# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83da7664-75ee-55f7-9b44-fbac70b10ec4
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-03-26
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 26.03.2015 RR.2014.316
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2014-316_2015-03-26.pdf

## Full Text

Sentenza del 26 marzo 2015 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliera Susy Pedrinis Quadri  

   

Parti   

A., attualmente in detenzione ai fini di estradizione pres-

so il carcere giudiziario "La Farera", Cadro, rappresenta-

to dall'avv. Fulvio Pezzati, 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Decisione di estradizione (art. 55 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2014.316 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. In data 19 maggio 2014, il Giudice per le indagini preliminari presso il Tri-

bunale ordinario di Como ha emesso un'"Ordinanza di applicazione della 

custodia cautelare in carcere" (di seguito: OCCC) nei confronti, tra altri, di 

A. segnatamente per i reati di associazione per delinquere, emissione di 

fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolen-

ta mediante uso di fatture relative ad operazioni inesistenti, occultamento o 

distruzione di documenti contabili e di tutta la documentazione di cui è ob-

bligatoria la conservazione, evasione dell'IVA all'importazione, falsità in do-

cumenti (atti pubblici) e contraffazione delle impronte (art. 416 cpv. 1 CP 

italiano con l'aggravante della transnazionalità di cui agli art. 3 e 4 della 

legge 146/2006; art. 8, 2 e 10 D.Lvo 74/2000; art. 1 e 70 D.P.R. 633/72 in 

relazione agli art. 292, 295 lett. c e d D.P.R. n. 43 del 1973; art. 483 in rela-

zione con l'art. 491-bis CP italiano; art. 469 e 482 in relazione con l'art. 476 

cpv. 1 CP italiano; v. OCCC n. 213/2012 R.G. notizie di reato, n. 1477/2013 

R.G. GIP in act. 7.3).  

 

 

B. Mediante segnalazione del 3 giugno 2014, SIRENE Italia ha richiesto l'ar-

resto ai fini di estradizione di A. (act. 7.1). Su richiesta dell'autorità elvetica, 

il 22 luglio 2014 l'Ambasciata d'Italia ha trasmesso all'Ufficio federale di 

giustizia (di seguito: UFG) lo scritto 14 luglio 2014 del Ministero della Giu-

stizia italiano unitamente alla richiesta formale di arresto provvisorio e di 

estradizione nei confronti di A., datata 7 luglio 2014 (act. 7.2 e 7.3).  

 

 

C. A seguito di uno scambio di scritti con il Ministero pubblico del Cantone Ti-

cino (di seguito: MP-TI), il 3 settembre 2014 l'UFG ha emesso un ordine di 

arresto ai fini di estradizione, trasmesso al MP-TI e sfociato nel fermo 

dell'estradando il 9 settembre 2014; immediatamente interrogato dal Procu-

ratore pubblico ticinese, A. si è opposto alla sua estradizione in via sempli-

ficata (act. 7.4). Il 16 ottobre 2014, A. ha inoltrato le proprie osservazioni al-

la richiesta di estradizione (act. 7.5). 

 

 

D. Il 24 ottobre 2014 l'UFG ha concesso l'estradizione del ricorrente all'Italia 

(act. 1.2), decisione contro la quale l'estradando, in data 26 novembre 

2014, ha interposto ricorso davanti alla Corte dei reclami penali del Tribu-

nale penale federale, chiedendone l'annullamento (act. 1). 

 

 

- 3 - 
 
 

E. Con osservazioni del 5 gennaio 2015, l’UFG ha proposto la reiezione del 

ricorso (act. 7).  

 

 

F. Il 29 gennaio 2015, l'UFG ha annullato l'ordine di arresto del 1° settembre 

2014 emesso nei confronti del ricorrente, avendo in medesima data il Giu-

dice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Como revocato la se-

gnalazione nel Sistema Informatico Schengen del 3 giugno 2014. Nel me-

desimo scritto, l'UFG precisava che ciò nonostante la domanda formale di 

estradizione del 22 luglio 2014 manteneva la sua validità (act. 13 e 

act. 16.1). Contestualmente, il 20 gennaio 2015, l'UFG aveva emesso un 

secondo ordine di arresto ai fini estradizionali nei confronti di A., basato su 

una segnalazione nel Sistema Informatico Schengen effettuata su richiesta 

del GIP di Napoli (act. 13). 

 

 

G. Mediante replica del 10 febbraio 2015, trasmessa per informazione all'UFG, 

il ricorrente ha sostanzialmente confermato le sue conclusioni ricorsuali, 

sollevando pure una violazione del proprio diritto di essere sentito e dei 

suoi diritti di difesa (act. 17). 

 

 

H. Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei rispettivi allegati verranno 

riprese, se necessario, nei successivi considerandi in diritto. 

 

 Diritto: 

1.  

1.1  In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 della legge federale sull'assistenza 

giudiziaria internazionale in materia penale (AIMP; RS 351.1) e dell'art. 37 

cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione delle autorità pe-

nali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali è 

competente per statuire sui ricorsi contro le decisioni d'estradizione. Inter-

posto entro 30 giorni dalla notificazione scritta della decisione d'estradizio-

ne (art. 50 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa [PA; 

RS 172.021], applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 39 cpv. 2 lett. b 

LOAP), il ricorso è tempestivo. In qualità di estradando il ricorrente è mani-

- 4 - 
 
 

festamente legittimato a ricorrere (v. art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 373 

consid. 1b e rinvii). 

 

1.2 L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è 

anzitutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 

1957 (CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Re-

pubblica italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Pro-

tocollo addizionale alla CEEstr del 17 marzo 1978, entrato in vigore per la 

Repubblica italiana il 23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985, 

nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 59 e segg. dalla Con-

venzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 

(CAS).  

 

 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trat-

tati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 

nazionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale 

(cosiddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa 

ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 con-

sid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 129 II 462 con-

sid. 1.1; 128 II 355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 

122 II 140 consid. 2, 373 consid. 1a). Il principio di favore vale anche 

nell'applicazione delle pertinenti norme internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). 

È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 

123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 

 

2.  

2.1 Nella sua impugnativa, l'insorgente contesta innanzitutto la validità della 

decisione impugnata, non essendo la medesima sottoscritta dal capo del 

dipartimento né esistendo, verosimilmente, una delega giusta l'art. 49 

cpv. 2 della legge sull'organizzazione del Governo e dell'Amministrazione 

(LOGA; RS 172.010) in favore del signor B., firmatario dell'atto contestato. 

 

2.2 Conformemente all'art. 49 cpv. 3 LOGA, i direttori dei gruppi e degli uffici 

regolano il diritto di firma nel loro settore di competenza. Sulla base di tale 

disposizione, l'UFG ha emanato le "Instructions sur les pouvoirs de signatu-

re à l'Office fédéral de la justice" del 6 luglio 2007, aggiornate il 3 dicembre 

2014; queste prevedono che la facoltà di firma in presenza di procedure di 

estradizione, eccettuati gli ordini di arresto e documenti aventi come ogget-

to domande di principio, compete al collaboratore del settore estradizioni 

(act. 11 e 11.1).  

 

http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.154%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F130-II-337%3Ait&number_of_ranks=0#page337
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.154%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F130-II-337%3Ait&number_of_ranks=0#page337
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.154%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F123-II-595%3Ait&number_of_ranks=0#page595
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=it&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&query_words=1A.154%2F2006&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F123-II-595%3Ait&number_of_ranks=0#page595

- 5 - 
 
 

 La decisione impugnata costituisce indubbiamente un atto per il quale auto-

rizzato a firmare è il collaboratore del settore estradizioni, funzione appunto 

ricoperta dal signor B.  

 La censura sollevata dal ricorrente va pertanto disattesa. 

 

 

3. 

3.1 Nel seguito del suo ricorso, A. lamenta l'assenza, nella decisione querelata, 

dell'indicazione degli articoli della legge svizzera a cui corrisponderebbero 

le normative italiane menzionate nella rogatoria. 

 

3.2 A torto. In effetti, la decisione querelata (act. 1.2) indica, al punto 3.3, i reati 

imputati al ricorrente da parte delle autorità estere, come pure le norme di 

diritto svizzero alle quali potrebbero corrispondere i fatti addotti nella do-

manda rogatoriale, effettuata la dovuta trasposizione.  

 

Dalla decisione impugnata risulta quanto segue: 

 

"Nella fattispecie, dall'Ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere […] (in 

appresso: OCCC), risulta che la persona perseguita è sospettata di aver commesso, in con-

corso, i seguenti reati. 

 

-  Promozione e costituzione di un'associazione per delinquere volta a commettere più de-

litti di emissione e di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, occultamento e/o distru-

zione delle scritture contabili, omessa dichiarazione, falso, contrabbando, associazione 

(capo 1, pagina 3 dell'OCCC); 

-  Emissione negli anni 2010, 2011, 2012 e 2013 di fatture relative ad operazioni soggetti-

vamente inesistenti, al fine di consentire a terzi l'evasione dell'imposta sul valore aggiun-

to (di seguito IVA) (capi 2, 8, 11, 12 e 14, pagine 10, 19, 46, 94 e 108 dell'OCCC); 

-  Distruzione e/o occultamento di tutte le scritture contabili e di tutta la documentazione di 

cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi 

e del volume d'affari, al fine di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto e di 

consentire l'evasione a terzi (capi 3, 9 e 15, pagine 16, 45 e 109 dell'OCCC); 

-  Presentazione all'Agenzia delle Dogane, di false attestazioni, in atti pubblici, presentan-

do 93 dichiarazioni doganali di importazione definitiva, atti pubblici di fede privilegiata, ed 

allegando a ciascuna delle stesse altrettante illegittime dichiarazioni di intento emesse 

da C., con le quali venne certificato lo status di esportatore abituale, in realtà mai conse-

guito, con conseguente mancato pagamento dell'IVA in dogana (capo 4, pagina 17 

dell'OCCC); 

-  Introduzione fraudolenta negli anni 2011 e 2012 nel territorio italiano, sottraendole al pa-

gamento dei diritti di confine dovuti (IVA) all'atto dell'importazione, le merci acquistate da 

società della Confederazione svizzera; 

-  Omissione di presentare la dichiarazione annuale per gli anni 2011 e 2012 relativa alle 

imposte sui redditi e all'IVA (capi 6, 10 e 13, pagine 18, 46 e 95 dell'OCCC); 

- 6 - 
 
 

-  Contraffazione dell'effige della Repubblica italiana, del logo dell'Agenzia delle Dogane, 

del contenuto, dei numeri di Protocollo, dei destinatari e della firma del responsabile del-

la Sezione relativi alla nota del 28 febbraio 2013 dell'Agenzia delle Dogane di Montano 

Lucino, formando in tal modo un atto falso (capo 7, pagina 18 dell'OCCC). 

 

In riassunto viene rimproverato alla persona perseguita di aver, attraverso la Società svizze-

ra D. SA, la società tedesca E. Gmbh e la società rumena F. SRL, immesso nel mercato ita-

liano notevoli quantità di merce a prezzi fortemente concorrenziali per mezzo della cessione 

di materiale plastico, in regime d'imponibilità con successiva neutralizzazione dell'imposta 

IVA alle società italiane C., G., H. risultate essere delle società "cartiere" (cosiddetta missing 

trader – amministrate di diritto da prestanome, prive di dipendenti, di una stabile sede opera-

tiva e di una struttura organizzativa adeguata ai volumi d'affari sviluppati) e I. risultata essere 

una società cartiera/filtro (cosiddetta buffer) tutte amministrate di fatto dalla persona perse-

guita. La definitiva cessione delle merci dalle sopra indicate società ai destinatari reali delle 

merci, avveniva a prezzi estremamente vantaggiosi per effetto della trasformazione, nella 

fase di vendita (esclusivamente cartolare) di parte del costo originario delle merci in IVA e 

concentrando, in tal modo, su loro stesse il debito d'imposta, col preventivato proposito di 

non versarlo all'Erario e destinare il relativo importo a beneficio degli associati. Il tutto avve-

niva con la formazione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti e la creazione di 

falsi documenti di trasporto necessari per documentare il passaggio delle merci al cliente fi-

nale. Di ogni società "cartiera" sono state distrutte/occultate le scritture contabili". 

 Inoltre, la persona perseguita in correità con tale J., avrebbe attestato falsamente all'Agen-

zia delle Dogane presentando 93 dichiarazioni doganali d'importazione definitiva, atti pubbli-

ci di fede privilegiata, ed avrebbe allegato a ciascuna delle stesse altrettante illegittime di-

chiarazioni di intento emesse da C., con le quali autocertificavano lo status di esportatore 

abituale, in realtà mai conseguito, con conseguente mancato pagamento dell'IVA in dogana, 

fatti commessi dal 28 settembre 2011 al 2 ottobre 2012 […]. 

 

 Sempre in correità con tale J., la persona perseguita avrebbe contraffatto l'effige della Re-

pubblica italiana, il logo dell'Agenzia delle Dogane, il contenuto, i numeri di Protocollo, i de-

stinatari e la firma del responsabile della Sezione relativi alla nota del 28 febbraio 2013 

dell'Agenzia delle Dogane di Montano Lucino, formando in tal modo un atto falso […]. 

 

 In considerazione di quanto precede, l'UFG costata che i fatti ascritti alla persona perseguita 

sono costitutivi di omissione della contabilità, di falsità in documenti e di falsità in certificati in 

violazione degli articoli 166 e 251, 252 del Codice penale svizzero (CP; RS 311.0). […] 

 

 Nella fattispecie, le due circostanze aggravanti dell'articolo 97 cpv 2 let. a e b LIVA sono 

realizzate: la persona perseguita avrebbe agito con diverse persone, nonché per mestiere: 

creazione di società, uso di documenti falsi (false fatture, falsi documenti); fatti commessi su 

diversi anni e sempre in corso secondo (pagine 366 dell'OCCC): e guadagni stimati a diversi 

milioni di EURO.[…] 

 

- 7 - 
 
 

 Nella fattispecie, le condizioni dell'articolo 14 cpv. 2 e 4 DPA sono ugualmente adempiute. 

 

 Tuttavia, in quanto concerne l'evasione degli imposti sui redditi (capi 6, 10 e 13, pagine 18, 

46 e 95 dell'OCCC), l'estradizione non può essere concessa." 

  

Risulta dunque che, nella propria decisione di estradizione, l'UFG ha chia-

ramente elencato i capi dell'OCCC posti a carico dell'insorgente e rilevanti 

per la presente procedura di estradizione, ossia i capi di imputazione n. 1, 

2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 11, 12, 14 e 15. L'UFG ha pure espressamente indicato le 

norme di diritto svizzero che potrebbero entrare in considerazione nel caso 

di specie. 

 

Anche questa censura va pertanto respinta.  

 

 

4. 

4.1 In terzo luogo, il ricorrente ritiene che la domanda di cooperazione in mate-

ria penale sarebbe irricevibile giusta l'art. 2 lett. a AIMP, essendovi motivo 

di credere che il procedimento all'estero non corrisponda ai principi proce-

durali della Convenzione europea del 4 novembre 1950 per la salvaguardia 

dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) o del patto interna-

zionale del 16 dicembre 1966 sui diritti civili e politici (Patto ONU II). In pro-

posito, egli sostiene che, ritenuto il sovraffollamento delle carceri italiane, 

l'estradizione presupporrebbe una formale garanzia da parte delle autorità 

estere in merito al rispetto delle condizioni di detenzione riconosciute dalla 

Corte europea dei diritti dell'uomo.   

 

4.2 Gli standard minimi di protezione dei diritti individuali derivanti dalla CEDU 

o dal Patto ONU II fanno parte dell'ordine pubblico internazionale. Tra tali 

diritti figura il divieto di tortura nonché di trattamenti crudeli, inumani o de-

gradanti (art. 3 CEDU e art. 7 Patto ONU II; cfr. anche art. 3 della Conven-

zione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degra-

danti del 10 dicembre 1984 [RS 0.105], nonché la Convenzione europea 

per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degra-

danti del 26 novembre 1987 [RS 0.106]). Sebbene la CEDU non garantisca 

il diritto di non essere espulso o estradato in quanto tale, quando una deci-

sione di estradizione lede, per le sue conseguenze, l'esercizio di un diritto 

garantito dalla convenzione, essa può, se le ripercussioni non sono troppo 

indirette, mettere in gioco gli obblighi di uno Stato contraente sulla base 

della disposizione corrispondente (DTF 123 II 279 consid. 2d, 511 con-

sid. 6a, con i rinvii alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti 

dell'uomo). La Svizzera veglia a non prestare il suo appoggio sia attraverso 

l'estradizione che attraverso la cosiddetta «altra assistenza» a procedure 

che non garantirebbero alla persona perseguita uno standard di protezione 

- 8 - 
 
 

minima corrispondente a quello offerto dal diritto degli Stati democratici, de-

finito in particolare dalla CEDU o dal Patto ONU II, o che si troverebbero in 

contrasto con norme riconosciute come appartenenti all'ordine pubblico in-

ternazionale (DTF 130 II 217 consid. 8.1; 126 II 324 consid. 4a; 125 II 356 

consid. 8a; 123 II 161 consid. 6a, 511 consid. 5a, 595 consid. 5c; 122 II 140 

consid. 5a). Nessuno può essere rinviato in uno Stato in cui rischia la tortu-

ra o un altro genere di trattamento o punizione crudele o inumano (art. 25 

cpv. 3 Cost.; DTF 133 IV 76 consid. 4.1, con rinvii). 

 

4.3 Secondo l'art. 37 cpv. 3 AIMP, l'estradizione è negata se lo Stato richieden-

te non offre garanzia che la persona perseguita nello Stato richiedente non 

sarà sottoposta ad un trattamento pregiudizievole per la sua integrità fisica. 

Il Tribunale federale ha avuto modo di approfondire la problematica delle 

garanzie diplomatiche fornite dallo Stato richiedente quali condizioni per 

l'estradizione nella DTF 134 IV 156. Nella sua analisi, l'Alta Corte ha pro-

ceduto ad una suddivisione tripartita della casistica legata all'impiego di ga-

ranzie. Nella prima categoria figurano i casi concernenti i Paesi con una 

provata cultura dello Stato di diritto – in particolare i Paesi occidentali –, i 

quali, dal punto di vista dell'art. 3 CEDU, non presentano di regola nessun 

rischio per le persone perseguite che vi devono essere estradate. In questi 

casi l'estradizione viene concessa senza pretendere garanzie. Nella se-

conda categoria sono invece compresi i casi riguardanti quegli Stati nei 

quali vi sono seri rischi che la persona perseguita possa subire maltratta-

menti proibiti; in tali casi il rischio è contrastato o minimizzato mediante ga-

ranzie fornite dallo Stato richiedente, in modo che lo stesso rimanga solo 

teorico. Vi è infine una terza categoria, nella quale il rischio di trattamenti 

contrari ai diritti umani non può, neanche con l'ausilio di garanzie diplomati-

che, né essere minimizzato né essere reso solamente teorico (v. DTF 134 

IV 156 consid. 6.7).  

 

4.4 Con sentenza 1C_176/2014 del 12 maggio 2014, il Tribunale federale ha 

evidenziato che il problema del sovraffollamento delle carceri italiane, più 

che critico, riconosciuto come tale dallo Stato richiedente già impegnato a 

porvi rimedio, non appare sufficiente per declassarlo nella qualifica di Pae-

se al quale non si può riconoscere una provata cultura di stato di diritto, 

perlomeno fintanto che tale condizione non si imponga sulla base di una 

nuova valutazione da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo. L'Alta 

Corte ha pertanto ritenuto non sussistere seri dubbi che l'Italia, oltre che 

procedere alle necessarie riforme, si adopererà, anche senza richiesta 

espressa di garanzie formali, ad assicurare alle persone perseguite, delle 

quali chiede l'estradizione dalla Svizzera, condizioni di detenzione rispetto-

se della dignità umana (sentenza 1C_176/2014 consid. 4.4 e 4.5; v. anche 

sentenza 1C_317/2014 del 27 giugno 2014, consid. 1.3). Questo vale an-

che per il carcere di Como dove il ricorrente sostiene che verrebbe carcera-

- 9 - 
 
 

to, senza tuttavia portare alcun elemento che lasci presupporre che l'Italia 

non rispetterà, nei suoi confronti, gli standard minimi imposti dalla CEDU.  

 In base alla precitata giurisprudenza, non vi è pertanto alcuna fondata ra-

gione per chiedere all'Italia il rilascio di una garanzia formale. 

 

 La censura del ricorrente deve pertanto essere respinta. 

 

 

5. In quarto luogo, il ricorrente si duole di una violazione del principio della 

doppia punibilità. A suo parere, l'atto perseguito all'estero, fatta la dovuta 

trasposizione, non denoterebbe gli elementi obbiettivi di una fattispecie pu-

nibile anche secondo il diritto svizzero, essendo in concreto realizzata l'ec-

cezione del carattere fiscale del reato. Le finalità del modello di business 

incriminato sarebbero infatti prettamente di tipo commerciale, con l'unico in-

tento di ridurre i prezzi, ma non a seguito del mancato pagamento di impo-

ste. Inoltre, gli ulteriori reati di cui al Codice penale italiano indicati dall'auto-

rità estera non sarebbero adempiuti e in ogni caso non sarebbero idonei a 

giustificare l'estradizione. In sostanza, A. si duole del fatto che l'estradizio-

ne apparirebbe manifestamente inammissibile giusta l'art. 51 cpv. 1 AIMP e 

gli art. 2 e segg. AIMP.  

 

5.1 Giusta l'art. 2 n. 1 CEEstr, danno luogo all'estradizione i fatti che le leggi 

della Parte richiedente e della Parte richiesta puniscono con una pena o 

con una misura di sicurezza privative della libertà di un massimo di almeno 

un anno o con una pena più severa. Di contenuto analogo è l'art. 35 cpv. 1 

AIMP. Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'autorità non si scosta 

dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune 

o altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 

consid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b pag. 121 e seg.). Il giudice dell'estradi-

zione non deve procedere a un esame dei reati e delle norme penali men-

zionati nella domanda estera, ma deve semplicemente vagliare, limitandosi 

a un esame "prima facie", se i fatti ivi addotti – effettuata la dovuta traspo-

sizione – sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che 

la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto 

delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste 

(DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 

116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incrimi-

nati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni 

toccate, dalla medesima qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 con-

sid. 4b/cc pag. 188). È sufficiente che essi siano puniti nei due Stati come 

reati che possono essere oggetto di assistenza internazionale (DTF 117 Ib 

337 consid. 4a; 112 Ib 225 consid. 3c e sentenze citate). Se l'estradizione è 

richiesta per diverse infrazioni, la condizione della doppia punibilità deve 

essere adempiuta per ognuna di esse (DTF 125 II 569 consid. 6 pag. 575). 

http://links.weblaw.ch/DTF-132-II-81
http://links.weblaw.ch/DTF-118-IB-111
http://links.weblaw.ch/DTF-124-II-184
http://links.weblaw.ch/DTF-118-IB-543
http://links.weblaw.ch/DTF-116-IB-89
http://links.weblaw.ch/DTF-112-IB-576
http://links.weblaw.ch/DTF-124-II-184
http://links.weblaw.ch/DTF-125-II-569

- 10 - 
 
 

 

5.2 Nella fattispecie, come già accennato in precedenza, l'estradando è ogget-

to in Italia di una procedura penale, in cui il suo ruolo viene descritto come 

segue nella domanda di estradizione:  

 

 "la società svizzera D. SA, la società tedesca E. Gmbh e la società rumena F. 

SRL, tutte riconducibili all'indagato A., hanno immesso nel mercato italiano notevoli 

quantità di merci a prezzi fortemente concorrenziali, per mezzo della cessione di 

materiale plastico, in regime di imponibilità con successiva neutralizzazione 

dell'imposta (I.V.A.), alle società italiane C., G., H. risultate essere delle società 

"cartiere" (c.d. missing trader – amministrate di diritto da prestanome, prive di di-

pendenti, di una stabile sede operativa e di una struttura organizzativa adeguata ai 

volumi d'affari sviluppati) e I. risultata essere una società cartiera/filtro (c.d. buffer), 

tutte amministrate di fatto dallo stesso A.. La definitiva cessione delle merci dalle 

sopra indicate società ai destinatari reali delle merci, avveniva a prezzi estrema-

mente vantaggiosi per effetto della trasformazione, nella fase di vendita (esclusi-

vamente cartolare) di parte del costo originario delle merci in I.V.A. e concentran-

do, in tal modo, su loro stesse il debito di imposta, col preventivato proposito di non 

versarlo all'Erario e destinare il relativo importo a beneficio degli associati. Il tutto 

avveniva con la formazione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti e 

la creazione di falsi documenti di trasporto necessari per documentare il passaggio 

delle merci al cliente finale. Di ogni società "cartiera" sono state distrutte/occultate 

le scritture contabili" (v. esposizione succinta dei fatti in act. 7.3).  

 

 Fatti che sarebbero stati commessi dal ricorrente, quale promotore ed or-

ganizzatore, unitamente a terze persone (v. OCC in act. 7.3 pag. 3 e segg.) 

e nel cui contesto sarebbero state presentate delle attestazioni false all'A-

genzia delle Dogane e sarebbero stati contraffatti l'effige della Repubblica 

italiana, il logo dell'Agenzia delle Dogane, il contenuto, i numeri di protocol-

lo, i destinatari e la firma del responsabile della Sezione doganale relativi 

alla nota n. 841/RU/2013 del 28 febbraio 2013 dell'Agenzia delle Dogane di 

Montano Lucino (v. OCCC pag. 17 e segg., in act. 7.3). Per quanto prece-

de, il ricorrente è accusato all'estero di associazione per delinquere, emis-

sione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione 

fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, occultamento 

o distruzione di documenti contabili, evasione dell'IVA all'importazione, fal-

sità in documenti (atti pubblici) e contraffazione delle impronte. 

 

5.3 A mente del ricorrente, tali atti non sarebbero sussumibili, secondo il diritto 

svizzero, nei reati di falsità in documenti (art. 251 CP) e/o falsità in certifica-

ti (art. 252 CP), omissione della contabilità (art. 166 CP), né costituirebbero 

violazioni fiscali aggravate ai sensi dell'art. 97 cpv. 2 lett. a e b LIVA o 

dell'art. 14 cpv. 1, 2 e 4 DPA. 

 

- 11 - 
 
 

5.4 

5.4.1 Il reato di falsità in documenti di cui all'art. 251 CP prevede che chiunque, 

al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procac-

ciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un documento falso od altera 

un documento vero, oppure abusa dell'altrui firma autentica o dell'altrui se-

gno a mano autentico per formare un documento suppositizio, oppure atte-

sta o fa attestare in un documento, contrariamente alla verità, un fatto di 

importanza giuridica, o fa uso, a scopo d'inganno, di un tale documento, è 

punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecunia-

ria. Per documenti si intendono gli scritti destinati e atti a provare un fatto di 

portata giuridica, i segni destinati a tal fine (art. 110 cpv. 4 prima frase CP). 

 

L'art. 251 n. 1 CP contempla sia il reato di falso materiale (falsificazione in 

senso stretto) che quello di falso ideologico (falsa attestazione). Vi è falsità 

materiale quando il vero estensore del documento non corrisponde all'auto-

re apparente: il documento contraffatto ("unechte Urkunde"; ad esempio 

mediante la contraffazione della firma) trae quindi in inganno sull'identità di 

colui dal quale esso emana (v. DTF 128 IV 265 consid. 1.1.1). Sussiste in-

vece falsità ideologica nel caso in cui il contenuto del documento non corri-

sponde alla realtà, pur emanando dal suo autore apparente (DTF 126 IV 65 

consid. 2a pag. 67). Il documento è pertanto fittizio: si parla in questi casi 

anche di "documento menzognero" ("unwahre Urkunde"; v. MARKUS BOOG, 

Basler Kommentar, Strafrecht II, 3a ediz., Basilea 2013 [di seguito: Basler 

Kommentar], n. 3, 66 e segg. ad art. 251 CP). Il documento è menzognero 

se il suo contenuto ivi documentato non corrisponde alla situazione fattuale 

reale. Tuttavia, non basta una semplice menzogna scritta per ritenere la 

falsità ideologica. Poiché la fiducia che si può avere a non essere ingannati 

sull'identità dell'autore del documento è maggiore di quella che si ripone nel 

fatto che l'autore non menta, in caso di falsità ideologica la giurisprudenza 

esige che il documento fruisca di un'accresciuta credibilità e che il suo de-

stinatario vi possa ragionevolmente prestar fede (DTF 138 IV 130 

consid. 2.1; MARKUS BOOG, Buchführungs- und Urkundendelikte in der wirt-

schaftlichen Krise, in: Konkurs und Strafrecht: Strafrechtliche Risiken vor, in 

und nach der Generalexekution, a cura di J.-B. Ackermann e W. Wohlers, 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2011, pag. 32 e segg.; TRECHSEL/ERNI, Schweizeri-

sches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar [Trechsel/Pieth ed.], 2a ediz., Zu-

rigo/San Gallo 2013, n. 6 e segg. ad art. 251 CP). In base alle circostanze 

o in virtù della legge, il documento deve pertanto apparire degno di fede, di 

modo che una sua verifica da parte del suo destinatario non sia né neces-

saria né esigibile (DTF 132 IV 12 consid. 8.1 pag. 14 e seg.; 129 IV 130 

consid. 2.1 pag. 133 e seg.). Sotto il profilo soggettivo, l'autore del reato 

deve agire a scopo di inganno e con l'intenzione di nuocere al patrimonio o 

ad altri diritti di una persona oppure di procacciare a sé o ad altri un indebi-

to profitto. Il dolo eventuale è sufficiente (DTF 138 IV 130). Si rende colpe-

http://links.weblaw.ch/DTF-128-IV-265
http://links.weblaw.ch/DTF-126-IV-65
http://links.weblaw.ch/DTF-132-IV-12
http://links.weblaw.ch/DTF-129-IV-130

- 12 - 
 
 

vole di falsità in documenti non soltanto chi allestisce un documento falso o 

menzognero ma anche chi, sempre al fine di nuocere al patrimonio o ad al-

tri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, 

fa uso, a scopo di inganno, di detto documento (art. 251 n. 1 cpv. 3 CP).  

 

5.4.2 Allorquando una truffa fiscale è commessa per mezzo di documenti falsi, 

l'art. 251 CP è assorbito dalla relativa disposizione del diritto penale fiscale 

(DTF 108 IV 180 consid. 2 e 3; sentenza del Tribunale federale 

6B_52/2012 dell'11 marzo 2013, consid. 4.1 e riferimenti citati), e meglio 

dall'art. 15 DPA. Secondo tale norma chiunque, al fine di procacciare a sé o 

a altri un indebito profitto a tenore della legislazione amministrativa della 

Confederazione oppure di nuocere al patrimonio o a altri diritti dell'ente 

pubblico, forma un documento falso o altera un documento vero, abusa 

dell'altrui firma autentica o dell'altrui segno a mano autentico per formare 

un documento suppositizio, oppure fa uso, a scopo di inganno, di un docu-

mento di tale natura, è punito con la detenzione o con la multa fino a 

fr. 30'000.-- (art. 15 n. 1 cpv. 1 DPA). 

Tra il reato fiscale – nell'ambito del quale il reato di falsità ideologica relati-

vamente ad un documento redatto da un privato non è comunque punibile 

(DTF 108 IV 180 consid. 3b; TRECHSEL/ERNI, op. cit., n. 20 ad art. 251 CP; 

GÜNTER STRATENWERTH/FELIX BOMMER, Schweizerisches Strafrecht - Be-

sonderer Teil II, Straftaten gegen Gemeininteressen, 7a ediz., Berna 2013, 

pag. 172 e seg. nota 87; EIKER/FRANK/ACHERMANN, Verwaltungsstrafrecht 

und Verwaltungsstrafverfahrensrecht, Berna 2012, pag. 119) – e quello di 

falsità in atti del diritto penale sussiste tuttavia concorso perfetto qualora 

l'agente abbia l'intenzione di utilizzare i documenti in un ambito diverso da 

quello fiscale, o perlomeno accetti l'eventualità di un simile utilizzo 

(DTF 133 IV 303 consid. 4.5; 122 IV 25 consid. 3, con riferimenti; sentenza 

del Tribunale federale 1A.47/2001 del 27 settembre 2001, consid. 2a; 

MARKUS BOOG, Basler Kommentar, n. 236 ad art. 251 CP; TRECHSEL/ERNI, 

op. cit., n. 9, 20 e 23 ad art. 251 CP). Il reato di falsità in documenti risulta 

pertanto adempiuto se l'autore accetta l'eventualità di un utilizzo del conte-

sto fiscale, ad esempio se egli crea un bilancio falso non solo nell'intento di 

sottoporlo al fisco, ma anche per presentarlo agli azionisti ed ai creditori; è 

sufficiente che egli accetti l'eventualità di un uso esterno all'ambito fiscale 

perché il concorso tra le due disposizioni sia possibile (BERNARD CORBOZ, 

Les infractions en droit suisse – Volume II, 3a ediz., Berna 2010, pag. 269 

e giurisprudenza citata). 

  

5.4.3 Trattando della questione dei reati fiscali in ambito estradizionale, il Tribu-

nale federale ha più volte ribadito che l'esclusione dell'estradizione per tali 

reati non consente di rifiutarla anche per reati di diritto comune, che con i 

primi siano connessi, o in relazione di concorso ideale o reale, se le altre 

condizioni dell'estradizione sono adempiute. L'Alta Corte ha tuttavia stabili-

- 13 - 
 
 

to un'eccezione a questo principio, allorché tra il reato fiscale e il reato  

estradizionale del diritto comune sussista un cosiddetto concorso improprio 

("unechte Gesetzeskonkurrenz"), cioè quando la fattispecie ricade sotto 

due disposizioni contemporaneamente, e quella di natura fiscale, che osta 

all'estradizione, la regge sotto ogni suo aspetto (DTF 113 II 181 con-

sid. 3b/aa; 112 Ib 55 consid. 5d/bb; 110 Ib 187 consid. 3c e d; 108 Ib 525 

consid. 5; 103 Ia 218 consid. 2 con rinvii; 60 I 213 consid. 3b; 50 I 249 con-

sid. 5; 39 I n. 37 consid. 3; 9 I n. 49 consid. 2; sentenza del Tribunale fede-

rale 1A.328/2000 del 20 aprile 2001, consid. 3b; cfr. anche DTF 108 Ib 525 

consid. 5; sentenza del Tribunale federale 1A.102/2000 del 10 aprile 2000, 

consid. 7; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en 

matière pénale, 4a ed., Berna 2014, n. 736 pag. 691).  

 

5.4.4 L'UFG ha ritenuto essere di rilievo, quale reato secondo il diritto svizzero, 

anche la falsità in certificati di cui all'art. 252 CP. Questa disposizione pre-

vede che chiunque, al fine di migliorare la situazione propria o altrui, con-

traffà o altera carte di legittimazione, certificati, attestati, fa uso, a scopo di 

inganno, di un atto di questa natura contraffatto od alterato da un terzo, 

abusa, a scopo di inganno, di uno scritto di questa natura, è punito con una 

pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria. Il comportamento 

punibile può consistere nella contraffazione, la falsificazione, l'utilizzo (di un 

certificato falso o falsificato) o l'abuso del certificato di un terzo. L'uso di un 

falso è sussidiario, ossia quando l'autore ha fatto uso di un documento fal-

so creato o falsificato da un terzo. L'infrazione è intenzionale. Inoltre, l'auto-

re deve aver agito nell'intento di migliorare la sua situazione o quella di un 

terzo. Questo intento è realizzato, segnatamente, quando l'autore intende 

facilitarsi la vita (DTF 111 IV 24 consid. 1b); esso ricopre praticamente tutte 

le situazioni, a meno che l'autore non abbia agito senza scopo ragionevole 

o per nuocere a terzi (CORBOZ, op. cit., n. 18 ad art. 252 CP).  

 

5.4.5 La delimitazione del campo di applicazione dell'art. 252 CP rispetto a quello 

dell'art. 251 CP è spesso difficile da definire con precisione. L'art. 252 CP 

potrebbe essere considerato come una disposizione sussidiaria, applicabile 

allorquando il certificato non costituisce un titolo ai sensi dell'art. 251 CP, 

quando non è possibile ritenere l'intenzione richiesta dall'art. 251 CP o an-

cora quando vi è utilizzo abusivo di un certificato contraffatto o alterato da 

una terza persona. In merito all'intenzione, va rilevato che l'art. 251 CP 

prevede un'ipotesi non contemplata dall'art. 252 CP, e meglio il fine di nuo-

cere al patrimonio o ad altri diritti di un terzo: se l'autore vuole o accetta di 

creare danno ai diritti altrui, l'art. 252 CP cede il passo all'art. 251 CP, nor-

ma più severa (DTF 111 IV 24; CORBOZ, op. cit., n. 23 e segg. ad art. 252 

CP). Pertanto, la falsificazione di carte di legittimazione, di certificati o di at-

testati non va punita applicando la sanzione più mite stabilita dall'art. 252 

CP, bensì con quella prevista dall'art. 251 CP, quando tale falsificazione 

http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=1A.328%2F2000&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F112-IB-55%3Ade&number_of_ranks=0#page55
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=1A.328%2F2000&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F112-IB-55%3Ade&number_of_ranks=0#page55
http://relevancy.bger.ch/php/aza/http/index.php?lang=de&type=highlight_simple_query&page=1&from_date=&to_date=&sort=relevance&insertion_date=&top_subcollection_aza=all&query_words=1A.328%2F2000&rank=0&azaclir=aza&highlight_docid=atf%3A%2F%2F108-IB-525%3Ade&number_of_ranks=0#page525
http://links.weblaw.ch/ATF-111-IV-24

- 14 - 
 
 

procaccia all'agente un indebito profitto suscettibile di nuocere al patrimonio 

o ad altri diritti di una persona, che ecceda il semplice miglioramento della 

situazione.  

 

5.4.6 Con riferimento ai reati di cui agli art. 251 e 252 CP, dalla descrizione dei 

fatti contenuta nell'OCCC e dalla decisione impugnata, risulta che al ricor-

rente è rimproverato di avere formato fatture per operazioni soggettivamen-

te inesistenti e creato falsi documenti di trasporto necessari per documen-

tare il passaggio delle merci al cliente finale, nonché presentato attestazioni 

false all'Agenzia delle Dogane, tramite dichiarazioni doganali di importazio-

ne definitiva a cui erano allegate altrettante illegittime dichiarazioni di inten-

to emesse da C., allo scopo di non versare il dovuto all'Erario. Inoltre, il ri-

corrente avrebbe, in correità con J., contraffatto l'effige della Repubblica ita-

liana, il logo dell'Agenzia delle Dogane, il contenuto, i numeri di protocollo, i 

destinatari e la firma del responsabile della Sezione doganale relativi alla 

nota n. 841/RU/2013 del 28 febbraio 2013 dell'Agenzia delle Dogane di 

Montano Lucino (v. act. 7.3 e act. 1.2).  

 

Va pertanto verificato se tali fatti, effettuata la dovuta trasposizione nel dirit-

to svizzero, potrebbero ricadere, come ritenuto dall'UFG, nel campo di ap-

plicazione dei reati di falsità in documenti e/o falsità in certificati.  

 

Le fatture ed i documenti di trasporto non costituiscono certificati ai sensi 

dell'art. 252 CP; se redatti nell'intento di ingannare un terzo, essi potrebbe-

ro invece ricadere sotto la qualifica di documenti di cui all'art. 251 CP, po-

tendosi in questo caso reputare adempiuto il requisito dell'accresciuta cre-

dibilità e della fede che il suo destinatario vi presti (in proposito vedi: 

MARKUS BOOG, Basler Kommentar, n. 97 e segg., 105 e segg. ad art. 251 

CP; ROLAND MÜLLER/ LORENZ LIPP/ ADRIAN PLÜSS, Der Verwaltungsrat, Ein 

Handbuch für Theorie und Praxis, 4a ediz., Zurigo 2014, pag. 399 e nota 

1804; TRECHSEL/ERNI, op. cit., p. 1149 e seg.;  ULRICH WEDER, StGB 

Kommentar [Andreas Donatsch ed.], 19a ediz., Zurigo 2013, n. 33a ad 

art. 251 CP; STRATENWERTH /BOMMER, op. cit., n. 41 ad art. 251 CP). Sia 

quel che sia, nel caso di specie fanno comunque difetto indizi che lascino 

presumere che il ricorrente intendesse o avesse accettato di utilizzare tali 

scritti in ambito non fiscale, come pure che essi fossero stati allestiti per 

essere utilizzati anche in campi non connessi al mondo tributario. In tali cir-

costanze, l'agire dell'estradando nell'allestire fatture e documenti di traspor-

to, trasposto nel diritto svizzero, sarebbe tutt'al più soggetto all'art. 15 DPA, 

norma che, in virtù del concorso improprio, assorbe le imputazioni di cui 

all'art. 251 CP. L'art. 15 DPA non punisce tuttavia la creazione di documen-

ti falsi di natura privata (v. consid. 5.4.2 supra). 

 

- 15 - 
 
 

Lo stesso dicasi in merito sia alle false attestazioni sottoposte all'Agenzia 

delle Dogane, tramite la presentazione di 93 dichiarazioni doganali d'impor-

tazione definitiva, atti pubblici di fede privilegiata, a cui erano allegate altret-

tante illegittime dichiarazioni di intento emesse da C. al fine di autocertifica-

re lo status di esportatore abituale, sia alla contraffazione dell'effige della 

Repubblica italiana, del logo dell'Agenzia delle Dogane, del contenuto, dei 

numeri di protocollo, dei destinatari e della firma del responsabile della Se-

zione relativi alla nota del 28 febbraio 2013 dell'Agenzia delle Dogane di 

Montano Lucino. In effetti, sebbene tali atti – non presentati a questa Corte 

– potrebbero eventualmente adempiere le condizioni per essere considerati 

dei documenti falsi ai sensi dell'art. 251 CP (norma che prevale sull'art. 252 

CP, ritenuta l'esistenza di un chiaro intento di conseguire un vantaggio in-

debito a danno dell'erario), non risulta, dal dossier sottoposto a questa Cor-

te, alcun indizio che essi dovessero essere utilizzati in altri ambiti oltre a 

quello tributario. Pertanto, applicabile alla fattispecie in virtù del concorso 

improprio sarebbe l'art. 15 DPA; tale norma, non ricadendo verosimilmente 

tali documenti sotto la definizione di falsi ideologici di natura privata, per-

metterebbe dunque la concessione dell'estradizione (v. art. 333 cpv. 2 lett. 

b CP; RVJ 2010 p 340). La questione non merita comunque maggiore ap-

profondimento, ritenuto che l'estradizione va in ogni caso concessa per i 

motivi indicati al successivo consid. 5.6. 

 

5.4.7 Applicabile alla fattispecie della falsificazione della nota del 28 febbraio 

2013 dell'Agenzia delle Dogane di Montano Lucino potrebbe essere anche 

l'art. 246 CP. Secondo tale disposizione, chiunque, al fine di usarne come 

genuine od inalterate, contraffà od altera marche ufficiali apposte dall'auto-

rità ad un oggetto per constatare il risultato di un esame o la concessione di 

un permesso, quali per esempio i bolli di controllo dei lavori d'oro e d'argen-

to, i bolli degli ispettori delle carni, le marche dell'Amministrazione delle do-

gane, chiunque usa come genuini od inalterati segni di detto genere con-

traffatti od alterati, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con 

una pena pecuniaria. Anche in questa ipotesi, tuttavia, essendo il docu-

mento in questione stato redatto nell'intento di essere utilizzato in ambito fi-

scale, il concorso improprio con le norme di diritto penale amministrativo 

imporrebbero l'applicazione dell'art. 15 DPA, con l'esclusione delle disposi-

zioni del diritto penale ordinario (DTF 103 Ia 218; v. consid. 5.4.6 supra). 

 

 

 

5.5  

5.5.1 L'UFG ritiene in seguito che i comportamenti rimproverati all'estradando po-

trebbero ricadere, in diritto svizzero, nel campo di applicazione dell'art. 166 

CP. Secondo tale disposizione, il debitore che viola il dovere impostogli dal-

la legge di tenere regolarmente e conservare i libri di commercio e di alle-

- 16 - 
 
 

stire un bilancio in modo che non si possa rilevare il suo stato patrimoniale 

o non si possa rilevarlo interamente, è punito con una pena detentiva sino 

a tre anni o con una pena pecuniaria, se viene dichiarato il suo fallimento o 

se contro di lui viene rilasciato un attestato di carenza di beni in seguito ad 

un pignoramento eseguito in conformità dell'articolo 43 della legge federale 

sulla esecuzione e sul fallimento dell'11 aprile 1889 (LEF; RS 281.1). 

 

5.5.2 Nel caso concreto, l'agire che potrebbe corrispondere a queste condizioni 

sarebbe quello di avere distrutto, rispettivamente occultato, le scritture con-

tabili delle società "cartiere" e la documentazione di cui è obbligatoria la 

conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi e del 

volume d'affari. Ora essendo, contrariamente al diritto interno, la dichiara-

zione di fallimento o il rilascio di un attestato di carenza beni condizioni di 

punibilità non rilevanti per il riconoscimento del criterio della doppia punibili-

tà nell'ambito dell'assistenza giudiziaria internazionale (v. consid. 5.1 supra; 

art. 35 cpv. 2 lett. a AIMP; ANDREAS DONATSCH/STEFAN 

HEIMGARTNER/FRANK MEYER/MADELEINE SIMONEK, Internationale Rechtshil-

fe unter Einbezug der Amtshilfe im Steuerrecht, 2a ediz.,  Zuri-

go/Basilea/Ginevra 2015, pag. 105 e seg.; DTF 109 Ib 317 consid. 11c/aa), 

la domanda estera potrebbe essere ammessa anche in virtù dell'art. 166 

CP. La questione non merita tuttavia particolare approfondimento, dovendo 

in ogni caso l'estradizione essere concessa per i motivi di seguito esposti. 

 

 

5.6 A fondamento della sua decisione di estradizione, l'UFG ritiene che gli atti 

imputati al ricorrente costituirebbero anche una truffa fiscale e sottrazione 

aggravata di imposte. Il ricorrente rigetta questa tesi, aggiungendo che, del 

resto, l'OCCC neppure conterrebbe una simile ipotesi. 

 

5.6.1 Con l'entrata in vigore della CAS, la Svizzera si è impegnata, giusta l'art. 63 

CAS in relazione con l'art. 50 CAS, a concedere l'estradizione alle parti 

contraenti di persone perseguite per infrazioni alle disposizioni legislative e 

regolamentari in materia di fiscalità indiretta, e meglio d'imposta sul valore 

aggiunto, di dogane e di accise (DTF 136 IV 88 consid. 3; ZIMMERMANN, op. 

cit., n. 639 e segg.). Di conseguenza, in base all'art. 50 n. 1 CAS, in mate-

ria di imposte indirette la distinzione fra evasione e frode fiscale non costi-

tuisce più una discriminante di rilievo. Nell'ambito delle imposte indirette 

summenzionate, l'estradizione va dunque concessa non solo in presenza di 

truffa qualificata in materia fiscale (v. art. 3 cpv. 3 lett. b AIMP in relazione 

con l'art. 14 cpv. 4 DPA) ma anche in presenza di determinati reati di truffa 

in materia fiscale e sottrazione d'imposta qualificata, a condizione che i fatti 

siano puniti dalle leggi della parte richiedente e della parte richiesta con 

una pena o con una misura di sicurezza privative delle libertà di un massi-

mo di almeno un anno o con una pena più severa (art. 2 n. 1 CEEstr, appli-

- 17 - 
 
 

cabile in virtù dell'art. 59 CAS; art. 5 CEEstr; v. sentenze del Tribunale pe-

nale federale RR.2013.181 del 2 agosto 2013 consid. 1.3 e riferimenti citati; 

RR.2009.116 dell'8 luglio 2009, consid. 6.5.1; cfr. RUDOLF WYSS, Neuerun-

gen im Bereich der justiziellen Zusammenarbeit in Strafsachen im Rahmen 

von Schengen, in S. Breitenmoser/S. Gless/O. Lagodny [ed.], Schengen in 

der Praxis, Erfahrungen und Ausblicke, Zurigo/San Gallo 2009, pag. 338; 

LAURENT MOREILLON, La coopération judiciaire pénale dans l'Espace 

Schengen, in: Laurent Moreillon [ed.], Aspects pénaux des Accords bilaté-

raux Suisse/Union européenne: accords de Schengen, Dublin et autres en-

gagements bilatéraux, Basilea 2008, pag. 438 e 470 e seg.; ANDREA 

PEDROLI, Lo scambio di informazioni fiscali (assistenza amministrativa e 

giudiziaria) negli Accordi bilaterali II, in Accordi bilaterali Svizzera – Unione 

europea, Atti della giornata di studio del 4 giugno 2007, Commissione tici-

nese per la formazione permanente dei giuristi [CFPG], Collana rossa 

vol. 23, Basilea 2009, pag. 76-77). 

 

5.6.2 Dall'OCCC risulta che il ricorrente, agendo unitamente a terze persone ed a 

più riprese, avrebbe ingannato astutamente l'erario, utilizzando documenti 

e atti falsi, attestando fatti inveritieri ed occultando le scritture contabili. In 

sostanza, il ricorrente, unitamente a terzi, avrebbe immesso nel mercato 

italiano notevoli quantità di merci a prezzi fortemente concorrenziali, per 

mezzo della cessione di materiale plastico, in regime di imponibilità con 

successiva neutralizzazione dell'IVA a società cartiere, amministrate dal ri-

corrente; la successiva cessione da tali società cartiere ai destinatari finali 

sarebbe avvenuta a prezzi estremamente vantaggiosi per effetto della tra-

sformazione di parte del costo originario delle merci in IVA e concentrando, 

in tal modo, su loro stesse il debito di imposta, col preventivato proposito di 

non versarlo all'erario. Così facendo, l'estradando avrebbe defraudato l'en-

te pubblico di somme rilevanti a titolo di IVA, realizzando ingenti guadagni 

dall'importazione di merci. Sempre nell'intento di defraudare l'erario, il ricor-

rente, unitamente ad una terza persona, avrebbe presentato false attesta-

zioni all'Agenzia delle Dogane, allo scopo di accertare lo status di esporta-

tore abituale di C., nonché formato un atto falso nell'allestire una nota del 

28 febbraio 2013 dell'Agenzia delle Dogane di Montano Lucino (v. OCCC 

pag. 131 e segg., pag. 172 e segg., in act. 7.3).  

 

5.6.3 L'art. 96 cpv. 1 della legge federale concernente l'imposta sul valore ag-

giunto (LIVA; RS 641.20), punisce con la multa sino a fr. 400'000.-- chiun-

que, intenzionalmente o per negligenza, riduce il credito fiscale a scapito 

dello Stato, nell'ambito di un periodo fiscale, non dichiarando tutte le entra-

te, esagerando l'entità delle entrate provenienti da prestazioni esenti 

dall'imposta, non dichiarando tutte le spese che soggiacciono all'imposta 

sull'acquisto o dichiarando troppe spese che danno diritto alla deduzione 

dell'imposta precedente (lett. a), oppure ottenendo un rimborso indebito 

- 18 - 
 
 

(lett. b), oppure ancora ottenendo un condono dell'imposta ingiustificato 

(lett. c).  

Adempie le fattispecie aggravate di cui all'art. 97 cpv. 2 LIVA, colui che re-

cluta una o più persone per commettere un'infrazione contro il diritto 

dell'imposta sul valore aggiunto (lett. a), come pure colui che commette per 

mestiere infrazioni contro il diritto dell'imposta sul valore aggiunto (lett. b). 

In simili evenienze, l'importo massimo della multa comminata è aumentato 

della metà e può essere pronunciata una pena detentiva sino a due anni.  

La sottrazione d'imposta qualificata costituisce pertanto, come visto in pre-

cedenza, un caso di reato per cui l'estradizione può essere concessa 

(v. consid. 5.6.1 supra). 

5.6.4 Giusta l'art. 14 cpv. 2 DPA, se l'autore, con il suo subdolo comportamento, 

fa sì che l'ente pubblico si trovi defraudato, in somma rilevante, di una tas-

sa, un contributo o un'altra prestazione o venga a essere altrimenti pregiu-

dicato nei suoi interessi patrimoniali, la pena è della detenzione fino a un 

anno o della multa fino a fr. 30'000.--. L'art. 14 cpv. 4 DPA prevede poi che 

se un reato di cui ai capoversi 1 o 2 è volto a realizzare guadagni conside-

revoli dall'importazione, dall'esportazione o dal transito di merci e se l'auto-

re agisce come membro di una banda costituitasi per commettere sistema-

ticamente truffe in materia di prestazioni e di tasse (truffa qualificata in ma-

teria fiscale), questi è punito con una pena detentiva fino a cinque anni o 

con una pena pecuniaria. Con la pena detentiva è cumulata una pena pe-

cuniaria. 

 

5.6.5 Se perseguiti in Svizzera, i fatti rimproverati al ricorrente nell'OCCC e rile-

vanti nella presente procedura (v. consid. 3.2 supra), potrebbero dunque ri-

cadere nel campo di applicazione degli art. 96 e 97 LIVA, come pure degli 

art. 14 cpv. 2 e 4 e art. 15 DPA. Dall'esposto dei fatti contenuto nella do-

cumentazione estera, risulta in effetti che il ricorrente avrebbe agito unita-

mente a terzi, come membro di una banda volta a defraudare l'erario, ripe-

tutamente e traendo ingenti guadagni dall'importazione/esportazione di 

merci – nell'ordine stimato di milioni di euro – dall'evasione dell'IVA, dunque 

per mestiere, e con un comportamento astuto, utilizzando false fatture, falsi 

documenti e false attestazioni, nonché occultando la relativa contabilità 

commerciale ed aziendale.  

 

 In tali circostanze, non intravvedendo errori, lacune o altre contraddizioni 

evidenti nell'esposto dei fatti contenuto nella domanda estera, questa Corte 

ritiene adempiuto il requisito della doppia punibilità giusta gli art. 2 n. 1 

CEEstr e 35 cpv. 1 AIMP. La decisione dell'UFG merita pertanto tutela e 

l'estradizione può essere concessa per i capi di imputazione n. 1, 2, 3, 4, 5, 

- 19 - 
 
 

7, 8, 9, 11, 12, 14 e 15 dell'OCCC già esplicitamente richiamati nella deci-

sione impugnata. 

  

 

6. Come già rilevato nella sentenza RH.2014.13 del 13 ottobre 2014, la deci-

sione resa il 9 luglio 2014 dal giudice del Principato del Liechtenstein e cita-

ta dal ricorrente non gli è di alcun aiuto, ritenuto che il giudice svizzero non 

è vincolato, nell'ambito dell'esame di una richiesta di assistenza internazio-

nale, da una sentenza estera resa da un'autorità estera in applicazione del-

le leggi vigenti in tale Stato.  

 

7. Infine, il ricorrente solleva una violazione del diritto di essere sentito per 

non avere avuto accesso all'intero dossier relativo alla procedura di estra-

dizione. A tale riguardo, egli formula tuttavia unicamente una contestazione 

generica, senza motivazione di sorta, senza allegare qualsivoglia pregiudi-

zio e senza indicare quale ulteriore documento potrebbe rendersi necessa-

rio nel caso di specie, avendo egli comunque avuto accesso sia alla deci-

sione di estradizione che agli atti rilevanti della procedura estera, sulla base 

dei quali ha allestito degli atti di ricorso e replica ben dettagliati. 

La censura va, di conseguenza, respinta.  

 

8. Di principio, le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge 

federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; 

RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). Nessuna spesa pro-

cessuale è posta a carico dell'autorità inferiore né delle autorità federali, 

che promuovano il ricorso e soccombano; se l'autorità ricorrente, che soc-

combe, non è un'autorità federale, le spese processuali le sono addossate 

in quanto la causa concerna interessi pecuniari di enti o d'istituti autonomi 

(art. 63 cpv. 2 PA). Alla parte vincente possono essere addossate solo le 

spese processuali che abbia cagionato violando le regole di procedura 

(art. 63 cpv. 3 PA). 

 

 Il ricorrente deve essere considerato parte soccombente, essendo il ricorso 

da lui presentato stato respinto integralmente. La tassa di giustizia, calcola-

ta giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del 

regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e 

le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), è 

dunque fissata nella fattispecie a fr. 3'000.--; essa è coperta dall’anticipo 

delle spese già versato. 

 

- 20 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto.  

2. La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- è posta a carico del ricorrente ed è prele-
vata dall'anticipo versato.  

 
Bellinzona, 27 marzo 2015 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: La Cancelliera: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Fulvio Pezzati 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF).