# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83d8fa59-a205-579d-8c67-5a57bf7ee838
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 16.09.2010 17.2010.12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2010-12_2010-09-16.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2010.12-13

  	
  Lugano

  16 settembre 2010

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di cassazione e di revisione
  penale                                 del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei
  giudici:

  	
  Roggero-Will, presidente,

  Lardelli e Pellegrini

  

 

	
  segretaria:

  	
  Dell'Oro, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul ricorso per
cassazione presentato il 2 aprile 2010 da

 

	
   

  	
  RI 1

    

  rappr. dall' DUF 5 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 12 febbraio
  2010 dalla Corte delle  assise criminali nei suoi confronti e nei confronti
  di TERZ 1, TERZ 2, TERZ 3, TERZ 5 e TERZ 4

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

esaminati gli atti;

 

posti i seguenti

 

punti in questione:

 

                                   1.   Se
dev'essere accolto il ricorso per cassazione.

 

                                   2.   Il
giudizio sulle spese e sulle ripetibili.

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con sentenza 12 febbraio 2010 la Corte delle assise criminali di __________
ha dichiarato RI 1 autore colpevole di: 

 

                                    •   infrazione
aggravata alla legge federale sugli stupefacenti (LStup), siccome riferita
ad un quantitativo di cocaina che sapeva o doveva presumere essere in grado di
mettere in pericolo la salute di parecchie persone, per avere, senza essere
autorizzato: 

-     effettuato preparativi in vista dell’importazione di
stupefacenti e meglio per avere, nel corso della primavera 2007, a __________, dopo aver presentato il trafficante di stupefacenti __________ ad TERZ 3, aiutato
quest’ultimo a reclutare quale corriere TERZ 2 per recarsi in __________ dove
insieme avrebbero dovuto prendere in consegna da 2 a 3 kg di cocaina ciascuno da portare in Svizzera;

-     trasportato stupefacenti, e meglio organizzando tramite
TERZ 3 e TERZ 5, il 24 maggio 2007, ad __________, l’accoglienza della
“comitiva brasiliana” con TERZ 2, che sapeva o doveva presumere trasportare un
ingente quantitativo di cocaina, ma almeno 12 kg, presso l’aeroporto di __________ ed il suo successivo trasporto mediante due autoveicoli
presso l’albergo __________; 

-     all’inizio del 2008, ad __________, detenuto al proprio
domicilio 180 g di cocaina quindi venduto a credito, al prezzo di Euro
4'000.-, risp. fr. 6'000.-, 80 g. di cocaina a TERZ 5, che tuttavia non gli ha
mai versato i soldi; 

-     il 29 aprile 2009, ad __________, detenuto a scopo di
messa in circolazione 2,77 kg di marijuana (tasso THC 2,7 - 10,4%); 

-     acquistato (con ruolo di complice) stupefacenti e
meglio per avere inviato a __________ il 19 febbraio 2007 fr. 3'840.- tramite
agenzia __________ e il 20 febbraio 2007 fr. 3'940.- tramite agenzia __________,
sapendo o dovendo presumere che si trattava di denaro destinato al pagamento di
alcuni kg di stupefacenti;

                                    •   sviamento della giustizia, per avere, in
correità con __________, il 21 aprile 2006, a __________, fatto all’autorità una falsa denuncia per un atto punibile, che essi sapevano non commesso, e meglio
per avere falsamente denunciato alla polizia Cantonale di avere subito, in data
19 aprile 2006, tra le 13.15 e le 14.45, a __________, il furto del furgone
Fiat Ducato di proprietà della PC 1 da lui noleggiato a __________ e del
preteso carico (350 PC portatili del valore dichiarato di EUR 192'500), furto
in realtà non avvenuto; 

                                    •   truffa mancata, per avere, in correità
con __________, nell’aprile 2006, ad __________ e in altre località, allo scopo
di procacciare a sé e ad altri un indebito profitto, compiuto senza risultato
tutti gli atti necessari per ingannare con astuzia i funzionari della PC 2 e
meglio per avere, chiedendo ed ottenendo di aumentare da fr. 100'000.- a fr.
304'150.- la copertura assicurativa della polizza “assicurazioni trasporti”
della __________ (di cui __________ era azionista e RI 1 amministratore unico)
in relazione al previsto trasporto di 350 PC portatili di cui sopra,
annunciando poi contrariamente al vero il 20/24 aprile 2006, di averne subito
il furto, compilando l’apposita dichiarazione di sinistro e fornendo una
fattura proforma riferita all’asserita vendita dei PC, tentato di ottenere
indebitamente da parte della __________ un risarcimento pari al valore
dichiarato della merce asseritamente trasportata;

                                    •   appropriazione indebita, per essersi, il
18/19 aprile 2006, a __________ nonché in altre località all’estero, allo scopo
di procacciare a sé e ad altri un indebito profitto, appropriato del furgone
Fiat Ducato summenzionato, del valore di fr. 22'300.- (valore a nuovo, fr.
45'000.-) ritenuto che il veicolo, di cui è stato denunciato il furto
contrariamente al vero, non è più stato ritrovato.

In applicazione
della pena, il primo giudice ha condannato RI 1 alla pena detentiva di quattro
anni e sei mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, e lo ha condannato
a risarcire fr. 22'300.- alla parte civile PC 1.  

 

                                  B.   Nel medesimo giudizio sono stati pure condannati: 

 

                                    •   TERZ 1, alla pena detentiva di quattro anni per infrazione aggravata alla
LStup, riciclaggio di denaro e contravvenzione alla LStup; 

                                    •   TERZ 2, alla pena detentiva di due anni, sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di due anni, per infrazione aggravata e contravvenzione alla
LStup; 

                                    •   TERZ 3, alla pena detentiva di tre anni e dieci mesi e a un trattamento ambulatoriale
ex art. 63 CP per infrazione aggravata alla LStup, grave infrazione alle norme
sulla circolazione e contravvenzione alla LStup; 

                                    •  TERZ 5, alla pena detentiva di tre anni e dieci mesi per infrazione
aggravata alla LStup, trascuranza degli obblighi di mantenimento, truffa e contravvenzione
alla LStup; 

                                    •   TERZ 4, alla pena detentiva di tre anni, di cui due anni sospesi
condizionalmente per il periodo un prova di tre anni, per infrazione aggravata
alla LStup, riciclaggio di denaro e contravvenzione alla LStup. 

Il primo giudice ha, inoltre, statuito in merito
alla sorte degli oggetti sequestrati e ha posto a carico dei condannati in
solido (con ripartizione interna in ragione di un sesto ciascuno) la tassa di
giustizia e le spese processuali, mantenendo i sequestri conservativi a
garanzia del loro pagamento.

 

                                  C.   I fatti posti alla base del giudizio della Corte delle assise
criminali, con particolare riferimento alle vicende in cui è coinvolto RI 1,
sono in sintesi i seguenti.

 

                                   1.   Il procedimento, che ha coinvolto sei coimputati, riguarda
principalmente tre viaggi effettuati alla volta del __________ allo scopo di prelevare
ingenti quantità di cocaina ed importarle in __________. RI 1 è risultato
implicato solo nell’organizzazione del primo di questi viaggi, che è stato
materialmente effettuato nel maggio del 2007 da TERZ 3 e TERZ 2 quali corrieri. 

 

                                   2.   Nella seconda metà del 2006, nell’ambito della sua attività
professionale di venditore porta a porta di contratti telefonici, TERZ 3 aveva
conosciuto RI 1, che si occupava della vendita di vestiti da uomo per conto
della __________, di cui era amministratore unico. Successivamente TERZ 3
lavorò per un breve periodo per RI 1. 

 

                                   3.   Attorno al marzo del 2007, RI 1 domandò a TERZ 3 di ospitare per qualche
tempo il suo conoscente __________, presentato come un uomo d’affari
italo-sudamericano, che in quel momento alloggiava a casa sua. __________ era,
in realtà, al vertice di un’organizzazione che trafficava droga. Durante la permanenza
di __________ a casa di TERZ 3, questi gli raccontò di essere l’organizzatore
di traffici di cocaina dal __________ e gli chiese se era interessato a
partecipare. __________ conobbe, quindi, tutta la compagnia di TERZ 3, che
all’epoca frequentava il suo appartamento, ovvero TERZ 2, TERZ 5 (“dr. __________”),
TERZ 1, e __________. Anche a TERZ 2 venne proposto di effettuare un viaggio in
__________. Sia TERZ 2 che TERZ 3 hanno ammesso che, già prima della partenza,
era chiaro che il viaggio era finalizzato all’importazione di importanti dosi
di cocaina.

 

                                   4.   Per fugare le perplessità di TERZ 2 in relazione all’operazione venne organizzato un incontro a casa di RI 1, durante il quale
quest’ultimo e TERZ 3 lo rassicurarono in merito alla sicurezza del trasporto
(nel senso che le valigie erano confezionate in modo tale da non essere
scoperte e che i viaggi effettuati in precedenza avevano avuto buon fine). TERZ
2, che non disponeva del passaporto, venne tranquillizzato da RI 1 che gli
spiegò che poteva procurarsene uno temporaneo all’aeroporto di __________.

 

                                   5.   L’8 maggio 2007 TERZ 2 si recò all’aeroporto di __________ in
compagnia di TERZ 3 per ottenere un passaporto provvisorio, che venne pagato da
TERZ 3 con i soldi ricevuti a tale scopo da RI 1. Dopodiché i due corrieri si
recarono in un’agenzia di viaggi di __________ per ritirare i biglietti aerei per
il __________ che erano stati prenotati da RI 1. I biglietti vennero pagati con
il denaro che quest’ultimo aveva appositamente consegnato loro. La somma
necessaria (o parte di essa) era stata ricevuta da RI 1 proprio quel giorno
dalla __________, tramite un versamento __________, compagna di __________.

 

                                   6.   Il 9 maggio 2007, giorno della partenza, RI 1 accompagnò i due
corrieri all’aeroporto di __________, da dove questi raggiunsero il __________.
Giunti a __________, e TERZ 3 presero alloggio nell’albergo indicato telefonicamente
da __________ a RI 1 e già riservato per loro. Durante il soggiorno in __________,
RI 1 ebbe un paio di contatti telefonici con loro ed era in contatto con __________.

Dopo una settimana di attesa in albergo, siccome
il carico di droga da trasportare era in ritardo, TERZ 3 si impaurì e fece
anticipatamente ritorno in __________. RI 1, dopo avergli chiesto le ragioni
del suo rientro anticipato, gli domandò di occuparsi dell’organizzazione dell’accoglienza
della comitiva proveniente dal __________ presso l’aeroporto di __________.

TERZ 2, nel frattempo, aveva atteso in albergo
l’arrivo delle valigie contenenti il carico di cocaina. Il carico arrivò in
hotel insieme a __________ e a tre altri corrieri: __________. Tutti quanti
partirono, dunque, da __________ con lo stesso volo, trasportando un carico di almeno
 12 kg di cocaina. Anche __________ viaggiò insieme a loro, ma senza
trasportare personalmente nessun quantitativo di cocaina.  

 

                                   7.   Il 24 maggio 2007 la comitiva atterrò a __________ e fu accolta da TERZ
3, __________, TERZ 5 (cui TERZ 3 aveva chiesto aiuto per organizzare
l’accoglienza del gruppo) e __________ (che su richiesta di TERZ 5 aveva messo
a disposizione la sua automobile per il trasporto della comitiva). Come da
indicazioni di __________, dopo aver caricato le valige nell’automobile di __________
la comitiva partì per __________, ove il gruppo (eccetto TERZ 2) si stabilì fino
al 12 giugno 2007 presso l’Hotel __________. 

 

                                   8.   Successivamente TERZ 3 si occupò di organizzare, per conto di
Severoni e unitamente a TERZ 5, il trasporto in due tranches della
cocaina dalla Svizzera all’Italia. Il primo viaggio, a destinazione __________,
fu effettuato tra la fine di maggio e l’inizio di giugno ____________________,
con il quale anche RI 1 era in contatto. Il secondo viaggio ebbe luogo ad
inizio giugno 2007, con destinazione __________, dove la droga fu consegnata a
tale __________. 

Il 12 giugno 2007, al rientro di TERZ 3 e TERZ 5
da __________, __________ telefonò a TERZ 3 spiegando che sospettava di essere
sorvegliato dalla polizia e di essere pertanto in fuga verso __________.
Severoni ordinò ai due di raggiungerlo portando con loro sia la complice che
era rimasta a __________ che la somma di Euro 80'000.-, lasciata in deposito a __________,
a quel tempo compagna di TERZ 3. TERZ 3 e TERZ 5 raggiunsero __________ a __________
dove gli fecero credere che i soldi erano andati persi poiché anche loro erano
braccati dalla polizia. In realtà, i due si suddivisero l’importo con __________
e utilizzarono la rimanenza per coprire le spese di alloggio presso l’Hotel __________.
Temendo la reazione di __________ per la perdita del denaro, TERZ 3 e TERZ 5 si
rivolsero a RI 1 domandandogli di intervenire presso __________ per avvalorare
la loro versione, ciò che questi fece per un compenso di Euro 5'000.-.  

 

                                   9.   Il secondo viaggio venne effettuato tra la fine di luglio ed il 1.
di agosto 2007 da TERZ 1 e __________ ed il terzo a cavallo tra ottobre e
novembre del 2007 da TERZ 1 e TERZ 4. Per questi viaggi non è risultato un
coinvolgimento di RI 1. 

 

                                10.   Prima di questi avvenimenti, RI 1 era già sotto inchiesta per
mancata truffa, appropriazione indebita e sviamento della giustizia per fatti
accaduti nel 2006.

In data 21 aprile 2006 egli aveva, infatti, denunciato
di avere subito il furto del furgone Fiat Ducato di proprietà della PC 1 da lui
preso a noleggio presso il __________, contenente 350 PC Toshiba, del valore di
Euro 192'500.-, fornitigli dalla ditta di tale __________, oltre che l’importo
di 

fr. 23'000.- contenuto nel veicolo, che era stato
lasciato in un posteggio a __________ mentre lui pranzava in un ristorante nei
pressi. 

La polizia non ha creduto alla denuncia di RI 1. 

 

                                11.   RI 1 è stato arrestato il 28 aprile 2009 presso la sua abitazione ad __________
e rilasciato il 6 luglio seguente. 

 

                                  D.   Contro la sentenza della Corte delle assise criminali RI 1 ha inoltrato dichiarazione di ricorso. 

Nei motivi del gravame, presentati il 2 aprile
2010 dal patrocinatore di RI 1, avv. DUF 5, viene chiesto l’annullamento della
sentenza impugnata con completo proscioglimento del condannato, oltre alla
reiezione delle pretese di parte civile. In via subordinata, viene chiesta una
massiccia riduzione della pena comminata e, in ogni caso, il dissequestro di
tutti i beni confiscati. 

Il 2 aprile 2010, RI 1 ha prodotto una sua personale e separata motivazione al ricorso in aggiunta a quella del suo
patrocinatore.

Lo scritto non è stato oggetto di intimazione. 

 

                                  E.   Con scritto 3 maggio 2010, il procuratore pubblico ha postulato la reiezione
del gravame presentato dall’avv. DUF 5, rinviando alle motivazioni contenute
nel giudizio impugnato.

Le parti civili, per contro, non hanno fatto
pervenire osservazioni.

 

Considerando 

 

in diritto:                  1.   Giusta l’art. 288 CPP il ricorso per cassazione può essere
presentato per errata applicazione del diritto sostanziale ai fatti posti a
base della sentenza (lett. a), per vizi essenziali di procedura (purché il
ricorrente abbia eccepito l’irregolarità non appena possibile) (lett. b) e per
arbitrio nell’accertamento dei fatti (lett. c). Il ricorso per cassazione è
dunque essenzialmente un rimedio di diritto (art. 288 lett. a e b CPP),
ritenuto che l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono
censurabili unicamente per arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). 

 

                                   2.   Nel suo gravame, il ricorrente propone una censura di tipo formale,
lamentando una violazione del diritto di essere sentito poiché “non tutti
gli atti ed i documenti facenti parte dell’incarto sono stati messi a
disposizione, e ciò malgrado le ripetute richieste, e ciò indipendentemente
dalla mole degli incarti” (ricorso avv. DUF 5, pag. 19). 

La critica non può essere condivisa. 

Il ricorso per cassazione è ammesso per vizi di
procedura solo se il ricorrente ha eccepito l’irregolarità appena possibile
(art. 288 litt. b CPP), ciò che nel caso concreto non risulta esser stato
fatto, il verbale del dibattimento non riportando nulla a riguardo.

La censura deve, dunque, essere considerata
tardiva e, di conseguenza, irricevibile.

Ma anche volendo far astrazione dalla sua
irricevibilità ed esaminare la questione nel merito, la censura andrebbe
respinta.

Dalla corrispondenza agli atti risulta che, in
data 22 luglio 2009, RI 1 ha personalmente chiesto al procuratore pubblico un
elenco di tutti i beni sequestrati, la restituzione del cellulare e del PC, e
la copia di tutti gli atti che lo riguardavano (doc. AI 5.96) e che, a tale
richiesta ha fatto seguito, il 28 luglio 2009, la richiesta dell’avv. DUF 5
(allora patrocinatore di DUF 5) tesa ad ottenere “il permesso di poter
visionare l’incarto sopraccitato” (doc. AI 5.98). Il procuratore pubblico,
con scritto 31 luglio 2009, ha informato l’avv. DUF 5 “che sia lei che il
signor RI 1 potrete visionare l’incarto inerente il procedimento penale a
carico di quest’ultimo ed altri presso la cancelleria del Ministero Pubblico di
__________” ed ha precisato che solo il patrocinatore era autorizzato ad
estrapolare eventuali fotocopie dagli atti, con la condizione che le stesse non
venissero divulgate a terzi (doc. AI 5.100). 

Che l’avv. DUF 5 abbia effettivamente visionato
l’incarto risulta, poi, dal suo scritto 28 settembre 2009, nel quale chiedeva
al procuratore la trascrizione su supporto cartaceo dei CD che aveva visto
nell’incarto (doc. AI 5.106A). Anche RI 1 personalmente ha visionato l’incarto,
avendo comunicato al Procuratore, con scritto 29 settembre 2009, di non avervi
trovato una distinta dettagliata dei beni sequestrati negli atti consultati e
chiedendone una copia (doc. AI 5.107A) cui fece seguito il procuratore con la
trasmissione all’interlocutore di copia del verbale di sequestro del 24 aprile
2009, che era agli atti in quanto allegato al rapporto di arresto del
ricorrente (doc. AI 5.117). 

La critica del ricorrente – espressa in modo del
tutto generico (in particolare, non viene precisato quando, come e a quale
documentazione l’accesso sia stato negato alla difesa) – avrebbe, quindi,
comunque dovuto venire respinta.

 

                                   3.   Proseguendo, negli allegati ricorsuali vengono essenzialmente
contestati gli accertamenti di fatto e la valutazione delle prove operati dalla
Corte delle assise criminali nella pronuncia impugnata e che hanno condotto
alla condanna di RI 1 per le infrazioni legate al traffico di droga e per i
reati relativi alla sparizione del furgoncino noleggiato.

 

                               3.1.   Con riferimento al traffico di droga, i primi giudici hanno
accertato che RI 1 è stato chiamato in causa da diverse persone implicate a
vario titolo nell’inchiesta (sentenza impugnata, consid. VII pag. 134-135). Fra
queste, i coimputati TERZ 3, TERZ 2, TERZ 5 e TERZ 1, ma anche __________ (che
nell’agosto del 2007 ha dato avvio al presente procedimento denunciando alla
polizia di essere stato picchiato da alcune persone, tra cui TERZ 3 e __________,
poiché aveva rifiutato di fare la guardia alla canapa stoccata
nell’appartamento di TERZ 3) e __________ (compagna di __________, colta in
flagrante con lui nel dicembre 2007 sul treno __________ mentre trasportavano 9 kg di cocaina) la cui piena collaborazione con le autorità francesi ha permesso di riattivare le
indagini in relazione al traffico e di chiarire il ruolo dei diversi
partecipanti (sentenza impugnata, consid. VII pag. 135-136).

Nonostante RI 1 abbia sempre negato di avere
avuto un ruolo nella vicenda, la prima Corte ha sottolineato che egli non ha
negato di conoscere né __________ né l’avv. __________ e che è risultato, dunque,
l’anello di congiunzione tra l’organizzazione brasiliana e gli acquirenti
italiani. La prima Corte ha, poi, ancora sottolineato che RI 1 ha ammesso di essere in contatto con __________ (compagna di __________) e di averle inviato del
denaro in due occasioni tramite la sorella __________ (sentenza impugnata,
consid. VII pag. 136-137).

Per valutare la sua posizione, i primi giudici
hanno, inoltre, considerato quanto rinvenuto nel sacco della spazzatura trovato
nell’estate del 2008 nei pressi del suo domicilio, ovvero i documenti di volo
intestati a __________ validi per la tratta aerea di andata __________ il 6
agosto 2008 e di ritorno __________ il 13/14 agosto 2008 e del cellophane sporco
dello stesso grasso di colore rossastro utilizzato dall’organizzazione per
camuffare la cocaina nelle valigie dei corrieri (sentenza impugnata, consid.
VII pag. 138). Essi hanno, pure, considerato l’esito positivo alla cocaina del
controllo cui lui e la sua vettura sono stati sottoposti al valico doganale di __________
nell’agosto 2008 (sentenza impugnata, consid. VII pag. 138). 

I giudici di prime cure hanno, anche, accertato il
possesso di 180 g di cocaina da parte di RI 1 e la relativa vendita di 80 g a TERZ 5: la versione dei fatti di quest’ultimo è stata ritenuta del tutto credibile - nonostante
RI 1 abbia negato ogni addebito in proposito - poiché la tesi secondo cui TERZ
5 lo accuserebbe ingiustamente poiché “ce l’aveva con lui” è stata
giudicata priva di fondamento (sentenza impugnata, consid. VI.5, pag. 132-133;
consid. VII pag. 138). 

La prima Corte ha, poi, respinto la tesi
difensiva secondo cui la canapa trovata al domicilio di RI 1 era inutilizzabile
(in quanto ammuffita) poiché era stato accertato che le piante avevano un
elevato contenuto di THC e, dunque, erano perfettamente utilizzabili in quanto
stupefacenti. Ciò rilevato e precisato che RI 1 ha negato che la canapa era destinata alla vendita, i primi giudici – aderendo alla versione data
dall’imputato al dibattimento – hanno accertato che l’imputato aveva coltivato
la canapa “unicamente per provocazione” poiché egli riteneva “la
legge cantonale che disciplina la materia anticostituzionale” (sentenza
impugnata, consid. VI.5, pag. 133 e 134). 

Infine, la prima Corte ha respinto la tesi di RI
1 secondo cui le chiamate in correità degli altri indagati non corrispondono a
verità e hanno l’unico scopo di scaricare le responsabilità degli altri
implicati su di lui rilevando come quanto riferito dagli altri implicati sia
del tutto concordante sul ruolo da lui tenuto e poiché, coinvolgendo RI 1,
nessuno dei chiamanti ha tratto personale vantaggio (sentenza impugnata,
consid. VII pag. 138).  

Secondo i primi giudici, infatti, TERZ 2 non
aveva alcun motivo per chiamarlo falsamente in causa in quanto la sua posizione
non dipendeva da quella di RI 1. Lo stesso è stato considerato per TERZ 3 e TERZ
5 che hanno rivelato anche circostanze a loro sfavorevoli, e le cui versioni
sono risultate lineari e credibili. Per contro – ha considerato la prima Corte –
RI 1 di motivi per mentire ne aveva a iosa (sentenza impugnata, consid. VII
pag. 138).  

La prima Corte ha infine giudicato irrilevante il
fatto che dall’analisi dei tabulati telefonici non sia emerso nulla di
compromettente, in quanto la relativa richiesta retroattiva è stata formulata
oltre il termine in cui è possibile ottenere i dati (sentenza impugnata,
consid. VII pag. 138). 

 

Anche per quel che riguarda le imputazioni legate
alla sparizione del veicolo noleggiato, la prima Corte ha dichiarato RI 1 colpevole
dei reati imputatigli ritenendo non credibile la sua versione dei fatti.

La prima Corte ha dapprima accertato che il 7
aprile 2006 RI 1 aveva aumentato presso la PC 2 da fr. 100'000.- a fr.
304'150.- la copertura assicurativa per i trasporti della __________ (società
di cui era amministratore unico) e che il 10 aprile seguente RI 1 aveva preso a
noleggio all’agenzia PC 1 presso il Garage __________ un furgone Fiat Ducato
(sentenza impugnata, consid. IX, pag. 139-140).  

Quindi, i primi giudici hanno preso atto che,
secondo la versione dei fatti fornita da RI 1, quel giorno egli aveva
effettuato un primo viaggio in Italia per recuperare una partita di 350 PC
Toshiba, provenienti da una ditta prossima al fallimento, che la __________
aveva acquistato ad un prezzo stracciato (Euro 192'000.- per l’intera partita,
il cui controvalore in franchi corrisponde all’importo della copertura
assicurativa stipulata) dalla __________, di cui __________ era azionista
(sentenza impugnata, consid. IX, pag. 140-141) e che, durante il tragitto, e
meglio presso un’area di sosta autostradale nella zona di __________, RI 1
aveva ricevuto da un correntista/dall’azionista maggioritario (rispettivamente,
da un suo segretario) della __________ l’importo di fr. 23'000.- che sarebbero
serviti per pagare l’IVA al momento dello sdoganamento della merce (sentenza
impugnata, consid. IX, pag. 141). Il viaggio andò tuttavia a vuoto, in quanto –
sempre secondo quanto sostenuto da RI 1 – la fornitura non era completa ed egli
non voleva caricare solo parzialmente il furgone, per timore di furti (sentenza
impugnata, consid. IX, pag. 144-145). 

RI 1 ha dichiarato di aver effettuato una seconda
trasferta a __________ il 18 aprile 2006 (sentenza impugnata, consid. IX, pag.
144-145). Siccome al suo arrivo l’intera partita dei PC non era ancora
arrivata, egli pernottò in Italia, e solo l’indomani, dopo l’arrivo di tutti i
PC, ha caricato il furgone ed è partito per la __________ (sentenza impugnata,
consid. IX, pag. 147-148). Giunto a __________, RI 1 ha affermato di essere uscito dall’autostrada e di aver proseguito fino a __________, dove si è
fermato per pranzare in un ristorante poco distante dal confine, posteggiando
il furgone in un parcheggio incustodito, non visibile dal ristorante, e
dimenticando all’interno la busta contenente i fr. 23'000.- (sentenza
impugnata, consid. IX, pag. 148-149). RI 1 ha, quindi, riferito di essersi accorto della sparizione del furgone con tutto il suo contenuto solo al termine del
pranzo e di essersi recato alla questura di __________ per denunciarne il furto
che annunciò pure alla polizia ticinese il 21 aprile e all’assicurazione il 24
aprile seguente (sentenza impugnata, consid. IX, pag. 148-149). 

Come anticipato, i primi giudici non hanno
creduto alla versione di RI 1. 

Anzitutto, essi hanno evidenziato le
contraddizioni e le ritrattazioni in cui l’imputato è incorso nell’esporre le
sue diverse versioni dei fatti: sul fatto che tali PC provenissero da una sola
o più ditte in fallimento (sentenza impugnata, consid. IX, pag. 140-141),
sull’identità della persona che gli avrebbe consegnato i fr. 23'000.-, il luogo
e il momento di tale consegna (sentenza impugnata, consid. IX, pag. 141-142),
sulla composizione dell’azionariato della __________, in particolare sul ruolo
di __________ (sentenza impugnata, consid. IX, pag. 142-144), infine, su quanto
fatto la sera del 18 aprile 2006 (sentenza impugnata, consid. IX, pag.
146-147). 

I primi giudici hanno, in seguito, rilevato che
l’inchiesta ha potuto chiarire la provenienza (dalla __________) di soli 50 PC
e hanno sottolineato la singolarità del fatto che tali PC fossero venduti dalla
__________ a Euro 706.06, dalla __________ a Euro 500.-, dalla __________ a
Euro 550.-, e dall’imputato a fr. 999.-, ovvero ad un prezzo inferiore, al
cambio dell’epoca, rispetto a quello pagato inizialmente alla __________
(sentenza impugnata, consid. IX, pag. 151 e 159). 

I primi giudici hanno, inoltre, rammentato i
precedenti penali in Italia per reati finanziari delle persone coinvolte
nell’affare e il fatto che lo stesso __________ ha riferito che la __________
era stata truffata dalla __________, che aveva pagato della merce fornita con
assegni rivelatisi in parte scoperti (sentenza impugnata, consid. IX, pag. 156).
Pure sospetto è stato ritenuto il fatto che __________ partecipasse
all’operazione sia in qualità di venditore, per la __________, sia come
acquirente, in quanto azionista della __________ (sentenza impugnata, consid.
IX, pag. 156). La Corte di prime cure ha, poi, ritenuto sospetto che RI 1 avesse
aumentato la preesistente copertura assicurativa per i trasporti della __________
(società che a suo dire non era mai stata operativa) proprio in funzione del
trasporto dei PC in oggetto (sentenza impugnata, consid. IX, pag. 156). Nella
sentenza impugnata sono state ritenute del tutto inusuali le seguenti
circostanze: 

-
 le asserite modalità di pagamento (ovvero delle cambiali di cui non era stata
verificata la copertura, in concreto assente); 

-
 il fatto che RI 1 ha tolto i PC dagli imballaggi originali; 

-
 il fatto che la tastiera non era un modello svizzero e quindi alcuni tasti
avrebbero dovuto essere sostituiti manualmente, con notevole diminuzione del
margine di guadagno; 

-
 la tempistica di quanto accaduto il 19 aprile; 

-
 il fatto che RI 1 ha riferito di essere uscito anticipatamente dall’autostrada
per non spezzare una banconota da Euro 50.- al casello, poi comunque cambiati
in un bar per pagare il parchimetro a __________; 

-
 il fatto che ha lasciato il furgone incustodito (con alcuni PC privi di
imballaggio in vista nell’abitacolo, oltre ai fr. 23'000.-) nonostante
ritenesse l’Italia un posto poco sicuro; 

-
 che abbia effettuato un pasto completo con antipasto, primo, secondo e
dessert, mentre a quell’ora avrebbe dovuto affrettarsi per l’espletamento delle
formalità doganali, rischiando così di dover pernottare in dogana; 

-
 che la persona presso la quale si era informato per lo sdoganamento gli aveva
domandato di anticipare la fattura del fornitore per preparare la bolla
doganale, ciò che non risulta essere stato fatto, e gli aveva anche indicato
che per le apparecchiature elettroniche in dogana venivano spesso richiesti i
numeri di serie degli articoli, di cui però RI 1 non disponeva. 

Infine, i primi giudici hanno ritenuto sospetto
che RI 1 non abbia insistito con la compagnia assicurativa per ottenere un
indennizzo, vista la sua precaria situazione economica, e che nessuno abbia mai
rivendicato a RI 1 il pagamento dei PC forniti, o la restituzione dei fr.
23'000.- messi a disposizione dal misterioso correntista/azionista (sentenza
impugnata, consid. IX, pag. 159-163). 

In definitiva, la prima Corte ha accertato che
non vi sono riscontri oggettivi a comprova dell’esistenza e dell’effettiva
fornitura di tutti i 350 PC e che il preteso furto non ha mai avuto luogo (sentenza
impugnata, consid. IX, pag. 164) ed ha, così, condannato RI 1 anche per i reati
di truffa mancata, sviamento della giustizia ed appropriazione indebita (il
furgone non essendo più stato ritrovato) (sentenza impugnata, consid. IX, pag.
167).

 

                               3.2.   Nel suo gravame, il ricorrente professa la sua totale innocenza. 

Quali premesse generali, egli evidenzia gli
elementi favorevoli che scaturiscono dal suo curriculum e sottolinea come il
suo comportamento processuale sia sempre stato improntato alla correttezza
(ricorso avv. DUF 5, pag. 5-11). 

In relazione ai traffici di droga dal __________,
a titolo di ulteriore premessa RI 1 critica il fatto che i primi giudici
abbiano considerato lineari e convergenti le dichiarazioni degli implicati TERZ
3, TERZ 2, TERZ 5 e TERZ 1 (ricorso avv. DUF 5, pag. 12 e 56). Nel memoriale
presentato personalmente, RI 1 passa in rassegna alcune di queste
testimonianze, riprendendo ampi stralci dei verbali di interrogatorio di __________
(ricorso RI 1, pag. 1-22), di TERZ 3 (ricorso RI 1, pag. 23-47) e di TERZ 5 (ricorso
RI 1, pag. 49-70), alfine di “chiarire le posizioni delle parti che mi
rivolgono accuse che io ritengo essere motivate da sola convenienza”
(lettera 2 aprile 2010, pag. 1). Per ogni passaggio trascritto, RI 1 solleva
degli interrogativi, contestando il contenuto di tali dichiarazioni e
contrapponendovi la propria versioni dei fatti. Sostiene che TERZ 2 é stato
completamente plagiato da TERZ 3 che, essendo stato suo amico ed avendo
ricevuto, in tale veste, le sue confidenze (in particolare riguardo alla
coltivazione di canapa e alla sua relazione con __________, rivelatasi l’amante
di __________), le ha sfruttate per inventare un suo coinvolgimento nel
traffico in questione. TERZ 5, invece – continua il ricorrente – lo accusa
soltanto per proprio tornaconto personale e per invidia nei suoi confronti.

Il ricorrente contesta, poi, la conclusione
tratta dai primi giudici dalle affermazioni di __________ – che a suo parere
non trovano alcun riscontro – secondo cui egli era al vertice
dell’organizzazione e svolgeva il ruolo di riciclatore (ricorso avv. DUF 5,
pag. 13-14). Ribadendo la sua totale estraneità ai traffici dal __________,
sottolinea che dalla testimonianza della __________ risulta che l’organizzazione
era composta solo da TERZ 3, __________ e TERZ 5 e che a capo di essa vi era __________
(ricorso avv. DUF 5, pag. 13-16). Del resto – continua – anche __________
(delle cui testimonianze vengono proposti ampi stralci nel gravame) ha in
un’occasione riferito della sua estraneità a tali fatti (ricorso avv. DUF 5,
pag. 23). Nel ricorso si legge, poi, che non è stato il ricorrente a reclutare TERZ
2 né ad avere un contatto diretto con __________, bensì TERZ 3, a cui __________ ha direttamente proposto il viaggio in __________ (ricorso avv. DUF 5, pag.
38-39). Il fatto che DI 1 sia stato a casa di RI 1 a cena – continua il ricorrente – non significa ancora che sia stato quest’ultimo ad organizzare il
viaggio in __________. Del resto – continua il ricorrente – i primi giudici
sbagliano anche in relazione al pagamento del passaporto a TERZ 2 e dei
biglietti aerei a questi e TERZ 3, in quanto i soldi necessari non provenivano
da lui (ricorso avv. DUF 5, pag. 30-34). 

Inoltre – continua – la Corte di prime cure non
ha dato il giusto peso al fatto che egli sarebbe coinvolto in solo uno dei tre
viaggi in __________, e in nessuna delle due trasferte in Italia: il suo ruolo
avrebbe dunque dovuto essere valutato meno severamente rispetto a quello degli
altri implicati (ricorso avv. DUF 5, pag. 20).

E’ del resto sbagliato – prosegue il ricorrente –
prendere in considerazione il contenuto del sacco della spazzatura ritrovato
nei pressi del suo domicilio, siccome lui era solito ospitare a casa sua
persone che arrivavano da tutto il mondo per assistere al festival del film di __________.
Ciò vale anche per la positività alla cocaina della sua autovettura (che
peraltro non gli appartiene, essendo di proprietà della società anonima di cui
è amministratore unico): visto che le normali banconote sono positive alla
cocaina al 94-96%, la stessa cosa deve a suo avviso valere anche per i veicoli.
Entrambi gli eventi – precisa, poi, il ricorrente – sono inoltre posteriori ai
fatti rimproveratigli nell’atto d’accusa e, dunque, irrilevanti (ricorso avv. DUF
5, pag. 17-18 e 21).

Il ricorrente si duole di non essere stato
considerato sincero dalla prima Corte: sostiene di avere detto la verità ed
afferma che ciò è dimostrato dal fatto che le sue affermazioni relative alla
designazione dell’avvocato __________ hanno trovato conferma negli atti
(ricorso avv. DUF 5, pag. 18-19).

A mente del ricorrente sono errate anche le
considerazioni fatte dai primi giudici a proposito dei soldi inviati e ricevuti
dalla __________: __________ – precisa – era “una sua conoscente di
interesse femminile”, incontrata in una chat, cui aveva mandato dei
soldi per permetterle di acquistare un terreno in __________ e che gli ha
parzialmente ridato i soldi ricevuti quando lui ricorrente ne ha avuto bisogno
per pagare un affitto (ricorso avv. DUF 5, pag. 33-34 e 55). 

Continuando nel suo esposto, il ricorrente
sostiene di avere accompagnato TERZ 3 e TERZ 2 all’aeroporto di __________ come
un normale tassista e di essere stato pagato per tale servizio (fr. 200.-)
(ricorso avv. DUF 5, pag. 34-36). 

Arbitrarie – secondo il ricorrente – sono poi le
considerazioni dei primi giudici in relazione alla sparizione di Euro 80'000.-
sottratti da TERZ 3, TERZ 5 e __________ poiché – continua – TERZ 3 non è
credibile quando afferma di avergli dato Euro 5'000.- per “trovare una scusa”
con __________ in merito a tale sottrazione e poiché le versioni di TERZ 3 e TERZ
5 divergono in quanto nessuno dei due è stato in grado di riferire chi aveva
materialmente pagato il ricorrente (ricorso avv. DUF 5, pag. 45).

Il ricorrente osserva, inoltre, che dagli atti
non risulta che egli abbia ricevuto alcun compenso per la sua partecipazione al
traffico di droga in questione (ricorso avv. DUF 5, pag. 47). Continuando nel
suo lungo esposto, egli sostiene che i fatti a suo carico non sono provati: in
particolare non è provato che egli ha ospitato __________ (“se non un paio
di notti in occasione di una cena dove aveva bevuto troppo e la seconda sera
idem!”;  ricorso avv. DUF 5, pag. 54), che ha reclutato TERZ 2, che i
biglietti aereo sono stati pagati con denaro da lui elargito, che egli ha
finanziato l’acquisto di droga per conto dell’organizzazione, eccetera (ricorso
avv. DUF 5, pag. 54).  

Nemmeno la vendita di 80 g di cocaina a TERZ 5 e il possesso di 180 g possono essere considerate circostanze provate: il
ricorrente ritiene che la sua condanna a tale titolo si basa unicamente sulle
accuse unilaterali di TERZ 5, che non è credibile poiché intende solo
proteggere sé stesso ed ha, nei suoi confronti, motivi di inimicizia (avendogli
rubato un cellulare e Euro 200.-) (ricorso avv. DUF 5, pag. 47-52). In realtà –
prosegue il ricorrente – la collaborazione di TERZ 5, TERZ 3 e __________ con
gli inquirenti è dettata esclusivamente da ragioni di convenienza (ricorso avv.
DUF 5, pag. 52).

Per quel che concerne le imputazioni relative ai 2,77 kg di marijuana trovata al suo domicilio, RI 1 sottolinea di non averne mai negato il possesso,
ma sostiene che non vi é la prova che la sostanza fosse destinata alla vendita
(ricorso avv. DUF 5, pag. 47).

Anche per quel che riguarda la condanna per
mancata truffa e per i reati ad essa connessi, RI 1 si duole dell’assenza di
prove certe e sicure della sua colpevolezza.

Nel suo gravame egli ribadisce la propria
versione dei fatti, ovvero che il furgoncino noleggiato – mai più ritrovato –
conteneva effettivamente 350 PC portatili e fr. 23'000.-, e gli è stato
realmente rubato durante la sua sosta al ristorante di __________, prima che si
recasse al valico doganale per le operazioni di sdoganamento della merce
(ricorso avv. DUF 5, pag. 58-60). Il ricorrente, riproponendo la propria
versione dei fatti, contesta la mancata audizione di __________ al
dibattimento, affermando che, ad ogni modo, il fatto che questi fosse o meno
azionista della società __________ è irrilevante (ricorso avv. DUF 5, pag. 60).
Nel gravame vengono, poi, ripresi e commentati ampi stralci del verbale di
interrogatorio di quest’ultimo e di __________, della __________, ditta che ha
venduto 50 PC alla __________, società dove si sarebbe in parte rifornita la __________
(ricorso avv. DUF 5, pag. 60-63 e 65-68).

 

Alla fine del suo memoriale RI 1 censura anche
gli accertamenti della prima Corte sull’elemento soggettivo: a parte la
coltivazione e il possesso di 2,77 kg di canapa e l’aver accompagnato TERZ 2 e TERZ
3 all’aeroporto, che ha fatto volontariamente, il ricorrente contesta tutti gli
altri addebiti in quanto sostiene di non aver mai avuto la volontà né di
partecipare ad un traffico internazionale di stupefacenti né di compiere la
truffa e i reati ad essa connessi (ricorso avv. DUF 5, pag. 72-74).

 

                                3.3   Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, il
giudice dispone di un ampio potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1;
118 Ia 28 consid. 1b; STF 30 marzo 2007, inc. 6P.218/2006, consid. 3.4.1) così
che, per motivare l’arbitrio, non è sufficiente criticare la decisione
impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei fatti, per
quanto sostenibile o addirittura preferibile essa appaia, ma occorre spiegare
perché un determinato accertamento dei fatti o una determinata valutazione
delle prove siano viziati di errore qualificato (DTF 133 I 149 consid. 3.1 con
rinvii). E’ infatti necessario dimostrare il motivo per cui la valutazione
delle prove fatta dal primo giudice è manifestamente insostenibile, destituita
di fondamento serio e oggettivo, si trova in chiaro contrasto con gli atti, si
fonda su una svista manifesta o contraddice in modo urtante il sentimento di
equità e di giustizia (DTF 135 V 2 consid. 1.3; 133 I 149 consid. 3.1; 132 I 13
consid. 5.1; 131 I 217 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1 con richiami) o si
basa unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia
28 consid. 2b; 112 Ia consid. 3). 

In particolare, il Tribunale federale ha avuto
modo di stabilire che un accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il
primo giudice ha manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo
di prova oppure ha omesso, senza fondati motivi, di tener conto di una prova
idonea ad influire sulla decisione presa oppure, ancora, quando il giudice ha
tratto dal materiale probatorio disponibile deduzioni insostenibili (DTF 129 I
8 consid. 2.1). 

Secondo la giurisprudenza, per essere annullata
una sentenza deve essere inoltre arbitraria anche nel risultato, non solo nella
motivazione (DTF 135 V 2 consid. 1.3; DTF 133 I 149 consid. 3.1, 132 I 13
consid. 5.1, 131 I 217 consid. 2.1, 129 I 8 consid. 2.1, 173 consid. 3.1).

Il principio in dubio pro reo è un
corollario della presunzione di innocenza garantita dagli art. 32 cpv. 1 Cost.,
6 par. 2 CEDU e 14 cpv. 2 patto ONU II. Esso disciplina sia la valutazione
delle prove sia il riparto dell'onere probatorio. Per quanto attiene alla
valutazione della prove il principio in dubio pro reo significa che il
giudice penale non può dichiararsi convinto di una fattispecie più sfavorevole
all'imputato quando, secondo una valutazione non arbitraria del materiale
probatorio, sussistano dubbi sul modo con cui si è verificata la fattispecie medesima.
Il precetto non impone che l'assunzione delle prove conduca a un assoluto
convincimento. Semplici dubbi astratti e teorici non sono sufficienti, poiché
sono sempre possibili. Il principio è disatteso quando il giudice penale, che
dispone di un ampio potere di apprezzamento, avrebbe dovuto nutrire, dopo
un'analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e insopprimibili dubbi
sulla colpevolezza dell'imputato (STF 13 maggio 2008, inc. 6B.230/2008, consid.
2.1; STF 19 aprile 2002, inc. 1P.20/2002,  consid. 3.2; DTF 127 I 38 consid.
2a; 124 IV 86 consid. 2a; 120 Ia 31 consid. 4b). Sotto questo profilo il
precetto in dubio pro reo ha la stessa portata del divieto dell'arbitrio
(DTF 133 I 149; DTF 120 Ia 31 consid. 4b).

Quanto l’autore di un reato sa, vuole o accetta è
una questione di fatto (DTF 128 I 177 consid. 2.2 pag. 183, 128 IV 53 consid.
3a pag. 63, 125 IV 242 consid. 3c pag. 252, 119 IV 1 consid. 5a pag. 3; 118 IV
167 consid. 4; 110 IV 20 consid. 2 pag. 22, 74 consid. 1c pag. 77 con rinvii).
Sulla questione di sapere se una persona ha agito con volontà e consapevolezza
o ha consentito all'evento delittuoso, quindi, la Corte di cassazione e di
revisione penale può rivedere gli accertamenti del primo giudice soltanto sotto
l’angolo dell’arbitrio (per analogia, sul piano federale: Wiprächtiger in:
Geiser/Münch, Prozessieren vor Bundesgericht, vol. I, 2ª edizione, pag. 226 n.
6.99 con i richiami alla nota 182; Corboz, Le pourvoi en nullité à la Cour de
cassation du Tribunal fédéral, in: SJ 113/1991 pag. 94 con la nota n. 246; STF
9 aprile 2009, inc. 6B_1004/2008). 

Per costante giurisprudenza, la ricevibilità di
un ricorso per cassazione è data, non quando ci si limita ad eccepire
l’arbitrio, ma soltanto quando il ricorso dimostra, con argomentazioni puntuali
e precise, che il primo giudice ha dato un giudizio manifestamente
insostenibile poiché in aperto contrasto con la situazione reale o perché gravemente
lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in
contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equità (STF 7
luglio 2006, inc. 4P.86/2006, consid. 7.2). 

Non adempie a tali requisiti (ed è quindi
irricevibile) l'atto ricorsuale “strutturato male, di difficile lettura,
prolisso e ripetitivo", cioè il ricorso che discute "liberamente
e diffusamente fatti e prove dei quali propone la valutazione libera come se si
fosse dinanzi ad un'autorità di appello" (STF 7 luglio 2006, inc.
4P.86/2006, consid. 7.3) così come disattende le esigenze di motivazione ed è irricevibile
il "ricorso prolisso e ripetitivo" (STF 12 marzo 2002, inc.
5P.339/2001, consid. 1) che oppone agli accertamenti dei primi giudici “i
propri apprezzamenti e si riferisce in continuazione ad atti istruttori"
(STF 28 febbraio 2001, inc. 4C.266/2000). 

 

                               3.4.   Non è indicato nel gravame dove la prima Corte abbia commesso
arbitrio nell’accertare i fatti posti alla base della condanna del ricorrente per
i reati legati al traffico di stupefacenti e per i reati legati alla sparizione
del veicolo noleggiato. 

Invano si cerca una critica di arbitrio
debitamente motivata nelle oltre 140 pagine del gravame (un memoriale di 76
pagine del patrocinatore del ricorrente e uno scritto aggiuntivo di 70 pagine
presentato da RI 1 personalmente). Sia il ricorrente personalmente che il suo
patrocinatore si diffondono in critiche a tutto campo nei confronti delle
considerazioni espresse dai primi giudici avvalendosi, così, di argomentazioni
che sono inidonee a sostanziare un ricorso per cassazione fondato sul divieto dell’arbitrio.

Per motivare una censura d’arbitrio non è
sufficiente ribadire le tesi e le versioni dei fatti già proposte in prima sede
o riconfermarsi nelle dichiarazioni rilasciate in sede di interrogatorio,
professando la propria credibilità e la propria innocenza. Occorre, invece,
confrontarsi con le motivazioni che hanno portato i primi giudici a respingere
tali tesi e a considerarle non attendibili (ad esempio, per quel che riguarda
la partecipazione al traffico di droga, alla luce delle dichiarazioni degli
altri implicati che concordemente affermano il consapevole coinvolgimento di RI
1). Non basta, per motivare una censura d’arbitrio, nemmeno proporre una
lettura diversa del materiale probatorio sulla scorta di una personale chiave
interpretativa così come fatto in concreto: bastasse ciò per motivare un
ricorso a questa Corte, nessuna differenza sussisterebbe tra un accertamento
arbitrario e un accertamento manchevole, discutibile o finanche erroneo e il
ricorso per cassazione si identificherebbe né più né meno con un ricorso in
appello. Il processo per cassazione non è la continuazione del processo di
assise. Non si può, quindi, invocare atti del procedimento, per quanto
numerosi, e dolersi semplicemente di arbitrio pretendendo che la prima Corte li
abbia ignorati o non li abbia nemmeno considerati. Occorre, invece,
confrontarsi con i motivi che hanno spinto la Corte a ritenere il contrario di
quanto prospettato nel gravame precisando perché le considerazioni poste dalla
Corte a fondamento del suo diverso convincimento non resistono alla luce degli
atti richiamati nel ricorso.

In concreto, quindi, motivato in modo improprio,
il rimedio non può che essere dichiarato inammissibile. In un ricorso per
cassazione fondato sul divieto dell’arbitrio bisogna, come detto, indicare
quale singolo accertamento si intende impugnare e per quale ragione illustrando
come, dove e perché i primi giudici sono incorsi – non in presunti errori di
valutazione – ma in sbagli o mancanze qualificate che facciano apparire il loro
ragionamento non soltanto errato ma indifendibile.

I memoriali presentati sono lungi dall’adempiere
simili requisiti, data la loro palmare indole appellatoria: come si evince dal
considerando precedente, in essi vengono sviluppate considerazioni sulla credibilità
dei chiamanti in correità e si espone una valutazione del materiale probatorio
finalizzato ad una ricostruzione dei fatti diversa da quella della prima Corte
senza, tuttavia, spiegare perché l’accertamento da questa operato è viziato da
arbitrio. 

In particolare, la memoria complementare
presentata da RI 1 personalmente si dilunga in confronti tra singoli passaggi
dei verbali di interrogatorio dei tre implicati TERZ 2, TERZ 3 e TERZ 5,
esprime suoi personali commenti riguardo la credibilità di tali testimonianze e
riguardo al fatto che questi, a suo modo di vedere, avrebbero mentito o
sarebbero caduti in incongruenze, ma omette di considerare che la prima Corte
lo ha ritenuto colpevole non solo sulla scorta delle chiamate in causa dei tre
implicati (ritenute lineari e credibili), ma anche sulle dichiarazioni di __________,
di TERZ 1 e su altri indizi. 

Passando al memoriale presentato dal
patrocinatore, non si può non rilevare che le censure relative alla credibilità
di RI 1 sono difficilmente comprensibili, se non pretestuose. Incomprensibile e
pretestuoso in questo contesto è, in particolare, il lungo riferimento al
litigio con il GIAR (di cui c'è cenno al consid. III.5, pag. 72 della sentenza
impugnata). Non si vede come RI 1 possa verosimilmente credere che i primi
giudici abbiano respinto le sue tesi a causa di tale episodio. Come risulta
dalla motivazione della pronuncia impugnata, il giudizio di colpevolezza è stato
emesso sulla base di svariate risultanze istruttorie, in particolare, per quel
che concerne i traffici di cocaina dal __________, sulla scorta delle chiamate
di correità delle altre persone coinvolte e di altri riscontri oggettivi. 

Il giudizio, invece, è stato emesso dopo un
procedimento di valutazione delle dichiarazioni dell’imputato in cui l’episodio
su cui il patrocinatore del ricorrente si è dilungato non ha giocato alcun
ruolo e su cui il ricorrente non si determina minimamente. 

Per il resto, nel suo prolisso esposto, il
patrocinatore di RI 1 manifesta il suo dissenso verso le conclusioni del primo
giudice, ritenendole sbagliate e ingiuste, ma senza formulare delle precise
critiche d’arbitrio. Ad esempio, il ricorrente non spiega per quale motivo
sarebbe arbitrario ritenere indiziante di una sua precedente partecipazione ai
traffici il ritrovamento nel suo sacco della spazzatura di documenti di volo di
andata e ritorno dal __________, oltre a del cellophane sporco del grasso
utilizzato dall’organizzazione per camuffare la cocaina nelle valigie dei
corrieri oppure ancora l’esito positivo della sua automobile al controllo alla
cocaina al valico doganale, e il fatto che dalle chiamate di correità gli altri
imputati non hanno guadagnato nulla, mentre egli aveva un chiaro interesse a
mentire. Né spiega per quale motivo sia arbitrario ritenere indizianti della
sua colpevolezza le sue contraddizioni relative alla provenienza dei PC, le
incongruenze riguardanti il prezzo che avrebbe dovuto essere pagato, le sue
ritrattazioni in merito allo svolgimento dei fatti, l’aumento della copertura assicurativa
proprio per quel trasporto, e così via.

Anche in relazione all’accertamento della
consapevolezza di RI 1 di partecipare ad un traffico internazionale di droga le
censure esposte nell’allegato presentato dal patrocinatore di RI 1 sono prive
di costrutto: non si vede infatti per quale ragione il fatto di avere perso un
fratello per overdose escluderebbe a priori la possibilità che egli abbia partecipato
in modo consapevole ad un traffico di droga e renderebbe arbitrario
l’accertamento dei primi giudici che, in particolare sulla base delle
dichiarazioni delle altre persone implicate, hanno ritenuto il contrario. 

Criticando singoli accertamenti e contrapponendo
loro una versione dei fatti a lui più gradita, il ricorrente non fa che
dilungarsi in argomentazioni inammissibili, più consone ad un atto d’appello
(se non ad un’arringa difensiva) che ad un ricorso per cassazione. Quando la
Corte di prime cure fonda il suo convincimento sulla scorta di un insieme di
indizi convergenti, non è, peraltro, sufficiente che l’uno o l’altro di questi
elementi sia da solo insufficiente a fondare la condanna; l’apprezzamento delle
prove deve infatti essere esaminato nel suo insieme, e non vi è arbitrio se la
fattispecie ritenuta in prima sede poteva essere dedotta, in maniera
sostenibile, dal raffronto di diversi indizi. Non vi è nemmeno arbitrio per il
solo fatto che uno o più elementi corroborativi siano fragili, se la
conclusione cui giungono i primi giudici può essere giustificata in maniera
sostenibile da uno o più argomenti convincenti. 

Dimenticando il potere d’esame limitato di questa
Corte, il ricorrente non tenta nemmeno di sostanziare l’esistenza di un errore
qualificato nel quale sarebbero incorsi i primi giudici – presupposto
essenziale per la ricevibilità stessa di un ricorso fondato sul divieto
dell’arbitrio – arrivando tutt’al più ad insinuare il dubbio in merito
all’opinabilità di qualche riflessione espressa dai primi giudici. Le censure
ex art. 288 lett. c devono pertanto essere respinte integralmente in quanto irricevibili. 

 

                                   4.   In relazione ai reati riguardanti il traffico di droga, il
ricorrente propone anche delle censure relative all’errata applicazione del
diritto sostanziale ai fatti posti alla base della sentenza. 

 

                               4.1.   Nella sentenza impugnata RI 1 è stato riconosciuto colpevole di
infrazione aggravata alla LStup, perché relativa ad un quantitativo che sapeva
essere tale da mettere in pericolo la salute di più persone, di molto superiore
al limite di 18 grammi di cocaina pura fissato dalla giurisprudenza (sentenza
impugnata, consid. X.1, pag. 167). 

Dopo avere ricordato che, per prassi, quando il
grado di purezza della cocaina non può essere determinato, si ritiene una
percentuale minima di purezza del 10%, i primi giudici hanno sottolineato che,
nel caso concreto, gli altri implicati hanno ammesso che lo stupefacente
trafficato (almeno 12 kg) era praticamente puro (sentenza impugnata, consid.
X.1, pag. 167). 

La prima Corte ha, inoltre, condannato RI 1 per infrazione
aggravata alla LStup per avere detenuto presso il suo domicilio 2,77 kg di canapa e 180 g di cocaina, di cui ha venduto 80 g a TERZ 5 (sentenza impugnata, consid.
X.1, pag. 168). 

 

                               4.2.   Il ricorrente ritiene errata l’applicazione da parte del primo
giudice dell’art. 19 cifra 2 LStup poiché – sostiene – non é provato né che
egli facesse parte di una banda organizzata, né che egli fosse a conoscenza del
quantitativo di sostanza che sarebbe stata acquistata, né che vi fosse un
particolare movente o un particolare guadagno. Secondo il ricorrente, non è,
dunque, data alcuna ipotesi di caso grave, a maggior ragione considerando che
le fattispecie a lui rimproverate riguardano atti preparatori (ricorso avv. DUF
5, pag. 71-72). 

Nel ricorso si sostiene, dunque, che debba semmai
applicarsi l’art. 19 cifra 1 LStup, in particolare l’art. 19 cifra 1 cpv. 3
LStup per avere effettuato i preparativi in vista dell’importazione di
stupefacenti, l’art. 19 cifra 1 cpv. 4 LStup per il trasporto di stupefacenti e
per aver aiutato TERZ 3 a reclutare TERZ 2, l’art. 19 cifra 1 cpv. 5 LStup per
aver detenuto 180 g di cocaina e l’art. 19 cifra 1 cpv. 4 LStup per aver
venduto 80 g di cocaina a TERZ 5 (in questo caso, peraltro, la quantità di
sostanza venduta, visto il grado di purezza del 10%, sarebbe inferiore alla
soglia di 18 g fissata dalla giurisprudenza) (ricorso avv. DUF 5, pag. 71-72). 

Nemmeno la detenzione di canapa è – continua il
ricorrente nel suo esposto – da considerare un caso grave, in quanto non si
tratta di “uno stupefacente pesante come la cocaina” e poiché dagli atti
non sono risultati moventi né guadagni particolari (ricorso avv. DUF 5, pag.
72). 

 

                               4.3.   Giusta l’art. 19 cifra 1 LStup chiunque, senza essere autorizzato,
coltiva piante da alcaloidi o canapa per produrre stupefacenti; chiunque, senza
essere autorizzato, fabbrica, estrae, trasforma o prepara stupefacenti; chiunque,
senza essere autorizzato, deposita, spedisce, trasporta, importa, esporta o
transita stupefacenti; chiunque, senza essere autorizzato, offre, distribuisce,
vende, negozia per terzi, procura, prescrive, mette in commercio o cede
stupefacenti; chiunque, senza essere autorizzato, possiede, detiene, compera o
acquista in altro modo stupefacenti; chiunque fa preparativi a questi scopi; chiunque
finanzia un traffico illecito di stupefacenti o serve da intermediario per il
suo finanziamento; chiunque pubblicamente istiga al consumo di stupefacenti o
rivela la possibilità di acquistarli o di consumarli; è punito, se ha agito
intenzionalmente, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria. Nei casi gravi la pena è una pena detentiva non inferiore a un
anno, cui può essere cumulata una pena pecuniaria.

L’art. 19 cifra 2 LStup definisce il caso grave,
che è dato, in particolare, se l’autore (a) sa o deve presumere che
l’infrazione si riferisce a una quantità di stupefacenti che può mettere in
pericolo la salute di parecchie persone; (b) agisce come membro di una banda,
costituitasi per esercitare il traffico illecito di stupefacenti; (c) realizza,
trafficando per mestiere, una grossa cifra d’affari o un guadagno
considerevole.

 

                               4.4.   Nella motivazione della sentenza impugnata, così come nel
dispositivo di condanna, viene chiaramente indicato che l’infrazione aggravata
ai sensi dell’art. 19 cifra 2 lett. a LStup è stata imputata a RI 1 poiché “riferita
ad un quantitativo di cocaina che sapeva o doveva presumere essere in grado di
mettere in pericolo la salute di parecchie persone”. 

Sono dunque fuori luogo – poiché inconferenti –
le contestazioni del ricorrente secondo cui non vi sono prove che egli facesse
parte di una banda organizzata o che avesse realizzato un guadagno consistente:
non è su questa base che i primi giudici gli hanno rimproverato la commissione
di una infrazione aggravata alla LStup. 

Per quel che concerne la censura del ricorrente
in merito alla sua inconsapevolezza del quantitativo di cocaina trafficata,
occorre ricordare che quello che l’autore di un reato sa, vuole o accetta è una
questione di fatto e di conseguenza il relativo accertamento può essere
criticato unicamente se arbitrario. La censura del ricorrente non riguarda
dunque l’applicazione del diritto, ma l’accertamento dei fatti. 

Le tesi di RI 1 secondo cui egli non aveva alcuna
consapevolezza in relazione ai traffici di droga sono già state vagliate e dichiarate
irricevibili al consid. 3.4, cui si rinvia. Nemmeno la critica riguardante la
mancata conoscenza del quantitativo di droga trafficata è destinata a miglior
sorte: nel suo gravame il ricorrente si limita, infatti, a sostenere che non
esiste nessuna prova in merito, ma non si confronta con la sentenza impugnata,
ad esempio con l’accertamento secondo cui i corrieri stessi (TERZ 3, TERZ 2, TERZ
5, TERZ 1, __________) hanno ammesso di avere capito subito che lo scopo dei
viaggi era l’importazione di importanti quantitativi di droga (chili e non
etti; __________ addirittura descrive una “prassi” di 3 kg per ogni corriere). Alla luce di tali circostanze – e considerando il fatto che RI 1 era vicino
a __________ e rispetto ai corrieri occupava una posizione di rango superiore
in seno all’organizzazione – non si vede come la conclusione della prima Corte
riguardo alla sua consapevolezza del fatto che i quantitativi di cocaina
trafficata fossero importanti – comunque tali da mettere in pericolo la salute
di parecchie persone – possa essere considerata arbitraria. 

Anche su questo punto il ricorso deve pertanto
essere respinto. 

Per criticare la condanna per la vendita di 80 g di cocaina a TERZ 5, il ricorrente parte dal presupposto che il grado di purezza della sostanza fosse
del 10%. In realtà, tale dato non emerge dalla sentenza impugnata, nella quale
si legge invece che la cocaina venduta a TERZ 5 aveva “un grado di purezza
della metà rispetto a quella di __________” (ndr: __________; cfr sentenza
impugnata, consid. VI.5, pag. 132), che è stato accertato essere “praticamente
pura” sulla base delle ammissioni degli altri implicati (sentenza
impugnata, consid. X.1, pag. 167). 

Il ricorrente formula, pertanto, la sua tesi
scostandosi dai fatti accertati dalla Corte di prime cure, senza peraltro motivare
una censura di arbitrio. Anche a tale riguardo il gravame non può trovare
accoglimento: ritenuto il grado di purezza accertato, la quantità venduta a TERZ
5  era manifestamente superiore alla soglia di 18 g prevista dalla giurisprudenza per l’infrazione aggravata alla LStup. 

Infine, per quanto concerne la condanna per aver
detenuto al suo domicilio 2,77 kg di canapa, deve essere rilevato che la
giurisprudenza ha stabilito che le attività indicate all’art. 19 LStup sono
represse, quando concernono canapa, soltanto se sono esercitate in vista della
produzione di stupefacenti, il dolo eventuale essendo al proposito sufficiente.
La sola constatazione della presenza di THC in misura superiore allo 0,3% non
basta, dunque, per realizzare il reato, l’attività con la canapa dovendo essere
effettivamente destinata all’estrazione e all’utilizzo di stupefacente (art. 8
LStup; cfr. DTF 130 IV 83 consid. 1.1.; DTF 126 IV 198 consid. 2; STF 14 giugno
2001, inc. 6S.15/2001, consid. 2b; sentenza CCRP del 24 settembre 2009, inc.
17.2008.61, consid. 3.3). Secondo la giurisprudenza è, per esempio, lecito il
possesso di una pianta di canapa a fini esclusivamente ornamentali, quand’anche
si trattasse di una varietà ricca in THC (STF del 14 giugno 2001, inc. 6S.15/2001,
consid. 2b). A livello probatorio, incombe all’autorità
l’onere di dimostrare l’uso illegale della canapa (DTF 130 IV 83 consid. 1.1.; STF
del 14 giugno 2001, inc. 6S.15/2001, consid. 2d).

Nel caso concreto, la prima Corte si è limitata a
stabilire che il tenore in THC della canapa trovata al domicilio di RI 1 era
elevato e che si trattava, dunque, di uno stupefacente. Tuttavia, non si trova
nella sentenza impugnata l’accertamento – indispensabile – secondo cui la
canapa era detenuta da RI 1 allo scopo di estrarne ed utilizzarne stupefacente.
Al contrario, dai considerandi della stessa – pur se non chiarissimi – sembra
emergere, in ogni caso, l’accertamento secondo cui la canapa non era destinata
alla vendita (sentenza impugnata, pag. 133 e 134 laddove viene citata la
relativa dichiarazione dell’imputato). Inoltre, pur definendo RI 1 tracotante
nel “pretendere, a tutt’oggi, di profumare gli ambienti con canapa
stupefacente” (sentenza impugnata, consid. XI.1.2., pag. 175), i primi
giudici hanno accertato – sulla scorta delle sue dichiarazioni – che le piante
di canapa erano coltivate a scopo di provocazione nei confronti dell’Autorità,
ovvero per contravvenire alla decisione dell'Ufficio permessi che lo aveva autorizzato
alla coltivazione di un massimo di tre piante (sentenza impugnata, consid.
VI.5, pag. 134). 

Sia come sia, la prima Corte ha condannato RI 1
senza accertare che egli detenesse la canapa allo scopo di metterla in
circolazione come stupefacente; in assenza di un tale presupposto, il
ricorrente non poteva essere condannato sulla base dell’art. 19 LStup.

Su questo punto, pertanto il ricorso deve essere
accolto.  

 

                                   5.   Infine, il ricorrente contesta la commisurazione della pena. 

 

                               5.1.   I primi giudici hanno ritenuto gravissima la colpa di RI 1, in quanto in seno all’organizzazione dedita al traffico di grandi quantitativi di cocaina, egli
non ha svolto il ruolo di semplice corriere, bensì un ruolo organizzativo più
importante e più vicino ai vertici rispetto agli altri implicati (sentenza
impugnata, consid. X1.1.2, pag. 173). 

Nella sentenza impugnata è stato riconosciuto un
coinvolgimento di RI 1 solo per il primo viaggio, grazie al quale sono comunque
stati importati in Svizzera ben 12 kg di cocaina (sentenza impugnata, consid.
X1.1.2, pag. 173). 

I giudici di prime cure hanno tenuto conto del
fatto che nella prima fase egli era il più stretto collaboratore di __________
in __________, e che è stato lui ad introdurre TERZ 3 nell’organizzazione e a
convincere TERZ 2, con le sue rassicurazioni, a recarsi in __________ (sentenza
impugnata, consid. X1.1.2, pag. 173). E’ poi stato considerato che RI 1 ha curato gli aspetti finanziari del viaggio e che ha ricevuto dei soldi da TERZ 3 e TERZ 5 per
convincere __________ che parte del denaro del traffico non era recuperabile a
causa dell’intervento della polizia (sentenza impugnata, consid. X1.1.2, pag.
173-174). La prima Corte ha preso in considerazione il fatto che egli,
beneficiario di aiuti sociali, ha delinquito per mero scopo di lucro, sia per i
reati concernenti il traffico di stupefacenti (non essendo egli consumatore di
cocaina) che in relazione ai reati legati alla truffa assicurativa (sentenza
impugnata, consid. X1.1.2, pag. 174-175). 

I primi giudici hanno, poi, considerato di scarso
rilievo i precedenti penali di RI 1 in quanto lontani nel tempo. Essi  hanno,
tuttavia, considerato che da anni egli non esercita più un’attività lavorativa
regolare e ciò senza una vera giustificazione, i suoi problemi di concentrazione
non avendogli impedito di “organizzare un traffico di cocaina di ampie
proporzioni e mettere in piedi un falso acquisto di centinaia di PC con tanto
di noleggio di un furgone, di spostamento fino in Italia e di false denunce,
sia in Italia che in __________, al fine di incassare alcune centinaia di
migliaia di franchi dall’assicurazione” (sentenza impugnata, consid.
X1.1.2, pag. 174). L’età matura di RI 1 è pure stata presa in considerazione a
suo carico dai giudici di prime cure, non potendo egli essere considerato alla
stregua di un giovane che ha sbandato (sentenza impugnata, consid. X1.1.2, pag.
174).

La prima Corte non ha posto RI 1 a beneficio di attenuanti di sorta per il suo comportamento processuale, considerando che “chi
non si assume le proprie responsabilità non può pretendere sconti di pena”
(sentenza impugnata, consid. X1.1.2, pag. 175).

In conclusione, i primi giudici hanno considerato
come del tutto negativa la prognosi per RI 1, che non lavora, vive di pubblica
assistenza, investe il suo tempo in frequentazioni di personaggi loschi e
malavitosi e non ha dimostrato alcuna assunzione di responsabilità, pretendendo
che tutti mentono, tranne lui (sentenza impugnata, consid. X1.1.2, pag. 175).
La prima Corte ha, inoltre, ritenuto inquietante il ritrovamento nella sua
spazzatura, ancora nell’agosto 2008, di biglietti aereo di andata e ritorno dalla
__________, e di cellophane sporco del medesimo grasso utilizzato dai corrieri
per depistare i controlli delle valigie contenenti cocaina (sentenza impugnata,
consid. X1.1.2, pag. 175). 

I giudici di prime cure non hanno, infine,
ravvisato alcuna particolare sensibilità personale all'espiazione della pena –
visti l’età e il fatto che egli non esercita alcuna attività lucrativa onesta –
e lo hanno condannato a una pena detentiva di quattro anni e mezzo (sentenza
impugnata, consid. X1.1.2, pag. 175). 

 

                               5.2.   RI 1 nel suo gravame insorge contro la pena comminata, che ritiene
eccessiva alla luce del fatto che dai traffici in questione egli, diversamente
da TERZ 3 e TERZ 5, non ha guadagnato nulla. Dopo avere sottolineato che, sia
in considerazione dei precedenti che della effettive responsabilità degli altri
implicati, egli avrebbero dovuto ricevere una pena più mite (ricorso avv. DUF 5,
pag. 74), il ricorrente sostiene che, pur considerando le condanne per la
mancata truffa e i reati connessi, la pena che gli è stata inflitta risulta
troppo severa rispetto alla sua colpa e deve, dunque, essere ridotta (ricorso
avv. DUF 5, pag. 75). Sulla questione, all’inizio del suo gravame (ricorso avv.
DUF 5, pag. 5-11), ha indicato che i primi giudici non hanno considerato, a suo
favore, la sua incensuratezza in __________, l’età matura raggiunta senza mai
aver subito condanne da espiare, il breve periodo di detenzione preventiva cui
l’ha sottoposto il PP nell’inchiesta in questione, il fatto che si sia sempre
dato da fare professionalmente (pur senza successo), il decesso del fratello
per overdose, il suo precario stato di salute, il fatto che viva in una casa in
affitto e non sia proprietario né di veicoli, né di beni di lusso, né titolare
di conti bancari, il fatto che sia amministratore unico di diverse società
anonime e sia persona istruita e capace (ricorso avv. DUF 5, pag. 9-10). Per
quel che concerne il suo comportamento processuale, nel gravame si evidenzia
che egli, incensurato, ha spontaneamente dichiarato di aver subito una condanna
per avere venduto un’automobile in leasing, e ha esposto altri episodi che
hanno dato luogo ad altre piccole condanne penali in Italia ciò che rende
arbitraria la conclusione dei primi giudici secondo cui da parte sua non vi è
stata collaborazione alcuna. Infine, egli rimprovera alla prima Corte di non
avere tenuto conto del suo comportamento educato e rispettoso verso gli altri
coaccusati e le autorità (ricorso avv. DUF 5, pag. 10).

A livello processuale, RI 1 sostiene di essere
stato svantaggiato dalla decisione di celebrare insieme i processi per i fatti
del 2006 relativi allo sviamento della giustizia, la mancata truffa e l’appropriazione
indebita (per i quali il testimone fondamentale non è stato sentito e le
circostanze non hanno potuto essere accertati in modo completo) e per i fatti
del 2007 concernenti le gravi accuse per traffico di droga (ricorso avv. DUF 5,
pag. 11). 

 

                               5.3.   Ai sensi del nuovo art. 47 CP, il giudice commisura la pena alla
colpa dell'autore, tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni
personali dell'autore, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita
(cpv. 1). La colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a
pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell'offesa, i
moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto delle circostanze
interne ed esterne, secondo la possibilità che l'autore aveva di evitare
l'esposizione a pericolo o la lesione (cpv. 2).

Come nel vecchio diritto (art. 63 vCP), dunque,
il giudice commisura la pena essenzialmente in funzione della colpevolezza del
reo. Il legislatore ha ripreso, al cpv. 1, i criteri della vita anteriore e
della condizione personale e aggiunto la necessità di tener conto dell'effetto
che la pena avrà sulla vita dell'autore. Con riguardo a quest'ultimo criterio,
il messaggio precisa che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non
deve essere sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà
presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (messaggio del 21
settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice
penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999
1744; STF 14 ottobre 2008, inc. 6B_78,81,90/2008, consid. 3.2; STF 12 marzo
2008, inc. 6B_370/2007, consid. 2.2; DTF 128 IV 73 consid. 4 pag. 79, 127 IV 97
consid. 3 pag. 101). La legge codifica, così, la giurisprudenza secondo cui
occorre evitare di pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del
condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c pag. 79; 127 IV 97 consid. 3 pag. 101).
Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di
effettuare correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere
proporzionata alla colpa (STF 14 ottobre 2008, inc. 6B_78,81,90/2008, consid.
3.2; STF 12 marzo 2008, inc. 6B_370/2007, consid. 2.2; STF 17 aprile 2007, inc.
6B_14/2007, consid. 5.2 e riferimenti).

Riprendendo mutatis mutandis la
giurisprudenza relativa all’art. 63 vCP (Stratenwerth/Wohlers, Strafgesetzbuch,
n. 4 ad art. 47 CP), l'art. 47 cpv. 2 CP fornisce un elenco esemplificativo di
criteri che permettono di determinare la gravità della colpa dell'autore: le
circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del
proposito (determinazione) o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto
(ovvero il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico
offeso), l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato
(ovvero la reprensibilità dell'offesa), l’entità del pregiudizio arrecato
volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo avuto in
seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il
comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di
emendamento; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 20, 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con
rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289). 

Vanno inoltre considerati – sempre secondo la
citata giurisprudenza – la situazione familiare e professionale dell’autore,
l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale,
gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44
consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288
consid. 2a pag. 289). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale
all'espiazione della pena (Strafempfindlichkeit) per rapporto allo stato
di salute, all'età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai
rischi di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3 pag. 233; STF 17 aprile 2007,
inc. 6B.14/2007, consid. 6.4; STF 15 febbraio 2006, inc. 6P.152/2005, consid.
8.1 e STF 26 ottobre 2005, inc. 6S.163/2005, consid. 2.1
con rinvii; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II,
Berna 1989, § 7 n. 53 seg.). Esigenze di prevenzione
generale, per converso, svolgono solo un ruolo di secondo ordine (DTF 118 IV
342 consid. 2g pag. 350). 

Nell’ambito della commisurazione della pena il
giudice di merito fruisce di ampia autonomia. Come il Tribunale federale, la
Corte di cassazione e di revisione penale interviene solo laddove la sanzione
si ponga al di fuori del quadro edittale, si fondi su criteri estranei all’art.
47 CP, disattenda elementi di valutazione prescritti da quest’ultima norma
oppure appaia esageratamente severa o esageratamente mite, al punto da denotare
eccesso o abuso del potere di apprezzamento (DTF 135 IV 191 consid. 3.1; 134 IV
17 consid. 2.1; 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 21 segg. e riferimenti, 128 IV 73
consid. 3b pag. 77, 127 IV 10 consid. 2 pag. 19). 

 

Nell’ambito della commisurazione della pena, il
principio della parità di trattamento può essere invocato solo nelle rare
ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé conforme alle norme
applicabili diano luogo ad un'obiettiva disuguaglianza. Il confronto con
processi analoghi suole, invece, essere infruttuoso, ogni caso dovendo essere
giudicato in base alle sue particolarità oggettive e soggettive (DTF 123 IV 150
consid. 2a pag. 163; Corboz, La motivation de la peine, in: ZBJV 131/1995 pag.
12 seg.; cfr. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c pag. 47). La giurisprudenza ha,
del resto, sottolineato il primato del principio della legalità su quello della
parità di trattamento (DTF 124 IV 44 consid. 2c), per cui non è sufficiente che
il ricorrente citi l’uno o l’altro caso in cui una pena particolarmente mite è
stata fissata per poter pretendere lo stesso trattamento (STF 19 ottobre 2005,
inc. 6S.345/2005, consid. 1.1; DTF 120 IV 136 consid. 3a), ritenuto che una
certa disuguaglianza nell'ambito della commisurazione della pena si spiega
normalmente con il principio dell'individualizzazione, voluto dal legislatore
(DTF 135 IV 191, consid. 3.1.; 124 IV 44 consid. 2c). 

Non è per contro privo di rilievo il confronto
tra condanne a carico di coautori (sentenza CCRP del 13 dicembre 2005, inc.
17.2005.41, consid. 8f; Wiprächtiger, Basler Kommentar, StGB I, 2. ed., ad art.
63, n. 161 con riferimenti)

Ne segue che in materia di parità di trattamento
la Corte di cassazione e di revisione penale interviene solo – come il
Tribunale federale (DTF 135 IV 191, consid. 3.1) – quando il giudice del merito
abbia ecceduto o abusato del suo potere di apprezzamento, dando luogo ad una
disparità flagrante (sentenza CCRP del 28 marzo 2003, inc. 17.2003.7, consid.
4; sentenza CCRP del 15 marzo 2001, inc. 17.2000.49, consid. 6d/aa; sentenza
CCRP del 23 ottobre 2001, inc. 17.2001.34, consid. 7).

 

                               5.4.   Occorre anzitutto rilevare che la pena detentiva di quattro anni e
mezzo inflitta al ricorrente nel caso concreto si situa ampiamente nel quadro
edittale applicabile, ritenuto che già solo l’infrazione aggravata alla LStup è
punita con una pena detentiva minima di un anno e massima di 20 anni (cfr. art.
40 CP). Resta invece da verificare se tale pena si fondi su criteri estranei
all’art. 47 CP, disattenda elementi di valutazione prescritti da quest’ultima
norma oppure appaia eccessivamente severa. 

I primi giudici hanno esplicitamente affermato
che i precedenti penali di RI 1, in quanto lontani nel tempo, non sono stati
presi in considerazione in senso aggravante e non hanno avuto peso nella
commisurazione della pena. Oltre a ciò, il ricorrente non può però pretendere
di essere premiato per la sua “incensuratezza in __________” (mentre non
è incensurato in altri paesi) o per il fatto di aver raggiunto la sua età senza
mai aver subito condanne da espiare (mentre ha già subito condanne sospese
condizionalmente). Le argomentazioni al riguardo sono, pertanto, prive di
costrutto.

Nemmeno si può seriamente pretendere che le
ulteriori circostanze personali evocate – quali il breve periodo di detenzione
preventiva cui l’ha sottoposto il PP nel corso dell’inchiesta (poco più di due
mesi), il decesso del fratello per overdose (avvenuto comunque nel 1997) e il
suo precario stato di salute (glaucoma all’occhio destro, ipertensione e delle
asserite potenti emicranie a seguito di un incidente avvenuto nel 2002) –
abbiano una particolare valenza attenuante. In ogni caso, il ricorrente non ha
spiegato per quale motivo il peso attenuante loro attribuito dalla prima Corte
denoti un eccesso o un abuso del potere di apprezzamento. 

Nemmeno può essere ragionevolmente sostenuto che il
fatto che il ricorrente non é proprietario né di veicoli, né di beni di lusso,
né titolare di conti bancari e che vive in una casa in affitto costituisce un
fattore di attenuazione della pena. Anche a tale riguardo, il ricorso si rivela
privo di fondamento. 

Inoltre, il gravame cade nel vuoto anche per quel
che concerne le osservazioni sul comportamento processuale del ricorrente. Il
ricorrente non spiega, infatti, per quale motivo i primi giudici sarebbero
incorsi in arbitrio nell’accertare che da parte sua non vi è stata alcuna
collaborazione in relazione alle imputazioni, e che dunque non possono essergli
concessi particolari sconti di pena a tale titolo. Al limite del temerario è la
considerazione secondo cui equivale ad una buona collaborazione l’avere ammesso
di precedenti penali. 

Totalmente infondata è, infine, la censura
secondo cui RI 1 sarebbe stato svantaggiato dalla decisione di celebrare
insieme i processi per i fatti accaduti nel 2006 e quelli avvenuti nel 2007: è,
al contrario, il principio dell’unità del giudizio che impone, a beneficio
dell’imputato, che più imputazioni vengano decise in una volta sola,
nell’ambito di un unico dibattimento e punite con una pena unica. 

Che __________ non abbia partecipato al
dibattimento non dipende, in realtà, dalla decisione di celebrare insieme i
processi per i due diversi atti di accusa, ma dalla successiva decisione di
disgiungere il procedimento a carico di questi da quello a carico del
ricorrente, vista la competenza di due Corti di assise diverse. Sia come sia,
il gravame nemmeno cerca di sostanziare come tale circostanza abbia influito
negativamente sulla commisurazione della pena inflitta a __________. Anche in
tal senso le censure cadono dunque nel vuoto.

 

Va inoltre rilevato che, contrariamente a quanto
pretende il ricorrente, la prima Corte non è trascesa in eccesso o abuso alcuno
nel valutare la sua colpa per le infrazioni alla LStup.

La Corte d'assise ha
ritenuto giustificato infliggere a RI 1 una pena più severa degli altri
coaccusati anche se il suo coinvolgimento è stato limitato al primo viaggio in __________
(comunque finalizzato all’importazione di ben 12 kg di cocaina) poiché nella scala gerarchica dell'organizzazione egli risultava più in alto di
loro (che essenzialmente hanno svolto il ruolo di corrieri o di collaboratori
privi di potere decisionale), poiché ha agito a scopo di lucro, perché era –
almeno inizialmente – il più stretto collaboratore di __________, ha introdotto
TERZ 3 nell’organizzazione e ha curato gli aspetti finanziari del viaggio,
incassando inoltre dei soldi da TERZ 3 e TERZ 5 per convincere __________ che
l’importo di Euro 80'000.- era andato perso, ed inoltre in funzione del
concorso con i reati legati alla sparizione del furgone noleggiato. Alla luce
di quanto sopra e delle ulteriori circostanze personali, una pena di quattro
anni e sei mesi non denota eccesso o abuso di apprezzamento. 

Per quel che concerne il raffronto con le pene
inflitte agli altri correi va rilevato che TERZ 1 – che essenzialmente ha funto
da corriere in occasione di un viaggio e ha effettuato preparativi, giocando un
ruolo decisivo ma pur senza alcuna competenza decisionale all’interno
dell’organizzazione – è stato condannato ad una pena detentiva di quattro anni
(pena detentiva unica ai sensi dell’art. 46 CP), e che TERZ 3 e TERZ 5 –
definiti “solo” fidati collaboratori dell’organizzazione, ma con una posizione
gerarchica inferiore a quella di RI 1 – avrebbero dovuto essere condannati ad
una pena detentiva superiore ai cinque anni, che è stata in definitiva più mite
di circa il 20% (ciò che equivale ad una condanna per tre anni e dieci mesi)
solo in ragione della loro ampia collaborazione con gli inquirenti e della loro
presa di coscienza, ciò che non è stato il caso per RI 1.

TERZ 4 è stato condannato a tre anni, di cui due
sospesi condizionalmente, in considerazione della sua partecipazione solo al
terzo viaggio in __________ e della sua situazione personale. Infine, la colpa
di TERZ 2 è stata considerata la meno grave, in quanto dopo aver funto da
corriere nel primo viaggio, si è spontaneamente allontanato dall’organizzazione
e dissociato dai reati commessi, ed è di conseguenza stato condannato ad una
pena detentiva di due anni. 

Alla luce delle condanne inflitte agli altri
imputati e delle relative argomentazioni della prima Corte, la condanna di RI 1 a quattro anni e mezzo di pena detentiva non appare lesiva del principio della parità di
trattamento. 

Tuttavia,  si impone una riduzione della pena in
considerazione del fatto che è venuta a cadere l’imputazione per la detenzione
di 2,77 kg di marijuana. Tutto ben considerato, in particolare ritenuto che la
condanna per tale titolo “ha avuto scarsissima influenza nella
commisurazione della pena” (cfr. sentenza impugnata, consid. VI.5, pag.
134), la riduzione della pena detentiva non può superare i tre mesi.

 

                                   6.   Nelle richiesta di giudizio formulate all’inizio del suo gravame
il ricorrente postula inoltre la reiezione delle pretese di parte civile e il
dissequestro di tutti i beni.

Sennonché egli non motiva tale domanda, ossia non
spiega per quali ragioni non si giustificherebbe alcun risarcimento per la PC 1,
proprietaria del furgoncino scomparso, né per quali motivi la confisca degli
oggetti sequestrati sarebbe illegittima. Ne discende perciò l’inammissibilità
del rimedio su questo punto.

 

                                   7.   In considerazione dell’esito del ricorso, gli oneri processuali
vengono posti a carico del ricorrente per 9/10 e per il resto a carico dello
Stato, che rifonderà a RI 1 fr. 100.- per ripetibili ridotte (art. 15 cpv. 1
CPP). 

Non si assegnano ripetibili alle parti civili,
che non hanno presentato osservazioni al ricorso. 

 

 

Per questi motivi,

 

richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:              1.   Nella misura della sua ricevibilità, il ricorso è parzialmente
accolto. Di conseguenza: 

 

                               1.1.   Il
dispositivo no. 5.1.4 della sentenza impugnata è annullato. 

 

                               1.2.   Il
dispositivo no. 8.5. della sentenza impugnata è così riformato:

 

“ 
RI 1 è condannato alla pena detentiva di quattro
anni e tre mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto.”

 

                               1.3.   Per
il resto, la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

 

a) tassa di
giustizia                    fr.         1'500.-           

b) spese
complessive               fr.            200.-

                                                     fr.         1'700.-

 

sono posti per 9/10 a carico del ricorrente e per
il resto a carico dello Stato, che rifonderà a RI 1 fr. 100.- per ripetibili
ridotte.

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
   

  
	
   

  	
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Per la Corte di cassazione e di revisione penale

La presidente                                              La
segretaria

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.