# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 77c3d4a5-2cbc-5a80-b182-dfc89bde4467
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-09
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 09.03.2022 S 2021 90
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2021-90_2022-03-09.pdf

## Full Text

Comunicata in data

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 21 90
brs

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

Presidenza Racioppi

Giudici von Salis e Meisser

Attuario Rogantini

SENTENZA

del 9 marzo 2022

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali

A._____,

patrocinato dall'avv. Anna Maria Voci e dall'avv. Spartaco Ponteduro, 

Studio legale Ponteduro-Voci, Via Alessi 3, 88089 Squillace (CZ), Italia

ricorrente

contro

Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro

gli infortuni (INSAI/SUVA), Divisione giuridica,

Fluhmattstrasse 1, 6002 Lucerna,

resistente

concernente prestazioni assicurative LAINF (nuovo giudizio)

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I. Ritenuto in fatto:

1. A._____, nato nel 1983, lavorò per diversi anni in Svizzera quale operaio 

edile, da ultimo presso la B._____ AG a D.L._____, ed era quindi 

assicurato contro gli infortuni presso l'Istituto nazionale svizzero di 

assicurazione contro gli infortuni (INSAI, sigla tedesca più diffusa SUVA).

In data 9 agosto 2016 soffrì un incidente stradale mentre era alla guida 

della propria motocicletta nel territorio del Comune di M._____ in Italia. Da 

questo infortunio (non professionale) riportò essenzialmente una frattura-

lussazione tibio-peroneo-astragalica a destra nonché una frattura al 

trochite omerale sinistro con lesione della cuffia dei rotatori. L'INSAI 

assunse il caso ed erogò prestazioni. Dopo aver accertato la 

stabilizzazione dello stato di salute, l'INSAI sospese il pagamento delle 

prestazioni di corta durata dal 31 dicembre 2020, ad eccezione dei costi 

per i controlli medici ancora necessari e di una a due serie di fisioterapia 

l'anno per i due anni successivi.

2. Con decisione del 30 dicembre 2020 (act. B.5 dell'incarto S 21 32) l'INSAI 

accordò ad A._____ una rendita d'invalidità del 12% dal 1° gennaio 2021 

(CHF 417.10 al mese, considerato il guadagno annuale di CHF 52'136.00) 

per tener conto degli impedimenti cagionati da detto infortunio. Precisò che 

la valutazione dell'indennità per menomazione dell'integrità sarebbe 

prevista per febbraio 2021.

3. Contro detta decisione A._____ fece sollevare opposizione tramite i suoi 

patrocinatori italiani, l'avvocata Anna Maria Voci e l'avvocato Spartaco 

Ponteduro, in data 3 febbraio 2021 (act. B.6 dell'incarto S 21 32). 

L'INSAI trattò immediatamente l'opposizione ed emise la sua decisione su 

opposizione il 9 febbraio 2021 (act. B.2 dell'incarto S 21 32), considerando 

tempestiva l'opposizione ma respingendola integralmente nel merito.

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4. Dagli estratti della Posta svizzera (Track&Trace) e delle Poste italiane di 

tracciamento della spedizione RY 050 008 421 CH – numero questo che 

figura espressamente sulla copia della decisione su opposizione inoltrata 

dai patrocinatori stessi di A._____ assieme al ricorso – risulta che la 

decisione su opposizione fu notificata ad A._____ in data 16 febbraio 

2021. A._____, invece, fece dichiarare di aver ricevuto la decisione su 

opposizione dell'INSAI del 9 febbraio 2021 soltanto il 17 febbraio 2021, 

senza allegare documenti a comprova di tale affermazione.

5. Con memoria scritta datata il 16 marzo 2021 (act. B.A dell'incarto S 21 32) 

A._____ fece interporre ricorso contro detta decisione su opposizione. 

Dall'estratto delle Poste italiane per la spedizione RC 0504 7122 3 IT e 

dall'estratto Track&Trace della Posta CH SA della spedizione 

98.40.472361.17688113 – codici figuranti sulla busta contenente il ricorso 

(vedi la busta originale nella mappa B dell'incarto S 21 32) – risulta che il 

ricorso fu consegnato alle Poste italiane in data giovedì 18 marzo 2021 

alle ore 09.48, le quali lo hanno rimesso alla Posta CH SA il seguente 

lunedì 22 marzo 2021 di sera alle ore 18.06.

6. Con sentenza S 21 32 del 24 marzo 2021 il Tribunale amministrativo del 

Cantone dei Grigioni non entrò nel merito del ricorso, ritenendolo tardivo.

7. Il Tribunale federale accolse il ricorso proposto da A._____ avverso tale 

decisione con sentenza 8C_307/2021 del 25 agosto 2021 (act. A.1 del 

nuovo incarto S 21 90), annullando la decisione impugnata e rinviando la 

causa al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni per nuovo 

giudizio.

8. Nella nuova procedura di ricorso S 21 90, il giudice dell'istruzione ha fatto 

diversi accertamenti, chiedendo informazioni all'Amministrazione imposte 

del Cantone dei Grigioni, alla Cassa di disoccupazione del Cantone dei 

Grigioni e alla Cassa di compensazione AVS del Cantone dei Grigioni.

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9. Egli ha inoltre invitato A._____ a presentare:

‒ certificato dell'iscrizione all'AIRE rispettivamente del rimpatrio rilasciato 

dal Consolato Generale Italiano di Zurigo riguardante il ricorrente,

‒ estratti conti di banche italiane o svizzere dal 2019 ad oggi intestati al 

ricorrente, dai quali si possono intravedere prelievi, pagamenti con 

scheda bancaria ecc.

‒ estratti di tutte le carte di credito intestate al ricorrente oppure in uso da 

lui dal 2019 ad oggi,

‒ copia del contratto d'affitto dell'appartamento in uso dal ricorrente a 

E.L._____ nel Cantone dei Grigioni,

‒ copia della disdetta di detto contratto,

‒ elenco di tutte le visite mediche presso il Dr. med. H._____, rilasciato 

dal Dr. med. G._____ che ha ripreso lo studio medico del Dr. med. 

H._____, dal 2018 ad oggi,

‒ indicazione dei numeri di cellulare in uso dal ricorrente,

‒ fatture dettagliate dei contratti della telefonia mobile in uso dal ricorrente 

dal 2020 ad oggi (con dati di collegamento di chiamate in entrata e 

uscita),

‒ elenco dettagliato dei viaggi dalla Svizzera in Italia e viceversa dal 2019 

ad oggi del ricorrente con rispettive copie di biglietti di viaggio o ricevute 

per i biglietti per i rispettivi viaggi, oppure, in caso non dovessero più 

essere reperibili, un documento sottoscritto dal ricorrente contenendo 

un elenco dei viaggi dalla Svizzera in Italia e viceversa dal 2019 ad oggi,

‒ dichiarazione firmata dal ricorrente indicando da quando è rientrato 

definitivamente in Italia rispettivamente da quando il suo domicilio si 

trova ad F.L._____ in Italia,

‒ certificato del Comune di F.L._____ in Italia indicando la data di 

iscrizione nel registro dei domiciliati (e cancellazione della registrazione 

all'AIRE),

‒ eventuale copia del contratto di affitto dell'appartamento 

rispettivamente della casa dove il ricorrente vive ad F.L._____ in Italia,

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‒ dichiarazione delle imposte del ricorrente in Italia per gli anni 2019 e 

2020,

‒ richieste per l'erogazione dell'indennità di disoccupazione,

‒ qualsiasi altro documento o mezzo di prova che possa chiarire il vero 

domicilio del ricorrente al mese di marzo 2021.

10. Il ricorrente ha ottemperato parzialmente a tale sollecito, presentando 

delle osservazioni in data 28 novembre 2021 (act. A.5) e 12 febbraio 2022 

(act. A.9).

Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 

del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerando in diritto:

1. Come nella sentenza S 21 32, oggetto della presente procedura è 

esclusivamente la decisione su opposizione dell'INSAI del 9 febbraio 

2021. Ai sensi dell'art. 1 cpv. 1 della Legge federale sull'assicurazione 

contro gli infortuni del 20 maro 1981 (LAINF; RS 832.20) in unione con 

l'art. 56 cpv. 1 e con l'art. 58 cpv. 1 della Legge federale sulla parte 

generale del diritto delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; 

RS 830.1) contro le decisioni su opposizione delle assicurazioni contro gli 

infortuni la persona assicurata può interporre ricorso al tribunale delle 

assicurazioni del cantone in cui è domiciliata nel momento in cui interpone 

ricorso. Se la persona assicurata è domiciliata all'estero è competente il 

tribunale delle assicurazioni del cantone dell'ultimo domicilio o in cui il suo 

ultimo datore di lavoro aveva domicilio (art. 58 cpv. 2 LPGA). In entrambe 

le costellazioni, dunque, è competente il Tribunale amministrativo del 

Cantone dei Grigioni quale tribunale delle assicurazioni ai sensi dell'art. 57 

LPGA in unione con l'art. 49 cpv. 2 lett. a della Legge sulla giustizia 

amministrativa del 31 giugno 2006 (LGA; CSC 370.100).

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2. Va chiarito innanzitutto se il ricorrente abbia rispettato il termine di 30 giorni 

previsto dall'art. 60 LPGA, alla luce di quanto statuito dal Tribunale 

federale con la sentenza che ha rinviato la causa a questa Corte per nuovo 

giudizio. A tale scopo vanno distinte due ipotesi: (1.) al ricorrente si applica 

esclusivamente la legislazione svizzera, (2.) il ricorrente può avvalersi 

anche della legislazione internazionale europea. Come sarà dimostrato, 

questa distinzione è qui di particolare rilievo, le due varianti portando a 

delle conseguenze giuridiche diverse.

2.1. In un primo passo conviene esaminare quale sarebbe la situazione 

giuridica nel caso in cui si ritenesse che non sussista un nesso 

transfrontaliero sufficiente e perciò si applichi unicamente il diritto svizzero.

2.1.1. Nella sentenza del Tribunale federale 8C_307/2021 del 25 agosto 2021 la 

massima Corte ha espressamente confermato che nella misura in cui la 

sentenza cantonale impugnata S 21 32 del 24 marzo 2021 prescrive di 

massima quale criterio per la tempestività la consegna alla Posta svizzera, 

essa è conforme al diritto federale (art. 39 cpv. 1 LPGA), senza che l'INSAI 

abbia dovuto informare il ricorrente patrocinato da due avvocati 

dell'esigenza della consegna alla Posta svizzera, senza che l'INSAI abbia 

indotto il ricorrente in errore con un'indicazione fuorviante dei rimedi 

giuridici e senza che la Corte cantonale sia incorsa in formalismo 

eccessivo (consid. 4.4 e 4.5). Invano il ricorrente potrebbe quindi, a mente 

dei giudici federali, esigere secondo il diritto svizzero di considerare come 

determinante la data di consegna alle Poste italiane e non entrerebbe qui 

nemmeno in considerazione una restituzione del termine (consid. 4.6). A 

titolo di completezza giova ricordare al ricorrente che egli avrebbe potuto 

consegnare il suo ricorso anche a una rappresentanza diplomatica o 

consolare svizzera in Italia entro il termine e il ricorso sarebbe stato da 

dichiarare tempestivo. Ciò risulta espressamente dall'art. 39 LPGA che 

doveva essere noto ai suoi patrocinatori e che del resto è praticamente 

identico al diritto cantonale e raffigura un principio pressoché universale 

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del diritto processuale svizzero, tant'è che vige anche in campo civile e 

penale.

2.1.2. Ne segue che qualora risultasse determinante unicamente il diritto 

svizzero, come considerato dal Tribunale federale il suo ricorso inoltrato al 

Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni sarebbe definitivamente 

tardivo, poiché è stato consegnato alla Posta svizzera dopo lo scadere del 

termine. Difatti, stando alle informazioni ufficiali delle Poste italiane e della 

Posta svizzera (estratti per la spedizione menzionati, quello delle Poste 

italiane essendo tutt'oggi reperibile sul sito internet ufficiale), la decisione 

su opposizione dell'INSAI qui impugnata è stata notificata il 16 febbraio 

2021 alle ore 09.46 a Girifalco, Provincia di Catanzaro. Il termine è 

cominciato a decorrere l'indomani (art. 38 cpv. 1 LPGA [sostanzialmente 

identico all'art. 7 cpv. 1 LGA, al quale ha erroneamente rinviato questa 

Corte nella sentenza S 21 32 del 24 marzo 2021]), ossia in questo caso il 

17 febbraio 2021. Contando poi i 30 giorni del termine ex art. 60 cpv. 1 

LPGA [e non art. 52 cpv. 1 LGA erroneamente indicato nella sentenza 

S 21 32, benché sostanzialmente identico nel contenuto], nell'occorrenza 

il termine è dunque scaduto in data 18 marzo 2021 – l'ultimo giorno del 

termine giusta l'art. 39 cpv. 1 LPGA [e non art. 8 cpv. 1 LGA erroneamente 

indicato nella sentenza S 21 32, benché sostanzialmente identico nel 

contenuto]. Ora, la memoria scritta di ricorso porta la data del 16 marzo 

2021 e il timbro postale italiano è del 18 marzo 2021. Tuttavia la busta è 

stata consegnata alla Posta svizzera soltanto il successivo lunedì, ovvero 

il 22 marzo 2021, dimodoché il ricorso si rivela tardivo.

2.1.3. Volendo – per mera ipotesi e contrariamente agli atti – accettare una 

notifica avvenuta unicamente il 17 febbraio 2021 come sostiene il 

ricorrente nella sua memoria scritta di ricorso senza proporre alcuna prova 

a riguardo, ciò non cambierebbe l'esito. Difatti anche in tal caso il termine 

andrebbe a scadere prima del 22 marzo 2021, e meglio il venerdì 19 marzo 

2021 che è ancora un giorno feriale e non si applica perciò la regola 

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speciale di cui all'art. 38 cpv. 3 LPGA [e non l'art. 7 cpv. 2 LGA 

erroneamente indicato nella sentenza S 21 32, benché sostanzialmente 

identico nel contenuto]. Anche in tal caso, quindi, questo giudice sarebbe 

tenuto a non entrare nel merito del ricorso.

2.1.4. Questa conclusione tratta nella sentenza S 21 32 del 24 marzo 2021 resta 

valida anche alla luce di quanto statuito dal Tribunale federale. La 

massima Corte ha difatti trattato le varie eccezioni sollevate dal ricorrente 

(formalismo eccessivo, inegualità di trattamento, ecc.), respingendole 

tutte.

2.2. In un secondo passo si impone un'analisi della situazione giuridica per la 

fattispecie a cui si appella il ricorrente, ossia che egli risiedeva in Italia al 

momento della comunicazione della decisione su opposizione dell'INSAI 

qui impugnata e che dunque sarebbe applicabile anche il diritto europeo.

2.2.1. Il Tribunale federale ha considerato che secondo l'Allegato II dell'Accordo 

tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea e i 

suoi Stati membri, dall'altra, sulla libera circolazione delle persone del 

21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681) in Svizzera sarebbe applicabile 

il Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza 

sociale (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea n. L 166/1 del 30 aprile 

2004). Va precisato che si tratta dell'art. 1 n. 1 dell'Allegato II in unione con 

il n. 1 della Sezione A con le relative modifiche ivi elencate e che è l'art. 15 

ALC a dichiarare che gli allegati dell'ALC ne costituiscono parte integrante. 

Per completezza va menzionato anche che detto Regolamento è stato 

modificato fra l'altro dal Regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 (Gazzetta ufficiale 

dell'Unione europea n. L 284/43 del 30 ottobre 2009; per una versione 

consolidata del Regolamento [CE] n. 883/2004 vedi RS 0.831.109.268.1) 

e che il Regolamento (CE) n. 987/2009 del Parlamento europeo e del 

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Consiglio del 16 settembre 2009 ne stabilisce le modalità di applicazione. 

Conviene ricordare inoltre che il Regolamento (CE) n. 883/2004 ha 

abrogato e sostituito il Regolamento (CEE) n. 1408/71 del Consiglio 

relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori 

subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano 

all'interno della Comunità del 14 giugno 1971 (già con lo stesso numero 

RS). Comunque sia, l'art. 81 del Regolamento (CE) n. 883/2004 – identico 

all'art. 86 cpv. 1 del Regolamento (CEE) n. 1408/71 da esso sostituito (a 

parte il fatto di contenere due virgole in più) e del resto molto vicino anche 

all'art. 21 della Convenzione tra la Confederazione Svizzera e la 

Repubblica italiana relativa alla sicurezza sociale del 14 dicembre 1962 

(RS 0.831.109.454.2) con una formulazione ben più succinta – prevede 

che le domande, le dichiarazioni o i ricorso che, in applicazione della 

legislazione di uno Stato membro, devono essere presentati entro un dato 

termine presso un'autorità, un'istituzione o un organo giurisdizionale di tale 

Stato membro, sono ricevibili se sono presentati, entro lo stesso termine, 

presso un'autorità, un'istituzione o un organo giurisdizionale 

corrispondente di un altro Stato membro. In tale caso, l'autorità, 

l'istituzione o l'organo giurisdizionale investito trasmette senza indugio tali 

domande, dichiarazioni o ricorsi all'autorità, all'istituzione o all'organo 

giurisdizionale competente del primo Stato membro, direttamente o 

tramite le autorità competenti degli Stati membri interessati. La data alla 

quale le domande, le dichiarazioni o i ricorsi sono stati presentati presso 

un'autorità, un'istituzione o un organo giurisdizionale del secondo Stato 

membro è considerata come la data di presentazione presso l'autorità, 

l'istituzione o l'organo giurisdizionale competente a darvi seguito.

2.2.2. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 130 V 132 

consid. 3), alla luce della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione 

europea (CGUE), la regolamentazione della procedura è lasciata 

all'ordinamento nazionale, nella misura in cui l'ALC e gli atti giuridici 

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applicabili ai sensi dell'Allegato II non contengono una disposizione in 

materia. Tuttavia le modalità non possono essere meno favorevoli di 

quelle applicabili a procedure analoghe di diritto interno (principio di 

equivalenza) e non possono essere tali da rendere praticamente 

impossibile o eccessivamente difficile l'esercizio dei diritti conferiti 

dall'ordinamento giuridico comunitario (principio di effettività). Tali principi 

vanno rispettati anche nel campo di applicazione dell'ALC. Ora, ai sensi 

dell'art. 86 cpv. 1 del Regolamento (CEE) n. 1408/71 – o appunto del 

successivo art. 81 del Regolamento (CE) n. 883/2004 – la presentazione 

di un ricorso a un tribunale di uno Stato membro diverso da quello che 

deve erogare la prestazione ha gli stessi effetti che avrebbe se la domanda 

fosse stata presentata direttamente all'organismo competente (nello Stato 

che deve erogare la prestazione). Per di più, presentando un ricorso a un 

organismo di un altro Stato membro, il termine è rispettato – ai sensi del 

principio di equivalenza – alle stesse condizioni in cui sarebbe stato 

rispettato se la richiesta corrispondente fosse stata presentata 

direttamente all'organismo competente. In tali casi – e solo in quelli – la 

consegna di un ricorso alla posta straniera può essere considerata 

equivalente alla consegna alla Posta svizzera (vedi UELI KIESER, 

Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des 

Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2020, 

n. 18 ad art. 39 LPGA con rinvio alla decisione della vecchia Commissione 

federale di ricorso in materia d'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti 

e l'invalidità per le persone residenti all'estero del 25 novembre 1997, 

pubblicata in SVR 9/1998 IV n. 19, che a sua volta rinvia alle sentenze non 

pubblicate dell'ex Tribunale federale delle assicurazioni [incorporato dal 

2007 nel Tribunale federale in forma delle due Corti di diritto sociale] del 

28 ottobre 1994 nella causa A.G.S, del 14 gennaio 1988 nella causa IE. E 

del 16 agosto 1984 nella causa A.C.-G.).

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2.2.3. Applicando quanto esposto al caso qui in giudizio, significa che nella 

misura in cui si considera applicabile l'ALC e le normative europee, la 

consegna alle Poste italiane dev'essere considerata equivalente alla 

consegna alla Posta svizzera, il che qui significherebbe che il ricorrente 

avrebbe rispettato il termine, avendo consegnato il suo ricorso l'ultimo 

giorno del termine – ossia il 18 marzo 2021 – alle Poste italiane.

2.2.4. Tuttavia, perché l'ALC e le normative europee siano applicabili è 

indispensabile un nesso transfrontaliero, come giustamente precisato dal 

Tribunale federale. Per giurisprudenza costante della CGUE, le 

disposizioni sulla coordinazione dei sistemi di sicurezza sociale non 

possono essere applicate alle attività che non presentano alcun nesso di 

collegamento con una qualsiasi delle situazioni contemplate dal diritto 

dell'Unione e i cui elementi rilevanti restino in complesso confinati 

all'interno di un unico Stato membro. Il carattere transfrontaliero è in 

particolare dato quando una persona, una fattispecie o una richiesta 

presenta un rapporto giuridico in relazione con più Stati membri 

dell'Unione europea; in quest'ambito entrano in considerazione il luogo di 

residenza o di lavoro, oppure la nazionalità (così espressamente nella 

DTF 143 V 81 consid. 8.3.1 con rinvii). 

2.3. Nell'occorrenza il ricorrente ha contestato la prima volta dinanzi al 

Tribunale federale di essere residente in Svizzera e meglio in Via 

E.S.1._____ a E.L._____ nel Comune di E.C._____, Cantone dei Grigioni. 

Ha affermato di risiedere in Via F.S.1._____ nel Comune di F.L._____, 

Provincia di Catanzaro, Calabria. Considerando eccezionalmente 

ammissibile il certificato di residenza quale nuova prova (consid. 3.3 e 3.4), 

il Tribunale federale ha ritenuto che il Tribunale amministrativo non 

avrebbe accertato correttamente la residenza del ricorrente. Siccome 

mancherebbero "gli accertamenti indispensabili a stabilire la residenza 

effettiva del ricorrente", il caso andrebbe rinviato alla Corte cantonale 

(consid. 5.3). Il Tribunale federale ha dunque espressamente lasciato 

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aperta la questione. Ne risulta che in questa sede la domanda 

determinante, a mente del Tribunale federale, pare essere quella a sapere 

quale sia stato il luogo di residenza del ricorrente al momento in cui ha 

fatto inoltrare il ricorso tramite i suoi avvocati italiani in Italia. 

3. Per determinare il luogo qui rilevante occorre chiarirne la base giuridica e 

i presupposti. Va tenuto presente che le disposizioni e i termini contenuti 

nel diritto comunitario e negli accordi bilaterali in materia vanno interpretati 

in maniera autonoma; soltanto se una convenzione non regola un 

determinato punto né esplicitamente né tacitamente si può prendere come 

spunto il diritto e la concezione elvetica in merito per l'interpretazione (vedi 

UELI KIESER, op. cit., n. 19 ad art. 13 LPGA con rinvii).

3.1. Secondo la giurisprudenza i termini qui di rilievo di domicilio 

rispettivamente di dimora abituale del diritto elvetico corrispondono 

essenzialmente a quelli del diritto comunitario (vedi la sentenza dell'ex 

Tribunale federale delle assicurazioni C 227/05 dell'8 novembre 2006 

consid. 4.1 e 7.2, il primo consid. non essendo stato pubblicato in DTF 133 

V 137). L'art. 1 lett. j del Regolamento (CE) 883/2004 definisce difatti la 

residenza come "luogo in cui una persona risiede abitualmente" (vedi però 

anche l'art. 11 del Regolamento [CE] 987/2009 che contiene elementi per 

la determinazione della residenza ai sensi del Regolamento di base), 

mentre l'art. 13 cpv. 2 LPGA – ispirato proprio dal diritto europeo in vigore 

all'epoca – statuisce che "una persona ha la propria dimora abituale nel 

luogo in cui vive per un periodo prolungato", aggiungendovi per precisione 

"anche se la durata del soggiorno è fin dall'inizio limitata". Ai sensi della 

giurisprudenza questa "dimora abituale" esige la residenza effettiva in 

Svizzera, con l'intenzione di mantenerla per un certo periodo di tempo e di 

farne inoltre, durante questo tempo, anche il centro delle proprie relazioni 

personali (vedi fra tante la sentenza 8C_373/2018 e 8C_374/2018 del 26 

settembre 2018 consid. 6 e la DTF 119 V 98 consid. 6.c-6.e con rinvio alla 

DTF 112 V 164 consid. 1). Sempre secondo la citata giurisprudenza, di 

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norma il requisito della residenza effettiva, da intendersi in senso 

oggettivo, non è più soddisfatto dopo la partenza all'estero. Tuttavia, in 

caso di soggiorno temporaneo senza l'intenzione di lasciare la Svizzera in 

modo permanente, il principio di residenza prevede le due eccezioni del 

soggiorno all'estero presumibilmente a breve termine e di quello 

presumibilmente a lungo termine. Vi è un soggiorno di breve durata 

all'estero in questo senso se e nella misura in cui rientra nei limiti di ciò 

che è generalmente abituale, se viene fatto per motivi pertinenti – ad 

esempio per visite, vacanze, affari, cure termali o formazione – e se non 

supera un anno, sebbene questa durata massima può essere 

completamente esaurita solo per motivi (veramente) pertinenti. Il motivo 

eccezionale di un soggiorno all'estero di più lunga durata è invece dato 

quando un soggiorno all'estero che era fondamentalmente destinato a 

essere di breve durata deve essere prolungato oltre un anno a causa di 

circostanze impellenti e impreviste come una malattia o un infortunio, 

oppure quando fin dall'inizio motivi impellenti come misure assistenziali, 

formazione o cure di malattie richiedono un soggiorno che probabilmente 

durerà più di un anno.

3.2. Quanto al domicilio, l'art. 13 cpv. 1 LPGA dichiara applicabili gli artt. 23-26 

CC. Giusta l'art. 23 cpv. 1 CC, casi speciali a parte, il domicilio di una 

persona è nel luogo dove essa dimora con l'intenzione di stabilirvisi 

durevolmente. La nozione di domicilio contiene due elementi: uno esterno 

oggettivo – la residenza, ossia il soggiorno di una certa durata in un 

determinato luogo e l'instaurazione di relazioni abbastanza strette in tale 

luogo – e uno interno soggettivo – l'intenzione di rimanere per un certo 

periodo di tempo nel luogo di residenza, il che deve essere riconoscibile 

per i terzi e quindi risultare da circostanze esterne e oggettive. Questa 

intenzione implica la volontà manifesta di fare di un luogo il centro delle 

proprie relazioni personali e professionali. Il domicilio di una persona si 

trova conseguentemente nel luogo in cui ha le relazioni più strette tenuto 

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conto dell'insieme delle circostanze (DTF 141 V 530 consid. 5.2 e 

sentenza del Tribunale federale 2C_935/2018 del 18 giugno 2019 consid. 

4.2). L'esistenza di un permesso di soggiorno o di residenza, il deposito 

dei documenti e l'esercizio dei diritti politici – pur avendo valore indiziario 

– non sono determinanti ai fini di tale giudizio (DTF 141 V 530 consid. 5.2 

con rinvio; sentenza dell'ex Tribunale federale delle assicurazioni K 22/05 

del 18 maggio 2006 consid. 3.1). Il domicilio rimane del resto nello stesso 

luogo finché non ne viene stabilito uno nuovo altrove (art. 24 cpv. 1 CC). 

Ai sensi dell'art. 23 cpv. 2 CC, si ricorda infine, nessuno può avere 

contemporaneamente il suo domicilio in più luoghi. La stessa cosa vale a 

livello europeo anche per quanto attiene alla residenza (vedi la sentenza 

della CGUE del 16 maggio 2013 nella causa Wencel C-589/10 n. 43 a 51). 

Il CC contiene però alcune disposizioni che giustificano una distinzione fra 

domicilio e dimora abituale, fra cui alcune presunzioni giuridiche. Tuttavia 

questi punti non sono di rilievo per il caso che qui ci occupa. 

3.3. Il diritto dell'assicurazione contro la disoccupazione, poi, conosce una 

nozione leggermente diversa ancora. Secondo l'art. 8 cpv. 1 lett. c della 

Legge federale sull'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e 

l'indennità per insolvenza del 25 giugno 1982 (Legge sull'assicurazione 

contro la disoccupazione, LADI) la persona assicurata ha diritto 

all'indennità di disoccupazione "se risiede in Svizzera". Ai sensi della 

giurisprudenza l'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI va inteso nel senso che si esige 

la residenza effettiva in Svizzera e l'intenzione di conservarla durante un 

certo periodo e di farne, durante questo tempo, il centro delle proprie 

relazioni personali. In altre parole, si tratta essenzialmente della stessa 

nozione della "dimora abituale" di cui all'art. 13 cpv. 2 LPGA. L'art. 8 cpv. 1 

lett. c LADI contiene però un rinvio all'art. 12 LADI, tenor il quale – in 

deroga all'art. 13 LPGA – gli stranieri senza permesso di domicilio sono 

considerati residenti in Svizzera fintanto che vi dimorano in virtù di un 

permesso di dimora per l'esercizio di un'attività lucrativa o in virtù di un 

- 15 -

permesso stagionale. Nella LADI si è dunque aggiunto un elemento di 

polizia degli stranieri estraneo alla LPGA.

3.4. A questo proposito e in risposta alla critica del ricorrente va notato che in 

Svizzera, nella legislazione come anche nella giurisprudenza, il termine di 

residenza viene usato tal volta in modo praticamente intercambiabile a 

quello di domicilio, intendendo lo stesso concetto, benché sarebbe 

auspicabile un uso più chiaro e distinto della terminologia. In Italia, invece, 

l'art. 43 del Codice civile italiano definisce il domicilio come "luogo in cui 

[una persona] ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi", 

mentre la residenza è "nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale". 

Quest'ultima definizione corrisponde piuttosto a quella dell'art. 13 cpv. 2 

LPGA che diverge da quanto prevede il CC. Per i fini di questa sentenza, 

comunque, è indifferente quale dei due termini si prenda, poiché il punto 

rilevante è che il ricorrente, al momento determinante, aveva il centro delle 

sue relazioni in Svizzera.

4. Nella fattispecie conviene riassumere gli elementi agli atti che permettono 

un apprezzamento considerando l'insieme delle circostanze come preteso 

dalla giurisprudenza. Il giudice dell'istruzione ha fatto vari accertamenti in 

merito al luogo qui determinante, mentre il momento determinante può 

essere circoscritto, per quanto di interesse, al termine di ricorso, ossia fra 

il momento in cui è stata notificata la decisione su opposizione qui 

impugnata e quello in cui i patrocinatori italiani del ricorrente hanno 

inoltrato il ricorso, rispettivamente quando è scaduto il termine di ricorso, 

concretamente nei mesi di febbraio e marzo 2021. Va tenuto presente che 

le conseguenze di un'assenza di prove grava sul ricorrente. Difatti egli ha 

consegnato il ricorso alla Posta svizzera soltanto dopo lo scadere del 

termine e, perché venga considerato ciononostante tempestivo, occorre 

che si applichi il diritto comunitario, il che presuppone, come si è detto, che 

il luogo qui determinante si trovi in Italia. Se invece tale luogo si trova in 

Svizzera, il termine è definitivamente scaduto prima dell'inoltro del ricorso, 

- 16 -

cosicché questa Corte non può entrare nel merito dello stesso. A questo 

proposito conviene rilevare che nonostante l'invito a collaborare, il 

ricorrente ha inoltrato soltanto alcuni dei documenti richiesti (vedi i singoli 

punti seguenti).

4.1. Nella prima procedura (S 21 32) è stato consultato il servizio anagrafico 

del Cantone dei Grigioni GERES. Dall'estratto del 25 marzo 2021 risulta 

che in quel momento il ricorrente era registrato come domiciliato in Via 

E.S.1._____ a E.L._____ nel Comune di E.C._____ e che era celibe. 

Come domicilio precedente figura "K.S._____" a K.L._____ in Italia e 

quale data d'entrata in Svizzera è indicato l'11 marzo 2018 (vedi anche 

consid. 4.4 infra in merito al permesso L). Nell'intera corrispondenza e in 

tutti gli atti – in particolare anche nella decisione su opposizione qui 

impugnata – si è sempre utilizzato e indicato l'indirizzo a E.L._____, anche 

nei documenti spediti direttamente ai suoi avvocati al loro indirizzo. D'altra 

parte gli avvocati, almeno dalla memoria di opposizione in poi, hanno 

sempre indicato l'indirizzo qui fatto valere ad F.L._____ in Italia, anziché 

quello a E.L._____. Il ricorrente ha inoltre fatto presentare un certificato di 

residenza del Comune di F.L._____ emesso il 14 aprile 2021, 

accompagnato poi da uno storico dello stesso allestito il 26 novembre 

2021 (act. A.5). Su questi due documenti, congiuntamente, figura che il 

ricorrente risulta iscritto all'indirizzo Via F.S.1._____ ad F.L._____ dal 

27 ottobre 2020, immigrato dal Comune di K.L._____ in Provincia di 

Catanzaro, Calabria, Italia. Intanto si costata che vi sono due certificazioni 

di residenza contraddittorie: il documento elvetico certifica il domicilio 

(svizzero) a E.L._____ in Svizzera, il documento italiano attesta la 

residenza (italiana) ad F.L._____ in Italia. Ci si potrebbe chiedere quale 

sia la valenza di tali documenti italiani che contengono la clausola di cui 

all'art. 15 della Legge 12 novembre 2011 n. 183 rispetto all'estratto ufficiale 

del servizio anagrafico grigionese che invece ha piena valenza di prova 

(art. 9 del Codice civile svizzero del 10 dicembre 1907 [RS 210]), ma la 

- 17 -

questione può rimanere irrisolta, poiché dall'insieme delle circostanze 

risulta comunque con sufficiente probabilità che il ricorrente risiedeva in 

Svizzera nel momento determinante. Nulla cambia a tale proposito 

nemmeno il fatto, dichiarato dal ricorrente, di non essere mai stato iscritto 

all'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (AIRE). Difatti l'iscrizione 

all'AIRE è effettuata a seguito di dichiarazione resa dalla persona 

interessata all'Ufficio consolare competente per territorio entro 90 giorni 

dal trasferimento della residenza e comporta la contestuale cancellazione 

dall'Anagrafe della Popolazione Residente (APR) del comune di 

provenienza. Ne segue che sarebbe spettato al ricorrente iscriversi e se 

non è stato iscritto, è perché ha deciso di non fare tale dichiarazione. È 

notorio che vi sono diversi cittadini italiani in Svizzera come anche in altri 

paesi che non hanno mai fatto tale dichiarazione, a prescindere dai motivi 

che possano avere. Non significa quindi per nulla che l'assenza di 

un'iscrizione provi la mancanza di una residenza all'estero.

4.2. Su sollecito del giudice dell'istruzione, il ricorrente ha inoltrato il suo 

contratto di locazione dell'appartamento a E.L._____, locato dal 1° aprile 

2018 ad oggi (act. A.5). Dagli estratti bancari (Banca cantonale Grigione) 

risulta che il ricorrente ha pagato le pigioni mensili (importi variabili) 

perlomeno da gennaio 2019 a giugno 2021 senza interruzione (manca 

però la pagina relativa al mese di aprile 2019) mediante ordine 

permanente (vedi act. A.9 all. 6). La disdetta di tale contratto non è stata 

inoltrata né fatta valere dal ricorrente, benché espressamente richiesta 

dalla Corte. Se ne deve concludere che il contratto è ancora in corso 

tutt'oggi. D'altro canto il ricorrente ha presentato anche un contratto di 

compravendita della particella 959 sub.1 in Via F.S.2._____ nel Comune 

di F.L._____ al prezzo di EUR 140'000.00 e diverse ricevute di versamenti 

per l'energia, sulle quali figura l'indirizzo Via F.S.1._____, F.L._____ (act. 

A.5). Sebbene possano esservi varie spiegazioni per la divergenza del 

numero civico, questa circostanza desta certi dubbi. Si rileva inoltre che il 

- 18 -

solo fatto di aver acquistato un fondo in Italia di per sé non costituisce un 

fatto in grado di rendere verosimile che il ricorrente abbia voluto 

trasferirvisi. Difatti nonostante l'acquisto in Italia il ricorrente ha continuato 

a prendere in affitto l'appartamento a E.L._____. Se, come fa valere nel 

senso, il centro delle sue relazioni fosse ormai in Italia, mal si comprende 

perché debba mantenere un appartamento in Svizzera. La sua 

spiegazione che ciò sarebbe dovuto al fatto che egli avrebbe dovuto 

rientrare in Svizzera "soltanto per le attività e il tempo strettamente 

necessario al fine di svolgere tutti gli adempimenti necessari per curarsi e 

per la pratica assicurativa rimasta in sospeso" non convince la Corte, 

conto tenuto del fatto che se il ricorrente veramente voleva trasferirsi 

definitivamente in Italia, le cure – in particolare in tempi di pandemia – 

potevano anche essere eseguite in Italia e la procedura in materia di 

assicurazione contro gli infortuni poteva anch'essa seguirla dall'Italia. 

Tant'è difatti che per il ricorso a questa Corte come anche per 

l'opposizione contro la prima decisione dell'INSAI il ricorrente ha deciso di 

incaricare degli avvocati italiani, anziché svizzeri. Le affermazioni del 

ricorrente sono dunque contraddittorie in questo punto o comunque in 

contrasto con le sue azioni.

4.3. La Cassa di compensazione AVS presso l'Istituto delle assicurazioni 

sociali del Cantone dei Grigioni ha comunicato alla Corte il 15 novembre 

2021 che il ricorrente non ha goduto di prestazioni di riduzione individuali 

dei premi (act. A.2). Questo punto non è dunque utile ai scopi del presente 

giudizio.

4.4. L'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni ha risposto il 

18 novembre 2021 che secondo i dati del servizio anagrafico del Cantone 

GERES e del sistema d'informazione centrale sulla migrazione SIMIC il 

ricorrente è cittadino italiano titolare del permesso L UE/AELS per 

dimoranti temporanei ed è stato soggetto all'imposta alla fonte in quanto 

risiedeva ai seguenti indirizzi (act. A.3):

- 19 -

Via CAP Luogo dal al
Via D.S._____ D.L._____ 07.04.2010 02.12.2010
Via E.S.2._____ E.L._____ 04.04.2011 24.04.2012
E.S.3._____ E.L._____ 25.04.2012 16.12.2012
idem 05.04.2013 03.12.2013
idem 31.03.2014 19.12.2014
idem 29.03.2016 31.12.2016
Via E.S.1._____ E.L._____ 11.03.2018 oggi [inteso: 18.11.2021]

Il 25 novembre 2021 ha inoltre trasmesso i conteggi dall'anno 2014 in poi 

(act. A.4), dai quali risultano i seguenti guadagni imponibili e soggetti 

all'imposta alla fonte:

Conteggi Periodo Reddito imp. Imposta
B._____ AG 31.03.2014-19.12.2014 CHF 53'344.75 CHF 5'805.50
B._____ AG 29.03.2016-30.09.2016 CHF 36'642.95 CHF 3'922.80
INSAI 01.10.2016-31.12.2016 CHF 14'701.60 CHF 1'279.10
INSAI 01.01.2017-31.12.2017 CHF 58'327.00 CHF 5'074.60
INSAI 01.01.2018-31.12.2018 CHF 57'487.00 CHF 5'074.65
INSAI                   *senza luglio 01.01.2019-31.12.2019* CHF 53'313.20 CHF 4'505.00
INSAI 01.01.2020-30.11.2020 CHF 53'533.00 CHF 4'411.25
Cassa di disoccupazione 01.01.2021-30.04.2021 CHF 2'794.00 CHF 0.00
Cassa di disoccupazione 01.09.2021-31.10.2021 CHF 1'957.00 CHF 0.00

Si costata in questa sede che il ricorrente ha lavorato regolarmente per la 

stessa ditta nel Cantone dei Grigioni per diversi anni con contratti di lavoro 

verosimilmente a tempo determinato, rinnovati di anno in anno. Ciò 

perlomeno da aprile 2010 a settembre 2016 (cfr. act. A.6 doc. 1). Risulta 

anche che gli sono stati rilasciati regolarmente permessi L. Trattasi di 

permessi di breve durata ma che possono anch'essi essere rinnovati di 

anno in anno in modo illimitato. Ora, il solo fatto che il permesso L è 

previsto per lavoratori che restano in Svizzera per meno di un anno non 

comprova di per sé il fatto, asserito dal ricorrente, di non essere stato 

intenzionato a risiedere in Svizzera durevolmente. Dalle circostanze si 

desume piuttosto il contrario: il ricorrente si è creato una vita in Svizzera, 

lavorando qui per almeno 7 anni allo stesso posto e conseguendo un 

salario stabile, perlomeno fino agli infortuni sofferti. Tant'è che il più 

recente permesso L agli atti è stato erogato il 24 gennaio 2022 ed è 

- 20 -

rimasto valido fino al 31 marzo 2022 (act. A.9 all. 4). Si può concludere 

anche, in base a tali circostanze, che se avesse potuto, sarebbe rimasto 

alle dipendenze della stessa ditta ad oggi, considerato il fatto che ha 

deciso di tenere l'appartamento in locazione fino ad oggi. Solo a causa 

degli infortuni non ha più conseguito un salario, bensì prestazioni 

assicurative. Comunque il ricorrente è rimasto in Svizzera nonostante gli 

infortuni.

4.5. Il ricorrente conferma di avere percepito indennità di disoccupazione. Non 

ha tuttavia conservato le relative richieste, non potendole quindi 

trasmettere in esame alla Corte. Sostiene che per ottenere indennità di 

disoccupazione sarebbe sufficiente la dimora in Svizzera in virtù del 

permesso stagionale ma che essa non potrebbe essere equiparata al 

domicilio svizzero (che ritiene corrisponda alla residenza italiana) quale 

presupposto a suo dire richiamato dal Tribunale federale che dovrebbe 

essere applicato al principio per cui è causa (act. A.9). A questo proposito 

va detto che mentre è vero che l'art. 12 LADI, come si è spiegato sopra, 

non presuppone il domicilio nel senso del CC svizzero, esso pretende 

ciononostante una dimora abituale simile alla definizione di cui all'art. 13 

cpv. 2 LPGA, con la particolarità della dispensa di un permesso di 

domicilio. Ai soli scopi della LADI, quindi, uno straniero è considerato 

residente in Svizzera anche senza permesso di domicilio se vi dimora ad 

esempio in virtù di un permesso L per esercitare qui un'attività lucrativa. In 

altre parole, la LADI ha voluto permettere di prescindere 

dall'autorizzazione formale della polizia degli stranieri per concedere 

l'indennità di disoccupazione, ad esempio per lavoratori stagionali. 

Decisivo ed esatto è piuttosto che la persona disoccupata abbia 

effettivamente almeno la sua dimora abituale in Svizzera, nel senso che 

ha il centro delle sue relazioni di vita in Svizzera in modo permanente o 

temporaneo. Ciò non significa che ella non può lasciare la Svizzera (ad 

esempio per ferie, partecipazione a elezioni ecc.); occorre però che oltre 

- 21 -

a intrattenersi qui nel senso di una dimora abituale abbia qui perlomeno 

una parte del centro delle sue relazioni di vita, in particolare quelle 

professionali con colleghi di lavoro ecc. (GERHARD GERHARDS, Kommentar 

zum Arbeitslosenversicherungsgesetz [AVIG] – Band I [Art. 1-58], 

Berna/Stoccarda 1987, n. 12 seg. ad art. 12 LADI). Da quello che fa valere 

il ricorrente pare misconosca tali concetti. Se ha percepito indennità di 

disoccupazione è proprio perché la Cassa di disoccupazione è partita 

dall'idea che aveva perlomeno la dimora abituale (nel senso elvetico del 

termine) in Svizzera, ossia che in quel momento aveva qui il centro delle 

sue relazioni di vita. Dato che il ricorrente ha percepito indennità di 

disoccupazione per un periodo esteso. Dalla documentazione fornita dalla 

Cassa di disoccupazione risulta che ha presentato la richiesta il 

18 novembre 2020, rivendicando l'indennità dal 1° gennaio 2021 in poi. Gli 

è stata concessa tale indennità da inizio gennaio 2021 a fine aprile 2021 

e di nuovo da settembre a novembre 2021, mese in cui la Cassa di 

disoccupazione ha trasmesso la sua documentazione alla Corte (vedi i 

conteggi in doc. 2-8 allegati all'act. A.6). Il 20 luglio 2021 il ricorrente aveva 

annullato la sua iscrizione alla disoccupazione per causa di un'inabilità al 

lavoro di lunga durata per poi iscriversi nuovamente il 20 settembre 2021, 

rivendicando di nuovo l'indennità a far tempo da quella data. Agli atti 

figurano fra l'altro il modulo di notifica del comune di residenza compilato 

Comune di E.C._____ il 18 novembre 2020 (act. A.6 doc. 9), la 

certificazione di residenza del Comune di E.C._____ del 27 gennaio 2021 

(act. A.7 ultimo documento), come pure l'elenco prova degli sforzi 

personali intrapresi per trovare lavoro per detto periodo, il quale ricopre fra 

l'altro proprio il periodo qui in questione di febbraio-marzo 2021 (act. A.6 

doc. 11). Sforzi personali non svolti unicamente tramite posta (elettronica) 

o telefonata, ma prevalentemente – stando alle proprie dichiarazioni – 

passando personalmente presso potenziali datori di lavoro proprio nel 

periodo in cui veniva inoltrato il ricorso in questione. La Cassa di 

disoccupazione ha inoltre dichiarato che il ricorrente avrebbe partecipato 

- 22 -

a tutti i colloqui di consulenza ai quali era stato invitato e che questi si 

sarebbero tenuti per la maggior parte presso gli uffici dell'URC di 

Ilanz/Glion. Egli avrebbe anche partecipato a programmi occupazionali in 

Surselva dal 20 aprile al 19 maggio 2021 e dall'8 novembre 2021 al 

10 dicembre 2021. Si ricorda poi che senza residenza in Svizzera il 

ricorrente non avrebbe avuto diritto a percepire indennità di 

disoccupazione per più di 3 mesi e avrebbe al limite dovuto richiederle in 

Italia. Tutti questi elementi sono forti indizi a favore di una residenza in 

Svizzera ai sensi della domanda in giudizio.

4.6. Il ricorrente dichiara infine di non essere in grado di indicare quanti viaggi 

abbia fatto dalla Svizzera all'Italia e viceversa dal 2019 ad oggi. 

Orientativamente avrebbe fatto tale viaggio una volta al mese a mezzo 

aereo, autobus e in automobile. Da questa circostanza non è possibile 

desumere alcunché di utile in merito alla domanda che qui ci occupa. Di 

maggior rilievo è invece il fatto che il ricorrente si è rifiutato di inoltrare una 

dichiarazione firmata indicando in quale data sia rientrato definitivamente 

in Italia. Ha inoltre omesso di trasmettere la dichiarazione delle imposte in 

Italia per gli anni 2019 e 2020. Dalla documentazione medica risulta del 

resto che le visite e consultazioni sono state fatte in Svizzera, il che 

sorprende, se il ricorrente veramente fosse risieduto in Italia (vedi consid. 

4.2 supra).

4.7. Ben più concreta è invece la situazione in merito all'uso del cellulare. Il 

ricorrente ha affermato di essere titolare di due utenze telefoniche mobili: 

una scheda prepagata italiana e un contratto con una compagnia svizzera, 

concluso il 9 novembre 2018 e rimasto attivo perlomeno fino a novembre 

2021 (act. A.9 all. 5). Agli atti, malgrado essere stato sollecitato a inoltrarli, 

mancano i dettagli dei collegamenti di chiamate, il ricorrente affermando 

di non disporne più. Ciononostante il solo fatto di scegliere di concludere 

un contratto in Svizzera, di mantenerlo e di usufruirne per diversi anni e di 

limitarsi invece all'uso di una scheda prepagata in Italia è anch'esso un 

- 23 -

indizio relativamente forte a favore della residenza in Svizzera. Ma anche 

la documentazione bancaria permette di trarre certe conclusioni. Il 

ricorrente ha trasmesso, come sollecitato, gli estratti dei suoi due conti 

bancari: uno presso la Banca Cantonale Grigione e l'altro presso il 

Patrimonio Bancoposta delle Poste italiane (act. A.9 all. 6 e 7). Mentre dal 

conto italiano risultano esser stati fatti solo pochi prelievi postamat e altri 

movimenti isolati – e meglio nei mesi di gennaio 2019, agosto 2019, fine 

giugno 2020, fine luglio 2020, fine ottobre 2020, novembre 2020, inizio 

dicembre 2020, inizio gennaio 2020, poi di nuovo ad agosto 2021, ottobre 

2021, novembre 2021, dicembre 2021 –, in Svizzera gli spostamenti sono 

stati di gran lunga più frequenti e regolari, non solo nel periodo in cui 

lavorava, e comportavano innanzitutto spese della vita quotidiana e non 

solo prelievi di contanti come in Italia. Dal solo conto della Banca 

Cantonale vi erano 17 addebiti nei soli due mesi di febbraio e marzo 2021 

e ne seguirono diversi altri nei mesi successivi. Fra questi figurano ad 

esempio i pagamenti delle fatture del contratto di telefonia mobile svizzera. 

Gli estratti bancari mostrano chiaramente una situazione di vita 

concentrata pienamente in Svizzera, con pochi episodi isolati in Italia. Agli 

atti mancano estratti di carte di credito, ma perlomeno dal conto italiano 

non sono stati detratti importi a tale scopo.

4.8. Venendo infine alle dichiarazioni nelle memorie scritte del ricorrente, 

quest'ultimo ha fatto valere di essersi recato in Svizzera per mero scopo 

di lavoro, senza la volontà di stabilirvisi durevolmente. A suo dire, neanche 

volendo non avrebbe potuto stabilirsi definitivamente in Svizzera in virtù 

del fatto che avrebbe svolto del lavoro stagionale e il permesso di 

soggiorno sarebbe stato per tale periodo soltanto. Egli avrebbe 

soggiornato in Svizzera soltanto nei mesi di occupazione, rientrando in 

Italia per i mesi restanti. A ciò va risposto che il centro degli interessi 

abituale di una persona deve essere determinato sulla base di fatti, 

tenendo conto di tutte le circostanze che indicano la scelta effettiva dello 

- 24 -

stato di residenza di una persona. Nell'occorrenza dagli atti si desume che 

– a dispetto della volontà soggettiva affermata dal ricorrente – il centro 

delle relazioni personali del ricorrente era in Svizzera durante 

praticamente l'intero anno e ciò da parecchi anni ormai. Anche in merito ai 

pochi mesi in cui sostiene che sarebbe rientrato in Italia non vi sono 

elementi chiari atti a dimostrare la volontà di stabilirsi durevolmente in 

Italia. Vista la lunga durata di soggiorni lavorativi in Svizzera – dal 2010 al 

2016 almeno, ma anche oltre, tenuto conto in particolare dei periodi di 

disoccupazione nel 2021 – a mente di questo Tribunale occorrerebbero 

elementi ben più concreti per concludere a un trasferimento in Italia, del 

resto per nulla provato né dichiarato concretamente dal ricorrente.

4.9. Riassumendo, questa Corte giunge alla conclusione, in base a tutti gli 

elementi a sua disposizione e in un apprezzamento globale della 

fattispecie, che con verosimiglianza preponderante il ricorrente risiedeva 

in Svizzera al momento determinante dell'inoltro del ricorso.

5. Da quanto precede si conclude che il ricorrente non può prevalersi del 

diritto comunitario e alla fattispecie si applica esclusivamente il diritto 

interno elvetico. Questo esige che per osservare il termine un ricorso deve 

essere consegnato alla Posta svizzera al più tardi l'ultimo giorno. Com'è 

stato dimostrato, il ricorrente ha trasmesso il suo ricorso l'ultimo giorno del 

termine alle Poste italiane, le quali lo hanno consegnato alla Posta 

svizzera soltanto dopo lo scadere del termine. Con questo il ricorso è 

tardivo, dimodoché a questa Corte è impedito per legge entrare nel merito 

dello stesso.

6. Non si prelevano spese per la presente procedura (art. 61 lett. a LPGA 

nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2020 in unione con l'art. 82a 

LPGA). Al resistente (INSAI) non va riconosciuta un'indennità a titolo di 

ripetibili (art. 61 lett. g LPGA e contrario).

- 25 -

7. Alla richiesta, ripetuta in ogni memoria degli avvocati patrocinatori del 

ricorrente, di voler ricevere le comunicazioni ai loro indirizzi di posta 

elettronica certificata (PEC) non può essere dato seguito. D'un canto 

perché questa Corte non dispone di un indirizzo PEC riconosciuto in Italia 

(bensì di un indirizzo ai sensi dell'Ordinanza sulla comunicazione per via 

elettronica nell'ambito di procedimenti civili e penali nonché di procedure 

d'esecuzione e fallimento del 18 giugno 2010 [OCE-PCPE; RS 272.1]), e 

d'altro canto perché non vi è base legale nel diritto elvetico in vigore che 

lo permetta. Per prassi costante, inoltre, le autorità giudiziarie grigionesi 

non notificano decisioni in via elettronica, tantomeno solo a una parte. La 

presente sentenza è dunque spedita in forma cartacea per posta 

convenzionale.

- 26 -

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. Non si entra nel merito del ricorso.

2. Non si prelevano spese.

3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia di diritto 

pubblico ai sensi degli artt. 82 segg. della Legge sul Tribunale federale del 

17 giugno 2005 (LTF; RS 173.110). Il ricorso è da inoltrare al Tribunale 

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, per scritto entro 30 giorni 

dalla notificazione della decisione con il testo integrale nel modo prescritto 

dagli artt. 42 seg. LTF. Per l'ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti 

e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 82 segg. e 90 segg. 

LTF.

4. [Comunicazioni]

[Con sentenza 8C_631/2022 del 24 marzo 2023 il Tribunale federale ha respinto il 

ricorso interposto contro questa decisione.]