# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59083f7b-603d-5cc4-a894-6b9195914510
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-05-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 21.05.2021 11.2020.123
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2020-123_2021-05-21.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2020.123

  	
  Lugano,

  21 maggio 2021/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa DM.2020.51 (divorzio su richiesta comune) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con istanza del 26 febbraio 2020 da

 

	
   

  	
   AP 2 , e 

   AP 1 

  (già patrocinati dall'avv.   ),

  
	
   

  	
   

  	 

giudicando
sull'appello del 14 settembre 2020 presentato da AP 2 e AP 1 contro la sentenza
emessa il 13 luglio 2020 dal Pretore aggiunto;

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   AP 1 (1963),
cittadino italiano, e AP 2 (1964) si sono sposati a __________ il 23 febbraio
1990. Dal matrimonio sono nati L__________ (1991) e G__________ (1993), ora maggiorenni
e indipendenti. I coniugi vivono separati dal 2010, quando il marito ha
lasciato l'abitazione coniugale (particella n. 563 RFD di __________, proprietà
della moglie) per trasferirsi in un appartamento nel medesimo Comune. Il 26
febbraio 2020 i coniugi han­no presentato al Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, un'istanza di divorzio su richiesta comune con intesa totale. Per
quanto attiene alla previdenza professionale, la convenzione sugli effetti del
divorzio da loro stipulata prevedeva:

                                         5.   Previdenza
professionale e vincolata

                                         a)   Moglie

                                         La
prestazione di libero passaggio della moglie, dedotta la parte stimata

                                         al matrimonio
nonché i relativi interessi su quell'importo, ammonta a fr. 268 679.40.

                                         b)   Marito

                                         Il marito nel 2009 ha prelevato l'avere di
vecchiaia LPP, pari a fr. 88 245.60, accumulato in costanza di
matrimonio per avviare la propria attività indipendente.

                                         Attualmente
egli dispone dei seguenti averi/risparmi previdenziali (3a e 3b):

                                         polizza n.
G.3.__________:        fr. 63 019.–

                                         polizza n.
G.6.__________:        fr. 17 609.–

                                         polizza n. 6.__________:           fr.
40 451.–.           

                                   c)   Rinuncia
reciproca

                                         Considerata
la separazione di lunga durata, l'equivalenza degli importi indicati ad 5a e 5b
della presente convenzione, considerato inoltre come entrambi i coniugi sono in
grado di costituirsi un'adeguata previdenza per la vecchiaia, essi rinunciano
alla suddivisione della cassa pensioni rispettivamente ad un'equa indennità per
il prelievo anticipato del secondo pilastro ed al versamento di metà della
previdenza libera e vincolata accumulata in costanza di matrimonio. 

                                              

                                  B.   Assunta altra
documentazione, all'udienza del 9 giugno 2020, indetta per l'audizione
congiunta e separata dei coniugi, il Pretore aggiunto ha avvertito AP 2 e AP 1
che in materia di previdenza professionale la convenzione sugli effetti del
divorzio non poteva essere omologata, poiché la prestazione d'uscita maturata
dalla moglie andava divisa a metà. I coniugi hanno accettato così di registrare
a verbale la seguente modifica:

                                         Le parti chiedono di omologare quanto segue:

                                         È fatto ordine alla Cassa pensioni __________ di __________, __________,
__________, di trasferire l'importo di fr. 143 647.60 dall'avere previdenziale
di AP 2 (n. AVS __________.__________.__________.__________) a favore di un
conto di libero passaggio intestato a AP 1 (n. AVS __________.__________.__________.__________)
che verrà aper­to da quest'ultimo, le cui coordinate verranno comunicate alla
Pretura nel termine indicato a dispositivo. 

                                         

                                         I coniugi hanno poi
confermato, in audizione separata, la volontà di
divorziare e il contenuto della convenzione modificata in udien­za, al
che il Pretore aggiunto ha impartito a AP 1 un termine per comunicare le
coordinate di un conto di libero passaggio per l'accredito della somma a lui
dovuta dalla cassa pensione della moglie. Egli ha accertato così l'omologabilità
della convenzione, precisando che avrebbe emanato la sentenza non appena gli
fossero stati comunicati gli estremi del menzionato conto di libero passaggio.
Il 1° luglio 2020 AP 1 ha fatto seguire al Pretore aggiun­to i documenti giustificativi
che attestano l'apertura di un conto di libero passaggio a suo nome presso la
Cassa __________ __________.

 

                                  C.   Statuendo con
sentenza del 13 luglio 2020, il Pretore aggiunto ha pronunciato il divorzio e
omologato la convenzione modificata all'udien­za del 9 giugno 2020,
riproducendo la seguente clausola relativa alla previdenza professionale nel
dispositivo n. 2.3 della decisione:

                                         È fatto ordine alla Cassa
pensioni __________ di __________, __________, __________, di trasferire l'importo di fr. 143 647.60
dall'avere previdenziale di AP 2 (n. AVS __________.__________.__________.__________)
a favore del conto di libero passaggio intestato a AP 1 (n. AVS __________.__________.__________.__________)
presso la Ban­ca __________ __________, __________, __________ (IBAN __________).

 

                                         Le spese processuali di
fr. 2000.– sono state poste a carico dei coniugi in ragione di metà
ciascuno.

 

                                  D.   Contro la sentenza
appena citata AP 2 e AP 1 han­no ricorso entrambi a questa Camera con un
appello unico del 14 settembre 2020 nel quale chiedono che la decisione
del Pretore aggiunto sia riformata, modificando il dispositivo n. 2.3 come
segue:

                                         2.3 Previdenza professionale e vincolata

                                         Le parti rinunciano al
conguaglio della previdenza professionale rispettivamente a un'equa indennità
per il prelievo anticipato del secondo pilastro ed al versamento di metà della
previdenza libera e vincolata accumulata in costan­za di matrimonio.

 

                                         Il
12 aprile 2021 i coniugi hanno trasmesso spontaneamente alla Camera, inoltre, un
“calcolo previsionale” della rendita di vecchiaia spettante a AP 1, eseguito l'8 aprile
2021 dal-l'Istituto delle assicurazioni sociali, Cassa cantonale di
compensazione AVS/AI/IPG.

 

Considerando

 

in diritto:                   1.   Le sentenze di divorzio sono appellabili entro 30
giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che, ove rimangano in
discussione mere controversie patrimoniali, il valore litigioso rag-giungesse
almeno fr. 10 000.– secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella
decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Qualora l'appello verta su un punto
regolato consensualmente in una convenzione sugli effetti del divorzio
omologata dal giudice non sussisteva tuttavia controversia davanti alla
giurisdizione di pri­mo grado. In simili circostanze fa stato perciò il valore
dell'ogget­to litigioso in appello (I CCA, sentenza inc. 11.2020.1 del 28
gennaio 2021 consid. 1 con richiamo).

 

                                         Nella
fattispecie gli appellanti contestano l'omologazione della clausola n. 3 relativa
alla convenzione sugli effetti del divorzio modificata all'udienza del 9 giugno
2020, clausola che prevede il trasferimento di fr. 143 647.60
dell'avere previdenziale della moglie a un conto di libero passaggio intestato
al marito. Il valo­re litigioso è quindi ampiamente raggiunto. Quanto alla
tempestività dell'appello, la sentenza impugnata è pervenuta al precedente
patrocinatore comune dei coniugi il 14 luglio 2020 (tracciamento
dell'invio n. 98.__________, agli atti), di modo che il termine di impugnazione è
rimasto sospeso fino al 15 agosto 2020 incluso (art. 145 cpv. 1 lett. b CPC).
Introdotto il 14 settembre 2020 (timbro postale sulla busta d'invio), l'appello in esa­me è pertanto ricevibile. 

 

                                   2.   In
pendenza di appello, il 12 aprile 2021, i coniugi hanno trasmesso a questa
Camera, di loro iniziativa, un “calcolo previsionale” del­l'8 aprile 2021 in
cui l'Istituto delle assicurazioni sociali, Cassa cantonale di compensazione
AVS/AI, comunica a AP 1 il presunto ammontare
della rendita di vecchiaia (fr. 1931.– mensili dal 1° ottobre
2028). Esibito senza indugio, il documento nuovo è successivo all'emanazione
della sentenza impugnata ed è quindi proponibile (art. 317 cpv. 1 CPC). Anche
perché, non fosse stato prodotto spontaneamente dai coniugi, l'atto andava richiesto
d'ufficio siccome necessario per il giudizio.

                                      

                                   3.   La regolamentazione degli
effetti del divorzio pattuita in una convenzione omologata dal giudice può
essere impugnata da un coniuge ancorché questi abbia firmato l'accordo senza
riserve. Mentre il principio del divorzio è appellabile solo per vizi della volontà
(art. 289 CPC), i dispositivi dell'omologazione che riguardano
gli effetti accessori sono impugnabili liberamente (FF 2006 pag. 6736 in
fondo). Ciò non significa che l'autorità d'appello riesamini tali dispositivi
secondo libero apprezzamento. Non va dimentica­to invero che alla base della
convenzione sta pur sempre un'intesa. Per ottenere l'annullamento di dispositivi concernenti l'omologazione di determinati effetti
accessori in una sentenza di divorzio l'appellante deve
dimostrare che gli effetti contestati offendono norme del diritto imperativo
oppure ch'egli non ha firma­to l'accordo di sua libera volontà e dopo matura
riflessione oppu­re che i punti contestati non sono chiari, sono incompleti o
sono manifestamente inadeguati (I CCA, sentenza inc. 11.2020.1 del 28 gennaio
2021 consid. 3 con riferimento).

 

                                   4.   Nella sentenza
impugnata il Pretore aggiunto ha rilevato “che, per quanto concerne le
conseguenze accessorie del divorzio, i coniugi hanno concluso, di loro libera
volontà e dopo matura ri-flessione, una convenzione che, con le modifiche
apportate in occasione dell'udienza del 9 giugno 2020, appare adeguata alle
circostanze, chiara e completa per cui nulla osta alla sua omologazione (art.
279 CPC)”. Nelle condizioni descritte egli ha approvato l'accordo, compresa la
clausola n. 3 che prevede il trasferimento di fr. 143 647.60 dall'avere previdenziale maturato dalla moglie presso
l'istituto di previdenza __________ della __________ a un conto di libero
passaggio intestato al marito.

 

                                   5.   Gli appellanti rammentano
che all'udienza del 9 giugno 2020 il Pretore aggiunto non ha ritenuto
omologabile la rinuncia alla suddivisione della previdenza professionale in
capo a AP 2, poiché a suo parere la prestazione d'uscita maturata dalla moglie andava
divisa a metà. Egli ha proposto così di modificare in tal senso la convenzione
sugli effetti del divorzio, ciò che il loro legale di allora ha accettato.
Ricevuta la sentenza di divorzio, gli appellanti fanno valere tuttavia di non esserne
rimasti convinti, di avere parlato con conoscenti e di avere svolto “qualche
ricerca”, giungendo alla conclusione che in realtà il loro accordo iniziale era
conforme all'art. 124b cpv. 1 CC, sicché per finire essi ritengono di
avere aderito alla proposta del Pretore aggiun­to versando in errore
essenziale. AP 2 – essi proseguono – ha costituito la propria previdenza
professionale di fr. 268 679.40
lavorando come dipenden­te, anche se sull'arco di qualche anno ha ridotto il
grado d'occupazione per occuparsi dei figli. Riguardo a AP 1, dipendente fino
al 2009, egli ha ritirato il proprio avere previdenzia­le per aprire una ditta
di giardinaggio, ma ha polizze del “terzo pilastro” per un valore di riscatto
di fr. 121 079.60.

 

                                         Al momento della pensione
– soggiungono gli appellanti – AP 2 percepirà una rendita AVS, avrà cumulato un
capitale di fr. 465 000.– a titolo di “secondo
pilastro” e continuerà a possedere in comproprietà, per un mezzo, una casa a __________.
AP 1 riceverà a sua volta una rendita AVS, disporrà di tre polizze del “terzo
pilastro” per un valore di riscatto complessi­vo a quel momento di fr. 220 217.– e continue­rà a possedere anch'egli, in
comproprietà per un mez­zo, la casa a __________. Inoltre fino al pensionamento
egli potrà ancora accantonare risparmi per almeno fr. 150 000.– e se venderà la ditta potrà ricavare
altri fr. 50 000.–. L'accordo iniziale sottoposto
al Pretore aggiunto era perciò equo, anche se le spettanze previdenziali di ciascun
coniuge non sono identiche, e meritava di essere omologato. Dividere la sola prestazione
d'uscita della moglie senza tenere conto degli averi di “terzo pilastro” del
marito, del prelievo anticipato del “secondo pilastro” da parte di lui e della
lunga separazione dei coniugi durata quasi dieci anni – epilogano gli
appellanti – è ingiusto e penalizzante. Essi chiedono così che la senten­za impugnata
sia riformata nel senso di approvare la loro intesa originaria.

 

                                   6.   Prima di omologare
una convenzione sugli effetti del divorzio il giudice si assicura che i coniugi
abbiano firmato l'accordo “di loro libera volontà e dopo matura riflessione”,
verificando inoltre che l'intesa sia “chiara, completa e non manifestamente
inadeguata” (art. 279 cpv. 1 CPC). Quanto all'adeguatezza, egli accerta che la
convenzione non si scosti in misura ragguardevole da quanto risulterebbe equo in mancanza di accordo, dovendosi
tutelare la parte economicamente più debole da atti di leggerezza,
inesperienza o condiscendenza (RtiD II-2014 pag. 876 consid. 6a con rinvii). Di regola, ad ogni modo, il
giudice rifiuta l'omologazione solo in caso
di sproporzione evidente e immediatamente riconoscibile rispetto alle
previsioni di legge (sentenza del Tribunale federale 5A_1031/2019
del 26 giugno 2020 consid. 3.2 con riferimenti in:
FamPra.ch 2020 pag. 1016), che si tratti di mantenimento dopo il
divorzio o di scioglimento del regime dei beni. Diverso è il caso in materia di
previdenza professionale. A tale riguardo il giudice non si limita a verificare
che la convenzione non sia “manifestamente inadegua­ta”, ma controlla – come farebbe
in tema di filiazione – che la convenzione non sia anche soltanto “inadeguata” (sentenza
del Tribunale federale 5D_148/2017 del 13 ottobre 2017 consid. 3.1 in:
FamPra.ch 2018 pag. 223; v. anche Tappy
in: Commentaire romand, CPC, 2ª edizione, n. 20 ad art. 280 con
rinvio).

 

                                         Per
quanto attiene alla previdenza professionale in particolare, l'art. 280
cpv. 1 CPC prescrive che il giudice omologa una convenzione sul ripar­to delle
prestazioni d'uscita se – cumulativamente – i coniugi si sono accordati sulla
divisione e sulle relative modalità d'esecuzione (lett. a), se essi producono
un attestato degli istituti di previdenza interessati che confermi
l'attuabilità di quanto convenuto e l'importo degli averi determinanti o delle
rendite da dividere (lett. b) e il giudice si è convinto che la convenzione
corrisponde alla legge (lett. c). L'art. 124b cpv. 1 CC prevede
inoltre che “in una convenzione sugli effetti del divorzio i coniugi possono
derogare al principio della divisione per metà o rinunciare al conguaglio della
previdenza professionale “se rimane garantita un'adeguata previdenza per la
vecchiaia e per l'invalidità”. E l'art. 280 cpv. 3 CPC ribadisce che qualora
nella convenzione uno dei coniugi dichiari di rinunciare totalmente o
parzialmente al suo diritto, “il giudice verifica d'ufficio se sia garantita in
altro modo una corrispondente previdenza per la vecchiaia e per l'invalidità”.
Anche in tal caso, nondimeno, solo uno squilibrio relativamente importante tra
coniugi giustifica il rifiuto di omologare una rinuncia al conguaglio della
previdenza professionale (Tappy, op.
cit., n. 20 ad art. 280 CPC con rimando).

                                         

                                   7.   Nella
fattispecie risulta esplicitamente dalla convenzione sugli effetti del divorzio
stipulata dai coniugi il 26 febbraio 2020 che in costanza di matrimonio AP 2 ha
cumulato una prestazio­ne di libero passaggio di fr. 268 679.40 (doc. N, clausola n. 5 lett. a). Risulta altresì che,
come si evince dal doc. J, AP 1 ha estinto nel 2009 “l'ave­re di vecchiata LPP,
pari a

                                         fr. 88 245.60, accumulato in costanza di matrimonio,
per avviare la propria attività indipendente” e ch'egli è titolare di tre
polizze del “terzo pilastro” dal valore di riscatto di fr. 121 079.– complessivi (doc. N, clausola n. 5 lett.
b; doc. K, L e M). Nella convenzione i coniugi dichiarano pertanto che, considerata
la sostanziale equivalenza delle rispettive spettanze pensionistiche e la
possibilità per entrambi di costituirsi un'adeguata previdenza per la
vecchiaia, essi rinunciano “alla suddivisione della cassa pensioni
rispettivamente ad un'equa indennità per il prelievo anticipato del secondo
pilastro ed al versamento di metà della previdenza libera e vincolata
accumulata in costanza di matrimonio”. In pratica, secondo l'intesa, dopo il
divorzio ogni coniuge sareb­be rimasto titolare dei propri averi previdenziali,
senza avanzare pretese su quelli dell'altro (art. 124b cpv. 1 CC).

 

                                         La
clausola modificata dal Pretore aggiunto all'udienza del 9 giugno 2020 prevede unicamente,
invece, che l'istituto previdenzia­le di AP 2 corrisponda su un conto di libero
passaggio intestato a AP 1 la som­ma di fr. 143 647.60.
Tale importo dovrebbe corrispondere a metà della prestazione d'uscita acquisita
dalla moglie in costanza di matrimonio. In realtà la cifra è erronea, poiché corrispon­de
alla metà dell'intera prestazione d'uscita di fr. 287 295.20 acquisita dalla moglie sin dall'inizio
del­l'obbligo contributivo (come si desume dal doc. AA), mentre soggetti a
riparto sono esclusivamente gli averi previdenziali maturati dai coniugi dopo
la celebrazione del matrimonio (art. 122 cpv. 1 CC). Il capitale accumulato prima
di allora (in concreto fr. 5145.45: doc. AA, 2° foglio) rimane, con
gli interessi generati fino al riparto della prestazione d'uscita, all'assicurato.
Ma quan­to urta in concreto il sentimento di giustizia ed equità è una mancanza
più gra­ve, come si vedrà in appresso.

 

                                   8.   Gli
art. 122 segg. CC sanciscono il vicendevole diritto dei coniugi al conguaglio
della previdenza professionale acquisita nel corso del matrimonio e, se ciò non
è possibile, il diritto a un'indennità adeguata in capitale o sotto forma di
rendita (o una combinazio­ne di capitale e rendita). L'indennità entra in
considerazio­ne an-che se durante il matrimonio è avvenuto un pagamen­to o un
prelievo anticipato di fondi previdenziali e l'avere non è stato preso in
considerazione nel­l'ambito della liquidazione del regime matrimoniale (art.
124e cpv. 1 CC). Così, il coniuge che ha estinto la propria copertura
previdenziale per cominciare un'attività lucrativa indipendente senza più
essere soggetto alla pre­vi­denza

                                         professionale
obbligatoria (art. 5 cpv. 1 lett. b LFLP) deve indennizzare l'altro coniuge se,
in segui­to al divorzio, egli riceve la mezza prestazione d'uscita accumulata da
quel coniuge durante il matrimonio, a meno che di tale indennità sia già tenuto
calcolo liquidando il regime dei beni (Pichonnaz
in: Commentaire romand, Basilea 2010, n. 31 ad art. 124 vCC). Spetta al giudice
verificare simili circostanze, ciò che in concreto il Pretore aggiunto ha
totalmente omesso.

 

                                         Foss'anche
stata da suddividere obbligatoriamente nel caso specifico la prestazio­ne d'uscita
maturata da AP 2 durante il matrimonio, come reputa il Pretore aggiunto, la
convenzione modificata all'udienza del 9 giugno 2020 non poteva quindi essere
semplicemente omologata, ma occorreva previamente verificare se l'interessata,
chiamata a dividere la previdenza professionale con il marito, non avesse
diritto a un'indennità in capitale o sotto forma di rendita (o una combinazione
di capitale e rendi­ta). A maggior ragio­ne ove si consideri che, da parte sua,
AP 1 è titolare di tre polizze assicurative: una di previdenza libera
(“pilastro 3b”), dal valore di riscatto di fr. 41 115.–, e due di previdenza vincolata (“pilastro 3a”), dal valore di riscatto complessivo di fr. 83 978.–. È vero che all'udien­za del 9 giugno 2020 i coniugi erano
assistiti da una giurista praticante, la quale nulla ha eccepito riguardo
all'esigenza posta dal Pretore aggiunto, ma è altrettan­to vero che il
vicendevole diritto dei coniugi al conguaglio della previdenza professionale
acquisita nel corso del matrimonio (o, se ciò non è possibile, il diritto a
un'indennità adeguata) è imperativo. Il primo giudice non poteva perciò sorvolare
la questione, tanto meno dopo avere preteso egli medesimo il riparto della
prestazione d'uscita maturata da AP 2 durante il matrimonio. Nelle condizioni
descritte questa Camera avrebbe dovuto perciò annullare il dispositivo n. 2.3
della senten­za impugnata e rinviare gli atti al primo giudice perché statuisse
sulla parte mancante della causa di divorzio (l'eventuale indennità spettante a
AP 2), in applicazione dell'art. 124e cpv. 1 CC (art. 318 cpv. 1 lett. c
n. 1 CPC).

 

                                   9.   Sta di fatto che nel
caso specifico i coniugi hanno sottoposto al Pretore aggiunto una convenzione
sugli effetti del divorzio in cui dichiaravano di rinunciare al conguaglio
della previdenza profes-sionale con l'argomento che a entrambi sarebbe rimasta
garantita un'adeguata copertura per la
vecchiaia e per l'invalidi­tà (art. 124b cpv. 1 CC). La rinuncia
concerne manifestamente il solo AP 1, la moglie non potendo pretendere dal
marito, ormai privo di “secondo pilastro”, alcun conguaglio. D'altro lato, proprio
grazie all'inte­sa, AP 2 può conservare intatto il proprio capitale di cassa
pensione, suscettibile di assicurarle una situazione previdenziale
pacificamente tranquilla. Il problema è di sapere se un'adeguata previden­za
per la vecchiaia e per l'invalidità sia concretamente garantita anche a AP 1, nonostante
la rinuncia alla mez­za prestazione d'usci­ta acquisita dalla moglie durante il
matrimonio. A tal fine occorre valuta­re le circostanze personali di lui, in particolare
la sua età, i suoi redditi, il suo fabbisogno e tutti i suoi averi, anche di
quelli accantonati prima del matrimonio (FF 2013 pag. 4180 a metà). Non è
necessario che la sua previden­za professionale risulti equivalen­te a quella
cui egli avrebbe diritto sen­za la rinuncia convenzionale; basta ch'essa sia
“adeguata” (sentenza del Tribunale federale 5D_148/2017 del 13 ottobre
2017 consid. 4.1 con rinvii, in:
FamPra.ch 2018 pag. 224).

 

                                         a)   Se
non avesse rinunciato al conguaglio della previdenza professionale giusta
l'art. 124b cpv. 1 CC nei confronti della moglie, AP 1 si sareb­be visto
accreditare sul proprio conto di libero passaggio un capitale di fr. 141 074.85 proveniente dalla cassa pensio­ne di lei
(fr. 287 295.20 meno fr. 5145.45,
diviso due: sopra, consid. 7). Rinunciando al conguaglio, egli ha perduto tale
aspettativa. Rimane titolare però di due polizze di previdenza vincolata 3a
presso la

                                               __________
SA (G 3.__________, stipulata il 1° dicembre 2010, e

                                               G
6.__________, stipulata il 1° apri­le 2009: doc. K e L), il cui valo­re di
riscatto al momento in cui è stata presentata l'istanza comu­ne di divorzio
ammontava a complessivi fr. 83 978.–, e di
una polizza di previdenza libera 3b, sempre presso la __________ SA (n. 6.__________,
stipulata il 1° aprile 1991: doc. M), il cui valore di riscatto al momento
in cui è stata presentata

                                               l'istanza
comu­ne di divorzio era di fr. 41 115.–
(doc. BB). Quando è stata promossa la causa di divorzio, il 26 febbraio 2020, AP
1 possedeva di conseguenza averi del “terzo pilastro” per fr. 125 093.– complessivi, averi che in forza della
convenzione rimangono suoi.

 

                                               A
ciò si aggiunge la comproprietà della casa di vacanza a __________. Il valore
venale di tale quo­ta (un mezzo) non figura agli atti, ma il fondo ha un valo­re
di stima di fr. 181 000.– (doc. H),
seppure sia gravato da ipoteche per fr. 43 100.–
(doc. S). Per contro, non consta avere valore di rilievo la comproprietà (un
mezzo) di due terreni agricoli a

                                               __________.
AP 1 ha esposto poi attivi aziendali per fr. 60 949.– (dichiarazione d'imposta 2018: doc. H, prima pagina),
tant'è che nella convenzione sugli effetti del divorzio i coniugi hanno previsto:
“Ogni coniuge rimane proprietario dei propri conti bancari, il cui saldo si
equiva­le” (clausola n. 5 lett. f). Il che è spiegabile se si considera che la
moglie ha dichiarato di possedere “titoli e capitali” per fr. 65 164.– (dichiarazione d'imposta 2018: doc. H,
sesta pagina), mentre il marito ha dichiarato sostanza mobiliare per appena fr.
123.– (loc. cit., prima pagina).

 

                                         b)   Allorché
AP 1 avrà raggiunto l'età pensionabile, il 29 settembre 2028, le polizze citate
dianzi garantiranno un capitale di fr. 179 404.–
complessivi per quanto riguarda le due previdenze vincolate 3a e un capitale di
fr. 41 313.– per quel che sarà della
previdenza libera 3b (doc. K, L e M), onde un totale di fr. 220 717.–. Riguardo al tenore di vita dell'interessato,
all'udienza del 9 giugno 2020 dinanzi al primo giudice costui ha dichiarato un
reddito di fr. 4750.– netti mensili per rapporto a un fabbisogno minimo
(“allarga­to”, del diritto civile) di fr. 3078.80 mensili (verbale, pag. 2).
Nulla induce a supporre di conseguenza che con il margine disponibile egli non sia
in grado di continuare a versare i premi assicurativi fino al raggiungimento
dell'età pensionabi­le, finanziando le prestazioni garantite delle tre polizze.
Al pensionamento inoltre egli potrà ancora contare sulla comproprietà della casa
di vacanza a __________, mentre per quanto riguarda la ditta non è fuori luogo
presumere che, a fronte di attivi aziendali fiscalmente dichiarati per fr. 60 949.–, in caso di cessione egli potrà contare
su un provento di circa fr. 50 000.–, come
gli appellanti affermano nel ricorso.

 

                                         c)   AP
1 adduce, e con lui la litisconsorte, che prima del pensionamento egli avrà
modo di risparmiare ancora fr. 150 000.–
circa. L'argomentazione non è verosimile, sia perché il margine disponibile di
cui l'interessato fruisce rispetto al fabbisogno minimo serve già per
finanziare i premi delle tre citate polizze assicurative e non appare consen­tire
risparmi apprezzabili, sia perché un capitale liberamen­te disponibile non
costituisce una previdenza adeguata, nulla garantendo ch'es­so sussista integro
al pensionamen­to del titolare. Quanto infine alla durata della separazione
coniugale fatta valere dagli appellanti (dieci anni), essa non giustifica
deroghe al principio del riparto a metà della previden­za professionale né una
riduzione del­l'“indennità adeguata” spettante al coniuge che non riceve un
conguaglio per l'impossibilità di dividere la previdenza professionale da parte
dell'altro coniuge (DTF 133 III 401). Su questi punti l'appello è destinato
perciò all'insuccesso.

 

                                10.   Accertata
(per quanto possibile) la situazione in cui verserà AP 1 all'età del
pensionamento dopo avere rinunciato alla mezza prestazione d'usci­ta acquisita
dalla moglie durante il matrimonio, resta da determinare se egli avrà modo di
coprire almeno il proprio fabbisogno minimo, evitando di ricorrere a
prestazioni assistenziali dell'ente pubblico. Può darsi che dopo il
pensionamento egli non sia più in grado di sostenere il livello di vita
precedente, ma ciò si deve alla libera scelta di avere rinunciato al conguaglio
giusta ­l'art. 124b cpv. 1 CC. Ora, l'unico dato concreto circa il
fabbisogno minimo di AP 1 è quello da lui stesso dichiarato all'udienza del 9
giugno 2020 davanti al Pretore aggiun­to, di fr. 3078.80 mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, pigione fr. 850.–,
spese accessorie fr. 72.–, posteggio fr. 70.–, premio della cassa malati
fr. 324.50, assicurazione del­l'economia domestica e contro la responsabilità
civile fr. 22.–, assicurazione del­l'automobile fr. 154.30, imposta
di circolazione fr. 24.–, onere fiscale fr. 362.–). Si può ragionevolmente presumere
che dopo il pensionamento tale fabbisogno minimo rimanga per l'essenziale
invariato.

 

                                         Quanto
alle entrate, l'interessato percepirà la rendita AVS di fr. 1931.– mensili
(lettera 8 aprile 2021 dall'Istituto delle assicurazioni sociali, prodotta in
appello). Disporrà inoltre di capitali per complessivi fr. 220 717.–, cui si aggiungeranno circa fr. 50 000.– non appena avrà venduto l'azienda di
giardinaggio che lui stesso dichiara di voler cedere dopo il pensionamento. Se
si pensa che l'aspettativa di vita di un uomo nato nel 1963 è di una trentina
d'anni (Stauffer/Schätzle/Weber, Tables et programmes de
capitalisation, vol. I, 7ª edizione, pag. 384, tavola Z3), ossia in
concreto di circa 22 anni dopo l'età del pensionamento, dal 2028 in poi egli
potrà prelevare da quel capitale almeno fr. 1025.– mensili che gli garantiranno
una disponibilità complessiva di poco inferiore ai fr. 3000.– mensili. È vero
che per sopperire al fabbisogno minimo gli mancheranno circa fr. 120.– mensili.
È altrettanto vero però che durante il pensionamento egli potrà mettere a
frutto il capitale e, con cauti investimenti, rimediare all'ammanco. Senza
dimenticare che, per ogni evenienza, egli potrà contare ancora sulla
comproprietà della casa di vacanza a __________. Se ne conclude che, nel
complesso, la previ-denza per la vecchiaia e per l'invalidità di cui disporrà AP
1 dopo il pensionamento può ritenersi “adeguata”. La clausola della convenzione
sugli effetti del divorzio in cui i coniugi dichiarano di rinunciare al
conguaglio della previdenza professionale può di conseguenza essere omologata. 

 

                                11.   Le spese del giudizio
odierno seguirebbero il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Gli
appellanti ottengono causa vinta, ma la procedura di ricorso si riconduce alla
circostanza che davanti al Pretore aggiunto essi medesimi hanno chiesto per
finire di ordinare la divisione della prestazione d'uscita maturata da AP 2
presso l'istituto di previden­za __________ della __________ (verbale del 9
giugno 2020, pag. 2 in fondo). Non si deve trascurare ad ogni buon conto che
tale richiesta si deve all'iniziativa del primo giudice, il quale in caso
contrario non avrebbe omologato la convenzione sugli effetti del divorzio,
salvo approvare poi nella sentenza impugnata una clausola di suddivisione senza
minimamente verificare se AP 2 avesse diritto a un'indennità compensativa. Ciò
giustificherebbe di porre le spese a carico del Cantone (art. 107 cpv. 2 CPC).
Data la particolarità della fattispecie, si rinuncia tuttavia al prelievo di
oneri. Non si pone invece problema di ripetibili, gli appellanti non aven­do
dovuto far capo in questa sede alla rappresentanza di un patrocinatore, co­me
non si pone problema di indennità d'inconvenienza (art. 95 cpv. 3 lett. c CPC),
nemmeno richiesta.

 

                                         Il giudizio odierno non
incide sulle spese processuali di primo grado, che possono
rimanere a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, come i
coniugi stessi hanno pattuito nella convenzione sugli effetti del divorzio sottoposta
al Pretore aggiunto (doc. N, pag. 5, clausola n. 8).

 

                                12.   Quanto ai rimedi
giuridici esperibili contro la presente decisione sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente in appello anche
la soglia di fr. 30 000.– sotto il
profilo del­l'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra, consid. 1).

Per questi motivi,

 

decide:                      I.   L'appello è accolto e il
dispositivo n. 2 della sentenza impugnata è così riformato:

                                         3. Previdenza professionale e vincolata

                                         I coniugi
rinunciano al conguaglio della previdenza professionale, come pure a
un'indennità adeguata per il prelievo anticipato in contanti della 

prestazione d'uscita e alla suddivisione della previdenza del “terzo pilastro”
libera e vincolata accumulata in costanza di matrimonio.

 

                                   II.   Non si riscuotono spese.

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  –  
  ;

  –
    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della decisione
impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso in materia
civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile
è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso
in materia civile è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso
al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).