# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e50d2591-13af-5ece-a1c4-34966537aeed
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.03.2022 D-1217/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1217-2022_2022-03-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1217/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Déborah D'Aveni;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Georgia,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 8 marzo 2022 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il  

(…) dicembre 2021,  

il verbale concernente il rilevamento dei dati personali del 22 dicem-

bre 2021 (cfr. atto SEM […]-18/10) quello relativo all’audizione sui motivi 

d’asilo tenutasi il 7 febbraio 2022 (cfr. atto SEM 37/10) e quello confezio-

nato nel corso di un’ulteriore audizione indetta il 28 febbraio 2022 (cfr. atto 

SEM 44/11),  

i mezzi di prova versati agli atti dal ricorrente nel corso del procedimento di 

prima istanza,  

il parere del 7 marzo 2022 dell’interessato (cfr. atto SEM 48/1), per mezzo 

del quale il richiedente si è espresso circa il progetto di decisione negativo 

dell’autorità inferiore (cfr. atto SEM 47/10), 

la nutrita documentazione medica di cui all’inserto (cfr. atti SEM 12/3, 13/2, 

23/1, 24/19, 32/2, 34/2, 36/2, 39/2, 40/1, 41/2, 43/2, 49/2, 52/2 e 54/2),  

la decisione della SEM dell’8 marzo 2022, notificata in medesima data 

(cfr. atto SEM 51/1), ed ove la rappresentante legale ha pure cessato il suo 

mandato di rappresentanza (cfr. atto n. 25/1) che respingeva la domanda 

d’asilo dell’interessato e pronunciava il suo allontanamento dalla Svizzera, 

nonché l’esecuzione del provvedimento medesimo siccome lecita, esigibile 

e possibile, 

lo scritto dell’8 marzo 2022, con il quale la Protezione giuridica ha comuni-

cato all’autorità inferiore la rescissione del mandato di rappresentanza 

(cfr. atto SEM 53/1),  

il ricorso del 15 marzo 2022 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data d’en-

trata: 16 marzo 2022), per il cui tramite il ricorrente postula l’annullamento 

della decisione avversata e la concessione dell’asilo in Svizzera; l’aggiun-

tiva conclusione ricorsuale, con la quale egli chiede di essere ammesso 

provvisoriamente in Svizzera; in subordine egli domanda la restituzione de-

gli atti all’autorità inferiore per una nuova decisione; contestualmente – e 

con protesta di spese e ripetibili − egli ha presentato istanza di concessione 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal pagamento antici-

pato delle spese di giustizia,  

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i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono,  

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-

stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice in qualità di giudice unico con l’approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di 

scritti, 

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che il richiedente, cittadino georgiano, ha riferito – in sostanza e per quanto 

qui di rilievo – che nel corso del (…), dei non meglio precisati individui fa-

centi capo a tali B._______ e C._______, lo avrebbero rapito; che dopo 

averlo condotto presso un edificio chiamato “(…)” – ove a suo dire opere-

rebbero i servizi segreti georgiani – i suoi sequestratori gli avrebbero do-

mandato il versamento di una somma di denaro a supporto del partito 

“(…)”; che a fronte del suo rifiuto, i medesimi lo avrebbero insultato e gli 

avrebbero inferto delle percosse, per poi liberarlo il mattino seguente; che 

episodi di questo tipo si sarebbero susseguiti periodicamente sull’arco dei 

successivi due anni, periodo durante il quale gli sarebbe altresì stata con-

fiscata la sua attività,   

che nel (…), il richiedente si sarebbe stabilito in Germania, deponendovi 

una domanda d’asilo; che tuttavia, dopo circa (…) anni, egli avrebbe fatto 

ritorno in Georgia, dove le persecuzioni nei suoi confronti sarebbero rico-

minciate; che nel corso del (…), egli avrebbe quindi nuovamente lasciato il 

Paese d’origine per recarsi in Germania, soggiornandovi per ulteriori (…) 

anni prima di apprendere del pensionamento dei suoi aguzzini; che nel 

mese di giugno del 2021, egli sarebbe quindi rimpatriato per l’ennesima 

volta; che nondimeno, al suo rientro in Georgia le violenze sarebbero ri-

prese, inducendolo al definitivo espatrio verso la Svizzera,  

che nella querelata decisione, la SEM, dopo aver rammentato che la Geor-

gia rientrerebbe tra gli Stati in cui non si rischiano persecuzioni ai sensi 

dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, ha concluso quanto all’inverosimiglianza dei 

motivi d’asilo allegati dal richiedente; che in particolare quest’ultimo non 

avrebbe reso verosimile che le autorità georgiane non gli avrebbero offerto 

protezione contro i soprusi subiti; che oltretutto, gli asserti esposti in sede 

d’audizione non sarebbero stati sufficientemente motivati,  

che nel ricorso l’insorgente avversa le considerazioni dell’autorità inferiore; 

che la sua esperienza di vita in Georgia sarebbe in contrasto con l’asser-

zione secondo la quale si tratterebbe di un Paese sicuro; che d’altro canto, 

l’indolenza delle autorità georgiane laddove confrontate con circostanze 

del tipo di quelle vissute dal richiedente, sarebbe notoria; che su tale pre-

supposto, sarebbe quindi a ragione ch’egli non avrebbe sollecitato l’inter-

vento dello Stato; che inoltre, contrariamente a quanto rimproveratogli 

dall’autorità inferiore, il suo racconto sarebbe dettagliato e preciso,  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

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esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),  

che nel caso in esame, le allegazioni del richiedente appaiono effettiva-

mente inverosimili,  

che in tal senso, il racconto di quest’ultimo appare fortemente stereotipato 

e privo di dettagli significativi,  

che pur essendo stato perseguitato, rapito e malmenato in innumerevoli 

occasioni – a suo dire più volte al mese sull’arco di diversi anni (cfr. atto 

37/10, pag. 4, D17) – l’interessato si è in buona sostanza limitato a riferire 

di essere stato prelevato, di essersi visto chiedere del denaro, nonché di 

essere stato picchiato ed insultato a fronte del suo rifiuto,  

che perdipiù, il Tribunale osserva come la concatenazione degli eventi ri-

feriti dall’insorgente risulti poco plausibile; che in tal senso, non appare mi-

nimamente credibile ch’egli sia stato posto nel collimatore dei summenzio-

nati malintenzionati e che sia stato vittima di soprusi mensili, durati diversi 

anni, affinché pagasse un contributo finanziario di mille dollari statunitensi, 

importo peraltro mai versato,  

che ad ogni modo, indipendentemente dalla loro veridicità, le persecuzioni 

allegate dal richiedente non sono riconducibili ad una volontà persecutoria 

per uno dei motivi esaustivamente enumerati all’art. 3 LAsi, quanto piutto-

sto ad atti di criminalità comune dettati da interessi pecuniari, 

che oltretutto, egli ha più volte fatto ritorno nel Paese d’origine, comporta-

mento che risulta palesemente incompatibile con quello di una persona ef-

fettivamente esposta ad un rischio di persecuzioni,  

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che su tali presupposti, le traversie del quale egli sarebbe stato vittima, 

sono pertanto irrilevanti in materia d’asilo,  

che ad abundantiam, vi sarebbe da chiedersi se le problematiche allegate 

dal richiedente non siano in realtà intercorse con entità non statali e circo-

scritte a livello locale, 

che al riguardo, è doveroso rammentare che le persecuzioni che sono do-

vute a terzi e non ad organi governativi, non rivestono un carattere deter-

minante per il riconoscimento della qualità di rifugiato se non nel caso in 

cui lo Stato in questione non accordi la protezione necessaria al richie-

dente; che infatti, secondo il principio della sussidiarietà della protezione 

internazionale in rapporto alla protezione nazionale, di cui all’art. 1 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), si 

può esigere da un richiedente asilo che egli abbia dapprima esaurito nel 

suo Paese d’origine, le possibilità di protezione contro delle eventuali per-

secuzioni non statali, prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato 

terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 

consid. 6.1; cfr. fra le altre anche: sentenza del Tribunale E-6009/2017 del 

4 luglio 2018 consid. 3), 

che in una pari eventualità, le autorità d’asilo sono di principio tenute a 

verificare unicamente l’effettività della protezione offerta da parte dello 

stato d’origine (cfr. DTF 138 II 513, 520);  

che inoltre, nel caso in cui lo stato d’origine sia stato designato come sicuro 

ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste anche una presunzione legale 

di protezione contro i pregiudizi da parte di terze entità (cfr. sentenza del 

Tribunale D-3756/2018 consid. 5.1; v. anche DTF 138 II 513, 521), 

che tale presunzione può essere sovvertita solo in presenza di indizi con-

creti (cfr. tra le tante sentenza E-616/2019 del 25 gennaio 2019), 

che il Consiglio federale ha inserito la Georgia nel novero dei paesi esenti 

da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe Coun-

tries» ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, SEM),  

che vi è dunque una presunzione legale di protezione da parte delle auto-

rità georgiane, tanto più che per costante giurisprudenza tale Paese di-

spone di un sistema giudiziario accessibile e di forze di sicurezza efficaci 

(cfr. tra le tante, sentenze del Tribunale D-5573/2019 del 6 novembre 2019, 

D-6799/2018 del 6 dicembre 2018 e E-3307/2016 del 7 giugno 2016), 

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che in corso di procedura il ricorrente non ha apportato elementi conclu-

denti che permettano di mettere in discussione detta presunzione; che in 

particolare, al di là di generiche asserzioni, egli non è stato in grado di for-

nire elementi concreti a sostegno dell’asserita incapacità e/o non volontà 

di protezione da parte delle autorità del suo Paese d’origine,  

che pertanto non si può partire dall’assunto che le autorità georgiane non 

siano in grado o volenterose di fornire al ricorrente protezione nei confronti 

di possibili atti pregiudizievoli,  

che conseguentemente, alla luce di quanto precede, per quanto concerne 

il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo la de-

cisione impugnata va confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro in-

tegrazione (LStrI, RS 142.20), giusta il quale la stessa dev’essere possibile 

(art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, quest’ultimo non può 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), ge-

neralmente riconosciuto nell’ambito del diritto internazionale pubblico ed 

espressamente enunciato all’art. 33 della Convenzione sullo statuto dei ri-

fugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), 

che, in siffatte circostanze, non v’è nemmeno motivo di considerare l’esi-

stenza di un rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere 

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esposto, in caso di allontanamento nel suo Paese d’origine ad un tratta-

mento proibito, in relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (RS 0.105), 

che ad eccezione delle tensioni in Abkhazia e Ossezia del sud – regioni 

secessioniste dalle quali il ricorrente non proviene – la situazione vigente 

in Georgia non è caratterizzata da guerra, guerra civile o violenza genera-

lizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nell’integralità del territo-

rio nazionale,  

che del resto, l’esecuzione dell’allontanamento verso tale Paese è di prin-

cipio ragionevolmente esigibile (cfr. art. 83 cpv. 5 LStrI),  

che nemmeno la situazione personale dell’interessato giustifica una di-

versa valutazione del caso; ch’egli ha quasi sempre risieduto nel Paese di 

provenienza, edificandovi una variegata esperienza lavorativa ed impren-

ditoriale, 

che perdipiù, ad eccezione di una vaga allegazione ricorsuale, egli non 

censura di essere afflitto da problemi di salute di una gravità tale da ostare 

all’esecuzione dell’allontanamento,  

che d’altronde, le questioni di natura medica possono avere influssi 

sull’ammissibilità dell’allontanamento solo in casi straordinari e di estrema 

gravità (cfr. tra le altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-9.1.6),  

che nella fattispecie in rassegna, dagli accertamenti medici più recenti, 

esperiti in Svizzera, emerge come il quadro anamnestico del ricorrente sia 

contraddistinto da numerose patologie; ch’egli soffrirebbe fra l’altro di una 

cardiopatia ipertensiva, di una gonalgia bilaterale, di un disturbo respirato-

rio ingenerato dalla probabile deviazione del setto nasale, d’insonnia, di un 

sospetto picco ipertensivo, di disturbi depressivi ricorrenti (F33.1 e F33.3) 

e schizofrenia paranoide (F20.08) con sintomatologia psicotica ed alluci-

nazioni uditive e visive (cfr. atti SEM 12/3, 13/2, 32/2, 33/2, 34/2, 36/2, 39/2, 

41/2, 43/2, 49/2 e 54/2); che per l’insieme di questi disturbi è stato predi-

sposto dai medici curanti un trattamento farmacologico,  

che orbene, giova rammentare che negli ultimi anni il sistema sanitario 

georgiano è notevolmente progredito, tanto da consentire il trattamento 

della maggior parte delle problematiche fisiche e psichiche (cfr. fra le tante, 

sentenza del Tribunale D-2122/2020 del 4 maggio 2020 consid. 9.3.2.1); 

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che inoltre, come rettamente osservato dall’autorità inferiore con il provve-

dimento impugnato, nel Paese in parola la maggior parte dei farmaci risulta 

disponibile (cfr. ibidem),  

che infine, non è inopportuno evidenziare che l’interessato potrà ovviare 

ad eventuali iniziali difficoltà nel reperire i farmaci prescrittigli venendo tra-

sferito con una riserva sufficiente,  

che pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente è ragione-

volmente esigibile,  

che infine non risultano impedimenti neppure sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, di conseguenza, anche in materia di allontanamento e relativa esecu-

zione, la sindacata decisione va confermata, 

che da ultimo, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di 

esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di-

spensa dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 

PA) e la domanda di esenzione dal versamento dell’anticipo spese è da 

considerarsi priva di oggetto, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: