# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bea9b9da-4441-5fdf-b505-f698d212404c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.09.2010 38.2010.33
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2010-33_2010-09-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2010.33

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  13 settembre 2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 31 maggio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12 maggio
  2010 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1,   

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 27 aprile 2010 la Cassa CO 1 ha sospeso RI 1 per 36 giorni dal diritto all'indennità di disoccupazione, argomentando:

 

" 
(…)

In data 9 febbraio 2010 ha rassegnato le dimissioni dalla __________ in __________ per il 13.02.2010. Dopo averle concesso
il diritto di essere udito con scritto 16.04.2010, ha comunicato alla Cassa che
alla base della decisione di inoltrare le dimissioni vi era la volontà di
tornare in Svizzera dove vive suo padre.

 

In base a quanto summenzionato e alla
documentazione in nostro possesso, la Cassa ritiene di applicare una
sospensione dal diritto alle indennità per colpa grave. La Cassa ritiene, infatti, che si poteva ragionevolmente pretendere da parte sua che continuasse
l'attività lavorativa fino al reperimento di una nuova occupazione. (…)" 

(Doc. A2) 

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l'assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel
quale chiede la revoca della sanzione (cfr. Doc. I, Doc. II e Doc. IV).

                                         Egli
domanda pure di richiamare la documentazione che lo riguarda dall'URC di __________
(cfr. Doc. IV).

 

                               1.3.   Nella sua risposta
30 giugno 2010 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva in
particolare:

 

" 
(…)

Dalla documentazione agli atti si rilevano i
seguenti punti:

 

    a)  durante
il termine quadro di contribuzione valido dal 01.03.2008 al 28.02.2008 il
signor RI 1 ha lavorato per la __________ dal 01.03.2008 al 31.07.2008 e dal
15.06.2009 al 13.02.2010;

    b)  in
data 09.02.2010 ha disdetto unilateralmente il suo contratto di lavoro con la __________
per il 13.02.2010, presentandosi all'Ufficio regionale di collocamento (URC) il
19.02.2010;

    c)  con
decisione del 12.03.2010 l'URC lo sospendeva dal diritto all'indennità per 12
giorni a far tempo dal 19.02.2010 per non aver effettuato e comprovato le
ricerche di lavoro nel periodo precedente l'iscrizione allo stesso URC;

    d)  in
data 27.04.2010 la Cassa lo sospendeva dal diritto all'indennità per 36 giorni
a contare dal 01.03.2010 in quanto lo riteneva disoccupato per propria colpa;

    e)  la
decisione di sospensione veniva riconfermata con decisione su opposizione del
12.05.2010: in tale circostanza la cassa rimproverava al ricorrente d'aver dato
la disdetta dal precedente posto di lavoro senza previamente essersi assicurato
una nuova occupazione.

 

 

Da quanto precede, pur comprendendo il desiderio
del ricorrente di rientrare in Svizzera dove vive suo padre, lo stato di
disoccupato gli è imputabile. Egli avrebbe dovuto fare in modo che la
cessazione dell'attività in Germania fosse avvenuta dopo essersi sincerato sull'inizio
di un'attività in Svizzera, in tal modo avrebbe evitato la disoccupazione.

 

Per quanto riguarda l'obiezione che sarebbe stato
punito 2 volte per la stessa colpa, la Cassa non la condivide essendo l'obbligo
di fare le ricerche e la sanzione per il fatto di trovarsi in disoccupazione 2
distinte situazioni regolate dagli art. 30 cpv. 1 lett. c, la prima e art. 30,
cpv. 1 lett. a la seconda." (Doc. VI)

 

                               1.4.   Il 23 luglio
2010 il TCA ha richiamato dall'URC di __________ l'incarto completo
dell'assicurato (Doc. VIII), che è stato prontamente trasmesso (cfr. Doc. IX).

                                         Il 4
agosto 2010 questo Tribunale ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni
per esaminare l'incarto e per formulare osservazioni scritte nel merito (cfr.
Doc. X).

                                         Nessuna
delle parti ha esaminato l'incarto.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L'assicurato
che è disoccupato per colpa propria è sospeso dal diritto a indennità (cfr.
art. 30 cpv. 1 lett. a LADI).

                                         E'
segnatamente senza lavoro per colpa propria l'assicurato che ha disdetto il
contratto di lavoro senza essersi preventivamente garantito un'altra
occupazione, a meno che non si potesse esigere che conservasse il suo posto di
lavoro primitivo (cfr. art. 44 lett. b OADI).

                                         Secondo costante
giurisprudenza federale non è più ragionevolmente esigibile la continuazione
del rapporto di lavoro, in particolare, quando l'occupazione è o è divenuta
inadeguata ai sensi dell'art. 16 LADI (cfr. STF 8C_958/2008 del 30 aprile 2009;
STFA C 22/04 dell'8 ottobre 2004; STFA C 170/02 del 24 febbraio 2003; DLA 1998,
N. 9, consid. 2b, pag. 44 e DLA 1986 N. 23, pag. 90 e N. 24, consid. 2, pag.
95).

                                         La costante giurisprudenza
del Tribunale Federale esige invece che un assicurato mantenga il proprio posto
di lavoro finché ne abbia trovato un altro anche malgrado il disaccordo con i
colleghi di lavoro, la divergenza di vedute con i superiori o l'intimazione di
una multa disciplinare da parte del datore di lavoro (cfr. STF 8C_225/2009 del
30 luglio 2009; STF C 153/06 del 12 marzo 2007).

                                         Analogamente, il TFA ha
già più volte affermato che un assicurato deve mantenere un posto di lavoro
adeguato fino al reperimento di un nuovo impiego anche se non ama il tipo di
attività che è chiamato a svolgere e non gradisce l'ambiente di lavoro (cfr.
DLA 1986 N. 24: "Come un disoccupato non può rimandare l'accettazione di
un lavoro ritenuto adeguato a norma del diritto sull'assicurazione contro la
disoccupazione fin quando abbia trovato un'occupazione che gli sia gradita
sotto tutti i punti di vista - DLA 1982 N. 5 - tanto meno può essere
giustificato l'abbandono di un impiego adeguato per analoghi motivi
soggettivi").

                                         L'assicurato deve dunque
mantenere provvisoriamente il proprio impiego anche se l'attività esercitata
non corrisponde pienamente alle proprie aspettative ed ai suoi desideri (cfr.
STF 8C_295/2009 del 15 settembre 2009).

 

                                         Nella già citata sentenza
C 22/04 dell'8 ottobre 2004, l'Alta Corte si è così espressa a proposito
dell'art. 44 lett. b OADI:

 

" 
(...) 

Cette disposition réglementaire est compatible avec
l'art. 20 let. c de la Convention n° 168 de l'Organisation internationale du
travail (OIT) concernant la promotion de l'emploi et la protection contre le
chômage du 21 juin 1988 (ATF 124 V 234).

Aux termes de l'art. 20 let. c de cette convention,
les indemnités auxquelles une personne protégée aurait eu droit dans les
éventualités de chômage complet ou partiel, ou de suspension du gain due à une
suspension temporaire de travail sans cessation de la relation de travail,
peuvent être refusées, supprimées, suspendues ou réduites dans une mesure
prescrite lorsque, selon l'appréciation de l'autorité compétente, l'intéressé a
quitté volontairement son emploi sans motif légitime.

Il découle de l'art. 16 al. 2 phrase introductive
LACI qu'un travail qui  n'est pas réputé convenable est exclu de l'obligation
d'être accepté (ATF 124 V 63 consid. 3b et les références). Ainsi, il peut
arriver qu'un emploi qui répondait à tous les critères d'un travail convenable
à un moment donné perde cette qualité à la suite d'un changement de
circonstances. Dans une telle éventualité, on ne peut exiger d'un salarié qu'il
conserve son emploi sans s'être préalablement assuré d'en avoir obtenu un autre
et il ne sera donc pas réputé sans travail par sa propre faute (art. 44 al. 1
let. b OACI; SVR 1999 AlV n° 22 p. 53; DTA 1998 n° 9 consid. 2b p. 44).
(...)"

 

                                         Va ancora
precisato che la terza revisione della LADI  del 22 marzo 2002, in vigore dal 1° luglio 2003, non ha modificato il principio di sanzionare gli assicurati che
sono disoccupati per loro colpa, poiché, senza essersi preventivamente
garantiti un'altra occupazione, hanno disdetto il contratto di impiego, la cui
continuazione era ancora ragionevolmente esigibile, di cui agli art. 30 cpv. 1
lett. a LADI e art. 44 cpv. 1 lett. b OADI (cfr. Messaggio concernente la
revisione della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione del 28
febbraio 2001, FF N. 23 del 12 giugno 2001, pag. 2007). 

                                         Pertanto
resta valida la giurisprudenza elaborata al riguardo fino al 30 giugno 2003.

                               2.3.   La
seconda revisione della LADI del 23 giugno 1995 ha profondamente modificato la disposizione legale relativa all'occupazione adeguata (art 16
LADI). 

 

                                         L’art 16 cpv. 1 LADI
prevede così che "al fine di ridurre il pregiudizio l'assicurato è tenuto
di norma ad accettare senza indugio qualsiasi occupazione".

 

                                         L'art. 16 cpv. 2 LADI
stabilisce poi che: 

 

" 
non è considerata adeguata e di conseguenza è esclusa dall'obbligo di
accettazione un'occupazione che:

a.    non è conforme
agli usi professionali e locali, in particolare alle condizioni dei contratti
collettivi o normali di lavoro;

b.    non tiene
convenientemente conto delle capacità e dell'attività precedente
dell'assicurato;

c.    non è conforme
all'età, alla situazione personale o allo stato di salute dell'assicurato;

d.    compromette
considerevolmente la rioccupazione dell'assicurato nella sua professione,
sempre che una simile prospettiva sia realizzabile in tempi ragionevoli;

e.    è svolta in
un'azienda in cui non si lavora normalmente a causa di un conflitto collettivo
di lavoro;

f.      necessita
di un tragitto di oltre due ore sia per recarsi sul posto di lavoro, sia per il
rientro e che non offre la possibilità di un alloggio conveniente nel luogo di
lavoro o che, in questo secondo caso, rende notevolmente difficile
l'adempimento dell'obbligo di assistenza verso i familiari da parte
dell'assicurato;

g.    implica da parte
del lavoratore un tenersi costantemente a disposizione che supera l'ambito
dell'occupazione garantita;

h.    è svolta in
un'azienda che ha effettuato licenziamenti al fine di procedere a riassunzioni
o a nuove assunzioni a condizioni di lavoro considerevolmente più sfavorevoli;

i.      procura
all'assicurato un salario inferiore al 70 per cento del guadagno assicurato,
salvo che l'assicurato riceva prestazioni compensative giusta l'articolo 24
(guadagno intermedio); con il consenso della commissione tripartita, l'ufficio
regionale di collocamento può eccezionalmente dichiarare adeguata
un'occupazione la cui rimunerazione è inferiore al 70 per cento del guadagno
assicurato."

j.       

                                         (Per un
commento cfr.: Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, cifra marginale 234-250,
pag. 93-98; G. Gerhards, “Grundriss des neuen Arbeitslosenversicherungsrechts”,
Ed. Paul Haupt, Berna-Stoccarda-Vienna 1996, pag. 113-114, n° 92f; KIGA des Kantons Aargau, "Arbeitslosenversicherung", Aarau, 1996, pag. 25-27, vedi
pure: DLA 2000 pag. 48; DTF 124 V 62 consid. 3b pag. 63 e DTF 122 V 41).

 

                               2.4.   In una
sentenza C 160/03 del 18 maggio 2006 l'Alta Corte ha annullato la sanzione
inflitta ad un'assicurata che aveva abbandonato il proprio impiego, ed ha
ritenuto che l'occupazione era divenuta inadeguata vista la sua situazione
personale (cfr. art. 16 cpv. 2 lett. c LADI), rilevando in particolare:

 

" 
Contrairement à ce qu'ont retenu la caisse et la
juridiction cantonale, on ne saurait reprocher à l'intimée d'avoir adopté un
comportement fautif au sens de ces dispositions. B.________ a résilié son
contrat de travail pendant son congé-maternité avec effet à la fin de celui-ci
(le 8 avril 2002) après qu'elle a rencontré des difficultés imprévisibles en
rapport avec le sevrage de son fils (cf. réclamation du 16 octobre 2002). Elle
s'est alors rendue compte que les soins prodigués à son fils requéraient
davantage de temps qu'elle n'avait prévu, ce qui l'empêchait (dans l'immédiat)
de reprendre son activité professionnelle. Aussi, au moment de résilier les
rapports de travail, son activité ne convenait-elle plus à sa situation
personnelle, si bien que son travail n'était pas réputé convenable au sens de
l'art. 16 al. 2 let. c LACI et on ne pouvait exiger d'elle qu'elle le
conservât. En conséquence, il n'y avait pas lieu de prononcer une suspension du
droit à l'indemnité à l'encontre de l'intimée."

 

                                         In
una sentenza C 140/06 del 16 novembre 2006 la nostra Massima Istanza ha invece confermato
la sospensione di 31 giorni inflitta ad un'assicurata che ha abbandonato la
propria occupazione per tornare a vivere nella sua casa situata in un altro
Cantone e si è così espressa:

 

" 
Diese macht demgegenüber geltend, sie sei aus finanziellen
Gründen gezwungen gewesen, in ihr Haus im Kanton Thurgau zu ziehen, um die
Finanzierung der Studien ihrer Kinder sicherzustellen. Ferner habe sie auch
unter Heimweh gelitten; sie könne nicht nachvollziehen, weshalb ihr Umzug ein
"schweres Verschulden" im Sinne des Gesetzes darstellen sollte.

2.2 Die Argumentation der Beschwerdeführerin vermag
nicht zu überzeugen. Mit ihrem Vorgehen hat sie das Risiko in Kauf genommen,
auf unabsehbare Dauer arbeitslos zu werden und die Arbeitslosenversicherung beanspruchen
zu müssen. Auch wenn die Versicherte in den Thurgau zurückkehren wollte, hätte
sie erst nach Zusicherung einer neuen Stelle die bisherige aufgeben dürfen.
Ihre privaten Beweggründe mögen, wie bereits Vorinstanz und Verwaltung
festhielten, nachvollziehbar sein, jedoch ändern sie nichts daran, dass die
hierdurch eingetretene Arbeitslosigkeit im Sinne von Art. 30 Abs. 1 lit. a AVIG
selbstverschuldet ist. Die Einstellung in der Anspruchsberechtigung kann auch
nicht als Einschränkung der Niederlassungsfreiheit verstanden werden, zumal die
Versicherte Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung hat,
sondern soll sie an einem der Arbeitslosenversicherung erwachsenen Schaden
angemessen beteiligen (BGE 124 V 227 Erw. 2b, 122 V 40 Erw. 4c/aa)."

 

                                         Infine, in una sentenza 8C_958/2008 del 30 aprile 2009 il Tribunale
federale, ritenendo che la prosecuzione del rapporto di lavoro non fosse più
ragionevolmente esigibile in quanto divenuto inadeguato da profilo dell'art. 16
cpv. 2 lett. c LADI, ha annullato la sanzione di 31 giorni inflitta ad
un'assicurata che ha lasciato il proprio impiego per raggiungere, con suo
figlio, il marito che si era trasferito, sei mesi prima, in un altro Cantone
per ragioni di lavoro.

                                         L'Alta Corte
al proposito ha rilevato:

 

" 
4.2 Das kantonale Gericht beruft sich bei seiner
Annahme, wonach ein Wohnortswechsel keine Unzumutbarkeit für die Aufgabe einer
Stelle ohne Zusicherung einer anderen darstellen könne (weil es sich dabei um
"einen absolut persönlich[en] und damit nicht relevant[en]
Kündigungsgrund" handle) auf seine eigene Praxis und auf das Urteil des
Eidg. Versicherungsgerichts C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24 S.
121. Diesem Standpunkt kann in seiner Absolutheit nicht beigepflichtet werden.
Seine strikte Anwendung führt im vorliegenden Fall zu einer falschen
Rechtsanwendung, wie sich im Folgenden zeigt.

4.2.1 Das Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in:
ARV 1979 Nr. 24 S. 121, betrifft eine Versicherte, welche in einer
Wohngemeinschaft mit ihrem Freund lebte. Dieser fand auf den 1. März 1978 eine
neue Beschäftigung im Kanton Graubünden, worauf sie ihre Stelle per 28. Februar
1978 kündigte, um mit ihm in den Kanton Graubünden zu ziehen. Den Monat März
1978 nutzte sie für die Einrichtung der neuen Wohnung und für die Zeit ab 3.
April 1978 stellte sie Antrag auf Arbeitslosenentschädigung. In diesem Urteil
wurde ausdrücklich offen gelassen, ob einer versicherten Person aus der Sicht
der Arbeitslosenversicherung zugemutet werden kann, vorübergehend am bisherigen
Arbeitsplatz zu bleiben, wenn ihr Ehepartner an einem anderen Arbeitsort eine
Stelle angetreten hat (Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24 S.
121 E. 1b). Es ist dem kantonalen Gericht beizupflichten, dass das Recht auf Ehefreiheit
nicht automatisch das Recht auf eheliches Zusammenleben beinhaltet; indessen
geht die Ehefreiheit im Sinne eines Rechts auf eheliches Zusammenleben
praktisch im Anspruch auf Achtung des Privat- und Familienlebens von Art. 13 BV
und Art. 8 EMRK auf, welcher weiter geht als die Ehefreiheit (RUTH REUSSER, in:
Die Schweizerische Bundesverfassung, Bd. I, 2. Aufl. 2008, N. 17 zu Art. 14
BV). In der vorliegend zu beurteilenden Konstellation fällt neben der Tatsache,
dass die Versicherte verheiratet ist, zusätzlich ins Gewicht, dass sie einen
kleinen Sohn hat und sich die Betreuungsaufgabe mit ihrem Ehemann - bis zu
dessen Wegzug - teilte. Entgegen der Auffassung des kantonalen Gerichts ist
dabei nicht massgebend, ob die Eltern die Betreuung hälftig unter sich
aufteilten. Immerhin kann davon ausgegangen werden, dass der Wegzug eines
Elternteils umso einschneidender ist, je mehr dieser sich vorher in zeitlicher
Hinsicht um das Kind gekümmert hat. Dabei ist ebenfalls nicht relevant, ob der
wegziehende Ehepartner die Kinderbetreuung am Abend/in der Nacht, an
Wochenenden oder auch an Wochentagen übernommen hat. Faktisch lässt der
wegziehende Ehepartner den anderen Elternteil als alleinerziehende Person
zurück. Das SECO führt in seiner Vernehmlassung zu Recht an, dass das Bedürfnis
des familiären Zusammenlebens als legitimer Grund für die Aufgabe der
bisherigen Arbeitsstelle qualifiziert werden kann. Allerdings hat die
versicherte Person dabei zumindest für eine gewisse Zeit Übergangslösungen in
Kauf zu nehmen. In casu ist die Beschwerdeführerin - im Gegensatz zur
Konstellation, wie sie dem Urteil C 119/78 vom 2. Mai 1979, in: ARV 1979 Nr. 24
S. 121, zugrunde liegt - nach dem Stellenantritt durch den Ehemann (1. November
2007) noch ein halbes Jahr für den bisherigen Arbeitgeber tätig geblieben (bis
30. April 2008). In dieser Zeit stellte ihr Ehemann fest, dass ihm die neue
Stelle gefiel, und sie entschieden sich in der Folge gemeinsam für einen
Familiennachzug nach Z.________. Da die Beschwerdeführerin zuvor mit Ehemann
und Kind grundsätzlich in einem intakten Familienbund in Y.________ gelebt und
die beiden Elternteile sich die Betreuung ihres Kindes geteilt hatten, war die
Übergangszeit mit grösseren Hürden verbunden, was insgesamt nach einem halben
Jahr des Verweilens beim bisherigen Arbeitgeber für die Versicherte zur
Unzumutbarkeit der Beibehaltung ihrer Anstellung führte. Ob die Unzumutbarkeit
bereits zu einem früheren Zeitpunkt eingetreten ist, muss nicht entschieden
werden, weil die Beschwerdeführerin bis zum 30. April 2008 für den bisherigen
Arbeitgeber tätig blieb. Es ist nachvollziehbar und wird von der Vorinstanz
nicht in Abrede gestellt, dass die Versicherte, ihr Ehemann, aber auch ihr
damals fünfjähriger Sohn unter der Trennung zunehmend gelitten haben. Zur
Unzumutbarkeit nach einer längeren Dauer der Übergangszeit trug auch die
zusätzliche finanzielle Belastung durch die Führung von zwei Haushalten bei.

4.2.2 Persönliche Verhältnisse sind bei der
Beurteilung, ob eine Arbeit zumutbar ist, relevant (Art. 16 Abs. 2 lit. c
AVIG). Unter den Begriff der persönlichen Verhältnisse kann neben dem
Zivilstand (JACQUELINE CHOPARD, Die Einstellung in der Anspruchsberechtigung,
1998, S. 123) unter anderem auch ein Wechsel des Wohnortes, ausgelöst durch den
Stellenwechsel des Ehepartners, fallen, wie in Erwägung 4.2.1 hiervor dargelegt
wird. Subjektive Beweggründe für die Kündigung einer Arbeitsstelle sind mit
Blick auf Art. 20 lit. c IAO-Übereinkommen nicht von der Zumutbarkeitsprüfung
auszuschliessen (CHOPARD, a.a.O., S. 80). Die Beschwerdeführerin hat ihre
bisherige Beschäftigung nicht freiwillig aufgegeben und kann sich für die
Kündigung auf triftige Gründe stützen. Ihre Arbeit wurde im Laufe eines halben
Jahres nach dem Wegzug ihres Ehemannes unzumutbar im Sinne von Art. 16 Abs. 2
lit. c AVIG und Art. 20 lit. c IAO-Übereinkommen. Der
Tatbestand des Art. 30 Abs. 1 lit. a AVIG ist nicht erfüllt, weshalb eine
Einstellung in der Anspruchsberechtigung nicht in Betracht fällt."

 

                               2.5.   Secondo l'art. 30 cpv. 3 LADI la durata della sospensione è
determinata in base alla gravità della colpa e ammonta, per ogni motivo di
sospensione a 60 giorni al massimo o, nel caso di cui al capoverso 1 lettera g,
a 25 giorni.

                                         La
sospensione del diritto a indennità va da 1a 15 giorni in caso di colpa lieve,
da 16 a 30 giorni in caso di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave (cfr. art. 45 cpv. 2 OADI).

                                         La sua
durata é determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI),
soggiace in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V
150).

                                         In virtù
dell'art. 45 cpv. 2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal
diritto all'indennità entro il termine quadro per la riscossione della
prestazione, la durata della sospensione è prolungata in modo adeguato.

                                         L'art. 45
cpv. 3 OADI stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato
senza valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha
rifiutato un lavoro idoneo.                                       

 

                                         Nonostante
il principio generale enunciato all'art. 45 cpv. 3 OADI, la giurisprudenza
federale ha tuttavia stabilito che,  trattandosi di un assicurato che si
licenzia senza essersi preventivamente procurato un nuovo posto di lavoro,
l'esame delle circostanze del caso concreto riveste un'importanza fondamentale.
Il potere di apprezzamento dell'amministrazione e dei tribunali delle
assicurazioni sociali nel decidere la durata di una sanzione non è dunque
limitato a quanto previsto in caso di colpa grave all'art. 45 cpv. 2 lett. c
OADI, bensì permette in taluni casi di infliggere anche penalità più miti (cfr.
RtiD I- 2004 pag. 212 seg.;  DLA 2000 pag. 41 seg.; DLA 2000 pag. 50; STFA     
C 288/02 dell'11 novembre 2003; STFA C 221/02 del 4 agosto 2003; STFA C 278/01
del 17 marzo 2003).

 

                                         Ad
esempio in una sentenza del 2 marzo 1999 pubblicata in RJJ 1999 pag. 54 seg. il
TFA ha confermato una sospensione di 16 giorni inflitta ad un'assicurata che
aveva lasciato il suo impiego a seguito di problemi di salute provocati dalla
malattia di sua madre.

 

                                         In una
sentenza C 278/01 del 17 marzo 2003, citata in RtiD I-2004 pag. 213 il
Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato una sospensione di 25
giorni inflitta ad un'altra assicurata che, senza essersi previamente garantita
una nuova occupazione, aveva lasciato il proprio posto di lavoro oltre Gottardo
per seguire il fidanzato - con il quale aveva convissuto per tre anni -,
trasferitosi in Ticino per intraprendere un'attività professionale.

 

                                         In un'altra sentenza C
288/02 dell'11 novembre 2003 pubblicata in RtiD I-2004 pag. 212 l'Alta Corte ha stabilito che deve essere fissata in 25 giorni la sospensione concernente
un'assicurata che, pendente la procedura di divorzio, ha abbandonato senza aver
previamente reperito un nuovo impiego, il suo posto di lavoro in Svizzera
interna, ritenuto ancora adeguato, per venire a vivere in Ticino dove risiedono
i suoi genitori - apparentemente non bisognosi d'assistenza -, non documentando
con attestati medici la necessità di lasciare impellentemente il tessuto socio-lavorativo
nel quale ha vissuto per molti anni, né di prevenire un possibile esaurimento
nervoso.

                                         In una sentenza 38.2004.51
del 25 gennaio 2005 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni di sospensione dal diritto all'indennità di disoccupazione l'entità della sanzione inflitta ad
un'assicurata che aveva sciolto un contratto di lavoro per raggiungere il
fidanzato in Ticino e che si era comunque previamente procurata un nuovo posto
di lavoro a tempo parziale nel nostro Cantone.

 

                                         In una sentenza 38.2004.92
del 9 marzo 2005 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni la durata della sospensione inflitta a un assicurato che aveva sciolto il precedente rapporto di lavoro
per motivi familiari e precisamente per trasferirsi in un Cantone dove si parla
la sua lingua madre visto che la moglie non si trovava bene nella Svizzera
tedesca e per permettere alla figlia di iniziare la scuola elementare in
Ticino.

 

                                         In una sentenza 38.2007.76
del 5 dicembre 2007 il TCA ha ridotto da 31 a 25 giorni la durata della sospensione inflitta ad un altro assicurato che aveva sciolto il precedente contratto
di lavoro per motivi familiari, precisamente per avvicinarsi alla sua famiglia
e alla sua compagna, alla quale è legato da diversi anni, residenti nella __________.

 

                                         In una sentenza 38.2008.30
del 17 settembre 2008 il TCA ha confermato la sospensione di 21 giorni inflitta
ad un assicurato che aveva abbandonato il posto di lavoro per motivi salariali
e di salute.

 

                                         In una
sentenza 38.2009.99 dell'11 febbraio 2010 il TCA ha confermato la sospensione
di 25 giorni inflitti ad un assicurato che è rientrato dalla Svizzera romanda
in quanto, avendo in corso una domanda di visto di entrata per sua moglie e per
la figlia di quest'ultima, ha pensato di ritornare in Ticino in quanto nel
nostro Cantone gli affitti sono più bassi.

 

                                         Questa
Corte ha ritenuto che il desiderio di trovare un alloggio adeguato in Ticino
per sè, per sua moglie e per la figlia di quest'ultima, a quel momento peraltro
ancora residente all'estero (cfr. Doc. 7), non era un motivo tale da rendere
inesigibile la prosecuzione della propria attività a __________. Dal profilo
dell'assicurazione contro la disoccupazione dal ricorrente si poteva pretendere
che vivesse  separato dal resto della famiglia almeno per un certo periodo
(cfr. la sentenza 8C_958/2008 del 30 aprile 2009, riprodotta al consid. 2.4).

 

                                         In
quell'occasione il TCA ha peraltro ricordato che, secondo la giurisprudenza
federale, una persona è suscettibile di andare soggetta a sospensione anche se
provoca la disoccupazione per motivi onorevoli (cfr. STFA C 221/02 del 4 agosto
2003).

 

                               2.6.   Nella
presente fattispecie è incontestato che l'assicurato ha sciolto di propria
iniziativa il contratto di lavoro senza essersi preventivamente procurato un
altro impiego (cfr. Doc. 47; Doc. 21e).

                                         Egli deve
dunque venire sospeso dal diritto all'indennità di disoccupazione sulla base
degli art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e 44 lett. b OADI, a meno che la prosecuzione
del rapporto di lavoro, almeno fino al reperimento di una nuova occupazione,
non fosse più ragionevolmente esigibile.

 

                                         Dagli
atti dell'incarto non emerge nessun elemento tale da ritenere inesigibile,
almeno provvisoriamente, la prosecuzione del rapporto.

 

                                         In simili
condizioni, richiamata la giurisprudenza federale qui sopra riprodotta (cfr.
consid. 2.2 e 2.4), la decisione di sospensione, nel suo principio, deve essere
confermata.

 

                                         Tenuto
conto, dei motivi addotti dal ricorrente (desiderio di tornare in Ticino dopo
19 anni trascorsi in __________; cfr. Doc. IX/25), l'entità della sanzione deve
essere tuttavia ridotta a 25 giorni, conformemente a quanto stabilito dalla
giurisprudenza in casi analoghi (cfr. consid. 2.5).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

                                         § La
decisione su opposizione del 12 maggio 2010 è riformata nel senso che
l'assicurato è sospeso per 25 giorni dal diritto all'indennità di
disoccupazione.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti