# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** abe86066-abc5-5bea-943e-8987b3e16ec3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-12-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.12.2008 C-492/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-492-2006_2008-12-11.pdf

## Full Text

Corte II I
C-492/2006

{T 0/2}

Sentenza dell'11 dicembre 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Antonio Imoberdorf, Ruth Beutler, 
cancelliere Graziano Mordasini.

C._______,
patrocinata dall'Avv. Fulvio Pezzati,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Rifiuto dell'autorizzazione d'entrata in Svizzera e 
dell'approvazione al rilascio di un permesso di dimora.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-492/2006

Fatti:

A.
Giunta  in  Svizzera  in  data  22 aprile  1997,  il  3 ottobre  successivo 
A._______, cittadina dominicana nata il..., ha contratto matrimonio con 
B._______,  cittadino  elvetico  nato  il...  ed  è  stata  quindi  posta  a 
beneficio di un permesso di dimora (permesso B) nel canton Ticino in 
applicazione  dell'art.  7  cpv.  1  della  legge  del  26 marzo  1931 
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri (LDDS, CS 1 117), 
periodicamente rinnovato.

B.
Con  decisione  del  22 marzo  2000,  la  Sezione  dei  permessi  e 
dell'immigrazione di Bellinzona (di seguito: SPI) ha respinto una prima 
domanda  di  ricongiungimento  familiare  presentata  in  data 
24 novembre 1999 da A._______ con i figli di cittadinanza dominicana 
C._______, nata il..., D._______, nato il... e E._______, nata il..., tutti 
residenti  in  patria. In  data  10 luglio  2001,  il  Consiglio  di  Stato  della 
Repubblica e Cantone del Ticino (di seguito: CdS) ha respinto il ricorso 
interposto  il  3 aprile  2000  dall'interessata,  per  il  tramite  del  suo 
patrocinatore, avverso la succitata decisione.

C.
In  data  28 giugno  2002,  A._______  ha  presentato  una  seconda 
domanda  tendente  al  ricongiungimento  con  i  tre  figli.  Il  31 ottobre 
2002,  la  SPI  ha  avallato  il  rilascio  di  un'autorizzazione  d'entrata  in 
vista  del  ricongiungimento  famigliare  in  favore  di  D._______  e 
E._______, mentre C._______ ha beneficiato di tale autorizzazione in 
un secondo tempo il 4 dicembre successivo.

D.
Il 30 dicembre 2002, C._______ è convolata a nozze in patria con un 
connazionale. Essa è poi entrata sul territorio della Confederazione il 
28 gennaio 2003 e il 3 febbraio successivo ha ottenuto un permesso di 
dimora.

E.
Con decisione del 27 ottobre 2004, la SPI ha rilevato che, a seguito 
del  suddetto matrimonio,  C._______ era  a  tutti  gli  effetti  dipendente 
dal  coniuge  e  non più  della  madre,  e,  constatando  che  essa  aveva 
sottaciuto dei fatti essenziali, ha negato il rinnovo del suo permesso di 

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dimora ottenuto fornendo false indicazioni. In data 14 dicembre 2004, il 
CdS  ha  respinto  il  ricorso  interposto  il  2 novembre  2004  da 
C._______,  per  il  tramite  del  suo  nuovo  patrocinatore,  avverso  la 
succitata  decisione. Con  sentenza  del  18 febbraio  2005,  il  Tribunale 
cantonale amministrativo della Repubblica e cantone Ticino (di seguito 
TRAM)  ha  dichiarato  irricevibile  il  gravame  introdotto  il  17 gennaio 
2005 dall'interessata avverso la succitata decisione. Essa ha lasciato 
la Svizzera il 26 marzo successivo. 

F.
In data 2 agosto 2005, C._______ ha presentato una nuova domanda 
di ricongiungimento familiare con la madre A._______ ed il  patrigno, 
precisando nel  contempo di  essere  nubile. A sostegno della  propria 
richiesta  essa  ha  in  particolare  prodotto  agli  atti  una  dichiarazione 
dell'ex  marito  con  la  quale  egli  confermava  di  avere  esercitato 
pressioni  nei  suoi  confronti  al  fine  di  costringerla  a  sposarlo  nella 
speranza di  potere  venire in  Svizzera,  nonché un certificato medico 
attestante la difficile situazione psichica della madre.

G.
Dando seguito alla suddetta richiesta, la SPI ha espresso un preavviso 
favorevole  al  rilascio  in  favore  dell'interessata  di  un  permesso  di 
dimora annuale conformemente all'art. 3 cpv. 1 lett. c dell'ordinanza del 
6 ottobre  1986  che  limita  l'effettivo  degli  stranieri  (OLS,  RU 1986  I 
1791)  ed  ha  trasmesso  il  relativo  incarto  all'autorità  federale  per 
approvazione.

H.
Con  scritto  dell'8 dicembre  2005,  l'UFM  ha  informato  i  coniugi 
F._______  dell'intenzione  di  rifiutare  l'approvazione  al  rilascio  di  un 
permesso di dimora annuale in favore di C._______, accordando loro 
la possibilità di prendere posizione in merito sulla base degli art. 29 e 
30  della  legge  federale  del  20 dicembre  1968  sulla  procedura 
amministrativa  (PA,  RS  172.021).  L'autorità  di  prime  cure  ha  in 
particolare rilevato che la domanda in oggetto, introdotta poco prima 
del compimento del ventunesimo anno di età della richiedente (cfr. art. 
3 cpv. 1 bis lett. a OLS) e le cui circostanze tendono a dimostrare che 
essa è volta a procurarle migliori opportunità professionali sul territorio 
della  Confederazione,  deve  essere  considerata  abusiva,  precisando 
poi  che  la  prima  autorizzazione  d'entrata  in  Svizzera  era  stata 
conseguita in maniera abusiva.

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I.
Con osservazioni del 13 gennaio 2006, agendo per il tramite del suo 
nuovo patrocinatore, C._______ ha affermato come la revoca del suo 
precedente permesso di dimora fosse del tutto arbitraria ed illegale, in 
quanto  le  era  stato  rimproverato  di  avere  sottaciuto  un  fatto  (il 
matrimonio  contratto  nella  Repubblica  Dominicana)  che  non  si  era 
ancora verificato al momento della domanda di permesso, precisando 
nel contempo che questa unione, frutto della coercizione, è stata nel 
frattempo annullata. L'interessata ha poi evidenziato che la madre ne 
ha chiesto  il  ricongiungimento non appena adempiva alle  condizioni 
poste dalla legge e che non dispone più in patria di parenti stretti  in 
grado  di  aiutarla.  Essa  ha  infine  rilevato  che,  in  ragione  delle  sue 
limitate  capacità  intellettuali,  economiche,  sociali  e  culturali,  si 
giustifica la concessione in suo favore di un permesso umanitario ex 
art.  13  let.  f  OLS,  come  peraltro  proposto  dal  Consigliere  di  Stato 
ticinese  direttore  del  Dipartimento  delle  istituzioni  (cfr.  scritto  del 
4 luglio 2005). 

J.
Con decisione del 22 febbraio 2006, l'UFM ha rifiutato l'autorizzazione 
d'entrata  in  Svizzera  e  l'approvazione  al  rilascio  di  un  permesso  di 
dimora in favore di C._______.

A  motivo  della  propria  decisione,  l'autorità  di  prime  cure  ha  ripreso 
essenzialmente  le  argomentazioni  sviluppate  nel  suo  preavviso 
dell'8 dicembre 2005,  precisando che la  separazione  dell'interessata 
dalla madre risulta  inizialmente dalla  libera volontà di  quest'ultima e 
che  la  sua  prima  autorizzazione  d'entrata  in  Svizzera  è  stata 
conseguita in maniera abusiva. Il suddetto Ufficio ha inoltre affermato 
che  la  ricorrente,  considerata  la  sua  età,  è  in  grado  di  gestire  la 
propria  vita  indipendentemente  dalla  madre,  la  quale  potrà  peraltro 
garantirle  un aiuto finanziario  dalla  Svizzera al  fine di  agevolarne le 
condizioni di vita in patria.

K.
In  data  27 marzo  2006,  C._______  è  insorta  avverso  la  suddetta 
decisione, chiedendo in via principale l'approvazione al rilascio di un 
permesso di dimora.

A  sostegno del  proprio  gravame essa ha affermato  che  l'autorità  di 
prime cure non si è pronunciata sulle argomentazioni presentate nelle 

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sue  osservazioni  del  13 gennaio  2006,  con  conseguente  diniego  di 
giustizia,  precisando  nel  contempo  che  il  suo  matrimonio  è  stato 
celebrato  in  data  30 dicembre  2002,  quindi  posteriormente  alla 
concessione del permesso del 31 ottobre 2002, di modo che non può 
esserle  imputato  alcun  comportamento  abusivo.  La  ricorrente  ha 
rilevato che la sua domanda di ricongiungimento era stata presentata 
non appena le severe condizioni  poste dalle autorità elvetiche erano 
state  adempiute,  precisando  poi  che  la  giurisprudenza  esposta 
dall'UFM  non  si  applica  ai  figli  anche  maggiori  di  21  anni  di  cui  i 
genitori  garantiscono  il  mantenimento  (art.  3  cpv. 1bis lett.  a  OLS). 
Essa ha infine posto l'accento sui  propri  problemi psichici,  dai  quali 
deriva la sua necessità di assistenza e cura che vanno al di là del puro 
mantenimento economico, postulando in via subordinata il  rilascio in 
suo favore di un permesso in virtù dell'art. 13 lef. f OLS. 

L.
Chiamato ad esprimersi in merito al suddetto gravame, con preavviso 
del 26 maggio 2006, l'UFM ne ha proposto la reiezione. L'autorità di 
prime cure ha ripreso le argomentazioni formulate nella sua decisione 
del  22 febbraio  2006,  rilevando  che,  a  partire  dai  18  anni,  è  lecito 
presumere  che  una  persona  sia  in  grado  di  vivere  in  maniera 
indipendente  e  che  l'interessata,  oggi  ventiduenne,  sarebbe 
confrontata a grossi problemi di integrazione in Svizzera.

M.
Invitata  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
inferiore,  con  scritto  del  15 giugno  2006,  la  ricorrente  si  è 
integralmente riconfermata nel suo ricorso.

N.
Completando l'istruttoria, con scritto del 7 luglio 2008, il  Tribunale ha 
invitato  la  ricorrente  ad  informarlo  in  merito  alla  sua  situazione 
personale, professionale e medica posteriore al ricorso.

O.
Dando  seguito  a  questa  richiesta,  con  scritto  del  18 luglio  2008, 
l'interessata  ha  informato  il  TAF  di  avere  avuto  un  figlio  da  padre 
ignoto,  di  essere  stata  sottoposta  a  sterilizzazione  e  che  la  sua 
condizione di debolezza mentale necessita l'imprescindibile aiuto della 
famiglia.  Essa  ha  inoltre  rilevato  di  beneficiare  di  un  sostegno 
finanziario da parte della madre, la quale, nella misura del possibile, si 

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reca  nella  Repubblica  Dominicana  per  assisterla,  sottolineando  la 
necessità di fare venire anche suo figlio in Svizzera.

P.
Completando ulteriormente l'istruttoria, con scritto del 5 agosto 2008, 
il  TAF ha  invitato  l'interessata  a  produrre  l'atto  di  nascita  del  figlio, 
nonché  i  certificati  medici  inerenti  la  sua  situazione  medica  e 
psicologica. 

Q.
Dando seguito a questa richiesta,  il  14 ottobre seguente, C._______ 
ha  prodotto  l'atto  di  nascita  del  figlio,  nonché  il  rapporto  del  suo 
psichiatra curante.

R.
Invitato a prendere posizione in merito alla suddetta documentazione, 
con  osservazioni  complementari  dell'11 novembre  2008,  l'UFM  ha 
rilevato che le recenti  informazioni relative alla situazione personale, 
professionale e medica della ricorrente non sono tali  da modificarne 
l'apprezzamento,  confermandosi  quindi  nella  sua  decisione  del 
22 febbraio 2006.

Diritto:

1.
Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge  del  17 giugno 
2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32),  giusta 
l'art. 31 LTAF il  Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni  ai sensi 
dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF. 

In  particolare,  le  decisioni  in  materia  di  rifiuto  dell'autorizzazione 
d'entrata in Svizzera e dell'approvazione al rilascio di un permesso di 
dimora rese dall'UFM, il quale costituisce un'unità dell'amministrazione 
federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF,  possono  essere 
impugnate, conformemente all'art. 20 cpv. 1 LDDS, dinanzi al TAF.

I ricorsi pendenti presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato 
o presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti al 1° gennaio 2007 sono 
trattati dal TAF sulla base del nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 
LTAF).

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2.
L'entrata  in  vigore,  il  1° gennaio  2008,  della  legge  federale  sugli 
stranieri  del  16 dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20)  ha  comportato 
l'abrogazione della LDDS conformemente all'art. 125 LStr (in relazione 
con la cifra I del suo allegato), e delle ordinanze d'esecuzione di cui 
all'art. 39 dell'ordinanza del 24 ottobre 2007 concernente la procedura 
d'entrata  e  di  rilascio  del  visto  (OPEV,  RS  142.204)  e  all'art.  91 
dell'ordinanza  del  24 ottobre  2007  sull'ammissione,  il  soggiorno  e 
l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201).

Conformemente all'art. 126 cpv. 1 LStr, alle procedure introdotte prima 
del  1° gennaio  2008  rimangono  tuttavia  applicabili  le  vecchie 
disposizioni di legge (cfr. DTAF 2008/1 consid. 2). Ciò è il caso nella 
presente fattispecie; il vecchio diritto (materiale) è quindi applicabile.

Conformemente  all'art.  126  cpv.  2  LStr,  la  procedura  inerente  le 
domande presentate prima dell'entrata in  vigore,  il  1° gennaio 2008, 
della LStr è retta dal nuovo diritto.

Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF). 

3.
C._______  ha  diritto  di  ricorrere  (art.  48  PA)  e  il  suo  ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(cfr. art. 50 e 52 PA).

4.
Nel suo gravame del  27 marzo 2006,  la  ricorrente ha affermato che 
l'autorità  di  prime  cure  non  si  è  pronunciata  sulle  argomentazioni 
presentate  nelle  sue  osservazioni  del  13 gennaio  precedente,  con 
conseguente  diniego  di  giustizia.  Essa  ha  inoltre  postulato  a  titolo 
sussidiario la revoca della decisione della SPI del 24 ottobre 2005 o il 
rilascio in suo favore di un permesso ex art. 13 let. f OLS. Il Tribunale 
deve quindi preliminarmente esaminare tali conclusioni formali.

4.1

4.1.1 Il diritto di essere sentito, la cui garanzia è ancorata nell'art. 29 
cpv. 2 della  Costituzione federale della  Confederazione Svizzera del 

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18 aprile  1999  (Cst,  RS  101)  comprende  il  diritto  per  la  persona 
interessata  di  prendere  conoscenza  dell'incarto  (DTF  132  II  485 
consid. 3,  126  I  7  consid. 2b),  di  esprimersi  in  merito  agli  elementi 
pertinenti  prima che una decisione sia emessa nei suoi  confronti,  di 
produrre delle  prove pertinenti,  di  ottenere che sia dato seguito alle 
sue offerte di prove pertinenti, di partecipare all'amministrazione delle 
prove  essenziali  o  almeno  di  poter  esprimersi  sul  suo  risultato, 
allorquando questo è proprio ad influenzare la decisione da emanare 
(cfr. DTF 124 II 132 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata). Nel quadro 
della procedura amministrativa il diritto di essere sentito è consacrato 
dagli art. 26-28 (diritto di esaminare gli atti), dagli art. 29-33 (diritto di 
essere sentito strictu sensu) e dall'art. 35 PA (diritto di  ottenere una 
decisione motivata).

4.1.2 La  giurisprudenza  ha  dedotto  dal  diritto  di  essere  sentito, 
definito dalle norme speciali di procedura (quali l'art. 35 PA) l'obbligo 
per  l'autorità  di  motivare  la  sua  decisione,  così  da  permettere  ai 
destinatari  e  a  tutte  le  persone  interessate  di  comprenderla, 
eventualmente  di  impugnarla  ed  in  modo  da  rendere  possibile 
all'autorità  di  ricorso  eventualmente  adita  di  esercitare 
convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 129 I 232 consid. 3.2; DTF 
126  I  97  consid. 2b;  DTF  122  IV  8  consid. 2c,  DTF  112  Ia  107 
consid. 2b;  cfr.  inoltre  la  sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.496/2006 / 2A.497/2006 del 15 ottobre 2007 consid. 5.1.1). Si è in 
presenza di una violazione del diritto di essere sentito se l'autorità non 
soddisfa al suo obbligo di esaminare e di trattare i problemi pertinenti 
(cfr. DTF 126 I 97 consid. 2b; DTF 122 IV 8 consid. 2c). Per adempiere 
a  tali  esigenze,  è  sufficiente  che  il  giudice  (o  l'autorità)  menzioni, 
almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in 
modo  da  permettere  all'interessato  di  apprezzare  la  portata  di 
quest'ultima e di  impugnarla in  piena conoscenza di  causa (cfr. DTF 
menzionate). In  generale,  la  portata dell'obbligo di  motivare dipende 
dalla  complessità  della  fattispecie  da  giudicare,  dalla  potenziale 
gravità  delle  conseguenze  della  decisione  e  dalle  circostanze  del 
singolo caso. Più la libertà d'apprezzamento dell'autorità è ampia e più 
la  misura  adottata  arreca  pregiudizio  ai  diritti  dei  singoli,  più  la 
decisione deve essere circostanziata (cfr. DTF 112 Ia 107 consid. 2b; 
cfr. inoltre  la  sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.496/2006 / 2A.497/2006  precitata).  Sebbene  la  motivazione  deve 
fare emergere le riflessioni dell'autorità in merito agli elementi (di fatto 
o di diritto) essenziali che hanno influenzato la decisione, l'autorità non 

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è  comunque  tenuta  a  pronunciarsi  su  tutti  i  fatti,  argomentazioni  e 
mezzi  di  prova invocati  dalle  parti,  ma può permettersi  di  limitarsi  a 
quelli che, senza arbitrio, le sembrano decisivi per la risoluzione della 
causa (cfr. DTF 126 I  97  consid. 2b; DTF 112 Ia 107 consid. 2b). Il 
diritto  di  ottenere  una  decisione  motivata  costituisce  una  garanzia 
costituzionale  di  natura  formale,  la  cui  violazione  causa  in  principio 
l'annullamento  della  decisione  impugnata  indipendentemente  dalle 
possibilità  di  esito  positivo del  ricorso nel  merito  (cfr. DTF 126 I  19 
consid. 2d/bb; DTF 126 V 130 consid. 2b; DTF 122 II 464 consid. 4a e 
giurisprudenza  citata).  Eccezionalmente  un'eventuale  violazione  del 
diritto di  essere sentito può essere sanata allorquando l'autorità che 
ha  emanato  la  decisione  ha  preso  posizione  in  merito  alle 
argomentazioni  decisive nel quadro dello  scambio degli  scritti  e che 
l'amministrato  ha  avuto  la  possibilità  di  esprimersi  liberamente  di 
fronte ad un'autorità di  ricorso, la cui  cognizione è altrettanto ampia 
che quella  dell'autorità  inferiore (cfr. DTF 133 I  201 consid. 2.2; DTF 
130 II  530  consid. 7.3;  DTF  126  V  130  consid.  2b;  DTF 124  V  389 
consid. 5a e 180 consid. 4a).

4.1.3 Nella  fattispecie,  la  decisione  impugnata  riprende  gli  elementi 
essenziali  sviluppati  da  C._______  nelle  sue  osservazioni  del 
13 gennaio  2006.  Essa  ne  ha  potuto  comprendere  la  portata  e 
deferirla  all'istanza superiore,  difendendosi  così  in  maniera  corretta. 
Concretamente la ricorrente è stata in grado di dedurre i fatti su cui la 
decisione  si  fonda  e  le  ragioni  per  cui  è  stata  pronunciata.  Infine, 
anche nella denegata ipotesi  in cui  la decisione venisse considerata 
non  sufficientemente  motivata  e  unicamente  a  titolo  sussidiario,  si 
rileva che tale carenza sarebbe comunque sanata dall'impugnazione 
della stessa davanti al Tribunale, il quale dispone di piena cognizione. 
Inoltre  nell'ambito  dello  scambio  degli  scritti,  l'autorità  inferiore  ha 
avuto  modo  di  esprimersi  sul  contenuto  delle  osservazioni  e  del 
ricorso  e  di  completare  la  motivazione,  ed  alla  ricorrente  è  stato 
concesso  il  diritto  di  replica  di  cui  ha  fatto  uso  (cfr. DTF 116  V  28 
consid. 4b). Visto quanto sopra,  la censura sollevata da C._______ in 
merito all'esistenza di un diniego di giustizia, e quindi alla violazione 
del suo diritto di essere sentito, risulta infondata.

4.2 Per  quanto  attiene  le  domande  di  giudizio  formulate  a  titolo 
subordinato dalla ricorrente, giova rammentare che il TAF è tenuto ad 
esaminare  unicamente  i  rapporti  giuridici  sui  quali  l'autorità 
amministrativa  competente  si  è  pronunciata  con  una  decisione,  la 

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quale determina l'oggetto della contestazione (DTF 131 V 164 consid. 
2.1 e GAAC 69.6 ; cfr. ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, Verwaltungsverfahren 
und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 148ss ; FRITZ 
GYGI,  Bundesverwaltungsrechtspflege,  Berna  1983,  p.  44ss  ;  ANDRÉ 
GRISEL,  Traité de droit  administratif,  Neuchâtel  1984, vol. II,  p. 914 et 
933 ;  JEAN-FRANÇOIS POUDRET,  Commentaire  de  la  loi  fédérale 
d'organisation judiciaire, vol. V, Berna 1992, p. 8s., n. 2.2 ; PIERRE MOOR, 
Droit  administratif,  vol.  II :  Les  actes  administratifs  et  leur  contrôle, 
Berna 1991, p. 438, 444 et 446s.).

Ne discende che l'oggetto della presente procedura è limitato al solo 
esame  della  fondatezza  della  decisione  di  rifiuto  dell'autorizzazione 
d'entrata in Svizzera e dell'approvazione al rilascio di un permesso di 
dimora  pronunciata  il  22 febbraio  2006  dall'UFM.  La  conclusione 
sussidiaria  tendente  al  rilascio  di  un  permesso  umanitario  ai  sensi 
dell'art. 13 let. f  OLS in favore di  C._______ è irricevibile,  in quanto 
esula  dall'oggetto  della  fattispecie.  A  titolo  abbondanziale  si  rileva 
inoltre come l'autorità cantonale abbia rilasciato a suo tempo in favore 
della ricorrente un permesso di dimora per ricongiungimento familiare 
e propone ora l'attribuzione di un'autorizzazione sulla base dell'art. 3 
cpv. 1 let. c OLS, ciò che esclude dunque l'applicazione dell'art. 13 let. 
f OLS (cfr. art. 3 cpv. 1 in inizio OLS). Pure irricevibile è la domanda 
tendente  alla  revoca  della  decisione  emanata  dalla  SPI  in  data 
27 ottobre 2004. Si tratta infatti  di  una decisione cantonale, la quale 
deve  pertanto  essere  impugnata  davanti  alle  competenti  autorità 
ticinesi.

5.
Secondo l'art. 1a LDDS ha diritto di risiedere in Svizzera ogni straniero 
che sia al  beneficio di un permesso di  dimora o di  domicilio, ovvero 
che,  secondo la  presente legge,  non abbia bisogno di  un permesso 
siffatto.

L'autorità decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e 
dei trattati con l'estero, circa la concessione del permesso di dimora o 
di domicilio.... (art. 4 LDDS). La libera decisione di quest'ultima circa la 
concessione  dei  succitati  permessi  non  può  essere  pregiudicata  da 
alcun atto dello straniero (art. 8 cpv. 2 dell'ordinanza d'esecuzione del 
1° marzo 1949 della legge concernente la dimora ed il domicilio degli 
stranieri [ODDS del 1949, RU 1949 I 233]).

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Nelle  loro  decisioni  le  autorità  competenti  a  concedere  i  permessi 
terranno conto degli interessi morali ed economici del Paese, nonché 
dell'eccesso della popolazione straniera (art. 16 cpv. 1 LDDS et art. 8 
cpv. 1  ODDS)  e  veglieranno  a  garantire  un  rapporto  equilibrato  tra 
l'effettivo  della  popolazione  svizzera  e  quello  della  popolazione 
straniera residente (cfr. art. 1 let. a OLS).

6.

6.1 Secondo l'art. 99 LEtr, in casu applicabile giusta l'art. 126 cpv. 2 
LStr,  il  Consiglio  federale  determina  i  casi  in  cui  i  permessi  di 
soggiorno di breve durata, di dimora e di domicilio nonché le decisioni 
preliminari delle autorità cantonali preposte al mercato del lavoro sono 
soggetti all'approvazione dell'Ufficio federale. Quest'ultimo può rifiutare 
l'approvazione o limitare la portata della decisione cantonale.

Giusta  l'art.  85  cpv.  1  lett.  a  e  b  OASA,  l'UFM  è  competente  per 
l'approvazione del rilascio dei permessi di soggiorno di breve durata, 
di dimora o domicilio e alla proroga dei permessi di dimora se ritiene 
necessaria una procedura d'approvazione per determinate categorie di 
stranieri  e  domande  o  qualora  una  tale  procedura  si  rileva 
indispensabile per un singolo caso. Queste norme corrispondono nella 
loro portata alle disposizioni abrogate (cfr. art. 51 OLS, art. 18 cpv. 1 e 
3 LDDS e art. 1  cpv. 1 let. c  dell'ordinanza del  20 aprile  1983 sulla 
procedura di approvazione nel diritto degli stranieri [OPADS, RU 1983 
535]).

6.2 In  virtù  della  regolamentazione  in  merito  alla  ripartizione  delle 
competenze in materia di polizia degli stranieri tra la Confederazione e 
i  cantoni,  l'UFM  dispone  quindi  della  competenza  di  approvare  il 
permesso di dimora che la SPI propone di rilasciare a C._______ (cfr. 
DTF 130 II 49 consid. 2.1; 127 II 49 consid. 3a e riferimenti ivi citati). Il 
suddetto  Ufficio  federale  gode  nella  materia  di  una  totale  libertà  di 
apprezzamento (cfr. art. 4  LDDS). Ne consegue che né l'UFM, né a 
fortiori il Tribunale, non sono legati dal preavviso favorevole della SPI 
al rilascio di un'autorizzazione d'entrata e di soggiorno all'interessata e 
possono  quindi  distanziarsi  dall'apprezzamento  formulato  da  questa 
autorità.

7.

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7.1 Nella  fattispecie  la  SPI  ha  esaminato  la  domanda  di 
ricongiungimento in oggetto sotto l'egida dell'art. 3 cpv. 1 let. c OLS, 
mentre  l'UFM  si  è  riallacciato  all'art.  3  cpv.  1bis lett.  a  OLS.  Giova 
rilevare  come  le  suddette  disposizioni  abbiano  quale  scopo 
unicamente  quello  di  sottrarre  i  membri  stranieri  della  famiglia  di 
cittadini  svizzeri  ad  alcune  disposizioni  dell'Ordinanza (cfr. sentenza 
del  Tribunale federale 2A.169/2006 del 29 maggio 2006 consid. 3.1). 
Contrariamente a ciò che lascia intendere l'autorità di prime cure nella 
decisione  impugnata,  le  suddette  norme  non  creano  alcun  diritto 
all'ottenimento  di  un  permesso  di  soggiorno  a  titolo  di 
ricongiungimento  familiare,  né costituiscono il  fondamento di  un  tale 
permesso.

7.2 Inoltre,  per  quanto  attiene l'art.  3  cpv. 1bis let.  a  OLS,  norma ai 
sensi  della  quale  sono considerati  membri  stranieri  della  famiglia  di 
cittadini  svizzeri  il  coniuge  e  i  parenti  in  linea  discendente  che non 
hanno  ancora  compiuto  21  anni  o  per  i  quali  si  garantisce  il 
mantenimento, giova precisare che esso è stato introdotto a seguito 
dell'entrata  in  vigore,  il  1° giugno  2002,  dell'Accordo  bilaterale  del 
21 giugno 1999 tra la Comunità Europea ed i suoi Stati membri da una 
parte,  e  la  Confederazione  Svizzera,  dall'altra,  in  materia  di  libera 
circolazione  delle  persone  (ALC,  RS  0.142.112.681),  al  fine  di 
garantire un'uguaglianza di trattamento in materia di ricongiungimento 
familiare tra i  membri  originari  di  Stati  terzi  della famiglia di  cittadini 
elvetici  e  quelli  di  cittadini  membri  dell'Unione  europea  (UE)  o 
dell'Associazione  europea  di  libero  scambio  (AELS).  Applicabile 
indipendentemente dalla nazionalità dei membri della famiglia, questa 
disposizione è,  quanto al  suo contenuto, analoga all'art. 3  allegato I 
ALC.

In virtù della giurisprudenza del Tribunale federale, l'art. 3 cpv. 1bis let. a 
OLS è applicabile ai cittadini di uno Stato terzo che sono familiari di un 
cittadino svizzero solo qualora i cittadini di uno Stato terzo interessati 
siano già in  possesso di  un permesso di  soggiorno durevole in uno 
Stato della CE/AELS (cfr. DTF 130 II 1 consid. 3.6; confronta inoltre la 
Decisione  della  Corte  di  Giustizia  della  Comunità  europea  del 
23 settembre 2003, C-109/01, AKRICH, cifra 49 e segg), ciò che non è 
manifestamente il caso per l'interessata. È solo nella suddetta ipotesi 
che i cittadini svizzeri possono invocare un diritto al ricongiungimento 
familiare che va la di là dell'art. 7 e dell'art. 17 cpv. 2 LDDS, dell'art. 8 
della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti 

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dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) o dell'art. 13 
cpv. 1 Cst.

Ad ogni buon conto, giova rilevare che l'eventuale applicazione dell'art. 
3  cpv.  1bis let.  a  OLS  alla  domanda  di  ricongiungimento  familiare 
introdotta  dalla  ricorrente  non  garantisce  comunque  alcun  diritto  al 
rilascio  di  un  permesso di  dimora. Questa  norma si  limita  infatti  ad 
estendere il cerchio delle persone che, in quanto membri della famiglia 
in  Svizzera,  sono  oggetto  di  un'eccezione alle  misure  di  limitazione 
dell'OLS;  non  si  crea  comunque  alcun  diritto  supplementare. 
Nell'applicazione dell'art. 3 cpv. 1bis lett. a OLS l'autorità amministrativa 
dispone quindi del potere di apprezzamento risultante dall'art. 4 LDDS.

Di  transenna,  giova  rilevare  come  il  fatto  che  A._______  abbia 
successivamente  ottenuto  la  cittadinanza  svizzera  (cfr.  copia  carta 
d'identità rilasciata il 21 aprile 2006 agli atti) non ha influenza alcuna 
sulla presente procedura.

8.

8.1 L'art.  17  cpv. 2  3a frase  LDDS  prevede  che  i  figli  celibi  di  età 
inferiore a diciotto anni hanno il diritto di essere inclusi nel permesso 
di domicilio se vivono con i genitori. 

8.2 Il momento determinante per apprezzare l'esistenza di un diritto al 
ricongiungimento familiare è quello dell'inoltro della relativa domanda 
(cfr. DTF 130 II 137 consid. 2.1, 129 II 11 consid. 2, 120 Ib 257 consid. 
1f; 118 Ib 153 consid. 1b, sentenza del Tribunale federale 2A.448/2006 
del 16 marzo 2007 consid 1.2).

Nella  fattispecie,  in  data  2 agosto  2005,  a  pochi  giorni  quindi  dal 
compimento del ventunesimo anno d'età, C._______ ha presentato la 
sua richiesta di ricongiungimento con la madre, all'epoca titolare di un 
permesso  di  domicilio  (permesso  C).  In  quanto  maggiorenne, 
l'interessata non può dedurre alcun diritto dall'art. 17 cpv. 2 LDDS. In 
conclusione, C._______ non beneficia di alcun diritto al rilascio di un 
permesso  di  dimora  a  titolo  di  ricongiungimento  con  la  madre 
domiciliata in Svizzera.

9.
Resta unicamente da valutare se C._______ può ottenere il rilascio di 

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un  permesso  di  dimora  a  titolo  di  ricongiungimento  con  la  madre 
A._______ sulla base dell'art. 8 CEDU.

9.1 Uno straniero può, secondo le circostanze, prevalersi del diritto al 
rispetto  della  sua  vita  privata  e  familiare  garantito  dalla  suddetta 
disposizione convenzionale per impedire la divisione della sua famiglia 
ed  opporsi  ad  un'ingerenza  delle  autorità  nel  diritto  garantitogli. 
Tuttavia, affinchè possa prevalersi di tale norma, egli deve intrattenere 
una relazione stretta,  effettiva ed intatta  con una persona della  sua 
famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera ("ein 
gefestigtes Anwesenheitsrecht"), quindi di un diritto sicuro all'ottenimento 
od  al  rinnovo  di  un  permesso  di  dimora,  vale  a  dire  possedere  in 
principio la nazionalità svizzera o disporre di un permesso di domicilio 
(cfr. in particolare DTF 131 II 265 consid. 5; 130 II 281 consid. 3.1; 129 
II 193 consid. 5.3.1; 127 II 60 consid. 1d/aa; 126 II 335 consid. 2a; cfr. 
inoltre  ALAIN WURZBURGER, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral 
en matière de police des étrangers, Revue de Droit Administratif et de 
Droit Fiscal [RDAF] 1997, p. 285). Inoltre si deve aggiungere che l'art. 
13  Cst,  il  quale  garantisce  anch'esso  il  diritto  al  rispetto  della  vita 
privata e familiare, corrisponde, quanto al suo contenuto, all'art. 8 cpv. 
1 CEDU e che nel quadro della polizia degli stranieri  non conferisce 
alcun diritto o protezione particolare (DTF 129 II 215 consid. 4.2). 

9.2 Secondo  la  giurisprudenza  del  Tribunale  federale,  le  relazioni 
familiari  garantite dall'art. 8 cpv. 1 CEDU sono innanzitutto i  rapporti 
tra i coniugi, nonché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in 
comunione (DTF 129 II 193 consid. 5.3.1; 127 II 60 consid. 1d/aa; 122 
II 289 consid. 1c). Le persone che non fanno parte dei rapporti familiari 
precitati  possono  prevalersi  dell'art.  8  CEDU solamente  allorquando 
essi, in ragione della loro invalidità fisica o psichica o di una malattia 
grave, le quali necessitano una presa a carico permanente, dipendono 
dal  titolare  di  un  diritto  di  soggiorno  in  Svizzera  (DTF  120  Ib  257, 
consid.  1d;  DTF  115  Ib  1  consid. 2,  confermate  dalle  Sentenze  del 
Tribunale  federale  2A.316/2006  del  19 dicembre  2006  consid. 1.1.2 
[pubblicata parzialmente in: DTF 133 II 6], 2A.31/2004 del 26 gennaio 
2004  consid. 2.1.2,  e  2A.30/2004  del  23 gennaio  2004  consid. 2.2). 
L'estensione  della  protezione  conferita  dall'art. 8  CEDU  a  cittadini 
stranieri  maggiorenni  presuppone  l'esistenza  di  un  legame  di 
dipendenza  paragonabile  a  quello  che  lega  i  genitori  ai  loro  figli 
minorenni.  L'handicap  o  la  malattia  grave  devono  necessitare  una 
presenza, una sorveglianza, delle cure ed un'attenzione che in genere 

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solo  i  parenti  stretti  sono  in  grado  di  assumere  e  di  fornire  (cf. 
sentenza  del  Tribunale  federale  2C_194/2007  del  12 luglio  2007 
consid. 2.2.2).

9.3 Nella  fattispecie  dagli  atti  di  causa  si  evince  che  A._______  è 
giunta in  Svizzera il  22 aprile  1997 e che da allora essa ha vissuto 
separata dalla figlia C._______, ad eccezione del periodo 3 febbraio 
2003 – 26 marzo 2005, lasso di tempo durante il quale quest'ultima ha 
beneficiato  di  un  permesso  di  dimora  a  titolo  di  ricongiungimento 
familiare poi revocatole. Benchè A._______ si rechi regolarmente nella 
Repubblica  Dominicana  e  mantenga  delle  frequenti  relazioni 
telefoniche  con  l'interessata  (cfr.  informazioni  complementari  della 
ricorrente  del  18 luglio  2008),  il  Tribunale  non  può  considerare  che 
C._______ intrattenga con la madre una relazione realmente stretta, 
effettiva ed intatta  ai  sensi  della  succitata  giurisprudenza (cfr. supra 
9.1), tale da giustificare la protezione dell'art. 8 CEDU. 

Inoltre,  al  momento  della  sua  terza  richiesta  di  ricongiungimento 
familiare del 2 agosto 2005, C._______ era maggiorenne, di modo che 
l'art. 8 CEDU non trova di principio applicazione. Ci si può comunque 
porre la questione di  sapere se il  rilascio di  un permesso di  dimora 
non si giustifica in ragione della situazione medica dell'interessata (cfr. 
supra 9.2). A questo titolo, giova rilevare che la ricorrente si trova in 
uno  stato  di  depressione  reattiva  o  endogena  conseguente  alla 
separazione  dalla  madre  e  dai  fratelli  trattata  con  psicoterapia 
conservativa  (cfr.  certificato  medico  del  9 ottobre  2008).  Essa  ha 
inoltre  dichiarato  di  avere  delle  limitate  capacità  intellettuali, 
economiche, sociali, culturali e che, a seguito della nascita di un figlio 
di  padre  ignoto  nel  novembre  2006,  ha  subito  un  intervento  di 
sterilizzazione,  affermazioni  non comprovate che rimangono, almeno 
in  parte,  allo  stadio  della  mera  allegazione  di  fatto.  In  queste 
circostanze,  senza  voler  minimizzare  l'efficacità  del  sostegno 
apportato  da  A._______  a  sua  figlia,  non  si  può  ammettere  che  i 
problemi  di  salute  di  cui  soffre  la  ricorrente  siano  sufficientemente 
gravi da porla in un rapporto di dipendenza (nel senso definito dalla 
giurisprudenza)  nei  confronti  della  madre,  tali  da  giustificare 
l'applicazione dei principi risultanti dall'art. 8 CEDU.

Alla  luce  di  tutto  quanto  esposto,  C._______  non  può  prevalersi 
dell'art. 8 CEDU per opporsi alla separazione con sua madre risultante 
dalla  decisione  di  rifiuto  dell'autorizzazione  d'entrata  in  Svizzera  e 

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dell'approvazione al rilascio di un permesso di dimora pronunciata nei 
suoi confronti in data 22 febbraio 2006.

10.
Ne discende  che  l'UFM con  decisione  del  22 febbraio  2006  non  ha 
violato il diritto federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 49 PA). Per 
questi motivi il ricorso è respinto.

11.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  vengono  poste  a 
carico della ricorrente (cfr. art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1 a 
3  del  regolamento  del  21 febbraio  2008  sulle  tasse  e  sulle  spese 
ripetibili  nella cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-
TAF, RS 173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso, nella misura in cui è ricevibile, è respinto. 

2.
Le  spese  processuali,  pari  a  Fr. 800.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente e sono computate con l'anticipo dello stesso importo versato 
in data 3 maggio 2006.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata)
- autorità inferiore (incarto 1 759 087 di ritorno)
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione (incarto cantonale di ritorno)

La presidente del collegio: Il cancelliere:

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini

Data di spedizione:

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