# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e2bda5d3-b36e-51f1-8e13-1e4ad193d726
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-12-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 13.12.2012 17.2012.48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2012-48_2012-12-13.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2012.48

  	
  Locarno

  13 dicembre 2012/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Franco Lardelli e Damiano Stefani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sara Lavizzari, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 28 marzo 2012 dal

 

	
   

  	
   procuratore pubblico

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 23 marzo
  2012 dalla Pretura penale di Bellinzona nei confronti di

  	 

 

	
   

  	
   IM 1

        

  rappr. dall'  DI 1   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 23
aprile 2012;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che              -   con decreto d’accusa n. 3833/2011 del 26
settembre 2011 il  ha giudicato IM 1 autore colpevole
di:

 

                                         trascuranza
degli obblighi di mantenimento

                                         per avere, dal luglio 2001
al gennaio 2007, a __________ ed in altre località, benché avesse avuto o
avesse potuto avere i mezzi per farlo, omesso di prestare i contributi
alimentari a favore dei figli F. (nato il 13 maggio1992) e G. (nata il 23
maggio1993), stabiliti dalla convenzione di modifica delle conseguenze
accessorie del divorzio omologata dalla Pretura di __________ con decisione 01
giugno 2004, da versare ACPR 1, per un importo complessivo di fr. 81'200.-;

 

                                         e ne ha proposto la
condanna: 

 

                                         1.   Alla pena pecuniaria
di 80 (ottanta) aliquote giornaliere da fr. 60.- (sessanta) cadauna,
corrispondenti a complessivi fr. 4'800.- (quattromilaottocento). L'esecuzione della
pena viene sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni.

                                         2.   Alla multa di fr.
300.- (trecento), con l'avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la stessa
sarà sostituita con una pena detentiva di giorni 5 (cinque).

                                         3.   Al versamento ACPR 1,
dell'importo di fr. 81'200.-.

                                         4.   Al pagamento della
tassa di giustizia di fr. 100.- e delle spese giudiziarie di fr. 100.-;

 

                                     -   con
sentenza 23 marzo 2012, statuendo sull’opposizione tempestivamente interposta dall’imputato,
il presidente della Pretura penale lo ha prosciolto da ogni accusa ed ha
caricato la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 600.- allo Stato;

 

 

preso atto che             il procuratore pubblico ha sollecitamente annunciato di voler
interporre appello contro la sentenza di prima sede.

Dopo aver ricevuto la motivazione scritta della stessa,
con dichiarazione di appello 23 aprile 2012, l’appellante ha precisato di
chiedere l’annullamento del suo dispositivo n. 1 e la conseguente condanna di IM
1 per il reato di trascuranza degli obblighi di mantenimento, per i fatti
descritti nel DA 3833/2011 del 26 settembre 2011.

 

Richieste di esprimersi in merito con decreto
presidenziale del 25 maggio 2012, ritenuto che non è stata postulata
l’assunzione di nuove prove, le parti hanno dato il loro consenso al ricorso
alla procedura scritta. 

Con allegato di motivazione scritta 22 giugno
2012, il procuratore pubblico, dopo aver ripercorso le tappe che hanno portato
all’insorgere del credito alimentare ed alla sua determinazione in fr. 81'266.-,
riconosciuto da IM 1 stesso, ha evidenziato come non possa essere condiviso
l’accertamento effettuato dal presidente della Pretura penale, in base al quale
la sua situazione economica fosse difficile al punto da non consentirgli
oggettivamente di fare fronte ai suoi impegni alimentari. Inoltre ha eccepito
che i ragionamenti effettuati in prima sede in merito all’intervenuta
prescrizione non possono essere seguiti, precisando che per reati durevoli essa
inizia a decorrere solo dal giorno in cui il comportamento punibile ha avuto
fine. Nel caso di trascuranza degli obblighi di mantenimento, ciò avviene solo
con l’intervenuto pagamento di tutto l’importo scoperto. In quest’ottica,
avendo l’accusato ammesso il suo debito di fr. 81'266.-, ha riconosciuto in fr.
39'000.45 la somma versata alla ex moglie quale contributo alimentare per i
figli per il periodo dal luglio 2001 al gennaio 2007; ciò significa che né i
contributi alimentari relativi al periodo luglio 2001 - aprile 2004, né quelli
febbraio 2005 - gennaio 2007 sono stati ad oggi interamente pagati. Di
riflesso, il termine di prescrizione non ha neppure oggi iniziato a decorrere,
per cui, contrariamente a quanto deciso dal pretore, la prescrizione non è
assolutamente intervenuta per i contributi precedenti il marzo 2005.

 

L’ACPR 1, con scritto 4 luglio 2012, non ha
formulato particolari osservazioni ed ha rimandato allo scritto del procuratore
pubblico. Il presidente della Pretura penale, dal canto suo, si è rimesso al
giudizio di questa corte, mentre il difensore, con lettera del 13 luglio 2012, ha chiesto la conferma integrale della sentenza di primo grado, alle cui considerazioni ha
aderito e rinviato.

 

 

ritenuto                          

Potere cognitivo della Corte d’appello penale
e principi applicabili all’accertamento dei fatti

 

                                   1.   Giusta
l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei
tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al
procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le
violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a),
l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza
(lett. c).

                                         L'appellante
può limitare il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di
prima istanza (art. 399 al. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art 404 cpv. 1, la
giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Questo principio
soffre, però, di un’importante eccezione posta dal cpv. 2 del
citato articolo  secondo cui , a favore dell’imputato, il potere di esame della
Corte di appello si estende anche ai punti non appellati (Mini, Commentario
CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741). 

                                         Giusta
l’art 398 cpv. 2  - secondo cui il tribunale d’appello esamina per esteso
(“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i
punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in
fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime
cure.

                                         Sulla
questione, il TF ha avuto recentemente modo di precisare che l’appello porta ad
un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate ed ha spiegato che la
giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad individuare gli errori
dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma deve tenere i propri
dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che sostituisce la precedente
(art 408 CPP) - secondo il proprio libero convincimento fondato sugli elementi
probatori in atti e sulle risultanze delle prove autonomamente amministrate
(STF 12.7.2012 in 6B_715/2011 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in:
Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2011, n. 1 ad art. 398; cfr, inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di
procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7,
pag. 766 ).

 

                                   2.   Giusta
l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come
le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei
secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza.

Questo disposto - che concretizza il principio
della verità materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP - conferma il principio
secondo cui gli strumenti per l’accertamento della verità non sono soltanto
quelli indicati agli art. 142 e seg. CPP - e, cioè, gli interrogatori
dell’imputato (art. 157 e seg. CPP), dei testi (art. 162 e seg. CPP), delle
persone informate sui fatti (art. 178 e seg. CPP), le perizie (art. 182 e seg.
CPP) e i mezzi di prova materiali (art. 192 e seg. CPP) - ma sono anche tutti
quelli che, secondo l’evoluzione tecnica e scientifica, sono idonei a provarla.

Pertanto, così come indicato dai commentatori,
anche mezzi di prova non disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti
e purché il loro valore probante sia riconosciuto dalla scienza e/o
dall’esperienza (Bernasconi, Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art.
10, n. 24, pag. 49 e ad art. 139, n. 1, pag. 297; Bénédict/Treccani,
Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2, pag. 603; Schmid,
Praxiskommentar, op. cit., ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler Kommentar,
StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e seg.).

L’art. 139 cpv. 2 CPP precisa, poi, che i fatti
irrilevanti, manifesti, noti all’autorità penale oppure già comprovati sotto il
profilo giuridico non sono oggetto di prova.

 

                                   3.   In
mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette,
cioè su indizi (Rep. 1990 pag. 353 con richiami, 1980 pag. 405 consid. 4b).

L’indizio, per consolidata dottrina e
giurisprudenza, è una circostanza di fatto certa dalla quale si può trarre,
dopo un processo di induzione condotto con un metodo rigorosamente logico e
preciso sulla base di una valutazione d’insieme, una conclusione circa la
sussistenza o no del fatto da provarsi (Hauser/Schweri/Hartmann,
Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a edizione, Basilea 2005, § 59, n. 12 a 15 con richiami; Manzini, Trattato di diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956,
pag. 416 e segg.).

Non può essere attribuito valore d’indizio a un
fatto non certo, equivoco o non univoco o contingente (Rep. 1980, 192, consid.
3; Rep. 1980, 147, consid. 4).

In assenza di prove tranquillanti e sicure, si
può, dunque, costruire un giudizio di condanna soltanto se vi sono più indizi -
cioè fatti certi - univoci e concordanti che, correlati logicamente nel loro
insieme, consentono deduzioni precise e rigorose così da far concludere che
l’esistenza dei fatti ritenuti nell’atto di accusa non può essere
ragionevolmente posta in dubbio (cfr. Hans Walder, Der Indizienbeweis im
Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit., in part., in STF 6P.37/2003 del
7 maggio 2003 consid. 2.2).

 

                                   4.   Giusta
l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove secondo il
convincimento che trae dall’intero procedimento. 

Così come precisato dai commentatori, il
principio della libera valutazione delle prove non significa che i fatti
possano venire accertati secondo il “buon volere del giudice” o secondo sue
soggettive convinzioni. Esso significa, invece, che chi giudica non è vincolato
a regole scritte o non scritte riguardanti il valore delle prove, ma statuisce
esclusivamente sulla scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su
criteri oggettivi di tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le
circostanze a carico e a scarico senza essere vincolato da norme sul valore
probante astratto dei diversi mezzi di prova (Bernasconi, op. cit., ad art. 10,
n. 15 e 16, pag. 48; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23;
Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, Basilea 2010, ad art. 10, n. 35-41,
pag. 70-72; DTF 133 I 33 consid. 2.1; DTF 117 Ia 401 consid. 1c.bb).
Semplicemente, dunque, il principio della libera valutazione delle prove
significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di prova: per esempio, la
deposizione di un teste non ha, di regola, maggior valore probante di quella di
una persona informata sui fatti o di quella dello stesso imputato o di quella
della parte lesa (Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, 2006, n. 744 ad
§ 100, pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., n. 22 ad § 39 e n. 4 ad §
62; STF 6B_1028/2009 del 23 aprile 2010; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010;
6B_936/2010 del 28 giugno 2011). Il giudice deve sempre formare il proprio
convincimento unicamente sulla concreta forza persuasiva - valutata in modo
approfondito e oggettivo - di un determinato mezzo di prova (Bernasconi, op.
cit., ad art. 10, n. 21, pag. 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5,
pag. 23; Hofer, op. cit., ad art. 10, n. 58, pag. 173).

Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione
delle prove - di cui deve dare conto in sentenza con una congrua motivazione
(STF 6B_10/2010 del 10 maggio 2010) - il giudice dispone, dunque, come sotto
l’egida del diritto procedurale precedente, di un ampio potere di apprezzamento
(DTF 129 I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; STF 6P.218/2006 del 30 marzo
2007), nel senso sopra indicato.

 

L'accusato 

 

                                   5.   IM
1, cittadino italiano nato a __________ il 12 aprile 1951 ed ivi domiciliato, è
divorziato da C., dalla quale ha avuto due figli, F., nato il 13 maggio 1992, e
G., nata il 23 maggio 1993. 

                                         Dall’incarto
emerge pure che egli ha avuto un altro figlio, M., da una precedente relazione
e che questi è da tempo maggiorenne.

 

                                         In merito alla sua
situazione professionale ed economica, il prevenuto ha dichiarato:

 

“
Preciso che attualmente sono disoccupato. Per
essere preciso devo dire che durante il 2000 collaboravo con la società __________
in qualità di consulente guadagnando circa 50'000 euro l’anno. Ciò era quanto
pattuito a contratto, comunque essendo una piccola società non sempre riuscivo
a raggiungere la cifra appena citata.

Infatti il 26 luglio 2002 la __________ è andata
in liquidazione, premesso che l’attività vera e propria era già cessata il 1.
settembre 2001.

Dopo il settembre 2001 malgrado la mia buona
volontà non sono riuscito a trovare un’altra attività, alla mia età risulta
difficile trovare occupazioni nuove.

Adr: ho acquisito la maturità scientifica a __________.

Adr: mio padre era proprietario della ditta __________.
In seguito la ditta è stata acquistata da mio fratello. Da parte mia ero
proprietario di una società denominata __________ che operava nel campo
dell’editoria specializzata.

Purtroppo la mia ditta è stata posta in
liquidazione nel 1997 ed io ho venduto le mie azioni della __________ a mio
fratello per evitare il fallimento della mia ditta.

Ho ricevuto dalla vendita delle suddette azioni
ca. Lit. 7 miliardi o meglio io non ho ricevuto il denaro fisicamente bensì mio
fratello ha provveduto a pagare i debiti della mia ditta. Ciononostante la
ditta è stata chiusa in quanto non vi era più la possibilità di proseguire se
non indebitandosi nuovamente. 

Non si è optato per un fallimento della mia ditta
in quanto mia madre era amministratrice e non si voleva coinvolgerla
direttamente per il semplice fatto che lei era pure amministratrice della __________.

Adr: come ho già detto verbalmente dal settembre
2001 fino ad oggi io sono aiutato da mia madre e da mio fratello che mi danno
il denaro per vivere. Mensilmente potrei quantificare in fr. 2'000.- ca. il
denaro che ricevo dai miei famigliari.

A domanda del verbalizzante rispondo che
attualmente vivo in un appartamento di via __________ che è in affitto a mio
figlio M. di anni 23. Lui mi permette di abitarci senza che io gli paghi un
affitto.

 

Adr: avevo un’automobile in leasing marca Audi
targata . Ora però ho disdetto il leasing non avendo la possibilità di pagarlo.
Il leasing l’ho disdetto o meglio, essendo in arretrato con i pagamenti di tre
mesi la società di leasing mi ha chiesto di riportare il veicolo, cosa che ho
fatto il 4 marzo 2003.

E’ quindi vero che fino a dicembre 2002 io le
rate leasing le ho pagate in ragione di fr. 1'275.- al mese.

Questi soldi li ho potuti versare grazie ai
versamenti di ca. fr. 2'000.- sopraccitati. 

 

(…) Adr: possedevo dal 2000 (gennaio) al maggio
2001 una porche carrera, pagavo un leasing mensile di fr. 1'200.-.
Contemporaneamente a questo veicolo possedevo pure una Rover 75 in leasing per la quale pagavo mensilmente fr. 800.-. Quest’ultimo veicolo l’ho poi riscattato e
dato a mia moglie. Preciso che mia moglie a quel momento aveva un suo veicolo
che siccome vetusto è stato ritornato al garage e così è stato possibile
riscattare la Rover. Per la Rover ho pure dovuto dare fr. 31'000.-. A maggio
del 2001 ho pure chiuso il contratto di leasing della Porche.

Oltre a questi due veicoli io utilizzavo una
Ranch Rover. Questo veicolo è stato pagato dalla mia ex convivente signora
Bettina Pusset, il veicolo era a me intestato ed usato da entrambi.

Dal maggio 2001 al settembre 2001 la mia
convivente ha posto sotto sequestro la Ranch Rover siccome vantava un credito
nei miei confronti. La Ranch Rover fu poi venduta e la mia ex convivente ha
tenuto il denaro.

Dal maggio del 2001 ho circolato con una VW Golf
fino al 30 ottobre 2001. Nel novembre 2001 ho preso l’Audi 3000 in leasing per la quale pagavo fr. 1'275.- al mese fino al dicembre 2002.

Adr: dal 2001 non sono più andato in vacanza.

Adr: dal gennaio 2000 all’inizio del 2001 ho
ricevuto come già detto sopra euro 50'000.- all’anno di guadagno. Dall’inizio
2001 fino al settembre 2001 ho guadagnato ca. 40'000.- euro.”

(VI 12 marzo 2003, pag.
2 seg. e pag. 4 seg., AI 2).

“
Adr: non abito più in via __________, in un
appartamento di un locale con un affitto di euro 600.- al mese.

Sono consulente di una piccola azienda che è la __________,
già indicata nel verbale del 12 marzo 2003. Lo stipendio mensile può essere
calcolato in circa 1'000.- euro al mese o 10'000.- euro all’anno.

Evidentemente tolto l’affitto non mi resta molto
e quindi c’è sempre mio fratello che mi aiuta versandomi 1'000.- euro al mese.

Attualmente sono proprietario di un’auto usata
marca Smart.

Come si vede la mia situazione finanziaria,
rispetto al febbraio 2003, data dell’ultimo verbale, non è cambiata in meglio,
bensì in peggio.”

(VI 14marzo 2009 pag. 2
seg., AI 26).

 

 

                                         I contributi
alimentari a favore dei figli 

 

                                   6.   La
presente procedura, come usuale per reati di questa natura, affonda le proprie
radici in quella di diritto civile relativa ai contributi di mantenimento dei
figli minorenni dell’imputato.

 

                                         In data 22 maggio 2001 il
Pretore del Distretto di __________ ha prolato un decreto supercautelare con il
quale ha affidato F. e G. alla madre ed ha fissato i contributi alimentari
dovuti dal padre a loro favore in fr. 2'164.- al mese ciascuno (AI 1). 

 

                                         Già a partire dal 1. luglio
2001, quindi pochi giorni dopo, la signora C. ha dovuto fare ricorso
all’anticipo degli alimenti da parte dell’ACPR 1. Il 5 settembre 2001, ella ha
poi sottoscritto una procura a favore dell’ACPR 1, servizio recupero anticipi,
per procedere all’incasso degli alimenti direttamente dal marito, ed ha
dichiarato di cedere allo Stato l’importo di fr. 2'164.- mensili per ciascun
figlio, con l’assicurazione che eventuali eccedenze incassate rispetto a quanto
anticipato dall’ente pubblico le sarebbero state restituite.

                                         Il 22 maggio 2002 l’ACPR 1 ha emanato una decisione formale con la quale ha riconosciuto alla moglie del prevenuto un
versamento di complessivi fr. 1'400.- (fr. 700.- per figlio) al mese a titolo
di anticipo alimenti.

                                         Vista la mancata collaborazione
del debitore, già l’8 gennaio 2002 lo Stato del Cantone Ticino, per il tramite
del menzionato Ufficio, ha dato avvio alla prima procedura esecutiva nei
confronti di IM 1 per l’incasso del dovuto (AI 1).

 

                                         Con sentenza 16 settembre
2002, il matrimonio contratto a __________ il 10 aprile 1992 tra IM 1 e C. è
stato dichiarato sciolto per divorzio dal Segretario assessore della Pretura di
__________ (AI 5).

                                         Contestualmente a questa
decisione è stata omologata una convenzione sulle conseguenze accessorie al
divorzio conclusa tra i coniugi, con la quale essi hanno tra le altre cose
stabilito che il contributo alimentare dovuto dal padre per i due figli sarebbe
ammontato al fr. 2'750.- mensili ciascuno (per complessivi fr. 5'500.- al
mese), a valere, con effetto retroattivo, a far tempo dal mese di dicembre
2000. 

 

                                         L’11 novembre 2002 l’ACPR 1 ha sporto una prima querela penale nei confronti di IM 1 per il reato di trascuranza degli obblighi
di mantenimento, con riferimento ad uno scoperto quantificato in fr. 69'248.-
(AI 1). Il 21 agosto 2003 la querela è stata estesa per gli ulteriori
contributi nel frattempo non corrisposti, per un totale di fr. 143'000.- (AI
5), cosa poi ripetuta pure il 18 febbraio 2004, momento in cui lo scoperto è
lievitato a fr. 176'000.- (AI 11).

 

Il 1. giugno 2004 lo stesso Segretario assessore
ha promulgato una decisione di modifica della sentenza di divorzio tra i coniugi,
fondata su un emendamento della convenzione di divorzio, con il quale i
contributi alimentari a favore di F. e G. sono stati ridotti a fr. 1'500.-
mensili ciascuno a partire dal gennaio 2004 (AI 15). Con tale accordo, la
moglie ha dichiarato di rinunciare a percepire gli alimenti arretrati dovutile
nella misura in cui eccedono quanto coperto dagli anticipi dell’ACPR 1 (AI 15).

 

                                         Il 17 agosto 2004 l’ACPR 1 ha modificato la sua denuncia sulla scorta delle nuove emergenze, cifrando in fr. 47'600.- (fr.
1'400.- x 34 mesi) lo scoperto a carico dell’accusato per il periodo 1 luglio
2001-30 aprile 2004 (AI 14). 

                                         Il 23 febbraio 2006 l’ACPR 1 ha dovuto sporgere una nuova querela penale per gli alimenti non corrisposti tra il 1 febbraio 2005
e il 28 febbraio 2006, ammontanti a fr. 39'207.85. Importo aumentato a fr.
54'409.85 con l’estensione della querela del 24 luglio 2006 (AI 16), a fr.
63'531.05 con quella del 3 ottobre 2006 (AI 18) e a fr. 72'666.45 con quella
del 13 febbraio 2006 (AI 20).

 

A seguito di quanto emerso nel corso
dell’interrogatorio dell’imputato del 14 maggio 2009, in occasione del quale egli, oltre ad aver riconosciuto implicitamente i calcoli dell’ACPR 1
secondo i quali, globalmente, il credito per contributi alimentari ammontava a
fr. 120'266.45, ha dichiarato di aver versato direttamente alla moglie fr.
49'100.-. Tenuto in parte conto di questi versamenti, lo scoperto complessivo
per i periodi luglio 2001 - aprile 2004 e febbraio 2005 - gennaio 2007, è stato
quantificato in fr. 81'266.- (AI 26 e 30).

 

 

                                         Trascuranza
degli obblighi di mantenimento, art. 217 CP

 

                                   7.   Il
giudice di prime cure ha escluso l’adempimento oggettivo del reato di
trascuranza degli obblighi di mantenimento, ritenendo che il prevenuto non
avesse, senza sua colpa, già a partire dal 2002, la possibilità economica di
far fronte agli obblighi alimentari assunti e che, vista la sua formazione e le
sue conoscenze professionali, non si potesse nemmeno prendere in considerazione
un reddito ipotetico. 

                                         Pertanto,
secondo il primo giudice, l’imputato non era in grado di pagare più di quanto
ha effettivamente versato.

 

Il procuratore pubblico, nel suo allegato di
osservazioni del 22 giugno 2012, ha invece contestato questo accertamento dei
fatti, precisando:

 

“
Quo alla possibilità dell’imputato di versare i
contributi alimentari dovuti alla ex moglie si ricorda quanto segue:

-   IM
 1 ha ottenuto nel 2000 un finanziamento di fr. 160'000.- (AI 7 e 13);

-   Da
inizio 2001 a settembre 2001 IM 1 ha guadagnato € 40'000.-; nel gennaio 2002 il suo datore di lavoro, __________, ha
dichiarato che IM 1 riceveva un compenso di € 70'000.- annui netti (AI 2);

-   Nel
marzo 2003 IM 1 ha disdetto un contratto leasing (per un’Audi) di fr. 1'275.-
mensili, pagato dal novembre 2001 al dicembre 2002 (AI 2); un tale onere non
rientrava di certo nel suo fabbisogno minimo;

-   IM
1 avrebbe inoltre dei crediti importanti (un paio di milioni di franchi) nei
confronti del fratello (AI 2);

-   Con
decreto 22 maggio 2001 la Pretura di __________ ha fissato i contributi di
mantenimento in favore della moglie in fr. 4'121.85 mensili e in favore dei
figli in complessivi fr. 4'328.- mensili (AI 1); la Pretura non avrebbe mai
fissato così importanti contributi nel caso in cui il reddito dell’imputato non
avesse garantito il suo fabbisogno minimo; il suo reddito mensile doveva quindi
essere ben superiore a fr. 8'000.-.”;

-   Nella
procedura di divorzio, sentenza di data 16 settembre 2002, l’imputato ha
dichiarato un reddito mensile netto di fr. 8'458.- (AI 5) (importo
proporzionato al suo impegno di versare ai figli complessivamente fr. 5'500.-
mensili).

Tutte queste circostanze dimostrano, come per
altro viene tacitamente confermato dalla sentenza impugnata (pagina 4), che IM
1 poteva far fronte ai suoi obblighi almeno sino all’inizio 2004.

Contrariamente a quanto si legge nella sentenza
impugnata, l’imputato era però in grado di far fronte ai suoi obblighi anche
dal 2004 in poi. A tal proposito si rileva che in occasione del suo
interrogatorio di data 14 maggio 2009 l’imputato ha dichiarato di avere versato
direttamente alla ex moglie, proprio nel periodo successivo al 2004, un importo
complessivo di fr. 49'100.- e meglio (...).

L’importo di fr. 49'100.- versato dall’imputato
direttamente alla ex moglie corrisponde ad un importo mensile medio di circa
fr. 1'260.-. Considerato l’ammontare e la frequenza dei sopraelencati
versamenti, bisogna ritenere che l’imputato disponesse di entrate ben maggiori
a quelle da lui dichiarate nel corso dell’inchiesta. A conferma di questa
circostanza si ricorda che con il suo scritto 7 giugno 2004 (AI 14) IM 1 si è
impegnato nei confronti dell’ACPR 1 a versare contributi alimentari scoperti
relativi al periodo luglio 2001-aprile 2004 ammontanti a circa fr. 47'600.-. si
ricorda pure che nel giugno 2009 IM 1 si è anche impegnato con l’ACPR 1 a versare l’intero importo ancora scoperto (fr. 81'266.-) in 10 rate trimestrali di fr. 8'126.60
cadauna (pari a ben fr. 2'708.85 mensili, importo già da solo superiore alle
entrate mensili di fr. 2'000.- di cui l’imputato ha dichiarato di beneficiare,
AI 2). Il mancato pagamento dei contributi alimentari da parte dell’imputato non
è quindi in realtà dovuto alla sua impossibilità economica, bensì alla sua
mancata volontà di procedervi.

Quo alla mancata volontà dell’imputato di far
fronte ai propri obblighi, si rileva che lo stesso non ha versato all’ACPR 1
nemmeno una sola rata delle dieci concordate con lo stesso Ufficio nel giugno
2009. Qualora fosse effettivamente stato impossibilitato (benché ne avesse la
volontà, in realtà assente) a rispettare il piano di rientro concordato con lo
stesso Ufficio, l’imputato avrebbe almeno potuto chiedere che l’ammontare delle
rate venisse ulteriormente ridotto e per poi finalmente far fronte ai propri
oneri.

(…) L’imputato si è anche disinteressato del
procedimento penale pendente nei suoi confronti. Egli non ha infatti dato
seguito alla citazione di data 31 agosto 2011 (AI 41) a comparire dinanzi allo
scrivente Magistrato per essere interrogato (…). L’imputato si è limitato a far
pervenire a questo Ufficio documentazione attestante il suo reddito negli anni
2010 e 2011, di circa € 2'100.-
mensili. Reddito questo che avrebbe in ogni modo permesso allo stesso imputato,
qualora ne avesse effettivamente avuto la volontà, di rimborsare almeno in
parte all’ACPR 1 i contributi alimentari da lui lasciati scoperti. IM 1 non ha
inoltre presenziato né al dibattimento tenutosi presso la lodevole Pretura
penale in data 27 gennaio 2012, né a quello di data 23 marzo 2012 (…).”.

 

                                   8.   L'art.
217 cpv. 1 CP punisce, a querela di parte, chiunque non presta gli alimenti o i
sussidi che gli sono imposti dal diritto di famiglia benché abbia o possa avere
i mezzi per farlo. 

                                         Per determinare
se l'accusato ha rispettato o meno gli obblighi di mantenimento, non basta
constatare l'esistenza di un obbligo di mantenimento previsto dal diritto di
famiglia, ma è anche necessario determinarne l'estensione. Secondo il
cosiddetto metodo indiretto qualora l'importo del contributo alimentare è già
stato fissato da una decisione valida ed esecutiva del giudice civile (anche
una decisione straniera riconosciuta in Svizzera), il giudice penale chiamato a
decidere in applicazione dell'art. 217 CP è vincolato da tale somma (cfr. DTF
106 IV 36; Corboz, Les infractions en droit suisse, 3 ed., n. 12 ad art. 217
CP, Donatsch, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit, 3. edizione,
Zurigo 2004, pag. 6 e segg.).

                                         L'obbligo
di mantenimento è violato, dal profilo oggettivo, quando il debitore non
fornisce al creditore integralmente e tempestivamente la prestazione di
mantenimento che egli deve in virtù del diritto di famiglia (Corboz, op. cit.,
vol. I, n. 14 ad art. 217 CP).

                                         Il reato
presuppone che l’autore abbia i mezzi per adempiere il proprio obbligo. Non
occorre che egli abbia i mezzi sufficienti per onorare integralmente la
prestazione ma è sufficiente che egli possa versare di più di quanto
effettivamente pagato (DTF 114 IV 124 consid. 3b).

                                         Il
debitore non può adempiere al proprio obbligo contributivo in altro modo: egli
non può, per esempio, liberarsi pagando direttamente i debiti del creditore
(DTF 106 IV 37) né può scegliere tra una prestazione in natura o in contanti.
Se la sentenza del giudice civile prevede il versamento di una somma di denaro,
il debitore non può, dunque, decidere di usare tale somma per comprare dei
regali al figlio o per pagargli delle vacanze, ritenuto che il genitore che ne
ha la custodia conta proprio sul denaro per garantire il suo mantenimento
corrente (Corboz, op. cit., vol. I, n. 17 e seg. ad art. 217 CP).

Per stabilire se l’accusato può far fronte, anche solo parzialmente,
all’obbligo alimentare tornano applicabili i principi derivanti dall’art. 93
LEF: si deve quindi accertare, per il periodo in questione e in ogni caso
sull’arco di più mesi, l’insieme delle entrate del debitore e il suo reale
fabbisogno (DTF 121 IV 272 consid. 3c pag. 277 e 3d pag. 278). Nel caso in cui risulti
che l’obbligato non dispone dei mezzi necessari per dare seguito al suo obbligo
contributivo, occorre ancora verificare se egli avrebbe avuto o ha la
possibilità di conseguirli. L’art. 217 CP esige, infatti, dal debitore che egli
faccia tutto quanto si può da lui ragionevolmente pretendere per procurarsi le
risorse necessarie ad onorare il debito (DTF 126 IV 131 consid. 3aa/cc pag.
134). ). Bisogna dunque accertare se il debitore avrebbe potuto lavorare
maggiormente o esercitare un’altra attività più redditizia, oppure se ha
rinunciato a mezzi finanziari di cui avrebbe potuto disporre (Bernard Corboz,
op. cit., n. 29 ad art. 217).

                                         In questo ambito,
nonostante una prova certa non sia sempre ottenibile, va rilevato come il
giudice non può riconoscere un reddito ipotetico se non con una certa
rigorosità (Bernard Corboz, op. cit., n. 29 ad art. 217). 

 

                                         Dal
profilo soggettivo, l’art. 217 CP presuppone l’intenzionalità dell’autore su
tutti gli elementi oggettivi del reato. Egli deve, dunque, essere consapevole
della portata del suo obbligo di mantenimento e del fatto che gli è possibile
ossequiarlo almeno in parte ma, ciononostante, avere la volontà di non
rispettarlo almeno parzialmente. Il dolo eventuale è sufficiente (Corboz, op.
cit., vol. I, n. 30 ad art. 217 CP).

 

                                   9.   Tenuto
conto del tenore della norma in oggetto, l’onere di provare che il debitore era
in grado di versare i contributi alimentari da lui dovuti in misura maggiore di
quanto effettivamente fatto è a carico dell’accusa. Spetta dunque al ministero
pubblico dimostrare che, in base ai principi dell’art. 93 LEF, il prevenuto
disponeva di mezzi sufficienti a tal fine.

                                         Lo
stesso vale con rifermento al reddito ipotetico.

 

Nel caso che ci occupa, circa la situazione
economica del prevenuto nel periodo luglio 2001 - gennaio 2007 possono
ritenersi provati i seguenti fatti:

-         
Il prevenuto ha ottenuto la maturità scientifica
a __________ (AI 2, pag. 2);

-         
Dal 2000 sino al 1. settembre 2001 ha lavorato quale consulente della __________ guadagnando ca. 50'000.- nel 2000 e € 40'000.- nel 2001 (AI 2 pag. 2 e 5);

-         
Dal settembre 2001 al 12 marzo 2003 ha vissuto grazie agli aiuti della madre e del fratello, quantificati in € 2'000.- al mese (AI 2 pag. 2);

-         
Dal 2000 al 2001 aveva due auto, una Porche e
una Rover, per le quali pagava leasing per complessivi fr. 2'000.- al mese (AI
2, pag. 4). Poi ha preso una VW Golf ed in seguito, dal novembre 2001 al
dicembre 2002 un’Audi, per la quale ha pagato un leasing di fr. 1'275.- al mese,
versati grazie al summenzionato aiuto di € 2'000.- al mese (AI 2 pag. 2);

-         
Il 12 marzo 2003 l’accusato era convinto di
vantare un credito di un paio di milioni di franchi nei confronti del fratello
che gli avrebbe, nel 1997, pagato troppo poco le sue azioni della __________.
Non ha tuttavia mai avviato alcuna causa;

-         
Fino a sei mesi prima dell’aprile 2001, quando
sono stati sfrattati per mancato pagamento degli arretrati, ha corrisposto di
tasca sua metà del canone di locazione dell’appartamento di __________, con cui
viveva con la compagna, per fr. 3'000.- (fr. 6'000.- mensili complessivi);

-         
Tra il 3 marzo 2004 e il 24 maggio 2007, IM 1 ha versato direttamente nelle mani della moglie importi per complessivi fr. 46'100.-, cioè una
media di circa fr. 1'200.- al mese (AI 26 pag. 1 e allegati);

-         
Nel 2000, dietro garanzia di titoli di proprietà
del fratello, è stata aperta una linea di credito di circa fr. 160'000.- a suo
favore. E’ stato poi ancora il fratello a restituire alla banca lo scoperto (AI
pag. 2) e la relazione è stata chiusa a fine marzo /inizio aprile 2002 (AI 12).
I soldi sono stati utilizzati per vivere e per pagare qualcosa alla moglie;

-         
Nel maggio 2009 era consulente della __________,
la quale gli versava un po’ meno di € 1'000.- al mese, per € 10'000.- annui. Oltre a questo importo riceveva dal fratello un
aiuto di € 1'000.- al mese (AI
26, pag. 2);

-         
Nel 2009 l’accusato ha ricevuto, dalla __________,
€ 6'200.- lordi e nel 2010
aveva un reddito imponibile annuo di € 32'786.-. Nei mesi di luglio e agosto 2011 ha guadagnato, per attività svolte a favore della ditta del fratello, € 2'170.- mensili (AI 43).

 

In base a questi unici elementi a disposizione,
si può solamente dare per accertato che, al più tardi a partire dall’aprile
2002, il prevenuto ha potuto disporre di entrate di poco più di € 2000.- al mese. 

                                         Non essendovi alcun dato di
riferimento circa il minimo esistenziale calcolato in base ai principi LEF - ma
tenuto conto che si partiva da un importo base per persona singola con obblighi
di mantenimento di fr. 1'100.-, cui vanno aggiunti il canone di locazione,
oneri sociali, spese professionali indispensabili e, se del caso imposte -
considerato che al cambio dell’epoca € 2'000.- corrispondevano a circa fr. 3'000.- al mese e che sono
stati versati alla moglie fr. 1'200.- mensili per i contributi alimentari dei
figli, è corretto ritenere, come fatto dal primo giudice, che IM 1 non potesse
versare più di quanto effettivamente fatto.

                                         Tutte le altre
argomentazioni sollevate dal procuratore pubblico non sono altro che
congetture, forse anche giustificate, ma che non possono fungere da sostegno
fattuale alla tesi accusatoria.

 

                                         Di conseguenza, deve essere
dato per acquisito che nel periodo dal marzo 2004 al gennaio 2007 l’imputato
non ha commesso alcun reato.

 

                                         Un reddito supplementare
ipotetico, tenuto conto dell’età e della scarsa formazione scolastica, nonché
del ramo di attività dell’accusato, non può essere preso in considerazione. Non
sussistono indizi di sorta che possano suffragare una soluzione diversa.

                                         D’altronde neppure il
procuratore pubblico si è spinto al punto da pretendere di accollare a IM 1
delle entrate teoriche supplementari.

 

                                         Per quanto concerne il
lasso di tempo che va dal 2001 sino al 2004, prima di verificare se il
prevenuto disponesse di mezzi sufficienti per pagare almeno qualcosina in più
di quanto non fatto, è opportuno sciogliere il nodo relativo alla prescrizione
del reato.

 

 

                                         La
prescrizione

 

                                10.   Nella
sentenza impugnata il giudice di prime cure ha spiegato:

 

“
che per il Tribunale federale un’infrazione è
detta permanente quando gli atti che creano la situazione illegale formano
un’unità con quelli che la perpetuano, o con l’omissione di farla cessare,
nella misura in cui il comportamento tendente al mantenimento dello stato di
fatto delittuoso sia espressamente o implicitamente contenuto negli elementi
costitutivi del delitto. Caratteristica del delitto permanente è il perdurare
della situazione illecita creata da una fattispecie o da un comportamento
contrari al diritto. Esso è realizzato non appena terminato il primo atto
delittuoso, ma si conclude solo con la fine o la soppressione dello stato
contrario al diritto (cfr. DTF 132 IV 49 cons. 3.1.2.2);

 

che la trascuranza degli obblighi di mantenimento
costituisce un reato permanente nel senso indicato, perché se da un lato
l’infrazione è consumata nel momento in cui il debitore ha omesso
intenzionalmente di prestare gli alimenti o i sussidi dovuti in virtù del
diritto di famiglia, dall’altro lato la situazione illecita si prolunga
fintanto che il debitore non riprenda i versamenti o si trovi, senza colpa,
nell’impossibilità di pagare il dovuto (cfr. DTF 132 IV 49 cons. 3.1.2.3);

 

che di conseguenza, in applicazione dell’art. 98
lett. c CP, il termine di prescrizione inizia a decorrere soltanto quando cessa
il comportamento colpevole;

 

che il termine di prescrizione non decorre
pertanto in caso di pagamento parziale, permanendo la situazione illecita, ma
lo fa se il debitore ricomincia a pagare il dovuto o si trova, senza colpa,
nell’impossibilità di far fronte all’onere, perché in quel caso cessa il
comportamento delittuoso;

 

che in concreto, come visto, l’imputato già nel
2004 non era in grado di pagare più di quanto versava; ciò significa che in
ogni caso, applicando il termine di sette anni previsto dall’art. 97 cpv. 1
lett. c CP, per i contributi precedenti il mese di marzo 2005 è intervenuta la
prescrizione;

 

che di conseguenza può essere lasciata aperta la
questione di stabilire se nei mesi precedenti la partenza per l’Italia e nel
primo “periodo italiano” le sue finanze fossero ancora tali da permettere un
versamento maggiore a quello effettuato;”

(sentenza impugnata,
pag. 4).

                                        

                                11.   Il
procuratore pubblico, nelle sue osservazioni 22 giugno 2012, ha rilevato:

 

“
Considerato che, con l’accordo trovato con l’ACPR
1 (AI 28), l’imputato si è riconosciuto debitore di fr. 81'266.- dei fr.
120'266.45 arretrati, ha di conseguenza accettato in fr. 39'000.45 (l’importo
complessivo scoperto di fr. 120'266.45 - fr. 81'266.-) la somma da lui versata
alla ex moglie a valere quale contributo alimentare per i figli dal luglio 2001
al gennaio 2007. Si ha che né i contributi alimentari relativi al periodo
luglio 2001-aprile 2004 né quelli dovuti per il periodo febbraio 2005-gennaio
2007 sono stati ad oggi interamente pagati. Lo stato contrario al diritto è
tuttora vigente e di conseguenza il comportamento dell’imputato punibile e non
prescritto come invece ritenuto dal Pretore.”.

 

                                12.   Giusta
l’art. 97 cpv. 1 lett. c CP, l’azione penale si prescrive in 7 anni per i reati
per i quali è comminata una pena detentiva inferiore ai tre anni o una pena
pecuniaria (prima dell’ottobre 2002, la prescrizione assoluta era di 7 anni e
mezzo. Sul diritto transitorio cfr. art. 389 CP). La stessa decorre dal giorno
in cui l’autore ha commesso il reato; se il reato è stato eseguito mediante
atti successivi, dal giorno dell’ultimo atto, mentre se si tratta di un reato
continuato per un certo tempo, dal momento in cui è cessata la continuazione,
art. 98 CP.

                                         La prescrizione si estingue
se, prima della scadenza del termine è stata pronunciata una sentenza di prima
istanza, art. 97 cpv. 3 CP.

                                         Che il
reato di trascuranza degli obblighi di mantenimento sia un reato permanente
(anche detto delitto continuato, Dauerdelikt) è ampiamente riconosciuto dalla
giurisprudenza del Tribunale federale, dovendosi le varie infrazioni
considerare come un’attività globale in quanto identiche (o analoghe), commesse
a pregiudizio dello stesso bene giuridico e frutto di un comportamento durevole
contrario ad un dovere permanente dell’autore (DTF 132 IV 49, consid. 3.1. e
rif.). 

                                         

                                         Se l’infrazione può
ritenersi consumata dal momento in cui il debitore ha omesso intenzionalmente
di versare i contributi alimentari (o i sussidi) impostigli dal diritto di
famiglia, la situazione illecita di protrae fintanto che egli non riprende i
pagamenti o si trovi, senza colpa, nell’impossibilità di far fronte a tali
doveri. Di conseguenza, i termini di prescrizione iniziano a decorrere dal
giorno in cui gli atti illeciti sono cessati, art. 98 lit. c CP. Fintanto che
l’autore omette colpevolmente e senza interruzione, durante un certo periodo,
di fornire (anche solo parzialmente) i contributi alimentari dovuti, la
prescrizione deve essere calcolata a partire da quando egli riprende i suoi
pagamenti o si trova, senza colpa, a seguito dell’insufficienza di mezzi
finanziari, nell’impossibilità di corrispondere i contributi alimentari (DTF
132 IV 49, consid. 3.1.2.3.).

 

                                13.   Nel
caso che ci occupa, essendo stato accertato che a partire dal marzo 2004 il
prevenuto si è trovato senza colpa nell’impossibilità di versare più contributi
alimentari di quanto fatto, è corretto fare iniziare a decorrere il termine di
prescrizione da quel momento. Preso atto che il processo di prima istanza si è
svolto il 23 marzo 2012, ciò significa che per tutto quanto avvenuto prima di
fine febbraio 2004 è certamente già intervenuta la prescrizione settennale
dell’art. 97 cpv. 1 lett. c CP.

                                         Di conseguenza non è
necessario appurare in questa sede se IM 1 fosse in grado (o avesse avuto la
possibilità di esserlo), nel periodo luglio 2001 - marzo 2004, di versare i
contributi alimentari almeno in misura maggiore di quanto avvenuto.

 

 

                                14.   Sulle
spese e indennità

 

Gli oneri processuali del gravame seguono la
soccombenza (art. 428 cpv. 1 CPP) e vanno, pertanto, posti integralmente a
carico dello Stato. 

Preso atto che il difensore di IM 1 non ha
nemmeno redatto un allegato di osservazioni, limitandosi a rinviare alle
motivazioni del pretore illustrate nella sentenza impugnata, non si riconosce
al prosciolto alcuna indennità per la procedura d’appello.                       

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      6, 10, 77, 80,
81, 84, 348 e segg., 379 e segg., 398 e segg.; 

                                         97
e segg., 217 CP;

                                         nonché,
sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG, 

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello
è respinto. 

 

Di conseguenza, la sentenza di primo grado è
integralmente confermata. 

 

                                   2.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.         1'000.-           

-  altri disborsi                            fr.            200.-           

                                                     fr.         1'200.-           

 

sono posti a carico dello Stato. Non si assegnano
indennità. 

 

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  

 

 

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.