# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4cc602ff-2c03-5735-bb53-a0efe1e2f185
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-09-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.09.2003 52.2003.213
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-213_2003-09-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.213

   

  	
  Lugano

  3 settembre 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 20 giugno 2003 di

 

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dal __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 11 giugno 2003 (n. 2514) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto, nella misura in cui era ricevibile,
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione su riesame 23
  aprile 2003 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi e
  dell'immigrazione, in materia di revoca del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    1° luglio 2003 del
Consiglio di Stato;

-     3 luglio 2003 del
Dipartimento delle istituzioni;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   La
cittadina iugoslava (ora di Serbia e Montenegro) __________ si è sposata il
__________ nel proprio Paese d'origine con il connazionale __________, titolare
di un permesso di domicilio in Svizzera.

L'11 agosto 2002 la ricorrente è entrata in
Svizzera per ricongiungersi con il marito, ottenendo un permesso di dimora
valido fino al 10 agosto 2003.

 

 

                                  B.   a) Il 21
ottobre 2002, __________ ha lasciato l'appartamento coniugale di __________,
trasferendosi a __________ presso l'associazione __________, adducendo di
essere stata maltrattata dal marito. Di tale fatto, unitamente alla cessazione
della sua attività lucrativa come ausiliaria di fabbrica per la __________, l'8
novembre 2002 l'insorgente ha informato l'Ufficio regionale degli stranieri di
__________.

Il 20 novembre 2002 la ricorrente ha sporto
querela penale nei confronti del marito per vie di fatto.

 

b) Con decisione 20 novembre 2002, la
Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha
revocato il permesso di dimora a __________, in quanto non viveva più con il
marito e le ha fissato un termine con scadenza il 31 dicembre 2002 per lasciare
il territorio cantonale.

La risoluzione, resa sulla base degli art.
4, 9, 12, 16, 17 LDDS e 8 ODDS, è stata confermata l'8 gennaio 2003 dal
Consiglio di Stato ed è cresciuta in giudicato.

 

c) Il 17 febbraio 2003 il dipartimento ha
quindi fissato all'interessata un nuovo termine, questa volta con scadenza il
31 marzo 2003, per lasciare il territorio cantonale.

 

 

                                  C.   a) Il 12
marzo 2003 __________ ha chiesto al dipartimento di riesaminare il caso,
sostenendo di aver ricomposto da qualche settimana la comunione domestica con
il marito. A sostegno della richiesta, la ricorrente ha versato agli atti una
dichiarazione comune sottoscritta il 4 febbraio 2003 con il consorte e una lettera
datata 10 febbraio 2003 del Servizio psico-sociale.

 

b) Il 23 aprile 2003 il dipartimento ha
dichiarato inammissibile la domanda di riesame. In sostanza, l'autorità ha
ritenuto che la ripresa della comunione domestica con il marito dopo mesi di separazione
e poco prima della scadenza del termine di partenza non fosse un fatto nuovo e
di importanza rilevante, tanto più che non vi erano ulteriori riscontri oggettivi
al proposito.

 

 

                                  D.   Con
giudizio 11 giugno 2003 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa interposta da __________.

Dopo aver ricordato che una domanda di riesame
è un mezzo di impugnazione straordinario, non devolutivo e non sospensivo,
l'Esecutivo cantonale ha ribadito i motivi posti a fondamento della decisione
dipartimentale, rilevando che l'asserita ripresa della vita in comune con il
consorte era un aspetto puramente soggettivo che non doveva essere tutelato.

A titolo abbondanziale, il Consiglio di
Stato ha addotto che tale circostanza poteva se del caso essere invocata
nell'ambito di una nuova domanda di rilascio di un permesso di dimora.

Infine, ha respinto la domanda di assistenza
giudiziaria della ricorrente.

 

 

                                  E.   Contro la
predetta pronunzia governativa, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo chiedendo di annullarla e postulando il ripristino del
suo permesso di dimora. In via del tutto subordinata, chiede di rinviare gli
atti all'autorità inferiore per nuovo giudizio, previo esperimento degli accertamenti
del caso.

In sostanza, ribadisce di aver ricomposto la
comunione domestica con il marito dalla fine del mese di gennaio.

Chiede inoltre che sia concesso l'effetto
sospensivo al gravame.

 

 

                                  F.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   Va in
primo luogo rilevato che il 20 novembre 2002 il dipartimento ha revocato il
permesso di dimora di __________, valido fino al 10 agosto 2003. La decisione,
confermata dal Consiglio di Stato l'8 gennaio 2003, è cresciuta in giudicato.
Di conseguenza, la ricorrente non è più al beneficio di un permesso di
soggiorno.

 

 

                                   2.   2.1. Ferme
queste premesse, in materia di diritto degli stranieri la competenza del
Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati
avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui
queste ultime possono essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale (art. 10 lett. a LALPS).

 

2.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG, in ambito di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo
al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di
permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.

L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità
competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei
trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di
domicilio.

Lo straniero ha quindi un diritto
all'ottenimento di siffatto permesso solo laddove tale pretesa si fonda su una
disposizione particolare del diritto federale o un trattato internazionale (DTF
127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).

 

2.3. Non esiste alcun trattato tra la
Confederazione svizzera e l'Unione di Serbia e Montenegro (o l'allora
Repubblica federativa di Iugoslavia) dal quale potrebbe scaturire un diritto
all'ottenimento di un permesso di dimora in favore dell'insorgente.

 

2.4. Giusta l'art. 17 cpv. 2 prima frase
LDDS, lo straniero sposato con una persona in possesso del permesso di
domicilio ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora fintanto
che i coniugi vivono insieme. Ci si può invero chiedere se __________ sia
tornata effettivamente a vivere insieme al marito, titolare di un permesso di
domicilio in Svizzera. Per la soluzione della vertenza non è necessario esaminare
più a fondo tale circostanza. In effetti, per la ragioni che seguono (consid.
4.), nella misura in cui la censura di violazione dell'art. 17 cpv. 2 LDDS
fosse ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito. Ad analoga
conclusione si giungerebbe nell'ambito dell'art. 8 CEDU, di cui la ricorrente
peraltro non invoca l'applicazione nella specie.

 

2.5. Il gravame, presentato da una persona
senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è tempestivo (art. 10 LALPS
e 46 cpv. 1 PAmm) e, nella misura in cui è ricevibile per i motivi esposti in
precedenza, può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18
cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   3.   3.1. A
determinate condizioni le autorità amministrative possono riesaminare le proprie
decisioni. Esse vi devono procedere se tenute da una norma di legge o da una
costante prassi amministrativa. Al cittadino spetta poi un diritto al riesame,
dedotto dall'art. 29 Cost., nella misura in cui le circostanze siano notevolmente
mutate dall'emanazione della prima decisione o quando l'istante adduca fatti o
mezzi di prova rilevanti che egli non conosceva o che non gli era stato
possibile invocare nell'ambito della procedura anteriore o ancora che non aveva
alcun motivo di allegare.

Il riesame di atti amministrativi passati in
giudicato non è però sempre possibile. Il ricorso a questo istituto non deve
condurre a rimettere continuamente in discussione decisioni cresciute in
giudicato o ad eludere i termini per proporre rimedi di diritto. Il riesame di
atti amministrativi negativi non entra segnatamente in considerazione quando
all'autorità, poco tempo dopo il rifiuto di una domanda, viene sottoposta un'identica
istanza (per tutte le enunciazioni che precedono, cfr. RDAT II-1995 N. 67
consid. 2b, pag. 178).

 

3.2. Dal profilo procedurale, se le
circostanze si sono notevolmente modificate dopo l'emanazione della decisione
in prima istanza, si crea un nuova situazione di fatto sulla quale le autorità
competenti non si sono pronunciate. In questo caso, l'interessato deve
presentare una domanda di riesame all'autorità di prime cure. Per contro, una
decisione resa su ricorso va - in linea di principio - rivista mediante
revisione, sempre che siano adempiuti i relativi requisiti (STF 12 aprile 2001
in re A., inc. n. 2P.267/2000, consid. 2b/bb con rif. dottrinali).

 

 

                                   4.   In
concreto, la ricorrente ha chiesto alla Sezione dei permessi e
dell'immigrazione di riesaminare il caso. Essa aveva asserito di aver
ricomposto la comunione domestica dal mese di gennaio, poco dopo la crescita in
giudicato della risoluzione governativa.

L'autorità di prime cure ha dichiarato
inammissibile la domanda suddetta, ritenendo che non fosse un fatto nuovo e di
importanza rilevante la ripresa della comunione domestica con il marito dopo
mesi di separazione poco prima della scadenza del termine di partenza. Tanto
più che non vi erano ulteriori riscontri oggettivi al proposito.

Il Consiglio di Stato ha soggiunto che
l'asserita ricomposta comunione domestica dei coniugi Ilić non fosse
comunque una circostanza tale da imporre un riesame della decisione di revoca
del permesso di dimora all'interessata. Come ha pertinentemente rilevato
l'Esecutivo cantonale, il fatto di invocare la ripresa della vita in comune un
paio di settimane prima della scadenza del termine di partenza, già prorogato,
è un aspetto puramente soggettivo, che non può essere tutelato. In caso
contrario, si permetterebbe allo straniero di modificare come gli pare e piace
in suo favore situazioni di fatto compiute e definitive.

In altre parole, la ricorrente avrebbe
dovuto lasciare il territorio cantonale e presentare una nuova domanda.

Non
permetterebbe quindi di giungere a conclusioni più favorevoli all'insorgente se
l'autorità di prime cure avesse trattato l'istanza 12 marzo 2003 quale
revisione, già per il fatto che la domanda è stata presentata oltre 15 giorni
dopo l'asserita ripresa della comunione domestica, che l'interessata fa
risalire alla fine di gennaio 2003 (art. 35 lett. d PAmm).

 

                                   5.   Sulla
scorta di quanto precede, nella misura in cui è ricevibile, il ricorso
dev'essere respinto. L'emanazione del presente giudizio rende priva d'oggetto
l'evasione della domanda di concessione dell'effetto sospensivo al gravame.

La tassa di
giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 29 Cost.; 1, 4, 17 cpv. 2 LDDS; 100
cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 1, 3, 28, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   In
quanto ricevibile, il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   Tassa
e spese di giustizia, per complessivi fr. 800.–, sono a carico della
ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro
la presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto federale, è
dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel
termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario