# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b5319b7-a338-56b0-89b5-b5ccafa6eb10
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-09-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.09.2023 D-2106/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2106-2021_2023-09-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2106/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  s e t t e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Thomas Segessenmann, Yanick Felley,  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato (…),  

Siria,  

patrocinato dal lic. iur. LL.M. Tarig Hassan,  

Advokatur Kanonengasse, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento); 

decisione della SEM del 31 marzo 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2106/2021 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino siriano, di etnia curda, nato (…) e con ultimo domicilio 

nel governatorato di al-Hasaka, sarebbe espatriato il 1° ottobre 2020 e 

avrebbe raggiunto la Svizzera il 10 dicembre 2020 depositandovi, il giorno 

successivo, una domanda d’asilo (cfr. atti Segreteria di Stato della migra-

zione di seguito: SEM o autorità inferiore n. (…) -2/1, 3/2, 4/2). 

B.  

Il 16 dicembre 2020, la SEM ha svolto l’audizione per il rilevamento dei suoi 

dati personali. Dal verbale redatto in tale occasione (cfr. atto SEM n. 14/11) 

risulta che l’interessato ha dichiarato di possedere un passaporto e una 

carta d’identità siriani, in originale, che avrebbe fatto pervenire all’autorità 

al più presto. 

C.  

Il 21 dicembre 2020, la SEM ha svolto il colloquio Dublino durante il quale 

l’interessato ha confermato che i suoi famigliari avevano provveduto alla 

spedizione dei suoi documenti d’identità originali; ricezione confermata me-

diante avvisi del 29 dicembre 2020 e dell’8 gennaio 2021 (cfr. atti SEM 

n. 19/1, 20/1). 

D.  

Il 15 febbraio 2021, la SEM ha provveduto all’audizione sui motivi d’asilo 

del ricorrente (cfr. atto SEM n. 28/16). Dal verbale redatto si evince sostan-

zialmente che l’interessato sarebbe nato nel villaggio di B._______ ma che 

la famiglia, quando egli aveva pochi mesi, si sarebbe trasferita a 

C._______, dove egli avrebbe seguito il primo anno di scuola media. Nel 

2011, con lo scoppio dei disordini legati alla guerra, essi avrebbero tuttavia 

fatto rientro al villaggio, dove l’interessato sarebbe rimasto fino al mese di 

ottobre 2020, momento in cui sarebbe espatriato in D._______. Durante 

tale periodo, avrebbe terminato la scuola media, le scuole superiori e svolto 

due anni di studio di ingegneria edile presso l’università di E._______, la-

sciandola tuttavia, a fine luglio 2019, a seguito dell’uccisione di due amici, 

uno da parte delle cellule dormienti di F._______ e l’altro a causa dei bom-

bardamenti dello Stato turco. Egli avrebbe sviluppato un disagio psicolo-

gico che non gli avrebbe permesso di continuare gli studi. Non avendo più 

un motivo per rinviare il servizio militare, il (…) egli avrebbe ricevuto una 

convocazione al servizio da parte dello Stato siriano, alla quale egli non 

avrebbe tuttavia dato seguito. Il (…), esso avrebbe dunque emesso, nei 

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suoi confronti, un ordine di cattura per rifiuto di prestare servizio. Al fine di 

evitare di essere fermato e costretto a prestare servizio militare, l’interes-

sato sarebbe rimasto nascosto nel proprio villaggio. Ciò gli avrebbe inoltre 

permesso di evitare di essere integrato nelle forze curde dell’(…), la quale 

sarebbe solita sequestrare le persone per costringerle a prestare servizio 

militare. La sua intenzione sarebbe infatti stata quella di evitare qualsiasi 

servizio militare siccome erano “tempi di guerra” ed entrare a far parte di 

una milizia avrebbe significato dover uccidere o venire ucciso. Per questi 

motivi, egli avrebbe deciso di lasciare il proprio Paese. 

A sostegno della propria domanda d’asilo, l’interessato ha consegnato 

all’autorità inferiore, come da lui anticipato, l’originale del passaporto e 

della carta di identità siriani (cfr. Mdp nr. 005 e 006). Egli ha altresì allegato 

una copia del suo libretto militare (cfr. Mdp nr. 2), dell’avviso di conduzione 

militare del (…) (cfr. Mdp nr. 4) e dell’ordine di arresto per rifiuto di prestare 

servizio del (…) (cfr. Mdp. nr. 3). 

E.  

Con decisione incidentale del 18 febbraio 2021, la SEM ha assegnato il 

caso alla procedura ampliata (cfr. atti SEM n. 30/1, 31/1, 33/1, 37/3). 

F.  

Con decisione del 31 marzo 2021 (notificata il 6 aprile 2021, cfr. traccia-

mento dell’invio; atto SEM n. 51/2) la SEM non ha riconosciuto la qualità di 

rifugiato all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo e pronunciato 

il suo allontanamento dalla Svizzera ma, considerato che tale misura risul-

tava non ragionevolmente esigibile, lo ha ammesso provvisoriamente in 

Svizzera (cfr. atto SEM n. 38/6). 

G.  

Con ricorso del 5 maggio 2021 (cfr. tracciamento dell’invio; data di entrata: 

6 maggio 2021) il ricorrente è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: Tribunale) avverso la predetta decisione chiedendo, 

principalmente, l’annullamento dei punti 1 a 3 del dispositivo della deci-

sione impugnata e il rinvio degli atti all’autorità inferiore per un nuovo giu-

dizio. In via subordinata, egli ha domandato che gli venga riconosciuto lo 

statuto di rifugiato e concesso l’asilo. In via ancora più subordinata, egli ha 

postulato l’ammissione provvisoria quale rifugiato in Svizzera. Egli ha pre-

sentato, inoltre, istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal pagamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, come pure di gratuito patrocinio con la nomina del lic. iur. LL.M. 

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Tarig Hassan in qualità di patrocinatore d’ufficio, il tutto con protesta di 

spese e ripetibili. 

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi che seguono qualora dovessero risultare decisivi per l’esito della pro-

cedura. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda 

altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire 

in merito a suddetto ricorso. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Il medesimo è pertanto legittimato ad aggravarsi 

contro di essa. 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 1 LAsi) previsti dalla 

legge. 

Occorre pertanto entrare nel merito dello stesso. 

2.  

Giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della 

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decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua ufficiale, il proce-

dimento può svolgersi in tale lingua. 

In casu, la decisione impugnata è stata emanata in italiano, mentre il ri-

corso è stato trasmesso in tedesco. Il Tribunale decide di redigere la pre-

sente sentenza in italiano. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi 

addotti nel ricorso (art. 62 cpv. 4 PA) né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 Il ricorrente lamenta, preliminarmente, una violazione dell’obbligo di 

motivazione, quale componente del diritto di essere sentito 

(art. 29 cpv. 2 Costituzione federale della Confederazione svizzera del 18 

aprile 1999 Cost., RS 101). Egli sostiene che l’autorità inferiore avrebbe 

violato tale norma non avendo tenuto conto, nell’esame dei motivi rilevanti 

ai sensi dell’art. 3 LAsi, del rischio di essere sottoposto a torture o tratta-

menti inumani e degradanti ai sensi dell’art. 3 della Convenzione europea 

dei diritti dell’uomo del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) in caso di ri-

torno nel proprio Paese a causa del rifiuto di prestare servizio militare 

(cfr. ricorso del 5 maggio 2021, pag. 6 e seg.). Egli sostiene infatti che la 

SEM, alla luce della sentenza di riferimento del Tribunale E-2188/2019 del 

30 giugno 2020 (pubblicata come: DTAF 2020 VI/4) e alla sentenza della 

CorteEDU EZ contro Bundesrepublik Deutschland del 19 novembre 2020, 

C-238/19, avrebbe dovuto ammettere l’esistenza di un fondato timore di 

essere esposto a dei pregiudizi per uno dei motivi di persecuzione previsti 

dall’art. 3 cpv. 1 LAsi. I rischi conseguenti al rifiuto di prestare servizio mili-

tare avrebbero dovuto infatti essere esaminati dall’autorità inferiore quali 

motivi d’asilo ai sensi dell’art. 3 LAsi, rispettivamente nell’ambito degli osta-

coli all’allontanamento. Siccome la SEM non avrebbe tenuto conto di tale 

rischio nell’analisi dei motivi rilevanti ai sensi dell’asilo e non ha spiegato i 

motivi per i quali riteneva che il ricorrente non fosse in concreto minacciato 

di tortura o trattamenti inumani, essa avrebbe violato il suo obbligo di mo-

tivazione, derivante dal diritto di essere sentito, ciò che comporterebbe l’an-

nullamento della decisione impugnata. Il mancato esame dell’ammissibilità 

dell’ordine di allontanamento avrebbe quale conseguenza concreta il fatto 

che egli sarebbe potenzialmente esposto a trattamenti contrari alla CEDU 

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in Siria se la sua ammissione temporanea in Svizzera dovesse essere, in 

futuro, revocata. 

4.2 Il diritto di essere sentito fa parte delle garanzie procedurali generali 

previste all’art. 29 della Costituzione federale della Confederazione sviz-

zera (Cost., RS 101) e comprende il diritto, per la persona interessata, di 

prendere conoscenza dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi per-

tinenti prima che una decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre 

delle prove pertinenti, di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte di 

prove pertinenti, di partecipare all’amministrazione delle prove essenziali o 

almeno di poter esprimersi sul suo risultato, se ciò può influenzare la deci-

sione da emanare. Nel quadro della procedura amministrativa, detta ga-

ranzia è disciplinata agli artt. 26 a 28 (diritto di esaminare gli atti), 29 a 33 

(diritto di essere sentito in senso stretto) e 35 PA (diritto di ottenere una 

decisione motivata). L’obbligo di motivazione è corollario fondamentale del 

diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.). Detta prerogativa è finalizzata 

a permettere ai destinatari e a tutte le persone interessate, di compren-

derla, eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’auto-

rità di ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo 

(cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1; 136 I 184 consid. 2.2). Ciò non significa 

che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su 

tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze 

rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a 

queste esigenze è necessario che essa menzioni, almeno brevemente, i 

motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da consentire agli 

interessati di apprezzarne la portata (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2; 

136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1; 2012/23 con-

sid. 6.1.2). 

4.3 Nel caso in esame, l’autorità inferiore è arrivata alla conclusione che il 

timore del ricorrente di essere reclutato dall’YPG non risultava rilevante ai 

sensi dell’art. 3 LAsi siccome un motivo di persecuzione ai sensi di tale 

norma era assente. Non sarebbe infatti stato possibile concludere che 

l’esistenza di tale rischio comportava forzatamente delle persecuzioni 

rilevanti ai sensi della summenzionata norma (cfr. atto SEM n. 38/6, pag. 3, 

punto 1). Per quanto concerne invece il tentativo di reclutamento da parte 

del governo siriano, la SEM ha precisato che il richiedente avrebbe dovuto 

avere il timore, per uno dei motivi di persecuzione previsti dall’art. 3 LAsi, 

di essere esposto, a causa della del rifiuto di prestare servizio, ad un serio 

pregiudizio che raggiungesse l’entità richiesta dall’art. 3 cpv. 2 LAsi. Non 

essendo presenti particolari fattori di rischio, l’autorità inferiore ha 

considerato, in applicazione della giurisprudenza vigente, che eventuali 

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misure punitive conseguenti al rifiuto di prestare servizio non sarebbero 

state considerate sufficienti (cfr. atto SEM n. 38/6, pag. 3 e 4, punto 2). Ne 

consegue che l’autorità – tenendo in considerazione i mezzi di prova 

addotti dal ricorrente (cfr. atto SEM n. 38/6, pag. 3) – ha spiegato i motivi 

per i quali non considerava adempiute le condizioni poste dall’art. 3 LAsi. 

Alla luce di quanto sopra, l’autorità inferiore ha motivato la sua decisione 

in modo sufficientemente completo e comprensibile. L’interessato ha difatti 

potuto impugnare la medesima con piena cognizione di causa nonché 

presentare i mezzi di prova che riteneva pertinenti a sostegno della stessa. 

Inoltre, considerato che la giurisprudenza dello scrivente Tribunale 

(cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 6.2.4) ammette che, in assenza di ulteriori 

fattori di rischio, non sia possibile presumere una persecuzione rilevante ai 

sensi dell’asilo, la medesima poteva escludere un eventuale rischio di 

trattamento inumano ai sensi dell’art. 3 CEDU. Ammettendo che la 

minaccia di persecuzione per renitenza fosse irrilevante ai sensi del diritto 

dell’asilo, la SEM non era pertanto tenuta a motivare ulteriormente la 

propria decisione in merito all’ammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento del ricorrente, in particolare alla possibile violazione 

dell’art. 3 CEDU. Avendo ammesso l’inesigibilità dell’allontanamento, la 

SEM non era neppure tenuta ad esaminare un eventuale motivo di 

inammissibilità dello stesso. Tale esame verrà, se del caso, effettuato, 

come da prassi, nel caso di una futura revoca dell’ammissione provvisoria 

(ex multis sentenza del Tribunale D-3904/2006 del 16 febbraio 2010; cfr. 

POSSE SAMAH, in: Nguyen/Amarelle [éd.], Code annoté de droit des 

migrations, volume II: Loi sur les étrangers [LEtr], Berna 2017, ad art. 84 

n. 6). D’altronde il ricorrente appare mettere piuttosto in discussione 

l’apprezzamento compiuto dalla SEM, che sarà oggetto di esame nei 

considerandi che seguono (consid. 5 e seg.). 

4.4 Per questi motivi, Il Tribunale non rileva alcuna violazione del diritto di 

essere sentito, rispettivamente dell’obbligo di motivazione che ne deriva 

(art. 29 cpv. 2 Cost.). La censura va respinta e nulla osta all’esame del 

merito della vertenza. 

5.  

Il ricorrente sostiene, in primo luogo, che l’autorità inferiore avrebbe dovuto 

riconoscergli lo statuto di rifugiato e concedergli l’asilo in ragione dei rischi 

ai quali sarebbe esposto, in caso di ritorno in Patria, in ragione del suo 

rifiuto di prestare servizio militare (art. 3 LAsi). Egli invoca, in secondo 

luogo, dei motivi d’asilo insorti dopo l’espatrio ovvero il suo espatrio illegale 

dalla Siria e il deposito di una domanda d’asilo all’estero (art. 54 LAsi). 

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Pagina 8 

6.  

6.1  

6.1.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

6.1.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi. 

Quando si esamina lo statuto di rifugiato, occorre fare principalmente rife-

rimento alla situazione esistente al momento dell’espatrio della persona 

che chiede asilo. Tuttavia, la situazione al momento della decisione 

sull’asilo viene presa in considerazione quando la situazione nel Paese 

d’origine è cambiata in modo decisivo tra la partenza e la decisione 

sull’asilo, a vantaggio o a svantaggio del richiedente (cfr. DTAF 2015/3 con-

sid. 6.1). 

6.2 L’insorgente dichiara, innanzitutto, di essere perseguitato in Siria per 

essersi rifiutato di prestare servizio militare contrariamente alle convoca-

zioni ricevute dal governo siriano che avrebbe conseguentemente emesso 

un mandato di arresto nei suoi confronti. Egli sarebbe pure esposto al ri-

schio di essere arruolato nelle fila delle milizie facenti capo all’YPG. 

6.2.1 Il Tribunale ha già avuto modo di affrontare la questione della rile-

vanza per il diritto dell’asilo della sanzione del rifiuto di prestare servizio 

militare nel contesto siriano nella sentenza di riferimento DTAF 2015/3. In 

tale occasione, ha chiarito che l’adozione dell’art. 3 cpv. 3 LAsi, il quale 

prevede che “non sono rifugiati le persone che sono esposte a seri pregiu-

dizi o hanno fondato timore di esservi esposte per aver rifiutato di prestare 

servizio militare o per aver disertato”, non ha modificato la situazione giuri-

dica previgente. Ne consegue che, come già in passato, le possibili conse-

guenze di tale comportamento non sono di per sé sufficienti a fondare la 

qualità di rifugiato, a meno che ne risulti una persecuzione ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 LAsi; in altri termini, in virtù dei motivi menzionati in questa 

disposizione, alla persona interessata dev’essere riconosciuta la qualità di 

rifugiato soltanto se, in seguito alla sua renitenza alla leva o diserzione, 

deve temere un trattamento che comporta seri pregiudizi ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 consid. 5.9). Ciò è segnatamente il 

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caso se la sanzione pronunciata è stata innalzata – in modo discriminato-

rio – per uno dei motivi di persecuzione enunciati all’art. 3 cpv. 1 LAsi (ma-

lus relativo), oppure nel caso in cui essa sia sproporzionata di per sé, tanto 

da dover concludere che esiste un motivo politico di persecuzione (ma-

lus assoluto; cfr. DTAF 2015/3 consid. 5.7.2). Recentemente, il Tribunale 

ha inoltre specificato che il regime siriano considera la renitenza, rispetti-

vamente la diserzione quale manifestazione di un sostegno agli oppositori 

esclusivamente qualora in passato l’interessato sia già stato identificato 

come tale. Di conseguenza, solamente un obiettore di coscienza già espo-

stosi politicamente in passato rischia una pena sproporzionata motivata 

politicamente (cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 5.1.1 e 5.1.2). In assenza di fat-

tori di rischio supplementari, colui che si sottrae al reclutamento non rischia 

una pena tale da rendere raggiungere la soglia di rilevanza prevista per la 

concessione dell’asilo (cfr. DTAF 2020 VI/4 consid. 6.2.4). Se l’interessato 

a causa della sua renitenza deve attendersi, con notevole probabilità 

(nel senso di un real risk), di subire un trattamento equiparabile a una tor-

tura in Siria, v’è invece da considerare che la pena sia assortita da un ma-

lus politico. Essa configura così una persecuzione rilevante in materia 

d’asilo e non solo una violazione dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 cpv. 1 della 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.142.30; cfr. DTAF 

2020 VI/4 consid. 6). Al contrario, gli obiettori di coscienza tradizionali, os-

sia coloro che non sono ulteriormente esposti politicamente, non rischiano 

con sufficiente probabilità una condanna che raggiunga la soglia di rile-

vanza di cui all’art. 3 LAsi (ex pluris sentenze del Tribunale E-2304/2020 

del 15 maggio 2020 consid. 6.3; E-3366/2018 del 4 giugno 2019 con-

sid. 6.3.1). 

La sentenza della CorteEDU (C-238/2019), invocata dal ricorrente, a pre-

scindere dal suo effetto giuridico per la Svizzera, non cambia la summen-

zionata prassi giurisprudenziale: anch’essa presuppone l’esistenza di un 

legame tra l’azione penale o la sanzione penale conseguente alla renitenza 

e almeno uno dei motivi di persecuzione al fine che si possa riconoscere 

lo statuto di rifugiato (cfr. sentenze del Tribunale D-2188/2020 del 16 feb-

braio 2021 consid. 6.3; E-209/2020 dell’11 maggio 2021 consid. 5.5.1). 

6.2.2 Ciò posto, il ricorrente riconduce la sua fuga al timore di dover pre-

stare servizio militare (cfr. atto SEM n. 28/16, R71, R145), ma non allega 

alcun elemento supplementare che lasci trasparire l’esistenza di fattori che 

lo possano far rientrare nel novero delle persone invise alle autorità siriane. 

In primo luogo, nonostante egli sia di etnia (…), non risulta che si sia mai 

impegnato in attività di opposizione nei confronti del regime o che sia stato 

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sospettato di tali attività. Egli ha infatti dichiarato che la sua famiglia sa-

rebbe composta da persone “di natura neutrale” (cfr. atto SEM n. 28/16, 

R107) senza un particolare orientamento politico (cfr. atto SEM n. 28/16, 

R108), come d’altronde, a suo dire, era noto “a tutti” (cfr. atto SEM n. 28/16, 

R113). Egli ha poi evidenziato di considerarsi una “persona neutrale, paci-

fista convinto” (cfr. atto SEM n. 28/16, R109) e di non aver mai avuto con-

tatti con persone attive politicamente (cfr. atto SEM n. 28/16, R111). In se-

condo luogo, dagli atti non risulta che il governo siriano abbia pronunciato 

una sanzione nei confronti del ricorrente. Di conseguenza, non è possibile 

presumere che egli fosse nel mirino delle forze di sicurezza siriane e regi-

strato come oppositore del regime. L’ordine di arresto emesso nei suoi con-

fronti non cambia la situazione: esso dimostra solamente che il ricorrente 

avrebbe dovuto essere arrestato in vista del suo reclutamento, motivo che 

non è di per sé rilevante ai fini dell’asilo. Pertanto, non vi è motivo di ritenere 

che il richiedente, in caso di arresto da parte delle autorità siriane, debba 

aspettarsi una punizione o un trattamento di natura politica. Per quanto 

concerne dunque le conseguenze della renitenza conseguenti alla convo-

cazione al servizio militare emessa nei suoi confronti dal governo siriano, 

esse non sono, conformemente alla summenzionata giurisprudenza, rile-

vanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

6.2.3 Per quanto riguarda il rischio di essere reclutato da parte delle YPG, 

il Tribunale ha già concluso che non esiste un fondato timore di essere 

esposto a dei pregiudizi rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. In una pari even-

tualità, il reclutamento non sarebbe infatti dettato da uno dei motivi di per-

secuzione di cui all’art. 3 cpv. 1 LAsi (cfr. DTAF 2015/3; ex multis sentenza 

del Tribunale D-850/2020 del 2 maggio 2023 consid. 9.6). 

6.3 Pertanto i motivi addotti dall’insorgente non sono rilevanti ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. 

7.  

Ora, occorre dirimere la questione a sapere se i motivi soggettivi insorti 

dopo la fuga invocati dal ricorrente sono atti a giustificare il riconoscimento 

allo stesso della qualità di rifugiato, ad esclusione della concessione 

dell’asilo (cfr. art. 54 LAsi in relazione con l’art. 3 LAsi). 

7.1 Giusta l’art. 54 LAsi “non è concesso asilo al richiedente che è divenuto 

rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi soltanto con la partenza dal Paese d’origine 

o di provenienza oppure in ragione del comportamento dopo la partenza”. 

Secondo l’attuale giurisprudenza del Tribunale, né la partenza illegale dalla 

Siria né la presentazione di una domanda d’asilo all’estero fanno 

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presumere che una persona siriana possa essere perseguitata qualora 

dovesse far ritorno nel suo Paese. A causa della partenza illegale e di 

un’assenza prolungata dal Paese, al rientro in Siria potrebbe aver luogo un 

interrogatorio da parte delle autorità nazionali. Tuttavia, nel caso di persone 

che non sono state considerate come una minaccia prima della loro 

partenza e che non sono emerse politicamente in esilio, si può escludere 

con sufficiente probabilità che vengano classificate come una minaccia per 

lo Stato e quindi che rischiano delle persecuzioni ai sensi dell’art. 3 LAsi 

(cfr. ex pluris sentenza del Tribunale E-3520/2020 dell’8 novembre 2022 

consid. 5.4.3). Inoltre, se è vero che le autorità siriane seguono le attività 

politiche svolte dai loro compatrioti all’estero, esse si concentrano 

essenzialmente sui casi di persone che agiscono al di là del quadro 

abituale dell’opposizione di massa e che occupano delle funzioni importanti 

o svolgono delle attività di natura tale che potrebbero essere suscettibili di 

rappresentare una minaccia seria e concreta per il governo siriano 

(cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-3839/2013 del 28 ottobre 2015 

consid. 6.3.6; cfr. sentenza del Tribunale D-6949/2019 del 29 agosto 2022 

consid. 6.5.1). 

7.2 Per questi motivi, l’applicazione dell’art. 54 LAsi al caso di specie è 

esclusa. 

8.  

In virtù di quanto sopra esposto, l’autorità inferiore ha, a giusto titolo, rinun-

ciato a riconoscere lo statuto di rifugiato e a concedere asilo al ricorrente. 

Il ricorso non merita dunque tutela e la decisione impugnata, che non viola 

il diritto federale né è costitutiva di un accertamento inesatto o incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), va confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta priva di oggetto. 

10.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.--, che se-

guono la soccombenza, vanno poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Essendo state le conclusioni ricor-

suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole, v’è luogo di re-

spingere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal 

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pagamento delle spese processuali, come pure quella di gratuito patroci-

nio, comprensiva della nomina di un gratuito patrocinatore richiesta nel me-

moriale ricorsuale. 

11.  

La presente decisione non può essere impugnata mediante ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF); essa è pertanto definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali e del gratuito patrocinio con nomina di un 

gratuito patrocinatore, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Ta-

le ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale entro un termine 

di 30 giorni dalla data di spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: