# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a139f0b7-f008-56fa-915c-f3caf78d44b6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-05-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.05.2018 D-7330/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7330-2017_2018-05-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7330/2017 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  m a g g i o  2 0 1 8   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Markus König;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A.________, nato il (…), alias 

B.________, nato il (…), 

Eritrea,   

rappresentato dal signor Rosario Mastrosimone,  

SOS Antenna Profughi,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento); 

decisione della SEM del 24 novembre 2017 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A.________ ha presentato in Svizzera il 

14 settembre 2017 (cfr. atto A1/2) a seguito della richiesta di 

ricollocamento dell’interessato da parte dell’Italia (cfr. atti processuali), 

i verbali d’audizione del richiedente del 26 settembre 2017 (di seguito: 

verbale 1) e del 24 ottobre 2017 (di seguito: verbale 2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 24 novembre 2017, notificata il giorno stesso (cfr. atto A15/1), con cui 

tale autorità non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato e ha 

respinto la succitata domanda d’asilo, pronunciando il suo allontanamento 

dalla Svizzera, ritenendo però attualmente non ragionevolmente esigibile 

l’esecuzione dell’allontanamento, con conseguente ammissione 

provvisoria del richiedente, 

il ricorso del 27 dicembre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 28 dicembre 2017) inoltrato al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale), con cui il ricorrente è insorto contro la predetta 

decisione, chiedendo l’annullamento della stessa e la restituzione degli atti 

all’autorità inferiore per completamento dell’istruttoria e nuova valutazione 

in merito alla verosimiglianza della fattispecie; contestualmente ha 

presentato una domanda di assistenza giudiziaria, secondo il senso, della 

dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, 

con protesta di spese e ripetibili, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni  ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

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che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che preliminarmente occorre rilevare che, essendo stato il ricorrente posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento nella decisione del 24 novembre 2017, e non avendo 

in specie il ricorrente censurato la pronuncia dell’allontanamento da parte 

dell’autorità di prime cure, oggetto del litigio in questa sede risulta essere 

esclusivamente la questione del riconoscimento della qualità di rifugiato e 

della concessione dell’asilo, 

che nel corso dell’audizione sulle generalità, il richiedente ha dichiarato di 

essere cittadino eritreo, di etnia tigrina, nato a C.________, D.________, 

E.________ (cfr. verbale 1, p.to 1.07, pag. 3), ed in seguito e sino al suo 

espatrio domiciliato a F.________ nella G.________, H.________, durante 

i congedi dal servizio militare, ed alloggiato invece per il servizio militare 

dapprima a F.________ e successivamente a I.________ sino all’espatrio 

avvenuto il (…) aprile 2016 (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 4); che egli 

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riferisce che avrebbe interrotto la sua formazione scolastica a metà della 

quinta classe (nel […]), lavorando in seguito quale pastore sino al (…) per 

motivi di sussistenza personale (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4); che 

poi avrebbe svolto un periodo d’addestramento militare a J.________ per 

tre mesi e successivamente per i restanti cinque anni avrebbe adempiuto 

il servizio militare (cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4); che durante 

quest’ultimo, avrebbe trascorso tre mesi in una prigione a K.________ nel 

2014, in quanto sarebbe rientrato al suo domicilio senza aver 

precedentemente ottenuto il consenso (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7 

seg.); che infine il (…) marzo 2016 avrebbe deciso di disertare partendo da 

I.________ con una vettura e recandosi al suo domicilio a F.________ (cfr. 

verbale 1, p.to 5.01 segg., pag. 6 segg.); che in quest’ultimo luogo avrebbe 

trascorso tre giorni prima di espatriare definitivamente con un amico il 

(…)  aprile 2016 a seguito di tre giorni di cammino (cfr. verbale 1, p.to 5.01, 

pag. 6), 

che sentito sui motivi d’asilo egli ha asserito di essere espatriato il (…) 

aprile 2016 dal suo Paese d’origine a seguito della diserzione dal militare 

avvenuta il (…) marzo 2016 poiché esasperato dalla durata e dalla vita del 

militare, senza libertà e diritti, che avrebbe svolto per cinque anni; che 

inoltre egli sarebbe stato detenuto nel 2014 per tre mesi, in una prigione 

sotterranea a K.________, nonché avrebbe subito dei maltrattamenti da 

parte del suo superiore militare, che l’avrebbe picchiato; che quest’ultimo 

evento lo avrebbe infine determinato a prendere la fuga dal campo militare; 

che oltracciò egli teme di essere imprigionato nel caso facesse ritorno in 

Eritrea (cfr. verbale 2, D23 segg., pag. 4 segg.), 

che a supporto delle sue dichiarazioni, l’interessato ha prodotto, nella 

procedura di prima istanza, una copia di una foto che lo ritrarrebbe con abiti 

militari (cfr. atto A10), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha considerato inverosimili ex art. 7 

LAsi i motivi d’asilo del richiedente, 

che innanzitutto l’autorità di prime cure ha ritenuto che le allegazioni del 

ricorrente circa il periodo da egli trascorso adempiendo il servizio militare, 

non sarebbero sufficientemente dettagliate e sostanziate, nonché prive di 

elementi di realtà vissuta; che invero egli, nonostante le diverse possibilità 

offertegli di chiarificare al meglio le sue dichiarazioni, avrebbe unicamente 

affermato che quali attività durante il militare faceva la guardia a turni, 

armato e seduto, da lontano; che inoltre la laconicità e la tardività riguardo 

alle circostanze della sua fuga a seguito di un problema con il suo 

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responsabile militare, all’origine anche del suo espatrio definitivo, 

farebbero propendere per un evento da lui evocato soltanto per dare un 

senso alla sua fuga dal servizio militare; che oltracciò, il ricorrente non ha 

presentato nel suo narrato dell’evasione dal campo di I.________ alcun 

elemento di difficoltà o di timore, asserendo che poteva uscire indisturbato 

dallo stesso e che si sarebbe recato a casa sua; che inoltre in merito a tale 

episodio si sarebbe pure contraddetto, in quanto avrebbe dapprima 

dichiarato di essere scappato dopo che il suo superiore avrebbe chiesto a 

qualcuno di prenderlo, ed in seguito che avrebbe invece preso la fuga 

fingendo di andare in bagno; che pertanto l’asserito periodo di cinque anni 

trascorsi svolgendo il militare a I.________, nonché la sua fuga dallo 

stesso campo militare, sarebbero integralmente inverosimili, 

che proseguendo nell’analisi anche il suo arresto successivo 

all’abbandono del campo militare, per andare a trovare il padre, 

risulterebbe privo di elementi sostanziali e di un qualsivoglia timore; che 

anche per quanto concerne l’asserita detenzione per tre mesi in una 

prigione di K.________, le sue dichiarazioni sarebbero generiche, scontate 

e stereotipate, avendo fornito quali unici elementi descrittivi del luogo: che 

vi erano dei legni al di sopra della cella oltre che avrebbe avuto difficoltà 

dovute all’espletamento dei suoi bisogni, in quanto sarebbe stato a piedi 

nudi ed il suolo della cella coperto di spine; che malgrado gli siano stati 

posti in merito dei quesiti puntuali perché potesse sostanziare meglio le 

sue affermazioni, avrebbe esclusivamente asserito che era permesso 

uscire dalla cella due volte al giorno per mangiare; che pertanto anche 

l’arresto e la successiva incarcerazione a K.________ dell’interessato non 

sarebbero plausibili, 

che inoltre, le dichiarazioni dell’insorgente riguardo all’addestramento nel 

campo di J.________, dove avrebbe trascorso tre mesi della sua 

esistenza, risulterebbero inconsistenti ed incredibili; che egli infatti quali 

unici dettagli del campo avrebbe asserito che vi erano tre edifici all’interno 

del campo dove si poteva riposare a partire da mezzogiorno; che non 

sarebbe invece stato in grado né di spiegare quali altre attività venissero 

svolte in tali edifici né qualsivoglia altro avvenimento che sarebbe successo 

all’interno degli stessi; che alla luce di tali elementi, neppure il suo 

addestramento militare e di conseguenza la retata che l’avrebbe condotto 

al campo militare sarebbero verosimili, 

che l’autorità di prime cure ha in secondo luogo ritenuto non rilevanti 

secondo l’art. 3 LAsi le altre dichiarazioni dell’interessato, 

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che dapprincipio circa la copia della fotografia prodotta dal ricorrente quale 

mezzo di prova, la stessa non proverebbe in nessuno modo che egli abbia 

svolto il servizio militare, essendo che il montaggio sarebbe stato fatto in 

uno studio fotografico; che inoltre egli non si sarebbe prodigato a farsi 

inviare l’originale della fotografia dallo studio fotografico; che viste le 

evidenze già sottolineate, tale copia sarebbe stata prodotta unicamente ai 

fini di causa, per sostenere le sue fittizie allegazioni del vissuto al militare 

e che pertanto non sarebbe pertinente ai fini della concessione dell’asilo, 

che infine anche l’uscita illegale dall’Eritrea non sarebbe rilevante in 

materia d’asilo, in quanto, la sola uscita illegale dal Paese d’origine non 

sarebbe sufficiente per ritenere un fondato timore per l’insorgente di subire 

dei pregiudizi rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi, dato che non vi sarebbero 

ulteriori elementi che lo renderebbero inviso alle autorità eritree in caso di 

un suo ritorno in patria, 

che alla luce di quanto sopra, la qualità di rifugiato non gli andrebbe 

pertanto riconosciuta ai sensi del dispositivo legale succitato, 

che nel ricorso, l’interessato contesta le considerazioni dell’autorità 

inferiore, in quanto sarebbero il risultato di un accertamento inesatto dei 

fatti e di un’errata applicazione del diritto applicabile, 

che per quanto concerne la ritenuta inverosimiglianza delle allegazioni, il 

ricorrente, malgrado riconosca di aver risposto tendenzialmente in modo 

laconico e sintetico, ritiene d’un canto che le stesse siano nel complesso 

coerenti e conformi alla realtà presente in Patria e d’altro canto di aver 

descritto in modo sufficientemente sostanziato i suoi asserti; che ciò 

farebbe propendere per la veridicità degli stessi; che invero egli avrebbe 

denominato con precisione i luoghi dove svolgeva il servizio militare, come 

pure avrebbe esposto in maniera sentita e vissuta il disagio provato 

durante lo stesso; oltracciò circa il periodo trascorso in carcere avrebbe 

evocato degli elementi – l’esistenza di due grandi stanze sotterranee, i rami 

ricoperti di terra presenti nella cella, la presenza di spine sul terreno e le 

problematiche riscontrate per l’espletamento dei suoi bisogni fisiologici – 

che sarebbero inusuali in altri istituti carcerari e di non facile dominio 

pubblico; che a ben vedere la concisione delle sue risposte, nelle quali non 

sarebbero ravvisabili delle contraddizioni rilevanti, potrebbero essere 

riconducibili a sue difficoltà mnesiche ed espositive oppure anche alla sua 

limitata scolarizzazione; che in conclusione gli atti andrebbero restituiti 

all’autorità di prime cure perché possa effettuare una nuova valutazione in 

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punto alla verosimiglianza delle sue dichiarazioni, le quali soddisferebbero 

le condizioni per il riconoscimento della sua qualità di rifugiato, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

d’origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi); che occorre inoltre tenere conto dei motivi di fuga specifici 

della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 in fine LAsi), 

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o 

contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo 

determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi) 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo 

senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì necessario che 

il richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli 

fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 

LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera 

falsata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza 

o, senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso 

interesse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che 

infine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano 

sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l’autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

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sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in 

preponderanza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, 

infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni 

singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli 

elementi essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque 

determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino 

preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi 

riferimenti), 

che come rettamente ritenuto nel provvedimento impugnato, le 

dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura, non 

adempiono né le condizioni di verosimiglianza di cui all’art. 7 LAsi né di 

rilevanza secondo l’art. 3 LAsi, 

che in primo luogo si denota come le allegazioni del ricorrente quo ai suoi 

motivi principali d’asilo risultino in più punti incoerenti ed illogiche, 

che invero egli riferisce dapprima di aver abbandonato il suo Paese 

d’origine poiché il militare si protraeva già da troppo tempo ed egli, per 

questo, non sarebbe stato libero, fornendo quale esempio il mancato 

ottenimento di congedi dal militare, oltre al fatto che sarebbe stato 

imprigionato nel 2014 (cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg., pag. 7 seg. e verbale 

2, D23 segg., pag. 4 segg.); che nel corso della prima audizione, ha 

risposto che non vi sarebbero ulteriori motivi che l’avrebbero condotto a 

disertare e che impedirebbero il suo rientro in patria (cfr. verbale 1, p.ti 7.01, 

pag. 7 e 7.03, pag. 8); che tuttavia nel corso della seconda audizione, ha 

riferito che l’episodio che lo avrebbe determinato ad abbandonare il campo 

militare di I.________ e ad espatriare, sarebbe stato l’atteggiamento 

aggressivo del suo superiore, che lo avrebbe trattato male e picchiato (cfr. 

verbale 2, D49 segg., pag. 7), 

che queste ultime dichiarazioni contraddittorie del ricorrente, oltre che 

tardive e senza alcuna motivazione da parte dello stesso per la sua 

intempestività, sono da ritenere inattendibili, 

che infatti dapprima egli ha affermato di essere partito da I.________ con 

una vettura (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 6); che successivamente ha 

invece dichiarato che quando il suo superiore, che lo trattava male, 

avrebbe chiesto a qualcuno di prenderlo, egli sarebbe scappato dal 

suddetto campo militare (cfr. verbale 2, D49-D51, pag. 7); che in ultimo 

l’insorgente ha presentato una terza versione della sua fuga dal campo, 

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riferendo di aver finto di andare a fare i suoi bisogni e di essere uscito da 

quest’ultimo di nascosto (cfr. verbale 2, D56 segg., pag. 7), 

che oltracciò l’interessato circa il giorno dell’espatrio ha asserito anzitutto 

essere partito dal suo domicilio il (…) aprile 2016 ed aver varcato lo stesso 

giorno il confine (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 6; verbale 2, D105-106, 

pag. 11), per successivamente allegare di aver camminato per tre giorni da 

casa sua sino al confine dell’Eritrea (cfr. verbale 2, D107, pag. 12); che 

infine, malgrado le richieste di delucidazioni in merito da parte 

dell’interrogante, il richiedente ha presentato nuovamente in ordine le due 

versioni contrastanti, ovvero una volta di essere partito dal suo domicilio il 

medesimo giorno in cui sarebbe giunto in L.________, ed una seconda 

volta di aver impiegato tre giorni di cammino per arrivare al confine (cfr. 

verbale 2, D108-D109, pag. 12); che nella prima audizione, egli ha pure 

dichiarato di essere partito da F.________ il (…) aprile 2016 ed essere 

giunto in L.________ tre giorni dopo (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 6), 

che tali evidenti resoconti discordanti e confusionari su degli elementi 

determinanti per il suo espatrio, non trovano alcuna spiegazione logica e 

plausibile; che neppure in sede ricorsuale sono stati forniti elementi atti a 

far giungere il Tribunale ad un differente convincimento del caso in 

disamina, 

che pertanto la fuga del ricorrente dal campo di I.________ ed il suo 

espatrio, nelle circostanze descritte dall’insorgente, sono ritenuti 

inverosimili, 

che per quanto attiene il supposto periodo di cinque anni trascorsi al 

militare il Tribunale non giunge ad una diversa valutazione, 

che indubbiamente egli ha riferito soltanto che nel lungo periodo trascorso 

avrebbe fatto la guardia durante il suo turno a dei luoghi o a degli oggetti 

(cfr. verbale 2, D40 segg., pag. 6 seg. e D84, pag. 10); che anche incalzato 

a più riprese dall’interrogante a descrivere in dettaglio la sua giornata 

lavorativa al militare, egli ha unicamente ribadito che faceva la guardia a 

turni a dei luoghi che si trovavano un po’ discosti dalla sua postazione e 

che sedeva tutto il tempo con la sua arma (cfr. verbale 2, D43 segg., 

pag. 6), 

che ci si attenderebbe da una persona che ha trascorso un periodo così 

significativo della sua vita eseguendo il servizio militare una descrizione 

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degli eventi successogli in tale contesto in modo maggiormente fruito, 

sostanziato e dettagliato, 

che le informazioni succinte e generiche fornite dal ricorrente non possono 

essere addebitabili né alla sua limitata scolarizzazione né a difficoltà 

mnesiche od espositive come da egli postulato, 

che alla luce di quanto sopra, l’insorgente non è riuscito a rendere 

verosimile di aver svolto il periodo di servizio militare dichiarato, 

che quo all’arresto ed al periodo di prigionia nel 2014, le circostanze 

dichiarate dall’insorgente non risultano maggiormente credibili, 

che in effetti è innegabile che le sue risposte in merito, malgrado i quesiti 

precisi posti in tal senso dall’autorità di prime cure, sono state generiche, 

superficiali e stereotipate, 

che invero nulla è riuscito ad aggiungere in merito alle circostanze del suo 

arresto da parte delle autorità militari (cfr. verbale 2, D28 segg., pag. 5), 

come neppure ha accennato ad elementi significativi relativi al periodo di 

incarceramento, oltre a delle evenienze scontate come il fatto di non stare 

bene, che nella prigione faceva caldo (cfr. verbale 2, D31, pag. 5), che 

doveva espletare i suoi bisogni in un contenitore (cfr. verbale 2, D37 seg., 

pag. 5), che mangiava due volte al giorno (cfr. verbale 2, D65 segg., pag. 8) 

e che dormiva per terra (cfr. verbale 2, D62, pag. 8), 

che neppure la descrizione del luogo di detenzione risulta maggiormente 

circostanziato, avendo l’insorgente affermato trattarsi di due stanze 

sotterranee e che la cella dove egli sarebbe stato incarcerato avrebbe 

avuto un tetto composto da rami e terra ed il terreno ricoperto di spine (cfr. 

verbale 2, D31 segg., pag. 5), 

che tale narrazione superficiale e vaga di un periodo drammatico ed 

indelebile nel vissuto dell’insorgente, che egli stesso dipinge come il più 

difficile durante il servizio militare (cfr. verbale 2, D25, pag. 4) e dove alcuni 

carcerati sarebbero giunti quasi in fin di vita (cfr. verbale 2, D31, pag. 5), 

non risulta assolutamente convincente, 

che per quanto attiene il periodo di addestramento che l’interessato 

avrebbe svolto nel 2011 nel campo di J.________ (cfr. verbale 2, D23, 

pag. 4 e D85 segg., pag. 10), le affermazioni del ricorrente in merito 

risultano superficiali e troppo succinte, 

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che in realtà egli al di fuori della descrizione generica di tre edifici all’interno 

del campo di addestramento, che sarebbero funti da luoghi di riposo dopo 

l’addestramento (cfr. verbale 2, D87 segg., pag. 10 seg.) e di ulteriori edifici 

al di fuori dello stesso (cfr. verbale 2, D95, pag. 11), non è riuscito a 

descrivere alcunché d’altro che si trovasse nel campo d’addestramento o 

al di fuori e nessun evento significativo che si svolgesse al suo interno o 

all’esterno (cfr. verbale 2, D86 segg., pag. 10 seg.),  

che pertanto neppure il periodo di addestramento nel campo militare di 

J.________ appare verosimile, 

che oltracciò in merito alla fotografia presentata quale presunta prova di 

aver eseguito il servizio militare nel corso della procedura di prima istanza 

(cfr. verbale 2, D4 segg., pag. 2 e seg. e atto A10), la stessa non risulta 

rilevante; che difatti la copia della foto non è dimostrativa del fatto che 

l’insorgente fosse al militare, essendo priva di qualsiasi elemento 

riconducibile al contesto militare dove avrebbe vissuto il ricorrente, ed 

essendo la stessa fotografia stata fatta e montata direttamente da uno 

studio fotografico, come dichiarato dallo stesso ricorrente (cfr. verbale 2, 

D19 segg., pag. 4), 

che a titolo abbondanziale, le dichiarazioni dell’insorgente relative ai giorni 

che avrebbe trascorso al suo domicilio prima dell’espatrio definitivo, 

appaiono incoerenti con un timore fondato di subire delle persecuzioni a 

causa della diserzione alla leva, 

che egli infatti ha asserito essersi recato dal campo militare di I.________ 

a casa sua e di aver soggiornato presso quest’ultima dal (…) marzo 2016 

sino al (…) aprile 2016, senza che accadessero particolari eventi o che 

facesse dei preparativi per l’espatrio (cfr. verbale 2, D52 seg., pag. 7 e D98 

segg., pag. 11), 

che il comportamento tenuto dall’interessato non è plausibile per una 

persona che abbia disertato dal servizio militare, 

che invero ci si attenderebbe per lo meno che il luogo della sua 

permanenza successivamente alla fuga dal campo militare non fosse 

facilmente reperibile per le autorità militari, 

che di conseguenza, l’insorgente non sembrerebbe neppure avere avuto 

un timore fondato di subire dei seri pregiudizi a causa della presunta 

diserzione dal servizio militare, 

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che infine, per quanto riguarda il timore di subire delle persecuzioni future 

a causa del solo espatrio illegale dal suo Paese d’origine, si osserva che 

secondo una sentenza di riferimento D-7898/2015 del 30 gennaio 2017, il 

Tribunale, dopo analisi delle attuali informazioni sul Paese, ha esaminato 

la questione della rilevanza in materia d’asilo dell’espatrio illegale 

dall’Eritrea e stabilito che quest’ultimo, da solo, non è sufficiente per 

ritenere, con una probabilità preponderante, un rischio di subire delle 

persecuzioni rilevanti in materia d’asilo, 

che un rischio accresciuto di subire una sanzione rilevante ai fini dell’asilo, 

può essere riconosciuto soltanto in presenza di elementi supplementari 

che lascino presupporre che la persona sia malvista dalle autorità eritree 

(cfr. D-7898/2015 consid. 5.1), 

che nel caso in disamina, non avendo il ricorrente reso verosimile alcun 

contatto con le autorità militari, né di essere mai stato convocato per il 

servizio militare o aver eseguito lo stesso, suddetti elementi supplementari 

non sono riconoscibili, 

che non vi è dunque un rischio accresciuto per l’insorgente di subire una 

sanzione rilevante ai sensi dell’asilo in caso di ritorno in patria, 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali prive di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura, le spese giudiziarie di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

D-7330/2017 

Pagina 13 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-7330/2017 

Pagina 14 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

 

Data di spedizione: