# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2e65c8d6-b250-500b-a00c-3fc4f6f2eb22
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-04-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.04.2008 32.2007.123
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-123_2008-04-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.123

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  23 aprile
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca
  Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 aprile 2007 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 15 marzo 2007 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   Con
provvedimento del 3 giugno 2003, cresciuto incontestato in giudicato, l’Ufficio
AI ha respinto una domanda di prestazioni AI per adulti presentata nel
settembre 2001 da RI 1, nato nel __________, in difetto di un grado di
invalidità pensionabile (doc. AI 14-1). Un’altra domanda di prestazioni
inoltrata dall’assicurato nel settembre 2004 è stata respinta
dall’amministrazione mediante provvedimento del 2 marzo 2005 con la motivazione
che non era trascorso un anno dall’inizio dell’incapacità lavorativa rilevante,
da ascrivere al peggioramento delle condizioni di salute intervenuto alla fine
di settembre 2004 (doc. AI 25-1).

                                         

                                         In
data 4 ottobre 2005 RI 1 ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni
all’Ufficio AI (doc. AI 27). 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, fra gli altri anche una perizia pluridisciplinare,
con progetto di decisione 11 gennaio 2007  l’Ufficio AI ha respinto la richiesta
di prestazioni, motivando:

 

"  (...)

Esito degli accertamenti:

 

Dall'esame
degli atti medici acquisiti all'incarto in fase d'istruttoria ed in particolare
dalla perizia pluridisciplinare redatta il 29 settembre 2006, si è potuto
oggettivamente constatare che, a seguito del danno alla salute, vi è
un'incapacità lavorativa dell'50 % (intesa come presenza durante l'arco di
tutta la giornata, ma con una diminuzione del rendimento) in attività abituale
quale ausiliario di cucina o professioni con analogo impegno fisico.

Questa
capacità lavorativa era già presente nel mese di settembre del 2000.

 

Per
contro, a decorrere dal mese di giugno 2000, in attività leggere e adeguate ai
limiti funzionali espressi in fase di perizia, vi è un'abilità lavorativa
dell'80 % intesa come limitazione del rendimento a seguito di una maggiore
necessità di cambiamenti posturali.

 

La
pratica d'invalidità è stata pertanto sottoposta al vaglio del nostro servizio
integrazione professionale per una valutazione dal profilo economico-professionale,
il quale ha proceduto al confronto dei redditi che ha portato alle seguenti
conclusioni.

 

Dalla
perizia pluridisciplinare si evince come lei possa ancora svolgere, per un 50%,
la sua precedente attività quale ausiliario di cucina ed altre attività di pari
impegno fisico.

 

Partendo
dalle limitazioni medico-teoriche e tenendo conto della configurazione della
realtà economica del Cantone Ticino, si può ritenere che, pur tenendo conto
delle componenti riduttive, in­ situazione di equilibrio, il mercato del lavoro
accessibile sia ancora sufficientemente esteso.

 

Vengono
pertanto ritenute esigibili nella misura dell'80 % attività semplici, leggere e
poco qualificate e confacenti al danno alla salute, quali ad esempio:

 

●   operaio generico in ambito industriale
(in posizioni non strettamente legate ad una catena di produzione continua)

●   addetto
al controllo / sorveglianza del funzionamento e della qualità

●   custode

●   magazziniere
(in ambiti di merce leggera)

●   autista / fattorino per piccoli
trasporti e per viaggi brevi (addetto alla distribuzione e consegna di merce
non troppo pesante - fiori, prodotti farmaceutici, richieste o esami di
laboratorio, ...).

 

Calcolo della capacità di guadagno residua 

 

Salario da valido:

Quale
ausiliario presso __________ di __________, lei nel 2000, senza il danno alla
salute, avrebbe potuto percepire un salario annuo di Fr. 36'400.- e, nel 2004,
Fr. 40'560.-.

 

Salario da invalido:

Quale ausiliario: Fr.
20'280.- (50% di Fr. 40'560.--).

 

In altre attività adeguate:

 

Sotto
il profilo economico, in conformità alla recente giurisprudenza, al fine di
determinare il reddito da invalido di un assicurato, si fa riferimento ai
rilevamenti ufficiali editi periodicamente dall'Ufficio federale di statistica
(RSS).

 

La
nuova giurisprudenza impone quindi che il reddito da invalido vada d'ora in poi
determinato in applicazione dei valori nazionali (tabella TA1).

 

Nel
caso concreto ci si riferisce alla categoria 4.2 che stabilisce una media dei
salari di tali attività. In base a questi dati, per gli uomini, viene definito
un salario ipotetico nel 2004 di Fr. 57'258.--.

 

Da
tale importo, sempre sulla base della sopraccitata sentenza del TCA e delle indicazioni
della Corte plenaria del TFA, è possibile applicare una riduzione quale correttivo
in quanto lo stipendio percepito dall'A. quale ausiliario senza il danno alla
salute (ramo economico 55 - alberghi e ristoranti - Tabella TA1 - 2004 -
Ticino) è inferiore alla media statistica ticinese. La differenza percentuale
corrisponde al 5,7%.

 

Secondo
la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare
situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità,
grado di occupazione), non possono mettere completamente a frutto la loro
capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola
a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare fino ad un massimo del 25%.

 

Oltre
alle limitazioni espresse in sede medica, si ritiene opportuno applicare le seguenti
riduzioni:

 

●   5%
per attività leggera

●   10% per svantaggi salariali
derivanti da contingenze particolari (lungo periodo di inattività e potenziale
difficoltà di adattamento / cambiamento professionale dovuta alla lunga
esperienza professionale in un unico settore).

 

Secondo
le statistiche RSS del 2004, considerando quindi un reddito ipotetico senza
danno alla salute di Fr. 57'258.--, un tasso di riduzione del 5,7% quale
correttivo, una riduzione personale del 15% ed una capacità di lavoro residua
dell'80% in attività adeguata, risulta un reddito da invalido di Fr.
36'716.-.

 

 

Grado d'invalidità:

 

40'560 - 36'716 x
100 = 9 %

      
40'560

 

 

Essendo
il grado d'invalidità inferiore al 40%, il diritto alla rendita non
esiste." 

(Doc.
AI 44-2+3)

 

                               1.2.   A
seguito delle osservazioni presentate dall’assicurato, assistito dall’avv. RA 1,
con le quali ha postulato l'assegnazione di una rendita intera d’invalidità, e
la produzione di certificati medici del dr. __________ e dr. __________ (doc.
AI 46 e 47), in data 15 marzo 2007 l’Ufficio AI ha emanato una decisione
confermando il precedente progetto e motivando:

 

"  (...)

Esito degli accertamenti:

 

(…)

 

Le
osservazioni presentate il 06.02.2007 dal rappresentante legale contro il
progetto di decisione 11.01.2007, come pure le certificazioni mediche ivi
annesse e rilasciate il 02.02.2007 ed il 05.02.2007 dai curanti Dr. __________
e Dr. __________, sono state naturalmente sottoposte all'esame del nostro
Servizio medico regionale (SMR).

 

Con
relazione del 01.03.2007, il SMR ha ribadito che le considerazioni peritali del
Servizio di accertamento medico (SAM), rassegnate con rapporto 29.09.2006 e
servite ai fini decisionali, sono da ritenere coerenti, ben redatte ed
ottemperanti i criteri di qualità richiesti ad una perizia neutrale
pluridisciplinare.

Per
quanto attiene alle certificazioni di parte prodotte, le stesse riportano a
livello somatico (Dr. __________) delle considerazioni già ben note negli anni
scorsi a partire dal 2001, mentre il certificato dello psichiatra Dr. __________,
pur essendo dettagliato nell'anamnesi e ben riassumendo lo stato di malessere
generale, espone delle limitazioni di tipo globale, conglobando la patologia
somatica.

 

Secondo
la vigente giurisprudenza, occorre ricordare che le perizie mediche eseguite da
medici riconosciuti specializzati hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni
logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto
che indizi concreti non inducano a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176). Per
quanto attiene invece al medico di famiglia, secondo generale esperienza della
vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, nel dubbio, egli attesta a
favore del proprio paziente (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts im
Sozialversicherungsrecht, p. 230).

 

Per
di più, per quanto attiene alle perizie eseguite dal SAM, occorre in proposito
rammentare quanto recita l'art. 72bis OAI:

" L'Ufficio federale stipula con gli
ospedali e gli istituti appropriati convenzioni che prevedono la costituzione
di centri medici d'accertamento incaricati di eseguire esami medici necessari
alla valutazione del diritto alle prestazioni. Esso regola l'organizzazione e i
compiti di detti centri come pure la rifusione delle spese."

Giusta
la Sentenza 04 agosto 1995 del Tribunale federale delle assicurazioni nella
causa R.F. (VSI 03/97 p. 121), lo statuto dell'Ufficio federale delle
assicurazioni sociali, relativo ai Servizi di accertamento medico nell'Al
(SAM), garantisce l'indipendenza necessaria del SAM quando si tratta di stilare
referti medici.

 

In
virtù di quanto affermato, è conseguentemente d'obbligo concludere che non sono
emersi elementi oggettivi a sostegno di eventuali premesse volte a sovvertire
il querelato progetto di decisione e, d'altra parte, non sono state nemmeno
messe in luce ragioni oggettive tali da imporre un approfondimento ulteriore
dal lato medico-istruttorio.

 

Decidiamo pertanto:

 

●
  La richiesta di prestazioni è respinta." (Doc. AI 51-2+3+4)

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso al TCA l'assicurato, tramite il suo legale, postulata la concessione
dell’assistenza giudiziaria e prodotta documentazione medica, ha contestato il
provvedimento amministrativo precisando:

 

"  (...)

II)
 NEL MERITO:

 

 

1) II signor RI 1 purtroppo è confrontato
con problemi di salute che ne comportano la sua invalidità.

 

Con il passare del tempo la situazione è peggiorata: i
problemi prettamente fisici alla colonna vertebrale hanno inesorabilmente
influito sulla situazione psichica del ricorrente causando una sua inabilità lavorativa
completa.

 

     La
Decisione impugnata non può quindi essere condivisa per i seguenti motivi: 

     -  essa da prova di ottimismo eccessivo
quando arriva a certificare un'abilità lavorativa di addirittura l'80% in
lavori leggeri: percentuale che fra l'altro si scontra in maniera clamorosa con
la documentazione medica agli atti; 

     -  non tiene conto delle valutazioni
dettagliate (e purtroppo senza via d'uscita) espresse dal dr. __________ il
quale non ha di certo interesse alcuno ad elevare attestazioni a favore del
paziente come sostenuto nella decisione oggetto del presente gravame;

     -  non si basa su nessun
approfondimento medico e questo benché il ricorrente abbia apportato la prova
oggettiva dell'assoluta necessità di procedere in tal senso.

 

2)    II ricorrente è perfettamente
cosciente della severità con la quale l'autorità è oggi chiamata a decidere le
pratiche e i casi di Al, come pure del fatto che il grado di invalidità è una
nozione giuridica e non medica.

 

Tuttavia è innegabile che la situazione del signor RI 1
merita approfondimento sia giuridico che medico e che lo stesso è oggi - certificati
medici alla mano -        inabile al lavoro al 100%.

 

Il ricorrente chiede quindi il riconoscimento di una
rendita AI del 100% e soprattutto un accertamento medico/specialistico ordinato
da cod. Lod. Tribunale il, quale non avrà difficoltà alcuna a confermare la
legittimità del presente gravame. (...)" (Doc. I)

 

                               1.4.   Nella
risposta di causa l’Ufficio AI, sulla base delle allegate annotazioni del
medico SMR, ha concluso:

 

"  (...)

Il
ricorrente in sostanza contesta la valutazione medica del suo stato di salute
da parte dell'Ufficio Al. Nella decisione impugnata l'Ufficio AI, in base ad
una capacità lavorativa dal profilo medico dell'80% in attività adeguata, ha
determinato una perdita di guadagno e quindi un grado d'invalidità
dell'assicurato del 9%. Ha quindi rifiutato il diritto ad una rendita
d'invalidità, per la quale la legge richiede almeno un'invalidità del 40%.

 

Il
ricorrente sostiene che è intervenuto un peggioramento del suo stato di salute,
anche in ambito psichico, con la conseguenza di una sua inabilità lavorativa
completa. Egli produce a sostegno delle sue affermazioni il certificato medico
2.2.2007 del Dr. med. __________ ed i certificati medici 5.2.2007 e 10.4.2007
del Dr. med. __________, il quale indica la diagnosi di sindrome depressiva
ricorrente. Con il ricorso l'assicurato chiede il riconoscimento di una rendita
d'invalidità per un grado d'invalidità del 100% e possibilmente una perizia
giudiziaria.

 

La
documentazione medica prodotta, unitamente all'insieme della documentazione
medica all'incarto, è stata sottoposta alla valutazione del Servizio medico
regionale dell'AI (SMR). Con annotazioni mediche 26 aprile 2007, I'SMR ha
indicato che i certificati medici prodotti riconfermano la valutazione
valetudinaria della Perizia pluridisciplinare 29.9.2006 del Servizio di
Accertamento Medico dell'AI (doc. 38, inc. AI). Essa aveva già considerato
tanto gli aspetti reumatologici quanto le problematiche psichiche, con la
valutazione psichiatrica 29.8.2006 del Dr. __________. L'SMR ha indicato che
non si riscontra una sostanziale modifica dello stato di salute. In altre
parole alla luce delle attestazioni mediche prodotte non vi è un aggravamento
dello stato di salute dell'assicurato di valore invalidante.

 

La
valutazione operata con la decisione impugnata, risulta quindi corretta e può essere
confermata. Si chiede dunque che codesto lodevole Tribunale voglia confermare
la decisione impugnata e, conseguentemente, respingere il ricorso." (Doc.
V)

 

                                         Con
osservazioni del 7 maggio 2007 l’assicurato, tramite il suo patrocinatore, si è
ribadito nelle sue allegazioni sottolineando l’opportunità di esperire
ulteriori accertamenti medici (VII).

                                      

 

considerando                 in
diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle
assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del
18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa
B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del
10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre
1999 nella causa C., I 623/98).

                                      

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466
consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se RI 1 ha diritto ad una rendita d'invalidità.

 

                               2.4.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA,
con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di
rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzi-

ni, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag.
216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1
LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi
almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una
mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Va
altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e
ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire
se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare,
benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI: metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid.
2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

                                         Nel
confronto dei redditi secondo la giurisprudenza - di regola - non si tiene
conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G. Scartazzini, op. cit, pag. 232; D.
Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage,
pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza citata).

                                         La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Va
osservato ancora che la nozione di invalidità in ambito AI coincide
di massima con quella vigente in materia LAINF (e di assicurazione militare),
motivo per cui la determinazione della stessa, anche se viene apprezzata
indipendentemente dal singolo assicuratore sociale, addebitabile ad un medesimo
danno alla salute, conduce in via generale ad un uguale tasso (DTF 127 V 135,
126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con riferimenti). Il TFA ha quindi ribadito la
funzione coordinatrice del concetto unitario dell’invalidità nei diversi settori
delle assicurazioni sociali. Questo per evitare che, in presenza della medesima
fattispecie, diversi assicuratori apprezzino in modo differente il grado
d’incapacità la guadagno (DTF 131 V 120). Ciononostante, il singolo assicuratore
non è tenuto ad assumere automaticamente il grado d’invalidità fissato da un
altro assicuratore senza predisporre i propri accertamenti, dall’altra parte
esso non può determinare il tasso dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente
da quanto già deciso da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia
escluse delle differenti valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V 292, 119 V 471). 

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984
pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10,
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" (…)

Tra
i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare       un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna
dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante
il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato
del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il
punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere.
Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un
danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato
eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è
piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità
lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe
persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid.
2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e
sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I
148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                               2.6.   Rifiutata
una prima domanda di prestazioni mediante provvedimento del 3 giugno 2003 in
difetto di un grado di invalidità pensionabile, una seconda domanda di prestazioni
del settembre 2004 è stata nuovamente rifiutata dall’amministrazione in quanto
il peggioramento accertato, da ascrivere ad una componente psichiatrica, era da
ricondurre al settembre 2004 con la conseguenza che non era ancora decorso
l’anno di attesa per poter beneficiare delle prestazioni di invalidità (doc. AI
25). 

                                         Nell’ambito
della terza domanda di prestazioni, dell’ottobre 2005, il dr. __________,
specialista in psichiatria e medico curante dell’assicurato, nel rapporto
medico all’Ufficio AI del 15 novembre 2005 ha posto come diagnosi “Sindrome da
disadattamento con reazione ansioso-depressiva da circa due anni, oltre a discopatia
a livello delle vertebre lombari da 2-3 anni”  dichiarando l’interessato inabile
al lavoro nella misura del 50% dal 24 settembre 2004 e precisando:

 

"  (...)

Dal
2000 egli presenta importanti e gravi disturbi alla colonna vertebrale ragione
per la quale è stato valutato varie volte dal Dr. __________ ed il Collega
conferma il disagio ed il disturbo causato alla schiena che praticamente lo
paralizzano e non riesce a svolgere alcuna attività lavorativa. 

Essendo
una persona semplice che ha sempre svolto un'attività pesante, praticamente non
riesce più ad accettare l'idea di non poter svolgere un altro lavoro e spesso
rimane al domicilio e ha pochi contatti sociali e sta sviluppando una
depressione ormai da 2 anni malgrado vari farmaci e colloqui di sostegno e la
sua situazione rimane precaria.

A
quanto pare la sua problematica della schiena non è neppure operabile e tutto
ciò lo rende ancora più ansioso e depresso e deve soffrire e vivere con i suoi
dolori e questo chiaramente fa persistere i suoi sintomi depressivi malgrado la
cura già in atto.

Inoltre
vi è da segnalare una situazione socio-economica difficile che sicuramente ha
un'influenza negativa sulla persistenza dei suoi sintomi depressivi tuttora in
atto.

Per
quel che riguarda la sua inabilità lavorativa puramente dal punto di vista
psichiatrico è nella misura del 50%." (Doc. AI 28-2)

                                         

                                         Dal
canto suo il dr. __________, generalista, nel suo rapporto medico del 18 novembre
2005 ha posto quale diagnosi "estesa ernia discale L4-L5 a destra; lombosciatalgia
a destra; spondilartrosi L3-L4; stato ansioso-depressivo" e ha concluso
per un grado di incapacità del 100% dal 2000 (doc. AI 29). Dal canto suo, il
dr. __________, neurochirurgo, in una lettera del 20 dicembre 2005 ha precisato:

 

"  (...)

Trattasi
di un paziente che dagli anni settanta accusa dolori lombari recidivanti. Il paziente
era attivo come aiuto cuoco e dal 2000 risulta inabile al lavoro.

Gli
accertamenti neuroradiologici evidenziavano processi degenerativi negli ultimi
livelli lombari con una piccola ernia L4/5 a dx. Una recente RM ha confermato
inoltre una leggera discopatia L3/4 e L415 ed ha riconfermato il prolasso
sottolegamentare L4/5 a dx. L'esame clinico mette in evidenza una sindrome
lombovertebrale con mobilità lombare ridotta e dolente in ogni posizione. 

Palpazione
dolente e diffusa del rachide lombare e del m. gluteo a dx.

Pseudolasègue
bilaterale a 40°, importante giving way a dx con una pseudoparesi da L4 a S1 ed
una parestesia diffusa della gamba dx. I riflessi sono mediovivi e simmetrici.

 

In
considerazione di quanto sopra evidentemente un procedere chirurgico non entra
in considerazione per cui ho proposto al paziente un'infiltrazione di 

Kenacort
L4/5. Il paziente al momento non desidera però quest'infiltrazione. Attualmente
si procede con fisioterapia.

 

Date
le circostanze una valutazione della capacità lavorativa senza dubbio è molto
difficoltosa in quanto il paziente ormai risulta inabile al lavoro da 5-6 anni
per cui la prognosi è assolutamente infausta. Dal punto di vista però puramente
teorico, un'attività leggera ed ergonomicamente favorevole sarebbe senza dubbio
possibile almeno nella misura del 50%." (Doc. AI 30-1+2)." (Doc. AI
30-1+2)

                                         

                                         Richiamato
l’incarto dell’assicurazione disoccupazione, sentito il medico del Servizio Medico
Regionale dell’AI (in seguito: SMR; doc. AI 35-1), l’Ufficio AI ha affidato il
compito di esperire un accertamento pluridisciplinare ai sanitari del Servizio
Accertamento Medico dell’AI (in seguito: SAM), i quali, con un dettagliato referto
datato 29 settembre 2006, fatti esperire consulti di natura psichiatrica,
reumatologica, neurologica oltre a esami radiologici e di laboratorio, hanno
posto le seguenti diagnosi:

 

"  (...)

5      DIAGNOSI

 

5.1  Diagnosi con influsso sulla capacità  lavorativa 

 

Sindrome
lomboradicolare L5 cronica ds in 

 

        ●    nota discopatia L4-L5 con
ernia discale paramediana e recessale ds. L4-L5, alla MRI della colonna
lombosacrale del 24.03.2004;

        ●    disturbi statici del
rachide (ipercifosi della dorsale alta, minima scoliosi ds.-convessa dorsale,
iperlordosi lombare corta) / decondizionamento muscolare con probabile
componente radicolare algica L5 a ds. dovuta ad ernia discale L4-L5 associata a
dolori di deficits di sensibilità più diffusi senza connotazione radicolare.

 

Tratti
autodifensivi di personalità.

 

Incremento
della quota ansiosa nell'ambito di disadattamento prolungato nel tempo (ICD-10
F 43.21).

 

Sindrome
cervicovertebrale in disturbi statici del rachide. 

 

5.2  Diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa 

 

Cefalea
di origine tensiva. (...)" (Doc. AI 38-12)

                                         esponendo
le seguenti valutazioni e conclusioni:

 

"  (...)

7         VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE
DELL'ATTUALE CAPACITA' LAVORATIVA

 

L'A.
è da considerare abile al lavoro nella misura del 50% nell'attività di
ausiliario di cucina ed in altre attività di pari impegno fisico.

 

 

8         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

La
patologia reumatologica è predominante in quest'A., con la presenza di una sindrome
lomboradicolare L5 cronica ds. su discopatie e disturbi statici del rachide,
nonché una sindrome cervicovertebrale pure su disturbi statici del rachide.
Tale patologia influenza la capacità lavorativa nell'attività finora svolta di
ausiliario di cucina, trattandosi quest'ultima di un'attività che necessita una
posizione esclusivamente eretta, con la necessità di anteflessione e di rotazione
del tronco, e a volte pure la necessità di sollevare pesi importanti. Pertanto
in quest'attività lavorativa l'A. va considerato abile al lavoro nella misura
del 50%, intesa come presenza durante l'arco di tutta la giornata ma con una
diminuzione del rendimento.

 

La
patologia neurologica, caratterizzata da una probabile componente radicolare algica
L5 ds. dovuta all'ernia discale L4-L5, associata ai dolori del deficits di
sensibilità, comporta un'incapacità lavorativa del 20% nell'attività lavorativa
di aiuto cucina.

 

La
patologia psichiatrica, che si riassume in un incremento della quota ansiosa nell'ambito
di un disadattamento prolungato nel tempo, con tratti difensivi di personalità,
comporta pure un'incapacità lavorativa massima del 20%.

 

La
patologia psichiatrica, quella neurologica e quella reumatologica non devono essere
sommate in quanto si tratta di patologie che considerano il sintomo principale
dell'A., cioè il dolore cronico e l'ansia da esso scaturita, che influenzano il
suo rendimento.

 

Vanno
pure segnalate delle incongruenze tra i dai oggettivi ed i riscontri clinici.

Lo
stato di salute dell'A. dev'essere considerato ridotto così come sopra
descritto a partire dal 6.09.2000 in avanti, quando l'A. ha interrotto
l'attività lavorativa.

 

In
seguito lo stato di salute è stato più o meno stazionario nel tempo.

 

L'A.
necessita della continuazione della presa a carico psichiatrica e
psicoterapica. 

 

Un
soggiorno riabilitativo stazionario potrebbe pure giovare all'A..

 

9         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

L'A.
in un'attività lavorativa leggera e adatta, che rispetti i criteri posti dal
nostri consulenti reumatologo e neurologo, risulta abile al lavoro nella misura
del 80%, considerando la problematica reumatologica, neurologica e psichiatrica.

 

Tale
attività è proponibile sin dal giugno 2000 in avanti.

 

10       OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE PARTICOLARI

 

Le
conclusioni peritali si fondano su un'esauriente discussione tra tutti i medici
periti del  SAM. 

Domande
particolari non sono poste." (Doc. AI 38-15+16)

 

                                         Nelle
sue Annotazioni del 19 ottobre 2006 il medico SMR ha quindi osservato:

 

"  La valutazione SAM del 8.2006 ha chiarito lo stato
globale dell'Ato con una valutazione pluridisciplinare coerente e ben redatta
sia per la parte clinica che secondariamente per la valutazione
dell'esigibilità lavorativa che personalmente approvo nelle conclusioni.

 

Si
giustifica pertanto una IL 50% come aiuto cucina o pari impegno fisico
(ausiliario d'albergo tuttofare) a carattere definitivo per diminuito rendimento
globale dal 6.2000 ad oggi. In attività leggere ed adeguate vi è una abilità
del 80% inteso come limitazione del rendimento per maggior necessità di
cambiamenti posturali al bisogno.

 

Non
vi è da aspettarsi un peggioramento a breve termine da punto di vista medico
per cui a mio giudizio si giustifica una revisione solo sul lungo
periodo." (Doc. AI 40-1)

                                                                                

                                         L’Ufficio
AI ha quindi affidato la pratica alla consulente in integrazione professionale
dell'AI, la quale, con rapporto 8 gennaio 2007, ha concluso per un grado
d’inabilità complessivo del 9% esponendo quanto segue:

 

"  (...)

	
  Stato di salute - danno alla salute e relativi impedimenti,
  osservazioni generali, limitazioni

  
	
   

  Per quanto riguarda la diagnosi, si fa riferimento
  alla documentazione medica presente nell'incarto, alla perizia pluridisciplinare
  SAM redatta il 29 settembre 2006 ed alle annotazioni del medico SMR, __________,
  del 19 ottobre 2006.

   

  Alla luce di quanto sopra, dal 6 settembre 2000, l'A.
  è da considerare abile al lavoro nella misura del 50% (intesa come presenza
  durante l'arco di tutta la giornata, ma con una diminuzione del rendimento)
  nella sua precedente attività quale ausiliario di cucina (posizione
  esclusivamente eretta, con la necessità di anteflessione e di rotazione del
  tronco e, a volte, pure di sollevare pesi importanti) ed in altre attività di
  pari impegno fisico.

   

  Dal giugno 2000 in avanti, l'A. risulta per contro
  abile al lavoro nella misura dell'80% in attività adeguate, che rispettino i
  seguenti limiti funzionali:

   

  ● l'A. può molto spesso sollevare e portare
  pesi fino a 5 kg fino all'altezza dei fianchi, spesso tra 5-10 kg fino
  all'altezza dei fianchi, di rado tra 10-25 kg fino  all'altezza dei fianchi,
  mai tra 25-45 kg fino all'altezza dei fianchi, mai oltre 45 kg fino all'altezza
  dei fianchi;

  ● l'A. può molto spesso sollevare pesi fino a 5
  kg sopra l'altezza del petto, talvolta       pesi oltrepassanti i 5 kg sopra
  l'altezza del petto;

  ● l'A. può molto spesso maneggiare attrezzi di
  precisione, molto spesso maneggiare attrezzi di media entità, talvolta
  attrezzi pesanti, talvolta maneggiare attrezzi molto pesanti;

  ● la rotazione manuale è normale;

  ● l'A. può di rado effettuare lavori al di
  sopra della testa, talvolta effettuare la rotazione del tronco, spesso
  assumere la posizione seduta ed inclinata in avanti, di rado la posizione in
  piedi ed inclinata in avanti, spesso assumere la posizione inginocchiata,
  molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia;

  ● l'A. può assumere talvolta la posizione
  seduta di lunga durata, talvolta la posizione in piedi di lunga durata;

  ● l'A. può molto spesso camminare fino a 50 m,
  spesso oltre 50 m, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure spesso
  camminare su terreno accidentato, può spesso salire le scale, di rado salire
  su scale a pioli.

   

  

 

(...)

 

	
  Attività esigibili - senza (ri)formazione specifica

  
	
   

  Le possibilità di reintegrazione sono date in primo
  luogo dalla gamma delle attività esigibili dal profilo medico. Per definire
  queste ultime si confronta il profilo delle residue abilità del soggetto
  (esame di funzionalità fisica) con il profilo dei requisiti (= esigenze) che
  caratterizzano i posti di lavoro presenti sul mercato nei vari settori
  economici.

   

  Si tratta quindi di identificare delle attività
  semplici, leggere, ripetitive e non qualificate accessibili alle residue
  abilità del soggetto. In concreto non si ritiene che l'A. disponga di un
  sufficiente bagaglio attitudinale e cognitivo per accedere in tempi
  ragionevoli ad una categoria di attività avanzata o qualificata.

   

  Dalla perizia pluridisciplinare si evince come l'A.
  possa ancora svolgere, per un 50%, la sua precedente attività quale
  ausiliario di cucina ed altre attività di pari impegno fisico.

   

  Partendo dalle limitazioni medico-teoriche e tenendo
  conto della configurazione della realtà economica del Cantone __________, si
  può ritenere che (pur tenendo conto delle componenti riduttive), in
  situazione di equilibrio, il mercato del lavoro accessibile sia ancora
  sufficientemente esteso.

   

  A livello teorico, l'A. potrebbe essere occupato (per
  un 80%) quale:

   

  ● operaio generico in ambito industriale (in
  posizioni non strettamente legate ad una catena di produzione continua)

  ●  addetto al controllo / sorveglianza del
  funzionamento e della qualità

  ●  custode

  ●  magazziniere (in ambiti di merce leggera)

  ● autista / fattorino per piccoli trasporti
  (servizio di corriere) e per viaggi brevi (addetto alla distribuzione e
  consegna di merce non troppo pesante - fiori, prodotti farmaceutici,
  richieste o esami di laboratorio, ... ).

   

  

 

	
  Calcolo CGR - senza (ri)formazione specifica

  
	
   

  Salario da valido:

   

  Quale ausiliario presso l'__________ di __________,
  l'assicurato nel 2000, senza il danno alla salute, avrebbe potuto percepire
  un salario annuo di Fr. 36'400.-­(questionario per il datore di lavoro
  del 30 settembre 2001) e, nel 2004, Fr. 40'560.-  (CCNL).

   

   

  Salario da invalido:

   

  Quale ausiliario: Fr. 20'280.-- (50% di Fr. 40'560.--).

   

   

  In altre attività adeguate:

  Siccome le professioni che l'A. può ancora svolgere
  nonostante il danno alla salute (oltre alla sopraccitata) sono da considerare
  attività generiche, semplici e ripetitive, ci si può riferire ai rilevamenti
  statistici ufficiali, editi periodicamente dall'Ufficio federale di
  statistica, noti come "tabelle RSS". Ai fini del calcolo fa stato
  il valore mediano.

   

  A seguito di una recente sentenza del TCA e delle
  indicazioni della Corte plenaria del Tribunale federale delle assicurazioni,
  è stata stabilita l'inapplicabilità dei valori regionali (tabella TA13) che
  erano stati utilizzati finora. La nuova giurisprudenza impone quindi che il
  reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei valori
  nazionali (tabella TA1).

   

  Nel caso concreto ci si riferisce alla categoria 4.2
  che stabilisce una media dei salari di tali attività. In base a questi dati,
  per gli uomini, viene definito un salario ipotetico nel 2004 di Fr.
  57'258.--.

   

  Da tale importo, sempre sulla base della sopraccitata
  sentenza del TCA e delle indicazioni della Corte plenaria del TFA, è
  possibile applicare una riduzione quale correttivo in quanto lo stipendio
  percepito dall'A. quale ausiliario senza il danno alla salute (ramo economico
  55 - alberghi e ristoranti - Tabella TA1 - 2004 - Ticino) è inferiore alla
  media statistica ticinese. La differenza percentuale corrisponde al 5,7%.

   

  Secondo la giurisprudenza federale, per gli
  assicurati che, a causa della particolare situazione personale o
  professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità, grado di
  occupazione), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
  residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
  raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione
  percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze,
  può arrivare fino ad un massimo del 25%.

   

  Oltre alle limitazioni espresse in sede medica, si
  ritiene opportuno applicare le seguenti riduzioni:

   

  ●  5% per attività leggera

  ● 10% per svantaggi salariali derivanti da
  contingenze particolari (lungo periodo di inattività e potenziale difficoltà
  di adattamento 1 cambiamento professionale dovuta alla lunga esperienza professionale
  in un unico settore).

   

  Secondo le statistiche RSS del 2004, considerando
  quindi un reddito ipotetico senza danno alla salute di Fr. 57'258.--, un
  tasso di riduzione del 5,7% quale correttivo, una riduzione personale del 15%
  ed una capacità di lavoro residua dell'80% in attività adeguata, risulta un
  reddito da invalido di Fr. 36'716.--.

   

  Grado d'invalidità:

   

  In virtù dell'obbligo di ridurre il danno (vedi
  marginale 1048 CIGI), la persona assicurata deve adoperarsi spontaneamente,
  per quanto possibile, a migliorare la capacità al guadagno o la capacità di
  svolgere le mansioni consuete.

   

  Sulla base delle indicazioni di cui sopra, l'A. può
  aver accesso ad attività professionali adeguate che gli permetterebbero di
  sfruttare al meglio la sua capacità di guadagno residua.

   

  Come dato di riferimento viene quindi utilizzata la
  cifra più alta che l'A. potrebbe guadagnare nonostante il danno alla salute.

   

  40'560 - 36'716 x 100 = 9,48 

       40'560

   

  II signor RI 1 presenta un grado d'invalidità pari al
  9% ed una capacità di guadagno residua del 91 %." 

  

 

(Doc.
AI 42-1+2+3+4)

 

                                         Sulla
base di questi accertamenti, l’amministrazione, con progetto di decisione 11
gennaio 2007, ha negato il diritto a prestazioni d’invalidità ritenendo il
grado d’invalidità del richiedente inferiore al 40% (doc. AI 44; consid. 1.1). 

 

                               2.7.   Nelle
osservazioni 6 febbraio 2007 RI 1 ha contestato le conclusioni
dell’amministrazione chiedendo ulteriori accertamenti e producendo nuova documentazione
medica (doc. AI 46). In particolare il dr. __________, nel suo referto del 2
febbraio 2007 attestava:

 

"  Ho ricevuto per conoscenza la vostra decisione, per la
rendita AI.

Non
penso sia una decisione appropriata dato che si tratta di un uomo di 56 anni
che presenta:

 

     -  estesa
ernia discale L4-L5 a destra - lomboscialgia a destra 

     -
 spondiloartrosi L3-L4 

     -
 stato ansioso depressivo

 

dove
non potrebbe esserci nessun miglioramento nemmeno con un intervento chirurgico.

Le
attività del passato non può svolgerle a causa di forti dolori alla colonna
lombare.

Il
signor RI 1 non ha nessuna qualifica per altri lavori, e non riesce ad
esprimersi bene in italiano a causa della mancanza elementare delle nozioni

linguistiche."
(Doc. AI 47-1)

                                                                                 

                                         Il
dr. __________, dal canto suo, nel certificato 5 febbraio 2007 affermava:

 

"  Si certifica che il paziente a margine è seguito presso
il mio studio medico dal 24.09.2004 in seguito alla segnalazione da parte del medico
curante Dr. __________ di __________.

Egli
innanzittutto soffre di una discopatia a livello L3-L4 e L4-L5 con
radicolopatia importante a livello. L5 diagnosticato e confermato dal Dr. __________.
Si tratta di un 55enne, coniugato, 2 figli di età adulta.

Egli
lavora in Svizzera dal 1989, dove ha svolto vari lavori piuttosto nel campo
alberghiero in modo regolare fino all'insorgenza dei suoi disturbi alla
schiena, ragion per la quale venivano diagnosticate delle ernie discali da
parte del Dr. __________, neurochirurgo di __________ con vari ricoveri presso
la Clinica riabilitativa __________ e l'Ospedale __________ di __________.

Dal
punto di vista puramente psichiatrico egli gradualmente ha sviluppato un importante
stato ansioso-depressivo, all'inizio sotto forma di una sindrome da disadattamento,
ragion per la quale veniva curato con una presa a carico di tipo psichiatrico e
veniva messo al beneficio di una psicofarmacoterapia e colloqui di sostegno ma
purtroppo con scarsi risultati, persistendo vari sintomi classici di una
depressione di tipo ansia, angoscia, rallentamento psico-motorio ed importanti
disturbi del sonno, varie somatizzazioni che causano tuttora importanti dolori
in varie parti del corpo.

Vista
la persistenza dei suoi disturbi somatici, il quadro depressivo persisteva ed
egli attualmente oltre ai sintomi classici di una depressione presenta
sentimenti di fallimento ed un scarsa stima in se, ha forti preoccupazioni per
la sua situazione generale e presenta un importante stato d'ansia, con
diminuzione dello slancio vitale e rallentamento psico-motorio oltre che
anedonia. 

Recentemente
presenta anche una diminuzione delle funzioni cognitive in particolar modo per
quel che riguarda la memoria e la concentrazione con un'evoluzione piuttosto
negativa.

Vista
la persistenza dei suddetti sintomi ed un malessere psichico importante che
egli sta affrontando, attualmente la sua inabilità lavorativa dal punto di
vista psichiatrico è nella misura del 100% malgrado le cure e la presa a carico
di tipo psichiatrico con una prognosi a breve-medio termine non favorevole ma
da rivalutare eventualmente a lungo termine.

 

Vista
l'evoluzione lenta che ha sviluppato un quadro depressivo ormai cronico, per
quel che riguarda la sua diagnosi puramente dal punto di vista psichiatrico,
egli attualmente presenta una sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio
di gravità media con sindrome biologica (ICD_10 F33.11)." (Doc. AI 47-2+3)

 

                                         Richiesto
in merito, il medico SMR ha osservato quanto segue nelle sue Annotazioni 1
marzo 2007:

 

"  Ho letto attentamente la valutazione clinica, gli
status specialistici con le limitazioni funzionali presenti e le conclusioni
sulle esigibilità residuali citate nel SAM 8.2006 (reumatologico e
psichiatrico) e personalmente le ritengo coerenti e ben redatte ed ottemperanti
i criteri di qualità richiesti ad una perizia neutrale pluridisciplinare quale
un SAM.

 

Attualmente
in fase di opposizione di decisione Al vengono inoltrati dei documenti da parte
dei medici curanti di parte che riportano a livello somatico delle
considerazioni già ben note negli anni scorsi già dal 2001 (certificato medico
dr. __________ 2.2.2007) mentre da parte dello psichiatra dr. __________ si
presenta un certificato medico che pur essendo dettagliato nell'anamnesi e ben
riassumendo lo stato di malessere generale espone delle limitazioni di tipo
globale (conglobando la patologia somatica) e ricordo anch'esso essere di
parte.

 

A
questo punto propongo a livello medico di mantenere come attuali e per noi vincolanti
le esigibilità espresse nella recente perizia pluridisciplinare neutrale del
SAM 8.2006.

Altri
accertamenti medico assicurativi non sono reputati pertanto necessari attualmente
dal sottoscritto." (Doc. AI 50-1)

 

                                         Con
la decisione del 15 marzo 2007, l’amministrazione, rilevato come un sostanziale
peggioramento delle condizioni di salute dell’interessato non fosse comprovato,
ha confermato il precedente provvedimento negando all’assicurato il diritto a
prestazioni di invalidità (doc. AI 51-1; cfr. consid. 1.2). 

 

                               2.8.   Con
il presente ricorso RI 1 contesta le conclusioni dell’amministrazione adducendo
in sostanza che non avrebbe valutato esaurientemente le sue reali condizioni di
salute (I; cfr. sopra consid. 1.3). 

                                      

                                         Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è
determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,
si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si
lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti
(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o
nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono
inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004 nella
causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U
329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01). 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V
176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28
novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR
1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189). 

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato
rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il
l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel
senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in
particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001
p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, p. 230).

 

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). 

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Nella presente fattispecie, richiamata la suesposta
giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici, questo Tribunale
ritiene che le conclusioni esposte nella perizia pluridisciplinare del SAM del
29 settembre 2006, secondo cui l’assicurato presenta una capacità lavorativa
del 50% nella precedente attività quale aiuto cucina e dell’80% in attività adeguate,
ossia rispettose dei limiti funzionali segnalati dai periti in relazione al
sollevamento dei pesi e altri movimenti, possano validamente costituire da
supporto probatorio al presente giudizio, senza che si riveli necessario
procedere a ulteriori atti istruttori (doc. AI 38 e consid. 2.6).

 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren
in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò
costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv.
2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Il
rapporto peritale SAM (cfr. doc. 38-1segg.) non contiene, in effetti,
contraddizioni e presenta tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché
possa essergli riconosciuta, piena forza probante: in particolare, i periti
hanno tenuto conto delle singole patologie invalidanti di cui l’assicurato è
affetto e hanno espresso la loro valutazione in modo chiaro, motivato e
convincente, dopo aver proceduto ad un esame approfondito del caso, e meglio
fondandosi sullo studio del dossier, su visite del ricorrente e sui referti di
parecchi esami esperiti.

 

                                         Agli
atti non risultano, del resto, valutazioni mediche in senso opposto che mettano
in serio dubbio la perizia pluridisciplinare del SAM.

 

                                         Per
quanto in particolare riguarda l’aspetto legato alla problematica lomboradicolare,
vale la pena di ricordare che il dr. __________, specialista in reumatologia, nel
suo rapporto 23 agosto 2006 al SAM, aveva, tra l’altro, esposto:

 

"  (...)

5.   Valutazione e prognosi:

 

(…)

Sulla
base degli atti, dell'anamnesi richiesta, dell'esame clinico, possiamo dunque
porre le diagnosi di sindrome lomboradicolare L5 cronica a destra in nota
discopatia L4/5 con ernia discale paramediana recessale a destra L4/5 alla
risonanza magnetica della colonna lombosacrale del 24.3.2004, disturbi statici
del rachide (ipercifosi della dorsale alta, minima scoliosi sinistroconvessa
dorsale, iperlordosi lombare corta) decondizionamento muscolare, sindrome
cervicovertebrale in disturbi statici del rachide.

 

Da
un proseguimento delle cure analgesiche perorali e delle misure fisioterapiche
non m'attendo un miglioramento dello stato di salute dell'assicurato.

 

Per
quanto riguarda la capacità lavorativa, l'assicurato può molto spesso sollevare
e portare pesi fino a 5 kg fino all'altezza dei fianchi, spesso tra 5-10 kg
fino all'altezza dei fianchi, di rado tra 10-25 kg fino all'altezza dei
fianchi, mai tra 25-45 kg fino all'altezza dei fianchi, mai oltre 45 kg fino
all'altezza dei fianchi; l'assicurato può molto spesso sollevare pesi fino a 5
kg sopra l'altezza del petto, talvolta pesi oltrepassanti i 5 kg sopra
l'altezza del petto. L'assicurato può molto spesso maneggiare attrezzi di
precisione, molto spesso maneggiare attrezzi di media entità, talvolta attrezzi
pesanti, talvolta maneggiare attrezzi molto pesanti. La rotazione manuale è
normale. 

L'assicurato
può di rado effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta effettuare la
rotazione del tronco, spesso assumere la posizione seduta ed inclinata in
avanti, di rado la posizione in piedi ed inclinata in avanti, spesso assumere
la posizione inginocchiata, molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia.
L'assicurato può assumere talvolta la posizione seduta di lunga durata,
talvolta la posizione in piedi di lunga durata. L'assicurato può molto spesso
camminare fino a 50 metri, spesso oltre 50 metri, talvolta camminare per lunghi
tragitti, come pure spesso camminare su terreno accidentato, può spesso salire
le scale, di rado salire su scale a pioli.

 

In
un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l'assicurato abile al lavoro
nella misura del 100 % con un rendimento massimo del 100 % a partire dal
momento in cui è stato dichiarato inabile al lavoro nella misura del 100 %
ossia dal 2000 in avanti.

 

Come
ausiliario di cucina, attività svolta fino al 6.9.2000, quasi esclusivamente in
posizione eretta, con necessità di anteflessione e rotazione del tronco,
giudico l'assicurato abile al lavoro sull'arco di giornata lavorativa normale,
ma con una diminuzione del rendimento del 50%." (Doc. AI 38-30+31)

 

                                         D’altra
parte, il neurologo dr. __________ nel suo rapporto al SAM del 21 agosto 2006,
confermata la diagnosi di sintomatologia algica alla gamba destra e sindrome
lombovertebrale cronica con probabile componente radicolare algica L5 a destra,
aveva, tra l’altro, concluso:

 

"  (...)

CONCLUSIONI E VALUTAZIONE:

 

(…)

 

I
disturbi più prettamente radicolari non sembrano essere in primo piano.
Prendendo in considerazione dunque gli aspetti esclusivamente neurologici, in
assenza di deficit importanti e visto che la sintomatologia algica è piuttosto
diffusa e si sovrappone all'eventuale componente radicolare, ritengo che l'A.
sia abile al lavoro in misura maggiore dell' 80%. La componente deficitaria
oggettiva è infatti minima e complessivamente l'A. si muove abbastanza bene
anche durante tutto l'esame. Chiaramente lavori estremamente pesanti potrebbero
essere controproducenti ed eventualmente accentuare i sintomi e, nel caso di
peggioramento, far emergere eventuali deficit che potrebbero a lungo termine
risultare più invalidanti. Ritengo comunque che per attività che permettono
all'A. di cambiare spesso posizione e di evitare di sollevare pesi estremamente
pesanti ed eseguire sforzi importanti dal punto di vista fisico, lo si possa
considerare abile al lavoro in misura maggiore dell'80 fino al 100% per quel
che riguarda gli aspetti neurologici.” 

 (Doc.
AI 38-23+24+25)

                                         

                                         Ora,
dette ceritificazioni, le cui conclusioni sono chiare e fondate su validi
accertamenti specialistici non possono con tutta evidenza essere messe in
discussione dal certificato del 2 febbraio 2007 del dr. __________ (cfr. doc.
AI 47, cfr. per esteso al consid. 2.7).

                                         Detto
certificato si limita del resto a confermare e ribadire le medesime diagnosi
già formulate nel rapporto medico all’Ufficio AI del 18 novembre 2005 compresa
la valutazione dell’incapacità lavorativa (del 100% dal 2000; doc. AI 29-2).
Ora, questa Corte deve rilevare che l’apprezzamento del curante del ricorrente
– il quale, sia osservato, è medico generalista e non specialista nelle materie
che qui interessano - non è suscettibile di scalfire il valore probante delle
precitate valutazioni dei periti interpellati dal SAM.

                                         Infatti
il certificato del dr. __________, che elenca essenzialmente le medesime
diagnosi contemplate dalla perizia SAM sulla base dei dettagliati referti
specialistici, risulta alquanto laconico e privo di valide motivazioni
soprattutto in merito alle conclusioni circa l’inabilità lavorativa del
paziente. 

 

                                         Giova,
altresì, segnalare che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente stabilito che
le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01
del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in
ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF
125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R.
Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur
de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 9C/289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale
ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par
ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat de soins et un mandat d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier
2007, consid. 2 et les nombreux arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170
consid. 4 p. 175), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectifs ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment
pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expertise. Cette
hypothèse n'étant toutefois pas donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste
titre que les premiers juges se sont fondés, sans violer le droit fédéral, sur
les conclusions du SMR et qu'ils ont confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Per
quanto d’altra parte riguarda le patologie psichiche di cui è portatore RI 1, il
dr. __________, per conto del SAM, ha sottoposto il richiedente ad una
valutazione approfondita ed accurata, stilando il 29 agosto 2006 una
dettagliata perizia medica - che del resto l’interessato non ha mai contestato
- in cui è stato accertato che il ricorrente, affetto da “Tratti autodifensivi
di personalità, incremento della quota ansiosa nell’ambito di disadattamento
prolungato nel tempo ICD 10-F 43.21)”, presentava comunque una capacità
lavorativa in ogni attività del 80% (doc. AI 38-17 e consid. 2.6) argomentando
in particolare come segue: 

 

"  (...)

CONCLUSIONI

 

L'A.
mostra un atteggiamento molto difensivo con il quale mette innanzitutto una distanza
di sicurezza tra sé e l'interlocutore. Ciò emerge chiaramente dall'esame psichico
e rappresenta a mio modo di vedere non soltanto un non-desiderio di partecipare
alla vita esterna ma racchiude anche l'esigenza di ottenere protezione e soddisfacimento
dei propri bisogni senza nessun coinvolgimento e impegno. L'A. sembra essere un
uomo che ha dovuto affrontare nella sua vita troppe cose di natura stancante e
sfibrante e che ora si sente profondamente deluso ma anche in diritto di ricevere
qualcosa o almeno di ottenere delle condizioni adatte in cui riprendersi.
Questo, atteggiamento di autoprotezione contro ulteriori delusioni lo porta
sostanzialmente ad esagerare le sue richieste e a rifiutare compromessi
ragionevoli.

 

DIAGNOSI

 

Tratti
autodifensivi di personalità.

Incremento
della quota ansiosa nell'ambito di disadattamento prolungato nel tempo
(ICD10-F43.21)

 

CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Nelle
condizioni attuali l'incapacità lavorativa psichiatrica si attesta a mio avviso
sul 20%.

 

EVOLUZIONE DELLO STATO DI SALUTE

 

L'A.
ha mostrato una tendenza ad una evoluzione subcronica dei suoi disturbi emozionali
nell'ambito del disadattamento iniziato nel 2000.

 

(…)

POSSIBILITÀ DI SVOLGERE ALTRE ATTIVITÀ

 

Tenuto
conto naturalmente dei limiti fisici dell'A. professioni come quelle già
esercitate dall'A. (operaio di fabbrica, aiuto di cucina) possono ancora essere
svolte." 

(Doc.
AI 38-19+20+21)

 

                                         A
tale perizia, che non evidenzia contraddizioni e non si può affermare essere fondata
su accertamenti di fatto errati, può quindi senz’altro essere attribuita forza
probatoria piena conformemente ai succitati criteri stabiliti dalla giurisprudenza.

                                         In
particolare le conclusioni di questo specialista non possono venir smentite dalla certificazione del 5 febbraio 2007 del dr. __________,
psichiatra, prodotta prima dell’emissione della decisione contestata (doc. AI
47-2; cfr. sopra consid. 2.7) né da quella del 10 aprile 2007 allegata al
ricorso, che si limita in sostanza a confermare quella del febbraio 2007 (doc.
D), per le quali le condizioni di salute dell’assicurato non gli permetterebbero
di esercitare un’attività lavorativa. 

                                      

                                         Tali certificati manifestamente non consentono a questa Corte, richiamata
nuovamente la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di
rapporti medici e in particolare di quelli resi da medici curanti, di dipartirsi dalle chiare conclusioni cui è giunta
l’amministrazione sulla base delle precise conclusioni peritali. 

In
particolare, tali certificati non permettono di stabilire con chiarezza un
peggioramento dello stato di salute del richiedente da un punto di vista
psichiatrico intervenuto tra la perizia del 29 settembre 2006 e la decisione
del 15 marzo 2007. In effetti, il medico curante dell’interessato ha in realtà
attestato le patologie già note e un peggioramento delle condizioni che
tuttavia non è riuscito a sostanziare né a precisare non indicandone né la
misura né l’eziologia. In particolare, l’affermazione per cui il disturbo depressivo
riscontrato nel paziente, e già noto, tenderebbe a cronicizzarsi, non muta la
sostanza del quadro invalidante già precedentemente accertato. Del resto va
detto che le conclusioni del dr. __________ sostanzialmente ripercorrono le precedenti
attestazioni del 15 novembre 2005 rese, quindi, in epoca precedente alla
perizia del dr. __________ che è datata 29 agosto 2006 (doc. AI 28-2). 

Bisogna
quindi concludere che dai certificati del 5 febbraio e 10 aprile 2007 del
medico curante di RI 1 non emergono elementi tali da evidenziare con chiarezza
un peggioramento rilevante della patologia psichiatrica rispetto alla
situazione accertata dai periti nel referto del 29 agosto 2006, anche perché appare
verosimile che il peggioramento citato dal dr. __________ fosse in realtà già
intervenuto nel momento in cui, nell’agosto 2006, il ricorrente è stato peritato
dallo psichiatra incaricato dal SAM.

A
prescindere quindi dalle considerazioni che anche qui si impongono con riferimento
alla precitata giurisprudenza in materia di attendibilità dei certificati dei
medici curanti, va detto che in ogni caso da tali referti non si evincono
sufficienti elementi per ammettere con alta verosimiglianza l’insorgere di un
peggioramento delle condizioni di salute rispetto a quanto accertato precedentemente
in sede peritale e avallato dai medici del SMR. 

 

                                         Al
proposito va comunque anche ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta
dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono
essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo
principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere
delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid.
1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione
comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‑ ove ciò
fosse ragionevolmente esigibile ‑ le prove necessarie, avuto riguardo
alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V
264 consid. 3b con riferimenti).

Ora, questo Tribunale
ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e
sufficienti per valutare l'inabilità lavorativa dell'assicurato sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti. 

 

                                         In
conclusione, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
specialistiche, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozial-versicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato con il
grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle
assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c,
111 V 188 consid. 2b), che sino al momento
dell’emanazione del querelato provvedimento l'assicurato presentava una
capacità lavorativa dell'80% in un’attività leggera e adatta, considerando la
problematica reumatologica, neurologica e psichiatrica.

 

Ciononostante va fatto presente all’assicurato che in caso di
peggioramento rilevante delle condizioni di salute, debitamente comprovato da
pertinente documentazione medica, egli potrà in futuro presentare una nuova
domanda. 

                                         

                             2.10.   Si tratta ora
di esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Visto che
la giurisprudenza federale ha stabilito che per il raffronto dei redditi fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. consid. 2.4.),
il TCA, tenuto conto del disposto di cui all’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI,
ritiene determinante il 2004, come del resto riconosciuto dall’Ufficio AI
(cfr. doc. 42) e non contestato dall’assicurato.

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, va rilevato che
l’amministrazione, sulla base dei dati forniti dall’ex datore di lavoro
dell’assicurato, ha considerato, a questo titolo, un importo pari a fr. 40’560.--
(cfr. doc. 42-3).

                                         L’insorgente
non ha sollevato alcuna obiezione in merito a tale dato che può essere fatto
proprio dal TCA.

 

                             2.11.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75
seg..

 

                                         In
questa sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della
determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione
professionale e salariale concreta dell'interessato. Qualora difettino
indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza,
essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di
sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati statistici debbano
essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali
del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di
servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione), criteri
questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato,
al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse
di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito
del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato,
nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale,
la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento
a quello degli organi dell'assicurazione.

 

                             2.12.   Inoltre,
come pertinentemente ricordato dall’amministrazione nel provvedimento impugnato,
con sentenza inedita del 5 settembre 2006 nella causa P. (I
222/04), il TFA ha stabilito che “secondo la giurisprudenza, sono
esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i
dati salariali nazionali risultante dalla tabella di riferimento TA1
dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica (cfr, tra altre, sentenza 10 agosto 2001 in re R., I 474/00, consid.
3a/aa). 

                                         L’inapplicabilità
dei valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione
alle grandi regione, è di recente stata decisa dalla Corte plenaria in data 10
novembre 2005 (cfr. in tal senso sentenza 22 agosto 2006 in re K, I 424/05)”. 

                                         Pertanto, alla luce della chiara giurisprudenza federale (cfr., sul tema, L. Grisanti, "Nuove
regole per la valutazione dell'invalidità" in RTiD II-2006, p.
311ss.), nella determinazione del reddito da invalido
occorre d’ora in poi applicare i valori nazionali (Tabella TA1) e non più
quelli regionali (Tabella TA13).

                                         D’altra
parte, in una recente sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008,
rispondendo ad una questione sollevata dal TCA nella sentenza 35.2006.60 del 23
novembre 2006, consid. 2.10.9 ("Questo
Tribunale constata che il salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2005
quale muratore semi-qualificato (infatti nel 2005, secondo il contratto
collettivo di lavoro dell’edilizia, un lavoratore con conoscenze percepiva un
salario orario di fr. 25.15, contro i fr. 22.65 percepiti dai lavoratori
edili), è inferiore a quello realizzato in media a livello svizzero dai
lavoratori del settore della costruzione con qualifiche analoghe (Tabella TA 1
2004, punto 45, livello di qualifica 3: fr. 5'358 x 12 mesi = 64'296, riportato
su 41.6 ore/settimana = 66'867.84; dopo adeguamento all'indice dei salari
nominali, si ottiene, per il 2005, un reddito annuo pari a fr. 67'443.41; per
un recente caso in cui l’Alta Corte ha fatto riferimento ai livelli di
qualifica 2 e 3, cfr. STFA del 12 ottobre 2006 nella causa S., U 404/05,
consid. 2.3.4). Ci si potrebbe chiedere se in tale ipotesi, e visto il richiamo
del TFA ai salari nazionali (Tabella TA 1), non dovrebbe essere applicata la
giurisprudenza federale secondo la quale, quando l'assicurato ha realizzato un
guadagno inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il
reddito medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da
invalido) va ridotto in proporzione (cfr. DTF 129 V 225 consid. 4.4; AHI-Praxis
1999, p. 329 consid. 1; ZAK 1989, p. 458s. consid. 3b; STFA del 6 settembre
2006 nella causa H., U 454/05 + 456/05, consid. 6.3.3 e 6.3.4). Spetta comunque all’Alta Corte pronunciarsi al riguardo"),
l'Alta Corte ha stabilito che:

 

"  (…)

5.3. Giova inoltre ricordare che nel caso in cui il reddito conseguito
prima dell’invalidità è inferiore alla media dei salari per un’attività
paragonabile nel settore interessato e non vi è inoltre motivo che induca a
ritenere che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi di un guadagno
modesto, la giurisprudenza ammette che gli stessi fattori che hanno influenzato
negativamente il reddito da valido vengano considerati anche per fissare il
reddito da invalido (DTF 129 V 222 consid. 4.4 pag. 225, SVR 2004 UV no 12 pag.
44, consid. 6.2, secondo cui un reddito inferiore del 10% rispetto ai salari
usuali del settore è stato considerato chiaramente sottola media [U 173/02];
cfr. pure sentenza U 529/06 del 28 gennaio 2008, consid. 8.2 con riferimenti).

 

6.

Nel caso di specie, il ricorrente contesta sia la determinazione del
reddito da invalido che quella da valido.

 

6.1 Per quanto concerne il reddito da valido, l’interessato fa valere
che l’importo determinato dall’__________ sulla base dei dati forniti dall’ex
datore di lavoro risulterebbe, come giustamente rilevato anche dal primo
giudice, inferiore del 9% circa rispetto al salario medio nazionale dei
lavoratori attivi nel settore delle costruzioni con qualifiche analoghe.
L’argomento è pertinente. In effetti, il dato ritenuto dall’assicuratore
infortuni a titolo di reddito da valido (fr. 61'277.- per l’anno di riferimento
2005) è inferiore nella misura del 9.58% a quello desumibile dalla tabella TA1
di cui all’ISS (edizione 2004, pag. 53, livello di esigenze 3, cifra 45
costruzioni), quest’ultimo essendo pari, dopo adeguamento all’evoluzione salariale
per il 2005, a fr. 67'765.89 (fr. 5'358 x 12 : 40 x 41.7[v. La Vie économique,
12-2007, pag. 98, tabella 9.2] x 1.011 [v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99,
tabella 10.2]). Alla luce della giurisprudenza richiamata al considerando 5.3,
che, come visto, permette al giudice chiamato ad effettuare un raffronto dei
redditi di prendere in considerazione in ugual misura per ciascuno degli
elementi di paragone fattori estranei all’invalidità, può, se del caso, essere
tenuto conto di questa circostanza nell’ambito della determinazione del reddito
ipotetico da invalido.

6.2 A quest’ultimo riguardo, il ricorrente, pur rispettando la più
recente giurisprudenza in materia, rileva che il mercato del lavoro ticinese
oggettivamente offre ai lavoratori occupati in questo Cantone di frontiera
retribuzioni nettamente inferiori e penalizzanti rispetto al resto della
Svizzera, come risulterebbe, almeno in parte, dalle tabelle TA1 e TA13 di cui
all’ISS. Il ragionamento è comprensibile, ma viene tuttavia relativizzato dalle
considerazioni espresse al considerando precedente.

 

6.3
Mancando in concreto indicazioni economiche effettive, in considerazione della
più recente prassi di questa Corte - cui allude l'insorgente -, che non ammette
più la possibilità di fare capo ai dati statistici salariali relativi alle
grande regioni, tabella TA13 ISS, per determinare il reddito ipotetico da
invalido, quest'ultimo deve essere stabilito sulla base della tabella TA1
dell'ISS, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato
(cfr. sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre
2006, consid. 8, riassunta in RSAS pag. 64). In tali condizioni, partendo dal
valore totale mediano di cui all'ISS 2004 (pag. 53, livello di esigenze 4), si
ottiene un importo di base di fr. 57'258.24 per il 2004 (fr. 4'588 x 12 : 40 x
41.6 [La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella B9.2]), che, adattato
all'evoluzione salariale (1%, v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99, tabella
B10.2), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.82 per il 2005.

6.4
Operando una prima riduzione del 9.58% da quest'ultimo importo per tenere conto
della differenza salariale di cui si è detto al considerando 6.1, deducendo poi
una quota ulteriore del 15%, non oggetto di contestazione, per considerare
adeguatamente le circostanze particolari del caso (DTF 126 V 75; in concreto:
limitazioni riconducibili al danno alla salute, statuto di frontaliere), il
raffronto dei redditi (reddito da valido di fr. 61'277.- e guadagno da invalido
di fr. 44'447.03 [fr. 57'830.82 ./. 9.58% ./. 15%]) dà un grado d'invalidità
arrotondato (DTF 130 V 121) del 27%. (...)"

 

                                         Di
conseguenza, quando il salario da valido conseguito in Ticino in una
determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in
particolare pag. 326-327).

 

                             2.13.   Utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale
di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2004 una professione che presuppone
qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza
delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss.
e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario
mensile lordo pari a fr. 4'588.--. 

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 3-2008, pag. 98), esso ammonta a 

                                         fr.
4'771.50 mensili oppure a fr. 57'258.-- per l'intero anno 

                                         (fr.
4'771.50 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U
274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

 

                                         L’assicurato,
quale ausiliario/aiuto cucina presso l’__________ di __________, avrebbe guadagnato
nel 2004 fr. 40’560.-/anno per un’occupazione a tempo pieno, corrispondenti a
fr. 3'380/mese (doc. AI 42-3 e consid. 2.6). 

                                         Tale
reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei
salari per un'attività equivalente (cioè fr. 43'855.--/ anno e 3’654.--/mese,
cfr. Tabella TA1 p.to 55 “hôtellerie et restauration”, livello di qualifica 4:
fr. 3’514.-- X 12 mesi = 42’168.--, riportato su 41.6 ore/settimana = 43'855.--).

                                         Più
precisamente il salario che il ricorrente avrebbe percepito presso il
ristorante di __________ a tempo pieno è inferiore a quello statistico di quel
preciso settore professionale di circa il 7,5%. 

                                         Sono,
perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido,
in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20
febbraio 2008 menzionata al considerando precedente (cfr. pure
STFA I 379/05 del 26 gennaio 2006).

 

Va osservato di transenna che l’Ufficio AI, ravvisato pure un divario
salariale rispetto alla media statistica ticinese, ha pure di conseguenza
applicato un correttivo del 5,7% sul salario statistico (cfr. sopra consid. 2.6
e doc. AI 42). 

 

                                         Il
reddito statistico da considerare ammonta, pertanto, a fr. 52'964.--
(fr. 57'258.-- decurtati del 7.5%).

 

                             2.14.   In
virtù della giurisprudenza federale, occorre in seguito esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In
una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La
nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di
reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali
derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare
soltanto a tempo parziale (5%):

 

"  2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung
der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt
über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung
mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine
triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5
Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu
vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund
der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst
werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern
über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I
640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte
vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche
Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden,
nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6
Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus,
"dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige
verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit
Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und
dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen
hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch
erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im
massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu
berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie
Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale
Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V
79 Erw. 5b/aa).

 

2.7
Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des
Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten
zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung
und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt
hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein
triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu
setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als
näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht
auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5
hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen -
angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn
berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der
Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft
gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese
genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein
solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52%
und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

                                         In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04,
consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio
di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da
un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione
del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen
keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass
er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust,
Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung,
die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

"  Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato
alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi
non sempre coerente.

A
titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I
594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al
momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di
riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato
equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi
che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.

Per
conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid.
4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito
statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente
abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de
l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé”
(la sottolineatura è del redattore). 

 

In
un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 -
concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio -
l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione. 

Del
resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la
giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile
agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno
un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p.
105 consid. 2b). 

 

Al
fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la
necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità
di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7,
405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid.
4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a
direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA
del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema
si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni
sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale,
assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene
di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad
ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale
corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per
quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla
limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso
concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano
l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque
giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo
senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in
cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministra-zione
(15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività
leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in
cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle
difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella
causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del
15% per ragioni di salute). 

La
presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione
massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa
S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella
già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato
una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla
salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA
succitata, consid. 2.11.)

 

                                         In
concreto l’Ufficio AI ha applicato una riduzione del 15% (5% per attività
leggera e 10% svantaggi salariali derivanti da contingenze particolari quali
lungo periodo di inattività, potenziale difficoltà di adattamento, cambiamento
professionale; cfr. doc. AI 42-4 e consid. 2.6), oltre alla precitata - e già
considerata nelle riduzione applicata da questo TCA del 7,5% - riduzione del
5,7% per correttivo di differenze salariali (doc. AI 42 e consid. 1.1 e 2.6) .

 

                                         Questa
Corte, alla luce della giurisprudenza sopra citata e ricordato altresii come il
giudice non può scostarsi, dal canto suo, dalla valutazione
dell'amministrazione senza fondati motivi (DTF 126 V 80 consid. 5 b/dd e 6),
tenuto conto delle  specifiche circostanze del caso in esame, ritiene
giustificata e comunque sufficiente per tener conto dei fattori suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall'assicurato la riduzione
del 15% applicata.

 

                                         Partendo,
quindi, da un salario da invalido di fr. 52'964.-- e ritenuta un’esigibilità del 80% (cfr. consid. 2.9),
ammettendo la riduzione del 15%, il reddito ipotetico dell'insorgente
nel 2004 risulta, quindi, essere pari a fr. 36'015.--
(fr. 42’371-- - (fr. 42’371.-- x 15 : 100)).

Confrontando
ora questo dato con l'importo di fr. 40’560.-- corrispondente al reddito che l’insorgente
avrebbe conseguito da valido nell'anno 2004 (cfr. consid. 2.10), emerge
un’incapacità al guadagno pari a 11,2%, arrotondato al 11% secondo la giurisprudenza
di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41).

Allo stesso
risultato si giungerebbe con ogni verosimiglianza anche volendo aggiornare i
redditi di riferimento al 2007, anno di emissione della decisione contestata. 

 

Va osservato
inoltre che tale risultato poco si scosta dal risultato (9%) cui è giunta
l’amministrazione sulla scorta del rapporto 8 gennaio 2007 della consulente
professionale (doc. AI 42-5 e sopra consid. 2.6). 

 

Ne discende
c