# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27f89e11-a091-55e3-8a99-06f513a6f390
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-12-22
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 22.12.2010 RR.2010.245
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2010-245_2010-12-22.pdf

## Full Text

Sentenza del 22 dicembre 2010 
II Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Cornelia Cova, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré,  
Cancelliera Elena Maffei  

   
Parti   

A., rappresentato dall'avv. Luciano Giudici, 
 

Ricorrente 
 

   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO, 
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 
 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2010.245 

 

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 Fatti: 

A. Il 31 luglio 2009 la Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di 
Verbania ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria, 
completata il 23 luglio 2010, nell'ambito di un procedimento penale avviato 
nei confronti di B., C., D. e E. per titolo di truffa aggravata per il 
conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640bis del Codice penale 
italiano). Secondo l'esposto dei fatti dell'autorità rogante, gli indagati 
avrebbero presentato in data 20 dicembre 2001, nell'interesse della società 
F. S.r.l. con sede a Z. e ad essi riconducibile, una domanda di finanziamento 
contenente dati inveritieri allo scopo di ottenere un contributo statale a fondo 
perso per la realizzazione, nella provincia di Verbania, di una struttura 
alberghiera oggi denominata "Motel G." o "Hotel H.". Successivamente gli 
stessi avrebbero trasmesso alla banca concessionaria incaricata 
dell'istruttoria della domanda, assegni bancari e fatture falsi provenienti tra 
l'altro dalle società F. S.r.l., I. S.r.l. (appaltatrice delle opere di costruzione) e 
J. SA (fornitrice di prestazioni inerenti ad attività di progettazione, direzione e 
collaudo di opere edili), volti a dimostrare la sussistenza dei presupposti ai 
quali era subordinata l'erogazione del contributo. In questo modo gli indagati 
avrebbero tratto in inganno i funzionari della banca concessionaria e il 
Ministero dello Sviluppo Economico (in seguito: MSE), i quali avrebbero 
erogato alla società F. S.r.l. un contributo a fondo perso pari ad un importo 
complessivo di EUR 1'418'944,50 pagato in tre rate rispettivamente il 26 
maggio 2003, il 10 maggio 2004 e il 3 ottobre 2006. Dalle indagini condotte 
dalle autorità inquirenti italiane è risultato inoltre che perlomeno fino al 23 
gennaio 2001, A. avrebbe detenuto quote di partecipazione nella società 
I. S.r.l., per il tramite della società K. SA, con sede a Chiasso. L'autorità 
rogante ha rilevato infine che gli indagati hanno eseguito numerose 
operazioni bancarie sia in accredito che in addebito. È emerso in particolare 
che in data 21 febbraio 2008 è stato disposto un bonifico di EUR 230'000.-- a 
favore del conto cifrato n. 1 "M" presso la banca L. SA di pertinenza di A. da 
prelevare dal conto n. 2 presso lo stesso istituto bancario intestato 
all'indagata C. 

B. Al fine di conoscere e ricostruire compiutamente i flussi di denaro movi-
mentati dagli indagati, l'autorità inquirente italiana postula, tra l'altro, 
l'acquisizione della documentazione relativa alla relazione n. 1 "M" presso la 
banca L. SA.  

C.   Con decisione di chiusura del 29 settembre 2010 il Ministero pubblico del 
Cantone Ticino ha ordinato tutta una serie di atti esecutivi, fra cui la 
trasmissione all'autorità richiedente della documentazione d'apertura 
concernente il testé citato conto. 

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D.   Il 26 ottobre 2010 A. ha interposto ricorso contro la suddetta decisione 
dinanzi alla II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 
postulando l'annullamento della decisione impugnata e la reiezione della 
domanda di assistenza italiana per quanto attiene alla trasmissione della 
documentazione bancaria concernente la relazione n. 1 "M".  

E. A conclusione delle loro osservazioni, entrambe trasmesse il 25 novembre 
2010 allo scrivente tribunale, il Ministero pubblico ticinese, rispettivamente, 
l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) hanno postulato la reiezione 
del gravame.  

F. Il ricorrente ha rinunciato a replicare (v. act. 10). 

 Diritto: 

1.  
1.1 In virtù degli art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale del 

4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71) e 9 cpv. 3 del relativo Regolamento 
(RS 173.710) il primo grado di giurisdizione ricorsuale in materia di 
assistenza giudiziaria internazionale compete alla II Corte dei reclami penali. 

 
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana 

e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea 
di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in 
vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 
(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo che completa e agevola l'applicazione 
della CEAG del 10 settembre 1998 (RS 0.351.945.41), entrato in vigore 
mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-
svizzero) nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 
dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. 
dalla Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 
1985 (CAS). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto 
in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure 
quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello 
pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge federale 
sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; 
RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 
cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 dell'Accordo italo-svizzero; DTF 136 IV 82 consid. 3.1; 
123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore vale anche 
nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 

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CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 
consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 
1.3 Il ricorso è stato tempestivamente interposto contro una decisione di 

chiusura dell'autorità cantonale d'esecuzione (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). 
La legittimazione di A., titolare del conto oggetto della criticata misura 
d'assistenza, è pacifica (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP; DTF 118 Ib 
547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

  
2.  
2.1   L'insorgente lamenta una violazione del principio della proporzionalità in 

quanto risulterebbe dagli atti che l'accredito di EUR 230'000.-- a favore del 
suo conto n. 1 "M" sarebbe stato disposto il 21 febbraio 2008 e che la 
relazione di cui egli è titolare sarebbe stata aperta il 18 febbraio 2008, ragion 
per cui sarebbe escluso che anteriormente a tale data possa esservi 
qualsiasi operazione legata al predetto conto. Egli sostiene che il Ministero 
pubblico ticinese ha ordinato, a torto, la trasmissione di documentazione 
bancaria che riguarda un periodo che esulerebbe dall'intervallo temporale sul 
quale verte la domanda di assistenza, considerato che l'ultima quota di 
finanziamento a favore di F. S.r.l. sarebbe stata erogata in data 3 ottobre 
2006 e che di conseguenza il reato ipotizzato dall'autorità rogante si sarebbe 
realizzato al più tardi a tale data.  

2.2 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una 
domanda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero 
deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità 
richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi 
sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in 
questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 
consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata 
solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 
120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 
del 21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la 
domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee 
a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 
consid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla 
cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è 
esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il 
procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 
367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la 
cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una 
ricerca generale ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un 
sospetto senza che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello 
stesso (DTF 125 II 65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo genere di 

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inchieste non è consentito in ambito di assistenza internazionale sia alla luce 
del principio della specialità che di quello della proporzionalità (PETER POPP, 
Grundzüge der internationalen Rechtshilfe in Strafsachen, Basilea 2001, 
pag. 280 n. 414 e pag. 204 e seg. n. 309). Tale divieto si fonda 
semplicemente sul fatto che è inammissibile procedere a casaccio nella 
raccolta delle prove (DTF 113 Ib 257 consid. 5c), o ancora peggio andare 
alla ricerca di eventuali reati mediante indagini "a strascico" che non 
nascono da una concreta notitia criminis.  

2.3 Nella fattispecie, l'autorità italiana ha definito in maniera precisa le condotte 
sospette degli indagati, indicando pure chiaramente il nesso con il ricorrente 
e il conto bancario di sua pertinenza. Siccome il predetto conto è stato 
alimentato con denaro proveniente da un conto intestato all'indagata C., 
l'utilità potenziale della documentazione di cui è stata ordinata la 
trasmissione è evidente. Giova infatti rilevare che la richiesta dell'autorità 
rogante tendente ad ottenere documentazione bancaria è stata formulata 
anche al fine di accertare l'utilizzo del profitto di reato, ovvero la destinazione 
delle somme conseguite grazie al reato di truffa ai danni dello Stato 
(v. domanda di assistenza giudiziaria del 31 luglio 2009 pag. 5). Costatata la 
sufficiente relazione tra le misure d'assistenza richieste e l'oggetto del 
procedimento penale estero (DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 
consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c), spetterà al giudice estero del merito 
valutare se dalla documentazione bancaria sequestrata emerge un'effettiva 
connessione tra i fatti perseguiti all'estero ed il conto in questione. In questo 
senso sono anche da respingere le dettagliate considerazioni del ricorrente 
sul merito del procedimento estero ed in particolare sulla sua pretesa 
estraneità ai fatti (v. ricorso pag. 7 e segg.). Così argomentando egli omette 
di considerare che la rogatoria in questione non è stata presentata per 
valutare la sua posizione bensì per raccogliere la documentazione 
necessaria per approfondire il ruolo assunto dai diversi indagati. In effetti, 
l'autorità inquirente ha assodato che gli indagati B., C., D. e E. avrebbero 
indotto in errore i funzionari della banca concessionaria incaricata 
dell'istruttoria e il MSE, mediante trasmissione di documentazione non 
veritiera, al fine di ottenere l'erogazione di un contributo pubblico a fondo 
perso di EUR 1'418'944,50, procurandosi così un ingiusto profitto, con pari 
danno per il suddetto Ministero, rappresentato dalla percezione indebita, 
attraverso la F. S.r.l., dell'importo summenzionato. In seguito sarebbe stato 
necessario accertare la destinazione del provento del reato e, a tale scopo, 
acquisire documentazione bancaria dalla quale si evincano le persone che 
avrebbero beneficiato delle operazioni di addebito rilevate sugli estratti dei 
conti di pertinenza degli indagati. Quanto precede è di per se sufficiente per 
concedere l'assistenza all'autorità rogante al fine di permetterle di 
approfondire la situazione e valutare la posizione del ricorrente.  

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Riassumendo, la decisione impugnata non viola il principio della 
proporzionalità né contrasta con altre regole dell'assistenza internazionale in 
materia penale. 

3. Discende da quanto precede che il ricorso deve essere respinto. Le spese 
seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla 
procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato 
l'art. 30 lett. b LTPF). La tassa di giustizia è calcolata giusta l'art. 3 del 
Regolamento dell'11 febbraio 2004 sulle tasse di giustizia del Tribunale 
penale federale (RS 173.711.32), richiamato l'art. 63 cpv. 5 PA, ed è fissata 
nella fattispecie a fr. 5'000.-- a carico del ricorrente, essa è coperta 
dall'anticipo delle spese già versato. 

 

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Per questi motivi, la II Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico del ricorrente. Essa è 
coperta dall'anticipo dei costi già versato. 

 
 
Bellinzona, 23 dicembre 2010  
 
In nome della II Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
La Presidente: La Cancelliera: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Luciano Giudici 
- Ministero pubblico del Cantone Ticino 
- Ufficio federale di giustizia 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF).