# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 814d64f1-6e87-59c3-84b9-9ce11168cba3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-12-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 04.12.2000 11.1999.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1999-35_2000-12-04.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.1999.00035

  	
  Lugano

  4 dicembre
  2000/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  Giani e Pellegrini

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.__._____ (modifica
di sentenza di separazione) della Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud
promossa con petizione dell'8 febbraio 1995 da

 

	
   

  	
  __________ __________, nata
  __________, __________ 

  (patrocinata dall'avv. dott. __________ __________
  __________, __________)  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________ 

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 22 febbraio 1999 presentato da __________ __________ contro la
sentenza emessa il 15 gennaio 1999 dal Pretore della giurisdizione di Mendrisio
Sud;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolto l'appello del 22 febbraio 1999 presentato da __________
__________ contro la medesima sentenza;       

 

                                         3.   Se
dev'essere accolta la richiesta di provvigione ad litem, subordinatamente
di assistenza giudiziaria, presentata da __________ __________ con l'appello; 

 

                                         4.
  Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ (1939) e __________ __________ (1941), entrambi cittadini
italiani, si sono sposati il __________ 1969 a __________ (__________).
Dall'unione sono nati __________ (1970) e __________ (__________1976).Con sentenza
del 3 marzo 1989 il Segretario assessore della Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 6, ha pronunciato in luogo e vece del Pretore la separazione per tempo
indeterminato tra __________ e __________ __________ (inc. n.
____________________), omologando la convenzione sugli effetti accessori da loro
sottoscritta. Con tale accordo il marito si impegnava, tra l'altro, a versare
un contributo alimentare indicizzato di fr. 3'400.– mensili, di cui fr. 1'700.–
per la moglie, fr. 700.– per la figlia e fr. 1'000.– per il figlio fino al 31
agosto 1990, ridotto a fr. 2'400.– (fr. 1'700.– per la moglie e fr. 700.– per
la figlia) dal 1° settembre 1990 fino al __________ 1996 e in seguito di fr.
1'800.– vita natural durante per la sola moglie, dal quale dedurre le eventuali
rendite delle assicurazioni sociali e una percentuale dell'eventuale reddito da
attività lucrativa. 

 

                                  B.   L'8 febbraio 1995 __________ __________ si è rivolta al Pretore
della giurisdizione di Mendrisio Sud per ottenere l'aumento del contributo
alimentare mensile per sé a fr. 2'690.– e poi a fr. 3'000.– dopo la decadenza
dell'obbligo di mantenimento del marito nei confronti della figlia, e l'aumento
di quello per quest'ultima a fr. 1'235.–. In via subordinata, essa ha chiesto
un contributo alimentare per sé di fr. 3'153.–, aumentato poi a fr. 3'500.–
dopo la fine dell'obbligo alimentare verso la figlia, e un contributo per
__________ di fr. 1'235.–. In via cautelare e supercautelare __________
__________ ha instato per il versamento di un contributo di fr. 2'690.– per sé
e di fr. 1'235.– per la figlia, nonché di una provvigione ad litem di
fr. 3'000.–. __________ __________ ha proposto il 24 aprile 1995 di respingere
la petizione. Il 27 aprile 1995 si è tenuta la discussione sulle domande
cautelari, alle quali si è opposto il convenuto. Il Pretore non ha statuito
sull'istanza cautelare. Le parti hanno mantenuto invariate le loro domande
anche nel successivo scambio di allegati scritti. Chiusa l'istruttoria, le
parti hanno presentato i rispettivi memoriali conclusivi, __________ __________
modificando la richiesta di contributo alimentare per sé in fr. 3'040.–,
rispettivamente in fr. 3'000.– dopo il decadimento dell'obbligo alimentare
verso la figlia, e di fr. 1'235.– per quest'ultima. 

 

                                  C.   __________ __________ ha promosso causa contro il padre il 9 giugno 1997 per
ottenere il versamento di contributi alimentari ai sensi dell'art. 277 cpv. 2
CC. __________ ha pertanto ritirato il 5 agosto 1997 la propria domanda,
limitatamente ai contributi alimentari dovuti alla figlia dopo la maggiore età.
Il dibattimento finale ha avuto luogo il 16 ottobre 1997.

 

                                  D.   Con sentenza del 15 gennaio 1999 il Pretore ha parzialmente accolto
la petizione, ha aumentato il contributo alimentare per la moglie a fr. 1'800.–
dal __________ 1995 e a fr. 2'850.– dal __________ 1996, e ha abrogato la
clausola n. 4.4 della convenzione. Le spese, con una tassa di giustizia di fr.
1'500.–, sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate
le ripetibili. 

 

                                  E.   Contro la citata sentenza sono insorte entrambe le parti. __________
__________ chiede con la propria appellazione del 22 febbraio 1999 che la
petizione sia respinta e che il giudizio impugnato sia riformato di
conseguenza; in via subordinata egli postula la modifica della convenzione nel
senso di stabilire il contributo alimentare per la moglie in fr. 1'544,52 dal
__________ 1995, in fr. 1'711.50 dal __________ 1996 e in fr. 1'964,27 dal 1°
settembre 1998, come pure di abrogare la clausola n. 4.4, con tasse e spese a
carico dell'attrice, tenuta a rifondere fr. 4'000.– per ripetibili. Nelle sue
osservazioni del 23 maggio 1999 __________ __________ propone di respingere l'appello.

 

                                  F.   Con appello del 22 febbraio 1999 __________ __________ chiede –
previa concessione di una provvigione ad litem di fr. 1'500.– o,
subordinatamente, dell'ammissione al beneficio del gratuito patrocinio – che il
giudizio del Pretore sia modificato nel senso di aumentare il contributo alimentare
a fr. 3'595.–, suddivisi in fr. 2'360.– per sé e fr. 1'235.– per __________ dal
__________ 1995, e a fr. 2'978.– per sé dal __________ 1996 e di abrogare la
clausola n. 4.4 della convenzione. Essa chiede inoltre il versamento di fr.
4'000.– a titolo di provvigione ad litem di prima istanza. Nelle sue
osservazioni del  24 marzo 1999 __________ __________ propone di respingere
l'appello.

 

                                  G.   In seguito all'entrata in vigore del nuovo diritto del divorzio, la
presidente della Camera ha assegnato alle parti un termine di venti giorni, il
17 maggio 2000, per formulare eventuali nuove richieste sulla base della legge
nuova. Le parti sono rimaste silenti.

                                       

Considerando

 

in diritto:                  1.   In concreto entrambi gli appelli vertono sulla modifica di una sentenza
di separazione pronunciata il 3 marzo 1989. La modifica di una sentenza di
separazione o di divorzio è retta dalla legge anteriore, fatte salve le
disposizioni relative ai figli e alla procedura (art. 7a cpv. 3 tit.
fin. CC). Alla modifica di contributi in favore del coniuge separato o
divorziato continua ad applicarsi, pertanto, il diritto pregresso (Leuenberger in: Praxiskommentar Scheidungsrecht,
Basilea 2000, n. 8 ad art. 7a-7b tit. fin. CC; Geiser in: Vom alten zum neuen Scheidungsrecht, Berna 1999,
pag. 251 n. 6.06). La procedura è disciplinata invece dalla legge nuova (Sutter/Freiburghaus, Kommentar zum neuen
Scheidungsrecht, Zurigo 1999, n. 11 ad art. 7a tit. fin. CC; Leuenberger, op. cit., n. 9 ad art. 7a-7b
tit.fin. CC; I CCA, sentenza del 25 luglio 2000 in re M.), ciò che in concreto
avrebbe consentito alle parti di formulare conclusioni nuove (art. 138 cpv. 1
CC). Come detto, esse hanno rinunciato a tale facoltà. Nulla osta quindi all'emanazione
del giudizio.

    

                                   2.   Il Pretore ha in primo luogo respinto le obiezioni del marito sull'applicabilità
dell'art. 163 CC e ha escluso che la convenzione impedisse un aumento dei
contributi alimentari. Egli ha poi constatato che il reddito del marito era
migliorato in modo rilevante dopo la firma della convenzione e che era pertanto
giustificato un adeguamento delle circostanze. Ha in seguito stabilito i
redditi mensili dei coniugi in fr. 7'476,90 per il marito e in fr. 1'170,60 per
la moglie e ha stimato i rispettivi fabbisogni in fr. 3'515,20 dal __________
1994 e in fr. 2'639,40 dal __________ 1996, data dalla quale decade l'obbligo
alimentare verso __________, per il marito e in fr. 2'579,35 dal __________
1994 e in fr. 2'079,35 dal gennaio 1996 per la moglie. Il Pretore ha quindi
riconosciuto all'attrice un contributo alimentare mensile di fr. 1'800.– dal
__________ 1995 e di fr. 2'850.– dal __________ 1996 e ha lasciato invariato a
fr. 700.– quello dovuto alla figlia fino al 29 febbraio 1996. 

                                       

                                    I.   Sull'appello
di __________ __________

 

                                   3.   Il Pretore ha ritenuto che dopo l'entrata in vigore della nuova
legge italiana sul divorzio non vi era più motivo per applicare a coniugi
italiani separati gli art. 152 e segg. vCC, anche perché essi avrebbero potuto
divorziare in Svizzera ai sensi dell'art. 61 cpv. 3 LDIP. L'appellante
ribadisce che la modifica della sentenza di separazione deve essere giudicata
solo sulla base dell'art. 153 vCC, con la conseguenza che la rendita
dell'attrice può essere solo diminuita e non aumentata e rileva che al momento
della firma della convenzione la LDIP non era ancora entrata in vigore. 

 

                                   4.   Il Tribunale federale, nella sentenza citata dall'appellante, ha
ammesso che gli art. 151 e segg. vCC erano applicabili per stabilire i
contributi alimentari in caso di separazione, ove la legge nazionale dei
coniugi non conoscesse l'istituto del divorzio e la separazione fosse quindi
l'unico modo per mettere fine alla vita comune (DTF 95 II 72; Bühler/Spühler, in Berner Kommentar, Vorbemerkungen
zu Art. 149 - 157, n. 34; Deschenaux/Tercier/
Werro, Le mariage et le divorce, 4a ed., Berna 1995, n. 947
pag. 190). Questa giurisprudenza, nondimeno, non è più applicabile ai cittadini
italiani dopo l'entrata in vigore della legge italiana sul divorzio del 1° dicembre
1970 (pubblicata nella __________ ufficiale della __________ __________ n.
__________del __________ 1970, pag. __________). I coniugi italiani possono,
infatti, ottenere lo scioglimento del matrimonio sulla base delle cause
enumerate nella legge stessa (Dutoit/Arn/Sfondylia/Taminelli
Bischof, Le divorce en droit comparé, vol. 1: Europe, Ginevra 2000, pag.
219). Non vi è dunque più alcun motivo per trattare i coniugi italiani
differentemente da quelli svizzeri nell'ambito della separazione (Hinderling/Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 270). La censura dell'appellante cade
quindi nel vuoto. A titolo abbondanziale, si rileva che le parti, domiciliate
in Ticino da più di anno, avrebbero potuto divorziare in Svizzera ai sensi
dell'art. 59 della Legge federale sul diritto internazionale privato (LDIP; RS
291), come aveva già rilevato il segretario assessore della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 6, nella sentenza di separazione del 3 marzo 1989
(inc. ____________________ della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
richiamato). 

                                                                               
    

                                   5.   Il Pretore, come si è visto, ha accertato un notevole e duraturo
miglioramento della situazione finanziaria del marito. A detta del convenuto,
per contro, l'art. 163 CC non sarebbe applicabile alla fattispecie, poiché le
circostanze non si sarebbero modificate in modo imprevedibile, gli aumenti di
stipendio elargiti dal suo datore di lavoro essendo stati previsti al momento
della firma della convenzione. L'appellante equivoca sui termini. Egli stesso
ha riconosciuto, nei memoriali scritti, che il suo stipendio era aumentato di
almeno il 20% dopo la separazione (risposta, pag. 8). Se a ciò si aggiunge la
circostanza che il figlio è diventato maggiorenne nel 1990 e che la figlia ha
raggiunto la maggiore età il 1° gennaio 1996, non si può seriamente negare che
la situazione economica del convenuto si sia notevolmente modificata. Per quel
che concerne l'imprevedibilità degli aumenti di stipendio, la convenzione sugli
effetti accessori della separazione è silente al riguardo (allegato alla
sentenza del 3 marzo 1989, inc. n. ____________________ richiamato). Essa non
menziona neppure su quali basi era stato calcolato il contributo alimentare per
la moglie e i figli, né indica il reddito del marito. 

 

                                         All'epoca
della separazione il reddito lordo mensile di questi, per quanto emerge dagli
atti, era di fr. 5'500.– (cfr. foglio statistica __________, contenuto
nell'incarto __________/__________, parte integrante dell'incarto n.
____________________). Non risulta che a quell'epoca fosse prevedibile uno stipendio
lordo mensile del marito pari a fr. 8'764,35 (cfr. doc. 9, conteggio stipendio
del marzo 1995). Il convenuto aveva del resto faticato ad accettare la
convenzione, a motivo delle ristrettezze economiche in cui si sarebbe trovato,
dovendo vivere con meno di fr. 2'000.– mensili (deposizione testimoniale
dell'avv. __________ __________, verbale del 28 maggio 1996). In simili
circostanze, vi è da ritenere che lo stesso marito, pur attendendosi qualche
aumento di stipendio, non aveva in previsione uno stipendio lordo superiore a
fr. 8'000.–. Su questo punto l'appello è quindi sprovvisto di consistenza. 

 

                                   6.   Durante
la separazione il contributo al coniuge creditore rimane disciplinato dall’art.
163 CC e continua a essere calcolato secondo il metodo elaborato dalla giurisprudenza
in applicazione dell’art. 145 cpv. 2 vCC (metodo che fa stato, del resto, anche
ai fini dell’art. 176 cpv. 1 n. 1 CC). Quanto al contributo per i figli, l’art.
157 vCC stabiliva che “in caso di modificazione delle circostanze per causa di
matrimonio, partenza o morte di uno dei genitori, o per altri motivi, il
giudice ordina, ad istanza del padre o della madre o dell’autorità tutoria, le
misure richieste dalle mutate circostanze”. I contributi per il coniuge fissati
in una sentenza di separazione possono essere non solo ridotti, ma – contrariamente
a quanto vale in caso di divorzio – anche aumentati (Bühler/Spühler, op. cit., n. 45 all’introduzione degli art.
149–157 CC; I CCA, sentenza del 1° giugno 1999 nella causa D'A. c. D'A.). 

 

                                         Il criterio per la definizione dei contributi alimentari durante la
separazione dei coniugi è disciplinato dal diritto federale e si fonda, per
analogia, sui principi dell'art. 163 CC. L'ammontare del contributo alimentare
si calcola perciò in base al riparto dell'eccedenza – di regola metà – una
volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei coniugi e dei figli (DTF
123 III 1, 121 III 302; Schwander in: Kommentar zum Schweizerischen
Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 3 e 4 ad art. 176 CC; Hausheer/ Reusser/Geiser in: Berner Kommentar,
n. 17 e segg. ad art. 176 CC; Deschenaux/Steinauer/Baddeley, Les effets du mariage,
Berna 2000, n. 685 e segg., pag. 289 e segg.; I CCA, sentenza del 25 ottobre
2000 in re B. contro B.). 

 

                                   7.   L'appellante contesta il calcolo del proprio fabbisogno operato dal
Pretore. Egli adduce che non doveva dimostrare le poste da lui indicate, perché
la moglie non le aveva contestate, e chiede che il suo fabbisogno sia aumentato
a fr. 5'296,60 fino al 29 febbraio 1996, a fr. 4'962,65 dal __________ 1996 al
31 agosto 1998 e a fr. 4'457,10 dal 1° settembre 1998. In particolare, l'appellante
sostiene di aver versato anche dopo la maggiore età della figlia un contributo
alimentare mensile di fr. 839,50 fino al 29 febbraio 1996, come previsto dalla
convenzione, e di fr. 505,55 fino al 31 agosto 1998. Egli ribadisce che il suo
fabbisogno deve comprendere un costo per l'alloggio e le spese di riscaldamento
di fr. 951.–, il contributo di sostegno di fr. 300.– mensili versato alla
propria madre e fr. 225,75 per i costi di telefono ed assicurazioni. 

 

                                   a)  Il diritto federale non impone l'applicazione del principio inquisitorio
in materia di contributi tra coniugi (Leuenberger, op. cit., n. 5 ad
art. 135, n. 57 ad art. 137 CC). Al riguardo la procedura ticinese prevede la
massima dispositiva e il principio attitatorio. L'onere di allegare e
dimostrare i fatti determinanti incombe a chi li invoca (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile
ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 419c e n. 1 ad art.
419b). L'appellante è dunque tenuto a dimostrare la propria situazione
finanziaria, in particolare l'asserita impossibilità di fornire un contributo
alimentare superiore a quello fissato nella sentenza di separazione del 3 marzo
1989, nonostante il rilevante aumento di stipendio accertato. 

 

                                   b)  L'attrice
ha contestato partitamente le poste del fabbisogno esposte dal marito solo con
il memoriale conclusivo del 6 settembre 1996, senza prendere posizione nella
replica. La contestazione sarebbe dunque tardiva, limitatamente al contributo
alimentare per la moglie. Come che sia, la circostanza non giova all'appellante.
La metodica per il calcolo del contributo alimentare, di diritto federale, va
applicata d'ufficio (DTF 114 II 31 consid. 7; Rep. 1994 pag. 297) e il giudice
può quindi stralciare le poste che non rientrano nella nozione di fabbisogno.
Inoltre, una parte non può limitarsi ad allegare un fatto, ma lo deve anche
provare (art. 183 CPC). Si tratta quindi di accertare, in concreto, se il
convenuto abbia provato le poste del proprio fabbisogno, a prescindere dalle
contestazioni tardive dell'attrice.

 

                                   c)
 Il convenuto aveva addotto un onere di alloggio e di riscaldamento di fr.
951.– mensili, che il Pretore ha ridotto a fr. 400.– per tenere conto della
convivenza con una terza persona. L'appellante sostiene che la riduzione non si
giustifica perché la casa è vetusta e richiede regolari manutenzioni, e inoltre
perché egli provvede ai ¾ dei costi e la sua compagna a ¼, tenendo conto dei
rispettivi redditi. La critica non è del tutto sprovvista di fondamento. In
linea di principio i due coniugi, pendente causa di divorzio o di separazione,
debbono equitativamente beneficiare del medesimo tenore di vita, ciò che
include anche condizioni abitative sostanzialmente paritarie (Rep. 1994 pag.
298; I CCA sentenza del 30 luglio 1997 in re B. contro B.). Secondo la
giurisprudenza più recente di questa Camera, in caso di convivenza di un
coniuge con una terza persona non si dividono le spese di alloggio e di riscaldamento
a metà tra il coniuge e il suo convivente, ma si inserisce nel fabbisogno del
coniuge l'onere di alloggio presumibile che egli avrebbe se abitasse da sé
solo, per conto proprio (da ultimo I CCA, sentenza del 16 dicembre 1999 nella
causa L. c. L.; cfr. per la convivenza con un figlio maggiorenne FamPra.ch
1/2000 pag. 135). L'appellante ha fatto valere spese di alloggio senza
dimostrarne l'entità e ogni ricerca al riguardo nel copioso fascicolo
processuale è vana. Il Pretore ha invero valutato in fr. 400.– mensili questa
posta, dipartendosi da un onere ipotecario annuo di fr. 5'670.–, menzionato
nella dichiarazione dei redditi agli atti per il 1994. L'onere di alloggio di
un proprietario non si identifica tuttavia con i soli interessi ipotecari,
dovendosi tenere conto anche delle spese di manutenzione e di riscaldamento. In
mancanza di riscontri oggettivi sulle spese di alloggio del marito, non rimane
che stimarle con prudente apprezzamento, inserendo nel suo fabbisogno l'importo
di fr. 614.– ammesso per la moglie. La censura può dunque essere accolta solo
in tale misura. 

 

                                   d)  Il
convenuto non ha provato entità e fondamento dell'asserito contributo di assistenza
di fr. 300.– mensili versato alla propria madre. La circostanza che l'Ufficio
di tassazione abbia accettato tale deduzione dal reddito dell'interessato,
senza per altro richiedere la prova dell'avvenuto versamento (cfr. inc.
richiamato IV) non è sufficiente. Del resto, l'obbligo di assistenza verso parenti
ai sensi dell'art. 328 CC, anche se si potesse ammettere che ne siano dati i
presupposti nel caso concreto, non sarebbe prioritario rispetto all'obbligo di
mantenimento verso il coniuge e i figli minorenni (FamPra.ch 1/2000 pag. 113; Hausheer/Spycher, Handbuch des Unterhaltsrechts,
Berna 1997, n. 8.43, pag. 453). L'appellante deve dunque far fronte ai propri
obblighi nei confronti della madre solo dopo aver soddisfatto i bisogni di
moglie e figlia minorenne, con la parte di eccedenza che rimarrà eventualmente
a sua disposizione.

 

                                   e)  I
costi di elettricità, di telefono ed altri simili non sono da inserire nel
fabbisogno dei coniugi, essendo già compresi nel minimo di base del diritto
esecutivo (DTF 126 III 353 consid. 1a/bbb; Rep. 1994 pag. 297 consid. 5).
Possono invece essere inseriti nel fabbisogno del debitore alimentare i premi
delle assicurazioni obbligatorie e delle assicurazioni private o sociali
facoltative necessarie all'economia domestica o all'attività professionale di
uno dei coniugi (DTF 114 II 393). L'appellante chiede che siano inseriti nel
suo fabbisogno i premi mensili per l'assicurazione giuridica (CAP, fr. 13.30,
doc. 12) e per l'assicurazione infortuni (fr. 12.45, doc. 10). I costi sono
comprovati e riguardano assicurazioni domestiche correnti per il tenore di vita
delle parti. Non vi è quindi motivo per rifiutare di tenerne conto (I CCA,
sentenza del 12 aprile 2000 nella causa P. c. P.).  

 

                                   f)   L'appellante
rimprovera al Pretore di non aver considerato nel suo fabbisogno i contributi
alimentari versati alla figlia __________ dopo la maggiore età e fino al
termine della sua formazione, il 31 agosto 1998. La circostanza, del tutto nuova,
avrebbe potuto invero essere fatta valere in appello dopo l'entrata in vigore
del nuovo diritto del divorzio, in deroga a quanto previsto dall'art. 321 cpv.
1 lett. b CPC, sulla base dell'art. 138 CC. L'appellante non ha tuttavia
presentato nuove conclusioni nel termine impartito il 17 maggio 2000 dalla Presidente
della Camera, né tantomeno ha provato quanto asserito. Del resto, l'obbligo di
mantenimento nei confronti del coniuge è prioritario rispetto a quello
eventuale nei confronti di un figlio maggiorenne (Hausheer/Spycher, op. cit., pag. 448 n. 8.31; SJZ 94 [1998]
pag. 392; I CCA, sentenza del 15 marzo 1999 nella causa P. c. P.). Anche se la
censura fosse stata ricevibile, l'appello sarebbe stato nondimeno respinto su
questo punto. 

 

                                   8.   A detta dell'appellante dal fabbisogno della moglie deve essere
stralciato il supplemento di fr. 500.– inserito dal Pretore per la figlia
__________. L'attrice, nelle osservazioni del 23 marzo 1999 e nel proprio
appello del 22 febbraio 1999, ha tolto tale importo dal proprio fabbisogno
personale, computandolo poi per stabilire l'eccedenza da suddividere tra i
coniugi. Il fabbisogno della figlia minorenne, infatti, non rientra in quello
del genitore affidatario, ma costituisce una posta separata nel calcolo dei
contributi alimentari (I CCA sentenza del 27 settembre 2000 in re R. contro R.;
cfr. Rep. 1998 pag. 175). Non vi è quindi motivo di aggiungere supplementi al
fabbisogno della moglie. Per lo stesso motivo, nondimeno, deve essere
rettificato il fabbisogno del marito, nel quale il Pretore ha inserito fr.
875,80 per il contributo dovuto alla figlia (sentenza impugnata, pag. 6). 

 

                                   9.   Oggetto
di critica da parte dell'appellante è anche la data della modifica della sentenza,
che il Pretore ha fissato al 1° marzo 1995, mese successivo alla data d'introduzione
della causa. Il convenuto adduce per contro che la modifica deve avvenire dalla
data della sentenza, citando Bühler/Spühler
(Berner Kommentar, Vorbemerkungen zu Art. 149-157, n. 55 e n. 91 ad art. 153
CC). La citazione si riferisce alla possibilità di adottare misure
provvisionali in pendenza di causa e non si attaglia quindi alla sentenza
impugnata, emessa a conclusione della procedura di merito. 

 

                                   a)  La
modifica di una sentenza di separazione segue le medesime regole vigenti per la
modifica di una sentenza di divorzio (Bühler/Spühler,
op. cit., Vorbemerkungen zu Art. 149-157, n. 55). Essa esplica pertanto i suoi
effetti, di principio, dal momento della presentazione della domanda (DTF 117
II 368). È tuttavia possibile fissare, in casi particolari, un altro momento
per la modifica, segnatamente nei casi in cui la restituzione dei contributi
dovuti per la durata del procedimento non apparirebbe equa (Descheneaux/Tercier/ Werro, op. cit., n. 746,
pag. 149). Non sarebbe equo posticipare gli effetti della sentenza nei casi in
cui la circostanza su cui si fonda l'azione di modifica è data sin dall'introduzione
della causa, poiché già da quel momento il debitore del contributo alimentare
deve prendere in conto il rischio di un aumento del contributo alimentare (Bühler/Spühler, op. cit., n. 79 ad art.
153). 

 

                                   b)  Nel
caso concreto, il rilevante miglioramento del reddito del marito si era verificato
già al momento in cui è stata presentata la petizione. Non vi sono quindi nella
fattispecie motivi di equità che consentano di posticipare l'aumento del
contributo alimentare. L'appellante rimprovera al Pretore di non aver statuito
sulla domanda cautelare presentata dall'attrice, inducendolo a ritenere in
buona fede che un'eventuale modifica del contributo alimentare non sarebbe
stata retroattiva. La critica non regge. A prescindere dalla circostanza che il
convenuto si era opposto alla domanda cautelare, egli doveva contare fin
dall'avvio della causa sul rischio di un aumento dei contributi alimentari a
suo carico. Non risulta d'altra parte, contrariamente a quanto addotto nell'appello,
che l'interessato abbia consumato i propri guadagni confidando nella reiezione
della causa. L'appellante ha dichiarato nella tassazione 1997/1998 una sostanza
imponibile di fr. 110'054.–, di cui un credito per un mutuo di fr. 70'000.–
concesso senza interessi alla propria convivente (cfr. incarto fiscale
richiamato, IV). In simili circostanze, rimproverare al Pretore di non aver
aumentato in via cautelare i contributi alimentari rasenta la temerarietà.

 

                                10.   Infine, il marito contesta di dover versare all'attrice una provvigione
ad litem di fr. 4'000.–, come esposto dal Pretore nel considerando 8
della sua sentenza. Egli osserva che la sentenza non contiene dispositivi al
riguardo e che a ogni modo la moglie sarebbe risultata soccombente in modo rilevante
nella procedura di prima istanza, ciò che escluderebbe un'indennità in suo
favore. Inoltre l'attrice potrebbe far capo ai contributi alimentari arretrati
concessi dal Pretore per il pagamento dei suoi costi legali. Il convenuto
contesta inoltre che il primo giudice potesse attribuire all'attrice
un'indennità per ripetibili di fr. 4'000.–, quando l'interessata aveva chiesto
un importo di fr. 3'000.–. Come che sia, la sentenza impugnata non contiene
alcun dispositivo sulle ripetibili e al riguardo l'appello è irricevibile, non
potendosi contestare le motivazioni di una sentenza (Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 7 ad art. 307 CPC). 

 

____________________ 

 

                                11.   L'attrice
chiede in primo luogo l'aumento del contributo alimentare per la figlia
__________ a fr. 1'235.– mensili dal __________ 1995 al 29 febbraio 1996. 

 

                                   a)
Il Pretore non ha esaminato la domanda, ritenendo che la madre aveva fatto atto
di desistenza per quel che concerne i contributi alimentari dovuti alla figlia.
Se non che, il primo giudice si è dipartito dalla convinzione che l'attrice
avesse rinunciato a postulare contributi alimentari per la figlia. Ora, l'appellante
aveva comunicato l'11 agosto 1997 di ritirare le domande relative ai contributi
alimentari dovuti oltre la maggiore età della figlia (act. XIIa). Se ne desume,
logicamente, che essa manteneva le richieste intese alla modifica del
contributo alimentare fino al compimento della maggiore età di __________. Si
tratta quindi di esaminare nel caso concreto fino a quando il padre doveva
versare contributi alimentari per la figlia minorenne, nata il __________ 1976.
Il contributo alimentare fissato per un figlio minorenne prima dell'entrata in
vigore del nuovo art. 14 CC è dovuto fino ai 20 anni d'età (art. 13 c tit. fin.
CC; I CCA, sentenza del 18 aprile 1998 in re L. contro L.). Nella fattispecie
il contributo alimentare per __________ prendeva fine il 29 febbraio 1996. Fino
a questa data la madre, titolare dell'autorità parentale sulla figlia, era
pertanto legittimata a chiedere una modifica del contributo alimentare (Hegnauer, Le droit suisse de la filiation,
4a ed., Berna 1998, n. 21.29, pag. 146). 

 

                                   b)
Il fabbisogno dei figli è stabilito, per prassi costante di questa Camera, in
base alle raccomandazioni edite dall'Ufficio della gioventù del Canton Zurigo
(Rep. 1998 pag. 175, 1994 pag. 298, consid. 5), adattate caso per caso in virtù
del principio inquisitorio illimitato che governa il diritto di filiazione (DTF
120 II 231 cd 1 c). Le citate raccomandazioni prevedevano nel periodo qui in
esame un fabbisogno in denaro di fr. 1'300.– per un figlio unico dell'età fra i
17 ed i 20 anni (il fratello __________ nel 1995 era già maggiorenne). La
giovane conseguiva nel 1994/1995 un reddito di fr. 516,70 mensili nell'attività
di apprendista impiegata (doc. G). Tale importo non può essere portato
integralmente in deduzione dal contributo alimentare, perché di regola l'equo
contributo per il mantenimento previsto dall'art. 323 cpv. 2 CC ammonta al
massimo a un terzo (Rep. 1994 pag. 418; I CCA, sentenza del 9 luglio 1997 nella
causa S. c. S.). Nella fattispecie, quindi, anche considerando un contributo di
fr. 170.– a carico della giovane, il suo fabbisogno in denaro rimane scoperto
nella misura di fr. 1'130.–, che deve essere posto a carico del padre fino al
29 febbraio 1996, la madre prestando già il suo contributo in natura, con le
cure e l'educazione. 

 

                                12.   L'attrice chiede poi che il fabbisogno del marito sia ridotto a fr.
2'685,10. Essa ritiene che il minimo di base del diritto esecutivo deve essere
riconosciuto solo nella misura di fr. 925.– e l'onere di locazione a fr. 217.–,
visto che il marito convive con una terza persona, che il premio di cassa
malati deve essere considerato nella misura di fr. 274.20 e che gli oneri
fiscali cantonali e comunali devono essere ridotti a fr. 488,25 ciascuno e
quello federale a fr. 129,10.

 

                                   a)  L'apprezzamento del primo giudice sul minimo esistenziale del marito
regge alla critica. La giurisprudenza recente di questa Camera inserisce nel
fabbisogno di ogni coniuge il minimo esistenziale per una persona sola,
indipendentemente da una convivenza con terze persone, analogamente a quanto
avviene per i costi dell'alloggio (I CCA, sentenza del 27 settembre 2000 in re
R. contro R. consid. 5). In concreto, vivesse per conto proprio, l'appellante
avrebbe diritto a vedersi riconoscere nel fabbisogno minimo un importo mensile
di fr. 1'025.–. Non vi sono pertanto ragioni per scostarsi da tale cifra e la
censura deve essere respinta. 

 

                                   b)  La censura sui costi di locazione si avvera del pari infondata. Come
si è visto (consid. 7c), l'onere di alloggio del convenuto può essere stimato
in fr. 614.– mensili. L'appello, inteso a ridurre ancora l'importo ammesso dal
Pretore per tale voce, si rivela quindi infondato. 

                                      

                                   c)  Per quel che riguarda la cassa malati, agli atti non vi è alcun
documento che attesti il premio mensile a carico del marito, ammesso dal
Pretore in fr. 278,90. Dall'incarto fiscale richiamato risulta che il convenuto
ha beneficiato nel 1995/96 di una deduzione per oneri assicurativi di fr.
3'290.– annui, pari a fr. 274.20 mensili (doc. IV, tassazione 1997/98). A
giusta ragione l'appellante chiede quindi di tenere in considerazione la cifra
risultante dall'istruttoria, anche se l'infima differenza non porterà a
modifiche sostanziali del suo contributo alimentare, come si vedrà in appresso.

 

                                   d)  L'onere
di pagare le imposte sui redditi conseguiti è un fatto notorio. Il fabbisogno
di un coniuge deve comprendere, per diritto federale, anche l'onere tributario
corrente (DTF 114 II 393). Sostenere che gli oneri fiscali di un coniuge non
devono essere considerati nel suo fabbisogno rasenta la temerarietà, alla luce
della giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 121 III 49 cd. 1c; STF del 7
aprile 1999 in re B. contro B; DTF 118 II 97 cd. 4b/aa). Ove non disponga di
dati affidabili, il giudice stima il carico fiscale con prudente criterio (Rep.
1994 pag. 298). Non si può dunque fare astrazione del carico fiscale dei
coniugi per il calcolo dei rispettivi fabbisogni, contrariamente a quanto
afferma la moglie. Il Pretore ha inserito nei fabbisogni dei coniugi le imposte
comunali, cantonali e federali sulla base della tassazione 1993/94, emessa il
22 agosto 1994 (doc. 16). A mente dell'appellante, questo periodo non rappresenterebbe
in modo equo il futuro sviluppo fiscale del marito, e chiede dunque che sia
presa in considerazione l'imposta 1995/96, la quale racchiude effettivamente il
periodo della vertenza. La censura è pertinente. La tassazione presa in
considerazione dal Pretore concerne i redditi conseguiti nel 1991/1992 ed è
superata da quella del periodo 1995/1996, emessa il 30 novembre 1998 (incarti
fiscali richiamati, IV), che si riferisce al periodo di tempo più vicino a
quello qui in esame. Gli oneri fiscali del marito, di conseguenza, possono
essere fissati in fr. 488,25 per l'imposta cantonale, fr. 488,25 per quella
comunale e fr. 129.10 per quella federale, per un totale mensile di fr.
1'105,60.

 

                                13.   L'appellante chiede poi di stabilire il proprio fabbisogno mensile
in fr. 2'133.60, aumentando il premio di cassa malati a fr. 228.– e l'onere
fiscale a fr. 102,05 ed inserendo fr. 65.– per le spese mediche non coperte
dall'assicurazione.  

                                      

                                   a)  L'importo del premio di cassa malati della moglie, di fr. 228.– mensili,
è stato allegato nella petizione (pag. 9) ed è stato provato (doc. D). Non
risulta nemmeno che il marito abbia, per avventura, contestato tale posta. La
censura dell'appellante si rivela pertanto fondata, senza che sia necessario richiamare
agli atti in questa sede la tassazione 1997/98, come chiesto con l'appello.
Nella sua petizione la moglie aveva anche addotto un onere mensile di fr. 65.–
per le spese mediche non coperte dalla cassa malati, esibendo diverse fatture.
I documenti agli atti (doc. J-S e T) attestano costi complessivi di fr. 401.15
nel 1994, relativi alla franchigia del 10% a carico dell'assicurato e fr. 300.–
per spese dentarie. L'attrice è affetta dal 1989 da una malattia degenerativa
della colonna lombare, che richiede regolari trattamenti terapeutici (certificato
medico del 9 maggio 1995, doc. FF). In siffatte circostanze, essa ha dimostrato
di avere oneri medici non coperti dall'assicurazione e di necessitare costanti
trattamenti terapeutici. L'importo di fr. 65.– si riferisce quindi a un bisogno
corrente e deve quindi essere inserito nel fabbisogno dell'interessata. 

 

                                   b)  Per quel che riguarda gli oneri fiscali, anche per la moglie deve
essere presa in considerazione la tassazione 1995/1996, che meglio si attaglia
alle circostanze delle parti nel periodo qui in esame. L'onere fiscale
complessivo dell'attrice, che il Pretore ha stabilito in fr. 140,55, deve di
conseguenza essere ridotto a fr. 102,05 (fr. 51,75 per l'imposta cantonale, fr.
43.05 per quella comunale, doc. CC, e fr. 7,25 per quella federale; incarto
fiscale richiamato IV), come da essa esplicitamente richiesto.

 

                                14.   L'appellante
si duole del fatto che il Pretore le ha riconosciuto nel considerando 8 il
diritto a una provvigione ad litem di fr. 4'000.–, omettendo però di
inserire il relativo dispositivo, e chiede che le sia attribuita un'indennità
per ripetibili di fr. 4'000.–. L'attrice aveva postulato con la petizione 8
febbraio 1995 e con le conclusioni del 6 dicembre 1996, una provvigione per le
spese di causa di fr. 3'000.–, di modo che la domanda di appello è d'acchito
irricevibile nella misura in cui esige un importo superiore. In concreto il
Pretore non ha mai statuito sull'istanza cautelare presentata dall'attrice l'8
febbraio 1995, né risulta che quest'ultima abbia sollecitato il giudizio
provvisionale. Ora, la provvigione ad litem è destinata, per sua natura,
a coprire spese future, non a rimunerare prestazioni già eseguite (Bühler/Spühler, Ergänzungsband, n. 287
ad art. 145 CC). Non vi è quindi spazio per una provvigione ad litem una
volta terminata la causa di merito e l'appello è sprovvisto di consistenza su
questo punto. 

 

                                15.   In
conclusione, ricapitolando i risultati di entrambi gli appelli, il quadro
complessivo delle entrate e delle uscite familiari, tenuto conto delle
correzioni apportate ai rispettivi fabbisogni e del fatto che le parti non
hanno contestato i rispettivi redditi accertati dal Pretore, si presenta come
segue dal profilo del calcolo del contributo alimentare:

 

Periodo dal __________ 1995 al 29 febbraio 1996

Reddito
del marito          fr. 7'476.90

Reddito
della moglie       fr. 1'170.60

Reddito
coniugale netto: fr. 8'647.50 mensili

 

Fabbisogno minimo del marito:

       Minimo di base       fr.
1'025.—

       alloggio                  fr.   
614.—

       cassa malati           fr.   
274.20

       imposte                  fr.
1'105.60

       assicurazioni )        fr.  
122.05

       targhe                    fr.    
41.25

                                    fr.
3'182.10 mensili

 

Fabbisogno minimo della moglie:

       Minimo base           fr.
1'025.—

       locazione                fr.  
614.—

       cassa malati           fr.  
228.—

       spese mediche       fr.    
65.—

       imposte                  fr.  
102.05

       assicurazioni          fr.    
76.70

       targhe                    fr.    
22.85

                                    fr.
2'133.60 mensili

 

Fabbisogno in denaro di __________ fr. 1'130.– mensili

 

Eccedenza                    fr. 2'201.80 mensili

Metà eccedenza             fr. 1'100.— mensili

 

Il
marito può conservare per sé:

fr.
3'182.10 (fabbisogno minimo)

+
fr. 1'100.– (metà eccedenza) =                          fr. 4'282,10

e
deve versare a __________ un contributo di        fr. 1'130.–

 

Contributo
per la moglie:

fr.
2'133.60 (fabbisogno minimo)

+
1'100.– (metà eccedenza) 

./.
fr. 1'170.60 (reddito proprio) =                           fr. 2'060.–
(arrotondati)           

 

Periodo dal 1° marzo 1996

 

Reddito
del marito                                               fr. 7'476.90

Reddito
della moglie                                            fr. 1'170.60

Reddito
coniugale netto:                                      fr. 8'647.50

 

Fabbisogno mensile del marito

       Minimo di base       fr.
1'025.—

       alloggio                  fr.   
614.—

       cassa malati           fr.   
274.20

       imposte                  fr.
1'105.60

       assicurazioni          fr.  
122.05

       targhe                    fr.    
41.25

                                    fr.
3'182.10

 

Fabbisogno mensile della moglie:

       Minimo di base       fr.
1'025.—

       locazione                fr.   
614.—

       cassa malati           fr.   
228.—

       spese mediche       fr.     
65.—

       imposte                  fr.   
102.05

       assicurazioni          fr.
    76.70

       targhe                    fr.    
22.85

                                    fr.
2'133.60

       

Eccedenza                    fr. 3'331.80 mensili

Metà eccedenza             fr. 1'665.90 mensili

 

Il
marito può conservare per sé:

fr.
3'182,10 (fabbisogno minimo)

+
fr. 1'665.90 (metà eccedenza =                          fr. 4'848.–

 

e
deve versare alla moglie un contributo di:

fr.
2'133.60 (fabbisogno minimo)

+
1'665.90 (metà eccedenza)

./.
1'170.60 (reddito proprio) =                               fr. 2'630.– (arrotondati)

 

 

                                         Entrambi
gli appelli possono quindi essere accolti solo parzialmente. Il marito ottiene
la riduzione a fr. 2'630.– mensili del contributo alimentare dovuto dal
__________ 1996 alla moglie, mentre quest'ultima ottiene un aumento del
contributo alimentare dal __________ 1995 al 29 febbraio 1996 in fr. 1'130.–
per __________ e in fr. 2'060.– per sé.

                                 

                                 III.   Sulle spese e le
ripetibili

 

                                16.   Spese
e ripetibili di entrambi gli appelli seguono la vicendevole soccombenza (148
cpv. 2 CPC). Il marito ottiene solo una modesta riduzione del contributo
alimentare dovuto alla moglie dal 1° marzo 1996, mentre soccombe sull'aumento
delle prestazioni per la figlia e la moglie nel periodo dal __________ 1995 al
29 febbraio 1996. Appare perciò equo che sopporti tre quarti degli oneri
processuali del proprio appello, e che versi alla moglie un'indennità per
ripetibili ridotte di appello. L'attrice, dal canto suo, vince sul principio
della modifica del contributo alimentare per la figlia minorenne e ottiene un
modesto aumento del contributo alimentare per sé nel periodo compreso tra il
__________ 1995 e il 29 febbraio 1996, ma soccombe sull'aumento del contributo alimentare
per sé dopo il __________ 1996 e sulla provvigione ad litem. Gli oneri
del suo appello possono quindi essere posti a carico del marito per ¾ e a
carico della moglie per ¼, con l'obbligo per il convenuto di rifondere all'attrice
un'equa indennità per ripetibili ridotte di appello. Le spese processuali e le
ripetibili di prima sede possono rimanere invariate, l'attuale riforma non
incidendo in maniera apprezzabile sul loro ammontare né sul loro riparto,
tenuto conto che era in discussione il principio stesso della modifica,
osteggiato dal convenuto. 

 

                                         Con il
proprio appello __________ __________ chiede che il marito le versi una
provvigione ad litem di fr. 1'500.– per le spese di seconda istanza, e
in via subordinata postula l'ammissione al beneficio dell'assistenza
giudiziaria. Come si è visto (consid. 14) la provvigione ad litem non si
giustifica per prestazioni già fornite, come è appunto il caso in concreto.
Inoltre l'adeguamento del contributo alimentare a fr. 2'630.– consente
all'attrice di avere una disponibilità mensile di circa fr. 1'660.– (stipendio
fr. 1'170,60 + contributo alimentare fr. 2'630.– ./. fabbisogno minimo fr.
2'133,60), con la quale potrà far fronte alle spese legali. Essa potrà poi
ottenere il versamento dei contributi alimentari arretrati dal 1° marzo 1995 e
si vede riconoscere in questa sede congrue indennità per ripetibili. In
conclusione, quindi, l'attrice non può rivendicare una provvigione ad litem,
né tantomeno l'ammissione al beneficio dell'assistenza giudiziaria. 

                                          

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:               I.   Nella
misura in cui è ricevibile l'appello di __________ __________ è
parzialmente accolto e la sentenza impugnata è così riformata:

                                         1.1 Di conseguenza la clausola n. 4 della
convenzione 23/29 settembre 1988 fra __________ e __________ __________ è così
modificata:

                                              __________
__________ verserà a __________ __________ un contributo alimentare di fr.
2'630.– dal __________ 1996.

                                      

                                   II.   Gli oneri processuali dell'appello di __________
__________, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr.  750.–

                                         b)
spese                         fr.    50.–

                                                                                fr. 
800.–

 

                                         sono
posti per ¾ a carico di __________ __________ e per ¼ a carico di __________
__________. __________ __________ verserà inoltre a __________ __________ fr.
2'000.– per ripetibili ridotte di appello. 

 

                                   III.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello di
__________ è parzialmente accolto e la sentenza impugnata è così riformata:

                                         1.1 Di conseguenza la clausola n. 4 della convenzione
23/29 settembre 1988 fra __________ e __________ __________ è così modificata:

                                              __________
__________ verserà a __________ __________ per sé e per la figlia __________

                                             
c) dal __________ 1995 al 29 febbraio 1996 fr. 3'190.–, suddivisi in fr.
1'130.– per __________ e in fr. 2'060.– per la moglie.

                                      

                                         Per il
resto la sentenza impugnata è confermata.

 

                                 IV.   Gli oneri processuali dell'appello di __________,
consistenti in:

                                         a) tassa
di giustizia      fr. 750.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
800.–

 

                                         sono
posti per ¾ a carico di __________ __________ e per ¼ a carico di __________
__________. __________ __________ verserà inoltre a __________ __________ fr.
2'000.– per ripetibili ridotte di appello

 

                                  V.   La
domanda di provvigione ad litem presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                 VI.   La richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ è respinta.

 

                                 VII.   Intimazione: 

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
dott. __________ __________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio Sud.

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario