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**Case Identifier:** d874e612-d26e-527a-a279-0607973becb8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-10-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.10.2008 C-148/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-148-2006_2008-10-14.pdf

## Full Text

Corte II I
C-148/2006
{T 0/2}

Sentenza del 14 ottobre 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Blaise Vuille, Andreas Trommer, 
cancelliere Graziano Mordasini. 

A._______,
patrocinato dal Patronato INAC, Istituto Nazionale 
Assistenza Cittadini,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Divieto d'entrata.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-148/2006

Fatti:

A.
Con sentenza del 21 aprile 1997, non impugnata e quindi cresciuta in 
giudicato,  la  Camera penale del  Tribunale cantonale del  canton San 
Gallo  ha  dichiarato  A._______,  cittadino  italiano  nato  il...,  autore 
colpevole di infrazione aggravata alla legge federale del 3 ottobre 1951 
sugli  stupefacenti  e  sulle  sostanze  psicotrope  (LStup,  RS 812.121), 
ripetuto  riciclaggio  di  denaro  e  infrazione  alla  legge  federale  del 
20 dicembre  1946  sull'assicurazione  per  la  vecchiaia  e  i  superstiti 
(LAVS, RS 831.10), condannandolo alla pena di tre anni di reclusione. 

B.
Arrestato  nel  quadro  di  un  controllo  esperito  dalle  autorità  doganali 
svizzere  in  data  31 dicembre  2004,  l'interessato  è  stato  posto  in 
detenzione  presso  delle  strutture  carcerarie  d'oltralpe,  salvo  poi 
essere trasferito presso il penitenziario cantonale ticinese “La Stampa” 
l'11 novembre 2005. 

C.
Con decisione del  19 settembre 2006, notificata due giorni  più tardi, 
l'UFM ha pronunciato nei confronti di A._______ un divieto d'entrata in 
Svizzera  valido  dal  1° novembre  2006  fino  al  31 ottobre  2011  e 
motivato come segue: 

"Das  Verhalten  hat  zu  Klagen  Anlass  gegeben  (schwere  Widerhandlung 

gegen  das  Betäubungsmittelgesetz,  mehrfache  Geldwäscherei, 

Widerhandlung gegen das Bundesgesetz über die AHV). Die Anwesenheit ist 

deshalb unerwünscht."

L'effetto sospensivo è stato ritirato ad un eventuale ricorso.

D.
In  data  3 ottobre  2006,  agendo  per  il  tramite  del  suo  patrocinatore, 
l'interessato  è  insorto  avverso  la  suddetta  decisione,  chiedendone 
l'annullamento e la restituzione al ricorso dell'effetto sospensivo tolto 
dall'autorità intimata.

A sostegno del proprio gravame A._______ ha in primo luogo rilevato 
di essere entrato per la prima volta nel 1959 in Svizzera, paese in cui 
egli  risiede  stabilmente  dal  1975  e  dove,  eccezion  fatta  per  le 

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circostanze che hanno portato alla sua condanna il 21 aprile 1997 da 
parte delle autorità sangallesi, egli non ha mai interessato le autorità 
amministrative e/o penali elvetiche. Il ricorrente ha poi sottolineato di 
essere  rimasto invischiato in  situazioni  che in  nessun caso avrebbe 
potuto  gestire  e  che  il  suo  unico  scopo  attualmente  è  quello  di 
ricongiungersi  con la  moglie  residente  a B._______ e  di  trascorrere 
con lei la vecchiaia (cfr. art. 8 della Convenzione del 4 novembre 1950 
per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali 
[CEDU, RS 0.101]). L'interessato ha infine affermato che, dopo oltre 
50 anni trascorsi all'estero, egli non intrattiene più alcun legame con il 
suo  paese  d'origine,  di  modo  che  un  suo  reinserimento  in  Italia,  in 
ragione anche della sua età (70 anni), risulterebbe oltremodo difficile, 
sottolineando poi di avere subito un infarto e di necessitare quindi di 
aiuto e/o assistenza medica e farmacologica.

E.
Con decisione del 26 ottobre 2006, il Dipartimento di giustizia e polizia 
del  canton  San  Gallo  ha  pronunciato  la  liberazione  condizionale 
dell'interessato al più presto per il 31 ottobre seguente, data alla quale 
egli è stato estradato verso l'Italia.

F.
Con  decisione  incidentale  del  16 novembre  2006,  il  Dipartimento 
federale  di  giustizia  e  polizia  (DFGP)  ha  respinto  la  richiesta  di 
restituzione  dell'effetto  sospensivo  al  ricorso  presentata 
dall'interessato.

G.
Chiamato ad esprimersi  in  merito  al  ricorso del  3 ottobre 2006,  con 
preavviso del 20 dicembre 2006, l'UFM ha postulato la reiezione del 
gravame.

L'autorità  di  prime cure ha in  particolare rilevato che,  in  ragione del 
comportamento personale da esso tenuto,  A._______ ha dimostrato 
come la sua presenza in Svizzera costituirebbe una minaccia attuale 
per l'ordine e la sicurezza pubblici a motivo del pericolo di recidiva, e 
questo malgrado siano trascorsi 12 anni dai fatti. Il suddetto ufficio ha 
inoltre  sottolineato  che  il  ricorrente  ha  tentato  di  sottrarsi  alla  pena 
inflittagli  recandosi  in Italia,  di  modo che la stessa ha potuto essere 
scontata solo dopo il fermo avvenuto in data 31 dicembre 2004.

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H.
Invitato il 23 gennaio 2007 a prendere posizione in merito al preavviso 
dell'autorità intimata, il ricorrente non ha reagito.

Con  scritto  del  15 ottobre  2007,  egli  ha  formulato  delle  critiche  in 
merito  all'operato  delle  competenti  autorità  nel  quadro  del 
procedimento penale esperito nei suoi confronti,  precisando di avere 
sempre  tenuto  un  comportamento  serio  e  rispettoso  e  di  essere 
estraneo ai fatti contestatigli.

I.
Completando  l'istruttoria  della  fattispecie,  con  scritto  del  29 aprile 
2008,  il  Tribunale  amministrativo  federale  ha  invitato  il  ricorrente  a 
produrre un estratto aggiornato del suo casellario giudiziale italiano.

J.
Dando  seguito  a  questa  richiesta,  con  scritto  del  19 maggio  2008, 
l'interessato  ha  prodotto  un  estratto  aggiornato  del  suo  casellario 
giudiziale italiano.

Diritto:

1.
Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge  del  17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: TAF o il 
Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della 
legge  federale  del  20 dicembre 1968  sulla  procedura  amministrativa 
(PA,  RS 172.021)  prese  dalle  autorità  menzionate  agli  art.  33  e  34 
LTAF.

In particolare,  le  decisioni  in  materia  di  divieto  d'entrata in  Svizzera 
rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità  dell'amministrazione 
federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF  -  possono  essere 
impugnate dinanzi al TAF conformemente all'art. 20 cpv. 1 della legge 
federale del 26 marzo 1931 concernente la dimora e il domicilio degli 
stranieri (LDDS del 1931, CS 1 117).

I ricorsi pendenti presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato 
o presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti al 1° gennaio 2007 sono 
trattati dal TAF sulla base del nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 
LTAF).

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2.
L'entrata  in  vigore,  il  1° gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16 dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione della LDDS conformemente all'art. 125 LStr (in relazione 
con la cifra I del suo allegato), e di alcune ordinanze d'esecuzione in 
virtù  dell'art.  39  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007  concernente  la 
procedura d'entrata e di rilascio del visto (OPEV, RS 142.204) nonché 
dell'art.  91  dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007  sull'ammissione,  il 
soggiorno e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1° gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni di legge (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2).

La  decisione  impugnata  è  stata  emessa prima dell'entrata  in  vigore 
della LStr; per la valutazione materiale del suddetto ricorso ci si deve 
quindi riferire alla vecchia normativa, segnatamente all'art. 13 cpv. 1 
LDDS, come pure alle corrispondenti disposizioni d'applicazione.

Conformemente  all'art.  126  cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le 
domande presentate prima dell'entrata in  vigore,  il  1° gennaio 2008, 
della LStr è retta dal nuovo diritto.

Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF).

3.
A._______ ha diritto  di  ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) e il  suo ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

4.
Dagli  atti  di  causa  si  evince  che  la  decisione  impugnata  è  stata 
emanata  senza  che  venisse  fornita  la  possibilità  al  ricorrente  di 
esprimersi  al  riguardo, con conseguente violazione del  suo diritto  di 
essere sentito garantito dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale 
della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cst,  RS  101).  Il 
Tribunale  deve  quindi  preliminarmente  esaminare  tale  aspetto  di 
natura formale.

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4.1 Il  diritto  di  essere  sentito  comprende  il  diritto  per  la  persona 
interessata  di  prendere  conoscenza  dell'incarto  (DTF  132  II  485 
consid. 3,  126  I  7  consid. 2b),  di  esprimersi  in  merito  agli  elementi 
pertinenti  prima che una decisione sia emessa nei suoi  confronti,  di 
produrre delle  prove pertinenti,  di  ottenere che sia dato seguito alle 
sue offerte di prove pertinenti, di partecipare all'amministrazione delle 
prove  essenziali  o  almeno  di  poter  esprimersi  sul  suo  risultato, 
allorquando questo è proprio ad influenzare la decisione da emanare 
(cfr. DTF 124 II 132 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata). Nel quadro 
della procedura amministrativa il diritto di essere sentito è consacrato 
dagli art. 26-28 (diritto di esaminare gli atti), dagli art. 29-33 (diritto di 
essere sentito strictu sensu) e dall'art. 35 PA (diritto di  ottenere una 
decisione  motivata).  L'art.  30  cpv.  1  PA prevede  in  particolare  che 
l'autorità sente le parti prima di prendere una decisione. Si tratta per la 
persona  interessata  in  particolare  di  esporre  le  sue  argomentazioni 
giuridiche,  di  fatto  o  d'opportunità,  di  rispondere  alle  obiezioni 
dell'autorità  e di  determinarsi  in  merito  agli  altri  elementi  dell'incarto 
(cfr. DTF 132 II 485 consid. 3; 126 I 7 consid. 2b; Giurisprudenza delle 
autorità amministrative della Confederazione [GAAC] 63.66 consid. 2; 
ANDRÉ GRISEL, Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984, vol. I, p. 380 
segg.  FRITZ GYGI,  Bundesverwaltungsrechtspflege,  Berna  1983,  pag. 
69). Il diritto di essere sentito non conferisce un diritto ad esprimersi 
oralmente di fronte all'autorità giudicante (cfr. DTF 130 II 425 consid. 
2.1; 125 I 209 consid. 9b e riferimenti ivi citati).

4.2  Nella fattispecie, l'UFM non ha fornito al ricorrente l'occasione di 
esprimersi  in  merito  ai  motivi  del  divieto  d'entrata  che  intendeva 
emanare nei suoi confronti. Ora, secondo una giurisprudenza costante 
del  Tribunale  federale,  un'eventuale  violazione  del  diritto  di  essere 
sentito  in  prima  istanza  è  sanata  se  l'amministrato  ha  avuto  la 
possibilità di esprimersi liberamente davanti ad un'autorità di ricorso, a 
beneficio di un vasto potere di cognizione (DTF 133 I 201 consid. 2.2; 
130 II 530 consid. 7.3; 127 V 431 consid. 3d/aa; 126 V 130 consid. 2b; 
GAAC 68.133 consid. 2), ciò che è il caso nella presente procedura, in 
quanto  il  Tribunale  può  rivedere  sia  le  questioni  di  diritto  che  le 
constatazioni  dei  fatti  stabilite  dall'autorità  inferiore  oppure 
l'opportunità della propria decisione (art. 49 PA).

Non  si  è  pertanto  verificata  alcuna  violazione  del  diritto  di  essere 
sentito del ricorrente.

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5.
Nella sua missiva del 15 ottobre 2007, il ricorrente ha formulato alcune 
osservazioni  in  merito  al  procedimento  penale  istruito  nei  suoi 
confronti.

5.1 Preliminarmente  giova  rammentare  che  il  TAF  può  esaminare 
unicamente  i  rapporti  giuridici  sui  quali  l'autorità  amministrativa 
competente  si  è  pronunciata  con una decisione,  la  quale  determina 
l'oggetto  della  contestazione  (DTF  131  V  164  consid.  2.1  e  GAAC 
69.6 ;  cfr.  ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER,  Verwaltungsverfahren  und 
Verwaltungsrechtspflege  des  Bundes,  Zurigo  1998,  p.  148ss ;  FRITZ 
GYGI,  Bundesverwaltungsrechtspflege,  Berna  1983,  p.  44ss  ;  ANDRÉ 
GRISEL,  Traité de droit  administratif,  Neuchâtel  1984, vol. II,  p. 914 et 
933 ;  JEAN-FRANÇOIS POUDRET,  Commentaire  de  la  loi  fédérale 
d'organisation judiciaire, vol. V, Berna 1992, p. 8s., n. 2.2 ; PIERRE MOOR, 
Droit  administratif,  vol.  II :  Les  actes  administratifs  et  leur  contrôle, 
Berna 1991, p. 438, 444 et 446s.).

In  casu,  l'oggetto della  presente procedura è limitato al  solo esame 
della  fondatezza  della  decisione  di  divieto  d'entrata  pronunciata  il 
19 settembre 2006. Pertanto le argomentazioni del ricorrente in merito 
alla decisione penale (non impugnata e quindi cresciuta in giudicato) 
pronunciata  nei  suoi  confronti  non  possono  essere  esaminate,  in 
quanto esulano dall'oggetto del ricorso. 

5.2 Di  transenna,  a  norma di  una consolidata  giurisprudenza,  giova 
ricordare  che  l'autorità  amministrativa  non  è  vincolata  dalle 
considerazioni  del  giudice  penale,  in  quanto  essa  non  persegue  il 
medesimo scopo dell'autorità penale e gli interessi che è chiamata a 
salvaguardare  possono  differire.  Nella  misura  in  cui  l'autorità 
competente  in  materia  di  polizia  degli  stranieri  non  persegue  il 
medesimo scopo dell'autorità penale e gli interessi che è chiamata a 
salvaguardare  possono  essere  differenti,  essa  valuta  sulla  base  di 
criteri  autonomi  se  l'allontanamento  dalla  Svizzera  di  uno  straniero 
resosi colpevole di un reato sia necessaria e opportuna. In effetti, se 
da  un  lato  il  giudice  penale  è  tenuto  a  decidere  in  funzione  della 
migliore prognosi di risocializzazione, dall'altro l'autorità amministrativa 
si prefigge di proteggere la sicurezza e l'ordine pubblico (cfr. DTF 129 
II 215 consid. 3.2. e giurisprudenza ivi citata).

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6.
L'autorità  federale  può  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri 
indesiderabili. Essa può parimenti, ma per una durata non superiore a 
tre  anni,  vietare  l'entrata  in  Svizzera  di  stranieri  che  abbiano 
contravvenuto  gravemente  o  più  volte  alle  prescrizioni  sulla  polizia 
degli  stranieri,  ad  altre  disposizioni  di  legge  o  a  decisioni  prese 
dall'autorità in base a queste disposizioni (art. 13 cpv. 1 1a e 2a frase 
LDDS). Fintanto che vale questo divieto, lo straniero non potrà varcare 
il  confine,  senza il  permesso esplicito  dell'autorità  che l'ha emanato 
(art. 13 cpv. 1 3a frase LDDS).

Il divieto d'entrata previsto all'art. 13 cpv. 1 LDDS non costituisce una 
pena né riveste carattere infamante, bensì configura un provvedimento 
amministrativo di controllo, destinato ad impedire che uno straniero, la 
cui  presenza  in  Svizzera  è  stata  ritenuta  indesiderata,  vi  ritorni 
all'insaputa dell'autorità (cfr. GAAC 63.38 consid. 13; 63.1 consid. 12a 
e  riferimenti  ivi  citati).  Il  divieto  d'entrata  è  infatti  una  misura  di 
sicurezza il cui scopo è quello di prevenire un probabile perturbamento 
dell'ordine  pubblico  e  della  pubblica  sicurezza  e  non  di  punire  un 
determinato comportamento.

7.
L'art. 13 LDDS è applicabile ai cittadini degli Stati membri dell'Unione 
europea e ai  loro familiari  solo se l'Accordo bilaterale del  21 giugno 
1999 tra la Comunità Europea ed i suoi Stati membri da una parte, e la 
Confederazione  Svizzera,  dall'altra,  in  materia  di  libera  circolazione 
delle persone (ALC, RS 0.142.112.681) non dispone altrimenti (cfr. art. 
1 let. a LDDS). A._______ è cittadino italiano. Di conseguenza nella 
valutazione  della  presente  causa  è  necessario  tenere  conto  anche 
delle disposizioni dell'ALC.

7.1 Giusta l'art. 1 par. 1 dell'Allegato I dell'ALC (in relazione con l'art. 3 
ALC), i cittadini comunitari hanno il diritto di entrare in Svizzera previa 
semplice  presentazione  di  una  carta  d'identità  o  di  un  passaporto 
validi e non può essere loro imposto alcun visto d'entrata od obbligo 
analogo.  Come  l'insieme  delle  prerogative  conferite  dall'Accordo, 
questo  diritto  può  essere  limitato  soltanto  da  misure  giustificate  da 
motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità, ai sensi 
dell'art.  5  cpv. 1  dell'Allegato  I  ALC. Queste  nozioni  devono  essere 
definite  ed  interpretate  alla  luce  della  direttiva  64/221/CEE  e  della 
giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia  delle  Comunità  europee 

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(CGCE)  anteriore  alla  firma  dell'ALC  (art.  5  cpv. 2  allegato  I  ALC, 
combinato con l'art. 16 cpv. 2 ALC; DTF 131 II 352 consid. 3.1.; 130 II 
1 consid. 3.6.1.).

7.2 Conformemente  alla  giurisprudenza  della  Corte  di  giustizia,  le 
limitazioni  al  principio della  libera circolazione delle  persone devono 
essere  interpretate  in  maniera restrittiva. Ne consegue che possono 
essere adottati provvedimenti per la tutela dell'ordine pubblico e della 
pubblica sicurezza unicamente nel caso in cui si deve ammettere che 
l'interessato  costituisce  per  lo  Stato  d'accoglienza  una  minaccia 
potenziale,  effettiva  e  di  gravità  tale  da  incidere  su  un  interesse 
fondamentale della società (cfr. DTF 131 citata consid. 3.2, 130 II 176 
consid. 3.4.1., 129 II 215 consid. 7.3.; sentenze del Tribunale federale 
2A.39/2006 del 31 maggio 2006, 2A.626/2004 del 6 maggio 2005 e le 
sentenze  della  CGCE del  27 ottobre  1977,  Bouchereau,  30/77,  Rac. 
1977,  pag. 1999,  punti  33-35  del  19 gennaio  1999,  Calfa,  C-348/96, 
Rac. 1999, pag. 1-11, punti 23 e 25).

7.3 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono 
inoltre essere adottati  esclusivamente in relazione al comportamento 
personale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 
3 par 1 della direttiva 64/221). Ciò esclude delle valutazioni sommarie 
fondate unicamente su dei motivi generali di natura preventiva. La sola 
esistenza  di  condanne  penali  non  può  automaticamente  giustificare 
l'adozione  di  tali  provvedimenti  (art.  3  par.  2  della  direttiva 
64/221/CEE).  Una  condanna  penale  anteriore  sarà  quindi 
determinante unicamente se dalle circostanze che l'hanno determinata 
emerga un comportamento personale costituente una minaccia attuale 
per l'ordine pubblico (cfr. DTF 130 II 176 consid. 3.4.1 e sentenza del 
Tribunale  federale  2C_378/2007  del  14 gennaio  2008).  Le  autorità 
nazionali devono procedere ad un'apprezzamento specifico, effettuato 
sulla base degli interessi inerenti alla salvaguardia dell'ordine pubblico, 
i  quali  non  coincidono  necessariamente  con  gli  apprezzamenti 
all'origine delle condanne penali. In altre parole, quest'ultime possono 
essere prese in considerazione unicamente se le circostanze in cui si 
sono verificate lasciano trasparire l'esistenza di una minaccia attuale 
per l'ordine pubblico. Secondo le circostanze, non è comunque escluso 
che la sola condotta tenuta in passato costituisca una siffatta minaccia 
per  l'ordine  pubblico  (DTF  130  II  citato  consid.  3.4.1;  129  II  citato 
consid. 7.1. e  7.4.;  sentenza del  Tribunale  federale  2A.626/2004 del 
6 maggio  2005  consid.  5.2.1;  sentenza  della  CGCE  del  26 febbraio 

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1975,  Bonsignore,  67/74,  Rac.  1975,  punti  6-7  e  le  sentenze  citate 
Bouchereau, punti 27-28; Calfa, punto 24).

7.4 L'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non è tuttavia 
subordinata  alla  condizione  che  sia  stabilito  con  certezza  che  la 
persona soggetta ad una misura di divieto d'entrata commetta nuove 
infrazioni  penali.  Al  contrario,  sarebbe sproporzionato  esigere  che  il 
rischio  di  recidiva  sia  nullo  per  rinunciare  all'adozione  di  tale 
provvedimento.  Tenuto  conto  dell'importanza  che  riveste  il  principio 
della  libera  circolazione  delle  persone  questo  rischio  non  deve  in 
realtà essere ammesso troppo facilmente. È necessario procedere ad 
un  apprezzamento  che  tenga in  considerazione le  circostanze della 
fattispecie  e,  in  particolare,  della  natura  e  dell'importanza  del  bene 
giuridico  minacciato,  così  come  della  gravità  della  violazione  che 
potrebbe  esservi  arrecata;  più  la  potenziale  infrazione  rischia  di 
compromettere  un  interesse  della  collettività  particolarmente 
importante, meno rilevanti sono le esigenze quanto alla plausibilità di 
un'eventuale  recidiva  (cfr.  DTF  130  II  493  consid.  3.3;  130  II  citato 
consid.  4.3.1;  sentenza  del  Tribunale  federale  2C_375/2007 
dell'8 novembre 2007).

8.
Con  sentenza  del  21 aprile  1997,  la  Camera  penale  del  Tribunale 
cantonale  del  canton  San  Gallo  ha  dichiarato  A._______  autore 
colpevole  di  infrazione  aggravata  alla  LStup,  ripetuto  riciclaggio  di 
denaro e infrazione alla LAVS, condannandolo alla pena di tre anni di 
reclusione.

8.1 Per  quanto  attiene  in  particolare  i  reati  inerenti  il  traffico  di 
stupefacenti commessi da A._______, dagli  atti  penali  emerge che il 
egli  è  stato ritenuto colpevole per avere trasportato 1 kg di  cocaina 
(art.  19  cifra  1  cpv. 3  LStup),  intrapreso  dei  preparativi  in  vista  del 
trasporto in Svizzera di 2,5 kg del suddetto stupefacente e di essere 
intervenuto in qualità di intermediario in merito ad un traffico di oltre 10 
kg di cocaina, fatti questi tutti verificatisi nel biennio 1994 – 1995.

Nel quadro delle valutazioni in merito alla ponderazione della pena da 
infliggere  al  ricorrente,  le  autorità  penali  sangallesi  hanno  in 
particolare  posto  l'accento  sull'evoluzione  del  ruolo  rivestito  da 
quest'ultimo  nell'esercizio  della  sua  attività  delittuosa.  Pur 
riconoscendo  una  certa  iniziale  ingenuità  di  A._______,  il  quale 

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tuttavia  doveva  essersi  reso  conto  che  si  trattava  di  un  traffico  di 
cocaina,  le  suddette  autorità  hanno  sottolineato  come,  dopo  aver 
svolto un mero ruolo di aiuto nel trasporto di sostanze stupefacenti, ha 
cercato di gettare le basi per dei traffici di ingenti quantità di droghe 
pesanti, assumendo una posizione di protagonista (cfr. sentenza della 
Camera penale del Tribunale cantonale del canton San Gallo del 21 
aprile 1997 p. 16 a 18).

Da quanto precede discende che il  ricorrente si  è  reso colpevole di 
reati  in  un  campo  -  quello  del  traffico  di  sostanze  stupefacenti  - 
particolarmente  delicato  dell'ordinamento  giuridico  svizzero  e  ove la 
prassi è molto rigorosa (cfr. DTF 125 II 521 consid. 4a/aa; 122 II 433 
consid. 2c). È  in  effetti  incontestabile  che i  reati  per  droga sono da 
considerarsi molto gravi e tali da ledere l'ordine pubblico e la sicurezza 
della società. Questi atti illeciti giustificano l'intervento fermo e deciso 
da parte delle autorità amministrative e le persone coinvolte in questo 
tipo  di  traffici  devono  attendersi  all'adozione  di  misure  di 
allontanamento o di rifiuto di entrata dettate dalla legittima necessità di 
proteggere  la  collettività  dai  gravi  pericoli  legati  alla  circolazione  di 
sostanze  stupefacenti.  Tali  misure  sono  inoltre  tanto  più  giustificate 
quando si è in presenza di traffici di droghe pesanti quali l'eroina o la 
cocaina. In effetti, il commercio illegale di queste sostanze costituisce 
un reale rischio per la salute e la vita di numerose persone. La pratica 
severa  adottata  dalle  autorità  elvetiche  nei  confronti  di  persone 
coinvolte  nel  traffico  di  stupefacenti  corrisponde  del  resto  alla 
concezione dominante delle autorità europee (cfr. 125 II  521 consid. 
4a/aa  e  riferimenti  ivi  citati,  sentenze  del  Tribunale  federale 
2A.87/2006 del 29 maggio 2006, consid. 2; 2A.626/2004 del 6 maggio 
2005,  consid. 5.2.2; 2A.386/2004 del  7 aprile 2005, consid. 4.3.2). A 
questo  titolo  giova  rilevare  come,  secondo  la  giurisprudenza  della 
Corte  di  giustizia,  il  semplice  consumo di  stupefacenti  è già tale da 
costituire un pericolo per la società, proprio a giustificare, in un'ottica 
di  preservazione  dell'ordine  e  della  salute  pubbliche,  delle  misure 
speciali  nei  confronti  degli  stranieri  che  violano  la  legislazione 
nazionale sugli stupefacenti (cfr. sentenze della Corte di giustizia del 
10 febbraio 2000, Nazli, C-340/97, in Raccolta di giurisprudenza 2000, 
pag.  I-00957,  punti  57  e  58,  Calfa,  C-348/96,  in  Raccolta  di 
giurisprudenza  1999,  p. I-0011,  punto  22,  vedi  inoltre  l'allegato  alla 
direttiva 64/221/CEE, let. b, ch. 1).

In  ragione  dell'ampiezza  e  della  pericolosità  degli  atti  criminali 

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commessi  dal  ricorrente,  il  comportamento  da  esso  assunto 
rappresenta pertanto un pericolo serio per un interesse fondamentale 
della società, come la lotta al traffico di droga e al diffondersi del suo 
consumo,  nonché  per  un  bene  giuridico  essenziale  quale  la  salute 
pubblica. In  altre  parole,  la  protezione della  collettività  di  fronte  allo 
sviluppo  del  mercato  della  droga  costituisce  indubbiamente  un 
interesse  pubblico  preponderante  che  giustifica  di  principio 
l'allontanamento  dalla  Svizzera  degli  stranieri  coinvolti  in  tali  traffici 
(cfr. sentenze del Tribunale federale 2A.175/2004 del 7 dicembre 2004 
consid. 6.4 e 2C_375/2007 dell'8 novembre 2007 consid. 4.1).

Al  momento  dell'adozione  della  decisione  di  divieto  d'entrata  in 
oggetto, l'autorità di prime cure ha ritenuto che questo provvedimento 
era  giustificato  per  dei  motivi  di  ordine  e  sicurezza  pubblici,  non 
solamente  in  ragione  della  condanna  di  A._______,  ma  anche  alla 
luce del suo comportamento (fuga per sottrarsi alle conseguenze della 
sentenza).  Così  facendo,  l'Ufficio  ha  dunque  applicato  in  modo 
appropriato  i  principi  della  regolamentazione  comunitaria  e  della 
giurisprudenza  della  CGCE  concernente  la  gravità,  la  realtà  e 
l'attualità  della  minaccia  che  il  ricorrente  rappresentava  per  la 
sicurezza e l'ordine pubblici.

8.2 Nella  fattispecie  si  evince  che  i  reati  commessi  dal  ricorrente 
risalgono al  biennio  1994 – 1995,  quindi  una dozzina di  anni  prima 
dell'emanazione della decisione di divieto d'entrata nei suoi confronti. 
Da  allora  l'interessato  non  ha  più  dato  adito  a  lagnanza  alcuna, 
tenendo un comportamento esemplare sia in sede di espiazione della 
pena,  come documentato  dalle  risultanze agli  atti  (cfr. decisione del 
Dipartimento di giustizia e polizia del canton San Gallo del 26 ottobre 
2006),  che  posteriormente  alla  sua  scarcerazione  (cfr.  estratto  del 
casellario giudiziale italiano del 15 maggio 2008). Infine, tenuto conto 
dell'età di A._______ (72 anni), il rischio di recidiva può legittimamente 
essere ritenuto praticamente nullo.

Alla  luce  di  quanto  esposto,  i  presupposti  per  una  restrizione  al 
principio della libera circolazione non sono più adempiuti. Nonostante 
le infrazioni alla LStup commesse, A._______ non rappresenta infatti 
una  minaccia  effettiva,  attuale  e  sufficientemente  grave  ad  un 
interesse fondamentale  della  società,  tale  da legittimare  una misura 
per motivi di ordine pubblico giusta l'art. 5 Allegato I ALC (cfr. sentenza 
del  Tribunale  federale  2C_378/2007  del  14 gennaio  2008),  di  modo 

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che la misura di allontanamento emanata nei suoi confronti può essere 
tolta a far data dalla pronuncia della presente sentenza.

Alla luce di questa esposto, risulta superfluo esaminare se la misura in 
oggetto soddisfa i principi della convenzione (art. 8 CEDU).

9.
Ne discende che il ricorso, nella misura in cui è ricevibile, deve essere 
ammesso nel senso che la misura di allontanamento deve essere tolta 
con effetto immediato. L'autorità di prime cure è quindi invitata a fare 
eseguire le necessarie modifiche al sistema di ricerca informatizzato 
(RIPOL).

10.
Benchè parzialmente soccombente, all'autorità inferiore non è messa 
a carico nessuna spesa processuale (art. 63 cpv. 2 PA)

Il  ricorrente ottiene parzialmente un giudizio favorevole, di  modo che 
egli  può essere dispensato dal pagamento di spese processuali (art. 
63 cpv. 1 PA) ed ha inoltre diritto a delle ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA in 
relazione con l'art. 7 del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse 
e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 
federale [TS-TAF, RS 173.320.2]).

In casu si constata che l'interessato è patrocinato da un mandatario 
non  professionale.  In  ragione  dell'insieme  delle  circostanze  della 
fattispecie,  della  sua difficoltà,  nonché dalla  mole di  lavoro svolto,  il 
Tribunale ritiene, ai sensi degli art. 8 segg. TS-TAF, che il versamento 
al ricorrente di un'indennità di Fr. 400.- a titolo di spese ripetibili appaia 
equa.

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il  ricorso,  nella  misura  in  cui  è  ricevibile,  è  accolto  ai  sensi  dei 
considerandi. 

2.
La decisione dell'UFM del 19 settembre 2006 è annullata con effetto 
immediato. 

3.
L'UFM farà apportare le necessarie modifiche al RIPOL.

4.
Non  si  prelevano  spese  processuali.  L'anticipo  spese  di  Fr. 800.-, 
versato in data 27 ottobre 2006, è restituito al ricorrente.

5.
L'autorità inferiore verserà al ricorrente un importo di Fr. 400.- a titolo 
di spese ripetibili. 

6.
Comunicazione a: 

- ricorrente  (Atto  giudiziario;  allegato:  foglio  di  informazione  per  il 
rimborso)

- autorità inferiore (incarto 2 142 482 di ritorno)
- Ausländeramt des Kanton St. Gallen, San Gallo, per informazione 

(incarto cantonale di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno)

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.

La presidente del collegio: Il cancelliere:

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini 

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Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

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