# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 13960a1e-567c-539f-9c1f-34c01fc26918
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.07.2017 35.2016.84
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2016-84_2017-07-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2016.84

   

  mm

  	
  Lugano

  18 luglio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretaria:

  	
  Stefania Cagni

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 settembre 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 26 luglio 2016 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 6 maggio 1989, RI 1,
dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di apprendista
magazziniere e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’__________
(ora CO 1), è rimasto coinvolto in un incidente della circolazione stradale.

                                         A causa di questo
sinistro, egli ha riportato, secondo il rapporto 22 giugno 1989 della Clinica
di chirurgia dell’Ospedale cantonale di __________, una commotio cerebri, un
pneumotorace a sinistra, nonché fratture a livello del setto nasale, della
mascella destra e metatarsale IV a destra.

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

                                         La cura medica è stata
dichiarata chiusa dall’8 agosto 1989, mentre l’assicurato ha ritrovato una
piena capacità lavorativa dal 9 agosto 1989 (cfr. doc. 4 e 6).

 

                               1.2.   Il 29 gennaio 1994, nel
frattempo entrato alle dipendenze della __________ in qualità di magazziniere e
assicurato contro gli infortuni sempre presso l’__________ (ora CO 1), RI 1 è
rimasto vittima di un secondo incidente della circolazione con diagnosi di
contusione della spalla/braccio sinistro con possibile neuroaprassia (cfr. doc.
23). 

 

                                         L’assicuratore LAINF ha
ammesso la propria responsabilità anche per questo caso.

 

                                         In data 9 maggio 1995, l__________
ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni, in quanto i disturbi
presentati dall’assicurato non si trovavano più in nesso causale naturale con
l’evento traumatico del gennaio 1994, ma erano invece conseguenza del sinistro
occorso nel 1989 (cfr. doc. 115). 

 

                               1.3.   L’amministrazione ha
corrisposto le prestazioni di corta durata (a carico dell’infortunio del giugno
1989) sino al 28 febbraio 2010.

 

                                         Con decisione formale del
4 marzo 2010, l’assicurato è quindi stato posto al beneficio di una rendita
d’invalidità del 100% a far tempo dal 1° marzo 2010, calcolata quale rendita
complementare (cfr. doc. 143). 

 

                                         Il provvedimento appena citato
è cresciuto incontestato in giudicato.

 

                               1.4.   Nel corso del mese di gennaio
2015, l’assicuratore ha disposto l’esecuzione di una perizia amministrativa
pluridisciplinare ex art. 44 LPGA, affidandone il mandato all’__________ di __________
(cfr. doc. 154). 

 

                                         Le visite peritali hanno
avuto luogo il 10 e l’11 marzo 2015 (cfr. doc. 156).

 

                                         Il rapporto peritale è
stato consegnato in data 6 maggio 2015 (doc. 92). 

 

                               1.5.   Con decisione formale del 13
ottobre 2015 (doc. 161), l’CO 1 ha riconsiderato la decisione mediante la quale
all’assicurato era stata assegnata la rendita d’invalidità (“… la rendita di
invalidità non è stata accordata sulla base di una valutazione medica chiara e
convincente, cosa che ha indotto l’amministrazione a trarre conclusioni errate.
In quanto viola il principio inquisitorio, la definizione del grado di
invalidità sulla base di elementi insufficienti non è conforme alla legge e la
relativa decisione è, di conseguenza, manifestamente errata ai sensi delle
disposizioni relative al riesame …”) e ha posto termine al versamento della
prestazione a contare dal 31 luglio 2015 (“La perizia del centro __________ del
6.5.2015 attesta, a fronte delle conseguenze dell’infortunio, una capacità
lavorativa del 100% per la consueta attività di magazziniere come pure per
qualsiasi altra attività (…). Dovendo presumere una piena capacità lavorativa,
è quindi da escludere un reddito ridotto, che è requisito per la concessione di
una rendita di invalidità. Pertanto non sussiste alcun diritto a una rendita
d’invalidità.”). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 164), in data 26
luglio 2016, l’istituto assicuratore ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 173). 

 

                               1.6.   Con tempestivo ricorso del 12
settembre 2016, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto che,
annullata la decisione su opposizione impugnata, all’assicuratore resistente
venga ordinato di ripristinare il diritto alla rendita a decorrere dal 1°
agosto 2015, oltre un interesse moratorio del 5% “dal primo giorno del mese
successivo al quale queste di riferiscono”.

                                         A sostegno delle proprie
pretese, l’insorgente fa valere innanzitutto che, nel caso di specie, non
sarebbero dati i presupposti per procedere a una riconsiderazione della
decisione di rendita, posto che “il fatto di non aver svolto degli accertamenti
medici ulteriori, segnatamente il fatto che difetti una visita medica di
chiusura non è un errore tale da ritenere erronea la decisione di per sé. Verosimilmente
neppure è un errore. Il fatto di dover accertarne l’erroneità tramite una
perizia, quella della __________ di cui diremo, ne è la comprova (…).” (doc. I,
p. 5). 

                                         D’altro canto,
nell’ipotesi in cui fossero adempiuti i presupposti della riconsiderazione, il
ricorrente contesta che alla perizia amministrativa possa essere attribuito un
sufficiente valore probatorio (doc. I, p. 6 s.: “Alla presente viene accluso il
rapporto peritale del dr. med. __________ del 28.3.2016, che si è ritenuto dover
far allestire alfine di confutare le affermazione di cui alla perizia della __________,
che non abbiamo alcun timore ad affermare non poter essere ritenuta imparziale.
La perizia del dr. __________, che beninteso è stata commissionata
dall’assicurato, per il che è di parte (non fosse che per evidenti motivi
lessicali), vuole essere un accertamento che si ritiene decisivo e non è la
semplice contrapposizione ad un rapporto medico che riteniamo ben poco
credibile non fosse che per le modalità con le quali viene assunto. Il dr. __________
fa presente che l’assicurato in quei compiti che richiedono un carico attentivo
o sostenuto, la necessità di elaborare svariate informazioni
contemporaneamente, l’uso della memoria presenta delle limitazioni. Il dr. __________
non condivide neppure le conclusioni del dr. __________ in punto
all’apprezzamento della personalità dell’assicurato, che appare di tutta prima
anche al perito di quest’ultimo manifestamente di parte. La __________ è la
ragione sociale della ditta individuale dello psicologo __________ i cui altri
medici chiamati ad esprimersi agiscono come mandanti di quest’ultimo.
Personalmente non vediamo ove sia ragionevolmente garantita l’imparzialità di
siffatta ditta individuale. Vorremmo sapere dallo psicologo __________, dati
alla mano, quale parte della propria attività lavorativa sia attribuita
all’analisi peritale ed in quale misura coloro che fanno capo ai suoi servigi
sono degli assicuratori e quanti gli assicurati. (…). Lo scopo della perizia
doveva essere quello di accertare la situazione medica di RI 1 e non già quello
di volerlo a priori, volontà che riteniamo altremodo probabile, porlo sul banco
degli imputati volendo trarre in tutti i suoi agiti e movimenti delle palesi
incoerenze. Le conclusioni, minimizzanti – neganti addirittura (a titolo di
esempio, a priori qualsivoglia nesso causale tra i dolori cervico-brachiali e
quelli lumbo ischialgici ed i molteplici traumi subiti giungendo ad affermare
che sono delle evoluzioni naturali incorse negli anni (nonostante ne soffra dal
tempo degli incidenti) – non sono assolutamente credibili.”).

 

                               1.7.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. V). 

 

                               1.8.   In data 15 dicembre 2016,
l’insorgente si è riconfermato nelle proprie allegazioni e conclusioni (cfr.
doc. XIII).

 

                                         L’amministrazione si è
pronunciata in proposito il 6 gennaio 2017 (cfr. doc. XV). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se l’CO 1 era legittimata a sopprimere il
diritto alla rendita d’invalidità a far tempo dal 31 luglio 2015, oppure no. 

 

                               2.2.   In una sentenza pubblicata in
DTF 130 V 380 e in SVR 2004 UV Nr. 16 p. 53, il TFA (dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale) ha stabilito che l’assicuratore infortuni ha la possibilità
di porre fine, con effetto ex nunc e pro futuro, al proprio obbligo
prestativo, inizialmente riconosciuto mediante il versamento d’indennità
giornaliere e l’assunzione di spese di cura, senza doversi richiamare a un
motivo di revoca (riconsiderazione o revisione processuale). Nella fattispecie
esaminata dall’Alta Corte il caso è stato liquidato invocando il fatto che un
evento assicurato – dopo un esame corretto della situazione – in realtà non si
era mai verificato.

 

                                         Nella citata pronunzia il
TFA ha, tuttavia, precisato che tale principio non si applica alle rendite
d’invalidità, siccome la loro soppressione per il futuro sottostà alle
condizioni dell’adeguamento (Anpassung; art. 17 cpv. 1 LPGA) oppure -
per sostituzione di motivi - a quelli della riconsiderazione o della revisione
processuale (art. 53 LPGA). 

 

                                         Nella
concreta evenienza, l’istituto assicuratore convenuto pretende che sarebbero
dati i presupposti per procedere a una riconsiderazione della decisione
formale del 4 marzo 2010, mediante la quale il ricorrente era stato
posto al beneficio di una rendita invalidità corrispondente a una totale
incapacità lucrativa a contare dal 1° marzo 2010.

 

                                         Qui di seguito, il TCA
esaminerà dunque se le condizioni d’applicazione dell’art. 53 cpv. 2 LPGA sono
soddisfatte, oppure no. 

 

                               2.3.   Giusta l’art. 53 cpv. 2 LPGA,
l’assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e
se la loro rettifica ha una notevole importanza. 

 

                                         Per giudicare se è
ammissibile riconsiderare una decisione per il motivo che essa è manifestamente
errata, ci si deve fondare sulla situazione giuridica esistente al momento
in cui questa decisione è stata emanata, tenuto conto della prassi in vigore a
quel momento (DTF 125 V 383 consid. 3 con riferimenti).

 

                                         Mediante la riconsiderazione
si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto, rispettivamente,
un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei fatti. Un cambiamento
di prassi oppure di giurisprudenza non giustifica di principio una riconsiderazione
(DTF 117 V 8 consid. 2c; 115 V 308 consid. 4a/cc).

                                         Una decisione è
manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base di norme
giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle disposizioni
fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo
inappropriato (STF 9C_181/2010 del 12 agosto 2010, consid. 3 con riferimenti).

 

                                         Per motivi legati alla
sicurezza giuridica e per evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento
che consenta di riesaminare liberamente le condizioni poste a fondamento delle
prestazioni di lunga durata, l'irregolarità deve essere manifesta. In
particolare, non si può parlare di un'inesattezza manifesta se l'assegnazione
della prestazione dipende dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame
presuppone un certo margine di apprezzamento riguardo a certi loro aspetti o
elementi, e se la decisione iniziale appare ammissibile alla luce della
situazione di fatto e di diritto. Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere
erroneo della decisione iniziale, le condizioni per procedere a una riconsiderazione
non sono date (STF 9C_457/2008 del 3 febbraio 2009 consid. 4.2.1 con
riferimento alla STF 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008 consid. 3.1).

 

Nella STFA I 406/05 del 13 luglio 2006 consid.
6, l’Alta Corte ha dichiarato manifestamente errata la decisione formale
mediante la quale l’Ufficio AI aveva riconosciuto a un assicurato una mezza
rendita di invalidità per il motivo che, nella sua abituale professione di
coiffeur, presentava un’inabilità lavorativa del 50% (con corrispondente
riduzione del reddito). Secondo il Tribunale federale delle assicurazioni, vista
l’inidoneità della professione di coiffeur a causa delle cervicalgie sofferte,
considerata l’inesistenza di elementi medici che potessero escludere
l’esercizio di un’attività adeguata e ritenuta la mancanza della volontà di
cambiare orientamento professionale, l’amministrazione avrebbe invece dovuto
esaminare se l’assicurato, sul mercato generale del lavoro, esercitando
un’attività sostitutiva, era in grado di meglio valorizzare la sua capacità
lavorativa residua.

 

                                         Nella STFA I 302/04 del 28
marzo 2006, il TFA ha ritenuto come errore manifesto l’agire dell’Ufficio AI di
aver considerato un assicurato totalmente inabile al lavoro nella sua
precedente attività, riconoscendogli quindi il diritto ad una rendita intera,
senza aver tenuto conto che dal punto di vista medico egli era stato ritenuto
abile al lavoro in attività leggere adeguate e senza procedere alla valutazione
economica mediante il raffronto dei redditi.

 

                                         Nella STF 9C_181/2010 del
12 agosto 2010, consid. 6, il TF ha ritenuto la determinazione della
fattispecie manifestamente errata in quanto sprovvista di una motivazione
medica (in quel caso l’autorità cantonale aveva concluso che l’assicurato non
poteva svolgere nessuna attività anche se dagli atti medici – fatto salvo il
rinvio a un protocollo non medico e basato unicamente su dati soggettivi
forniti dallo stesso assicurato – non si poteva desumere alcunché in merito
alla capacità lavorativa in un’attività adeguata).

 

                               2.4.   Nel caso di specie,
l’amministrazione fa valere che la decisione di rendita sarebbe da ritenere
manifestamente errata, in quanto, da una parte, “… non è stato eseguito nessun
accertamento medico per rilevare il danno alla salute dell’assicurato e per
valutare il grado dell’incapacità lavorativa che gli impedimenti rilevati
provocano sia nella professione abituale sia nelle altre relativamente
confacenti. Gli atti medici sono insufficienti per la valutazione dello stato
di salute e la capacità lavorativa che ne consegue” e, dall’altra, “… non è
stato rilevato né il reddito da valido né il reddito da invalido. Pertanto, CO
1 non ha determinato il grado d’invalidità tramite il raffronto dei redditi ai
sensi dell’art. 16 LPGA, ma si è limitata a notificare il grado d’invalidità
del 100%.” (doc. 174, p. 7). 

 

                                         Dalle carte processuali si
evince che l’assicuratore LAINF convenuto ha in effetti ammesso la totale
incapacità lucrativa di RI 1, senza procedere ad alcun accertamento, in primo
luogo di natura medica, e senza neppure aveva a disposizione documentazione affidabile
su cui fondare la decisione di rendita. Esso ha così omesso di delimitare il
danno alla salute infortunistico e, in funzione di ciò, di valutare
l’esigibilità lavorativa dell’assicurato. L’unico accertamento compiuto
dall’amministrazione risulta essere il parere 19 febbraio 2010 del medico
fiduciario dott. __________, riguardante l’entità della menomazione
all’integrità (cfr. doc. 66). 

 

                                         Secondo la giurisprudenza
federale, un accertamento insufficiente (e quindi, a maggior ragione, l’assenza
di accertamento) della fattispecie giuridicamente rilevante a seguito di una
violazione del principio inquisitorio, costituisce un motivo di
riconsiderazione giusta l’art. 53 cpv. 2 LPGA (cfr. STF 8C_27/2011 del 14
marzo 2011 consid. 4.1 e riferimenti ivi menzionati). 

 

                                         In esito a quanto precede,
posto che anche il secondo presupposto della riconsiderazione (la notevole
importanza della rettifica) è senz’altro soddisfatto, essendoci in gioco una
prestazione periodica (al riguardo, cfr. U. Kieser,
ATSG-Kommentar, 2a ed., n. 34 ad art. 53), il TCA deve dunque concludere
che la CO 1 era legittimata a rivenire sulla sua decisione formale del 4 marzo
2010. 

 

                                         Stante ciò, si tratta ora
di esaminare se a giusta ragione la rendita d’invalidità in vigore è stata
soppressa a decorrere dal 31 luglio 2015.

 

                               2.5.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle prestazioni
entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.6.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb,
118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.7.   Dalla decisione su opposizione impugnata si evince che
l’istituto assicuratore ha fondato la decisione di sopprimere la rendita
d’invalidità in vigore, sulle conclusioni contenute nella perizia
amministrativa elaborata dall’__________ (cfr. doc. 174, p. 9). 

 

                                         Dalle tavole processuali
emerge in effetti che, nel corso del mese di marzo 2015, l’insorgente è stato
sottoposto ad accertamenti pluridisciplinari - psichiatrici, neurologici,
ortopedici e neuropsicologici -, a cura dei dottori __________, spec. in
psichiatria e neurologia e __________, spec. FMH in ortopedia, nonché del
neuropsicologo dott. phil. __________ (cfr. doc. 156). 

 

                                         Dopo aver minuziosamente
ricostruito l’anamnesi del ricorrente (cfr. doc. 92, p.3-16), i periti
amministrativi hanno diagnosticato – patologie in nesso causale con gli
infortuni assicurati - uno stato dopo commotio cerebri e plurime
fratture del cranio (setto nasale e mandibola), frattura metatarsale al IV.
dito della mano destra, pneumotorace a sinistra, diverse escoriazioni
(attualmente senza dimostrabili rilevanti postumi funzionali e deficit
neurologici e neuropsicologici associati) e uno stato dopo possibile trauma
d’accelerazione cervicale, come pure – patologie per le quali l’eziologia
infortunistica è invece stata negata – una sindrome algica
cervico-brachiale a sinistra su grossa ernia discale C3-C4 a destra con stenosi
del canale spinale e del neuroforame destro e, radiologicamente, possibile
sofferenza della radice di C4 a destra senza chiaro correlato clinico,
protusioni discali a livello di C4-C5 e C5-C6, senza compromissione delle
strutture neurali dal profilo clinico e radiologico, sospetto impingement sottoacromiale,
reperto clinico con indizi di autolimitazione soprattutto nei movimenti del
capo, nonché una sindrome cronica lombo-ischialgica a destra su residua
sindrome deficitaria L5 a destra e stato dopo resezione di un’ernia discale
L4-L5 a destra nel 2007 (doc. 92, p. 34). 

 

                                         Gli esperti bernesi hanno
quindi osservato di aver riscontrato importanti autolimitazioni e inconsistenze
tra i disturbi denunciati dall’assicurato e le sue effettive capacità
funzionali, da interpretare quale atteggiamento cosciente volto all’ottenimento
di un guadagno secondario della malattia. Sempre a loro avviso, non sono oggettivabili
reperti patologici imputabili con verosimiglianza preponderante all’infortunio
del maggio 1989 oppure a quello del gennaio 1994. Per contro, essi hanno
oggettivato dei reperti patologici, nella forma di alterazioni degenerative, a
livello cervicale e lombare, i quali presentano con verosimiglianza
preponderante un’eziologia extra-traumatica (doc. 92, risposta ai quesiti n.
1.3 e 1.5). 

                                         È stata peraltro esclusa
la presenza di una diagnosi psichiatrica (doc. 92, risposta al quesito n. 2.1).

 

                                         Pronunciandosi
sull’aspetto eziologico, i periti hanno dichiarato che non si è in presenza di
un danno alla salute organico-strutturale oggettivabile, riconducibile
all’evento infortunistico occorso il 6 maggio 1989 (doc. 92, risposta al
quesito n. 3.1). D’altro canto, essi hanno precisato di non poter ammettere che
le conseguenze del sinistro del 29 gennaio 1994 giochino ancora un qualsiasi
ruolo causale per rapporto alle condizioni di salute dell’insorgente (doc. 92,
risposta al quesito n. 3.2.3). 

 

                                         Per quanto riguarda l’aspetto
neuropsicologico, il dott. phil. __________ ha sottolineato di aver
riscontrato, in primo piano, delle autolimitazioni e delle inconsistenze,
oggettivate in più test e confermate grazie a diversi confronti trasversali. In
occasione della valutazione dei tempi di reazione espliciti, l’assicurato ha
ottenuto dei risultati chiaramente peggiori che in altri test, in cui i tempi
di reazione sono stati rilevati in maniera “mascherata”. D’altro canto, clinicamente
non è stato riscontrato alcun rallentamento psicomotorio, ciò che invece l’assicurato
ha mostrato nel test di misurazione dei tempi di reazione. Nel caso in cui si
considerassero i risultati di questi test, all’assicurato dovrebbe essere
immediatamente negata l’idoneità alla guida. Infine, tutte le variabili che
valutano la cooperazione e la plausibilità del comportamento, sono risultate
estremamente sorprendenti. 

                                         Nell’insieme, sempre
secondo il neuropsicologo, dagli esiti dei test e dalle osservazioni cliniche
fatte nell’ambito dell’esame neuropsicologico e del primo colloquio, è emerso
un evidente quadro di autolimitazioni e inconsistenze, in assenza di un disturbo
cognitivo “autentico”, ovvero correlabile a un danno organico cerebrale. Nei
test neuropsicologici eseguiti presso la Clinica di __________ nel 1994 e 1996,
erano stati evidenziati dei lievi disturbi neuropsicologici, con
difficoltà dell’attenzione/concentrazione da lievi a medio-gravi (nel 2015: deficit
sino a gravi) e lievi deficit mnesici (nel 2015: deficit grave). Ora, un simile
peggioramento delle funzioni cognitive non è plausibile prendendo in
considerazione gli infortuni del 1989 e 1994, né l’assicurato soffre di
un’altra patologia comportante limitazioni cognitive progredienti. Posto che
anche la valutazione psichiatrica ha escluso la presenza di un disturbo
psichico che potrebbe giustificare le inconsistenze e le autolimitazioni, non
rimane da considerare che l’ipotesi di un comportamento consapevole, il quale
può essere spiegato con i meccanismi del guadagno secondario della malattia
(doc. 92, p. 32 s.). 

 

                                         Unitamente
all’impugnativa, l’assicurato ha prodotto un rapporto, datato 28 marzo 2016,
del dott. __________, spec. FMH in neurologia. 

 

                                         Trattandosi della sindrome
cervicale, lo specialista consultato privatamente dal ricorrente ha sostenuto
che “la protusione discale C3/C4 constatata per la prima volta nel 1994 non si
può ritenere di origine traumatica. Lo stesso vale per le patologie cervicali
discali e degenerative a diversi livelli constatate dal 2012 in avanti. Si può
discutere il ruolo dei due traumi alla colonna cervicale nello sviluppo della
patologia degenerativa cervicale attuale, a confronto di una evoluzione senza
traumatismi. Un ruolo dei traumi predisponente a un maggiore sviluppo di patologie
di tipo degenerativo è con molta probabilità da considerare.” (doc. A 2, p. 19
s.). 

                                         A proposito della sindrome
lombare, il dott. __________ ha dichiarato che “la sintomatologia lombare
ancora oggi presente e documentata negli atti è da ritenere cronica e di
origine degenerativa. È possibile che il trauma/i traumi subiti dal paziente
abbiano influenzato in modo negativo l’evoluzione della sindrome dolorosa
riferibile alla patologia degenerativa a livello lombare, ma con molta
probabilità la patologia è di tipo degenerativo, non post-traumatica.” (doc. A
2, p. 20). 

                                         Per quanto concerne la
problematica interessante la spalla sinistra, secondo il neurologo
interpellato dall’assicurato, “la diagnosi di impingementsyndrom della spalla
sinistra (25.02.2013) è da ritenere sicura, anche in considerazione dei referti
della artro-RM del 14.11.2013. All’origine della sindrome ci possono essere
traumi e lesioni di tipo degenerativo. Questa patologia è di competenza
ortopedica, dal punto di vista della mia esperienza riabilitativa ortopedica
ritengo possibile un ruolo del trauma alla spalla sinistra come fattore
predisponente lo sviluppo/l’accelerazione per l’apparizione della patologia
degenerativa.” (doc. A 2, p. 21). 

                                         In merito ai deficit
cognitivi, il dott. __________ ha segnatamente rilevato che “le
informazioni a disposizione agli atti sul decorso depongono per una continuità
dei disturbi cognitivi accusati dal paziente anche oltre il 1994, riferiti dal
paziente in modo coerente lungo tutti questi anni. L’incidente del 1994 non ha
causato un nuovo trauma cranio-encefalico, ma con l’avvento di una nuova fase
post-traumatica caratterizzata da algie in diversi distretti corporali, può
aver avuto un influsso negativo sull’adattamento alla presenza dei deficit cognitivi.
Con grande probabilità i deficit cognitivi riferiti dal paziente sino ad oggi e
evidenziati con valutazione dettagliata neuropsicologica del 1994 e del maggio
1996 sono da riferire al trauma cranio-encefalico del 1989. La valutazione
neuropsicologica eseguita nell’ambito della perizia del marzo 2015 (__________)
è stata giudicata da chi l’ha eseguita come non rappresentante il profilo
cognitivo attuale del peritando, dunque – se ci si basa sui documenti agli atti
– ci si deve basare per giudicare il profilo cognitivo del paziente sulla
valutazione del dicembre 1994 e del maggio 1996, come detto senza dubbio
corrette, e sulle informazioni anamnestiche successive. I risultati della
valutazione del marzo 2015 non può dunque neanche essere considerata per
valutare l’evoluzione dei disturbi (p. 33, perizia __________).” (doc. A 2, p.
18). 

                                         Il neurologo ha quindi concluso
che “i deficit neuropsicologici sono con molta probabilità da attribuire ai
postumi infortunistici.” (doc. A 2, p. 22).

 

                                         Invitato a pronunciarsi
sul contenuto della perizia amministrativa, il dott. __________ ha osservato
che in quest’ultima “… non viene persa un’occasione per sottolineare questa
valutazione del comportamento del peritando (insufficiente collaborazione o
esagerazione dei sintomi, ndr.). Devo dire che io non ho mai avuto questa
impressione, ma di un paziente con una sua sofferenza, con semmai a tratti
difficoltà a concentrarsi sui compiti dati e a ricordare anche aspetti
importanti della sua storia clinica. Ci si può dunque giustamente chiedere se
questo profilo cognitivo manifestato nella pratica non sia da riferire ai
disturbi cognitivi postraumatici del paziente, ciò che io penso sia il caso. Il
paziente mostra una buona comprensione dei compiti e l’assenza (dal mio punto
di vista di neurologo) di apparenti disturbi psichiatrici (a questa conclusione
arriva anche lo psichiatra che ha esaminato il paziente nell’ambito della
perizia __________). Il collega neurologo (p. 20, prime linee) attesta al
paziente una buona cooperazione, anche se nella prova della forza dell’arto
superiore/mano (terz’ultimo paragrafo p. 20) il collega suppone addirittura un
tentativo cosciente d’inganno da parte del paziente. Al collega psichiatra, il
paziente ha dato l’impressione di non aver fatto delle riserve nelle risposte
alle domande. Il Dr. __________ riferisce (p. 18 e 19) di diverse occasioni
(ca. 9 volte) nelle quali il paziente gli ha dato l’impressione di esagerare i
suoi disturbi. Siamo di fronte a valutazioni diverse della collaborazione
offerta dal paziente. Le valutazioni negative sono quelle degli esami fatti il
2. giorno del lavoro peritale, ci si può chiedere quale ruolo abbia giocato –
oltre ai suoi deficit cognitivi – la stanchezza riferita dal paziente e
concernente il secondo giorno del soggiorno a __________.” (doc. A 2, p. 24). 

 

                               2.8.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia, precisato
che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri medici e
parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come farebbe un
perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è l’opinione più
adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in fine; STFA I
673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.9.   Chiamato a
pronunciarsi nella concreta evenienza, questo Tribunale rileva
innanzitutto che, nel gennaio 2015, l’amministrazione ha incaricato l’__________
di periziare l’assicurato (cfr. doc. 154), nel rispetto della procedura di cui
all’art. 44 LPGA (cfr. doc. 153). 

                                         Contro tale provvedimento,
RI 1 non ha sollevato né motivi formali di ricusa dei periti (ovvero quelli che
sono suscettibili di generare dubbi circa la loro imparzialità), né motivi materiali
contro la perizia in quanto tale oppure contro gli esperti designati,
segnatamente per quanto riguarda la loro competenza professionale. 

                                         Stante ciò, l’insorgente è,
in questa sede, malvenuto a sollevare dei dubbi circa l’imparzialità degli
esperti incaricati dall’istituto assicuratore (cfr. doc. I, p. 7: “La __________
è la ragione sociale della ditta individuale dello psicologo __________ in cui
altri medici chiamati ad esprimersi agiscono come mandanti di quest’ultimo.
Personalmente non vediamo ove sia ragionevolmente garantita l’imparzialità di
siffatta ditta individuale. Vorremmo sapere dallo psicologo __________, dati
alla mano, quale parte della propria attività sia attribuita all’analisi
peritale ed in quale misura coloro che fanno capo ai suoi servigi sono degli
assicuratori e quanti degli assicurati.”). 

                                         A prescindere da quanto
precede, è comunque utile segnalare che, secondo la giurisprudenza federale, un
motivo di ricusazione non è dato per il solo fatto che il perito incaricato è economicamente
dipendente dal mandante oppure per il solo fatto che egli svolge
incarichi per conto dell’amministrazione (cfr. STF 8C_400/2013 del 31
luglio 2013 consid. 4.2, 8C_854/2012 del 4 aprile 2013 consid. 5.2 e
riferimenti ivi menzionati). 

 

                                         Fatta questa premessa, il
TCA ritiene di poter fondare il proprio giudizio sulla perizia allestita dagli
specialisti dell’__________, i quali hanno proceduto a un esame
particolarmente approfondito della fattispecie medica, vagliando l’insieme
della documentazione a disposizione, e hanno saputo esporre le loro conclusioni
in modo chiaro e motivato.

 

                                         In particolare, dalla documentazione
medica agli atti, segnatamente dalla perizia di parte elaborata dal dott. __________,
non emergono indizi concreti suscettibili di sminuire il valore probatorio
attribuito alla perizia dell’__________. 

 

                                         In effetti, trattandosi
dei disturbi interessanti il rachide cervicale, riguardo ai quali il
dott. __________ ha sostenuto che vi sarebbe con molta probabilità da
considerare un ruolo predisponente dei traumi subiti a un maggiore
sviluppo delle patologie degenerative riscontrate a quel livello (cfr. doc. A
2, p. 20), questa Corte rileva che, in merito a questo aspetto, il TF ha già precisato
che, non soltanto in caso di aggravazione traumatica di uno
stato degenerativo preesistente non manifesto alla colonna vertebrale (STF
8C_326/2008), ma pure in caso di alterazioni degenerative della colonna
vertebrale sopraggiunte soltanto dopo l'infortunio (in quella fattispecie, l’assicurata, vittima di un
trauma d’accelerazione cervicale, aveva in effetti preteso che l’infortunio
costituisse una causa parziale d’alterazioni degenerative sviluppatesi soltanto
dopo di esso), occorre ammettere, in via di massima, che un
rapporto di causalità non è più dato dopo un anno (cfr. STF 8C_677/2007 del 4 luglio 2008 consid. 6.2,
pubblicata in SVR 2009 UV Nr. 1, p. 1 ss.). In concreto, l’assicuratore
resistente ha riconosciuto il proprio obbligo a prestazioni sino al mese di luglio
2015, quindi abbondantemente oltre l’anno stabilito dalla giurisprudenza
federale. 

                                         Sempre in questo contesto,
non può neppure essere ignorato che, con rapporto del 31 ottobre 2013, il dott.
__________, Capoclinica di neurochirurgia presso la __________ di __________,
ha indicato che, alla luce della diagnosi e dei dati anamnestici, non si poteva
ammettere un nesso causale tra i disturbi denunciati dall’assicurato al rachide
cervicale e un qualsiasi infortunio (cfr. doc. 85). 

 

                                         Per quanto concerne la problematica
lombare, il neurologo privatamente consultato dal ricorrente, dopo aver
ammesso l’origine squisitamente morbosa delle alterazioni degenerative
oggettivate a quel livello, si è espresso in termini di mera possibilità
a proposito del ruolo giocato dai traumi sulla sintomatologia algica legata
alla patologia degenerativa stessa (cfr. doc. A 2, p. 20: “È possibile che il
trauma/i traumi subiti dal paziente abbiano influenzato in modo negativo
l’evoluzione della sindrome dolorosa riferibile alla patologia degenerativa …”),
ciò che non basta dal profilo probatorio. 

                                         Comunque, anche qualora si
volesse riconoscere un ruolo scatenante all’uno e/o all’altro degli infortuni
occorsi all’assicurato, occorrerebbe considerare che, secondo un’affermata
giurisprudenza, un aggravamento post-traumatico (senza lesione strutturale
associata) di uno stato degenerativo anteriore della colonna vertebrale,
precedentemente asintomatico, cessa di produrre i propri effetti trascorsi
dai sei ai nove mesi, al più tardi dopo un anno (cfr. SVR 2009 UV n 1 p. 1;
STF 8C_562/2010 del 3 agosto 2011 consid. 5.1, 8C_314/2011 del 12 luglio 2011
consid. 7.2.3, 8C_416/2010 del 29 novembre 2010 consid. 3.3 e 8C_679/2010 del
10 novembre 2010 consid. 3.3).

 

                                         Per quanto riguarda i disturbi
che riguardano la spalla sinistra, il dott. __________ ha dichiarato possibile
che l’evento infortunistico del gennaio 1994 abbia agito quale “… fattore
predisponente lo sviluppo/l’accelerazione per l’apparizione della patologia
degenerativa.” (doc. A 2, p. 21). Anche in questo caso, quanto fatto valere
dallo specialista in neurologia non basta a dimostrare l’esistenza di un legame
causale naturale, neppure parziale, tra l’evento in questione e la problematica
alla spalla sinistra (e, quindi, nemmeno a suscitare dubbi circa l’affidabilità
dell’apprezzamento enunciato dall’ortopedico dott. __________
– doc. 92, p. 30: “Aufgrund der anamnestischen Angaben und der heutigen
klinischen Befunde ist auch ein leichtes subakromiales Impingement der linken
Schulter zu postulieren, dies ist ebenfalls unfallfremd.” – il corsivo è
del redattore). 

 

                                         Trattandosi
infine dei problemi cognitivi, secondo il TCA, le considerazioni enunciate
al riguardo dal dott. __________ non contribuiscono a generare dei dubbi circa
la fondatezza delle risultanze della valutazione neuropsicologica svolta presso
l’__________. 

                                         Innanzitutto, va sottolineato
che dal suo rapporto datato 28 marzo 2016 non risulta che egli abbia proceduto
a una valutazione dello stato cognitivo dell’insorgente, facendo infatti riferimento
agli esiti di quelle eseguite un ventennio fa (1994 e 1996) presso la Clinica
di riabilitazione di __________ (cfr. doc. A 2). 

                                         D’altro canto, il dott. __________
ha evidenziato il fatto che, a giudizio dello stesso dott. phil. __________, la
valutazione neuropsicologica da lui eseguita non rappresenta il profilo
cognitivo dell’assicurato (doc. A 2, p. 18). In proposito, questo Tribunale
rileva che il neuropsicologo in questione ha in effetti sostenuto che non può
essere ammesso che le prestazioni rilevate ai test corrispondano alle effettive
risorse di cui dispone l’insorgente (cfr. doc. 92, p. 23: “Der Versicherte war
damit nachweislich nicht ausreichend kooperativ und nicht in angemessener Weise
um gute Testleistungen bemüht, sodass nicht davon ausgegangen werden kann, dass
die gemessenen Testleistungen gut mit seinem tatsächlichen Leistungsvermögen
übereinstimmen.”), tuttavia la conseguenza non può essere quella che auspica il
neurologo interpellato dall’assicurato, ovvero che occorrerebbe distanziarsi dalle
relative risultanze per far capo alle valutazioni di __________, vecchie di un
ventennio. In effetti, il dott. phil. __________ ha ben spiegato che i
rilevanti deficit mostrati dal ricorrente nell’esecuzione dei test sono in
realtà l’espressione d’inconsistenze e autolimitazioni, la cui esistenza è peraltro
stata confermata mediante confronti trasversali. È dunque in questo senso che
va intesa la sua affermazione secondo cui la valutazione neuropsicologica non
corrisponde al reale profilo cognitivo di RI 1 e la conclusione secondo la
quale egli presenta una totale capacità lavorativa dal profilo neuropsicologico.

                                         Inoltre, neppure la tesi secondo
la quale le turbe cognitive sarebbero da imputare all’evento infortunistico del
maggio 1989 (cfr. doc. A 2, p. 18: “Con grande probabilità i deficit cognitivi
riferiti dal paziente sino ad oggi e evidenziati con valutazione dettagliata
neuropsicologica del 1994 e del maggio 1996 sono da riferire al trauma
cranio-encefalico del 1989.” – il corsivo è del redattore) è convincente. Dalla
pregressa documentazione emerge in effetti che esse sono state segnalate, per
la prima volta, soltanto nel mese di maggio 1994 (cfr. doc. 25) - dunque a
distanza di cinque anni dal sinistro -, periodo durante il quale l’assicurato
è stato in grado di concludere un apprendistato di assistente di vendita (a metà
agosto 1989) e di svolgere la propria professione (con alcune interruzioni,
comunque non dovute a problemi di natura cognitiva), ciò che parla piuttosto a
sfavore dell’esistenza di una relazione di causalità naturale con l’evento
traumatico in discussione. In questo contesto, è utile segnalare che, secondo
una costante giurisprudenza, più il tempo trascorso fra l'infortunio e la manifestazione
dell'affezione è lungo e più le esigenze riguardanti la prova del legame di
causalità naturale devono essere severe (cfr. RAMI 1997 U 275, p. 188 ss.; STF
8C_592/2016 del 1° dicembre 2016 consid. 2.2 e riferimenti ivi citati).

 

                                         In esito a tutto quanto
precede, secondo il TCA, è dimostrato, perlomeno con il criterio della
verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung,
Zurigo 2003, p. 343), che al più tardi al momento in cui l’assicuratore
convenuto ha posto fine alle proprie prestazioni (31 luglio 2015), il
ricorrente non presentava più alcun postumo residuale invalidante degli
infortuni occorsigli nel 1989 e 1994. 

 

                                         In queste condizioni, l’CO
1 era dunque legittimata a sopprimere pro futuro la rendita d’invalidità in
vigore. 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          La
segretaria

 

Daniele Cattaneo                                                 Stefania
Cagni