# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8f78af25-4605-5ff0-8873-a4911d173e85
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-04-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 18.04.2002 17.2001.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2001-63_2002-04-18.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2001.00063

  	
  Lugano

  18 aprile
  2002/kc

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte
  di cassazione e di revisione penale 

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Cometta

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Isotta,
  cancelliere

  

 

sedente per statuire
sul ricorso per cassazione del 15 ottobre 2001 presentato da

 

	
   

  	
  __________,

  (patrocinato
  dall'avv. __________)

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  sentenza emanata il 3 settembre 2001 dal presidente della Corte delle assise
  correzionali di Mendrisio nei suoi confronti;

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti di questione:      1. Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione;

                                          2. Il giudizio sulle spese
e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                 A.      Nel primo mattino del 9 febbraio 1995 __________ si stava re­cando
al lavoro a __________, proveniente da __________, con la sua BMW “735i”
__________. Mentre stava scendendo via __________ a __________ in direzione di
__________ a velocità normale, giun­to presso la curva a sinistra posta dopo il
ristorante __________, egli ha urtato il guardavia destro, perdendo un elemento
del paraurti (act. _, documentazione fotografica SIR, foto n. 1 e 8).
Nonostante ciò, __________ ha continuato in accelerazione, fino a tamponare
dopo circa 300 m, alla velocità di 94 km/h, una Seat “Toledo” __________, al
volante della quale era __________ (act. _, perizia tecnica, pag. 36). Rallentata
temporaneamente la corsa in seguito all'impatto, di nuovo in accelerazione
__________ si è spostato sulla sinistra, ha oltrepassato la doppia linea di
sicurezza e ha invaso la corsia di contromano, andando a sbattere frontalmente,
a circa 90 km/h, contro un'Opel “Astra” __________ guidata da __________, che
procedeva regolarmente verso nord (act. _, act. _, perizia tecnica, pag. 29 e
36). La collisione ha fatto ruotare la Opel su sé stessa per 18 gradi,
facendola terminare contro una Citroen “ZX” __________ guidata da __________,
urtata alla fiancata anche dalla Seat “Toledo” sospinta dal tamponamento
provocato poco prima da __________. __________ (1948) è deceduta sul luogo
dell'incidente. Sua figlia __________ (1977), che si trovava sul sedile
anteriore destro dell'Opel, ha riportato la frattura scom­posta del femore destro,
quella del radio destro con lussazione dell'ulna, quella scomposta della base
del primo metacarpo a sinistra e della base del secondo metacarpo sinistro,
nonché ferite lacero-contuse al volto con perdita di sostanza.

 

                                B.      Con decreto di accusa del 7 settembre 1998 il Procuratore pubblico
ha riconosciuto __________ autore di omicidio colposo e di grave infrazione
alla norme della circolazione per avere investito frontalmente la citata Opel
“Astra”, che precedeva regolarmente verso nord sulla corsia di destra, causando
la morte di __________. Gli ha rimproverato di avere agito con imprevidenza
colpevole, mettendosi alla guida pur sapendo di essere soggetto a crisi di
epilessia con assenze e trascurando le precauzioni cui era tenuto secondo le
circostanze e le condizioni personali, in particolare circolando sulla corsia
sud a una velocità eccessiva (superiore al limite di 60 km/h) e inadatta alla
situazione (fondo bagnato), così da perdere il controllo del veicolo e invadere
la corsia di contromano. Il Procuratore pubblico ha riconosciuto l'accusato,
inoltre, autore colpevole di lesioni colpose gravi per avere procurato, nell'incidente,
gravi lesioni a __________, che viaggiava a fianco della madre. Ha proposto
pertanto la condanna di __________ alla pena di 3 mesi di detenzione, sospesi
condizionalmente con un periodo di prova di due anni, e al pagamento di una
multa di fr. 5'000.–. 

 

                                C.      Contro il decreto di accusa __________ ha introdotto opposizione.
Statuendo su quest'ultima con sentenza del 3 settembre 2001, il presidente
della Corte delle assise correzionali di Mendrisio ha confermato le imputazioni
e ha condannato __________ a 6 mesi di detenzione, sospesi condizionalmente con
un periodo di prova di due anni, e al pagamento di una multa di fr. 5'000.–.

 

                                D.      Contro la sentenza di assise __________ ha inoltrato il 5 settembre
2001 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione
penale. Nei motivi del gravame, presentati il 15 ottobre successivo, egli
chiede l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti a una
nuova Corte di assise per nuovo giudizio; in subordine egli postula una
riduzione della pena e della multa. Nelle sue osservazioni del 19 novembre 2001
il Procuratore pubblico propone di respingere il ricorso. Gli eredi fu
__________, __________ e __________, costituitisi parti civili, sono rimasti
silenti.

 

Considerando

 

in diritto:               1.      Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto, non destinato
a rimettere in causa l'accertamento dei fatti né la valutazione delle prove
(art. 288 cpv. 1 lett. a CPP), sindacabili unicamente se il giudizio impugnato
denota estremi di arbitrio (art. 288 cpv. 1 lett. c e 295 CPP). Arbitrario non
significa tuttavia discutibile o finanche erroneo, bensì manifestamente
insostenibile o in aperto contrasto con gli atti (DTF 126 I 170 consid. 3a, 125
I 168 consid. 2a, 124 I 208 consid. 4a). Per motivare una censura di arbitrio
non basta quindi criticare la decisione impugnata, né contrapporre a
quest'ultima una propria versione dei fatti, quantunque preferibile appaia. Occorre
spiegare per quale ragione l'accertamento dei fatti o la valutazione delle
prove siano manifestamente insostenibili, si trovino in chiaro contrasto con
gli atti, contraddicano in modo urtante il senso di giustizia e di equità (DTF
125 II 10 consid. 3a, 124 IV 86 consid. 2a, 123 I 1 consid. 4a, 122 I 61
consid. 3a) o poggino su un'interpretazione unilaterale dei mezzi di prova (DTF
del 25 settembre 2000 in re S., consid. 3b). Secondo giurisprudenza, inoltre,
una sentenza incorre nell'annullamento quando è arbitraria non solo nella motivazione,
ma anche nel risultato (DTF125 II 129 consid. 5b, 124 II 166 consid. 2a, 124 I
208 consid. 4a, 122 I 253 consid. 6c con rinvii).

 

                                2.      In concreto il presidente della Corte di assise ha rilevato anzitutto
che, dal profilo oggettivo, il reato (art. 117 e 125 cpv. 2 CP) si deve
esclusivamente al comportamento dell'imputato, il quale non solo egli ha
perduto la perdita di padronanza del mezzo, ma ha circolato anche a velocità
inadeguata e ampiamente superiore al limite consentito di 60 km/h, ha superato
la doppia linea di sicurezza e ha invaso la corsia di contromano (art. 26, 27,
31, 32 e 34 LCStr). Quanto alle cause dell'accaduto, il primo giudice ha
ricondotto l'incidente a uno dei tanti attacchi epilettici, con perdita di
conoscenza, cui l'imputato andava soggetto da tempo. Già nel 1960 egli era
stato ricoverato in una clinica di malattie nervose e mentali a Pisa per una
meningo-encefalite virale, che aveva avu­to come conseguenza permanente
un'epilessia temporale (sen­tenza, pag. 5). Dal 6 al 14 maggio 1985 l'imputato
era poi stato in cura presso una clinica di neurologia a Ginevra per migliorare
la terapia contro l'epilessia (sentenza, pag. 9) e nell'autunno del 1986 si era
rivolto al dott. __________, primario di neurologia dell'Ospedale __________,
il quale aveva rilevato sin dal 29 set­tembre 1986 che il paziente soffriva di
crisi con amnesia (senten­za, pag. 9 con riferimento ad act. 49: lettera del 29
settembre 1986 al dott. __________).

 

                                          Ricordati
gli scritti con cui il dott. __________ era tornato sull'argomento e i periodi
in cui le crisi epilettiche si erano fatte più rare (sentenza, pag. 10), il
presidente della Corte ha accertato nondimeno che nell'ottobre del 1993, a un
anno e mezzo dall'ultimo controllo, l'imputato si era rivolto di nuovo al dott.
__________ per il reinsorgere negli ultimi 2 o 3 mesi di crisi epilettiche
impor­tanti. Donde una relazione del 5 ottobre 1993 in cui il dott. __________
riepilogava l'evolversi della malattia con riferimento alle varie crisi e ai
sintomi manifestati dal paziente durante tali crisi (sentenza, pag. 10–12 in
alto). Nell'autunno del 1994 il neurologo aveva aumentato la somministrazione
di medicinali, segnatamente del farmaco “Sa­bril”, a 6 pastiglie al giorno,
poiché gli attacchi epilettici si erano acuiti (sentenza, pag. 12). Quella
terapia ha illuso il medico (sen­tenza, pag. 12 con riferimento alla scritto
del 4 settembre 1995), giacché il miglioramento non era effettivo. Anzi, nel
1996 gli attacchi si sono di nuovo intensificati e dal 1995 il paziente non era
più in grado di controllare le crisi cosiddette “rilevanti”, che avevano
cambiato forma (sentenza, pag. 13). Fino all'operazione cui l'accusato si è
sottoposto – ha concluso il primo giudice – questi ha sempre sofferto di crisi
epilettiche, che gli causavano la temporanea perdita delle facoltà psicomotorie
(sentenza, pag. 14).

 

                                          Ciò
posto, il presidente della Corte ha passato in rassegna i numerosi infortuni in
cui l'opponente era rimasto coinvolto dal 1985, accertando: 

                                          –    che
nel febbraio e marzo del 1985 l'imputato era incorso in due incidenti della
circolazione dovuti a crisi comiziali (sen­tenza, pag. 14); 

                                          –    che
il 12 maggio 1986 l'imputato aveva provocato un inciden­te stradale a
__________ in cui erano rimasti danneggiati 5 vei­coli, dopo avere perduto il
controllo del mezzo per un malore e avere tamponato l'automobile che lo precedeva,
ferma al sema­foro, spingendola sulla corsia di contromano e facendola collidere
con una vettura che incrociava, onde il coinvolgimento di altre due automobili
(sentenza, pag. 14); 

                                          –    che
il 4 febbraio 1987 l'imputato era incorso in un nuovo incidente a __________,
quando aveva perduto la padronanza del veicolo a causa di un (non meglio
definito) malessere, aveva invaso la corsia di contromano, era andato a
sbattere contro una recinzione, era finito in un piazzale privato, aveva urtato
un'altra recinzione metallica e aveva terminato la corsa in un prato, dove
aveva abbandonato la vettura senza avvisare la polizia (sentenza, pag. 14);

                                          –    che
l'8 giugno 1987 l'imputato aveva perduto una volta ancora il controllo della
propria vettura, in autostrada nel Canton Soletta (als mir plötzlich schwarz
vor den Augen wurde: sentenza, pag. 15), urtando ripetutamente contro il
guardavia destro senza diminuire la velocità e finendo contro un albero;

                                          –    che
il 10 marzo 1993 l'imputato era incorso in un ulteriore in­cidente a
__________, dopo avere perduto la padronanza del veicolo a causa di un colpo di
sonno o di un improvviso malessere, invadendo la corsia di contromano e collidendo
con una vettura che giungeva in senso opposto (sentenza, pag. 16);

                                          –    che
il 25 marzo 1993 l'imputato sarebbe stato colto da una crisi epilettica con
assenza mentre stava guidando un'au­to­mobile a __________ (USA), per fortuna
senza conseguenze grazie al tempestivo intervento del passeggero che era riuscito
a fermare l'auto sulla destra (sentenza, pag. 16 seg.).

 

                                          Elencate
le sanzioni penali e amministrative inflitte all'imputato per tali incidenti,
il presidente della Corte si è domandato come mai egli fosse ancora in possesso
della patente. Ricordato che fino al 1988 l'imputato circolava con una licenza
estera, sicché l'autorità non poteva ritirarla, ma solo vietargli di condurre
veicoli in Svizzera, il primo giudice ha rilevato che un provvedimento in tal
senso era stato emanato nel 1987 limitatamente a un mese e 15 gior­ni, poiché
dopo gli incidenti del 12 maggio 1986 e dell'8 giugno 1987 l'imputato, su
richiesta della Sezione della circolazione, aveva presentato due certificati
attestanti la sua idoneità alla guida, il primo del 4 agosto 1986 allestito dal
dott. __________, suo medico curante (act. 25a/2), il secondo del 12 giugno
1987 firmato dal dott. __________ dell'Ospedale distrettuale di __________
(cfr. anche certificato del 16 luglio 1987), dove l'imputato era stato ricoverato
per tre giorni dopo il sinistro dell'8 giugno 1987 (act. 25a/5). Se non che, ha
accertato il presidente della Corte, al dott. __________ l'imputato aveva sottaciuto
di sof­frire di crisi epilettiche, ragion per cui il medico non aveva avuto
riserve nell'attestare l'abilità alla guida; al dott. __________, invece,
l'imputato aveva accennato all'epilessia, ma non alle crisi cui andava soggetto
(sentenza, pag. 18 seg.). Tale comportamento indizia il comportamento poco
corretto del prevenuto, che voleva continuare a guidare nonostante la malattia
(sentenza, pag. 18 seg.). Ma la prova della frode è costituita, secondo il
presidente della Corte, dalla falsa attestazione che l'imputato ha rilasciato
nel gennaio del 1998, quando ha compilato il formulario per ottenere la
conversione della licenza di condurre italiana. Su quel modulo l'imputato ha
dichiarato, contrariamente al vero, di non soffrire di epilessia. Quanto alla
svista invocata dal soggetto, il primo giudice ha fatto presente all'imputato
che il dott. __________ lo aveva espressamente avvertito sulla sua inidoneità
alla guida (sentenza, pag. 19 seg.).

 

                                          Nelle
circostanze descritte il presidente della Corte di assise ha accertato che
tutti gli incidenti che hanno visto implicato l'imputato (sette, senza contare
il fatto accaduto negli Stati Uniti), caratterizzati dalla medesima dinamica
(perdita di controllo del veicolo in situazioni di circolazione normali), si
riconducono a crisi epilettiche che impedivano al soggetto di controllare la
situazione (sentenza, pag. 20). Dal 1985 fino al giorno dell'incidente, il 9
febbraio 1995, l'imputato era permanentemente inabile alla guida, trasformandosi
in una sorta di “mina vagante” per gli utenti della strada. Sordo e cieco a
ogni avvertimento, ai ripetuti infortuni, al parere del medico, all'evidenza
delle crisi ricorrenti, egli ha persistito nel condurre il proprio veicolo, non
limitandosi a un uso sporadico, ma guidando con intensità inusitata e
ricorrendo alla sistematica e lucida menzogna per non essere scoperto, a
rischio della vita altrui. Donde la sua colpevolezza per essersi messo al
volante, quella mattina, pur sapendo di non esserne in grado (sentenza, pag. 20
seg.).

 

                                          Quanto
alla tesi dell'imputato, che si diceva irresponsabile del proprio comportamento,
solo apparentemente improntato a un enorme egoismo, ma in realtà dovuto a un
fenomeno patologico di rimozione mentale e di “conflittualità intrapsichica”,
il primo giudice è stato di altro avviso. Al proposito egli ha richiamato la
perizia psichiatrica allestita dal perito giudiziario dott. __________, il
quale ha confermato che l'imputato era perfettamente consapevole circa le
implicazioni della sua malattia neurologica e in grado di determinarsi sulla
base di tale valutazione (sentenza, pag. 21 seg.). Certo, secondo il dott.
__________, che ha avuto il ricorrente in cura e che ha redatto uno scritto denominato
(erroneamente, perché non ne aveva la facoltà) “complemento di perizia”, il
paziente era del tutto irresponsabile. Il primo giudice tuttavia non ha
ravvisato ragioni oggettive per scostarsi dall'“in­dipendente responso del
perito giudiziario”. Al medico curante egli ha riconosciuto nondimeno un'approfondita
conoscenza del paziente, sicché ha concesso all'imputato una lieve scemata
responsabilità (art. 11 CP), dando atto che questi non avvertiva pienamente la
gravità della malattia e delle crisi anche per una componente nevrotica, e non
solo per bieco egoismo. Ha comunque precisato che la componente razionale nell'attitudine
del ricorrente rimane assolutamente preponderante, ove si pensi alle menzogne
proferite in modo lucido per celare il male (sentenza, pag. 23). 

 

                                3.      Il ricorrente rimprovera anzitutto al primo giudice di essersi sospinto
nell'arbitrio  riconoscendogli soltanto una lieve scemata responsabilità
anziché un'irresponsabilità totale, come diagnosticava il dott. __________. A
suo modo di vedere il presidente del­la Corte di assise non aveva motivo per
non dare completo credito all'opinione del professionista, da egli medesimo
definito persona imparziale e cognita della situazione. La doglianza è
infondata. Ricordato che il dott. __________ è stato sentito al dibattimento in
qualità di testimone (art. 149 cpv. 1 CPP) e non di perito, essendo egli lo
psicoterapeuta dell'accusato sin dal 1997, il primo giudice non ha riscontrato
valide ragioni per distanziarsi dall'opinione del dott. __________, chiamato a esprimersi
come perito giudiziario. Il ricorrente non pretende che il presidente della
Corte abbia violato una norma qualsiasi denegando al parere del dott.
__________ valore di perizia. A ragione, poiché i medici che hanno curato la
persona da esaminare non possono essere nominati periti; possono unicamente
essere interrogati per dare ragguagli sulle loro constatazioni (art. 149 cpv. 1
CPP). Spettava pertanto al ricorrente dimostrare che la perizia era manifestamente
insostenibile. In realtà egli si è limita a contrapporvi la diversa opinione
del suo medico curante, senza sostanziare arbitrio di sorta. È vero che il
presidente della Corte ha riconosciuto l'onestà del medico curante, come pure
le sue specifiche conoscenze, ma ciò non basta per sostanziare una censura di
arbitrio né per dimostrare un manifesto eccesso del potere di apprezzamento da
parte del primo giudice. Il quale, del resto, ha dato atto che l'imputato non
si era reso conto appieno della gravità della malattia anche per una componente
nevrotica. Perché anche tale valutazione sarebbe manifestamente insostenibile,
il ricorrente non spiega.

 

                                4.      Il ricorrente fa carico inoltre al primo giudice di avere disconosciuto
il problema di fondo. Ricordato che al momento dell'incidente egli era
irresponsabile per definizione a causa di una crisi epilettica, egli contesta
di essersi posto al volante sapendo di mettere in pericolo la sicurezza
stradale. A mente sua non è dato di capire se il riconoscimento della scemata
responsabilità si riferisca alla situazione in actu oppure all'actio
præcedens. Egli si domanda – in sintesi – se al momento di ottenere il
permesso di condurre svizzero era cosciente di creare un pericolo per la circolazione
e se un simile pericolo effettivamente sussisteva, ove si consideri che,
contrariamente a quanto figura arbitrariamente accertato nella sentenza, le
autorità erano a conoscenza della sua malattia. Ciò risulterebbe, a suo
giudizio, da una lettera del 30 luglio 1996 che la Sezione della circolazione
ha inviato al Ministero pubblico, in cui la sua malattia si dava per nota (act.
38). In realtà l’argomentazione sfiora il pretesto. Certo, il citato scritto
richiama il certificato medico del 16 luglio 1987 in cui il dott. __________,
pur precisando di non avere eseguito complete analisi neurologiche, affermava
che non vi erano controindicazioni sicure alla guida da parte dell'interessato
(cfr. anche act. 25a/5). Ed è vero altresì che tale scritto allude al
certificato medico del 12 giugno 1987, nel quale lo stesso medico, pur essendo
a conoscenza di una forma di epilessia postmeningitica, faceva presente di non
avere proceduto a più approfonditi esami medici specialistici, confermando che
la malattia era ben compensata dall'assunzione di farmaci prescritti (act.
25a/5). Ma il primo giudice non ha trascurato quei riscontri. Egli ha spiegato
che al dott. __________, il medico che nel certificato del 16 luglio 1987 aveva
ritenuto il soggetto abile alla guida (act. 25a/5), il ricorren­te aveva sì
riferito dell'epilessia conseguente alla meningite del 1965, ma non delle crisi
alle quali andava soggetto, tanto da indurre lo stesso medico a ritenere il
caso praticamene chiuso (sentenza, pag. 19). Per questo motivo la Sezione della
circolazione non aveva ravvisato motivi di inidoneità alla guida (act. 25a, pag.
2). Su tali considerazioni il ricorrente tace, donde l'inammissibilità del gravame,
carente di motivazione. Che il ricorrente si proponesse di essere dichiarato
idoneo alla guida nonostante la malattia risulta inoltre, come detto, dalla
domanda per l'ottenimento della licenza di condurre svizzera (gennaio del
1998), in cui egli ha sottaciuto di essere soggetto ad epilessia (act. 25a/6,
sentenza, pag. 19). Il ricorrente si interroga se, tenuto conto delle sue
obiezioni, vi fu ancora accettazione dei rischio, considerata la rimozione del
problema attestato dal medico e se non vi fu errore su circostanze di fatto o
di diritto. Non soltanto però egli fonda il gravame su ipotesi non confortate
dai vincolanti accertamenti contenuti nella sentenza di assise, ma neppure trae
conclusioni dai suoi interrogativi. Ancora una volta il ricorso va dichiarato
perciò inammissibile.

 

                                5.      Il ricorrente si diffonde dipoi sulle ipotesi dell'errore sui fatti
(art. 19 CP) e dell'errore in diritto (art. 20 CP). Assevera che egli si
prefigurava una situazione ben diversa da quella effettiva, poiché non
conosceva, per definizione, i suoi stati d'assenza, ma soltan­to le crisi
epilettiche che riteneva di potere gestire. Non si considerava dunque un
pericolo per la circolazione e a riprova di tale asserzione rievoca l'episodio
occorsogli a Chicago. Quanto alla circostanza di avere ammesso che il dott.
__________ lo aveva messo in guardia sui pericoli della guida, egli definisce
ciò non è decisivo, poiché si è trattato, se mai, di un presa di coscienza dopo
i fatti. Ora, così argomentando il ricorrente non sostanzia alcun arbitrio. Per
di più egli trascura quanto ha riferito il dott. __________ nel verbale del 16
settembre 1996, quando il medico ha ricordato di avere affrontato il discorso
sull'idoneità alla guida fin dalle prime visite, (dopo l'incidente del 1990) e
di avere pensato che il paziente non guidasse, avendogli detto costui di essere
venuto all'appun­tamento con mezzi pubblici (act. 64.2, pag. 4). In realtà il
ricorrente cerca di equivocare su una fattispecie chiara. Persistendo nel
mettersi alla guida nonostante i ripetuti e non banali incidenti dovuti alla
patologia (epilessia con crisi di assenza) di cui, stando al parere del perito
giudiziario, egli era consapevole, sorvolando sulle riserve del dott.
__________ e sulle risultanze delle numerose visite mediche alle quali si è
sottoposto nel corso degli anni sempre per il medesimo problema (senza trovare
una soluzione definitiva), il ricorrente non poteva seriamente disconoscere i
rischi della sua scelta. Le conseguenze letali dell'infortunio accaduto il 9
febbraio 1995 si riconducono perciò, come ha rilevato il primo giudice, a
imprevidenza colpevole. Pur in stato di lieve scemata responsabilità (art. 11
CP), quel giorno l'imputato si è messo al volante violando gravemente gli art.
8 cpv. 3 OAC e 31 cpv. 2 LCStr. Manifestamente infondato, pure su questo punto
il ricorso deve perciò essere disatteso.

 

                                6.      In diritto il ricorrente si duole della pena inflittagli, definita
arbitraria tenuto conto della scemata responsabilità, del lungo tempo trascorso
e della prassi ticinese in materia di omicidio colposo. Pur fondandosi sui
fatti accertati dal presidente della Corte di assise – egli conclude – una pena
di tre mesi di detenzione (quella proposta a suo tempo nel decreto di accusa) è
sufficiente.

 

                                          a)  Secondo l'art. 63 CP il giudice commisura la pena alla colpa del
reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle
condizioni personali (art. 63 CP). Al riguardo il giudice fruisce di ampia
autonomia; la Corte di cassazione e di revisione penale interviene solo – come
il Tribunale federale – ove egli sia stato esageratamente severo o esageratamente
mite, al punto da cadere nell'accesso o nell'abuso del potere di apprezzamento
(DTF 127 IV 101 consid. 2c, 123 IV 49 consid 2a, 122 IV 156 consid. 3b).

 

                                          b)  Il
presidente della Corte ha rilevato anzitutto, nel motivare la pena di 6 mesi di
detenzione (sospesi condizionalmente), la grave colpa dell'imputato, che per
anni e per motivi egoistici si è messo regolarmente al volante pur sapendo di
non esserne in grado, ignorando finanche i ripetuti incidenti in cui era
incorso. E la flagrante gravità della colpa – egli ha soggiunto – risulta anche
dalle coscienti bugie alle autorità e dai silenzi medici sulla verità, che
hanno impedito di prendere per tempo i provvedimenti del caso. Ciò denotava
finanche mancanza di scrupoli, onde la considerazione secondo cui, in circostanze
del genere, una pena di 12–15 mesi di detenzione sarebbe potuta essere
adeguata. Per finire tuttavia il primo giudice ha contenuto la pena in sei mesi
di detenzione, visto il lungo tempo trascorso (art. 64 CP) e considerata la
lieve sce­mata responsabilità (art. 11 CP).

 

                                          c)  Di fronte al quadro illustrato nella sentenza impugnata non si può
rimproverare al presidente della Corte di avere ecceduto o abusato del proprio
potere di apprezzamento. Chi agisce senza scrupoli e sistematicamente incurante
delle conseguen­ze che l'evidente inidoneità alla guida può comportare e dei
chiari segni premonitori che scaturiscono da ripetuti incidenti dovuti alla
medesima malattia non può poi pretendere comprensione. Senza le circostanze
attenuanti di cui ha tenuto conto, il presidente della Corte di assise non
avrebbe perciò abusato del proprio potere di apprezzamento condannando il
ricorrente a 12–15 mesi di detenzione. L'esito al quale egli è giunto (6 mesi
di detenzione) in applicazione degli art. 64 CP (lungo tempo trascorso) e 11 CP
(lieve scemata responsabilità) sfugge perciò alla critica del ricorrente.

 

                                7.      Da ultimo il ricorrente considera eccessiva la multa di fr. 5'000.–
inflittagli in aggiunta alla pena detentiva, poiché non proporzionata alla sua
situazione difficile finanziaria, trovandosi egli disoccupato da 4 anni. Su
questo punto ricorso non manca di consistenza. Secondo l'art. 48 n. 2 CP il
giudice fissa l'importo della multa secondo la condizione del condannato, in
modo che la sanzione pecuniaria sia commisurata alla colpevolezza. Secondo
l'art. 48 n. 3 CP, inoltre, per valutare la condizione dell'imputato si deve
specialmente considerare il reddito e il patrimonio, lo stato civile e gli
oneri di famiglia, la professione e il guadagno, l'età e la salute. La sentenza
di assise è silente al riguardo. Il primo giudice si è limitato a rilevare che
l'accusato non contestava l'ammontare della multa proposta dal Procuratore
pubblico 

                                          (fr.
5'000.–), apparsagli comunque adeguata. Giustamente il ricorrente fa notare però
che il fatto di non essersi soffermato su questo tema, anche perché egli
sollecitava l'assoluzione da ogni accusa, non esonerava il primo giudice
dall'applicare correttamente l'art. 48 CP. E dalla sentenza impugnata risulta
che l'imputato è senza lavoro sin dal 1997 (sentenza, pag. 7). Si può ragionevolmente
presumere dunque che egli non versi in floride condizioni finanziarie, tant'è
che nemmeno il Procuratore pubblico sostiene il contrario nelle sue
osservazioni al ricorso. Una multa di fr. 1'000.–, somma massima che il
ricorrente sarebbe – a suo stesso giudizio – in grado di pagare (ricorso, pag.
7), appare dunque adeguata. Su questo punto il ricorso è destinato all'accoglimento.

 

                                8.      Se ne conclude che nella misura in cui è ammissibile il ricorso va
parzialmente accolto, con riforma del dispositivo n. 2.2 della sen­tenza
impugnata nel senso di fissare la multa a carico del ricorrente in fr. 1'000.–.
Per il resto la sentenza di assise rimane invariata. Gli oneri processuali del
giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 15 CPP). Sono posti così per tre
quarti a carico del ricorrente e per il resto a carico dello Stato.

 

Per questi motivi,

 

visto sulle spese
anche l'art. 39 lett. d  LTG,

 

 

pronuncia:           1.      Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è parzialmente accol­to,
nel senso che in riforma del dispositivo n. 2.2 della sentenza impugnata il
ricorrente è condannato a una multa di fr. 1'000.–.

                                          Per
il resto il ricorso è respinto.

 

                                2.      Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr     900.–

                                          b)
spese                         fr.    100.–

                                                                                 fr.
1'000.–

                                          sono
posti per tre quarti a carico del ricorrente e per il resto a carico dello
Stato.

 

                                3.      Intimazione
a:

                                          –  __________;

                                          –  avv.
__________;

                                          –  Procuratore
pubblico avv. __________;

                                          –  Presidente
della Corte delle assise correzionali di Mendrisio;

                                          –  Comando
della polizia cantonale, 6501 Bellinzona;

                                          –  Dipartimento
delle istituzioni, Casellario giudiziale, Servizio di coordinamento Cantone
Ticino, viale Franscini 3, 6500 Bellinzona;

                                          –  Dipartimento
delle istituzioni, Ufficio esecuzione pene e misure, casella postale 238, 6807
Taverne;

                                          –  Ufficio
giuridico della circolazione, 6528 Camorino;

                                          –  Ufficio
cantonale degli stranieri, 6501 Bellinzona;

                                          –  avv.
__________ (per le parti civili eredi fu __________ e __________);

                                          –  avv.
__________ (per la parte civile __________).

 

 

 

Per la Corte di
cassazione e di revisione penale

Il presidente                                                            Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.B.: L’indicazione dei rimedi di diritto è avvenuta con la
comunicazione del dispositivo.