# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 454ed6ad-ef24-58a8-a18f-8ca5bfebdc41
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 12.04.2013 11.2010.47
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-47_2013-04-12.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.47

  	
  Lugano,

  12 aprile
  2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  F. Bernasconi, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.2006.670
(accertamento di servitù e azione con­fessoria) della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 3, promossa con petizione del 23 ottobre 2006 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  (ora patrocinata dall'avv.  PA 3 )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1   e

    AP 2,
  già in  ,

  alla quale sono subentrati
  gli eredi

     , 

  la stessa  AP 1   e

    
  

  (tutti patrocinati dall'avv.  PA 2 );

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 4 maggio 2010 presentato da AP 1 e AP 2 contro la sentenza emessa
il 13 aprile 2010 dal Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 3;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO 1 è proprietaria della particella n. 1142 RFD di __________ (688 m²), non edificata, la quale confina a est con la particella n. 1093 (1126 m²). Su quest'ultima, comproprietà di AP 2 e AP 1 in ragione di un mezzo ciascuno, sorge una
casa d'abitazione. A carico di tale fondo la particella n. 1142 beneficia
di una servitù di limitazione d'altezza “nel senso che le costruzioni (...) non
potranno, al colmo del tetto, eccedere l'altezza di 4.80 m da misurarsi al confine ovest, a monte, nel punto medio della lunghezza del confine del
mappale”. Il 14 settembre 1999 AP 2 e AP 1 hanno ottenuto il permesso di
innalzare il tetto del loro stabile per formare una mansarda. La licenza è
stata rinnovata dal Comune di __________ il 9 gennaio 2002 e il 17 agosto 2004.
Tra la fine di settembre e 

                                         l'inizio di ottobre del 2006 le comproprietarie hanno dato avvio ai
lavori.

                                       

                                  B.   Il
20 ottobre 2006 AO 1 ha convenuto AP 2 e AP 1 davanti al Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 3, chiedendo di accertare che la citata servitù di
limitazione d'altezza “deve essere calcolata in base alla quota di terreno sul
livello del mare, da misurarsi al confine ovest, a monte, nel punto medio della
lunghezza del confine del mappale”, di accertare che ogni costruzione sulla
particella n. 1093 “non potrà superare al colmo del tetto l'altezza di 4.80 m
dalla quota di 633 m sul livello del mare e che ogni costruzione in
contrasto con questa limitazione è illegale e dovrà essere rimossa”, di
accertare che i lavori intrapresi dalle convenute violano la menzionata servitù
e di ordinare l'iscrizione della sentenza nel registro fondiario “quale
documentazione giustificativa a complemento di quella fornita al momento della
costituzione della servitù”. In via cautelare essa ha postulato l'immediata
sospensione dei lavori.

 

                                  C.   Nella
loro risposta del 12 aprile 2007 AP 2 e AP 1 hanno proposto di respingere la
petizione in ordine, subordinatamente nel merito. L'attrice ha replicato il 14
maggio 2007, chiedendo una volta ancora di accertare che la citata servitù di
limitazione d'altezza “deve essere calcolata in base alla quota di terreno sul
livello del mare, da misurarsi al confine

                                         ovest, a
monte, nel punto medio della lunghezza del confine del mappale”, di accertare
che la costruzione posta sulla particella n. 1993 viola la servitù, la
quale “prevede un'altezza massima al colmo del tetto di 4.80 m a partire dalla quota di 633 m s/m”, di ordinare la rimozione delle opere lesive della servitù
e l'iscrizione della sentenza nel registro fondiario “quale documentazione giustificativa
a complemento di quella fornita al momento della costituzione della servitù”. AP
2 e AP 1 hanno duplicato il 14 giugno 2007, proponendo una volta ancora di respingere
l'azione in ordine, subordinatamente nel merito.

 

                                  D.   Preso
atto nel frattempo che i lavori di soprelevazione erano quasi ultimati, statuendo
in via cautelare l'11 giugno 2007 il Pretore ha autorizzato la posa provvisoria
di tegole. L'udienza preliminare di merito si è tenuta il 12 settembre 2007 e
l'istruttoria, nell'ambito della quale è stata assunta anche una perizia, si è
chiusa il 18 settembre 2008. Al dibattimento le parti hanno rinunciato,
limitandosi a conclusioni scritte. Nel proprio memoriale del 17 novembre 2009 AO
1 ha chiesto nuovamente di accertare che la limitazione posta dalla nota
servitù “deve essere calcolata in base alla quota di terreno sul livello del
mare, da misurarsi al confine ovest, a monte, nel punto medio della lunghezza
del confine del mappale”, di accertare che “nel punto medio della lunghezza
della linea di confine posta a ovest del mappale (...) la quota del terreno
risulta di 633.14 m sul livello del mare, di accertare che ogni costruzione
posta sulla particella n. 1993 “non può superare al colmo del tetto
l'altezza di 4.80 m dalla quota di 633.14 m sul livello del mare e che ogni
costruzione in contrasto con questa limitazione deve essere rimossa, di
accertare che “le opere di innalzamento con formazione di un locale mansardato
al mappale n. 1093 (...) violano la servitù di limitazione di altezza a favore
della particella n. 1142 e devono pertanto essere rimosse”, di ingiungere alle
convenute di eliminare entro 90 giorni dal passaggio in giudicato della
sentenza – sotto comminatoria dell'art. 292 CP – la parte di costruzione che
eccede la quota di 637.94 m sul livello del mare e di ordinare 

                                         l'iscrizione
della sentenza nel registro fondiario “quale documentazione giustificativa a
complemento di quella fornita al momento della costituzione della servitù”. Nel
loro allegato conclusivo del 16 novembre 2009 le convenute hanno ulteriormente
postulato il rigetto dell'azione.

                                      

                                  E.   Con
sentenza del 13 aprile 2010 il Pretore ha accolto la petizione, ha accertato
che l'altezza massima delle costruzioni oggetto dalla servitù “deve essere
calcolata in base alla quota del terreno sul livello del mare, da misurarsi al
confine ovest, a monte, nel punto medio della lunghezza del confine del
mappale, la cui quota è stabilita a 633.14 m sul livello del mare”, ha
accertato che “ogni costruzione sul fondo n. 1093 non potrà superare al colmo
del tetto l'altezza di 4.80 m dalla quota di 633.14 m sul livello del mare e
che ogni costruzione in contrasto con la limitazione è illegale e dovrà essere
rimossa”, ha accertato che i lavori intrapre­si dalle convenute violano la
servitù e devono essere eliminati, ha ingiunto alle convenute – sotto la
comminatoria dell'art. 292  CP – di rimuovere tali opere entro 90 giorni dal
passaggio in giudicato della sentenza per quanto eccedono la quota di 637.94 m
sul livello del mare e ha ordinato l'iscrizione della sentenza nel registro
fondiario quale documento giustificativo a complemento di quella fornita al
momento della costituzione della servitù. La tassa di
giustizia di fr. 2000.– e le spese sono state poste a carico delle convenute in solido, tenute a
rifondere all'attore, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 3500.– per
ripetibili.

 

                                  F.   Contro la sentenza appena citata AP 2 e AP
1 sono insorte a questa Camera con un appello del 4 maggio 2010 nel quale
chiedono di respingere la petizione e di riformare in tal senso il giudizio
impugnato. Nelle sue osservazioni del 14 giugno 2010 AO 1 conclude per la
reiezione dell'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La
causa è stata trattata con la procedura ordinaria degli art. 165 segg. CPC
ticinese. A quest'ultimo soggiacevano tutte le decisio­ni comunicate entro il
31 dicembre 2010 (art. 405 cpv. 1 CPC). Nella
fattispecie la sentenza del Pretore è stata intimata il 13 aprile 2010 ed
è stata notificata alle convenute il giorno successivo. Intro­dot­to entro venti
giorni (art. 308 cpv. 1 CPC ticinese), il 4 mag­gio 2010, l'appello in
esame è perciò tempestivo.

 

                                   2.   Nella procedura cantonale il valore
litigioso era, come in tutte le cause relative a servitù, quello che il diritto
reale limitato aveva per il fondo dominante o quello della svalutazione causata
al fondo serviente, se essa era mag­giore (art. 9 cpv.
3 CPC ticinese; Poudret, Commentaire
de la loi fédérale d'organisation judiciaire, Berna 1990, vol. I, pag. 284, n. 9.5
ad art. 36 con rinvii di giurisprudenza). Nel caso specifico il Pretore ha
fissato il valore litigioso in oltre fr. 30 000.– (sentenza impugnata,
pag. 4), stima che appare verosimile e che non è contestata dalle parti. Sotto
questo profilo la soglia minima appellabile è pertanto raggiunta (art. 36 cpv.
1 vLOG).

 

                                   3.   L'art. 102 CPC ticinese prevedeva
che in caso di decesso di una parte o in un altro caso di successione a titolo
universale il successore subentrasse alla parte nel processo. Nella fattispecie
la convenuta AP 2 è deceduta il 23 marzo 2011. Suoi unici eredi risultano __________,
AP 1 e __________ (certificato ereditario 20 settembre 2011 rilasciato dal­l'Amts­gericht
Usingen, agli atti di appello nel parallelo inc. 11.2010.48), che le sono così
subentrati in lite.

 

                                   4.   Nella
sentenza impugnata il Pretore ha ricordato in primo luogo che il titolare di
una servitù può intraprendere tutto quanto occorra per difendere il suo diritto
reale limitato, onde la legittimazione attiva di AO 1. Egli ha esaminato in
seguito il contenuto della servitù di limitazione d'altezza, giungendo alla
conclusione che la sua portata è chiara e non richiede interpretazioni. L'unico
problema – ha soggiunto – consiste nel fatto che “il punto medio della
lunghezza del confine del mappale”, cui la servitù si riferisce, non era stato
determinato al momento della costituzione dell'aggravio. Dalla perizia giudiziaria risulta nondimeno che quel punto si
situa a 633.14 m sul livello del mare. II sopralzo eseguito dalle
convenute – ha continuato il Pretore – raggiunge la quota di 640.07 m alla
sommità del tetto e finanche 641.98 m al culmine della torretta, in chiara
violazione della servitù. Secondo il Pretore poi la situazione non sarebbe
cambiata nemmeno interpretando la servitù come proponevano le convenute, ovvero
calcolando la media delle altezze (e non l'altezza del punto medio) del terreno, che sarebbe stata allora di 638.53 m,
né supponendo che il terreno del fondo dominante sia stato innalzato nel frattempo,
poiché in tal caso la violazione d'altezza sarebbe ancora maggiore.

 

                                         Relativamente
alla tempestività della causa, censurata dalle convenute, il Pretore ha rammentato
che un'azione confessoria è imprescrittibile e che in ogni modo AO 1 ha adito
la Pretura “entro breve”, i lavori sulla particella n. 1093 essendo cominciati
tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre del 2006. Infine il Pretore ha
respinto la tesi delle convenute, secondo cui la servitù ha perduto interesse
per il fondo dominante, rilevando come non basti a suffragare un'illazione del
genere il fatto che la costruzione della mansarda non comporti alcun ingombro
visivo. In ultima analisi, pertanto, il Pretore ha accolto la petizione, ha
accertato che “il punto medio della lunghezza del confine del mappale” si trova
a 633.14 m sul livello del mare e che ogni costruzione eccedente tale quota va
rimossa, ha accertato che i lavori eseguiti dalle convenute violano la servitù
e vanno eliminati, non senza ordinare a AP 2 e AP 1 di demolire ogni manufatto
sul loro fondo posto sopra la quota di 637.94 m sul livello del mare.

 

                                   5.   Nell'appello le convenute si dolevano anzitutto che
il Pretore avesse rifiutato l'assunzione di prove necessarie, come il
loro controquesito peritale n. 3, l'esecuzione personale del sopralluogo e
quanto esse miravano a produrre il 31 ottobre 2008 con 

                                         un'istanza di restituzione in intero (un permesso di costruzione del
7 ottobre 2007 e il richiamo del fascicolo relativo al suo rilascio),
respinta dal Pretore il 18 agosto 2009. Chiedono pertanto che questa Camera
proceda essa medesima al riguardo (art. 322 lett. b CPC ticinese) o –
subordinatamente – annulli la sentenza impugnata e rinvii gli atti al primo
giudice per nuova decisione.

 

                                         a)   Circa
il controquesito peritale n. 3, esso era così formulato: “Sta­bilisca il perito
qual era il punto medio indicato nel testo della servitù al momento in cui la
servitù è stata costituita, nel 1972, ossia 35 anni or sono, dica il perito in
particolare se è possibile stabilire se il punto medio del 1972 corrisponde al
punto medio attuale senza fare riferimento al livello del mare” (memoriale del
19 novembre 2007, pag. 2). Il Pretore ha respinto la domanda perché non chiara ed estranea al compito del perito
(ordinanza del 7 marzo 2008, pag. 2 in fondo). A ragione. Sindacare che cosa significasse
“punto medio” nell'accezione della servitù non spettava al perito, l'interpretazione
di un testo essendo una questione di diritto, non un accertamento di fatto. A
ragione altresì il Pretore ha reputato oscuro domandare al perito “se il punto
medio del 1972 corrisponde al punto medio attuale senza fare riferimento al livello
del mare”. Che cosa si intendesse con la locuzione “senza fare riferimento al
livello del mare”, per vero, non era dato di comprendere. Invano le convenute fanno
valere pertanto che il loro controquesito aveva la stessa indole del quesito peritale
n. 2 posto dall'attrice, il quale era perfettamente comprensibile. Al riguardo
l'appello cade nel vuoto.

 

                                         b)   La
facoltà di delegare l'esecuzione di un sopralluogo al perito era invalsa nella
prassi giudiziaria ticinese allorché occorressero conoscenze specialistiche (Cocchi/Trezzini, CPC ticinese commentato
e massimato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 246bis). Le appellanti non
pretendono che tale modo di procedere fosse contrario alla legge. Assumono che
il Pretore "non ha potuto rendersi conto dell'aspetto dei luoghi”, ma non
indicano quali fatti gli sarebbero sfuggiti. Carente di motivazione, al
proposito l'appello va dichiarato finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett.
f CPC ticinese combinato con il cpv. 5).

 

                                         c)   L'istanza
di restituzione in intero presentata il 28 gennaio 2010 dalle convenute mirava
a far versare agli atti una licenza edilizia rilasciata loro il 30 settembre
2008 dal Comune di __________ per erigere un muro di contenimento in giardino e
modificare la conformazione del tetto dell'edificio, richiamando altresì dal
Comune l'incarto relativo alla concessione di tale permesso. Il Pretore ha
respinto l'istanza con decreto del 18 agosto 2009, rilevando che la
documentazione oggetto dell'istanza non aveva alcun “substrato fattuale al di
fuori delle emergenze di causa”, come esigeva la giurisprudenza (Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 1 ad art.
138 CPC ticinese), ed era ad ogni modo ininfluente per il giudizio. Ora, il
decreto con cui il Pretore ha respinto la restituzione in intero era impugnabile
“nel termine ordinario, nelle forme dell'appellazione” (art. 140 cpv. 1 CPC
ticinese combinato con l'art. 96 cpv. 4). Le convenute non risultano avere
usufruito di tale facoltà, né pretendono ciò.
Non possono più rimettere in discussione ora, di conseguenza, la
decisione del primo giudice.

 

                                   6.   Le
convenute asseriscono che nel caso specifico il Pretore aveva “già stabilito il
suo giudizio” sin dal 17 gennaio 2007, quando aveva emesso l'ordinanza sulle
prove, tant'è che ha condotto 

                                         l'istruttoria “in una sola direzione”. La doglianza si esaurisce tuttavia
in una recriminazione. Se a un determinato momento ricorrevano i presupposti
dell'art. 27 CPC ticinese le convenute 

                                         avrebbero
dovuto presentare istanza di ricusazione senza indugio e non lasciar passare il
giudice ad atti successivi (art. 29 cpv. 4 CPC ticinese). Tanto meno potevano
attendere l'emanazione della sentenza per poi lamentare parzialità davanti a
questa Camera. Su tal punto l'appello non merita ulteriore disamina.

 

                                   7.   Sostengono le appellanti che nel memoriale
conclusivo del 17 novembre 2009 l'attrice aveva avanzato al Pretore
richieste nuove, come quella intesa a far accertare che le opere litigiose
violano la servitù d'altezza e devono essere rimosse, quella di ingiungere loro la demolizione di tutto quanto eccede la
quota di 637.94 m sul livello del mare e quella di comminare loro l'art.
292 CP in caso di inottemperanza. Ora, a parte il fatto che l'accertamento relativo
alla violazione della servitù d'altezza e l'ordine di rimuovere le “costruzioni
in violazione della servitù” figuravano già nelle domande di replica, del 14
maggio 2007, le convenute non hanno censurato la violazione dell'art. 74 CPC
ticinese quando si sono viste comunicare il memoriale conclusivo avversario. Né
incombeva al Pretore intervenire d'ufficio, non sussistendo in un caso simile
estremi di nullità a norma dell'art. 142 cpv. 1 CPC (Cocchi/Trez­zini, op. cit., pag. 231 nota 266). L'appello si
rivela così, una volta ancora, inconsistente.

 

                                   8.   Al
Pretore le appellanti rimproverano di non avere indagato sullo scopo della
servitù, che non era certo quello di garantire la vista, l'attrice avendo
tollerato per anni alberi di alto fusto che fungevano addirittura da schermo
verso la loro abitazione. L'azione confessoria si dimostrerebbe così “meramente
defatigatoria e di rappresaglia”. Se non che, così argomentando, le convenute
dimenticano che una servitù altius non tollendi non è necessariamente
intesa a salvaguardare la vista. Può anche essere volta a garantire la
tranquillità, la privatezza e finanche l'estetica delle costruzioni. A
prescindere da ciò, nell'appello le interessate non si confrontano minimamente
con la motivazione del Pretore. Questi ha spiegato con chiarezza che quando la
portata di una servitù è univoca­mente desu­mibile dai documenti costitutivi
non v'è spazio per interpretazioni sullo scopo (sentenza impugnata, pag. 4 in
basso). Le appellanti non discutono tale principio né pretendono che in concreto
la descrizione della servitù nell'atto costitutivo sia poco chiara o incompleta
né tanto meno illustrano perché. Anzi, nemmeno mettono in dubbio che l'unico
dato estrinseco alla descrizione della servitù (“il punto medio della lunghezza
del confine del mappale”) possa evincersi dalla perizia giudiziaria, di cui non
contestano le risultanze. Nelle condizioni descritte non è dato a divedere
perché il Pretore dovesse cimentarsi in esercizi interpretativi. Le appellanti sembrano
opinare, certo, che proprio il dato mancante avrebbe giustificato un'interpretazione
della servitù, ma la quota del punto medio era un fatto da accertare, non una
lacuna nella descrizione della servitù. Una volta ancora l'appello si rivela quindi
destinato all'insuccesso.

 

                                   9.   A parere
delle appellanti il livello del fondo dominante è stato innalzato negli anni ottanta,
dopo la costituzione della servitù, ciò ch'esse intendevano dimostrare con il
controquesito peritale n. 3. Il Pretore ha ritenuto la questione inconferente,
rilevando che qualora “il punto medio della lunghezza del confine del mappale” posto
oggi – secondo il perito – a 633.14 m sul livello del mare si trovasse, quando
la servitù è stata iscritta nel registro fondiario il 7 febbraio 1972, a una
quota inferiore, la violazione della servitù sarebbe ancor più flagrante. Le
appellanti ripetono che il fondo dominante è stato rialzato dopo la
costituzione della servitù, il che “copre quella differenza di livello di 4.80
m che era stata indicata nella servitù, rendendola priva di oggetto”. Per
tacere del fatto nondimeno che nella sua arcana formulazione il controquesito
peritale n. 3 non era atto a chiarire alcunché, se nel 1972 il fondo dominante era
– come le appellanti asseverano – più basso di oggi, il punto medio della lunghezza
del confine del mappale” poteva solo trovarsi a una quota inferiore. Come compensasse
ciò “quella differenza di livello di 4.80 m che era stata indicata nella
servitù, rendendola priva di oggetto”, rimane un interrogativo.

 

                                10.   Secondo
le appellanti l'attrice nulla ha intrapreso a tutela dei suoi diritti fino al
23 ottobre 2006, quando si è rivolta al giudice dopo che i lavori edili erano
già cominciati da oltre un mese. Solo con la replica del 14 maggio 2010, inoltre,
essa ha chiesto la rimozione delle opere. Le interessate non contestano che – come
ha sottolineato il Pretore – un'azione confessoria è imprescrittibile.
Eccepiscono tuttavia che ciò non deve valere quando un attore abu­si dei propri
diritti, senza dimostrare alcun interesse degno di protezione. In realtà il
comportamento dell'attrice non denota alcun abuso. Nei rapporti di vicinato gli
estremi dell'art. 2 cpv. 2 CC vanno ravvisati con grande riserbo e devono
risultare manifesti (Meier-Hayoz
in: Berner Kommentar, 5ª edizione,
n. 146 ad art. 679 CC, condiviso da Steinauer,
op. cit., vol. II, 4ª edizione, pag. 266 n. 1923). Presuppongono, in particolare,
un comportamento contraddittorio oppure devono avere destato un'aspettativa
degna di protezione. Mera passività non basta (DTF 127 III 513 consid. 4a con
riferimenti). Una reazione intervenuta entro quattro settimane dalla molestia
va considerata in linea di massima tempestiva finan­che nella prospettiva di
un'azione possessoria (cfr. Steinauer,
Les droits réels, vol. I, 5ª edizione, pag. 139 n. 350b con richiami). Non
può quindi trascendere nell'abuso ai fini di un'azione petitoria. Le appellanti
sapevano altresì che, formando la mansarda, procedevano a loro rischio e
pericolo. Già con la petizione AO 1 chiedeva infatti di accertare come ogni
costruzione in contrasto con la limitazione d'altezza andasse dichiarata
illegale e da rimuovere (richiesta di giudizio n. 2). Anche su questo punto
l'appello manca perciò di consistenza.

 

                                11.   Le appellanti
sembrano asserire che la servitù in oggetto non tutela interessi legittimi, l'opera
da loro realizzata non recando alcun disturbo e non cagionando all'attrice
alcun danno. Una servitù che limita l'altezza di costruzioni su un fondo vicino
non può presumersi tuttavia senza interesse solo perché il proprietario del
fondo gravato reputi di non infastidire il fondo dominante violando la servitù.
Tanto meno incombe a chi chiede il rispetto di una servitù – contrariamente a
quanto asseriscono le convenute – dimostrare un interesse legittimo. Un assunto
del genere appare finanche sfiorare il pretesto.

 

                                12.   Infine
le appellanti definiscono contrario al principio della proporzionalità l'ordine
di rimozione emanato dal Pretore per rapporto al “testo ambiguo” della servitù,
alla tardività con cui l'attrice ha fatto valere i suoi diritti, alla mancanza
di interesse legittimo da parte sua nell'esigere il rispetto del limite
d'altezza e alla circostanza che costei non subisce alcun pregiudizio. Esse adducono
inoltre che l'ordine di demolizione è generico e non definisce quale parte
della costruzione vada demolita.

 

                                         Le
critiche sono fuori luogo. Intanto, come si è visto, la descrizio­ne della
servitù non è per nulla ambigua né l'attrice ha tardato indebitamente a far
valere i suoi diritti né, men che meno, la servitù risulta senza interesse. Inoltre
le convenute hanno proseguito la costruzione della mansarda pendente causa ben
sapendo che l'attrice postulava a titolo cautelare la sospensione dei lavori. Possono
quindi imputare a sé medesime il fatto di avere investito fr. 200 000.– nell'esecuzione
dell'opera quando erano perfettamente consapevoli che, procedendo a loro
rischio e pericolo, nel caso in cui l'attrice avesse vinto la causa esse
avrebbero dovuto abbattere quanto sarebbe risultato eccedere in altezza il limite
della servitù. Esperire perizie o sopralluoghi all'interno dell'abitazione –
come esse postulavano – non avrebbe per altro avuto senso, litigiosa essendo la
quota della costruzione.

 

                                         Affermare
per concludere che l'ingiunzione del Pretore fosse generica non era serio. Il
primo giudice ha ordinato la rimozione “dei lavori di ‘modifica tetto con formazione di un locale mansardato al mappale n.
1093 RFD di __________ di cui alla licenza edilizia rilasciata in data 17
agosto 2004 dal Comune di __________’ (risoluzione municipale 8425 del 16 agosto 2004) e in ogni caso
della parte di costruzione edificata sulla particella 1093 RFD di __________
che eccede la quota di 637.94 m sul livello del mare” (dispositivo n. 1.4). Che
cos'altro avrebbe dovuto specificare il Pretore le appellanti non indicano.
Anche a quest'ultimo riguardo l'appello vede dunque la sua sorte segnata.

 

                                13.   Gli oneri del presente giudizio seguono la soccombenza (art. 148
cpv. 1 CPC ticinese). L'attrice, che ha presentato
osservazioni all'appello per il tramite di un legale, ha diritto a un'equa
indennità per ripetibili.

 

                                14.   Quanto ai rimedi giuridici esperibili sul piano federale contro il
pronunciato odierno (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge
agevolmente la soglia di fr. 30
000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra,
consid. 2).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:              1.    Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 1450.– 

                                         b)
spese                         fr.     50.–

                                                                                fr.
1500.–

                                         sono
poste a carico delle appellanti in solido, che rifonderanno alla controparte, sempre
con vincolo di solidarietà, fr. 1800.– complessivi per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –   
  ;

  –   
  .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.