# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bcffb33b-c6e5-5277-8a55-e8dca11a68cc
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-07-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.07.2019 D-6858/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6858-2017_2019-07-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6858/2017 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  l u g l i o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gérald Bovier, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con la figlia 

B._______, nata il (…), 

Eritrea,   

entrambe rappresentate dal signor Rosario Mastrosimone, 

Soccorso operaio svizzero SOS,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 2 novembre 2017 / N (…). 

 

 

 

D-6858/2017 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il (…) settembre 2017 A._______, asserita cittadina eritrea, di etnia tigrina, 

con ultimo domicilio a C._______, D._______ (cfr. verbale dell’audizione 

sulle generalità del 20 settembre 2017 [di seguito: verbale 1], p.to 2.01 

seg., pag. 4 seg.), ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera per lei e 

per la figlia minorenne B._______ (cfr. atti A1/3 e A2/3), dopo essere giunte 

sul suolo elvetico nell’ambito di una procedura di ricollocazione (cfr. verbale 

1, p.to 5.04, pag. 8). 

B.  

Nel corso dell’audizione sulle generalità del 20 settembre 2017, A._______ 

ha riferito di aver lasciato il suo Paese d’origine in quanto, dopo l’espatrio 

del marito in E._______, in una località a lei sconosciuta, avrebbe ricevuto 

continui richiami dal F._______ e con una frequenza quasi giornaliera si 

sarebbero presentati presso il suo domicilio (…) militari per interrogarla in 

merito al luogo dove fosse il marito. Ella non avrebbe però avuto alcuna 

informazione in merito allo stesso. L’interessata ha inoltre dichiarato di 

avere tentato l’espatrio altre (…) volte prima dell’espatrio definitivo, ove sa-

rebbe stata arrestata ed imprigionata rispettivamente dapprima nella pri-

gione di G._______ per (…), ed in seguito a H._______ per (…). La prima 

volta sarebbe stata scarcerata grazie all’intermediazione di una signora di 

nome I._______ che le avrebbe fatto da garante. Sarebbe riuscita ad espa-

triare definitivamente il (…) del mese sette del 2015 verso l’J._______, il-

legalmente e senza documenti, a causa dell’esasperazione a cui l’avreb-

bero condotta le ricerche del marito da parte delle autorità, di cui lei non 

avrebbe però avuto alcuna nuova (cfr. p.to 2.01, pag. 5; p.to 3.03, pag. 6; 

p.to 5.01 segg., pag. 7 segg.). 

C.  

Interrogata in merito ai suoi motivi d’asilo nell’audizione del 16 otto-

bre 2017 (di seguito: verbale 2), la richiedente succitata ha dichiarato, in 

sostanza e per quanto qui di rilievo che, nel corso del 2009, il marito sa-

rebbe stato arrestato da parte di alcuni militari al suo domicilio. In seguito 

ella avrebbe appreso che lo stesso sarebbe stato detenuto presso il car-

cere di K._______. Dopo pochi giorni che il marito era stato arrestato, dei 

militari si sarebbero presentati innumerevoli volte presso il suo domicilio 

per chiederle dove fosse lo stesso. Prima di riuscire ad espatriare definiti-

vamente, avrebbe tentato l’espatrio altre (…) volte senza successo, es-

sendo stata intercettata ed imprigionata la prima volta a L._______ per (…) 

ed in seguito trasferita per (…) insieme alla figlia nel carcere di G._______. 

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Sarebbe stata rilasciata dalla prigione tramite una persona che le avrebbe 

fatto da garante. In seguito avrebbe tentato nuovamente l’espatrio e sa-

rebbe stata fermata a H._______, ove nel carcere di M._______, avrebbe 

scontato una pena detentiva di (…). Poiché ella non avrebbe più avuto no-

tizie da parte del marito, come pure a causa delle ricerche continue presso 

il suo domicilio da parte dei militari e poiché le avrebbero pure ritirato il 

terreno che arava e lei non sarebbe più riuscita a garantire le entrate suffi-

cienti per pagare le sue spese, sarebbe espatriata nel 2015. Sarebbe par-

tita da D._______, dove si era nel frattempo trasferita con la figlia in una 

casa in affitto, canone di locazione pagato dai suoi genitori (cfr. verbale 2, 

D28 segg., pag. 4 segg.). In caso di ritorno in Eritrea, ella teme di essere 

nuovamente arrestata (cfr. verbale 2, D151, pag. 15).  

A sostegno delle loro domande d’asilo, le ricorrenti hanno presentato la 

seguente documentazione: una carta d’identità eritrea a nome di 

A._______, nata nel (…), rilasciata a N._______ il (…); un certificato di 

matrimonio della (…), datato (…) del calendario etiope (corrispondente alla 

data del […] nel calendario gregoriano; cfr. verbale 2, D5, pag. 2 e D13 

seg., pag. 3); il certificato di battesimo a nome di B._______, no. (…); due 

schede del (…) ([…]) di O._______, rispettivamente a nome di P._______ 

e di Q._______ (cfr. risultanze processuali). 

D.  

A seguito dell’audizione sui motivi d’asilo, dove è stato concesso alla ri-

chiedente il diritto di essere sentita in merito alle generalità dichiarate (cfr. 

verbale 2, D7 segg., pag. 3), l’autorità inferiore l’ha informata che la sua 

data di nascita sarebbe stata modificata in conformità alla sua carta d’iden-

tità eritrea, ovvero al (…) (cfr. verbale 2, D12, pag. 3). 

E.  

Con decisione del 2 novembre 2017, notificata in medesima data (cfr. atto 

A19/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), non ha 

riconosciuto alle richiedenti la qualità di rifugiato ed ha respinto le loro do-

mande d’asilo. L’autorità inferiore ha altresì pronunciato l’allontanamento 

delle interessate dalla Svizzera e l’esecuzione del medesimo provvedi-

mento, in quanto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

F.  

Il 4 dicembre 2017 (cfr. risultanze processuali), le insorgenti hanno inoltrato 

ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

contro la summenzionata decisione della SEM. Le ricorrenti hanno postu-

lato, in via principale, la restituzione degli atti all’autorità di prime cure per 

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una nuova audizione ed in seguito una nuova valutazione in merito alla 

verosimiglianza ed al riconoscimento della qualità di rifugiato; in via subor-

dinata, la concessione dell’ammissione provvisoria in Svizzera, per inam-

missibilità ed inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Altresì 

hanno presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, secondo il senso, 

dell’esenzione dal pagamento delle presumibili spese processuali e del re-

lativo anticipo, il tutto con protesta di spese e ripetibili. 

A supporto del loro gravame, le ricorrenti hanno segnatamente prodotto 

copia dell’allegato al verbale d’audizione del 16 ottobre 2017 del rappre-

sentante dell’opera assistenziale. 

G.  

Con decisione incidentale del 24 agosto 2018, il Tribunale ha autorizzato 

le ricorrenti a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura 

d’asilo, altresì accogliendo l’istanza di concessione dell’assistenza giudi-

ziaria presentata a condizione che fosse dimostrata con un’attestazione 

d’indigenza entro il 10 settembre 2018, oppure, nel medesimo termine, ha 

invitato le ricorrenti a versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle 

presumibili spese processuali. 

H.  

Il 3 settembre 2018 le insorgenti hanno prodotto l’attestazione d’indigenza 

richiesta dal Tribunale (cfr. risultanze processuali). 

I.  

In data 27 settembre 2018, la SEM ha inoltrato la sua risposta al ricorso, 

essenzialmente riconfermandosi nelle motivazioni e conclusioni della deci-

sione impugnata. 

J.  

Con replica del 19 ottobre 2018 le ricorrenti si sono riconfermate nelle loro 

allegazioni e conclusioni esposte nel gravame, indicando inoltre che, non 

appena avrebbero ricevuto i documenti attestanti l’attuale luogo di resi-

denza del marito dell’insorgente – già annunciati nel ricorso – avrebbero 

provveduto a trasmetterli senza indugio. La precitata replica è stata inviata 

dal Tribunale all’autorità inferiore, per conoscenza, in data 22 ottobre 2018 

(cfr. risultanze processuali). 

K.  

Con scritto del 28 marzo 2019 alla SEM – trasmesso al Tribunale dall’au-

torità inferiore il 1° aprile 2019 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

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3 aprile 2019) – la ricorrente ha in particolare sollecitato la presa di deci-

sione nella sua fattispecie, allegando quali problematiche quotidiane, diffi-

coltà nel dormire – per le quali assumerebbe un trattamento – e che la figlia 

non potrebbe frequentare la classe scolastica regolare a causa del loro 

statuto quali richiedenti l’asilo. 

L.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti, verranno ripresi nei conside-

randi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi).  

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-

zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della nLAsi in vigore 

dal 1° marzo 2019).  

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF.  

La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costitui-

sce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA.  

Altresì, le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità 

inferiore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e van-

tano un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto, le insorgenti, sono legit-

timate ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

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2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). I principi della mas-

sima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: 

l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constatazioni com-

plementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o 

dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; 

DTF 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). 

3.  

Il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d’origine dell’insorgente 

e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prendendo 

quindi in considerazione l’evoluzione della situazione avvenuta dopo il de-

posito della domanda di asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6; 2008/4 con-

sid. 5.4). 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto che le dichiarazioni rila-

sciate dall’insorgente nel corso delle due audizioni non soddisferebbero le 

condizioni di verosimiglianza previste ex art. 7 LAsi, in quanto le sue alle-

gazioni sarebbero in più punti contraddittorie, prive di dettagli e indistinte. 

Secondo l’autorità inferiore, l’interessata avrebbe presentato delle versioni 

contrastanti sia in merito all’arresto del marito ed alla concatenazione degli 

eventi successivi, in particolare delle visite da parte delle autorità al suo 

domicilio, che in merito all’espatrio del marito ed al suo attuale luogo di 

residenza. A mente della SEM, anche il racconto dei suoi tentativi d’espa-

trio e delle sue due incarcerazioni non sarebbero maggiormente verosimili, 

per le innumerevoli lacune, l’assenza di dettagli e le risposte evasive fornite 

in merito dall’insorgente. Inoltre, l’autorità di prime cure ha considerato che 

la sola uscita illegale delle interessate dall’Eritrea, in assenza di qualsivo-

glia ulteriore fattore che le renderebbero invise alle autorità del loro Paese 

d’origine – vista l’inverosimiglianza dei fatti narrati da A._______ – non giu-

stificherebbe un timore fondato di subire in futuro per le ricorrenti delle san-

zioni rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, la sola evenienza dell’uscita 

illegale dall’Eritrea, non risulterebbe rilevante ai fini del riconoscimento 

della qualità di rifugiato alle interessate. 

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4.2 Le ricorrenti, nel loro gravame, dopo aver esposto e precisato alcuni 

fatti, passano in rivista le varie incongruenze rilevate nella decisione avver-

sata dalla SEM. In relazione alla narrazione delle visite dei militari al suo 

domicilio, dopo l’arresto del marito, la stessa sarebbe stata inficiata dallo 

stato di tensione e di ansia in cui si trovava la ricorrente durante l’audizione 

federale, emozioni che sarebbero state evidenziate pure nell’allegato 

all’audizione da parte della rappresentante dell’opera assistenziale pre-

sente alla stessa. Anche circa le modalità con le quali ella sarebbe venuta 

a conoscenza dell’espatrio del marito e degli arresti ed incarcerazioni pre-

cedenti la sua partenza definitiva dall’Eritrea, pur non negando vi siano de-

gli elementi di incongruenza nelle sue dichiarazioni, le stesse sarebbero da 

ascrivere in modo determinante allo stato di agitazione in cui ella si trovava 

al momento della menzionata audizione federale. Pertanto, le insorgenti, 

concludono all’annullamento della decisione impugnata, perché la SEM 

proceda ad un’audizione complementare che permetta alla ricorrente di 

meglio esprimersi in merito alle sue asserzioni determinanti.  

 

5.  

5.1 Giusta l’art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati secondo le disposizioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione 

e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiati. Esso comprende il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2 

LAsi). 

5.2 Secondo l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi. Costituiscono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della 

condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi). 

6.  

6.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). E’ pertanto necessario che i fatti 

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allegati dal richiedente siano sufficientemente sostanziati, plausibili e coe-

renti fra loro. In questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di mol-

teplici interpretazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una 

logica interna, incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non pos-

sono essere considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. E’ altresì ne-

cessario che il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, 

ossia degna di essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, 

quando egli fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati 

(art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in 

maniera falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in pre-

cedenza o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra 

scarso interesse nella procedura oppure nega la necessaria collabora-

zione. Infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo 

siano sostenute da prove rigorose. Al contrario, è sufficiente che l’autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-

deranza veritiera. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi 

a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allega-

zione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essen-

ziali a favore e contrari ad essa. Sarà dunque decisivo determinare, da un 

punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fatti-

specie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

6.2 Come rettamente ritenuto nel provvedimento impugnato, le dichiara-

zioni decisive rese dall’insorgente in corso di procedura, non adempiono le 

condizioni di verosimiglianza ai sensi dell’art. 7 LAsi. 

6.2.1 Anzitutto, circa l’arresto del marito e le successive visite dei militari al 

suo domicilio, come a ragione sottolineato nella decisione avversata dalla 

SEM, vi sono diverse incongruenze importanti riscontrabili nelle dichiara-

zioni rese dalla ricorrente durante le due audizioni. Nel corso della prima 

audizione ella ha invero riferito che dopo l’espatrio di suo marito in 

E._______, al suo domicilio sarebbero giunti sempre (…) militari, con una 

cadenza quasi giornaliera, per interrogarla in merito a dove fosse il coniuge 

e di aver ricevuto continui richiami da parte del F._______, per sapere dove 

si trovasse il marito (cfr. verbale 1, p.to 7.01 seg., pag. 8). Durante la se-

conda audizione, ella ha invece inspiegabilmente modificato tale versione 

dei fatti più volte, adducendo dapprima che tali militari sarebbero sempre 

tornati a casa sua a cercare il marito dopo il suo arresto (cfr. verbale 2, D29 

seg., pag. 5), in seguito invece che dopo la prima volta che avrebbero cer-

cato il marito, dopo circa due settimane, non sarebbero più tornati (cfr. ver-

bale 2, D50, pag. 6); poi ancora che dopo due settimane i militari non si 

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sarebbero più recati al suo domicilio (cfr. verbale 2, D50 segg., pag. 6 seg.), 

per terminare nella stessa frase in modo nuovamente contraddittorio: “Co-

munque tornavano spesso” (cfr. verbale 2, D51, pag. 6). Inoltre, durante la 

seconda audizione, non ha in nessun momento accennato che avrebbe 

ricevuto dei richiami da parte del F._______, come invece allegato nel 

corso della prima audizione. Anche in merito a come ella avrebbe appreso 

che il marito era incarcerato nella prigione di K._______, sono riscontrabili 

nelle allegazioni della richiedente diverse incongruenze. Invero ella ha dap-

prima riferito che sarebbe stata lei, dopo circa quattro giorni dall’arresto del 

coniuge, a scoprire che quest’ultimo si trovava nel carcere di K._______ e 

che sarebbe stato il F._______ a comunicarle in seguito che egli non si 

trovava più in carcere (cfr. verbale 2, D37 segg., pag. 5 seg.); per poi in-

vece sostenere che al momento in cui erano giunti i militari la prima volta, 

ovvero circa una settimana dopo, ella non aveva ricevuto ancora alcuna 

notizia del marito (cfr. verbale 2, D46 segg., pag. 6), e che sarebbe stata 

lei ad apprendere alla stazione di polizia che il marito non si trovava più 

nella prigione precitata, e pertanto non vi si sarebbe più recata (cfr. verbale 

2, D57 seg., pag. 7). Poco più avanti ha fornito una terza versione, asse-

rendo invece che lei si sarebbe recata soltanto una volta al carcere di 

K._______, dove avrebbe appreso che lo stesso era incarcerato da una 

guardia, ed in seguito non sarebbe più tornata alla stazione di polizia, in 

quanto già la prima volta le avrebbero riferito che ella non poteva più ve-

derlo, e non avendo più sue notizie avrebbe supposto che lo stesso non 

fosse più in detenzione (cfr. verbale 2, D60 segg., pag. 7 seg.). Infine, circa 

il motivo che l’avrebbe determinata all’espatrio finale, la ricorrente non è 

risultata maggiormente coerente. Se dapprima invero ella ha riferito di es-

sere partita dal suo Paese d’origine a causa dell’esasperazione a cui 

l’avrebbero portata le autorità, per le loro continue visite al suo domicilio 

(cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8 e verbale 2, D68 segg., pag. 8), in seguito 

l’ha ricondotto al fatto che per tre anni non avrebbe più avuto notizie del 

marito (cfr. verbale 2, D70, pag. 8), per ancora sostenere che ella era molto 

stressata, in quanto le autorità le avrebbero tolto tutti i suoi diritti e per que-

sto avrebbe deciso di espatriare (cfr. verbale 2, D92, pag. 9). Tutte le in-

coerenze succitate risultano talmente inconciliabili da non poter seguire la 

spiegazione addotta nel gravame dalle insorgenti, ovvero che sarebbero 

state dettate dallo stato ansioso in cui si trovava la ricorrente durante le 

audizioni. Il Tribunale giunge alla precitata conclusione, in quanto appare 

quantomeno illogico che seppure possa essere verosimile che la stessa 

potesse sembrare agitata ed ansiosa – come rimarcato nell’allegato all’au-

dizione del 16 ottobre 2017 da parte del rappresentante dell’opera assi-

stenziale – lo stato di inquietudine in cui ella versava, possa averla con-

dotta a fornire delle motivazioni completamente differenti, ed in alcuni punti 

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antitetiche, sulla concatenazione degli eventi ed i motivi che l’avrebbero 

determinata ad espatriare. Già solo alla luce delle contraddizioni ed incoe-

renze citate, le dichiarazioni della ricorrente in punto all’arresto ed all’espa-

trio del marito, come pure alle conseguenti visite dei militari al suo domici-

lio, non risultano verosimili. Vi è inoltre da sottolineare che, in merito 

all’espatrio del coniuge in E._______, malgrado le ricorrenti avessero pa-

ventato la presentazione di documenti in tal senso – ciò che comunque non 

renderebbe maggiormente verosimili le loro allegazioni in merito alle pro-

blematiche avute con le autorità eritree a causa del comportamento del 

marito, rispettivamente padre – ad oggi non è giunto al Tribunale alcuna 

documentazione in tal senso, ciò che rafforza maggiormente l’inverosimi-

glianza delle allegazioni della stessa. 

6.2.2 Ad uguale conclusione si giunge in merito ai presunti due arresti ed 

incarcerazioni che avrebbe subito l’insorgente a causa di tentativi d’espa-

trio pregressi il suo espatrio definitivo. Rettamente l’autorità inferiore nella 

decisione impugnata sottolinea invero che l’insorgente ha fornito delle di-

chiarazioni generiche, lacunose e non sufficientemente sostanziate in pro-

posito, da dare l’impressione che ella non abbia realmente vissuto tali 

eventi. Poiché in punto a tale conclusione, le ricorrenti non si sono 

espresse in modo circostanziato, ribadendo la generica asserzione che le 

stesse sarebbero state indotte dallo stato di ansia e di agitazione in cui 

verteva la ricorrente al momento dell’audizione federale, in proposito può 

essere rinviato in toto alle considerazioni contenute nella decisione quere-

lata (cfr. punto II, pag. 5 della decisione impugnata), che il Tribunale condi-

vide appieno. 

6.2.3 Riassumendo, in assenza di elementi che provino o che rendano ve-

rosimile il racconto dell’insorgente circa i contatti e le problematiche avuti 

con le autorità eritree a causa del comportamento del marito, come pure 

circa l’espatrio dello stesso e la conseguente diserzione del coniuge dal 

servizio militare, le condizioni poste dall’art. 7 LAsi non risultano adem-

piute. Per il resto, l’istruzione effettuata dalla SEM in specie, non risulta 

lacunosa e non si impone, pertanto, un annullamento della decisione av-

versata per accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente ri-

levanti ex art. 106 cpv. 1 LAsi. 

6.3  

6.3.1 Infine, per quanto riguarda il timore di subire delle persecuzioni fu-

ture, in specie un’incarcerazione (cfr. verbale 2, D151, pag. 15) a causa del 

solo espatrio illegale dal Paese d’origine, si rileva che, secondo una sen-

tenza di riferimento D-7898/2015 del 30 gennaio 2017, il Tribunale, dopo 

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Pagina 11 

analisi delle attuali informazioni sul Paese, ha esaminato la questione della 

rilevanza in materia d’asilo dell’espatrio illegale dall’Eritrea e stabilito che 

quest’ultimo, da solo, non è sufficiente per ritenere, con una probabilità 

preponderante, un rischio di subire delle persecuzioni rilevanti in materia 

d’asilo. Invero, un rischio accresciuto di subire una sanzione rilevante ai 

fini dell’asilo, può essere riconosciuto soltanto in presenza di elementi sup-

plementari che lascino presupporre che la persona sia malvista dalle auto-

rità eritree (cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 consid. 5.1).  

6.3.2 Nel caso in disamina, data la mancanza di verosimiglianza delle di-

chiarazioni della ricorrente circa i suoi motivi d’asilo (cfr. supra consid. 6.2), 

nonché dell’assenza di ulteriori evenienze negli atti di causa che condu-

cano il Tribunale ad una diversa conclusione, suddetti elementi supplemen-

tari difettano. Non vi è quindi il rischio accresciuto per le insorgenti, di su-

bire una sanzione rilevante ai sensi dell’asilo, in caso di ritorno in patria. 

6.4 Alla luce di tutto quanto sopra, sul punto in questione del riconosci-

mento dello statuto di rifugiato e della concessione dell’asilo, la decisione 

avversata merita dunque tutela, ed il ricorso va respinto. 

7.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).  

Le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. anche DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1).  

Pertanto, anche in merito alla pronuncia dell’allontanamento, la decisione 

avversata va confermata. 

8.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 della legge 

federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, nuova denominazione 

del testo legale in vigore dal 1° gennaio 2019, RS 142.20) prevede che la 

stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile (cpv. 4) e possi-

bile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste condizioni, la 

SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 

LStrI). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli 

D-6858/2017 

Pagina 12 

ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova con-

sacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un impedimento 

(cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

9.  

9.1 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto che l’esecuzione dell’allon-

tanamento delle ricorrenti sarebbe ammissibile, ragionevolmente esigibile 

e possibile. In merito all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, 

secondo l’autorità di prime cure, in quanto non è stata riconosciuta loro la 

qualità di rifugiato, neppure il principio di non respingimento previsto 

all’art. 5 cpv. 1 LAsi potrebbe essere applicato in specie. Non sussistereb-

bero inoltre indizi agli atti per ritenere che, in caso di un loro ritorno in patria, 

rischierebbero di essere esposte concretamente ad una pena o ad un trat-

tamento proscritti dall’art. 3 CEDU. Circa l’esigibilità dell’allontanamento, in 

Eritrea non vigerebbe una situazione di guerra, guerra civile o violenza ge-

neralizzata ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr, in particolare dalla sottoscri-

zione dell’accordo di pace con l’Etiopia e prendendo in considerazione la 

sentenza del Tribunale D-2311/2016 del 31 agosto 2017. Inoltre non vi sa-

rebbe alcun motivo individuale ostativo all’esecuzione dell’allontanamento 

delle richiedenti, in quanto queste ultime disporrebbero in Eritrea di una 

vasta rete familiare e già prima dell’espatrio sarebbero state mantenute dai 

parenti, oltreché la verosimiglianza dell’espatrio del marito (rispettivamente 

padre), non sarebbe stato reso credibile.  

9.2 Dal canto loro, le insorgenti osservano che, un rinvio della ricorrente in 

Eritrea violerebbe in particolare l’art. 3 CEDU e sarebbe contrario al princi-

pio di “non-refoulement”, in quanto ella rischierebbe di essere arrestata al 

momento del suo arrivo all’aeroporto di D._______ e di essere sottoposta 

a dei trattamenti inumani e degradanti a causa della diserzione del marito, 

espatriato in E._______, luogo di residenza del coniuge del quale la ricor-

rente dovrebbe essere a breve capace di presentare dei documenti atti a 

provarlo. Anche in rapporto alla situazione generale presente in Eritrea, 

come diversi studi e rapporti internazionali confermerebbero, il loro ritorno 

nel Paese d’origine risulta inammissibile, in quanto vi sarebbero tutt’oggi 

delle violazioni continue e sistemiche dei diritti dell’uomo. Infine, l’esecu-

zione dell’allontanamento, sarebbe pure non ragionevolmente esigibile a 

causa delle problematiche di ordine generale presenti in patria, della fragi-

lità del nucleo familiare, composto dalla ricorrente e dalla figlia minore, non-

ché dal disgregamento della loro rete socio-familiare, dato che il marito (ri-

spettivamente padre) si troverebbe tutt’ora in E._______. 

D-6858/2017 

Pagina 13 

10.  

10.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti 

contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza deve essere 

resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; GICRA 2005 

n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

10.2 Nel caso in esame, visto che le insorgenti non sono riuscite né a ren-

dere verosimili i loro motivi d’asilo ex art. 7 LAsi, né a dimostrare l’esistenza 

di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi in 

caso di un loro ritorno in patria ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del non 

respingimento non trova applicazione nella presente disamina, ed il rinvio 

delle insorgenti verso l’Eritrea risulta dunque ammissibile sotto l’aspetto 

dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. 

10.3 Resta ora da determinare se l’esecuzione dell’allontanamento sia 

compatibile in particolare con gli art. 3 CEDU e l’art. 3 Conv. tortura. 

10.3.1 Da quanto già sopra considerato, le ricorrenti non hanno reso vero-

simile alcun contatto con le autorità eritree prima del loro espatrio, neppure 

a causa della presunta diserzione dal servizio di leva del marito (rispettiva-

mente padre), come neppure esiste per A._______ il rischio di essere con-

vocata per svolgere il servizio di leva in patria, essendo che la stessa risulta 

madre di una bambina ancora piccola (cfr. sentenza coordinata del Tribu-

nale D-2311/2016 del 17 agosto 2017 consid. 12.5), ed ha inoltre dichia-

rato di non aver mai prestato servizio militare né essere stata convocata 

per svolgere tale servizio (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 9). In assenza di 

altri elementi agli atti che possano far ritenere plausibile un rischio perso-

nale, concreto e serio di essere esposte, nel loro Paese d’origine, ad un 

trattamento contrario ai disposti succitati, il timore delle ricorrenti di subire 

dei trattamenti vietati dall’art. 3 CEDU e dalle altre disposizioni internazio-

nali succitate, pertanto, nella fattispecie, non sussiste. 

D-6858/2017 

Pagina 14 

10.3.2 V’è dunque luogo di concludere nel presente caso quanto all’am-

missibilità dell’esecuzione dell’allontanamento delle insorgenti. 

11.  

11.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-

gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. Se viene constatato un pericolo concreto – esclusi i casi previsti 

all’art. 83 cpv. 7 LStrI – la SEM disporrà l’ammissione provvisoria per lo 

straniero (art. 83 cpv. 1 LStrI in combinato disposto con l’art. 44 LAsi). Il 

Tribunale ha tuttavia già avuto modo di precisare come le esigenze al ri-

guardo siano meno restrittive allorché vi sia da prendere in considerazione 

l’interesse superiore dei bambini in tenera età conformemente all’art. 3 

cpv. 1 della Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107). L’inte-

resse del fanciullo può infatti essere ritenuto minacciato anche allorquando 

questi non si trovi in una situazione critica sul piano esistenziale. In altri 

termini, le difficoltà di reinserimento (o di inserimento in caso di nascita in 

Svizzera) nel paese d’origine dovute ad un’integrazione avanzata in Sviz-

zera possono condurre a reputare inesigibile l’esecuzione dell’allontana-

mento per l’insieme della famiglia anche in assenza di una messa in peri-

colo concreta (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28 consid. 9.3.2; 

tra le tante anche sentenza del Tribunale D-2239/2016 del 6 giugno 2018 

consid. 11.3).  

11.2 Nella sentenza coordinata D-2311/2016 già summenzionata, il Tribu-

nale ha avuto modo di esprimersi anche a proposito dell’esigibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento verso l’Eritrea. Un’analisi della situazione del 

paese ha permesso di constatare un documentato miglioramento nell’ap-

provvigionamento di generi alimentari e di acqua potabile, nonché signifi-

cativi passi avanti in ambito sanitario e nel campo dell’istruzione. Pertanto, 

l’esecuzione dell’allontanamento è attualmente da considerarsi general-

mente esigibile (cfr. consid. 17.2). Inoltre, l’eventuale rischio di arruola-

mento per il servizio nazionale non risulta influire su questo giudizio, dal 

momento che non vi è modo di considerare che tale evenienza ponga la 

persona interessata in una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sen-

tenza coordinata E-5022/2017 del 10 luglio 2018 consid. 6.2.3). Ad ogni 

modo, in considerazione della generale difficile situazione in cui versa il 

Paese, permane necessario verificare la questione dell’esigibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento con riguardo alla singola fattispecie. In pre-

senza di particolari circostanze negative, vi sarà infatti luogo di ammettere, 

D-6858/2017 

Pagina 15 

ora come prima, una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sentenza del 

Tribunale D-2311/2016 consid. 17.2). 

11.3 Nella presente disamina, le ricorrenti sono giovani ed in buona salute, 

non essendo le allegate problematiche di sonno della ricorrente – anche in 

assenza di qualsivoglia documentazione medica a supporto – di particolare 

gravità. A._______ dispone inoltre di una certa istruzione (cfr. verbale 1, 

p.to 1.17.04, pag. 4) e può avvalersi di conoscenze nel settore agricolo (cfr. 

verbale 2, D30, pag. 5). In patria, le insorgenti possono vantare di una so-

lida rete famigliare, composta in particolare dai genitori di A._______ e dai 

suoi fratelli e sorelle (cfr. verbale 1, p.to 3.01, pag. 5). Se risultasse neces-

sario per il loro mantenimento esistenziale, queste ultime potranno sicura-

mente contare sul supporto dei loro familiari, così come ottenuto già in pas-

sato (cfr. verbale 2, D80 segg., pag. 9). Inoltre, pur allegando una presunta 

disgregazione del loro nucleo familiare, come già sopra concluso, la vero-

simiglianza dell’espatrio del marito, rispettivamente padre, anche in man-

canza di qualsivoglia elemento o documento agli atti che provi lo stesso, 

non risulta credibile. Alla luce di tali elementi, e non essendo ravvisabili 

nelle insorgenze di causa altre particolari circostanze, le ricorrenti non ri-

schiano, nel caso di un loro rientro nel Paese d’origine, di essere esposte 

ad una minaccia esistenziale. 

Neppure l’interesse della figlia della ricorrente, B._______, ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 CDF risulta in specie minacciato ai sensi della giurispru-

denza succitata (cfr. supra consid. 11.1). Invero la stessa ha compiuto nel 

mese di (…) (…) anni, ed ha lasciato il suo Paese d’origine con la madre 

poco meno di quattro anni fa, soggiornando in Svizzera per poco più di un 

anno e nove mesi. La maggior parte della sua esistenza l’ha quindi tra-

scorsa in Eritrea. Pertanto, non è data nella presente disamina una forte 

integrazione in Svizzera da parte dell’interessata, derivante in particolare 

da un lungo soggiorno e da una scolarizzazione in tale paese, ed un rientro 

nel suo Paese d’origine non rappresenta quindi uno sradicamento, che 

renda inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2009/51 con-

sid. 5.6; DTAF 2009/28 consid. 9.3.2). 

11.4 Il rientro delle interessate in Eritrea è pertanto da considerarsi pure 

ragionevolmente esigibile. 

 

 

D-6858/2017 

Pagina 16 

12.  

12.1 In ultima analisi, se un rimpatrio coatto in Eritrea di un richiedente la 

cui domanda d’asilo è stata respinta, non risulta al momento possibile, tut-

tavia, per prassi costante, spetta al ricorrente richiedere alla competente 

rappresentanza del suo paese d’origine i documenti necessari al rimpatrio 

(cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

12.2 Ne discende quindi che l’esecuzione dell’allontanamento risulta an-

che essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI). 

13.  

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, il 

gravame va disatteso e la querelata decisione dell’autorità inferiore confer-

mata. 

14.  

Alla luce di tutto quanto sopra, il Tribunale giunge alla conclusione che la 

SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il diritto federale né abu-

sato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo 

inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). 

Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 

lett. c PA), per il che il ricorso va respinto. 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 172.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto l’istanza di 

assistenza giudiziaria delle insorgenti, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con decisione inciden-

tale del 24 agosto 2018, non vengono prelevate spese processuali. 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

D-6858/2017 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

 

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