# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8c63710e-bc91-5727-9aa0-964fcff7462c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.06.2017 32.2016.139
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2016-139_2017-06-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2016.139

   

  TB

  	
  Lugano

  7 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 novembre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 21 ottobre 2016 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Il 10 febbraio 2012 RI 1, 1968,
da ultimo attivo quale posatore, è scivolato e ha battuto la colonna lombare e
la nuca. Il 23 agosto 2012 (doc. 2) ha chiesto prestazioni AI per adulti per ernia
discale L5-S1 e condrosi C5-C6.

L’Ufficio assicurazione
invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici richiamando gli atti
dall’assicuratore infortuni e sottoponendo l’assicurato nel maggio 2014 a una
perizia pluridisciplinare (doc. 40). Sentito il medico del Servizio Medico
Regionale il 18 settembre 2014 (doc. 65) e il consulente in integrazione
professionale il 13 ottobre 2014, con decisione del 12 gennaio 2015 (docc. 79 e
81), preavvisata dal progetto di decisione del 15 ottobre 2014 (doc. 67), l’Ufficio
AI ha attribuito all’assicurato una rendita intera d’invalidità dal 1° febbraio
al 30 giugno 2013 (tre mesi dopo il miglioramento dello stato di salute) e una
mezza rendita (grado AI 55%) dal 1° luglio 2013.

 

L’assicuratore infortuni ha
assunto il caso e versato prestazioni fino al 30 settembre 2012 (doc. 36).

 

                               1.2.   Nell’aprile 2016 (doc. 85) l’Ufficio
AI ha avviato una revisione della rendita AI interpellando i medici curanti,
ciò che ha portato il 9 settembre 2016 (doc. 93) il medico SMR a non ritenere
esserci stati dei sostanziali cambiamenti dello stato di salute e funzionale.
Pertanto, senza una dettagliata certificazione che oggettivasse un
peggioramento, con decisione del 21 ottobre 2016 (doc. A1) l’amministrazione
non ha aumentato il grado di invalidità e ha precisato che le sollevate
difficoltà non solo economiche della gestione quotidiana del nucleo familiare,
seppur dovute al danno alla salute, non sono di sua pertinenza.

 

                               1.3.   Il 23 novembre 2016 (doc. I) RI
1 si è rivolto al TCA chiedendo di annullare la decisione di conferma della
mezza rendita di invalidità e di rinviare gli atti all’Ufficio AI affinché sia
esperita una valutazione pluridisciplinare i cui costi, stimati in Fr. 4'000.-,
egli non è in grado di assumersi. Il ricorrente si è sorpreso che una tale
valutazione non sia stata disposta dai medici dell’Ufficio AI che l’hanno
visitato e che conoscono la sua situazione, medica ma anche familiare, con una
moglie grande invalida (doc. A3 e doc. A4) e tre figli minorenni. Egli ha
postulato l’accertamento della sua inabilità lavorativa che trae origine sia da
disturbi fisici che psichici dovuti “ad una serie complessa di fattori che
hanno devastato la mia vita. La congiunzione dell’aspetto fisico e psichico
combinato con la situazione famigliare in genere crea in me un senso di
impotenza ed agisce in modo letale sul mio fisico e sulla mente, in ottobre
sono stato ricoverato due volte perché a seguito di malesseri sono cascato
(vedi certificati medici)”.

 

                               1.4.   Sentito il Servizio Medico
Regionale, che il 30 novembre 2016 (doc. IV/1) si è pronunciato sugli atti
medici prodotti e che non ha ritenuto esservi segni oggettivi di un
peggioramento di salute tali da necessitare una perizia, nella risposta del 5 dicembre
2016 (doc. IV) l’Ufficio AI ha proposto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Il 14 (doc. VI) e il 19 dicembre
2016 (doc. VIII) il ricorrente ha prodotto nuovi certificati medici a sostegno
di un peggioramento.

 

Nelle sue osservazioni del 3 (doc. X) e del 5 gennaio 2017 (doc.
XI) l’Ufficio AI ha ribadito la richiesta di reiezione del ricorso rifacendosi
al parere del medico SMR espressamente interpellato, che per la caduta
accidentale dell’assicurato non ha ravvisato motivi medici per cambiare
opinione sulla sua capacità lavorativa (doc. X/1).

 

L’assicurato non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. XII).

 

 

conferma                        in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se è a giusta ragione che, nell’ambito di una revisione d’ufficio, l’Ufficio
assicurazione invalidità non ha aumentato il grado di invalidità
dell’assicurato e quindi ha confermato il diritto alla mezza rendita di
invalidità precedentemente riconosciuto dal 1° luglio 2013, poiché dal profilo
medico non è stato riscontrato alcun cambiamento oggettivo dello stato di salute
dell’assicurato.

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

 

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini,
Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea
e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

 

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato
il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più
presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1
LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato,
in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di
difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente
un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007:
TF] con sentenza U 156/05 del 14
luglio 2006, consid. 5).

 

                               2.3.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modifica,
che incide quindi in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il
futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile
di incidere sul grado d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare
una revisione giusta l’art. 17 LPGA.

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di
rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche all’art.
17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).

La revisione avviene d'ufficio quando, in
previsione di una possibile modifica importante del grado d’invalidità o della
grande invalidità oppure del bisogno di assistenza o di
aiuto dovuto all'invalidità, è stato stabilito un termine al momento
della fissazione della rendita, dell’assegno per grandi invalidi o del contributo per l'assistenza (art. 87 cpv. 1 lett. a OAI);
o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare
una notevole modifica del grado d’invalidità, della grande invalidità oppure del bisogno di assistenza o di aiuto dovuto all'invalidità (art. 87 cpv. 1 lett. b OAI). Invece, se è fatta domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o di grande invalidità o il bisogno di assistenza o di aiuto dovuto
all'invalidità è cambiato in misura rilevante per
il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 2 OAI). Infine, qualora
la rendita, l'assegno per grandi invalidi o il contributo per l'assistenza
siano stati negati perché il grado d'invalidità era insufficiente, perché non è
stata riconosciuta una grande invalidità o perché il bisogno di aiuto era
troppo esiguo per avere diritto al contributo per l'assistenza, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se sono soddisfatte le condizioni previste nel
capoverso 2 (art. 87 cpv. 3 OAI).

 

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI).

Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88a cpv. 2
OAI).

 

Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una
prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e
STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).

 

L’art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del
cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità
che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre
2012, consid. 5.3).

 

Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa
dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente
periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di
far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa origine,
il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa
impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.

 

Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato
ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005
pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64-65).

 

Quanto agli effetti della revisione di una rendita, per l’art.
88bis cpv. 2 OAI la riduzione o la soppressione della rendita è messa in atto,
al più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della
decisione (lett. a).

Essa può però intervenire anche retroattivamente dalla data
in cui avvenne la modificazione determinante, se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato oppure se
quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 (lett. b).

 

L’art. 88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione, ma
anche in caso di modifica del diritto alla rendita stabilito in via di riesame
(riconsiderazione) (Meyer, Rechtsprechung des Bundesgerichtes zum IVG, 2a
edizione 2010, ad art. 30/31 (17 ATSG), pag. 395; Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, 2003, pag.
95).

Condizione necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che
l'errore giustificante una riconsiderazione concerna un argomento specifico
dell’AI. La riduzione o soppressione della rendita a seguito di riconsiderazione
avviene quindi di principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI, con
effetto pro futuro, eccezion fatta per i casi in cui l’assicurato ha
violato il suo obbligo di informare, nel qual caso una modifica ha effetto ex
tunc (art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF 110 V 297 e 330, 119 V 432;
Müller, op. cit., pag. 95 segg.). Il TFA ha pure stabilito che l’inizio della
soppressione con effetto ex nunc della rendita va stabilito in applicazione
analogica dell’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111 V 197).

 

                               2.4.   La costante giurisprudenza ha
stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di
modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso sull'attività
lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue
conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subìto un cambiamento importante
(DTF 130 V 349 consid. 3.5; DTF 113 V 275 consid. 1a; DTF 112 V 372 consid. 2b e
390 consid. 1b; DTF 109 V 116; DTF 105 V 30; RCC 1989 p. 323).

 

Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque
necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano
subìto una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno. Una semplice valutazione
diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste sostanzialmente invariate,
non giustifica comunque una revisione ai sensi dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 351;
DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di revisione,
da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti
al momento della decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della
pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351 consid. 3.5.2; cfr. anche DTF
133 V 108). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a confermare
una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369, 109
V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010,
p. 379).

 

A proposito della notevole modifica del grado
d'invalidità quale condizione di revisione prevista dall’art. 17 cpv. 1 LPGA,
nella DTF 133 V 545 la nostra Massima Istanza ha precisato che per le rendite
dell'assicurazione invalidità, anche una modifica di poco conto nello stato di
fatto determinante può dare luogo a una revisione se tale modifica determina un
superamento (per eccesso o per difetto) di una soglia minima (cfr. consid. 6).

La revisione si occupa di modifiche nella situazione
personale della persona assicurata (stato di salute, fattore economico).
Modifiche di poco conto dei dati statistici non giustificano per contro una
revisione di una rendita d'invalidità, nemmeno se a seguito di queste modifiche
il valore soglia viene superato (per eccesso o per difetto; cfr. consid. 7).

 

Nella STF 9C_158/2012 del 5 aprile 2013 il Tribunale federale ha
rammentato che una riduzione o soppressione può essere adottata quando le
circostanze di fatto (di natura valetudinaria e/o economica) rilevanti per il
diritto alla rendita si sono modificate in maniera considerevole (cfr. DTF 130
V 343 consid. 3.5 pag. 349 con riferimenti).

Secondo il principio dell’onere probatorio materiale, la
situazione giuridica precedente deve permanere se una modifica rilevante della
fattispecie non è dimostrabile con il grado della verosimiglianza preponderante
(SVR 2012 IV n. 18 pag. 81, STF 9C_418/2010, consid. 3.1; cfr. anche sentenza
9C_32/2012 del 23 gennaio 2013, consid. 2).

 

Inoltre, nella successiva STF 9C_745/2012 del 30 aprile 2013,
l’Alta Corte ha ricordato che a differenza di quanto prescritto dall'art. 17
cpv. 2 LPGA per le altre prestazioni durevoli, l'art. 17 cpv. 1 LPGA non esige
in relazione alla revisione di una rendita d'invalidità una modifica notevole
dello stato di fatto, ma (solo) una modifica notevole del grado d'invalidità. Questa
modifica può risiedere sia in un cambiamento dello stato di salute sia in una
modifica della componente lucrativa (STF 9C_886/2011 del 29 giugno 2012 consid.
3.1; DTF 133 V 545 consid. 6.1-6.3).

 

Da ultimo, nella DTF 141 V 9 (SVR 2015 IV Nr. 21) il Tribunale
federale ha stabilito che se i fatti determinanti per il diritto alla rendita
si sono modificati a tal punto da lasciare apparire una notevole modificazione
dello stato di salute da giustificare una revisione, il grado d'invalidità deve
essere stabilito nuovamente sulla base di fatti accertati in maniera corretta e
completa, senza rinvii a precedenti valutazioni dell'invalidità (DTF 117 V 198
consid. 4b pag. 200; STF 9C_710/2'016 del 18 aprile 2017 consid. 4.1; STF
9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2; STF 9C_226/2013 del 4 settembre
2013). Per questa ragione, nel quadro di una nuova valutazione dello stato di
salute e della capacità di lavoro, un trauma alla spalla aggiuntivo al quadro
clinico esistente non osta alla soppressione di una rendita (cfr. consid. 5 e
6).

 

                               2.5.   Va ancora ricordato che per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984
pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/
Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).

 

Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30 giugno 2004 al consid. 3.2
l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:

 

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".

 

Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra
l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le
nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre
1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il
riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)”.

 

Va infine rilevato che nella DTF 141 V 281 il Tribunale federale
ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche,
compresi i disturbi somatoformi dolorosi. La capacità di lavoro deve essere
valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. In particolare, la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile è stata abbandonata.

                               2.6.   Nel caso di specie, dopo
avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti e la documentazione
acquisita dall’assicuratore infortuni, sentito il parere del Servizio Medico
Regionale, l’Ufficio assicurazione invalidità ha disposto dapprima una perizia reumatologica
avvenuta il 15 luglio 2013 (doc. 40), poi una perizia pluridisciplinare affidata
al Servizio Accertamento Medico, sui cui esiti si è basato il dr. med. __________
nel suo rapporto finale del 18 settembre 2014, a cui ha implicitamente rinviato
anche nelle annotazioni del 9 settembre 2016 (doc. 93). L’Ufficio AI ha a sua
volta poi fatto proprie le conclusioni del medico SMR per emettere la decisione
del 21 ottobre 2016.

 

Il Servizio Accertamento Medico ha effettuato degli accertamenti
ambulatoriali nei giorni 7, 15, 24 e 26 maggio come pure il 21 giugno 2014.

Nel rapporto peritale del 17 settembre 2014 (doc.
63) vengono riassunti tutti gli atti medici messi a disposizione ed esposta
l’anamnesi familiare, personale-sociale, professionale, patologica, sistemica, le
affezioni attuali, la descrizione della giornata, come pure le constatazioni
obiettive con lo status, gli esiti degli esami radiologici esperiti in
precedenza e dell’esame elettromiografico effettuato dal perito dr. med. __________.

Segue poi una sintesi dei singoli consulti
specialistici.

 

Il 15 maggio 2014 il dr. med. __________, FMH
reumatologia, ha visitato l’assicurato e nel suo rapporto del 7 agosto 2014
(doc. 63 pag. 250) ha esposto l’anamnesi reumatologica da terzi ricordando
altresì le sue precedenti conclusioni del 15 luglio 2013, i dati soggettivi
dell’assicurato, i dati oggettivi con lo stato generale e l’esame della colonna
vertebrale e delle articolazioni periferiche, il sistema nervoso cursorio.

Quale diagnosi con ripercussione sulla
capacità lavorativa lo specialista ha individuato una sindrome panvertebrale
con componente cervicolombospondilogena cronica, in: alterazioni degenerative
della colonna cervicale (protrusioni discali C3/C4, C4/C5, protrusione discale
ad ampio raggio con estensione intraforaminale destra C5/C6); alterazioni
degenerative della colonna lombare (protrusione discale L3/L4, osteocondrosi
L5/S1 con rilevante spondilartrosi con iniziale stenosi ossea foraminale
bilaterale prevalente a destra); esiti da morbo di Scheuermann; disturbi
statici del rachide; decondizionamento e sbilancio muscolare. Periartropatia
omeroscapolare bilaterale, in esiti da trauma contusivo alla spalla destra il
12 maggio 2014. Gonalgie bilaterali in: lesioni meniscali mediali bilaterali;
gonartrosi al compartimento anteriore bilaterale; obesità.

Una sindrome fibromialgica generalizzata è stata
posta quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa.

Nella sua valutazione il perito ha ripercorso le sue
precedenti conclusioni peritali aggiornandole e paragonandole con l’esame
attuale, che ha preso altresì in considerazione la caduta e il ricovero
d’urgenza di tre giorni prima della perizia per un trauma cranico non commotivo
con contusione diretta della spalla destra. Il reumatologo, rispetto alla
valutazione peritale del 2013, ha considerato che era praticamente presente una
sindrome fibromialgica generalizzata con 10 su 18 punti fibromialgici positivi,
ripartiti simmetricamente alla parte superiore ed inferiore del corpo che, come
tali, erano in grado di spiegare almeno una parte della sintomatologia algica
generalizzata. Molti dei limiti funzionali dimostrati dall’assicurato non si
spiegavano con le alterazioni strutturali constatate.

È stato rilevato che l’assicurato non seguiva più un
trattamento fisioterapico e, tenuto conto delle patologie riscontrate,
strutturalmente spiegabili, l’assicurato presentava una capacità funzionale e
di carico residua secondo cui poteva molto spesso sollevare e portare pesi fino
a 5kg fino all’altezza dei fianchi, talvolta pesi tra 5-10kg, mentre talvolta
poteva sollevare pesi fino a 5kg sopra l’altezza del petto. Egli poteva altresì
molto spesso maneggiare attrezzi di precisione, talvolta attrezzi di media
entità. La rotazione manuale era normale. L’assicurato poteva di rado
effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta effettuare la rotazione del
tronco, talvolta assumere la posizione seduta ed inclinata in avanti, di rado
la posizione in piedi ed inclinata in avanti, di rado la posizione
inginocchiata, molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia, talvolta
assumere la posizione accovacciata. Molto spesso stare seduto per tanto tempo,
talvolta stare in piedi per una lunga durata. Poteva camminare spesso oltre 50
metri, talvolta per lunghi tragitti come pure su terreno accidentato, salire le
scale, ma mai a pioli.

Sulla scorta di questi limiti funzionali e di
carico, il perito ha ritenuto l’assicurato inabile al lavoro nella misura dei
3/4 come piastrellista e pittore, nel senso di diminuzione del rendimento e/o
del tempo di lavoro, a decorrere dal 14 marzo 2013.

In un lavoro adatto allo stato di salute
l’assicurato è stato giudicato abile al lavoro sull’arco di una giornata
lavorativa normale, ma con una riduzione del rendimento del 10% dal 14 marzo
2013, tenendo conto dei limiti indicati dal giorno seguente l’infortunio del 12
maggio 2014 e precisando che se gli eventuali ulteriori accertamenti delle
cuffie rotatorie non dimostreranno alterazioni strutturali di rilievo, le
limitazioni inerenti ai movimenti con le braccia sopra il livello della testa
cadranno in parte.

Il 26 maggio 2014 il dr. med. __________, FMH
neurologia, ha peritato l’assicurato e nel suo referto del giorno seguente
(doc. 63 pag. 262) ha esposto l’anamnesi, lo stato neurologico, l’esito
dell’esame elettromiografico effettuato quel giorno, la documentazione
radiologica agli atti.

Lo specialista ha posto la diagnosi di sindrome
lombovertebrale cronica con stato da ernia discale L5/S1 paramediana a sinistra
con pregressa sindrome radicolare verosimilmente S1 e/o L5 a sinistra
attualmente regredita in modo pressoché completo.

Nella sua valutazione il neurologo ha rilevato che
la situazione soggettiva, dal giorno dell’infortunio del 2012, non era migliorata
con persistenti dolori. Clinicamente, invece, non si trovavano franchi deficit
neurologici: era stato difficile esaminare il paziente da un punto di vista
clinico in particolare per gli aspetti motori. L’esame elettromiografico
all’arto inferiore sinistro non ha mostrato segni per un danno neurogeno
motorio. Unico elemento indicativo di un discreto danno pregresso neurogeno era
la lieve diminuzione del riflesso achilleo sinistro, indicativo di una
pregressa sindrome radicolare S1, comunque nel frattempo verosimilmente
regredita. Il deficit sensitivo descritto dal paziente a tutta la gamba
sinistra con corrispondeva a un territorio radicolare. Inoltre, l’ernia discale
precedentemente messa in evidenza era praticamente regredita. Vi era
sicuramente una notevole discrepanza tra i sintomi soggettivi con atteggiamento
antalgico molto sofferente e i reperti oggettivi all’esame clinico e anche il
reperto radiologico. Secondo il perito, gli aspetti neurologici concernenti la
sindrome radicolare S1 erano a quel momento regrediti in modo pressoché
completo. La sintomatologia presentata dall’assicurato consisteva dunque ora
principalmente in una sindrome lombovertebrale cronica con dolori probabilmente
accentuati da una problematica di sbilancio muscolare che avrebbe dovuto essere
meglio indagata e quantificata da un reumatologo. Dal punto di vista
strettamente neurologico i reperti oggettivi erano attualmente favorevoli e
l’assicurato teoricamente avrebbe potuto essere ritenuto abile al lavoro al
100%. Gli aspetti reumatologico-ortopedici ed eventualmente psichiatrici erano
sicuramente in primo piano in questo caso ed erano eventualmente alla base di
limitazioni funzionali. Non v’erano infine proposte terapeutiche.

Dopo il trauma alla colonna lombare del 10 febbraio
2012 inizialmente v’era un’incapacità lavorativa del 100%, poi la situazione
era migliorata e al più tardi da metà ottobre 2012, quando è stata constatata
una regressione della compressione radicolare, valevano le considerazioni
neurologiche. Inoltre, la prognosi era favorevole.

Infine, l’assicurato è stato esaminato in due
occasioni – il 24 maggio (60 minuti) e il 21 giugno 2014 (30 minuti) - dalla
dr.ssa med. __________, medico chirurgo specialista in psichiatria, alla
presenza di un mediatore culturale e interprete.

L’esperta ha riassunto alcuni certificati medici, ha
esposto l’anamnesi personale e patologica, i disturbi soggettivi (si sentiva
depresso, teso, triste, irritabile e a tratti insonne), la farmacoterapia
prescritta dallo psichiatra curante, lo status psichico (l’eloquio era
spontaneo, congruo, il pensiero non mostrava anomalie di forma e/o di contenuto
fatto salvo una sorta di idea prevalente riferita alle sofferenze fisiche e ai
fatti di guerra, assenti dispercezioni. L’umore appariva deflesso in grado
medio; il test di Hamilton per la depressione e per l’ansia ha riportato il
punteggio di 20 (depressione media) e di 16 (poco sintomatico); note di ansia
libera e somatizzata come peso retro sternale, episodi di dispnea.
Peggioramento serale e difficoltà del sonno caratterizzate da insonnia
intermedia con risvegli agitati associati a incubi. Il cognitivo era indenne).

La diagnosi era di ansia non altrimenti specificata
(ICD-10: F41.9), distimia (ICD-10: F34.1) e di disturbo somatoforme da dolore
persistente (ICD-10: F45.4). Al riguardo la psichiatra ha precisato che il
quadro somatoforme da dolore cronico si collocava in una dimensione in cui: non
esisteva una patologia psichica di rilevante intensità; non esisteva franco
ritiro sociale, ma una riduzione dei contatti motivata dal fastidio di doversi
presentare con i limiti del momento; c’era una sofferenza fisica riconosciuta
da tecnici che non mostrava miglioramenti, anzi peggiorava; si esprimeva
attraverso l’espressività somatica un disagio psico-emotivo che non trovava
altra voce, lo stesso però non era tale da compromettere l’esigibilità di uno
sforzo per recuperare almeno in parte un funzionamento lavorativo; esisteva uno
scarso successo delle terapie per la patologia fisica limitato successo dell’approccio
ad impronta psichica che avrebbe potuto coadiuvare gli interventi medici in
senso stretto; non si rilevava un aggravamento del quadro nel corso degli anni,
dal punto di vista psichiatrico, ma neanche una remissione.

Gli aspetti inerenti il richiamo dei fatti di
guerra, seppure dolorosi e intrusivi, non assumevano le stigmate di un quadro
di disturbo post-traumatico da stress, ma si collocavano nell’area delle
ruminazioni egosintoniche con l’umore.

L’esperta ha concluso che seppure comprensibilmente
provato dalla presenza di sintomi dolorosi, dai limiti funzionali e dagli
elementi di vita ridondanti nelle ruminazioni dolorose sintoniche con l’umore,
l’assicurato manteneva un investimento nei rapporti affettivi importanti e nella
rete di rapporti sociali.

Per la perita, rispetto alla valutazione dello
psichiatra curante dalla presa a carico del luglio 2012, le diagnosi nel
complesso apparivano condivise (il dr. med. __________ ha citato, ma non
diagnosticato, la presenza di ansia e di dolori cronici).

Tale quadro induceva, d’avviso della specialista, un’incapacità
lavorativa del 45% in qualsiasi attività dal luglio 2012: la sindrome distimica
per definizione non è un quadro depressivo grave e lo stesso quadro somatoforme
in assenza di aspetti psicopatologici rilevanti in comorbilità non determina
percentuali di incapacità lavorativa. In tal caso è solo l’effetto sommatorio
in comorbilità che induceva un 45% di inabilità lavorativa. L’assicurato
appariva depresso, ansioso, ruminante, ipostenico, bisognoso di recuperi
frequenti, ciò che impediva l’esercizio di un’attività lavorativa e portava a
una prognosi dubbia. La terapia in atto era ancora ottimizzabile, con ad
esempio l’inserimento di associato altro antidepressivo e/o sostituzione con
altro a doppio attacco.

 

Dalla perizia pluridisciplinare del Servizio
Accertamento Medico risulta che le conclusioni peritali si fondano su
un’esauriente discussione tra i medici periti del SAM e tra il dr. med. __________
e la dr.ssa __________, avvenuta il 16 settembre 2014 alle ore 11.30.

Quali diagnosi sono state riprese quelle poste dai
consulenti.

Nella valutazione medico-teorica globale
dell’attuale capacità lavorativa nell’ultima attiva esercitata come operaio gli
specialisti hanno concluso che essa andava ritenuta in misura del 15%, inteso
come riduzione del tempo di lavoro e di rendimento.

Le patologie in ambito reumatologico e psichiatrico
hanno avuto delle conseguenze sulla capacità lavorativa, mentre dal profilo
neurologico non v’erano limitazioni della capacità lavorativa.

Ritenuto che il reumatologo ha individuato dal 14
marzo 2013 un’incapacità lavorativa di 3/4 e che la psichiatra ha stabilito
un’inabilità lavorativa del 45%, i periti e i medici del SAM hanno concluso che
le incapacità lavorative descritte dai consulenti dovevano essere parzialmente
sommate, anche per il fatto che dal punto di vista reumatologico veniva
descritta anche una riduzione del rendimento, mentre dal profilo psichiatrico
la limitazione era di tipo funzionale. Pertanto, essi sono giunti alla
conclusione che l’attuale grado di capacità lavorativa globale era considerato
nella misura del 15% nell’attività da ultimo esercitata di posatore di finestre
e porte.

Per quanto concerne le conseguenze sulla capacità di
integrazione, tenuto conto da un lato che per il reumatologo l’assicurato era
abile al 100%, ma con una riduzione del 10% del rendimento dal 14 marzo 2013 in
un lavoro adatto al suo stato di salute, mentre i limiti funzionali individuati
erano validi dal 13 maggio 2014, e che d’altro lato per la psichiatra
l’incapacità lavorativa era del 45% in qualsiasi attività, dovendo parzialmente
sommare questi gradi di inabilità, i periti e i medici del SAM hanno concluso
che in un’attività confacente allo stato di salute, che tenesse in considerazione
le limitazioni elencate, la capacità lavorativa globale era del 50%, intesa
come riduzione del tempo di lavoro e di rendimento.

Per la psichiatra non erano inoltre indicati
provvedimenti di reintegrazione professionali. Due possibilità terapeutiche
erano invece state ritenute possibili da parte dei due citati specialisti.

 

Il dr. med. __________, FMH medico generalista,
attivo presso il Servizio Medico Regionale, nel suo rapporto finale del 18
settembre 2014 (doc. 65) ha ripreso le diagnosi poste dal SAM con e senza
influsso sulla capacità lavorativa, ha confermato che nell’attività abituale
l’assicurato era inabile all’85% dal 14 marzo 2013, mentre in attività adeguate
la (in)capacità era del 50%.

Quali limitazioni funzionali v’era un carico massimo
di 5kg e la necessità di un’alternanza della postura, già inclusa nel grado di
capacità lavorativa stabilito. Inoltre, l’assicurato non poteva eseguire lavori
al di sopra della testa, assumere la posizione inginocchiata e salire le scale
a pioli. Era teso, triste e irritabile. Il medico SMR ha concluso di dovere
sommare parzialmente le incapacità lavorative dettate dalle diverse patologie.

 

Sulla scorta di queste conclusioni mediche e sentito
poi il parere del consulente in integrazione professionale, con decisione del
12 gennaio 2015 (doc. 82) l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato una rendita
intera di invalidità da febbraio a giugno 2013, poi dal 1° luglio 2013, ovvero
tre mesi dopo il miglioramento dello stato di salute dell’assicurato stabilito
dal perito reumatologo, il diritto è stato fissato in una mezza rendita AI.

 

Nell’ambito della revisione d’ufficio avviata nel
mese di aprile 2016 dall’amministrazione, l’assicurato ha indicato di essere
peggiorato dall’ottobre 2015 e alla domanda 1.2 in cosa consiste il
peggioramento egli ha risposto “perdita di stabilità (cadute)” e “peggioramento
psicamente” (doc. 88). L’interessato ha inoltre crociato le caselle secondo
cui ha necessità dell’aiuto regolare di terzi per (s)vestirsi, per la cura del
corpo e per il mantenimento dei contatti sociali.

 

L’Ufficio AI ha poi interpellato i medici curanti
dell’assicurato.

Il dr. med. __________ il 3 maggio 2016 (doc. 90) ha
indicato che v’erano delle “diagnosi complesse: disturbi neurologici e
ortopedici colonna e ginocchio dx”. Dopo l’infortunio del 2012 l’interessato
lamentava dolori diffusi a tutta la colonna vertebrale e perdita di equilibrio,
oltre a dolori alle ginocchia. Per la prognosi il curante ha indicato che v’era
uno stato di cronicità, con disturbi rimasti presenti con forte neuroastenie. A
suo dire, dal giorno della caduta del 2012 l’assicurato era totalmente inabile
al lavoro a causa di un degrado psico-fisico e una ripresa lavorativa era
inimmaginabile, tanto che ha risposto negativamente a tutte le limitazioni
funzionali.

Il medico curante ha allegato dei referti del 2014
relativi alla caduta avvenuta il 12 maggio 2014 e ai disturbi alle ginocchia.

 

Anche il dr. med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, il 2 giugno 2016 (doc. 91) ha compilato l’apposito formulario
trasmessogli dall’Ufficio AI ponendo una sindrome depressiva persistente di
grado medio (ICD-10: F32.1) dal 2011 e indicando di avere in cura l’interessato
dal 10 luglio 2012.

Il curante ha riferito che dalla valutazione
peritale del luglio 2014 il decorso clinico è stato poco soddisfacente, con
ricadute depressive senza mai raggiungere un periodo di eutimia. Erano presenti
dolori diffusi, espressione sofferente, atteggiamenti antalgici in seduta dove
l’assicurato si è sempre presentato con una stampella. Nell’autunno 2014, al
ritorno da un soggiorno in Patria, l’interessato ha mostrato una ricaduta
depressiva associata al riemergere di ricordi traumatici della guerra. Gli è
stata quindi modificata la terapia, ma l’umore non era migliorato e il paziente
ha riferito, oltre ai noti dolori all’apparato locomotore, un fastidioso
prurito alle mani, braccia e gambe che non risultava alleviato dalle terapie
proposte dal medico curante. Tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 il nuovo
farmaco è stato sospeso per inefficacia, la sua condizione si era aggravata
tanto che lo psichiatra ha proposto un ricovero, rifiutato dall’assicurato.
Nella primavera 2015 vi è stata un’ulteriore ricaduta depressiva e conseguente
modifica della terapia farmacologica. Oltre ai conflitti con la moglie si sono
sommate le preoccupazione per le condizioni psichiche di un figlio. Nella
seconda metà del 2015 l’aumento di un farmaco ha comportato un leggero
miglioramento nella reattività e nel sonno, ma l’umore era rimasto depresso.
Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 l’umore era stato altalenante e
l’interessato mostrava una maggiore consapevolezza della propria fragilità
emotiva, riconoscendo che confrontato con problemi posti dalla vita l’umore si
abbassava, i dolori e il prurito peggioravano.

Si sono poi aggiunte preoccupazioni anche per la
seconda figlia. All’ultimo controllo, ha concluso lo psichiatra, le condizioni
non apparivano buone, l’assicurato era piangente, nervoso, irritabile, riferiva
di perdere spesso il controllo in famiglia, lamentava disturbi del sonno.

La prognosi psicopatologica rimaneva incerta. Erano
presenti elementi sfavorevoli legati alla storia traumatica, allo scarso
adattamento sociale, alla scarsa rispondenza alla terapia farmacologica e alla
presenza di una patologia a carico dell’apparato locomotore dolorosa e
invalidante. Anche la prognosi lavorativa restava incerta, tendenzialmente
sfavorevole. Il paziente non ha mostrato nessun periodo di remissione
sintomatologica, lo specialista non ha mai osservato condizioni di eutimia
nonostante le diverse terapie farmacologiche. La persistenza della
sintomatologia dolorosa cronica ha aggravato le condizioni depressive, che a
loro volta hanno diminuito le capacità di affrontare la patologia organica.

In conclusione, dal profilo psichiatrico
l’assicurato presentava una incapacità lavorativa del 50% che, d’avviso del
curante, andrebbe sommata a quella derivante dalla patologia osteoarticolare.

 

Il dr. med. __________ dell’SMR ha preso posizione
il 9 settembre 2016 (doc. 93) sulla documentazione prodotta dai medici curanti
dell’assicurato, osservando quanto segue:

 

" 1. Dalla documentazione medica agli atti non emergono sostanziali 

    cambiamenti dello stato di salute e funzionale.

2. Dal profilo medico è
indicata una rivalutazione clinica fra 36 mesi.

3. Medicalmente non è
oggettivata la dipendenza da terzi.”.

 

Il 26 settembre 2016 (doc. 94) l’Ufficio AI ha
comunicato all’interessato che la sua rendita di invalidità rimaneva immutata e
con la decisione del 21 ottobre 2016 (doc. A1) gli ha confermato che non si
faceva luogo ad un aumento del grado di invalidità.

 

Con il ricorso l’assicurato ha prodotto dei
certificati medici relativi alle visite ospedaliere per i noti disturbi lombari
e per una caduta con trauma distorsivo alla caviglia sinistra.

 

Il consulto del 10 ottobre 2016 (doc. A2) presso l’Ospedale
__________ di __________ è avvenuto per cervicalgia, dorsalgia e lombalgia,
poiché a dire del ricorrente i dolori a livello lombare erano peggiorati e quindi
non riusciva più a dormire di notte.

Inoltre lamentava formicolio che irradiava nella
gamba posteriormente fino al polpaccio e alla pianta del piede.

Dall’esame clinico è emersa dolenzia alla palpazione
della muscolatura paravertebrale dorso-lombare che risultava estremamente tesa.
Non chiari deficit neurologici sebbene l’esame fosse condizionato dai dolori.

È stata posta la diagnosi di sindrome
lombo-spondilogena e cervico-vertebrale cronica su: attuale:
acutizzazione algica a livello lombare soprattutto a destra; lievi alterazioni
degenerative con condrosi C5/C6 a destra pregressa sindrome lombo-radicolare
irritativa L5/S1 sinistra su ernia discale medio-laterale L5/S1 con
compressione della radice di S1, lieve retrolistesi L5/S1 con impegno del forame
di L5 (RM lombare il 18 ottobre 2012).

Oltre alla terapia farmacologica, all’assicurato è
stata prescritta la fisioterapia ambulatoriale, che però ha rifiutato.

 

Due giorni dopo, il ricorrente si è recato
nuovamente presso il citato nosocomio, al pronto soccorso, per un trauma a un
arto. Mentre scendeva le scale, a causa della nota lombalgia si è procurato un
trauma distorsivo II grado della caviglia sinistra in ipersupinazione. È stata
eseguita una radiografia che ha escluso delle fratture. A causa di questo
infortunio, dal 12 al 16 ottobre 2016 è stato dichiarato inabile al lavoro al
100% (doc. A2).

 

Come in precedenza, anche questi referti sono stati
trasmessi al Servizio Medico Regionale per una presa di posizione. Dopo avere
riassunto la situazione dell’assicurato, il 30 novembre 2016 (doc. IV/1) il dr.
med. __________ ha osservato che “dalla documentazione raccolta in sede di
revisione non risulta una sostanziale modifica dello stato di salute
dell’assicurato. La diagnosi posta dal dr. __________ è la medesima già posta
nel suo rapporto del 5.12.2013. Accanto al danno alla salute vi è una
importante problematica socio-famigliare con soggettiva invalidità completa,
problematica che non può essere conglobata nel giudizio AI. In assenza di segni
oggettivi di un peggioramento dello stato di salute una rivalutazione peritale
non è indicata.”.

 

Pendente causa il ricorrente ha trasmesso dei nuovi
certificati medici concernenti sia il ricovero all’Ospedale __________ di __________
dall’8 al 10 dicembre 2016 (docc. B1-B4) per una caduta che ha causato la
frattura scomposta del radio distale del polso sinistro e un trauma distorsivo
della caviglia sinistra di I grado, sia il consulto del 17 dicembre 2016 (docc.
C1-C3) al pronto soccorso della Clinica __________ per gli esiti della predetta
caduta.

Il 28 dicembre 2016 (doc. X/1) il dr. med. __________
dell’SMR ne ha preso atto e ha rilevato che “dall’attuale documentazione
risulta IL dal 8.12.2016 per caduta accidentale con frattura radio sinistro e
piede sinistro. In assenza di complicazioni vi è d’attendersi una IL inferiore
ai 3 mesi. Per il periodo precedente il 8.12.2016 rimane valida la mia nota del
30.11.2016.”.

 

                               2.7.   Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente
da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio
sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato
è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio
per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato
(DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF
122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U 329/01 ed U
330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (=
SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito
dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:

 

" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport
d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont
la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de
l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport
médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de
divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

 

La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès
lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer
celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical
régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique
pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève,
du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir
de tel." (…).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente
con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del
suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni
tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha
precisato quanto segue:

 

" (…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion
entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des
rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard
des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent
de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de
rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175;
SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25
mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert." (…).

 

Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Da ultimo, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294). L’esperto
deve innanzitutto, come accennato, porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124
del 27 settembre 2001).

 

                               2.8.   Questo Tribunale, chiamato a
verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato accuratamente
vagliato dall'Ufficio AI prima dell'emanazione della decisione impugnata, dopo
attenta analisi della documentazione medica agli atti non può che confermare
l'operato dell'amministrazione.

Essa ha debitamente interpellato i medici curanti dell’assicurato
nell’ambito di una revisione d’ufficio e ha sottoposto i loro referti ai medici
del Servizio Medico Regionale, così come l’ulteriore documentazione medica
prodotta da essi e dall’assicurato.

 

Da questi atti emerge con certezza che l’inabilità lavorativa per
motivi psichici si attestava, come già in precedenza, al 50%. Lo psichiatra
curante ha infatti sempre certificato sin dal luglio 2012 un’incapacità lavorativa
del 50%, ribadendolo ancora nell’aprile 2016.

Il TCA rileva che questo grado corrisponde sostanzialmente a
quello stabilito dalla dr.ssa __________, che in qualità di perita ha valutato
l’assicurato nel 2014 e l’ha ritenuto inabile al lavoro in misura del 45%.

Si può quindi concludere che dal profilo psichiatrico non vi siano
contestazioni di sorta da parte dell’assicurato, visto che anche il suo
psichiatra curante si è allineato alla specialista nominata dall’Ufficio AI se
non per l’individuazione della patologia alla base delle limitazioni psichiche
– il dr. med. __________ ha infatti posto la diagnosi di sindrome depressiva
persistente di grado medio (ICD-10: F32.1), mentre la dr.ssa med. __________ di
ansia non altrimenti specificata (ICD-10: F41.9), distimia (ICD-10: F34.1) e di
disturbo somatoforme da dolore persistente (ICD-10: F45.4) -, per la
determinazione del grado di incapacità lavorativa.

 

La contestazione porta quindi essenzialmente sulla problematica
somatica, che per il ricorrente sarebbe peggiorata alla luce anche delle cadute
che gli hanno causato la fattura del polso e dei traumi alla caviglia sinistra.

Nell’ambito della revisione d’ufficio il dr. med. __________,
medico curante dell’assicurato, ha prodotto un referto medico ospedaliero che
certifica che il 12 maggio 2014 è avvenuto un ricovero d’urgenza per un trauma
cranico senza perdita di conoscenza né amnesia con diagnosi di cefalea ad
insorgenza improvvisa, in sede occipitale, associata a ipostenia agli arti
inferiori e successiva caduta a terra (doc. 90 pag. 337). Inoltre, nell’aprile
2014 (doc. 90 pag. 340) l’assicurato ha consultato uno specialista a causa
della sintomatologia a entrambe le ginocchia.

 

Quanto a questi certificati il Tribunale evidenzia che, come
risulta dal suo rapporto peritale del 7 agosto 2014 (doc. 63 pag. 255), il dr.
med. __________ ne aveva tenuto conto nella sua valutazione del 15 maggio 2014,
perciò non apportano nulla di nuovo.

Il Tribunale rileva che anche il dr. med. __________ del Servizio
Medico Regionale si è pronunciato su questi referti raccolti dall’Ufficio AI nell’ambito
della revisione d’ufficio.

 

Nelle sue annotazioni del 30 novembre 2016 egli si è altresì
espresso sui certificati medici prodotti dall’assicurato con il ricorso e
pendente causa, più recenti siccome riferiti all’anno 2016. Il medico SMR ha
preso atto del consulto del 10 ottobre 2016 dovuto a cervicalgia, dorsalgia e
lombalgia per una acutizzazione algica a livello lombare soprattutto a destra,
come pure della distorsione di II grado della caviglia sinistra avvenuta il 12
ottobre 2016 (doc. A2) scendendo le scale e di quella di I grado occorsa l’8
dicembre 2016 (doc. B4) unitamente, quel giorno, alla frattura scomposta del
radio distale del polso sinistro. Questi ultimi eventi l’hanno reso totalmente
inabile al lavoro dal 9 dicembre 2016 al 20 gennaio 2017.

Il dr. med. __________ ha ritenuto che dai certificati raccolti in
sede di revisione non risultava una sostanziale modifica dello stato di salute
dell’assicurato, visto che il medico psichiatra curante aveva posto nell’aprile
2016 la medesima diagnosi già tratta nel dicembre 2013. Inoltre, le
problematiche socio-familiari invocate dall’assicurato comportavano sì una
invalidità completa, ma oltre ad essere di tipo prettamente soggettivo, a
giusta ragione egli ha affermato che, in quanto tale, questa tematica non può
essere considerata e presa a carico nell’ambito dell’assicurazione invalidità.
Pertanto, senza indizi oggettivi di un peggioramento il medico SMR non ha
ritenuto dati i presupposti per procedere ad una rivalutazione della perizia.

Pronunciatosi ulteriormente il 28 dicembre 2016 sui referti
relativi alla frattura scomposta del radio distale del polso e alla frattura
navicolare e cuboide non dislocate del piede sinistro, il medico SMR ha
concluso che normalmente l’inabilità lavorativa durava meno di tre mesi e che
per il periodo precedente a quest’ultima caduta rimanevano valide le
annotazioni del mese precedente.

 

D’altronde, anche d’avviso di questo TCA, difficilmente è
possibile trarre in concreto una diversa conclusione.

 

In effetti, il ricorrente ha sostenuto di avere
problemi psico-fisici, ma i succitati referti di parte sono lungi dal
giustificare un rilevante peggioramento delle sue condizioni di salute
rispetto alla perizia SAM del 2014. L’essere caduto in due occasioni non vuol infatti
ancora dire che il suo stato di salute sia peggiorato a tal punto da modificare
la sua capacità lavorativa e quindi di guadagno.

Non va infatti dimenticato che una revisione d’ufficio avviene
quando si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una
notevole modifica del grado d'invalidità (art. 87 cpv. 1 lett. b OAI)

 

Nell’evenienza concreta, la sindrome lombo-spondilogena e
cervico-vertebrale era d’altronde già nota e stata riconosciuta dal perito
reumatologico che l’ha visitato nel 2013 e nel 2014.

In merito all’evento dell’ottobre 2016, esso è stato definito dal
medico stesso che l’ha visitato come una “acutizzazione algica a livello
lombare soprattutto a destra”, quindi come un evento (singolo) momentaneo di
aumento del dolore dovuto a una patologia cronica conosciuta.

 

Quanto alla doppia distorsione del piede sinistro e alla frattura
del polso sinistro, l’assicurato ha sì certificato la sua situazione mediante
specifica documentazione medica. Tuttavia la stessa, attentamente valutata da
un altro medico SMR il quale, poiché ricalcava le note condizioni di salute,
non ha ritenuto necessario trasmettere anche i più recenti referti medici al
SAM per un’ulteriore valutazione specialistica, si è rivelata poi essere
ininfluente e quindi non atta a modificare la presa di posizione degli esperti
che l’hanno compiutamente peritato nel 2014.

Infatti, questi eventi non sono tali da inficiare in modo duraturo
giusta l’art. 88a cpv. 1 OAI (secondo cui si deve in ogni caso tenere in
considerazione un peggioramento allorché è durato tre mesi, senza interruzione
notevole, e presumibilmente continuerà a durare) la sua capacità lavorativa.

 

Il ricorrente si è inoltre lamentato che le difficoltà economiche
non gli hanno permesso di sottoporsi ad una valida valutazione medica delle sue
condizioni di salute, ciò che l’ha portato il 17 novembre 2016 (doc. 101) a
chiedere all’amministrazione l’assunzione dei costi di una perizia di parte
stimati in Fr. 4'000.-.

L’Ufficio AI, contrariamente a quanto egli ha affermato nel suo
ricorso, gli ha risposto una settimana dopo (doc. 102) rilevando che essa copre
le spese mediche unicamente qualora fossero “causate” da una richiesta diretta
dell’Ufficio AI stesso e che nel caso concreto il Servizio Medico Regionale ha
ritenuto di potersi esprimere in via definitiva senza l’ausilio di valutazioni
peritali esterne.

In merito a questa critica ricorsuale il TCA ritiene in effetti
che, allo stato attuale, i certificati medici prodotti sia durante la fase
della revisione d’ufficio sia con il ricorso non fondino la necessità di
esperire ulteriori indagini mediche.

Da questa documentazione non emergono infatti sufficienti indizi
che attestino la presenza di una notevole modifica delle sue condizioni
di salute, perciò non v’è alcun motivo per procedere con un nuovo accertamento del
suo status e in particolare della problematica somatica (reumatologica e
neurologica).

 

Pertanto, oggi un’eventuale perizia di parte non avrebbe
aiutato l’assicurato a comprovare uno stato di salute peggiore rispetto a
quello valutato dai periti del SAM nel 2014.

Un rinvio degli atti all’amministrazione per procedere ad
ulteriori accertamenti medici non si rivela pertanto essere necessario.

 

Non va da ultimo dimenticato di osservare che anche due medici SMR
si sono pronunciati nel corso degli anni sullo stato di salute del ricorrente,
prendendo in considerazione non solo la perizia pluridisciplinare SAM, ma anche
i rapporti dei medici curanti.

 

L’SMR, quantomeno fino alla data determinante della decisione in
lite (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1), non ha ammesso uno stato di salute
dell'assicurato peggiore rispetto a quello determinato dagli specialisti
intervenuti su nomina dell’Ufficio AI. Il suo giudizio finale va pertanto posto
alla base del presente giudizio.

 

Il tali circostanze, le lagnanze dell'assicurato devono essere respinte.
Il TCA fa dunque proprie le conclusioni formulate dall'Ufficio AI, che non ha
ritenuto esservi un peggioramento delle sue condizioni di salute e della sua
capacità lavorativa rispetto alla situazione accertata nel 2014. Una modifica
del suo diritto alla mezza rendita dal 1° luglio 2013 non era giustificata.

 

                               2.9.   Stante
quanto precede, la pretesa dell'insorgente di annullare la decisione impugnata
e di fare approfondire l’aspetto medico non può essere accolta.

 

                             2.10.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).

 

Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr.
500.-vanno poste a carico dell'insorgente.

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti