# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5a9d764c-de99-59db-8fc5-864bf83d41f9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 27.11.2001 INC.2001.29005
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-29005_2001-11-27.html

## Full Text

N. 290.2001.5 EM                                                     Lugano,
27 novembre 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

 

sedente per statuire sull'istanza
15 novembre 2001 presentata dal

 

 

Procuratore pubblico avv.
__________, Ministero pubblico di Lugano,

 

 

Volta ad ottenere la proroga di
cinque mesi (ovvero sino al 30 aprile 2002 compreso) del carcere preventivo cui
è astretto

 

 

__________,
attualmente in carcere preventivo presso il Penitenziario cantonale,

(patrocinato dall'Avv.
__________)

 

 

nel procedimento a suo carico per
sequestro di persona e rapimento, violenza carnale, infrazione alla LCStr per
fatti verificatisi la notte tra il 29 ed il 30 maggio 2001 a __________;

 

assegnato all'accusato, con
ordinanza del 15 ottobre 2001, un termine fino al 26 novembre 2001 (ore 12.00)
per presentare osservazioni;

 

viste le osservazioni del 22/23
novembre 2001;

 

letti ed esaminati gli atti del
procedimento di cui all'inc. __________ nonché quelli degli inc. MP __________
e __________ acquisiti al primo;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

 

A.

 

Come già detto nella decisione di
rifiuto della libertà provvisoria del 6 luglio 2001 (GIAR __________), 

 

"

__________
è stato arrestato il 31 maggio 2001, con contestuale promozione dell'accusa nei
suoi confronti per titolo di sequestro di persona e rapimento, violenza
carnale, circolazione in stato d'ebrietà e circolazione senza licenza di
condurre, reati supposti consumati il giorno precedente di primo mattino.

La
fattispecie riassuntivamente si riferisce alla denuncia di __________, che fa
carico all'accusato di averla trattenuta sull'automobile, nonostante già vicina
al suo domicilio, veicolandola in luogo appartato, dove avrebbe esercitato
violenza per concludere un rapporto sessuale, tra altro con approccio di
strangolamento ("… ero molto spaventata del fatto che continuava a
stringermi il collo con una mano. Mi mancava il fiato e mi mancavano anche le
forze …", verbale 18 giugno 2001, pag. 4, della vittima dinnanzi al
magistrato inquirente). __________ si fa pacificamente carico delle infrazioni
alle menzionate norme della circolazione (non essendo titolare di licenza di
condurre svizzera ed avendo bevuto a dismisura nelle ore precedenti i fatti
coattivi indagati), ma nega di aver usato violenza nei confronti della
denunciante, per l'accusato pienamente consenziente al concubito e connessi
preliminari."

 

 

 

B.

 

Con l'istanza qui in esame, il
Procuratore pubblico chiede che la carcerazione preventiva cui è astretto
__________ (e che ai sensi dell'art. 102 CPP potrebbe protrarsi fino al 30
novembre 2001) sia prorogata di almeno cinque mesi.

Dopo aver richiamato gli indizi
di reato a carico dell'accusato (con particolare riferimento a quanto già
evidenziato nella citata decisione 6 luglio 2001 del GIAR, ai referti medici
raccolti, alla documentazione fotografica che in un caso lo accompagna, al
contenuto dei verbali di alcuni medici, allo stato dei vestiti della vittima),
il magistrato inquirente afferma che bisogni istruttori e pericolo di fuga
giustificano la proroga richiesta..

Egli segnala attesa di
completazione e versamento agli atti di una perizia psichiatrica relativa
all'accusato, con conseguente possibilità di dover porre quesiti ai fini di
delucidazione.

Inoltre, la recente acquisizione
agli atti di altri due incarti, potrebbe rendere necessari, sempre secondo il
magistrato, ulteriori atti istruttori da eseguire senza che l'accusato possa
influire sugli stessi.

 

 

 

 

 

Si tratta del non luogo a
procedere contro la moglie dell'accusato per il reato di pornografia e del
procedimento contro la madre dell'accusato (ed altre persone) per l'ipotesi
d'istigazione alla falsa testimonianza, rispettivamente favoreggiamento
commessi nei confronti della denunciante/vittima di fatti imputati a
__________. Il secondo incarto acquisito evidenzierebbe pericolo collusivo.

 

Il magistrato precisa, comunque,
che a ricezione della perizia psichiatrica è sua intenzione procedere al
deposito degli atti. A tal fine ha già concesso alle parti integrale accesso
agli atti.

 

 

 

C.

 

Nelle sue osservazioni, la difesa
rinvia all'esposto del Procuratore, per le imputazioni, sottolineando il
carattere indiziario del procedimento; contesta la proporzionalità della
proroga richiesta; afferma inesistenza di rischio di recidiva (nemmeno invocato
dal Procuratore) e carattere pretestuoso dei bisogni istruttori invocati: la
completazione della perizia non giustifica la richiesta di proroga ed il
pericolo di collusione è dedotto da fatti riferibili alla madre dell'accusato.

Da ultimo, la difesa segnala che
l'accusato mantiene ampio interesse a rimanere in Svizzera.

 

Nell'esposto si sollevano pure
interrogativi circa il fatto che nella decisione 6 luglio 2001 (GIAR
__________) quest'ufficio si sarebbe già pronunciato sulle prospettive di
mantenimento del carcere preventivo sino al dibattimento.

 

 

Delle eventuali altre
argomentazioni presentate dal Procuratore pubblico o dalla difesa, si dirà, se
del caso, in seguito.

 

 

 

 

Considerato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

in diritto:

 

 

 

1.

 

L'art. 95 CPP, dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare e - segnatamente come nel caso in
discussione - proroga del carcere preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando
esistono a carico dello stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità
per un crimine o un delitto e nel contempo sono presenti preminenti motivi di
interesse pubblico, quali - per quanto qui concerne - segnatamente i bisogni
dell’istruzione ed un certo pericolo di recidiva (senza dimenticare che
l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve unicamente ai
bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza dell’accusato al
processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF 

109 Ia 323 consid. c, e
riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H.,
1P.477/1993, consid. 3; Rep. 132 [1999] n. 116), e ritenuto implicito il
rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag.
413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.). Ed anche questo
giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione
all'arbitrio (Rep. 1980 pag. 128).

 

Contrariamente a quanto sembra
sostenere la difesa dibattimento (cfr. osservazioni punto 1.), nella decisione
del 6 luglio 2001 il GIAR non ha già statuito sulle prospettive del
mantenimento del carcere preventivo sino al dibattimento. Molto più
semplicemente è stato ricordato che, di principio, le (eventuali) necessità
istruttorie non terminano necessariamente, e automaticamente, con la
conclusione dell'istruttoria formale o l'assunzione di determinate prove, ma
possono sussistere fino al dibattimento dove la prova si forma definitivamente
(cfr. N. Schmid, Strafprozessrecht, Zurigo 1997, no. 701a; DTF 12.08.1996 no.
1P.415/1996, in "plädoyer" 5/96, p.60).

Ciò sarà più sovente il caso in
presenza di versioni divergenti sui fatti e laddove prove importanti sono di
tipo verbale (testimonianze, dichiarazioni di correi, ecc.).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2.

 

La legittimità dell’arresto va
esaminata d’ufficio, perlomeno sommariamente, anche in assenza d'espressa
opposizione da parte dell’accusato.

Nel caso in esame i gravi indizi
di reato sono presenti (e ci si riferisce a quelli contro la libertà e contro
l'integrità sessuale per i quali è stata individuata formale promozione
d'accusa e non a tutti quelli indicati nell'istanza di proroga - cfr. AI _, AI
_, Verbale __________ 22.10.2001).

Permangono, innanzitutto, gli
elementi già evidenziati nella decisione del 6 luglio 2001 (GIAR __________)
che vengono di seguito riprodotti:

 

"

L'accusato
ha persistentemente negato sua prevaricazione nei confronti della vittima, a
suo dire consenziente e addirittura collaborante. Ora il quadro fattuale sin
qui abbozzato permette contraria conclusione, come concorrono a dimostrare
segnatamente i seguenti accertamenti:

 

-         
innanzitutto il comportamento di
__________ dopo i fatti: come ammesso dallo stesso __________, "lei si
è messa a piangere, mi ha insultato dicendomi 'brutto stronzo, slavo di merda'
e che mi avrebbe denunciato perché l'avevo violentata" (verbale 22
giugno 2001, pag. 5, dinnanzi al magistrato inquirente; v. anche il verbale 19
giugno 2001, pag. 6); scesa dall'automobile, si è preoccupata di memorizzare e
trascrivere il numero della targa, sbagliando alcune cifre, anche ad ulteriore
dimostrazione del suo affanno (verbale di polizia 5 giugno 2001, pag. 3;
verbale dinnanzi al magistrato inquirente 18 giugno 2001, pag. 5); subito si è
rivolta telefonicamente alla polizia, che poi in quei frangenti non ha potuto
interrogarla, a ragione del suo contingente stato psicofisico (v. rapporto di
arresto 31 maggio 2001);

-         
visitata già alle 06.50 del 30
maggio 2001 al Pronto soccorso dell'Ospedale __________, la vittima si
presentava come "paziente molto agitata e spaventata, in stato di
schock … con dolore al collo per strangolamento" (v. certificato 8
giugno 2001 della dott. __________, che nel verbale 27 giugno 2001, pag. 2,
dinnanzi al magistrato inquirente specificherà in proposito: "… quando
io ho visto la signora __________ la stessa tremava, era molto impaurita ed
agitata … continuava a piangere e aveva dei momenti di rabbia contro la persona
che secondo lei le aveva usato violenza."): la dott. __________,
medico legale, nel suo rapporto 8 giugno 2001, ha poi confermato che "la
localizzazione, la distribuzione, la forma e l'età delle ecchimosi è
compatibile con quanto riferisce la vittima" e che "vi sono
inoltre i segni di un'aggressione al collo avvenuta verosimilmente sotto forma
di una pressione del collo anteriormente, anche questi concordanti con la
dichiarazioni della __________ ";

 

-         
per quanto risulta (sia pur
sommessamente) dagli atti, __________ è donna libera e indipendente, con
qualche trascorso penale e di polizia (v. rapporto 31 maggio 2001, pag. 2) e
sessualmente aperta nei confronti di amici o conoscenti graditi (v. verbale di
confronto 26 giugno 2001, pag. 11), senza però mai (perlomeno disagevoli)
concubiti ed affini in automobile, bensì a casa sua o dei suoi "partners"
(ibidem), mentre 

l'accusato aveva dapprima condotto la vittima sino a pochi passi
dall'abitazione di quest'ultima, senza neppure chiedere di farne alcova per
smanettare via verso inospitali anfratti, per cui ha pregio la seguente
affermazione di __________ (ibidem): "Non ho portato __________ quella
sera in casa mia perché non si è 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-         
mai parlato di sesso con lui e
nemmeno gli ho dato l'occasione per pensare che avessi l'intenzione di fare
sesso" (apparendo così non
credibile e addirittura assurda la domanda riferita dall'accusato alla vittima
nello stesso verbale, pag. 4: "La __________ mi ha chiesto se conoscevo
qualche posto per andare a fare l'amore.");

-         
nulla permette di ipotizzare
motivi di rancore o vendetta da parte di __________ nei confronti
dell'accusato, la loro conoscenza peraltro essendo stata occasionale (e appunto
lei ha affermato, nel citato verbale di confronto a pag. 13, "non vedo
perché dovrei avere guai con la giustizia denunciando falsamente uno che non
conosco nemmeno", e lui ha riconosciuto, nel verbale di polizia 4
giugno 2001, pag. 3, "non riesco a trovare nessun motivo per cui la
__________ possa avercela con me, tanto da denunciarmi per una cosa così
terribile")."

 

La portata e la valenza delle
circostanze indicate, non è stata intaccata dai successivi atti istruttori. Al
contrario, l'acquisizione di ulteriori elementi di carattere medico hanno
confermato l'esistenza di gravi indizi di reato in capo all'accusato.

In buona sostanza, il giorno
della denuncia la vittima presentava segni evidenti al collo compatibili con le
sue affermazioni di un'immobilizzazione mediante, appunto, stretta al collo
(cfr. documentazione fotografica AI __________, certificati medici AI
__________, verbali PP dott. sse __________ - 26.06.2001 -, __________
-27.06.2001 -, __________ - 19.07.2001 -, dott. __________ - 24.07.2001 -).
Analoga compatibilità deriva dagli accertamenti relativi ai vestiti (con segni
di strappi) che la vittima portava la notte del fatto (documentazione
fotografica AI __________).

 

Per le competenze di questo
giudice, che deve aver cura di non addentrarsi in giudizi di merito, anche per
non pregiudicare quanti di competenza d'altre autorità, tutto quanto sopra è
più che sufficiente a configurare gravi indizi, per i reati ascritti, ai sensi
dell'art. 95 cpv.2 CPP.

 

 

 

3.

 

A giustificazione del
mantenimento (rispettivamente il prolungamento) della detenzione cautelare, non
basta che vi siano ancora atti istruttori da esperire

(a maggior ragione se ipotetici,
come nel caso in esame). Occorre che la messa in libertà dell'accusato sia
suscettibile di mettere in pericolo la corretta assunzione delle prove ancora
da assumere.

Si è soliti parlare, in questo
contesto, di pericolo di collusione, quando è lecito temere l’intervento
dell’accusato su terze persone (siano esse correi, parti lese o semplici
testi), mentre il termine più ampio di inquinamento delle prove sta ad indicare
altri atteggiamenti suscettibili di falsare l’assetto probatorio, come la
soppressione o l’alterazione di mezzi di prova, eccetera (GIAR 2 agosto 2001 in
re A. - inc. 23.2001.8-; GIAR 582.2001.2 in re D. -inc. 582.2001.2).

 

 

 

 

 

 

 

 

a)

Come giustamente osservato dalla
difesa, il fatto che non sia ancora stata versata agli atti la perizia
psichiatrica (ordinata senza contestuale ordine di ricovero ex art. 147 CPP)
relativa all'accusato, con conseguente possibilità di dover richiedere (al
perito) delucidazioni in merito alla stessa, non configura in concreto alcuno
dei rischi sopra indicati.

Non si vede (e neppure l'istanza
lo precisa) in che modo l'eventuale messa in libertà dell'accusato possa
compromettere l'esito delle eventuali richieste di delucidazione

La giurisprudenza ha già avuto
modo di affermare che completazioni peritali che si fondano su elementi non
(più) passibili di manipolazioni o interventi collusivi, non permettono di
ritenere un rischio di perturbamento dell'istruttoria ( DTF 12.08.1981 in re.
C., REP 1988 p.417, citati in: M. Luvini, I presupposti materiali del carcere
preventivo nel processo penale ticinese, REP 1989 p.287ss).

 

b)

A conclusione analoga si giunge
in relazione agli eventuali atti istruttori che potrebbero essere chiesti a
seguito della recente acquisizione (agli atti del procedimento __________) di
due incarti (uno relativo la moglie di __________, per pornografia, sfociato in
un non luogo a procedere, e uno relativo alla madre per favoreggiamento,
rispettivamente istigazione alla falsa testimonianza).

Innanzitutto, il magistrato non
indica quali accertamenti emergono da questi incarti in relazione ai reati
oggetto della promozione d'accusa nei confronti dell'accusato. Ne consegue che
gli eventuali ulteriori atti istruttori che potrebbero essere chiesti sono
ipotetici e generici. Non è, perciò, possibile valutare se l'accusato possa
(eventualmente) influenzarli.

L'incarto conclusosi con un non
luogo a procedere nei confronti della moglie, di fatto conferma le
dichiarazioni dall'accusato in merito all'acquisto delle cassette pornografiche
ritrovate al domicilio dei coniugi __________.

L'incarto relativo alla madre
(contro la quale, tuttavia, non risulta ancora promossa alcun'accusa) evidenzia
effettivamente un tentativo di perturbamento delle prove, ma i fatti sono
riconducibili unicamente alla madre dell'accusato. Dagli atti non emerge (né il
Procuratore lo sostiene) che l'accusato abbia avuto un qualche ruolo in questa
vicenda. Addirittura non risulta neppure che egli ne avesse conoscenza: dagli
atti prodotti a quest'ufficio si evince che i colloqui con i famigliari erano
sorvegliati sino al 18 ottobre 2001, data in cui è stato concesso alla madre un
colloquio libero (AI __________).

 

Non da ultimo, occorre
considerare che il tentativo in questione è stato respinto in modo netto dalla
vittima (AI _ dell'inc. MP __________), ciò che imporrebbe maggior
approfondimento sulla sua effettiva e attuale influenzabilità.

 

 

 

 

 

 

 

Alla luce di quanto sopra non
emergono circostanze concrete che configurino rischio di collusione o
inquinamento delle prove. A ciò si aggiunga il fatto che per il Procuratore
l'inchiesta è conclusa (istanza p.3, quinto capoverso).

 

 

 

4.

 

La sentenza del 6 luglio 2001
(GIAR __________) lasciava aperto il quesito sul pericolo di fuga.

Alcune considerazioni espresse
nella decisione menzionata sono tutt'ora valide, sia per quanto concerne la
gravità delle accuse (cfr. considerando 2 della presente), sia per quanto
concerne la situazione professionale e famigliare dell'accusato, e possono
essere riprese.

 

Dopo aver ricordato che:

 

"

…
i criteri determinanti per stabilire se questo presupposto (n.d.r.: il
pericolo di fuga) sia dato o meno sono il carattere del prevenuto, il suo
domicilio, la sua professione, la sua situazione famigliare e i suoi legami con
lo Stato in cui egli é inquisito (SJ 103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in
re S.C. del Tribunale federale; sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP
314/94). L'apprezzamento di tutte le circostanze, per invocare appunto un
rischio di fuga, deve lasciar presumere che le conseguenze di una fuga appaiano
per l’accusato come un male minore rispetto a quello derivante per lui
dall'ulteriore carcerazione, con maggior forza quanto più i reati imputati
comportino pene edittali od eventualità di pena concreta importanti (in questo
senso Mario Luvini; in REP 1989,
pag. 292, con i riferimenti ivi indicati; sentenza 14 novembre 1994 in
re S.V., CRP 341/94)."

 

Si constatava la seguente
situazione:

 

"

__________
è confrontato con pesanti accuse e conseguenti importanti comminatorie di pena.
La sua situazione famigliare inoltre è precaria (verbale di polizia 31 maggio
2001, pag. 1: "Purtroppo il nostro matrimonio non funziona molto bene"),
per una relazione con una concittadina in patria (verbale dinnanzi al
magistrato inquirente 19 giugno 2001, pag. 7: "… da qualche mese tra me
e mia moglie vi è una crisi, poiché probabilmente lei ha scoperto che io avevo
un amante [n.d.r., recte come risulta in seguito: un'amante] che
abita in Bosnia … e che io visito assai frequentemente, circa una volta ogni
due settimane. Infatti io dovevo partire per recarmi a trovare la mia amante il
giorno stesso del mio arresto o il giorno dopo"). Si ha poi che i suoi
rapporti di lavoro sono nel frattempo cessati (v. osservazioni al preavviso
negativo, punto 7) ed apparivano già problematici per ricorrenti assenze
ingiustificate (v. verbale di polizia 2 luglio 2001 di __________)."

 

Il tempo trascorso dalla citata
decisione e lo sviluppo dell'inchiesta non hanno modificato la situazione
descritta.

Altri elementi si sono aggiunti a
rafforzare le indicazioni di un forte e concreto legame (non solo affettivo)
dell'accusato con il suo paese d'origine.

 

 

 

 

 

Già da qualche tempo prima
dell'arresto egli si recava regolarmente (due volte al mese) in Bosnia dai
nonni materni, presso i quali aveva vissuto per alcuni anni quando i genitori
si trovavano già in Svizzera (Verbale PP __________ del 21.08.2001, p.8).Lo
scopo di questi viaggi sembra fosse quello di mantenere e sviluppare il
rapporto con un'amica, o fidanzata che dir si voglia. Ciò è riferito sia
dall'accusato che da sua madre ed è confermato dalle richieste di contatti
telefonici con questa persona (cfr.: verbale PP __________ del PP 21.08.2001,
p.8; verbale PS __________ del 25.06.2001, p.3 - inc. __________-; .AI
__________).

Di conseguenza occorre
considerare che l'accusato __________ ha con il suo paese d'origine dei
contatti frequenti, dei legami affettivi importanti e possibilità concrete di
stabilirvisi. I reati di cui è accusato sono oggettivamente gravi (sia l'art.
183 che l'art. 190 comminano la reclusione) e, pur trattandosi di processo
indiziario, occorre constatare che lo sviluppo dell'istruttoria non ha
affievolito gli indizi a suo carico. Pertanto, l'accusato non può, a questo
stadio, non considerare l'ipotesi di una pena da espiare.

Questi elementi, associati a
quelli già evidenziati nella decisione del 6 giugno 2001, permettono di
concludere per l'esistenza di un concreto pericolo di fuga (SJ 1981 p.135;SJ
1980 p.186; DTF 102 Ia 382; DTF 106 Ia 407; DTF 117 Ia 69; DTF 19 gennaio 1999
in re G.S.).

Non basta ad escludere, o
limitare in modo sostanziale, questo pericolo il rapporto con la madre
residente in Ticino (cfr. DTF 12 agosto 1981 in re C., già citata).

 

 

 

5.

 

In conclusione, nei confronti di
__________ sono tutt'ora presentiti gravi indizi di colpevolezza per i reati
oggetto della promozione d'accusa.

Allo stadio attuale
dell'inchiesta non emergono concrete necessità istruttorie che giustifichino il
perdurare della carcerazione. E' invece concreto il pericolo di fuga.

 

Ritenuto che i motivi che possono
giustificare perdurare della misura cautelare, dati i gravi indizi di colpevolezza,
hanno carattere alternativo, l'esistenza del solo pericolo di fuga è
sufficiente a giustificare il mantenimento in carcere.

 

 

 

6.

 

La gravità dei reati imputati a
__________, i tempi e le modalità di conduzione dell'inchiesta, fanno si che il
carcere preventivo sin qui sofferto, in un procedimento che risulta essere
condotto con coerente sollecitudine, è pienamente rispettoso del principio di
proporzionalità, tenuto anche conto della delicatezza dei fatti da accertare.

 

 

 

 

Il principio di proporzionalità non
risulterà violato da una proroga che permetta la conclusione formale della fase
istruttoria. 

Per il magistrato inquirente l'inchiesta
è praticamente conclusa, si attende (a giorni - dal 15 novembre-) la consegna
della perizia per poter procedere al deposito formale degli atti, in parte già
anticipato (istanza p. 3, quinto capoverso). Di conseguenza una proroga di 5
mesi, come richiesta, non si giustifica: una proroga di un mese e mezzo é più
che sufficienti anche per far fronte ad eventuali necessità di delucidazione
del referto peritale e/o altri complementi istruttori.

Fermo restando, per il magistrato,
l'obbligo di cui all'art. 102 cpv. 1 CPP.

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

1.

L’istanza è parzialmente accolta.

Di conseguenza il carcere
preventivo cui è astretto __________ è prorogato sino al 15 gennaio 2002,
compreso.

 

 

2.

Non si percepiscono né tassa né
spese giudiziarie.

 

 

3.

Contro la presente decisione è
dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali entro dieci giorni
dall’intimazione.

 

 

4.

Intimazione:

-         
avv. __________, per sé e per l’accusato;

-         
Procuratore Pubblico avv. __________, sede, con gli incarti di ritorno.

 

 

 

giudice __________