# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c3c27fcb-0e41-5e48-beb3-48fe4b445c48
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-04-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 16.04.2003 INC.2002.47703
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2002-47703_2003-04-16.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2002.47703

  	
  Lugano

  16 aprile 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 19/20
  febbraio 2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________ 

  (avv. __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  le formalità e le modalità di conduzione del verbale di
  interrogatorio del 12.02.2003, condotto dal Procuratore pubblico __________
  nell'ambito  del procedimento di cui all'inc. __________;

  

 

 

viste le osservazioni del
Procuratore pubblico di data 3 marzo 2003;

 

 

visto, parzialmente (classatore 2
__________, documentazione prodotta dal PP, cfr. inc. GIAR __________), l'inc.
__________ MP;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto ed in diritto

 

che:

 

-         
__________ è stato interrogato il 26 agosto 2002 nell'ambito di un
procedimento aperto nei suoi confronti per i reati (ipotizzati) di
appropriazione indebita, truffa, amministrazione infedele, falsità in documenti
e riciclaggio in relazione a fondi pervenutigli dalla Provincia di __________,
rispettivamente in relazione alla Fondazione __________ (cfr. Verbale PP 26
agosto 2002, doc. _ inc. GIAR __________).

 

-         
Lo stesso giorno, a conclusione del verbale, gli è stata promossa
l'accusa per i reati menzionati sopra ed è stato ordinato il suo arresto, poi confermato
da questo giudice (doc. _, inc. GIAR __________).

 

-         
Con decisione del 23 settembre 2003, questo giudice ha accolto l'istanza
di libertà provvisoria presentata dall'accusato (GIAR __________).

 

-         
Il 12 febbraio 2003, __________ è stato sottoposto ad ulteriore
interrogatorio da parte del Procuratore pubblico, presenti il difensore ed un
commissario di polizia. L'interrogatorio aveva quale oggetto l'attività di una
società denominata __________ SrL e della __________ (quest'ultima, a quanto
par di comprendere, riconducibile a __________) ed i loro rapporti con la
__________ e il __________ (cfr. verbale menzionato, doc. _ inc. GIAR
__________).Al termine del verbale, il magistrato inquirente ha promosso
l'accusa (recte: esteso) nei confronti di __________, per falsità in documenti
e tentata truffa in concorso con tale __________.

 

-         
Con il reclamo oggetto della presente, __________ contesta le modalità
d'interrogatorio e di promozione dell'accusa in relazione al verbale in
questione. A suo dire, l'interrogatorio sarebbe avvenuto in violazione
dell'art. 118 cpv. 3 CPP, cioè senza indicazione dei fatti oggetto
dell'inchiesta, bensì come se si trattasse di verbalizzazione relativa alla
precedente accusa (quella del 26 agosto, per intenderci). Ciò, nonostante il
magistrato inquirente avesse ben in chiaro l'obiettivo dell'interrogatorio,
dato che aveva promosso l'accusa ad altra persona per gli stessi fatti (in
concorso). A dire del reclamante, la promozione d'accusa avrebbe dovuto
avvenire all'inizio del verbale, non alla fine dello stesso. Egli conclude
chiedendo annullamento del verbale, con conseguente annullamento della
promozione d'accusa in esso contenuta (Reclamo 19 febbraio 2003, p.5).

 

-         
Con scritto del 21 febbraio 2003, rispondendo ad una sollecitazione a
parte di questo ufficio, il reclamante comunica di non essere intenzionato ad
adire la CPR con "autonoma" contestazione della promozione d'accusa
(doc. _, inc. GIRA __________).

 

-         
Mediante osservazioni del 3 marzo 2003, il magistrato inquirente, dopo
alcune considerazioni circa la competenza di giudizio e le modalità con le
quali ha preso avvio e si è sviluppata l'inchiesta, afferma che la
comunicazione dei diritti ex arte. 118 cpv. 2 CPP, effettuata all'inizio del
verbale, e la presenza dell'avvocato difensore, non lasciavano dubbi circa la
posizione del reclamante in sede d'interrogatorio. Inoltre, il reclamante era
perfettamente in grado di rendersi conto del fatto che le domande concernevano
una fattispecie nuova. Nel contempo, e sempre a giudizio del magistrato
inquirente, l'autorità non ha nessun obbligo di comunicare ab inizio tutto
quanto di sua conoscenza e/o l'imputazione giuridica" (Osservazioni
3 marzo 2003, punti ad 13-14).Anche la promozione d'accusa non deve
necessariamente avvenire all'inizio del verbale; prima occorre accertare i
fatti, anche nel caso in cui l'accusa sia già stata promossa nei confronti di
terzi (ibidem, punto ad 15). Da ultimo, il Procuratore pubblico, contesta che
si stia procedendo ad una fissino expedition e chiede la reiezione del gravame.

 

-         
Il reclamo, rivolto contro la modalità e le formalità
dell'interrogatorio e presentato dall'interrogato nonché indagato/accusato, è
ricevibile e tempestivo.

 

-         
In diritto, la questione ruota sostanzialmente attorno all'art. 118 CPP
(applicabile sia all'indagato che all'accusato) ed in particolare al cpv. 3
della norma ("l'interrogante rende quindi noto all'indiziato accusato
il fatto che gli viene addebitato, invitandolo a spiegarsi in modo
circostanziato e con un'esposizione continuata").

 

-         
La formulazione attuale è stata introdotta con la riforma del 19
dicembre 1994. In precedenza (art. 128 cpv. 2 CPP, in vigore dall'1 gennaio
2003) si richiedeva che, sempre all'inizio del verbale, l'interrogante
indicasse "genericamente all'imputato il reato che gli viene addebitato
…". Non si tratta di una pura modifica di stile; l'attuale
formulazione era già prevista (meglio: proposta) nel progetto di revisione
totale del CPP del marzo 1987 (Messaggio 3163 dell'11.03.1987, art. 133) con la
seguente nota:

 

"Il cpv. 2 dell'attuale art. 128 CPP è tuttavia
modificato nel senso che all'indiziato non deve solo essere indicato
"genericamente" il reato che gli è addebitato; i fatti che gli sono
attribuiti gli devono essere comunicati chiaramente. Chi è chiamato a
rispondere deve conoscere ciò di cui lo si accusa, perché possa adeguatamente
difendersi."

 

-         
Il diritto alla conoscenza dei fatti addebitati, sancito primariamente
da CEDU e Costituzione federale (arrt. 5 § 2 e 6 § 3 lett. a CEDU; art. 32 CF)
è una conseguenza del fatto che l'interrogatorio dell'imputato/indagato è,
oltre che mezzo d'istruzione, un mezzo di difesa (G. Piquerez, Procédure pénale
suisse, 2000, no. 2013) con conseguente obbligo di garanzia di determinati
diritti, tra cui quello in oggetto (ibidem, no. 2039 ss.; DTF 98 Ia 226 ss.,
cons. 5 c.). Non v'è dubbio, inoltre, che tale conoscenza debba essere data
all'inizio dell'interrogatorio; ciò risulta non solo dalla sistematica dei vari
capoversi dell'art. 118 (dapprima le generalità, cpv. 1; poi l'informazione sul
diritto a non rispondere, cpv. 2; "quindi" la comunicazione del fatto
addebitato, cpv. 3), ma anche dallo scopo stesso della comunicazione:

 

"… muss der Angheschultigter zu Beginn der ersten
Einvernahme in allgemainer Weise darüber aufgeklärt werden, welchen Deliktes er
beschuldigt oder verdächtig wird, welches Informationsrecht durch EMRK 6 Ziff.
3 a (sowie E-BV 28 II) umfassend gewährleistet ist." (N.
Schmid, Strafprozessrecht, 1997, no. 618)

 

e:

 

"Une fois le
formalités concernant les droits de la défense accomplies, le magistrat
instructeur doit inviter le prévenu à s'expliquer sur les faits imputés, s'il y
consente."(G. Piquerez, op. cit., no. 2043)

 

-         
Meno evidente risulta, invece, determinare il contenuto della
comunicazione/informazione. La norma parla di "fatto", quindi non
pare necessario che lo stesso sia accompagnato anche dalla precisa qualifica
giuridica (analogamente: N. Schmid, ibidem). Quanto avvenuto, per esempio, in
sede d'interrogatorio del 26 agosto 2002 nei confronti dello stesso __________
(doc. _ inc. GIAR __________, inc. MP __________ AI __________) pare, a questo
giudice, sufficiente. Infatti, non è necessario che il magistrato inquirente
indichi nel dettaglio le varie possibili ipotesi giuridiche né che comunichi tutti
i mezzi di prova o gli elementi a disposizione. E' sufficiente che
l'indagato/accusato possa farsi un'idea del fatto (o dei fatti) che gli viene
imputato (DTF 98 Ia 226).

 

-         
Nel caso in esame, il verbale contestato reca lo stesso numero
dell'incarto di cui alla promozione d'accusa del 26 agosto 2002, dopo le
generalità del reclamante vi figurano la comunicazione del diritto di non
rispondere (art. 118 cpv. 2) e la completazione dei presenti. Di seguito, il
reclamante inizia a rispondere a precise domande del magistrato inquirente
(ADR) relative all'attività della ICC. Non risulta che i fatti addebitati, e
oggetto dell'interrogatorio in questione, siano stati resi noti all'inizio
dello stesso anche solo sommariamente. Non suppliscono a questa mancanza, contrariamente
all'opinione del Procuratore pubblico, né il fatto di aver ricordato il diritto
di non rispondere, con la (asserita) conseguenza che il reclamante sapeva di
essere interrogato quale indiziato, né il fatto che il reclamante potesse
rendersi conto (nessuno più di lui, a dire del magistrato inquirente) che si
trattava di fattispecie nuova. Innanzitutto, il diritto alla conoscenza degli
addebiti non può essere confuso con la (semplice) conoscenza del proprio ruolo
procedurale. In secondo luogo, la norma di cui all'art. 118 cpv. 3 fa obbligo
al magistrato di (appunto) comunicare che si tratta di una fattispecie nuova.
L'affermazione secondo cui il reclamante poteva rendersene conto è tutta da
dimostrare e appare fondarsi su una sorta di "presunzione di
colpevolezza" derivante dagli elementi già acquisiti (si veda il seguito
della presente). Prima facie, quindi, l'obbligo di cui all'art. 118 cpv. 3 CPP,
appare violato.

 

-         
E' possibile che sia solo dallo sviluppo di un interrogatorio che
emergano elementi di fatto che inducono all'estensione dell'accusa
(rispettivamente, quando l'interrogato è un teste, modifica del suo statuto da
teste ad indagato/accusato). Per esempio, quando dalle dichiarazioni relative
ad una fattispecie contestata emergono ipotesi di reati connessi, od ulteriori,
nell'ambito di un sostanzialmente analogo contesto operativo. Oppure, quando è
lo stesso indiziato/accusato ad ammettere fatti ulteriori per rapporto a quelli
inizialmente oggetto dell'indagine. In questi casi appare spesso evidente che
il magistrato non poteva rendergli noto, all'inizio dell'interrogatorio, il
"fatto che gli viene addebitato";

 

-         
Nel caso in esame, tuttavia, è palese che i fatti che costituivano
l'ipotesi di reato, poi concretizzata in conclusione di verbale con la
promozione d'accusa, erano già noti al magistrato inquirente al momento
d'iniziare l'interrogatorio. Ciò si evince chiaramente dalla lettura del
verbale di __________ (del 23 gennaio 2003), nonché dal tenore e contenuto
dello stesso verbale impugnato. Che il magistrato intendesse ascoltare la
versione del reclamante prima di procedere alla promozione dell'accusa può
anche essere legittimo, ma ciò non impediva di dare sommaria conoscenza del
"fatto che gli viene addebitato" (e che si voleva essere l'oggetto
dell'interrogatorio), all'inizio dello stesso come richiesto dall'art. 118 cpv.
3. Informare l'interrogato del diritto di non rispondere (e di essere assistito
da un difensore) non sana, contrariamente all'opinione del Procuratore
pubblico, questo difetto formale che, dal profilo materiale, vizia la
"lealtà" dell'interrogatorio (G. Piquerez, op. cit., no. 2046; cfr.
anche Rapporto esplicativo concernente il CPS, UFG, 2001, pp. 108 e 119). Ciò
vale, quasi a maggior ragione, anche quando l'interrogato, come nel caso che ci
occupa, è già oggetto di una procedura ed il richiamo all'art. 118 cpv. 2,
all'inizio di ogni ulteriore interrogatorio, è prassi consolidata.

 

-         
Alla luce di quanto sopra, occorre concludere che il verbale in
questione è viziato da un'irregolarità formale (con effetti materiali)
essenziale e deve pertanto essere annullato. L'annullamento del verbale ha
quale conseguenza automatica (ma solo quella per quanto qui di competenza)
anche l'annullamento della promozione d'accusa in esso contenuta.

 

-         
L'accoglimento del reclamo comporta che tasse e spese rimangono a carico
dello Stato che verserà al reclamante un importo di FRS 400.- a titolo di
ripetibili.

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

Viste le norme
applicabili, in particolare gli artt. 118 e 280 ss CPP, 6 CEDU, 32 CF,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

decide:

 

 

1.     
Il reclamo è accolto.

§.  Di conseguenza il Verbale reso da __________ davanti al
Procuratore pubblico il 12 febbraio 2003 è annullato e deve essere estromesso
dall'incarto.

 

 

2.     
La tassa di giustizia, fissata in FRS 300.--, e le spese, di FRS 50.--,
rimangono a carico dello Stato che verserà al reclamante FRS 400.-- a titolo di
ripetibili.

 

 

3.     
La presente decisione è definitiva.

 

 

4.     
Intimazione:

-        
Procuratore pubblico avv. __________ (con l'incarto di ritorno);

-        
avv. __________.

 

 

 

 

                                                                                        giudice
__________