# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55a2f75d-e195-53b7-904c-9b127f568b64
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-20
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 20.09.2017 14.2017.74
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2017-74_2017-09-20.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2017.74

  	
  Lugano

  20 settembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cassina

  

 

 

statuendo nella causa SO.2017.204 (rigetto provvisorio
dell’opposizione) della Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città promossa
con istanza 6 marzo 2017 da

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinato dall’ PA 1,)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinato dall’ PA 2,)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 5 maggio 2017 presentato dalla società RE 1
contro la decisione emessa il 24 aprile 2017 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con sentenza del 16 luglio 2013, il Tribunale arbitrale dello sport
(TAS), con sede a Losanna, ha condannato la RE 1 (RE 1) a pagare al PI 1, con
sede ad __________ (__________), US$ 1'500'000.– oltre ad interessi, spese
della procedura arbitrale e ripetibili di fr. 10'000.– a favore della
controparte.

                                  B.   Il
18 giugno 2014 il Dr. CO 1 e PI 2 hanno firmato un “contratto di cessione pacchetto azionario della RE 1”, con cui il primo ha ceduto al secondo per fr. 200'000.– l’inte­­ro
pacchetto azionario della RE 1 (100 azioni al portatore di nominali fr. 1'000.–
cadauna), utili e oneri essendo trapassati con effetto al 30 giugno 2014. L’alienante
si è inoltre impegnato, in particolare, a “garanti[sc]re personalmente il pagamento di tutti gli impegni della
società per ogni pendenza riferita al periodo fino al 30 giugno 2014 (imposta alla
fonte, AVS, IVA, tassazione ordinaria, cassa pensione, ecc.)” e a “evadere” le pendenze “relative
a scoperti maturati fino a fine giugno 2014”. A tale
scopo egli è stato autorizzato “ad
operare a nome della SA (o a incaricare un legale di sua fiducia) per tutte le
questioni che dovessero sorgere e relative al periodo fino al 30 giugno 2014”, fermo restando che “tutti
i relativi costi ed eventuali utili” rimangono di sua
competenza.

                                  C.   Il
20 dicembre 2016, la RE 1 ha spedito a CO 1 una fattura di
fr. 2'413'345.26 relativa al debito della società nei confronti del PI 1,
calcolato al 31 dicembre 2016 sulla base della sentenza 16 luglio 2013 del TAS,
invitandolo a versare tale importo sul conto della società entro il 31 dicembre
2016 e impegnandosi a girare alla creditrice quanto le spetta. È poi seguita
una diffida il 10 gennaio 2017.

                                  D.   Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 2 febbraio 2017 dall’Ufficio di esecuzione di Locarno, la
RE 1 ha escusso CO 1 per l’incasso di fr. 2'413'345.26
e fr. 3'500.– oltre agli interessi del 5% dal 1° gennaio 2017, indicando
quali titoli di credito la “fattura
del 31.12.2016-No. __________” e delle “spese amministrative”.

                                  E.   Avendo
CO 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 6 marzo 2017
la RE 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura della Giurisdizione
di Locarno-Città. All’udienza di discussione tenutasi il 3
aprile 2017, l’istante ha confermato la sua domanda, mentre la parte convenuta
vi si è opposta sulla scorta di un memoriale scritto, postulando inoltre il
versamento da parte dell’istante di una cauzione di fr. 40'000.– a
garanzia delle spese ripetibili. In sede di replica e duplica orali, le parti sono
poi rimaste sulle rispettive e contrastanti posizioni.

                                  F.   Statuendo con decisione del 24 aprile 2017, il Pretore ha respinto sia
la richiesta di cauzione (nei motivi) sia l’istanza, ponendo a carico dell’escutente
le spese processuali di fr. 2'000.– e un’in­­dennità di fr. 3'500.– a
favore della parte convenuta.

                                  G.   Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa
Camera con un reclamo del 5 maggio 2017 per ottenerne l’an­­nullamento e l’accoglimento dell’istanza. Visto l’esito
del giudizio odierno, il reclamo non è stato notificato alla controparte per osservazioni.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato
il 5 maggio 2017 contro la sentenza notificata alla RE 1 il 25 aprile, in
concreto il reclamo è tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                   2.   In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento
di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il
cui scopo non è di accertare l’esisten­­za del credito posto in esecuzione
bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza
probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi
conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto
provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata
quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato,
quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al
giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Pretore ha anzitutto respinto l’ecce­­zione “in ordine”
sollevata dall’escusso in merito alla legittimazione attiva dell’istante – in
realtà una questione di merito – e la domanda di cauzione processuale, esclusa
dall’art. 99 CPC in procedura sommaria. Dopo aver ricordato che il titolo di
rigetto non deve necessariamente essere menzionato nel precetto esecutivo, il
primo giudice ha escluso che la fattura menzionata in quell’atto potesse
costituire un titolo di rigetto provvisorio ed è giunto alla stessa conclusione
per quanto attiene al “contratto
di cessione pacchetto azionario della RE 1” del 18
giugno 2014, siccome firmato non dall’istante, ma dal (nuovo) azionista unico PI
2, e poiché non menziona l’importo posto in esecuzione né la sentenza del TAS
del 16 luglio 2013. Onde la reiezione dell’istanza.

 

                                   4.   Nel
reclamo la RE 1 riconosce di non essere stata parte del contratto di cessione
del pacchetto azionario – non lo poteva essere trattandosi delle proprie azioni
– ma evidenzia come il dr. CO 1, nella stessa convenzione, si sia anche personalmente
obbligato a pagare “tutti gli
impegni della società per ogni pendenza riferita al periodo fino al 30 giugno
2014”. La reclamante sostiene ch’egli abbia così anche
riconosciuto i debiti che si è obbligato a tacitare. Essa ritiene inoltre di
potere chiedere direttamente all’escusso, senza passare da PI 2, la copertura
dei debiti sorti prima del 30 giugno 2014 sulla base dell’art. 112 cpv. 2 CO
(stipulazione a favore di terzi perfetta). E sebbene il contratto di cessione
non menzioni né la somma posta in esecuzione né la sentenza del TAS, il dr. CO
1 ha garantito tutti i debiti della società fino al 30 giugno 2014, quindi, a
mente della reclamante, anche quello nei confronti del PI 1, che risulta
facilmente determinabile leggendo la sentenza del TAS.

 

                                   5.   In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione (DTF
139 III 447 consid. 4.1.1).

 

                                5.1   Costituisce
un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF l’atto pubblico o
la scrittura privata, firmata dall’escus­­so o dal suo rappresentante, da cui
si evince la sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente,
senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata, o facilmente determinabile,
ed esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi).

 

                                5.2   Nella
fattispecie, come visto, l’istante indica quale titolo di rigetto la clausola
del noto contratto di cessione del pacchetto azionario in virtù della quale “il Dr. CO 1 garantisce personalmente il pagamento
di tutti gli impegni della società per ogni pendenza riferita al periodo fino
al 30 giugno 2014 (imposta alla fonte, AVS, IVA, tassazione ordinaria, cassa
pensione, ecc.)” (doc. C accluso
all’istanza, pag. 1), in relazione con la sentenza 16
luglio 2013 del TAS (doc. B, pag. 27 ad 3 e 5). Ora, in tale clausola l’escus­­so
non si è impegnato a pagare alla società istante alcuna somma di denaro né si è
riconosciuto debitore nei suoi confronti. Si è piuttosto obbligato a garantire
personalmente tutti i debiti della società anteriori al 1° luglio 2014, e
meglio a “evadere” personalmente tutte le richieste relative a scoperti maturati fino a
fine giugno 2014 (doc. C pag. 1 in basso). Anche volendo ammettere che l’istante
– e non solo l’azionista unico – possa chiedere direttamente all’escusso l’adempimento
di tale obbligo di garanzia a norma dell’art. 112 cpv. 2 CO, il suo diritto non
ha quale oggetto il pagamento di danaro né la prestazione di garanzie ai sensi
dell’art. 38 cpv. 1 LEF. Per prestazione di garanzie secondo questa norma s’intende
infatti la fornitura di garanzie, non necessariamente pecuniarie, destinate ad
assicurare l’esecuzione di un debito dell’escusso nei confronti dell’escutente
(DTF 129 III 194 consid. 2.1). Nel caso in esame, per contro, la garanzia concerne
debiti dell’escutente verso terzi.

 

                                         La
situazione è dunque del tutto diversa dalla fattispecie sottoposta al Tribunale
federale nella sentenza citata nel reclamo in esame (4A_724/2011 del 5 marzo
2012), in cui il convenuto (pro­mittente) si era impegnato nei confronti dell’Associazione
svizzera di football (stipulante) a versare una somma massima prefissata (fr. 800'000.–)
alla società calcistica attrice (terzo) in caso di sovraindebitamento della
stessa superiore a fr. 2'200'000.– a fine stagione (consid. 4.2.2) per
consentirle di ottenere una licenza annua per partecipare al campionato. Nella
fattispecie in rassegna, invece, come detto CO 1 non ha promesso il pagamento
di alcuna somma né a PI 2 né alla RE 1.

 

                                5.3   Si
tratta a ben vedere di una specie di assunzione interna di debiti (art. 175
cpv. 1 CO), che lascia ampia scelta all’assuntore tra pagare lo scoperto al
creditore, assumerlo personalmente in vece della società o all’occorrenza anche
contestarlo in qualità di fiduciario della società, assumendosi costi ed
eventuali utili della propria iniziativa (doc. C pag. 2). È quindi un obbligo
di fare, il cui inadempimento lo rende responsabile nei confronti della controparte
(PI 2), la quale può esigere il risarcimento del danno causatole (art. 97 cpv.
1 CO) e farsi autorizzare a eseguire la prestazione a spese del debitore (art.
98 cpv. 1 CO). Ove dovesse pagare un debito assunto dal dott. CO 1, la sua
pretesa di assunzione del debito si trasformerebbe in una pretesa di restituzione
di quanto egli ha versato al creditore (cfr. DTF 79 II 152 seg.; Tschäni in: Basler
Kommentar, Obligationenrecht I, 6a ed. 2015, n. 13 ad art. 175 CO). Certo, il credito di risarcimento è escutibile secondo le regole
della LEF (art. 97 cpv. 2 CO), ma a parte il fatto che si potrebbe discutere se
la RE 1 patisca attualmente un danno riconducibile al noto impegno dell’escusso, ad ogni modo egli
non ha riconosciuto nei suoi confronti alcun debito risarcitorio nei documenti
prodotti con l’istanza e il credito posto in esecuzione non verte su una
pretesa di riparazione di un danno, bensì sul pagamento di una fattura emessa
dalla stessa escutente (doc. A e A1 e sopra ad C e D).

 

                                5.4   In
assenza di un titolo di rigetto dell’opposizione, il reclamo va respinto e la
sentenza impugnata confermata, ancorché per altri motivi di quelli esposti dal
primo giudice.

 

                                   6.   La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza
(art. 106 cpv. 1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili, la
controparte, cui il reclamo non è stato notificato per osservazioni, non
essendo incorsa in spese in questa sede. Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d
LTF), il valore litigioso, di fr. 2'416'845.26, supera ampiamente la
soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1
lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 3'000.– relative al presente
giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico.

 

                                  3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Città.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).