# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5ccce336-a5b4-511a-b1c7-51da100a807c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-11-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 30.11.2016 9.2016.155
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2016-155_2016-11-30.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2016.155

  	
  Lugano

  30 novembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Baggi
  Fiala

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda il conferimento al SAE di un mandato di sostegno famigliare;

  

 

 

 

giudicando
sul reclamo del 15 agosto 2016 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 13/20 luglio 2016 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

A.   PI 1 (2007) è figlio
di RE 1 e di __________.

                                        I
genitori vivono separati da anni e la madre esercita l’autorità parentale e la
custodia sul figlio.

 

                                         Mediante decisione 31
marzo 2008 la Commissione tutoria regionale __________ (in seguito Commissione
tutoria), ha disposto diritti di visita sorvegliati per il padre. Il 27 ottobre
2008 la Commissione tutoria ha disposto la sospensione dei diritti di visita
(cfr. inoltre risoluzione del 14 settembre 2009, rigetto dell’istanza di
ripristino delle relazioni personali).

 

B.   A seguito dello
scritto dell’8 giugno 2011 dell’amministrazione (immobiliare) che gestiva il
condominio presso cui risiedeva RE 1 con il figlio (lamentela per presunti
maltrattamenti e spaccio) la Commissione tutoria aveva convocato l’interessata
per un’udienza di discussione. Durante l’incontro era emerso che la segnalazione
era stata trasmessa al Ministero pubblico e che l’interessata aveva ripreso i
contatti con il padre di suo figlio e che era alla ricerca di una nuova abitazione
(vista la procedura di sfratto).

 

                                         Il 10 agosto 2011 il
Ministero pubblico ha escluso la sussistenza di fatti di rilevanza penale a
carico dei genitori nei confronti di PI 1.

 

C.   Il 2012 è nato PI
2 figlio di RE 1 e di __________. La madre esercita l’autorità parentale e la
custodia anche sul secondogenito (cfr. contratto per l’obbligo di mantenimento
di minori e per il diritto alle relazioni personali del 18 settembre 2013).

 

D.   A seguito della
lamentela di una vicina di casa, l’assistente sociale del Municipio di __________
ha reso visita al domicilio di RE 1 con due agenti di polizia (31 marzo 2014).

 

E.   Il 10 aprile 2014
l’Autorità di protezione ha convocato RE 1 per discutere “le problematiche
all’interno del nucleo famigliare e la richiesta di ristabilire i diritti di visita
dei figli con il padre”. Il padre, regolarmente convocato a un’udienza di discussione,
non si è presentato (cfr. seduta dell’8 maggio 2014).

 

F.    Mediante
scritto di posta elettronica del 9 maggio 2014 l’assistente sociale ha informato
l’Autorità di protezione di aver ricevuto un’ulteriore lamentela (preoccupazioni
sulla situazione famigliare) da parte dei vicini di casa di RE 1.

 

Il 15 maggio 2014
l’assistente sociale ha reso visita a RE 1 (cfr. scritto di posta elettronica
del 16 maggio 2016).

 

G.   Il 22 luglio 2014
l’Autorità di protezione ha convocato __________ per discutere dei diritti di
visita con i figli. L’interessato ha consegnato uno scritto di RE 1 che propone
la ripresa dei diritti di visita del padre con i figli (sabato dalle 10.00 alle
18.00) (lo stesso avrebbe dimostrato interessamento e si sarebbe comportato in
modo adeguato).

H.   Mediante decisione
del 24 luglio l’Autorità di protezione ha disposto il diritto di visita padre –
figli (un sabato ogni quindici giorni dalle 10.00 alle 18.00), con scambio
presso il punto d’incontro.

 

Dal 6 ottobre 2016 il
padre è stato posto agli arresti domiciliari (cfr. scritto del 1° ottobre 2016)
e di conseguenza il diritto di visita padre – figli è stato momentaneamente
sospeso (email del 1° ottobre 2016).

 

I.      Con
segnalazione del 12 aprile 2016 l’Amministratore del condominio presso cui
risiede l’interessata ha nuovamente sottoposto all’Autorità di protezione la
sua preoccupazione in relazione al benessere di PI 1 e PI 2, chiedendo che
vengano fatti accertamenti sulla situazione dei minori stessi, presunte vittime
di maltrattamenti (gli inquilini avrebbero assistito a “scene raccapriccianti
nel cortile”).

 

Tali preoccupazioni
sono state nuovamente manifestate mediante colloquio telefonico del 29 aprile
2016 (cfr. resoconto agli atti).

 

                                  L.   A seguito della
segnalazione ricevuta, la madre è stata convocata dall’Autorità di protezione
(7 giugno 2016). Pur non negando qualche difficoltà nel gestire i figli, l’interessata
ha negato di aver “mai alzato le mani”. L’Autorità di protezione ha tuttavia
proposto il sostegno del Servizio di sostegno e accompagnamento educativo
(SAE). Nel verbale viene indicato “la signora RE 1 concorda”.

 

                                  M.   Mediante decisione
del 13/20 luglio 2016 (ris. 732) l’Autorità di protezione ha conferito mandato
al SAE di sostenere la famiglia RE 1.

 

                                  N.   Con reclamo del 15
agosto 2016 RE 1 ha postulato l’annullamento della decisione sopraindicata e il
conferimento del mandato al SAE, con motivazioni di cui si dirà in appresso.

 

                                         Con scritto del 29 agosto
2016 l’Autorità di protezione ha comunicato di non avere osservazioni da
formulare.

 

Considerato

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle
Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni sono
impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di
appello, che decide nella composizione di un giudice unico [art. 450 CC in
relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto (LPMA); art. 48 lett. f n. 7 LOG]. Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in
particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di
competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del
Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut,
pag. 8) e, in via ancor più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale
civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   In concreto,
l’Autorità di protezione ha conferito mandato al SAE di sostenere la famiglia RE
1. A mente dell’Autorità di protezione, visto quanto emerso in sede d’udienza
“si ritiene che RE 1 necessiti di un supporto/aiuto per il tramite del SAE, che
potrà cosi monitorare la situazione”. Nella decisione è indicato che le spese
del SAE saranno assunte dall’Autorità di protezione.

 

                                   3.   Nel reclamo del 15
agosto 2016 RE 1 ha postulato l’annullamento della decisione del 20 luglio 2016
e il conferimento del mandato al SAE. Nega di necessitare di tale servizio per
la gestione dei propri figli, ricordando che benché ragazza–madre ha la fortuna
di avere diversi famigliari che le sono vicini, pronti ad aiutarla in caso di
disagio. A mente della reclamante i figli non hanno particolari problemi,
indicando che neppure la scuola ha fatto particolari segnalazioni. Le lamentele
dei vicini sarebbero, a suo avviso, “inventate”.

 

                                   4.   Giusta l’art. 307
cpv. 1 CC se il bene del figlio è minacciato e i genitori non vi rimediano o
non sono in grado di rimediarvi, l’autorità di protezione dei minori ordina le
misure opportune per la protezione del figlio.

                                         Nell’esecuzione di questa
“missione preventiva”, l’autorità di protezione gode di un ampio potere
d’apprezzamento quanto al modo di procedere (Meier/Stettler,
Droit de la filiation, 5ª ed. 2014, N. 1253 pag. 824).

 

                                         L’Autorità di
protezione può segnatamente ammonire i genitori, gli affilianti o il figlio,
impartire loro istruzioni per la cura, l’educazione o l’istruzione e designare
una persona o un ufficio idoneo che abbia diritto di controllo e informazione
(art. 307 cpv. 3 CC).

