# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2e1470d5-5160-5748-900b-7800a43ced11
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.09.2010 32.2010.81
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-81_2010-09-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.81

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  16 settembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 marzo 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 1° marzo 2010 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1985, dopo aver svolto nel 2003/2004 un periodo di accertamento della
capacità reintegrativa e lavorativa al Centro per la formazione professionale e
sociale di __________ (__________) (cfr. doc. AI 27-1; 30-1) dal 2004 al 2005 ha seguito, senza successo, una formazione professionale empirica, a carico dell’AI, presso il
citato Centro (doc. AI 36-1; 40-1; 45-1). Da quel momento non ha più svolto
alcuna attività lavorativa.

 

                               1.2.   In data 4
febbraio 2008 l’assicurata ha presentato una domanda di prestazioni AI per
adulti, in quanto affetta da ipertensione arteriosa, asma bronchiale, obesità
permagna e ritardo psico-affettivo (doc. AI 80-1; 82-1; 87-1).

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare tramite una perizia
psichiatrica ad opera del Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali, l’UAI
con decisione del 1° marzo 2010 (doc. AI 111-1), preavvisata con progetto del 19
gennaio 2010 (doc. AI 103-1) ha respinto la richiesta dell’assicurata non
essendo il grado d’invalidità pensionabile (25%).

 

                               1.4.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di una rendita intera
d’invalidità a far tempo dal 28 dicembre 2007, subordinatamente l’esecuzione di
una perizia specialistica indipendente (doc. I).

 

                                         La
ricorrente ha contestato la valutazione medica svolta dall’Ufficio AI che avrebbe
ignorato le problematiche fisiche di RI 1, senza alcuna motivazione, in
violazione del diritto di essere sentiti e del divieto d’arbitrio. A mente
dell’avv. RA 1 l’assicurata sarebbe da considerare inabile al lavoro anche in
attività leggere (doc. I).

 

                                         Per
quanto riguarda la valutazione economica viene contestato il reddito da
invalido e le attività che secondo l’amministrazione l’assicurata potrebbe
ancora svolgere, ritenute invece da quest’ultima incompatibili con gli
impedimenti fisici (doc. I).

 

                               1.5.   In risposta
l’UAI, sulla base della valutazione medica del Centro Peritale per le
Assicurazioni Sociali e del rapporto del 18 aprile 2006 del SMR, ha confermato la
capacità lavorativa almeno all’80% in attività adeguate (doc. IV+1)

 

                                         L’UAI ha
confermato anche la valutazione economica fondandosi sul rapporto del 21
dicembre 2009 e quello supplementare del 13 aprile 2010 della Consulente in
integrazione professionale (doc. VI+1).

 

                               1.6.   Il 26 aprile
2010 l’avv. RA 1 ha contestato le conclusioni alle quali è giunta la Consulente
in integrazione professionale nel rapporto supplementare del 26 aprile 2010 e
ribadito la richiesta di una perizia giudiziale indipendente (doc. VI)

 

                                         Il
doc. VI è stato trasmesso all’UAI per conoscenza (doc. VII).

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare
all’assicurata il diritto a una rendita di invalidità oppure no.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata
da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al
proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.4.   Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al Centro Peritale per le
Assicurazioni Sociali il mandato di esperire una perizia psichiatrica (Dr. __________
/ Dr. __________).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e il Dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia e direttore del __________, nel rapporto del 29
agosto 2009, dopo aver esposto l’anamnesi della paziente, i dati soggettivi e
quelli oggettivi hanno posto la seguente diagnosi:

 

 

“(…)

4     Diagnosi

 

4.1  Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro. Esistenti
da quando?

 

‑      Asma bronchiale allergica esistente da anni

 

 

4.2  Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro.
Esistenti da quando?

 

‑      Problemi correlati a eventi di vita negativi
dell'infanzia (ICD 10 Z61) anamnestici

 

Presenti in età
evolutiva ma attualmente non determinanti alcuna incapacità lucrativa

 

 

5     Valutazione e prognosi

 

Dalla storia personale della peritanda emerge
come ella sia cresciuta in un ambiente famigliare disfunzionale contrassegnato
da un clima di carenza affettiva in cui la figura paterna era assente e quella
materna arida affettivamente. La mancanza di figure valide con cui confrontarsi
ha di fatto contribuito alla compromissione di processi di identificazione
stabilizzanti con conseguenti limiti comportamentali che l'hanno costretta al
collocamento in una scuola speciale prima e successivamente al __________ di __________.
In tale ambito dopo un primo periodo di osservazione ed orientamento è
indirizzata ad un formazione empirica nel settore amministrativo dove dimostra
impegno ed interesse ma da dove è dimessa a marzo 2005 in seguito a ripetute assenze per problemi fisici. Da allora “presa” dalle proprie
preoccupazioni di salute non è più riuscita a trovare le risorse necessarie per
rientrare nel circuito lavorativo.

Sottoposta a valutazione clinica presso l'SMR è
stata ritenuta abile dal punto di vista psichico a riprendere e proseguire la
formazione intrapresa in ambito protetto, conclusioni non appoggiate dai
servizi sociali che della peritanda si occupano che la reputano invece in grado
di fornire prestazioni lucrative semplici ma al di fuori del circuito protetto.

Sulla base di quanto emerso nel corso
dell'attuale valutazione quanto valutato dai servizi sociali appare
condivisibile. Nel corso dell'attuale esame psichiatrico infatti non sono state
obiettivate patologie rilevanti o comunque tali da ostacolare l'esercizio di
attività lucrative che richiedano una particolare formazione. Sembra infatti
che la peritanda si sia adagiata ad una vita che tutto sommato le va bene così
com'è, senza impegni o necessità di fare fronte ad obblighi sociali e
lavorativi. C'è qualche comprensibile preoccupazione ed una situazione di
insicurezza esistenziale per la precaria situazione economica, ma che la
peritanda tende a delegare agli enti assistenziali senza impegnarsi in
soluzioni alternative.

 

In conclusione nell'ambito dell'attuale
valutazione non è stata evidenziata alcuna patologia psichiatrica maggiore, una
sintomatologia depressiva o un disturbo di personalità clinicamente
significativi e tali da compromettere il funzionamento sociale e lavorativo
della peritanda in modo determinante.

 

B. Conseguenze sulla capacità di lavoro

 

Nel corso dell'attuale accertamento non sono
state obiettivate menomazioni qualitative e quantitative a livello psicologico
e mentale di entità tale da limitare in modo significativo la capacità
lucrativa della peritanda per esclusive cause psichiche. Come in precedenza
accennato c'è qualche preoccupazione economica ed una certa insicurezza
esistenziale ma la cui incidenza sulla capacità lucrativa della peritanda è inferiore
al 20%.

 

C. Conseguenze sulla capacità d'integrazione

 

Sulla base di quanto precedentemente esposto non
si vedono motivi psicologici che possano interferire con la capacità della
peritanda di reintegrasi nel circuito lavorativo e al di fuori di contesti
protetti. (doc. AI 94-5/6).

 

                               2.5.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico
ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder
à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.6.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali, da
considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri
giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Da profilo della patologia psichiatrica l’assicurata è stata
sottoposta ad un accurato esame, grazie al consulto specialistico del Dr. __________
e del Dr. __________ del Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali, i quali
nel referto del 29 agosto 2009 hanno posto quale diagnosi con ripercussioni
sulla capacità di lavoro unicamente quella di “Asma bronchiale allergica”
(doc. AI 94-5). 

 

                                         Per
contro, non è stata evidenziata alcuna patologia
psichiatrica maggiore, una sintomatologia depressiva o un disturbo di
personalità clinicamente significativi, tali da compromettere in modo
determinante il funzionamento sociale e lavorativo della peritanda. Secondo i
periti non vi sono motivi psicologici che possano interferire con la capacità dell’assicurata
di reintegrasi nel circuito lavorativo e al di fuori di contesti protetti. 

                                         Le preoccupazioni
economiche ed una certa insicurezza esistenziale inciderebbero sulla capacità lucrativa
di RI 1 in misura inferiore al 20% (doc. AI 94-6).

 

                                         Nel rapporto del 22 ottobre 2009 il medico del SMR, Dr. __________,
ha ripreso la diagnosi e le conclusioni dei periti del Centro Peritale per le
Assicurazioni Sociali (doc. AI 95-1).

 

                                         Queste conclusioni specialistiche, che del resto non sono state
contestate attraverso dei referti medico-specialistici attestanti delle
patologie psichiatriche maggiormente invalidanti, possono essere fatte proprie
dal TCA.

 

                                         Tale non
può essere il referto del medico curante Dr.ssa __________, FMH in medicina
generale, dell’11 febbraio 2010, prodotto in sede di osservazioni al progetto
di decisione del 19 gennaio 2010, nel quale, dal profilo della patologia
psichiatrica, vengono unicamente diagnosticati “Disturbi di personalità non
meglio identificati” (doc. AI 108-1).

                                         La Dr.ssa
__________ si limita inoltre ad osservare che la paziente ha iniziato nel corso
degli anni diverse terapie psichiatriche che non hanno mai portato a netti
benefici (doc. AI 108-1).

 

                                         Va poi
rilevato che il Servizio medico regionale (SMR), già nel rapporto medico del 18
aprile 2006, svolto dalla Dr.ssa __________ e dal Dr. __________, era giunto a
conclusioni sovrapponibili a quelle del Centro Peritale per le Assicurazioni
Sociali per quanto riguarda la patologia psichiatrica. I medici
dell’amministrazione avevano infatti diagnosticato “Problemi correlati a
eventi di vita negativi dell’infanzia (ICD-10:Z61)” non rilevando patologie
psichiatriche maggiori, disturbi depressivi o di personalità significativi a
carattere invalidante (doc. AI 62-10/11).

 

                                         Dal profilo
della patologia somatica, contrariamente a quanto sostenuto dalla
ricorrente (cfr. doc. I, pag. 9), il SMR ha accuratamente valutato l’assicurata
durante l’esame medico svolto dalla Dr.ssa __________ e dal Dr. __________ nel
2006, i quali hanno diagnosticato, oltre ai “Problemi correlati a eventi di
vita negativi dell’infanzia (ICD-10:Z61)”: “Obesitas permagna (IMC=55
kg/m2). Ipertensione arteriosa, trattata (2003). Asma bronchiale allergica.
Lieve apnea morfea. Stato da artroscopia ginocchio sinistro (2000). Stato da
frattura caviglia sinistra (1996), polso sinistro (1991). Stato da frattura
corpo vertebrale L1 (1995). Sindrome lombospondilogena su alterazioni statiche”
(doc. AI 62-1).

 

                                         I medici
del SMR hanno rilevato che dal punto di vista somatico vi è un’asma bronchiale
allergica che non consente un lavoro in un ambiente inquinato da fumo o sostanze
irritanti. Anche un lavoro fisicamente pesante non è esigibile. Per contro, per
l’attività di impiegata d’ufficio non vi sono particolari limiti funzionali
(doc. AI 62-12).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla
valutazione del SMR, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado
di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Il
referto della Dr. __________ dell’11 febbraio 2010 ha posto una diagnosi sovrapponibile a quella dei medici del SMR, laddove indica: 

 

" 
(…)

a)
- Asma bronchiale in parte allergica con necessità di terapie inalatorie 2-3
volte al giorno; questa affezione non permette un’attività lavorativa in
ambiente freddo ed in ambiente con presenza di polvere.

b)
- Obesità permagna con evidente difficoltà alla mobilizzazione sia con carico
che senza ed alla stazione eretta per molto tempo.

c) -
Gonalgia con:

-       stato da artroscopia bilaterale e probabile gonartrosi; le posizioni
erette per troppo tempo ed il camminare per lunghi tragitti provoca dolore a
livello delle ginocchia.

d)
- Disturbi di personalità non meglio identificati, visto che la paziente ha
iniziato nel corso degli anni diverse terapie psichiatriche che non hanno mai
portato a netti benefici.

e)
- Ipertensione arteriosa attualmente ben compensata

f) 
- Stato da frattura L1 con residue lombalgie

g)
- Stato da frattura polso sin.” (doc. AI 108-1).

 

                                         Il medico
curante ha quindi contestato le attività esigibili indicate dalla Consulente in
integrazione professionale ritenendo che l’assicurata non sia in grado di
svolgere l’attività di operaia ausiliaria in lavori leggeri, nell’industria
farmaceutica e cioccolattiera e come impacchettatrice, in misura maggiore del
50% (doc. AI 108-1).

 

                                         Nelle
annotazioni del 19 febbraio 2010 il medico del SMR, Dr. __________, ha asserito
di concordare su alcuni punti con il medico curante, in particolare con i limiti
funzionali dell’assicurata: “ambiente di lavoro non freddo ed in ambiente
senza presenza di fumo di sigaretta ed agenti inquinanti; attività che non
comporti stazione eretta per molto tempo, il camminare per lunghi tragitti e
non in equilibrio instabile (terreno sconnesso, scale a pioli..)” (doc. AI
110-1).

 

                                         Le
conclusioni del medico curante, seppur divergenti per quanto riguarda la
valutazione della capacità lavorativa dell’insorgente, non apportano nuovi
elementi oggettivi ignorati dai medici del SMR e del Centro Peritale per le
Assicurazioni Sociali e vanno quindi intese nel senso di una diversa
valutazione delle conseguenze che le patologie dell’interessata hanno sulla sua
capacità di lavoro.

 

                                         Giova
ricordare inoltre un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

Tutto ben considerato, dunque,
a mente del TCA, non vi sono motivi per distanziarsi dalle conclusioni dei
medici del SMR e del Centro Peritale per le Assicurazioni
Sociali, alle quali deve essere attribuita, secondo la
giurisprudenza citata in precedenza (cfr. consid. 2.5.), forza probatoria
piena, in quanto approfondite, complete e motivate.

 

                                         Alla luce
di quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
dei periti interpellati dall’amministrazione, le quali hanno permesso di
vagliare accuratamente lo stato di salute dell’interessato e richiamato inoltre
l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con
il grado della verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c,
111 V 188 consid. 2b), che l'assicurata è abile in
misura del 80%, in ogni attività a decorrere dal mese di febbraio 2005.

 

                                         La
consulente in integrazione professionale nel proprio rapporto del 21 dicembre
2009, per quanto riguarda le attività esigibili dall’assicurata ha indicato
attività leggere, poco qualificate e confacenti con il danno alla salute, in
particolare nel mercato occupazionale riservato a personale femminile e non
qualificato o semi qualificato nel settore dell’industria con mansioni di
sorveglianza e controllo, addetto/a alla vendita di carburanti e altri prodotti
in stazioni combinate del tipo servisol, con compiti essenzialmente d’incasso;
operaio/a ausiliario/a in lavori leggeri non qualificati (addetti al controllo,
imballaggio, etichettatura, spedizioni, ausiliari) nelle cinque categorie
presenti nel campo dell’abbigliamento, della confezione, della maglieria e
simili; operaio/a generico/a nell’industria cioccolatiera; operaio/a
nell’industria farmaceutica (controlli, condizionamento);
impacchettatore/trice, imballatore/trice e simili (MM) (doc. AI 99-1/2).

 

                                         Nel
rapporto supplementare del 13 aprile 2010 la Consulente in integrazione ha
riconfermato la propria presa di posizione del 21 dicembre 2009 e malgrado il
Dr. __________ abbia indicato nuovi limiti funzionali (cfr. doc. AI 110-10)
ella non ha cambiato la valutazione delle attività esigibili.

                                         Secondo
la Consulente “si tratta infatti di lavori che vengono svolti
prevalentemente all’interno (quindi in ambiente temperato) in stazione seduta e
senza la necessità di particolari spostamenti (che comunque avverrebbero su un
terreno piano). Per quanto riguarda la problematica della presenza di agenti
inquinanti nell’ambiente posso segnalare che nella maggior parte delle attività
indicate il lavoro viene svolto senza la presenza di queste sostanze. Solamente
una minima parte (che chiaramente deve essere evitata) potrebbero presentare
degli agenti inquinanti nell’ambiente” (doc. IV1).

 

                                         La
Consulente ha quindi preso posizione sulle osservazioni della Dr. ssa __________
precisando che l’attività di addetta ai carburanti è da intendersi come un
lavoro essenzialmente d’incasso con alcune mansioni di riempimento scaffali e
comanda merce e dunque esigibile dall’assicurata. Per quanto riguarda invece
l’attività di operaia industriale la Consulente ha indicato che “si tratta
di attività in cui si può alternare le posizioni (eventualmente munendosi di
una sedia oppure di un piano di lavoro regolabile in altezza). Va comunque
precisato che la maggior parte delle mansioni sono svolte in posizione seduta
con la possibilità di alzarsi per andare a portare i prodotti e a
cercare il materiale necessario in altre postazioni” (doc. IV1).

 

Alla luce di tali precisazioni questa Corte non
ha motivo per distanziarsi dalla valutazione della Consulente in integrazione
professionale.

 

                               2.7.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto, tenuto conto del disposto di cui all’art. 29 cpv. 1
lett. b LAI, sono determinanti i dati del 2006.

 

                            2.7.1.   Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la
stessa, nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante,
quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con riferimento).
Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente possibile. 

                                         Di regola
ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima
del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all’evoluzione reale
dei salari (cfr. STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008; STF 9C_181/2008 del 23
ottobre 2008, DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224), o comunque sul salario
che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa
azienda o in un’azienda simile.

                                         Nel caso
in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito
ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà
riferimento ai dati empirici o statistici (STF 8C_334/2008 del 26 novembre
2008; VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del
principio secondo cui – in assenza di indizi concreti che impongano una diversa
valutazione – la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente
all’esperienza generale, continuato l’attività precedentemente svolta senza
invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). 

 

                                         Nel caso
di specie, l’assicurata, dopo aver svolto nel 2003/2004 un periodo di
accertamento della capacità reintegrativa e lavorativa al Centro per la
formazione professionale e sociale di __________ ha seguito, senza successo,
una formazione professionale empirica quale assistente d’ufficio presso il
citato Centro che è stata interrotta nel marzo del 2005. Da quel momento RI 1 non
ha più svolto alcuna attività lavorativa.

                                                                                                                         

                                         In
considerazione di ciò, l’amministrazione ha correttamente determinato il
reddito da valido sulla base dei dati statistici, in particolare facendo
riferimento al salario che ella avrebbe potuto percepire qualora avesse portato
a termine la formazione (interrotta per ragioni di salute).

 

                                         Applicando
i dati statistici nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2006,
categoria 4, attività semplici e ripetitive p.to 51 “Commercio all’ingrosso
e intermed. comm” si ottiene un importo mensile di fr. 4’244.-- e di fr. 50’928.--
annuo che riportato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La
Vie économique, 5-2010, p. 86), ammonta a fr. 4'424.37 mensili oppure a fr. 53'092.44
per l'intero anno (fr. 4'424.37 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5
consid. 3a).

                                          

                            2.7.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Nel caso
concreto, applicando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, l’assicurata, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’019.-.

                                         Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique, 7/8-2009, p. 90), esso ammonta a fr. 4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.69
per l'intero anno (fr. 4’189.80. x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5
consid. 3a). 

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto delle
varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF
126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In
concreto, la consulente non ha applicato riduzioni dal reddito statistico (cfr.
doc. AI 99-1). Il TCA non vede alcun motivo per sostituire il proprio
apprezzamento a quello dell’amministrazione

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2006, partendo da un
salario da invalido di fr. 50'277.69, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico dell’80%, il
reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 40'222.15 confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 53'092.44
(consid. 2.7.1.) emerge un tasso d’invalidità del 24,2% arrotondato al 24% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito
dall’amministrazione.

                                      

                               2.8.   Con il
ricorso l’assicurata ha fatto valere una lesione del diritto di essere sentito e
di quello relativo al divieto d’arbitrio in quanto l’amministrazione avrebbe
ignorato, senza alcuna motivazione nella decisione impugnata, le problematiche
fisiche.

 

 

                                     Ai
sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti
hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di
essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato
di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti,
quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul
provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di
partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di
determinarsi al riguardo (DTF 127 V 431, 127 I 56, 126 V 130; cfr.,
riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica
anche alla nuova norma, DTF 126 I 16, 124 V 181 e 375 con riferimenti).

 

                                         Nel caso
in esame, come evidenziato nel consid. 2.6. il Servizio medico regionale (SMR)
ha accuratamente valutato le patologie fisiche dell’assicurata durante l’esame
medico svolto dalla Dr.ssa __________ e dal Dr. __________ nel 2006 (cfr.
rapporto medico del 18 aprile 2006, doc. AI 62-1) e in quello del Dr. __________
del 22 ottobre 2009 (doc. AI 95-1) sulla base dei quali, unitamente alla
perizia del Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali, l’Ufficio AI ha
emesso il progetto di decisione del 19 gennaio 2010 (doc. AI 103-1). Il
rappresentante della ricorrente ha potuto prendere visione di tutti gli atti
formanti l’incarto ed esprimersi in merito al progetto di decisione in data 17
febbraio 2010 (cfr. doc. AI 106-1).

 

                                         In queste
circostanze, dunque, non è ravvisabile una violazione del diritto di essere
sentito, né tantomeno del divieto d’arbitrio.

 

                               2.9.   L’assicurata
nel suo atto ricorsuale ha chiesto l’esecuzione di una perizia giudiziale
indipendente (doc. I, V).

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                                         Visto
quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.

                                         

                             2.10.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata
fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-       sono poste a
carico della ricorrente.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.                                     

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti