# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e455acec-4a95-5ec6-b813-79e1ac737f7e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-06-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 28.06.2001 INC.2001.31401
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-31401_2001-06-28.html

## Full Text

N. 314.2001.1                                                            Lugano,
28 giugno 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Edy Meli

 

 

sedente per statuire sul reclamo
15/18 giugno 2001, presentato da

 

 

__________,

e

__________,

 

(avv. __________)

 

 

contro l’ordine di perquisizione
e sequestro datato 6 giugno 2001 ed emanato dal Procuratore pubblico Giuseppe
Muschietti nell’ambito del procedimento di cui all’inc. MP __________,

 

viste le osservazioni del
Procuratore pubblico (20 giugno 2001),

 

letti ed esaminati gli atti
dell’incarto __________,

 

ritenuto

 

in fatto:

 

A.

Mediante il provvedimento qui impugnato, il Procuratore
pubblico ha ordinato, presso la __________ (in seguito __________), la
perquisizione ed il blocco delle relazioni in qualche modo riconducibili a __________,
con retroattività al primo agosto 1998. Contestualmente, alla banca è stato
ordinato di non onorare la “fideiussione bancaria no. __________” emessa il
5.12.2000 a favore di __________ (in seguito 

__________) a garanzia delle possibili
inadempienze della società __________, negli impegni verso la banca garantita.

 

 

 

 

 

 

L’ordine è stato emanato
nell’ambito di un procedimento penale nei confronti del ricorrente __________ per
i reati di cui agli artt. 160, sub. 305bis CP. Il procedimento è stato avviato
nel febbraio 2001, a seguito di segnalazione (ex art. 23 cpv. 4 LRD) da parte
dell’Ufficio federale di Polizia.

Gli elementi contenuti nella
segnalazione indicavano che i titoli che hanno alimentato la relazione __________,
presso __________ e intestata a __________, sono provento di furto. La
relazione __________ era già stata posta sotto sequestro con ordine 1 marzo
2001.

 

Come risulta dallo scritto 11
giugno 2001 della __________, l’ordine oggetto del presente reclamo ha avuto
quale risultato, oltre a ribadire il blocco della relazione __________, il
sequestro di un’ulteriore relazione in qualche modo riconducibile a __________:
la relazione __________ intestata alla __________, società di cui __________
risulta essere azionista al 51%.

 

 

B.

Con il reclamo qui in esame si
postula l'annullamento dell’ordine del 6 giugno 2001, segnatamente il
dissequestro delle relazioni n. __________ e n. __________, presso __________.

 

A mente dei reclamanti l’ordine
di perquisizione e sequestro non si fonda su sufficienti indizi di reato.

La relazione __________ è stata
aperta nel settembre 2000, la no. __________ a fine ottobre dello stesso anno.

I titoli depositati sulla
relazione __________ costituiscono il pagamento di due forniture (di prodotti hardware
e software) effettuate da una società italiana (__________) riconducibile a __________,
ad una società in __________ (denominata __________), collegata alla società __________.

L’accettazione dei titoli in
pagamento é stata preceduta da una verifica, richiesta da __________, da parte
della stessa __________ sulla base di fotocopie. Inoltre, la __________ ha
proceduto ad ulteriori verifiche, una volta in possesso dei titoli originali,
prima dell’immissione in deposito a favore della relazione __________.

Queste verifiche non hanno,
sempre a dire dei reclamanti, avuto esito negativo per ciò che concerne la
regolarità dei titoli; solo dopo una vendita parziale é emersa la loro
probabile provenienza illecita.

I reclamanti segnalano anche che
i titoli in questione (__________ __________) sono stati venduti, tramite __________,
alla stessa __________.

 

 

Sulla base delle surriferite
considerazioni (d’altri dettagli e/o argomenti si dirà in seguito se
necessario) i reclamanti ritengono inesistenti gli indizi di reato nei
confronti di __________, rispettivamente fanno valere che quest’ultimo ha
acquisito i titoli in buona fede, fornendo controprestazione equivalente.

 

 

 

 

 

 

C.

Il magistrato inquirente, per sua
parte, sostiene che l’ordine impugnato è legittimo, giustificato e deve essere
confermato e mantenuto.

Egli afferma che la provenienza
furtiva dei titoli è indiscutibile essendo stata confermata dalla polizia __________.

Precisa che la relazione __________
è stata alimentata unicamente dai titoli in questione e che il provento della
vendita parziale è stato oggetto di bonifici e prelevamenti per contanti per
ben 1'339'628,36 di euro e 206'540’05 di franchi. Inoltre, i titoli rimasti in
deposito sono stati costituiti in pegno a favore della __________ (società di
cui l’indagato è azionista) che ha chiesto alla __________ (ed ottenuto) una
garanzia irrevocabile a favore di un istituto italiano (__________) affinché
finanziasse, per un miliardo di lire, la __________.

Quest’ultima società non avrebbe
poi adempiuto i suoi obblighi verso la __________ che, a sua volta, ha chiesto
l’escussione della garanzia.

A giudizio del magistrato
inquirente, tale inadempimento potrebbe essere stato pilotato proprio per
indurre all’escussione della garanzia a sua volta “coperta” dai titoli provento
di reato.

Il Procuratore pubblico segnala,
infine, che in base alle prime informazioni raccolte, la società __________
risulta inesistente all’indirizzo indicato.

 

Le circostanze indicate, in uno
con l’inusuale modalità di pagamento delle forniture, sono (sempre a giudizio
del magistrato inquirente) indizi di reato sufficienti a fondamento
dell’indagine, dell’ordine impugnato e del mantenimento del sequestro.

 

 

 

in diritto:

 

1.

La legittimazione dei ricorrenti
è data. Le relazioni bancarie poste sotto sequestro sono intestate a loro e __________
è pure indagato nel relativo procedimento.

 

Il reclamo è tempestivo nella
misura in cui si rivolge contro l’ordine 6 giugno 2001 che, in parte, ribadisce
quello del 1 marzo 2001 nonché il rifiuto di dissequestro dell’11 giugno 2001.

 

 

2.

I principi generali in materia di
perquisizione sequestro, quali misure cautelari, sebbene noti al patrocinatore
dei reclamanti (che li ha estesamente menzionati nel reclamo) ed al Procuratore
pubblico, sono ricordati qui di seguito.

 

 

 

 

 

 

In diritto,
l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al magistrato penale di ordinare il sequestro di
tutti gli oggetti che possono avere importanza per l’istruzione del processo,
alternativamente o cumulativamente come mezzi di prova o in quanto passibili di
confisca o devoluzione allo Stato. Il sequestro, per la sua qualità di
provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare
gli oggetti di cui sopra al seguito della procedura e quindi per le necessità
dell’istruzione preliminare, per decisioni del magistrato requirente e quelle
del giudice del merito, come evidenziato nella duplice prospettiva -
alternativa o cumulativa - della produzione e valutazione delle prove
(sequestro probatorio) e delle decisioni di confisca, restituzione o
devoluzione (sequestro confiscatorio) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR
516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 359).

Nella
rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca penale
(artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi
vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori
patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti
dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht nach
Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota 45,
con rinvii). Sottostanno a tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr. 1
cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi (“Surrogate”, v. Schmid, cit.,
pto. 4.3.2, p. 334 ss.). Completamente rivisto è l’istituto della confisca
risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al giudice
(di merito) di ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con eventuale
successiva assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60 CPS), se -
pur essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS -
i valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non siano più
reperibili (v. Schmid, cit., pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto. 4.3.2, p. 336) oppure
debbano venire attribuiti direttamente alla parte lesa in applicazione
dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v. Schmid, cit., pto. 4.4.1, p.
339). Infine, la misura può essere ordinata non solo nei confronti dell’autore,
bensì anche di terzi che abbiano beneficiato dei proventi del reato, a meno che
non trovino applicazione le eccezioni contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS
(art. 59 cfr. 2 cpv. 1 ultima frase CPS; v. Schmid, cit., pto. 4.3.3, p. 336
ss.). Per non vanificare la portata di questa norma, il magistrato inquirente
può ordinare il sequestro di tali beni a titolo probatorio, confiscatorio (art.
161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP; v. Schmid, cit., pto. 6.3, p. 362) oppure
risarcitorio (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS).

 

Un ordine di
perquisizione e sequestro bancario rappresenta un attentato ai diritti
personali, e può causarne pregiudizio. Come ogni misura d’inchiesta, pertanto,
deve soddisfare tre presupposti sostanziali: deve poggiare sull’esistenza di
gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il giudizio di
merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che occorre
salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione 17 agosto
1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid. 2), infine deve essere rispettoso
del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis de procédure
pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469, 

 

 

 

con rinvii).
La verifica della fondatezza di questi presupposti, per il doveroso scrupolo di
rispetto dei diritti individuali, deve essere costante negli incombenti
dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta esigenza
probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire dal
sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.). La misura ordinata dal Procuratore
Pubblico deve inoltre essere rispettosa del principio di proporzionalità (v.
Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 360; decisione 31 marzo 2000 in re
banche X e Y, inc. GIAR 386/387.99.15, consid. 2b p. 6).

Pacifico che
anche il sequestro del provento di reato acquisito da un terzo (art. 59 cifra 1
cpv. 2), così come quello ai fini di garanzia del risarcimento compensatorio
(art. 59 cifra 2 cpv. 3 CP) debbono rispettare i principi menzionati con la
precisazione che la connessione ai fini del giudizio di merito è, nel secondo
caso, l’appartenenza del bene (o valore) alla sfera economica
dell’indiziato/accusato.

 

 

3.

Nell’esame
dell’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, lo scrivente giudice deve
imporsi precisi limiti, derivantigli da un lato dalla sua funzione - che è
quella di esaminare l’esistenza dei presupposti formali per l’emanazione
dell’ordine contestato, e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un
reato -, e dall’altro - ma in maniera strettamente congiunta con quanto si
viene di dire - dall’inopportunità di considerazioni di merito premature e,
soprattutto, di competenza delle sedi di giudizio. 

Ciò premesso,
alla luce degli elementi di seguito riportati, le ipotesi accusatorie alla base
dell’ordine impugnato (artt. 160 e 305bis CP) non appaiono inverosimili e sono
sufficienti a giustificare l’ordine di perquisizione e sequestro.

 

 

Più fonti indicano che i titoli
depositati nell’autunno del 2000 sulla relazione __________ provengono da un
furto (scritto __________ 21 febbraio 2001 

in AI 1; documentazione
proveniente dalla polizia __________ trasmessa da UFP con scritto 6 marzo 2001
in AI 4).

Da una nota __________,
conseguente ad accertamenti effettuati in un’inchiesta pendente in altro stato,
risulta che la società destinataria (__________) della merce, fornita in base
agli accordi contrattuali che prevedevano il pagamento mediante i titoli
oggetto d’indagine, non esiste perlomeno con i dati indicati nel doc. 1
allegato al verbale __________ del 29 marzo 2001 (AI 8).

Non è dato sapere quale valore
sia stato conferito ai titoli nell’ambito dei contratti (valore di borsa,
valore nominale, altro?). Il contratto del 1 settembre 2000 (doc. 1 allegato al
verbale __________), non leggibile nel passaggio 

 

 

 

relativo alla seconda tranche di
pagamento, menziona genericamente la consegna di titoli di pari importo.
L’accordo dell’11 settembre 2000 (doc. 2) menziona un certo numero di titoli ed
il loro valore facciale ma non evidenzia il relativo rapporto con un prezzo.

Non è infondato l’argomento del
Procuratore pubblico secondo cui la modalità di pagamento utilizzata
nell’ambito della citata transazione commerciale, non è usuale. Infatti, non si
spiega per quale motivo chi deve pagare una fornitura lo faccia consegnando
titoli brevi manu tramite due corrieri e non vendendo i titoli (se non ha altre
liquidità) bonificando poi l’importo via banca o, al limite, trasferendo i
titoli da banca a banca.

Inoltre ancora, i titoli dati in
pagamento di una fornitura da parte della __________ non sono depositati su di
una relazione intestata alla società stessa, bensì su un conto intestato a __________.
Non è dato sapere quale sia, per la società, la contropartita contabile della
prestazione in uscita.

La produzione di due certificati __________
da parte dell’indagato qui reclamante (AI 11) non apporta chiarimenti definitivi;
il mittente non risulta essere __________, il destinatario è la società che
secondo la nota citata più sopra non esiste all’indirizzo che risulta sul
contratto (doc.1) e, cosa più importante, il valore della merce fornita non è
espresso dalla lettera di vettura né da fatture (che non sono) allegate.

 

Alla luce di quanto sopra, tenuto
in debito conto lo stadio del procedimento, debbono essere riconosciuti
sufficienti indizi in merito all’esistenza dei reati di ricettazione e
riciclaggio. Questi indizi, che giustificano proseguimento delle indagini per
il migliore chiarimento dei fatti, giustificano pure l’emanazione di misure
restrittive quali il sequestro.

 

 

4.

La connessione tra le ipotesi di
reato e l’oggetto del sequestro è indiscutibile per quanto concerne la
relazione __________. L’attivo della relazione è costituita  dal deposito
titoli, ed i titoli depositati (meglio, quelli che rimangono) sono provento di
reato (cfr. rapporto EFIN 1 I 7).

Il sequestro si giustifica,
sempre a questo stadio della procedura, anche solo a fini probatori.

 

 

Il sequestro è pure giustificato
anche ai fini di un'eventuale confisca.

Infatti, se gli indizi di cui
sopra dovessero trovare successiva conferma probatoria, o comunque rafforzarsi,
l’ipotesi di una confisca è tutt’altro che da escludere.

 

Il reclamante __________ sostiene
di essere terzo in buona fede che ha fornito controprestazione equivalente,
quindi, al beneficio dell’eccezione di cui all’art. 59 cpv. 2 CP.

In proposito va detto che la
buona fede di __________, alla luce di quanto detto al considerando 3 della
presente decisione, non può dirsi liquida.

 

 

 

Non basta il fatto di aver
chiesto dei controlli sui titoli, né che questi controlli abbiano avuto luogo
senza esito negativo per quanto concerne la “bontà” dei titoli. Perlomeno non
basta se altri elementi sono forieri di dubbio.

Il TF ha già avuto modo di
stabilire, proprio in un caso di truffa con titoli rubati, che la richiesta di
controlli, rispettivamente il fatto che determinati controlli non abbiano
permesso di individuare l’inganno, non basta ad escludere il reato,
rispettivamente il tentativo. Secondo l’alta corte, il diritto penale svizzero
è retto dal principio della colpevolezza soggettiva, ossia riferita
all’intenzione dell’agente, e sebbene gli obblighi di diligenza della vittima
siano stati ribaditi, non si è inteso con ciò elevare particolarmente la soglia
ed incoraggiare l’impunità di coloro che ricorrono alla frode confidando nel
proscioglimento in base alle possibilità di controllo e verifica della vittima
(DTF 10 giugno 1999 in re S.).

Inoltre, nel caso specifico la
controprestazione equivalente è tutta da dimostrare. La fornitura, che doveva
essere pagata con i titoli oggetto di indagine, è stata effettuata da una
persona morale ma i titoli sono stati immessi in deposito sul conto personale
del qui reclamante. Il fatto che la relazione del reclamante sia stata
costituita in pegno a favore della relazione no. __________ della __________,
che a sua volta si è impegnata per il rilascio di una garanzia di LIT
1'000'000'000 a favore di una banca italiana affinché questa finanziasse la __________
(per egual importo) non è ancora sufficiente.

 

 

Non va inoltre dimenticato che la
banca italiana ha chiesto di escutere la garanzia perché __________ non
rispettava gli obblighi conseguenti al finanziamento. Ora, la richiesta di
escussione è stata presentata a fine maggio (AI 13) e la relazione __________,
che garantisce indirettamente il credito erogato, è bloccata dal 1 marzo 2001. __________
(titolare di __________ e interessato in __________) ne è al corrente da tempo.

Per la buona fede del reclamante non è irrilevante
stabilire se il mancato rispetto degli obblighi derivanti dal finanziamento sia
casuale (strutturale) oppure voluto per recuperare, indirettamente, i beni
(parte dei beni) sotto sequestro.

 

 

5.

Diversa è la situazione per la
relazione __________, già per il solo fatto che la stessa risulta essere
passiva (AI 18). Il mantenimento del sequestro non si giustifica né per motivi
probatori (a ciò bastando se necessario la documentazione) né per motivi
confiscatori.

Irrilevante, per la presente
decisione, il fatto che gli attivi della relazione __________, il cui sequestro
è qui confermato, siano oggetto di un atto generale di pegno a favore di eventuali
impegni della __________. La questione concerne i rapporti tra l’istituto di
credito e la società.

 

 

 

 

 

 

6.

In conclusione, l’ordine di
perquisizione e sequestro impugnato è rispettoso dei principi in materia di
perquisizione e sequestro e non può pertanto essere annullato. Il reclamo su
questo punto deve essere respinto.

Nella misura in cui il reclamo
chiede il dissequestro delle due relazioni bancarie, colpite di fatto
dall’ordine, in applicazione del principio d’economia procedurale secondo cui
un reclamo contro un ordine di sequestro può essere considerato anche quale
richiesta di dissequestro - CRP 7.12.1993 no. 225/93), il reclamo è accolto
limitatamente alla relazione no __________ (in dare), presso __________

 

 

 

P.Q.M 

 

Viste le norme applicabili ed in
particolare gli artt. 160, 305bis, 59 CP, 157 ss., 161 CPP, nonché 8, 29, 32,
35, 36 CF,

 

 

 

decide:

 

1.

Il reclamo è respinto nella
misura in cui chiede l’annullamento dell’ordine di perquisizione e sequestro
del 6 giugno 2001 e il dissequestro della relazione  no. __________, presso la __________.

 

2.

Il reclamo è accolto nella misura
in cui chiede il dissequestro della relazione no. __________ intestata a __________,
presso la __________

2.1.

Di conseguenza la relazione no. __________
intestata a __________, presso la __________, è dissequestrata.

 

3.

La tassa di giustizia di fr.
500.- è a carico di __________.

 

4.

Alla __________ sono assegnati
fr. 100.- di ripetibili a carico dello Stato.

 

 

 

 

 

 

 

 

5.

Contro la presente decisione è
dato reclamo alla CRP entro 10 giorni dall’intimazione.

 

6.

Intimazione:

 

 

 

 

 

 

 

 

giudice Edy Meli