# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e3cd48c-919a-5fe4-b84c-4d47e80dc102
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-07-23
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 23.07.2018 15.2018.57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2018-57_2018-07-23.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2018.57

  	
  Lugano

  23 luglio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) sul ricorso 28 maggio 2018 della

 

	
   

  	
  RI 1 

  (patrocinata dall’ PA 2,)

   

  
	
   

  	
  Contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Lugano,
o meglio contro il verbale di sequestro emesso il 16 maggio 2018 nelle
esecuzioni n. __________, __________, __________, __________ e __________
promosse rispettivamente da

 

	
   

  	
  Confederazione Svizzera, Berna

  Stato Canton Ticino, Bellinzona

  Comune di L, L

  Comune di M, M

  Comune di P, P

  (rappresentati dall’Ufficio
  esazione e condoni, Bellinzona)

   

  

nei
confronti di

	
   

  	
   

  PI 6, __________

  (rappresentato dalla PA 3, __________)

   

  

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Sulla
scorta di cinque decreti di sequestro del 15 maggio 2018, fondati su altrettante
richieste di garanzie di stessa data, emessi nei confronti di PI 6 dalla Confederazione
Svizzera (a garanzia dell’imposta federale diretta dal 2009 al 2015 oltre alle
spese e multe, di complessivi fr. 13'000'000.– più interessi del 3% dal 16
maggio 2018), dallo Stato Canton Ticino (a garanzia dell’imposta cantonale per
gli stessi anni, con spese e multe, di complessivi fr. 19'000'000.– più
interessi del 2.5% dal 16 maggio 2018), dal Comune di L__________ (a garanzia
dell’impos­ta comunale dal 2013 al 2015, con spese e multe, di complessivi
fr. 15'000.–), dal Comune di M__________ (a garanzia dell’imposta co­munale
dal 2009 al 2015, comprese le spese e multe, più interessi del 2.5% dal 16
maggio 2018) e dal Comune di P__________ (a garanzia dell’imposta comunale dal
2012 al 2015, con le spese e multe, di complessivi fr. 70'000.– più
interessi del 2.5% dal 16 maggio 2018), l’indomani l’Ufficio di esecuzione (UE)
di Lugano ha eseguito il sequestro (n. __________41, rispettivamente __________17,
__________06, __________26 e __________92) segnatamente di “tutti gli averi, somme, titoli, crediti,
pagamenti in uscita, valori, beni di ogni tipo, che si trovino su conti,
depositi, relazioni bancarie, ’tesori’, oppure in cassette di sicurezza” presso la PI 7, succursale di L__________ (già __________), “dei quali la RI 1, P__________ (società
della quale il signor PI 6 risulta il solo azionista, rispettivamente
beneficiario economico, secondo la teoria della trasparenza rovesciata) sia titolare,
comunque nulla escluso intestato e/o appartenente alla RI 1 o di cui ne sia l’a­­vente
diritto economico”, ovvero “sostanzialmente tutto quanto la banca sa, deve e o possa sapere, appartenere alla RI
1 malgrado la diversa intestazione dei conti”,
e in particolare due conti esplicitamente
designati dalle autorità fiscali (n. __________.4 e __________.2).

 

                                         In
esecuzione dei medesimi decreti di sequestro fiscali, sempre il 16 maggio 2018, l’Ufficio d’esecuzione di
Zurigo 1 (Stadtammann- und Betreibungsamt Zürich 1) ha
sequestrato tutti gli averi della RI 1 presso la sede zurighese della PI 7.

 

                                  B.   Con
ricorso del 28 maggio 2018, la RI 1 chiede l’annullamento dei sequestri e di “quelli eseguiti da altri uffici di esecuzione
svizzeri su incarico dell’UE di Lugano in relazione ai conti n. __________.4 e __________.2
presso la PI 7, succursale di L__________”.

 

                                  C.   Con
osservazioni del 14 giugno 2018, le autorità fiscali procedenti hanno postulato
la reiezione del ricorso, e nello stesso senso si è determinato l’UE nelle sue
del 26 giugno 2018, mentre PI 6 è rimasto silente.

 

 

Considerato

 

in diritto:                  1.   Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino
la Camera esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 3 LPR) – entro 10 giorni dalla notifica dell’atto impugnato, di
cui la RI 1 è venuta a conoscenza il 18 maggio 2018 tramite la banca PI 7,
succursale di L__________, presso la quale è stato eseguito il sequestro
avversato, il ricorso è in linea di principio ricevibile (art. 17 LEF).

 

                                   2.   La
ricorrente si duole che i sequestri tocchino relazioni bancarie intestate al
suo proprio nome, di cui essa – e non gli azionisti – è quindi proprietaria. D’altronde, il debitore PI 6
non risulta neppure suo azionista unico, il proprio
capitale sociale essendo suddiviso tra “una società estera” e un
certo __________. A mente della ricorrente, che afferma essere una società
operativa con 10 impiegati, il verbale di sequestro la danneggia ed è quindi
impugnabile con un ricorso all’autorità di vigilanza (art. 17 LEF), l’ufficio d’esecuzione
non potendo dare seguito a un decreto di sequestro lacunoso o impreciso, come
pure non può eseguire un sequestro inficiato da nullità. Orbene, rileva la RI 1,
l’autorità fiscale non ha in concreto fornito alcuna indicazione in merito all’effettiva
appartenenza dei beni al debitore, in violazione di quanto previsto dall’art.
272 LEF. L’UE di Lugano avrebbe quindi dovuto, a suo dire, rinviare l’istanza
al­l’autorità fiscale
affinché fornisse, seppur sommariamente, le indicazioni necessarie a rendere
perlomeno verosimile il presupposto in questione.

 

                                   3.   Il
ricorso all’autorità di vigilanza cantonale ha natura sussidiaria rispetto alla
via giudiziaria (art. 17 cpv. 1 LEF). In linea di massima, la verifica dei
presupposti del sequestro (art. 272 LEF) incombe allo stesso giudice del sequestro
nella procedura di opposizione al sequestro (art. 278 LEF). In particolare le
censure che concernono la proprietà o la titolarità dei beni da sequestrare
rientrano in un primo tempo nella competenza del giudice del­l’opposizione e in
un secondo in quella del giudice della rivendicazione giusta l’art. 109 LEF (sentenza
della CEF 15.2017.46 del 7 settembre 2017 consid. 4.2), mai in quella dell’autorità
di vigilanza. Vero è che il controllo della regolarità formale del decreto di
sequestro spetta alle autorità esecutive, sicché esse non devono dare seguito a
un decreto di sequestro lacunoso, impreciso o inficiato da nullità,
segnatamente ove non designi i beni da sequestrare con sufficiente precisione,
non contenga tutte le informazioni richieste dell’art. 274 LEF o sia reso da un
giudice manifestamente incompetente (DTF 143 III 577 consid. 4.1.2).

 

                                3.1   Contrariamente a quanto reputa la
ricorrente, tuttavia, nessuno dei casi in cui le autorità esecutive devono
rifiutare di eseguire un ordine di sequestro si verifica nella fattispecie.

 

                                  a)   I
cinque decreti di sequestro del 15 maggio 2018, infatti, enunciano tutte le indicazioni
prescritte dall’art. 274 cpv. 2 LEF (nome e domicilio delle parti, credito per
il quale è concesso il sequestro, la causa del sequestro [precisata nelle
richieste di garanzia], gli oggetti da sequestrare e la menzione della
responsabilità del creditore per i danni). Per quanto riguarda la quarta condizione,
i decreti menzionano il nome della banca presso la quale eseguire il sequestro (PI
7) e quello del titolare della relazione da sequestrare (RI 1), ciò che è
sufficiente a permetterne l’esecuzione (DTF 130 III 579 segg., 142 III 295
consid. 5.1; sentenza della CEF 15.2005.115 del 26 gennaio 2006 consid. 3.2).

 

                                  b)   Né
l’art. 274 cpv. 2 LEF né la giurisprudenza richiedono che il decreto menzioni
inoltre la motivazione del sequestro di beni formalmente intestati a terzi (v.
in particolare il modello di decreto di sequestro edito dal Tribunale federale,
mod. 45).

 

                                  c)   Infine, sta di fatto che le autorità procedenti erano competenti a
emettere i decreti di sequestro contestati (art. 169 e 170
LIFD, 248, 249 e 275 LT). Le censure della ricorrenti sono quindi infondate.

 

                                3.2   Certo,
la legge esclude la via dell’opposizione al sequestro fiscale ai sensi dell’art.
278 LEF (art. 170 cpv. 2 LIFD e 249 cpv. 2 LT). Ed è discusso se il presupposto
dell’esistenza e dell’appar­­tenenza dei beni sequestrati possa essere
contestato nel quadro di un ricorso contro la decisione di garanzia – il testo
degli art. 169 cpv. 3 e 248 cpv. 3 LT paiono escluderlo –, specie se il ricorrente non è il contribuente, ma un
terzo (pro: DTF 143 III 576 consid. 4.1.1; sentenza del Tribunale
federale 5A_394/2017 del 25 settembre 2017, consid. 4.1.1;
sentenza della CEF 15.2001.18 del 6 marzo 2001 consid. 2.2; contra: sentenza
della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello 80.2009.29-31 del 30
novembre 2009 consid. 3.2). Nondimeno, non incombe alle
autorità esecutive pronunciarsi su questioni di merito, se non nei casi in cui il
bene è manifestamente di un terzo
(sentenza del Tribunale federale 7B.4+6/2003 del 5 marzo 2003
consid. 4.2), ipotesi estranea al caso in esame, poiché la motivazione fornita
dalle autorità fiscali procedenti nelle osservazioni al ricorso in merito alla
riconducibilità dei conti sequestrati al debitore (pagg. 4-5) non possono dirsi
manifestamente inconsistenti. Sulla questione è se del caso chiamato a
esprimersi nel merito il giudice della rivendicazione nel quadro della
procedura definita agli art. 106 segg. LEF, che l’UE di Lugano avvierà d’ufficio
a ricezione del giudizio odierno. L’esistenza di tale via giudiziaria esclude
quella all’autorità di
vigilanza (art. 17 cpv. 1 LEF e sopra consid. 3). Nel­la
misura in cui tende a ottenere dalla Camera una valutazione non solo formale,
il ricorso è di conseguenza irricevibile.

 

                                   4.   Di
sfuggita la ricorrente lascia ancora intendere che i sequestri sarebbero nulli,
perché la documentazione ricevuta dalla banca PI 7 include unicamente i decreti
di sequestro e non le richieste di garanzia. Sennonché secondo la stessa decisione
da essa citata (DTF 143 III 576 consid. 4.1.1), il decreto di sequestro e la richiesta
di garanzia vanno notificati al contribuente (e a eventuali terzi) solo dopo l’esecuzione
del sequestro (cfr. art. 276 LEF). Al terzo debitore – nella fattispecie
la PI 7 – va invece notificato unicamente il decreto di sequestro, che solo è
per lui d’interesse. Sapere se l’UE ha comunicato alla ricorrente anche le
richieste di garanzia può rimanere indeciso, poiché ad ogni modo esse sono
allegate alle osservazioni al ricorso (doc. B-F), debitamente intimate alla
ricorrente. Ciò segna definitivamente la sorte del ricorso.

 

                                   5.   Per
legge non si preleva la tassa di giustizia e non si
assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ammissibile il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –;

  –.

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione, Lugano.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.