# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 81b9e716-b118-57b5-ba13-69d8937b56e5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-06-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 24.06.2009 12.2009.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2009-8_2009-06-24.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2009.8

  	
  Lugano

  24 giugno
  2009/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Walser e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda Chiocchetti, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2006.131
della Pretura della giurisdizione di Locarno campagna - promossa con petizione
22 settembre 2006 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  rappr. dall’  RA 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1  

  rappr. dall’  RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna
della convenuta al versamento di complessivi fr. 58'017.05
oltre interessi, domanda alla quale quest’ultima ha aderito per fr. 22'450.- (ridotti
poi con le conclusioni a fr. 450.-) oltre interessi e che il Pretore con
sentenza 2 dicembre 2008 ha accolto per complessivi fr. 36'513.25 netti oltre
interessi;

 

appellante
la convenuta che con atto di appello 30 dicembre 2008 chiede la riforma del
giudizio impugnato nel senso di respingere integralmente la petizione, con
protesta di spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre
l’attore con osservazioni 16 febbraio
2009 chiede la reiezione del gravame, pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti
ed esaminati gli atti e i documenti di causa

 

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1, __________, ha assunto dal 1° febbraio 2005 a tempo
parziale (50%) AO 1 con mansioni amministrative e contabili. Il contratto, di
durata indeterminata, prevedeva uno stipendio di fr. 2'200.- lordi mensili (doc. C). Il lavoratore era anche azionista
della società in questione. Con missiva 26 ottobre 2005 la datrice di lavoro ha
informato il dipendente di aver preso atto del suo abbandono ingiustificato del
posto di lavoro il 12 ottobre 2005 (doc. E). Il 28 ottobre successivo il dipendente
ha contestato lo scritto testé citato, affermando di essere inabile al lavoro
per malattia dal 28 settembre 2005, come attestato dai certificati medici che
sarebbero, a suo dire, già stati inviati alla datrice di lavoro. Alla lettera
ha poi accluso il certificato della psichiatra e psicoterapeuta dott. med. __________
__________ __________ __________ (cfr. doc. D). Egli ha poi soggiunto che in
occasione dell’incontro 12
ottobre 2005 era stato messo al corrente dalla datrice di lavoro che un nuovo
contabile avrebbe occupato il suo posto e, oltre a essere stato ripetutamente
insultato, sarebbe stato diffidato a non presentarsi in ufficio (doc. F). Nella
risposta e nelle conclusioni di causa la convenuta ha affermato di aver
ricevuto i certificati medici in questione il 27 ottobre 2005, mentre prima di
tale data era ignara sulle ragioni dell’assenza del dipendente (risposta, pag. 2 in mezzo; conclusioni, pag.
3 in alto). Tra le parti è poi intervenuta una fitta corrispondenza (doc. G).

 

                                  B.   Con
petizione 22 settembre 2006 AO 1 ha adito la Pretura del Distretto di Locarno
campagna, chiedendo di condannare AP 1 al versamento di complessivi fr. 58'017.05 oltre interessi, composti di fr. 950.- quale saldo dello
stipendio di agosto 2005, fr. 2'000.- quale saldo dello stipendio di settembre
2005, fr. 1'466.70 quale quota parte di tredicesima, fr. 17'306.- per indennità
perdita di guadagno a seguito di malattia da ottobre 2005 all’8 giugno 2006,
fr. 22'000.- quale rimborso di un mutuo e fr. 14'294.35 quale mercede per il
lavoro da lui svolto per la convenuta dal 16 novembre 2004 al 31 gennaio 2005.
Con risposta 20 novembre 2006 la convenuta si è opposta alle domande dell’attore,
salvo aderirvi per complessivi fr. 22'450.- (fr. 950.- quale saldo dello
stipendio di agosto 2005 + fr. 22'000.- di rimborso del mutuo ./. fr. 500.- di
indennità per abbandono ingiustificato dell’impiego giusta l’art. 337d cpv. 1
CO, oltre interessi). Con replica e duplica le parti hanno ribadito i loro
punti di vista. Nel proprio memoriale conclusivo l’attore ha confermato le
proprie domande, mentre la convenuta ha ridotto l’adesione alla petizione a fr.
450.-. Statuendo con sentenza 2 dicembre 2008 il Pretore ha accolto la
petizione per complessivi fr. 36'513.25 netti oltre interessi.

 

                                  C.   Con
atto di appello 30 dicembre 2008 la convenuta è insorta
contro il giudizio testé menzionato, chiedendo la sua riforma nel senso di respingere
integralmente la petizione. Con osservazioni 16 febbraio 2009 l’attore postula la reiezione del gravame.

 

Considerato

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha anzitutto riconosciuto sia la richiesta di
pagamento del saldo di fr. 950.- dello stipendio di agosto 2005 sia di quello
di fr. 2'000.- di settembre 2005, oltre alla quota
parte di tredicesima da febbraio a settembre 2005 di fr. 1'333.-. Egli ha poi
spiegato che il dipendente non aveva abbandonato in maniera ingiustificata il
posto di lavoro e ha quindi condannato la datrice di lavoro al pagamento di fr.
4'400.- per il periodo da ottobre 2005 al 16 dicembre 2005 e di fr. 5'060.- per
quello fino all’8 giugno 2006, oltre a fr. 403.35 di quota parte di tredicesima
per il periodo del 2005 testé menzionato e di fr. 366.65 per quello relativo al
2006. Il primo giudice ha altresì riconosciuto al lavoratore il rimborso del
mutuo di fr. 22'000.- concesso alla datrice di lavoro. Egli non ha invece
accolto la richiesta di pagamento di fr. 14'294.35 per le prestazioni
effettuate dall’attore in favore della datrice di lavoro nel periodo precedente
alla sua assunzione.

 

                                   2.   L’appellante
sostiene che contrariamente a quanto accertato dal Pretore dall’istruttoria sia
"chiaramente emerso che il lavoratore in data 12 ottobre 2005 ha
ingiustamente abbandonato il posto di lavoro, interrompendo il contratto".
Essa ritiene che il suo comportamento è risultato in tal senso
"inequivocabile" (pag. 4). Al riguardo, la convenuta rinvia alla
testimonianza di __________ __________ __________ (consulente che si occupava
principalmente delle relazioni con il personale), ove questi ha affermato che
"quando lui [l’attore] era sull’uscio, io l’ho richiamato più volte,
invitandolo a non compiere un gesto simile, ossia ad abbandonare il posto di
lavoro. Dicendo che se ne andava, intendeva dire che non voleva continuare il
rapporto di lavoro. Ha detto così perché riteneva che non c’erano le premesse
per continuare a lavorare lì" (verbale 21 giugno 2007, pag. 3 in fondo). La
rilevanza probatoria di un teste è data unicamente qualora egli riferisca di
fatti, quindi circostanze "esterne" alla parte, dai quali si possa
eventualmente dedurre tale volontà (sentenza del Tribunale federale 5P.348/2006
del 16 febbraio 2007, estratto pubblicato in SZZP 2007/3, p.
272). Nella fattispecie, il teste si limita a riferire dell’intenzione dell’attore
("intendeva", "riteneva"), senza menzionare fatti che
suffraghino quanto da lui affermato. Non vi è invero alcun riferimento a dichiarazioni
dell’attore in tal senso. D’altra parte, come spiegato dal Pretore, il
lavoratore ha partecipato alla riunione 12 ottobre 2005 in qualità di azionista
e alla luce delle risultanze dell’istruttoria la sua partenza, peraltro in un
momento di alterazione, dev’essere considerata come abbandono di una riunione,
per l’appunto, tra azionisti e non come abbandono ingiustificato del posto di
lavoro. Tanto più che il lavoratore era in quel momento inabile al lavoro
(sentenza impugnata, pag. 5). L’appellante rinvia (pag. 4), al riguardo, anche
allo scritto 26 ottobre 2005 (doc. E). Se non che, tale missiva è stata redatta
dalla datrice di lavoro e inviata all’attore, di modo che si esaurisce in un
mero asserto di parte contestato dalla controparte nelle successive
corrispondenze, e quindi sprovvisto di rilevanza probatoria.

 

                                   3.   La
convenuta ritiene che siccome il lavoratore ha giustificato la sua assenza per
malattia unicamente con lettera 28 settembre (recte: ottobre) 2005 (doc.
F), ovvero dopo ben sedici giorni di assenza, sarebbe dimostrato il fatto che egli
aveva abbandonato il lavoro. Su questo punto l’appello dev’essere respinto. Come esposto sopra (consid. 2), l’abbandono da parte del dipendente della riunione 12 ottobre 2005 non
può valere quale decisione di abbandonare l’impiego. Inoltre, durante tale periodo il dipendente era inabile al
lavoro per malattia e, quindi, la sua assenza era giustificata da tale
circostanza. Poco importa, al riguardo, che egli abbia inviato, se del caso e
come invocato dall’appellante,
i certificati in ritardo. Nell’ipotesi
che con il suo asserto la datrice di lavoro voglia invocare l’art. 337d CO, va precisato quanto segue. La
legge non fa dipendere la sospensione del termine di disdetta dal momento in
cui l’attestazione medica è
prodotta al datore di lavoro, bensì dalla sussistenza dell’inabilità lavorativa. L’art. 336c cpv. 2 CO stabilisce che la
disdetta data durante uno dei periodi stabiliti nel cpv. 1 (tra cui quello in
cui il lavoratore è impedito di lavorare a causa di malattia non imputabile a
sua colpa: lett. b) è nulla. La
garanzia di cui all’art. 336c CO non entra in linea di conto nel caso di un
licenziamento straordinario (II CCA, sentenza inc. 12.2007.116 del 29 febbraio
2008, consid. 2; 12.1996.132 del 21 febbraio 1996, consid. 4). Tuttavia,
come illustrato dal Pretore e confermato da questa Camera (consid. 2), nella
fattispecie non si è in presenza di un abbandono
ingiustificato del posto di lavoro tale da giustificare un licenziamento
immediato.

 

                                   4.   L’appellante reputa altresì che il
certificato medico della psichiatra e psicoterapeuta dott. med. __________ __________
__________ __________ (doc. D, ultima pagina), accluso alla lettera 28 ottobre
2005 (doc. F), attestante un’inabilità
lavorativa retroattiva dal 28 settembre 2005, sia stato inficiato dalla
circostanza che il dipendente abbia lavorato il 29 settembre 2005, il 30
settembre 2005, il 5 ottobre 2005 e il 12 ottobre 2005 (appello, pag. 5). Sulla
retroattività menzionata dalla datrice di lavoro, va precisato che l’inabilità dal 28 settembre 2005 non è stata
certificata dalla psichiatra in questione, bensì il 10 ottobre 2005 dal dott.
med. __________ __________, specialista FMH in medicina interna e cardiologia
(doc. D, 1° foglio). Ella ha invero certificato il 24 ottobre 2005 un’inabilità totale dal 14 ottobre 2005 (doc.
D, 2° foglio) e, con certificati successivi, fino all’8 giugno 2006 (doc. D, 4°-7° foglio). Il Pretore ha spiegato che l’inabilità era riconducibile a motivi
psicologici e che quindi la circostanza, per il lavoratore, di essersi
presentato sul posto di lavoro in quattro occasioni durante tale periodo non
poteva mettere in discussione il certificato medico (sentenza impugnata, pag. 5
in mezzo). Con tale motivazione l’appellante non si confronta, sicché al riguardo il gravame è
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC).

 

                                   5.   L’appellante critica inoltre il Pretore per
non aver tenuto conto dei prelevamenti di fr. 8'950.-
che il lavoratore avrebbe effettuato sul conto della datrice di lavoro (pag.
6). Nella propria risposta la convenuta ha menzionato tale prelevamento (pag. 2
in mezzo), affermando che il 20 settembre 2005 il lavoratore si era versato la
somma in questione a titolo di stipendi arretrati a quel momento, ma ha anche
ammesso di dovergli ancora fr. 950.- quale saldo dello stipendio di agosto 2005
(pag. 4). In replica l’attore ha al riguardo spiegato che il bonifico
concerneva stipendi arretrati ma che erano ancora dovuti, tra le altre cose,
fr. 950.- quale saldo dello stipendio di agosto 2005 (pag. 4). In duplica la
convenuta non ha contestato tale circostanza. Su questo punto l’appello non può
quindi essere accolto.

 

                                   6.   La
convenuta invoca altresì l’avvenuto
prelevamento del lavoratore di ulteriori fr. 8'000.-
(pag. 6). A norma dell’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC,
vige il divieto di addurre in appello nuovi fatti, nuove prove ed eccezioni. Tale circostanza non è stata addotta dinanzi al Pretore e non può
quindi essere considerata nel presente giudizio.

 

                                   7.   Sostiene
l’appellante che al lavoratore
era noto che i certificati medici dovevano essere trasmessi entro tre giorni
dall’inizio dell’assenza all’assicurazione per perdita di guadagno. Di conseguenza, essendo gli
stessi stati trasmessi in ritardo, egli sarebbe responsabile del mancato
pagamento da parte dell’assicurazione
(pag. 5 in mezzo). Il Pretore ha spiegato che tale obbligo di informazione
competeva alla datrice di lavoro (sentenza impugnata, pag. 5 in fondo). Con
tale motivazione l’appellante
non si confronta, sicché al riguardo l’appello è inammissibile.

 

                                   8.   La
datrice di lavoro critica il primo giudice per non aver preso in considerazione
quanto affermato dal lavoratore nello scritto 21 novembre 2005 (doc. M), ovvero
che egli chiedeva l’"annullamento
della postergazione richiesta di rimborso del credito". Essa ritiene che
il credito del lavoratore sia inesigibile poiché gli altri creditori della
convenuta non sono ancora stati rimborsati (pag. 6 seg.). Occorre precisare
anzitutto che l’intitolato della missiva testé menzionata differisce da quello
riportato dalla convenuta, poiché esso ha il tenore seguente:
"Annullamento della postergazione e richiesta di rimborso del
credito". Negli allegati preliminari la convenuta ha riconosciuto tale
pretesa di rimborso (risposta, pag. 4 in basso; duplica, pag. pag. 3 in fondo),
mentre nelle conclusioni ha opposto a tale pagamento un asserito mancato
versamento del prezzo di pari importo relativo alle azioni detenute dal
lavoratore (pag. 3 in mezzo e 5 in alto). I documenti su cui la datrice di
lavoro fonda tale suo credito sono stati oggetto di un’istanza di assunzione
suppletoria di prove che il Pretore ha respinto l’11 febbraio 2008. Ne deriva
che la circostanza invocata in appello non è stata sollevata validamente in
prima sede e che pertanto la relativa censura di appello è inammissibile (art.
321 cpv. 1 lett. b CPC).

 

                                   9.   Nella
misura in cui è ricevibile, l’appello
deve pertanto essere respinto. Gli oneri processuali e le ripetibili seguono la
soccombenza (art. 148 CPC). Il valore litigioso determinante per un eventuale
ricorso in materia civile al Tribunale federale è di fr. 36'513.25.

 

 

 

Per i quali motivi,

 

richiamati l’art. 148 CPC e la TG

  

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile l’appello 30 dicembre 2008 di AP
1 è respinto.

 

 

                                   2.   Gli oneri processuali di appello, consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia                               fr. 1450.-

                                         b) spese                                                  fr.    
50.-

                                                                                                         fr.
1500.-

 

                                         sono
posti a carico dell’appellante,
con l’obbligo di rifondere a AO
1 fr. 1'200.- per ripetibili di
appello.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -     ;

  -     .

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno campagna.

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                     La
segretaria

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle cause a carattere pecuniario in materia di in
materia di contratto di lavoro con un valore litigioso superiore a fr. 15'000.-
è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro
30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100
cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile
proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale
(art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un
ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare
entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).