# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 71b9777d-25b2-581d-bbcb-6250025b28b2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.05.2021 D-833/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-833-2021_2021-05-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-833/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  5  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Claudia Cotting-Schalch (presidente del collegio), 

Yanick Felley, Jeannine Scherrer-Bänziger, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), con la moglie 

B._______, nata il (…),  

ed i loro figli 

C._______, nata il (…), 

D._______, nata il (…), 

E._______, nato il (…), 

F._______, nato il (…), 

Iraq, 

tutti rappresentati dalla lic. iur. Nesrin Ulu,  

Verein MOR Recht,  

ricorrenti rispettivamente istanti, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / revisione);  

decisione della SEM del 16 febbraio 2021 e sentenza del  

Tribunale amministrativo federale D-3240/2017 del  

25 settembre 2017 / N (…). 

 

 

D-833/2021 

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Fatti: 

A.  

Gli interessati, tutti di nazionalità irachena, con ultimo domicilio nel loro 

Paese d’origine a G._______, provincia di H._______, hanno presentato 

le loro domande d’asilo in Svizzera il (…) novembre 2015 (cfr. atti A1/10; 

A6/13, p.to 2.01 seg., pag. 4 e A7/12, p.to 2.01 seg., pag. 4).  

B.  

In data (…) novembre 2015 A._______ (cfr. atto A6/13, di seguito: verbale 

1) e B._______ (cfr. atto A7/12, di seguito: verbale 2), sono stati interrogati 

in particolare riguardo ai loro dati personali, al viaggio intrapreso, nonché 

circa i loro motivi d’asilo. Il (…) ottobre 2016 l’interessata precitata (cfr. atto 

A31/11, di seguito: verbale 3) rispettivamente in data (…) febbraio 2017 il 

marito (cfr. atto A38/18, di seguito: verbale 4), sono stati sentiti 

segnatamente in relazione ai loro motivi d’asilo. 

In sostanza, A._______ ha sostenuto di essere espatriato dal suo Paese 

d’origine in quanto, assieme al (…), avrebbe trasportato con la sua vettura 

armi e merci illegali per il PKK (acronimo in curdo per: “Partîya Karkerén 

Kurdîstan”; Partito dei Lavoratori del Kurdistan); lavoro commissionato da 

un tale di nome I._______. Tuttavia, nel corso dell’(…) del (…) quest’ultimo 

sarebbe stato arrestato. Susseguentemente anche l’interessato sarebbe 

stato ricercato presso il suo domicilio a G._______, abbandonando per 

questo la sua abitazione e nascondendosi nella località limitrofa di 

J._______ per circa (…) o (…). In seguito sarebbe rientrato al suo domicilio 

a G._______ ed il medesimo giorno sarebbe espatriato con la sua famiglia 

e la famiglia del (…). Dal canto suo, B._______ non ha addotto alcun 

motivo d’asilo proprio, facendo riferimento unicamente ai fatti che 

avrebbero coinvolto il marito, dichiarando in particolare che la polizia 

avrebbe ricercato quest’ultimo tre o quattro volte a casa. 

A supporto delle loro dichiarazioni, essi hanno presentato gli originali delle 

loro carte d’identità curde (n. […] per A._______; n. […] per la moglie; 

n. […], n. […] e n. […] per i figli; cfr. atto A29/1; verbale 4, D5 segg., pag. 2 

seg. e documenti presenti nell’incarto N), nonché il certificato di matrimonio 

(cfr. atto A29/1; verbale 4, D5 segg., pag. 3 e documento presente 

nell’incarto N). 

C.  

Con decisione del 12 maggio 2017 la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM), non ha riconosciuto la qualità di rifugiato agli interessati 

ed ha respinto le loro domande d’asilo, pronunciando parimenti il loro 

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allontanamento dalla Svizzera, ma ponendoli al beneficio dell’ammissione 

provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. 

D.  

Per il tramite della sentenza D-3240/2017 del 25 settembre 2017, il 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha respinto il 

ricorso interposto dagli interessati l’8 giugno 2017. 

Nella medesima, dopo aver respinto le censure d’irregolarità procedurali 

sollevate dai ricorrenti nel gravame (cfr. consid. 3-6 della succitata 

sentenza), il Tribunale ha concluso quanto all’inverosimiglianza dei motivi 

d’asilo addotti dagli insorgenti. Invero, nella narrazione degli eventi di 

A._______ sono stati evidenziati un certo numero di elementi incoerenti, 

come pure alcune delle dichiarazioni degli interessati si scontrerebbero a 

tratti con l’esperienza generale di vita e sarebbero prive di logica interna. 

Infine, le rispettive versioni dei richiedenti sarebbero tra loro incompatibili 

(cfr. consid. 10.1-10.3 della sentenza D-3240/2017 summenzionata). A 

fronte di tali elementi, i ricorrenti non sarebbero riusciti a rendere verosimile 

il rischio di esposizione a seri pregiudizi in caso di un loro ritorno in Iraq 

(cfr. consid. 10.4 della sentenza precitata). 

E.  

Dopo che A._______ è stato questionato circa le generalità della sua 

famiglia in un verbale d’interrogatorio del (…) novembre 2017  

(cfr. rapporto d’esecuzione del […] novembre 2017 della […], […], agli atti 

nell’incarto N […]), la SEM ha reso edotti gli interessati circa il 

cambiamento dei loro dati personali – segnatamente delle date di nascita 

– con scritto del 28 novembre 2017. 

F.  

Il 1° luglio 2019, il Tribunale ha emanato la sentenza di cui al ruolo  

D-2338/2019, ritenendo inammissibile l’istanza di revisione di cui allo 

scritto degli interessati presentato il 6 maggio 2019, in quanto gli istanti non 

avrebbero provveduto tempestivamente al versamento dell’anticipo spese 

richiesto dal Tribunale con decisione incidentale del 4 giugno 2019, 

malgrado quest’ultima sarebbe stata regolarmente loro notificata  

(cfr. risultanze processuali nell’incarto di cui al ruolo D-2338/2019). 

G.  

Con ulteriore sentenza D-3523/2019 del 17 luglio 2019, il Tribunale ha 

pronunciato l’inammissibilità dell’istanza di revisione degli istanti del 

10 luglio 2019. 

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H.  

Per mezzo della missiva datata 24 luglio 2020 intitolata quale “domanda di 

riesame o d’asilo, domanda di accertamento dell’identità”, in lingua 

tedesca, gli interessati hanno chiesto alla SEM ai fini processuali l’accesso 

agli atti di causa, per poter inoltrare una motivazione accresciuta riguardo 

ai loro motivi d’asilo. Nel merito, hanno invece postulato il nuovo esame 

delle loro identità ed il cambiamento dei loro nomi e cognomi, nonché il 

riconoscimento della loro qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo. 

Altresì hanno presentato istanza di assistenza giudiziaria totale, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e la nomina della 

loro attuale rappresentante legale quale patrocinatrice d’ufficio (cfr. atto 

SEM n. [{…}]-1/34). 

A supporto della loro richiesta di rettifica delle identità, come a mente loro 

avrebbero addotto sin dal principio della procedura, hanno presentato: 

copia della carta d’identità irachena del (…), n. (…), con la relativa 

traduzione in tedesco (cfr. atto SEM n. 1/34 e busta con i mezzi di prova 

nell’incarto N […], mezzo di prova n. 1); nonché copia del contratto di 

matrimonio datato (…), con la traduzione in tedesco (cfr. atto SEM n. 1/34). 

Tali documenti erano già stati presentati in originale nell’ambito della 

procedura ordinaria (cfr. supra lett. B). In relazione invece con la 

conclusione di riconoscimento della qualità di rifugiato e della concessione 

dell’asilo, essi hanno depositato la seguente documentazione con le 

relative traduzioni in tedesco a supporto:  

- copia del completamento della sentenza nella causa n. (…), datata 

(…), della (…), (…) (rubricato quale doc. 5; busta con i mezzi di prova 

nell’incarto N […], mezzo di prova n. 3); 

- copia del mandato d’arresto dell’(…), emesso dalla stessa autorità 

succitata (rubricato quale doc. 6; busta con i mezzi di prova nell’incarto 

N […], mezzo di prova n. 4); 

- copia dello scritto del (…) del sedicente legale K._______ al (…), con 

la richiesta d’accesso agli atti nella causa n. (…), ed il rigetto della 

richiesta da parte del Tribunale il medesimo giorno (rubricato quale 

doc. 4; busta con i mezzi di prova nell’incarto N […], mezzo di prova 

n. 2). 

I.  

Con decisione del 16 febbraio 2021 – notificata il giorno successivo (cfr. 

atto SEM n. 7/1), la SEM, ritenendo che la domanda degli insorgenti del 

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24 luglio 2020 contenesse dei motivi di revisione, non è entrata nel merito 

della stessa in virtù dell’art. 9 cpv. 2 PA, ritenendo non sussistere la sua 

competenza funzionale. Nel contempo, ha pronunciato che la decisione 

emessa il 12 maggio 2017 è passata in giudicato ed è esecutiva ed ha 

posto a carico degli interessati un emolumento di CHF 600.–.  

J.  

Per il tramite del plico raccomandato del 24 febbraio 2021 (cfr. risultanze 

processuali), intitolato “Beschwerde (bzw. Revisionsgesuch) von,”, gli 

interessati si sono aggravati contro il summenzionato provvedimento al 

Tribunale, postulando a titolo principale che sia dapprima accertata la 

competenza funzionale della SEM e che sia ordinato a quest’ultima autorità 

di entrare nel merito della richiesta. A titolo eventuale hanno chiesto che 

l’istanza di revisione sia ritenuta ammissibile e che sia concesso un termine 

per il miglioramento di quest’ultima; a titolo ulteriormente eventuale hanno 

concluso al rinvio degli atti all’autorità inferiore, a causa dei nuovi mezzi di 

prova prodotti, perché esamini nuovamente la fattispecie. Contestualmente 

hanno presentato un’istanza di assistenza giudiziaria totale, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, nonché di gratuito patrocinio, con la nomina della scrivente 

rappresentante legale quale patrocinatrice d’ufficio. 

Al gravame è stata allegata quale nuova documentazione: copie delle carte 

d’identità n. (…), n. (…), n. (…), n. (…) (già prodotte nel corso della 

procedura ordinaria, cfr. supra lett. B) in lingua straniera; copie dei loro 

permessi svizzeri per stranieri F, tutti con validità sino al (…); copie dei 

passaporti iracheni (a nome di: L._______ rilasciato il […]; M._______, 

N._______, O._______, P._______, tutti rilasciati il […]). 

K.  

Con decisione incidentale del 18 marzo 2021, il Tribunale ha dapprima 

pronunciato che il procedimento si svolge in italiano. In seguito ha statuito 

che la richiesta indirizzata all’autorità inferiore datata 24 luglio 2020, come 

pure l’impugnativa degli interessati del 24 febbraio 2021, fossero trattate 

dal Tribunale, ai sensi dei considerandi, quale istanza di revisione. Ha 

altresì respinto l’istanza di assistenza giudiziaria totale formulata dagli 

istanti, invitandoli nel contempo a versare, entro il 6 aprile 2021, un anticipo 

di CHF 1'500.– a copertura delle presumibili spese processuali, con 

comminatoria d’inammissibilità in caso d’inosservanza del termine.  

Gli istanti hanno versato l’anticipo richiesto tempestivamente in data 

30 marzo 2021 (cfr. risultanze processuali). 

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L.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

In premessa il Tribunale rileva come nella presente sentenza verrà 

dapprima esaminato il quesito a sapere se la SEM, con la decisione del 

16 febbraio 2021, a ragione non è entrata nel merito della domanda del 

24 luglio 2020 degli istanti per incompetenza funzionale (cfr. infra 

consid. 2-9) ed in un secondo tempo verranno analizzati gli scritti del 

24 luglio 2020 rispettivamente del 24 febbraio 2021 degli istanti sotto il 

profilo della revisione (cfr. infra consid. 10-13).  

I. Sulla non entrata nel merito della domanda del 24 luglio 2020 di cui alla 

decisione della SEM del 16 febbraio 2021 

2.  

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 della legge sull’asilo [LAsi, 

RS 142.31]), contro una decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e  

105 LAsi, art. 31-33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo 

degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel 

merito del ricorso. 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 L’autorità inferiore, nella sua decisione, non è entrata nel merito della 

domanda del 24 luglio 2020 degli interessati, a causa della sua 

incompetenza, in quanto la medesima viene qualificata quale istanza di 

revisione. Questo poiché, a mente della SEM, la loro domanda precitata, 

verterebbe su dei motivi intervenuti prima del loro espatrio avvenuto 

nell’(…) del (…), così come sarebbe dimostrato dai mezzi di prova da loro 

prodotti. La loro istanza si prefiggerebbe pertanto di ottenere un esame di 

fatti anteriori alla sentenza pronunciata dal Tribunale il 25 settembre 2017, 

che poneva un termine alla procedura d’asilo ordinaria. Pertanto la loro 

domanda andrebbe esaminata dal Tribunale nel quadro di un’eventuale 

domanda di revisione. 

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4.2 Gli insorgenti, nel loro memoriale del 24 febbraio 2021, avversano la 

predetta valutazione dell’autorità resistente circa la sua incompetenza. 

Soltanto dopo la sentenza del 2017 del Tribunale essi avrebbero difatti 

scoperto l’esistenza dei mezzi di prova prodotti con la domanda del 

24 luglio 2020 e solamente nel corso del 2019 i predetti avrebbero ricevuto 

la documentazione inerente la procedura penale. Poiché né la SEM né il 

Tribunale avrebbero materialmente esaminato tale documentazione, e non 

essendo i ricorrenti stati ascoltati da parte dell’autorità inferiore malgrado 

le loro svariate richieste, essendo ravvisabile una violazione del loro diritto 

di essere sentiti ex art. 29 Cost. da parte di quest’ultima autorità, la 

competenza del Tribunale non sarebbe data in casu. Per di più, il 

chiarimento circa le loro identità da parte della SEM, sarebbe tutt’ora 

lacunoso e scorretto, ed andrebbe pertanto risolto. 

5.  

5.1 Nel caso di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito, in cui la 

SEM considera che non sussista la sua competenza funzionale, la 

competenza decisionale dell’istanza di ricorso si riduce essenzialmente 

alla questione a sapere se l’istanza inferiore ha negato, a torto o a ragione, 

la sua competenza. La competenza funzionale comprende il quesito a 

sapere quale istanza, localmente ed in fatto è competente per la trattazione 

di un’impugnativa (cfr. THOMAS FLÜCKIGER, in: Waldmann/Weissenberger 

[ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 14 segg. ad art. 7 PA e 

n. 14, pag. 174 ad art. 9 PA). In caso di accoglimento del gravame, questo 

Tribunale è così unicamente legittimato ad invitare l’autorità inferiore ad 

entrare nel merito. Non vi è invece spazio per una valutazione del merito 

della questione in questa sede (cfr. DTF 135 II 38 consid. 1.2,  

DTF 113 Ia 146 consid. 3c, DTF 109 Ib 246 consid. 4a; DTAF 2010/27 

consid. 2.1.3; cfr. nello stesso senso anche le sentenze del Tribunale  

D-872/2020 del 23 settembre 2020 consid. 2, D-6097/2019 del 

28 gennaio 2020 consid. 5.1).  

5.2 Tema del litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore 

possono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata 

(KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungs-

rechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, pag. 298). In altre parole, oggetto 

della procedura di ricorso è soltanto ciò che è stato trattato dinanzi 

all’autorità di prima istanza (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, pag. 27 

n. marg. 2.1). Quesiti giuridici che non sono stati esaminati da quest’ultima 

non possono invece, per motivi di competenza funzionale, essere evocati 

dinanzi alle autorità superiori (cfr. sentenza del Tribunale federale 

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2A.706/2006 del 1° marzo 2007, consid. 1.3 e riferimenti). Su questi 

presupposti, le conclusioni del ricorrente sono pertanto limitate dalle 

questioni decise nel dispositivo della decisione contestata, che definisce 

l’oggetto della controversia ("Anfechtungsgegenstand"; cfr. DTF 134 V 418 

consid. 5.2.1). Ciò che non vi è incluso, segnatamente le questioni attinenti 

al merito in presenza di una non entrata nel merito, non dà invece luogo a 

conclusioni ricevibili (cfr. DTF 135 II 38 consid. 1.2 e DTF 125 V 413 

consid. 1). 

5.3 In questo senso, le argomentazioni finalizzate al chiarimento e 

stabilimento da parte della SEM delle loro identità, come pure della 

documentazione prodotta a tale scopo (cfr. le copie del contratto di 

matrimonio del […], delle loro carte d’identità, dei loro passaporti iracheni 

e dei permessi svizzeri per stranieri F), laddove indirizzate a questo 

Tribunale (cfr. p.to 4, pag. 6 dell’istanza del 24 febbraio 2021), risultano 

irricevibili.  

6.  

6.1 Gli insorgenti ritengono che la SEM sarebbe dovuta entrare nel merito 

della loro domanda del 24 luglio 2020. 

6.2 Per determinare se l’autorità di prima istanza ha negato, a ragione, 

l’esistenza delle condizioni per entrare nel merito, occorre innanzitutto 

stabilire se la competenza per statuire spettava alla SEM o a questo 

Tribunale. In presenza di una sentenza materiale di secondo grado che 

conferma una decisione negativa di prima istanza in materia di asilo ed 

allontanamento, la questione della competenza funzionale per rivalutare la 

situazione dell’interessato che si prevale di nuovi fatti o mezzi di prova va 

apprezzata in funzione dell’istituto procedurale a cui va fatto capo. Decisiva 

è così la questione a sapere se tali elementi fossero da sottoporre alla SEM 

nell’ambito di una nuova domanda d’asilo o di una domanda di riesame, 

rispettivamente da presentare al Tribunale secondo i disposti applicabili in 

materia di revisione. 

6.3 Se il richiedente intende addurre fatti o mezzi di prova determinanti per 

il riconoscimento dello statuto di rifugiato e che non riguardano aspetti già 

valutati nella procedura ordinaria cresciuta in giudicato con la sentenza 

materiale del Tribunale (cfr. art. 61 LTF su rinvio degli art. 6 LAsi, 37 LTAF 

e 4 PA), egli può depositare una nuova domanda d’asilo dinanzi all’autorità 

di prima istanza (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5–4.6; 2013/22 consid. 5.4 e 

11.3.2; Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di 

ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 20 consid. 2.3 e 1998 n. 1). Ciò 

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è il caso quando l’interessato invoca dei fatti nuovi propri a motivare la 

qualità di rifugiato e che si sono prodotti dopo la chiusura della sua ultima 

procedura d’asilo (cfr. DTAF 2016/17 consid. 4.1.3). La LAsi, con 

l’art. 111c, prevede un disposto specifico al riguardo, sancendo che le 

nuove domande d’asilo presentate entro cinque anni dal passaggio in 

giudicato della decisione in materia d’asilo e d’allontanamento devono 

essere motivate e presentate per scritto. Si tratta di una procedura 

specifica alle nuove domande che intervengono in tale lasso di tempo e 

che la legge designa come “domande multiple” (cfr. DTAF 2017 VI/7 

consid. 5.2.2; 2014/39 consid. 4.3). Per contro, gli eventi preesistenti, ossia 

fatti già verificatisi prima della crescita in giudicato della decisione in 

materia d’asilo ed inizialmente sottaciuti o omessi, non possono essere 

oggetto di una seconda domanda d’asilo (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4, 

che richiama la giurisprudenza emessa sotto l’egida del vart. 32 cpv. 2 

lett. e LAsi; più recentemente la sentenza del Tribunale D-872/2020 del 

23 settembre 2020 consid. 4.2 con ulteriore riferimento citato).  

6.4 Se invece, dopo l’emanazione della sentenza materiale di secondo 

grado, il richiedente viene a conoscenza di fatti rilevanti o ritrova mezzi di 

prova decisivi intesi a dimostrare fatti anteriori che non ha potuto addurre 

nella procedura ordinaria, siano essi riferibili ad aspetti riguardanti la qualità 

di rifugiato o l’allontanamento, egli sarà tenuto a depositare una domanda 

di revisione dinanzi al Tribunale. In applicazione dell’art. 123 cpv. 2 lett. a 

LTF (applicabile su rinvio dell’art. 45 LTAF), il Tribunale, in sede di revisione 

non può però esaminare i fatti ed i mezzi di prova sorti posteriormente 

(dopo la conclusione della procedura ordinaria), di modo che, la possibilità 

di revisione si limita ai cosiddetti pseudo nova e meglio ai fatti ed ai mezzi 

di prova anteriori alla sentenza, ma insorti in seguito (cfr. DTAF 2019 I/8 

consid. 4.2.4.2, 4.3.2 con ulteriori riferimenti ivi citati, consid. 5.2.3; 

2013/22 consid. 3-13; sentenza del Tribunale federale 8C.562/2019 del 

16 giugno 2020 consid. 3.2 e 3.3). 

6.5 A questi presupposti, giustificano una revisione soltanto quei fatti che 

si sono realizzati fino al momento in cui, nella procedura principale, erano 

ancora ammissibili delle allegazioni di fatto, sebbene non fossero noti al 

ricorrente malgrado tutta la sua diligenza. La novità si riferisce quindi alla 

scoperta e non al fatto medesimo (cfr. sentenza del Tribunale federale 

1F.21/2017 del 17 novembre 2017 consid. 2.2; cfr. anche la  

DTF 143 III 272 consid. 2.1 e 2.2 che indica le cinque condizioni necessarie 

per ammettere un motivo di revisione ai sensi della LTF; sentenza del 

Tribunale D-4419/2020 del 15 ottobre 2020 consid. 3.3). Attinente i mezzi 

di prova, essi dovevano innanzitutto già esistere al momento della 

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pronuncia della sentenza emessa nella procedura ordinaria, e meglio, 

prima del momento in cui avrebbero potuto essere introdotti in modo 

ammissibile in tale procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale 

2F.26/2019 del 14 novembre 2019; DTAF 2013/22 consid. 13). 

6.6 Tale limitazione non pregiudica però automaticamente la possibilità di 

avvalersi di eventuali e cosiddetti veri nova. Allorquando infatti il richiedente 

miri ad una rivalutazione della sua situazione giuridica sulla scorta di nuovi 

fatti o di nuovi mezzi di prova posteriori ad una sentenza materiale di 

seconda istanza, ma che riguardino fatti anteriori, questi potrà fare capo 

all’istituto del riesame, rivolgendosi all’autorità di prima istanza anche se il 

Tribunale si è già espresso nel merito (cfr. DTAF 2019 I/8 consid. 5.3; 

2013/22 consid. 5.5, 11.4.7 e 12.3; sentenza del Tribunale D-4419/2020 

consid. 3.5 con ulteriori riferimenti ivi citati; cfr. anche art. 111b LAsi). 

7.  

7.1 Fatte queste doverose delimitazioni, si può ora stabilire se l’autorità 

inferiore non sia, a giusto titolo, entrata nel merito della richiesta degli 

interessati del 24 luglio 2020. 

7.2 Giusta l’art. 7 cpv. 1 PA, l’autorità esamina d’ufficio la sua competenza. 

Come già sopra distinto, nel caso di una domanda di riesame o di nuova 

domanda d’asilo, la competenza per l’esame dei nuovi fatti o mezzi di prova 

appartiene all’autorità di prima istanza (art. 111b cpv. 1 e 111c cpv. 1 LAsi 

in combinato disposto con l’art. 6a cpv. 1 LAsi). Dal canto suo, il Tribunale 

è competente per pronunciarsi in merito alle domande di revisione 

interposte contro le proprie sentenze (cfr. art. 121-128 LTF applicabili per 

analogia giusta l’art. 45 LTAF, riservati gli art. 46 e 47 LTAF; cfr. 

DTAF 2007/21, consid. 2.1 e 5.1 e relativi riferimenti). In presenza di mezzi 

di prova decisivi, intesi a dimostrare fatti anteriori e già esistenti al momento 

della procedura ricorsuale ordinaria, la competenza incombe dunque al 

Tribunale (cfr. sentenza del Tribunale D-872/2020 consid. 5.3 con ulteriori 

riferimenti citati). 

7.3 Nel caso in parola, la richiesta del 24 luglio 2020, si fondava 

sostanzialmente sulle copie di tre nuovi documenti, e meglio datati (…) 

rispettivamente (…), nonché di un documento di consultazione degli atti 

procedurali del (…) (cfr. mezzi di prova da n. 2 a n. 4 nella busta contenuta 

nell’incarto N […]). I documenti in parola si riferiscono a dei motivi d’asilo 

già ampiamente valutati da questo Tribunale nella sua sentenza D-

3240/2017, ovvero circa la verosimiglianza delle dichiarazioni in relazione 

alle ricerche che avrebbero svolto nei confronti di A._______ le autorità a 

D-833/2021 

Pagina 11 

causa delle asserite attività di trasporto di merce per il PKK (cfr. consid. 10). 

Per quanto attiene i due documenti del (…) e dell’(…), gli stessi sono 

antecedenti alla succitata sentenza del 25 settembre 2017, ma sarebbero 

stati ritrovati soltanto successivamente alla medesima, nel 2020, grazie 

all’aiuto di un legale (K._______), che avrebbe potuto procurarglieli, come 

affermato dagli insorgenti stessi. Anche in relazione alla rettifica delle loro 

identità, essi hanno prodotto della documentazione – parzialmente già 

prodotta anche nel corso della procedura ordinaria – precedente 

all’emissione della succitata sentenza, che però non verrà analizzata oltre, 

in quanto già ritenuta dal Tribunale irricevibile (cfr. supra consid. 5.3). A 

fronte di ciò, risulta pertanto pacifico che si trattasse di pseudo nova, da 

sottoporre al Tribunale nell’ambito di un’istanza di revisione. Per quanto 

concerne invece il mezzo di prova datato (…), lo stesso risulta essere 

posteriore alla sentenza del Tribunale del 25 settembre 2017, e quindi 

sarebbe irricevibile per via di revisione da parte del Tribunale, ed il suo 

esame spetterebbe alla SEM nel quadro di un riesame. Riguardo tale 

evenienza, alla luce anche di quanto verrà indicato dappresso, il Tribunale 

rinuncia tuttavia alla trasmissione alla SEM della domanda del ricorrente, 

per la trattazione nell’ambito di un riesame di tale documento (cfr. in 

analogia alla DTAF 2013/22 consid. 3-13). 

7.4 Alla luce di quanto sopra, l’esame dei mezzi di prova – ad esclusione 

del documento datato (…) – spetta quindi a questo Tribunale, che 

esaminerà l’effettivo adempimento delle restrittive condizioni per 

ammettere l’istanza di revisione del 24 febbraio 2021 di seguito (cfr. infra 

consid. 10 segg.). 

7.5 La tesi esposta nel gravame dagli insorgenti, che essi avrebbero 

scoperto i mezzi di prova già nel 2019 e che quindi con la richiesta del 

24 luglio 2020 il termine di 90 giorni per una domanda di revisione sarebbe 

stato superato, ciò che ne risulterebbe una ragione d’incompetenza della 

precitata domanda da parte della SEM, non può essere in alcun modo 

seguita. Invero, con tale argomentazione, appare manifesto che i ricorrenti 

vogliano in realtà prevalersi dell’istituto giuridico del riesame, per ovviare a 

delle loro mancanze procedurali e sostanziali – anche con riferimento alle 

pregresse procedure di cui ai ruoli D-2338/2019 e  

D-3523/2019 – e provare la loro qualità di rifugiato, che però tale istituto 

non intende all’evidenza proteggere. Maggiormente lampante di questo 

procedere degli insorgenti, che risulta al limite dell’abuso di diritto (cfr. per 

la nozione dell’abuso di diritto la sentenza del Tribunale federale 

2C.444/2009 del 21 gennaio 2010; cfr. anche DTF 128 II 97 consid. 4,  

127 II 49 consid. 5a e 121 II 97 consid. 4 con ulteriori riferimenti citati), è il 

D-833/2021 

Pagina 12 

loro argomento esposto nel gravame che la SEM avrebbe violato il loro 

diritto di essere sentiti, in quanto non avrebbe esaminato materialmente i 

mezzi di prova da loro prodotti. Ora, gli stessi ricorrenti allegano nel loro 

scritto del 24 luglio 2020 (cfr. p.to II/3, pag. 6), che A._______ sarebbe 

stato a conoscenza sia della procedura penale aperta nei suoi confronti nel 

(…) che dei mezzi di prova prodotti con la domanda del 24 luglio 2020, già 

nella procedura ordinaria. Tuttavia, a differenza di quanto da loro sostenuto 

nel predetto scritto, essi non hanno mai addotto nella procedura di merito 

terminata con la sentenza del Tribunale  

D-3240/2017 né che sarebbe stata aperta una procedura penale nei 

confronti di A._______, né che fossero a conoscenza di documentazione 

relativa alla stessa. Tutt’altro, essi non hanno mai accennato ad una 

procedura penale che sarebbe effettivamente stata intentata contro il 

predetto da parte delle autorità irachene, riferendo peraltro di non essere a 

disposizione di ulteriore documentazione che avrebbero voluto presentare, 

ed addirittura l’insorgente ha narrato che le autorità non lo avrebbero più 

ricercato presso la sua famiglia in Iraq dopo il suo espatrio (cfr. verbale 3, 

D4 segg., pag. 2; D39, pag. 4 e D48 segg., pag. 5 segg; verbale 4, D3, 

pag. 2; D42 segg., pag. 5 e D153 segg., pag. 13 seg.). Neppure nel ricorso 

dell’8 giugno 2017, ove gli interessati sono stati assistiti da un legale – ciò 

che smentisce pure i loro argomenti in relazione al fatto che non avrebbero 

conosciuto la lingua ed il sistema giuridico svizzero come pure non 

avrebbero saputo quale documentazione presentare per tentare di scusare 

il loro ritardo nella produzione dei mezzi di prova (cfr. p.to II/3, pag. 6 dello 

scritto del 24 luglio 2020) – si trova traccia di motivazioni che andrebbero 

in tal senso. Pertanto, la censura inerente la violazione del diritto di essere 

sentito disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1, 

135 I 279 consid. 2.3), e ancorato, per quanto concerne la procedura 

amministrativa federale, all’art. 29 PA e segg., appare essere meramente 

pretestuosa ed alfine di ovviare alle loro mancanze procedurali nel corso 

della procedura ordinaria; ma non è atta in alcun modo a rimettere in 

discussione le condizioni per la non entrata nel merito. Tale censura, anche 

se proposta in modo differente, era peraltro stata già ampiamente trattata 

e respinta dal Tribunale nell’ambito della sentenza di merito D-3240/2017 

(cfr. consid. 4-6) e pertanto non configura un motivo di riesame ai sensi 

della giurisprudenza succitata. La procedura penale a carico 

dell’insorgente, che gli interessati si sono prodigati ad illustrare producendo 

della documentazione a supporto, non costituisce quindi fatto nuovo, ma 

configura semmai una richiesta di rivalutazione giuridica di fatti già 

analizzati nel procedimento ordinario; rivalutazione che l’istituto del 

riesame non consente.  

D-833/2021 

Pagina 13 

8.  

A fronte di tali considerazioni, l’autorità di prime cure ha quindi, a giusto 

titolo, ritenuto di essere incompetente funzionalmente per la trattazione di 

tali allegazioni – ad esclusione del documento datato (…) come sopra visto 

– nell’ambito di una domanda di riesame ed ha constatato che la sua 

decisione del 12 maggio 2017 è passata in giudicato ed è esecutiva. Per il 

che, nella misura della sua ricevibilità, riguardo tale punto in questione il 

gravame del 24 febbraio 2021 (di cui alle conclusioni esposte ai punti 1 e 

2), è respinto. 

9.  

Circa tale questione, la presente decisione non concerne persone contro 

le quali è pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che 

hanno abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere 

impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale 

federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

II. Sull’istanza di revisione di cui agli scritti del 24 luglio 2020 

rispettivamente del 24 febbraio 2021 degli istanti 

10.  

10.1 Per le procedure dinanzi al Tribunale è determinante la PA, in quanto 

la legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

10.2 Le sentenze del Tribunale in materia d’asilo per le quali non è prevista 

la possibilità di ricorrere al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d par. 1 della 

legge sul Tribunale federale [LTF, RS 173.110]), passano in giudicato il 

giorno in cui sono pronunciate (art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37 

LTAF e 4 PA). Il Tribunale è competente per pronunciarsi in merito alle 

domande di revisione interposte contro le proprie sentenze  

(cfr. DTAF 2013/22 consid. 3.2; 2007/21 consid. 2.1 e 5.1). 

10.3 Ai sensi dell’art. 45 LTAF, gli art. 121-128 LTF, si applicano per 

analogia alla revisione delle sentenze del Tribunale amministrativo 

federale. Inoltre, giusta l’art. 47 LTAF, per il contenuto, la forma, il 

miglioramento e il completamento della domanda di revisione è applicabile 

l’art. 67 cpv. 3 PA, che rimanda dal canto suo agli art. 52 e 53 PA, e che 

dispone che la domanda deve segnatamente indicare il motivo di revisione, 

la sua tempestività e le conclusioni nel caso d’una nuova decisione del 

ricorso. 

D-833/2021 

Pagina 14 

10.4 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF la revisione può essere domandata 

se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti 

rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel 

procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla 

sentenza.  

10.5 Nel caso in parola, gli istanti, con la produzione di mezzi di prova, 

intendono dimostrare la persecuzione pregressa il loro espatrio di 

A._______ da parte delle autorità del suo Paese d’origine a causa dell’aiuto 

che egli avrebbe prestato al gruppo PKK ed i pregiudizi che egli subirebbe 

nel caso di un suo rientro nel Paese d’origine a causa delle sentenze (sub 

mezzo di prova n. 3 nell’incarto N […]) e del mandato d’arresto (sub mezzo 

di prova n. 4 nell’incarto N […]) che sarebbero stati emessi nei suoi 

confronti. Visto quanto anche già sopra considerato, gli istanti sollevano 

quindi, con la nuova produzione di documentazione, l’erroneità della 

sentenza di merito D-3240/2017 del 25 settembre 2017.  

10.6 Nel senso sopra indicato, gli istanti risultano quindi essere 

particolarmente toccati dalla sentenza del 25 settembre 2017 e vantano un 

interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa. Pertanto essi risultano legittimati alla presentazione di un’istanza 

di revisione (art. 48 cpv. 1 lett. c PA in analogia). 

10.7 Inoltre, per i motivi seguenti, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti 

ai sensi dell’art. 127 LTF. 

11.  

11.1 In maniera del tutto generale, la revisione, in quanto rimedio di diritto 

straordinario, è soggetto ad essere esercitato solo a severe condizioni e 

non consente di ridiscutere liberamente la sentenza di cui è chiesta la 

revisione. Il Tribunale, si investe difatti di una domanda di revisione, solo 

se uno dei motivi di revisione enunciati agli art. 121-123 LTF è invocato. In 

altri termini, l’istante deve prevalersi di uno dei motivi legali o quantomeno 

invocare dei fatti costitutivi del medesimo. Al contrario, la questione di 

sapere se un motivo di revisione esista effettivamente, non attiene 

all’esame della ricevibilità dell’istanza ma al merito (cfr. sentenza del 

Tribunale federale 2F.24/2019 consid. 3, 2F.4/2014 del 20 marzo 2014 

consid. 2.1). Inoltre, in virtù dell’art. 124 cpv. 1 lett. d LTF una domanda di 

revisione fondata sull’art. 123 cpv. 2 LTF dev’essere depositata entro 90 

giorni dalla scoperta del motivo di revisione (cfr. sentenze del  

Tribunale E-220/2021 del 4 marzo 2021 consid. 3; D-5036/2018 del 

22 febbraio 2021 consid. 2.3-2.5). 

D-833/2021 

Pagina 15 

11.2 Nella fattispecie, gli istanti, prevalendosi di nuovi mezzi di prova per 

supportare le loro allegazioni esposte nella procedura ordinaria, 

adempiono il motivo di revisione di cui all’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF. 

L’istanza di revisione, formata dagli scritti del 24 luglio 2020 

rispettivamente del 24 febbraio 2021 – che verranno trattati dal Tribunale 

come fra loro complementari – risulta quindi essere sufficientemente 

motivata secondo quanto sopra considerato (cfr. consid. 11.1). In tal senso, 

v’è da respingere la conclusione eventuale esposta nella richiesta del 

24 febbraio 2021 degli insorgenti, a che sia loro concesso un termine per il 

miglioramento dell’istanza di revisione (cfr. p.to 3 delle conclusioni).  

11.3 Al contrario, il termine di 90 giorni dalla scoperta dei motivi di revisione 

ex art. 124 cpv. 1 lett. d LTF, non appare essere adempiuto. Invero, nei due 

memoriali del 24 luglio 2020 rispettivamente del 24 febbraio 2021, non 

soltanto non viene indicato chiaramente quando gli istanti sarebbero venuti 

a conoscenza di tali mezzi di prova, ma altresì le loro allegazioni in merito 

risultano essere contraddittorie. Se difatti nello scritto del 24 luglio 2020, 

essi dichiarano che sia i fatti che i mezzi di prova addotti sarebbero stati da 

loro conosciuti nelle procedure pregresse, ma che sarebbe stata difficile la 

loro produzione sia per motivi di lingua che di mancanza di conoscenze 

giuridiche, nonché per le difficoltà tecniche di procurarsi tali mezzi di prova 

(cfr. p.to II.3, pag. 6); nonché che soltanto nel 2020 essi avrebbero potuto 

avere accesso alla documentazione, dando il mandato al presunto 

avvocato K._______ (cfr. p.to II/1, pag. 4). Tuttavia, nello scritto del 

24 febbraio 2021, gli insorgenti smentiscono le pregresse affermazioni, 

allorché sostengono invece di essere venuti a conoscenza di tali mezzi di 

prova, nonché entrati in possesso dei medesimi, soltanto nel corso del 

2019 (cfr. p.ti III.2.1, pag. 4 e III.2.3, pag. 5). Oltracciò, documentazione 

che possa provare quando gli istanti effettivamente avrebbero ricevuto i 

mezzi di prova introdotti con l’istanza, risulta essere totalmente assente 

agli atti. In tal senso, lo scritto del (…) (di cui al doc. 4 e mezzo di prova 

n. 2 nell’incarto N […]), non soltanto non dà alcuna informazione in merito, 

ma addirittura dal suo contenuto, che nega di fatto l’accesso agli atti al 

succitato sedicente legale, aggiunge un ulteriore elemento fortemente 

discrepante con gli asserti degli istanti. Alla luce di tale missiva del (…), 

insorgono difatti ancora maggiori dubbi circa il momento in cui gli istanti 

sarebbero venuti a conoscenza dei succitati documenti, nonché di come 

effettivamente essi avrebbero potuto procurarseli. Tuttavia, tenuto conto 

dei considerandi che seguono, il quesito a sapere se il termine ex art. 124 

cpv. 1 lett. d LTF è stato rispettato in casu, può rimanere aperto. 

 

D-833/2021 

Pagina 16 

12.  

12.1 Giusta l’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF, la revisione può essere domandata 

se l’istante, dopo la pronuncia della sentenza, viene a conoscenza di fatti 

rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel 

procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla 

sentenza (cfr. DTF 134 III 45 consid. 2.1 pag. 47, 134 IV 48 consid. 1.2 

pag. 50 con riferimenti ivi citati). Attinente i mezzi di prova, oltre a quanto 

già sopra considerato (cfr. supra consid. 6.5), se i nuovi mezzi di prova 

sono destinati a provare dei fatti sostenuti in precedenza, il richiedente 

deve pure dimostrare di non essere stato in grado di invocarli in tale 

procedimento (cfr. sentenza del Tribunale federale 1F.23/2018, 1F.25/2018 

del 29 gennaio 2019 consid. 3; DTAF 2013/31 consid. 2.1). Sono quindi 

escluse anche le circostanze delle quali l’istante avrebbe potuto venire a 

conoscenza, con la dovuta diligenza, nella procedura precedente, e questo 

vale pure se i nuovi fatti o mezzi di prova, vengono scoperti a seguito di 

indagini supplementari, in quanto in tal caso si ravvisa una negligenza 

processuale della parte (cfr. sentenze del Tribunale E-2020/2021 

consid. 4.1, D-5036/2018 consid. 3.1, D-4981/2019 dell’11 dicembre 2019 

consid. 3.2 e D-5387/2019 del 14 novembre 2019 consid. 3.2; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundes-

verwaltungsgericht, 2a ed. 2013, cifra 5.47, pag. 306; cfr. anche per quanto 

attiene la giurisprudenza inerente i motivi scusabili per le allegazioni 

tardive: DTAF 2009/51 consid. 4.3 e GICRA 2003 n. 17 consid. 4b). 

Tuttavia, occorrerà entrare nel merito di allegazioni tardive, allorquando da 

queste ultime risulta evidente che il richiedente asilo è minacciato da 

persecuzioni o da trattamenti contrari ai diritti umani (in violazione degli 

art. 3 CEDU, art. 3 Conv. tortura, art. 33 della Convenzione del 

28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati [Conv. rifugiati, RS 0.142.30] in 

relazione con l’art. 5 LAsi). In tale evenienza, il principio della sicurezza 

giuridica dovrà cedere il passo al diritto internazionale preminente, ed 

occorrerà pronunciarsi in merito alle nuove allegazioni, se da queste ultime 

risultano degli ostacoli all’allontanamento del richiedente. Al contrario, non 

v’è invece luogo di una nuova analisi della rilevanza dei fatti allegati dal 

profilo dell’asilo, salvo se vi siano dei motivi scusabili per l’occultamento 

delle reali circostanze fattuali (cfr. per maggiori sviluppi DTAF 2013/22 

consid. 5.4 e consid. 9.3.1 con riferimenti ivi citati; GICRA 1995 n. 9 

consid. 7; cfr. anche la sentenza del Tribunale D-6097/2019 del 

28 gennaio 2019 consid. 6.2.1 con ulteriore riferimento citato).  

12.2 Nella presente disamina, risulta in modo chiaro, come i mezzi di prova 

presentati con l’istanza e le allegazioni afferenti gli stessi, rientrino in 

quest’ultima evenienza, e non debbano quindi essere esaminati in questa 

D-833/2021 

Pagina 17 

sede alla luce della giurisprudenza succitata. Non risulta difatti in alcun 

modo chiaro, dai memoriali del 24 luglio 2020 e del 24 febbraio 2021, 

come già sopra enucleato (cfr. supra consid. 11.3), quando effettivamente 

gli istanti avrebbero mandatato un avvocato iracheno per effettuare delle 

ricerche in merito alla situazione di A._______, né come il primo sarebbe 

venuto in possesso della documentazione sub doc. 5 e doc. 6. Neppure è 

dato a sapere quando i mezzi di prova sarebbero giunti agli istanti. Inoltre 

i documenti precitati, risultano essere delle mere copie, quindi assumono 

soltanto un grado probatorio ridotto, in quanto risultano essere facilmente 

falsificabili ed acquistabili. Per il resto non è dato comprendere il motivo 

per il quale gli istanti abbiano prodotto tali mezzi di prova soltanto nella 

presente procedura straordinaria, allorquando le stesse con le correlate 

asserzioni, sarebbero potute e dovute essere invocate già nell’ambito della 

procedura ordinaria. Invero, come dagli stessi insorgenti sostenuto, essi ne 

sarebbero venuti a conoscenza già nelle precedenti procedure e malgrado 

l’autorità inferiore abbia più volte richiesto agli stessi se volessero produrre 

ulteriori prove o avessero altri motivi da far valere, essi non ne hanno mai 

fatto menzione. Addirittura, come già sopra motivato, A._______ ha negato 

che vi fossero delle ricerche da parte delle autorità del suo Paese d’origine 

presso il suo domicilio familiare dopo il loro espatrio, allorché invece non 

solo appare dalla documentazione presentata che una supposta procedura 

penale contro di lui sarebbe stata intentata almeno subito dopo il suo 

espatrio, ma anche che il presunto legale dell’interessato, l’avrebbe seguito 

da subito ed almeno da inizio dell’anno (…). Le allegazioni degli interessati 

(cfr. p.to II/3, pag. 6 dello scritto del 24 luglio 2020) per scusare il loro 

ritardo nella produzione di tali mezzi di prova, non risultano in alcun modo 

esplicativi dello stesso. Ciò in quanto, non soltanto essi erano a 

conoscenza dei medesimi secondo quanto da loro stessi narrato, e non 

hanno comunque reso edotta l’autorità inferiore – o al più tardi con il ricorso 

– nel corso della procedura ordinaria in merito agli stessi; bensì, essi erano 

pure patrocinati da un legale durante la procedura ricorsuale. Le 

motivazioni addotte in tale contesto, risultano pertanto meramente 

pretestuose e non sono in alcun modo atte a chiarire il motivo per il quale 

gli istanti non avrebbero potuto produrre in precedenza tale 

documentazione. In conclusione, tutti questi elementi, instillano nel 

Tribunale dei dubbi fondati circa l’autenticità dei medesimi documenti 

prodotti dagli interessati. 

12.3 Visto tutto quanto sopra, la documentazione prodotta e le allegazioni 

afferenti alla stessa, non risultano essere in grado di provare la 

verosimiglianza degli asserti degli istanti ritenuti inverosimili dal Tribunale 

nella sentenza D-3240/2017. Tali mezzi di prova non sono quindi da 

D-833/2021 

Pagina 18 

qualificare come concludenti (ovvero mezzi di prova che avrebbero 

condotto il giudice a decidere diversamente se ne fosse stato a 

conoscenza nella procedura principale; cfr. sentenza del Tribunale federale 

2F.8/2018 del 15 giugno 2018 consid. 3.2 con ulteriori riferimenti ivi citati), 

ai sensi dell’art. 123 cpv. 2 lett. a LTF. 

13.  

Di conseguenza, dal momento che i nuovi motivi rispettivamente mezzi di 

prova, ammissibili per via di revisione, non sono di natura tale da 

modificare la fattispecie alla base della sentenza contestata, conducendo 

il Tribunale ad un giudizio diverso in funzione di un nuovo apprezzamento 

giuridico, l’istanza di revisione della sentenza D-3240/2017 del 

25 settembre 2017, va quindi respinta nella misura della sua ricevibilità. 

14.  

Visto l’esito della procedura (sia inerente il ricorso avverso la decisione di 

non entrata nel merito della SEM del 16 febbraio 2021, che in relazione 

all’istanza di revisione avverso la sentenza del Tribunale D-3240/2017 del 

25 settembre 2017), le spese processuali di CHF 1'500.–, che seguono la 

soccombenza, sono poste a carico degli istanti (art. 37 LTAF; 63 cpv. 1 PA 

nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo 

importo versato dai medesimi il 30 marzo 2021. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-833/2021 

Pagina 19 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Per quanto ricevibile, il ricorso del 24 febbraio 2021 avverso la decisione 

della SEM del 16 febbraio 2021 è respinto. 

2.  

Per quanto ricevibile, l’istanza di revisione, di cui agli scritti del 

24 luglio 2020 e 24 febbraio 2021, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 1'500.– sono poste a carico dei ricorrenti 

(rispettivamente istanti), e sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo 

importo versato il 30 marzo 2021. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti (rispettivamente istanti), alla 

SEM e all’autorità cantonale competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Claudia Cotting-Schalch Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: