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**Case Identifier:** 24d2db86-c5fd-5d20-a5ee-6ac72cdb8ebf
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-12-04
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 04.12.2013 BV.2013.7
**Docket/Reference:** BV.2013.7
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BV-2013-7_2013-12-04

## Full Text

Sequestro (art. 46 DPA).;;Sequestro (art. 46 DPA).;;Sequestro (art. 46 DPA).;;Sequestro (art. 46 DPA).

Decisione del 4 dicembre 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré, 

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

A. rappresentato dall’avv. Fiorenzo Cotti,  

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE 

CONTRIBUZIONI,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Sequestro (art. 46 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BV.2013.7 

- 2 - 
 
 

 

 Fatti: 

A. Dal 18 settembre 2012, l’Amministrazione federale delle contribuzioni (di 

seguito: AFC), Divisione affari penali e inchieste (di seguito: DAPI) conduce 

un procedimento penale amministrativo nei confronti di A. per presunta 

infrazione alla legge federale sull'imposta preventiva (LIP; RS 642.21) e per 

presunta truffa in materia fiscale ai sensi dell'art. 14 delle legge federale sul 

diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0). Tale procedimento si iscrive 

nel solco di un procedimento avviato il 20 febbraio 2012 dalla stessa AFC nei 

confronti dell'imputato per violazione alla legge federale sull'imposta federale 

diretta (LIFD; RS 642.11) nel contesto della dell'amministrazione di un 

postribolo nel Cantone Ticino per il tramite di diverse società, succedutesi 

nella sua gestione (v. inc. BV.2012.3-8 e BV.2012.3-9). Nell'ambito della 

suddetta inchiesta, il 4 aprile 2013 l'autorità inquirente ha posto sotto 

sequestro i seguenti immobili di proprietà di A. (v. act. 2.2): 

"Comune di Fondo  PPP   Proprietario 

Magadino 1  1a   1/3 A. 

Gudo  2  PPP 2a, 2b, 2c, 2d,2e A. 

Claro  3, 4     A./B. 

Cadenazzo 5   PPP 5a, 5b, 5c   A. 

Cadenazzo 6  PPP 6a, 6b  A. 

Chiasso 7     A./B." 

B. Con reclamo dell'11 aprile 2013 A. è insorto contro la menzionata decisione 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

postulandone l'annullamento. Il reclamante sostiene in primo luogo che la 

decisione impugnata violi il suo diritto di essere sentito, nella misura in cui 

l'autorità inquirente non avrebbe circoscritto in maniera sufficiente la 

fattispecie né avrebbe presentato validi indizi a sostegno dell'asserita 

infrazione alla LIP. Inoltre, in assenza di precisi elementi quo all'ammontare 

della presunta infrazione fiscale, l'avversata decisione di sequestro 

disattenderebbe il principio della proporzionalità (v. act. 1). 

C. In data 16 aprile 2013 il Direttore dell'AFC ha trasmesso alla scrivente Corte 

il reclamo unitamente alle proprie osservazioni, postulando la reiezione del 

gravame (v. act. 2).  

D. Con replica del 7 maggio  2013 - trasmessa per conoscenza all'AFC -  il 

reclamante si è sostanzialmente riconfermato nelle proprie conclusioni  

(v. act. 8).  

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E. In data 15 luglio 2013 il reclamante ha inoltrato alla scrivente Corte ulteriori 

documenti, e meglio dei verbali d'interrogatorio effettuati dalla DAPI 

nell'ambito dell'inchiesta in parola, dai quali emergerebbe l'estraneità di A. 

rispetto alle società che gestivano il postribolo oggetto della presente 

procedura (v. act. 12). 

F. In data 19 luglio 2013, il reclamante ha inoltre trasmesso alla scrivente 

autorità uno scritto mediante il quale egli mette in evidenza asseriti errori 

nell'allestimento delle perizie da parte dell'Ufficio cantonale di stima (su 

mandato dell'AFC) - in particolare per quanto attiene al fondo no. 8 RFD di 

Minusio - in conseguenza dei quali egli postula l'allestimento di una perizia 

giudiziaria sul valore di tutti gli immobili posti sotto sequestro (v. act. 13). 

G. Invitata a prendere posizione in merito, l'AFC, con osservazioni del 30 luglio 

2013, rileva l'inutilità di allestire nuove perizie, ritenuto che le asserite 

divergenze poste in risalto dal reclamante concernono un fondo non più sotto 

sequestro, e che quindi, in sostanza, non sarebbe possibile generalizzare la 

questione ai tutti gli altri fondi sequestrati (v. act. 15). 

H. In data 29 agosto 2013 (v. act. 18), 30 agosto 2013 (v. act. 20) e 4 settembre 

2013 (v. act. 22), il reclamante ha nuovamente indirizzato alla Corte ulteriori 

considerazioni circa le perizie agli atti dell'Ufficio stima, reiterando la richiesta 

di allestimento di una perizia giudiziaria sull'insieme dei fondi sotto 

sequestro. 

I. Le ulteriori argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del 

necessario, nei successivi considerandi in diritto. 

 Diritto: 

1.  

1.1. Contro i provvedimenti coattivi giusta gli art. 45 e segg. DPA e le operazioni e 

omissioni connesse può essere proposto reclamo alla Corte dei reclami 

penali del Tribunale penale federale (art. 26 cpv. 1 DPA in relazione con 

l’art. 37 cpv. 2 lett. b della legge federale del 19 marzo 2010 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP;  

RS 173.71] e l’art. 19 cpv. 1 del Regolamento del 31 agosto 2010 

sull’organizzazione del Tribunale penale federale [Regolamento 

sull’organizzazione del TPF, ROTPF; RS 173.713.161]). Il diritto di reclamo 

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spetta a chiunque è toccato dall’operazione impugnata e ha un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modifica (art. 28 cpv. 1 DPA). Il 

reclamo deve essere presentato per scritto all’autorità competente, con le 

conclusioni e una breve motivazione, entro tre giorni a contare da quello in 

cui il reclamante ha avuto conoscenza dell’operazione o ha ricevuto 

notificazione della decisione (art. 28 cpv. 3 DPA). Se la misura impugnata 

non emana dal direttore o capo dell’amministrazione in causa, il reclamo 

deve essere presentato a quest’ultimo (art. 26 cpv. 2 lett. b DPA), il quale, se 

non rettifica l’operazione o rimedia all’omissione in conformità delle 

conclusioni proposte, deve trasmetterlo alla Corte dei reclami penali del 

Tribunale penale federale, con le sue osservazioni, al più tardi il terzo giorno 

feriale dopo il suo ricevimento (art. 26 cpv. 3 DPA). 

1.2. Nel caso di specie, la decisione impugnata emana da un funzionario 

subordinato all'AFC ed è giunta a conoscenza del destinatario in data 8 aprile 

2013. Pertanto, presentato correttamente al Direttore dell'AFC (art. 26 cpv. 2 

lett. b DPA), entro il termine di tre giorni previsto dall'art. 28 cpv. 3 DPA, il 

reclamo è tempestivo. 

1.3. Il reclamante, nelle sua qualità di proprietario dei bei immobili oggetto della 

decisione di sequestro, ha senza dubbio un interesse degno di protezione 

all'annullamento o alla modifica della stessa. La sua legittimazione ad agire è 

dunque pacifica (art. 28 cpv. 1 DPA). 

2.  

2.1. Il reclamante censura in primo luogo la violazione del suo diritto di essere 

sentito, ritenuta l'assenza di sufficienti indizi di reato e l'assenza di una 

precisa esposizione della fattispecie dalla quale si possa desumere 

l'esistenza di infrazioni di carattere penale.  

2.2. Dal diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., la giurisprudenza 

ha dedotto, tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione 

motivata. L'obbligo di motivazione impone di menzionare, almeno 

brevemente, i motivi che hanno indotto a decidere in un senso piuttosto che 

nell'altro e di porre pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto 

della portata del provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione 

presso un'istanza superiore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso 

(DTF 125 II 369 consid. 2c; 124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a). 

L'autorità chiamata ad emanare una decisione non deve confrontarsi con tutti 

gli argomenti sollevati, ma è sufficiente che essa si esprima su quelli rilevanti 

per il giudizio (sentenza del Tribunale federale 1A.95/2002 del 16 luglio 2002, 

consid. 3.1; TPF 2009 49 consid. 4.3 e i riferimenti ivi citati). 

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2.3. Nell'evenienza concreta, l'avversata decisione di sequestro soddisfa le 

esigenze di motivazione sopraesposte. La decisione impugnata contiene 

infatti - seppur in maniera sintetica stante la natura incidentale e provvisionale 

della stessa - un esposto del contesto fattuale all'interno del quale si inscrive 

l'indagine condotta dalla DAPI e i motivi che hanno portato all'emanazione del 

suddetto provvedimento. Inoltre, il lungo articolarsi della presente procedura - 

durante la quale le parti hanno avuto ampia possibilità di esprimersi - e avuto 

particolare riguardo alle dettagliate esposizioni dei fatti ad opera dell'AFC, 

nonché della ricostruzione del presunto modus operandi, v'è da concludere 

che la fattispecie è stata circoscritta in modo adeguato anche per ciò che 

attiene ai sospetti di reato gravanti sugli indagati e giustificanti il 

provvedimento in parola. Dalle ricostruzioni della DAPI emerge infatti che A. 

avrebbe percepito utili dissimulati dalle diverse società succedutesi nella 

gestione dell'esercizio pubblico in questione senza dedurre l'imposta 

preventiva. In sede di risposta al reclamo, inoltre, l'AFC, richiamando agli atti 

il parallelo procedimento aperto per le infrazioni alla LIFD (inc. BV.2012.3-8 e 

BV.2012.9), ha compiutamente esposto i fatti fondanti l'avversata decisione di 

sequestro, in particolare esponendo il meccanismo del quale A. si sarebbe 

avvalso per commettere le citate infrazioni (cfr. act. 2). 

Ne segue che, in siffatte circostanze, il reclamante è stato correttamente 

posto nella condizione di comprendere la portata della decisione, nonché del 

contesto generale nel quale essa si iscrive, e di impugnarla con piena 

cognizione - come peraltro effettivamente avvenuto - dinanzi alla scrivente 

Corte. Cosi facendo, e disponendo questa autorità di un pieno potere 

cognitivo in fatto e in diritto (v. TPF 2007 57), anche un'eventuale violazione 

del diritto di essere sentito sarebbe stata comunque sanata dalla presente 

procedura (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 

1C_525/2008 e 1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3; TPF 2008 

172 consid. 2.3).  

L'asserita violazione del diritto di essere sentito del reclamante deve dunque 

essere respinta. 

3.  

3.1. Il reclamante contesta l'esistenza di sufficienti indizi di reato a sostegno delle 

infrazioni che gli sono imputate, e meglio di sottrazione dell'imposta 

preventiva ai sensi dell'art. 61 LIP o di truffa in materia di tasse giusta l'art. 14 

DPA, da cui l'illiceità dei sequestri ordinati.  

3.2. Il sequestro previsto all’art. 46 DPA è una misura processuale provvisionale 

che permette di mettere in sicurezza gli oggetti che possono avere 

importanza quali mezzi di prova, rispettivamente gli oggetti e gli altri beni che 

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saranno presumibilmente confiscati. In una sentenza del 26 settembre 2005 

l’Alta Corte ha espressamente ammesso che i risparmi d’imposta illegali 

possono essere oggetto di confisca (sentenza del Tribunale federale 

1S.5/2005 del 26 settembre 2005). Il sequestro è giustificato in presenza di 

sufficienti indizi che permettano di sospettare che i valori patrimoniali sono 

serviti a commettere l’infrazione, che ne sono il prodotto oppure che questi 

serviranno a garantire il pagamento di un risarcimento (art. 46 cpv. 1 lett. a e 

b DPA in relazione con l’art. 70 cpv. 1 CP per rinvio dell'art. 2 DPA; DTF 124 

IV 313, consid. 4; 120 IV 365 consid. 1c; sentenze del Tribunale federale 

1B_419/2010 del 1° aprile 2011; 1S.9/2005 e 1S.10/2005 del 6 ottobre 2005, 

consid. 6; sentenza del Tribunale penale federale BV.2006.22 del 13 luglio 

2006, consid. 3.2 e rinvii). Nelle fasi iniziali dell’inchiesta non ci si dovrà 

mostrare troppo esigenti quanto al fondamento del sospetto: è infatti 

sufficiente che il carattere illecito dei fatti rimproverati appaia verosimile 

(sentenze del Tribunale penale federale BV.2007.9 del 7 novembre 2007, 

consid 2; BV.2005.16 del 24 ottobre 2005, consid 3; BV.2004.19 

dell’11 ottobre 2004, consid. 2; DTF 124 IV 313 consid. 4; 120 IV 365 

consid. 1; HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 

6a ed., Basilea 2005, pag. 340 n.
.
 1); la misura ordinata deve inoltre essere 

rispettosa del principio della proporzionalità (sentenze del Tribunale penale 

federale BV.2005.30 del 9 dicembre 2005, consid. 2.1 e BV.2005.13 del 

28 giugno 2005, consid. 2.1 e rinvii). In quanto semplice misura procedurale 

provvisoria, il sequestro non pregiudica la decisione materiale di confisca. 

Diversamente dal giudice del merito, la Corte dei reclami penali del Tribunale 

penale federale non deve esaminare in modo definitivo le questioni di fatto e 

di diritto (DTF 124 IV 313 consid. 3b e 4; 120 IV 365 consid. 1c; sentenza del 

Tribunale penale federale BB.2005.11 del 14 giugno 2005, consid. 2 e rinvii). 

Per costante giurisprudenza, fintanto che persiste una possibilità di confisca, 

l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro (sentenza del Tribunale 

penale federale BB.2005.28 del 7 luglio 2005, consid. 2). I valori patrimoniali 

che sottostanno a confisca giusta l’art. 70 cpv. 1 CP sono tutti i vantaggi 

patrimoniali che derivano direttamente o indirettamente dal reato; a norma 

dell’art. 71 cpv. 1 CP, se detti valori patrimoniali non sono più reperibili, il 

giudice ordina in favore dello Stato un risarcimento equivalente. In caso di 

sottrazione fiscale, il vantaggio patrimoniale consiste nel controvalore 

dell’imposta sottratta (DTF 126 I 97, consid. 3c e 3d; 120 IV 365; sentenza 

del Tribunale penale federale BV.2009.8 del 30 marzo 2009, consid. 2.1 e 

rinvii). 

3.3. Giusta l'art. 61 lett. a LIP, chiunque, intenzionalmente o per negligenza, al 

fine di procacciare un profitto a sé o a un terzo sottrae l'imposta preventiva 

alla Confederazione è - in quanto non si applichi l'articolo 14 della legge 

federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo - punito a titolo di 

http://links.weblaw.ch/ATF-120-IV-365
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2007.9
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2005.16
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BV.2004.19
http://links.weblaw.ch/BSTGER-BB.2005.28

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sottrazione d'imposta con una multa fino a 30'000 franchi o fino al triplo 

dell'imposta sottratta o dell'illecito profitto, se tale triplo supera 30'000 franchi.  

 

3.4. L'inchiesta condotta dalla DAPI ha fatto emergere un complesso susseguirsi 

di società riconducibili a A. (e al suo "socio" B., oggetto di un parallelo 

procedimento penale-amministrativo) che si sarebbero avvicendate nella 

gestione del bar/postribolo "C." di Z., omettendo però di contabilizzare - e 

quindi di dichiarare al fisco - l'integralità degli incassi effettuati, e questo sia 

per quel che riguarda l'attività del bar propriamente detto, sia per 

l'affittacamere. L'inchiesta ha sinora permesso, grazie al ritrovamento in 

alcune cassette di sicurezza appartenenti agli indagati di parte dei certificati 

azionari relativi alle numerose società succedutesi nella gestione 

dell'esercizio pubblico di cui è questione, di ricondurre allo stesso A. (o a B.) 

la proprietà delle stesse, con conseguente responsabilità nella presunta 

attività illecita posta in essere. In particolare, come si evince dallo schema 

riassuntivo prodotto dall'AFC in sede di risposta al reclamo (v. act. 2.6), sono 

state ritrovate 22 azioni appartenenti a A. della società D. SA e 50 azioni 

della E. SA (le altre 50 azioni di quest'ultima società appartenevano invece a 

B.). Parimenti, anche da diversi verbali di interrogatorio, emerge la qualità di 

azionista del reclamante, unitamente a B., indicati come coloro i quali 

amministravano le società gerenti (v. interrogatorio del 27 giugno 2013 di F., 

act. 36.4 dell'inc. BV.2012.3-8).  

Sui comportamenti sospetti degli indagati nella gestione degli esercizi pubblici 

in questione, G., responsabile della gestione del C. a partire dall'anno 2002 e 

sentito in qualità di persona informata sui fatti, ha dichiarato nel suo verbale 

di interrogatorio dell'8 marzo 2012:  

 

"[…] 

Gli incassi venivano portati in ufficio del signor F. e li consegnava ai signori F., B. 

e A. […] 

 

Domanda: Lei è sorpreso del nostro arrivo, rispettivamente aveva dei dubbi 

d'irregolarità in una delle società? 

Risposta: Avevo dei dubbi, non sono sorpreso, proprio per questo motivo ho 

tenuto i documenti. E anche il fatto che loro (preciso B. e A.) mi chiedevano 

continuamente di distruggere i documenti. Loro (preciso B. e A., presumo sono i 

due azionisti principali delle società (di tutte le società), ma non ho le prove sono 

sempre stati al corrente che io ero in possesso dei documenti […] 

 

Domanda: Da chi riceveva gli ordini per la gestione della società" 

Risposta: B. e A. […] 

 

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[…] Per gli incassi delle camere li facevo io, mettevo nella busta e consegnavo in 

ufficio (che era in via Y.) a F., B. e A. " 

 

Nel successivo verbale di interrogatorio del 27 giugno 2013 (act. 36.2 inc. 

BV.2012.3-8), lo stesso G. fa inoltre stato di fatture per i fornitori (fatture 

cosiddette "passanti") pagate in nero per un ammontare di 2'000 - 3'500.- fr. 

ogni due settimane, utilizzando denaro contante proveniente direttamente 

dalla cassa del bar (v. act. 36.2 pag. 2 in basso, pag. 3 in alto).  

Già da queste dichiarazioni traspare in modo abbastanza evidente il 

meccanismo utilizzato dagli indagati per diminuire illegalmente il loro carico 

fiscale: sia nella gestione del bar che in quella dell'affittacamere, veniva 

contabilizzata solo una parte della cifra d'affari conseguita, e per questo 

scopo ci si avvaleva sia di fatture pagate in nero, con contante prelevato 

direttamente dalla cassa del bar - contribuendo con ciò a dissimulare almeno 

una parte dell'incasso di quest'ultimo - sia della manipolazione, se non 

addirittura della distruzione fisica di documentazione contabile concernente le 

società di gestione del postribolo. La relativa società di gestione veniva 

utilizzata solo per qualche tempo, e poi svuotata di ogni attivo, e ne venivano 

costituite regolarmente delle altre (da qui l'avvicendarsi, per certi versi 

frenetico, delle numerose società di gestione menzionate nel già citato 

documento act. 15.1 inc. BV.2012.9). La differenza tra i redditi dichiarati e 

quelli effettivamente conseguiti dagli esercizi pubblici in questione veniva poi 

versata ai relativi azionisti (in primis, a A. e B.), anche se l'AFC non è stata 

finora in grado di stabilire esattamente su quali conti bancari pervenivano le 

somme sottratte al fisco.   

Con particolare riferimento alle presunte infrazioni alla LIP, risulterebbe quindi 

che il reclamante, nella sua veste di azionista delle società gerenti l'esercizio 

pubblico in parola - sulla scorta della dettagliata ricostruzione effettuata dalla 

DAPI in merito alle presunte ed effettive cifre d'affari realizzate dalle diverse 

società succedutesi nella gestione del bar e dell'affittacamere, (v. act. 2.6) - 

abbia incassato dalle stesse prestazioni valutabili in denaro (a contanti) e 

quindi soggette all'imposta preventiva ai sensi dei combinati disposti di cui 

agli art. 4 cpv. 1 lett. a, 10 cpv. 1 e 13 cpv. 1 lett. a LIP.  

Da quanto precedentemente esposto, risulta che vi sono sufficienti e 

concordanti indizi per ritenere il qui reclamante A. - benché sempre 

schermato da persone giuridiche all'uopo costituite – come il gestore di fatto 

(insieme a B.) dell'esercizio pubblico in parola, e che in questa veste egli 

possa essere tenuto responsabile dei reati contestatigli dalla DAPI, ossia la 

sottrazione dell'imposta preventiva ai sensi dell'art. 61 lett. a LIP (mediante la 

riscossione a contanti di prestazioni valutabili in denaro dalle società, prima 

- 9 - 
 
 

 

della loro regolare contabilizzazione) o di truffa in materia di tasse giusta 

l'art. 14 DPA.       

Per quanto attiene alle infrazioni testè indicate, avuto particolare riguardo 

anche alle dettagliate ricostruzioni effettuate dall'autorità inquirente  

(cfr. act. 2.6 e relativo allegato), devesi quindi ritenere adempiuto il 

presupposto dell'esistenza di sufficienti indizi di reato, con la conseguenza 

che l'emanazione di decisioni di sequestro è di per sé legittima. 

 

Resta ora da verificare se i provvedimenti di sequestro ordinati dall'AFC sono 

proporzionali per rapporto al presunto ammontare delle infrazioni alla LIFD 

 

3.5. Occorre preliminarmente osservare che il reclamante a più riprese, contesta 

le perizie immobiliari allestite dall'Ufficio cantonale di stima su mandato 

dell'AFC, poiché a suo dire, e in raffronto alle perizie di parte da egli prodotte, 

gli immobili sarebbero stati sottostimati. A questo proposito egli postula 

l'allestimento di una perizia giudiziaria indipendente avente quale oggetto tutti 

gli immobili attualmente sotto sequestro. A suo dire, solo l'allestimento di una 

simile perizia potrebbe garantire il controllo del rispetto del principio della 

proporzionalità nel caso concreto. 

Per costante giurisprudenza, il diritto di essere sentito sancito all’art. 29 

cpv. 2 Cost. comprende anche la facoltà per l’interessato di offrire mezzi di 

prova su punti rilevanti e di partecipare alla loro assunzione, o perlomeno di 

potersi esprimere sui risultati, in quanto possano influire sul giudizio (DTF 129 

II 497 consid. 2.2 e riferimenti). Nel diritto penale amministrativo questa 

garanzia è concretizzata agli art. 37 cpv. 2 e 61 cpv. 2 DPA. Tale garanzia 

non impedisce tuttavia all’autorità in causa di procedere ad un 

apprezzamento anticipato delle prove richieste, se è convinta che esse non 

potrebbero condurla a modificare la sua opinione (DTF 124 I 203 consid. 4a; 

122 V 157 consid. 1d; 122 II 464 consid. 4a; 120 Ib 224 consid. 2b). 

Dagli atti si evince che la DAPI ha conferito mandato, ad inizio aprile 2012, 

all'Ufficio cantonale di stima di peritare le varie proprietà immobiliari poste 

sotto sequestro cautelare, e questo al fine di stabilire la proporzionalità della 

misura coercitiva in rapporto alle somme presunte sottratte al fisco. Giova 

anzitutto osservare che tale mandato non aveva sollevato, all'epoca, nessuna 

reazione da parte del reclamante; risulta invece agli atti che questi non abbia 

mostrato la necessaria collaborazione nell'allestimento delle citate perizie, 

ostacolando o dilazionando l'accesso alle proprietà interessate da parte dei 

funzionari dell'Ufficio stima (v. allegati alla duplica act. 15.4 e 15.5 dell'inc. 

BV.2012.9).  

- 10 - 
 
 

 

3.5.1. Sul suo sito internet (www.ti.ch/stime), l'Ufficio cantonale di stima include 

espressamente le perizie immobiliari come una delle sue mansioni principali, 

precisando che tale attività è rivolta essenzialmente ai servizi 

dell'amministrazione (contribuzioni, azione sociale, tassazione fondi agricoli, 

ecc.). L'Ufficio stima precisa che tali "perizie sono eseguite al valore 

commerciale del momento della richiesta. Esse devono quindi essere più 

dettagliate delle stime determinate con la revisione generale" (pagina 

internet, "chi siamo/presentazione"). Nella prefazione di ogni perizia 

(normalmente alla pagina 2) l'Ufficio stima ha elencato i criteri di valutazione 

generali utilizzati per determinare il valore commerciale (venale) e attuale 

dell'immobile in esame (v. act. 2.7). Essi sono : 

a) "l'importanza della località in cui giace la proprietà da valutare, in 

rapporto con la situazione geografica, con lo sviluppo residenziale, 

industriale e commerciale della regione e d'ogni singola parte o quartiere 

o frazione o zona dove si trovano i fondi; 

b) i prezzi pagati nelle contrattazioni di compravendita, pubbliche e private, 

avvenute nella località negli ultimi anni; 

c) il valore di reddito accertato sulla scorta dei contratti di locazione 

esistenti in quanto corrispondenti alle pigioni in uso nelle località o nel 

quartiere per oggetto paragonabili; 

d) il valore dei fabbricati in rapporto con le dimensioni, con il genere di 

costruzione e sua maggiore o minore solidità e ricercatezza, con i 

comodi e con gli incomodi di abitabilità o d'utilizzazione, con lo stato di 

conservazione; 

e) le norme pianificatorie dettate dal Piano regolatore, la posizione, le 

dimensioni, le caratteristiche fisiche, la configurazione, la topografia, 

l'esposizione, lo sfruttamento, il grado di urbanizzazione, gli accessi, le 

servitù, nonché quei fattori positivi e negativi che incidono sul valore 

commerciale". 

 Il perito cantonale ha proceduto ad un sopralluogo per ogni immobile 

peritato, esaminando attentamente la situazione del terreno e tenendo in 

considerazione tutti i fattori che potevano influenzare, in modo positivo o 

negativo, la valutazione dell'immobile (posizione, dimensione, stato attuale, 

destinazione, vicinanze, ecc.). Per determinare il valore venale dell'immobile 

- ossia, per definizione, il prezzo di vendita che si potrebbe ottenere 

normalmente in una libera contrattazione di compravendita - il perito 

cantonale ha poi applicato il metodo tradizionale, consistente nella 

ponderazione tra il valore reale del fondo e il suo valore di reddito. A tale 

proposito, egli ha precisato che la ponderazione del valore reale con il valore 

- 11 - 
 
 

 

a reddito cambia secondo il genere di costruzione, la caratteristica 

dell'immobile, il volume, la richiesta di mercato, ecc.: in funzione della 

situazione economica lo stesso può infatti basarsi sul solo valore reale o 

viceversa sul solo valore di reddito (v. a titolo di esempio il  punto 12.1 della 

perizia act. 41.1, inc. BV.2012.9).   

Da queste considerazioni si evince come l'Ufficio cantonale di stima non ha 

proceduto ad un semplice quanto generico adattamento temporale delle 

stime ufficiali già determinate in occasione dell'ultima revisione generale, 

fissata in maniera standard per tutti i comuni ticinesi al 1° gennaio 2005, 

applicando i soli criteri di valutazione validi per le stime ufficiali, ossia quelli di 

schematicità e prudenzialità previsti all'art. 20 della legge cantonale sulla 

stima della sostanza immobiliare del 13 novembre 1996 (RL cantonale, 

10.2.9.1). Al contrario, pur non perdendo di vista i due criteri menzionati - e 

logicamente scartando valori che potrebbero essere determinati da punte 

speculative e contrattazioni basate su condizioni particolari - ha cercato di 

determinare, con un più ampio esame di dettaglio, il valore venale di ogni 

singolo fondo sotto sequestro, ponderando attentamente valore reale e 

valore di reddito aggiornati al momento della richiesta da parte dell'AFC. 

L'attendibilità e l'attualità delle perizie eseguite dall'Ufficio cantonale di stima, 

già per questi motivi, non può essere messa in discussione da questa Corte. 

3.5.2. Il reclamante contesta, come detto, le risultanze delle perizie eseguite 

dall'Ufficio stime, sostenendo che gli importi esposti sono troppo bassi, e non 

riflettono il pieno valore degli immobili in questione; a sostegno delle sue 

allegazioni produce una serie di perizie di parte commissionate a vari 

architetti che mostrano valutazioni ben superiori degli stessi (v. act. 1.6 a 

1.10). Le sue perplessità si concentrano in particolare sulla  part. no. 8 RFD 

di Minusio (di sua proprietà), rilevando che tra la valutazione esposta nel 

referto peritale del 5 giugno 2013 dell'Ufficio cantonale di stima (valore 

venale di fr. 3'450'000.--) e quella calcolata nella perizia del 15 aprile 2013 

dall'arch. H. (valore venale di fr. 5'540'000.--) risulta una differenza di ben 

2'090'000.- fr., ossia del 60% espressa in termini percentuali. Il reclamante 

argomenta che applicando tale coefficiente percentuale anche a tutte le altre 

proprietà sotto sequestro, il valore totale dei fondi risulterebbe – al netto delle 

ipoteche – ben superiore al presunto profitto illecito derivante dalle infrazioni 

alla LIP a lui contestate.  

Con riferimento ai fondi di proprietà del reclamante tuttora sotto sequestro e 

oggetto della presente decisione in materia di infrazioni alla LIP (il 

sopracitato fondo n. 8 RFD Minusio, unitamente ad altri, è infatti stato infatti 

dissequestrato con decisione dell'8 marzo 2013 dell'AFC; v. act. 2.3), le 

risultanze peritali dell'Ufficio cantonale di stima e degli esperti di parte - 

sempre riferite al valore venale degli immobili - sono invece le seguenti: 

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a) part. n. 1 RFD Gambarogno-Magadino: 

- Ufficio stima: fr. 1'300'000.-- (v. perzia del 18 giugno 2012, act. 2.7/1); 

- arch. I.: fr. 3'100'000.-- (v. perizia del 24 settembre 2010, act. 1.6). 

 

b) part. n. 2 RFD Gudo (PPP 2a, 2b,  2c, 2d e 2e) 

- Ufficio stima: fr. 1'410'000.-- (v. perizia del 25 giugno 2012, act. 2.7/4); 

- arch. J. fr. 1'687'000.-- (v. perizia del 18 aprile 2012, act. 1.7). 

 

c) part. n. 3 e 4 RFD Claro: 

- Ufficio stima: complessivi fr. 1'820'000.-- (v. perizie del 18 giugno 2012, 

act. 2.7/2-3); 

- arch. I.: complessivi fr. 1'550'000.-- (v. perizia del 20 aprile 2012, act. 1.8). 

 

d) part. n. 6 (PPP 6a, 6b) e n. 5 (PPP 5a, 5b, 5c) RFD Cadenazzo: 

- Ufficio stima: complessivi fr. 960'000.-- (v. perizie dell'11 settembre 2012, 

act. 2.7/5-6); 

- arch. J. complessivi fr. 1'105'000.-- (v. perizia del 19 aprile 2012, act. 1.9). 

 

e) part. n. 7 RFD Chiasso: 

- Ufficio stima: fr. 1'420'000.-- (v. perizia del 17 luglio 2012, act. 2.7/7); 

- arch. J.: fr. 1'391'000.-- (v. perizia del 12 aprile 2012, act. 1.10). 

Sommate, la valutazione effettuata dall'Ufficio cantonale di stima relativa ai 

fondi oggetto della presente decisione ammonta a complessivi fr. 6'910'000.-

mentre quella desumibile dalle perizie di parte (arch. J. e arch. I.) risulta di  

fr. 8'833'000.--, con una differenza nominale di fr. 1'923'000.--. 

3.5.3. Su invito della presente Corte, il 30 luglio 2013 l'autorità inquirente ha preso 

posizione sulle differenze di valutazione tra le perizie eseguite dall'Ufficio 

cantonale di stima e quelle private prodotte dagli insorgenti (v. act. 15). 

Questa presa di posizione riguarda, è vero, la sola (e già citata) part. n. 8 

RFD Minusio; tuttavia le considerazioni espresse possono valere – a titolo 

- 13 - 
 
 

 

esemplificativo e con variazioni di poco significato - anche per gli altri fondi 

oggetti di valutazione.   

 Dal documento in esame si desume che i criteri di valutazione utilizzati da 

entrambi i periti sono sostanzialmente gli stessi: calcolo del valore reale, 

calcolo del valore reddito del fondo, e ponderazione dei valori ottenuti per 

giungere al valore venale dell'immobile. Decisamente diversi sono invece i 

parametri applicati dai periti per la determinazione di questi valori. Nel 

calcolo del valore reale, ad esempio, l'Ufficio stima ha applicato un valore 

cubimetrico diverso per il fabbricato principale (480 fr/mc), per il fabbricato 

sotterraneo (190 fr/mc) e per il fabbricato accessorio (320 fr/mc), mentre il 

perito di parte arch. H. ha calcolato un unico valore di 650 fr/mc per l'intera 

costruzione, riducendo poi in parte il valore ottenuto in funzione della vetustà 

tecnica dell'edificio. Anche il terreno è stato valutato diversamente dai periti: 

l'Ufficio stima, fondandosi sulla media delle compravendite delle zone 

limitrofe, ha considerato per il terreno residuo un valore di 650 fr/mq, e per il 

terreno complementare un valore (ponderato) di 570 fr/mq; il perito di parte 

ha invece applicato un valore di 850 fr/mq per il primo e 700 fr/mq per il 

secondo (v. act. 38, pagg. 2 in basso, 3 in alto). Per quanto attiene il calcolo 

del valore di reddito le differenze maggiori riguardano il tasso di 

capitalizzazione (calcolato al 6,4% dall'Ufficio stima e al 4,4-4,9% dal perito 

di parte) e l'aggiunta, fatta dal solo perito di parte, del valore presunto del 

terreno al reddito annuo capitalizzato. Infine, nel calcolo del valore 

ponderato, l'Ufficio stima ha considerato 2,5 volte il valore di reddito e una 

volta il valore reale, aggiungendo alla media, in un secondo tempo, i terreni 

non considerati nel calcolo ponderato, mentre l'arch. H. ha considerato 2 

volte il valore di reddito (già con l'aggiunta del terreno residuo) e una volta il 

valore reale, giungendo alla differenza di valutazione di cui si è detto al 

considerando precedente (v. act. 38, pag. 3).   

 Ora, va constatato che anche se tutte le perizie sono state elaborate  

seguendo criteri piuttosto simili, appare evidente che l'Ufficio stima ha 

applicato per le sue perizie dei parametri di calcolo più prudenti rispetto a 

quelli dei vari periti di parte, sia per quel che riguarda il valore reale (valori al 

metro cubo dei fabbricati e al metro quadrato dei terreni), sia per qual che 

riguarda il calcolo del valore di reddito dei vari immobili (tasso di 

capitalizzazione). Ferma restando la serietà e la fondatezza delle perizie di 

parte prodotte agli atti, la scrivente Corte reputa, tenuto conto degli estremi 

di questo caso, più attendibili i parametri – prudenziali – utilizzati dall'Ufficio 

stima, e questo per due sostanziali motivi: 

- l'effettiva realizzazione dei fondi sotto sequestro ed eventualmente 

confiscati, data la natura coatta della procedura e la presumibile 

realizzazione degli stessi tramite aggiudicazione in un asta pubblica, 

- 14 - 
 
 

 

difficilmente potrà se del caso essere fatta al loro valore effettivo di 

mercato, ossia a quello perseguibile in una libera contrattazione di 

compravendita tra privati (valore venale); 

- per quanto attiene segnatamente il fondo n. 7 RFD di Chiasso (oggetto 

della presente decisione) non sarà possibile, in caso di confisca e di 

successiva rivendita – e questo pure nell'ipotesi di trattative private - 

ottenere il pieno valore venale, poiché questo immobile è stato per lungo 

tempo adibito a ritrovo pubblico legato al mondo della prostituzione e un 

suo possibile utilizzo per altre attività dovrà tener conto di ingenti spese di 

trasformazione e ristrutturazione. 

In definitiva, questa Corte baserà l'esame del rispetto del principio della 

proporzionalità sulla scorta dei valori risultanti dalle perizie agli atti effettuate 

dal competente Ufficio cantonale di stima (v. act. 2.7/1-7). Per le medesime 

ragioni suesposte, la richiesta di allestimento di una perizia giudiziaria ai 

sensi dell'art. 43 DPA sul valore complessivo dei fondi sotto sequestro non 

merita accoglimento 

3.6. In concreto, sulla base delle risultanze dell'inchiesta, viene contestato a A. (e 

alle società a lui riconducibili e succedutesi nella gestione dell'esercizio 

pubblico) un presunto profitto illecito derivante dalle infrazioni alla LIP pari a 

complessivi fr. 2'105'000.-- (cfr. act. 2.6).  A fronte di questo importo, di cui 

non v'è motivo di scostarsi stando alle ricostruzioni effettuate dalle indagini 

della DAPI (cfr. allegato all'act. 2.6), l'ammontare dei beni tuttora sotto 

sequestro si attesta  (tenuto conto della quota parte di proprietà di A. e 

dell'aggravio ipotecario gravante gli immobili in questione): 

- fr. 166'000.-- per la part. no. 1 RFD di Gambarogno, il cui valore stimato 

è di fr. 1'300'000.-- e della quale A. è proprietario in misura di 1/3, 

dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 266'667.--;  

- fr. 760'000.-- per la part. no. 2 RFD di Gudo (PPPP 2a, 2b, 2c, 2d e 2e), 

il cui valore stimato complessivo è di fr. 1'410'000.--, dedotta l'ipoteca di 

fr. 650'000.--; 

- fr. 545'000.-- per le part. no. 3 e no. 4 RFD di Claro, il cui valore stimato 

complessivo è di fr. 1'820'000.--, delle quali A. è proprietario in misura di 

½ e dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 364'800.-- 

- fr. 428'400.-- per le part. no. 6 RFD di Cadenazzo (PPP 6a 6b) e part. 

no. 5 RFD di Cadenazzo (PPP 5a, 5b e 5c), il cui valore complessivo è 

stimato in fr. 960'000.--, dedotto l'aggravio ipotecario pari a fr. 531'600.--; 

- 15 - 
 
 

 

- fr. 575'000.-- per la part. no. 7 RFD di Chiasso, il cui valore stimato 

ammonta a fr. 1'420'000.--, della quale A. è proprietario in misura di un 

½ e dedotto l'aggravio ipotecario di fr. 135'000.--. 

Il valore complessivo dei beni sotto sequestro ammonta pertanto a  

fr. 2'474'400.--. A fronte del presunto profitto illecito calcolato limitatamente 

alla LIP di fr. 2'105'000.--, il principio della proporzionalità è, in concreto, 

ossequiato. Giova a tale proposito rammentare che nel corso dell'ultimo 

anno, l'AFC ha proceduto a diversi dissequestri di immobili di proprietà del 

reclamante A. (tra cui il contestato fondo n. 8 RFD di Minusio, v. consid. 

3.5.2 supra), man mano che la cifra relativa al presunto credito fiscale veniva 

definita con maggior precisione in seguito all'avanzamento dell'inchiesta e 

all'assunzione di mezzi probatori (v. act. 2.6). Inoltre, in caso di plusvalenza 

nella realizzazione forzata dei fondi, questa spetterà al proprietario dei fondi, 

in ossequio alla garanzia della proprietà. In simili evenienze, anche la 

censura di violazione del principio di proporzionalità deve essere respinta 

siccome infondata. 

4. Alla luce di tutto quanto esposto, il gravame presentato deve essere 

integralmente respinto. Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle 

spese per la procedura di reclamo davanti alla Corte dei reclami penali si 

determina secondo l’art. 73 LOAP. L’art. 73 LOAP rinvia al Regolamento del 

31 agosto 2010 del Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le 

ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 

173.713.162), regolamento che tuttavia non contiene indicazioni in merito 

all’attribuzione delle spese giudiziarie. Trovano pertanto applicazione, in 

analogia, le disposizioni della LTF, ciò che peraltro corrisponde alla 

normativa vigente sinora (v. ad esempio la sentenza del Tribunale penale 

federale BV.2010.79 del 10 dicembre 2010). In quanto parte soccombente, il 

reclamante deve sopportare le spese giudiziarie (art. 66 cpv. 1 LTF per 

analogia). La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 5 e 8 cpv. 1 RSPPF 

ed è fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--, coperta in misura di fr. 1'500.- 

dall'anticipo delle spese già prelevato. Il saldo è posto a carico del 

reclamante. 

 

 

 

- 16 - 
 
 

 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico del reclamante ed è 
coperta, in misura di fr. 1'500.--, dall'anticipo delle spese già prelevato.  

 
 
 
Bellinzona, 5 dicembre 2013 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Fiorenzo Cotti 

- Amministrazione federale delle contribuzioni 

 
 
 

 

 

 

Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 
giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).