# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5d4533e0-8dc5-55c2-9838-5863d3a5ad2a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-06-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.06.2023 A-834/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-834-2023_2023-06-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-834/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 1  g i u g n o  2 0 2 3  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del 

collegio), Alexander Misic, Christine Ackermann,  

cancelliere Demis Mirarchi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Cancelleria federale CaF, Palazzo federale ouest, 

3003 Bern,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Risoluzione dei rapporti di lavoro durante il periodo di prova. 

 

 

 

A-834/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a A._______, classe (…), ha sottoscritto, in data 29 agosto 2022, un 

contratto con la Cancelleria federale (di seguito: datore di lavoro) che 

prevedeva un tasso di occupazione del 100% e un periodo di prova della 

durata di tre mesi a partire dall’inizio dell’attività, ossia il 1° novembre 2022. 

Egli è stato assunto per ricoprire la funzione di giurilinguista e capo 

sostituto della Sezione traduzione e redazione di (…). 

A.b Il 30 dicembre 2022 si è tenuto un incontro tra l’interessato e la sua 

superiore, ove quest’ultima ha fatto un bilancio dopo due mesi di attività e 

ha informato A._______ che, se alcune difficoltà sarebbero comprensibili 

vista la poca esperienza nel settore, altre prestazioni sarebbero state al di 

sotto delle aspettative. 

A.c Il 17 gennaio 2023 è stato consegnato brevi manu all’interessato il 

progetto di decisione, attraverso il quale il datore di lavoro gli ha 

comunicato l’intenzione di disdire il rapporto di lavoro. Il termine per 

un’eventuale presa di posizione è stato fissato al 24 gennaio 2023. 

A.d Il 24 gennaio 2023 l’interessato ha comunicato al datore di lavoro le 

sue considerazioni. 

A.e Con decisione del 26 gennaio 2023 la Cancelleria federale ha disdetto 

il rapporto di lavoro durante il periodo di prova e quindi con effetto al  

3 febbraio 2023. 

B.  

B.a Con scritto del 13 febbraio 2023, A._______ (di seguito: ricorrente o 

insorgente) ha inoltrato ricorso contro la decisione menzionata chiedendo, 

in via principale, che la stessa venga riformata e il rapporto di lavoro 

confermato e, in via subordinata, che la decisione venga annullata e il 

rapporto di lavoro confermato. 

B.b Con risposta del 16 marzo 2023 l’autorità inferiore ha contestato 

integralmente le censure sollevate nel succitato memoriale ricorsuale.  

B.c Con osservazioni finali del 20 aprile 2023 il ricorrente si è riconfermato 

nelle proprie allegazioni e conclusioni di causa.  

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Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all’art. 33 della Legge federale del 17 giugno 2005 sul 

Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le eccezioni 

di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad esso è 

retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

1.2 In sede di risposta al ricorso, l’autorità inferiore ha segnalato che il 

ricorrente ha, nel petitum del suo ricorso, chiesto di riformare o annullare il 

progetto di decisione del 17 gennaio 2023 e non la decisione definitiva del 

26 gennaio 2023. Lo scrivente Tribunale dovrebbe quindi decidere se vi 

sono le condizioni per entrare nel merito. A questo proposito si segnalano 

due considerazioni. La prima è già stata individuata dall’autorità inferiore: 

dalla prima pagina del gravame emerge incontestabilmente che il ricorso è 

indirizzato contro la decisione (definitiva) del 26 gennaio 2023. In secondo 

luogo, in sede di osservazioni finali, il ricorrente ha rettificato il petitum, 

chiedendo dunque la riforma o l’annullamento del provvedimento definitivo 

e non del progetto di decisione. Il Tribunale considera che sarebbe un 

formalismo eccessivo dichiarare inammissibile il ricorso per via 

dell’impiego impreciso della terminologia giuridica, soprattutto vista la 

successiva rettifica. Nella presente fattispecie, l’atto impugnato costituisce 

quindi una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. Il provvedimento è stato 

emesso dalla Cancelleria federale, che è un’autorità inferiore ai sensi 

dell’art. 33 lett. d LTAF. 

1.3 Pacifica è la legittimazione ricorsuale del ricorrente, essendo lo stesso 

destinatario della decisione impugnata e avendo un interesse a che la 

stessa venga qui annullata (art. 48 PA). Il ricorso è poi stato interposto 

tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di 

forma e di contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). 

1.4 Il ricorso è ricevibile in ordine e deve essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1  

Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invocati 

la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere 

di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o incompleto 

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di fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b PA) nonché l’inadeguatezza 

(art. 49 lett. c PA). 

2.2 L’autorità adita non è vincolata né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), 

né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2007/41 consid. 2 [pagg. 529 e seg.]). 

Secondo il principio di articolazione delle censure (Rügeprinzip) l’autorità 

di ricorso non è tenuta ad esaminare le censure che non appaiono evidenti 

o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presentazione dei 

fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. sentenza del TAF  

A-5225/2018 del 7 maggio 2019 consid. 2) . Il principio inquisitorio non è 

assoluto: la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare. 

Quest’ultimo comprende per la parte l’obbligo di produrre le prove 

necessarie, d’informare il giudice sulla fattispecie e di motivare la propria 

richiesta (cfr. art. 13 PA; DTF 143 II 425 consid. 5.1; 140 I 285 

consid. 6.3.1). 

2.3 Nell’ambito dell’ampio potere d’apprezzamento di cui dispone lo 

scrivente Tribunale, si deve comunque considerare ch’egli lo eserciterà con 

prudenza qualora si debba giudicare di questioni per le quali l’autorità di 

prima istanza, a sua volta, dispone pure di siffatto ampio potere 

d’apprezzamento. Tale è il caso segnatamente per quanto concerne la 

valutazione delle prestazioni dei collaboratori. In caso di dubbio, esso non 

si scosta dalla posizione assunta dall’autorità inferiore rispettivamente non 

sostituisce il proprio apprezzamento a quello di quest’ultima (cfr. [tra le 

tante] sentenze del TAF A-514/2022 del 19 dicembre 2022 consid. 2 con 

rinvii). 

3.  

3.1 In primo luogo, il ricorrente lamenta una violazione del diritto di essere 

sentito. Il datore di lavoro avrebbe motivato in maniera insufficiente la sua 

decisione, visto che il suo giudizio si baserebbe su soli tre mandati svolti 

dal ricorrente. La decisione sarebbe poi viziata da un’assunzione di prove 

insufficiente. Tale doglianza ha una natura formale e va quindi esaminata 

in entrata, visto che un’eventuale violazione di questa garanzia implica di 

principio l’annullamento della decisione resa dall’autorità, 

indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito  

(cfr. DTF 148 IV 22 consid. 5.5.1; 147 I 433 consid. 5.1). 

 

3.2 Il diritto di essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 della Costituzione 

federale della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101), garantisce 

all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia resa una decisione nei 

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suoi confronti (cfr. art. 29 e 30 PA), il diritto di prendere visione dell’incarto 

(cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire mezzi di prova su fatti suscettibili di 

influire sul giudizio, di esigerne l’assunzione, di partecipare alla loro 

assunzione e di potersi esprimere sulle relative risultanze, nella misura in 

cui esse possano influire sulla decisione (cfr. art. 18 e 29 PA), nonché di 

ottenere una decisione motivata (cfr. art. 35 PA; DTF 144 I 11 consid. 5.3; 

140 I 99 consid. 3.4). 

 

3.2.1 L’obbligo di motivazione è un corollario del diritto di essere sentito. 

Detta prerogativa è finalizzata a permettere alla persona interessata di 

comprendere una decisione ed eventualmente di impugnarla. Per 

adempiere a queste esigenze occorre che l’autorità inferiore menzioni 

almeno i motivi essenziali sui quali ha fondato la sua decisione  

(cfr. DTF 146 II 335 consid. 5.1). 

 

3.2.2 Nella misura in cui il ricorrente considera che la decisione menziona 

soltanto tre mandati sui quali l’autorità avrebbe basato la sua decisione, 

conviene rilevare che non è pertinente sollevare predetta censura sotto 

l’aspetto della violazione del diritto di essere sentito: la decisione 

impugnata, comprendente più di dieci pagine, menziona molti elementi di 

fatto (cfr. segnatamente pag. 4), nonché gli apprezzamenti ivi relativi. 

L’autorità di prima istanza ha fornito inoltre nel suo incarto molteplici 

esempi (cfr. atto n. 1.124 e segg). Pertanto, il Tribunale ritornerà in seguito 

su questo punto (cfr. infra consid. 5.1 segg.). 

 

Nel caso in parola, l’interessato ha potuto impugnare con piena cognizione 

di causa la decisione della Cancelleria federale, nonché ha potuto 

presentare i mezzi di prova e la documentazione che riteneva pertinenti 

per la sua causa. 

 

Il Tribunale non ravvisa quindi alcuna violazione dell’obbligo di 

motivazione. 

  

3.3 Dall’argomentazione del ricorrente non si evince chiaramente se egli 

intenda pure invocare una violazione del diritto di essere sentito in quanto 

l’autorità di prima istanza non avrebbe sufficientemente istruito la causa, 

tralasciando segnatamente di amministrare ulteriori mezzi di prova. 

3.3.1 Quando l’autorità reputa come chiare le circostanze di fatto e che le 

prove assunte le abbiano consentito di formarsi una propria convinzione, 

essa emana la propria decisione. In tale ipotesi, se procedendo in modo 

non arbitrario ad un apprezzamento anticipato delle prove proposte, è 

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convinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua 

opinione, l’autorità può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 142 IV 49 

consid. 2.1.3 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF A-4700/2020 del 

28 febbraio 2023 consid. 4.2.4; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. 3.144, 

pag. 241). Tale modo di procedere non è contrario al diritto di essere sentito 

garantito dall’art. 29 cpv. 2 Cost. e alle norme di procedura previste dalla 

PA (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 consid. 3.3; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-6526/2020 del 5 luglio 2022 consid. 2.3 con rinvii). 

3.3.2 Su questo punto è necessario considerare che, dall’incarto, si evince 

che il ricorrente ha avuto possibilità di esprimersi prima dell’emanazione 

della decisione querelata, proporre mezzi di prova e contestare i fatti 

invocati o apportare ogni elemento che lui – giurista di formazione – 

giudicava opportuno. L’incarto – peraltro voluminoso se si considera che 

concerne soltanto tre mesi di collaborazione – contiene numerosi esempi 

di correzioni, accompagnate da spiegazioni e scambi tra il ricorrente e la 

sua superiore (cfr. ad esempio atto n. 1.124 segg.).  

Di conseguenza, non si può certamente considerare che l’autorità di prime 

cure abbia violato il diritto di essere sentito del ricorrente scartando mezzi 

di prova.  

In sunto, il Tribunale non ravvisa dunque alcuna violazione del diritto di 

essere sentito. Il provvedimento emanato dall’autorità inferiore va dunque, 

dal profilo formale, tutelato. 

4.  

Nel merito, l’autorità di prima istanza ha considerato che il ricorrente non 

corrisponde al profilo professionale richiesto e che, data la valutazione 

negativa, non vi è neanche modo di contare su una collaborazione futura 

di successo. 

Il ricorrente contesta che gli estremi per una disdetta durante il periodo di 

prova siano raggiunti. Egli sostiene, in sostanza, che l’assunzione di prove 

sarebbe stata insufficiente e inesatta. Trattandosi delle condizioni del 

licenziamento, il ricorrente ritiene che la formazione sarebbe stata 

insufficiente per consentirgli di superare il periodo di prova. Egli è anche 

dell’avviso che l’autorità di prima istanza non avrebbe basato la disdetta su 

dei criteri oggettivi quali degli obiettivi chiari da raggiungere, i quali, nella 

fattispecie, non gli sarebbero stati fissati. 

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Nel caso in disamina, quindi, l’oggetto del litigio è circoscritto all’esame 

della conformità della disdetta del rapporto di lavoro durante in periodo di 

prova. 

5.  

Sulla base degli art. 12 cpv. 2 della Legge del 24 marzo 2000 sul personale 

federale (LPers, RS 172.220.1) e 30a cpv. 1 dell’Ordinanza del 3 luglio 

2001 sul personale federale (OPers, RS 172.220.111.3) il rapporto di lavoro 

può, durante il periodo di prova, essere disdetto in via ordinaria con un 

preavviso di sette giorni. Ai sensi dell’art. 27 cpv. 1 OPers il periodo di prova 

è di tre mesi. Questo può però anche, con l’accordo delle parti, essere 

soppresso o accorciato (art. 27 cpv. 3 OPers), ma anche prolungato a sei 

mesi al massimo per certe categorie di impiegati (art. 27 cpv. 2 OPers). 

Ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 LPers, il rapporto di lavoro è sottoposto, sempre 

che la LPers e altre leggi non prevedano disposizioni derogatorie, anche 

alla Legge federale di complemento del Codice civile svizzero del  

30 marzo 1911 (Libro quinto: Diritto delle obbligazioni [CO], RS 220). Nel 

caso in cui né la LPers né l’OPers contengano delle indicazioni 

maggiormente circoscritte sui motivi per i quali un rapporto di lavoro può 

essere disdetto durante il periodo di prova, sono determinanti le 

disposizioni del CO e la giurisprudenza che vi fa riferimento (cfr. sentenza 

del Tribunale A-6870/2017 dell’11 giugno 2018 consid. 4.1). 

Il periodo di prova consente al datore di lavoro e all’impiegato di valutare 

se le rispettive aspettative sono soddisfatte (cfr. DTF 144 III 152 consid. 

4.2, 134 III 108 consid. 7.1.1). Malgrado le esigenze relative ai motivi di 

disdetta durante il periodo di prova non siano troppo severe, la rescissione 

del rapporto di lavoro non può essere decisa ad libitum. Pertanto, il 

licenziamento durante il periodo di prova può essere pronunciato quando 

la persona neoassunta non è stata in grado di dimostrare le sue capacità 

e quando è improbabile che tali prove vengano fornite in futuro. È 

sufficiente la constatazione motivata che il candidato non è adatto al profilo 

professionale richiesto. Lo stesso vale se, per motivi personali, le parti non 

riescono a costruire il rapporto di fiducia necessario o se ci sono ragioni 

oggettive per mettere in dubbio una futura collaborazione senza ostacoli. 

Anche i fattori interpersonali o l’incapacità di un dipendente di integrarsi, di 

accettare le critiche e di gestire le dinamiche gerarchiche possono portare 

alla risoluzione di un rapporto di lavoro durante il periodo di prova (cfr. 

sentenza del Tribunale A-3713/2021 del 30 dicembre 2022 consid. 4.3 con 

ulteriori riferimenti). 

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5.1 Come già menzionato (cfr. supra consid. 3.2.2), il ricorrente considera 

che l’autorità non abbia accertato in maniera completa i fatti, basandosi 

soltanto su qualche errore commesso, senza tenere dovutamente conto 

della totalità del suo operato. 

5.1.1 Come considerato in precedenza (cfr. supra consid. 3.2.2), l’autorità 

di prima istanza ha sì menzionato tre riscontri negativi, ma ha apportato 

anche ulteriori prove, tra cui una raccolta di numerosi esempi di errori 

commessi dal ricorrente (cfr. atto n. 1.124 segg.). Risulta pure dall’incarto 

che le discussioni telefoniche e gli scambi di posta elettronica tra il 

ricorrente e la sua superiore sono stati molto frequenti. Dopo attenta 

consultazione degli atti risulta agli occhi dello scrivente Tribunale 

indiscutibile che l’autorità dispone di numerosi elementi di prova e non di 

soli tre riscontri negativi. Pretendere ora, come fa il ricorrente, che l’autorità 

si sarebbe basata solamente su tre mandati per basare il suo giudizio non 

corrisponde alla realtà che emerge dagli atti. Questa tesi inoltre, visti i 

numerosi scambi tra il ricorrente e sua superiore, non è neanche 

sostenibile. 

5.1.2 Inoltre, il ricorrente dimentica che l’autorità di prime cure ha 

espressamente indicato che la valutazione si basa sulla qualità dei lavori 

consegnati (cfr. pag. 6 della decisione impugnata), approccio che peraltro 

l’autorità di prima istanza poteva e doveva avere. In effetti, lo scrivente 

Tribunale non considera l’elemento quantitativo come solo decisivo: se i tre 

riscontri negativi hanno avuto come conseguenza dei cambiamenti 

importanti nelle traduzioni consegnate, è presente una certa quantità di 

elementi che dimostra che la qualità del lavoro, senza che sia da 

considerarsi come arbitrario, era insufficiente. In effetti, in un’attività come 

quella di giurilinguista, è necessario padroneggiare il linguaggio giuridico 

nonché la linguistica. È un’attività che conseguentemente comporta una 

parte di apprezzamento. In siffatto apprezzamento l’autonomia dell’autorità 

di prima istanza è importante (cfr. supra consid. 2.3) e lo scrivente 

Tribunale non può sostituire il suo apprezzamento senza validi motivi. 

Comunque, non si può semplicemente prendere in considerazione un certo 

numero di errori per determinare un limite oltre al quale le prestazioni 

devono essere considerate insufficienti alla stregua del ricorrente che 

contrappone in un certo modo i tre riscontri negativi agli 87 altri lavori 

eseguiti, secondo lui, in maniera sufficiente. In altre parole, l’insufficienza 

della prestazione può essere determinata in funzione di criteri anche 

qualitativi – segnatamente anche dal tipo di errori commessi – i quali, in 

casu, hanno condotto il datore di lavoro a disdire il rapporto di lavoro 

durante il periodo di prova. Visto quanto precede, non solo gli errori 

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riscontrati erano più di quelli segnalati dal ricorrente, ma essi dimostrano 

che le esigenze qualitative non erano adempiute. Non vi è dunque ragione 

di rimproverare l’autorità inferiore da questo profilo. 

La censura concernente l’accertamento incompleto dei fatti va quindi 

respinta. 

5.2 Il ricorrente rimprovera l’autorità inferiore anche di non aver accertato i 

fatti in maniera esatta. A mente sua, a differenza di quanto sostenuto dal 

datore di lavoro, la formazione ricevuta sarebbe stata insufficiente. 

5.2.1  A questo proposito il Tribunale segnala un’incongruenza tra ciò che 

l’insorgente ha dichiarato durante il colloquio con la sua superiore del  

30 dicembre 2022 e quello che egli ha sollevato nel ricorso. Egli ha non ha 

infatti fatto cenno ad un’insufficienza della formazione, ma ha avuto un 

atteggiamento decisamente più mite (cfr. atto n. 1.165 pag. 1: “Info 

sufficienti, ma situazioni in cui avrei dovuto/voluto chiedere di più e/o mi 

sarei aspettato di ricevere indicazioni supplementari”; “B._______ + 

C._______: molto disponibili”). Sono quindi quantomeno sorprendenti le 

critiche mosse dal ricorrente verso la sua superiore in sede ricorsuale. 

5.2.2 A questo elemento se ne somma un altro. Dagli scritti del ricorrente 

emerge una certa aspettativa nei confronti del datore di lavoro (cfr. pag. 3 

delle osservazioni finali del 20 aprile 2023: “Vista l’esperienza di B._______ 

– ovverosia di colei che mi poteva e doveva seguire più da vicino nel mio 

lavoro, essendo mia diretta superiore e presente a […]”). Lo scrivente 

Tribunale considera che il grado di indipendenza richiesta è da fissare in 

base alla funzione ricoperta e al tipo di attività svolta. Il ricorrente è stato 

assunto per svolgere sì la funzione di giurilinguista, ma anche per ricoprire 

il ruolo di capo sostituto della Sezione traduzione e redazione e non quello 

di praticante; inoltre anche se l’attività di giurilinguista era nuova per il 

ricorrente, essa presenta delle sovrapposizioni con la funzione di giurista.  

L’autorità di prima istanza si poteva ragionevolmente attendere un grado di 

autonomia più elevato nella traduzione di testi ufficiali. 

La censura riguardante l’accertamento inesatto dei fatti va quindi, 

anch’essa, respinta. 

5.3 Il ricorrente è altresì dell’avviso che non vi siano dei motivi oggettivi per 

una disdetta del rapporto di lavoro durante il periodo di prova. Non sarebbe 

possibile infatti valutare le prestazioni del ricorrente vista l’assenza di criteri 

di valutazione oggettivi. Da un lato, non ci sarebbe nulla di oggettivo nello 

stabilire se, per tradurre in italiano dal tedesco o dal francese, sia più 

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appropriata una certa parola rispetto ad un sinonimo. Dall’altro lato, per 

sostenere l’esistenza di motivi oggettivi, la decisione avrebbe dovuto 

basarsi su dei chiari obiettivi, i quali, tuttavia, non sarebbero stati fissati dal 

datore di lavoro. Infine, l’esito negativo del periodo di prova sarebbe anche 

da ricondurre a dei pregiudizi che la superiore del ricorrente nutrirebbe nei 

confronti dei giuristi. 

L’autorità inferiore ha documentato abbondantemente le ragioni che 

l’hanno condotta a disdire il rapporto di lavoro durante il periodo di prova. 

Il datore di lavoro ha segnatamente esposto alcuni esempi di correzioni 

effettuate dalla superiore del ricorrente. In questa raccolta l’autorità 

inferiore ha segnalato una serie di errori che possono, a differenza di 

quanto sostenuto dal ricorrente, essere qualificati come oggettivi. Ad 

esempio, il ricorrente ha tradotto in un’occasione il termine in tedesco 

“Konsultation” in “consultazione” (cfr. atto n. 1.124 pag. 5). Inserito nel 

contesto, il termine avrebbe dovuto essere tradotto in “sondaggio”, visto 

che la consultazione (in tedesco: “Vernehmlassung”) costituisce un termine 

tecnico preciso, che si riferisce alla partecipazione dei Cantoni, dei partiti 

politici e gli ambienti interessati nell’ambito della preparazione di importanti 

atti legislativi e di altri progetti di ampia portata, nonché su importanti trattati 

internazionali (cfr. art. 147 Cost.). Ancora, l’insorgente ha tradotto 

l’espressione “formell-gesetzlichen Regelungen” in “normative giuridico-

formali”, quando, in base al linguaggio della comunità giuridica svizzera, la 

traduzione avrebbe dovuto essere “basi legali in senso formale” (cfr. atto 

n. 1.124 pag. 8). Risulta da uno studio complessivo degli atti versati 

all’incarto che vi sono delle ragioni oggettive per pronunciare il 

licenziamento durante il periodo di prova (cfr. in particolare atto n. 1.124 

pag. 1 segg.). È sempre da un’analisi d’insieme che lo scrivente Tribunale 

reputa anche che le lacune emerse non possano essere colmate in tempi 

ragionevoli per il datore di lavoro. In particolare dagli errori di carattere 

linguistico si desume che il ricorrente abbia ancora bisogno di tempo per 

solidificare le sue conoscenze (per citare uno dei molteplici esempi, 

l’insorgente ha tradotto l’espressione “ist nicht” in “non sembra essere”, cfr. 

atto n. 1.124 pag. 15). 

Per quanto concerne la fissazione degli obiettivi durante il periodo di prova, 

e quindi il rimprovero del ricorrente rivolto all’autorità inferiore di non averli 

formulati, il Tribunale osserva quanto segue. Innanzitutto, è superfluo 

domandarsi se gli obiettivi siano stati fissati, come sostiene l’autorità 

inferiore, oppure no, in base alle dichiarazioni del ricorrente. Infatti la legge, 

così come la giurisprudenza, non prevedono l’obbligo per il datore di lavoro 

di formulare degli obiettivi durante il periodo di prova. Per la valutazione 

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dell’operato di un giurilinguista – per natura difficile da definire con dei 

criteri quantitativi e soprattutto qualitativi precisi –  il criterio determinante è 

che egli sappia tradurre e rivedere dei testi giuridici in maniera 

sufficientemente buona. Per fare ciò non occorre descrivere in maniera 

precisa i risultati che si vogliono conseguire in un intervallo di tempo 

delimitato, ma è sufficiente un’impressione complessiva. Ebbene, l’autorità 

inferiore ha considerato le prestazioni del ricorrente insoddisfacenti e, dagli 

atti, non emerge che questa valutazione sia stata fatta in maniera arbitraria. 

 

Il Tribunale tiene anche a sottolineare che, essendo il ricorrente stato 

assunto per ricoprire la funzione di capo sostituto, egli non ha dato prova 

di senso di responsabilità, nella misura in cui l’interessato ha trasmesso 

una traduzione di una collaboratrice con diversi errori, nonostante 

l’avvertimento della sua superiore, la quale lo aveva espressamente 

invitato a controllare attentamente il lavoro della suddetta impiegata. 

 

5.4 Infine, quandanche la superiore del ricorrente avesse espresso delle 

frasi infelici nei confronti della categoria dei giuristi – affermazione che il 

Tribunale considera una mera allegazione di parte non essendovi prove a 

sostegno – il ricorrente non è riuscito a persuadere lo scrivente Tribunale 

che l’esito negativo del periodo di prova possa essere riconducibile a dei 

preconcetti. Tenuto conto dello scopo del periodo di prova e dell’ampio 

potere di apprezzamento dell’autorità (cfr. supra consid. 5 e 2.3), 

quest’ultima ha abbondantemente dimostrato con elementi imparziali e 

oggettivi l’insufficienza delle prestazioni dell’insorgente (cfr. supra  

consid. 5.3). 

 

6.  

Occorre a questo stadio dirimere se il licenziamento è proporzionato 

rispetto allo scopo perseguito. 

6.1 L’esame della proporzionalità – sancita dall’art. 5 Cost. – ha una 

struttura trifasica, nel senso che è suddiviso in tre gradini di analisi. 

Innanzitutto una misura deve essere idonea a realizzare l’interesse 

pubblico perseguito. Un provvedimento deve in secondo luogo essere 

necessario. Deve, in altri termini, sempre prevalere l’alternativa più mite 

che persegue però con la stessa efficacia il medesimo scopo. Occorre 

infine verificare che la misura sia proporzionata rispetto allo scopo o, in 

altre parole, che essa sia ragionevolmente esigibile (cfr. tra le altre  

DTF 140 II 194 consid. 5.8.2). 

A-834/2023 

Pagina 12 

6.1.1 Nel caso in esame il Tribunale ritiene che la misura è idonea, nel 

senso che persegue, in senso più lato, l’interesse pubblico al buon 

funzionamento dell’amministrazione pubblica e, più in particolare, 

l’interesse pubblico alla correttezza e all’accuratezza di traduzioni di testi 

ufficiali emanati da organi federali.  

6.1.2 Il provvedimento adottato è altresì necessario. Una misura più mite 

avrebbe potuto ad esempio essere il prolungamento del periodo di prova. 

Questo tipo di provvedimento è immaginabile quando permangono ancora 

dei dubbi circa l’idoneità dell’impiegato. Lo scrivente Tribunale sostiene 

che, viste le lacune emerse nei primi tre mesi, sarebbe stato difficile 

aspettarsi che il ricorrente potesse ribaltare la valutazione con un 

prolungamento del periodo di prova. 

6.1.3 Come precisato in precedenza (cfr. supra consid. 5), le condizioni per 

la disdetta durante il periodo di prova non sono particolarmente restrittive. 

Il perseguimento degli interessi pubblici citati poc’anzi prevale quindi 

sull’interesse soggettivo del ricorrente. Il provvedimento è dunque 

ragionevolmente esigibile. 

6.2 Ne discende che la misura adottata nei confronti dell’insorgente è 

conforme al principio della proporzionalità e che, quindi, la decisione 

dell’autorità inferiore va tutelata. 

7. Alla luce di quanto esposto, la disdetta del rapporto di lavoro durante il 

periodo di prova è conforme agli art. 12 cpv. 2 LPers e 30a OPers, così 

come alla corrispondente giurisprudenza. Il ricorso è quindi respinto. 

8.  

In base all’art. 34 cpv. 2 LPers, la procedura di ricorso è gratuita tranne nei 

casi di temerarietà. Nella fattispecie si rinuncia quindi alla riscossione di 

spese di procedura. Visto l’esito della lite, il ricorrente non ha diritto alla 

rifusione di indennità a titolo di ripetibili (cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario e 

art. 7 cpv. 1 del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle 

spese ripetibili, nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

[TS-TAF, RS 173.320.2] a contrario). Infine, malgrado il verdetto ad essa 

favorevole, l’autorità inferiore non ha diritto alla rifusione di indennità a titolo 

di ripetibili (cfr. art. 7 cpv. 3 TS-TAF). 

 

(il dispositivo è sulla pagina seguente) 

A-834/2023 

Pagina 13 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non vengono assegnate spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e all’autorità inferiore. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Demis Mirarchi 

 

  

A-834/2023 

Pagina 14 

Rimedi giuridici: 

Le decisioni del Tribunale amministrativo federale in ambito di rapporti di 

lavoro di diritto pubblico possono essere impugnate davanti al Tribunale 

federale a condizione che concernano controversie di carattere 

patrimoniale il cui valore litigioso sia pari almeno a franchi 15’000.– 

rispettivamente – se ciò non è il caso – nelle quali si ponga una questione 

di diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 LTF). Se 

non si tratta di una contestazione a carattere pecuniario, il ricorso è 

ricevibile soltanto nella misura in cui concerna la parità dei sessi (art. 83 

lett. g LTF). Se il ricorso in materia di diritto pubblico è ammissibile, esso 

deve essere interposto, nel termine di 30 giorni dalla notificazione della 

decisione contestata, presso il Tribunale federale, 1000 Losanna 14 

(art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il termine rimane sospeso dal 15 

luglio al 15 agosto incluso (art. 46 cpv. 1 lett. b LTF). Il termine è reputato 

osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, 

all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza 

diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 

48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, 

contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 

essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della parte 

ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

A-834/2023 

Pagina 15 

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (atto giudiziario)