# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f561a7b1-2c77-53ca-9e53-c47417eaa1f8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-12-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.12.2022 D-5256/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5256-2022_2022-12-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5256/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  d i c e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice  

Jeannine Scherrer-Bänziger;  

cancelliere Demis Mirarchi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Siria,   

patrocinata dall'avv. Cristina Tosone, SOS Ticino Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas 

Svizzera, (…),  

ricorrente,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (paese 

terzo sicuro - art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi);  

decisione della SEM del 10 novembre 2022 / N (…). 

 

 

 

D-5256/2022 

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Fatti: 

A.  

L’interessata, di origine siriana, ha presentato una domanda d’asilo in  

Svizzera il (…) giugno 2022. 

B.  

Le indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM) hanno permesso di accertare, grazie alla banca dati “EURODAC”, 

che la richiedente aveva già depositato una domanda d’asilo in Bulgaria il 

(…) aprile 2020 e ottenuto in questo Paese, il (…) luglio 2020, la protezione 

internazionale. 

C.  

In data (…) luglio 2022 si è tenuto il colloquio personale Dublino, durante il 

quale alla richiedente è stato concesso il diritto di essere sentito in merito 

alla decisione di non entrata nel merito ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a 

della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) e di allontanamento verso la  

Bulgaria. 

D.  

Il (…) luglio 2022, la SEM ha presentato alle competenti autorità bulgare 

una richiesta di riammissione della richiedente conformemente alla Diret-

tiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme e 

procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di 

paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24 dicembre 2008) 

ed all’Accordo tra il Consiglio federale svizzero e il Governo della Repub-

blica di Bulgaria sulla riammissione di persone senza soggiorno autorizzato  

(RS 0.142.112.149).  

Il (…) agosto 2022 le competenti autorità bulgare hanno accolto la do-

manda di riammissione dell’interessata ed hanno indicato che quest’ultima 

ha ottenuto, in Bulgaria, la protezione sussidiaria. 

E.  

Il (…) novembre 2022 la SEM ha sottoposto alla rappresentante legale un 

progetto di decisione. La patrocinatrice ha trasmesso, in data (…) novem-

bre 2022, le sue considerazioni in merito.  

F.  

Con decisione del (…) novembre 2022, notificata lo stesso giorno  

(cfr. atto SEM n. [{…}]-46/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata 

domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, pronunciando nel 

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contempo l’esecuzione dell’allontanamento dell’interessata verso la Bulga-

ria.  

G.  

Il 16 novembre 2022 (cfr. risultanze processuali) l’interessata è insorta con 

ricorso al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), doman-

dando, in via principale, l’annullamento della decisione avversata e la re-

stituzione degli atti all’autorità di prima istanza per l’esame nazionale della 

domanda d’asilo oppure per il completamento dell’istruttoria, così come, in 

subordine, la concessione dell’ammissione provvisoria. Contestualmente, 

la medesima ha proposto istanza di concessione dell’assistenza giudizia-

ria, nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del 

relativo anticipo, il tutto con protestate tasse e spese.   

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e  

52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Visto che il ricorso è manifestamente infondato ai sensi dei motivi che se-

guono, esso è deciso dal giudice unico con l’approvazione di un secondo 

giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommaria-

mente (art. 111a cpv. 2 LAsi). 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

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(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

5.  

Nel caso in esame, l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo della ricorrente. Essa non ha dato seguito alle argomenta-

zioni della ricorrente secondo cui la Bulgaria non rispetterebbe gli standard 

minimi previsti, in particolare, dall’art. 3 della Convenzione per la salva-

guardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 

1950 (CEDU, RS 0.101). La SEM ha aggiunto che il quadro medico della 

ricorrente sarebbe stato sufficientemente chiaro per poter emettere una 

decisione. Infine, l’autorità di prima istanza non ha ravvisato alcuna viola-

zione del diritto di essere sentito, visto che la ricorrente ha avuto modo di 

esprimersi nel contesto del colloquio personale Dublino del (…) luglio 2022. 

 

L’esecuzione dell’allontanamento sarebbe ammissibile, in quanto non sus-

sisterebbero elementi per ritenere che l’interessata rischierebbe di essere 

esposta ad un trattamento contrario agli obblighi derivanti dal diritto inter-

nazionale, in particolare dall’art. 3 CEDU. La SEM non ha ritenuto neppure 

una violazione dell’art. 8 CEDU. La misura d’allontanamento risulterebbe 

inoltre esigibile, in quanto la ricorrente non sarebbe riuscita a dimostrare di 

essere in una situazione di pericolo, in Bulgaria, per via delle minacce da 

parte del marito e del genero, che vivono in Siria. Inoltre ella non soffrirebbe 

di problemi di salute tali da impedire l’esecuzione del provvedimento ema-

nato. Infine, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe anche possibile. 

 

6.  

Nel gravame l’insorgente contesta la decisione di non entrata nel merito e 

di allontanamento della SEM. Ella sostiene, appoggiandosi su svariati rap-

porti, che in Bulgaria i beneficiari di protezione internazionale sarebbero 

svantaggiati per quanto riguarda la possibilità di finanziare un alloggio e 

l’accesso ai servizi finanziari. Inoltre, per via della pressione migratoria 

esercitata dalla crisi in Ucraina, il sistema d’asilo e quello sanitario sareb-

bero sovraccarichi.  

In aggiunta la ricorrente fa valere una violazione del diritto di essere sentito. 

Stando alla sua argomentazione, la situazione in Bulgaria sarebbe identica 

a quella verificatasi in Grecia. La giurisprudenza del Tribunale relativa alla 

penisola ellenica prevedrebbe infatti l’obbligo rivolto alla SEM di concedere 

ai ricorrenti la possibilità, tramite un esame maggiormente concreto e indi-

vidualizzato, di rovesciare la presunzione secondo cui in Grecia non vi sa-

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rebbero dei problemi di sicurezza per i beneficiari di protezione internazio-

nale (riferimento alla sentenza del Tribunale E-3841/2019 del 20 agosto 

2019 consid. 2.5 segg.). Dopo essersi riallacciata anche alla sentenza del 

Tribunale di riferimento sulla Grecia E-3427/2021 e E-3431/2021 del  

28 marzo 2022, la ricorrente censura quindi un mancato approfondimento 

da parte della SEM della situazione della ricorrente. 

Infine, l’insorgente sostiene che il suo quadro medico non sia stato suffi-

cientemente acclarato, poiché l’autorità inferiore avrebbe tenuto in consi-

derazione unicamente i referti contenenti le informazioni sullo stato di sa-

lute della ricorrente più recenti e non invece l’insieme della documenta-

zione medica versata agli atti. 

7.  

7.1 Occorre in primo luogo esaminare le censure formali proposte dall’in-

sorgente nella sua impugnativa.  

7.2 Nelle procedure d’asilo si applica il principio inquisitorio. Ciò significa 

che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto 

e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In con-

creto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione 

del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le op-

portune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque 

le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo par-

ticolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammini-

strazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

7.3 Dal canto suo, il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 

Cost. (RS 101), comprende segnatamente il diritto per l’interessato di con-

sultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne 

l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative 

risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione  

(cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1, 135 I 279 consid. 2.3). La portata della 

facoltà di esprimersi non può essere determinata in maniera generale, ma 

dev’essere definita sulla base degli interessi concretamente in gioco. Il con-

cetto a monte è che alla parte in causa debba essere concessa la facoltà 

di mettere in evidenza il suo punto di vista in maniera efficace  

(cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e relativi riferimenti; ed a titolo esemplifi-

cativo la sentenza del Tribunale D-4781/2021 dell’8 novembre 2021 con-

sid. 6.2). 

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7.4 Nel caso in disamina occorre dunque verificare se vi è stata da parte 

dell’autorità inferiore una violazione del diritto di essere sentito e se essa 

abbia accertato i fatti in maniera incompleta o inesatta. Alla ricorrente è 

stato concesso il diritto di essere sentito nel contesto del colloquio perso-

nale Dublino del (…) luglio 2022 (cfr. atto SEM n. 16/2). Ella ha quindi avuto 

la possibilità di esprimersi in merito ad un eventuale ritorno in Bulgaria. 

L’interessata, inoltre, ha potuto presentare sia nel contesto del parere che 

in sede di ricorso, le motivazioni che si opporrebbero ad un suo rinvio in 

Bulgaria. Per quanto riguarda la situazione medica della ricorrente, il Tri-

bunale ritiene che le allegazioni sollevate circa una valutazione parziale dei 

fatti giuridicamente rilevanti riguardino in realtà il merito della vertenza. In-

fatti non vi è un problema di mancato rispetto del principio inquisitorio, visto 

che la SEM ha raccolto e riunito tutta la documentazione necessaria per 

poter emettere una decisione. La ricorrente rimprovera all’autorità di prima 

istanza di aver considerato rilevanti i referti medici più recenti e non invece 

tutta la documentazione medica versata agli atti. Di conseguenza, ella non 

solleva una critica formale, ma censura piuttosto l’apprezzamento dell’au-

torità di prima istanza. Pertanto, questo punto verrà trattato in seguito (cfr. 

infra consid. 12.4 seg.). Infine, il riferimento alla giurisprudenza concer-

nente la Grecia, che obbliga la SEM a condurre un esame maggiormente 

concreto ed individualizzato (cfr. supra consid. 6), non è pertinente, poiché 

il presente caso riguarda la Bulgaria. 

In definitiva, non si ravvisa nella decisione impugnata alcuna violazione del 

diritto di essere sentito e la SEM non è incorsa in un accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti. 

 

8.  

8.1 Occorre a questo punto domandarsi se, a giusto titolo, la SEM non è 

entrata nel merito della domanda d’asilo ed ha pronunciato l’allontana-

mento dell’insorgente. Secondo l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non 

si entra nel merito della domanda di asilo se il richiedente può ritornare in 

uno Stato terzo sicuro secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva 

soggiornato precedentemente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio fede-

rale ritiene vi sia un effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai 

sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia 

garantito la riammissione del richiedente nei confronti delle autorità sviz-

zere preposte all’asilo. Senza tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato 

terzo non può infatti essere eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 

6125). 

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8.2 La Bulgaria, come anche altri Paesi dell’Unione europea (UE) e dell’As-

sociazione europea di libero scambio (AELS), rientra nel novero degli Stati 

terzi sicuri ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. Per questi ultimi Paesi vi 

è una presunzione di rispetto del principio di non-respingimento (art. 5  

cpv. 1 LAsi). 

8.3 Ora, nel caso di specie la ricorrente è beneficiaria della protezione sus-

sidiaria in Bulgaria (cfr. atto SEM n. 23/1). Altresì, le competenti autorità 

bulgare, il (…) agosto 2022, hanno accettato la sua riammissione sul pro-

prio territorio (cfr. atto SEM n. 23/1). Nel ricorso, ella non fa valere che la 

Bulgaria la respingerebbe in Siria. Di conseguenza non apporta neanche 

delle prove a sostegno di una simile conclusione. 

8.4 Pertanto, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano essere 

soddisfatte. È a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo. 

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia.  

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l’autorità inferiore 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9).  

Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell’al-

lontanamento. 

10.  

Va ora esaminato se l’autorità inferiore ha rettamente emanato una deci-

sione di esecuzione dell’allontanamento. Quest’ultima è regolamentata, 

per rinvio dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e 

la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20). Giusta la pre-

citata norma, l’esecuzione dell’allontanamento deve essere possibile 

(art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento d’una di queste 

condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 

LStrI). 

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Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli osta-

coli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-

crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-

lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

11.  

11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-

ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984  

(Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell’uomo 

(Corte EDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei mal-

trattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza 

generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una 

violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere 

verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli cor-

rerà un reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto, nel Paese verso il 

quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli  

(cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).  

11.2 Inoltre, giusta l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rinviato in uno 

Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale, ossia 

uno Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto 

internazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento 

ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tor-

tura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 della Conv. tortura. Appartiene 

quindi all’interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine, egli deve pre-

sentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione violino il diritto 

internazionale nel caso specifico, non gli concedano la necessaria prote-

zione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi in una 

situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a causa di 

circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria (cfr. tra le 

tante le sentenze del Tribunale E-4040/2021 del 7 ottobre 2021 consid. 9.3, 

D-114/2021 dell’11 maggio 2021 consid. 8.2). 

11.3 Nella fattispecie, risulta che la ricorrente ha ottenuto in Bulgaria la 

protezione sussidiaria (cfr. atto SEM n. 23/1). Ciò implica che ella può ri-

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk

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volgersi alle competenti autorità bulgare per far valere i suoi diritti. In se-

condo luogo, dagli atti non emergono elementi che conducono il Tribunale 

a ritenere che le prospettive future della ricorrente, considerate dal punto 

di vista materiale, fisico o psicologico, siano tali da rientrare nell’ambito di 

applicazione dell’art. 3 CEDU. L’interessata non apporta alcun mezzo di 

prova a sostegno delle allegazioni sulle sue condizioni di vita in Bulgaria. 

11.4 Pertanto, come rettamente ritenuto nella decisione impugnata, l’ese-

cuzione dell’allontanamento è ammissibile. 

12.  

12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. Ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento 

verso i Paesi dell’UE e dell’AELS è da ritenersi di principio esigibile e che 

tale presunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato rende 

verosimile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ri-

tenuto ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza di riferimento D-559/2020 

del 13 febbraio 2020 consid. 9). 

12.2 Nel caso in disamina, nonostante le varie critiche sollevate da alcune 

organizzazioni non governative al sistema d’accoglienza bulgaro, alcune 

delle quali anche citate nel ricorso, va rammentato che la Bulgaria è vinco-

lata dalla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del  

13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi 

o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno 

status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare 

della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione ricono-

sciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20 dicembre 2011; di seguito: direttiva 

qualificazione). Visto che la ricorrente beneficia della protezione sussidia-

ria, di principio, ella avrà accesso all’occupazione (art. 26 direttiva qualifi-

cazione), all’assistenza sociale (art. 29 direttiva qualificazione) e a quella 

sanitaria (art. 30 direttiva qualificazione). Non da ultimo, la direttiva qualifi-

cazione garantisce anche l’accesso all’alloggio (art. 32). Nel suo caso spe-

cifico, la ricorrente non apporta, neppure nel ricorso, degli elementi concreti 

che facciano ritenere come le autorità bulgare sarebbero venute meno a 

tali obblighi internazionali, essendo peraltro denotato come ella, una volta 

ottenuto la protezione sussidiaria, abbia lasciato il territorio bulgaro il giorno 

successivo. La ricorrente fa valere nel ricorso anche che, per via della pres-

sione migratoria esercitata dalla crisi in Ucraina, il sistema d’asilo e quello 

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sanitario sarebbero sovraccarichi. Anche se risultasse fondata questa alle-

gazione, spetterà all’insorgente rivendicare i suoi diritti, qualora gli obblighi 

derivanti dal diritto internazionale non venissero rispettati, presso le com-

petenti autorità bulgare.  

12.3 Da ultimo, concernente lo stato di salute dell’insorgente, si deve rile-

vare che per quanto attiene alle persone in trattamento medico in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile se queste ultime po-

trebbero essere private delle cure mediche essenziali. Sono considerate 

come essenziali le cure di medicina generale ed acuta assolutamente ne-

cessarie ad un’esistenza conforme alla dignità umana. Se le cure neces-

sarie possono essere assicurate nel Paese d’origine o di destinazione del 

richiedente, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in 

Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento sarà ragionevolmente esigibile. 

Invece non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in ragione 

dell’assenza di trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si 

degraderebbe così rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla 

messa in pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, dure-

vole e notevolmente grave della sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50  

consid. 8.3 e relativi riferimenti).  

12.4 Nel caso in esame, la ricorrente rimprovera all’autorità di prima 

istanza di aver considerato rilevanti i referti medici più recenti e non invece 

tutta la documentazione medica versata agli atti. Da un esame dei referti 

medici riguardanti lo stato di salute mentale della ricorrente emerge che 

ella soffre di un disturbo post-traumatico da stress. Dagli svariati consulti 

psichiatrici svolti si rileva che questa diagnosi è restata invariata nel corso 

del tempo (cfr. atti SEM n. 25/2, 29/2, 31/4, 33/2, 35/2 e 37/2). In un referto 

si aggiunge che l’interessata è affetta anche da una sindrome da disadat-

tamento con prevalente disturbo di altri aspetti emozionali (cfr. atto SEM  

n. 31/4). Dagli esami ginecologici risulta che la ricorrente versa, ad oggi, in 

condizioni generali buone (cfr. atti SEM n. 13/2 e 32/2). Sulla base dei re-

stanti certificati, si rileva che la ricorrente soffre in particolare di (…) (cfr. 

atto SEM n. 31/4: “Senza complicazioni: non menzionato come scompen-

sato”) e di (…) (cfr. atti SEM n. 13/2, 27/2, 28/2, 31/4 e 32/2).  

12.5 Tenuto conto di quanto precede, le affezioni delle quali soffre la ricor-

rente non sono suscettibili, dal profilo della loro gravità, di porre concreta-

mente e seriamente in pericolo la sua vita o la sua salute in caso di ritorno 

in Bulgaria. Si ribadisce inoltre che l’interessata ha in principio accesso alle 

cure mediche alle stesse condizioni dei cittadini bulgari (art. 2 lett. b e g e 

art. 30 par. 1 della direttiva qualificazione). 

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Pagina 11 

12.6 L’esecuzione dell’allontanamento, risulta pertanto essere ragionevol-

mente esigibile. 

13.  

Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStr) ri-

tenuto che le autorità bulgare hanno dato il loro benestare alla riammis-

sione dell’insorgente. 

14. Di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecu-

zione, il ricorso va disatteso e la decisione avversata confermata. 

15.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), 

per il che il ricorso va respinto. 

16.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

17.  

17.1 Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria giusta l’art. 65 cpv. 1 PA, 

nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, è re-

spinta. 

17.2 Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soc-

combenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché 

art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). 

18.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con 

ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF).  

D-5256/2022 

Pagina 12 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-5256/2022 

Pagina 13 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Demis Mirarchi 

 

 

Data di spedizione: