# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a4269266-33a7-54a3-9300-2bff7972202f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-05-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 07.05.2001 11.1999.129
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1999-129_2001-05-07.html

## Full Text

Incarto n.

  11.1999.00129

  	
  Lugano,

  7 maggio 2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.__._______ (azione
di separazione con riconvenzione di divorzio) della Pretura del Distretto di
Riviera promossa con petizione del 2 febbraio 1998 da

 

	
   

  	
  __________, nata
  __________, __________

  (patrocinata dall'avv. dott. __________, 

  rispettivamente dalla lic. iur. __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinato dall'avv. __________, __________),

   

  

 

giudicando ora sul decreto dell'11 settembre 1999 con cui il Pretore ha regolato l'assetto
cautelare fra le parti;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 24 settembre 1999 presentato da __________ contro il decreto
cautelare emesso l'11 settembre 1999 dal Pretore del Distretto di __________;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria formulata dall'appellante
il 2 marzo 2001;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ (1950) e __________ (1955) si sono sposati a Biasca il
9 gennaio 1976. Dal matrimonio sono nati i figli __________ (__________1977), __________ (__________1979), __________ (__________1982) e __________ (__________1984). Il marito lavora a
__________ per l'Impresa svizzera d__________ SA, __________; la moglie è
attiva a domicilio, a tempo parziale, per la ditta __________ AG, __________.
Il 18 giugno 1997 __________ ha instato davanti al Pretore del Distretto di
__________ per il tentativo di conciliazione
e lo stesso giorno ha postulato in via provvisionale l'affidamento di
__________, __________ e __________ (riservato il diritto di visita del padre),
l'attribuzione in uso dell'appartamento coniugale nella casa bifamiliare a
__________, il versamento di un contributo alimentare per sé e i tre figli di
complessivi fr. 2380.– mensili, oltre a una provvigione ad litem di fr.
3000.–. Il tentativo di conciliazione è decaduto infruttuoso il 17 luglio 1997.

 

                                  B.   All'udienza
di quello stesso 17 luglio 1997, indetta per la discussione cautelare, le parti
si sono accordate nel senso che __________, __________ e __________ sarebbero
stati affidati alla madre (riservato il diritto di visita del padre), che
l'abitazione coniugale sarebbe stata attribuita a lei medesima e che il marito
avrebbe versato un contributo mensile per la famiglia di complessivi fr. 2200.–
dal 

                                         1°
settembre 1997, assumendo altresì gli oneri ipotecari, assicurativi e i premi
della cassa malati per tutti. Il 28 agosto 1997 __________ __________ ha
postulato una non meglio precisata riduzione del contributo alimentare, facendo
valere che il 1° settembre 1997 __________ aveva cominciato a lavorare come
apprendista carpentiere per la ditta __________ di __________. L'istanza è
stata respinta dal Pretore con decreto del 30 agosto 1997 emesso senza
contraddittorio, di cui __________ __________ non ha postulato la revoca. Le
parti si sono poi separate nel settembre di quell'anno, quando il marito ha
lasciato l'abitazione coniugale. 

 

                                  C.   Con
petizione del 2 febbraio 1998 __________ ha chiesto al Pretore di pronunciare
la separazione per tempo indeterminato, sollecitando l'affidamento di
__________ (riservato il diritto di visita del padre), il versamento di un
contributo indicizzato di fr. 970.– mensili per sé, di fr. 435.– mensili per
__________ (divenuta nel frattempo maggiorenne) fino al termine della
formazione professionale, di fr. 435.– mensili per __________ e di fr. 345.–
mensili per __________ (da aumentare dopo il 16° anno d'età). Essa ha chiesto
altresì che il marito assumesse gli oneri ipotecari, assicurativi e i premi
della cassa malati per tutta la famiglia, che l'abitazione coniugale le fosse
attribuita e che fosse ordinato lo scioglimento del regime dei beni “da
attuarsi secondo le risultanze dell'istruttoria”. Nella sua risposta dell'8
aprile 1998 __________ __________ ha avversato la separazione e in via riconvenzionale
ha postulato il divorzio, offrendo un contributo complessivo per __________,
__________ e __________ di fr. 2000.– mensili, oltre al pagamento degli oneri assicurativi
e della cassa malati per i figli.

 

                                  D.   Lo
stesso 8 aprile 1998 __________ ha instato per una modifica dell'assetto provvisionale,
nel senso di sopprimere il contributo per la moglie, di fissare quello per __________,
__________ e __________ in complessivi fr. 1364.60 mensili (oltre ai premi
della cassa malati), dichiarandosi disposto a coprire gli oneri ipotecari e
assicurativi, ma rivendicando l'attribuzione dell'alloggio coniugale. Al
contraddittorio del 18 giugno 1998 __________ si è opposta alle domande e ha
sollecitato il pagamento di una provvigione ad litem di fr. 1000.–.
Entrambe le parti hanno chiesto di essere poste al beneficio dell'assistenza
giudiziaria. Il 7 agosto 1998 la moglie ha dichiarato di rinunciare
all'attribuzione dell'alloggio coniugale e il 1° settembre 1998 si è trasferita
con __________ e __________ in un altro appartamento, sempre a __________.
__________ è rimasta nell'ex abitazione comune, dove il marito è tornato
insieme con l'altro figlio maggiorenne, __________.

 

                                  E.   Il
15 settembre 1998, pedissequamente alla risposta riconvenzionale (in cui dichiarava
di opporsi al divorzio), __________ ha instato a sua volta per una modifica dell'assetto
cautelare, postulando un aumento del contributo alimentare per sé e per i figli
__________ e __________ a complessivi
fr. 3150.– mensili dal 1° settembre 1998, dato il costo per la locazione del
noto appartamento, e chiedendo una provvigione ad litem di fr. 10 000.–.
L'11 febbraio 1999 __________ ha chiesto a suo turno di ridurre ulteriormente
il contributo provvisionale per la moglie e i due figli a complessivi fr.
1000.– mensili, come pure di essere esonerato dal pagamento dei premi della
cassa malati e delle assicurazioni in favore della moglie.

 

                                  F.   Con
decreto del 16 febbraio 1999, emanato senza contraddittorio, il Pretore ha stabilito
il contributo alimentare per la moglie e la figlia __________ in fr. 1765.– mensili,
ha soppresso il contributo alimentare per __________ e ha liberato l'istante
dal pagamento dei premi della cassa malati per costoro. __________ ha postulato
il 19 febbraio 1999 la revoca di tale provvedimento. Esperita l'istruttoria
cautelare, nel suo memoriale conclusivo del 15 marzo 1999 essa ha poi chiesto
di accertare le entrate del marito nel corso del 1999, rivendicando un
contributo alimentare per sé e la figlia __________ di complessivi fr. 3000.–
mensili dal 1° febbraio 1999. Nel suo memoriale conclusivo del 31 marzo 1999
__________ __________ ha offerto un contributo di fr. 855.– mensili per
__________ e uno di fr. 875.– mensili per __________, ma ha negato ogni
contributo alla moglie e ha rivendicato una volta ancora l'attribuzione
dell'alloggio coniugale. Le parti hanno rinunciato al dibattimento finale.

 

                                  G.   Statuendo
l'11 settembre 1999, il Pretore ha imposto al marito, dal 1° settembre 1999, un
contributo provvisionale di fr. 1585.– mensili per la moglie e di fr. 565.– per
la figlia __________, compresi gli assegni familiari e i premi della cassa
malati per entrambe. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 300.–, sono
state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le
ripetibili. Con un secondo decreto dello stesso 11 settembre 1999 il Pretore ha
respinto le domande di provvigione ad litem e di assistenza giudiziaria
presentate dalla moglie, addebitando a quest'ultima i relativi oneri
processuali. Egli non ha statuito invece sulla richiesta d'assistenza
giudiziaria formulata dal marito, né si è pronunciato sulla domanda della
moglie intesa a far accertare il reddito di lui nel corso del 1999.

 

                                  H.   __________
__________ è insorta contro il primo dei
due decreti con un appello del 24 settembre 1999 nel quale chiede che, previo
accertamento delle entrate del coniuge nel 1999, il giudizio impugnato sia
riformato nel senso di imporre al marito un contributo per lei e la figlia
__________ di complessivi fr. 3000.– mensili dal 

                                         15
settembre 1998, aumentato a fr. 3475.– dal 1° gennaio 2000. __________ non ha
presentato osservazioni all'appello. 

 

                                    I.   In
esito all'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio, l'11 dicembre 2000
il giudice delegato di questa Camera ha assegnato alle parti un termine per
formulare eventuali osservazioni sui temi toccati dalla modifica legislativa.
Il 21 dicembre 2000 __________ si è confermata nelle sue domande d'appello.
________ è rimasto silente.

 

                                  L.   Con
ordinanza del 29 gennaio 2001 il giudice delegato di questa Camera ha poi
impartito a __________ un termine per produrre il certificato di salario
dell'anno 1999 e per precisare quali scuole abbia frequentato o stesse
frequentando la figlia __________. A __________ è stato assegnato un termine
per produrre i certificati di salario relativi al figlio __________ dal 1997 fino al termine del tirocinio. Le
parti hanno adempiuto la richiesta. Il 2 marzo 2001 __________ ha postulato il
beneficio dell'assistenza giudiziaria. Entrambi i coniugi hanno potuto
esprimersi sulla documentazione avversaria. Nelle sue osservazioni del 2 marzo
2001 __________ ha concluso perché il marito sia tenuto a versare un contributo
per lei e la figlia __________ di fr.
3000.– mensili complessivi dal 15 settembre 1998, aumentato a fr. 3456.– dal 1°
gennaio al 31 agosto 2000, rispettivamente a fr. 3875.– dal 

                                         1°
settembre 2000 in poi. __________ ha postulato, nelle sue osservazioni del 2
aprile 2001, la conferma del decreto impugnato, aderendo alla richiesta di
assistenza giudiziaria introdotta dalla moglie.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Ai processi di divorzio che all'entrata in vigore della riforma
legislativa (1° gennaio 2000) devono ancora essere giudicati da un'autorità
cantonale, di primo o di secondo grado, si applica la legge nuova (art. 7b
cpv. 1 tit. fin. CC). Le misure provvisionali decretate durante una causa di
stato sono disciplinate nel nuovo diritto dall'art. 137 cpv. 2 CC. Per quanto
attiene alla procedura, esse continuano a essere trattate con il rito sommario
degli art. 376 segg. CPC (art. 419c cpv. 1 CPC). Continua a valere
altresì, in appello, il divieto generale dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, nel
senso che fatti, domande e prove nuove non sono ammissibili (FamPra.ch 1/2001
pag. 128 consid. 1 e 2; I CCA, sentenza del 27 luglio 2000 in re S., consid. 1,
notificata anche al patrocinatore dell'appellante). Nella misura in cui davanti
a questa Camera postula un contributo complessivo di fr. 475.– mensili più
elevato di quello chiesto davanti al Pretore, l'appellante formula quindi una
proposta irricevibile. Ciò non toglie che, coinvolgendo l'attuale procedura
figli minorenni (al cui riguardo si applica il principio inquisitorio
illimitato: DTF 122 III 404), questa Camera potrebbe aumentare essa medesima il
contributo d'ufficio. Sulla questione si tornerà oltre (consid. 4).

 

                                   2.   L'art. 137 cpv. 2 prima frase CC stabilisce che, introdotta una
causa di stato, il giudice decreta le necessarie misure provvisionali. I
contributi di mantenimento possono essere chiesti “per il futuro e per l'anno
che precede la presentazione dell'istanza” (art. 137 cpv. 2 ultima frase CC).
Come nel vecchio diritto, l'ammontare di tali contributi si calcola in base al
riparto dell'eccedenza mensile – di regola a metà – una volta dedotto dal
reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e quello dei figli (Micheli/ Nordmann/Jaccottet Tissot/Crettaz/Thonney/Riva,
Le nouveau droit du divorce, Losanna 1999, pag. 210 n. 987 segg.; Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, Zurigo
1999, n. 30 segg. ad art. 137 CC, in particolare 

                                         n. 37; Leuenberger in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea
2000, n. 29 segg. ad art. 137 CC, in particolare n. 36). Come nel vecchio
diritto, inoltre, i contributi di mantenimento provvisionali possono sempre
essere modificati, non solo quando siano mutate in maniera rilevante e duratura
le circostanze rispetto al momento della decisione, ma anche quando le
previsioni formulate in base alla situazione di quel momento non si siano
avverate o si siano avverate solo in parte (Leuenberger,
op. cit., n. 16 ad art. 137 CC).

 

                                   3.   Nella
fattispecie il Pretore, accertato che la situazione familiare era mutata in
maniera rilevante e verosimilmente duratura dopo l'accordo del 17 luglio 1997
(sopra, consid. B), ha calcolato il reddito netto mensile del marito in fr.
7706.90 e quello della moglie in fr. 2093.–, per un totale di fr. 9800.–
(arrotondati). Ciò premesso, egli ha determinato il fabbisogno minimo del
marito in fr. 2564.25, quello della moglie in fr. 2778.50, il fabbisogno in
denaro della figlia minorenne __________ in
fr. 565.30 e quello della figlia maggiorenne __________, agli studi, in fr.
1320.50 mensili. Egli non ha tenuto conto invece del fabbisogno di __________,
che sarebbe divenuto maggiorenne il 26 marzo 2000 e che appariva sopperire a sé
stesso con il proprio stipendio di apprendista carpentiere (fr. 1363.10 netti
mensili). Dedotto l'insieme dei fabbisogni dal totale dei redditi, è risultata
un'eccedenza mensile di 

                                         fr.
2571.45, che il Pretore ha suddiviso in ragione del 35% alla moglie e del 65%
al marito, onde un contributo per __________ di fr. 1585.– mensili e uno per la
figlia minorenne __________ di fr. 565.–
mensili. Quanto alla decorrenza dei contributi, essa è stata fissata dal 1°
settembre 1999, mese in cui è stato emesso il decreto cautelare.

 

                                   4.   L'appellante
insiste anzitutto sul fatto che si aggiornino al 1999 i dati sul reddito del
marito, richiesta su cui il Pretore ha sorvolato. Essa ha formulato tale
domanda però nel memoriale conclusivo del 15 marzo 1999, e a quel momento
l'istruttoria era ormai chiusa. In sede di appello, poi, la facoltà di
postulare nuovi mezzi di prova prevista dall'art. 423b cpv. 2 CPC
riguarda solo – come si è anticipato – la procedura (ordinaria) contro le
sentenze di merito, non quella (sommaria) contro i decreti cautelari (sopra, consid.
1). Ciò non toglie che in materia di filiazione viga il principio inquisitorio
illimitato (DTF 122 III 404) e che a sei mesi dallo scambio dei memoriali
conclusivi una verifica degli introiti del marito da parte del Pretore poteva
risultare nell'interesse dei figli minorenni. Questa Camera ha rimediato essa
medesima alla mancanza, assumendo il certificato di salario del marito relativo
al 1999 (sopra, consid. L). Da tale attestato risulta che in quell'anno
__________ ha guadagnato fr. 78 631.– netti, compresi fr. 8833.– a titolo di
assegni familiari. Ne discende uno stipendio mensile, con gli assegni
familiari, di fr. 6552.60 netti.

 

                                         Al
reddito mensile netto di fr. 7706.90 accertato nel decreto impugnato il Pretore
è giunto cumulando allo stipendio netto di 

                                         fr.
6556.90 mensili, relativo al 1998, il canone che il marito avrebbe potuto
incassare offrendo in locazione l'appartamento a pianterreno dell'abitazione
coniugale a __________ (fr. 800.– mensili), ed esigendo dal figlio maggiorenne
__________ una partecipazione alle spese dell'economia domestica di fr. 350.–
mensili. Estranea alla nozione giuridica di “reddito familiare”, quest'ultima
posta va stralciata d'ufficio. Nella misura in cui è intesa come guadagno, per
vero, essa è manifestamente indebita, nessuna norma imponendo a un coniuge –
contrariamente a quanto crede l'appellante – di lucrare sulla coabitazione di
figli maggiorenni. Nella misura in cui è volta invece a coprire i maggiori
costi dell'economia domestica causati da tale coabitazione, essa costituisce in
sostanza un rimborso delle spese e non può considerarsi un utile. Tutt'al più
il marito potrebbe essere tenuto ad appigionare a terzi l'una o l'altra camera
del proprio appartamento, alla stessa stregua dell'alloggio sottostante.
Nemmeno l'appellante pretende tuttavia che la famiglia versi in condizioni economiche
tanto precarie da dover giungere a tal punto.

 

                                         Quanto al
reddito (ipotetico) dell'appartamento citato, esso non è litigioso, anche se ci
si può domandare come il Pretore possa ritenere immediatamente produttivo di
reddito un alloggio ch'egli medesimo reputa dover essere previamente sistemato.
In mancanza di appello da parte dell'interessato, l'interrogativo non merita
approfondimento. Dalla presunta locazione di fr. 800.– mensili va tolto
d'ufficio, ad ogni modo, l'investimento di fr. 25.– mensili che il Pretore
stesso ha riconosciuto come necessario per lavori di manutenzione (decreto,
pag. 5 in alto). Mal si comprende invero sulla base di quale norma giuridica il
primo giudice ritenga di poter addebitare tale spesa al figlio maggiorenne
__________ anziché all'appellato (decreto, loc. cit.). Ne segue che il reddito
netto del marito va fissato in fr. 7330.– mensili arrotondati (lo stipendio predetto,
più fr. 775.–).

 

                                   5.   Controverso
è anche il reddito dell'appellante, che lavora a tempo parziale per la ditta
__________ AG e che riscuote, per il resto, indennità di disoccupazione. Il
Pretore ha accertato in concreto un guadagno medio di fr. 1139.50 mensili, cui
ha aggiunto indennità di disoccupazione di fr. 953.50, ottenendo in totale fr.
2093.– mensili. L'appellante fa valere che il diritto a tali indennità sarebbe
venuto a scadere il 31 dicembre 1999 e chiede che le sue entrate siano ricalcolate
di conseguenza. L'argomentazione però è nuova, come la stessa appellante
ammette (memoriale, pag. 5 in basso e lettera del suo patrocinatore, del 27
marzo 2000) e nuovi sono i documenti allegati a tal fine. Non soccorre
all'appellante, in questo caso, invocare il principio inquisitorio che governa
il diritto di filiazione, il quale tutela gli interessi dei minorenni, non
quelli dei genitori (cfr. Rep. 1995 pag. 145 consid. 4), né tanto meno il principio
dell'economia di giudizio (memoriale, loc. cit.). Se tale precetto bastasse per
derogare al divieto dell'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, invero, le parti
potrebbero sempre addurre a loro discrezione argomenti e documenti in appello,
riaprendo a piacimento l'istruttoria. Dandosi mutamenti ulteriori e rilevanti,
incombe alla parte che se ne prevale chiedere una nuova modifica dell'assetto
cautelare, per esempio rendendo verosimile – nella fattispecie – di non avere
trovato un'attività a tempo parziale adeguata.

 

                                         Soggiunge
l'appellante che, comunque sia, il primo giudice le ha conteggiato a torto nel
reddito l'indennità per vacanze di fr. 209.– mensili versata dal datore di
lavoro per compensare il mancato versamento dello stipendio durante le ferie.
Se non che, tale indennità è né più né meno un modo di pagamento dello
stipendio (Rehbinder in: Berner Kommentar,
n. 12 ad art. 329d CO; Staehelin/Vischer
in: Zürcher Kommentar, 3ª edizione, n. 3 e 10 ad art. 329d CO).
Fa quindi parte integrante del reddito, tant'è che soggiace alla deduzione
degli oneri sociali (come risulta dai conteggi esibiti dall'appellante: doc.
1/1). La situazione sarebbe diversa qualora l'appellante rendesse verosimile di
non avere usufruito di vacanze nel periodo considerato per il calcolo del
guadagno, il quale risulterebbe così artificiosamente elevato. Ciò non è
preteso tuttavia nella fattispecie. Su questo punto il decreto impugnato
resiste dunque alla critica.

 

                                   6.   Il
Pretore ha calcolato il fabbisogno minimo del marito in fr. 2564.25 mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 925.–, premio della cassa malati
fr. 355.–, oneri assicurativi fr. 410.20, tasse di canalizzazione, acqua
potabile e rifiuti fr. 59.30, spese per l'auto fr. 164.75, aggravio ipotecario
fr. 400.–, imposte fr. 250.–). L'appellante chiede che il premio di cassa
malati sia fissato addirittura a fr. 445.60, l'aggravio ipotecario a fr. 403.35
e le spese per l'automobile a fr. 200.–, ma insiste perché gli oneri
assicurativi siano ridotti a fr. 264.35 e il carico fiscale a fr. 160.–,
contestando inoltre le tasse per l'acqua potabile e per la raccolta dei
rifiuti.

                                      

                                         a)   Il
Pretore si è attenuto alla vecchia prassi di questa Camera, secondo cui un coniuge
che viveva in comunione domestica con figli maggiorenni si vedeva applicare il
minimo esistenziale del diritto esecutivo di fr. 925.–, non quello ordinario di
fr. 1025.– mensili. In ossequio alla dottrina più aggiornata, invece, questa
Camera inserisce sempre nel fabbisogno di un coniuge, ora, il minimo esistenziale
del diritto esecutivo per persona sola, senza riguardo a un'eventuale coabitazione
(da ultimo: I CCA, sentenza del 4 dicembre 2000 in re L., consid. 12a). Il
semplice fatto che un coniuge divida l'economia domestica con un maggiorenne
non giustifica più, quindi, una riduzione del minimo esistenziale ai fini del
diritto civile. Tutt'al più un concubinato “qualificato” potrebbe giustificare
la sospensione del contributo alimentare come tale (art. 129 cpv. 1 prima frase
CC), ma ciò non è manifestamente nel caso in esame. Nel fabbisogno
dell'appellante va quindi inserito il minimo esistenziale per persone sole di
fr. 1025.– mensili (criteri del diritto esecutivo in vigore al momento
dell'emanazione del decreto impugnato: Rep. 1993 pag. 265).

 

                                         b)   Quanto
al premio della cassa malati, l'appellante contesta l'aumento del 10% applicato
d'ufficio dal Pretore alla quota del 1998, rilevando che il coniuge avrebbe
dovuto produrre documenti aggiornati, come ha fatto lei stessa (doc. 3/3). La
doglianza è fondata. Basti rilevare che nel 1998 l'appellante, affiliata alla
stessa cassa malati del marito (la __________), si è vista ridurre il premio –
a parità di copertura – da fr. 338.40 mensili (doc. B dell'inc. __________, nel
fascicolo “documenti di parte convenuta”) a fr. 305.90 mensili (doc. 3/3).
Avesse inteso rendere verosimile un aumento in simili circostanze, il marito
avrebbe dovuto produrre i documenti opportuni. Resta il fatto che il premio da
lui pagato nel 1998 non era di fr. 292.10 mensili, come l'appellante asserisce,
bensì di fr. 322.90 (doc. A dell'inc. __________, fascicolo “documenti di parte
convenuta”). A torto infine l'appellante vorrebbe di inserire nel fabbisogno
del marito il premio della cassa malati riguardante la figlia maggiorenne __________.
Tale onere – di per sé non contestato – va considerato nel fabbisogno della
ragazza, non in quello del genitore (I CCA, sentenza del 27 settembre 2000 in
re R., consid. 5c; cfr.  anche Hausheer/Spycher, Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997,
pag. 660, allegato 2).

 

                                         c)   Dai
costi assicurativi del marito l'appellante chiede di stralciare in primo luogo
quelli per l'automobile (fr. 164.75 mensili). Essa non contesta che il coniuge
debba far uso del veicolo, ma sostiene che tali costi sono già inclusi nella
posta “spesa auto” (appello, pag. 8 a metà). L'argomentazione è incomprensibile,
se appena si pensa che l'interessata chiede di portare tali spese a fr. 200.–
mensili motivando l'aumento proprio con lo stralcio dei premi dai costi
assicurativi (appello, pag. 11 in alto). Invano si cercherebbe poi di capire la
ragione della differenza tra la postulata diminuzione degli oneri assicurativi
e l'aumento delle spese per l'auto. Insufficientemente motivato, al proposito
l'appello va dichiarato inammissibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio
al cpv. 5).

 

                                         d)   L'appellante
insorge poi contro i premi per l'“assicurazione cose” presso __________ (doc.
O, nell'inc. __________), sostenendo che sulla relativa fatturazione manca il
numero della polizza. Inoltre essa contesta quello dell'assicurazione
responsabilità civile per le imprese (doc. S, nell'incarto citato), definito
non prioritario rispetto al mantenimento della famiglia, e quello
dell'assicurazione sulla vita del marito (doc. V nell'incarto citato), poiché
“vi è già il premio di cui al doc. 12” (appello, pag. 9 nel mezzo). Il fatto
che sul doc. O non figuri il numero della polizza non basta tuttavia per
escludere il relativo onere – rimasto per altro incontroverso – dal fabbisogno
del marito. Quanto al premio dell'assicurazione responsabilità civile per
imprese (fr. 8.75 mensili), la sua ammissibilità è al limite, ma non criticabile,
dato che un eventuale danno cagionato dal marito nell'esercizio delle sue
attività edili durante il tempo libero potrebbe pregiudicare le aspettative
della moglie nello scioglimento del regime matrimoniale. Infine l'assicurazione
sulla vita risultante dal doc. V, contrariamente a quel che asserisce
l'appellante, non si confonde con quella di cui al doc. 12, trattandosi di due
polizze diverse (doc. V: n. __________; doc. 12: n. __________).

 

                                         e)   Per
quel che attiene agli oneri ipotecari, il Pretore ha inserito nel fabbisogno
del marito una spesa di fr. 400.– mensili. L'appellante propone di riconoscere
al coniuge, per la precisione, fr. 403.35 mensili (appello, punto 4.4). Nel
fabbisogno del marito deve perciò essere inserito quest'ultimo importo.
L'appellante chiede dipoi che dal fabbisogno del marito siano stralciate le
tasse per la fornitura di acqua potabile (doc. X e Y, nell'inc. __________) e
per la raccolta dei rifiuti (doc. Z, nell'incarto citato). A ragione, poiché
tali costi devono già ritenersi compresi nel minimo esistenziale del diritto
esecutivo (Rep. 1995 pag. 141, 1994 pag. 298 consid. 5). Circa la tassa per le
canalizzazioni (doc. W, nell'incarto citato), il Pretore ha riconosciuto al
marito una spesa di fr. 19.60 mensili, che di per sé potrebbe anche ritenersi
inclusa nel predetto minimo esistenziale. Dato però che l'appellante medesima
chiede di aumentarne l'importo a fr. 27.95 mensili, non vi è motivo per non
concederle soddisfazione. Da ultimo l'appellante chiede di ridurre l'onere
fiscale del marito dai fr. 250.– mensili riconosciuti dal Pretore a fr. 160.–.
Su questo punto tuttavia essa non si confronta per nulla con le argomentazioni
del Pretore e non spiega per quale motivo il decreto impugnato debba essere
riformato. Carente di motivazione, al riguardo l'appello si rivela una volta
ancora irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5).

 

                                         f)    Se
ne conclude che il fabbisogno minimo del marito, calcolato dal Pretore in fr.
2564.25 mensili, dev'essere ridotto a 

                                               fr.
2541.85 così composti: minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–,
premio della cassa malati fr. 322.90, oneri ipotecari fr. 403.35, oneri
assicurativi fr. 347.90 (fr. 410.20 accertati dal primo giudice, meno fr. 62.30
che riguardano il fabbisogno del figlio __________: sotto, consid. 7c), tassa
per le canalizzazioni fr. 27.95, spese per l'automobile fr. 164.75, imposte fr.
250.–.

 

                                   7.   L'appellante
contesta anche il proprio fabbisogno minimo, affermando – in sintesi – che
bisogna addebitare ai coniugi le spese “che li concernono personalmente rispettivamente
quelle che concernono i figli che con loro abitano” (appello, pag. 6 in basso).
Per rapporto alla somma di fr. 2778.50 mensili calcolata dal primo giudice
(minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 925.–, spese per l'alloggio fr.
1100.–, premio della cassa malati fr. 305.90, oneri assicurativi fr. 316.–,
imposte fr. 131.60), essa rivendica un aumento del premio per la cassa malati a
fr. 447.65 mensili, una rivalutazione dei propri oneri assicurativi a fr.
335.20 mensili e l'inserimento nel suo fabbisogno di una spesa di fr. 100.–
mensili per l'automobile, oltre all'indennità di trasferta di 

                                         fr. –.60
il km già versatale dal datore di lavoro.

 

                                         a)   Sul
minimo esistenziale del diritto esecutivo valgono le considerazioni già esposte
(consid. 6a). Per quel che è dell'abitazione, il Pretore ha riconosciuto all'appellante
fr. 1100.– mensili per la locazione del noto appartamento, togliendo però dal
fabbisogno in denaro della figlia minorenne __________ la quota per l'alloggio
prevista nelle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù del Canton
Zurigo (edizione 1996 in: RDT 51/1996 pag. 33). Le spese per l'alloggio della
figlia devono rimanere incluse però nel relativo fabbisogno e non trasferite in
quello della madre (Rep. 1998 pag. 176 con richiami di dottrina e di giurisprudenza).
L'onere per l'alloggio di fr. 220.– mensili che le raccomandazioni pubblicate
dall'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo stimano per ragazzi di 13–18 anni
nell'edizione 1996, applicabile al momento in cui ha giudicato il Pretore, va
dunque reintegrato nel fabbisogno in denaro di __________. Parimenti va reintegrato
nel fabbisogno del figlio __________, ancora minorenne quando ha statuito il
Pretore, l'analoga quota di fr. 220.– che lo concerne. Ne risulta un onere di
locazione, per la sola appellante, di 

                                               fr.
660.– mensili.

 

                                         b)   A
torto l'appellante reputa dipoi che nel proprio fabbisogno minimo debbano essere
inseriti i premi della cassa malati per i figli __________ e __________. Il
premio relativo a __________ è già compreso nel fabbisogno in denaro della
ragazza, determinato in base alle predette raccomandazioni dell'Ufficio della
gioventù del Canton Zurigo. Quello relativo al figlio __________ rientra a sua
volta nel fabbisogno di lui (fr. 79.30 mensili: doc. 8/8, 2° foglio).
L'appellante persiste nel voler far passare come proprie, dilatando artatamente
il suo fabbisogno, esigenze che in realtà sono dei figli. Poco importa che essa
non chieda di inserire il fabbisogno in denaro del figlio __________ nel
bilancio familiare, considerando __________ autosufficiente. Su questo punto –
come si vedrà ancora oltre (consid. 9) – il Pretore sarebbe dovuto intervenire
d'ufficio, in applicazione del principio inquisitorio illimitato che governa il
diritto di filiazione a tutela dei minorenni. A carico dell'appellante rimane,
per finire, il premio personale della sua cassa malati, di fr. 305.90 mensili,
come ha accertato il Pretore (doc. 3/3).

 

                                         c)   L'interessata
lamenta altresì che il Pretore abbia conteggiato il premio dell'assicurazione
sulla vita in favore di __________ (fr. 62.30 mensili: doc. 15 dell'inc.
__________) negli oneri del marito anziché nei suoi, e quello in favore di
__________ (fr. 45.35 mensili: doc. 14
dell'incarto citato) nei suoi, anziché in quelli del marito. Al riguardo il
Pretore si è manifestamente confuso, ove appena si consideri che al momento in
cui ha statuito il primo giudice __________ viveva con la madre e __________
con il padre, non viceversa. Ciò non toglie che, come si è detto e ripetuto,
tali spese riguardano il fabbisogno dei figli, non quello dei genitori. L'onere
assicurativo a carico dell'appellante è perciò di fr. 270.65 mensili (fr. 316.–
accertati dal Pretore, meno fr. 45.35 per l'assicurazione in favore di
__________, da inserire nel fabbisogno di lei). Il premio di fr. 62.30 mensili
in favore di __________ riguarda, a sua volta, il fabbisogno del ragazzo.

 

                                         d)   L'appellante
rivendica una spesa supplementare per l'automobile di fr. 100.– mensili,
l'indennità di trasferta di fr. –.60 il km versatale dal datore di lavoro non
bastando a suo avviso per coprire i costi effettivi. Tanto più – essa soggiunge
– che la recente sostituzione del mezzo le ha cagionato oneri supplementari
(act. XIX). L'indennità di fr. –.60 il km corrisposta dal datore di
lavoro coincide tuttavia con la deduzione dal reddito ammessa dall'autorità
fiscale (art. 3 cpv. 2 in fine del decreto esecutivo concernente l'imposizione
delle persone fisiche: RL 10.2.2.1.1), la quale si presume coprire mediamente i
costi per l'uso di un'autovettura, incluso l'ammortamento (I CCA, sentenza del
5 luglio 2000 in re G., consid. 5a). L'onere supplementare rivendicato
dall'appellante non appare quindi legittimo, ancor meno a un giudizio di mera
verosimiglianza come quello che disciplina l'emanazione di misure cautelari.

 

                                         e)   Dato
quanto precede, il fabbisogno minimo dell'appellante risulta in ultima analisi
di fr. 2393.15 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1025.–, alloggio
fr. 660.–, premio della cassa malati fr. 305.90, oneri assicurativi fr. 270.65,
imposte fr. 131.60).

 

                                   8.   Il
Pretore ha stabilito il fabbisogno minimo della figlia __________, che è
divenuta maggiorenne il 28 novembre 1997 (prima ancora che le parti chiedessero
al Pretore la modifica dell'assetto provvisionale formante oggetto del giudizio
odierno) e che al momento in cui ha giudicato il Pretore viveva con il padre,
in fr. 1320.50 mensili, rinviando a quanto figura nel decreto cautelare del 

                                         16
febbraio 1999 emanato senza contraddittorio, precedente quello impugnato (sopra,
consid. D). Da esso risulta che il fabbisogno si compone del minimo esistenziale
del diritto esecutivo (fr. 925.–), del premio per la cassa malati (fr. 211.90),
dell'abbonamento ferroviario (fr. 67.–) e di un'indennità per pasti fuori casa
(fr. 116.60). A ciò va aggiunto il premio per l'assicurazione di fr. 45.35 in
suo favore (sopra, consid. 7c), per un totale di fr. 1365.85. L'appellante non
contesta che il fabbisogno della figlia maggiorenne sia considerato nel
bilancio familiare. L'art. 133 cpv. 1 seconda frase CC abilita del resto il
giudice a fissare contributi alimentari anche per figli che, divenuti
maggiorenni durante una causa di divorzio, si trovino ancora in formazione (Sutter/Freiburghaus, op. cit., n. 22
seg. ad art. 133 CC). L'appellante chiede nondimeno che il minimo esistenziale
della ragazza sia ridotto a fr. 500.– mensili e il premio della cassa malati a
fr. 153.30 mensili (memoriale, pag. 10 in basso). Essa non spiega minimamente,
tuttavia, come giunga a cifre del genere, limitandosi a evocare in modo
generico “il reddito complessivo disponibile” (loc. cit.). Carente di
motivazione, al proposito l'appello sfugge a ulteriore esame (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC in relazione con il cpv. 5).

 

                                         Se mai
può sorprendere – ma in mancanza di ricorso da parte dell'appellato la questione
può rimanere aperta – che nel fabbisogno minimo della ragazza non figuri alcun
costo per l'alloggio. Certo, la figlia __________ abita con il padre, ma ciò
non significa che le si debba negare ogni esigenza propria. Anche il fabbisogno
dei figli previsto dalle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù
del Canton Zurigo, cui questa Camera si ispira per prassi invalsa, comprende
una quota destinata all'alloggio, seppure i figli vivano con il genitore
affidatario. In realtà il Pretore sembra reiterare anche al riguardo nella
decurtazione di poste dal fabbisogno dei figli (come i premi della cassa
malati, quelli per l'assicurazione sulla vita o, appunto, la quota relativa
all'alloggio) per trasferirle impropriamente nel fabbisogno dell'uno o
dell'altro genitore. Trattandosi del fabbisogno di un figlio maggiorenne, non
soccorrono tuttavia i presupposti perché questa Camera intervenga di propria
iniziativa.

 

                                         Per
assicurare quanto meno un trattamento paritario a tutti i figli di cui deve occuparsi
in concreto sindacando l'assetto provvisionale, questa Camera ha verificato
d'ufficio (art. 419b CPC), ad ogni modo, che la figlia __________ fosse
in formazione professionale, nulla di concreto risultando dagli atti. Dalla
documentazione assunta risulta in effetti che nel settembre del 1999, quando ha
statuito il Pretore, la ragazza seguiva un ciclo triennale presso la Scuola
cantonale di diploma a __________ per ottenere una maturità professionale
sociosanitaria. È vero che nel settembre del 2000 essa è poi stata assunta dal
Comune di __________ in qualità di stagista nella locale casa per anziani, con
uno stipendio lordo di fr. 930.– i primi tre mesi e di fr. 1240.– lordi in
seguito (documenti prodotti dall'appellato il 6 febbraio 2001), e che nel
novembre successivo essa è andata a vivere con un amico (documenti trasmessi
dall'appellante il 5 febbraio 2001, verbale del 23 novembre 2000). Queste
ultime circostanze non possono tuttavia essere considerate nell'ambito
dell'attuale giudizio, poiché posteriori all'emanazione del decreto impugnato.
Del resto, dandosi mutamenti di apprezzabile rilievo, le misure provvisionali
possono sempre essere adattate alle nuove circostanze. Non compete a questa
Camera, quindi, statuire come autorità di primo grado tenendo calcolo di fatti
che nel settembre del 1999 il Pretore nemmeno avrebbe potuto accertare.

 

                                   9.   Il
fabbisogno del figlio __________, ancora minorenne quando ha statuito il
Pretore, non figura nel decreto impugnato, tranne per quanto riguarda un paio
di premi assicurativi inclusi a torto nel fabbisogno dei genitori (sopra,
consid. 6f e 7c). Anzi, con decreto emanato senza contraddittorio il 16
febbraio 1999 il Pretore ha finanche soppresso ogni contributo di mantenimento
a suo favore (sopra, consid. F). In realtà il primo giudice non doveva
semplicemente accomodarsi della volontà delle parti, cercando di giustificarla
(decreto impugnato, consid. 11). Il figlio __________ era minorenne e per
giurisprudenza costante il figlio minorenne che ritrae un provento dal proprio
lavoro vivendo in economia domestica con un genitore è tenuto a sopperire alle
spese del proprio mantenimento non oltre un certo limite (art. 323 cpv. 2 CC).
Di regola, tranne casi di particolare ristrettezza familiare, tale limite non
supera un terzo del guadagno (analogamente a quanto prevedono le istruzioni
della Camera di esecuzioni e fallimenti del Tribunale di appello per il calcolo
del minimo esistenziale: Rep. 1993 pag. 267 cifra 3.3; dal 1° gennaio 2001: FU
2/2001 pag. 76 cifra IV/2). Nella fattispecie, come si è già rilevato (consid.
7b), l'appellante ha rinunciato a chiedere l'inserimento del fabbisogno in denaro
del figlio __________ nel bilancio familiare, reputando il ragazzo
autosufficiente. Così facendo, tuttavia, essa obbliga il figlio a sovvenire a
sé stesso con tutto il proprio guadagno (salvo per quel che è dei due premi assicurativi,
cui si è accennato). Ciò doveva indurre il Pretore a intervenire d'ufficio in
virtù del principio inquisitorio che disciplina il diritto di filiazione.

 

                                         Ora, le
raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo applicabili al
momento in cui ha giudicato il Pretore prevedevano, per un figlio di 17 anni
(che viveva insieme con un fratello o una sorella nella medesima economia
domestica), un fabbisogno medio in denaro di fr. 1240.– mensili, compresi fr.
140.– mensili per cura e educazione che in concreto l'appellante non può
prestare in natura poiché le è imputata un'attività lucrativa a tempo pieno.
__________ ha cominciato a lavorare il 1° settembre 1997 come apprendista
carpentiere (sopra, consid. B). Ha guadagnato fr. 1455.50.– mensili netti nel
1997, fr. 1656.80 mensili netti nel 1998 e guadagnava fr. 2032.– mensili netti
al momento in cui ha statuito il Pretore. Egli poteva quindi essere chiamato a
contribuire al proprio mantenimento nella misura di 

                                         fr. 680.–
mensili (arrotondati), la famiglia non versando in condizioni di
ristrettezza tali da doversi derogare a tale regola. I genitori non potevano
quindi limitarsi a coprire il premio della cassa malati e quello
dell'assicurazione sulla vita (sopra, consid. 6f e 7c), ma dovevano assicurare
la differenza di fr. 560.– mensili. Non a caso, del resto, nel suo memoriale
conclusivo del 31 marzo 1999 davanti al primo giudice __________ offriva per il
figlio __________ un contributo alimentare di fr. 855.– mensili.

 

                                10.   Il
fabbisogno della figlia minorenne __________, che frequenta il liceo, è stato
stabilito dal Pretore in fr. 565.30 sulla base delle note raccomandazioni
pubblicate dall'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo. L'appellante opina
ch'esso debba essere calcolato secondo le tabelle del diritto esecutivo e che
vada dunque ridotto a fr. 559.– mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo
fr. 400.–, premio della cassa malati fr. 79.30, assicurazione sulla vita fr.
79.70), onere che per finire essa inserisce nel fabbisogno del marito (appello,
pag. 12 seg.). Così argometando, essa mostra però di non conoscere la
pluriennale giurisprudenza di questa Camera, secondo cui il fabbisogno dei
figli minorenni si determina sin dagli anni ottanta in base alle raccomandazioni
dell'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo, secondo cui i criteri sottesi
alla definizione del fabbisogno comprendono anche l'onere per l'alloggio e
secondo cui il fabbisogno dei figli non si confonde con quello dei genitori
(sebbene lo stesso Pretore tenda a inserire l'uno nell'altro: decreto
impugnato, consid. 11). 

 

                                         Ciò
posto, le raccomandazioni di Zurigo applicabili al momento in cui ha giudicato
il Pretore prevedevano, per un figlio in età compresa fra 13 e 15 anni (che
vive insieme con un fratello o una sorella nella medesima economia domestica),
un fabbisogno medio in denaro di fr. 1090.– mensili, compresi fr. 205.– mensili
per cura e educazione che in concreto l'appellante non può prestare in natura
perché – si è già spiegato – le è imputata un'attività lucrativa a tempo pieno.
Il fabbisogno di fr. 565.30 mensili stimato dal Pretore si rivela così
manifestamente arbitrario e questa Camera deve intervenire d'ufficio a tutela
della minorenne in virtù del diritto di filiazione. Intanto non vi è alcuna
ragione, contrariamente a quanto ritiene il Pretore, di ridurre gli ammontari
contenuti nelle raccomandazioni, le quali risalgono al 1996 e si rapportano a categorie
di reddito (circa fr. 7000.– mensili) finanche inferiori a quello conseguito
dalle parti. In secondo luogo non si può esigere che la madre presti alla
figlia cura e educazione in natura se già deve lavorare a tempo pieno. In terzo
luogo non si toglie la quota per l'alloggio dal fabbisogno del figlio per
inserirla in quello dei genitori. Non vi è quindi alcuna ragione per scostarsi
in concreto dal fabbisogno in denaro di fr. 1090.– mensili previsto dalle
raccomandazioni.

 

                                11.   Il
Pretore ha attribuito l'eccedenza mensile del bilancio familiare nella misura
del 65% al marito e del 35% alla moglie. L'appellante contesta siffatto
riparto, chiedendo una divisione a metà. A giusto titolo. La definizione dei
contributi alimentari a norma dell'art. 137 cpv. 2 CC è disciplinata, come
detto, dal diritto federale e corrisponde a quella del vecchio art. 145 cpv. 2
CC (sopra, consid. 2). Al riparto paritario dell'eccedenza si può derogare solo
ove ciò conduca a una tesaurizzazione del contributo alimentare o a una
divisione anticipata della sostanza coniugale (Rep. 1994 pag. 148 con
riferimenti). In concreto non ricorrono estremi del genere. Il Pretore tenta di
giustificare la disuguaglianza evocando “i maggiori oneri derivanti al marito
per la cura e la manutenzione della casa di __________ e delle proprietà in
montagna”, il fatto che “i redditi coprono ampiamente i fabbisogni familiari” e
la circostanza che al marito è stato imputato un reddito ipotetico di fr. 800.–
mensili per la locazione dell'appartamento a pianterreno dell'abitazione
coniugale (consid. 14). Si tratta di motivazioni totalmente estranee alle
previsioni del diritto federale, che non possono essere condivise. Su questo
punto l'appello risulta dunque provvisto di buon diritto.

 

                                12.   Il
quadro delle entrate e delle uscite familiari si presenta, dopo quanto si è
visto, come segue:

 

                                         reddito del marito                                          fr.
7330.—

                                         reddito
della moglie                                       fr. 2093.—

                                                                                                            fr.
9423.—  mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                         fr. 2541.85

                                         fabbisogno
minimo della moglie                      fr. 2393.15

                                         fabbisogno
in denaro di __________                fr. 1365.75

                                         fabbisogno
in denaro di __________                fr.   560.—

                                         fabbisogno
in denaro di __________                fr. 1090.—

                                                                                                            fr.
7950.75  mensili

                                         eccedenza                                                    fr.
1472.25  mensili

                                         metà
eccedenza                                           fr.   736.10  mensili

                                         contributo
per la moglie:

                                         fr.
2393.15 + fr. 736.10 ./. fr. 2093.– =             fr. 1035.—  mensili
arrotondati

                                         contributo
per la figlia __________                  

                                         (compresi
gli assegni familiari)                        fr. 1365.—  mensili arrotondati

                                         contributo
per __________

                                         (compresi
gli assegni familiari)                        fr.   560.—  mensili

                                         contributo
per __________ 

                                         (compresi gli assegni familiari)                        fr.
1090.—  mensili

                                         Il
marito può conservare per sé:

                                         fr.
7330.– ./. fr. 1035.– ./. fr. 1365.– 

                                         ./.
fr. 560.– ./. fr. 1090.– =                              fr. 3280.—  mensili.

 

                                13.   L'appellante chiede da ultimo che i contributi alimentari decorrano
dal 15 settembre 1998, dal giorno cioè in cui essa ha postulato la modifica
dell'assetto provvisionale. Se non che, un decreto cautelare che secondo il
vecchio diritto modificava un assetto provvisionale dispiegava i suoi effetti,
in linea di principio, solo per il futuro. Per ragioni di equità il giudice poteva
far decorrere la modifica dalla presentazione dell'istanza (o da qualsiasi momento
intermedio fra la presentazione dell'istanza e l'emanazione del decreto: Bühler/Spühler in: Berner Kommentar,
3ª edizione, n. 445 ad art. 145 vCC; Hinderling/Steck,
Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 545 n. 77 seg.), ma non prima. Nel caso in esame
il Pretore ha statuito l'11 settembre 1999, sicché la modifica decorre per
principio da quel momento. Un effetto retroattivo potrebbe entrare in considerazione,
tutt'al più, dal 1° febbraio 1999, come ha chiesto l'appellante nel suo
memoriale conclusivo davanti al Pretore, la decorrenza dal 15 settembre 1998
postulata in appello essendo una domanda nuova e come tale irricevibile (art.
321 cpv. 1 lett. b CPC). L'interessata non spiega tuttavia quali ragioni
equitative giustificherebbero una siffatta decorrenza. Carente di motivazione,
al riguardo l'appello si rivela perciò irricevibile.

                                      

                                14.   Gli oneri del giudizio odierno, adeguati all'impegno processuale
richiesto a questa Camera, seguono il vicendevole grado di soccombenza (art.
148 cpv. 2 CPC). Nel complesso l'appellante ottiene contributi per sé e i figli
conviventi superiori a quelli fissati dal primo giudice (in totale fr. 2685.–
rispetto ai fr. 2150.– stabiliti nel decreto cautelare), ma solo dal 1°
settembre 1999. Tenuto conto ch'essa rivendicava contributi per complessivi fr.
3000.– retroattivamente dal 15 settembre 1998 fino al 31 dicembre 1999, per
complessivi fr. 3456.– dal 1° gennaio al 31 agosto 2000 e fr. 3875.– dopo di
allora, appare equo suddividere gli oneri processuali tra le parti in ragione
di metà ciascuno, compensando le ripetibili.

 

                                         La
richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall'appellante il 2 marzo 2001
è priva d'oggetto. Per prassi consolidata, in effetti, una domanda di
assistenza giudiziaria non ha effetto retroattivo e può riferirsi solo agli
atti compiuti dal legale dopo la sua presentazione, salvo casi di urgenza che
palesemente non ricorrono nella fattispecie (DTF 122 I 203; SJ 118/1996 pag.
644; Rep. 1994 pag. 385). Dopo il 2 marzo 2001, tuttavia, il patrocinatore
dell'appellante non è più stato chiamato a svolgere alcuna prestazione, essendo
le parti semplicemente in attesa della sentenza. Le eventuali prestazioni che
il legale fornirà dopo la notifica del giudizio rientreranno, se mai, nel
quadro delle prestazioni fornite sul piano federale (CdM, sentenza del 18
dicembre 2000 in re avv. M., consid. 5). 

 

                                         Per
quanto riguarda gli oneri di prima sede, il Pretore li ha suddivisi a metà, compensando
le ripetibili. L'appellante chiede che la tassa di giustizia e le spese siano
poste a carico del marito e che le sia assegnata una congrua indennità per
ripetibili. Sulla tassa di giustizia e le spese il ricorso è parzialmente
fondato: davanti al Pretore infatti il marito offriva fr. 1730.– complessivi
(sopra, consid. F in fine) e la moglie rivendicava fr. 3000.–. Tenuto conto che
la richiesta era giustificata fino a concorrenza di fr. 2685.–, appare giusto
che il marito sopporti due terzi di tali oneri. Sulle ripetibili invece
l'appello è irricevibile. In caso di contestazioni patrimoniali – e l'indennità
per ripetibili è manifestamente d'indole patrimoniale – l'appellante non può
limitarsi a domande indeterminate, ma deve cifrare le sue pretese (Rep. 1993
pag. 228 consid. b, 1985 pag. 95 consid. 1; identico principio vige del resto
in sede federale: Messmer/Imboden,
Die eidgenössischen Rechtsmittel in Zivilsachen, Zurigo 1992, pag. 151 nota 9). L'appellante si limita a postulare
“congrue ripetibili”, ma non ne indica l'ammontare, nemmeno nei motivi del
ricorso. Ciò non adempie i requisiti minimi dell'art. 309 cpv. 2 lett. e CPC.
Al riguardo l'appello sfugge pertanto a un esame di merito.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è parzialmente
accolto e il decreto impugnato è così riformato:

 

                                         1.  __________
è tenuto a versare dal 1° settembre 1999 a __________, anticipatamente entro il
5 di ogni mese, un contributo provvisionale di complessivi fr. 2685.–, di cui
fr. 1035.– per lei medesima, fr. 560.– (compresi gli assegni familiari) per il
figlio __________ e fr. 1090.– (compresi gli assegni familiari) per la figlia
__________.

                                         2.
 La tassa di giustizia di fr. 300.– e le spese di fr. 200.– sono poste per due
terzi a carico di __________ e per il resto a carico di __________, compensate
le ripetibili.

 

                                   II.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 650.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
700.–

                                         sono
posti a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le
ripetibili.

 

                                   III.   La
richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________ è dichiarata senza
oggetto.

 

                                 IV.   Intimazione:

                                         – avv.
dott. __________, __________;

                                         – avv.
__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Riviera.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario