# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7dba5205-69ed-51cd-b0f0-e202b24ea981
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-04-24
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 24.04.2007 S 2004 161
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2004-161_2007-04-24.pdf

## Full Text

S 04 161

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
dell’11 gennaio 2005

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI e provvedimenti professionali

1. …, 1959, era dal 1985 impiegato presso l’impresa … SA in qualità di 

manovale. A partire dal 13 dicembre 2001, il dipendente era inabile al lavoro 

per disturbi alla schiena. La ripresa dell’attività al 50% l’11 febbraio 2002 falliva 

poche settimane dopo e a partire dal 1. marzo 2002 sussisteva nuovamente 

una inabilità lavorativa completa. Il 4 aprile 2002, l’assicurato faceva formale 

domanda in vista dell’ottenimento di prestazioni da parte dell’assicurazione 

per l’invalidità (AI) a causa di una sindrome lombovertebrale cronica su 

leggera scoliosi, abbassamento del bacino di 1 cm, stato dopo morbo di 

Scheuermann e iniziali discopatie. Dagli accertamenti in seguito condotti, il 

richiedente non risultava più idoneo ad esercitare la precedente attività di 

manovale, mentre dal punto di vista medico era considerato ancora in grado 

di lavorare al 100% in un’attività fisicamente meno impegnativa. 

2. Sulla scorta degli accertamenti medici condotti e in considerazione del fatto 

che anche in un’altra attività più leggera e non qualificata l’assicurato sarebbe 

stato in grado di conseguire un reddito annuo dell’entità di quello realizzato in 

precedenza, con decisione 14 agosto 2003, l’ufficio AI respingeva la richiesta 

di rendita e di misure di reintegrazione. Tale rifiuto veniva confermato anche 

in sede di opposizione il 7 ottobre 2004. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 10 

novembre 2004, … chiedeva l’accoglienza dell’istanza e il riconoscimento di 

una rendita d’invalidità sulla base di un grado d’invalidità del 70% o comunque 

di almeno ¾. In via eventuale, l’assicurato postulava l’esecuzione di ulteriori 

accertamenti medici o la disposizione di provvedimenti professionali. Per il 

ricorrente, da parte dell’ufficio AI non sarebbe stata sufficientemente chiarita 

la questione dell’attività ancora medicalmente esigibile. Gli esempi di lavori 

ancora eseguibili sarebbero troppo limitati e nella valutazione del reddito 

ancora conseguibile non sarebbe stata operata la deduzione massima del 

25%, come invece la situazione del caso in oggetto giustificherebbe. Per 

l’istante, sulla base delle valutazioni operate nel Cantone Ticino e 

considerando non più esigibile l’esplicazione di un’attività in modo completo, 

il reddito da lui conseguibile attualmente andrebbe quantificato a fr. 21'975.--

. Operando il paragone tra questo reddito e quello conseguibile senza danno 

alla salute, risulterebbe un grado d’invalidità di almeno il 60%. Infine, l’istante 

chiede di essere posto al beneficio di provvedimenti professionali propri a 

reinserirlo in un’attività leggera e confacente al suo stato di salute. 

4. Il 2 dicembre 2004, dopo aver ritenuto che il ricorrente non adducesse nuove 

argomentazioni di rilievo, l’ufficio AI rinunciava ad una presa di pozione, 

rinviando semplicemente alle allegazioni già esposte nella decisione su 

opposizione impugnata.  

Considerando in diritto:

1. Il 1. gennaio 2003 è entrata in vigore la legge federale del 6 ottobre 2000 sulla 

parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), la quale contiene 

diverse disposizioni applicabili anche nell’ambito della legge federale su 

l’assicurazione per l’invalidità (LAI). Essendo stata la decisione impugnata 

emanata dopo l’entrata in vigore della LPGA (DTF 127 V 467 cons. 1, 121 V 

366 cons. 1b), le nuove disposizioni si applicano al caso in parola nella misura 

in cui l’art. 82 cpv. 1 LPGA - stando al quale le nuove disposizioni non si 

applicano alle prestazioni correnti e alle esigenze fissate prima della sua 

entrata in vigore - non disponga altrimenti. Per l’esame relativo all’eventuale 

insorgenza di un diritto a una redita d’invalidità già prima dell’entrata in vigore 

della LPGA occorre riferirsi ai principi generali sviluppati in materia di diritto 

intertemporale che dichiarano applicabile l’ordinamento in vigore al momento 

della realizzazione dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di 

conseguenza, per il periodo fino al 31 dicembre 2002, l’esame del diritto alla 

rendita avviene sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire dal 

1. gennaio 2003 esso avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 cons. 

1). Per quanto riguarda i criteri che regolano la fissazione del grado 

d’invalidità, le nuove disposizioni della LPGA non apportano comunque 

cambiamenti sostanziali rispetto alle previgenti disposizioni in vigore fino alla 

fine del 2002 (DTF 129 V 4 cons. 1.2 e riferimenti e sentenza del Tribunale 

federale delle assicurazioni {TFA} del 28 giugno 2004, procedimento no. I 

590/03), poiché le definizioni legali contenute agli art. 3-13 LPGA 

rappresentano di regola la versione codificata della giurisprudenza 

pronunciata in ultima istanza prima dell’entrata in vigore della nuova legge 

(DAS 2005, AI no. 4). 

2. Materialmente, la controversia verte principalmente sul grado d’invalidità del 

ricorrente. E’ considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale 

presumibilmente permanente o di lunga durata (art. 8 cpv. 1 LPGA e vedi 

anche art. 4 LAI). E’ considerata incapacità al guadagno la perdita, totale o 

parziale, provocata da un danno alla salute fisica o psichica e che perdura 

dopo aver sottoposto l’assicurato alle cure e alle misure d’integrazione 

esigibili, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che 

entra in considerazione (art. 7 LPGA). Giusta quanto previsto agli art. 16 

LPGA e 28 cpv. 2 LAI, per valutare il grado d’invalidità, il reddito che 

l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività 

ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione 

di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del 

mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto 

ottenere se non fosse diventato invalido (cfr. anche DTF 128 V 30 cons. 1). 

L'invalidità è allora definita come la limitazione, addebitabile ad un danno alla 

salute assicurato, della capacità di guadagno media sul mercato equilibrato 

del lavoro (DTF 127 V 298 cons. 4c) entrante in linea di conto per l'assicurato. 

L'invalidità è un concetto di carattere economico-giuridico e non medico (DTF 

110 V 275 cons. 4a, 109 V 32 cons. 2a, 105 V 207 e 102 V 166). E' vero che 

sul danno alla salute è competente a pronunciarsi il medico (DTF 114 V 314 

cons. 3c e 105 V 158 cons. 1). A questi spetta descrivere la menomazione 

fisica o psichica di cui l'assicurato è portatore e specificare quali impedimenti 

funzionali ne derivano. E' poi compito dell'amministrazione stabilire e valutare 

quali siano, alla luce dei dati medici raccolti, le reali possibilità di lavoro di cui 

l'assicurato dispone e poter così stabilire quale potrebbe ancora essere il 

reddito conseguibile da invalido (DTF 125 V 261 cons. 4).

3. a) L’istante presenta una sindrome lombovertebrale cronica su leggera scogliosi, 

abbassamento del bacino di circa un centimetro, stato dopo morbo di 

Scheuermann lombare e iniziali discopatie. Sulla questione della residua 

capacità lucrativa, i pareri espressi dai medici che hanno visitato l’assicurato 

sono essenzialmente gli stessi. Il ricorrente non è più considerato abile nella 

precedente attività di manovale. Invece nell’esercizio di un’attività confacente 

al suo stato di salute, intesa come un’attività di carattere medio-leggero e dove 

sarebbe possibile per il paziente di alternare la posizione seduta con la 

stazione eretta, il curante, dott. med. …, non intravedeva limitazioni di sorta 

(reperti del 16 aprile 2002 e del 20 gennaio 1998). Queste conclusioni 

venivano confermate anche dal servizio medico regionale dell’ufficio 

dell’assicurazione invalidità il 6 maggio 2002. Per la dott. med. … il paziente 

era stato giustamente dichiarato non più abile nella precedente attività di 

manovale, mentre in un’attività medio-leggera, con possibilità di alternare la 

posizione seduta con quella in piedi, sussisteva una capacità lavorativa 

completa con rendimento completo purché l’interessato evitasse di alzare 

ripetutamente dei pesi e di lavorare in modo continuo con il tronco piegato in 

avanti. Per i medici della clinica rieducativa di Novaggio, l’assicurato era 

considerato in grado di svolgere una professione fisicamente più leggera al 

50-100%, senza dover sollevare e portare pesi. Anche la perizia eseguita dal 

dott. med. …, che visitava il paziente il 6 dicembre 2002, confermava queste 

conclusioni. Il paziente era infatti ritenuto abile completamente in attività 

medio-leggere, che non richiedessero di sollevare ripetutamente pesi 

superiori ai 10/15 kg, dei ripetuti movimenti di flessione ed estensione del 

tronco o lavori prolungati in posizione inergonomica (relazione del 9 dicembre 

2002). Chiamato a determinarsi sulla possibilità per il paziente di svolgere 

concretamente il lavoro proprio ad un autista di funicolare o ad un custode 

fattorino, il curante confermava che dal punto di vista medico non vi fossero 

controindicazioni né in termini di rendimento né per l’orario di lavoro richiesto 

(vedi nota del 23 febbraio 2003). Dal punto di vista medico è pertanto appurata 

l’esistenza di una capacità lucrativa completa in un’attività confacente. 

Ulteriori delucidazioni al riguardo non si rivelano pertanto necessarie. Le 

diverse pretese addotte dal ricorrente non trovano il necessario riscontro negli 

atti e non sono documentate da alcuna valutazione medica propria a 

sconfessare o comunque a mettere in dubbio l’attendibilità delle conclusioni 

mediche in termini di esigibilità. Ne discende che l’assicurato deve essere 

medicalmente considerato in grado di eseguire un lavoro confacente in misura 

completa. 

b) In principio, conformemente alla giurisprudenza del TFA, per la 

determinazione del reddito conseguibile da invalido - nei casi in cui un 

assicurato non ha ripreso l’attività dopo l’insorgenza del danno alla salute - 

vanno prese a confronto le tabelle RSS (riscossione struttura salariale), 

emanate dell’ufficio federale di statistica (DAS AI 1999 ni. 6 e 11 e 1998 ni. 8 

e 15; DTF 124 V 323 cons. 3b bb e per i Grigioni sentenze non pubblicate del 

21 febbraio 2003, procedimento no. I 750/02, 13 marzo 2003, procedimento 

no. I 103/02 e del 30 gennaio 2004, procedimento no. I 325/02). In questo 

modo viene garantito un uguale trattamento di tutti gli interessati. Un paragone 

in base ai dati risultanti dalla documentazione sui posti di lavoro (DPL) è 

possibile solo quanto sono soddisfatti i presupposti per procedere in tal senso. 

Secondo la prassi del TFA (DTF 129 V 472 e sentenze del 18 dicembre 2003, 

procedimento no. I 507/01 nonché del 1. ottobre 2003, procedimento no. I 

479/00), i rilievi salariali DPL sono conformi al diritto federale e possono 

pertanto essere impiegati nel paragone per la determinazione del grado 

d’invalidità se sono almeno cinque e se contengono indicazioni quanto al 

minimo, al massimo ed alla media salariale della categoria. Concretamente 

poi, l’attività descritta nella documentazione deve essere medicalmente 

esigibile. In base alle considerazioni suesposte, i dati e le investigazioni 

condotte dall’assicuratore sono insufficienti per stabilire quale possa essere 

considerato il salario conseguibile da invalido in base alle due DAP 

presentate. L’esempio proposto dal ricorrente e riguardante il vicino Cantone 

Ticino non può parimenti entrare in considerazione nella valutazione del 

reddito conseguibile dopo il danno alla salute. In primo luogo, gli impedimenti 

non sono gli stessi, trattandosi di un assicurato dal quale non erano esigibili 

degli spostamenti prolungati o su terreni irregolari e per il quale sussisteva 

una residua capacità lucrativa solo del 50%. Nella determinazione del salario 

ancora attualmente conseguibile è poi per questo Giudice escluso il ricorso ai 

dati dall’ufficio manodopera estera a Bellinzona, giacché contrari alla precitata 

giurisprudenza del TFA.  

c) Giacché l’assicurato era inabile al lavoro a partire dagli inizi di dicembre del 

2001, l’eventuale diritto a rendita avrebbe potuto sorgere al più presto un anno 

più tardi. Il paragone dei redditi avrebbe conseguentemente dovuto avvenire 

sulla base degli ipotetici salari conseguibili nel 2002. In realtà, l’ufficio 

convenuto ha ritenuto per il paragone dei dati relativi al 2000. Tale procedere, 

anche se non corretto, non merita comunque nell’evenienza di essere 

sanzionato, poiché sia nell’uno che nell’altro caso, un diritto alla rendita 

d’invalidità è chiaramente escluso. Secondo la tabella TA 1 dei rilevamenti 

salariali del 2002, nel frattempo pubblicata, il reddito mensile medio 

conseguibile da un lavoratore di sesso maschile in attività semplici e ripetitive 

del settore privato era nel 2002 di fr. 4'557.-- (nel 2000: fr. 4'437.--), 

rispettivamente di fr. 54'684.-- all’anno (2000: fr. 53'244.--), importo riferito a 

40 ore settimanali compresa la tredicesima mensilità (cfr. DTF 124 V 323 

cons. 3b bb e riferimenti e per i Grigioni sentenze non pubblicate del 17 marzo 

2000 in re H.M. c. Ufficio AI e 19 marzo 1999 in re M.B. c. S.). Tenendo in 

considerazione la media delle ore di lavoro settimanali del settore di 41.7 (Die 

Volkswirtschaft 9/2004, pag. 86), il reddito annuo per il 2002 va corretto a fr. 

57’008.-- (2000: fr. 55'639.--). L’istituto ha poi considerato un grado 

d’impedimento del 10%. Dopo tale deduzione il salario teoricamente ancora 

conseguibile da invalido era di fr. 51’307.-- (2000: fr. 50'075.--). 

d) L’istante contesta l’entità della riduzione del 10% operata, chiedendo 

l’applicazione della riduzione massima del 25%. Se e in quale misura i salari 

fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende, secondo la 

giurisprudenza del TFA, dall’insieme delle circostanze personali e 

professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, 

età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado 

d’occupazione) ritenuto che una deduzione massima del 25% del salario 

statistico permette di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire 

sul reddito del lavoro e che il giudice, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione 

globale, la quale procede da una stima che l’amministrazione deve 

succintamente motivare, non può senza valido motivo sostituire il proprio 

apprezzamento a quello degli organi dell’assicurazione (DTF 126 V 80 cons. 

5b/cc e 6). Mentre inizialmente si tendeva ad applicare una riduzione standard 

del 25%, la giurisprudenza più recente ha più volte confermato la necessità di 

operare tali riduzioni, per quanto giustificate dalle concrete circostanze del 

caso specifico (cfr. DAS AI 1998 no. 15 riduzione del 13%, 1999 no. 11 

riduzione del 15% e sentenza non pubblicata del 19 marzo 1999 in re M.B. c. 

S. riduzione del 10%). Essendo dall’assicurato esigibile l’esplicazione di 

un’attività confacente in misura completa, la riduzione operata dall’istituto è 

considerata tenere conto della situazione personale dell’assicurato. Infatti, per 

il TFA la riduzione percentuale del salario statistico (in casu 10%) permette di 

tener conto degli scapiti finanziari risultanti dall’esplicazione di un’attività non 

in ragione del 100%. Nell’evenienza però l’assicurato non è reputato limitato 

in un’attività confacente al suo stato della schiena. Inoltre, l’assicurato in 

oggetto è ancora giovane ed è in possesso della cittadinanza svizzera, fattori 

che dovrebbero oggettivamente influire positivamente sulla ricerca di un 

impiego. In queste condizioni, la pretesa deduzione massima del 25% è 

infondata, giacché il fatto di parlare la lingua italiana, ma di non poterla 

scrivere non dovrebbe ostacolare l’istante nella ricerca dei tipi di lavoro qui in 

discussione. L’assunzione per dei lavori semplici e ripetitivi che non 

richiedono alcuna qualifica professionale non è, infatti, generalmente 

influenzata negativamente dal fattore linguistico. Questo fattore è poi stato 

comunque tenuto debitamente in considerazione nella riduzione operata. 

4. Mentre in un primo tempo il salario conseguibile senza danno alla salute nel 

2000 e pari a fr. 45'045.-- non era stato contestato, in sede di ricorso, 

l’assicurato parte da un reddito conseguibile senza invalidità nel 2003 di fr. 

55'500.--. Giusta i dati fornitigli dal precedente datore di lavoro in data 24 

febbraio 2004, l’assicurato avrebbe nel 1999 realizzato un reddito soggetto a 

prestazioni AVS di fr. 51'432.--. Calcolando un rincaro annuo di fr. 1'020.-- 

(fr.85.-- x 12 come proposto dal ricorrente), per il 2003 il reddito 

ammonterebbe a fr. 55'500.--. La certificazione fornita dal datore di lavoro nel 

2004 non corrisponde però all’estratto dell’istituto delle assicurazioni sociali, 

che per il 1999 indica un reddito di soli fr. 48'607.--. Per l’anno successivo il 

datore di lavoro certificava un reddito di fr. 46'456.-- che si riduceva nel 2001 

a fr. 36'517.--, verosimilmente a causa delle assenze per malattia 

(certificazione del 28 marzo 2002). Per questo motivo, l’ufficio convenuto 

aveva considerato determinante la media dei salari percepiti tra il 1997 e il 

1999 e indicizzato l’importo dell’1.3%, ottenendo così un reddito annuo di fr. 

45'045.--. Fermo restando che determinante di fini del giudizio non è 

esattamente quanto l’assicurato abbia guadagnato prima del danno alla 

salute, ma quanto avrebbe potuto oggettivamente guadagnare ancora nel 

2002 in qualità di manovale, anche prendendo a fondamento del calcolo il 

salario indicato dal ricorrente il risultato del caso concreto non cambia. 

Paragonando il reddito che propone il ricorrente per il 2002 e pari a fr. 54'480.-

- (fr. 55'500.-- deduzione fatta del rincaro annuo di fr. 1020.--) con il reddito 

ancora conseguibile da invalido di fr. 51’307.--, ne risulta un grado d’invalidità 

del 5.8%. Eseguendo lo stesso calcolo per l’anno 2000 e partendo da un 

reddito annuo di 52'452.- (fr. 51'432.-- giusta quanto certificato dal datore di 

lavoro il 24 febbraio 2004 e i fr. 1’020.- di rincaro annuo) e da un reddito 

conseguibile senza danno alla salute di 50'075.--, il grado d’invalidità così 

accertato non è che del 4.5%. Prendendo invece a fondamento il reddito 

proposto dall’istanza inferiore e che era per il 2000 di fr. 45'045.--, l’assicurato 

non subirebbe scapiti finanziari di alcuna sorta anche dopo l’insorgenza del 

danno alla salute (cfr. sulla questione riguardante il possibile reddito 

conseguibile in attività confacenti e superiore a quanto realizzato prima del 

danno alla salute le decisioni del TFA dell’11 febbraio 2003, procedimento no. 

I 315/00, e del 18 dicembre 2003, procedimento no. I 507/01, nonché DAS 

2003, AI, no. 1). Considerato che il diritto ad una rendita d’invalidità 

presuppone un grado d’invalidità di almeno il 40% (art. 28 cpv. 1 LAI rimasto 

immutato anche dopo la IVa revisione della LAI per quanto riguarda il grado 

d’invalidità minimo per il riconoscimento di un diritto alla rendita), il rifiuto della 

rendita merita nel caso concreto piena conferma. 

5. Nel proprio ricorso, l’assicurato chiede di poter essere posto al beneficio di 

una riformazione professionale. Come è stato giustamente esposto 

nell’ambito della decisione su opposizione, un diritto a prestazioni giusta 

quanto previsto all’art. 17 LAI non sussiste qualora le prospettive professionali 

dell’assicurato a medio e lungo termine siano garantite praticamente come in 

precedenza (DTF 124 V 110 cons. 2b e 3b, c e DAS 2003 AI, no. 11). Il criterio 

dell’approssimativa equivalenza delle attività è stato dalla giurisprudenza non 

più ammesso se la diminuzione della capacità di guadagno è del 20% e oltre 

(DTF 124 V 111 cons. 3 e sentenza non pubblicata del TFA del 7 luglio 2003, 

procedimento no. I 627/02). Per quanto è stato esposto nel considerando che 

precede, in un’attività di tipo medio-leggero e per la quale non vengono 

richieste qualifiche professionali particolari l’assicurato è in grado di 

conseguire un reddito praticamente uguale a quello che percepiva in 

precedenza (basti ricordare che il grado d’invalidità del 5.8% e del 4.5% risulta 

solo grazie alla presa in considerazione di un reddito ancora conseguibile 

senza invalidità nei termini proposti dal ricorrente). In tale situazione non vi 

sono i presupposti per il riconoscimento di una riformazione professionale, 

indipendentemente dalla questione di sapere se l’assicurato sia 

effettivamente interessato alla misura o meno. Per il resto, l’istante non 

pretende neppure di necessitare di un orientamento professionale. A questo 

provvedimento non avrebbe comunque diritto, giacché tale misura 

presuppone che la difficoltà nella ricerca di un posto di lavoro sia causata dal 

suo stato di salute (sentenza non pubblicata del TFA del 7 luglio 2003, 

procedimento no. I 627/02). Nell’evenienza, essendo esigibile un’ampia 

gamma di attività di carattere medio-leggero e con la possibilità di alternare la 

posizione seduta con quella eretta, non sono ravvisabili quali difficoltà il 

richiedente potrebbe avere nella ricerca di un’occupazione. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita. 

Con sentenza del 26 febbraio 2007 l’interposto ricorso di diritto amministrativo al 

Tribunale federale è stato parzialmente accolto e la causa è stata rinviata 

all’amministrazione per nuova decisione (I 173/05)