# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aabae374-114a-59b8-bb37-4902104a187f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-07-14
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 4. Kammer 14.07.2006 R 2006 36
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_004_R-2006-36_2006-07-14.pdf

## Full Text

R 06 36

4a Camera 

SENTENZA
del 14 luglio 2006

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente opposizione edilizia

1. Verso la fine degli anni ’80 a …, nell’ambito della lottizzazione della particella 

no. 378, venivano create le proprietà no. 533 di …, no. 538 di … e una 

rimanenza oggetto della particella no. 378. La particella no. 538 veniva 

edificata agli inizi del 1990 e beneficiava, nei confronti dell’adiacente fondo 

no. 533 lungo il lato ovest, di un diritto di costruzione a distanza ravvicinata di 

m 1.09. Nell’ambito della sistemazione esterna della costruzione, si 

procedeva ad un innalzamento della quota del terreno della particella no. 538 

lungo il lato ovest - confinante con il fondo no. 533 - di circa cm 40. Con ciò si 

otteneva un livellamento del fondo rispetto alle particelle edificate a est e sud 

della nuova costruzione. Dal canto suo, la particella no. 533 congiunge due 

livelli di terreno alquanto dissimili tra loro. Partendo dalla quota di terreno 

lungo il lato est, l’appezzamento ridiscende fino a formare una conca per poi 

estendersi lungo il lato ovest a livello delle circostanti costruzioni. Lungo il lato 

nord, la particella confina con i binari della ex Ferrovia Retica, la posa dei quali 

aveva pure richiesto un innalzamento del terreno, nel punto di quota minima 

della particella no. 533, di circa cm 40/50. Giusta il piano delle zone 

attualmente in vigore, la particella no. 533 è situata in zona residenziale R4 

ed è resa viabile dall’accesso a sud-est creato a suo tempo in comune lungo 

il confine tra i fondi ni. 533 e 538. 

2. Nell’estate del 2005, … presentava una prima domanda di costruzione per 

l’erezione sulla particella no. 533 di una palazzina con tre appartamenti. 

Contro il progetto esposto, la vicina … interponeva tempestiva opposizione. Il 

committente veniva allora invitato dall’autorità edilizia a voler modificare il 

progetto. Il 16 settembre 2005, … presentava una variante al progetto iniziale 

e questa veniva pubblicata il 21 novembre successivo. L’opposizione 

interposta da … veniva respinta e contemporaneamente, con decisione 27 

marzo 2006, al petente veniva rilasciata la licenza edilizia. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 28 aprile 

2006, … chiedevano che la licenza edilizia rilasciata venisse dichiarata nulla 

per motivi formali o che la stessa venisse comunque annullata in quanto 

contraria all’ordinamento edilizio comunale. A sostegno della perorata nullità 

della licenza di costruzione i ricorrenti invocano il mancato rilascio del 

permesso entro i tre mesi dalla chiusura dell’esposizione pubblica. Per il resto, 

gli istanti perorano l’assegnazione alla zona R2 di tutto il comparto in oggetto, 

contestano la modifica del terreno approvata dall’autorità edilizia, non 

ritenendola consona ai dettami della legislazione comunale, in particolare per 

quanto riguarda la pendenza della rampa d’accesso ai garage, considerano 

violate le disposizioni sull’altezza del fabbricato e criticano il calcolo dell’indice 

di sfruttamento nella misura in cui verrebbero dedotte superfici non deducibili 

e non computati locali, le cui caratteristiche imporrebbero di considerarli come 

dei vani abitabili. 

4. Nella propria presa di posizione il Comune di … concludeva alla reiezione del 

ricorso ed alla conferma della licenza edilizia rilasciata. Il mancato ossequio 

del termine di tre mesi per l’emanazione della licenza di costruzione non 

avrebbe alcuna rilevanza sulla validità della stessa. A livello comunale, a 

quattro anni dall’entrata in vigore del piano delle zone, un riesame della 

situazione pianificatoria non troverebbe alcuna giustificazione. La prevista 

modifica del terreno rientrerebbe nei parametri stabiliti dalla legislazione 

comunale e la rampa d’accesso avrebbe delle pendenze già più volte 

accettate a livello comunale in situazioni analoghe. Infine, anche il calcolo 

dell’indice di sfruttamento sarebbe stato eseguito correttamente, nella misura 

in cui l’ultima rampa di scale e quella interna all’attico sarebbero state dedotte 

per evitare un doppio computo. 

5. Anche … proponeva al Tribunale amministrativo la completa reiezione del 

ricorso, essenzialmente per i motivi già addotti dall’autorità comunale. Per il 

committente, al Tribunale non sarebbe però dato entrare nel merito sulla 

questione della rampa d’accesso, giacché sollevata per la prima volta in sede 

di ricorso e quindi tardivamente. 

6. In data 17 giugno 2006, i ricorrenti introducevano al Tribunale amministrativo 

una foto aerea del 1980 - dalla quale la quota della strada d’accesso all’allora 

particella no. 378 risulterebbe essere come l’attuale - e un calcolo della 

pendenza della rampa d’accesso ai posteggi della prevista palazzina, che 

confermerebbe l’impossibilità tecnica di eseguire l’impianto senza violare 

palesemente l’ordinamento comunale. 

7. Chiamati a determinarsi sugli ulteriori mezzi di prova sottoposti al Tribunale 

amministrativo, il comune convenuto e il committente contestavano il calcolo 

delle pendenze della rampa d’accesso effettuato dai ricorrenti. Il comune 

ribadiva che in base al progetto presentato la pendenza media della rampa 

fosse del 14% e che, considerate tutte le circostanze del caso concreto e la 

prassi finora applicata a livello comunale, nulla si opporrebbe all’accettazione 

del progetto così come presentato dal committente e approvato dall’autorità 

edilizia. 

8. Il 12 luglio 2006, veniva esperito un sopralluogo. In detta sede, tutte le parti al 

procedimento avevano ancora una volta modo di esporre il loro punto di vista. 

Da parte dei ricorrenti veniva per la prima volta addotta la non conformità del 

progetto, quanto alle pendenze previste, alle disposizioni sui disabili. Per il 

resto, su quanto visto e sentito in sede di sopralluogo si tornerà meglio, per 

quanto utile ai fini del giudizio, nelle considerazioni di merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1. Legittimazione. E’ palese la legittimazione della proprietaria del fondo 
adiacente a quello della committenza, per cui s’impone l’entrata nel merito del 

ricorso. Può quindi restare aperta, essendo di carattere puramente teorico, la 

questione di sapere se il marito dell’istante sia pure legittimato ad adire il 

Tribunale amministrativo in nome proprio, senza essersi a suo tempo 

personalmente opposto al progetto esposto, o solo in rappresentanza della 

moglie. 

2. Termine per il rilascio della licenza edilizia. Il 1. novembre 2005 è entrata 
in vigore la nuova legge sulla pianificazione territoriale del Cantone dei 

Grigioni (LPTC) e la relativa ordinanza di applicazione (OPTC). In termini di 

diritto transitorio, le disposizioni direttamente applicabili della nuova legge 

hanno la precedenza su prescrizioni comunali divergenti (art. 107 cpv. 2 

LPTC). Sono considerati direttamente applicabili il diritto edilizio formale di cui 

agli art. 85 – 96 LPTC, che include anche la procedura di licenza edilizia. 

Giusta l’art. 46 cpv. 3 OPTC, le decisioni edilizie vanno notificate entro due 

mesi dalla chiusura dell’esposizione pubblica. Per progetti di costruzione con 

opposizioni il termine per l’evasione è al massimo di tre, e per progetti di 

costruzione con EIA al massimo di cinque mesi. Invocando tale disposto, i 

ricorrenti pretendono che la licenza edilizia rilasciata ad oltre tre mesi dalla 

chiusura dell’esposizione pubblica sia nulla. Tale pretesa è evidentemente 

infondata. Le prescrizioni di cui all’art. 46 cpv. 3 OPTC sono semplici 

disposizioni d’ordine, il cui mancato rispetto può giustificare una rimostranza 

nei confronti dell’autorità chiamata a statuire entro un determinato periodo, 

ma che non hanno alcuna incidenza sulla validità formale del provvedimento 

preso. In caso contrario, l’applicazione del disposto produrrebbe gli effetti 

contrari a quelli perseguiti dal legislatore. E’, infatti, evidente che la 

prescrizione mira ad una sollecita evasione della domanda di costruzione da 

parte dell’autorità preposta. L’annullamento della licenza di costruzione 

rilasciata oltre il termine d’ordine previsto dall’OPTC comporterebbe un inutile 

prolungamento della procedura di licenza edilizia, in palese contrasto allo 

scopo perseguito dalla norma. Nell’ambito della legislazione in materia di 

pianificazione comunque, il legislatore ha espressamente previsto quali siano 

le conseguenze dell’inosservanza dei termini previsti nella OPTC. In 

applicazione all’art. 5 cpv. 3 LPTC, se eccezionalmente un termine non può 

essere rispettato, l’autorità competente deve comunicare il ritardo agli 

interessati prima della scadenza con una breve motivazione e fissare un 

nuovo termine per l’evasione. Sulla validità materiale del provvedimento è 

conseguentemente accertato che l’inosservanza non abbia alcun effetto. 

Nell’evenienza, l’autorità edilizia ha rilasciato la licenza edilizia con un ritardo 

di sei giorni, per cui è perlomeno comprensibile che abbia rinunciato ad 

informare il committente sui motivi del ritardo. Ne consegue che 

dall’inosservanza dei termini legali di notifica della licenza edilizia, i ricorrenti 

non possono dedurre diritti a loro favore. 

3. Estensione delle censure in sede di ricorso. Ancora dal profilo formale, 
viene dal committente contestata la legittimazione dei ricorrenti ad invocare 

censure che non erano state invocate in sede di opposizione. La tesi non 

merita protezione. Come il Tribunale amministrativo ha precisato in PTA 1999 

no. 51, le censure addotte in sede di opposizione possono essere estese nella 

procedura di ricorso, per quanto sostengano il petito originale e non vadano 

pertanto oltre le richieste iniziali. Avendo la proprietaria del fondo confinante 

chiesto in sede di opposizione il rifiuto della licenza di costruzione, tutte le 

censure che sostengono tale richiesta possono ancora essere addotte in sede 

di ricorso. Poiché, in generale, l’estensione della motivazione comporta un 

dispendio procedurale non indifferente - su dette nuove motivazioni l’autorità 

di prima istanza deve potersi determinare – soprattutto nei casi in cui una 

tempestiva motivazione avrebbe permesso un altro giudizio, il Tribunale tiene 

solitamente debitamente in considerazione la presentazione di simili posteriori 

motivazioni con un proporzionale accollamento dei costi procedurali alla parte 

che ha occasionato tale dispendio. Nell’evenienza, le censure riguardanti la 

rampa d’accesso e la pretesa violazione in questo contesto delle disposizioni 

sui disabili, quest’ultime addotte per la prima volta in sede di sopralluogo, 

saranno pertanto oggetto della decisione di merito. 

4. a) Assegnazione alla zona R4. Giusta l'art. 21 cpv. 2 della legge federale sulla 
pianificazione del territorio (LPT), solo un cambiamento notevole delle 

circostanze può giustificare un riesame ed eventualmente un adattamento del 

piano di utilizzazione. Il legislatore ha così voluto garantire ai proprietari di 

fondi, per i quali il piano d’utilizzazione è vincolante (art. 21 cpv. 1 LPT), una 

certa sicurezza giuridica. Se un piano regolatore è stato adottato già in 

vigenza della LPT, vi è la presunzione che le restrizioni della proprietà che 

impone ai proprietari interessati siano valide. Per contro, i piani di utilizzazione 

che non sono ancora stati adattati alle esigenze poste dal diritto federale in 

materia di pianificazione territoriale non possono beneficiare di questa 

presunzione, per cui non vi è motivo di garantirne la stabilità (DTF 122 II 332 

cons. 5 e 120 Ia 227 cons. 2c). Più un piano, reputato conforme ai dettami 

della LPT, è recente, più è dato ai singoli proprietari di contare sulla sua 

stabilità, e più difficilmente la citata presunzione della sua validità sarà 

contestabile (DTF 120 Ia 227 cons. 2c e 113 Ia 444 cons. 5b). Ai sensi dell'art. 

21 cpv. 2 LPT, la modifica di un piano regolatore può avvenire solamente a 

condizione che le circostanze siano cambiate, che questi mutamenti 

concernano i criteri determinanti della pianificazione, che i cambiamenti siano 

notevoli e che un adattamento del piano di utilizzazione si renda necessario 

(RDAT II-1998 n. 49 cons. 3a e rinvii).

b) Quattro anni fa, il 10 ottobre 2002, veniva approvato dal Governo cantonale il 

piano delle zone comunale che prevedeva l’assegnazione del comparto in 

oggetto alla zona residenziale R4. I ricorrenti contestano l’assegnazione alla 

zona residenziale R4 delle particelle circostanti la loro, adducendo che ben 

14 fondi nella zona sarebbero stati edificati con case per una sola famiglia (a 

uno o due piani), mentre delle restanti particelle sopraedificate una sarebbe 

edificata con un’abitazione per due famiglie, un’altra con una palazzina a tre 

piani per tre appartamenti e solo due lo sarebbero con dei palazzi di più 

appartamenti, quest’ultimi già comunque eretti prima dell’attuale e precedente 

pianificazione locale. Per questo motivo i ricorrenti trovano sproporzionata 

l’assegnazione di tutto il comparto alla zona R4. Le ridotte dimensioni delle 

particelle non ancora edificate renderebbero infatti necessaria, onde sfruttare 

completamente le possibilità edificatorie offerte dalla zona, la costruzione di 

case a forma di torre. La censura, rivolta contro un piano approvato da soli 

quattro anni, allora malgrado la possibilità non contestato, e senza che sia 

intervenuto un cambiamento notevole delle circostanze, non può essere 

sentita. Se la situazione come si presenta attualmente è in ampia misura 

immutata rispetto all’ultima revisione della pianificazione locale, fanno già 

difetto gli indispensabili presupposti per prendere in considerazione una 

modifica dei piani. Del resto, l’autorità edilizia ha ribadito la propria decisione 

di salvaguardare la stabilità del piano d’utilizzazione - dopo aver consultato al 

proposito la propria commissione di pianificazione e dopo aver preso atto del 

rapporto allestito dal pianificatore – sulla scorta di motivi oggettivi e che il 

Tribunale ha potuto verificare anche in sede di sopralluogo. Giusta la 

pianificazione locale, infatti, tutta la zona edificabile situata nella parte 

pianeggiante del fondovalle è inserita in zone ad alta densità edilizia, mentre 

le zone con minore intensità sono concentrate sul versante collinare. Come si 

è poi visto al sopralluogo, vi è una stretta vicinanza tra il fondo no. 533 e le 

due particelle ni. 379 e 380 - sopraedificate con degli imponenti complessi 

residenziali di più appartamenti – nonché con la zona edificabile oltre la linea 

dei binari della ferrovia. In questo senso corrisponde indubbiamente alla realtà 

locale che la zona in oggetto completa il comparto ad alta densità attorno a S. 

Antonio. Ne consegue che non sono attualmente dati i presupposti per 

procedere ad una modifica del piano delle zone o per dubitare della sua 

conformità al diritto di rango superiore. 

5. a) In base all’art. 25 della legge edilizia comunale (LE), il terreno deve in 

generale essere mantenuto secondo la configurazione naturale. Modifiche 
dell’esistente configurazione del terreno sono ammesse solo se non 
pregiudicano le caratteristiche locali e il paesaggio. La sistemazione del 

terreno può esser ottenuta con riempimenti o scavi. L’altezza delle scarpate e 

dei muri, deve di regola, non superare m 1.50. I ricorrenti contestano le 

modifiche del terreno che reputano superare i limiti imposti dalla LE. Come è 

stato esposto nella fattispecie, il fondo in parola è situato tra due zone già 

edificate poste a della quote di terreno molto diverse tra di loro. In vista 

dell’edificazione del suo fondo, il committente doveva conseguentemente 

decidere se l’insediamento della costruzione volesse riprendere le quote a est 

(con la formazione di riempimenti) o quelle a ovest (con degli sterramenti). La 

scelta è caduta per una conformazione della nuova costruzione alla quota dei 

fondi verso il lato ovest, decisione che rispetta in parte la morfologia del 

terreno naturale, che come si è detto forma al centro della particella in oggetto 

una conca, e che come tale va esente da critiche. Infatti, sia nell’uno che 

nell’altro caso, una conformazione alle quote circostanti avrebbe comunque 

richiesto importanti interventi sulla normale configurazione del suolo. E’ poi 

indiscusso che possano in zona essere praticate delle modifiche del terreno 

senza che con questo vengano in qualche modo pregiudicate le 

caratteristiche locali. I fondi circostanti hanno già infatti beneficiato di tale 

diritto sia lungo il lato est che quello a nord della particella no. 533. Resta 

pertanto solo da stabilire se la modifica del terreno superi m 1.50, come 

preteso dai ricorrenti. 

b) Giusta i piani delle quote e delle sezioni del terreno agli atti, la costruzione 

avrà come punto 0 la quota di msm 298.81. Le due sezioni così calcolate 

lungo i lati qui determinanti sud-est e nord-est non permettono di concludere 

ad un superamento dell’altezza massima consentita per la modifica del 

terreno. Lungo l’angolo sud-est, rispetto al punto 101 già sito sulla particella 

dei ricorrenti e che corrisponde alla quota di msm 300.29 la differenza è di m 

1.48 (sezione 2 sul piano del 17 giugno 2005), mentre lungo l’angolo nord-

est, la differenza tra il punto 0 e la quota 17 è di m 1.07. Ne consegue che in 

base alle sezioni presentate lo sterramento rientra nei parametri ammessi. I 

ricorrenti, pur non contestando le quote del terreno debitamente rilevate da 

uno studio di misurazioni, ritengono comunque che la strada d’accesso in 

comune abbia sempre mantenuto la stessa quota e che le costruzioni 

circostanti si siano semplicemente adattate a questa. Rispetto a tale quota 

stradale però, la modifica del terreno sarebbe superiore a m 1.50. A sostegno 

della loro affermazione, gli istanti allegano una foto aerea del 1980. Per 

questo Giudice, la foto agli atti non è propria a lasciar sussistere dubbi 

sull’esattezza delle quote rilevate, già per il fatto che dalla foto aerea non è 

dato stabilire se e quali esattamente siano le differenze di quote in zona, tanto 

meno quando l’oggetto del contenzioso riguarda delle differenze alquanto 

ridotte. Ne consegue che anche su questa questione le censure ricorsuali non 

meritano protezione. 

6. a) L’accesso stradale non deve arrecare disturbo o pericolo alla circolazione. La 

pendenza delle rampe non può superare il 12% e fra il margine della strada 
e l’inizio della rampa deve esserci un tratto piano di almeno m 3.00. In 

situazioni particolari, in particolare nella zona nucleo, l’autorità edilizia può 

autorizzare deroghe a quanto sopra esposto (art. 30 cpv. 1 ab initio e cpv. 2 

e 3 LE). In base al calcolo presentato dai ricorrenti, la pendenza della rampa 

supererebbe crassamente la percentuale del 12%. Per questo Giudice, il 

calcolo proposto dai ricorrenti non è determinante ai fini del giudizio, nella 

misura in cui tende a ridurre per quanto possibile la tratta a copertura del 

dislivello, ottenendo con ciò una maggior pendenza. Non vi sono infatti motivi 

per ritenere che le vetture debbano essere già interamente al livello 0 prima 

di accedere ai garage. Determinanti sono invece le quote del terreno e i calcoli 

operati sui piani approvati dall’autorità edilizia. Giusta il piano delle quote 

d’accesso all’autorimessa agli atti, la pendenza della rampa varia tra un 

massimo del 17% e un minimo del 12%, mentre la pendenza media per 

l’accesso all’autorimessa è del 14%. Tenendo in considerazione, da un lato, 

il fatto che tra il margine della strada comunale e l’inizio della rampa d’accesso 

esiste un tratto piano, regolato da un vincolo reciproco di passo carrozzabile 

di m 3.00 di larghezza tra le due particelle in oggetto, e, dall’altro, che la rampa 

si immette in una strada comunale a vicolo chiuso, l’autorità edilizia ha 

considerato adempiuti i presupposti per operare in lieve deroga alla pendenza 

del 12%. Tale decisione non dà adito a critiche dal punto di vista della 

sicurezza stradale e, soprattutto, nell’ottica della parità di trattamento. 

b) Infatti, il comune convenuto ha in sede di ricorso ampiamente documentato la 

prassi comunale riguardo alle numerose eccezioni accordate a diversi 

committenti per garantire l’accesso carrozzabile alle loro proprietà. In 

particolare l’autorità ritiene consono operare con dei valori medi delle 

pendenze e ammettere dei sorpassi della pendenza del 12% se la situazione 

concreta lo richiede. Dagli esempi addotti dal comune convenuto (i quali si 

riferiscono a delle pendenze: dal 15 al 23% nel primo, dal 17 al 22% nel 

secondo, dal 20 al 40% nel terzo, dal 20 al 27% nel quarto, dal 18 al 25% nel 

quinto, dal 12 al 20% nel sesto e del 20% nel settimo esempio) è chiaramente 

ravvisabile l’enorme cambiamento della pendenza per la stessa rampa 

d’accesso a seconda del punto in cui l’inclinazione viene rilevata. Per questo 

Giudice è allora in linea di principio giustificato operare con una valutazione 

globale media della pendenza della rampa d’accesso e non semplicemente 

sulla scorta di rilevamenti puntuali che possono essere influenzati da 

considerazioni relative alla sistemazione esterna o da peculiarità proprie del 

fondo. Sostanzialmente è del resto questo il motivo per cui il disposto permette 

di operare delle eccezioni alla regola della pendenza del 12%. Come è poi 

stato esposto dal ricorrente stesso in sede di sopralluogo, in generale la 

sicurezza degli utenti è garantita da pendenze del 15% all’aperto e del 18% 

al coperto. Ne risulta che in termini di sicurezza, la pendenza media della 

rampa non dà adito a critiche. Voler nell’evenienza imporre al committente il 

rispetto della pendenza del 12% equivarrebbe a creare un’inammissibile 

disparità di trattamento. Il comune ha debitamente illustrato la prassi in 

materia a livello comunale ed in particolare i criteri che vengono osservati per 

ammettere un’eccezione alla pendenza del 12% per quanto venga garantita 

la sicurezza del traffico. Intenzioni di retrocedere in futuro da questa prassi 

non ne sussistono, per cui la decisione di autorizzare l’accesso nei termini 

progettati merita conferma. 

7. Altezza del fabbricato. Come altezza dell’edificio vale l’altezza media di tutti 
gli angoli esterni della costruzione principale calcolata dal terreno esistente 

fino al punto di intersezione con la linea del tetto o filo superiore parapetto 

pieno. Dove il terreno viene scavato l’altezza dell’edificio viene misurata 

partendo dalla nuova quota. L’altezza deve essere rispettata su tutte le 

facciate (art. 62 cpv. 1 ab initio LE). Giusta lo schema delle zone, in zona R4 

l’altezza massima dell’edificio è di m 13.50. Per quanto è stato esposto nel 

considerando che precede, il committente è intenzionato a modificare la 

morfologia naturale del fondo, costruendo dalla nuova quota 0, corrispondente 

al piano terra. In applicazione della LE, le altezze del fabbricato vanno 

pertanto calcolate dalla nuova quota 0. In base ai piani approvati, tutti gli 

angoli esterni della costruzione contano al massimo m 13.50 e rispettano 

quindi l’altezza massima prevista dalla LE. Per gli istanti, il rispetto delle 

altezze sarebbe però possibile solo grazie all’ingente sterramento, per cui 

vedrebbero nel nuovo calcolo operato un tentativo di eludere le disposizioni 

sull’altezza della costruzione. La doglianza non merita di essere accolta. 

Poiché, dove il terreno viene modificato, la LE prevede espressamente un 

calcolo delle altezze a partire dalla nuova quota, non è dato intravedere in che 

modo verrebbero in tal modo eluse le disposizioni sulle altezze massime degli 

edifici. Basti al proposito ricordare che la modifica del terreno progettata è 

stata in questa sede reputata ossequiare i dettami della LE. 

8. a) Ai sensi dell’art. 59 LE, la superficie utile lorda viene calcolata sommando 
tutte le superfici dei piani in superficie misurate al muro esterno della 

costruzione principale e di quella attigua, ivi comprese le scale esterne e i 

piani intermedi ad eccezione dell’eccedenza risultante dai muri esterni con 

uno spessore superiore ai 30 cm (cpv. 2). Ai sensi dello stesso disposto, sono 

esclusi dal computo i posteggi per biciclette e carrozzelle per bambini ecc. 

(cpv. 4 cifra 1) ed i balconi aperti rientranti e sporgenti che non vengano usati 

come pergolati (cpv. 4 cifra 4). Nel calcolo proposto dal committente la 

superficie dell’ascensore è inclusa nella superficie del piano e non è 

contestata la necessità di includere nel calcolo anche le scale (vedi per il 

calcolo concreto il considerando che segue). Il preteso 

sovradimensionamento dei locali adibiti a deposito di biciclette e carrozzine 

per bambini di circa m2 14 e del locale attrezzi di circa m2 16, non è da questo 

Giudice considerato tale. Per una casa di tre grandi appartamenti, dove sono 

reputate vivere una decina di persone, non è certo sproporzionato destinare 

a deposito biciclette e carrozzine una superficie di m2 14. Il fatto poi che gli 

appartamenti dispongano di una cantina e di una lavanderia non rende certo 

superflua la creazione di un locale deposito per quegli attrezzi che possono 

ad esempio servire alla normale manutenzione del prato circostante, del 

piazzale antistante la costruzione ecc. Del resto la condizione posta con la 

licenza edilizia voleva propriamente ovviare ad una diversa destinazione dei 

locali. Per assicurare un uso dei locali conforme ai piani ed escludere pertanto 

uno scopo abitativo, l’autorità edilizia ha stabilito che “le due aperture poste 

sul lato ovest dovranno servire unicamente quale apporto di luce naturale ai 

locali e dovranno pertanto essere munite di parapetto o di inferiate fisse”.  

b) L’indice di sfruttamento (IS) è il coefficiente tra la superficie utile lorda della 
costruzione e la superficie edificabile della particella. Nella zona R4 l’IS è dello 

0.8. Essendo la superficie utile lorda della particella m2 510, la superficie utile 

lorda della costruzione non può superare m2 408. Concretamente il calcolo si 

presenta come segue:

La superficie del piano, incluse le scale, è pari a m2 100.87 (m2 10.30 x 9.70 

+ 3.00 x 0.32) per i piani dal primo al terzo, ciò che comporta una superficie 

complessiva di m2 302.61 (m2 100.87 x 3). La superficie del quarto piano è 

invece di soli m2 89.12 (m2 100.87 – 11.75), poiché il piano superiore 

dell’attico conta una terrazza di dimensioni ben superiori a quelle degli altri 

piani e può pertanto beneficiare della deduzione per balcone rientrante di m2 

11.75 (m2 2.50 x 4.70). Ne consegue che il calcolo delle superfici dei quattro 

piani destinati ad abitazione ammonta complessivamente a m2 391.73 (m2 

302.61 + 89.12). Per quanto riguarda il piano terra, di questo vanno calcolate 

soltanto le superfici destinate ad ascensore e a scala. Aggiungendo alla 

superficie dei piani abitabili la scala (m2 3.82 x 2.85) di m2 10.88 e l’ascensore 

(m2 1.66 x 1.70) di m2  2.82 al piano terra e il muro esterno della scala (m2 0.62 

x 0.15) di m2 0.09, risulta una superficie utile lorda totale di m2 405.52. A 

questo punto è del tutto superflua la questione di sapere se la scala interna 

all’attico e il tratto di scala che non raggiunge il quarto piano possano ancora 

venire dedotte, giacché la costruzione rispetta ampiamente i limiti imposti 

dalla LE anche senza tali deduzioni. Per il resto, eccetto la deduzione per il 

balcone rientrante che i ricorrenti giustamente non contestano, la modifica 

apportata dall’autorità comunale al calcolo dell’IS operato non aveva alcun 

contenuto materiale, ma correggeva solo un’operazione aritmetica errata, 

poiché m2  10.30 x 9.70 x 4 danno una superficie di m2  399.64 e non di m2 

403.76, come indicato dal committente. 

9. a) La legge federale sui disabili (LDis), entrata in vigore il 1. gennaio 2004, si 
fonda sul divieto di discriminazione sancito dall'art. 8 cpv. 2 CF e sul mandato 

legislativo dell'art. 8 cpv. 4 CF, secondo cui la legge prevede provvedimenti 

per eliminare gli svantaggi nei confronti dei disabili. La normativa si applica 

anche alle costruzioni e agli impianti accessibili al pubblico per i quali 

un'autorizzazione a costruire o ad effettuare lavori di rinnovo è accordata dopo 

la sua entrata in vigore (art. 3 lett. a LDis). Essa impone a Confederazione e 

cantoni di adottare provvedimenti per impedire, ridurre o eliminare gli 

svantaggi (art. 5 cpv. 1 LDis), precisando nel contempo i criteri che 

permettono di prescindere dall'adozione di simili misure per ragioni di 

proporzionalità (art. 11 e 12 LDis) e riservando in generale ai cantoni la facoltà 

di adottare disposizioni più favorevoli (art. 4 LDis). Scopo della normativa 

federale è quello di creare le condizioni quadro indispensabili affinché le 

persone disabili possano partecipare più attivamente alla vita della società 

(art. 1 cpv. 2 LDis), lasciando ai cantoni le loro facoltà originarie di stabilire 

regole concrete in materia edilizia conformi alla garanzia costituzionale. In altri 

termini, la legge sui disabili non contiene disposti di diritto edilizio materiale 

(federale), ma fissa requisiti generali che, nel rispetto della ripartizione usuale 

delle competenze, riservano l'adozione di specifiche norme di polizia delle 

costruzioni di diritto cantonale (su questa questione vedi DTF 132 I 82 S. 85 

con i numerosi riferimenti dottrinali e relativi al processo legislativo). 

b) In base all’art. 80 LPTC, edifici e impianti pubblici, edifici con più di otto unità 

abitative, nonché edifici ed impianti con più di 50 posti di lavoro, devono 

essere configurati secondo le norme specialistiche riconosciute, in modo tale 

che siano accessibili anche ai disabili. Gli edifici e gli impianti pubblici devono 

inoltre poter essere utilizzati da disabili. Laddove la presente legge ammette 

prescrizioni comunali complementari o divergenti, continua ad essere 

applicato il diritto comunale esistente. Restano riservate prescrizioni in genere 

più severe dei comuni (art. 107 cpv. 2 LE). Nell’ambito della propria 

legislazione, il comune convenuto è andato oltre le prescrizioni minime 

previste dal diritto cantonale. Infatti, giusta l’art. 35a LE, l’accesso agli edifici 

e agli impianti destinati al pubblico è garantito anche alla persone 

handicappate e anziane. Lo stesso obbligo si applica anche agli immobili 

locativi e alle proprietà per piani di più di tre piani. L’art. 35f cpv. 1 LE precisa 

che la pianificazione e la costruzione delle opere aperte al pubblico e delle 

opere private per le quali deve essere garantito l’accesso alle persone 

handicappate deve rispettare la Norma SN 521.500. La facoltà per i comuni 

di prevedere delle disposizioni più restrittive in virtù dell’art. 107 cpv. 2 LPTC, 

comporta l’obbligo per l’autorità di applicare la normativa comunale anche a 

quegli interventi edilizi in principio non contemplati a livello cantonale. Per 

questo, l’autorità edilizia non può nell’evenienza omettere l’esame della 

conformità del progetto alle disposizioni sui disabili, come addotto in sede di 

sopralluogo, appellandosi all’insignificanza del progetto edilizio per il diritto 

cantonale. Poiché la normativa comunale prevede delle disposizioni sui 

disabili che vanno oltre le garanzie del diritto cantonale, è all’autorità edilizia 

che incombe l’obbligo di ossequiare tali disposti, indipendentemente dalla 

questione di sapere se le associazioni interessate abbiano o meno rinunciato 

a pronunciarsi sul progetto o se queste intendano rinunciare oltre ai loro diritti. 

c) Come è già stato esposto in precedenza, la censura relativa al mancato 

ossequio delle disposizioni sui disabili è stata in questo procedimento addotta 

per la prima volta in sede di sopralluogo. L’autorità comunale non ha pertanto 

potuto determinarsi nel dettaglio al riguardo, eccezione fatta per le 

considerazioni esposte in sede di sopralluogo. Per questo Giudice si impone 

pertanto un esame sommario delle censure sollevate dal ricorrente, onde 

determinare se le disposizioni in materia di disabili siano rispettate o meno. 

Contravverrebbe invece al principio della proporzionalità rinviare gli atti al 

comune convenuto per l’esame della conformità del progetto a dette 

normative, qualora non dovessero sussistere elementi concreti per ritenere 

che il progetto non si conformi alla normativa comunale. 

d) Per i ricorrenti, il progetto violerebbe la normativa tendente all’eliminazione 

delle barriere architettoniche nella misura in cui la pendenza della rampa non 

permetterebbe l’accesso all’edificio alle persone disabili. Anche questa 

censura non può essere sentita. In base alle disposizioni SN 521 500, le 

rampe possono avere una pendenza massima del 6%. Nell’evenienza però 

non è la rampa d’accesso ai garage che deve rispettare tale disposto bensì la 

rampa d’accesso alla porta principale dell’edificio. Se l’accesso alla porta 

principale ossequia tale pendenza, non si pone il problema della rampa 

d’accesso ai garage, essendo per la persona disabile possibile raggiungere il 

garage in macchina come gli altri residenti motorizzati. Dal garage è poi 

possibile raggiungere l’ascensore senza alcuna variazione di pendenza, 

contando le due porte comunicanti una larghezza minima di m 0.80. Dai piani 

non è a questo proposito deducibile se le porte verranno create con delle 

soglie o meno. La relativa normativa predilige l’eliminazione di tali barriere o 

la loro riduzione ad un’altezza massima di cm 2.50. Basterà pertanto a questo 

riguardo che l’autorità comunale vegli nell’esecuzione dei lavori all’osservanza 

di tali particolari. In base alle sezioni dei singoli piani anche lo spazio riservato 

all’ascensore (m 1.50 x 1.30) dovrebbe permettere la posa di un sollevatore 

consono ai dettami delle normative sui disabili. 

e) La sistemazione esterna della palazzina non viene dettagliatamente riportata 

sui piani presentati, in particolare non è dato sapere come avverrà 

concretamente l’accesso alla porta principale esterna dell’edificio. L’entrata 

principale è situata lungo la facciata sud-est della costruzione. In base al piano 

della facciata sud-est presentato, la distanza tra la porta principale e il confine 

sud della proprietà – misurando la linea perpendicolare alla facciata della 

palazzina - è di circa m 6.00, mentre la distanza tra questo punto e l’accesso 

comune del fondo è di circa m 17.00. Tenuto conto del dislivello di m 1.48 su 

di una lunghezza complessiva di m 23.00, ne risulta una pendenza di 6.43%. 

Per ovviare a questa differenza, il committente dovrà prevedere una rampa 

d’accesso alla porta principale, non già utilizzando il tragitto più breve tra la 

porta e il confine sud, ma seguendo - anziché un percorso perpendicolare - 

una linea diagonale dapprima in direzione sud-ovest per poi raggiungere 

l’accesso lungo la linea di confine a sud. La lunghezza del tragitto dovrà 

essere tale da consentire il rispetto della pendenza massima del 6%. In base 

alla situazione esposta sui piani, tra il posteggio esterno a sud dell’edificio e il 

confine sud del fondo corre una striscia di terreno la cui larghezza minima è 

di m 1.00 in prossimità del garage esterno a sud e che raggiunge un’ampiezza 

di m 6.00 all’altezza della porta principale per poi sfociare nel prato che 

circonda la palazzina sul lato sud-ovest. La morfologia del terreno lascia 

pertanto concludere alla fattibilità di una rampa d’accesso alla porta principale 

lungo il lato sud senza alcuna difficoltà in termini di spazio o di caratteristiche 

tecniche. Ne consegue che il progetto non viola le disposizioni sui disabili per 

quanto nella sistemazione esterna della palazzina venga inserita una rampa 

d’accesso alla porta principale nel senso esposto nel presente considerando 

o comunque trovata una diversa soluzione rispettosa però della normativa 

comunale in materia di persone disabili. Quanto agli ulteriori accorgimenti che 

dovranno essere presi in ossequio alle disposizioni che tendono 

all’eliminazione delle barriere architettoniche per le persone disabili, l’autorità 

edilizia sarà comunque tenuta a vegliare al loro ossequio nell’ambito 

dell’esecuzione di dettaglio. In queste condizioni non sussistono motivi per 

dubitare che in base ai piani presentati la costruzione non possa essere 

consona ai dettami della LE, per cui merita in questa sede conferma la licenza 

rilasciata. In questo senso il ricorso è respinto nel senso però esposto in 

quest’ultimo considerando. 

10. In conclusione il ricorso è da respingere nel senso dei considerandi e la 

licenza edilizia viene in questa sede confermata. L’esito della controversia, in 

particolare il fatto che l’aspetto della non conformità del progetto alle 

disposizioni sui disabili sia stato sollevato solo in sede di sopralluogo, 

giustifica l’accollamento delle spese occasionate dal presente procedimento 
alla parte ricorrente, la quale è pure tenuta a rifondere al privato convenuto, 

avvalsosi della collaborazione di un patrocinatore legale, un’equa indennità a 

titolo di ripetibili (art. 75 LTA). 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto nel senso dei considerandi. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 2'500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 360.--

totale fr. 2'860.--

il cui importo sarà versato da … responsabili in solido, entro trenta giorni dalla 

notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone 

dei Grigioni, Coira. 

3. … versano a … fr. 1'500.— (IVA compresa) a titolo di ripetibili.