# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6f9482a2-e274-51ee-8f51-c7adf33145f4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-09-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.09.2023 D-5146/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5146-2023_2023-09-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5146/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  s e t t e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Daniela Brüschweiler;  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Siria,   

patrocinato da Lucrezia Butti,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 11 settembre 2023. 

 

 

 

D-5146/2023 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 7 ago-

sto 2023 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. [(…)] 2/2),  

il verbale del colloquio personale ex. art. 5 del regolamento (UE) n. 

604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che 

stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-

sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 

del 29.06.2013; di seguito: RD III) dell’interessato del 22 agosto 2023, 

la decisione della SEM del 12 settembre 2023, notificata il 15 settem-

bre 2023 (cfr. atto della SEM n. 30/1), mediante la quale l’autorità inferiore 

non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando al contempo l’allontanamento 

(recte: trasferimento) del richiedente dalla Svizzera verso la Romania, 

come pure incaricando il Canton Lucerna dell’esecuzione della decisione 

di trasferimento e constatando inoltre l’assenza di effetto sospensivo di un 

eventuale ricorso contro la decisione,  

il ricorso del 22 settembre 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato; data di 

entrata: 25 settembre 2023) tramite il quale l’interessato è insorto dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro il suc-

citato provvedimento dell’autorità inferiore, chiedendo, in limine, la sospen-

sione dell’esecuzione della decisione in via supercautelare e la conces-

sione dell’effetto sospensivo al ricorso; nel merito, ha concluso alla restitu-

zione degli atti alla SEM affinché effettui un esame nazionale della do-

manda d’asilo; mentre, in subordine, ha postulato la restituzione degli atti 

alla SEM affinché effettui i necessari complementi istruttori; contestual-

mente, ha presentato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esen-

zione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono,  

 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. 

a‒c e art. 52 PA,  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,  

che durante il colloquio Dublino (cfr. atto della SEM n. 14/4) l’insorgente, 

posto di fronte alla possibile competenza della Romania ha asseverato di 

non volervi fare ritorno e di non vedere un motivo per tornarci; che ha af-

fermato che le sue impronte digitali sarebbero state rilevate sotto costri-

zione e, essendosi rifiutato di lasciarle alle autorità, sarebbe stato arrestato 

e imprigionato; che egli sarebbe rimasto un mese e mezzo presso tale pe-

nitenziario; che, nonostante il suo rifiuto, sarebbe stato costretto a firmare 

e rilasciare le sue impronte digitali,  

che nella querelata decisione, la SEM − dopo aver constatato l’ammissione 

della competenza da parte delle autorità rumene − ha in primo luogo rile-

vato che le ragioni d’ordine personale evocate dal richiedente nel corso del 

colloquio Dublino non confuterebbero i criteri prescritti dal RD III atti a sta-

bilire il Paese membro competente, ragion per cui non potrebbero essere 

prese in considerazione; che oltretutto, nel caso in esame, non si ravvise-

rebbero elementi a sostegno del fatto che la Romania non rispetti i suoi 

obblighi internazionali esimendosi dallo svolgere correttamente la proce-

dura d’asilo e di eventuale rinvio, 

che nel prosieguo della sua disamina, l’autorità inferiore ha escluso che 

nello Stato di destinazione – il quale, oltre ad essere firmatario della Con-

venzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

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0.142.30) e della CEDU, applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parla-

mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure co-

muni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale (di seguito: direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del 

Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attri-

buzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di 

protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le per-

sone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul 

contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 

20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione); nonché la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale (di seguito: direttiva accoglienza) – sussistano carenze sistemiche ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, un rischio di trattamenti contrari all’art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000, di seguito: CartaUE) e all’art. 3 CEDU o ancora, di violazione 

del principio del divieto di respingimento; che l’autorità in parola ha dipoi 

negato l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione delle clausole 

discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 RD III,  

che infine, nel caso in esame non si ravviserebbero nemmeno motivi uma-

nitari atti a giustificare l’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che dopo 

aver riportato quanto dichiarato dal richiedente nel colloquio Dublino in me-

rito ai suoi problemi di salute, la SEM ha osservato che il richiedente at-

tualmente non beneficia di alcuna presa a carico medica; che nel prosieguo 

della sua disamina l’autorità inferiore ha poi aggiunto che la Romania di-

sporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente alla quale l’interessato 

avrebbe accesso in base al diritto comunitario; che oltretutto, in specie non 

sarebbero ravvisabili elementi suggerenti che lo Stato in parola priverebbe 

l’interessato dell’assistenza medica necessaria; che ad ogni modo, nella 

procedura Dublino sarebbe unicamente decisiva la capacità al trasferi-

mento, valutata in modo definitivo poco prima dello svolgimento dello 

stesso; che in definitiva, il richiedente sarebbe quindi tenuto a lasciare la 

Svizzera,  

che nel proprio gravame, il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-

zione di cui al sindacato provvedimento; che innanzitutto, un rinvio in Ro-

mania sarebbe contrario all’art. 3 CEDU giacché il sistema di accoglienza 

ivi in essere sarebbe contraddistinto da molteplici lacune; che a mente 

dell’insorgente egli correrebbe un rischio elevato di essere rinviato dalle 

autorità rumene in Siria, Paese per il quale la Svizzera ritiene il rinvio ine-

sigibile; che, inoltre, l’autorità inferiore non avrebbe considerato né le 

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pregresse esperienze traumatiche che egli avrebbe vissuto, né la vulnera-

bilità attuali in ragione delle sue condizioni di salute psichica, la quale non 

sarebbe stata debitamente accertata dalla SEM; che non sarebbe noto se 

quest’ultimo fosse stato assistito da un interprete e da un rappresentante 

legale, al momento del fermo delle autorità e della rilevazione delle sue 

generalità;  

che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III; che, se in base a questo esame è individuato un altro 

Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pro-

nuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di 

ripresa a carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 RD III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova appli-

cazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri); che la deter-

minazione dello Stato membro competente avviene sulla base della situa-

zione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda di 

protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III); che, contrariamente, nel 

caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio 

non viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della CartaUE, lo Stato membro che ha avviato la 

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procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d RD III), 

che, giusta l’art. 17 par. 1 RD III («clausola di sovranità»), in deroga ai cri-

teri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere di 

esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli com-

pete, 

che le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo consulta-

zione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che l’interes-

sato aveva già depositato una domanda d’asilo in Romania il (…) gen-

naio 2020 e in Germania il (…) febbraio 2020 (cfr. atti della SEM n. 8/1 e 

14/1),  

che su tali presupposti, il (…) agosto 2023 la SEM ha presentato alle auto-

rità rumene competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 RD III, una ri-

chiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. atto 

della SEM 15/5); che con scritto (…) agosto 2023, la Romania ha respinto 

inizialmente la richiesta di ripresa in carico del richiedente (cfr. atto della 

SEM n. 18/1); che, sempre il (…) agosto 2023, la SEM ha presentato alla 

Germania una richiesta di ripresa in carico dei richiedenti fondata sulla me-

desima disposizione; che la stessa è stata respinta il (…) settembre 2023, 

che in data (…) settembre 2023, la SEM, sulla scorta dell’art. 5 par. 2 del 

regolamento (CE) n. 1560/2003 della Commissione delle comunità euro-

pee del 2 settembre 2003 recante modalità di applicazione del regola-

mento (CE) n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi 

di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo (GU L 222/3 del 05.09.2003; modificato parzialmente dal re-

golamento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Commissione del 30 gen-

naio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]; di seguito: Regolamento CE), ha 

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presentato una richiesta di riesame alle autorità rumene (cfr. atto della SEM 

n. 23/2),  

che con scritto del (…) settembre 2023, la Romania ha espressamente ac-

cettato di riprendere in carico il ricorrente in applicazione della sull’art. 18 

par. 1 lett. c RD III (cfr. atto della SEM n. 27/1); che conseguentemente, la 

competenza della Romania risulta di principio essere data,  

che proseguendo nella disamina, il Tribunale rimarca che la Romania è 

legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Convenzione del 10 di-

cembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 

1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del 

relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne ap-

plica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]; cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale D-2895/2021 

del 28 giugno 2021 consid. 8.1 con riferimenti ivi citati), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia [Grande Camera] del 21 

gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso 

concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che nondimeno, né il Tribunale, né la Corte europea dei diritti dell’uomo 

(CorteEDU), così come neppure la Corte di giustizia dell’Unione europea 

(CGUE), hanno ad oggi ammesso l’esistenza di carenze sistemiche in Ro-

mania (cfr. fra le tante, sentenze del Tribunale D-2895/2021 del 28 giugno 

2021 consid. 8.1 e sentenza del Tribunale F-1506/2021 del 9 aprile 2021, 

con riferimenti ivi citati),  

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che all’occorrenza non vi sono quindi fondati motivi di ritenere che in Ro-

mania sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle con-

dizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2a frase RD III),  

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie; che in tal senso, una 

richiesta di garanzie supplementari in merito all’accoglienza del richiedente 

in Romania, così come postulato nel gravame, non risulta in alcun modo 

necessaria (cfr. fra le tante, sentenza D-2895/2021 del 28 giugno 2021 

consid. 8.5),   

che parimenti, la censura sollevata nel ricorso in merito alla carente analisi 

effettuata dall’autorità inferiore sull’esistenza in Romania della cosiddetta 

problematica dei “push-backs”, non permette in specie di confutare la sum-

menzionata presunzione; che la tematica in parola tratta dei respingimenti 

delle persone che entrano illegalmente in Romania, venendo poi fermate e 

rinviate alla frontiera impedendo loro di depositare una domanda d’asilo; 

che orbene, viene da sé che il ricorrente non rientri in siffatta categoria 

avendo potuto avviare un procedimento volto all’ottenimento dell’asilo in 

Romania, come del resto esplicitamente confermato dalle autorità rumene 

(cfr. atto della SEM n. 27/1),  

che all’occorrenza non vi sono quindi fondati motivi di ritenere che in Ro-

mania sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle con-

dizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2a frase RD III); che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 

par. 2 2a frase RD III non si giustifica nel caso di specie,  

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il RD III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della do-

manda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, 

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l’autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e 

ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1), 

che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di 

destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a ter-

mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura, 

che il ricorrente non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e con-

creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-

rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno 

nell’ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un Paese dove 

la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o 

da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, 

che per il resto, va rammentato che il respingimento forzato di persone che 

soffrono di problematiche di salute costituisce una violazione dell’art. 3 

CEDU unicamente in circostanze eccezionali (cfr. sentenza della Cor-

teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 

consid. 7.1); che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere 

qualora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di 

trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad 

un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle 

condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa 

riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili 

contro Belgio [Grande Camera] del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 

segg.), 

che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-

tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima; che al momento 

dell’emissione della decisione impugnata, lo stato di salute dell'insorgente 

risultava sufficientemente acclarato (cfr. sentenza del Tribunale D-

546/2022 dell'11 marzo 2022 consid. 4) e non ostativo all'esecuzione del 

trasferimento; che invero, il ricorrente l’(…)  agosto 2023 è stato visitato da 

un medico il quale ha riscontrato una sindrome ansiosa verosimile reattiva 

per la quale ha consigliato una presa a carico psicoterapeutica; che per 

quanto riguarda l'assenza di informazioni in merito allo stato di salute 

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psichico dell'insorgente, rispettivamente una mancata presa in carico psi-

cologica, tali mancanze non possono essere imputate alla SEM; che in-

nanzitutto si rileva come nel corso del colloquio Dublino l’insorgente ha di-

chiarato di non sentire bene, di avere problemi agli occhi, alle orecchie alla 

testa e che avrebbe avuto un appuntamento previsto il giorno tesso dell’au-

dizione per le sue problematiche psicologiche; che in tale occasione la 

SEM gli ha inoltre rammentato che sarebbe sua responsabilità far valere 

qualsiasi problematica medica che potrebbe rivelarsi determinante per la 

sua procedura d'asilo; che in secondo luogo, nonostante il ricorrente nel 

corso della visita medica dell’ (…) agosto 2023 e del colloquio Dublino del 

22 agosto 2023 abbia dichiarato di avere problemi psicologici e di aver 

preso un appuntamento presso uno specialista, non vi sono indizi per rite-

nere che egli si sia rivolto all'infermeria del Centro e che la stessa gli abbia 

negato un consulto psicologico rispettivamente una visita medica,  

che quand'anche non vi sia ancora una diagnosi per eventuali problemi 

psicologici, non vi sono indizi per ritenere che egli sia affetto da una pato-

logia grave, rispettivamente che questa non possa essere trattata in Ro-

mania; che invero, è notorio che lo Stato di destinazione dispone di infra-

strutture mediche sufficienti; che altresì, in quanto Stato firmatario della di-

rettiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la ne-

cessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di 

pronto soccorso ed il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi 

mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richie-

denti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, ap-

propriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata 

direttiva); che infine, qualora necessario prima del trasferimento, sarà pre-

mura delle autorità competenti per l'esecuzione dell'allontanamento infor-

mare in maniera precisa e completa le autorità rumene dell'arrivo e degli 

eventuali problemi di salute dell'insorgente (cfr. art. 31 RD III), 

che in ogni caso, se dopo il suo trasferimento in Romania egli dovesse 

essere costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme 

alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in questione violi i 

suoi obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti neppure appaiono elementi per rite-

nere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo po-

tere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

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che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) RD III, 

che, di conseguenza, la Romania rimane competente dell’esame della do-

manda di asilo del ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio 

alle condizioni poste nel RD III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Romania conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento 

impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-

prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-

mento dalla Svizzera verso la Romania, va confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del gravame, la domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo è senza oggetto; che altresì, per lo 

stesso motivo la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equi-

valente alle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

  

D-5146/2023 

Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

Data di spedizione: