# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** da27a980-4c40-5116-bdbe-0d00e1fa0403
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-01-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.01.2023 D-285/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-285-2023_2023-01-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-285/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  g e n n a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Markus König;  

cancelliera Francesca Bertini. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iraq,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 10 gennaio 2023 / (…). 

 

 

 

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Visto: 

la prima domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il (…),  

l’ottenimento dell’ammissione provvisoria in Svizzera in data (…), 

la fine dell’ammissione provvisoria a partire dall’(…) a seguito dell’assenza 

del richiedente dal suo domicilio a far tempo dal (…),  

la seconda domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 

(…) settembre 2022 (cfr. atto SEM 3/2),  

il titolo di viaggio Svizzero valido dal (…) all’(…) (cfr. atto SEM 8/3), 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 22 settem-

bre 2022, da cui si evince che l’interessato aveva depositato delle do-

mande d’asilo in Norvegia in data (…), (…) e (…) ed in Svezia (…) (cfr. atto 

SEM 10/1),  

la procura conferita dall’interessato il 23 settembre 2022 alla rappresen-

tanza legale assegnatagli (cfr. atto SEM 12/1),  

il verbale relativo al rilevamento dei dati personali del 2 settembre 2022 

(cfr. atto SEM 13/9), 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 4 ottobre 2022 (cfr. atto 

SEM 15/2),  

la richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del Regola-

mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino 

III) presentata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

alle competenti autorità norvegesi in data 4 ottobre 2022 (cfr. atto SEM 

17/5),  

la dichiarazione di cessazione del mandato di rappresentanza sottoscritta 

dall’interessato in data 5 ottobre 2022 (cfr. atto SEM 20/1), 

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il rifiuto del 12 ottobre 2022 delle autorità norvegesi di riprendere in carico 

il richiedente (cfr. atto SEM 21/2),  

la richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento 

Dublino III presentata dalla SEM alle competenti autorità svedesi in data 

13 ottobre 2022 (cfr. atto SEM 22/7),  

l’accettazione della richiesta di ripresa in carico delle autorità svedesi del 

14 ottobre 2022, fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III 

(cfr. atto SEM 25/1),  

gli scritti del richiedente alla SEM in data 4 ottobre 2022 e 11 ottobre 2022 

(cfr. atto SEM 27/6) e 19 ottobre 2022 (cfr. atto SEM 28/5),  

la decisione della SEM del 10 gennaio 2023, notificata il giorno seguente, 

mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato 

verso la Svezia (cfr. atto SEM 33/1), 

il ricorso del 13 gennaio 2023 (cfr. recte 14 gennaio 2023; data d’entrata: 

18 gennaio 2023), trasmesso dalla SEM al Tribunale amministrativo fede-

rale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata decisione, con il 

quale il ricorrente ha chiesto, secondo il senso, l’annullamento della deci-

sione impugnata, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. 

a‒c e art. 52 PA, 

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che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato l'e-

spressa ammissione di competenza da parte del Svezia, ha escluso la sus-

sistenza nello Stato di destinazione di carenze sistemiche ai sensi 

dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III o di un rischio di trattamenti con-

trari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e 

delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di vio-

lazione del principio del divieto di respingimento; che inoltre, la SEM ha 

affermato che, essendo la Svezia competente per l’iter procedurale in virtù 

dell’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III, egli dovrà rivolgersi alle 

autorità svedesi se desidera essere ascoltato ulteriormente; che altresì, 

l’autorità di prima istanza ha respinto la richiesta dell’insorgente di cambia-

mento di Cantone, specificando che presumibilmente il ricorrente sarà al-

lontanato dalla Svizzera direttamente da un Centro federale d’asilo; che in 

seguito, l’autorità di prima istanza ha osservato che nella fattispecie non 

sussisterebbero motivi che giustificherebbero l'applicazione della clausola 

di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e 

dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedu-

rali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che a tal proposito, ha evi-

denziato di essere stata impossibilitata di procedere alla completa istrutto-

ria medica, in quanto l’insorgente si sarebbe rifiutato di firmare le autoriz-

zazioni alle visione dei suoi atti medici; che tuttavia, l’interessato ha dichia-

rato in sede di colloquio Dublino di stare bene di salute,  

che nel memoriale ricorsuale l’insorgente respinge la decisione dell’autorità 

inferiore, ritenendola disumana; che a suo dire, la SEM starebbe ignorando 

(…) anni della sua vita in Svizzera, dove egli avrebbe perso la sua salute 

e il fratello a causa di persone malvagie; che inoltre, egli afferma di essere 

disposto a tornare il Norvegia se quest’ultimo Paese gli concederà l’asilo; 

che altresì, egli si rivolgerà alle Nazioni Unite per i rifugiati per richiedere la 

rappresentanza di un avvocato, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

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terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 

7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 

VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

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l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno rispettivamente del quale è stata respinta la domanda 

e che ha presentato domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. 

b e art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC» ha 

permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo 

in Svezia il (…) agosto 2020 (cfr. atto SEM 10/1), 

che il 13 ottobre 2022 la SEM ha presentato alle autorità svedesi compe-

tenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 1 e 2 Regolamento Dublino III, una 

richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento 

Dublino III, 

che il 14 ottobre 2022, queste autorità hanno espressamente accettato il 

trasferimento del ricorrente verso la Svezia, in applicazione dell’art. 

18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 25/1), 

che l'insorgente in sede di colloquio Dublino, posto di fronte alla possibile 

competenza della Svezia per l’analisi della sua domanda d’asilo non l’ha 

contestata; che al contrario, ha dichiarato che egli spera che la sua do-

manda d’asilo nel precitato Paese venga accettata e che egli possa ritor-

narci a vivere regolarmente con il permesso di soggiorno (cfr. atto SEM 

15/2),  

che la competenza della Svezia è dunque di principio data,  

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi-

che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

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che peraltro, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in 

diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se «motivi umanitari» lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che nel caso de quo, l'insorgente non ha apportato qualsivoglia indizio se-

rio e concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua 

vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da 

dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, 

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che nulla permette di concludere che la sua domanda sia stata trattata in 

modo lacunoso e che con la pronuncia del rinvio, lo Stato di destinazione 

non abbia rispettato il principio del divieto di respingimento,  

che, in tutta evidenza, il trasferimento del ricorrente in Svezia non lo 

espone al rischio di respingimento a catena, quindi di rinvio in un paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-

ciate;  

che tramite il principio dell’esame della domanda da parte di un unico Stato 

membro («one chance only») il Regolamento Dublino III indende far fronte 

al fenomeno delle domande di asilo multiple («asylum shopping»), 

che ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l’eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione,  

che in seguito, agli atti non figurano del resto elementi tali da indurre a 

concludere che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il 

ricorrente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire 

delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che altresì, l'insorgente ha dichiarato di stare bene di salute (cfr. atto SEM 

15/2),  

che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-

tura in caso di esecuzione del trasferimento in Svezia, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino III, 

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che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Svezia rimane competente per il seguito della domanda 

d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III 

ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 

23, 24, 25 Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Svezia conformemente 

all’art. 44 LAsi (art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 della legge fe-

derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 

142.20), momento che essi risultano indissociabili dal giudizio di non en-

trata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che con il provvedimento impugnato l’autorità di prima istanza non ha vio-

lato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre 

non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che, visto quanto procede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Svezia, confermata, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Francesca Bertini