# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4e1559e-69f0-5a0a-85ec-0e5f184a9ad9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.11.2023 D-5564/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5564-2023_2023-11-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5564/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  n o v e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica, 

con l’approvazione della  

giudice Jeannine Scherrer-Bänziger;  

cancelliera Giulia Marelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______ nato il (…), 

Somalia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (non entrata nel merito / paese terzo 

sicuro); decisione della SEM del 5 ottobre 2023 / N (…). 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

Il ricorrente, cittadino somalo, ha depositato una domanda d'asilo in Sviz-

zera il 14 agosto 2023. 

B.  

Nella medesima data, sono stati ritirati dalla Segreteria di Stato della mi-

grazione (di seguito: SEM) un permesso di soggiorno e un titolo di viaggio 

per stranieri italiani, entrambi scaduti, trovati in possesso dell’insorgente.  

C.  

Dai riscontri dattiloscopici nell'unità centrale del sistema europeo "EURO-

DAC" del 16 agosto 2023 è risultato che l'interessato aveva già depositato 

una domanda d'asilo in Italia il 17 ottobre 2017 e in Germana il 6 gennaio 

2020.  

D.  

Il 18 agosto 2023 il ricorrente ha conferito procura alla rappresentanza le-

gale assegnatagli. 

E.  

In data 29 agosto 2023, la SEM ha effettuato con l'interessato un colloquio 

in merito al rinvio verso uno Stato terzo. In occasione dello stesso, al ri-

chiedente è stato concesso il diritto di essere sentito in merito alla possibile 

non entrata nel merito della sua domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a 

cpv. 1 lett. a della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31), 

all'allontanamento verso l’Italia nonché circa il suo stato di salute. 

Durante il colloquio, l’interessato ha versato agli atti il suo permesso di sog-

giorno italiano in corso di validità (data di scadenza: 28 novembre 2027).  

F.  

Il 29 agosto 2023, la SEM ha presentato alle competenti autorità italiane 

una richiesta di riammissione del richiedente conformemente alla Direttiva 

2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante le norme e 

procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di 

paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24 dicembre 2008; 

di seguito: direttiva ritorno) ed all'Accordo bilaterale tra la Confederazione 

Svizzera e la Repubblica italiana sulla riammissione delle persone in situa-

zione irregolare (RS 0.142.114.549).  

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G.  

L'Italia, con scritto del 4 settembre 2023, ha accettato la riammissione del 

richiedente l'asilo, confermando che ad egli è stata riconosciuta dalle auto-

rità italiane la protezione internazionale, con il rilascio di un permesso di 

soggiorno per protezione sussidiaria. 

 

H.  

Il 3 ottobre 2023, la SEM ha trasmesso la bozza di decisione al richiedente. 

Il giorno seguente, per il tramite della sua rappresentante legale, egli ha 

inoltrato il proprio parere in merito.  

I.  

Con decisione del 5 ottobre 2023, notificata il medesimo giorno, la SEM 

non è entrata nel merito della domanda d'asilo dell’interessato, ha pronun-

ciato il suo allontanamento dalla Svizzera entro il termine stabilito ed ha 

incaricato il Cantone B._______ dell'esecuzione della misura.   

J.  

Il 5 ottobre 2023 la rappresentante legale del ricorrente ha sottoscritto la 

cessazione del mandato di rappresentanza. 

K.  

Con ricorso del 12 ottobre 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato), l'inte-

ressato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) contro la summenzionata decisione della SEM, concludendo, 

secondo il senso, al suo annullamento e allo svolgimento della procedura 

nazionale, in alternativa alla concessione della qualità di rifugiato, in alter-

nativa alla concessione dell’ammissione provvisoria per inammissibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento, con contestuale richiesta di conces-

sione dell'assistenza giudiziaria nel senso dell'esenzione dal pagamento 

delle spese di giudizio e di concessione dell’effetto sospensivo al ricorso.  

L.  

Con decisione incidentale del 16 ottobre 2023 il ricorrente è stato invitato 

a regolarizzare il ricorso tramite la sottoscrizione dello stesso in originale. 

La ritrasmissione dell'atto ricorsuale da parte del ricorrente è avvenuta in 

data 18 ottobre 2023 (data d’entrata: 19 ottobre 2023).  

  

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Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, 

è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma 

(in seguito alla regolarizzazione) e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 

PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso (ec-

cetto per il consid. 5). 

3.  

3.1 Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi ad-

dotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 con-

sid. 2).  

3.2 Ciò posto, si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, come nella 

fattispecie, si limita ad esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). Per ciò che è della pronuncia dell’allontana-

mento, avendo la SEM statuito nel merito, il Tribunale dispone di pieno po-

tere di esame. 

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4.  

I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei considerandi che seguono, 

sono decisi dalla giudice unica (art. 111a LAsi), con l'approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si 

rinuncia allo scambio degli scritti. 

5.  

5.1 Innanzitutto, per quanto riguarda la richiesta di restituzione dell'effetto 

sospensivo formulata nel ricorso, va rilevato che ai sensi dell'art. 55 

cpv. 1 PA il ricorso ha effetto sospensivo e lo stesso non è stato ritirato dalla 

SEM. Di conseguenza, la relativa domanda risulta inammissibile.  

5.2 In merito alla censura volta alla concessione della qualità di rifugiato 

(atto ricorsuale pag. 3), il Tribunale constata che in questa sede risultano 

essere oggetto del litigio esclusivamente la non entrata nel merito della 

domanda d’asilo e la pronuncia dell’allontanamento e della relativa esecu-

zione (cfr. supra 3.2). La censura in questione è dunque inammissibile.  

6.  

6.1 In sede di diritto di essere sentito, l'interessato ha riferito segnatamente 

di esser arrivato a Lampedusa nel 2017, luogo in cui sarebbe rimasto per 

pochi giorni, prima di giungere ad Agrigento, dove avrebbe trascorso cin-

que mesi e mezzo. In seguito, si sarebbe stabilito in Lombardia per due 

anni e otto mesi. Dopo un successivo soggiorno di un anno e sei mesi in 

Germania, sarebbe tornato in Italia, rimanendo a Como fino al suo arrivo 

in Svizzera nel 2023. In Italia, nonostante la sua invalidità, egli non avrebbe 

ricevuto alcun sussidio, motivo per cui avrebbe cercato una soluzione in 

Germania, Paese che lo avrebbe però rinviato in Italia. Inoltre, in Italia egli 

non avrebbe ricevuto un lavoro adatto alla sua condizione di invalidità. In 

merito alla tipologia di invalidità, egli ha riferito di avere “problemi alle 

gambe e ai piedi” a causa di una (…) nell’infanzia, condizione che non sa-

rebbe operabile. Attualmente soffrirebbe in particolare di dolore alle gambe 

e ai piedi, e le nuove scarpe (ortopediche) non avrebbero comportato un 

miglioramento del suo stato.   

6.2 In sede di parere, l’interessato ribadisce il mancato sostegno da parte 

delle autorità italiane durante il suo soggiorno in Italia, soprattutto alla luce 

della sua condizione di invalidità. Difatti, egli avrebbe senza successo ten-

tato di inserirsi nel tessuto sociale ed economico in tale Paese. Tuttavia, a 

causa della sua condizione, egli avrebbe unicamente trovato un impiego 

irregolare, trovandosi costretto a vivere per strada, nonostante promesse 

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del datore di lavoro di mettere a disposizione un alloggio. In tutto questo, 

lo Stato italiano non gli avrebbe fornito un sostegno economico mensile, 

ed egli non avrebbe trovato un reale punto di riferimento e di aiuto presso 

le autorità preposte. Alla luce delle gravi carenze sistemiche del sistema di 

asilo, di accoglienza e di integrazione in Italia, egli, in caso di riammissione 

in Italia, incorrerebbe in un “real risk” di un trattamento degradante ai sensi 

dell’art. 3 della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei 

diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) nonché il 

rischio di un peggioramento grave ed irreversibile del suo stato di salute. 

Per di più, la sospensione dei “trasferimenti Dublino” e lo stato di emer-

genza pronunciato in data 11 aprile 2023 confermerebbero le criticità del 

sistema, dalle quali sarebbero toccate pure persone (già) poste a beneficio 

di una forma di protezione. Da una parte, la prospettiva di dover tornare 

alle condizioni di vita incontrate in Italia, avrebbe suscitato in egli uno stato 

psicologico di ansia e panico constanti e la certezza di subire una pres-

sione psicologica insopportabile al ritorno in tale Paese. Dall’altra parte, 

alla luce di quanto esposto, la SEM non potrebbe nemmeno partire dal 

presupposto che egli avesse in Italia effettivamente avuto una procedura 

conforme agli standard minimi fissati dalle direttive europee e dal diritto 

internazionale. In conclusione, sarebbe giustificata l’entrata nel merito della 

sua domanda d’asilo e la concessione dell’ammissione provvisoria in Sviz-

zera.  

6.3 Nella decisione avversata, la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d'asilo dell'interessato ed ha pronunciato il suo allontanamento 

dalla Svizzera poiché potrebbe fare ritorno in Italia, Paese terzo sicuro, in 

cui avrebbe ottenuto la protezione sussidiaria e le cui autorità avrebbero 

dato il loro consenso alla sua riammissione. Proseguendo nell'analisi, l'au-

torità inferiore ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi-

bile l'esecuzione dell'allontanamento. Gli obblighi dell'Italia derivanti dal di-

ritto europeo, in particolare dalla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del 

Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull'attribuzione, a cittadini 

di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione interna-

zionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo 

a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-

tezione riconosciuta [rifusione; GU L 337/9 del 20 dicembre 2011; di se-

guito: direttiva qualificazione]), sarebbero costituiti dalla non discrimina-

zione nell'accesso all'occupazione, all'istruzione, all'assistenza sociale, 

all'assistenza sanitaria, all'accesso all'alloggio e agli strumenti di integra-

zione. Inoltre, in quanto Paese firmatario della CEDU, della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105) e della Convenzione sullo 

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statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) si po-

trebbe partire dal presupposto che rispetti di principio i propri obblighi di 

diritto internazionale. Al suo rientro su suolo italiano, spetterebbe dunque 

all'interessato far valere i propri diritti dinnanzi alle competenti autorità e, 

qualora necessario, potrebbe far capo al sostegno di organizzazioni cari-

tatevoli. Dagli atti non emergerebbero indizi che permetterebbero di rite-

nere, in caso di rinvio in Italia, una violazione dell'art. 3 CEDU. Per quanto 

riguarda lo stato di salute, la SEM ha ritenuto che le affezioni di cui soffri-

rebbe l'interessato non sarebbero suscettibili, dal profilo della loro gravità, 

di porre concretamente e seriamente in pericolo la sua vita o la sua salute 

in caso di ritorno in Italia. Infine, pure un’eventuale rivalutazione della do-

manda d’asilo dell’interessato sarebbe competenza delle autorità italiane. 

6.4 In sede di ricorso, l'insorgente contesta anzitutto la competenza dell’Ita-

lia “al trattamento della sua domanda d’asilo”, la quale sarebbe da esami-

nare in Svizzera. In Italia, nonostante egli sia in possesso di un permesso 

di soggiorno, non avrebbe ricevuto né protezione, né accesso al sistema 

sanitario e nemmeno un lavoro adatto alla sua invalidità. A suo avviso, la 

SEM non avrebbe preso in considerazione le sue condizioni di vita pre-

gresse in Italia, segnatamente alla luce dei suoi problemi di salute, per i 

quali temerebbe di esser (nuovamente) costretto a svolgere un lavoro irre-

golare. Questa prospettiva di futuro avrebbe generato in egli uno stato psi-

cologico di ansia e panico, atto a comportare una pressione psicologica 

insopportabile al rientro in Italia. In tale Paese, vi sarebbe inoltre il rischio 

reale di subire una violazione dei “diritti dell’uomo” e di trovarsi in una si-

tuazione di difficoltà esistenziale nonché di fronte ad un grave ed irreversi-

bile peggioramento dello stato di salute, senza accesso alle cure mediche 

necessarie. Difatti, in Italia, vi sarebbero presenti carenze sistemiche nella 

procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza, confermate segnata-

mente da articoli di giornale relativi alla sospensione dei “trasferimenti Du-

blino”. Da tali circostanze egli, quale persona con bisogni speciali, sarebbe 

particolarmente toccato. Infine, non vi sarebbe nemmeno la certezza che 

la sua procedura d’asilo sia stata svolta nel rispetto dei relativi standard 

minimi europei ed internazionali.  

7.  

7.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della 

domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro 

secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-

temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un 

effettivo rispetto degli impegni di diritto internazionale pubblico, tra cui 

quello del principio di non respingimento.  

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7.2 Nella fattispecie, risulta che al ricorrente è stata accordata dall’Italia la 

protezione sussidiaria e che egli è in possesso di un permesso di soggiorno 

valido fino al (…) 2027 (cfr. mezzo di prova SEM […]). Tali circostanze sono 

peraltro state confermate dall’interessato nel corso del colloquio in merito 

al rinvio verso uno Stato terzo (cfr. atto SEM […]). Altresì, le autorità italiane 

hanno esplicitamente accettato la riammissione dell’interessato sul proprio 

territorio (cfr. atto SEM […]). 

7.3 Come rettamente stabilito dall’autorità inferiore, il Consiglio federale ha 

inserito l’Italia, in data 14 dicembre 2007, come anche gli altri Paesi 

dell’Unione europea (UE) e dell’Associazione europea di libero scambio 

(AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b 

LAsi. 

7.4 Di conseguenza, le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano 

incontestabilmente soddisfatte, ed è a giusto titolo che la SEM non è en-

trata nel merito della domanda d’asilo dell’insorgente.  

8.  

8.1  Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pro-

nuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione 

(art. 44 LAsi).  

8.2  L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9). Pertanto, il Tribunale è te-

nuto a confermare la pronuncia dell'allontanamento.  

9.  

9.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-

tegrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20). Giusta la precitata 

norma, l'esecuzione dell'allontanamento deve essere possibile (art. 83 

cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento d'una di queste condi-

zioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI). 

9.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli 

ostacoli all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova con-

sacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

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provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'al-

lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

10.  

10.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-

ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) ha più 

volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una 

situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di 

destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU. 

Spetta infatti all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri 

motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio (“real 

risk”) di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trat-

tamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi rife-

rimenti).  

10.2 Nella fattispecie, giusta l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, il ricorrente è rin-

viato in uno Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio fede-

rale, ossia uno Stato nel quale vi è una presunzione di rispetto degli impe-

gni di diritto internazionale pubblico, tra cui il rispetto del principio di non 

respingimento (cfr. supra consid. 7). Appartiene quindi all'interessato sov-

vertire tale presunzione. A tal fine, egli deve presentare seri indizi che le 

autorità dello Stato in questione violino il diritto internazionale nel caso spe-

cifico, non gli concedano la necessaria protezione o lo espongano a con-

dizioni di vita disumane, o che si trovi in una situazione di emergenza esi-

stenziale nello Stato in questione a causa di circostanze individuali di na-

tura sociale, economica o sanitaria (cfr. tra le tante le sentenze del Tribu-

nale E-3790/2023 del 6 settembre 2023 consid. 7.4; D-5217/2022 del 

21 novembre 2022 consid. 7.3; E-4040/2021 del 7 ottobre 2021 con-

sid. 9.3). 

10.3 Nella fattispecie, al ricorrente è stata riconosciuta la protezione inter-

nazionale in Italia, con il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione 

sussidiaria valido fino al 28 novembre 2027 (cfr. supra consid. 7.2). L'Italia 

è firmataria della CEDU e della Conv. tortura e non vi sono indizi che per-

mettano di ritenere che tale Paese non rispetterà gli obblighi di diritto inter-

nazionale derivanti da queste convenzioni. Oltracciò, l'Italia è vincolata 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

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dalla direttiva qualificazione. Gli obblighi dell'Italia derivanti dal diritto euro-

peo, nei confronti dei beneficiari di protezione, costituiscono la non discri-

minazione nell'accesso all'occupazione, all'istruzione, all'assistenza so-

ciale, all'assistenza sanitaria, all'accesso all'alloggio e agli strumenti di in-

tegrazione (cfr. capo VII [contenuto della protezione internazionale] della 

direttiva qualificazione). Infine, in caso di violazione di diritti sanciti dalla 

CEDU, l'interessato potrà adire i tribunali italiani e, in ultima istanza, la 

Corte EDU (art. 34 CEDU). Non si ravvisa dunque un “real risk” nel senso 

di un rifiuto concreto da parte dell'Italia di concedere al ricorrente le garan-

zie minime ai sensi della suddetta direttiva UE.  

10.4 Nel caso in disamina, pur lasciando aperta la questione della credibi-

lità delle condizioni di vita invocate dal ricorrente, vi è modo di rilevare che 

egli non ha dimostrato di essersi mai rivolto direttamente alle autorità ita-

liane al fine di chiedere aiuto per ottenere un alloggio, un lavoro ed altre 

prestazioni essenziali oppure abbia adito le vie legali al fine di far valere i 

propri diritti rispettivamente un'eventuale violazione degli stessi. Di conse-

guenza, in caso di necessità, appartiene al ricorrente rivolgersi alle autorità 

competenti per far valere i propri diritti. Egli potrà altresì rivolgersi ad enti 

caritatevoli presenti sul territorio italiano (cfr. nel medesimo senso la sen-

tenza del Tribunale E-4041/2022 del 22 settembre 2022 consid. 7.1.2).  

10.5  

10.5.1 Il ricorrente censura, in particolare e secondo il senso, una viola-

zione dell’art. 3 CEDU in caso di rinvio in Italia alla luce delle sue condizioni 

di salute. 

10.5.2 A tal proposito, si rammenta che il respingimento forzato di persone 

che soffrono di problemi medici costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU 

unicamente in circostanze eccezionali (cfr. sentenze della CorteEDU 

[Grande Camera] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1). 

10.5.3 Concernente lo stato valetudinario del ricorrente, si rileva quale dia-

gnosi medica principale un “piede equino-varo rigido a (…) con dismetria 

arti inferiori in esiti di (…)”, per cui come (unico) trattamento è consigliato 

la modifica della scarpa ortopedica (cfr. atto SEM […]). Senza voler in alcun 

modo sminuire la gravità dei problemi di salute del ricorrente, il Tribunale 

constata che la sua situazione medica non rientra nella succitata giurispru-

denza restrittiva. Per di più, l’Italia dispone di strutture mediche sufficienti, 

che possono dispensare le cure ed i trattamenti necessari, essendo per il 

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resto rammentato che l'interessato ha, di principio, accesso alle cure me-

diche alle stesse condizioni dei cittadini italiani (art. 2 lett. b e g e art. 30 

par. 1 della direttiva qualificazione).  

10.6 In conclusione, l'esecuzione dell'allontanamento in Italia è ammissi-

bile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi 

(art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi). 

11.  

11.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. Ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento 

verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-

sunzione legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosi-

mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto 

ragionevolmente esigibile. 

11.2 L'autorità inferiore ha correttamente ritenuto esigibile l'esecuzione 

dell'allontanamento. Per evitare ulteriori ripetizioni, il Tribunale rinvia ai 

considerandi della decisione impugnata che conferma pienamente. Per 

completezza, si ribadisce che per quanto riguarda le condizioni di vita, al-

loggio e lavoro, l'Italia è vincolata alla direttiva qualificazione ed è quindi 

responsabilità dell'insorgente rivolgersi alle autorità italiane per fare valere 

i diritti che spettano ad egli (cfr. supra consid. 10.3 s.).   

11.3 Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento risulta pure ragio-

nevolmente esigibile. 

12.  

Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'e-

secuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStr) ritenuto 

che le autorità italiane hanno espressamente confermato la riammissione 

del ricorrente. 

13.  

Di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, il gra-

vame va disatteso e la querelata decisione confermata.  

  

D-5564/2023 

Pagina 12 

14.  

Ciò posto, va respinta anche la censura formale secondo la quale la SEM 

non avrebbe esaminato in modo adeguato le condizioni di vita (pregresse) 

dell’insorgente in Italia alla luce della sua “precaria situazione di salute” 

(atto ricorsuale pag. 2). Tale lamentela non viene motivata ulteriormente e 

risulta, per il resto e secondo il senso, piuttosto riferibile al merito della 

questione, ovverossia trovandosi in disaccordo con l’apprezzamento com-

piuto dalla SEM, già esaminato sopra (cfr. supra consid. 10 e 11).  

15.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). Per questi motivi, il ricorso va respinto. 

16.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

17.  

17.1 Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta.  

17.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

18.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-5564/2023 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Per quanto ammissibile, il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Giulia Marelli 

 

 

Data di spedizione: