# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 72a9ea9b-f725-5967-8b97-d477ca9e9e67
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.09.2008 32.2007.263
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-263_2008-09-10.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.263

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  10 settembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 17 agosto 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1  

  rappr. da:   RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 giugno 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 20 gennaio 2005 l’Ufficio AI aveva respinto la richiesta di prestazioni
di RI 1, classe __________, da ultimo attiva quale operaia, adducendo:

 

" 
(...)

Dagli atti acquisiti in sede d'istruttoria,
segnatamente dal profilo medico, emerge che il suo stato di salute non le
pregiudica la capacità lavorativa in attività a livello fisico considerate
medio-leggere, mentre che in attività cosiddette pesanti, quale ad esempio,
ausiliaria di pulizie o dove deve sollevare pesi regolarmente oltre i 10 kg, esiste
un'incapacità parziale.

Avendo svolto diverse attività con mansioni comunque
idonee al suo stato di salute, quale operaia di fabbrica con mansioni leggere,
non emergono i presupposti per considerare sufficienti gli impedimenti che
possano darle il diritto ad un riconoscimento ad una rendita d'invalidità.

In considerazione del curriculum scolastico-lavorativo,
dell'età non emergono neppure i presupposti per sottoporla a dei provvedimenti
reintegrativi che possano sensibilmente migliorare l'attuale capacità di
guadagno.

(…)" (doc. AI 15/1)

 

                               1.2.   Il
3 agosto 2005 l’assicurata ha introdotto una seconda domanda di prestazioni
(doc. AI 17/1-7).

 

                                         Dopo
aver acquisito ulteriore documentazione, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia a
cura del Servizio accertamento medico (SAM) (doc. AI 40/1-2).

 

                                         Con
decisione 18 giugno 2007 (doc. AI 48/1-3), preavvisata con progetto 8 maggio
2007 (doc. AI 47/1-2), l’Ufficio AI ha nuovamente negato all’assicurata il
diritto a prestazioni, adducendo:

 

" 
(...)

Esaminati gli atti acquisiti in seguito alla sua nuova
richiesta di prestazioni AI pervenuta presso la nostra amministrazione il
04.08.2005, segnatamente sotto il profilo medico-teorico, in particolare dalla
perizia pluridisciplinare a cui è stata sottoposta presso il Servizio
Accertamento Medico (SAM), risulta che il suo stato di salute è invariato
dall'anno 2003.

 

Si conferma pertanto quanto indicato nella decisione
del 20.01.2005, ossia che il suo stato di salute le permette di svolgere
attività lucrative considerate medio-leggere come quelle da lei già esercitate
in passato (operaia di fabbrica con mansioni leggere).

 

In considerazione del curriculum scolastico-lavorativo,
dell'età, e dell'assenza di una perdita di guadagno ipotetica causata dal danno
alla salute, non si assolvono le condizioni per adottare dei provvedimenti
reintegrativi che possano sensibilmente migliorare la sua attuale capacità di
guadagno.

(…)" (doc. AI 48/2)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, patrocinata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione medica – ha
chiesto di essere posta al beneficio di una rendita intera sulla base di un grado
di invalidità totale.

                                         Contestualmente
l’assicurata ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, riservandosi di pronunciarsi su eventuali
precise contestazioni, ha chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.5.   Con
scritto 21 settembre 2007 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA il Certificato per
l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la relativa documentazione.

 

                               1.6.   Con
replica 8 ottobre 2007 il rappresentante dell’assicurata – visto che lo stato
di salute sarebbe peggiorato, osservato come, considerati entrambi gli aspetti
(fisico e psichico), l’ina-bilità lavorativa in un’attività adeguata si
attesterebbe almeno al 60% e ritenuto che nel suo caso (63 anni, menomazioni fisiche
e psichiche, minima scolarizzazione e straniera con poche conoscenze della
lingua italiana) andrebbe applicata una riduzione del reddito ipotetico da
invalido del 25% – ha ribadito la domanda di una rendita intera.

 

                                         Con
scritto 12 ottobre 2007 il rappresentante dell’assicurata ha prodotto ulteriore
documentazione medica.

 

                               1.7.   Con
duplica 5 novembre 2007 l’Ufficio AI – rilevato che la documentazione medica
prodotta è stata sottoposta al Servizio medico regionale (SMR) il quale ha
concluso che la stessa non rende verosimile una modifica dello stato di salute
rispetto alla valutazione del SAM e osservato che “(…) per quanto riguarda eventuali
ulteriori deduzioni del reddito d’invalida, sebbene non venga messa in discussione
la reintegrabilità dell’assicurata (viene infatti chiesto di “dedurre una percentuale
del 25% (ossia quella massima) a titolo di deduzione sociale”), il caso è
stato sottoposto al Servizio integrazione. La situazione è stata discussa con
la consulente in integrazione professionale Signora __________, la quale non ha
riscontrato particolari fattori salariali di cui tenere conto (in un mercato
equilibrato del lavoro). (…)” (XIV) – ha chiesto di confermare la decisione impugnata.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STF del 21 dicembre
2007 nelle cause B. e D. SA, H 180/06 e H 183/06; STFA del 21 luglio 2003 nella
causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA
del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella
causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98
pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa
H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante (momento
dell’eventuale diritto alla rendita) è realizzato antecedentemente al 1°
gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili.
Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al
tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se a ragione l’Ufficio AI ha respinto la
seconda domanda di prestazioni inoltrata dall’assicurata il 3 agosto 2005.

 

                                         L’assicurata
chiede che le venga riconosciuto il diritto ad una rendita intera AI.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1 gennaio 2007 Tribunale federale) i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una sentenza
del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il
raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta
Corte ha anche precisato che l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato
può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa
che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In
quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente
esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata
da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se
l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior
rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della
capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che
essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001
pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c
in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è di regola atto, in quanto
tale, a determinare una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa
suscettiva di cagionare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A
determinate condizioni tale disturbo può causare un’incapacità lavorativa e
spetta comunque allo specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione
riconosciuta pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente
sull’esigibilità della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con
sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali
o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti
riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130
V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del
21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI
2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensver-gleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser /Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeits-unfähigkeit, San Gallo
2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine,
va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria giurisprudenza e
l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65; STFA del 19 maggio
2006 nella causa O. (I 873/05).

 

                               2.6.   Qualora una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il
grado di invalidità era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a
se stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende
verosimile che il grado di invalidità si è modificato in misura rilevante per
il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 e 4 OAI).

 

                                         Se
tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della
domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile
una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita
l'amministrazione è obbligata a entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V
64 consid. 3; DTF 117 V 198 consid. 4b; DTF 109 V 108
consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der
Rentenrevision in der Invalidenversi-cherung, Universitätsverlag Freiburg
Schweiz, 2003, pag. 84-86; Valterio, Droit et pratique de l’assurance
invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270).

 

                                         Se l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare
la fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 p. 8; Rüedi,
Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in
Schaffauser/ Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, pag.
15; DTF 117 V 198).

 

                               2.7.   Nel
caso concreto con decisione 20 gennaio 2005 (doc. AI 15/1-2) l’Ufficio AI aveva
respinto la prima richiesta di prestazioni 27 ottobre 2003 (doc.
AI 2/1-7) fondandosi sul rapporto medico 11 gennaio 2005 (doc. AI 14/1-2) nel
quale la dr.ssa __________, medico SMR, si era così espressa: “(…) la patologia
predominante è quella reumatologica: secondo valutazione specialistica Dr. __________
(rapporto 11/2003), l’A. è da considerare pienamente abile per un lavoro
fisico medio e leggero, mentre per lavori più pesanti tipo pulizia o sollevamento
peso regolare oltre 10 kg esiste una incapacità lavorativa parziale. Ora, l’A.
ha svolto diverse attività lavorative da operaia con contratti temporanei, con
mansioni comunque non descritte. Di queste varie attività lavorative possono continuare
ad essere svolte quelle medio-leggere senza limitazioni. Bisogna considerare
che la maggior parte delle attività lavorative svolte dalle operaie in fabbrica
hanno infatti carattere leggero fino al massimo mediamente pesante, per cui ritengo
che l’A. non presenta delle limitazioni nello svolgimento di un’attività
lavorativa di operaia di fabbrica. Non sono quindi indicati provvedimenti
professionali.” (doc. AI 14/2).

 

                                         Nell’ambito
della seconda domanda 3 agosto 2005 (doc. AI 17/1-7), l’Ufficio AI ha ordinato
una perizia pluridisciplinare presso il SAM. Nel referto 29 gennaio 2007 (doc.
AI 41/1-30) risulta che i periti, dopo aver esposto dettagliatamente
l’anamnesi, riportate le indicazioni soggettive e le constatazioni obiettive, hanno
fatto a capo a due consultazioni specialistiche esterne di natura reumatologica
(dr. __________) e psichiatrica (dr. __________).

                                         Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno
della ricorrente presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto
la seguente diagnosi:

 

" 
5.1      Diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa

 

Stato ansioso nell’ambito di personalità labile.

 

Fibromialgia.

 

Sindrome dorsolombospondilogena cronica con:

   ≈   modiche
alterazioni della statica;

   ≈   discopatia
L5-S1 in presenza di una spondilolistesi di L5 grado I su probabile
spondilolisi bilaterale di L5;

   ≈   epicondilite radiale cronica ds..

 

5.2      Diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa

 

Incipiente gonartrosi ds..

 

Incipiente poliartrosi delle dita.

 

Osteopatia radilogica che dev’essere chiarita tramite
densitometria."

(doc. AI 41/12-13)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i
periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale
dell’attuale capacità lavorativa: “(…) l’A. va ritenuta abile al lavoro nella
misura del 60% come ausiliaria di pulizia presso uffici ed in altra attività
[da] leggera a mediamente pesante. Come operaia di fabbrica a certe condizioni,
in attività generalmente leggere anche se ripetitive, che permettono il
rispetto delle regole dell’ergonomia, l’A. è abile al lavoro nella misura del
70%. S’intende un’attività a tempo pieno con rendimento proporzionalmente ridotto.
Come aiuto-cucina l’A. è abile nella misura del 50%. (…)” (doc. AI 41/16),
hanno concluso:

 

" 
(...)

8         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
LAVORATIVA

 

Predominante appare la patologia reumatologica, con la
presenza, come detto, di una fibromialgia, una sindrome dorsolombospondilogena
cronica, con modiche alterazioni della statica ed una discopatia L5-S1 su
spondilolistesi di L5 grado I e probabile spondilolisi bilaterale di L5, con
un'epicondilite radiale cronica ds. ed un'incipiente gonartrosi e poliartrosi,
nonché un'osteopenia radiologica.

 

Pertanto l'A., dal punto di vista reumatologico
teorico, come aiuto cucina è inabile al lavoro nella misura del 50% ed in altre
attività mediamente pesanti.

 

Come ausiliaria di pulizia presso uffici ed in altre
attività leggere e mediamente pesanti, ripetitive ed a volte inergonomiche,
l'A. è inabile al lavoro nella misura del 40%, mentre come operaia di fabbrica
a certe condizioni, ed in attività generalmente leggere, anche se ripetitive,
che permettano il rispetto delle regole d'ergonomia, l'A. è inabile al lavoro
nella misura del 30%, inteso come un'attività a tempo pieno con rendimento
proporzionalmente ridotto.

 

La capacità lavorativa è diminuita a causa della fibromialgia,
con dolori diffusi, disturbi del sonno e stanchezza cronica. Anche i problemi
alla schiena, al ginocchio ds. ed alle dita incidono parzialmente sulla
capacità lavorativa in attività fisiche. 

 

La patologia psichiatrica, caratterizzata da uno stato
ansioso nell'ambito di personalità labile, riduce la capacità lavorativa nella
misura del 10-20% a causa dello stato d'apprensione ansiosa che incide sulla
capacità di autogestione e di esecuzione dell'A., rendendola meno efficace.

 

Lo stato di salute dell'A. dev'essere considerato
ridotto, così come sopra descritto, a partire dal 5.12.2003 in avanti.

 

Nel corso degli ultimi anni non si è potuto evidenziare
un peggioramento dello stato di salute, che è rimasto più o meno invariato nel
tempo, sia dal punto di vista psichiatrico sia reumatologico.

 

La prognosi è da considerare stazionaria nel tempo.

 

Dal dicembre 2003 lo stato di salute non ha mostrato
modifiche.

 

 

9.        CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

Come descritto in precedenza, l'A. risulta abile al
lavoro nella misura del 70% nell'attività svolta in precedenza di operaia di
fabbrica a certe condizioni, in attività generalmente leggere, anche se ripetitive,
che permettono il rispetto delle regole di ergonomia.

S'intende un'attività svolta a tempo pieno con
rendimento ridotto.

 

La patologia psichiatrica e quella reumatologica non
devono essere sommate, in quanto entrambe prendono in considerazione il dolore
cronico, la stanchezza e l'insonnia, dovute allo stato ansioso.

 

Come casalinga l'A. è da considerare abile al lavoro
nella misura del 90%.

 

 

10.      OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su
un'esauriente discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.

(…)" (doc. AI 41/17-18)

 

                                         Sulla
base degli accertamenti sopra descritti, con decisione 18 giugno 2007 (doc. AI
48/1-3), l’Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni ritenuto uno stato di
salute invariato dall’anno 2003 e ribadendo la capacità di svolgere attività
lucrative medio-leggere come quelle già esercitate in passato quale operaia di
fabbrica con mansioni leggere.

 

                               2.8.   Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA
del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio
2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                               2.9.   Nell’evenienza concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in
materia di valore probatorio di rapporti medici, questo Tribunale ritiene di
dover riconoscere maggiore affidabilità ai risultati cui sono giunti i periti
del SAM che, dopo discussione tra tutti i periti, hanno concluso per una
capacità lavorativa del 50% quale aiuto-cucina, del 60% quale ausiliaria di
pulizia presso uffici ed in altra attività da leggera a mediamente pesante e
del 70% come operaia di fabbrica a certe condizioni e in attività leggere,
anche se ripetitive, che permettano il rispetto dell’ergonomia.

 

                                         La
dr.ssa __________, medico SMR, nel rapporto 11 gennaio 2005 (doc. AI 14/1-2),
aveva concluso che “(…) l’A. non presenta delle limitazioni nello svolgimento
di un’attività lavorativa di operaia di fabbrica (…)” (doc. AI 14/2), fondandosi
esclusivamente sul rapporto 28 novembre 2003 (doc. AI 7/1-4) del dr. __________,
FMH in fisiatria-reumatologia.

                                         L’Ufficio
AI non aveva ritenuto a quell’epoca di dover approfondire l’aspetto psichiatrico
e la dr.ssa __________, senza nemmeno visitare l’assicurata e a differenza del
dr. __________ (doc. AI 6/1-3), FMH in medicina interna, aveva ritenuto la
diagnosi di personalità labile con tratti istrionici-conversivi quale diagnosi
senza influsso sulla capacità lavorativa.

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel consulto 5 dicembre 2006
(doc. AI 41/19-23), posta la diagnosi di “(…) stato ansioso nell’ambito di
personalità labile (…)” ha concluso che “(…) nelle condizioni attuali la
capacità lavorativa psichiatrica risulta a mio avviso ridotta del 10-20% (…)",
osservando che "(…) da alcuni anni lo stato psichico dell’A. risulta
mediamente stazionario. […] Il fattore che riduce la capacità lavorativa
dell’A. risiede a mio parere nello stato di apprensione ansiosa che incide
sulla capacità di autogestione e di esecuzione dell’A. rendendola meno efficace
(…)” e precisando infine che “(…) la presa a carico specialistica va mantenuta
nel tempo onde evitare un peggioramento dello stato di salute. (…)”(doc. AI
41/22).

 

                                         Di
conseguenza devono essere ritenute le conclusioni dei periti del SAM che,
considerati gli aspetti fisici e psichici, hanno concluso per una capacità
globale del 50% quale aiuto-cucina, del 60% quale ausiliaria
di pulizia presso uffici ed in altra attività da leggera a mediamente pesante e
del 70% come operaia di fabbrica a certe condizioni e in attività leggere,
anche se ripetitive, che permettano il rispetto dell’ergono-mia.

                                         Va
ricordato che secondo l’Alta Corte, per determinare il grado
di inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie, non
si devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo
a un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra
tutti gli esperti interessati.

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio
il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001 nella
causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha
inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità
lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare.

 

                                         Non
è invece possibile concludere, come preteso dal suo patrocinatore, che
l’assicurata sarebbe inabile al lavoro in una professione leggera e ripetitiva
nella misura di almeno il 60%.

                                         La
dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nello scritto 5 ottobre
2007 indirizzato all’avv. RA 1 (doc. D), non documenta e non motiva perché
l’assicurata andrebbe ritenuta inabile al 100% in qualsiasi attività come da
lei attestato nel rapporto medico 27 febbraio 2006 (doc. AI 38/1-3). Inoltre,
in merito alla questione a sapere se vi è stato un peggioramento della
situazione clinica e se del caso quando e in quale misura, la dr.ssa __________
ha precisato che “(…) in ogni modo vedendo la paziente 2 volte all’anno non
sono in grado di registrare eventuali variazioni dello stato psichico. (…)” e,
dopo aver attestato che “(…) probabilmente in un posto di lavoro con mansioni
leggere e con molta accondiscendenza del datore di lavoro, ella potrebbe essere
ritenuta abile al lavoro al 100% (…)”, ritenuti degli aspetti che esulano dalla
valutazione prettamente medica, ha concluso che “(…) considerate le esigenze di
produttività del mercato del lavoro odierno, ella però non riuscirebbe a
superare un rendimento del 50%. (…)”.

 

                                         Nemmeno
è possibile concludere differentemente anche avuto riguardo certificato medico
20 settembre 2007 (doc. XII/Bis) rilasciato dal Centro __________.

                                         In
tale referto, non è dato a sapere chi l’abbia firmato, non è espressa una valutazione
in merito alla capacità lavorativa dell’assicurata nè tantomeno figura da
quando sarebbe in cura e a quale terapia sarebbe sottoposta.

                                         Al
riguardo il dr. __________, medico SMR, nelle annotazioni 22 ottobre 2007, ha
rilevato:

 

" 
(...)

In sede ricorso vengono presentati:

 

     -     certificato del dr. __________ del
18.7.2007: viene in pratica richiesta una perizia SAM (sic..)

     -     rapporto dr.ssa __________ del 5.10.2007:

                  ○    assenza di modifica dello stato di salute dal 2003

                  ○    difficile
situazione psicosociale

                  ○    vede l'assicurata 2x
all'anno

     -     certificato medico del __________ (non
risulta chiaro a chi firmato): assenza di nuovi elementi a parte la nota
affermazione ripetitiva da parte del __________ che si tratta di gravissima psicopatologia
(affermazione in netto contrasto con il rapporto del SAM e della curante dr.ssa
__________.

 

valutazione:

     -     l'attuale documentazione medica presentata in
sede di ricorso non rende verosimile una modifica dello stato di salute
rispetto alla valutazione SAM

     -     permangono quindi validi i limiti funzionali
espressi dal SAM."

(doc. XIV/bis)

 

                                         Va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006
nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne
saurait certes mettre sur le
même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de
l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance
à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et
un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie
pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins
traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une
nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui
du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional
de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué
par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste,
aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.
(…).”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,
consid. 3.2)

 

                                         Del
resto, anche se preannunciata (XVI), l’assicurata non ha prodotto ulteriore documentazione
medica.

 

                             2.10.   In
conclusione, visto quanto sopra, è da ritenere dimostrato con il grado della verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360, 125 V 195
consid. 2 e i riferimenti ivi citati) che l’assicurata è abile al lavoro nella
misura del 50% quale aiuto-cucina, del 60% quale
ausiliaria di pulizia presso uffici ed in altra attività da leggera a
mediamente pesante e del 70% come operaia di fabbrica a certe condizioni e in
attività leggere.

 

                                         Nei
propri allegati l’avv. RA 1 ha chiesto ulteriori accertamenti medici specialistici
e l’effettuazione di una prova di carico di lavoro.

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         Nel caso in esame, già si è detto che la documentazione agli atti è
sufficiente per concludere che l’assicurata è abile al lavoro al 70% nella sua
attività di operaia di fabbrica a certe condizioni e in attività leggere.

                                         Del
resto la __________, suo ultimo datore di lavoro, in merito alle attività
svolte presso i diversi clienti ha dichiarato che “(…) purtroppo non sappiamo
nello specifico quale era il mansionario della dipendente ma lavorando nella
catena di produzione si presume che da alcuni clienti lavorasse in posizione eretta
mentre da altri seduta senza sollevare pesi. (…)” (doc. AI 27/1).

 

                                         Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto
delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il
danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e riferimenti
ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999,
pag. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo, l'assicurato
deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior
modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità", segnatamente
mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze
ivi citate; Landolt, Das Zumut-barkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg). Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata
dovesse essere in grado di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione
(DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).

 

                                         Alla
luce di tutto quanto esposto, visto che l'assicurata presentava da dicembre 2003, secondo la perizia
pluridisciplinare del SAM, tra l’altro, un tasso di capacità lavorativa del 70%
nella sua attività abituale di operaia di fabbrica, ella, per ridurre il danno,
doveva continuare a mettere a frutto questa sua capacità nella sua precedente
professione. In questo caso è quindi indicato un raffronto percentuale dei
redditi (DTF 114 V 313 consid. 3a e riferimenti; STF I 759/2005 del 21
agosto 2006; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen Unfallversicherung,
tesi Friburgo 1995, pag. 154). Ritenuto che il grado corrispondente di
incapacità lavorativa del 30% della ricorrente nella precedente attività non
raggiunge il grado minimo di invalidità pensionabile del 40%, non vi sono i
presupposti per concederle il diritto a prestazioni.

 

                             2.11.   In simili circostanze, visto quanto precede, la decisione impugnata
deve dunque essere confermata.

 

                             2.12.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza e il rifiuto dell’assistenza giudiziaria (come si vedrà
al prossimo considerando), le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

                             2.13.   La ricorrente ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assi-stenza
giudiziaria con gratuito patrocinio.

                                         Ai
sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale
deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA mantiene il
principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza
giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione
della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser,
op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (U. Kieser, “ATSG – Kommentar”,
ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno
(cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno
indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente
privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).

                                         Il
TCA, chiamato ora a pronunciarsi, ritiene che nella presente fattispecie non
sia soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. STFA
del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA dell'8 febbraio 2001 nella
causa B., I 446/00; STFA del 26 settembre 2000 nella causa D.N., U 220/99; STFA
del 17 ottobre 2001 nella causa X, 1P.569/2001; STFA del 6 marzo 2001 nella
causa E. e E., 5P.426/2000; STFA del 17 maggio 2000 nella causa B., 1P
281/2000; DTF 119 Ia 253 consid. 3b).

                                         Tale
presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue
che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe
al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr. STFA del 26
settembre 2000 nella causa D.N.; RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b;
DTF 119 Ia 251; B. Cocchi/F. Trezzini, Codice di procedura civile ticinese
massimato e commentato, Lugano 2000, ad art. 157, pag. 491-492, n. 1).

                                         Per
valutare, in sede ricorsuale, la probabilità di esito favorevole è infatti sufficiente
che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di
essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA del 9
agosto 2005 nella causa M., K 75/05; STFA del 10 agosto 2005 nella causa M., I
173/04; STFA del 29 agosto 2005 nella causa H., I 422/04; STFA non pubbl. del
29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c).

                                         Inoltre,
quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano
o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande
non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF
124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; B. Cocchi/F. Trezzini, op.
cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).

 

                                         Nel
caso concreto, alla luce della giurisprudenza federale, la presente vertenza
doveva apparire, dopo un esame forzatamente sommario, destinata all'insuccesso
già al momento della presentazione del ricorso, in quanto le prospettive di
esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa.
In effetti, come esposto ai considerandi precedenti, dagli elementi fattuali
emerge in modo chiaro l’impossibilità di riconoscere alla ricorrente il diritto
a prestazioni ritenuto che il tasso di capacità lavorativa del 70% nella sua
attività abituale di operaia di fabbrica attestato dal SAM non è stato
contestato dalla dr.ssa __________ nel suo scritto  5 ottobre 2007 indirizzato
all’avv. RA 1 (cfr. doc. D). La dr.ssa __________ non si è neppure espressa
chiaramente sulla capacità lavorativa e nella sua valutazione ha considerato anche
aspetti non di natura medica.

                                         Stesso
discorso vale per il certificato medico 20 settembre 2007 (doc. XII/Bis)
rilasciato dal Centro __________. Anche in questo certificato
non è espressa una valutazione sulla capacità lavorativa e del resto nemmeno sono
stati prodotti gli ulteriori certificati medici preannunciati.

 

                                         In
simili condizioni, non essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti
cumulativi, la domanda di assistenza giudiziaria deve essere respinta.

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   La
domanda volta all’ottenimento dell’assistenza giudiziaria con esonero dalle
spese è respinta.

 

                                   3.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti