# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3a58d422-4547-5376-8d25-de02179ea87c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-08-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.08.2016 D-4471/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4471-2016_2016-08-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4471/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  a g o s t o  2 0 1 6   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Thomas Wespi;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…),alias 

C._______, nata il (…), alias 

D._______, nata il (…), 

Eritrea,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 27 giugno 2016 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d'asilo che la richiedente ha presentato in Svizzera in data 

28 gennaio 2015, 

i verbali d'audizione del 4 febbraio 2015 (di seguito: verbale 1) e dell’8 giu-

gno 2016 (di seguito: verbale 2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM; già 

Ufficio federale della migrazione; UFM) del 27 giugno 2016, notificata all'in-

teressata il 30 giugno 2016 (cfr. atto A29/1), con cui tale autorità ha re-

spinto la succitata domanda d’asilo pronunciando contestualmente l’allon-

tanamento dell’interessata dalla Svizzera, ritenendo nel contempo non ra-

gionevolmente esigibile l’esecuzione dell’allontanamento verso il Paese 

d’origine o di provenienza, concedendole conseguentemente l’ammissione 

provvisoria, 

il ricorso inoltrato al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) il 20 luglio 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

21 luglio 2016), con cui l'insorgente ha postulato l'annullamento della deci-

sione impugnata e la concessione dell'asilo, nonché in via subordinata, la 

restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore per una nuova decisione 

limitata alla questione dell’asilo; in aggiunta, una domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese proces-

suali e del relativo anticipo, con protesta di spese e ripetibili, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che preliminarmente, essendo stata la ricorrente posta al beneficio dell'am-

missione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento 

con decisione del 27 giugno 2016, oggetto del litigio in questa sede risulta 

pertanto essere esclusivamente la questione della concessione dell’asilo, 

nonché della pronuncia dell'allontanamento, 

che nel corso dell'audizione sulle generalità la richiedente ha dichiarato di 

essere cittadina dell’Eritrea di confessione ortodossa, nata a E._______ 

nella regione di F._______ (Etiopia) il 10 gennaio 1998, rispettivamente il 

10 gennaio 1997 (cfr. verbale 1; pag. 3 e atto A1/2); che sarebbe figlia di 

madre etiope e padre eritreo (cfr. verbale 1; pag. 7); che avrebbe vissuto 

in Etiopia con la madre ed il patrigno dalla nascita fino all’espatrio avve-

nuto, a suo dire, nel giugno 2008 (cfr. verbale 1; pag. 9), 

che sarebbe espatriata, poiché il patrigno l’avrebbe ripetutamente maltrat-

tata fisicamente ed avrebbe tentato di forzarla, nonostante la sua giovane 

età, al matrimonio (cfr. verbale 1, pag. 11 seg.); che inoltre, sarebbe stata 

vittima di una violenza sessuale da parte del medesimo autore (verbale 2, 

D42 seg.); che per quanto rilevante, l’avrebbe inoltre minacciata di morte 

se avesse raccontato l’accaduto a chicchessia; che a seguito di tali avve-

nimenti avrebbe lasciato il Paese per recarsi in Sudan (cfr. verbale 1, 

pag. 9), 

che nella contestata decisione, la SEM ha ritenuto inverosimile l’allega-

zione della richiedente circa la sua minore età; che ella avrebbe scritto di 

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suo pugno, sul foglio dei dati personali, di essere nata il 10 gennaio 1997, 

per poi smentirsi a più riprese durante l’audizione sulle generalità dichia-

rando di avere diciassette anni e di essere nata il 10 gennaio 1998; che 

inoltre, stando alle sue allegazioni, sarebbe espatriata dall’Etiopia (2008) 

all’età di undici anni, per il che dovrebbe avere, nel momento dell’avvio 

della procedura, compiuto i diciotto anni; che confrontata in merito, la ri-

chiedente avrebbe semplicemente asserito di non sapere, per poi confer-

mare in seguito di aver smesso di andare a scuola, sempre all’età di undici 

anni, nel 2008; che anche l’esame osseo, sebbene il suo esito da solo non 

sarebbe sufficiente per contestare l’allegazione della minore età, avrebbe 

indicato un’età maggiore ai diciotto anni; che infine, la richiedente non 

avrebbe fornito alcun tipo di documento confermante le allegazioni addotte; 

che conseguentemente, alla luce di quanto sopraccitato, l’autorità di prime 

cure ha considerato l’interessata maggiorenne rinunciando ad attribuirle 

una persona di fiducia, 

che quo ai motivi d’asilo esposti in corso di procedura, l’autorità inferiore li 

ha ritenuti irrilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi; che segnatamente, le perse-

cuzioni inflitte da terzi o i timori di tali atti sarebbero pertinenti solo se lo 

Stato rifiuta o non è in grado di offrire una protezione adeguata; che nella 

fattispecie, astrazione fatta da alcuni elementi di inverosimiglianza, gli av-

venimenti asseriti si sarebbero verificati in un Paese terzo e non nel suo 

Paese d’origine; che conseguentemente, essi non sarebbero da conside-

rarsi rilevanti in materia d’asilo; che inoltre, nulla lascerebbe presagire che 

la richiedente non avrebbe potuto ottenere protezione se si fosse rivolta 

alle autorità o a sua madre, 

che nel gravame, richiamati e precisati i fatti esposti in corso di procedura, 

l’insorgente ha contestato l’opinione della SEM circa la sua minore età; che 

in particolare, il foglio sui dati personali sarebbe stato compilato da un in-

terprete presente in loco; che ella saprebbe di essere nata nel 1998; che 

in ogni caso, la sua età sarebbe irrilevante quo alla rilevanza dei suoi motivi 

d’asilo, 

che inoltre, per quanto concerne le violenze subite, non condividerebbe le 

considerazioni della SEM, secondo le quali, avrebbe potuto ottenere pro-

tezione dalla madre o dalle autorità; che la madre, in quanto da sempre 

succube del suo patrigno, non ne avrebbe avuto la possibilità; che non di 

meno, trattandosi di una questione famigliare, anche lo Stato etiope non se 

ne interesserebbe; che in tale senso, ancora più inimmaginabile sarebbe 

un aiuto da parte delle autorità eritree, 

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che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera; che giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi; 

che sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi), che occorre altresì 

tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 2ª frase LAsi), 

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-

temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il richiedente 

stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre-

duta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue 

allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette 

fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di 

procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne 

introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella proce-

dura oppure nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispen-

sabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove 

rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nu-

trendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

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e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che, come rettamente ritenuto nella querelata decisione, alla quale – onde 

evitare inutili ripetizioni – si rimanda, questo Tribunale ritiene inverosimili le 

dichiarazioni circa la minore età della ricorrente; che la censura ricorsuale, 

secondo cui il foglio sui dati personali sarebbe stato compilato da un inter-

prete presente in loco non giustifica tale incongruenza, sicché, apponendo 

la sua firma, l’interessata ha confermato quanto scritto (cfr. atto A1/2); che 

per il resto, si è a più riprese contraddetta, allegando ripetutamente di aver 

avuto 11 anni nel 2008 (cfr. verbale 1, pag. 6, pag. 11; verbale 2, D6, D24); 

che inoltre, l’esame osseo ha anche esso confermato l’inverosimiglianza 

della minore età; che la SEM non si è basata solo su questo elemento; che 

di conseguenza, sulla base di quanto esposto, è a giusto titolo che l’autorità 

di prime cure ha ritenuto la ricorrente maggiorenne e non le ha attribuito 

una persona di fiducia, 

che oltracciò, nel corso della procedura di prima istanza la ricorrente ha 

dichiarato di essere di nazionalità eritrea (cfr. verbale 1, pag.4; verbale 2, 

D21); che il fatto non è peraltro stato contestato nei memoriali presentati al 

Tribunale; che ammesso che la qualità di rifugiato vada esaminata sotto 

l’aspetto del paese d’origine (UNHCR, Guide des procédures et critères à 

appliquer pour déterminer le statut des réfugiés au regard de la Convention 

de 1951 et du protocole 1967 relatifs au statut des réfugiés, 2011, pag. 20, 

n. 90), va in primo luogo preso atto del fatto che nel corso di tutta la proce-

dura di prima istanza la ricorrente non abbia mai invocato alcun timore di 

pregiudizio relativamente ad un suo ritorno in Eritrea, limitandosi invece ad 

elencare dei fatti – pur tragici – che sarebbero tuttavia avvenuti in Etiopia; 

che in definitiva, va quindi preso atto del fatto che dall’incarto e dagli atti 

processuali non emergono elementi validi dai quali si possa dedurre un 

rischio di pregiudizi rilevanti in materia d’asilo in caso di ritorno nello stato 

d’origine, 

che di conseguenza, non avendo conseguito provare o rendere verosimile 

il rischio di subire delle persecuzioni in Eritrea, la qualità di rifugiato non 

può essere riconosciuta, 

che infine, attestata l’assenza di un rischio di persecuzioni nello stato d’ori-

gine, non appare necessario nell’ambito dell’evasione del presente gra-

vame affrontare la questione della sussidiarietà; che tuttavia, in un’ottica di 

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esaustività, conformemente alla sussidiarietà della protezione internazio-

nale, non è rifugiato chi può ottenere in patria un'appropriata protezione 

contro le persecuzioni non statali; che una siffatta protezione può essere 

offerta dallo Stato o, a determinate condizioni, da entità quasi-statali o, 

eventualmente, pure da organizzazioni internazionali; che l'interessato può 

essere ragionevolmente obbligato a chiedere la protezione del suo Paese 

d'origine solo se essa è appropriata, ossia se è suscettibile d'essere otte-

nuta da strutture di protezione interne funzionanti ed efficienti (cfr. Giuri-

sprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in mate-

ria d'asilo [GICRA] 2006 n. 18); che secondo prassi, l'effettiva protezione 

nel Paese d'origine non è data da un'effettiva garanzia di protezione indivi-

duale a lungo termine contro persecuzioni non-statali: nessuno stato ha la 

capacità di garantire ovunque e in qualunque momento l'assoluta sicurezza 

ai propri cittadini; che al contrario, occorre che vi sia a disposizione una 

struttura di protezione funzionante ed efficiente che renda possibile un pro-

cedimento penale, segnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico 

ottemperanti; che il ricorso a tale struttura di protezione interna deve es-

sere, da un lato, oggettivamente accessibile alla persona interessata (per 

esempio, indipendentemente dal genere, dall'appartenenza etnica o reli-

giosa) e, dall'altro lato, tale ricorso deve essere ragionevolmente esigibile 

(condizione non adempiuta nel caso in cui, per esempio, i bisognosi di pro-

tezione si espongono ad un ulteriore [o altro] concreto pericolo per aver 

sporto denuncia penale) (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo fede-

rale D-983/2014 del 13 maggio 2015, consid. 6), 

che nel caso in disamina, a fronte degli avvenimenti descritti in precedenza, 

i quali sono stati perpetrati da un privato cittadino e non da entità statali, 

l’interessata non ha nemmeno tentato di ottenere una protezione di qual-

siasi sorta né nel suo stato d’origine né in Etiopia (stato del quale è verosi-

mile che possieda anche la cittadinanza – oltre a quella eritrea da lei asse-

rita – vista l’origine etiope della madre), preferendo invece la via dell’espa-

trio; che in tal senso, ci si potrebbe chiedere se anche la condizione cumu-

lativa della sussidiarietà della protezione internazionale sia da ritenersi 

come non adempiuta; che in casu la questione può quantomeno essere 

lasciata aperta, non essendo necessaria all’evasione del gravame, ferma 

considerata l’inesistenza di validi elementi dai quali si possa dedurre un 

rischio di pregiudizi rilevanti in materia d’asilo in caso di ritorno nello stato 

d’origine, 

che per tutte le ragioni sopra esposte, le dichiarazioni dell'interessata sono 

irrilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi, per il che, il ricorso in materia di ricono-

scimento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo, nonché in via 

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subordinata di restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore per un 

nuova decisione limitata alla questione dell’asilo, destituito di ogni fonda-

mento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

tiene però conto del principio di unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che la ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento, 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA),  

che avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esenzione dal ver-

samento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali è dive-

nuta senza oggetto,  

che infine, essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del del regolamento sulle tasse e sulle 

spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal paga-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro 30 giorni della spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: