# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ae727687-98c6-5658-a900-0bfa03266826
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-06-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.06.2020 32.2019.182
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2019-182_2020-06-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2019.182

   

  TB

  	
  Lugano

  9 giugno 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 ottobre 2019 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1

     

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 settembre 2019 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Il 24 ottobre 2018 (doc. 3) RI
1, 1966, ha fatto richiesta di prestazioni dall'assicurazione invalidità
essendo inabile al lavoro al 100% dal 4 giugno 2018 per problemi alla schiena.

L'Ufficio assicurazione invalidità ha raccolto la documentazione
medica necessaria presso l'assicuratore malattia perdita di guadagno e il
medico curante (docc. 30 e 34) e ha effettuato gli accertamenti economici.

                               1.2.   Preso atto del rapporto
finale del 15 marzo 2019 (doc. 42) del Servizio Medico Regionale e del parere
del consulente in integrazione professionale (doc. 56), con progetto di
decisione del 26 gennaio 2019 (doc. 57) l'Ufficio AI ha rifiutato l'attribuzione
di una rendita di invalidità e di altri provvedimenti professionali, stante un
grado di invalidità globale del 16,50% calcolato con il metodo misto (75%
salariato e 25% casalingo).

 

                               1.3.   Sulle osservazioni del 21
agosto 2019 (doc. 64) dell'assicurato, che ha sostenuto che non erano state
considerate tutte le problematiche di salute che comportavano un'inabilità
lavorativa totale così come attestato dal dr. med. __________ (doc. 65), ha
preso posizione il 5 settembre 2019 (doc. 67) il dr. med. __________ dell'SMR
e, su tale base, con decisione del 10 settembre 2019 (doc. A) l'Ufficio AI ha
confermato che l'assicurato non aveva nessun diritto a una rendita di
invalidità (grado AI 16,50%) e a ulteriori provvedimenti professionali.

 

                               1.4.   Il 10 ottobre 2019 (doc. I) RI
1, patrocinato da RA 1, ha chiesto al Tribunale, in via principale, di
accertare il suo diritto a una rendita intera AI dal 2 settembre 2019 e, in via
subordinata, di rinviare gli atti all'Ufficio AI per i necessari accertamenti
medici per mezzo di una perizia pluridisciplinare ed economici.

Il ricorrente ha rimproverato all'amministrazione di avere evaso
la sua richiesta senza avere approfondito l'aspetto medico e senza averlo
sottoposto a una perizia esterna. La patologia alla schiena era infatti ancora
in corso e non definita, tanto che egli sta effettuando fisioterapia e
prossimamente dovrà valutare se sottoporsi a un intervento chirurgico. È perciò
contestata che vi sia un'inabilità lavorativa del 20% in attività adeguate.

Inoltre, l'insorgente ha fatto presente che se l'Ufficio AI avesse
indagato ulteriormente le sue patologie presso il medico curante, avrebbe
appreso che era in cura da uno psichiatra, il quale ha diagnosticato un
disturbo depressivo ricorrente, episodio grave senza sintomi psicotici in atto
(ICD-10; F33.2), che gli causava un'inabilità totale almeno dal 2 settembre
2019, sebbene tale patologia si fosse sviluppata già da oltre un anno, dopo l'avvenuto
licenziamento (docc. C, D ed E).

L'assicurato va quindi sottoposto a una perizia pluridisciplinare
in ambito neurologico, reumatologico, ortopedico e psichiatrico.

Per quanto concerne l'aspetto economico, il ricorrente ha rilevato
che il tempo lavorativo del 76% era stato pattuito con il datore di lavoro in
ragione della lontananza del posto di lavoro (__________) dal suo domicilio,
per cui necessitava di maggior riposo.

Pertanto, secondo il ricorrente andrebbe verificato il metodo di
calcolo, adottando quello ordinario piuttosto che il metodo misto.

 

                               1.5.   Nella risposta del 22 ottobre
2019 (doc. IV) l'Ufficio AI, viste le prese di posizione dello psichiatra attivo
presso l'SMR, dr. __________, sui referti dello specialista dr. med. __________
(doc. IV/1), e del consulente in integrazione professionale (doc. IV/2) che ha
aggiornato i dati e ricalcolato il grado AI utilizzando sia il metodo misto
(21,66%) sia il metodo ordinario considerando l'assicurato salariato a tempo
pieno (26%), ha chiesto al TCA di riconoscere pieno valore probante ai rapporti
del dr. med. __________ del Servizio Medico Regionale e di confermare l'aspetto
economico. Il ricorso andava quindi respinto.

 

                               1.6.   Il 28 ottobre 2019 (doc. VI) l'insorgente,
contraddicendo l'analisi del dr. __________, ha osservato di essere stato
peritato il 10 ottobre 2019 da uno specialista per conto dell'assicuratore
malattia, il quale ha diagnosticato una sindrome depressiva ricorrente con
episodio di tipo grave (ICD-10; F33.2) e ha certificato un'inabilità lavorativa
del 100% fino al 29 gennaio 2020 (doc. F). Su tale base, il dr. med. __________
ha allestito un altro certificato medico (doc. G) e ha improntato un nuovo
piano terapeutico (doc. H).

Dal profilo somatico, poi, la situazione non si era ancora
stabilizzata, dovendo egli sottoporsi a un intervento alla schiena.

In merito all'aspetto economico, il ricorrente ha ricordato che il
tempo lavorativo del 76% era stato concordato sin dall'inizio dell'attività
lucrativa nel 2011 stante la necessità di riposo visto il lavoro notturno e a
turni.

 

                               1.7.   L'Ufficio AI ha osservato il
7 novembre 2019 (doc. VIII) che gli atti medici specialistici non offrivano
nuovi spunti valutativi rispetto a quanto già esposto dal dr. med. __________,
il quale aveva tenuto conto che l'assicurato era stato visitato da uno
psichiatra a inizio settembre 2019. Ad ogni modo, tale patologia sarebbe
insorta dopo l'avvenuto licenziamento e dopo la ricezione del progetto di
decisione; inoltre, le difficoltà reattive a una decisione negativa dell'Ufficio
AI non rientrano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di
originare un'incapacità di guadagno.

 

                               1.8.   Il 21 novembre 2019 (doc. X)
il ricorrente ha rimproverato all'SMR di non avere considerato che egli sia
stato peritato dall'assicuratore malattia per perdita di guadagno, il quale ha
stabilito una totale incapacità lavorativa. Sia questo sia il parere del dr.
med. __________ divergono dall'opinione del dr. med. __________, perciò sarebbe
opportuno sottoporlo a una perizia specialistica.

L'assicurato ha poi rilevato che il licenziamento è avvenuto prima
dell'inizio delle cure psichiatriche, perciò ha contestato che la patologia
psichica sia sorta dopo la ricezione del progetto di decisione, ritenuto che
tanto il medico curante quanto il perito assicurativo attestano che l'incapacità
debba essere ricondotta al periodo del licenziamento.

 

                               1.9.   L'Ufficio AI non ha formulato
ulteriori osservazioni (doc. XI).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.

 

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno
1991, pag. 216 segg.).

 

Per incapacità al lavoro s'intende
qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile
nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al
lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni
esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili.

Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui
agli artt. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini,
op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende,
d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità
di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato
è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la
 Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta
a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente
formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non
riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata con STFA
U 156/05 del 14 luglio 2006,
consid. 5).

 

                               2.2.   Con DTF 131 V 51, ai
considerandi 5.1 e 5.2 l'Alta Corte ha stabilito che la riduzione del tasso di
occupazione esigibile in un'attività lucrativa senza che questo tempo libero
venga consacrato allo svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini
del metodo di valutazione dell'invalidità. In questi casi è applicabile il
metodo ordinario e non il metodo misto, previsto per le persone che esercitano
un'attività lucrativa e che oltre a questa conducono un'economia domestica o
svolgono mansioni consuete ai sensi dell'art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI
in vigore sino al 31 dicembre 2002) e dell'art. 28a cpv. 3 LAI.

 

Nella DTF 142 V 290, il 4
maggio 2016 il Tribunale federale ha precisato la sua precedente giurisprudenza
su come determinare il grado d'invalidità nel caso di persone assicurate
parzialmente attive che non svolgono mansioni consuete (DTF 131 V
51). La nostra Massima Istanza ha stabilito che quando un assicurato lavora
volontariamente a tempo parziale, senza dovere anche dedicarsi alle mansioni
consuete ai sensi dell'art. 28a cpv. 2 LAI, si deve dapprima valutare la sua
invalidità applicando il metodo ordinario, ossia comparando i suoi redditi
prima e dopo il danno alla salute, poi ridurre il grado di invalidità così
determinato in funzione della percentuale di attività salariata esercitata
prima del danno alla salute.

In questa
fattispecie l'Alta Corte si è occupata di un'assicurata che ha cresciuto i suoi
figli e che lavorava, per sua scelta, al 60% e quindi che consacrava il 40% del
tempo restante ai propri hobby. Inizialmente, applicando il metodo misto di
calcolo, l'Ufficio AI le ha attribuito nel 2004 una mezza rendita di invalidità
([79,88% di incapacità di guadagno x 60% del tempo lavorativo come salariata] +
[8% di incapacità di guadagno x 40% del tempo per svolgere le mansioni consuete]
= grado AI complessivo del 51,13%). Nell'ambito di una revisione nel 2008 il
grado di invalidità complessivo è stato fissato nel 63%, con conseguente
diritto a tre quarti di rendita, confermato nel 2012 in occasione di un'altra
revisione avviata nel 2011.

La richiesta dell'assicurata
del 2012 di percepire una rendita intera è stata respinta dall'amministrazione,
mentre il ricorso inoltrato al Tribunale cantonale di Lucerna è stato accolto
dopo che alle parti è stata data la possibilità di esprimersi sulla DTF 131 V
51. L'Ufficio AI si è quindi rivolto al Tribunale federale contro la
concessione di una rendita intera all'assicurata.

Sia la prima sia
la seconda istanza concordano sull'applicazione di questa giurisprudenza e
quindi sulla determinazione del grado di invalidità per mezzo del metodo
ordinario del raffronto dei redditi. Lo stesso vale per il Tribunale federale
(cfr. consid. 3.2).

Tuttavia,
malgrado per entrambe le precedenti autorità l'incapacità lavorativa fosse
totale, che ipoteticamente la parte salariata fosse del 60% e che si applicasse
il metodo ordinario del raffronto dei redditi in virtù dell'art. 16 LPGA, i
risultati a cui esse sono giunte sono diversi: per il Tribunale cantonale il
grado di invalidità era del 100%, mentre per l'Ufficio AI era del 60% (cfr.
consid. 3.3).

 

Il Tribunale
federale ha quindi elencato le tre situazioni possibili alla luce dell'art. 28a
LAI e i rispettivi metodi di valutazione del grado di invalidità (il metodo
ordinario del raffronto dei redditi per i salariati giusta l'art. 16 LPGA,
il metodo specifico per le persone non esercitanti un'attività lucrativa
e il metodo misto per le persone salariate che contemporaneamente
svolgono le mansioni consuete) (cfr. consid. 4).

 

La nostra Massima
istanza ha poi ricordato la giurisprudenza sviluppata nella DTF 131 V 51 per le
persone che esercitano parzialmente un'attività lucrativa senza compiti
domestici, per le quali si applica il metodo ordinario del confronto dei
redditi. Essa ha precisato che per il reddito da valido determinante è quanto
la persona assicurata, da sana, avrebbe effettivamente potuto conseguire e non
quanto avrebbe potuto guadagnare nel migliore dei casi. Se l'assicurato può
essere professionalmente attivo a tempo pieno, ma riduce il suo tempo
lavorativo per avere più tempo libero, il Tribunale federale ha ritenuto che
non spetta all'assicurazione invalidità risponderne. Il reddito da invalido si
determina in funzione di quanto l'assicurato, una volta sopraggiunta l'incapacità
lavorativa, potrebbe conseguire in una attività ragionevole in un mercato del
lavoro equilibrato (cfr. consid. 5).

 

In applicazione
di questo principio, il Tribunale cantonale ha ritenuto che l'assicurata,
attiva professionalmente al 60% ma inabile totalmente al lavoro, con il metodo
ordinario raggiungeva un grado di invalidità del 100% e quindi il diritto ad
una rendita intera (cfr. consid. 6.1).

L'Alta Corte ha
riconosciuto che il calcolo effettuato dall'autorità giudiziaria cantonale era
conforme alla citata giurisprudenza. Tuttavia, il risultato che ne deriva è
urtante essendo paradossale che quando v'è una soppressione delle mansioni
consuete e si passa ad una diminuzione dell'ambito assicurato dal 100% (parte
salariata e mansioni consuete) al 60% (solo salariato), ciò porta a un aumento
del grado di invalidità (dal 63% al 100%) quando nient'altro è cambiato, visto
che si tratta sempre di una persona con attività lucrativa al 60%. In altre
parole, secondo l'Ufficio AI ricorrente, il solo fatto di rimpiazzare le
mansioni consuete con del tempo libero, che non è coperto dall'art. 27 OAI, si
ripercuote sull'aumento della rendita (cfr. consid. 6.2).

Anche la dottrina
ha rilevato che questo modo di determinare l'invalidità porta stranamente ad un
grado di invalidità maggiore.

Il TF ha
riportato un esempio illustrato da Kieser, simile al caso in esame (cfr.
consid. 6.3).

Secondo l'Alta
Corte, la fattispecie in esame e l'esempio di calcolo esposto da Kieser
indicano che la prassi in vigore non porta ad un'uguaglianza di trattamento
(art. 8 cpv. 1 Cost. fed.) tra le persone parzialmente attive senza compiti
domestici e le persone parzialmente attive che si occupano anche delle mansioni
consuete. Si viene ugualmente a creare una differenza di trattamento anche nei
confronti delle persone salariate a tempo pieno. In altre parole, le persone
che sono interamente attive professionalmente raggiungono un grado di
invalidità del 100% solo quando sia nella quota parte del 60% - dalla quale può
derivare un grado massimo di invalidità del 60% ({[60'000 – 0] x 100 : 60'000}
x 60%) - sia nella quota parte del 40% - dalla quale può risultare al massimo
un grado di invalidità del 40% - sono totalmente impedite (cfr. consid. 6.4).

Ciò porta la
prassi, conformemente alla DTF 131 V 51, a riconoscere anche a un salariato
parziale che non ha compiti domestici da assolvere un grado di invalidità del
100% stante un tempo libero (del 40%) che non è assicurato giusta l'art. 28a
LAI in connessione con l'art. 27 OAI. L'Ufficio AI ricorrente ha criticato
questa soluzione e ha fatto valere che in tali casi il grado massimo di
invalidità non deve superare la quota parte del 60% dell'attività salariata.
Esso ha pertanto richiesto di precisare la giurisprudenza, nel senso che anche
nel caso di salariati a tempo parziale senza compiti domestici il grado di
invalidità che risulta dal confronto dei redditi sia ritenuto in modo proporzionale
(in specie con il fattore 0,6 corrispondente alla quota parte salariata del
60%) (cfr. consid. 6.5).

 

Dal profilo dell'uguaglianza
di trattamento, la perdita della capacità lavorativa di una persona
parzialmente attiva (qui al 60%) deve portare ad un grado di invalidità simile
se essa non svolge le mansioni consuete per più del 60%, quindi per il 40%
ipoteticamente restante (cfr. consid. 7.2).

Stante quanto
precede, il Tribunale federale ha concluso che la giurisprudenza sviluppata
nella DTF 131 V 51 deve essere precisata, nel senso che per gli assicurati
parzialmente salariati che non svolgono anche le mansioni consuete, il grado di
invalidità deve essere calcolato con il metodo ordinario del confronto dei
redditi (art. 16 LPGA) e deve essere presa in considerazione, nell'ambito
dell'ipotetica attività lavorativa a tempo parziale, solo la limitazione proporzionale
nell'attività salariata. Il grado di invalidità corrisponde alla diminuzione proporzionale
all'attività salariata esercitata e non può superare la percentuale di questo
ambito assicurato, che è definito con l'ipotetico carico di lavoro a tempo
parziale (cfr. consid. 7.3).

 

Considerato
quindi che l'assicurata era totalmente inabile al lavoro e che la sua quota di
salariata era del 60%, tenendo conto proporzionalmente del risultato del
raffronto dei redditi si ha un grado di invalidità del 60% (60% x 100%) (cfr.
consid. 8.1).

Pertanto, il
Tribunale federale ha attribuito all'assicurata tre quarti di rendita e ha
annullato la sentenza cantonale che le ha attribuito una rendita intera (cfr.
consid. 8.2).

Più
specificatamente, il Tribunale federale si è così pronunciato:

 

" 7.

7.1. Entsprechend
der Zielsetzung der Invalidenversicherung, die wirtschaftlichen Folgen der
Invalidität zu mildern (vgl. Botschaft des Bundesrats vom 24. Oktober 1958 zum
Entwurf eines Bundesgesetzes über die Invalidenversicherung und eines
Bundesgesetzes betreffend die Änderung des Bundesgesetzes über die Alters- und
Hinterlassenen-versicherung, BBl 1958 II 1137 ff., insbes. 1161 f.; vgl. auch BGE
137 V 334 E. 5.5.3 S. 345), ist das versicherte Risiko in der
Invalidenversicherung die Erwerbsinvalidität, die von der effektiven,
gesundheitlich bedingten Erwerbseinbusse abhängt. Eine versicherte Person,
welche im Gesundheitsfall ihr wirtschaftliches Potential nicht voll ausnützt,
indem sie zwar in der Lage wäre, voll erwerbstätig zu sein, sich aber für eine
Teilzeitstelle entscheidet, um mehr Freizeit zu haben, begnügt sich mit einem
Teilzeitlohn und verzichtet damit freiwillig auf einen Teil des Lohnes, den sie
erzielen könnte, wenn sie vollerwerbstätig wäre. Dass ihr Erwerbseinkommen
vermindert ist, stellt die Folge ihrer Wahl dar. Der nicht verwertete Teil
ihrer Erwerbsfähigkeit ist damit nicht versichert (BGE 135 V 58 E. 3.4.1 S. 61;
131 V 51 E. 5.1.2 S. 53; Urteil 9C_112/2012 vom 19. November 2012 E. 4.6) und
ein Ausgleich durch die Invalidenversicherung demzufolge nicht statthaft (BGE
137 V 334 E. 5.5.3 S. 345 f.; 131 V 51 E. 5.1.2 S. 53). Aus diesen Überlegungen
ergibt sich, dass eine teilerwerbstätige versicherte Person ohne
Aufgabenbereich eine gesundheitlich bedingte Erwerbseinbusse lediglich im
Rahmen des versicherten Bereiches, welcher dem (hypothetischen)
Beschäftigungsgrad entspricht, erleidet und deshalb auch nur in diesem Umfang ein
Ausgleich stattfinden kann. Es verhält sich nicht anders als bei den
Vollerwerbstätigen, bei welchen wegen des auf 100 % Bezug nehmenden
Einkommens-vergleichs (Art. 28a Abs. 1 IVG in Verbindung mit Art. 16 ATSG)
ebenfalls maximal ein dem versicherten Bereich (100 %) entsprechender
Invaliditätsgrad (mithin maximal 100 %) resultieren kann.

 

7.2. Für diese
Betrachtungsweise spricht auch das Rechtsgleichheitsgebot (Art. 8 Abs. 1 BV)
bzw. eine verfassungskonforme Auslegung (vgl. dazu BGE 140 I 77 E. 5.3 S. 81
mit Hinweisen) der Bestimmung des Art. 28a Abs. 3 Satz 1 IVG. Unter dem
Gesichtspunkt der Gleichbehandlung muss die Einbusse, die eine versicherte
Person in einem bestimmten (hypothetischen) erwerblichen Teilpensum (hier: 60
%) erleidet, in diesem Bereich zum selben Invaliditätsgrad führen, unabhängig
davon, ob sie daneben (d.h. in den hypothetisch verbleibenden 40 %) keinen
Aufgabenbereich hat (wie die Beschwerdegegnerin im hier zu beurteilenden
Zeitraum), in einem Aufgabenbereich tätig ist (wie dies bei der
Beschwerdegegnerin früher der Fall war [Verfügung vom 11. März 2004; Mitteilung
vom 11. Juni 2012]), oder ein weiteres erwerbliches Teilpensum hat und damit
als vollerwerbstätig gilt. Eine Gleichbehandlung rechtfertigt sich deshalb,
weil die drei genannten Versichertenkategorien bei vollständiger
Arbeitsunfähigkeit im erwerblichen Teilpensum von 60 % denselben
Einkommensverlust - nämlich einen solchen von 60 % - erleiden. Es sind keine
Gründe ersichtlich, bei den teilerwerbstätigen Versicherten ohne Aufgabenbereich
eine sich lediglich im Teilzeitpensum auswirkende Arbeitsunfähigkeit über
dessen Umfang hinaus (hier mit 100 statt 60 %) zu berücksichtigen.

 

7.3. Nach dem
Gesagten ist die Rechtsprechung gemäss BGE 131 V 51 dahingehend zu präzisieren,
dass bei teilerwerbstätigen Versicherten ohne Aufgabenbereich die anhand der
Einkommensvergleichsmethode (Art. 16 ATSG) zu ermittelnde Einschränkung im
allein versicherten erwerblichen Bereich proportional - im Umfang der
hypothetischen Teilerwerbstätigkeit - zu berücksichtigen ist. Der
Invaliditätsgrad entspricht der proportionalen Einschränkung im erwerblichen
Bereich und kann damit den versicherten Bereich, welcher durch das
hypothetische Teilzeitpensum definiert wird, nicht übersteigen. Denn
andernfalls könnte ein das hypothetische erwerbliche Pensum übersteigender
Invaliditätsgrad resultieren, womit indirekt unzulässigerweise eine
Einschränkung in den weder Erwerbs- noch Aufgabenbereich darstellenden, nicht
versicherten Freizeitaktivitäten mitabgegolten würde.“.

 

La successiva STF 8C_846/2015 del 3 giugno 2016 ha confermato il
principio secondo cui nel caso in cui un assicurato svolga a tempo parziale un'attività
lucrativa per potere avere più tempo libero, il grado di invalidità corrisponde
alla limitazione proporzionale nell'attività salariata e quindi non può essere
superiore a questo ambito assicurato.

Il Tribunale federale ha giudicato il caso di un assicurato che
dal 2001 lavorava a tempo pieno come informatico e che dal 2005 ha ridotto la
sua percentuale lavorativa all'80%. A causa di problemi di salute, nel 2012 l'Ufficio
AI gli ha riconosciuto dal mese di ottobre 2010 una rendita intera, dal 1°
giugno 2011 tre quarti di rendita e dal 1° settembre al 31 dicembre 2011 un
quarto di rendita. I gradi di invalidità sono stati determinati in virtù del
metodo misto di calcolo con una quota parte di salariato dell'80% e di
svolgimento delle mansioni consuete del 20%.

Con il peggioramento del suo stato di salute, l'assicurato ha
ridotto il suo carico di lavoro al 60% e poi al 50%.

Facendo sempre capo al metodo misto di calcolo, l'Ufficio AI ha
stabilito nel 37% il grado AI dell'assicurato, mentre il Tribunale
amministrativo del Canton Berna, in accoglimento del ricorso, gli ha concesso
un quarto di rendita, cosicché l'amministrazione si è rivolta al Tribunale
federale chiedendo l'annullamento del giudizio cantonale.

 

Il Tribunale cantonale ha ritenuto che l'assicurato, prima della
realizzazione del danno alla salute, abbia ridotto la sua percentuale
lavorativa all'80% non per svolgere le mansioni consuete e prendersi
cura della casa, perciò non era possibile concludere per un 20% utilizzato a
tale scopo. Per determinare il grado di invalidità la Corte cantonale ha dunque
utilizzato il metodo di confronto dei redditi, considerando quale reddito da
invalido il reddito conseguito a quel momento al 50% nella sua professione
abituale, leggermente modificata nei compiti dal datore di lavoro per venire
incontro ai problemi di salute del suo dipendente. Ciò gli dava diritto ad un
quarto di rendita (grado AI 40%) (cfr. consid. 4.1).

 

Per l'amministrazione, invece, andava applicato il metodo misto di
calcolo, perché ciò che non è attività lavorativa ricade nella categoria delle
mansioni consuete e della cura della casa, giacché attività lucrativa e usuali
lavori gratuiti sono in linea di principio complementari nell'ambito del metodo
misto di valutazione dell'invalidità. La quota del lavoro domestico non deve
essere fissata in funzione dell'ampiezza dei compiti che rientrano nel campo
delle mansioni consuete (DTF 141 V 15) (cfr. consid. 4.2).

Dal canto suo, l'assicurato ha affermato che vive da solo in un
appartamento, che si occupa di persona in misura minima della cura della casa e
che fa solo ciò che ogni persona deve fare lo stesso (la spesa, preparare i
pasti, pulire l'appartamento e fare il bucato). L'interessato era concorde con
l'autorità di prima istanza, che ha ritenuto che la riduzione del tempo di
lavoro non significava automaticamente che in qualità di salariato parziale il
resto del tempo fosse occupato dallo svolgere le mansioni consuete. L'applicazione
del metodo ordinario per determinare il suo diritto alla rendita era per lui
corretto (cfr. consid. 4.3).

 

Sulla base dei fatti accertati dal Tribunale cantonale, l'Alta
Corte ha ritenuto che l'informatico, celibe e senza figli, viveva da solo in un
appartamento di 3½ locali senza obblighi di mantenimento e che ha ridotto il
tempo lavorativo all'80% prima dell'insorgenza del danno alla salute perché
guadagnava bene e quindi lavorare all'80% era sufficiente. Non v'era dunque
alcun elemento per potere ritenere che l'assicurato avesse ridotto il suo tempo
lavorativo per occuparsi della casa. Anzi, l'assicurato si occupava in minima
parte della casa e per la maggior parte del tempo mangiava fuori. Effettuava la
pulizia della casa una volta alla settimana, a volte una volta ogni due
settimane al sabato, mentre per stirare e cucire si affidava al bisogno alla
mamma. La cura della casa era quantitativamente e qualitativamente di
secondaria importanza, cosicché non avrebbe potuto essere posta sullo stesso
piano di un'attività lavorativa (cfr. consid. 5.1).

Il TF ha quindi esposto la giurisprudenza sviluppata nella DTF 141
V 15 citata dall'Ufficio AI, affermando che quest'ultimo non ha realizzato che
se l'attività svolta è a tempo parziale per avere più tempo libero e non per
occuparsi della casa, non sussiste una competenza dell'assicurazione
invalidità, giacché il tempo libero, ai sensi dell'art. 27 OAI, non è
assicurato. Ne discende che il metodo misto non può tornare applicabile (cfr.
consid. 5.2).

 

Il Tribunale federale ha presentato i principi giurisprudenziali
sviluppati dalla DTF 131 V 51 (cfr. consid. 6.1).

Ha poi ricordato che lo scopo dell'assicurazione invalidità è di
ridurre le conseguenze economiche dell'invalidità e quindi il rischio
assicurato è l'invalidità lavorativa. Una persona assicurata, sana, che non
sfrutta pienamente il suo potenziale economico anche se sarebbe in grado di
essere attiva a tempo pieno, ma preferisce lavorare a tempo parziale per avere
più tempo libero, si accontenta di un reddito ridotto e rinuncia quindi
volontariamente a una parte del reddito che potrebbe conseguire se lavorasse a
tempo pieno. Il fatto che il suo reddito da attività lucrativa diminuisce
configura la conseguenza della sua scelta.

La parte non utilizzata della sua capacità lavorativa non è quindi
assicurata. Pertanto, una persona assicurata attiva parzialmente che non deve
svolgere mansioni consuete subisce una perdita di guadagno nell'ambito
assicurato, che corrisponde al grado di occupazione ipotetico e perciò può
avere luogo una compensazione solo in questo ambito (cfr. consid. 6.2).

Poiché la summenzionata DTF 131 V 51 portava a una violazione del
principio dell'uguaglianza di trattamento, nella DTF 142 V 290 (STF 9C_178/2015)
la nostra Massima Istanza ha precisato che, d'ora in poi, nel caso di
assicurati che lavorano a tempo parziale senza svolgere mansioni consuete, la
limitazione stabilita con il metodo del raffronto dei redditi ex art. 16 LPGA
deve essere considerata proporzionalmente alla percentuale di attività
salariata esercitata prima del danno alla salute. Il grado di invalidità
corrisponde alla diminuzione proporzionale nell'ambito lavorativo e non può
superarlo (cfr. consid. 6.3).

 

L'Alta Corte ha dunque concluso che il Tribunale cantonale ha a
giusta ragione stabilito il grado di invalidità applicando il metodo del
raffronto dei redditi, fissandolo nel 40%. Tuttavia, in virtù della
precisazione di giurisprudenza esposta, occorre ancora riportare questo dato al
tempo lavorativo dell'80%, perciò il grado di invalidità globale è del 32% (0,8
x 40%), con conseguente rifiuto di una rendita di invalidità (cfr. consid. 7).

 

Va ancora segnalato che la precisazione di giurisprudenza della DTF
142 V 290 è stata ribadita pure nella STF 9C_17/2016 del 14 giugno 2016 (cfr.
consid. 2.2: “Das
Bundesgericht befasste sich im (zur amtlichen Publikation vorgesehenen) Urteil 9C_178/2015
vom 4. Mai 2016 eingehend mit der Problematik, dass sich nach der bisherigen
Praxis (BGE 131 V 51) allein der Ersatz des versicherten Aufgabenbereichs
(Haushaltführung) durch Freizeit, die nach Art. 27 IVV (SR 831.201) nicht
versichert ist, rentenerhöhend auswirkt (Urteil 9C_178/2015 vom 4. Mai 2016 E.
6.2). Dabei präzisierte es die Rechtsprechung gemäss BGE 131 V 51 dahingehend,
dass bei Teilerwerbstätigen ohne Aufgabenbereich der aus dem
Einkommensvergleich resultierende Invaliditätsgrad proportional - im Umfang des
hypothetisch-erwerblichen Teilzeitpensums - zu berücksichtigen ist (Urteil
9C_178/2015 vom 4. Mai 2016 E. 7).“),
in cui un'assicurata, beneficiaria di un quarto di rendita, ha preteso di
ricevere una mezza rendita contestando di svolgere della mansioni consuete nel
senso giuridico del termine.

Il Tribunale federale ha però lasciato aperto la questione a
sapere se si debba computare alla ricorrente una parte dedicata allo
svolgimento delle mansioni consuete, visto che applicando il metodo del
raffronto dei redditi, e quindi senza tenere conto della necessità di svolgere
delle mansioni consuete, il grado di invalidità risulta essere del 40,21%
(50,26% x 80%) e quindi la ricorrente continua ad avere diritto ad un quarto di
rendita di invalidità, ritenendo quindi il ricorso infondato (cfr. consid.
2.3).

 

                               2.3.   Al fine di determinare il
metodo di calcolo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità, si deve
anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente,
in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività
lavorativa.

Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e se l'assicurato che non
esercitava un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non
fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto
modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare
sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni
finanziarie, familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione professionale,
le affinità e la personalità dell'assicurato. A nessuno di questi elementi va
tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato
raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del mancato esercizio di un'attività
lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile attività (DTF
130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195; in argomento cfr.
anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid. 3 e la giurisprudenza ivi
citata; vedi inoltre Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 5, pagg. 54-58 e 61-62
e Blanc, La procédure
administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pag. 190).

Questa valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la
volontà ipotetica dell'assicurato che, in quanto fatto interno, deve essere in
regola generale dedotta da indizi esterni (STF 9C_64/2012 dell'11 luglio 2012
consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).

 

Va ancora rilevato che il metodo di calcolo non resta immutato. Ad
ogni revisione si deve infatti accertare quale sarebbe stata l'attività
esercitata dall'assicurato se non fosse stato invalido (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF
117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg.; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer, op. cit., pag. 288; Blanc, op.
cit., pag. 190-191).

 

                               2.4.   Nel caso di specie, l'amministrazione
ha considerato l'assicurato salariato al 75% ed esercitante mansioni consuete
al 25% e ha quindi applicato il metodo misto di calcolo.

 

In un primo momento, l'8 aprile 2019 (doc. 45) l'Ufficio AI ha
chiesto all'assicurato "di indicarci il
genere e la misura delle attività svolte prima del danno, descrivendole
brevemente e indicando il tempo che dedicava loro sull'arco della giornata e/o
della settimana" e gli ha trasmesso, a tale scopo, un
formulario sotto forma di tabella con le colonne "genere mansioni", "tempo giornaliero" e "tempo settimanale".

 

Il 18 aprile 2019 (doc. 50) l'amministrazione gli ha ritornato
"il formulario da compilare in quanto
lei è considerato salariato in misura del 75% e "casalingo" per il
restante 25%. Nel formulario deve indicare quali erano le mansioni che lei
svolgeva riferito alla percentuale del 25% (parte non salariata)".

 

Su un foglio (doc. 51), l'assicurato ha spiegato il tipo di lavoro
che svolgeva come collaboratore di sicurezza, precisando il monte ore
giornaliero (da 8,5 a 11,5 ore) e annuale (1700 ore).

Su un altro formulario (doc. 52), egli ha indicato quanto segue:

 

" 1. A causa
degli problemi schienale, del lavoro a turni e del lavoro

    notturno, ho
lavorato solo 76% del tempo.

2. L'altro 24%
avevo bisogno per rilassare la schiena e riprendermi da orari di lavoro
irregolari e notti insonni.

3. Avevo bisogno
anche di questo tempo per riprendermi dallo stress psichico.

4. Rilassare la
schiena                                           sempre

5. Riposo del
lavoro a turni e lavoro notturno       2-3 ore per 2-3 giorni

6. Recupero dalle
notti insonni

7. Recupero dallo
stress psicologico.".

 

Il 6 maggio 2019 (doc. 53) l'Ufficio AI ha ulteriormente scritto
all'assicurato quanto segue:

 

" a
complemento del suo scritto del 03.05.2019 la invitiamo a volerci indicare
quali mansioni casalinghe svolgeva per la percentuale del 25% in cui non
lavorava quale salariato.

 

Se non svolgeva lei le mansioni casalinghe la invitiamo a volerci
indicare chi le faceva.".

 

Questo complemento è stato sollecitato il 3 giugno 2019 (doc. 55)
e con e-mail del 19 giugno 2019 (doc. 55) l'assistente sociale del Comune di
domicilio dell'assicurato ha così risposto:

 

" Il sig. RI
1 ha ricevuto da parte sua il richiamo allegato. Si è rivolto al servizio
sociale in quanto a causa di difficoltà linguistiche, non comprende quali
ulteriori informazioni in più deve inoltrarvi (ultime da lui spedite in data
03.05.2019).

 

Il Sig. RI 1 mi indica che vive solo e si occupa lui stesso del
mantenimento dell'economia domestica (pulizia, cucinare, bucato, etc.).

Come servizio sociale mi è difficile comprendere il motivo della
richiesta inerente le mansioni casalinghe in quanto non ho portato
avanti io la sua pratica dall'inizio. Mi chiedo pertanto se per caso il Sig. RI
1, quando aveva mandato la richiesta AI, non abbia compilato erroneamente il
formulario.

Il Sig. RI 1 mi ha indicato che la sua percentuale lavorativa era
definita al 76% perché così da contratto (non perché necessitava del 24% per
occuparsi quale casalingo).".

 

L'amministrazione, come detto, ha considerato l'assicurato
salariato al 75% e casalingo per il restante 25%.

Tale soluzione è stata ribadita dal consulente in integrazione
professionale pendente causa, dopo che il ricorrente ha chiesto di applicare il
metodo ordinario di raffronto dei redditi in luogo del metodo misto applicato.

A sostegno della sua posizione, il 16 ottobre 2019 (doc. IV/2) il
consulente ha ricordato di avere chiesto tre volte all'assicurato di indicare
le mansioni svolte nel 25% del tempo e che l'assistente sociale ha risposto che
"Il Sig. RI 1 mi indica che vive solo e
si occupa lui stesso del mantenimento dell'economia domestica (pulizia,
cucinare, bucato, etc.).".

 

Il TCA non può approvare l’operato dell'amministrazione.

Infatti, la risposta che il ricorrente ha fornito il 3 maggio 2019
ritornando i due formulari compilati, è molto chiara e dettagliata: nel tempo
libero, l'assicurato si riposava psichicamente e fisicamente, riprendendosi
dalle fatiche dovute al tipo di lavoro svolto, che richiedeva di lavorare di
notte e a turni.

L'Ufficio AI ha nuovamente interpellato l'assicurato, che ha
chiesto aiuto a un'assistente sociale la quale, anch'essa, non capiva quali
altre informazioni necessitasse l'amministrazione. Anche in quell'occasione è
stato ribadito che il tempo di lavoro del 76% era stato concordato con il
datore di lavoro sin dall'inizio e che il restante 24% non gli serviva per
occuparsi dell'economia domestica, che conduceva da solo occupandosi delle
pulizie, del bucato, di cucinare, ecc.

Dagli atti emerge chiaramente che il ricorrente lavorava a tempo parziale
al 76% sin dal 2011 e che il resto del tempo si riposava, visto il tipo di
lavoro impegnativo svolto e le necessarie trasferte dal suo domicilio (Cantone
Ticino) al luogo di lavoro (Canton __________), seppure a __________ locasse
una camera.

 

Per quanto concerne la conduzione dell'economia domestica, va qui
rilevato che durante il 1° colloquio di intervento tempestivo del 21 novembre
2018 (doc. 18), l'assicurato aveva dichiarato di condividere un appartamento
con un amico.

Alcuni mesi dopo (doc. 55), l'assistente sociale ha indicato che
il ricorrente viveva da solo e che si occupava personalmente dell'economia
domestica.

 

Indipendentemente da quale fosse la situazione abitativa del
ricorrente al momento dell'emanazione della decisione, il TCA evidenzia che la
presente fattispecie è simile a quella giudicata dal Tribunale federale nella
citata STF 8C_846/2015 del 3 giugno 2016, in cui ha ritenuto che l'informatico,
celibe e senza figli, viveva da solo in un appartamento di 3½ locali senza
obblighi di mantenimento e che aveva ridotto il tempo lavorativo all'80% prima
dell'insorgenza del danno alla salute perché guadagnava bene e quindi lavorare
all'80% era sufficiente. Non v'era dunque alcun elemento per potere ritenere
che l'assicurato avesse ridotto il suo tempo lavorativo per occuparsi della
casa.

 

Nell'evenienza concreta, l'assicurato è divorziato dal 2006 e non
ha obblighi di mantenimento. Pertanto, per la percentuale del 76%, così
concordata nel 2011 fra il ricorrente e il suo datore di lavoro, egli deve essere
considerato salariato, mentre per il restante 24% del tempo, si deve concludere
che l'assicurato non si dedicava affatto all'esercizio delle mansioni consuete
e quindi alla conduzione dell'economia domestica, ma al suo tempo libero che,
però, non è assicurato secondo l'art. 27 OAI. Occorre di conseguenza applicare
il metodo di raffronto proporzionale dei redditi e non il metodo misto
utilizzato dall'Ufficio AI.

 

Per questi motivi, l'amministrazione nemmeno può essere seguita
quando, per ipotesi, pendente causa ha ritenuto il ricorrente salariato al 100%
e ha calcolato il grado d'invalidità con il metodo ordinario di raffronto dei
redditi.

 

                               2.5.   Per quanto
concerne l'aspetto medico, l'Ufficio assicurazione invalidità ha
richiamato dall'assicuratore malattia per perdita di guadagno gli atti medici
ritenuti determinanti.

Da questa documentazione risulta che il 5 giugno 2018 (doc. 6 dell'incarto
Cassa malati) il dr. med. __________, medicina generale FMH, ha visitato l'assicurato
e sull'apposito formulario dell'assicuratore malattia ha posto la diagnosi di
"akute Lumbago mit Facettensyndrom",
attestando l'inizio dell'inabilità lavorativa al 4 giugno 2018.

 

A questo primo referto hanno fatto seguito diversi certificati
medici (doc. 1-5, 7, 9-10, 12-13, 15) in cui il medico curante del ricorrente
ha sempre attestato una piena inabilità lavorativa dopo consulto medico, e
meglio dal 6 giugno al 12 aprile 2019.

 

Rispondendo il 5 settembre 2018 (doc. 8) alle domande postegli
dall'assicuratore malattia per perdita di guadagno (l'elenco, non agli atti, è
tuttavia lo stesso di quello sottoposto allo psichiatra curante, doc. C), il
dr. med. __________ ha precisato di avere iniziato le cure il 5 giugno 2018
(risposta n. 1), nell'anamnesi ha indicato una lombalgia sotto sforzo (risposta
n. 2), i cui sintomi si sono manifestati con multiple discopatie scompensate
(risposta n. 3). La diagnosi era di discopatia toraco-lombare multipla ribelle
alla terapia (risposta n. 4), che rendeva l'assicurato inabile al lavoro
(risposta n. 5), mentre era ancora presto per decidere la capacità in altre
attività adeguate (risposta n. 6) e non era convinto che l'assicurato potesse
riprendere la sua attività lavorativa (risposta n. 7). Erano in corso fisioterapia,
varie terapie di tipo Feldenkrais e nuoto (risposta n. 8) allo scopo di
stabilizzare la schiena e combattere il dolore (risposta n. 9), mentre quali
trattamenti previsti il curante ha precisato che poiché la terapia in atto non
aveva portato alcun miglioramento, aveva richiesto un consulto specialistico al
Centro del dolore a __________ (risposta n. 10), perciò era ancora presto per
sapere se avrebbero permesso di aumentare la capacità lavorativa.

 

Il 7 gennaio 2019 (doc. 14 incarto Cassa malati) il dr. med. __________
ha evaso altre domande dell'assicuratore malattia e dalle risposte date si
evince che la diagnosi era di sindrome del dolore cronico ribelle alla terapia;
osteocondrosi corrosiva L2-L3; infiltrazione periradicolare L5 senza effetto
positivo (risposta n. 2), precisando che i primi sintomi sono apparsi il 4
giugno 2018 e che la prima consultazione è avvenuta l'indomani (lettera a). L'inabilità
lavorativa era del 100% dal 4 giugno 2018 (risposta n. 4) e, dopo avere già
effettuato fisioterapia e infiltrazioni (lettera d), erano previste altre
infiltrazioni a seguito del nuovo consulto alla Clinica __________ (risposta n.
7).

 

Il dr. med. __________ del Servizio Medico Regionale ha preso
posizione l'11 gennaio 2019 (doc. 30) come segue:

 

" Agli atti non risulta esservi alcuna documentazione medica dalla quale
si possa almeno evincere una diagnosi codificata che giustifichi le
attestazioni di IL completa in attività abituale di agente di sicurezza
privata. E ciò perché la

 

-     "Lombalgia
sotto sforzo" non corrisponde ad alcuna diagnosi medica né codificata:
anche un soggetto completamente sano può andare incontro a dolore lombare in
seguito ad un carico che comporti sforzo fisico.

-     "Multiple
discopatie scompensate" non corrisponde ad alcuna diagnosi medica né
codificata: almeno il 70% della popolazione mondiale dopo i 40 anni presenta
delle alterazioni degenerative a carico dei dischi intervertebrali, sintomatiche
o meno.

-     "Discopatia
toraco-vertebrale multipla ribelle alla terapia" non fornisce alcun
elemento clinico né strumentale che permetta di chiarire il livello e l'entità
della condizione, né chiarisce la natura delle terapie, farmacologiche o fisiche
o altro, messe in atto per il suo trattamento.

 

Inoltre, si fa presente che non risulta alcuna presa
a carico specialistica, neurochirurgica o altro. Infine, il Dr. med. __________,
nella sua lista "diagnosi" del 05.06.2018, parla di un accesso al
Centro di Terapia del Dolore di __________ di cui manca tutta la documentazione
relativa.

 

Chiedo quindi cortesemente di acquisire la
documentazione medica presso il medico curante e la CM.".

 

Nel rapporto medico che l'amministrazione gli ha chiesto di
compilare, il 19 febbraio 2019 (doc. 34) il dr. med. __________ ha indicato che
ha in cura l'assicurato dal 12 luglio 2015 e già a quel tempo presentava
occasionalmente problemi di lombalgia acuta con bloccaggi e impossibilità di
muovere la colonna lombare, ma senza dolori irradianti. Con la fisioterapia e
la ginnastica adeguata, oltre alla terapia medicamentosa, era riuscito a tenere
i dolori sotto controllo, ma dall'estate 2018 la situazione è diventata più
difficile, perché nessuna misura terapeutica era in grado di aiutarlo, nemmeno
le infiltrazioni. Il curante gli ha prescritto antidolorifici e fisioterapia al
bisogno. L'inabilità lavorativa era del 100% dal 4 giugno 2018.

 

 

La diagnosi posta era di osteocondrosi erosiva L2/L3 e stato dopo
infiltrazione periradicolare L5 senza una risposta terapeutica, perciò la
prognosi non era favorevole, tanto che era in previsione nelle settimane/mesi
seguenti un intervento di stabilizzazione e svuotamento dei forami
chirurgicamente. Secondo il medico, l'assicurato non era in grado di svolgere
una qualsiasi attività lucrativa in modo costante; se fosse stato operato,
sarebbe stato in grado di svolgere solo lavori leggeri senza caricare la
colonna vertebrale. Quali limitazioni, egli ha indicato il portare i pesi e lo
stare seduto troppo a lungo; in futuro sarebbero stati possibili movimenti
leggeri/misti. La guida era possibile. Una possibile reintegrazione dell'assicurato
dipendeva dall'intervento chirurgico, oltre ai problemi linguistici.

 

Al suo referto il medico ha allegato tre rapporto medici.

Il primo, datato 20 giugno 2018, concerne la MRI lombare di pari
data, effettuata stante l'indicazione di discopatia lombare traumatizzata con
sospetta sindrome faccettaria. Dall'esame è risultata un'evidente discopatia
D11-D12 con sofferenza osteocondrosica edemigena delle limitanti somatiche
affrontate; una discopatia L2-L3 con importante sofferenza osteocondrosica
edemigena delle limitanti somatiche affrontate, sovrapposta ad ernia
intra-spongiosa di Schmorl; delle discopatie L1-L2 e L5-S1; delle protrusioni
discali plurime senza evidenti focalità erniarie, in particolar modo evidente
in sede intra-foraminale destra a L5-S1 con minimo contatto con la radice L5
omo-laterale; una diffusa artropatia faccettaria, lieve nel tratto prossimale e
un poco più marcata a livello L5-S1 destro.

 

Il secondo rapporto del 25 ottobre 2018 si riferisce all'infiltrazione
periradicolare L5 destra che è stata eseguita il 25 settembre 2018 presso il
Centro per la terapia del dolore a __________.

 

Il terzo referto (13 dicembre 2018) concerne la visita
specialistica che l'assicurato ha avuto il giorno precedente presso l'ambulatorio
di ortopedia __________, in cui è stata posta la diagnosi di sindrome dolorosa
lombare refrattaria alle terapie, osteocondrosi erosiva L2-L3 e stato dopo
infiltrazione periradicolare L5 senza beneficio terapeutico. Secondo gli ortopedici,
dovevano essere assolutamente esaurite tutte le possibilità conservative.
Eventualmente, se si fosse riacerbato in modo acuto, si poteva ancora una volta
effettuare un'infiltrazione del segmento L2/L3 indirizzandola alle faccette e
intervenire con distribuzione epidurale localmente dove era il problema. Nel
caso in cui l'assicurato avesse continuato a soffrire, avrebbero proposto un
X-LIF con ingresso laterale. Gli specialisti hanno certificato l'inabilità
lavorativa del 100% fino al 14 gennaio 2019.

 

Analizzati tutti i certificati medici raccolti, nel suo rapporto
finale del 15 marzo 2019 (doc. 42) il dr. med. __________ ha precisato la
diagnosi ponendo una "Persistente
sintomatologia algica lombare senza neurologia con/su" e ha
ripreso le diagnosi evidenziate dalla RMI e dai medici ortopedici
dell'ambulatorio di __________.

Su tale base, ha ritenuto che se nell'attività abituale l'assicurato
era inabile al 100% dal 4 giugno 2018, da quel giorno egli era però inabile al
20% in attività adeguate, da intendere sia come riduzione del rendimento sia
della presenza durante il giorno.

Quali limitazioni il medico SMR ha indicato che il carico massimo
trasportabile era di 5kg e che sia la necessità di alternare la posizione sia
di effettuare pause supplementari erano incluse.

Inoltre, un'attività di tipo sedentario in ambito amministrativo,
che fosse pienamente rispettosa dei limiti indicati, era da considerare
adeguata.

 

Sentito il consulente in integrazione professionale che il 25
giugno 2019 (doc. 56) ha valutato il caso dal profilo economico, con progetto
di decisione del 26 giugno 2019 (doc. 57) l'Ufficio AI ha rifiutato il riconoscimento
di prestazioni (rendita di invalidità e ulteriori provvedimenti professionali)
stante un grado di invalidità complessivo del 16,50% (14% per la parte
salariata + 2,50% per la parte casalinga).

 

Alle sue osservazioni l'assicurato ha allegato il certificato
medico del 29 agosto 2019 (doc. 65) del dr. med. __________, il quale, dopo
avere visionato l'intero incarto dell'amministrazione, "A grande sorpresa ho trovato solo alla pagina 73 delle
annotazioni di un medico dell'AI Dr. med. __________ il quale sottolinea che
manca la documentazione medica; questo non è corretto perché la pagina 88 e 89
riporta il rapporto del Centro del dolore __________. Dopodiché ha menzionato
tre diagnosi a suo parere non codificate.".

Il medico curante ha poi affermato che dal profilo internistico il
suo paziente andava ritenuto "assolutamente
inabile nella misura completa malgrado varie terapie fin adesso intraprese.
Consiglio vivamente di inoltrare il ricorso contro la decisione dell'AI
basandomi sul certificato del Centro del dolore nonché sul rapporto del Dr. __________.".

 

In conclusione, egli "Non
riesco a capire perché non è stata richiesta alcuna valutazione
neurologica/reumatologica o neurortopedica? Prima di rifiutare il caso bisogna
essere sicuri al 100% e senza nessuna perizia è impossibile. (…)".

 

Nelle annotazioni del 5 settembre 2019 (doc. 67) il dr. med. __________
ha riesaminato interamente la situazione dell'assicurato riassumendo i
certificati medici del 5 settembre (e non giugno) 2018 e del 7 gennaio 2019 del
dr. med. __________, ricordando poi le sue osservazioni dell'11 gennaio 2019
con cui aveva chiesto all'amministrazione di raccogliere ulteriore
documentazione medica.

Nell'analizzare il questionario medico compilato il 19 febbraio
2019 dal medico curante, il dr. med. __________ ha criticato l'assenza di un
esame fisico obiettivo che attestasse le importanti limitazioni funzionali all'origine
dell'incapacità lavorativa totale dell'assicurato. Inoltre, ha rilevato che
alla domanda sulla terapia medica in atto, il curante ha risposto in modo
generico che, al bisogno, l'interessato assumeva antidolorifici e fisioterapia.

Non essendo poi stato menzionato il tipo di farmacoterapia e la
posologia, a dire del medico SMR non v'era una terapia farmacologica articolata,
fissa, che rendesse l'idea di una sintomatologia algica tanto importante come
sostenuto.

Anche per quanto concerne l'accenno a un intervento di
stabilizzazione non emergeva, dagli atti, un'indicazione specialistica
imperativa. Pertanto, secondo il Servizio Medico Regionale, quando l'intervento
sarà effettuato la situazione dell'assicurato sarà valutata di nuovo.

Il dr. __________ ha infine osservato che l'inabilità lavorativa certificata
era totale, però l'assicurato era idoneo alla guida.

 

L'SMR ha poi analizzato il referto del Centro di terapia del
dolore del 25 ottobre 2018, rilevando come non vi sia traccia della visita di
controllo dopo un mese che la curante aveva predisposto e che nemmeno si è a
conoscenza dell'esito dell'infiltrazione.

 

Esposte le conclusioni del referto del 29 giugno 2018 relativo
alla risonanza magnetica, il medico SMR ha osservato come le alterazioni
descritte siano molto comuni nella gran parte della popolazione di sesso
maschile nella fascia di età dell'assicurato.

Inoltre, egli non presentava alcuna focalità erniaria, ma solo
protrusioni discali, una soltanto con minimo contatto con la radice L5
omolaterale. Pertanto, il medico ha affermato che "pur considerando che l'assicurato in oggetto non è
affetto da ernia discale, occorre ricordare che la sua origine si correla più
all'assenza di pratica sportiva, alla sedentarietà, alla guida di veicoli per
più di cinque ore al giorno, alla bronchite cronica, al sollevamento di pesi
associato a torsione del tronco, che allo stress meccanico, reiterato, da
carichi importanti. In effetti, i carichi sono maggiormente responsabili di
osteofitosi vertebrale." (pag. 3).

Al riguardo, il dr. med. __________ ha citato della letteratura
scientifica sulle patologie discali, secondo cui tali disfunzioni sono diffuse
anche nella popolazione sana e la maggior parte dei pazienti migliorerà
indipendentemente dal tipo di trattamento. Inoltre, il riposo a letto non porta
particolari vantaggi rispetto al continuare ad esercitare le attività quotidiane.

 

Ricordata la sua presa di posizione del 15 marzo 2019 sulla
incapacità lavorativa dell'interessato del 20% rispettosa di taluni limiti,
egli ha concluso che "Rispetto a quanto
attestato dal medico curante, in assenza di un esame obiettivo specifico in
grado di dimostrare limitazioni funzionali più importanti di quelle valutate in
ambito SMR, in assenza di complicanze neurologiche, in assenza di chirurgia, in
assenza di procedure antalgiche invasive come la pompa intratecale di
Ziconotide o l'impianto di un elettrostimolatore spinale, considerando che l'assicurato
è abile alla guida, i limiti sopra riportati sono ampiamente rispettosi del suo
stato di salute." (pag. 5).

 

Il 10 settembre 2019 (doc. A) l'Ufficio AI ha emesso
la decisione impugnata, con cui ha confermato il rifiuto a una rendita AI.

 

Con il ricorso l'assicurato ha prodotto sia i
quesiti che il 2 settembre 2019 (doc. C) l'assicuratore malattia per perdita di
guadagno ha sottoposto al suo psichiatra sia le risposte che il dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, ha fornito il 10 settembre 2019 (doc. D).

Lo specialista ha indicato di avere in cura il
ricorrente dal 2 settembre 2019 (risposta n. 1) e nell'esporre l'anamnesi ha
ricordato che nel 2016 l'assicurato è caduto mentre passeggiava in montagna e
da allora ha avuto forti dolori alla schiena, ma ha continuato a lavorare anche
se stava male e doveva assumere antidolorifici, finché nel giugno 2018 è stata
certificata l'inabilità lavorativa totale dal medico curante e ha interrotto il
lavoro. Da un anno l'umore era deflesso, l'interessato non riusciva a fare
sport, solo un po' di nuoto, era molto ritirato in casa, aveva pochi contatti
sociali, guardava la televisione, ogni tanto leggeva. Egli lamentava anedonia,
faceva un bilancio fallimentare della sua vita, che era priva di senso,
lamentava importanti disturbi del sonno con incubi. La quota d'ansia era da
modica a elevata, ogni tanto si sentiva irritabile. Ha segnalato dolori al
rachide fluttuanti, non assumeva antidolorifici in modo regolare (Sirdalud lo
aiutava a rilassare i muscoli e a dormire meglio). I farmaci prescritti dal
curante non avevano benefici né sull'umore né sul sonno (risposta n. 2). Nell'indicare
come si manifestavano i sintomi, lo psichiatra ha in particolare descritto uno
sguardo triste, trasparivano lievi deficit di attenzione e concentrazione, non
erano emersi disturbi del corso del pensiero, il discorso era coerente. L'assicurato
ha descritto degli episodi depressivi presenti dall'età di 30 anni mai trattati
e un episodio grave da diversi mesi, anche a causa della lunga inabilità
lavorativa del 100%. L'umore era chiaramente deflesso, l'affettività
appiattita, erano presenti sporadici pensieri di morte, ma ha negato con
convinzione franchi pensieri suicidali.

La consapevolezza della malattia era sufficiente, l'esame
della realtà fragile per via del grave stato depressivo (risposta n. 3). La
diagnosi posta era di disturbo depressivo ricorrente, episodio grave senza
sintomi psicotici in atto (ICD-10; F33.2) (risposta n. 4), perciò il dr. med. __________
ha certificato un'inabilità lavorativa del 100% dal 2 settembre 2019 in
qualsiasi attività (risposte n. 5 e n. 6). Per lo specialista, era difficile a
quel momento prevedere quale sarebbe stata la risposta alla terapia
antidepressiva che era in fase di titolazione. A medio-lungo termine prevedeva
un aumento della capacità lavorativa, visto che in passato l'assicurato ha
avuto fasi di remissioni (risposta n. 7). I trattamenti in corso contemplavano
colloqui di sostegno e farmacoterapia con Trittico 50mg/die e Duloxetin
60mg/die (risposta n. 8). Queste terapie erano appena iniziate, perciò non
avevano ancora dato dei risultati (risposta n. 9), ritenendo egli opportuno
proseguire con le cure del caso (risposta n. 10) e rilevando che se vi fosse
stata una risposta alla terapia antidepressiva era possibile aumentare la
capacità lavorativa (risposta n. 11).

 

Il 21 ottobre 2019 (doc. IV/1) il dr. med. __________,
FMH psichiatria e psicoterapia, attivo in seno al Servizio Medico Regionale, si
è espresso come segue:

 

" Ho preso visione di un certificato del Dr. __________ del 10.09.2019
rispettivamente di due schemi terapeutici dello stesso specialista con data
10.09.2019 e 01.10.2019. Si tratta del primo certificato specialistico
psichiatrico in un assicurato noto per problematica somatica.

 

Appare verosimile che il certificato si basi su due
visite il 2 rispettivamente il 10 settembre ed enuncia affermazioni soggettive
dell'assicurato sulla preesistenza di episodi depressivi in passato di cui non
esiste alcun riferimento né oggettivo né di transenna nei precedenti
certificati medici pervenuti all'UAI.

Anche il trattamento prescritto con medicamenti ai dosaggi
minimi efficaci - unica differenza, l'assenza del Circadin (melatonina) nello
schema più recente - non permette di oggettivare di per sé un episodio
depressivo grave nell'ambito di una depressione ricorrente, condizione, ripeto,
di cui non si ha traccia in alcun modo nell'insieme della documentazione
pregressa in dossier.

 

In conclusione, la certificazione del Dr. __________
non oggettiva una psicopatologia maggiore di lunga durata né da essa emergono
limitazioni aggiuntive di origine psichica in qualunque attività lavorativa
rispetto a quanto in precedenza accertato in sede SMR.

Le precedenti prese di posizione SMR sono dunque
confermate.

 

In assenza di ulteriore documentazione somatica, la
presa di posizione psichiatrica è conclusiva.".

 

Pendente causa l'insorgente ha prodotto il rapporto
medico allestito il 10 ottobre 2019 (doc. F) dal dr. med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia, che quel giorno ha avuto un colloquio con l'assicurato
su mandato dell'assicuratore malattia per perdita di guadagno.

Dopo avere precisato che lo psichiatra curante non
aveva posto una diagnosi, lo specialista ha risposto ai quesiti che gli sono
stati sottoposti indicando i disturbi soggettivi lamentati (pensieri sull'inutilità
della vita, l'assicurato si deve sforzare per alzarsi alla mattina, mangia
poco, perdita del piacere, il sonno migliorava) e le constatazioni oggettive
(capacità di gioia quasi assente, circuiti di pensieri, diminuzione dell'iniziativa,
diminuzione dell'appetito, marcati disturbi del sonno, umore depresso, passivi
pensieri suicidali, ma chiaramente distanti dalla loro attuazione e in grado di
essere evitati).

Quale diagnosi che giustificava una totale inabilità
lavorativa il dr. __________ ha indicato un disturbo depressivo recidivante,
attuale episodio grave, senza sintomi psicotici (ICD-10; F33.2).

Nel rispondere alla domanda n. 4 sull'incapacità
lavorativa nella precedente attività dell'assicurato, lo psichiatra l'ha
fissata nel 100% dal 10 ottobre 2019 fino al 29 gennaio 2020, ritenendo che dal
30 gennaio 2020 la capacità lavorativa sarebbe stata piena. L'assicurato ha dichiarato
che con il trattamento antidepressivo assunto da 3-4 settimane (Trittico Retard
e Duloxetin) aveva già sperimentato un effetto leggermente migliorante. Il
medico fiduciario dell'assicuratore malattia ha spiegato che per gruppi di persone
comparabili per quanto riguarda sesso, età e disturbo, il periodo specificato
corrisponde al decorso statisticamente medio fino alla remissione. Si applica a
condizione che non sia necessario alcun cambiamento dopo che il trattamento
psicofarmacologico stabilito è pienamente efficace. Questa valutazione è
possibile solo dopo 4-6 settimane di utilizzo degli antidepressivi, quindi è
necessario attendere altre 1-2 settimane. Se si deve aumentare il dosaggio, o
un antidepressivo deve essere modificato a causa dell'effetto complessivo
insufficiente, il tempo necessario per la remissione si prolunga di
conseguenza. Al termine dei 4 mesi sarà possibile ritornare a lavorare a tempo
parziale. A quale percentuale e a partire da quando non è possibile prevederlo
nel caso concreto a causa della grave sintomatologia.

Alla domanda n. 5 a sapere se l'assicurato potrà
lavorare in un'attività adatta, l'esperto ha risposto negativamente, precisando
che i disturbi attuali e il loro decorso erano indipendenti da qualsiasi
attività lavorativa.

La domanda n. 7 chiedeva se con un trattamento
medico era possibile ridurre l'incapacità lavorativa rispettivamente
raggiungere una piena abilità lavorativa e lo psichiatra ha risposto di no. A
suo avviso, il trattamento psichiatrico attuale non poteva essere ottimizzato,
nel senso che il trattamento ottimale era già stato instaurato.

 

L'indomani, il dr. med. __________ ha certificato l'inabilità
totale del ricorrente dal 13 ottobre al 30 novembre 2019 (doc.G) e il 23
ottobre 2019 (doc. H) il dr. med. __________ ha modificato lo schema
terapeutico aggiungendo un antipsicotico.

 

                               2.6.   Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125
V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133
consid. 2 pag. 134; 114 V 310
consid. 3c pag. 314; 105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito
al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

 

Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore
di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (=
SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito
dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:

 

" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la
jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration
et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par
le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès
lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer
celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical
régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique
pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève,
du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité
de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel."
(…).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze di
opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal
giudice, ha precisato quanto segue:

 

" (…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion
entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des
rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard
des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent
de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de
rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175;
SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25
mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration
ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou
plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va
différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert."
(…).

 

Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.7.   Va ancora rilevato che affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve
adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D.
Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti
dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la
nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo,
“Le perizie nelle assicurazioni sociali”, in: Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg. (249-254).

Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista
in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V
49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann,
Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999
pag. 105 segg.).

Il medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato.

Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all'insieme dei succitati criteri.

L'esperto deve poi esprimersi sull'aspetto
psicosociale della persona esaminata.

 

Del resto, il rifiuto del carattere invalidante deve
ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti
e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione
rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra
le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il
fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come
pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale
intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

Inoltre, per quanto riguarda in particolare l'invalidità
cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo
al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321,
324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre
1998 consid. 3b; Locher/Gächter,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).

Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30
giugno 2004 al consid. 3.2 l'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:

 

" (…) Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie
mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non
sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non
costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni
della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di
buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere
apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in
quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute
mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre,
tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere
quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza
di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è
quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".

 

Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro
per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre
1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182
consid. 2a con riferimenti).

Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute
psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid.
4). (…)”.

 

Con DTF 130 V 352 la nostra Massima Istanza ha precisato i criteri
per potere concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4)
provoca un'incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, Le perizie nelle
assicurazioni sociali, op. cit., pagg. 254-257).

 

Nella STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V
49, il Tribunale federale, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo
di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività
risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un
danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione.

Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra
i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato
afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago;
l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato
sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di
subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto
psicosociale sia pressoché intatto (Kopp/Willi/Klipstein,
Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

Questa giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre
affezioni, come risulta dalla DTF 137 V 64 sull'ipersonnia, nella quale l'Alta
Corte si è così pronunciata:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)".

 

Con la STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V
281, il Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi
(cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di
lavoro deve essere valutata nell'ambito di una procedura in cui i fatti sono
stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso
particolare e senza risultati predefiniti. In particolare, la presunzione
secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno
sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

In due sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e DTF 143 V
418), il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura
probatoria illustrata nella DTF 141 V 281 per i dolori somatoformi persistenti,
secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona
interessata siano da accertare alla luce di indicatori, deve ora essere
applicata non solo in caso di depressioni da lievi fino a medio-gravi
(DTF 143 V 409), ma anche per tutte
le malattie psichiche (DTF 143 V 418).

 

Secondo la giurisprudenza precedente del Tribunale federale
riguardante le depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr., fra
le ultime, STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.2; STF 8C_650/2016 del 9
marzo 2017 consid. 5.1.3 = SVR 2017 IV Nr. 62; STF 9C_434/2016 del 14 ottobre
2016 consid. 6.3; DTF 140 V 193 consid. 3.3), le malattie corrispondenti
potevano essere considerate invalidanti solo se era dimostrata una “resistenza
alle terapie”, condizione necessaria per la concessione di una rendita AI. Con
il cambiamento di prassi adottato dal Tribunale federale questo concetto non
vale più in maniera assoluta. Ora invece, come nelle altre malattie psichiche,
la questione decisiva è sapere se la persona interessata riesca a presentare,
sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di un'incapacità
lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia, in genere
ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi deve
ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell'apprezzamento
delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata
(cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch).

 

                               2.8.   Nel caso di
specie, nell'ottobre 2018 l'assicurato ha chiesto all'Ufficio assicurazione
invalidità di beneficiare di prestazioni a causa dei disturbi alla schiena che dal
4 giugno 2018 avevano reso impossibile continuare a svolgere un'attività
lucrativa.

Raccolta la documentazione medica presso l'assicuratore
malattia per perdita di guadagno, il dr. med. __________ del Servizio Medico
Regionale ha ritenuto che non v'era alcuna presa a carico specialistica,
neurochirurgica o altro, perciò è stato interpellato il medico curante, dr.
med. __________, il quale ha prodotto tre referti medici che secondo l'SMR
portavano ad una incapacità lavorativa somatica del 20% in attività adeguate di
tipo sedentario, in ambiente amministrativo e rispettose dei limiti funzionali
indicati (peso massimo di 5kg, alternanza della postura e pause supplementari),
mentre nella sua precedente attività lucrativa l'assicurato non era più abile a
causa della persistente sintomatologia algica lombare senza neurologia.

 

Con le osservazioni al progetto di decisione con cui
l'Ufficio AI ha rifiutato una rendita di invalidità, il medico curante ha
ribadito che l'assicurato era totalmente inabile al lavoro malgrado le varie
terapie intraprese. A suo dire, tanto il certificato del Centro per la terapia
del dolore quanto quello allestito dall'ambulatorio di ortopedia __________
dovevano essere sufficienti per corroborare la sua posizione.

 

Per quanto concerne l'aspetto somatico, il
dr. med. __________ ha esaminato nel dettaglio questi referti, concludendo il 5
settembre 2019 che non v'era un esame obiettivo specifico in grado di
dimostrare delle limitazioni funzionali più importanti di quelle che egli aveva
riscontrato sei mesi prima. Infatti, questi certificati non attestavano
complicanze neurologiche, né interventi chirurgici e nemmeno procedure
antalgiche invasive, considerando che il medico curante ne aveva attestato l'idoneità
alla guida.

 

La scrivente Corte concorda con il Servizio Medico
Regionale nell'evidenziare che non è noto l'esito dell'infiltrazione che è
stata eseguita il 25 settembre 2018, malgrado la stessa dr.ssa med. __________
del Centro per la terapia del dolore abbia indicato il 25 ottobre 2018, quando
ha redatto il referto, che avrebbe rivisto il paziente dopo un mese per la
valutazione del risultato.

 

Inoltre, è proprio il dr. med. __________ nominato dal dr. med. __________ che, nel rapporto del 13 dicembre
2018, ha indicato che "Wir
denken hier, dass absolut alle konservativen Möglichkeiten auszuschöpfen sind." (doc. 34) e che, eventualmente, se si fosse ripresentata una
acuta esacerbazione, "könnte
auch noch einmal auf dem Segment L2/L3 infiltriert werden, hier würden wir
vorschlagen die Facettengelenke zu adressieren und so mit epiduraler Verteilung
lokal, dort wo auch das Problem ist, zu therapieren.". È solo se "Sollte der Patient weiter leiden und der Leidensdruck ausreichend gross
sein, so könnten wir uns ebenso ein X-LIF als stand-alone vom laterale Zugang
vorstellen. In diesem Fall würde sich der Patient nochmals telefonisch mit uns
in Verbindung setzen." (doc. 34).

 

Nemmeno il dr. med. __________ ha quindi descritto un quadro
clinico catastrofico.

Alla luce di queste considerazioni, e in assenza di un certificato
medico che affermi il contrario, fino all'emanazione della decisione impugnata l'assicurato
non è stato sottoposto a un intervento chirurgico alla schiena. Pertanto, sulla
base dei soli atti a disposizione, non è possibile sostenere che il suo stato
di salute fosse peggiore di quello valutato dal Servizio Medico Regionale. Il
dr. med. __________ ha infatti ben spiegato il 5 settembre 2019 che le
discopatie riscontrate dalla risonanza magnetica sono molto comuni nella
maggior parte della popolazione maschile dell'età del ricorrente. Inoltre,
benché egli non fosse affetto da ernia discale, il medico ha evidenziato che è
una patologia che è diffusa anche nella popolazione sana. L'SMR ha rilevato che
anche per quanto concerne la terapia farmacologica indicata dal dr. med. __________,
la stessa, a base di antidolorifici al bisogno - e di fisioterapia al
bisogno -, non configurava dunque una terapia farmacologica articolata e
neppure fissa, che avrebbe invece denotato la presenza di una sintomatologia
algica particolarmente importante come sostenuto dal curante.

 

Questa analisi non è stata contraddetta dal ricorrente sulla base
di certificati medici, ma solo adducendo motivi di carattere soggettivo. Infatti,
altri certificati medici a comprova di un'inabilità lavorativa del 100% dal
profilo somatico in qualsiasi attività lucrativa non ve ne sono.

Tuttavia, un dissenso puramente soggettivo nei confronti della
valutazione medica del dr. med. __________ non è sufficiente per contrastare le
conclusioni che dal 4 giugno 2018 egli risulta inabile al 100% nella sua
attività di agente di sicurezza, ma abile all'80% in altre attività adeguate
fermo restando determinati limiti funzionali che l'SMR ha indicato nel suo
rapporto finale.

Occorre infatti evidenziare che il principio inquisitorio che
regge la procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni non è
incondizionato, ma trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di
collaborare, perciò quest'obbligo non può tradursi in una mera contestazione
della presa di posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi
- segnatamente di natura medica - a sostegno delle proprie argomentazioni. Non
è dunque sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria rispettivamente all'amministrazione
l'onere di determinare le condizioni di salute dell'assicurato attuando un
nuovo esame medico rispettivamente richiamando dei referti medici - magari
addirittura in possesso dell'interessato medesimo -, quando alla base della
lamentela del ricorrente vi sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo
riguardo ad un presunto peggioramento del suo stato di salute (fra le ultime, STCA
32.2019.177 del 2 giugno 2020; STCA 32.2019.60 del 3 marzo 2020; STCA
32.2018.78 del 14 aprile 2019; STCA 32.2017.211 del 25 ottobre 2018; STCA
32.2017.174 del 18 luglio 2018; STCA 32.2017.136 del 12 marzo 2018; STCA
32.2017.132 del 26 febbraio 2018; 32.2017.77 del 12 dicembre 2017; STCA
32.2017.70 del 9 novembre 2017; STCA 32.2017.62 del 26 ottobre 2017; STCA
32.2017.6 del 4 luglio 2017; STCA 36.2012.67 dell'11 febbraio 2013 confermata dalla
STF 9C_185/2013 del 17 aprile 2013; STCA 32.2008.178 del 10 giugno 2009; STCA
32.2007.207 del 9 giugno 2008).

 

Da quanto precede discende che le conclusioni tratte dal Servizio
Medico Regionale nel suo rapporto finale del 15 marzo 2019, ribadite nelle
annotazioni del 5 settembre 2019, sono convincenti e vanno perciò fatte proprie
da questo Tribunale, non essendo state sufficientemente contestate dal
ricorrente, che non ha suffragato la sua tesi con dei validi certificati medici
che attestano una situazione clinica peggiore, ma che si è limitato ad
osservare come il suo stato fisico gli impedisca di svolgere una qualsiasi
attività lavorativa.

 

In presenza di queste chiare e dettagliante spiegazioni, il TCA si
allinea con serenità alle conclusioni tratte dal medico del Servizio Medico
Regionale, il quale ha dunque esaminato attentamente le condizioni di salute
dell'assicurato dal profilo somatico, vagliandone l'anamnesi, tenendo conto dei
dati soggettivi e dei riscontri oggettivi emersi dagli esami radiologici e
dalla documentazione medica raccolta e si è ben confrontato con i pareri dei
medici curanti agli atti anche alla luce della letteratura scientifica.

 

Di conseguenza, una nuova valutazione dello stato di salute dell'assicurato
di carattere multidisciplinare (reumatologico, neurologico, ortopedico), così
come da esso richiesta, non è dunque affatto necessaria. Infatti, per quanto
concerne il periodo in esame, si deve ritenere che la documentazione a
disposizione del TCA è chiara e sufficiente per l'evasione della presente
causa, senza che sia quindi utile l'esperimento di ulteriori accertamenti, come
l'allestimento di una perizia pluridisciplinare.

La fattispecie risulta già adeguatamente accertata da esperti.

 

Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad
assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39
n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120
Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere
non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art.
29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c).

 

Alla luce di tutte queste considerazioni, i gradi di incapacità
lavorativa determinati dal Servizio Medico Regionale (dr. med. __________)
vanno dunque posti alla base del presente giudizio, tanto nell'attività abituale
di agente di sicurezza (100%) quanto in attività adeguate (20%) con i limiti
funzionali stabiliti.

Non è data un'incapacità lavorativa maggiore.

Non v'è dunque motivo di modificare le conclusioni tratte dall'SMR,
visto che specifici, validi e più dettagliati pareri medici contrari, utili
alla determinazione del grado di capacità lavorativa, non ne sono stati
trasmessi pendente causa dal ricorrente.

 

                               2.9.   Quanto all'ambito
psichiatrico, e quindi ai pareri del 10 settembre 2019 e dell'11 ottobre 2019
dello psichiatra curante dr. __________, alla presa di posizione del dr. med. __________
dell'SMR e al rapporto del 10 ottobre 2019 del dr. med. __________ interpellato
dall'assicuratore malattia perdita di guadagno, la scrivente Corte formula le
considerazioni seguenti.

Conformemente alla consolidata giurisprudenza, il giudice delle
assicurazioni sociali valuta la legittimità delle decisioni impugnate in base
allo stato di fatto esistente al momento in cui la decisione litigiosa è stata
presa (STF 9C_443/2009 del 19 agosto 2009, consid. 2.2; DTF 132 V 215 consid.
3.1.1, DTF 109 V 179, DTF 107 V 5), quindi al 10 settembre 2019.

 

L'inizio della presa a carico psichiatrica dell'interessato da
parte del dr. med. __________ è avvenuta il 2 settembre 2019 e quindi in un
periodo antecedente, seppure di pochi giorni, il momento in cui il TCA si deve
porre per valutare lo stato di salute del ricorrente. Come tale, pertanto, tale
documento, così come i successivi, ma soltanto se riferiscono di una situazione
antecedente alla decisione contro cui l'assicurato ha ricorso, dovrebbe, di
principio, essere preso in considerazione ai fini del presente giudizio, che
valuta lo stato di salute del ricorrente dall'insorgenza del danno alla salute
(4 giugno 2018) fino all'emanazione della decisione impugnata (10 settembre
2019).

 

Tuttavia, un'eventuale inabilità lavorativa per motivi psichici non
può invece essere presa in considerazione per l'evasione del caso ora in esame.

Essa andrebbe fatta risalire, secondo la dichiarazione dello
psichiatra curante, al 2 settembre 2019 visto che, contrariamente a quanto
sostenuto dal ricorrente, non sembrerebbero esserci dei riscontri clinici di
una precedente insorgenza dovuta al licenziamento dell'assicurato
(notificatogli il 18 dicembre 2018 con effetto al 28 febbraio 2019), argomento
e causa di cui nemmeno, peraltro, il dr. med. __________ ha mai parlato.

 

Ad ogni modo, non occorre comunque esaminare ulteriormente questa
circostanza in questa sede.

In effetti, come recita il citato art. 28 LAI, l'assicurato ha
diritto a una rendita di invalidità se è stato inabile al lavoro in ragione di
almeno il 40% ininterrottamente per almeno un anno.

Pertanto, quand'anche si riconoscesse l'esistenza di un'inabilità
lavorativa del ricorrente dovuta a disturbi psichici, un eventuale nuovo
diritto alla rendita AI potrebbe nascere soltanto, semmai, dopo un anno di
attesa dall'insorgenza del danno e quindi, verosimilmente, dal 1° settembre
2020.

 

Questo aspetto potrà comunque essere valutato dall'Ufficio AI soltanto
nell'ambito di una nuova domanda di prestazioni che il ricorrente, se lo
riterrà opportuno, avvierà nelle opportune sedi facendo valere un peggioramento
delle sue condizioni di salute.

 

                             2.10.   Quanto alle
conseguenze economiche del danno alla salute, l'insorgente non ha contestato,
come tali, gli importi di partenza ritenuti a titolo di reddito da valido e di
reddito da invalido. Egli non si è detto unicamente d'accordo con il metodo
misto adottato dall'amministrazione.

 

In applicazione del metodo di raffronto proporzionale dei redditi -
di cui già si è detto al considerando 2.4 -, si deve ritenere che il grado di
invalidità, basandosi sui dati esposti dal consulente in integrazione
professionale nel suo complemento del 16 ottobre 2019 (doc. IV/2) prodotto
pendente causa, sia dello 0,55% (0,73% [grado AI stabilito raffrontando
il reddito da valido che l'assicurato avrebbe conseguito nel 2018 al 76% senza
il danno alla salute (Fr. 3'551 x 13 mesi = Fr. 46'163) con il reddito da
invalido ridotto del 20% per motivi medici e del 15% per motivi personali (Fr.
45'827,80)] x 76% [quota parte salariata]), che va arrotondato all'1%
(DTF 130 V 121), ciò che esclude l’attribuzione di una rendita d’invalidità
(cfr. art. 28 cpv. 2 LAI).

 

La decisione impugnata deve dunque essere confermata.

 

                             2.11.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a