# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 93af7c15-c973-52f2-8788-ef207fdd4e5e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.09.2000 11.1998.153
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-153_2000-09-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.1998.00153

  	
  Lugano

  5 settembre
  2000/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. __.__.______
(modifica di sentenza di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Locarno
Città promossa con petizione del 24 marzo 1997 da

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ __________, nata __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________
  __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:      1. Se dev'essere accolta
l'appellazione del 19 settembre 1998 presentata da __________ __________ contro
la sentenza emessa l'11 agosto 1998 dal Pretore della giurisdizione di Locarno
Città;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contenuta nell'appello;

 

                                         3.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ il 19 ottobre 1998;

                                         

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con sentenza del 28 settembre 1993 il Tribunale distrettuale di
Pfäffikon (Bezirksgericht Pfäffikon) ha pronunciato il divorzio tra
__________ __________ (1957) e __________ nata __________ (1963). La
convenzione sugli effetti accessori del divorzio omologata con la sentenza
prevedeva, fra l'altro, i seguenti contributi alimentari indicizzati:

                                         –  per
la moglie:

                                            fr.
1900.– mensili fino al 31 gennaio 2001 e 

                                            fr.
1400.– dal 1° febbraio 2001 al 31 gennaio 2007;

                                         –  per
i figli __________ (nata il ____________________ 1989) e __________ (nato il
____________________ 1991), affidati alla madre:

                                            fr.
700.– fino al compimento del 6° anno di età,

                                            fr.
750.– fino al compimento del 12° anno di età,

                                            fr.
800.– fino al compimento del 16° anno di età e 

                                            fr.
850.– fino alla maggiore età o al raggiungimento della piena capacità di guadagno,
il tutto oltre gli assegni familiari.

 

                                  B.   Il
24 marzo 1997 __________ __________ ha promosso azione di modifica della
sentenza di divorzio davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Città
per ottenere la liberazione dal pagamento del contributo alimentare in favore
dell'ex moglie dopo il 1° marzo 1997. In via cautelare egli ha instato perché
tale obbligo fosse immediatamente soppresso o quanto meno ridotto fino alla
decisione di merito. Nella sua risposta del 23 maggio 1997 __________
__________ si è opposta alla petizione. Entrambe le parti hanno postulato
l'ammissione al beneficio dell'assistenza giudiziaria. All'udienza del 26
maggio 1997, indetta per discutere la domanda cautelare, la convenuta ha
concluso per il rigetto dell'istanza. Il 24 ottobre 1997 __________ __________
ha nuovamente instato per ottenere l'adozione delle postulate misure
provvisionali inaudita parte. 

 

                                  C.   Chiusa
l'istruttoria provvisionale e di merito, nel suo memoriale conclusivo del 23
maggio 1998 __________ __________ ha chiesto la soppressione o almeno, in via
subordinata, la riduzione del contributo alimentare per l'ex moglie. __________
__________ ha ribadito il suo punto di vista in un allegato del 25 maggio 1998.
Le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, come pure all'emanazione di
un decreto cautelare sulle istanze del 24 marzo e del 24 ottobre 1997, sicché
il Pretore ha statuito direttamente l'11 agosto 1998 sulla petizione,
respingendola. __________ __________ è stata ammessa al beneficio dell'assistenza
giudiziaria, mentre l'analoga richiesta presentata da __________ __________ è
stata respinta. La tassa di giustizia di fr. 700.– e le spese di fr. 479.– sono
state poste a carico dell'attore, tenuto a rifondere alla convenuta fr. 1000.–
per ripetibili.

 

                                  D.   Contro
la sentenza predetta __________ __________ è insorto con un appello del 19
settembre 1998 nel quale chiede che, previa concessione dell'assistenza giudiziaria,
in riforma del giudizio impugnato la petizione sia accolta. Nelle sue osservazioni
del 19 ottobre 1998 __________ __________ conclude per il rigetto dell'appello
e sollecita anch'essa il beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

                                  E.   In
seguito all'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio, con ordinanza del
7 marzo 2000 il giudice delegato di questa Camera ha invitato le parti a
formulare eventuali osservazioni sui temi toccati dalla modifica legislativa.
Le parti si sono confermate nelle rispettive domande, l'appellante producendo
il 13 aprile 2000 nuovi documenti a sostegno delle sue tesi. __________
__________ si è opposta alle prove offerte in uno scritto del 27 aprile 2000.
Le parti hanno avuto inoltre occasione di esprimersi sui nuovi mezzi di prova
all'udienza del 28 giugno 2000.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Per l'art. 7a cpv. 3 tit. fin. CC la modifica di una
sentenza di divorzio è retta dalla legge anteriore, fatte salve le disposizioni
relative ai figli e alla procedura. Alla modifica di contributi alimentari in
favore del coniuge divorziato continua ad applicarsi, quindi, il diritto
previgente (Leuenberger in:
Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 8 ad art. 7a-7b
tit. fin. CC; Geiser in: Vom
alten zum neuen Scheidungsrecht, Berna 1999, pag. 251 n. 6.06). In concreto
l'azione verte sulla soppressione o la riduzione del contributo alimentare per
l'ex moglie stabilito in una convenzione sugli effetti accessori del divorzio
omologata con sentenza del 28 settembre 1993 (doc. A). Dal profilo sostanziale
la causa soggiace dunque al diritto applicabile prima della modifica
legislativa del 26 giugno 1998. Gli aspetti procedurali sono disciplinati
invece dalla legge nuova (cfr. Sutter/Freiburghaus,
Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 11 ad art. 7a
tit. fin. CC; Leuenberger, op.
cit., n. 9 ad art. 7a-7b tit. fin. CC).

 

                                   2.   L'appellante
ha prodotto il 13 aprile 2000 nuovi documenti, in particolare una dichiarazione
fiscale datata 17 dicembre 1999 dalla quale risulta – a suo dire – un ulteriore
peggioramento della propria situazione finanziaria. Contrariamente a quel che
sostiene l'appellata, l'esibizione di nuovi documenti in appello è di per sé
ammissibile, l'art. 138 cpv. 1 CC essendo senz'altro applicabile alla modifica
– nel merito – di sentenze di divorzio passate in giudicato secondo il diritto
anteriore (art. 7a cpv. 3 tit. fin. CC; cfr. Meier, Nouveau droit du divorce: questions de droit
transitoire, in: JdT 2000 I 83 nel mezzo; Spühler,
Neues Scheidungsverfahren, Zurigo 1999, pag. 88 in fine; Sutter/Freiburghaus, loc. cit.). Se
non che, l'ordinanza del 7 marzo 2000 con la quale il giudice delegato di
questa Camera ha assegnato un termine di quindici giorni alle parti per
esprimersi sulla modifica legislativa, prorogato di ulteriori quindici giorni
il 23 marzo 2000, è giunta all'appellante – per sua stessa ammissione – il 13
marzo 2000. Il termine è scaduto perciò il 12 aprile 2000. Ne discende che la
notifica di nuovi mezzi di prova, datata 13 aprile 2000, risulta tardiva.
Comunque sia, e come si vedrà in appresso (consid. 10), i nuovi documenti non sono
suscettibili di influire sull'esito del giudizio.

 

                                   3.   L'art. 153 cpv. 2 vCC stabilisce che il coniuge obbligato a fornire
una rendita a titolo di alimenti può domandare di esserne liberato o che sia
ridotta quando il bisogno più non esista o sia sensibilmente diminuito, come
pure quando le condizioni economiche del debitore più non corrispondano
all'importo della rendita. Poco importa che la rendita sia dovuta per sentenza
o per convenzione omologata dal giudice, oppure sia fondata sull'art. 151 cpv.
1 vCC o sull'art. 152 vCC: decisivo è che, dal profilo economico, le
circostanze siano cambiate in modo ragguardevole, duraturo e non prevedibile
all'epoca in cui la rendita è stata fissata (DTF 117 II 363 consid. 3 in fine).
Inoltre la modifica del contributo non deve dipendere da decisioni unilaterali
del debitore (DTF 121 III 299 consid. 3b). Sapere in che misura un mutamento
ragguardevole, imprevisto e duraturo delle circostanze giustifichi la soppressione
– o la riduzione – di una rendita all'ex coniuge è, in ogni modo, una questione
di equità (Hinderling/Steck, Das
schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 363). Essa presuppone
quindi un raffronto tra la situazione economica delle parti al momento in cui è
stata emanata la sentenza di divorzio (rispettivamente al momento in cui è
stata modificata la sentenza di divorzio l'ultima volta) e la situazione che
risulta dal fascicolo processuale dell'azione di modifica. L'onere di allegare
e dimostrare i fatti determinanti incombe, come di regola, a chi li invoca (Bühler/Spühler in: Berner Kommentar, 3ª
edizione, n. 54 ad art. 153 vCC), il diritto federale non imponendo l'applicazione
del principio inquisitorio (Bühler/Spühler,
op. cit., n. 87 ad art. 153 vCC).

 

                                   4.   In
concreto il Pretore si è interrogato anzitutto sulla natura della rendita,
rilevando che il contributo alimentare è fondato per metà sull'art. 151 cpv. 1
vCC e per l'altra metà sull'art. 152 vCC. Ciò posto, egli ha lasciato indecisa
la questione di sapere se la parte di rendita dovuta in base all'art. 151 cpv.
1 vCC fosse destinata a risarcire la perdita di aspettative (Anwartschaftsersatz)
o ad assicurare il mantenimento dell'ex coniuge. Ha ritenuto infatti che, fosse
come fosse, la situazione dell'obbligato non era mutata in maniera rilevante e
duratura rispetto all'epoca del divorzio. La relativa sentenza indicava bensì
un reddito netto mensile di fr. 5500.–, ma stando al primo giudice ciò non è
determinante, l'attore non essendo riuscito a dimostrare quale fosse il suo
guadagno netto del 1997, da paragonare con quello (netto) al momento del
divorzio. Donde la necessità di far capo ad altri elementi atti a fornire un
valido termine di raffronto tra le entrate attuali e quelle conseguite negli anni
precedenti il divorzio, che il Pretore ha identificato nel reddito lordo
risultante dalle tassazioni. Egli ha quindi accertato, sulla base dei dati
fiscali disponibili, che il reddito dell'attore negli anni dal 1989 al 1992
ammontava in media a fr. 4120.– mensili lordi (non a 5500.– mensili netti, come
risultava dalla convenzione sugli effetti accessori) e quello dal 1993 al 1996
a fr. 4847.– mensili lordi. Ne ha dedotto che la situazione finanziaria
dell'attore non si è degradata rispetto al momento del divorzio, ma è anzi migliorata.

 

                                   5.   L'appellante
contesta tale conclusione e sostiene che le sue entrate sono drasticamente
diminuite negli anni successivi al divorzio, al punto che con il suo reddito attuale
di fr. 3073.– mensili egli non è più in grado di sopperire nemmeno al proprio
fabbisogno minimo di fr. 4363.90, né tanto meno di erogare un qualsiasi
contributo alimentare in favore della convenuta. Soggiunge che il Pretore
avrebbe calcolato il suo reddito iniziale in modo superficiale, dipartendosi da
premesse errate. Rimprovera in particolare al primo giudice di essersi fondato
soltanto sui dati fiscali e di non avere tenuto in debita considerazione le
indicazioni fornite dal legale delle parti all'epoca del divorzio, sentito in
causa come testimone, secondo cui la convenzione era stata elaborata sulla base
di un'analisi dettagliata dei rendiconti annuali dell'attività dell'attore,
segnatamente per gli anni 1989 e 1990, che meglio rispecchiavano l'effettivo
andamento degli affari. Il reddito netto di fr. 5500.– mensili riportato nella
sentenza di divorzio corrisponde dunque a quanto da lui effettivamente
conseguito.

 

                                   6.   La
rendita controversa, come ha rilevato il Pretore, è fondata in parte sull'art.
151 cpv. 1 vCC e in parte sull'art. 152 vCC (doc. A, pag. 4, punto 5.1 lett.
b). La convenzione sugli effetti accessori del divorzio precisa inoltre che
essa è dovuta per metà come contributo di mantenimento (Unterhaltsersatz)
e per il resto a titolo di risarcimento per la perdita di aspettative in seguito
al divorzio (Anwartschaftsersatz). Diversamente da quanto reputa il
primo giudice, non v'è motivo per scostarsi in concreto dalla chiara
indicazione sulla natura della rendita contenuta nella convenzione omologata
dal giudice del divorzio. L'applicazione dell'art. 153 cpv. 2 vCC è stata
invero estesa, come si è accennato dianzi (consid. 3), anche alle rendite
dovute a norma dell'art. 151 cpv. 1 vCC (DTF 117 II 362 consid. 3), ma ciò è il
caso solo per le rendite erogate a titolo di contributo alimentare (loc. cit.),
non per quelle destinate a compensare la perdita di aspettative in seguito al
divorzio (Hinderling/Steck, op.
cit., pag. 356;
Deschenaux/Tercier/Werro, Le mariage et le divorce, 4ª edizione, pag.
147 n. 737). La rendita litigiosa risulta riducibile, perciò, nella sola misura
della metà percepita dalla convenuta a titolo di contributo alimentare, ossia
fr. 950.– mensili indicizzati, ridotti a fr. 700.– dal 1° febbraio 2001 al 31
gennaio 2007. Si aggiunga in ogni modo che, come si vedrà in seguito, tale
distinzione non è decisiva, la petizione dovendo in qualsiasi caso essere respinta.

 

                                   7.   L'appellante,
titolare di una ditta individuale di __________ e __________, svolge
un'attività lucrativa indipendente, come all'epoca del divorzio. A ragione il
Pretore ha ritenuto quindi che il reddito determinante non è quello conseguito
al momento del giudizio di divorzio o della modifica del contributo alimentare,
ma quello medio, calcolato sull'arco di più anni (Hausheer/Spycher in: Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna
1997, pag. 42 n. 01.34; Rep. 1994 pag. 141 con richiami; I CCA, sentenza del 14
settembre 1999 in re N., consid. 7). La giurisprudenza ha già avuto modo di
precisare, nondimeno, che per valutare la modifica delle circostanze il giudice
deve attenersi al reddito fissato nella sentenza di divorzio o nella
convenzione sugli effetti accessori, e ciò quand'anche egli constatasse che il
reddito indicato non corrisponde a quello effettivo (DTF 117 II 367 consid. 6).
La modifica del contributo alimentare non trascende in effetti in una revisione
della sentenza di divorzio e non deve quindi servire per correggere erronee
indicazioni date dalle parti al momento in cui è stata fissata la rendita (loc.
cit.). Nella fattispecie il reddito conseguito dall'attore all'epoca del
divorzio, da confrontare con quello attuale, ammontava a fr. 5500.– mensili
netti (doc. A, pag. 4, punto 5.1 lett. c). Poco importano al riguardo gli altri
atti di causa.

 

                                   8.   Per
quel che è delle entrate attuali dell'appellante, dal fascicolo processuale si
evince che nel 1993 egli ha conseguito un reddito di fr. 62 385.–
(dichiarazione fiscale 1995, pag. 2 punto 2 nell'incarto fiscale richiamato),
nel 1994 di fr. 71 993.– (doc. citato, loc. cit.), nel 1995 di fr. 52 632.–,
oltre a fr. 2325.– di indennità per perdita di guadagno (dichiarazione fiscale
1997, pag. 2 punti 2 e 5 nell'incarto fiscale richiamato) e nel 1996 di fr. 42
177.–, oltre a fr. 1125.– di indennità per perdita di guadagno (loc. cit.). L'appellante
sostiene che dal reddito conseguito nel 1996 occorre dedurre fr. 5300.–
provenienti dalla vendita di una sua motocicletta. Di tale operazione non v'è
traccia però nell'incarto, né l'appellante indica su quali prove egli fondi la
sua affermazione. Dalle dichiarazioni fiscali appena citate emerge anzi che
egli ha sempre posseduto soltanto una motocicletta, acquistata nel 1987, la
quale è stata dichiarata anche nella sostanza al 31 dicembre 1996 (doc. citati,
ultima pagina punto 38). La censura appare quindi destituita di fondamento.

 

                                         Dato
quanto precede, l'interessato ha conseguito dal 1993 al 1996 un reddito annuo
medio di fr. 58 159.25, pari a fr. 4846.60.– mensili, già dedotti gli oneri
sociali del titolare, unico impiegato della falegnameria (cfr. doc. B, ultimo
foglio; conti economici allegati alle predette dichiarazioni fiscali).
Paragonato a quello di fr. 5500.– mensili indicato nella sentenza di divorzio,
risulta una contrazione di oltre fr. 600.– mensili. Alle entrate provenienti
dall'attività della falegnameria occorre nondimeno aggiungere quelle derivanti
dalla locazione – dal 1994 (dichiarazione fiscale 1995, punto 8a) – di un
appartamento nella casa di sua proprietà, per una pigione annua di fr. 14
400.–, pari a fr. 1200.– mensili (cfr. doc. C, foglio 4 in basso e la documentazione
allegata alle dichiarazioni fiscali dal 1995 al 1997). Il reddito complessivo
attuale ammonta pertanto a fr. 6045.– mensili arrotondati. Ne segue che la
situazione finanziaria dell'appellante non è peggiorata rispetto all'epoca del
divorzio, ma è anzi migliorata. Su questo punto, ancorché per motivi diversi da
quelli indicati dal Pretore, la sentenza impugnata merita dunque conferma. 

 

                                   9.   L'appellante
adduce che, comunque sia, il suo reddito attuale non gli consente di far fronte
all'obbligo alimentare nei confronti della convenuta senza intaccare il proprio
fabbisogno minimo, valutato in fr. 4363.90 (minimo esistenziale del diritto
esecutivo fr. 1025.–, canone di locazione fr. 800.–, premio della cassa malati
fr. 182.50, premio della cassa malati complementare fr. 31.70, elettricità fr.
100.–, telefono fr. 120.–, costo dell'automobile fr. 300.–, onere fiscale fr.
250.–, contributi alimentari per i figli fr. 1554.70). Conclude dunque per la
soppressione o quanto meno per una riduzione del contributo destinato all'ex
moglie. La convenuta eccepisce che la richiesta subordinata intesa alla riduzione
del contributo è improponibile, poiché non cifrata. Contesta inoltre, nelle
osservazioni all'appello, le spese per l'elettricità e il telefono, il canone
di locazione, i costi  dell'automobile e l'ammontare dei contributi alimentari
indicizzati.

 

                                         a)  L'argomentazione
della convenuta circa la domanda subordinata non può essere condivisa. La causa
di soppressione e quella di riduzione del contributo alimentare non sono azioni
diverse. La richiesta di soppressione implica la possibilità, per il giudice,
di ridurre semplicemente l'ammontare della rendita (in maiore minus),
senza riguardo alla circostanza che l'attore non abbia cifrato la sua pretesa o
non abbia formulato conclusioni subordinate (Bühler/Spühler,
op. cit., n. 56 e 76 ad art. 153 vCC; Rep. 1996 pag. 139 consid. 1).
L'appello è quindi ricevibile per intero. Si seguisse la tesi della convenuta,
del resto, il rigetto di una domanda di soppressione non impedirebbe all'attore
di introdurre una nuova causa fondata sugli stessi fatti per ottenere una
riduzione della rendita, ciò che offenderebbe l'economia processuale.

 

                                         b)  Per
quanto concerne le spese telefoniche di fr. 120.–, secondo giurisprudenza tale
onere non va aggiunto al minimo esistenziale del diritto esecutivo (Rep. 1995
pag. 141, 1994 pag. 298 consid. 5), né rientra nel fabbisogno allargato
definito dal Tribunale federale (che comprende le imposte e gli oneri assicurativi
domestici: DTF 114 II 393). Quanto alle spese per l'elettricità (fr. 100.–), a
prescindere dal fatto che l'appellante non precisa se si tratti di costi per la
luce (già compresi nel minimo esistenziale del diritto esecutivo) o per il
riscaldamento (da conteggiare separatamente), risulta dai documenti evocati in
appello (doc. H, I e L) che tutte le fatture sono state indirizzate alla
falegnameria, ragion per cui tali oneri non rientrano nel fabbisogno personale
dell'attore, ma configurano tutt'al più spese aziendali, di cui già si è tenuto
conto nel calcolo delle entrate (doc. B, ultimo foglio in basso e conti
economici allegati alle dichiarazioni fiscali).

 

                                         c)  In
merito al canone di locazione di fr. 800.–, lo stesso appellante ammette di essere
proprietario dell'appartamento in cui vive (appello, punto 10 pag. 10 in alto;
doc. C, foglio 4 in basso), sicché non può essergli riconosciuto un onere di
locazione inesistente. Egli potrebbe invero far valere nel proprio fabbisogno
eventuali oneri ipotecari e spese di manutenzione. Non indica però a quanto
ammontino simili costi, i quali per di più risultano già essere stati
conteggiati – almeno in parte – in quelli della falegnameria (doc. B, ultimo
foglio; conti economici allegati alle dichiarazioni fiscali) ed essere stati
posti in deduzione quindi del reddito aziendale. 

 

                                         d)  La
pretesa di fr. 300.– per spese di automobile non può a sua volta essere accolta,
ove appena si consideri che l'appellante non dichiara il possesso di alcun
autoveicolo personale (doc. C, ultimo foglio, punto 38). Egli fa dunque capo –
con ogni verosimiglianza – a un'automobile della ditta, i cui costi sono stati
tuttavia dedotti dalle entrate aziendali (doc. B, ultimo foglio; conti
economici citati) e non possono quindi essere computati in doppio.

 

                                         e)  Quanto
all'ammontare dei contributi alimentari per i figli, occorre rilevare anzitutto
che tale onere non va incluso nel fabbisogno del padre. Per determinare se le entrate
dell'attore sono sufficienti per coprire il fabbisogno minimo personale e far
fronte ai propri obblighi alimentari appare nondimeno necessario stabilire a
quanto ammontano attualmente i contributi indicizzati in favore dell'ex moglie
e dei figli. Agli atti non risulta alcun documento che comprovi l'adeguamento
al rincaro dell'importo originario di fr. 3400.– (fr. 1900.– per la convenuta,
fr. 750.– per ciascun figlio). L'indicizzazione dei contributi non è per altro
automatica, ma dipende dal relativo adeguamento delle entrate dell'appellante
(doc. A, pag. 3 punto 5 e pag. 5 punto 5.1 lett. d). Tuttavia la convenuta, pur
contestando la cifra di fr. 3524.– dichiarata dalla controparte, ha
riconosciuto davanti al Pretore che nel 1996 l'adeguamento al rincaro era stato
di fr. 70.65 mensili per il contributo in suo favore e di fr. 27.90 mensili per
quello in favore di ciascun figlio (risposta, ad 2 pag. 2 in basso), ossia di
fr. 126.45 mensili in tutto. Tale somma appare finanche superiore ai fr. 124.–
mensili fatti valere dall'attore. L'indicizzazione dei contributi alimentari
deve di conseguenza essere riconosciuta perlomeno nella misura invocata
dall'appellante, onde un obbligo alimentare complessivo di fr. 3524.– mensili.

 

                                10.   Da
quanto precede discende che l'appellante può contare su un reddito mensile di
fr. 6045.–, mentre il suo fabbisogno minimo ammonta a fr. 1489.20 (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–, cassa malati fr. 214.20, onere
fiscale fr. 250.–). Ne risulta un'eccedenza di fr. 4555.80 che gli consente
senz'altro di far fronte ai contributi alimentari di fr. 3524.– mensili per
l'ex moglie e i figli. Nulla muterebbe al riguardo neppure se si tenesse conto
delle entrate risultanti dalla dichiarazione fiscale per il 1999, esibita
(tardivamente) in appello. Da tale documento si evince che l'attore ha
dichiarato un reddito aziendale nel 1997 di fr. 52 331.– e nel 1998 di fr. 41
931.–, oltre a fr. 525.– di indennità per perdita di guadagno (pag. 2, punti 2
e 5). Dal 1995 al 1998 egli ha conseguito perciò, in media, un reddito annuo di
fr. 48 261.50. A tale importo deve ancora essere aggiunto il noto canone di
locazione di fr. 14 400.–, per un'entrata annua complessiva di fr. 62 661.50,
pari a fr. 5220.– mensili arrotondati. Ciò posto, all'appellante rimane
pertanto, una volta dedotto dal suo reddito il fabbisogno personale minimo di
fr. 1489.20, un agio di fr. 3730.80 con il quale egli può far fronte agli
obblighi alimentari di fr. 3524.– mensili. Anche su questo punto l'appello è
destinato perciò all'insuccesso.

                                         

                                11.   Gli
oneri processuali seguono la soccombenza dell'appellante (art. 148 cpv. 1 CPC),
che rifonderà alla controparte un'equa indennità per ripetibili. La domanda di
assistenza giudiziaria presentata con l'appello non può essere accolta, il
ricorrente non trovandosi in una situazione di indigenza (art. 155 CPC) e al
gravame mancando sin dall'inizio ogni seria possibilità di successo (art. 157
CPC). Per i motivi testé citati dev'essere respinta anche la richiesta di
assistenza giudiziaria formulata dall'attore per gli oneri di prima sede.
Quella presentata dalla convenuta con le osservazioni all'appello sarebbe
invece di per sé fondata, essendo adempiuti i requisiti cumulativi
dell'indigenza (essa non percepisce alcun reddito oltre al contributo versatole
dall'ex marito) e della parvenza di buon esito. Se non che, l'attribuzione di
congrue ripetibili all'appellata rende la domanda di assistenza giudiziaria
senza oggetto.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello è
respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr.  350.–

                                         b)
spese                         fr.    50.–

                                                                                fr. 
400.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1500.– per
ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                   4.   La
richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è dichiarata
senza oggetto.

 

                                   5.   Intimazione:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario