# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c5c6881c-18fa-5d71-929d-83be2cdc2775
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-12-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.12.2008 32.2007.328
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-328_2008-12-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.328

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  18 dicembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 ottobre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 25 settembre 2007
  emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1962, di professione cuoco ma da ultimo attivo quale autista con mansioni
di carico-scarico di casse di bibite, in data 4 giugno 2003 ha presentato una domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (doc. 2/1-7), in quanto affetto da
dolori lombari.

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione dell’11 giugno
2004 (doc. 14/1-3), confermata con decisione su opposizione dell’11 maggio 2005
(doc. 31/1-5), l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni,
presentando l’assicurato - ancora abile al 100% in attività adeguate - un grado
di invalidità inferiore al 40% e quindi insufficiente per ottenere il diritto a
prestazioni. 

                                         Con
sentenza 32.2005.94 dell’8 febbraio 2006 (doc. 38/1-13), il TCA ha annullato la
decisione impugnata, rinviando l'incarto all'Ufficio AI al fine di esperire
ulteriori accertamenti di natura medica, segnatamente procedendo ad una perizia
psichiatrica (doc. 38-12).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti del caso, in particolare dopo avere disposto l’allestimento di una
perizia pluridisciplinare da parte del Servizio di accertamento medico (SAM) di
Bellinzona, come stabilito nella sentenza del TCA, con progetto di decisione
del 16 maggio 2007 (doc. 50/1-3), poi confermato con decisione del 25 settembre
2007 (doc. A2), l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato una rendita intera di
invalidità limitatamente al periodo compreso fra il 1° giugno 2003 e il 31
dicembre 2004, negando in seguito il diritto a prestazioni, visto il
miglioramento dello stato di salute che ha portato ad un grado di invalidità
del 35%.

 

                               1.3.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
presentato ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una rendita intera
di invalidità anche dopo il 31 dicembre 2004.

                                         L’assicurato
ha inoltre postulato la concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio per la procedura ricorsuale (I).

                                         Sostanzialmente
la patrocinatrice ha rilevato che lo stato di salute dell’assicurato non è
migliorato, ma al contrario continua a peggiorare, chiedendo al TCA che venga
esperita una perizia psichiatrica. L’assicurato ha pure chiesto di essere
sentito (I).

 

                               1.4.   In data 26
ottobre 2007 la patrocinatrice ha trasmesso al TCA il certificato municipale
per l’ammissione all’assistenza giudiziaria (IV + 1-2).

 

                               1.5.   Con la
risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha invece
postulato la reiezione del ricorso, sottolineando che lo stato di salute
dell’interessato è stato accuratamente vagliato dalla perizia pluridisciplinare
del SAM (V).

 

                               1.6.   Con scritto
dell’11 dicembre 2007 la patrocinatrice ha chiesto al TCA di emanare al più
presto la decisione relativa alla concessione o meno dall’assistenza
giudiziaria (VII).

 

                                         Con
decreto del 21 dicembre 2007, il TCA ha respinto l’istanza dell’assicurato
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria (VIII).

                               1.7.   In data 11
agosto 2008 la patrocinatrice ha trasmesso al TCA un referto medico della
dr.ssa __________ (IX + B).

 

                                         Tali
documenti sono stati trasmessi all’amministrazione (X), con la facoltà di
eventualmente presentare osservazioni scritte.

 

                               1.8.   In corso di
causa, il TCA ha interpellato il dr. __________, il quale è stato invitato a
valutare se lo scritto della dr.ssa __________ prodotto dall’assicurato è atto
a modificare le sue conclusioni peritali (XI).

 

Lo specialista ha risposto in data 15 ottobre
2008 (XII).

 

                                         L’UAI ha
formulato le proprie osservazioni al riguardo il 29 ottobre 2008 (XIV), mentre
l’assicurato con scritto del 5 novembre 2008, al quale ha allegato una presa di
posizione della dr.ssa __________ (XV + C).

 

                                         Il TCA ha
quindi chiesto al dr. __________ di prendere posizione in merito alle
osservazioni presentate dalla dr.ssa __________ (XVI).

                                      

                                         Lo
specialista ha risposto in data 20 novembre 2008 (XVII).

 

                                         L’UAI ha
formulato le proprie osservazioni al riguardo il 9 dicembre 2008 (XIX), mentre
l’assicurato è rimasto silente.

 

                                         Le
osservazioni dell’UAI sono state trasmesse all’assicurato (XX), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU
2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio.

Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. 

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.5.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.6.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on compare
les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de  la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants
[F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche,
en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité
de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que le syndrome somatoforme
douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de  la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.

Les experts de  la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au
motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité
aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé
mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de  la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni l'administration
ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer l'existence d'un
changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le caractère probant de
l'expertise dé la Clinique X.,
en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
la rente. Mais cela ne suffit
pas, on l'a vu, pour justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs
Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération
est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne
suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité.
Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce
sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association
d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants
n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait
de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une expertise.

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en
méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise
du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne
laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé
qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation
professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V

                                         165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.
3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio
2007, I 384/06).

 

                               2.8.   Nella
decisione del 25 settembre 2007, l’UAI ha confermato il
precedente progetto di decisione del 16 maggio 2007 (doc. 50/1-3), riconoscendo
all’assicurato il diritto ad una rendita intera di invalidità limitatamente al
periodo dal 1° giugno 2003 al 31 dicembre 2004, ritenuto che i medici del SAM
hanno considerato l’assicurato inabile al lavoro al 100% dal 5 giugno 2002, poi
al 50% dal 24 dicembre 2002 e nuovamente al 100% dal 1° febbraio 2003, fino al
mese di settembre 2004 (cfr. doc. A2).

 

                                         Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi
2.4., 2.5. e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita
spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° gennaio 2005.

 

                               2.9.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato al SAM il mandato di
esperire una perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno
valutato la patologia reumatologica (dr. __________) e quella psichiatrica (dr.
__________).

 

L’aspetto reumatologico è stato vagliato dal dr. __________,
specialista FMH in malattie reumatiche, il quale nel suo referto del 5 febbraio
2007 ha posto le diagnosi con
ripercussioni sulla capacità lavorativa di “sindrome toraco-/ e lombovertebrale
cronica su leggere turbe statiche, iniziali alterazioni degenerative sia a
livello toracico che lombare, probabile componente somatoforme dei suoi dolori;
sindrome ansioso-depressiva in personalità borderline; abuso etilico e
nicotinico cronico” (doc. 46-22).

Il dr. __________ ha evidenziato che l’intero
stato articolare non presenta particolarità di rilievo, che non vi sono segni
di una radicolopatia né a livello lombare, né cervicale e che le radiografie
della colonna lombare non hanno evidenziato delle significative alterazioni
degenerative (doc. 46-22).

Lo specialista ha quindi concluso che le lievi
alterazioni degenerative (discrete discopatie a livello L4-L5 e L5-S1) non
possono in alcun modo spiegare i dolori cronici lamentati dall’interessato,
aggiungendo che si tratta, a suo avviso, di un dolore cronico, di natura
somatoforme, riconducibile alla patologia psichiatrica già conosciuta e trattata
(doc. 46-22).

Pertanto, da un punto di vista strettamente
reumatologico, il dr. __________ ha ritenuto che non vi siano patologie tali da
giustificare un’inabilità lavorativa, neppure per i lavori fisicamente più
pesanti. Lo specialista ha quindi considerato l’interessato pienamente abile al
lavoro nelle sue precedenti attività di cuoco e di autista-distributore di
bibite (doc. 46-22).

Quanto alle possibilità terapeutiche, il dr. __________
ha ritenuto che, tenuto conto della patologia psichiatrica e della forte
componente somatoforme, sarà ben difficile poter migliorare l’attuale stato
fisico dell’interessato con misure medico-fisiatriche. Il perito ha tuttavia indicato
che, in via teorica, l’interessato potrebbe trarre beneficio dall’esecuzione di
adeguati trattamenti fisioterapici e soprattutto di un regolare programma di
ginnastica medica per rinforzare la muscolatura del tronco; il dr. __________
ha comunque aggiunto di avere “il presentimento che la sua compliance non sia
tale da potersi attendere degli effettivi miglioramenti del suo stato fisico”
(doc. 46-23).

 

L’aspetto psichico è invece stato vagliato dal
dr. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale, nel
suo referto del 26 febbraio 2007, poste le diagnosi di “sindrome depressiva
ricorrente, episodio attuale lieve (ICD10-F33.0); sindrome da dipendenza
d’alcol, uso continuo (ICD10-F10.25); disturbi misti di personalità
(ICD10-F61.0) dipendente, depresso, immaturo”, ha ritenuto l’interessato, sotto
il profilo strettamente psichiatrico, inabile al lavoro al 35% nella sua
attività e in altre (doc. 46-18).

Il dr. __________ ha rilevato che l’evoluzione
del quadro clinico è rimasto invariato dopo l’insorgenza della sintomatologia
depressiva persistente e più conclamata, vale a dire a partire dal 2004: da
allora, l’assicurato presenta un grado di incapacità lavorativa del 35% (doc.
46-18).

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 20 marzo 2007, i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale lieve; sindrome da dipendenza di alcol, uso continuo; disturbi misti di
personalità dipendente, depresso, immaturo”, mentre quali diagnosi senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa hanno indicato quelle di “sindrome
toraco-/e lombovertebrale cronica su leggere turbe statiche, iniziali
alterazioni degenerative sia a livello toracico che lombare, probabile
componente somatoforme dei suoi dolori; stato dopo intervento di ernia
inguinale indiretta destra secondo Liechtenstein, 1995; stato dopo intervento
di ernia inguinale indiretta sinistra secondo Barwell, settembre 2002;
sovrappeso con BMI 30 kg/m²;
tabagismo cronico” (doc. 46-10).

 

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurato inabile al lavoro al 35% nella sua precedente
attività di autista-distributore (doc. 46-11). Inoltre, i medici del SAM hanno
considerato l’assicurato inabile al 35% anche in attività adatte alle sue
condizioni di salute, che evitino il contatto diretto con l’alcol e che
preferibilmente non prevedano turni di lavoro notturno o irregolare (doc. 46-12).

 

Quanto all’evoluzione della capacità lavorativa,
i medici del SAM hanno indicato che “dagli atti risulta che, a causa dei
disturbi alla salute, vi è stata un’incapacità lavorativa totale dal 5 giugno
2002, poi al 50% dal 24 dicembre 2002 e nuovamente al 100% dal 1° febbraio 2003 in poi. Dopo essere stato in cura
presso il dr. __________, è stato preso a carico dal Servizio psicosociale di __________
da aprile 2004: viene descritta un’importante fase di crisi, rappresentata da
una sintomatologia depressiva marcata, culminata con un’ospedalizzazione
urgente presso la Clinica __________ di __________ e presso la Clinica __________
di __________ nel luglio 2004 (vedasi atto del 6.8.2004). Dopo di che è stato
seguito a livello ambulatoriale presso il Servizio psicosociale di __________,
con un ultimo contatto nell’ottobre 2004 (vedasi atto del 17.4.2005). Secondo
il nostro consulente da allora, dal punto di vista teorico, l’evoluzione del
quadro clinico è rimasta invariata, con quindi una limitazione della capacità
lavorativa nella misura del 35% come tuttora. Le precedenti attestazioni
d’incapacità lavorativa vengono ritenute giustificate” (doc. 46-13).

 

                             2.10.   In sede
ricorsuale, l’assicurato ha contestato la decisione dell’amministrazione di
sopprimere il diritto alla rendita dopo il 31 dicembre 2004, producendo un
referto medico del 6 agosto 2008 della dr.ssa __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, inviato alla patrocinatrice dell’interessato, del
seguente tenore:

 

" 
Ho seguito il signor RI 1 dal 27.9.2005 al
6.12.2005. Da allora l’ho rivisto una volta nel 2006 (5.10.2006), due volte nel
2007 (10.10 e 9.11.2007), l’ultima visita risale al 25.7.2008.

 

Posso confermare che le sue condizioni psichiche
in questi anni sono peggiorate in quanto sofferente di uno stato depressivo
ormai cronico accompagnato da frequenti attacchi di panico che il paziente
cerca di arginare con il consumo di alcool (fino ad una intossicazione etilica
importante della durata di un giorno).

Questi episodi avvengono ogni lunedì, giorno in
cui la moglie ricomincia a lavorare dopo la pausa del fine settimana.

 

Il paziente è dipendente psicologicamente dalla
moglie che lo accudisce, la stessa rappresenta per lui una figura materna;
l’allontanamento dalla stessa provoca in modo frequente e regolare le sue
“crisi etiliche” dimostrando la sua regressione psicologica. Posso confermare
che nelle condizioni psichiche attuali il paziente non è capace di svolgere
nessuna attività lavorativa, tanto meno nella sua professione di cameriere. È
comunque da considerare inabile al lavoro in modo completo.” (Doc. B)

 

                                         In corso
di causa, questa Corte si è rivolta al dr. __________, sottoponendogli lo
scritto della dr.ssa __________, con invito ad apprezzare se tale referto è
atto a modificare le sue conclusioni peritali (XI).

 

                                         Questa è
stata la sua risposta, pervenuta al TCA in data 23 ottobre 2008:

 

" 
Confermo le mie conclusioni espresse nella mia
perizia del 14.2.2007.

 

Il nuovo certificato stilato dalla collega __________
non è da essere considerato come un documento che offre un’informazione
rilevante e che possa giustificare un peggioramento delle condizioni psichiche
che l’assicurato presentava già al momento della mia valutazione.

 

Da un lato era già presente un consumo di etile e
una chiara tendenza dello stesso a mettere in atto un comportamento passivo e
dipendente che, come già espresso nella mia perizia, non è giustificato da un
punto di vista concettuale in quanto non ha mai presentato un grave quadro
clinico che abbia potuto giustificare un tale processo regressivo dell’apparato
psichico.

 

Dall’altro la collega non ha indicato se ha
prescritto un nuovo trattamento psicofarmacologico o meno e non è stato
precisato il dosaggio. E inoltre (dalla documentazione in mio possesso) non è
stato nemmeno ricoverato per ragioni psichiatriche nei mesi successivi alla mia
valutazione.

 

Infine, il fatto che la collega abbia visitato
l’assicurato solo saltuariamente conferma ulteriormente la mia posizione, ossia
che non si può giustificare un peggioramento dello stato di salute in modo
sostanziale e rilevante se egli è stato visitato solo due volte nel 2007 e una
volta nel 2008.

 

Pertanto confermo quanto da me espresso nella mia
valutazione peritale del 14.2.2007 in cui attesto una incapacità lavorativa del
35% per ragioni psichiatriche.” (Doc. XII)

 

Con scritto del 3 novembre 2008, indirizzato alla
patrocinatrice dell’assicurato, la dr.ssa __________ ha osservato:

 

" 
In riferimento alla sua lettera del 28.10.2008 e
dopo aver letto la risposta del mio collega dr. __________ mi permetto di
rispondere come segue:

 

in primis il quadro clinico depressivo del
paziente RI 1 non ha giustificato un’ospedalizzazione in quanto la moglie lo ha
sempre sostenuto sia dal punto di vista psicologico che economico; se lui
avesse vissuto da solo sicuramente non sarebbe stato in grado di gestirsi nelle
condizioni psicologiche depressive in cui si trovava e un’ospedalizzazione
sarebbe stata necessaria a scopo di cura e assistenza.

 

In secondo luogo le visite ambulatoriali da me
sono state saltuarie per motivi economici; il paziente non pagando i premi
della sua cassa malati non poteva curarsi. Da notare che un aiuto da parte del
sostegno psicosociale di __________, consigliato da me, non è stato preso in
considerazione in quanto il paziente sosteneva di non essere stato preso in
considerazione all’epoca (2002-2003).

Dopo aver fatto un giro di medici psichiatri come
curanti ha preferito e ha accettato di curarsi da me. Il sig. RI 1 inoltre
assumeva una cura antidepressiva di Cipralex 30 gocce al giorno, cura che aveva
iniziato nell’ottobre 2006 e che ha continuato per tutto l’anno 2007 e fino
all’estate del 2008 (confermato dal paziente nella visita odierna).

Da notare in ogni modo che le considerazioni del
mio collega riguardano solamente il periodo peritale del 14.2.2007 e non oltre.

Per questo motivo, ritengo che un ulteriore
parere da parte del collega dr. __________ sarebbe auspicabile, oppure potrebbe
essere preso in considerazione anche il parere di un altro psichiatra.” (Doc.
C)

 

                                         Chiamato
dal TCA a prendere posizione riguardo alle osservazioni formulate dalla dr.ssa __________
(XVI), con scritto del 20 novembre 2008, il dr. __________ ha risposto:

 

" 
Il nuovo certificato del 3.11.2008 stilato dalla
collega __________ non fornisce nessun elemento sostanziale che possa
giustificare un aggravamento dello stato psichico che l’assicurato abbia già
presentato nella mia valutazione del 14.02.2007. Va detto che nella mia
valutazione ho preso in considerazione non solo l’impressione clinica
constatata ma anche l’andamento clinico di un lungo periodo di tempo.

 

Il fatto che l’assicurato non sia stato
ricoverato né seguito regolarmente per motivi economici oppure perché la moglie
dello stesso lo abbia sostenuto confermano ancora una volta il mio punto di
vista. Ossia che il quadro psicopatologico che presenta l’assicurato non ha mai
avuto caratteristiche di gravità.

 

Nel caso in cui il quadro clinico di cui soffre
l’assicurato fosse stato grave, le difficoltà di ordine economico sarebbero
passate in secondo piano per dare luogo ad un trattamento più incisivo e
consistente. Inoltre ricordo che i servizi psicosociali cantonali sono in grado
di fornire un’adeguata presa a carico amministrativa ed economica per i
pazienti psichiatrici.

 

Se il quadro clinico di cui soffre l’assicurato
fosse stato grave difficilmente avrebbe potuto essere gestito in ambito
familiare.

 

Mi sembra particolare che la collega, che ha
visto solo una volta l’assicurato nel 2008, possa affermare un sostanziale
peggioramento del quadro clinico. Inoltre nel suo nuovo scritto chiede una
nuova valutazione dello stato psichico dello stesso, che a mio avviso non è
giustificata.

 

Ritengo che, nel caso in cui il vostro Tribunale
la ritenesse necessaria, io mi discosto dal fare un’ulteriore valutazione.” (Doc.
XVII)

 

                             2.11.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni
logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V
176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329
e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
 Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation
médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et
l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF
123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne
signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et
médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre
une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale
ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352)
qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il
convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV
Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]),
on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou
le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou
plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va
différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)”

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).

                                         In quest’ultima
sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In
particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.
32.1999.124).

 

                             2.12.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal SAM il 20 marzo 2007, da considerare dettagliata,
approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati.

 

                                         Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurato è stato infatti sottoposto ad un accurato esame
reumatologico, grazie al consulto specialistico del dr. __________, dal quale è
emerso che egli è inabile al lavoro al 30% solo per lo svolgimento di attività
estremamente pesanti (quali ad esempio quella di muratore, mai esercitata in
Svizzera), ma abile al lavoro al 100% in attività sia medio-leggere, che
medio-pesanti, come quelle da lui svolte in precedenza di cuoco e di
autista-distributore di bibite (doc. 46-22).

                                         Il dr. __________
ha inoltre evidenziato che le lievi alterazioni degenerative dell’assicurato
non sono in grado di spiegare i dolori cronici da lui lamentati, tanto più che
da quattro anni egli non esercita più attività lavorative pesanti (doc. 46-22).

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità
lavorativa residua dell’interessato.

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurato è stato pure sottoposto, in data 14 febbraio
2007, ad un esame psichiatrico, grazie al consulto specialistico del dr. __________,
dal quale è emerso che egli, affetto da “sindrome depressiva ricorrente,
episodio attuale lieve; sindrome da dipendenza da alcool, uso continuo;
disturbi misti di personalità dipendente, depresso, immaturo”, va considerato
inabile al lavoro al 35%, a partire dal 2004 (cfr. doc. 46-18). 

                                         Il dr. __________
ha sottolineato che la diminuzione della capacità lavorativa è data solo dalla
sintomatologia depressiva, soprattutto dall’abulia e dall’apatia, che rendono
l’interessato “incostante nell’esecuzione delle mansioni, diventa lento,
impreciso, poco affidabile e con una maggiore affaticabilità” (doc. 46-19).

 

                                         Queste
conclusioni sono state contestate dall’assicurato, attraverso un certificato
medico del 6 agosto 2008 della dr.ssa __________, sua psichiatra curante dal 27
settembre 2005 al 6 dicembre 2005 e che, in seguito, ha rivisto l’interessato
una volta nel 2006 (il 5 ottobre 2006), due volte nel 2007 (il 10 ottobre e il
9 novembre 2007) e una volta nel 2008 (il 25 luglio 2008), come comunicato
dalla stessa specialista (cfr. doc. B). La dr.ssa __________ ha attestato che
le condizioni psichiche dell’assicurato hanno subito un peggioramento nel corso
degli ultimi anni, in quanto sofferente di uno stato depressivo ormai cronico,
accompagnato da frequenti attacchi di panico, che egli cerca di arginare
ricorrendo al consumo di alcool (doc. B). La dr.ssa __________ ha rilevato che
ciò si verifica ogni lunedì, giorno in cui la moglie dell’interessato - che lo
accudisce e che rappresenta per lui una figura materna - riprende il lavoro
dopo la pausa del fine-settimana. La specialista ha spiegato che l’assicurato,
essendo dipendente psicologicamente dalla moglie, nel momento in cui ella si
allontana subisce una regressione psicologica. In tali condizioni, quindi, a mente
della dr.ssa __________ l’assicurato va considerato totalmente inabile al
lavoro (doc. B).

 

                                         Per
costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la
legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto esistente
al momento in cui essa venne emanata – in concreto il 25 settembre 2007 – quando si ritenga
che fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di
accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (SVR
2003 IV n. 25 consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467
consid. 1, 121 V 366 consid. 1b).

                                         In concreto, il referto della dr.ssa __________ del 6 agosto
2008 (doc. B) è successivo alla decisione impugnata: esso va tuttavia preso in
considerazione, dato che la dr.ssa __________ ha attestato l’esistenza di un
peggioramento dello stato di salute dell’interessato intervenuto nel corso
degli anni, dal 2005 ad 2008.

                                         Pertanto,
potendo questo referto permettere di accertare lo stato di salute dell’assicurato
antecedente al provvedimento contestato, tale rapporto è rilevante ai fini del
presente giudizio. Esso è suscettibile di mettere in evidenza elementi di
accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione del 25
settembre 2007 (cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).

 

                                         Chiamato
dal TCA ad esprimersi in merito all’attestazione della dr.ssa __________ e a
precisare se la stessa sia in grado di mutare le sue conclusioni peritali, il
dr. __________, nel suo scritto del 15 ottobre 2008, ha escluso che il certificato della
curante possa giustificare un peggioramento delle condizioni psichiche
dell’assicurato in grado di influire sulla sua valutazione peritale del 26
febbraio 2007 (doc. XII).

                                         Il dr. __________
ha infatti evidenziato che il consumo etilico e la tendenza dell’interessato a
mettere in atto un comportamento passivo e dipendente, riferiti dalla curante,
erano già presenti al momento della sua valutazione peritale. Il perito ha tuttavia
ribadito che il processo regressivo dell’apparato psichico cui fa riferimento
la dr.ssa __________ non era giustificato, da un punto di vista concettuale,
dato che l’assicurato non ha mai presentato un grave quadro clinico (doc. XII).

                                         Il dr. __________
ha inoltre sottolineato che, dopo la sua valutazione peritale, l’assicurato non
è stato ricoverato per ragioni psichiatriche, ciò che non depone quindi per un
peggioramento delle sue condizioni di salute.

                                         Infine,
il dr. __________ ha rilevato che anche il fatto stesso che la dr.ssa __________
abbia visitato l’interessato solo saltuariamente nel corso degli ultimi anni
(solo due volte nel 2007 e una volta nel 2008) conferma che non vi è stato un
peggioramento delle condizioni psichiche dell’assicurato, come sostenuto invece
dalla curante (doc. XII).

                                         Il TCA
ritiene di condividere queste considerazioni, motivate, espresse dal perito
psichiatra.

 

                                         Va poi
rilevato che la dr.ssa __________, in uno scritto del 3 novembre 2008, ha preso posizione in merito alle
critiche esposte dal dr. __________, rilevando che l’assicurato non ha dovuto
essere ospedalizzato solo grazie all’aiuto ricevuto dalla moglie, la quale lo
ha sempre sostenuto sia dal punto di vista psicologico che da quello economico
e senza la quale un’ospedalizzazione sarebbe stata necessaria (doc. C). La
dr.ssa __________ ha poi osservato che le sue visite specialistiche sono state
saltuarie per motivi economici, dato che l’interessato non pagava i premi della
cassa malati. Inoltre, la specialista ha indicato che “un aiuto da parte del
sostegno psicosociale di __________, consigliato da me, non è stato preso in
considerazione, in quanto il paziente sosteneva di non essere stato preso in
considerazione all’epoca (2002-2003)” (doc. C).

                                         Il dr. __________,
chiamato dal TCA ad esprimersi in merito a queste ulteriori precisazioni della
dr.ssa __________, nello scritto del 20 novembre 2008, ha ribadito la correttezza della sua
valutazione peritale, ritenendo che non vi sia stato un peggioramento dello
stato psichico dell’interessato, come invece indicato dalla curante. Il perito
ha in particolare evidenziato di avere preso in considerazione, nella sua
valutazione, non solo l’impressione clinica constatata durante l’esame
peritale, ma anche l’andamento clinico di un lungo periodo di tempo.

                                         Il dr. __________
ha indicato che il fatto che l’interessato non sia stato ricoverato solo grazie
al sostegno fornitogli dalla moglie e che egli non sia stato seguito
regolarmente, dal profilo specialistico, per motivi economici non fanno che
confermare la sua tesi relativa all’assenza di un quadro psicopatologico grave.
Il dr. __________ ha infatti sottolineato che le difficoltà economiche non
precludono l’accesso alle cure, dato che i servizi psicosociali cantonali sono
in grado di fornire un’adeguata presa a carico amministrativa ed economica per
i pazienti psichiatrici. Il perito ha inoltre evidenziato che nel caso in cui
effettivamente il quadro clinico dell’assicurato fosse stato grave,
difficilmente avrebbe potuto essere gestito in ambito familiare (doc. XVII).

Il TCA ritiene di poter fare proprie anche queste
considerazioni del dr. __________.

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del SAM i criteri di affidabilità e
completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.11.), alla stessa può
essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che,
a partire dal mese di ottobre 2004, l’assicurato presenta un grado di capacità
lavorativa del 65% sia nella sua precedente professione di autista-distributore
di bibite, sia in altre attività adeguate (preferibilmente che non implichino
un contatto diretto con l’alcool e che non prevedano turni di lavoro notturni o
irregolari).

 

                                         In queste condizioni, questo Tribunale, constatato che l’assicurato conserva una
capacità lavorativa residua del 65% nella sua precedente attività di
autista-distributore di bibite, nella quale è in grado di conseguire, mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua, un
reddito corrispondente al 65% del reddito realizzabile senza il danno alla
salute (100%), ritiene che, come indicato dall’UAI, l’incapacità lucrativa del
ricorrente ammonta al 35% (cfr. al riguardo STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008),
ciò che è insufficiente per continuare ad attribuire una rendita di invalidità
dell’AI.

 

                                         Non
essendo dato un grado d’invalidità giustificante l’erogazione di una rendita d’invalidità,
l’Ufficio AI ha di conseguenza rettamente negato l’attribuzione di una rendita
a partire dal 1° gennaio 2005 (al riguardo va evidenziato che la rendita è
stata attribuita dal 1° giugno 2003 al 31 dicembre 2004, in quanto giusta l’art. 88a OAI se
la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni
consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta
all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole,
e che presumibilmente continuerà a durare. In concreto, l’insorgente è
stato considerato abile al lavoro al 65% nella sua attività dall’ottobre 2004;
cfr. doc. 46-13. e consid. 2.9.).

 

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità
dopo il 31 dicembre 2004, la decisione del 25 settembre 2007 deve, perciò,
essere confermata.

 

                                         Da
notare, per inciso, che la giurisprudenza citata dalla patrocinatrice nello
scritto dell’11 agosto 2008 (ossia DTF 119 V 410) per giustificare la richiesta
di continuazione del beneficio del diritto alla rendita intera, anche dopo il
31 dicembre 2004, non può essere presa in considerazione nel caso di specie, in
quanto trattasi di una fattispecie diversa, che riguarda tutt’altra tematica.

                                         In quel
caso, infatti, l’amministrazione aveva dimezzato ad un assicurato la rendita
intera di invalidità della quale beneficiava, poiché il danno alla salute da
lui patito derivava esclusivamente da un abuso alcolico. Questa decisione,
confermata dal primo giudice, era passata in giudicato. Successivamente,
l’assicurato aveva chiesto all’amministrazione di “togliere” la misura presa di
riduzione delle prestazioni, dato che egli non aveva più consumato alcool da un
anno. L’amministrazione aveva respinto la domanda, ritenendo non verosimile che
l’interessato avesse totalmente cessato di assumere bevande alcoliche. I
giudici cantonali avevano poi confermato tale decisione. Il Tribunale federale,
per contro, aveva annullato la decisione dell’amministrazione e stabilito la
continuazione del versamento di una rendita intera, dato che l’assicurato non
aveva causato la sua invalidità tramite una colpa grave intenzionale.

 

                                         Nel caso
di specie, al contrario, come visto, la soppressione delle prestazioni dopo il
31 dicembre 2004 non è stata decisa a causa dell’abuso alcolico dell’interessato,
bensì in considerazione del miglioramento delle sue condizioni psichiche, a
partire dal mese di ottobre 2004, come stabilito dai periti del SAM.

 

 

                             2.13.   L’assicurato
ha chiesto al TCA l’esecuzione di una perizia psichiatrica giudiziaria e la sua
audizione personale (I).

 

                                         Al
proposito va ribadito che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         Nel caso
in esame, secondo questo Tribunale, la documentazione agli atti è sufficiente
per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino necessari
ulteriori provvedimenti probatori.

                                         Non è
pertanto necessario procedere né all’audizione, né alla nuova valutazione
peritale richieste.

 

 

                             2.14.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- vanno poste a carico
dell’assicurato.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico dell’assicurato ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Gianluca
Menghetti