 

                                         Le misure previste dagli
art. 307 segg. CC hanno lo scopo di proteggere il bambino da possibili minacce
al suo sviluppo fisico, psichico o morale (CR, CC I, Meier, art. 307 N. 5; Hegnauer/Breitschmid, Grundriss
des Kindesrechts, 5ª edizione, pag. 206 n. 27.14). Esse sono informate
dunque al bene del minorenne e non dipendono da un'eventuale colpa dei
genitori, né costituiscono una sanzione nei loro confronti. L’eventuale colpa
del padre o della madre non configura una condizione di messa in atto della
misura (CR, op. cit., Intro. art. 307–315b N. 28; Breitschmid in: Kommentar zum
Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 4 ad art. 307 CC).
L’applicazione delle misure di protezione è retta dal principio di
proporzionalità che si traduce nella legge in una gradualità degli interventi,
che va dalla misura più debole alla misura più incisiva (Meier/Stettler, Droit de la filiation,
5a ed. 2014, N. 1252–1254 pag. 825).

 

                                         Nel dettaglio l’art. 307
cpv. 3 prevede una lista non esaustiva delle misure che l’Autorità può ordinare
a protezione del minore. 

Affinché rispetti il principio della
proporzionalità la misura deve essere necessaria e sufficiente ad assicurare la
protezione del minore. L’Autorità potrà in primo luogo ammonire i genitori ai
loro doveri, dare loro consigli in ambito di cura, educazione e formazione del
minore (ad esempio: pareri medici, frequentazioni a corsi di cura, partecipazioni
a corsi per genitori,...). L’Autorità potrà anche consigliare i genitori ed
orientarli verso i Servizi competenti o ancora impartire loro istruzioni.

L’art. 307 CC funge pure da base legale per
il disciplinamento di misure d’indagine, volte a determinare l’eventuale messa
in pericolo del bene del minore e la necessità di adottare misure più incisive
(esami medici ambulatoriali, osservazioni di durata limitata presso un Istituto,
perizie psichiche dei genitori in caso di sospetti di abusi). 

L’Autorità potrà infine designare una persona
(ad esempio assistente sociale, psicologo) o un ufficio idoneo (servizi per la
protezione dei minori) che abbia facoltà di controllo e d’informazione (CR CC
I, op. cit., art. 307 N. 11–15 pag. 1879 segg.).

 

Benché tali misure (controllo e
informazione) si trovino in basso alla scala delle misure di protezione, anche
in tal caso l’Autorità dovrà applicare il principio di proporzionalità.

 

                                   5.   Nel suo
apprezzamento, l'Autorità non è vincolata, in virtù del principio inquisitorio
illimitato che governa il diritto di filiazione, né alle dichiarazioni delle
parti né alle prove da loro fornite (DTF 122 III 408, cons. 3d).

                                         Il
citato principio vale anche per la regolamentazione delle relazioni personali
(sentenze del Tribunale federale 5A_69/2011 del 27 febbraio 2012 consid. 2.3; 5C.58/2004 del 14 giugno 2004 cons. 2.1.2).

 

                                         Questo
principio impone all’Autorità di chiarire i fatti e prendere in considerazione
d’ufficio tutti gli elementi che possono essere importanti per rendere una decisione
conforme al bene del minore. L’Autorità può istruire la fattispecie secondo il
proprio apprezzamento, amministrando finanche le prove in modo inabituale, di
propria iniziativa, sollecitare rapporti, anche se tale maniera di procedere
non è prevista dal diritto di procedura cantonale (DTF 128 III 411, cons.
3.2.1, pag. 413).

                                         Questo
principio non dispensa tuttavia le parti dal collaborare attivamente alla
procedura e dall’esporre le proprie tesi (sentenza del Tribunale federale 5A_69/2011 del 27 febbraio 2012, cons.
2.3).

 

                                   6.   In concreto, RE 1 era
stata “segnalata” all’Autorità di protezione una prima volta nel corso del 2011
(quando ancora conviveva con il padre dei suoi figli) e poi nel 2014 (lamentele
dei vicini). Dagli atti emerge che nel 2011 il Ministero pubblico aveva escluso
la sussistenza di fatti di rilevanza penale a carico dei genitori nei confronti
di PI 1. Anche nel 2014, “dopo gli accertamenti di rito” l’Autorità di protezione
aveva ritenuto che la “situazione non necessitasse” di un intervento (cfr.
decisione del 13 luglio 2016 mandato al SAE).

 

                                         Mediante scritto del 12
aprile 2016 l’amministrazione del condominio presso cui risiede RE 1, ha
nuovamente esposto all’Autorità di protezione le proprie rimostranze in
relazione al comportamento della madre nei confronti dei due figli (sospetto
maltrattamento) nonché ai disagi causati ai vicini (urla e rumori molesti). In
quell’occasione l’Autorità di protezione ha convocato RE 1 per un’udienza di discussione.
Dalla stessa è emerso che l’interessata è a conoscenza delle lamentele dei
vicini e “ritiene che qualsiasi mamma possa perdere la pazienza e alzare la
voce con i propri figli”; riferisce però che ciò sia successo in poche
occasioni. Dichiara di non aver mai alzato le mani sui figli (cfr. verbale
d’udienza del 7 giugno 2016).

                                         Durante l’audizione della
mamma l’Autorità di protezione le ha proposto il sostegno del SAE. Dal verbale
agli atti risulta che la signora RE 1 si è dichiarata concorde con tale misura.

 

                                         L’assistente sociale (__________)
che si era recata presso l’abitazione di RE 1 (30 maggio 2016) per informarla
delle lamentele, ha indicato che la madre ha “ammesso di avere alcune
difficoltà in quanto mamma sola”, ma che alla proposta di un sostegno da parte
del SAE si è dimostrata “molto reticente” (cfr. email del 31 maggio 2016).

 

                               6.1.   Ora, indipendentemente
dall’accordo che la reclamante sembra aver dato in sede d’udienza, in concreto
va rilevato che dagli atti non emerge che l’Autorità di protezione abbia fatto
valutazioni o particolari indagini in relazione alla messa in pericolo del bene
dei minori.

 

                                         Nella decisione in esame,
che conferisce appunto mandato al Servizio di sostengo e accompagnamento
educativo di sostenere la famiglia RE 1 l’Autorità non ha fatto riferimento
alcuno al bene dei minori, ma si è limitata a esporre le lamentele dei vicini e
riferire dell’accordo dato da RE 1 in sede d’udienza al sostegno del SAE.

                                         L’Autorità di protezione si
limita a concludere che RE 1 necessita di un supporto / aiuto per il tramite
del servizio di sostegno e accompagnamento educativo, che potrà monitorare la
situazione.

 

                                         Ora, benché non si possa
escludere che il bene dei minori possa in concreto essere messo in pericolo dal
comportamento della madre, appare evidente che le sole lamentele dei vicini non
possano, da sole, essere ritenute sufficienti a giustificare l’adozione di una
misura di protezione.

                                         Necessario in primo luogo
è che l’Autorità di protezione valuti, al più presto, la situazione dei
minori e l’eventuale messa in pericolo del bene degli stessi (le possibili
minacce allo sviluppo fisico, psichico e morale) e valuti la necessità di
adottare le misure di protezione adeguate, sincerandosi di rispettare il
principio di proporzionalità e di gradualità della misura.

 

                                         In simili circostanze, in
accoglimento del gravame, la decisione impugnata va di conseguenza annullata e
l’incarto ritornato all’Autorità di prime cure perché proceda al più presto ai
sensi dei considerandi.

 

                                    7.   Viste
le circostanze particolari, eccezionalmente si prescinde dal prelievo di spese
e tasse di giustizia.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

1.Il
reclamo è accolto. Di conseguenza:

 

1.1  La decisione del 13
luglio 2016 (ris. 732/2016) dell’Autorità regionale di protezione __________
è annullata.

 

1.2  Gli atti sono ritornati
a quest’ultima Autorità perché proceda, al più presto, ai sensi dei
considerandi.

 

                                   2.   Non
si prelevano spese e tasse di giustizia. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

  -
  

  

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se
la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.