# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b711b86a-da26-5966-84ef-e5d734e699b7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.02.2021 D-43/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-43-2021_2021-02-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-43/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Constance Leisinger, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…),  

con la moglie 

B._______, nata il (…),  

ed i loro figli 

C._______, nato il (…),  

D._______, nato l’(…),  

Iraq,   

tutti rappresentati dall’avv. MLaw Eliane Schmid, 

Rechtsanwältin, 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 28 dicembre 2020 / N (…). 

D-43/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Gli interessati hanno depositato una domanda d’asilo in Svizzera il  

(…) agosto 2020 (cfr. atti SEM n. [{…}]-3/2 per A._______ [di seguito an-

che: A._______ o ricorrente 1], n. 4/2 per la moglie B._______ [di seguito 

anche B._______ o ricorrente 2], n. 5/2 per il figlio C._______ [di seguito 

anche: ricorrente 3] e n. 6/2 per l’altro figlio D._______ [di seguito anche:  

ricorrente 4]). Alle stesse hanno presentato quale unico documento  

originale (in seguito restituito agli stessi, dopo averne preso copia dello 

stesso), la licenza di condurre di A._______ (cfr. atti SEM n. 1/1, n. 19/2 e 

n. 33/11, p.to 4.01 e 4.04, pag. 5 seg.). 

B.  

Dalle successive investigazioni svolte dalla SEM è risultato che il  

(…) A._______ avesse presentato una domanda d’asilo pregressa in 

E._______, mentre che il (…), avrebbe depositato un’ulteriore  

domanda d’asilo in Croazia (cfr. atti SEM n. 21/2, n. 22/1 e n. 35/3). Dal 

canto suo anche la moglie B._______ avrebbe presentato due analoghe  

domande d’asilo, dapprima in E._______ il (…) e successivamente in 

Croazia il (…) (cfr. atti SEM n. 23/2 e n. 24/1). 

C.  

Il (…) agosto 2020 si sono tenuti con i succitati dei colloqui di rilevamento 

dei loro dati personali (cfr. atti SEM n. 33/11 per A._______, mentre che 

n. 34/11 per B._______), ove entrambi hanno dichiarato di essere giunti 

quale primo Stato nell’Unione europea in E._______ nel (…) del (…) (cfr. 

atti SEM n. 33/11, p.to 5.02, pag. 6 e n. 34/11, p.to 5.02, pag. 6). Nei suc-

cessivi colloqui Dublino tenutisi in data (…) agosto 2020 ai sensi dell’art. 5 

del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione  

europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), 

i richiedenti l’asilo hanno entrambi confermato di aver richiesto l’asilo in  

E._______ il (…), ove avrebbero in seguito ricevuto una risposta  

negativa. In seguito si sarebbero trasferiti in F._______ laddove, dopo un  

soggiorno di circa (…) mesi, avrebbero tentato diverse volte di varcare il 

confine con la Croazia venendo però malamente respinti dalle autorità 

croate. In data (…), queste ultime li avrebbero fermati ed  

obbligati a richiedere asilo. Ivi sarebbero rimasti per circa un mese fino a 

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quando, transitando per la G._______ e l’H._______, sarebbero giunti in 

Svizzera. Sentito in merito ai motivi che si opporrebbero per una compe-

tenza della Croazia nella trattazione della sua domanda d’asilo, A._______ 

ha sostenuto che non vorrebbe ritornare in tale Paese, in quanto sia lui che 

la sua famiglia avrebbero ivi molto sofferto, ribadendo peraltro di aver ten-

tato varie volte di varcare il confine croato, ma che in ogni occasione le 

autorità croate lo avrebbero trattato malamente. Riguardo al suo stato va-

letudinario, ha riferito di godere di buona salute, anche se a volte soffri-

rebbe di mal di testa (cfr. atto SEM n. 38/2). Dal canto suo B._______, ha 

invece asserito di non stare bene, in particolare di avere problemi alla vista 

e dolori alla schiena, come pure che sia lei che la famiglia sarebbero psi-

cologicamente provati dalla situazione. Segnatamente, il figlio D._______ 

presenterebbe degli scatti nervosi, mentre che l’altro figlio C._______ 

avrebbe spesso mal di testa e soffrirebbe di enuresi notturna. Ha inoltre 

aggiunto che nel periodo del loro soggiorno in Croazia, il figlio C._______ 

sarebbe stato molto malato e le autorità croate lo avrebbero ricoverato in 

ospedale, allorché invece lei ed il resto della famiglia sarebbero stati accolti 

in un Centro. Interrogata in merito ad un’eventuale competenza croata 

nella trattazione della sua domanda d’asilo, la richiedente ha sostenuto di 

non voler ritornare in Croazia, in quanto sia lei che la sua famiglia avreb-

bero sofferto moltissimo in questo Paese e che tutto il viaggio sino a giun-

gere in Svizzera, sarebbe stato molto difficoltoso (cfr. atto SEM n. 40/2). 

D.  

A fronte delle predette risultanze, l’autorità elvetica competente, in 

data  (…), ha richiesto all’omologa autorità croata la ripresa in carico dei 

richiedenti l’asilo ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III, 

con separate domande (cfr. atti SEM n. 42/5, n. 44/1 e n. 46/1 per 

A._______; n. 43/5, n. 45/1 e n. 47/1 per B._______ ed i due figli). La Croa-

zia ha risposto affermativamente l’(…), tramite risposte separate (cfr. atti 

SEM n. 54/1 per A._______ e n. 55/1 per B._______ ed i due figli mino-

renni), segnalando come i precitati avrebbero richiesto asilo nel predetto 

Paese il (…) e la procedura d’asilo sarebbe tutt’ora in corso. Tuttavia gli 

interessati avrebbero lasciato il centro di ricezione in data (…) e da allora 

sarebbero scomparsi. 

E.  

Con decisione del 28 dicembre 2020 – notificata il giorno seguente (cfr. atto 

SEM n. 91/1) – la SEM non è entrata nel merito delle summenzionate  

domande d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo 

(LAsi, RS 142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento (recte: il 

trasferimento) degli interessati verso la Croazia e l’esecuzione della  

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predetta misura, nonché statuendo che un eventuale ricorso contro la  

decisione non abbia effetto sospensivo. 

F.  

Per il tramite del plico raccomandato del 5 gennaio 2021 (cfr. risultanze 

processuali), gli interessati hanno interposto ricorso – in lingua tedesca – 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la  

succitata decisione, chiedendo l’annullamento della predetta ed a titolo 

principale che la competenza della Svizzera sia constatata e la domanda 

d’asilo degli interessati sia materialmente esaminata. A titolo eventuale 

hanno concluso al rinvio degli atti all’autorità inferiore per nuova  

valutazione. Ai fini processuali hanno presentato domanda di concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso, nonché, quale provvedimento cautelare, 

di ordinare alle autorità d’esecuzione di astenersi da ogni misura esecuto-

ria sino a decisione in merito all’effetto sospensivo. Contestualmente 

hanno presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esen-

zione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo.  

G.  

Il 6 gennaio 2021, il Tribunale ha provvisoriamente sospeso l’esecuzione 

dell’allontanamento degli insorgenti quale misura supercautelare (cfr.  

risultanze processuali). 

H.  

Con scritto datato 12 gennaio 2021 (cfr. risultanze processuali), la rappre-

sentante legale dei ricorrenti ha chiesto al Tribunale di attendere  

l’eventuale documentazione inerente la visita medica prevista per il  

ricorrente il giorno (…) prima di prendere una decisione in merito. Docu-

mentazione (F2 del […]) che è stata inoltrata al Tribunale dalla mandataria 

con scritto successivo del 15 gennaio 2021 (cfr. risultanze processuali). 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti saranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

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Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra 

dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA. 

I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, 

sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano  

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimati ad  

aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della 

decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua, il procedimento 

può svolgersi in tale lingua. 

Nel caso in parola, la decisione avversata è stata resa in italiano, allorché 

invece il ricorso è stato inoltrato in lingua tedesca. La presente sentenza 

può pertanto essere redatta in italiano. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente  

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi  

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della  

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1  

consid. 2). Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4  

consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

Altresì il Tribunale rinuncia, ex art. 111a cpv. 1 LAsi e per i motivi che  

seguono, allo scambio di scritti. 

 

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5.  

5.1 Nel suo provvedimento, la SEM ha dapprima concluso come la  

competenza della Croazia – fondandosi sui riscontri Eurodac e  

sull’accettazione da parte di quest’ultimo Stato membro della ripresa in  

carico degli interessati ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento  

Dublino III – per lo svolgimento della procedura d’asilo e di allontanamento 

dei richiedenti fosse data. In tale contesto il fatto che le autorità croate li 

avrebbero obbligati a registrare le loro impronte digitali come pure a  

depositare una domanda d’asilo, sarebbe ininfluente. In seguito l’autorità 

inferiore ha rilevato come in Croazia non sussisterebbero delle carenze 

sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni d’accoglienza dei  

richiedenti l’asilo in virtù dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III. In parti-

colare, riguardo alle critiche mosse da numerose organizzazioni circa 

l’agire delle autorità croate ree di non offrire ai migranti la possibilità di  

presentare una domanda d’asilo e di respingerli verso altri Stati tra cui la 

F._______ ed I._______, con l’utilizzo della forza (i cosiddetti “pushbacks”), 

la SEM ha osservato che a sua conoscenza emergerebbe che tale proble-

matica toccherebbe perlopiù persone che rifiuterebbero il rilevamento  

dattiloscopico alle autorità di polizia e di frontiera croate una volta penetrate 

illegalmente in Croazia, e quindi nello spazio UE, poiché non desiderereb-

bero ivi presentare una domanda d’asilo, bensì proseguire il loro viaggio 

per un altro Stato membro. La problematica dei pushbacks non sarebbe 

invece correlata ai trasferimenti Dublino. Invero, tramite l'(…) in Croazia, si 

sarebbe potuto accertare – l’(…) avrebbe a tale scopo consultato fonti ac-

cessibili al pubblico e svolto dei colloqui personali con rappresentanti del 

(…), dell’(…) ([…]) e con l’(…) – che non vi sarebbero delle lacune generali 

nel sistema d’asilo e di accoglienza croato per le persone trasferite nel  

succitato Paese in virtù del Regolamento Dublino. Le medesime  

verrebbero accolte senza eccezioni nella capitale Zagabria, avrebbero  

accesso ad una procedura d’asilo e di allontanamento conforme ai principi 

dello Stato di diritto, e non vi sarebbero inoltre indizi per cui rischierebbero 

di essere respinte verso la F._______ ed I._______ (il cosiddetto “rinvio a 

catena”) o di essere sistematicamente vittime di atti di violenza da parte 

delle autorità croate di polizia. Peraltro, l’accesso ai rimedi giuridici efficaci 

sarebbe ivi garantito, e se gli interessati ritenessero di non aver beneficiato 

in Croazia di una procedura d’asilo corretta oppure di essere stati trattati 

scorrettamente o illecitamente da parte delle autorità croate, potranno 

adire le vie legali preposte. A fronte di tali elementi, si potrebbe pertanto 

partire dal presupposto che i richiedenti non si ritroverebbero esposti a 

delle serie violazioni dei diritti dell’uomo, nel caso di un loro trasferimento 

in Croazia, ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III e  

dell’art. 3 CEDU (RS 0.101), né che essi non si troverebbero in una  

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situazione esistenziale difficile. Inoltre, non rischierebbero di essere  

trasferiti nel loro Paese d’origine o di provenienza, senza che la loro  

domanda d’asilo sia esaminata in violazione del principio di non-respingi-

mento. Tale valutazione sarebbe inoltre condivisa anche dalle autorità  

(…) e (…) e finora la Commissione europea, non avrebbe adottato delle 

misure nei confronti della Croazia. Proseguendo nell’analisi, l’autorità infe-

riore ha osservato che non esisterebbero dei motivi ai sensi dell’art. 16 

par. 1 Regolamento Dublino III, che obblighino la Svizzera ad esaminare la 

loro domanda d’asilo. Altresì, anche l’art. 17 par. 1 del succitato Regola-

mento («clausola di sovranità») non troverebbe applicazione in specie. In-

vero la loro situazione di salute non sarebbe di una gravità tale da costituire 

una violazione dell’art. 3 CEDU in caso di un loro trasferimento in Croazia. 

Paese quest’ultimo che disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente 

e che sarebbe peraltro tenuta, ai sensi dell’art. 19 par. 1 della direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale (di seguito: direttiva accoglienza), a fornire la necessaria assistenza 

sanitaria – il cui accesso sarebbe garantito per legge. Essi potrebbero inol-

tre rivolgersi, in caso di bisogno, anche alle diverse organizzazioni carita-

tive presenti in loco. Per il prosieguo della procedura Dublino, sarebbe per-

tanto determinante unicamente l’idoneità a viaggiare, che verrà accertata 

definitivamente poco prima del loro trasferimento. Da ultimo, la SEM ha 

ritenuto che non troverebbe applicazione nella fattispecie neppure 

l’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

(OAsi 1, RS 142.311) in relazione con l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino 

III. Circa i maltrattamenti che avrebbero ricevuto da parte delle autorità di 

polizia croate, essi infatti non avrebbero presentato alcun mezzo di prova 

a sostegno dei loro asserti in tal senso. Tuttavia, anche se ciò fosse real-

mente avvenuto, essi avrebbero potuto denunciare i presunti maltratta-

menti ricevuti in Croazia. Non sussisterebbero peraltro elementi indicanti 

che le autorità croate non offrirebbero la protezione adeguata contro le ag-

gressioni da parte di terzi, alle quali potranno rivolgersi anche in futuro in 

caso di bisogno. In merito alle condizioni d’accoglienza, per la Croazia si 

potrebbe partire dal presupposto che essa rispetti le condizioni d’acco-

glienza minime predisposte dalla direttiva accoglienza e dalla direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale (di seguito: direttiva procedura). Inoltre, 

da accertamenti svolti sempre dall’(…) in Croazia, sarebbe emerso che le 

persone vulnerabili, trasferite tramite il regolamento Dublino, riceverebbero 

dalle autorità croate un sostegno particolare per quanto riguarda l’alloggio, 

l’assistenza, la scolarizzazione e l’integrazione. Prevedrebbe in particolare 

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a tal fine 100 posti letto, nonché vi sarebbero svariate organizzazioni non 

governative che offrirebbero il loro sostegno in merito. I richiedenti non 

avrebbero fornito degli elementi concreti a sostegno del fatto che la Croazia 

avrebbe loro negato, per un periodo protratto, le condizioni vitali minime ai 

sensi della direttiva accoglienza. In caso di una limitazione temporanea 

delle stesse, essi saranno tenuti, se del caso, a rivolgersi alle competenti 

autorità croate onde far valere i loro diritti. 

5.2 Nel loro gravame i ricorrenti avversano le succitate conclusioni. In 

primo luogo, con la sua decisione, la SEM avrebbe violato l’art. 3 CEDU. 

Invero, da rapporti inerenti la situazione in Croazia, si evincerebbe come le 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo si presenterebbero in tale 

Stato difficili ed il ricevimento di un trattamento adeguato sarebbe  

estremamente discutibile. Citando alcune fonti di articoli online e di un  

rapporto del (…) del (…), gli insorgenti difatti osservano come i maltratta-

menti alle frontiere croate dei richiedenti l’asilo, sarebbero noti e verrebbero 

riconosciuti anche dalle più alte autorità croate. Sarebbero stati vittime di 

maltrattamenti anche i richiedenti, come da loro allegato nel corso del col-

loquio Dublino e nel seguito di procedura. I richiedenti sarebbero inoltre 

tutti psichicamente affetti e soffrirebbero parimenti di problematiche psico-

somatiche riconducibili a tali violenze. La SEM non avrebbe tenuto conto 

sufficientemente nella sua valutazione, che lo stato di salute dei ricorrenti, 

rischierebbe di essere seriamente compromesso in caso di un loro rinvio 

in Croazia. In merito anche il Tribunale avrebbe ritenuto che andrebbe con-

siderato nell’esame come ed in che modo le autorità croate trattino le per-

sone alle frontiere allorché vi è da apprezzare il rispetto delle obbligazioni 

internazionali da parte della Croazia. In casi analoghi alla fattispecie il Tri-

bunale avrebbe peraltro osservato come la SEM non avrebbe sufficiente-

mente esaminato se vi siano degli elementi a favore di carenze sistemiche 

nel sistema di accoglienza croato ed alla problematica dei pushbacks. D’al-

tro canto, anche le condizioni d’accoglienza croate sarebbero molto preca-

rie. Invero, al contrario di quanto ritenuto dall’autorità resistente, a mente 

degli insorgenti vi sarebbe la carenza di standard e garanzie minime nel 

sistema d’asilo croato. Già sola la possibilità di depositare una domanda 

d’asilo in Croazia, parrebbe essere talmente ristretta, che insinuerebbe ul-

teriori dubbi fondati riguardo al rispetto delle obbligazioni internazionali da 

parte delle autorità croate. Il centro con una capienza di 100 posti nominato 

poi dalla SEM nella decisione, parrebbe essere di capacità troppo ridotta. 

Peraltro, anche diversi rapporti, riporterebbero l’affollamento di tale centro. 

A fronte di tali elementi, l’autorità inferiore avrebbe tralasciato di procurarsi 

delle informazioni attuali circa la situazione presente in Croazia. In tale con-

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testo, le più volte citate risultanze dell’(…) nel precitato Paese, non potreb-

bero essere giudicate, in quanto non accessibili. In tal senso, l’autorità in-

feriore avrebbe pure violato il diritto di essere sentito dei  

ricorrenti. Ciò tenuto conto anche che il Tribunale, in procedure analoghe 

(cfr. le sentenze F-661/2020 del 7 febbraio 2020, E-5830/2019 del  

30 dicembre 2019, E-3078/2019 del 12 luglio 2019 [pubblicata quale sen-

tenza di riferimento] e la successiva E-4211/2019 del 9 dicembre 2019), 

avrebbe più volte concluso che l’autorità inferiore non avrebbe intrapreso 

gli accertamenti sufficienti riguardo al sistema d’accoglienza vigente in 

Croazia. Altresì, sarebbero congruenti i diversi rapporti che ritengono come 

vi siano dei fondati dubbi circa la possibilità di accedere all’assistenza sa-

nitaria di base croata. In particolare, vi sarebbe una possibilità limitata di 

ricevere delle cure psichiatriche, come pure mancherebbero in tale ambito 

dei traduttori. Inoltre, come sarebbe riportato dal rapporto dell’(…) ([…]) del 

(…), il diritto all’accesso medico, coprirebbe unicamente le cure generali 

ed urgenti, mentre che ulteriori servizi, come pure la maggior parte dei me-

dicamenti, sarebbero a carico dei richiedenti l’asilo. In generale tale pro-

blematica toccherebbe le cure psichiatriche, il quale accesso verrebbe così 

fattivamente reso impossibile. A differenza poi di quanto osservato dalla 

SEM nella decisione avversata, ciò che risulterebbe dagli atti di causa, è 

che l’intera famiglia dei ricorrenti avrebbe la necessità di una continua 

presa in carico medica. Le asserzioni contrarie della SEM in merito a tale 

punto, sarebbero pertanto scorrette ed incomplete. Visto quanto sopra, non 

si potrebbe però escludere che i ricorrenti, se rinviati in Croazia, non 

avranno accesso alle cure mediche di cui necessitano. Quanto attinente 

poi la presunta presa in carico del figlio in Croazia, A._______ avrebbe 

riportato al rappresentante legale come sia lui che il figlio sarebbero stati 

isolati all’ospedale ai fini di ovviare semplicemente ad un caso di Corona-

virus. Tuttavia, un’ulteriore presa in carico non sarebbe seguita. Pertanto 

le considerazioni presenti in merito nella decisione impugnata sarebbero 

da far risalire ad una carente istruzione, anche con mancanza di quesiti 

specifici posti dalla SEM nell’ambito del colloquio Dublino, da parte dell’au-

torità inferiore. Altresì, a causa dei maltrattamenti ricevuti dai ricorrenti, 

come pure dell’assenza del sostegno medico adeguato, vi sarebbero suf-

ficienti motivi per riconoscere che la procedura e le condizioni d’acco-

glienza per i richiedenti l’asilo in Croazia presentino delle debolezze, le 

quali condurrebbero alla conclusione che non siano ivi rispettate le garan-

zie dei diritti umani. Sarebbe inoltre prevedibile che i ricorrenti si vedreb-

bero costretti a vivere in Croazia senza un alloggio e l’adeguato sostegno 

medico, contrario all’art. 3 CEDU. Sotto tale aspetto, tali mancanze sareb-

bero pure contrarie all’interesse superiore dei due ricorrenti minorenni ai 

sensi dell’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF, RS 0.107), 

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ciò che l’autorità inferiore non avrebbe neppure vagliato nel provvedimento 

querelato.  

A titolo eventuale, i ricorrenti sostengono che l’esame dei motivi umanitari 

che porterebbe all’applicazione della clausola di sovranità da parte della 

Svizzera nella fattispecie, sarebbe stato fatto in modo insufficiente da parte 

della SEM. Difatti quest’ultima avrebbe formulato i suoi considerandi nella 

decisione impugnata in modo standardizzato, non adempiendo anzi  

superando così il suo potere discrezionale. L’autorità inferiore non avrebbe 

nominato nella sua decisione alcuna fonte accessibile dalla quale avrebbe 

preso le sue informazioni. In generale, nella sua decisione, la SEM rinvie-

rebbe a delle delucidazioni dell’(...) in Croazia – delle quali richiedono l’ac-

cesso per rispettare il loro diritto di essere sentiti – senza tuttavia presen-

tare in merito dei dati concreti. Agendo della sorta, ovvero nominando delle 

evenienze generiche non verificabili, l’autorità resistente non avrebbe 

preso sufficientemente in considerazione la situazione individuale dei ricor-

renti. Procedere dell’autorità inferiore che sarebbe più volte stato censurato 

anche da codesto Tribunale. Non sarebbe chiaro difatti se un alloggio sa-

rebbe disponibile ed accessibile in Croazia, come pure i ricorrenti soffrireb-

bero tutti di problematiche mediche. Sotto tale aspetto gli insorgenti sareb-

bero da ritenere particolarmente vulnerabili e viste anche le precarie con-

dizioni del sistema vigente in Croazia, la SEM avrebbe dovuto richiedere – 

in analogia con la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (di se-

guito CorteEDU) Tarakhel contro Svizzera del 4 novembre 2014 [Grande 

Camera], n. 29217/12) – delle garanzie per adempiere le sue obbligazioni 

internazionali. Tali garanzie supplementari sarebbero state necessarie an-

che per evitare una separazione del nucleo familiare lesivo dell’art. 8 

CEDU. Rischio dovuto al fatto che le autorità croate avrebbero risposto alla 

ripresa in carico unica della famiglia da parte svizzera con due scritti sepa-

rati. Dal profilo medico, l’autorità sindacata, non avrebbe né intrapreso tutti 

gli accertamenti necessari che si sarebbero imposti in specie, né avrebbe 

tenuto conto di tutti gli elementi rilevanti per la sua valutazione. Invero, dagli 

atti, sarebbe deducibile che i ricorrenti minori necessiteranno in un pros-

simo futuro di trattamenti di tipo psicosomatico. Vi sarebbe inoltre ancora 

da chiarire sia lo stato psichico dei bambini e della madre, ed in quale forma 

essi necessiterebbero di sostegno, come pure da valutare ulteriormente lo 

stato psichiatrico di A._______ riguardo all’evenienza che egli si senta os-

servato, e quindi che non si tratti di sintomi psicotici. Tali valutazioni po-

tranno essere effettuate soltanto se verranno fissati in futuro degli ulteriori 

colloqui medici per i ricorrenti. Riguardo all’accoglienza in Croazia, la SEM 

non avrebbe inoltre richiesto ulteriori chiarimenti agli insorgenti, né riguardo 

ai maltrattamenti allegati in relazione ai loro tentativi di entrare nel suddetto 

D-43/2021 

Pagina 11 

Stato, né circa le cure che uno dei ricorrenti minori avrebbe ricevuto nello 

stesso. In tal senso, la SEM avrebbe esaminato i fatti rilevanti in modo in-

completo, e per questo sarebbero da restituire gli atti all’autorità inferiore 

perché intraprenda gli ulteriori necessari complementi istruttori. 

6.  

Nel gravame vengono sollevate delle censure formali che occorre  

analizzare d’ingresso, in quanto potrebbero condurre alla cassazione della 

sentenza impugnata. In tale contesto, i ricorrenti rimproverano all’autorità 

inferiore di aver violato il suo obbligo di motivare la decisione, e di convesso 

anche il loro diritto di essere sentiti, come pure di aver stabilito i fatti  

rilevanti per la causa in modo inesatto ed incompleto.  

6.1 Il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (RS 101) 

comprende segnatamente il diritto per l’interessato di consultare l’incarto, 

di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l’assunzione, di  

partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risultanze nella 

misura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 286  

consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3). 

L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione ne è inoltre corollario 

fondamentale. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e 

a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di  

impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di 

esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496  

consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta 

a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni 

addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio 

(cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è  

necessario che essa menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha 

fondato la sua decisione, in modo da consentire agli interessati di  

apprezzarne la portata (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351,  

129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2; 

sentenza del Tribunale federale 2C.1020/2019 del 31 marzo 2020  

consid. 3.4.2). 

6.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura  

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-

D-43/2021 

Pagina 12 

tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-

che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1; 2012/21 consid. 5). L’autorità incorre in un  

accertamento inesatto quando fonda la propria decisione su fatti incorretti 

e non conformi agli atti. Un accertamento incompleto è invece da consta-

tare quando non è tenuto conto di tutti gli elementi fattuali giuridicamente  

rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2). Il principio inquisitorio non è  

illimitato, in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. AUER/BINDER, in: Kommentar zum  

Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren [VwVG], 2a ed. 2019, ad 

art. 12 n. 9). Il Tribunale è tenuto ad effettuare d’ufficio un esteso controllo 

delle circostanze di fatto ritenute nella decisione avversata (art. 106 cpv. 1 

lett. b LAsi e 49 lett. b PA). Quando in sede ricorsuale vengono identificate 

delle carenze in tal senso, pur considerando il tenore dell’art. 61 cpv. 1 PA, 

spesso non ci si può esimere dal retrocedere gli atti all’autorità di prima 

istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e completo ac-

certamento dei fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor 

dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.191).  

6.3 L’autorità inferiore ha riportato, in modo riassuntivo e comprensibile 

nella decisione avversata, gli accertamenti svolti dall’(...) in Croazia sia re-

lativa i pushbacks sia circa le condizioni d’accoglienza delle persone tra-

sferite in Croazia tramite il Regolamento Dublino III – anche per quanto 

attiene l’alloggio di persone vulnerabili – mostrando quali considerazioni 

l’avrebbero condotta al suo apprezzamento nella fattispecie. In tal senso, 

al contrario di quanto addotto dai ricorrenti, la SEM ha adempiuto il suo 

obbligo di motivare la decisione sufficientemente. Per il che non v’è per-

tanto luogo di concedere alcuna compulsazione ai ricorrenti delle chiarifi-

cazioni richieste all’(…) da parte della SEM. Inoltre, come mostra il ricorso 

corposo e motivato introdotto dai ricorrenti, gli stessi hanno potuto impu-

gnare con piena cognizione di causa la decisione avversata. Frattanto, per 

quanto concerne tale aspetto della decisione avversata non risulta esservi 

in specie alcuna violazione dell’obbligo di motivare da parte della SEM ri-

spettivamente del diritto di essere sentito degli insorgenti (cfr. nello stesso 

senso anche la sentenza del Tribunale D-5691/2020 del 9 gennaio 2021 

consid. 4.3 con ulteriori riferimenti ivi citati).  

6.4 Nella loro impugnativa, i ricorrenti rimproverano inoltre all’autorità  

inferiore di avere stabilito in modo inesatto ed incompleto i fatti giuridica-

mente rilevanti sia dal profilo del sistema d’accoglienza croato – anche ed 

in particolare circa i maltrattamenti che essi avrebbero subito alla frontiera 

croata da parte delle autorità di polizia, della mancanza sia di un alloggio 

D-43/2021 

Pagina 13 

rispettoso anche dell’unità famigliare, sia di cure mediche adeguate al loro 

stato di salute – che dal profilo del loro stato di salute e della loro particolare 

vulnerabilità. Questo anche nell’ottica dell’esame della clausola di  

sovranità, ove la SEM non avrebbe neppure tenuto conto della situazione 

di salute dei richiedenti, come pure dell’interesse dei ricorrenti minorenni 

ex art. 3 CDF. Poiché tali censure riguardano in realtà anche aspetti  

materiali, il Tribunale tratterà dappresso anche in tal senso le medesime. 

7.  

7.1 Ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito 

di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

7.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la  

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è  

individuato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di 

asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, 

espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

7.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di  

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La  

procedura di determinazione dello Stato membro competente è avviata 

non appena una domanda di protezione internazionale è presentata per la 

prima volta in uno Stato membro. Nel caso di una procedura di ripresa in 

carico (inglese: take back) – come nel caso in parola – di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1; 

sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea [CGUE] nelle cause 

riunite C-582/17 e C-583/17 [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, par. 67 e 

68). 

7.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che  

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle  

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un  

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: 

D-43/2021 

Pagina 14 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente. 

7.5 Lo Stato membro è tenuto a riprendere in carico – alle condizioni di cui 

agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame 

e che ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel 

territorio di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 

par. 1 lett. b Regolamento Dublino III).  

7.6  

7.6.1 Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, in deroga ai criteri di 

competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere di esami-

nare una domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino 

di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli compete. 

7.6.2 Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in 

diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” lo giu-

stificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giu-

sta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trat-

tamento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha eserci-

tato il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se 

l’autorità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri 

oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8).  

7.6.3 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9  

consid. 8.2.1). 

7.7 Nel caso in parola, occorre in primo luogo rilevare come i ricorrenti, 

secondo le stesse dichiarazioni rese da A._______ e B._______, come 

pure sulla base delle insorgenze di causa, hanno depositato una seconda 

domanda d’asilo in Croazia – dopo la precedente presentata invece in 

E._______– senza tuttavia attendere la fine della loro procedura d’asilo, 

D-43/2021 

Pagina 15 

essendosi diretti dopo poco tempo verso la Svizzera (cfr. atti SEM n. 21/2, 

n. 23/2, n. 38/2, n. 40/2, n. 54/1 e n. 55/1). L’evenienza sollevata dagli in-

sorgenti nel colloquio Dublino, di non avere volontariamente richiesto asilo 

nel sopra citato Paese, risulta del tutto ininfluente, atteso che il meccani-

smo del Regolamento Dublino III non offre il diritto di scegliere autonoma-

mente lo Stato nel quale la domanda debba essere esaminata (cfr. 

DTAF 2010/45 consid. 8.3). Per il resto, i termini procedurali di cui 

all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III come pure per la risposta d’ac-

cettazione ricevuta dalla Croazia ex art. 25 par. 1 del succitato Regola-

mento, sono stati rispettati. A differenza poi di quanto sostenuto nel gra-

vame dai ricorrenti, non si intravvede in specie alcuna violazione dell’art. 8 

CEDU da parte delle autorità croate per aver risposto alle due richieste di 

ripresa in carico della Svizzera (cfr. atti SEM n. 42/5 e n. 44/1 per 

A._______ e n. 43/5 e n. 45/1 per B._______ ed i due figli) – e non una 

come sostenuto nel ricorso (cfr. p.to 24, pag. 10) – con due separate ac-

cettazioni (cfr. atti SEM n. 54/1 e n. 55/1). Pertanto, ulteriori garanzie in tal 

senso da parte della Croazia non dovevano essere richieste dalla Svizzera, 

come postulato invece dagli insorgenti. Alla luce di quanto precede la Croa-

zia è quindi tenuta, in principio, a riprendere in carico gli insorgenti, al fine 

della trattazione della loro domanda d’asilo. 

8.  

8.1 Concernente la procedura d’asilo e di accoglienza dei richiedenti l’asilo 

in Croazia, il Tribunale osserva quanto segue. 

8.2 La Croazia è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Con-

venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, 

la Croazia è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti l’asilo, in parti-

colare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto interna-

zionale ed europeo (cfr. fra le tante le sentenze del Tribunale E-5910/2020 

del 10 dicembre 2020 consid. 7.1, F-4486/2020 del 16 settembre 2020 

consid. 4.1.1). 

8.3 Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

D-43/2021 

Pagina 16 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltra scartata d’ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

8.4 Dal profilo delle cure mediche, secondo quanto noto allo scrivente  

Tribunale, come pure a giusta ragione considerato dall’autorità sindacata 

nella decisione impugnata, le autorità croate tengono conto di richiedenti 

appartenenti a gruppi vulnerabili per quanto attiene l’alloggio e la cura, an-

che attinente le cure psichiatriche, per lo meno di una certa gravità, e di 

sostegno psicologico (cfr. in merito il rapporto di AIDA, Country Report: 

Croatia 2019, aprile 2020, pag. 77 segg.). Per adempiere a tali obiettivi, lo 

Stato croato può avvalersi anche dell’aiuto di organizzazioni non governa-

tive. Tuttavia, i richiedenti che necessiterebbero di una speciale  

accoglienza o di garanzie procedurali particolari (in particolare vittime di 

torture, stupri o altre serie forme di violenze psicologiche, fisiche o  

sessuali), anche se legalmente verrebbero loro garantite le cure adeguate 

alla loro condizione specifica, tuttavia in concreto tali cure addizionali non 

sarebbero accessibili in modo regolare (cfr. AIDA, ibidem, pag. 79). Non vi 

sarebbero però degli indizi che la Croazia non adempia i suoi obblighi dal 

profilo medico nel contesto del Regolamento Dublino III (cfr. nello stesso 

senso anche le sentenze del Tribunale D-5691/2020 consid. 6.3.4,  

E-5910/2020 consid. 8.4.1, F-5933/2019 consid. 6.4 e 7.5). Quanto pre-

cede come pure le conclusioni generali presentate dalla SEM al riguardo 

di una sufficiente e garantita assistenza medica in Croazia (cfr. p.to II, 

pag. 8 seg. della decisione impugnata), secondo per lo meno quanto  

prescrive la direttiva accoglienza, non sono minimamente poste in discus-

sione dalle allegazioni del tutto generiche dei ricorrenti in merito, come pure 

dal richiamo del rapporto del (…) dell’(…). Quest’ultimo risulta peraltro da-

tato e nel frattempo la situazione dal profilo medico in Croazia appare es-

sersi evoluta positivamente. Non si possono pertanto seguire le argomen-

tazioni ricorsuali in punto al fatto che i ricorrenti potrebbero non accedere 

alle cure mediche di cui necessitano, non avendo per il resto apportato 

contro le conclusioni dettagliate e motivate della decisione avversata, alcun 

elemento concreto e circostanziato che possa instaurare dei dubbi fondati 

circa la loro mancata presa in carico da parte delle autorità croate per 

quanto attiene le patologie di cui soffrono. Invero a differenza delle asser-

zioni addotte da A._______ in fase ricorsuale che lui ed il figlio sarebbero 

stati unicamente isolati in ospedale da parte delle autorità croate, a causa 

di un sospetto di coronavirus, senza ulteriore presa in carico, risulta dagli 

stessi inserti di causa e dalle dichiarazioni degli insorgenti che il ricorrente 

D-43/2021 

Pagina 17 

3 è stato ricoverato in ospedale in Croazia per essere curato ed ivi sareb-

bero stati fatti anche degli accertamenti riguardo all’enuresi secondaria not-

turna di cui soffre tutt’ora il fanciullo (cfr. atto SEM n. 40/2 e n. 58/2). Que-

ste ultime asserzioni, rese peraltro in un primo tempo dai ricorrenti, fanno 

perlomeno dubitare della veridicità delle affermazioni incoerenti addotte 

soltanto in fase ricorsuale. Inoltre, sulla scorta delle asserzioni riferite dai 

ricorrenti nel corso del colloquio Dublino III, non si vede, a differenza del 

parere contrario espresso nel ricorso, come la SEM avrebbe dovuto porre 

ulteriori quesiti ai ricorrenti circa le cure che sarebbero state prodigate in 

Croazia al loro figlio C._______, in mancanza di qualsivoglia elemento con-

trario da parte loro in tale contesto. Neppure soccorrono in merito i ricor-

renti le loro allegazioni circa una violazione dell’art. 3 CDF nel caso di un 

trasferimento dei ricorrenti minorenni nel suddetto Paese, in quanto nel 

medesimo, come sopra già considerato (cfr. anche infra consid. 8.5.4), essi 

potranno trovare le cure mediche di cui necessitano. 

8.5  

8.5.1 Con riferimento alla situazione vigente in Croazia quale Stato mem-

bro Dublino, v’è da ritenere come secondo svariati rapporti sia di organiz-

zazioni nazionali che internazionali – anche citati nel gravame dai ricorrenti 

– vi siano delle evidenze circa il fatto che le autorità croate impediscano a 

richiedenti l’asilo di depositare una domanda d’asilo in Croazia e che li re-

spingano, in grandi numeri, in particolare alla frontiera con la F._______ ed 

I._______, forzandoli alla partenza. Circa la problematica dei cosiddetti 

“pushbacks” in Croazia, il Tribunale si è espresso in particolare nella sen-

tenza di riferimento E-3078/2019 del 12 luglio 2019 – citata anche nell’atto 

ricorsuale – in un caso di domanda di presa in carico del richiedente l’asilo 

ex art. 13 par. 1 Regolamento Dublino III da parte della Croazia, rilevando 

e riportando anche le fonti rilevanti per la questione dei pushbacks (cfr. 

consid. 5.6), ritenendo tuttavia di non doversi esprimere oltre circa la que-

stione con un’analisi maggiormente dettagliata della situazione. Invero, a 

mente del Tribunale, rientrerebbe nell’obbligo istruttorio della SEM – che 

avrebbe proceduto in specie con una motivazione standardizzata – in 

primo luogo esaminare se, alla luce delle conoscenze attuali, in Croazia 

per i richiedenti l’asilo in modo generale vi sia il pericolo di subire un tratta-

mento inumano o degradante (cfr. consid. 5.7). Il Tribunale ha poi prose-

guito nel suo esame, osservando come, in un secondo passo, se l’autorità 

inferiore arrivasse – dopo esame della situazione generale in Croazia – alla 

conclusione che il limite elevato posto dall’art. 3 par. 2 Regolamento Du-

blino III per ammettere delle carenze sistemiche nel sistema d’asilo croato 

non sia raggiunto, allora dovrebbe esaminare d’ufficio se, per il richiedente 

D-43/2021 

Pagina 18 

in questione in un esame individualizzato, egli sia esposto al rischio di vio-

lazioni ex art. 3 CEDU (cfr. consid. 5.8). Il Tribunale ha quindi lasciata 

aperta la questione a sapere se il sistema d’asilo croato presenti o meno 

delle carenze sistemiche. In una successiva sentenza E-4211/2019 del 

9 dicembre 2019 – sempre relativa il medesimo ricorrente di cui alla sen-

tenza di riferimento succitata – il Tribunale ha ribadito nuovamente quanto 

già concluso nella sua sentenza E-3078/2019 e segnatamente che, non 

avendo la SEM chiarito se la situazione d’accesso alla procedura d’asilo in 

Croazia appaia così difficile come era già stato il caso in E._______ negli 

anni 2009-2011, come pure se i pushbacks alle frontiere interessino anche 

le persone che si trovano già su suolo croato e quali persone siano effetti-

vamente toccate da tali azioni (cfr. consid. 3.3), l’autorità inferiore avrebbe 

nuovamente violato il suo obbligo di accertare in modo completo i fatti rile-

vanti per la causa (cfr. consid. 3.4. e 3.6. della sentenza citata). In seguito 

il Tribunale con diverse sue sentenze, ha precisato la giurisprudenza resa 

nella sentenza di riferimento E-3078/2019, ritenendo che la problematica 

dei pushbacks esplicata in quest’ultima sentenza di riferimento riguardi 

delle prese in carico ove al richiedente o ai richiedenti in oggetto era stato 

impedito o rifiutato di depositare una domanda d’asilo in Croazia con un 

allontanamento verso il confine della F._______ ed I._______ da parte 

delle autorità di polizia croate e non invece delle riprese in carico ove i 

richiedenti l’asilo in oggetto avevano potuto depositare una domanda 

d’asilo nel Paese succitato. Invero, la menzionata sentenza di riferimento 

tematizza la situazione di persone, le quali nel loro transito illegale attra-

verso la Croazia vengono fermate e respinte o rinviate alla frontiera della 

F._______ e I._______. Tra le persone che possono dar luogo ai cosiddetti 

pushbacks rientrano i richiedenti l’asilo, ai quali viene negata la possibilità 

di depositare una domanda d’asilo o viene impedito l’accesso ad una pro-

cedura equa (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale D-5691/2020 preci-

tata consid. 6.2.3, F-4456/2020 del 15 settembre 2020 consid. 6.4,  

F-4204/2020 del 2 settembre 2020 consid. 4.3, F-2315/2020 dell’11 mag-

gio 2020 consid. 6.2, D-405/2020 del 28 gennaio 2020 consid. 6.1,  

E-6105/2019 del 12 dicembre 2019 consid. 6.1, D-5430/2019 del 5 novem-

bre 2019 consid. 3.2 e 3.3). Tuttavia, date le evenienze documentate ri-

guardo ai maltrattamenti compiuti dalla polizia ed alle autorità di frontiera 

croate nei confronti di migranti, tra i quali anche dei richiedenti l’asilo, come 

già sottolineato dal Tribunale nelle succitate sentenze E-3078/2019 (cfr. 

consid. 5.6) e E-4211/2019 (cfr. consid. 3.2 e 3.3), la scrivente autorità non 

può arrestare la sua analisi alla presunzione generica che la Croazia tratti 

in modo adeguato, rispetto alle garanzie minime previste nell’intero sistema 

d’asilo dell’Unione europea, le persone che richiedono l’accesso a tale si-

stema (cfr. in proposito la sentenza del Tribunale E-4211/2019 consid. 3.4 

D-43/2021 

Pagina 19 

con riferimenti citati). Invero, come ricordato sopra, la presunzione che la 

Croazia rispetti i suoi obblighi internazionali, può essere sovvertita in un 

caso specifico, laddove sussistano degli elementi seri e concreti di viola-

zioni di norme internazionali, che devono però essere rese verosimili 

dall’interessato (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 seg.; sentenza del Tribu-

nale D-5698/2017 del 6 marzo 2018 consid. 5.3.1).  

8.5.2 Venendo ora al caso in parola, dalle insorgenze di causa risulta che 

gli insorgenti abbiano richiesto asilo in Croazia, anche se involontaria-

mente secondo le loro asserzioni, il (…), ed in seguito che sarebbero stati 

accolti per quanto attiene B._______ con il marito ed il figlio D._______ in 

un centro, mentre che l’altro figlio C._______ sarebbe stato ricoverato in 

ospedale dalle autorità croate (cfr. atti SEM n. 38/2 e n. 40/2). Sempre dalle 

insorgenze processuali, si può inoltre desumere come gli interessati, dal 

(…) abbiano abbandonato in modo incontrollato il centro ricettivo ove erano 

alloggiati, ovvero a distanza di poco più di un mese dalla loro registrazione 

quali richiedenti l’asilo. Risulta inoltre come la loro procedura d’asilo è 

tutt’ora aperta in Croazia (cfr. atti SEM n. 54/1 e n. 55/1). In tal senso, le 

considerazioni riguardo alle difficoltà che il sistema d’asilo croato presen-

terebbe per il deposito di una domanda d’asilo come pure in relazione alle 

possibilità ricettive e di cure prodigate ai richiedenti l’asilo esposte nel ri-

corso, non possono nel caso di specie essere seguite e pertanto i ricorrenti 

non possono prevalersi con successo, in tal senso, dell’applicazione della 

giurisprudenza succitata. Invero essi hanno potuto presentare la loro do-

manda d’asilo in Croazia, ciò che è stato pure confermato dalle autorità 

croate. Peraltro, non vi sono elementi agli atti per ritenere come ai richie-

denti possa essere anche in futuro negato dalle autorità croate, l’esame 

della loro domanda d’asilo, posto anche che il loro proseguimento del viag-

gio dopo un soggiorno breve su suolo croato, possa essere interpretato 

come un ritiro della loro domanda d’asilo nel predetto Stato membro.  

8.5.3 Occorre tuttavia ancora valutare, come sopra rammentato (cfr. con-

sid. 8.5.1), se i ricorrenti abbiano reso verosimili degli indizi seri e concreti 

di violazioni di norme di diritto internazionale da parte della Croazia – ri-

spetto alla loro situazione di salute (cfr. infra consid. 8.5.4) come pure in 

merito agli allegati maltrattamenti subiti da parte delle autorità croate 

nell’ambito di pushbacks (cfr. infra consid. 8.5.5) – che possano risultare 

ostativi ad un loro trasferimento nel succitato Stato membro. 

8.5.4  

8.5.4.1 Riguardo il respingimento forzato di persone che soffrono di pro-

blemi medici la CorteEDU ha statuito che lo stesso non è suscettibile di 

http://links.weblaw.ch/BVGer-D-5698/2017

D-43/2021 

Pagina 20 

costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’inte-

ressato non si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua 

morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-

teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 

consid. 7.1). A tal proposito, la CorteEDU ha successivamente precisato in 

una sua sentenza, che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche 

sussistere qualora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in as-

senza di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà con-

frontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggiora-

mento delle condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una 

significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). 

8.5.4.2 Ora, dalle insorgenze di causa, si evince come il ricorrente 1, soffra 

di una cefalea cronica recidivante che viene trattata con una terapia di (…) 

e di (…), come pure di disturbi dell’adattamento (F43.2), che viene invece 

curato con una terapia a base di (…) ed (…) (cfr. atti SEM n. 60/2, n. 76/2, 

n. 81/2, n. 82/2). Anche se nel rapporto medico del (…) del (…) (cfr. atto 

SEM n. 81/2), viene consigliato di esaminare nel seguito se egli non abbia 

sviluppato dei sintomi psicotici rispetto al suo sentimento di essere osser-

vato, non risulta nel seguito ci sia stata la necessità per il ricorrente 1 di 

svolgere ulteriori consulti medici per appurare lo stesso, a parte l’inizio e la 

prosecuzione del trattamento psichiatrico a base di (…) (cfr. atti SEM 

n. 82/2, n. 83/2 e n. 102/1), come pure l’indicazione di svolgere tra due e 

sei mesi dopo l’inizio della terapia un controllo dei parametri quali il sangue, 

la creatinina, i valori epatici, TSH (cfr. atto SEM n. 81/2). Non si può per-

tanto seguire l’argomentazione dei ricorrenti esposta nel gravame, se-

condo la quale vi sarebbero ancora da valutare gli eventuali sintomi psico-

tici del ricorrente 1, essendo che le sue diagnosi risultano essere state ade-

guatamente delucidate, come pure i trattamenti che egli segue e di cui ne-

cessita risultano essere stati impostati. In tale contesto, lo scritto del rap-

presentante legale degli insorgenti del 15 gennaio 2021 sullo stato di sa-

lute del ricorrente 1 come pure l’F2 del (…), non sono atti a mutare l’ap-

prezzamento del Tribunale in merito. Invero quest’ultimo, non dà atto che 

della conosciuta diagnosi di disturbi dell’adattamento con la continuazione 

dell’assunzione di (…) ([…] dal […]), trattamento già impostato in prece-

denza. 

Per quanto attiene la ricorrente 2, le problematiche minori sia ginecologi-

che che dentali da lei incorse, risultano essersi nel frattempo, con l’ade-

guato trattamento ricevuto, risolte positivamente (cfr. atti SEM n. 52/2, 

n. 53/2, n. 56/2, n. 59/2, n. 61/2, n. 63/2, n. 70/2, n. 71/2, n. 72/2, n. 75/2, 

D-43/2021 

Pagina 21 

n. 77/2 e n. 79/2). Dopo i consulti medici effettuati per i problemi visivi  

lamentati (cfr. atti SEM n. 53/2, n. 62/4, n. 73/2 e n. 74/5), alla ricorrente 2 

è stato diagnosticato un cheratocono ad entrambi gli occhi, moderata-

mente avanzato nella parte sinistra, mentre che meno nella parte destra. 

Per questa patologia le sono stati prescritti un paio di occhiali ed è stato 

consigliato un nuovo controllo della vista circa tra dieci mesi (cfr. atto SEM 

n. 74/5). Nel messaggio elettronico del 21 dicembre 2020 del medico del 

centro per richiedenti l’asilo di J._______, risulta inoltre come la richiedente 

soltanto il (…) si sia nuovamente lamentata di disturbi del sonno e 

dell’umore, per i quali però avrebbe rifiutato ogni trattamento medicamen-

toso (cfr. atto SEM n. 83/2 e n. 84/2). Alla luce di tale quadro chiaro della 

situazione valetudinaria della ricorrente 2, ove sia la diagnosi che i tratta-

menti necessari le sono stati prescritti o proposti (per quanto concerne i 

disturbi del sonno e dell’umore), non occorre esaminare oltre, come propo-

sto dai ricorrenti nel gravame, lo stato psichico della ricorrente 2. Invero, 

dai vari consulti medici da lei avuti, non risulta esservi alcun elemento che 

dovesse condurre l’autorità inferiore a ritenere necessario indagare oltre 

tale aspetto. 

Per quanto poi concerne i due bambini, dagli atti risulta quanto segue. Il 

ricorrente 4 è stato visitato in data (…) dal pediatra, sia per valutare il suo 

stato di salute fisico che psicologico, ed è risultato tutto normale (cfr. atto 

SEM n. 57/2). Per il medesimo non sono state previste ulteriori visite, salvo 

per la somministrazione di eventuali vaccini. Circa invece il fratello 

C._______, è stato segnalato nel rapporto medico del (…), come il bam-

bino sia in salute, con segni di problematiche socio-psichiatriche dovute 

alla fuga; probabili regolari mal di testa di tipo tensivo, come pure un’enu-

resi secondaria notturna già da un anno. Degli accertamenti medici effet-

tuati sia in Croazia che in Svizzera non avrebbero segnalato nulla di rile-

vante dal profilo organico (cfr. atto SEM n. 58/2). Per la cura dell’enuresi 

notturna, è stata impostata una terapia a base di (…) dal (…) – assunzione 

del medicamento interrotto a partire dal (…) secondo indicazione del me-

dico curante (cfr. atto SEM n. 68/2) – nonché è stato approntato un (…). 

Nel seguito è stato spiegato ai genitori come regolarsi per l’assunzione dei 

liquidi da parte del bambino (cfr. atto SEM n. 68/2). Per il resto, per lo stato 

febbrile presentato dal ricorrente 3 il (…) (cfr. atto SEM n. 69/2), a parte la 

prescrizione di (…) per la febbre, non si è segnalato alcun seguito di nota 

(cfr. anche in merito alla sua situazione medica attuale, atto SEM n. 83/2). 

Anche rispetto allo stato di salute dei bambini, non si può pertanto seguire 

l’argomentazione contraria espressa dai ricorrenti nel gravame, secondo i 

quali vi sarebbe ancora da chiarire nei loro confronti il loro stato psichico 

D-43/2021 

Pagina 22 

nonché gli aiuti che essi necessiterebbero in tal senso, come pure che sa-

rebbero prevedibili dei trattamenti di tipo psicosomatico anche in futuro per 

i medesimi. Invero, una valutazione del loro stato di salute sia fisico che 

psicologico è già stata adempiuta ed al momento anche da parte dei medici 

curanti non è stata segnalata alcuna necessità di procedere con altri esami, 

rispetto a quelli già effettuati in merito dai fanciulli.  

8.5.4.3 Pur considerando con la dovuta attenzione lo stato di salute degli 

insorgenti, dagli atti all’inserto, non si evince perciò la necessità per gli 

stessi di rimanere in Svizzera poiché altrimenti il loro stato di salute si de-

graderebbe a tal punto da metterne in pericolo concretamente la loro vita 

o il loro stato di salute, secondo quanto previsto dalla giurisprudenza suc-

citata (cfr. supra consid. 8.5.4.1). In tal senso, agli occhi del Tribunale, i 

trattamenti necessari per la cura delle patologie di cui sono affetti i ricor-

renti, possono essere senz’altro proseguiti in Croazia, che dispone in tal 

senso di un’infrastruttura medica sufficiente (cfr. anche supra consid. 8.4). 

Non vi è dunque alcun motivo di dubitare circa il fatto che anche le even-

tuali terapie prescritte in Svizzera, possano essere proseguite in Croazia. 

In tale contesto va ulteriormente rammentato come, lo Stato di destina-

zione, in quanto firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere af-

finché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria compren-

dente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento es-

senziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assi-

stenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienze 

particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psi-

chica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza). Incomberà inoltre alle auto-

rità svizzere trasmettere alle autorità croate, anticipatamente ed in modo 

appropriato, le informazioni che permettano una presa in carico medica 

degli interessati, adeguata e conforme alle patologie di cui sono affetti. In 

tal senso, non vi è motivo di dubitare che l’autorità preposta comunichi allo 

Stato in questione la situazione medica degli insorgenti (cfr. art. 31 e 32 

Regolamento Dublino III), come d’altronde già rilevato a ragione anche 

dall’autorità inferiore nella decisione impugnata. In tal senso, e per quanto 

già sopra rilevato, la censura di un accertamento incompleto ed inesatto 

dei fatti sollevata nel gravame dagli interessati, riguardo la loro situazione 

medica, risulta essere infondata.  

8.5.5 Concernente i maltrattamenti asseriti dai ricorrenti in Croazia, il Tri-

bunale non può invece seguire, per lo meno allo stato attuale degli atti, le 

argomentazioni esposte nella decisione avversata. In quest’ultima invero 

l’autorità inferiore, senza escludere la verosimiglianza che gli insorgenti ab-

biano potuto incorrere in maltrattamenti da parte delle autorità di frontiera 

D-43/2021 

Pagina 23 

e di polizia croate, ha liquidato la questione con un’argomentazione gene-

rica, affermando che gli stessi non avrebbero apportato alcuna prova a 

supporto ed avrebbero potuto denunciare gli stessi, nonché che si tratte-

rebbe di atti commessi da terzi contro i quali essi potrebbero beneficiare in 

Croazia del relativo sostegno ed adire le preposte vie legali anche in futuro. 

Tuttavia, la SEM, malgrado i ricorrenti abbiano da subito ed in modo coe-

rente sollevato in corso di procedura di aver subito dei maltrattamenti nel 

succitato Paese (cfr. atti SEM n. 38/2, n. 40/2) – che risultano elementi im-

portanti a favore della verosimiglianza degli stessi – è giunta all’apprezza-

mento esposto nella decisione avversata, senza aver interrogato in modo 

più approfondito gli insorgenti in merito agli stessi. In particolare, la gravità 

delle angherie sollevate, che sono messe in relazione dai ricorrenti anche 

con il loro stato psicosomatico (cfr. atti SEM n. 38/2, n. 40/2, n. 81/2) – eve-

nienza che appare peraltro pure in parte confermata anche dai rapporti 

medici agli atti (cfr. atti SEM n. 58/2, n. 61/2, n. 81/2, n. 83/2, n. 84/2) – si 

rivela essere un elemento essenziale per la valutazione dell’ammissibilità 

del trasferimento dei ricorrenti nel succitato paese, in particolare sotto 

l’aspetto dell’art. 3 CEDU. Invero, se d’un canto, come già sopra rilevato e 

come ritenuto a ragione dalla SEM nella decisione avversata, il Tribunale 

ritiene che i ricorrenti non dovrebbero riscontrare alcuna problematica d’ac-

cesso al sistema d’accoglienza croato (cfr. supra consid. 8.5.2); d’altro 

canto l’esame se i ricorrenti, nel caso di un loro trasferimento in Croazia, 

potrebbero subire un «real risk» di essere vittime di trattamenti inumani o 

degradanti ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 4 della CartaUE, va al di là 

della mera possibilità d’accesso a tale sistema d’asilo. Mancando però da 

parte della SEM qualsivoglia approfondimento delle allegate violenze su-

bite da parte degli insorgenti alla frontiera croata, tale esame non può es-

sere effettuato in modo completo. La lacunosità degli accertamenti in tal 

senso da parte dall’autorità inferiore, rende inoltre impossibile per il Tribu-

nale esaminare se l’apprezzamento della SEM riguardo la non entrata nel 

merito della domanda d’asilo dei ricorrenti, non ritenendo quindi di con-

vesso applicabile la clausola di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 Regola-

mento Dublino III, rispetti i criteri sopra definiti (cfr. supra consid. 7.6) e 

quindi neppure se l’autorità inferiore abbia esercitato o meno in maniera 

arbitraria il suo potere di apprezzamento circa l’esistenza di motivi umani-

tari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

8.6 In definitiva, i presupposti sulla cui base è stata negata la non entrata 

nel merito nella domanda d’asilo dei ricorrenti da parte dell’autorità infe-

riore, si fondano d’un canto su di un accertamento inesatto ed incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi) concernenti gli 

asseriti maltrattamenti subiti dagli insorgenti in Croazia. D’altro canto gli 

D-43/2021 

Pagina 24 

stessi non risultano conformi al diritto internazionale e federale in materia, 

ravvisando peraltro, sempre sull’aspetto delle angherie subite in Croazia, 

una violazione da parte della SEM del suo obbligo di motivare sufficiente-

mente la decisione derivante dal diritto di essere sentito (art. 106 cpv. 1 

lett. a LAsi). La decisione impugnata va pertanto annullata. 

9.  

9.1 Considerati i sopra già esposti principi (cfr. consid. 6.2) nella fattispe-

cie, a parte risultare necessario un complemento istruttorio circa i maltrat-

tamenti incorsi dai ricorrenti in Croazia, salvaguardandone di convesso an-

che il principio della doppia istanza di giudizio, poiché i ricorrenti potranno 

nuovamente contestare tali evenienze, le quali, per definizione, saranno 

nuove (cfr. DTAF 2019 1/5 consid. 2.3), un rinvio degli atti all’autorità infe-

riore si impone. Ciò poiché la SEM possa – dopo il completamento 

dell’istruzione – esercitare il suo pieno potere d’esame per l’eventuale ap-

plicazione della clausola di sovranità ex art. 17 par. 1 Regolamento Dublino 

III e concretizzata in diritto interno svizzero all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, que-

stione sulla quale il Tribunale, invece, dispone di un potere di apprezza-

mento ridotto (cfr. anche supra consid. 7.6). Il Tribunale può inoltre esimersi 

dall’esaminare le ulteriori e residuali censure. 

9.2 Per le sopra delimitate ragioni, il ricorso è quindi accolto e la decisione 

della SEM del 28 dicembre 2020 è annullata. Gli atti di causa sono tra-

smessi all’autorità inferiore affinché la stessa proceda, in termini ragione-

voli (art. 29 cpv. 1 Cost.), a completare l’istruttoria ed a pronunciare una 

nuova decisione rispettosa dei considerandi della presente sentenza. L’au-

torità intimata è segnatamente invitata ad accertare con la debita esausti-

vità quali maltrattamenti avrebbero subito i ricorrenti in Croazia, per poter 

in seguito statuire riguardo la loro verosimiglianza ed intensità, aspetti de-

terminanti in particolare per l’esame successivo sotto l’aspetto dell’ammis-

sibilità di un trasferimento dei ricorrenti nel succitato Paese ai sensi 

dell’art. 3 CEDU. Se la SEM, dopo tali approfondimenti ed esame, giun-

gesse alla conclusione che un trasferimento degli insorgenti violerebbe 

delle norme internazionali, sarà tenuta ad applicare la clausola di sovranità 

ex art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e ad entrare quindi nel merito 

della loro domanda d’asilo in Svizzera. Se al contrario, la SEM dovesse 

ritenere di dover confermare la sua decisione di non entrata nel merito della 

domanda d’asilo dei ricorrenti, l’autorità precitata avrà premura di emanare 

una decisione negativa sufficientemente motivata confrontandosi sia con 

l’insieme delle risultanze deducibili dagli atti, sia spiegando in modo parti-

colare gli elementi che supporterebbero nel caso di specie una mancata 

applicazione della clausola di sovranità. 

D-43/2021 

Pagina 25 

10.  

Con la presente sentenza, le misure supercautelari pronunciate dal Tribu-

nale il 6 gennaio 2021 sono revocate. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell’effetto sospensivo è divenuta senza oggetto. 

12.  

Altresì, per lo stesso motivo summenzionato al consid. 11, l’istanza ten-

dente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presu-

mibili spese processuali, risulta pure senza oggetto. 

13.  

Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 PA). Pertanto l’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese di giustizia, è divenuta senza 

oggetto. Inoltre, ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite indennità 

ripetibili, in quanto i ricorrenti sono assistiti dalla rappresentante legale de-

signata dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi. 

14.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-43/2021 

Pagina 26 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 28 dicembre 2020 è  

annullata e gli atti di causa le sono ritrasmessi per il completamento 

dell’istruttoria e la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei  

considerandi. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 6 gennaio 2021 dal Tribunale sono 

revocate. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Non si assegnano indennità ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità  

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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