# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c2a696f-a0d3-54cb-b0cd-244b4dae01bb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-02-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.02.2023 D-1299/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1299-2021_2023-02-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1299/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  f e b b r a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica,  

con l'approvazione della giudice Constance Leisinger;  

cancelliera Francesca Bertini. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka, 

patrocinato da Alexandre Mwanza,  

Migrant ARC-EN-CIEL,  

(…),  

ricorrente,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (domanda multipla);  

decisione della SEM del 23 febbraio 2021 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d'asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il (…) novem-

bre 2017, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 6 aprile 2020 che respingeva la domanda d’asilo dell’interessato e 

pronunciava l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera nonché 

l’esecuzione dell’allontanamento medesimo siccome lecita, esigibile e 

possibile, 

la sentenza del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), 

D-2422/2020 del 12 giugno 2020, che confermava nel merito la decisione 

dell’autorità di prima istanza, 

la decisione della SEM del 1° settembre 2020, che respingeva la domanda 

di riesame, presentata dal richiedente in data 16 luglio 2020, e riteneva la 

decisone della SEM del 6 aprile 2020 passata in giudicato ed esecutiva,  

la sentenza del Tribunale D-4652/2020 del 28 ottobre 2020, che dichiarava 

inammissibile il ricorso del 24 settembre 2020 interposto avverso la deci-

sione del 1° settembre 2020,  

la procura del 24 novembre 2020 con la quale il ricorrente conferiva man-

dato a Alexandre Mwanza, Migrant ARC-EN-CIEL, 

la domanda d’asilo multipla, con richiesta di effetto sospensivo, presentata 

dall’interessato all’attenzione della SEM il 22 dicembre 2020, 

i mezzi di prova allegati alla precitata domanda,  

la sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento pronunciata dalla SEM 

in data 26 gennaio 2021,  

la decisione del 23 febbraio 2021 (notificata il 26 febbraio 2021; cfr. avviso 

di ricevimento), con cui la SEM ha respinto la domanda multipla d’asilo 

dell’interessato, pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla 

Svizzera peraltro senza intravedere ostacoli all’esecuzione dello stesso, 

il ricorso del 23 marzo 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato: data d’en-

trata 24 marzo 2021) con cui l’interessato ha concluso all’annullamento 

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della decisione avversata, al riconoscimento dello statuto di rifugiato ed alla 

concessione dell’asilo in Svizzera; in subordine di essere ammesso prov-

visoriamente; contestualmente la concessione dell’effetto sospensivo e 

dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio, 

le fotografie allegate al ricorso, 

la decisione incidentale del Tribunale del 28 giugno 2022, con la quale il 

Tribunale ha autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera fino a con-

clusione della procedura, ha respinto l’istanza di assistenza giudiziaria e di 

gratuito patrocinio ed ha invitato l’insorgente a versare un anticipo di 

CHF 750.– a copertura delle presunte spese processuali,  

il tempestivo pagamento dell’anticipo spese,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 

142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-

stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a – c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro 

di essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 6 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

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che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che se il richiedente intende addurre fatti o mezzi di prova determinanti per 

il riconoscimento dello statuto di rifugiato e che non riguardano aspetti già 

valutati nella procedura ordinaria cresciuta in giudicato con la sentenza 

materiale del Tribunale (cfr. art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37 

LTAF e 4 PA), egli può depositare una nuova domanda d’asilo dinanzi 

all’autorità di prima istanza (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5 – 4.6; 2013/22 

consid. 5.4 e 11.3.2; per la distinzione con il riesame e la revisione si veda 

la sentenza del Tribunale D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 4), 

che ciò è il caso quando l’interessato invoca dei fatti nuovi propri a motivare 

la qualità di rifugiato e che si sono prodotti dopo la chiusura della sua ultima 

procedura d’asilo (cfr. DTAF 2016/17 consid. 4.1.3), cosa che a livello di 

casistica giurisprudenziale si esaurisce sostanzialmente nei motivi sogget-

tivi o oggettivi insorti dopo la fuga quali segnatamente delle attività politiche 

in esilio, la conversione ad una nuova religione o un mutamento nella si-

tuazione politica nel paese d’origine con potenziale effetto sulle condizioni 

per riconoscere la qualità di rifugiato (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.6, GI-

CRA 2006 n. 20 consid. 3.1; a titolo esemplificativo le sentenze del Tribu-

nale E-2642/2020 del 13 luglio 2020 e D-3283/2020 del 1° luglio 2020 con-

sid. 5.4), 

che la LAsi, con l’art. 111c, prevede un disposto specifico al riguardo, san-

cendo che le nuove domande d’asilo presentate entro cinque anni dal pas-

saggio in giudicato della decisione in materia d’asilo e d’allontanamento 

devono essere motivate e presentate per scritto; che si tratta di una proce-

dura specifica alle nuove domande che intervengono in tale lasso di tempo 

e che la legge designa come "domande multiple" (cfr. DTAF 2017 VI/7 con-

sid. 5.2.2; 2014/39 consid. 4.3); che per contro, gli eventi preesistenti, ossia 

fatti già verificatisi prima della crescita in giudicato della decisione in mate-

ria d’asilo ed inizialmente sottaciuti o omessi, non possono essere oggetto 

di una seconda domanda d’asilo (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4, che ri-

chiama la giurisprudenza emessa sotto l’egida del vart. 32 cpv. 2 lett. e 

LAsi; più recentemente sentenza del Tribunale E-4667/2018 del 22 gen-

naio 2020 consid. 4.1.3), 

che i motivi d’asilo fatti valere dal ricorrente sono, in sostanza, di carattere 

politico legati alle sue attività intraprese in Svizzera, a seguito delle quali la 

sua famiglia sarebbe stata minacciata dalle autorità del suo paese d’ori-

gine; che inoltre, la moglie del ricorrente sarebbe stata vittima di un tentato 

omicidio in data (…) dicembre 2020, 

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che, per di più, a causa del matrimonio islamico contratto con la moglie il 

(…) marzo 2011, il ricorrente temerebbe di diventare vittima della pratica di 

circoncisione in caso di rientro in patria; che infine, egli desidererebbe poter 

verbalizzare le torture di cui egli sarebbe stato vittima, senza tuttavia pre-

cisare da parte di chi e quando le avrebbe subite,   

che anzitutto, alla luce dei motivi addotti dall'insorgente, si constata come 

non tutti i motivi sarebbero stati da evadere come domanda multipla; che 

tuttavia, il ricorrente non ha subito alcun svantaggio dal fatto che la sua 

domanda sia stata trattata dall'autorità inferiore come domanda multipla,  

che resta ora da valutare se l’esito cui è giunta l’autorità inferiore sia con-

forme al diritto federale e consecutivo ad un accertamento esatto e com-

pleto dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) rispettivamente 

se, quo alle questioni attinenti al diritto degli stranieri, la decisione risulti 

adeguata (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

che nell’esercizio di tale controllo il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della deci-

sione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica, 

con l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-

sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che il richiedente, con domanda d’asilo multipla del 22 dicembre 2020, ha 

in particolare dichiarato di temere un serio rischio di trattamenti disumani e 

degradanti in caso di ritorno nel suo Paese d’origine a causa delle sue at-

tività politiche in esilio; che invero egli avrebbe preso parte a diverse mani-

festazioni in Svizzera a viso scoperto; che specialmente egli avrebbe par-

tecipato a due manifestazioni, quella del (…) 2020 di Berna e quella del 

(…) 2020 di Ginevra; che a causa di ciò la sua famiglia in Sri Lanka sarebbe 

stata minacciata e vivrebbe nella paura, 

che inoltre, l’interessato ha rammentato di aver sposato una donna mus-

sulmana, il (…) marzo 2011, secondo il rito islamico e sotto condizione di 

convertirsi all’islam; che il testimone della moglie, il signor B._______, sa-

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rebbe stato un ex ministro/parlamentare ed un esponente islamico; che tut-

tavia, il giorno seguente, egli avrebbe violato la legge islamica celebrando 

un secondo matrimonio secondo il rito induista; che in relazione a ciò, il 

(…) dicembre 2020, la moglie sarebbe stata vittima di tentato omicidio au-

tomobilistico ed avrebbe sporto denuncia contro ignoti; che a suo dire, vi 

sarebbe un collegamento tra tale episodio ed il legame con il signor 

B._______, 

che altresì, egli ha riportato una serie di articoli di legge relativa al matri-

monio islamico ed ha espresso il timore di venir sottoposto ad un intervento 

di circoncisione contro la sua volontà da parte della famiglia della moglie in 

caso di ritorno in Patria; che infine, l’interessato ha affermato di essere 

stato torturato e di non aver potuto verbalizzare i fatti,  

che a sostegno della sua domanda d’asilo multipla il ricorrente ha versato 

agli atti una fotografia che lo ritrae durante la manifestazione di Berna del 

(…) agosto 2020, la copia di una denuncia riguardante un’automobile, l’atto 

di matrimonio e di divorzio musulmano in originale, l’estratto di un articolo 

online (…) e quattro fotografie,  

che l’autorità inferiore ha respinto la domanda d’asilo multipla dell’interes-

sato osservando, anzitutto, che il richiedente non avrebbe reso verosimile 

la sua partecipazione alla manifestazione di Ginevra né tantomeno le visite 

delle autorità all’abitazione della sua famiglia; che parimenti, l’autorità di 

prima istanza ha ritenuto il tentativo di omicidio perpetrato nei confronti 

della moglie e le presunte torture inverosimili; che dipoi, la SEM ha consta-

tato come non sussisterebbe un reale e concreto timore di future persecu-

zioni in caso di rientro in patria a causa della sua partecipazione alla mani-

festazione di Berna; che in particolare, non vi sarebbero indizi o indicatori 

che lo Sri Lanka lo consideri come un attivista politico pericoloso per lo 

Stato; che inoltre, l’autorità inferiore ha ritenuto altamente improbabile che 

la famiglia della moglie intraprenderebbe in futuro azioni contro la sua vo-

lontà in merito alla circoncisione, considerando che egli prima dell’espatrio 

ha vissuto con la stessa per circa sei anni e mezzo senza riscontrare alcun 

problema al riguardo, 

che nel ricorso, l’insorgente avversa le conclusioni cui è giunta l’autorità di 

prima istanza; che specialmente, il ricorrente reitera come egli avrebbe 

preso parte a più manifestazioni in Svizzera a viso scoperto; che a tal pro-

posito, versa agli atti con il gravame delle ulteriori fotografie; che in ag-

giunta, ricorda come la semplice partecipazione ad una manifestazione in 

favore del separatismo srilankese rappresenterebbe un grave crimine e 

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come non sarebbe possibile dalle immagini prodotte distinguere il leader 

dai semplici partecipanti; che oltre a ciò, egli segnala nuovamente come la 

celebrazione del matrimonio islamico avrebbe come conseguenza la cir-

concisione; che tale pratica sarebbe però contraria alla sua credenza in-

duista; che in caso di rientro in Patria, egli sarebbe tutt’ora esposto a tale 

pratica e come ciò sarebbe in contrasto con l’art. 3 LAsi,  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

che in primo luogo, per quanto riguarda il tentativo di omicidio perpetrato 

nei confronti della moglie e le presunte torture che egli avrebbe subito, il 

Tribunale rimanda alle considerazioni dell’autorità inferiore (cfr. decisione 

avversata, pag. 4), in quanto la valutazione di inverosimiglianza di tali alle-

gazioni non è stata contestata in sede ricorsuale,  

che in secondo luogo, si osserva come il timore, espresso dal ricorrente, di 

essere costretto a farsi circoncidere in caso di rientro in Patria, non risulta 

essere un fatto nuovo che si è prodotto dopo la chiusura della sua ultima 

procedura d’asilo; che pertanto, tale motivo d’asilo, risulta essere preesi-

stente alla crescita in giudicato della decisione in materia d’asilo e non può 

essere oggetto di una seconda domanda d’asilo,  

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che in sovrabbondanza, si osserva che egli si è sposato nel 2011 secondo 

il rito islamico ed è espatriato nel 2017; che durante tale periodo non ha 

riscontrato alcun problema al riguardo, 

che, di conseguenza, i nuovi motivi d’asilo da esaminare in questa sede si 

riducono così alle attività politiche in esilio,  

che giusta l’art. 54 LAsi, non è concesso asilo al richiedente che è divenuto 

rifugiato ai sensi dell'art. 3 LAsi soltanto con la partenza dal Paese d'origine 

o di provenienza oppure in ragione del comportamento dopo la partenza; 

che in applicazione dell'art. 54 LAsi sono segnatamente comprese l'uscita 

illegale dal Paese d'origine ("Republikflucht"), il deposito di una domanda 

d'asilo all'estero oppure le attività politiche effettuate in esilio che condu-

cono ad un timore fondato di persecuzioni future (cfr. DTAF 2010/44 con-

sid. 3.5 e giurisprudenza ivi citata e 2009/29 consid. 5.1), 

che decisiva, nell’esame per il riconoscimento di detta qualità in caso di 

attività politiche svolte in esilio, è la questione a sapere (cfr. art. 7 LAsi) se 

le autorità nel Paese interessato sono a conoscenza del comportamento 

adottato all’estero e se il richiedente abbia per questa ragione a temere da 

esse misure persecutorie ai sensi dell’art. 3 LAsi nel caso facesse ritorno 

in Patria, 

che, nel caso di specie, l’insorgente non ha presentato argomenti o prove 

suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui alla 

decisione impugnata,  

che anzitutto, il Tribunale ritiene corretta la valutazione della SEM che non 

considera l’interessato come un’attivista di spicco; che sebbene, egli sia 

stato fotografato il (…) 2020 dietro un cartellone che denuncia le violazioni 

dei diritti dell’uomo perpetrate dal Governo dello Sri Lanka davanti al Pa-

lazzo federale a Berna, egli non ha reso verosimile di essere un membro 

prominente della diaspora tamil in Svizzera e di essere percepito come tale 

dalle autorità del suo Paese d’origine,  

che invero, la totalità delle immagini che egli ha versato agli atti concernono 

la stessa manifestazione, ossia quella del (…) 2020 a Berna (cfr. allegato 

domanda multipla n. 1 e allegati ricorsuali); che altre partecipazioni ad at-

tività politiche in esilio non sono state documentate,  

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che in particolare, l’insorgente non è stato in grado di dimostrare di aver 

preso parte alla manifestazione di Ginevra del (…) 2020; che invero, il sem-

plice rinvio ad un articolo pubblicato in rete (cfr. allegato domanda multipla 

n. 4), il quale non fa nessun riferimento alla sua persona, non può essere 

considerato sufficiente; che quindi, anche le susseguenti visite delle auto-

rità presso il domicilio dei suoi famigliari sono poco plausibili,  

che di conseguenza, nemmeno il Tribunale riconosce un timore fondato di 

persecuzioni in caso di rientro in Patria conseguente alla partecipazione 

alla manifestazione di Berna (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-

1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 8.5.4), 

che pertanto, è a giusto titolo che l’autorità inferiore non ha riconosciuto la 

qualità di rifugiato ed ha respinto la domanda multipla dell’insorgente,  

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 legge federale sugli stranieri e la loro integra-

zione del 16 dicembre 2005 (LStrl, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nel proprio gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto; che in 

particolare, egli fa valere di temere ripercussioni da parte della famiglia 

della moglie e/o gruppi islamisti e di essere molto malato,  

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che anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi ostativi 

all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso lo Sri Lanka, 

che il ricorrente non può prevalersi del principio del divieto di respingimento 

(art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio personale, concreto e serio di essere 

esposto ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inu-

mani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che malgrado il fatto che egli sia di etnia tamil come pure il suo soggiorno 

in Svizzera ed il suo eventuale rimpatrio senza il possesso di un passaporto 

non permettano di escludere ch'egli possa attirare su di sé l'attenzione 

delle autorità al suo ritorno, una tale evenienza non configura un tratta-

mento rilevante nel contesto dell'art. 3 LAsi (cfr. sentenza E-1866/2015 

consid. 8.4.4, 9.2.4 e 9.2.5; sentenze del Tribunale E-4703/2017 e E-

4705/2017 del 25 ottobre 2017 consid. 4.4 e 4.5 [in parte pubblicata nella 

DTAF 2017 VI/6]),  

che, dunque, egli non ha stabilito di avere il profilo di una persona che 

possa interessare le autorità srilankesi in modo particolare al suo ritorno 

(cfr. supra), né l’esistenza di motivi seri ed avverati di fondare un rischio 

reale di essere sottoposto ad un trattamento vietato dalle disposizioni suc-

citate nell’eventualità di un suo rimpatrio, 

che la situazione generale dei diritti umani nello Sri Lanka non è d’altro 

canto a tal punto compromessa da rendere generalmente inammissibile 

l’esecuzione dell’allontanamento e ciò anche volendo considerare la re-

cente evoluzione congiunturale e politica (cfr. sentenza del Tribunale 

D-1027/2020 del 23 agosto 2022), 

che da ultimo, né dal gravame né dagli atti, risultano esserci degli elementi 

per ritenere che lo stato di salute del ricorrente (cfr. infra), risulti ostativo 

all'ammissibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (cfr. sentenze della 

Corte EDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposh-

vili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.; cfr. anche 

DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2 e DTAF 2011/9 consid. 7.1). 

che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi 

in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

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che inoltre, non si può concludere che nel paese viga attualmente una si-

tuazione di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’in-

sieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale (cfr. sentenza 

E-1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 13.1; fra le altre la sentenza del 

Tribunale D-374/2020 del 16 gennaio 2023 consid. 8.5.2),  

che nella sentenza di riferimento E-1866/2015 consid. 13.2 seg. il Tribu-

nale ha altresì proceduto all'attualizzazione della giurisprudenza pubblicata 

in DTAF 2011/24 ed ha confermato che l'esecuzione dell'allontanamento è 

ragionevolmente esigibile in tutta la provincia Settentrionale – ad ecce-

zione della regione di Vanni (per la regione di Vanni cfr. la sentenza di rife-

rimento D-3619/2016 del 16 ottobre 2017) – e nella provincia Orientale 

qualora i criteri individuali dell'esigibilità siano dati (in particolare l'esistenza 

di una solida rete famigliare o sociale, così come la possibilità di accedere 

ad un alloggio e di prospettive favorevoli quanto alla copertura dei bisogni 

elementari [E-1866/2015 consid. 13.3.3]), 

che in specie, il ricorrente è nato e cresciuto a C._______, nella provincia 

(…) del Paese, dove vi avrebbe vissuto fino all’espatrio e non vi è da dubi-

tare quanto al fatto che egli (come del resto non contestato in sede ricor-

suale) adempia ai suddetti requisiti, come peraltro già considerato nella 

precedente procedura d’asilo e non ulteriormente contestato in questa 

sede (cfr. la sentenza del Tribunale D-2422/2020 del 12 giugno 2020),  

che per quanto riguarda il suo stato di salute, l'insorgente ha asserito di 

soffrire di (…), oltre a sintomi quali (…); che ciononostante, egli non ha mai 

fornito alcun certificato medico; che in sede ricorsuale, egli ha dichiarato di 

essere molto malato e di essere anche stato ricoverato presso (…); che 

tuttavia il rapporto (…) annunciato (cfr. ricorso del 23 marzo 2021, pag. 13), 

come pure qualsiasi altro referto medico, non è mai stato trasmesso a que-

sto Tribunale,  

che di conseguenza, non risultano esservi problemi medici che possano 

giustificare la sua ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-

8.3; 2009/2 consid. 9.3.2), 

che in considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontanamento 

del ricorrente è ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che infine, non risultano impedimenti neppure sotto l’aspetto della possibi-

lità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

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all’art. 44 LAsi); che in particolare, il ricorrente, usando della necessaria 

diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 

(cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12), 

che l’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile, 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non 

è inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto, 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 1’500.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono – in parte – da prelevare 

dall’anticipo spese di CHF 750.– versato l’11 luglio 2022, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 1’500.– sono poste a carico del ricorrente. 

Parte di esse è prelevata dall’anticipo spese di CHF 750.– versato l’11 lu-

glio 2022 dal ricorrente. Il restante importo di CHF 750.– deve essere ver-

sato alla cassa del Tribunale amministrativo federale, entro un termine di 

30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Francesca Bertini 

 

 

Data di spedizione: