# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 46b9bcbf-728b-51d2-a642-1b9c682a380e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.07.2003 39.2002.78
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2002-78_2003-07-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2002.78

   

  rs/DC/cd

  	
  Lugano

  14 luglio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 ottobre 2002 di

 

	
   

  	
  __________
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 10 settembre 2002
  emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 6 marzo
2001 la Cassa cantonale di compensazione ha emesso nei confronti della
__________ una tassazione d'ufficio relativa ai contributi paritetici dal 1°
gennaio al 31 dicembre 1998, fissando a fr. 3'609.70 l'importo degli stessi
ancora dovuti. 

                                         L'amministrazione
ha ottenuto questo risultato deducendo dall'ammontare complessivo dovuto di fr.
71'390.75 - comprensivo sia della diffida e della multa di fr. 40.--, che delle
tasse e spese di fr. 50.-- -, i versamenti già effettuati di fr. 55'196.75 e
una parte degli assegni di base anticipati di fr. 12'584.30.

                                         A titolo
di assegni di base non sono stati così riconosciuti fr. 3'519.70 (fr. 71'390.75
-- - fr. 40.-- - fr. 50.-- - fr. 55'196.75 - fr. 12'584.30).

 

                                         Tale
decisione è stata impugnata dalla __________ o dinanzi al TCA. Questa Corte,
con sentenza del 31 luglio 2002, ha accolto il gravame, annullando il
provvedimento contestato e rinviando alla Cassa per gli assegni familiari
l'incarto, affinché emettesse una decisione formale con indicati i mezzi di
diritto e i motivi per i quali gli assegni di famiglia anticipati ai dipendenti
__________ e __________ non venivano riconosciuti.

                                         Nella
citata sentenza questa Corte ha precisato che solo in un secondo tempo, una
volta cresciuta in giudicato la decisione della Cassa per gli assegni
familiari, la Cassa cantonale di compensazione avrebbe potuto procedere
all'eventuale emanazione di una nuova chiusura del conto 1998 e successivamente
all'emissione di una tassazione d'ufficio (cfr. inc. 30.2001.00033).

 

                               1.2.   La Cassa
cantonale per gli assegni familiari (di seguito la Cassa), dando seguito a
quanto impartitole dal TCA, il 10 settembre 2002 ha emanato una decisione
formale del seguente tenore

 

"  facciamo
riferimento alla sentenza emanata dal Tribunale cantonale

delle assicurazioni in data 31 luglio 2002 concernente la vertenza
che ci vede opposti in merito alla contestazione degli assegni di famiglia
dell'anno 1998 riguardante i signori __________ e __________ e nel merito le
comunichiamo quanto segue.

 

Dal 1° gennaio 1998, a seguito dell'entrata in vigore della nuova
Legge sugli assegni di famiglia, lei ha corrisposto gli assegni familiari ai
dipendenti sopra citati senza essere in possesso della nuova
autorizzazione benché la nostra Cassa l'abbia avvisata per tempo in tre momenti
diversi, ossia in agosto 1997, in novembre 1997 ed in dicembre 1997.

 

La comunicazione del mese di dicembre 1997 le è stata trasmessa
unitamente alla distinta dei salari dell'anno 1997 e considerato che la stessa
ci è stata ritornata debitamente compilata, concludiamo che l'informazione
concernente tutte le modifiche a partire dal 1° gennaio 1998 le sia regolarmente
pervenuta.

 

AI signor __________ non è più stato accordato l'assegno familiare
a partire dal 1° gennaio 1998 in quanto, secondo la documentazione trasmessaci,
abbiamo rilevato che lo stesso è separato e che la figlia vive con la madre e
quest'ultima svolge un'attività lucrativa in qualità di salariata.

 

Secondo l'art. 11 cpv. 2 della Legge sugli
assegni di famiglia, nel caso in cui uno solo dei genitori ha la custodia del
figlio ed entrambi esercitano un'attività salariata, ha diritto all'assegno
il genitore che ha la custodia del figlio.

 

Per quanto concerne il signor __________, la informiamo che per il
periodo dal 1° gennaio 1998 all'8 dicembre 1998 non gli è stato accordato
l'assegno familiare in quanto la moglie beneficiava delle indennità versate
dall'assicurazione contro la disoccupazione nella misura del 100 %.

 

L'art. 7 cpv. 1 del Regolamento della Legge
cantonale sugli assegni di famiglia, dispone che il titolare del diritto,
disoccupato, che beneficia dell'indennità di disoccupazione prevista dalla
Legge federale sull'assicurazione contro la disoccupazione del 25 giugno 1982, riceve
l'assegno in aggiunta all'indennità di disoccupazione.

 

La titolarità del diritto all'assegno viene determinata come se il
disoccupato esercitasse un'attività salariata ai sensi della Legge cantonale
sugli assegni di famiglia e dunque, nel caso in cui entrambi i genitori abbiano
la custodia del figlio, la stessa è conferita secondo i disposti dell'art. 11
cpv. 1 lett. a) - d) LAF alla madre se i genitori hanno lo stesso grado
d'occupazione, oppure al genitore con il grado d'occupazione più elevato."
(cfr. doc. _)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione la __________ è insorta rilevando:

 

" 
Fatti:

1.   nel 1998 ai
due nostri operai __________ e __________ venivano regolarmente corrisposti gli
assegni per i figli ogni fine mese;

2.   la loro
situazione famigliare si era nel frattempo modificata, a nostra insaputa,
e pertanto secondo la Cassa Cantonale non avevano più diritto all'assegno
mensile. Di tutto questo non ne siamo mai stati informati, né dalla
Cassa Cantonale né dai lavoratori (cambiamenti
famigliari);

3.   la scrivente
Cassa Cantonale asserisce di averci comunicato già nel 1997 le disposizioni
necessarie ad ottenere le nuove autorizzazioni. Di tutto questo mancano
completamente le prove concrete (racc.., ecc..) e a noi (ma non solo a noi,
a quanto sembra) non ci risulta di aver avuto queste informazioni;

4.   in tutta la
corrispondenza intercorsa appare chiaro che solo noi siamo stati in
grado di produrre prove inconfutabili e cioé la tessera rilasciata a _________
e valevole fino a dopo il 2000. La Cassa Cantonale ha solo esposto le
supposizioni, ma non ha prodotto nessuna prova concreta di averci
tempestivamente informati e soprattutto DI AVER ANNULLATO LE VECCHIE TESSERE
VALEVOLI FINO A DOPO IL 2000.

 

Conclusioni:

per tutta la cronistoria rimandiamo agli scritti allegati e già
prodotti nel precedente ricorso. 

Non possiamo far altro che ribadire che non intendiamo essere
penalizzati in quanto NOI QUEGLI IMPORTI LI ABBIAMO VERSATI AGLI OPERAI; non
sono quindi un'entrata per la ditta, ma potrebbero essere una perdita. È normale? È giusto ? Con tutti gli approfittatori che ci sono
nel Canton Ticino non crediamo debba rimetterci chi ha
sempre lavorato onestamente e seriamente.

Attendiamo con fiducia l'esito della pratica, ma
senza desistere per ottenere quello che qualsiasi cittadino, sicuramente, si
aspetta e cioè  un giusto buon senso." (cfr. doc. I)

 

 

                               1.4.   Nella sua
risposta del 3 dicembre 2002 la Cassa ha proposto di respingere il ricorso e ha
osservato:

 

" 
(…)

Secondo i disposti dell'art. 74 cpv. 1 del Regolamento della legge
sugli assegni di famiglia (Reg. LAF), importi versati
impropriamente dal datore di lavoro al salariato, a titolo di assegni, non gli
vengono riconosciuti dalla Cassa per gli assegni familiari competente, se esso
ha versato gli stessi:

a)     senza
essere in possesso della necessaria autorizzazione della Cassa per gli assegni
familiari competente;

b)     per un
periodo posteriore alla scadenza della autorizzazione della Cassa per gli
assegni familiari competente.

 

II cpv. 2 del citato articolo prevede che il datore di lavoro può
chiedere il rimborso degli importi versati impropriamente, a titolo di assegni,
al salariato.

 

II datore di lavoro è stato informato, con le circolari inviate in
novembre 1997, rispettivamente in dicembre 1997 che a contare dal 1° gennaio
1998 non potevano più essere riconosciuti gli assegni per i figli secondo le
autorizzazioni in loro possesso. Con l'entrata in vigore della nuova legge
sugli assegni di famiglia dovevano essere richieste le nuove autorizzazioni
avvertendo che "... non sarà possibile corrispondere gli assegni per i
figli ai vostri collaboratori senza la nuova autorizzazione".

La circolare del mese di dicembre 1997 è stata trasmessa
unitamente alla distinta dei salari che il datore di lavoro avrebbe dovuto
compilare e ritornare alla Cassa cantonale di compensazione AVS all'inizio di
gennaio 1999.

 

Nella fattispecie, considerato che la ditta ___________ ha
compilato e ritornato la distinta dei salari ricevuta dalla Cassa si può senza
dubbio ritenere che la stessa abbia regolarmente ricevuto anche la circolare
con le indicazioni relative agli assegni familiari cantonali dal 1° gennaio
1998.

Gli assegni per i figli dei due dipendenti __________ e __________
sono stati corrisposti impropriamente non essendo in possesso della nuova
autorizzazione e devono quindi essere rimborsati." (cfr. doc. _)

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Con
decisione del 10 settembre 2002 la Cassa cantonale per gli assegni familiari ha
stabilito che alla ____________ non vengono riconosciuti gli assegni di base
anticipati nel 1998 ai dipendenti ___________ e __________, in quanto, ai sensi
del v.art. 74 Reg. LAF, sono stati versati impropriamente senza la necessaria
autorizzazione.

 

                                         Al
riguardo occorre innanzitutto ricordare che il 1° gennaio 1998 sono entrate in
vigore le disposizioni della legge sugli assegni di famiglia dell'11 giugno
1996 concernenti gli assegni di base e di formazione.

 

                                         Secondo i
principi generali del diritto, ai fatti le cui conseguenze giuridiche sono in
discussione, si applicano le norme in vigore al momento in cui questi fatti si
realizzano (in particolare nell’ambito della LADI cfr. DTF 128 V 315 = SVR 2003
ALV Nr. 3; SVR 1998 ALV Nr. 12, consid. 1 pag. 37 e DTF 122 V 34, consid. 1,
pag. 36 e riferimenti; cfr. pure SVR 1996 IV Nr. 71 pag. 208; DTF 123 V 25,
consid. 3, pag. 28 e DTF 123 V 133, consid. 2b, pag. 135).

                                         Generalmente,
inoltre, è esclusa la retroattività di una norma.

                                         La
giurisprudenza, nell'ambito dell'art. 4 della v.Costituzione federale (il cui
tenore è stato sostanzialmente ripreso dall'art. 8 della n.Cost. fed. in vigore
dal 1° gennaio 2000), ammette la retroattività solo qualora la stessa sia stata
esplicitamente predisposta oppure, tenuto conto del senso del disposto, appaia
che essa sia stata chiaramente voluta, abbia effetti moderati nel tempo, non
comporti inaccettabili disparità di trattamento, sia giustificata per motivi
degni di nota e non leda diritti acquisiti (cfr. DTF 122 V 408 consid. 3b/aa,
DTF 120 V 329 consid. 8b e sentenze ivi citate; cfr. pure Andreas Auer /
Giorgio Malinverni / Michel Hottelier, Droit constitutionnel suisse, Volume II,
Les droits fondamentaux, Ed. Staempfli, Berna 2000, pag. 644, n. 1395-1396).

                                         Dalla
retroattività propria, che si riferisce a norme che si applicano a fatti
terminati prima dell'adozione della nuova normativa, va distinta la
retroattività impropria, che è invece permessa. Questa evenienza è data
allorquando il nuovo diritto produce effetti solo dopo la sua entrata in
vigore, anche se si applica a fattispecie esistenti prima della sua entrata in
vigore, oppure quando il nuovo diritto si applica a fattispecie durevoli non
limitate nel tempo (cfr. RDAT II-1998, N. 13t, pag. 308, in particolare il
consid. 5.5.1 a pag. 311).

                                         A
proposito di quanto appena esposto, il Tribunale federale delle assicurazioni
(TFA), in una decisione non pubblicata del 30 agosto 1999, nella causa CC. F-O
contro A.C. e TCA, H 178/99, ha, in particolare, ribadito che:

 

" 
(…)

    b) Secondo la giurisprudenza, un disposto ha
effetto retroattivo quando, in sede di applicazione di nuovo diritto, è fatto
riferimento ad eventi situati nel passato e conclusi prima dell'entrata in
vigore di esso diritto. La giurisprudenza, nell'ambito dell'applicazione
dell'art. 4 Cost., ammette la retroattività solo qualora la stessa sia stata
esplicitamente predisposta oppure, tenuto conto del senso del disposto, appaia
che essa sia stata chiaramente voluta, abbia effetti moderati nel tempo, non
comporti inaccettabili disparità di trattamento, sia giustificata per motivi
degni di nota e non leda diritti acquisiti (DTF 122 V 408 consid. 3b/aa, 120 V
329 consid. 8b e sentenze ivi citate).

        Vi è retroattività impropria quando il
nuovo diritto esplica i suoi effetti su fatti precedenti solo per il periodo
posteriore alla sua entrata in vigore, vale a dire quando la nuova norma di
diritto disciplina uno stato di fatto che, insorto vigente il vecchio diritto,
si manifesta ancora oltre la modifica del disciplinamento giuridico (DTF 124
III 271 consid. 4e, 122 V 124 consid. 3b/dd, 122 V 8 consid. 3a, 408 consid
sb/aa e sentenze ivi citate.

(…)." (cfr. STFA del 30 agosto 1999 in re
CC. F-O, H 178/99, consid. 2b, pag. 3)

 

                                         In una
recente sentenza del 19 marzo 2002 nella causa B., pubblicata in DLA 2002 pag.
250 segg., il TFA ha ribadito questi principi:

 

" 
4.- a) Selon les principes généraux, auxquels se
sont référés les premiers juges, l'on applique, en cas de changement de règles
de droit, les dispositions en vigueur lors de la réalisation de l'état de fait
qui doit être apprécié juridiquement ou qui a des conséquences juridiques (ATF
126 V 166 consid. 4b, 123 V 135 consid. 2b, 121 V 100 consid. 1a et la
jurisprudence citée; Moor, Droit adminis- tratif, vol. I, 2e éd., p. 170). Leur
application ne soulève pas de difficultés en présence d'un événement unique,
qui peut être facilement isolé dans le temps. En présence d'un état de choses
durable, non encore révolu lors du changement de législation, le nouveau droit
est en règle générale applicable, sauf disposition transitoire contraire
(rétroactivité impropre). Il n'y a pas, dans ce cas, de rétroactivité
proprement dite, en principe inadmissible (ATF 123 V 135 consid. 2b, 122 V 408
consid. 3b/aa, 121 V 100 consid. 1a; SVR 1998 AlV n° 13 p. 39 consid. 2a; Moor,
op. cit., p. 173; G. Müller, in : Commentaire de la Constitution fédérale, art.
4 n° 74; Grisel, Traité de droit administratif, p. 149 sv.; Imboden/Rhinow,
Schweize- rische Verwaltungsrechtsprechung, 5e éd., vol. I no 16 B III; Kölz,
Intertemporales Verwaltungsrecht, RDS 1983 II, p. 167 sv.). 

 

                                         Nel caso
concreto già prima del 1998 ai dipendenti ____________ e ___________ venivano
erogati degli assegni di famiglia sulla base della legge sugli assegni
familiari ai salariati del 24 settembre 1959. Nel 1998 il datore di lavoro ha
continuato a versare tali prestazioni.

                                         Pertanto
ci troviamo confrontati con uno stato di fatto durevole e non con un
avvenimento unico.

                                         La LAF
non contempla una norma di diritto transitorio che prevede l'applicazione del
diritto previgente alle fattispecie durature sorte prima dell'entrata in vigore
della medesima e che continuano a esplicare effetti anche successivamente al
nuovo diritto (il v. art. 74 LAF infatti enuncia unicamente che il diritto
previgente si applica alle vertenze sorte prima dell'entrata in vigore della
legge, per cui tale disposto si riferisce solo alle cause già pendenti). A
decorrere dal 1° gennaio 1998, quindi, ai casi in cui venivano già erogati in precedenza
degli assegni di famiglia, come nell'evenienza concreta, dovevano
effettivamente essere applicate le norme della nuova LAF e del relativo
Regolamento (retroattività impropria). 

 

                                         Il caso
in esame deve dunque essere risolto facendo riferimento alla legge sugli
assegni di famiglia dell'11 giugno 1996, i cui disposti relativi agli assegni
di base e di formazione sono in vigore dal 1° gennaio 1998, e al Regolamento
della legge sugli assegni di famiglia del 5 febbraio 1997.

 

                                         Al fine
di un'esauriente esposizione delle norme concernenti gli assegni di famiglia è
utile precisare che Legge sugli assegni di famiglia dell'11 giugno 1996 (LAF) è
stata oggetto di modifiche che sono state adottate dal Parlamento il 26 giugno
2002 (cfr. 53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) e sono entrate in vigore,
per quanto riguarda gli assegni di base e di formazione, il 1° gennaio 2003. I
nuovi disposti concernenti gli assegni integrativi e di prima infanzia sono
invece in vigore dal 1° febbraio 2003 (cfr. BU 55/2002 del 24 dicembre 2002
pag. 489 segg.; BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag. 13 segg.).

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è il riconoscimento alla __________ degli assegni di base versati ai
dipendenti ____________ e ___________ nel 1998.

 

                                         Come
esposto precedentemente (cfr. consid. 2.1.), alla presente fattispecie vanno
applicate le disposizioni della LAF dell'11 giugno 1996 attinenti agli assegni
di base e di formazione in vigore dal 1° gennaio 1998.

                                         Nel
diritto delle assicurazioni sociali è infatti determinante il disciplinamento
legale in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie
giuridicamente rilevante (cfr. DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; STFA del 23
gennaio 2002 nella causa L., H 114/01; STFA del 20 gennaio 2003 nella causa V.
e V.-A., K 133/01; STFA 20 gennaio 2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01; DTF
122 V 35 consid. 1; DTF 118 V 110 consid. 3; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321
consid. 2).

                                         Il caso
concreto si riferisce ad un periodo (1° gennaio - 31 dicembre 1998; decisione
impugnata del 10 settembre 2002) precedente all'entrata in vigore, il 1°
gennaio 2003, delle nuove disposizioni della LAF relative agli assegni di base,
per cui vanno applicate le norme in vigore fino al 31 dicembre 2002.

 

                               2.3.   Si tratta
innanzitutto di stabilire se la domanda di restituzione ha avuto luogo
tempestivamente oppure no.

 

                                         La nota
marginale del v. art. 74 Reg.LAF indica 

 

" 
Restituzione e condono (art. 44 LAF) 

I Assegno di base per
giovani in formazione o invalidi

1. Importi impropriamente
versati dal datore di lavoro."

 

                                         Pertanto,
trattandosi di una restituzione, anche se atipica, poiché il datore di lavoro
non deve restituire alcunché, bensì non gli vengono rimborsati gli assegni di
base anticipati, eventualmente non compensandoli con i contributi dovuti (cfr.
v.art. 23 Reg.LAF), torna applicabile il v.art. 44 cpv. 2 LAF che prevede:

 

" 
Il diritto di esigere la restituzione è perento
dopo un anno dal momento in cui la cassa ha avuto conoscenza dell'indebito ma,
in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento dell'assegno".

                                       

                                         La Legge
sugli assegni di famiglia non prevede nulla in merito alle modalità secondo le
quali debba in generale essere richiesta la restituzione.

                                         Giusta il
v. art. 47 LAF, tuttavia, per quanto non previsto dalla legge, sono applicabili
le disposizioni della legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia ed i
superstiti e la legislazione sulle prestazioni complementari (anche il nuovo
art. 47 LAF indica, quale diritto suppletorio, la legge federale
sull'assicurazione per la vecchiaia ed i superstiti e la legislazione sulle
prestazioni complementari, nel caso in cui una particolare questione non sia
regolata né dalla LAF, né dalla Laps - cfr. BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag.
32 -).

 

                                         Né l'art.
27 OPC, il quale stabilisce che sono applicabili per analogia le prescrizioni
relative alla LAVS, né l'art. 47 LAVS, riguardanti entrambi la restituzione e
il condono, precisano come debba essere richiesta la restituzione. 

                                         L'art.
128 OAVS prevede che tutti gli atti amministrativi con cui una cassa di
compensazione si pronuncia su diritti o obblighi di un assicurato o di un
datore di lavoro devono rivestire la forma di una decisione scritta, per quanto
non si fondino su decisioni della Cassa già cresciute in giudi­cato. 

                                         Le
decisioni formali devono inoltre indicare entro quale termine, in che forma e a
quale istanza può essere presen­tato ricorso o, all'occorrenza, domanda di
condono (art. 128 cpv. 2 OAVS).

                                         In
particolare le decisioni scritte devono essere designate come tali e indicare
le vie di ricorso, anche se esse sono notificate sotto forma di lettera (RCC
1989 pag. 192 consid. 2a; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, pag. 127).

 

                                         Per
costante giurisprudenza federale, sebbene non ne presenti le caratteristiche
formali (cfr. DTF 111 V 251, consid. 1b, pag. 252-253), un conteggio delle
prestazioni versate all'assicurato, in ambito di assicurazione contro la
disoccupazione, riveste carattere di decisione.

                                         In una
decisione pubblicata in DTF 122 V 367 la nostra Massima istanza ha stabilito che
finché l'assegnazione di prestazioni disposta per decisione informale non
esplichi validamente effetti giuridici, l'amministrazione può di principio
revocarla senza titolo giuridico - riesame o revisione processuale - (cfr.
anche DTF 126 V 399 consid. 2b)aa).

 

                                         Nella
presente fattispecie dagli atti risulta che la situazione dei dipendenti della
_____________, __________ e __________, per quanto attiene agli assegni di
base, è stata chiarita dalla Cassa tra la fine del 1999 e i primi mesi del
2000. 

                                         Essa ha
concluso che i due lavoratori dal 1° gennaio 1998, con l'entrata in vigore
della nuova Legge sugli assegni di famiglia, non avevano diritto a tali
prestazioni (cfr. doc. _).

                                         La
tassazione d'ufficio emessa dalla cassa di compensazione risale al 6 marzo 2001
(cfr. inc. 30.2001.33). 

                                         Il 10
maggio 2000 la Cassa cantonale per gli assegni familiari ha, tuttavia, inviato
alla ricorrente uno scritto da cui emerge che, avendo constatato che il diritto
rivendicato in relazione agli assegni di base anticipati non corrispondeva a
quello autorizzato, ha proceduto ad addebitare l'importo non riconosciuto sul
suo conto dei contributi. E' stato inoltre precisato che la ditta avrebbe
ricevuto sia la nuova chiusura per l'anno 1998 che la relativa polizza di versamento
ed è stato allegato l'elenco dei dipendenti i cui assegni di base versati non
venivano riconosciuti e i relativi importi (cfr.doc. _). 

                                         Il 26
maggio 2000 la Cassa cantonale di compensazione ha poi trasmesso alla società
il conteggio dettagliato della chiusura del conto corrente per i
contributi paritetici, con indicato quali assegni di base erano riconosciuti e
posti in compensazione con l'importo dovuto di contributi, al quale è stata
annessa una polizza di versamento di fr. 3'519.70 (cfr. allegato a doc. _).

                                         La Cassa
di compensazione il 15 settembre 2000 ha infine inviato alla ricorrente una
diffida di pagamento con allegata una nuova polizza di versamento di fr.
3'559.70 (fr. 3'519.70 + fr. 40.-- tassa d'intimazione per il mancato
pagamento; doc. _ allegato a doc. _).

 

                                         L'insorgente
ha contestato con lettere indirizzate alla cassa di compensazione sia il
conteggio del 26 maggio 2000 (cfr. doc. 19), che la diffida del 15 settembre
2000 (cfr. doc. _ allegato a doc. _).

 

                                         Ora, il
conteggio del 26 maggio 2000 nel caso concreto può essere considerato una
decisione, anche in assenza dell'indicazione dei mezzi di diritto. Infatti,
esso fissa dettagliatamente e in maniera precisa, oltre che vincolante,
l'ammontare esatto dei contributi ancora dovuti dalla società per il 1998,
corrispondente all'importo di assegni di base versati ai dipendenti __________
e _________ non riconosciuti e dunque non posti in compensazione con gli oneri
sociali dovuti.

 

                                         L'ulteriore
tassazione d'ufficio del 6 marzo 2001 ha poi formalizzato quanto già indicato
in precedenza e ha permesso all'insorgente un primo controllo giudiziale delle
sue pretese. 

 

                                         Il
provvedimento oggetto della presente vertenza si è limitato, infine, a eseguire
quanto indicato dal TCA con sentenza del 31 luglio 2002 (cfr. inc. 30.2001.33),
che, come visto (cfr. consid. 1.1.), ha deciso che compete alla Cassa per gli
assegni familiari stabilire se gli assegni di famiglia anticipati a dei
lavoratori sono stati versati a ragione o meno e quindi se essi sono da
riconoscere al datore di lavoro o meno, e ha dato facoltà alla società di
censurare dinanzi a questa Corte il mancato riconoscimento degli assegni di
base del 1998 per i due lavoratori sopra menzionati.

 

                                         In simili
circostanze, questa Corte deve concludere che l'amministrazione ha
tempestivamente deciso, e cioè entro un anno fissato nel v. art. 44 cpv. 2 LAF,
che gli assegni di base versati dalla ricorrente a ___________ e __________ nel
1998 non devono essere rimborsati alla ditta.

 

                               2.4.   Il v. art. 2
cpv. 1 LAF sancisce:

 

" 
Titolare del diritto all'assegno di famiglia è
il genitore."

 

 

                                         Secondo
il v.art. 4 LAF:

 

" 
Il genitore che ha la custodia del figlio, di
regola, ha diritto all'assegno."

 

                                         Il
capitolo I della v. legge, dedicato all'assegno di base, stabilisce agli art. 6
segg. le condizioni per poter avere diritto a questa prestazione.

                                         In
particolare il v.art. 6 LAF prevede:

 

" 
1 Il salariato ha diritto all'assegno, per il figlio, se:

a) è
occupato nel Cantone ed è alle dipendenze di un datore di lavoro sottoposto
alla legge;

b) è
residente nel Cantone ed è occupato fuori dal cantone, se è alle dipendenze di
un datore di lavoro sottoposto alla legge.

 

2 Il salariato ha diritto, per il figlio, ad un solo assegno."

 

                                         Il v.art.
7 LAF enuncia:

 

" 
Il diritto all'assegno sorge e si estingue
contemporaneamente al diritto al salario."

 

                                         Relativamente
al presupposto della custodia del figlio, il v.art. 11 LAF sancisce che:

 

" 
1Se la
custodia del figlio è affidata ad entrambi i genitori, ha diritto all'assegno: 

a) la madre, se entrambi i genitori esercitano
un'attività salariata a

    tempo pieno o un'attività salariata a tempo
parziale, ma con pari

    grado di occupazione; 

b) il genitore che esercita l'attività salariata
a tempo pieno, se l'altro

    genitore esercita un'attività salariata a
tempo parziale; 

c) il genitore con il grado di occupazione più
elevato, se entrambi i

    genitori esercitano un'attività salariata a
tempo parziale; 

d) il genitore che esercita un'attività
salariata, se l'altro genitore non

    ha alcuna attività salariata. 

 

2Se uno solo
dei genitori ha la custodia del figlio ed entrambi esercitano un'attività
salariata, ha diritto all'assegno il genitore che ha la custodia del figlio. 

 

3Il genitore
che non ha la custodia del figlio ed ha un'attività salariata ha diritto
all'assegno se l'altro genitore non ha un'attività salariata. 

 

4Il
regolamento di applicazione definisce e disciplina casi particolari."

 

 

                                         Allorché
un genitore è disoccupato il v.art. 7 Reg.LAF stabilisce:

 

" 
1Il titolare del
diritto che diviene disoccupato e che beneficia

 dell’indennità di disoccupazione prevista dalla
Legge federale

 sull’assicurazione contro la disoccupazione del
25 giugno 1982,

 riceve l’assegno in aggiunta all’indennità di
disoccupazione. 

 

2L’assegno è a
carico dell’assicurazione federale contro la

 disoccupazione ed è versato dalla competente
Cassa di

 assicurazione contro la disoccupazione."

 

 

                                         A titolo
informativo si ricorda che la prima revisione della legge sugli assegni di
famiglia ha abolito il presupposto della custodia. Infatti il v.art. 4 LAF è
stato abrogato. Con il nuovo assetto legislativo è quindi soltanto l'esercizio
di un'attività salariata per un datore di lavoro sottoposto alla legge a
determinare la titolarità del diritto dei genitori (cfr. Messaggio del 18
dicembre 2001 sulla prima revisione della legge sugli assegni di famiglia p.to
4.2.3.1.2 pag. 19; Rapporto dell'11 giugno 2002 della Commissione della
gestione e delle finanze sul messaggio 18 dicembre 2001 concernente la prima revisione
della legge sugli assegni di famiglia pag. 4).

 

                                         La nuova
LAF prevede che nel caso in cui uno soltanto dei genitori sia salariato, esso
ha diritto all'assegno in proporzione al suo grado di occupazione,
indipendentemente dal fatto che il figlio viva con lui o con l'altro genitore
(non salariato) ed indipendentemente dal luogo di residenza del figlio
medesimo: Ticino, altro Cantone o Stato estero (cfr. Messaggio p.to 4.2.3.2.6
pag. 21; nuovo art. 6 cpv. 2; 18a LAF).

 

                                         Per
l'eventualità in cui i genitori, in quanto salariati, possano pretendere
entrambi un assegno conformemente alla legge, ovvero in caso di concorrenza dei
diritti, il Consiglio di Stato aveva proposto un preciso ordine di priorità.
L'esecutivo aveva più precisamente proposto di distinguere a seconda che il
figlio viva con uno solo dei genitori o con entrambi. In questa prima
evenienza, il genitore che vive con il figlio avrebbe dovuto essere titolare
del diritto in via prioritaria, mentre nella seconda evenienza, sarebbe stato,
in prima linea, il genitore con il grado di occupazione più elevato a
beneficiare della priorità, a parità di grado di occupazione dei genitori,
sarebbe stato il padre ad essere titolare del diritto in via prioritaria. In
entrambi i casi, sarebbe rimasto riservato il diritto per il genitore che non
gode del diritto prioritario di beneficiare del relativo differenziale (cfr.
Messaggio p.to 4.2.3.2.4 pag. 20; Rapporto della Commissione della gestione e
delle finanze pag. 4).

                                         La
Commissione della gestione e delle finanze del Gran Consiglio ha dapprima
rilevato che il Consiglio di Stato aveva omesso di disciplinare la fattispecie
in cui il figlio non coabita, né con un genitore, né con l'altro. Essa ha
ritenuto che anche questa fattispecie dovesse essere disciplinata in via
legislativa. La Commissione ha inoltre considerato che il fatto di concedere al
padre il diritto prioritario, ancorché nel caso in cui entrambi i genitori
lavorino con lo stesso grado di occupazione, avrebbe potuto essere contrario al
principio costituzionale della parità di trattamento fra uomo e donna sancito
dall'art. 8 cpv. 2 Cost. fed.

                                         Pertanto
essa ha concluso che non deve essere la legge a determinare un ordine di
priorità nel caso in cui entrambi i genitori possano pretendere un assegno per
lo stesso figlio, quanto piuttosto i genitori stessi designando liberamente fra
di loro l'avente diritto.

                                         Per
evitare il rischio di un doppio versamento, nel caso in cui i datori di lavoro
dei due genitori siano affiliati presso Casse per gli assegni familiari
differenti, è opportuno che fra le Casse interessate vi sia un passaggio di
informazioni (cfr. Rapporto della Commissione della gestione e delle finanze
pag. 4-5).

                                         Il Gran
Consiglio ha fatto propria questa impostazione.

 

                                         Il nuovo
art. 11 LAF, in vigore dal 1° gennaio 2003, ha quindi il seguente tenore:

 

" 
1Se entrambi
i genitori sono salariati per un datore di lavoro

  assoggettato
alla legge, ognuno di essi ha diritto all'assegno in base al suo grado di
occupazione.

 

2Ha diritto in via prioritaria:

a)
  se il figlio coabita con uno soltanto dei genitori, il genitore

     
designato da quello che coabita con il figlio;

b)
  se entrambi i genitori coabitano con il figlio, il genitore da essi

     
designato;

c)
  se nessuno dei due genitori coabita con il figlio, di regola il

     
genitore da essi designato.

 

3La designazione dell'avente diritto
prioritario interviene al momento in cui sorge il diritto all'assegno. Essa
esplica i suoi effetti fintanto che le condizioni di cui al cpv. 2 sono
adempiute.

 

4La designazione vale per tutti i
figli comuni." 

 

                                         La prima
revisione della legge sugli assegni di famiglia prevede inoltre, come in
precedenza, che lo stato di disoccupazione è equiparato ad un'attività
salariata e, quindi, il "grado di disoccupazione" determina la
titolarità del diritto all'assegno di base e l'importo dello stesso. Tuttavia
il v.art. 7 Reg.LAF è stato integrato nella legge, visto che conformemente al
principio della legalità, la norma deve essere preferibilmente contemplata in una
legge in senso formale e non in un regolamento di applicazione (cfr. nuovo art.
9 LAF, BU 55/2002 del 24 dicembre 2002 pag. 497; Messaggio p.to 4.2.2 pag.
16;).

 

                               2.5.   Secondo il
v. art. 15 LAF

 

" 
Il datore di lavoro competente presenta una
richiesta scritta alla cassa competente".

 

                                         Il v.
art. 38 cpv. 1 e 2 LAF prevede inoltre

 

" 
1 L'assegno di base e quello per giovani in
formazione o giovani invalidi è anticipato ai salariati dal competente datore
di lavoro contemporaneamente al pagamento del salario.

 

2 L'assegno per giovani in
formazione o giovani invalidi può essere anticipato direttamente al figlio che
ha compiuto i diciotto anni."

 

                                         Il v.
art. 63 Reg.LAF enuncia:

 

" 
1 Il salariato titolare del diritto presenta la
richiesta al datore di lavoro competente al momento in cui inizia l'attività o
non appena si manifesta l'evento che ne fa sorgere il diritto. Egli compila la
richiesta in modo confacente e produce i documenti richiesti.

 

2 Il datore di lavoro
competente trasmette la richiesta alla Cassa per gli assegni familiari
competente. Essa rilascia al datore di lavoro una autorizzazione al versamento
dell'assegno.

 

3 Il datore di lavoro
specifica separatamente sul conteggio mensile di salario l'importo dell'assegno
anticipato .

 

4 Il datore di lavoro
presenta alla Cassa per gli assegni familiari competente, conformemente
all'art. 10 cpv. 1 Reg.LAF, il conteggio degli assegni correnti ed arretrati
anticipati, simultaneamente al conteggio dei contributi dovuti."

 

                                         Ai sensi
del v.art. 19 LAF

 

" 
1 La Cassa competente non può rifiutare al
datore di lavoro il rimborso dell'assegno anticipato al salariato, a causa del
mancato pagamento dei contributi; è riservato il diritto di compensazione.

 

2 Le casse, la cui
gestione è affidata ad una cassa di compensazione AVS/AI/IPG, possono
trattenere sui pagamenti al datore di lavoro, per assegni anticipati, importi
da questi dovuti alla Cassa di compensazione a titolo di contributi per
l'assicurazione vecchiaia e superstiti, per l'assicurazione invalidità, per le
indennità per perdita di guadagno in caso di servizio militare o protezione
civile e per l'assicurazione contro la disoccupazione."

 

                                         Il v.
art. 23 Reg.LAF stabilisce

 

" 
La Cassa per gli assegni familiari competente
può compensare prestazioni arretrate, correnti e future, dovute al datore di
lavoro a titolo di assegno di base, con contributi sociali scaduti dovuti dallo
stesso alla Cassa di compensazione AVS/AI/IPG competente ai sensi dell'art. 13
LAF e delle seguenti leggi federali:

 

a) la Legge federale
sull'assicurazione per la vecchiaia e per i

    superstiti del 20
dicembre 1946 (LAVS);

b) la Legge federale
sull'assicurazione per l'invalidità del 19 giugno

   1959 (LAI)

c) la Legge federale sulle
indennità di perdita di guadagno in caso di

    servizio militare o di
protezione civile del 25 settembre 1952

   (LIPG);

d) la Legge federale
sull'assicurazione obbligatoria contro la

    disoccupazione del 25
giugno 1982 (LADI)."

 

                               2.6.   Per quanto
riguarda l'obbligo di restituzione e il condono il v.art. 44 LAF prevede che:

 

" 
1L'assegno
indebitamente percepito deve essere restituito.

 

  2 Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal

    momento in cui la
Cassa ha avuto conoscenza dell'indebito ma, in

    ogni caso, dopo
cinque anni dal pagamento dell'assegno.

 

  3 La restituzione è condonata da parte della Cassa competente, in

    tutto od in parte,
se il richiedente ha percepito la prestazione

    indebita in buona
fede e se, tenuto conto delle sue condizioni

    economiche al
momento della restituzione, il provvedimento

    costituirebbe per
lui un onere troppo grave."

                                         

                                         Dal
tenore del Messaggio alla LAF emerge che la norma è stata formulata
analogamente all’art. 27 OPC, applicabile in materia di prestazioni
complementari (Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sugli
assegni di famiglia pag. 54).

 

                                         Il v.art.
74 Reg.LAF (Restituzione e condono - art. 44 LAF - 

                                         I Assegno
di base per giovani in formazione o invalidi 

                                         1.
Importi impropriamente versati dal datore di lavoro; cfr. consid. 2.3.)
stabilisce che

 

" 
1 Importi versati impropriamente dal datore di
lavoro al salariato, a titolo di assegni, non gli vengono riconosciuti dalla
cassa per gli assegni familiari competente, se esso ha versato gli stessi:

 

a) senza essere in
possesso della necessaria autorizzazione della Cassa per gli assegni familiari
competente;

b) per un periodo
posteriore alla scadenza della autorizzazione rilasciata dalla Cassa per gli
assegni familiari competente;

 

2 Il datore di lavoro può
chiedere il rimborso degli importi versati impropriamente, a titolo di assegni,
al salariato."

 

                                         Giusta il
v.art. 75 Reg.LAF (2. Assegni indebitamente percepiti per violazione
dell'obbligo di informare):

 

" 
1In caso di
violazione dell'obbligo di informare, la Cassa per gli

 assegni familiari competente emette un ordine di
restituzione nei

 confronti del titolare del diritto o del
beneficiario dell'assegno. 

2La richiesta
di condono è presentata dalla persona tenuta alla

  restituzione alla Cassa per gli assegni
familiari competente. 

3La richiesta
è presentata, debitamente motivata, nel termine di 30

 giorni dalla notifica della decisione di ordine
di restituzione della

 Cassa."

 

                                         Per
inciso va rilevato che il tenore dell'art. 44 LAF non ha subito modifiche in
occasione della prima revisione della Legge sugli assegni di famiglia (cfr.
consid. 2.1.).

                                         E' stato
però aggiunto un cpv. 4, il quale stabilisce che per quanto concerne gli
assegni integrativi e di prima infanzia resta riservato l'art. 26 della Legge
cantonale sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali
(Laps - legge anch'essa in vigore dal 1° febbraio 2003 e che si applica al
calcolo degli assegni integrativi e di prima infanzia; cfr. nuovi art. 24 cpv.
1 lett. c; 27 cpv. 1; 31 lett. c, 35 LAF; 2 Laps; BU 3/2003 del 31 gennaio 2003
pag. 13 segg.) relativo alla restituzione di prestazioni percepite
indebitamente e al condono (cfr. BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag. 17 e 26).

 

                                         Anche gli
art. 74 e 75 Reg. LAF sono rimasti immutati (cfr. BU 55/2002 del 24 dicembre 2002
pag. 496 segg.; BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag. 46 segg.).

 

                               2.7.   Secondo la
giurisprudenza in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile
anche alla LPC e quindi in materia LAF, in base al rinvio di cui al v.art. 47
LAF, la richiesta di restituzione è subordinata ai presupposti della revisione
processuale o del riesame. In effetti l’amministrazione può riesaminare una
decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata oggetto di un
controllo giudiziario, nel caso in cui è senza dubbio errata e la correzione ha
un’importanza rilevante oppure deve procedervi se si manifestano nuovi elementi
o nuovi mezzi di prova atti a indurre ad una conclusione giuridica differente.
Solo in tali casi può richiedere una restituzione (cfr. STFA del 20 ottobre
2000 nella causa C., C 25/00; DTF 122 V 21; RCC 1989 p. 547; RCC 1985 p. 63;
Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1994, ad art. 3 p. 68).

                                         Per quel
che concerne l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare
limite generalmente valido. E’ infatti determinante l’insieme delle circostanze
del singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         E' tenuto
alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla
quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è
quindi stata erogata in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante
sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto
l'indebita prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer, Die Rückerstattung
unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea
1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese; STFA del 20
ottobre 2000 nella causa C., C 25/00).

                                         Il
principio della restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 LAVS, analogo alle
regole del diritto civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr.
art. 62ss CO), ha beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS
e delle leggi ad essa correlate (art. 49 LAI e art. 27 LPC), nel senso che, se
il principio della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la
persona tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura
distinta, il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la
restituzione costituirebbe un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1, 2a frase LAVS
e art. 79 OAVS; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et
survivants, pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo
concetto è stato pure ripreso dal v.art. 44 cpv. 3 LAF (cfr. consid. 2.6.).

 

                               2.8.   Nell'evenienza
concreta la Cassa non ha riconosciuto gli assegni di base anticipati nel 1998
dalla ____________ ai dipendenti ____________ e ___________ sulla base del
v.art. 74 Reg.LAF. 

                                         A mente
dell'amministrazione infatti la ricorrente avrebbe versato tali assegni senza
possedere la necessaria autorizzazione, che, a seguito dell'entrata in vigore,
il 1° gennaio 1998, delle disposizioni relative agli assegni di base e di
formazione della nuova Legge sugli assegni di famiglia dell'11 giugno 1996,
doveva essere nuovamente richiesta anche per i lavoratori che già percepivano
gli assegni in virtù della previgente legge sugli assegni familiari ai
salariati del 24 settembre 1959, come del resto espressamente comunicatole
tramite l'invio di precisi scritti. Inoltre __________ dal 1° gennaio 1998 non
avrebbe più avuto diritto agli assegni di base, in quanto tale diritto spettava
alla moglie, attiva professionalmente, dalla quale viveva separato e a cui era
stata affidata la figlia. 

                                      

                                         Anche a
___________ dal 1° gennaio all'8 dicembre 1998 non avrebbe potuto essere
riconosciuto il diritto agli assegni di base, visto che ne era titolare la
moglie, beneficiando delle indennità di disoccupazione al 100% (cfr. consid.
1.2. e 1.4., doc. _).

 

                                         L'insorgente,
dal canto suo, sostiene di non essere stata informata dei cambiamenti
intervenuti nella situazione familiare dei due dipendenti e che comunque non le
risulta di essere stata avvisata circa l'obbligo di ottenere una nuova
autorizzazione per poter erogare gli assegni di base dal 1° gennaio 1998. La
società ha poi rilevato che mancano le prove concrete dell'asserito invio delle
comunicazioni della Cassa, mentre da parte sua ha prodotto la precedente
tessera di ___________ valida fino a dopo il 2000, sulla quale si sarebbe
fondata per continuare a erogare gli assegni di base (cfr. consid. 1.3., doc.
I).

 

                               2.9.   Si tratta
dunque prima di tutto di interpretare il v. art. 74 Reg.LAF.

                                         Per
costante giurisprudenza federale, la legge va interpretata in primo luogo sulla
base del suo testo letterale (cfr. DTF 125 V 355; DTF 123 V 317; DTF 121 V 60;
DTF 119 V 429 consid. 5a; DTF 112 V 168, DTF 108 V 240).

                                         Se il
testo non è perfettamente chiaro oppure se sono possibili più interpretazioni
conviene ricercare quale sia la vera portata della norma, prendendo in
considerazione tutti gli elementi d'interpretazione, in particolare lo scopo
della disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa prende
fondamento. Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto (cfr.
DTF 128 V 207; DTF 127 V 194; DTF 124 V 276; STFA del 6 luglio 1998 nella causa
E.G., P 41/96; DTF 123 V 301; DTF 119 V 429 consid. 5a; DTF 118 Ib 191 consid.
5; DTF 117 V 109; Pratique VSI 1993 pag. 3 consid. 3 e rif. ivi citati; DTF 116
II 415 consid. 5b, 527 consid. 2b e 578 consid. 2b; DTF 111 V 127 consid. 3b;
DTF 110 V 122 consid. 2d; DTF 107 V 215 consid. 2b).

 

                                         D'altra
parte, secondo la giurisprudenza, si può derogare eccezionalmente dal senso
letterale di un testo chiaro soltanto qualora conduca a soluzioni
manifestamente insostenibili, contrarie alla volontà del legislatore. Devono
cioè esistere delle ragioni obiettive, ad esempio deducibili dai lavori
preparatori, dallo scopo e dal senso della disposizione oppure dalla
sistematica della legge, che permettono di concludere che il testo di legge non
esprime il vero senso della disposizione in oggetto (cfr. DTF 128 V 207; DTF
127 V 194; STFA del 6 luglio 1998 nella causa E.G.; DTF 123 V 317; DTF 123 III
91 consid. 3a, DTF 122 III 325 consid. 7a, 474 consid. 5a, DTF 122 V 364
consid. 4a, DTF 121 III 224 consid. 1d/aa, 412 consid. 4b, 465 consid. 4a/bb,
DTF 121 V 24, DTF 121 V 61, DTF 121 V 127 consid. 2c, DTF 120 V 102 consid. 4b;
324 consid. 5a; 338 consid. 5a, 525 consid. 3a; SVR 1996 EL N. 19 pag. 55
consid. 4a; DTF 119 V 429 consid. 5a; DTF 119 V 60; DTF 118 Ib 452; Pratique
VSI 1993, pag. 133; Pratique VSI 1993 pag. 263; RAMI 1993 pag. 132; DTF 117 V
109; DTF 117 V 45; DTF 117 V 5; DTF 112 V 168; DTF 108 V 240 consid. 4b. Vedi
pure: Imboden/Rhinow/ Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
Band 1, pag. 137 seg., Nr. 21 B IV).

                                         L'interpretazione
letterale deve dunque condurre a dei risultati manifestamente insostenibili (zu
offensichtlich unhaltbaren Ergebnissen), che contraddirebbero la vera
intenzione del legislatore (DTF 109 V 62 consid. 4; DTF 107 V 216 consid. 3b;
DTF 105 V 44; RAMI 1984 N. K 593, pag. 228 consid. 2b).

 

                                         Quando
una disposizione legale non è chiara o allorché si presta a diverse
contraddittorie interpretazioni, i lavori preparatori possono costituire un
valido aiuto per individuare il senso della norma ed evitare così
interpretazioni scorrette. Quando tali documenti non forniscono una risposta
chiara, essi non sono invece utili come aiuto per l'interpretazione. In
particolare trovandosi confrontati con delle leggi relativamente recenti la
volontà del legislatore che le ha adottate non può essere ignorata. Se però
questa volontà non ha trovato riscontro nel testo di legge, essa non è decisiva
per l'interpretazione. In particolare, se durante le discussioni legislative è
stata espressamente rifiutata una proposta di completare la legge nel senso di
quella che rappresenta ora una possibilità di interpretazione, tale
interpretazione non può essere presa in considerazione (cfr. DTF 123 V 301, DTF
123 V 318, DTF 115 V 349 consid. 1c con riferimento alla giurisprudenza e alla
dottrina. Vedi pure DTF 122 III 325 consid. 7a, 474 consid. 5a, 120 II 247
consid. 3e, 117 II 526 consid. 1d, 116 Ia 368 consid. 5c, 116 II 415 consid. 5b
e 527 f consid. 2b).

 

                                         Nel caso
di un'ordinanza, ovvero di una legge in senso materiale emessa dall'esecutivo,
l'interpretazione deve avvenire in modo conforme alla legge in senso formale
emanata dal legislativo, rispettandone i limiti, e alla Costituzione (cfr. DTF
126 V 93).

 

                                         Secondo
il v. art. 74 cpv. 1 Reg.LAF, che costituisce una norma di esecuzione del
v.art. 44 LAF, gli importi versati impropriamente dal datore di lavoro al
salariato, a titolo di assegni, non gli vengono riconosciuti dalla Cassa per
gli assegni familiari competente, se questi ha versato gli stessi senza essere
in possesso della necessaria autorizzazione della Cassa competente o per un
periodo posteriore alla scadenza dell'autorizzazione rilasciata dalla Cassa
competente.

 

                                         Esaminata
dal profilo letterale la norma del Regolamento sembra prevedere che il mancato
riconoscimento degli assegni versati da un datore di lavoro sia sottoposto a
due condizioni cumulative, e cioè il versamento improprio di assegni e
l'assenza della necessaria autorizzazione, rispettivamente la scadenza della
stessa.

 

                                         L'interpretazione
appena esposta è avvalorata dalla sistematica della legge.

                                         I v.art.
74, 75 e 76 Reg.LAF riguardano la restituzione e il condono (cfr. v. art. 44
LAF).

                                         Il v.art.
74 Reg.LAF, unitamente al v.art. 75 Reg.LAF, si riferiscono agli assegni
base e di formazione percepiti impropriamente (cfr. consid. 2.6.), mentre
il v.art. 76 Reg.LAF concerne  gli assegni integrativi e di prima infanzia.

                                         Il v.art.
74 Reg.LAF riguarda poi specificatamente la restituzione da parte del datore
di lavoro che eroga degli assegni senza la necessaria autorizzazione o
posteriormente alla scadenza della medesima. 

                                         Il v.art.
75 Reg.LAF impone, per contro, al titolare del diritto o al beneficiario
dell'assegno la restituzione degli assegni in caso di violazione
dell'obbligo di informare. In quest'ultima ipotesi quindi il datore di lavoro è
comunque in possesso della necessaria autorizzazione per versare gli assegni e
un cambiamento importante ai fini del diritto a tali prestazioni - di cui la
cassa non è stata avvertita - è intervenuto solo successivamente.

                                         Anche il
v.art. 76 Reg.LAF regola le conseguenze per il titolare del diritto o il
beneficiario degli assegni in caso di violazione dell'obbligo di informare,
tuttavia, come visto, tale disposto riguarda il versamento a torto degli assegni
integrativi e di prima infanzia.

 

                                         Come
risulta dai combinati v. art. 6 segg. e 15 LAF e v.art. 4 segg. e 63 Reg.LAF la
corresponsione di assegni di base e di formazione da parte del datore di lavoro
è corretta se previamente gli è stata rilasciata la relativa autorizzazione e
se il lavoratore adempie determinate condizioni. 

                                         Se
l'autorizzazione non è ancora stata accordata, ma gli assegni vengono erogati a
ragione, dato che i presupposti relativi ai dipendenti sono ossequiati, sulla
base del v. art. 39 LAF, che enuncia che il diritto ad assegni di base
retroattivi si estingue 5 anni dopo la fine del mese per il quale la
prestazione era dovuta, non se ne rifiuta il rimborso al datore di lavoro,
bensì si postula un'autorizzazione retroattiva per sanare la situazione.

                                         Di
conseguenza, da questo contesto si evince che il v. art. 74 Reg.LAF regola
proprio l'eventualità in cui, oltre a far difetto l'autorizzazione per erogare
gli assegni di base, le prestazioni vengono versate a torto.

                                         Se gli
assegni sono corrisposti indebitamente, ma il datore di lavoro è in possesso
della necessaria autorizzazione, un'eventuale restituzione concerne infatti, ex
v.art. 75 Reg.LAF, il titolare del diritto o il beneficiario degli assegni e
non il datore di lavoro.

 

                                         Anche lo
scopo della norma, che è quello di determinare le conseguenze per quei datori
di lavoro che, pur non essendo autorizzati, versano ai propri dipendenti degli
assegni a cui non hanno diritto, conferma il senso sopra definito del v. art.
74 Reg.LAF.

 

                                         Per
quanto riguarda i lavori preparatori, va pure rilevato che trattandosi di un
disposto d'esecuzione del v.art. 44 LAF, elaborato dal Consiglio di Stato, non
vi è traccia in merito nel Messaggio relativo
all'introduzione di una nuova legge sugli assegni di famiglia del 19 gennaio
1994, né nel Rapporto di maggioranza della Commissione della gestione e
delle finanze sul messaggio 19 gennaio 1994, né infine nei dibattiti
parlamentari concernenti la legge sugli assegni di famiglia svoltisi nel giugno
1996 (cfr. Raccolta dei verbali del Gran Consiglio, Vol. I.2, Sessione
ordinaria primaverile 1996, pag. 720 seg.).

 

                             2.10.   Nel caso in
esame dunque questa Corte deve valutare, da un lato, se effettivamente la
_____________ ha versato impropriamente gli assegni di base sia a ___________
che a ___________.

                                         Dall'altro
lato, il TCA deve esaminare se la ditta disponesse o meno dell'autorizzazione
necessaria e, nel caso in cui essa non fosse legittimata a corrispondere gli
assegni, se devono essere considerate le obiezioni dell'insorgente. 

 

                                         Come
visto (cfr. consid. 2.1.), dal 1° gennaio 1998 la nuova legge sugli assegni di
famiglia andava applicata anche ai casi in cui i lavoratori beneficiavano già
precedentemente di assegni di famiglia.

 

                                         Dalla
documentazione agli atti si evince che ____________, già precedentemente al 1°
gennaio 1998, era separato e che la figlia viveva con la madre la quale
esercitava un'attività lavorativa (cfr. doc. _). In virtù del v.art. 11 cpv. 1
LAF, che prevede che se solo un genitore ha la custodia del figlio ed entrambi
esercitano un'attività salariata, ha diritto all'assegno il genitore che ha la
custodia del figlio (cfr. consid. 2.4.), ed eventualmente del v. art. 18 cpv. 2
LAF, secondo il quale la persona che esercita solo accessoriamente o
parzialmente un'attività salariata ha diritto ad un assegno intero, se la sua
attività, aggiunta all'attività salariata dell'altro genitore, raggiunge almeno
il grado di un'occupazione a tempo pieno, era dunque la moglie dell'assicurato
ad avere diritto agli assegni di base. 

                                         Pertanto
la ____________, dal 1° gennaio al 31 dicembre 1998, ha versato a torto gli
assegni di base a __________.

 

                                         La moglie
di __________, per contro, dal 1° gennaio 1997 fino all'8 dicembre 1998 ha
beneficiato delle indennità al 100% dell'assicurazione contro la disoccupazione
(cfr. doc. _).

                                         Di
conseguenza durante il periodo in cui essa era iscritta in disoccupazione, essa
aveva diritto, oltre alle indennità giornaliere, anche agli assegni di famiglia
giusta i combinati v. art. 11 cpv. 1 lett. a che prevede che se la custodia del
figlio è affidata ad entrambi i genitori, ha diritto all'assegno la madre, se
entrambi i genitori esercitano un'attività salariata a tempo pieno o
un'attività salariata a tempo parziale, ma con pari grado di occupazione, e del
v. art. 7 Reg.LAF che enuncia che il titolare del diritto che beneficia delle
indennità di disoccupazione riceve l'assegno in aggiunta alle prestazioni
dell'assicurazione contro la disoccupazione (cfr. consid. 2.4.).

                                         Al
riguardo va pure puntualizzato che il v. art. 123 cpv. 1 Reg.LAF enuncia che se
uno o entrambi i genitori sono già al beneficio dell'indennità di
disoccupazione prevista dalla Legge federale sull'assicurazione contro la
disoccupazione del 25 giugno 1982 precedentemente all'entrata in vigore della
legge, la titolarità del diritto e dell'importo dell'assegno si determinano
come se il disoccupato esercitasse una attività salariata ai sensi LAF.

                                         L'insorgente,
per il periodo dal 1° gennaio all'8 dicembre 1998, ha quindi versato
impropriamente gli assegni di base anche a ___________.

 

                             2.11.   Ritenuto poi
che alla presente fattispecie vanno applicate le disposizioni della LAF
relative agli assegni di base entrate in vigore il 1° gennaio 1998 (cfr.
consid. 2.1.), che hanno introdotto alcune differenze in merito alle condizioni
da adempiere per avere diritto agli assegni rispetto alla Legge sugli assegni
familiari ai salariati del 24 settembre 1959, le autorizzazioni rilasciate
secondo il diritto previgente non potevano più essere valide. Conformemente al
v. art. 15 LAF (cfr. consid. 2.5.) la _____________ era dunque tenuta a
inoltrare alla cassa competente delle nuove richieste al fine di ottenere le
necessarie autorizzazioni per anticipare gli assegni di base ai propri
lavoratori.

 

                                         In
concreto la ditta non ha però proceduto in tal senso. 

                                         La
ricorrente non ha del resto mai contestato questa circostanza.

 

                                         Al
riguardo va osservato che sia per __________, che per ___________ non si tratta
di cambiamenti intervenuti durante il 1998, bensì precedentemente a questa
data, per cui l'allegazione della ricorrente circa il fatto che non era stata
messa al corrente delle modifiche subentrate nella situazione familiare dei
suoi dipendenti (cfr. consid. 1.3.) è irrilevante ai fini del presente
giudizio. Infatti a prescindere dalla conoscenza o meno di queste circostanze
da parte del datore di lavoro, questi doveva inoltrare comunque delle nuove
domande volte all'ottenimento delle necessarie autorizzazioni per versare gli
assegni di base dal 1° gennaio 1998. Proprio la procedura relativa all'esame di
tali richieste avrebbe permesso di chiarire la condizione personale e familiare
dei lavoratori.

 

                                         L'insorgente,
inoltre, ha dichiarato che non le risulta di aver ricevuto le comunicazioni che
la Cassa sostiene di averle inviato nei mesi di agosto, novembre e dicembre
1997 relative alla procedura di rinnovo delle autorizzazioni e che informavano
che dal 1° gennaio1998 non era più possibile corrispondere assegni senza la
nuova autorizzazione. La ditta ha pure asserito che quanto affermato dalla
Cassa non è stato suffragato da alcuna prova (cfr. consid. 1.2.; 1.3.; doc. _).

                                         La Cassa,
dal canto suo, ha precisato che è possibile che alla società non siano stati
recapitati gli avvisi del 1997. Tuttavia si deve ritenere che la stessa abbia
ricevuto la circolare del dicembre 1997 con le indicazioni concernenti gli
assegni familiari cantonali valide dal 1° gennaio 1998, annessa alla distinta
dei salari che il datore di lavoro avrebbe dovuto compilare e ritornare alla
Cassa, visto che tale distinta salari è stata ritrasmessa alla Cassa (cfr.
consid. 1.4., doc. _).

 

                                         A tale
proposito il TCA osserva che nell'ambito della procedura di restituzione devono
comunque essere restituite quelle prestazioni alle quali oggettivamente
un assicurato non aveva diritto (cfr. consid. 2.7.).

                                         Pertanto
nella fattispecie, che riguarda un caso particolare di restituzione, più
precisamente l'eventualità regolata al v. art. 74 Reg.LAF secondo cui qualora
il datore di lavoro non autorizzato eroghi impropriamente degli assegni di
base, questi ultimi non gli vengono né riconosciuti, né rimborsati, è
ininfluente sapere se effettivamente la ditta era al corrente o meno del suo
obbligo di ottenere delle nuove autorizzazioni valide dal 1° gennaio 1998 anche
per i dipendenti ai quali venivano già corrisposti degli assegni in virtù della
legge sugli assegni familiari ai salariati del 24 settembre 1959 (per un caso
di restituzione di prestazioni percepite indebitamente, in cui il TCA ha
respinto il ricorso di un assicurato ritenendo non rilevante il fatto che egli
sostenesse di non sapere di avere diritto a delle rendite dell'AI a titolo
retroattivo relative al medesimo periodo in cui ha beneficiato di assegni di
famiglia ma versategli soltanto in seguito cfr. STCA del 24 aprile 2002 nella
causa M.-S., 39.2001.57, pubblicata in RDAT II-2002 N. 26 pag. 83). 

                                         Determinante
è la necessità di ristabilire l'ordine legale dopo la scoperta del fatto nuovo
(cfr. DTF 122 V 134 consid. 4e; STFA del 2 dicembre 2002 nella causa B., P 17/02;
STFA del 16 maggio 2001 nella causa S., P 40/99).

 

                                         Nel caso
di specie è dunque unicamente rilevante che dal profilo oggettivo la ricorrente
nel 1998 non era in possesso della necessaria autorizzazione per versare gli
assegni di famiglia ai dipendenti ___________ e _________ e che gli assegni di
base sono stati comunque corrisposti a questi lavoratori a torto.

 

                                         La
questione sollevata dall'insorgente concernente il fatto che essa per tutto il
1998 e parte del 1999 (cfr. doc. _) non sapesse che erano necessarie delle
nuove autorizzazione per anticipare gli assegni dal 1° gennaio 1998 e che
comunque, per il relativo versamento, si è basata sulle tessere emesse dalla
Cassa precedentemente al 1998 - valide perlomeno fino al 2002 - le quali non
sono state espressamente abrogate, (cfr. doc. _) riguarda piuttosto la buona
fede, presupposto, unitamente all'onere troppo grave, del condono (cfr. consid.
2.7., RDAT I-2002 N.12 pag. 194). Va, tuttavia, ricordato che se viene chiesto
il condono, è giustificato pronunciarsi in merito solo al momento della
crescita in giudicato formale della decisione di restituzione, visto che
unicamente in tal caso l'obbligo è stabilito definitivamente.

 

                             2.12.   In simili
condizioni, considerato che le condizioni del v.art. 74 Reg. LAF sono entrambe
adempiute, a ragione la Cassa non ha riconosciuto alla ____________ gli assegni
di base versati a ___________ dal 1° gennaio al 31 dicembre 1998 e a
___________ dal 1° gennaio all'8 dicembre 1998.

 

                                         Il
principio stabilito al cpv. 1 del v.art. 74 Reg.LAF è in ogni caso mitigato dal
cpv. 2 che prevede che il datore di lavoro può chiedere il rimborso degli
importi versati impropriamente, a titolo di assegni, al salariato.

                                         Va
peraltro rilevato che nel caso in esame da uno scritto della ricorrente del 29
agosto 2000 emerge che __________, che non lavora più presso la ditta dal mese
di luglio 1999 (cfr. doc. _), le ha rimborsato parte degli assegni di base
percepiti a torto, e meglio l'importo di fr. 684.-- (cfr. doc. _).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Intimazione
alle parti.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti