# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7e27c70a-10c1-5802-91a0-da6f93c5a244
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-07-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.07.2005 35.2005.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-19_2005-07-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.19

   

  mm/sc

  	
  Lugano

  21 luglio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 marzo 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9
  dicembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 7
dicembre 1999, RI 1 - all'epoca alle dipendenze della __________ di __________
in qualità di autista e, perciò, assicurata d'obbligo contro gli infortuni
presso CO 1 - è rimasta vittima, al volante dell'autovettura del suo datore di
lavoro, di un incidente della circolazione stradale, avvenuto sulla strada
comunale __________.

                                         A causa
dell’urto, essa ha riportato - stando al certificato 31 gennaio 2000 del dott__________,
suo medico curante - una contusione nucale con "colpo di frusta"
cervicale nonché una contusione lombare.

 

                                         Il caso è
stato assunto da CO 1, la quale ha regolarmente riconosciuto le proprie
prestazioni assicurative.

 

                               1.2.   Con
decisione formale dell'8 novembre 2001, confermata in sede di opposizione (cfr.
doc. 5/24), l'assicuratore LAINF ha ritenuto le condizioni di salute
dell’assicurata ormai stabilizzate. D'altro canto, l’assicuratore LAINF si è
dichiarato disposto ad assumere i costi di 2 cicli annui di fisioterapia per un
massimo di 3 anni. Infine, a RI 1 è stata assegnata un'indennità per
menomazione all'integrità del 7% (doc. 5/26).

 

                               1.3.   Statuendo
sul ricorso interposto da RI 1, il TCA, con sentenza del 15 luglio 2002, ha
rinviato la causa all’autorità amministrativa affinché valutasse l’esistenza di
disturbi di natura psichica e, nell’affermativa, la loro causalità, naturale ed
adeguata, con il sinistro del mese di dicembre 1999, nonché procedesse ad un
riesame globale del diritto a prestazioni (cfr. doc. 5/15).

 

                                         La
sentenza emanata da questa Corte è cresciuta in giudicato incontestata.

 

                               1.4.   Riprendendo
l’istruttoria, l’assicuratore LAINF ha ordinato una perizia a cura del dott. __________,
spec. FMH in neurologia, nonché Primario della Clinica di riabilitazione __________
di __________.

 

                                         Il suo
referto peritale è datato 17 dicembre 2003 (doc. 4/3).

 

                               1.5.   Con
decisione formale del 25 agosto 2004, CO 1 ha negato che i disturbi lamentati
da RI 1 costituiscono una conseguenza adeguata dell’infortunio assicurato ed ha
perciò dichiarato estinto il diritto a prestazioni a contare dal 1° gennaio
2004 (doc. 5/9). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurata (doc.
5/4), l’assicuratore infortuni, in data 9 dicembre 2004, ha ribadito il
contenuto della sua prima decisione (doc. 5/1).

 

                               1.6.   Con
tempestivo ricorso del 9 marzo 2005, RI 1, sempre patrocinata dall’avv. RA 1,
ha chiesto che la causa venga retrocessa a CO 1 affinché si pronunci
sull’indennità giornaliera, sulla rendita di invalidità, nonché sull’indennità
per menomazione all’integrità fisica e psichica, argomentando:

 

" 
(...)

In sostanza. CO 1, pur riconoscendo l'esistenza
di un rapporto di causalità naturale fra la problematica presentata
dall'assicurata e l'evento assicurato, sulla base delle conclusioni del perito
che ha riconosciuto un'inabilità lavorativa del 50% per le diagnosi
neurologiche e psichiatriche, e pur dando atto che siamo in presenza di un
trauma equivalente a un "colpo di frusta" (punto 3.1 della decisione
a pagina 5), ha sostenuto che "mancanza di riscontri clinici
oggettivabili, bisogna pronunciarsi sulla causalità adeguata sulla base del
metodo elaborato per le turbe psichiche" (punto 3.2. a pagina 6).

 

Con questa affermazione CO 1 dimostra tuttavia di
avere disatteso completamente le risultanze della perizia del dott. __________,
perito da essa medesima designato, il cui referto ha piena validità probatoria
anche in questa sede giudiziaria, se si tien conto della nota giurisprudenza in
materia del Tribunale federale delle assicurazioni, fatta propria anche da
codesto lodevole Tribunale.

 

Infatti, come abbiamo ricordato in precedenza e
come era già stato sottolineato nell'opposizione del 27 settembre 2004, il
dott. __________, rispondendo al quesito peritale relativo alla sussistenza di
un rapporto di causalità naturale fra i disturbi somatici e
l'infortunio, non soltanto ha sostenuto in modo affermativo che questo rapporto
è presente con grande probabilità, in ogni caso maggiore del 50%, ma ha aggiunto
che nella sua valutazione ha ricordato i sintomi con la loro origine e
precisato che

 

      " La
sintomatologia è da riferire al trauma indiretto della colonna cervicale e alle
lesioni di sue strutture, conseguenti al trauma legato all'incidente in questione".

 

Ne consegue che l'affermazione della CO 1 secondo
cui non vi sarebbero nella perizia riscontri clinici oggettivabili di
conseguenza somatiche dovute al trauma è completamente errata poiché il perito
indica chiaramente che la sintomatologia denunciata dall'assicurata sotto il
profilo dei disturbi somatici è in rapporto di causalità naturale con il trauma
indiretto e con le lesioni alle strutture della colonna cervicale.

 

Riprendendo quanto la stessa decisione su
opposizione ha sostenuto al punto 3 (pag. 5) e quanto esposto nella precedente
sentenza di codesto lodevole Tribunale al punto 2.4. e sintetizzato al punto
2.8., si può quindi affermare che sono dati i presupposti per riconoscere la
presenza anche di un nesso di causalità adeguato nell'ottica di quanto sancito
dalla sentenza del Tribunale federale riportata in DTF 117 V 361 cons. 5° e 382
cons. 4a.

 

Se poi si considera che, accanto alle conseguenze
di natura somatica provocate dal trauma assicurato, oggettivate dal perito come
lesioni delle strutture della colonna cervicale, oppure come sintomi
clinici che senza dubbio possono spiegare la sindrome dolorifica denunciata
dalla ricorrente (pag. 11 della perizia, il perito dott. __________ ha
diagnosticato un disturbo d'ansia associato a problemi biologici e sindromi fobiche
isolate (F 40.2), mentre il perito neuropsicologico ha riscontrato diversi
deficit tipici come conseguenza di un trauma da colpo di frusta, a maggior
ragione non può essere negata la sussistenza di un nesso di causalità adeguata.

 

Infatti, come insegna la sentenza 15 luglio 2002
di codesto lodevole Tribunale, riprendendo la giurisprudenza del Tribunale
federale delle assicurazioni. 

 

      " non
è determinante sapere se, da un profilo medico, i disturbi consecutivi al colpo
di frusta devono essere qualificati piuttosto di natura fisica che psichica,
nella misura in cui una tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la
causa di notevoli difficoltà d'apprezzamento, vista la complessità e la varietà
del quadro clinico."

 

In altre parole, considerato che la perizia ha
diagnosticato la presenza di lesioni di natura organica, ma anche conseguenze
di natura psichica e neuropsicologica tipiche del trauma da colpo di frusta, un
simile quadro clinico non può essere considerato in stretto rapporto di
causalità adeguata con l'evento assicurato, senza che sia necessario fare capo
all'applicazione della giurisprudenza del Tribunale federale che distingue fra
infortuni gravi, di grado medio o leggeri. (...)" (I)

 

                               1.7.   La CO 1, in
risposta, ha postulato un'integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. IV).

 

                               1.8.   In data 24
giugno 2005, il patrocinatore dell’assicurata ha informato il TCA di voler
ritirare la domanda di assistenza giudiziaria (VIII). 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002
p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose
disposizioni contenute nella LAINF.

                                         A
differenza delle norme di procedura che, in linea di principio, entrano
immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr.
25, consid. 1.2., p. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03;
STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003
nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E., I 238/02; DTF
117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37 p. 316 consid.
3b), le norme di diritto materiale determinanti, nel diritto delle
assicurazioni sociali, sono quei disposti in vigore al momento in cui si è
realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid.
1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV
Nr. 25 consid. 1.2.)

                                         Nella
concreta evenienza, visto che litigiosa è l’estinzione del diritto a
prestazioni a contare dal mese di gennaio 2004, tornano applicabili le
disposizioni di diritto materiale della LPGA, in vigore a partire dal 1°
gennaio 2003.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di
regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione
risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non
si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U.
Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in
SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra disturbi psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei
criteri oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss.
consid. 4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda
della dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.6.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.6.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in
effetti idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.6.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno
di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può essere
risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto,
da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse
con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                            2.6.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss.

                                         consid.
4a). 

                               2.7.   Anche in
materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale,
vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.

 

                                         Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA (pur ammettendo la causalità naturale, ad esempio per la presenza
di disturbi psichici cfr. SZS 1986 pag. 84 seg.) considerava che in assenza di
deficit neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle
lesioni neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi
evolutivi di natura patologica, di modo che - trattandosi d’infortuni del tipo
“colpo di frusta” alla colonna cervicale - senza prova di deficit funzionale
organico e senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una
relazione di causalità adeguata veniva negata, facendo difetto dei postumi
durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile
stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione,
cambiamento della personalità, ecc.. Tale giurisprudenza é stata ulteriormente
confermata (DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V
98 = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.; cfr., inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI
1995 U 221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
sentenza citata l'Alta Corte ha ricordato che, secondo le ultime pubblicazioni
scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna cervicale, dei deficit
funzionali molto diversi possono apparire a distanza di anni, anche senza uno
stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti casi i disturbi tipici
del "colpo di frusta" non siano oggettivabili con gli attuali mezzi
tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri disturbi
soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito dell’assicurazione
contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale é,
secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile
di provocare un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura
organica dei deficit funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che,
per decidere circa l’adeguatezza della relazione di causalità, non é
determinante sapere se, da un profilo medico, i disturbi consecutivi al
"colpo di frusta" devono essere qualificati piuttosto di natura
fisica che psichica, nella misura in cui una tale distinzione, in certi casi,
potrebbe essere la causa di notevoli difficoltà d’apprezzamento, vista la
complessità e la varietà del quadro clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento
infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista
oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un
effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un "colpo di frusta" alla colonna cervicale, conviene applicare,
per analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha,
in effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata
ammessa in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche
in assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio
dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale
lesione in caso d’infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna
cervicale (DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

                                         Un
discorso analogo, è stato sviluppato in relazione ai traumi cranio-cerebrali,
allorquando le lesioni non possono essere
sufficientemente dimostrate da un profilo organico (cfr. DTF 117 V 382s.
consid. 4b; cfr., pure, S. Leuzinger,
Versicherungsrechtliche Kriterien bei psychischen Unfallfolgen - zur
Leistungspflicht im Rahmen der obligatorischen Unfallversicherung, in P.
Zangger/ D. Erb Egli (Hrsg.), Die verunfallte Psyche, Zurigo 1999, p. 90). 

 

                               2.8.   Alla luce dei principi evocati al precedente considerando -
qualora ci si trovi confrontati a dei sintomi sprovvisti di sostrato organico
oggettivabile - è necessario, dapprima, chiedersi se, tenuto conto della
dinamica dell’infortunio e dei disturbi diagnosticati, si è o meno in presenza
di un infortunio del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen
müssen somit durch zuverlässige ärztliche Angaben
gesichert sein. Trifft dies zu und ist die natürliche Kausalität - aufgrund
fachärztlicher Feststellungen in einem konkreten Fall - unbestritten, so kann
der natürliche Kausalzusammenhang ebenso aus rechtlicher Sicht als erstellt
gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE
119 V 340 E. 2b/aa)." 

                                         (DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.)

 

 

                                         L’esistenza di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come
delle sue conseguenze, presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni
medico-specialistiche (cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV
1, p. 1ss.; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid.
2b/aa; STFA del 12 maggio 2000 nella causa B., consid. 4b/bb, U 404/99; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la
presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di
disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29;
J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der
Diskussion, SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza 10.8.1998 del TA del
Canton Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

 

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale è stata ammessa, è ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können,
Platz zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a..O., S. 82)" 

                                         (DTF 122 V 417 = SVR 1997
UV 85, p. 310).

 

                               2.9.   Volendo
sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in primo
luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma
d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (cfr. SVR 1995
UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma cranio-cerebrale (cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò
dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario
applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366
consid. 6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza
del nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado
medio, secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A
differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di
disturbi psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle
somatiche, giacché solo queste ultime vanno considerate. 

 

                                         Deve
ancora essere aggiunto che l'applicabilità della giurisprudenza federale in
materia di causalità adeguata in caso di trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale, giusta la quale è irrilevante determinare se i disturbi accusati
dall'assicurato siano di natura organica e/o psichica (cfr. DTF 117 V 363
consid. 5d/aa), presuppone che questi disturbi siano a
tal punto intrecciati fra loro che "eine Differenzierung angesichts des
komplexen und vierschichtigen Beschwerdebildes in heiklen Fällen gelegentlich
grosse Schwierigkeiten bereitet" (DTF 117 V 363 consid. 5d/aa). Per applicare questa prassi è dunque necessario che i
disturbi psichici siano stati provocati dall'infortunio e che unitamente ai
disturbi somatici, anch'essi di natura traumatica, formino un complesso di disturbi psicosomatici
difficilmente differenziabili (cfr. SVR 2001 UV 13, p.
47ss. = RAMI 2000 U 397,
p. 327ss.).

                                         Per
contro, il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata va affrontato
alla luce dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme
conseguente ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce dei
criteri che sono stati sviluppati in materia di colpo di frusta alla colonna
cervicale (cfr. DTF 117 V 359) - quando le menomazioni rientranti nel quadro
tipico dei postumi di un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ancorché, in
parte accertate, sono relegate in secondo piano rispetto a marcate turbe
psichiche, in relazione con l'evento assicurato (cfr. RAMI 2000 U 397, p. 327ss., DTF 123 V 98ss. = SVR 1997 UV 96, p. 349ss.;
STFA del 17 marzo 1995 nella causa Z., STFA del 6 gennaio 1995 pubblicata parz.
in RAMI 1995 U 221, p. 117; STFA 9 settembre 1994 pubblicata parz. in
RAMI 1995 U 221, p. 115; G. Scartazzini "Considérations sur dix ans de
développement en matière de causalité dans les assurances sociales", in
Mélanges en l'honneur de J. L. Duc, Ed. IRAL Losanna
2001, p. 239seg. (270 nota 75)).

 

                                         In una
sentenza del 18 giugno 2002 nella causa W., U 164/01, consid. 3a e b,
parzialmente pubblicata in RAMI 2002 U 465, p. 437ss., la Corte federale ha
ulteriormente precisato la propria prassi. 

                                         Essa ha,
in effetti, stabilito che l'esame della causalità adeguata può essere
effettuato sulla base dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica
abnorme conseguente ad infortunio, conformemente a quanto sancito dalla DTF 123
V 99 consid. 2a, soltanto se la problematica psichica predomina in maniera
chiara già immediatamente dopo l'incidente, ritenuto che, in caso contrario,
un'ulteriore applicazione di tale giurisprudenza in un momento successivo si
giustifica solo se, nel corso dell'intera evoluzione - dall'infortunio fino al
momento determinante per il giudizio -, i disturbi fisici, complessivamente,
hanno giocato un ruolo assai secondario e sono stati completamente relegati in
secondo piano. 

                                         Il TFA ha
così motivato la suesposta sua precisazione giurisprudenziale:

 

"  Der Rechtsprechung gemäss
BGE 123 V 99 Erw. 2a liegt der Sachverhalt zu Grunde, dass sehr bald nach einem
Unfall mit Schleudertrauma der HWS oder äquivalenten Verletzungen, gleichsam an
diesen anschliessend, die psychische Problematik derart überwiegt, dass die mit
dem Schleudertrauma einhergehenden gesundheitlichen Beeinträchtigungen (buntes
Beschwerdebild) völlig in den Hintergrund treten. Die Formulierung in BGE 123 V
99 Erw. 2b, «das in den ersten Monaten nach dem Unfall durch die
Schleuderverletzung geprägte Beschwerdebild (habe) in der Folge in eine
psychische Überlagerung umgeschlagen, welche schliesslich eindeutige Dominanz
aufwies», ist insofern nicht unmissverständlich, als die Wendung «in der Folge»
unter Umständen auf eine gewisse zeitliche Distanz zum Unfall schliessen lassen
könnte. Die in BGE 123 V 99 Erw. 2a zitierten Urteile (Urteil C. vom 28.
November 1994, U 107/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 116 Nr. 8 und
F. vom 6. Januar 1995, U 185/94, auszugsweise publiziert in RKUV 1995 S. 117 Nr.
9) zeigen aber ganz klar, dass die psychische Problematik unmittelbar nach dem
Unfall eindeutige Dominanz aufweisen muss, damit anstelle von BGE 117 V 351 die
zur Adäquanz bei Unfällen mit anschliessend einsetzender psychischer
Fehlentwicklung geltende Rechtsprechung Anwendung findet. Würde auf das
Erfordernis eines nahen zeitlichen Zusammenhangs zwischen Unfall und
überwiegender psychischer Problematik verzichtet, hätte dies zur Folge, dass
der adäquate Kausalzusammenhang bei den meisten Versicherten, die ein
Schleudertrauma der HWS oder eine äquivalente Verletzung erlitten haben und im
Zusammenhang mit diesem Unfall auch an psychogenen Beschwerden leiden, nach BGE
115 V 133 zu beurteilen wäre. Denn bei Opfern eines Schleudertraumas der HWS,
bei welchem keine organischen Befunde vorliegen, steht mit zunehmender
zeitlicher Distanz zum Unfall immer häufiger die psychische Problematik im
Vordergrund. Damit würde jedoch die Rechtsprechung zum adäquaten
Kausalzusammenhang bei Schleudertraumen der HWS ohne organisch nachweisbare
Befunde (BGE 117 V 359) unterlaufen, für deren Anwendung eben gerade nicht
entscheidend ist, ob Beschwerden medizinisch eher als organischer und/oder psychischer
Natur bezeichnet werden." 

                                         (RAMI succitata, consid. 3a)

 

                                         D’altro canto, in RAMI
2001 U 412, p. 79ss., l’Alta Corte ha pure puntualizzato che l’adeguatezza del
nesso causale deve essere valutata secondo i criteri applicabili in caso di
trauma cervicale d’accelerazione o di lesione equivalente, solo se i disturbi
psichici comparsi dopo l’infortunio rientrano nel quadro clinico tipico di un
tale trauma. Pertanto, in caso di necessità, preliminarmente alla valutazione
dell’adeguatezza, occorre esaminare se i disturbi psichici apparsi in
coincidenza con l’infortunio rappresentano un sintomo del trauma subito oppure
un danno alla salute autonomo (secondario):

 

" 
b) Aufgrund dieser medizinischen Angaben, auf
welche abzustellen ist, steht mit der vorausgesetzten überwiegenden
Wahrscheinlichkeit fest, dass die Beschwerdeführerin
ein HWS-Trauma erlitten hat und der Unfall vom 7. Juni 1995 zumindest eine
Teilursache der bestehenden Beschwerden und der darauf zurückzuführenden
Einschränkung in der Arbeits- und Erwerbsfähigkeit bildet, was für die Bejahung
des natürlichen Kausalzusammenhangs praxisgemäss genügt (BGE 121 V 329 Erw. 2a
mit Hinweisen).

Fraglich ist, wie es sich hinsichtlich der
Unfallkausalität der bestehenden psychischen Beeinträchtigungen in Form einer
Symptomausweitung mit sekundärem Fibromyalgie-Syndrom und wahrscheinlicher Schmerzverarbeitungsstörung
verhält. Die Vorinstanz geht diesbezüglich davon aus, dass die Beschwerdeführerin
beim Unfall vom 7. Mai 1995 ein Schleudertrauma der HWS erlitten hat, weshalb
es für die Adäquanzbeurteilung praxisgemäss nicht entscheidend sei, ob die
bestehenden Beschwerden medizinisch eher organischer oder psychischer Natur
seien. Weil das in einem natürlichen Kausalzusammenhang zum Unfall stehende
Beschwerdebild, zu dem auch das diagnostizierte Fibromyalgie-Syndrom gehöre,
als Ganzes zu betrachten sei und die psychischen Beeinträchtigungen nicht
eindeutig im Vordergrund stünden, habe die Adäquanzbeurteilung nach den für ein
Schleudertrauma oder eine schleudertraumaähnliche Verletzung (BGE 117 V 359
ff.) und nicht nach den für psychische Unfallfolgen (BGE 115 V 133 ff.)
geltenden Kriterien zu erfolgen (BGE 123 V 99 Erw. 2a). Dies gilt indessen nur
dann, wenn die im Anschluss an den Unfall auftretenden psychischen Störungen zum
typischen Beschwerdebild eines HWS-Traumas gehören. Denn es muss auch bei
Vorliegen eines Schleudertraumas der Nachweis möglich sein, dass es sich im
konkreten Fall nicht um eine unfallkausale psychische Beeinträchtigung handelt.
Erforderlichenfalls ist vorgängig der Adäquanzbeurteilung daher zu prüfen, ob
es sich bei den im Anschluss an den Unfall geklagten psychischen
Beeinträchtigungen um blosse Symptome des erlittenen Traumas oder aber um eine
selbstständige (sekundäre) Gesundheitsschädigung handelt, wobei für die
Abgrenzung insbesondere Art und Pathogenese der Störung, das Vorliegen
konkreter unfallfremder Faktoren und der Zeitablauf von Bedeutung sind."

                                         (RAMI
succitata)

 

                                         Per un caso recente di
applicazione di questa giurisprudenza, cfr. STFA del 3 aprile 2005 nella causa
K., U 379/04, consid. 5.3.

 

                             2.10.   In concreto,
con la pronunzia del 15 luglio 2002, il TCA ha accertato che CO 1 aveva
completamente omesso di considerare lo stato psichico dell’assicurata e, per tale
motivo, le ha retrocesso la causa affinché verificasse l’effettiva esistenza di
disturbi psichici e, se del caso, la loro eziologia, nonché procedesse ad una
rivalutazione globale del diritto a prestazioni:

 

" 
Vero è che il dottor __________ non è uno
specialista in psichiatria, sicché la sua valutazione dello stato psichico di RI
1 non può essere considerata come particolarmente qualificata, nondimeno CO 1
ha manifestamente violato il proprio obbligo di accertare le circostanze
dell'infortunio (cfr. art. 47 cpv. 1 LAINF e A. Maurer, op. cit., p. 261s.),
scegliendo di semplicemente ignorare il contenuto del referto datato 29
settembre 2001 (cfr. doc. 5). Rimane, in effetti, la circostanza che
l'assicurata è stata sottoposta a terapia anti-depressiva con somministrazione
di Seropram, ciò che non permette di scartare a priori l'ipotesi che essa
presenti effettivamente delle difficoltà a livello psichico. 

Del resto, non può neppure essere ignorato che
disturbi di tipo depressivo vengono frequentemente osservati a seguito di
traumi di accelerazione alla colonna cervicale (oppure a seguito di traumi distorsivi del rachide cervicale avvenuti secondo
un meccanismo equivalente), tanto è vero che la giurisprudenza federale insegna
che essi fanno parte del quadro clinico tipico di una
lesione alla colonna cervicale del tipo “colpo di frusta” (oppure di un trauma
equivalente, cfr. consid. 2.6. e 2.7.). 

Ininfluente è il fatto che il medico di fiducia
de CO 1, in occasione della visita di controllo del 2 ottobre 2001, non abbia,
all'apparenza, rilevato alcuna patologia a carattere psichico (cfr. doc. 9, p.
2 in fine), dal momento in cui nemmeno il dottor __________ può essere
ritenuto qualificato per porre diagnosi in questo specifico ambito.

 

(…).

 

Pertanto, in concreto, la decisione su
opposizione impugnata va annullata e l’incarto rinviato a CO 1, affinché abbia
a valutare - sottoponendo preliminarmente la pratica ad uno specialista di sua
fiducia - l'effettiva esistenza di disturbi psichici e, nell'affermativa, la
loro causalità, naturale ed adeguata, con l'evento traumatico occorso a RI 1 il
7 dicembre 1999. 

Successivamente, l'assicuratore infortuni
convenuto dovrà, se del caso, emanare una nuova decisione formale, mediante la
quale determinarsi in merito al diritto a prestazioni."

                                         (doc.
5/15) 

 

                                         La
sentenza cantonale è nel frattempo cresciuta in giudicato incontestata.

 

                                         Nel corso
del mese di aprile 2003, CO 1 ha affidato un incarico peritale al dott. __________,
spec. FMH in neurologia, Primario presso la Clinica di riabilitazione __________
di __________, già Direttore medico della Clinica __________ per l'epilessia e
la neuroriabilitazione di __________ (doc. 4/6).

                                         Il dott. __________
ha fatto capo, a sua volta, al dott. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia (doc. 4/4), e alla neuropsicologa __________.

 

                                         In
sintesi, il perito designato dall’assicuratore LAINF convenuto ha sostenuto
che, in occasione del sinistro assicurato, RI 1 ha riportato un trauma distorsivo
alla colonna cervicale con un meccanismo che ha coinvolto anche il capo, che i
disturbi da lei lamentati (cervico-cefalici e cervico-brachiali, nonché minimi
disturbi neuropsicologici e ansioso-depressivi di un’entità da leggera a media)
continuano a rappresentare, con grande probabilità, una naturale conseguenza
dell’infortunio del dicembre 1999, che, pertanto, non è stato raggiunto né lo status
quo ante, né lo status quo sine, che le condizioni di salute sono da
ritenere stabilizzate e, infine, che il lavoro di segretaria, a determinate
condizioni, risulta essere abbastanza ideale (cfr. doc. 4/16).

                                         Questa
Corte ritiene di potere fare proprie le conclusioni a cui è pervenuto il dott. __________.

                                         Infatti,
il suo referto peritale non contiene contraddizioni e presenta tutti i
requisiti posti dalla giurisprudenza affinché possa essere riconosciuto, ad una
valutazione medica, piena forza probante (cfr. RAMI 1991 U 133, p. 311ss.
consid. 1b): in particolare, l’esperto incaricato dall’autorità amministrativa
ha espresso il suo apprezzamento in modo chiaro, motivato e convincente, dopo
aver proceduto ad un esame approfondito del caso.

                                         D’altro
canto, le sue valutazioni non sono messe in dubbio dalla rimanente
documentazione medica presente all'inserto, né, del resto, le parti hanno
sollevato al riguardo obiezioni di sorta.

 

                                         In esito
ai considerandi che precedono, occorre ritenere dimostrato, perlomeno secondo
il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore
della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet,
Ritter, op. cit., p. 320 e A.
Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che
l'assicurata soffre ancora di disturbi, organici e psichici, in relazione di
causalità naturale con l’evento traumatico del 7 dicembre 1999. 

 

                             2.11.   L'esistenza
di un rapporto di causalità naturale non è comunque sufficiente per impegnare
la responsabilità de CO 1 oltre il 31 dicembre 2003. 

                                         In
effetti, si tratta ancora di esaminare l’adeguatezza del legame causale
fra i disturbi di cui è portatrice la ricorrente e l'infortunio assicurato.

 

                                         Considerata
la dinamica dell'evento del 7
dicembre 1999 e la natura dei disturbi accusati da RI 1, può
innanzitutto essere ammesso che essa ha riportato un trauma distorsivo alla
colonna cervicale, diagnosi che, del resto, è stata posta da più di un
sanitario, in particolare dal dott. __________ (cfr. doc. 4/3: "La
paziente ha subito in effetti un trauma cranico chiuso, se si considera
l’impatto della testa sull’appoggiatesta. Non ci sono elementi per considerare
questo trauma rilevante. Lo ricordo per rendere attenti al meccanismo che ha
coinvolto la colonna cervicale, dunque c’è stato un trauma indiretto della
colonna cervicale in un meccanismo che ha coinvolto anche la testa” – la
sottolineatura è del redattore).

 

                                         In
secondo luogo, l'esame del nesso di causalità adeguata va eseguito alla luce
dei principi elaborati dal TFA nella sentenza pubblicata in DTF 117 V 359ss.
(per quanto riguarda i traumi equivalenti ad un trauma d’accelerazione
cervicale, cfr. SVR 1995 UV 23, p. 67, consid. 2) e non secondo quanto
sviluppato in materia di evoluzione psichica abnorme conseguente ad infortunio.

                                         Infatti, i
disturbi psichici non hanno assunto un ruolo chiaramente predominante nella
sintomatologia denunciata dalla ricorrente, né immediatamente dopo
l’infortunio, né sull’arco dell’intero periodo determinante (cfr., in
proposito, la giurisprudenza citata al consid. 2.9.). 

 

                                         In sede
di ricorso, l’assicurata ha sostenuto che, siccome il dott. __________ ha
“diagnosticato la presenza di lesioni di natura organica, ma anche conseguenze
di natura psichica e neuropsicologica tipiche del trauma da colpo di frusta”,
l’esistenza di un nesso causale adeguato andrebbe senz’altro ammessa, “senza
che sia necessario fare capo all’applicazione della giurisprudenza del
Tribunale federale che distingue fra infortuni gravi, di grado medio o leggeri”
(I, p. 11). 

 

                                         Tale tesi
non può essere condivisa dal TCA. 

 

                                         In
effetti, il dott. __________ ha sì osservato la presenza di limitazioni nella
mobilità del rachide cervicale nonché l’insorgenza di disturbi nel compiere
determinati movimenti con il capo, così come il dott. __________ e la psicologa
__________ hanno constatato l’esistenza di lievi disturbi psichici,
rispettivamente, neuropsicologici (cfr. doc. doc. 4/16, p. 13s.), nondimeno,
nessun sanitario è stato in grado di oggettivare delle lesioni strutturali, di
natura organica, suscettibili di correlare con la sintomatologia
soggettivamente lamentata dalla ricorrente, ciò che è tipico in presenza di un
trauma d'accelerazione alla colonna cervicale (o di un trauma analogo oppure
ancora di un trauma cranio-cerebrale). 

 

                                         Ora,
secondo l'Alta Corte federale, l’adeguatezza del nesso di causalità va valutata
in ossequio alla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359ss., proprio qualora,
fra le altre cose, la tipica sintomatologia appaia sprovvista di sostrato
organico oggettivabile (cfr. B. Kahil-Wolff, Distorsions de la colonne
cervicale ou «coup de lapin» - son appréciation en droit des assurances
sociales, in Journées du droit de la circulation routière 2002, Friborgo
2002, p. 7).

                             2.12.   Nel valutare
l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto procedere alla
classificazione dell’infortunio occorso alla ricorrente.

 

                                         La dinamica
dell’incidente stradale del 7
dicembre 1999 risulta dalla descrizione fatta dall’assicurata stessa, e,
d'altronde, non è mai stata oggetto di discussione fra le parti:

 

" 
Al mattino del 07 dicembre 1999, giornata
lavorativa, distribuendo pane a domicilio, ho avuto un incidente stradale.

Mi trovavo ferma nella regolare corsia di destra
pronta alla partenza e vedendo un’altra autovettura sopraggiungere non mi sono
mossa.

Purtroppo il conducente arrivato in senso
contrario, causa distrazione, mi ha centrato frontalmente.

Malgrado avevo un’auto color rosso e che la
visuale era libera in quanto la strada era diritta, lo scontro è stato
inevitabile. Il conducente ha comunque ammesso la sua colpa, dicendo di essere
sopra pensiero, anche alla polizia intervenuta sul posto.”

                                         (dichiarazione
acclusa al doc. 5/19) 

 

                                         Chiamato
ora a classificare questo sinistro, lo scrivente Tribunale ritiene che si
tratti di un infortunio di grado medio al limite della categoria degli
infortuni leggeri o insignificanti.

 

                                         A titolo
di raffronto, si ricorda che il TFA, in una sentenza del 6 gennaio 1995, U
185/94, ha riconosciuto essere di grado medio al limite della categoria
inferiore, l’incidente in cui l’assicurata, incinta di sei mesi, ha riportato
un “colpo di frusta” alla colonna cervicale a seguito di uno scontro frontale.

                                         Questa
Corte, in una sentenza del 23 novembre 1998 nella causa V.-R., inc. n.
35.1996.139, confermata dal TFA con pronunzia del 18 giugno 1999, U 45/99, ha qualificato
allo stesso modo un sinistro della circolazione in cui il veicolo su cui
viaggiava l’assicurata si é frontalmente scontrato con un’autovettura condotta
da un individuo in stato di ebrietà.

 

                                         Il
giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.6.3.. 

                                         Affinché
possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un
fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di
più criteri (cfr. consid. 2.6.4.).

 

                                         In una sentenza
dell’11 gennaio 2005 nella causa D., U 271/03 - riguardante un assicurato
vittima di un incidente della circolazione stradale (tamponamento da tergo),
qualificato quale infortunio di grado medio al limite della categoria degli
infortuni leggeri o insignificanti – il TFA ha ritenuto sufficiente (ma pure
necessario) per ammettere l’esistenza di un nesso causale adeguato, la
realizzazione cumulativa di tre fattori (cfr. consid. 7.2; cfr., per un
caso analogo, la STFA del 6 dicembre 2004 nella causa S., U 158/04, consid.
2.4).

 

                                         L’incidente
della circolazione stradale in discussione non si é svolto secondo circostanze
concomitanti particolarmente drammatiche o spettacolari.

 

                                         A proposito
del criterio della gravità o particolare caratteristica delle
lesioni lamentate, occorre osservare che, secondo la giurisprudenza federale,
la diagnosi di trauma d’accelerazione cervicale non consente, di per sé, di
ritenere adempiuto tale fattore. Perché ciò sia il caso, è necessaria la
particolare gravità della sintomatologia legata ad un trauma del tipo “colpo di
frusta” oppure particolari circostanze (ad esempio, una posizione sfavorevole
del corpo) suscettibili di influenzare il quadro clinico (cfr. STFA del 20
maggio 2005 nella causa J., U 279/04, consid. 3.3.3 e riferimenti ivi
menzionati). 

                                         Nella
concreta evenienza, tali presupposti non sono realizzati. 

 

                                         Dagli
atti di causa non risulta neppure che l'assicurata sarebbe rimasta vittima di
errori nella cura medica, i quali avrebbero notevolmente aggravato gli esiti
dell'evento traumatico.

 

                                         La durata
della cura medica non appare come anormalmente lunga. 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che RI 1 non ha mai necessitato di soggiorni
stazionari in ambiente ospedaliero (cfr. doc. 4/3, p. 8) e, d’altro canto, che
è stata essenzialmente sottoposta a della fisioterapia ambulatoriale, 11 cicli
dal mese di dicembre 1999 a quello di agosto 2004 (cfr. IX, da cui si evince
che i primi 6 cicli sono stati compiuti nei primi 18 mesi post-traumatici,
mentre gli ultimi 5 nei restanti 3 anni e mezzo circa, caratterizzati da lunghe
pause terapeutiche). 

                                         D’altro
canto, nel rapporto del dott. __________ si evidenzia che, all’epoca del
consulto peritale, il trattamento dei disturbi consisteva, per l'essenziale,
nel riposo e nell’assunzione di qualche analgesico (cfr. doc. 4/3, p. 7).

                                         Al
riguardo, va rilevato che, in una sentenza del 30 maggio 2003 nella causa H., U
353/02 e U 354/02, al consid. 3.3, il TFA ha stabilito che la necessità di cure
durante un lasso di tempo di 2/3 anni dopo un trauma d'accelerazione al rachide
cervicale, è da ritenere ancora nella norma (cfr., in questo senso, pure la
STFA del 20 maggio 2005 nella causa J., succitata, consid. 3.3.4). 

 

                                         Il
decorso della cura non può essere qualificato come sfavorevole e, d'altra
parte, non sono intervenute rilevanti complicazioni. 

                                         In
proposito, occorre ricordare che la ripresa dell’attività professionale è
avvenuta molto rapidamente dopo il sinistro.

 

                                         Per
quanto concerne il criterio del grado e della durata dell'incapacità
lavorativa, il Tribunale rileva che - nonostante il dott. __________, nella sua
perizia del 17 dicembre 2003, abbia valutato al 50% l’abilità lavorativa in
un’attività adeguata (quale quella di segretaria d’ufficio; doc. 4/3, p. 12 e
14s.) - RI 1 è di fatto stata in grado di riprendere l’esercizio di un’attività
a tempo pieno già a far tempo dal 13 dicembre 1999, trascorsi appena 6 giorni
dall’infortunio (cfr. doc. 3/24). 

                                         Dall’incarto
non emerge che, nel prosieguo, i medici abbiano attestato l’esistenza di
un’incapacità lavorativa, malgrado la persistenza di disturbi residuali. 

 

                                         Comunque,
anche se si volesse ammettere che la capacità lavorativa dell’insorgente é
effettivamente limitata in modo duraturo, l’esito finale non cambierebbe, nella
misura in cui il citato criterio sarebbe sì da considerare adempiuto (ciò che
non basterebbe ancora per riconoscere l’adeguatezza, siccome i fattori
cumulativamente realizzati devono essere almeno tre), ma non con un’intensità
particolare, così come ha stabilito il TFA nella summenzionata sentenza del 30
maggio 2003 nella causa H., riguardante un'assicurata, vittima di una lesione
del tipo "colpo di frusta" alla colonna cervicale, che aveva
presentato una totale inabilità lavorativa durante i primi due mesi dopo il
sinistro e, in seguito, un'incapacità lavorativa permanente del 50% (ragione
per cui essa era stata posta al beneficio di una mezza rendita AI):

 

" 
(…)

Ebenso gegeben ist das Kriterium des Grades und
der Dauer der Arbeitsunfähigkeit, war die Versicherte doch nach dem Unfall
zunächst während zweier Monate voll und anschliessend dauernd zu 50 %
arbeitsunfähig. Auch wenn mit dem kantonalen Gericht auf den nach Erlass des
Einspracheentscheides erstatteten Bericht des Dr. R.________ vom 27. August
2001 abgestellt wird, wonach infolge eines posttraumatischen zerviko-zephalen
Schmerzsyndroms weiterhin eine hälftige Arbeitsunfähigkeit bestand und überdies
dem Umstand Rechnung getragen wird, dass die Versicherte seit 1. September 2001
bei einem Invaliditätsgrad von 50 % eine halbe Rente der Invalidenversicherung
bezieht, kann nicht gesagt werden, das Kriterium des Grades und der Dauer
der Arbeitsunfähigkeit sei in besonders ausgeprägter Weise erfüllt (vgl.
die Zusammenstellung in RKUV 2001 Nr. U 442 S.
544)."

                                         (STFA
succitata, consid. 3.3 - la sottolineatura è del redattore)

 

                                         Infine,
secondo il TCA, può rimanere indeciso se sia soddisfatto in concreto il
criterio dei dolori somatici persistenti, poiché l’adempimento di questo
criterio (in ogni caso, non realizzato con una particolare intensità) non
potrebbe comunque giustificare l’adeguatezza del nesso di causalità. Complessivamente
sarebbero infatti realizzati al massimo due criteri.

 

                                         A mente
del TCA l’infortunio del 7 dicembre 1999 non ha dunque avuto, secondo il corso
ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato decisivo per
l’instaurazione dei disturbi di cui RI 1 è sofferente. 

                                         In simili
condizioni, si deve negare l’esistenza del nesso causale adeguato e, con esso,
la responsabilità dell'assicuratore LAINF convenuto oltre il 31 dicembre 2003.

 

 

                             2.13.   Il 24 giugno
2005, l’avv. RA 1 ha informato questa Corte di voler ritirare l’istanza tendende
alla concessione dell'assistenza giudiziaria (VIII), di modo che la stessa è
ormai divenuta priva di oggetto. 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   L’istanza tendende
alla concessione dell'assistenza giudiziaria è stralciata dai ruoli poiché
priva di oggetto. 

 

                                 3.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti