# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9c520881-0ad5-534e-8255-1349874388ba
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-12-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.12.2012 D-6497/2012
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6497-2012_2012-12-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
     
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-6497/2012 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  2 0  d i c e m b r e  2 0 1 2  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l'approvazione del giudice Martin Zoller; 

cancelliera Nicole Manetti. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (...), 

Nigeria,   

rappresentato dal signor Rosario Mastrosimone,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione dell'UFM del 3 dicembre 2012 / N [...]. 

 

 

D-6497/2012 

Pagina 2 

 

Visto: 

la domanda di asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 

6 agosto 2012; 

il verbale di audizione del 22 agosto 2012 (di seguito: verbale), in occa-

sione della quale è stato concesso il diritto di essere sentito in merito alla 

domanda d'asilo e circa un'eventuale evasione della stessa tramite una 

decisione di non entrata nel merito ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d della 

legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) con il relativo trasfe-

rimento verso l'Italia; 

la decisione dell'Ufficio federale della migrazione (di seguito: UFM) del 

3 dicembre 2012 (notificata all'insorgente al più presto in data 

7 dicembre 2012; cfr. risultanze processuali) di non entrata nel merito 

della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi con 

contestuale pronuncia dell'allontanamento dell'interessato verso l'Italia, 

ordinando l'esecuzione al più tardi il giorno seguente la scadenza del 

termine di ricorso e indicando che un eventuale ricorso non avrebbe 

avuto effetto sospensivo in applicazione dell'art. 107a LAsi; 

la medesima decisione nella quale l'UFM ha considerato l'esecuzione del 

rinvio dell'interessato verso l'Italia come lecita, ragionevolmente esigibile 

e possibile, posto che, da un lato, l'Italia rispetterebbe il principio del di-

vieto di respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e, dall'altro lato, non 

sussisterebbero indizi fondati di violazione in detto Stato dei diritti garantiti 

dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà 

fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) e segnatamente 

del relativo art. 3; che, inoltre, l'Italia applicherebbe la direttiva 2003/9/CE 

del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei ri-

chiedenti asilo negli Stati membri (GU L 31/18 del 6 febbraio 2003; di se-

guito: direttiva accoglienza); 

il ricorso del 14 dicembre 2012 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 17 dicembre 2012) con il quale il ricorrente ha concluso 

all'annullamento della decisione impugnata nonché, secondo il senso, alla 

trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore affinché la domanda 

d'asilo venga esaminata dalla Svizzera e in subordine la trasmissione al 

rappresentante del ricorrente degli atti di causa non ancora notificati con 

la concessione di un termine per il completamento dell'atto ricorsuale e, in 

via ancor più subordinata, la concessione dell'ammissione provvisoria; 

D-6497/2012 

Pagina 3 

che ha altresì concluso alla concessione dell'effetto sospensivo e ha 

presentato, secondo il senso, una domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo 

anticipo, con protestate spese e ripetibili; 

il rapporto medico, allegato al ricorso, del Dr. med. B._______ del 

C._______ datato del 5 dicembre 2012, attestante l'epatite B da cui è af-

fetto l'interessato; 

lo scritto del ricorrente del 17 dicembre 2012 con allegati: 

 un rapporto medico redatto su un formulario dell'UFM del 

Dr. med. D._______, datato del 14 dicembre 2012; 

 i risultati di laboratorio del 15 ottobre 2012 di E._______ concer-

nenti l'interessato; 

la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione dell'allontanamento 

in data 17 dicembre 2012; 

l'incarto originale dell'UFM pervenuto al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) il 19 dicembre 2012; 

ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno ri-

presi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi); 

che fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF; 

che l'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi); 

che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA; 

D-6497/2012 

Pagina 4 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa; 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma 

e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che, in caso di ricorso contro una decisione di non entrata nel merito in 

cui l'UFM rifiuta di esaminare la fondatezza della domanda di asilo 

(art. 32–35a LAsi), l'autorità di ricorso si limita, secondo la prassi, a esa-

minare se l'autorità inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito 

della domanda di asilo (cfr. DTAF 2011/30 consid. 3); 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltan-

to sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che vi è luogo di determinare se l'UFM poteva applicare la disposizione di 

cui all'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi, secondo la quale non entra in materia su 

una domanda di asilo, allorquando il richiedente può rendersi in uno Stato 

terzo competente a condurre la procedura di asilo e di rinvio, in virtù di un 

accordo internazionale; 

che, in applicazione dell'Accordo del 26 ottobre 2004 tra la Confederazio-

ne svizzera e la Comunità europea relativo ai criteri e ai meccanismi che 

permettono di determinare lo Stato competente per l'esame di una do-

manda di asilo introdotta in uno degli Stati membri o in Svizzera (ADD, 

RS 0.142.392.68), l'UFM esamina la competenza relativa al trattamento 

di una domanda di asilo secondo i criteri previsti nel Regolamento (CE) 

n. 343/2003 del Consiglio 18 febbraio 2003 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di 

una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino 

di un paese terzo (GU L 50/1 del 25 febbraio 2003; di seguito: Regola-

mento Dublino II) (cfr. art. 1 e 29a cpv. 1 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa 

a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; MA-

THIAS HERMANN, Das Dublin System, Eine Analyse der europäischen Re-

D-6497/2012 

Pagina 5 

gelungen über die Zuständigkeit der Staaten zur Prüfung von Asylanträ-

gen unter besonderer Berücksichtigung der Assoziation der Schweiz, Zu-

rigo, Basilea e Ginevra 2008, pagg. 193 e segg.); 

che l'esame della domanda d'asilo non deve essere confuso con la pro-

cedura di determinazione dello Stato responsabile, quest'ultima dovendo 

essere fatta sulla base della situazione esistente al momento in cui il ri-

chiedente ha presentato la sua domanda d'asilo per la prima volta presso 

uno Stato membro o in Svizzera (cfr. art. 5 cpv. 2 Regolamento Dublino II; 

CHRISTIAN FILZWIESER / ANDREA SPRUNG, Dublin II-Verordnung, Das Eu-

ropäische Asylzuständigkeitssystem, 3ª ed., Vienna 2010, n. 4 pagg. 86 

seg.); 

che, ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 Regolamento Dublino II, una domanda di 

asilo è esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato co-

me Stato competente in base ai criteri enunciati al capo III; 

che lo Stato competente è quello dove è autorizzato a soggiornare in 

qualità di rifugiato un membro della famiglia del richiedente, successiva-

mente, quello che ha rilasciato al richiedente un titolo di soggiorno o un 

visto, quello tramite il quale il richiedente è entrato, regolarmente o meno, 

sul territorio di uno o dell'altro degli Stati membri e quello presso il quale 

la domanda di asilo è stata presentata la prima volta (cfr. art. 5 in relazio-

ne con gli art. 6 a 13 Regolamento Dublino II); 

che lo Stato membro sul territorio del quale il richiedente ha soggiornato 

per un periodo continuato di almeno cinque mesi prima dell'inoltro della 

sua domanda è tenuto a prendere in carico, nelle condizioni previste agli 

art. 17 a 19 Regolamento Dublino II, il richiedente l'asilo che ha inoltrato 

una domanda in un altro Stato membro (cfr. art. 10 cpv. 2 e 16 cpv. 1 

lett. a Regolamento Dublino II); 

che tale obbligo cessa se il cittadino di un Paese terzo si è allontanato dal 

territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che detto citta-

dino di un Paese terzo non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di 

validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 16 cpv. 3 Rego-

lamento Dublino II); 

che, tuttavia, in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno 

Stato membro può esaminare una domanda d'asilo presentata da un cit-

tadino di un Paese terzo (cfr. clausola di sovranità stabilita all'art. 3 cpv. 2 

D-6497/2012 

Pagina 6 

Regolamento Dublino II e la clausola umanitaria prevista all'art. 15 del ci-

tato Regolamento; cfr. ugualmente l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1); 

che, nel caso di specie, dalle dichiarazioni dell'interessato (cfr. verbale, 

pag. 4) e dalla tessere sanitarie prodotte (cfr. verbale, pag. 7), è emerso 

che l'interessato ha soggiornato in Italia a partire dal 2004 fino al momen-

to dell'arrivo in Svizzera il 6 agosto 2012 (cfr. verbale, pag. 4); 

che il 29 agosto 2012, l'UFM ha presentato alle autorità italiane compe-

tenti una richiesta, fondata sull'art. 10 cpv. 2 Regolamento Dublino II, vol-

ta a riprendere in carico il richiedente l'asilo (cfr. act. A 10/6); 

che l'Italia ha riconosciuto la sua competenza (cfr. act. A 17/1 e 

act. A 18/1);  

che circa la conclusione ricorsuale tendente alla trasmissione degli atti di 

causa che non gli sarebbero stati notificati, segnatamente la richiesta da 

parte delle autorità svizzere a quelle italiane di presa a carico dell'interes-

sato (cfr. act. A 10/6), va rilevato che tale documento è classificato come 

non soggetto a libera consultazione per un interesse pubblico preponde-

rante; 

che inoltre, anche volendo giungere ad una decisione di compulsazione 

degli atti, a mente di questo Tribunale, si rivelerebbe un esercizio fine a 

se stesso, non contenendo tale documento alcunché di necessità per il 

completamento del ricorso, per il che la domanda è respinta; 

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data; 

che l'interessato ritiene di non poter vivere in Italia in quanto in questo 

Paese non avrebbe né lavoro né documenti né casa; che non ricevereb-

be aiuti e quindi non ci potrebbe tornare; che inoltre sarebbe affetto da 

epatite B e non potrebbe curarsi per mancanza di soldi (cfr. verbale, 

pag. 7); 

che nell'atto di ricorso l'insorgente ha fatto valere, in sostanza e per quan-

to è qui di rilievo, che in Italia non vi sarebbero strutture di accoglienza in 

grado di garantire un alloggio a tutti i richiedenti l'asilo che si trovano sul 

territorio; che inoltre la procedura di asilo in Italia si sarebbe già conclusa 

negativamente e le autorità italiane non gli garantirebbero nessun tipo di 

sostegno; che parrebbe probabile che in Italia il ricorrente si troverebbe 

sprovvisto di uno statuto legale e di conseguenza con importanti difficoltà 

nell'acceso ai servizi medici e sociali; che quindi egli invoca il proprio sta-

D-6497/2012 

Pagina 7 

to di salute per opporsi al trasferimento; che, a questo proposito, trove-

rebbe applicazione l'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, poiché il trasferimento verso 

lo Stato di destinazione l'esporrebbe ad un rischio per la sua condizione 

fisica costitutivo di una violazione dell'art. 3 CEDU; 

che certo appartiene alle autorità svizzere di vegliare a che l'interessato 

non sia esposto, in caso di trasferimento verso Italia, a un trattamento 

contrario al diritto internazionale, in particolare all'art. 3 CEDU; 

che tuttavia questo Stato è segnatario della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), così come della CEDU e 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); 

che non incombe quindi alla Svizzera di determinare se l'interessato sarà 

assistito, dopo il suo trasferimento, in condizioni soddisfacenti; 

che spetta al ricorrente di provare che la sua situazione potrebbe con-

travvenire alle esigenze dell'art. 3 CEDU; 

che vista la presunzione del rispetto del diritto internazionale pubblico da 

parte dello Stato di destinazione, appartiene al ricorrente di inficiarla, ad-

ducendo dei seri indizi che permetterebbero di ammettere che, nel suo 

caso particolare, le autorità di questo Stato non rispetterebbero questa 

garanzia e non gli accorderebbero la protezione necessaria o lo privereb-

bero di condizioni di vita degne (cfr. sentenza della Corte europea dei Di-

ritti dell'Uomo [Corte EDU] M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta 

n. 30696/09] del 21 gennaio 2011, par. 84-85 e 250; cfr. ugualmente sen-

tenza della Corte di giustizia dell'Unione europea [CGUE], cause congiun-

te C-411/10 e C-493/10 del 21 dicembre 2011); 

che il ricorrente non ha potuto stabilire che lo Stato di destinazione sa-

rebbe sprovvisto di istituzioni pubbliche tali da rispondere, su richiesta dei 

richiedenti l'asilo, ai loro bisogni; 

che, segnatamente, se da un lato il ricorrente ha contestato la qualità del-

la presa in carico dei richiedenti l'asilo in Italia, dall'altro lato, egli non ha 

fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o 

la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire alla CEDU in 

caso di esecuzione del suo trasferimento; 

che, in particolare, egli non ha stabilito che lo Stato di destinazione viole-

rebbe le norme della direttiva accoglienza; 

D-6497/2012 

Pagina 8 

che incomberà quindi al ricorrente di far valere la sua situazione specifica 

e le sue difficoltà, in rapporto al suo statuto, nonché di prevalersene di-

nanzi alle autorità italiane competenti, utilizzando le vie di diritto adegua-

te; 

che, pertanto, in mancanza di tali prove, la presunzione secondo la quale 

lo Stato di destinazione rispetta i suoi obblighi non è inficiata (cfr. senten-

za della Corte EDU M. S. S. c. Belgio e Grecia [richiesta n. 30696/09] del 

21 gennaio 2011, par. 69, 342-343 e riferimenti citati; cfr. anche 

DTAF 2011/35); 

che, inoltre, il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi 

medici non è suscettibile di costituire una violazione dell'art. 3 CEDU, a 

meno che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e 

terminale, al punto che la sua morte appaia come una prospettiva pros-

sima (cfr. sentenza della Corte EDU N. c. Regno Unito [richiesta 

n. 26565/05] del 27 maggio 2008); 

che all'occorrenza tale non è il caso del ricorrente, il quale, stando ai rap-

porti medici prodotti, non risulta essere allo stadio succitato; che stando ai 

citati rapporti, per il momento non sarebbero peraltro nemmeno necessari 

particolari trattamenti ma unicamente controlli regolari;  

che, in aggiunta, è notorio che lo Stato di destinazione dispone di infra-

strutture mediche sufficienti; che, d'altronde, quanto asserito in sede  

ricorsuale è smentito dalle tessere sanitarie italiane che il richiedente ha 

consegnato all'UFM (cfr. verbale, pag. 7);  

che, infine, l'insorgente può essere trasferito in Italia entro il 

3 giugno 2013 (cfr. decisione impugnata, pag. 3 e art. 20 cpv. 1 lett. d Re-

golamento Dublino II); che, pertanto, non vi è ragione di temere per le 

condizioni di salute del medesimo, ritenuto che le autorità competenti per 

l'esecuzione del trasferimento hanno sufficientemente tempo per organiz-

zarsi in maniera tale da tenere debito conto della sua situazione particola-

re; 

che, visto quanto precede, il ricorrente non ha stabilito l'esistenza di un ri-

schio personale, serio e concreto che il suo trasferimento verso lo Stato 

di destinazione sarebbe contrario all'art. 3 CEDU o a un altro obbligo de-

rivante dal diritto internazionale pubblico al quale la Svizzera è vincolata; 

D-6497/2012 

Pagina 9 

che, in queste condizioni, non esistono nella fattispecie né ostacoli tali da 

rendere inammissibile l'esecuzione del trasferimento dell'interessato, né 

delle ragioni umanitarie ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1; 

che, pertanto, non vi è ragione di applicare la clausola di sovranità 

dell'art. 3 cpv. 2 1
a
 frase Regolamento Dublino II; 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da par-

te della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino II ed è tenuta a 

riprenderlo in carico giusta le condizioni previste all'art. 20 Regolamento 

Dublino II; 

che, quindi, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 34 cpv. 2 lett. d LAsi 

e ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 cpv. 1 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizza-

zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1); 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge fe-

derale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20), dal momen-

to che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito 

nel quadro di una procedura di Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10 

pag. 645); 

che, in virtù di quanto sopra enunciato, anche le conclusioni ricorsuali vol-

te all'annullamento della decisione impugnata e al rinvio degli atti all'auto-

rità inferiore vanno respinte; 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, è confermata; 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda  

d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spe-

se processuali è divenuta senza oggetto; 

che anche la domanda di concessione dell'effetto sospensivo diviene 

senza oggetto con la presente sentenza; 

D-6497/2012 

Pagina 10 

che la misura supercautelare concessa in data 17 dicembre 2012 cessa 

di avere effetto con la pronuncia della presente sentenza;  

che, essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA); 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spe-

se ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pen-

dente una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno ab-

bandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di dirit-

to pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva; 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-6497/2012 

Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La misura supercautelare pronunciata in data 17 dicembre 2012 è revo-

cata.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Nicole Manetti 

 

 

Data di spedizione: