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**Case Identifier:** 1489425f-b059-503d-a1cf-a3ca8e9209f5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.11.2023 D-5113/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5113-2023_2023-11-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5113/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Aileen Truttmann, Simon Thurnheer,  

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A.________, nato il (…), alias 

A.________, nato il (…), alias 

A.________, nato il (…), 

Afghanistan,  

patrocinato da Elena Formisano,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
Contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); 

decisione della SEM del 13 settembre 2023 / N (…). 

 

D-5113/2023 

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Fatti: 

A.  

A.________, cittadino afgano, è espatriato il (…) e dichiarato di aver rag-

giunto l’Europa, in particolare la Croazia, il 30 giugno 2023, prima di giun-

gere in Svizzera e depositarvi, il 10 luglio 2023, il giorno seguente il suo 

arrivo, una domanda d’asilo (cfr. atti Segreteria di Stato della migrazione 

di seguito: SEM o autorità inferiore n. […]-1/1, 2/2, 3/2). 

B.  

Dal riscontro della banca dati Eurodac del 12 luglio 2023 è risultato tuttavia 

che l’interessato ha depositato il 29 giugno 2023 una domanda d’asilo in 

Croazia (cfr. atto SEM n. 8/1). 

C.  

Il 3 agosto 2023, la SEM ha svolto l’audizione per richiedenti d’asilo mino-

renni non accompagnati (RMNA) avendo il ricorrente dichiarato, in corso di 

procedura, di essere minorenne, e meglio nato il (…) (cfr. atto SEM n. 

15/10). L’autorità inferiore, una volta sentito il medesimo in merito alla sua 

età, nutrendo seri dubbi in merito alla verosimiglianza delle sue dichiara-

zioni, ha escluso che fosse minorenne. Essa ha pertanto deciso di consi-

derarlo maggiorenne e attribuirgli, quale data di nascita, il (…) (cfr. atti SEM 

n. 15/10, 8.01 e 17/1) modificando i suoi dati personali nel Sistema d’infor-

mazione centrale sulla migrazione (SIMIC; cfr. atto SEM n. 16/2). 

Contestualmente, l’autorità inferiore ha permesso al richiedente di pronun-

ciarsi in merito alla possibilità che la Croazia venisse ritenuta competente 

per l’esame della sua domanda d’asilo (cfr. atto SEM n. 15/10, 8.01). 

D.  

Il 7 agosto 2023, la SEM ha trasmesso alle autorità croate una richiesta di 

ripresa in carico dell’interessato (cfr. atti SEM n. 18/6, 19/1, 20/1), avendo 

il medesimo presentato in precedenza una domanda d’asilo in tale Paese. 

Tale domanda menzionava le diverse date di nascita con le quali il ricor-

rente era conosciuto in Svizzera, in particolare il “(…)” e il “(…)” (cfr. atto 

SEM n. 18/6, pag. 1, cifra 3). Le autorità svizzere hanno inoltre indicato di 

aver ritenuto, quale data di nascita, il (…) e considerato dunque il ricorrente 

maggiorenne (cfr. atto SEM n. 18/6 pag. 1, cifra 4). Alla domanda sono stati 

allegati l’estratto della banca dati Eurodac e un documento croato in pos-

sesso del ricorrente al momento della sua entrata in Svizzera dal quale 

risultava la sua data di nascita registrata in Croazia ([…]). 

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E.  

Il 10 agosto 2023, l’interessato ha trasmesso all’autorità inferiore una copia 

della propria tazkira afgana, accompagnata da una traduzione del docu-

mento in lingua italiana, che permetterebbe, secondo quanto da lui asse-

rito, di confermare l’età da lui indicata. Tale documento menzionerebbe che 

egli avrebbe avuto (…) anni l’anno di emissione della stessa, ovvero il (…) 

(cfr. atti SEM n. 21/4, 23/1). 

F.  

Il 21 agosto 2023, le autorità croate hanno espressamente accettato la ri-

chiesta di ripresa in carico dell’interessato, essendo la procedura d’asilo 

che lo concerne ancora pendente in Croazia (cfr. atto SEM n. 24/2). 

G.  

Con decisione del 13 settembre 2023 (cfr. atto SEM n. 26/19), notificata 

all’interessato il giorno successivo (cfr. atto SEM n. 27/1), la SEM non è 

entrata nel merito della sua domanda d’asilo ritenendo che potesse partire 

alla volta della Croazia, cui competerebbe l’esecuzione della procedura 

d’asilo, e ha pronunciato il suo allontanamento (recte: trasferimento) verso 

tale Paese. 

H.  

Il 21 settembre 2023, l’interessato ha inoltrato (cfr. tracciamento dell’invio; 

data di entrata: 22 settembre 2023) dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: Tribunale) un ricorso con il quale ha concluso, prelimi-

narmente, alla sospensione in via supercautelare della decisione, rispetti-

vamente alla concessione dell’effetto sospensivo. Nel merito, egli ha po-

stulato, in via principale, l’accoglimento del ricorso e l’annullamento della 

precitata decisione con il trattamento della sua domanda d’asilo nella pro-

cedura nazionale. In via subordinata, egli ha chiesto la restituzione degli 

atti alla SEM per un complemento istruttorio. Egli ha infine presentato una 

domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta 

di tasse e spese. 

I.  

Con decisione del 28 settembre 2023, questo Tribunale ha sospeso prov-

visoriamente l’esecuzione del trasferimento dell’interessato. 

J.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei 

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considerandi che seguono qualora dovessero risultare decisivi per l’esito 

della procedura. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire 

in merito a suddetto ricorso. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Il medesimo è pertanto legittimato ad aggravarsi 

contro di essa. 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 3 LAsi) previsti dalla 

legge. 

Occorre pertanto entrare nel merito dello stesso. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

esso può rinunciare allo scambio degli scritti. 

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3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi 

addotti nel ricorso (art. 62 cpv. 4 PA) né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Inoltre, adito con un ri-

corso contro una decisione di non entrata nel merito di una domanda 

d’asilo, esso si limita ad esaminarne la fondatezza (cfr. DTAF 2012/4 con-

sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1 Il ricorrente sostiene, inizialmente, che la valutazione dell’autorità infe-

riore riguardo alla determinazione della sua età sia inesatta ed incompleta 

(art. 106 cpv. 1 lett. b PA). Da un lato, essa sarebbe inesatta poiché la SEM 

non avrebbe tenuto conto, nell’esame della verosimiglianza delle sue alle-

gazioni, di tutti gli elementi a suo favore risultanti dal verbale dell’audizione 

RMNA, ovvero il contesto sociale dal quale egli proviene, il suo analfabeti-

smo e la sua incapacità di utilizzare dei riferimenti temporali precisi e li-

neari, come pure dell’esistenza della copia della tazkira da lui prodotta. 

Dall’altro lato, essa sarebbe incompleta dal momento che la SEM non ha 

predisposto una perizia medica che potesse attestare, con un sufficiente 

grado di certezza, la sua effettiva età (cfr. ricorso del 21 settembre 2023, 

pag. 6 e 8). 

4.2  

4.2.1 Nella recente DTAF 2022 I/6, codesto Tribunale ha avuto modo di 

chiarire che nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio 

inquisitorio (art. 12 PA; cfr. DTAF 2015/1 consid. 4.2). Ciò sottintende che 

l’autorità competente deve provvedere d’ufficio all’accertamento esatto e 

completo dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono aspetti 

disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di delimitare 

quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, Die Feststel-

lung des rechtserheblichen Sachverhalts, in: Das erstinstanzliche Verwal-

tungsverfahren, 2008, pag. 34 segg.). Significativo è il substrato fattuale 

per le condizioni di applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza del 

Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.2). Fatti che non sono 

rilevanti per la decisione, che l’autorità è convinta siano già stati provati o 

che si presumono veri a favore delle parti interessate non impongono lo 

svolgimento di indagini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER, in: 

Praxiskommentar VwVG, 2009, art. 12 n. 29). 

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4.2.2 In pratica, l’autorità deve procurarsi la documentazione necessaria 

alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare 

a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. sentenza del Tribunale 

F-5929/2018 del 25 novembre 2021 consid. 8.1). L’accertamento dei fatti 

è incompleto allorquando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova 

determinanti per la decisione non sono stati presi in considerazione. Esso 

risulta invece inesatto se l’autorità omette di amministrare le prova di un 

fatto rilevante, apprezza in maniera erronea il risultato dell’amministrazione 

di un mezzo di prova o fonda la decisione su fatti non conformi all’incarto 

(cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2; sentenze del Tribunale A–671/2015 del 

3 agosto 2020 consid. 2.1; D–1079/2018 del 17 dicembre 2019 consid. 5.2; 

KIENER/RÜTSCE/KUHN, Öffentliches Verfahrensrecht, 3a ed. 2021, n. 1585). 

L’istruzione d’ufficio (Amtsermittlung) è da ritenersi conclusa nel momento 

in cui i fatti giuridicamente rilevanti sono stati chiariti o quando, in modo 

non arbitrario, si può partire dall’assunto che ulteriori chiarimenti non por-

teranno a conoscenze aggiuntive sulla questione (cfr. DTAF 2012/21 con-

sid. 5; sentenza del Tribunale F–5929/2018 del 25 novembre 2021 con-

sid. 8.2). Allorquando l’autorità reputa che le prove assunte le abbiano per-

messo di formarsi una propria convinzione, essa può emettere la decisione 

(cfr. sentenze del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.2; 

A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEUSCH/KNEU-

BÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, 

n. 3.144). 

4.2.3 Così, sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il 

diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una 

tale richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della pro-

cedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153 consid. 3; 

sentenza del Tribunale A–3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.3). 

Nemmeno detta massima impedisce d’altro canto all’autorità di procedere 

ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte (antizipierte Bewei-

swürdigung) e di negarne l’assunzione ove le stesse appaiano chiara-

mente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in altri termini condurla a 

modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140 consid. 5.3; sentenza del 

Tribunale federale 1C_179/2014 del 2 settembre 2014 consid. 3.2; sen-

tenza del Tribunale A–6515/2010 del 19 maggio 2011 consid. 4.3; THIERRY 

TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 2011, n. 1552). Procedendo in 

tal senso in modo non arbitrario, l’autorità può porre un termine all’istru-

zione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3; sentenza del Tribunale federale 

2C_720/2010 del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sentenze del Tribunale 

D–6763/2018 dell’11 giugno 2020 consid. 9; A–7392/2014 dell’8 ago-

sto 2016 consid. 3.4.2.2). 

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4.2.4 I criteri sopra esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’ammini-

strazione che quella dello scrivente Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; 

sentenza del Tribunale F–5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MO-

SER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.49, 3.117 seg., in particolare 

3.144). Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze 

nell’accertamento dei fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di 

prima istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e com-

pleto chiarimento degli stessi (cfr. sentenze del Tribunale D–3567/2019 del 

29 novembre 2019 consid. 5.2; D–1443/2016 del 22 febbraio 2017 con-

sid. 4.2; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191). 

4.2.5  

4.2.5.1 Nelle procedure Dublino, qualora la questione della minore età 

dell’interessato sia oggetto di disputa, risulta necessario dirimere prelimi-

narmente tale aspetto, essendo il medesimo determinante sia a livello pro-

cedurale (art. 17 cpv. 3 LAsi) che nell’ambito della determinazione dello 

Stato competente per l’esame della domanda di asilo (art. 8 del regola-

mento UE n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide rifusione GU L 24/1 del 27.1.1983 di seguito: 

RD III). Qualora la determinazione si riveli errata, occorre retrocedere gli 

atti all’autorità inferiore e riprendere la procedura in circostanze idonee 

all’età del richiedente l’asilo (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3). 

4.2.5.2 Nello specifico, è al richiedente l’asilo che incombe l’onere della 

prova in punto alla sua addotta minore età (art. 8 del Codice civile svizzero 

del 10 dicembre 1907 RS 210; sentenza del Tribunale E-803/2015 del 5 

agosto 2015 consid. 3.2). In altre parole, se la valutazione globale degli atti 

di causa non permette di ritenere che l’interessato l’abbia resa verosimile, 

egli sarà tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo conseguente-

mente ritenuto maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4). Per giungere 

ad una determinazione al riguardo, l’autorità inferiore esperisce un apprez-

zamento globale degli elementi di causa, segnatamente si basa sui docu-

menti d’identità autentici depositati agli atti così come sui risultati delle au-

dizioni relativamente al quadro personale dell’interessato nel Paese d’ori-

gine, alla sua cerchia famigliare ed alla sua formazione scolastica. Se ne-

cessario, ordina una perizia medica volta alla determinazione dell’età 

(cfr. art. 17 cpv. 3bis in relazione all’art. 26 cpv. 2 LAsi; DTAF 2019 I/6 con-

sid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2). 

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Pagina 8 

4.3  

4.3.1 Ferme queste premesse, si può ora valutare se l’accertamento dei 

fatti svolto dall’autorità di prima istanza circa l’età del ricorrente sia con-

forme ai principi sopra esposti. 

4.3.2 Nel caso di specie, in primo luogo, il ricorrente non ha consegnato, in 

originale, alcun documento comprovante la propria identità. Egli ha unica-

mente prodotto davanti all’autorità inferiore una copia della propria tazkira 

(cfr. mezzo di prova n. 001/2). Sennonché quest’ultima è stata ritenuta, a 

giusta ragione, avente un valore probatorio ridotto, conformemente alla 

giurisprudenza di questo Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6.2); forza 

probatoria che, nel caso che ci occupa, è ulteriormente ridotta in ragione 

della parziale illeggibilità (cfr. atto SEM n. 26/19, pag. 3) e dalla sensibile 

differenza tra la fotografia ivi integrata e quella raccolta in Svizzera in oc-

casione della registrazione dell’insorgente presso il Centro federale d’asilo 

(CFA) di Chiasso (cfr. atto SEM n. 4/1). 

4.3.3 Il ricorrente ha, inoltre, fornito delle dichiarazioni vaghe, imprecise e 

inconsistenti sia riguardo la propria età sia in merito alla sua biografia, le 

quali inficiano in modo importante la credibilità della minore età da lui as-

serita. In particolare, nel foglio complementare di ingresso al CFA, redatto 

dal personale ivi presente, essendo il ricorrente dichiaratosi analfabeta, ri-

sulta indicata, quale data di nascita, il (…) (cfr. atto SEM n. 1/1); circo-

stanza poi modificata in corso di corso di procedura, sostenendo di essere 

nato il (…), data che gli sarebbe stata comunicata dal padre quando si tro-

vava in Serbia (cfr. atto SEM n. 15/19, 1.06). La plausibilità e la credibilità 

delle proprie asserzioni risulta ancor più vacillante considerando che dap-

prima egli ha dichiarato di non sapere quale sia la propria data di nascita 

e, successivamente, quale sia la medesima nel calendario in uso nel suo 

Paese d’origine (cfr. atto SEM n. 15/19, 1.06). A ciò si aggiunga che risulta 

poco credibile che se il ricorrente fosse stato presente al momento 

dell’emissione della tazkira (cfr. atto SEM n. 15/10, 4.03), non sarebbe ve-

nuto a conoscenza della data di nascita e abbia dovuto attendere la comu-

nicazione del padre dopo l’espatrio. 

4.3.4  Ma vi è di più. Egli è infatti registrato in Croazia quale maggiorenne 

(cfr. atti SEM n. 9/2, 13/1, 24/2). Ora, a poco serve affermare che le autorità 

croate avrebbero modificato la propria data di nascita aggiungendo un 

anno per consideralo maggiorenne, poiché mere speculazioni prive di do-

cumenti probatori (cfr. atto SEM n. 15/10, 5.02); è d’altronde egli stesso 

che lo rammenta, a suo tempo, senza particolari contestazioni (“forse mi 

hanno registrato come maggiorenne”, cfr. atto SEM n. 15/10, 5.02). A 

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Pagina 9 

minare ulteriormente la credibilità su tale aspetto, l’allegato e presunto 

analfabetismo, che mal si concilia con l’affermazione di aver riempito di 

proprio pugno il formulario croato indicando quale anno di nascita il (…), 

anno che sarebbe poi stato modificato dalle autorità croate in (…) (cfr. atto 

SEM n. 15/10, 5.02). 

4.3.5 Non lo soccorrono neppure le affermazioni in punto alla minore età 

basate sulla copia della presunta tazkira, in quanto, come detto, essa è con 

tutta evidenza un atto sostanzialmente illeggibile (cfr. atti SEM n. 21/4, 

26/19). 

4.3.6 Per quanto concerne infine la perizia medica, l’autorità inferiore ha 

considerato – come d’altronde la legge le concede di fare (cfr. supra …) 

– che potesse emettere una decisione finale senza la predisposizione della 

medesima, considerato che, in ogni modo, le dichiarazioni da lui rese du-

rante l’audizione RMNA (cfr. atto SEM n. 26/19, pag. 4) e la copia della 

tazkira da lui depositata, come pure la sua traduzione (cfr. atto SEM 

n. 26/19, pag. 3 e 4), non permettessero di rendere verosimili le sue alle-

gazioni circa la minore età. 

4.3.7 Riassumendo, il Tribunale, in un’attenta valutazione globale di tutti gli 

elementi evincibili dall’incarto ed in presenza di una fattispecie giuridica 

sufficientemente acclarata, ritiene che l’insorgente – al quale incombeva 

l’onere della prova in merito – non è stato in grado di rendere verosimile la 

sua supposta minore età al momento dell’inoltro della sua domanda d’asilo 

in Svizzera. In questo modo, ritenuto quanto sopra in punto all’inverosimi-

glianza delle sue allegazioni circa la minore età, l’autorità inferiore ha ot-

temperato il proprio obbligo di accertare i fatti giuridicamente determinanti. 

La SEM è pertanto giunta correttamente alla conclusione che il medesimo 

dovesse essere considerato maggiorenne per il seguito della procedura, 

modificando la sua data di nascita nel SIMIC. 

4.4 Per questi motivi, l’autorità inferiore ha rettamente considerato il ricor-

rente maggiorenne accertando in modo esatto e completo i fatti giuridica-

mente determinanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). La relativa censura dev’es-

sere pertanto respinta. 

  

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Pagina 10 

5.  

5.1 Il ricorrente sostiene, inoltre, che l’autorità inferiore sarebbe stata com-

petente per il trattamento della sua domanda d’asilo in virtù dell’art. 8 RD 

III. Per questo motivo, la SEM sarebbe dovuta entrare nel merito della sua 

domanda d’asilo trattando quest’ultima in procedura nazionale. 

5.2  

5.2.1 Nell’ambito della procedura di prima istanza, giusta l’art. 31a 

cpv. 1 lett. b LAsi, di norma la SEM non entra nel merito di una domanda 

di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui com-

pete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di 

asilo e allontanamento. 

5.2.2 L’art. 29a cpv. 1 Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (Oasi 1, RS 142.311) precisa che la SEM esamina la 

competenza per il trattamento della domanda d’asilo sulla base dei criteri 

previsti dal RD III. Se da tale esame risulta che il trattamento della do-

manda d’asilo compete a un altro Stato, la SEM emana una decisione di 

non entrata nel merito dopo che lo Stato richiesto ha accettato la presa o 

ripresa in carico del richiedente l’asilo (art. 29a cpv. 2 OAsi 1). La procedura 

di presa o ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato com-

petente è retta dal regolamento (CE) n. 1560/2003 della Commissione del 

2 settembre 2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) 

n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determi-

nazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese 

terzo (GU L 222/3 del 05.09.2003; modificato parzialmente dal RD III e dal 

regolamento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Commissione del 

30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]; di seguito: Regolamento CE 

1560/2003). 

5.3 Giusta l’art. 8 par. 4 RD III in presenza di un minore, ossia di età 

inferiore ai 18 anni (art. 2 lett. i RD III), non accompagnato senza parenti in 

uno degli Stati membri, è competente lo Stato membro in cui egli ha 

presentato la domanda di protezione internazionale, purché ciò sia nel suo 

interesse superiore (art. 8 par. 4 RD III).  

5.4 Nel caso di specie, avendo constatato che la SEM ha rettamente con-

siderato l’interessato maggiorenne (cfr. supra consid. 4), l’applicazione di 

tale norma è esclusa (cfr. anche la sentenza del Tribunale E-4497/2015 del 

23 settembre 2015 consid. 3.3). 

D-5113/2023 

Pagina 11 

5.5 Per questo motivo, la censura sollevata dal ricorrente dev’essere già 

per questo motivo respinta. 

6.  

6.1 A sostegno delle proprie conclusioni di causa, il ricorrente sostiene, al-

tresì, che l’autorità inferiore abbia violato l’obbligo di fornire informazioni 

complete, prescritto dal RD III (art. 23 par. 4 RD III in combinato disposto 

con l’art. 22 par. 3 RD III) nella richiesta di ripresa in carico trasmessa alle 

autorità croate.  

In particolare, l’autorità inferiore avrebbe omesso di trasmettere la copia 

della tazkira da lui prodotta successivamente alla domanda di ripresa in 

carico, di informare queste ultime in merito alle sue dichiarazioni riguardanti 

la sua minore età e di indicare di avere esaminato la questione dell’età 

esclusivamente fondandosi su un esame della verosimiglianza delle sue 

allegazioni senza la predisposizione di una perizia medica. 

6.2  

6.2.1 Nelle procedure nazionali di contestazione dell’applicazione dei cri-

teri di competenza previsti nel RD III, i richiedenti d’asilo possono invocare 

la corretta applicazione di tutti i criteri oggettivi di determinazione della 

competenza ivi presenti (art. 7 e seg.) e ciò indipendentemente da un’even-

tuale accettazione espressa o tacita da parte dello Stato richiesto 

(cfr. DTAF 2017 VI/9 consid. 5.3.2). 

6.2.2 Premesso che giusta l’art. 7 par. 2 RD III, nel contesto di una proce-

dura di richiesta di ripresa in carico (in inglese: take back), la determina-

zione della competenza avviene sulla base della situazione esistente al 

momento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione inter-

nazionale. Nell’ambito di una procedura di ripresa in carico, di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III del RD III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 

e 8.2.1). Tuttavia, per quanto concerne i minori non accompagnati, la Corte 

di giustizia dell’Unione europea (CGUE), nella causa C-648/11 del 6 giu-

gno 2013, M.A., B.T. e D.A. contro Regno Unito, ha concluso che i minori 

non accompagnati costituiscono una categoria di persone particolarmente 

vulnerabili e quindi che la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente non debba essere prolungata più di quanto strettamente ne-

cessario, ciò che implica, in linea di principio, che essi non siano trasferiti 

verso un altro Stato membro (cfr. par. 55 della predetta sentenza). Inoltre, 

ha statuito che in ogni provvedimento che concerne un bambino, l’interesse 

superiore del minore sia considerato preminente, ciò che ha condotto a 

D-5113/2023 

Pagina 12 

ritenere che l’art. 8 RD III, debba essere interpretato nel senso che lo Stato 

membro competente, sia quello in cui il minore si trovi dopo aver inoltrato 

la domanda d’asilo (cfr.  par. 57-60 della precitata sentenza; anche 

DTAF 2016/1 consid. 4.2.1). Ciò assicurando un rapido accesso al minore 

alle procedure volte al riconoscimento dello statuto di rifugiato (cfr. par. 61 

della citata sentenza). 

6.2.3 Le procedure di ripresa in carico fondate sul RD III sono trattate nel 

Capo VI (procedure di presa in carico e ripresa in carico), sezione III (Pro-

cedure per le richieste di ripresa in carico). In particolare, l’art. 23 par. 1 RD 

III prevede segnatamente che uno Stato membro presso il quale una per-

sona la cui domanda è in corso d’esame e ha presentato domanda in un 

altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. b RD III) che ritiene competente ai 

sensi dell’art. 20 par. 5 RD III per il trattamento della domanda di protezione 

internazionale, può chiedere al medesimo di riprendere in carico l’interes-

sato. La richiesta di ripresa in carico dev’essere presentata quanto prima e 

in ogni caso entro due mesi dal ricevimento della risposta pertinente Euro-

dac (art. 23 par. 2 RD III). Se la richiesta non è presentata entro tali termini, 

la competenza per l’esame della domanda di protezione internazionale 

spetta allo Stato membro in cui la nuova domanda è stata presentata 

(art. 23 par. 3 RD III). L’art. 23 par. 4 RD III precisa che la richiesta dev’es-

sere effettuata utilizzando un formulario uniforme comprendendo elementi 

di prova o circostanze indiziarie che figurano nelle due liste di cui all’art. 22 

par. 3 RD III, e/o elementi pertinenti tratti dalle dichiarazioni dell’interessato, 

che permettano alle autorità dello Stato membro richiesto di verificare se è 

competente sulla base dei criteri stabiliti dal presente regolamento. 

6.2.4 L’art. 22 par. 3 RD III specifica, a tal proposito, la nozione di elementi 

di prova e di circostanze indiziarie: 

– sono prove formali quelle che determinano la competenza ai sensi del 

RD III, finché non siano confutate da prove contrarie; 

– sono circostanze indiziarie, ovvero elementi indicativi che, quelle che 

pur essendo oppugnabili, possono essere sufficienti, in alcuni casi, a 

seconda del valore probatorio ad essi attribuito. Il valore di queste 

ultime, in relazione alla competenza per l’esecuzione della procedura 

di protezione internazionale, deve tuttavia essere esaminato caso per 

caso. 

D-5113/2023 

Pagina 13 

6.2.5 Tali nozioni sono ancor più dettagliate nell’Allegato II del Regola-

mento CE 1560/2003: esso prevede infatti una lista esaustiva degli ele-

menti di prova (cfr. elenco A) e una lista non esaustiva delle prove indiziarie 

(cfr. elenco B) che sono richiesti in funzione della fattispecie (cfr. Conclu-

sioni dell’avvocato generale signor Yves Bot presentate il 13 giugno 2018 

nella causa C-213/17 X contro Staatssecretaris van Veiligheid en Justitie, 

par. 186 e 187). 

6.3  

6.3.1 Ora, con riferimento al caso in esame, va evidenziato che la tazkira 

e le dichiarazioni del ricorrente relative alla propria età non figurano negli 

elenchi A e B dell’Allegato II del Regolamento CE 1560/2003. Conseguen-

temente, tali elementi non devono essere ritenuti soggetti ad un obbligo di 

trasmissione in virtù degli artt. 23 par. 4 e 22 par. 3 RD III. Con particolare 

riferimento alla tazkira, va peraltro evidenziato come la stessa sia stata 

presentata unicamente in copia e parzialmente illeggibile, circostanza che 

porta a considerare il valore probatorio della stessa pressoché inesistente. 

6.3.2 Più in generale, va rilevato come i disposti di legge sopracitati mai 

menzionano prove o circostanze indiziarie con riferimento alla determina-

zione dell’età del richiedente asilo (cfr. cifra 1, sezione I, Elenco A e cifra 1, 

sezione I, Elenco B, Allegato II, Regolamento CE 1560/2003). La giustifi-

cazione dell’assenza, di qualsivoglia informazione circa l’età del richie-

dente è a ben vedere corretta e giustificata del principio del rispetto della 

buona fede tra gli Stati. Infatti, qualora la Svizzera fosse giunta a conclu-

dere per la minore età del richiedente avrebbe ritirato o nemmeno presen-

tato la domanda di ripresa a carico trasmessa alla Croazia; d’altronde non 

era necessario che la medesima venisse a conoscenza circa la determina-

zione della maggiore età da parte dalla Svizzera, nella misura in cui lei 

stessa lo ha registrato in quanto tale. 

6.3.3 Va inoltre detto che, qualora le autorità croate avessero avuto un dub-

bio in punto alla minore età dell’interessato, avrebbero dovuto manifestarsi 

in modo proattivo, segnatamente inoltrando alla SEM una richiesta di infor-

mazioni giusta l’art. 34 par. 1 RD III, conseguentemente alla quale avrebbe 

potuto delucidare eventuali aspetti di carattere personale riguardanti il ri-

chiedente. Tali informazioni possono infatti riguardare i dati relativi all’iden-

tificazione del richiedente e i documenti di identità (art. 34 par. 2 RD III). 

6.4 Ciò detto, la SEM non è venuta meno all’obbligo di trasmissione con-

templato dagli artt. 23 par. 4 e 22 par. 3 RD III. Essa infatti, constatata la 

maggiore età del ricorrente (cfr. supra consid. 4), ha rettamente presentato, 

D-5113/2023 

Pagina 14 

nel termine di due mesi dalle risultanze Eurodac (art. 23 par. 2 RD III), la 

domanda di ripresa in carico alle autorità croate, fondata sull’art. 23 par. 1 

RD III, allegando il relativo estratto come richiesto dalla cifra 2, sezione II 

dell’Elenco A dell’Allegato II del Regolamento CE 1560/2003. 

6.5 Il ricorrente sostiene infine che la SEM avrebbe parimenti infranto il 

proprio “dovere di leale cooperazione tra gli Stati” (cfr. ricorso del 21 set-

tembre 2023, pag. 9 e seg.). A tal proposito, si rileva che il rispetto dell’ob-

bligo di informazione derivante dalle summenzionate norme deriva ugual-

mente dal rispetto del principio della buona fede tra gli Stati. Questi ultimi, 

firmatari di un trattato internazionale, devono difatti rispettare gli obblighi ivi 

assunti e ciò in virtù del principio fondamentale e universamente ricono-

sciuto del diritto internazionale pacta sunt servanda (cfr. in particolare 

l’art. 26 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati RS 0.111]; sen-

tenze del Tribunale F-4063/2021 del 28 settembre 2021 pag. 14; 

E-2532/2016 del 28 aprile 2016 pag. 7; D-1388/2015 del 12 marzo 2015 

pag. 6). Ciò detto, nel caso di specie, siccome lo scrivente Tribunale non 

ha rilevato alcuna violazione delle predette norme (cfr. consid. 6.4), anche 

quest’ultima censura dev’essere respinta. 

7.  

7.1 Il ricorrente si oppone altresì al suo trasferimento verso suddetto Paese 

sostenendo che il sistema di accoglienza ivi presente sia caratterizzato da 

carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III. In particolare, 

egli sostiene di essere stato fermato e picchiato dalla polizia croata, di aver 

passato la notte in un centro di accoglienza “brutto” (cfr. atto SEM n. 15/10, 

8.01). Egli lamenta, inoltre, il fatto che le autorità croate lo avrebbero con-

siderato maggiorenne nonostante avesse dichiarato di essere minorenne 

e non gli avrebbero messo a disposizione un interprete (cfr. atto SEM 

n. 15/10, 5.02). 

7.2  

7.2.1 Giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistono carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti d’asilo in tale Stato membro, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fon-

damentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000), lo Stato mem-

bro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

D-5113/2023 

Pagina 15 

7.2.2 Secondo la prassi del Tribunale, nonostante le prese di posizione cri-

tiche di numerosi organismi – in particolare del Consiglio d’Europa – il si-

stema d’asilo e d’accoglienza croato non presenta delle carenze sistemi-

che (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 

22 marzo 2023 consid. 9.5). Nella sua recente giurisprudenza, questo Tri-

bunale ha ammesso la presenza di violenze eccessive da parte degli agenti 

di polizia (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 

22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Tuttavia, ha considerato che sia nel quadro 

di una procedura di presa in carico (take charge) sia in una di ripresa in 

carico (take back), le persone trasferite non rischiano, secondo un’alta pro-

babilità, di essere esposte ad un rischio di violazione dei loro diritti derivanti 

dal principio di non-respingimento e precisato che non si deve rinunciare 

ad un trasferimento se non in casi eccezionali, ovvero allorché il richiedente 

dimostra, con degli argomenti fondati, che il principio sopra enunciato non 

si applica alla sua fattispecie (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale 

E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.5; cfr. anche tra le altre le sen-

tenze del Tribunale D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 6.3; 

D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 7.4 e 7.5). 

7.3 Nel caso in esame, il ricorrente non ha dimostrato in alcun modo, con 

degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, 

che la Croazia non sia intenzionata a riprenderlo in carico e a portare a 

termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione. Neppure può 

essere evincibile dalle sue dichiarazioni né dalla documentazione agli atti, 

che egli non abbia avuto accesso alla procedura d’asilo in Croazia. Le di-

chiarazioni concernenti le condizioni a cui egli sarebbe stato confrontato 

nel predetto Paese risultano, inoltre, essere sommarie e poco circostan-

ziate, oltre che in alcun modo provate o rese verosimili. Fra l’altro, egli non 

ha allegato, né asserito, di essersi rivolto alle autorità preposte croate al 

fine di far valere i suoi diritti se considerava che gli stessi fossero stati vio-

lati. Riassumendo, il ricorrente non ha reso verosimile di aver subito dei 

trattamenti tali da permettere di sovvertire la summenzionata presunzione. 

7.4 Ne consegue che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Il ricorrente sostiene, infine, che l’autorità inferiore avrebbe dovuto fare 

applicazione, vista la sua situazione particolare, degli artt. 17 par. 1 RD III 

e 29a cpv. 3 OAsi 1. 

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Pagina 16 

8.2 In deroga all’art. 3 par. 1 RD III, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clausola 

di sovranità”) ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una do-

manda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un Paese 

terzo, anche se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti nel RD 

III. Come previsto dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata ad applicare la 

clausola di sovranità ed entrare nel merito della domanda d’asilo se il tra-

sferimento del richiedente nel Paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

Può, inoltre, ammettere tale responsabilità per dei motivi umanitari ai sensi 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in diritto interno 

svizzero la suddetta clausola di sovranità. La SEM dispone di potere di 

apprezzamento nell’applicazione di quest’ultima norma (cfr. DTAF 2015/9 

consid. 7 seg.). 

8.3 Nel caso di specie, non si ravvisano motivi per i quali la SEM avrebbe 

dovuto fare applicazione di tali norme. Dal punto di vista medico, il ricor-

rente gode di buona salute (cfr. atti SEM n. 15/10, 8.02, 25/1); per quanto 

concerne invece il presunto maltrattamento subito da parte degli agenti di 

polizia, si rinvia a quanto esposto nella summenzionata giurisprudenza di 

coordinamento (cfr. supra consid. 7.2.2). 

8.4 Ne consegue che l’applicazione degli artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 

OAsi 1 al caso di specie non è giustificata. Non traspaiono dunque elementi 

tali per ritenere che l’autorità inferiore abbia ecceduto o abusato del proprio 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA; cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). 

9.  

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo del ricorrente in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia conformemente 

all’art. 44 LAsi. In conclusione, il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione dell’autorità inferiore confermata. 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di conces-

sione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal pagamento dell’anticipo 

delle spese processuali risultano essere prive d’oggetto. 

D-5113/2023 

Pagina 17 

11.  

Le misure supercautelari statuite dal Tribunale il 28 settembre 2023 deca-

dono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-

mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad 

art. 56 PA). 

12.  

Ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favore-

vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

13.  

Le spese processuali di CHF 750.– che seguono la soccombenza, sono 

quindi poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 

del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]). 

14.  

La decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa è 

pertanto definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-5113/2023 

Pagina 18 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: