# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ec1515d7-e21c-5f34-9180-ea480f022261
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 31.10.2006 11.2003.67
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-67_2006-10-31.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2003.67

  	
  Lugano

  31 ottobre
  2006/lw

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Lardelli

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2001.800 (modifica
di misure a protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 6, promossa con istanza del 21 novembre 2002 da

 

	
   

  	
   AP 1 

  (patrocinata dall'  RA
  1 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   CO 1 

  (patrocinato dall'  RA
  2 );

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:     1.   Se
dev'essere accolto l'appello del 19 maggio 2003 presenta-

                                         to da AP 1 contro la sentenza emessa l'8 maggio 2003 in luogo e
vece del Pretore dal Segretario assessore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                   2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   CO 1 (1943) e AP 1 (1952) si sono sposati a __________ il 3
dicembre 1975. Dal matrimonio sono nati R__________ (1978) e C__________ (1984).
Durante la vita in comune il marito lavorava per la __________, mentre la
moglie non ha esercitato attività lucrativa. I coniugi si sono separati nel
dicembre del 1999, quando la moglie ha lasciato l'abitazione coniugale di __________ per trasferirsi con la figlia C__________
in un appartamento a __________.

 

                                  B.   In
esito a un'istanza di misure a
protezione dell'unione coniugale
presentata da AP 1 il 14 gennaio 2000, con sentenza del 7 novembre 2000 il Pretore
del Distretto di Lugano, sezione 6, ha condannato il marito a versare un
contributo alimentare di fr. 2600.– mensili per la moglie e uno di fr. 800.–
mensili per C__________ (assegno familiare compreso), ordinando alla __________
di trattenere fr. 3400.– mensili dallo stipendio di lui e di riversarli direttamente
alla moglie.

 

                                  C.   Il
21 novembre 2001 CO 1 si è rivolta al Pretore per ottenere che, avvicinandosi
il pensionamento anticipato del marito (1° gennaio 2002), la trattenuta dallo
stipendio fosse ordinata alla Cassa pensioni __________. All'udienza del 12 dicembre 2001, indetta per
la discussione, CO 1 ha po­stulato il rigetto dell'istanza, chiedendo anzi la
soppressione del contributo alimentare per la figlia e la riduzione di quello per
la moglie a fr. 2100.– mensili. AP 1 ha avversato la domanda, postulando a sua
volta l'aumento del contributo
alimentare per sé a fr. 3000.– mensili. Con decreto cautelare emanato il 9
gennaio 2002 senza contraddittorio il Pretore ha fissato il contributo in favore di AP 1 in fr.
2350.– mensili, ha soppresso quello per la figlia e ha impartito
il corrispondente ordine di trattenuta alla Cassa pensioni __________.

 

                                  D.   AP 1
ha instato l'8 febbraio 2002 per
l'aumento in via cautelare del contributo per sé a fr. 3336.90 mensili o,
quanto meno, a fr. 3100.90 mensili, con relativa modifica dell'ordine di
trattenuta. Statuendo inaudita parte il 14 febbraio 2002, il Pretore ha fissato
il contributo litigioso in fr. 3337.– mensili complessivi dal 1° febbraio 2002 per
la moglie “e per la figlia”, adeguando altresì l'ordine di trattenuta.
All'udienza del 20 marzo 2002,
indetta per la discussione, CO 1 ha nuovamente chiesto di sopprimere il contributo
alimentare per la figlia e di ridurre a fr. 2500.– mensili quello per la moglie.
In subordine egli ha postulato la riduzione del contributo per la figlia a fr.
400.– mensili e di quello per la moglie a fr. 2100.– mensili. 

 

                                  E.   Esperita
l'istruttoria, alla discussione finale del 10 luglio 2002 AP 1 ha chiesto di fissare
il contributo alimentare in fr. 3127.50 mensili per sé e in fr. 800.– mensili per
C__________ dal 1° gennaio 2002 o, in subordine, in fr. 2957.45 mensili per sé e
a fr. 400.– mensili per C__________ o, in via ancor più subordinata, in fr. 3527.25
mensili per sé soltanto, il tutto sempre con ordine alla Cassa pensioni del
marito di trattenere dalla rendita di lui il relativo importo. CO 1 ha ribadito
la richiesta di sopprimere il contributo per la figlia e di ridurre quello per la
moglie a fr. 2400.– mensili dal febbraio del 2002, sollecitando altresì la condanna
della moglie alla restituzione di fr. 3337.– o di un im­porto pari alla differenza
tra il contributo alimentare di fr. 3337.– mensili da lui versato dal febbraio
2002 e quello fissato dal Pretore.

 

                                  F.   Statuendo
l'8 maggio 2003 in luogo e vece
del Pretore, il Segretario assessore ha soppresso il contributo alimentare per
la figlia e ha fissato quello per la moglie in fr. 2400.– mensili dal febbraio
2002, precisando che qualora fosse erogata al marito una rendita d'invalidità “l'eventuale rendita
completiva AI per la moglie sarà di spettanza della stessa”. Inoltre egli ha adattato l'ordine di
trattenuta. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 500.–, sono state poste
a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                  G.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorta con un appello del 19 maggio 2003 volto
a ottenere l'aumento del contributo per sé a fr. 3328.65 mensili e la conseguente
modifica dell'avviso ai debitori. Nelle sue osservazioni del 10 giugno 2003 CO
1 propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'art. 179 cpv. 1 CC consente di modificare in ogni tempo
le misure a protezione dell'unione coniugale, adattandole alle nuove
circostanze. La modifica decorre, al più presto, dal giorno in cui è stata introdotta la domanda. Solo gravi e
impellenti motivi di equità
possono giustificare – a titolo eccezionale – una decorrenza retroattiva, come ad esempio l'assenza all'estero o l'ignota dimora del
convenuto, il comportamento ingannevole di lui, la grave malattia o l'impedimento ad agire
dell'istante e così via (Hausheer/ Reusser/Geiser in: Berner Kommentar, edizione 1999, n. 14 ad art. 179
con riferimenti; Hausheer/Spycher/Kocher/Brunner,
Handbuch des Unterhaltsrechts, Berna 1997, pag. 519, n. 09.97; v. anche Deschenaux/Steinauer/Baddeley, Les
effets du mariage, Berna 2000, pag. 324, n. 786; cfr. Rep. 1988 pag. 339
consid. 3). Quanto alla procedura, nel Cantone Ticino le misure a protezione
dell'unione coniugale – e, di riflesso, le istanze volte alla loro modifica –
sono adottate con il rito sommario contenzioso di camera di consiglio (art. 361
segg. CPC), nel cui ambito l'esame dei fatti è limitato alla verosimiglianza
(Rep. 1991 pag. 431). Introdotto nel termine di dieci giorni dall'emanazione
della sentenza impugnata, l'appello in esame è pertanto tempestivo.

                                         

                                   2.   Litigioso
è nella fattispecie il contributo alimentare per la moglie. Il Segretario assessore,
premesso che il pensionamento del marito e la maggiore età della figlia giustificavano
una modifica del precedente
assetto, ha accertato il reddito del marito in fr. 4397.65 mensili (rendita pensionistica fr. 2337.65 e supplemento fisso fr.
2060.–), senza considerare la rendita di fr. 779.75 mensili da lui ricevuta per
la figlia minorenne. Quanto al fabbisogno minimo, il primo giudice l'ha stabilito
in fr. 2396.40 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–,
interessi ipotecari fr. 240.–, ammortamento ipotecario fr. 83.30, elettricità
fr. 82.50, acqua potabile fr. 16.–, premio della cassa malati fr. 357.–, franchigia
e partecipazione ai costi fr. 69.15, contributo AVS fr. 150.–, gasolio
domestico fr. 124.90, spazzacamino fr. 3.75, tassa di fognatura fr. 8.70,
assicurazione del mobilio fr. 26.60, assicurazione stabili fr. 34.50, imposte
stimate fr. 100.–). Per quel che riguarda la mo-glie, senza redditi, il Segretario
assessore ne ha aggiornato il fabbisogno minimo in fr.
2591.20 mensili (recte fr. 2666.95: minimo esistenziale
del diritto esecutivo fr. 1100.–, locazione fr. 1000.–, premio della cassa
malati fr. 291.20, franchigia e partecipazione ai costi fr. 50.–, contributo
AVS fr. 75.75, imposte stimate fr. 150.–).

                                      

                                    3.   L'appellante sostiene anzitutto che le
entrate del marito non am­montano a fr. 4397.65 mensili, bensì a fr. 5956.15 o almeno
a fr. 5176.90, poiché alla rendita pensionistica per lui occorre aggiungere
anche quella per la figlia di fr. 779.25. Quest'ultima rendita, poi, sarebbe da
computare in doppio, trattandosi “da un lato della rendita, dall'altro del supplemento della rendita”. L'argomentazione è infondata. Dagli atti risulta che l'erogazione
della rendita per la figlia è cessata il 1° gennaio 2002, allorché C__________
ha terminato la formazione, tant'è che la Cassa pensioni __________ ha preteso dal
convenuto il rimborso di fr. 6234.– versati in eccesso (lettera del 20 agosto
2002 della Cassa pensioni __________, nel fascicolo “corrispondenza diversa”). Quanto
alla gratifica di fr. 6000.– percepita da CO 1 alla fine del 2001, basti
rammentare che dal 1° gennaio 2002 questi è al beneficio del prepensionamento,
sicché mal si comprende come egli potrebbe riscuotere ancora un simile compenso.

 

                                    4.   L'appellante
sostiene che il proprio fabbisogno minimo ammonta a fr. 2866.95 mensili,
facendo valere che il Segretario assessore avrebbe dovuto
riconoscergli una pigione di fr. 1200.– mensili e un premio della cassa malati
comprensivo delle assicurazioni complementari. Essa lamenta altresì che il
primo giudice non abbia tenuto conto del suo contributo AVS di  fr. 75.75
mensili. Le tre censure vanno esaminate singolarmente. 

 

                                         a)   Per
quel che è della locazione, dagli atti risulta che moglie e figlia abitano, dalla
separazione coniugale, in un appartamento di tre locali e mezzo a __________,
pagando fr. 1400.– mensili, compreso l'acconto per le spese accessorie (doc. CC
nell'inc. OA.2000.32, richiamato). Ora, nella sentenza del 7 novembre 2000 il
Pretore aveva spiegato con chiarezza perché alla moglie egli aveva riconosciuto
una pigione di soli fr. 1000.– mensili (pag. 3). Nell'attuale procedura
l'interessata si è limitata a rivendicare il canone effettivo,
ma nulla ha addotto circa un eventuale cambiamento di circostanze. Perché mai il
Segretario assessore avrebbe dovuto, in altri termini, modificare il precedente
giudizio su questo punto essa non indica. Carente
di motivazione, al proposito l'appello va finan­che dichiarato inammissibile
(art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5). Si aggiunga, ad ogni
buon conto, che il costo dell'alloggio andrebbe commisurato a
quello da riconoscere nelle circostanze specifiche a un coniuge solo (criterio
definito “corretto e per nulla arbitrario” dal Tribunale federale: sentenza 5P.101/2001 del 30 aprile 2001, consid. 4
in principio; v. anche RtiD 2004-II pag. 562 consid. 8a con riferimenti). E nulla
rende verosimile che a __________ la moglie non potrebbe trovare, per sé sola,
un alloggio di fr. 1000.– mensili. Quanto al fatto che essa si sia trasferita nel
frattempo in un appartamento da fr. 1250.– mensili, l'argomentazione è
nuova, e già per tale ragione irricevibile (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC; RtiD
I-2004 pag. 596 n. 79c).

 

                                         b)   Quanto
al premio della cassa malati, il Segretario assessore ha inserito nel fabbisogno
minimo di entrambi i coniugi il premio effettivamente pagato per l'assicurazione
di base e per quella complementare (doc. C e lettera 16 gennaio 2002 dell'Helsana
assicurazione, nel fascicolo “richiami”) Su questo punto l'appello
non merita altra disamina.  

 

                                         c)   Relativamente
infine al contributo AVS (fr. 75.75 mensili), la decisione impugnata denota
un manifesto errore di calcolo, giacché il primo giudice ha bensì
ammesso tale onere, ma poi non l'ha conteggiato. Il fabbisogno minimo
dell'interessata va pertanto rettificato in fr. 2666.95 mensili. 

 

                                   5.   L'appellante
contesta il fabbisogno minimo del marito, che chiede di ricondurre a fr. 2125.75
mensili. Essa fa valere che l'ammortamento ipotecario ammonta
a soli fr. 33.30 mensili, che le spese di elettricità, acqua, fognatura e spazzacamino
vanno riconosciute nella sola misura di fr. 60.– e che nel premio della cassa
malati non si giustifica di includere l'assicurazione complementare. Ancora una
volta le voci litigiose vanno esaminate singolarmente.

 

                                         a)   La
diminuzione dell'ammortamento ipotecario è ammessa dal marito
(riassunto scritto del 12 dicembre 2001, pag. 4) e si desume dagli atti (doc. M dell'inc. DI.2000.32, richiamato). 

                                               L'esborso va quindi ridotto da fr. 83.30 a fr. 33.30 mensili.

 

                                         b)   Circa
le spese di elettricità e di acqua potabile, la quota a
carico dell'interessato (l'altra quota è a carico della sorella: risposta del
31 gennaio 2000, pag. 5 nell'inc. DI.2000.32, richiamato) è di fr. 34.– mensili
per l'“elettricità comune” (doc. 2 ), di fr. 48.50 mensili per “l'appartamento”
(doc. 3) e di fr. 16.– mensili per l'acqua potabile (doc. 4). Su questo
punto l'appello si rivela così privo di consistenza. 

 

                                         c)   Quanto
al premio di cassa malati, già si è detto che il primo giudice ha compreso nel
fabbisogno minimo di entrambe le parti anche i premi per le assicurazioni
complementari (consid. 4b). Non vi è ragione dunque perché tale copertura sia
stralciata dal fabbisogno minimo del marito. È vero che la famiglia versa in ristrettezze
finanziarie, ma è altrettanto vero che ambo i coniugi lamentano problemi di
salute, sicché non appare il caso di farli rinunciare a simili polizze (cfr. RDAT 1999-I pag. 204). Ne discende che in definitiva il fabbisogno minimo del marito assomma a fr. 2346.40 mensili.

 

                                   6.   Tutto
ciò posto, il quadro delle entrate e delle uscite coniugali si presenta come segue:

 

                                         reddito
del marito                                                        fr. 4397.65

                                         reddito
della moglie                                                     fr.       –.—

                                                                                                                          fr.
4397.65 mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                                      fr. 2346.40

                                         fabbisogno
minimo della moglie                                   fr. 2666.95

                                                                                                                         fr.
5013.35 mensili.

 

                                         Il
reddito del marito non essendo sufficiente a coprire i fabbisogni, il
contributo in favore della moglie va ridotto di conseguenza, giacché ogni
coniuge ha il diritto di conservare l'equivalente del proprio fabbisogno minimo
(DTF 128 III 414 consid. 3.2.1 con rinvii). Il contributo alimentare per
l'appellante ammonterebbe pertanto alla mera disponibilità del marito, ossia:

                                         fr. 4397.65
(reddito) ./. fr. 2346.40 (fabbisogno minimo) = fr. 2051.25 mensili.

 

                                         Rimane il fatto che in materia di contributi
alimentari per coniugi il diritto
ticinese non prescrive l'applicazione del principio inquisitorio, né il
diritto federale dispone ciò, che si tratti di procedure a tutela dell'unio­ne
coniugale o di misure provvisionali durante cause di separazione o di divorzio (Hausheer/Spycher/Kocher/ Brunner, op.
cit, pag. 599 n. 11.64 in fine). In proposito il giudice è vincolato dunque
alle richieste delle parti (Deschenaux/

Steinauer/Baddeley, op. cit., pag. 315 n. 761 in principio; Hausheer/ Reusser/Geiser in: Berner
Kommentar, edizione 1999, n. 17 ad art. 180 vCC; Bräm in: Zürcher Kommentar, 3ª edizione, n. 8 ad art. 180 vCC;
da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2003.75 del 2 maggio 2006, consid. 10). E
siccome nella fattispecie il marito ha offerto alla moglie un contributo alimentare
di fr. 2400.– mensili (conclusioni del 10 luglio 2002), non sarebbe processualmente
lecito procedere a una reformatio in peius e riconoscere all'istante un
contributo inferiore. Per converso, l'appello si dimostra totalmente privo di
consistenza.

 

                                   7.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L'appellante
rifonderà inoltre alla controparte, che ha formulato osservazioni al ricorso
per il tramite di un patrocinatore, un'adeguata indennità per ripetibili.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata
è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)  tassa di
giustizia     fr. 300.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
350.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1200.– per
ripetibili.

 

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria