# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f0e5f93c-6d50-520d-b251-8229be8d3774
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-12-09
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 09.12.2021 R 2020 112
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2020-112_2021-12-09.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 20 112

5a Camera 

Presidenza Racioppi

Giudici Meisser e Audétat

Attuario Paganini

SENTENZA

del 9 dicembre 2021

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, Officina A._____, 

B._____, 

C._____, 

D._____, 

tutti patrocinati dall'avv. Fabrizio Keller, 

ricorrenti

contro

Comune di E._____, 

patrocinato dall'avv. Caterina Ventrici, Caviezel Partner AG,

convenuto

e

F._____ AG, 

rappresentata dall'avv. Q._____,

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convocata

concernente domanda di costruzione

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I. Ritenuto in fatto:

1. Il 9 ottobre 2017 il Comune di E._____ ha autorizzato alla F._____ AG la 

costruzione di un nuovo capannone artigianale sulle particelle di sua 

proprietà n. G._____ e H._____ in zona artigianale e con piano di quartiere 

a "I._____". Il 20 dicembre 2019 la F._____ AG ha inoltrato al Comune di 

E._____ una domanda di costruzione per la realizzazione di una centrale 

di betonaggio all'interno del capannone precedentemente autorizzato. 

2. Nel corso dell'esposizione pubblica, al Comune sono pervenute tre op-

posizioni al progetto. 

3. Il 22 giugno 2020 la F._____ AG ha inoltrato al Comune la perizia fonica 

(datata 22 giugno 2020 e redatta dalla Consulenze geologiche e 

ambientali SA) per l'impianto previsto richiesta dal Comune. Con e-mail 

del 12 agosto 2020 l'Ufficio per la natura e l'ambiente (UNA) ha inviato la 

propria valutazione positiva sulla perizia fonica. Il 14 settembre 2020 l'UNA 

ha inoltre approvato l'impianto previsto a elevato inquinamento 

atmosferico a determinate condizioni. 

4. Con decisione del 27 ottobre 2020 il Consiglio comunale ha respinto le 

opposizioni e autorizzato l'installazione della centrale di betonaggio 

nell'edificio n. 996B sulle particelle n. G._____ e H._____ con riserva di 

particolari condizioni. La decisione dell'UNA del 14 settembre 2020 e le 

condizioni ivi stabilite sono state dichiarate parte integrante della licenza 

edilizia. 

5. Avverso questa decisione una parte degli opponenti ovvero A._____ 

(Officina A._____), B._____, C._____ e D._____ (qui di seguito: ricorrenti) 

hanno inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo il 4 dicembre 2020, 

chiedendo in via principale la cassazione della licenza edilizia e in via 

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subordinata il suo annullamento e il rinvio degli atti al Comune nonché in 

via provvisionale il conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso. 

6. Con scritto del 10 dicembre 2020 il Comune di E._____ (qui di seguito: 

convenuto) ha rinunciato a prendere posizione sul conferimento dell'effetto 

sospensivo al ricorso. 

7. Nella presa di posizione del 12 gennaio 2021 la F._____ AG (qui di 

seguito: convocata) ha chiesto il rigetto del ricorso.

8. Con decreto ordinatorio del 13 gennaio 2021 il Giudice istruttore ha con-

cesso l'effetto sospensivo al ricorso. 

9. Nella presa di posizione del 28 gennaio 2021 (in lingua tedesca) il Comune 

di E._____ (qui di seguito: convenuto) ha chiesto il rigetto del ricorso per 

quanto ricevibile. In via subordinata ne ha chiesto il rigetto per quanto 

ricevibile e la precisazione della condizione di cui al punto 2.1 del 

dispositivo della licenza edilizia del 27 ottobre 2020 impugnata come 

segue: 

"L'impianto può essere attivo solo durante la settimana lavorativa e le ore lavorative 

(07.00-19.00) e sono limitate al giorno (art. 33 LECo)."   

10. Nella replica del 15 marzo 2021 i ricorrenti si sono riconfermati nei loro 

petiti.  

11. Il 22 risp. 23 marzo 2021 la convocata risp. il convenuto hanno rinunciato 

a una duplica. 

II. Considerando in diritto:

1. Impugnata è la decisione del convenuto del 27 ottobre 2020 con cui esso 

a determinate condizioni ha autorizzato l'installazione di una centrale di 

betonaggio nel relativo edificio sulle particelle G._____ e H._____ e ha 

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respinto le rispettive opposizioni. Questo Tribunale è competente per 

giudicare il ricorso contro questa decisione comunale (cfr. art. 49 cpv. 1 

lett. a della Legge sulla giustizia amministrativa [LGA; CSC 370.100]). La 

tempestività (art. 52 cpv. 1 LGA) nonché la forma (art. 38 LGA) del ricorso 

sono rispettate. La legittimazione dei ricorrenti (Art. 50 LGA), quali 

destinatari della decisione impugnata e proprietari di mappali inclusi nel 

piano di quartiere in cui si trovano pure i fondi di costruzione in oggetto, è 

data. Si entra pertanto nel merito del ricorso. 

2. Oggetto della presente lite è se il convenuto ha giustamente approvato la 

domanda di costruzione per l'installazione di una centrale di betonaggio 

nel relativo edificio sulle particelle G._____ e H._____. Il convenuto ha 

trattato questa domanda di costruzione come una modifica del progetto di 

realizzazione del capannone artigianale su detti fondi approvato con 

licenza edilizia del 9 ottobre 2017. La parte di capannone non ancora 

costruito, dove è previsto il collocamento dell'impianto, riguarda la 

particella n. H._____ e in piccola parte la particella n. G._____. 

3. I ricorrenti eccepiscono la completezza della domanda di costruzione 

siccome non è stata chiesta la licenza per il capannone sulla particella 

n. H._____ (recte: e in parte sulla particella n. G._____) non ancora 

costruito. La convocata non potrebbe appellarsi alla licenza edilizia del 9 

ottobre 2017, in quanto questa sarebbe scaduta. 

3.1. Innanzitutto va chiarita la questione dei termini d'estinzione della licenza 

edilizia già rilasciata risp. per la conclusione dei lavori. 

3.1.1. Giusta l'art. 91 cpv. 2 della Legge sulla pianificazione territoriale del 

Cantone dei Grigioni (LPTC; CSC 801.100) licenze edilizie e permessi 

EFZ si estinguono, qualora i lavori di costruzione non siano stati avviati 

entro due anni a decorrere dal passaggio in giudicato della licenza edilizia 

o del permesso EFZ o qualora il progetto di costruzione non sia stato 

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ultimato entro tre anni dall'inizio dei lavori. L'autorità competente per 

l'autorizzazione può, su richiesta motivata, prolungare questi termini in 

maniera adeguata e comunica una proroga anche a eventuali opponenti. 

3.1.2. La convocata ha terminato una parte del capannone approvato il 9 ottobre 

2017. Avendo essa inoltrato una domanda di modifica per lo stesso il 20 

dicembre 2019 (con nuovi piani quindi con una modifica per la parte di 

capannone non realizzata dove si intende installare la centrale di 

betonaggio) e essendo questa stata approvata con la licenza edilizia del 

27 ottobre 2020 qui impugnata, i termini di avvio e ultimazione dei lavori 

riguardano ora questa modifica di progetto con nuova licenza edilizia. 

Pertanto, relativamente alla parte concernente la modifica, i termini d'avvio 

dei lavori iniziano (nuovamente) a decorrere dal passaggio in giudicato 

della licenza edilizia del 27 ottobre 2020 qui impugnata, come giustamente 

affermato dal convenuto nella presa di posizione. Riguardo alla validità 

della licenza edilizia del 9 ottobre 2017, si osserva che questa è valida fino 

al 20 novembre 2021, come da proroga concessa dal convenuto ai 

ricorrenti per concludere i lavori (v. doc. 3 convocata). 

3.2. Va dunque esaminata la censura di incompletezza della domanda di 

costruzione. 

3.2.1. I ricorrenti fanno notare che è stata realizzata solo la parte di capannone 

sulla particella n. G._____. Per la parte del capannone non realizzata, 

stando ai ricorrenti vi sarebbe un totale cambiamento di destinazione, per 

cui una domanda completa avrebbe dovuto tener conto anche di questo. 

La licenza edilizia in discussione riguarderebbe soltanto l'impianto di 

betonaggio, mentre per costruzione della parte di capannone sulla 

particella n. H._____ (recte: e in parte sulla particella n. G._____) non 

sarebbe stata chiesto un permesso. In particolare, i ricorrenti lamentano 

che le dimensioni dell'impianto non sarebbero chiare. Inoltre, nei piani in 

esame non sarebbero indicati tutti gli allacciamenti. Non sarebbe stato 

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segnatamente chiarito se l'acquedotto ha la capacità di fornire l'impianto 

di betonaggio e come verranno evacuate le acque luride. In più, dinanzi al 

capannone sarebbe indicata una fossa e una costruzione senza 

specificarne la destinazione e gli allacciamenti per l'evacuazione delle 

acque. Non sarebbe poi indicato l'impianto di lavaggio per le 

autobetoniere. Oltre a ciò, i ricorrenti paventano un pregiudizio di un 

eventuale allacciamento per via aerea all'energia elettrica. 

3.2.2. Giusta l'art. 114 cpv. 1 cifra 3 LE in relazione al progetto di costruzione 

può essere richiesto quale allegato, fra i vari, un piano di situazione con 

gli allacciamenti per l'acquedotto, la fognatura, la corrente elettrica e il 

telefono. Secondo l'art. 114 cpv. 4 LE in caso di trasformazioni o modifiche 

di piani approvati, deve emergere dagli stessi lo stato delle relative parti 

della costruzione come si presenta prima e dopo la trasformazione risp. 

modifica (parti esistenti: grigio; parti nuove: rosso; demolizioni: giallo).

3.2.3. Nel caso di specie, nella pianta dei piani della modifica la convocata non 

ha ben distinto tra le parti esistenti e quelle nuove risp. modificate. Ma in 

combinazione con i piani di profilo e in sezione emerge chiaramente quali 

sono le parti nuove (impianto di betonaggio e di riciclaggio delle acque) 

risp. modificate (facciate della parte di capannone precedentemente 

approvato e non ancora realizzato). I ricorrenti fanno giustamente valere 

che la domanda di modifica doveva essere completa, perché sostituisce 

la parte di capannone approvata in precedenza, non ancora realizzata e 

per la quale si chiede appunto una modifica onde poter installare l'impianto 

di betonaggio. Nei piani della modifica mancano in effetti gli allacciamenti. 

Nella domanda di costruzione la convocata ha tuttavia contrassegnato 

come esistenti gli allacciamenti alle acque come pure all'energia elettrica. 

Non è chiaro se per gli allacciamenti ci si possa ancora fondare sui piani 

già approvati con licenza del 9 ottobre 2017, dove questi sono indicati 

(anche per la parte di capannone non costruita e qui di interesse). In tal 

senso, la domanda di costruzione non sembra completa, per cui l'incarto 

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va rinviato al convenuto per i relativi chiarimenti. Per ragioni di economia 

processuale, si entrerà comunque nel merito delle ulteriori questioni di 

ricorso. 

3.2.4. Oltre alla posa di una centrale di calcestruzzo all'interno del capannone, 

la domanda di costruzione qui oggetto di verifica prevede la posa di una 

vasca di riciclaggio delle acque di lavaggio. Questa è apparentemente la 

costruzione antistante al capannone segnalata dai ricorrenti e da essi 

criticata perché non definita. A questo proposito si constata che dai piani 

della modifica (pianta e sezione) è possibile calcolare la grandezza di 

questo impianto. Quanto a questo impianto di lavaggio con vasca, va 

ancora notato che di regola si tratta di un impianto di riciclaggio e quindi a 

circuito chiuso: l'acqua di lavaggio delle betoniere e del miscelatore 

dell'impianto dopo la sedimentazione nella vasca del materiale di 

riciclaggio viene riutilizzata per la produzione nell'impianto o per il 

lavaggio. Non sono dunque verosimilmente necessari degli allacciamenti 

per questo impianto. Questo punto va tuttavia ancora incluso nella 

questione degli allacciamenti di cui sopra. 

3.2.5. In sede di replica i ricorrenti asseriscono inoltre che, secondo una lettura 

combinata dei piani CC e DD, l'impianto non avrebbe lo spazio sufficiente 

per essere installato all'interno del capannone. In ogni caso, mancherebbe 

la possibilità di realizzare un impianto di captazione della polvere 

all'interno del fabbricato. La realizzazione dell'impianto richiederebbe 

quindi un'ulteriore modifica e un alzamento del capannone. Di 

conseguenza, i piani non sarebbero conformi a quanto si vuole realizzare. 

Inoltre, gli autocarri nei piani sarebbero indicati con una scala 

intenzionalmente errata, così che si abbia l'impressione che buona parte 

delle manovre possa essere eseguita all'interno del mappale. Un normale 

autocarro in realtà non potrebbe rimanere all'interno del capannone e tutte 

le manovre dovranno avvenire all'aperto e su spazi che fuoriescono dai 

mappali n. G._____ e H._____, ossia sulla strada comunale o sui fondi dei 

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vicini. Riguardo a queste critiche si rileva innanzitutto che la grandezza 

delle autobetoniere non è stata raffigurata nei piani in una scala errata. 

Tuttalpiù, come si vedrà più sotto, nei paini stilati dalla convocata è la 

grandezza dell'impianto di betonaggio che è stata sottostimata. Inoltre, è 

vero che l'altezza dell'impianto secondo i piani della produttrice è 

praticamente al livello (in parte addirittura al di sopra) del tetto. Nella presa 

di posizione la convocata obietta che se necessario il nastro di trasporto 

del materiale potrà essere (lievemente) dimensionato in modo che non 

tocchi il tetto. Contrariamente alle asserzioni dei ricorrenti, non appare 

realistico che l'impianto per la captazione delle polveri comporti una 

modifica sostanziale del capannone, ovvero un suo innalzamento con 

conseguente presunta lesione delle altezze massime consentite (che per 

quanto leggibile dal Piano delle strutture del Piano di quartiere "I._____" – 

determinante giusta l'art. 18 cpv. 2 del Regolamento di detto piano di 

quartiere – ammonta a 9.4 m). Non è comprensibile perché dovrebbe venir 

installato un filtro o un depolveratore sul nastro di trasporto in alto al livello 

del tetto, come sembrano sottintendere i ricorrenti con la loro 

argomentazione, e non sulle tramogge (situate più in basso del nastro 

trasportatore) o in altre posizioni. Oltre a ciò, non vi è alcun indizio che sia 

necessario espellere le polveri attraverso una condotta di scarico sul tetto. 

La condizione al punto 2.3.1 lett. g del dispositivo della licenza edilizia 

(Captazione ed evacuazione delle emissioni) riprende solamente la regola 

di cui all'art. 6 cpv. 2 dell'Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico 

(OIAt; RS 814.318.142.1), di cui si dirà più sotto, per cui da questa 

condizione non è dato dedurre che dovranno per forza essere installati dei 

camini. Tuttavia, anche considerato che i piani dovranno comunque 

essere rielaborati per gli aspetti discussi nei considerandi precedenti, con 

la correzione dei piani la convocata è tenuta a far chiarezza anche sulle 

dimensioni del capannone e quelle dell'impianto. Infine, dai piani della 

produttrice dell'impianto emerge chiaramente che in larghezza l'impianto 

richiede più spazio di quanto indicato nel piano della convocata, cosicché 

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nella fase di carico del beton il muso dell'autobetoniera si troverà al di fuori 

del capannone (cfr. sezione C-C dei piani del costruttore dell'impianto). Ma 

a differenza di quanto sostenuto dai ricorrenti, dai piani si può constatare 

che né le autobetoniere né gli autocarri per la fornitura saranno costretti a 

effettuare manovre sui fondi vicini e sulla strada. Dai piani non è 

accertabile che questi bloccheranno la strada a causa di presunte 

manovre. Quest'ultime censure dei ricorrenti vanno perciò respinte. Per il 

resto, le censure sono accolte e la domanda di costruzione va ritenuta 

incompleta ai sensi delle considerazioni di cui sopra. 

4.1. I ricorrenti fanno valere un'incompatibilità della licenza edilizia in esame 

con la procedura di ripristino dello stato di legalità sui fondi di costruzione. 

Come si vedrà qui di seguito questa censura si rivela infondata. Le 

fotografie allegate dai ricorrenti (doc. 4 ricorrenti) non comprovano in alcun 

modo un deposito illegale di rifiuti o infiltrazioni di idrocarburi e oli o altri 

liquidi tossici nel terreno. Una procedura di ripristino non è stata avviata e 

non è (ancora) stato accertato uno stato materialmente illegale. Il fermo 

lavori in vigore non è incompatibile con il rilascio della licenza edilizia in 

oggetto. Il fermo lavori decretato il 24 settembre 2020 (doc. 6 ricorrenti) è 

stato confermato con decreto del 7 gennaio 2021, ma non perché sono 

stati riscontrati depositi illegali, bensì in seguito al ricorso in esame contro 

il permesso di costruzione del 27 ottobre 2020 qui impugnato (cfr. doc. 3 

convocata). Si noti inoltre che la convocata ha plausibilmente spiegato 

come il deposito sulla particella n. G._____ oggetto del fermo lavori 

concerni del materiale di scavo, sia temporaneo risp. parte del cantiere e 

si sia reso necessario a causa della pessima qualità del materiale di scavo, 

che ha dovuto essere sostituito per la realizzazione del capannone e del 

piazzale (approvato insieme alla posa di una gru a torre e la formazione di 

una recinzione sulla particella n. G._____ con licenza del 9 gennaio 2017 

[doc. 2 convocata]). 

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4.2. Inoltre, nella replica i ricorrenti censurano un utilizzo illecito da parte della 

convocata di due gru sui loro mappali n. G._____ e H._____. Una delle 

gru sarebbe installata senza permesso nell'area definita "zona libera" 

secondo il piano di quartiere. Mentre la gru autorizzata non rispetterebbe 

la condizione posta nella relativa licenza edilizia di non invadere i fondi 

confinanti durante il suo esercizio. Questa censura è meramente 

appellatoria. Il fatto che il convenuto non abbia ordinato il blocco del 

braccio di quest'ultima gru, in modo da limitare la rotazione della stressa 

all'area dei fondi della convocata, non dimostra una mala fede del 

convenuto asserita dai ricorrenti. Inoltre, va presunto che la prima gru sia 

stata posata sul cantiere in corso. Ad ogni modo, la presunta posa illecita 

risp. il suo allontanamento non costituiscono oggetto del presente ricorso. 

Posto quanto detto sopra, si palesano inconsistenti le accuse dei ricorrenti 

di lesione del principio della buona fede (art. 5 cpv. 3 e art. 9 della 

Costituzione federale della Confederazione Svizzera [Cost.; RS 101]). Si 

noti per inciso che attualmente è in vigore il fermo lavori; se la licenza 

edilizia viene confermata, prima dell'inizio dei lavori il convenuto potrà 

ancora accertare se effettivamente sussiste lo stato illecito asserito dai 

ricorrenti. Contrariamente alle allegazioni dei ricorrenti, da parte del 

convenuto non si ravvisa alcun favoritismo verso la convocata.

5. Sotto il tema della buona fede i ricorrenti fanno oltretutto valere che il 

convenuto avrebbe permesso (di proposito) l'utilizzazione dell'impianto 

anche il fine settimana e i giorni festivi, avendo omesso una relativa 

limitazione. Al punto 2.1 del dispositivo della licenza edilizia impugnata è 

stato ordinato quanto segue: "L'impianto può essere attivo solo durante le 

ore lavorative (07:00-19:00) e sono limitate al giorno (art. 33 LECo)". I 

ricorrenti non riescono a dimostrare che nell'asserita omissione il 

convenuto abbia agito in mala fede. Di conseguenza, questa censura va 

rigettata già per questo motivo. Inoltre, i ricorrenti nel loro ricorso non 

hanno nemmeno richiesto un'eventuale riforma della licenza edilizia, nel 

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senso di aggiungere la limitazione dell'esercizio dell'impianto ai giorni 

settimanali lavorativi. Per inciso, per i ricorrenti a prima vista non si 

intravede comunque un interesse pratico legittimante la postulazione di 

una simile limitazione. Non vi è dunque spazio in questa sede per 

un'analisi della sufficienza legale della succitata limitazione. 

6. I ricorrenti affermano che l'impianto di betonaggio previsto non è conforme 

alla zona artigianale.

6.1. In base all'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT l'autorizzazione edilizia è rilasciata solo 

se gli edifici o gli impianti sono conformi alla funzione prevista per la zona 

d'utilizzazione. Giusta l'art. 27 cpv. 1 LPTC le zone edificabili possono 

essere suddivise in zone nucleo, zone centrali, zone villaggio, zone 

residenziali, zone per imprese di produzione ed imprese di servizio, zone 

miste per abitazioni e lavori, zone per edifici ed impianti pubblici, zone per 

infrastrutture turistiche, zone per spazi verdi, zone per impianti sportivi e 

per il tempo libero, zone alberghiere, zone di conservazione. I comuni 

possono stabilire ulteriori tipi di zone edificabili. Come giustamente ritenuto 

dal convenuto, la LPTC non regola le zone per le imprese di produzione e 

di servizio. L'emanazione delle rispettive zone rientra pertanto 

nell'autonomia dei Comuni (cfr. art. 26 cpv. 3 LPTC). L'ordinamento base 

del comune convenuto prevede delle zone artigianali e delle zone 

industriali/artigianali. Secondo l'art. 46 LE la zona artigianale è destinata 

alle aziende artigianali in genere e ai magazzini (cpv. 1). Il deposito di 

materiali d'estrazione, di scavo e di demolizione non è permesso (cpv. 2). 

Locali d'abitazione sono ammessi solo per il titolare dell'azienda come 

pure per il portinaio e il personale, la cui presenza permanente nell'azienda 

è indispensabile. Questa norma non è applicabile agli edifici esistenti 

destinati completamente ad abitazione (cpv. 3) [cpv. 4 omissis]. A 

differenza della zona artigianale, per la zona industriale/artigianale l'art. 47 

LE prescrive che quest'ultima è destinata alle aziende di lavorazione e di 

produzione industriale o artigianale, nonché ai magazzini.

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6.2. Il Tribunale ha già avuto modo di dirimere la questione della conformità di 

un impianto di betonaggio nella zona artigianale del comune convenuto 

nella sentenza R 20 113/R 20 155. Qui di seguito sono pertanto riportate 

le relative considerazioni.

6.3. Il punto di partenza per l'interpretazione di una norma giuridica è il suo 

testo. Se il testo di una norma non appare completamente chiaro o si 

presta a diverse possibili interpretazioni, la sua portata viene determinata 

tenendo conto del suo testo (interpretazione letterale), dei lavori 

preparatori (interpretazione storica), dello scopo perseguito dal legislatore 

(interpretazione teleologica), nonché della relazione con altri disposti 

(interpretazione sistematica). Secondo la prassi del Tribunale federale, il 

tribunale non deve privilegiare nessuno di questi metodi, bensì ispirarsi 

pragmaticamente a un pluralismo interpretativo (cfr. STF 1C_132/2015 del 

16 agosto 2017 consid. 3.2; DTF 143 I 272 consid. 2.2.3).

6.4. L'autonomia comunale copre non solo la legislazione ma anche 

l'applicazione e l'interpretazione del diritto comunale autonomo. In caso di 

dubbio nell'interpretazione di una norma comunale, il Tribunale interviene 

pertanto soltanto in caso di abuso, eccesso o difetto del potere 

d'apprezzamento del comune; esso non può supplire all'interpretazione 

del comune con un'interpretazione che ritiene più opportuna (cfr. STA R 

20 29 del 24 giugno 2021 consid. 3.1 con rinvii, R 19 25 del 10 dicembre 

2019 consid. 5).

6.5. La LE non definisce il termine "azienda artigianale" e nemmeno specifica 

la distinzione tra produzione artigianale e industriale. Il testo di legge non 

appare dunque chiaro riguardo all'autorizzazione di un impianto di 

betonaggio in zona artigianale. Per l'interpretazione del termine 

"artigianale" il convenuto si è perciò riferito segnatamente al Modello di 

legge edilizia per i comuni grigionesi (MLE 2020), e più precisamente al 

relativo rapporto esplicativo. Secondo detto rapporto le zone commerciali 

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risp. artigianali ("Gewerbezone") sono di regola rivolte ai bisogni di aziende 

artigianali locali, mentre le zone industriali offrono condizioni locali flessibili 

per stabilimenti di produzione non dipendenti dalla regione (traduzione dal 

tedesco della spiegazione all'art. 40 MLE 2020 ["Gewerbezone 

[Industriezone]"] a pag. 29 di detto rapporto). Il Tribunale non può 

contestare il fatto che il convenuto abbia fatto riferimento a questa 

descrizione per l'interpretazione della relativa norma comunale. La 

produzione di beton nell'impianto previsto è destinata al fabbisogno locale. 

Sotto il profilo letterale, l'impianto di betonaggio in oggetto può dunque 

essere ritenuto un'attività artigianale.

6.6. Visto che il convenuto non vi ha fatto riferimento, il Tribunale può inoltre 

partire dal presupposto che i lavori preparatori sull'ultima revisione totale 

della pianificazione locale emanata nel 2003 o eventualmente sulla prima 

pianificazione locale del 1974 e la prima revisione negli anni 80 

(interpretazione storica) non siano d'aiuto per la distinzione e definizione 

della zona artigianale. Per quanto ravvisabile, dal decreto di approvazione 

del Governo del 29 aprile 2003 sulla revisione totale accolta dal popolo il 

2 settembre 2001 non si evincono considerazioni utili in questo senso.

6.7. Riguardo allo scopo perseguito dal legislatore con il disposto in 

discussione (interpretazione teleologica), SCOLARI ritiene che in mancanza 

di una definizione della nozione di industria risp. artigianato è 

essenzialmente il pregiudizio a cui l'attività può esporre il vicinato che ha 

indotto il legislatore comunale a distinguere l'industria dall'artigianato. Un 

criterio distintivo può allora essere ricercato nell'intensità dell'utilizzazione 

e degli effetti che questa provoca sulle adiacenze, piuttosto che nei 

procedimenti di lavorazione utilizzati, il volume e la qualità delle materie 

trattate (SCOLARI, Commentario LALPT/LE/LAC, 1996, pag. 250 con rinvio 

a RDAF 1983 190). Secondo l'opinione di SCOLARI sono dunque in 

particolare le emissioni sul vicinato ad essere determinanti. In questo 

senso, un impianto di betonaggio incapsulato in grado di limitare le 

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emissioni può essere ritenuto conforme allo scopo della zona artigianale, 

malgrado una sua classificazione di impianto di per sé ad elevato 

inquinamento atmosferico. 

6.8. Infine, dalla relazione con altri disposti (interpretazione sistematica), in 

special modo con l'art. 33 LE e lo schema delle zone, e in considerazione 

di quanto ritenuto al considerando precedente, discende che se l'impianto 

osserva i presupposti del grado di sensibilità fonica (GS), è in grado di 

contenere le emissioni di polveri e la sua attività lavorativa è limitata al 

giorno, esso può essere ritenuto di tipo artigianale e quindi mediamente 

molesto ed è dunque ammesso nella zona artigianale (cfr. art. 33 cpv. 1 

secondo periodo LE secondo cui l'ammissibilità nelle varie zone dipende 

dai gradi delle emissioni causate dagli impianti; schema delle zone [art. 53 

LE], secondo cui nella zona artigianale è permesso un grado delle 

emissioni mediamente molesto; art. 33 cpv. 2 cifra 2 LE secondo cui 

progetti di costruzione mediamente molesti sono quelli con emissioni 

usuali di tipo artigianale, le cui ore lavorative sono limitate al giorno. Essi 

devono osservare i presupposti del GS III). Se questo è il caso per 

l'impianto in esame, nonostante una sua classificazione di impianto di per 

sé ad elevato inquinamento atmosferico, verrà analizzato nei considerandi 

successivi. Va ancora rilevato che all'art. 46 cpv. 2 LE è sancito il divieto 

di depositare materiali d'estrazione, di scavo e di demolizione nella zona 

artigianale. Da questo divieto non è però dato dedurre, come invece fanno 

i ricorrenti 2, che sia proibito anche lo stoccaggio di materiali all'interno di 

un magazzino o capannone. L'interpretazione data dal convenuto all'art. 

46. cpv. 2 LE appare corretta.

6.9. In conclusione, appare sostenibile che il convenuto abbia reputato 

l'impianto di betonaggio richiesto conforme alla zona artigianale. 

6.10. Ininfluente è la critica dei ricorrenti secondo cui se avessero saputo che 

un impianto di betonaggio sarebbe stato ritenuto conforme alla zona 

- 16 -

artigianale, si sarebbero opposti alla pianificazione locale. Determinante 

per l'ammissibilità nella zona artigianale non è tanto il tipo di impianto, 

quanto piuttosto le emissioni che causa (cfr. art. 33 cpv. 1 LE). Un impianto 

di betonaggio incapsulato (come quello in oggetto), che rispetti in special 

modo il grado di emissione fonica per la zona in questione e che non 

immetta polveri significanti nelle particelle contigue può essere ritenuto 

mediamente molesto con emissioni usuali di tipo artigianale ai sensi 

dell'art. 33 cpv. 2 cifra 2 LE e dunque conforme alla zona, nonostante una 

sua classificazione di impianto di per sé ad elevato inquinamento 

atmosferico. 

7. I ricorrenti censurano inoltre una violazione del piano di quartiere. 

7.1. Stando ad essi, esso sarebbe stato concepito per piccole aziende 

artigianali. In particolare il caseificio sulla particella J._____ si sarebbe 

installato in questa zona ritenendo di essere tutelato contro l'inquinamento 

(soprattutto di polveri). Dopo la costruzione del caseificio sarebbe evidente 

che l'installazione di future aziende in questa zona va valutata in funzione 

del caseificio e quindi delle esigenze di ineccepibile qualità dell'aria per la 

produzione agroalimentare. Oltre a ciò, la convocata violerebbe il piano di 

quartiere, utilizzando già oggi quale deposito l'area libera a fianco della 

strada cantonale. Con la licenza la situazione non potrebbe che 

peggiorare, visto che il capannone verrebbe ampliato. 

7.2. Come giustamente indicato dalla convocata, lo scopo del Piano di 

quartiere "I._____" è di creare un quartiere artigianale per varie imprese 

artigianali di diverso tipo e grandezza (cfr. art. 2 cpv. 1 del Regolamento 

del piano di quartiere "I._____" [doc. 26 convenuto]). Non è dunque vero 

che il piano di quartiere è stato concepito solo per piccole aziende 

artigianali, come sostenuto dai ricorrenti. L'asserita violazione del piano di 

quartiere è dunque infondata. 

- 17 -

7.3. Riguardo alla violazione dell'area libera, la convenuta ha assicurato che 

appena il cantiere sarà concluso, essa rispetterà l'area libera secondo il 

piano di quartiere. Ulteriori disquisizioni al proposito esulano dal tema di 

ricorso. 

8. I ricorrenti sostengono inoltre che il progetto in questione viola la zona di 

pianificazione in vigore. Riferendosi all'opposizione dell'Ente frazionale 

N._____ al presente progetto di costruzione per ragioni di viabilità (cfr. doc. 

10 convenuto), essi affermano che vi sarebbe una volontà politica di 

escludere con la nuova pianificazione locale impianti come quello di 

betonaggio in discussione dalla zona artigianale di "I._____", in quanto la 

popolazione vi si opporrebbe per ragioni di traffico. Pertanto, 

un'autorizzazione per un simile impianto non potrebbe essere rilasciata, in 

quanto potrebbe essere contraria al diritto futuro relativo alla zona 

artigianale in oggetto. 

8.1. Nel comune convenuto è attualmente in corso una revisione pianificatoria 

e su tutto il territorio comunale è in vigore una zona di pianificazione fino 

al 28 febbraio 2023. Giusta l'art. 21 cpv. 2 LPTC nella zona di 

pianificazione non può essere intrapreso nulla che possa ostacolare o 

contrastare la nuova pianificazione. In particolare progetti di costruzione 

possono essere autorizzati, soltanto se non sono in contrasto né con le 

pianificazioni e prescrizioni passate in giudicato né con quelle nuove 

previste. Stando alla relativa pubblicazione del convenuto sul 

prolungamento della zona di pianificazione, lo scopo principale della zona 

di pianificazione in vigore è principalmente l'attuazione delle prescrizioni 

dell'art. 15 della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT; RS 

700) nonché del Piano direttore cantonale-Insediamento (PDC-I), e quindi 

di ridurre per quanto possibile le zone edificabili sovradimensionate. 

8.2. Gli enti frazionali hanno lo scopo di curare e promuovere lo sviluppo del 

proprio comprensorio (v. Legge sugli enti frazionali del convenuto). 

- 18 -

Tuttavia, ciò non significa che il convenuto doveva considerare 

diversamente l'opposizione al progetto in esame presentata dall'Ente 

frazione N._____, come affermano i ricorrenti. Va infatti notato che la 

concentrazione delle aziende artigianali e di piccola industria – come può 

essere definita l'attività della convocata incluso l'esercizio di un impianto 

di betonaggio per il fabbisogno valligiano – in questa zona a nord della 

valle e lontana dai centri abitativi si conforma agli scopi del Piano direttore 

cantonale (cfr. marg. 5.2-21 segg.) e delle Linee guida per lo sviluppo 

territoriale comunali (cfr. pag. 19 e 22). Il progetto in esame non sembra 

quindi ostacolare la futura pianificazione locale. La problematica del 

traffico espressa dall'Ente frazionale N._____ non è stata concretizzata da 

parte dei ricorrenti. Non vi sono indizi per ritenere che con la nuova 

pianificazione locale si proibiranno impianti di betonaggio in questa zona 

artigianale a causa di una problematica viaria. La rispettiva censura dei 

ricorrenti va pertanto respinta. 

9. I ricorrenti contestano inoltre per mezzo di una controperizia le conclusioni 

nella licenza edilizia e nella la perizia fonica presentata dalla convocata 

riguardo alle emissioni foniche dell'impianto. La convocata nella presa di 

posizione ha ribattuto alle critiche avanzate nella controperizia.

9.1. Secondo l'art. 11 cpv. 2 della Legge federale sulla protezione 

dell’ambiente (LPAmb; RS 814.01) e l'art. 7 cpv. 1 lett. a dell'Ordinanza 

contro l’inquinamento fonico (OIF; RS 814.41) le emissioni prodotte dagli 

impianti nuovi devono essere limitate nella misura massima consentita dal 

progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità 

economiche (principio di prevenzione). Inoltre, la costruzione di impianti 

fissi nuovi è autorizzata solo se le emissioni foniche da essi prodotte non 

superano da sole i valori di pianificazione nelle vicinanze (art. 25 cpv. 1 

LPAmb, art. 7 cpv. 1 lett. b OIF). Se i valori di pianificazione sono rispettati, 

secondo la giurisprudenza vengono considerate economicamente 

sostenibili ulteriori misure preventive, solo se queste permettono di 

- 19 -

ottenere una riduzione sostanziale delle emissioni con oneri ridotti (cfr. 

DTF 124 II 517 consid. 5a).

9.2. L'impianto di betonaggio in discussione è indubbiamente un impianto fisso 

nuovo (art. 2 cpv. 1 OIF). Quali ricettori più prossimi vi sono il ristorante 

del P._____ sulla particella adiacente n. L._____, l'ufficio della carpenteria 

ricorrente sulla particella confinante n. M._____ nonché l'ufficio 

dell'officina meccanica del ricorrente sulla particella confinante n. K._____ 

e gli uffici del caseificio ricorrente sulla particella vicina n. J._____. Per tutti 

questi locali aziendali e per il bar/ristorante del O._____ in zona per edifici 

pubblici occorre in linea di principio osservare il valore di pianificazione 

diurno corrispondente al GS III aumentato di 5 dB (A) (cfr. art. 42 cpv. 1 

OIF), quindi 65 dB (A) (cfr. piano delle zone; art. 33 cpv. 2 cifra 2 LE in 

unione con l'art. 53 LE [schema delle zone], art. 43 cpv. 1 lett. c nonché 

cifra 2 allegato 6 OIF). Ciò vale anche per il bar/ristorante del O._____, se 

questo può essere sufficientemente aerato anche con le finestre chiuse 

(art. 42 cpv. 2 OIF). 

9.3.1. Stando alla perizia fonica del 22 giugno 2020 della Consulenze geologiche 

e ambientali SA (qui di seguito: perizia), per tutti i ricettori analizzati i valori 

di pianificazione sono rispettati (anche quelli notturni qui non rilevanti). I 

livelli di valutazione globali (Lr) per i rispettivi ricettori calcolati nella perizia 

sono di: 45.0 dB (A) per il ricettore L._____, 63.4 dB (A) per il ricettore 

K._____, 58.4 dB (A) per il ricettore M._____ e 41.8 dB (A) per il ricettore 

J._____. Limitando la produzione del beton nel periodo diurno da 7000 m3 

a 6500 m3 all'anno, quale misura nell'ambito del principio di prevenzione 

suggerita nella perizia, si raggiunge una diminuzione dei livelli globali di 

valutazione Lr compresa tra 0.2 e 0.5 dB (A) (qui di seguito ci si riferirà ai 

valori della perizia senza considerazione della misura preventiva di 

limitazione della produzione annua di beton). L'UNA nella presa di 

posizione del 12 agosto 2020 (e-mail al doc. 22 convenuto) ha dato una 

valutazione positiva a suddetta perizia fonica. Qui di seguito va esaminato 

- 20 -

se i ricorrenti per mezzo della controperizia della IFEC ingegneria SA del 

2 dicembre 2020 (doc. 5 ricorrenti; qui di seguito: controperizia) sono in 

grado di confutare le conclusioni del perito confermate dall'UNA. La 

controperizia indica una probabile sottostima dei livelli globali di 

valutazione Lr, la non considerazione di tutte le sorgenti o fasi di rumore e 

l'eccesiva molestia in termini di pressione sonora nei dintorni dell'attività 

per i seppur brevi tempi indicati di attività delle sorgenti, nonché 

un'insufficiente applicazione del principio di prevenzione. 

9.3.2. Preliminarmente, va ancora osservato che in osservanza della massima 

inquisitoria il Tribunale non può estromettere la controperizia dagli atti per 

il motivo, avanzato dal convenuto, che i ricorrenti avrebbero potuto 

inoltrare una controperizia già in sede di opposizione e rilascio della 

licenza edilizia invece di attendere fino alla presente procedura di ricorso. 

9.4.1. La controperizia solleva il dubbio che il bar/ristorante del O._____ sia 

aerato a finestre chiuse. Questo dubbio è infondato. Come giustamente 

affermato dalla convocata, la controperizia non ha valutato correttamente 

questo ristorante. Si tratta di un bar/ristorante del O._____ aperto 

sporadicamente (stando al certificato fonico per il Piano di quartiere 

"I._____" del 2 settembre/14 novembre 2008 durante 32 mezze giornate 

all'anno, domenica esclusa) e solamente negli orari di apertura del 

O._____. Inoltre, la controperizia non ha considerato che il Regolamento 

del Piano di quartiere "I._____" prevede che per locali con utilizzazione 

sensibili al rumore (come lo sono i locali del bar/ristorante) non sono 

ammesse finestre da aprire (cfr. art. 25 cpv. 3 secondo periodo di detto 

Regolamento). Oltretutto, già con il piano di quartiere il convenuto ha preso 

delle misure di protezione fonica supplementari per l'edificio del O._____, 

segnatamente l'insonorizzazione di pareti e finestre dell'edificio (cfr. art. 36 

e 40 cpv. 1 del relativo Regolamento e perizia allegata al relativo 

Regolamento). 

- 21 -

9.4.2. La controperizia ritiene a torto che la perizia non avrebbe considerato 

l'attività di movimentazione sul piazzale nello specifico. Essa tratterebbe 

solo il traffico indotto. La perizia ha tuttavia calcolato le emissioni dei mezzi 

pesanti per il servizio dell'impianto nonché le emissioni dell'area 

parcheggio. Non si intravede perché avrebbe dovuto valutare ulteriori 

transiti e manovre sul piazzale della particella di costruzione.

9.4.3. Relativamente alla critica nella controperizia dei valori calcolati nella 

perizia sulla termopompa, la convocata risponde innanzitutto che la 

pompa di calore sarebbe già stata autorizzata. Nella licenza edilizia per il 

capannone artigianale del 9 ottobre 2017 il convenuto aveva aggiunto la 

disposizione secondo cui bisognava garantire che il funzionamento della 

pompa di calore rispettasse le prescrizioni federali di protezione fonica 

(prevenzione e valori di pianificazione, cfr. punto 7.5 dispositivo della 

relativa licenza). Pertanto, la licenza richiedeva una valutazione del 

rumore che apparentemente è avvenuta soltanto con la perizia qui in 

esame. La perizia considera la pompa di calore quale fonte di rumore con 

livello di valutazione parziale (Lr,i) di 37.7 dB (A) della fase/fonte di rumore 

"pompa di calore" al ricettore "ristorante P._____". La controperizia giunge 

a un rispettivo valore parziale di 53.7 dB (A) per questo ricettore. Questo 

calcolo nella controperizia viene contestato dalla convocata, la quale 

obietta che non si sarebbe tenuto conto che i locali del ristorante sono al 

primo piano e della recinzione fra le particelle. In ogni modo, pur 

considerando il livello di valutazione parziale della controperizia per la 

termopompa, il livello globale di valutazione Lr per questo ricettore, ovvero 

il risultato della somma energetica dei livelli di valutazione parziali (14 livelli 

di valutazione parziali sommati secondo la formula: Lr = 10 · log ∑ 10 Lr,i/10), 

sarebbe comunque inferiore al valore di pianificazione (il livello globale di 

valutazione Lr per il ricettore L._____ in tal caso sarebbe di ca. 54.15 dB 

(A) invece di 45.0 dB (A) secondo la perizia). In considerazione anche del 

fatto che il bar/ristorante è aperto solo quando è in funzione il O._____, 

- 22 -

quindi quando vi sono emissioni foniche considerevoli già a causa dello 

stesso, e che l'edificio del O._____ è stata debitamente insonorizzato e 

non ammette l'apertura di finestre, non appare dunque necessaria una 

correzione del calcolo nella perizia del livello di valutazione parziale per 

questa sorgente di rumore. Riguardo a un diverso posizionamento della 

termopompa o a altre misure nell'ambito del principio di prevenzione si 

rinvia ai considerandi più sotto. 

9.4.4. La controperizia lamenta che non sarebbe indicato il modello 

dell'idropulitrice (fonte di rumore S4). In questa sede la convocata ha però 

inoltrato la scheda tecnica dell'idropulitrice secondo cui questa possiede 

un livello di potenza sonora pari a Lw 91 dB (A) quindi 3 dB (A) in meno di 

quanto considerato nella perizia. Per inciso, si parte dal presupposto che 

l'idropulitrice verrà utilizzata anche in relazione all'impianto di betonaggio. 

La controperizia parte inoltre dal presupposto sbagliato che questa venga 

usata all'esterno, quando invece viene usata all'interno dell'officina. 

9.4.5. La critica nella controperizia secondo cui la valutazione nella perizia del 

rumore proveniente dall'officina di riparazione può risultare in difetto va 

respinta, siccome la perizia non solo ha tenuto conto del fatto che le 

relative attività vengono svolte all'interno, ma ha addirittura considerato 

aperti i portoni durante l'utilizzo dell'officina e le caratteristiche costruttive 

del capannone (cfr. pag. 17 perizia). Anche per questa fonte di rumore, si 

presume che sia stato considerato il periodo di utilizzo per attività in 

relazione con l'impianto di betonaggio. 

9.4.6. Secondo la controperizia non è chiara la derivazione dei livelli di potenza 

sonora indicati nella perizia per la sorgente di rumore "scarico rifiuti". 

Inoltre, stando alla controperizia non si sarebbero considerate le 

operazioni di carico e movimentazione. La convocata controbatte che le 

operazioni di carico e movimentazione sono trascurabili poiché i cassoni 

vengono ritirati direttamente dai mezzi del convenuto, il cui traffico è già 

- 23 -

stato considerato nella perizia. La convocata precisa inoltre che la potenza 

sonora indicata per questa sorgente di rumore proviene dalla banca dati 

del perito e che la controperizia non dimostra come queste cifre non 

sarebbero attendibili. L'opinione della convocata va condivisa. Per inciso, 

la perizia ha considerato una durata complessiva di 1.5 h alla settimana di 

quest'area rifiuti, per cui si parte dal presupposto che si riferisca a un 

utilizzo dell'area rifiuti in relazione all'utilizzo dell'impianto di betonaggio. 

La convocata non può dunque obiettare che quest'area rifiuti è già stata 

approvata e quindi lasciar sottintendere che non sia di rilevanza senza 

dimostrare che essa non viene usata in relazione all'impianto. 

9.4.7. La controperizia critica inoltre che per la sorgente di rumore "impianto 

beton" la perizia abbia preso a riferimento il dato di rumore della scheda 

tecnica del fabbricante dell'impianto di 85 dB (A) che sarebbe stato 

misurato in condizioni di campo libero e su un piano riflettente. Secondo 

la controperizia, con l'impianto installato all'interno di un capannone il 

livello di pressione sonora interno allo stesso sarà sicuramente maggiore 

a causa del campo riverberante presente. Considerando un campo sonoro 

diffuso interno pari a 85 dB (A) cioè comprensivo degli effetti di riverbero 

dell'edificio, si commetterebbe un errore di svariati dB. Questa critica non 

risulta consistente. La perizia ha considerato una rumorosità dell'impianto 

compresa la fase di carico del beton alle autobetoniere secondo la scheda 

tecnica con livello di pressione sonora Lp di 85 db (A). La perizia ha poi 

applicato la relativa norma ISO che consente di valutare il rumore che 

fuoriesce dall'interno del capannone. Ai fini del calcolo, la perizia ha 

utilizzato un apposito software. Una volta definiti gli elementi costruttivi del 

capannone, il software ha simulato il livello di potenza sonora da attribuire 

alle diverse sezioni dell'edificio. Si noti che nella simulazione i portoni sono 

stati considerati aperti durante il funzionamento dell'impianto. La 

controperizia non appare dunque in grado di invalidare il metodo di calcolo 

adottato nella perizia e convalidato dall'UNA. Inoltre, la controperizia 

- 24 -

sostiene che non sarebbe data nessuna informazione circa i coefficienti di 

fonoassorbimento considerati per l'involucro dell'edificio (compresa la 

pavimentazione). Tuttavia la controperizia non afferma che i valori adottati 

non sono attendibili. Vista l'approvazione dell'UNA, si può dunque ritenere 

che i valori nella perizia sul potere fonoisolante dei diversi elementi che 

compongono il capannone (in parte si tratta di valori cautelativi [per le 

pareti e la copertura] e in parte di valori dichiarati [finestre e portoni]) sono 

plausibili. Benché poi non sia ben intravedibile se si sia considerata la 

pavimentazione quale elemento costitutivo del capannone, la convocata 

assicura che questa è stata chiaramente considerata. Ad ogni modo, la 

pavimentazione è evidentemente una componente fonoisolante (se non 

[anche] fonoassorbente), per cui questo aspetto, se davvero non 

considerato, non sembra poter influenzare in modo decisivo e in favore dei 

ricorrenti il calcolo nella perizia di trasmissione del rumore dall'interno del 

capannone all'esterno. Dal momento poi che la simulazione del software 

va ritenuta attendibile, non nuoce che non si siano allegate delle schede 

tecniche dei tamponamenti e non è ben comprensibile come mai si 

sarebbero dovute indicare delle correzioni nella valutazione per – come 

asserito nella perizia – tenere conto dell'attesa ridotta prestazione in opera 

dei componenti o per prendere in debita considerazione fattori di sicurezza 

progettuali. L'ulteriore critica nella controperizia secondo cui le finestre con 

un indice di fonoisolamento Rw di 33 dB sarebbero insufficienti, va se del 

caso chiarita nell'ambito del principio di prevenzione. Irrilevanti sono inoltre 

le indicazioni nella controperizia sulla rilevanza di definire delle fasce 

orarie di utilizzo dell'impianto, siccome la licenza edilizia permette 

solamente un funzionamento diurno dell'impianto. 

9.4.8. Circa la sorgente di rumore "scarico materie prime" la controperizia 

asserisce che per le potenze sonore indicate nella perizia e derivate dal 

database del perito (Lw per consegna cemento, diversi tipi di ghiaia, e 

sabbia) sarebbe opportuno allegare un estratto di misura. Non sarebbe 

- 25 -

inoltre chiaro se la potenza sonora si riferisce a un singolo evento di 

consegna e in che modo tale potenza sonora è stata utilizzata per la 

valutazione (legame fra potenza sonora e numero eventi). Questa censura 

appare infondata. Come osservato dalla convocata, il controperito non 

afferma che questi valori sono errati. Al Tribunale sono inoltre noti dei 

rispettivi valori pressappoco identici riportati in un'altra perizia fonica 

relativa a un caso analogo (una differenza si riscontra solamente per la 

consegna della sabbia, che tuttavia è la meno rumorosa). Non vi sono 

dunque motivi per dubitare di questi livelli di potenza sonora. La 

controperizia critica inoltre che nella fase di consegna cemento (S2a) il 

carico del silo cemento presupporrebbe di norma l'attivazione di un filtro 

per l'aerazione del silo. Tale sorgente non sarebbe definita nella perizia. 

La convocata obietta tuttavia plausibilmente che questa fonte di rumore è 

parte dell'impianto stesso ed è dunque inclusa nel livello di pressione 

acustica di 85 dB (A) prodotta dall'impianto. 

9.4.9. Riguardo alla sorgente "gru", la controperizia eccepisce che la perizia non 

ha identificato il modello di gru fornendo l'apposita scheda tecnica e che 

non sarebbe chiaro perché la perizia abbia considerato quale fase 

rumorosa solo quella iniziale legata all'avviamento di durata non superiore 

a 5 minuti, quando l'emissione della gru sarebbe legata al suo tempo 

effettivo di utilizzo, poiché di principio la gru azionerebbe il motore elettrico 

ogni volta che si movimenta il braccio o un carico. La convocata spiega in 

modo convincente che la fase di rumore della gru è caratterizzata 

dall'accensione del cicalino, mentre l'azionamento della gru è 

praticamente silenzioso grazie al motore elettrico. Inoltre, la perizia ha 

considerato un valore di 96 dB (A), quando il livello di potenza acustica 

misurato della gru è di 94 dB (A) e quello garantito di 95 dB (A) (cfr. doc. 

6 convocata). Le relative critiche nella controperizia sono perciò infondate. 

Va ancora notato che, come ribattuto dalla convocata, la gru è già stata 

approvata con licenza del 9 gennaio 2017 (doc. 2 convocata). Non è chiaro 

- 26 -

perché l'attività della gru sia stata integrata quale fonte di rumore per 

l'impianto di betonaggio. Ma vista l'inclusione nella perizia presentata dalla 

convocata, si deve altresì partire dal presupposto che il periodo d'attività 

considerato per questa fonte di rumore sia in qualche modo in relazione 

all'utilizzo dell'impianto. 

9.4.10. La controperizia fa notare che i livelli di pressione sonora di diverse attività 

presso i ricettori sarebbero considerevoli, anche superiori a 70-80 dB (A) 

e potrebbero quindi configurarsi come molesti per normali attività di lavoro. 

La controperizia critica che il rispetto dei valori di pianificazione sarebbe 

assicurato innanzitutto dagli elevati coefficienti correttivi per durata di 

funzionamento attribuiti alle sorgenti. Stando alla controperizia, la 

correzione temporale applicata nella perizia sarebbe troppo sensibile e 

mostra a mo' d'esempio il calcolo per il ricettore K._____ (officina 

meccanica), per il quale se si applicasse una correzione temporale di 4 

minuti invece di 2 minuti al giorno alla sorgente S2d (consegna di ghiaia) 

con livello di pressione sonora pari a 82.1 dB (A), la correzione 

scenderebbe da -25.3 giusta la perizia a -22.6 e il livello globale di 

valutazione Lr risulterebbe già superiore ai valori di pianificazione. La 

controperizia non indica però dove concretamente la perizia avrebbe 

considerato una correzione dell'orario d'esercizio (correzione temporale) 

errata. Anche l'esempio citato nella controperizia è soltanto ipotetico e non 

viene classificato come corretto rispetto a quello della perizia. Sotto questo 

aspetto la controperizia non à dunque atta a invalidare la perizia. Oltre a 

ciò, la controperizia contesta che le correzioni nel calcolo della perizia non 

tengono conto delle singolarità d'esposizione di ogni ricettore. Le 

correzioni K2 e K3 (udibilità della componente tonale [K2] ed impulsiva 

[K3] del rumore sul luogo dell'immissione) nella perizia sono applicate in 

maniera uguale per tutti i ricettori, mentre secondo la controperizia i 

parametri avrebbero dovuto essere differenziati in considerazione della 

diversa esposizione alle sorgenti dei diversi ricettori e trattandosi di 

- 27 -

correzioni da apportare al luogo d'immissione. Questa critica a prima vista 

appare giustificata. L'entità della correzione del livello K2 e K3 dipende 

dall'udibilità della componente tonale (K2) risp. impulsiva (K3) della fase 

di rumore nel luogo d'immissione. Le correzioni del livello K2 e K3 si 

applicano in funzione dell'udibilità della componente tonale o impulsiva: 

non udibili (0), debolmente udibili (+2), distintamente udibili (+4) e 

fortemente udibili (+6) (cfr. Aiuto all'esecuzione per gli impianti industriali 

e artigianali dell'UFAM "Determinazione e valutazione dei rumori 

dell’industria e dell’artigianato", 2016, pag. 20; cifra 33 allegato 6 OIF). 

Non è dunque ben comprensibile come mai la perizia applichi gli stessi 

valori di correzione K2 e K3 a tutti i ricettori. Come segnalato nell'esempio 

della controperizia, il ricettore K._____ non è esposto alla sorgente S6 

(termopompa) come il ricettore L._____, per cui appare opportuno 

considerare parametri K2 e/o K3 differenziati. Tuttavia, la controperizia si 

limita a criticare questa mancanza di differenziazione aggiungendo che le 

correzioni assegnate nella perizia sarebbero in generale troppo limitate in 

considerazione della tipologia di sorgenti e della vicinanza dei ricettori alle 

stesse. Così formulata quest'ultima critica è troppo generica. La 

controperizia avrebbe dovuto approfondire ogni sorgente il cui calcolo è 

ritenuto errato, o perlomeno citare alcuni esempi argomentando perché si 

sarebbe dovuto assegnare correzioni più alte. Resta da chiarire se il fatto 

che non si siano applicate delle distinzioni nei fattori di correzione per ogni 

ricettore infici l'attendibilità dei risultati della perizia. Questo non sembra 

essere il caso. Infatti, ritornando all'esempio citato nella controperizia, si 

constata che per la termopompa (fonte/fase di rumore S6) è stato applicato 

(per tutti i ricettori) un fattore di correzione K2 pari a 2.0. La controperizia 

non afferma che questo fattore sia troppo basso per il ricettore L._____ 

(bar/ristorante del O._____), che è il più prossimo alla termopompa e il più 

esposto al suo rumore. Pertanto, riguardo agli altri ricettori meno esposti 

al rumore della termopompa non nuoce il fatto che nella perizia si sia 

applicato ad essi lo stesso fattore di correzione K2. Dal momento quindi 

- 28 -

che la controperizia non indica quali fattori di correzione K2,i o K3,i nella 

perizia sarebbero troppo bassi, la controperizia non riesce a scalfire la 

validità della perizia nemmeno sotto questo aspetto. 

9.4.11. Da ultimo va però ancora rilevato che la perizia non ha tenuto conto della 

vasca di riciclaggio delle acque di lavaggio e delle operazioni di lavaggio 

stesse quale fonte di rumore aggiuntiva. Oltre a ciò, se i piani elaborati 

confermano quanto considerato sopra, la perizia andrebbe adeguata al 

fatto che le autobetoniere in fase di carico del beton verranno a trovarsi in 

parte al di fuori del capannone. D'altronde, la perizia ha considerato aperti 

i portoni durante l'utilizzo dell'impianto e, peraltro, sembra che la perizia 

abbia considerato delle fonti di rumore che non avrebbero nemmeno 

dovute essere considerate perché già approvate e in nessun modo 

collegate all'impianto di betonaggio (si pensi ad es. alla sorgente "gru"). 

Infatti, per il rispetto dei valori di pianificazione di un impianto nuovo va 

tenuto conto esclusivamente dell'inquinamento fonico causato dal nuovo 

impianto (cfr. art. 40 cpv. 2 secondo periodo OIF). Dal momento però che 

la perizia attesta un valore Lr di 63.4 dB (A) (risp. 62.9 dB (A) applicando 

le misure preventive proposte nella perizia) al ricettore n. K._____ (officina 

del ricorrente di fronte all'impianto), non appare chiaro se suddette ulteriori 

fonti di rumore abbiano ripercussioni rilevanti sulle conclusioni nella 

perizia. La perizia fonica va dunque completata risp. chiarita nel senso 

appena descritto.

9.4.12. La controperizia eccepisce infine l'osservanza del principio di prevenzione. 

Dal punto di vista della prevenzione, la licenza edilizia ha imposto quale 

condizione la riduzione della produzione di beton da 7'000 m3 a 6'500 m3 

all'anno e la limitazione al funzionamento dell'impianto durante le ore 

lavorative diurne. Stando alla controperizia, la sola riduzione della 

produzione annua di beton di 1'000 m3 non porterebbe benefici rilevanti 

per i ricettori, come risulterebbe dalla rispettiva tabella del perito stesso. 

Inoltre, la misura di riduzione della produzione sarebbe di difficile controllo 

- 29 -

e attuazione. Meglio sarebbe stato individuare opportune e possibili 

soluzioni tecniche presso le sorgenti o i percorsi di propagazione. Come 

primo esempio il controperito menziona l'utilizzo di pannellatura e 

copertura fonoassorbente per il nuovo edificio destinato all'installazione 

dell'impianto di beton in modo da minimizzare l'effetto riverbero e, di 

conseguenza, l'emissione esterna dell'edificio stesso. Inoltre, la 

controperizia propone l'utilizzo di incapsulamenti locali per le sezioni più 

rumorose dell'impianto (tamponamenti rimovibili per manutenzione) ad es. 

nell'area del miscelatore del calcestruzzo o del nastro carico inerti. La 

controperizia evidenzia giustamente che la convocata non ha presentato 

una valutazione completa del principio di prevenzione sotto l'aspetto delle 

emissioni foniche. A prescindere da essa, possono tuttavia essere fatte le 

seguenti considerazioni. Innanzitutto, il capannone progettato già dispone 

di elementi fonoisolanti. Inoltre, il livello di valutazione parziale (Lr, i) più 

alto, calcolato per il ricettore più prossimo alle emissioni dell'impianto 

ovvero l'officina sulla particella n. K._____, è di 51.3 dB (A), dunque ben 

al di sotto del valore di pianificazione di 65 dB (A). Va pure considerato 

che l'officina in questione produce verosimilmente essa stessa delle 

rilevanti emissioni foniche. Per gli altri ricettori, i valori calcolati per la 

fonte/fase di rumore dell'impianto stesso sono talmente al di sotto del 

valore di pianificazione che delle ulteriori misure preventive sull'impianto 

stesso non appaiono a prima vista proporzionati (calcolati secondo la 

perizia sono 38.9 dB (A) per il bar/ristorante del O._____ sulla particella 

L._____, 45.7 dB (A) per la falegnameria sulla particella n. M._____, 27.7 

dB (A) per il caseificio sulla particella n. J._____). Non sembra nemmeno 

imporsi una valutazione di posizioni alternative per le aperture dei portoni 

dell'edificio dell'impianto, anche perché per questi non sono affatto 

ravvisabili posizioni alternative. Sproporzionata appare inoltre la richiesta 

nella controperizia di studiare la possibilità di automatizzare i portoni in 

zona carico beton e scarico materie prime (ipotesi di chiudere il portone 

durante il carico delle autobetoniere, di creare un breve tunnel 

- 30 -

fonoassorbente e fonoisolante nella zona di scarico ghiaia anche in 

considerazione delle manovre necessarie dei mezzi pesanti). A tal 

riguardo, va innanzitutto constatato che secondo il progetto gli autocarri 

scaricano le materie prime in un contenitore situato all'interno del 

capannone, per cui va relativizzata l'efficacia dell'applicazione di un tunnel 

fonoassorbente in questa zona di scarico. Per lo scarico delle materie 

prime, inoltre, il portone deve evidentemente rimanere aperto affinché 

l'autocarro possa scaricare il materiale nell'apposito contenitore. Visto poi 

che l'operazione di carico del beton è di breve durata, è alquanto 

discutibile la fattibilità e l'efficacia di chiudere i portoni del capannone 

durante questa fase. Va poi considerato che, se da un lato la fonte di 

rumore per la fase di scarico materiale con la potenza sonora più elevata 

(S2d, scarico di ghiaia) costituisce il più alto livello di valutazione parziale 

per tutti i ricettori, dall'altro il livello di valutazione parziale più alto in 

assoluto (61.8 dB (A)), causato da questa fonte di rumore (consegna di 

ghiaia), è previsto per l'officina meccanica sulla particella n. K._____ del 

ricorrente ubicata di fronte all'impianto risp. al luogo di scarico. Anche per 

queste ragioni appare dunque sproporzionato chiedere alla convocata 

ulteriori misure di contenimento fonico nel senso appena descritto, peraltro 

miranti in primo luogo a diminuire le immissioni sulla particella di fronte a 

quella di costruzione da cui bisogna parimenti attendersi delle rilevanti 

emissioni foniche. Non appare inoltre necessaria la proposta nella 

controperizia di ricollocare e/o incapsulare la termopompa. Questa è 

prevista a nord, sulla parte del capannone rivolta verso il O._____. Come 

visto sopra tuttavia, il bar/ristorante del O._____ non ammette l'apertura 

delle finestre, è stato debitamente insonorizzato e quando è aperto è 

sottoposto alle considerevoli immissioni foniche dello stand di tiro stesso 

nonché, se aperto prima delle 19.00, a quelle provenienti dalle attività sulle 

particelle contigue, ovvero, oltre a quella dell'impianto previsto, a quelle 

dell'officina meccanica e della falegnameria dei ricorrenti. La pompa di 

calore calcolata con livello di valutazione parziale di 37.7 dB (A) per 

- 31 -

suddetto ristorante appare dunque trascurabile a livello di emissioni. Non 

sembra dunque necessaria la valutazione di un altro posizionamento della 

termopompa o l'installazione di un tamponamento fonico ulteriore o un 

funzionamento ridotto notturno nell'ambito del principio di prevenzione. 

Infine, come già accennato sopra, la controperizia reputa insufficienti le 

finestre con un indice di fonoisolamento Rw di 33 dB. Stando alla perizia, 

la parete del capannone con indice di fonoisolamento in opera R'w di 50 

dB raggiungerebbe un risultato globale di fonoisolamento in opera 

significativamente ridotto anche in presenza di soli pochi m2 di finestre. 

Stando ai piani, sono previste quattro finestre sulla facciata nord, tre sulla 

facciata est e due sulla facciata sud, tutte con potere fonoisolante Rw 

dichiarato di 33 dB, quindi di buona efficacia. Evidentemente si potrebbero 

però installare delle finestre ancora più isolanti. La convocata non si è 

espressa su questa critica nella controperizia. Vista la materia tecnica, il 

Tribunale non può escludere che un maggiore isolamento delle finestre 

porterebbe benefici significativi per i rispettivi ricettori. L'incarto è pertanto 

rinviato al convenuto per il chiarimento dell'aspetto del principio di 

prevenzione in maniera globale, integrando tutte le questioni discusse in 

questo considerando.  

10. I ricorrenti eccepiscono il rispetto del principio di prevenzione anche in 

merito alle emissioni di polveri. 

10.1. Stando ad essi, in primo luogo non ci sarebbe una valutazione di come 

l'impianto potrebbe essere collocato per ridurre le emissioni al minimo. In 

secondo luogo, le limitazioni imposte nella licenza edilizia non sarebbero 

sufficientemente definite. La domanda edilizia non indicherebbe in quale 

misura e con quali impianti di captazione si intendono limitare le emissioni 

di polveri. I ricorrenti avrebbero però il diritto di sapere quali concreti 

interventi sono previsti e se del caso a opporvisi. Le aggiunte progettuali 

richieste con le condizioni nella licenza edilizia (ovvero elementi 

dell'impianto che riguarderebbero la costruzione come camini, aspiratori, 

- 32 -

ecc.) non sarebbero aspetti secondari e non potrebbero essere rinviati a 

un procedimento successivo.  

10.2. Gli impianti stazionari nuovi devono essere equipaggiati e esercitati in 

modo da rispettare le limitazioni d'emissione fissate nell’allegato 1 (art. 3 

cpv. 1 OIAt). Giusta l'art. 4 cpv. 1 OIAt l'autorità limita preventivamente, 

nella maggior misura possibile dal punto di vista tecnico e dell'esercizio e 

sopportabile sotto il profilo economico, le emissioni per le quali nella 

presente ordinanza un valore limite d'emissione non è fissato o è 

dichiarato inapplicabile. Secondo l'art. 5 cpv. 1 OIAt se c’è da aspettarsi 

che un impianto previsto provochi immissioni eccessive, anche se la 

limitazione preventiva delle emissioni è rispettata, l'autorità decide 

limitazioni completive o più severe delle emissioni.

10.3. La centrale di betonaggio in esame è indubbiamente un impianto 

provocante un elevato inquinamento atmosferico e quindi sottostante al 

consenso dell'UNA (art. 13 cpv. 1 della Legge d'introduzione alla legge 

federale sulla protezione dell'ambiente [Legge cantonale sulla protezione 

dell'ambiente, LCPAmb; CSC 820.100] e 4 cpv. 1 lett. f in unione con 

l'allegato 1 dell'Ordinanza cantonale sulla protezione dell'ambiente 

[OCPAmb; CSC 820.110]). Con decisione del 14 settembre 2020 (doc. 4 

convenuto) l'UNA ha autorizzato l'impianto progettato a determinate 

condizioni. Queste condizioni sono state riprese nella licenza edilizia. 

Relativamente alle emissioni di sostanze nocive nell'aria, al punto 2.3.1 

lett. b del dispositivo della licenza edilizia impugnata è stata posta la 

condizione secondo cui in base alla cifra 41 allegato 1 OIAt (disposizioni 

generali sulla polvere) se il flusso di massa della polvere è pari o superiore 

a 0.20 kg/h, le emissioni totali sotto forma di polvere non devono superare 

20 mg/m3. Inoltre, in linea con la cifra 43 allegato 1 OIAt sono state 

imposte le seguenti misure relative alle operazioni di trattamento, 

immagazzinamento, trasbordo e trasporto (punto 2.3.1 lett. d dispositivo 

licenza edilizia): 

- 33 -

"Se durante l'esercizio della centrale di betonaggio si effettuano operazioni come 

trasporto su nastro, classificazione o riempimento di prodotti suscettibili di produrre 

polvere e vengono provocate emissioni di polvere considerevoli, i gas di scarico polverosi 

devono essere ricuperati e convogliati in un impianto per la captazione della polvere.

In caso d'immagazzinamento e di trasbordo all'aperto di prodotti suscettibili di produrre 

polvere, si devono prendere provvedimenti per impedire emissioni considerevoli di 

polvere.

In caso di trasporto di prodotti suscettibili di produrre polvere, si devono usare dispositivi 

di trasporto che impediscano l'insorgere di emissioni considerevoli di polvere.

Se la circolazione sull'area industriale provoca emissioni considerevoli di polvere, le 

strade devono essere mantenute esenti da polvere."

La licenza edilizia riporta inoltre in special modo le condizioni di cui all'art. 

6 OIAt (Captazione ed evacuazione delle emissioni) come segue (punto 

2.3.1 lett g dispositivo licenza edilizia): 

"Conformemente all'art. 6 OIAt, le emissioni devono essere captate nel modo più 

completo possibile, il più vicino possibile al luogo della loro origine ed evacuate in modo 

tale che non ne derivino immissioni eccessive. Di regola le emissioni devono essere 

espulse al di sopra del tetto mediante condotte di scarico. L'altezza minima sui tetti viene 

stabilita in base alla raccomandazione sui camini dell'UFAM. 

Le emissioni devono poter essere emesse verticalmente e senza ostacoli dallo sbocco 

dei gas di scarico. Sono vietati cappelli e altri dispositivi che impediscono tale 

evacuazione."

10.4. Nel caso di specie la limitazione d'emissione di polvere imposta nella 

licenza edilizia in esame è fissata alla cifra 41 allegato 1 OIAt; e ciò non 

nel senso di un criterio minimo (il quale secondo il principio di prevenzione 

andrebbe inasprito se economicamente sopportabile). In linea di principio, 

tale limitazione ottempera dunque già di per sé al principio di prevenzione 

(cfr. WAGNER PFEIFER, Umweltrecht Allgemeine Grundlagen, 2017, marg. 

421). Purché tale limitazione d'emissione sia osservata, 

fondamentalmente non serve dunque una valutazione – richiesta dai 

ricorrenti – di come l'impianto potrebbe essere collocato per ridurre le 

- 34 -

emissioni al minimo. Inoltre, nella licenza edilizia in oggetto sono state 

decretate delle limitazioni complementari nel senso delle sopra descritte 

misure relative alle operazioni di trattamento, immagazzinamento, 

trasbordo e trasporto nonché di captazione ed evacuazione delle 

emissioni. Data l'autorizzazione dell'UNA, si può partire dal presupposto 

che attraverso queste misure non si superi la limitazione di 20 mg/m3 di 

emissioni totali sotto forma di polvere nel caso in cui il flusso di massa 

della polvere è pari o superiore a 0.20 kg/h. Tuttavia, come rimarcato dai 

ricorrenti, le relative misure decretate con la licenza edilizia per far 

rispettare suddetta limitazione di emissione di povere non sono formulate 

in modo concreto. La convocata obietta che vi sarebbe un impianto per la 

captazione delle polveri, infatti vi sarebbero un abbattitore e dei filtri per il 

cemento dell'impianto tecnico. Nell'impianto di betonaggio previsto vi 

sarebbero concretamente un filtro depolveratore per sfiato cemento con 

pulizia ad aria e un depolveratore 22 m2 da posizionare a terra. Stando 

alla convocata, questi impianti saranno all'interno dell'edificio approvato 

per cui non vi sarà nessun impatto estetico dell'impianto di captazione 

della polvere. La convocata sottolinea che non sarà necessaria nessuna 

modifica sostanziale del progetto. Non ci sarebbero dunque condizioni 

supplementari riguardanti la costruzione di camini o altro che andrebbero 

regolate ulteriormente. Le condizioni imposte nella licenza edilizia 

sarebbero concrete e attraverso esse verranno eliminate eventuali 

emissioni di polvere provenienti dall'impianto di betonaggio. I ricorrenti 

controbattono che l'impiego di un depolveratore per sfiato cemento e un 

depolveratore da posizionare a terra (che nei piani non sarebbero indicati) 

non sarebbe una misura sufficiente, allorché vi sarebbero dei nastri 

trasportatori che vanno fino al tetto. I ricorrenti sostengono che non solo 

questi impianti andavano indicati nel dettaglio, ma dovevano essere forniti 

i requisiti tecnici degli stessi per permettere un corretto esercizio del diritto 

di essere sentiti e quindi fare oggetto della documentazione della 

domanda. Questo punto di vista dei ricorrenti non può essere condiviso. È 

- 35 -

vero che nella licenza edilizia non si sono formulate delle misure 

dettagliate sugli impianti di captazione delle polveri da impiegare. Tuttavia, 

i relativi filtri e depolveratori, che come garantito dalla convocata saranno 

installati all'interno del capannone, sono delle misure per garantire il 

rispetto della limitazione di polvere imposta che non toccano i ricorrenti. 

Questi impianti (depolveratori risp. abbattitori) nel caso di specie possono 

essere ritenuti di natura accessoria all'impianto progettato. Per quanto 

riguarda i filtri, come assicurato dalla convocata l'impianto di betonaggio 

ne è già munito. A differenza di quanto sostenuto dai ricorrenti, non c'è da 

aspettarsi l'eventualità che questi comportino la necessità di rielaborare i 

piani di costruzione. Essi si limitano ad attuare le relative disposizioni 

accessorie ai sensi dell'art. 90 LPTC di contenimento delle polveri. Da 

questi impianti per la captazione della polvere non bisogna inoltre 

attendersi delle emissioni foniche rilevanti per i vicini, siccome saranno in 

funzione nelle relative fasi di esercizio dell'impianto. Per inciso, si ribadisce 

che, contrariamente a quanto assunto dai ricorrenti, il contenitore di 

scarico delle materie prime si trova all'interno del capannone. Per questa 

fase di scarico del materiale verrà verosimilmente impiegato l'abbattitore 

menzionato dalla convocata. La convocata ha dunque reso credibile che 

attraverso gli impianti e apparecchi di captazione delle polveri potrà 

rispettare la limitazione delle emissioni di polvere imposta. Questi 

potranno essere installati dalla convocata senza che debba essere 

previamente concesso ai ricorrenti il diritto di esprimersi in merito, poiché, 

come appena visto, dal loro impiego non bisogna attendersi delle 

ripercussioni per i ricorrenti e poiché possono essere ritenuti delle parti 

secondarie del progetto e di attuazione delle disposizioni accessorie. Si 

rammenta infine che il rispetto del summenzionato valore limite per la 

polvere sarà in ogni caso controllato dopo la messa in funzione 

dell'impianto. Posto quanto sopra, le rispettive censure dei ricorrenti sono 

respinte. In ogni caso, se la convocata prevede l'installazione di camini o 

- 36 -

impianti che hanno un impatto esteriore o a livello di rilevanti emissioni 

foniche per i ricorrenti, questi andranno indicati sui piani rielaborati.  

11. In conclusione il ricorso va accolto nel petito subordinato. La decisione di 

autorizzazione della centrale di betonaggio sulle particelle G._____ e 

H._____ è annullata e l'incarto è rinviato al convenuto per nuova 

valutazione a causa dell'incompletezza dei piani (v. sopra consid. 3.2.3 

seg.), dell'incompletezza della perizia fonica riguardo alla possibile fonte 

di rumore proveniente dall'impianto di lavaggio (v. sopra consid. 9.4.11) 

nonché dell'analisi incompleta sul rispetto del principio di prevenzione 

riguardo alle emissioni foniche (v. sopra consid. 9.4.12). 

12. Visto l'esito della controversia, i costi di questa procedura fissati a 

CHF 4'000.00 vanno accollati per metà ciascuno al convenuto e alla 

convocata soccombenti in causa (cfr. art. 73 cpv. 1 LGA). Quest'ultimi 

devono inoltre rifondere ai ricorrenti le spese di patrocinio (cfr. art. 78 cpv. 

1 LGA). Nella nota d'onorario il patrocinatore dei ricorrenti fa valere delle 

prestazioni totali di CHF 9'209.35, composte da un onorario di CHF 

8'895.85, spese del 3 % sull'onorario e su tutto il 7.7 % di IVA. Alla base 

dell'onorario vi è una tariffa oraria di CHF 250.00 e un dispendio di 35 ore 

e 35 minuti. Per la tariffa oraria messa in conto dal patrocinatore dei 

ricorrenti di CHF 250.00 non è stato inoltrato l'accordo sull'onorario, per 

cui secondo prassi il Tribunale riconosce una tariffa oraria di CHF 240.00. 

Inoltre, l'onorario appare eccessivo, soprattutto se paragonato a quello 

rivendicato dall'avvocata della convocata di CHF 5'000.00. In più, le spese 

vive di CHF 46.60, conteggiate oltre alle spese di cancelleria del 3 % 

sull'onorario, vanno considerate incluse nella tariffa oraria. Si giustifica 

pertanto un indennizzo a titolo ripetibili per l'importo forfettario di CHF 

5'000.00. L'IVA non è stata richiesta e non viene aggiunta a questo 

importo, in quanto i ricorrenti hanno la partita IVA e possono quindi dedurre 

l'imposta precedente. 

- 37 -

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. In accoglimento del ricorso, la decisione del Comune di E._____ del 27 

ottobre 2020 su opposizione e di rilascio della licenza edilizia per la 

realizzazione di un impianto di betonaggio alla F._____ AG è annullata e 

l'incarto è rinviato al Comune di E._____ per completamento della 

domanda di costruzione e nuova valutazione ai sensi dei considerandi. 

2. Vengono prelevate le seguenti spese processuali:

- una tassa di Stato di CHF 4'000.00

- e le spese di cancelleria di CHF 770.00

totale CHF 4'770.00

Tali spese sono poste in ragione di metà ciascuno a carico del Comune di 

E._____ e della F._____ AG. 

3. Il Comune di E._____ e la F._____ AG versano in ragione di metà 

ciascuno complessivamente CHF 5'000.00 a A._____ (Officina A._____), 

alla B._____, alla C._____ e a D._____ a titolo di ripetibili. 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]