# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8418c6b9-37a1-5a35-ada9-0bbbe5c249f2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-11-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.11.2009 D-4874/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4874-2009_2009-11-16.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4874/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 6  n o v e m b r e  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Maurice Brodard; 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, Nigeria, alias 
B._______, Nigeria, 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento, 
decisione dell'UFM del 23 luglio 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4874/2009

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data 
22 febbraio 2009 in Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
e mediante il quale l'ha resa attenta circa la necessità di consegnare, 
entro le 48 ore successive all'inoltro della loro istanza, un documento 
d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata 
consegna e in assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della 
sua domanda d'asilo,

i verbali d'audizione del 16 marzo 2009 e del 13 luglio 2009,

la  decisione  dell'UFM del  23  luglio  2009,  notificata  all'interessato  il 
24 luglio 2009 (cfr. avviso di notifica e di ricevuta agli atti),

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 30 luglio 2009 (cfr. timbro del plico 
raccomandato),

la  decisione  incidentale  del  10  agosto  2009  nella  quale  il  TAF  ha 
considerato il gravame siccome privo di probabilità d'esito favorevole, 
respingendo così la sua domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso 
della dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo 
anticipo, ed ha invitato il ricorrente a versare un anticipo di CHF 600.- 
a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali,  con  comminatoria 
d'inammissibilità  del  ricorso in  caso di  mancato versamento di  detto 
anticipo,

il  versamento  tempestivo,  in  data  19  agosto  2009,  dell'anticipo 
richiesto,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 

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(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 
lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF),

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato ha dichiarato di essere cittadino nigeriano di etnia Ugwa, 
nato  a  C._______,  con  ultimo  domicilio  a  D._______,  E._______, 
F._______, oppure G._______, dove avrebbe vissuto dal 2000 fino a 
settembre 2006,

che il richiedente avrebbe lasciato il suo Paese d'origine il 14 oppure il 
15 settembre 2006  assieme  a  sua  sorella,  per  il  timore  di  essere 
ucciso,  da  un  lato,  da  membri  di  un  culto,  al  quale  avrebbe  dovuto 
aderire come successore del defunto padre, e, dall'altro, da suo zio, il 
quale avrebbe voluto vendicarsi dell'uccisione di suo figlio da parte del 
genitore dell'interessato,

che il richiedente, si sarebbe recato in bus da G._______ a H._______ 
ed  avrebbe  poi  attraversato  il  confine  con  il  Ciad  nella  località  di 
I._______ (Camerun) a bordo di un moto-taxi e sarebbe arrivato in una 
località  a  lui  sconosciuta;  che,  in  seguito,  si  sarebbe  recato  a 
J._______ da dove avrebbe continuato il  suo viaggio con un pick-up 
fino in Libia; che nel tragitto tra il Ciad e la Libia avrebbe incontrato dei 
ribelli che avrebbero violentato sua sorella, la quale avrebbe riportato 
un'emorragia  che  avrebbe  causato  la  sua  morte;  che  in  Libia  si 

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sarebbe  prima  recato  a  K._______  e  poi  a  L._______,  da  dove 
avrebbe raggiunto l'Italia  in  barca a M._______ nel  novembre 2006; 
che sarebbe poi stato condotto a N._______ in Sicilia; che, dopo tre 
settimane e qualche giorno, avrebbe ottenuto un foglio di via, ragione 
per cui sarebbe andato a O._______ e successivamente a P._______; 
che, dopo un soggiorno di circa due anni in Italia, sarebbe entrato in 
Svizzera in data 22 febbraio 2009, dopo un tentativo fallito in agosto 
2008, a seguito del quale sarebbe stato respinto in Italia,

che l'interessato non ha esibito sino ad oggi alcun documento d'identi-
tà,

che, nella decisione del 4 giugno 2009, l'UFM ha considerato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 
materia  d'asilo  nessun documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai 
sensi  dell'art.  1a  lett.  b  e  c  dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a 
questioni  pregiudiziali  dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS  142.311]; 
dall'altro  lato,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni 
previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel caso di specie,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso la Tunisia siccome lecita, esigi-
bile e possibile,

che, nel ricorso, l'insorgente ha allegato, in sostanza e per quanto qui 
di rilievo, di non essere in grado di procurarsi i documenti, in quanto si 
trova in Svizzera e quindi non gli sarebbe possibile ottenerli; che non 
potrebbe  altresì rivolgersi  all'ambasciata  nigeriana  in  Svizzera, 
giacché  non  potrebbe  ricevere  alcun  tipo  di  documento  senza  un 
permesso di soggiorno,

che,  inoltre,  ha  dichiarato  che  il  suo  viaggio  in  Svizzera  dovrebbe 
essere considerato verosimile, siccome avrebbe spiegato in dettaglio 
le  modalità  del  viaggio;  che,  pertanto,  esisterebbero  nel  suo  caso 
motivi oggettivi per giustificare la mancata presentazione di documenti 
di identità,

che,  infine,  ha ritenuto  che il  suo racconto  sarebbe molto preciso  e 
dettagliato e quindi sarebbe necessario procedere ad ulteriori accerta-

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menti per determinare lo statuto di rifugiato e l'esecuzione dell'allonta-
namento,

che, in conclusione, l'autore del gravame ha chiesto, in via principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo; che ha,  altresì,  presentato una domanda d'as-
sistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle 
spese processuali e del relativo anticipo,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono un'identificazione certa del  richiedente l'asilo  (in  partico-
lare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio  senza 
necessità  di  particolari  formalità amministrative; che, per contro, non 
sono documenti validi giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi quelli  emessi 
per altri  scopi, come la licenza di condurre, la carta professionale, il 
certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di fine degli studi 
(Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale  [DTAF] 2007/7 
consid. 6),

che, nel  caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che il ricorrente si è palesemente contraddetto, in quanto nella prima 
audizione ha allegato  di  non avere mai  posseduto alcun documento 
d'identità, mentre nella seconda audizione ha dichiarato che suo padre 
era in possesso dei suoi documenti in Patria (cfr. verbali  d'audizione 
del  16 marzo 2009  pagg.  3  e  4  e  del  13  luglio  2009  pag.  3);  che, 

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inoltre, a distanza di ben otto mesi dall'inoltro della domanda d'asilo, 
non ha finora intrapreso alcunché per procurarseli,  nonostante abbia 
vissuto,  a  suo  dire,  per  sei  anni  a  G._______,  ragione  per  cui  è 
senz'altro pensabile che abbia tuttora una rete sociale intatta in loco 
alla quale si sarebbe potuto rivolgere per farseli  spedire (cfr. verbale 
d'audizione del 16 marzo 2009 pag. 1),

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuatto  seri  e  concreti  sforzi  per 
procurarsi  i  suoi  documenti;  che  tale  comportamento  è  un  ulteriore 
elemento  che  conduce  a  ritenere  che  vi  sia,  nella  fattispecie,  una 
dissimulazione dei documenti da parte dell'insorgente, ritenuto che, di 
regola,  chi  ne è già in possesso e si  limita a dissimularli,  non intra-
prende alcunché per procurarsene di nuovi,

che,  peraltro, non è credibile che egli  abbia viaggiato da G._______ 
(Nigeria) fino in Ciad, in una località a lui sconosciuta, in sole tre ore in 
bus e in moto-taxi (cfr. verbale d'audizione del 16 marzo 2009 pag. 6),

che,  per  di  più,  si  è  contraddetto  sul  suo  ultimo  domicilio  prima 
dell'espatrio,  indicando  nel  rapporto  del  Corpo  guardie  di  confine 
(CGCF)  del  22  febbraio  2009  sia  D._______  che  E._______ 
(cfr. A6/24), mentre nel foglio dati personali del Centro di registrazione 
e  procedura  ha  indicato  F._______  (cfr.  A2/2)  ed  infine  G._______ 
nella  prima  audizione  (cfr.  verbale  d'audizione  del  1°  marzo  2009 
pag. 1),

che, in aggiunta, ha allegato di non aver subito alcun controllo durante 
il  suo viaggio, siccome avrebbe attraversato il deserto, fatto alquanto 
improbabile, visto che ha varcato i confini di ben tre Paesi (Camerun, 
Ciad  e  Libia),  prima  di  entrare  nell'area  Schengen  (cfr.  verbale 
d'audizione del 13 luglio 2009 pag. 4),

che,  peraltro,  l'insorgente  è  rimasto  vago  nel  suo  racconto,  segna-
tamente  circa  la  data  del  suo  espatrio  indicando  il  14  o  il 
15 settembre 2006; che, in aggiunta, non ha saputo indicare il giorno 
in  cui  avrebbe lasciato  C._______ per  recarsi  a  G._______ in  vista 
dell'espatrio (cfr. verbale d'audizione del 16 marzo 2009 pag. 5),

che tali discrepanze relative alla precisione della narrazione minano la 
credibilità e la verosimiglianza del racconto stesso,

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che,  vista  l'inattendibilità  delle  dichiarazioni  del  ricorrente,  il  TAF ha 
ragione  di  concludere  che  l'insorgente  dissimuli  i  suoi  documenti 
d'identità per i bisogni della causa,

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi, l'eccezione prevista all'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi a favore dell'in-
sorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente,

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente inconsistenti o manifestamente irrilevanti; che la mani-
festa irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di una 
sufficiente intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi  nonché 
dall'evidente  esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna  dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che  l'insorgente  ha  dichiarato  sostanzialmente  di  essere  espatriato 
dalla Nigeria per il timore di essere ucciso da parte di terzi,

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che,  in  particolare,  l'insorgente non è stato  in  grado di  invalidare  la 
palese contraddizione da lui esposta circa il momento in cui avrebbe 
saputo da suo padre delle sue attività in seno alla società occulta,

che, inoltre, è improbabile che egli non abbia mai notato alcunché in 
merito, siccome ha almeno vissuto per dieci anni assieme al padre,

che, per di  più, l'autore del gravame non s'è  espresso minimamente 
circa  le  contraddizioni  rilevate  dall'UFM  in  sede  di  ricorso  ed  ha 
rimandato a quanto già dichiarato in precedenza (cfr. ricorso pag. 2),

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che  sorgono  quindi  forti  dubbi  a  codesto  Tribunale  circa  la 
verosimiglianza dei fatti connessi al culto che sono alla base del suo 
racconto,

che,  oltre  a  ciò,  i  motivi  fatti  valere  dal  ricorrente  nell'ambito  della 
procedura in esame, ovvero le  persecuzione da parte di  terzi,  ossia 
dello  zio  e  dai  membri  della  società  occulta,  sono,  come facilmente 
riconoscibile,  palesemente  irrilevanti  e  non  costituiscono,  di  per  sé, 
degli  indizi  propri  a  giustificare  la  qualità  di  rifugiato  ai  sensi 
dell'art. 3 LAsi,  tanto  meno  determinanti  per  la  concessione  della 
protezione provvisoria giusta gli art. 66 e segg. LAsi (che presuppone 
una  decisione  di  principio  del  Consiglio  federale  che  non  è 
notoriamente data nel caso concreto),

che, infine, non v'è motivo di ritenere che l'insorgente non possa otte-
nere dalle autorità in Nigeria, se opportunamente sollecitate, un'appro-
priata protezione contro l'eventuale futuro agire illegittimo di terzi nei 
suoi confronti,

che,  per  conseguenza,  i  motivi  d'asilo  evocati  sono  rettamente  stati 
ritenuti  dall'UFM  come  inverosimili,  con  riferimento 
all'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi,

che,  in  considerazione  di  quanto  precede,  non  risultano elementi  ai 
sensi  dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi  da  cui  dedurre  la  necessità 
d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della  determinazione  della  qualità  di 
rifugiato dell'insorgente medesimo,

che, in aggiunta, non si giustificano neppure delle misure di istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente 
(art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  è  rettamente  non 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

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che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Nigeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera del  18  aprile  1999 (Cost.,  RS 101),  l'art. 33  della  Conven-
zione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), 
l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv. 3  LStr  o 
esporre  il  ricorrente  in  Patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di 
trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei 
diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre  1950 
(CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 
altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del 
10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  è  am-
missibile,

che, inoltre, la situazione vigente in Nigeria non appare, notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che, quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli è giovane e 
dispone di  una formazione di  base; che, alla  luce di  quanto esposto 
circa le  contraddizioni  relative al  suo ultimo domicilio,  v'è  ragione di 
ritenere che egli disponga tuttora di una rete sociale intatta in Patria su 
cui  contare  per  reinserirsi  nella  società;  che  l'insorgente  non  ha, 
altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute che 
possano giustificare la sua ammissione provvisoria (cfr. sulla  proble-
matica Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di 
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 24), senza che da un esame 

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d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in 
Svizzera per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese d'origine è ragionevolmente esigibile,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che 
il  ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni 
documento indispensabile al rimpatrio; che l'esecuzione dell'allontana-
mento è dunque pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disat-
teso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che, visto l'esito della procedura le spese processuali,  di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 
che esse sono computate con l'anticipo spese, di CHF 600.-, versato 
dal ricorrente il 19 agosto 2009.

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
L'anticipo, di CHF 600.-, versato il 19 agosto 2009, è computato con le 
spese processuali.

3.
Comunicazione a:

- ricorrente (plico raccomandato)
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- Q._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

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