# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 36406e89-708f-5232-80cf-f5525a95d495
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-09-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.09.2025 D-3622/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3622-2025_2025-09-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3622/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  5  s e t t e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Daniela Brüschweiler; 

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia, 

(…), 

ricorrente, 

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 25 aprile 2025 / N (…). 

 

 

 

D-3622/2025 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, cittadino turco, ha depositato una domanda d’asilo in 

Svizzera il 29 dicembre 2024 (cfr. [{…}] n. [1386719]-2/2). A dimostrazione 

della sua identità, il richiedente ha presentato la sua carta d’identità. 

A.b Il 17 gennaio 2025, il richiedente ha trasmesso alla SEM, tramite 

scritto spontaneo, una sentenza relativa a un’aggressione subita quale 

mezzo di prova (cfr. n. 15/1). 

A.c In data 21 gennaio 2025, la SEM ha svolto l’audizione sui motivi d’asilo 

ai sensi dell’art. 29 della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31; cfr. n. 17/16), in presenza del rappresentante legale del richie-

dente. 

A.d Tramite decisione datata 30 gennaio 2025 (cfr. n. 19/1), notificata il 

medesimo giorno (cfr. n. 21/1), la domanda d’asilo del richiedente è stata 

assegnata alla procedura ampliata. 

A.e Sempre con decisione datata 30 gennaio 2025 (cfr. n. 20/4), la SEM 

ha attribuito il richiedente al Cantone Svitto. 

B.  

Con decisione del 25 aprile 2025 (cfr. n. 27/7), notificata il 28 gennaio 2025 

(cfr. n. 28/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interes-

sato e ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo al-

lontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione da parte del Canton Svitto. 

C.  

In data 20 maggio 2025 (cfr. atto elettronico), il ricorrente ha adito il Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo, a titolo 

principale, l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento 

dello status di rifugiato e la concessione dell’asilo; a titolo subordinato, la 

concessione dell’ammissione provvisoria. Egli ha inoltre postulato la con-

cessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo, e del gratuito patro-

cinio ai sensi dell’art. 102m LAsi, con protesta di tasse e spese. 

D.  

Mediante decisione incidentale del 19 giugno 2025, il Tribunale ha respinto 

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Pagina 3 

la domanda di concessione dell’assistenza giudiziaria, invitando il ricor-

rente a versare, entro il 4 luglio 2025, un anticipo di fr. 750.– a copertura 

delle presumibili spese processuali. Tale anticipo è stato tempestivamente 

versato il 4 luglio 2025. 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi), contro 

una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 

LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle argomentazioni delle parti, né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribu-

nale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

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4.1 Sentito sui motivi d’asilo, il richiedente ha dichiarato – in sunto e per 

quanto qui di rilievo – di essere cittadino turco, di etnia curda e religione 

musulmana, sposato e padre di una figlia. Originario di B._______, ha af-

fermato di aver vissuto anche a C._______, D._______ e E._______, dove 

ha intrapreso diverse attività lavorative nel settore alberghiero ed edilizio, 

e di trovarsi in patria in una buona situazione economica. L’interessato ha 

asserito che, circa vent’anni fa, i membri di una famiglia influente – che 

coopererebbe con lo Stato turco – avrebbero rapito sua sorella maggiore e 

uno di loro l’avrebbe sposata, senza il benestare del padre. Egli l’avrebbe 

sottoposta a violenze dalle quali la stessa ha più volte cercato di sottrarsi 

tornando a casa del padre. Nell’ottobre 2020, viste le difficili condizioni in 

cui la sorella era tornata, ancora una volta, a casa del padre, il richiedente, 

insieme al fratello maggiore, si sarebbe recato a casa del cognato per con-

frontarsi con i fratelli maggiori di quest’ultimo. Tale azione sarebbe stata 

vista dal cognato come un’offesa, in quanto una donna sposata non po-

trebbe vivere da suo padre e il ricorrente sarebbe il figlio minore della fa-

miglia. Pertanto, egli avrebbe minacciato di morte il richiedente. Alcuni 

giorni dopo l’accaduto, il cognato si sarebbe recato a casa dell’interessato 

con il pretesto di riconciliarsi con la moglie. Tuttavia, avrebbe aggredito il 

ricorrente, sparando colpi d’arma da fuoco nella sua direzione, senza riu-

scire a colpirlo. Il richiedente non avrebbe sporto denuncia per la vicenda, 

avendo raggiunto un accordo con la famiglia del cognato, che si sarebbe 

impegnata a non ucciderlo a condizione che egli non presentasse denun-

cia. In ogni caso, un’inchiesta sarebbe stata comunque avviata grazie ad 

un vicino di casa, poliziotto, e un tribunale avrebbe condannato il cognato 

ad una pena detentiva e una multa per minacce e possesso illegale di armi; 

ciononostante, il cognato non avrebbe scontato la pena inflitta. Quattro 

mesi dopo l’emissione della sentenza, il ricorrente sarebbe stato nuova-

mente attaccato nel retro della sua abitazione da membri della famiglia del 

cognato, i quali avrebbero sparato da un veicolo colpi di arma da fuoco, 

non colpendolo in quanto egli si sarebbe nascosto. Il ricorrente si sarebbe 

recato presso la polizia per denunciare l’episodio, ma, non avendo sporto 

denuncia per la prima aggressione, non sarebbe stato preso sul serio. In 

seguito, il fratello del cognato avrebbe contattato il ricorrente per parlargli, 

e i due si sarebbero accordati affinché la questione dell’onore fosse consi-

derata chiusa qualora il ricorrente avesse consegnato loro del denaro, cosa 

che egli avrebbe fatto utilizzando il ricavato della vendita della propria au-

tomobile. Ciononostante, il ricorrente sarebbe stato nuovamente minac-

ciato e, per sottrarsi alle minacce, sarebbe fuggito in Serbia. Nell’estate 

2023, egli sarebbe stato costretto a tornare in patria poiché sarebbe stato 

derubato dalle persone incaricate del suo viaggio d’espatrio e si sarebbe 

trasferito a D._______ in modo da sfuggire alle minacce. Nonostante il 

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trasferimento, il ricorrente avrebbe subito una terza aggressione a 

D._______ da parte del nipote del cognato, il quale gli avrebbe sparato da 

dietro in un luogo affollato, senza nuovamente colpirlo. La polizia sarebbe 

arrivata sul luogo dell’accaduto, ma non avrebbe adottato ulteriori provve-

dimenti. Successivamente, il ricorrente si sarebbe recato alla polizia per 

sporgere denuncia; tuttavia, non vi sarebbe riuscito a causa dell’influenza 

della famiglia del cognato. Pertanto, a marzo 2024, il ricorrente si sarebbe 

trasferito con la sua famiglia a E._______. In tale località, a dicembre 2024, 

i fratelli e il nipote del cognato, utilizzando gli abbaglianti, si sarebbero av-

vicinati con il veicolo ad egli mentre tornava a casa in moto. Il ricorrente si 

sarebbe anche in tale occasione recato alla polizia, la quale si sarebbe 

limitata a riaccompagnarlo a casa. Per i surriferiti motivi, il ricorrente 

avrebbe deciso di partire il (…) dicembre 2024. 

4.2 Nella propria decisione, l’autorità inferiore ha qualificato gli eventi nar-

rati dal ricorrente come inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. In particolare, 

la SEM ha rilevato che il richiedente non sarebbe riuscito a dimostrare che 

la famiglia del cognato volesse veramente ucciderlo per salvare il proprio 

onore. La SEM ha segnatamente considerato che il richiedente si sarebbe 

contraddetto in merito alla durata delle minacce e avrebbe esitato a ricor-

dare l’anno in cui sarebbe stato aggredito la prima volta. Inoltre, nella sen-

tenza consegnata quale mezzo di prova per tale avvenimento, risulterebbe 

ancora un’altra data rispetto a quella menzionata dal ricorrente. Sulla base 

di tale sentenza – che il ricorrente ha dichiarato in sede d’audizione non 

avere rilevanza – la SEM ha ritenuto che tali minacce sarebbero durate 

oltre sei anni. Pertanto, risulta difficile comprendere come la famiglia del 

cognato non sia riuscita a portare a termine tali minacce in un arco di tempo 

così lungo, limitandosi a compiere soltanto tre aggressioni, che hanno 

mancato il ricorrente. Ciò apparirebbe ancor più incomprensibile conside-

rando che il ricorrente ha dichiarato che era scontato che lo avrebbero do-

vuto uccidere per l’onore e che la famiglia antagonista fosse ben integrata 

nello Stato turco. In aggiunta, la SEM ha rilevato che il ricorrente non sa-

rebbe riuscito a dimostrare che il cognato potesse sottrarsi alla giustizia, in 

quanto è stata aperta un’inchiesta per la prima aggressione, in cui egli è 

stato condannato, nonché la polizia si è attivata in occasione della terza e 

quarta aggressione. Pertanto, l’interessato non avrebbe reso verosimile 

che, se fosse stato davvero necessario, le autorità turche non lo avrebbero 

protetto. Infine, la SEM ha ritenuto che risulta contrario all’esperienza ge-

nerale di vita, considerato che la questione dell’onore riguarda tutta la fa-

miglia, che nessun altro membro – in particolare il fratello che l’aveva ac-

compagnato a parlare con il cognato – sia stato minacciato. 

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4.3 In sede di ricorso, il ricorrente ha avversato l’analisi della verosimi-

glianza svolta dalla SEM nella propria decisione. In particolare, l’insorgente 

ha contestato le contraddizioni sollevate dalla SEM in merito alle date delle 

aggressioni subite, sottolineando che sarebbero dovute alla situazione 

emotiva difficile a cui era sottoposto durante l’audizione d’asilo nonché alle 

ripetute minacce – traumatizzanti – ricevute per un lungo periodo. Inoltre, 

egli avrebbe già dichiarato in corso d’audizione di non ricordare con esat-

tezza le date precise, per le quali si sarebbe attenuto alle indicazioni del 

suo avvocato turco, nonché avrebbe descritto concretamente le minacce 

subite, le quali sarebbero comprovate dalla sentenza con cui il cognato è 

stato condannato. A tal proposito, egli ha osservato di aver ritenuto tale 

sentenza non rilevante in un momento di frustrazione, dovuta al fatto che, 

nonostante la condanna, non si sentisse protetto nei confronti del cognato. 

In aggiunta, il fatto che la famiglia del cognato non sia riuscita a mettere in 

atto tali minacce, limitandosi a tre aggressioni in sei anni, non costituirebbe 

una prova contro la serietà delle stesse, bensì una casualità e un indizio 

che il pericolo nei suoi confronti sia reale e costante. Invero, la SEM non 

avrebbe analizzato i dettagli delle aggressioni subite dal ricorrente, con-

centrandosi invece soltanto sulla loro quantità. Altresì, il ricorrente ha so-

stenuto che, nonostante le ripetute condanne a carico del cognato, 

quest’ultimo non avrebbe modificato il proprio comportamento, essendo 

parte di una famiglia influente, e non avrebbe subito conseguenze con-

crete. Pertanto, le condanne non fornirebbero una prova dell’effettivo fun-

zionamento dello Stato ed egli non avrebbe denunciato gli episodi per 

paura. Infine, il fratello non sarebbe stato minacciato in quanto avrebbe 

raggiunto un accordo che lo avrebbe fatto ritirare dal conflitto, non essendo 

dunque l’interessato principale della questione dell’onore. Considerando il 

ricorrente le proprie allegazioni verosimili, egli ha inoltre valutato la loro 

rilevanza ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a 

persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il 

diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 LAsi). 

5.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a 

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pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

5.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

5.4 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e rif. 

cit.). 

6.  

6.1 Nella presente fattispecie, dopo un attento esame degli atti, il Tribunale 

rileva che a giusto titolo l’autorità inferiore ha considerato il racconto del 

ricorrente inverosimile ai sensi dell’art. 7 LAsi. La SEM ha invero riportato 

in modo accurato e dettagliato nella decisione impugnata i motivi per cui le 

dichiarazioni dell’insorgente e i suoi mezzi di prova non soddisfino i requisiti 

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della verosimiglianza. Difatti, le dichiarazioni del ricorrente risultano con-

tradditorie e incompatibili con l’esperienza generale di vita. 

6.2 Innanzitutto, il Tribunale osserva che le valutazioni dell’autorità inferiore 

riguardo alle contraddizioni e alle esitazioni del ricorrente circa il momento 

in cui sono avvenute le minacce e la loro durata sono pienamente condivi-

sibili. In particolare, il Tribunale rileva che il ricorrente ha inizialmente di-

chiarato di aver avuto dei contrasti con la famiglia del cognato per un pe-

riodo di tre o quattro anni (cfr. n. 17/16, D46), per poi affermare che la prima 

aggressione sarebbe avvenuta ad ottobre 2022, data successivamente 

corretta in ottobre 2020 (cfr. n. 17/16, D63, D64). Tali discrepanze nelle 

date – e ciò a prescindere dal fatto che il ricorrente abbia ripetutamente 

dichiarato in sede d’audizione di non ricordarle con precisione (cfr. a titolo 

esemplificativo, n. 17/16, D61, D63-D64) – non solo risultano incoerenti tra 

loro, ma appaiono incomprensibili alla luce della rilevanza che tali avveni-

menti hanno avuto nella vita del ricorrente. Pertanto, tali dichiarazioni di-

scordanti rendono inverosimile il narrato. Le giustificazioni fornite dall’in-

sorgente in sede ricorsuale – la situazione emotiva difficile a cui era sotto-

posto durante l’audizione d’asilo nonché i traumi dovuti alle ripetute mi-

nacce ricevute – non permettono di modificare tale conclusione. Difatti, 

senza voler sminuire le possibili conseguenze psicologiche di tali situa-

zioni, peraltro non documentate, mal si comprende come il ricorrente, che 

fonda i propri motivi d’asilo su questi episodi, non riesca perlomeno a ricor-

dare approssimativamente i periodi o gli anni in cui sono avvenute le ag-

gressioni. A ciò si aggiunga che la sentenza prodotta nella procedura di 

prima istanza dal ricorrente quale mezzo di prova indica che la prima ag-

gressione sarebbe avvenuta a settembre 2017, e non ad ottobre 2020 

come addotto dal ricorrente (cfr. n. 17/16, D96). Il fatto che il ricorrente ab-

bia giustificato tale incongruenza riferendosi a quanto indicato dal suo av-

vocato (cfr. n. 17/16, D96; ricorso, p.to 4.1.2, pag. 4), non permette di chia-

rire tale contraddizione. Infatti, non si tratta di questioni legali per le quali il 

ricorrente necessitava delle indicazioni del suo avvocato, bensì delle date 

di eventi che sarebbero stati vissuti da lui in prima persona. Pertanto, an-

che ammesso che egli non si ricordasse l’anno in cui è stato aggredito, 

avrebbe potuto essere in grado di estrapolarlo dalla sentenza. 

A titolo abbondanziale, si osserva come il fatto che il ricorrente non si riesca 

nemmeno a ricordare la persona che lo ha aggredito la terza volta, in par-

ticolare il nome, rafforzi quanto sovraesposto in merito alla verosimiglianza 

del suo narrato (cfr. n. 17/16, D78). 

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Pagina 9 

6.3 Alla luce di quanto esposto, il Tribunale condivide altresì le considera-

zioni della SEM in merito all’inspiegabilità del fatto che la famiglia del co-

gnato, in un arco di tempo così prolungato, non sia riuscita a mettere in atto 

le minacce per salvare la propria reputazione. Difatti, il ricorrente ha più 

volte dichiarato nel corso dell’audizione che tale famiglia fosse influente e 

vantasse stretti legami con lo Stato turco, riuscendo persino a rintracciare 

il ricorrente dopo i suoi trasferimenti sia a D._______ che a E._______ (cfr. 

n. 17/16, D46, D51, D78, D80, D83, D88, D99). Pertanto, risulta agli occhi 

del Tribunale difficile comprendere come una famiglia di tale influenza, in 

un arco di tempo così ampio, qualora avesse realmente voluto uccidere il 

ricorrente – dopo averlo rintracciato anche in località lontane da quella 

dove risiedono, come da lui stesso dichiarato (cfr. n. 17/16, D100) – non vi 

sia effettivamente riuscita, o almeno, pur considerando la possibilità di 

eventi casuali, non abbia tentato di farlo con maggiore insistenza. L’argo-

mentazione addotta dal ricorrente, secondo cui la SEM si sarebbe concen-

trata solo sulla quantità delle aggressioni, appare poco credibile. In realtà, 

l’autorità inferiore ha esaminato attentamente i dettagli forniti dal ricorrente 

riguardo alle minacce subite, giungendo alla condivisibile conclusione che, 

alla luce di quanto esposto, sia incomprensibile che egli possa aver subito 

soltanto tre aggressioni con arma da fuoco, senza riportare ferite in alcuna 

occasione, e che solo una volta sia stato seguito da un veicolo. 

6.4 A titolo abbondanziale, il Tribunale osserva – come giustamente evi-

denziato nella decisione avversata – che il ricorrente non è riuscito a ren-

dere verosimile di non aver ricevuto protezione, rispettivamente che non la 

riceverebbe in futuro, da parte delle autorità. Difatti, il cognato è stato con-

dannato più volte, indipendentemente dal timore del ricorrente di denun-

ciare gli accaduti (cfr. n. 17/16, D68, D76. D95; cfr. anche le sentenze alle-

gate al ricorso). Inoltre, la polizia si è recata sul luogo della terza aggres-

sione e ha accompagnato il ricorrente a casa dopo la quarta (cfr. n. 17/16, 

D85, D87). Di conseguenza, le giustificazioni fornite a tal proposito in sede 

ricorsuale non appaiono convincenti, poiché emerge chiaramente dagli atti 

che la polizia ha adottato misure concrete nei confronti del cognato. 

Infine, il Tribunale non può esimersi dal condividere le valutazioni della 

SEM in merito al fatto che i familiari del ricorrente vivono tuttora in Turchia, 

segnatamente a B._______ e a E._______, e non è accaduto loro nulla 

(cfr. n. 17/16, D94). Pertanto, considerando che le minacce sarebbero ri-

conducibili a una questione d’onore, risulta contrario all’esperienza gene-

rale di vita che il cognato non abbia tentato di ristabilire la propria reputa-

zione minacciando anche altri familiari del ricorrente, e ciò a prescindere 

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Pagina 10 

dall’accordo del fratello (cfr. ricorso, pag. 7), o quantomeno cercato di rin-

tracciarlo attraverso di loro. 

6.5 In merito ai mezzi di prova presentati dal ricorrente nella procedura di 

prima istanza e in sede ricorsuale, il Tribunale ritiene che gli stessi non 

siano atti a comprovare il narrato del ricorrente. Invero, come rilevato (cfr. 

supra consid. 6.4), tali documenti non dimostrano altro che il cognato sia 

stato effettivamente condannato dalle autorità turche e dovrebbe, al mo-

mento, star scontando la sua pena detentiva. Pertanto, l’interessato non è 

stato in grado di fornire né durante l’audizione d’asilo né in sede ricorsuale 

elementi concreti a sostegno dell’incapacità e/o non volontà delle autorità 

turche di garantirgli una protezione efficace nei confronti del cognato e 

della sua famiglia. 

6.6 Ne discende quindi che le censure sollevate in sede ricorsuale non 

sono atte a modificare la valutazione effettuata dalla SEM in merito alla 

verosimiglianza dei motivi d’asilo addotti dal ricorrente ai sensi dell’art. 7 

LAsi. Pertanto, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell’asilo, il Tribunale deve confermare il giudizio 

negativo di cui alla decisione impugnata 

7.  

7.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entrata nel merito, la SEM pro-

nuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

7.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). 

7.3 Il Tribunale conferma quindi la pronuncia dell’allontanamento. 

8.  

8.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

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Pagina 11 

In caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone 

l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

8.2 Nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’allon-

tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile, in partico-

lare rispetto alla situazione vigente in Turchia e riguardo alla situazione 

personale dell’insorgente. 

8.3 In sede di ricorso, l’interessato ha censurato che, in caso di rientro in 

Turchia, rischierebbe di essere esposto a trattamenti contrari all’art. 3 della 

Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fonda-

mentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101), in particolare a un peri-

colo reale, individuale e serio per la propria incolumità fisica e vita a causa 

del cognato e della sua famiglia. Egli rischierebbe, dunque, di essere vit-

tima di un delitto d’onore e le autorità turche non gli garantirebbero una 

protezione efficace. 

9.  

9.1 Nel caso in oggetto, per i motivi che verranno (sommariamente) esposti 

in seguito, questo Tribunale osserva che non vi sono elementi ostativi 

all’esecuzione dell’allontanamento della ricorrente in Turchia. 

9.2 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. 

Anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del prin-

cipio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio perso-

nale, concreto e serio di essere esposto a un trattamento proibito, in rela-

zione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105). Dagli atti non emergono inoltre indizi seri e con-

creti che rendano verosimile l’esistenza di un probabile rischio per cui il 

ricorrente possa subire un trattamento contrario alle norme succitate, con-

siderando che il Tribunale ha ritenuto le minacce per il delitto d’onore e la 

non protezione da parte delle autorità turche come inverosimili. Pertanto, 

l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di di-

ritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 LStrI in 

relazione all’art. 44 LAsi). 

9.3 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di 

D-3622/2025 

Pagina 12 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emer-

genza medica. 

9.3.1 Da costante giurisprudenza di questo Tribunale, in Turchia non vige, 

ora come prima, un contesto di guerra, guerra civile o violenza generaliz-

zata riguardante l’integralità del territorio, nonostante la ripresa del conflitto 

curdo-turco e gli scontri armati tra il PKK (Partîya Karkerén Kurdîstan; Par-

tito dei Lavoratori del Kurdistan) e le forze di sicurezza statali nel sud-est 

del Paese da luglio 2015 (in particolare: Batman, Diyarbakir, Mardin, Siirt, 

Urfa e Van, per quanto riguarda le province di Hakkari e Sirnak cfr. la sen-

tenza E-4103/2024 consid. 13.4) e gli sviluppi successivi al tentativo di 

colpo di Stato del luglio 2016 (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale 

E-1948/2018 del 12 giugno 2018 consid. 7.3.1 segg.). 

9.3.2 L’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento nelle undici province 

(Kahramanmaras, Hatay, Gaziantep, Osmaniye, Malatya, Adiyaman, 

Adana, Diyarbakir, Kilis, Sanliurfa e Elazig) toccate dai forti terremoti del 

6 febbraio 2023 deve essere esaminata in modo individuale, caso per caso 

(cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1308/2023 del 19 marzo 2024 

consid. 11.3.1). 

9.3.3 Il ricorrente è originario e ha vissuto gran parte della sua vita a 

B.________:. In tal caso, risulta necessaria un’analisi individualizzata 

dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Il Tribunale osserva che 

il ricorrente è un giovane uomo (classe 1995), in buona salute (cfr. n. 17/16, 

D44), con diverse esperienze lavorative (cfr. n. 17/16, D24) e con una 

buona situazione finanziaria in Turchia (cfr. n. 17/16, D25), circostanze che 

lasciano presumere che egli potrà facilmente reinserirsi nel contesto socio-

professionale turco. Inoltre, egli può contare sulla presenza di una reta fa-

miliare nel Paese d’origine, segnatamente sui genitori, sui sette fratelli, 

sulla moglie e la figlia, i quali vivono tutti in Turchia (cfr. n. 17/16, D27, D33). 

A tali condizioni, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente è da rite-

nere anche ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi). 

9.4 Infine, non risultano impedimenti sotto l’aspetto della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi). 

9.5 Ne consegue che, anche in materia d’esecuzione dell’allontanamento, 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata. 

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Pagina 13 

10.  

Di conseguenza la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento. Altresì, per 

quanto censurabile, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA). Pertanto, il 

ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese 

da lui versato il 4 luglio 2025. 

12.  

Infine, la presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere im-

pugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale fede-

rale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti e pre-

levate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 4 luglio 2025. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

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