# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7121c827-f3d4-5c71-a02c-77fd5978ec88
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-11-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.11.2000 36.2000.52
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2000-52_2000-11-20.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2000.00052

   

  grw/nh

  	
  Lugano

  20 novembre 2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Giovanna
  Roggero-Will 

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 5 aprile 2000 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 marzo 2000 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa Malati __________,  

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________ è
stato incapace al lavoro.

                                         Per
quest’incapacità l’__________ gli ha versato le indennità giornaliere
assicurate  al 100% dal 6 giugno 1999 al 12 settembre 1999. Dal  13 settembre
al 4 ottobre le indennità sono state ridotte al 50%. Infine, dal 5 al 24
ottobre le indennità sono state nuovamente versate interamente.

 

                                         In un
primo tempo la cassa ha rifiutato di versare ulteriori prestazioni.

                                         Quindi,
con decisione 26.11.1999, la cassa ha riconosciuto di dovere all’assicurato le
indennità ridotte al 50%  per il periodo  dal 25 ottobre al 30 novembre 1999.

                                         In
seguito, la cassa avrebbe cessato ogni versamento.

 

                               1.2.   Il rifiuto
di versare indennità per il periodo successivo al 30 novembre 1999 è stato
ribadito dalla cassa con  decisione su opposizione 22 marzo 2000 contro cui
l’assicurato ha presentato tempestivo ricorso rilevando quanto segue:

"  … Mi
sono ammalato nel mese di giugno 1999, da quando sono cominciati i miei guai.
Mi trovo in Ticino da 25 anni, non sono mai stato malato e non ho mancato mai
un'ora di lavoro. Nel mese di giugno 1999 sono svenuto due volte. La seconda
volta mi hanno portato all'Ospedale __________, era un sabato o una domenica.
Mi hanno consigliato di farmi visitare da qualche specialista. Sulla raccomandazione
di un amico sono andato dalla dottoressa __________ a __________. La stessa
dottoressa mi ha fissato un appuntamento dallo specialista cardiologo Dr.
__________ in via __________. Il Dr. __________ mi ha comunicato che mi trovo
in condizioni molto gravi e mi ha diagnosticato un blocco atrio‑ventricolare
di III grado. Mi ha detto che sarà necessario eseguire immediatamente
un'operazione ed applicare il pace‑maker, altrimenti corro rischi gra­vissimi.
Lui stesso mi ha fissato un appuntamento all'Ospedale __________, dove mi hanno
effettuato l'intervento chirurgico e messo il pace‑maker.

 

Come godevo da sempre di ottima salute questa malattia per me é
stata un grande choc. Lavoro come cameriere presso l'__________, anche oggi al
50%. Il mio datore di lavoro è assicurato collettivamente per la perdita di
salario presso la Cassa malati __________. La stessa mi ha pagato lo stipendio
al 100% dal 6 giugno 1999 al 13 settembre 1999, e al 50% fino al 4 ottobre
1999. Nel frattempo mi ha colpito un'altra malattia: la labirintite. Mi ha
visitato la dottoressa __________ e mi ha mandato dallo specialista Dr.
__________. Esso ha constatato che la mia malattia é molto grave. Facendo le
analisi e sapendo che sono portatore del pace‑maker, mi ha detto che non
dovrei assolutamente muovermi, altrimenti i rischi sarebbero gravi. Sono stato
inabile al lavoro al 100 % fino al 24 ottobre 1999; questi 20 giorni la Cassa
mi ha pagato. Su consiglio del mio medico Dottoressa __________ l non dovevo
iniziare a lavorare. Ho insistito di lavorare almeno al 50%, perché ho la
famiglia da mantenere. Ho cominciato a lavo­rare al 50% dal 25 ottobre 1999.

 

La Cassa, il 16 settembre, mi ha scritto di presentarmi per un
controllo dal Dr. __________. Lui mi ha fissato un appuntamento il 13 ottobre
1999. Mi sono presentato puntualmente, e mi ricordo che stavo molto male. Non
riuscivo nemmeno a camminare diritto a causa della labi­rintite e delle
vertigini. Il Dr. __________ e stato molto gentile con me e mi ha chiesto
secondo me quando potrò iniziare a lavorare al 100%. La mia risposta é stata:
"Mi auguro al più presto, sperando che mi passi la malattia". Non
sono a conoscenza del contenuto del rapporto che il Dr. __________ ha inviato
alla Cassa __________.

 

Con la raccomandata della Cassa del 26 novembre 1999 la stessa mi
comunica che dal 1 dicembre 1999 non mi verserà più nessuna indennità di
malattia. Mi sono rivolto al mio medico Dottoressa __________ che mi ha
continuato a tenere in malattia al 50%, e mi ha sempre ripetuto che io non sono
in grado di lavorare neanche al 50%, e se lo farò lo farò a mio rischio. Lei ha
scritto una lettera alla Cassa spiegando il mio stato di salute, dicendomi che
é la prima volta che sente una de­cisione di genere da una cassa malati, e con
quel fatto loro stanno rovinando una persona peggio­rando ancora di più il suo
stato di salute. Come risposta ho ricevuto dalla Cassa una raccomandata (allego
una fotocopia) di presentarmi presso la Dottoressa __________. Voglio
sottolineare che parecchie volte ho telefonato alla Cassa a __________ per
parlare con il responsabile del mio caso. Le risposte erano sempre che non c'é
nessuna persona che parla l'ita­liano, continuando a rispondermi che parlano
solo il francese, una lingua che io non conosco. Secon­do me é una cosa strana
che in una grande cassa malati come la __________ non c'é nessuno che parli
l'italiano, una lingua nazionale ed ufficiale.

 

Mi sono presentato puntualmente presso la Dottoressa __________.
Sono stato colpito dal fatto che la Cassa mi mandi da un psichiatra. La
Dottoressa ha parlato a lungo con me, e anche lei ha constatato che io sto
molto male e trova che sia strano che io lavori al 50%. Mi ha consigliato di
curarmi di più, in un ospedale o in una clinica. Il 22 marzo 2000 la Cassa mi
ha mandato una rac­comandata comunicandomi che sospende tutto. Voglio precisare
che nella lettera (allego una foto­copia) non si accennava minimamente sulla
mia visita presso la Dottoressa __________. Una cosa difficilmente capibile, io
non posso capirla. Ho telefonato alla Dottoressa __________ chiedendole se
avesse mandato un rapporto alla Cassa. La risposta di essa era affermativa, e
gentilmente mi ha mandato una copia del rapporto (allego una copia dello
stesso)…."  (I)

 

                               1.3.   In risposta
l’__________ ha postulato la reiezione del gravame con argomenti di cui diremo,
per quanto occorra, in seguito.

 

                               1.4.   Il 22 maggio
2000 la giudice delegata ha chiesto delle precisazioni alla dott. __________,
spec. FMH in psichiatria.

                                         La
dottoressa ha risposto il 19 settembre 2000 (XVI).

Le dichiarazioni della specialista sono state intimate per osservazioni alle
parti (XVII).

                                         La parte
ricorrente si è espressa il 10 novembre 2000 (XIX).

                                         La parte
convenuta il 13 novembre 2000 (XVIII).

 

                               1.5.   Il 22 maggio
2000 il ricorrente ha prodotto il rapporto redatto il 18 febbraio 2000 dal
dott. __________, spec FMH in malattie orecchie-naso-gola, all'attenzione della
dott. __________ (X, doc _)

                                                                                

 

Considerato                   in diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi dell’art. 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause
davanti al Tribunale delle assicurazioni sociali (cfr. STFA del 26 ottobre 1999
nella causa D.C.).

                                         Nel
merito

                                         

                               2.2.   Giusta
l'art  72 cpv. 2 LAMal il diritto all'indennità giornaliera é dato qualora la
capacità lavorativa dell'assicurato sia ridotta di almeno la metà.

 

                                         Parimenti,
l'art 16 cpv 1 del Regolamento dell'assicurazione indennità giornaliera
dell'__________ (cfr doc _) dispone che l'indennità assicurata -
proporzionalmente ridotta - è dovuta in caso di incapacità lavorativa di almeno
il 50%.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza sviluppatasi sull'art. 12bis cpv. 1 LAMI  - applicabile anche
all'art 72 LAMal -  viene considerato incapace al lavoro colui che per motivi
di salute non é più in grado di svolgere la propria attività, oppure può farlo
soltanto in misura ridotta, oppure, ancora, quando l'eser­ci­zio di una tale
attività rischia di aggravarne le condi­zioni di salute (DTF 114 V 283 cons.
1c; 111 V 239 cons. 1b; Maurer, Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, t. I,
p. 286 ss). 

 

                                         La
questione a sapere se esista un'incapacità lavorativa tale da giustificare il
riconoscimento del diritto a prestazioni va valutato in considerazione dei dati
forniti dal medico. Determinante non é, comunque, l'apprezzamento
medico-teorico - anche se il giudice non se ne scosterà senza sufficienti
motivi, essendo anch'egli tenuto a ri­spet­tare la sfera d'apprezzamento del
medico (RAMI 1983, p. 293; 1987, p. 106ss) - bensì la diminuzione della
capacità di lavoro che effettivamente risulta dal danno alla salute (DTF 114 V
283, cons. 1c; STF 26.11.'90 cit.).

 

                                         Al
proposito, va rilevato che le Casse hanno sempre il diritto, se non l'obbligo,
di controllare l'incapacità lavorativa fatta valere dall'assicurato che non può
invocare un certificato medico che non s'avvera concludente (RAMI 1980, p.
235).

 

                               2.3.   In concreto,
la cassa ha deciso di cessare il versamento delle prestazioni con il 30
novembre 1999 sulla base della valutazione effettuata dal dott. __________,
spec. FMH in medicina interna, in cui si legge quanto segue:

 

" 
… Il signor __________ è un paziente
__________.enne, ex __________, dal 1976 attivo in Svizzera quale cameriere
inizialmente in diversi bar ed attualmente da circa 6 anni presso l'__________.
Durante la sua attività professionale in Svizzera il signor __________ non ha
mai presentato assenze prolungate per malattia o infortunio dal posto di
lavoro. 

Il signor __________ risultava inabile nella
misura del 100% dal 6 giugno al 12 settembre 1999, al 50% dal 13 settembre al 4
ottobre 1999 e nuovamente al 100% dal 5 ottobre 99. 

Nell'anamnesi remota nulla di particolare da
segnalare (mai sottoposto ad interventi chirurgici fino al problema attuale,
mai precedentemente ospedalizzato). 

Il signor __________ è sposato, ha un figlio di
__________ anni, fuma circa 5 sigarette al giorno dall'età di 35 anni, beve
raramente un bicchiere di vino mangiando e non abusa di stupefacenti. Quale
trattamento medicamentoso assume attualmente Stugeron Forte 1‑1‑1,
Aspirina Cardio 1‑0-0, Sortis 10 0‑0‑1 e Torecan al bisogno. 

Nell'anamnesi sistemica, apparato locomotorio:
talvolta dolori al ginocchio destro e ai polsi attualmente senza nessun
disturbo; neurologico: raramente cefalea, non disturbi del sonno o depressione;
gastrointestinale: peso stabile, buon appetito, mai melena, talvolta diarrea;
urogenitale: nitturia una volta per il resto nessun disturbo; apparato
cardiopolmonare: ai primi di giugno il paziente mentre si trovava in un bar ha
presentato un episodio sincopale i cui accertamenti effettuati dapprima presso
il pronto soccorso dell'Ospedale __________ ed in seguito dal dottor __________
cardiologo di __________, hanno portato alla diagnosi di un blocco atrio‑ventricolare
di IlI grado con pause notturne fino a 3,5 secondi che hanno indotto i medici
curanti ad applicare al signor __________ un pace‑maker. L'intervento è
avvenuto presso il servizio di cardiologia dell'Ospedale __________ in data
22.06.99. La posa del pace‑maker è risultata piuttosto difficoltosa (3
ore di intervento), ma il decorso postoperatorio si è rivelato privo di
complicazioni ed il paziente è stato dimesso per il proprio domicilio in
seconda giornata.

 

Confrontato per la prima volta con problemi della salute il signor
__________ è stato molto colpito dall'evento ed ha faticato a lungo ad
elaborare la sua malattia anche se nel frattempo, grazie appunto al pace‑maker
la stessa è perfettamente controllata. A partire dal 13.09.99 il signor
__________ ha quindi ripreso la sua attività professionale nella misura del
50%. 

(ORL) a complicare la situazione ai primi di ottobre comparsa di
una vertigine rotatoria interpretata dal medico curante come labirintite e che
ha indotto un'ulteriore sospensione dell'attività professionale, creando una
sorta di situazione di panico da parte del paziente. 

Attualmente il signor __________ non presenta disturbi a livello
cardiopolmonare (in modo particolare mai angina pectoris, non dispnea od
ortopnea, raramente palpitazioni). Per quanto riguarda l'apparato vestibolare
il paziente lamenta un'ipoacusia a sinistra con vertigini rotatorie sulla
destra che creano qualche difficoltà nel mantenere l'equilibrio e nel camminare
in modo sicuro.

 

Clinicamente paziente in buone condizioni generati, afebbrile,
collaborante, peso 82,5 Kg, statura 179 cm, capo e collo con dentatura cariata,
esame del fondo oculare senza particolarità, reperto otologico bilateralmente
blando con ipoacusia a sinistra. Nessuna linfadenopatia. Cicatrice calma a
livello toracale superiore sinistro e al ginocchio sinistro, micosi a livello
della spalla destra. Apparato cardiovascolare con PA 140/90 a destra e 140/100
a sinistra, polso 80 al minuto regolare senza soffi o toni patologici. Polsi
periferici ubiquitariamente reperibili e senza soffi. Reperto plessico ed
auscultatorio polmonare nella norma, addome indolente e trattabile alla
palpazione, borborigmi fisiologici, nessuna organomegalia apprezzabile.
Apparato locomotorio senza patologie di rilievo. Esame neurologico con Romberg
piuttosto instabile, marcia a funambolo incerta, difficoltà a rimanere sul
piede destro. Prove cerebellari blande, esame neurologico per il resto normale.
Nessun nistagmo patologico.

 

Il signor __________ risultava inabile nella misura del 100% dal 6
giugno al 12 settembre 1999, al 50% dal 13 settembre al 4 ottobre 1999 a causa
di un blocco atrio ventricolare di III grado intermittente con episodio
sincopale che ha richiesto la posa di un pace‑maker. In seguito dal 5
ottobre 1999 il paziente risulta inabile nella misura del 100% a causa di una
vestibulopatia periferica.

 

Tenendo conto dei documenti in mio possesso, della visita del
paziente e di un colloquio telefonico avvenuto con la dottoressa __________
medico curante del signor __________ ritengo che dal 25 ottobre 1999 il signor
__________ possa riprendere la sua attività professionale nella misura del 50%
e dal 01.12.99 in assenza di nuovi eventi la capacità professionale dovrebbe
essere del 100%… " (doc. _)

 

                               2.4.   Con il suo
ricorso, __________ ha prodotto alcuni certificati medici.

                                         Il primo,
un certificato redatto il 28.2.2000 dal suo medico curante, dott. __________,
spec. FMH in medicina interna e angiologia, in cui si legge che egli è incapace
al lavoro al 50%  dal 22 novembre 1999 in poi (doc. _).

                                         Il
secondo è un certificato redatto dalla stessa dottoressa il 14 marzo 2000 in
cui si legge che l'incapacità lavorativa al 50% persiste anche dopo il 1.3.2000
(doc. _).

 

                                         Egli ha
inoltre prodotto il rapporto redatto il 16 marzo 2000 dalla dott. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, su incarico della cassa convenuta
(doc. _).

                                         In esso
si legge quanto segue:

 

" 
… Status psichico: il sig. __________. si
è presentato puntuale al colloquio. Il suo aspetto era curato ed, anche se
all'inizio trapelava una certa diffidenza, si è poi mostrato molto collaborante.

Era orientato nei tre domini. Il pensiero formale
non presentava alterazioni, il contenuto era fissato sulla labirintite e tutte
le difficoltà e le restrizioni che gli causerebbe.

Non ho riscontrato sintomi psicotici od
ossessivi.

L'umore di base era piuttosto  flesso, la mimica
facciale leggermente rigida. Lamentava una diminuzione della concentrazione,
stanchezza, una grande affaticabilità, apatia, abulia, perdita di interessi
(come il giocare a scacchi), e disturbi del sonno. Da quando ha subito l'operazione
del pace-maker soffre di ansie, nervosismo ed ha paura che l'apparecchio si
guasti e lui muoia. In più si sente trattato ingiustamente dall'assicurazione,
che non vuole credere che lui sia veramente ammalato, si sente trattato come un
simulante ed è in un certo senso offeso di essere stato mandato dallo
psichiatra.

 

Diagnosi: episodio
depressivo di media gravità in reazione allo shock subito dal disturbo cardiaco
e dell'aver dovuto mettere il pace-maker (ICD 10 F:32.1).

 

Prognosi e valutazione della capacità
lavorativa: allo stato attuale il signor _ ha una
capacità lavorativa non superiore al 50%. Considerando che i suoi disturbi di
vertigini abbiano un origine ansioso-depressiva, molto probabilmente una volta
migliorato il suo stato psichico la capacità lavorativa potrebbe aumentare. La
terapia dovrebbe consistere sia in una cura farmacologica sia in un appoggio
psicoterapeutico atto ad aiutarlo a superare il trauma subito dal disturbo
cardiaco.

 

Una prognosi esatta sul tempo necessario per
raggiungere un netto miglioramento dello stato psichico non è possibile
essendo, questi, disturbi che possono perdurare a lungo… " (doc. _)

 

                                         La
giudice delegata, con scritto 22 maggio 2000, ha chiesto alla dott. __________
di precisare se l'affezione da lei diagnosticata era già presente a inizio
dicembre 1999 con la stessa influenza sulla capacitâ lavorativa (VIII). La
dottoressa, dopo sollecitazioni, il 19 settembre 2000, ha risposto nei seguenti
termini:

 

 

" 
Come asserito nel mio rapporto del 16.03.2000 lo
scompenso psichico del signor __________ è stato scatenato dall'episodio
sincopale con conseguente intervento da lui subito nel giugno 1999.

Egli non si è più ripreso completamente.

Di conseguenza l'affezione diagnosticata era
sicuramente già presente all'inizio del dicembre 1999 con la stessa influenza,
per quel che riguarda lo stato psichico, sulla capacità lavorativa." 
(XVI)

 

                                         In queste
condizioni, ritenuto quanto asserito dalla dott. __________ - che, lo si
ricorda, è intervenuta in questo caso quale medico di fiducia della cassa
convenuta - si deve ritenere accertato che il ricorrente era ancora, dopo il
30.11.1999, incapace al lavoro al 50%.

                                         La cassa
convenuta deve, pertanto, essere condannata a versargli le indennità assicurate
- ridotte al 50% - anche dopo tale data.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è accolto.

                                         Di
conseguenza, la decisione impugnata è annullata e la cassa convenuta è
condannata a versare al ricorrente le indennità assicurate - ridotte al 50% -
anche dopo il 30.11.99.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

La
vicepresidente                                                 Il segretario

 

Giovanna
Roggero-Will                                        Fabio Zocchetti