# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c0fb9439-7ce6-5692-a51a-a6c037c78f3a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.11.2023 D-5193/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5193-2023_2023-11-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5193/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Sebastian Kempe, Jeannine Scherrer-Bänziger,  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 1. A._______, nato il (…), 

2. B._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

entrambi patrocinati dall’MLaw Christina Ocrelli, 

SOS Ticino Prot. giur. della Regione Ticino e Sviz. centr. - 

Caritas CH, 

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 18 settembre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-5193/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a I ricorrenti hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 9 ago-

sto 2023 (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. [{…}] 2/2 e 3/2). Dai riscontri dattiloscopici dell’unità centrale del 

sistema europeo “EURODAC” è risultato che gli interessati avevano depo-

sitato domanda d’asilo in Croazia il (…) agosto 2023 (cfr. atto della SEM 

n. 10/1). 

A.b Il 25 agosto 2023 con il ricorrente 1 si è tenuto il colloquio ex art. 5 del 

regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). Durante lo stesso, 

l’interessato è stato interrogato segnatamente riguardo a possibili ostacoli 

che si opporrebbero all’eventuale competenza della Croazia nella tratta-

zione della propria domanda d’asilo, così come in rapporto al suo stato di 

salute, sia per quanto concerne la sua persona, sia per quanto attiene il 

ricorrente 2 (cfr. atto della SEM n. 17/3). 

A.c Sulla base degli elementi raccolti, l’autorità elvetica competente, ha 

presentato alla sua omologa croata – sempre in data 25 agosto 2023 – una 

domanda di ripresa in carico degli interessati sulla base dell’art. 18 par. 1 

lett. b RD III (cfr. atto della SEM n. 18/8). In data 8 settembre 2023 le auto-

rità croate hanno riconosciuto la propria competenza sulla scorta 

dell’art. 20 par. 5 lett. b RD III, accettando la ripresa in carico del ricorrente 

1, ma senza che vi fosse un’accettazione espressa anche per il figlio mi-

norenne dell’interessato (cfr. atto della SEM n. 21/2). 

B.  

Con decisione del 18 settembre 2023 – notificata il 19 settembre 2023 (cfr. 

atto della SEM n. 24/1) – l’autorità inferiore non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo degli interessati ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della 

legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), pronunciando al contempo l’allontana-

mento (recte: trasferimento) dei richiedenti dalla Svizzera verso la Croazia, 

come pure incaricando il Canton Svitto dell’esecuzione della decisione di 

trasferimento e constatando inoltre l’assenza di effetto sospensivo di un 

eventuale ricorso contro la decisione.  

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Pagina 3 

C.  

Per il tramite del plico raccomandato del 26 settembre 2023 (cfr. timbro del 

plico raccomandato; data di entrata: 27 settembre 2023) gli interessati 

sono insorti con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale) contro il succitato provvedimento dell’autorità inferiore, 

chiedendo, in limine, la sospensione dell’esecuzione della decisione in via 

supercautelare e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel me-

rito, hanno concluso all’annullamento della decisione impugnata e alla re-

stituzione degli atti alla SEM affinché applichi la clausola di sovranità ed 

effettui un esame nazionale della domanda d’asilo. In subordine, hanno 

postulato la restituzione degli atti alla SEM affinché effettui i necessari com-

plementi istruttori. Contestualmente, hanno presentato istanza di assi-

stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo. 

In particolare, gli insorgenti hanno censurato che le autorità croate hanno 

accolto la richiesta di ripresa in carico in virtù dell’art. 20 par. 5 RD III solo 

in riferimento al ricorrente 1, mentre l’autorità inferiore ha affermato nella 

propria decisione che le omologhe autorità croate fossero state chiara-

mente a conoscenza della domanda d’asilo presentata dai ricorrenti. 

Al ricorso è stata annessa la copia delle procure degli interessati e la copia 

della decisione dell’autorità inferiore impugnata ed il relativo avviso di rice-

vimento.  

D.  

In data 28 settembre 2023 il Tribunale ha ordinato, a titolo supercautelare, 

la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento degli inte-

ressati. 

E.  

Con ordinanza del 28 settembre 2023 il Tribunale ha invitato la SEM a inol-

trare una risposta al ricorso. Inoltre, ha statuito che l’esito della domanda 

di assistenza giudiziaria sarebbe stata decisa in prosieguo di procedura, 

rispettivamente con la sentenza finale.  

F.  

Invitata a determinarsi sul ricorso, l’autorità inferiore ha presentato la sua 

risposta il 19 ottobre 2023, allegando un’e-mail datata 4 ottobre 2023 tra-

smessa alle preposte autorità croate quale richiesta di conferma dell’inclu-

sione del figlio minorenne nella domanda di ripresa in carico e la conferma 

esplicita delle autorità croate della ripresa in carico del figlio minorenne del 

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ricorrente 1 del 18 ottobre 2023. La SEM ha inoltre chiesto di confermare 

il respingimento del ricorso.   

G.  

Il 2 novembre 2023, tramite il loro nuovo rappresentante legale, i ricorrenti 

hanno replicato alle osservazioni dell’autorità inferiore, postulando che la 

stessa non ha preso posizione sulle ulteriori censure sollevate nel ricorso 

del 26 settembre 2023 e che le stesse vengono reiterate nella presente 

presa di posizione.  

H.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Il ricorso, presentato 

tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in materia di 

asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è di principio ammis-

sibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA. Oc-

corre pertanto entrare nel merito del ricorso.  

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

3.  

3.1 Gli insorgenti, nel loro ricorso, lamentano una violazione del loro diritto 

di essere sentiti da parte dell’autorità inferiore, in quanto l’istruzione della 

causa sarebbe lacunosa. Infatti, la SEM non avrebbe chiarito a sufficienza 

la situazione presente in Croazia in relazione alle carenze sistemiche e 

avrebbe analizzate soltanto in modo sommario le violenze che i ricorrenti 

hanno addotto di aver subito da parte delle autorità croate.  

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3.2 Le succitate censure formali sollevate dai ricorrenti nel loro gravame in 

ordine ad un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti da parte dell’autorità inferiore, nonché di una violazione dell’ob-

bligo di motivazione e del diritto di essere sentiti da parte della medesima 

autorità, verranno esaminate d’ingresso dal Tribunale, in quanto sono su-

scettibili di condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 

144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit., 138 I 

232 consid. 5; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 2013/23 

consid. 6.1.3).  

3.3  

3.3.1 Nella procedura d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà è quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

3.3.2 Se del caso, l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridica-

mente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, può comportare si-

multaneamente la violazione del diritto di essere sentito, il quale fa parte 

delle garanzie procedurali generali previste dalla Costituzione e consacrato 

all’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. sentenza del Tribunale D-2516/2019 del 17 giu-

gno 2019 consid. 4.2 e rif. cit.). Il diritto di essere sentiti comprende il diritto, 

per la persona interessata, di prendere conoscenza dell’incarto, di espri-

mersi in merito agli elementi pertinenti prima che una decisione sia ema-

nata nei suoi confronti, di produrre delle prove pertinenti, di ottenere che 

sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di partecipare all’amministra-

zione delle prove essenziali o almeno di poter esprimersi sul suo risultato, 

se ciò può influenzare la decisione da emanare (cfr. sentenze del Tribunale 

D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 consid. 3.1, D-2144/2022 del 24 maggio 

2022 consid. 4.2).  

3.3.3 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è inoltre corollario 

fondamentale del diritto di essere sentito. Detta prerogativa è finalizzata a 

permettere ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, 

eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di 

ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. 

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DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenza del Tribunale 

F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1). Ciò non significa che l’auto-

rità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le ar-

gomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti 

per il giudizio (cfr. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1, 141 V 557 consid. 3.2.1; 

DTAF 2011/37 consid. 5.4.1). 

3.4 Concernente le censure formali sollevate nel gravame dai ricorrenti il 

Tribunale ritiene che la SEM si sia pronunciata sufficientemente nella deci-

sione avversata, riguardo ai motivi che l’avrebbero condotta alla conclu-

sione che un trasferimento degli insorgenti in Croazia, quale stato membro 

Dublino competente, fosse dato. Nel provvedimento impugnato, si trovano 

infatti le argomentazioni concernenti la situazione d’accoglienza in Croazia. 

In tal senso l’autorità inferiore, vista l’attuale giurisprudenza del Tribunale 

in merito (cfr. sentenza di coordinamento del Tribunale E-1488/2020 del 22 

marzo 2023 consid. 9) non era in alcun modo tenuta ad effettuare ulteriori 

accertamenti riguardo al sistema d’asilo e d’accoglienza croato. La sola 

circostanza che i ricorrenti – come si evince dagli asserti ricorsuali – non 

siano d’accordo con le conclusioni a cui la SEM è giunta in merito alla si-

tuazione del sistema croato, non comporta una violazione del principio in-

quisitorio. 

3.5 Per quanto poi attiene alle allegazioni di maltrattamenti che gli stessi 

avrebbero subito da parte di agenti di polizia in Croazia, appare dalla deci-

sione avversata, come la SEM abbia esaminato la situazione individuale 

degli interessati – riprendendo le dichiarazioni effettuate in merito dal ricor-

rente 1 – argomentando in modo esplicito e sufficiente, i motivi per i quali 

non ritenesse che vi fossero indizi per l’applicazione delle clausole discre-

zionali, anche tenendo conto della situazione specifica del ricorrente mino-

renne (cfr. p.to II, pag. 6 seg. della decisione avversata). Il provvedimento 

impugnato risulta pertanto anche sotto tale profilo sufficientemente moti-

vato (cfr. DTF 138 IV 81 consid. 2.2). Conclusione che fra l’altro viene con-

fermata anche dal memoriale ricorsuale presentato dai ricorrenti, dal quale 

si evince come i medesimi abbiano potuto afferrare perfettamente le moti-

vazioni alla base della decisione avversata ed impugnarla in piena cono-

scenza di causa. 

3.6 Ne discende quindi che anche le censure mosse dal profilo formale da 

parte degli insorgenti, nel senso di un accertamento inesatto ed incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM, come pure in relazione 

ad una carente motivazione della decisione avversata, sono in toto re-

spinte. Per il resto le censure degli interessati, riguardando anche in alcuni 

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Pagina 7 

punti aspetti materiali della vertenza, verranno in tal senso trattate dap-

presso. 

4.  

Ciò posto, venendo ora al merito, occorre chiedersi se la SEM poteva fare 

applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che 

di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente 

può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato 

internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento. 

4.1 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III. Se in base a questo esame è individuato un altro Stato 

quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia 

la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa 

in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda 

di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso 

di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). 

Inoltre, lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la 

domanda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

4.2 Nella presente disamina, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo “EU-

RODAC”, che gli interessati avevano già depositato una domanda d’asilo 

pregressa in Croazia in data (…) agosto 2023 (cfr. atto della SEM n. 10/1). 

Su tali presupposti, il 25 agosto 2023, l’autorità inferiore ha trasmesso una 

richiesta di ripresa in carico di entrambi gli interessati all’omologa croata 

sulla scorta dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III, specificando: “[...] Please con-

sider the application with his son Noori Sobhanullah, 03.08.2010. N824123 

[…]” (cfr. atto della SEM n. 18/8). Il successivo 8 settembre 2023, le auto-

rità croate hanno esplicitamente accolto la richiesta di ripresa in carico del 

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ricorrente 1 sulla scorta dell’art. 20 par. 5 RD III, senza tuttavia precisare 

nulla relativamente alla ripresa in carico del ricorrente 2 (cfr. atto della SEM 

n. 21/2). In data 4 ottobre 2023, l’autorità elvetica ha presentato all’omo-

loga croata una richiesta di conferma dell’inclusione del figlio minorenne 

nella domanda di ripresa in carico trasmessa in data 25 agosto 2023. Il 

18 ottobre 2023 le autorità croate preposte hanno risposto alle omologhe 

svizzere accettando espressamente la ripresa in carico anche per il ricor-

rente 2, sempre fondandosi sull’art. 20 par. 5 lett. b RD III (cfr. atto TAF 

n. 7). In concreto, la richiesta di conferma dell’inclusione del figlio mino-

renne è pervenuta alle autorità croate nel rispetto del termine di due mesi 

posto dall’art. 23 par. 2 RD III (cfr. atto della SEM n. 10/1) e di conse-

guenza, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha ritenuto la competenza 

della Croazia per la trattazione della domanda d’asilo dei ricorrenti, di prin-

cipio data.  

Pertanto, il predetto Paese è tenuto, in principio, a riprendere in carico gli 

insorgenti, al fine di trattare la loro domanda di asilo.  

5.  

5.1 Proseguendo nell’analisi, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impos-

sibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente desi-

gnato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condi-

zioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fon-

damentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui 

al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente. 

5.2 A questo proposito è opportuno ricordare che la Croazia è vincolata 

dalla CartaUE e firmataria dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo 

(CEDU, RS 0.101), dalla Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tor-

tura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. contro 

la tortura, RS 0.105), dalla Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei 

rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo ag-

giuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le 

disposizioni.  

Di conseguenza, la Croazia è presunta rispettare la sicurezza dei richie-

denti l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda 

secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione 

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conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]).  

5.3 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

5.4 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale ha certo ammesso la 

forte probabilità, per dei richiedenti che entrano per la prima volta sul terri-

torio croato, che dei respingimenti illeciti alla frontiera così come dei respin-

gimenti senza esame individuale direttamente alla frontiera (“hot returns”) 

o ancora delle violenze eccessive da parte degli agenti di polizia presenti 

possano prodursi regolarmente in Croazia (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Al contrario, per 

quanto attiene ai richiedenti trasferiti in Croazia sulla base del RD III, il Tri-

bunale è giunto alla conclusione, che questi hanno in principio accesso alla 

procedura d’asilo nel predetto Paese. Alla luce di tale constatazione, ha 

considerato che sia nel quadro di una procedura di presa in carico (“take 

charge”) sia in una di ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite 

non rischiano, secondo un’alta probabilità, di essere esposte ad un rischio 

di violazione dei loro diritti derivanti dal principio di non-respingimento. Il 

Tribunale ha inoltre negato l’esistenza, nella procedura d’asilo e nelle con-

dizioni d’accoglienza in Croazia, di carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 

par. 2 2a frase RD III, che farebbe ritenere un trasferimento dei richiedenti 

come generalmente inammissibile. Ha inoltre precisato che non si deve 

rinunciare ad un trasferimento se non in casi eccezionali, ovvero allorché il 

richiedente dimostra, con degli argomenti fondati, che il principio sopra 

enunciato non si applica alla sua fattispecie (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale E-1488/2020 del 22 marzo 2023 precitata consid. 9.5; cfr. anche 

tra le altre la sentenza del Tribunale D-134/2023 dell’11 maggio 2023 con-

sid. 5.5). Le censure sollevate in sede ricorsuale circa gli asseriti abusi e 

violenze perpetrati dalle autorità croate nei confronti dei ricorrenti allorché 

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essi si trovavano in territorio croato, non permettono di giungere ad un ap-

prezzamento diverso da quanto sopra esposto. Neppure la sentenza della 

Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: CorteEDU) Daraibou contro 

Croazia del 17 gennaio 2023 (n. 84523/17) citata nel gravame dagli insor-

genti (cfr. p.to II, pag. 5 del ricorso) è atta a mutare la predetta conclusione. 

Invero, in quest’ultima, a differenza di quanto argomentato in modo gene-

rale nel gravame, la CorteEDU si è espressa su un caso del tutto specifico 

di appiccamento di fuoco in una stazione di polizia da parte di un migrante 

detenuto, dove le autorità croate, nella fattispecie precisa, non avrebbero 

indagato a sufficienza sulle responsabilità statali che avrebbero portato 

all’evento e alle conclusioni tragiche (con la morte di alcuni detenuti ed il 

ferimento del ricorrente), senza tuttavia in alcun modo generalizzare tale 

modus operandi a tutte le inchieste effettuate dalle autorità croate, come 

invece addotto dagli insorgenti. 

Altresì, per quanto concerne la censura sollevata dagli interessati sul ri-

schio di rinvio dei richiedenti in Bosnia o Serbia in quanto le autorità croate 

hanno accettato la richiesta delle autorità svizzere sulla base dell’art. 20 

par. 5 RD III (cfr. p.to II, pag. 5), il Tribunale rileva che non è evincibile né 

dagli atti all’incarto, né dal gravame alcun indizio serio e concreto suscetti-

bile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio 

del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi in-

ternazionali rinviando i ricorrenti in un paese dove la loro vita, integrità cor-

porale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbero 

di essere respinti in un tale paese. 

Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

6.  

Nel prosieguo, occorre esaminare se, malgrado la competenza di principio 

della Croazia, l’autorità inferiore debba analizzare la domanda di prote-

zione internazionale dei richiedenti in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III 

(“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata in diritto interno sviz-

zero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni pro-

cedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), che prevede che se 

“motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente 

per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di tale norma, la SEM 

dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al 

contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione con-

travviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle 

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della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata a entrare nel merito della do-

manda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

6.1 Gli insorgenti, nel loro ricorso, si prevalgono delle violenze che avreb-

bero subito in Croazia per rinunciare al loro trasferimento applicando la 

clausola di sovranità succitata, in quanto una loro riammissione in Croazia 

si porrebbe in contrasto con l’art. 3 CEDU e con la Convenzione sui diritti 

del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.107, di seguito: CDF). 

6.2 Nel caso in esame, in primo luogo, i maltrattamenti che i ricorrenti 

hanno addotto nel colloquio Dublino di aver subito in Croazia da parte di 

agenti di polizia (cfr. atto della SEM n. 17/3) e reiterati anche nel gravame, 

anche se il Tribunale li ritenesse verosimili, tali allegazioni non sono deci-

sive dal profilo della conformità del trasferimento dei richiedenti in relazione 

agli art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, in quanto non esiste alcuna ra-

gione seria e concreta di ritenere che un trasferimento a Zagabria degli 

insorgenti rischierebbe di esporli ad una situazione simile a quella nella 

quale si sarebbero trovati dopo aver depositato la domanda d’asilo. Inoltre 

il Tribunale, come argomentato anche dalla SEM nella decisione avver-

sata, non ha alcuna ragione – neppure considerando quanto riportato nel 

ricorso dagli insorgenti – di mettere in dubbio che la Croazia sia uno Stato 

di diritto, con un sistema di giustizia funzionante, al quale gli stessi po-

tranno indirizzarsi per denunciare l’agito di alcuni funzionai di polizia nei 

loro confronti o se in futuro i loro diritti non venissero rispettati (art. 26 di-

rettiva accoglienza), anche con l’eventuale aiuto di organizzazioni non go-

vernative presenti su suolo croato. In secondo luogo, nel caso in esame, i 

ricorrenti non hanno dimostrato in alcun modo, con degli elementi concreti 

e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, che lo Stato di desti-

nazione, che ha accettato espressamente la loro ripresa in carico, non sia 

intenzionato a riprenderli in carico ed a portare a termine correttamente la 

procedura relativa alla loro domanda di protezione in violazione della diret-

tiva procedura. Infatti, la Croazia ha, nelle sue accettazioni dell’8 settembre 

2023, acconsentito di continuare l’esame della procedura in accordo con 

la summenzionata direttiva, in particolare si è impegnata a continuare la 

determinazione della responsabilità per il trattamento della domanda di 

protezione degli insorgenti ("in order to continue to determine responsibility 

for the above mentioned person") (cfr. atto della SEM n. 21/2).  

6.3 I ricorrenti invocano inoltre la Convenzione sui diritti del fanciullo per 

contestare l’ammissibilità del loro trasferimento verso la Croazia, 

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lamentandosi che la SEM non avrebbe analizzato né preso in considera-

zione il benessere superiore del ricorrente 2.  

6.3.1 I criteri applicabili per determinare il benessere superiore del fanciullo 

comprendono valutazioni in merito alla sua età, al suo grado di maturità, ai 

suoi legami di dipendenza e alla natura delle relazioni con le persone di 

sostegno (prossimità, intensità, importanza per la sua crescita, impegno e 

capacità di presa a carico). Parimenti da analizzare sono lo stato e le pro-

spettive di sviluppo e di formazione scolastica rispettivamente professio-

nale nonché le possibilità e le difficoltà di reinserimento. Nell’analisi di tali 

criteri, la durata del soggiorno in Svizzera è un fattore di grande impor-

tanza, posto che i bambini in tenera età non devono essere sradicati senza 

validi motivi dall’ambiente nel quale sono cresciuti. Dal punto di vista psi-

cologico, occorre prendere in considerazione non solo la famiglia in senso 

stretto quanto più l’insieme delle relazioni sociali. Una forte integrazione in 

Svizzera, derivante in particolare da un lungo soggiorno e da una scolariz-

zazione in tale paese, può infatti avere quale conseguenza uno sradica-

mento dal paese d’origine, che può, secondo le circostanze, rendere inesi-

gibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; 

DTAF 2009/28 consid. 9.3.2; sentenza del Tribunale D-2806/2021 del 

3 febbraio 2023 consid. 10.3.1).  

6.3.2 In proposito si deve sottolineare che il ricorrente 2 verrà trasferito in-

sieme al padre, quale famiglia, in Croazia, e non saranno separati, dimo-

doché il ricorrente 1 potrà – in assenza di indicazioni contrarie – occuparsi 

del figlio, fornendogli il necessario sostegno educativo, affettivo e psicolo-

gico. Sotto questo profilo, non si può dunque rimproverare alla SEM di non 

aver considerato il benessere superiore dell’insorgente 2. Non sussistono 

inoltre agli occhi del Tribunale degli elementi per concludere che il loro tra-

sferimento in Croazia equivarrebbe ad uno sradicamento completo, tale da 

pregiudicare il suo sviluppo ed equilibrio. Invero, essi risiedono in Svizzera 

da circa quattro mesi, un lasso di tempo troppo breve per considerarla una 

situazione di stabilità e di particolare integrazione. Inoltre va aggiunto come 

l’art. 3 par. 1 CDF, non impone alle autorità di dare seguito al desiderio dei 

genitori che la loro domanda d’asilo sia esaminata dallo Stato che garanti-

sce, secondo loro, le migliori condizioni d’accoglienza per i loro figli (cfr. le 

sentenze del Tribunale F-4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 7.5, F-

1532/2022 dell’8 aprile 2022 consid. 8.5 con rif. cit.).  

6.3.3 Pertanto, il trasferimento ricorrente 2 in Croazia, assieme al padre, 

non è contrario al suo interesse superiore sancito dalla CDF.  

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Pagina 13 

6.4 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di 

applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III (clausola 

di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

7.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle suddette norme da 

parte della Svizzera, la Croazia è competente per la presa in carico dei 

ricorrenti in ossequio alle condizioni dal RD III. 

8.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo dei ricorrenti, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. 

b LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso la Croazia conforme-

mente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, l’au-

torità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere di 

apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto 

i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve quindi 

essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto.  

10.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire 

dal presupposto che gli insorgenti siano indigenti, v’è luogo di accogliere la 

domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

11.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF).  

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Pagina 14 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 28 settembre 2023 sono revocate. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta.  

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

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