# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 47524565-45f8-5a9d-8e0d-8f02ae9b4669
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.12.2003 11.2002.33
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-33_2003-12-05.html

## Full Text

Incarto n°

  11.2002.33

  	
  Lugano

  5 dicembre
  2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  I. Bernasconi, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __._________(protezione
dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di Blenio promossa con
istanza del 9 maggio 2000 da

 

	
   

  	
  __________ __________, nata __________, __________ 

  (patrocinata dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________, __________ 

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 25 marzo 2002 presentato da __________ __________ contro la
sentenza emessa l'11 marzo 2002 dal Pretore del Distretto di Blenio;

                                         2.
  Se dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale
all'appello; 

                                         3.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________
il 15 aprile 2002;

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ (1966) e __________ __________ (1967) si sono sposati il __________
1988. Dal matrimonio sono nati __________a, il __________ 1989, e __________,
il __________ 1996. Il marito, già alle dipendenze del Comune di __________,
dal 1993 esercita l'attività di __________ __________ in proprio. La moglie non
svolge attività lucrativa. Il 9 maggio 2000 __________ __________ si è rivolta
al Pretore del Distretto di Blenio con un’istanza di misure di protezione dell'unione
coniugale, postulando l'autorizzazione a vivere separata, l'attribuzione
dell'appartamento coniugale, l'affidamen­to dei figli, un contributo alimentare
di fr. 1700.– mensile per loro e l'ingiunzione al marito di liberare il
domicilio coniugale, compreso il locale adibito a sala di teoria per la sua
attività professionale. All'udienza del 22 maggio 2000 le parti si sono accor­date
per l'assegnazione dell'alloggio coniugale alla moglie e della sala di teoria
al mari­to. I figli sono stati affidati alle cure della madre, con ampio
diritto di visita al padre secondo modalità da concorda­re. __________
__________ si è impegnato a versar loro contributi alimentari per fr. 1300.–
mensili, mentre __________ __________ si è assunta “il debito complessivo
relativo alla casa d'abitazione”. Tale accordo sarebbe stato valido per i mesi
di giugno, luglio e agosto, nell'at­tesa che i coniugi trovassero una
sistemazione definitiva.

 

                                  B.   Il 2
agosto 2000 __________ __________ ha chiesto che l'assetto a protezione dell'unione
coniugale fosse modificato nel senso di sospendere a tempo indeterminato il
diritto di visita. All'udienza del 30 agosto 2000 le parti hanno convenuto che
tale diritto sarebbe stato esercitato ogni domenica dalle ore 9.00 alle 18.00,
salvo estensione a dipendenza di quanto sarebbe risultato dall'indagine
commissionata dal Pretore. Con ulteriore istanza del 18 agosto 2000 __________
__________ ha rinnovato dipoi le sue domande volte a ottenere l'autorizzazione
a vivere separata, un contributo indicizzato per ogni figlio di fr. 555.–
mensili fino al 6° anno d'età, di fr. 750.– mensili dal 7° al 12° anno, di fr.
800.– mensili dal 13° al 16° anno e di fr. 930.– mensili dal 17° al 20° an­no,
oltre a un contributo indicizzato per sé di fr. 3656.– mensili e una
provvigione ad litem di fr. 3000.–. All'udienza del 30 agosto 2000
__________ __________ ha eccepito anzitutto l'irricevibilità dell'istanza,
essendo ancora pendente quella del 9 maggio 2000. In subordine egli ha aderito
alla richiesta di vivere separati, ma ha sollecitato il rigetto delle altre
domande, compreso il pagamento di contributi alimentari, rivendicando il locale
adibito a sala di teoria, per il cui uso ha offerto fr. 600.– mensili destinati
a coprire gli oneri ipotecari.

 

                                  C.   Statuendo
l'11 marzo 2002, il Pretore ha autorizzato la sospensione della comunione
domestica, ha affidato __________ __________ alla madre, ha disciplinato il diritto
di visita del padre e ha obbligato quest'ultimo a versare un contributo alimentare
indicizzato di 

                                         fr.
1690.– mensili per la moglie, oltre a uno indicizzato per i figli di fr. 735.–
mensili fino a 6 anni, di fr. 875.– mensili dal 7° al 12° anno e di fr. 1175.–
mensili dal 13° al 18° anno, fermo restando che l'importo complessivo non
avrebbe dovuto superare fr. 3300.–, sicché l'aumento del contributo per i figli
in seguito al passaggio a un'altra fascia d'età avrebbe ridotto il contributo
per la moglie. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 1000.–, sono state
poste per un quinto a carico dell'istante e per il resto a carico del
convenuto. Entrambi i coniugi sono stati ammessi al beneficio dell'assistenza
giudiziaria.

 

                                  D.   Contro
la sentenza appena citata __________ __________ è insorto con un appello del 25
marzo 2002, chiedendo che – previa concessione dell'assistenza giudiziaria – il
giudizio impugnato sia riformato nel senso di sopprimere il contributo in favore
della moglie e di fissare quello per i figli in fr. 1300.– mensili complessivi,
a condizione che la moglie assuma direttamente l'onere ipotecario di fr. 600.–
mensili; subordinatamente, nella misura in cui quest'ultimo onere fosse a lui
addebitato, egli postula la riduzione dei contributi alimentari per i figli a
fr. 700.– mensili complessivi. Nelle sue osser­vazioni del 15 aprile 2002
__________ __________ propone di respingere l'appello, instando anch'essa per
il beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L'art. 176 CC prevede che, ove sia giustificata la sospensione della
comunione domestica, a istanza di uno dei coniugi il giudice stabilisce i
contributi pecuniari dell'uno in favore dell'altro (cpv. 1 n. 1), emana le misure
riguardanti l'abitazione e le suppellettili domestiche (cpv. 1 n. 2) e adotta i
provvedimenti necessari per i figli minorenni secondo le disposizioni sugli
effetti della filiazione (cpv. 3). Il criterio per la definizione dei
“contributi pecu­niari” fra coniugi è disciplinato dal diritto federale e riprende
quel­lo provvisionale dell'art. 137 cpv. 2 CC inerente alle cause di sta­to.
L'ammontare dei contributi si calcola quindi in base al riparto dell'eccedenza
– di regola a me­tà – una volta dedotto dal reddito familiare il fabbisogno dei
coniugi e dei figli minorenni (DTF 121 II 302 consid. 5b, 123 III 1; Hausheer/Reusser/Geiser in: Berner
Kommentar, edizione 1997, n. 26 ad art. 176 CC; Schwan­der in: Basler Kommentar, ZGB I, 2ª edizione, n. 4 ad
art. 176). In caso di ammanco il debitore del contributo ha diritto di conservare,
ad ogni modo, l'equivalente del suo fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid.
2c con rinvii). Quanto al fabbisogno dei coniugi, esso si determina in base al
minimo esisten­ziale del diritto esecutivo, cui vanno aggiunte le spese
correnti della famiglia, in particolare i premi della cassa malati e delle
assicurazioni domestiche, come pure gli one­ri fiscali. Il fabbisogno dei figli
minorenni è stabilito invece, per prassi costante di questa Camera, in base
alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio del­la gioven­tù e
dell'orientamento professionale del Canton Zurigo (tabella del­l'edizione 2000,
applicabile al momento in cui ha statuito il Pretore, in: Rep. 1999 pag. 372).

 

                                   2.   In
appello rimangono litigiosi soltanto i contributi di mantenimen­to per i figli
e per la moglie. In relazione a quest'ultimo l'appellan­te contesta anzitutto
la ricevibilità della domanda. Ora, con istanza del 9 maggio 2000 __________
__________ aveva chiesto, tra l'altro, un contributo alimentare per i figli di
fr. 1700.– complessivi, astenendosi “per il momento” dal chiedere un contributo
in favore di se stessa, “pur senza per questo rinunciare alle sue legittime
pretese in questo senso” (pag. 4, punto 4.3). Con l'“istanza di modifica” del
18 agosto successivo essa ha postulato, per quan­to di rilievo, un contributo
alimentare in suo favore di fr. 3656.– mensili e uno scalare per i figli. Il
marito ha contestato la proponibilità della domanda relativa al contributo per
la moglie con l'argomento che, stante la precedente rinuncia e in mancanza di
modifica rilevante e duratura delle circostanze, essa era irricevibile. Il
Pretore ha con­siderato ammissibile la nuova richiesta, che – a suo giudizio –
non costituiva mutazione dell'azione.

 

                                         L'opinione
del Pretore è pertinente. Con l'istanza 9 maggio 2000 la moglie si era astenuta
dal chiedere un contributo per sé lamentando la mancanza di informazioni
sufficienti circa la situazione patrimoniale della famiglia, ciò che non le
permetteva di valutare le possibilità finanziarie del marito, ma non ha mancato
di specificare che così facendo essa non intendeva rinuncia­re ai propri
diritti. In seguito, conosciuti taluni elementi di reddito del coniuge, essa ha
quantificato la sua domanda. A dispetto dell'intestazione, l'atto del 18 agosto
2000 non era quindi una domanda intesa alla modifica di misure a protezione
dell'unione coniugale, bensì una richiesta nuova, intesa a ottenere un contri­buto
alimentare non cifrato in precedenza. E di fatto il Pretore ha trattato l'atto
come un'istanza nuova, indicendone la discussione per il 30 agosto 2000 e
decidendola, unitamente alle altre do­mande pendenti, con la sentenza
impugnata. Ma, proprio in quanto nuova, tale domanda non presupponeva una modifica
della situazione. La richiesta di ridurre il contributo per i figli non induce
a diversa conclusione, trattandosi di una mera conseguenza della nuova domanda.
Ciò premesso, la tesi dell'appellante denota tutta la sua inconsistenza.

 

                                   3.   Il Pretore ha stabilito il reddito del marito in fr. 5674.–
mensili net­ti mensili e il relativo fabbisogno minimo in fr. 3176.–. L'interessa­to
sostiene che, riguardo alle entrate, il primo giudice si è scostato a torto
dalla tassazione d'ufficio agli atti e chiede che i suoi introiti siano
accertati fr. 3133.– mensili netti. Anche al proposito l'appello è destinato
all'insuccesso. Trattandosi di un lavoratore indipendente, il reddito determinante
non è quello conseguito al momento del giudizio, ma quello medio, calcolato
sull'arco di almeno tre anni (Rep. 1995 pag. 141; Wullschleger
in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 34 ad art. 285 CC), in modo da compensare le
eventuali fluttuazioni. Solo in caso di durevole flessione delle entrate si può
tenere conto del risultato dell'ultimo anno (sentenza del Tribunale federale
5P.342/2001 del 20 dicembre 2001, consid. 3a
con rinvii). Per il resto, il calcolo deve ancorarsi al bilancio e al
conto perdite e profitti dell'azienda oppure, non esistendo contabilità, ai
dati che risultano dalle dichiarazioni fiscali (Sutter/Freiburg­haus, Kommentar zum neuen Scheidungs­recht,
Zurigo 1999, n. 42 ad art. 125 CC), tenendo conto in ogni modo di eventuali
detrazioni straordinarie, deduzioni ingiustificate e consumi privati (sentenza
del Tribunale federale citata, con numerosi richiami).

 

                                         a)   Nella
fattispecie l'ultima dichiarazione d'imposta compilata dall'appellante è quella
relativa al biennio 1997/98. In seguito, al fine dei bienni 1999/2000 e 2001/02,
egli si è lasciato tassare d'ufficio, anche perché – ha soggiunto – “ritengo
sia più vantaggioso per me, dal momento mi è molto più comodo non dover
spendere tempo a tirar calcoli, somme e assembla­re documenti” (interrogatorio
formale del 16 novembre 2000, risposta n. 7). Egli non ha contabilità né ha
fornito dati idonei alla definizione del reddito, limitandosi a rinviare alle
valutazioni dell'autorità fiscale. Il Pretore non ha seguito la stima del
fisco, indicando i numerosi fattori di reddito che imponevano di scostarsene.
La critica del ricorrente alla senten­za impugnata si esaurisce in larga misura
nella contrappo­sizione degli accertamenti fiscali a quelli che figurano nella
sentenza impugnata, senza però confrontarsi con le argomen­­tazioni del primo
giudice. Insufficientemente motivato, in proposito, l'appello si rivela
finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5).

                                               

                                               A
prescindere da ciò, l'incarto fiscale conferma che dal 1995 il numero di
allievi conducenti portati agli esami dall’interes-sato è aumentato (1995: 57;
1996: 46; 1997: non noto; 1998: 80; 1999: 82; 2000: 96, nonostante l'incidente
in cui egli è stato coinvolto nel febbraio del 2000, che lo avrebbe reso inabile
al lavoro per lo meno fino alla metà di novembre). Non consta la media di
lezioni impartite a un alunno prima che si presenti agli esami. Dagli atti
risul­ta però che gli allievi residenti nella zona del Locarnese e vicinanze,
seguiti in col­laborazione con la scuola di __________ __________, sono stati
17 nel 1999 e 10 nel 2000, con un incasso complessivo di fr.

                                               25
037.– nel 1999 e di fr. 14 700.– nel 2000, che corrisponde, alla tariffa di fr.
50.– l'ora, a 794 ore di lezione. Ripartite sul totale di circa 30 allievi
(attestato del 20 settembre 2000; deposizione __________ __________, verbale
del 9 ottobre 2000), ciò dà una media di circa 26 ore di lezione ciascuno. Per
96 alunni portati agli esami nel 2000, risulterebbero 208 ore di lezione
mensili; tenuto conto delle lezioni fatturate fr. 50.– l'ora e di quelle a fr.
75.–, ne risulta un introito annuo vicino a fr. 160 000.–.

 

                                               In
seguito all'incidente di cui è rimasto vittima all'inizio di febbraio del 2000,
l'appellante ha chiesto un risarcimento dei danni alla Posta Svizzera, indicando
di avere impartito 163 ore di lezione nel dicembre del 1999 e 169 nel gennaio
del 2000, dati mai contestati (scritto 29 maggio 2000 alla Posta nell'ambito
della domanda di risarcimento). Si noti al proposito che i mesi invernali sono
quelli in cui si lavora meno (deposizione __________ __________, loc. cit.). I
certificati medici agli atti attestano un'inabilità lucrativa per infortunio al
100% dall'8 al 21 febbraio 2000, al 75% fino al 5 marzo 2000 e al 50% fino al
18 settembre 2000 (doc. 16 e 19). All'interrogatorio forma­le del 16 novembre
2000 il convenuto ha dichiarato di essere ancora inabile al lavoro nella misura
del 50%. Eppure, benché in tale periodo l'attività fosse ridotta alla metà,
egli ha portato agli esami 2 allievi a marzo (1999: 4), 3 ad aprile (8), 5 a
maggio (6), 4 a giugno (3), 9 a luglio (6), 12 ad agosto (7), 10 a settembre
(11), 11 a ottobre (11), 9 a novembre (7) e 11 a dicembre (11). Anche
dipartendosi da una media di sole 12 ore di lezione per allievo, alla tariffa
di fr. 75.– l'ora, come ha fatto l'Ufficio di tassazione di __________, con i
propri allievi l'appellante avrebbe guadagnato fr. 77 400.– nel 2000 e fr. 58
500.– nel 1999. Sommati all'incasso per le lezioni tenu­te a __________, ne
deriva un introito di fr. 92 100.– nel 2000 (con attività ridotta) e di fr. 83
537.– nel 1999. Il Pretore si è fondato su un'entrata mensile di fr. 8000.– per
circa 100 ore di lezione (25 la settimana), di cui parte fatturate fr. 75.– e
parte fr. 50.– l'ora. Si tratta di una stima fondata su un corretto esercizio
del potere d'apprezzamento, tanto più che l'appellante neppure ha indicato il
numero approssimativo di ore di lezione da lui impartite.

 

                                         b)   Il
convenuto organizza corsi di sensibilizzazione a __________ e a __________, ai
quali hanno partecipato 46 allievi nel 1999 e 38 nel 2000 (statistiche della
Sezione della circolazione nell'incarto fiscale). Tenuto conto di una tassa
media di fr. 210.– (fr. 200.– a __________ e fr. 220.– a __________), l'entrata
lorda annua risulta di fr. 7980.– per il 2000 e fr. 9660.– per il 1999, vale a
dire in media fr. 8820.– l'anno, pari a fr. 735.– mensili. L'importo di fr.
700.– accertato dal Pretore sfugge dunque alla critica. Quanto ai corsi di teoria
tenuti a __________, essi sono stati frequentati, da luglio a ottobre 2000, da
47 iscritti, che hanno versato complessivamente fr. 1210.– (liste di presenza
allegate al verbale di interrogatorio formale del convenuto, del 16 novembre
2000), di cui la metà di pertinenza del ricorrente e l'altra metà spettanti a
__________ __________. L'importo risultante, di fr. 300.–, è in sintonia con la
testimonianza dei quest’ultimo, secondo cui le lezioni di teoria, tenute di
regola il martedì sera, sono frequentate da 2 o 3 allievi che pagano fr. 20.–
l'ora e rimangono un'ora o un'ora e mezzo (verbale del 27 ottobre 2000). La
cifra di fr. 200.– stimata dal Pretore merita quindi conferma.

                                      

                                         c)   Di
fronte ai riscontri testé riassunti, a ragione il primo giudice si è scostato
dalle stime dell'autorità fiscale. Invano l'appellante evoca la giurisprudenza,
secondo cui occorre prendere come punto di riferimento le tassazioni. Intanto,
nel caso spe­cifico queste non si àncorano a dati forniti dal contribuente, ma
a valutazioni d'ufficio. Inoltre, come detto, l'appellante non si confronta in
alcun modo con le motivazioni della sentenza impugnata. L'introito mensile
stimato dal Pre­tore in fr. 8850.– lordi resiste di conseguenza a censura.

 

                                         d)   Per
quanto attiene al reddito netto, il Pretore ha calcolato le spese professionali
dell’interessato in fr. 3176.– mensili. Questi si duole della mancata
decurtazione di vari costi, ma non spiega perché i relativi accertamen­­ti
sarebbero erronei, limitandosi a contrapporre le cifre prospet­tate al suo
interrogatorio formale. Su questo punto l'appello, carente di motivazione, si
palesa irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio al cpv. 5). Tranne
su un punto: la doglian­za inerente al contributo AVS, che si rivela fondata.
In effetti non è dato di capire perché il Pretore abbia inserito nel calcolo la
cifra di fr. 37.95, mentre il contributo è di fr. 641.55 ogni trimestre, ossia
fr. 213.55 mensili (e non fr. 113.55 come sostiene l'appellante). Ciò posto, le
spese professionali del convenuto risultano le seguenti:

                                               benzina                                                               fr.  
600.— 

                                               telefono                                                               fr.  
200.—

                                               AVS/AI                                                               fr.  
213.55

                                               assicurazione
perdita di guadagno                         fr.   153.—

                                               manutenzione
del veicolo                                      fr.   200.—

                                               indennità
a __________ __________i                    fr.   220.— 

                                               indennità
a __________ __________                     fr.   275.—

                                               spese
di avviamento professionale                         fr.   364.—

                                               debito
per autovettura                                           fr.   600.—

                                               locazione
a __________a                                            fr.   150.—

                                               assicurazione
veicoli                                            fr.   335.35

                                               imposta
di circolazione                                         fr.    40.75

                                               indennità
per pasti fuori casa                                fr.   220.—

                                                    
                                                                    fr. 3571.65
mensili.

 

                                               Ciò
posto, ne risulta un reddito netto dell'appellante di fr. 5278.– mensili (fr.
8850.– meno fr. 3571.65).

 

                                   4.   Il
Pretore ha stabilito il fabbisogno minimo del convenuto in fr. 2158.– mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, locazione fr. 750.–, premio
della cassa malati fr. 270,80, assicurazione dell'economia domestica fr. 26.–,
assicurazione RC privata fr. 11.50). L'appellante contesta tale importo, sostenendo
che esso ammonta a fr. 2788.80. Ancora una vol­ta però egli non si confronta
con le argomentazioni del primo giudice, limitan­dosi a riproporre il proprio
calcolo e le proprie cifre, senza minima­mente spiegare perché la sentenza
impugnata sarebbe erronea. Anche in proposito l'appello si dimostra
irricevibile per carenza di motivazione (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio
al cpv. 5). Si aggiunga, ad ogni buon conto, che dandosi ristrettezze
economiche l'onere fiscale non va considerato (DTF 127 III 70). E poiché, come
si vedrà oltre, in concreto il fabbisogno familiare rimane parzialmente
scoperto, il carico d'imposta non può essere inserito nel fabbisogno minimo
dell'appellante (né del resto in quello della moglie). Per quanto riguarda i
debiti, il mantenimento della famiglia è prioritario rispetto ai debiti
personali, che possono essere considerati solo ove siano stati contratti
nell'interesse della famiglia medesima, con l'accordo dell'altro coniuge e –
soprattutto – ove non intacchino il fabbisogno minimo della famiglia stessa
(DTF 127 III 292). Quest'ultimo requisito fa manifesto difetto nel caso in
esame.

                                                                                                                         

                                   5.   Quanto
al reddito della moglie, il Pretore ha stimato un introito di fr. 500.– mensili
derivanti dalla locazione di un immobile. L'appellante sostiene che andrebbe
imputato un reddito di almeno fr. 3105.– mensili (fr. 1300.– percepiti dalla
cassa disoccupazione, fr. 1305.– da assegni integrativi e fr. 500.– da
locazione). A prescindere dalla motivazione dell'appello, ancora una volta carente,
giovi rilevare che l'interessata non riscuote indennità di disoccupazione e che
la contraria deduzione dell'appellante è frutto solo di un'artata lettura del
verbale d'interrogatorio formale. A ragione poi il Pretore non ha considerato
l'assegno integrativo. Trattasi infatti di una prestazione sociale in denaro a sostegno degli oneri del figlio e di
quelli di famiglia (art. 1 della legge sugli assegni di famiglia). Di carattere
sussidiario, essa è stanziata solo ove il reddito del
genitore affidatario sia inferiore ai minimi previsti dalla legislazione sulle
prestazioni complementari AVS/AI (art. 24 cpv. 1 lett. c della legge sugli
assegni di famiglia; art. 10 e 11
della legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali). E siccome il reddito determinante comprende anche le pensioni
alimentari del diritto di famiglia, l'autorità amministrativa stabilisce l'ammontare
dell'assegno integrativo solo dopo la decisione del giudice civile che fissa i
contributi di mantenimento.

 

                                   6.   Il
fabbisogno minimo della moglie è stato calcolato dal Pretore in fr. 2323.–
mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1250.–, canone di
locazione fr. 442.–, riscaldamento fr. 250.–, premio della cassa malati fr.
381.–). A parere dell'appellante esso sarebbe invece di fr. 1654.50 (minimo
vitale fr. 1100.–, premio della cassa malati fr. 62.50, spese di riscaldamento
fr. 50.–, oneri ipotecari fr. 442.–). Su questo punto è appena il caso di ricorda­re
che la metodica per il calcolo del contributo alimentare va applicata d'ufficio
(DTF 114 II 31 consid. 7; Rep. 1994 pag. 297). Di conseguenza occorre
distinguere tra fabbisogno minimo della madre e fabbisogno in denaro dei figli,
soprattutto per quan­to riguarda le spese d'alloggio e il premio della cassa
malati. Ciò premesso, sul minimo esistenziale del diritto esecutivo questa
Camera ha già avuto modo di stabilire che un genitore cui sono affidati figli
minorenni ha diritto a vedersi riconoscere l'importo di fr. 1250.– mensili (per
tutte: I CCA, sentenza del 27 marzo 2002 in re D.C., consid. 8). Su questo
punto la decisione del Pretore è corretta.

 

                                         Per
quanto attiene al riscaldamento della casa in proprietà dell'istante,
quest'ultima aveva indicato una spesa in fr. 250.– mensili. Il convenuto
l'aveva contestata perché non documentata, ammettendo nondimeno un importo di
fr. 100.– (verbale del 30 agosto 2000, riassunto scritto, pag. 7), salvo
ridurlo a fr. 50.– nel memoriale conclusivo (pag. 7). Senza motivazione alcuna
il Pretore ha inserito nel fabbisogno minimo dell'istante fr. 250.–. Ciò non è
ammis­sibile. D'altro lato è vero che le spese di riscaldamento sussistono in
ogni caso. Con tutto il riserbo che si impone nel valutare spese ineluttabili
ma non documentate, si può ritenere pertanto che riscaldare la casa in questione
costi almeno fr. 150.– mensili. Del resto l'appellante si è visto riconoscere
fr. 50.– (non docu­mentati) per il riscaldamento del suo appartamento e in una
casa in cui abitano tre persone fr. 150.– costituiscono in pratica
l'equivalente. Sulla proporzione in cui tale spesa va ripartita fra moglie  e
figli si tornerà fra poco. Occorre dapprima accertare il costo dell'alloggio in
sé. Ora, l'immobile in oggetto è gravato da due cartelle ipotecarie in garanzia
di due mutui. L'uno, di fr. 65 600.–, è stato contratto per finanziare
l'attività del marito; il relativo onere di fr. 364.– mensili va quindi a
carico di lui (ed è stato inserito nelle sue spese professionali). L'altro, di
fr. 76 200.–, è stato acceso per investimenti nell'immobile; l'onere di fr.
442.– mensili è dunque il costo dell'alloggio vero e proprio. Sommando a esso
le spese accessorie stimate (fr. 150.–), si ottiene un totale di fr. 592.–
mensili. Un terzo e un quarto di esso, ovvero una quo­ta di 7/12,
rientra nel fabbisogno in denaro dei figli (Empfehlungen
zur Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder,
pag. 13 in alto). Nel fabbisogno minimo dell'appellante vanno inclusi perciò
fr. 247.– mensili.

 

                                         Per quel
che è della cassa malati, infine, il premio è di fr. 381.– mensili (doc. G),
quanto evocato dall'appellante, per contro, concerne in realtà il figlio
__________ (doc. F). In ultima analisi, il fabbisogno minimo della moglie
ammonta di conseguenza a fr. 1878.– mensili (minimo esistenziale LEF fr.
1250.–, costo dell'alloggio fr. 247.–, premio della cassa malati fr. 381.–).

 

                                   7.   Per
quanto concerne i figli minorenni, prima che siano prese disposizioni al loro riguar­do,
essi sono sentiti personalmente e appropriatamente dal giudice o da un terzo
incaricato, salvo che la loro età o altri motivi gravi vi si oppongano (art.
144 cpv. 2 CC). In materia di contributi alimentari, nondimeno, la misura si
impone soltanto se eventuali inclinazioni e interessi scolastici o professionali
dei figli siano suscettibili di influire apprezzabilmente sull'ammontare del
contributo (Rumo-Jungo, Die Anhörung
des Kindes, in: AJP 12/1999 pag. 1581). Per di più, sull'entità del contributo
i figli non possono formulare conclusioni né interporre rimedi giuridici,
quand'anche assistiti da un curatore (FF 1996 I 162 in fondo). Nel caso
specifico __________ ha appena 7 anni e non è ancora in grado di formulare
progetti per le sue future scelte scolastiche o professionali. Non risulta
peraltro che particolari inclinazioni o interessi – come ad esempio attività
artistiche o sportive – possano incidere sul suo fabbisogno. Non è quindi il
caso di sottoporre il figlio a un'audizione in appello. __________,
quattordicenne, è già stata sentita compiutamente dal dott. __________
__________, del Servizio medico-psi­cologico di __________, intervenuto per
esaminare la situazione disagio creatasi in seguito alla disunione (doc. H).
Non è il caso pertanto di sottoporla a una nuova audizione.

 

                                         a)   Il
Pretore ha calcolato il fabbisogno in denaro di __________ e __________
seguendo le raccomandazioni dell'Ufficio della gioventù e dell'orientamento professionale
del Canton Zurigo, “con i debiti correttivi, in particolare senza prevedere le
cosiddette altre spese”, fissandoli in fr. 825.– (__________), rispettivamente
1025.– mensili (__________). Non si comprende tuttavia perché le “altre spese”
siano state omesse, mentre v'è da supporre che non abbia tenuto conto di quelle
per l'alloggio perché – erroneamente – già inserite nel fabbisogno della madre.
Ora, le cifre figuranti nell'edizione 2000 delle “raccomandazioni” fanno riferimen­to
al costo delle economie domestiche su scala nazionale, e sono basate su valori
statisticamente medio-bassi, nel senso che tre quar­ti delle economie
domestiche dispongono a livello svizzero di un reddito superiore a quello su
cui si fondano le raccomandazioni (Empfehlungen zur
Bemessung von Unterhaltsbeiträgen für Kinder, op.
cit., pag. 10 in basso). I fabbisogni indicati corrispondono, in altri termini,
a quelli di ragazzi appartenenti a famiglie di reddito relativamente modesto
(pag. 11). Diminuzioni per rapporto alle cifre del­­la tabella sono possibili,
ma devono giustificarsi alla luce di circostanze concrete (per esempio nel caso
in cui un ragazzo fruisca di vitto o alloggio a condizioni particolarmen­te
favorevoli: pag. 12) e non solo per il fatto che – ad esempio – i genitori non
siano economicamente in grado di sopperire appieno al fabbisogno dei figli
(pag. 16 a metà). Il contributo di manteni­men­to va stabilito, è vero, anche
in relazione alle capacità finanziarie dei genitori, non solo alle necessità
dei figli (DTF 123 III 4 consid. bb). Ma ciò non significa che un fabbisogno
legittimo vada decurtato solo perché i genitori non sono in grado di fornirlo.
L'entità del fabbisogno va stabilita per intero. Nel caso in cui i redditi dei
genitori non bastino ad assicurarlo, si accerterà in che misura esso rimane
scoperto (pag. 16), ognuno dei genitori avendo il diritto di conservare almeno
l'equivalente del proprio fabbisogno minimo (DTF 127 III 70 consid. 2c con
richiami di giurisprudenza).

 

                                         b)   Al
momento in cui è stata inoltrata l'istanza __________ aveva dieci anni,
__________ tre. Secondo l'edizione 2000 delle citate raccoman­dazioni (quelle
applicabili al momento in cui ha statuito il Pre­tore), il fabbisogno medio in
denaro di uno figlio (su due) tra i 7 e i 12 anni era di 1540.– mensili. L'importo
va però corretto, tenendo conto delle spese effettive per l'alloggio (fr.
197.–, comprese le spese di riscaldamento) e deducendo fr. 360.– mensili  per
cura e educazione, che la madre può prestare in natura perché non esercita
attività lucrativa. Il fabbisogno in danaro di __________ è quindi di fr.
1072.– mensili. Analogamente, quello di __________, indicato in fr. 1040.–, va
ridotto tenendo conto del minore onere per l'alloggio (fr. 147.–) a fr. 882.–
mensili.

 

                                         c)   Nel
giugno del 2001 __________ ha compiuto 12 anni ed è entrata nella successiva
fascia d'età (dai 13 ai 18 anni). Il suo fabbisogno è passato quindi a fr.
1700.– mensili. Dedotto l'importo per cure e educazione (fr. 240.–) e
rettificato il costo dell'alloggio, risulta un ammontare di fr. 1372.– mensili.
Un'ulteriore modifica è poi intervenuta nel mese di luglio del 2002, quando
__________ ha compiuto 6 anni, entrando anch'egli in un'altra fascia d'età,
sicché il suo fabbisogno è aumentato a fr. 1022.– mensili (fabbisogno in denaro
fr. 875.–, alloggio fr. 147.–).

                                      

                                         d)   Visto
quanto precede, fino al maggio del 2000 il quadro delle entrate e delle uscite
familiari mensili si presenta come in appresso:   

                                               reddito del  marito                                                fr.
5278.–

                                               reddito
della moglie                                              fr.   500.–

                                                                                                                         fr.
5778.– mensili

                                               fabbisogno
minimo del marito                                fr. 2158.–

                                               fabbisogno
minimo della moglie                             fr. 1878.–

                                               fabbisogno
in denaro di __________                      fr. 1072.–

                                               fabbisogno
in denaro di __________                      fr.   882.–

                                                                                                                         fr.
5990.– mensili.

 

                                              Non
v'è quindi eccedenza, bensì ammanco. E siccome il reddito coniugale è insufficiente
per coprire il fabbisogno dei beneficiari, tutti i contributi vanno ridotti in
proporzione, l'uno non essendo prioritario rispet­to all'altro (I CCA, sentenza
inc. __________.__________.__________del 7 ottobre 2002, consid. 10; v. anche
sentenza del Tribunale federale __________.__________/__________del 27 giugno
2002, consid. 3.2.2 con rimandi), badando di lasciare all'obbligato l'equivalente
del proprio fabbisogno minimo. Ne risulta quanto segue:

                                              somma
mensile a disposizione del marito:

                                              fr.
5278.– (reddito) ./. fr. 2158.– (fabbisogno minimo) = fr. 3121.– mensili;

                                                                                somma
mensile dovuta a moglie e figli:

fr. 1378.- + fr. 1072.– + fr. 882.– = fr. 3332.– mensili;

                                              contributo
per la moglie:

                                                                                fr.
1378.– x (3121 : 3332) = fr. 1290.– mensili;

                                              contributo
per __________:

                                                                                fr.
1072.– x (3121 : 3332) = fr. 1004.– mensili;

                                              contributo
per __________:

                                                                                fr.
882.– x (3121 : 3332) = fr. 826.– mensili.

 

                                         e)   Il
passaggio dei figli ad altre fasce d'età modifica pure i relativi fabbisogni in
denaro, che aumentano. Non è però ammissibile, per garantire al padre il fabbisogno
minimo, procedere come ha fatto il Pretore, decurtando cioè il contributo del coniuge
nella misura in cui aumenta quello per i figli. È invece necessario procedere
anche in questo caso a una riduzione proporzionale di tutti i contributi.

 

                                               Dal
giugno del 2001 il fabbisogno di __________ è aumentato di fr. 300.–, a fr.
1372.– mensili. I contributi, ricalcolati come sopra, sono quindi i seguenti:

                                               fr.
1193.– mensili per la moglie,

                                               fr.
1179.– mensili per __________ e

                                               fr.  
758.– mensili per __________.

 

                                               Nel
luglio del 2002 __________ ha compiuto 6 anni; il suo fabbisogno è quindi
aumentato di fr. 140.–, a fr. 1022.– mensili. Ne risultano nuovi contributi,
come segue:

                                               fr.
1140.– per la moglie,

                                               fr.
1135.– per __________ e

                                               fr.  
846.– per __________.

                                       

                                               Quando,
nell'ottobre del 2007, __________ diventerà maggiorenne, l'obbligo alimentare
dell'appellante nei suoi confronti cesserà (art. 277 cpv. 1 CC). A fronte di
redditi per complessivi fr. 5778.– mensili vi sarà un fabbisogno totale di fr.
5058.– e, quindi, un'eccedenza di fr. 720.–, che andrà suddivisa in parti
uguali fra i coniugi. Ciò permetterà il versamento integrale del contributo per
__________ (fr. 1022.– mensili)  e di fr. 1738.– mensili per la moglie (fr.
1378.– + fr. 360.– di eccedenza).

 

                                         f)    Fissando
i contributi alimentari in base all'art. 176 CC il giudice si fonda per
principio sull'organizzazione della vita familiare così com'essa è impostata al
momento della sentenza. Le misure a protezione dell'unione coniugale sono invero
limitate nel tempo, ciò non significa tuttavia che il coniuge che si è sempre
occupato della casa non debba prima o poi iniziare un lavoro o aumentare un'attività
lucrativa già esercitata a tempo parziale. Tale ipotesi non può tuttavia essere
esaminata sin d'ora, tanto meno ove si consideri che manca ogni indicazione al
proposito. Pur avendo la moglie espresso l'intenzione di trovare un'occupazione
tutto si ignora sulle sue eventuali qualifiche professionali o sull'attività da
lei precedentemente svolta. Si rammenti ad ogni modo che, di regola, al momento
in cui il figlio minore compie i 10 anni, il genitore affidatario va tenuto a
intraprendere un'attività lucrativa a tempo parziale (DTF 115 II 10 consid. 3c
e 11 consid. 5a; SJ 116/1994 pag. 91; Schwenzer,
Praxis­kommentar Scheidungsrecht, op. cit., n. 59 ad art. 125 CC). Ma il
coniuge affidatario può esservi tenuto anche prima, ove le entrate familiari
non siano sufficienti per far fronte alle spese di due economie domestiche e un
riavvicinamento con l'altro coniuge appaia escluso, sicché la separazione
sembri durevole o preludere al divorzio. In tal caso il coniuge non
autosufficiente deve prepararsi quanto prima, se possibile, a diventare autonomo
(DTF 115 II 10 consid. 3c e 11 consid 5a; Schwander,
op. cit., n. 2 segg. ad art. 176 CC; Schwenzer,
op. cit., n. 59 ad art. 125 CC). Sapere se presupposti del genere ricorrano
nella fattispecie potrà essere valutato solo nel quadro di un'ulteriore
procedura in cui saranno stati recati al giudice gli elementi indispensabili
per decidere.

 

                                   8.   Se ne conclude che l'appello in esame dev'essere parzialmente
accolto e la sentenza impugnata riformata di conseguenza. Gli oneri del
giudizio seguono l'esito (art. 148 cpv. 2 CPC). L’appellante ottiene causa
vinta solo in minima parte, giacché il contributo alimentare complessivo di cui
egli chiedeva la diminuzione da fr. 3300.– a fr. 700.– mensili risulta per
finire di fr. 3120.– mensili. Egli ottiene nondimeno un diverso riparto dell'importo
complessivo. Tutto ciò giustifica che sopporti nove decimi degli oneri
processuali, con obbligo di rifondere alla controparte un'indennità per ripetibili
ridotte. L'esi­to del giudizio odier­no non incide in modo apprezzabile invece
sul dispositivo di prima sede in materia di spese e ripetibili, che può rimanere
invariato.

 

                                         Per quel
che concerne le domande di assistenza giudiziaria, il requisito dell'indigenza
(art. 3 cpv. 2 Lag) è pacifico per entrambe le parti, il reddito coniugale non
bastando neppure a coprire il fabbisogno della famiglia. Le posizioni dei
contendenti non mancavano altresì di esito favorevole (art. 14 Lag), tant'è che
l'appel­lo va accolto, ma solo parzialmente. Tutt'e due le richieste di assistenza
giudiziaria meritano pertanto di essere accolte. Certo, l'attribuzione di
ripetibili in appello renderebbe senza oggetto l'assistenza giudiziaria
postulata dalla moglie. Considerata però la verosimile impossibilità d'incasso,
stante la situazione economica del marito, si giustifica di ammettere sin d'ora
anche lei al beneficio del gratuito patrocinio.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che la sentenza impugnata è così riformata:

                                         

1.4.  __________ __________ verserà nelle
mani di __________ __________ a titolo di contributo alimentare per i figli,
anticipatamente entro il 29 del mese che precede, i seguenti importi mensili:

– fino a maggio 2001 compreso:

   fr. 1004.– per __________;

   fr. 826.– per __________;

– da giugno 2001 a luglio 2002:

   fr. 1179.– per __________;

   fr.   758.– per __________;

– da agosto 2002 fino a giugno 2007:

   fr. 1135.– per __________;

   fr.   846.– per __________.

– da luglio 2007 fino alla maggiore età:

   fr. 1022.– per __________.

Tali importi saranno adeguati il 1° gennaio
di ogni anno all'indice nazionale dei prezzi al consumo sulla base dell'indice
del dicembre preceden­te, la prima volta nel gennaio del 2003 sulla base
dell'indice applicabile all'aprile del 2002.

1.5. __________ __________ è
tenuto a versare a __________ __________ i seguenti contributi alimentari,
anticipatamente entro il 29 del mese che precede:

fr. 1290.– mensili fino a maggio 2001
compreso;

       fr. 1193.– mensili da giugno 2001 a
luglio 2002;

       fr. 1140.– mensili da agosto 2002 a
giugno 2007;

       fr. 1738.– mensili da luglio 2007 in
poi.

Tali importi saranno adeguati il 1° gennaio
di ogni anno all'indice nazionale dei prezzi al con­sumo sulla base dell'indice
del dicembre preceden­te, la prima volta nel gennaio del 2003 sulla base
dell'indice applicabile all'aprile del 2002.

 

                                         Per il
resto l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   II.   Gli oneri
dell'appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia          fr. 800.–

                                         b)
spese                            fr.   50.–

                                                                                    fr.
850.– 

                                         sono
posti per un decimo a carico di __________ __________ e per il resto a carico
dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1200.– per ripetibili
ridotte.

 

                                   III.   __________
__________ è ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell'avv. __________ __________.

                                      

                                 IV.   __________
__________ è ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell'avv. __________ __________.

 

                                  V.   Intimazione:

	
   

  	
  – avv. __________ __________, __________;

  – avv. __________ __________, __________.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Blenio.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario