# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a5c426a1-163a-5256-9308-d6f5ab283841
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2004.198
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2004-198_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2004.198

   

  	
  Lugano

  25 ottobre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Stefano Rossi, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 1 giugno 2004 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 10 maggio 2004 del Consiglio di Stato,
  n. 1970, che ha respinto l'impugnativa inoltrata da RI 1RI 1 contro la risoluzione
  10 settembre 2002 del municipio di __________, con la quale è stata respinta
  la domanda di costruzione presentata a posteriori per la trasformazione e
  l'ampliamento del rustico esistente ai mappali n. __________ e __________ RF,
  situati fuori zona edificabile;

  

 

 

viste le risposte:

-    22 giugno 2004 del
Consiglio di Stato;

-    23 giugno 2004 del
Dipartimento del territorio;

-    24 giugno 2004 del
Comune di __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nel corso
dei primi mesi del 2002, RI 1 ha intrapreso dei lavori di ristrutturazione del
rustico esistente ai mappali n. __________ (appartenente a __________ e __________
e alla comunione ereditaria fu __________) e n. __________ RF di __________ (di
proprietà del patriziato di __________), entrambi situati fuori zona edificabile.

Il 10 aprile 2002, il municipio di __________,
accortosi che l'intervento edilizio non era stato preventivamente autorizzato
ha intimato la sospensione dei lavori e ha imposto a RI 1 la presentazione di
una domanda di costruzione in sanatoria.

 

 

B.  Il 10
giugno 2002, il ricorrente ha chiesto al municipio il permesso in sanatoria per
ristrutturare e ampliare il rustico situato ai mapp. n. 2551 e n. 2984 RF.

L'intervento prevede la sostituzione
integrale del tetto e l'ampliamento della costruzione tramite il prolungamento
della falda ovest, in modo da integrare l'attuale spazio adibito a legnaia (ca.
8 mq) nella porzione abitabile del manufatto. In corrispondenza della facciata
sud, le falde del tetto verrebbero invece estese di circa 1.20 m, ricavando una
legnaia e un portico per complessivi 7.4 mq. L'intervento prevede inoltre la
formazione di tre nuove aperture, due sulla facciata ovest e una su quella est.
Per quanto riguarda invece la formazione dei servizi igienici, il ricorrente si
è limitato a indicare che relativamente allo smaltimento delle acque luride,
avrebbe prodotto una perizia idrogeologica, ma soltanto dopo il rilascio della
licenza edilizia, senza che alcun servizio igienico o impianto di evacuazione
delle acque luride fosse rappresentato sui piani di costruzione.

Alla domanda di costruzione in sanatoria si
è opposto il Dipartimento del territorio, ritenendo il progetto incompatibile
con le norme pianificatorie relative alle costruzioni fuori delle zone edificabili.

Il 10 settembre 2002, il municipio ha negato
il rilascio della licenza edilizia, accogliendo l'opposizione dipartimentale.

 

 

C.  L'11 maggio
2004 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo
l'impugnativa presentata contro di esso dall'insorgente. Il Governo cantonale
ha in sostanza condiviso le motivazioni addotte dal Dipartimento del territorio
nella sua opposizione al rilascio della licenza edilizia. 

 

 

D.  Contro
questa decisione, il ricorrente è insorto dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo,
chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio della licenza edilizia a
posteriori per la ristrutturazione e l'ampliamento del rustico.

      Il
ricorrente giustifica innanzitutto l'inizio dei lavori di costruzione senza il
necessario permesso con la necessità di stabilizzare il tetto dell'immobile.
L'entità dell'intervento consentirebbe inoltre di rinunciare a presentare i
piani di costruzione firmati da un ingegnere o da un architetto, siccome
limitato a soli 2.4 mq. Poco importa che nei piani allegati alla domanda di
costruzione non figuri alcun servizio igienico. Il rustico, utilizzato negli
ultimi 20 anni dai parenti del ricorrente, risulterebbe infatti già allacciato
all'acquedotto comunale.

 

 

E.  All'accoglimento
del ricorso si è opposto il Consiglio di Stato, senza formulare osservazioni.
Il Dipartimento del territorio ha rinunciato a prendere posizione. Il municipio
ritiene invece di non avere osservazioni particolari da formulare e si rimette
alle conclusioni di questo tribunale.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall’art. 21 LE. Certa
è la legittimazione attiva del ricorrente. Il ricorso, tempestivo, è dunque
ricevibile in ordine (art. 43, 46 PAmm) e può essere deciso sulla base degli
atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm). 

 

 

                                   2.   Di
principio, il permesso di costruire o trasformare edifici o impianti, può
essere rilasciato soltanto se essi sono conformi alla funzione prevista dal
piano regolatore per la zona di utilizzazione (principio della conformità di
zona, art. 22 cpv. 2 lett. a LPT). Sono inoltre riservate le altre condizioni
previste dal diritto federale e cantonale (art. 22 cpv. 3 LPT).

                                         

 

                                   3.   3.1. In
deroga al principio della conformità di zona, sancito dall'art. 22 cpv. 2 lett.
a LPT, fuori delle zone edificabili possono eccezionalmente essere rilasciate
autorizzazioni per la costruzione o il cambiamento di destinazione di edifici
non conformi alla funzione prevista per la zona di utilizzazione, soltanto se
la loro destinazione esige un'ubicazione fuori della zona edificabile e se non
vi si oppongono interessi preponderanti. I due requisiti devono essere
adempiuti cumulativamente.

 

                                         3.2. Il
requisito dell’ubicazione vincolata ha carattere oggettivo ed è soddisfatto soltanto
se l’edificio o l’impianto dev’essere realizzato fuori dal territorio
edificabile per motivi d’ordine tecnico, o inerenti all’esercizio, o relativi
alla natura del terreno. Il vincolo può essere positivo ed essere dettato
dall’esigenza di una determinata ubicazione, oppure negativo ed essere imposto
dall’esclusione di ogni altra ubicazione (DFT 114 Ib 186 e rinvii). 

      Nel caso
concreto, la realizzazione di un’abitazione secondaria (cfr. domanda di costruzione
10 giugno 2002) su un fondo sito fuori della zona edificabile, non risponde al
requisito dell’ubicazione vincolata. Infatti, lo scopo abitativo, anche se limitato
ad una residenza secondaria, può essere conseguito tanto all’interno quanto
all’esterno della zona edificabile. 

      Il progetto non
è pertanto ammissibile ai sensi dell’art. 24 LPT già per la mancanza del
requisito dell’ubicazione vincolata, senza che sia necessario esaminare se interessi
preponderanti si oppongono all'intervento.

 

                                      

                                   4.   Resta da
esaminare se l'intervento possa essere autorizzato in base agli art. 24a-24d
LPT e 39 cpv. 2 OPT.

                                      

                                         4.1.
Innanzitutto va rilevato che l’intervento in disamina non può beneficiare di
un'autorizzazione giusta l’art. 24a LPT. Questa norma, si riferisce infatti
esclusivamente a cambiamenti di destinazione senza l’esecuzione di lavori di
costruzione, ciò che nella fattispecie non si verifica. Inapplicabile risulta
pure l’art. 24b LPT, in quanto regola le aziende accessorie non agricole, con
cui l’edificio in esame non ha nulla a che vedere. 

                                         Considerando
che il progetto in esame si configura invece come un ampliamento dell’edificio
esistente con cambiamento di destinazione, l’intervento va esaminato alla luce
degli art. 24c, 24d LPT e 39 cpv. 2 OPT.

 

                                         4.2.
Fuori delle zone edificabili, gli edifici e impianti utilizzabili in base alla
loro destinazione ma non più conformi alla destinazione di zona sono per
principio protetti nella propria situazione di fatto; con il permesso
dell'autorità essi possono essere rinnovati, trasformati parzialmente, ampliati
con moderazione o ricostruiti, purché siano stati eretti o modificati
legalmente e fatta salva la compatibilità con le importanti esigenze della
pianificazione territoriale (art. 24c LPT). La norma, di fatto, codifica la
precedente giurisprudenza del Tribunale federale, secondo la quale la protezione
della situazione di fatto è limitata agli edifici e installazioni che si
trovano in uno stato tale per cui la loro utilizzazione è ancora possibile
conformemente alla destinazione originaria della costruzione. Non protegge invece
le utilizzazioni cessate ormai da lungo tempo (Zen-Ruffinen/Ecabert,
Amenagement du territorie, construction, éxpropriation, n. 595 e rif.). 

                                         Nel caso
concreto, l’edificio in questione non era più utilizzato da circa vent'anni e
giaceva in uno stato di abbandono (cfr. ricorso dinanzi al Consiglio di Stato
del 25 settembre 2002). Non può pertanto più beneficiare della garanzia della
protezione della situazione acquisita prevista dall'art. 24c LPT. 

                                         Ad
analoga conclusione si giunge considerando che la norma citata risulta applicabile
soltanto a edifici e impianti, costruiti o trasformati a suo tempo in
conformità al diritto materiale, ma che per effetto di modifiche posteriori di
atti legislativi o piani sono divenuti non conformi alla destinazione della
zona (art. 41 OPT). 

                                         A
prescindere infatti dalla data di costruzione dell’immobile, il cambiamento di
destinazione in abitazione secondaria non è avvenuto grazie a una modifica
legislativa o dei piani di utilizzazione, bensì conseguentemente all'attuale
ristrutturazione. Poco importa che fosse precedentemente utilizzato dai nonni e
in parte dai genitori del ricorrente. Dagli atti non risulta infatti che la
destinazione abitativa sia mai stata autorizzata, tantomeno quale abitazione
secondaria. 

L'intervento non potrebbe beneficiare di
un'autorizzazione a posteriori nemmeno considerandolo un semplice ampliamento
senza cambiamento di destinazione. In effetti, l'estensione della superficie
edificata destinata all'abitazione, dai precedenti 12 mq agli attuali 28 mq,
comporta un incremento della superficie utilizzabile in contrasto con la
destinazione della zona di 16 mq, 8 dei quali, pari alla porzione occupata
precedentemente dalla legnaia, computabili soltanto per metà (art. 42 cpv. 3
OPT). Ne risulta un incremento complessivo di 12 mq, equivalenti ad un
ampliamento del 100% della superficie preesistente e pertanto nettamente
superiore al limite di tolleranza del 30% posto dall'art. 42 cpv. 3 OPT.

 

                                         4.3. Il
diritto cantonale può autorizzare il cambiamento totale di destinazione di edifici
e impianti degni di protezione se sono stati sottoposti a protezione
dall'autorità competente e se la loro conservazione a lungo termine non può
essere assicurata in altro modo (art. 24d cpv. 2 LPT). 

                                         L’edificio
in disamina, non è mai stato sottoposto a formale protezione ai sensi dell’art.
24d cpv. 2 LPT e non può pertanto essere autorizzato conformemente a tale
norma. 

 

                                         4.4.
Considerando che il comune di __________ non dispone di un inventario comunale
degli edifici meritevoli di conservazione, l'intervento non può essere autorizzato
nemmeno conformemente all'art. 39 cpv. 2 OPT. Giusta tale norma, i cantoni
possono autorizzare, siccome d'ubicazione vincolata, la modifica dell'utilizzazione
di edifici esistenti, protetti perché elementi tipici del paesaggio. Ciò
presuppone però la realizzazione di due condizioni cumulative e meglio che il
paesaggio e gli edifici formino un'unità degna di protezione e siano stati
posti sotto protezione nell'ambito di un piano di utilizzazione (art. 39 cpv. 2
OPT lett. a). L'oggetto protetto non è infatti costituito soltanto dagli
edifici del paesaggio ma anche dal paesaggio stesso, che va posto sotto
protezione nel quadro della pianificazione dell'utilizzazione (art. 39 cpv. 2
OPT; Zen-Ruffinen/Ecabert, op. cit., n. 624; USTE, op. cit., parte I, pag. 39 e
40). Nel caso in esame non solo fa difetto un inventario comunale degli edifici
meritevoli di conservazione approvato dal Consiglio di Stato, ma anche il piano
di utilizzazione cantonale. Nonostante il 30 gennaio 2002 il Consiglio federale
abbia approvato la scheda di coordinamento 8.5 del piano direttore cantonale,
il Ticino non si è infatti ancora dotato di un piano di utilizzazione
conformemente alla lettera a) della disposizione citata. Anche qualora il
Governo dovesse approvare un inventario comunale che inserisca l'edificio in
esame tra quelli meritevoli di conservazione, l'intervento potrà essere
autorizzato solo dopo che il Cantone Ticino si sarà dotato di un piano di protezione
del paesaggio. Fino ad allora, non potranno essere rilasciate autorizzazioni
edilizie ai sensi della norma appena citata, né per cambiamenti di destinazione,
né per semplici ampliamenti.

 

 

5.   L'intervento
in rassegna non può pertanto essere autorizzato neppure sulla base degli art.
24 e segg. LPT. Le ulteriori censure del ricorrente risultano ininfluenti, siccome
inutili a sanare il contrasto poc'anzi evidenziato con le norme di diritto
pubblico applicabili. Il ricorso va dunque respinto e la decisione governativa
confermata. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del ricorrente
secondo soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 22, 24 e segg. LPT; 39 OPT; 21 LE; 1,
3, 18, 28, 31, 43, 46, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese per complessivi fr. 1'000.-- sono poste a carico di RI 1.

                                   3.   Contro la
presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale,
è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale di Losanna, nel
termine di 30 giorni dall'intimazione. 

	
   

   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  ;

  ;

  ;

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario