# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** da9f84b2-b3d0-5a76-8872-ef760709331c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 12.12.2017 12.2016.52
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2016-52_2017-12-12.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2016.52

  	
  Lugano

  12 dicembre 2017/rn

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Verda
  Chiocchetti

  

 

 

sedente
per statuire nella causa – inc. n. SE.2015.82 della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 – promossa con petizione 4 marzo
2015 da

 

	
   

  	
  AO
  1  

  rappr. dall’  RA 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui l’attrice ha chiesto
la condanna della convenuta al pagamento di fr. 25'000.- oltre interessi al 5%
dal 10 settembre 2013, nonché il rimborso di fr. 228.- a titolo di spese
esecutive e di fr. 300.- per costi di conciliazione, così come il rigetto
definitivo dell’opposizione interposta dalla controparte al precetto esecutivo
n. __________ dell’Ufficio esecuzioni di Lugano;

 

 

domanda avversata dalla
convenuta, che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore ha accolto
con decisione 29 febbraio 2016, condannandola al pagamento di fr. 25'000.-
oltre interessi e di fr. 228.- di spese esecutive, rigettando nel contempo l’opposizione
interposta al PE summenzionato;

 

 

appellante la convenuta
con appello 18 aprile 2016, con cui chiede la riforma del giudizio impugnato
nel senso di respingere integralmente la petizione, con protesta di spese processuali
e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre con risposta 9
giugno 2016 l’appellata postula di respingere il gravame, con protesta delle
spese giudiziarie di seconda istanza;

 

 

letti ed esaminati gli atti
e i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

1.          
Il 14 dicembre 2012 AO 1, __________, (in seguito AO 1) ha versato a
AP 1, __________, (in seguito AP 1) un importo di fr. 25'000.- tramite bonifico
bancario (doc. 1).

Con lettera 3 giugno 2013 AO 1 ha chiesto a AP 1 il rimborso entro il 30 giugno
2013 di tale importo. Secondo l’amministratore di AO 1 __________ F__________, la richiesta sarebbe stata conseguenza “della
conclusione del rapporto di lavoro del Signor __________ C__________” e
riguarderebbe una somma erogata quale “finanziamento” (doc. 2).

Non avendo ricevuto alcun riscontro, con lettera dell’identico tenore del 22
agosto 2013 AO 1 ha nuovamente sollecitato il versamento, assegnando alla
controparte un nuovo termine di pagamento scadente il 10 settembre 2013 (doc. 3
primo foglio).

2.          
Con risposta 4 settembre successivo AP 1 ha comunicato di aver “già
preso accordi sulla sistemazione” con __________ C__________ e chiesto di
poter disporre del bilancio 2012 e di una situazione aggiornata al 30 agosto
2013 di AO 1 in virtù del fatto di detenere il 10% delle azioni (doc. 3 secondo
foglio).

Il 3 ottobre 2013 AO 1, per il tramite del proprio legale, ha assegnato a AP 1 un
ultimo termine fino al 10 ottobre 2013 per procedere al pagamento della somma
richiesta oltre interessi al 5% dal 10 settembre 2013 (doc. 4). 

Con lettera 7 febbraio 2014 (doc. 6) AP 1 ha comunicato a AO 1 di non ritenersi
debitrice della somma richiestale, esponendo una serie di considerazioni e
contestazioni di cui si dirà, per quanto rilevanti ai fini del presente
giudizio, nei considerandi che seguono.

3.          
Non avendo ottenuto il preteso rimborso, con domanda di esecuzione
27 febbraio 2014 (n. __________) AO 1 ha chiesto all’Ufficio esecuzioni di
Lugano di far spiccare un precetto esecutivo nei confronti di AP 1 per fr.
25'000,- oltre interessi del 5% dal 10 settembre 2013, contro il quale la debitrice
escussa ha interposto tempestiva opposizione (doc. 8).

4.          
Previo tentativo di conciliazione (inc. CM.2014.265 e CM.2015.20),
con petizione 4 marzo 2015 AO 1 ha chiesto alla Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 1, di condannare AP 1 a pagare fr. 25'000.-, oltre interessi al
5% dal 10 settembre 2013, ulteriori fr. 228.- quale rimborso di spese esecutive
e fr. 300.- pari ai costi della procedura di conciliazione. L’attrice ha
inoltre chiesto il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta dalla
controparte al precetto esecutivo n. __________ dell’Ufficio esecuzioni di
Lugano. In sostanza, l’attrice ha sostenuto che tra le parti si sarebbe
perfezionato un contratto di mutuo e che la convenuta sarebbe di conseguenza tenuta
a rimborsare l’importo versatole a questo titolo il 14 dicembre 2012.

 

5.          
La convenuta si è opposta alla domanda con osservazioni 20 aprile
2015, rilevando come l’importo di fr. 25'000.- non fosse in relazione con un
contratto di mutuo, ma bensì da ricondurre a più estesi rapporti contrattuali
tra le parti, che riguarderebbero anche personalmente l’azionista della società
attrice, già dipendente della società convenuta, e in particolare gli accordi
con esso raggiunti in merito al riacquisto di una partecipazione societaria a
tacitazione di ogni reciproca pretesa. A suo parere il versamento in questione è
avvenuto in maniera del tutto spontanea, non è stato concluso un contratto di
finanziamento e non esiste alcun obbligo di restituzione della somma in
questione.

Esperita l’istruttoria, con le rispettive conclusioni scritte le parti hanno
ribadito le loro rispettive richieste.

 

6.          
Con decisione 29 febbraio 2016 il Pretore ha accolto la petizione, condannando
la convenuta al pagamento di 

fr. 25'000.- oltre
interessi e di fr. 228.- a titolo di rimborso delle spese esecutive, rigettando
nel contempo l’opposizione interposta al PE summenzionato.

Il Pretore ha anzitutto esaminato le relazioni intercorse tra le due società
coinvolte e le persone ad esse riconducibili, rilevando come dai documenti agli
atti risulti la prova del bonifico di 

fr. 25'000.- e la
registrazione di tale elargizione nel bilancio dell’attrice come “prestito AP
1” (doc. 11), ritenuto inoltre che la creditrice ha reclamato il rimborso
della somma non appena si è concluso il contratto di lavoro tra la convenuta e __________
C__________.

A fronte di tali accertamenti il Pretore ha quindi rimproverato alla convenuta
di non aver fatto fronte all’onere della prova che le incombeva in merito alle
circostanze invocate per contestare l’esistenza dell’asserito debito. In
particolare nulla sarebbe stato provato in merito ad una pattuizione che la
esonerasse dall’obbligo di restituzione, non sussistendo prova alcuna dell’animus
donandi, requisito necessario per poter qualificare il versamento della
somma in questione quale donazione. A mente del primo giudice la debitrice
avrebbe pure mancato all’onere della prova in merito dell’asserita tacitazione della
pretesa di restituzione contestualmente agli accordi raggiunti tra le parti per
il riacquisto di una partecipazione societaria. Il Pretore ha poi esaminato la
circostanza che ha visto coinvolto in questa seconda operazione
l’amministratore unico dell’attrice, concludendo che ciò non ha comunque potuto
ingenerare dubbi sull’entità giuridica coinvolta, e di rimando sull’estensione
dei rapporti discussi in tale occasione, come peraltro deducibile dalle
ammissioni della convenuta stessa.

Alla luce di tali accertamenti, considerato il contesto commerciale dei
rapporti sorti tra le parti, che inducono a ritenere poco verosimili
elargizioni senza obbligo di restituzione (più compatibili con rapporti di tipo
personale), tenuto conto della relazione tra l’attrice e __________ C__________,
nonché della concomitanza della richiesta di restituzione con lo scioglimento
del rapporto di lavoro tra questi e l’attrice, il Pretore ha quindi concluso
che un’immissione di liquidità senza obbligo di restituzione appare poco
probabile, a fronte peraltro del comportamento processuale lineare dell’attrice
e dell’assenza di prove, o fosse anche solo indizi, a suffragio della tesi
contraria. La petizione è quindi stata accolta.

7.          
Con appello 18 aprile 2016 la convenuta è insorta contro il giudizio
pretorile postulandone la riforma nel senso di respingere integralmente la
petizione, con protesta di spese processuali e ripetibili di entrambe le sedi.

L’appellata si è opposta con risposta 9 giugno 2016 con la quale ha chiesto di
respingere integralmente l’appello.

 

8.          
In termini generali l’appellante rimprovera al Pretore un errato
accertamento dei fatti poiché, a suo parere, gli elementi emersi dagli allegati
e dall’istruttoria non sarebbero stati debitamente soppesati e valutati, il primo
giudice avendo ommesso di considerarne alcuni degni di rilievo e avendo
peraltro lasciato intendere che gli elementi determinanti per il giudizio non
sarebbero univoci, incontrovertibili e convergenti.

A tratti l’appellante si duole delle scelte pretorili in merito all’assunzione delle
prove, omettendo tuttavia di indicare quali elementi avrebbero eventualmente
potuto apportare le prove non assunte e in quale modo questi sarebbero atte a sovvertire
la conclusione pretorile.

9.          
La parte iniziale dell’appello è da intendere quale tentativo di
perorare la tesi secondo la quale nessun contratto di finanziamento si sarebbe
concluso tra le parti, circostanza che, a mente dell’appellante, sarebbe atta
ad escludere un obbligo di restituzione della somma di fr. 25'000.- bonificata
“su libera iniziativa unilaterale del Signor C__________, in maniera
spontanea” ovvero senza che un tale versamento gli sia stato richiesto
(appello pag. 4 n. 5.1).

A ben vedere, così come esposta, la versione dei fatti ribadita dall’appellante
neppure sarebbe qualificabile come censura ai sensi dell’art. 311 cpv. 1 CPC,
la critica al giudizio pretorile risultando più che altro implicita e
sottintesa e non confrontandosi puntualmente con le articolate argomentazioni
esposte dal primo giudice a questo riguardo.

In ogni modo, se anche si volesse esaminare l’argomentazione nel merito, questa
risulta infondata già solo per il fatto che si avvale di una serie di
circostanze che, prima ancora che irrilevanti, sono da ritenere non
adeguatamente provate dalla convenuta che ha inteso avvalersene. Giustamente infatti
il Pretore ha rilevato come non sia emersa la prova di quello che la convenuta
pretende essere stato il ruolo personalmente avuto da __________ C__________ nella
relazione sorta tra le parti in causa, non essendo dimostrata una correlazione
tra il bonifico in questione e le non meglio precisate relazioni contrattuali
inerenti al rapporto di lavoro, il ruolo di azionista o ulteriori pattuizioni
invocate e rimaste prive di riscontri concreti. Alla luce delle emergenze
istruttorie nulla permette quindi di concludere che il rapporto giuridico sorto
a seguito del versamento della somma in questione abbia riguardato altri
soggetti al di fuori delle due società contrapposte nella procedura in esame.

10.       
L’appellante insiste nel sostenere che la decisione pretorile
confermerebbe la mancata conclusione di un contratto di finanziamento, siccome
attesterebbe l’assenza di uno scambio di volontà consensuali.

Siccome l’appellante ommette di spiegare che cosa si potrebbe dedurre da tale asserzione,
la sua argomentazione non adempie anzitutto i presupposti richiesti dall’art. 310
e 311 cpv. 1 CPC ed è perciò inammissibile. La stessa si basa comunque su
errate premesse poiché, come evidenziato dal Pretore, è fuori di dubbio che la
documentazione relativa all’asserito contratto di mutuo risulta incompleta,
posto che le parti non hanno concluso alcun contratto scritto, ma a mente del
primo giudice ciò è di rilievo solo poiché esclude la possibilità di trarre
conclusioni sulla base di un’interpretazione del tenore dell’accordo o di un
esplicito scambio di volontà, ma non ha certo impedito di apprezzare i
documenti agli atti e il comportamento preprocessuale delle parti e di dedurne la
conclusione di un contratto di mutuo.

11.       
Non è atto a sovvertire la conclusione pretorile neppure lo sforzo
profuso dall’appellante per sottolineare come il versamento di 

fr. 25'000.- sarebbe
avvenuto in maniera del tutto spontanea e addirittura inaspettata, ovvero quale
iniziativa di __________ C__________ senza che ciò sia stato richiesto (a
quest’ultimo o all’attrice). Tale soggettiva valutazione, peraltro rimasta
priva di riscontri probatori, non si confronta con il giudizio pretorile. Su
questo punto l’appello è quindi nuovamente inammissibile.

La tesi risulta pure contraddittoria siccome sottintende l’assenza di un titolo
che giustifichi la trattenuta della somma di cui è stata chiesta la
restituzione.

12.       
L’appellante rimprovera al Pretore di non aver preso in
considerazione la circostanza che avrebbe visto __________ F__________,
amministratore unico della AO 1, consegnare a __________ B__________, che agiva
per conto della AP 1, la somma di fr. 10'000.- in cambio delle azioni della AO
1, senza che in quel frangente fosse fatta valere la compensazione con il
contestato credito di fr. 25'000.-. Secondo l’appellante questa circostanza “lascia
agevolmente presupporre che AO 1 non avesse alcuna pretesa da vantare a titolo
di prestito nei confronti della AP 1 e che i rapporti fra le parti erano stati
tacitati definitivamente con l’unico versamento di fr. 10'000.-“ (appello,
pag. 5, p. 6). L’appellante contesta altresì che __________ F__________ abbia in
quel frangente rappresentato __________ C__________ personalmente, come
ritenuto dal Pretore per “spiegare e giustificare l’inspiegabile mancata
compensazione fra le pretese e il versamento di fr. 10'000.-“ (appello,
pag. 6, p. 6).

Oltre ad aver
nuovamente mancato la prova delle circostanze invocate, in particolare degli
elementi che permettano di chiarire se l’acquirente delle azioni fosse __________
C__________ personalmente o piuttosto AO 1, l’appellante non può beneficiare di
alcuna deduzione dalla pretesa rinuncia della controparte a far valere la
compensazione. Non sussiste infatti obbligo legale alcuno di compensare il
proprio debito col proprio credito, l’art. 120 CO essendo una disposizione
potestativa. Al riguardo l’appello non può essere accolto.

13.        
Sempre con riferimento alla transazione di fr. 10'000.- di cui si è
detto sopra, l’appellante pretende che il Pretore sia incorso in un errore
laddove ha rilevato come la convenuta stessa avrebbe confermato “di non aver
avuto dubbio alcuno che questo accordo coinvolgesse unicamente __________ C__________
personalmente, e che l’intenzione di “chiudere la pendenza” menzionata
dallo stesso facesse riferimento unicamente al “riacquisto delle azioni” non
coinvolgendo quindi nessun’altra problematica collegata” (sentenza pag. 3).
A mente dell’appellante, nel contesto in cui è stata inserita tale dichiarazione
(osservazioni, pag. 3 e 4) la convenuta intendeva invece affermare altro. La
tesi non può essere seguita.

Da un lato l’appellante non ha fornito prova alcuna al riguardo della presunta
tacitazione. Dall’altro non si confronta con le conclusioni del Pretore, il
quale ha esaminato la fattispecie considerando le circostanze concrete,
valutando il contesto commerciale in cui sono sorti i rapporti tra le parti, il
rapporto di lavoro precedente, l’acquisto delle azioni di AO 1 da parte AP 1 e
il fatto che la somma di fr. 25'000.- è stata richiesta non appena __________ C__________
ha sciolto il rapporto di impiego con quest’ultima. L’appellante si limita a
contrapporvi soggettive valutazioni e interpretazioni degli atti di causa e non
contesta la deduzione del Pretore che ha ritenuto improbabile un’immissione di
liquidità per fr. 25'000.- nella società convenuta senza obbligo di
restituzione.

La convenuta non ha fornito validi elementi che potessero in qualche modo
contrapporsi agli elementi probatori apportati dall’attrice (versamento,
registrazione a bilancio come “prestito AP 1” e richiesta di rimborso
non appena il contratto di lavoro con __________ C__________ si è concluso),
non riuscendo altresì a provare l’esistenza di un contratto di donazione che potesse
escludere l’obbligo di restituzione della somma di fr. 25'000.-

14.        
A mente dell’appellante, il dettaglio di bilancio 2012, apportato
dall’appellata in udienza, dal quale risulterebbe che l’importo di fr. 25'000.-
è stato inserito come “prestito AP 1”, sarebbe un documento “anonimo”,
nel quale il prestito è stato collocato in una voce che non gli è propria,
ovvero sarebbe stato creato ad arte. L’appellante lamenta il fatto che tale
bilancio non presenterebbe una veste ufficiale, mancando una data e la
sottoscrizione da parte della società C__________ __________ SA. Contrariamente
a quanto pretende l’appellante, ciò non permette di escluderne categoricamente
il valore sul piano probatorio. Infatti, come sopra esposto, il Pretore ha
basato la sua valutazione su diversi elementi probatori, di cui il bilancio
2012 era peraltro solo uno tra altri a suffragare la venuta in essere del
contratto di mutuo. Le conclusioni pretorili risultano quindi coerenti e
sufficientemente motivate e resisterebbero alla critica anche in assenza del
documento contestato.

15.       
L’appellante rimprovera quindi al primo giudice di aver esposto una
serie di ipotesi e di apprezzamenti formulati “in termini di probabilità, di
verosimiglianze, non sulla base di prove agli atti” (appello pag. 9 n. 8).
La censura non può essere seguita. L’appellante si limita a pretendere che la
controparte non avrebbe adempiuto l’onere della prova, non indicando invece in
cosa il Pretore avrebbe errato nel ritenere che gli elementi apportati
dall’attrice erano da valutare tenuto conto del contesto prevalentemente
commerciale o perché non sarebbe corretta la valutazione del primo giudice secondo
il quale “appare poco probabile un’immissione di liquidità senza obbligo di
restituzione dell’entità di fr. 25'000.- nella società nuova datrice di lavoro”.
Siccome l’appellante non si confronta con le conclusioni del Pretore, il quale
ha apprezzato gli indizi agli atti, tale censura è perciò irricevibile (art.
310 e 311 cpv. 1 CPC).

                                          

16.       
Ne discende che l’appello dev’essere respinto, nella misura in cui è
ricevibile, con conseguente conferma della decisione del Pretore (art. 318 cpv.
1 lett. a CPC).

Le spese processuali sono poste a carico dell’appellante, con l’obbligo di
rifondere alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili di appello. Il
valore litigioso, valido anche per un eventuale ricorso in materia civile al
Tribunale federale, è di fr. 25'000.-.

 

 

Per questi motivi,

 

 

 

richiamati gli art. 106 cpv. 1 CPC, la LTG e il Rtar;

 

 

 

decide:                     1.   L’appello 18 aprile 2016 di
AP 1, __________, è respinto nella misura in cui è ricevibile.

 

                                   2.   Le spese processuali
di fr. 2'000.-, già anticipate dall’appellante, restano a suo carico con
l’obbligo di rifondere alla controparte fr. 1'200.- per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Notificazione:

	
              

  	
  -   ;

  -     .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per
 la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,  1000 Losanna 14, entro
30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100
cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale
(art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un
ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare
entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).