# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e3f32cf7-6afb-5542-bb1e-a6697df94623
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-11-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.11.2021 32.2021.66
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2021-66_2021-11-19.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2021.66

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  19 novembre 2021                    

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	 
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

								

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 maggio 2021 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 1° aprile 2021 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1986, di
professione selvicoltore indipendente, nel mese di dicembre 2017 ha inoltrato
una domanda di prestazioni a seguito dei postumi di un infortunio alle
ginocchia occorsogli in ambito militare nell’aprile 2007 e preso a carico dalla
__________ (doc. 19 inc. AI; se non differentemente indicato, la documentazione
fa riferimento al dossier AI).

 

                               1.2.   Dopo aver acquisito gli atti
dalla __________, l’Ufficio AI ha disposto una perizia ortopedica a cura del
dr. med. __________ (cfr. rapporto 16 novembre 2018 in doc. 44, nonché il
complemento peritale del 9 giugno 2020 in doc. 125). Le risultanze mediche sono
state confermate dal Servizio medico regionale (SMR) con rapporti del 6
febbraio 2019 (doc. 49) e del 30 giugno 2019 (doc. 132). Di conseguenza nella
sua abituale attività l’assicurato è stato ritenuto inabile al 100% dal 2 dicembre
2016, al 50% dal 10 febbraio 2017, al 25% dal 1° maggio 2017 ed al 50% dal 1°
giugno 2017. In attività adeguate l’abilità lavorativa è stata ritenuta piena
con effetto dal 12 maggio 2007.  

 

                                         L’assicurato ha beneficiato
di diversi provvedimenti professionali, tra cui un orientamento professionale
(cfr. comunicazione del 25 novembre 2019 in doc. 75), un job coaching (cfr.
comunicazione del 25 febbraio 2020 in doc. 95), una valutazione aziendale (cfr.
comunicazione del 25 febbraio 2020 in doc. 96), una formazione breve (cfr.
comunicazione del 25 febbraio 2020 in doc. 97). Egli ha anche svolto un percorso
di accertamento professionale dall’11 maggio 2020 al 10 giugno 2020 presso il
Centro __________ di __________ (cfr. il relativo rapporto del 19 giugno 2020
in doc. 130). 

                                         Con rapporto 12 agosto 2020 i
consulenti in integrazione professionale (consulenti IP) __________ e __________,
valutando le conclusioni le misure professionali intraprese, dopo aver individuato
alcune attività adeguate ritenute esigibili, hanno di conseguenza concluso che
non “sussistono le premesse/condizioni per adottare provvedimenti che
possano migliorare o mantenere l’attuale condizione dello stato di salute e le
prospettive professionali” e hanno chiuso il caso (doc. 141). 

 

                                         Viste le risultanze di cui
sopra, con progetto di decisione del 12 ottobre 2020, dopo aver proceduto al consueto
raffronto dei redditi l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni non
raggiungendo l’assicurato un grado d’invalidità pensionabile e non essendo
necessari ulteriori provvedimenti professionali (doc. 142). 

 

                                         Con osservazioni del 2
dicembre 2020 (doc. 147), del 18 gennaio 2021 (doc. 150) e del 5 marzo 2021
(doc. 153) l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha contestato il
prospettato rifiuto di erogare delle prestazioni assicurative e prodotto nuova
documentazione medica. 

 

                                         Tenuto conto delle osservazioni
30 marzo 2021 del consulente IP (doc. 157) e della presa di posizione 15 marzo
2021 del SMR (doc. 155), con la decisione contestata l’amministrazione ha
confermato il diniego di prestazioni (doc. 158). 

 

                               1.3.   Contro la suddetta decisione
l’assicurato, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, insorge dinanzi al TCA
postulando il riconoscimento di un quarto rendita intera. In via subordinata
chiede il rinvio degli atti all’Ufficio AI per nuovi accertamenti medici. In
sostanza contesta la valutazione medico-teorica ritenuta incompleta in quanto
l’amministrazione si è fondata sulla perizia monodisciplinare del dr. med. __________
che concerne unicamente i postumi dell’infortunio alle ginocchia senza aver
tuttavia esaminato la problematica lombare invalidante.

                                         Sostiene inoltre che “la
decisione viola il diritto di essere sentito poiché formalmente carente nonché
priva di motivazioni circa le ragioni secondo cui la documentazione medica
prodotta non sarebbe atta a modificare la precedente presa di posizione del SMR”.
Ritiene altresì data una “denegata giustizia per non aver tenuto conto del
fatto che lo stato di salute non è ancora da considerarsi, per quanto riguarda
i problemi lombari, stabilizzato”. 

                                         Dal punto di vista
economico, il ricorrente contesta la determinazione del reddito da invalido.
Rileva come l’Ufficio AI non abbia spiegato la determinazione del salario
statistico. Il ricorrente sostiene inoltre come siano adempiuti i presupposti
per riconoscere una riduzione sociale del 25% rispetto al 5% per attività
leggere riconosciuta dall’Ufficio AI. L’insorgente rileva infine che le
attività adeguate menzionate nella decisione contestata non sono state proposte
nell’ambito dell’accertamento professionale, ritenendole inoltre non esigibili.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa l’Ufficio
AI, allegando le annotazioni 14 maggio 2021 del SMR e quelle del 17 maggio 2021
del consulente IP, ha chiesto la reiezione del ricorso, confermando la
decisione contestata per le ragioni che verranno riportate nei considerandi di
diritto.

 

                               1.5.   Con scritto 12 luglio 2021
l’insorgente ha chiesto l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare e
l’edizione della cartella clinica del suo medico curante (XI).

 

                               1.6.   Il 12 luglio 2021 l’assicurato
ha preso posizione in merito alla risposta di causa (X), seguite da
contro-osservazioni del 13 agosto 2021 dell’Ufficio AI (XIII). 

 

                               1.7.   Con scritti del 3 settembre
2021 (XVII) e del 17 settembre 2021 (XIX) le parti hanno ribadito le proprie
posizioni. 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31
agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio
2011).

 

                               2.2.   Nel caso in esame, il
ricorrente lamenta una violazione del diritto di essere sentito ritenendo la decisione contestata carente di motivazione riguardo sia all’aspetto
medico che a quello economico. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 29 cpv. 2 Cost. fed., le parti hanno diritto di
essere sentite. Tale diritto ha valenza formale. La sua violazione
conduce di massima, indipendentemente dalla fondatezza delle censure di merito,
all'accoglimento del ricorso e all'annullamento della decisione impugnata (DTF
144 I 11 consid. 5.3 pag. 17 con rinvio a DTF 137 I 195 consid. 2.2 pag. 197). 

                                         Il
diritto di essere sentito comprende l'obbligo per l'autorità di motivare le
proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona
interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della
decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo
impugnare con cognizione di causa, e dall'altro, di permettere all'autorità di
ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima. 

                                         Ciò non significa che l'autorità
sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le
argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per
il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF U 397/05 del 24 gennaio 2007
con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).

                                         Va rammentato che una
violazione del diritto di essere sentito è sanabile se l'interessato ha la
possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno
potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1; 124 V 180
consid. 4a). Ciò è il caso laddove l'assicurato ha potuto
comprendere la portata della decisione formale e impugnare la successiva
decisione su opposizione, confrontarsi con il suo contenuto e proporre le sue
censure, facendo valere le sue ragioni innanzi ad un'autorità
giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo (DTF 133 I
201 consid. 2.2). Il TCA dispone in effetti di un pieno
potere di esame in tal senso (STF 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3)
e, in applicazione del principio inquisitorio, può assumere le prove che
ritiene necessarie per il chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).

 

                                         Come riproposto ancora nella
STF 8C_482/2018 del 26 novembre 2018 consid. 4.4.2, una
violazione non particolarmente grave del diritto di essere sentito può essere
eccezionalmente sanata, quando la persona interessata ha la possibilità di
esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso, che valuta liberamente la censura
presentata dal ricorrente, ossia nel caso specifico un tribunale, che può
esaminare liberamente sia l'accertamento (e l'apprezzamento) dei fatti sia
l'applicazione del diritto (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa pag. 437). La prassi ha
stabilito anche che si può prescindere da un rinvio della causa all'autorità
precedente persino in caso di grave violazione del diritto di essere sentito:
una tale eventualità si realizza se la cassazione della decisione viziata
comporterebbe un inutile formalismo e in definitiva una tale soluzione
condurrebbe a ritardi superflui, i quali non sarebbero compatibili con
l'(equivalente) interesse della parte onerata di essere sentita nell'ambito di
una celere trattazione della procedura di merito (DTF 142 II 218 consid. 2.8.1;
133 I 201 consid. 2.2; STF 8C_842/2016 del 18 maggio 2017 consid. 3.1 con
riferimenti). Giova comunque ricordare che il principio di celerità (art. 52
cpv. 2 e 61 lett. a LPGA), caposaldo della procedura delle assicurazioni
sociali, non è preminente e tale da porre in secondo piano il diritto di essere
sentito e l'obbligo di chiarire i fatti con la necessaria diligenza (STF
8C_433/2018 del 14 agosto 2018 consid. 5.1 e STF 8C_210/2013 del 10 luglio 2013
consid. 3.2.1 con riferimenti).

 

                                         Nel caso in
esame, è vero che nella decisione impugnata per quanto riguarda la valutazione
dei referti medici prodotti in sede amministrativa l’Ufficio AI non ha indicato
i motivi per cui il SMR abbia confermato “la nostra precedente valutazione”.
Tuttavia l’aspetto economico è stato sufficientemente motivato, avendo
l’amministrazione riportato ampi stralci della presa di posizione 30 marzo 2020
del Servizio integrazione professionale (cfr. doc. 157).

 

                                         In ogni modo
dall’atto di ricorso si evince che l’insorgente ha compreso
la portata della decisione formale, facendo valere le proprie ragioni
innanzi a questo Tribunale che gode del pieno
potere cognitivo. Un’eventuale violazione del diritto di essere sentito è stata
pertanto sanata in questa sede.

 

                                         nel
merito

 

                               2.3.   Oggetto del contendere è sapere
se correttamente o meno l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni. 

 

                               2.4.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità
al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno
alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. 

                                         Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n.
46). 

Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o
parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di
compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di
attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono
essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra
professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità
al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o
parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che
entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o
psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle
misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo
l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione
d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere
giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita
se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni
consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante
provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto
un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno
senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8
LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28
cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se
sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al
60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA
il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000
p. 84).

                                         Secondo
la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.5.   Nel caso concreto, dal punto di
vista medico l’Ufficio AI ha incaricato il dr. med. __________ di eseguire una
perizia ortopedica.

                                         Dopo aver proceduto al
consueto esame degli atti, all’anamnesi, alle costatazioni oggettive, visti i
reperti strumentali, lo specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia
dell’apparato locomotore ha posto le seguenti diagnosi: trauma contusivo –
distorsivo ginocchia bilaterali del 20 aprile 2007 trattato conservativamente;
condropatia rotulea attualmente di III grado, meniscosi mediale con alterazione
grado II del corno posteriore, plico sinoviale medio-patellare ispessita non
complicata ginocchio destro trattato conservativamente; condropatia rotulea al
ginocchio sinistro in stato dopo contusione del 20 aprile 2007 con alterazioni
di II grado menisco mediale posteriore, trattati conservativamente; lombalgia
acuta aspecifica.

                                         Egli ha poi proceduto ad una
dettagliata valutazione dei reperti, elencando fra l’altro le limitazioni
funzionali e concludendo per una capacità lavorativa del 50% nell’abituale attività
di selvicoltore. In attività rispettose dei limiti funzionali, il perito ha
ritenuto l’assicurato abile al 100% dal 12 maggio 2007, data dell’infortunio. In
un lavoro adeguato conformemente ai limiti funzionali indicati nell’apposito
allegato (tra cui un carico massimo di 25 chili) egli ha valutato un’abilità di
8-9 ore sull’arco di una giornata lavorativa, ritenendo “auspicabile trovare
un lavoro d’ufficio leggero, facendo attenzione a sollevare carichi limitati
con dei cambi di postura frequenti e gestione del tempo del lavoro intervallato
da piccole pause seduto, dove eviti di lavorare accovacciato frequentemente,
eviti di salire e scendere le scale frequentemente; a questo potrebbe
aggiungersi una posizione di lavoro comoda ed ergonomica che consenta pochi
carichi assiali e rotazionali senza caricare pesi importanti frequentemente” (pagg.
17 e 19 della perizia). 

                                         Il perito non ha ritenuto
dati provvedimenti sanitari atti a migliorare in misura rilevante la capacità
lavorativa nell’abituale professione, intravedendo tuttavia delle terapie per
migliorare la sua qualità di vita e prevedendo un futuro trattamento chirurgico
al ginocchio destro.

                                         

                                         Chiamato dal SMR a spiegare
la contraddizione tra il limite di carico (25 chili) segnato nel relativo
modulo e l’indicazione della ricerca di un lavoro d’ufficio leggero, con
complemento del 9 giugno 2020 il perito ha fatto presente che si è trattato di
un errore nella compilazione del separato modulo relativo all’esigibilità
lavorativa, precisando un limite di carico di 10 chili in attività adeguate
(doc. 125).

 

                                         L’assicurato contestata la
succitata valutazione medico-teorica, ritenendola incompleta. Egli sostiene
come la perizia del dr. med. __________ si limiti a valutare le conseguenze dell’infortunio
militare alle ginocchia – la cui procedura da parte della __________ è stata sospesa
sino all’evasione della vertenza AI (cfr. lettera 14 febbraio 2020 della __________
in doc. 604) – e che non contempla la problematica lombare sorta nel frattempo.
A motivazione delle proprie tesi, l’assicurato fa riferimento ai rapporti 7
gennaio 2021 e 11 gennaio 2021 del neurochirurgo dr. med. __________.

                                         

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4
pag. 261; 115 V 133 consid.
2 pag. 134; 114 V 310 consid.
3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1
pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle
indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano
concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                        Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola
fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici curanti
esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010
del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati). 

 

                               2.7.   Nel caso in esame, vagliata attentamente
la documentazione agli atti, questo TCA non ha motivo di distanziarsi dalla
perizia 26 novembre 2018 del dr. med. __________ e dal suo complemento del 9
giugno 2020, nonché dai rapporti 6 febbraio 2019, 30 giugno 2020 del SMR.

 

                                         In particolare, contrariamente
a quanto asserito dall’insorgente, si evidenzia che il succitato specialista ha
tenuto conto della problematica lombare, da lui diagnosticata, con
ripercussione sulla capacità lavorativa, quale lombalgia acuta aspecifica. Egli
ha difatti proceduto all’esame del rachide lombo-sacrale (sottolineature del
redattore):   

 

" 
All’ispezione rachide in asse, con normale
curva toracica e lombare, flesso-estensione a gradi normali
(flessione 45°, estensione 30°, non riportata dolente), DDS 18 cm dal suolo.

Inclinazione a destra e sinistra 0-40, rotazione
assiale senza limiti apparenti. Nessuna spinalgia notata al
tratto lombare a livello delle apofisi spinose anteriori e trasverse, nessuna
dolenzia pressoria, neppure para-vertebrale, muscolatura paravertebrale non
contratta, normotonica e normotrofica, muscolatura lombare normalmente
rappresentata. Lasègue contro-Lasègue negativi, Wassermann
contro-Wassermann negativi, riflessi osteotendinei arti inferiori normali
vivaci e simmetrici, non deficit sensitivi, non deficit stenici agli
arti inferiori.

Tender-point negativi, estensore comune delle
dita ed estensore proprio dell’alluce conservati bilateralmente, punti di
Valleix negativi, Schober 10-14 cm. Accosciamento completo possibile senza
limitazioni. (…)” (doc. 44 pagg. 13-14)

 

                                         Ha poi evidenziato:

 

" 
(…) Sempre dal punto di
vista ortopedico altro rilevante problema presentato dall’assicurato è il lieve
sovrappeso che va sovraccaricare il tratto lombare e al contempo anche
le estremità inferiori; di conseguenza è auspicabile rivalutare le opzioni di
cura atte a ridurre l’eccesso ponderale e contemporaneamente bisognerà
instaurare un piano riabilitativo vincente; non di meno è da menzionare che un
potenziamento del trattamento farmacologico analgesico su base programmatica
porterebbe ad un miglioramento della sintomatologia algica al ginocchio destro
ed al rachide lombare e più globalmente un miglioramento degli outcomes
in termine di compliance verso un’attività lavorativa leggera che renderebbe
più agevole all’assicurato lavorare in una professione adeguata. (…)” (doc. 44 pag.
17)

 

                                         Il
dr. med. __________ ha inoltre preso conoscenza del referto relativo alla RMN lombare
eseguita il 3 luglio 2014 concludente:

 

" 
Non è con certo, se
l’attuale sintomatologia è attribuibile ad una vera problematica radicolare L5 bilaterale
o S1 a sinistra, siccome una vera stenosi dei forami di coniugazione L5-S1
bilaterale o del recesso laterale di sinistra non è evidente.

Potrebbe trattarsi anche di una sindrome
lombo-spondilogena a partenza soprattutto delle faccette artrosiche L4_L5 bilateralmente
e meno L5-S1. (…)” 

(cfr. elenco atti pag. 6 della perizia; prodotta
dall’assicurato con le osservazioni 2 dicembre 2020; cfr. anche pagg. 533/4)

 

                                         Il
23 ottobre 2020 l’assicurato è stato sottoposto ad un’altra a RMN alla colonna
lombare che è stata valutata dal SMR nelle sue annotazioni del 14 maggio 2021:

 

" 
(…) Il referto di RMN
lombare del 23.10.2020 concludeva come segue:

 

Non faccettopatia di rilievo.

A parte un leggero ulteriore assottigliamento dello
spazio intersomatico L5-S1 e una riduzione della protrusione discale in questo
segmento, non dinamica dei reperti rispetto all’esame precedente del
2014.

 

Persiste un’osteocondrosi L2-L3 e L5-S1 e una leggera
condrosi L4-L5 ma con attualmente solo una minima protrusione circolare del
disco L4-L5 e L5-S1 e non compressione delle strutture nervose.

 

Nuova insorgenza invece di un discreto edema osseo
L5-S1 che potrebbe essere il punto di partenza degli attuali dolori
eventualmente suscettibile.

 

Ora, un “discreto edema osseo” non costituisce
un’entità nosologica codificata secondo ICD-10, e in ogni caso non è una
condizione di impatto clinico tale da giustificare un’incapacità lavorativa
ulteriore, soprattutto in assenza di compressione delle strutture
nervose. È, piuttosto, un reperto per immagini alquanto frequente nella
popolazione asintomatica di ambo i sessi a partire dalla II-III decade di
vita.” (…)” (doc. VI/1)

 

                                         Quindi, quale
nuova problematica, il SMR ha rilevato un discreto edema osseo, non
costitutivo quale nuovo danno alla salute da indagare.

 

                                         Del
resto, nel rapporto 7 gennaio 2021 il dr. __________, discutendo gli esiti
della succitata RMN, non ha posto nuove diagnosi invalidanti (pagg. 548/9). Ha
in particolare istruito il paziente “ad evitare movimenti ripetitivi in
flessio-estensione, torsioni e movimenti laterali del tronco, cosi come il
sollevamento ripetuto di pesi superiori a 5 kg se, avviene sporadicamente, pari
o superiori a 10 kg.” Ha inoltre consigliato un calo ponderale, la
cessazione del tabagismo attivo, come pure lo svolgimento di attività di
rinforzo della muscolatura paravertebrale posteriore e addominale. Egli ha pure
affrontato il “tema inerente il trattamento farmacologico in presenza di un
peggioramento del quadro algico discutendo anche sulla necessità di una
infiltrazione epidurale e /o faccettaria e/o radicolare”, senza comunque
fissare nuovi appuntamenti di consultazione. 

                                         

                                         Certo,
nel rapporto 11 gennaio 2021 alla legale dell’assicurato il succitato neurochirurgo
non ha escluso che “possa esservi prima o poi spazio per una soluzione chirurgica”,
precisando tuttavia che “(…) allo stato attuale, per altro in accordo
con il paziente, non abbiamo ritenuto esauriti i provvedimenti conservativi”.
Egli ha anche concluso che le problematiche riscontrate hanno “sicuramente
un’influenza sulla capacità lavorativa nella professione attualmente svolta
(selvicoltore)”.

                                         Il
dr. med. __________ ha poi rilevato:

 

" 
(…)

4)    Tenendo conto delle manovre e carichi da evitare,
risulta piuttosto evidente che l'attività di selvicoltore, che sottopone il
paziente a frequenti carichi sul rachide lombo-sacrale con sollevamento di pesi
molto al di sopra dei 10 kg, peraltro ripetutamente o con movimenti anche qui
ripetitivi in flesso-estensione del tronco o con sollevamento/spostamento di
pesi lontani dal proprio baricentro, risulta poco indicata.

D'altro canto ritengo che il paziente possa svolgere un’attività
senza carichi diretti sul rachide lombo-sacrale e al tempo stesso associata a
cambi di postura frequenti.

 

5)    Se l'attività di selvicoltore dovesse continuare
a portare a carichi diretti sul rachide lombosacrale, ripeto, con sollevamento
ripetuto di pesi superiori a 5 kg o sporadicamente superiori a 10 kg, frequenti
manovre in flesso-estensione o torsione del tronco, lo ritengo inabile al 100%.

D'altro canto lo ritengo invece abile completamente in
una professione che tenga conto di queste limitazioni, quale ad esempio una
mansione d'ufficio, con frequenti cambi di posizione cercando di non mantenere
per oltre un'ora la postura seduta. (…)” (pag. 544 inc. AI)

 

                                         Trattasi
comunque di limitazioni funzionali analoghe a quanto rilevato nella perizia del
dr. med. __________, rispettivamente nel suo complemento peritale del 9 giugno
2020. Infatti nel citato rapporto 11 gennaio 2021 il dr. med. __________ ha
concluso che “mi sento di concordare con quanto stabilito dal Dr.
med. __________ in merito alla capacità lavorativa in una professione adatta
allo stato di salute ...” (sottolineatura del redattore; pag. 544). 

 

                                         Non
determinante ai fini del giudizio è quanto sostenuto dal medico curante, dr.ssa
__________, la quale, rispondendo a dei quesiti formulati dalla legale
dell’assicurata, ha sostenuto un’inabilità al 50% “per la problematica alla
schiena” senza indicare in quale genere di attività (pag. 536).

 

                                         Visto
tutto quanto precede e in base al grado della verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (fra le tante: DTF 139 V 218
consid. 5.3), richiamato l’obbligo che incombe all'assicurato di
intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle
conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278
consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995,
pag. 61), l’assicurato è da ritenere abile, dal 1° giugno 2017, al 50%
nell’abituale attività, mentre in attività adeguate rispettose delle
limitazioni funzionali la capacità è del 100%.

 

                                         Inoltre,
questo Tribunale ritiene che la documentazione medica agli atti contiene
elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al lavoro
dell'assicurato sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si
renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dall’insorgente.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 429 e riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10
pag. 28 consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                               2.8.   Per quel che concerne l’aspetto
economico, in merito alla determinazione del reddito da valido va
ricordato che, secondo la giurisprudenza, occorre
stabilire quanto la persona assicurata, nel momento determinante
(corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe
secondo il grado di verosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto
conto delle sue capacità professionali e delle circostanze personali. Tale
reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si
fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del
danno alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Soltanto
in presenza di circostanze particolari ci si potrà scostare da questo valore e
ricorrere ai dati statistici risultanti dall'ISS (v. DTF 134 V 322 consid.
4.1 pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimenti).
Questo sarà in particolare il caso qualora dovessero mancare indicazioni
riguardanti l'ultima attività professionale dell'assicurato o se l'ultimo
salario da lui percepito non corrisponde manifestamente a quello che egli
sarebbe stato in grado di conseguire con ogni verosimiglianza in qualità di
persona valida; per esempio se l'assicurato, prima di essere riconosciuto
definitivamente incapace al lavoro, si trovava in disoccupazione o aveva già
delle difficoltà professionali a causa del deterioramento progressivo del suo
stato di salute o ancora percepiva una remunerazione inferiore alle usuali
norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui il
posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno alla
salute non esiste più al momento determinante della valutazione dell'invalidità
(DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; cfr. STF 9C_416/2010 del 26 gennaio 2011
consid. 3.2).

 

                                         Nella decisione contestata
l’Ufficio AI ha calcolato il reddito da valido come segue:

 

" 
Come da inchiesta indipendenti del
29.08.2019, per definire il reddito da valido abbiamo effettuato la media dei
redditi soggetti a contributi AVS tra il 2010 e 2015. Ne risulta un reddito di
CHF 94'767.”

 

                                         Questo
modo di procedere, rimasto incontestato, è corretto.

                                         Infatti,
secondo la giurisprudenza, siccome l’art. 25 cpv. 1 OAI equipara
i redditi ipotetici comparativi dell’assicurazione invalidità ai redditi da
lavoro soggetti a contribuzione AVS, il reddito da valido può essere
determinato sulla base dei redditi iscritti nel conto individuale. Ciò vale in
particolare per gli indipendenti (SVR 2010 IV nr. 26 pag. 79, cfr. STF
8C_554/2013 del 14 novembre 2013 consid. 2.1, 8C_626/2011 del 29 marzo
2012 consid. 3; cfr. in tal senso il marg. 3032.1 della Circolare
sull’invalidità e la grande invalidità, CIGI). Spetta all’assicurato
dimostrare che tali dati si discostano in maniera rilevante dall’effettive
entrate (STF 9C_111/2009 del 21 luglio 2009 con riferimento a SVR 1999 IVG nr.
24; STFA I 705/05 del 29 gennaio 2003 consid. 2.2.1.),
ciò che non è il caso in esame.

                                         Infine,
correttamente l’Ufficio AI ha preso in considerazione la media dei redditi di
cinque anni prima danno alla salute, ritenuto come, per giurisprudenza, sono
sufficienti tre anni (cfr. al
riguardo AJP 1999 p. 484 e confermata in STF I 686/03 del 29 ottobre 2004; cfr.
anche 8C_611/2007 del 23 aprile 2008; cfr fra le tante, STCA 32.2016.145 del 6 giugno 2017 consid. 2.12.2 e
32.2015.29 del 30 novembre 2015 consid. 2.7.1).

 

                               2.9.   Per quel che concerne il reddito
da invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca
un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti). Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché
l'assicurato non ha intrapreso un'attività lucrativa da lui esigibile, il
reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione
del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici
ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17; STF I 222/04 del 5 settembre 2006).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare
situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e
tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere
completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che
pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul
mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico
statistico. Il TF ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima
del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie
particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre,
chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima
che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza
valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).                                                                     

 

                                         Nel caso concreto, ritenendo
che l’assicurato può metter a maggior frutto la sua residua capacità lavorativa
in attività adeguate, l’Ufficio AI ha preso in considerazione la tabella TA
dell’inchiesta sulla struttura dei salari elaborata dall’Ufficio federale di
statistica. Utilizzando i dati della citata tabella relativi ad attività
semplici e ripetitive, valore mediano, tenuto conto di una riduzione del 5% per
attività leggere, l’amministrazione ha fissato il reddito da invalido in fr.
64'024,14 (cfr. la decisione contestata).

 

                            2.9.1.   Il
ricorrente contesta l’esigibilità delle attività adeguate elencate nel rapporto
12 agosto 2021 dei consulenti IP. Rileva che le stesse non sono state mai
proposte e tantomeno ventilate durante il soggiorno presso il __________ di __________.
Sostiene inoltre come le attività indicate non rispettino i limiti funzionali,
facendo inoltre presente di non possedere la necessaria formazione per
svolgerle. 

 

                                         Nel
citato rapporto finale 12 agosto 2021 i consulenti, dopo aver riassunto l’iter
di accertamento professionale, quali attività adeguate hanno indicato quanto
segue: 

" 
(…) In merito alla reintegrabilità, l'A.to può svolgere l'attività abituale
nella forma del 50% rispettando quanto già accennato sopra. Oltre all'attività
abituale è dichiarato abile in attività adeguata nella forma completa.

In attività adeguata vi sono molteplici settori dove
l'A.to potrebbe essere impiegato vedi:

 

Settore logistico:

nei settori commerciale e/o industriale, se le mansioni
prevista hanno a disposizione un'apposita struttura nel trasporto e spostamento
delle merci.

 

Settore della vendita:

vendita all'ingrosso e/o al dettaglio di merciologia
industriale/edile/da costruzione.

 

Settore dei trasporti:

consegna e trasporto di materiale di vario genere
(strutture organizzate per lo spostamento delle merci).

 

Settore commerciale:

consulenza e/o gestione commerciale: ambito
organizzativo, commesse, fatturazione, pianificazione lavori (sulla scorta
dell'esperienza maturata in 10 anni di attività in proprio). (…)” (pag. 518
inc. AI)

 

                                         Certo,
queste attività non sono state menzionate né valutate durante il soggiorno
presso __________ di __________ (cfr. a tal riguardo il relativo rapporto 19
giugno 2020 in doc. 130). Va qui ricordato che il periodo di accertamento
professionale aveva lo scopo di verificare il potenziale reinserimento
dell’assicurato nel mercato del lavoro, valutando le risorse e le potenzialità
per un’eventuale riformazione professionale. Riguardo al succitato accertamento
professionale, nel rapporto 12 agosto 2020 i consulenti IP avevano concluso:

 

" 
(…) Dopo gli accertamenti eseguiti dal __________ (__________) di __________,
vedi incarto GED del 23.06.2020, non emergono le condizioni minime per intraprendere
una formazione che possa dare all'A.to una possibilità di guadagno che si
avvicini a quanto l'attività indipendente ha generato negli ultimi anni (media
degli anni di esistenza dell’attività indipendente). Oltre a questo, si evince
sempre nel rapporto __________, non sussistono neppure le

condizioni di conoscenza scolastica per affrontare
formazioni di livello superiore.

La ricerca di attività affini o alternative non ha
generato nessun risultato che possa essere tenuto in considerazione. (…)” (pag.
517)

 

                                         Elencate
le succitate attività adeguate, i consulenti avevano poi chiuso il caso in
quanto “non sussistono le premesse/condizioni per adottare provvedimenti che
possano migliorare o mantenere l’attuale condizione dello stato di salute e le
prospettive professionali” (pag. 518). 

                                         

                                         Occorre
piuttosto verificare se le attività adeguate menzionate a titolo di esempio
siano effettivamente esigibili.

                                         Nel
settore della logistica, secondo i consulenti, l’assicurato necessiterebbe di
apposite attrezzature per il trasporto ed il carico di merci. Rettamente il
ricorrente rileva che vi sono macchinari, ad esempio muletti, che permettono di
spostare carichi e pesi, ma non necessariamente occorre tenere una posizione seduta
per un tempo medio-lungo. Può essere sufficiente un lasso di tempo breve, con
possibilità di scendere dal mezzo per alternare la posizione. Anche nella
consegna e nel trasporto delle merci l’assicurato può utilizzare mezzi per
spostare e trasportare pesi senza fare sforzi. 

                                         Infine,
contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso, nei settori della vendita e del
commercio non è indispensabile un diploma di scuola di commercio che
l’assicurato, come da lui rilevato, non potrebbe conseguire. Non va del resto dimenticato
che, come rilevato dai consulenti, l’assicurato vanta un’esperienza lavorativa
quale indipendente di 10 anni, motivo per cui egli ha acquisito le basilari
conoscenze per un’attività di vendita e di commercio. 

                                         Va
rilevato che la giurisprudenza federale ha, in maniera costante, già avuto modo
di stabilire che nel mercato occupazionale aperto a personale non qualificato o
semi qualificato, vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare
nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e
controllo, che non comportano aggravi fisici, che consentono il cambiamento
frequente di posizione e che non richiedono necessariamente la messa in atto di
particolari misure di reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF
8C_563/2012 del 23 agosto 2012 consid. 3.3, che ha interamente confermato la
STCA 35.2012.17 del 18 giugno 2012; 9C_635/2007 del 21 agosto 2008 consid. 3.3
e 9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).

                                         

Inoltre,
come è stato ricordato nella STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 al considerando
2.3, il Tribunale federale ha già ripetutamente stabilito che in
considerazione dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive
contemplate dai settori della produzione e dei servizi (cfr. Tabella TA1 edita
dall'Ufficio federale di statistica, livello di esigenze 4 [denominato ora
livello di competenze 1]) – un numero significativo di queste attività sono
infatti di natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto
adatte al danno alla salute che impone di lavorare in posizione alternata -
esiste un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità
lavorativa residua. Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per
personale non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in
cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non
comportano aggravi fisici e che consentono il cambiamento frequente di
posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2).

 

                                         Nella
fattispecie, sulla scorta della succitata giurisprudenza, questo TCA ritiene che,
come detto, l’assicurato possa svolgere attività semplici e ripetitive che non
necessitano di formazione né un’esperienza professionale diversificata, né un
grado di istruzione particolare (cfr. DTF 137 V 71 consid. 5.3. e SVR 2002 n. U
15 p. 49 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 consid. 2.3).                                   

                                         Non
vi sono dunque motivi per scostarsi dalle succitate conclusioni dei consulenti
IP.

 

                            2.9.2.   L’assicurato
contesta la riduzione del 5% del reddito operata dall’amministrazione in quanto
non tiene conto delle limitazioni funzionali e tantomeno delle sue scarse
capacità scolastiche.  Postula che venga riconosciuta la riduzione massima del
25%. 

 

Come accennato al
consid. 2.9, l'influsso di tutti i fattori sul reddito (limitazioni relative al
danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità/tipo di permesso di
residenza e grado di occupazione) deve essere valutato nel suo insieme
considerando tutte le circostanze del caso concreto, facendo corretto uso del
proprio potere di apprezzamento, senza che occorra procedere a una quantificazione
separata di ogni fattore di riduzione. In ogni caso, la riduzione non deve
superare il 25% (DTF 135 V 297 consid.
5.2 pag. 301; 134 V 322 consid. 5.2
pag. 327 seg.; 126 V 75 consid. 5b/bb
pag. 80).

A questo proposito occorre ricordare che è
soltanto il pieno adempimento
di tutte le condizioni del caso (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione), che giustifica una riduzione pari al 25% (cfr. STF 9C_655/2012
del 29 novembre 2012, consid. 3; Meyer/Reichmuth, Bundesgesetz über
die Invalidenversicherung (IVG), 2014, ad art. 28a n. 100 e segg.).

Inoltre il TF (cfr.
consid. 4.4.3), riferendosi all'art. 57 LPGA, ha ricordato che il giudice delle
assicurazioni sociali non può, senza motivi pertinenti, sostituire semplicemente
il suo apprezzamento a quello dell'autorità amministrativa; egli deve
appoggiarsi sulle circostanze che sono di natura a dimostrare il proprio
apprezzamento come il più appropriato (DTF 137 V 71 consid.
5.2 pag. 73 con riferimento).

                                         Ritornando
alla fattispecie in esame, con rapporto 1° luglio 2020 il consulente CIP,
esaminate le circostanze specifiche concrete, tenuto conto delle limitazioni
funzionali rilevate dal perito e confermate dal SMR, ha valutato una riduzione
del 5% legata al fatto che l’assicurato può svolgere unicamente attività
leggere (doc. 136).

 

                                         Inoltre,
nella presa di posizione 30 marzo 2021 lo stesso consulente ha pertinentemente concluso
che “(…) l’A.to ha 34 anni, età decisamente non avanzata, la nazionalità è
svizzera e pertanto non necessita di permessi di dimora o di lavoro; inoltre è
ben integrato. Le affezioni invalidanti permettono, come definito nel SMR
Rapporto medico una capacità lavorativa del 50% in attività abituale e del 100%
in attività adeguata e come scritto al punto N.5 il tessuto lavorativo ticinese
offre sufficienti opportunità di lavoro. In considerazione di quanto sopra si
ribadisce che la riduzione totale del 5% è giustificata e non si applicano
ulteriori riduzioni per altri fattori citati dal rappresentante legale (…)”
(doc. 157). 

 

                                         Si
rileva inoltre la giovane età dell’assicurato (34 anni al momento
dell’emissione della decisione contestata) per potersi adattare alle nuove
attività. Inoltre, come correttamente evidenziato nella risposta di causa,
il Tribunale federale ha più volte negato la rilevanza del fattore
"età" in relazione a lavoratori ausiliari, fattore che non solo
non si ripercuote negativamente sul reddito ipotetico da invalido, ma
addirittura incide favorevolmente su di esso  cfr. “… auf dem massgebenden
hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt (Art. 16 ATSG) grundsätzlich
altersunabhängig nachgefragt werden und sich das Alter bei
Männer-Hilfsarbeitertätigkeiten im Anforderungsniveau 4 (einfache und
repetitive Tätigkeiten) ab dem 40. Altersjahr bis zum Lebensalter 63/65
sogar lohnerhöhend auswirkt (LSE 2002 Tabelle TA9 S. 55, LSE 2004 Tabelle
TA9 S. 65; vgl. auch AHI 1999 S. 237 E. 4c; Urteile U 11/07 vom 27. Februar
2008, E. 8.3, und 8C_223/2007 vom 2. November 2007, E. 6.2.2).” (STF 8C_319/2007 del 6 maggio 2008
consid. 8.3; in questo senso, si vedano pure STF 8C_712/2012 del 30 novembre
2012 consid. 4.2.3, STF 8C_361/2011 del 20 luglio 2011, STF 8C_373/2008 del 28
agosto 2008 consid. 5.2.2.2 e STF 8C_292/2009 del 10 giugno 2009 consid.
5.2.1).

 

                                         Va poi osservato che la scarsa formazione professionale non giustifica
ulteriori decurtazioni, considerato che le attività adeguate entranti in linea
di conto (livello 1 attività semplici di tipo fisico o manuale; corrispondente
al precedente livello di qualifica 4: attività semplici e ripetitive) non
richiedono né un’esperienza professionale diversificata, né un grado di
istruzione particolare (cfr. in questo senso DTF 137 V 71 consid. 5.3 e STF
8C_709/2008 del 3 aprile 2009 consid. 2.3 con riferimenti).

 

                                         Fatte
queste premesse, tenuto conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice
delle assicurazioni sociali nel sostituire il proprio apprezzamento a quello
dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3), questa Corte
ritiene che, operando una decurtazione del 5%, l’amministrazione non abbia
abusato del proprio potere di apprezzamento.

                                         

                                         Di conseguenza, per la
determinazione del reddito da invalido, occorre partire dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2018 (cfr.,
a proposito del 2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in
DTF 142 V 178, in particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2018 tirage skill_level (NOGA08,
RSS 2018; salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il
livello di competenze e il sesso; cfr., per il 2012, la sentenza 9C_632/2015
del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178), dalla quale risulta che il
salario lordo mediamente percepito in quell'anno dagli uomini per un'attività
semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di competenze;
cfr. sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178,
consid. 2.5.7) di 40 ore settimanali nel settore privato (circa la
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI
2001 U 439 pag. 347 segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad
un importo di fr. 65’004.- (fr. 5'417 X 12 mesi). 

Questi
dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana.
Riportando queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende
di 41,7 ore computabili nel 2018 (cfr. per questo aspetto, STF I 203/03 del 21
luglio 2003, consid. 4.4; vedi anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008 e la
tabella: “Durée normale du travail dans les entreprises selon la division
économique”), il salario lordo medio ipotetico nazionale da invalido per un
uomo ammonta a fr. 67'766.67 (fr. 65’004: 40 x 41,7), ritenuto che la
quota di tredicesima è già compresa (STF U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid.
3a), così come correttamente riportato nella risposta di causa.

 

Ritenuto
che l’assicurato è pienamente abile al lavoro in attività adeguate, tenuto
conto di una riduzione sociale del 5%, il reddito da invalido corrisponde a fr.
64'378.--.

 

                            2.9.3.   Dal
raffronto tra il reddito da valido di fr. 94'767.-- ed il reddito da invalido
di fr. 64'378.-- risulta un grado d’invalidità del 32%.

 

                                         Vista
l’importante differenza per raggiungere il grado d’invalidità pensionabile, non
è necessario, poiché ininfluente per l’esito della vertenza, aggiornare i dati
al 2021, anno della decisione contestata.

 

                                         Visto
quanto sopra, la decisione contestata merita conferma, mentre il ricorso va
respinto. 

 

                             2.10.   Per
l'art. 69 cpv. 1bis LAI in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile in
concreto (in virtù della disposizione transitoria dell'art. 82a LPGA a
contrario in combinazione con gli art. 61 lett. a e fbis LPGA, anch'essi nel
tenore in vigore dal 1° gennaio 2021), la procedura di ricorso dinanzi al
tribunale cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a
prestazioni dell'AI è soggetta a spese.

L'entità delle
spese è determinata fra fr. 200.-- e fr. 1'000.-- in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

Visto l'esito
della vertenza, le spese di fr. 500.- vanno poste a carico del ricorrente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese di fr. 500.- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario di Camera

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti