# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 06a11842-e151-5e00-aace-134e58f7865d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-08-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.08.2023 D-4402/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4402-2023_2023-08-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4402/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  a g o s t o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Simon Thurnheer,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Iran,   

rappresentato da Giuseppina Santoro,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); 

decisione della SEM del 4 agosto 2023. 

 

 

 

D-4402/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) feb-

braio 2023, assieme al supposto fratello C._______ (dossier della SEM N 

[…]). Da ricerche intraprese dalla SEM il 15 febbraio 2023, in base ad un 

confronto delle impronte dattiloscopiche del richiedente con le informazioni 

contenute nella banca dati dell’unità centrale del sistema europeo “Euro-

dac”, è risultato che il medesimo aveva depositato una domanda d’asilo 

pregressa in Croazia il (…). 

A.b Il 17 febbraio 2023 il richiedente l’asilo ha sottoscritto un mandato di 

rappresentanza a favore dei giuristi della Protezione giuridica della Re-

gione Ticino e Svizzera centrale. 

A.c In data (…) febbraio 2023, l’interessato è stato sentito nell’ambito di un 

colloquio personale Dublino ex art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i cri-

teri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III). 

Nel colloquio, egli ha in particolare confermato di aver depositato una do-

manda d’asilo in Croazia il (…), ma di non averlo fatto volontariamente, in 

quanto sarebbe stato obbligato a rilasciare le sue impronte digitali. Per que-

sto motivo, la polizia croata lo avrebbe messo in prigione, detenendolo per 

(…) in un posto freddo, senza ricevere né cibo né acqua. Dopo (…), non 

resistendo più, in quanto si sarebbe sentito male e la sua mano gli avrebbe 

fatto molto male, sarebbe stato costretto a rilasciare le impronte. In seguito, 

la polizia croata gli avrebbe consegnato un foglio di via, riferendogli che 

poteva andarsene. Egli quindi, transitando dalla D._______ e 

dall’E._______ – senza alcun contatto con le autorità – sarebbe giunto in 

Svizzera. Ha inoltre dichiarato di non avere membri famigliari in Europa, 

eccetto il fratello, con il quale avrebbe sempre viaggiato dal suo espatrio. 

Questionato circa l’eventuale competenza della Croazia nella trattazione 

della sua domanda d’asilo, egli ha asserito di opporsi al suo rinvio nello 

stesso Stato, in quanto sarebbe stato maltrattato dalla polizia. Segnata-

mente al confine con la F._______, la polizia croata li avrebbe fermati, se-

questrando loro i vestiti ed i cellulari perché non potessero filmare ciò che 

stava accadendo. In seguito sarebbero stati messi in una prigione molto 

D-4402/2023 

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fredda, senza consegnare loro né coperte, né cibo o acqua. In Croazia, per 

rilasciare le impronte, sarebbe inoltre stato minacciato di morte dalle auto-

rità. Ivi non avrebbe quindi mai chiesto volontariamente l’asilo. Si è quindi 

opposto ad un suo ritorno in Croazia, in quanto in tale Paese lo avrebbero 

trattato in maniera brutale e violando i suoi diritti. Interrogato anche circa il 

suo stato di salute, egli ha asserito di non stare per nulla bene, a causa di 

una ferita che si sarebbe infettata già in Croazia e che non sarebbe ancora 

stata curata. Inoltre già in Iran avrebbe sofferto di depressione che dopo i 

maltrattamenti subiti in Croazia sarebbe tornata. Inoltre ha affermato di non 

sentirsi bene psicologicamente e che non capirebbe nulla della vita.  

A.d Sulla scorta delle predette informazioni, il 24 febbraio 2023, la SEM ha 

formulato all’indirizzo della Croazia, una domanda di ripresa in carico 

dell’interessato sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III. Il 10 marzo 2023, 

l’autorità croata competente ha trasmesso la sua accettazione di ripresa in 

carico del richiedente, fondandosi sull’art. 20 par. 5 RD III. 

A.e Il 18 aprile 2023, tramite il suo rappresentante legale, il richiedente ha 

proposto alla SEM, in considerazione del suo stato di salute – e di quello 

del fratello – che fosse effettuata una perizia medica approfondita (cosid-

detto “F4”), affinché si potesse disporre di una diagnosi completa. Inoltre, 

a causa delle problematiche di salute di quest’ultimo e del fratello, e delle 

condizioni di accoglienza presenti in Croazia, un’eventuale riammissione 

in tale Stato apparirebbe problematica. Ha quindi chiesto di valutare l’ap-

plicazione della clausola di sovranità al suo caso ed a quello del fratello e 

di trattare quindi le loro domande d’asilo in Svizzera. 

A.f Agli atti è inoltre presente diversa documentazione medica relativa allo 

stato di salute dell’interessato, di cui si dirà, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto. 

B.  

Con decisione del 4 agosto 2023, notificata il 7 agosto 2023 (cfr. [atto della 

SEM] n. [{…}]-33/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo dell’interessato ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il suo tra-

sferimento verso la Croazia e l’esecuzione del predetto provvedimento, 

constatando inoltre l’assenza di effetto sospensivo di un eventuale ricorso 

contro la decisione. 

C.  

Con unico atto ricorsuale datato 14 agosto 2023 (cfr. risultanze 

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processuali), la rappresentante legale dell’interessato ha impugnato di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) la deci-

sione succitata, così come quella inerente al fratello dell’insorgente (di cui 

al dossier della SEM N […]), chiedendo a titolo processuale la congiun-

zione delle cause dei due fratelli, la sospensione dell’esecuzione in via su-

percautelare e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. A titolo 

principale, l’insorgente ha concluso all’annullamento delle decisioni impu-

gnate ed alla restituzione degli atti alla SEM per l’adozione della clausola 

di sovranità ed un esame nazionale della domanda d’asilo. In subordine, 

ha chiesto la restituzione degli atti all’autorità inferiore per il completamento 

dell’istruttoria. Contestualmente ha inoltre presentato istanza di assistenza 

giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese proces-

suali e del relativo anticipo. 

A supporto del ricorso, l’insorgente ha presentato quale nuova documen-

tazione, in copia: la procura della presunta madre G._______ (di seguito 

anche: H._______), nonché due fogli di trasmissione di informazioni medi-

che (F2) relativi alla predetta del 5 luglio 2023 rispettivamente del 24 lu-

glio 2023. 

D.  

Il Tribunale, il 16 agosto 2023, ha sospeso l’esecuzione dell’allontana-

mento dell’insorgente quale misura supercautelare. 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 

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cpv. 1 LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi 

il Tribunale può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

Per quel che riguarda anzitutto la richiesta di congiunzione della presente 

causa con quella del presunto fratello dell’insorgente (dossier della SEM  

N […], di cui alla procedura del Tribunale D-4399/2023), si rileva anzitutto 

che le impugnative che fanno riferimento alla medesima fattispecie, quan-

danche presentate separatamente, possono essere congiunte in una sola 

procedura a qualsiasi stadio della causa (cfr. MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, 3a ed. 2022, n. 3.17). 

Nella presente disamina le due cause inerenti al ricorrente ed al supposto 

fratello (quest’ultimo di cui al ruolo D-4399/2023), che sono pure state og-

getto di due decisioni separate da parte della SEM, per quanto pongano 

simili quesiti giuridici avendo presentato pure un unico memoriale ricor-

suale, a differenza di quanto ritenuto nel precitato (cfr. pag. 3 del ricorso), 

non riguardano essenzialmente fattispecie coincidenti in ogni loro punto. 

Non appare pertanto giudizioso congiungere le cause. Tuttavia il Tribunale 

avrà cura che le medesime siano evase parallelamente. Entrambi i ricorsi 

sono infatti valutati e decisi nello stesso momento dal medesimo collegio 

giudicante.  

5.  

5.1 Appare d’ingresso opportuno esaminare le censure formali sollevate 

dal ricorrente nel suo gravame in ordine ad un accertamento inesatto ed 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell’autorità inferiore, 

nonché in più punti della decisione avversata sarebbe evincibile una viola-

zione dell’obbligo di motivazione della medesima autorità, in quanto sono 

suscettibili di condurre all’annullamento della decisione impugnata (cfr. 

DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit., 

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138 I 232 consid. 5; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 2013/34 consid. 4.2, 

2013/23 consid. 6.1.3). In particolare, l’insorgente lamenta che la SEM 

avrebbe omesso di accertare in modo concreto i rischi legati al suo trasfe-

rimento in Croazia, sia in rapporto alle violenze da lui subite da parte delle 

autorità croate, sia con riferimento alle condizioni d’accoglienza presenti in 

tale Paese – segnatamente circa la possibilità di accesso ad un alloggio e 

a delle cure mediche adeguati e necessari. L’accertamento medico adem-

piuto dalla SEM sarebbe inoltre incompleto, in quanto non avrebbe valutato 

i possibili rischi correlati ad un’interruzione del trattamento medico in corso, 

né avrebbe comunicato alle autorità croate la sua vulnerabilità o ancora 

sollecitato ed investigato le effettive e concrete condizioni d’accoglienza 

dopo il suo trasferimento in Croazia, in particolare della continuazione ef-

fettiva della sua presa a carico psichiatrica (cfr. p.to 6, pag. 4; p.to 8, pag. 6; 

p.to 10, pag. 13 seg. del ricorso). In merito all’accesso in Croazia alle cure 

mediche, l’autorità inferiore non avrebbe motivato in modo sufficientemente 

individualizzato la sua decisione (cfr. p.to 8, pag. 6 segg. del ricorso). Inol-

tre, nella decisione avversata, nessuna parola sarebbe stata spesa circa la 

presenza in Svizzera della madre del ricorrente, ben nota all’autorità infe-

riore, e che avrebbe dovuto condurre la predetta a pronunciarsi in merito 

sotto il profilo dell’art. 8 CEDU (cfr. p.to 8, pag. 8 del ricorso). 

5.2  

5.2.1 Nella procedura d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

5.2.2 Se del caso, l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridica-

mente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi, può comportare si-

multaneamente la violazione del diritto di essere sentito (cfr. per il suo con-

tenuto le sentenze del Tribunale D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 con-

sid. 3.1, D-2144/2022 del 24 maggio 2022 consid. 4.2), il quale fa parte 

delle garanzie procedurali generali previste dalla Costituzione e consacrato 

all’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. sentenza del Tribunale D-2516/2019 del 17 giu-

gno 2019 consid. 4.2 e rif. cit.).  

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5.2.3 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è inoltre corollario 

fondamentale del diritto di essere sentito. Detta prerogativa è finalizzata a 

permettere ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, 

eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di 

ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. 

DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenza del Tribunale 

F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1). Ciò non significa che l’auto-

rità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le ar-

gomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti 

per il giudizio (cfr. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1, 141 V 557 consid. 3.2.1; 

DTAF 2011/37 consid. 5.4.1). 

5.3 In relazione alla censura dell’accertamento incompleto dei fatti giuridi-

camente rilevanti in rapporto allo stato di salute del ricorrente, il Tribunale 

osserva dapprima che al momento dell’emissione della decisione impu-

gnata, l’incarto della SEM conteneva già varia documentazione medica 

concernente la sua situazione valetudinaria, dalla quale sono evincibili in 

modo chiaro le diagnosi ed i trattamenti seguiti nonché le cure a lui pre-

scritti (cfr. n. 18/2, 20/2, 21/2, 22/2, 24/2, 26/2, 27/2, 28/2, 29/2, 30/2 e 

31/3). La situazione medica dell’insorgente è peraltro citata correttamente 

ed esaustivamente nella decisione impugnata da parte dell’autorità infe-

riore (cfr. p.to II, pag. 6), che si è espressa – in un apprezzamento antici-

pato – anche circa il consulto in psicoterapia ancora previsto (cfr. p.to II, 

pag. 6 della decisione avversata). Agli occhi del Tribunale, viste le diagnosi 

conclusive e le terapie impostate del richiedente, di cui la SEM ne ha mo-

tivato sufficientemente le ragioni nel provvedimento avversato (cfr. p.to II, 

pag. 6 seg.), quest’ultima autorità non era in alcun modo tenuta ad adem-

piere ulteriori investigazioni, anche rispetto alla presa a carico dell’insor-

gente da parte della Croazia. Ciò essendo che, a differenza di quanto so-

stenuto nel gravame dal ricorrente, la SEM ha ritenuto che la sua situa-

zione medica fosse chiara e che non risultasse di una gravità tale da dover 

rinunciare al suo trasferimento in Croazia (cfr. p.to II, pag. 6 seg.), nonché 

che il sistema d’accoglienza croato, in particolare legato all’accesso alle 

cure mediche, fosse da ritenere sufficiente (cfr. p.to II, pag. 7 della deci-

sione impugnata). Il fatto solo che il ricorrente nel gravame non concordi 

con tale apprezzamento esposto dall’autorità inferiore nel provvedimento 

sindacato, non risulta contrario al principio inquisitorio né all’obbligo di mo-

tivare la decisione da parte della SEM. Piuttosto, con tali censure, in realtà 

l’insorgente intende ottenere un apprezzamento diverso nel merito rispetto 

a quello esposto nell’impugnata decisione riguardo sia alla competenza 

della Croazia nella trattazione del seguito della sua procedura sia in rap-

porto all’applicazione della clausola di sovranità, questioni che verranno 

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dunque esaminate di seguito (cfr. infra consid. 6 segg.). Inoltre, a differenza 

di quanto sostenuto nel gravame, l’autorità inferiore non aveva alcun ob-

bligo derivante dalle disposizioni regolamentarie applicabili di segnalare 

alle autorità croate, in particolare lo stato di salute dell’insorgente. Quest’ul-

timo dovrà difatti essere riportato alle autorità croate poco prima del suo 

trasferimento in Croazia (cfr. art. 31 e 32 RD III). Per quanto poi attiene al 

sistema di accoglienza croato, l’autorità inferiore, seppure con una breve 

argomentazione, si è espressa in modo sufficientemente concreto ed indi-

vidualizzato nella decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 4 segg.), e anche 

da questo profilo, non si possono quindi seguire le censure proposte nel 

ricorso dall’insorgente. Quanto presentato poi dall’autorità inferiore nella 

decisione avversata, per forgiare il proprio convincimento riguardo alla si-

tuazione alla frontiera croata e alla problematica dei cosiddetti push-back 

verso altri Stati (cfr. p.to II, pag. 4 seg.), come pure alle allegate carenze 

sistemiche, al contrario di quanto asserito dall’insorgente nel ricorso rife-

rendosi anche a della giurisprudenza del Tribunale nel frattempo superata 

e concernente delle costellazioni differenti dal caso di specie, s’iscrive 

nell’attuale giurisprudenza dello scrivente Tribunale, che l’ha già ritenuta 

quale argomentazione sufficiente (cfr. a tal proposito tra le altre la sentenza 

del Tribunale D-5716/2022 dell’11 gennaio 2023 consid. 4.3.3 e con-

sid. 4.3.5 con ulteriori rif. cit.). Peraltro, appare chiaramente dal provvedi-

mento impugnato, che l’autorità resistente ha esaminato la situazione indi-

viduale dell’insorgente, argomentando in modo esplicito ed adeguato i mo-

tivi per i quali non ritenesse che vi fossero indizi per una violazione 

dell’art. 3 par. 2 RD III rispettivamente dell’art. 3 CEDU da parte della  

Croazia (cfr. p.to II, pag. 4 segg. della decisione impugnata), anche te-

nendo conto della situazione specifica del ricorrente. Il provvedimento av-

versato risulta pertanto anche sotto tale profilo sufficientemente motivato 

(cfr. DTF 138 IV 81 consid. 2.2). Altresì, per quanto sia corretto che l’auto-

rità inferiore dovesse essere a conoscenza della presenza della madre 

dell’interessato in Svizzera (cfr. p.to 8, pag. 8 del ricorso), che risulta es-

sere stata presente durante un consulto psichiatrico dell’interessato tenu-

tosi il 24 maggio 2023 (cfr. n. 29/2). Tuttavia il Tribunale, come si vedrà an-

che più avanti (cfr. infra consid. 6.4 e 6.5), non ritiene che la SEM avrebbe 

dovuto sollevare d’ufficio tale questione, non essendo la circostanza della 

presenza in Svizzera della madre, pertinente ai fini della determinazione 

dello Stato membro competente a trattare la sua domanda d’asilo, e non 

avendo d’altronde il ricorrente sollevato nulla in merito in corso di proce-

dura. Del resto, nell’ambito del suo gravame, l’insorgente ha avuto piena 

possibilità di esprimersi anche su tale elemento da lui avanzato per la prima 

volta nel ricorso. Pertanto, anche se una violazione del diritto di essere 

sentito, derivante da un difetto di motivazione del punto in questione da 

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parte della SEM nella decisione impugnata, fosse ritenuta – circostanza 

non avvenuta in specie – la stessa sarebbe comunque stata completa-

mente sanata in questa sede. Da ultimo, alla luce di quanto precede, non-

ché che dalla decisione avversata si evince in modo limpido che l’autorità 

inferiore ha preso in considerazione gli elementi giuridicamente rilevanti 

per la causa, per motivare il suo rifiuto di applicare, in casu, le clausole di 

sovranità (cfr. p.to II, pag. 5 segg. della decisione impugnata) come pure 

che non vi sia una violazione dell’art. 3 CEDU nel caso di un suo trasferi-

mento in Croazia (cfr. p.to II, pag. 5 della decisione avversata), non si rav-

vede anche in tal senso alcuna violazione del principio inquisitorio da parte 

della SEM. 

5.4 Ne discende quindi che le censure formali dell’insorgente vanno inte-

gralmente respinte. La conclusione formulata in subordine nel ricorso, ten-

dente alla restituzione degli atti alla SEM per il completamento dell’istrutto-

ria, deve di conseguenza pure essere respinta. 

6.  

6.1 Ciò posto, venendo ora al merito, la SEM, nel contesto della procedura 

Dublino e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione 

espressa o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro 

Stato è competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. 

Inoltre lo Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la 

domanda di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli 

art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di deter-

minazione dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richie-

dente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o 

ha presentato colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo 

aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato membro diverso du-

rante il procedimento volto a determinare lo Stato membro competente 

(art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

6.2 Nel caso in parola, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato 

che l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo precedente in 

Croazia il (…) (cfr. n. 7/1 e 8/1). Circostanza che è stata confermata anche 

dall’insorgente (cfr. n. 12/3). Su tali presupposti, il 24 febbraio 2023, l’auto-

rità inferiore ha presentato all’autorità croata competente – entro i termini 

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fissati all’art. 23 par. 2 RD III – una richiesta di ripresa in carico dell’interes-

sato fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 13/5). La Croazia ha 

esplicitamente accolto la richiesta di ripresa in carico in data 

10 marzo 2023, quindi entro il termine previsto all’art. 25 par. 1 RD III, sulla 

base dell’art. 20 par. 5 RD III, confermando trattarsi di una ripresa in carico 

dell’insorgente (cfr. n. 19/2). A tali condizioni, e nella misura in cui gli atti 

all’incarto non attestano in alcun modo come l’interessato avrebbe lasciato 

il territorio degli Stati membri nello spazio Dublino, o che avrebbe ottenuto 

un titolo di soggiorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo (cfr. a tal 

proposito anche i suoi asserti nel colloquio Dublino, n. 12/3), si giustifica di 

fare applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III nella fattispecie, in conformità 

con la giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della Corte di 

giustizia dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, nelle 

cause riunite C-582/17 e C-583/17, §§ 48-50; cfr. anche le sentenze del 

Tribunale D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-4.3.3;  

F-4998/2022 del 9 novembre 2022 consid. 5.3.2; D-4243/2022 del 4 no-

vembre 2022 consid. 6.3.2). Il predetto Paese è quindi tenuto, in principio, 

a riprendere in carico l’insorgente, al fine di portare a termine il procedi-

mento di determinazione dello Stato membro competente. 

6.3 Le censure sollevate in sede ricorsuale non sono atte ad inficiare la 

predetta conclusione.  

6.3.1 In primo luogo, visto quanto osservato nel gravame (cfr. p.to 8, pag. 6 

seg.), il Tribunale ritiene giudizioso rammentare che quantunque ai sensi 

degli art. 31 e 32 RD III spetti alle autorità incaricate per l’esecuzione del 

trasferimento rimettere – se del caso – alle autorità straniere competenti le 

informazioni che consentano un’adeguata assistenza medica alla persona 

trasferita, ciò non costituisce in alcun modo un prerequisito per l’accetta-

zione, da parte di queste ultime autorità, del trasferimento di un richiedente 

nel loro territorio (cfr. fra le altre le sentenze del Tribunale D-6058/2020 del 

9 dicembre 2020 consid. 7 e D-2641/2017 dell’11 maggio 2017). Ciò vale 

anche per quanto concerne i trasferimenti Dublino in Croazia, anche all’ora 

attuale. Non si possono quindi seguire in merito le argomentazioni contra-

rie formulate nel ricorso dall’insorgente.  

6.3.2 In secondo luogo, circa gli asserti ricorsuali riguardo al rischio che, 

essendo stata la procedura d’asilo del ricorrente in Croazia ritirata, questi 

sarebbe eventualmente tenuto a ripresentare una nuova domanda d’asilo, 

esponendolo al reale rischio di ritrovarsi in condizioni degradanti, non riu-

scendo ad accedere al sistema d’asilo e d’accoglienza croato, si osserva 

quanto segue. Al di là di mere supposizioni ed allegazioni di parte, nel caso 

D-4402/2023 

Pagina 11 

in esame il ricorrente non ha dimostrato in alcun modo, con degli elementi 

concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’inserto, che lo Stato 

di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a 

termine correttamente la procedura relativa alla sua domanda di protezione 

in violazione della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Con-

siglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-

mento e della revoca dello status di protezione internazionale (di seguito: 

direttiva procedura), o ancora che non avrà accesso al sistema d’asilo e di 

accoglienza croati in violazione della direttiva 2013/33/UE del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’ac-

coglienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva ac-

coglienza), come si vedrà meglio anche in seguito (cfr. infra consid. 7 seg.). 

6.3.3 In terzo luogo, come a ragione motivato nella decisione avversata 

dalla SEM, gli asserti dell’insorgente che le autorità croate lo avrebbero 

obbligato al prelievo delle impronte digitali, malgrado la sua opposizione, e 

che lui non avrebbe voluto depositare in Croazia una domanda d’asilo (cfr. 

n. 12/3), risultano ininfluenti ai fini della determinazione dello Stato membro 

competente. In merito si rileva invero, come il ricorrente non ha la possibi-

lità di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda d’asilo 

verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3) e che quo all’obbligo di 

fornire le impronte digitali, tutti gli Stati membri Dublino sono obbligati a 

rilevare le impronte digitali di cittadini di Paesi terzi o apolidi fermati alla 

frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 del Regolamento UE n. 603/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce 

l’«Eurodac» per il confronto delle impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giu-

gno 2013]). 

6.4  

6.4.1 Si evince inoltre dalle asserzioni ricorsuali dell’insorgente, come sua 

madre, H._______ (dossier della SEM N […]) sarebbe pure giunta in  

Svizzera il (…) maggio 2023, chiedendovi asilo, la quale si troverebbe in 

procedura celere, in attesa di essere convocata per svolgere la prima au-

dizione sui motivi d’asilo (cfr. pag. 2 del ricorso).  

6.4.2 Ora, anche se da un esame d’ufficio degli atti dell’incarto summen-

zionato da parte del Tribunale, risulta che effettivamente la predetta sia 

entrata in Svizzera il (…) maggio 2023 e quivi abbia depositato una do-

manda d’asilo, la quale sarebbe tutt’ora pendente; tali circostanze non 

sono pertinenti ai fini della determinazione dello Stato membro competente 

a trattare la domanda d’asilo del ricorrente. Difatti, la madre dell’insorgente, 

non risulta essere un membro della sua famiglia ai sensi dell’art. 2 lett. g 

D-4402/2023 

Pagina 12 

RD III. A maggior ragione l’asserita cugina (…) che si troverebbe pure in 

procedura d’asilo (cfr. p.to 8, pag. 8), non rientra all’evidenza nella succi-

tata norma. 

6.5  

6.5.1 In merito a quanto sopra, nel suo gravame il ricorrente invoca l’appli-

cazione dell’art. 8 CEDU in rapporto alla madre, la quale sarebbe analfa-

beta ed anche dal profilo dello stato di salute fisico e psichico non starebbe 

bene. Essa beneficerebbe per questo del supporto del ricorrente e del fra-

tello, che la sosterrebbero per molte attività quotidiane, comprese l’accom-

pagnamento presso l’infermeria per la misurazione della pressione e l’ese-

cuzione di altri esami medici. Il ricorrente temerebbe che un suo allontana-

mento possa compromettere la salute della madre, con la quale si sarebbe 

instaurato un legame di dipendenza, oltre che la propria salute psichica, 

già molto delicata (cfr. pag. 2 del ricorso). La sua presenza, come quella 

del fratello, sarebbe quindi “estremamente importante” per la stessa e per-

metterebbe pure di limitare per lui le conseguenze psichiche legate alla loro 

separazione (cfr. p.to 8, pag. 8 del ricorso). 

6.5.2 Ora, le condizioni di applicazione dell’art. 8 par. 1 CEDU, norma che 

garantisce la protezione della vita famigliare, possono essere ravvicinate a 

quelle dell’art. 16 par. 1 RD III, la quale deve pure essere considerata quale 

criterio di determinazione dello Stato membro competente (cfr. sentenze 

del Tribunale F-25/2023 del 9 gennaio 2023 consid. 5.1 e 5.2 con ulteriori 

rif. cit., F-4726/2020 del 30 settembre 2020 consid. 4.2.1). Giusta quest’ul-

tima disposizione, laddove a motivo di una gravidanza, maternità recente, 

malattia grave, grave disabilità o età avanzata un richiedente sia dipen-

dente dall’assistenza del figlio, del fratello o del genitore legalmente resi-

dente in uno degli Stati membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore 

legalmente residente in uno degli Stati membri sia dipendente dall’assi-

stenza del richiedente, gli Stati membri lasciano insieme o ricongiungono il 

richiedente con tale figlio, fratello o genitore, a condizione che i legami fa-

migliari esistessero nel paese d’origine, che il figlio, il fratello, il genitore o 

il richiedente siano in grado di fornire assistenza alla persona a carico e 

che gli interessati abbiano espresso tale desiderio per iscritto. 

6.5.3 Dal canto suo, per poter invocare il diritto al rispetto della vita fami-

gliare protetto dall’art. 8 CEDU, lo straniero non soltanto deve provare la 

presenza di una relazione stretta ed effettiva con una persona della sua 

famiglia, ma pure che quest’ultima abbia un diritto di presenza assicurato 

o duraturo in Svizzera (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza 

ivi citata), nonché che all’interessato non è possibile, rispettivamente non 

D-4402/2023 

Pagina 13 

sarebbe ragionevolmente possibile, proseguire la sua vita famigliare al-

trove (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1 seg.; 139 I 330 consid. 2.1 con riferi-

menti). Secondo la giurisprudenza, le relazioni famigliari protette dall’art. 8 

par. 1 CEDU, sono anzitutto i rapporti tra coniugi e tra genitori e figli mino-

renni che coabitano. In una tale circostanza una relazione stretta ed effet-

tiva è presunta (cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). Non 

di meno, le relazioni tra maggiorenni (in particolare genitori e figli) possono 

eccezionalmente essere considerate quando tra i famigliari esiste un par-

ticolare rapporto di dipendenza come in caso di necessità di prodigare cure 

speciali per un handicap o una malattia grave (cfr. sentenze del Tribunale 

E-3704/2022 del 27 ottobre 2022 consid. 6.3; D-1968/2022 del 5 mag-

gio 2022 consid. 8.5.1). A medesima soluzione si giunge anche conside-

rando l’art. 16 par. 1 RD III. Dalla formulazione di quest’ultima norma si 

evince peraltro che la situazione di dipendenza presuppone l’esistenza di 

problemi di salute di una gravità che richiede un’assistenza significativa 

nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, di una sorveglianza o an-

che di un’assistenza o di un’attenzione permanente che solo un parente 

stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). Per-

tanto, la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psicologico, 

non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 8.3.5; sentenza del Tribunale D-2168/2021 del 12 aprile 2023 con-

sid. 6.4 con ulteriore rif. cit.). 

6.5.4 Tornando alla presente disamina, per quanto dalla documentazione 

prodotta con il ricorso dall’insorgente, come pure da un esame d’ufficio de-

gli atti di cui al dossier N (…) da parte del Tribunale, si desuma che la 

madre del ricorrente sia affetta in particolare da ipotiroidismo, da lieve dia-

bete tipo 2, dislipidemia, nonché presenti dei disturbi alla vista (cfr. F2 an-

nessi dal ricorrente al gravame), tuttavia il Tribunale differisce da quanto 

addotto dall’insorgente nel ricorso. Invero, non è evincibile dal quadro va-

letudinario della madre, né men che meno dal suo (cfr. infra consid. 8.4), 

che il loro stato di salute li ponga in un legame di dipendenza particolare, 

ai sensi della giurisprudenza succitata, nel senso che essi necessitino di 

essere assistiti in modo importante o siano oggetto di cure permanenti nella 

loro vita quotidiana che solo un parente stretto sarebbe in grado di offrire 

loro. Per quanto possa essere comprensibile che il ricorrente non voglia 

separarsi dalla madre – il cui attaccamento affettivo si ritrova anche agli atti 

(cfr. n. 22/2 e 29/2) – nonché non si metta in dubbio che possa esserle 

d’aiuto per le sue attività pratiche quotidiane, tuttavia il ricorrente non ha 

presentato alcuna prova concreta, né è deducibile dagli atti agli incarti, che 

sia in grado di dimostrare che il suo trasferimento possa pregiudicare la 

D-4402/2023 

Pagina 14 

salute della madre o la propria a causa di un particolare legame di dipen-

denza che si sarebbe instaurato, ai sensi della giurisprudenza sopra citata. 

6.5.5 Pertanto, il ricorrente non può prevalersi validamente dell’applica-

zione dell’art. 8 par. 1 CEDU – né men che meno dell’art. 16 par. 1 RD III – 

per opporsi ad un suo trasferimento verso la Croazia. 

7.  

7.1 Ciò posto, occorre tuttavia esaminare se, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, vi 

siano fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche 

nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in 

Croazia, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE).  

7.2 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale ha certo ammesso la 

forte probabilità, per dei richiedenti che entrano per la prima volta sul terri-

torio croato, che dei respingimenti illeciti alla frontiera così come dei respin-

gimenti senza esame individuale direttamente alla frontiera (“hot returns”) 

o ancora delle violenze eccessive da parte degli agenti di polizia presenti, 

possano prodursi regolarmente in Croazia (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Al contrario, per 

quanto attiene ai richiedenti trasferiti in Croazia sulla base del RD III, il Tri-

bunale è giunto alla conclusione, che questi hanno in principio accesso alla 

procedura d’asilo nel predetto Paese. Alla luce di tale constatazione, ha 

considerato che sia nel quadro di una procedura di presa in carico (“take 

charge”) sia in una di ripresa in carico (“take back”), le persone trasferite 

non rischiano, secondo un’alta probabilità, di essere esposte ad un rischio 

di violazione dei loro diritti derivanti dal principio di non-respingimento. Il 

Tribunale ha inoltre negato l’esistenza, nella procedura d’asilo e nelle con-

dizioni d’accoglienza in Croazia, di carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 

par. 2 2a frase RD III, che farebbe ritenere un trasferimento dei richiedenti 

come generalmente inammissibile. Ha inoltre precisato che non si deve 

rinunciare ad un trasferimento se non in casi eccezionali, ovvero allorché il 

richiedente dimostra, con degli argomenti fondati, che il principio sopra 

enunciato non si applica alla sua fattispecie (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale E-1488/2020 precitata consid. 9.5; cfr. anche tra le altre le sen-

tenze del Tribunale D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 6.3,  

D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 7.4 e 7.5). Le censure sollevate 

in sede ricorsuale circa l’agire delle autorità di polizia croate nei confronti 

del ricorrente, allorché egli sarebbe giunto in Croazia, e le allegazioni 

dell’insorgente durante il breve soggiorno nel predetto Paese, così come 

D-4402/2023 

Pagina 15 

le diverse citazioni giurisprudenziali e di rapporti di organizzazioni riportate 

nel ricorso, non sono atte a mutare la predetta conclusione. In merito, si 

rinvia anche ai considerandi successivi. 

7.3 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III, non 

si giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Resta ancora da esaminare se, come richiesto dal ricorrente nel gra-

vame, malgrado la competenza di principio della Croazia, l’autorità inferiore 

debba esaminare la domanda di protezione internazionale del ricorrente in 

applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione 

concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, 

RS 142.311), che prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM 

può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro 

Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applica-

zione di tale norma, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbli-

gata a entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di 

potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

8.2 L’insorgente, nel suo ricorso, si prevale sia delle violenze e dei maltrat-

tamenti che avrebbe subito in Croazia sia del suo stato di salute, nonché 

delle condizioni degli alloggi e della situazione generale della procedura e 

d’accoglienza nel predetto Paese, per rinunciare al suo trasferimento ap-

plicando la clausola di sovranità succitata. Ciò in quanto una sua riammis-

sione in Croazia si porrebbe in contrasto con l’art. 3 CEDU. 

8.3 Per quanto il Tribunale non misconosca che le condizioni d’accoglienza 

e di procedura per i richiedenti l’asilo in Croazia possano essere problema-

tiche. Tuttavia, nel caso in esame, anche se il Tribunale ritenesse verosimili 

le allegazioni per lo più generiche di maltrattamenti subiti dal ricorrente al 

momento del fermo di polizia come pure nel periodo di (…) trascorsi in 

prigione (cfr. n. 12/3), tali allegazioni non risultano comunque decisive dal 

profilo della conformità del trasferimento del richiedente in relazione agli 

art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105, 

Conv. tortura). Ciò in quanto non esiste alcuna ragione seria e concreta di 

ritenere che un trasferimento a I._______ dell’insorgente, del quale la 

D-4402/2023 

Pagina 16 

Croazia ha esplicitamente accettato la ripresa in carico, rischierebbe di 

esporlo ad una situazione simile a quella nella quale si sarebbe trovato in 

quanto persona straniera in una situazione irregolare su suolo croato nella 

zona di frontiera o ai fini della sua registrazione. Inoltre il Tribunale, nep-

pure considerando quanto riportato nel ricorso dall’insorgente, non ha al-

cuna ragione di mettere in dubbio che la Croazia sia uno Stato di diritto, 

con un sistema di giustizia funzionante. Al quale l’insorgente, che del resto 

non ha mai addotto di essersi in passato indirizzato, ed a differenza di 

quanto genericamente sollevato nel suo ricorso in proposito (cfr. p.to 10, 

pag. 13), potrà rivolgersi per denunciare l’agito di alcuni funzionari di polizia 

nei suoi confronti o se in futuro i suoi diritti non venissero rispettati (art. 26 

direttiva accoglienza), anche con l’eventuale aiuto di organizzazioni non 

governative tutt’ora presenti su suolo croato. Altresì, il ricorrente non ha 

dimostrato in alcun modo né con i suoi asserti generici esposti in corso di 

procedura che egli avrebbe ricevuto un foglio di via dalle autorità croate 

(cfr. n. 12/3), né con quelli per nulla fondati presentati con il ricorso (cfr. p.to 

10, pag. 13), che lo Stato di destinazione – che ha accettato espressa-

mente la sua ripresa in carico – non sia intenzionato a riprenderlo in carico 

ed a portare a termine correttamente la procedura relativa alla sua do-

manda di protezione in violazione della direttiva procedura, o ancora che 

lui non avrebbe avuto accesso alla procedura d’asilo in Croazia in passato 

o non l’avrà in futuro. A tal proposito, si rimarca come è il ricorrente stesso 

con i suoi asserti che ha riportato come egli si sia opposto strenuamente al 

rilevamento delle impronte digitali, ma che ha potuto proseguire libera-

mente il suo viaggio non appena le stesse gli sarebbero state prelevate 

(cfr. n. 12/3). Impronte dattiloscopiche che, come già sopra osservato, le 

autorità croate erano obbligate a rilevargli (cfr. supra consid. 6.3.3). Non si 

evince inoltre né dagli atti all’incarto né dalle allegazioni generiche esposte 

nel gravame, alcun indizio serio e concreto suscettibile di dimostrare che 

lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio di respingimento e, 

dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un 

paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese. 

8.4  

8.4.1 In merito allo stato di salute del ricorrente, si osserva dapprima come 

il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, costi-

tuisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezio-

nali (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo [Grande Ca-

mera] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; DTAF 2011/9 

consid. 7.1). 

D-4402/2023 

Pagina 17 

8.4.2 Concernente lo stato valetudinario dell’insorgente, si constata dap-

prima come nell’ambito del colloquio Dublino, egli ha dichiarato di non stare 

bene, a causa di una ferita infetta alla mano, della depressione di cui sof-

friva già in Iran e che in Croazia si sarebbe nuovamente presentata a causa 

dei maltrattamenti subiti nonché di non stare bene psicologicamente (cfr. 

n. 12/3). Per i predetti disturbi, dagli atti all’inserto sono invero rilevabili di-

verse visite mediche effettuate dall’insorgente, in esito alle quali egli pre-

senta le diagnosi seguenti dal profilo somatico: una persistenza della sin-

tomatologia algica a causa di un esito di corpo estraneo al pollice destro 

(cfr. n. 18/2 e 28/2), già in passato valutata chirurgicamente dove non si è 

evidenziata né osteite né corpo estraneo (cfr. n. 20/2); un episodio di lipo-

timia su calura e disidratazione in data (…) ed una sospetta malattia da 

reflusso gastroesafageo con terapia farmacologica impostata (cfr. n. 31/3). 

Dal profilo psichiatrico, è stata diagnosticata una sindrome da disadatta-

mento, con prevalente disturbo di altri aspetti emozionali, per la quale gli 

sono stati prescritti regolari colloqui di sostegno psicologico e di psicotera-

pia, senza alcuna terapia farmacologica impostata (cfr. n. 21/2, 22/2, 24/2, 

26/2, 27/2, 29/2, 30/2 e 36/2). Dall’ultimo F2 del 10 agosto 2023 presente 

agli atti, si evince segnatamente come l’umore del ricorrente sia in asse e 

non vi sia ansia. Malgrado riferisca di aver ricevuto una prima risposta ne-

gativa alla domanda d’asilo, tuttavia dicendosi rattristato, ha dichiarato che 

non sarebbe particolarmente preoccupato e sarebbe grato della presa a 

carico e delle cure (cfr. n. 36/2). 

8.4.3 Alla luce dello stato di salute testé descritto, pur non volendo in alcun 

modo sminuirlo, il Tribunale ritiene che dagli atti all’inserto non siano evin-

cibili degli elementi concreti e circostanziati, che inducano a ritenere come 

lo stesso sia di una gravità tale da comportare una violazione dell’art. 3 

CEDU ai sensi della giurisprudenza sopra referenziata nel caso di un rinvio 

del ricorrente in Croazia, che non potrebbe ivi essere trattato o di cui il 

trattamento non possa essere proseguito nel medesimo Stato. In tale con-

testo, non risulta inopportuno evidenziare come il Tribunale, in linea di prin-

cipio – ed al contrario di quanto argomentato dall’insorgente nel suo ri-

corso – ritenga che la Croazia disponga di infrastrutture mediche ade-

guate, anche ed in particolare dal profilo psichiatrico (cfr. le sentenze del 

Tribunale D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 7.3.3, E-4102/2023 del 

3 agosto 2023 consid. 8.3.3, D-3385/2023 del 28 luglio 2023 con-

sid. 7.3.3). Ciò essendo rammentato come il Tribunale abbia già più volte 

ritenuto che l’aiuto apportato da organizzazioni non governative permetta 

segnatamente di supplire alle lacune delle infrastrutture psicoterapeutiche 

statali presenti in Croazia (cfr. a tal proposito le sentenze del Tribunale  

D-5670/2022 del 3 febbraio 2023 consid. 8.3.3 con ulteriori rif. cit.,  

D-4402/2023 

Pagina 18 

E-4859/2022 del 9 novembre 2022 consid. 6.5.1). Tali conclusioni non mu-

tano neppure alla luce della circostanza citata dal ricorrente nel gravame 

che J._______ (K._______), una tra le tante organizzazioni presenti in 

Croazia per prodigare le cure mediche ai richiedenti l’asilo, abbia tempora-

neamente interrotto la sua attività (cfr. a tal proposito anche la sentenza 

del Tribunale F-3733/2023 dell’11 luglio 2023 consid. 3.3). Pertanto, se il 

ricorrente dovesse necessitare di ulteriori cure o trattamenti medici, o pro-

seguire quelli già iniziati in Svizzera, potrà senz’altro fare capo all’infrastrut-

tura medica disponibile in Croazia. Stato che si ricorda è firmatario della 

direttiva accoglienza ed in quanto tale, deve provvedere affinché i richie-

denti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto 

meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di ma-

lattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o 

di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, com-

prese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 

par. 1 e 2 direttiva accoglienza). La citazione nel ricorso di un estratto del 

rapporto di L._______ del (…) (cfr. p.to 9, pag. 10 segg. del ricorso), il quale 

giunge ad un’altra valutazione circa l’accesso alle cure mediche in Croazia 

rispetto alla SEM ed al Tribunale, non è atto a mutare la predetta conclu-

sione (cfr. sentenza del Tribunale E-4102/2023 del 3 agosto 2023 con-

sid. 8.3.3).  

8.4.4 Alla luce di quanto sopra, non si ravvisa quindi alcuna ragione di ri-

chiedere delle garanzie specifiche alla Croazia in merito alla presa in carico 

dell’insorgente, così come postulato dallo stesso nel suo ricorso (cfr. p.to 

8, pag. 8 seg.; p.to 9, pag. 12 e p.to 10, pag. 14). A tal proposito, occorre 

rilevare come il Tribunale, nella sua costante giurisprudenza, ritenga, di 

regola, che le autorità svizzere non debbano richiedere alle autorità croate 

delle garanzie individuali circa l’accesso ad un alloggio adeguato, a presta-

zioni materiali e a cure mediche per i richiedenti l’asilo. Il ricorrente potrà 

indirizzarsi alle autorità croate per richiedere le prestazioni a cui gli dà di-

ritto la direttiva accoglienza, eventualmente esigendole tramite le vie legali 

(cfr. art. 26 della direttiva accoglienza). Inoltre, come già sopra rammen-

tato, le autorità elvetiche competenti per l’esecuzione della decisione, sono 

tenute ad informare in modo adeguato e precedentemente al trasferimento 

del ricorrente le autorità croate, circa le circostanze ed i bisogni specifici 

medici dell’insorgente (cfr. art. 31 seg. RD III; cfr. nello stesso senso anche 

la sentenza del Tribunale D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 8.5.2). 

8.5 Visto quanto precede, il ricorrente non è riuscito a provare o a rendere 

verosimile che un suo trasferimento in Croazia lo esponga ad un rischio 

D-4402/2023 

Pagina 19 

serio e concreto di trattamenti inumani o degradanti, che comporti la viola-

zione di disposizioni internazionali. 

8.6 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per ritenere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprez-

zamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di 

applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III (clausola 

di sovranità), rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1.  

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle suddette norme da 

parte della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico del 

ricorrente in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

10.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia confor-

memente all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere 

di apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incom-

pleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve 

quindi essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le istanze dell’insorgente 

tendenti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e 

d’altro canto all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese pro-

cessuali, risultano divenute senza oggetto. 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibi-

lità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente è 

indigente, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 

PA). 

D-4402/2023 

Pagina 20 

13.  

Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 16 agosto 2023 de-

cadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:  

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4402/2023 

Pagina 21 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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