# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e8bacbde-f1c4-5cf4-b20a-d47c5f68803b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-12-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.12.2005 32.2005.78
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-78_2005-12-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.78

   

  BS/td

  	
  Lugano

  21 dicembre 2005

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 maggio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 29 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                1.1   RI 1, classe
1948, precedentemente attiva quale gerente di bar, nel novembre 2000 ha
inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. AI 1).

Esperiti gli accertamenti del caso, tra cui una perizia multidisciplinare a
cura del Servizio di accertamento medico dell’AI (in seguito: SAM), con
decisione 26 luglio 2004 l’Ufficio AI le ha riconosciuto una mezza rendita dal
1° ottobre 2000, poiché:

 

" 
Dalla documentazione
medica acquisita agli atti, così come dalla perizia specialistica
interdisciplinare avvenuta durante il mese di maggio del 2002 presso il
Servizio Accertamento Medico di Bellinzona, risulta che il danno alla salute,
di cui lei è portatrice, le comporta una parziale incapacità al lavoro e,
dunque, al guadagno quantificabile nella misura del 53% dal mese di ottobre del
1999 ad ora, la quale le apre il diritto a prestazioni da parte dell'AI.

 

Più esplicitamente,
secondo il parere medico lei è stata ritenuta inabile nella misura del 50%
nella sua abituale attività di gerente, per contro, in attività adeguate
rispettose delle limitazioni fisiche dettate dal danno alla salute, lei risulta
abile nella misura del 70%.

Confrontando ora il
guadagno che lei avrebbe potuto percepire oggigiorno se non le fosse subentrato
il danno alla salute, ossia Fr. 48'100 all'anno, con quello che può raggiungere
ora da invalida, vale a dire Fr. 22'500 annui, si ottiene una capacità di
guadagno residua del 47% e, dunque, un grado di invalidità del 53%.

 

Il calcolo di cui si è
detto sopra è riportato qui di seguito.

 

Reddito annuale
esigibile:

senza invalidità                      CHF
48'100.00

con invalidità                           CHF
22'500.00

Perdita di guadagno             CHF
25'600.00 = Grado d'invalidità 53%

 

Decidiamo pertanto:

 

Preso in considerazione
quanto sopra esposto, dal 01.10.2000, ossia trascorso l'anno d'attesa
dall'insorgere del danno alla salute (art. 29 cpv. 1 lett. b OAI), lei ha
diritto alla mezza rendita d'invalidità." (Doc. AI 42)

 

                               1.2.   Con
decisione del 29 aprile 2005 l'amministrazione ha respinto l'opposizione
dell'assicurata e confermato le modalità di calcolo del grado d'incapacità al
guadagno. Essa ha poi rilevato di non aver compensato la rendita erogata
retroattivamente con crediti da restituzione rivendicati dall'assicurazione
contro la disoccupazione, ma con prestazoni già versate al coniuge sotto forma
di rendita personale e rendita competiva per la moglie. Infine, l'Ufficio AI ha
respinto la richiesta di gratuito patrocinio in ambito amministrativo poiché
l'intervento del legale, presupposto da valutare con maggiore severità, non
risulta in casu essere necessario. 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso RI 1, patrocinata

dall’avv. RA 1, ha postulato il riconoscimento di una rendita intera pari all’80%
del guadagno assicurato, l’annullamento della compensazione effettuata e
l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto.

 

                               1.4.   Con risposta
di causa 17 giugno 2005 l’Ufficio AI ha invece chiesto la reiezione del
ricorso.

                                         

                               1.5.   In sede
d’istruttoria il TCA ha richiamato dalla Cassa cantonale di compensazione il
dossier relativo alla ricorrente.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1  della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H
335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

                                         Al
riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di
principio, entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003
IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b). Per quanto concerne
invece le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie,
nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in
vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli
effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

Nella DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo
all'eventuale insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione per
l'invalidità già prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi ai
principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il
periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene
sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso
avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità
e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le succitate nozioni
precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF
130 V 343).

 

                                         Le
disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile comprensione,
vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore al 1° gennaio
2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme valide sino al 31
dicembre 2002.

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l'art. 8 della LPGA (che ha sostituito
l'art. 4 cpv. 1 vLAI), con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità

(G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va precisato
che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli
assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66
2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Va pure
rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid.
2a e 2b;

VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini,
op. cit., pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza
citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (DTF 128 V 30 consid. 1; SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313
consid. 3a).

                                         

                               2.4.   Va infine
rammentato che, conformemente ad un principio generale applicabile anche nel
diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di
ridurre il danno (DTF 123

V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti ivi citati;
Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pag. 57, 551
e 572).In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve
intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior
modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente
mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze
ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungs-recht,
tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato
alcun diritto ad una rendita se la persona interessata dovesse essere in grado
di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 28 consid.
4a; RCC 1968 pag. 434). 

                                         Dalla
persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti
esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori
circostanze personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il
luogo di domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata
dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279
consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

                               2.5.   Nell’evenienza
concreta, la ricorrente è stata peritata dal SAM. Dal referto 11 settembre 2002
(doc. AI 28) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente
l’anamnesi e le constatazioni obiettive, hanno fatto capo a tre consultazioni
specialistiche esterne, di natura psichiatrica (dr. __________), cardiologica (dr.
__________) e ortopedica (dr. __________).

Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della
ricorrente presso il citato centro di accertamento, i periti hanno posto le
seguenti diagnosi invalidanti:

"  5.1      Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa

 

Lombalgie e
lombosciatalgia sinistra.

 

Discopatia L5-S1.

 

Spondiloartrosi al
segmento lombare inferiore.

 

Periartropatia alla
spalla sinistra su attrito sottoacromiale.

Disturbo depressivo reattivo a problemi coniugali, socioeconomici e famigliari."
(Doc. AI 50).

 

                                         Essi
hanno valutato un’incapacità lavorativa globale del 50% (da intendersi quale
rendimento ridotto nell’arco di un’intera giornata lavorativa) nella
professione di gerente di ristorante e di cameriera bar. In attività più
adatte, maggiormente sedentarie, senza l’obbligo di alzare regolarmente pesi, di
lavorare sopra l’altezza delle spalle, la capacità lavorativa è stata invece
valutata al 70%. Infine, i periti hanno ritenuto non migliorabile con
provvedimenti medici la residua capacità lavorativa.

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono
inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti;
Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002
nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa
G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante
una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte
questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che
sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in
particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 nella causa A. C.; DTF 123 V 178
consid. 4b; Pratique VSI 2001 p. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri
di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354 consid. 3b/bb). 

                                         

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31;
ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

                                      

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere
diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze
federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294).In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto
proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore
(Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999
pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della
ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve
tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione
psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,
la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e
l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La
prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati
criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della
persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi
su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli
osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane
sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le
informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto
che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

                                         

                               2.7.   Nel ricorso
l’assicurata contesta la valutazione del SAM.

In sostanza, facendo presente come il dr. __________ abbia accertato
un’incapacità lavorativa del 30% in attività confacenti ed il dr. __________
un’inabilità al lavoro del 20%, essa ritiene che ambedue le percentuali debbano
essere sommate per ottenere un’incapacità al lavoro globale.

Al riguardo va fatto presente che, secondo la giurisprudenza del TFA, per
determinare il grado di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di
diverse patologie non si devono semplicemente sommare le singole valutazioni,
bensì si deve far capo ad un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata
discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati; l'Alta Corte ha inoltre
osservato che la questione a sapere se i singoli gradi di inabilità si possano
sommare e se del caso in quale misura è una problematica squisitamente medica,
che di principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4
settembre 2001 nella causa D, I 338/01, pubblicata in RDAT 2002 I no. 72 pag.
485).

In casu, non vi sono motivi per mettere in dubbio la valutazione effettuata dai
periti del SAM. Essi hanno debitamente tenuto conto dei singoli consulti,
giudicando in particolare gli impedimenti psichiatrici “assai limitati”.

Né del resto la ricorrente ha prodotto documentazione medica attestante una
patologia extra somatica maggiormente invalidante.

                                         Va poi
rilevato che dal punto di vista cardiologico il dr. __________ ha ritenuto
l’assicurata abile al 100% quale gerente di bar (cfr. rapporto 16 maggio 2005,
sub. doc. AI 28).

                                         Nell’inserto
non vi sono nemmeno degli atti che possono mettere in dubbio la validità della
valutazione sulla residua capacità lavorativa (dovuta per le affezioni
reumatologiche e psichiatriche) operata dai periti. 

                                         

                                         Pertanto,
sulla base dell’affidabile e concludente perizia SAM, alla quale va dato valore
probatorio pieno (cfr. consid. 2.6), richiamato inoltre l’obbligo che incombe
all’assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (cfr. consid. 2.5), è da
ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido
nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i
riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32
consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l'assicurata è
abile nella misura del 50% nella sua originaria professione, ma al 70% in
attività adeguate. 

                               2.8.   In merito
alle ripercussioni economiche del danno alla salute, con rapporto 2 giugno 2004
il consulente in integrazione professionale, dopo aver proceduto ad una
esaustiva valutazione degli atti a sua disposizione, ha fissato in 

fr. 48'100 il reddito da valido dell’assicurata, dato rimasto incontestato.

Per quel che concerne il salario da invalido, considerato che la ricorrente non ha mai intrapreso un’attività
adeguata, la determinazione di tale reddito può essere ricavata dai rilevamenti
statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si
riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro
(Pratique VSI 2002 p. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485
consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere
il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione
percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze,
può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc, confermato
in Pratique VSI 2002 p. 64).

Tale deduzione non è automatica, ma deve essere
valutata tenendo conto di tutte le circostanze del singolo caso. È in ogni caso
compito dell'amministrazione e, in caso di ricorso, del giudice del merito
motivare l'entità della deduzione. Quest'ultimo non può scostarsi, dal canto
suo, dalla valutazione dell'amministrazione senza fondati motivi (DTF 126 V 80
consid. 5 b/dd e 6).

Applicando la succitata
giurisprudenza del TFA, il consulente, dopo aver escluso l’adozione di
provvedimenti di riqualificazione professionale, ha determinato il salario da
invalido in fr. 22'500, dopo aver ritenuto una riduzione del 15% legata alla
necessità per l’assicurata di svolgere attività leggere e considerato un
salario da primo impiego.

Dal raffronto tra i redditi da valido ed invalido è scaturita quindi
un’incapacità al guadagno del 53%, motivo per cui l’Ufficio AI ha posto la
ricorrente al beneficio di una mezza rendita. 

 

                               2.9.   La
ricorrente contesta la determinazione del reddito da invalido per i seguenti
motivi:

 

" 
Nel rapporto consultivo
2 giugno 2004, l'IP __________ ha considerato quale reddito di invalido
presumibile l'importo mensile di fr. 3'023.- (cfr. tabella allegato III,
rapporto precitato) corrispondente al salario medio di un'operaia di fabbrica.

 

Tale importo è stato aumentato
a fr. 3'151.--; il consulente IP ha infatti considerato che l'importo di fr.
3'023.-- si riferisse ad una frequenza settimanale di 40 ore, che ha ritenuto
di ampliare a 41,7 ore (fr. 3'023.-- x 41,7/40 dà infatti quale risultato fr.
3'151.--).

 

Si osserva innanzitutto
come detto adattamento sia del tutto arbitrario. Se la rilevazione della
struttura dei salari (RSS) aggiornata al 2002 indicata quale salario
presumibile l'importo di fr. 3'023.--, non si avvede per quale motivo debba
essere aumentato a fr. 3'151.--; non solo, ma il fatto che il salario di
fr. 3'023.-- si riferisca ad una frequenza settimanale di 40 ore, anziché 41 o
42 riviene ad una semplice congettura del consulente IP non meritevole di
protezione alcuna.

 

A ciò aggiungasi, come
esposto al consid. precedente, che la ricorrente  soffre di crisi cardiache
ricorrenti con una frequenza mensile che evidentemente le impediscono di
lavorare per un periodo anche di alcune ore: anche per questa ragione
l'aumento dell'importo di fr. 3'023.-- a fr. 3'151.-- non è giustificato,
cosicché soltanto il primo montante potrà essere preso in considerazione nel
calcolo del reddito presumibile." (Doc. I)

 

                                         Inoltre
essa sostiene la necessità di operare un’ulteriore riduzione del 5% del salario
da invalido per il fatto che può svolgere unicamente un’attività leggera a
tempo parziale.

                                         Orbene, seppur
non ravvisando alcun motivo per procedere ad una correzione del tasso di
riduzione del salario da invalido operata dal consulente, rettamente nella
decisione su opposizione l’Ufficio AI ha fatto presente che in caso di
accoglimento della richiesta dell’assicurata l’esito risulterebbe ininfluente
ai fini della prestazione da erogare. Infatti, partendo dal dato statistico
preso dal consulente (fr. 37'816) il reddito da invalido, tenuto conto di una
capacità lavorativa in attività adeguate del 70% ed una riduzione del 20%,
risulterebbe essere di fr. 21'176 ( 70% di 37'816 = 26’471; 80% di 26’471=
21'177); dal raffronto di tale dato con il reddito da valido di fr. 48'100
risulta un grado d’invalidità del 56% (48'100 – 21'176 x 100 : 48'100).

Non censurabile è infine l’adeguamento del dato salariale statistico
(riferimento a 40 ore lavorative) alla media annua della durata lavorativa
desunta dalla tabella B.9.2 pubblicata nella rivista “La vie économique” edita
dal Seco (cfr. in merito DTF 126 V 77 consid. 3b).

 

                             2.10.   Va inoltre
osservato che il consulente in integrazione professionale ha proceduto al
raffronto dei redditi partendo dall’anno 2002 e non dal 2000, momento in
cui è sorto il diritto dalla rendita. Tale circostanza, come verrà esposto di
seguito, non muta tuttavia l’esito della fattispecie in esame.

Va infatti rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

In applicazione ai
succitati criteri giurisprudenziali elencati al consid. 2.8, nella
sentenza pubblicata in SVR 2001 IV Nr. 21 questo Tribunale ha precisato che, conformemente ai dati
statistici salariali pubblicati dall'Ufficio federale di statistica (L'enquête
suisse sur la structure des salaires 1998, tabella TA 13), il salario ipotetico
nel 1998 conseguibile in attività leggera adeguata esercitata a tempo pieno nel
Cantone Ticino e prima di eventuali riduzioni per motivi particolari, che
possono, come detto, arrivare al massimo al 25%, riportato su 41,9 ore,
ammonterebbe a fr. 45'390.-- nel settore privato (rispettivamente fr.
47'929.‑‑ nel settore pubblico e privato) per gli uomini e a fr.
33'587.‑‑ (rispettivamente fr. 33'725.‑‑) per le donne.

                                         

                                         Conformemente ai dati statistici salariali (valore
mediano) relativi al 2000, il salario ipotetico conseguibile in attività
semplice e ripetitiva esercitata a tempo pieno nel Cantone Ticino e
prima di eventuali riduzioni per motivi particolari, riportato su 41,8 ore (La vie économique 9/2004, Tabella B9.2), nel settore privato corrisponde a fr. 50’498.--
(fr. 4027 : 40 x 41,8 x 12) per gli uomini e fr. 36'328.-- (fr. 2’897:
40 x 41,8 x 12) per le donne (Tabella TA 13 privato), mentre che nel settore
privato e pubblico l’ammontare è di fr. 51'702.-- (fr. 4123: 40 x 41,8 x 12)
per gli uomini e fr. 36'679.-- (fr. 2925: 40 x 41,8 x 12) per le donne (Tabella
TA 13 privato e pubblico).

                                         In diverse occasioni l’Alto Tribunale ha inoltre ritenuto
non criticabile l’utilizzo della tabella TA 13, che si riferisce ai salari
statistici presenti nelle grandi regioni della Svizzera, al posto di quella
relativa ai valori nazionali (tabella TA 1) notoriamente più alti (STFA non
pubblicata del 13 giugno 2003 in re G., I 475/01, consid. 4.4; del 10 agosto
2001 in re. R., I 474/00, consid. 3c/aa; del 27 marzo 2000 in re P., I 218/99,
consid. 3c e del 28 aprile 1999 in re T., I 446/98, consid. 4c. Vedi anche STFA
inedita 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02, consid. 6.4, in cui l’Alto
Tribunale ha lasciato aperta la questione a sapere se devono essere applicati i
valori regionali oppure quelli nazionali).

Nonostante il dato salariale statistico (fr. 36'328) sia più basso di quello
preso in considerazione dal consulente (fr. 37'816), pur volendo tenere conto,
per ipotesi di lavoro, di una riduzione del 20% del salario, si giunge ad un reddito
invalido pari a fr. 20'344 (70% di 36'328= 25’430; 80% di 25'430 = 20'344); raffrontando
tale importo con i fr. 48'100 di salario da valido (stato al 2002, che va a favore
dell’assicurata) si giunge ad un grado d’incapacità al guadagno del 58% (48'100
– 20'344x 100 : 48'100), conferente il diritto ad una mezza rendita.

 

                             2.11.   Contestata è pure
la compensazione di prestazioni già versate alla ricorrente sotto forma di
rendita completiva per la moglie erogata insieme alla rendita d’invalidità di suo
marito (fr. 37'740) con il versamento retroattivo della mezza rendita
d’invalidità, così come indicato alla seconda pagina della decisione formale 26
luglio 2004.

Secondo l’art. 20 cpv. 2  LAVS (nel tenore in vigore dal 1° gennaio 1997),
applicabile anche all'assicurazione invalidità (art. 50 cpv. 1 LAI), possono
essere compensati con delle prestazioni scadute:

                                         - i
crediti derivanti dalla LAVS/LAI/LIPG e AF nell’agricoltura

                                            (lett.
a ):

                                         - i
crediti derivanti dalle PC da restituire (lett. b);

                                         - i
crediti per la restituzione di rendite e indennità della LAINF, 

                                           LAMF,
LADI, LAMAL (lett. c).

 

                                         Questa
norma di legge ha carattere obbligatorio e la Cassa ha non solo il diritto ma
anche il dovere, nel quadro delle prescrizioni legali, di procedere alla
compensazione con delle prestazioni scadute (RCC 1990 pag. 206 consid. 2a, 1986
pag. 304 consid. 3b, 1971 pag. 478, 1961 pag. 117 consid. 1).

                                         La
possibilità di compensare presuppone non solo la riunione delle qualità di
debitore e creditore nella medesima perso­na, ma anche un rapporto stretto dal
punto di vista giuri­dico o della tecnica assicurativa tra il diritto alla
presta­zione e il credito invocato (RCC 1983 pag. 69, 1956 pag. 194; Valterio,
Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et survivants, Tome II,
Losanna 1988, pagg. 235 e 237).

                  La
compensazione può essere esercitata in ogni momento, a condizione che il
credito sia scaduto e non sia prescritto (RCC 1977 pag. 477).

 

                  In
casu, la ricorrente ha rimarcato quanto segue:

 

" 
Per quanto attiene alla
compensazione con importi arretrati per fr. 37'740.-- si rileva quanto segue.

 

Ai sensi dei combinati
art. 37 LAI e 35 LAVS, la somma delle rendite di invalidità percepite da due
coniugi non può superare il 150% dell'importo massimo previsto per la singola
rendita di invalidità.

 

Tale riduzione non è
tuttavia applicabile qualora i coniugi non vivano più in comunione domestica
in seguito di una decisione giudiziaria (art. 35 cpv. 2 LAVS).

 

Come risulta dall'inc.
della Pretura di __________ no. OA.__________ qui richiamato, la
ricorrente promosse azione di divorzio nei confronti di proprio marito __________
già nel 1996, anno in cui si verificò la separazione dei coniugi autorizzata
giudizialmente. 

 

Ne discende né la rendita
percepita da __________, né la rendita percepita dalla ricorrente possono
essere oggetto di riduzione retroattiva e pro futuro giusta l'art. 35 cpv. 1
LAVS.

 

Nulla può pertanto
essere compensato a detto titolo.

 

Non solo. L'Ufficio
cantonale AI pretende pure di compensare le rendite scadute con la rendita
completiva AI versata al marito della ricorrente.

 

L'istituto della
compensazione presuppone tuttavia - di principio - l'identità tra le persone
titolare di un credito e la persona debitrice. Ora, nel caso in cui l'AI
possa pretendere la restituzione della rendita completiva per coniuge versata
ad __________, sarà quest'ultimo, beneficiario di tale prestazione, a doverla
rendere, e non la ricorrente.

 

Difatti, a tenore della
Legge, era il marito della ricorrente ad "avere diritto" alla
rendita completiva, e non quest'ultima!

 

Non potendo l'Ufficio AI
pertanto vantare alcun credito di restituzione nei confronti della ricorrente, nessuna
compensazione può essere operata.

 

La ricorrente dovrà in
definitiva poter beneficiare dell'importo di rendite arretrate senza che le
venga opposta alcuna compensazione o riduzione di sorta." (Doc. I)

 

                  Come
rettamente osservato dall’amministrazione, a seguito dell’assegnazione alla
ricorrente di una rendita d’invalidità, con effetto retroattivo al 1° ottobre
2000, il calcolo delle prestazioni dei coniugi __________ (il marito dal 1°
maggio 1994 percespisce una rendita d’invalidità nonché una rendita per la di
lui moglie) è stato rivisto (in particolare per via della ripartizione dei
redditi coniugali, art. 29 quinquies cpv. 3 lett. a LAVS in relazione all’art. 36
LAI). Va poi fatto presente che la rendita completiva per la moglie si è estinta
con l’erogazione della rendita d’invalidità personale (art. 34 LAI) ed è questa
la ragione che a portato alla compensazione qui in discussione e non, come
asserito nel ricorso, alla riduzione delle rendite per coniugi di cui all’art.
35 LAVS, applicabile anche all’AI (cfr. art. 37 LAI). 

 

                  Per
quel che concerne la compensazione stessa, nella risposta di causa l’Ufficio AI
a ragione ha spiegato quanto segue:

 

"  Per quanto concerne la compensazione posta in atto
dall'Ufficio AI, emerge dagli atti all'incarto che il marito ha versato
all'assicurata la rendita completiva AI (cfr. decreto 09.09.1999 del Pretore
del __________ di __________ agli atti) a seguito della loro separazione.
L'assicurata pertanto percepiva l'importo relativo alla rendita completiva per
coniuge e dal 01.10.2000 è stata posta a beneficio di una mezza rendita.
Rettamente l'amministrazione ha quindi dovuto ricalcolare gli importi già
versati al coniuge e all'assicurata medesima retroattivamente al 01.10.2000
compensando quanto già percepito dalla moglie quale importo della rendita completiva.
Si osserva che la rendita d'invalidità accordata alla ricorrente esclude il
versamento simultaneo di una rendita completiva alla quale aveva precedentemente
diritto per l'invalidità del marito." (Doc. III)

 

                             2.12.   Infine,
l’assicurata ha contestato il rifiuto da parte dell’Ufficio AI di concederle il
beneficio del gratuito patrocino durante la procedura di opposizione.

Ai sensi dell’art. 37 cpv. 4 LPGA durante la procedura amministrativa, se le
circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare di patrocinio gratuito.

Sussiste il diritto all’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio senza
limitazioni temporali quando sono dati i relativi presupposti (indigenza
dell’istante, causa non palesemente priva di oggetto e necessità
dell’assistenza da parte di un avvocato), che vanno verificati con rigore (cfr.
Kieser, ATSG-Kommentar, Zurigo 2003, ad art. 37 N 17 pag. 399). 

                                         L'assistenza
di un avvocato è ammessa allorquando le questioni di diritto o di fatto sono
talmente difficili da rendere non possibile l'intervento di altre persone
(rappresentanti di associazioni invalidi, assistenti sociali o altri
specialisti) (DTF 114 V 228). 

                                         La
soluzione dipende dalle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto,
ossia dalla particolarità della norme procedurali applicabili, dalla
complessità delle questioni giuridiche, dalla fattispecie poco chiara, ma anche
dal richiedente. Quest’ultimo, ad esempio, non dev’essere capace di difendere i
propri interessi. Qualora sussiste la minaccia di un intervento particolarmente
grave nello statuto giuridico dell’indigente è di regola data la necessità di
un patrocinio, altrimenti soltanto nei casi in cui oltre alla relativa
complessità della fattispecie si aggiungono anche difficoltà reali e giuridiche
che non possono essere risolte dal richiedente stesso (“Falls ein besonders
starker Eingriff in die Rechtsstellung des Bedürftigen droht, ist die
Verbeiständung grundsätzlich geboten, andernfalls bloss, wenn zur relativen
Schwere des Falles besondere tatsächliche oder rechtliche Schwierigkeiten
hinzukommen, denen der Gesuchsteller auf sich alleine gestellt nicht gewachsen
ist. , cfr. art. 61 lett. f LPGA, DTF 125 V 35 consid. 4b e riferimenti;
DTF 119 Ia 265).

Orbene, a prescindere dall’esaminare se l’amministrazione abbia giustamente o
meno negato la necessità di fare capo ad un legale, va fatto presente che
l’indigenza dell’assicurata non è stata provata, nonostante nell’opposizione 20
agosto 2004 il suo legale abbia fatto riferimento al certificato municipale mai
prodotto (doc. AI 44).

Lo stesso modo di operare si è ripetuto anche in sede giudiziaria (“Come
risulterà dal certificato municipale qui di seguito prodotto, la ricorrente non
è manifestatamene in grado di far fronte alle spese di causa, neppure per la
presente procedura “; cfr. ricorso pag. 7).

Va qui ricordato che se da una parte la procedura sia amministrativa che ricorsuale è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c con riferimenti). 

Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo
delle parti di apportare ‑ ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

Non avendo in casu l’assicurata prodotto alcun documento attestante il suo
stato d’indigenza, nonostante il prospettato e mai avvenuto invio del
certificato municipale e della pertinente documentazione, richiamato il
succitato obbligo di collaborare, l’assistenza giudiziaria sia in ambito
amministrativo che giudiziario (i presupposti per la concessione
dell'assistenza giudiziaria durante la procedura ricorsuale sono sostanzialmente
gli stessi di quelli vigenti in procedura amministrativa; cfr. in merito DTF
125 V 202 consid. 4a e 372 consid. 5a con riferimenti) non può essere accordata mancando uno dei tre
presupposti cumulativi.

In conclusione, visto quanto riportato sopra, la decisione
amministrativa merita conferma, mentre il ricorso va respinto.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   L’istanza tendente
all’ottenimento dell’assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                 3.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti