# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e8f101dd-5440-5615-a37e-a74be7603b24
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-10-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 13.10.2009 31.2008.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2008-9_2009-10-13.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2008.9

   

  BS/lb

  	
  Lugano

  13 ottobre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 aprile 2008 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 29
  febbraio 2008 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

  in relazione alla

  	
  CO 1 

   

   

  in materia art. 52 AVS

   

  FA 1 (cancellata
  da RC il __________)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in fatto

 

                               1.1.   La FA 1
(succursale precedente: __________), è stata iscritta a RC il 20 settembre
1999. Lo scopo sociale della sede principale consiste nell’intermediazione nel
settore della vendita di software e nella consulenza nel settore informatico.

                                         L’avv. RI
1 è stato direttore della succursale, con diritto di firma individuale, sino
alle dimissioni del 7 marzo 2005 (doc. 2D); __________ e __________ sono stati
membri della stessa, senza diritto di firma (cfr. estratto informatico del RC,
doc. 3A).

                                         

                               1.2.   La succursale
è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), in qualità di
datrice di lavoro, dal 1° settembre 1991 al 31 maggio 2005.

 

                                         La
società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha
dovuto sistematicamente diffidarla dall’agosto 2004 e precettarla da settembre 2004
(cfr. specchietto dell’evoluzione dei pagamenti relativi agli oneri sociali per
il periodo 2004-2005; doc. 3B-B1).

 

                                         Il 3
aprile 2006 e 6 aprile 2006 l’UE di __________ ha rilasciato tre attestati di
carenza beni relativi ai contributi paritetici AVS/AIA/IPG/AD e AF non soluti
dalla succursale per gli anni 2004 e 2005 (doc. 3C-C2).

 

                                         Con
decreti 10 maggio 2006 e 12 luglio 2006 della Pretura del Distretto di __________
sono state dichiarate l’apertura del fallimento della succursale
rispettivamente la sospensione della procedura ai sensi dell’art. 230 LEF (FUSC
19 maggio e 31 agosto 2006). 

 

                                         La Cassa
ha insinuato all’UF di __________ il proprio credito di fr. 13'971,20 a titolo
di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF non soluti per gli anni 2004 e 2005,
quest’ultimo sino al mese di maggio, dopo controllo del datore di lavoro.

 

                                         La
procedura di fallimento è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivo
non avendo nessun creditore anticipato le spese per la sua continuazione (doc.
3D).

                                      

                                         La succursale
è stata radiata d’ufficio il 4 dicembre 2006.

 

                               1.3.   Costatato di
avere subito un danno, con decisione 23 novembre 2007, confermata con
decisione su opposizione 29 febbraio 2008, la Cassa ha chiesto all’avv. RI 1 il
risarcimento di fr. 13'971,20 a titolo di contributi
paritetici non soluti dalla FA 1 per il 2004 e 2005. 

 

                               1.4.   Contro la
succitata decisione su opposizione l’avv. RI 1 ha interposto il presente
ricorso chiedendo l’annullamento della stessa. Contestando una qualsiasi
violazione degli obbligo di vigilanza, egli ha in particolare rilevato di aver
regolarmente chiesto sia a __________ e __________ (direttori di fatto della
succursale) che a __________, incaricato della contabilità, informazioni
sull’andamento della succursale, ricevendo sempre riscontri rassicuranti. Solo
all’inizio del 2005 – continua l’insorgente - è improvvisamente emerso che i
due succitati direttori di fatto hanno malversato centinaia di migliaia di
franchi, falsificando diversi documenti, oltre alla sua firma, per ottenere dei
crediti, fatti che sono stati oggetto di un procedimento penale a loro carico. Il
ricorrente ha poi rilevato che, una volta venuto a conoscenza della descritta
situazione, ha subito rassegnato al 7 marzo 2007 le proprie dimissioni da
direttore con effetto immediato.

                                         

                               1.5.   Con la
risposta di causa la Cassa postula l'integrale reiezione del ricorso.
Riconfermandosi nelle argomentazioni esposte nella decisione su opposizione
contestata, essa ribadisce come l’insorgente non abbia ottemperato ai propri
obblighi di controllo e vigilanza. 

 

                               1.6.   Su istanza
del TCA, con sentenza 4 marzo 2009, la CRP ha autorizzato la scrivente Corte a
consultare, fotocopiare e trasmettere alle parti in causa gli atti di cui al
procedimento penale aperto nei confronti di __________ e __________, rilevanti
per la presente procedura ex art. 52 LAVS.

 

                               1.7.   Il 6 aprile
2009 questa Corte ha trasmesso alle parti copia della sentenza condannatoria resa
nei confronti di __________ e __________, nonché tre verbali resi durante il
procedimento penale. Alle stesse è stato intimato un termine per presentare
eventuali osservazioni. La presa di posizione del ricorrente data 22 aprile
2009 (XII), quella della Cassa è del 29 aprile 2009 (XIII).

                                                                                

.                              1.8.   Con il
citato scritto 29 aprile 2009 la Cassa ha inoltre fatto presente di aver
chiesto, a seguito del rinvenimento di un conto corrente bancario con un saldo
attivo di fr. 13'922 a favore della succursale, la reiscrizione e la
riattivazione della procedura di fallimento nei confronti della stessa (XII). 

