# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 140db8b1-3fcb-537d-97cf-20932fb8abbc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-01-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.01.2007 32.2006.22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-22_2007-01-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.22

   

  FS/td

  	
  Lugano

  11 gennaio
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 gennaio 2006
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13
  dicembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, da ultimo attiva a tempo parziale quale donna di pulizie
fino al mese di dicembre 1992, dal 1° dicembre 1993 è stata posta al beneficio
di una mezza rendita d’invalidità per un grado d’invalidità del 51% (doc. AI
17/1-2, 16/1-2, 15/1-3 e 14/1-2).

 

                                         Nell’ambito
dell’ultima revisione, avviata su richiesta 23 settembre 2004 del medico
curante (doc. AI 35/1) e dopo l’esecuzione il 20 marzo 2005 di una perizia
reumatologica ad opera del dr. __________ (doc. AI 45/1-8 e 42/1), con decisione
22 settembre 2005, confermata con decisione su opposizione 13 dicembre 2005,
l’Ufficio AI ha soppresso il diritto alla rendita (doc. AI 49/1-3 e 67/1-8)

 

                                         L’amministrazione
ha così motivato il provvedimento preso:

 

" 
(…)

7.  Nel caso in questione, dal profilo
strettamente medico, va in primo luogo osservato che per quanto attiene alla
contestazione dello stato valetudinario e della capacità di lavoro determinati
dal perito Dr. __________, il Dr. __________ del SMR ha rassegnato le
sue annotazioni con rapporto interno 05 dicembre 2005. Egli ha ritenuto le
osservazioni del curante Dr. __________ pienamente adeguate, laddove in
particolare è stato affermato che sicuramente lo stato di salute dell'assicurata
non ha presentato un miglioramento dal 1993, epoca della nascita del diritto
alla rendita, e ciò vista la natura delle alterazioni degenerative presenti.

Il Dr. __________ si è associato alle
conclusioni peritali del Dr. __________, confermando in sostanza uno stato di
salute tutto sommato invariato rispetto al momento in cui all'assicurata venne
concessa inizialmente la rendita e approvando implicitamente il referto
peritale.

 

8.  Orbene, riesaminando gli atti
dell'incarto, ci si accorge che la valutazione espressa con deliberazione 19
agosto 1995 e notificata con decisione formale 13 febbraio 1996, era stata
presa fondandosi sul principio di calcolo del grado di invalidità sancito dal
cosiddetto metodo misto, secondo il quale occorre determinare la parte
dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del
coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi determinare il
grado di invalidità in funzione della disabilità patita nei due ambiti.

Allora l'apprezzamento del grado di
invalidità aveva condotto l'amministrazione alla definizione del grado nella
misura del 51 %, conformemente al seguente specchietto riassuntivo:

 

	
  salariata

  	
  quota parte dell'85%

  	
  limitazione del 50%

  	
  grado d'invalidità del 43%

  
	
  casalinga

  	
          "                15%

  	
          "              55%

  	
              "                      8%

  
	
  Totale

  	
          

  	
   

  	
                                    51%

  

 

Questa graduazione appare tuttavia viziata da evidente
errore, segnatamente a fronte del fatto che la limitazione del 50% attribuita a
livello salariale era stata basata sulla valutazione percentuale della capacità
di lavoro residua riscontrata a livello medico-teorico nella professione di
donna delle pulizie normalmente esercitata sino al 1992, anziché sulla capacità
di guadagno residua come correttamente occorreva invece stabilire.

 

Si è dunque trattato di un errore procedurale di
calcolo del grado d'invalidità meritevole di rettifica e di correzione.

 

A questo riguardo pertanto, l'amministrazione, in fase
di opposizione, ha reputato corretto sottoporre il fascicolo all'esame della
consulente Al in integrazione professionale, proprio per accertare la reale
capacità lucrativa dell'assicurata.

II 04 aprile 2005, la consulente ha allestito il suo
rapporto facendo fede alle indicazioni e controindicazioni peritali del Dr. __________, ed estrapolando i dati economici grazie ad una ricerca effettuata
mediante le schede DPL redatte dalla __________ (salari
reali in Canton Ticino - media ponderata in base al numero
dei posti di lavoro corrispondenti alle attività ancora esigibili). A questo
proposito, è necessario precisare che il Tribunale federale delle assicurazioni
ha riconosciuto a più riprese la validità e l'attendibilità dei dati risultanti
dalle schede DPL allestite dall'assicuratore infortuni __________ e applicate nel caso concreto (STFA 18.03.2002 nella causa __________ c/K, U 239/00; STFA 15.03.2002 nella causa a. c/__________ e __________ c/A, U 220 + 238/00; STFA 19.02.2002 nella causa __________ c/C., U 99/00; STFA 27.07.2001 nella causa __________ c/B., U 252/99). Dunque, gli accertamenti compiuti sul mercato del
lavoro ticinese hanno consentito alla consulente di appurare la presenza di
svariate attività confacenti allo stato di salute dell'assicurata, non
richiedenti una preparazione professionale specifica. Tale ricerca ha così
permesso di evidenziare dei profili professionali adeguati allo stato
valetudinario dell'assicurata che hanno consentito di determinare in fr. 31'333.- annui (stato anno 2004) la sua capacità di
guadagno sfruttabile svolgendo generi di attività lucrativa con una presenza
lavorativa del 100%, ovvero ad orario completo. Si tratta di dati salariali
concreti, dunque non teorici, e che vanno attribuiti effettivamente a ben
precisate attività non qualificate ma adeguate, svolte prevalentemente nel
settore industriale ed artigianale ticinese.

 

Stabilito dunque il reddito da invalida, occorre
raffrontarlo con il reddito annuo da valida di fr. 39110.- (fr. 19,40 orari per 42 ore settimanali e per 48 settimane),
operazione che determina finalmente il giusto grado di invalidità attuale nella
misura del 20%.

 

Ora, appare evidente che se nel 1995 l'UAI avesse dato seguito alle disposizioni di legge in modo
consono a quanto stabilito dal Consiglio federale e dalle direttive impartite
dall'UFAS (Ufficio federale delle assicurazioni sociali), all'assicurata non
avrebbe potuto essere riconosciuto un grado di invalidità nei limiti
dell'attribuzione del diritto alla rendita, anche se in quel periodo bisognava
applicare la procedura dettata dal "metodo misto".

 

In esito a quanto menzionato, ritenuto che altri passi
istruttori non sono reputati necessari dal SMR e di fronte all'evidente errore
commesso dall'amministrazione nella definizione della decisione di rendita
iniziale, è legittimo sostenere l'importanza rilevante della rettifica di tale
stato di fatto mediante riconsiderazione, ciò che in concreto conduce,
analogamente a quanto decretato con la decisione impugnata, alla soppressione
del diritto alla rendita, posto un grado di invalidità del 20% stabilito
considerando l'assicurata ipoteticamente salariata a tempo pieno, condizione
legittima rivendicata con l'atto di opposizione.

 

9.  Per quanto attinente invece alla
subordinata richiesta di aiuto al collocamento, occorre dire che si tratta nel
caso di specie di un provvedimento d'integrazione che l'UAI non può purtroppo
concedere all'assicurata, in quanto le disposizioni in materia precisano
chiaramente che in tale contesto non possono essere catalogate le persone
assicurate, portatrici di un danno alla salute, che dispongono di una totale
capacità di lavoro in attività confacenti (considerando 6).

(…)." (doc. AI 67/6-8)

 

                               1.2.   Contro
questa decisione è tempestivamente insorta l’assicu-rata che, completando
personalmente il ricorso precedentemente inoltrato dalla __________ (alla quale
nel frattempo è stato revocato il mandato [doc. V]) e producendo nuova documentazione
medica, ha contestato la perizia __________, chiesto l’allestimento di una
perizia psichiatrica e di essere posta al beneficio di un aiuto al collocamento
(doc. III).

 

                               1.3.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la correttezza della propria decisione,
ha postulato la reiezione del ricorso, osservando in particolare che:

 

" 
(…)

In base al documento del Dr. __________, il SMR ha
confermato che nell'aspetto reumatologico prevale la diagnosi di fibromialgia
di tipo primario, indicando una diagnosi reumatologica e impedimento funzionale
simili a quelli stabiliti nella perizia 20.03.2005 del Dr. __________ (cfr. doc. Al n.
45 agli atti), la quale continua quindi a beneficiare del pieno valore
probatorio.

 

In merito all'aspetto psichiatrico, aspetto emerso in
fase di ricorso, si premette che i disturbi elencati dal Dr. __________ con scritto del
10.02.2006 non corrispondono a vere e proprie patologie psichiatriche
invalidanti ai sensi dell'AI, ma piuttosto a problemi correlati a questioni
sociali (stato intellettivo-emotivo limite) e problematica assicurativa
(recente soppressione della rendita). Si presume che l'assicurata sia in cura
dal Dr. __________ dall'inizio del 2006, quindi successivamente alla decisione
su opposizione. Anche il Dr. __________ segnala che la problematica psichica è
subentrata recentemente.

 

Nell'annotazione medica allegata il SMR ha osservato
che, non potendo escludere una problematica psichiatrica invalidante, in
considerazione della patologia di tipo somatoforme, ritiene indicato procedere
ad un accertamento peritale psichiatrico per stabilire l'eventuale presenza e
inizio della problematica psichiatrica (non rientrante nella problematica
socio-assicurativa) con influsso sulla capacità lavorativa.

 

Considerata quindi l'annotazione medica SMR allegata,
ritenuto lo scritto del Dr. __________ nel quale non vengono evidenziate patologie invalidanti
dal lato psichiatrico, aspetto per il quale l'assicurata si trova in sua cura
dall'inizio dell'anno 2006, quindi successivamente alla decisione su opposizione,
e considerato il rapporto medico del Dr. __________, il quale precisa che la
fibromialgia di per sé non è una patologia che giustifica un'incapacità
lavorativa superiore al 20% e che la componente psichiatrica sembrerebbe essere
subentrata recentemente, quindi successivamente alla decisione su opposizione,
si chiede che codesto lodevole Tribunale voglia confermare la decisione
impugnata e, conseguentemente, respingere il ricorso. L'ulteriore peggioramento
dello stato di salute dell'assicurata basato sull'aspetto psichiatrico sarà esaminato
dall'Ufficio Al all'interno di una nuova richiesta di prestazioni.

(…)." (doc. VI)

 

                               1.4.   Il
6 aprile 2006 l’assicurata ha consegnato alla cancelleria del TCA ulteriore documentazione
medica (doc. VIII/1-3)

 

                               1.5.   Con
osservazioni 25 aprile 2006 l’Ufficio AI ha insistito nel chiedere la reiezione
del ricorso rilevando che “(…) con riferimento a quanto in oggetto, osserviamo
come il certificato del Dr. __________ del 13.02.2006 è già stato prodotto con
il precedente allegato da parte della ricorrente, pertanto lo scrivente Ufficio
rinvia a quanto già indicato in merito nell’anno-tazione emessa dal Servizio
Medico Regionale dell’AI (SMR) del 17.03.2006. Vale inoltre la stessa considerazione
per quanto concerne il rapporto emesso dal Dr. __________ del 15.02.2006 (non
2005 come datato, si presume, erroneamente). In merito alle constatazioni espresse
dal medico curante dell’assicurata, Dr. __________, all’interno del certificato
medico del 04.04.2006, lo scrivente Ufficio non può che rilevare la generalità
di detto certificato che non apporta ulteriori elementi oggettivi clinici
rilevanti (…)” (doc. X).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pp. 190s; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se l’amministrazione ha a giusta ragione deciso la
soppressione del diritto alla mezza rendita dell’assicurata con effetto dalla
fine del mese che segue l’intimazione della decisione e negato un aiuto al collocamento.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

         Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv.
1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.4.   Secondo
la giurisprudenza del TFA, una
decisione formalmente cresciuta in giudicato può essere modificata in via di
riesame dall'autorità che l'ha pronunciata quando sul merito non si sia
pronunciata un'autorità di ricorso e qualora il provvedimento appaia senza
dubbio errato e la sua rettifica riveste un'importanza notevole (DTF 127 V 469
e sentenze ivi citate).

 

                                         L’art.
53 LPGA dispone:

 

" 
1 Le decisioni e le decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se
l’assicurato o l’assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o
nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza.

 

2
L’assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente
passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro
rettifica ha una notevole importanza. 

 

3
L’assicuratore può riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione,
contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino all’invio del suo preavviso
all’autorità di ricorso."

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza del TFA, valida anche in regime di LPGA (Kieser,
ATSG-Kommentar, art. 53 N 1 pag. 531), l'amministrazione può, in ogni momento, riconsiderare una decisione
passata formalmente in giudicato e che non è stata oggetto di una sentenza
giudiziale se questa decisione risulta indubbiamente errata e la sua rettifica
riveste un'importanza notevole; sia l'assicurato che il giudice non possono tuttavia
obbligarla (SVR 1996 UV Nr. 42 p. 130; DTF 119 V 477, 119 V 422, 119 V 183). In
quest'ipotesi non è escluso che il provvedimento, assunto a seguito di riesame,
esplichi effetto retroattivo (DTF 119 V 422 = RDAT I-1994, p. 175; DTF 119 V
180).

                                         Per valutare
se una decisione è senza dubbio errata ci si deve fondare sulla situazione di
diritto – compresa la giurisprudenza – esistente al momento della pronuncia
della decisione (DTF 120 V 132, 119 V 480, 117 V 17).

                                         L'istituto
del riesame persegue infatti lo scopo di correggere un'applicazione giuridica
iniziale errata (compreso un accertamento errato dei fatti, nel senso di una
valutazione degli stessi; DTF 117 V 17, 115 V 314; Kieser, Die Abänderung der
formell rechtskräftigen Verfügung nach der Rechtssprechung des EVG, in: SZS
1991 p. 134). Gli errori in cui è incorsa l'amministrazione devono però essere
grossolani (Kieser, in: SZS 1991 p. 135; DTF 102 V 17, 109 V 113).

                                         Un
errore manifesto è ad esempio dato nell'ipotesi di un calcolo di rendita contrario
alla legge (DTF 103 V 128, 119 V 483; Kieser, Rechtssprechung des Bundesgerichts
zum AHG, 1996, p. 299), come pure di una valutazione errata dell'invalidità a
seguito di una applicazione errata di principi fondamentali relativi al calcolo
dell'invalidità (DTF 119 V 483, 110 V 179; ZAK 1991 p. 137).

                                         Secondo
il TFA, per contro, l'errore nell'apprezzamento del grado di invalidità, non va
considerato quale sbaglio grossolano (DTF 119 V 483, 109 V 113). 

                                         Va
qui rilevato che se una decisione è manifestamente errata, inconciliabile con
le disposizioni legali oppure deriva da una visione errata o incompleta dello
stato di fatto, la modifica della stessa può avvenire in ogni tempo (Valterio,
op. cit., p. 267).

                                         Secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale tuttavia né la dottrina né la giurisprudenza
hanno posto criteri generali circa gli effetti del riesame nel tempo (DTF 119 V
184).

                                         Ritenuto
che il giudice non può costringere l'amministrazione a procedere al riesame di
una decisione palesemente errata – se non è entrata nel merito della domanda
(DTF 117 V 21) – bisogna ammettere che non possono esserle prescritte, in
difetto di una norma positiva, le modalità del riesame e in particolare in
quale misura esso debba avere effetto retroattivo (DTF 119 V 180 e 184, 110 V
296).

 

                               2.5.   Giova
altresì ricordare che se il grado d'invalidità del beneficiario della rendita
subisce una modifica, che incide in modo rilevante sul diritto alla rendita,
questa sarà, per il futuro, aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio
quando, in previsione di una possibile modificazione importante del grado
d’invalidità o di grande invalidità, è stato stabilito un termine nel momento
dell’erogazione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si
conoscono fatti o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole
modificazione del grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2
OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve
dimostrare che il grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere
a se stesso è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 3 OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la
rendita o l’assegno per grandi invalidi siano stati negati perché il grado
d’invalidità era insufficiente o perché l’invalido poteva provvedere a sé
stesso, una nuova richiesta è riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte
le condizioni previste nel capoverso 3.

 

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento
costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà
a durare (art. 88 a cpv. 1
OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita
o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data
in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo
ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77
OAI.

                                         L’art. 88bis OAI é applicabile non solo in caso di revisione ma anche
in caso di modifica del diritto alla rendita stabilito in via di riesame (riconsiderazione)
(Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad art. 41, p. 263; Müller,
Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung,
2003, p. 95).

                                         Condizione
necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che l'errore giustificante
una riconsiderazione concerna un argomento specifico dell’AI. La riduzione
o soppressione della rendita a seguito di riconsiderazione avviene quindi di
principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI, con effetto pro futuro, eccezion fatta per i casi in cui
l’assicurato ha violato il suo obbligo di informare, nel qual caso una modifica
ha effetto ex tunc (art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF 110 V 297 e 330,
119 V 432; Müller, op. cit., p. 95ss). Il TFA ha pure stabilito che l’inizio
della soppressione con effetto ex tunc della rendita va stabilito in
applicazione analogica dell’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111 V 197).

 

                               2.6.   L’art.
18 LAI prima frase (nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2004) dispone che gli assicurati invalidi, idonei all’integrazio-ne, hanno diritto a un
sostegno attivo nella ricerca di un posto di lavoro conveniente nonché a una
consulenza costante al fine di conservare il loro posto di lavoro.

                                         Rispetto
al vecchio art. 18 LAI prima frase (“Agli assicurati invalidi, idonei
all’integrazione, è procurato, per quanto possibile, un lavoro conveniente”),
la nuova disposizione precisa il carattere più obbligatorio della misura e pone
un particolare accento anche sull’aspetto di prevenzione della disoccupazione
di assicurati invalidi (Cattaneo, “La promozione dell’au-tonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 595).

                                         L’applicazione
di tale articolo presuppone che l’assicurato sia invalido ai sensi dell’art. 4
cpv. 1 LAI (sia nella versione in vigore sino al 31 gennaio 2002 che in quella
valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA). Il diritto all’orientamento
professionale presuppone dunque che l’assi-curato dev’essere intralciato nella
ricerca di lavoro a causa del danno alla salute. Ad esempio, una persona che
non può affrontare un colloquio di lavoro perché muta o con difficoltà motorie
oppure se a causa del danno alla salute necessita di particolari provvedimenti
sul posto di lavoro (quale mezzi ausiliari ottici) o di particolari esigenze
nei confronti del datore di lavoro (per esempio, tolleranza per le pause rese necessarie
dall’invalidità dell’assicurato) (Pratique VSI 2003 pag. 273). Il TFA ha poi
precisato che siccome il servizio di collocamento non rappresenta un provvedimento
d’integrazione particolarmente costoso, per motivarne il diritto è sufficiente
avere, nella ricerca di un nuovo posto di lavoro, difficoltà relativamente
piccole dovute alla salute. Se invece la ricerca del posto di lavoro è resa
problematica per altre ragioni non legate all’invalidità, come l’assenza di
posti disponibili sul mercato del lavoro, l’età dell’assicurato ecc., l’AI non
deve intervenire ma, a dipendenza del caso, l’interessato dev’essere collocato
dall’assicurazione contro la disoccupazione (Pratique VSI 2000 pag. 71; in
merito alla differenza tra servizio di collocamento dell’AI e
dell’assicurazione contro la disoccupazione cfr. DTF 116 V 85).

                                         Infine,
secondo l’Alta Corte, l’assicurato con una capacità lavorativa al 100% in
attività leggere adeguate non ha diritto all’aiuto al collocamento a meno che
sussista una limitazione supplementare nella ricerca del posto di lavoro (Pratique
VSI 2003 pag. 273; critico Cattaneo, op.cit., RDAT 2003 I pag. 598).

 

                               2.7.   L’assicurata,
nel mese di settembre 2004, ha chiesto la revisione della sua rendita producendo
uno scritto nel quale il suo medico curante, dr. __________, FMH in medicina
interna, si è così espresso: “(…) la vostra assicurata è stata rivista presso
la mia consultazione il 16 e 22.09.2004. Rispetto al 2001, data dell’ultima
revisione, vi è da segnalare un netto peggioramento della sintomatologia dolorosa
in sede cervicale con irradiazione brachiale bilaterale così come un peggioramento
della sintomatologia dolorosa alla spalla sinistra dove vi è anche una
importante limitazione funzionale. In queste condizioni la paziente è
attualmente da considerare inabile al lavoro in misura completa. Ritengo
opportuno che la paziente possa beneficiare di una rivalutazione del suo grado
d’invalidità (…)” (doc. AI 35/1).

                                         Il
dr. __________, nel suo rapporto medico 19 novembre 2004, ha posto la seguente
diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa:

 

" 
-    Artropatia della
spalla sinistra post-traumatica con:

-         
Sindrome di attrito
sottoacromiale.

-         
Capsulite retrattile.

-         
Ipotrofia del deltoide e
del sovraspinoso.

-         
Stato dopo artroscopia
(1993) con asportazione delle calcificazioni nel quadro di una tendinite
calcarea.

 

-    Periartropatia scapolo-omerale destra
con sintomatologia dolorosa e limitazione funzionale.

 

-    Sindrome cervico-vertebrale con
cervicalgia e rachialgia bilaterale nel quadro di turbe statiche e lesioni degenerative.

 

-    Epicondilite bilaterale.

 

-    Poliartrosi alle mani.

 

-    Sindrome lombovertebrale su turbe
statiche (diminuzione della lordosi fisiologica, scoliosi lombare) e lesioni
degenerative (spondilartrosi)” (doc. AI 39/3)

 

                                         Lo
stesso medico ha, in particolare, certificato che:

 

" 
(…)

4.  Disturbi soggettivi.

Sintomatologia dolorosa e limitazione funzionale alla
spalla sinistra e spalla destra, sintomatologia dolorosa ai due gomiti, in sede
cervicale con irradiazione brachiale bilaterale, in sede lombare così come alle
articolazioni delle mani.

 

5.  Constatazioni.

A livello delle due spalle è presente una importante
limitazione funzionale soprattutto a livello della spalla sinistra. Dolore alle
inserzioni tendinee e muscolari in sede paracervicale e paralombare bilateralmente.
Contratture muscolari diffuse paracervicali e paralombari. Lesioni artrosiche
alle piccole articolazioni delle mani. Clinicamente epicondilite bilaterale +
sospetta sindrome del tunnel carpale a sinistra.

 

7.  Provvedimenti terapeutici / prognosi

In considerazione della sintomatologia sopra descritta
la paziente è stata regolarmente sottoposta a delle cure fisioterapiche e
medicamentose senza ottenere invero dei miglioramenti significativi.

L'evoluzione nel corso degli ultimi anni ed in particolare
dall'inizio del 2004 è stata sicuramente sfavorevole e ha sicuramente
ulteriormente ridotto le capacità lavorative della paziente che considero
inabile al lavoro nella misura almeno del 70-80%. Tale mia valutazione potrebbe
essere verificata tramite una perizia reumatologica-ortopedica.

(…)." (doc. AI 39/2)

 

                                         Al
riguardo, il dr. __________, medico SMR, nelle sue annotazioni 30 dicembre 2004
ha osservato che:

 

" 
(…)

Trattasi di un A al beneficio di una mezza rendita dal
1993.

Il MC annuncia un peggioramento della situazione
dall’inizio 2004 che riguarda la problematica alla spalla sinistra e anche la
spalla destra, come anche la cervicale e lombare con anche un'epicondilite. Le
limitazioni presenti sono peggiorate.

Per ora una terapia specialistica non è stata indicata.

 

Le informazioni presenti non permettono di definire
meglio le ulteriori limitazioni in confronto ai documenti precedenti,
limitazioni oggettive dello stato non vengono descritte specificamente dal MC.
Quest’ultimo consiglia una valutazione reumatologica.

 

In tale situazione risulta indicata una perizia
reumatologica (dott. __________).

(…)” (doc. AI 40/1)

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia reumatologica a cura del dr. __________ (doc.
AI 41/1-2).

                                         Dal
referto 20 marzo 2005 (doc. AI 45/1-8 e 42/1) risulta che il perito, FMH in
reumatologia e medicina interna, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi
e le constatazioni oggettive, ha posto la diagnosi di:

 

"  (…)

Sindrome fibriomialgica generalizzata

 

Periartropatia omeroscapolare parzialmente anchilosante
a sinistra, in

- esito da trauma contusionale della spalla
sinistra il 10.12.1992,

- esito da asportazione artroscopica di
calcificazioni alla spalla sinistra il 17.3.1993

 

Alterazioni degenerative del rachide
cervicale e lombare

 

Disturbi statici del rachide (appiattimento della
dorsale, minima scoliosi toracolombare destroconvessa)

 

Decondizionamento e sbilancio muscolare

 

Obesità (peso 82kg/statura 158,5 cm)

(…)." (doc. AI 45/7)

 

                                         In
merito alle conseguenze sulla capacità di lavoro e d’inte-grazione, il dr. __________
ha esposto quanto segue:

 

"  (…)

Giudico come lavoro adatto al danno di salute
un’attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale residua
descritta nell’allegato.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico
l’assicurata abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento massimo
del 100%.

 

Nella sua ultima attività principale di ausiliaria di
pulizie, giudico l’assicurata abile al lavoro sull’arco di una giornata
lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento del 50%, dal
1.1.2004.

 

Come casalinga, giudico l’assicurata abile al lavoro
sull’arco di una giornata usuale, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3,
dal 1.1.2004.

(…).” (doc. AI 45/7-8)

 

                                         Va
qui ancora rilevato che, a differenza di quanto sostenuto dal dr. __________
secondo il quale il dr. __________ “(…) nel suo rapporto non cita nulla a
proposito della sintomatologia dolorosa e limitazione funzionale della spalla
destra, della sintomatologia dolorosa ai due epicondili e della poliartrosi alle
mani (…)” (doc. AI 54/2), al riguardo il perito ha osservato che “(…) spalla
destra con mobilità passiva normale senza arco dolente, test resistivi per la
cuffia rotatoria della spalla destra normali. […] Gomiti con mobilità passiva
normali con dolori periarticolari. Polso destro con cicatrice calma dorsale in
esito da asportazione di ganglio, flessione del polso destro minimamente
limitata con impatto muscolare, mobilizzazione passiva dei polsi dolorante.
Articolazioni delle dita diffusamente indolenzite, senza tumefazioni. […] Al
mese di gennaio 2004 il medico curante fa risalire un peggioramento dello stato
di salute; l’assicurata ora lamenta dolori cervicali stiranti bilaterali soprattutto
a sinistra irradianti dalla colonna cervicale panvertebrali ed esterni nel
braccio sinistro, con sensazione di impotenza funzionale allo stesso e di
“addoloramento” delle dita III-V a sinistra (simili a quelli descritti al
reumatologo curante nel luglio 1994), brachialgie anche a destra di minore
entità (…)” (doc. AI 45/4 e 45/5).

 

                               2.8.   Perché
un rapporto medico abbia valore
probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i
punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i
mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14
aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del
24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e
332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita
il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire
dal TCA al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere
considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto
sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito
che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve
essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni
e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi
in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne
in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354).

 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03).

 

                                         Per quel che riguarda i rapporti concernenti il
medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF
125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio 2003
nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Affinché un esame medico in ambito psichiatrico
sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la
DTF 127 V 294). In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le
considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme
Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss),
in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo
una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un
rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali
le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124)

 

                               2.9.   Dopo
attento esame degli atti all’inserto, ritenute le conclusioni a cui è giunto il
dr. __________ nella perizia 20 marzo 2005 – alla quale va riconosciuta forza
probatoria piena conformemente alla giurisprudenza citata (consid. 2.8) – e
visto che il medico curante si è limitato a riferire in modo generico e non
documentato di un peggioramento dello stato di salute, questo Tribunale deve
concludere che non vi è stato alcun peggioramento dello stato valetudinario
dell’assicurata.

 

                                         Anche,
il dr. __________, medico SMR, nelle sue annotazioni 5 dicembre 2005, rilevato
che “(…) la perizia del Dr. __________ conferma in pratica uno stato di salute
invariato. Un miglioramento sostanziale in presenza di alterazioni degenerative
che hanno dato diritto alla rendita dal 1993 è praticamente esclusa (…)”, ha
concluso che “(…) la perizia dr. __________ ha escluso un sostanziale peggioramento
dello stato di salute e dello stato valetudinario. Si conferma quindi stato di
salute invariato rispetto al momento dell’assegnazione rendita nel 1993 (…)”
(doc. AI 65/1).

 

                                         Alla
stessa conclusione (nessun peggioramento dello stato valetudinario
dell’assicurata) si deve giungere anche avuto riguardo al certificato medico 21
novembre 2005 nel quale il dr. __________ riferisce che “(…) oltre alle
patologie già ben note, la paziente presentava un’importante sintomatologia dolorosa
a livello delle due mani che apparivano clinicamente edematose nell’ambito
verosimilmente di lesioni degenerative soprattutto a livello delle
articolazioni interfalangee (…)” (doc. AI 61/5).

                                         Infatti,
il medico curante non si esprime circa gli effetti sulla capacità lavorativa di
dette affezioni.

                                         Inoltre,
il dr. __________, FMH in reumatologia e riabilitazione, nel suo reperto 13
febbraio 2006 indirizzato al curante, ha così commentato la radiografia alle
mani ap bilaterali del 7 novembre 2005: “(…) senza significative alterazioni né
di tipo degenerativo né infiammatorio. Iniziale poliartrosi delle dita delle
mani a livello delle articolazioni interfalangee distali e minima ostefitosi a
livello dell’articolazione trapezio metacarpale I bilateralmente (…)” (doc. D).
Lo stesso specialista ha pure rilevato che “(…) le valutazioni del collega
reumatologo sono senz’altro pertinenti e giustificano in parte anche la riduzione
della rendita d’invalidità. Le alterazioni evidenziabili in particolar modo di
tipo degenerativo sono di media entità. Per un’attività lavorativa adatta in
particolar modo in un’attività professionale in cui la paziente non debba
sottoporre la colonna vertebrale a delle particolari sollecitazioni e non debba
lavorare con la spalla sinistra alzandola sopra l’orrizontale o eseguendo dei
lavori ripetitivi di rotazione, un’incapacità lavorativa inferiore al 50% può
senz’altro essere determinata. La fibriomalgia di per sé non è una patologia
che giustifichi un’incapacità lavorativa superiore al 20%. D’altra parte attualmente
si deve insistere dal punto di vista assicurativo soprattutto sul lato
psichiatrico che è una componente subentrata sembrerebbe recentemente che molto
probabilmente non è stata tenuta in considerazione durante l’ultima valutazione
dal punto di vista dell’assicurazione invalidità (…)” (doc. D).

 

                             2.10.   Per
quanto attiene alla problematica psichiatrica il TCA rileva quanto segue.

                                         Nello
scritto 10 febbraio 2006, indirizzato al rappresentante dell’assicurata, il dr.
__________, FMH in psichiatria e psicoterapia spec. bambini e adolescenti, posto
che dal punto di vista psichico la paziente evidenzia “(…) uno stato intellettivo-emotivo
limite; considerata la sua estrazione socioculturale – un disturbo ansioso
depressivo derivante da problemi di adattamento relativi all’incomprensione
delle situazioni medico legali assicurative vigenti (…) ha concluso che “(…)
ritengo che la signora RI 1 non sia più in grado di svolgere le mansioni di
ausiliaria di pulizie se non nella misura indicata ossia del 50% (…)” (doc. C).

                                         Lo
stesso specialista, nel rapporto 15 febbraio 2006 (erroneamente datato 2005) indirizzato
al suo medico curante, posta la diagnosi di “disturbo da disadattamento con
problemi depressivi – stato intellettivo emotivo limite – importante disturbo
ansioso” e dopo aver rilevato che “(…) la paziente ha iniziato già nel mese di
novembre una terapia di rilassamento che però non ha portato alcun beneficio.
Si trattava di un trattamento verbale e una terapia del suono. Attualmente effettua
delle terapie di rilassamento con approccio psico-corporeo (…)” ha concluso che
“(…) ritengo che la signora RI 1 non sia più in grado di svolgere le mansioni
lavorative abituali e questo perlomeno al 50% dal punto di vista psichiatrico
(…)” (doc. VIII/2).

                                         Visto
che il dr. __________ non ha mai specificato né di avere in cura, né tanto meno
da quando, l’assicurata e ritenuto che è solo nel mese di febbraio 2006 che lo
specialista attesta un’incapacità lavorativa parziale per motivi psichici, il
TCA deve concludere che, per lo meno secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante (cfr. DTF 126 V 360; DTF 125 V 195; DTF 121 V 208 consid. 6b; DTF
115 V 142 consid. 8b), un eventuale peggioramento dello stato di salute
dell’assicu-rata riconducibile a motivi psichiatrici è insorto solo dopo la
decisione su opposizione.

                                         Questo
vale a maggiore ragione visto che nessun motivo d’ordine psichiatrico è stato
posto alla base della domanda di revisione 23 settembre 2004 e che neanche in
sede di opposizione, meglio nelle motivazioni 28 novembre 2005 (in un periodo
quindi in cui la ricorrente già aveva iniziato una terapia di
rilassamento), l’allora rappresentante dell’assicurata ha sollevato una
problematica in tale senso (doc. AI 35/1, 58/1 e 61/1-4). Inoltre, ritenute
anche le esigenze poste dalla giurisprudenza per poter concludere circa
l’esistenza di un danno psichico invalidante (cfr. consid. 2.8), non è possibile
concludere per l’esistenza di un siffatto disturbo per il solo fatto che
l’assicurata nel mese di novembre 2005 abbia iniziato una terapia di rilassamento.

                                         Di conseguenza, tenuto conto che per costante giurisprudenza il
giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione
impugnata in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è
stata resa, quando si ritenga che fatti accaduti posteriormente e che hanno
modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo procedimento
amministrativo (DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1 e DTF 121 V
366 consid. 1b), questo TCA deve confermare la conclusione dell’amministrazione
secondo la quale “(…) l’ulteriore peggioramento dello stato di salute dell’assicurata
basato sull’aspetto psichiatrico sarà esaminato dall’Ufficio AI all’interno di
una nuova richiesta di prestazioni (…)”, con la precisazione che la
documentazione psichiatrica prodotta va trattata quale nuova richiesta di
revisione su cui l’amministrazione dovrà pronunciarsi.

 

                             2.11.   L’assicurata
ha chiesto l’esecuzione di una nuova perizia reumatologica e di una perizia
psichiatrica.

 

                                         A
tal proposito va rilevato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove; cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

 

                                         Per
quanto riguarda l’esecuzione di una perizia reumatologica essa va rifiutata ritenuto
che, da una parte, alla perizia del dr. __________ va riconosciuta piena forza
probatoria, d’altra parte perché, anche lo specialista dr. __________ ha concluso
che “(…) le valutazioni del collega reumatologo [dr. __________, ndr.] sono
senz’altro pertinenti e giustificano in parte anche la riduzione della rendita
d’invalidità (…)” (doc. D).

                                         Per
quanto riguarda l’esecuzione di una perizia psichiatrica, nell’ambito della
nuova richiesta di revisione, l’amministrazio-ne dovrà valutare, nel contesto
degli effetti di questa problematica, se è necessario ordinare una siffatta
perizia specialistica.

 

                             2.12.   L’amministrazione
con la decisione impugnata ha soppresso il diritto a prestazioni
dell’assicurata adducendo che nella deliberazione 29 agosto 1995 e nella
susseguente decisione 13 febbraio 1996, con la quale all’assicurata è stato riconosciuto
il diritto ad una mezza rendita AI dal 1° dicembre 1993 (doc. AI 17/1-2,
16/1-2, 15/1-3 e 14/1-2), la graduazione del grado d’invalidità operata era
errata in quanto fondata sull’incapaci-tà lavorativa del 50% nella sua
professione di donna delle pulizie e non stabilita in base alla capacità di guadagno
residua.

 

                                         In
sostanza l’Ufficio AI ha considerato adempiute le premesse per poter procedere
ad una riconsiderazione della sua decisione 13 febbraio 1996, poi confermata
nell’ambito delle revisioni intraprese d’ufficio (doc. AI 22/1, 28/1 e 33/1).

 

                                         Questo
Tribunale, sulla sola base degli atti di causa, non può aderire alla conclusione
a cui è giunta l’amministrazione.

 

                                         Infatti,
per poter ritenere la decisione 13 febbraio 1996 manifestamente errata è necessario
sapere se a quell’epoca l’assicurata era, e se del caso in quale misura, abile al
lavoro in attività adeguate. Solo in questa evenienza, meglio solo nel caso in
cui fosse da ritenere abile al lavoro in un’attività adeguata in una misura
superiore al 50% riconosciutale nella sua attività abituale di donna delle
pulizia, l’Ufficio AI avrebbe dovuto effettuare un confronto tra il reddito da
valido e quello da invalido per stabilire il grado d’invalidità.

 

                                         Dai
documenti dell’incarto LAINF emerge che nessun medico si era all’epoca espresso
riguardo alla capacità lavorativa dell’assicurata in attività adeguate.

                                         Il
dr. __________, esperto di medicina infortunistica e assicurativa, nella sua relazione
9 dicembre 1993 indirizzata alla __________ Assicurazioni, ha attestato che
l’assicurata è inabile al 100% dal 10 dicembre 1992 per un periodo imprecisabile
(doc. 1/17-21, pag. 5, incarto LAINF).

                                         Il
dr. __________, FMH in neurologia, nel suo reperto 20 aprile 1994 indirizzato
alla __________ Assicurazioni, ha attestato che “(…) la paziente rimane per il
momento inabile al lavoro al 100% (…)” (doc. 1/12-15, incarto LAINF).

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna spec. malattie reumatiche, nel suo
rapporto 22 novembre 1994 al medico curante, ha certificato che “(…)
nell’attività di donna di pulizie (evitando lavori molto pesanti), ritengo la
paziente inabile al lavoro nella misura del 50%, come casalinga l’incapacità lavorativa
è da considerare dell’ordine del 20% (…)” (doc. 1/4-5, incarto LAINF). Lo
stesso medico, nel suo rapporto 31 gennaio 1995 indirizzato al curante, ha
attestato che “(…) al momento attuale la signora RI 1 non ha riiniziato la sua
attività lavorativa, le considerazioni riguardanti l’incapacità lavorativa
espresse nel mio rapporto 22.11.1994 mi sembrano ancora realistiche (…)” (doc.
AI 9/3-4).

                                         Sempre
il dr. __________, nel suo scritto 29 marzo 1995 indirizzato all’Ufficio AI, si
è così espresso:

 

"  (…)

2. RISPOSTA ALLA DOMANDA 1.1. EVOLUZIONE DEL CASO.
CAPACITA` DI LAVORO QUALE CASALINGA E DONNA DELLE PULIZIE A TEMPO PARZIALE:

 

I dolori permangono pressoché invariati, aggravati dal
carico meccanico, frequenti nelle ore notturne, leniti leggermente dalle sedute
di fisioterapia

La paziente non lavora più dal dicembre 1992, dopo
l’incidente (caduta dalle scale). L’intervento del 17.03.1993 non ha permesso
la risoluzione dei sintomi.

INCAPACITA` DI LAVORO COME DONNA DELLE PULIZIA A TEMPO
PARZIALE: Durante le ore di lavoro: 50%. Tale incapacità lavorativa è in
pratica giudiziosamente irrealizzabile, una reintegrazione nell’attività di
donna delle pulizie anche a tempo parziale mi sembra inverosimile. Parimenti
non vedo la possibilità di proporre provvedimenti di integrazione
professionale.

Come casalinga, tenendo conto dell’impossibilità di
eseguire lavori pesanti e dei segni di risparmio riscontrati (ad es. atrofia
del deltoide), penso che un’incapacità lavorativa globale del 25% possa essere
giustificata.

(…)” (doc. AI 10/3-4)

 

                                         Il
dr. __________, nella perizia reumatologica 20 marzo 2005, ha concluso, senza tuttavia
specificare esattamente da quando, che “(…) in un lavoro adatto allo stato di
salute, giudico l’assicurata abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento
massimo del 100% (…)” (doc. AI 45/7).

 

                                         In
simili circostanze, senza un complemento peritale presso il dr. __________ e,
se necessari, ulteriori accertamenti presso i medici che l’hanno visitata, non
è possibile concludere che l’assicurata fosse abile al lavoro in un’attivita
adeguata in una misura superiore al 50% già al momento della decisione 13
febbraio 1996 dell’Ufficio AI.

 

                                         Su
questo punto (soppressione del diritto a una mezza rendita) la decisione impugnata
deve pertanto essere annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI per ulteriori
accertamenti.

 

                                         Il
TCA rileva che una riconsiderazione della decisione del 13 febbraio 1996 è possibile
solo nel caso in cui già in quel momento l’assicurata era abile in una misura
superiore al 50% in un’attività adeguata e che dal confronto dei redditi il
grado d’invalidità risultava essere diverso.

                                         L’amministrazione,
ritenuto che un peggioramento dello stato valetudinario è stato escluso (cfr.
consid. 2.9), dovrà pure appurare se non vi è stato un miglioramento dello
stato di salute dell’assicurata che giustifichi una revisione della rendita. Va
qui infatti ricordato che il dr. __________, nel suo rapporto 13 febbraio 2006,
ha osservato che “(…) le valutazioni del collega reumatologo [dr. __________, ndr.]
sono senz’altro pertinenti e giustificano in parte anche la riduzione della rendita
d’invalidi-tà. Le alterazioni evidenziabili in particolar modo di tipo degenerativo
sono di media entità. Per un’attività lavorativa adatta in particolar modo in
un’attività professionale in cui la paziente non debba sottoporre la colonna
vertebrale a delle particolari sollecitazioni e non debba lavorare con la spalla
sinistra alzandola sopra l’orrizzontale o eseguendo dei lavori ripetitivi di rotazione
un’incapacità lavorativa inferiore al 50% può senz’altro essere determinata. La
fibromialgia di per sé non è una patologia che giustifichi un’incapacità
lavorativa superiore al 20% (…)” (doc. D).

 

                             2.13.   Con
la decisione impugnata l’ufficio AI ha pure negato all’as-sicurata un sostegno
attivo nella ricerca di un posto di lavoro ai sensi dell’art. 18 LAI.

                                         Come
visto sopra, nella perizia 20 marzo 2005, il dr. __________ ha concluso che
l’assicurata è abile al 100% in un’attività adeguata.

                                         In
una tale evenienza, conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. consid.
2.6), non sussistendo una limitazione supplementare nella ricerca del posto di
lavoro, all’assicurata non può essere riconosciuto un diritto all’aiuto al
collocamento.

                                         Su
questo punto la decisione impugnata deve pertanto essere confermata.

 

                             2.14.   La
decisione impugnata va quindi annullata limitatamente alla soppressione del
diritto a una mezza rendita dalla fine del mese che segue l’intimazione della decisione
22 settembre 2005 dell’Ufficio AI (doc. AI 49/1-3, punto 1 del dispositivo) e
gli atti rinviati all’amministrazione perché proceda come indicato al consid.
2.12.

                                         Anche
per quanto riguarda la nuova domanda di revisione gli atti vanno trasmessi
all’Ufficio AI perché proceda come indicato al consid. 2.10.

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

La decisione impugnata va annullata limitatamente alla soppressione del
diritto a una mezza rendita come stabilito al punto 1 del dispositivo della decisione
22 settembre 2005 dell’Ufficio AI e gli atti trasmessi all’Ufficio AI affinché
proceda conformemente ai considerandi.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata
e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti