# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e5dcce29-10ce-5fcd-85f5-cb0008a83db4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-11-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.11.2005 35.2005.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-9_2005-11-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.9

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  8 novembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1° febbraio 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 3
  novembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 12
marzo 2003, RI 1, nata nel __________ - impiegata presso la Casa per anziani __________
in qualità di stagiaire di cure e, perciò, assicurata d'obbligo contro gli
infortuni presso la CO 1 - ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra del
4° piano di un'abitazione di __________.

                                         L'assicurata
è stata trasportata all'Ospedale __________ di __________ dove le è stato
diagnosticato un politrauma con fratture multiple (cfr. Doc. M1).

                                         Il 23
aprile 2003 i medici __________, capo servizio e __________, assistente, attivi
presso l'__________ hanno inviato il seguente scritto al medico di fiducia
della CO 1:

 

" 
(...)

Trattasi di una paziente nota alla nostra Clinica
per diversi ricoveri avvenuti a seguito di un grave disturbo di personalità. Il
quarto ricovero in __________ veniva chiesto dal Dr. __________ del Servizio
Psico Sociale di __________ per la presenza di uno scompenso psicotico. RI 1 da
qualche tempo presentava uno scompenso all'interno del quale era presente un
quadro di grave prostrazione con angoscia marcata, non più gestite. Un'ansia
libera con idee deliranti a sfondo olotimico in sintonia con il tono
dell'umore.

 

Durante la degenza abbiamo prescritto un trattamento
con neurolettici sedativi e antidepressivi. Nei colloqui era emersa ancora una
profonda prostrazione ma una suicidalità appariva molto larvata.

In data 12 marzo 2003, dopo una valutazione,
abbiamo concesso un breve congedo a casa con il padre. A casa però ella operava
un grave tentamen suicidale defenestrandosi e provocandosi un grave politrauma.
È stata ricoverata all'Ospedale __________ dove è tuttora degente." (Doc.
M2)

 

 

                               1.2.   Esperiti
alcuni accertamenti medici, in particolare una perizia psichiatrica ad opera
della Dr.ssa __________ che ha allestito il suo rapporto il 15 dicembre 2003
(Doc. M3), con decisione formale dell'11 febbraio 2004 l'assicuratore contro
gli infortuni ha rifiutato di versare delle prestazioni a seguito dell'evento
del 12 marzo 2003 (Doc. 14).

 

                                         Il 3
novembre 2004 l'assicuratore contro gli infortuni ha respinto l'opposizione
interposta per conto dell'assicurata dall'RA 1 ed ha confermato la precedente
decisione, rilevando in particolare:

 

" 
(...)

Nella fattispecie occorre determinare se
l'assicurata, al momento in cui ha commesso il tentativo di suicidio, era o
meno totalmente priva della sua capacità di discernimento.

 

In base al verbale d'inchiesta, in data 12 marzo
2003, l'assicurata (che dal 5 marzo 2003 era ricoverata nel padiglione __________
i della Clinica __________ di __________) ha telefonato ai genitori chiedendo
di essere accompagnata al suo appartamento di __________ dove desiderava
prelevare degli indumenti. I genitori, previa autorizzazione del capo reparto
del predetto nosocomio, hanno dato seguito alla sua richiesta. Prima di
giungere a __________, i coniugi __________ e la figlia si sono fermati in
alcuni negozi. 

La madre dell'assicurata è rincasata per
preparare il pranzo. Il signor __________ ha quindi accompagnato sua figlia al
suo appartamento. Egli ha parcheggiato l'automobile nelle immediate vicinanze
della palazzina dove abitava la figlia. Per espresso desiderio della figlia, il
signor __________ non è salito con lei all'appartamento, ma è rimasto in strada
in sua attesa. In questo modo, ha avuto la disgrazia di assistere al tentato
suicidio di sua figlia. Nell'appartamento della ragazza è stato trovato un
biglietto post-it giallo con la scritta "PERDONATEMI". I signori __________
hanno riconosciuto la calligrafia della figlia.

 

Nell'ambito dell'interrogatorio del 22 marzo
2003, il signor __________ ha dichiarato nei confronti dell'autorità di polizia
che sua figlia ha iniziato ad avere grossi problemi depressivi a fine 2001,
quando la sua migliore amica si è suicidata gettandosi da un autosilo di __________.

 

In un certificato del 23 aprile 2003, il medico
che ha seguito l'assicurata durante la sua degenza presso la Clinica __________
di __________ (Dr. __________) ha rilevato che si trattava di una paziente nota
alla clinica per diversi ricoveri avvenuti a seguito di un grave disturbo di
personalità. Quello iniziato il 5 marzo 2003 era il quarto ricovero ed era
stato predisposto poiché l'assicurata presentava da qualche tempo uno scompenso
all'interno del quale era presente un quadro di grave prostrazione con angoscia
marcata, non più gestite, ed un'ansia libera con idee deliranti a sfondo
olotimico in sintonia con il tono dell'umore. A detta del Dr. __________,
malgrado lo stato di profonda prostrazione, la suicidalità appariva molto
larvata.

 

Nel rapporto peritale del 15 dicembre 2003, la
Dottoressa __________ ha formulato la diagnosi di "Disturbo di personalità
emotivamente instabile di tipo impulsivo tipo borderline (F 60.31 dell'ICD 10)
con scompensi psicotici di natura psicoaffettiva (F 25.9 dell'ICD 10)". A
detta dell'esperta, il tentamen suicidale dell'assicurata è da interpretare
come un agito compulsivo (raptus) imprevedibile, nell'ambito di alterazione di
coscienza, di pensiero e di percezione della realtà all'interno di un disturbo
psichiatrico per il quale era in cura presso la clinica psichiatrica cantonale;
alla base dell'atto vi sarebbe presumibilmente un delirio di riferimento al
suicidio della migliore amica con il bisogno d'emularla. Tuttavia, pur compiuto
all'improvviso e dettato dalla malattia, l'atto commesso in data 12 marzo 2003
è da considerare volontario. La Dottoressa __________ precisa difatti che il
biglietto d'addio lasciato dall'assicurata testimonia chiaramente che
quest'ultima, pur ammettendo che forse non era consapevole al 100% di star per
morire, era cosciente di quello che si accingeva a fare.

 

Il Dr. __________ ha stilato un rapporto in data
9 marzo 2004, nel quale afferma che il gesto compiuto da RI 1 in data 12 marzo
2003 è da comprendere e considerare nel contesto di un periodo di grave
scompenso psicotico con allucinazioni uditive e che in questo senso la
defenestrazione è da considerarsi come un gesto (intrapreso in un momento di
gravi difficoltà psicologiche) imprevedibile e che non era assolutamente
possibile prevenire. Il Dr. __________ ha inoltre asserito che il corto
circuito che ha minato la capacità di ragionamento della paziente, l'ha resa in
quel momento completamente incapace d'agire ragionevolmente.

 

Nell'ambito della presente procedura
d'opposizione, l'intero incarto è stato sottoposto allo psichiatra consulente
della Direzione Generale della «CO 1», il Dr. med. __________ (FMH in
psichiatria e psicoterapia). II suo rapporto del 27 ottobre 2004 è riportato
qui di seguito in traduzione libera e allegato alla presente decisione su
opposizione nella versione originale in lingua tedesca:

 

"                                     Quest'assicurata ha
commesso il 12 marzo 2003 un tentativo di suicidio defenestrandosi dal 4.
piano.

Ha subito un
politrauma, ma è sopravvissuta. All'epoca del fatto, era degente presso la
Clinica __________ di __________ a causa di un disturbo della personalità di
tipo borderline con grave stato di prostrazione a tratti deliranti.

 

L'assicurata aveva
chiesto ai responsabili della clinica di poter beneficiare di un breve congedo
per prelevare degli indumenti dalla sua abitazione. Dopo debita valutazione
della richiesta, i responsabili della clinica le hanno dato seguito.
L'assicurata ha quindi pregato il suo padre adottivo di accompagnarla in
automobile al suo appartamento. Giunti a destinazione,gli ha detto di
aspettarla in macchina. Poco dopo, egli ha dovuto assistere alla
defenestrazione della figlia, con conseguente atterraggio sull'asfalto.
L'assicurata aveva lasciato in casa un biglietto con la scritta
"Perdonatemi ".

 

La migliore amica
dell'assicurata si è suicidata circa un anno prima, gettandosi dal tetto di un
autosilo. I medici della Clinica di __________ hanno considerato che
l'assicurata, in preda ad un delirio, abbia tentato di emulare la sua amica. Il
Dr. __________ ha asserito, senza precisare oltre il suo pensiero, che
l'assicurata era, al momento dell'atto, totalmente incapace di agire
ragionevolmente.

 

La Dottoressa __________
ha diagnosticato un disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo
borderline (F 60.31 dell'lCD 10) con scompensi psicotici di natura
psicoaffettiva (F 25.9 dell'lCD 10). Nel suo rapporto peritale considera che il
biglietto d'addio lasciato dall'assicurata dimostrerebbe che quest'ultima era
almeno parzialmente cosciente del significato del suo gesto.

 

 

  Valutazione

 

Che al momento
dell'atto l'assicurata fosse totalmente incapace di agire ragionevolmente è una
semplice ipotesi del Servizio Psicosociale di __________. Diversi elementi
depongono a sfavore di questa tesi. La richiesta dell'assicurata di ottenere un
breve congedo al suo domicilio è stata apparentemente esaminata ed accolta dai
responsabili della clinica. Da ciò si può desumere che l'assicurata non era in
preda ad un grave scompenso psicotico. Il biglietto d'addio redatto poco prima
di gettarsi dalla finestra dimostra che l'assicurata non era totalmente in
preda al delirio di voler raggiungere l'amica scomparsa.

 

Apparentemente era
in grado di capire che il suo gesto avrebbe causato del dolore ai suoi
famigliari. Ne consegue che, negli attimi immediatamente precedenti la
defenestrazione, la capacità di discernimento dell'assicurata non era
totalmente assente. Del resto, lo svolgimento dei fatti, nel suo insieme, dà
l'impressione che l'assicurata abbia pianificato il tentativo di suicidio e che
il desiderio di recarsi al suo appartamento per prelevare degli indumenti non
fosse che un pretesto.

 

 

 

Non è dunque
dimostrato con verosimiglianza preponderante che al momento dell'atto l'assicurata
fosse totalmente incapace di discernere."

 

 

Gli elementi menzionati dal Dr. __________,
segnatamente il fatto che l'assicurata abbia lasciato un biglietto d'addio ed
il fatto che le sia stato concesso il breve congedo (ciò che depone a sfavore
dell'esistenza, a quel momento, di un grave scompenso psicotico), non
permettono di affermare che al momento dell'atto fosse in uno stato di totale
incapacità di discernimento. Nella fattispecie, è molto significativo il fatto
che l'assicurata abbia lasciato un biglietto d'addio, ma ancora più importante
appare il contenuto del messaggio. Il fatto che l'assicurata abbia scritto
"Perdonatemi" dimostra incontestabilmente che era - almeno in parte -
cosciente del fatto che stava per commettere un'azione che avrebbe causato del
dolore ai suoi genitori. In considerazione del fatto che RI 1 ha tentato di
togliersi la vita defenestrandosi, è altamente probabile che scrivendo quel
biglietto volesse scusarsi con i suoi genitori del suo gesto di togliersi la
vita. In questo contesto, anche il fatto che non abbia voluto che il padre
l'accompagnasse all'appartamento, il fatto stesso che abbia richiesto un
congedo per poter prelevare degli indumenti dal suo appartamento sito al quarto
piano, il fatto che abbia chiuso a chiave la porta dell'appartamento anche se
intendeva trattenersi solo per il breve tempo necessario per raccogliere alcuni
vestiti (sapendo che il padre la aspettava di fronte al palazzo), sono degli
elementi a sostegno della tesi secondo cui l'assicurata ha in un qualche modo
pianificato l'atto.

Che RI 1 sia affetta da una grave malattia
psichica, è innegabile. I quattro ricoveri presso la Clinica __________ di __________
e le diagnosi formulate dai medici che l'hanno seguita ne sono la prova.
Tuttavia, la presenza di una malattia psichica non lascia automaticamente
concludere all'assenza totale della capacità di discernimento. A questo
proposito, il Tribunale federale delle assicurazioni ha rilevato che una
malattia mentale non permette necessariamente di concludere ad un'incapacità di
discernimento tale da fare escludere totalmente un'influenza della volontà
della vittima sull'atto autodistruttivo (sentenza non pubblicata W. del 4
giugno 1980, P. del 28 giugno 1986, citate in Scartazzini, in "Les rapports
de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale", Bâle et
Francfort-sur ­le-Main 1991, p. 84). In un'altra sentenza, i giudici dell'Alta
Corte hanno asserito che anche una malattia psichica grave come la schizofrenia
paranoide non consente di ammettere ipso facto uno stato d'irresponsabilità
totale (sentenza non pubblicata L. del 20 marzo 1984, citata in Scartazzini,
o.c., p. 84).

 

Alla luce di quanto precede, è giocoforza
concludere che non è dimostrato con verosimiglianza preponderante che nel
momento in cui ha tentato il suicidio l'assicurata fosse completamente incapace
di agire ragionevolmente. E' dunque a giusto titolo che il Servizio Sinistri
Ticino ha negato l'assunzione del caso in base all'art. 37 cpv. 1 LAINF."
(Doc. A1)

 

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione l'assicurata, sempre patrocinata dall'RA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale il suo patrocinatore si è così
espresso:

 

" 
(...)

Come già in sede di opposizione, si contesta
nella maniera più assoluta la presa di posizione dell'assicurazione infortuni CO
1, secondo cui la signorina RI 1 è stata, seppure in parte, cosciente di ciò
che si accingeva a fare, in occasione dell'evento del 12 marzo 2003.

Con il rapporto 9 marzo 2004 del Capo del
Servizio psico-sociale di __________, Dr. __________ (doc. B), viene
specificato invece che la signorina RI 1 al momento dell'evento era
completamente incapace di agire ragionevolmente, in quanto il 12 marzo 2003 ha
subito un corto circuito che ha minato la sua capacità di ragionamento.

La ricorrente, al momento dell'azione e senza
propria colpa, era completamente incapace di agire ragionevolmente e di
conseguenza con il presente gravame si ribadisce la richiesta dell'applicazione
dell'art. 48 OAINF.

 

 

2.

Il quadro tracciato in data 15 dicembre 2003
dalla Dr.ssa __________ (doc. C), incaricata dal Servizio Sinistri della
Regione Ticino della convenuta ad allestire un rapporto peritale in relazione
all'evento, contrariamente a quanto sostenuto nella decisione su opposizione,
conferma le tesi della ricorrente.

 

II Perito, infatti, ha espressamente indicato che
"il tentamen suicidale dell'assicurata è da interpretare come un agito
impulsivo (raptus), imprevedibile nell'ambito di alterazione di coscienza di
pensiero e di percezione della realtà all'interno del disturbo psichiatrico per
il quale era in cura presso la Clinica __________. Alla base dell'atto vi è
presumibilmente un delirio di riferimento al suicidio della migliore amica con
il bisogno di emularla. Ritengo non fosse possibile prevedere né prevenire un
tale agito, il quale è da intendere come un corto circuito all'interno del
quale la capacità di ragionamento del paziente è alterata, come pure la
coscienza e la critica nei confronti delle conseguenze dell'atto, che
minimizza. Il paziente non è del tutto consapevole che sta per morire.

Infatti anche durante la visita medica
l'assicurata non riconosce il desiderio di morte attraverso l'atto di
emulazione gettandosi dalla finestra.

In conclusione posso affermare in base alla
visita medica ed agli atti a mia disposizione, che la Signora RI 1 soffre di un
grave disturbo psichiatrico, il quale distorce la percezione della realtà, nei
momenti di scompenso. 

L'atto commesso in data 12.3.2003 è un chiaro
tentativo di suicidio, causato dalla malattia...".

 

Tuttavia, inopinatamente e inspiegabilmente la
Dottoressa __________ giunge successivamente alla conclusione che il gesto
della signora RI 1, dal profilo assicurologico, è da considerarsi volontario. 

La sua opinione non è convincente, perché sembra
basarsi esclusivamente su un ragionamento fondato sulla logica e in contrasto
con quanto precedentemente indicato.

 

A nostro giudizio perciò, la valutazione
scientifica del Perito porta ad una diversa conclusione, cioè, che il grave
gesto sia stata la manifestazione di un chiaro raptus di origine delirante.

 

 

3.

L'art. 48 OAINF prevede che, anche se fosse
provato che l'assicurato intendeva suicidarsi, non è applicabile l'esclusione
dal diritto alle prestazioni assicurative, ex art. 37, cpv. 1 LAINF, se al
momento dell'evento era completamente incapace di agire ragionevolmente. 

Per questi motivi, si contesta anche il parere
dell'ulteriore medico fiduciario della CO 1, Dr. Med. __________ (FMH in
psichiatria e psicoterapia), chiamato a stilare un parere, unicamente valutando
gli atti e quindi non visitando l'assicurata.

Ne risulta evidentemente una semplicistica
conclusione di parte, di cui riprendiamo solo i periodi finali "...omissis...
Ne consegue che, negli attimi immediatamente precedenti la defenestrazione, la
capacità di discernimento dell'assicurata non era totalmente assente. Del
resto, lo svolgimento dei fatti, nel suo insieme, dà l'impressione che
l'assicurata abbia pianificato il tentativo di suicidio e che il desiderio di
recarsi al suo appartamento per prelevare degli indumenti non fosse che un
pretesto".

Le valutazioni del Dr. __________ sono delle
congetture, o, mutuando le sue stesse parole, "semplici
impressioni", che non si basano evidentemente su alcun fondamento
scientifico.

In realtà, gli specialisti che hanno consentito
alla ricorrente di lasciare in quel giorno nefasto la struttura protetta, non
avevano alcun motivo medico per dubitare che, come invece vogliono far credere
i periti di parte, la ricorrente stesse organizzando il suo suicidio.

 

Va poi precisato che le conclusioni di entrambe i
medici fiduciari di parte convenuta vengono smentite dall'esaustivo rapporto
medico del Dr. __________ (doc. D), che segue costantemente l'evoluzione della
malattia della ricorrente e che quindi visita regolarmente la paziente fin dal
16.11.2001.

L'Esperto in particolare sostiene che "il
tentato suicidio è nel caso di RI 1 esito della malattia (vedi
l'anamnesi, l'osservazione e le diagnosi dei diversi medici (5) prima, durante
e dopo il gesto del 12.03.2003) e non già della volontà della paziente".

Inoltre il Dr. __________ sostiene che
l'assicurata era in preda ad un grave scompenso psicotico.

Va precisato di transenna che parte convenuta
pone come fondamento della propria tesi il ritrovamento di un post-it non
datato (e quindi non è provato che fosse stato redatto poco prima del gesto
suicidale), scritto di proprio pugno dalla ricorrente e dal seguente tenore "perdonatemi".
Si tratta di una semplice costruzione a posteriori, assolutamente non provata,
proprio perché il biglietto non è datato e potrebbe essere stato scritto anche
in precedenza. Anzi potrebbe anche riferirsi a qualcosa di diverso, rispetto ad
un suicidio. 

I ragazzi, i giovani, da sempre pongono in essere
azioni e/o omissioni della più svariata natura, in ordine alle quali, poi, si
trovano nella necessità di chiedere perdono ai propri genitori.

Tuttavia, si fosse anche trattato per ipotesi di
un biglietto d'addio, l'averlo scritto non significherebbe, come
semplicisticamente sostiene il perito di parte, che la ricorrente fosse
cosciente di quanto stava per accadere. 

Non si può analizzare il meccanismo mentale di un
malato, utilizzando gli schemi della logicità propria di una persona sana,
cosciente, consapevole e responsabile.

Il Dr. __________ illustra che, secondo il
principio della verosimiglianza preponderante, la signorina RI 1 soffriva a
causa di uno scompenso psicotico con delirio e allucinazioni e che, anzi, è
stato proprio lo scompenso psicotico di natura psicoaffettiva (F 25.9) che ha
rafforzato e aggravato il grado di malattia.

E' illuminante la considerazione del Dr. __________,
che ha riferito che la percentuale di casi di suicidio di pazienti che soffrono
delle stesse patologie della signorina RI 1 (patologie di tipo schizoaffettivo),
supera addirittura la percentuale di casi di suicidio, rispetto agli
schizofrenici. 

In quei momenti di scompenso psicotico il
paziente è nell'incapacità di intelletto e men che meno di determinarsi
rispetto a un'azione. (...)" (Doc. I)

 

                               1.4.   Nella sua
risposta del 14 marzo 2005 la CO 1 chiede di respingere il ricorso e osserva in
particolare:

 

" 
(...)

Su richiesta dell'RA 1, il dott. __________ ha
stilato, in data 26 gennaio 2005, un rapporto nel quale ha posto la diagnosi di
scompenso psicotico acuto polimorfo con sindromi schizofrenici (ICD 10 F 23.1),
di disturbo borderline di personalità (ICD 10 F 60.31) e pregressi disturbi
della condotta alimentare (bulimia nervosa atipica, ICD 10 F 50.3).

 

Il dott. __________ ritiene che, al momento della
defenestrazione, RI 1 fosse priva della capacità di discernimento. 

 

(...)

 

Il rapporto allestito dal dott. __________ il 26
gennaio 2005 è stato sottoposto al dott. __________ il quale, nella sua presa
di posizione del 9 febbraio 2005, evidenzia quanto segue: le parole di commiato
dimostrano che l'assicurata era consapevole che con il salto dalla finestra si
sarebbe tolta la vita e che con il suo gesto avrebbe causato del dispiacere ai
propri congiunti. Ciò a dimostrazione del fatto che RI 1 aveva riflettuto,
almeno parzialmente, sulle conseguenze del suo gesto.

 

Inoltre, il dott. __________ rileva che se
effettivamente l'agire impulsivo e incontrollato dell'assicurata fosse stato
così intenso, mal si comprende come i dottori della clinica __________ di __________
abbiano potuto accordare un congedo dopo pochi giorni di ricovero.

 

Inoltre, la malattia
quale causa del tentato suicidio non significa automaticamente che RI 1 fosse
completamente priva della capacità di discernimento.

 

Il dott. __________ sostiene nel suo rapporto che
la diagnosi prova l'assenza totale della capacità di discernimento, malgrado
l'esistenza del bigliettino di addio.

 

Il dott. __________ respinge questa
prospettazione ritenuto che la sola diagnosi non permette di rivelare se la
capacità di discernimento al momento dell'atto fosse totalmente o parzialmente
annullata.

 

Vanno infatti considerati altri indizi
concorrenti, quali ad esempio le azioni compiute prima del tentato suicidio, il
fatto che l'assicurata abbia lasciato un biglietto dì commiato, ecc..

 

Le conclusioni del dott. __________ non possono
essere condivise per un'altra ragione. Se, effettivamente, nel caso di una
sindrome psicotica acuta le allucinazioni, il delirio e i disturbi del pensiero
sono marcatamente variabili e mutevoli di giorno in giorno o addirittura di ora
in ora, come può egli essere sicuro che RI 1, al momento della defenestrazione,
versasse in uno scompenso psicotico tale da non permetterle di valutare,
rispettivamente di opporsi al suo gesto, almeno parzialmente?

 

Che RI 1 sia affetta da una grave malattia
psichica è innegabile. I quattro ricoveri presso la Clinica __________ di __________
e le diagnosi formulate dai medici che l'hanno seguita ne sono la prova.
Tuttavia, la presenza di una malattia psichica non permette automaticamente di concludere
con un'assenza totale della capacità di discernimento. A questo proposito, il
Tribunale federale delle assicurazioni ha rilevato che una malattia mentale non
permette necessariamente di concludere con un'incapacità di discernimento tale
da fare escludere totalmente un'influenza della volontà della vittima sull'atto
autodistruttivo (sentenza non pubblicata W. del 4 giugno 1980, P. del 28 giugno
1986, citate in Scartazzini, in "Les rapports de causalità dans le droit suisse
de la sécurité sociale", Bâle et Francfort-sur-le-Main 1991, p. 84). In
un'altra sentenza, i giudici dell'alta Corte hanno asserito che anche una
malattia psichica grave come la schizofrenia paranoide non consente di
ammettere ipso facto uno stato d'irresponsabilità totale (sentenza non
pubblicata L. del 20 marzo 1984, citata in Scartazzini, op. cit., p. 84).

 

Alla luce di quanto precede, è giocoforza
concludere che non è dimostrato con verosimiglianza preponderante che nel
momento in cui ha tentato il suicidio l'assicurata fosse completamente incapace
di agire ragionevolmente. E' dunque a giusto titolo che la CO 1 Assicurazioni
ha negato l'assunzione del caso in base all'art. 37 cpv. 1 LAINF." (Doc.
V)

 

 

                               1.5.   Il 24 marzo
2005 il patrocinatore dell'assicurata ha inviato al TCA uno scritto del
seguente tenore:

 

" 
Abbiamo sottoposto tempestivamente la risposta
di causa dell'avvocato RA 2 al Dr. __________, il quale ha ribadito
integralmente i contenuti delle sue precedenti valutazioni.

 

In particolare, ci ha contattati telefonicamente,
sottolineando che la presa di posizione di parte convenuta si basa su
valutazioni di uno specialista, il Dr. __________, che non ha mai scambiato una
sola parola con l'attrice.

 

 

Va sottolineato, ribadito ed evidenziato che la
signorina RI 1 era ricoverata a causa dei suoi gravissimi disturbi, allorché,
ottenuto un breve congedo, ha subito il grave infortunio, conseguente alla sua
defenestrazione in stato d'incoscienza.

Non si può quindi trattare il caso in esame, come
fosse un normale tentativo di suicidio.

La signorina RI 1 era stata ospedalizzata in modo
coatto 6 giorni prima in clinica psichiatrica, in seguito ad un grave scompenso
psicotico con allucinazioni uditive.

Il Dr. __________ ha evidenziato che la
percentuale di suicidio nella patologie schizoaffettive, di cui l'attrice
soffriva in quei giorni in fase acuta, supera addirittura la percentuale di
suicidio già elevatissima degli schizofrenici.

 

È pertanto legittimo concludere che è dimostrato
con verosimiglianza preponderante che nel momento in cui ha tentato il suo
suicidio, l'assicurata era completamente incapace di agire ragionevolmente.

 

Questa è la conclusione a cui è pervenuto il
medico che meglio di altri conosce la patologia di cui soffre l'attrice; nella
fattispecie non si possono certo invocare le classiche eccezioni, poste nei
confronti del medico curante.

 

Nelle malattie psichiatriche nessuno meglio del
medico specialista curante può determinare un quadro il più vicino possibile
alla realtà." (Doc. IX)

 

 

                                         Il 26
aprile 2005 il rappresentante dell'assicuratore LAINF ha rilevato:

 

" 
Ho preso atto delle osservazioni del 24 marzo
2005 dell'RA 1 e nel merito le comunico che le valutazioni del dott. __________
lasciano per lo meno basiti.

 

Se effettivamente RI 1 era in preda ad un grave
scompenso psicotico con allucinazioni uditive, tale da rendere la paziente
completamente incapace di discernimento, mal si comprende allora come i medici
del nosocomio abbiano potuto accordarle il permesso di uscire per recarsi nel suo
appartamento a __________.

 

La verità è che l'assicurata non era
completamente incapace di discernimento al momento della defenestrazione."
(Doc. XII)

 

 

                               1.6.   Il 20
ottobre 2005 il Presidente del TCA ha sentito come teste il dottor __________
alla presenza dei patrocinatori delle parti (Doc. XVI).

 

                                         L'assicurata
ha svincolato il dottor __________ dal segreto professionale (cfr. Doc. XV1).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il TCA è
chiamato a stabilire se la CO 1 deve  essere tenuta a versare delle prestazioni
a dipendenza dell'evento del 12 marzo 2003 oppure no.

 

                               2.2.   Giusta
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono concesse in caso d'infortunio professionale,
d'infortunio non professionale e di malattie professionali.

 

                               2.3.   L'art. 4
LPGA così definisce l'infortunio:

 

" 
È considerato infortunio qualsiasi influsso
dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore
esterno straordinario che comprometta la salute fisica o psichica o che provochi
la morte."

 

                                         Questa
definizione riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1
OAINF - disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli
infortuni dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003.

 

                                         La
precedente giurisprudenza relativa alla nozione di infortunio e ai singoli
elementi caratteristici della stessa continua dunque a essere valevole (SVR
2005 UV Nr. 2).

 

                                         Cinque
sono dunque gli elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" 
- l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o
psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale
fattore."

 

                                         (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo della definizione è di tracciare un chiaro confine tra
infortunio e malattia.

 

                               2.4.   L'art. 37
LAINF distingue, nei tre paragrafi di cui si compone, diverse ipotesi di
riduzione, rispettivamente di diniego, delle prestazioni in contanti. 

                                         In
particolare, nel cpv. 1, il legislatore ha ancorato il principio secondo cui
l'assicurato che ha provocato intenzionalmente il danno alla salute o la morte
non ha diritto alle prestazioni assicurative, ad eccezione delle spese
funerarie.

 

                                         L'art. 48
cpv. 1 OAINF precisa, nondimeno, che "seppur dimostrabile intendesse
l'assicurato suicidarsi o automutilarsi volontariamente, l'art. 37 cpv. 1 della
legge non è applicato se l'assicurato, al momento dell'azione e senza propria
colpa, era completamente incapace di agire ragionevolmente o se il suicidio, il
tentativo di suicidio o l'automutilazione vanno indubbiamente ascritti ad un
infortunio assicurato".

 

                                         La giurisprudenza ha ammesso la legalità di questo disposto (cfr. DTF
129 V 95; RAMI 2003 pag. 197 seg.; J.M. Frésard - M. Moser - Steless
"Refus, réduction et suspension des prestations de l'assurance-accidents:
états des lieux et nouvautés" in HAUE/REAS 2/2005 pag. 127 seg.).

                                         Essa ha inoltre precisato che il suicidio come tale costituisce un
infortunio assicurato soltanto se è stato commesso in uno stato di totale
incapacità di discernimento ai sensi dell'art. 16 CCS. Di conseguenza, affinché
la responsabilità dell'assicuratore contro gli infortuni sia impegnata, è
necessario che, al momento dell'atto e tenuto conto di tutte le circostanze
oggettive e soggettive, in relazione anche all'atto in questione, l'interessato
fosse totalmente privato della facoltà di agire ragionevolmente, a causa,
segnatamente, di infermità o debolezza mentale (cfr. DTF 129 V 95, in
particolare 99; RAMI 1996 U267, p. 310 consid. 2b, 1989
U84, p. 449 consid. 2b; DTF 113 V 61 = RAMI 1987 U22, p. 352; G. Scartazzini,
"Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale." Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul
Meno, 1991 pag. 86). 

 

                               2.5.   Nel caso di
specie, le parti sono concordi sul fatto che il 12 marzo 2003 vi è stato un tentativo
di suicidio.

                                         A questa
tesi lo scrivente TCA può senz'altro aderire. 

 

                               2.6.   Ritenuto,
dunque, che risulta accertato che le lesioni presentate dall'assicurata sono
conseguenti ad un tentativo di suicidio, determinante è la questione a sapere
se RI 1, al momento dell'atto, fosse o meno totalmente incapace di
discernimento.

 

                                         L'art. 16
CCS definisce il discernimento come la facoltà di agire ragionevolmente. Esso
comporta due elementi: un elemento intellettuale, la capacità di valutare il
senso, l'opportunità e gli effetti di un determinato atto, e un elemento
caratteriale, la facoltà di agire in funzione di tale apprezzamento, secondo la
libera volontà (DTF 124 III 5 consid. 1a; 117 II 231 consid. 2a ed i
riferimenti ivi menzionati; DTF 113 V 61 consid. 2c,
DTF 111 V 58 consid. 3a; Rippe / Schwarzenegger / Bosshard / Kieswetter,
"Urteilfähigkeit von Menschen ..." in SJZ 2005 pag. 81 seg. (83-84)).

 

                                         In una
sentenza del 28 ottobre 2003 nella causa X (12.2002.190) la seconda Camera
civile del Tribunale di appello al riguardo ha ricordato che:

 

"  Vi è assenza di capacità di discernimento - in generale - a causa di
disturbi mentali o intellettuali (Carré, op. cit., ibidem, 175); in
particolare, la fattispecie è stata ammessa in caso di grave obnubilamento
reattivo della volontà, oppure se l'agente è sotto l'influsso di un contrasto
insostenibile di passioni (Rep 1939, 375 e segg.), rispettivamente se ha
agito in seguito a malattia psichica grave di natura depressiva o a disturbi
dello stato psichico e dell'umore causati da idee paranoidi (Keller/Roelli, Komm.
zum Schweizerischen Bundesgesetz über den Versicherungsvertrag, Berna 1968,
vol. I, pag. 484). Per giudicare l'assenza di capacità di discernimento
dell'agente (con riferimento all'art. 16 CC) è necessario stabilire se egli, al
momento di risolversi al suicidio, era privo della facoltà di valutare il
significato e gli effetti dell'atto poiché la sua funzione intellettiva era
alterata, oppure se non poteva agire liberamente siccome la sua funzione
volitiva era turbata, ancorché a fronte della comprensione della portata
dell'atto di autodistruzione che stava per compiere. Inoltre, l'impossibilità
di agire ragionevolmente dev'essere dipesa da una delle cause biologiche
indicate dalla legge: l'età infantile, l'infermità o la debolezza mentale,
l'ebbrezza o uno stato con simile (Viret, op. cit., pag 190)." 

(n.d.r.: le citazioni si riferiscono a Carré,
"Loi fédérale sur le contrat d'assurance", Losanna 2000 e a Viret,
"Le suicide en droit suisse de l'assurance privéé sur la vie" in
HAVE/REAS 2002 pag. 189)."

 

                                         La capacità di discernimento è relativa: essa non deve essere valutata
in astratto, ma concretamente, in rapporto ad un determinato atto, in funzione
della sua natura e della sua importanza, le facoltà richieste dovendo esistere
al momento dell'atto (DTF 118 Ia 236 consid. 2b in fine; 117 II 331 consid. 2a
ed i riferimenti ivi citati). 

 

                                         Una
persona è privata del discernimento ai sensi della legge se la sua facoltà di
agire ragionevolmente è alterata da una delle cause enumerate all'art. 16 CCS,
fra le quali figurano l'infermità e la debolezza mentale, ossia degli stati anormali
sufficientemente gravi per avere effettivamente alterato la facoltà di agire
ragionevolmente in un caso particolare. Per malattia mentale, si intende dei
disturbi psichici durevoli e caratterizzati che hanno sul comportamento esterno
della persona interessata delle conseguenze evidenti, qualitativamente e
profondamente sconcertanti per un profano accorto (DTF 117 II 231 consid. 2a in
fine e riferimenti ivi menzionati).

 

                                         Il TFA,
in una sentenza inedita del 1° luglio 1993 nella causa H., U 136/92, ha
precisato - riferendosi a Bucher, Berner Kommentar, N. 6 zu Art. 16 ZGB - che
l'elenco della cause d'incapacità di discernimento di cui all'art. 16 CCS è
esemplificativo e non esaustivo. In particolare, in relazione ai disturbi di
natura psichica, ciò comporta che, per ammettere l'incapacità di discernimento,
non necessariamente occorre essere confrontati ad una malattia mentale o ad una
debolezza mentale: l'incapacità di discernimento può essere ammessa anche di
fronte ad uno stato che, pur essendo anormale, non è esattamente definibile e
delimitabile (cfr. STFA succitata, consid. 5a). 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, colui che pretende di avere diritto alle prestazioni a causa
d'infortunio deve provare, segnatamente, l'involontarietà del danno alla salute
e - in caso di suicidio - l'assenza della facoltà di agire ragionevolmente al
momento dell'atto (RAMI 1996 succitata, 1988 U55, p. 362 consid. 1b). 

                                         Tuttavia,
nel processo in materia di assicurazioni sociali, caratterizzato dalla massima
inquisitoria, alle parti non incombe un onere della prova soggettivo ai sensi
dell'art. 8 CCS. Un onere della prova esiste unicamente nella misura in cui, in
assenza di prove, la decisione andrà a discapito di colui che intendeva dedurre
dei diritti da una fattispecie finalmente rimasta indimostrata. 

                                         Siccome
la questione della capacità di discernimento va valutata sulla base di
"sviluppi interiori" al momento in cui è stato commesso un
determinato atto suicida (DTF 113 V 63) e dunque una prova certa della sua
assenza è da escludersi (cfr. DTF 91 II 338 consid. 8, 74 II 205 consid. 1),
non possono essere poste delle esigenze probatorie troppo severe. Perciò, si
considera fornita la prova dell'assenza della facoltà di agire ragionevolmente,
quando "… eine durch übermächtige Triebe gesteuerte Suizidhandlung als
wahrscheinlicher erscheint als ein noch in erheblichem Masse vernunftgemässes
und willentliches Handeln" (cfr. STFA 1° luglio 1993 succitata; RAMI 1996
U267, p. 311 consid. 2d; STFA del 2 luglio 2001 nella causa A., B. e C., U
55/99, consid. 1b). 

 

 

 

                               2.7.   In una
sentenza del 28 aprile 2003 nella causa C., U 37/03 l'Alta Corte ha ammesso che
l'assicurata era totalmente incapace di discernimento al momento del tentativo
di suicidio, sulla base delle seguenti considerazioni:

 

" 
(...)

3.

3.1   Le 26 février 2001, C.________ s'est retirée
dans sa chambre après avoir terminé son service. Elle a rédigé une lettre de
démission pour fin du mois d'avril, bu du punch, puis appelé une collègue qui
était de piquet à l'hôpital; celle-ci est venue une première fois, vers 23
heures, puis une seconde fois entre 2 et 3 heures du matin. Peu après,
C.________ s'est défenestrée.

 

3.2   Aux termes de l'expertise du docteur
A.________, cet  événement s'inscrit au plan temporel dans le cadre de
l'évolution larvée d'un trouble dépressif récurrent, dont les modalités
d'expression et l'intensité étaient modulés par une pathologie de la
personnalité marquée par des aspects post-traumatiques; à fin février 2001,
C.________ se trouvait dans un épisode dépressif d'intensité moyenne (CIM-10,
F33.1).

 

Au moment du passage à l'acte, elle présentait un
trouble de la conscience associant un trouble dissociatif aigu (confusion
psychogène ou état crépusculaire psychogène; CIM-10, F44.88) et une
intoxication éthylique aiguë avec distorsion des perceptions (CIM-10, F10.04).
La présence isolée d'un état crépusculaire psychogène ou d'une ivresse avec
alcoolémie de l'ordre de grandeur de 2 o/oo ne permettrait pas de retenir une
altération de la  conscience d'un degré de gravité tel qu'il ait pu résulter
une méconnaissance d'aspects importants de la réalité. Par contre, la
combinaison de ces deux facteurs, qui se renforçaient et se potentialisaient
mutuellement, amenaient à retenir une ivresse compliquée ou intoxication
éthylique aiguë avec distorsion des perceptions (CIM-10, F10.04).

 

L'absence de comportement suicidaire préalable, ou
d'idée de suicide avant l'événement parlaient contre un comportement réfléchi.
Par ailleurs, la brutalité et le caractère subit de la tentative de suicide, de
même que les nombreuses possibilités de se supprimer d'une manière moins
violente, dont une infirmière sujette au vertige disposait dans un hôpital,
donnaient également à penser que l'acte n'était pas raisonné. En s'enivrant,
C.________ ne s'était pas mise sciemment en danger de voir survenir les
troubles qu'elle avait présentés dans la nuit du 26 au 27 février 2001.

 

En définitive, l'expert a retenu une abolition de la
capacité de  discernement, soit une grave altération de la conscience avec
méconnaissance fondamentale de la situation et comportement n'obéissant à
aucune logique rationnelle; si des aspects latents ou mal reconnus de la
personnalité s'étaient exprimés dans ce geste, C.________ n'avait pas eu la
possibilité à aucun moment d'intervenir de manière correctrice et raisonnable.
Elle était vraisemblablement dans un état d'ivresse compliquée susceptible de
la priver de la faculté de se comporter raisonnablement et on pouvait admettre
qu'elle se trouvait en état d'incapacité de discernement; elle ne s'était pas
mise fautivement dans cet état en buvant de l'alcool et n'était pas en mesure
de mesurer la portée de son acte au moment de l'absorption.

 

S'appuyant essentiellement sur cette expertise, les
premiers juges ont considéré que C.________ n'avait pas la capacité de
discernement lorsqu'elle a agi et qu'elle ne s'était pas mise fautivement en
incapacité de discernement. La défenestration devait dès lors être considérée
comme un accident.

 

 

3.3   Il y a lieu de suivre les premiers juges dans
leur analyse. Il ressort clairement de l'expertise du docteur A.________ et de
ses conclusions que l'intimée souffrait de troubles psychiques et qu'elle a
présenté lors de l'événement du 27 février 2001 un état  psychopathologique
grave avec altération fondamentale de la réalité et abolition de la capacité de
discernement, qui doit être assimilé à une maladie psychique symptomatique.

En considérant le mode opératoire de l'acte et
l'ensemble des circonstances objectives et subjectives entourant celui-ci
(notamment, l'absence d'antécédents suicidaires, les démarches concrètes pour
trouver un nouvelle place, la lettre de démission, le court moment où l'intimée
s'est retrouvée seule, le saut dans le vide par une personne sujette au
vertige), il ne saurait être fait reproche aux premiers juges d'avoir considéré
que l'intimée, au moment où elle a agi, était sans faute de sa part totalement incapable
de se comporter raisonnablement.

 

3.4   Les griefs soulevés par la recourante, qui ont
trait essentiellement à la qualité de l'expertise psychiatrique, doivent être
écartés.

 

3.4.1   Comme l'ont relevé à juste titre les
premiers juges, le rapport du docteur A.________ constitue une expertise
détaillée et circonstanciée; elle comprend une anamnèse psychiatrique
conséquente, qui repose sur plusieurs entretiens avec l'intimée, la psychologue
B.________, la doctoresse D.________, ainsi que l'examen du dossier du Centre
Y.________; elle définit de manière nuancée et pertinente les interférences des
différents troubles  psychiques présentés par l'intimée avant et lors de
l'événement du 27 février 2001, analyse la situation de l'intimée tant
objectivement que subjectivement lors de cet événement et aboutit à des
conclusions convaincantes.

 

3.4.2   En revanche, l'analyse de la situation que
fait la recourante - qui considère que l'envie de mettre fin définitivement à
une existence aussi pénible s'était dessinée à l'esprit de l'intimée et qu'elle
avait pris la décision, après réflexion, de mettre fin sciemment à sa vie, ou
que son esprit libéré par l'alcool l'avait conduite au constat ultime qu'il n'y
avait aucun espoir et à la décision de mettre un terme à son existence - n'est étayée
par aucune pièce médicale et ne constitue qu'une réflexion de profane dénuée de
toute pertinence.

 

3.4.3   En outre, contrairement à l'avis de la
recourante, on ne peut reprocher à l'expert d'avoir cité l'art. 16 CC en
prémisse de sa discussion - au vu du mandat que lui avait confié les premiers
juges, ni d'avoir mentionné des avis de la doctrine médico-légale, qu'il
s'agisse de Kind, Foerster ou Venzlaff; on attend justement de l'expert qu'il
se réfère à la littérature pertinente pour asseoir ses conclusions.

 

Il en va de même lorsque la recourante considère que
l'expert a dépassé son rôle en supposant que la chambre de l'intimée avait été
fermée de l'extérieur. Savoir si l'intimée a demandé à sa collègue de
l'enfermer ou si elle a été enfermée contre sa volonté n'est en effet pas sans
incidence dans l'analyse de l'état psychique présenté par l'intimée; il suffit
de renvoyer sur ce point la recourante à l'expertise et au jugement cantonal.

 

Enfin, la recourante se borne à critiquer les
conclusions de l'expert sur la consommation d'alcool de l'intimée, mais ne
propose cependant aucune autre analyse ou démarche propre à les mettre en
doute. (...)"

 

 

                                         L'Alta
Corte è arrivata al risultato opposto in una sentenza del 9 dicembre 2003 nella
causa U 318/02 a proposito di un assicurato che si è suicidato. Il TFA ha in
particolare rilevato:

 

" 
(...)

3.3

3.3.1   Selon la jurisprudence, le suicide comme tel
n'est un accident assuré, conformément à l'art. 48 OLAA, que s'il a été commis
dans un état de totale incapacité de discernement au sens de l'art. 16 CC. Par
conséquent, il faut, pour entraîner la responsabilité de l'assureur-accidents,
qu'au moment de l'acte et compte tenu de l'ensemble des circonstances
objectives et subjectives, l'intéressé ait été privé de toute possibilité de se
déterminer raisonnablement, en raison notamment d'une maladie mentale ou d'une
faiblesse d'esprit, ou encore d'un grave trouble de la conscience (ATF 113 V 63
s. consid. 2c; RAMA 1996 no U 267 p. 310 consid. 2b;
1990 no U 96 p. 185 consid. 2). L'existence d'un trouble de ce
genre doit être établie conformément à la règle du degré de vraisemblance
prépondérante. Il doit s'agir de symptômes psychopathologiques comme la folie,
les hallucinations, la stupeur profonde, le raptus, etc. Le motif qui a conduit
au suicide ou à la tentative de suicide doit être en relation avec les
symptômes psychopathologiques. L'acte doit apparaître « insensé ». Un simple
geste disproportionné, au cours duquel le suicidaire apprécie unilatéralement
et précipitamment sa situation dans un moment de dépression et de désespoir ne
suffit pas (RAMA 1996 no U 267 p. 310 consid. 2b; arrêt
non publié F. du 22 mai 1996 [U 223/94]; Kind, Suizid oder «Unfall», Die
psychiatrischen Voraussetzungen für die Anwendung von Art. 48 UVV, RSAS 1993 p.
291).

 

Pour établir l'absence de capacité de discernement,
il ne suffit pas de

considérer l'acte de suicide et, partant, d'examiner
si cet acte est déraisonnable, inconcevable ou encore insensé. Il convient bien
plutôt d'examiner, compte tenu de l'ensemble des circonstances, en particulier
du comportement et des conditions d'existence de l'assuré avant le suicide,
s'il était raisonnablement en mesure d'éviter ou non de mettre fin ou de tenter
de mettre fin à ses jours. Le fait que le suicide en soi s'explique seulement
par un état pathologique excluant la libre formation de la volonté ne constitue
qu'un indice d'une incapacité de discernement (RAMA 1996 no U 267 p. 311
consid. 2b et les références).

 

3.3.2   En l'espèce, l'assuré a subi deux épisodes
dépressifs : le premier à la suite du décès de son père en 1994 et le second en
raison de problèmes relationnels dans sa vie privée et ses rapports de travail.
Pour le second, il a été soigné à l'aide d'une médication antidépressive
(Seropram) et d'entretiens psychothérapeutiques par le docteur G.________ dès
le mois d'octobre 1996. Ce médecin a mis fin au traitement le 7 juillet 1997 en
raison de l'amélioration de l'état de santé. De son côté, le docteur
I.________, médecin de famille, a confirmé que l'assuré était guéri à l'issue du
traitement administré par le docteur G.________ (rapport du 22 septembre  2000).
Dans une note du 20 août 2001 à l'attention du docteur H.________, le docteur
I.________ a indiqué avoir prescrit un emballage de Deanxit le 8 janvier 1998,
parce que l'assuré souffrait d'anxiété modérée. Il a cependant indiqué que
celui-ci ne se sentait plus du tout dépressif.

 

Cela étant, en l'absence de toute maladie psychique
au moment de l'acte, on ne saurait conclure, au degré de la vraisemblance
prépondérante, à l'absence de capacité de discernement. D'ailleurs, il n'existe
pas d'éléments en faveur de la thèse d'un acte insensé. Le mode avec lequel
l'assuré a mis fin à ses jours ne constitue pas un indice permettant d'admettre
l'existence d'un acte fatal spontané. Le point de vue du docteur H.________,
selon lequel la capacité de discernement était peut-être altérée mais très
probablement pas  absente est à cet égard convaincant.

 

3.4   Après avoir entendu un certain nombre de
témoins, le juge délégué à l'instruction de la cause en instance cantonale a
informé les recourants qu'il ne procéderait pas à d'autres auditions (lettre du
2 juillet 2002).

Bien que ceux-ci n'aient pas réagi à cette décision,
ils réitèrent toutefois leur demande de preuve en instance fédérale.

 

La Cours de céans ne saurait toutefois faire suite à
cette requête. Plus de cinq ans après les faits litigieux, les preuves requises
ne sont pas pertinentes, face aux constatations médico-légales ci-dessus
mentionnées, pour trancher le point de savoir si le décès est dû à un suicide
ou à un homicide. Par ailleurs, une expertise au sujet de la capacité de
discernement de l'assuré n'apporterait pas de renseignements complémentaires
qui ne figurent déjà dans les avis médicaux versés au dossier.

 

3.5   Vu ce qui précède, force est de considérer que
le décès de l'assuré est dû à un suicide et qu'au moment où il a agi, le
prénommé n'était pas incapable de se comporter raisonnablement. L'intimée était
dès lors en droit, par sa décision sur opposition du 20 septembre 2001, de
refuser l'octroi de ses prestations, à l'exception de l'indemnité pour frais
funéraires. Le recours se révèle ainsi mal fondé."

 

                                         La capacità di
discernimento è stata ammessa dal TFA in un'altra sentenza del 18 luglio 2002
nella causa P., U 28/01, relativa ad un assicurato che ha ucciso i suoi figli
ed ha poi tentato di suicidarsi, sulla base delle seguenti motivazioni:

 

"  (...)

4.2 En l'espèce, il ressort notamment du rapport
établi le 17 janvier 1996 par les docteurs C.________ et D.________, du
département de psychiatrie des Hôpitaux W.________, que le recourant souffrait,
au moment de sa tentative de suicide, d'un trouble dépressif majeur sévère. A
la date de son examen par ces praticiens, il ne présentait toutefois pas de
traits psychotiques évidents. Par ailleurs, selon les docteurs A.________ et
B.________, P.________ présentait une personnalité pathologique immature,
dépressive et  narcissique, de sorte que sa capacité interne de liberté
psychique était  limitée. Dans le même sens, le docteur E.________, psychiatre
à l'institut  V.________ de médecine légale, a indiqué que la séparation d'avec
sa famille avait provoqué chez l'assuré un sentiment de perte et une atteinte
narcissique ayant entraîné des mécanismes de défenses archaïques capables
d'altérer le rapport à la réalité.

 

Ces rapports médicaux permettent de retenir que les
facultés cognitive et volitive de l'assuré étaient altérées par ses troubles de
la personnalité et sa grave dépression. On ne saurait toutefois en déduire que
celui-ci était incapable de discernement au moment de son acte. A cet égard,
les docteurs A.________ et B.________ ont clairement précisé que les troubles
psychiques dont souffrait P.________ n'avaient pas complètement aboli, altéré
ou entravé son discernement ou le contrôle de ses actes. Ces conclusions sont
corroborées par les circonstances objectives et subjectives entourant le drame.
D'après les renseignements donnés par la soeur du recourant, celui-ci lui avait
remis, le 31 décembre 1995, une mallette fermée contenant de l'argent, des
chèques et une lettre indiquant à qui ces biens devaient revenir; il lui avait
par ailleurs déjà confié cette mallette à plusieurs reprises depuis qu'il était
en conflit avec son épouse. On peut en déduire que le recourant avait déjà
envisagé le suicide avant le 1er janvier 1996.

Dans une certaine mesure, son acte était ainsi
prémédité et n'apparaît pas comme résultant d'une pulsion totalement
irrationnelle et incontrôlable.

Aussi convient-il de nier l'absence de discernement
du recourant au moment de son acte, sans qu'un complément d'instruction soit
nécessaire. (...)"

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in DTF 113 V 61 l'Alta Corte ha invece riconosciuto l'incapacità di
discernimento ad un assicurato che ha tentato il suicidio, rilevando:

 

" 
3. a)  Im vorliegenden Fall hat die Psychiatrische
Klinik L. im Anschluss an die notfallmässige Einweisung des Beschwerde­gegners
am 26. Februar 1985 folgende Diagnose gestellt: schwere Depression,
Berufsproblematik, Suizidalität, Verfolgungsgedanken. Im Administrativgutachten
vom 14. Mai 1985 ergänzte Prof. Dr. med. K., dass der Beschwerdegegner in L. an
einer paranoiden depressiven Psychose gelitten habe, die auf dem Untergrund
einer depressiv-zwanghaften Persönlichkeit entstanden sei; es bestehe kein
Zweifel, dass der Versicherte in jenen Tagen von einem unkorrigierbaren
Wahndenken beherrscht gewesen sei, weil er glaubte, für hohe finanzielle
Verluste und eine Misswirtschaft seiner Arbeit­geberfirma verantwortlich
gemacht zu werden. Als er am 5. März 1985 mit seiner Ehefrau zum Büro des behandelnden
Psychologen gegangen sei, habe er vor dem Haus ein Auto mit einer Zürcher
Nummer gesehen. Zu dem nun folgenden Geschehen nahm Prof. Dr. med. K.
folgendermassen Stellung: 

 

«Nun
kam ihm [dem Beschwerdegegner] nach seinen Angaben plötzlich der 

Gedanke, jetzt stehe die entscheidende Verhandlung mit
seiner Frau über
sein Schicksal bevor und man würde ihn ins Gefängnis bringen.

Dieser Gedanke habe ihn in blinder Panik beherrscht, so
dass er nur noch den Suizid als Ausweg gesehen habe. In dieser Verfassung habe er sich
aus dem
Warteraum in die anschliessende Toilette gestürzt und von dort durch das enge Fenster in die
Tiefe. Der Explorand gibt jetzt ohne weiteres zu,

dass er sich das Leben nehmen wollte. Das Motiv zu dieser
Suizidhandlung war aufgrund der Zusammenhänge eindeutig in den depressiven Wahn­-ideen begründet...

 

Alle mir zugegangenen Informationen weisen darauf hin,
dass der Explo­rand im Zeitpunkt
der Suizidhandlung diese kritische Steuerung seines Handelns nicht mehr besessen hat. Nur so lässt sich erklären, dass er
sich aus dem engen Toilettenfenster
zwängte, gewissermassen auf blinder Flucht in den Tod, vermutlich weil er
glaubte, vor der Haustür warte bereits
das Auto, um ihn abzuholen. Es sei ihm also ein anderer Ausweg versperrt. Diese letztere Interpretation ist zwar
eine Vermutung, weil der Explorand
keine klare Erinnerung an seine inneren Erlebnisse vor dem Sturz in die Tiefe hat. Er weiss nur, dass er in
blinder Panik war, im Tod den
einzigen Ausweg sah, um dem Schicksal der Verurteilung oder Versenkung
zu entgehen. Dass es sich um einen schwer wahnhaften, psychoti­sehen Zustand gehandelt hat, wird auch durch den
Umstand bewiesen, dass er nach dem
Sturz noch während längerer Zeit angehalten hat. Erst durch eine Behandlung mit hohen Dosen eines
Psychopharmakons beruhigte sich der
Explorand im Spital T. und bekam Abstand von seinem Wahndenken. Im Sinne des ZGB muss der Explorand
m. E. für seine Suizidhandlung als
völlig urteilsunfähig bezeichnet werden.»

 

   b)  Auf diese schlüssigen und einleuchtenden
fachärztlichen Darlegungen ist abzustellen. Die Beschwerdeführerin bringt
nichts vor, was an der Stellungnahme des Prof. Dr. med. K. erhebliche Zweifel
wecken könnte. Insbesondere bestehen keine Anhaltspunkte für eine
Voreingenommenheit des Administrativexperten. 

Dass sich, wie in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde geltend ge­macht wird, der Zustand des
Beschwerdegegners in den Tagen nach der Klinikeinweisung gebessert haben soll
und dass eine Selbsttötung oder ein Suizidversuch nicht erwartet wurde, ändert
nichts daran, dass der seelisch kranke Versicherte durch die Um­stände am 5.
März 1985 in panische Angst geriet und jegliche vernünftige Einsicht über die
tatsächliche Lage verlor. Schliesslich deckt sich die Stellungnahme des Prof.
Dr. med. K. mit den übrigen, in den Akten befindlichen Unterlagen, insbesondere
mit dem Attest des Dr. med. G. vom 12. November 1985, welcher den
Beschwerdegegner nach dem Unfall als psychiatrischer Konsilia­rius im Spital T.
betreute und aus eigenen Untersuchungen ein schweres depressives Zustandsbild
mit paranoiden Zügen diagnostizierte, das den Versicherten zwangsläufig zum
Suizidversuch ­trieb. Bei dieser Aktenlage hat das kantonale Gericht zu Recht d
e Urteilsfähigkeit verneint, weshalb die Voraussetzungen des Art. 48 UVV
erfüllt sind mit der Folge, dass die Beschwerdeführerin die gesetzlichen
Leistungen zuzusprechen hat." (DTF 113 V 65)

 

                                         In una
sentenza del 14 febbraio 2002 nella causa G., 35.2001.7, questo Tribunale ha
ammesso che un'assicurata, in preda ad un episodio depressivo grave con
manifestazioni psicotiche nel quadro di un disturbo bipolare, era totalmente
incapace di discernimento al momento del tentativo di suicidio.

 

                                         In
quell'occasione il perito giudiziario così aveva risposto ai principali quesiti:

 

" 
(...)

2.1)  Al momento dell'atto si è trovata essa
in uno stato alterato di 

         coscienza che le impediva di
determinarsi ragionevolmente?

 

Sì, al momento dell'atto la peritanda si trovava
in uno stato alterato di coscienza nel senso che il suo pensiero era delirante
e centrato sull'idea del suicidio. Tutto il pensiero della signora era rivolto
all'attuazione del gesto autolesivo e non era in grado di essere critica né
riguardo a ciò che stava pensando né a ciò che stava agendo.

 

2.2)  Era essa totalmente incapace di agire
ragionevolmente?

 

Se per "ragionevolmente" s'intende la
capacità di valutare il gesto che si va compiendo, la sua portata, i suoi
effetti, la peritanda era incapace di agire ragionevolmente.

D'altra parte pensare in modo ossessivo al suicidio,
pianificarne le mosse ed i tempi, avere come unico scopo il suicidio non è
certo "ragionevole": una simile modalità di pensiero trova
spiegazione nel riconoscimento di uno Stato di malattia, la depressione grave
con sintomi psicotici, che pregiudica la capacità di giudizio. La peritanda per
un mese intero pensa e pianifica il suo suicidio, perché non dobbiamo
dimenticare che tale doveva essere nel suo pensiero cioè senza possibilità di
salvezza: come già detto questo è un "mancato" suicidio e non un
"tentato" suicidio."

 

 

                                         Inoltre
il perito aveva in particolare sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(...)

La capacità critica era alterata. Quanto in quel momento ella
fosse inadeguata, quanto il suo pensiero fosse distorto ci viene rivelato
proprio dal biglietto d'addio: in quel momento particolare, così disperato
ritiene doveroso che venga avvertita la collega che ella sarà impedita a
presentarsi il giorno dopo sul lavoro.

L'ideazione delirante riguardava anche il suicidio nel senso che
tutto il pensiero della peritanda era rivolto ad esso ed alle modalità
d'attuazione. Ci pensa per un mese, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Né è in
grado di dirsi e credere che sia un'assurdità, che esistano alternative: tutto
il suo mondo psichico impallidisce e perde senso di fronte al pensiero del
suicidio.

E' proprio la presenza di un'ideazione delirante che giustifica il
termine nosografico "psicosi depressiva".

Nel caso in questione, inoltre, dobbiamo parlare di "mancato
suicidio" e non di "tentato suicidio" né la distinzione è solo
formale. Il suicidio è un gesto che si consuma assolutamente in privato ed in
segreto; il tentato suicidio è un gesto che potremmo definire pubblico nel
senso che avviene di solito con spettatori o potenziali tali (per esempio la possibilità
di poter essere scoperti poco prima). Il suicidio comporta la consapevolezza
dei mezzi atti all'attuazione e alla riuscita dello stesso; il tentato suicidio
è più estemporaneo, meno pensato, meno programmato. Il suicidio non è una
richiesta di aiuto, ma una vera e propria ricerca della fine, il tentato
suicidio è una richiesta d'aiuto per poter continuare a vivere.

E' importante ascoltare il racconto del paziente, come sono stati
i suoi pensieri, come si sono concatenati, quanto era in grado di capire e
criticare le proprie idee per poter apprezzare la modalità patologica di
giudizio che caratterizza il pensiero delirante e come questa modalità si sia
progressivamente sviluppata.

Oggi la perítanda gode di buona salute, fisica e psichica. E' in
grado di raccontare in modo cronologicamente corretto i fatti, accompagnando il
racconto con un'affettività adeguata ed è capace di essere critica rispetto
all'accaduto ed alla sua malattia. Ciò significa che la particolare condizione
psichica che ha condotto al suicidio era strettamente legata allo stato di
malattia depressiva in cui versava." (X)

 

 

                                         Il TCA ha
in particolare così motivato la propria sentenza:

 

" 
A mente dello scrivente TCA, il referto peritale
della psichiatra X ha dimostrato, nei limiti della verosimiglianza
preponderante richiesti dalla giurisprudenza del TFA, che la ricorrente, al
momento del tentativo di suicidio, non era capace di discernimento a causa di
una malattia psichica. 

Del resto, la nostra Corte federale è pervenuta
ad una identica soluzione nella sentenza del 3 giugno 1992 nella causa R. G. -
citata da H. Kind, Suizid oder "Unfall", in SZS 1993, p. 276ss. -
concernente il suicidio di un uomo di 48 anni. L'autorità di prima istanza
aveva respinto il ricorso giacché, sulla base di una perizia psichiatrica, era
stata diagnosticata una "semplice" depressione, senza carattere
psicotico. Nella procedura ricorsuale, lo psichiatra curante ha sostenuto, per
la prima volta, che il suo paziente aveva sofferto di idee deliranti. Il perito
psichiatra (analogamente al dottor X) ha definito queste idee come una
sopravvalutazione ("überwertig") nel quadro della depressione,
tuttavia non come deliranti. Il TFA ha fatto propria la diagnosi di depressione
caratterizzata da idee deliranti, ed ha finalmente riconosciuto che il suicidio
è stato commesso in uno stato di totale incapacità di discernimento. 

 

Infine, alla convenuta non può essere di nessun
soccorso osservare che "la signora X ha programmato il suicidio giorno
dopo giorno, nei minimi dettagli, …" (XV). In effetti, secondo la
giurisprudenza federale, comportamenti pianificati e coerenti avuti nei giorni
precedenti ed immediatamente prima del suicidio, non escludono affatto una
totale incapacità di discernimento al momento dell'atto (cfr. STFA dell'11
luglio 2001 nella causa A., B., C., U 55/99, consid. 3b, e riferimenti ivi
menzionati)."

 

                                         Alla
medesima conclusione il TCA era giunto in una sentenza pubblicata in RDAT I -
1996 pag. 225 seg. ed aveva rilevato in particolare:

 

" 
In particolare per quanto riguarda la capacità
di discernimento nella senten­za 1. luglio 1993 citata, il TFA ha precisato che
una prova sicura della sua as­senza è da escludersi proprio per la natura
stessa della questione poiché vanno valutati «sviluppi interiori intervenuti
nel momento stesso del fatto»: al suo riguardo, non devono, pertanto, essere
formulate richieste di prova troppo severe. Una grande verosimiglianza e
l'assenza di un serio dubbio è sufficiente (DTF 117 II 233 seg., consid. 2b;
RAMI 1993 1 66 seg. consid. 4b).

 

...

 

È, dunque, accertato che, prima del tentativo di
suicidio, «soffriva di una ma­lattia mentale, denominata distimia, che si
innestava su di una personalità di tipo caratteriale ("oppositiva")
in cui si era instaurato anche uno stato di di­pendenza dall'alcool, complicato
da ebbrezze acute serali». (...)

 

Infine, il perito ribadisce che «si può ritenere
che, al momento dell'azione im­pulsiva di tipo suicida, la capacità di
ragionare del peritando fosse totalmen­te assente, nel senso che era in grado
soltanto di seguire sia pure superfi­cialmente pensieri (o meglio: schemi di
attuazione del piano) che avessero attinenza con contenuti depressivi e le
ossessioni suicidarie di cui era afflit­to. La distimia giustifica il fine
suicidale, mentre l'alcolismo giustifica l'azione impulsiva a fine suicida».

 

Dunque, secondo quanto risulta dalla perizia
giudiziaria, l'assicurato, al momento del tentativo di suicidio, era privato
della capacità di agire ragionevol­mente a causa dell'interazione di una
malattia mentale e di un'ebbrezza acuta.

 

2.10. II dott. B. dell'INSAI non ha ritenuto di
poter condividere la valutazione del perito sull'incapacità di discernimento:
secondo lui la capacità di ra­gionare di X. non era del tutto soppressa.

 

Dopo attenta riflessione, questo TCA ritiene di
non poter condividere le cen­sure mosse dal dott. B. alle conclusioni peritali.
(...)                 

 

Ora, in concreto, non e condivisibile
l'argomentazione secondo cui «soltan­to uno stato depressivo con sintomi
qualitativi psicotici o, se non, un'eb­brezza patologica potrebbero generare
una totale incapacità di intendere e volere» (cfr. doc. 7 pag. 5). In effetti,
in concreto, appare più convincente l'opinione del perito secondo cui il
ricorrente era, al momento dell'atto, total­mente incapace di comprendere la
portata del suo gesto e di determinarsi in

conseguenza a causa dell'interazione della
malattia mentale e dell'alcol:

 

«al di là della
distimia, ossia della neurosi depressiva, e della costituzione 

particolare del suo carattere (queste personalità sono particolarmente
inclini ad atti a corto circuito oppu­re ad agire sotto influsso), aveva
assunto alcol. Ho attribuito il passaggio all'atto propria­ mente a questa
assunzione alcolica. È noto che l'alcool funziona quale catalizzatore di azio­ni
impulsive a corto circuito in particolari personalità, specialmente quando
queste sono af­flitte da stati mentali abnormi» (cfr. presa di posizione del
perito al parere del dott. B.).

 

Il dott. B. si chiedeva se il perito sarebbe
giunto alle stesse conclusioni se, in­vece di un tentativo di suicidio,
l'assicurato avesse compiuto un tentativo d'o­micidio. Tale domanda, come
rilevato dal perito, è, qui, un falso problema: «salvo casi eccezionali, le
motivazioni (i sentimenti, i pensieri, le emozioni) che conducono al suicidio
non sono di certo le stesse che muovono un indi­viduo verso l'omicidio. Quindi,
a circostanze diverse, considerazioni diverse». 

Anche nel diritto svizzero, la capacità di
discernimento è relativa: essa va cioè, apprezzata non in abstracto ma
concretamente, in rapporto ad un atto determinato (RAMI 1993 1 66 seg. consid.
4b.; DTF 117 V 232 seg. consid. 2a e riferimenti).

In concreto, andava dunque verificato se fosse o
meno annullata la capacità di valutazione e di controllo in riferimento
all'azione del suicidio (cfr. STFA 1.7.1993 in re H. non pubbl.) e non in
riferimento ad altre azioni. 

Nella sentenza 1.7.1993 appena citata, in un
altro caso di tentato suicidio, il TFA aveva ritenuto che questa capacità di
controllo è da ritenersi annullata quando «l'impulso irrompe direttamente e
primariamente nell'azione non permettendo più lo svilupparsi di quel
controllato fenomeno di distacco dal mondo che è proprio dell'azione
intenzionale». 

A mente dello scrivente TCA, la perizia (completa
ai sensi di quanto definito in RAMI 1991 pag. 311 consid. 1) ha dimostrato, nei
limiti della verosimi­glianza preponderante richiesti dalla giurisprudenza del
TFA, che il ricorrente, al momento del tentativo, non era capace di
discernimento.

 

La conseguenza di tale conclusione è che la
decisione impugnata va annul­lata ed all'INSAI va fatto obbligo di erogare le
prestazioni previste dalla LAINF."

 

                               2.8.   Secondo la
giurisprudenza, quanto alla valenza probante d'un rapporto medico, determinante
è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione quale perizia o rapporto (DTF 125 V 352 consid. 3a,
122 V 160 consid. 1c).

 

                                         In una
sentenza pubblicata in VSI 2001 pag. 106 segg. il TFA ha ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove (art. 40 PCF e art. 19 PA, art.
95 cpv. 2, art. 113 e 132 OG) definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie.

 

                                         In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (VSI 2001 pag. 108 consid. 3b/aa e riferimenti citati).

 

                                         In
relazione alle attestazioni del medico curante questa Corte ha già
ripetutamente decretato che il giudice, secondo la generale esperienza della
vita, può ritenere che, in dubbio, alla luce del rapporto di fiducia esistente
col paziente, egli attesta a suo favore.

 

                                         Infine va
ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro.

 

                                         In una
sentenza del 10 luglio 2003 nella causa C. (U 168/02) l'Alta Corte ha così
riassunto la propria giurisprudenza relativa dell'apprezzamento delle prove,
trattandosi di perizie o certificati medici:

 

" 
(…)

3.1  Dans un arrêt du 14 juin 1999 (ATF 125 V 351),
le Tribunal fédéral des assurances a précisé sa jurisprudence relative à
l'appréciation des preuves, notamment dans le domaine médical. Il a rappelé que
selon le principe de la libre appréciation des preuves, l'administration ou le
juge apprécie les preuves sans être lié par des règles formelles. Le juge doit
examiner de manière objective tous les moyens de preuve, quelle qu'en soit la
provenance, puis décider si les documents à disposition permettent de porter un
jugement valable sur le droit litigieux. Si les rapports médicaux sont
contradictoires, il ne peut trancher l'affaire sans apprécier l'ensemble des
preuves et sans indiquer les raisons pour lesquelles il se fonde sur une
opinion médicale et non pas sur une autre. 

L'élément déterminant pour la valeur probante d'un
certificat médical n'est ni son origine ni sa désignation sous la forme d'un
rapport ou d'une expertise, mais bel et bien son contenu. A cet égard, il
importe que les points litigieux importants aient fait l'objet d'une étude
fouillée, que le rapport se fonde sur des examens complets, qu'il prenne
également en considération les plaintes exprimées, qu'il ait été établi en
pleine connaissance du dossier (anamnèse), que la description des interférences
médicales soit claire et enfin que les conclusions de l'expert soient bien
motivées.

 

3.2  Sans remettre en cause le principe de la libre
appréciation des preuves, la jurisprudence a posé des lignes directrices en ce
qui concerne la manière d'apprécier certains types d'expertises ou de rapports
médicaux.

 

3.2.1  Ainsi, le juge ne s'écarte en principe pas
sans motifs impératifs des conclusions d'une expertise médicale judiciaire, la
tâche de l'expert étant précisément de mettre ses connaissances spéciales à la
disposition de la justice afin de l'éclairer sur les aspects médicaux d'un état
de fait donné. Peut constituer une raison de s'écarter de l'expertise judiciaire
le fait que celle-ci contient des contradictions, ou qu'une surexpertise
ordonnée par le tribunal en infirme les conclusions de manière convaincante. En
outre, lorsque d'autres spécialistes émettent des opinions contraires aptes à
mettre sérieusement en doute la pertinence des déductions de l'expert, on ne
peut exclure, selon les cas, une interprétation divergente des conclusions de
ce dernier par le juge ou, au besoin, une instruction complémentaire sous la
forme d'une nouvelle expertise médicale. 

 

3.2.2  Lorsque, au stade de la procédure
administrative, une expertise confiée à un médecin indépendant est établie par
un spécialiste reconnu, sur la base d'observations approfondies et
d'investigations complètes, ainsi qu'en pleine connaissance du dossier, et que
l'expert aboutit à des résultats convaincants, le juge ne saurait les écarter
aussi longtemps qu'aucun indice concret ne permet de douter de leur bien-fondé.

 

3.2.3 En outre, au sujet des rapports établis par
les médecins traitants, le juge peut et doit tenir compte du fait que, selon
l'expérience, le médecin traitant est généralement enclin, en cas de doute, à
prendre parti pour son patient en raison de la relation de confiance qui l'unit
à ce dernier.

 

3.2.4 Toutefois, le simple fait qu'un certificat
médical est établi à la demande d'une partie et produit pendant la procédure ne
justifie pas, en soi, des doutes quant à sa valeur probante. Une expertise
présentée par une partie peut donc également valoir comme moyen de preuve. En
vertu des principes énoncés par la jurisprudence concernant l'appréciation des
preuves, le juge est tenu d'examiner si elle est propre à mettre en doute, sur
les points litigieux importants, l'opinion et les conclusions de l'expert
mandaté par le tribunal. Cette jurisprudence s'applique aussi lorsqu'un assuré
entend remettre en cause, au moyen d'une expertise privée, les conclusions
d'une expertise aménagée par l'assureur-accidents ou par un office AI. (…)"

 

                                         Infine, a
proposito delle perizie di parte, in una sentenza del 7 agosto 2003 nella causa
O (I 656/02) l'Alta Corte ha ancora ricordato che:

 

" 
Force est de constater que si cette expertise –
privée – n'a pas la même valeur que des expertises mises en oeuvre par l'office
recourant, elle comprend une anamnèse détaillée, se prononce sur les plaintes
de l'assurée, repose sur l'observation clinique de l'assurée, est exempte de
contradictions et contient des conclusions claires, de sorte qu'elle est propre
à mettre en doute sur les points litigieux (diagnostic et capacité de travail)
l'opinion et les conclusions de la doctoresse B. (ATF 125 V 354 consid. 3c)."

                               2.9.   Nella
presente fattispecie, la CO 1 ha essenzialmente negato che, al momento del
tentativo di suicidio, RI 1 fosse totalmente priva della facoltà di agire
ragionevolmente (cfr. consid. 1.2). 

                                         L'assicuratore
LAINF ha fatto proprio l'apprezzamento espresso dalla dr.ssa __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, la quale, dopo avere visitato
l'assicurata il 27 novembre 2003 ed avere esaminato gli atti dell'incarto, si è
così espressa:

 

" 
(...)

Diagnosi Psichiatrica

 

Disturbo di personalità emotivamente instabile di
tipo impulsivo tipo borderline, (F60.31 dell'ICD 10)

con scompensi psicotici di natura schizoaffettiva
(F25.9 dell'ICD10).

 

Soffre di malattie o debolezze mentali? Turbe
di comportamento?

 

Sì. Dal 2001 ha iniziato a presentare un primo
scompenso psicotico produttivo, con successive ricadute e diversi ricoveri
presso la Clinica __________ di __________.

 

La Signora RI 1, al momento dell'evento, si trovava
in una situazione dove secondo la psiche generale e le circostanze esterne
concrete ... (omissis)?

 

Il tentamen suicidale dell'assicurata è da
interpretare come un agito impulsivo (raptus), imprevedibile, nell'ambito di
alterazione di coscienza, di pensiero, e di percezione della realtà all'interno
del disturbo psichiatrico per il quale era in cura presso la clinica __________.

Alla base dell'atto vi è presumibilmente un
delirio di riferimento al suicidio della migliore amica, con il bisogno di emularla.

Ritengo non fosse possibile prevedere nè
prevenire un tale agito, il quale è da intendere come un corto circuito
all'interno del quale la capacità di ragionamento del paziente è alterata, come
pure la coscienza e la critica nei confronti delle conseguenze dell'atto, che
minimizza.

Il paziente non è del tutto consapevole che sta
per morire.

Infatti anche durante la visita medica
l'assicurata non riconosce il desiderio di morte attraverso l'atto di
emulazione gettandosi dalla finestra.

 

In conclusione posso affermare in base alla
visita medica ed agli atti a mia disposizione, che la Signora RI 1 soffre di un
grave disturbo psichiatrico, il quale distorce la percezione della realtà, nei
momenti di scompenso.

 

L'atto commesso in data 12.3.2003 è un chiaro tentativo
di suicidio, causato dalla malattia psichiatrica: pur compiuto all'improvviso e
dettato dalla malattia, dal profilo assicurologico, è da considerare
volontario.

 

Il biglietto d'addio lasciato dalla paziente
(Perdonatemi!), testimonia chiaramente l'assicurata era cosciente di quello che
si accingeva a fare, pur ammettendo che forse non era consapevole al 100% di
star per morire, in quanto nell'ambito di un delirio con bisogno e emulazione
dell'amica perduta, poteva illudersi di raggiungere quest'ultima attraverso il
suo gesto, negandone completamente l'estrema conseguenza." (Doc. M3)

 

                                         In un
certificato del 9 marzo 2004 il Dr. __________, specialista FMH in psichiatria
e psicoterapia e (a quel momento) Capo del Servizio Psicosociale ha rilevato:

 

" 
La signora RI 1 è seguita al Servizio
Psicosociale di __________ dal 16.11.01.

Riguardo alla defenestrazione del 12.03.2003,
questo gesto è da comprendere e considerare nel contesto di un periodo di grave
scompenso psicotico con allucinazioni uditive, per cui è stata ospedalizzata in
Clinica __________ il 6.03.2003.

In questo senso la defenestrazione è da
considerarsi come un gesto intrapreso in un moneto di gravi difficoltà
psicologiche della paziente.

Si è trattato di un gesto imprevedibile che non
era assolutamente possibile prevenire. Il corto circuito che ha minato la
capacità di ragionamento della paziente, l'ha resa in quel momento
completamente incapace di agire ragionevolmente." (Doc. M5)

 

                                         In una
lettera del 26 gennaio 2005 indirizzata al rappresentante dell'assicurata egli
ha invece sottolineato quanto segue:

 

" 
Egregio signor __________,

 

con la presente ribadisco che RI 1 è regolarmente
seguita dal SPS di __________.

E' conosciuta al servizio dal 16.11.01.

Ribadisco che riguardo la defenestrazione del
12.03.2003 questo gesto è da comprendere e considerare nel contesto di un
periodo di grave scompenso psicotico con allucinazioni uditive per cui è stata
ospedalizzata in modo coatto 6 giorni prima in Clinica __________, __________.

 

La diagnosi della Clinica __________ di __________
per l'ospedalizzazione dal 6.03. al 12.03.2003 (5.a ammissione) è esplicito:

 

Diagnosi:

●    Scompenso
psicotico acuto polimorfo con sintomi schizofrenici (ICD 10 F 23.1)

●    Disturbo borderline di personalità
(ICD 10 F 60.31)

●    Pregressi
disturbi della condotta alimentare (bulimia nervosa atipica) (ICD 10 F 50.3).

 

E' evidente che la completa deficienza della
facoltà di agire ragionevolmente in quei giorni abbia per la paziente non solo
(anche se sufficiente) la ragione dello scompenso psicotico acuto ma anche
quello per lei associato del disturbo di personalità. 

Per lo scompenso psicotico si tratta (ICD 10 F
23.0) "... di una sindrome psicotica acuta nella quale le allucinazioni, i
deliri o i disturbi del pensiero sono evidenti ma marcatamente variabili e
mutevoli di giorno in giorno, o addirittura di ora in ora. E' anche frequentemente presente un tumulto
emozionale con intensi vissuti transitori di felicità o di estasi, o di ansia e
di irritabilità.

Il polimorfismo e l'instabilità sono
caratteristici dell'intero quadro clinico...". Per la diagnosticata F
23.1, si tratta "...di una sindrome psicotica acuta caratterizzata da un
quadro clinico polimorfo e instabile come quello descritto in F 23.0;
nonostante questa instabilità, alcuni tipici sintomi schizofrenici sono
comunque evidenti per la maggior parte del tempo..." (ICD 10).

Come detto oltre a ciò la paziente ha avuto la
diagnosi di disturbo di personalità emotivamente instabile (F 60.3) di tipo
borderline (F 60.3)1 dall'ICD 10: "Si tratta di un disturbo di personalità
caratterizzato da una chiara tendenza ad agire impulsivamente senza considerare
le conseguenze ... E' presente una incapacità a controllare le esplosioni
comportamentali ... il tipo borderline è caratterizzato in aggiunta da una
tendenza ad un comportamento autolesionistico, compresi atti e tentativi di
suicidio.

 

Questo per sottolineare che sia l'elemento
intellettuale che l'elemento caratteriale facevano difetto relativamente
all'art. 16 C.C.

 

Ho poi avuto la fortuna di avere il prof. Kind
(oltre che prof. Angst e prof. Ernst) quale professore universitario alla
Facoltà di Medicina di Zurigo e sulla base della mia conoscenza della paziente
dal 2001 ma anche sulla base della diagnosi posta dai colleghi in __________
per la 5.a ammissione asserisco che RI 1 "non aveva il controllo critico e
cosciente delle sue pulsioni..." in quei giorni.

Il fatto poi che anche la Dr.ssa __________
sottolinei che gli scompensi psicotici sono di natura psicoaffettiva, F 25.9,
non fa che rafforzare e aggravare il grado di malattia perché la percentuale di
suicidio in queste patologie (schizoaffettive), appunto, supera addirittura la
percentuale di suicidi rispetto agli schizofrenici.

Ma il fatto che confermi che si tratti di
scompensi psicotici è la dimostrazione che in quei momenti il paziente è
nell'incapacità di intelletto e men che meno di determinarsi rispetto a
un'azione, per non dimenticare che la Dr.ssa conferma il disturbo di
personalità borderline.

 

RI 1 è dal 2001 paziente al SPS di __________ e
oggi ancora regolarmente seguita in questo centro.

La paziente non ricorda gli eventi del 12.03.03. Se
all'ammissione il 6.03.03 l'ideazione suicidale era larvata e il gesto
suicidale messo in pratica il 13.03.03, questa è la conferma che il quadro
clinico è mutato aggravandosi, purtroppo non al momento della discussione con
gli operatori dell'ospedale.

Il tentato suicidio è nel caso di RI 1 esito
della malattia (vedi l'anamnesi, l'osservazione e le diagnosi dei diversi
medici (5) prima, durante e dopo il gesto del 12.03.2003) e non già della
volontà della paziente.

 

In aggiunta altre osservazioni:

●    Il
fatto che con lo scritto che avrebbe lasciato si presupponga che fosse in parte
consapevole del suo gesto è sconfessato dalle diagnosi stesse effettuate prima
durante e dopo la defenestrazione.

●    Il Dr. __________ non ha mai visitato
la paziente.

●    L'assicurata
era in preda ad un grave scompenso psicotico, lo attestano le diagnosi prima
durante e dopo l'ospedalizzazione.

●    Secondo
il Dr. __________ il biglietto d'addio redatto prima di gettarsi dalla finestra
dimostrerebbe che l'assicurata non era totalmente in preda al delirio. Il fatto
di scrivere un biglietto di addio non esclude la presenza di uno scompenso
psicotico con delirio e allucinazioni.

●    RI
1 oggi è viva (non ha raggiunto l'amica scomparsa), grazie a lei stessa, le
cure ricevute e la medicazione, può condurre una vita con la migliore
protezione dalla malattia (e dai gesti incontrollati)."
(Doc. D)

 

                                         Lo
psichiatra dottor __________, il 27 ottobre 2004 ha invece rilevato:

 

" 
(...)

Dass die Versicherte zur Zeit der Tat gänzlich
urteilsunfähig gewesen sei, ist eine nicht begründete Behaup­tung des Servizio
Psicosociale in __________. Verschiedenes spricht dagegen. Der Wunsch der
Versicherten, den kurzen Ausgang nach Hause machen zu dürfen, wurde in der
Klinik offenbar geprüft und angenom­men. Daraus kann geschlossen werden, dass
die Versicherte nicht schwer psychotisch war. Der von ihr unmittelbar vor dem
Sprung aus dem Fenster geschriebene Abschiedszettel beweist, dass sie nicht
gänzlich wahnhaft war und nur glaubte, ihrer Freundin zu folgen und diese wieder
zu treffen. Sie konnte offenbar reflektieren, dass ihre Tat den Angehörigen
Kummer bereiten würde. Somit war die Urteilsfähigkeit unmit­telbar vor dem
Sprung aus dem Fenster nicht gänzlich aufgehoben. Im übrigen macht der ganze
Ablauf der Tat den Eindruck, als sei der Suizidversuch von d r Versicherten
geplant worden, und der Wunsch zu Hause Kleider zu holen, sei vorgeschoben
gewesen." (Doc. M7)

 

                                         Egli ha confermato la sua
valutazione il 9 febbraio 2005:

 

"  (...)

Dr. __________ bringt im wesentlichen drei Argumente vor:

 

1.    Durch
die Persönlichkeitsstörung vom Boderline-Typ habe bei der Versicherten eine
Tendenz be­standen impulsiv zu handeln, ohne die Konsequenzen zu betrachten. Dazu
sind zwei Dinge zu sa­gen. Die
Abschiedworte belegen, dass sich die Versicherte bewusst war, dass sie mit dem
Sprung aus dem Fenster sich das Leben nehmen und den Angehörigen Kummer
bereiten würde. Somit hat sie also die Konsequenzen ihres Handelns mindestens
teilweise überdacht. Zum zweiten könn­te sich die Frage stellen, ob die Klinik
nicht fahrlässig nach wenigen Tagen des Klinikaufenthaltes diesen Urlaub
gewährt hat, wenn die Versicherte schon von ihren Diagnosen her für
unkontrollier­te Impulshandlungen so hochgradig gefährdet gewesen wäre.

 

    2.    Der Suizidversuch der Versicherten sei durch ihre
Krankheit und nicht durch eigenen Willen ausge­löst worden. Das krankhafte
Motiv für den Suizidversuch bedeutet jedoch nicht automatisch, dass die
Urteilsfähigkeit gänzlich aufgehoben war.

    3.    Die von mir geäusserte Ansicht, der Abschiedszettel
beweise, dass die Urteilfähigkeit nicht gänz­lich aufgehoben gewesen sei, werde
durch die Diagnosen widerlegt. Dies ist eine falsche Behaup­tung. Rein aus
Diagnosen kann nicht darauf geschlossen werden, ob die Urteilsfähigkeit
gänzlich oder nicht gänzlich aufgehoben war.

 

 

Beurteilung

 

Ich halte an meiner Stellungnahme vom 27.10.2004
fest. Meine dort gemachten Aussagen sind durch das Schreiben von Dr. __________ vom 26.1.2005 nicht widerlegt worden." (Doc. M9)

 

                                         Per quel che riguarda la
degenza ospedaliera dopo il 12 marzo 2003 (e durata fino al 21 maggio 2003) i
medici dell'__________, dopo avere posto la diagnosi di disturbo Borderline
della personalità con sindromi depressive e crisi psicotiche, si sono così
espressi:

 

"  (...)

La paziente durante la degenza ha un primo scompenso psicotico
produttivo, viene aumentata la terapia di Haldol e Seroquel ed aggiunto
dell'Akineton. La Sig.ra RI 1 viene sempre seguita, quasi giornalmente, dalla
Dr.ssa __________ (Capo Clinica di Psichiatria in casa). Con questa terapia la
paziente migliora notevolmente e si comporta in modo adeguato.

Dopo l'ultimo intervento, in data 15.5.2003, durante il week-end,
assistiamo ad un nuovo peggioramento dal punto di vista psichico, con
ricomparsa delle produzioni psicotiche. La paziente diventa ingestibile per il
nostro reparto, chiediamo quindi ai Colleghi Psichiatri la valutazione per un
eventuale trasferimento.

La Dr.ssa __________ conferma la necessità di un immediato
ricovero al __________ di __________ per poter curare adeguatamente e tenere
sotto osservazione più stretta la paziente.

Anche la Sig.ra RI 1 si rende conto di aver bisogno di cure ed
anche lei stessa chiede di essere trasferita di nuovo a __________. (...)"
(doc. M4, pag. 3)

 

                                         Il dottor __________ è stato
sentito dal Presidente del TCA il 20 ottobre 2005 alla presenza dei
patrocinatori delle parti.

                                         In quell'occasione è stato
allestito un verbale del seguente tenore:

 

" 
Il teste consegna lo svincolo dal segreto
professionale.

 

Conosco la sig.ra RI 1. 

 

Sono stato attivo presso il Servizio
psico-sociale di __________ dal 1.4.1998 fino al 30.6.2005. Da allora lavoro
come indipendente. Continuo comunque a seguire la sig.ra RI 1.

 

In quel periodo io ero responsabile del servizio
ambulatoriale esterno, mentre altri colleghi erano attivi presso la Clinica __________.

 

La diagnosi alla quale mi sono riferito nel mio
scritto del 26 gennaio 2005 è stata posta dai dottori __________, medico
assistente allora e __________, capo servizio.

 

Ho iniziato ad occuparmi della sig.ra RI 1 il
16.11.2001. 

La ragazza era stata ricoverata all'__________ a
seguito di uno stato depressivo, intervenuto dopo la morte di una sua cara
amica. Nella mia funzione di allora sono stato chiamato ad occuparmi di quel
caso.

Lo stato di salute dell'assicurata si è
rapidamente aggravato per cui è stato necessario un ricovero presso la __________
dove è arrivata il 26.11.2001 ed è rimasta fino al 31.3.2002. Di nuovo è stata
ricoverata dal 1.4.2002 al 7.5.2002, poi dal 7.8.2002 al 9.8.2002 (3° ammissione),
dal 10.8.2002 al 13.8.2002 (4° ammissione) e dal 6.3.2003 (recte: 5 marzo) al
12.3.2003 (5° ammissione). Successivamente l'assicurata è stata lungamente
ospedalizzata presso l'Ospedale __________. Non è più stata ospedalizzata alla __________.

La seguo io ambulatoriamente. Attualmente lavora
in un laboratorio protetto (__________a __________) e vive sotto lo stesso
tetto dei genitori a __________.

 

Il presidente del TCA chiede al teste, in
relazione alla 5° ospedalizzazione, quando ha visto l'assicurata e chi ha
ordinato il ricovero. Il teste risponde: ho visto l'assicurata il 28.2.2003, mi
sono reso conto che era piuttosto ansiosa, aveva disturbi del sonno, era
piuttosto insicura, svogliata. Visto che stavo per andare in vacanza, ho
avvertito il mio collega Dr. __________ e gli dissi che in caso di chiamata
occorreva vedere subito la paziente e se del caso organizzare un ricovero. Ciò
che lui ha fatto il 6 marzo 2003, quando ha visto la paziente e l'ha
indirizzata al __________ (ricovero coatto). Lì è stata presa a carico dai
dottori già menzionati in precedenza.

 

Il presidente del TCA chiede al teste se conferma
la diagnosi posta dai medici della __________. Il teste risponde che
l'assicurata aveva grossi problemi, non solo nel marzo 2003 ma già da quando
l'aveva conosciuta. Sempre caratteristica dell'assicurata era questa grossa
ansia che veniva trattata con dei neurolettici e cioè degli antipsicotici.

 

La situazione nella quale si è trovata a vivere
l'assicurata è abbastanza "pazzesca", nel senso che di tre persone
molto amiche, una ha dovuto essere ricoverata due volte presso la clinica,
l'altra è deceduta e la terza è l'assicurata. 

RI 1 è stata ospedalizzata all'__________ dopo la
morte della prima amica e in un certo senso ha sviluppato oltre che una grossa
angoscia, in alcuni momenti una tendenza all'identificazione.

Si trattava sin dall'inizio di un'angoscia
profonda.

 

L'assicurata era già disturbata in precedenza.
Comunque le allucinazioni sono apparse proprio in coincidenza con la 5° ospedalizzazione.

In particolare in quell'occasione, confidandosi
con un'infermiera, aveva espresso la presenza di voci allucinatorie che la
mettevano a disagio. E' questo che permette di porre la diagnosi di sintomo
schizofrenico. Di fatto però lei era già trattata per questo con i
neurolettici.

 

Per definizione la schizofrenia è uno stato in
cui il soggetto vive delle angosce, dei disturbi dell'affetto, dei disturbi del
pensiero, mutismo e ambivalenza. Questa è la definizione di schizofrenia
secondo Bleuler che ha coniato il termine (in tedesco è una "psychische
Spaltung").

 

Quando parliamo di schizofrenia o di disturbo
schizoaffettivo siamo nella stessa categoria. Per questo motivo è
possibilissimo che al momento in cui ha compiuto la sua visita, la dr.ssa __________
abbia posto una classificazione secondo il 25.9. Al riguardo tengo a ribadire
quanto già scritto nel gennaio del 2005, e cioè che la diagnosi posta dalla
dr.ssa __________ è per certi versi ancora più grave da un profilo prognostico
nella misura in cui la prognosi del disturbo schizo-affettivo è più grave nella
misura in cui la percentuale di suicidio in queste patologie supera addirittura
la percentuale di suicidio rispetto agli schizofrenici. 

Da parte mia comunque posso confermare a
posteriori che al momento del ricovero l'assicurata soffriva certamente di una
psicosi come diagnosticata dai medici della __________.

 

Rispondendo al presidente del TCA il teste
conferma che a suo modo di vedere l'assicurata era totalmente incapace di
discernimento per i seguenti motivi: il tipo di angoscia di cui soffriva
l'assicurata sin dal momento in cui l'ho conosciuta è un tipo di angoscia che
quando monta può fare perdere la testa, non capire più niente, non rendersi
conto di quello che si sta facendo. 

Si tratta di stati d'animo facilmente
trasmissibili che io avevo già percepito in passato e che sono confermati dalla
diagnosi. Non è un caso che queste tre ragazze si siano incontrate ed abbiano
avuto un'evoluzione piuttosto fragile tutte e tre.

 

Io ritengo che le diagnosi poste contribuiscono
entrambe a fare concludere per l'incapacità di discernimento nei due aspetti:
il disturbo di personalità per quel che riguarda il carattere di volontà e
invece l'altra diagnosi (disturbo psicotico) per quel che riguarda l'aspetto
intellettivo.

Va comunque detto che anche già solo il disturbo
di personalità "Borderline" comporta caratteri autolesionistici e di
suicidio. Tengo pure a sottolineare che questa conclusione vale anche in
relazione alla diagnosi posta dalla dr.ssa __________.

 

Rispondendo al presidente del TCA che ha fatto
propria un'osservazione dell'avv. RA 2 sulla questione a sapere come mai, se la
situazione dell'assicurata in quei giorni era così grave, le è stato concesso
un congedo, il dr. __________ risponde che è più che possibile che vi siano
delle alternanze di momenti dove sia a livello affettivo che intellettivo le
cose funzionino diversamente. Mi immagino quindi che l'autorizzazione ad uscire
sia stata data in un momento cui la situazione era migliorata.

 

Il presidente del TCA chiede al teste, con
riferimento a quanto in precedenza esposto, e cioè all'emergenza in occasione
del 5° ricovero dell'aspetto delle allucinazioni, se l'assicurata non doveva
essere mantenuta in clinica. Il teste risponde che in quei giorni lui non c'era
e che successivamente il direttore della clinica dr. __________ e il dr. __________
gli hanno confermato che l'assicurata poteva recarsi al suo domicilio a
prendere dei pantaloni.

Il teste non sa se quel congedo era condizionato
ad esempio ad una stretta sorveglianza da parte dei genitori.

 

Il dr. __________, con una considerazione di
carattere generale, precisa che quando si è in presenza di una diagnosi simile
si sa che vi è un potenziale rischio di suicidio, ma il momento in cui ciò avviene
è del tutto imprevedibile.

 

Rispondendo all'avv. RA 2, il teste risponde di
non sapere con precisione chi ha autorizzato il congedo.

 

L'avv. RA 2 chiede al teste come mai se
l'assicurata è stata congedata alcune ore prima per cui si deve ritenere che
non vi erano dei rischi, lui può concludere che alcune ore dopo era totalmente
incapace di discernimento.

Il teste risponde che è la natura stessa delle
affezioni di cui soffre l'assicurata e che il gesto compiuto ne è un'ulteriore
conferma.

 

In particolare è del tutto possibile che la
situazione si modifichi a distanza di poche ore.

 

Vorrei sottolineare che RI 1 è una ragazza che è
stata abbandonata e maltrattata e che porta con sé in modo permanente un senso
di colpa, prendendo su di sé la colpa e la vergogna altrui.

 

Riguardo al bigliettino con scritto
"perdonatemi" che è stato ritrovato e che secondo l'assicuratore
testimonierebbe della presenza della capacità di discernimento al momento del
gesto, il dr. __________ rileva quanto segue.

Le due cose non sono incompatibili. Anche in uno
stato di grave scompenso psicotico qualcuno ha la capacità di scrivere e oltre
a ciò RI 1 sarebbe pronta a chiedere perdono per tutto e per niente a causa dei
grandi sensi di colpa che ha innati e che sono sintomo del suo abbandono e dei
suoi maltrattamenti.

 

L'avv. RA 2 dichiara di essere insoddisfatto di
questa risposta nella misura in cui il dr. __________ si pronuncia per la
totale incapacità di discernimento pur senza avere visto quel giorno
l'assicurata. Il Dr. __________ risponde che a maggiore ragione non può
esprimersi per l'esistenza della capacità di discernimento chi non ha mai
visitato l'assicurata.

 

Vorrei precisare, per dare un quadro della
gravità della situazione, che RI 1 si identificava talmente tanto nell'amica
deceduta da vestirsi come lei e di avere intrattenuto una relazione con l'amico
di quella persona.

Sottolineo ancora che dopo gli interventi
chirurgici è stata sottoposta ancora a neurolettici ancora più incisivi.
Ritengo che in un caso di una persona in preda a turbe psicotiche con in più
disturbi di personalità non sia comunque esclusa la possibilità di compiere
degli atti in apparenza razionali come quelli di chiudere una porta
dall'interno.

 

Le parti non hanno ulteriori domande da porre al
teste dr. __________.

 

Il teste viene ringraziato per la collaborazione
e alle ore 11.25 viene congedato." (Doc. XVI)

 

                                         Dalla documentazione
medica agli atti emerge che, nel marzo 2003, l'assicurata soffriva di gravi
disturbi a livello psichico.

 

                                         In particolare gli
psichiatri __________,