# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 790aa856-ffa9-5389-9a30-f59c966b4a90
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-09-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.09.2005 32.2005.32
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-32_2005-09-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.32

   

  BS/td

  	
  Lugano

  1 settembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 marzo 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 8
  febbraio 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

 

                               1.1.   RI 1, classe
1965, di professione ausiliaria di cure presso la Casa anziani di __________,
nel mese di aprile 2003 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti
facendo presente di essere affetta da fibromialgia e depressione (doc. AI 1).

Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica
a cura del dr. __________, con decisioni 12 agosto 2004 l’Ufficio AI ha
riconosciuto all’assicurata una rendita intera dal 1° luglio 2003 ed un quarto
di rendita dal 1° aprile 2004 (doc. AI 24 e 25). 

                               1.2.   Con
decisione 8 febbraio 2005 l’amministrazione ha respinto l’opposizione dell’assicurata.

L’amministrazione ha in particolare evidenziato che la documentazione medica inoltrata
con l’atto di opposizione è stata trasmessa al Servizio medico regionale
dell’AI (in seguito: SMR) per una presa di posizione e che il menzionato
servizio non ha rilevato un peggioramento duraturo della sintomatologia
psichica, confermando di conseguenza la validità delle decisioni formali 12
agosto 2004 basate sulla perizia psichiatrica del dr. __________.

                               1.3.   Contro la
succitata decisione RI 1, rappresentata dalla succitata assicurazione di
protezione giuridica, ha presentato un tempestivo ricorso con cui ha chiesto,
in via principale, il ripristino della rendita intera dal 1° aprile 2004 e,
subordinatamente, l’esecuzione di una perizia medica giudiziaria.

Ribadendo quanto sostenuto con l’opposizione, essa ha contestato la perizia
psichiatrica evidenziando inoltre un peggioramento dello stato di salute
psichico. 

Delle singole argomentazioni si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto. 

                               1.4.   Con risposta
di causa 14 aprile 2005 l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha
invece postulato la reiezione del ricorso.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00;
STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002
pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

Al riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di
principio, entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003
IV Nr. 25, consid. 1.2., pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid.
4°). Per quanto concerne invece le norme di diritto materiale, in assenza di
disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466
consid. 1).

Nella DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo
all'eventuale insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione per
l'invalidità già prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi ai
principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il
periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene
sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso
avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le
succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono
tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                                         Le
disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile comprensione,
vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore al 1° gennaio
2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme valide sino al 31
dicembre 2002. 

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è sapere se l’insorgente ha diritto ad una rendita intera a far da
tempo dal 1° aprile 2004.

                                         Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l'art. 8 della LPGA (che ha sostituito
l'art. 4 cpv. 1 vLAI), con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al

                                         70 %, a
tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40 %.

Va pure rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990,
pag. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les
prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid.
2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21
consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives
et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la
giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va rilevato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Nell’evenienza
concreta, la ricorrente è stato peritata dal dr. __________. Nel relativo
rapporto 7 maggio 2004 lo specialista in reumatologia ha posto le seguenti
diagnosi:

 

"  4.1. Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di
lavoro:

 

➣    Sindrome depressiva, episodio attuale
leggero con sintomi biologici F 32.01. Il disturbo è presente dal luglio del
2002.

 

➣    Disturbo d'ansia generalizzato F 41.1.

 

4.2. Diagnosi senza
ripercussioni sulla capacità di lavoro:

 

➣    Disturbo doloroso somatoforme
persistente F 45.5." (Doc. AI 22)

 

                                         Dopo aver
proceduto ad un riassunto degli atti medici, esposta una dettagliata anamnesi,
lo specialista ha così valutato la situazione psichiatrica dell’assicurata:

 

"  La signora RI 1, presenta da quasi due anni un episodio
depressivo di lieve gravità, accompagnato da disturbo somatoforme generalizzato
e da uno stato ansioso cronico. Questa sintomatologia era in parte (disturbo
doloroso somatoforme) già conosciuta in passato (2000) e si è riattivata in un
contesto di difficoltà esistenziali.

Questa psicopatologia è
di natura puramente reattiva ad una situazione esterna certo difficile ma anche
destinata a cambiare ed a risolversi spontaneamente.

 

L'assicurata attualmente
non riesce più a far fronte alla propria situazione che la confronta con i suoi
limiti, sia psichici sia fisici. Ha accanto un marito attualmente in prigione a
causa della condanna per abusi sessuali sulla nipote, ed invalido, e deve far
fronte da sola alla forte delusione del marito, che non accetta, e alle
difficili relazioni con la propria famiglia d'origine venutesi a creare dopo
l'accaduto e che ha preso massicciamente le difese della nipote.

Ma è parecchio sostenuta
dalla famiglia del marito che si dimostra molto disponibile e vicina.

 

Però come si vede spesso
in situazioni simili, l'assicurata prende una posizione molto rivendicativa e
proiettiva accusando gli altri delle proprie sofferenze e stimando di essere
nel diritto, a causa di dette sofferenze, di calarsi in un ruolo di vittima;
inconsciamente, e esigere dalla società una specie di riconoscimento sotto
forma di benefici secondari."

 

                                         Riguardo
alla sintomalogia depressiva, il dr. __________ ha evidenziato:

 

"  1.     Abbassamento del tono dell'umore che assume una
dimensione 

chiaramente anormale, almeno per il soggetto, che dura per la maggior
parte della giornata, che non è praticamente influenzato da situazioni o da
avvenimenti esterni, e che dura almeno da due settimane.

 

2.     Perdita d'interesse o di piacere rispetto ad
attività che di solito considera gradevoli.

 

3.     Diminuzione dell'energia vitale, con aumento
dell'affaticabilità, e una diminuzione dell'attività.

 

4.     Riduzione
dell'autostima e della fiducia in sé.

 

5.     Idee immotivate o eccessive di colpa e
d'inutilità (anche nel corso di un episodio lieve).

 

6.     Lamentela su una diminuzione della capacità di
pensare o di concentrarsi, o di prestare attenzione, che impedisce di decidersi
o di pronunciarsi.

 

7.     Mutamento dello stato di tensione psicomotoria
con agitazione o inibizione (soggettivo o oggettivo). In questo quadro: idee
d'aggressività verso chi ritiene essere all'origine della situazione.

 

8.     Disturbi del
sonno.

 

9.     Modesta
diminuzione dell'appetito.

 

Sintomi
"biologici"

 

1.     Perdita d'interesse o di piacere nelle attività
che normalmente sono fonte di piacere.

 

2.     Mancanza di reattività emotiva nei confronti
delle circostanze e degli eventi normalmente piacevoli.

 

3.     Peggioramento
mattutino della depressione.

 

4.     Evidenza obiettiva di un chiaro rallentamento
psicomotorio o di una chiara agitazione (osservati o riferiti da altre
persone).

 

Tutti i sintomi sopra
menzionati sono presenti nel periodo preso in considerazione ad attualmente in
grado leggero." (Doc. AI 22)

 

                                         Di
conseguenza egli ha ritenuto che l’assicurata “presenta per motivi psichici
un’incapacità di lavoro del 40%  dal 1° gennaio 2004”. Per il periodo
precedente si deve tener conto e basarsi sui certificati precedenti. Visto il
carattere essenzialmente reattivo della sintomatologia una revisione tra un
anno è auspicabile” (perizia pag. 8).

 

                                         Sulla
base dei documenti medici precedenti la perizia, l’Ufficio AI ha fatto
decorrere dal mese di luglio 2002 l’inizio dell’capacità lavorativa al 100%,
con conseguente diritto alla rendita intera, dopo l’anno di attesa ex art. 29
cpv. 1 lett. b LAI, dal 1° luglio 2003 ed ad un quarto di rendita dal 1° aprile
2004, tre mesi dopo il miglioramento attestato dal perito (art. 88a cpv. 1
OAI).

                               2.5.   Con il presente
ricorso l’assicurata, contestando il referto peritale, sostiene invece
un’incapacità lavorativa del 100% anche dopo il mese di gennaio 2004, nonché un
peggioramento della sintomatologia psichica.

A suffragio della sua tesi, essa ha fatto riferimento ai seguenti atti medici,
gli ultimi quattro prodotti durante la procedura di opposizione (doc. AI 34): 

-  rapporto 16 giugno 2003 del dr. __________ del Servizio psico-

                                         sociale
di __________ all’Ufficio AI in cui viene diagnosticata una “sindrome da
disadattamento reazione mista ansioso depressiva e fibromialgia”, facendo
segnatamente presente: 

"  Nonostante la terapia psicofarmacologica e
il sostegno psicologico fornito, al momento risulta inabile nella misura del
100%; considerando l'evoluzione dal mese di luglio dell'anno scorso ad ora,
possiamo senz'altro osservare che c'è stato un peggioramento sia sul quadro
clinico sia sulla tenuta delle capacità lavorative; riteniamo comunque
importante poter rivalutare a distanza di 12 mesi l'evoluzione della patologia
stessa." (Doc. AI 7)

 

-  rapporto 16 giugno 2003 del medico curante (dr. __________ 

                                                                                __________)
all’amministrazione in cui conferma le affezioni

                                                                                psichiche
e fisiche della sua paziente, nonché la piena

                                                                                incapacità
lavorativa (doc. AI 16);

 

                                         -
 rapporto 13 agosto 2004 della Clinica psichiatrica cantonale dove l’assicurata
è stata degente dal 26 luglio al 3 agosto 2004. Diagnosticata una sindrome da
disadattamento (ICD 10: F43.2), la dr.ssa __________ ha in particolare
rilevato:

 

"  All'ammissione appariva agitata, comunque
orientata e collaborante. Curata nella persona.

Pensiero con tematiche prevalentemente di rovina e sofferenza,
raccontava di allucinazioni auditive e visive che però non erano presenti al momento
del colloquio. Affettività chiaramente instabile, a tratti piangeva.

Funzioni superiori non testabili, vista l'agitazione della paziente.

Accettava il ricovero, pareva ambivalente sulla farmacoterapia, che
infine accettava anche se si diceva stufa di prendere pastiglie.

Vista la possibile difficoltà di compliance a riguardo della necessità
del ricovero, veniva decisa la modalità coatta.

 

Il decorso è stato favorevole, la paziente ha chiesto di sospendere la
terapia in corso poiché non ne aveva beneficio.

Accordiamo la richiesta introducendo Loramet e Lexotanil con
soddisfazione da parte della signora RI 1 che è apparsa più tranquilla e serena
e non ha più verbalizzato né allucinazioni né visioni.

 

Viene quindi dimessa in data 3 agosto 2004 in discrete condizioni
psicofisiche, con una presa a carico da parte del vostro Servizio." (Doc.
AI 34)

 

-  e-mail 18
settembre 2004 del dr. __________:

"Posso comunque rispondere
brevemente ai suoi quesiti:

le condizioni  di salute della sig.ra RI 1 sono al momento tutt'altro
che migliorate, presenta infatti una sintomatologia ansioso-depressiva, accanto
ad una ideazione pessimistica e nichilistica che si organizza a tratti in senso
paranoide-rivendicativo nei confronti delle istituzioni.

Dall'esordio di tale sintomatologia (estate 2002 reattiva
all'incarcerazione del marito), vi è stato solo un parziale miglioramento nel
dicembre 2002, dove la sig.ra RI 1 tentò un recupero dell'attività lavorativa.
Purtroppo l'esito non fu positivo e una nuova  riacutizzazione della
sintomatologia determinò un ricovero in clinica psichiatrica.

Per quanto concerne la perizia del Dr. __________ non posso esprimere
giudizi più approfonditi (dovrei esaminare la sua perizia, nonché l'incarto
clinico); posso comunque constatare che il miglioramento delle condizioni di
salute citato dal Dr. __________ nella sua perizia, non corrisponde alla nostra
osservazione clinica.

 

Infatti, se nel mese di gennaio u.s. vi era una stabilizzazione della
sintomatologia acuta (la paziente era reduce da un ricovero in clinica
psichiatrica - __________), progressivamente le manifestazioni cliniche
sopraccitate tornarono a manifestarsi in modo eclatante a tal punto nel mese di
luglio u.s. fu necessario un nuovo ricovero in CPC a Mendrisio." (Doc. AI
34)

                                     -   infine,
lo scritto 4 ottobre 2004 del medico curante:

 

"  Con la presente le riferisco in merito alla paziente
summenzionata, che seguo dalla fine di dicembre 2002.

Come già indicato nel
certificato AI, inviato in data 16.06.2003, la paziente soffre di una
fibromialgia generalizzata.

Il decorso della malattia
è stata caratterizzata nei mesi scorsi da frequenti esacerbazioni, manifestatisi
sotto forma di calo della forza e riduzione della mobilità. L'evoluzione è
sicuramente da considerare negativa.

Recentemente la paziente
è stata sottoposta a una visita di controllo da parte del neurologo dottor __________
per brachialgie parestetiche, irradianti in tutte le dita con perdita della
forza.

E' stata esclusa una
problematica neurologica e il quadro clinico depone a favore di disturbi legati
alla fibromialgia.

Per la sola affezione
reumatologica solitamente i reumatologi concedono un'incapacità  lavorativa del
25%. Ora però la paziente presenta pure un importante quadro depressivo.

 

Per quanto concerne la
problematica psichiatrica non è di mia competenza entrare in merito né
tantomeno esprimermi in merito alla perizia effettuata dal dottor __________.
Il medico più adatto a esprimersi in questo senso è il dottor __________ che
segue la paziente da parecchio tempo.

Ritengo tuttavia che
attualmente la paziente tra l'affezione reumatologica e psichiatrica sia
inabile al lavoro al 100%." (Doc. AI 34)

 

                                         La
succitata documentazione è stata vagliata dal SMR, il cui dr. __________, nella
nota 18 gennaio 2005 ha evidenziato:

 

"  In fase di opposizione viene presentato rapporto
degenza CPC (Degenza dal 26.7.2004 al 3.8.2004) con diagnosi di:

sindrome da
disadattamento

 

dal rapporto della
degenza risulta che vi è stato una crisi scatenata dalla visita al marito in
carcere e da una telefonata con sua madre. Il decorso in clinica è stato
favorevole. È stata dimessa con trattamento blando di Lexotanil e Loramet.

 

Nel suo rapporto del
4.10.2004 il medico curante Dr. __________ indica che l'assicurata vista dal
neurologo Dr. __________ che ha pure concluso per la presenza di una
fibromialgia.

 

Conclusione: fino alla
data della decisione non vi sono elementi che ci permettono di discostarci
dalla valutazione peritale Dr. __________. Da notare che egli non attesta un
miglioramento dello stato di salute bensì, nell'impossibilità di valutare
personalmente la situazione precedente a gennaio 2004, non è in grado di
esprimersi con precisione sull'allora inabilità lavorativa (anche se egli
afferma che l'assicurata presenti da 2 anni un episodio depressivo lieve). A
conferma di questo rimando alla valutazione peritale da parte della Dr.essa __________
per conto della cassa malati, visita eseguita in dicembre 2002. La perita
allora auspicava un ritorno all'attività lavorativa al 100% nel corso dei
prossimi 2 mesi.

Da notare che l'influsso
della fibromialgia sulla capacità lavorativa è solo marginale come già
evidenziato in passato dal reumatologo Dr. __________.

 

Per quanto concerne
l'attuale peggioramento il rapporto d'uscita del __________ non permette in sè
di attestare un peggioramento duraturo dello stato psichico trattandosi allora
di scompenso acuto con buon ricupero e dimissione con trattamento medicamentoso
oltremodo blando." (Doc. AI 40)

 

                               2.6.   Va ricordato che affinché un rapporto medico
abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera
completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto
di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena
conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle
correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni
dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 111).

                               2.7.   Conformemente alla giurisprudenza del TFA, inoltre, affinché il
danno alla salute psichico possa essere considerato invalidante occorre che lo
stesso sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC
1977 p. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; ZAK
1984 p. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag.
10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p.
128).

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…) 

Tra i danni alla salute psichica, i quali
come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4
cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente
dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati
effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a
carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di
guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 30
giugno 2004 nella causa W., I
166/03, consid. 3C)."

                                         Infine,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il
TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme
Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss),
in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che
deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Nella
fattispecie in esame questo TCA non intravede ragioni che gli impediscano di
far proprie le conclusioni cui è pervenuto il perito.

In esito ad un approfondito e dettagliato esame dello stato di salute, nel
referto 7 maggio 2004 - cui va senz'altro attribuito pieno valore probatorio
conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali (cfr. consid. 2.6) – il
dr. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia, sulla base di due
consultazioni, nonché dall'esame degli atti medici a sua disposizione, dopo illustrazione
dei dati anamnestici, dei dati soggettivi e delle constatazioni obiettive
(status psichiatrico), alla luce di una valutazione anche dal profilo
prognostico, ha concluso che l'assicurata, affetta da sindrome depressiva di
tipo leggero (ICD 10 F 32.01), da disturbo d’ansia generalizzato (ICD 10: F
41.1), e da disturbo doloroso somatoforme persistente (ICD 10: F 45.5) –
quest’ultima affezione ritenuta non invalidante - presenta, dal punto di vista
psichiatrico, una capacità lavorativa del 40% nella sua attuale professione.

                                         Il perito ha
dettagliatamente descritto la sintomatologia depressiva ed i “disturbi
biologici”, qualificando i sintomi di grado leggero.

In merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa egli ha evidenziato:

 

"  Le menomazioni rilevanti a livello mentale che influiscono
sulla capacità lavorativa, sono una maggiore affaticabilità, un'attenzione ed
una concentrazione diminuite, un'incapacità di sopportare delle osservazioni e
delle frustazioni, una visione pessimistica del futuro e la sintomatologia
dolorosa. Ciò fa si che le risorse per adattarsi ad un ambiente di lavoro
normale, non siano più in grado di portare l'assicurata ad esprimere una
funzionalità adattata. L'assicurata è leggermente disadattata perché le sue
energie e stimoli sono concentrati esclusivamente sulla sintomatologia
depressiva e sui dolori." (Doc. AI 22)

                                         Il dr. __________
ha infine precisato come sia possibile migliorare la capacità lavorativa “con
dei provvedimenti sul posto di lavoro offrendo una maggiore flessibilità
lavorativa e evitando dei sovraccarichi di compiti “(perizia pagg. 9/10). 

Vero che nel rapporto 16 giugno 2003 il dr. __________ del Servizio
psico-sociale, evidenziando un peggioramento rispetto all’anno passato (dal 10
febbraio al 21 maggio 2003 l’assicurata è stata ricoverata presso la Clinica
psichiatrica di __________), ha attestato un’incapacità lavorativa al 100%, auspicando
tuttavia una rivalutazione del caso nei prossimi 12 mesi (doc. AI 7).

Tale rivalutazione è stata in effetti eseguita dal perito, il quale, nel rapporto
7 maggio 2004, tenuto conto della refertazione medica presente agli atti, ha
principalmente evidenziato una sintomatologia depressiva (reattiva) presente
dal luglio 2002 (incarcerazione del marito), classificata come disturbo
d’entità leggera. Va qui ricordato che generalmente le depressioni reattive non
sono considerate affezioni invalidanti, poiché di regola sono facilmente
influenzabili e scompaiono dopo poco tempo, ad esempio se viene meno la causa
di tale affezione (DTF 127 V 294 consid. 4a con riferimento alla sentenza del
TFA non pubblicata del 28 dicembre 1981, 585/79; Meyer-Blaser, op. cit., pag.
17). In casu, il dr. __________ ha invece accertato una ridotta incapacità
lavorativa (40%) dovuta ad una sindrome depressiva di tipo leggero, precisando
inoltre come la residua capacità lavorativa possa essere migliorata mediante
l’introduzione sul posto di lavoro di determinati provvedimenti volti ad
offrire all’assicurata una maggiore flessibilità, senza sovraccarichi di
compiti. 

Non ha invece ritenuto come invalidante la sindrome da dolore somatoforme. Al
riguardo va fatto presente che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è di regola atto, in quanto
tale, a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa
suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A
determinate condizioni tale disturbo può causare un’incapacità lavorativa e
spetta comunque allo specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione
riconosciuta pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente
sull’esigibilità della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante
simultaneamente l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del
conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti
ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di
provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona
assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I
702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der
Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der
Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung,
in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,
San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                                                                 

                                         Nell’e-mail 18 settembre 2004 il dr. __________ ha invece sostenuto
come la situazione dell’assicurata non sia affatto migliorata, facendo comunque
presente di non poter esprimere giudizi approfonditi in merito alla valutazione
peritale del dr. __________, non disponendo della documentazione necessaria.

 

                                         Non
rilevanti ai fini della causa sono infine i rapporti del medico curante, il
quale non è specialista in psichiatria e psicoterapia.

 

                                         Fatto sta
che dalla documentazione prodotta non risulta attestato un peggioramento duraturo
dello stato psichico dell’assicurata, poiché, come correttamente evidenziato
dal dr. __________ del SMR nella nota 18 gennaio 2005, “trattandosi allora
di scompenso acuto con buon recupero e dimissione con trattamento medicamentoso
oltremodo blando” (doc. AI 40).

In effetti dal rapporto 13 agosto 2004 di fine degenza redatto dalla Clinica
psichiatrica cantonale si evince come il decorso sia stato favorevole, anche se
l’assicurata ha chiesto la sospensione della terapia, non avendo trovato alcun
giovamento. Determinante è che la ricorrente, prescritto un trattamento
medicamentoso “oltremodo blando”, sia stata dimessa in discrete
condizioni psicofisiche.

Ora, questo TCA è ben consapevole che dal 2002 l’assicurata è stata ricoverata
due volte presso una struttura ospedaliera psichiatrica. Senza voler
banalizzare la problematica extra somatica in questione, gli atti presenti
nell’inserto non permettono tuttavia di concludere per un’incapacità lavorativa
psichica maggiore del 40% accertata dal dr. __________, la cui accurata perizia
rispecchia i succitati parametri giurisprudenziali (consid. 2.6). 

                                         Da
ultimo, con il presente ricorso l’assicurata ha evidenziato un ulteriore
peggioramento delle proprie condizioni psichiche, poiché a fine febbraio 2005
suo marito ha subito un ictus durante un periodo di congedo.

Va qui fatto presente che per costante giurisprudenza ai fini dell’esame della vertenza, il giudice
dell’assicurazioni sociali si basa di regola sui fatti che si sono realizzati
fino al momento della resa della decisione contestata ( DTF 129 V 4 consid.
1.2) -  in concreto: l’8 febbraio 2005 -, motivo per cui tale episodio
non può essere preso in considerazione nella valutazione della presente causa.

Ciò non toglie che la ricorrente ha la facoltà di presentare una nuova domanda
di revisione ex art. 17 LPGA, adducendo una rilevante modifica della situazione
valetudinaria ed allegando la pertinente documentazione medica.

Visto quanto sopra, la decisione contestata di riconoscere all’assicurata una
rendita intera, trascorso l’anno di attesa ex art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, dal
1° luglio 2003 ed un quarto di rendita dal 1° aprile 2004, tre mesi dopo
l’incapacità lavorativa al 40% dal 1° gennaio 2004 attestata dal perito (art.
88a cpv. 1 OAI), merita conferma. Ne consegue la reiezione del ricorso. 

                               2.9.   L'assicurata ha chiesto al TCA di ordinare una
perizia psichiatrica. 

 

Al proposito si
osserva che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove; cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce degli atti di causa, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, motivo per cui non sono necessari
ulteriori accertamenti. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti