# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bcb85977-e453-5e29-ba2b-3706d7f7cc06
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-06-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.06.2018 D-943/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-943-2018_2018-06-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-943/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  g i u g n o  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Hans Schürch, Daniela Brüschweiler,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iraq,   

patrocinato dall’avv. Immacolata Iglio Rezzonico,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Esecuzione dell’allontanamento (ricorso contro una deci-

sione di riesame); 

decisione della SEM del 22 gennaio 2018 / N (…). 

 

 

 

D-943/2018 

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Fatti: 

I. Antefatti 

A.  

Il 18 settembre 2008, A._______, cittadino iracheno di etnia curda, ha de-

positato in Svizzera una domanda d’asilo. 

Sentito sui motivi d’asilo il richiedente ha dichiarato di essere nato e cre-

sciuto a Tilkaif in provincia di Mosul e di essere espatriato a seguito dell’uc-

cisione del fratello B._______, soldato dell’esercito del Partito Democratico 

del Kurdistan (PDK), da parte dei terroristi. L’interessato avrebbe infatti te-

muto di subire la stessa sorte se fosse rimasto nel paese d’origine (cfr. 

verbale di audizione dell’8 ottobre 2008 e del 9 febbraio 2009). 

A sostegno della propria domanda d’asilo il richiedente ha allegato una co-

pia della propria carta d’identità rilasciata a Mosul il 20 settembre 2007. 

B.  

In data 14 luglio 2009, il richiedente ha ritirato la propria domanda d’asilo 

sostenendo che sarebbe dovuto rientrare in patria a visitare la madre ma-

lata (cfr. atti A10/1 e A13/1).  

C.  

Nell’ambito della domanda di sostegno all’esecuzione dell’allontanamento 

da lui presentata, il richiedente ha indicato essere originario di Amadiya, in 

provincia di Dohuk. A riprova della sua provenienza da Amadiya egli ha 

parimenti allegato copia del certificato di nazionalità iracheno, della carta 

d’identità e della patente di guida. Nella medesima circostanza egli ha inol-

tre indicato voler fare ritorno a C._______, sempre nella provincia di 

Dohuk, presso il fratello B._______ (cfr. atto V1). 

D.  

Con scritto del 24 agosto 2009, l’Ufficio federale della migrazione (UFM, 

ora Segreteria di Stato della migrazione, SEM) ha notificato lo stralcio dai 

ruoli della procedura d’asilo in oggetto. 

E.  

Il 9 settembre 2009, il richiedente ha chiesto la riapertura della propria pro-

cedura d’asilo, specificando che la madre sarebbe nel frattempo deceduta 

e che, pertanto, non avrebbe più avuto ragione di rientrare in Iraq (cfr. atto 

A13/1). L’UFM ha quindi riaperto la procedura d’asilo in questione il 14 ot-

tobre 2009. 

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Pagina 3 

F.  

Il 25 ottobre 2012, al fine di determinare la regione di provenienza dell’in-

teressato, questi è stato sottoposto ad un’analisi condotta da esperti com-

missionati dall’UFM (esame LINGUA). 

G.  

Con decisione del 21 febbraio 2014, l’UFM ha respinto la domanda d’asilo 

dell’interessato ed ha pronunciato l’allontanamento del medesimo dalla 

Svizzera nonché l’esecuzione dello stesso siccome lecita, esigibile e pos-

sibile. In tale decisione l’UFM ha segnatamente considerato fittizie le di-

chiarazioni del ricorrente in merito alla sua provenienza da Mosul, stanti le 

allegazioni ed i mezzi di prova contraddittori fatti valere nell’ambito della 

procedura di sostegno all’esecuzione dell’allontanamento. Allo stesso 

modo, è giunta alla conclusione che la carta d’identità indicante Tilkaif 

quale luogo d’origine fosse il risultato di una falsificazione. 

H.  

Conseguentemente al ricorso dell’interessato, il Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) ha confermato la decisione dell’autorità di 

prime cure con sentenza dell’8 aprile 2015 e di cui al ruolo D-1693/2014. 

I.  

I.a Il 5 ottobre 2015 A._______ ha postulato il rilascio di un permesso di 

dimora presso le competenti autorità cantonali. Il 15 dicembre 2015 il Di-

partimento delle istituzioni, Sezione della popolazione del Cantone Ticino 

(in seguito: SPOP) ha preavvisato favorevolmente il riconoscimento di un 

caso personale particolarmente grave in applicazione dell’art. 14 cpv. 2 

LAsi (RS 142.31), trasmettendo l’incarto alla SEM per approvazione.  

I.b In data 29 marzo 2016 la SEM ha negato l’approvazione alla summen-

zionata richiesta di rilascio non ritendendo in specie adempiute le condi-

zioni per il riconoscimento di un grave caso di rigore. 

I.c Anche in tale ambito, la decisione dell’autorità di prima istanza è stata 

integralmente avallata dal Tribunale con sentenza del 22 marzo 2017  

(F-2683/2016). 

II. Riesame  

A.  

Il 26 ottobre 2017 A._______ ha presentato alla SEM uno scritto intitolato 

istanza di riesame e sospensione dell’allontanamento. 

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B.  

Con decisione del 12 dicembre 2017, l’autorità di prime cure ha qualificato 

l’istanza in questione quale domanda d’asilo multipla stralciandola dai ruoli 

senza ulteriori formalità. 

C.  

Il 28 dicembre 2017, il ricorrente si è nuovamente rivolto alla SEM riba-

dendo la necessità di procedere ad un riesame quanto all’esecuzione 

dell’allontanamento in ragione dell’esistenza di nuovi impedimenti. 

L’autorità di prima istanza, con decisione del 22 gennaio 2018 e dopo aver 

concluso quanto all’inesistenza di ostacoli all’esecuzione dell’allontana-

mento, ha respinto la domanda di riesame confermando l’esecutività del 

provvedimento del 21 febbraio 2014.  

D.  

Il 15 febbraio 2018 il ricorrente è insorto dinanzi al Tribunale anche avverso 

tale decisione chiedendone l’annullamento e la pronuncia dell’ammissione 

provvisoria in suo favore per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-

mento. Contestualmente egli ha richiesto che al ricorso fosse accordato 

l’effetto sospensivo. 

E.  

Con decisione incidentale del 20 febbraio 2018, il Tribunale ha negato l’ef-

fetto sospensivo al gravame invitando nel contempo il ricorrente, che non 

aveva richiesto alcuna esenzione, a versare un anticipo di CHF 1’500.– a 

copertura delle presunte spese processuali. Il 7 marzo 2018, il ricorrente 

ha tempestivamente versato la somma richiesta.  

F.  

Il 4 aprile 2018, l’autorità di prima istanza, chiamata ad esprimersi dal Tri-

bunale, ha presentato le proprie osservazioni all’impugnativa. 

G.  

Con scritto spontaneo del 2 maggio 2018, la patrocinatrice del ricorrente 

ha trasmesso al Tribunale un ulteriore mezzo di prova consistente in un 

articolo di giornale in lingua straniera con relativa traduzione.  

 

 
Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

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in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto 

dell’atto ricorsuale (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 La LAsi, con l’art. 111b, prevede un disposto specifico circa la proce-

dura di riesame. Giusta l’art. 111b cpv. 1 LAsi, entrato in vigore il 1° feb-

braio 2014, la domanda di riesame motivata dev’essere indirizzata per 

iscritto alla SEM entro 30 giorni dalla scoperta del motivo di riesame. Giu-

risprudenza e dottrina avevano già dedotto un diritto al riesame dall’art. 29 

cpv. 1 e 2 Cost. e dall’art. 66 PA, applicabile in ambito di revisione (cfr. 

DTAF 2010/27 consid. 2.1 e relativi riferimenti). Secondo la giurisprudenza, 

un’autorità non è tenuta a trattare una tale richiesta a meno che essa co-

stituisca una "domanda di riconsiderazione qualificata", vale a dire "una 

domanda di adattamento". 

3.2 Ciò risulta essere il caso quando l’interessato si prevale di un cambia-

mento notevole delle circostanze (di fatto o di diritto) dal momento della 

pronuncia della decisione materiale finale (inizialmente corretta) di prima o 

seconda istanza (DTAF 2014/39 consid. 4.5 ed ulteriori riferimenti; 2008/52 

consid. 3.2.3; DTF 136 II 177 consid. 2.1; KARIN SCHERRER REBER, in: Pra-

xiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz [VwVG], 2a ed., 2016, ad 

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art. 66 n. 16 seg.), oppure se – laddove non sia stata avviata una proce-

dura ricorsuale o quando quest’ultima si sia saldata con una decisione 

d’inammissibilità – il ricorrente può avvalersi dei motivi di revisione previsti 

dall’art. 66 PA (cfr. DTAF 2010/27 consid. 2.1; URSINA BEERLI-BONORAND, 

Die ausserodentlichen Rechtsmittel in der Verwaltungsrechtspflege des 

Bundes und der Kantone, 1985, pag. 173; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. cit. 

n. 715 segg.), 

4.  

4.1 Nel caso in disamina, l’interessato, con scritto del 28 dicembre 2017, 

ha chiesto alla SEM di riesaminare l’esigibilità dell’esecuzione del suo al-

lontanamento verso il paese d’origine. Egli ha in particolare allegato che 

dopo lo svolgimento del referendum sull’indipendenza del Kurdistan, gli ae-

roporti sarebbero stati chiusi ed i voli in uscita ed in entrata dalle provincie 

autonome sarebbero stati cancellati sino al 29 dicembre 2017. A suo dire 

la situazione sarebbe ancor più instabile a seguito delle dimissioni del lea-

der curdo Mas’ud Barzani e dei conseguenti dissapori interni agli stessi 

curdi. Inoltre, vi sarebbe anche una certa difficoltà nell’approvvigionamento 

di medicinali. La situazione in loco, osservata con apprensione anche dagli 

altri stati, equivarrebbe a quella di un paese in preda a violenza generaliz-

zata e/o guerra civile o emergenza medica. A sostegno della sua domanda, 

egli ha depositato degli articoli di stampa riguardanti la situazione nel Kur-

distan iracheno. 

4.2 Nella propria decisione del 22 gennaio 2018, la SEM ha respinto la 

domanda in questione. L’autorità di prime cure, dopo aver precisato che 

l’interessato proverebbe dalla provincia di Dohuk e non di Erbil, è giunta 

alla conclusione che nella regione autonoma del Kurdistan non vigerebbe 

una situazione di violenza generalizzata. Invero, nonostante la situazione 

del conflitto iracheno sia caratterizzata da una forte volatilità, nella regione 

autonoma del Kurdistan non prevarrebbe al momento un rischio ai sensi 

dell’art. 83 cpv. 4 LStr. 

4.3 Nel proprio gravame l’insorgente avversa la valutazione dell’autorità di 

prime cure. Dopo aver a torto indicato che il ricorrente sarebbe cittadino 

italiano (sic!), la patrocinatrice dell’insorgente richiama anzitutto i “reports” 

già prodotti in sede di riesame e contestualmente alla precedente domanda 

del 26 ottobre 2017. Questi non sarebbero invero stati ritenuti rilevanti 

dall’autorità di prime cure, senza tuttavia che la stessa abbia fornito una 

motivazione precisa a tal riguardo. Nel gravame viene quindi prodotto un 

ulteriore rapporto di una testata giornalistica irachena a conferma delle dif-

ficoltà anche mediche in loco. Parimenti è fatto riferimento ai consigli di 

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viaggio del Dipartimento federale degli affari esteri, secondo i quali il paese 

sarebbe insicuro e giornalmente soggetto ad attacchi dinamitardi e altri atti 

terroristici. Infine, tutti i “reports” e le sentenze citate dalla SEM si riferireb-

bero ad un periodo antecedente e non sarebbero pertanto attuali. 

5.  

5.1 Viste le particolarità del caso di specie, il Tribunale ritiene anzitutto giu-

dizioso osservare quanto segue.  

5.2 Come lo si evince dall’esposto fattuale a margine, il ricorrente è giunto 

in Svizzera ormai diversi anni orsono. Durante il periodo in questione egli 

ha dimostrato una certa buona volontà nel perseguire obiettivi scolastici e 

professionali, stringendo altresì legami con cittadini residenti in Ticino, che 

lo descrivono come una persona ben educata, gentile e dedita al lavoro (si 

veda sentenza del tribunale F-2683/2016).  

5.3 Ora, il Tribunale può comprendere che per queste ragioni l’esecuzione 

dell’allontanamento dell’interessato possa sembrare disorientante. Il Tribu-

nale non può però fare a meno di sottolineare che in questa sede, oggetto 

del contendere è solo l’esame dell’esistenza di ostacoli all’esecuzione 

dell’allontanamento, ovvero, oltre ai casi di impossibilità, di circostanze che 

rendano un rimpatrio del ricorrente verso Amadiya contrario agli impegni di 

diritto internazionale pubblico della Svizzera o che comportino per quest’ul-

timo un pericolo a seguito di una situazione di guerra, guerra civile, vio-

lenza generalizzata o emergenza medica.  

Il grado di integrazione dell'interessato rientra al contrario nelle considera-

zioni delle autorità chiamate ad esprimersi sulle domande volte al rilascio 

di un permesso di dimora in applicazione dell’art. 14 cpv. 2 LAsi; procedura 

che non è oggetto del presente gravame. Le disposizioni della LAsi non 

hanno infatti quale scopo quello di eludere la legislazione sulla polizia degli 

stranieri creando disparità di trattamento con le persone che soggiacereb-

bero altrimenti a condizioni restrittive per poter soggiornare in Svizzera (cfr. 

DTF 130 II 39 consid. 3; DTAF 2009/40 precitato consid. 6.1; 2007/45 con-

sid. 4.2; VUILLE/SCHENK, op. cit., pag. 105 e seg.). 

5.4 Ciò posto, va debitamente sottolineato come nel caso di specie sia 

stata anche la stessa attitudine dell’interessato ad aver contribuito ad al-

lungare la trattazione della domanda d’asilo. Come si evince invero dalle 

tavole processuali e da quanto esposto negli antefatti, il ricorrente ha un 

primo momento fornito dichiarazioni non corrispondenti al vero riguardo 

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alla sua origine, legittimandosi anche per il tramite di una copia di un docu-

mento, poi rivelatosi un falso. Ciò ha messo quindi l’autorità di prima 

istanza nella necessità di svolgere ulteriori misure istruttorie onde determi-

nare la sua provenienza. Allo stesso modo, il summenzionato ritiro e la 

successiva riapertura della procedura d’asilo hanno verosimilmente cau-

sato ulteriori differimenti (cfr. fatti esposti in supra A e sentenza del Tribu-

nale D-1693/2014). Per il resto, il ricorrente, sin dalla prima pronuncia di 

merito del Tribunale, risalente all’8 aprile 2015, risulta soggiornare in Sviz-

zera unicamente grazie alla tolleranza delle autorità cantonali (a questo 

proposito cfr. in particolare DTAF 2007/45 consid. 4.4) ed in piena cono-

scenza dell’esistenza di un provvedimento di allontanamento esecutivo nei 

suoi confronti.  

6.  

Fatte quindi queste debite premesse, il Tribunale constata ora come l’ese-

cuzione dell’allontanamento è regolamentata, in relazione all’art. 44 LAsi, 

all’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr, RS 142.20). Tale dispo-

sto prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigi-

bile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di que-

ste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed 

art. 83 cpv. 1 e 7 LStr). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la 

valutazione degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezza-

mento della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, 

ovvero il ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esi-

stenza di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 

2011/24 consid. 10.2; WALTER STÖCKLI, Asyl, in ÜBERSAX/RU-

DIN/HUGI/YAR/GEISER [Hrsg.], Ausländerrecht, 2ª ed., 2009, n. 11.148, 

pagg. 567 seg.). 

7.  

7.1 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStr l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti 

contrari a detti articoli. Spetta all’interessato rendere plausibile l’esistenza 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk

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di siffatte serie e concrete ragioni (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; Giurispru-

denza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia 

d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. 

ee).  

7.2 Nel caso in disamina, visto che il ricorrente non può prevalersi del prin-

cipio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), ne v’è motivo di con-

siderare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio di essere 

esposto, in caso di allontanamento nel suo Paese d’origine, ad un tratta-

mento proibito in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L’esecuzione dell’allonta-

namento è dunque da considerarsi ammissibile ai sensi delle norme di di-

ritto internazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 LStr in 

relazione all’art. 44 LAsi). 

8.  

8.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStr, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-

gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica.  

8.2 Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence", 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguitati, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità 

d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-

7.7 con rinvii).  

https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 10 

8.3 Come si è già avuto modo di dire, per quanto riguarda il presente caso, 

occorre partire dall’assunto che il ricorrente provenga dalla cittadina di 

Amadiya, in provincia di Dohuk (cfr. supra). 

8.4 A tal proposito, il Tribunale ha già avuto modo di determinare che at-

tualmente nelle provincie curde di Dohuk, di Erbil e di Suleimaniya non viga 

una situazione di violenza generalizzata né tantomeno delle circostanze 

politiche a tal punto tese da rendere inesigibile l’esecuzione dell’allontana-

mento (cfr. sentenza di riferimento E-3737/2015 del 14 dicembre 2015 che 

ha attualizzato la prassi già stabilita dalla DTAF 2008/5). Inoltre, per co-

stante giurisprudenza, i disordini e le problematiche riconducibili agli stra-

scichi del referendum sull’indipendenza svoltosi il 25 settembre 2017 non 

sono stati giudicati tali da rimettere in discussione questa valutazione (cfr. 

sentenza del Tribunale E-5390/2017 del 2 novembre 2017, consid. 10.2).  

Tale prassi risulta tuttora attuale (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale 

E-4167/2016 del 9 aprile 2018 consid. 7.3.4, D-4724/2016 del 15 marzo 

2018 consid. 7 e D-129/2018 del 5 febbraio 2018, consid. 9.5). 

8.5 Su tali presupposti, le argomentazioni ed i mezzi di prova prodotti dal 

ricorrente non permettono di confutare tale assunto. La documentazione 

prodotta è infatti nota al Tribunale e non inficia la valutazione di cui al pa-

ragrafo precedente. I consigli di viaggio del Dipartimento federale degli af-

fari esteri, a cui il ricorrente fa riferimento, non vincolano inoltre in alcun 

modo il Tribunale. Si può dunque anche nel presente caso partire dal pre-

supposto che nella summenzionata regione non viga una situazione di vio-

lenza generalizzata né tantomeno delle circostanze apparentabili a guerra, 

guerra civile o emergenza medica. 

8.6 Ciò detto, va rammentato che sempre ai sensi della giurisprudenza at-

tuale, in considerazione della forte sollecitazione delle strutture della re-

gione autonoma curda, occorre prestare particolare attenzione ai fattori in-

dividuali. In ossequio a tale postulato, l’esecuzione dell’allontanamento è 

in principio esigibile per gli uomini giovani, di etnia curda e celibi che risul-

tino in buona salute e provengano da questa regione o vi abbiano vissuto 

per un lungo periodo, disponendo nel contempo di una rete socio-fami-

gliare o di legami con i partiti dominanti (cfr. sentenze E-3737/2015 e  

E-4167/2016). 

8.7 Sia quel che sia, nel caso di specie, il ricorrente pare ad ogni modo 

soddisfare i criteri testé elencati. Egli è infatti un giovane di etnia curda 

senza famigliari a carico e pur non potendo il Tribunale esprimersi in piena 

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Pagina 11 

cognizione di causa per via delle contraddittorie allegazioni dell’interes-

sato, non vi è inoltre modo di dubitare quanto al fatto ch’egli disponga tut-

tora di un qualche tipo di parentela nella regione o di legami con i partiti 

dominanti (cfr. quanto già precedentemente deciso dal Tribunale nella pro-

cedura ricorsuale ordinaria; sentenza D-1693/2014 dell’8 aprile 2015 con-

sid. 9.2). Del resto, in sede di riesame, così come nell’ambito della presente 

procedura ricorsuale, egli si è limitato a contestare l’insussistenza di una 

situazione di violenza generalizzata senza tuttavia avanzare censure ri-

spetto all’esistenza dei sovraesposti fattori favorevoli. Pertanto, l’esecu-

zione dell’allontanamento è pure da reputarsi esigibile ai sensi dell’art. 83 

cpv. 4 LAsi. 

9.  

Infine, non risultano impedimenti neppure sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all’art. 44 LAsi; sentenza E-4167/2016 consid. 7.5; si veda anche l’art. 8 

cpv. 4 LAsi e la DTAF 2008/34 consid. 12). 

10.  

Visto quanto sopra, è a giusto titolo che la SEM ha respinto la domanda di 

riesame. Di conseguenza risulta anche giustificato l’emolumento di 

CHF 600.– fissato dall’autorità inferiore in applicazione dell’art. 111d cpv. 1 

LAsi. La decisione del 22 gennaio 2018 va dunque confermata ed il ricorso 

respinto. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, di CHF 1’500.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese versato il 7 

marzo 2018. 

12.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF) e non può pertanto 

essere impugnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribu-

nale federale (art. 83 lett. d LTF). 

La pronuncia è dunque definitiva. 

D-943/2018 

Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 1’500.– sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo spese versato il 7 marzo 2018. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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