                                         Il 12
maggio 2009 l’amministrazione ha informato di aver ricevuto dal nuovo
fallimento un dividendo di fr. 5'464,65, così come risulta dall’allegato ACB
del 4 maggio 2009 (XIV).

 

                               1.9.   Su richiesta
del TCA, l’UF di __________ ha trasmesso gli atti della FA 1 (XX). Il 4
settembre 2009 questa Corte ha trasmesso alle parti della documentazione tratta
dagli atti penali e dall’incarto dell’UF per una presa di posizione (XXI). Il
19 settembre 2009 l’avv. RI 1 ha inoltrato le proprie osservazioni (XXI),
mentre il 22 settembre 2009 la Cassa ha comunicato di non avere nulla da
aggiungere (XXIII).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   In virtù
dell'art. 52 cpv. 1 LAVS – sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata a seguito
dell’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) – il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le
prescrizioni (dell’assicurazione). I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione
delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del
datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di
causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali.

 

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, p. 20; tale estensione è stata tra l'altro
motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli
organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta
in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.
In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni
definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer,
Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 p. 107;
Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in
RSA 1991, p. 163; RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).

                                         Qualora
più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più
organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne
rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate).

                                         

                                         Il TFA
(dal 1° gennaio 2007: TF) ha riesaminato il problema della responsabilità
sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a
proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente
all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V
11 = Pratique VSI 2003 pagg. 79 segg.). 

                                      

                                         Nel
caso concreto, una volta ricevuti gli attestati di carenza di beni (ACB) a
seguito della procedura esecutiva in via di pignoramento avviata nei confronti
della FA 1 (doc. 3 C – C1), la Cassa ha rettamente chiesto in via sussidiaria
al ricorrente, direttore della succursale con diritto di firma individuale, il
risarcimento danni ex art. 52 LAVS. Essa ha inoltre rispettato il termine
biennale di prescrizione (art. 52 cpv. 3 LAVS), avendo intimato la decisione di
risarcimento (23 novembre 2007) entro due anni dal rilascio, il 3 aprile 2006,
del primo ACB, (in argomento cfr. DTF 113 V 256 consid. 3c; RCC 1991 p. 132; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant
que parties à une procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS, in
RCC 1991 p. 405). Va poi ricordato che, secondo la giurisprudenza, la cassa di compensazione può richiedere
all’organo di una succursale estera il risarcimento per i contributi non versati qualora la stessa sia
stata posta in liquidazione, senza preventivamente agire contro la sede
principale, come nella fattispecie. Dal punto di vista legale la riscossione
dei contributi paritetici essere chiesta alla sede principale, ciò che comunque
generalmente di fatto risulta essere impossibile. Siccome un incasso all’estero
non costituisce la via ordinaria ex art. 14ss LAVS, il danno è da considerare
sorto al momento della liquidazione della succursale (STFA H 37/02 del 3
settembre 2003; cfr. anche Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner
Organe nach Art. 52 AHVG, Zurigo 2008, §6 n. 363 p. 89). 

 

                               2.2.   Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei
contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa
assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono
essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta
perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di
lavoro (Nussbaumer, op. cit., p. 1076; STFA H 136/04 del 18 agosto 2005 consid.
3.2.; DTF 123 V 15s consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a
quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V
26 = RCC 1972 p. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, p. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28
ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10
; Pratique VSI 1994 p. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01
del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in:
Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, in RDAT II 1995
pagg. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in: Istituto delle
assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni
ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del
datore di lavoro”, in RDAT II 2002 pagg. 519 s; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2
consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H
142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).

                                         Occorre
poi ricordare che, per quel che concerne l'ammontare del danno, spetta
all’amministrazione documentare la propria pretesa mediante estratti, salari,
fatture, estratti conto ecc. (Trisconi-Rossetti, op. cit., p. 396).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove
che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto
(RCC 1991 p. 133 consid. II/1b).

 

                                         In
casu, il danno subito è costituito dai contributi rimasti scoperti relativi
agli anni 2004 (acconti III e IV trimestre, conteggio finale) e 2005
(gennaio-maggio), oneri che sono stati calcolati sulla base delle relative
distinte salariali (sub doc. 4F e 4F1; cfr. specchietto riassuntivo del debito
contributivo, doc. 1/B – B1) per complessivi fr. 13'971,20 (spese amministrative
e interessi di mora inclusi). Va qui rilevato che l’ammontare degli oneri
sociali dovuti dalla succursale non è stato contestato dal ricorrente. Infine,
come riportato al consid. 1.8, a seguito della riapertura della procedura
fallimentare della succursale, la Cassa ha ricevuto un dividendo di fr.
5'464,65 e quindi il danno ammonta ora a fr. 8'506,55 (13'971,20 – 5'464,65). 

 

                               2.3.   Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello
derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge
attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei
contributi (Pratique VSI 1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa
riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima
e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti
l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con
riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il
prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta.
Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa,
lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non
ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 p. 608 consid. 5b).

 

                               2.4.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non
osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo
di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli artt. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 p. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 p. 307; RCC 1992 p. 261 consid.
4b, 1985 p. 604 consid. 3a). 

 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b;
Frésard, op. cit., in RSA 1987 p. 7).

 

                               2.5.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 p. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con
riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, p.
53). 

                                         I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente
imputabili a tutti gli organi della stessa. 

                                         Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit., p. 52; Dieterle/Kieser, Das
Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, p.
658).

                                         Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenze molto
severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF
108 V 203 con riferimenti).

                                         La
giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento
alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss.
consid. 1b).

                                         Occorre
però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid.
4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).            

 

                               2.6.   Nella fattispecie in esame, il ricorrente ha ricoperto la
carica di direttore, con diritto di firma individuale, della succursale di __________
della FA 1, dalla sua costituzione fino al fallimento. Incontestato è che egli (formalmente) dirigeva la succursale, ad esempio, sottoscrivendo le dichiarazioni dei salari per gli anni 2004 e 2005 (doc. 1). Del
resto, l’insorgente non ha mai sostenuto di dipendere dalla sede principale e
quindi di non aver avuto poteri all’interno della succursale (STFA H 37/02 del
3 settembre 2003 consid. 3.4 con rinvio a RDAT 1994 II nr. 87 p. 172; cfr.
anche STCA inc. 31.2006.43 del 27 agosto 2007). 

 

                                         Il
ricorrente sostiene che la gestione effettiva della succursale era in mano a __________
e __________, ciò che risulta dagli atti (in particolare quelli penali) e che del
resto non è contestato dalla Cassa. All’insorgente rimaneva tuttavia l’onere di
vigilanza e di controllo. Va infatti evidenziato che, secondo la giurisprudenza
federale, se l’amministrazione di una piccola società -  come nel caso in concreto,
trattandosi di una piccola succursale - è composta da un solo membro, si può in generale
esigere da quest’ultimo che abbia il controllo dell’insieme delle attività
importanti della ditta e ciò anche allorquando egli abbia a sua volta delegato
i compiti essenziali della gestione: con questa delega delle competenze egli
non può venir meno ai suoi obblighi di amministratore (DTF 108 V 203 consid.
3b). Giova ricordare come ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni
amministratore di una SA spetta l’alta vigilanza sulle persone incaricate della
gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello
statuto, dei regolamenti e delle istruzioni. L’amministratore deve, di
principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere
irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una
gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STFA H 282/01 del27 febbraio 2002 e STFA 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF
114 V 219 = RCC 1989 p. 116; cfr. anche STFA 29 agosto 1997
nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i
contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei
dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003,
STFA H 310/02 dell’11 novembre 2003, STFA H 33/03 dell’8 ottobre 2003, STFA H
208/00 e H 209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, op. cit., RSA
1991, p. 165). L’amministratore é tenuto all'esame e all'analisi di tutte le
poste utili e necessarie per una corretta tenuta della contabilità aziendale
(STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003). Non è sufficiente esaminare i conti una
volta all'anno (STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002). Secondo la nostra Massima istanza,
i membri del CdA devono rassegnare le proprie dimissioni se, nonostante le
sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (STFA H 38/01 del 17
gennaio 2002, STFA 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella
causa N.). Se non ha adempiuto ai suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo
la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA 29 maggio 1995 nella causa A. C.; DTF 99 II 179; STFA 19 maggio 1995
nella causa M. D.), sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Questo
TCA non intravede alcun motivo per non applicare la succitata giurisprudenza (applicabile
anche nel caso di socio gerente e gerente di una Sagl: DTF 126 V 238 = Pratique
VSI 2000, pp. 226-229; cfr. anche Pratique VSI 2002 pp. 177-178; STFA H 20/01
del 21 giugno 2001) nella presente fattispecie, ove si tratta di un direttore
di una succursale in Svizzera di una società estera. Del resto, come ricordato
nella STCA 2 febbraio 1999 inc. 31.1997.44, l’art. 160 cpv. 1 della Legge
federale sul diritto internazionale privato (LDIP; RS 291) le società estere
possono avere una succursale in Svizzera; tale succursale è regolata dal diritto
svizzero. Anche il potere di rappresentanza della succursale è regolato dal
diritto svizzero. La legge impone che almeno una persona con potere di
rappresentanza dev’essere domiciliata in Svizzera ed iscritta nel registro di
commercio (art. 160 cpv. 2 LDIP). Infine, l’insorgente non ha mosso alcuna
contestazione in merito alla valutazione, da parte della Cassa, del suo obbligo
di vigilanza sotto l’aspetto dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO.

 

                               2.7.   A sua
discolpa il ricorrente sostiene di essersi regolarmente informato
sull’andamento della società, in particolare per quel che concerne il pagamento
degli oneri sociali, presso __________ e __________, asseritamente amministratori
di fatto della succursale, senza aver mai riscontrato problemi finanziari. Egli
evidenzia inoltre come questi si siano resi colpevoli di falsificazione di
documenti, nonché della sua stessa firma, falsificando così l’effettiva
situazione finanziaria della succursale. L’insorgente sostiene inoltre di
essersi informato anche presso __________, collaboratore della fiduciaria
incaricata della tenuta della contabilità della succursale, dai cui bilanci non
risultava alcuna anomalia. Appena scoperte le malversazioni  degli organi di
fatto, egli ha subito rassegnato le dimissioni. A dimostrazione di quanto
asserito, il ricorrente ha chiesto l’edizione degli atti relativi al
procedimento penale aperto contro __________ e __________.

                                      

                                         Occorre
qui ricordare che, conformemente la giurisprudenza, nel caso in cui il
reale amministratore di una società sottaccia scientemente e volontariamente
l'effettiva situazione della società agli altri amministratori, seriamente
intenzionati ad assumere le loro funzioni e le rispettive responsabilità, per
questioni di prestigio o di pudore, questi ultimi non potranno essere ritenuti
responsabili del danno cagionato alla Cassa di compensazione (STFA
del 30 marzo 1993 in re D.S., H 195/92 e e del 9 maggio 1994 in re T.B., H
26/93, nonché STCA del 31 marzo 1995 in re W.W. e T, inc. 31.1995.135-137, consid.
2.7). 

                                         Non vi è parimenti colpa
degli altri membri del Consiglio di amministrazione quando l'incaricato,
intenzionalmente, si sottrae ai suoi obblighi di informazione nei confronti
degli altri membri del Consiglio o fornisce loro informazioni errate, ma
affidanti (STFA del 15 dicembre 1993 in re L.N., H 153/92 e STCA del 7 gennaio
1998 in re M.G, inc. 31.1997.45).                                          

                                         Infine, qualora
l’amministratore incaricato della gestione inganni, mediante raggiri di
rilevanza penale, i colleghi del CdA facendo credere l’avvenuto pagamento dei
contributi sociali, a quest’ultimi non può essere imputata alcuna grave
negligenza (STFA H 319/99 del 25 luglio 2000, STFA H
141/01 dell’8 luglio 2003; STFA H 152/05 del 7 febbraio 2006; cfr. anche STCA 5
luglio 2007, inc. 31. 2006.14 +17-22 ).

                                         Va altresì
ricordato che, secondo costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni
sociali non è vincolato dalle constatazioni e dall'apprezzamento del giudice
penale, né per quello che concerne le prescrizioni violate, né per quel che
attiene alla valutazione della colpa (STFA H 33/03 dell'8 ottobre 2003 consid.
5.6, STFA H 411/01 del 5 marzo 2003 consid. 5, STFA H 194/01 del 4 febbraio
2002 consid. 2a). Tuttavia, egli si scosta dalle constatazioni di fatto del
giudice penale soltanto qualora i fatti stabiliti in sede penale e la loro
qualificazione giuridica non siano convincenti o si fondino su considerazioni
specifiche di diritto penale prive di rilievo dal profilo del diritto delle
assicurazioni sociali (cfr. DTF 125 V 242 consid. 6a e sentenze ivi citate;
STFA H 33/03 dell'8 ottobre 2003 consid. 5.6; STFA H 184/98 del 17 febbraio
1999 consid 4b).

 

                               2.8.   Nella
fattispecie in esame, dalla sentenza 10 novembre 2006 del Presidente della
Corte delle assise correzionali di __________ si evince che __________ e __________
sono stati condannati per ripetuta falsità in documenti per avere, in correità
tra di loro, nel periodo aprile 2001 – aprile 2005, allo scopo di procacciarsi
un indebito profitto, allestito documenti falsi e/o attestato in documenti,
contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, facendone uso a
scopo di inganno, così come descritto nell’atto di accusa (IX). 

                                         In particolare,
essi hanno:

 

"  (…) apposto
la firma falsa dell’Avv. RI 1, __________, e la falsa autentica dell’Avv.
___________  sull’ ”atto di fideiussione” datato 25.11.2002 per fr.
177'000.-,

 

- apposto la
firma falsa dei rappresentanti della __________ sul “contratto di acquisto”
datato 25.11.2002 (formulario PL 1), 

 

- apposto la
firma falsa dell’ Avv. RI 1, __________, sul “protocollo di consegna”
datato 25.11.2002,

 

- allestito il
bilancio al 31.12.2002 della __________., succursale di __________, con dati
non corrispondenti al vero,

 

nonché consegnato detta documentazione alla società PL 1, __________,
al fine di concretizzare l’inganno di cui al punto 1.1 del presente atto di
accusa

 

e per avere

 

- apposto la
firma falsa dell'Avv. RI 1, __________ sull’intera documentazione di apertura
del conto __________ (contratto relativo all’apertura di un conto e di un
deposito, regolamento di deposito, condizioni generali, elenco firme,
autorizzazione per l’esecuzione di ordini telefonici, contratto fiduciario,
documentazione go-banking),

 

- apposto la
firma falsa dell’Avv. RI 1, __________ sull’intera documentazione bancaria
relativa alla concessione della linea di credito (contratto di credito
20.05.2003, condizioni generali /regolamento di deposito 20.05.2003, aggiunta
al contratto di credito 06.07.2004/24.08.2004),

 

- allestito
documentazione contabile e contrattuale con dati non corrispondenti al vero
(business plan maggio 2003 dal contenuto inveritiero, bilancio provvisorio
31.12.2003 - contabilità 1999/2000, 2001 e 2002 - bilancio 31.12.2003
dell’inesistente __________ o, rapporti di revisione per gli esercizi 2002 e
2003 dello __________ a firma falsa di __________, contratto __________ /__________
a firma falsa dell’Avv. RI 1 e a firma di fantasia del rappresentante della __________),

 

- apposto la
firma falsa dell’ Avv. RI 1, e la falsa autentica dell’ __________, __________,
sull’ “atto di fideiussione” datato 22.05.2003 per Euro 165'000.-,

 

- creato ad
arte due estratti RC 26.03.2003 e 20.02.2005 della inesistente __________ __________,
con dati non corrispondenti al vero;

 

nonché consegnato detta documentazione alla Banca __________, __________,
anche al fine di concretizzare l’inganno di cui al punto 1.2 del presente atto
di accusa (…)” (cfr. Doc. IX)

 

                                         In effetti,
per quel che concerne la FA 1, nel verbale 18 maggio 2005 di __________ si
legge:

 

" 
(…) 

Mi viene chiesto se i documenti di cui al plico
doc. 4 sono stati allestiti dalla Fiduciaria __________ e se effettivamente il
bilancio di cui al doc. 5 è quello effettivo e corretto.

 

Con riferimento alla contabilità del 2000 che mi
è stata sottoposta al plico doc. 4, posso dire che da un’analisi sommaria mi
sembra possa trattarsi di documentazione allestita da noi e dunque corretta. Si
tratta semplicemente di una copia della contabilità originale.

 

Con riferimento invece al bilancio al 31.12.2002
rilevo immediatamente che l’utile di ca. frs. 140'000.-- non è mai stato
raggiunto dalla __________. Anche gli altri dati, se paragonati a quelli del
doc. 5 non sono assolutamente quelli effettivi.

 

Con riferimento al bilancio al 31.12.2001 non mi
sembra che i dati siano corretti. Infatti guardando i dati per l’anno 2001
riportati al doc. 5 rispetto al bilancio al 31.12.2001 di cui al plico doc. 4
ci sono diverse differenze nelle cifre. Ad esempio il totale della sostanza
circolante nel plico doc. 4 di frs. 146'596.29, mentre nel doc. 5 è di frs.
58'622.19. (…)” (Doc. X/3)

 

                                         In queste
circostanze, dunque, quello che risultava dai dati contabili non corrispondeva
all’effettiva situazione economica della succursale. Ad esempio, al 31 dicembre
2002 nel bilancio “ufficioso” è stato registrato un utile di fr. 143'524 (sub
doc. XXI), mentre in quello veritiero, prodotto dal ricorrente il 16 settembre
2009 (bilancio che si trova sub doc. 5 degli atti penali richiamati dal TCA), risulta
una perdita di fr. 34'902,20 (XXII). Non va tuttavia dimenticato che, come
riportato al consid. 2.2, i contributi insoluti  si riferiscono al 2004 - 2005,
mentre, come visto sopra, la fideiussione con apposta la firma falsa è del 22
maggio 2003 e le chiusure concernevano gli anni 2002 e 2003. I fatti penali non
hanno pertanto avuto conseguenze per quel che concerne il mancato pagamento dei
contributi. Infatti, non si è confrontati con una fattispecie come nella STCA 5
luglio 2007 inc. 31. 2006.14 +17-22: in quella circostanza il risarcimento riguardava i contributi paritetici
che dalle pezze giustificative e dai bilanci falsificati risultavano saldati.
Gli organi formali, nonostante i controlli, non potevano rendersi conto che il
versamento dei contributi in effetti non era avvenuto. Nella fattispecie in
esame invece il ricorrente non ha dato seguito, con la dovuta diligenza
richiesta ad un direttore di una succursale, all’obbligo di vigilanza, nonostante
che la situazione della stessa necessitasse di una verifica. Al riguardo va in
primo luogo fatto riferimento al succitato verbale del 18 maggio 2005 (p. 2 e
3) di __________, il quale aveva detto che “l’anno scorso avevo contattato
l’avv. RI 1, il quale è direttore della società, per due motivi. Innanzitutto
perché la FA 1 non pagava le fatture della fiduciaria per la tenuta della
contabilità, e ciò da almeno un anno. Secondariamente ho proposto all’avv. RI 1
di fissare un incontro con i clienti per discutere l’andamento della società in
quanto da parte mia avevo rilevato che i costi previsti erano decisamente
esagerati rispetto alle entrate” (doc. X/3). Inoltre, come si evince dallo
scritto 15 luglio 2005 inviato dalla Fiduciaria __________ ai signori __________,
con copia per conoscenza al ricorrente (lettera contenuta negli atti del
fallimento e trasmessa alle parti per osservazioni; doc. XXI), le fatture per
le prestazioni contabili non erano state liquidate (per oltre fr. 10'000 di
arretrati). Sempre dallo stesso scritto si evince inoltre che il ritardo
nell’allestimento dei conteggi finali era dovuto alla consegna tardiva, da parte
dei succitati, dei relativi giustificativi. Tant’è che il bilancio/conto
economico 2004 è stato inviato il 15 luglio 2005. Vero che il ricorrente ha
saputo del contenuto di tale scritto dopo le sue dimissioni (marzo 2005) e che
quindi egli non poteva intervenire. Tuttavia, la morosità di __________ e __________
nel pagare la fiduciaria, insieme alla lacunosità della contabilità, dovevano
indurre l’insorgente a prendere in mano la situazione. In particolare egli
avrebbe dovuto controllare se i contributi sociali venivano regolarmente
versati, ciò che non è stato il caso, visto che da agosto 2004 la Cassa aveva
iniziato sistematicamente a diffidare la succursale ed, in seguito, a spiccare
precetti esecutivi.  

                                         Trattandosi
di una piccola succursale con tre dipendenti (due dei quali sono stati __________
e __________), il ricorrente, facendo uso della diligenza richiesta dal suo
ruolo di direttore con diritto di firma individuale, avrebbe dovuto (regolarmente)
controllare lo stato dei pagamenti dei contributi.                  

 

                               2.9.   La Cassa ha
sostenuto che l’insorgente, nonostante le dimissioni inoltrate il 7 marzo 2005
(doc. 2D), abbia continuato ad occuparsi degli affari della succursale. 

 

                            2.9.1.   Occorre qui
ricordare che, secondo la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da
ritenersi liberato dalla responsabilità ex art. 52 LAVS dalla data in cui egli
ha dimissionato quale organo della società: a partire da questa data (e non
dalla radiazione del Registro di Commercio) egli non ha infatti più alcuna
facoltà di controllo sull’attività della medesima (SVR 2000 AHV Nr. 24 = DTF
126 V 61 consid. 4a e 4b = Pratique VSI 2000, pag 293; STFA H 282/01 del 27
febbraio 2002 consid. 3a; DTF 112 V 1 consid. 3c e 3b).

                                         Determinante
ai fini dell'accertamento della durata della responsabilità dell'amministratore
è il momento dell'estinzione effettiva del mandato (cfr. STFA H 153/00 del 24
aprile 2002 consid. 9; STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 consid. 3a). Detto
momento è decisivo pure qualora si sia omesso di procedere alla cancellazione
dell'iscrizione nel registro di commercio. Il diritto alla tutela della buona
fede relativa all’iscrizione al Registro di Commercio non può essere fatto
valere in tale circostanza (DTF 126 V 61 consid. 4a e 4b).

                                         Se un
amministratore è, di fatto, escluso dalla gestione, il suo statuto di organo
della società resta intatto fino alla revoca formale delle sue funzioni da
parte dell’assemblea generale (RCC 1989 p. 114 consid. 4). 

                                         Sia in
caso di dimissioni che di revoca delle funzioni, la sua responsabilità non è
impegnata per i contributi scaduti al momento della sua uscita dal CdA, ma
pagabili dopo questa data (RCC 1983 p. 472 consid. 6).

                                         Da
rilevare, infine, che spetta all’organo interessato provare le effettive
dimissioni, rispettivamente la revoca delle funzioni di amministratore (STCA
non pubblicata del 13 febbraio 1995 nella causa W).

                                         Se dopo
le dimissioni, rispettivamente la revoca, l’amministratore permane di fatto
nella sue funzioni (ad esempio partecipando alle sedute del CdA ed adottando
decisione per la società), egli dovrà essere tenuto responsabile del danno
cagionato alla Cassa anche in seguito (STCA non pubblicata del 13 febbraio 1995
nella causa W. E del 22 marzo 1994 nella causa E.S.; cfr. DTF 126 V 61, 112 V 1
e la giurisprudenza citata da Reichmuth, op. cit., no. 244 p. 60). 

 

                            2.9.2.   Ritornando al
caso in esame, la Cassa evidenzia come l’insorgente abbia interposto, in data
20 ottobre 2005, opposizione al precetto esecutivo relativo all’acconto per il
II trimestre 2005 e spiccato dalla Cassa nei confronti della succursale (doc.
3/G); evidenzia pure come dal verbale di pignoramento 20 marzo 2006 risulti che
“RI 1 quale direttore della succursale escussa dichiara che per quanto a sua
conoscenza la stessa non possiede beni di sorta da sottoporre a pignoramento” (doc.
3/C1 e 3/2).

                                         Nel
ricorso, l’ex direttore così ha giustificato tale agire: “è stato unicamente
in conformità ad un dovere di diligenza, dettato anche dalla sua stessa
professione di avvocato, che il ricorrente si è preoccupato d’agire in questo
modo. L’aver svolto questi atti al fine di tutelare la succursale non dimostra
il permanere nella sua carica di direttore, né tanto meno la facoltà di
controllo sulle attività della medesima. Anzi!.” (ricorso p. 5). 

 

                                         Orbene, appare
alquanto inusuale che il ricorrente, di professione avvocato, non abbia
controllato che la sua firma fosse stata cancellata da RC. Al riguardo va
rammentato che ai sensi dell’art. 25a cpv. 1 lett. a ORC (nel tenore in vigore
sino al 31 dicembre 2007, qui applicabile), nel caso in cui una persona
giuridica non richiede la cancellazione di una persona iscritta uscita dall’amministrazione,
l’interessato stesso può richiedere la sua cancellazione dopo 30 giorni dalla sua uscita.

                                         Ciononostante,
secondo questa Corte, i due succitati elementi evidenziati dalla Cassa non sono
sufficienti per ritenere che l’ex direttore, malgrado le dimissioni, abbia
continuato a svolgere gli affari della succursale. In primo luogo, l’interporre
opposizione ad un precetto esecutivo non è indizio di potere gestionale. Vero
che nella citata sentenza dell’8 ottobre 2003 (H33/03) il TFA aveva considerato
l’opposizione a due precetti esecutivi la conferma della continuazione effettiva
dell’amministrazione di una società da parte del suo organo dimissionario. In
quel caso, l’interessato aveva però partecipato all’assemblea generale,
sottoscritto un bilancio ed un conto economico. Nella presente fattispecie,
invece, non risultano altri elementi che permettono di concludere per
un’amministrazione di fatto. Certo che l’insorgente il 20 marzo 2006 (un anno
dopo le dimissioni) aveva dichiarato all’UE di __________ che la succursale non
aveva più beni. Cio’ non vuol dire che egli avvesse avuto ancora potere decisionale
visto che, come risulta dalla lettera 22 luglio 2005 dei legali dei __________
alla Cassa, dal 9 maggio 2005 l’attività della succursale è stata interrotta a
seguito del blocco dei conti da parte del Ministero Pubblico (doc. 2B). Difatti,
la succursale è rimasta affiliata quale datrice di lavoro alla Cassa sino al 31
maggio 2005 (cfr. decisione contestata punto A/2). 

 

                             2.10.   Visto quanto
sopra, l’insorgente deve essere ritenuto responsabile dei contributi rimasti
impagati dalla FA 1, succursale di __________, sino alle dimissioni del 7 marzo
2005. Siccome l’acconto del I trimestre 2005 è scaduto successivamente alle sue
dimissioni (art. 34 cpv. 3 OAVS), l’ammontare del danno corrisponde ai
contributi del 2004 rimasti insoluti per complessivi fr. 7’385,30 (interessi di
mora e spese amministrative incluse). Dal succitato rapporto vanno dedotti fr.
5'464,65 di dividendo da fallimento ricevuto dalla Cassa (cfr. consid. 1.8),
motivo per cui il danno residuo è di fr. 1'920.65.

 

                             2.11.   Occorre ora esaminare
se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V
consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

                                         Costituisce
motivo di giustificazione il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il
pagamento dei contributi per fare fronte a una mancanza (passeggera) di
liquidità, tenti in questo modo di salvare l'impresa che versa in una delicata
situazione finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai
sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora
altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali
per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere
che i contributi dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La
questione decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro
all'epoca credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i
contributi sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un
tale atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un
terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con
riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 668s pp. 156ss; vedi
anche Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur
Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pp. 25ss e 35s; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c
e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha precisato che
la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su
equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA H
170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H 336/95 del 7 maggio
1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito che l’organo della
società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza
del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA H 446/00
del 31 agosto 2001 consid. 4a). Quindi l’illiquidità della società non
giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati
i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza (STCA del 12
febbraio 2009 inc. 31.2008.6). 

                                         Da
distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per
salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione,
vi è la fattispecie in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione
dell’attività può    eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento
a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato,
dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro,
cadono in difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa
di fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi
della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre
mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696 ss pp. 163 ss; cfr. anche Meyer, op.
cit., p. 36). Va poi ricordato
che per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se
il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico, e i
pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e
numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa
M.).

 

                             2.12.   Nel caso in
esame, non sono stati invocati motivi di giustificazione, rispettivamente di
discolpa nel senso della succitata giurisprudenza. 

                                         Non va
dimenticato che la succursale, dopo numerose diffide e precetti, non ha
liquidato i contributi del 2004 (acconti III e IV trimestre, conteggio finale)
e 2005 (gennaio-maggio) (cfr. specchietto riassuntivo del debito contributivo,
doc. 1/B – B1).

                                         In queste
circostanze non risultano dati gli estremi - che l’insorgente nemmeno fa valere
- per ammettere che il differimento dei pagamenti fosse riconducibile ad una
momentanea crisi finanziaria della società o ad una passeggera situazione di
illiquidità (in argomento DTF 123 V 244, 121 V 243, 108 V 188; STFA H 134/02
del 30 gennaio 2003, STFA H 297/03 del 4 novembre 2004, STFA H 277/01 del 29
agosto 2002; RCC 1992 p. 261). 

                                         Come
detto al considerando precedente, il TFA ha circoscritto a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo
dell'art. 52 LAVS, a condizione che il datore di lavoro
abbia regolarmente versato i precedenti contributi, circostanza che non
corrisponde al caso in esame. 

 

                                         In
conclusione, non essendo ravvisabile alcun valido motivo di giustificazione,
rispettivamente di discolpa, il ricorrente deve risarcire alla Cassa fr. 1'920.65. 

 

                             2.13.   L’insorgente
ha chiesto l’edizione degli atti penali concernenti il procedimento aperto nei
confronti dei signori __________ e l’audizione di __________ (cfr. ricorso). 

 

                                         Per costante
giurisprudenza, dal diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29 cpv. 2
Cost. deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di fornire
prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter
prendere visione dell'incarto, di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56, 126 I 16, 124
V 181, 375). Sono in ogni caso ammesse soltanto le prove giuridicamente
determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere respinti i mezzi di
prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di prova che non porterebbero
alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per
sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360). Quindi, se gli accertamenti
svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati
su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che
certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori
misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo
assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, 1999, p. 212; Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 1998, p. 39 no.
111 e p. 117 no. 320; DTF 122 II 469, 122 III 223). In tal caso non sussiste
una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29
cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV N. 10 p. 28; DTF 124 V 94). 

 

 

 

                                         Nel caso in esame, come visto, alla richiesta di edizione degli atti
penali è stato dato seguito. Non necessaria è invece l’audizione di __________,
il quale, a mente dell’insorgente “potrà riferire che il ricorrente si informava
e veniva regolarmente informato. In merito all’andamento degli affari il signor
__________ potrà pur riferire che gli organi di fatto tenevano in effetti una
doppia contabilità: quella “ufficiale” serviva per informare il direttore, le
banche e i creditori, quella “ufficiosa” riportava ogni illecito commesso e non
veniva resa nota a terzi” (cfr. ricorso p. 4). Infatti, una conferma di una
generica informazione nei confronti di chi allestiva la contabilità della
succursale non è sufficiente per escludere una responsabilità ex art. 52 LAVS (cfr.
consid. 2.7) e l’esistenza della doppia contabilità è stata confermata dalla documentazione
penale acquisita agli atti.

 

                                         In
conclusione, la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel
merito della presente vertenza, motivo per cui non si rende necessario esperire
ulteriori accertamenti.

 

 

                             2.14.   Conformemente
all’art. 61 cpv. 1 lett. g prima frase LPGA il ricorrente che vince la causa ha
diritto al rimborso delle ripetibili secondo quanto stabilito dal tribunale
delle assicurazioni. 

 

                                         L'indennità
per ripetibili può venire assegnata, di regola, solo al ricorrente vittorioso
patrocinato in causa (cfr. art. 61 lett. g LPGA; vedasi per la regola e le
eccezioni: DTF 112 V 86 consid. 4, DTF 110 V 81 consid.
7, DTF 105 V 89 consid. 4, DTF 105 Ia 122, DTF 99 Ia 580 consid. 4; Susanne Leuzinger-Naef, "Bundesrechtliche
Verfahrensanforderungen betreffend Verfahrenskosten, Parteientschädigung und
unentgeltliche Rechtsbeistand im Sozialversicherungsrecht", in SZS 1991 p.
180 ss).

                                         L'Alta Corte federale riconosce eccezionalmente ad una parte
vittoriosa non rappresentata il diritto ad ottenere un'indennità per ripetibili
per l'attività da lei svolta solo se la causa è complessa, gli interessi in
gioco sono importanti, il lavoro svolto ha impedito notevolmente l'attività
professionale o ha comportato una perdita di guadagno e se gli sforzi profusi
sono ragionevolmente proporzionati ai risultati ottenuti (DTF 113 Ib 356
consid. 6b, DTF 110 V 81 consid. 7, DTF 110 V 133 consid. 4a; Poudret, Commentaire
de la loi fédérale d'organisation judiciaire, no. 1 ad art. 159; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p. 407). Gli stessi
principi valgono per un avvocato vittorioso che agisce in causa propria (STFA H
388/99 del 20 novembre 2001 con riferimento a DTF 122 V 151 consid. 9 e 110 V
136 consid. 7).

 

 

                                         Nel caso
in esame, l’importo del danno è stato ridotto a seguito dell’avvenuto pagamento
del dividendo (cfr. consid. 1.8), circostanza che non ha inciso sulla posizione
del ricorrente. L’insorgente risulta invece parzialmente vittorioso per quel
che concerne il periodo di responsabilità (cfr. consid. 2.9). Non sono tuttavia
dati i presupposti perché un __________ che agisce in causa propria possa
eccezionalmente pretendere un'indennità per la sua attività personale. Infatti
la causa non è da ritenere complessa e il lavoro svolto non ha impedito
notevolmente l’attività professionale dell’insorgente, avendo egli allestito un
ricorso di otto pagine, delle osservazioni di 5 pagine alla documentazione
penale acquista d’ufficio dal TCA e di una pagina riguardo agli atti richiamati
dall’UF.

 

                                         La richiesta
d'indennità per spese ripetibili deve pertanto essere negata.

 

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § La
decisione su opposizione è modificata nel senso che RI 1 deve risarcire alla
Cassa __________ AVS fr. 1'920.65.

 

                                   2.   Non si percepisce
tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. Non si
assegnano ripetibili.

                                         

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004
Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                            Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti