# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ad578d8a-1437-5088-b03a-bce2e37ad56d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-05-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 02.05.2007 11.2003.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2003-27_2007-05-02.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2003.27

  	
  Lugano,

  2 maggio 2007/rgc

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Annovazzi, vicecancelliere

  

 

sedente per statuire nella causa OA.1998.16 (scioglimento di comproprietà) della
Pretura del Distretto di Blenio promossa con petizione del 18 agosto 1998 da

 

	
   

  	
  CO 1 attualmente in 

  (patrocinata dall' RA 2) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato dall' RA 1);

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 19 febbraio 2003 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 29 gennaio
2003 dal Pretore del Distretto di Blenio;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 e CO 1 si sono fidanzati nel 1990/91 e nel corso degli anni si
sono scambiati numerosi regali. Nel novembre del 1994 il primo ha donato alla
seconda, in specie, la quota di un mezzo in comproprietà della sua particella
n. 378 RFD di __________, la quale è servita ai due per costruire una casa
d'abitazione. Il fidanzamento è durato fino all'ottobre del 1996.

 

                                  B.   Il
18 agosto 1998 CO 1 ha adito il Pretore del Distretto di Blenio chiedendo che in seguito alla rottura
del fidanzamento AP 1 fosse tenuto a versarle
un'indennità per torto morale di fr. 10 000.– (con interessi al
6% dal 20 agosto 1997), a restituirle una lunga lista di doni, a consegnarle
tutta una serie di beni mobili di cui essa rivendicava la
proprietà e a corrisponderle una cifra indeterminata (con interessi al 6% dal
20 agosto 1997) per le pigioni riscosse locando dal 1° aprile 1997 un
appartamento da lui ricavato nella casa di __________ dopo la loro separazione. Essa ha inoltre postulato un'indennità di fr. 10 000.– (con
interessi al 6% dal 20 agosto 1997) per lavori da lei eseguiti nella casa e
la rifusione di fr. 156 677.80 (con interessi al 6%, sempre dal 20 agosto 1997) per
spese da lei sostenute nell'opera di edificazione.
In esito a ciò CO 1 ha postulato il rigetto definitivo dell'opposizione
presentata il 17 settembre 1997 da AP 1 a un precetto esecutivo n. 59 352 di fr. 250 000.– con interessi che lei
aveva fatto notificare al convenuto dall'Ufficio ese­cuzione e fallimenti di
Blenio. 

 

                                  C.   Con
risposta del 20 ottobre 1998 AP 1 si è
dichiarato pronto a restituire i doni elencati dall'attrice che ancora erano in
suo possesso (tranne un cane pastore tedesco, da lui rivendicato) e a
consegnare i beni mobili indicati nella lista (salvo tre litografie, da lui
rivendicate), proponendo per il resto di respingere la petizione. In via
riconvenzionale egli ha chiesto che gli fosse retrocessa la quota di un mezzo
in comproprietà sulla particella n. 378 RFD di __________, che fosse ordinato
lo scioglimento della comproprietà relativa alla casa d'abitazione (senza il
terreno) assegnandogli l'intero fabbricato dietro rimborso di fr. 47 500.– all'attri­ce, che questa fosse tenuta a
ritornargli due regali (un anello a tre ori e un orologio con fasi lunari) e a
ritirare taluni oggetti non richiesti. CO 1 ha replicato il 23 novembre 1998, riaffermando
la propria petizione, ma non ha reagito all'azione riconvenzionale. AP 1 ha
duplicato il 1° febbraio 1999, ribadendo la propria risposta.

 

                                  D.   Esperita l'istruttoria, nel suo memoriale conclusivo del 16 agosto 1997 l'attrice ha confermato
la richiesta di fr. 10 000.– (con interessi al 5% finanche dal 1° settembre 1996) “per lesione della personalità”, ha quantificato in fr. 1739.– il credito “per gli oggetti
giacenti nella casa al momento della separazione”, ha cifrato in fr. 20 160.– (con
interessi al 5% dal 1° aprile 1997) la pretesa per le pigioni di fr. 630.–
mensili incassate dal convenuto locando il noto appartamento e ha portato a fr.
166 949.38
complessivi (con interessi al 5% “nel senso dei considerandi”) la sua spettanza
“per gli importi e le poste di danno” relativi all'edificazione della casa. Di
conseguenza essa ha instato perché l'opposizione sollevata da AP 1 al citato
precetto esecutivo fosse rimossa in via definitiva per l'ammontare di fr. 198 848.38 con gli
interessi appena indicati. Infine essa ha proposto di respingere la riconvenzione.
Nel proprio memoriale conclusivo del 14 agosto 2002 AP 1 si è riconfermato
nelle sue domande di risposta e di riconvenzione, aumentando nondimeno a fr. 69 111.– il congua­glio
offerto all'attrice per lo scioglimento della comproprietà sulla casa. Al
dibattimento finale le parti hanno rinunciato.

 

                                  E.   Statuendo
il 29 gennaio 2003, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, nel senso
che ha ordinato a AP 1 di restituire a CO 1 entro 30 giorni dal passaggio in
giudicato della sentenza tutti i doni da lui riconosciuti nella risposta, come
pure tutti i beni mobili di cui ammetteva la proprietà dell'attrice, condannandolo
altresì a versare “in
liquidazione di ogni ragione di dare e avere relativa alla particella n. 378 RFD”, un conguaglio di fr. 133 235.– così composti: fr. 21 735.– (con
interessi al 5% dal 1° marzo 2000) per la metà delle pigioni da lui incassate tra il maggio del 1997 e il gennaio del 2003, fr. 32 500.– (con interessi al 5%
dal 29 gennaio 2003) per il maggior valore acquisito dal terreno grazie a opere
di bonifica finanziate dall'attrice e fr. 79 000.– (sempre con interessi al
5% dal 29 gennaio 2003) per lo scioglimento della comproprietà sullo stabile. Egli
ha rigettato così in via definitiva l'opposizione di AP 1 al noto precetto
esecutivo per la somma di fr. 133
235.– con gli interessi testé indicati. La tassa di
giustizia di fr. 4500.– e le spese di fr. 3400.– relative all'azione principale
sono state poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, con obbligo
per il convenuto di rifondere all'attrice fr. 2500.– a titolo di ripetibili
ridotte.

 

                                         Ciò
posto, il Pretore ha parzialmente accolto anche la riconvenzione, nel senso che
ha attribuito l'intera particella n. 378 RFD a AP 1, tenuto ad assumere
l'intero onere ipotecario, e ha condannato CO 1 a restituire all'attore
riconvenzionale i due doni consistenti nell'anello a tre ori e nell'orologio
con fasi lunari. La tassa di giustizia di fr. 2500.– e le spese di
fr. 500.– inerenti alla riconvenzione sono state poste per un quarto a
carico di AP 1 e per il resto a carico di CO 1, tenuta a rifondere all'attore riconvenzionale
fr. 3000.– per ripetibili ridotte.

 

                                  F.   Contro la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del
19 febbraio 2003 per ottenere che il conguaglio da lui dovuto a CO 1 “in liquidazione di ogni ragione di dare e
avere relativa alla particella n. 378 RFD” sia
ridotto a complessivi fr. 94 696.–, di cui fr. 15
696.– (con interessi al 5% dal 1° marzo 2000) per
le pigioni incassate e fr. 79 000.– (con interessi al 5% dal 29 gennaio 2003) “quale compenso per
lo scioglimento della comproprietà del fabbricato”. In subordine egli chiede
che il conguaglio sia ridotto a fr. 99 862.–, riconoscendo
all'attrice fr. 5166.– (con interessi al 5% dal 29 gennaio 2003) per il
maggior valore acquisito dal terreno in seguito all'opera di bonifica. In
definitiva egli conclude perché la sua opposizione al noto precetto esecutivo
sia rigettata solo entro tali limiti. Nelle sue osservazioni del 7 aprile 2003 CO
1 propone di respingere l'appello. In pendenza di ricorso,
il 9 luglio 2004, essa si è poi
sposata con __________.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha accertato anzitutto che in virtù dell'art. 7 tit.
fin. CC la causa è disciplinata dagli art. 91 segg. CC, quantunque la litispendenza
sia anteriore al 1° gennaio 2000. Ciò premesso, egli ha respinto l'indennità di
fr. 10 000.–
postulata dall'attrice per torto morale, non ravvisando nessuno dei presupposti
enunciati dall'art. 49 CO (cui si richiama l'attuale art. 92 CC). Ha obbligato
invece il convenuto a restituire all'attrice i doni che riconosceva
essere ancora in suo possesso (tranne il pastore tedesco), così come i beni
mobili che ammetteva di dover riconsegnare (salvo le tre litografie),
condannandolo inoltre a versare all'attrice la metà delle pigioni da lui incassate
dal maggio del 1997 al gennaio del 2003 per la locazione del piccolo appartamento
nella casa in comproprietà (fr. 21 735.–).
AP 1 avanzava una pretesa (indeterminata) per i costi a lui derivati
dall'esecuzione di tale appartamento, ma il Pretore l'ha respinta con
l'argomento che l'edificio non risultava aver beneficiato di alcun maggior
valore (art. 672 cpv. 3 CC). D'altro lato
il Pretore ha respinto per mancanza di prove anche la pretesa di fr. 10 000.– che l'attrice fondava sul lavoro da lei prestato durante l'edificazione della casa.

 

                                         Quanto
allo scioglimento della comproprietà sullo stabile, il primo giudice ha calcolato
la spettanza dell'attrice in fr. 79 000.–, pari alla metà del valore del fabbricato
(fr. 519 000.– stimati dal perito ./. fr. 370 000.– di debiti ipotecari ./. fr.
9000.– rimborsati dal Comune per opere di canalizzazione, il tutto diviso due). A tale som­ma egli ha aggiunto fr. 32 500.– per il maggior valore derivato al
terreno, nella cui bonifica l'attrice aveva investito fr. 26 000.– (art. 206 CC
per analogia). Ciò premesso, CO 1 è stata chiamata a retrocedere la sua quota
di comproprietà sulla particella n. 378 RFD, senza poter esigere né il rimborso
delle spese notarili dovute alla stesura dell'atto di donazione (fr. 799.90,
che non aveva dimostrato di avere corrisposto personalmente), né l'imposta di donazione da lei
pagata (fr. 693.–, che secondo il Pretore non si
giustificava di rimborsarle, beneficiando lei del maggior valore acquisito dal
terreno). Infine il Pretore ha condannato CO 1 a restituire a AP 1 i due doni
consistenti nell'anello a tre ori e nell'orologio con fasi lunari, fissandole
un termine di 30 gior­ni per ritirare gli oggetti non richiesti con la
petizione che il convenuto aveva elencato nella risposta.

                                         

                                   2.   L'appellante
esordisce asserendo che il Pretore avrebbe dovuto respingere la petizione nella
misura in cui riguardava lo scioglimento della comproprietà sul fabbricato, giacché
l'attrice non offriva la restituzione della sua quota in comproprietà sulla
particella n. 378 RFD. Su tal punto il primo giudice avrebbe dovuto quin­di –
per l'appellante – accogliere l'azione riconvenzionale e assegnare alla
controparte “l'indennità in
qualità di comproprietaria estromessa ex art. 651 CC” (memoriale, pag. 2 a metà). Quale conseguenza di merito tuttavia
l'interessato intenda trarre da tale argomentazione non è dato di capire, né
egli spiega. Sul tema si tornerà dunque in appresso, esaminando il dispositivo di
prima sede sulle spese e le ripetibili dell'azione principale (consid. 5).

 

                                   3.   Si
duole l'appellante che, pur essendo stato condannato a rifondere alla
controparte la metà delle pigioni da lui incassate dal maggio del 1997
al gennaio del 2003 locando l'appartamento nella casa in comproprietà (fr. 21 735.–), nulla gli ha riconosciuto il Pretore
per la spesa da lui affrontata ricavan­do quell'alloggio. Eppure, egli
sottolinea, il suo investimento di fr. 12 078.15
(doc. 6) “per l'acquisto degli impianti e dei mobili di cucina, delle piastrelle,
degli impianti sanitari ed elettrici, della porta d'ingresso, per i lavori da
pittore, idraulico e elettricista” risulta dagli atti (memoriale, pag. 3 punto
1). Egli rivendica così fr. 6039.– con interessi al 5% dal 1° marzo 1997 (data della
fine dei lavori), pari alla metà dei costi.

 

                                         a)   Appurato
che AP 1 aveva ricavato l'appartamento nella casa in comproprietà contro il
volere della fidanzata, il Pretore ha ritenuto applicabile in concreto l'art.
672 cpv. 3 CC, stando al quale chi esegue in malafede costruzioni su fondo altrui
con materiali propri ha diritto solo alla rifusione del “valore minimo che la costruzione
può avere per il proprietario”. Nella fattispecie lo stabile non risultava aver
beneficiato di alcun maggior valore in seguito all'intervento. Il primo giudice
non ha quindi riconosciuto all'appellante
alcunché (sentenza impugnata, consid. 5).

                                         b)   Giustamente
il Pretore ha rilevato che un costruttore in malafede (il quale agisce cioè
contro la volontà del proprietario del fondo) può vedersi riconoscere anche soltanto,
a titolo di indennità, il “valore minimo che la costruzione può avere per il
proprietario” (art. 672 cpv. 3 CC). L'appellante non contesta di avere ricavato
l'appartamento a pianterreno contro la volontà della fidanzata. Non pretende
nemmeno di avere diritto a un'indennità che ecceda il “valore minimo che la costruzione
può avere per il proprietario”. D'altra parte però – contrariamente a quanto
crede il Pretore – quel valore minimo non è
il maggior valore oggettivo del fondo, bensì il valore soggettivo
che la costruzione rappresenta per il proprietario, “avuto riguardo di tutte le
circostanze” (Rep. 1996 pag. 167 consid. 3b con rinvio di dottrina, menzionato
anche da Steinauer in: Les droits
réels, vol. II, 3ª edizione, pag. 109 n. 1640e; analogamente: Rey in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª
edizione, n. 9 ad art. 672). Che il perito giudiziario non abbia ravvisato
un maggior valore venale dello stabile in seguito alla formazione dell'appartamento
(sentenza impu­gnata, loc. cit.) non è quindi decisivo. E ancor meno di rilievo
è il fatto che la casa fosse stata progettata sin dall'inizio per una tale modifica
(risposta, pag. 6, ad 12). Determinante è – si ripete – il valore soggettivo che
l'appartamento poteva avere in concreto per i due comproprietari.

 

                                         c)   Nella
fattispecie è indubbio che per ricavare dalla casa in comproprietà fr. 21 735.– dal maggio del 1997 al gennaio del 2003 i
comproprietari avrebbero dovuto rendere l'appartamento abitabile. Si può
ragionevolmente presumere dunque che il loro interesse soggettivo
corrispondesse, almeno, ai costi indispensabili per raggiungere tale finalità.
Certo, l'attrice definisce l'investimento di fr. 12
078.15 “voluttuario” (rispo­sta, loc. cit.), affermando che il
pianterreno della casa era già provvisto di lavatrice e asciugatrice, come pure
di servizi igie­nici, aveva già il pavimento lastricato di piastrelle e le
pareti provviste di attacchi elettrici. Non tenta nemmeno di spie­gare tuttavia
come potesse essere locato un appartamento privo di apparecchi da cucina (doc.
6-1), di apparecchi da bagno (doc. 6-2 e 6-3), di pensilina d'entrata (doc.
6-4), di armadi da cucina (doc. 6-5 a 6-8) o di muri tinteggiati (doc. 6-9). Ne
segue che legittimamente AP 1 chiedeva – davanti al Pretore – di vedersi
riconoscere almeno la metà della spesa affrontata, ovvero il minimo per rendere
l'appartamento atto a produrre il reddito in questione. Al proposito l'appello
si rivela provvisto di buon diritto. Quanto agli interessi del 5% dovuti
sull'importo di fr. 6039.–, appare ragionevole farli decorrere dal 1° aprile
1997 (momento in cui l'appartamento è stato locato, come figura esplicitamente nella
sentenza impugnata, consid. 5 pag. 9 in basso; contratto di locazione nel
fascicolo “edizione documenti + richiami da parte convenuta”).

 

                                   4.   In secondo luogo
l'appellante critica il corrispettivo di fr. 32 500.– che il
Pretore lo ha tenuto a rifondere all'attrice per il maggior valore derivato al
terreno dalle opere di bonifica. Afferma che l'art. 206 CC riguarda solo lo
scioglimento del regime dei beni matrimoniali e non è applicabile al caso
specifico, nemmeno per analogia. Anzi, la mutua restituzione di doni prevista
dall'art. 91 cpv. 1 CC non prevede alcuna vicendevole partecipazione al                                      plusvalore.
Egli soggiunge dipoi che in seguito alla bonifica il valore venale del terreno
è passato non da fr. 100.–/m² a
fr. 125.–/m², ma solo a fr.
112.–/m² (come ha confermato il perito giudiziario), di
modo ch'egli va tenuto a rifondere all'attrice, se mai, fr. 5166.– (la metà di
fr. 10 223.–
effettivi). Infine egli fa valere che l'attrice non ha dimostrato di avere
investito fondi propri nel risanamento del suolo e che la spesa di fr. 26 000.– accertata dal
Pretore comprende non solo la bonifica del terreno, ma anche altri interventi,
come la posa di una fossa settica, la demolizione di un rustico e l'installazione
di tubi (memoriale, pag. 5 punto 2).

 

                                         a)   L'art.
91 CC, che dandosi la fine di un fidanzamento prevede la restituzione dei
regali in natura (cpv. 1) e rinvia agli art. 62 segg. CO nel caso in cui ciò
non sia più possibile (cpv. 2), si ispira al divieto dell'indebito arricchimento (Huwiler in: Basler Kommentar,
op. cit., n. 2 in fine ad art. 91). Identico principio vale per chi riceve un dono
di ritorno, nel senso che deve rifondere a chi glielo retrocede “le spese necessarie ed utili da lui incontrate; di quest'ultime però, se all'atto del
ricevimento non era in buona fede, solo fino a concorrenza del maggior valore
tuttora sussistente al momento della restituzione” (art. 65 cpv. 1 CO). L'art. 206 cpv. 1 CC, cui il Pretore ha fatto
capo per analogia, non è invece di alcuna pertinenza tra ex fidanzati.

 

                                               Certo,
secondo la dottrina dominante l'art. 206 cpv. 1 CC si applica anche ai
contributi che una parte fornisce prima del matrimonio al miglioramento o alla conservazione di beni dell'altra (v. Hausheer/Aebi-Müller in: Basler Kommentar, op. cit., n. 46 ad
art. 206 CC con rinvii). Tale estensione della norma, che per altro non riguarda
solo i fidanzati (Piotet, Des créances variables entre époux, in: RNRF/ZBGR
72/1991 pag. 70 cifra V in fine), presuppone tuttavia che le parti si
siano poi sposate, proprio perché l'art. 206 CC è un prescritto specifico del
diritto matrimoniale. Gli autori invocati dall'attrice non dicono altro (Deschenaux/Steinauer/Baddeley, Les
effets du mariage, Berna 2000, pag. 515 n. 1262 nota 13). Ne discende che in
concreto l'attrice, la cui buona fede è fuori
discussione, ha diritto al rimborso delle spese necessarie
e utili da lei incontrate per conservare o migliorare
la quota di comproprietà sulla particella n. 378 RFD ricevuta in dono. Non ha
diritto invece di vedersi riconoscere un'indennità per il solo fatto che il regalo
sia aumentato di valore durante il fidanzamento, non sussistendo in concreto
alcun regime dei beni. 

 

                                         b)   Il
primo giudice ha accertato che l'attrice ha contribuito alla bonifica della
particella n. 378 RFD investendo fr. 26 000.– (sentenza impugnata,
consid. 7, pag. 12 nel mezzo). Che la spesa fosse “utile” non è
seriamente contestato nemmeno dall'appellante, il quale nega però che la somma provenisse
da averi della fidanzata. Fa notare che quest'ultima ha sì ordinato il 29
novembre 1994 alla __________, __________, di corrispondere fr. 26 000.– all'impresa
__________ di __________ per “bonifica
terreno” (doc. N e Z), ma che
tale denaro proveniva da un loro conto comune. Che due anni dopo, il 12
dicembre 1996, essa abbia poi riversato sul conto comune fr. 26 000.– di risparmi personali
(prelevati da un suo conto n. 326.230.40C presso la __________
di __________: ordine di bonifico accluso al doc. N)
ancora non significa, per l'appellante, che essa abbia assunto l'onere della
fattura. Sta di fatto però che l'appellante, già titolare con la stes­sa CO 1 del
noto conto presso la __________, non indica minimamente a quale altra finalità
sarebbe stato destinato quel versamento della fidanzata. Si limita a insinuare
dubbi, ma non tenta nemmeno una spiegazione. In simili circostanze l'accertamento
del Pretore non può sicuramente definirsi erroneo o inattendibile.

 

                                         c)   Opina
l'appellante che – come si è accennato – la fattura dell'impresa __________
comprendeva anche la posa di una fossa settica, la
demolizione di un rustico e l'installazione di tubi (doc. 7). A parte il fatto
però che mal si capisce perché tali opere sarebbero estranee alla bonifica del
terreno, l'appellante non indica di quanto andrebbe ridotta la fattura (di fr. 26 083.–) ove si stralciassero
gli interventi da lui reputati estranei al risanamento del fondo.
Insufficientemente motivato, su questo punto il rimedio si dimostra addirittura
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato con il cpv. 5). È vero­simile
invece che l'opera della ditta __________ si riferisse non solo alla quota di
comproprietà fondiaria donata da AP 1 all'attrice, ma all'intera particella n.
378 RFD. Di per sé, solo fr. 13 000.– consistono perciò in spese “utili” che
l'attrice ha destinato alla bonifica della propria quota. I rimanenti fr. 13 000.– sono stati utilmente
investiti nella quota del fidanzato e si configurano come un dono di CO 1 all'appellante.
Comunque sia, ciò nulla muta nel risultato finale del giudizio, poiché anche
tale regalo va restituito. In sintesi, dunque, su questo punto l'appello merita
accoglimento, ma solo in parte, la spettanza di fr. 32 500.– riconosciuta  dal Pretore
all'attrice dovendo essere ricondotta a complessivi fr. 26 000.–.

 

                                   5.   Infine
l'appellante critica il dispositivo sugli oneri e le ripetibili dell'azione
principale, tornando a ripetere che il Pretore avrebbe dovuto respingere la
petizione nella misura in cui riguardava lo scioglimento della comproprietà sulla
casa, giacché l'attrice non offriva la restituzione della sua quota in
comproprietà sulla particella n. 378 RFD. Egli chiede pertanto che la tassa di
giustizia di fr. 4500.– e le spese di fr. 3400.– (suddivise dal Pretore a metà)
siano poste per tre quarti a carico dell'attrice, con obbligo per quest'ultima di rifondergli
un'indennità di fr. 3000.– a titolo di ripetibili ridotte
(mentre il Pretore ha condannato lui medesimo a rifondere all'attrice un'indennità
di fr. 2500.–). L'ap­pellante non contesta invece il dispositivo sugli oneri
processuali e le ripetibili della riconvenzione, che è passato in giudicato (memoriale,
pag. 8 punto 3).

 

                                         a)   Il Pretore ha rilevato che nella petizione l'attrice si è dichiarata
disposta a due riprese, previo rimborso di fr. 156 949.38 per le spese da lei sostenute
nell'edificazione dello stabile, a “lasciare l'abitazione di __________ in
proprietà esclusiva del convenuto” (sentenza impugnata, consid. 7 secondo paragrafo). L'accerta­mento
è esatto. A pag. 12 della petizione l'attrice dichiarava invero:

                                                Senz'indugi,
l'attrice postula che gli importi versati nella costruenda casa le vengano
restituiti conformemente alle regola sulle obbligazioni derivanti da indebito
arricchimento. Qualora ciò avvenisse, ella trapasserebbe in assoluta proprietà
la sua parte di comproprietà attuale dell'immobile, revocando la donazione
immobiliare.

                                                A
pag. 18 essa ribadiva dipoi, testualmente:

                                                A mente dell'attrice, ferma restando
l'incerta disponibilità liquida del convenuto per
tacitare le pretese attoree, l'abitazione di __________ può rimanere in esclusiva
proprietà del signor AP 1.

 

                                                Sulla
base di tali dichiarazioni il Pretore poteva senz'altro dare per acquisito che
l'attrice fosse pronta a retrocedere la sua quota di comproprietà sulla
particella n. 378 RFD. Non entrare in materia sulla richiesta di risarcimento per
“le spese necessarie ed utili” incontrate in
buona fede nella conservazione o nel miglioramento del bene sarebbe trasceso in
un soverchio formalismo. Se non che, come l'appellante fa notare, in sede di
replica l'attrice ha revocato ogni disponibilità. A pag. 5 del memoriale (punto
7) figura in effetti quanto segue:

                                               La proposta attorea è vincolata alla
corresponsione dell'integrale richiesta petitoria formulata in petizione. Ciò
stante, e considerato l'ingiustificato accanimento dimostrato dalla
controparte, la proposta è fin d'ora irrevocabilmente revocata.
Indipendentemente dall'epilogo della vertenza si scordi il AP 1 [di] rimanere
nell'abitazione.                    

                                               Su
tale dichiarazione l'attrice non è più tornata – ammesso e non concesso che ciò
fosse possibile – nemmeno nel memoriale conclusivo. A ragione l'appellante
sottolinea perciò che il Pretore non poteva riconoscere a CO 1 un rimborso
delle “spese necessarie ed utili” incontrate
per migliorare o conservare la quota in comproprietà quando essa medesima rifiutava
di restituire il terreno. In proposito l'azione principale andava dunque respinta.

 

                                         b)   Ne
deriva che il riparto a metà degli oneri processuali e l'attribuzione
di ripetibili all'attrice per quel che era dell'azione principale non resiste
alla critica. CO 1 è uscita vittoriosa invero sulla rivendicazione di doni per un
valore da lei dichiarato di fr. 4414.–, sulla rivendicazione di beni mobili in
proprietà per un valore dichiarato di fr. 1739.–, sulla rivendicazione della
metà delle pigioni riscosse dal convenuto 

                                               (fr.
21 735.–)
e sul rimborso della spesa da lei incontrata per bonificare la quota di comproprietà
appartenente al convenuto (fr. 13
000.–). Queste ultime due domande non presupponendo
infatti la retrocessione della sua quota. È uscita sconfitta invece sull'indennità
per torto morale (fr. 10 000.–), sull'indennità per il lavoro prestato nell'edificazione
della casa (fr. 10 000.–) e, soprattutto, sull'indennità chiesta
in liquidazione della comproprietà sul fabbricato (fr. 143 949.38, ovvero fr. 156 949.38 meno l'importo di fr. 13 000.– che si riferisce in
realtà alla bonifica della quota di com­proprietà del convenuto). Visto il
grado di soccombenza, sud­dividere gli oneri processuali e le ripetibili nella
proporzione di un quarto a carico di AP 1 e di tre quarti a carico di CO 1, con
obbligo per costei di rifondere al convenuto fr. 3000.– a titolo di
ripetibili ridotte, si rivela una proposta equa e ragionevole. Anche su questo
punto l'appello risulta provvisto pertanto di buon diritto.

 

                                   6.   Gli
oneri processuali e le ripetibili del giudizio odierno seguono a loro volta il
principio della soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). Il convenuto ottiene causa
vinta sull'indennità chiesta in rifusione delle spese affrontate per ricavare
l'appartamento a pianterreno nella casa di __________
(fr. 6039.–, pari alla cifra richiesta), come pure sul riparto della tassa di
giustizia (fr. 1125.– invece di fr. 2250.–), delle spese (fr. 850.– invece di
fr. 1700.–) e delle ripetibili di primo grado relative
all'azione principale (spettanza di fr. 3000.– invece del debito di fr. 2500.–).
Soccombe largamente invece sull'obbligo di risarcire all'attrice la spesa per
la bonifica del terreno (fr. 26
000.– complessivi in luogo dei fr. 32 500.– stabiliti dal
Pretore), ch'egli pretendeva di vedere azzerato o, subordinatamente, ridotto a
fr. 5166.–. Nel complesso si giustifica pertanto di porre a suo carico
quattro settimi degli oneri processuali, con obbligo di rifon­dere alla
controparte un'equa indennità per ripetibili ridotte.

 

                                   7.   Quanto
agli eventuali rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul
piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso di oltre fr.
45 000.–
ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF supera ampiamente la soglia dei fr. 30 000.– per un
ricorso in materia civile.

 

Per questi motivi,

vista sulle spese anche
la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.   L'appello
è parzialmente accolto, nel senso che i dispositivi della sentenza impugnata
sono annullati e riformati come segue:

                                         1.
  L'azione principale è parzialmente accolta, nel senso che:

1.1   AP 1 è condannato a consegnare
a CO 1, entro 30 giorni dal passaggio in giudicato della presente sentenza, i
seguenti beni:

        [elenco figurante nel
dispositivo n. 1.1 della sentenza impugnata]

1.2   AP 1 è condannato a
versare a CO 1 la somma di fr. 21
735.– con interessi al 5% dal
1° marzo 2000, meno la somma di fr. 6039.– con interessi al 5% dal 1° aprile
1997.

1.3   AP 1 è condannato
inoltre a versare a CO 1 la somma di fr. 13 000.–
con interessi al 5% dal 29 gennaio 2003.

1.4   Per il resto l'azione
principale è respinta.

                                         2.   Gli oneri dell'azione principale, consistenti
nella tassa di giustizia di fr. 4500.– e nelle spese di fr. 3400.–, da
anticipare dall'attrice, sono posti per un quarto a carico di AP 1 e per il
resto a carico dell'attrice, che rifonderà a AP 1 fr. 3000.– per ripetibili
ridotte.

                                         3.   L'azione
riconvenzionale è parzialmente accolta, nel senso che:

3.1   La particella n. 378
RFD di __________ è attribuita in esclusiva proprietà a AP 1, con obbligo per
lui di assumere l'intero onere ipotecario.

3.2   AP 1 è condannato a
versare a CO 1, in conseguenza di ciò, le somme di  fr. 79 000.– con interessi al 5% dal 29 gennaio 2003 e di fr. 13 000.–, sempre con interessi al 5% dal 29 gennaio 2003.

3.3   L'ufficiale del registro fondiario del Distretto di Blenio è invitato a
iscrivere il trasferimento di proprietà indicato al punto 3.1.

3.4   CO 1 è condannata a
consegnare a AP 1, entro 30 giorni dal passaggio in giudicato della presente
sentenza, 

        l'anello a tre ori e l'orologio con
fasi lunari in suo possesso.

3.5   Per il resto la
riconvenzione è respinta.

                                         4.   Gli oneri dell'azione riconvenzionale,
consistenti nella tassa di giustizia di fr. 2500.– e nelle spese di
fr. 500.–, da anticipare dall'attore riconvenzionale, sono posti per un quarto
a carico di quest'ultimo e per il resto a carico di CO 1 in __________, che
rifonderà all'attore riconvenzionale fr. 3000.– per ripetibili ridotte.

                                         5.   È
rigettata in via definitiva l'opposizione sollevata il 17 settembre 1997 da AP
1 al precetto esecutivo n. 59 352 notificatogli il 12 settembre 1997, su
richiesta di CO 1, dall'Ufficio esecuzione e fallimenti di Blenio, per le seguenti
somme:

                                              fr.
21 735.– con interessi al 5% dal 1° marzo 2000, meno fr.
6039.– con interessi al 5% dal 1° aprile 1997,

fr. 79 000.– con interessi al
5% dal 29 gennaio 2003 e

fr. 26 000.– con interessi al 5% dal 29 gennaio 2003.

                                         Per
il resto l'appello è respinto nella misura in cui è ricevibile.

 

                                   II.   Gli oneri
di appello, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 2260.–

                                         b)
spese                         fr.     50.–

                                                                                fr.
2310.–

                                         sono
posti per tre settimi a carico di CO 1 in __________ e per il resto a carico dell'appellante,
che rifonderà alla controparte fr. 300.– per ripetibili ridotte.

 

                                   III.   Intimazione:

	
   

  	
  –; 

  –.

  

                                         Comunicazione:

                                         – Pretura
del Distretto di Blenio;

                                         – Ufficio
dei registri del Distretto di Blenio (dispositivo n. I/3.3).

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza
carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, è ammissibile entro trenta giorni dalla notificazione delle
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
a 98 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 e 100 cpv. 1 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.