# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f7b5ac12-e3b8-538c-9804-79e7179268f7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.07.2017 14.2017.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2017-27_2017-07-03.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2017.27

  	
  Lugano

  3 luglio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nella causa n. 253/2016 (rigetto definitivo
dell’opposizione) della Giudicatura di pace del Circolo di Lugano-Est promossa
con istanza 5 luglio 2016 da

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata dall’__________ PA 1, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 20 febbraio 2017 presentato da RE 1 contro
la decisione emessa il 31 gennaio 2017 dal Giudice di pace;

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con precetto
esecutivo n. __________ emesso il 18 maggio 2016 dall’Ufficio di esecuzione di
Lugano, CO 1 ha escus­so RE 1 per l’incasso di fr. 600.–
oltre agli interessi del 5% dal 24 novembre 2014 e di fr. 500.– oltre agli
interessi del 5% dal 13 luglio 2015, indicando quali titoli di credito le “ripetibili assegnate con sentenza inc.
DI.2010.166 del 24.11.2014 Pretura di Lugano e sentenza inc. 16.2015.4. del
13.07.2015 della Camera civile dei reclami del Tribunale di appello”.

 

                                  B.   Avendo
RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 5 luglio
2016 CO 1 ne ha chie­sto il rigetto definitivo alla Giudicatura di pace del Circolo
di Lugano Est. Nel termine impartito, la parte convenuta
si è opposta all’istanza con osservazioni scritte del 22
novembre 2016.

                                  C.   Statuendo con decisione del 31 gennaio 2017, il Giudice di pace ha
accolto l’istanza e rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dalla
parte convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 150.– e
un’indennità di fr. 50.– a favore dell’istante.

                                  D.   Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 20 febbraio 2017 per ottenerne
l’annullamento e la reiezione dell’istanza, previa concessione dell’effetto
sospensivo, così come la ricusa del presidente della Camera. Stante l’esito del
giudizio odierno, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato apparentemente solo il 22 febbraio 2017 (secondo il timbro postale
sulla busta di spedizione e la dichiarazione della figlia della ricorrente, PI
1) contro la sentenza notificata a RE 1 l’8 febbraio, in concreto il reclamo sembrerebbe
tardivo. La predetta dichiarazione reca però in epigrafe la data del 20
febbraio 2017 ed è stata spedita per posta alla Camera il giorno successivo
(data del timbro postale), sicché la data del 22 febbraio 2017 pare essere il
frutto di una svista. La questione della tempestività del reclamo può ad ogni
modo essere lasciata aperta, poiché, come si vedrà, esso è infondato.

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

                                   2.   La
reclamante chiede anzitutto al presidente della Camera di astenersi o di ricusarsi
“stante la circostanza che
egli ha giudicato questa fattispecie la cui decisione è stata impugnata e si
trova sub iudice avanti il TF”. Ora, istanze fondate
essenzialmente sul fatto che il magistrato ricusato abbia in precedenza
partecipato a decisioni sfavorevoli per l’istante sono inammissibili (sentenza
del Tribunale federale 5A_535/2016 del 7 settembre 2016, consid. 1.1 con rinvii),
ove il ricusante non renda verosimili fatti suscettibili di dare oggettivamente
l’impressione che la causa delle decisioni a lui sfavorevoli non sia l’infondatezza
degli argomenti da lui sostenuti nelle cause in questione bensì motivi estranei
al contendere (sentenza della CEF 14.2017.5 del 16 febbraio 2017, consid. 5.2).
Nel caso in esame, la reclamante non allega alcun motivo del genere, per tacere
del fatto che la sentenza cui ella pare alludere (inc. 14.2016.147 del 13
dicembre 2016) è stata pronunciata dalla Camera nella sua composizione plenaria
(e non dal suo solo presidente), che il Tribunale federale ha dichiarato
inammissibile il ricorso da lei interposto contro tale decisione con sentenza
del 7 febbraio 2017 (inc. 5D_11/2017), ancora pri­ma della presentazione del
reclamo in esame, e che le due cause riguardano esecuzioni diverse: la prima si
riferisce infatti alla n. __________, mentre quella in esame riguarda la n. __________, e sebbene il titolo di rigetto sia
parzialmente comune – si tratta della sentenza della Pretura di Lugano
DI.2010.166 del 24 novembre 2014 – la prima causa concerne la somma di fr. 7'090.10 posta a carico di RE 1, mentre la seconda si rapporta
alle ripetibili di fr. 600.– dovute dalla medesima.

                                   3.   In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura
di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il cui scopo non
è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di
un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo
prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza
esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni
liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).

                                   4.   Nella
decisione impugnata, il Giudice di pace ha considerato che le decisioni di
prima e seconda istanza, con cui la convenuta è stata condannata a pagare le ripetibili
poste in esecuzione, sono passate in giudicato con la sentenza del Tribunale
federale del 15 ottobre 2015 (inc. 4A_481/2015) e costituiscono di conseguenza
un valido titolo di rigetto definitivo dell’opposizione. Il primo giudice ha d’altronde
respinto due eccezioni formali sollevate dalla convenuta, giudicando, da una
parte, che il difetto di potere di rappresentanza del patrocinatore dell’escutente
era stato sanato con la presentazione di una procura firmata dalla parte
istante, e dall’altra che la richiesta di prestazione di cauzione riguarda
esclusivamente i rapporti fra tribunale e istante. Circa infine l’eccezione di
compensazione formulata da RE 1 con il credito di fr. 3'007.20 accertato a
suo favore nella sentenza della Pretura di Lugano del 7 novembre 2008, la stessa
Pretura – ha ricordato il Giudice di pace – ha specificato nella decisione
invocata quale titolo di rigetto dell’opposizione come il credito opposto in
compensazione sia stato interamente corrisposto e nulla è più dovuto a titolo
di riduzione di pigione.

                                   5.   Nel
reclamo RE 1 si duole che il Giudice di pace non abbia obbligato l’istante, in
ragione del suo domicilio all’estero, a prestare una cauzione processuale a garanzia
delle spese ripetibili da lei sopportate, senza però minimamente considerare che
una richiesta del genere diventa senza oggetto ove il convenuto, come nel caso
in esame, risulti soccombente, a prescindere dal fatto che un simile obbligo
non sussiste nella procedura sommaria di rigetto dell’opposizione (art. 99 cpv.
3 lett. c CPC), come la Camera ha già avuto modo di ricordare a RE 1 nella citata
sentenza 14.2016.147 del 13 dicembre 2016 (consid. 5.3). La
censura va quindi nuovamente disattesa.

                                   6.   RE
1 solleva per la prima volta in questa sede l’ecce­­zione di “perenzione e di estinzione processuale” nel senso del previgente art. 351 CPC-TI, postulando, per quanto è
dato di capire dal punto 4 del reclamo, di accertare la nullità della sentenza
pretorile invocata quale titolo di rigetto, nella misura in cui la sospensione
di quella procedura ordinata sulla scorta dell’art. 107 CPC-TI non avrebbe interrotto
il termine biennale di perenzione processuale.

                                6.1   Tali
allegazioni sono nuove e pertanto irricevibili (v. sopra consid. 1.2). Contrariamente
a quanto sostiene la reclamante, l’ec­­cezione in questione non costituisce infatti
un presupposto processuale nella causa in esame. Lo era semmai nella procedura sfociata
nella sentenza del 24 novembre 2014, ma nella procedura sommaria di rigetto
definitivo dell’opposizione, che ha carattere formale (sopra consid. 3), non
possono più essere fatte valere censure che sarebbero potute essere sollevate
nella causa di merito o che lo sono state senza successo (come nella fattispecie,
v. doc. B accluso all’istanza, consid. 4), ostandovi la regiudicata della
sentenza di merito. Sono ammissibili solo eccezioni di estinzione del credito
accertato giudizialmente sorte dopo l’ultimo stadio della procedura di merito
in cui esse sarebbero potute essere formulate (v. sotto consid. 9). La censura
è quindi inammissibile.

                                6.2   D’altronde,
anche l’eccezione di nullità della sentenza del 24 novembre 2014 poteva essere
proposta solo nei limiti e secondo le forme stabilite per i rimedi dell’appello
o del ricorso per cassazio­ne (art. 146 CPC-TI). All’infuori di una procedura
di ricorso, erano considerate assolutamente nulle (e lo sono tuttora) soltanto
le decisioni errate affette da un vizio particolarmente
grave, manifestamente o almeno agevolmente riconoscibile senza seria minaccia
per la sicurezza del diritto (DTF 129 I 363 consid. 2, 136 III 571, 138 II 501;
sentenze della CEF 14.2014.194 del 22 ottobre 2014, RtiD 2015 II 893 n. 52c,
consid. 6, e 14.2014.78 del 12 giugno 2014, consid. 2.4; Cocchi/Trezzini, CPC ticinese massimato e commentato,
appendice 2000/2004, 2005, n. 3 ad art. 146 CPC-TI). Quali motivi
di nullità entra(va)no in considerazione soprattutto
l’incompetenza funzionale o materiale dell’autorità giu­dicante così
come errori di procedura manifesti lesivi in modo particolarmente grave dei
diritti fondamentali delle parti, in particolare del diritto di essere sentito
(DTF 137 I 275 consid. 3.1, con numerosi riferimenti). Orbene, l’eccezione di
perenzione pro­cessuale non rientra in tali motivi e la reclamante ha avuto
modo di difendere la sua tesi, ancorché senza successo, in ben tre istanze (oltre
alla sentenza del 24 novembre 2014, doc. B consid. 4, v. quelle della Camera civile dei reclami del Tribunale d’ap­­pello
16.2015.4 del 13 luglio 2015, doc. C consid. 4 e del Tribunale federale
4A_481/2015 del 15 ottobre 2015 doc. D consid. 8). RE 1 non può seriamente
pretendere di ritornare sulla questione con l’espediente dell’eccezione di
nullità.

                                   7.   Le
riflessioni appena esposte valgono anche mutatis mutandis per l’eccezione
di res iudicata nuovamente sollevata nel reclamo, dal momento che la
stessa è stata respinta anch’essa dai tre gradi di giurisdizione cui è stata
sottoposta (v. doc. B consid. 5, doc. C consid. 5 e doc. D consid. 9).

                                   8.   Le
sentenze 24 novembre 2014 (doc. B) e 13 luglio 2015 (doc. C) prodotte dall’istante
costituiscono quindi validi titoli di rigetto definitivo dell’opposizione per
le ripetibili poste in esecuzione.

                                   9.   In virtù dell’art. 81 cpv. 1 LEF l’escusso può opporsi al rigetto definitivo
ove provi con documenti che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il
termine per il pagamento è stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto.
Motivi di estinzione verificatisi prima e che sarebbero potuti essere sollevati
già nella procedura che ha portato alla sentenza non possono più essere fatti
valere in sede di rigetto (DTF 138 III 586 consid. 6.1.2; 135 III 320 consid.
2.5; sentenza della CEF 14.2015.14 del 23 marzo 2015 consid. 5.2).

                                9.1   Per quanto attiene alla compensazione, per consolidata prassi tale
eccezione è ammessa in sede di rigetto definitivo dell’oppo­­sizione soltanto
qualora il credito che l’escusso oppone in compensazione sia diventato
esigibile dopo l’ultimo momento in cui egli avrebbe potuto eccepirla nella
procedura che ha portato alla decisione posta a fondamento dell’istanza di
rigetto (Staehelin
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 10 ad art. 81 LEF con
numerosi riferimenti, in particolare alla sentenza della CEF del 21 settembre
1977 in re Arnold, Rep. 1978 pag. 270; in ultimo luogo: sentenza della
CEF 14.2016.83 del 22 novembre 2016 consid. 6.3).

                                9.2   Nel
caso specifico, RE 1 ripropone per l’ennesima volta l’eccezione di compensazione
con il credito di fr. 3'007.20 in restituzione delle pigioni che l’escussa
ha corrisposto in eccesso alla procedente nel periodo dal 1° aprile 2004 al 30
settembre 2007, riconosciutole dal Pretore nel pronunciato del 7 novembre 2008
(doc. E). Sennonché, come già specificato da questa Camera nella sentenza
14.2016.147 del 13 dicembre 2016 (consid. 5.2), l’eccezione in questione
risulta improponibile in sede di rigetto perché avrebbe dovuto essere sollevata
già nella procedura giudiziaria che ha portato alla sentenza del 24 novem­bre
2014, cosa che del resto RE 1 ha fatto senza successo, siccome il Pretore
aggiunto ha stabilito che il credito accertato nella sentenza del 7 novembre
2008 era stato interamente estinto (v. doc. B consid. 7, C pagg. 5 e 6). A nulla
giova alla tesi della reclamante il fatto che la compensazione sia stata
ammessa dal Pretore nella sentenza SO.2015.5033 del 20 giugno 2016, poiché essa
è stata annullata e riformata da questa Camera proprio nella sentenza del 13
dicembre 2016 appena citata e passata in giudicato (v. sopra consid. 2).

 

                                10.   Quanto
alle ricorrenti quanto generiche doglianze di lesione del diritto di essere sentito, di carente motivazione
e di diniego di giu­stizia, occorre ricordare alla reclamante
che il corollario di questi diritti è l’obbligo per la parte di leggere le motivazioni
e di non riproporre sempre censure che sono state definitivamente respinte. È
quindi avvertita che se dovesse in futuro ripresentare le stesse censure i suoi
atti le saranno rinviati senz’altra formalità in virtù dell’art. 132 cpv. 3
CPC.

                                11.   Stante
l’esito del giudizio odierno, la domanda di effetto sospensivo diventa senza
oggetto.

                                12.   La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza
(art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la
controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non
essendo incorsa in spese in questa sede. Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d
LTF), il valore litigioso, di fr. 1'100.–, non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   L’istanza di ricusa è inammissibile.

 

                                  2.   Nella
misura in cui è ricevibile, il reclamo è respinto e la sentenza impugnata è
confermata.

 

                                   3.   Le
spese processuali di complessivi fr. 360.– relative al presente giudizio sono
poste a carico di RE 1.

 

                                   4.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                         Comunicazione alla Giudicatura di pace del
Circolo di Lugano Est.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).