# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9a206863-a26d-5ed1-bc4e-4b1334f4d9e7
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2006-09-13
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 13.09.2006 BV.2006.38
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BV-2006-38_2006-09-13.pdf

## Full Text

Sentenza del 13 settembre 2006  
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, presi-
dente, Andreas J. Keller  e Tito Ponti 
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
 
Parti 

  
A., rappresentato dagli avv. Mario Postizzi e Goran 
Mazzucchelli,  
 

reclamante 
 

 contro 
   

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE  
CONTRIBUZIONI, 
 

controparte 
 

Oggetto  Reclamo contro un sequestro ed una richiesta 
d’informazioni (art. 46 e 40 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  BV.2006.38 
 
 
 

 

 

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Fatti: 
 

A. Il 25 febbraio 2003, l’allora capo del Dipartimento federale delle finanze On. 
Kaspar Villiger ha autorizzato l’Amministrazione federale delle contribuzioni 
(in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei confronti di di-
verse persone fisiche e giuridiche, tra le quali la B. SA, sospettata d’aver 
commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell’articolo 190 della legge fede-
rale del 14 dicembre 1990 sull’imposta federale diretta (LIFD; RS 642.11). Il 
13 marzo 2006 l’autorità fiscale ha deciso di estendere l’inchiesta a A. per 
sottrazione continuata di importanti somme d’imposta, delitti fiscali nonché 
assistenza alle sottrazioni d’imposta commesse dalla B. SA, di cui egli risul-
ta essere azionista. 

 
 

B. Nell’ambito di tale inchiesta, il 18 maggio 2006 la Divisione inchieste fiscali 
speciali dell’AFC ha disposto il sequestro di tutti i beni patrimoniali deposi-
tati presso la banca C., Zurigo, comprese le sue filiali o succursali in Sviz-
zera e all’estero, di cui A. risulta essere avente diritto economico, procura-
tore (diritto di firma) o dei quali egli può economicamente disporre. Il mede-
simo giorno, l’autorità fiscale ha ugualmente richiesto alla banca in questio-
ne il saldo dei conti bancari aperti presso di lei. 

 
 

C. Contro la decisione e la richiesta summenzionate, il 2 giugno 2006 A. ha 
interposto reclamo al direttore dell’AFC, chiedendone l’annullamento per 
violazione del principio della territorialità, della sovranità di Stati stranieri, 
dei principi generali di assistenza internazionale tra Stati, delle norme giuri-
diche estere in materia di segreto bancario nonché per carenza di base le-
gale. 

 
 
D. L’8 giugno 2006 il direttore dell’AFC ha inviato il reclamo con le sue osser-

vazioni alla Corte dei reclami penali, postulando la reiezione dello stesso, 
con spese e ripetibili a carico del reclamante. 

 
 
E. Invitato a presentare la sua replica, il reclamante, con scritto del 28 giugno 

2006, ribadisce sostanzialmente quanto espresso in sede di reclamo. Con 
duplica del 14 luglio 2006 l’AFC conferma le sue conclusioni. 

 
 Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, 

per quanto necessario, nei considerandi di diritto. 

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Diritto: 
 

1. 
1.1 Giusta l’art. 26 cpv. 1 DPA, contro i provvedimenti coattivi degli art. 45 e 

segg. DPA (tra i quali il sequestro – art. 46 e 47 DPA) e le operazioni e o-
missioni connesse, può essere proposto reclamo alla Corte dei reclami pe-
nali del Tribunale penale federale. Il reclamo contro un’operazione o contro 
una decisione su reclamo deve essere presentato per scritto all’autorità 
competente, con le conclusioni e una breve motivazione, entro tre giorni a 
contare da quello in cui il reclamante ha avuto conoscenza dell’operazione 
o ha ricevuto notifica della decisione (art. 28 cpv. 3 DPA). In concreto, la 
decisione di sequestro impugnata, datata 18 maggio 2006, è stata notifica-
ta al reclamante il 2 giugno scorso (v. act. 1.3); il reclamo è dunque tempe-
stivo (DTF 130 IV 43 consid. 1.3). 

 
 Secondo l’art. 28 cpv. 1 DPA, il diritto di reclamo spetta a chiunque è tocca-

to dall’operazione impugnata, dall’omissione censurata o dalla decisione su 
reclamo (art. 27 cpv. 2 DPA) e ha un interesse degno di protezione 
all’annullamento o alla modificazione (v. TPF BK_B 164/04 del 5 gennaio 
2005 consid. 1.3). La legittimazione attiva del reclamante, titolare dei conti 
bancari oggetto dell’ordine impugnato, è in questo caso pacifica. 

 
1.2 L’art. 40 DPA, come l’art. 101bis PP, autorizza la persona incaricata di un 

perseguimento penale a richiedere a terzi informazioni orali o scritte. In ba-
se a ciò, il funzionario inquirente ha il diritto di invitare una banca a fornirgli 
delle informazioni e la banca non può limitarsi ad invocare il segreto banca-
rio per rifiutarsi di rispondere. Una tale richiesta non costituisce una misura 
coercitiva (DTF 120 IV 260 consid. 3; 119 IV 175 consid. 3; TPF 
BE.2005.10 del 14 settembre 2005 consid. 2.1). 

 
 Per quanto attiene alla richiesta d’informazioni del 18 maggio 2006, tenden-

te ad ottenere i saldi dei valori patrimoniali bloccati di pertinenza del recla-
mante, essa è da considerarsi come un’operazione connessa alla decisio-
ne di sequestro impugnata ai sensi dall’art. 26 DPA (v. DTF 120 IV 260 
consid 3d-3e; TPF BK_B 179/04 dell’8 febbraio 2005 consid. 1.3). La legit-
timazione attiva del reclamante fa tuttavia difetto. Codesta Corte ha già a-
vuto modo di riconoscere la legittimazione di una banca a contestare una 
richiesta di informazioni ai sensi dell’art. 40 DPA, poiché destinataria della 
misura e direttamente toccata dal provvedimento (TPF BV.2006.11 del 16 
febbraio 2006 consid. 1.3). Il titolare del conto, per contro, non essendo de-
stinatario della richiesta, è solo indirettamente toccato dalla medesima, per 

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cui la legittimazione attiva non può essergli riconosciuta. Il reclamo è dun-
que irricevibile su questo punto.  

 
 
2. L’art. 5 cpv. 4 Cost. prevede che la Confederazione e i Cantoni rispettano il 

diritto internazionale. Il rispetto del principio della territorialità in ambito pe-
nale nonché della sovranità di ogni Stato, suo fondamento, costituiscono la 
base di ogni ordinamento giuridico nazionale ed internazionale. L’adagio 
locus regit actum esprime in maniera chiara il carattere strettamente territo-
riale delle leggi di procedura. Ciò implica che, di principio, le autorità di uno 
Stato preposte al perseguimento penale non possono agire sul territorio di 
un altro Stato senza il consenso di quest’ultimo; inoltre, gli atti di procedura 
devono essere compiuti conformemente al diritto in vigore nel luogo nel 
quale sono effettuati (PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, 
nos 65 e 1599; per quanto concerne le succursali estere di società svizzere 
v. l’art. 3 cpv. 3 dell’Ordinanza della Commissione federale delle banche re-
lativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro [ORD-CFB]; RS 955.022; cfr. 
anche N. JEANDIN/C. LOMBARDINI, Le séquestre en Suisse d’avoir bancaires 
à l’étranger: fiction ou réalité?, in AJP/PJA 8/2006 pag. 977). Le norme che 
regolamentano la ricerca, il perseguimento, l’istruzione ed il giudizio di in-
frazioni esplicano i loro effetti unicamente all’interno delle frontiere naziona-
li. Per compiere atti di procedura al di fuori delle frontiere nazionali è d’uopo 
ricorrere all’aiuto dell’autorità estera attraverso domande di assistenza giu-
diziaria internazionale (PIQUEREZ, op. cit., n° 1600; HAU-
SER/SCHIERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., Basi-
lea 2005, pag. 347 n° 30). 

 
2.1 In merito alle sentenze citate dall’AFC nei suoi allegati (v. BK act. 2, pag. 4 

e act. 8, pag. 2), vi è da rilevare che esse concernono esclusivamente casi 
di sequestri adottati in applicazione della legge federale sulla esecuzione e 
sul fallimento, ossia misure attuate in vista dell’esecuzione di pretese pe-
cuniarie o di prestazioni di garanzie derivanti dal diritto privato o pubblico 
(v. art. 38 LEF). Come rettamente accennato dal ricorrente, data la natura e 
lo scopo fondamentalmente diversi della procedura esecutiva e penale, i 
principi derivanti dalla giurisprudenza in questione non possono essere ap-
plicati al sequestro penale. Il Tribunale federale non li ha d’altronde mai 
applicati, nemmeno per analogia, ad una procedura penale. 

 
2.2 In dottrina, SCHMID (in SCHMID [ed.], Kommentar Einziehung, organisiertes 

Verbrechen und Geldwäscherei, Vol. I, Zurigo 1998, n° 22 ad art. 59 CP) 
considera che qualora un conto sia interamente ed effettivamente gestito in 
Svizzera ma sia stato aperto in un istituto finanziario all’estero (che sia o no 

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una filiale di una banca elvetica) a scopo puramente fittizio, i beni depositati 
possono essere sequestrati direttamente in Svizzera. Sempre a detta del 
medesimo autore (SCHMID, Das neue Einziehungsrecht nach StGB art. 58 
ff., in RPS, Vol. 113/1995, pag. 321 e segg., in particolare p. 332) il criterio 
decisivo è di natura economica: i valori depositati su un conto possono es-
sere sequestrati (e successivamente confiscati) in Svizzera se il conto è 
fattualmente gestito e amministrato dalla Svizzera cosicché il domicilio e-
stero della relazione risulta puramente fittizio. 

 
 In concreto si pone quindi la questione a sapere se la domiciliazione dei 

conti in questione presso C. di Singapore sia di natura fittizia o no. Dagli atti 
dell’incarto non è del tutto chiaro il funzionamento reale delle relazioni ban-
carie oggetto dell’ordine impugnato; il fatto che ci siano dei versamenti e 
dei prelevamenti in Svizzera non è, di per sé, indice dell’esistenza fittizia di 
un conto all’estero. Per contro, le argomentazioni invocate dal reclamante 
nella sua replica (v. act. 6, pag. 6 e 7) sono convincenti e testimoniano di 
un’operatività autonoma del conto aperto nella filiale estera rispetto alla ca-
sa-madre svizzera della banca; non c’è quindi verosimiglianza nel sospetta-
re che i conti aperti all’estero sono puramente fittizi.  

 
2.3. Alla luce di quanto esposto, l’ordine di sequestro impugnato – nella misura 

in cui concerne beni patrimoniali situati all’estero – è contrario al diritto in-
ternazionale e all’art. 5 cpv. 4 Cost., concretizzato dall’art. 3 cpv. 3 della 
sopra citata ordinanza (RS 955.022). Esso deve quindi essere parzialmen-
te annullato. 

 
 
3. Discende da quanto precede che, nella misura in cui è ricevibile, il gravame 

deve essere parzialmente accolto. Conformemente all’art. 156 cpv. 1 OG, 
applicabile in virtù degli espliciti rinvii degli art. 25 cpv. 4 DPA e 245 PP, le 
spese processuali sono poste a carico della parte soccombente. Nel caso 
concreto, considerato il limitato grado di soccombenza del reclamante, vie-
ne posta a suo carico una tassa di giustizia ridotta di fr. 300.-- (art. 156 cpv. 
1 e 3 OG), calcolata giusta l'art. 3 del Regolamento dell’11 febbraio 2004 
sulle tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32); 
l’AFC è invece dispensata dal pagamento delle spese processuali in virtù 
dell’art. 156 cpv. 2 OG. Secondo l’art. 159 OG, statuendo sulla contesta-
zione, il tribunale decide se e in quale misura le spese della parte vincente 
devono essere sostenute da quella soccombente. Tenuto conto del presu-
mibile e necessario dispendio causato dalla presente causa e del grado di 
soccombenza, in concreto viene assegnata al reclamante un’indennità for-
fetaria (IVA inclusa) di fr. 750.- a titolo di ripetibili, da porre a carico 

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dell’AFC (v. art. 3 del Regolamento sulle spese ripetibili nei procedimenti 
davanti al Tribunale penale federale; RS 173.711.31). 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura in cui è ricevibile, il reclamo è parzialmente accolto. Di conse-
guenza, l’ordine di sequestro del 18 maggio 2006 è annullato nella misura 
in cui concerne beni patrimoniali situati all’estero.  

2. La tassa di giustizia ridotta di fr. 300.- è posta a carico del reclamante. Es-
sa è coperta dall’anticipo delle spese di fr. 1'000.- già versato. La Cassa del 
Tribunale penale federale restituirà al reclamante il saldo di fr. 700.-. 

3. L’Amministrazione federale delle contribuzioni rifonderà al reclamante fr. 
750.- per ripetibili della sede federale. 

 

Bellinzona, il 13 settembre 2006 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    Il Cancelliere:  
 
 
 

 
 
 
 
Comunicazione a 
 
- Amministrazione federale delle contribuzioni 
- Avv. Mario Postizzi e Goran Mazzucchelli 
 
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili mediante 
ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni dalla notifica, per violazione del diritto federale. La pro-
cedura è retta dagli art. 214 - 216, 218 e 219 della legge federale del 15 giugno 1934 sulla proce-
dura penale applicabile per analogia (art. 33 cpv. 3 lett. a LTPF). 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui l’autorità di 
ricorso o il suo presidente lo ordini.