# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 403189c6-643d-5473-969c-b2eb53aaaaed
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-12-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 05.12.2016 35.2016.58
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2016-58_2016-12-05.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2016.58

   

  dc/sc

  	
  Lugano

  5 dicembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 luglio 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 2 giugno 2016 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Il 3 ottobre 2015 RI 1, nata
nel 1966, è stata investita da un’auto mentre attraversava la strada a __________
(cfr. doc. 2) ed ha subìto diverse fratture e un trauma cranico minore (cfr.
doc. 3).

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni ha assunto il caso.

 

                                         Con decisione su
opposizione del 2 giugno 2016, la CO 1 ha confermato la precedente decisione
del 21 marzo 2015 con la quale aveva ridotto del 10% le prestazioni in
contanti, rilevando:

 

" (…).

L'opponente evidenzia di non aver utilizzato il passaggio
pedonale poiché la strada ne era sprovvista e comunque il posto prescelto per
attraversare rappresentava la via più diretta per raggiungere il parcheggio,
precisando altresì che la visibilità era sufficiente malgrado piovesse. Dunque,
in dette condizioni, a mente dell'opponente, la causa dell'infortunio non è da
ascrivere alla sua condotta ma, semmai, al comportamento del conducente
dell'auto investitrice atteso come "... ha poi sbalzato la mia mandante
di alcuni metri facendola infine cadere rovinosamente a terra. ..." e
ciò a differenza dell'autista della vettura che circolava "...da
sinistra, ossia, provenendo dalla loro stessa direzione,..." poiché, "...
si è arrestato per permettere loro di attraversare la careggiata. ...".
In buona sostanza, l'opponente attribuisce la colpa esclusiva di quanta accaduto
al conducente investitore. 

 

Ora, la circostanza che un veicolo che occupa una corsia della
carreggiata si arresti non autorizza certo a concludere che il veicolo
circolante sulla corsia di contromano debba lasciare, automaticamente, la precedenza
al pedone che attraversa su di una carreggiata sprovvista di passaggio
pedonale. In altre parole, su di una carreggiata sprovvista di strisce
pedonali, il pedone non dispone di un diritto di precedenza fronte le vetture
che circolano sulla corsia che intende attraversare (il discorso potrebbe
essere diverso se, sulla corsia in questione, le autovetture sono incolonnate).

 

Dunque riprendendo gli atti a disposizione e rileggendo le diverse
dichiarazioni date dall'opponente risulta evidente che i coniugi __________ si
siano incamminati; insieme, da un ritrovo pubblico per così raggiungere il
proprio veicolo; poi, sempre insieme, abbiano preso il rischio di attraversare
in luogo inadeguato verosimilmente "favoriti" dalla
circostanza che l'automobilista "... che stava risalendo Via __________
da sinistra, ossia, provenendo dalla loro stessa direzione, si è arrestato per
permettere loro di attraversare la careggiata. ...". A questo punto, i
coniugi __________ si sono trovati nella scomoda posizione di essere nel bel
mezzo della carreggiata (verosimilmente fra due autovetture) nel mentre che
pioveva.

 

Dalla descrizione data dall'opponente sia in sede di opposizione,
che nello scritto di data 29 gennaio 2016 si desume che il passaggio della
carreggiata occupata dalla vettura proveniente da sinistra sia stato effettuato
dai due coniugi congiuntamente sicché – visto l'esito dell'impatto – è incomprensibile
stabilire il motivo per il quale l'attraversamento della corsia opposta sia
stato effettuato dalla sola signora RI 1. 

 

Detta oggettiva constatazione lascia ragionevolmente affermare che
la signora RI 1 abbia volontariamente preso il rischio di attraversare cioè di
completare il passaggio del campo stradale per raggiungere al più presto il
parcheggio, verosimilmente, speculando sulla circostanza che l'auto proveniente
dalla sua destra (non era in colonna!) si sarebbe fermata tempestivamente anche
perché, in quel momento, la strada era frequentata da diversi pedoni. In buona
sostanza, l'opponente si è presa il rischio di attraversare la corsia (il
marito della signora RI 1 sembra aver rinunciato ad attraversare accanto alla
di lui moglie). 

 

Orbene, tutto ben considerato, a mente di quest'Istanza, è dunque
improprio attribuire la colpa esclusiva di quanto successo al conducente
dell'auto investitrice. Vi è dunque una concolpa delle parti interessate rispetto
a quanto successo. Ora, poiché l'inosservanza di una regola elementare o di
diverse disposizioni importanti della LCStr costituisce, secondo la giurisprudenza,
una negligenza grave (Ghélew/Ramelet/Ritter, op. cit., p. 148), nel casa in
esame, appare giustificato concludere alla presenza di un nesso causale fra la
con-dotta dell'opponente ed il sopraggiungere dell'infortunio qui in
discussione. Pertanto, a mente di quest'Istanza, il principio della riduzione
delle prestazioni assicurative di natura pecuniaria pub essere condiviso. 

 

Per quanto attiene all'entità della riduzione, va ribadito che
essa non può superare la metà dell'importo delle prestazioni, se l'assicurato,
all'epoca dell'infortunio, doveva provvedere al sostentamento di congiunti che,
alla sua morte, avrebbero diritto a rendite per superstiti. Nel decidere sulla
riduzione delle prestazioni per negligenza grave, occorre tener conto di tutte
le particolarità del caso concreto: non soltanto, dunque, della gravità della
colpa commessa dall'assicurato, ma anche della sua situazione economica e
personale. Nel caso in disamina la riduzione applicata dall'assicuratore LAINF
del 10% appare adeguata.” (Doc. C)

 

                               1.2.   Contro questa decisione
l'assicurata ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. La sua
patrocinatrice ritiene che non debba essere applicata nessuna riduzione alle
prestazioni in contanti, vista l’assenza di una grave negligenza.

                                         Ella ha così descritto le
circostanze dell’incidente:

 

" (…).

Ora, come già avuto modo di precisare dallo scrivente studio in
data 29 gennaio 2016, la ricorrente si trovava a __________ con il di lei
marito. Essi avevano appena terminato di consumare una frugale cenetta presso
il ristorante __________, all'altezza dei numeri civici __________ di
Via __________, __________ ed erano in Via __________ all'altezza del numero civico
__________ proprio per raggiungere la loro autovettura posteggiata dall'altro
lato di Via __________. 

 

Come emerge dalla relazione di incidente stradale (doc. D) stilato
dal Corpo di Polizia Locale di data 04 ottobre 2015, si evince che il fondo
stradale era bagnato per pioggia, l'illuminazione sufficiente e
che la visibilità era sufficiente. 

 

Prove: doc.
C e D; documenti; informazioni delle parti; informazioni di terzi; perizia; testimoni; ogni altra ammessa. 

 

2. 

Sempre dalla suddetta relazione si evince pure che l'incidente è
avvenuto nei pressi del numero civico __________, con l'auto che ha investito
la mia mandante rivolta verso "__________". 

 

Orbene, uscendo dal ristorante, la ricorrente ed il coniuge si
sono incamminati in direzione destra, poiché dovevano raggiungere il loro
veicolo posteggiato al parcheggio nei pressi del numero civico __________, ma
dall'altro lato della strada. Dirimpetto, vi è infatti un parcheggio che è in
grado di accogliere circa 40 automobili.

 

Per questo motivo, essi hanno risalito Via __________ sul lato dei
numeri civici dispari per arrivare sino al punto in cui essi avevano
posteggiato il proprio veicolo alcune ore prima. Tuttavia, nel risalire la via,
essi non hanno trovato nessun passaggio pedonale. 

Da qui la necessità di attraversare la strada all'altezza del
suddetto parcheggio situato dall'altro lato della carreggiata. 

D'altra parte, l'unico passaggio pedonale che vi è nei paraggi a
quell'altezza, permette solo di attraversare la via perpendicolare a Via __________.
Nessuna traccia di passaggi pedonali che permettano l'attraversamento in
sicurezza di Via __________ a quell'altezza esiste. 

 

Da qui la necessità di attraversare dove possibile, scegliendo
in ogni caso con l'attenzione richiesta dalle circostanze, il punto che
garantisse loro la maggior visibilità. 

 

Inoltre, sempre dal surriferito rapporto di incidente stradale si
legge che via Valenza trattasi di strada urbana, con carreggiata a
doppio senso, asfaltata, con la particolarità di una curva. 

Quella sera, vi erano molti veicoli posteggiati fuori parcheggio,
lungo la carreggiata, nei due sensi di marcia. 

 

Prove: documenti;
informazioni delle parti; informazioni di terzi; perizia; testimoni; ogni altra
ammessa. 

 

3. 

Il veicolo che stava risalendo Via __________ da sinistra, ossia,
provenendo dalla loro stessa direzione, si è arrestato per permettere loro di
attraversare la carreggiata. La signora è poi stata investita da un'altra
auto, ossia quella proveniente da destra che ha poi sbalzato la mia mandante
di alcuni metri facendola infine cadere rovinosamente a terra. 

Già solo per questo motivo non ricorrono gli estremi per applicare
l'articolo 37 cpv. 2 LAINF, come invece sostenuto dalla spett. CO 1 e di
cui si dirà meglio in seguito. 

 

Si osserva inoltre che la ricorrente aveva pure un ombrello
chiaro, motivo per cui ella avrebbe dovuto essere vista senza difficoltà
alcuna. Essendo sabato notte vi era il tipico traffico __________. 

 

Non ricorrono pertanto i motivi per procedere ad una
decurtazione pari al 10% dell'indennità giornaliera. (…)” 

(Doc. I, pag. 2-3)

 

                                         La patrocinatrice della
ricorrente ha poi sostenuto che, secondo l’art. 134 LDIP, si deve applicare nel
caso concreto il diritto italiano e segnatamente l’art. 190 comma 2 del Codice
della strada, traendone le seguenti conseguenze:

 

" (…).

Alla luce di questa disposizione è necessario esaminare se la
distanza di cento metri a cui si fa accenno è in concreto rispettata. 

Ora, dalla fotografia qui allegata (doc. E), la cui istantanea è
stata scattata in data 02 maggio 2016, si può notare che vi sono molte auto
posteggiate lungo la carreggiata. 

 

Da un calcolo approssimativo, posto che per ogni autoveicolo in
sosta devono essere calcolati circa 4 metri e circa 50 cm di spazio per le
manovre del caso, risulta che il passaggio pedonale, rispetto al punto in cui
la ricorrente è stata investita dall'autoveicolo, vi sono almeno 200 metri,
poiché dal documento E qui allegato si possono contare circa 40 autoveicoli a
contare dal passaggio pedonale all'altezza del punto in cui è avvenuto
l'investimento della ricorrente. 

 

Di conseguenza, i cento metri di cui alla citata norma sono
in concreto ossequiati, motivo per cui la ricorrente sono può essere ritenuta
responsabile per aver attraversato Via __________ al di fuori del passaggio
pedonale. 

D'altra parte, come già avuto modo di considerare in sede di
opposizione alla decisone resa dalla spett. CO 1, la ricorrente unitamente al
di lei marito si erano recati al ristorante __________, all'altezza del
numero civico __________, mentre l'autoveicolo era stato parcheggiato al
posteggio di fronte alla via perpendicolare denominata via __________ (cfr.
doc. E). 

 

Sempre secondo la citata disposizione di legge, il comma 10
prevede che: 

 

         " 10. Chiunque viola le disposizioni del presente
articolo 

soggetto alla sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 a euro 99." 

 

La norma di legge prevede unicamente una sanzione amministrativa
senza tuttavia meglio specificare se trattasi di violazione grave, medio o
lieve delle norme della circolazione stradale.

 

Pertanto, si ritiene che, essendo prevista una sanzione
amministrativa per al massimo un importo di Euro 99.--, non vi siano gli
estremi ed i presupposti per concludere diversamente da quanto sin qui esposto.
(…)” (Doc. I, pag. 5-6)

 

                                         La rappresentante
dell’assicurata ha poi negato che siamo in presenza di una negligenza grave, ma
semmai di una negligenza leggera:

 

" (…).

Nella propria decisione su opposizione qui avversata, la
spettabile CO 1 ha ritenuto corretto applicare una riduzione pari al 10%
dell'indennità giornaliera, atteso che la qui ricorrente ha attraversato la
carreggiata, in casu via __________, al di fuori di un passaggio pedonale. 

Come avuto modo di precisare già in sede di opposizione, non vi
erano passaggi pedonali nelle immediate vicinanze, trovandosi infatti il
ristorante circa a metà di via __________. 

 

Ora, non conoscendo la zona, ed in particolare questa via, i
signori coniugi si sono incamminati nella stessa direzione da cui alcune ore
prima erano arrivati dopo aver posteggiato l'autoveicolo. 

 

 

Il mancato attraversamento sul passaggio pedonale è pertanto posto
a fondamento della riduzione del 10% dell'indennità giornaliera. In
particolare, la motivazione addotta farebbe riferimento, oltre alle puntuali
sentenze citate, anche all'abbondante giurisprudenza in ambito di
"passaggio pedonale", che tuttavia non viene meglio precisata. 

 

Orbene, da un accurato esame di chi scrive, risulta che le
citazioni giuridiche e dottrinali riportate (in particolare DTF 114 V 315; DTF
104 V 38; Ghélew/Romelet/Ritter, op. cit. P 148) sono riconducibili a
fattispecie non compatibili al caso che qui ci occupa. In particolare la
DTF 114 V 315 illustra un ampio catalogo delle riduzioni pari al 10% e al 20% applicate
dai tribunali competenti per ogni singola fattispecie. Tuttavia, nessuna di
esse tratta di un attraversamento fuori da passaggi pedonali. 

Non solo! Le casistiche riportate si riferiscono sempre
all'atteggiamento scorretto del conducente e non a quello del pedone. Già solo
per questo motivo la giurisprudenza citata non trova applicazione. 

 

Prove: documenti; informazioni delle parti;
informazioni di terzi; ; perizia; testimoni; ogni altra ammessa. 

 

6. 

Nella fattispecie che ci occupa, sempre in considerazione della
lontananza dell'attraversamento pedonale, occorre esaminare se vi sia un caso
di negligenza grave oppure di negligenza leggera.

 

Come avuto modo di illustrare, in nessun riferimento
giurisprudenziale riportato dalla spett. CO 1, viene fatto cenno alla
problematica di attraversamento di una strada al di fuori di un passaggio
pedonale, ad esclusione della sentenza DTF 106 IV 391 che tuttavia non può
essere paragonata alla fattispecie in disamina e che pertanto non deve essere
considerata. 

 

Ora, da un esame della LCStr, la disposizione concernente i pedoni
è quella disciplinata dall'art. 49 cpv. 2 che così recita: 

 

         " essi
(ndr. I pedoni) devono attraversare la carreggiata con cautela e per la via più
breve, usando, se possibile, i passaggi pedonali. Su di questi godono della
precedenza, la non devono accedervi all'improvviso." 

 

Ora, da una lettura della disposizione, appare evidente che, a
differenza della norma italiana di cui alla disamina ai punti che precedono,
non vi sono limitazioni in termini di metri e/o distanze dal passaggio pedonale
su cui dovrebbe avvenire un attraversamento. Non vi è neppure una precisa
indicazione sulla qualifica del mancato attraversamento, ossia l'indicazione se
trattasi di violazione grave, medio grave o lieve come invece espressamente
disposto agli articoli 16a, 16b e 16c LCStr. 

 

Di conseguenza, non indicando nulla in particolare, non si può
concludere sic et simpliciter che trattasi di negligenza grave atta a
giustificare una riduzione pari al 10% dell'indennità giornaliera.” 

(Doc. I, pag. 6,8)

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 22
luglio 2016, la CO 1 propone di respingere il ricorso e rileva in particolare
quanto segue:

 

" (…).

6.1.   inapplicabilità dell'art. 134 LDIP 

A mente della qui convenuta il suggerito rinvio a detta
disposizione legale è improponibile poiché il testo di detta disposizione
prevede, espressamente, che in ambito di incidenti della circolazione stradale:
"Le pretese derivanti da incidenti della circolazione stradale sono
regolate dalla convenzione dell'Aia del 4 maggio 1971 sulla legge applicabile
in materia di incidenti della circolazione stradale." Ora, si fatica a
intravvedere come la tematica qui in disamina possa rientrare nel concetto di
"... pretese derivanti da incidenti della circolazione stradale
..." poiché CO 1 non è certo parte al sopraggiunto incidente stradale.
Semmai, l'assicuratore LAINF qui convenuto si è determinato, unicamente, fronte
la persona assicurata per il tramite di uno specifico contratto assicurativo.
In altre parole, lo si ribadisce, poiché CO 1 è un'entità giuridica
assolutamente estranea all'incidente stradale in quanto tale, l'art. 134 LDIP è
inapplicabile in questo frangente; 

 

6.2.   definizione di pedone e concetto di negligenza grave 

I pedoni rientrano nel concetto di "altri utenti della
strada" ed il tenore dell'art. 49 cpv. 2 LCStr. appare piuttosto
cristallino e meglio l'attraversamento della carreggiata deve aver luogo con
cautela e per la via più breve ed utilizzando gli appositi passaggi pedonali.
In altri termini, pure il pedone è tenuto al rispetto delle più elementari
regole di comportamento. Necessita pure ricordare che se un veicolo circolante
su di una corsia della carreggiata si arresta, ciò, non autorizza a concludere
che un veicolo circolante sulla corsia di contromano debba lasciare,
automaticamente, la precedenza al pedone che attraversa su di una carreggiata
sprovvista di passaggio pedonale. In altre parole, su di una carreggiata
sprovvista di strisce pedonali, il pedone non dispone di un diritto di
precedenza fronte le vetture che circolano sulla corsia che intende
attraversare (il discorso potrebbe essere diverso se, sulla corsia in
questione, le autovetture sono incolonnate). Ora, nel caso di specie ä pacifico
che l'attraversamento della careggiata ha avuto luogo al di fuori dell'apposito
passaggio pedonale (agli atti non v'è qualsivoglia giustificazione convincente
di un tale procedere) sicché non resta che esaminare se l'attraversamento in
questione abbia avuto luogo con cautela o meno. Pertanto, riprendendo gli atti
a disposizione e rileggendo le diverse dichiarazioni date dall'allora opponente
risulta evidente che i coniugi __________ si siano incamminati, insieme, da un
ritrovo pubblico per così raggiungere il proprio veicolo; poi, sempre insieme,
abbiano preso il rischio (ricordato che la strada era "trafficata",
che il fondo stradale della stessa era bagnato per la pioggia e che la
pioggia poteva pure intralciare una corretta percezione della situazione e che
era buio - cfr. doc. 4) di attraversare in luogo inadeguato, verosimilmente, "favoriti"
dalla circostanza che l'automobiliste "... che stava risalendo Via
Valenza da sinistra, ossia, provenendo dalla loro stessa direzione, si è
arrestato per permettere loro di attraversare la careggiata. ...". (cfr.
opposizione §3, pag. 3 – doc. 6). A questo punto, i coniugi __________ si sono
trovati nella scomoda posizione di essere nel bel mezzo della carreggiata
(verosimilmente fra due autovetture) nel mentre che pioveva. 

Dalla descrizione data dall'allora opponente sia in sede di
opposizione (doc. 6), che nello scritto di data 29 gennaio 2016 (doc. 4) si
desume che il passaggio della carreggiata occupata dalla vettura proveniente da
sinistra sia stato effettuato dai due coniugi congiuntamente sicché – visto
l'esito dell'impatto cui è rimasta vittima la sola signora – resta da stabilire
il motivo per il quale l'attraversamento della corsia opposta sia stato
effettuato –  solamente – dalla signora RI 1. 

 

Detta oggettiva constatazione lascia ragionevolmente affermare che
la signora RI 1 abbia volontariamente preso il rischio di attraversare cioè di
completare il passaggio del campo stradale per raggiungere al più presto il
parcheggio, verosimilmente, speculando sulla circostanza che l'auto proveniente
dalla sua destra (non era in colonna!) si sarebbe fermata tempestivamente anche
perché, in quel momento, la strada era frequentata da diversi pedoni. In
buona sostanza, la ricorrente si è presa il rischio di attraversare la corsia (il
marito della signora RI 1 sembra aver rinunciato ad attraversare accanto alla
di lui moglie) rinunciando, volontariamente, a cautelarsi. 

 

In quest'ottica si pone il quesito di sapere se l'assicurata abbia
concretizzato una negligenza grave. A mente di parte convenuta, la risposta è
evidente ed è affermativa. 

Allo scopo basta riprendere quanto evidenziato dalla ricorrente:
"... D'altra parte, va inoltre osservato che sempre secondo la citata
sentenza, che a sua volta riprende quanto sancito dal TF, "la negligenza
grave va di principio ammessa soltanto se vi è stata la trasgressione di una
regola elementare oppure se una grave violazione di più regole importanti della
circolazione stradale. ..."(cfr. ricorso, § 6, pag. 7). Ora, dalla
descrizione dei fatti, ed assodato che la ricorrente - a differenza del di lei
marito - non si sia adeguata alla situazione stradale sicché è evidente che il
procedere della ricorrente sia stato caratterizzato da una condotta che può
essere, tranquillamente, qualificata di "negligenza grave" poiché l'interessata
(a differenza del di lei marito) non ha prestato la giusta prudenza ad
una situazione pericolosa per definizione.

(…)

I pedoni, quali utenti della strada, non fanno eccezione e si
devono attenere alle usuali regole di prudenza sicché il loro agire farà
oggetto di disamina di caso in caso. Pertanto, considerando in modo oggettivo
la situazione della fattispecie in esame (traffico veicolare fermo sulla
careggiata attraversata ma non su quella da attraversare, pioggia, iniziale
attraversamento del campo stradale congiuntamente al marito seguito
dall'investimento della sola ricorrente) si può concludere che la signora RI 1
abbia rinunciato a mantenere un comportamento prudente cioè adeguato ad una
situazione intrinsecamente pericolosa specie per un pedone intento ad
attraversare una strada al di fuori di un passaggio pedonale: non v'è
dubbio che il comportamento in questione è caratterizzato da una negligenza
grave. 

 

7. 

7.1. 

Per concludere, poiché dagli atti a disposizione appare improprio
attribuire la colpa esclusiva di quanto successo al conducente dell'auto
investitrice si può affermare che vi sia una concolpa delle parti interessate
rispetto a quanto successo. Ora, poiché l'inosservanza di una regola elementare
o di diverse disposizioni importanti della LCStr costituisce, secondo la
giurisprudenza, una negligenza grave (Ghélew/Ramelet/Ritter, op. cit., p. 148),
nel caso in esame, appare giustificato concludere alla presenza di un nesso
causale fra la condotta della ricorrente ed il sopraggiungere dell'infortunio
qui in discussione ciò che giustifica il principio della riduzione delle
prestazioni assicurative di natura pecuniaria. 

 

7.2. 

Per quanto attiene all'entità della riduzione, va ribadito che
essa non può superare la metà dell'importo delle prestazioni, se l'assicurato,
all'epoca dell'infortunio, doveva provvedere al sostentamento di congiunti che,
alla sua morte, avrebbero diritto a rendite per superstiti. Nel decidere sulla
riduzione delle prestazioni per negligenza grave, occorre tener conto di tutte
le particolarità del caso concreto: non soltanto, dunque, della gravità della
colpa commessa dall'assicurato, ma anche della sua situazione economica e personale.
Nel caso in disamina la riduzione applicata dall'assicuratore LAINF del 10%
appare adeguata.” (doc. III pag. 4-6)

 

                               1.4.   Il 25 agosto 2016 la
patrocinatrice dell’assicurata ha comunicato al TCA che il 6 settembre 2016 RI
1 dovrà sottoporsi ad un intervento alla spalla (cfr. doc. V).

                                         Al riguardo, la CO 1 il 31
agosto 2016 si è così espressa:

 

" (…)

CO 1 prende atto che la signora RI 1 in data 6 settembre 2016 si
sottoporrà ad un intervento chirurgico alla spalla. Per dovere di precisione CO
1 ha già ricevuto l’usuale “richiesta di garanzia”.

 

Ora CO 1 desidera specificare che la citata presa a carico non è
da mettere, assolutamente, in relazione con l’oggetto della procedura in essere
poiché la contestazione pendente presso codesto lod. Tribunale è limitata alla
riduzione del 10% delle prestazioni pecuniarie (art. 37 LAINF).” (Doc. VII)

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Secondo
l'art. 1 cpv. 1 LAINF, le disposizioni della LPGA sono applicabili
all'assicurazione contro gli infortuni, sempre che la presente legge non
preveda espressamente una deroga alla LPGA.

 

                                         L’art. 21 cpv. 1 LPGA,
prevede che se l'assicurato ha provocato o aggravato l'evento assicurato
intenzionalmente o commettendo intenzionalmente un crimine o un delitto, le
prestazioni pecuniarie possono essergli temporaneamente o definitivamente
ridotte oppure, in casi particolarmente gravi, rifiutate.

                                         Il cpv. 2 prevede che le
prestazioni pecuniarie dovute ai congiunti o ai superstiti dell'assicurato sono
ridotte o rifiutate solo se essi hanno provocato l'evento assicurato
intenzionalmente o commettendo intenzionalmente un crimine o un delitto.

 

                                         L'art. 37 cpv. 2 LAINF
recita - in deroga all'art. 21 cpv. 1 LPGA - che se l'assicurato ha causato
l'infortunio per negligenza grave, le indennità giornaliere accordate nel
quadro dell'assicurazione contro gli infortuni non professionali sono ridotte
durante i primi due anni successivi all'infortunio. La riduzione non può
tuttavia superare la metà dell'importo delle prestazioni se l'assicurato,
all'epoca dell'infortunio, deve provvedere al sostentamento di congiunti che,
alla sua morte, avrebbero diritto a rendite per superstiti.

 

                                         Il cpv. 3 sancisce, da
parte sua, sempre in deroga all'art. 21 cpv. 1 LPGA, che le prestazioni in
contanti possono essere ridotte, o rifiutate in casi particolarmente gravi, se
l'assicurato ha provocato l'infortunio commettendo senza dolo un crimine o un
delitto. Esse sono ridotte al massimo della metà se l'assicurato, all'epoca
dell'infortunio, deve provvedere al sostentamento di congiunti aventi diritto,
alla sua morte, a rendite per superstiti. Se egli muore dei postumi
dell'infortunio, anche le prestazioni in contanti per i superstiti possono
essere ridotte, in deroga all'art. 21 cpv. 2 LPGA, al massimo della metà.

 

                                         Il criterio della
riduzione per colpa trova la sua giustificazione nel principio della mutualità
caratteristico della struttura della legge (Ghélew, Ramelet, Ritter,
Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p.
144ss.): si vuole con ciò evitare che la maggioranza degli assicurati sia
penalizzata dal pagamento di quote elevate destinate a coprire i rischi causati
od aggravati dal comportamento colpevole di alcuni assicurati.

                                         La riduzione non può,
però, costituire per l'assicurato colpito una sanzione a carattere penale (DTF
97 V 230): pertanto, soltanto può essere sanzionata da una riduzione delle
prestazioni la colpa che ha effettivamente provocato il danno alla salute o il
decesso dell'assicurato (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit.,

                                         p. 144s.).

 

                                         Secondo la giurisprudenza
deve esistere un nesso di causalità tra il comportamento gravemente colpevole e
l'infortunio (cfr. STF 8C_87/2009 del 28 giugno 2010 a proposito di un
assicurato che aveva denominato "negro" – ("Neger" oder
"Nigger") – la persona che l'ha successivamente aggredito, ciò che ha
provocato la riduzione del 20% della indennità giornaliere.

 

                               2.2.   Secondo la giurisprudenza,
commette una negligenza grave ai sensi dell'art. 37 cpv. 2 LAINF, colui che non
osserva una o più regole elementari di prudenza che ogni persona ragionevole,
nella stessa situazione e nelle medesime circostanze, avrebbe rispettato alfine
di evitare le conseguenze dannose che potevano essere previste secondo il corso
normale degli eventi (cfr. STFA U 97/05 del 17 novembre 2006; DTF 121 V 45
consid. 3b; RDAT II-1997 p. 228 consid. 2.5.; RDAT II-1996 p.
252 consid. 2.2.; DTF 97 V 210 consid. 2; 105 V 119 consid. 2b; 105 V 213
consid. 1; 106 V 22 consid. 1b; 109 V 150 consid. 1; 111 V 186 consid. 2c; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit. p. 147; A. Rumo-Jungo, Die
Leistungskürzung oder -verweigerung gemäss Art. 37-39 UVG, Tesi Friborgo 1993,
p. 145). 

 

                                         Nel
campo della circolazione stradale, perché vi sia negligenza grave ai sensi
dell'art. 37 cpv. 2 LAINF, non è necessario che l'assicurato si sia reso
colpevole di una violazione grave delle regole della circolazione stradale
(art. 90 cifra 2 LCStr).

 

                                         L'inosservanza di una
regola elementare - ad esempio, non rispetto di un semaforo, violazione del
diritto di priorità (DTF 114 V 315), mancato allacciamento della cintura di
sicurezza (DTF 104 V 38; RAMI 1986 U 9, p. 343ss.) - o di diverse disposizioni
importanti della LCStr costituisce, secondo la giurisprudenza, una negligenza
grave (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 148; Ghélew, Ritter, Resumé
et commentaire de jurisprudence cantonale vaudoise, in CGRSS n° 8-1992,
p. 76; A. Bühler, Kürzungspraxis des EVG wegen grober Fahrlässigkeit bei
Verkehrsunfällen, in SZS 1985, p. 174).

 

                                         Non
sempre è facile, di primo acchito, differenziare la negligenza grave da quella
leggera. 

                                         Quest'ultima può
concretizzarsi in un semplice comportamento inadeguato, in un'imprudenza
scusabile o nell'apprezzamento sbagliato di un pericolo.

                                         Tali comportamenti
non possono essere penalizzati: l'infortunato,      leggermente colpevole, ha
il diritto alle prestazioni complete (cfr.                              Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 148).

 

 

 

                                         Questi principi sono stati
ribaditi dall'Alta Corte in una sentenza U 97/05 del 17 novembre 2006, nella
quale ha rilevato:

 

" Secondo la
giurisprudenza, la negligenza grave ai sensi dell'art. 37 cpv. 2 LAINF è, in
materia di circolazione stradale, una nozione meno restrittiva (n.d.r. cfr. DTF
118 V 307 "weiter zu fassen") di quella ritenuta dalla LCStr,
definita come violazione grave delle regole della circolazione, la quale
presuppone un comportamento senza scrupoli e gravemente contrario alle norme.
Comunque non tutte le violazioni della legislazione in materia di circolazione
stradale implicano una negligenza grave ai sensi dell'art. 37 cpv. 2 LAINF;
nell'assicurazione infortuni si ammette di massima l'esistenza di una
negligenza grave nel caso in cui esista trasgressione grave - causale nella
sopravvenienza dell'infortunio - di una regola elementare o di più regole
importanti della circolazione stradale. Si deve tuttavia tener conto
dell'insieme delle circostanze del caso concreto, e non fondarsi unicamente
sugli elementi costitutivi dell'infrazione commessa (DTF 118
V 307 consid. 2b e sentenze ivi citate)."

 

                                         In una
sentenza 35.2004.91 del 13 giugno 2005, il TCA ha ammesso la negligenza grave e
confermato la riduzione del 20% delle prestazioni in contanti nel caso di un
assicurato titolare di una licenza per allievo conducente di motoveicoli che aveva
commesso un eccesso di velocità.

                                         In
quell'occasione, questa Corte ha lasciato aperta la questione di sapere se la
riduzione delle prestazioni non andava invece fondata sull'art. 37 cpv. 3 LAINF
(considerato il superamento dei limiti di velocità, si poteva infatti essere in
presenza di una colpa grave, secondo l'art. 90 cifra 2 LCStr e dunque di un
delitto ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 CP).

 

                                         In un’altra
sentenza 35.2013.79 del 26 febbraio 2014, il TCA ha ritenuto che si era in
presenza di una negligenza grave ed ha confermato la riduzione del 30% delle
prestazioni in contanti nel caso di un assicurato che aveva perso la padronanza
del veicolo mentre viaggiava a 145 km/h, in quanto si era distratto per
chiedere una sigaretta al passeggero che sedeva al suo fianco.

                                         In
quell’occasione, il TCA si è così espresso:

 

" (…).

Chiamato ora a pronunciarsi, il TCA ricorda innanzitutto che il fatto di non adattare la propria velocità alla tipologia della
strada costituisce una trasgressione grave di una regola elementare della
circolazione stradale (cfr. DTF 114 V 318 "Denn das Überfahren eines
Rotlichtes ist, mehr noch als die Verletzung des Vortrittsrechts, ein krasser
Verkehrsregelverstoss").

 

 

 

 

L'art. 26 LCStr prevede del resto che:

 

"1 Ciascuno, nella circolazione, deve
comportarsi in modo da non essere di ostacolo ne di pericolo per coloro che
usano la strada conformemente alle norme stabilite.

2 Particolare prudenza deve essere usata verso i
fanciulli, gli infermi e i vecchi e parimente quando vi siano indizi per
ritenere che un utente

  della strada non si comporti
correttamente."

 

Inoltre l'art. 31 cpv. 1 LCStr prevede che " il conducente
deve costantemente padroneggiare il veicolo in modo da potersi conformare ai
suoi doveri di prudenza".

 

Infine l'art. 32 LCStr, prima frase, prevede che "la velocità
deve sempre essere adattata alle circostanze, in particolare alle peculiarità
del veicolo e del carico, come anche alle condizioni della strada, della
circolazione e della visibilità".

 

A ragione non è dunque contestata nel suo principio una riduzione
delle prestazioni. (…)”

 

                                         In una sentenza 35.2010.66
del 23 febbraio 2011, il TCA ha confermato una riduzione delle prestazioni in
contanti nel caso di un assicurato che aveva proseguito la marcia nonostante il
divieto impostole dalla luce rossa del semaforo, argomentando:

 

" (…).

Anche sulla "Notifica d'infortunio LAINF"
del datore di lavoro dell’8 giugno 2010 figura l’indicazione secondo cui
"mentre passa un incrocio in macchina un probabile colpo di sonno le causa
l’incidente" (cfr. doc. 1 punto 6). Da notare che, in questo formulario,
viene erroneamente indicato l’orario delle 23:30.

 

Alla luce degli elementi appena esposti questo
Tribunale, chiamato ad apprezzare le prove secondo l’abituale criterio della
probabilità preponderante applicato nel settore delle assicurazioni sociali
(cfr. consid. 2.5), non può che approvare, nel suo principio, la decisione
dell'assicuratore contro gli infortuni che ha concluso che l'assicurata ha
commesso una grave negligenza ed ha applicato l'art. 37 cpv. 2 LAINF.

Il non rispetto del semaforo rosso costituisce
infatti una trasgressione grave di una regola elementare della circolazione
stradale (cfr. DTF 114 V 318 "Denn das Überfahren eines Rotlichtes ist,
mehr noch als die Verletzung des Vortrittsrechts, ein krasser Verkehrsregelverstoss").
Va peraltro rilevato che, se sono dati gli elementi oggettivi e soggettivi,
questo comportamento costituisce pure un delitto ai sensi dell'art. 90 cpv. 2
LCStr, ("Chiunque violando gravemente le norme della circolazione cagioni
un serio pericolo per la sicurezza altrui o assume il rischio di detto pericolo
è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria"; cfr. DTF 118 IV 285 = JdT 1993 pag. 760 seg.; A. Rumo-Jungo,
op.cit., pag. 174), ciò che giustificherebbe l'applicazione dell'art. 37 cpv. 3
LAINF. Tale questione può tuttavia restare aperta nel caso presente.

 

Alla stessa soluzione si deve arrivare pure se si volesse
considerare che l’assicurata è passata con il rosso in quanto è stata colpita
da un colpo di sonno. L’essersi messa o l’essere rimasta al volante in condizioni
non idonee alla guida per la stanchezza costituisce infatti un comportamento contrario
alle più elementari regole di prudenza (cfr. l’art. 31 LCStr., secondo cui
"il conducente deve costantemente padroneggiare il veicolo, in modo da
potersi conformare ai suoi doveri di prudenza" (cpv 1) e "le persone
che, sotto l'influsso di alcol, stupefacenti o medicanti oppure per altri
motivi non hanno le attitudini fisiche o psichiche necessarie per guidare un
veicolo, durante questo periodo non sono ritenute idonee alla guida e non
devono condurre un veicolo" (cpv.2)).

 

Infine questo Tribunale non ritiene convincenti le
affermazioni del patrocinatore della ricorrente, secondo cui l'incidente
sarebbe da ascrivere ad un malore (abbassamento del tasso di emoglobina cfr.
V/B), già per il fatto che gli esami medici sono stati effettuati il 26 giugno
2010, più di un mese dopo l’incidente, e che l’assicurata stessa l’11 giugno
2010 non ha indicato di soffrire di disturbi particolari prima dell’infortunio
(cfr. doc. 3 punti 7 e 8). 

Del resto e soprattutto nessun certificato medico
(neppure quello del dottor X.___________ del 13 giugno 2010, cfr. Doc. 4)
attesta esplicitamente un legame tra l'infortunio e lo stato di salute
dell'assicurata a quel momento. 

Significativa è peraltro la circostanza che la
ricorrente non ha contestato le sanzioni inflittele dai carabinieri, ciò che
avrebbe certamente fatto se l’incidente fosse stato provocato da motivi di
salute. 

Vista l'ora in cui è avvenuto l'incidente 01:30 è
dunque assai verosimile l'ipotesi di una disattenzione o di un colpo di sonno.
(…)”

 

                               2.3.   A proposito di
pedoni, in una sentenza 35.2007.3 del 13 giugno 2007, il TCA ha confermato la
riduzione del 10% delle prestazioni in contanti inflitta a un assicurato che
era stato urtato da un’autovettura, ciò che gli aveva procurato una frattura a
livello della tibia della gamba sinistra, mentre usciva da un supermercato e
attraversato la strada con il carrello della spesa.

                                         Questo
Tribunale ha così motivato la propria decisione:

 

" (…).

Da quanto appena esposto emerge innanzitutto che
l'assicurato ha attraversato la strada fuori dalle strisce pedonali, le quali
erano situate soltanto a una decina di metri di distanza.

Secondo l'art. 49 cpv. 2 della legge federale sulla
circolazione stradale (LCStr) i pedoni devono "attraversare la carreggiata
con cautela e per la via più breve, usando se possibile i passaggi pedonali. Su
questi godono della precedenza, ma non devono accedervi all'improvviso".

 

L'Ordinanza sulle norme della circolazione stradale
(ONC) prevede all'art. 47 cpv. 1 che: "i pedoni devono accedere alla
carreggiata con prudenza, soprattutto davanti e dietro un veicolo fermo; essi
devono attraversare la strada rapidamente. Essi devono usare passaggi pedonali,
cavalcavia o sottopassaggi che distino meno di 50 m".

 

Non avendo utilizzato un passaggio pedonale che
distava meno di 50 metri il ricorrente ha dunque violato una regola elementare
della circolazione stradale (cfr. pure doc. D, intimazione di contravvenzione).

 

Come visto (cfr. consid. 2.3 e 2.4) questo solo
elemento non è sufficiente per concludere che ci troviamo di fronte ad una
grave negligenza che giustifica la riduzione del diritto alle prestazioni
secondo l'art. 37 cpv. 2 LAINF.

Occorre esaminare l'insieme delle circostanze del
caso. 

 

In tale contesto, secondo questo Tribunale, nel
presente caso, decisivo è innanzitutto il fatto che l'attraversamento della
strada fuori dalle strisce pedonali è avvenuta spingendo un carrello carico di
merce (e dunque pesante). Ora questi mezzi sono concepiti per trasportare i
prodotti all'interno dei negozi e non certo per essere utilizzati dai clienti
per portare gli acquisti fino al proprio domicilio, percorrendo le strade sulle
quali circolano i veicoli.

Vi è dunque stato un uso improprio del carrello
della spesa.

 

Inoltre il punto nel quale la strada è stata
attraversata è particolarmente pericoloso, sia per il numero di veicoli che vi
transitano (visto anche l'orario: l'incidente è avvenuto alle ore 13:10), sia
per le intersezioni che si registrano (cfr. la Documentazione fotografica al
Doc. E).

Infine, la strada in quel punto è anche in salita,
ciò che ha reso ancora più difficoltoso il controllo del "carrello della
spesa colmo" di merce.

Questo caso si distingue dunque da quelli decisi dal
Tribunale federale e qui sopra illustrati, in particolare dal secondo nel quale
l'assicurato aveva attraversato la strada sulle strisce.

In simili condizioni questo Tribunale non può che
approvare, nel suo principio, la decisione dell'assicuratore contro gli
infortuni che ha concluso che l'assicurato ha commesso una negligenza ed ha
applicato l'art. 37 cpv. 2 LAINF. (…)”

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1987 pag. 322 seg., l'Alta Corte ha stabilito che
ha commesso solo una lieve negligenza un assicurato che aveva attraversato la
strada subito dopo che era transitata un'auto ed era stato investito da
un'altra che arrivava sull'altra corsia, in direzione opposta.

                                         Al riguardo,
la nostra Massima Istanza ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (...).

a)        Die Vorinstanz ging bei der Würdigung
des Verhaltens, das zum Unfall führte, unter Hinweis auf Maurer
(Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, S. 486 f.) von den in Literatur und
Praxis für die Abgrenzung zwischen grober und leichter Fahrlässigkeit
entwickelten Entscheidungshilfen aus: Leichte Fahrlässigkeit liegt darnach vor,
wenn das Verhalten "noch einigermassen verständlich"  ist ("das
kann passieren"); grobe Fahrlässigkeit ist demgegenüber gegeben, wenn die
fragliche Handlung "schlechthin unverständlich" ist ("das darf
nicht passieren"). In Anwendung dieser Kriterien erkannte das kantonale
Gericht auf leichte Fahrlässigkeit. Es hielt dem Beschwerdegegner zugute, dass
er sich vor Betreten der Fahrbahn auf das von links heranfahrende Auto konzentrierte
und dieses passieren liess. Dadurch abgelenkt, habe er der andern
Strassenhälfte und dem dort von der andern Seite herannahenden Fahrzeug zu
wenig Beachtung geschenkt. Der Motorenlärm des ersten Autos habe zudem die
akustische Wahrnehmung des zweiten Wagens erschwert.

Dass er entgegen Art. 47 Abs. 5 VRV dem Auto den
Vortritt nicht gewährt habe, stelle keine Verletzung einer elementaren
Verkehrsregel und damit keine grobe Fahrlässigkeit dar.

 

Dieser Betrachtungsweise hält die
Beschwerdeführerin ein Urteil der I. Zivilabteilung des Bundesgerichts vom 5.
Februar 1981 in Sachen B. entgegen, welchem ein ähnlicher Tatbestand
Zugrundegelegen hatte. Das Bundesgericht habe in jenem Fall auf grobe
Fahrlässigkeit erkannt. Im übrigen habe die Vorinstanz den Alkoholisierungsgrad
des Beschwerdegegners bagatellisiert.

 

b) Das EVG hat die Missachtung der Vortrittsregel
von Art. 47 Abs. 5 VRV durch eine Fussgängerin im unveröffentlichten Urteil V.
vom 6. Februar 1976 als Verletzung einer elementaren Verkehrsvorschrift
eingestuft und eine von der Schweizerischen Unfallversicherungsanstalt aufgrund
von Art. 98 Abs. 3 KUVG verfügte Leistungskürzung von 10 % geschützt. Selbst
wenn an der Qualifikation  von Art. 47 Abs. 5 VRV als elementare Verkehrsregel
im Sinne der Rechtsprechung festgehalten wird, vermag die  Missachtung dieser
Bestimmung im vorliegenden Fall den Vorwurf der groben Fahrlässigkeit nicht zu
begründen. Entscheidend sind vielmehr die konkreten Umstände des Einzelfalles
(Erw. 1 am Ende).

 

Der hier zu beurteilende Unfallablauf ist auf
einmaliges Versagen, ein momentanes Nachlassen der Aufmerksamkeit,
offensichtlich primär durch das erste vorbeifahrende Auto verursacht,
zurückzuführen. Der Alkoholisierungsgrad hatte für den Beschwerdegegner als
Fussgänger keinen entscheidenden Einfluss auf den Geschehensablauf. Der
Auffassung der Vorinstanz, dass das Verhalten des Beschwerdegegners als leichte
Fahrlässigkeit zu werten sei, ist demnach beizupflichten. (...)"

 

                                         In un'altra
sentenza, pubblicata in Plädoyer 3/05 pag. 85 seg., l’allora TFA è arrivato allo
stesso risultato, nel caso di un assicurato che, ad un incrocio con semaforo, aveva
attraversato una strada sulle strisce pedonali e, dopo che una prima auto si
era fermata per lasciarlo passare, era stato investito da una seconda auto che
andava nella stessa direzione della prima. 

                                         La nostra
Massima Istanza in questa occasione si è così espressa:

 

" Streitig ist, ob der Beschwerdeführerin eine grobe Fahrlässigkeit
vorzuwerfen ist und ihre Taggeldleistungen deswegen zu kürzen sind. 

 

2.1  Die Vorinstanz bejahte diese Frage mit der
Begründung, es sei überwiegend wahrscheinlich und daher mit dem im
Sozialversicherungsrecht erforderlichen Beweisgrad (BGE 126 V 360 Erw. 5b) erstellt, dass
die Versicherte den Fussgängerstreifen bei Rotlicht überquert habe, weil der
Unfallgegner wie auch ein Fahrzeuglenker, welcher sich hinter dem haltenden
Auto befunden

hatte, gemäss ihren Aussagen im Polizeirapport
die Kreuzung bei Grünlicht passiert hätten. Diese Begründung hält einer
genaueren Betrachtung nicht stand. Der Fussgängerstreifen befindet sich in
erheblicher Entfernung vom Lichtsignal und es hatte sich in seinem Bereich eine
stehende Kolonne gebildet. Auch wenn die beiden Autofahrer die Ampel bei
Grünlicht passiert haben, ist deshalb nicht bewiesen, dass sie für Fussgänger
noch immer auf Rot stand. Ob die Beschwerdeführerin die Ampel bei Rotlicht
passiert hat, ist damit nicht erstellt, kann indessen - wie in Erw. 2.3
aufzuzeigen ist - ohnehin offen gelassen werden.

 

2.2  Soweit die Vorinstanz sodann ausgeführt hat,
die Beschwerdeführerin habe bereits die erste Strassenhälfte bis zur
Mittelinsel willentlich und damit unbestrittenermassen vorschriftswidrig bei
Rotlicht überquert, steht dies in keinem ursächlichen Zusammenhang mit dem
Unfall. Dieser Umstand hat daher rechtsprechungsgemäss ausser Betracht zu
bleiben (vgl. BGE 118 V 307 Erw. 2b mit Hinweisen).

 

2.3 Selbst wenn die Beschwerdeführerin die Ampel
jedoch bei Rotlicht passiert hätte, könnte ihr Verhalten unter den gegebenen
Umständen nicht als grobfahrlässig qualifiziert werden. Denn angesichts der
Tatsache, dass ein Fahrzeuglenker der Versicherten auf dem Fussgängerstreifen
den Vortritt eingeräumt hat und die Verkehrsführung in der Richtung, von
welcher das Fahrzeug kam, einspurig ist und erst nach dem Fussgängerstreifen
zweispurig

wird, könnte der Beschwerdeführerin auch in
diesem Fall einzig vorgeworfen werden, dass sie die Fahrbahn auf das Zeichen
des wartenden Fahrzeuglenkers hin betreten und überquert hat, ohne auf
allfällige weitere Verkehrsteilnehmer zu achten. Der zu beurteilende
Unfallablauf ist auf ein momentanes Nachlassen der geforderten Aufmerksamkeit
zurückzuführen, welches auch durch den haltenden Fahrzeuglenker verursacht
wurde. Bei der gegebenen Verkehrsführung musste die Beschwerdeführerin nicht
damit rechnen, dass ein zweites Fahrzeug das stehende Auto, dessen Lenker ihr
den Vortritt einräumte, passieren würde. Ihr Verhalten kann daher nicht als
grob, sondern bloss als leicht fahrlässig qualifiziert werden (vgl. auch RKUV
1987 Nr. U 20 S. 322).

Die Kürzung der Taggeldleistungen wegen
grobfahrlässigen  Verhaltens ist daher zu Unrecht erfolgt." 

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza (cfr. STFA U 97/05 del 17 novembre 2006), l'autorità
amministrativa o il giudice non devono considerare un fatto come provato
fintanto che non ne siano convinti (Kummer, Grundriss des Zivilprozessrechtes,
4a ed., Berna 1984, pag. 136; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag.
278 n. 5). Nell'ambito delle assicurazioni sociali, il giudice fonda la sua
decisione, salvo disposizioni contrarie della legge, sui fatti che, non essendo
potuti essere stabiliti in maniera inconfutabile, appaiono come i più
verosimili, ossia che presentano un grado di verosimiglianza preponderante. Non
è dunque sufficiente che possano essere considerati solo come una ipotesi
possibile. Tra tutti gli elementi di fatto allegati o immaginabili, il giudice
deve, nel caso di specie, considerare quelli che gli sembrano i più probabili (DTF
126 V 360 consid. 5b, 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr. pure DTF
130 III 324 seg. consid. 3.2 e 3.3), atteso che non esiste nel diritto
delle assicurazioni sociali il principio secondo il quale l'amministrazione o
il giudice devono statuire, nel dubbio, in favore dell'assicurato (DTF
126 V 322 consid. 5a).

 

                               2.5.   Nella presente fattispecie,
nella Relazione d’incidente stradale allestita dalla Polizia municipale di __________
in relazione all’evento avvenuto il 4 ottobre 2015 alle ore 00:25 che ha
coinvolto l’assicurata e un conducente di nazionalità __________ – nato nel
1979 – figurano in particolare le seguenti indicazioni:

 

" (…).

--- Il conducente del veicolo ‘A’ in merito all’accaduto forniva
spontaneamente la dichiarazione, verbalizzata su atto separato depositato
presso l’archivio del Comando polizia municipale qui di seguito integralmente
descritta: “Proveniente da __________, percorrevo a bordo del mio veicolo,
la via __________ in direzione periferia. Giunto in prossimità del palo
reggifilo n. __________ della via __________, improvvisamente dal marciapiede
ivi presente, considerando il mio lato di marcia, una donna si immetteva in
careggiata, fuoriuscendo da due autovetture in sosta regolare e correndo verso
il marciapiede opposto, dove c’era un uomo che credo conoscesse. La stessa però
restava bloccata con un tacco nei binari del tram presenti in careggiata, ed io
causa la repentinità dell’evento nonostante marciavo a velocità bassa causa
traffico, non riuscivo ad evitare l’urto con la parte anteriore del mio veicolo
ed il pedone. La donna di conseguenza, rovinava al suolo sul fianco destro, ed
io prontamente chiamavo un’ambulanza. Giova precisare che, nel momento in cui è
successo l’incidente, pioveva intensamente e finché il pedone non si era
immesso in careggiata fuoriuscendo dalle due autovetture in sosta, non era
visibile ed inoltre in luogo non era presente l’attraversamento pedonale”.

Fra gli istanti non venivano reperite persone, estranee al
sinistro, in grado di testimoniare l’accaduto.

Al suolo, bagnato dalla pioggia in atto, non erano visibili tracce
di frenata interessanti i pneumatici del veicolo investitore. Giova precisare
che il veicolo investitore è munito di dispositivo autobloccaggio ruote.

Le indicazioni e gli elementi oggettivi si sono rivelati
insufficienti per la localizzazione del punto d’investimento. Non è stato
possibile appurare se al momento dell’investimento il pedone facesse uso
dell’ombrello. L’illuminazione pubblica disposta su lanterne a sospensione
aerea poste al centro della carreggiata è da ritenersi sufficiente in relazione
alla visibilità di un autoveicolo alla distanza di metri 50. Si precisa che non
è stato possibile appurare se nella circostanza il pedone vestisse abiti scuri.

Giova precisare che sul posto veniva richiesto l’ausilio della
pattuglia __________, per sottoporre il conducente del veicolo ‘A’ ad alcol test,
il cui esito risultava negativo. Il pedone attraversava dal marciapiede posto
al lato civici pari verso il marciapiede lato civici dispari. La larghezza
della carreggiata è di m. 10.30, mentre quella utile è di m. 6.30.

Da quanto sopra esposto è emerso che il conducente del veicolo ‘A’
non si era attenuto a quanto disposto dall’art. 191/2 comma del Decreto
Legislativo 30 aprile 1992 n. 285 (Codice della Strada) – non consentiva al
pedone di ultimare l’attraversamento in condizioni di sicurezza fuori dagli
attraversamenti pedonali -. Alla parte veniva pertanto contestata la relativa
infrazione. Il trasgressore ritirava copia del V.D.C. n. __________, con
indicate le modalità per il pagamento.

Il referente, a complemento dell’intervento, provvedeva al rilievo
di anni visibili riportati dal veicolo investitore ed effettuava un parziale
scambio delle generalità che veniva completato in tempi e luoghi diversi.

In luogo, giungeva una squadra di Pronto Intervento dell’A.T.M., i
cui componenti, provvedevano a fornire foglio fermi di servizio.

L’operante si portava in ospedale, ma il pedone investito non era
in grado di riferire e il marito, che in un primo momento aveva fornito i dati
della moglie sul luogo del sinistro, si era allontanato dal pronto soccorso.

Successivamente chi scrive provava a contattare la signora tramite
l’Agente in servizio presso il suddetto nosocomio, ma veniva a conoscenza che
la stessa era stata dimessa per proseguire le cure in una clinica svizzera.

Successivamente perveniva presso questi Uffici referto all’A.G. N°
__________, depositato presso l’archivio del Comando, da cui si evinceva che
l’infortunata, sig.ra RI 1, dopo le cure del caso, era stata ricoverata con
prognosi di gg. 40 s.c.” (Doc. 3)

 

                                         Sul questionario compilato
per la CO 1, l’assicurata ha precisato che l’incidente è avvenuto a __________
il 3 ottobre 2015 alle ore 24:00 e ha così descritto l’investimento:

 

" Si trovava
in una zona centrale di __________, mentre passeggiava per recarsi alla sua
auto ha attraversato la strada e quando si trovava ad un passo dalla sua auto è
stata inspiegabilmente travolta da un auto che sopraggiungeva. Aveva
attraversato la strada (non pedonale ma molto frequentata dai pedoni) non sulle
strisce pedonali. Aveva guardato a destra e sinistra e non c’era nessuno,
invece nonostante avesse anche l’ombrello ed era molto visibile è stata
investita dall’auto che veniva dalla sua destra.” (Doc. 2)

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie,
per le ragioni correttamente esposte nella risposta di causa dell’assicuratore
contro gli infortuni (cfr. consid. 1.3.) si applicano le disposizioni della
LAINF, e non quelle della LDIP, in quanto non si tratta di pretese derivanti da
un incidente stradale di carattere civile ma bensì di natura assicurativa
sociale.

                                         Questo Tribunale
è dunque sostanzialmente chiamato a stabilire se la sera in cui è stata
investita da un’auto, RI 1 ha commesso una negligenza grave o una negligenza
lieve.

 

 

 

                                         L’art. 49 LCStr prevede
che:

 

" Pedoni

1 I pedoni devono circolare sui marciapiedi. In mancanza di questi,
essi devono tenersi sul margine della strada e, se è richiesto da particolari
pericoli, circolare in fila indiana. Salvo che vi si oppongano speciali
condizioni, essi devono tenersi sul margine sinistro della strada, soprattutto
di notte fuori delle località.

2 Essi devono attraversare la carreggiata con cautela e per la via
più breve, usando se possibile i passaggi pedonali. Su di questi godono della
precedenza, ma non devono accedervi all'improvviso.”

 

                                         Il TCA
ritiene che, analogamente alle due sentenze federali citate e riprodotte al
considerando 2.3., nel caso concreto l’assicurata abbia commesso una disattenzione
isolata in presenza di particolari condizioni della strada (assenza di passaggi
pedonali nelle immediate vicinanze, pioggia, ombrello, di notte ma con
illuminazione e visibilità sufficienti, auto parcheggiate atte a togliere la
visuale) (cfr. doc. 5). 

                                         L’auto proveniente
dalla sua sinistra si è fermata per farla attraversare, mentre è stata inflitta
una contravvenzione al conducente del veicolo investitore per non essersi
attenuto alla normativa del Codice della strada che impone di consentire ai
pedoni l’attraversamento in condizioni di sicurezza fuori dagli attraversamenti
pedonali.

                                         Inoltre,
stando alle dichiarazioni dell’investitore, l’assicurata “è rimasta bloccata
con un tacco nei binari del tram”.

 

                                         Di
conseguenza, nel particolare caso concreto, ci troviamo in presenza di una negligenza
lieve e non di una negligenza grave, ragione per cui la riduzione delle
prestazioni in contanti non è giustificata.

                                         La decisione
su opposizione del 2 giugno 2016 è annullata. 

                                         La
ricorrente ha così diritto alle prestazioni in contanti senza nessuna riduzione
e senza interessi (cfr. art. 26 cpv. 2 LPGA).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto
e la decisione su opposizione del 2 giugno 2016 è annullata.

                                         § L’assicurata
ha diritto alle prestazioni in contanti senza nessuna riduzione e senza
interessi.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         La CO 1 verserà a RI 1 l’importo
di fr. 1'800.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti