# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 417667a3-a10b-5652-adaf-ea4f35bc6948
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-10-10
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 10.10.2016 14.2016.119
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2016-119_2016-10-10.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2016.119

  	
  Lugano

  10 ottobre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cassina

  

 

 

statuendo nella causa SO.2015.3727 (rigetto
provvisorio dell’opposizione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5,
promossa con istanza 25 agosto 2015 da

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata dall’avv. PA 2,)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinata dall’avv. PA 1,)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 27 maggio 2016 presentato dalla RE 1 contro
la decisione emessa il 13 maggio 2016 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  L’11 marzo 2005 l’CO 1 e la RE 1 hanno concluso un contratto di
leasing immobiliare (“Immobilien-Leasingvertrag”) relativo alla
particella n. __________ RFD di __________ e all’immobile che doveva essere
costruito sullo stesso fondo. Il 6 agosto 2007 le parti hanno concluso un secondo
contratto di leasing immobiliare relativo alla particella n. __________ RFD di __________
e all’immobile che vi doveva essere costruito.

 

                            B.  Dopo
l’avvenuta costruzione degli immobili sui due fondi e la presa in consegna
degli stessi da parte della RE 1, il 5 ottobre 2012 le parti hanno stipulato
una “Convenzione integrativa
al contratto di leasing immobiliare dell’11 marzo 2005” e una “Convenzione
integrativa al contratto di leasing immobiliare del 6 agosto 2007”, con le quali esse hanno regolato, nella prima, il pagamento delle
rate leasing arretrate e dei contributi al fondo di garanzia, e nella seconda
il pagamento delle rate leasing e dei fondi propri (anticipi leasing) ancora
dovuti.

                            C.  Con
scritto 28 novembre 2013 l’CO 1 ha revocato con effetto immediato le facilitazioni
finanziarie concesse tramite gli accordi integrativi. Il 2 e il 3 febbraio 2015
la procedente ha poi disdetto anche i contratti di
leasing immobiliare conformemente al loro art. XVII cpv. 1.

                            D.  Sulla scorta del precetto esecutivo n.
(50)__________ emesso il 13 aprile 2015 dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano, l’CO
1 ha escusso la RE 1 per l’in­­casso di fr. 900'000.–
oltre agli interessi del 5% dal 1° aprile 2015, indicando quale titolo di
credito: “Contratto di leasing
immobiliare n. __________ dell’11.03.2005 __________ complemento del 31.05.2006
e convenzione integrativa del 4/5.10.2012 (saldo parziale leasing insolute).
Contratto leasing immobiliare n. __________ del 06.08.2007 (“__________”) e
convenzione integrativa del 4/5.10.2012 (saldo parziale leasing insolute). L’escutente
si riserva espressamente di far valere il credito residuo comprensivo degli
accessori”.

                            E.  Avendo
la RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 25 agosto
2015 l’CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 5. Nel termine impartito, la parte
convenuta si è opposta all’istanza con osservazioni
scritte del 16 novembre 2015. Replicando e duplicando per iscritto, le parti si
sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive conclusioni.

                             F.  Statuendo con decisione 13 maggio 2016, il Pretore ha accolto l’istanza e ha rigettato in via
provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo
carico le spese processuali di fr. 750.– e un’indennità
di fr. 15'000.– a favore dell’istante.

                            G.  Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa
Camera con un reclamo del 27 maggio 2016 per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Con decreto
del 7 giugno 2016 il presidente della Camera ha concesso al reclamo effetto
sospensivo. Nelle sue osservazioni del 17 giugno 2016, l’CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo chiedendo altresì la revoca
del decreto di concessione dell’effetto sospensivo.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                           1.1  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 27 maggio 2016 contro la sentenza notificata al patrocinatore
della RE 1 il 17 maggio 2016, in concreto il reclamo è tempestivo.

 

                           1.2  Il
reclamo dev’essere “motivato” (art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la
Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a formulare delle
conclusioni chiare, a designare dettagliatamente sia i punti contestati della
sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e a spiegare
perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le
sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale
5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). Doglianze
generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non
basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali
condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un
reclamo non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la
sentenza impugnata resista alla critica. La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della
giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo
l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando
che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi
(art. 326 cpv. 1 CPC).

                             2.  Nella
decisione impugnata, il Pretore ha considerato che le varie procedure
giudiziarie pendenti tra le parti con cui la convenuta contesta la portata, la
validità e gli effetti delle condizioni contrattuali contenute nei contratti di
leasing non sono suscettibili di generare decisioni contraddittorie e non
giustificano quindi una sospensione della procedura di rigetto né il richiamo
dei relativi incarti. Nel merito, il primo giudice ha ritenuto che i contratti
di leasing non costituiscono in sé un riconoscimento di debito poiché non
consentono la determinazione delle rate leasing dovute. È invece il caso delle
convenzioni integrative, in cui le parti hanno chiaramente quantificato gli
importi delle rate mensili e degli scoperti al 30 settembre 2012 in fr. 1'074'925.51
IVA compresa (fr. 995'301.40 senza l’IVA) per quanto attiene al fondo di __________
e in fr. 558'203.85 IVA compresa (fr. 516'855.42 senza l’IVA) per
quanto attiene al fondo di __________. Per il Pretore la successiva revoca da
parte dell’istante (il 28 novembre 2013) delle facilitazioni finanziarie
concesse con gli accordi integrativi non tange i chiari riconoscimenti di
debito in questione.

 

                                  Il
Pretore ha inoltre respinto siccome non resa minimamente verosimile l’eccezione
della convenuta secondo cui i contratti sarebbero viziati da errore essenziale
a causa della sproporzione manifesta tra prestazione e controprestazione. Ha
infine bollato come del tutto illiquida la tesi della convenuta per cui essa
avrebbe versato alla controparte nel periodo successivo alla convenzione una
somma sufficiente a coprire tutte le pretese della procedente, atteso che la
convenuta ha prodotto al riguardo solamente conteggi da lei medesima allestiti.

                             3.  Nel
reclamo, oltre a ribadire la necessità di sospendere il procedimento e di
richiamare gli incarti delle procedure pendenti tra le parti per garantirle la
possibilità di avvalersi dei mezzi di prova necessari a dimostrare la nullità
dei contratti di leasing per errore essenziale, la RE 1 evidenzia come il
pagamento degli importi riconosciuti nelle convenzioni integrative siano
condizionati all’adempimento di una serie di presupposti non dimostrati dall’istante.
L’importo di fr. 1'074'925.51 relativo alle rate leasing del fondo di __________
è così composto di una quota di fr. 700'000.– espressamente subordinata
alla disponibilità di sufficiente liquidità e del saldo residuo di fr. 374'925.51,
riqualificato e aggiunto al capitale, sicché non può considerarsi esigibile. Parimenti,
non risulta neppure esigibile l’importo di fr. 558'203.85 relativo alle
rate leasing del fondo di __________, giacché è stato integralmente
riqualificato e aggiunto al capitale. E – prosegue la reclamante – gli interessi
di mora rispettivamente di fr. 126'750.43 e di fr. 34'079.47 riferiti
ai fondi di __________ e di __________ sono stati prorogati senza fissare
scadenza alcuna. Essa ripropone infine le censure di nullità dei contratti di
leasing per errore essenziale e di pagamento di oltre fr. 1'700'000.– alla
procedente, erroneamente attribuito da quest’ultima a debiti sorti
successivamente alla loro stipula.

                             4.  Secondo
l’art. 126 cpv. 1 CPC il giudice può sospendere il procedimento se motivi d’opportunità
lo richiedono.

                           4.1  Ciò
è segnatamente il caso allorquando la decisione dipende dall’esito di un altro
procedimento. Se la sospensione non è già prevista da una norma di legge
specifica, il giudice gode di un ampio margine di decisione, fermo restando che
resta pur sempre un provvedimento eccezionale da pronunciare qualora la
procedura ne risulti poi semplificata (Weber,
in: Kurzkommentar, ZPO,
2010, n. 1 e 2 ad art. 126 CPC). Alla base della decisione di sospensione ci
dev’essere un motivo oggettivo da ponderare tenendo conto degli interessi di entrambe
le parti (Frei in: Berner
Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. I, 2012, n. 1 ad art. 126 CPC). L’esistenza
di un procedimento parallelo può giustificare la sospensione se evita di
giungere a decisioni contraddittorie (Frei,
op. cit., n. 3 ad art. 126; Weber,
op. cit., n. 6 ad art. 126), ma non basta la sola aspettativa di vedersi
chiarire questioni di diritto o di prova (Weber,
op. cit., n. 6 ad art. 126). In materia di rigetto dell’opposizione stante
il carattere sommario e celere della procedura proroghe di termini e
sospensioni giusta l’art. 126 CPC possono essere concesse solo
restrittivamente, in casi rarissimi (sentenze della CEF 14.2015.241 del 19 maggio
2015 consid. 6 e 14.2013.104 del 19 novembre 2013 consid. 6.1; Staehelin, op. cit., n. 63 ad art. 84).

 

                           4.2  Nel
caso di specie dagli atti ritualmente prodotti dalle parti (doc. O e P) emerge
unicamente che il 22 maggio 2015 la RE 1 ha promosso contro CO 1 due petizioni
volte all’annullamento delle disdette dei contratti di leasing immobiliare dei
2 e 3 febbraio 2015 (doc. G e M). Dagli stessi documenti (O e P) risulta che
queste procedure si sono concluse con le decisioni 15 ottobre 2015, con le
quali il Pretore del Distretto di Lugano ha dichiarato le petizioni
irricevibili, motivo per il quale esse non risultano atte a influenzare la
procedura di rigetto provvisorio dell’opposizione in esame. Ad ogni buon conto,
per la sua stessa natura – esclusivamente procedurale (v. sotto consid. 6) – la
decisione di rigetto dell’opposizione non può entrare in contraddizione con una
decisione di merito.

 

                           4.3  Ne
consegue che la decisione impugnata non risulta essere in urto con il
summenzionato principio dell’opportunità e va pertanto confermata.

                             5.  In
procedura sommaria la prova dev’essere addotta mediante documenti (art. 254
cpv. 1 CPC). Sono ammessi altri mezzi di prova soltanto se non ritardano
considerevolmente il corso della procedura, lo scopo del procedimento lo richiede
e quando il giudice deve accertare i fatti d’ufficio (art. 254 cpv. 2 CPC). Il
richiamo di un intero incarto senza precisazione dei documenti pertinenti cozza
contro il carattere sommario della procedura di rigetto dell’opposizione, che
esige celerità (cfr. art. 254 cpv. 2 lett. a CPC) e solerzia delle parti
(cfr. art. 180 cpv. 2 CPC) (sentenza della CEF 14.2014.147 del 13 aprile
2015 consid. 8.2/a). E i richiami vanno in ogni caso esclusi nei casi in cui,
come nella fattispecie, la convenuta quale parte delle procedure pendenti con
la procedente poteva produrre già in sede di udienza di contraddittorio tutti i
documenti che riteneva necessari alla tutela dei propri interessi nella
procedura di rigetto dell’opposizione (sentenza della CEF 14.2014.242 dell’8 giugno
2015, RtiD 2016 I 719 n. 43c consid. 7.3). Il Pretore ha quindi correttamente respinto
la richiesta di richiamo incarti formulata dall’escussa.

                             6.  In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il
riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esisten­­za del
credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il
giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la
sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda
immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1).
La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo,
senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid.
2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre
nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136
III 530 consid. 3.2).

                             7.  In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio
(DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la
documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione
(DTF 139 III 447 consid. 4.1.1). Secondo la giurisprudenza incombe all’escutente
non solo di produrre un titolo di rigetto ai sensi dell’art. 82 cpv. 1 LEF, ma
pure di dimostrare, con documenti, l’esigibilità del credito posto in
esecuzione prima dell’inoltro dell’esecuzione (sentenza del Tribunale federale 5A_303/2013
del 24 settembre 2013 consid. 4.1, con rimandi; sentenza della CEF
14.2002.40/41 del 14 agosto 2002, consid. 5.3; Staehelin,
in: Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, 2a ed. 2010, n. 79 ad art.
82 LEF, con rinvii), ove essa non risulti già dal titolo di rigetto (sentenza
della CEF 14.2015.65 dell’11 agosto 2015, consid. 5).

 

                           7.1  Nella
fattispecie la procedente fonda le proprie pretese sui contratti di leasing
immobiliare dell’11 marzo 2005 (doc. D) e del 6 agosto 2007 (doc. I) nonché
sulle convenzioni integrative del 5 ottobre 2012 (doc. E e L). Come ben
rilevato dal primo giudice i contratti di leasing immobiliare non possono da sé
soli costituire validi titoli di rigetto dell’opposizione in quanto sulla base
delle indicazioni negli stessi contenute non è possibile determinare con
sufficiente certezza l’esatto importo di quanto dovuto dall’e­­scussa alla
procedente. Al riguardo si ricorda infatti che la nozione di
riconoscimento di debito constatato mediante scrittura privata giusta l’art. 82
cpv. 1 LEF implica necessariamente il riconoscimento da parte dell’escusso o
del suo rappresentante di un’obbligazione in relazione a una somma di denaro
determinata o facilmente determinabile secondo criteri oggettivi stabiliti in
precedenza e sottratti a possibilità di modifica unilaterale dipendente dalla
volontà delle parti (cfr. tra tante la sentenza della CEF
14.2013.227 del 10 marzo 2014 consid. 2.1).

 

                           7.2  Sennonché
nelle convenzioni integrative ai contratti di leasing immobiliare la convenuta
ha espressamente riconosciuto che al 30 settembre 2012 le rate leasing
arretrate assommavano a fr. 1'074'925.51 compresa l’IVA (fr. 995'301.40
esclusa l’IVA) per quanto riguarda la particella __________ RFD di __________
(doc. E premessa E pag. 2 e n. 1/a pag. 3) e a fr. 558'203.85 compresa l’IVA
(fr. 516'855.42 esclusa l’IVA) per quanto riguarda la particella n. __________
RFD di __________ (doc. L premessa G, n. 1/a pag. 4).

 

                             a)  Per
quanto riguarda le rate mensili leasing scadute nella convenzione relativa all’immobile
di __________ l’assuntore si è impegnato a versare alla procedente tra il 1°
ottobre 2012 e il 30 settembre 2013 complessivi fr. 700'000.–. Questo
importo doveva essere pagato a scadenze mensili il 15 di ogni mese, la prima
volta il 15 novembre 2012 compatibilmente con la liquidità a disposizione della
convenuta, e più precisamente come previsto nell’allegato 1 della stessa convenzione,
che stabilisce i pagamenti dovuti per ogni mese sino a raggiungere il totale di
fr. 700'000.– con il pagamento della rata del mese di settembre 2013 (doc.
E n. 1/b pagg. 3 e 4). La rimanenza di fr. 374'925.51 (IVA compresa) è
stata riqualificata come debito dell’escussa, di modo che la somma capitale
dovuta alla procedente a partire dal 1° ottobre 2012 ammonta a fr. 7'502'468.21
(più IVA) e le rate leasing mensili dovute a partire da quella data sono state ridefinite
in fr. 44'953.– (più IVA), ritenuto un tasso di rifinanziamento del 3.55%
annuo valido fino al 30 settembre 2014 (doc. E n. 1/b pagg. 3 e 4). Le parti
hanno d’altronde pattuito la proroga del pagamento degli interessi di mora,
assommanti al 30 settembre 2012 a fr. 126'750.43, fermo restando che “essi andranno pagati in caso di scioglimento
anticipato del contratto leasing” (doc. E n. 1/c pag.
4), e si sono date atto che l’anticipo dovuto dall’assuntore di fr. 605'000.–
(più IVA) è stato saldato (doc. E n. 2 p. 5).

 

                                  È
stato infine previsto che la convenzione “è soggetta alla condizione risolutiva secondo la
quale tutti gli obblighi di pagamento e di informazione dell’assuntore nei
confronti della società leasing relativi alla presente convenzione integrativa
nonché al contratto di leasing immobiliare, per quanto modificati dalla
presente convenzione integrativa, siano tempestivamente e interamente rispettati.
Se l’assuntore non rispetta gli obblighi stabiliti nella presente convenzione
integrativa nei confronti della società leasing, quest’ultima sarà legittimata
in ogni momento a dichiarare come decadute tutte le facilitazioni di pagamento
concesse all’assuntore nell’ambito della presente convenzione integrativa, con
la conseguenza che il mancato rispetto dei termini stabiliti nel contratto leasing
da parte dell’assuntore provocherà automaticamente la mora dello stesso, il
quale sarà quindi obbligato a versare alla società di leasing, oltre agli
importi dovuti, un interesse moratorio dell’1% al mese a decorrere dal termine
di pagamento stabilito nel contratto leasing” (doc. E
n. 7 pagg. 8 e 9).

 

                            b)  Per
quanto riguarda l’immobile di __________ le rate mensili già scadute e ancora
dovute fino al 30 settembre 2012, di fr. 516'855.42 (IVA esclusa), sono
state riqualificate e aggiunte alla somma capitale dovuta alla procedente in
modo tale che la stessa al 1° ottobre 2012 ammontava a fr. 12'004'023.03
(oltre all’IVA), e le rate leasing mensili dovute a partire da quella data sono
state ridefinite in fr. 69'908.40 più IVA, ritenuto un tasso d’interesse
del 2.73% dal 1° ottobre 2012 (doc. L n. 1/b pag. 4). Le parti si sono d’altronde
date atto che l’anticipo leasing dovuto dall’assuntore di fr. 2'152'000.–
(IVA inclusa) è stato compensato nella misura di fr. 1'090'467.90 (IVA
inclusa) “con prestazioni proprie
dell’assun­tore e riconosciute dalla società leasing. Inoltre, la società
leasing ha utilizzato la garanzia bancaria emessa in favore dell’assuntore per
un importo di fr. 300'000.– di modo che al 30.09.2012 rimane dovuto dall’as­­suntore
un anticipo leasing da versare in forma di mezzi propri per un importo di fr. 761'532.10
(IVA compresa)” (doc. L n. 2/a pag. 5). È stato pattuito
che tale importo sarebbe stato saldato dall’e­scussa nella misura di fr. 35'400.–
(IVA compresa) mediante l’in­casso da parte della procedente dal 1° ottobre
2012 al 30 settembre 2014 della “differenza
tra gli introiti mensili della locazione Mikron e le rate leasing mensili
correnti dovute dall’assuntore” e nella misura di fr. 726'132.10
(IVA compresa) mediante il versamento da parte dell’escussa dal 1° ottobre 2013
al 30 settembre 2014 di dodici rate mensili di fr. 60'511.– (IVA compresa)
(doc. L n. 2/a pag. 6). In riferimento agli interessi di mora sulle rate
arretrate, le parti hanno stabilito la proroga del pagamento degli stessi, che
assommavano a fr. 197'717.91 al 30 settembre 2012, fermo restando che “essi andranno pagati in caso di scioglimento
anticipato del contratto leasing” (doc. L n.1/c pag.
5). In caso di mancato ossequio degli obblighi dell’assuntore sono infine state
previste le stesse conseguenze che nella convenzione integrativa relativa al
fondo di Lugano-Pregassona (doc. L n. 8 pagg. 10 e 11).

 

                             c)  A
non averne dubbio le menzionate convenzioni costituiscono, in principio, valido
riconoscimento di debito almeno per l’importo posto in esecuzione (pari a fr. 900'000.–):
già solo le rate leasing arretrate al 30 settembre 2012 ammontano a fr. 1'074'925.51
per un fondo e a fr. 558'203.85 per l’altro (compresa l’IVA). Non si
disconosce, invero, che l’esigibilità delle somme riconosciute era subordinata
a condizioni (compatibilità con la liquidità a disposizione, rateazione).
Sennonché con scritto del 28 novembre 2013 (doc. F) la datrice di leasing ha revocato con effetto immediato le facilitazioni finanziarie concesse
tramite entrambi gli accordi integrativi, provocando l’immediata
mora dell’assuntrice per tutti gli importi dovuti, segnatamente quelli
riconosciuti, proprio in base alle clausole risolutive già citate (doc. E n. 7
e doc. L n. 8). Contrariamente a quanto allega la reclamante, tale revoca
riguarda “le facilitazioni
finanziarie” previste dalle convenzioni integrative e
non le stesse convenzioni. Essa, poi, non nega esplicitamente di non avere
adempiuto tempestivamente gli obblighi posti a suo carico dalle convenzioni integrative
e in ogni caso non rende verosimile di avervi integralmente fatto fronte entro
le scadenze pattuite (v. sotto consid. 8.2). L’esigibilità delle somme riconosciute
è quindi dimostrata e la sentenza impugnata merita conferma.

                             8.  A norma dell’art. 82 cpv. 2 LEF, all’escusso incombe l’onere di rendere
verosimili le eccezioni che deduce in giudizio (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1
con rinvii). Esse non solo devono essere esposte in modo convincente ma devono
anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono esserci
riscontri oggettivi (Staehelin, op.
cit., n. 87 seg. ad art. 82 LEF).

 

                           8.1  Nel
caso specifico la RE 1 ribadisce che i contratti di leasing, come sostenuto
nell’ambito delle azioni di merito pendenti, sono affetti da errore essenziale,
in quanto i canoni in essi stabiliti non tengono conto dei criteri di
compatibilità con i canoni di zona e risultano dunque abusivi (art. 269 CO), poiché
ne risulta una sproporzione manifesta tra prestazione e controprestazione. A
suo giudizio il Pretore non avrebbe potuto dirimere la questione perché è
attualmente sub iudice.

 

                             a)  In
realtà, il giudice del rigetto è competente per esaminare le eccezioni, anche
di merito, formulate dall’escusso, ancorché sotto l’angolo (acuto) della
verosimiglianza, come esplicitamente prescritto dall’art. 82 cpv. 2 LEF. Non vi
è d’altronde litispendenza tra l’azione di merito e quella di rigetto poiché
hanno scopi e oggetti diversi. L’accertamento sommario del giudice del rigetto,
in altre parole, non impedisce alle parti di ottenere poi una decisione
definitiva nel merito (sopra consid. 6).

 

                            b)  Ora,
la reclamante non discute minimamente la motivazione della decisione impugnata,
secondo cui né la pretesa sproporzione tra prestazione e controprestazione né l’asserito
errore essenziale in cui essa sarebbe incorso sono stati resi verosimili con riscontri
oggettivi e comunque non risultano già dalle stesse convenzioni integrative, il
cui scopo era verosimilmente quello di regolare la situazione degli arretrati.
La censura è dunque irricevibile (sopra consid. 1.2).

 

                           8.2  La
reclamante allega infine che i rendiconto puntuali, datati e cifrati degli
importi corrisposti alla procedente, da lei prodotti in prima sede non sono
stati puntualmente contestati da quest’ulti­ma, trovano riscontro nei documenti
prodotti dalla controparte medesima e attestano il pagamento alla procedente di
oltre fr. 1'700'000.–, importo superiore a quello per il quale è stato richiesto
il rigetto dell’opposizione. A mente della ricorrente l’CO 1 avrebbe
erroneamente attribuito tale somma a debiti sorti successivamente alla loro
stipula anziché porla a saldo della somma stabilita nelle convenzioni in
conformità dell’art. 87 CO.

 

                             a)  A
prescindere dalla questione di sapere se l’istante era tenuta a contestare le
allegazioni dell’escussa dal momento che il Pretore non le aveva impartito un
termine per replicare, sta però di fatto che una simile contestazione figura
nella sua replica spontanea del 25 novembre 2015 (pag. 14) e che gravava sulla
convenuta e non sull’istante l’onere di renderle verosimili (art. 82 cpv. 2
LEF).

 

                            b)  D’altronde,
l’allegazione secondo cui le deduzioni dei canoni di locazione incassati
direttamente dell’istante menzionate nella disdetta del 28 novembre 2013 (doc.
F) ammonterebbero a oltre fr. 1'700'000.– è nuova e pertanto irricevibile
(sopra consid. 1.2), e ad ogni modo non si deducono chiaramente da tale documento.
Ma anche se così fosse, la reclamante non ha reso verosimile di avere
contestato immediatamente la deduzione di quegli incassi dalle rate leasing
successive al 30 settembre 2012, sicché un’imputazione legale
sulle rate precedenti giusta l’art. 87 cpv. 1 CO pare infondata (art. 86 cpv. 2
CO). Il Pretore ha pertanto a ragione respinto l’eccezione di pagamento.

 

                           8.3  Ci
si potrebbe invero chiedere se gli accordi conclusi tra le parti con le convenzioni
integrative non siano stati superati dalla disdetta con effetto
immediato anche dei contratti di leasing immobiliare, notificata i
2 e 3 febbraio 2015 (doc. M e G) conformemente all’art.
XVII cpv. 1 degli stessi contratti, giacché l’istante pare aver rinunciato alla
prestazione tardiva delle prestazioni convenute a favore della rifusione del danno,
calcolato secondo prescrizioni particolari di cui non tutti i fattori sono noti
(doc. D e I n. XVII cpv. 1). Non occorre però esaminare la
questione, perché l’escussa non ha eccepito nulla al riguardo e il giudice del
rigetto non è autorizzato a sostituirsi all’escusso liberandolo dal suo dovere
di allegazione (art. 82 cpv. 2 LEF) senza violare il principio dispositivo dell’art.
55 cpv. 1 CPC (v. sentenza della CEF 14.2015.119/121 del 13 novembre 2015
consid. 9.2).

                             9.  Da
quanto precede discende che il reclamo è fondato e dev’es­sere quindi accolto. Con
l’emanazione del presente giudizio la domanda di revoca dell’effetto sospensivo
diventa senza oggetto.

                           10.  La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le
ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2
RTar (RL 3.1.1.7.1) per il rinvio dell’art.
96 CPC, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 900'000.–,
raggiunge senz’altro la soglia di fr. 30'000.– ai
fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto e di conseguenza la
sentenza impugnata è confermata.

                             2.  Le
spese processuali di complessivi fr. 1'200.– relative al presente
giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico. Essa
rifonderà all’CO 1 fr. 7'500.– per ripetibili.

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –

      .

   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                 Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).