ (di seguito: ricorrente 1) ha 

presentato ricorso per sé stesso e in nome e per conto della società 

B._______ (di seguito: ricorrente 2) dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale con scritto 4 aprile 2016. Postulando l’accoglimento del gravame, 

egli ne chiede l’annullamento, ribadendo in sunto quanto già censurato nel 

reclamo del 7 agosto 2014. In particolare, egli contesta l’esistenza di 

prestazioni fornite alla società ricorrente 2 soggette all’imposta preventiva, 

censurando una doppia imposizione ingiustificata (importo già tassato 

quale reddito del ricorrente 1), l’eccezione di prescrizione e, indiretta-

mente, una violazione del suo diritto di essere sentito (motivazione della 

decisione lacunosa). 

H.  

Con scritto 25 aprile 2016, il ricorrente 1 ha altresì contestato il calcolo alla 

base della ripresa fiscale dell’autorità inferiore, in quanto sarebbe basato 

su dei dati imprecisi e incompleti, non comprovati. 

I.  

Con scritto 3 giugno 2016, l’autorità inferiore si è in sostanza riconfermata 

nella propria decisione, postulando il rigetto del ricorso, nella misura in cui 

è ricevibile. In particolare, essa ha censurato la mancanza di legittimazione 

del ricorrente 1 a validamente rappresentare la società ricorrente 2 nella 

presente procedura di ricorso. 

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J.  

Con ordinanza 9 giugno 2016, lo scrivente Tribunale ha invitato il ricor-

rente 1 a produrre una valida procura attestante ch’egli può rappresentare 

la società ricorrente 2 in giudizio, entro un termine di 5 giorni dalla notifica. 

Tale termine era accompagnato dalla comminatoria che, in caso contrario, 

il ricorso della ricorrente 2 sarebbe stato dichiarato inammissibile e la 

procedura sarebbe proseguita unicamente nei confronti del ricorrente 1. 

K.  

Il 20 giugno 2016, il ricorrente 1 ha trasmesso un documento che, a suo 

avviso, lo legittimerebbe a rappresentare in giudizio la ricorrente 2. 

L.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva sono impugnabili dinanzi al Tribunale amministra-

tivo federale (cfr. art. 39 della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’impo-

sta preventiva [LIP, RS 642.21], in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). 

La procedura dinanzi al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA, 

in quanto la LTAF non disponga altrimenti (cfr. art. 37 LTAF). 

1.2 Il ricorso in oggetto è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e – su riserva di quanto 

verrà indicato nel consid. 1.3 del presente giudizio in merito alla qualità di 

parte della ricorrente 2 – di forma previste dalla legge (art. 52 PA). 

1.3 Il Tribunale amministrativo federale esamina d’ufficio sia la qualità per 

ricorrere, che la qualità di parte (cfr. TAF A-4887/2011 del 2 maggio 2013 

consid. 2; MARANTELLI/HUBER, in: Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxis-

kommentar Verwaltungsverfahrensgesetz [VwVG; di seguito: Praxiskom-

mentar VwVG], 2a ed. 2016, n. 5 ad art. 48 PA; BENOÎT BOVAY, Procédure 

administrative, 2a ed. 2015, pag. 177 e pag. 481). 

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1.3.1 Giusta l’art. 48 cpv. 1 PA, ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al 

procedimento dinanzi all’autorità inferiore o è stato privato della possibilità 

di farlo, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha un 

interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa. 

1.3.2 Giusta l’art. 6 PA, sono parti le persone i cui diritti od obblighi 

potrebbero essere toccati dalla decisione o le altre persone, gli organismi 

e le autorità cui spetta un rimedio di diritto contro la decisione. Ai sensi 

dell’art. 6 PA, va considerata quale parte alla procedura soltanto chi 

dispone della capacità giuridica (esercizio dei diritti civili) e della capacità 

processuale (cfr. MARANTELLI/HUBER, Praxiskommentar VwVG, n. 12 ad 

art. 6 PA; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungs-

rechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 443 segg.).  

In procedura, la capacità processuale è il corollario dell’esercizio dei diritti 

civili. Le persone giuridiche hanno l’esercizio dei diritti civili tosto che siano 

costituiti gli organi a ciò necessari conformemente alla legge ed agli statuti 

(cfr. art. 54 CC). Esse esercitano i loro diritti civili per mezzo dei loro organi, 

i quali sono chiamati ad esprimerne la volontà (cfr. art. 55 cpv. 1 CC). 

Nell’ambito di una procedura giudiziaria, le persone giuridiche agiscono per 

il tramite dei loro organi che le rappresentano. Il potere di rappresentanza 

degli organi di una società, rispettivamente dei suoi rappresentanti contrat-

tuali, è determinato dalla sua organizzazione nonché dalle disposizioni 

speciali circa la forma giuridica da essa adottata (cfr. DTF 141 III 80 

consid. 1.3 con rinvii; MARANTELLI/HUBER, Praxiskommentar VwVG, n. 14 

ad art. 6 PA; cfr. FRANCESCO TREZZINI, in: Cocchi/Trezzini/Bernasconi [ed.], 

Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero [di seguito: 

CPC Comm], 2011, pag. 236 con rinvii). 

1.3.3 In particolare, per quanto riguarda la società anonima, in primo luogo 

è il consiglio d’amministrazione ad essere legittimato a rappresentarla in 

giudizio. Salvo disposizione contraria dello statuto o del regolamento 

d’organizzazione, ogni amministratore – membro del consiglio d’ammini-

strazione – può agire in giudizio per conto della società anonima (cfr. 718 

cpv. 1 CO). Al momento della fondazione della società anonima, la nomina 

degli amministratori, membri del consiglio d’amministrazione, spetta 

all’assemblea generale degli azionisti, giusta l’art. 698 cpv. 2 cifra 2 CO. 

Qualora una società non sia più provvista nemmeno di un amministratore 

unico – ovvero, quando difetta l’intero consiglio d’amministrazione –, spetta 

all’assemblea generale nominarne uno nuovo (cfr. PETER/CAVADINI, in: 

Tercier/Amstutz [ed.] Commentaire romand, Code des obligations II [di 

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seguito: CR CO II], 2008, n. 9 ad art. 718 CO). Il nome dei nuovi 

amministratori deve essere iscritto nel registro di commercio. 

1.3.4 In secondo luogo, essa può altresì essere rappresentata in giudizio 

da uno o più amministratori (delegati) o a terzi (direttori), ai quali il consiglio 

d’amministrazione ha delegato il potere di rappresentanza (cfr. art. 718 

cpv. 2 CO). In terzo luogo, essa può anche essere rappresentata in giudizio 

da un rappresentante contrattuale designato dal consiglio d’amministrazio-

ne (cfr. DTF 141 III 80 consid. 1.3 con rinvii; TREZZINI, CPC Comm, 

pag. 236 con rinvii). Il nome delle persone autorizzate a rappresentare la 

società deve essere notificato per iscritto all’ufficio del registro di commer-

cio dal consiglio d’amministrazione, producendo una copia autenticata 

della deliberazione che conferisce loro tale facoltà. Esse devono fare la 

loro firma davanti all’ufficio del registro di commercio o produrla autenticata 

(cfr. art. 720 CO). 

Di principio, per poter validamente agire in giudizio per la società anonima, 

il nome delle persone autorizzate a rappresentarla deve dunque figurare 

nel registro di commercio. Qualora ciò non sia il caso, la persona che 

ricorre in nome e per conto della società – segnatamente i rappresentanti 

contrattuali, il cui nome di regola non figura nel registro di commercio –, 

deve essere provvista di una valida procura scritta debitamente firmata e 

datata da un amministratore unico, iscritto a registro di commercio (cfr. DTF 

141 III 80 consid. 1.3 con rinvii; MARANTELLI/HUBER, Praxiskommentar 

VwVG, n. 7 ad art. 11 PA). In definitiva, ogni persona abilitata a rappresen-

tare in giudizio la società deve poter giustificare i suoi poteri con un estratto 

del registro di commercio o con una procura scritta (cfr. DTF 141 III 80 

consid. 1.3 con rinvii; parimenti art. 11 cpv. 2 PA). 

1.3.5 Il potere di rappresentanza di un amministratore si estingue non 

appena esso, per una qualsiasi ragione, lascia la sua funzione. Tale potere 

si estingue anche allorquando il consiglio d’amministrazione decide di 

revocarli il potere di rappresentanza e di attribuirlo ad un terzo. In ogni 

caso, per essere opponibile a terzi in buona fede, l’estinzione del potere di 

rappresentanza deve tuttavia figurare nel registro di commercio, ciò che 

richiede l’iscrizione di tale evenienza (cfr. PETER/CAVADINI, CR CO II, n. 11 

e 16 ad art. 718 CO). In virtù dell’art. 933 CO, vi è infatti la presunzione 

secondo cui le persone, il cui nome figura nel registro di commercio in 

qualità di amministratore unico della società, dispongono del potere di 

rappresentanza (cfr. PETER/CAVADINI, CR CO II, n. 6 ad art. 718 CO). 

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1.3.6 In casu, la decisione su reclamo del 24 febbraio 2016 dell’autorità 

inferiore dichiara il ricorrente 1 e la società ricorrente 2 come solidalmente 

responsabili del pagamento dell’importo di 97'230 franchi, oltre accessori, 

a titolo d’imposta preventiva in relazione ai ricavi non contabilizzati dalla 

società ricorrente 2 nell’esercizio 2006. Quali destinatari della predetta 

decisione, entrambi hanno un interesse degno di protezione a che la stessa 

venga annullata ai sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA (cfr. consid. 1.3.1 del 

presente giudizio).  

Ciò premesso, la decisione in oggetto è stata impugnata dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale con ricorso 4 aprile 2016 dal ricorrente 1, 

il quale ha indicato di rappresentare altresì la società ricorrente 2. Se non 

vi è dubbio alcuno in merito alla qualità di parte del ricorrente 1, ciò non è 

tuttavia il caso per quanto concerne la società ricorrente 2. Per rispondere 

a tale quesito, occorre verificare se il ricorrente 1 era ed è tutt’ora abilitato 

a rappresentare la società nella presente procedura di ricorso, secondo i 

principi enunciati poc’anzi (cfr. consid. 1.3.2 segg. che precedono). 

Al riguardo, lo scrivente Tribunale rileva che da un esame dell’estratto del 

registro di commercio della ricorrente 2, risulta che quest’ultima è una 

società anonima, il cui attuale amministratore unico con firma individuale è 

il signor F._______ e non il ricorrente 1, precedente amministratore unico 

fino al 6 gennaio 2004. Sulla base di detta iscrizione, in assenza della 

prova del contrario, soltanto il signor F._______ risulta dunque 

formalmente abilitato a rappresentare detta società in giudizio (cfr. relativo 

estratto del registro di commercio; consid. 1.3.5 del presente giudizio). In 

tali circostanze, per poter a sua volta validamente rappresentare detta 

società in giudizio, il ricorrente 1 deve disporre di una valida procura scritta 

(cfr. consid. 1.3.4 del presente giudizio). In tale ottica, con ordinanza datata 

9 giugno 2016, lo scrivente Tribunale ha invitato il ricorrente 1 a voler 

regolarizzare il ricorso entro 5 giorni dalla notifica, producendo una valida 

procura sottoscritta dalla ricorrente 2, con la comminatoria che in caso 

contrario non sarebbe entrato nel merito del ricorso per quanto concerne 

quest’ultima, dichiarandolo inammissibile. Orbene, il 20 giugno 2016 il 

ricorrente 1 ha prodotto un documento denominato « verbale di assemblea 

generale », nel quale è indicato che l’amministratore unico sarebbe 

deceduto durante l’estate 2015 e non ancora sostituito. Con tale verbale, il 

ricorrente 1 si è attribuito – in quanto presidente dell’assemblea generale 

– la facoltà di rappresentare la società ricorrente 2 in giudizio. Sennonché 

un tale documento di per sé non costituisce una valida procura. Nulla agli 

atti permette infatti di inficiare quanto figurante a registro di commercio, 

rispettivamente di verificare la veracità delle informazioni contenute in detto 

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verbale (ad esempio: se secondo gli statuti della società o altri atti ufficiali 

il ricorrente 1 sia effettivamente il presidente dell’assemblea generale e 

abbia il diritto di autodesignarsi quale suo rappresentante, rispettivamente 

se l’assemblea generale è stata validamente convocata, non essendovi 

nessuna menzione in merito agli azionisti presenti a tale incontro, ecc.).  

Visto tutto quanto suesposto, lo scrivente Tribunale non può che constatare 

l’assenza della facoltà del ricorrente 1 a rappresentare validamente in 

giudizio la società ricorrente 2, così come peraltro giustamente rilevato 

dall’autorità inferiore nella propria risposta del 3 giugno 2016. In tale 

evenienza, la ricorrente 2 risulta sprovvista non solo della qualità di parte 

nella presente procedura di ricorso (art. 6 PA), ma anche della 

legittimazione ricorsuale (art. 48 cpv. 1 PA), sicché il ricorso 4 aprile 2016 

deve essere dichiarato inammissibile per quanto la concerne. Per contro, 

detto ricorso rimane valido per il ricorrente 1 e verrà pertanto esaminato 

nel merito qui di seguito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b PA) e l’inadegua-

tezza (art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren 

vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2007/41 

consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, 

no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della massima inquisitoria e dell’applica-

zione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede 

difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti 

di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 

senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure 

(« Rügeprinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure 

che non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla 

constatazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza 

sostanziate (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 

139 consid. 2b). Il dovere processuale di collaborazione concernente in 

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particolare il ricorrente che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio 

interesse, comprende, in particolare, l’obbligo di portare le prove 

necessarie, d’informare il giudice sulla fattispecie e di motivare la propria 

richiesta, ritenuto che in caso contrario arrischierebbe di dover sopportare 

le conseguenze della carenza di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 

consid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

Nel proprio gravame, il ricorrente 1 solleva una violazione del suo diritto di 

essere sentito, in quanto ritiene che la motivazione della decisione sia 

insufficiente. A suo avviso, l’autorità inferiore non avrebbe infatti spiegato 

perché non ha tenuto conto delle censure sollevate nel suo reclamo e 

neppure il calcolo alla base della ripresa fiscale.  

3.1 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-

zione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa dall’autorità, 

indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito 

(cfr. DTF 132 V 387 consid. 5.1 con rinvii; DTAF 2009/36 consid. 7). Tale 

doglianza deve quindi essere esaminata prioritariamente dall’autorità di 

ricorso (cfr. DTF 127 V 431 consid. 3d/aa; 124 I 49 consid. 1). 

Detto diritto, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., garantisce all’interessato il 

diritto di esprimersi prima che sia resa una decisione sfavorevole nei suoi 

confronti, il diritto di prendere visione dell’incarto, la facoltà di offrire mezzi 

di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne l’assunzione, 

di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere sulle relative 

risultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla decisione 

(cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1 con rinvii; sentenze del TF 4A_35/2010 del 

19 maggio 2010; 8C_321/2009 del 9 settembre 2009; sentenza del TAF A-

7094/2010 del 21 gennaio 2011 consid. 3.2 con rinvii).  

A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può essere 

sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati addotti 

in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un succes-

sivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdizione 

competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. sentenza 

del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; DTF 133 I 201 con-

sid. 2.2; [tra le tante] sentenza del TAF A-1876/2013 del 6 gennaio 2015 

consid. 3.5 con rinvii). 

3.2 La giurisprudenza ha dedotto il dovere per l’autorità di motivare la sua 

decisione dal diritto di essere sentito. A livello procedurale, tale garanzia è 

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Pagina 11 

ancorata all’art. 35 PA. Scopo di ottenere una decisione motivata è che il 

destinatario possa comprendere le ragioni della medesima e, se del caso, 

impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di ricorso possa 

esercitare il suo controllo (cfr. DTF 134 I 83 consid. 4.1; 129 I 232 con-

sid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b). È quindi sufficiente che l’autorità si esprima 

sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o nell’altro sul giu-

dizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere posizione su tutti 

i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, ma può limitarsi 

ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione (cfr. DTF 130 II 530 

consid. 4.3; 129 II 232 consid. 3.2; 126 I 97 consid. 2b; [tra le molte] 

sentenza del TAF A-1876/2013 del 6 gennaio 2015 consid. 3.3 con rinvii; 

DTAF 2009/35 consid. 6.4.1). Peraltro, la motivazione non deve necessa-

riamente trovarsi nella decisione stessa; essa può anche trovarsi in un 

documento separato che sia stato portato a conoscenza dell’interessato o 

può discendere dal rinvio a una presa di posizione di un’altra autorità sem-

pre portata a conoscenza dell’interessato (cfr. DTF 123 I 31 consid. 2c; 113 

II 204 consid. 2; [tra le molte] sentenza del TAF A-1876/2013 del 6 gennaio 

2015 consid. 3.3 con rinvii), basta che il destinatario sia in grado di procu-

rarsi i documenti ai quali la decisione rimanda. L’ampiezza della motivazio-

ne non può tuttavia essere stabilita in modo uniforme. Essa va determinata 

tenendo conto dell’insieme delle circostanze della fattispecie e degli inte-

ressi della persona toccata nonché applicando i principi sviluppati dalla 

giurisprudenza del Tribunale federale. La motivazione può anche essere 

sommaria, ma vi si devono perlomeno dedurre gli elementi essenziali sui 

quali l’autorità si è fondata per rendere il proprio giudizio (cfr. ADELIO SCO-

LARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002, n. 531 e 535 con rinvii).  

3.3 In proposito, lo scrivente Tribunale rileva quanto segue. Nella decisione 

impugnata, l’autorità inferiore ha innanzitutto esposto le norme e i principi 

applicabili alla fattispecie (cfr. decisione impugnata, consid. 1). Essa ha poi 

riassunto in maniera chiara e precisa non solo i fatti alla base della ripresa 

fiscale, ma anche gli elementi presi in considerazione nel calcolo stesso di 

detta ripresa fiscale, così come risultante altresì dall’inchiesta penale. Più 

nel dettaglio, l’AFC ha spiegato di aver constatato da parte della società 

ricorrente 2 l’omessa contabilizzazione a favore del ricorrente 1 di una 

parte della cifra d’affari dell’affittacamere, tale « E._______ », percepiti 

nell’anno 2006. Non disponendo di documenti contabili, l’AFC ha dovuto 

ricostruire la cifra d’affari sulla base degli interrogatori e delle dichiarazioni 

della polizia, delle ragazze impiegate in tale locale notturno e dello stesso 

ricorrente 1, nonché sulla base delle notifiche di tassazione della società 

ricorrente 2. Gli elementi del calcolo della cifra d’affari sono stati esposti in 

maniera chiara mediante l’ausilio di tabelle riassuntive (cfr. decisione 

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Pagina 12 

impugnata, consid. 2). L’AFC ha altresì puntualmente analizzato gli 

argomenti sollevati dal ricorrente 1 nel proprio reclamo, indicando perché 

gli stessi non erano rilevanti o pertinenti (cfr. decisione impugnata, 

consid. 3). In tali circostanze, lo scrivente Tribunale ritiene la predetta 

motivazione come ampiamente sufficiente, tant’è che non ha impedito al 

ricorrente 1 di contestare né la ripresa fiscale, né il calcolo della cifra d’affari 

litigiosa. Quand’anche si avessero ancora dubbi in proposito – ciò che, 

come visto, non è tuttavia il caso – ogni eventuale violazione del diritto di 

essere sentito andrebbe comunque considerata come sanata in sede 

ricorsuale, nella misura in cui con risposta 3 maggio 2016 l’autorità inferiore 

ha fornito ulteriori dettagli e precisazioni sia in merito al calcolo della cifra 

d’affari litigiosa, sia in merito agli argomenti sollevati dal ricorrente 1. In 

definitiva, non è ravvisabile alcuna violazione del diritto di essere sentito 

del ricorrente 1, sicché detta censura dev’essere qui respinta.  

4.  

Nel proprio gravame il ricorrente 1 solleva poi la prescrizione del credito 

alla base della ripresa fiscale, in quanto il termine di 5 anni in rapporto 

all’esercizio 2006 sarebbe già espirato nel 2011. A suo avviso, tale termine 

di prescrizione non sarebbe infatti stato validamente interrotto, sicché la 

ripresa fiscale non gli sarebbe opponibile. 

4.1 La prescrizione è una questione di diritto che va esaminata d’ufficio 

dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato (cfr. sen-

tenze del TF 2C_243/2014 del 4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; 

2C_551/2009 del 13 aprile 2010 consid. 2.3; sentenze del TAF A-

1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 3.1; A-3659/2012 del 3 febbraio 

2014 consid. 4.1; A-7148/2010 del 19 dicembre 2012 consid. 4.1; MICHAEL 

BEUSCH, Der Untergang der Steuerforderung, 2012, pag. 278; STÉPHANIE 

EICHENBERGER, in: Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 

2006, n. 5 ad art. 30 LTB). La prescrizione del credito fiscale va esaminata 

dallo scrivente Tribunale in maniera prioritaria, la stessa – se constatata – 

comportando la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore. 

4.2 In tale ottica, prima di esaminare la prescrizione dei crediti in oggetto 

(cfr. consid. 4.3 del presente giudizio), qui di seguito verranno esposte le 

norme pertinenti relative alla prescrizione in materia d’imposta preventiva.  

4.2.1 La prescrizione, nella misura in cui concerne l’esistenza del credito 

fiscale, è di diritto materiale (cfr. sentenze del TAF A-1449/2015 del 

2 novembre 2015 consid. 3.2; A-7148/2010 del 19 dicembre 2012 

consid. 4.2 con rinvii; BEUSCH, op. cit., pag. 282 seg.). Per questo motivo, 

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Pagina 13 

alla stessa risulta applicabile il diritto vigente al momento in cui le 

circostanze di fatto alla base del gravame hanno avuto luogo.  

4.2.2 La prescrizione dei crediti fiscali in materia di imposta preventiva è 

retta dall’art. 17 LIP. Per quanto riguarda fattispecie di carattere penale, 

determinante è invece la legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto pena-

le amministrativo (DPA, RS 313.0), applicabile all’imposta preventiva virtù 

del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP (cfr. sentenza del TF del 26 marzo 1987 

consid. 5, in: ASA 56 pag. 203 segg.; sentenza del TF del 6 marzo 1986 

consid. 2b, in: ASA 55 pag. 285 segg.; sentenza del TAF A-3060/2015 e A-

3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 4.1). Giusta l’art. 12 cpv. 4 DPA, 

l’obbligo di pagamento o di restituzione non si prescrive finché non siano 

prescritte l’azione penale e l’esecuzione della pena (cfr. sentenza del TF 

2C_243/2014 del 4 dicembre 2014 consid. 5.1 con rinvii; BEUSCH/MALLA, 

Steuerstrafrecht – ein Entwirrungsversuch, ZStrR, 130/2012 pag. 263). 

Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella sottrazione o nella messa 

in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di una restituzione, di una 

riduzione o di un condono di tasse ai sensi dell’art. 11 cpv. 2 DPA, la giuri-

sprudenza ha avuto modo di precisare che – in base al diritto in vigore a 

partire dal 1° ottobre 2002 – il termine di prescrizione è di 7 anni (cfr. art. 11 

cpv. 2 DPA in relazione con l’art. 333 cpv. 6 lett. b CP e con DTF 134 IV 

328 consid. 2.1 che rinvia all’art. 97 cpv. 1 lett. c CP; sentenza del TF 

2C_243/2014 del 4 dicembre 2014 consid. 5.2 con rinvii; DTAF 2009/59 

consid. 4.3; sentenze del TAF A-3659/2012 del 3 febbraio 2014 con-

sid. 4.1; A-7148/2010 del 19 dicembre 2012 considd. 4.2.1 segg.).  

Tale è in particolare il caso in presenza di una sottrazione d’imposta ai sensi 

dell’art. 61 LIP, verosimilmente realizzata allorquando una società anonima 

fa una prestazione valutabile in denaro facilmente riconoscibile come tale 

dai partecipanti, senza tuttavia dichiarare e pagare spontaneamente l’im-

posta preventiva (cfr. citate sentenze del TF del 26 marzo 1987 consid. 5 

e del 6 marzo 1986 consid. 2b; citata sentenza del TAF A-3060/2015 e A-

3113/2015 consid. 4.1). Nella misura in cui è stabilità con verosimiglianza 

la sussistenza di una sottrazione d’imposta, in virtù dell’art. 67 LIP risulta 

applicabile la prescrizione di cui all’art. 11 cpv. 4 DPA (cfr. citate sentenze 

del TF del 26 marzo 1987 consid. 5 e del 6 marzo 1986 consid. 2c; citata 

sentenza del TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 consid. 4.1).  

4.2.3 Conformemente all’art. 98 CP – applicabile in virtù dell’art. 2 DPA – il 

termine di prescrizione di 7 anni decorre dal giorno in cui l’autore ha 

esercitato la sua attività colpevole, detto giorno non essendo tuttavia preso 

in conto nel calcolo del termine (cfr. sentenza del TAF A-3060/2015 e A-

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Pagina 14 

3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 4.3.1 con i numerosi rinvii). 

Allorquando una società anonima effettua una prestazione valutabile in 

denaro cedendo ad un azionista o ad una persona a lui vicina dei redditi 

non contabilizzati e ciò, in violazione della legislazione amministrativa 

federale (cfr. consid. 4.2.2 del presente giudizio), il termine di prescrizione 

inizia a decorrere soltanto all’indomani della data di consegna del bilancio 

erroneo, rispettivamente del conto erroneo – ovvero, del documento 

contabile nel quale non sono stati contabilizzati i ricavi ceduti agli azionisti 

o a persone vicine a quest’ultimi – all’AFC (« [d]ie […] Verjährungsfrist […] 

beginnt erst nach dem Termin zu laufen, an dem die unrichtige Jahres-

rechnung bei der ESTV eingereicht wurde […] », in: citata sentenza del TF 

del 26 marzo 1987 consid. 5; per i dettagli al riguardo, citata sentenza del 

TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 considd. 4.3.1 e 4.3.2 con rinvii). In tal 

caso, l’attività colpevole ai sensi dell’art. 98 CP consiste nella consegna di 

documenti contabili irregolari alla competente autorità (cfr. citata sentenza 

del TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 consid. 4.3.2).  

4.2.4 Il termine di prescrizione di 7 anni è sospeso durante i procedimenti 

d’opposizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo di pagamento o 

restituzione (cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; sentenza del TAF A-3060/2015 e A-

3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 4.3.3 con rinvii; BEUSCH/MALLA, 

in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Schweizerischen 

Steuerrecht, Bundesgesetz über die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di 

seguito: VStG-Kommentar], n. 56 ad «Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »).  

4.2.5 Il predetto termine di prescrizione può essere interrotto dalle parti, 

ogni qualvolta esse intervengano nella procedura mediante un « atto 

interruttivo ». In tal caso, un nuovo termine di prescrizione comincia a 

decorrere ad ogni interruzione. L’atto interruttivo della prescrizione non 

deve rivestire una forma particolare. La semplice comunicazione, secondo 

cui la riscossione dell’imposta è richiesta, è al riguardo sufficiente. In diritto 

fiscale, detto atto è infatti concepito in maniera larga: esso ingloba ogni 

azione dell’autorità portata alla conoscenza dell’assoggettato e destinata 

ad accertare o ad incassare il credito fiscale. Segnatamente l’annuncio o 

la messa in opera di verifiche contabili, la notifica di un conteggio comple-

mentare o di un avviso di credito valgono interruzione della prescrizione, 

come pure un precetto esecutivo, una decisione o una decisione su 

reclamo (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-1449/2015 del 2 novembre 

2015 consid. 3.2.2 con rinvii, confermata dal TF con sentenza 

2C_1095/2015 del 27 maggio 2016 consid. 4.3.3). Ciò che è determinante 

è che l’atto interruttivo della prescrizione menzioni l’essenziale delle circo-

stanze di fatto sulle quali si fonda il credito fiscale, permettendo in tal modo 

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Pagina 15 

all’assoggettato di comprendere di cosa si tratta (cfr. [tra le tante] la citata 

sentenza del TAF A-1449/2015 consid. 3.2.2 con rinvii). Non è tuttavia 

necessario che le circostanze di fatto suscettibili di comportare una ripresa 

fiscale siano interamente delucidate, né che l’importo del credito fiscale 

venga indicato (cfr. [tra le tante] la citata sentenza del TAF A-1449/2015 

consid. 3.2.2 con rinvii). 

4.2.6 I principi alla base della prescrizione richiamati poc’anzi – così come 

giustamente esposti dall’autorità inferiore nel proprio giudizio (cfr. decisio-

ne impugnata, consid. 7.1) – non fanno che riprendere quanto risultante 

dalla prassi costante. Nessuno degli elementi sollevati dal ricorrente 1 

permette di discostarsene, sicché la stessa va qui confermata.  

4.3 Ciò premesso, nel caso in disamina l’AFC ha imposto in solido i due 

ricorrenti al pagamento posticipato dell’importo di 97'230 franchi, oltre 

accessori, a titolo di imposta preventiva non versata a torto dalla società 

ricorrente 2, in rapporto a dei ricavi da lei non contabilizzati nell’esercizio 

2006 a favore del proprio azionista (ricorrente 1), ritenendo la sussistenza 

di una prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP 

e dell’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 dicembre 1966 sull’imposta 

preventiva (OIPrev, RS 642.211). Tale fattispecie essendo di principio alla 

base di una sottrazione d’imposta, ovvero di un’infrazione penale 

amministrativa, in concreto risulta applicabile la prescrizione dell’art. 11 

cpv. 4 DPA. In tale evenienza, il termine di prescrizione qui applicabile non 

è di 5 anni come erroneamente indicato dal ricorrente 1, bensì di 7 anni 

(cfr. consid. 4.2.2 del presente giudizio). 

Orbene, il conto relativo all’esercizio fiscale 2006 della società ricorrente 2 

– stando all’AFC, inviato per posta semplice ed accompagnato dal formu-

lario 103 datato solamente « agosto 2007 » (cfr. decisione impugnata, 

consid. 7.2; risposta 3 giugno 2016, pag. 2) – è stato registrato dall’autorità 

inferiore in data 24 agosto 2007 (cfr. doc. 9 dell’incarto prodotto dall’autori-

tà inferiore [di seguito: inc. AFC]). Di principio, il termine di 7 anni ha iniziato 

a decorrere il giorno dopo la consegna di detto documento, ovvero il 

25 agosto 2007 e doveva dunque giungere a termine al più presto nel mese 

d’agosto 2014 (cfr. consid. 4.2.3 del presente giudizio). Sennonché, nel 

caso specifico, esso – contrariamente a quanto erroneamente ritenuto dal 

ricorrente 1 – è tuttavia stato validamente interrotto dall’AFC con decisione 

dell’11 luglio 2014 (cfr. doc. 5 inc. AFC) e con decisione su reclamo del 

24 febbraio 2016, qui impugnata dal ricorrente (cfr. doc. 3 inc. AFC; 

cfr. parimenti consid. 4.2.5 del presente giudizio). In tale evenienza, tenuto 

altresì conto della sospensione della prescrizione durante la presente 

A-2078/2016 

Pagina 16 

procedura di ricorso giusta l’art. 11 cpv. 3 DPA (cfr. consid. 4.2.4 del 

presente giudizio), vi è luogo di constatare che il credito oggetto della 

ripresa fiscale a tutt’oggi non è ancora prescritto, sicché la censura del 

ricorrente 1 va respinta. 

5.  

Ciò appurato, prima di entrare nel merito delle censure sollevate dal 

ricorrente in rapporto alla ripresa fiscale operata dall’autorità inferiore a 

titolo d’imposta preventiva (cfr. consid. 6 del presente giudizio), qui di 

seguito verranno dapprima richiamati i principi applicabili alla presente 

fattispecie, segnatamente in rapporto all’oggetto dell’imposta preventiva 

nella forma di una prestazione valutabile in denaro (cfr. consid. 5.1 che 

segue), ai doveri incombenti al contribuente (cfr. considd. 5.2 e 5.3 che 

seguono), all’onere probatorio circa l’esistenza o l’inesistenza di una 

prestazione soggetta all’imposta preventiva (cfr. consid. 5.4 che segue), 

alla tassazione d’ufficio in caso di contabilità lacunosa (cfr. consid. 5.5 che 

segue), agli interessi moratori (cfr. consid. 5.6 che segue) e alla riscossione 

posticipata in presenza di un’infrazione fiscale (cfr. consid. 5.7 che segue). 

5.1  

5.1.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito 

dei capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost. e art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta 

preventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata 

dell’imposta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

5.1.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i 

redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limi-

tata o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi 

da una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. 1 LIP).  

L’art. 20 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni prestazione 

valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di 

partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di 

rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della 

prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di 

partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di 

prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di 

principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c della legge federale del 14 dicem-

bre 1990 sull’imposta federale diretta (LIFD, RS 642.11; cfr. sentenze del 

TF 2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; 2C_806/2013 del 

24 marzo 2014 consid. 2.1; 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.2). 

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Pagina 17 

Secondo la prassi del Tribunale federale, nell’applicare la predetta norma, 

le autorità fiscali non sono strettamente legate alla qualificazione di diritto 

privato dell’operazione giuridica, ma devono piuttosto apprezzare le 

circostanze di fatto conformemente alla realtà economica (cfr. sentenze del 

TF 2C_695/2009 del 3 febbraio 2010 consid. 2.2; 2A.537/2005 del 

21 dicembre 2006 consid. 2.1; sentenza del TAF A-3060/2015 e A-

3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 3.1).  

5.1.3 Ai sensi della predetta norma, nella nozione di prestazione valutabile 

in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata di utili » o 

« distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinnausschüttungen »). 

Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile prestazione valuta-

bile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni cumulative risultano 

adempiute (cfr. DTF 140 II 88 consid. 4.1; 138 II 57 consid. 2.2; 131 II 593 

consid. 5.1; 119 Ib 431 consid. 2b; 115 Ib 274 consid. 9b; sentenze del TF 

2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.2; 2C_335/2008 del 13 otto-

bre 2008 consid. 2.1 con rinvii, in: RtiD 2009 I pag. 492; 2A.204/2006 del 

22 giugno 2007 consid. 6, in: RtiD 2008 I pag. 946; DTAF 2011/45 

consid. 4.1; sentenze del TAF A-5006/2014 del 2 aprile 2015 consid. 2.5 

con rinvii; A-5210/2014 del 30 marzo 2015 consid. 2.3.1 con rinvii; A-

3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 4.1; DUSS/HELBING/DUSS, VStG-

Kommentar, n. 132a ad art. 4 LIP con rinvii):  

(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata 

controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne 

comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha 

carattere di rimborso delle quote di capitale sociale.  

(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di 

partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società 

(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare 

indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un 

rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione 

deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe 

circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni 

ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la 

prestazione risulta insolita.  

(3)  Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione 

tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile 

per gli organi della società. 

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Pagina 18 

Le prestazioni che la società effettua a favore dei suoi azionisti o di terze 

persone a lui vicine, fondate su un’altra base giuridica che il rapporto di 

partecipazione, ad esempio su un contratto di diritto privato che avrebbe 

potuto essere concluso anche con un terzo estraneo alla società, non sono 

invece soggetti all’imposta preventiva (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2b; 

sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.2; sentenze del 

TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 3.2.1; A-

4740/2012 del 13 febbraio 2014 consid. 2.2.1; A-5927/2007 del 3 settem-

bre 2010 consid. 2.2). 

5.1.4 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-

zioni dissimulate di utili, valgono anche le rinunce a determinati proventi in 

favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente 

riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa 

forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di 

« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile » 

(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la 

sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste 

per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli 

introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati 

direttamente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente 

quando quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società 

esigerebbe da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib 

23 consid. 2d; sentenze del TF 2C_726/2009 del 20 gennaio 2010 con-

sid. 2.2 con rinvii; 2C_335/2008 del 13 ottobre 2008 consid. 2.2 con rinvii, 

in: RtiD 2009 I pag. 492; 2A.204/2006 del 22 giugno 2007 consid. 6 con 

rinvii, in: RtiD 2008 I pag. 946; sentenza del TAF A-5210/2014 del 30 marzo 

2015 consid. 2.3.2.2 con rinvii; DUSS/HELBING/DUSS, VStG-Kommentar, 

n. 132b ad art. 4 LIP con rinvii). 

5.1.5 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con 

l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi consi-

dera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo 

intrattiene delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle 

circostanze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In 

particolare sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista 

permette di fare uso della società come se fosse la loro (cfr. sentenze del 

TF 2C_377/2009 del 9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del 

9 maggio 2006 consid. 2.2; DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; sentenze 

del TAF A-5210/2014 del 30 marzo 2015 consid. 2.3.3 con rinvii; A-

3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 4.1 con rinvii). 

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5.2 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il 

quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10 

cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione 

è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta 

preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il 

carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da 

adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta 

anticipata; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della 

prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. sentenze del TAF A-3624/2012 

del 7 maggio 2013 consid. 4.2; A-3549/2011 del 12 gennaio 2012 con-

sid. 3.1.1; A-633/2010 del 25 agosto 2010 consid. 2.1.1; THOMAS JAUSSI, 

VStG-Kommentar, n. 6 ad art. 10 LIP). 

5.3 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale, il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza 

dell’imposta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il 

rendiconto prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo 

l’imposta o compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 

LIP; art. 38 cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella 

compilazione esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni 

d’imposta e dei questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel 

procedere con il versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. sentenze 

del TAF A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 4.3; A-633/2010 del 

25 agosto 2010 consid. 2.1.2 con rinvii). 

5.4  

5.4.1 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre relativi elementi costitutivi – 

incombe all’AFC (cfr. sentenza del TF 2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 

consid. 5.2 con rinvii; DTAF 2011/45 considd. 4.1 e 4.3.2.2 con rinvii; 

sentenze del TAF A-5006/2014 del 2 aprile 2015 consid. 2.8.1 con rinvii; A-

5210/2014 del 30 marzo 2015 consid. 2.4 con rinvii; A-3624/2012 del 

7 maggio 2013 consid. 4.4 con rinvii; DUSS/HELBING/DUSS, VStG-Kom-

mentar, n. 132a ad art. 4 LIP con rinvii). Il criterio della prestazione 

« giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia di imposte dirette 

non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione valutabile in 

denaro. Se l’AFC ritiene che sussista una prestazione valutabile in denaro, 

il contribuente può da parte sua contestare il proprio assoggettamento 

all’imposta adducendo la controprova atta a dimostrare che il criterio 

dell’uso commerciale è adempiuto (cfr. DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con 

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Pagina 20 

rinvii; sentenze del TAF A-5006/2014 del 2 aprile 2015 consid. 2.8.2 con 

rinvii; A-5210/2014 del 30 marzo 2015 consid. 2.4 con rinvii; A-3624/2012 

del 7 maggio 2013 consid. 4.4 con rinvii).  

5.4.2 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-

tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo 

dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i 

documenti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). 

Se è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere 

d’apprezzamento a quello della direzione commerciale della società 

contribuente, vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le 

prestazioni in questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal 

modo, l’autorità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere 

insolito di dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle 

strette relazioni personali o economiche in essere tra la società e il 

beneficiario delle prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; 

sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 

del 9 maggio 2006 consid. 2.3; sentenze del TAF A-5006/2014 del 2 aprile 

2015 consid. 2.8.2 con rinvii; A-5210/2014 del 30 marzo 2015 consid. 2.4 

con rinvii; A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 4.4 con rinvii). 

Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve 

essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti 

giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso 

risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di 

una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso 

venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro 

soggetta ad imposta preventiva (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; 

sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 

del 9 maggio 2006 consid. 2.3; sentenze del TAF A-5006/2014 del 2 aprile 

2015 consid. 2.8.2 con rinvii; A-5210/2014 del 30 marzo 2015 consid. 2.4 

con rinvii; A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 4.4 con rinvii). Inoltre, 

può sussistere una prestazione valutabile in denaro soggetta all’imposta 

preventiva, se appare ovvio che sono gli azionisti stessi della società ad 

essere i suoi beneficiari e se non è data un’altra spiegazione (cfr. sentenza 

del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3 con rinvii). Quando la 

società contribuente fa tutto quanto in suo potere per produrre tutte le prove 

e i documenti giustificativi richiesti dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 

LIP, quest’ultima ne deve tenere conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza 

del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3 con rinvii). 

A-2078/2016 

Pagina 21 

5.5  

5.5.1 Allorquando l’AFC accerta l’esistenza di una prestazione valutabile in 

denaro soggetta all’imposta preventiva, segnatamente nella forma di una 

distribuzione dissimulata di utili, la cui entità non è tuttavia chiaramente 

quantificabile, essa ne stabilisce l’ammontare ricorrendo alla tassazione 

d’ufficio. Ciò è in particolare il caso, allorquando la società contribuente non 

adempie ai doveri impostigli dalla legge, rispettivamente non fornisce delle 

indicazioni affidabili oppure fornisce solo indicazioni insufficienti o errate. 

Le lacune nella tenuta della contabilità della società contribuente non devo-

no infatti né procurarle un vantaggio fiscale, né condurre ad una perdita 

d’imposta. Il ricorso alla tassazione d’ufficio deriva implicitamente dagli 

artt. 39 e 41 lett. a LIP. In tale contesto, quando esegue una tassazione 

d’ufficio, l’AFC deve fondarsi sul corso ordinario delle cose e sul 

comportamento del contribuente. La tassazione d’ufficio deve permettere 

all’AFC di ricostruire la fattispecie imponibile, la più verosimile alla realtà. 

In caso di dubbi, l’AFC non è tenuta a tenere conto della fattispecie più 

favorevole al contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; 

sentenze del TAF A-122/2010 del 24 dicembre 2010 considd. 6.1 e 6.2 con 

rinvii; A-351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.4 con rinvii [in materia di 

IVA]; MICHAEL BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 9 ad art. 13 LIP con rinvii). 

Analogamente a quanto avviene nell’ambito dell’IVA, l’AFC deve scegliere 

il metodo di stima che meglio le permette di tenere in considerazione le 

caratteristiche della società contribuente in questione. Quali metodi di 

stima, entrano in linea di conto i metodi che tendono a completare o 

ricostruire una contabilità mancante e quelli che si fondano sui dati basati 

sull’esperienza in rapporto ai risultati parziali incontestati derivanti dalla 

contabilità. Le parti probanti della contabilità e i documenti esistenti devono 

essere presi in considerazione, per quanto possibile, nella stima. Essi 

possono altresì servire di base di calcolo (cfr. per analogia, sentenza del 

TAF A-351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.4 con i numerosi rinvii 

[tassazione d’ufficio in materia di IVA]).  

5.5.2 Nella procedura di ricorso il contribuente può contestare l’adempi-

mento dei presupposti per una stima, come pure la stima stessa delle cifre 

d’affari realizzate in quanto tali (cfr. per analogia, sentenza del TAF A-

351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.6 con rinvii [tassazione d’ufficio in 

materia di IVA]). Orbene, l’onere della prova in merito alla sussistenza dei 

presupposti per procedere ad una tassazione d’ufficio (primo stadio), come 

pure riguardo alla correttezza della conseguente stima (secondo stadio), 

incombono all’AFC. Ciò precisato, nell’esaminare la correttezza della stima 

A-2078/2016 

Pagina 22 

effettuata dall’autorità inferiore il Tribunale amministrativo federale procede 

con un certo riserbo e non sostituisce il proprio potere di apprezzamento a 

quello di quest’ultima, se non in presenza di errori manifesti. Qualora i 

presupposti per una tassazione d’ufficio siano dati, la prova che le valuta-

zioni svolte dall’AFC non sono corrette rispettivamente portano a risultati 

manifestamente errati spetta al contribuente (terzo stadio). In tale ottica, è 

necessario che il contribuente indichi chiaramente in che misura la pretesa 

fiscale debba essere minore di quella valutata dall’AFC, dimostrando che 

il risultato della valutazione è frutto di errori rilevanti (cfr. citata sentenza del 

TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii). Egli non può limitarsi a criticare 

in via del tutto generica le basi del calcolo, bensì deve dimostrare con dei 

documenti giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente 

erronea (cfr. sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 

consid. 2.5). Solo in tal caso lo scrivente Tribunale sostituisce il suo potere 

d’apprezzamento a quello dell’autorità inferiore, correggendo la tassazione 

(cfr. citata sentenza del TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii; 

cfr. parimenti sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 5.5; 

2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2). 

5.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni 

dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il 

credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 

cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, 

sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 

fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto 

con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale 

delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta 

preventiva [RS 642.212]; sentenza del TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 del 

10 novembre 2015 consid. 3.3 con rinvii).  

5.7  

5.7.1 Nella misura in cui la sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP è 

stabilita con verosimiglianza, in virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, la 

riscossione posticipata dei crediti d’imposta preventiva è retta dall’art. 12 

DPA (cfr. consid. 4.2.2 del presente giudizio; citata sentenza del TF del 

6 marzo 1986 consid. 2c; citata sentenza del TAF A-3060/2015 e A-

3113/2015 consid. 4.1 con rinvii).  

5.7.2 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla 

legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa, 

essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò 

indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. L’art. 12 

A-2078/2016 

Pagina 23 

cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che ha fruito 

dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della 

tassa elusa. Di conseguenza, quando una società effettua una prestazione 

valutabile in denaro a favore dei possessori di diritti di partecipazione senza 

deduzione dell’imposta sottratta, quest’ultimi sono chiamati, sulla base 

dell’art. 12 cpv. 2 DPA, a restituire la somma di cui hanno indebitamente 

fruito (cfr. citata sentenza del TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 consid. 4.2 

con rinvii). Affinché l’art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre che sia 

oggettivamente stata compiuta un’infrazione penale. L’applicazione di 

questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale 

specifica, né da una colpa, né ancora dal promovimento di una procedura 

penale (cfr. [tra le tante] la già citata sentenza del TAF A-3060/2015 e A-

3113/2015 consid. 4.2 con rinvii; parimenti sentenze del TAF A-6427/2012 

del 17 febbraio 2014 consid. 6.2.2 con rinvii; A-7148/2010 del 19 dicembre 

2012 consid. 5.4.2 con rinvii). L’art. 12 cpv. 1 DPA permette dunque di 

procedere al recupero di una tassa (o un tributo) che non è stata percepita 

a seguito di un’infrazione alla legislazione amministrativa federale, anche 

qualora nessuno sia punibile. In virtù dell’art. 12 cpv. 3 DPA, la persona 

che, intenzionalmente, ha commesso l’infrazione o vi ha partecipato 

risponde in solido, con le persone obbligate al pagamento secondo il 

cpv. 2, della somma da pagare o da restituire. 

5.7.3 In merito all’esame delle decisioni di riscossione posticipata fondate 

sull’art. 12 DPA – come nel caso concreto – è importante precisare che 

sebbene la predetta disposizione sia contenuta in una legge penale a 

causa del suo legame con il diritto penale, la stessa è una norma di diritto 

fiscale, applicabile in materia di imposta preventiva (cfr. art. 67 cpv. 1 LIP; 

consid. 5.7.1 del presente giudizio; cfr. MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENE-

DETTO, Traité TVA, 2009, pag. 555 n. 468; EICKER/FRANK/ACHERMANN, 

Verwaltungsstrafrecht und Verwaltungsstrafverfahrensrecht, 2a ed. 2012, 

pag. 91). La procedura giusta l’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA concernente l’obbligo 

pagamento dei tributi non pagati a causa di una infrazione alla legislazione 

amministrativa è una procedura amministrativa che si distingue chiaramen-

te dalla procedura penale (cfr. sentenza del TF 2A.602/2003 del 10 maggio 

2004 consid. 3.2). Il credito fondato sull’art. 12 DPA è un credito fiscale 

(cfr. sentenza del TF 2A.602/2003 del 10 maggio 2004 consid. 3.5). Ciò 

detto, esso può fondarsi su dei fatti stabiliti durante la procedura penale. I 

processi verbali e i documenti della procedura penale possono pertanto 

essere ripresi dal giudice amministrativo che deve apprezzarli alla luce 

delle regole del diritto amministrativo, in particolare della PA (cfr. MOL-

LARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., pag. 559 n. 491 seg. con rinvii; 

EICKER/FRANK/ACHERMANN, op. cit., pag. 92; cfr. per analogia, sentenze 

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Pagina 24 

del TAF A-7148/2010 del 19 dicembre 2012 consid. 2.3; A-3925/2009 del 

27 febbraio 2012 consid. 4.4.1).  

6.  

6.1 Nel caso in disamina, occorre dapprima determinare se sussiste una 

prestazione valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva ai sensi 

dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 OIPrev. 

6.1.1 Al riguardo, lo scrivente Tribunale rileva che nella decisione impu-

gnata, sulla base di quanto emerso dall’inchiesta penale, l’autorità inferiore 

ha ritenuto la sussistenza di una prestazione valutabile in denaro ai sensi 

dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 OIPrev, nella 

forma di una distribuzione dissimulata di utili al proprio azionista. Più nel 

dettaglio, l’AFC ha potuto appurare che la società ricorrente 2 aveva 

omesso di incassare e di contabilizzare nel proprio esercizio 2006 parte 

della cifra d’affari in rapporto ai ricavi connessi alla locazione delle camere 

del locale notturno denominato « E._______ » alle ragazze ivi impiegate. 

Di fatto, tali ricavi sono stati incassati direttamente dal suo azionista, ovvero 

il ricorrente 1, unico suo beneficiario così come da lui ammesso durante i 

vari interrogatori. Ma vi è di più. Il ricorrente 1 ha infatti ammesso che in 

realtà era lui a gestire il locale notturno (cfr. pag. 2 del verbale d’interroga-

torio 2 aprile 2012 [tra gli atti n. 10 inc. AFC]). Egli ha affermato di occuparsi 

della gestione di detta attività: egli era l’addetto alle notifiche delle ragazze, 

ma era anche colui che incassava i soldi e decideva i prezzi delle camere, 

quali fatture pagare, quali dati inserire in contabilità, estromettendo 

l’amministratore unico (il signor F._______) dalla gestione della società. 

Egli ha inoltre approvato e firmato sia i bilanci per il periodo 2006-2009 che 

i moduli 103 per gli anni dal 2006 al 2008 (cfr. in particolare, processo 

verbale d’interrogatorio del 10 settembre 2014 [tra gli atti n. 10 inc. AFC]). 

In tali condizioni, l’AFC ha ritenuto che si trattava palesemente di vantaggi 

e di prestazioni che non sarebbero stati accordati a un terzo che non 

avesse legami con i detentori dei diritti di partecipazione o contabilizzate 

da una persona terza alla società. La mancata contabilizzazione ha un 

carattere talmente insolito che non poteva passare inosservato agli organi 

della società (cfr. decisione impugnata, consid. 2). 

6.1.2 Quanto ritenuto dall’autorità inferiore appare non solo plausibile, ma 

del tutto convincente, sicché lo scrivente Tribunale non può che confermare 

le sue conclusioni. Non vi è infatti chi non veda come dei tali ricavi non 

sarebbero mai stati concessi ad un terzo esterno alla società, senza 

controprestazione corrispondente e senza essere da lei contabilizzati. La 

A-2078/2016 

Pagina 25 

posizione particolare del ricorrente 1 non solo gli ha permesso di gestire 

l’attività del nightclub, ma anche di incassarne i ricavi e di decidere 

concretamente cosa dichiarare o meno nei documenti contabili della 

società. La rinuncia a tali ricavi – incassati direttamente dal ricorrente 1 – 

appare così insolita, che lo scrivente Tribunale non può che ritenere come 

adempiuti i presupposti alla base della sussistenza di una prestazione 

valutabile in denaro (cfr. considd. 5.1.3 e 5.1.4 del presente giudizio).  

6.1.3 Le spiegazioni fornite dal ricorrente 1 in merito alla natura dei ricavi 

da esso incassati, segnatamente il fatto che si tratterebbe di un compenso 

per i servigi da egli resi alla società ricorrente 2, non sono credibili e non 

permettono di giungere ad una diversa conclusione. Nel proprio ricorso egli 

ha infatti indicato quanto segue (cfr. ricorso, pag. 2 seg.):  

« […] [i]l fatto che io abbia procacciato tutte le possibilità commerciali alla società 

per potere avere un’attività lucrosa è stato semplicemente dimenticato dall’AFC. 

Senza il mio intervento e contributo, la B._______ non avrebbe potuto incassare 

nemmeno un franco. In effetti, prima del mio arrivo non era certo una società attiva 

in questo campo. Tale circostanza non spiega infatti per quale motivo detti ricavi 

non sarebbero stati contabilizzati quale salario versato al ricorrente 1 o – anche 

volendo seguire fino in fondo il ragionamento del ricorrente 1 – quale “good-will”. 

Contabilmente parlando, avrei dovuto chiedere una sorta di “good will” annuo e 

pagare i relativi tributi allo Stato. Io, invece, ho preso un’immaginaria scorciatoia 

ed ho incassato direttamente quanto mi spettava di diritto, in sostituzione di detto 

“good will annuo” […]. Io ho pagato le imposte su questi incassi e così ha fatto 

pure la società sui suoi, pagando su quanto ha potuto lucrare grazie all’apporto 

della mia iniziativa privata e da me ingenuamente “regalata” […] questi soldi NON 

sono mai stati di spettanza della società e nemmeno possono esserlo […] ». 

Ora, tali dichiarazioni non fanno che confermare la sua posizione privile-

giata rispetto alla società ed il carattere insolito dei ricavi da esso incassati. 

Nulla agli atti permette in ogni caso di ritenere che il ricorrente 1 abbia rice-

vuto un compenso per un qualsiasi « good-will » fornito alla società, tale 

evenienza non essendo stata né contabilizzata né provata dal ricorrente 1.  

6.1.4 Visto tutto quanto suesposto, lo scrivente Tribunale giunge dunque 

alla conclusione che è giusta ragione che l’autorità inferiore ha ritenuto 

l’esistenza di prestazioni valutabili in denaro fornite dalla società 

ricorrente 2 al proprio azionista, ovvero il ricorrente 1, nella forma di una 

rinuncia ai ricavi connessi alla locazione delle stanze del locale notturno, 

ovvero di una distribuzione dissimulata di utili ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 

lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 OIPrev. 

A-2078/2016 

Pagina 26 

6.2 Accertata la sussistenza di una prestazione valutabile in denaro 

soggetta all’imposta preventiva, occorre ora verificare non solo l’importo 

della ripresa fiscale, ma anche il calcolo alla sua base.  

6.2.1 Come visto, nel caso specifico l’AFC ha constatato la sussistenza di 

una distribuzione dissimulata di utile, non contabilizzata dalla società 

ricorrente 2, sicché la sua entità non è chiaramente quantificabile. In tale 

evenienza, l’AFC non poteva che ricorrere alla tassazione d’ufficio per 

ricostruire la cifra d’affari per l’anno 2006 (cfr. consid. 5.5.1 del presente 

giudizio). Ciò premesso, dalla decisione impugnata e dagli atti dell’incarto, 

risulta che l’AFC ha ricostruito la cifra d’affari effettiva della società sulla 

base delle risultanze dell’inchiesta della polizia cantonale, degli interroga-

tori del ricorrente 1 e delle altre persone implicate nella vicenda (tra cui le 

ragazze impiegate nel locale notturno) e dei documenti contabili della 

società (cfr. atti n. 8 segg. dell’inc. AFC). Trattandosi della locazione delle 

stanze di un locale notturno alle ragazze ivi impiegate, l’AFC ha ricostruito 

la cifra d’affari in base al numero medio di ospiti (ossia le ragazze ivi 

impiegate) stimato a 11 ospiti a notte (secondo interrogatori e notifiche di 

polizia) e al prezzo medio per camera stimato a 150 franchi (fino al 2011, 

secondo interrogatori), tutto moltiplicato per una media di 360 giorni annui. 

Così facendo, l’AFC ha determinato per il 2006 una cifra d’affari pari a 

594'000 franchi, così come risultante dalla tabella qui acclusa. 

Cifra d’affari affitto camere 2006 

Numero di ospiti (media)              11      

Prezzo camera (media) fr.      ‘ 150.00 

Totale/giorno fr.     1'650.00 (= fr.    150 x   11 ospiti) 

Totale/anno (360 giorni) fr. 594'000.00 (= fr. 1'650 x 360 giorni) 

 

Rinunciando ad una reformatio in peius, l’AFC ha tuttavia tenuto conto – a 

favore del ricorrente 1 e della ricorrente 2 – una cifra d’affari annua di 

500'000 franchi, così come stabilita nella sua prima decisione dell’11 luglio 

2014. Da questa cifra ha poi dedotto 222'200 franchi relativi ai costi 

contabilizzati per il 2006 dalla ricorrente 2 (cfr. contabilità anno 2006 della 

società [atto n. 9 inc. AFC]), sicché la cifra d’affari soggetta all’imposta 

preventiva risulta in definitiva di 277'800 franchi (= fr. 500'000 – 

fr. 222'200). Per il 2006, l’AFC ha dunque ritenuto un’imposta preventiva di 

97'230 franchi (= fr. 277'800 x 35%).  

Alla luce di quanto precede, per lo scrivente Tribunale la stima eseguita 

dall’autorità inferiore, così come descritta in dettaglio sia nella decisione 

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Pagina 27 

impugnata che nella sua risposta del 3 giugno 2016, appare non solo 

corretta, ma anche fondata sul corso ordinario delle cose e sul compor-

tamento della stessa società ricorrente 2 e del suo azionista (ricorrente 1), 

nella misura in cui tiene debitamente conto sia delle dichiarazioni delle parti 

interessate (ricorrente 1 e ragazze impiegate presso il locale notturno), sia 

di quanto risultante dagli atti dell’incarto, segnatamente degli elementi 

contabili a disposizione (contabilità del 2006 della società). In tali 

circostanze, lo scrivente Tribunale non intravvede alcun errore manifesto, 

sicché la stima operata dall’autorità inferiore non può che essere 

confermata (cfr. consid. 5.5.2 del presente giudizio).  

6.2.2 Nemmeno le allegazioni del ricorrente 1 permettono di giungere ad 

una diversa conclusione. Egli si è infatti limitato a criticare in via del tutto 

generica le basi del calcolo – e meglio la determinazione del prezzo della 

camere e del numero di ospiti, così come la presa in considerazione di un 

periodo di 360 giorni –, senza tuttavia dimostrare in alcun modo con dei 

documenti giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente 

erronea. Viste le gravi lacune riscontrate nella contabilità della società 

ricorrente 2, l’AFC non poteva che ricostruire la cifra d’affari ricorrendo ad 

una stima, stima che per definizione si fonda su dei dati approssimativi e 

risultanti dalle circostanze concrete del caso. Orbene, tali lacune sono per 

altro state ammesse espressamente dallo stesso ricorrente 1 nel proprio 

ricorso (cfr. ricorso, pag. 2 seg.):  

« […] [i]ndubbiamente dal punto di vista del profilo contabile e formale non sono 

state rispettate le buone regole di conduzione di un’attività commerciale, si 

tratta tuttavia, solo di errori e imperfezioni cosmetiche del caso. […] Contabil-

mente parlando, avrei dovuto chiedere una sorta di “good will” annuo e pagare 

i relativi tributi allo Stato. Io, invece, ho preso un’immaginaria scorciatoia ed ho 

incassato direttamente quanto mi spettava di diritto, in sostituzione di detto 

“good will annuo”. Certo, se avessi proceduto nel senso convenzionale del 

caso, oggi non sarei bersaglio di pretese da parte dell’imposta preventiva […] ». 

Ora, in presenza di dette lacune, la società ricorrente 2 non può ricavarne 

alcun vantaggio rispetto ad altre società rispettose delle regole contabili, 

sicché deve lasciarsi imputare le conseguenze della violazione dell’obbligo 

di tenere una contabilità corretta e dunque anche della tassazione d’ufficio 

(cfr. considd. 5.5.1 e 5.5.2 del presente giudizio).  

6.3 Constata l’entità della ripresa fiscale, occorre ancora determinare il 

cerchio dei contribuenti soggetti al pagamento posticipato dell’imposta 

preventiva elusa a torto. 

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Pagina 28 

6.3.1 Al riguardo, lo scrivente Tribunale rileva che in presenza di una 

presunta sottrazione di imposta come nel caso in disamina, ovvero di un’in-

frazione alla legislazione amministrativa federale, la riscossione posticipata 

dell’imposta preventiva elusa è retta dall’art. 12 DPA (cfr. consid. 5.7 del 

presente giudizio). In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA assoggettati al paga-

mento retroattivo sono indubbiamente la società ricorrente 2 – che ha 

omesso di dichiarare la prestazione valutabile in denaro – e il ricorrente 1, 

quale persona che ha fruito dell’indebito profitto, ovvero dei ricavi non 

contabilizzati dalla società ricorrente 2 (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in 

correlazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP e l’art. 12 cpv. 2 DPA; consid. 5.2 e 5.7 

del presente giudizio). In quanto tali, la società ricorrente 2 e il ricorrente 1 

sono solidalmente assoggettati al pagamento posticipato dell’imposta 

preventiva dell’importo pari a 97'230 franchi, oltre accessori. 

6.3.2 Ciò sancito, al ricorrente 1 non giova invocare d’aver agito in buona 

fede – circostanza su cui lo scrivente Tribunale nutre seri dubbi, nella 

misura in cui egli stesso ha dichiarato di aver agito contrariamente alle 

regole contabili e di aver « […] preso un’immaginaria scorciatoia […] » – 

tale evenienza nulla mutando alla conclusione dello scrivente Tribunale. 

L’essere in buona fede ai sensi dell’art. 3 CC (detta anche buona fede 

soggettiva) – ovvero l’assenza del sentimento d’agire contrariamente al 

diritto nonostante l’esistenza di un’irregolarità giuridica – va ben distinto dal 

principio della buona fede ai sensi dell'art. 2 CC (cfr. STEINAUER/BIERI, in: 

Pichonaz/Foëx [ed.], Commentaire Romand, Code civil I, art. 1-359 CC, 

2010, n. 4 ad art. 3 CC). Al riguardo, senza entrare nei dettagli, è 

fondamentale sottolineare che benché il fatto d’essere in buona fede possa 

rivestire un certo ruolo in diritto penale, ciò non è tuttavia il caso in diritto 

amministrativo (cfr. sentenza del TAF A-5061/2014 del 26 ottobre 2015 

consid. 6.4.4). In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA, il ricorrente 1 è assoggettato 

al pagamento dell’imposta preventiva elusa indipendentemente dalla 

sussistenza di una qualsiasi colpa (cfr. consid. 5.7.2 del presente giudizio) 

Ch’egli sia all’origine o meno della presunta « sottrazione d’imposta », 

rispettivamente delle irregolarità riscontrate nella contabilità della società, 

è dunque qui ininfluente. Se poi è vero che la ripresa fiscale in oggetto può 

fondarsi sulle risultanze dell’inchiesta penale – quali le testimonianze e i 

documenti ivi raccolti –, vero è anche che la ripresa interviene indipen-

dentemente dall’esito della procedura penale. Non vi è pertanto alcun 

motivo di attendere il suo esito (cfr. consid. 5.7.3 del presente giudizio).  

6.3.3 Lo scrivente Tribunale non può neppure seguire il ricorrente 1 

allorquando egli sottolinea che l’applicazione della legislazione fiscale sia 

« […] dovuta da una netta mal interpretazione del [suo] ingenuo agire e 

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non da una logica imposizione dei proventi […]» (cfr. ricorso, pag. 3 seg.). 

L’ignoranza della legge – ciò che non sembra essere il caso del ricorrente 1 

– non protegge infatti il privato sotto il profilo della buona fede (cfr. DTF 124 

V 215 consid. 2b/aa; 118 Ib 580 consid. 8-10; 110 V 334 consid. 4; 

sentenze del TAF A-5061/2014 del 26 ottobre 2015 consid. 6.4.4; A-

7148/2010 del 19 dicembre 2012 consid. 7.2; SCOLARI, op. cit., n. 652) e 

tantomeno permette di esentarlo dal pagamento dell’imposta preventiva.  

6.3.4 In tale ottica, lo scrivente Tribunale può ancor meno seguire il ricor-

rente 1, allorquando critica i funzionari dell’Ufficio di tassazione di 

X._______ in rapporto alle imposte dirette, che a suo dire si sarebbero più 

preoccupati di determinare le sue attività, senza tuttavia segnalare le 

anomalie riscontrate nelle sue attività, ciò che gli avrebbe permesso di 

evitare la ripresa fiscale in oggetto: « […] gli stessi funzionari non si sono 

certo dati la pena di farmi notare che avrei dovuto avvisare le autorità 

federali dell’anomalia nell’esecuzione e la compilazione degli atti ufficiali 

[…] » (cfr. ricorso, pag. 3). Come già rilevato in precedenza 

(cfr. consid. 6.3.2 del presente giudizio), il ricorrente 1 era infatti cosciente 

che tale suo modo d’agire era contrario alla legislazione fiscale, lo stesso 

avendo indicato di aver agito contrariamente alle regole contabili e di aver 

preso « […] un’immaginaria scorciatoia ed ho incassato direttamente 

quanto mi spettava di diritto, in sostituzione di detto “good will annuo” […] » 

(cfr. ricorso, pag. 3). Ora, in tali circostanze non è ravvisabile né 

immaginabile che i funzionari dell’Ufficio di tassazione di X._______, 

occupatosi di determinare il reddito del ricorrente 1 imponibile alle imposte 

dirette, gli abbiano potuto dare una qualsiasi rassicurazione in rapporto 

all’assoggettamento all’imposta preventiva della società ricorrente 2 tale 

da proteggerlo dal profilo della buona fede ai sensi dell’art. 2 CC (cfr. in 

merito al principio della protezione della buona fede in presenza di 

promesse/informazioni fornite da un'autorità, [tra le tante] sentenza del TAF 

A-7148/2010 del 19 dicembre 2012 consid. 7.1).  

6.3.5 Non giova nemmeno al ricorrente 1 invocare la doppia imposizione, 

sostenendo di essere già stato assoggettato alle imposte dirette per quanto 

concerne i ricavi da lui incassati in rapporto alla locazione delle stanze del 

locale notturno (cfr. ricorso, pag. 3). In particolare, la sua dichiarazione di 

un reddito imponibile annuo di 250'000 franchi nell’ambito delle imposte 

dirette non ha nessun influsso sulla presente procedura (cfr. verbale di 

audizione del 13 maggio 2011 dinanzi all’Ufficio di tassazione di X._______ 

[allegato A all’atto n. 4 inc. AFC]). In effetti, le imposte dirette a cui accenna 

il ricorrente 1 hanno per oggetto l’imposizione del suo « reddito » e della 

sua « sostanza », quale persona fisica. Tali imposte non hanno tuttavia 

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nulla a che vedere con l’imposta preventiva, oggetto della presente causa. 

Di fatto, in concreto l’imposta preventiva viene percepita sui « ricavi » non 

contabilizzati e non incassati dalla società ricorrente 2, ovvero da una 

persona giuridica assoggettata al pagamento dell’imposta preventiva su 

delle prestazioni valutabili in denaro ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in 

correlazione con l’art. 20 OIPrev. Come visto, il ricorrente 1 è stato 

considerato solidalmente responsabile del pagamento a posteriori 

dell’imposta preventiva in oggetto, in quanto ha beneficiato di un indebito 

profitto ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA. In tali circostanze, nonché in assen-

za della prova contraria, non è ravvisabile alcuna doppia imposizione 

(l’oggetto dell’imposizione essendo diverso), sicché la censura del 

ricorrente 1 non può che essere respinta. 

6.4 In definitiva, lo scrivente Tribunale deve constatare che è a giusta 

ragione che l’autorità inferiore ha proceduto alla riscossione posticipata ai 

sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA dell’imposta preventiva dell’importo totale di 

97'230 franchi, oltre accessori, nei confronti del ricorrente 1 e della società 

ricorrente 2. La decisione impugnata va pertanto confermata e il ricorso del 

ricorrente 1 integralmente respinto. Come visto, nella misura in cui il 

ricorrente 1 non è legittimato a rappresentare la società ricorrente 2, 

quest’ultima non è parte alla presente procedura, sicché il ricorso presen-

tato a suo nome è inammissibile (cfr. consid. 1.3.6 del presente giudizio).  

7.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico del solo ricorrente 1 qui parte integralmente 

soccombente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Viste le circostanze particolari del caso, 

non vi è infatti alcun motivo di porre le spese processuali a carico della 

società ricorrente 2, qui non parte alla procedura. Ciò precisato, nella 

fattispecie esse sono stabilite in 7'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo 

che verrà detratto interamente dall’anticipo spese di 7'000 franchi versato 

dal ricorrente 1 a suo tempo. 

(il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso della ricorrente 2 è inammissibile. 

2.  

Il ricorso del ricorrente 1 è respinto. 

3.  

Le spese processuali pari a 7'000 franchi sono poste a carico del 

ricorrente 1. Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo 

verrà interamente dedotto dall’anticipo spese di 7'000 franchi versato a suo 

tempo dal ricorrente 1. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente 1 (atto giudiziario) 

– ricorrente 2 (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Michael Beusch Sara Friedli 

 

 
Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

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