# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c31c4ecf-9ce4-540e-9f74-e9a077ed734b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-01-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.01.2021 D-1909/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1909-2020_2021-01-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1909/2020 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  g e n n a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Roswitha Petry, Yanick Felley,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Simona Cautela,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione  

Ticino e Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato);  

decisione della SEM del 26 marzo 2020 / N (…). 

 

 

 

D-1909/2020 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino afgano, ha depositato una domanda d’asilo in Sviz-

zera il 19 novembre 2019.  

B.  

Il 3 dicembre 2019 egli è stato sentito nell’ambito di un colloquio Dublino 

(cfr. atto 15/3). 

C.  

Con scritto del 17 dicembre 2019, l’autorità inferiore ha comunicato al ri-

chiedente la fine della procedura Dublino (cfr. atto 27/1). 

D.  

Il 7 febbraio 2020 ha avuto luogo una prima audizione che la Segreteria di 

Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha rubricato “ai sensi dell’art. 26 

cpv. 3 LAsi” (cfr. atto 32/22) ed in seguito, il 13 marzo 2020, una seconda 

ex art. 29 LAsi (cfr. atto 35/19). 

In tali contesti l’interessato ha affermato di essere nato a B._______ (Pa-

kistan) e di aver fatto ritorno nel proprio paese d’origine nel 2015, stabilen-

dosi con i famigliari a Kabul e svolgendo la professione di idraulico sino al 

definitivo espatrio, avvenuto nel novembre del 2016. Già durante il sog-

giorno nel paese limitrofo il richiedente asilo avrebbe iniziato ad aver dubbi 

sulla religione islamica. Per questo motivo avrebbe smesso di praticare con 

regolarità nel 2012 ed una volta rientrato in Afghanistan non si sarebbe mai 

recato in moschea. Tale sua attitudine sarebbe stata nota all’Imam locale 

ed a suo nonno, molto osservante ed amico del religioso. Dipoi, l’11 no-

vembre 2016, mentre si stava recando presso la zia, avrebbe incontrato un 

giovane particolarmente ortodosso che lo avrebbe questionato circa la sua 

intenzione di partecipare alle funzioni pubbliche del venerdì. Avendo il ri-

chiedente l’asilo lasciato intendere che non sarebbe stato il caso, questi lo 

avrebbe messo in guardia sulle le conseguenze delle sue azioni e tacciato 

di apostata (“mortad”), accusa di cui l’insorgente si sarebbe limitato a pren-

dere atto affermando: “va bene, lo sono” e proseguendo per la sua strada. 

Sennonché, una volta giunto dalla zia, la madre lo avrebbe informato tele-

fonicamente di aver appreso dell’accaduto dal sermone diffuso per il tra-

mite dell’altoparlante della moschea, nel quale egli sarebbe pubblicamente 

stato qualificato di apostata. Così, la sera stessa l’Imam si sarebbe recato 

al suo domicilio unitamente al nonno e ad alcuni abitanti del luogo chie-

dendo di lui e comunicando al padre la necessità di punirlo per l’affronto. 

Appreso dalla madre di tale avvenimento egli non avrebbe più fatto ritorno 

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al domicilio lasciando il paese pochi giorni dopo. L’interessato ha altresì 

affermato che durante il soggiorno all’estero, ed in particolare in Grecia, 

avrebbe preso ulteriormente le distanze dalla religione musulmana, dichia-

randosi ora agnostico. 

E.   

Con scritto del 25 marzo 2020, la rappresentanza legale ha inoltrato il pa-

rere in merito al progetto di decisione negativo trasmessole dall’autorità di 

prima istanza il 24 marzo 2020 (cfr. atti 37/11 e 38/2). 

F.  

Con decisione del 26 marzo 2020 emessa in procedura celere e notificata 

lo stesso giorno (cfr. atto 41/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la 

qualità di rifugiato al richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo, 

pronunciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera e l’ese-

cuzione dello stesso, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e 

possibile. 

G.  

Il 6 aprile 2020, l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo in limine di poter accedere agli 

atti 22/1, 23/1 e 24/1 di cui all’incarto dell’autorità inferiore; in via principale 

l’annullamento della decisione avversata, il riconoscimento della qualità di 

rifugiato e la concessione dell’asilo; in subordine la restituzione degli atti 

alla SEM per il completamento dell’istruzione ed un nuovo esame delle al-

legazioni; in via ancor più subordinata la concessione dell’ammissione 

provvisoria; contestualmente e secondo il senso, di essere posto al bene-

ficio dell’assistenza giudiziaria, intesa quale esenzione dal versamento 

delle spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protestate tasse 

e spese. 

H.  

L’8 aprile 2020 la protezione giuridica ha trasmesso ulteriori informazioni 

al Tribunale circa il diniego, da parte dell’autorità inferiore, di accedere agli 

atti precitati, ribadendo altresì la necessità di poterli compulsare. 

I.  

Con decisione incidentale del 5 maggio 2020, questo Tribunale ha respinto 

le istanze di accesso agli atti 22/1, 23/1 e 24/1. 

J.  

Per mezzo di ulteriore decisione incidentale del 30 giugno 2020, il Tribunale 

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ha accolto l’istanza di assistenza giudiziaria invitando nel contempo l’auto-

rità inferiore ad inoltrare una risposta al ricorso. 

K.  

Il 27 luglio 2020 la SEM ha presentato le proprie considerazioni sull’alle-

gato ricorsuale. 

L.  

Il 24 agosto 2020 il ricorrente ha inoltrato la propria replica, successiva-

mente trasmessa per conoscenza all’autorità di prima istanza. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

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vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Il ricorrente censura il mancato smistamento nella procedura ampliata da 

parte dell’autorità inferiore. 

3.1 Pur ammettendo che i termini di cui all’art. 26 cpv. 1 LAsi abbiano ca-

rattere ordinatorio, egli sottolinea di essere stato effettivamente sentito sui 

motivi d’asilo solo il 7 febbraio 2020, ossia a 80 giorni di distanza dal de-

posito della domanda. Il rispettivo verbale sarebbe peraltro stato rubricato 

“ai sensi dell’art. 26 cpv. 3 LAsi” nonostante la convocazione indicasse  

l’art. 29 LAsi quale base legale. Facendo fede alla denominazione della 

SEM, si dovrebbe concludere che la procedura celere sia iniziata solo con 

l’audizione del 13 marzo 2020, ossia al giorno 115. D’altro canto, l’audi-

zione del 7 febbraio 2020 sarebbe durata complessivamente 9 ore ed a 

livello contenutistico si apparenterebbe ad una prima audizione sui motivi. 

Così, la seconda, a carattere complementare, avrebbe dovuto aver luogo 

nel periodo immediatamente successivo e non dopo 35 giorni. Da rilevare 

poi come in concreto i palpabili problemi d’ansia e la pressione psichica 

tempestivamente riferiti dall’insorgente e oggetto di domande specifiche 

che la rappresentanza legale non avrebbe potuto porre in virtù della limita-

zione delle comunicazioni dirette con i servizi di permanenza medica interni 

ai CFA, costituirebbero già un fattore di complessità. Ciò non di meno e 

nonostante il tenore delle disposizioni legali, la SEM avrebbe ritenuto di 

proseguire la trattazione secondo la procedura celere convocando l’insor-

gente per una seconda audizione da svolgersi 13 marzo 2020. A tale data, 

l’autorità avrebbe quindi sentito il ricorrente al momento del rilevamento dei 

dati personali, nel colloquio Dublino ed in due audizioni sui motivi d’asilo 

dal “ritmo” decisamente serrato: la prima della durata di 9 ore e la seconda 

di oltre 5 ore. Pertanto, la SEM avrebbe ad ogni modo emesso una deci-

sione nonostante fosse manifesta l’impossibilità a trattare in procedura ce-

lere un caso con le peculiarità di quello in esame. A sostegno della sua tesi 

circa l’inadeguatezza di scelta, il ricorrente cita il Messaggio del 3 settem-

bre 2014 concernente la modifica della legge sull’asilo (FF 2014 6917) ed 

una serie di sentenze di questo Tribunale. La giurisprudenza sarebbe in-

vero molto chiara sulla natura delle ulteriori “indagini istruttorie” legittimanti 

il passaggio in ampliata. Il termine di ricorso ridotto sarebbe d’altro canto 

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contrario allo spirito delle norme federali. La scelta di proseguire in proce-

dura celere in presenza di casi materialmente complessi implicherebbe un 

vulnus del diritto alla difesa e delle garanzie procedurali.  

3.2 In sede di risposta l’autorità di prima istanza ha sostenuto la propria 

cernita. La Segreteria di stato ha a tal riguardo sottolineato che i termini di 

legge sarebbero in realtà stati rispettati, dal momento che la seconda au-

dizione avrebbe avuto luogo al giorno 115 di presenza al CFA. Sulla durata 

delle audizioni, svolte dopo la fine della procedura Dublino, la SEM ha ri-

chiamato gli orari a verbale ed ha fatto presente che la rappresentante le-

gale durante la prima audizione si sarebbe assentata per quasi un’ora in 

quanto avrebbe dimenticato i mezzi di prova in ufficio. La fattispecie non 

sarebbe d’altro canto complessa ed i fatti esposti estremamente stringati. 

Per questo, le molte domande poste si sarebbero rese necessarie per far 

fronte alla sinteticità delle allegazioni del richiedente asilo. 

3.3 In replica la patrocinatrice del ricorrente ha osservato che la durata 

della fase preparatoria sarebbe in contrasto con il termine di cui all’art. 26 

cpv. 1 LAsi. Inoltre, la conclusione della procedura Dublino avrebbe già 

avuto luogo il 17 dicembre 2019 allorché la prima audizione si sarebbe 

svolta il 7 febbraio 2020. Nulla sarebbe d’altro canto imputabile alla prote-

zione giuridica, atteso che i documenti sarebbero stati consegnati solo la 

sera prima e che la rappresentante si sarebbe prodigata durante la già pre-

vista pausa di metà mattinata per renderli disponibile al più presto. Contra-

riamente a quanto rilevato dalla SEM, la complessità del caso non sarebbe 

meramente rilevabile dalla stringatezza o meno dei fatti, quanto piuttosto 

dal contenuto dei medesimi ed in particolare, in casu, dall’auspicabile e 

necessaria tematizzazione della fede agnostica del richiedente l’asilo. La 

stessa prolissità delle osservazioni contenute nella risposta al ricorso 

dell’autorità inferiore dimostrerebbe d’altro canto in re ipsa la complica-

tezza del caso e la consequenziale inadeguatezza della procedura celere.  

4.  

4.1 L’obiettivo principale del riassetto del settore posto in essere con l’en-

trata in vigore, il 1° marzo 2019, della modifica della LAsi del 25 settembre 

2015, è quello di accelerare e di evadere in modo più efficiente le proce-

dure d’asilo (cfr. FF 2014 6917). Per quanto concerne i casi trattati mate-

rialmente in Svizzera, sono state previste due distinte tipologie: la proce-

dura celere e quella ampliata.  La finalità della procedura celere è quella di 

giungere ad una decisione definitiva nei casi non complessi entro 140 

giorni, compresa la durata dell’eventuale litispendenza ricorsuale (cfr. art. 

24 cpv. 4 LAsi; BRUNNER ARTHUR, Beschleunigung des Asylverfahrens in 

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der Schweiz: Verfahrensökonomie im Dienste eines fairen Verfahrens ?, in: 

Zeitschrift für das gesamte Verfahrensrecht [GVRZ] 2020, pag. 8 e seg.). 

La procedura celere si svolge nei CFA, nei quali i richiedenti l’asilo soggior-

nano senza essere attribuiti ad un Cantone. Sia il termine per interporre 

ricorso al Tribunale (7 giorni lavorativi; art. 108 cpv. 1 LAsi) che quello per 

la sua liquidazione da parte dell’autorità ricorsuale sono brevi (20 giorni; 

art. 109 cpv. 1 LAsi). Per ovviare alle scadenze ravvicinate, il legislatore, 

quale misura accompagnatoria (art. 35 cpv. 1 Cost.), ha previsto che ogni 

richiedente l’asilo nella procedura celere abbia accesso alla consulenza e 

alla rappresentanza legale gratuita (cfr. art. 102f LAsi). Per rispettare il li-

mite di 140 giorni, la procedura di prima istanza è scandita in modo rigo-

roso. Dopo il deposito della domanda d’asilo inizia la cosiddetta fase pre-

paratoria (art. 26 LAsi). Essa consente di effettuare i chiarimenti preliminari 

necessari ed è innanzitutto finalizzata alla corretta preparazione dell’audi-

zione sui motivi (FF 2014 6917, 6938). In concreto la SEM rileva le gene-

ralità del richiedente e di norma allestisce schede dattiloscopiche e foto-

grafie. Può acquisire altri dati biometrici, disporre una perizia volta ad ac-

certare l’età, verificare mezzi di prova, documenti di viaggio e d’identità, 

nonché svolgere accertamenti specifici sulla provenienza e sull’identità del 

richiedente (art. 26 cpv. 2 LAsi). Può altresì interrogare l’interessato sulla 

sua identità, sull’itinerario seguito e, sommariamente, sui motivi che lo 

hanno indotto a lasciare il suo paese (art. 26 cpv. 3 LAsi). In tale contesto 

si svolge anche l’accertamento medico ex art. 26a LAsi. La durata della 

fase preparatoria è di 21 giorni. Nel rispetto di questo limite massimo, il 

decorso effettivo dipende dalle esigenze del singolo caso; nei casi semplici 

può anche essere di solo qualche giorno (FF 2014 6917, 6938).  

4.2 Successivamente si entra nella fase cadenzata, nel corso della quale 

la domanda d’asilo è esaminata approfonditamente secondo la struttura 

prevista a livello legislativo (art. 20c dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali [OAsi 1; RS 142.311]). L’accertamento dei fatti giuri-

dicamente determinanti, la concessione dei diritti alle parti, nonché la pre-

parazione e la notificazione della decisione di prima istanza, seguono un 

preciso piano temporale predeterminato. In tale fase si svolge l’audizione 

sui motivi d’asilo (art. art. 20c lett. b OAsi). Se da quest’ultima risulta che 

non è possibile pronunciare una decisione nel quadro della procedura ce-

lere, segnatamente perché sono necessari accertamenti supplementari, la 

domanda d’asilo è smistata in ampliata e il richiedente attribuito ad un Can-

tone (art. 26d LAsi e art. 20c let. d OAsi 1). Il termine accertamenti supple-

mentari secondo le intenzioni del legislatore comprende le indagini che non 

possono essere effettuate in breve tempo. Vi rientrano per esempio gli ac-

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certamenti presso rappresentanze svizzere all’estero, la richiesta di ulte-

riori documenti probatori nel paese di provenienza o, eventualmente, una 

nuova audizione (FF 2014 6917, 6997). Nel caso in cui non venga effet-

tuato un passaggio in ampliata, le decisioni emesse nella procedura celere 

devono invece essere notificate entro 8 giorni lavorativi dalla conclusione 

della fase preparatoria (art. 37 cpv. 2 LAsi). Si tratta di un termine ordina-

torio la cui inosservanza non pregiudica di principio e ad essa sola la vali-

dità della decisione di prima istanza ma che nemmeno può essere oltre-

passato a discrezione dell’autorità inferiore. Un superamento di qualche 

giorno può essere considerato ammissibile in presenza di valide ragioni e 

se è prevedibile che il provvedimento venga emesso durante il soggiorno 

al CFA. Al contrario, se dopo l’audizione sui motivi d’asilo v’è da partire 

dall’assunto che la decisione non potrà realisticamente essere presa entro 

8 giorni lavorativi, occorrerà smistare il caso in procedura ampliata (cfr. 

sentenza del Tribunale E-6713/2019 del 9 giugno 2020 [prevista per la pub-

blicazione come DTAF] consid. 8.6 e rif. citati). 

4.3 Nella precitata sentenza di principio E-6713/2019, questo Tribunale ha 

precisato che la cernita del tipo di procedura incombe alla SEM in forza ai 

criteri esposti sopra (consid. 7-8). Così, seppur non vi sia di principio alcun 

diritto a che la domanda d’asilo venga trattata secondo un determinato tipo 

di procedura, l’assenza di smistamento di un caso complesso nella proce-

dura ampliata può comportare una violazione del diritto ad un ricorso effet-

tivo di cui agli art. 29a Cost. e 13 CEDU (in combinato disposto con l’art. 3 

CEDU) alla luce del breve temine di 7 giorni lavorativi per presentare un’im-

pugnativa previsto nella procedura celere (consid. 9). In una pari eventua-

lità, se il Tribunale constata una violazione del diritto per via dell’impossibi-

lità ad impugnare compiutamente la decisione, si giustifica l’annullamento 

della medesima e la retrocessione degli atti all’autorità inferiore per il trat-

tamento in procedura ampliata. Questo perché l’obbiettivo di accelerare il 

procedimento in un contesto equo e nel rispetto delle prerogative di uno 

stato di diritto posto dal legislatore può essere garantito solo se l’autorità di 

prima istanza svolge con attenzione la cernita delle procedure previste 

dalla legge (consid. 10). 

5.  

5.1 Nel caso che ci occupa la domanda d’asilo è stata depositata il 19 no-

vembre 2019 mentre che la decisione impugnata è stata emessa il 26 

marzo 2020, ossia a distanza di 122 giorni. Ciò ha quale prima conse-

guenza che la durata massima di soggiorno al CFA di 140 giorni, se consi-

derati anche il termine di ricorso di 7 giorni lavorativi ex art. 108 cpv. 1 LAsi 

ed i 20 giorni per l’evasione previsti all’art. 109 cpv. 1 LAsi, non avrebbe in 

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ogni caso potuto essere rispettata. A prescindere dall’estensione della pro-

cedura Dublino, il lasso di tempo totale previsto dal legislatore per lo svol-

gimento della procedura celere, composto dai ventuno giorni di procedura 

preliminare e dagli 8 giorni lavorativi per l’emissione della decisione, è stato 

a sua volta sensibilmente disatteso (cfr. sentenza E-6713/2019 consid. 

10.1).  

5.2 Va altresì osservato che l’audizione svoltasi il 7 febbraio 2020 e rubri-

cata “secondo l’art. 26 cpv. 3 LAsi” è durata ben 9 ore, pause escluse, e 

che durante all’incirca 4 ore sono state affrontate questioni riguardanti i 

motivi d’asilo dell’insorgente (cfr. atto 32/22). Con ciò, non si può partire 

dall’assunto che si trattasse di un’interrogazione sommaria ai sensi della 

norma citata – che peraltro sarebbe stata da svolgersi nel corso della fase 

preliminare di 21 giorni, termine in specie già oltrepassato da circa due  

mesi – quanto più di una prima audizione sui motivi d’asilo ex art. 29 LAsi 

(cfr. sentenze del Tribunale E-1765/2020 del 14 aprile 2020 consid. 6.3.2, 

D-3435/2020 del 21 luglio 2020 consid. 6.5; E-5624/2019 del 13 novembre 

2019 consid. 5.3.1). Questo implica un’inosservanza netta anche del ter-

mine di otto giorni lavorativi per l’emissione delle decisioni nella procedura 

celere, che in specie è stata così notificata a distanza di 107 giorni dalla 

fine della fase preparatoria giusta l’art. 26 cpv. 1 LAsi e 48 giorni dopo la 

prima audizione riguardante i motivi d’asilo. Altresì presuppone che l’audi-

zione del 13 marzo 2020, che è a sua volta durata 5 ore ed il cui verbale 

contiene ben 17 pagine a soggetto dei motivi d’asilo, configuri un accerta-

mento supplementare già giustificante di principio lo smistamento in am-

pliata (cfr. supra consid. 4.2; sentenza del Tribunale E-4367/2019 del 9 ot-

tobre 2019 consid. 7).  

5.3 Dipoi, la tesi della SEM circa il fatto che la maggior durata della proce-

dura sia parzialmente da imputarsi all’attitudine della protezione giuridica 

non regge, visto che anche volendo escludere le domande 100 – 125 di cui 

al verbale del 7 febbraio 2020, nel complesso sono recensibili un totale di 

27 pagine di verbalizzazione relative al chiarimento dei motivi d’asilo ad-

dotti dell’insorgente. Allo stesso modo, mal si comprende il senso dell’ar-

gomento secondo il quale il fatto che la necessità di approfondire il caso 

sia stata dettata dalla laconicità delle asserzioni ne dovrebbe escludere 

giocoforza la complessità. Il grado di difficoltà di una determinata fattispe-

cie non si apprezza infatti unicamente in funzione delle ragioni in base alle 

quali debbono essere svolti gli accertamenti, bensì avendo riguardo alle 

necessità istruttorie in concreto, siano esse da relazionare a questioni ri-

guardanti la veridicità del resoconto fornito o alla sua pertinenza ai fini 

dell’asilo. In questo senso, il grado di approfondimento delle audizioni è 

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nella presente disamina indicatore di complessità e non solo un segnale 

della diligenza del collaboratore addetto alla verbalizzazione. Ciò a mag-

gior ragione atteso che nei casi in cui si pongono questioni di apostasia nel 

contesto afgano, la più recente giurisprudenza della Corte europea dei di-

ritti dell’uomo impone la necessità di svolgere accertamenti approfonditi 

anche laddove le allegazioni a riguardo del vissuto nel paese d’origine non 

risultino verosimili (cfr. sentenza della Corte Edu A.A. contro la Svizzera n. 

ruolo 32218/17, 5 novembre 2019, in particolare n. marg. 48). Non può 

passare da ultimo inosservato il fatto che la decisione qui impugnata risulti 

lunga e strutturata, cosa che implica anche un implicito ed accresciuto 

onere di articolazione delle censure nel contesto di un eventuale ricorso, il 

quale risulta di difficile concretizzazione nel breve termine di 7 giorni lavo-

rativi per interporre l’impugnativa previsto per la procedura celere. Del re-

sto, la stessa autorità inferiore, nella propria risposta al gravame ha disqui-

sito a lungo del merito della questione, confermando indirettamente l’am-

piezza delle problematiche in presenza. Negarla ora sarebbe inconsueto, 

quand’anche la versione resa dal ricorrente possa apparire non particolar-

mente sostanziata. 

6.  

Poste queste premesse, il Tribunale conclude che l’esame della presente 

domanda d’asilo secondo la procedura celere risulta in contrasto con il di-

ritto ad un ricorso effettivo sancito agli art. 29a Cost. e 13 CEDU. Essendo 

impossibile emettere una sentenza riformatoria e meglio non potendo que-

sto Tribunale ovviare al mancato smistamento nella procedura ampliata 

(cfr. sentenza E-6713/2019 consid. 10.4), gli atti di causa sono dunque rin-

viati all’autorità inferiore affinché abbia a procedere ai sensi dei conside-

randi (art. 61 cpv. 1 PA). Il Tribunale può così esimersi dall’esame delle 

ulteriori doglianze. 

7.  

Visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese processuali 

(art. 63 cpv. 1 PA). Inoltre, ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite 

indennità ripetibili quanto il ricorrente è assistito dal rappresentante legale 

designato dalla SEM a norma dell’art. 102h LAsi. 

8.  

La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

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Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 26 marzo 2020 è annullata 

e gli atti le sono retrocessi affinché abbia a procedere ai sensi dei conside-

randi. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non sono accordate spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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