# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 619b2e63-d86f-5259-9d2e-3166b3ed90ba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-05-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 23.05.2000 INC.1999.18911
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-18911_2000-05-23.html

## Full Text

N. 189.99.11R                                                            Lugano,
23 maggio 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

__________

 

 

sedente per statuire sull'istanza
18 aprile 2000 formulata dal

 

Procuratore Pubblico avv.
__________

 

tendente ad ottenere la proroga
della detenzione preventiva cui è astretto

 

 

__________,            detenuto
c/o Celle pretoriali di __________

(patr.
dall'avv. dott. __________);

 

sino e compreso il 28
luglio 2000;

 

 

letto lo scritto 19 maggio 2000
dell'avv. dott. __________, con cui si chiede la reiezione dell'istanza visto
il contenuto del verbale dell'udienza 5 maggio 2000 nell'ambito della procedura
di proroga formante l'inc. Giar 189.99.10 e richiamato il contenuto del ricorso
della difesa contro la decisione Giar 8 maggio 2000;

 

avuto a disposizione gli atti
formanti l'inc. 7308/1997, 7724/1997 e 7080/1998;

 

 

considerato

 

 

in fatto ed in
diritto

 

1.

 

 

Per motivare la presente
decisione va fatto totale riferimento alla decisione 8 maggio 2000 con cui la
detenzione preventiva cui è astretto __________ è stata prorogata sino al 30
maggio 2000, va allora ritenuto come:

 

 

 

 

 

"__________, operatore
finanziario e fiduciario, è stato tratto in arresto in data 28 maggio 1999
siccome sospetto autore di reati finanziari ai danni di clienti propri
rispettivamente della fiduciaria __________, a lui facente capo (v. rapporto
d’arresto 28 maggio 1999, inc. GIAR 189.99.1 doc. _). Il giorno successivo,
questo giudice ha confermato l’arresto, con contestuale intimazione della
promozione dell’accusa per titoli di reato di appropriazione indebita,
amministrazione infedele, truffa e violazione della Legge cantonale
sull’esercizio delle professioni fiduciarie (inc. GIAR cit., doc. _). In data
28 giugno 1999 l’accusa è stata estesa alla falsità in documenti (inc. MP doc.
_).

L’assunzione di
informazioni preliminari ha preso avvio già nel novembre 1997, con l’audizione
dell’allora indiziato a seguito della denuncia di __________ (inc. MP doc. _).
Se ne sono poi aggiunte altre, tanto che al momento dell’arresto si parlava di
6/7 parti lese relativamente all’appropriazione indebita di fr. 560’000.--
circa, nonché di una quindicina di parti lese per la truffa, con un provento di
reato stimato fra 1 e 2 milioni di franchi (v. rapporto d’arresto, inc. GIAR 189.99.1
doc. 2, p. 1-2). Gli sviluppi dell’inchiesta hanno permesso di individuare,
fino a fine giugno 1999, 31 parti lese per un ammontare di fondi raccolti
superiore ai sei milioni di franchi (v. preavviso negativo 28 giugno 1999, inc. GIAR
189.99.4 doc. _ p. 1).

L'inchiesta è proseguita
dalla decisione del giudice dott. __________ del 2 luglio 1999 che, nella
sostanza, non ha perso nulla della sua validità. L'accusato e numerosi testi
sono stati interrogati dalla polizia cantonale tanto che proprio a partire dal
2 luglio scorso i verbali di polizia hanno riempito ben due classificatori
federali. All'accusato sono ampiamente noti gli sviluppi dell'istruttoria
delegata alla PS, con lode al funzionario di polizia solerte e preciso nei suoi
accertamenti e nelle sue contestazioni. L'accusato è stato confrontato con
deposizioni di vittime (a titolo esemplativo si veda il verbale 1 settembre
1999 con riferimento al dire di __________, il verbale del giorno successivo
con riferimento al dire di __________ o quelli del 14 settembre 1999 per
__________ e __________, del 15 settembre per __________, __________ e
__________, 27 settembre per il cliente __________, 28 ottobre per il cliente
titolare relazione __________) ed ha contestato spesso il dire delle stesse
rispettivamente dei testi (ad esempio il dire di __________). __________ ha
modificato in più circostanze - come già evidenziato nella decisione 2 luglio
1999 - la sua versione dei fatti (a titolo esemplativo si veda il verbale 2
settembre 1999 pag. 10).

Le indagini non appaiono
terminate, pur essendo sostanzialmente avanzate con la dovuta solerzia a fronte
dell'atteggiamento assunto dall'accusato che spesso è stato reticente ed ha
modificato la sua versione dei fatti. Nell'ambito istruttorio il magistrato
d'accusa ha incaricato quale perito tecnico il signor __________, con posa
formale dei quesiti il 7 settembre 1999, mentre per la voluta perizia
psichiatrica il PP ha designato perito il dott. __________. Con recente scritto
3 novembre 1999 il perito tecnico ha comunicato al magistrato inquirente il
numero di parti lese emerse per le diverse tipologie di reati ipotizzati. Il
signor __________ ha indicato in una cinquantina i clienti con importanti
perdite finanziarie.

 

Da quelle annotazioni
l'istruttoria è progredita in particolare mediante consegna, da parte del
perito contabile, del suo lavoro in data 20 gennaio 2000, anche lo psichiatra
incaricato dell'esame medico ha rassegnato il suo rapporto il 1 febbraio 2000 e
da ultimo al magistrato d'accusa è stato recapitato il Rapporto preliminare di
polizia giudiziaria. Il PP ha concordato con la difesa la raccolta agli atti di
alcuni verbali di interrogatorio con confronto tra l'accusato ed i deponenti ed
è stata eseguita l'audizione dall'avv. __________.

 

Successivamente a ciò il PP
… ha depositato gli atti all'attenzione delle parti ed il difensore
dell'accusato ha chiesto l'acquisizione di diversi documenti della Banca
__________ nonché la trascrizione del verbale reso, in sede rogatoriale, da
__________ il 19 gennaio 2000. Il magistrato d'accusa ha "fatto i passi
necessari" per acquisire la documentazione desiderata ed ha incaricato il
personale del Ministero Pubblico della trascrizione del verbale.

 

Gli atti istruttori voluti sono
stati acquisiti e gli atti ulteriormente depositati all'attenzione delle parti,
in particolare della difesa, la quale non ha rinunciato al deposito, sino al
prossimo 25 maggio 2000. 

 

 

 

 

2.

 

Con istanza del 12 maggio 2000 il
PP avv. __________ postula la proroga della detenzione preventiva cui è
astretto __________ sino e compreso il prossimo 28 luglio 2000. Il magistrato
d'accusa evidenzia l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza
riferiti ad estesa attività truffaldina protratta nel tempo ed osserva come
l'istruttoria sia stata rallentata dalla scarsa collaborazione dell'accusato.
Per il magistrato d'accusa vi sono poi esigenze istruttorie attuali tese alla
chiusura dell'istruttoria. In particolare gli atti sono attualmente depositati
all'attenzione della difesa che deve poter valutare ulteriori richieste di
complemento (riferite ai complementi ammessi) che dovranno essere evase dal
magistrato d'accusa (con eventuale raccolta delle prove offerte). Il PP ritiene
l'esistenza di un concreto rischio di collusione per l'esistenza di numerosi
clienti di __________ che hanno versato allo stesso danari non dichiarati
fiscalmente, e considera inoltre il sussistere si un concreto rischio di fuga
per l'esistenza di fondi consegnati a non meglio identificato __________,
danari che l'accusato non si è sforzato di far rientrare. Il magistrato propone
la data del 28 luglio 2000 osservando rispetto del principio di proporzionalità
della detenzione preventiva alla luce della gravità oggettiva dei fatti e della
possibile pena da espiare che sarà inflitta all'accusato se giudicato
colpevole.

 

La difesa dell'accusato si oppone
all'istanza in discussione con rimando alla precedente procedura sfociata nella
decisione 8 maggio scorso e fa ampio riferimento al suo ricorso contro la
citata decisione, ricorso pendente presso la Camera dei Ricorsi penali del
Tribunale di Appello. In particolare la difesa contesta il sussistere di un
possibile inquinamento probatorio e di un concreto rischio di collusione ed
esclude l'ipotesi di un rischio di fuga.

 

 

3.

 

Come noto alle parti, in diritto
la materia in discussione è retta dall'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33
scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 

1. gennaio 1993 (per cui mantiene
validità la pregressa giurisprudenza: v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H.,
GIAR 2.96.2) - che, dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui
l'accusato si trova di regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare
ed eventualmente proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP,
quando esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di
colpabilità per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti
motivi di interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i
bisogni dell’istruzione (senza dimenticare che l’arresto, quale misura
processuale cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma
anche ad assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire
l’eventuale espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid c, e riferimenti;
sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993,
consid. 3).

 

 

 

 

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss) -ritenuto implicito il
rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413;
DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali,
non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128).

 

 

4.

 

Per il presente giudizio si può
qui fare ampio riferimento alla recente decisione di questo Giar dell'8 maggio
scorso con particolare riferimento all'esistenza di gravi e concreti indizi di
colpevolezza (peraltro neppure contestati dalla difesa) con richiamo ai
precedenti interventi del Giar:

 

a)                  
Con la
verosimiglianza sufficiente a questo stadio del procedimento ed in questa sede,
si può con tranquillità concludere per la presenza di seri e concreti indizi di
colpevolezza a carico di __________, almeno parzialmente ammessi dal medesimo
(v., ad esempio, verbale di polizia 15 giugno 1999, ore 14.00, p. 6,
sull’indebito utilizzo di parte dei fondi del denunciante __________; v. anche osservazioni,
cit., pto. 1 p. 2-3).

 

b)            …… l’esame
degli indizi di colpevolezza che compete al giudice del merito ed a questo
giudice è di natura ben diversa: se il primo deve valutarli a fondo al fine di
porli alla base della propria sentenza (condannatoria o assolutoria), questo
giudice, visto anche lo stadio nel quale è chiamato a pronunciarsi ed
accompagnato dalla costante preoccupazione di non interferire appunto con il
giudizio di merito, non può che esprimere un giudizio di verosimiglianza,
commisurato alla propria limitata competenza (che consiste nel valutare la
legittimità di misure d’inchiesta) (decisione 12 gennaio 1999 in re B.E., inc.
GIAR 582.98.4, consid. 2a p. 3-4). Non possono essere comunque sottaciute le
copiose rimesse di danaro da parte dei numerosi clienti del __________ e le
promesse da questi formulate in merito alla sicurezza degli investimenti posti
in atto contrariamente alla realtà. In merito appaiono illuminanti i verbali
citati più sopra ed ancora considerazioni del Giar 

nella decisione 2 luglio
1999 relative alle asserzioni di __________ (ampiamente considerato reticente):
"le acrobazie argomentative relative alla bontà ed efficacia delle
garanzie da lui offerte agli investitori e le contraddittorie prime
dichiarazioni sull’investimento __________ … con l’ammissione esplicita
dell’utilizzo di fondi __________ per risarcire __________ … con altri
risarcimenti a carico di altri investitori, con un contestato trasferimento in
Italia di un miliardo di lire in contanti, pochi mesi orsono … con altri
risarcimenti a carico di altri investitori" e così via laddove il Giar si
riferiva ai doc. MP 53, 70-72, 80 noti all'accusato.

 

Ancora oggi vanno ammessi
sufficienti e concreti indizi di reato a carico di __________ tali da
giustificare il permanere dello stesso in carcere.

 

La condizione legale appare
manifestamente data. La perizia tecnica ne fa ulteriormente fede ed appare
rafforzare gli indizi a carico. Ciò nonostante le allegazioni contenute nel
ricorso 16 maggio 2000 in particolare a pag. 5 primo capoverso.

 

 

 

 

 

 

5.

 

Per quanto attiene all'esistenza
di necessità istruttorie l'istanza, come d'altra parte la richiesta del PP del
28 aprile 2000, non merita particolare approfondimento, il magistrato d'accusa
attende l'eventuale formulazione di richieste di complemento istruttorio sulla
scorta degli atti acquisiti con il deposito (ossia la documentazione bancaria
__________ e la trascrizione del verbale __________). Il deposito è ancora in
corso e non è dato a sapere quale sarà la volontà della difesa. Non si possono
quindi ritenere "esigenze istruttorie" in senso stretto tali da
giustificare il permanere in carcere dell'accusato. Al contrario, come già
ritenuto nei precedenti interventi di questo giudice e nonostante le
contestazioni della difesa, vi é rischio collusivo concreto e l'istanza va
quindi ammessa. L'istruttoria è stata di certa durata a causa della sostanziale
assenza di collaborazione di __________, che ha taciuto ed è stato a rimorchio
dell'inquirente. Stante questo atteggiamento negatorio dell'accusato e
l'esistenza di danari consegnati a persone che __________ non ha identificato
(voluto identificare, o perlomeno ha fornito vaghi ed inconcludenti elementi
per l'identificazione), persone che con lui hanno agito, e si pensa qui in particolare
a __________, va ritenuto concreto rischio di collusione ed inquinamento
probatorio. Il rischio di collusione appare decisamente concreto e non potrà
certo venir meno con l'adozione degli atti istruttori ora previsti,
rispettivamente con l'esaurimento della fase istruttoria, a meno di novità (il
patrocinatore attuale dell'accusato - non differentemente dal precedente già in
occasione dell'istanza di proroga dello scorso febbraio 2000 - "si sta
sforzando per contattare __________ e per far rientrare i danari", senza
esito). Già per l'esistenza di un personaggio ancora ignoto e da identificare,
con il rilievo che per tale identificazione l'accusato ben poco ha fatto, che
ha beneficiato di danaro (e non di poco conto) provento di reato va ritenuto un
concreto e forte rischio collusivo tale da impedire la liberazione
dell'accusato.

 

Già si detto che __________ non
ha spontaneamente ammesso nulla ed è stato necessario agli inquirenti
identificare tutte le parti lese, interrogarle approfonditamente e quindi
procedere ad una miriade di verbali dell'accusato il quale, il più delle volte,
ha ricusato il dire delle vittime. Con tale atteggiamento, certamente
legittimo, ma decisamente poco spontaneo e che ha condotto lo stesso __________
a modificare più volte il suo dire, appare necessario garantire l'esecuzione il
più possibile spontanea dei verbali che il giudice del merito vorrà acquisire
in sede dibattimentale.

 

Come già ritenuto nelle decisioni
18 novembre 1999, 16 febbraio 2000 ed 8 maggio 2000 il fatto che __________ non
abbia sin qui voluto comunicare all'inquirente il nominativo completo di
__________ permette di ritenere che terzi abbiano in qualche modo collaborato
per concretizzare le truffe ai clienti del __________. Nuovamente va ribadito
che Il mancato reperimento del provento delle truffe è elemento tale da far
temere concreto inquinamento probatorio e rischio collusivo.

 

 

 

 

Nei precedenti interventi di
questo giudice si evidenziava ancora come:

 

"… __________ ha
lavorato a stretto contatto, se non addirittura in stretto accordo, con
personaggi tutt’altro che cristallini, segnatamente il già più volte menzionato
“Greco” (__________), tale __________, forse cittadino messicano residente a
Zaragoza (v., fra gli altri, verbale di polizia 7 giugno 1999 ore 14.30, p. 4,
inc. MP doc. _), e tale __________ di cognome ignoto (v. già, fra gli altri,
verbale di polizia 28 maggio 1999 ore 13.15, p. 4, allegato al rapporto
d’arresto, inc. MP doc. _), tutte persone apparentemente non ancora
identificate e senz’altro in grado di fornire interessanti dettagli
sull’attività di __________ - a patto che egli non possa anticipatamente
concordare con loro la versione da dare agli inquirenti …

"… pericolo di
inquinamento delle prove deve essere ammesso pure con riferimento alle numerose
pezze giustificative non più rinvenute nonostante minuziose perquisizioni, e di
cui __________ non si sovviene (ma si ricorda, invece, di una società non
gestita da lui, relativamente alla quale egli avrebbe preso per sbaglio della
documentazione, quando lasciò gli uffici __________, v. verbale di polizia 24
giugno 1999, ore 14.20, inc. MP doc. _ p. 7). L’atteggiamento di lui, valutato
nel suo complesso, fa senz’altro temere che, qualora tali documenti esistessero
ancora, egli se ne approprierebbe al fine di sottrarli alla giustizia, oppure
di utilizzarli selettivamente a proprio vantaggio."

Qui va osservato come non
solo __________ ma anche __________ ed il "Greco" (identificato ma
non sentito) non debbono poter avere contatto con l'accusato e potere
concordare con __________ una versione dei fatti che li coinvolgono e va quindi
evitato che il giudice del merito possa essere confrontato con versione di
comodo resa dal "Greco" che si troverebbe in USA rispettivamente dal
"__________" o dal "__________". __________ non deve quindi
essere liberato poiché il rischio di inquinamento probatorio appare decisamente
elevato, e questo rischio elevato non verrà certo meno con la chiusura
dell'istruttoria.

 

L'istanza va quindi accolta sia
per il sussistere di un rischio di collusione ed inquinamento probatorio
decisamente elevati.

 

 

6.

 

Il PP invoca, oltre a motivi ai
istruttori più sopra analizzati e ritenuti, anche un concreto rischio di fuga.
La situazione va valutata come già avvenuto nei precedenti interventi di questo
giudice:

 

"Ritenuto un serio e
concreto pericolo di inquinamento delle prove e di collusione quale motivo
primo per il mantenimento della carcerazione preventiva di __________, l’esame
del pericolo di fuga lamentato dal Procuratore Pubblico avviene a titolo
abbondanziale. In ogni caso, i timori del magistrato inquirente non appaiono
infondati: se da un lato l’accusato istante, infatti, ha degli stretti legami
con il Ticino, dove è nato e cresciuto e dove vive la sua famiglia, d’altro canto
questo legame si è affievolito (almeno sul piano economico) con la vendita
forzata dell’abitazione primaria. Inoltre, grava su di lui il sospetto che
abbia occultato in Italia una cospicua parte del provento delle sue
malversazioni (v. preavviso negativo, cit., p. 2; inc. MP doc. _ p. 4), sì da
far apparire una sua partenza all’estero come un’eventualità per nulla remota;
egli respinge invero con sdegno questo sospetto (v. osservazioni, cit., pto. 1b
p. 3; verbale di polizia 22 giugno 1999, ore 15.40, inc. MP doc. _, p. 1-2), ma
la testimonianza che lo chiama in causa appare tutt’altro che prima facie
inverosimile."

"Infine, considerati -
pur con tutta la prudenza che la particolare competenza di questo giudice gli
impone - tutti gli elementi oggettivi e soggettivi dei reati ascrittigli, si
può ben ipotizzare che __________ vada incontro ad una pena detentiva
indubbiamente importante: in siffatte circostanze, non 

 

 

 

 

 

 

irrilevante appare allora
la probabilità che egli preferisca sottrarsi al giudizio ed alla pena che
l’aspettano qui, riparando all’estero. Né egli è in misura di offrire misure
sostitutive sotto forma di cauzione, vista la sua ormai (almeno ufficialmente)
disastrata situazione economica (misure che, comunque, non potrebbero ovviare
al preponderante pericolo di inquinamento delle prove, v. supra …"

"Sussiste allora un
pericolo di fuga che, sebbene di per se stesso forse non basterebbe per
giustificare il mantenimento dell’arresto, visto unitamente ai parimenti
esistenti pericolo di collusione e di inquinamento delle prove, fa ritenere
opportuno il mantenimento della carcerazione preventiva cui è astretto
__________."

 

Ancora una volta non v'è motivo
per scostarsi da tale motivazione se non per rilevare che ancora oggi dei
danari ottenuti dai clienti non v'è traccia come pure non v'è traccia del
fantomatico __________, per non citarne che uno, e si ha approssimarsi del
processo (e concretizzazione della possibile inflizione di una lunga pena
detentiva) ciò che accresce il rischio di fuga.

 

Non occorre qui approfondire
l'offerta di deposito cauzionale rispettivamente l'offerta di deposito dei
documenti di legittimazione da parte dell'accusato, come appare dal verbale 5
maggio 2000 richiamato dalla stessa difesa rispettivamente quanto offerto in sede
di ricorso alla Camera dei Ricorsi Penali del tribunale di Appello. Va
nuovamente ribadito che, visto quanto precede, il rischio di fuga non appare
l'elemento prioritario per il quale l'istanza di cui si tratta viene ammessa
bensì il rischio concreto di collusione ed inquinamento probatorio.

 

 

7.

 

Resta da esaminare il rispetto
del principio di proporzionalità, che la difesa ha contestato in corso
d'udienza 5 maggio 2000 (il cui verbale viene integralmente richiamato), del
carcere preventivo sofferto ed ancora prospettabile sia di per sé stesso (ossia
riferito alla carcerazione già subita ed alla presumibile durata dell'evasione
delle necessità istruttorie ancora incombenti) sia in rapporto alla presumibile
pena che la Corte del merito potrebbe infliggere in caso di giudizio di
condanna.

 

L’art. 102 cpv. 2 CPP impone
limiti alla durata della detenzione preventiva, che, durante l’istruzione
formale, può essere di sei mesi. Tale termine può essere convenientemente
prorogato (art. 103 CPP). La prassi del Tribunale federale ha stabilito un
limite massimo (che va valutato di caso in caso), ritenendo eccessiva ogni
carcerazione preventiva la cui durata complessiva superi quella della pena
privativa della libertà che presumibilmente potrebbe essere inflitta dal giudice
di merito (DTF 116 Ia 147 consid. 5a, 113 Ia 185, 107 Ia 257 consid. 2 e 3, 105
Ia 32 consid. 4b; Rep. 1980, p. 46 consid. 3b). Il protrarsi del carcere
preventivo deve comunque obbedire al principio della proporzionalità, stando al
quale la durata dipende anche dalle circostanze concrete, in particolare, dalla
vastità e complessità dell’inchiesta e dal comportamento dell’arrestato (DTF
107 Ia 259 consid. 3b, 105 Ia 33 consid. 4b).

 

 

 

 

Come già evidenziato nei
precedenti interventi del Giar nella fattispecie l'inchiesta si è rilevata
particolarmente lunga e laboriosa in particolare per l'atteggiamento
dell'accusato, non collaborativo, per la necessità di procedere
all'identificazione delle numerose parti lese e per la necessità di ricostruire
quanto accaduto in assenza di una contabilità. I fatti appaiono decisamente
gravi, ripetuti nel tempo e riferiti ad importi di tutto rilievo.

 

Visto quanto precede va quindi
ammesso rispetto del principio di celerità, da un lato, ed ossequio del
principio di proporzionalità dall'altro. Il periodo di ulteriori 2 mesi, ossia
sino al 28 luglio compreso come postulato dal PP appare comunque eccessivo di
primo acchito visto lo stadio procedurale e ritenuto come la difesa possa ora
formulare richiesta di complemento sull'esito delle prove da essa offerte ed
accolte dal PP. Appare adeguato fissare il termine della detenzione preventiva
sino al 10 luglio 2000 (ovviamente riservato il giudizio della
lodevole Camera dei Ricorsi Penali del Tribunale di Appello conseguente al ricorso
16 maggio 2000). Ovviamente qualora la difesa non dovesse avere più prove da
offrire al magistrato d'accusa o se vi fossero prove acquisibili in termini più
brevi il magistrato d'accusa procederà alla chiusura dell'istruttoria ed
all'emanazione della sua decisione nei tempi più brevi, e ciò per giungere nei
tempi più contenuti celebrazione del processo. D'altro canto __________ si
trova privato della sua libertà da 1 anno e, con l'ulteriore periodo che viene
richiesto oggi dal magistrato d'accusa, tale periodo assomma a 13 mesi e mezzo,
ciò che appare adeguato alle accuse a lui rivolte ed alla prevedibile pena in
caso di giudizio di condanna. La detenzione complessiva può essere ritenuta
rispettosa del principio di proporzionalità.

 

 

8.

 

Visto quanto precede l’istanza di
proroga del carcere preventivo va integralmente accolta con la presente
decisione esente da tassa e spese di giudizio (art. 39 litt. f TG e contrario)
e suscettibile di impugnazione alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di
Appello nel termine di 10 (dieci).

 

 

 

p.q.m., visti gli artt. 102 e segg. CPP

 

 

 

decide:

 

1.     
L’istanza 28 aprile 2000 formulata dal Procuratore Pubblico avv.
__________ é accolta.

 

 

 

 

 

 

2.     
Di conseguenza il carcere preventivo cui é astretto __________ é
prorogato sino e compreso il 10 luglio 2000.

 

3.     
Non si percepiscono tasse e spese.

 

4.     
Avverso la presente decisione in materia di libertà personale é data
facoltà di ricorso alla Camera dei Ricorsi Penali del Tribunale di Appello nel
termine di dieci giorni dall’intimazione.

 

5.     
Intimazione:

-        
al ricorrente per il tramite dell’avv. dott. __________;

-        
al Procuratore Pubblico avv. __________;

 

6.     
Copia per conoscenza alla Lodevole Camera dei Ricorsi Penali del
tribunale di Appello, Lugano (rif. N. 60.2000.00170 ricorso 16 maggio 2000 __________)
ed alla Direzione del PCT, La Stampa, Cadro.

 

 

 

 

 

 

                                                                            giudice
__________