# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9aa28a21-6746-5988-919a-b1e4123f7159
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-08-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 31.08.2000 INC.2000.38304
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-38304_2000-08-31.html

## Full Text

N. 383.2000.4 L                                                         Lugano,
31 agosto 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

 

sedente per statuire sull'istanza
di libertà provvisoria presentata il 18 agosto 2000 da

 

 

__________,
cittadino turco

(patrocinato dall'avv.
__________)

 

 

e qui trasmessa con preavviso
negativo il 25/29 agosto 2000 dal Procuratore pubblico avv. __________;

 

 

viste le osservazioni 31 agosto
2000 dell'accusato, che si conferma in contenuti e conclusioni dell'istanza;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto e considerato

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

 

1.

 

 

__________ venne arrestato il 13
giugno 2000, con contestuale promozione dell'accusa nei suoi confronti per
titolo di furto e infrazione alla legge federale sulle armi e sulle munizioni.
A verbale del 13 luglio 2000 (doc. _ dell'inc. MP 3129/2000, secondo
numerazione verosimilmente provvisoria), il Procuratore 

pubblico ha esteso l'accusa ai reati di truffa, danneggiamento, infrazione e
contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti e messa in circolazione
di monete false.

 

Con decisione 21 luglio 2000
(inc. GIAR 383.2000.3) respinse una prima istanza di libertà provvisoria, così
illustrando la situazione fattuale di allora:

 

"Sin dalle prime interpellazioni, l'accusato ha
sostanzialmente ammesso la sua partecipazione alla sottrazione di telefoni
cellulari avvenuta la notte sul 10 luglio 2000 nel negozio __________, di cui è
titolare __________, padre del correo __________, tuttavia all'inizio
sottacendo la presenza e partecipazione del connazionale __________ (v. verbale
di polizia 13 giugno 2000 annesso al rapporto di arresto, doc. _). Il bottino è
consistito in circa 250 apparecchi (oltre a poco più di fr. 2000.- in contanti,
trattenuti da __________), l'operazione - perlomeno nelle viste di __________ -
dovendo servire a mascherare precedenti svendite sottobanco da parte di
quest'ultimo di un centinaio di telefoni cellulari, quindi per un valore
complessivo di fr. 123'424.-, secondo il prezzo di vendita (v. verbale di
polizia 17 giugno 2000 di __________, doc. _), da poi fare valere per ottenere
il risarcimento assicurativo. All'arresto __________ è stato trovato munito
alla cintola di una pistola Browning cal. 6.35, scarica, e del relativo
caricatore, in tasca (v. il citato verbale 13 giugno 2000, pag. 4): alla
polizia disse di essere così armato per difesa personale, specificando a questo
giudice che l'arma gli serviva per difendersi "in particolare da
connazionali" (verbale di conferma dell'arresto, doc. _).

Il seguito dell'istruttoria ha portato alla luce
sospetti ed anche parziali conferme di partecipazione ad altre fattispecie
delittuose. Dopo aver negato partecipazione a traffici di stupefacenti (verbale
di polizia 29 giugno 2000, doc. _) e solo confrontato con registrazioni di
conversazioni telefoniche, __________ ha ammesso di aver ricevuto
complessivamente una ventina di grammi di cocaina, in parte venduti, in parte
restituiti, un paio "sniffati" con dei conoscenti (v. verbale
di polizia 30 giugno 2000, doc. _): ha per il rimanente continuato a negare
maggior coinvolgimento ed in particolare di aver proposto a __________ di
acquistare e spacciare cocaina (v. verbale di polizia 19 luglio 2000, qui
prodotto lo stesso giorno). Del pari si dichiara estraneo alla partecipazione
ad altri reati, nonostante dichiarazioni in contrario senso di __________ e di
__________, ed in particolare all'organizzazione di un traffico di lire false e
ad un oscuro maneggio menzionato come "lavoro da fr. 160'000"
in una conversazione telefonica tra l'accusato istante e __________ (v. verbale
di polizia 30 giugno 2000 di __________, doc. _ pag. 4) e che è superfluo qui
approfondire, in quanto non ancora sufficientemente chiarito."

 

L'accusato istante si è
successivamente ancora dimostrato reticente, in particolare negando proposte di
acquisto e spaccio di cocaina, interessamento a disponibilità di armi e
conoscenza di traffico di banconote false (v. verbale di polizia 19 luglio
2000, doc. _). Ancora nello scritto 29 luglio 2000 al Procuratore pubblico
(doc. _), __________ si dilunga a descrivere la propria disastrata situazione
personale, concludendo di non essere "una persona che commette reati",
ma senza la minima aggiunta chiarificatrice degli addebiti già contestatigli
anche sulla base delle affermazioni di terzi coinvolti. Sarà poi solo nel
verbale 4 agosto 2000 in sede di polizia (doc. _) ed all'interrogatorio 7
agosto 2000 dinnanzi al Procuratore pubblico (doc. _), che egli farà spazio ad
ammissioni, avendo in precedenza taciuto "per non compromettere la
posizione 

degli altri": avrebbe preferito che "prima parlassero loro"
(come in realtà fu il caso per le contestazioni di verbali dei correi pure in
quei frangenti snobbate da __________).

 

 

 

2.

 

 

L'istanza di libertà provvisoria
assevera che non vi sono più ragioni per il mantenimento del carcere
preventivo. __________ ha confessato definitivamente e completamente, per cui
gli eventuali necessari confronti potranno avvenire anche dopo la
scarcerazione, tenuto anche presente che la sua precedente reticenza conferma
il suo ruolo secondario nella commissione dei reati imputati. Egli è
incensurato e la dura permanenza presso le carceri pretoriali servirà da
deterrente di contro a pericolo di recidiva. Né vi è pericolo di fuga per
l'impossibilità pratica di lasciare la Svizzera, dove intende rimanere.

 

Il Procuratore pubblico,
riassunti i dati di fatto, esprime preavviso negativo all'istanza, richiamando
la decisione 21 luglio 2000, che mantiene tuttora validità.

 

Le osservazioni a detto preavviso
negativo nella sostanza ribadiscono gli assunti dell'istanza, evidentemente con
diverso apprezzamento della situazione personale e processuale dell'accusato
rispetto a quella espressa da magistrato inquirente.

 

 

 

3.

 

 

Diritto e giurisprudenza
applicabili sono noti come alla precedente richiamata decisione:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33
scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo
evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in
libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e (poi, se del caso) proroga del
carcere preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello
stesso accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto
e nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali -
per quanto qui concerne - i bisogni dell'istruzione, particolarmente intesi
quale tema di collusione, il pericolo di fuga e quello di recidiva (senza
dimenticare che l’arresto, quale misura processuale cautelativa, non serve
unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad assicurare la presenza
dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale espiazione della pena: DTF
109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16 novembre 1993 del Tribunale
federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3).

 

 

 

 

 

 

L'eccezione della cautelare privazione della libertà
personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto
cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di
quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel
solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con
maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione
della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988
pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei
ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag.
128)."

 

 

 

4.

 

 

Anche ora, sufficienti
presupposti di legge, come anche esplicitati dalla prassi e dalla
giurisprudenza, sono presenti nella situazione personale e processuale di
__________ a legittimare e giustificare il perdurare della cautelare privazione
della sua libertà, sino al dibattimento processuale.

 

Considerato che appare pacifica
l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpabilità per le ammissioni via via
fatte dall'accusato (e come riconosciuto nelle osservazioni al preavviso
negativo), permangono anche gli altri preminenti motivi già evocati in
precedenza:

 

-         
il pericolo di collusione è concreto e deriva dalla presenza di più
persone coinvolte e non del tutto collaboranti o concordanti su addebiti e
rispettive responsabilità e soprattutto dall'atteggiamento reticente e
temporeggiatore di __________ (egli non ha confessato prima degli altri, ma ha
furbescamente atteso le contestazioni di quanto gli altri già avevano
dichiarato): e le indagini non appaiono ancora definitivamente concluse (tanto
che la difesa dell'istante riferisce di avere solo parziale accesso agli atti),
senza dimenticare che il rischio di collusione può continuare ad esistere anche
dopo la conclusione dell'istruttoria, con riguardo a mezzi di prova che
dovranno essere assunti al dibattimento (sentenza 23 marzo 2000 del Tribunale
federale in re S.B.), quali gli inevitabili confronti tra coimputati dal
problematico approccio descritto sopra;

 

-         
nulla di nuovo o di diverso (semmai aggravamento di responsabilità e di
sospetti) vi è oggi sull'eventualità di fuga, per cui basta riprodurre il
corrispondente considerando della decisione 21 luglio 2000:

 

"Per quanto concerne il pericolo di fuga, si
ricorda che i criteri determinanti per stabilire se questo presupposto sia dato
o meno sono il carattere del prevenuto, il suo domicilio, la sua professione,
la sua situazione famigliare e i suoi legami con lo Stato in cui egli é 

inquisito (SJ 103/1981, 135; sentenza 31 marzo 1992 in re S.C. del Tribunale
federale; sentenza 20 ottobre 1994 in re M.A., CRP 314/94). L'apprezzamento di
tutte le circostanze, per invocare appunto un rischio di fuga, deve lasciar
presumere che le conseguenze di una fuga appaiano per l’accusato come un male
minore rispetto a quello derivante per lui dall'ulteriore carcerazione, con
maggior forza quanto più i reati imputati comportino pene edittali od
eventualità di pena concreta importanti (in questo senso Mario Luvini; in REP 1989, pag. 292, con i
riferimenti ivi indicati; sentenza 14 novembre 1994 in re S.V., CRP
341/94).

E' ben vero che __________ ha qui parenti e afferma di
essersi "assimilato", non intendendo pertanto rimpatriare (v.
verbale di polizia 29 giugno 2000, doc. _, pag. 4 e 5), comunque già la sua
permanenza è precaria, non essendo ancora stata decisa la sua domanda di asilo,
e soprattutto si trova confrontato con le riferite importanti imputazioni e con
altri chiarimenti tali da oggettivamente aggravare la sua posizione
processuale, per cui la scelta di latitanza è eventualità concreta, sia per
evitare confronti e accertamenti, sia per sfuggire alla condanna ad una pena
detentiva verosimilmente da espiare, con possibile seguito comunque di
espulsione."

 

-         
del pari si ha in punto alla recidiva:

 

"Anche se non evocato al momento della conferma
dell'arresto e neppure avanzato dal Procuratore pubblico, può ora essere
discorso di pericolo di recidiva, osservando come lo stesso debba essere
concreto (DTF 105 Ia 31) e risultare da una valutazione dell’insieme delle
circostanze, tra cui i precedenti dell’accusato, il suo comportamento durante
l’istruttoria, la sua personalità, la sua costituzione fisica e soprattutto
psichica e le modalità di commissione dei reati che gli vengono addebitati,
così che la reiterazione appaia assai verosimile (Mario LUVINI, in REP 1989,
pag. 294; Gérard PIQUEREZ, Précis de procédure pénale suisse, Lausanne 1987, n.
1186/7).

Il complesso degli addebiti, sia pure solo considerando
quanto ammesso dall'accusato, ed il comportamento processuale di quest'ultimo
dimostrano disponibilità a ripetuta indiscriminata partecipazione a reati, in
quanto "sprovvisto di mezzi finanziari" (v. verbale di polizia
13 giugno 2000, annesso al doc. _, e come ricordato nell'istanza). Ora egli è
disoccupato, vale a dire nella stessa situazione di squattrinato, facile
indirizzo al reato, avuto anche presente che una liberazione prima del completo
accertamento dei fatti e della conclusione del procedimento indurrebbe a
banalizzazione di quanto commesso, senza quindi sufficiente influsso di
prevenzione speciale."

 

 

 

5.

 

 

Il carcere preventivo sin qui sofferto
(di poco più di due mesi, al momento dell'introduzione dell'istanza) e
ipotizzabile sino al deferimento al giudice del merito, in un procedimento che
risulta essere condotto - come risulta dagli atti processuali - con coerente
sollecitudine nonostante l’atteggiamento poco collaborante dell’accusato, è
pienamente rispettoso del principio di proporzionalità, tenuto anche conto del
complesso dei fatti da accertare e delle persone coinvolte, nonché della
prevedibile pena privativa della libertà - come già osservato - verosimilmente
da espiare. 

 

 

 

 

 

 

 

Il principio di proporzionalità è
così rispettato (art. 176 cpv. 2 CPP), al Procuratore pubblico essendo comunque
presenti i precetti di celerità dettati dagli art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP.

 

 

 

6.

 

 

L’istanza è conseguentemente respinta con
la presente decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 lett. f TG
e contrario) e suscettibile di impugnazione alla Camera dei ricorsi penali
(art. 284 cpv. 1 lett. a CPP).

 

 

 

Per i quali motivi,

 

richiamati i citati articoli di
legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.      
L’istanza di libertà provvisoria è respinta.

 

 

2.      
Non si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

 

 

3.      
Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi
penali entro dieci giorni dall’intimazione.

 

 

4.      
Intimazione:

-    avv. __________, per sé e per l’istante;

       -    Procuratore pubblico avv. __________ (con copia delle
osservazioni dell’istante e con gli atti dell’incarto MP 3129/2000 di ritorno).

 

 

 

 

                                                                              giudice
__________