# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4467c270-9f87-5b74-89e7-0c410ca71f80
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-08-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 31.08.2018 72.2018.83
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2018-83_2018-08-31.html

## Full Text

Incarto
  n.

  72.2018.83

  	
  Lugano,

  31 agosto 2018/sg

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

  
					

 

 

	
  composta da:

  	
  giudice Mauro
  Ermani, Presidente

  
	
   

  	
  GI 1, giudice
  a latere 

  GI 2, giudice
  a latere 

  
	
   

  	
  Veronica
  Lipari, vicecancelliera

  

 

sedente nell’aula penale di questo Palazzo
di giustizia, per giudicare

 

 

	
  nella causa penale

  	
  Ministero pubblico

  

 

 

	
   

  	
  e in qualità di accusatori privati:

  
	
   

  	
   

  ACPR 1

  Patrocinata dall’avv. RAAP 1 

   

  ACPR 2 

  

 

 

	
  contro

  	
  IM 1

  rappresentato dall’avv. DUF 1 

  

 

	
   

  	
  in carcerazione preventiva dal 28
  settembre 2017 al 10 gennaio 2018 (105 giorni);

  
	
   

  	
  in anticipata esecuzione della
  pena dall’11 gennaio 2018

  

 

 

 

 

imputato, a
norma dell’atto d’accusa nr. 65/2018 del 13.4.2018 emanato dal Procuratore
pubblico PP 1, di

 

 

                                   1.   omicidio
intenzionale (tentato)

per avere, nel corso della notte tra il 25 e il 26
settembre 2017, a __________, in via __________, presso l’abitazione in cui
viveva, nel corso di uno dei tanti litigi con la compagna, durato diverse ore,
in parte in stato psico-fisico alterato dal consumo di medicamenti (Ritalin e
Xanax) e stupefacenti (cocaina ed eroina), in parte determinato
dall’atteggiamento della donna, particolarmente insistente e anche lei in
condizioni psico-fisiche alterate dal consumo di medicamenti (Zolpiderm/Stilnox
e Xanax) e stupefacenti (cocaina ed eroina),

afferrandola per il collo in 3 occasioni distinte,
impedendole di gridare e di respirare nonostante lei tentasse di graffiarlo con
le unghie, e l’ultima volta, dopo averle fatto ingoiare un bicchiere di nocino,
all’interno del quale aveva fatto sciogliere 2 pastiglie di Zolpiderm/Stilnox,
stringendola al collo con entrambe le mani in maniera tale da alzarla di peso
per il collo facendola sedere sul ripiano della cucina, per poi farle perdere i
sensi e causarle una “dislocazione mesiale del corno superiore della
cartilagine tiroidea a sinistra”, e meglio come indicato nel certificato
medico 26.09.2017 della dr.ssa __________ del Pronto soccorso dell’Ospedale __________
e pure attestato dal parere medico legale della dr.ssa __________ di data
29.09.2017 e complemento 23.01.2018, 

tentato di uccidere la compagna ACPR 1;

ritenuto che quando quest’ultima era a terra
esanime, l’imputato le ha dato dei colpi sul corpo con i piedi per verificare
se fosse realmente svenuta e priva di sensi; 

 

subordinatamente 

lesioni gravi (tentate)

 

per avere, nel corso della notte tra il 25 e il 26
settembre 2017, a __________, in via __________, presso l’abitazione in cui
viveva, nel corso di uno dei tanti litigi con la compagna, durato diverse ore,
in parte in stato psico-fisico alterato dal consumo di medicamenti (Ritalin e
Xanax) e stupefacenti (cocaina ed eroina), in parte determinato
dall’atteggiamento della donna, particolarmente insistente e anche lei in
condizioni psico-fisiche alterate dal consumo di medicamenti (Zolpiderm/Stilnox
e Xanax) e stupefacenti (cocaina ed eroina),

afferrandola per il collo in 3 occasioni distinte,
impedendole di gridare e di respirare, nonostante lei tentasse di graffiarlo
con le unghie, e l’ultima volta, dopo averle fatto ingoiare un bicchiere di
nocino, all’interno del quale aveva fatto sciogliere almeno 1 pastiglia di
Stilnox, stringendola al collo con entrambe le mani in maniera tale da alzarla
di peso per il collo facendola sedere sul ripiano della cucina, per poi farle
perdere i sensi e causarle una “dislocazione mesiale del corno superiore
della cartilagine tiroidea a sinistra”, e meglio come indicato nel
certificato medico 26.09.2017 della dr.ssa __________ del Pronto soccorso
dell’Ospedale __________ e pure attestato dal parere medico legale della dr.ssa
__________ di data 29.09.2017 e complemento 23.01.2018, 

tentato di ferire intenzionalmente ACPR 1 mettendone
in pericolo la vita, rispettivamente tentando di cagionarle un grave danno al
di lei corpo e alla di lei salute;

 

Reato previsto: dall’art. 111 CP, in relazione all’art. 22
cpv. 1 CP, sub. art. 122, 1.o e 3.opar. CP;

 

 

                                   2.   lesioni
gravi (tentate)

per avere, ad inizio mese di agosto 2017, a __________,
presso la propria abitazione, colpendo ACPR 1 dapprima sulla testa con un
manico/stanga di scopa in alluminio e pure sull’occhio sinistro, con un pugno o
con l’estremità della scopa, ferito la compagna tentando di metterle in
pericolo la vita, rispettivamente tentando di cagionarle un grave danno al di
lei corpo e alla di lei salute, 

e causandole di fatto, come da certificato medico
del dott. __________ 07.08.2017, un “trauma cranico, contusione ed ematoma
frontale, vasto ematoma occhio sinistro, trauma, oculare, ematoma e trauma
contusivo coscia sinistra”

 

Reato previsto: dall’art. 122, 1.o e 3.o paragrafo CP;

 

 

                                   3.   lesioni
semplici qualificate (ripetute)

per avere, 

 

                               3.1.   nelle circostanze
di cui al punto 1), nel corso del litigio avuto con la compagna e convivente,
colpendo ACPR 1 a mani nude sul corpo, con schiaffi, pugni e calci, cagionato
delle “escoriazioni a livello del collo…ematomi ed escoriazioni multiple a
livello dell’arto superiore e della spalla di sinistra…a livello dell’arto
superiore sx, ematoma a livello del terzo distale del braccio”, come
risulta dal certificato medico 26.09.2017 della dr.ssa __________ del Pronto
soccorso dell’ospedale __________;

 

                               3.2.   nelle circostanze
di cui al punto 2), colpendola con il manico di una scopa in alluminio sulla
coscia sinistra, cagionato a ACPR 1, la sua compagna e convivente, un “ematoma
e trauma contusivo coscia sinistra”, come attestato dal certificato medico
del dr. __________ del 07.08.2017;

 

                               3.3.   in data
11.11.2016 a __________, nei pressi del chiosco di cui al punto 6), nel corso
di un alterco verbale e fisico con __________, lanciandogli in due occasioni
una pietra nel mentre scappava, tentato di cagionare un danno al corpo e alla
salute di quest’ultimo a mano di un oggetto pericoloso;

 

Reato previsto: dall’art. 123 cifra 2 cpv. 1
e 5 CP  

Richiamato l’art. 55a CP;

 

 

                                   4.   minaccia
(ripetuta)

per avere, nel periodo agosto 2017 - 26.09.2017, a __________,
presso la propria abitazione, in più occasioni, non meglio precisate, nel corso
di litigi verbali e fisici, usando grave minaccia, in specie esternandole
espressioni quali “ti ammazzo” e “se avesse voluto lasciarlo
l’avrebbe fatto “in quattro assi”, intendendo la bara da morto, nonché
paventandole la morte qualora avesse denunciato __________ per asseriti non
meglio precisati furti nelle cantine di abitazioni del __________,

incusso spavento e timore alla compagna e convivente
ACPR 1;

 

Reato previsto: dall’art. 180 cpv. 2, let. b
CP  

Richiamato l’art. 55a CP;

 

 

                                   5.   vie di
fatto reiterate (a danno del proprio partner durante l'unione domestica) 

per avere, nel periodo 2015 - 26.09.2017, a __________,
presso la propria abitazione, in più occasioni, nel corso di litigi verbali e
fisici, dandole “schiaffi a mano aperta”, calci, spintonandola,
prendendola per il collo, senza stringere, scrollandola, dandole due pugni
sulla fronte, all’altezza dell’attaccatura dei capelli, e pure dei calci, in 2
occasioni, al fianco, mentre era sdraiata sul letto, facendola cadere, 

commesso ripetutamente vie di fatto nei confronti
della convivente ACPR 1; 

 

Reato previsto:
dall’art. 126 cpv. 2 lett. c CP

Richiamato l’art. 55a CP;

 

 

                                   6.   danneggiamento

per avere, nelle circostanze di cui al punto 3.3, nel
corso di un litigio verbale e fisico con __________ che si trovava all’interno
del locale-negozio, deteriorato e distrutto merce varia (tra cui diverse
bottiglie di vino), un cellulare Samsung S4 e una giacca, di proprietà di ACPR
2, per un valore totale di danno denunciato di CHF 1'365.00;

(l’ACP pretende ulteriori CHF 400.00 a titolo di
risarcimento per il costo della pulizia e della perdita guadagno); 

 

Reato previsto:
dall’art. 144 cpv. 1 CP;

 

 

                                   7.   infrazione
alla LF sugli stupefacenti (ripetuta)

per avere, senza autorizzazione, a __________ e in
altre località del Cantone, 

 

procurato, nel 2013, a __________,
a __________, una pastiglia di Xanax, come pure, nel periodo 2016-26.09.2017,
alla compagna ACPR 1, per circa un anno, un imprecisato quantitativo di Xanax e
Zolpiderm (in pratica la metà della dose di medicamenti prescrittagli dal
medico), nonché

 

fatto preparativi, nel
mese di aprile 2017, tramite messaggi intrattenuti via telefono, per
esportare e spedire in Africa, all’amico __________, un imprecisato
quantitativo di semi di canapa, come pure il 24.09.2017, a __________, con __________,
per acquistarle Ritalin da rivendere e con il guadagno potersi comprare
Focalin;

 

Reato previsto: dall’art. 19 cpv. 1 let. c e
g (in relazione alla let. b e d) LStup;

 

 

                                   8.   infrazione
alla LF sulle armi e sulle munizioni 

per avere, senza diritto, posseduto in data
26.09.2017, presso il proprio domicilio di __________, un Taser 618Type di
colore nero; dispositivo considerato arma proibita ai sensi della legislazione
federale;

 

Reato previsto:
dall’art. 33 cpv. 1 let. a LARM

Richiamato l’art. 4 cpv. 1 let. e LARM;

 

 

                                   9.   contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti

per avere, senza autorizzazione, a __________ ed in
altre località del Cantone, nel periodo 2015 - 28.09.2017, consumato un
imprecisato quantitativo di stupefacenti, ma circa 700 gr di eroina, 360 gr. di
cocaina, un imprecisato quantitativo di metadone, Ritalin, Focalin e Valium;
nonché detenuto, il 26.09.2017, presso la propria abitazione, per il proprio
consumo e quello della compagna, 0.9 grammi di eroina e parte del quantitativo
(imprecisato) di 22.41 grammi lordi di semi di canapa;

 

Reato previsto:
dall’art. 19a cifra 1 LStup

 

 

Presenti:                   -   il Procuratore pubblico PP 1
in rappresentanza del Ministero Pubblico; 

                                     -   l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;

                                     -   l’avv. RAAP 1,
patrocinatore di fiducia dell’accusatore privato ACPR 1. 

 

 

Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:00 alle ore
17:30.

 

 

Sentiti:                       §   il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il
quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

Descrive la vita dell’imputato e della vittima, resa difficile dal
forte consumo di stupefacenti e dal loro rapporto litigioso, tanto da arrivare
spesso alle mani. I fatti che ci occupano hanno origine da una delle tante liti
tra i due, a causa della gelosia provata dalla donna nei confronti di una ex
compagna dell’imputato, con la quale quest’ultimo aveva riallacciato i
contatti. Ripercorre il passato dell’imputato, un’infanzia difficile a causa
dell’assenza di affetto da parte dei genitori e di crisi di nervi di cui ha
sofferto già dall’età di 7 anni, per poi cadere nel consumo di stupefacenti a
partire dai 12 anni. Ciononostante, egli è riuscito comunque ad ottenere delle
buone conoscenze nell’ambito __________, ove lavoravano anche i suoi genitori.
Il suo stato psicopatologico è poi peggiorato una volta perso il lavoro, nel
2015, sfociando anche in alcuni episodi di violenza. Gli ultimi anni della sua
vita li avrebbe dedicati interamente alla compagna ACPR 1, fino a che, nel
2017, è ricomparsa la ex, __________. I fatti del rinvio a giudizio sono
contestati. Ripercorre l’avvio dell’inchiesta, originata dalla segnalazione
dell’Ospedale __________ e dalle dichiarazioni ivi rese dalla vittima, la quale
riportava di essere stata strangolata dal compagno, il che le causò forti
dolori, tanto da rendersi necessaria una TAC. Dall’esame sono emerse lesioni
compatibili con uno strangolamento, da qui l’accusa principale di tentato omicidio.
Le indagini si sono svolte in maniera difficoltosa, essendo che l’ipotesi di
reato è sorta solo il giorno seguente ai fatti, come pure a causa degli
importanti disagi di cui soffrono i protagonisti di questa vicenda, incapaci
spesso di sostenere un verbale d’interrogatorio in modo continuato. Le
dichiarazioni rese dalla vittima hanno comunque trovato diversi riscontri
(medici e dei testimoni) e sono dunque, a mente della PP, dimostrate e
attendibili. Così sono andate le cose: quella sera, nel corso di una lite
durata diverse ore, l’imputato, esasperato, ha afferrato al collo la vittima in
tre distinte riprese, stringendo ogni volta di più, tanto da farle perdere i
sensi e causarle la rottura di un ossicino all’altezza della trachea, lesione
indicativa dalla dottrina medica di evidente strangolamento. Proprio per la
durata di questi fatti, e perché tra uno strangolamento e l’altro vi sono stati
dei momenti di pausa, l’accusa ha qualificato di lesioni semplici le altre
lesioni causate dal IM 1 tramite calci, pugni e schiaffi, così come attestate
dal certificato medico in atti. Interrogata la vittima, ha affermato non essere
stata la prima volta che l’imputato la picchiava, con il che nell’AA figura
pure l’ipotesi per vie di fatto tra conviventi (calci, spintoni, schiaffi,
pugni e anche prese al collo, ma senza stringere). Tra i diversi episodi
passati, vi è quello più grave a seguito del quale la ACPR 1 fu visitata dal
proprio medico di fiducia e di queste lesioni vi sono le foto agli atti. Quella
volta, l’imputato, sempre reagendo ad una scenata di gelosia della compagna,
l’ha colpita dapprima sulla testa, poi sull’occhio e poi sulla gamba, con un
manico di scopa e con un pugno. La lesione al volto della donna è da
qualificarsi quale tentata lesione grave, in quanto ella avrebbe potuto perdere
l’occhio. Invece il colpo alla gamba, configura il reato di lesione semplice
con oggetto pericoloso. Questi fatti, avvenuti ad agosto 2017, sono ammessi. IM
1 ha dichiarato di aver perso il controllo contro la compagna a seguito delle
continue accuse da parte sua di una presunta relazione che egli avrebbe avuto
con la __________. A mente della PP, IM 1 ammette questi fatti poiché in quel
caso vi erano dei testimoni, con il che egli non può fare altrimenti. La
Polizia che intervenne quel giorno, su indicazione degli operatori del 144,
ritrovò pure un Taser a casa dell’imputato, da qui l’infrazione alla LARM,
anch’essa ammessa. Nei confronti di IM 1 vi era inoltre già pendente un
procedimento penale per titolo di danneggiamento (pt. 6 AA) e di tentate
lesioni semplici con oggetto pericoloso. L’imputato aveva litigato con un
conoscente di ACPR 1 all’interno di un esercizio pubblico, causando dei danni e
lanciando contro l’uomo dei sassi. Da qui le due imputazioni, ammesse solo in
parte. La PP sottolinea come anche questi fatti discendono dallo stesso
rapporto malato tra l’imputato e la vittima. Egli ha causato danni a diversi
oggetti e lanciato dei sassi verso l’individuo con cui ha litigato.
L’imputazione di contravvenzione alla LStup è pacifica e non contestata così
come l’imputazione di infrazione LStup di cui al pt. 7 AA. Descrive il
comportamento processuale di IM 1, le sue dichiarazioni per il tentato omicidio
non sono state lineari, né coerenti, né credibili. Nel suo primo verbale
d’arresto dinanzi alla Polizia, pag. 4, egli ha dichiarato di non aver usato
violenza e che ACPR 1 si era colpita da sola con schiaffi, usando l’asciugacapelli,
dando una testata al muro ed autolesionandosi le braccia. Solo quando la
Polizia gli ha fatto prendere atto della lesione indicativa di strangolamento,
egli ha riferito che era stata la donna a prendersi autonomamente per il collo,
stringendoselo con forza. Nel seguente verbale (AI 10), egli non ha negato di
averla presa per il collo, affermando però di non ricordarselo. In seguito ha
descritto ancora come ella si sarebbe autostrangolata, tanto da farlo
preoccupare e spingerlo ad intervenire bloccandola per liberarla, mentre la
donna teneva pure in mano un coltello. Confrontato con le dichiarazioni del
teste __________, la sua versione ha ulteriormente vacillato, spingendolo a
dichiarare ancora una volta di non ricordare di averla presa al braccio o al
collo. Nel verbale di confronto, ha addirittura negato di aver tentato di
toglierle le mani dalla gola. Oggi in aula è ritornato a non ricordare alcuni
dettagli precedentemente dichiarati, anche se genericamente ha affermato di
ricordare tutto molto bene. A mente della PP, IM 1 sa bene cosa ha fatto quella
sera, egli era lucido al punto da riuscire a sostenere un verbale in Polizia
(per il ritrovamento del taser) senza nessuna difficoltà. Probabilmente, per la
sua personalità e per la paura di ammettere le proprie responsabilità, egli
fatica ad ammettere le sue colpe, così come fatica ad ammettere di essere
malato. Egli è stato poco sincero in merito ai contatti con __________, fino a
negare di aver avuto contatti con la donna nei giorni salienti, e ciò è
contrario a quanto risulta dalle indagini. Ripercorre i messaggi scambiati tra
i due tra il 25 ed il 26 settembre 2017, giorno dell’arresto della compagna ACPR
1. La PP afferma di aver lungamente cercato di capire il sentimento che lega
l’imputato a ACPR 1 e a __________, senza riuscirci; ammette comunque la
possibilità che egli potesse provare ancora dei sentimenti per __________. 

I dubbi sulla relazione tra l’imputato e la __________ provengono
dalle reazioni violente che l’imputato aveva quando ACPR 1 lo incolpava a tal
proposito, come pure da alcuni sms tra i due, dove ogni tanto veniva spedito
qualche cuoricino. L’imputato, dopo i fatti di agosto per i quali ha ammesso di
aver avuto un “raptus”, si era recato subito dalla __________. Stessa cosa ha
fatto a settembre, dopo che la sua compagna fu portata via dalla Polizia. La PP
si chiede il perché. Sta di fatto che vi è un dato oggettivo innegabile, ovvero
la rottura dell’osso ioide dell’accusatrice privata, generata da
strangolamento. Vi sono poi diverse escoriazioni a livello del collo, il tutto
compatibile con un afferramento manuale dello stesso da parte di terzi. Non è
stato possibile stabilire un concreto rischio per la vita, ciò non toglie che
la forza esercitata da IM 1 è stata sufficiente a determinare una compressione
delle vie aeree, per una durata di tempo imprecisata. Gli atti confortano
sempre e comunque la versione della vittima, anche con riferimento alle lesioni
riportate dal IM 1. L’imputato ha affermato più volte che la donna quella sera
avrebbe perso i sensi dando una testata al muro, testata di cui non si ha alcun
riscontro.  Gli ematomi visibili sono compatibili con un afferramento al collo.
Il medico ha poi precisato che qualora la perdita di sensi fosse avvenuta
contestualmente alla presa al collo, significava che le vie aeree erano state
chiuse. Fosse continuata per un po’ di tempo sarebbe dunque bastata per
causarne la morte. Oltre all’aspetto oggettivo e medico, il racconto della
vittima va considerato sicuramente lineare e credibile. La donna, nonostante le
sue condizioni, ha avuto la forza di dire subito ai medici del PS di essere
stata presa per il collo dal compagno, facendo loro fare una TAC. La stessa è
rimasta fedele al suo racconto originario, nonostante piccole aggiunte che
vanno ancora di più ad avvalorare la sua versione. Non vi .stata alcuna
intenzione da parte sua di arrecare un qualsivoglia danno o avviare un
procedimento nei confronti del compagno. È innamorata di lui e gli ha ripetuto
spesso di non aver avuto intenzione di denunciarlo: descrive la loro storia
come quella della sua vita. Alla Polizia non ha detto nulla perché non si
fidava, essendo stata trattata male. La donna continua a chiamarlo ancora oggi
in carcere. __________ ha espressamente dichiarato di aver visto le lesioni su IM
1, causategli da ACPR 1. Egli ha pure riferito che IM 1 l’aveva presa per il
collo per allontanarla, mentre la donna lo picchiava. Legge le dichiarazioni di
__________. Questo modo di fare è compatibile con la sua persona, come afferma
la __________. Le dichiarazioni di __________ sono contestate dall’imputato, ma
non possono essere state inventate. __________ è un suo amico, non avrebbe mai
voluto metterlo nei guai. __________ invece non ha parlato, per amicizia, a
verbale era così agitata, verosimilmente in stato alterato secondo la PP, che
autonomamente, ha sbottato dicendo “posso capire che le abbia messo le mani al
collo”, per poi negare.  A confronto ha calcato la mano, dicendo di essere
certa che lui non avesse agito in tal modo, proteggendolo. La madre della
vittima ha dichiarato che recentemente l’imputato era cambiato perché aveva
reazioni brusche e si infuriava per poco, diventando violento verso la figlia.
Anche la madre dell’imputato (AI 129), ha confermato che il figlio aveva sbalzi
d’umore, perdeva le staffe iniziando ad urlare e scendendo in strada a prendere
a calci le auto. Non possiamo poi non considerare i fatti dell’agosto 2017,
riconosciuti dall’imputato. La lite è stata causata dalla gelosia della
compagna verso la ex. Egli ha parlato di un raptus. Al medico legale sono state
sottoposte le foto delle lesioni, AI 122 pag. 5, ACPR 1 ha rischiato di perdere
un occhio. Per le imputazioni di danneggiamento e lesioni semplici ai danni di __________,
le violenze gratuite sono ben visibili dal video agli atti, prodotto dalla
gerente del chiosco. Tutti questi indizi non lasciano dubbi su quanto avvenuto
quella notte. Se la maggior parte di questi fatti appaiono facilmente
qualificabili in diritto, i fatti del 25 settembre sono più dubbi. L’accusa,
soppesando tutto il materiale probatorio, ritiene si sia trattato di tentato
omicidio intenzionale, perlomeno per dolo eventuale. L’illiceità del
comportamento omicida non si caratterizza attraverso il modo di procedere, non
è necessario che la vittima sia stata concretamente in pericolo. Considerati la
forza utilizzata, tanto da romperle l’osso ioide, il consumo di stupefacenti,
tre tentativi di strangolamento, l’ira, egli non poteva non considerare il
rischio di ucciderla. L’imputato si è fermato in quanto la donna ha perso i
sensi. La volontà, il mezzo utilizzato, le sue mani che lui stesso ha definito
tenaglie pericolose, sono indicative di una volontà precisa. È vero che egli ha
fatto quello che ha fatto perché sfinito, esasperato dalle continue lamentele
di gelosia della vittima. La reazione di quest’ultima in parte l’ha anche
provocato. Non comunque da giustificare il suo agire. Egli non era fuori di sé,
sapeva cosa stava facendo. Ha semplicemente perso la pazienza, come già
capitato nel 2017 ad agosto. Dal punto di vista psichiatrico la perita conferma
un disturbo di personalità di tipo borderline a carattere duraturo e radicato,
oltre che la dipendenza da diverse sostanze. Nonostante tutto, al momento dei
fatti egli è stato giudicato completamente responsabile. Il reato non
costituisce un sintomo della malattia e non era l’unico modo di reazione a
quella situazione. Venendo ora alla commisurazione della pena, egli, a mente
dell’accusa, ha commesso un tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale,
non premeditato, ma comunque pericoloso e rovinoso per le modalità. Ha agito
poiché provato dall’insistenza della compagna, vittima di una sorta di
prostrazione. Ma questo stato d’animo chiaramente non lo può scusare. Il motivo
del suo agire è futile: se avesse voluto farle del bene, avrebbe potuto
chiamare l’ambulanza, non aggredirla. Egli ha usato violenza più volte verso
una persona che sapeva benissimo non l’avrebbe mai denunciato. Appena la
compagna è stata ricoverata, ha organizzato un festino di droga con gli amici,
ed il giorno dopo è andato dalla sua fornitrice in Italia mostrando la carta
bancaria della compagna ricoverata. A parte in occasione del primo verbale ove
egli ha mostrato sconforto verso ACPR 1, sembra avere scarso interesse per
quanto le ha fatto e si focalizza su particolari irrilevanti. Soffre di un disturbo
di personalità radicato, con sbalzi d’umore durante i quali può avere crisi di
tipo aggressivo, imprevedibili e caratterizzati da ira e impulsività. Mostra
una marcata egocentricità, difficoltà di autocritica e tendenza ad esplodere
con intensa collera quando le sue aspettative vengono contrariate.
Politossicomane, è inattivo professionalmente dal 2015, ed il lavoro era un
elemento contenitivo che lo aiutava a trattenersi. Vista la sua situazione
sociale, senza alloggio, senza una compagna (forse) e senza un lavoro, con una
famiglia non troppo presente, appare difficile il suo reinserimento in società.
Egli è un uomo intelligente e capace nel suo ambito, ha delle risorse per
dirigersi verso una vita più sana. L’accusa si augura che riprenderà in mano la
sua vita, lontano da ACPR 1. Chiede una pena detentiva di 4 anni e 6 mesi,
oltre alla pronuncia di un’assistenza riabilitativa ex art. 93 CP. Per la
contravvenzione chiede la pronuncia di una multa di fr. 100.-. Per i sequestri,
chiede la confisca di tutto tranne per il PC, i due IPad e l’IPhone nero, per i
quali non si oppone al dissequestro;

 

                                    §   l’avv.
RAAP 1, rappresentante dell’accusatrice privata ACPR 1, il quale formula e
motiva le seguenti conclusioni:

si chiede se sia legittimo che una gelosia romantica, anche se
sviluppata in un contesto di degrado, mitighi la colpa del IM 1. La risposta è
no. Gli ultimi 15 anni della vita del prevenuto presentano un innegabile
elemento ricorrente: una sua tendenza ad agire impulsivamente, in spregio delle
conseguenze. È accaduto con i suoi genitori, con __________, e a due riprese
anche con ACPR 1. Potremmo definirla una escalation. Poco importa ricercare o
disquisire su una causa scatenante. Non vi era al momento dei fatti alcuna
scemata responsabilità. Il IM 1, semplicemente, non ha saputo gestirsi e ha
pestato ACPR 1. L’ha afferrata almeno una volta per il collo rompendole l’osso
ioide. Il suo atteggiamento dopo i fatti è significativo. Egli non ha mostrato
la benché minima preoccupazione per ACPR 1, ha lasciato che la ammanettassero e
l’ha tacciata di pazza. In seguito, anziché dimostrare anche solo un briciolo
di pentimento, ha contattato subito la __________, invitandola a raggiungerlo
nell’appartamento di ACPR 1, scrivendo che finalmente era riuscito a liberarsi
della compagna. Il tutto a brevissima distanza dai fatti, con ACPR 1 ricoverata
in ospedale. Successivamente al suo arresto, egli ha mentito spudoratamente a
più riprese. ACPR 1 si sarebbe autostrangolata da sola. Si è contraddetto più
volte, non ha mostrato mai un benché minimo ravvedimento, limitandosi ad
ammettere l’evidenza di alcuni fatti. Ritiene che non sia necessario aggiungere
altro, aderendo alle richieste della PP. In aggiunta, chiede il risarcimento
per torto morale e delle spese legali. A sostegno della richiesta di un importo
quale torto morale, afferma che i gravi reati ascritti al prevenuto, le
modalità, i passi istruttori generati dalla sua attitudine, hanno cagionato una
gravissima angustia a ACPR 1, dispensata dal comparire oggi. L’aggravarsi della
sua tossicodipendenza le rende pressoché impossibile ripercorrere i fatti e
parlarne. ACPR 1, completamente nuda, si è ritrovata a dover fronteggiare degli
agenti che l’hanno ammanettata. Ha dovuto vincere gli scetticismi di chi l’ha
curata per primo, chiedendo di fare ulteriori accertamenti sulla sua persona.
Per tutta la durata dell’istruttoria ha dovuto subire l’attitudine menzognera
dell’imputato che ha cercato a più riprese di addossarle la responsabilità di
quanto accaduto. Vale la pena sottolineare che ella si è preoccupata più del IM
1 che di sé stessa, e ha fatto presente in lacrime che era stato l’ospedale a
segnalarlo, e non lei. Chiede dunque l’integrale conferma dell’AA, un torto
morale di fr. 5'000.-, fr. 11'883.50 più il tempo per il dibattimento quale
risarcimento per spese legali (433 CPP), nonché gli interessi al 5%, come
precisato in istanza di risarcimento

 

                                    §   l’avv.
DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti
conclusioni:

IM 1 ha sempre confermato con fermezza, anche verso il suo
difensore, la sua versione dei fatti, nonostante il parere peritale
contrastante. Il ruolo del difensore non è quello di semplice megafono
dell’imputato, egli ha pertanto deciso di proporre sia la sua linea difensiva,
come pure di andare oltre. La verità materiale la conoscono solo i presenti. La
verità giudiziaria è un’altra cosa e si costruisce sulla base di indizi, con il
rischio di lasciarsi alle spalle una zona d’ombra. Anche dinanzi ad una
confessione, bisogna valutarla nell’insieme e confrontarla con altri elementi.
Se la confessione non c’è, il compito è delicato. IM 1 respinge con forza il
fatto di aver preso al collo l’AP. Egli ha sempre sostenuto che in
quell’alterco la donna si sarebbe presa a sberle, si sarebbe ferita con
coltelli, si sarebbe colpita con il phon, avrebbe sbattuto la testa al muro
perdendo i sensi. Facendo astrazione per un attimo da quello che afferma la
perita, IM 1, nelle sue dichiarazioni risulta un po’ più lineare. Pensiamo ad
esempio che durante tutta l’inchiesta, per l’AP l’incontro con la __________ al
__________ sarebbe avvenuto il giorno stesso dei fatti, quando però nella
realtà sappiamo che non è andata così. L’AP confonde i fatti di agosto con
quelli di settembre. Pensiamo a come descrive la successione dei fatti avvenuti
quella sera. La signora ACPR 1 dà una versione tutta sua, costantemente
influenzata dal sentimento di gelosia verso la __________. Basta leggere il
verbale di confronto per rendersene conto. Ciò che si può dire è che l’AP nel
suo racconto risulta a tratti confusa e ci sono delle evidenti esagerazioni.
Ciò non significa banalizzare le sue dichiarazioni, ma queste devono essere
prese con le pinze, visto anche il suo rapporto con la droga ed il rapporto
tutt’altro equilibrato tra i due. Ella non è da ritenere persona affidabile. La
sua versione è quella credibile? A mente del difensore no. I due si sono
incalzati a vicenda. A domanda di IM 1 all’AP a sapere se ella avrebbe
attentato alla propria vita quella sera, la donna risponde no, non davanti ai
poliziotti. Ha ammesso di essersi presa a sberle. Ha ammesso di essere andata
in bagno a consumare stupefacenti. Dettaglio non riportato prima, anzi
addirittura negato in altri verbali. L’AP ammette pure di essersi messa un
taglierino al collo. Sia ben chiaro, di inciampi ne troviamo anche nelle
dichiarazioni di IM 1. Ma quella sera la donna è andata oltre alle usuali
ferite che si procurava di solito. IM 1 sostiene che l’AP era in piena crisi,
che lui definisce psicotica, che si verifica quando non dorme da giorni ed
esagera con l’uso di sostanze. Chiede alla Corte di valutare l’ipotesi
sostenuta dal suo difeso, ovvero che lei abbia fatto tutto da sola, anche se la
perita ha affermato di non conoscere casi simili, ciò ancora non vuol dire che
non sia possibile. IM 1 sostiene di aver chiamato la madre dell’AP la sera dei
fatti, fatto non confermato dalla donna. Egli sostiene che non avrebbe avuto
alcun senso chiederle di avvertire i soccorsi, se lui avesse tentato di
strangolare la donna. L’assenza dei tabulati non ha permesso di fare i dovuti
accertamenti. La difesa ritiene però che la telefonata abbia avuto luogo. Di
questa telefonata IM 1 si avvale da subito. A più riprese l’AP sostiene che
quella sera IM 1 sarebbe uscito di casa per raccontare alla madre cosa fosse
successo. __________ e sua sorella avrebbero deciso di chiamare l’ambulanza
sentiti i soli rumori, la difesa si chiede che senso abbia chiamare
un’ambulanza ancora prima di vedere o sapere se ci siano state delle lesioni. È
dunque verosimile che IM 1 abbia chiamato la madre per chiederle di chiamare i
soccorsi. In dubio pro reo chiede l’assoluzione dalle accuse di cui ai pt. 1 AA
e pt. 3.1. AA.  Lo chiede conscio che il ragionevole dubbio non può venire
confuso con il semplice dubbio. Andando oltre la posizione del suo cliente, per
la PP egli avrebbe tentato di uccidere l’AP afferrandola tre volte per il
collo. Stante la versione dell’AP, nel suo primo verbale, la prima presa al
collo sarebbe durata qualche secondo, mentre lei graffiava IM 1 per fargli
mollare la presa. Avrebbe preso qualche boccata d’aria quando la presa si
faceva meno insistente. Avrebbe perso coscienza dopo uno spintone. La seconda
presa al collo sarebbe durata qualche attimo, avrebbe fatto fatica a respirare
e non sarebbe riuscita a gridare. Era rimasta cosciente ma tramortita, non
riuscendo a rialzarsi. Dopo aver bevuto il nocino, l’AP avrebbe sferrato uno
schiaffo a IM 1 che avrebbe provocato il terzo strozzamento, fino a che lui
avrebbe lasciato la presa e lei si sarebbe chiusa in bagno. In un seguente
verbale, l’AP modifica la sua versione: le prese al collo sono sempre tre, ma
la terza si modifica, non più a spalle al muro, ma l’avrebbe alzata facendola
sedere sulla cucina, facendole perdere lì i sensi, fino a riprendersi sentendo IM
1 che la toccava con i piedi. Nel verbale seguente, avrebbe perso i sensi tra
la prima e la seconda presa al collo, ancora per lo spintone. A domanda della
PP, ha risposto di non più sapere come fosse finita a terra, pur precisando di
ritenere che avrebbe perso i sensi a seguito della terza presa. Non è dato
sapere come dal lavandino sarebbe poi finita stesa a terra. Dopo la terza presa
al collo e dopo essersi ridestata, l’AP avrebbe raggiunto il bagno per lavarsi,
avendo sentito il sangue in bocca. Non ha memoria della doccia, ma è certa di
essersi lavata. In un altro verbale ha dichiarato che poi sono giunti sua
madre, la polizia e IM 1. Dal verbale di confronto sappiamo che in bagno la
donna ha consumato stupefacenti, comportamento strano se successivo all’ultima
presa al collo. L’AP non riesce a precisare il tempo trascorso tra una presa e
l’altra, cosa invece fatta nel primo verbale di polizia. Nel suo terzo verbale
d’interrogatorio, sostiene che la prima presa al collo sarebbe avvenuta in
corridoio contro la parete, e non sarebbe stata forte, tanto che lei avrebbe
continuato a sfottere IM 1 e a ridergli in faccia. Dunque si contraddice quando
afferma che non riusciva a gridare. La seconda presa al collo sarebbe invece
stata più forte e sarebbe stata sbattuta contro al muro, tanto da avere
difficoltà a respirare. Quando IM 1 avrebbe lasciato la presa, lei, spaventata,
piangeva. A mente della difesa, se piangeva non aveva difficoltà a respirare.
Nel suo primo verbale d’interrogatorio questa presa sarebbe stata talmente
forte da lasciarla a terra tramortita. La terza presa al collo si sarebbe
verificata dopo aver ingoiato un nocino, somministratole con un colpo al
bicchiere. In un altro verbale descrive l’assunzione di questo bicchierino
durante una discussione pacifica sul divano. A verbale di confronto ha chiesto
all’imputato di dire la verità perché lei non ricordava neanche come avesse
fatto a finire sul pavimento. IM 1 ha invece sempre dichiarato che lei avrebbe
perso conoscenza dopo aver dato una capocciata al muro. Le versioni rese dalla ACPR
1 presentano contraddizioni evidenti, e va tutto contestualizzato nel forte
litigio e nello stato alterato dei due. Parliamo di una fattispecie
verificatasi tra due persone con un vissuto difficile e a dir poco
problematiche. Considerando l’ipotesi che si siano verificate tre prese al
collo, le stesse sarebbero durate pochi attimi, pochi secondi, in particolare
le prime due. Se la terza fosse durata a lungo l’ACP non avrebbe potuto fuggire
in bagno, come da lei dichiarato. Non c’è chiarezza sui luoghi dove si
sarebbero verificate le prese al collo e sulle modalità. Per stessa ammissione
dell’ACP le prime due prese al collo non sarebbero state forti e non avrebbero
impedito la respirazione. Dunque, in virtù del principio in dubio pro reo le
prese al collo da considerare non sono tre. Cita lo scritto 26 settembre 2017
dell’__________ allegato al rapporto d’inchiesta, sottolinea che durante la
lite la paziente avrebbe picchiato la testa ripetutamente con perdita di
conoscenza. Dunque in questo rapporto la perdita di conoscenza era dovuta ad
una botta alla testa. Nel rapporto di polizia si parlava di una donna fuori di
sé, bloccata con non poche difficoltà, che dava in escandescenza, aggressiva,
tanto da doverla ammanettare. Se prendessimo per buone le prime dichiarazioni
dell’AP dinanzi alla Polizia, più ricco di dettagli circa quanto successo
quella sera, tenuto conto che per il suo racconto la terza presa al collo si
sarebbe conclusa improvvisamente con lei che fuggiva in bagno e la Polizia alla
porta, ulteriori prese al collo non ce ne sono state. Nella relazione del
medico legale si precisa che non è possibile indicare con certezza se la forza
esercitata dall’aggressore e la durata abbiano concretamente interrotto il
passaggio dell’aria creando un pericolo di morte. La perdita di conoscenza deve
essere contestuale all’atto di costrizione. La rottura dell’osso ioide può
verificarsi in pochi secondi. In concreto la perita non è stata in grado di
riferire nulla in merito ad intensità e durata, può solo concludere che la
compressione è stata sufficiente da rompere l’osso, per cui bastano pochi
secondi. Cita alcuni precedenti (72.2003.129, 72.2013.65, 17.2014.161+182), chi
stringe il collo di un’altra persona, sa dal primo secondo di stare commettendo
un atto pericoloso. Dopo 20-30 secondi, l’autore deve sapere che la vittima è
in difficoltà. Se la stretta viene mantenuta, dopo 1-2 minuti, prende
necessariamente in considerazione l’ipotesi che possa morire. Più tempo
trascorre e più l’intenzione si rafforza. Secondo la difesa, le due prese al
collo sono state di breve durata e non hanno superato di certo i 20-30 secondi.
Anzi, più che verosimilmente sono state di durata inferiore. Di certo non
poteva prendere in conto la possibilità di uccidere la vittima. Le prese, se si
sta al racconto della stessa AP nel suo primo verbale, sono avvenute ad
intervalli temporali di almeno 1 ora una dall’altra, mentre la donna cercava
sempre il confronto ed il litigio, non aveva di certo paura per la propria
incolumità. Non si può escludere che la donna abbia perso coscienza. A parere
della difesa, l’accusa di tentato omicidio deve cadere, a favore della
subordinata di tentate lesioni gravi, considerato che il collo è una zona molto
delicata. Egli voleva farle male, ha preso in considerazione l’eventualità di
farle male, prendendola al collo. Il dolo eventuale non può venire ammesso con
leggerezza. Per le lesioni semplici che sono imputate a IM 1 con riferimento ai
fatti di quella sera, chiede alla Corte di verificare l’aspetto secondo cui,
all’interno di un alterco, ci sono stati colpi da entrambe le parti. Ricorda lo
stato psicofisico della donna che si è fisicamente opposta all’intervento della
Polizia, sostiene che alcune lesioni della donna possano essere state anche
prodotte dal processo di ammanettamento. Con riferimento alle asserite minacce,
per la stessa AP si trattava di parole che si dicono, che non hanno incusso né
spavento né timore. A questo proposito la donna ha riferito più versioni
verbale dopo verbale. Chiede di verificare se non sia il caso di prosciogliere IM
1 da questo capo d’accusa. Per i fatti di agosto 2016, il difensore ripercorre
le conclusioni del medico legale e dei certificati medici agli atti. A mente
del difensore, l’ipotesi ultima della dr.ssa __________ del colpo con
l’estremità della scopa è poco verosimile, confrontata poi anche con le
dichiarazioni delle parti. Secondo __________ si tratterebbe allora di un pugno:
per la difesa ciò configura dunque delle lesioni semplici, e non delle tentate
lesioni gravi. Un pugno in faccia sferrato con violenza tale da comportare
lividi importanti e la dislocazione della mascella sono delle lesioni semplici,
anche se coinvolgono l’occhio. Si tratta di lesioni che guariscono
spontaneamente (cita la sentenza 72.2006.118). Per l’accusa di vie di fatto di
cui al pt. 5 dell’AA, IM 1 le ha sempre contestate e le dichiarazioni dell’AP a
questo proposito sono incostanti. La difesa ne chiede il proscioglimento. Per i
fatti ai danni della signora ACPR 2 e di __________, le tentate lesioni
semplici sono contestate, come pure la quantificazione del danno per il
danneggiamento. L’infrazione alla LStup, la contravvenzione alla LStup e
l’infrazione alla LARM sono invece ammesse. Se la Corte decidesse di assolverlo
dall’accusa principale, si porrebbe la questione di un’indennità per ingiusta
carcerazione, per cui chiede il risarcimento di fr. 35'000.-, oltre all’indennità
per spese legali (come già presentate in nota), come pure il respingimento
delle richieste di indennizzo dell’AP. Invece, nel caso in cui venisse
confermato il primo capo d’accusa, chiede di considerare il passato difficile
dell’imputato ed il suo disturbo di personalità. Ripercorre le diagnosi rese
nel tempo dai medici curanti dell’imputato, che lo hanno ritenuto inabile al
lavoro anche a tempo pieno: egli soffre infatti di un disturbo che non può
scomparire. Ci sono poi altri referti, fino alla perizia psichiatrica della
dr.ssa __________, di cui rilegge la diagnosi. La vita di IM 1 è stata
caratterizzata da una marcata fragilità, egli è, sì intelligente, ma al
contempo fragile. Fa riferimento ai verbali dei genitori dell’imputato,
particolarmente significativi, a descrizione del suo trascorso difficile.
Descrive il sentimento di gelosia offuscante vissuto dalla ACPR 1, come un
tarlo in testa. Nella fattispecie non c’è una scemata imputabilità, ma non si
può non considerare la situazione particolare di IM 1 e di ACPR 1, entrambi
personaggi problematici, il tutto esagerato da un consumo smodato di
stupefacenti e di farmaci. ACPR 1 cercava volontariamente lo scontro,
provocando l’imputato anche tirandogli degli schiaffi. Le prese al collo, se
verificate, non sono state particolarmente intense e le conseguenze si sono
risolte nel giro di pochi mesi. I fatti sono circoscritti in un mese di tempo.
Certo, non si può sostenere, se la Corte ritenesse che le prese al collo vi
sono state, una collaborazione totale. Ma su altri fatti egli ha collaborato. In
carcere non ha creato problemi di sorta, sta lavorando e sta seguendo
diligentemente la sua cura. Chiede, in tale eventualità, la condanna per il reato
di tentate lesioni gravi e non per tentato omicidio per i fatti di settembre.
Per quelli di agosto si tratta invece di lesioni semplici qualificate. In
considerazione del solo tentativo e del dolo eventuale, la difesa ritiene equa
una pena detentiva di al massimo 30 mesi, chiedendo alla Corte di verificare se
siano date le condizioni per la sospensione parziale della stessa. Per le
pretese dell’ACP, lascia alla Corte decidere. Per i sequestri rinvia al verbale
d’interrogatorio dibattimentale.

 

 

 

Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

                                   1.   CURRICULUM
VITAE

 

                               1.1.   IM 1

 

IM 1 è nato a __________ il __________, attinente di __________, è
domiciliato a __________, in Via __________. Di formazione __________, è senza
attività lucrativa e parzialmente a beneficio di una rendita per invalidi. 

 

In merito alla sua situazione famigliare, IM 1, interrogato
dalla PP PP 1 il 29 settembre 2017, ha dichiarato:

 

"
…omissis…”

(VI PP 29.09.2017, p. 2 e 7, AI 10).

 

Per quel che riguarda la sua formazione scolastica,
l’imputato nello stesso verbale ha affermato di aver frequentato una scuola in __________
con sede a __________ e __________, senza però ottenere il relativo diploma,
non avendo sostenuto l’ultimo esame:

 

"
…omissis…”

(VI PP 29.09.2017, p. 2, AI 10).

 

Per quanto concerne invece la sua situazione ed esperienza
professionale, l’imputato ha riferito, nel corso del suo primo verbale 28
settembre 2017 dinanzi alla Polizia, di essersi occupato in passato della __________,
per poi lavorare per il padre a tempo parziale:

 

"
…omissis…”

(VI PG 28.09.2017, p. 5-6, allegato 8 al rapporto di arresto
provvisorio 28.09.2017, AI 7).

 

"
…omissis…”

(VI PP 29.09.2017, p. 6, AI 10).

 

Attualmente, dopo essere stato, nel 2015, licenziato dal fratello
(__________), l’imputato ha dichiarato di percepire una rendita AI al 50% che
gli permette comunque di vivere (VI PP 29.09.2017, p. 7, AI 10).

 

Per ciò che attiene i suoi problemi di salute, IM 1 ha
affermato di soffrire di stress psico-fisico fin da quando era bambino,
percependo un’invalidità del 50% (precedentemente del 100%). Egli ha ammesso
che negli ultimi anni le crisi di nervi e l’ansia sarebbero aumentate,
portandolo ad essere più insofferente ed impaziente:

 

"
Una volta rientrato in Ticino (__________,
all’età di 21 anni), sono tornato a vivere dai miei genitori. In quel
periodo io ero al 100% in AI a causa di crisi di nervi che ho da quando ho 7 anni.
La prima crisi l’ho avuta in seconda elementare, quando …omissis...”

(VI PP 29.09.2017, p. 3-4, AI 10). 

 

E ancora:

 

"
In relazione al mio stato di salute posso dire di essere in cura
metadonica presso il Dr.ssa __________ e che prendo il metadone giornalmente in
forma liquida, se non erro 80 mg giornaliere. Ho comunque con me la cura per la
settimana e anche le pastiglie per dormire, STILNOX una pastiglia alla sera e
le XANAX, 3 al giorno da 2 mg cadauna, una al mattino, una al pomeriggio ed una
alla sera. Oggi sono apposto per quanto attiene il Metadone, ho invece ancora
da prendere una pastiglia di XANAX e la pastiglia di STILNOX per dormire. […] a
volte ho bisogno di alcune pastiglie di Ketalgin per riuscire a coprire le 24
ore di cura metadonica.”

(VI PG 28.09.2017, p. 8, allegato 8 al rapporto di arresto
28.09.2017, AI 7).

 

Con riferimento ai ricoveri in strutture mediche, agli atti
risulta una serie di degenze presso diverse cliniche, come da dichiarazioni
dell’imputato nel primo verbale dinanzi al PP:

 

"
La prima volta l’ho già detta (ndr. all’età di 20-21 anni presso
la clinica __________ a __________ per disintossicarsi dagli stupefacenti); la
seconda volta è stata quando sono stato fermato perché vendevo eroina e mi
hanno collocato alla clinica di __________ per 3 mesi. Questo risale a oltre 10
anni fa. La terza volta sono andato io spontaneamente a __________ in una
clinica del Dottor __________, dove sono rimasto per altri 3 mesi. Anche questo
ricovero era dipendente dalla mia tossicodipendenza. Risale anche questo fatto
a oltre 10 anni fa ed è successivo a quello di __________. […] sono già stato
seguito da una psichiatra, dalla Dottoressa __________ della clinica __________.
Mi seguiva quando ero a __________. Inoltre era il medico che mi prescriveva i
medicamenti quando venivo seguito dalla psicologa del centro; si tratta dei
primi anni 2000.”

(VI PP 29.09.2017, p. 22, AI 10).

 

Agli atti figurano numerosi rapporti medici a comprova dei
problemi di salute dell’imputato e dei ricoveri da lui subìti, ai quali per
praticità si rinvia (AI 10, 29, 30, 38, 39, 60).

 

Quanto al suo rapporto con gli stupefacenti e con l’alcool,
l’imputato ha così ammesso:

 

"
[…] il mio problema con gli stupefacenti è iniziato a 12 anni, a
quell’epoca fumavo canne. A 14 anni ho iniziato a consumare ecstasy e LSD. La
cocaina ho iniziato ad assumerla a 16 anni. A 18 anni sono poi passato
all’eroina. A 22 anni ho smesso e ho trascorso un periodo di astinenza totale
da ogni tipo di stupefacenti, che è durato quasi 8 anni. Poi ho ripreso a
consumare eroina e cocaina quando sono stato licenziato da mio fratello. Non
posso consumare marijuana perché mi manda in paranoia. […] dal 2014 la
frequenza dei miei consumi è regolare, ma io è da tempo che penso di voler
smettere. Due settimane fa ho passato 7 giorni a non consumare nulla […] poi ho
ripreso un po’ a consumare.

[…] alla settimana consumo circa 3 grammi
di cocaina e altrettanti di eroina. La consumo, tirandola. Mi sono bucato in
passato ma ho la fobia degli aghi, da solo non riesco. […] non consumo alcool.
Neanche in passato non ho mai consumato tanto alcool. Posso definirmi un
bevitore saltuario di alcool. Da quando ho avuto l’epatite io non ho più
toccato l’alcool.”

(VI PP 29.09.2017, p. 10, AI 10).

 

Interrogato poi in merito alla sua situazione sentimentale,
nodo centrale del presente procedimento penale, l’imputato ha dichiarato:

 

"
[…] io avevo avuto una relazione con __________ prima di
conoscere ACPR 1 , e questo era nel 2001 e la nostra relazione è durata sino
alle primavera/estate del 2002, quando __________ era andata in comunità per
disintossicarsi. A quel momento ci siamo persi di vista terminando la nostra
relazione. Ho quindi incontrato ACPR 1 e con lei ho iniziato una relazione di
qualche mese nell’estate 2002. Ci siamo quindi lasciati visto che lei mi aveva
indicato che avrebbe iniziato a lavorare per il suo ex ed io non accettavo
questa cosa e quindi abbiamo interrotto la nostra relazione. Il motivo non era
legato al fatto che lei andasse a lavorare dal suo ex, ma era legato al fatto
che lei andava dal suo ex non solo a lavorare ma a consumare cocaina ed io, in
quel periodo stavo cercando di uscire da questo sfracello degli stupefacenti.

[…] nel periodo 2006/2007 ho ricominciato a frequentare ACPR 1 e
questo è stato il mio più grosso errore in quanto sono riuscito inizialmente ad
allontanarla dalle droghe pesanti. […] Questo mi ha portato, pian piano, a
rientrare in questo giro ed anch’io, alla fine sono caduto nel turbine
ricominciando ad usare cocaina […].”

(VI PG 28.09.2017, p. 5 e 6, allegato 8 al rapporto di arresto
28.09.2017, AI 7).

 

"
Nel 2008 ho rivisto ACPR 1 e ci siamo rimessi insieme. […] Con ACPR
1 siamo andati subito a convivere. Dapprima, fino al 2011, a __________, in una
casetta/__________ di proprietà della mamma di ACPR 1 ed in seguito a __________
dove risiedo tutt’ora.”

(VI PP 29.09.2017, p. 6-7, AI 10).

 

Interrogato infine sulle sue prospettive di vita,
l’imputato ha così riferito:

 

"
Voglio dire all’interrogante che di certo il carcere mi ha fatto
bene. Sto’ diminuendo sia il metadone che le pastiglie di Xanax […] Per quanto
riguarda il mio futuro spero di non fare più la vita di prima e di curarmi. In
questo momento non ho alcun intenzione di tornare con ACPR 1. Devo pensare a me
stesso. Ribadisco poi che vorrei tanto poter trovare un impiego nell’ambito
delle mie specifiche competenze, come fatto in passato. Vorrei anche riprendere
la patente di guida una volta risolto il problema con la tossicodipendenza da
droga e farmaci. […] non so se quando verrò scarcerato potrò andare dai miei
genitori.”

(VI PP 09.03.2018, p. 6, AI 126).

 

 

                               1.2.   ACPR
1 (vittima, di seguito AP ACPR 1)

 

Trattandosi di reati avvenuti all’interno di una
coppia che si può definire problematica e travagliata, per poter
contestualizzare i fatti è bene trattare anche la vita della vittima, la sua
personalità ed i suoi problemi di salute, in particolare di tossicodipendenza. 

 

ACPR 1 è nata a __________ il __________, attinente
di __________, è domiciliata a __________ in Via __________, di professione __________,
ove abita. 

 

Interrogata dal PP il 30 ottobre 2017 ha riferito di
avere alcuni problemi di salute. In particolare ha così dichiarato:

 

"
[…] a seguito della morte di mio padre, avvenuta il __________,
sono diventata particolarmente ansiosa, nei confronti dei miei cari ed in
particolare di mia madre e di IM 1. […] Questo brutto evento ha fatto crescere
in me un’ansia che si è aggravata con gli ultimi fatti a mio danno.
Inizialmente facevo fatica ad accettare la morte di mio padre; facevo finta che
ero in vacanza. Facevo di tutto per far stare mia madre serena e non farmi
vedere piangere. […] In quel periodo IM 1 mi è stato molto vicino; lui conosce
bene che cosa significa avere delle crisi di panico perché anche lui le aveva.
[…] Io prima pensavo che chi avesse l’esaurimento nervoso fosse qualcuno che
non aveva voglia di lavorare; ho poi capito sulla mia pelle quali sono le
conseguenze di un simile male. È una condizione molto brutta ed è difficile
guarirne. Io prima ero una persona più forte mentre oggi piango per un
nonnulla. […] oggi assumo, quotidianamente, 2 pastiglie di 2 mg di XANAX, 1
Seresta da 50mg e, per dormire, 1 pastiglia da 10 mg di Zolpidem. Assumo pure
10 mg di metadone liquido. Questa posologia l’assumo da fine settembre 2017,
dagli ultimi fatti di cui sono stata vittima. In precedenza assumevo mezza
pastiglia di XANAX per totali 1 mg al giorno, oltre allo Zolpidem per dormire.”

(VI PP 30.10.2017, p. 2, AI 44).

 

In merito alla situazione personale dell’AP ACPR 1,
la madre della stessa, __________, a verbale dinanzi alla Polizia ha così
riferito:

 

"
[…] mia figlia convive con il suo compagno IM 1 da 8 anni almeno,
ora abitano __________. Negli anni precedenti abitavano a __________.

ACPR 1 ha studiato __________ ed ha finito
la scuola molto bene, ha continuato per qualche tempo a lavorare presso la __________.
Dopodiché ha iniziato a lavorare per __________. Grazie a questa esperienza ha
anche imparato a fare da __________. Ha lavorato presso __________. …omissis…”

(VI PG 28.09.2017, p. 2, allegato 7 ad AI 7).

 

In merito alle condizioni di salute dell’AP ACPR
1, la madre, nel corso dello stesso verbale d’interrogatorio quale testimone,
ha così riferito:

 

"
[…] ACPR 1 ha iniziato ad avere problemi con la tossicodipendenza
quando aveva circa 18 anni. E’ anche andata a farsi curare, ricordo essere
andata anche a __________ […] Quando il papà è morto, ACPR 1 ha cercato di
rimettersi in sesto. Anche a lui aveva promesso che quando non ci sarebbe più
stato, sarebbe andata avanti lei con __________. A me è sembrato che lei stesse
meglio.

Da circa 2 anni le sue condizioni sono peggiorate. È irascibile;
con me si sfoga, ma con gli altri si trattiene quindi io sono un po’ il suo
parafulmini. Quando ritrova la ragione lei si rende conto di quello che fa’ e
comprende bene le cose. […] mia figlia in questi ultimi anni è diventata
particolarmente ansiosa, soprattutto per quanto riguarda la sua storia con IM 1
e l’ex compagna di quest’ultimo, __________.”

(VI PP 02.11.2017, p. 2, AI 53)

 

"
[…] so che mia figlia è autolesionista, si fa del male, si fa dei
tagli sulle braccia. Non so dire da quanto tempo, forse un anno e sempre per la
medesima storia, __________. Lei non si vuole bene e pensa di non valere
niente; […] ACPR 1 si sottostima e non pensa bene di se stessa, ma non ha mai
tentato di suicidarsi.”

(VI PP 02.11.2017, p. 9 e 10, AI 53)

 

                                   2.   PRECEDENTI
PENALI

 

Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero di IM 1, risulta
che l’imputato è stato condannato il 26.08.2013 dal Ministero pubblico del Cantone
Ticino alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere da CHF 80.00 cadauna,
sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 3 anni, nonché alla multa
di CHF 400.00, per i titoli di conduzione di un veicolo a motore se la licenza
è stata ritirata, revocata o non riconosciuta, guida di un veicolo a motore
sottratto e furto d’uso di un veicolo a motore (AI 8).

 

Agli atti figurano, oltre a quanto indicato a casellario, anche
cinque decreti d’accusa per ripetuta contravvenzione alla LStup (2015, 2014,
2013,  2011, 2001), ed un decreto d’accusa per ripetuto danneggiamento e furto
di poca entità (distributore di biglietti del bus colpito con un martello, e
furto di un paio di scarpe alla __________ poi restituite) del 2002.

 

                                   3.   CIRCOSTANZE DELL’ARRESTO

 

Il 26 settembre 2017 alle ore 03:56, la Polizia comunale di __________
è intervenuta presso l’appartamento n. __________ dello stabile di Via __________
a __________ a seguito di una lite domestica tra l’imputato e la compagna ACPR
1. A causa dello stato confusionale in cui versava la donna, questa è stata
subito ricoverata in maniera coatta. Già durante la visita medica l’AP ACPR 1
indicava che il compagno, durante la lite, aveva tentato di strangolarla.
Tuttavia, viste le sue condizioni alterate, non si poteva subito chiarire la
fattispecie.

I sanitari hanno in seguito proceduto ad accertamenti medico
specialistici, che hanno permesso di ritenere le lesioni subite dalla donna
come compatibili con un tentativo di strangolamento. In particolare, la donna presentava
una “dislocazione mesiale del corno superiore della cartilagine tiroidea a
sinistra, edema della glottide […] escoriazioni a livello del collo […] ematomi
ed escoriazioni multiple a livello dell’arto superiore e della spalla sinistra
[…] dolori diffusi […] ematoma a livello del terzo distale del braccio”
(allegati 1-3 ad AI 7). Questi elementi hanno quindi indotto i medici a
segnalare la fattispecie alle autorità penali.

 

Gli inquirenti hanno così potuto procedere a di lei interrogatorio
il 27 settembre 2017, dopo che il suo stato psicofisico era migliorato. Nel
corso di tale audizione, la donna ha spiegato la sua relazione sentimentale con
l’imputato, precisando che, a partire dal 2013/2014, a causa di gelosie
all’interno della coppia, sarebbero iniziati i primi litigi durante i quali
l’imputato l’avrebbe percossa con pugni e calci, minacciandola di morte. Tali
fatti non sarebbero mai stati denunciati a causa del timore di perdere il
compagno. Stando alle dichiarazioni dell’AP, poi, la notte tra il 25 e il 26
settembre 2017 l’imputato l’avrebbe nuovamente percossa più volte con pugni e
calci per infine giungere a strangolarla (in tre occasioni) fino a bloccarle
parzialmente la respirazione, ingiuriandola e minacciandola di morte (VI PG
27.09.2017, allegato 5 ad AI 7).

 

IM 1 è stato quindi arrestato il 28 settembre 2017, con le
accuse di tentato omicidio intenzionale, tentate lesioni gravi, ripetute
lesioni semplici, vie di fatto reiterate e infrazione alla LF sulle armi (AI
5). 

 

In accoglimento della richiesta del PP (AI 12), con decisione 30
settembre 2017 il GPC ha ordinato la carcerazione preventiva di IM 1 fino al 1°
dicembre 2017, prorogandola in seguito fino al 12 gennaio 2018 (AI 72). In data
10 gennaio 2018 il PP lo ha poi autorizzato a passare in regime di anticipata
espiazione della pena, a partire dall’11 gennaio 2018 (AI 98).

 

                                   4.   LE IMPUTAZIONI

 

                               4.1.   I fatti del 25-26
settembre 2017 - tentato omicidio per dolo eventuale, sub. tentate lesioni
gravi (pt. 1 AA), e lesioni semplici qualificate (pt. 3.1 AA)

 

L’imputato IM 1 deve rispondere di omicidio intenzionale
(tentato), subordinatamente lesioni gravi (tentate) per avere, nel corso della
notte tra il 25 e il 26 settembre 2017, presso l’abitazione in cui viveva, nel
corso di uno dei tanti litigi con la compagna ACPR 1, tentato di ucciderla,
subordinatamente tentato di ferirla intenzionalmente mettendone in pericolo la
vita, rispettivamente tentando di cagionarle un grave danno al corpo e alla
salute, afferrandola per il collo in tre occasioni distinte, impedendole di
gridare e di respirare nonostante lei tentasse di graffiarlo, e l’ultima volta,
stringendole il collo con entrambe le mani in maniera tale da alzarla di peso
per il collo, facendola sedere sul ripiano della cucina per poi farle perdere i
sensi e causarle una “dislocazione mesiale del corno superiore della
cartilagine tiroidea a sinistra”. 

 

L’imputato deve anche rispondere di lesioni semplici qualificate
(ripetute) per avere, nel corso del litigio di cui sopra avuto con la compagna ACPR
1, colpendola a mani nude sul corpo, con schiaffi, pugni e calci, cagionato
delle “escoriazioni al livello del collo… ematomi ed escoriazioni multiple a
livello dell’arto superiore e della spalla di sinistra… a livello dell’arto
superiore sx, ematoma a livello del terzo distale del braccio”.

 

Di seguito sono esposti dapprima la relazione tra l’imputato e la
vittima (fondamentale per comprendere la dinamica dei fatti), poi quanto
avvenuto la notte tra il 25 ed il 26 settembre 2017, ed infine le risultanze
della perizia psichiatrica allestita dalla dr.ssa __________.

 

                            4.1.1.   La
relazione tra l’imputato, l’AP ACPR 1 e __________

 

La relazione tra IM 1 e ACPR 1, iniziata la prima volta nel 2001 e
terminata poco dopo, a causa del ricovero in clinica di IM 1, è poi
ricominciata nel 2006/2007. La stessa è sempre stata caratterizzata da alti e
bassi. A partire dal 2013/2014 sono però iniziati i primi litigi, sfociati,
secondo quanto sostenuto dalla vittima, in episodi di percosse fisiche e
minacce, dovuti principalmente alla gelosia della ACPR 1 nei confronti di __________,
ex compagna dell’imputato.

 

ACPR 1, interrogata dal PP, ha così descritto il suo
rapporto con l’imputato:

 

"
Ho conosciuto IM 1 nel 2001, circa. […] Sono 10 anni che
conviviamo ed in precedenza eravamo già stati insieme per circa 1 annetto.
Prima di convivere siamo stati separati per circa 2 anni e mezzo. Abbiamo
iniziato la convivenza nel 2006/2007. Per i primi tre anni abbiamo vissuto a __________[…].
In seguito siamo andati ad abitare a __________, nell’appartamento nr. __________.
Da qualche  settimana, poco prima dei fatti, ci stavamo trasferendo
all’appartamento __________, dove sono avvenuti gli ultimi fatti.

La nostra storia all’inizio andava molto
bene, […]  vivevo la favola della mia vita. […] con me è sempre stato corretto,
e questo fino a circa 3 anni fa, quando è ritornata nella sua vita __________.
[…] un tipo […] aveva riferito a IM 1 che __________ stava morendo e quindi lui
è andato a trovarla; __________ abitava proprio di fronte a noi, in via __________
[…]. Io sapevo che __________ era stata una ex di IM 1 ma da quel che lui mi
raccontava sembrava che la odiasse. […] Da quel momento, lui è sparito per tre
giorni. Io mi sono spaventata tantissimo; […]Quando è tornato, io l’ho abbracciato,
chiedendogli cosa gli fosse successo e lui, stralunato, ridendomi in faccia, mi
ha detto: “io sono 3 giorni che sono a casa di __________” e io gli ho tirato
“una centra”. […] si era fatto di funghi allucinogeni. […] ADR che dopo
questi 3 giorni, IM 1 mi è tornato a casa che non era più lui. Era cambiato.
[…] pur di vederlo in casa ho accettato che portasse con sé sia __________ che
una cricca di altri tossici. __________ nel frattempo aveva avuto lo sfratto.
Io ho ospitato la __________ e gli altri circa un paio di settimane dopodiché
li ho mandati via. Ho fatto questo per amore di IM 1. […] ADR che da
quando è arrivata __________, IM 1 era meno affettuoso, meno presente e le
permetteva di umiliarmi. Una volta l’ho trovata nel mio bagno nuda, poco prima
di farsi la doccia. […] un paio di volte l’ho trovata mentre frugava nei miei
cassetti. […]. ADR che IM 1 ha sempre assecondato il volere di __________,
non so dire perché. Dopo questi fatti, fortunatamente __________ ha trovato un
compagno, __________, e per un paio di annetti lei non ha più chiamato IM 1 e
lui non ha più chiamato lei.

__________ si è poi ripresentata
quest’estate. Avevo saputo da terze persone che lei parlava male di me in giro.
[…] ne avevo parlato con IM 1 il quale ha preso l’iniziativa di contattarla […]
Il problema è che appena IM 1 l’ha ricontattata, lei ha preso la palla al balzo
e ha ricominciato ad assillarlo e a fornirlo di “Focalin”, […] Inoltre so che __________
lo faceva bere, soprattutto superalcolici. […] La frequentazione tra IM 1 e __________,
secondo me, è poi continuata in modo costante perché poi ho scoperto i
messaggi. […]. Secondo me IM 1 frequentava __________ perché lui era ed è
ancora innamorato di lei e lei sfrutta questa sua condizione.”

(VI PP 30.10.2017, p. 3-6, AI 44)

 

In data 7 dicembre 2017 si è tenuto l’interrogatorio di confronto
tra l’AP ACPR 1 e l’imputato IM 1 (videoregistrato), dinanzi alla PP. L’accusatrice
privata, nelle sue dichiarazioni, ha mostrato di provare ancora dei forti
sentimenti nei confronti dell’imputato, spendendo belle parole e dichiarando di
non averlo mai voluto in carcere:

 

"
[…] io non voglio aggiungergli niente di quello che non è… […] io
con IM 1 per me ho vissuto la… la… la storia della mia vita più bella per sette
anni. […] ho un brutto carattere,… lui mi ha supportato… supportato e
sopportato… […] io lo amo ancora e…[…] io non voglio che sta in galera, ma se
l’ospedale l’ha denunciato io cosa ci posso fare? […] io gli voglio bene… e
vorrei magari che IM 1 lo capisse…[…] io non l’ho denunciato io, non t’ho denunciato
io, è stato l’ospedale…”

(Trascrizione 07.12.2017, AI 82; VI PP 16.02.2018, p. 2-3, AI
113). 

 

Anche l’imputato ha a tratti manifestato ancora parole d’affetto
verso la ACPR 1, arrivando ad affermare di amarla ancora. Sempre nel corso del
medesimo verbale di confronto, la ACPR 1 non ha comunque nascosto, ancora una
volta, la sua frustrazione nei confronti di __________:

 

" […] suonava (ndr. __________) il
campanello, voleva pastiglie da IM 1, lo obbligava ad uscire in piena notte, se
no li diceva che veniva sotto casa a fare casino e lui per evitare questo
andava e li dava le sue terapie… lui mi ha detto che l’ha fatto soltanto per
non creare ulteriore subbugli a mia mamma ecc… […] diceva… che ero una brutta
persona, …una puttana che racconto solo balle… è gelosa dei miei soldi, che
pensano tutti che io sia ricca sfondata, cosa che non è. È gelosa dei soldi del
IM 1, è gelosa del IM 1 […]”

(Trascrizione 07.12.2017, AI 82; VI PP 16.02.2018, p. 3, AI 113).

 

L’imputato, interrogato dal PP il 29 settembre 2017, ha
così descritto il suo rapporto con la ACPR 1:

 

"
ACPR 1 ha un cuore d’oro; è troppo brava e ci sono persone che se
ne approfittano. C’è chi ha messo in giro la voce che lei è miliardaria. Usando
però troppa cocaina e non dormendo, ha le psicosi, le sue fissazioni su __________,
del tutto infondate. In quelle condizioni diventa influenzabile e nei miei
confronti diventa aggressiva, mi sputa addosso, mi tira le sberle e mi
ingiuria. Sono 9 anni che passo questo tormento. […] 

Mi viene chiesto il motivo per cui sopporto tutto questo.

Perché la amo. Quando sta bene ACPR 1 è la persona più brava del
mondo. Abbiamo gli stessi interessi. Lei è buona, mi piace perché mi dà
affetto. Mi piace per come è buona dentro.

L’imputato piange.

ADR che ACPR 1 si auto lesiona da quando ha iniziato a
frequentare __________. […]  Non so se lo fa per attirare l’attenzione o per
gelosia. Io non mi sono così impegnato alla ricerca di un lavoro anche per
stare vicino a lei. ADR che si taglia anche in mia presenza.

[…]Mi viene chiesto come mi comporto io con lei.

L’imputato piange.

Io le compero i peluche perché le piacciono. Le compero i film che
le piacciono, le tolgo di mano i coltelli e cerco di starle vicino. Però adesso
la nostra convivenza è diventata dura per questa sua fissazione di __________. […]
dopo 2-3 giorni che non dorme, poi inizia a partire con la storia di __________.

ADR che sotto l’aspetto sessuale con ACPR 1 va tutto
benissimo. […] ADR che la mia intenzione, […] è quella di continuare a
vivere con lei. […] ADR che per colpa di ACPR 1 io ho dei debiti per
spese mediche e con compagnie telefoniche. A ACPR 1 ho prestato circa CHF
8'000.00 per pagare delle fatture del __________. […]”

(VI PP 29.09.2017, p. 7-8 e 10, AI 10).

 

Nel corso del primo verbale dinanzi al PP, l’imputato è
stato invitato a voler pure precisare il suo rapporto con __________, fonte di
continui litigi con l’AP ACPR 1:

 

"
[…] non è vero che ho preso una “sbandata” per lei nel 2013/2014.

ADR che è giusto che in quel
periodo, nell’arco di due/tre giorni, ero spesso a casa di __________, ma non
ho mai dormito da lei.

In quel periodo stavo da lei perché __________,
un conoscente, mi aveva detto di aver conosciuto __________ alla quale avevano
diagnosticato un cancro e che stava per morire. Io ci sono rimasto male e sono
andato trovarla. Vedendola, mi sono reso conto che non era vero.

Mi viene chiesto allora che cosa stavo
lì a fare in quei giorni da __________.

Andavo a chiacchierare da lei e poi ero
anche arrabbiato con ACPR 1 perché continuava a dirmi “vai da quella puttana!”.
Quando poi mi sono reso conto che non era vero che __________ stava male, avevo
comunque bisogno di parlare con una persona amica. Io la consideravo tale. […]”

(VI PP 29.09.2017, p. 9-10, AI 10).

 

Nel corso dell’interrogatorio del 13 novembre 2017 dinanzi al PP,
l’imputato è stato pure confrontato con altre dichiarazioni riguardanti il suo
rapporto con l’AP ACPR 1 e __________. A questo proposito egli ha tenuto a
precisare che i rapporti con __________ li ha intrattenuti pure l’AP ACPR 1, in
particolare per acquistarle dei medicamenti:

 

"
 [...] dopo i tre giorni non è vero che abbiamo ospitato __________;
è stata ACPR 1 a mettersi a disposizione di __________ dopo aver saputo che
questa era stata sfrattata. [...] una volta __________ mi aveva inviato un
messaggio chiedendomi una Xanax [...] Questo episodio è avvenuto durante le due
settimane successive a quei tre giorni. [...] __________ ci ha proposto se
volevamo, io e ACPR 1, acquistare FOCALIN. ACPR 1 ha detto di si perché lei
essendo consumatrice di cocaina senza cocaina avrebbe dormito tutto il giorno e
quindi ha acquistato questo medicamento. In due occasioni __________ è venuta
da noi e ACPR 1 ha acquistato il FOCALIN; [...]”

(VI PP 13.11.2017, p. 6-7, AI 60).

 

Agli atti è inoltre versata una fitta corrispondenza telefonica e
messaggistica tra l’imputato e __________ (nel periodo 13-25 settembre 2017),
come riportato in modo esaustivo dal PP nel verbale d’interrogatorio
dell’imputato del 13 novembre 2017 alle pagine 24-34, vertente perlopiù sullo
scambio e vendita reciproci di medicamenti, come pure sulle liti dell’imputato
con la compagna ACPR 1 (VI PP 13.11.2017, p. 24-34, AI 60).

 

La signora __________, madre dell’AP, che vive nello stesso
palazzo della figlia e di IM 1, assunta a verbale in veste di testimone il 2
novembre 2017, ha così descritto la relazione travagliata tra la figlia e
l’imputato nonché la presenza di __________ nella loro vita di coppia:

 

"
 […] ADR. che da quando sono venuti ad abitare nella
nostra palazzina, ACPR 1 e IM 1 litigavano ogni tanto perché si sentivano le
loro voci; da un paio di anni a questa parte i litigi tra i due sono aumentati,
credo per questioni di gelosia, sempre riconducibili alla __________. […] Ricordo
che ACPR 1 mi aveva detto che questa ragazza aveva rubato in cantina. E posso
anche dire che dalla mia cantina sono scomparse diverse bottiglie di vino
pregiato […]. ADR. che conosco IM 1 come una persona buona, non mi
sembrava una persona particolarmente litigiosa, recentemente era cambiato nel
senso che aveva reazioni brusche che prima non aveva e facilmente si infuriava.
[…] ACPR 1 si arrabbiava perché diceva che io non credevo che lui avesse certi
comportamenti aggressivi verso di lei. Lei diceva che più volte le aveva messo
le mani addosso […].”

(VI PP 02.11.2017, p. 2-4, AI 53)

 

__________, compagno di __________, interrogato in veste di
testimone l’11 dicembre 2017, ha riferito di aver conosciuto l’imputato (qui
chiamato “__________”), in quanto gli era stato presentato dalla sua compagna __________.
Egli ha affermato che tra i due vi è sempre stato un buon rapporto e che spesso
l’imputato si lamentava con loro della sua relazione con l’AP ACPR 1, dettata
da continui litigi e dalla gelosia di quest’ultima nei confronti della __________.
Egli ha anche riportato di aver saputo dall’imputato che capitava che la __________
lo picchiasse nel corso dei loro litigi, come pure di aver visto in alcune
occasioni degli ematomi:

 

"
Secondo me, almeno da alcuni anni, i due si picchiavano
vicendevolmente. Che lei picchiasse lui da tanto tempo, che lui cominciasse a
picchiare ACPR 1 da meno tempo. Questa cosa l’ho dedotta dai racconti di ACPR 1
e di IM 1. […] Io dopo quella volta che avevo visto ACPR 1 con l’occhio rosso
avevo detto a IM 1 che non doveva picchiare la ACPR 1. Lui mi aveva mostrato i
lividi sul suo braccio che le aveva causato lei. […] Lui non ce la faceva più a
subire. Lui le voleva bene. Io l’ho anche visto piangere a casa nostra, perché
ci diceva che voleva bene a ACPR 1 e non sapeva come uscire da questa
situazione, che lui continuava a subire, che ACPR 1 continuava ad essere
gelosa. Era paranoica […]”

(VI PP 11.12.2017, p. 2-7 e 9, AI 74).

 

__________, interrogata in qualità di testimone l’11 dicembre
2017, ha riferito di come il rapporto tra lei e l’imputato fosse solo un bel
rapporto di amicizia. Tuttavia la gelosia dell’AP ACPR 1, che comunque aveva
avuto modo di conoscere e frequentare in qualche occasione, è sempre stata
molto forte:

 

"
[…] Preciso sin da subito che io non ho alcun interesse
sentimentale per IM 1 e credo neanche lui per me. Siamo rimasti amici.[…] ADR
che per diversi anni non ho più visto né sentito IM 1. Nel 2012, se non
sbaglio, ho scoperto che lui e ACPR 1 abitavano di fronte a me […] ed io gli ho
mandato i saluti. La sera dopo IM 1 è venuto a trovarmi e abbiamo trascorso una
serata in amicizia. […] ACPR 1 è poi venuta a sapere che lui aveva ripreso a
frequentarmi e l’ha presa male, andando in paranoia. […]  Io credo che IM 1 volesse
un po’ evadere, in verità, da quel clima teso e un po’ pesante che a casa di ACPR
1. […] Io ho pensato che sarebbe stato positivo poterle spiegare personalmente
che non avevo nessun intento sentimentale verso IM 1 e che lei per questo non
avrebbe dovuto farsi alcuna paranoia. Ho quindi pensato di organizzare una cena
a quattro e IM 1 mi ha detto che anche ACPR 1 sarebbe stata d’accordo. Le ho
quindi telefonato e ci siamo visti la sera stessa. La serata è andata bene […]
Anche la questione della gelosia, dopo quella sera, mi era sembrato che fosse
risolta.

Ricordo che poi è scoppiato un casino dopo che IM 1 ha trascorso
un pomeriggio con me al Parco __________; […]  il mio ragazzo mi ha detto di
aver ricevuto un sacco di chiamate da ACPR 1 che era già in paranoia. […]
Preciso che il mio ragazzo era a conoscenza che io mi sarei vista con IM 1. […]
ACPR 1 non riesce a capire che tra me IM 1 non c’è più nulla. […] Prendo
atto che stante la cronologia delle telefonate emergenti dall’Iphone di IM
1, risulta effettivamente […] cha dal luglio 2017 i contatti di IM 1 con la
sottoscritta sono diventati frequenti. Non contesto questo, abbiamo ripreso
a sentirci in amicizia.”

(VI PP 11.12.2017, p. 2-5 e 7, AI 75).

 

Anche al dibattimento, l’imputato ha dato atto della difficile
situazione che viveva in casa con la compagna a causa della gelosia di
quest’ultima nei confronti dell’amica __________: 

 

"
Il Presidente rilegge alcune dichiarazioni in atti (in
particolare, quelle della stessa AP) a comprova della gelosia da lei provata
nei confronti di __________, convinta che l’imputato ne sia innamorato.

Non è vero, come afferma ACPR 1, che io ero
in contatto con __________ sempre, anche di notte. Nel 2017 sono finito
addirittura a mettere le due donne in contatto e farle parlare, per chiarirsi,
a causa delle voci che giravano su di me e che mi incolpavano di vedere la __________.
Quest’ultima, nei mesi prima del mio arresto, non l’ho mai vista se non in
presenza di ACPR 1, salvo una singola volta al __________. Se avessi voluto una
relazione al di fuori di ACPR 1, non l’avrei mai voluta con una __________, era
una tipa sempre concia come non mai. 

 

Il Presidente precisa che alla Corte non
interessa sapere se i sospetti e le gelosie dell’AP fossero o meno fondati, si
tratta solo di ricostruire quanto la vittima pensava e come viveva la vostra
relazione, per contestualizzare i fatti.  

Già quando eravamo in Via __________, mi
diceva “vai là, vai dalla tua puttana!”, questa era la situazione. Era morbosa.
Se stavo con ACPR 1 c’era un motivo e non lo dico per giustificarmi. Concordo,
come precisa il Presidente, che ACPR 1 viveva malissimo questa situazione,
tanto che ci sentivano spesso litigare all’interno del palazzo. A questo
proposito preciso che i litigi tra noi non erano sempre riguardanti __________,
litigavamo anche a causa del mio amico __________, o per una presunta truffa ad
un locale, e tante altre cose. ACPR 1 viveva alti e bassi per ogni cosa.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale). 

 

È dunque accertato che l’imputato e l’accusatrice privata vivevano
una relazione sentimentale da diversi anni, resasi, negli ultimi tempi, molto
tesa a causa del riavvicinamento di IM 1 all’ex __________, fonte di infinite
ed accese litigate tra i due, nonché di grandi sofferenze, il tutto in un
contesto gravemente condizionato da un forte consumo di molteplici sostanze
stupefacenti. 

 

                            4.1.2.   La
notte tra il 25 ed il 26 settembre 2017

 

La sera di lunedì 25 settembre 2017, la ACPR 1 e
l’imputato hanno avuto un’accesa discussione a causa delle reciproche gelosie.
In particolare, ACPR 1 notò che l’imputato si era scambiato dei messaggi con
l’amica __________. Questo fatto scatenò la lite, che, ben presto, degenerò. Di
seguito sono riportate le versioni dei protagonisti e di chi è intervenuto dopo
i fatti.

 

                                  a)   La
versione dell’AP ACPR 1

 

Con riferimento agli eventi di quella sera, l’AP ACPR
1, nel corso del primo verbale dinanzi alla Polizia, ha così spiegato lo
svolgimento dei fatti:

 

"
Per quanto attiene ai fatti del 26.09.2017, posso dire che il
tutto è iniziato da un SMS che ho scoperto sul natel di IM 1 […]. Appena si è
acceso sono quindi “entrati” numerosi messaggi tra i quali alcuni della __________
dove si capiva chiaramente che si vedevano ancora e che vi era qualcosa tra
loro due. […]toni sdolcinati […] Al momento che IM 1 rientrava al domicilio,
erano circa le 2000 del 25.09.2017, io avevo già letto i messaggi, ma avevo
spento il telefonino e deciso di non dire nulla […] Durante la serata ho avuto
alcune discussioni con IM 1 circa il dove fosse stato e chi avesse visto ed io,
ad un momento, non ci ho più visto e ho detto a IM 1 che sapevo che si stava
ancora sentendo e vedendo con la __________ […] Avevo […] fotografato i
messaggi.

[…] IM 1 negava e quando gli dicevo che avevo fotografato i
messaggi, lui perdeva il lume della ragione iniziando a colpirmi con pugni e
pedate in tutto il corpo. Arrivava persino a strangolarmi una prima volta
durante la prima lite avvenuta quella sera, prima di mezzanotte, strangolamento
che mi aveva impedito anche solo di gridare aiuto. Ci provavo ma non ci
riuscivo e riuscivo solo a tentare di graffiarlo in faccia per fargli mollare
la presa. Dopo qualche secondo, che a me è sembrata un’eternità, IM 1 lasciava
la presa e smetteva di infierire su di me, lasciandomi a terra tramortita.

A precisa domanda rispondo che non riuscivo ad urlare, ma che a
gran fatica, riuscivo a prendere qualche boccata d’aria, ma era veramente per
me difficile respirare. Posso dire che riuscivo a prendere qualche boccata
d’aria quando graffiando IM 1 mollava un attimo la presa, senza mai però
lasciarmi andare del tutto.

Per tornare ai fatti, dopo qualche minuto, mi sono ripresa e come
mi sono ripresa abbiano iniziato ancora a litigare furiosamente e IM 1 mi ha
ricominciato a picchiare con pugni e mi spingeva violentemente all’indietro ed
io cadendo andavo a battere la testa a terra, perdendo i sensi.

Questa cosa io non me la ricordo, ma l’ho saputo da lui stesso in
quanto mi aveva detto, quando mi sono ripresa, che si era spaventato e che si
scusava con me per quanto successo.

Poco dopo però, è bastato che io accennassi il nome di __________
e lui nuovamente mi aggrediva a pugni e calci. Anche in quell’occasione mi
afferrava nuovamente alla gola cercando di strangolarmi ed anche in questo caso
non riuscivo a gridare o dire nulla e facevo molta fatica a respirare, anzi
direi che non riuscivo nemmeno a respirare. Dopo qualche attimo, credo quando
ha visto che io stavo per perdere i sensi, mi ha nuovamente lasciata andare
facendomi cadere a terra e lasciandomi ancora stare. Io sono rimasta cosciente,
ma non riuscivo nemmeno a rialzarmi ed ero tramortita per le botte ricevute e
per lo strangolamento.

Posso dire che la gola mi doleva dopo il primo tentativo di
strangolamento, ma dopo il secondo avevo un dolore terribile alla gola e facevo
fatica a respirare normalmente.

A precisa domanda rispondo che dopo questo secondo tentativo di
strangolamento la situazione si è calmata ed insieme abbiamo bevuto un
digestivo (nocino) in quanto io ero “rintronata” e IM 1 voleva farmi ripigliare
un attimo.

Era comunque spaventato e credo fosse a seguito del fatto che
aveva realizzato che ci era mancato poco che mi facesse morire.

Tutto questo avveniva verso le ore 02.30. Bevendo il nocino
abbiamo ricominciato a parlare tranquillamente. Dopo circa un’oretta in cui IM
1 continuava a tessere le lodi della __________, io non ci ho più visto e gli
sferravo uno schiaffo in pieno volto.

Lui, si scagliava subito su di me afferrandomi il collo e
stringendo con forza. Mentre mi strangolava mi gridava contro che ero pazza,
che potevo lesionargli un timpano e __________[…].

IM 1 sembrava fuori di se e non si controllava più continuando ad
urlarmi frasi sconnesse e stringendo sempre più forte il collo. Io non riuscivo
nemmeno a muovermi ed ero paralizzata dalla paura. Mi aveva preso al collo e
spinto contro il muro con le mie spalle e da li non riuscivo a muovermi e
nemmeno riuscivo a fare qualcosa per liberarmi. IM 1 era completamente fuori di
testa, aveva gli occhi spiritati e mentre mi stringeva il collo mi gridava
contro “IO TI AMMAZZO, IO TI AMMAZZO”.

Poi, improvvisamente lasciava la presa ed io riuscivo a fuggire
chiudendomi in bagno.

Subito dopo suonavano al campanello ed io rimanevo in bagno
nascosta. Ero senza mutande e solo con una magliettina addosso. Ero
terrorizzata e sono uscita dal bagno, vedendo mia madre (ndr. la madre vive nello stesso palazzo) e degli agenti di
Polizia e c’era anche un dottore. Io non so dire chi li abbia avvisati, ma
credo sia stata mia madre.

Fatto sta che non ricordo perché, sugli avvenimenti di quel
momento sono confusa, la polizia cercava di ammanettarmi ed io gridavo loro che
mi stavano facendo male e ricordo che ad un dato momento ho anche sputato verso
i poliziotti. Di questo me ne rammarico e chiedo scusa in quanto non sapevo
cosa stesse succedendo ed io ero terrorizzata e non capivo perché ce l’avessero
con me che ero la vittima.

[…] Comunque sia sono stata caricata sull’ambulanza e portata in
ospedale e solo lì, dopo essermi calmata, sono riuscita a raccontare ad un
medico che IM 1 mi aveva tentato di uccidere. A quel momento sono stata
sottoposta a degli esami in cui è emerso che avevo la frattura di un ossicino
nella trachea […] 

Io ero però in uno stato pietoso e non riuscivo a parlare.
Onestamente devo ammettere che la sera dei fatti ho usato della marijuana
fumandola e anche dei medicamenti che assumo regolarmente (metadone e altri) e
non ricordo se ho usato cocaina quella sera. Non mi pare di averla usata quella
sera, ma ne ho usata nei giorni precedenti con IM 1.

Ho invece bevuto con IM 1 del nocino ed io non sopporto i
superalcolici.

[…] Per continuare posso dire che quella sera è stata la sera in
cui IM 1 ha superato il limite, avevo preso diverse volte botte da lui negli anni
precedenti, mai denunciando la situazione, ed era già successo che mi
afferrasse per il collo, ma mai aveva stretto in maniera tanto forte e mai ero
svenuta durante un suo pestaggio […] Sembrerà assurdo ma sono contenta che
strangolandomi mi abbia ferito in maniera seria così ci sono le prove che ciò
che dico non sono bugie.[…] Posso dire che ancora oggi ho dei dolori alla gola
e faccio fatica a parlare.”

(VI PG 27.09.2017, p. 3-5, allegato 5 ad AI 7).

 

Interrogata il 30 ottobre 2017 dal PP, la stessa ha
potuto nuovamente precisare e ribadire la dinamica dei fatti avvenuti quella
sera, confermando sostanzialmente quanto già dichiarato in Polizia:

 

"
Quel giorno IM 1 è uscito verso mezzogiorno ed è tornato verso le
18.30. Io sono rimasta a casa tutto il giorno. Nel momento in cui sono uscita a
comperare le sigarette al bar vicino, lui è rientrato in casa e non trovandomi
mi ha chiamata […]. Sono arrivata a casa, lui si trovava in cucina e gli ho
detto […] “E tu? Scommetto che sei stato con la __________ e non provare a
mentirmi perché lo so.” […] è iniziata la discussione fra me e IM 1 […].
Inoltre aveva pure assunto del Focalin, datogli da __________. In quel momento
mi sono trattenuta ricordandomi […] di non parlargli dei messaggi che avevo
letto sul cellulare trovato. […]  poi sono sbottata, […]  dicendogli che avevo
letto i suoi sms […]  si capiva che tra loro due c’era del sentimento. […]  lui
ha dato fuori di testa, negando l’evidenza. […]  ha perso la pazienza
colpendomi con pugni e pedate in tutto il corpo. Mi ha pure spintonata e mi ha
sbattuto la testa contro il muro. […]  avevo paura a reagire. L’unica mia
reazione è stata quella di sputargli addosso e di cercare di scappare, senza
riuscirci. […] quella sera non ce l’ho fatta a fuggire in un’altra stanza. Le
volte precedenti avevo capito che […] riesco a calmarlo. Anche quella sera ce
l’ho fatta, ma poi abbiamo ripreso a litigare.

ADR che quella sera
ricordo bene che IM 1 mi ha strangolato forte 3 volte. La terza volta mi ha
alzata di peso prendendomi per il collo, facendomi sedere sul lavandino della
cucina, mentre continuava a stringere. Io dopo quel fatto non ho più ricordi:
mi sono ripresa quando mi trovavo a terra con lui che mi toccava con i piedi
come se fossi un peso morto. Ricordo il sapore del sangue in bocca e anche nel
naso. Pensando successivamente a quanto mi aveva detto mia madre e meglio del
fatto che quando è arrivata la polizia io fossi completamente nuda, credo che,
quando mi sono ridestata, io sia andata in bagno per lavarmi, per togliermi di
dosso il sangue. […] mi sono pure ricordata del fatto che appena mi sono
ripresa dallo svenimento io sono rimasta a terra facendo finta di essere ancora
svenuta; in quel momento ho sentito la porta chiudersi e ho dedotto che IM 1
fosse andato da mia madre a raccontare la “solita storiella”. Dico questo
perché anche quando mi aveva colpito con la scopa era andato da mia madre (ndr. punto seguente dell’AA). […] Sono certa che mi ero lavata perché avevo i
capelli bagnati ed ero pulita in volto. […]  io ricordo
che ero nuda e qualcuno dei condomini mi ha messo una maglietta. […] ADR che quando lui mi strangolava io cercavo
di allontanarlo, di prenderlo agli avambracci, ma senza riuscirci. 

[…]  Mi si dice che nel verbale di polizia ho
dichiarato: “dopo qualche minuto ha ripreso a picchiarmi con “pugni e mi
spingeva violentemente all’indietro ed io cadendo andavo a battere la testa a
terra, perdendo i sensi”.

Io non so come io sia finita a terra.

ADR che è vero che in
uno dei momenti di calma abbiamo bevuto un nocino. Non ricordo però quando […]. 

ADR che come già detto
l’ultimo strangolamento è stato quello più forte; non riuscivo a urlare e
neppure a respirare. Secondo me è a causa di questo che ho perso i sensi,
ritrovandomi a terra.”

(VI PP 30.10.2017, p. 11-13, AI 44).

 

L’AP ACPR 1 è stata nuovamente interrogata dal PP
l’8 novembre 2017. Nel corso di detto interrogatorio ha ripercorso la giornata
del 25 settembre e ha potuto ancora una volta raccontare la dinamica dei fatti
avvenuti quella sera, aggiungendo di aver provocato l’uomo e di aver voluto,
per una volta, tenergli testa, alzando anche lei le mani tirandogli,
segnatamente, degli schiaffi. Confrontata con le dichiarazioni dell’uomo, il
quale (come vedremo di seguito) ha negato di averla mai presa per il collo, la
donna ha espresso sorpresa e anche un certo timore:

 

" […] In
serata, non ricordo bene quando, forse verso le 19.00/19.30, sono uscita in uno
dei bar vicino a casa a comperare le sigarette e in quel momento lui mi ha
chiamato al telefono, non trovandomi in casa al suo rientro. Al telefono mi ha
aggredito verbalmente “dove sei stata, cosa hai fatto, ecc.”. Già al telefono
mi ero accorta che IM 1 era strano […], più aggressivo del solito.

Entrata in casa, mi ha assalito dicendomi “Dove sei
stata? Con quale uomo?” ed io gli ho subito risposto che ero andata a prendere
le sigarette […] Ho poi aggiunto: “Piuttosto tu dove sei
stato da mezzogiorno fino adesso, 7 ore?... non mentire perché so che sei stato
con lei”, intendo la __________, Lui ha confermato dicendomi che era vero, […]
aggiungendo che avevano bevuto […] del gin. […] Io non volevo dargli la
soddisfazione di farmi vedere piangere, cercavo di farmi forza […].

Ricordo che non abbiamo cenato, lui è andato nel suo
studio a fare le sue cose […]. Quando lui era in studio di sicuro si è sentito
con __________ […] verso le 20.30 ha cominciato ad urlare verso di me, dicendo
che io mi sono permessa di entrare a vedere le sue cose private nell’iPad o nel
computer.

ADR. che il cellulare di
IM 1 […] che abbiamo trovato nell’auto della mamma, io gliel’ho ridato la sera
in cui lui mi ha picchiato, senza dirgli inizialmente in merito ai messaggi che
avevo letto […]. Ricordo di aver letto un messaggio dove lui chiamava __________
“ciccina” e da quello che scriveva percepivo che lui era ancora invaghito di
lei. […] E’ quindi tornato nel suo studio […]. Ad un certo punto è uscito dallo
studio e ha cominciato a tessere le lodi di __________ dicendo che era una
poverina […]. Abbiamo avuto una discussione che poi però si è calmata lì.
Quella sera è trascorsa così, un po’ discutendo animatamente ed un po’ stando
in silenzio. Devo dire che neanch’io ero un agnellino ed ho alzato i toni […].
Nel frattempo io credo che lui continuasse a messaggiarsi con lei.

[…] Ad un certo punto non ci ho più visto […]
gli ho detto che avevo letto alcuni suoi messaggi di quella sera
[…]. Mi ricordo che la chiamava ciccina, […] Ho pure fatto
le foto di quei messaggi con il mio cellulare Iphone6 (ndr. Allegati 2.1, 2.2, 2.3, 2.4 e 2.5). […]  ho cercato di fargli capire che se lui amava
__________ non poteva avere anche me; gliel’ho detto con calma. Lui ha dato
fuori dicendo che non l’amava […]. Io gli ho detto che sapevo che era andato
anche a letto con lei […]. A questa mia esternazione lui si è arrabbiato
tantissimo, è uscito totalmente di gangheri, non l’avevo mai visto così. IM 1
ha anche tirato giù i pantaloni dicendomi “vieni a vedere” […].IM 1 mi ha detto
di non azzardarmi più a dire una cosa del genere, prima di ritornare nello studio.

[…] ad un certo momento uscendo dallo studio era
imbestialito, io invece di calmarlo “gli sono andata dietro”, cosa che lo ha
fatto ancora di più arrabbiare. […] ad un certo punto l’ho tacciata di puttana
e troia e lui mi ha detto che mi avrebbe denunciato […] gli
ho riso in faccia. Lui si è avvicinato e mi ha preso di peso dai vestiti
all’altezza del petto, tirandomi su dal divano e dicendomi “se la chiami ancora
puttana io ti denuncio” […] pensava che io come al solito
mi mettessi “a cuccia” e credo non si aspettasse la mia reazione […] invece ho deciso di reagire. 

Mi ha tirato delle sberle e io l’ho spinto dicendomi
di lasciarmi stare. Lui ha ripreso asserendo “tu non ci conosci” parlando di
lui e di lei. [...] La prima volta che mi ha preso per il collo eravamo in
corridoio e io mi trovavo contro la parete; quella volta non a stretto così
forte, voleva solo spaventarmi. Io è vero continuavo a sfotterlo e a ridergli
in faccia, ero stufo di sentire le lodi di __________. [...] C’è poi stata una
tregua [...]. Probabilmente ho toccato un altro tasto riguardante __________
che lo ha fatto ancora arrabbiare, […]. Mi ha preso per il
collo una seconda volta, sbattendomi contro il muro e tenendo la sua mano
stretta al suo collo. Io non l’ho mai visto così arrabbiato, con gli occhi così
spiritati. Io facevo fatica a respirare. 

ADR che tutte e tre le
volte mi ha preso per il collo con entrambe le sue mani.

Quando mi hai lasciato il collo, ha visto che io mi
sono spaventata e piangevo. Non so da dove ha tirato fuori un nocino; ha
riempito un bicchiere tipo quelli per l’acqua più o meno per metà. Io pensavo
che fosse vino perché lui aveva detto così e visto che io ho iniziato a berlo
adagio, lui ha dato un colpo al bicchiere facendomelo ingoiare tutto in un sorso,
facendo loro rovesciare anche in parte addosso. [...] 

Io continuavo a prendere per i fondelli __________ e
lui si arrabbiava sempre di più. È quindi arrivato a prendermi per il collo di
peso, Alzandomi e facendomi sedere sull’angolo del piano della cucina,
continuando a stringere il collo. E a quel momento che credo di aver perso i
sensi perché poi mi sono ridestata a terra davanti al camino […] ADR che mi sono resa conto che la terza volta
mi ha stretto così forte che ho pensato di morire. Non riuscivo ad urlare e
neppure a respirare. Ho pensato “stavolta non mi ripiglio più“. 

ADR che tra il primo e
il secondo afferramento al collo io mi sono avvicinata a lui mentre si trovava
nel suo studio piegato verso la cassettiera [...].

A quel momento mi è aumentato il nervoso e quando
lui si è girato verso di me gli ho tirato un ceffone che lo ha colpito sulla
guancia. […]  ha reagito urlandomi di essere pazza perché
gli avevo lesionato un timpano e che __________.

ADR che quando io
prendevo per i fondelli __________ lui mi minacciava dicendomi “ti ammazzo”
aggiungendo “e non faccio un giorno di galera perché non sono carcerabile”. 

Quando mi sono destata ho già detto di essere
rimasta ferma e immobile, cercando di neanche di respirare. Lui mi ha dato un
colpo con i piedi sul corpo e l’ho sentito allontanarsi. Quando sentito la
porta chiudersi mi sono alzata e sono andata in bagno a lavarmi. Sentivo il
sangue in bocca. Visto che quando sono arrivate la polizia e l’ambulanza io mi
trovavo nuda perché così mi ha detto mia mamma, deduco che mi ero fatta una
doccia e mi ero sciacquata.

Mi si dice che IM 1 nega di avermi colpito con
pugni pedate ed asserito di aver semplicemente tentato di intervenire nel
mentre io cercavo di farmi male tagliarmi con dei coltelli e poi strangolarmi.

È brutto sentire queste cose e mi fa male. Come
posso essermi rotta da sola la vertebra del collo? Io mi taglio questo è vero e
mostre presenti quello che mi sono fatta di recente dopo aver sentito la madre
di IM 1 che mi diceva che il 2 dicembre sarebbe uscito di prigione io sono
terrorizzata, così come lo è mia mamma.[…] è falso.[...] Io speravo che lui
raccontasse un po’ quello che era capitato, anche se aggiungendo particolari
falsi. […] ADR che ribadisco
di avergli dato unicamente una sberla. […]  mi fa molto
male sentire che IM 1 ha raccontato che ho consumato cocaina in vena. Ho paura
degli aghi; quella sera non ho consumato cocaina, l’ho fatto il giorno prima.
[...] Io mi faccio male, è vero mi taglio, non lo faccio perché tento il suicidio
ma perché voglio farmi male. Mi sembra che in questo modo la mia ansia
diminuisca. [...]”

(VI PP 08.11.2017, p. 7, AI 57).

 

Nel lungo verbale di confronto del 16 febbraio 2018
(videoregistrato, trascrizione agli atti), l’AP ACPR 1 ha ribadito di non essersi
mai autoinflitta le lesioni al collo e ha sostenuto l’assurdità di una simile
versione, pur ammettendo di farsi spesso del male da sola e di aver, quella
sera, ripetutamente provocato l’imputato a causa della sua gelosia verso __________.
Ha pure affermato di essere stata consapevole che nel nocino offertole
dall’imputato, l’uomo vi aveva sciolto delle pastiglie allo scopo di calmarla.
In generale, per ciò che attiene ai fatti, ha così dichiarato:

 

" […] lesioni
così, tre TAC mi hanno fatto, ho… ho delle lesioni… io devo essere operata al
collo, […] come avrei fatto da sola? […] io gli lancio cose, è vero… però non
gli lancio i coltelli… […] io gli dicevo ma perché non ammetti che questa
ragazza sta di nuovo cercando di mettere zizzania fra di noi? E lui “no, non è
vero, no, non è vero.” […] non gli ho dato calci, non gli ho dato… io di certo
non l’ho strozzato… lui avrà stretto finché ho perso i sensi io non lo so… […]
avevo dentro nel naso e non so in gola del sangue…[…] avevo paura che mi
uccidesse che finisse lavoro.[…] mi prendeva con i piedi… contro di me per
vedere se… se ero morta… svenuta che cazzo ne so… poi è andato su da mia madre
a raccontargli la sua barzelletta, che io sono impazzita che ho fatto tutta da
sola e tutto questo per liberare la casa e poter farsi… l’ha scritto no…
finalmente mi sono liberata di lei…[…] che io mi sia fatta male con i soliti
tagli di coltello e con i soliti… taglierino… un taglierino… preso in mano? Si
mi pare di si… che abbia fatto quello non lo metto in dubbio… ho tentato di
tagliarmi si… per fargli capire quanto stavo male… era per fargli paura… […] mi
sono data un paio di sberle si… capirai che male mi potevo fare… ma come
diavolo faccio a strangolarmi?

[…] per il collo non era la prima volta che mi
prendeva… in diverse occasioni anche in precedenza, ma mai così… 3 o 4… presa
per il collo… quante volte?... tre… l’ultima volta.. in cucina e ne sono
sicura… mi ha addirittura sollevato per il collo tenendomi con due mani, mi ha
messo sulla… dove c’è qua c’è la finestra… e poi sono arrivata sul pavimento
[…] davanti al camino… lui avrà stretto finché ho perso i sensi… 

[…] e poi lui mi ha detto tu a me non mi lasci, io
non me ne vado e se ti vuoi lasciare tu mi lasci in quattr’assi, cioè in una
bara e basta…[…] quando lui mi teneva… quando lui mi ha detto… l’ultima…
l’ultima volta io ti ammazzo, ti ammazzo…[…] mi ha fatto anche così, cioè nel
senso bevilo cioè bevilo (ndr. il nocino)… io sapevo che c’erano dentro anche
le pastiglie… […] voleva farmi calmare, pensavo che era
per quello non pensavo che si era messo già d’accordo con la __________ di
eliminarmi e portarmi… farmi portare via, non di eliminarmi…uccidermi, ma di
farmi mettere alla neuro…”.

(Trascrizione verbale di confronto 07.12.2017, AI
82; VI PP 16.02.2018, p. 4-7, AI 113).

 

In merito allo stato psico-fisico dell’AP ACPR 1
la sera dei fatti, si richiamano le analisi di laboratorio effettuate sui
campioni prelevati il 26 settembre 2017 al momento del suo ricovero, dai quali
risulta uno stato di coscienza alterato dalla presenza di sostanze
stupefacenti, di medicamenti e di alcool, e meglio:

- Benzodiazepine positivo

- Cocaina positivo

- Tetraidrocannabinolo positivo

- Morfina/Oppiacei positivo

- Metadone positivo

- Alcolemia 0.66 g/L

(AI 58).

 

Circostanza confermata dalla stessa ACPR 1 che ha
dichiarato:

 

" […] avevo
usato la coca il giorno prima eh… poi se mi dice che usa… eh… mescolavamo
l’eroina alla cocaina, la tiravamo di naso, quindi ero piena.[…] Io prendo
medicamenti, benzodiazepine e metadone.[…] consumavamo assieme poi
trascendevamo…”

(Trascrizione verbale di confronto 07.12.2017, p.
34-35 plico 1, AI 82)

 

In merito alle lesioni subite dall’AP ACPR 1
a seguito della lite, queste sono state confermate da diversi rapporti medici, come
di seguito:

 

" Dislocazione
mesiale del corno superiore della carti