# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 07094d03-43b7-5a86-9858-ef42ca0ae4b4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-01-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.01.2014 D-7271/2013
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7271-2013_2014-01-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-7271/2013 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  9  g e n n a i o  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Martin Zoller;  

cancelliere Gilles Fasola. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (...), 

Algeria,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino);  

decisione dell'UFM del 11 dicembre 2013 / N (...). 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera in data  

23 novembre 2013; 

la decisione dell'UFM dell'11 dicembre 2013 (notificata al richiedente il  

20 dicembre 2013), mediante la quale detto Ufficio non è entrato nel meri-

to della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della legge del 

26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferi-

mento dell'interessato verso la Croazia; 

il ricorso del 27 dicembre 2013 (cfr. risultanze processuali) inoltrato al Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzio-

nata decisione dell'UFM con il quale il ricorrente ha implicitamente con-

cluso all'annullamento della decisione impugnata; 

la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione dell'allontanamento 

in data 30 dicembre 2013; 

la ricezione dell'incarto originale dell'UFM da parte del Tribunale in data 

31 dicembre 2013; 

ulteriori fatti ed argomenti adotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi che seguono qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 della legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, 

RS 173.32]), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli  

art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 della legge federale sulla procedura ammini-

strativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021); 

che nella fattispecie tali condizioni sono soddisfatte e occorre pertanto 

entrare nel merito del ricorso; 

che in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in cui 

l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda d'asilo (art. 32 –

35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita a esaminare se l'autorità inferiore 

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ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della domanda d'asilo  

(cfr. DTAF 2011/30 consid. 3); 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltan-

to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di 

cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra in materia di 

una domanda d'asilo allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato 

terzo competente a condurre la procedura d'asilo e di rinvio in virtù di un 

accordo internazionale; 

che in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazio-

ne svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che 

permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una do-

manda d'asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, 

RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trattamento 

di una domanda d'asilo secondo i criteri previsti nel Regolamento (CE) 

n. 343/2003 del Consiglio 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di 

una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino 

di un paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; di seguito: Regola-

mento Dublino II) (cfr. art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa 

a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MA-

THIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäischen Re-

gelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asylanträ-

gen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Zu-

rigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.); 

che l'esame della domanda d'asilo non deve essere confuso con la pro-

cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo 

essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il ri-

chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso 

uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino II; 

CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das Eu-

ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3ª ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86 

seg.); 

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che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda 

d'asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato 

come Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III; 

che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in 

qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiva-

mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un 

visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno, 

sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello presso il quale 

la domanda d'asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazione 

con gli art. 6 a 13 Regolamento Dublino II); 

che lo Stato membro nel quale è stata presentata una domanda d'asilo e 

che ritiene che un altro Stato membro sia competente per l'esame della 

stessa, può, entro tre mesi dalla presentazione della domanda d'asilo, in-

terpellare tale Stato membro affinché si prenda a carico il richiedente  

(cfr. art. 17 cpv. 1 Regolamento Dublino II); 

che lo Stato membro richiesto è tenuto a decidere sulla richiesta di presa 

a carico entro due mesi a decorrere dal momento di detta richiesta  

(cfr. art. 18 cpv. 1 Regolamento Dublino II); 

che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno 

Stato membro può esaminare una domanda d'asilo presentata da un cit-

tadino di un paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2 

Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del ci-

tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1); 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno rivela-

to, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo "EURO-

DAC", che il ricorrente ha depositato una domanda d'asilo a Kutina  

(Croazia) il (...) 2013 (cfr. atti A 4/1 e A5/1);  

che, sulla base di quanto sopra, il (...) 2013 l'UFM ha presentato alle au-

torità croate una richiesta fondata sull'art. 16 cpv. 1 lett. c del Regolamen-

to Dublino II volta a riprendere in carico il richiedente  

(cfr. atti A 13/5 e A 14/2); 

che il (...)  2013 la Croazia ha esplicitamente riconosciuto la sua compe-

tenza giusta l'art. 16 cpv. 1 lett. c del Regolamento Dublino II  

(cfr. atto A 16/2);  

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che, oltretutto, lo stesso ricorrente ha ammesso di essere stato registrato 

quale richiedente l'asilo in Croazia (cfr. verbale d'audizione del  

27 novembre 2013, pag. 5 [atto A8/12]); 

che nel ricorso l'insorgente sostiene che le autorità croate non lo 

aiuterebbero, bensì lo avrebbero messo in carcere per mesi senza 

motivo; che, pertanto, egli non vorrebbe tornare in Croazia ma andare in 

un altro paese; 

che dal 1° luglio 2013, la Croazia è divenuta membro dell'Unione Europea 

e, pertanto, l'accordo Dublino II trova applicazione al caso di specie; 

che certo appartiene alle autorità svizzere di vegliare a che l'interessato 

non sia esposto, in caso di trasferimento verso la Croazia, ad un tratta-

mento contrario al diritto internazionale, in particolare all'art. 3 CEDU; 

che tuttavia questo Stato è segnatario della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), così come della CEDU e 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli,  

inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); 

che non incombe quindi alla Svizzera determinare se il ricorrente sarà 

assistito, dopo il trasferimento, in condizioni soddisfacenti; 

che spetta all'insorgente provare che la propria situazione potrebbe con-

travvenire alle esigenze dell'art. 3 CEDU; che, infatti, vista la presunzione 

del rispetto del diritto internazionale pubblico da parte dello Stato di desti-

nazione, appartiene al ricorrente inficiarla, adducendo dei seri indizi che 

permetterebbero di ammettere che nel suo caso particolare, le autorità di 

questo Stato non rispetterebbero questa garanzia e non gli accordereb-

bero la protezione necessaria o lo priverebbero di condizioni di vita degne 

(cfr. sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo [Corte EDU] M. S. 

S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011,  

pag. 84-85 e 250; cfr. ugualmente sentenza della Corte di giustizia  

dell'Unione europea [CGUE], cause congiunte C-411/10 e C-493/10 del 

21 dicembre 2011); 

che nel caso concreto il ricorrente non è stato in grado di provare che lo 

Stato di destinazione sarebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da  

rispondere, se richiesto, ai suoi bisogni; 

che, segnatamente, se da un lato ha contestato le modalità di presa a ca-

rico dei richiedenti l'asilo da parte della Croazia, dall'altro non ha fornito 

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indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua 

situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in caso di 

esecuzione del suo trasferimento; 

che, in particolare, egli non ha stabilito che lo Stato di destinazione viole-

rebbe le norme della direttiva 2003/9/CE del Consiglio del  

27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei ri-

chiedenti l'asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di 

seguito: direttiva accoglienza); 

che, pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale 

lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. senten-

za della Corte europea dei diritti dell'uomo M. S. S. c. Belgio e Grecia [ri-

chiesta n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 69, 342-343 e riferimenti 

citati); 

che, visto quanto precede, non si è in presenza di un rischio personale, 

serio e concreto che il trasferimento del ricorrente verso lo Stato di desti-

nazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o a un altro obbligo derivante 

dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata; 

che a queste condizioni non esistono nella fattispecie né ostacoli tali da 

rendere inammissibile l'esecuzione del trasferimento né delle ragioni  

umanitarie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1; 

che pertanto non vi è ragione di applicare la clausola di sovranità 

dell'art. 3 cpv. 2 1
a
 frase Regolamento Dublino II; 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da 

parte della Svizzera, la Croazia è competente dell'esame della domanda 

d'asilo del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino II ed è tenuta a 

riprenderlo in carico; 

che è quindi a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della do-

manda d'asilo dell'insorgente in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi 

e ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia conformemente 

all'art. 44 cpv. 1 LAsi, posto che non possiede un'autorizzazione di sog-

giorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1); 

che in siffatte circostanze non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge fe-

derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal momen-

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to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito 

nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10 

pag. 645); 

che, in virtù di quanto sopra enunciato, la conclusione ricorsuale implicita 

volta all'annullamento della decisione impugnata va respinta; 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

dell'UFM che rifiuta l'entrata in materia della domanda d'asilo e pronuncia 

il trasferimento dalla Svizzera verso la Croazia, è confermata; 

che la misura supercautelare concessa in data 30 dicembre 2013 cessa 

di avere effetto con la pronuncia della presente sentenza;  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente  

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pen-

dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno ab-

bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 della legge del 

17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]); 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di dirit-

to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva; 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Gilles Fasola 

 

 

Data di spedizione: