# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3caba580-39bf-5f80-a89e-b91453be1226
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.09.2011 32.2011.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-63_2011-09-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.63

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  26 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 febbraio 2011
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 gennaio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1lli,
nata nel 1955, da ultimo attiva quale impiegata di commercio, in data 28
ottobre 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI
per adulti indicando di essere affetta da “sindrome ansioso depressiva
reattiva a licenziamento” (doc. AI 10-1/7).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una perizia
psichiatrica ad opera del Centro peritale per le assicurazioni sociali (doc. AI
46-1), l’UAI con decisione del 27 gennaio 2011 (doc. AI 57-1), preavvisata con
progetto dell’8 novembre 2010 (doc. AI 55-1), ha attribuito all’assicurata una
rendita intera d’invalidità limitatamente al periodo compreso fra il 1° giugno
2010 al 31 dicembre 2010 e una mezza rendita dal 1° gennaio 2011.

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dal consulente __________, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione
impugnata e il rinvio dell’incarto all’Ufficio AI per maggiori approfondimenti
(doc. I).

 

                                         L’insorgente
ha contestato la valutazione del Centro peritale per le assicurazioni sociali
(CPAS), sulla base del referto del medico curante Dr. __________ (doc. I).

 

                               1.4.   In risposta
l’UAI, sulla base della perizia psichiatrica del Centro peritale per le
assicurazioni sociali (CPAS), ha confermato il proprio provvedimento
evidenziando come l’assicurata e il suo patrocinatore non si siano mai
interessati ad un’integrazione professionale (doc. VI+bis).

 

                               1.5.   Il 15 maggio
2011 il rappresentante di RI 1 ha prodotto un nuovo referto del Dr. __________
e sottolineato come la mancata iscrizione dell’assicurata all’Ufficio cantonale
del lavoro sia da ascrivere alla patologia psichiatrica di cui è affetta (doc.
VIII+E).

 

                                         Il doc.
VIII e l’allegato sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. IX).

 

                               1.6.   Nelle
osservazioni del 14 giugno 2011 l’UAI, dopo aver sottoposto il referto del Dr. __________
al vaglio del SMR e del CPAS, si è riconfermato nella decisione impugnata (doc.
XII+1-3).

 

                                         I doc.
XII+1-3 sono stati inviati all’assicurata per osservazioni (doc. XIII).

 

                               1.7.   Il 21 luglio
2011 RA 1 ha prodotto un nuovo referto del Dr. __________ e postulato l’allestimento
di una perizia giudiziaria (doc. XVI).

 

                                         Il doc.
XVI e l’allegato sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. XVII).

 

                               1.8.   L’UAI, dopo
aver sottoposto il referto del Dr. __________ all’esame del SMR, si è
riconfermato nella decisione impugnata (doc. XVIII+bis).

 

                                         I doc.
XVII, XVIII+bis sono stati inviati all’insorgente per conoscenza (doc. XIX).

 

                               1.9.   Il TCA, in
data 26 agosto 2011, ha interpellato il Centro Peritale per le assicurazioni
sociali (CPAS) per alcune precisazioni relative alla perizia del 16 settembre
2010 e al complemento del 9 giugno 2001 (doc. XX).

 

                             1.10.   Il Dr. __________
e il Dr. __________ del CPAS hanno risposto il 5 settembre 2011 (doc. XXI).

 

                                         I doc. XX
e XXI sono stati trasmessi alle parti per osservazioni (doc. XXII).

 

                             1.11.   Il
rappresentante dell’assicurata e l’UAI hanno preso posizione il 16 settembre
2011 (doc. XXIII; XXIV+1).

 

                                         I doc.
XXIV e l’allegato sono stati inviati all’insorgente per conoscenza (doc. XXV).

                                         Il doc.
XXIII è stato trasmesso all’UAI per conoscenza (doc. XXVI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio
2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.4.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                               2.5.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on compare
les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le
syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant
une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni
d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération
est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur la
base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque des
dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de
crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes
d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que
l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits
dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une
surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

                                         Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed
inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique
VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607;
STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b;
Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente
(cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4
luglio 2007, I 384/06).

 

 

                               2.7.   Nella
decisione del 27 gennaio 2011 l’UAI ha riconosciuto all’assicurata una rendita
intera d’invalidità dal 1° giugno 2010 al 31 dicembre 2010 fondandosi sulla
documentazione medica agli atti (certificati medici Dr. __________, cfr. doc.
AI 1-1; 41-1).

 

                                         Si tratta
ora di stabilire se l’UAI ha correttamente o meno ridotto le prestazioni
all’assicurata, a far tempo dal 1° gennaio 2011.

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e direttore del CPAS e il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e capo-clinica, nella perizia del 16
settembre 2010, dopo aver esposto l’anamnesi dell’assicurata, i dati
soggettivi, quelli oggettivi e la terapia psichiatrica attuale, hanno posto la
seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(…)

5.1    Diagnosi con ripercussioni sulla
capacità di lavoro

 

         Episodio depressivo di media gravità
(ICD10; F32.1)

 

6.      DISCUSSIONE

 

Siamo confrontati
con una donna di 55 anni che, dopo il licenziamento dal posto di lavoro di
impiegata presso l'assicurazione __________ dal mese di giugno 2009 non è più
stata in grado di riprendere un'attività lavorativa a causa del crollo
depressivo che si è manifestato.

L'assicurata, circa
10 anni fa, si era ritrovata in una situazione analoga ed era stata iscritta
per due anni alla disoccupazione dovendo in seguito essere sostenuta per alcuni
mesi dall'assistenza. Il licenziamento avvenuto l'anno scorso ha riattivato i
vissuti di allora favorendo la comparsa di una importante sintomatologia
depressiva. La medesima ha reso necessaria una presa in carico specialistica
presso lo psichiatra Dr. __________ a partire dal mese di luglio 2009.

L'assicurata è già
stata sottoposta a perizia psichiatrica da parte della Dr.ssa __________ per la
__________ assicurazioni il mese di settembre 2009 e il mese di marzo 2010. La
perita ha diagnosticato una sindrome da disadattamento con prevalenti problemi
emotivi nell'ambito di un disturbo di personalità paranoideo e giustificato
un'inabilità lavorativa completa a causa del fatto che l'assicurata si è
caparbiamente legata, in maniera masochistico-paranoidea, all'evento traumatico
rappresentato dal licenziamento non riuscendo ad elaborarlo.

 

Mediante la nostra
perizia psichiatrica siamo tenuti a valutare l'evoluzione delle condizioni
psichiche dell'assicurata ed il suo atteggiamento oppositivo.

Quanto da noi
oggettivato durante l'incontro con l'assicurata e riconducibile attualmente ad
un episodio depressivo di media gravità quale evoluzione della sindrome da
disadattamento.

L'esame psichico ha
evidenziato una donna sufficientemente curata nell'igiene e nell'abbigliamento,
orientata nel tempo e nello spazio, collaborante ed accessibile al colloquio.

Non abbiamo da parte
nostra riscontrato un atteggiamento oppositivo se non una facciata di apparente
solidità dietro la quale tuttavia ci cela una fragilità e un'importante sofferenza
psichica. Più volte infatti, durante il colloquio l'assicurata, a seconda degli
argomenti trattati, non è riuscita a trattenersi dal piangere e si è permessa
per così dire di "togliersi la maschera".

Maschera che, come
detto, si manifesta attraverso un'espressione dura del volto ed un'aggressività
che, durante il colloquio, è riuscita comunque a gestire in maniera adeguata.

Non abbiamo
oggettivato grossolani deficit della sfera cognitiva nè disturbi della forma o
del contenuto del pensiero pur in presenza di sentimenti di impotenza ed
autosvalutazione oltre all'incapacità di proiettarsi positivamente nel futuro.

Pure presente una
deflessione timica associata ad un'ideazione suicidale passiva al momento senza
progettualità.

L'assicurata ha
lamentato tristezza, ansia, rabbia, insicurezza, sentimenti di impotenza, disturbi
del sonno, mancanza di energia da investire in una relazione sentimentale ed
assenza della libido. Ha inoltre lamentato un calo della memoria e della
concentrazione oltre all'incapacità di immaginare un miglioramento dell'attuale
situazione in presenza di idee di morte senza progettualità grazie
all'importante investimento affettivo nei confronti dell'anziana madre malata.

La descrizione della
giornata evidenzia la presenza di risorse residue che l'assicurata è in grado
di mobilizzare riuscendo a organizzare la giornata in modo costruttivo e
recandosi quasi giornalmente a __________ dall'anziana madre con la quale
trascorre molto tempo aiutandola in casa, leggendole i giornali, preparandole
da mangiare e portandola a passeggio.

L'assicurata è pure
in grado di coltivare e mantenere i contatti sociali anche se, a questo
proposito, ha riferito che spesso di tratta di contatti di facciata.

Lo stato depressivo
di media gravità tuttora presente limita il funzionamento globale e lavorativo
dell'assicurata soprattutto per quanto attiene le risorse energetiche diminuite
e velocemente esauribili, la difficoltà a mantenere attenzione e concentrazione
oltre alle difficoltà relazionali. L'assicurata, nonostante si forzi di
mantenere, e in parte ci riesca, i contatti sociali (anche se spesso di
facciata) non riesce a farlo spontaneamente e questo rappresenta un importante
dispendio energetico oltre che una fonte di ansia. L'atteggiamento in parte
rassegnato di cui è vittima la porta in generale a disinvestire dalla realtà
esterna alla quale tende piuttosto a ricondursi per spiegare, in maniera
proiettiva, il proprio disagio psichico.

Per quanto concerne
la CL dell'assicurata, per quanto finora descritto e discusso, riteniamo che
essa debba essere considerata abile al lavoro nella misura del 50% a partire
dal momento della nostra perizia. Per quanto concerne i periodi di inabilità
precedenti, in particolare a partire al mese di giugno 2009, come certificato dallo
psichiatra curante Dr. __________, l'assicurata è da  considerare inabile al
lavoro in misura completa.

Vista la persistenza
di uno stato depressivo, pur di media gravità, riteniamo sia indicato un aiuto
al collocamento finalizzato ad un rapido reinserimento dell'assicurata nel modo
del lavoro. Questo passo rappresenta, a nostro avviso, parte indispensabile del
iter terapeutico da seguire.

Abbiamo informato telefonicamente
lo psichiatra curante dr. __________ delle nostre conclusioni peritali."
(Doc. AI 46/5-6)

 

                               2.8.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). 

                                         Spetta
in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni
sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228
seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF
136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura
giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in
materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte
le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa. 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il Tribunale federale ha
preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore
probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis
cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,
formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr.
iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della  loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione :

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto
segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie
die verfassungs- und gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen
Verwaltungsrechtspflege ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im
Verwaltungsverfahren nicht als Partei, sondern als zur Neutralität und
Objektivität verpflichtetes Organ des Gesetzesvollzugs. Solange kein
Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein Einparteienverfahren mit dem
Leistungsgesuchssteller als Partei und der IV-Stelle als Behörde, welche nach
den Grundsätzen des Amtsbetriebes die Herrschaft über das Verfahren innehat.
Nach dem Übergang zum Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im
prozessualen Sinne zur Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an
die rechtsstaatlichen Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und
Neutralität verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell einwandfreie und materiell schlüssige (das
heisst beweistaugliche und beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen
des Versicherungsträgers (Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher
nach der Rechtsprechung kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467). Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der gesetzlichen
Ordnung über die Amtsermittlungspflicht des Sozialversicherungsträgers zum
Ausdruck kommt, wird Beweis über sozialversicherungsrechtliche Ansprüche
schwergewichtig auf der Stufe des Administrativverfahrens geführt, nicht im
gerichtlichen Prozess. Hierin liegt eine Grundentscheidung des Gesetzgebers,
deren Abänderung im formellen Gesetz vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164
Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG
immer dann zur Beschwerde berechtigt, wenn der angefochtene Akt die
Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich verletzen kann. Aus der formellen
Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im gerichtlichen Prozess bzw. der
Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten
kann offensichtlich nicht gefolgert werden, auch die Beweiserhebungen der
IV-Stelle im (vorausgehenden) nichtstreitigen Verfahren bis zum
Verfügungserlass seien Handlungen einer (formellen) Partei, womit das spätere
gerichtliche Abstellen hierauf gegen die Verfassung oder die EMRK verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen
durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall
weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung
gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage
zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.
3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass
gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem
Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage
für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption,
wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise
abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt
grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (…)

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che, affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
effettuata dal CPAS, da considerare dettagliata, approfondita e quindi
rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Il Dr. __________o,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e direttore del CPAS e il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e capo-clinica, nella perizia del 16
settembre 2010 hanno posto la diagnosi di “Episodio depressivo di media
gravità (ICD10; F32.1)”. 

 

                                         Secondo i
periti l’assicurata è da considerare abile al lavoro nella misura del 50% a
partire dal settembre 2010 (data della perizia). 

                                         In considerazione
dello stato depressivo, pur di media gravità, il Dr. __________ e il D. __________
ritengono indicato un aiuto al collocamento finalizzato ad un rapido
reinserimento dell'assicurata nel modo del lavoro (doc. AI 46-6).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

                                         

                                         Tali non
possono essere i referti del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia prodotti i sede ricorsuale.

 

                                         Nel
referto del 13 maggio 2011 (in quello del 24 febbraio 2011 il medico si è in
sostanza limitato ad opporsi alla decisione impugnata riservandosi di
approfondire successivamente la propria valutazione, cfr. doc. C) il Dr. __________
ha contestato la valutazione del CPAS che – a suo dire – non avrebbe rilevato
il disturbo di personalità di cui è affetta RI 1 e che anche la Dr.ssa __________
nella perizia svolta per conto dell’__________ assicurazioni aveva rilevato (doc.
E).

                                         In
particolare, il medico curante ha ritenuto che i periti del CPAS riconoscendo
il carattere persistente e non risolto della malattia depressiva, le difficoltà
relazionali e di adattamento, legate al profilo di personalità disturbato ma
considerando indicate delle misure di collocamento, sarebbero caduti in
contraddizione (doc. E).

 

                                         Secondo
il Dr. __________ la paziente “non è collocabile in nessun modo, sia per la
patologia depressiva, sia per il concomitante disturbo di personalità”
(doc. E).

 

                                         La Dr.ssa
__________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia del 21
settembre 2009, svolta per conto dell’__________ Assicurazioni, aveva posto una
diagnosi di “Sindrome da disadattamento con reazione ansioso-depressiva (F
43.22 dell’ICD 10)” indicando di non prevedere una ripresa del lavoro per
la fine del 2009, ma “con cure adeguate ed aiutata ad elaborare l’evento
traumatico, che è rappresentato dal licenziamento, entro quattro/cinque mesi
dovrebbe potere entrare in disoccupazione oppure trovarsi un nuovo posto di
lavoro” (doc. AI 6-4).

 

                                         Nella
perizia del 23 marzo 2010 la specialista aveva quindi posto la diagnosi di “Disturbo
di adattamento con prevalenti problemi emotivi (F43.23 dell’ICD 10). Disturbo
di personalità querulo maniaco, paranoide (F60.0 dell’ICD 10)” con prognosi
risevata e completa inabilità lavorativa (doc. AI 10-3/4).

 

                                         Le
critiche sollevate dal medico curante e i referti della Dr.ssa __________ e del
Dr. __________ sono stati sottoposti dall'amministrazione ai periti del CPAS, i
quali hanno fornito la seguente presa di posizione:

 

" 
(…)

La Dr.ssa __________, nella sua valutazione
peritale del mese di settembre 2009 per la __________ assicurazioni, aveva
diagnosticato una sindrome da disadattamento con reazione mista ansioso-depressiva
e ritenuto la prognosi riservata. Non prevedeva inoltre la ripresa di
un’attività lavorativa prima della fine dell’anno.

D’altra parte riteneva che, con cure adeguate ed
aiutata ad elaborare l’evento traumatico (rappresentato dal licenziamento),
entro 4-5 mesi l’assicurata avrebbe potuto entrare in disoccupazione oppure
trovarsi un nuovo posto di lavoro.

Nella seconda valutazione peritale, del mese di
marzo 2010, veniva anche diagnosticato un disturbo paranoideo della
personalità.

Lo psichiatra curante Dr. __________, nel suo
rapporto all’UAI del mese di gennaio 2010, diagnostica un probabile disturbo
istrionico della personalità.

 

Da parte nostra, un’attenta ricostruzione
anamnestica e l’esame psichico non hanno consentito di evidenziare alcun
disturbo della personalità.

A questo proposito ci permettiamo di sottolineare
come, anche qualora un disturbo delle personalità fosse stato presente, il
medesimo non abbia impedito all’assicurata di esercitare fino al 2009.

Questo per sottolineare come i disturbi della
personalità in generale non implicano una diminuzione della capacità lavorativa
se non in fase di scompenso.

 

L’assicurata è stata da parte nostra considerata
abile al lavoro nella misura del 50% a partire dal momento della nostra perizia
mentre, in relazione ai precedenti periodi di inabilità, abbiamo considerato
validi quelli certificati dallo psichiatra curante Dr. __________, che segue
l’assicurata dal mese di giugno 2009, in assenza di elementi per contestarli.

 

A nostro avviso, sulla capacità lavorativa
dell’assicurata, è determinante lo stato depressivo che, a partire dal momento
della nostra valutazione peritale, risulta di media gravità e la riduce del
50%” (doc. XII2).

 

                                         Nelle
annotazioni del 14 giugno 2011 il Dr. __________ e la Dr.ssa __________ del
SMR, hanno confermato l’assenza di elementi medici che permettono di
discostarsi dalla valutazione del CPAS (doc. XII).

 

                                         Nello
scritto del 20 luglio 2011 il Dr. __________ si è riconfermato nelle proprie
argomentazioni rilevando che a suo parere il disturbo di personalità di cui
sarebbe affetta RI 1 ha portato ad un’incapacità lavorativa a seguito dello
scompenso causato dal licenziamento presso l’__________ assicurazioni (doc. F).

 

                                         Nelle
annotazioni del 28 luglio 2011 i medici del SMR hanno ribadito l’assenza di
nuovi elementi clinici nello scritto del medico curante (doc. XVIIIbis).

 

                                         Questa
Corte il 26 agosto 2011 ha interpellato i periti del CPAS per le seguenti
delucidazioni:

 

" 
(…)

Con riferimento al rapporto peritale del 16
settembre 2010 e al complemento del 9 giugno 2011, la invitiamo a fornirci le
seguenti precisazioni:

 

1)      Nel rapporto peritale del 16 settembre 2010 viene posta la diagnosi
di “Episodio depressivo di media gravità (ICD 10; F32.1)” ed
evidenziato, da un lato, la persistenza di questo stato depressivo che limita
il funzionamento globale e lavorativo dell’assicurata per quanto riguarda le
diminuite risorse energetiche e la difficoltà nelle relazioni sociali,
dall’altra la presenza di risorse residue che le permettono di organizzare la
giornata in modo costruttivo con l'anziana madre, ma di mantenere però contatti
sociali solo “di facciata”.

 

a) Con la presente
la invitiamo dunque a chiarirci quali sono gli elementi che permettono poi di
concludere per un’abilità lavorativa al 50% ? 

 

b) In che cosa
consiste questa parziale capacità lavorativa dell’assicurata ?

 

c) Per quale motivo
ritenete che le attivite svolte da RI 1 con l’anziana madre (aiuto in casa,
lettura giornali, preparazione pasti, ecc…) giustifichino un’abilità lavorativa
al 50% ?

 

2)      Nel complemento peritale del 9 giugno 2011 non è stato da voi
evidenziato alcun disturbo della personalità, contrariamente a quanto sostenuto
invece dal medico curante Dr. __________ (cfr. certificato del 13 maggio 2011).

 

a) Per quale motivo
ritenete che nel caso di RI 1, il licenziamento traumatico dall’__________
assicurazioni non abbia scatenato un disturbo di personalità ?

 

b) Per quali ragioni
è stata esclusa una fase di scompenso ?”(doc. XX).

 

                                         Il Dr. __________
e il Dr. __________, il 5 settembre 2011, hanno fornito le seguenti risposte:

 

" 
(…)

in merito alla sua richiesta di precisazioni
concernenti l'assicurata signora RI 1, riferiamo quanto segue.

 

In riferimento alla nostra perizia
dell'08.09.2010 ed al complemento peritale del 09.06.2011 non possiamo che
confermare la nostra diagnosi e la conseguente capacità lavorativa basandoci su
quanto argomenteremo di seguito.

Nel corso della perizia menzionata l'assicurata
medesima aveva riconosciuto di "disperarsi di meno" grazie all'inizio
della terapia specialistica presso lo psichiatra Dr. __________ a partire dal
mese di luglio 2009 (basata su colloqui settimanali ed una terapia
psicofarmacologica a base di Fluoxetina e Benzodiazepine).

Avevamo inoltre fatto riferimento a risorse
residue che ben emergevano dalla descrizione della giornata e quindi ad
elementi concreti e, segnatamente., alla capacità di investimento sulla realtà
esterna da parte dell'assicurata.

Soffermandosi sulla descrizione della giornata si
evidenziava come l'assicurata fosse in grado di alzarsi al mattino alle 07.30,
recarsi al ristorante e fare colazione, leggere i quotidiani e mantenersi
informata, prendere il treno per __________ e recarsi dall'anziana madre
accudendola e portandola a passeggio.

L'assicurata aveva inoltre riferito di utilizzare
parte del tempo a sua disposizione leggendo, usando il computer e uscendo con
gli amici (in questo caso quindi non si tratterebbe solamente di "contatti
di facciata"). Essa aveva inoltre riferito di mantenersi in contatto con
delle amiche e di collaborare con la sorella nel prendersi cura dell'anziana
madre.

Una persona gravemente depressa e quindi inabile
al lavoro in misura completa a causa, fra gli altri sintomi, dell'inibizione
psicomotoria presente, della riduzione della motivazione, dello slancio vitale
e della spinta volitiva non sarebbe in grado di attivarsi e di investire delle
risorse come di fatto risultava essere in grado di fare l'assicurata.

La parziale capacità lavorativa della medesima
consiste proprio nella possibilità di attingere alle risorse residue presenti,
mobilizzarle ed investirle in attività diverse che permettono di organizzare,
strutturare una giornata essendo attivi, costruttivi e concludenti.

 

Effettivamente, sia
nella nostra perizia, sia
nel complemento peritale, un'attenta ricostruzione anamnestica da
parte nostra e l'esame psichico non avevano consentito di evidenziare alcun disturbo della personalità.

In merito a detta ipotetica diagnosi anche la
psichiatra Dr.ssa __________ aveva dapprima
diagnosticato una sindrome da disadattamento con reazione mista
ansioso-depressiva (settembre 2009,
rapporto per l'__________ Assicurazioni) e successivamente (rapporto del
mese di marzo 2010) aveva diagnosticato un disturbo paranoideo della personalità.

Lo psichiatra
curante Dr. __________, nel suo rapporto all'UAI del mese di gennaio 2010, diagnostica un probabile disturbo istrionico della personalità.

In conclusione, in
merito alla diagnosi di disturbo della personalità, non
sembra esserci una valutazione
concordante da parte dei diversi psichiatri e
quindi, detta diagnosi, non può essere considerata
certa.

Ribadiamo inoltre che, qualora un disturbo della
personalità fosse presente, il medesimo non
ha impedito all'assicurata di
esercitare fino al 2009.

 

Più che ad un evento traumatico, il
licenziamento, l'assicurata è stata confrontata ad un evento stressante che
l'ha portata a manifestare un disagio psichico con necessità di cure
specialistiche. Di fatto un disturbo della personalità, qualora presente,
inizia a manifestarsi almeno dall'adolescenza e può in seguito scompensarsi in
relazione ad eventi stressanti.

Anche qualora un disturbo della personalità fosse
stato presente, il medesimo, in relazione
all'esame psichico e alla descrizione della giornata come descritti
nella nostra perizia, non risultava in fase
di scompenso. Al contrario, dalla valutazione emergeva un quadro clinico
caratterizzato dalla presenza di
sufficienti funzionamento globale ed equilibrio psichico riferibili ai
dati concreti, e non teorici, concernenti
la descrizione della giornata.” (doc. XXI).

 

                                         Alla luce
di quanto esposto e della giurisprudenza in materia di valore probatorio
(consid. 2.8.) il TCA ritiene che lo stato di salute dell’assicurata, dal
profilo psichiatrico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato
dal CPAS e che i referti del Dr. __________ non apportano nuovi elementi, non
apprezzati in sede peritale, in grado di influire sulla valutazione
specialistica del perito dell’amministrazione. Le conclusioni del medico
curante seppur parzialmente divergenti per quanto riguarda la diagnosi e la
valutazione della capacità lavorativa dell’assicurata non apportano nuovi
elementi oggettivi ignorati dai referti peritali del CPAS e vanno quindi intesi
nel senso di una diversa valutazione delle conseguenze che le patologie
dell’interessata hanno sulla sua capacità di lavoro.

 

                                         Giova
inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata, dal profilo
psichiatrico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal
CPAS.

 

                                         Neppure
le certificazioni successivamente trasmesse dall’insorgente consentono una
diversa valutazione.

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la valutazione del CPAS i criteri di affidabilità e
completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.8.), alla stessa può
essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurata è inabile al lavoro nella misura del 50% dal mese di settembre
2010.

 

                                         La
consulente in integrazione professionale nel rapporto del 25 ottobre 2010 ha indicato che l’attività abituale è ancora esigibile dall’assicurata. Sul mercato del lavoro
vi sono inoltre attività direttamente accessibili e confacenti con il danno
alla salute che permettono all’insorgente di essere direttamente integrabile
nel ciclo produttivo tramite i normali canali si collocamento (doc. AI 53-1).

 

                             2.10.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal
profilo economico.

 

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2011 (la rendita è stata
ridotta a far tempo dal 1° gennaio 2011).

 

                                         L’amministrazione
tuttavia ha applicato i dati del 2009, verosimilmente per mancanza di dati più
aggiornati.

                                         

                          2.10.1.   Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la
stessa, nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza
preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con
riferimento). Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente
possibile. 

                                         Di regola
ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima
del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all’evoluzione reale
dei salari (cfr. STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008; STF 9C_181/2008 del 23
ottobre 2008, DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224), o comunque sul salario
che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa
azienda o in un’azienda simile.

                                         Nel caso
in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito
ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà
riferimento ai dati empirici o statistici (STF 8C_334/2008 del 26 novembre
2008; VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del
principio secondo cui – in assenza di indizi concreti che impongano una diversa
valutazione – la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente
all’esperienza generale, continuato l’attività precedentemente svolta senza
invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). 

 

                                         Nel caso
di specie, l’amministrazione ha applicato per il confronto dei redditi i dati
statistici, in quanto ha ritenuto di non poter prendere in considerazione il
reddito conseguito da RI 1 presso l’__________ Assicurazioni perché “licenziata
per ristrutturazione aziendale” (doc. AI 50-1).                             

                                         L’UAI ha
quindi determinato il reddito da valido sulla base dei dati statistici
nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2008, facendo la media del
totale delle attività tra la qualifica 3 e 4, ossia fr. 5'095.-- e fr.
4'116.--, riportato su 41.6 ore e aggiornato al 2009, per un importo di fr.
58'693.--. (doc. AI 50-1).

 

                                         In
considerazione della giurisprudenza suindicata, il TCA ritiene tuttavia più
corretto fondarsi sull’ultimo reddito che RI 1 ha conseguito prima del danno
alla salute (l’incapacità lavorativa è iniziata nel giugno 2009) presso l’__________
__________ Assicurazioni, pari a fr. 4'525.-- mensili, fr. 58'825.-- annui
(cfr. questionario del datore di lavoro del 5 novembre 2009, doc. AI 18-3).

                                         

                                         Come
vedremo (cfr. consid. 2.10.4) anche applicando il reddito da valido statistico
utilizzato dall’UAI il risultato finale non cambia.

 

                          2.10.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, contestato dal
ricorrente, va ricordato che lo
stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa
e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante
dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario
sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato
aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui
il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali." 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'116.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 10-2010, p. 94), esso ammonta a fr.
4'280.64 mensili oppure a fr. 51'367.68 per l'intero anno (fr. 4'280.64 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2009 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,
10-2010, p. 95), un reddito mensile di fr. 4'371.30 oppure di fr. 52'455.68 per
l'intero anno (fr. 4'371.30 x 12).

                                         L’assicurata,
quale impiegata di commercio, avrebbe guadagnato nel 2009 fr. 58'825.-- / anno
per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.10.1.). Tale reddito si situa,
per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri per
un’attività equivalente (cioè fr. 67'341.89, cfr. Tabella TA7 p.to 22 “Segretariato,
cancelleria”, livello di qualifica 4, fr. 5'285.-- X 12 mesi = 63’420.-- riportato
su 41.6 = fr. 65'956.8 e aggiornato al 2009).

 

                                         Se si riduce il reddito statistico da invalido, in applicazione
della giurisprudenza di cui alla 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, della
percentuale del 7,64% (parte percentuale eccedente la soglia determinante del
5%) si ottiene un importo di fr. 48'448.06.

                                      

                          2.10.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung
C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002
S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an,
für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas
über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität
differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12
sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser
Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der
Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den
Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge
de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                          2.10.4.   In concreto,
nel rapporto del 25 ottobre 2010, la Consulente in integrazione professionale
ha applicato una riduzione del 5% per altri fattori di riduzione (doc. AI 53-2).

 

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante
giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, partendo da un salario da invalido di fr. 48'448.06, ritenuta
un’esigibilità dal profilo medico del 50% e ammettendo la riduzione del 5%, il
reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 23'012.83 confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 58'825.--
(consid. 2.10.1) emerge un tasso d’invalidità del 60,8% arrotondato al 61% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41).

 

                                         Procedendo
invece al raffronto dei redditi, partendo da un salario da invalido di fr. 48'448.06, ritenuta
un’esigibilità dal profilo medico del 50% e ammettendo la riduzione del 5%, il
reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 23'012.83 confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr.
58'693.-- (consid. 2.10.1) emerge un tasso d’invalidità del 60,7% arrotondato
al 61% secondo la giurisprudenza di
cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41).

 

                          2.10.5.   Appurato, per
contro, che la ricorrente conserva una capacità lavorativa residua del 50%
nella propria attività di impiegata di commercio, nella quale è in grado di
conseguire, mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua, un reddito
corrispondente al 50% del reddito realizzabile senza il danno alla salute
(100%), l’incapacità lucrativa della ricorrente ammonta al 50% (cfr. al
riguardo DTF 114 V 310 consid. 3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del
14 agosto 2008).

                                         Va qui
rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al
massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,
presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è
arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato
inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

 

                                         Alla luce
del grado d’invalidità del 61% in attività adeguate, l’assicurata è in grado di
sfruttare al meglio la sua capacità lavorativa residua nella precedente
attività lavorativa di impiegata di commercio dove il grado d’invalidità è del
50%.

 

                                         L’UAI ha
pertanto giustamente ridotto le prestazioni a partire dal 1° gennaio 2011, in applicazione dell’art. 88a OAI – che prevede che se la capacità al guadagno dell’assicurato
o la capacità di svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande
invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che
presumibilmente continuerà a durare (cfr. STF 9C_971/2009 del 14 giugno 2011
consid. 3.1).

 

                             2.11.   L’assicurata in
via ricorsuale ha chiesto l’esecuzione di una perizia giudiziaria (doc. XVI).

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                             2.12.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
della ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti