# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d1997ec9-850d-59a2-82f3-efbcc818a95c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-04-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 01.04.2025 11.2023.103
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2023-103_2025-04-01.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2023.103

  	
  Lugano

  1° aprile 2025 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta della     giudice:

  	
  

  Giamboni, giudice presidente

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa CA.2022.10 (divorzio: provvedimenti cautelari) della Pretura del Distretto di Riviera promossa con istanza del 13 settembre 2022 da

 

	
   

  	
  AP 1  

  (ora
  patrocinato dall' PA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1  

  (ora
  patrocinata dall' PA 1 ),

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando
sull'appello del 21 agosto 2023 presentato da AP1 contro il decreto cautelate
emesso dal Pretore il 9 agosto 2023;

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   AP1
(1972) ed AO1 (1970) si sono sposati a V______ (ora L______) il __ s______
____. Dal matrimonio non sono nati figli. Durante la vita in comune il marito era
dipendente della T______ SA di G______ mentre la moglie, di formazione
impiegata d'ufficio, ha lavorato per molti anni a metà tempo nel settore della
vendita al dettaglio e, da ultimo, quale collaboratrice famigliare a ore per
l______ SA di Pa______ percependo nel contempo indennità di disoccupazione. I
coniugi vivono separati dal luglio 2019 quando la moglie ha lasciato
l'abitazione coniugale di M______ (proprietà per piani n. 35 990, allora in
comproprietà dei coniugi in ragione di metà ciascuno) per stabilirsi in un
altro appartamento di loro proprietà a Pr______ (proprietà per piani n. 3610 anch'essa
in comproprietà dei coniugi in ragione di metà ciascuno).

 

                                  B.   Adito
il 10 febbraio 2021 da AO1 a tutela dell'unione coniugale, con sentenza
registrata nel verbale dell'udienza di dibattimento del 27 aprile 2021, il
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha autorizzato i coniugi a vivere
separati e ha omologato un accordo da loro appena raggiunto che prevedeva, in
particolare, contributi di mantenimento in favore della moglie di fr. 1115.–
mensili dal 10 febbraio al 30 aprile 2021, di fr. 1407.50 mensili per
maggio e giugno 2021 e di fr. 1870.– mensili dal 1° luglio del 2021 (inc.
SO.2021.816). Nei mesi successivi i coniugi hanno venduto le loro proprietà per
piani, trasferendosi il marito a Bi______ e la moglie a M______. Con decisione
del 23 giugno 2022 l'Ufficio dell'assicurazione invalidità ha respinto una
domanda di prestazioni presentata dalla moglie il 22 gennaio 2021. Infine AO1
ha ottenuto il cambiamento del cognome in AO1.

 

                                  C.   Il
7 settembre 2022 AP1 ha inoltrato davanti al Pretore del Distretto di Riviera
una petizione di divorzio non motivata chiedendo – in particolare – di non stabilire
contributi di mantenimento (inc. DM.2022.25). Con istanza di modifica di misure
a tutela dell'unione coniugale del 12 settembre 2021 egli ha poi chiesto di
“annullare” il contributo alimentare da lui dovuto alla moglie in virtù della sentenza
del 27 aprile 2021. Il Pretore ha trattato la richiesta come istanza per
l'adozione di provvedimenti cautelari in pendenza di divorzio. Invitata a
presentare eventuali osservazioni, con allegato del 20 ottobre 2022 AO1 si è
opposta alla domanda. All'udienza del 16 novembre 2022, indetta per la
discussione orale dell'istanza, le parti hanno riaffermato le loro posizioni e
notificato prove sulle quali il primo giudice ha deciso seduta stante dando
avvio all'istruttoria. Il 27 febbraio 2023 il Pretore ha respinto una richiesta
presentata il 13 febbraio 2023 dal marito per ottenere la soppressione
immediata del contributo a suo carico. L'istruttoria del procedimento cautelare
è stata chiusa il 3 maggio 2023 e alla discussione finali le parti hanno
rinunciato limitandosi a conclusioni scritte. Nei rispettivi memoriali del
16 giugno 2023 i coniugi hanno confermato i loro antitetici punti di
vista. Statuendo il 9 agosto 2023, il Pretore ha respinto l'istanza e ha posto
le spese processuali di fr. 600.– a carico di AP1 con l'obbligo di rifondere a
AO1 fr. 2500.– per ripetibili.

                                  D.   Contro
il decreto cautelare appena citato AP1 è insorto a questa Camera con un appello
del 21 agosto 2023, chiedendo di riformare il giudizio impugnato nel senso di
accogliere la sua istanza. Nelle sue osservazioni del 28 settembre 2023 AO1 conclude
per la reiezione dell'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   I decreti cautelari emanati
in una causa di divorzio (art. 276
CPC) sono adottati con la procedura sommaria (art. 248 lett. d CPC) e, fino al
31 dicembre 2024, erano impugnabili perciò con appello entro 10 giorni dalla
notificazione (art. 314 cpv. 1 vCPC). Se essi vertono su questioni meramente
patrimoniali, nondimeno, l'appello è ammissibile solo se il valore litigioso
raggiungeva almeno fr. 10 000.–
“secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è dato, ove si consideri l'entità del
contributo alimentare per la moglie in discussione davanti al Pretore (fr. 1870.– mensili), di durata incerta al momento
della presentazione dell'appello e da calcolare perciò sull'arco di vent'anni (art.
92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008 dell'11 febbraio
2009, consid. 1.2). Quan­to alla tempestività del rimedio giuridico, il decreto
cautelare impugnato è stato recapitato al patrocinatore dell'istante il 10 agosto
2023 (tracciamento dell'invio
__.__.______.________, agli atti). Cominciato a decorrere l'indomani, il termine ricorso sarebbe scaduto così domenica 20 agosto
2023, salvo protrarsi al lunedì successivo in virtù del­l'art. 142 cpv. 3
CPC. Inoltrato il 21 agosto 2023 (timbro postale sulla busta d'invio), ultimo
giorno utile, l'appello in esame è
pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Nel
decreto impugnato il Pretore ha anzitutto ricordato che già nella procedura a
tutela dell'unione coniugale il marito pretendeva d'imputare alla moglie un
reddito ipotetico da attività lucrativa (“considerava applicabili i principi di
cui all'art. 125 CC”) e sapeva che la stessa lamentava problemi di salute. Ha inoltre
sottolineato che l'interessato ha concordato i contributi a suo carico senza riserva
alcuna, nonostante fosse prevedibile entro qualche mese l'emissione della decisione
sulla domanda di prestazioni dell'assicurazione invalidità presentata dalla
moglie. Secondo il Pretore, pertanto, il marito – al pari del giudice che ha
omologato l'accordo – aveva preso in considerazione l'eventualità che la moglie
potesse percepire una rendita d'invalidità oppure che la sua domanda potesse
essere respinta e ha quindi accettato di non tenere conto di tale circostanza
nella determinazione dei contributi alimentari a suo carico. Precisato che il
marito avrebbe potuto introdurre azione unilaterale di divorzio già a luglio del
2021, il primo giudice ha ritenuto che la decisione dell'Ufficio dell'assicurazione
invalidità non costituisce una modifica delle circostanze non considerata al
momento della decisione a tutela dell'unione coniugale. Non avendo
l'interessato reso verosimili altre modifiche rilevanti e durature della sua
situazione finanziaria, il Pretore ha respinto l'istanza cautelare precisando
che gli argomenti sollevati dal marito sarebbero stati “senz'altro considerati
per la definizione dei contributi divorzili”.

 

                                   3.   L'appellante
contesta di aver considerato applicabile già in sede di protezione dell'unione
coniugale i “principi di cui all'art. 125 CC”, spiegando che a quel momento non
erano ancora passati due anni dalla separazione di fatto che, per
giurisprudenza, consente di ritenere una riconciliazione dei coniugi esclusa e
di pretendere dal coniuge attivo solo a tempo parziale di impegnarsi con
solerzia nella ricerca di un posto a tempo pieno. Sostiene altresì che la
circostanza che fosse pendente la richiesta di prestazioni dell'assicurazione
invalidità non significa che egli abbia rinunciato a prevalersi del suo futuro
esito, giacché se fosse stato positivo la moglie avrebbe potuto godere di una
rendita, se invece fosse stato negativo essa sarebbe stata da considerarsi
abile al lavoro, ma in entrambi i casi in grado di sopperire da sé al proprio
debito mantenimento. Che poi le parti si fossero date atto a inizio udienza che
“la moglie ha richiesto una rendita AI”, aggiunge, non significa che fosse
necessaria una riserva al riguardo. A suo parere, inoltre, è irrilevante che
egli potesse chiedere il divorzio già nel luglio del 2021, giacché il fatto di
aver posticipato la causa di merito gli preclude unicamente la possibilità di
ottenere una modifica retroattiva dell'assetto. In definitiva, conclude, la
decisione dell'Ufficio dell'assicurazione invalidità, a prescindere dal suo
esito, costituisce una mutazione relativamente duratura e rilevante le
circostanze considerate a suo tempo. 

 

                                   4.   I criteri per la modifica di misure a protezione
dell'unione coniugale da parte del giudice del divorzio sono già stati
riassunti dal Pretore. Al riguardo basti ricordare che il giudice del divorzio
modifica o sopprime tali misure solo ove occorra. Ciò è il caso quando siano
mutate in maniera relativamente duratura e rilevante le circostanze considerate
al momento della decisione, op­pure quando previsioni formulate in base alla situazione
di quel momento non si siano avverate o si siano avverate solo in parte o
qualora l'autorità abbia statuito a suo tempo senza conoscere circostanze
determinanti (art. 179 cpv. 1 prima frase CC per analogia; DTF 143 III 619
consid. 3.1, 141 III 378 consid. 3.3.1). Un fatto è nuovo se non è stato preso in considerazione per la
determinazione del contributo alimentare nella precedente sentenza. Determinante
non è la sua prevedibilità, bensì la circostanza che il contributo sia stato
definito tenendo conto o non tenendo conto di quel fatto (sentenza del
Tribunale federale 5A_378/2021 del 7 settembre 2022 consid. 3 con richiamo a DTF 141 III 376 e 138 III 289 consid.
11.1.1).

 

                                         Per
la modifica di misure a tutela dell'unione
coniugale o di provvedimenti cautelari emanati in una causa di stato e fondati
– come in concreto –  su un accordo delle parti valgono inoltre le medesime
restrizioni previste dalla giurisprudenza per le convenzioni di divorzio (DTF
142 III 518). In particolare, se la modifica presuppone un cambiamento durevole
e rilevante delle circostanze date per acquisite, tale non è il caso, mancando
dati di raffronto, segnatamente ove sia in discussione un elemento di fatto
incerto che sia stato risolto transattivamente (caput controversum),
salvo circostanze del tutto nuove che le parti non potevano immaginare. In
sintesi, una modifica è possibile in presenza di fatti nuovi che comportano una
mutazione durevole e rilevante delle circostanze, ma non su questioni incerte
regolate dai coniugi convenzionalmente pur sapendo che si trattava di questioni
incerte. In quest'ultima evenienza una modifica entra in considerazione solo
per vizi della volontà (errore essenziale, dolo, minaccia; I CCA, sentenza inc.
11.2017.66 del 27 novembre 2018 consid. 3b).

 

                                   5.   Litigiosa
è l'esistenza di un cambiamento durevole e rilevante delle circostanze
rispetto al momento in cui le parti hanno raggiunto l'accordo all'udienza del
27 aprile 2021. L'appellante si prevale – in sostanza – della decisione del 23
giugno 2022 del­l'Ufficio dell'assicurazione invalidità. Invero, come
sottolineato dal Pretore, già al momento
in cui le parti hanno raggiunto un'intesa sull'assetto a protezione dell'unione
coniugale, era noto che la moglie aveva presentato una domanda di prestazioni
dell'assicurazione invalidità (verbale del 27 aprile 2021, pag. 1
nell'inc. SO.2021.816 richiamato). Inoltre la convenzione non contiene riserve
esplicite sulla questione (verbale citato, pag. 2 e seg.). D'altro canto è pur
vero che agli atti neppure figurano indizi che facciano ritenere che
l'appellante intendesse impegnarsi a versare il contributo concordato a prescindere
dall'esito della predetta procedura e, a ben vedere, neppure la convenuta
sostiene che la questione sia stata oggetto delle trattative ovvero che
costituisse un elemento di fatto incerto regolato transattivamente
all'udienza del 27 aprile 2021. E si può convenire con l'appellante che un impegno siffatto appare quantomeno poco
verosimile se si considera che, dandosi accoglimento della domanda di
prestazioni dell'assicurazione invalidità, l'interessata avrebbe potuto contare
su una rendita d'invalidità. In simili circostanze ci si potrebbe chiedere se l'esito
(ancora incerto) della domanda sia stato preso in considerazione nella
precedente regolamentazione o se la decisione non costituisca piuttosto una
nuova circostanza atta a giustificare un'eventuale modifica dell'assetto alla
luce delle risultanze del procedimento svoltosi davanti all'Ufficio
dell'assicurazione invalidità, segnatamente quanto allo stato di salute della
moglie e alla sua abilità lavorativa.

 

                                   6.   Sia
come sia, la questione è che in questa sede l'appellante non trae conclusione
alcuna dalle sue censure. Egli chiede di “annullare” il contributo a suo carico
ma non spiega perché – ammesso che la nota decisione costituisca una
modificazione delle circostanze secondo l'art. 179 cpv. 1 CC – la convenuta non
abbia più diritto a contributi alimentari. Egli infatti si limita ad
argomentare che a seguito della reiezione della domanda di prestazioni
dell'assicurazione invalidità “il reddito da attività lucrativa che [la moglie]
deve conseguire” giustifica il riesame delle misure adottate a quel tempo
(appello, pag. 8 n. 9). Allude così all'imputazione di un reddito ipotetico
alla moglie, ma non indica l'importo che a suo parere essa potrebbe conseguire
e neppure sostiene che ciò le consentirebbe di coprire il suo debito
mantenimento. Non si trascura che l'istante aveva sviluppato le sue
argomentazioni al riguardo davanti al primo giudice (istanza del
12 settembre 2021 pag. 6 e segg.), come peraltro gli incombeva (sull'onere
della prova in caso di modifica: sentenza del Tribunale federale 5A_820/2021
del 3 marzo 2022 consid. 3.3.1 con rinvii; cfr. anche: Stoudmann, Le divorce en pratique, 2a
edizione, pag. 449 con altri riferimenti alla nota 1915). Se non che, l'appellante avrebbe dovuto riproporre tali
motivazioni davanti a questa Camera, tant'è che neppure un rinvio agli atti di
prima istanza sarebbe stato sufficiente dal profilo della ricevibilità (DTF
141 III 576 consid. 2.3.3). Da tale profilo pertanto difettano manifestamente i
requisiti minimi di motivazione (art. 311 cpv. 1 CPC). Ciò preclude l'esame,
nel merito, delle censure sollevate dall'appellante. 

 

                                   7.   Manifestamente
inammissibile, l'appello vede la sua sorte segnata e può essere deciso da
questa Camera in composizione monocratica (art. 48b cpv.
1 lett. a n. 2 LOG). Le spese processuali seguono la soccombenza dell'appellante
(art. 106 cpv. 1 CPC), tuttavia
si giustifica di ridurre sensibilmente la tassa di giustizia, la sentenza
odierna limitandosi all'esa­me dei requisiti formali dell'appello (art. 21
LTG). L'appellante rifonderà in ogni modo a AO1, che ha presentato la sua
risposta all'appello per il tramite di una patrocinatrice, un'adeguata
indennità per ripetibili. 

 

                                   8.   Circa i rimedi
esperibili contro la presente decisione sul piano federale (art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), il valore litigioso
dell'appello raggiunge agevolmente davanti a questa Camera la soglia di
fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF (sopra, consid. 1). Trattandosi in concreto, ad ogni modo, di un
provvedimento cau-

telare, il ricorrente potrà far valere davanti al Tribunale federale soltanto
la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF).

 

 

Per questi motivi,

 

decide:                     1.   L' appello è irricevibile.

 

                                   2.   Le spese processuali, ridotte,
di fr. 500.– sono poste a carico di AP1, che rifonderà a AO1 fr. 2000.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –  
  ;

  –  
  .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Riviera.

 

 

Per
 la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La
giudice presidente                                          La cancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116
LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso
durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto
sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).