# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 634e3f89-14a3-5aa1-a0d4-3d4efd574eae
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-02-10
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 10.02.2022 9.2021.127
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2021-127_2022-02-10.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2021.127

  	
  Lugano

  10 febbraio 2022 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di protezione del Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Baggi
  Fiala

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patr.
  da: PR 1 

   

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  
	
   

  	
   

  e
  a

   

  PI
  3 

  patr.
  da: PR 2 

   

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda l’approvazione del rapporto morale nell’ambito della curatela
  educativa a favore dei figli PI 1 e PI 2

  

 

 

 

giudicando
sul reclamo del 12/13 agosto 2021 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 14 luglio 2021 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

in fatto

                                  A.   PI 1 (2012) e PI 2 (2013)
sono nati dal matrimonio di PI 3 e RE 1.

 

                                  B.   Con decisione 18
ottobre 2017 (inc. SO.2017.4344/4417) il Pretore del Distretto di __________ ha
autorizzato i coniugi a vivere separati e affidato PI 1 e PI 2 per cura ed
educazione alla madre, fissando ampi diritti di visita in favore del padre.
Tale decisione è stata oggetto d‘appello, limitatamente ai contributi
alimentari (cfr. decisione prima Camera civile del TA del 25 ottobre 2019).

 

                                  C.   Mediante decisione 15
novembre 2019 il Pretore ha istituito in favore dei minori una curatela
educativa. La decisione è stata intimata all’Autorità regionale di protezione __________
(in seguito Autorità di protezione) affinché procedesse alla nomina del
curatore.

 

                                  D.   Con decisione 16
gennaio 2020 (ris. n. 56/2020) l’Autorità di protezione ha nominato la signora __________
quale curatrice educativa di PI 1 e PI 2 ai sensi dell’art. 308 cpv. 1 e 2 CC.
Alla curatrice è stato conferito il compito di fissare i diritti di visita e di
favorire e mediare la comunicazione fra genitori. Alla stessa è stato
riconosciuto un compenso orario di fr. 50.– per un dispendio di 5 ore mensili e
5 ore iniziali per avviare e conoscere il caso, per un importo complessivo
annuo pari a fr. 3’000.–, oltre alle spese. I costi sono stati posti a carico
della sostanza dell’interessato o di chi è tenuto al suo sostentamento.

 

                                  E.   Con decisione 15
luglio 2021 (ris. n. 1776/2021), l’Autorità di protezione ha approvato il
rapporto morale presentato dalla curatrice educativa per l’anno 2020
(dispositivo n. 1), riconoscendole un’indennità complessiva di fr. 3'465.40
(dispositivo n. 2), posta interamente a carico di RE 1 (dispositivo n. 3). Per
la decisione in questione è stata stabilita una tassa di fr. 50.– pure posta a
carico del solo RE 1 (dispositivo n. 4). L’Autorità ha ritenuto che in
considerazione della capacità economica dei genitori era giustificato porre i
costi della misura e della decisione interamente a carico del padre. La madre
non è stata ritenuta in grado di farsi carico della propria quota parte.

 

                                  F.   Con reclamo 12/13
agosto 2021 RE 1 ha avversato i dispositivi ni. 3 e 4 della predetta decisione,
contestando la ripartizione dell’indennità riconosciuta alla curatrice. Il
reclamante ha chiesto, in via principale, che l’indennità venga posta a
carico di entrambi i genitori (in ragione di metà ciascuno, senza vincolo di
solidarietà) e, in via subordinata, l’annullamento dei dispositivi ni. 3
e 4 e il ritorno degli atti all’Autorità di protezione per nuovo giudizio. RE 1
ha contestato di avere una migliore situazione finanziaria rispetto alla madre
ed ha rilevato che se uno dei genitori non dispone dei mezzi sufficienti per la
retribuzione del curatore l’obbligo passa a carico dell’Ente pubblico e non già
dell’altro genitore.

 

                                  G.   Con osservazioni 13
settembre 2021 PI 3 ha chiesto la reiezione del gravame, confermando la tesi
secondo cui, vista la sproporzione fra le situazioni reddituali dei genitori,
il padre debba prendersi a carico l’intera mercede della curatrice. La madre ha
contestato la tesi ricorsuale secondo cui l’intervento della curatrice sarebbe
da attribuire al suo comportamento. Contestualmente alle osservazioni PI 3 ha
chiesto di essere ammessa “al beneficio dell’assistenza giudiziaria”,
riservandosi di documentare l’indigenza (“formulario segue”).

 

                                         Con osservazioni 1°
ottobre 2021 l’Autorità di prime cure ha chiesto la conferma della propria decisione.

 

                                         Con replica 11
ottobre 2021 RE 1 si è riconfermato nelle richieste ricorsuali.

 

                                         Mediante duplica 29
ottobre 2021 l’Autorità di protezione ha ribadito la propria richiesta di
conferma della decisione impugnata. PI 3 con duplica 4 novembre 2021 ha confermato
le proprie osservazioni.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti
minorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del
Tribunale di appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC in
relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC, occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza
dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di
Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e,
in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile
(CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   Nella decisione impugnata l’Autorità di protezione ha
approvato il rapporto morale presentato dalla curatrice educativa per l’anno
2020 (dispositivo n. 1), riconoscendole un’indennità complessiva di fr. 3'465.40
40 (mercede e trasferte fr. 3'412.20 e spese fr. 53.20) (dispositivo n. 2) e
ponendola interamente a carico di RE 1 (dispositivo n. 3). Ha pure posto la
tassa della decisione interamente a carico del padre (dispositivo n. 4). L’Autorità
di prime cure ha giustificato queste scelte a motivo della capacità economica
dei genitori. La madre non è stata ritenuta in grado di farsi carico della
propria quota parte.

 

                                   3.   RE 1 non
mette in discussione l’approvazione del rapporto morale e neppure l’indennità
riconosciuta alla curatrice. Neppure PI 3 avversa l’ammontare dell’indennità
riconosciuta alla curatrice. I dispositivi n. 1 e 2 della decisione impugnata
sono quindi da considerare cresciuti in giudicato incontestati.

 

                                         Nel suo reclamo RE 1 avversa i dispositivi ni. 3 e 4 della
decisione, contestando la ripartizione dell’indennità riconosciuta alla
curatrice. Il reclamante chiede, in via principale, che i menzionati
dispositivi vengano riformati nel senso di porre l’indennità della curatrice e
la tassa della decisione a carico di entrambi i genitori (in ragione di metà
ciascuno, senza vincolo di solidarietà) e, in via subordinata,
l’annullamento dei medesimi e la retrocessione dell’incarto all’Autorità di
prima sede perché emani un nuovo giudizio. Il reclamante contesta in primo
luogo la motivazione che ha fondato la decisione dell’Autorità di prima sede
ossia che la madre non sia in grado di far fronte a tale spesa e che egli abbia
una situazione migliore. Sostiene poi che se uno dei genitori non dispone dei
mezzi sufficienti per la retribuzione del curatore, l’obbligo passa all’Ente
pubblico e non già all’altro genitore.

 

                                   4.   In
virtù dell’art. 404 cpv. 1 CC – trasponibile per analogia anche in materia di
protezione dei minori (art. 327c cpv. 2 CC; BSK ZGB I, 5a ed. 2014, Reusserad,
art. 404 n. 7) – il curatore ha
diritto a un compenso adeguato e al rimborso delle spese necessarie, pagati con
i beni dell'interessato; in caso di curatore professionale i relativi importi
sono corrisposti al datore di lavoro (cpv. 1); l’Autorità
di protezione degli adulti stabilisce l'importo del compenso e, a tal fine,
tiene conto in particolare dell'estensione e della complessità dei compiti
conferiti al curatore (cpv. 2); ai Cantoni è demandato il compito di emanare le
disposizioni d’esecuzione e di disciplinare il compenso e il rimborso delle
spese per i casi in cui gli stessi non possano essere pagati con i beni
dell’interessato (cpv. 3).

 

                               4.1.   A norma dell’art. 19 cpv. 1 LPMA, i costi
di gestione (mercede, spese, tasse) della misura di protezione sono a carico
della persona interessata o di chi è tenuto al suo sostentamento.

                                         Ai
sensi dell’art. 276 cpv. 1 CC, il mantenimento dei genitori consiste nella
cura, nell’educazione e in prestazioni pecuniarie.

                                         Secondo
l’art. 276 cpv. 2, i genitori provvedono in comune, ciascuno nella misura delle
proprie forze, al debito mantenimento del figlio e assumono in particolare le spese
di cura, di educazione, di formazione e delle misure prese a sua tutela. I costi
delle misure prese a tutela del figlio rientrano nell'obbligo di mantenimento
dei genitori: sono quindi i genitori a doversi fare carico dei costi per le
misure prese a protezione del figlio che devono, in principio, essere suddivisi
equamente fra di loro (Meier/Stettler, Droit
de la filiation, 6ª ed. 2019, pag. 900 nota 3190; Wullschleger in: FamKommentar Scheidung,
2005, ad oss. generali art. 276–293 CC n. 4;
Sentenze CDP del 13 aprile 2021, inc. CDP 9.2020.139, consid. 3.5; del 14
febbraio 2019, inc. 9.2018.104, consid. 3.3). I genitori devono assumersi
questi costi a titolo personale e primario, cioè prima di
qualsiasi altro parente (art. 328 CC) o dell’ente pubblico (art. 293 cpv. 1 CC)
(BSK ZGB I, 6ª ed. 2018, Fountoulakis/Breitschmid,
ad art 276 n. 8). In caso di impossibilità di contribuzione di uno dei due
genitori (per decesso, assenza, incapacità di guadagno, ecc..), incombe
interamente all’altro genitore provvedere al pagamento di tali costi (Meier/Stettler, op.cit., n. 1340, p. 876 e riferimenti; FamKomm, Aeschliman/Schweighauser, art. 276-293
n. 72; contra Berner Kommentar, Hegnauer,
art. 276 n. 65, che ammette l’esistenza di una solidarietà, ma solo parziale,
limitata dai mezzi di cui dispone l’altro genitore) (Sentenza CDP del 8
febbraio 2021, inc. CDP 9.2020.122 consid 6.2).

 

                                         I genitori devono dunque provvedere
congiuntamente a tutto il mantenimento del figlio, ciascuno secondo i propri
mezzi. Al riguardo il Tribunale federale ha avuto modo di indicare che la legge
sancisce il principio fondamentale di solidarietà (DTF 141 III 401/JdT 2015 II
422 n. 4.1). In una successiva pronuncia l’Alta Corte federale ha precisato che
la solidarietà è situata per legge
nel rapporto di base esistente tra i genitori, per cui essi devono pagare
insieme l’intero importo secondo le proprie capacità finanziarie (STF
5A_506/2017 del 19 luglio 2017).

                                         Non esiste invece un
vincolo di solidarietà di padre e madre per detti costi ai sensi dell’art. 143
CO, non essendo prevista da una specifica norma del diritto civile (CR CO I, Romy, art. 143 CO n. 9-10; sentenza CDP
del 15 dicembre 2015, inc. 9.2015.21, consid. 4). I genitori devono pertanto
essere perseguiti individualmente. In ogni caso, il genitore incaricato del
mantenimento deve mantenere il minimo di sussistenza (DTF 135 III 66, consid.
2).

                                         L’obbligo di mantenimento
incombe alla collettività pubblica nei casi in cui né il padre né la madre né
il minore stesso possono assumerlo (art. 293 cpv. 1 CC) (Meier/Stettler, op.cit., n. 1340, p. 876 e riferimenti).

 

                                         Anche in materia di
relazioni personali, nella misura in cui la sorveglianza nel corso del diritto
di visita non sia riconducibile soltanto ad uno dei genitori, i relativi costi
devono essere sopportati dai genitori in ragione di metà ciascuno (sentenza CDP del 14 novembre 2013, inc. 9.2013.13, cons. 6.2). Non può tuttavia
essere esclusa a priori una diversa ripartizione tra i genitori delle
spese relative alla curatela, in particolare per tenere conto della
responsabilità maggiore di uno di loro nel generare costi aggiuntivi (sentenze
CDP 9.2013.74 del 13 marzo 2013 consid. 8 in fine e 9.2013.13 del 14
novembre 2013 consid. 6.3; 9.2015.40 del 2 dicembre 2015).

 

                               4.2.   Per
il pagamento della mercede e delle spese del curatore, non vi è dunque di
principio un vincolo di solidarietà dei due genitori ai sensi dell’art. 143 CO,
con possibilità per l’Autorità di protezione di procedere all’incasso
dell’integralità della fattura, a sua scelta, presso uno dei genitori (v. anche
CR CC I, Piotet, art. 276 CC n. 17,
secondo il quale le prestazioni connesse al mantenimento sono individuali e devono
essere imputate separatamente a ciascuno dei genitori;
sentenza CDP 9.2020.122 dell’8 febbraio 2021, consid. 6.3).

 

                                   5.   Nel caso in esame,
l’Autorità di prime cure ha posto i costi della misura integralmente a carico
del padre RE 1, fondandosi sulla “capacità economia dei genitori” e in
particolare sulla “situazione reddituale e la sostanza attestata” da
entrambi i genitori. L’Autorità di protezione ha preso in considerazione il
calcolo dell’imponibile relativo all’Imposta Cantonale 2019, per la
madre e 2018 per il padre, e ha concluso che PI 3 non risulta in
grado di farsi carico della propria quota parte per quanto concerne i costi
della curatela.

 

                               5.1.   Ai sensi dei principi
di cui sopra, la remunerazione della curatrice educativa rappresenta un costo
della misura istituita a protezione dei figli e, come tale, rientra
nell’obbligo di mantenimento che incombe ad entrambi i genitori. Tale principio
non può essere rimesso in discussione, addossando già ora al solo padre le
spese della misura di protezione, fondandosi su una semplice valutazione
generica delle capacità finanziarie dei due genitori (un confronto tra il
totale dei redditi della madre, risultante dal calcolo dell’Imposta Cantonale
2019 e quello del padre emergente dal calcolo dell’Imposta Cantonale 2018). È
pur vero che agli atti dell’incarto dell’Autorità di protezione vi è un
attestato di carenza beni per un importo di fr. 4'944.85 rilasciato in data 18
novembre 2020 a nome di PI 3 (per premi LAMal e partecipazione ai costi di
malattia rimasti scoperti), ma l’Autorità di protezione non ne fa menzione
nella sua decisione e neppure la madre fa riferimento ad esso nelle sue prese
di posizione, per cui si può ritenere che non sia più attuale. Tanto meno la
decisione impugnata e PI 3 sostengono che assumendo la quotaparte di indennità
della curatrice verrebbe intaccato il minimo di sussistenza della madre. Quindi
non è comunque provato che ci sia da parte della madre un’impossibilità di
contribuire al pagamento dell’indennità della curatrice educativa.

                                         Del resto nella procedura
di reclamo qui in esame – come si dirà anche più sotto (consid. 7) – pur avendo
postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria, PI 3 non ha in alcun modo
documentato la propria indigenza, ciò che lascia presupporre che possa avere
ora dei margini finanziari sufficienti per pagare gli onorari del patrocinatore
e quindi anche la metà dei costi della curatrice educativa.

 

                                         Le affrettate conclusioni
dell’Autorità di protezione – fondate di fatto solo sulla “sproporzione tra
le situazioni reddituali e di sostanza tra i coniugi” (v. anche
osservazioni 13.09.2021 della madre, pag. 1 verso il basso) – e quindi carica
integralmente a RE 1 l’indennità dovuta alla curatrice educativa, non possono
di conseguenza essere tutelate.

 

                               5.2.   L’Autorità di
protezione non pretende per altro che le prestazioni svolte dalla curatrice __________
siano riconducibili soltanto al padre. Neppure la madre sembra sostenerlo. La
stessa si limita infatti a contestare la tesi del padre secondo cui
l’intervento della curatrice sarebbe dovuto “a sue manchevolezze,
rispettivamente causato dalla sua attitudine”. PI 3 si limita ad indicare,
in modo del tutto generico e senza argomentazione alcuna, che “vale
esattamente il contrario”. Gli argomenti espressi nelle osservazioni al
reclamo dalla madre, secondo cui il padre avrebbe un’attitudine litigiosa, non
permettono di giungere a diversa conclusione. Agli atti non vi è riscontro
alcuno in merito e dal rapporto morale non emerge nulla al riguardo.

 

                                         Di conseguenza, la
decisione in esame non appare sostenibile e non può essere confermata, non
essendo di fatto giustificati i presupposti per scostarsi dal principio secondo
cui i costi vanno accollati in modo paritario a entrambi i genitori,
trattandosi di spese a beneficio della protezione del figlio per le quali sono
entrambi responsabili.

 

                               5.3.   A titolo abbondanziale
va comunque rilevato, che a differenza di quanto sembra voler far credere il reclamante,
e come precisato nel considerando 4.1, l’obbligo di mantenimento incombe alla
collettività pubblica solo nei casi in cui né il padre né la madre né il minore
stesso possano assumerlo (art. 293 cpv. 1 CC). Per cui nella misura in cui
l’incasso dell’indennità per la curatrice si rivelasse infruttuoso nei
confronti dell’uno o dell’altro genitore, prima di attivare l’intervento
sussidiario dell’ente pubblico, l’Autorità di protezione potrà procedere nei
confronti del genitore con residue disponibilità finanziarie.

 

                                   6.   Visto quanto precede
il reclamo merita accoglimento e i dispositivi ni. 3 e 4 della decisione
dell’Autorità di protezione vanno riformati, nel senso che la nota d’onorario e
le spese della curatrice vanno poste a carico dei genitori in ragione di metà
ciascuno e imputate ad entrambi i genitori. Anche le spese della decisione di
prima sede vanno di conseguenza poste a carico dei genitori in ragione di metà
ciascuno.

 

                                   7.   Ai sensi dell’art.
29 cpv. 3 Cost., chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla gratuità
della procedura se la sua causa non sembra priva di probabilità di successo; ha
diritto al patrocinio gratuito qualora la presenza di un legale sia necessaria
per tutelare i suoi diritti. In virtù dell’art. 117
CPC, applicabile su rinvio dell’art. 13 LAG, ha diritto al gratuito patrocinio
chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari (lett. a), la cui domanda non
appaia priva di probabilità di successo (lett. b).

 

                                         Nelle sue osservazioni PI
3 ha postulato la concessione dell’assistenza
giudiziaria. Ella non ha speso però parola alcuna per giustificare
l’asserita indigenza, né ha fornito alcun tipo di documentazione atta a
comprovare la sua situazione economica. La sua domanda di ammissione al
beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio non può dunque
essere accolta.

 

                                   8.   Gli oneri
processuali seguono la soccombenza. In considerazione dell’accoglimento del
reclamo, tali oneri devono essere ripartiti tra le parti risultate soccombenti.
Considerato che PI 3 – che in sede di osservazioni ha chiesto il beneficio
dell’assistenza giudiziaria senza poi documentare la sua indigenza – si è
opposta al reclamo, risultando soccombente assieme all’Autorità di protezione,
come pure che ai sensi dell’art. 46 cpv. 6 LPAmm non possono essere addossate
spese processuali agli enti pubblici e agli organismi incaricati di compiti di
diritto pubblico, gli oneri del procedimento di reclamo vanno messi a carico di
PI 3 e dello Stato, per un mezzo ciascuno.

                                         Quanto alle ripetibili,
già in passato la giurisprudenza aveva sancito che le Autorità di protezione risultate
soccombenti possono essere tenute alla rifusione di ripetibili a reclamanti
vittoriosi ove abbiano partecipato alla lite quali uniche antagoniste della
parte che ha avuto successo, mentre ove esse abbiano partecipato alla lite
unitamente a privati cittadini, risultando sconfitte insieme con questi ultimi,
le ripetibili vanno addebitate di regola ai privati che si sono battuti senza
successo al loro fianco (RtiD II–2011 n. 14c pag. 692, sentenza CDP del 23
giugno 2017, inc. 9.2016.126). Non vi sono motivi per scostarsi, oggi, da tali
principi consolidati. Di conseguenza, PI 3 deve essere condannata al versamento
di congrue ripetibili.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il reclamo è
accolto.

 

                                         Di conseguenza, la
decisione 15 luglio 2021 (ris. n. 1776/2021) dell’Autorità regionale di
protezione Autorità regionale di protezione __________ deve essere riformato
come segue:

 

1.    Invariato

2.    Invariato

3.    L’indennità
riconosciuta alla curatrice __________ è posta a carico dei genitori RE 1 e PI
3 in ragione di metà ciascuno.

4.    Per la
presente decisione viene stabilita una tassa di fr. 50.– posta a carico dei
genitori in ragione di metà ciascuno.

 

                                   2.   Gli oneri del
reclamo consistenti in:

a)    tassa di
giustizia    fr.  350.–

b)    spese                       fr. 
  50.–

                                  fr. 
400.–

 

                                         sono posti a carico di PI
3 e dello Stato, per ½ ciascuno.

                                         PI 3 rifonderà a RE 1 fr. 1’000.–
a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   La domanda di
assistenza giudiziaria presentata da PI 3 è respinta.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

  - 

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.