# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 28a81d3c-d7a3-5068-9a95-6828b3b80690
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-08-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.08.2002 35.2001.65
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2001-65_2002-08-02.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2001.00065

   

  mm

  	
  Lugano

  2 agosto 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 settembre 2001
di

 

	
   

  	
  __________,
  

  rappr. da: Studio legale __________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 26 giugno 2001 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 11
gennaio 1995, __________ - alle dipendenze del __________ di impiegato e, perciò,
assicurato d'obbligo contro gli infortuni presso la __________ - è rimasto
coinvolto in un incidente della circolazione, avvenuto sulla strada cantonale
del __________.

                                         A causa
del suddetto sinistro, l'assicurato ha riportato contusioni alla colonna
cervicale, alla colonna lombare ed al rene sinistro. Egli è rimasto degente
dall'11 al 13 gennaio 1995 presso l'Ospedale regionale di __________a, dove ha
beneficiato delle cure del caso. L'indagine radiologica predisposta non ha
messo in luce alcuna lesione ossea (cfr. doc. _). 

 

                                         Il caso è
stato assunto dalla __________, la quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge. 

                                         In
particolare, l'assicuratore infortuni ha indennizzato l'incapacità lavorativa,
totale e parziale, presentata da __________. 

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, sentito il parere del proprio medico di fiducia, la
__________, con decisione formale del 21 marzo 2001, ha riconosciuto
all'assicurato un'indennità per menomazione all'integrità del 5% ed ha inoltre
accordato il proprio benestare per l'esecuzione di un numero degressivo di
sedute di fisiochinesiterapia nell'arco dei 10 anni successivi (cfr. doc. _). 

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ __________ per conto
dell'assicurato (cfr. doc. _), l'assicuratore LAINF, in data 13 aprile 2001, ha
sostanzialmente confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc.
_). 

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 26 settembre 2001, __________, sempre patrocinato
dall'avv. __________, ha chiesto che la __________ venga condannata a versargli
un'IMI del 15%, corrispondente ad un capitale di fr. 14'580.--, oltre interessi
del 5% dal 1° gennaio 1996, nonché a coprire i costi di 48 sedute di fisiochinesiterapia
per un tempo indeterminato e di 4 scatole di Ponstan 500 all'anno (cfr. I, p.
2).

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle
proprie pretese ricorsuali:

 

" 
(…).

Ad. 1: Contestato.

 

L'assicurazione medesima conferma quanto
sostenuto nell'allegato d'opposizione che si dà qui per integralmente
riprodotto.

La cura medica è effettivamente terminata nel
1995. In seguito non vi è stato più alcun intervento medicale se non visite di
controllo. Peraltro il dott. __________, che ha steso la valutazione proprio
nel luglio 1995, consigliava una valutazione della situazione del paziente
trascorsi due anni senza indicare alcuna cura medica.

 

Il signor __________ continua oggi ancora a
sottoporsi a delle sedute di fisioterapia. Tuttavia nessuna cura medica gli è
stata prescritta posteriormente al 1995.

Controlli specialistici o visite di controllo non
sono una cura medica.

Il referto medico del dott. __________ redatto
nel marzo 2001 è contraddittorio, in quanto il medico medesimo prescrive delle
sedute di fisioterapia come è stato dal 1995 in avanti. Se lo stato di salute
del signor __________ fosse stato stabilizzato non vi sarebbe stata necessità
di questa ulteriore prescrizione.

 

Si ribadisce pertanto che a far tempo dal 1995
non vi è stata nessuna cura medica prescritta al signor __________. Egli ha
continuato a sottoporsi alle sedute di fisioterapia che gli sono peraltro
prescritte anche per il futuro, seppur per un periodo limitato.

Il lungo tempo trascorso è semmai da ascrivere
alla necessità di controllare l'evolvere della situazione. Questa evoluzione
peraltro non è ancora terminata.

 

Seguendo il chiaro testo legale dal 1995 in poi
non vi è stata alcuna cura medica. Da qui la richiesta di interessi retroattivi
sul dovuto.

 

La stabilizzazione dello stato di salute del
signor __________ è avvenuta già nel 1995, tant'è che da allora gli sono sempre
state prescritte le stesse manipolazioni fisioterapiche.

 

Si contesta la premessa di non liceità e di
azione colpevole dell'amministrazione competente (assicurazione) quale
condizione per l'erogazione di interessi di ritardo. 

In realtà, già dal 1995, i dottori curanti hanno
omesso di prescrivere al signor __________ provvedimenti medici. La situazione
è rimasta tale, senza peraltro stabilizzarsi come argomentato dalla __________.

 

Lo stato di salute dal 1995 del signor __________
è soggetto ad alti e bassi.

Contrariamente a quanto asserito con la
manipolazione il dolore non cessa ma la manipolazione fisioterapica permette il
rientro nella normalità dopo un primo successivo acutizzarsi dei dolori. Le
sedute di fisioterapia permettono dal 1995 al signor __________ di avere una
completa capacità lavorativa ai sensi della LAINF.

 

In relazione alla scalarità delle prestazioni
fisioterapiche accordate, la decisione è manifestamente arbitraria non
poggiando su fattori oggettivi o medici. 

La richiesta è quella di vedersi accordate sedute
fisioterapiche a tempo indeterminato, ritenuto che in ambito di revisione
questa prestazioni può venir aggiornata alla fattispecie intervenuta.

 

L'annuncio di ricadute o di postumi tardivi è al
contrario una strada in salita che non deve essere imposta all'assicurato. È
piuttosto l'assicurazione che deve concedere quanto ha stabilito essere dovuto.
Non essendovi motivi evidenziati nei referti medici le prestazioni accordate
devono essere illimitate nel tempo, libera come detto l'assicurazione di
procedere (come procede) a revisioni della decisione.

 

(…).

 

Ad 3.: contestato.

 

In linea teorica non si può che sottoscrivere
quanto argomentato nella decisione su opposizione dall'assicurazione: se non
che il perito medico parte da un presupposto errato. Egli, ancora una volta,
premette che l'incidente ha provocato nell'assicurato un colpo di frusta, non
solo: colpo di frusta sì ma pure torsione della parte superiore del busto
ancorché il soggetto fosse legato con le cinture di sicurezza.

 

Si ribadisce che la situazione a riposo non
esclude l'insorgenza dei dolori e l'insorgenza dei malesseri non scompare nel
giro di qualche giorno, bensì solo previa manipolazione del fisioterapista.

 

Si fa notare che il fisioterapista con il suo
intervento, dopo un primo acutizzarsi dei dolori, è in grado di far rientrare
il tutto nella normalità.

 

La valutazione circa la menomazione
dell'integrità fisica, partendo da un errato presupposto circa la dinamica
dell'incidente e le conseguenze fisiche sull'assicurato, conclude in un tasso
al 5% di questa indennità.

I presupposti per questa valutazione non sono
tuttavia dati. L'insorgenza può avvenire anche da fermo, assolutamente non
provocata e  il suo perdurare non è passeggero. La cessazione è legata
all'intervento del fisioterapista.

 

Il dott. __________ ha proceduto alla valutazione
sulla scorta della pubblicazione medica SUVA, tabella 7.2, applicabile ad un
caso che pertanto non si può ritenere analogo. Le tabelle evidentemente sono
solo un indizio per una valutazione soggettiva della fattispecie.

La ponderazione del caso non può venire avulsa
dal contesto soggettivo, che è tutt'altro dire rispetto ad argomenti
soggettivi.

 

Si ribadisce che il signor __________ e,
contrariamente a quanto supposto dal dott. __________, anche in situazione di
assoluto riposo è vittima di malesseri quali dolori al capo, alla vista, alla
schiena ed è colpito da vertigini, senza che peraltro abbia intrapreso gesti sconsiderati.

Il tutto avviene senza preavviso parecchie volte
all'anno. L'intensità e la durata di questo stato patologico è diminuito
d'intensità e di durata negli anni. Verosimilmente a seguito dell'intervento
competente del fisioterapista.

Il malessere e la patologia si presentano senza
causa apparenti.

Questi malesseri e queste patologie sono state
riconosciute implicitamente dall'assicurazione, che riconosce all'assicurato,
anche per il futuro, sedute fisioterapiche.

 

La scomparsa di questi malesseri non è spontanea.
Si ribadisce che l'intervento del fisioterapista è assolutamente necessaria per
interrompere il persistere dei dolori come pure il perdurare dei malesseri.

 

Queste manipolazioni fisioterapiche hanno come
primo risultato l'acutizzarsi della patologia.

Il dott. __________ fa espresso riferimento alla
dinamica dell'incidente per spiegare il dolore alla testa, i capogiri, la
migraine, il mal di schiena, che sono tutti in nesso di causalità adeguata con
l'incidente che ha comportato un colpo di frusta ed una contemporanea torsione
toracica.

Non sempre dopo un colpo di frusta è ravvisabile
una lesione morfologica strutturale.

I malesseri fisici da ricollegarsi all'incidente
sono importanti.

 

Pertanto si chiede una rivalutazione al 15% della
menomazione all'integrità fisica. 

La ripresa dell'attività lavorativa è avvenuta a
seguito di motivazioni soggettive. I dolori e le sedute fisioterapiche, nonché
la limitazione delle attività, hanno notevolmente compromesso la qualità di
vita dell'assicurato.

 

Tutte queste conseguenze sono da ascrivere
all'infortunio.

Il sistema nervoso del signor __________ è stato
toccato, così come la sua struttura cervicale lombare.

 

… La scalarità delle prestazioni sanitarie
accordate è manifestamente arbitraria. Si ribadisce che nessun referto medico
può o avrebbe potuto prevedere il futuro.

L'assicurazione non può limitare le sue
prestazioni fisioterapiche o medicinali.

Dal 1995 al signor __________ sono prescritte
delle sedute fisioterapiche. Si chiede che queste prescrizioni unitamente ai
medicinali assunti vengano riconosciuti anche nel futuro senza limitazione di
tempo.

Spetterà pertanto all'assicurazione nell'ambito
delle consuete revisioni apportare le modifiche che in futuro saranno da
ritenersi opportune"

                                         (I). 

 

                               1.4.   La
__________ i, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto
(III). 

 

                               1.5.   In replica,
l'assicurato ha chiesto che il TCA abbia ad ordinare una perizia medica
giudiziaria (cfr. V). 

 

                               1.6.   In corso di
causa, questa Corte ha interpellato il dottor ______, al quale sono state
chieste alcune precisazioni a proposito del contenuto del suo referto 6 marzo
2001 (VI).

 

                                         La
risposta del medico fiduciario della __________ è pervenuta il 25 aprile 2002
(cfr. VII).

 

                                         Le parti
hanno avuto modo di formulare delle osservazioni in merito (cfr. XI e XII). 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Diritto
alle prestazioni di corta durata

 

                            2.1.1.   Giusta l'art.
10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art.
16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a seguito
d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, pag. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

 

                            2.1.2.   In concreto,
con decisione formale del 21 marzo 2001 - poi confermata in sede di opposizione
(cfr. doc. _) - la __________ ha informato __________ che le sue condizioni di
salute erano ormai da considerare stabilizzate, ritenuto che da ulteriori
provvedimenti terapeutici non vi era più da attendere un sensibile
miglioramento. 

                                         D'altro
canto, il summenzionato assicuratore LAINF si è però dichiarato disposto ad
assumere i costi di 48 sedute di fisiochinesiterapia per anno per i successivi
due anni, di 36 sedute per anno per altri quattro anni, nonché di 24 sedute per
anno per ulteriori 4 anni (cfr. doc. _). 

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che la decisione dell'assicuratore convenuto trova il
proprio fondamento nelle risultanze della visita di controllo eseguita dal
dottor __________ il 20 febbraio 2001.

                                         Con il
relativo referto datato 6 marzo 2001, il medico di fiducia della __________ ha
espresso, segnatamente, le seguenti considerazioni:

 

" 
(…).

 

CONCLUSIONE:

 

· esiti di incidente della circolazione in data 10 gennaio 1995, nel
quale il paziente ha subito un trauma di accelerazione e decelerazione alla
colonna cervicale di 0° secondo Herdmann e grado 1 secondo Québec nonché un
trauma contusivo e distrattivo del tratto toracale superiore in presenza di
alterazioni iniziali degenerative del tratto cervicale (vedi referto del radiologo)
e in presenza di protusione discale paramediana T7-T8 di natura degenerativa
(secondo anche i pareri specialistici e non soltanto del sottoscritto).

 

Permangono cervico cefalgie intercorrenti,
ricorrenti: il paziente stesso indica come, tralasciando la fisiochinesiterapia
per una settimana, i dolori si manifestano subito dopo: questo è capitato anche
dopo un periodo di vacanza di due settimane. Non vi sono lesioni neurologiche
evidenziabili o lesioni morfologiche strutturali riconducibili all'evento in causa.

 

 

PROCEDERE:

 

in ambito Lainf il caso è da considerarsi
stabilizzato e se ne propone la definizione con il
seguente iter: il signor __________ dovrà poter beneficiare di 48 sedute per
anno per i prossimi due anni.

In seguito, e per i successivi quattro anni, 36
sedute per anno di fisiochinesiterapia corrispondenti ad una seduta ogni dieci
giorni: ricordo che il periodo di benessere attuale che il paziente avverte è
di circa due settimane.

Ulteriormente, e per altri quattro anni, 24
sedute per anno di fisiochinesiterapia.

Tale proposta non è arbitraria ma tiene conto in
maniera largheggiante dei postumi infortunistici considerando quantunque le
componenti degenerative di cui è portatore il paziente che, con il passare
degli anni, incideranno sicuramente sull'andamento dell'evoluzione"

                                         (doc. _ -
la sottolineatura è del redattore).

 

                                         In data
19 aprile 2002, questa Corte ha interpellato il dottor ________, al quale è
stato chiesto di volere precisare lo scopo perseguito attraverso le sedute di fisiochinesiterapia
da lui ordinate (cfr. VI).

                                         Per
quanto qui d'interesse, il medico fiduciario dell'assicuratore convenuto ha
sostanzialmente indicato che i succitati provvedimenti terapeutici sono stati
prescritti con lo scopo di mantenere lo stato di salute di __________:

 

" 
Con quale scopo lei ha prescritto i
summenzionati cicli di fisiochinesiterapia (in sostanza, mantenimento oppure
miglioramento delle condizioni di salute dell'assicurato?).

 

Lo scopo della prescrizione della fisioterapia
in numero decrescente è volta sostanzialmente a permettere un certo
mantenimento dello stato fintanto che non
subentreranno in maniera preponderante le conseguenze derivanti dalle
alterazioni degenerative già bene evidenziate alle indagini radiologiche a
livello della colonna cervicale. Infatti, il rilevamento dell'indagine
risonanza magnetica alla colonna cervicale dell'11.11.1998 evidenziava già una
situazione degenerativa a questo livello segnatamente con minima retrolistesi
(2 mm) di C5 su C6; iniziali alterazioni degenerative a livello C3/C4, C4/C5
con tendenza a forami più ristretti verso destra; a livello C6/C7 spazio
intervertebrale più ridotto a sinistra, in assenza di ernie, protusioni discali
o lesioni midollari. Ora, in campo medico è conosciuto che con il passare degli
anni, l'incidenza della patologia degenerativa esistente (anche seppur silente
sino al momento del fatto) prende gradualmente il sopravvento (nel senso che va
vieppiù peggiorando) giungendo comunque provocare disturbi e fastidi. L'intento
quindi della prescrizione di fisiochinesiterapia decrescente per i prossimi
dieci anni è intesa a poter mantenere una condizione che comunque muterà con
l'andare del tempo per le conseguenze derivanti dalle alterazioni degenerative
e a prescindere dalle conseguenze infortunistiche. 

Mi preme per altro osservare che questa
prescrizione è stata predisposta prevedendo, direi, piuttosto abbondantemente
la fisiochinesiterapia considerando di aver in pratica calcolato più di cinque
cicli nei primi due anni, che significa più di una seduta per settimana, 4
cicli per ulteriori quattro anni, ossia una volta ogni dieci giorni circa e
così proseguendo"

                                         (VII - la
sottolineatura è del redattore). 

 

                            2.1.3.   Il TCA
constata come nessuno abbia preteso che da ulteriori trattamenti medici ci si
potrebbe attendere un notevole miglioramento delle condizioni di salute
dell’assicurato. Ciò non é, del resto, neppure stato sostenuto dal dottor
__________, il quale, in particolare rispondendo ai quesiti postigli da questa
Corte (VII), ha semplicemente attestato la necessità di provvedimenti meramente
conservativi. 

                                         È,
pertanto, a ragione che l'assicuratore LAINF convenuto - facendo proprio il
parere manifestato dal suo medico di fiducia - ha proceduto a definire la
pratica. La circostanza __________ ha continuato ad accusare dei disturbi, é
del tutto irrilevante per decidere circa l’ulteriore obbligo contributivo
dell’assicuratore infortuni, nella misura in cui l’assicurato ha diritto al
trattamento medico unicamente fintantoché da un suo proseguimento ci si può
attendere un sostanziale miglioramento dello stato di salute (art. 19 cpv.
1 LAINF a contrario e DTF 116 V 44, consid. 2c).

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, l'insorgente è malvenuto a censurare la,
peraltro estremamente generosa, decisione emanata dalla __________, pretendendo
addirittura l'assunzione dei costi di 48 sedute di fisiochinesiterapia per anno
per un tempo indeterminato nonché di 4 scatole di Ponstan 500 all'anno (cfr. I,
p. 2). 

 

                                         A mero
titolo abbondanziale, si osserva che la __________ non potrebbe essere tenuta a
prendere a proprio carico le prestazioni di cui __________ pretende avere
diritto, neppure in forza dell'art. 21 cpv. 1 lett. c LAINF, disposizione che
prevede che, determinata la rendita, le prestazioni sanitarie e il rimborso
delle spese (art. 10 a 13) sono accordati se il beneficiario abbisogna
durevolmente di trattamento e cure per mantenere la capacità residua di
guadagno.

                                         In
effetti - così come il TCA ha già avuto modo di stabilire (cfr. STCA del 21
luglio 1999 nella causa O., inc. 35.1999.36, cresciuta in giudicato) -
l'evocata disposizione legale torna applicabile soltanto a quell'assicurato che
si trova già al beneficio di una rendita d'invalidità ai sensi dell'art. 18
LAINF (cfr. A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna
1985, p. 382ss.; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 112s.; Messaggio del
Consiglio federale per una legge federale sull'assicurazione contro gli
infortuni del 18.8.1976, p. 55).

                                         Ciò non é
manifestamente il caso del ricorrente, il quale, nonostante i postumi residuali
dell'evento traumatico assicurato, è stato in grado di riprendere la propria
attività lavorativa già a far tempo dall'ottobre 1995, donde l'assenza di una
qualsivoglia perdita di guadagno. 

 

                                         Resta
inteso che - qualora lo stato di salute dell'assicurato dovesse, nel futuro,
peggiorare - egli avrà la facoltà di annunciare la ricaduta o le conseguenze
tardive __________, facoltà, del resto, espressamente riservata in sede di
decisione 21 marzo 2001 (cfr. doc. _). 

 

                                         In virtù dell'art.
11 OAINF, l'assicuratore LAINF convenuto sarà allora tenuto a riprendere
l'erogazione delle prestazioni assicurative (cfr. Ghélèw, Ramelet, Ritter, op.
cit., p. 71; A. Maurer, op. cit., p. 277). 

                                         Né la
LAINF né l'OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent'anni dopo l'infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l'interessato sia o meno ancora assicurato. 

                                         Rilevante
é soltanto l'esistenza di un nesso di causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001
nella causa H., U 122/00). 

 

                                         Occorre
ancora ricordare che, nella sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 189, p. 138s.,
il TFA ha stabilito che, anche nell'ambito dell'assicurazione contro gli
infortuni, la chiusura di un caso mediante emanazione di una decisione di
soppressione di tutte le prestazioni, é soggetta all'adattamento della
decisione stessa ai cambiamenti - in relazione con l'infortunio - intervenuti
nelle circostanze di fatto. All'assicurato resta dunque sempre riservata la
facoltà di far valere una ricaduta oppure delle conseguenze tardive di un
infortunio che ha fatto l'oggetto di una decisione cresciuta in giudicato e di
pretendere nuove prestazioni dall'assicuratore.

 

                               2.2.   Indennità
per menomazione all'integrità

 

                            2.2.1.   Secondo l'art.
24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in seguito
all'in­fortunio, accusa una menomazione importante e dure­vole all'in­tegrità
fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.2.2.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i pre­supposti per la concessione dell'indennità giusta l'art.
24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se vero­similmente
sussisterà tutta la vita al­meno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli artt. 24ss. LAINF è,
dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il pretium
doloris e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 121).

 

                            2.2.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nel­l'Allegato
3 dell'OAINF. 

 

                                         Una
tabella elenca una serie di le­sioni indicando per cia­scuna il tasso normale
di indenni­z­zazione, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo
del guadagno assicu­rato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48, p. 235 consid. 2a e
sentenze ivi cita­te). Deve essere intesa come una norma valida "nel caso
normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate se­condo i tas­si previsti tabellarmente
per menoma­zioni di ana­loga gra­vità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nes­suna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si terrà
adeguatamente conto di un aggravamento prevedibile della menomazione
dell'integrità. È esclusa la revisione.

 

                            2.2.4.   L'__________
ha allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che
integrano quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                            2.2.5.   In concreto,
l'assicuratore LAINF convenuto ha assegnato all'assicurato un'indennità per
menomazione all'integrità del 5%, facendo riferimento all'apprezzamento
enunciato dal proprio medico fiduciario, il dottor __________, spec. in
chirurgia, in occasione della visita medica di chiusura del 20 febbraio 2001,
nella quale il citato sanitario si è così espresso:

 

" 
VALUTAZIONE DELLA MENOMAZIONE ALLA
INTEGRITÀ FISICA:

base legale articoli 24 e 25 LAINF; articolo 36,
all. 3 OAINF

 

Valutazione:                   5%

 

secondo pubblicazione medica Suva, tabella 7.2
per stato analogo ad osteocondrosi della colonna cervicale con dolori moderati
dopo mobilizzazione, pressoché nulli a riposo e che tendono a scomparire nel
giro di qualche giorno. Si sottolinea come non vi sia stata alcuna lesione
morfologico-strutturale ascrivibile ad infortunio"

                                         (doc. _,
p. 6).

 

                                         In corso
di causa, interrogato dal TCA, il dottor __________ ha avuto occasione di
ribadire la propria valutazione della menomazione all'integrità di cui è
portatore l'assicurato:

 

" 
Voglia altresì precisarci la localizzazione
dei disturbi legati alla tensione muscolare e, d'altra parte, se tutti questi
disturbi sono stati da lei considerati nella valutazione della indennità per
menomazione alla integrità.

 

La localizzazione dei disturbi legati alla
tensione muscolare riguarda la zona paracervicale. 

Sì, tutti i disturbi sono stati considerati nella
valutazione della menomazione alla integrità fisica; non soltanto, ancora una
volta, gli stessi sono stati valutati per eccesso in quanto la tabella 7.2
(allegata) o qualsiasi altra (si intende in altro ambito assicurativo rispetto
alla Lainf) riguardante la colonna vertebrale non menziona alcunché in merito e
se si pensa che tutte le indagini cliniche e radiografiche esperite, non hanno
evidenziato alcuna lesione morfologico strutturale ascrivibile ad infortunio"

                                         (VII). 

 

                                         Il TCA
constata che __________ è portatore di alterazioni degenerative plurisegmentali
a livello della colonna vertebrale - estranee all'infortunio del gennaio 1995 e
dalle quali si deve prescindere nel valutare il grado di menomazione
all'integrità (cfr. art. 36 cpv. 2 LAINF) - così come il dottor __________ ha
avuto modo di sottolineare, segnatamente con il suo referto del 6 marzo 2001:

 

" 
(…).

CAUSALITÀ:

 

rimangono evidenti, chiare e documentate le
componenti degenerative di cui è portatore il paziente sia a livello della
colonna cervicale che a livello della colonna toraco-lombare (protusione
discale paramediana T7-T8).

Per contro i disturbi legati alla tensione
muscolare possono essere ancora riconducibili ai postumi infortunistici; anche
le cefalee rimangono in nesso di causalità naturale preponderante con
l'infortunio in causa"

                                         (doc. _,
p. 5). 

 

                                         In
realtà, già con il rapporto del 2 marzo 1999, il medico fiduciario della
__________ aveva escluso l'eziologia traumatica a proposito della protusione discale
T7/T8, messa in luce grazie alla RM del 2 giugno 1995 (cfr. doc. _):

 

" 
Protusione discale:

la protusione discale accertata a livello T7/T8
non può essere posta a carico di postumi infortunistici: in proposito si allega
la bibliografia relativa alla imponente letteratura medica esistente sul tema,
ricordando peraltro come eventuali manifestazioni di ernie discali o protusioni
discali (come nel caso specifico) siano generalmente da ascrivere a
manifestazioni statico-degenerative del rachide. Il concetto affinché una
eventuale protusione discale venga accettata quale infortunio in ambito Lainf è
riassunto nel fatto che il trauma subito deve essere di notevole violenza e che
conduce e/o produce fratture evidenti anche di corpi vertebrali con successive protusioni
discali. Questa situazione non rientra fra le caratteristiche del caso che ci
occupa"

                                         (doc. _).

 

                                         D'altro
canto, la tesi secondo la quale le alterazioni presenti a livello del rachide
cervicale sono di natura morbosa, é pure condivisa dal dottor __________,
__________ di neurologia presso l'Ospedale regionale di __________:

 

" 
(…).

Da parte mia, in complemento di indagine, avevo
fatto effettuare all'Ospedale __________ un'MRI della colonna cervicale di cui,
per errore, non ha ricevuto il risultato. Le fornisco quindi per informazione
copia del referto di quest'esame dell'11.11.1998.

Il reperto mostra come può osservare poche
anomalie, che non possono essere direttamente ricondotte in termini di
causalità al trauma subito.

 

Durante il nostro incontro, su richiesta del
paziente, sono stati chiariti alcuni dettagli riguardanti in particolare alcune
spiegazioni concernenti dei termini specifici contenuti nel referto dell'esame
MRI, dati richiestimi a causa di un prossimo colloquio con l'avvocato che si
occupa delle pratiche del paziente"

                                         (doc. _ -
la sottolineatura è del redattore).

 

                            2.2.6.   Con il
proprio ricorso, __________ ha, dunque, preteso l'assegnazione di un'IMI
corrispondente ad un capitale di fr. 14'580.--, facendo riferimento, per
l'essenziale, ad argomenti attinenti alle modalità di apparizione e di
scomparsa dei disturbi (cfr. I).

 

                                         Il TCA
ritiene, da parte sua, di poter fondare il proprio giudizio sul parere espresso
dal dottor __________, specialista in chirurgia con un'ampia esperienza nello
specifico ambito della medicina infortunistica, senza che si riveli peraltro
necessario procedere a ulteriori atti istruttori (perizia medica giudiziaria).

                                         Al
proposito, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117) senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 nCost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Il TCA,
chiamato a pronunciarsi su una questione sostanzialmente di carattere medico,
non ha in concreto motivo di scostarsi dalla valutazione enunciata dallo
specialista consultato dalla __________ - il cui contenuto non è peraltro stato
smentito da altri sanitari - se si considera che, per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; U. Meyer-Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).

                                         Il TFA,
nella DTF 122 V 157ss., ha ancora precisato che, nell'ambito del libero
apprezzamento delle prove, é, in linea di principio, consentito che
l'amministrazione ed il giudice delle assicurazioni sociali fondino la loro
decisione esclusivamente su basi di giudizio interne dell'istituto
assicuratore: in questo caso, devono, però, essere poste esigenze severe per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove.

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. DTF
125 V 353, consid. 3b/bb).

 

                                         In casu,
al ricorrente va ricordato che l'indennità per menomazione dell'integrità si
valuta sulla base di constatazioni mediche. Ciò significa che per tutti quegli
assicurati che presentano uno stesso status medico, la menomazione
all'integrità sarà la medesima; essa è, in effetti, stabilita in maniera
astratta, uguale per tutti. In altri termini, l'ammontare dell'IMI non dipende
dalle circostanze particolari del caso concreto, ma bensì da un apprezzamento medico-teorico
della menomazione fisica o psichica, a prescindere da fattori soggettivi
(DTF 115 V 147 consid. 1, 113 V 121 consid. 4b e riferimenti ivi menzionati;
RAMI 2000 U 362, p. 43; cfr., pure, Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach
Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Tesi Friborgo
1998, p. 40s.).

                                         Va da sé
che voler tener conto di disturbi (soltanto) soggettivamente risentiti da un
assicurato, non permetterebbe più una valutazione astratta e egualitaria di una
menomazione all'integrità.

 

                                         D'altro
canto, le obiezioni sollevate da __________, in realtà, non sono altro che
considerazioni sprovviste di fondamento scientifico e, come tali, non possono
infirmare le conclusioni, a cui è giunto lo specialista interpellato
__________. 

 

                                         Concludendo,
nella misura in cui __________ è stato posto al beneficio di un'IMI del 5%, la
querelata decisione emanata dall'assicuratore LAINF convenuto non presta il
fianco ad alcuna censura ed è, pertanto, meritevole di tutela.

 

                               2.3.   Interessi
di mora

 

                            2.3.1.   Con il
proprio gravame, __________ ha chiesto che gli venga riconosciuto un interesse
di mora del 5% dal 1° gennaio 1996 sull'importo versato a titolo di IMI (cfr.
I, p. 2). 

 

                                         L'assicuratore
infortuni convenuto, da parte sua, si è opposto al riconoscimento di interessi
di mora, osservando quanto segue:

 

" 
(…).

L'assicurato, tramite il suo rappresentante
legale, afferma innanzitutto in sede di opposizione che la cura medica era
senza dubbio terminata nel 1995. Tale affermazione viene direttamente confutata
dalla valutazione del 20.07.1995 del Prof. Dr. med. __________, il quale
definiva che "si tratta di una questione prevalentemente di ordine
reumatologico-fisiatrico che può persistere comunque per molto tempo",
ma che "una valutazione definitiva dei residui potrà essere effettuata
soltanto trascorsi due anni dall'infortunio" (zm-17). L'assicurato si
è sottoposto a varie cure e controlli medici specialistici e nel rispetto del
suo stato di insicurezza la definizione assicurativa del caso si è protratta
nel tempo. Si veda per esempio il controllo specialistico su incarico del
medico curante effettuato presso il capo servizio neurologia dell'Ospedale
regionale __________, Dr. med. __________, che valutò nel settembre 1998
(zm-31) rispettivamente nel febbraio 1999 delle possibilità terapeutiche,
ritenuto che "la terapia prevista poteva avere un impatto favorevole
sia sulle rachialgie che sulle cefalee" (pag. 4, zm-31). Solo a
seguito del referto medico in data 6.03.2001 del Dr. med. __________ (zm-37) si
doveva ritenere, pure dal punto di vista medico, lo stato salutare
dell'assicurato come stabilizzato.

 

Non si entra quindi, essendo lo stato salutare
ritenuto stabilizzato solo in occasione della perizia medica enunciata, nella
discussione della pretesa d'interessi di ritardo a far tempo dal 1.01.1996. In
ogni caso, non sarebbero dovuti (DTF 113 V 50, 101 V 117), ritenuto fra l'altro
pure la chiara mancanza delle premesse dell'illiceità e di un'azione colpevole
dell'amministrazione competente (DTF 11.03.1993 in re X. c. Ersatzkasse UVG, SG
864)"

                                         (doc. _).

 

                            2.3.2.   Secondo la
costante giurisprudenza del TFA, nel settore delle assicurazioni sociali, per
principio, non vengono versati interessi di mora, a meno che la legge non lo
preveda espressamente (cfr. DTF 119 V 134, 119 V 79 e 113 V 50 con
riferimenti). 

                                         Ad
esempio, per quel che riguarda i contributi AVS, tale obbligo di versamento è
previsto dall’art. 14 cpv. 4 lett. e LAVS, che rimanda all’art. 41bis
(interessi moratori) e all’art. 41ter (interessi compensativi) OAVS (cfr. SVR
1994 AHV Nr. 39 p. 106).

                                         Il motivo
principale di questa regolamentazione risiede nel ruolo che riveste
l’amministrazione. Quale detentrice di un potere pubblico essa ha infatti il
compito di istruire, talvolta lungamente, le richieste di prestazioni e di
applicare obiettivamente il diritto. Imporle, sistematicamente, il versamento
di interessi moratori significherebbe penalizzarla per aver assolto con cura i
propri compiti. Quanto all’assicurato, la regola dell’uguaglianza delle parti,
impone di dispensarlo dal versamento di interessi moratori allorquando egli
difende ciò che ritiene essere un suo diritto (DTF 108 V 15 consid. 2a e 101 V
118 citate in DTF 119 V 133 consid. 3a).

 

                                         Questo
principio conosce nondimeno delle eccezioni.

                                         In
effetti, la nostra Corte federale ha riconosciuto il diritto ad interessi
moratori allorché si riscontrano “circostanze particolari”.

                                         Queste
circostanze sono state considerate realizzate in presenza di atti od omissioni
illeciti e colposi dell'amministrazione (cfr. DTF 101 V 118 ). 

                                         In DTF
108 V 19 consid. 4b (= RCC 1983 p. 156 consid. 4b) l’Alta Corte - dopo avere
confermato la propria prassi - ha aggiunto che per poter attribuire
eccezionalmente interessi moratori in assenza di base legale, oltre all’atto
illecito, è ancora necessario un agire colposo da parte dell’amministrazione
(cfr., pure, DTF 117 V 352 consid. 3, 116 V 327). 

                                         Il
ritardo nell'applicazione del diritto è illecito se le circostanze che si
trovano all'origine dell'inadeguato prolungamento della procedura, non appaiono
oggettivamente giustificate. Poco importa quali sono le cause del ritardo in
questione. Tuttavia, la sola constatazione di un ritardo oggettivo non è
sufficiente: deve inoltre essere accertata una colpa. 

                                         Il TFA ha
rifiutato il versamento generalizzato di interessi per determinati gruppi di
casi (ad esempio, per ritardata giustizia costatata in via giudiziaria). Tale
impostazione è fondata sulla circostanza che nel diritto delle assicurazione
sociali il riconoscimento di interessi moratori è giustificato, come nel
passato, soltanto in via eccezionale e solo in casi isolati che particolarmente
urtano il senso del diritto (DTF 113 V 50 consid. 2a; RCC 1990 pag. 47 consid.
3).

 

                                         La
situazione giuridica cambierà con la prossima entrata in vigore della legge
federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA),
adottata dal Parlamento il 6 ottobre 2000, la quale, al suo articolo 26,
recita: 

 

" 
¹I crediti di contributi dovuti o di contributi indebitamente
riscossi sottostanno rispettivamente a interessi di mora o rimunerativi. Il
Consiglio federale può prevedere eccezioni per importi esigui e termini di
breve durata.

 

²Sempre che l'assicurato si sia pienamente
attenuto all'obbligo di collaborare, l'assicurazione sociale deve interessi di
mora sulle sue prestazioni dopo 24 mesi dalla nascita del diritto, ma al più
presto 12 mesi dopo che si è fatto valere il diritto". 

 

                            2.3.3.   Nel caso
concreto - come ha giustamente sottolineato l'assicuratore convenuto - non
appaiono soddisfatte le condizioni poste dalla giurisprudenza per riconoscere
eccezionalmente degli interessi di ritardo. In effetti, non sono riconoscibili,
da parte della __________, manovre illecite o dilatorie, rispettivamente, un
comportamento colposo (cfr. consid. 2.3.2.). 

 

                                         D'altro
canto, con riferimento all'indennità per menomazione all'integrità secondo l'art.
24 LAINF, la giurisprudenza federale riconosce interessi di
"compensazione" del 5% qualora, a motivo delle esigenze di
istruzione, la prestazione non possa - eccezionalmente - venir erogata
simultaneamente alla rendita di invalidità, come prescrive la legge (cfr. art.
24 cpv. 2 LAINF), ma soltanto più tardi. 

                                         Nella DTF
113 V 48, la nostra Corte federale ha ricordato che l'art. 24 cpv. 2 LAINF è
una norma particolare che prevede il momento in cui deve imperativamente venire
pagata l'indennità, di modo che si é in presenza di un interesse di
compensazione dedotto direttamente dalla legge, a prescindere dalla
commissione di una colpa da parte dell'amministrazione:

 

" 
3.- a) Nach Art. 24 Abs. 1 UVG hat der Versicherte
Anspruch auf eine angemessene Integritätsentschädigung, wenn er durch einen versicherten
Unfall eine dauernde erhebliche Schädigung der körperlichen oder geistigen Integrität
erleidet. Gemäss Abs. 2 der Bestimmung wird die Entschädigung mit der Invalidenrente
festgesetzt ("fixée en même temps que la rente d'invalidité",
"determinata simultaneamente alla rendita d'invalidità") oder, falls kein
Rentenanspruch besteht, bei der Beendigung der ärztlichen Behandlung gewährt. Ein
Integritätsschaden gilt als dauernd, wenn er voraussichtlich während des ganzen
Lebens mindestens in gleichem Umfang besteht. Er ist erheblich, wenn die körperliche
oder geistige Integrität, unabhängig von der Erwerbsfähigkeit, augenfällig oder
stark beeinträchtigt wird (Art. 36 Abs. 1 UVV). 

b) Aus dem Wortlaut von Art. 24 Abs. 2 UVG ergibt
sich klar, dass die Integritätsentschädigung gleichzeitig mit der Invalidenrente
festzusetzen ist, falls ein Rentenanspruch besteht. Ausnahmen von dieser Regel sieht
das Gesetz nicht vor. Es liegt entgegen der von der SUVA im erstinstanzlichen Beschwerdeverfahren
vertretenen Auffassung auch keine blosse Ordnungsvorschrift vor. Bei der Anwendung
von Art. 24 Abs. 2 UVG kann indessen nicht unbeachtet bleiben, dass die Voraussetzungen
für die Zusprechung der Invalidenrente (Art. 19 Abs. 1 UVG) anders geregelt sind
als diejenigen für die Integritätsentschädigung (Art. 36 UVV). Beim Rentenanspruch
besteht die Möglichkeit nachträglicher Änderungen, indem die Rente revidiert werden
kann, wenn sich der Invaliditätsgrad erheblich geändert hat (Art. 22 UVG). Demgegenüber
muss bei der Integritätsentschädigung ein für allemal feststehen, dass die Beeinträchtigung
erheblich und dauernd ist und in welchem Umfang sie besteht (Art. 24 Abs. 1
UVG, Art. 36 Abs. 1 UVV). Dabei sind voraussehbare Verschlimmerungen des Integritätsschadens
angemessen zu berücksichtigen; revisionsweise Neubeurteilungen sind dagegen ausgeschlossen
(UVV Anhang 3 Ziff. 3). Diese Unterschiede können dazu führen, dass der Anspruch
auf die Integritätsentschädigung nicht zur gleichen Zeit beurteilt werden kann wie
derjenige auf die Invalidenrente. Die Regel von Art. 24 Abs. 2 UVG, wonach die Integritätsentschädigung
gleichzeitig mit der Invalidenrente festzusetzen ist, darf aber weder dazu führen,
dass der Entscheid über die Invalidenrente aufgeschoben wird, noch darf sie zur
Folge haben, dass der Versicherte vom Anspruch auf die Integritätsentschädigung
ausgeschlossen wird, weil in einem Zeitpunkt darüber zu entscheiden ist, in dem
die Dauerhaftigkeit und das Ausmass der Beeinträchtigung noch nicht mit hinreichender
Zuverlässigkeit beurteilt werden können. Der Grundsatz der Gleichzeitigkeit gemäss
Art. 24 Abs. 2 UVG kann mithin nur Anwendung finden, soweit auch die Bedingungen
für die Zusprechung der Invalidenrente und der Integritätsentschädigung gleichzeitig
erfüllt sind. Dies dürfte in der Regel der Fall sein; besondere Umstände können
indessen zu Ausnahmen führen, so wenn der Arzt erst in einem späteren Zeitpunkt
eine zuverlässige Prognose hinsichtlich der Dauerhaftigkeit und Erheblichkeit der
Beeinträchtigung sowie allfälliger späterer Verschlimmerungen im Sinne von Anhang
3 Ziff. 3 zur UVV stellen kann. Der SUVA ist grundsätzlich somit darin beizupflichten,
dass die Integritätsentschädigung zwar im Regelfall gleichzeitig mit der Invalidenrente
festzusetzen ist, dass der Entscheid über die Integritätsentschädigung ausnahmsweise
jedoch in einem späteren Zeitpunkt erfolgen kann, wenn sich die materiellen Anspruchsvoraussetzungen
im Zeitpunkt der Rentenverfügung noch nicht zuverlässig beurteilen lassen (vgl.
auch GILG/ZOLLINGER, Die Integritätsentschädigung nach dem Bundesgesetz über
die Unfallversicherung, S. 71 ff., und MAURER, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht,
S. 415 f.). 

 

4.- Werden im genannten Sinn Ausnahmen vom Grundsatz
der Gleichzeitigkeit gemäss Art. 24 Abs. 2 UVG zugelassen, so wird dem Willen des
Gesetzgebers nicht Rechnung getragen, demgemäss der Versicherte im Zeitpunkt,
in dem die Invalidenrente zugesprochen wird, über die Entschädigung für die Beeinträchtigung
der Integrität soll verfügen können. Es rechtfertigt sich daher, den Versicherten
in solchen Fällen leistungsmässig in den Stand zu setzen, in dem er sich befände,
wenn über die Integritätsentschädigung zusammen mit der Invalidenrente entschieden
worden wäre. Dies kann nur in der Weise geschehen, dass ihm für die Zeit, während
welcher der Entscheid über die Integritätsentschädigung aufgeschoben werden muss,
ein Zinsanspruch eingeräumt wird. Dabei handelt es sich nicht um einen Verzugszins
aufgrund eines schuldhaften Verhaltens der Verwaltung (BGE 108 V 13 ff.), sondern
um einen unmittelbar aus dem Gesetz abgeleiteten Ausgleichszins ähnlich dem Schadenszins
bei der zivilrechtlichen Genugtuung gemäss Art. 47/49 OR (vgl. BGE 81 II
519 Erw. 6; OFTINGER, Schweiz. Haftpflichtrecht, Bd. I, 4. Aufl., S. 174/75). Dem
Einwand der SUVA, wonach bei Bejahung des Zinsanspruchs im vorliegenden Fall eine
Zinspflicht praktisch immer gegeben sei, wenn die Sozialversicherung zu geringe
oder verspätete Versicherungsleistungen erbringe, ist entgegenzuhalten, dass der
Versicherte eine Verspätung in der Auszahlung (z.B. infolge langwieriger Abklärungen)
in der Regel in Kauf zu nehmen hat. Art. 24 Abs. 2 UVG stellt demgegenüber insofern
eine besondere Regelung dar, als damit nicht nur der materielle Anspruchsbeginn,
sondern auch der Zeitpunkt, in dem verfügt werden muss, bestimmt wird, wobei
die Verfügung auch die Auszahlung der Integritätsentschädigung umfasst. Das Gesetz
bestimmt mithin den Zeitpunkt, in welchem der Versicherte die Leistung erhalten
soll; erhält er sie ausnahmsweise erst in einem späteren Zeitpunkt, ist ihm ein
Ausgleich in Form eines Zinses zu gewähren"

                                         (DTF
succitata, consid. 3 e 4 - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Nel caso sub
judice, ad __________ non è stata assegnata una rendita di invalidità,
siccome egli ha ritrovato ben presto una capacità lavorativa completa nella sua
abituate professione.

                                         Nondimeno,
secondo autorevole dottrina, in analogia con la fattispecie giudicata nella DTF
113 V 48, degli interessi compensatori devono venire accordati anche qualora
non vi sia diritto ad una rendita di invalidità, se la menomazione
all'integrità non può essere ancora adeguatamente valutata al termine della
cura medica. Non sono in effetti evidenziabili delle sostanziali differenze con
il caso trattato dal TFA, tali da impedire un'applicazione analogica (cfr. Th. Frei,
op. cit., p. 67s.). 

 

                                         In
concreto, dagli atti all'inserto emerge con evidenza che se la definizione
della pratica da parte del medico fiduciario della __________ è stata
posticipata sino al 2001, è perché, in precedenza, non era ancora possibile
apprezzare in maniera adeguata la realizzazione dei presupposti per la corresponsione
di un'indennità per menomazione all'integrità, ovverosia l'importanza ed il
carattere durevole del danno (cfr., ad esempio, il rapporto 23.11.1996 del
dott. __________: "Una valutazione del caso per determinare gli
eventuali postumi è da rimandare alla fine dell'anno 1997 ossia trascorsi
tre anni dall'evento infortunistico" [doc. _ - la sottolineatura è del
redattore] ed il rapporto 22.12.1998 dello stesso dott. __________: "la
causalità naturale fra l'evento che ci occupa e la sintomatologia lamentata è
da considerare tuttora preponderante. (…). Allo stato attuale, nondimeno, la
definizione del caso è prematura e potrà essere considerata nel giro di
ulteriori due anni" [doc. _]). 

                                         Vero è
che, nel frattempo, l'assicurato è comunque stato sottoposto a dei trattamenti
medici, segnatamente, a farmacoterapia antalgica ed a cicli di fisioterapia,
tuttavia essi non erano mirati ad ottenere un sensibile miglioramento delle sue
condizioni di salute, ma piuttosto a conservarle. 

 

                                         Alla luce
di quanto precede, va considerata fondata la pretesa di __________ tendente al
versamento di interessi - non di ritardo, ma compensatori -
sull'indennità per menomazione all'integrità riconosciutagli dalla __________
con decisione formale del 21 marzo 2001.

                                         Non è
ovviamente possibile stabilire il momento esatto in cui la cura medica
andava dichiarata chiusa, lo stato di salute dell'insorgente non essendo più
suscettibile di migliorare notevolmente. Comunque, attentamente valutate le
tavole processuali, appare equo che i suddetti interessi vengano versati a far
tempo dal 1° gennaio 1996, così come richiesto in sede di ricorso. 

 

                                         Il tasso
d'interesse è del 5% all'anno (cfr. DTF 113 V 54 consid. 5). 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é parzialmente accolto.

                                         § È
dovuto un interesse del 5% all'anno sull'importo di fr. 4'860.-- per il periodo
1° gennaio 1996-21 marzo 2001.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La
__________ verserà all'assicurato l'importo di fr. 400.-- a titolo di
ripetibili. 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti