# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a9e7eeb8-a143-5f99-9069-223eef0a7dde
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-06-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.06.2024 34.2024.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2024-8_2024-06-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  34.2024.8

   

  jv/gm

  	
  Lugano

  10 giugno 2024      

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Jerry Vadakkumcherry, cancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 22 febbraio 2024 di

 

	
   

  	
   AT 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  Istituto di previdenza del
  Cantone Ticino, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di previdenza
  professionale

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in
fatto

 

                          1.1.  †__________,
classe 1976, è stato alle dipendenze del __________ ed era pertanto assicurato
per la previdenza professionale presso l’Istituto di previdenza del Cantone
Ticino (Ipct) al momento del decesso, avvenuto tra l’8 e il 9 novembre 2018 (VI/12
e 25-28).

 

                          1.2.  Il 24
agosto 2020 l’Ipct ha determinato un capitale di decesso di complessivi fr.
26'215.50 individuando quali beneficiari in ragione di metà ciascuno i genitori
dell’assicurato, __________ e AT 1 (VI/11).

 

                                  Il 27
agosto 2020 l’istituto di previdenza ha versato alla madre dell’assicurato fr.
13'107.75 (VI/8-10), trattenendo pari importo siccome spettante al padre di cui
non conosceva gli estremi (VI/7).

 

                          1.3.  Con
scritto del 15 marzo 2022 AT 1 ha comunicato all’istituto di previdenza che
“[…] sono stata nominata unica erede del defunto e attendo quindi il 50%
restante dell’importo di mia spettanza” (VI/6), rinviando al certificato
ereditario del 15 ottobre 2019 rilasciato dal Pretore del Distretto di __________
sulla base del testamento olografo del defunto datato 10 febbraio 2018 (VI/12).

 

                                  Con
scritto del 25 marzo 2022 l’Ipct ha comunicato alla madre del defunto che le
prestazioni previdenziali non sono vincolate al diritto successorio, ragione
per cui anche se il figlio l’ha designata quale unica erede tramite
dichiarazione di ultima volontà e su tale base è stato rilasciato il
certificato ereditario, tale circostanza non permette il versamento a favore
della madre della metà del capitale di decesso spettante al padre (VI/4).

 

                                  Il 28
giugno 2023 la “curatrice” della madre ha comunicato che __________
risultava in vita e residente in Italia, non conoscendone tuttavia gli estremi
(VI/2).

 

                          1.4.  Con
petizione del 22 febbraio 2024 (erroneamente denominata “opposizione della
decisione ipct di Bellinzona”) AT 1 ha chiesto il versamento anche del “50%
che è stato trattenuto dal ipct” con la seguente motivazione: “Il
pretore del distretto di __________ […] ha dato sentenza in cui
mi riconosce come unica erede di mio figlio defunto […]. Il padre
biologico __________ di 85 anni, non ha mai riconosciuto il figlio e non si è
mai interessato e non ha mai voluto conoscerlo, già al momento della sua
nascita, per lui non siamo mai esistiti. Dalla morte di mio figlio biologico
[…] abbiamo inoltrato una raccomandata di avviso [al padre, n.d.r.]
ma senza nessuna risposta […]. Sta di fatto che mio figlio è
stato cresciuto dalla sottoscritta senza nessun aiuto finanziario da parte del
padre. Ho solo ricevuto dallo stato gli assegni familiari. Dopo la lettera ipct
del 25 marzo 2022 ho cercato di [far visita, n.d.r.] a casa del Signor __________
a __________ per più volte e non mi ha mai ricevuta. A questo punto mi rivolgo
a voi per risolvere la questione, dato che sono stata riconosciuta come unica
erede […]” (I).

 

                          1.5.  Con
scritto dell’11 marzo 2024 l’attrice ha prodotto il certificato ereditario del
15 ottobre 2019 e lo scritto dell’Ipct del 25 marzo 2022 (IV/A1-A2).

                          1.6.  Con la
risposta di causa l’Ipct ha postulato la reiezione della petizione, adducendo
come la legge, il regolamento previdenziale e la dottrina non permettono di
versare all’attrice la quota di capitale di decesso spettante al padre.
Soggiunge altresì che “L’affermazione della ricorrente [recte: attrice;
cfr. STCA 34.2006.37 del 25 maggio 2007 consid. 2.4. con rinvii
giurisprudenziali e dottrinali] secondo cui “il padre biologico ___________
[…] non ha mai riconosciuto il figlio […]” stride con i contenuti del
già citato certificato relativo allo stato di famiglia dove Egli vi figura
esplicitamente come padre. È questo il documento decisivo, oltre al fatto che
il __________ era in vita al momento del decesso del figlio, che porta IPCT ad
un’unica possibile conclusione, vale a dire l’esigenza di suddividere il
capitale di decesso in due parti uguali tra i genitori del defunto” (VI).

 

                          1.7.  Con
scritto del 29 marzo 2024 l’attrice ha comunicato “[…] ribadisco di aver contattato
più volte il signor __________ il quale non ha voluto incontrarmi né discutere
della questione e ha ribadito di non volerne sapere niente del figlio”, invitando
il TCA a “cercare al più presto una soluzione per questo problema […]”
(VIII).

 

                          1.8.  Con
ulteriore scritto dell’8 maggio 2024 l’attrice ha comunicato “Sono in attesa di
avere notizie in merito all’incarto in oggetto. Non ho più avuto nessun
riscontro in merito […]” (X).

 

considerato                 in
diritto

 

                                  in
ordine

 

                          2.1.  La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (pro multis STF 9C_699/2014
del 31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

 

                          2.2.  Giusta l’art. 73 cpv. 1 LPP ogni Cantone designa un
tribunale che, in ultima istanza cantonale, decide sulle controversie tra
istituti di previdenza, datori di lavoro e aventi diritto. Competente nel
Canton Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni (art. 4 cpv. 1 della
Legge concernente la vigilanza sugli istituti di previdenza professionale e
sulle fondazioni, entrata in vigore il 1. gennaio 2012; RL 852.100).

                                  Con
riferimento alla competenza territoriale, secondo l’art. 73 cpv. 3 LPP il foro
è nella sede o nel domicilio svizzeri del convenuto o nel luogo dell’azienda
presso la quale l’assicurato fu assunto.

                                  Per
quanto riguarda la natura del litigio, la competenza ex art. 73 LPP è data
nella misura in cui trattasi di contestazioni aventi per oggetto questioni
specifiche della previdenza professionale in senso stretto o in senso largo.
Rientrano pertanto principalmente nella sfera d'applicazione dell'art. 73 LPP
le controversie afferenti alle prestazioni assicurative, alle prestazioni di
libero passaggio (attualmente prestazioni di entrata e di uscita) e ai
contributi previdenziali. Per contro le vie di diritto dell'art. 73 LPP non
sono aperte qualora la controversia non trova fondamento giuridico nella
previdenza professionale, anche se essa dovesse avere degli effetti rientranti
nel campo di detta previdenza (DTF 125 V 168 consid. 2; DTF 122 V 323 consid.
2b e riferimenti ivi citati).

                                  Circa
la competenza personale, l’art. 73 LPP si applica, da un lato, agli istituti di
previdenza registrati di diritto privato o di diritto pubblico, sia per quel
che concerne le prestazioni minime obbligatorie che per quel che attiene alle
prestazioni più estese di quelle minime (art. 49 cpv. 2 LPP) e, dall’altro,
alle fondazioni di previdenza a favore del personale non registrate, nel campo
delle prestazioni che eccedono il minimo obbligatorio (art. 89a cpv. 6 CC; DTF
119 V 443; RDAT I-1994, pag. 195; SZS 1994 pag. 65, RDAT-I 1993, pag. 233; DTF
116 V 220 consid. 1a, 115 V 247 consid. 1a, 114 V 104 consid. 1a, 113 V 200
consid. 1a., 112 V 358 consid. 1a = RCC 1987 pag. 179, 1998,
pag. 48 = SZS 1988 pag. 47; Viret, La jurisprudence du TFA en matière de
prévoyance professionnelle: Questions de procédure, in: RSA 1989 pag. 84;
Schwarzenbach-Hanhart, Die Rechtspflege nach BVG, in: SZS 1983, pag. 174). Con
la prima revisione della LPP la via secondo l’art. 73 LPP è stata aperta anche
per controversie in essere nei confronti di istituti di libero passaggio e liti
vertenti su pretese derivanti dal terzo pilastro (art. 73 cpv. 1 lett. a LPP).

 

                                  In
concreto risulta pacifica la competenza territoriale del TCA, l’Ipct avendo
sede Bellinzona e †__________ essendo stato da ultimo attivo presso il __________
(cfr. supra consid. 1.1.). Altrettanto pacifica è la competenza materiale,
trattandosi di una controversia tra un assicuratore LPP ed un (presunto) avente
diritto riguardante il capitale di decesso (DTF 127 V 29 consid. 3b, 125 V 168
consid. 2 con riferimenti; Hürzeler/Bättig-Lischer, BSK BVG, 2020, n. 20 ad
art. 73 LPP; Meyer/Uttinger, in: Schneider/Geiser/Gächter (Hrsg.), LPP et LFLP,
2020, n. 9-12 ad art. 73 LPP; Vetter-Schreiber, BVG/FZG Kommentar, 2021, n. 6
ad art. 73 LPP).

 

                          2.3.  Oggetto
del contendere è sapere se, a torto o a ragione, l’Ipct ha rifiutato di versare
all’attrice ulteriori fr. 13'107.75 pari alla quota parte che ritiene spetti al
padre di †__________. Incontestato è invece l’ammontare del capitale di decesso
di per sé, cifrato dalla Cassa in complessivi fr. 26'215.50.

 

                          2.4.  Giusta
l’art. 18 lett. a in initio LPP, il diritto alle prestazioni per i superstiti
sussiste soltanto se – come in casu (cfr. supra consid. 1.1.) – il defunto era
assicurato al momento del decesso.

 

                                  Il
versamento di un capitale di decesso a favore dei genitori costituisce una
prestazione previdenziale sovraobbligatoria (DTF 136 V 49 consid. 4.2. e seg.;
Stauffer, Berufliche Vorsorge, 2019, n. 492, 963, 977, 983 e 984).

                                  

                                  L’art.
20a LPP, che concerne le prestazioni per superstiti nella previdenza sovraobbligatoria
(Amstutz, BSK BVG, n. 1 e 8 ad art. 20a LPP; Vetter-Schreiber, op. cit., n. 2
ad art. 20a LPP), presenta il seguente tenore (sottolineatura del redattore):

 

" 
1L’istituto di previdenza può prevedere nel suo
regolamento, oltre agli aventi diritto secondo gli articoli 19 e 20, i seguenti
beneficiari di prestazioni per superstiti:

 

a.     
le persone fisiche che erano
assistite in misura considerevole dall’assicurato, o la persona che ha
ininterrottamente convissuto con lui negli ultimi cinque anni prima del decesso
o che deve provvedere al sostentamento di uno o più figli comuni;

b.     
in assenza dei beneficiari di cui
alla lettera a, i figli del defunto che non adempiono le condizioni di cui
all’art. 20, i genitori o i fratelli e le sorelle;

c.     
in assenza dei beneficiari di cui
alle lettere a e b, gli altri eredi legittimi, ad esclusione degli enti
pubblici, nella proporzione

1.     
dei contributi pagati
dall’assicurato, o

2.     
del 50 per cento del capitale di
previdenza.

 

2Non sussiste alcun diritto a prestazioni per i superstiti
secondo il capoverso 1 lettera a se il beneficiario riceve una rendita
vedovile.”

 

                                  La
natura sovraobbligatoria del disposto determina innanzitutto che se esso non
viene recepito nel regolamento dell’istituto di previdenza, in mancanza di
aventi diritto ex artt. 19-20 LPP (ossia del coniuge superstite, del partner registrato
superstite e degli orfani) il corrispondente capitale previdenziale rimane
presso l’istituto e neppure gli eredi possono chiederne il versamento (DTF 113
V 287). Inoltre, nell’implementazione dell’art. 20a LPP nei regolamenti, gli
istituti di previdenza dispongono di ampia autonomia, potendo prevedere
condizioni e presupposti supplementari (compresi accordi individuali), decidere
la tipologia di prestazioni (capitale di decesso e/o rendita); tale autonomia è
limitata dalla legge in punto dalla cerchia (esaustiva) dei beneficiari e
all’ordine a cascata di cui al capoverso 1 lett. a-c, come pure dalle garanzie
costituzionali quali il principio di uguaglianza, il divieto di arbitrio e di
discriminazione, il principio di proporzionalità e quello della buona fede (Amstutz,
op. cit., n. 8, 10, 11, 15, 16, 19-21 e 64 ad art. 20a LPP; Stauffer,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zur beruflichen Vorsorge, in: RBS 2019, pag.
59 e seg.; Hürzeler/Scartazzini, in: Schneider/Geiser/Gächter (Hrsg.), LPP et
LFLP, 2020, n. 2, 5, 6, 10, 39 e 40 ad art. 20a LPP; Moser, Überobligatorische
Hinterlassenenvorsorge nach Art. 20a BVG: Was gilt es zu beachten?, in: BVG
Tagung 2021 Aktuelle Fragen der beruflichen Vorsorge, pag. 4 e seg., Vetter-Schreiber,
op. cit., n. 3 ad art. 20a LPP).

 

                                  A
differenza dello schema a cascata, l’ordine dei beneficiari di prestazioni
all’interno del singolo “rango” non è sancito in modo imperativo dalla legge. Gli
istituti di previdenza possono quindi definire autonomamente una gerarchia
interna (ad esempio riprendendo i criteri del diritto successorio) tra i
beneficiari del medesimo rango, oppure lasciare all’assicurato la libertà di
privilegiare alcune persone tramite un accordo individuale. Se il regolamento
di previdenza non prevede diversamente ed in mancanza di un divergente accordo
individuale che privilegia alcuni beneficiari rispetto ad altri, tutti i
beneficiari all’interno della medesima categoria vanno trattati in modo
paritario per rapporto all’insorgenza del diritto e alla loro posizione
giuridica. Ciò significa che la prestazione per i superstiti viene suddivisa in
modo proporzionale tra i beneficiari (Amstutz, op. cit., n. 22, 46, 47 e 65 ad
art. 20a LPP; Hürzeler/Scartazzini, op. cit., n. 26 ad art. 20a LPP;
Riemer-Kafka, Stellung der Erben und des Willensvollstreckers im
Sozialversicherungsrecht, in: LBR – Luzerner Beiträge zur Rechtswissenschaft
Band/Nr. 112, 2016, pag. 153 e seg.; Stauffer, op. cit., n. 967; Vetter-Schreiber,
op. cit., n. 4 con rinvio alla STF 9C_1044/2008 del 29 aprile 2009 consid. 2).

 

                                  Secondo
la dottrina i beneficiari ex art. 20a cpv. 1 lett. b LPP, ossia i figli, i
genitori e i fratelli o sorelle del defunto sono da definire in modo
restrittivo sulla base delle relative definizioni vigenti nel diritto della
famiglia. Pertanto, nella definizione di “genitori” non rientrano ad
esempio il patrigno e la matrigna (Amstutz, op. cit., n. 45 e 50 ad art. 20a
LPP).

 

                                  La
prova che nel singolo caso i presupposti per ottenere prestazioni per
superstiti sono adempiuti dev’essere portata da chi si prevale di tale diritto,
tornando applicabile l’art. 8 CC secondo cui ove la legge non dispone
altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui
asserita, deve fornirne la prova (Amstutz, op. cit., n. 18 ad art. 20a LPP con
rinvio dottrinale).

 

                          2.5.  L’art. 44
del Regolamento di previdenza dell’Ipct del 17 ottobre 2013 (di seguito: Ripct),
in vigore al momento del decesso di †__________ (cfr. supra consid. 1.1.) – e
pertanto in concreto applicabile (Amstutz, op. cit., n. 16 ad art. 20a LPP) –
presenta il seguente tenore (sottolineatura dal redattore):

 

" 
1In caso di decesso di un assicurato in servizio senza
diritto a prestazioni di riversibilità di cui agli art. 37, 38, 39, 40 e 41 del
presente Regolamento è assegnata una prestazione in favore dei seguenti
beneficiari:

a)     
al convivente non coniugato nella
misura in cui l’assicurato primario abbia notificato preventivamente la
convivenza, ritenuto che l’avente diritto produca la relativa documentazione
scritta e che:

-        
la convivenza sia durata
ininterrottamente e con domicilio civile in comune per almeno 5 anni prima del
decesso; o

-        
vi siano uno o più figli in comune
che hanno diritto a una pensione per orfani ai sensi del presente Regolamento;

b)     
in assenza di beneficiari di cui al
punto a), i figli;

c)     
in assenza di beneficiari di cui ai
punti a) e b), i genitori;

d)     
in assenza di beneficiari di cui ai
punti a), b) e c), i fratelli e sorelle.

 

2Il capitale
decesso di cui al cpv. 1 corrisponde al 50% dell’avere di vecchiaia acquisito
alla fine del mese in cui è avvenuto il decesso dell’assicurato primario.
Questo importo è diminuito del valore attuale di eventuali pensioni per orfani
di cui agli artt. 42 e 43 del presente Regolamento. Il valore attuale è
calcolato secondo il tasso tecnico valido al momento del decesso, tenendo conto
di un versamento fino a 25 anni e considerando il valore della pensione per
orfani di diritto valido al momento del decesso. 

 

3In caso di
più beneficiari la ripartizione avviene in base al loro numero.

 

4Il
convivente ai sensi del cpv. 1 lett. a) che percepisce una rendita per vedove o
per vedovi o per convivente da un istituto di previdenza professionale non ha
diritto al capitale di decesso.”

 

                                  Si
rileva innanzitutto che nell’implementare l’art. 20a cpv. 1 lett. a-c LPP,
l’Ipct ne ha rispettato la cerchia dei beneficiari e l’ordine a cascata pur
creando un ulteriore sott’ordine, ossia privilegiando i figli sui genitori e i
genitori sui fratelli e sorelle (cfr. supra consid. 2.4.). Inoltre, all’interno
del gruppo “genitori” (art. 44 cpv. 1 lett. c Ripct) l’istituto di
previdenza non ha previsto un diverso trattamento tra gli stessi.

                                  

                                  Pertanto,
in mancanza di un accordo individuale stipulato tra l’Ipct e †__________ che
preveda altrimenti o di un esplicito rinvio al diritto successorio, il capitale
di decesso, incontestato nel suo ammontare (cfr. supra consid. 2.3.), andava
diviso in ragione di un mezzo a ciascun genitore (cfr. supra consid. 2.4.),
ossia fr. 13'107.75 ad AT 1 e fr. 13'107.75 ad ___________, come rettamente
concluso dall’Ipct (cfr. supra consid. 1.3. e 1.6.).

 

                          2.6.  L’attrice
non condivide la posizione dell’istituto di previdenza e sostiene, da una
parte, che il padre non abbia mai riconosciuto il figlio (cfr. supra consid. 1.6.)
e, dall’altra, che conformemente al certificato ereditario menzionato in
narrativa (cfr. supra consid. 1.3.-1.5.) essa è stata dichiarata unica erede
del defunto figlio, circostanze che a suo modo di vedere giustificano il
versamento a suo favore di tutto il capitale di decesso.

 

                                  Ora,
si rileva innanzitutto che l’asserzione dell’attrice secondo cui __________ non
avrebbe mai legalmente riconosciuto il figlio contraddice quanto riportato nei
certificati relativi allo stato di famiglia registrato rilasciati il 25 gennaio
2019 (VI/12) e l’11 marzo 2020 (VI/11) dal Servizio circondariale dello stato
civile di __________ e che indicano proprio __________ quale padre
dell’assicurato. Non si può inoltre ignorare la manifesta contraddizione in cui
l’attrice è incorsa, avendo definito nel ricorso __________ come “padre
biologico” dell’assicurato (cfr. supra consid. 1.4. e 1.7.).

 

                                  L’attrice
medesima afferma che il padre è ancora in vita e residente a __________ (cfr.
supra consid. 1.4. e 1.7.), confermando quanto asserito anche dalla di lei
“curatrice” (cfr. supra consid. 1.3.).

 

                                  Ne
consegue che __________ è da considerare padre di †__________ ed ancora in vita
al momento del decesso del figlio.

 

                                  A ben
vedere, considerato il tenore degli scritti dell’attrice di cui all’inserto,
questo Giudice deve concludere che con ogni verosimiglianza ella intendeva dire
che il padre dell’assicurato, benché figuri come tale sul piano legale, di
fatto non si era mai occupato del figlio. Tuttavia, tale asserita incresciosa
situazione nulla muta al fatto che, come poc’anzi accertato, __________ è da
considerare il padre di †__________ ed era ancora in vita (almeno) al momento
del decesso del figlio.

                                  Per
quanto concerne il certificato ereditario rilasciato il 15 ottobre 2019
attestante AT 1 quale unica erede della successione relitta del figlio, vale
quanto segue.

 

                                  Per la
giurisprudenza e la dottrina, la pretesa dei beneficiari di prestazioni per superstiti
ex artt. 19-20a LPP costituisce un diritto proprio (iure proprio) che
non deriva dal diritto successorio (iure hereditatis), bensì – nella
previdenza sovraobbligatoria – da un contratto a favore di terzi ex art. 112
cpv. 2 CO, ragione per cui tali prestazioni non ricadono nella massa
successoria, non sono assoggettate all’azione di riduzione, non sono toccate da
un rifiuto dell’eredità e, di principio, neppure da un’indegnità ex art. 540 CC
(DTF 142 V 233 consid. 2.3, 140 V 50 consid. 3.1, 131 V 27 consid. 3.1. e 129
III 305 consid. 2.1 e seg.; Amstutz, op. cit., n. 49 e 84 ad art. 20a LPP; Amstutz,
Die Begünstigtenordnung der beruflichen Vorsorge, in: ZStöR Band/Nr. 215, 2014,
pag. 23 e seg.; Hürzeler, Erbrecht – Schnittstellen mit der beruflichen Vorsorge,
in: Schweizer Personalvorsorge 11-14, pag. 100 e seg.; Hürzeler/Scartazzini,
op. cit., n. 3 ad art. 18 LPP; Moser, op. cit., pag. 2 e seg.; Riemer-Kafka,
op. cit., pag. 151 e seg.).

 

                                  Ne
consegue che, in applicazione della surriferita giurisprudenza e dottrina al
caso in disamina, si deve concludere che quanto attestato dal certificato
ereditario del 15 ottobre 2019, ossia che dal profilo del diritto successorio AT
1 è unica erede di †__________, è in concreto irrilevante, giacché la quota
parte del capitale di decesso spettante ad __________, quale padre
dell’assicurato, non deriva dal diritto successorio ma è un diritto proprio
derivante dalla previdenza professionale, in applicazione dei combinati artt.
20a cpv. 1 lett. b LPP e 44 cpv. 1 lett. c) Ripct.

 

                          2.7.  Visto
tutto quanto precede la richiesta attorea deve essere respinta.

 

                          2.8.  La
procedura è gratuita (art. 73 cpv. 2 LPP, art. 29 cpv. 1 Lptca).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  La
petizione è respinta.

 

                             2.  Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                             3.  Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                  L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                           Il
segretario di Camera

 

giudice Raffaele Guffi                                   Gianluca
Menghetti