# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4bbf4a36-8353-5542-aaea-e2ac5d8cc035
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-07-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 26.07.1999 52.1999.33
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1999-33_1999-07-26.html

## Full Text

Incarto n.

  52.99.00033

   

  	
  Lugano

  26 luglio 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  1° febbraio 1999 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  patrocinata
  dall'avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 14 gennaio 1999 (n. 56) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 21 settembre
  1998 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri (ora:
  permessi e immigrazione), in materia di rinnovo del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    3 febbraio 1999 del Consiglio di
Stato,

-    5 febbraio 1999 del Dipartimento
delle istituzioni;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) __________ (1971),
cittadina bulgara, è entrata la prima volta in Svizzera il 1° aprile 1992. A
partire da questa data e fino al 31 ottobre 1992, essa ha ottenuto diversi permessini
per esibirsi in alcuni locali notturni in qualità di artista. La ricorrente è
ritornata sul suolo svizzero il 1° febbraio 1993 per esercitare la medesima
attività lavorativa fino al 31 maggio 1993, sempre tramite successivi permessi
di breve durata. Il 1° settembre 1993 essa è rientrata nuovamente in Svizzera
per lavorare in qualità di ballerina tramite un permesso L fino al 30 settembre
successivo.

 

b) Il 28 settembre 1993 il cittadino svizzero __________
(1970) ha dichiarato all'autorità cantonale competente in materia di stranieri
l'intenzione di sposare la ricorrente. Alla stessa è stato pertanto rilasciato
un permessino con scadenza fissata al 30 novembre 1993. Il matrimonio è stato
celebrato il 27 novembre 1993. A seguito delle nozze __________ ha ottenuto un
permesso di dimora annuale, in seguito regolarmente rinnovato, con ultima
scadenza fissata al 31 agosto 1998. Nel corso dell'aprile 1995 i coniugi si
sono separati di fatto; la moglie si è trasferita a __________, il marito è
rimasto a __________. Il 30 maggio 1997 il Pretore della giurisdizione di Locarno-Città
ha pronunciato la separazione dei coniugi per tempo determinato (24 mesi).

 

 

                                  B.   Il 21 settembre 1998 la
Sezione degli stranieri ha respinto la domanda di __________ volta al rinnovo
del suo permesso di dimora. Il dipartimento ha considerato che l'interessata
aveva ottenuto l'autorizzazione per soggiornare in Svizzera al fine di vivere
con il coniuge cittadino elvetico. Ha rilevato come per contro essa,
dall'aprile 1995, vivesse separata dal marito e non vi fossero elementi atti a
ritenere che i coniugi volessero riprendere la convivenza. Di conseguenza non
era più rispettata la condizione posta per il rilascio del permesso. L'autorità
di prime cure ha pure tenuto conto che dal matrimonio non erano nati figli. La
decisione è stata resa in applicazione degli art. 4, 7, 9, 12, 16 LDDS e 8
ODDS.

 

 

                                  C.   Con giudizio 14 gennaio 1999
il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo
l'impugnativa contro di essa interposta dall'interessata. In estrema sintesi,
il Governo ha posto in rilievo il fatto che non sussistesse più un legame tra
il marito svizzero e la straniera almeno a decorrere dall'aprile 1995. Ha
escluso l'esistenza di un matrimonio fittizio, ma ha considerato manifestamente
abusivo appellarsi a tale connubio per ottenere il rinnovo del permesso di
dimora.

 

 

                                  D.   Contro la predetta
pronunzia, la soccombente si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo del permesso
di dimora. Ritiene che la decisione impugnata violi gli art. 7 LDDS e 8 CEDU.
Ritiene che il Governo si sia fondato su fragili indizi, i quali sarebbero
insufficienti per rifiutarle il rinnovo del permesso. Chiede pertanto che venga
esperita un'indagine affinché si faccia luce sui veri motivi che hanno portato
i coniugi ad unirsi in matrimonio. Indica che i problemi coniugali sono nati a
causa di una sua malattia, nonché a seguito dei problemi economici della ditta
del marito, asserendo tuttavia di non escludere una riconciliazione. Pone in
rilievo il fatto di aver sempre lavorato nonostante le sue precarie condizioni
di salute, e di non essere mai stata a carico della collettività. Con istanza
pedissequa al gravame, chiede che a quest'ultimo sia conferito effetto sospensivo.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del ricorso
si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato adducendo delle
argomentazioni di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

                                  F.   In sede istruttoria, il
Tribunale ha richiamato presso la Pretura di Locarno-Città l'incarto
concernente la procedura di separazione dei coniugi __________ (inc. n.
OA.97.22). In merito a tale richiamo, l'interessata ha osservato di non
opporvisi e ha in sostanza ribadito le proprie argomentazioni ricorsuali.

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è
data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di essere impugnate
con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett.
a LALPS).

 

1.2. In materia di polizia degli stranieri il ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il
rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale
non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente
decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati
con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio.
Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo
laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto federale
o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con
rinvii).

 

1.3. Tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica di
Bulgaria non esiste alcun trattato che regoli in modo specifico il soggiorno in
Svizzera dei cittadini bulgari, accordo dal quale potrebbe scaturire un diritto
al rilascio di un permesso di dimora.

 

1.4. Giusta l'art. 7 LDDS, il coniuge straniero di un
cittadino svizzero ha diritto al rilascio di un permesso di dimora. Dopo una
dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, ha diritto al permesso di
domicilio. Ai fini dell'applicazione della suddetta norma, è determinante
unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale giuridicamente valido (DTF
119 Ib 417 e segg. consid. 2c). In concreto, l'interessata è sposata con
__________ dal 27 novembre 1993. Di conseguenza essa ha, in linea di principio,
diritto al postulato rinnovo del permesso di dimora. Pertanto, essendo la decisione
impugnata suscettibile di essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante
un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la competenza di
questo Tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da __________ è data. Se
il permesso sollecitato possa esserle rifiutato è una questione di merito, non
di ammissibilità.

 

1.5. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm)
e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm),
è pertanto ricevibile in ordine. Per i motivi che saranno meglio precisati in
appresso il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza procedere
alle indagini richieste dalla ricorrente volte a determinare i motivi che hanno
dato origine all'unione coniugale. Esse non appaiono infatti idonee a procurare
a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi affidabili e di rilievo
per il giudizio (art. 18 cpv. 1 PAmm). Del resto, il Consiglio di Stato ha
fondato il proprio giudizio sull'abuso del diritto e non sulla natura fittizia
del matrimonio (v. risoluzione governativa, consid. C pag. 7).

 

 

                                   2.   Come già indicato in
precedenza (consid. 1.4.), l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il
coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga
del permesso di dimora. Questo diritto - soggiunge il cpv. 2 della medesima norma
- non sussiste se il matrimonio è stato contratto per eludere le prescrizioni
in materia di dimora e domicilio degli stranieri, segnatamente quelle sulla
limitazione dell'effettivo degli stranieri. Il permesso può anche essere negato
in caso di abuso di diritto. L'abuso sussiste quando un diritto viene invocato
per realizzare degli interessi che la legge, che prevede tale diritto, non
vuole proteggere (Häfelin/Müller, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts,
p. 133; Imboden/Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, n. 74 e 78).
Sono dati segnatamente gli estremi dell'abuso, allorquando lo straniero si
richiama ad un matrimonio che sussiste solo formalmente unicamente per ottenere
il rilascio o il rinnovo di un permesso di dimora (cfr. DTF 121 II 97 consid.
4). Tuttavia, una separazione di fatto dei coniugi non provoca necessariamente
la perdita del diritto a un permesso di soggiorno (DTF 118 Ib 150 consid. 3b).
Tale soluzione è stata scelta al fine di evitare che la presenza in Svizzera
dello straniero dipenda dalla volontà del coniuge. Si è infatti inteso garantire
al cittadino straniero il diritto di richiedere egli stesso l'adozione di
misure di protezione dell'unione coniugale, segnatamente anche il diritto alla
separazione giusta l'art. 175 CC, senza per ciò dover temere di essere
allontanato dalla Svizzera.

 

 

                                   3.   3.1. In concreto, a partire
dalle nozze, i coniugi __________ hanno vissuto insieme soltanto per 1 anno e 5
mesi. Dagli atti risulta infatti che essi vivono ormai separati dall'aprile
1995, legalmente dal 24 giugno 1997. Va osservato che la ricorrente ha aderito
alla domanda di separazione di durata determinata promossa dal marito (v.
incarto richiamato presso la Pretura di Locarno-Città). Il 21 novembre 1996 i
coniugi avevano del resto già sottoscritto una convenzione sulle conseguenze
accessorie della separazione, in seguito omologata dal Pretore, dandosi vicendevole
atto che le loro relazioni coniugali erano profondamente turbate e scosse (v. pto
2.1. del dispositivo della sentenza 30 maggio 1997 di separazione). La
separazione di fatto, pronunciata dal Pretore per tempo determinato (24 mesi),
non porta a diversa conclusione. I coniugi non hanno mai manifestato l'intenzione
di riprendere la vita in comune. Il vincolo matrimoniale sussiste pertanto solo
dal lato formale già da più di 4 anni.

Stante tutto quanto precede, risulta pertanto in modo
manifesto l'abuso dell'insorgente nell'invocare il matrimonio al fine di poter
continuare a beneficiare del permesso di soggiorno.

 

3.2. L'insorgente asserisce che i problemi coniugali sono
riconducibili alle difficoltà economiche del marito, titolare di un'impresa di
costruzioni, come pure ai problemi di salute di cui essa soffre: indica di
essersi ammalata di tumore alla laringe nel 1995 e che la malattia le avrebbe
provocato dei disturbi fisici e depressivi, tanto da necessitare il suo
ricovero presso il Centro psichiatrico cantonale a __________ (doc. C prodotto dinnanzi
al Consiglio di Stato). Ci si può invero chiedere se la separazione fosse
effettivamente dovuta per le ragioni esposte dalla ricorrente. Sia come sia, la
questione non necessita di essere approfondita. Difatti essa non ha mai preteso
che il marito, durante la convivenza, si comportasse in maniera scorretta nei
suoi confronti. Non risulta infatti che siano state adottate delle misure di
protezione dell'unione coniugale, segnatamente la separazione ai sensi dell'art.
175 CC. La ricorrente pone inoltre in rilievo il fatto di aver sempre lavorato
nonostante le sue precarie condizioni di salute e di non essere mai stata a
carico della collettività. Tali argomenti non possono esserle di soccorso ai
fini del presente giudizio. Essa ha ottenuto un permesso di dimora al fine di
vivere con il marito e non per altri motivi. Il fatto che essa fosse stata autorizzata
a svolgere un'attività lucrativa in Svizzera è soltanto una conseguenza
dell’unione coniugale e non costituisce lo scopo della sua dimora. Dall'incarto
risulta per contro che durante il suo soggiorno, l'insorgente è rimasta anche
senza lavoro e ha percepito le indennità di disoccupazione (v. dichiarazione 31
luglio 1997 della ricorrente alla Sezione degli stranieri).

 

 

                                   4.   La ricorrente non può
nemmeno invocare la protezione dell'art. 8 CEDU. In effetti, a dipendenza delle
circostanze, lo straniero può prevalersi del diritto al rispetto della vita
privata e famigliare tutelato dalla norma in oggetto per opporsi all'eventuale
separazione dalla famiglia ed ottenere il mantenimento del proprio permesso di
dimora. Ora, per appellarsi alle garanzie sancite dall'art. 8 CEDU, la
straniera deve dimostrare che tra lei e la persona che beneficia del diritto di
risiedere in Svizzera esiste una relazione stretta, intatta ed effettivamente
vissuta (DTF 122 II 5 consid. 1e, 289 consid. 1c, 385 consid. 1c; 118 Ib 145).
Orbene a seguito dell'accertamento del vincolo matrimoniale di mera natura
formale che non merita tutela alcuna siccome abusivo, non si può ritenere che
esista un legame familiare intatto ed effettivamente vissuto con il marito.

 

 

                                   5.   Sulla scorta di quanto
precede, nella misura in cui è ricevibile, il ricorso va respinto. Con
l'emanazione del presente giudizio, la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo
al gravame diviene priva di oggetto. La tassa di giustizia e le spese seguono
la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. visti gli art. 1, 4, 7, 9,12  LDDS; 8 ODDS; 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett. b
n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm;

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Nella misura in cui è ricevibile,
il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza __________ (12 aprile 1971), cittadina bulgara, è
tenuta a lasciare il territorio cantonale entro il 20 settembre 1999
notificandone la partenza al competente ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   Tassa e spese di giustizia
per complessivi fr. 800.– sono a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario