# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d1cf4a99-464c-5a7f-9851-f6aa7a73894f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-09-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.09.2011 C-2274/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-2274-2010_2011-09-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 
 Corte III 

C-2274/2010 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 6  m a r z o  2 0 1 2  

Composizione 

 
Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio),  

Ruth Beutler, Blaise Vuille,  

cancelliera Mara Vassella. 

 

 
 

Parti 

 
A._______,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Rifiuto dell'approvazione al rilascio di un permesso di dimora 

(art. 30 cpv. 1 lett. b LStr). 

 

 

C-2274/2010 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

Entrato illegalmente in Svizzera il 20 agosto 2001, A._______ cittadino i-

racheno nato il …, ha depositato il giorno stesso una domanda di asilo. 

Assegnato al Cantone Ticino, egli è stato posto a beneficio di un permes-

so N.  

B.  

Con decreto d'accusa del 3 aprile 2003, il Procuratore pubblico del Can-

tone Ticino ha condannato l'interessato per furto di poca entità alla multa 

di fr. 150.--. Con ulteriore decreto d'accusa del 29 settembre 2003, l'inte-

ressato è stato nuovamente condannato per furto e furto di poca entità al-

la pena di 5 giorni di detenzione sospesa condizionalmente per un perio-

do di prova di 2 anni.  

Mediante Strafbefehl (decreto di accusa) del 16 novembre 2003 emesso 

nel Cantone Basilea-Città A._______ è stato condannato per aver infran-

to le disposizioni di polizia degli stranieri alla multa di fr. 200.-- ai sensi 

dell'art. 23 cpv. 6 della previgente legge sulla dimora e il domicilio degli 

stranieri (CS 1 117).  

C.  

Il 21 marzo 2005 l'UFM ha respinto la domanda di asilo presentata dall'in-

teressato. Allo stesso non è stata riconosciuta la qualità di rifugiato ed è 

stato pronunciato nei suoi confronti l'allontanamento dalla Svizzera con 

un termine al 17 maggio 2005. Contro tale decisione, l'istante ha interpo-

sto ricorso il 21 aprile 2005 davanti all'allora competente Commissione 

svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA). Mediante decisione del 17 ot-

tobre 2005, l'UFM ha tuttavia riconsiderato parzialmente la sua preceden-

te decisione ritenendo l'esecuzione dell'allontanamento non ragionevol-

mente esigibile e disponendo nei confronti dell'interessato l'ammissione 

provvisoria per una durata iniziale di 12 mesi. Visto l'esito della procedu-

ra, con ordinanza del 18 ottobre 2005, la CRA ha stralciato dai ruoli il gra-

vame.  

D.  

Il 31 gennaio 2006, l'Ufficio regionale degli stranieri di Biasca ha ingiunto 

alla Polizia cantonale di accertare il luogo di residenza dell'interessato ri-

sultato irreperibile al recapito in loro possesso. Con rapporto di segnala-

zione del 24 febbraio 2006 della Polizia è emerso che l'interessato era 

C-2274/2010 

Pagina 3 

scomparso nell'ottobre 2005 e che verosimilmente era rientrato nel suo 

Paese d'origine.  

Di conseguenza, il 18 maggio 2006, l'UFM comunicava alla Sezione dei 

permessi e dell'immigrazione di Bellinzona (SPI, oggi: Sezione della po-

polazione) che l'ammissione provvisoria dell'interessato aveva preso fine.  

E.  

Rientrato in Svizzera il 12 luglio 2006 dopo aver trascorso 8 mesi all'este-

ro, con missiva del 4 ottobre 2006, la SPI ha osservato che l'ammissione 

provvisoria, rilasciata in precedenza all'interessato, era stata ripristinata 

dall'UFM ed ha rilasciato il corrispondente permesso F.  

Assunto a verbale per appurare le ragioni della sua assenza, l'interessato 

ha dichiarato di essersi recato in Turchia mediante un passaggio chiesto 

ad un conducente di autocarri. Egli avrebbe voluto proseguire il viaggio 

fino a Dohuk, regione situata nel Nord dell'Iraq, per accertarsi personal-

mente della morte dei genitori avvenuta nel 2004 a seguito di un incidente 

stradale. Uno zio l'avrebbe tuttavia dissuaso dal recarvisi avendo venduto 

la loro casa. Infine vi aveva rinunciato anche per ragioni di sicurezza. A-

veva poi dovuto lavorare durante qualche mese per guadagnare dei soldi 

prima di poter rientrare in Svizzera nuovamente per mezzo di un passag-

gio di un conducente di autocarri (cfr. verbale d'interrogatorio del 22 no-

vembre 2006 redatto dalla Polizia cantonale del Canton Ticino).  

F.  

Con decreto d'accusa del 30 ottobre 2006, l'interessato è stato condanna-

to per danneggiamento alla multa di fr. 700.--. La sospensione condizio-

nale concessa alla pena di cui al decreto di accusa del 29 settembre 

2003 non è stata revocata, l'interessato è stato ammonito formalmente. 

Con ulteriore decreto d'accusa del 9 luglio 2007, l'interessato è stata con-

dannato per conseguimento fraudolento di una prestazione di trasporti 

pubblici alla pena pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 30.-- cadau-

na, corrispondenti a complessivi fr. 300.-- sospesa condizionalmente per 

un periodo di prova di 2 anni e alla multa di fr. 200.--.  

G.  

Il 25 febbraio 2008 A._______ ha postulato il rilascio di un permesso di 

dimora.  

Con scritto del 5 marzo 2008 la SPI ha informato l'interessato che siffatta 

istanza non poteva essere presa in considerazione, poiché con decisione 

C-2274/2010 

Pagina 4 

del 18 maggio 2006, era stata decretata la fine dell'ammissione provviso-

ria.  

Con una nota del 30 maggio 2008 contenuta nell'incarto cantonale, le au-

torità competenti hanno osservato come nella procedura inerente al titolo 

di soggiorno del ricorrente si fossero verificati degli equivoci: infatti ritor-

nato in Ticino dopo un assenza di 8 mesi, gli era stata nuovamente ripri-

stinata l'ammissione provvisoria. Tale situazione si sarebbe manifestata 

solamente all'inizio del 2008, con l'entrata in vigore della revisione della 

legge del 26 giugno 1998 sull'asilo (LAsi, RS 142.31).  

Mediante verbale d'interrogatorio del 3 giugno 2008, l'interessato è stato 

sentito dalla Polizia cantonale in merito alla sua situazione. Egli ha osser-

vato di voler regolarizzare il suo soggiorno in Svizzera, non avendo nes-

sun altro famigliare né in Iraq né in nessuna altra parte del mondo, eccet-

to un fratello residente a Biasca. In tale sede l'interessato è stato messo a 

conoscenza dalla Polizia cantonale che avrebbe dovuto procurarsi i propri 

documenti di viaggio al fine di regolarizzare la sua posizione.  

H.  

Con modulo del 24 agosto 2009 relativo alla richiesta di esaminare un 

caso di rigore personale grave ai sensi dell'art. 14 cpv. 2 LAsi, la SPI ha 

emesso un preavviso favorevole al rilascio di un permesso di dimora an-

nuale a favore di A._______.  

I.  

L'UFM ha segnalato alla Sezione della popolazione (SP) che il presente 

caso andava esaminato alla luce dell'art. 30 della legge federale del 16 

dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, 142.20) e dell'art. 31 dell'ordinanza 

del 24 ottobre 2007 sull'ammissione, il soggiorno e l'attività lucrativa    

(OASA, RS 142.201, [cfr. decisione del 4 marzo 2010, pag. 2]).  

Mediante scritto del 1° febbraio 2010, la SP ha del pari espresso un pare-

re favorevole anche al rilascio di un titolo di soggiorno ai sensi dell'art. 30 

LStr e dell' art. 31 OASA ed ha allegato uno scritto del 30 gennaio 2010 

dell'interessato e un'ulteriore lettera datata del medesimo giorno del suo 

datore di lavoro. L'interessato ha in particolare espresso le proprie scuse 

per gli errori del passato, per aver lasciato inutilmente la Svizzera al fine 

di rivedere ciò che restava della sua famiglia. Egli ha inoltre osservato di 

vivere in maniera onesta, nel rispetto delle regole che governano questo 

Paese. Dal suo canto il datore di lavoro ha affermato come il richiedente 

C-2274/2010 

Pagina 5 

fosse un collaboratore molto apprezzato da tutto il personale con diverse 

doti e virtù.  

L'11 febbraio 2011, l'autorità inferiore ha quindi annullato e sostituito il 

precedente scritto, esaminando la causa in applicazione dell'art. 30 LStr 

cpv. 1 lett. b e art. 31 OASA e non dell'art. 14 cpv. 2 LAsi. L'UFM ha e-

spresso la sua intenzione di rifiutare il rilascio di un permesso di dimora, 

non ritenendo soddisfatti i presupposti per ravvisare una situazione per-

sonale particolarmente grave giustificante una deroga alle condizioni di 

ammissione. Al fine di potersi esprimere in merito, l'UFM ha concesso 

all'interessato un termine fino al 26 febbraio 2010.  

J.  

Agendo per il tramite del suo patrocinatore, con missiva del 26 febbraio 

2010, l'interessato si è prevalso della durata del soggiorno, iniziato nell'a-

gosto 2001, e, ad eccezione di alcune condanne subite, del suo compor-

tamento rispettoso dell'ordinamento giuridico elvetico. Egli fa valere inol-

tre di essere un lavoratore molto apprezzato dal suo datore di lavoro e 

che in caso di rinvio in Iraq verrebbe a trovarsi in una situazione peggiore 

rispetto ai connazionali che non hanno mai lasciato il Paese e il suo rein-

serimento sociale risulterebbe alquanto compromesso.  

Con decisione del 4 marzo 2010, l'UFM ha rifiutato di approvare il rilascio 

di un permesso di dimora in applicazione dell'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr, 

assegnando un termine di partenza di 8 settimane a decorrere dal pas-

saggio in giudicato della decisione. L'UFM ha osservato sostanzialmente 

che il soggiorno illegale in Svizzera non deve essere preso in considera-

zione nell'esame di un caso personale particolarmente grave, anche nel 

caso di un soggiorno continuato in Svizzera durante diversi anni la durata 

della permanenza così come del resto l'integrazione sociale e professio-

nale nonché il buon comportamento non sono elementi decisivi per giusti-

ficare il riconoscimento di un caso personale di estrema gravità. In ag-

giunta a ciò l'interessato non svolge un'attività lavorativa di particolare ri-

lievo e le relazioni di lavoro, d'amicizia e di vicinato che la persona ha in-

staurato rientrano nella normalità e non giustificano una deroga alle con-

dizioni di ammissione del numero di stranieri. Egli è stato pure oggetto di 

diverse condanne e non può avvalersi dunque di un comportamento irre-

prensibile. Uscendo inoltre dalla Svizzera per 8 mesi e rientrando nuova-

mente il 12 luglio 2006, egli ha soggiornato in Svizzera solamente 3 anni 

e 8 mesi. L'interessato, celibe e senza figli, non può far valere alcun le-

game particolarmente stretto con la Svizzera. Infine la situazione dell'inte-

ressato non si distinguerebbe in modo rilevante da quella di gran parte 

C-2274/2010 

Pagina 6 

dei suoi connazionali residenti in Iraq i quali sono confrontati alle difficoltà 

in cui si trova il Paese.  

K.  

Il 7 aprile 2010 l'interessato ha interposto ricorso contro la suddetta deci-

sione, postulandone l'annullamento e l'accoglimento dell'approvazione al 

rilascio di un permesso di dimora. A sostegno del proprio gravame il ricor-

rente ha affermato di soggiornare in Svizzera da parecchi anni, parteci-

pando alla vita economica in Svizzera e, ad eccezione di alcuni reati di 

poca entità, di non aver compromesso l'ordine e la sicurezza pubblici in 

Svizzera, costruendosi un'esistenza rispettosa dell'ordinamento giuridico 

e dei costumi di questa popolazione. Il suo datore di lavoro si è espresso 

in termini positivi circa il comportamento e l'attitudine del ricorrente, pren-

dendo particolarmente a cuore la sorte dell'interessato. Il suo reinseri-

mento sociale appare poi particolarmente problematico viste le difficili 

condizioni socio-economiche del Nord-Iraq. Di conseguenza le condizioni 

di vita sarebbero peggiori di quelle di un connazionale che non ha mai la-

sciato il Paese d'origine.  

L.  

Chiamato ad esprimersi in merito al ricorso, con preavviso del 20 maggio 

2010, l'UFM ha osservato di confermare la sua posizione, postulando la 

reiezione del gravame.   

M.  

Invitato ad esprimersi in merito al suddetto preavviso, con replica del 28 

giugno 2010, il ricorrente ha confermato le sue precedenti argomentazio-

ni.  

 

Diritto: 

1.  

1.1. Riservate le eccezioni previste all'art. 32 della legge del 17 giugno 

2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), giusta l'art. 

31 LTAF il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il TAF o il Tribu-

nale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della legge fe-

derale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 

172.021) prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

C-2274/2010 

Pagina 7 

In particolare, le decisioni concernenti il rifiuto dell'approvazione al rilascio 

di un permesso di dimora in derogazione alle condizioni di ammissione ed 

il rinvio dalla Svizzera rese dall'UFM – il quale costituisce un'unità 

dell'amministrazione federale come definita all'art. 33 lett. d LTAF - pos-

sono essere impugnate dinanzi al TAF che nella presente fattispecie sta-

tuisce in via definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 83 lett. 

c cifra 2 della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale [LTF, RS 

173.110]). 

1.2. Salvo in casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura da-

vanti la Tribunale è retta dalla PA (cfr. art. 37 PA).  

1.3. A._______ è destinatario della decisione impugnata ed ha dunque il 

diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA). Il suo ricorso, presentato nella forma 

e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. art. 50 e art. 52 PA).  

2.  

Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fe-

derale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-

certamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché 

l'inadeguatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudi-

cato come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale 

nella procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del 

ricorso (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Rilevanti sono in primo luogo la situazione 

di fatto e di diritto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2011/1 consid. 2 e 

giurisprudenza ivi citata).  

3.  

3.1. Dal 1° gennaio 2008, il soggiorno in Svizzera di cittadini stranieri è 

disciplinato dalla LStr e dalle corrispondenti ordinanze di esecuzione, in 

particolare l'OASA. Ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LStr, la legge in vigore trova 

applicazione laddove non siano applicabili altre disposizioni del diritto fe-

derale oppure trattati internazionali conclusi dalla Svizzera.  

3.2. Riservate le eccezioni previste dalla legge, occorre che il soggiorno 

di stranieri in Svizzera sia legittimato dal rilascio del permesso corrispon-

dente (cfr. art. 10 e 11 LStr, PETER UEBERSAX, Einreise und Anwesenheit, 

in: Uebersax/ Rudin/ Hugi Yar/ Geiser [edit.], Ausländerrecht: eine umfas-

sende Darstellung der Rechtsstellung von Ausländerinnen und Auslän-

dern in der Schweiz, Basilea 2009, pag. 247 cifra 7.84).  

C-2274/2010 

Pagina 8 

Giusta l'art. 11 cpv. 1 LStr, questa regola non conosce eccezioni: qualora 

lo straniero intende esercitare un'attività lucrativa in Svizzera, egli neces-

sita di un permesso indipendentemente dalla durata del soggiorno.  

3.3. In virtù dell'art. 3 LStr l'ammissione in Svizzera dello straniero che 

esercita un'attività lucrativa è subordinata all'interesse dell'economica 

svizzera; sono determinanti le opportunità di integrazione duratura nel 

mercato svizzero del lavoro e nel contesto sociale e sociopolitico. È tenu-

to inoltre adeguatamente conto dei bisogni culturali e scientifici della 

Svizzera (cpv. 1). Lo straniero è inoltre ammesso in Svizzera se impegni 

di diritto internazionale pubblico, motivi umanitari o la ricostituzione dell'u-

nione familiare lo esigono (cpv. 2). Nell'ammissione di stranieri è tenuto 

conto dell'evoluzione demografica, sociale e sociopolitica della Svizzera 

(cpv. 3).  

3.4. Nell'esercizio del loro potere discrezionale, le autorità competenti 

tengono conto degli interessi pubblici e della situazione personale nonché 

del grado d'integrazione dello straniero (cfr. art. 96 cpv. 1 LStr in relazione 

con gli art. 4 e 54 cpv. 2 LStr).  

Ciò posto, la competenza decisionale nel quadro della presente causa 

appartiene alla Confederazione segnatamente all'UFM (cfr. art. 40 cpv. 1 

e art. 99 frase 1 LStr in relazione con gli art. 85 e 86 OASA). Né l'UFM né 

il Tribunale sono pertanto vincolati dalla decisione dell'autorità cantonale 

favorevole al rilascio di un permesso di soggiorno fondato sull'art. 30 cpv. 

1 lett. b LStr e possono dunque scostarsi dall'apprezzamento emesso da 

questa autorità.  

3.5. Nell'ambito della presente procedura, l'UFM ha pronunciato una de-

cisione con la quale ha rifiutato di approvare il rilascio di un permesso di 

dimora in applicazione dell'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr.  

A tale proposito va rilevato che il Tribunale ha già avuto l'occasione di 

pronunciarsi sulla natura di una tale decisione nel contesto delle modifi-

che introdotte con l'entrata in vigore della nuova legge (LStr) il 1° gennaio 

2008 (cfr. DTAF 2010/55 consid. 4.1 a 4.4).  

4.  

4.1. A tenore dell'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr, è possibile derogare alle con-

dizioni di ammissione (cfr. art. 18 a 29 LStr) al fine di tener conto dei casi 

personali particolarmente gravi o di importanti interessi pubblici.  

C-2274/2010 

Pagina 9 

4.2. In seguito alla partenza dalla Svizzera del ricorrente nell'ottobre 

2005, l'UFM ha preso atto della fine dell'ammissione provvisoria dal 31 ot-

tobre 2005 (comunicazione del 18 maggio 2006). Rientrato in Svizzera 

nel luglio 2006, all'interessato è stato riconosciuto a torto il prosieguo 

dell'ammissione provvisoria. A ragione quindi l'UFM ha esaminato, oltre 

alla richiesta di permesso di dimora alla luce dell'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr, 

anche il rinvio del ricorrente dalla Svizzera.  

L'art. 31 cpv. 1 OASA, il quale si richiama sia all'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr 

che all'art. 84 cpv. 5 LStr, comprende una lista rappresentativa di criteri u-

tili al riconoscimento di un caso di rigore personale, che se ritenuto dato, 

conferisce alla persona interessata il diritto al rilascio del permesso di di-

mora. Nella valutazione occorre considerare in particolare l'integrazione 

del richiedente (lett. a); il rispetto dei principio dello Stato di diritto da par-

te dello stesso (lett. b); la situazione familiare, in particolare il momento e 

la durata della scolarizzazione dei figli (lett. c); la situazione finanziaria 

nonché la volontà di partecipare alla vita economica e di acquisire una 

formazione (lett. d); la durata della presenza in Svizzera (lett. e); lo stato 

di salute (lett. f); la possibilità di un reinserimento nel Paese d'origine (lett. 

g).  

Per quanto concerne la formulazione potestativa dell'art. 30 cpv. 1 lett. b 

LStr ("Kann-Vorschrift"), essa indica che non sussiste di principio un dirit-

to di deroga alle condizioni d'ammissione (cfr. ANDREA GOOD/TITUS BOS-

SHARD, Abweichungen von den Zulassungsvoraussetzungen, in: Martina 

Caroni/Thomas Gächter/Daniela Turnherr [edit.], Bundesgesetz über die 

Ausländerinnen und Ausländer [AuG], Berna 2010, pag. 226 seg. n. 2 e 3 

concernente l'art. 30 LStr).  

4.3. Il nuovo diritto, entrato in vigore il 1° gennaio 2008, non ha comporta-

to cambiamenti significativi in relazione ai criteri di riconoscimento di un 

caso personale particolarmente grave con conseguente rilascio di un 

permesso di dimora. Il legislatore ha in effetti stabilito che la prassi segui-

ta dal Tribunale federale inerente al previgente art. 13 lett. f dell'ordinanza 

del 6 ottobre 1986 che limita l'effettivo degli stranieri (OLS, RU 1986 

1791) è determinante anche per le condizioni di applicazione dell'art. 30 

cpv. 1 lett. b LStr (cfr. Messaggio relativo alla legge federale sugli stranieri 

[FF 2002 3328], in particolare pag. 3403; cfr. altresì ATAF 2009/40, con-

sid. 5 nonché sentenza del Tribunale federale 8C_724/2009 dell'11 giu-

gno 2010 consid. 5.3.1; GOOD/BOSSHARD, op. cit., pag. 227 seg. n. 7 

concernente l'art. 30 LStr).  

C-2274/2010 

Pagina 10 

4.4. L'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr ("casi particolarmente gravi") costituisce 

dunque, come il previgente art. 13 lett. f OLS ("casi personali particolar-

mente rigorosi"), una disposizione derogatoria a carattere eccezionale. 

Quindi, secondo la prassi e la giurisprudenza relative ai casi personali di 

estrema gravità, sviluppate in rapporto con l'art. 13 lett. f OLE e applicabi-

le per analogia all'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr, le condizioni per il riconosci-

mento di un caso di rigore devono essere apprezzate in maniera restritti-

va. Al riguardo è necessario che la persona interessata si trovi in una si-

tuazione di bisogno personale. Ciò significa che le sue condizioni di vita e 

d'esistenza in caso di rinvio dalla Svizzera, paragonate alle condizioni 

medie di altri stranieri nella stessa situazione, presenterebbero delle con-

seguenze molto più gravi. Nell'apprezzamento di un caso di rigore occor-

re tener conto dell'insieme delle circostanze del caso concreto. Ne di-

scende che i criteri sviluppati dalla giurisprudenza federale e oggi ancora-

ti all'art. 31 cpv. 1 OASA non costituiscono un catalogo esaustivo e non 

devono essere adempiuti cumulativamente (cfr. DTAF 2009/40 consid. 

6.2). Da una parte, va segnatamente tenuto conto della situazione parti-

colare delle persone che hanno fatto o fanno l'oggetto di una procedura 

d'asilo (cfr. DTF 123 II 125 consid. 3). Dall'altra, il fatto che la persona in-

teressata abbia soggiornato in Svizzera durante un lungo periodo, che si 

sia ben integrato socialmente e professionalmente e che il suo compor-

tamento non abbia mai dato adito a lagnanza alcuna, non è sufficiente 

per costituire un caso personale di estrema gravità. È necessario che il 

legame tra la persona interessata e la Svizzera sia talmente stretto che 

non si possa esigere da essa che si stabilisca in un altro paese o che 

rientri nel suo Paese d'origine (cfr. DTAF 2009/40 consid.5.2.1 e giuri-

sprudenza ivi citata). Le relazioni di lavoro, d'amicizia o di vicinato che 

una persona straniera ha allacciato durante il periodo di residenza in 

Svizzera non costituiscono di principio dei legami così stretti a questo 

Paese al punto da mettere la persona interessata in una situazione di bi-

sogno personale grave, in caso di ritorno nel Paese d'origine (cfr. DTAF 

2007/45 consid. 4.1 a 4.3 e DTAF 2007/44 consid. 4.1 e 4.2).  

Gli elementi determinanti per il riconoscimento di un caso di rigore ai sen-

si della citata giurisprudenza possono segnatamente essere una durata 

molto lunga del soggiorno in Svizzera, un'integrazione sociale particolar-

mente avanzata, un'affermazione professionale particolarmente ragguar-

devole, una malattia grave che può essere curata solo in Svizzera (cfr. 

sentenza del Tribunale amministrativo federale C-1126/2009 del 20 giu-

gno 2011, consid. 4.3 e giurisprudenza e riferimenti ivi citati).  

C-2274/2010 

Pagina 11 

5.  

5.1. Nel suo ricorso, l'insorgente si prevale della lunga durata del suo 

soggiorno in Svizzera.  

5.2. In concreto, dalle risultanze agli atti emerge che l'interessato è entra-

to in Svizzera il 20 agosto 2001. L'interessato ha risieduto in questo Pae-

se con un permesso N sino alla decisione di riconsiderazione con la qua-

le è stata pronunciata l'ammissione provvisoria del 17 ottobre 2005. Tra-

scorsi 8 mesi all'estero, è poi rientrato in Svizzera nel luglio 2006. Il ricor-

rente è dunque entrato in Svizzera all'età di 20 anni e vi soggiorna da cir-

ca 10 anni.  

Sebbene la durata del soggiorno del ricorrente in Svizzera sia relativa-

mente lunga, essa va nondimeno relativizzata. Come rilevato nei conside-

randi precedenti (cfr. consid. 4.4), la sola durata del soggiornato in Sviz-

zera, non può essere ritenuta una condizione sufficiente al fine di ammet-

tere un caso personale particolarmente rigoroso.  

5.3. Vanno dunque esaminati ulteriori criteri affinché possa essere stabili-

ta l'esistenza o meno di un caso di rigore ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 lett. b 

LStr in relazione con l'art. 31 OASA. In particolare occorre tener conto 

dell'integrazione sociale e professionale del ricorrente, della sua situazio-

ne finanziaria, del livello di formazione acquisito in Svizzera nonché dei 

sui legami famigliari.  

Dal 23 agosto 2007 egli lavora quale lavapiatti/tutto fare in un ristorante di 

Tesserete/TI per un salario mensile lordo di fr. 3'242.-- secondo il contrat-

to di lavoro del 6 agosto 2007. Non sono note altre precedenti attività. 

Dagli atti di causa si evince che quest'ultimo ha instaurato degli ottimi 

rapporti, in particolare in ambito lavorativo, sia con i colleghi che con il 

suo datore di lavoro. Egli è infatti molto apprezzato per le doti che pos-

siede, quali l'onestà e il rispetto per gli altri (cfr. scritto del 30 gennaio 

2010 del datore di lavoro). Occorre tuttavia rilevare che durante gli anni 

trascorsi in Svizzera egli non ha acquisito delle conoscenze o qualifiche 

specifiche che non potrebbe più concretizzare nel suo Paese d'origine. In 

effetti, la sua attività lavorativa in questo Paese non rende eccessivamen-

te rigorosa la ripresa di un'altra attività in Patria.  

Il ricorrente ha dimostrato che, mediante il suo impiego, ha potuto garanti-

re la sua indipendenza finanziaria. A comprova di tale situazione ha esibi-

to una dichiarazione del 20 febbraio 2008 dell'Ufficio di esecuzione, atte-

C-2274/2010 

Pagina 12 

stante l'assenza di procedure esecutive in corso e di attestati di carenza 

beni. Dall'incarto cantonale emerge inoltre che è stata certificata la sua 

buona condotta (cfr. certificato del Comune di Lugaggia del 5 febbraio 

2008). 

L'insieme delle circostanze del caso non consentono comunque di ritene-

re che l'integrazione del ricorrente presenti un carattere eccezionale. È in-

fatti considerato normale e non eccezionale, che chi abbia trascorso di-

versi anni in un determinato Paese, abbia familiarizzato con gli usi e i co-

stumi e si sia creato dei legami di amicizia. Infine, secondo una consoli-

data giurisprudenza, le relazioni di amicizia e di buon vicinato così come i 

rapporti legati all'ambiente lavorativo non sono considerati legami profon-

di e duraturi, idonei ad ammettere un caso di rigore personale (cfr. DTAF 

2007/44 consid. 4.2., DTAF 2007/45 consid. 4.2., DTAF 2007/16 consid. 

5.2 e giurisprudenza ivi citata). All'infuori dei buoni rapporti instauratisi in 

ambito lavorativo menzionato nel gravame del 7 aprile 2010 il ricorrente 

non si prevale di altri legami stretti con la Svizzera. Egli risulta inoltre es-

sere celibe e senza figli a carico. Visto quanto precede l'integrazione so-

ciale e professionale dell'interessato non appare eccezionale. 

5.4. Nella valutazione del caso di rigore occorre inoltre valutare se l'inte-

ressato abbia rispettato i principio dello Stato di diritto (cfr. art. 31 cpv. 1 

lett. b OASA). I decreti d'accusa citati in narrativa (cfr. decreto d'accusa 

del 3 aprile 2003, del 29 settembre 2003 nonché Strafbefehl del 16 no-

vembre 2003 e decreti di accusa del 9 luglio 2007 e del 30 ottobre 2008), 

seppure riguardanti reati di lieve entità, dimostrano che l'insorgente non 

ha sempre saputo mantenere un comportamento rispettoso dell'ordina-

mento vigente.  

5.5. Relativamente alle possibilità di reinserimento nel suo Paese d'origi-

ne, si constata infine che l'interessato è nato in Iraq, luogo in cui ha tra-

scorso tutta la sua infanzia e la sua gioventù e alcuni anni della sua vita 

di giovane adulto. In Iraq egli vi esercitava l'attività di operaio edile. Questi 

anni appaiono essenziali per la formazione della personalità e per l'inte-

grazione sociale e culturale (cfr. DTF 123 II 125 consid. 5b/aa), ragione 

per la quale egli non dovrebbe incorrere in grandi difficoltà nel reinserirsi 

socialmente e professionalmente nel suo Paese d'origine. Egli potrà pure 

beneficiare dell'esperienza lavorativa avuta in Svizzera. Il soggiorno 

dell'interessato in Svizzera, iniziato in età adulta, non può essere ritenuto 

lungo al punto tale da rendere l'interessato totalmente estraneo alla sua 

Patria. Inoltre, sebbene egli abbia dichiarato che i suoi genitori siano mor-

ti nel 2004, egli possiede ancora parte della famiglia nel suo Paese d'ori-

C-2274/2010 

Pagina 13 

gine (cfr. verbale d'interrogatorio del 22 novembre 2006 e decisione 

dell'UFM del 21 marzo 2005).  

Il Tribunale non ignora il fatto che il ritorno in Patria dopo un soggiorno di 

diversi anni in Svizzera può comportare delle difficoltà. In effetti, una volta 

ritornato nel suo Paese d'origine, il ricorrente si troverà all'inizio indub-

biamente in una situazione molto diversa da quella vissuta in Svizzera. La 

sua situazione sarà tuttavia simile a quella di molti altri suoi connazionali 

rimasti in Patria. Sulla base della citata giurisprudenza tale circostanza 

non rappresenta una ragione sufficiente per poter beneficiare di un per-

messo di soggiorno per una situazione di estrema gravità personale. Lo 

scopo di questo permesso non è quello di sottrarre il ricorrente alle condi-

zioni di vita del suo Paese d'origine. Egli deve trovarsi in una situazione 

personale di estrema gravità che renda impossibile esigere da lui il riadat-

tamento alla sua esistenza passata. Come già rilevato da questa Corte 

(cfr. DTAF 2007/44 consid. 5.3 e DTAF 2007/45 consid. 7.6), non vengo-

no prese in considerazione le circostanze generali (economiche, sociali o 

sanitarie) a cui è confrontata l'insieme della popolazione rimasta in Patria 

e a cui anche il ricorrente sarà confrontato al suo ritorno, salvo nel caso in 

cui quest'ultimo può far valere delle difficoltà concrete e proprie alla sua 

situazione personale. Dalle risultanze agli atti, il ritorno del ricorrente nel 

nord del Iraq non presenta una gravità tale che, paragonato alla maggio-

ranza delle persone rimaste in Iraq, lo metterebbe in condizioni d'esisten-

za più difficili.  

Visto quanto precede, dopo un'attenta valutazione dell'insieme delle cir-

costanze del caso concreto, il Tribunale ritiene che il ricorrente non a-

dempie alle condizioni restrittive per il riconoscimento di un caso persona-

le particolarmente grave ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr in relazione 

con l'art. 31 cpv. 1 OASA e l'UFM ha pertanto rifiutato a ragione di appro-

vare il rilascio del permesso di dimora all'interessato in applicazione 

dell'art. 30 cpv. 1 lett. b LStr.  

6.  

Resta ancora da esaminare se l'autorità inferiore ha ritenuto a ragione 

l'ammissibilità del rinvio del ricorrente dalla Svizzera ai sensi dell'art. 83 

cpv. 1 LStr.  

6.1. Conformemente all'art. 64 cpv. 1 LStr – disposizione che ha sostituito 

il previgente art. 66 LStr, senza modificarne il tenore, conformemente 

all'art. 2 n. 1 del DF del 18 giugno 2010 che approva e traspone nel diritto 

svizzero lo scambio di note tra la Svizzera e la CE sul rimpatrio (direttiva 

C-2274/2010 

Pagina 14 

2008/115/CE) in vigore dal 1° gennaio 2011 – le autorità competenti pro-

nunciano una decisione di rinvio ordinario nei confronti di uno straniero 

che non adempie o che non adempie più le condizioni d'entrata (lett. b) o 

il cui permesso è negato o revocato o non è prorogato dopo un soggiorno 

autorizzato (lett. c). L'autorità che rifiuta di rilasciare o di prorogare o di 

revocare un'autorizzazione è parimenti competente per pronunciare il rin-

vio della persona interessata dalla Svizzera, sia che si tratti di un'autorità 

cantonale o di un'autorità federale nell'ambito di una procedura di appro-

vazione. L'UFM ha dunque disposto a ragione il rinvio del ricorrente dalla 

Svizzera.  

6.2. Come rettamente osservato dall'UFM, dai documenti addotti a soste-

gno dell'istanza del ricorrente, non emergono ostacoli all'esecuzione del 

rinvio ai sensi dell'art. 83 cpv. 2 a 4 LStr. Il ricorrente non ha dimostrato 

che la sua partenza verso il suo Paese d'origine sia contraria agli impegni 

di diritto internazionale pubblico della Svizzera. La partenza si avvera 

dunque lecita ai sensi dell'art. 83 cpv. 3 LStr. Inoltre non appare che l'e-

secuzione del rinvio non sia ragionevolmente esigibile ai sensi dell'art. 83 

cpv. 4 LStr. Per quanto attiene alla situazione nella regione da cui provie-

ne il ricorrente (Nord dell'Iraq), sebbene non si possano escludere atten-

tati, il territorio semi-autonomo del Kurdistan (province di Dohuk, Erbil e 

Sulaimaniya) è più sicuro delle altre zone del Paese (cfr. 

<www.eda.admin.ch> Consiglio di viaggio > Destinazioni di viaggio > Iraq 

> Consigli di viaggio Iraq, ultimo aggiornamento il 17 febbraio 2012, visi-

tato il 27 febbraio 2012). Questa regione inoltre non si trova in una situa-

zione di guerra, di guerra civile o violenza generalizzata (cfr. DTAF 2008/5 

sull'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento verso le tre province 

curde dell'Iraq del nord). Infine non risulta neppure che il ricorrente soffra 

di problemi di salute impossibili da curare nel suo Paese d'origine. Il ritor-

no nel Nord dell'Iraq, dove ha trascorso gran parte della sua vita e dove si 

trova parte della sua famiglia, non lo espone dunque ad una situazione di 

pericolo.  

7.  

Ne discende che la decisione del 4 marzo 2010 è conforme al diritto fede-

rale. L'autorità inferiore non ha violato il diritto federale, né abusato del 

suo potere d'apprezzamento; essa non ha accertato in modo inesatto o 

incompleto i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è ina-

deguata (cfr. art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto. 

8.  

Visto l'esito della procedura si giustifica mettere a carico del ricorrente le 

http://www.eda.admin.ch/

C-2274/2010 

Pagina 15 

spese processuali (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 3 del re-

golamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]).  

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali di fr. 800.-- sono poste a carico del ricorrente e so-

no computate con l'anticipo spese dello stesso importo versato alla cassa 

del Tribunale il 21 aprile 2010.  

3.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (Raccomandata)  

– autorità inferiore (incarto n. di rif. … di ritorno) 

– Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione, incarto 

cantonale di ritorno 

 

 

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Elena Avenati-Carpani Mara Vassella 

 

 

Data di spedizione: