# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 58ec0951-deab-503b-8a55-1ce8e1eebcfa
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-08-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 12.08.2005 16.2005.50
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2005-50_2005-08-12.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2005.50

  	
  Lugano

  12 agosto
  2005/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di cassazione civile del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente per giudicare il ricorso per cassazione 25
aprile 2005 presentato da

 

 

	
   

  	
  RI 1  

  patr. dall'  RA
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

 

la sentenza 13 aprile 2005 del Pretore della
giurisdizione di Mendrisio nord, nella procedura in materia di contratto di
lavoro (inc. n. DI.2004.146) promossa con istanza 15 ottobre 2004 da

 

 

	
   

  	
   CO 1  

  rappr. dall'RA 2 
  

   

  

 

 

con la quale l’istante ha chiesto il pagamento di fr.
1'701.50 oltre interessi del 5% dal 31 dicembre 2002 a titolo di tredicesima
mensilità, domanda in seguito ridotta a fr. 1'671.20 e così accolta dal
giudice,

 

 

 

letti ed esaminati gli atti,

 

 

considerato

 

in fatto e in
diritto:

 

                                   1.   CO
1 ha lavorato alle dipendenze della RI 1 di __________ fino al 31 dicembre 2002.
Con istanza 15 ottobre 2004 la lavoratrice ha convenuto la ex datrice di lavoro
davanti al Pretore della giurisdizione di Mendrisio Nord per ottenere il
pagamento di fr. 1'701.50, in seguito ridotti a fr. 1'671.20, rivendicati a
titolo di tredicesima mensilità per il 2002. Dopo avere in un primo tempo
fondato la sua rivendicazione sull'art. 12 del Contratto collettivo di lavoro
per l'industria e l'abbigliamento (in seguito: CCL) ritenendo tale normativa
applicabile al rapporto di lavoro con la convenuta, l'istante, preso atto che la
convenuta non era più assoggettata al menzionato contratto collettivo, ha
successivamente basato la sua pretesa sul contratto individuale di lavoro. RI 1,
dopo aver appreso di non essere assoggettata al CCL di categoria dal 1° gennaio
2000, data per la quale ha notificato la disdetta all'Associazione fabbricanti
del ramo abbigliamento del Cantone Ticino (AFRA), si è opposta all'istanza, non
avendo mai pattuito con la lavoratrice il pagamento della tredicesima, il
versamento effettuato per il 2001 non potendo essere considerato, siccome inficiato
da errore essenziale avendo a torto ritenuto vincolante il CCL.

 

                                   2.   Con
sentenza 13 aprile 2005 il Pretore, accertata l'inapplicabilità del CCL al
contratto di lavoro che vincolava le parti e basandosi sulla documentazione
agli atti compresi i doc. Y1-Y16 prodotti dall'istante prima del dibattimento
finale del 24 marzo 2005, ha integralmente accolto l'istanza ritenendo pattuita
tra le parti la tredicesima mensilità anche per il 2002.

 

                                   3.   Con
il presente tempestivo gravame, al quale è stato concesso effetto sospensivo
con decreto 4 maggio 2005, RI 1 è insorta contro il predetto giudizio
chiedendone l'annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all’art.
327 lett. g CPC. Essa rimprovera innanzi tutto al primo giudice la violazione
di norme di diritto procedurale, avendo questi proceduto alla convocazione
delle parti a un secondo dibattimento finale dopo la presentazione delle
conclusioni scritte, ammettendo in quella sede la produzione di nuovi documenti
da parte dell'istante, in contrasto con lo scopo di quel dibattimento finale
che doveva essere quello di garantire alle parti il loro diritto di essere
sentite unicamente con riferimento all'assunzione agli atti di un altro documento.
Nel merito la ricorrente rimprovera al Pretore di aver ritenuto provata
nell'ambito del contratto individuale di lavoro la pattuizione della
tredicesima, che essa ha in precedenza pagato solo perché riteneva a torto di
essere vincolata dal CCL, ciò che concretizza un caso di errore essenziale
senza il quale non avrebbe mai proceduto al pagamento di questa mensilità.

 

                                         Con
osservazioni 13 maggio 2005 la controparte postula la reiezione del ricorso.

 

                                   4.   Giusta
l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può
essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto
materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti
di causa o di prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una
decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio
giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il
sentimento della giustizia e dell’equità. Arbitrio e violazione della legge non
vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere
manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può
essere ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe
immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta
solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione
palese con la situazione reale, non sorretta da ragione oggettiva o lesiva di
un diritto certo (DTF 129 I 8 consid. 2.1; 128 I 273 consid. 2.1; 127 I 60 consid.
5a).

 

                                   5.   In
merito alla pretesa violazione di norme di diritto procedurale, va rilevato che
la convocazione a un secondo dibattimento finale dopo lo scambio delle
conclusioni scritte 18 febbraio 2005, ancorché non previsto dall'ordinamento
processuale, non può essere sanzionato non avendo comportato alcun pregiudizio
per le parti, alle quali il Pretore ha garantito uguale possibilità di esprimersi
(Cocchi/Trezzini, CPC-TI, ad art. 280, m. 8 e n. 772). Il primo giudice, tra
l'altro, ha rilevato che il secondo dibattimento finale del 24 marzo 2005 è
stato indetto a seguito della produzione da parte dell'istante della
documentazione relativa al pagamento della tredicesima. Il quesito di
sapere se questa documentazione fosse ammissibile o se con la sua assunzione il
Pretore abbia violato il principio inquisitorio "sociale" che regge
la procedura in materia di contratto di lavoro, può rimanere irrisolto.
Quand'anche si prescindesse da questi documenti, come si dirà in seguito, agli
atti vi sono altre e sufficienti prove che permettono di non considerare
arbitraria la conclusione del primo giudice.

 

                                   6.   Nella
fattispecie non è più in discussione l'inapplicabilità del CCL al rapporto di
lavoro che vincolava le parti, mentre è contestata la conclusione del primo
giudice secondo la quale le risultanze istruttorie permetterebbero di ritenere
provata, sulla base del contratto individuale di lavoro, la pattuizione della
tredicesima.

 

                                         Secondo
l'art. 322 cpv. 1 CO il datore deve pagare al lavoratore il salario convenuto o
d'uso, o stabilito mediante contratto normale o contratto collettivo. La
tredicesima mensilità, che corrisponde a un importo determinato e
incondizionato, ovvero indipendente dall’andamento degli affari della ditta,
dal rendimento o dal comportamento del dipendente, è una componente del salario
ordinario del lavoratore, la cui particolarità risiede nella modalità di
pagamento, che di regola viene differito alla fine dell’anno (Brühwiler, Kommentar
zum Einzelarbeistvertrag, 1996, 2.ed., n. 7 ad art. 322d CO; Streiff/von Kaenel,
Arbeitsvertrag, 1992, n. 9 ad art. 322d CO; Rehbinder, Berner Kommentar, 1985,
n. 4 ad art. 322d CO). Il pagamento della tredicesima non deriva dalla legge,
ma deve essere pattuito tra le parti (Rehbinder, op. cit., n. 5 ad art. 322d
CO), ciò che può avvenire esplicitamente o per atti concludenti, per esempio
con il suo ripetuto, incondizionato pagamento (Rehbinder, op. cit., n. 6 ad
art. 322d CO). Essa è dovuta per tutta la durata del rapporto di lavoro;
quindi, in caso di cessazione anticipata del medesimo, il lavoratore ha diritto
al pagamento della tredicesima in proporzione (Streiff/von Kaenel, op. cit., n.
11 ad art. 322d CO, n. 11; Rehbinder, op. cit., n. 11 ad art. 322d CO; Brühwiler,
ibidem).                                        

                                         

                                   7.   Nel caso concreto, esclusa come si è detto l'applicabilità del
CCL di categoria, occorre basarsi sul contratto individuale di lavoro che le
vincolava. In assenza di un testo scritto sono determinanti gli atti
concludenti intervenuti tra le parti, in particolare il fatto per la convenuta di
aver ammesso che da quando ho dato la disdetta all'AFRA ho pagato solo nel
2000 e nel 2001 la tredicesima con tanta fatica (cfr. doc. M). L'avvenuto
precedente pagamento incondizionato della tredicesima (cfr. doc. L4, L8 e L10)
basta per non considerare arbitraria la conclusione del primo giudice secondo
il quale l'istante poteva attendersi al pagamento della tredicesima anche per
il 2002. La sentenza non è neppure arbitraria nella misura in cui esclude che
il precedente pagamento della tredicesima sia stato viziato da errore
essenziale ai sensi dell'art. 24 CO, fattispecie che in generale è data quando
concerne una determinata condizione di fatto che la parte in errore soggettivamente
considerava come necessario elemento del contratto secondo la buona fede nei
rapporti in affari, e la cui importanza è riconoscibile anche dal profilo
oggettivo (art. 24 cpv. 1 cifra 4 CO; Thévenoz/Werro, Commentaire romand du
Code des obligations I, 2003, n. 9 e 32 ad art. 24), errore che la ricorrente
individua nella sua errata convinzione di essere vincolata dal CCL, che al suo
art. 12 prevede il pagamento della tredicesima (doc. B). Infatti, se è vero che
dai doc. D-G si evince che la convenuta era effettivamente convinta di essere
vincolata dal CCL di categoria, è altrettanto vero che con un minimo di diligenza
essa avrebbe dovuto avvedersi dell'inapplicabilità del medesimo dal 1° gennaio
2000, avendo essa notificato la disdetta all'AFRA il 14 settembre 1999 per il
successivo 31 dicembre (cfr. doc. rich. II e art. 1 CCL), ragione per la quale
essa non può ora prevalersi dell'errore essenziale per sottrarsi al pagamento
della tredicesima per il 2002.  

 

                                   8.   Alla
luce di quanto sopra esposto il ricorso, che non ha evidenziato il titolo di
cassazione invocato, deve essere respinto con il carico delle ripetibili alla
parte soccombente.

 

 

Per i quali motivi, 

richiamati gli art. 327 segg. CPC, per le spese
l’art. 417 lett. e) CPC 

 

pronuncia:              1.   Il ricorso per cassazione 25 aprile 2005 di RI 1 è respinto.

                                      

                                   2.   Il
presente giudizio è esente da tasse e spese. RI 1 verserà alla resistente fr.
100.– a titolo di ripetibili per questa sede ricorsuale.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -     ;

  -    . 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la Camera di cassazione civile del Tribunale
d’appello

La presidente                                                               La
segretaria