# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 11eb3e8f-26d3-5c81-b701-e0e368189bba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.09.2009 32.2009.78
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-78_2009-09-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.78

   

  FS

  	
  Lugano

  14 settembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 marzo 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 24 febbraio 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1963, in precedenza professionalmente attivo quale manovale, nel
dicembre 2006 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti (doc. AI
4/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, con decisione 20 giugno 2007 (doc. AI 28/1-2),
preavvisata con progetto 11 maggio 2007 (doc. AI 23/1-2), l’Ufficio AI ha negato
il diritto a prestazioni non essendo data una malattia di lunga durata con impatto
sulla capacità lavorativa.

                                         Con
sentenza del 14 aprile 2008 (doc. AI 40/1-11), il TCA – non
condividendo l’assunto stante il quale l’incapacità lavorativa, per quel che
concerne l’aspetto somatico, era limitata al periodo novembre 2005 – giugno
2006 – ha annullato la decisione 20 giugno 2007 e rinviato gli atti
all’amministrazione affinché, accertate mediante una nuova ed aggiornata
perizia le ripercussioni sulla capacità lavorativa dell’insorgente nella sua
attività (pesante) di lavoratore edile ed in altre attività adeguate (l’aspetto
psichiatrico non necessitava di ulteriori valutazioni), rendesse un nuovo
provvedimento.

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti del caso, tra cui, conformemente a quanto stabilito dal TCA,
una perizia reumatologica a cura del dr. __________, con progetto di decisione
9 febbraio 2009 (doc. AI 57/1-3), poi confermato con decisione 24 febbraio 2009
(doc. AI 62/1-4), l’Ufficio AI ha nuovamente negato il diritto a prestazioni,
non presentando l’assicurato un grado d’invalidità pensionabile.

 

                               1.3.   Contro
la decisione 9 febbraio 2009 l’assicurato, tramite il RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione medica – ha
postulato il riconoscimento del diritto ad una rendita intera. Contestualmente
egli ha chiesto l’esonero dal pagamento delle spese processuali e la rifusione
delle spese alla parte ricorrente.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI – osservato che contestata è solo la valutazione
medica e sulla base delle annotazioni 6 aprile 2009 del dr. __________, secondo
il quale, tra l’altro, “(…) l’inabilità per tutte le attività lavorative come
certificata da parte del dr. __________ non è giustificata da problematica
oggettivabile in presenza di uno stato osteoarticolare regolare come confermato
dal dr. __________ (…)” (IV/1) – ha chiesto di respingere il ricorso

 

                               1.5.   Con
scritto 24 aprile 2009 – sostenendo, tra l’altro, che “(…) alla sindrome fibromialgica, non
sia data in sede medica la dovuta importanza. A tale proposito Vi trasmettiamo
in allegato i risultati di alcuni studi effettuati in merito, che certificano
in modo inoppugnabile la gravità di questa patologia. In particolare questi
studi medici hanno potuto appurare che la sindrome fibromialgica non deve essere
considerato come un disturbo somatoforme, ma una vera e propria patologia neurologica.
(…)” (VII) e allegata ulteriore documentazione medica unitamente al certificato
per l’ammissione all’assistenza giudiziaria –, il rappresentante dell’assicurato
ha concluso che le patologie di cui soffre il suo assistito non sono state
esaustivamente approfondite e che anche in un’attività leggera la perdita della
capacità di guadagno ammonta almeno al 60%.

 

                               1.6.   Con
osservazioni 5 maggio 2009 l’Ufficio AI – sulla base delle annotazioni 4 maggio
2009 del dr. __________ che ha confermato la validità della valutazione
reumatologica del dr. __________ in assenza di una modifica sostanziale dello
stato di salute dell’as-sicurato – ha confermato la richiesta di respingere il
ricorso.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D.
SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA
del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 24 febbraio 2009, con la quale
l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni, è conforme o
meno alla legislazione federale.

                                         L’assicurato,
contestata la valutazione medica, ha chiesto il riconoscimento di una rendita
intera d’invalidità.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un
ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA
inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003
nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9
agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13
giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I
166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49 e nella STF del 29 luglio 2008 nella causa M., 9_C830/2007),
l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza
manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata
oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza
possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti
ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I
702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der
Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der
Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensver-gleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeits-unfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine, va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria
giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65;
STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., [I 873/05]).

 

                               2.5.   Nella
presente fattispecie l’Ufficio AI, al fine di accertare in maniera approfondita
lo stato di salute dell’assicurato, ha fatto esperire, conformemente a quanto
stabilito dal TCA nella sentenza del 14 aprile 2008 (doc. AI 40/1-11), una
perizia reumatologica a cura del dr. __________, FMH in reumatologia e medicina
interna.

                                         Il
dr. __________, nel suo referto peritale del 2 dicembre 2008 (doc. AI 50/1-10),
dopo avere illustrato l’anamnesi, i dati soggettivi dell’assicurato e le
constatazioni obiettive, ha posto la diagnosi di:

 

" 
Sindrome fibromialgica
generalizzata

 

 

Decondizionamento muscolare

 

Disturbi statici del rachide (ipercifosi della dorsale
con leggera protrazione del capo, iperlordosi prolungata lombare, scoliosi
sinistroconvessa toracolombare)

  -  Alterazioni degenerative della colonna
cervicale (condrosi plurisegmentale da C4 a C7 con uncartrosi associate)

 

Nota gonartrosi femorotibiale laterale in valgo a
sinistra

  -  Esiti da meniscectomia laterale il 15.3.2006

 

Artopatia urica

  -  Trattamento uricostatico con Allopurinolo

 

Esiti da intervento di anterposizione volare profonda
del nervo ulnara a sinistra, il 18.4.2007" (doc. AI 50/8)

 

                                         Circa
le conseguenze sulla capacità di lavoro e d’integrazione il perito ha concluso:

 

" 
(…)

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute
attuale, un’attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale
residua descritta nell’allegato.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico
l’assicurato abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento massimo
del 100%, a decorrere dal 15.4.2006, quindi a distanza di circa 4 settimane
dall’intervento di meniscectomia laterale al ginocchio sinistro.

 

Sempre a decorrere dal 15.4.2006, giudico l’assicurato,
in qualità di manovale nell’edilizia, sua ultima attività professionale, abile
al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione
del rendimento nella misura di 1/3.

(…)" (doc. AI 50/8)

 

                                         Il
dr. __________, medico SMR – riguardo al rapporto 2 febbraio 2009 del dr. __________,
FMH in medicina interna e angiologia (doc. AI 61/1) –, nelle annotazioni 20
febbraio 2009 ha osservato:

 

" 
(…)

Rapporto Dr. __________ al Dr. __________ del 2
febbraio 2009 sull’esame duplex venosi dell’arto inferiore destro: L’esame è
stato disposto per sospetto di trombosi venosa profonda dell’arto inferiore
destro. L’esame mette in evidenza una trombosi venosa profonda verosimilmente
secondaria ad immobilizzazione. Si propone l’anticoagulazione per circa tre
mesi e l’applicazione di una calza elastica.

 

Dal rapporto emerge che l’assicurato ha presentato
precedentemente disturbi al ginocchio destro con versamento articolare che ha
reso necessaria un’artrocen-tesi.

 

Non è attestato un periodo d’inabilità lavorativa,
tuttavia è probabile che l’assicurato sia stato inabile al lavoro per un
periodo limitato a poche settimene. Non vi sono invece elementi che lasciano presumere
la presenza di una malattia di lunga durata." (doc. AI 61/1)

 

                               2.6.   Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente,
che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano
ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore
di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in
fine con rinvii).

 

                                         A proposito delle perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che,
nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti,
hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducono a ritenerle  inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161,
DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986
pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungs-rechts, Berna
1994, pag. 332).

 

                                         In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI
2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero
apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta
senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è
quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e
di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri
rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid.
3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile
2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Il
TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai
medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a
admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de
l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)"

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/05,
consid. 3.2)

 

                                         Per quel che riguarda i rapporti del medico
curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
qui evidenziato che in una sentenza del 14 luglio 2009, 9C_332/2009 destinata
alla pubblicazione, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali
e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" 
(…)

4.2 Sinn und Zweck des im Rahmen der 5. IV-Revision
(Bundesgesetz vom 6. Oktober 2006; AS 2007 5129 ff.) neu geschaffenen, seit 1.
Januar 2008 in Kraft stehenden und vorliegend anwendbaren Art. 59 Abs. 2bis IVG
sowie des neu gefassten Art. 49 IVV liegen darin, dass die IV-Stellen zur Beurteilung
der medizinischen Anspruchsvoraussetzungen auf eigene Ärzte und Ärztinnen
zurückgreifen können. Diese sollen aufgrund ihrer speziellen
versicherungsmedizinischen Kenntnisse für die Bestimmung der für die
Invalidenversicherung massgebenden funktionellen Leistungsfähigkeit der
Versicherten verantwortlich sein. Damit soll eine konsequente Trennung der
Zuständigkeiten zwischen behandelnden Ärzten (Heilbehandlung) und
Sozialversicherung (Bestimmung der Auswirkungen des Gesundheitsschadens)
geschaffen werden. Die RAD bezeichnen die zumutbaren Tätigkeiten und die
unzumutbaren Funktionen unter Angabe einer allfälligen medizinisch begründeten
zeitlichen Schonung. Damit soll im Hinblick auf eine erfolgreiche Eingliederung
eine objektivere Festlegung der massgebenden funktionellen Leistungsfähigkeit
der Versicherten ermöglicht werden. Gestützt auf die Angaben des RAD hat die
IV-Stelle zu beurteilen, was einer versicherten Person aus objektiver Sicht
noch zumutbar ist und was nicht (Botschaft vom 23. Juni 2005 zur Änderung des
Bundesgesetzes über die Invalidenversicherung [5. Revision], BBl 2005 4572 zu
Absatz 2 und 4577 Ziff. 2.2.1 zu Art. 7 Absatz 2; vgl. auch Protokolle der
Sitzungen der nationalrätlichen und ständerätlichen Kommissionen für soziale
Sicherheit und Gesundheit vom 11.-13. Januar 2006, S. 98 ff., resp. vom 29./30.
Mai 2006, S. 62 f.; Beatrice Breitenmoser, Die Antworten des Gesetzgebers in
der 4. und 5. IVG-Revision: Die zentralen Punkte der beiden Revisionen, in: Die
5. IVG-Revision: Kann sie die Rentenexplosion stoppen?, 2004, S. 108 f.; Ralf
Kocher, Ausblick auf die 5. IV-Revision, in: Invalidität im Wandel, 2005, S.
45; Ueli Kieser, Entwicklungen im Rahmen der 5. IV-Revision, HILL 2007 Fachartikel
Nr. 7, S. 5; ebenso, wenn auch rechtspolitisch kritisch, Hardy Landolt,
Auswirkungen der 5. IVG-Revision auf die Schadenminderungspflicht,
Personen-Schaden-Forum 2007, S. 239 ff., und Thomas Locher, Stellung und
Funktion der Regionalen Ärztlichen Dienste [RAD] in der Invalidenversicherung
[IV], in: Medizinische Gutachten, 2005, S. 65 f.).

4.3

4.3.1 Auch auf Stellungnahmen der RAD kann indessen nur
abgestellt werden, wenn sie den allgemeinen beweisrechtlichen Anforderungen an
einen ärztlichen Bericht genügen (Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I
694/05 vom 15. Dezember 2006 E. 2). Sie müssen insbesondere in Kenntnis der
Vorakten (Anamnese) abgegeben worden sein und in der Beschreibung der medizinischen
Situation und Zusammenhänge einleuchten; die Schlussfolgerungen sind zu begründen
(BGE 125 V 351 E. 3a S. 352). Die RAD-Ärzte müssen sodann über die im
Einzelfall gefragten persönlichen und fachlichen Qualifikationen verfügen
(Urteile I 142/07 vom 20. November 2007 E. 3.2.3 und I 362/06 vom 10. April
2007 E. 3.2.1). Bezüglich dieser materiellen und formellen Anforderungen sind
sie im Beschwerdefall gerichtlich überprüfbar (vgl. hiezu Protokoll der Sitzung
der Kommission für soziale Sicherheit und Gesundheit des Nationalrates vom
11.-13. Januar 2006, S. 101).

 

Nicht zwingend erforderlich ist, dass die versicherte
Person untersucht wird. Nach Art. 49 Abs. 2 IVV führt der RAD für die
Beurteilung der medizinischen Voraussetzungen des Leistungsanspruchs nur «bei
Bedarf» selber ärztliche Untersuchungen durch. In den übrigen Fällen stützt er
seine Beurteilung auf die vorhandenen ärztlichen Unterlagen ab (BBl 2005 4572
zu Absatz 2). Das Absehen von eigenen Untersuchungen ist somit nicht an sich
ein Grund, um einen RAD-Bericht in Frage zu stellen. Dies gilt insbesondere,
wenn es im Wesentlichen um die Beurteilung eines feststehenden medizinischen
Sachverhalts geht und die direkte ärztliche Befassung mit der versicherten
Person in den Hintergrund rückt (Urteil I 1094/06 vom 14. November 2007 E.
3.1.1 in fine mit Hinweisen; vgl. auch BGE 127 I 54 E. 2e und f S. 57 f.).

 

4.3.2 Im Übrigen hat die Rechtsprechung bereits unter
der bis 31. Dezember 2007 geltenden Rechtslage erkannt, dass Berichte
regionaler ärztlicher Dienste materiell Gutachtensqualität haben können (vgl.
etwa Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I 694/05 vom 15. Dezember 2006 E.
2; vgl. auch SVR 2008 IV Nr. 13, I 211/06 E. 5.2). Trifft dies zu, haben sie
beweisrechtlich keinen geringeren Rang als etwa ein MEDAS-Gutachten (Urteil
9C_773/2007 vom 23. Juni 2008 E. 5.3; Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts I
827/05 vom 18. Oktober 2006 E. 3.2; vgl. auch Urteil 9C_657/2007 vom 12. Juni
2008 E. 3.2). Nach dem soeben ergangenen Urteil 9C_204/2009 vom 6. Juli 2009
haben RAD-Untersuchungs-berichte, sofern sie den erwähnten materiellen und
formellen Anforderungen (E. 4.3.1 hievor) genügen, einen vergleichbaren
Beweiswert wie ein anderes Gutachten (BGE 9C_204/2009 vom 6. Juli 2009 E. 3.3.2
mit weiteren Hinweisen).

 

Nach der kraft Art. 55 ATSG sinngemäss anwendbaren
Rechtsprechung zu Art. 12 lit. e VwVG wird mit Gutachten von Sachverständigen
gestützt auf besondere Sachkenntnis Bericht über die Sachverhaltsprüfung und
-würdigung erstattet (BGE 132 II 257 E. 4.4.1 S. 269). Wann eine solche medizinische
Expertise vorliegt, beurteilt sich im Einzelfall aufgrund der
verfahrensmässigen Bedeutung und des Inhalts der ärztlichen Meinungsäusserung.
Eine generelle, schematische, formalen Gesichtspunkten folgende Abgrenzung ist
nicht möglich (BGE 122 V 157 E. 1b S. 160). Immerhin handelt es sich in der
Regel da um ein Sachverständigengutachten, wo ein Arzt im Hinblick auf den
Abschluss eines Versicherungsfalles beauftragt wird, einen auf den gesamten
medizinischen Akten und allenfalls eigenen Untersuchungen beruhenden
zusammenfassenden Bericht zu erstatten (Urteil U 65/06 vom 14. Februar 2007 E.
2.2 mit Hinweisen; Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts U 91/95 vom 9. März 1998 E. 3c).

(…)" (STF del 14 luglio 2009 nella causa Z.,
9C_323/2009, consid. 4.2 e 4.3)

 

                                         Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso
deve adempiere diverse condizioni.

                                         In
DTF 127 V 294 l'Alta Corte ha infatti fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni a cui è giunto il dr. __________, il
quale ha compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicura-to è
portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in
merito alla sua capacità lavorativa del 100% con una flessione del rendimento
nella misura di 1/3 nella sua attività abituale e del 100% con rendimento pieno
in un’attivi-tà adeguata rispettosa dei limiti funzionali posti, dal 15 aprile
2006.

 

                                         Questa
valutazione non è stata validamente contestata dal patrocinatore
dell’assicurato che non ha prodotto valida documentazione medica – tale non può
essere ritenuta né il rapporto 17 marzo 2009 del dr. __________ indirizzato
all’Ufficio AI, né il referto MRI Colonna lombare del 17.04.2009 rilasciato dal
Servizio di radiologia della Clinica __________ (doc. AI 63/11-12 e B/2) – dalla quale
si potesse evincere che la valutazione del perito dr. __________, confermata anche
dal dr. __________, medico SMR (doc. AI 52/1-3), fosse errata.

 

                                         In
particolare il dr. __________, FMH in medicina interna e malattie reumatiche,
non ha posto delle diagnosi nuove e, senza tuttavia criticare puntualmente e motivatamente
la perizia del dr. __________, ha, in modo del tutto generico, concluso che
“(…) a causa dei persistenti dolori articolari e muscolo-tendinei, l’as-sicurato
non è attualmente in grado di riprendere a svolgere il suo pesante lavoro di
muratore. Finché l’artropatia urica non sarà meglio controllata egli è da ritenere
pure inabile allo svolgimento di un’attività medio-leggera, a causa dei persistenti
dolori con attacchi artritici recidivanti. Mi auguro comunque che questo
problema possa essere risolto nei prossimi mesi con un’adeguata terapia medicamentosa.
E’ difficile al momento valutare quanto i dolori abbiano ormai assunto un
quadro di cronicizzazione e siano perciò da addebitare ad una problematica
funzionale/somatoforme. (…)” (doc. AI 63/12).

 

                                         Al
riguardo il dr. __________, medico SMR, nella annotazioni 6 aprile 2009, ha
osservato:

 

" 
(…)

rapporto dr. __________ del 17.3.2009

  -  Ha rivisto l’assicurato recentemente, prima
l’aveva visto nel 2007

  -  ripetute artrocentesi delle ginocchia
negli ultimi anni, ultima il 28.1.2009 in pronto soccorso

  -  a causa dei dolori l’attività di
muratore non è più esigibile

  -  finche artropatia urica non è meglio
controllata l’assicurato rimane inabile al 100%

  -  alla richiesta telefonica in data
6.4.2009 il dr. __________ risponde di non aver previsto di rivedere
l’assicurato

 

 

Valutazione:

  -  l’attuale documentazione solleva la nota
problematica gottosa

  -  a causa delle recidivanti artriti posso
concordare con il dr. __________ in merito alla non idoneità per lavori pesanti
come quello di manovale muratore

  -  l’attuale esame da parte del dr. __________
del 16.3.2009 mostra uno stato clinico oggettivo sovrapponibile a quello
riscontrato dal dr. __________ nella perizia 12.2008, ossia: ginocchia tranquille,
assenza di sinoviti o tenosinoviti. Non vi è quindi ragione per ritenere una
prolungata incapacità lavorativa per attività adatte come quelle prese in considerazione
dal CIP nella sua valutazione del 30.12.2008

  -  riconfermo che la gotta è una patologia
trattabile in pochi mesi premessa una adeguata e regolare assunzione di
medicamenti

  -  l’inabilità per tutte le attività
lavorative come certificata da parte del dr. __________ non è giustificato da
problematica oggettivabile in presenza d’uno stato osteoarticolare regolare
come confermato dalla stesso dr. __________

(…)" (IV/1)

 

                                         Nel
referto MRI Colonna lombare del 17.04.2009, il dr. __________ non si è espresso
sulla capacità lavorativa e, al riguardo, il dr. __________, nelle annotazioni
4 maggio 2009, ha osservato:

 

" 
(…)

l’attuale referto RM non mostra la presenza di ernie
discali e quantomeno di ernie discali con compressione delle strutture nervose.

Le alterazioni di tipo degenerativo descritte non
permettono di giustificare un impedimento funzionale. Ricordo che alterazioni
di tipo degenerativo sono presenti in gran parte degli individui asintomatici,
in particolare in quelli sopra i 40 anni  d’età. Per esempio studio di Jensen
et al nel 1994 dove è stata descritta la presenza di bulging discale in 52%
di individui senza mal di schiena.

Inoltre il presente referto non è accompagnato da una
sintomatologia clinica documentata che possa mettere in dubbio la valutazione
reumatologica precedente.

 

Confermo qundi la validità della valutazione
reumatologica dr. __________ di 12.2008 in assenza di una modifica sostanziale
dello stato di salute dell’assicura-to." (IX/Bis)

 

                                         Quanto
agli aspetti extra somatici il TCA si limita qui a rilevare che nel rapporto
medico 26 aprile 2007 (doc. AI 20/1-6), dopo la visita del medesimo giorno, la
dr.ssa __________, medico SMR e specialista in psichiatria – come del
resto già avevano fatto i medici della Clinica di riabilitazione di __________
nel rapporto 27 dicembre 2006: “(…) è stata inoltre eseguita […] una
valutazione psichiatrica che esclude una componente psichiatrica (…)” (doc. AI
15/6) –, ha concluso che “(…) a livello psichiatrico, non emergono limiti
funzionali di rilievo che compromettono la capacità lavorativa dell’A.” (doc.
AI 20/6). Inoltre, nella STCA del 14 aprile 2008 (doc. AI 40/1-11) è stato
evidenziato che “(…) l’aspetto psichiatrico non necessita di ulteriori valutazioni.
(…)” (doc. AI 40/10).

 

                                         Viste
le risultanze appena esposte, conformemente alla giurisprudenza citata (cfr.
consid. 2.4 e 2.6), questo Tribunale deve pertanto concludere che la diagnosi
posta dal dr. __________ di “sindrome fibromialgica generalizzata” (doc. AI
50/8), avuto riguardo all’aspetto psichiatrico, non ha alcun effetto sulla
capacità lavorativa.

 

                                         Riguardo
poi ai risultati degli studi prodotti sub doc. B10 – secondo i quali la
sindrome fibromialgica andrebbe considerata come una vera e propria patologia
neurologica –, a prescindere dal fatto che si tratta di studi teorici,
l’assicurato non produce alcuna attestazione di specialisti in neurologia e dal
relativo esame effettuato dal dr. __________ non è risultato nulla di
particolare: “(…) destrimane. Riflessi bicipitali, tricipitali, vivi e
simmetrici, patellari molto vivaci simmetrici, achillei, vivi e simmetrici,
Babinski bilateralmente negativo. Lasègue bilateralmente negativo. Forza rozza
ai muscoli bicipiti, tricipiti, ai gruppi muscolari delle gambe, intatta M5.
Deambulazione sui talloni e sulla punte dei piedi, regolare, segno di Trendelburg
negativo bilateralmente. Marcia senza zoppia. (…)” (doc. AI 50/4-5).

                                         In
precedenza anche il dr. __________, FMH in neurologia, riguardo all’esame
elettroneurografico/elettromiografico del 20 novembre 2007, aveva concluso che
“(…) l’esame elettroneurografico del nervo tibiale sinistro è risultato
normale, senza indizi per una lesione motoria di questo nervo. Clinicamente non
vi sono neppure indizi per un’origine radicolare dei sintomi, il riflesso
achilleo è ben evocabile, né vi sono deficit sensitivi al piede. Sarebbe
atipico che una lesione radicolare si presentasse unicamente come un deficit
della flessione dell’alluce. Sulla base di questi dati ritengo di poter escludere
una origine neurogena di questa sintomatologia. (…)” (doc. AI 33/3-4).

 

                                         Va
qui ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle
parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati,
ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della
carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         In
conclusione il TCA non ha alcun motivo per scostarsi dalla valutazione 6 aprile
2009 del dr. __________ che ha confermato la capacità lavorativa del 100% con
rendimento pieno in un’atti-vità adeguata rispettosa dei limiti funzionali,
così come attestata dal perito dr. __________.

 

                                         Ciononostante
va fatto presente all’assicurato che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, egli potrà in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni.
Infatti il presente giudizio non pregiudica eventuali suoi diritti nei
confronti dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca
successiva alla data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il
potere cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                               2.8.   Appurata
una capacità lavorativa del 100% in un’attività adeguata e rispettosa delle
limitazioni funzionali poste, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle
assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere economico-giuridico e
non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a), occorre esaminare
le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), nel caso
concreto, visto che un’iniziale inabilità totale al lavoro nella sua attività
abituale è attestata dal novembre 2005 (doc. AI 15/1-3, 17/1-2 e 25/6), sono
determinanti i dati del 2006.

 

                            2.8.1.   Riguardo
all’accertamento del reddito da valido, va ricordato che, è decisivo stabilire,
secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato
guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano
(STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella causa
T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti, cfr.
anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più concretamente
possibile. Determinante è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto
conseguire tenuto conto delle competenze professionali come pure delle
circostanze personali per un prospettato avanzamento professionale (quali la
frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono
degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid.
3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b). Considerato come di regola
bisogna presumere che senza il danno alla salute l’assicurato   avrebbe continuato
la precedente attività, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno conseguito,
adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000
n. U 400 pag. 381 e riferimenti; DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224) o comunque il salario che potrebbe essere conseguito in un
posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile (cfr. ad
esempio la Circolare, edita dall'UFAS, sull'invalidità e la grande invalidità
nell'assicurazione per l'invalidità, cifra marg. 3025).

 

                                         Il
Tribunale federale, in una sentenza 8C_290/2007 del 7 luglio 2008 consid. 5.1,
ha ribadito che:

 

" 
(…) occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi
concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe
di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività
precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid.
2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro
considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una
carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168
pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto
sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi
concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002 pag. 161
consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata). (…)"

 

                                         Dagli
atti risulta che nel 2006, quale lavoratore edile presso la __________,
senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe potuto conseguire un
reddito annuo pari a fr. 60'632.-- (4'664.-- x 13 = 60'632.-- vedi doc. AI
11/1-3 e 53/2).

 

                                         L’importo
di fr. 60'632.--, peraltro rimasto incontestato e determinato correttamente dal
consulente in integrazione professionale sulla base di quanto attestato dal
datore di lavoro, va quindi ritenuto quale reddito da valido per l’anno
2006.

 

                            2.8.2.   Per
quanto riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75
seg..

 

                                         Tale
reddito va segnatamente determinato
sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al
riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico
permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire
sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione
globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente
motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento
a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento
TA1 dell’inchie-sta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori
in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV Nr. 17, STFA del 5 settembre 2006
nella causa P., I 222/04).

 

                                         Questa
Corte, con sentenza del 7 aprile 2008 nella causa D. (32.2007.165), fondandosi
sulla sentenza del 20 febbraio 2008 nella causa C., (U
8/07), ha stabilito che “(…) quando il salario da valido
conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario
medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va
ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in
RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         Il
TF, con sentenza del 23 aprile 2008 nella causa F. (8C_399/2007), ha lasciato
aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui
il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV Nr. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza la quale,
nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, ha ricordato che:

 

" 
(…)

3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio
2009, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale,
precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito
effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto al salario
statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso deve essere
considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V
322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un
parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si
procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la
soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa
sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già
aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in considerazione
una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze personali e
professionali.

(cfr. STFA del 3 giugno 2009 nella causa P.,
8C_44/2009, consid. 3.3)

 

                            2.8.3.   Utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio
federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006 una attività semplice
e ripetitiva, livello di qualifica 4, avrebbe potuto realizzare un reddito
annuo ipotetico da invalido pari a fr. 59’197.32 (fr. 4'732.--
riportati su 41.7 ore [cfr. tabella B 9.2, pubblicata in
La Vie économique, 3-2009, pag. 98) moltiplicati per 12
[ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98
del 18 febbraio 1999, consid. 3a]).

 

                                         Vista
la capacità lavorativa del 100% in un’attività adeguata rispettosa dei limiti
funzionali posti – richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumut-barkeitsprinzip im
schweiz. Sozialversicherungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr.
anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gerichts zum IVG, Zurigo 1997,
pag. 221) – e applicata la riduzione riconosciuta dal consulente in integrazione
professionale del 10% – “(…) riduzione del 5% per attività leggere e del 5% in
considerazione degli altri limiti funzionali posti che potrebbero provocare una
lieve riduzione del rendimento (…)” (doc. AI 55/3) –, il reddito statistico da
invalido corrisponde a fr. 53'277.58 (fr. 59’197.32 ridotti del 10% = fr. 53'277.58).

 

                                         All’importo
di fr. 53'277.58 non va poi applicata alcuna riduzione per gap salariale.

                                         Infatti,
il salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2006 presso il suo ultimo
datore di lavoro (fr. 60'632.--, cfr. consid. 2.8.1),
non è inferiore in una misura superiore al 5% rispetto a quello realizzato,
nello stesso anno, in media a livello svizzero dai lavoratori del settore
costruzioni, nella misura del 3.21% (Tabella TA1 2006, p.to 45, livello di
qualifica 4: fr. 5’007.-- riportato su 41.7 ore/settimana x 12 mesi = fr. 62'637.57).

 

                                         Quanto
alla riduzione del 10% – a prescindere dal fatto che non è stata contestata e
ricordato che per costante giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla
valutazione dell’am-ministrazione senza fondati motivi (DTF 126 V 75, consid.
5b/dd e 6, pag. 80-81) – il TCA si limita qui ad osservare che la stessa tiene adeguatamente
conto del fatto che l’assi-curato è in grado di esercitare un’attività
sostitutiva nella misura del 100% e dei suoi limiti funzionali.

 

                            2.8.4.   In
simili circostanze, ritenuti i redditi da valido (anno 2006) di fr. 60'632.-- (cfr. consid. 2.8.1) e da invalido
di fr. 53'277.58 (cfr. consid. 2.8.3), il grado d’invalidità deve essere
cifrato al 12% ([60'632 – 53'277.58] : 60'632 x 100 = 12.12% arrotondato al 12%
secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2).

 

                                         Allo
stesso risultato, grado d’invalidità inferiore al 20%, si giungerebbe con ogni
verosimiglianza anche volendo considerare l’evoluzione dei redditi sino al
2009, anno in cui è stata resa la decisione impugnata.

 

                                         Di
conseguenza, a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicura-to il diritto ad una
rendita essendo il grado d’invalidità non pensionabile (consid. 2.3) e a provvedimenti
professionali non raggiungendo il grado d’invalidità il 20% (DTF 124 V 108,
consid. 2b, pag, 110-111; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. 

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza e il rifiuto dell’assistenza giudiziaria (come si vedrà
al prossimo considerando), le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a
carico del ricorrente.

 

                             2.10.   L’insorgente
ha chiesto l’esonero dal pagamento delle spese di procedura.

 

                                         Ai
sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale
deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA mantiene il
principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza
giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione
della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser,
op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art.
3 della Legge sul patrocinio d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria del 3
giugno 2002 [Lag]), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno
indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente
privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).

                                         Il
diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal
pagamento delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro – nella misura
in cui necessario – il diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a con riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed., art. 13 Lag;
Müller, Grundrechte in der Schweiz, 1999, pag. 544).

 

                                         Il TCA, chiamato ora a pronunciarsi, ritiene che nella presente
fattispecie non sia soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole
(STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA dell'8 febbraio 2001
nella causa B., I 446/00; STFA del 26 settembre 2000 nella causa D.N., U
220/99; STFA del 17 ottobre 2001 nella causa X, 1P.569/2001; STFA del 6 marzo
2001 nella causa E. e E., 5P.426/2000; STFA del 17 maggio 2000 nella causa B.,
1P 281/2000; DTF 119 Ia 253 consid. 3b).

                                         Tale
presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue
che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe
al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STFA del 26
settembre 2000 nella causa D.N.; RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b;
DTF 119 Ia 251; B. Cocchi/F. Trezzini, Codice di procedura civile ticinese
massimato e commentato, Lugano 2000, ad art. 157, pag. 491-492, n. 1).

                                         Per
valutare, in sede ricorsuale, la probabilità di esito favorevole è infatti sufficiente
che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di
essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA del 9
agosto 2005 nella causa M., K 75/05; STFA del 10 agosto 2005 nella causa M., I
173/04; STFA del 29 agosto 2005 nella causa H., I 422/04; STFA non pubbl. del
29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c).

                                         Inoltre,
quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano
o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande
non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF
124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; B. Cocchi/F. Trezzini, op.
cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).

 

                                         Nel
caso concreto, alla luce della giurisprudenza federale, la presente vertenza
doveva apparire, dopo un esame forzatamente sommario, destinata all'insuccesso
già al momento della presentazione del ricorso, in quanto le prospettive di
esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa.
In effetti, come esposto ai considerandi precedenti, dagli elementi fattuali
emerge in modo chiaro l’impossibilità di riconoscere al ricorrente il diritto a
prestazioni ritenuto che egli è stato riconosciuto dal perito dr. __________ abile
al lavoro al 100% con una flessione del rendimento nella misura di 1/3 nella
sua attività abituale e al 100% con rendimento pieno in un’attività adeguata
rispettosa dei limiti funzionali posti. La conclusione secondo cui la lite era
già di primo acchito destituita di esito favorevole si giustifica tanto più se
si considera che in sede ricorsuale l’interessato non ha apportato valida
documentazione medica che contestasse e/o facesse apparire erronea la perizia
del dr. __________, limitandosi a contrapporre alle conclusioni peritali le
generiche conclusioni del dr. __________ (che non ha contestato puntualmente e
motivatamente la perizia reumatologica) e producendo della documentazione
teorica concernente degli studi effettuati in base alla quale la sindrome
fibromialgica andrebbe considerata quale patologia neurologica.

 

                                         In
simili condizioni, non essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti
cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere respinta.

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   La
domanda volta all’ottenimento dell’assistenza giudiziaria con esonero dalle
spese è respinta.

 

                                   3.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti