# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 49bd3e15-0f45-56d2-95a8-76e8937878f6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-09-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.09.2008 D-4008/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4008-2007_2008-09-25.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4008/2007
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 5  s e t t e m b r e  2 0 0 8

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Fulvio Haefeli,
cancelliera Chiara Piras.

A._______, Iraq,
rappresentato dal lic. iur. Mario Amato, 
Soccorso operaio svizzero, Via Zurigo 17, 6900 Lugano,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 5 giugno 2007 / N .

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4008/2007

Fatti:

A.
Il  7  maggio  2007,  l'interessato  –  cittadino  iracheno  d'etnia  curda  e 
originario  di  Suleimanyia  –  ha  presentato  una  domanda  d'asilo  in 
Svizzera. Ha dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di rilievo ([...]), 
di  essere  espatriato  il  14  aprile  2007  per  paura  d'essere  ucciso  da 
membri  dell'organizzazione  terrorista  B._______,  particolarmente 
attiva nella sua regione. In data 2 aprile 2007, l'interessato – autista di 
taxi  –  avrebbe  condotto  quattro  persone  da  Halbja  a  Suleimanyia. 
Durante  il  viaggio,  quest'ultimi  avrebbero  nominato  spesso  Dio  e 
ricevuto  tante  chiamate  sul  cellulare.  Ad  un  certo  punto,  avrebbero 
trasmesso  per  telefono  il  numero  di  targa  e  la  descrizione 
dell'interessato. Per  paura  di  essere  ucciso  o  di  perdere  la  propria 
auto, si sarebbe fermato con la scusa di avere bisogno di una pausa e 
avrebbe chiamato la polizia. Poco dopo, la polizia sarebbe intervenuta 
ed  avrebbe  arrestato  i  quattro  uomini.  Due  giorni  dopo  l'accaduto, 
l'interessato  avrebbe  trovato  nel  cortile  della  propria  abitazione  una 
lettera  minatoria  a  lui  indirizzata. Per  paura,  si  sarebbe,  a  seconda 
delle versioni, nascosto per tre, sei o sette giorni a casa sua, prima di 
trasferirsi da un amico, dove avrebbe organizzato la propria fuga.

B.
Il 5 giugno 2007, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda 
ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  della  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31). Detto Ufficio ha anche pronunciato 
l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento verso l'Iraq siccome lecita, esigibile e possibile.

C.
Il 12 giugno 2007, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  menzionata  decisione 
dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione 
impugnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per 
una nuova decisione nel  merito  della  sua domanda d'asilo  e,  in  via 
sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria.  Ha  altresì 
presentato  una domanda d'esenzione dal  versamento  dell'anticipo  a 
copertura delle presumibili spese processuali.

D.
Il 6 luglio 2007, il TAF ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di motivi 

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particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  sulla  procedura 
amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere al 
ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili 
spese  processuali.  Nel  contempo,  ha  invitato  l'autorità  inferiore  a 
presentare una risposta al ricorso.

E.
Il 10 luglio 2007, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame.

F.
Il 10 luglio 2007, il ricorrente è scomparso dal Centro di registrazione 
e  di  procedura  di  Chiasso.  Il  16  luglio  2007,  l'insorgente  si  è 
ripresentato al Centro. Il 19 luglio 2007, ha prodotto una dichiarazione 
manifestando la propria volontà di proseguire la procedura di ricorso.

G.
Il 23 agosto 2007, il ricorrente ha inoltrato l'atto di replica. 

H.
Il  15  marzo  2008,  il  ricorrente ha  sollecitato  l'evasione  del  ricorso 
inoltrato il 12 giugno 2007.

Diritto:

1.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art.  31  e  art.  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  [LTAF,  RS  173.32], 
art. 105 LAsi  e  art.  83  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  all'art.  52  PA,  nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi.

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3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

4.
Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato che il ricorrente non 
ha  addotto  motivi  che  possano giustificare  la  mancata  esibizione  di 
documenti di viaggio o d'identità. Non convincerebbero le affermazioni 
secondo le quali il ricorrente avrebbe lasciato tutti i documenti a casa 
per  paura  di  perderli  durante  il  viaggio.  Inoltre,  detto  Ufficio  ha 
qualificato  come  inverosimili  le  dichiarazioni  dell'insorgente.  In 
particolare,  la  storia  narrata  dal  ricorrente  risulterebbe  assurda  e 
contraddittoria.  Quest'ultimo,  se  veramente  minacciato,  non  sarebbe 
infatti rimasto al proprio domicilio, prima di nascondersi a casa di un 
amico. Peraltro, il  ricorrente si  sarebbe contraddetto sulla  cronologia 
dei fatti  e sull'appartenenza all'organizzazione B._______ dei quattro 
presunti terroristi. Il fax riguardante la lettera minatoria non potrebbe, 
altresì, essere considerato come mezzo di prova adeguato, visto che 
non sarebbe possibile verificare l'autenticità e, comunque, sarebbe in 
contraddizione  con  quanto  affermato  dal  ricorrente  nell'ambito 
dell'audizione  del  29  maggio  2007.  Infine,  l'UFM  ha  ritenuto  non 
necessari ulteriori chiarimenti ai fini dell'accertamento della qualità di 
rifugiato  o  dell'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione 
dell'allontanamento. 

5.
Nel  ricorso,  l'insorgente  fa valere  di  avere  chiamato  due  volte  casa 
dopo la prima audizione per farsi mandare i documenti per posta. Non 
avrebbe potuto esibire documenti di viaggio o d'identità in procedura di 
prima istanza anteriormente alla pronuncia della decisione impugnata 
a  causa  delle  difficoltà  di  reperimento  e  d'invio  di  detti  documenti, 
connesse alla nota situazione vigente in Iraq. Avrebbe preferito farsi 
mandare i  documenti  da un connazionale,  il  quale sarebbe rientrato 
poco  dopo  in  Germania.  Inoltre,  non  si  sarebbe  procurato  una 
fotocopia dei documenti, visto che durante l'audizione gli sarebbe stato 

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comunicato  che  sarebbe,  comunque,  stato  inutile.  Contesta  che  nel 
caso concreto non ricorrano i presupposti dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi 
circa  la  necessità  d'ulteriori  chiarimenti  per  la  determinazione  della 
qualità  di  rifugiato  o  dell'esistenza  di  un  ostacolo  all'esecuzione 
dell'allontanamento. In  particolare  –  e  conto  tenuto  della  situazione 
vigente nel suo Paese d'origine, segnatamente nel Kurdistan iracheno 
(richiamato  in  proposito,  il  rapporto  pubblicato  dall'OSAR  il 
22 maggio 2007)  –  non  sarebbe  consentito,  come  invece  avrebbe 
sostenuto  l'autorità  inferiore  nel  caso  di  specie,  di  semplicemente 
affermare  che  non  sussistono  indizi  per  ritenere  che,  in  caso  di 
rimpatrio,  egli  possa essere  esposto  a  trattamenti  vietati  dall'art.  3 
della  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle 
libertà  fondamentali  del  4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101).  In 
sostanza,  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  suo  Paese 
d'origine  sarebbe,  allo  stato  attuale  dell'istruttoria  della  causa, 
manifestamente contraria all'art. 3 CEDU.

6.
Nella risposta al ricorso, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame, 
in  sostanza  per  l'assenza  di  fatti  o  mezzi  di  prova  che  potrebbero 
giustificare  una  modifica  del  provvedimento  litigioso.  Inoltre,  detto 
Ufficio, ha rilevato che, in data 12 giugno 2007, il  ricorrente avrebbe 
esibito  un  documento  presentato  come  l'originale  del  proprio 
certificato  di  nazionalità  irachena.  Tale  invio  risulterebbe  però 
intempestivo e non giustificherebbe le modalità di viaggio esposte dal 
ricorrente.  Infine,  la  tardiva  presentazione  del  documento  sarebbe 
dettata  dalla  decisione  negativa  ricevuta  e  sarebbe  indizio  per  la 
dissimulazione dei documenti d'identità da parte del ricorrente fino a 
tal momento.

7.
Nella  replica,  l'insorgente  ha  osservato  che  avrebbe  contattato  la 
famiglia  subito  dopo  la  prima  audizione  e  che  il  6  giugno  2007,  la 
persona di contatto sarebbe partita verso la Germania in possesso dei 
suoi  documenti.  Inoltre,  l'insorgente  avrebbe  proposto  all'autorità 
inferiore di  presentare una copia del documento che avrebbe potuto 
ricevere via fax, tale proposta sarebbe però stata scartata dall'UFM. 
Peraltro, il 14 agosto 2007, il Nord dell'Iraq sarebbe stato sconvolto da 
un attacco nel quale sarebbero morte più di 400 persone.

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8.

8.1 Giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,  non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della  domanda.  Giusta  l'art.  32  cpv. 3  LAsi,  il  cpv. 2  lett.  a  non  si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c).

8.2 Sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative. Per contro, non 
sono documenti validi giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi quelli  emessi 
per altri  scopi, come la licenza di condurre, la carta professionale, il 
certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di fine degli studi 
(DTAF 2007/7 consid. 6).

8.3 Inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti.  La 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché  dalla  evidente  esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna 
dalle persecuzioni  statali  oppure di  un'appropriata protezione statale 
contro l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5).

9.
Questo Tribunale osserva che il  ricorrente, senza valide ragioni,  non 
ha  tempestivamente  presentato  documenti  di  viaggio  o  d'identità  ai 
sensi di legge. In tal contesto giova rilevare, che egli avrebbe preferito 
attendere l'arrivo in Germania di un suo connazionale con i documenti 
necessari, fatto accaduto secondo l'insorgente in data 6 giugno 2007 
([...]) e, quindi, più di due settimane dopo l'invito dell'UFM a produrre 

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tali documenti, invece di impegnarsi lui stesso, al fine di procurarsi in 
tempi  brevi  un  documento  di  viaggio  o  d'identità.  Non  v'è,  altresì, 
ragione di ritenere che se avesse effettuato dei seri e concreti sforzi 
per  procurarsi  tempestivamente  un  tale  documento,  detti  sforzi  non 
avrebbero potuto avere esito favorevole. Inoltre, non apparendo avere 
fatto  valere  delle  persecuzioni  statali,  egli  avrebbe  potuto  e  dovuto, 
usando della  necessaria  diligenza,  rivolgersi  ad  una rappresentanza 
del suo Paese all'estero per farsi emettere un documento di viaggio o 
d'identità ai  sensi  della legge.  Peraltro,  non soccorre l'insorgente la 
generica affermazione ricorsuale secondo la quale avrebbe inutilmente 
proposto  all'autorità  inferiore  di  produrre  una  fotocopia  di  un 
documento ai sensi della legge. Questo Tribunale ha già avuto modo di 
precisare  che  una  semplice  fotocopia  di  una  carta  d'identità  non 
costituisce un valido documento ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi 
(v.,  fra  le  tante,  la  sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale 
E-7458/2007  del  13  novembre  2007  consid.  3.1).  Infine,  se  un 
richiedente l'asilo non aveva ragioni valide per giustificare la mancata 
esibizione di  documenti  di  viaggio o d'identità  in  procedura di  prima 
istanza,  non  v'è  motivo  d'annullare  la  decisione  di  non  entrata  nel 
merito  quand'anche  avesse  a  presentare  un  siffatto  documento  in 
sede di ricorso (v. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1999 n. 16).

10.
Il  TAF rileva, altresì,  che il  ricorrente non ha presentato, all'infuori  di 
generiche censure,  argomenti  o  prove suscettibili  di  giustificare  una 
diversa  valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione, 
delle allegazioni decisive in materia d'asilo da lui presentate in corso 
di procedura. Quest'ultime s'esauriscono in mere affermazioni di parte 
non corroborate da alcun elemento della benché minima consistenza, 
in sostanza per le ragioni indicate nel provvedimento litigioso, cui può 
essere  rimandato  (art.  109  cpv.  3  LTF  in  relazione  all'art.  6  LAsi, 
all'art. 37  LTAF  ed  all'art.  4  PA).  In  particolare,  le  stesse  risultano 
inverosimili  segnatamente  in  merito  alle  minacce  subite  da  parte 
dell'organizzazione terrorista B._______. Da un lato, il ricorrente aveva 
affermato nell'ambito dell'audizione del 16 maggio 2007 che la polizia 
aveva  scoperto  l'appartenenza  delle  quattro  persone 
all'organizzazione  B._______  ([...]).  Durante  l'audizione  del 
29 maggio 2007  ha,  invece,  dichiarato  di  non  sapere  a  quale 
organizzazione appartenessero dette persone e di presumere, a causa 
della  loro  diffusa  presenza  nella  regione,  che  fossero  membri 

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dell'organizzazione  B._______  ([...]).  Dall'altro  lato,  il  TAF rileva che 
non  soccorre  l'insorgente  la  presentazione  della  fotocopia  della 
presunta lettera minatoria. In effetti,  le fotocopie non costituiscono di 
principio dei mezzi efficaci ed idonei da un punto di vista probatorio, 
considerato  che  possono  essere  il  frutto  d'ogni  genere  di 
manipolazione.  Per  di  più,  nel  caso  concreto,  l'insorgente  non  ha 
spiegato per quale ragione non avrebbe potuto fornire, usando della 
necessaria diligenza, l'originale del menzionato documento. Inoltre, e 
come rettamente rilevato dall'autorità inferiore, il  documento prodotto 
contraddice  manifestamente  le  allegazioni  del  ricorrente  circa  il 
mittente  di  tale  scritto.  Egli  ha  infatti  affermato  di  avere  trovato  nel 
cortile di casa una lettera minatoria anonima ([...]). Dagli atti di causa 
risulta, tuttavia, che la lettera presentata dal ricorrente come tale ([...]) 
è  stata  firmata  con  la  sigla  "combattenti  dell'Islam".  Oltre  a  ciò,  va 
sottolineato come il suo agire – si sarebbe nascosto dapprima a casa 
sua per sei o sette giorni ([...]) ed in seguito sarebbe andato a casa di 
un suo amico, a soli dieci minuti di distanza da casa sua ([...]) - appare 
dimostrare  l'assenza  di  seri  timori  d'esposizione  a  persecuzioni  nel 
suo Paese d'origine. Infine,  basti  ancora rilevare  che egli  si  limita a 
mere congetture, non confortate da alcun elemento serio e concreto, 
sull'eventualità  d'essere  ucciso  in  caso  di  rientro  in  patria, 
rispettivamente  sull'impossibilità  d'ottenere  un'appropriata  protezione 
statale contro l'eventuale futuro agire illegittimo nei suoi confronti da 
parte  di  terzi,  segnatamente  dei  membri  dell'organizzazione 
B._______. Da questo profilo, il  TAF ha già avuto modo di  precisare 
che le forze dell'ordine e le autorità giudiziarie delle tre province curde 
del  nord  dell'Iraq  -  fra  cui  Suleimanyia,  regione  da  cui  è  originario 
l'insorgente - hanno, di principio, la capacità e la volontà di garantire 
agli abitanti delle tre province la protezione dalle persecuzioni (v. DTAF 
2008/4 del 22 gennaio 2008, consid. 6.1 a 6.7).

11.
Ritenuta  la  manifesta  inconsistenza  delle  allegazioni  decisive 
presentate  (v. considerando  10  del  presente  giudizio),  non  risultano 
elementi  da  cui  dedurre  la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini 
della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato  del  ricorrente 
(art. 32 cpv. 3 lett. c Lasi).

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12.

12.1 Per  gli  stessi  motivi,  non  emergono  dalle  carte  processuali 
neppure  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontana-
mento  del  ricorrente  nel  nord  dell'Iraq  possa  violare  l'art.  25  cpv. 2 
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 
1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei 
rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge  federale  del 
16 dicembre  2005  sugli  stranieri  (LStr,  RS  142.20)  o  esporre  il 
ricorrente in patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari 
all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti  dell'uomo e 
delle libertà fondamentali  del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o 
all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 
crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv. tortura, 
RS 0.105).  Inoltre,  questo  Tribunale  rileva  che  l'insorgente  ha 
dichiarato di non avere mai avuto altri problemi nel suo Paese ([...]).

12.2 Per il resto, può essere lasciata indecisa la questione di sapere 
se  per  impedimenti  all'esecuzione  dell'allontanamento  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi debbano intendersi anche quelli di diritto 
nazionale  (riguardanti  l'esigibilità  e  la  possibilità  dell'esecuzione 
dell'allontanamento)  oltre  a  quelli  di  diritto  internazionale  pubblico 
(esaminati  al  precedente  considerando  12.1).  In  effetti,  anche  in 
materia d'esigibilità e di possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento 
non  emerge  dalle  carte  processuali  alcun  elemento  suscettibile 
d'imporre degli ulteriori chiarimenti.

12.3 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento  riconducibili  all'art.  83  cpv. 4  LStr,  in  merito  allo 
stato della  sicurezza in  Iraq,  questo  Tribunale ha già avuto modo di 
precisare che nelle tre province curde nel nord dell'Iraq (Dohuk, Erbil e 
Suleimanyia)  non  vige,  al  momento,  una  situazione  di  violenza 
generalizzata  e  la  situazione  politica  non  è  talmente  tesa  da 
considerare  un  rimpatrio  come  generalmente  inesigibile. 
Segnatamente,  lo  stato  della  sicurezza  è  più  stabile  ed  equilibrato 
rispetto al resto del Paese. Inoltre, la situazione dei diritti dell'uomo è 
migliore rispetto alle zone nel sud e nel centro dell'Iraq. In particolare, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  le  tre  province  curde  è 
esigibile, di principio, per gli uomini curdi, non sposati, in buona salute 
e giovani, a condizione che la persona interessata sia originaria della 

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regione o vi  abbia vissuto  un lungo periodo e disponga di  una rete 
sociale,  segnatamente  famiglia,  parenti  o  conoscenti,  oppure  di 
relazioni con i partiti al potere (DTAF 2008/5 consid. 7.5, in particolare 
7.5.1 e 7.5.8).

12.4 Nel caso di specie, il ricorrente ha dichiarato di essere cittadino 
iracheno  di  etnia  curda  e  di  avere  vissuto  sin  dalla  nascita  a 
Suleimanyia  (nord  dell'Iraq),  è  giovane,  celibe  ed  ha  una  certa 
esperienza  professionale  (per  circa  due  anni  come  autista  di  taxi). 
Secondo le sue dichiarazioni, in patria risiedono ancora i genitori e tre 
fratelli ([...]). In particolare, prima dell'espatrio egli avrebbe vissuto con 
i suoi genitori nel quartiere C._______ di Suleimanyia. In caso di rinvio 
nel  suo  Paese,  il  ricorrente  avrebbe  quindi  la  possibilità  di  essere 
nuovamente ospitato dai genitori e di riprendere il proprio lavoro come 
autista. Peraltro,  egli  potrebbe pure  beneficiare  degli  aiuti  offerti  dai 
programmi di distribuzione di generi alimentari (DTAF 2008/5 consid. 
7.5,  in  particolare  7.5.4).  L'insorgente  non  ha  altresì  preteso  nel 
gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare 
un'ammissione provvisoria (v. sulla problematica GICRA 2003 n. 24), 
senza  che  ad  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la 
necessità  di  una  sua  permanenza  in  Svizzera  per  motivi  medici.  In 
siffatte circostanze, risultano adempiti i presupposti per formulare una 
prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  il 
ricorrente di un adeguato reinserimento sociale nel nord dell'Iraq.

12.5 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Il 
ricorrente,  usando  della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio.  L'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile.

13.
Da quanto esposto, discende che in materia di non entrata nel merito il 
ricorso,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita 
tutela e la decisione impugnata va confermata.

14.
Il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi e art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

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15.
L'esecuzione dell'allontanamento verso il nord dell'Iraq è ammissibile, 
esigibile  e  possibile  per  le  ragioni  indicate  al  considerando  12  del 
presente  giudizio.  Per  conseguenza,  anche  in  materia 
d'allontanamento  ed  esecuzione  dell'allontanamento,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione confermata.

16.
Il  ricorso,  tenuto  conto  anche  della  giurisprudenza  del  TAF,  risulta 
essere  manifestamente  infondato. Pertanto,  quest'ultimo  è  deciso  in 
forma  semplificata  (art.  111a  LAsi)  dal  giudice  unico,  con 
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

17.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 
nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 
nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 
21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura 
delle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto.

3.
Le spese processuali, di fr. 600.--, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale entro un 
termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza.

4.
Comunicazione a:

- rappresentante  del  ricorrente  (plico  raccomandato;  allegato: 
bollettino di versamento)

- UFM,  Divisione dimora  ed  aiuto  al  ritorno  (in  copia; n. di  rif. N ; 
allegato: incarto UFM)

- D._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Chiara Piras

Data di spedizione:

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