# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 198fa43e-b4fa-5256-9bd4-c2ea90318385
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-08-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.08.2023 39.2023.5
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2023-5_2023-08-21.html

## Full Text

__________Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  39.2023.5

   

  rs

  	
  Lugano

  21 agosto 2023      

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 marzo 2023 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 21
  febbraio 2023 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di
  compensazione per gli assegni familiari, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

chiamato in causa:      TERZ 1

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Con decisioni dell’8 giugno 2022 la
Cassa cantonale di compensazione per gli assegni familiari (in seguito: Cassa)
ha rifiutato a RI 1 la concessione di assegni integrativi (AFI) e di prima
infanzia (API), richiesti nel maggio 2022 (cfr. doc. A4), poiché il reddito disponibile
dell’unità di riferimento superava il limite annuo fissato dalla legge
sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali. Nella sua
unità di riferimento sono stati tenuti conto, oltre che la medesima e le figlie
__________ (__________.2008) e __________ (__________.2022), anche TERZ 1,
padre di __________ e sua figlia __________ (__________.2001) (cfr. doc. A7;
A10).

 

                          1.2.  A seguito del reclamo
dell’interessata del 24 giugno 2022 in cui ha sostenuto, in particolare, che TERZ
1 e conseguentemente sua figlia __________ non devono far parte della sua unità
di riferimento (cfr. doc 14; al riguardo il 30 agosto 2022 ella ha dichiarato
che “fra me e il Sig. TERZ 1 non c’è un rapporto sentimentale e le
frequentazioni sono finalizzate agli interessi della figlia __________”;
cfr. doc. A14), l’amministrazione, il 31 agosto 2022, ha emanato delle nuove
decisioni formali nelle quali ha modificato la composizione dell’UR
considerando unicamente la reclamante, __________ e __________. 

                                  A titolo di AFI è stato riconosciuto
l’importo di fr. 1'038.-- mensili da aprile a settembre 2022 (cfr. doc. 22-22F
fascicolo 1). L’API è, invece, stato comunque negato, siccome, tenendo conto
della rendita completiva AI per __________ (essendo il padre al beneficio di
una rendita AI; cfr. doc. 24), degli alimenti per __________, del reddito della
sostanza immobiliare all’estero di proprietà dell’assicurata, della sostanza
computabile Las e degli AFI, non risulta alcuna lacuna di reddito Laps (cfr.
doc. 23 - 23D fascicolo 1). 

 

                          1.3.  Contro le decisioni del 31 agosto
2022 l’assicurata, il 29 settembre 2022, ha interposto reclamo inerente la
sostanza immobiliare all’estero.

                                  La Cassa, al riguardo, ha
indicato che il reclamo verrà evaso non appena definita l’unità di riferimento
(cfr. doc. A23 pag. 2).

 

                          1.4.  Nel frattempo la Cassa ha chiesto
alla Polizia di __________ di effettuare i necessari controlli al fine di
conoscere la reale situazione familiare/abitativa di RI 1 (cfr. doc. 16; 27 fascicolo
1).

 

                                  Dal Rapporto di servizio allestito
dalla Polizia il 21 ottobre 2022 emerge che durante i due mesi di verifiche i
controlli che hanno maggiormente fornito elementi utili sono i seguenti:

 

" 03.08.2022
ore 10:00, il veicolo di TERZ 1 si trova nei parcheggi sotterranei di __________,
lo stesso è privo di targhe e risulta fuori circolazione (così fino al termine
delle verifiche).

 

05.08.2022 ore 13:30 il veicolo della RI 1, __________
risulta essere nel box del palazzo di __________, regolarmente targato.

 

18.08.2022 ore 11:00 la RI 1 attende all'esterno di __________
a bordo della sua macchina __________; poco dopo, TERZ 1 giunge a piedi con
delle buste in mano (apparentemente corrispondenza presa dalla sua
bucalettere); i due partono assieme a bordo del veicolo RI 1 e si dirigono in
direzione del centro città.

 

23.08.2022 ore 10:40 TERZ 1 esce dal garage di casa sua, in
__________, con il veicolo della RI 1 per poi entrare nel garage della RI 1
pochi minuti dopo (verosimilmente, appare arrivato poco prima).

 

02.09.2022 ore 11:20 TERZ 1 esce dalla casa di RI 1 in
monopattino e si dirige a casa sua in __________. ln quell'occasione, per
coincidenza temporale, si era sul posto per i controlli del caso e si è potuta
ascoltare la sua conversazione; una volta giunto sull'atrio d'entrata del
palazzo, TERZ 1 si accorge di non avere le chiavi di casa; di conseguenza,
chiama sua figlia chiedendole se fosse in casa perché ha dimenticato le chiavi
di "__________". Vista la risposta negativa, TERZ 1 rientra
nell'abitazione di RI 1 per poi nuovamente tornare a casa sua con le chiavi ed
entrare.

 

19.09.2022 ore 12:20 si nota il TERZ 1 affacciarsi alla
finestra di casa RI 1 (probabile bagno) con alle sue spalle la RI 1;
diversamente, le tapparelle del salotto erano ancora completamente abbassate. 

 

20.09.2022 ore 10:20 si esegue il controllo al domicilio
della RI 1. Si suonava più volte, in quanto non rispondeva nessuno. Dopo
qualche minuto si affacciava alla porta il TERZ 1 che indossava unicamente un
paio di pantaloni (torso nudo e piedi nudi), visibilmente stanco (come se si
fosse appena svegliato). Ci si annunciava come Controllo Abitanti e si chiedeva
chi abitasse nell'appartamento; lo stesso, asseriva di non abitare lì, dove
invece viveva soltanto la signora RI 1 da cui aveva avuto una figlia; sul momento
(nonostante l'orario) ha riferito che entrambe dormissero ancora.

 

22.09.2022 ore 11:50 veicolo __________ di RI 1 è
parcheggiato negli stalli degli ospiti del palazzo di __________ (domicilio TERZ
1), mentre a casa di RI 1 è presente il monopattino di proprietà TERZ 1. Alle
ore 16:20 il monopattino è ancora presente a casa RI 1. Alle ore 16:50 si
riusciva ad accedere al garage RI 1 e accertare che il veicolo __________ era
regolarmente parcheggiato nel suo stallo; per contro, il monopattino non era
più sul posto (si potrebbe quindi dedurre che TERZ 1 abbia usato il veicolo
della RI 1).

 

23.09.2022 ore 08:40 il monopattino di TERZ 1 è presente
nell'atrio del palazzo di casa sua (__________). Alle ore 10:10, in occasione
della seconda verifica, il monopattino non è più presente; si suonava quindi al
campanello di casa ma non rispondeva nessuno. Si verificava quindi
immediatamente il domicilio di RI 1 dove si poteva notare il monopattino di TERZ
1 sotto casa.

 

26.09.2022 ore 11:50 il monopattino di TERZ 1 è a casa
della RI 1; alle ore 16:00 è ancora presente nella medesima posizione.

 

27.09.2022 ore 15:00 il monopattino di TERZ 1 è a casa
della RI 1.

 

19.10.2022 ore 11:30 il monopattino di TERZ 1 è a casa
della RI 1.

 

20.10.2022 ore 11:20 Tapparelle tutte chiuse. Alle ore
11:25 si vede la RI 1 alzare le tapparelle di quella che si presume essere una
camera. Dopo una decina di minuti si affaccia il TERZ 1 in maglietta e
biancheria intima, Io si è poi visto vestirsi. Il monopattino era sotto casa.”
(Doc. 28 fascicolo 1; A28)

 

                                  La Polizia ha concluso che non è
stato possibile provare con certezza che TERZ 1 risulti effettivamente e
stabilmente risiedere presso l’appartamento di RI 1, benché si sia potuto
accertare che TERZ 1 passi molto tempo presso l’abitazione dell’assicurata. Al
riguardo è stato precisato che “TERZ 1 usa abitualmente il monopattino per
spostarsi da casa sua a quella della RI 1 e, quando lo fa, lascia abitualmente
il mezzo sotto casa della RI 1 dove è stato visto quasi praticamente nella
totalità dei controlli eseguiti. Inoltre, il veicolo della RI 1 viene usato
anche dal TERZ 1" (cfr. doc. 28 fascicolo 1; A28).

 

                          1.5.  Il 28 ottobre 2022 la Cassa ha
comunicato all’assicurata, in considerazione del Rapporto di Polizia del 21
ottobre 2022, di ritenere corretto presupporre che vi sia una relazione e un
aiuto reciproco tra lei e TERZ 1 e che quindi si può concludere che il centro
degli interessi di quest’ultimo sia presso la sua economia domestica.
L’amministrazione ha così invitato RI 1 a inoltrare la documentazione
riguardante TERZ 1 a contare dal mese di marzo 2022 (cfr. doc. A21=29 fascicolo
1).

 

                          1.6.  Su domanda dell’assicurata, il 15
novembre 2022, ha avuto luogo presso la Cassa un incontro tra la medesima, da
una parte, e __________, Capo servizio, Servizio centrale delle prestazioni
sociali e __________, del Servizio centrale delle prestazioni sociali,
dall’altra (cfr. doc. A23).

 

                                  In quell’occasione l’assicurata
ha confermato di abitare unicamente con le figlie __________ e __________, come
pure che TERZ 1 frequenta quest’ultima in qualità di padre, recandosi
regolarmente a casa sua due-tre volte alla settimana, prevalentemente al
mattino, per tenere la bambina e lasciare riposare lei, che gli presta
saltuariamente il veicolo, per cui, in quelle circostanze, il monopattino si
trova presso la sua abitazione e di non avere una relazione stabile e nemmeno
sentimentale.

 

                                  Dal verbale del 15 novembre 2022
si evince altresì:

 

" (…) È
divorziata da poco, la figlia __________ ha già subito un forte trauma, ed è
seguita da uno psicologo per cui la figlia __________ non accetta che la madre
abbia un altro compagno. Non riesce a superare il trauma del divorzio. Conferma
che non c'è una convivenza con il signor TERZ 1, principalmente a
"causa" della figlia __________ e per questo sia lei che il signor TERZ
1 hanno due abitazioni diverse.

Attualmente la signora RI 1 non è disposta a "mettere in
discussione" il suo equilibrio familiare (lei e le figlie). 

Anche economicamente il signor TERZ 1 non può aiutare la signora RI
1.” (Doc. A23)

 

                          1.7.  Con decisione del 30 novembre 2022
la Cassa ha negato a RI 1 il diritto a un assegno integrativo, in quanto il
reddito disponibile dell’unità di riferimento superava il limite annuo fissato
dalla legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali.

                                  L’amministrazione,
nell’unità di riferimento dell’assicurata, ha considerato, oltre alla medesima,
alle figlie __________ e __________, anche TERZ 1, padre di __________ e sua
figlia __________ (cfr. doc. A25).

 

                          1.8.  Con ulteriore decisione del 30
novembre 2022 la Cassa ha pure negato a RI 1 il diritto all’assegno di prima
infanzia per gli stessi motivi di cui sopra (cfr. doc. A24).

 

                          1.9.  Il 21 febbraio 2023
l’amministrazione, a seguito del reclamo del 19 gennaio 2023 (cfr. doc. A26),
ha emesso una decisione su reclamo con la quale ha confermato i provvedimenti
del 30 novembre 2022 (cfr. consid. 1.6.; 1.7.).

                                  La Cassa ha rilevato che, considerati
il Rapporto di Polizia del 21 ottobre 2022 (cfr. consid. 1.3.) e il verbale
relativo all’incontro del 15 novembre 2022 (cfr. consid. 1.5.), “non può che
evidenziare come la reclamante e il signor TERZ 1 sono pronti a prestarsi
assistenza reciproca” e che “conseguentemente, ritenuto che la legge non
prevede deroghe nella sua applicazione, pur comprendendo la situazione della
reclamante, non sussistono i presupposti affinché la Cassa possa riconoscere
l’AFI risp. l’API, considerando una famiglia monoparentale a decorrere dal 1°
novembre 2022”.

                                  A titolo abbondanziale è stato
precisato:

 

" (…) per
quanto concerne il reclamo di data 29 settembre 2022 alle decisioni AFI risp.
API datate 31 agosto 2022 – inerenti la sostanza immobiliare all’estero – lo
stesso verrà evaso non appena la decisione su reclamo in merito all’unità di
riferimento (UR) sarà passata in giudicato, come indicato a verbale
nell’incontro in data 15 novembre 2022.” (Doc. A1)

 

                        1.10.  RI
1, il 13 marzo 2023, ha interposto ricorso contro la decisione su reclamo del
21 febbraio 2023, facendo valere quanto segue:

 

" (…) Un
anno fa ho divorziato dal mio ex marito papà di __________ in quanto in una
relazione con un uomo conosciuto qualche tempo prima rimasi incinta di __________.
Con mio marito ero in crisi da anni e quindi nel dicembre 2021 fui costretta ad
andar via dalla mia abitazione coniugale dopo continue minacce verbali e fisiche
schivate quasi totalmente solo perché mi chiudevo a chiave in camera quando lui
era in casa. Fui costretta a fare un contratto d'affitto per poter accedere
alla richiesta di assistenza (era l'unico modo mi diceva l'ufficio Laps) e
questo fu possibile solo perché mio padre mi anticipò a titolo di prestito del
denaro che però ad oggi non riesco ancora a restituire. Dopo molti mesi dalla
domanda di assistenza e nessuna risposta in merito, se non quelle degli
impiegati Laps che mi dicevano che chi poteva aver diritto ad un aiuto se non
io!, solo a Maggio 2022 seppi dagli impiegati della IAS che avevo diritto agli
assegni integrativi e di prima infanzia prima ancora dell'assistenza, così mi
dicevano al telefono, quindi di fare domanda perché loro non avevano tenuto in
considerazione in tutto questo tempo la domanda d'assistenza in quanto con la
nascita di __________ avrei avuto maggiore tutela per me e le mie due figlie.

Così feci domanda per ottenere aiuto tramite AFI e API, nel
frattempo l'uomo dal quale aspettavo una bambina ha cercato nei limiti del
possibile di starmi vicino affinché la gravidanza procedesse al meglio. Mi
vedeva sola e sperduta senza nessun riferimento né esperienza e molto
angosciata. Inizialmente, presi dalla magia della notizia di una nuova vita
dentro di me, c'era un pensiero di poter convivere col papà di __________,
purtroppo, passando del tempo il sentimento è cambiato complice i rispettivi
figli che si opponevano e le varie vicissitudini, discussioni e relative
difficoltà che ognuno di noi ha dovuto affrontare. C'è stato di mezzo anche il
trauma del divorzio di entrambi che ha lasciato strascichi psicologici in noi
adulti e ancor di più nei rispettivi figli.

Ritornando al passato ho vissuto momenti terribili non avendo
nessuna possibilità economica, ero incinta, divorziata senza lavoro e senza
nessun tipo di risparmio in quanto, avendo dedicato la mia vita alla famiglia
precedente, non disponevo di nulla a livello economico. Ho vissuto da dicembre
2021 a settembre 2022 in situazione disastrosa: i primi mesi non percepivo
neppure l'assegno di 600 fr. dal mio ex marito né gli assegni famigliari a
favore di __________. Ho vissuto chiedendo un prestito di circa 3000 mila
franchi al sig. TERZ 1 che è quello che ha potuto darmi e poi chiesi alla Croce
rossa che mi pagò alcune fatture ormai insolute da tempo e mi dava dei buoni
spesa. A luglio però non avevo davvero più nessun tipo di possibilità e
l'affitto che ero riuscita a pagare grazie all'anticipo del mio papà era ormai
scaduto. Fui costretta a chiedere all'associazione ‘__________’ che sentendo la
mia storia di una vita cambiata per dare la vita ad una nuova creatura fu
subito pronta a pagare quel mese d'affitto che io non potevo. Ho ringraziato
loro infinitamente. Finalmente i primi di settembre arrivarono i primi assegni
integrativi (accolsero la domanda che inizialmente avevano respinto) è così
grazie a quelli e la rendita suppletiva per __________ arrivati insieme
comprensivi di tutti gli arretrati a partire dal 22 marzo potei finalmente dare
un sospiro di sollievo!! (Ormai prima di allora ero arrivata al punto di dover
dire a mia figlia che non potevo pagare un gelato che lei avrebbe voluto
prendere con la sua mamma. Non potevo fare spesa figuriamoci un gelato. Anche i
buoni spesa erano terminati. L'umiliazione per me è stata grandissima) La mia serenità
però è durata pochissimo in quanto ad ottobre l’IAS mi ha bloccato gli assegni
AFI, non ho più diritto secondo loro avendo visto collaborazione tra me e il
sig. TERZ 1. Ovvio che ci sia collaborazione lo facciamo per il benessere di __________
poi lui ci tiene molto alla figlia è normale che venga a farle visita ed io
glielo permetto perché è giusto così. Secondo la polizia siamo stati visti due
volte uscire insieme e posso dichiarare e potete anche averne prova voi stessi
che una mattina siamo andati dal pediatra mentre l'altra agli uffici Laps per
la compilazione della domanda di prestazioni complementari di cui il sig. TERZ
1 era titolare e di conseguenza la figlia. C'era bisogno di alcuni dati suoi
personali che io non conosco e quindi ci siamo recati insieme. Attualmente lui
non ha più diritto alle complementari e non ne conosco il motivo mentre io sono
alle prese con gli ennesimi documenti da presentare quindi non arrivo ancora ad
un dunque non so se la bimba percepirà le complementari oppure no. Per il resto
ho prestato l'auto qualche volta come la presterei ad un amico che me lo
chiedesse ma da qui a parlare di un beneficio che deriva da un matrimonio ce ne
vuole! Parlare di unità di riferimento pari a 5 e non 3 sembra esagerato in
fondo vado a dormire la notte da sola e quando mia figlia __________ non c'è
sono interminabili le ore che io passo con __________ che, per quanto sia
stupendo è molto faticoso; che poi si voglia parlare di unità di riferimento
esteso a TERZ 1 e la figlia per due ore sì e no (quando viene il più delle
volte è tra le 10 e le 11:30 del mattino) su 24 per 3 o 4 volte alla settimana
mi sembra inappropriato. È certo che se il sig. TERZ 1 avesse avuto in passato
un minimo pensiero, oggi non potrei chiedergli neppure di essere 'ospitata'
perché stufo della questione non ne vuol sapere nulla dei miei problemi.
Inoltre ho saputo che a breve ritornerà probabilmente nella sua casa il figlio __________.
Di conseguenza anche a livello logistico sarebbe impensabile. Ho avuto
l'impressione che l’IAS stia lì non per aiutare chi è in difficoltà ma per
scovare ogni piccola traccia che possa influire sul non erogare il possibile
diritto del cittadino. (…)” (Doc. I)

 

                        1.11.  La Cassa, con risposta del 29 marzo
2023, ha postulato la reiezione dell’impugnativa, puntualizzando di essere “certa
nel ritenere che una relazione come quella in questione, vada considerata come
una convivenza stabile ai sensi dell’art. 2a lett. a del Regolamento
sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali” e
rinviando ai contenuti della decisione impugnata.

                                  A titolo abbondanziale è stato
aggiunto che “le affermazioni della ricorrente riguardanti il diritto o meno
alle prestazioni complementari (PC) e un eventuale cambio di domicilio di __________
(figlio di TERZ 1), non hanno rilevanza nella presente procedura” (Doc.
III).

 

                        1.12.  Il 19 aprile 2023 la ricorrente ha
osservato:

 

" (…) non
posso farvi cambiare opinione se è quello che pensate riguardo alla mia
presunta relazione stabile col sig. TERZ 1 pur voi non avendo nessuna prova a
riguardo se non supposizioni. In ogni caso io ho sempre dichiarato all’IAS la
realtà dei fatti confermando che il papà di __________ veniva volentieri a trovare
a casa mia la figlia, c'è stato qualche episodio di sesso in passato questo
l'ho detto all’IAS, che in qualche momento si è potuto pensare pure a qualcosa
di più concreto ma il pensiero è svanito abbastanza in fretta. Allora obietto
sulla seconda raccomandata dove ho capito che potrei dover dare indietro gli
assegni già erogati. Ebbene mi domando .. Secondo tutto ciò che ho dichiarato
alla signora __________ nelle varie lettere, come è possibile che prima me li
avete dati gli assegni avendo capito che c'era una reale necessità ed ora
volete la restituzione degli stessi? D'altronde, se così fosse non saprei come
fare in quanto le mie uniche entrate sono come già detto 600 fr. quale assegno
di mantenimento per __________ dal quale detraggo già le varie spese
straordinarie che sostengo per metà, riguardanti un corso che frequenta e le
lezioni doposcuola ed altre spese varie, 200 fr assegno famigliare, 600 fr
rendita AI per __________ e in più percepisco 350 euro da una rendita estera.
Con questo denaro non riesco a pagare neppure l'affitto di casa per completo
come potete pensare di richiedermi indietro ciò che in passato avevo proprio
secondo voi (l’IAS) di diritto? A breve non potrò pagare neppure più l'affitto
di casa con i soldi che attingo dal mio conto ormai quasi prosciugato. Quando
ho deciso di portare avanti la gravidanza per dar la vita a __________
confidavo nelle Istituzioni, io chiedevo aiuto ma, ormai delusa, la mia unica
speranza la ripongo nelle prestazioni complementari per __________ ma anche lì
se ci fosse un diritto non so proprio di che importo si possa parlare.

Alla base di quello che vi ho detto non
posso in alcun modo far fronte all'eventuale rivalsa dell’IAS su di me perché
quel denaro io l'ho speso già tutto per sostenermi io e le mie figlie. (…)” (Doc.
VII)

 

                        1.13.  L’amministrazione, il 28 aprile
2023, ha precisato che “la frequenza a casa del co-genitore signor TERZ 1
per quanto possibile, rispettivamente la dichiarata relazione sessuale col
medesimo, non possono, che portare a concludere esservi una situazione che va
considerata come una convivenza stabile ai sensi della Laps. Ed in ogni caso in
applicazione del principio della verosimiglianza preponderante che vige nel
settore delle assicurazioni sociali”.

                                  A mente della Cassa le
argomentazioni dell’insorgente, la quale sostiene debba esserci “qualcosa di
più concreto”, non permettono di giungere a un differente giudizio.

                                  Riguardo alle difficoltà
economiche segnalate dalla ricorrente la parte resistente ha sottolineato che “ad
oggi non è stata valutata né quindi intimata alcuna decisione di restituzione;
potendosi comunque nell’evenienza pure domandare che ci si pronunci sul condono
(art. 26 Laps)” (cfr. doc. IX).

 

                        1.14.  Il 3 maggio 2023 TERZ 1, chiamato in
causa dal Presidente del TCA il 17 aprile 2023 (cfr. doc. VI), ha dichiarato
che “i fatti personali della signora RI 1 non mi riguardano. Rispondo
esclusivamente per quanto concerne gli aspetti inerenti alla patria
potestà nei confronti di __________” (cfr. doc. X).

 

                        1.15.  La ricorrente, il 15 maggio 2023, ha
specificato che “non abbiamo avuto più rapporti sessuali col sig. TERZ 1” e
che sembra che quest’ultimo firmerà la convenzione alimentare (che in
precedenza si era rifiutato di sottoscrivere; cfr. doc. A26).

                                  Allo scritto l’assicurata ha
allegato lo stralcio di una lettera inviata alla Cassa il 19 gennaio 2023 (cfr.
doc. XIII+1).

 

                                  In effetti il 7 giugno 2023 la
medesima ha trasmesso copia del “Contratto per l’obbligo del mantenimento di
minori e per il diritto alle relazioni personali” concluso in quella data tra
lei e TERZ 1, da cui emerge che __________ è affidata alle cure della madre,
che, in particolare dal primo al terzo anno di età, il diritto di visita del
padre si estende “A) mattina o pomeriggio (due ore) tre volte a settimana
presso il domicilio della madre o altro luogo idoneo. B) Natale o Pasqua
alternativamente” (cfr. doc. XV + 1).

                                  Nella convenzione, per quanto
concerne il mantenimento della bambina, è stato inoltre previsto:

 

" 3. Oltre
all’assegno per i figli, sempre che quest'assegno non sia percepito dalla
madre, il padre s'impegna a versare per la figlia un contributo alimentare pari
alla rendita suppletiva AI dell'Assicurazione Invalidità.

Il padre s'impegna inoltre a richiedere e a versare altre prestazioni
familiari, sociali o di formazione di cui ha diritto la figlia, sempre che
questi contributi non siano già riscossi dalla madre o da altre persona avente
diritto.

I genitori s'impegnano inoltre, tenuto
conto delle loro effettive possibilità finanziarie, al pagamento delle spese
straordinarie causate dalla figlia, in particolare quelle derivanti dalla
formazione professionale e scolastica, educazione speciale, malattia o
infortunio, cure non sufficientemente coperte da assicurazione, ecc.” (Doc.
XV1)

 

                        1.16.  Il 21 luglio 2023 è pervenuto al TCA
un ulteriore scritto dell’insorgente in cui ha asserito che “il mese scorso
non sono riuscita a pagare le mie fatture e non so quando potrò. Questo mese ho
pagato l’affitto di casa grazie a fr. 400 che ho preso dai risparmi di mia
figlia (…)” (cfr. doc. XVII). La medesima ha annesso alcune fatture, e
meglio il 1° richiamo della tassa base rifiuti anno 2023 emessa dal Comune di __________
(cfr. doc. B1), la fattura dei premi LAMal del 15 maggio 2023 da cui sono stati
dedotti i sussidi (cfr. doc. B2), la fattura dell’assicurazione veicoli a
motore del maggio 2023 (cfr. doc. B3), la fattura dell’elettricità del 7 giugno
2023 (cfr. doc. B4), la fattura relativa ai contributi personali AVS e assegni
familiari integrativi del 2 giugno 2023 (cfr. doc. B5) e il promemoria di
pagamento delle assicurazioni complementari ai sensi della LCA del 17 luglio
2023 (cfr. doc. B6; B7).

 

                        1.17.  I doc. XVII e B1-B7 sono stati
trasmessi per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. XVIII).

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Il TCA è chiamato a stabilire se correttamente
o meno la Cassa, con decisioni del 30 novembre 2022 (cfr. consid. 1.7.; 1.8.),
confermate dalla decisione su reclamo del 21 febbraio 2023 (cfr. consid. 1.9.),
abbia negato alla ricorrente il diritto agli assegni integrativi e di prima
infanzia dal mese di novembre 2022 (cfr. doc. A1; consid. 1.9.), tenendo conto
nella sua unità di riferimento di TERZ 1, padre di sua figlia __________, e di __________,
figlia di quest’ultimo. 

 

                          2.2.  L’assegno integrativo è regolato
dagli art. 47 segg. Laf del 18 dicembre 2008.

 

                                  L’art.
47 Laf stabilisce come segue le condizioni per potere beneficiare dell’assegno
integrativo:

 

" 1Richiamata la
Laps, il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a) è domiciliato nel Cantone al momento
della richiesta;

b) coabita, anche soltanto in forma parziale, con il figlio;

c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni se cittadino
svizzero; ha il domicilio nel Cantone da almeno cinque anni se cittadino
straniero.

1bisSe
l’unità di riferimento comprende un genitore cittadino svizzero ed
esso dimostra di essere stato domiciliato nel Cantone durante dieci anni
consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito ad un’assenza, non va adempiuto
il termine d’attesa di cui al capoverso 1 lett. c). 

2Se
entrambi i genitori coabitano con il figlio, il diritto all’assegno spetta alla
madre o al padre.

3Se
almeno uno dei membri dell’unità di riferimento esercita un’attività lucrativa
indipendente, è computato al minimo un reddito aziendale netto pari ad almeno
il doppio della soglia d’intervento per il titolare del diritto ai sensi della
Laps. In ogni caso, il reddito aziendale netto computato non può essere
inferiore a quello che figura sulla più recente notifica di tassazione
cresciuta in giudicato.”

 

          Ai
sensi, poi, dell’art. 49 Laf afferente all’importo massimo dell’assegno:

 

" 1L’importo
massimo dell’assegno corrisponde alle soglie di intervento per i figli così
definite, in deroga alla Laps: 

a) per il primo ed il secondo figlio:      fr. 9’150.–; 

b) per il terzo ed il quarto figlio:           fr. 6’100.–; 

c) per ogni ulteriore figlio:                   fr. 3’050.–.

2…

3Il Consiglio di Stato determina se ed in che misura le
soglie di cui al cpv. 1 vengono aumentate.”

 

                                  Per gli anni 2023 e 2024 sono
applicati i seguenti massimali:

                                  a) per il primo ed il secondo
figlio 9'539 franchi;

                                  b) per il terzo ed il quarto
figlio 6'359 franchi;

                                  c) per ogni ulteriore figlio
3'180 franchi (cfr. Decreto esecutivo concernente la legge sugli assegni di
famiglia del 21 dicembre 2022, stato 1° gennaio 2023; RL 856.130).

 

                                  Gli
art. 51 e 52 Laf fissano le condizioni per poter beneficiare dell’assegno di
prima infanzia.

 

                                  L’art. 51 cpv. 1 Laf, che
si riferisce alla famiglia monoparentale, stabilisce quanto segue:

 

" 1Il genitore ha
diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a) è domiciliato nel Cantone al momento della richiesta;

b) coabita costantemente con il figlio;

c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni se cittadino
svizzero; ha il domicilio nel Cantone da almeno cinque anni se cittadino
straniero; 

d) soddisfa i requisiti della Laps.

1bisIl
genitore cittadino svizzero che dimostra di essere stato domiciliato nel
Cantone durante dieci anni consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito
ad un’assenza non deve adempiere il termine d’attesa di cui al capoverso 1
lett. c). 

2Se
il genitore esercita attività lucrativa indipendente, è computato al minimo un
reddito netto pari ad almeno il doppio della soglia d’intervento per il
titolare del diritto ai sensi della Laps. In ogni caso, il reddito aziendale
netto computato non può essere inferiore a quello che figura sulla più recente
notifica di tassazione cresciuta in giudicato.”

                                

                                  Secondo l’art. 52 Laf concernente
la famiglia biparentale:

 

" 1I genitori hanno
diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a) sono domiciliati nel Cantone al momento della richiesta;

b) coabitano costantemente con il figlio;

c) il padre o la madre ha il domicilio nel Cantone da almeno tre
anni se cittadino svizzero; il padre o la madre ha il domicilio nel Cantone da
almeno cinque anni se cittadino straniero; 

d) soddisfano i requisiti della Laps.

1bisSe
l’unità di riferimento comprende un genitore cittadino svizzero ed
esso dimostra di essere stato domiciliato nel Cantone durante dieci anni
consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito ad un’assenza, non va
adempiuto il termine d’attesa di cui al capoverso 1 lett. c). 

2Se
l’unità di riferimento è costituita, oltre che dal titolare del diritto anche
da membri di cui alla Laps e nessuno di questi esercita un’attività lucrativa a
tempo pieno o ne svolge una solo a tempo parziale, a questi è computato un
reddito ipotetico pari al guadagno di un’attività a tempo pieno da lui
esigibile. 

3Il
reddito ipotetico minimo è pari al doppio della soglia di intervento per il
titolare del diritto ai sensi della Laps.

4Se
almeno uno dei membri dell’unità di riferimento esercita un’attività lucrativa
indipendente, è computato al minimo un reddito netto pari ad almeno il doppio
della soglia d’intervento per il titolare del diritto ai sensi della Laps. In
ogni caso, il reddito aziendale netto computato non può essere inferiore a
quello che figura sulla più recente notifica di tassazione cresciuta in
giudicato.”

 

                                  L’art. 54 Laf enuncia
inoltre che:

 

" L’importo
massimo dell’assegno corrisponde alle soglie d’intervento definite dalla Laps
corrispondenti al numero dei membri dell’unità di riferimento.”

 

                                  Dal
tenore di queste norme legali, risulta che la Laf, per il calcolo dell’assegno
integrativo e dell’assegno di prima infanzia, rinvia alla Legge
sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps).

 

                          2.3.  Ai
sensi dell’art. 4 Laps, applicabile anche nell’ambito dell’assegno integrativo
e dell’assegno di prima infanzia (cfr. art. 2 lett. f e g Laps):

 

"
1L’unità
di riferimento è costituita:

a)   dal titolare del diritto;

b)   dal coniuge o dal partner registrato;

c)   dal partner convivente, se la convivenza
è considerata stabile;

d)   dai figli minorenni di cui essi hanno
l’autorità parentale;

e)   dai figli maggiorenni, se
questi non sono economicamente indipendenti.

2-7…"

 

                                  L’art. 2a Reg.Laps enuncia poi che:

 

"
La convivenza è
considerata stabile se, alternativamente:

a) vi sono figli in comune;

b) la convivenza procura gli stessi vantaggi
di un matrimonio;

c) la convivenza è durata almeno 6 mesi.”

                                  L'unità
economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione corrisponde
alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (cfr.
Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova
legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 5).

 

                                  Come appena visto, per gli art. 4
cpv. 1 lett. c Laps e 2a Reg.Laps, validi dal 1° ottobre 2006, l’unità di
riferimento del titolare del diritto alla prestazione è costituita dal partner convivente
se la convivenza è considerata stabile, ossia se vi sono figli in comune o se,
indipendentemente da figli in comune, la convivenza è durata almeno 6 mesi
oppure procura gli stessi vantaggi di un matrimonio, a differenza di quanto contemplato dall’art. 4 lett. c) Laps
in vigore fino al 30 settembre 2006, e meglio che l’unità di riferimento era
costituita dal partner convivente soltanto se vi erano figli in comune.

 

                                  Riguardo
al cambiamento del tenore dell’art. 4 lett. c) Laps dal Messaggio n. 5723 del
25 ottobre 2005 relativo alla Modifica della legge sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps) p.to 2.2. si
evince quanto segue:

 

"
2.2     
Unità di riferimento (art. 4 Laps)

2.2.1    Partner convivente

L’attuale art. 4 cpv 1 lett. c) Laps prevede
che fa parte dell'unità di riferimento il partner convivente, se vi sono figli
in comune.

Questa regola era stata definita per garantire
la parità di trattamento, considerando alla stessa stregua delle coppie sposate
anche le unioni libere, a condizione che queste siano obiettivamente fondate da
una convivenza e dall’esistenza di figli in comune; solo in questo caso, il
partner è perciò assimilato a un ‘coniuge’, indipendentemente dallo stato
civile dei membri della coppia.

Non appartengono invece alla medesima unità
economica di riferimento i partner senza figli in comune: i partner senza
obblighi di mantenimento reciproci (coppie non sposate senza figli in comune)
sono considerati unità economiche indipendenti a tutti gli effetti. 

Dall’entrata in vigore della Laps la
giurisprudenza in materia di conviventi ha subito un’evoluzione significativa.
Ad esempio la sentenza del TF (DTF 1P.184/2003) in materia di anticipo alimenti
(ma applicabile a tutte le prestazioni sociali), conferma e precisa la DTF 129
I 1, affermando che non è di per sé contrario al principio di uguaglianza tener
conto per il calcolo di prestazioni sociali anche del reddito di un convivente
se la convivenza ha una certa stabilità (per non creare disparità con i nuovi
coniugi).

Viola però tale principio il tener conto della
convivenza sin dal primo giorno della stessa e l'imporre alla richiedente la
prova che la convivenza non ha una stabilità simile ad un matrimonio.

Nella sentenza del 12.01.2004, causa
2P.218/2003, il TF precisa che occorre prendere in considerazione i redditi e
la fortuna dei due partner se la loro convivenza può essere definita
"stabile". Tale sarà in particolare il caso quando i partner fanno
famiglia comune da molti mesi o quando educano insieme un bambino comune. Se la
convivenza può essere definita "stabile" tenuto conto di tutte le
circostanze del caso particolare, occorrerà dunque stabilire un bilancio unico
per i due concubini.

Per definire se la convivenza può essere definita
stabile, relativamente alla durata minima dell’unione, il TF lascia un certo
margine di apprezzamento ai Cantoni. Se in precedenti sentenze il TF prevedeva
un minimo di 5 anni di convivenza, attualmente la prassi prevede un concetto di
molti mesi. 

Visto quanto sopra, si propone di modificare
l’art. 4 cpv. 1 lett. c) Laps, prevedendo che l’unità di riferimento è
costituita dal titolare del diritto e dal partner convivente se la convivenza è
stabile. Il regolamento di applicazione dovrà quindi definire a quali
condizioni la convivenza è stabile, sia se vi sono figli in comune oppure
no."

 

                                  Inoltre dal Rapporto parziale 2 del
28 marzo 2006 sul Messaggio n. 5723 della Commissione della gestione e delle
finanze emerge che:

 

"
(…) Con l’adozione della revisione, l’unità di riferimento
sarà quindi costituita dal titolare del diritto e dal suo partner convivente,
se la convivenza è stabile.

Il regolamento di applicazione, che come i
relatori hanno avuto modo di verificare, correttamente è già stato elaborato,
provvede a definire a quali condizioni la convivenza è stabile.

Tale potrà d’ora in poi essere, anche se non
vi sono figli comuni, nel caso in cui la convivenza denoti appunto stabilità
definita ad esempio nel caso vi sia coabitazione da sei mesi.

L’accertamento della coabitazione avverrà
concretamente tramite i Comuni, con i quali la collaborazione si è andata
positivamente consolidando nel corso di questi anni."

 

                                  Dal Commento alle modifiche
del Reg.Laps valide dal 1° ottobre 2006 elaborato il 20 settembre 2006 dal
Gruppo di coordinamento Laps e approvato dal Consiglio di Stato il 26 settembre
2006 (cfr. STCA 42.2014.13 del 21 maggio 2015 consid. 2.3.), in relazione
all’art. 2a Reg.Laps risulta:

 

"
Articolo 2a; partner conviventi

Con riferimento a quanto contenuto nel Messaggio del
25 ottobre 2005; ad 2.2.1, pag. 3-4, si specifica che la convivenza è
considerata stabile se i genitori hanno figli in comune, oppure se essa
conferisce vantaggi analoghi al matrimonio o dura da almeno 6 mesi, nel caso in
cui non vi siano figli in comune.

Possono essere considerati indizi del fatto che la
convivenza conferisce vantaggi analoghi al matrimonio: il reciproco sostegno
dei partners nell’esercizio delle attività quotidiane, l’esistenza di
un’assicurazione sulla vita o di un atto successorio in favore dei partner, la
sottoscrizione congiunta di contratti (locazione
dell'abitazione "coniugale", leasing dell'autovettura o di altri
apparecchi, compra-vendita di mobilio, ecc.), l'esistenza di una procura su
conti bancari o postali o ancora la dichiarazione congiunta dei partners
dell'esistenza della convivenza medesima (vedi DTF 5C
90/2001, 5C 155/2004, 5P 70/2005, 1P 184/2003, 2P 218/2003 e DTF 129 I 1). 

Il richiamo ad una convivenza di almeno 6 mesi
costituisce una presunzione, alla quale i partners hanno la possibilità di
contrapporsi, dimostrando che la convivenza non è assimilabile ad un
matrimonio: si pensa, in particolare, al caso degli studenti che condividono un
appartamento, "senza avere una comunità di vita durevole o di carattere
esclusivo che presenta elementi di comunione spirituale, materiale e
economica" (vedi STCA citata in RDAT 11-2001 N. 22 pag. 89 e segg.; vedi
anche STCA 25 gennaio 2006 in re S.M., N. 39.2005.12). Il parametro dei
6 mesi si allinea alla giurisprudenza del Tribunale federale, che richiede una
convivenza di "molti mesi" e alla necessità di rigore finanziario nel
settore delle prestazioni sociali. 

Va infine sottolineato che questa nuova normativa si
applica sia in caso di partners eterosessuali che omosessuali.”

 

                          2.4.  Secondo la
giurisprudenza federale in materia di assistenza sociale quando si è
confrontati con un concubinato stabile è ammissibile e non arbitrario tenere
conto nel calcolo della prestazione assistenziale del richiedente anche dei
redditi e delle spese della persona convivente, benché non sussista un obbligo
di mantenimento reciproco ex lege fra i due partner. A tal fine va, infatti,
piuttosto considerata la disponibilità di fatto a sostenersi reciprocamente
(cfr. STF 8C_356/2011 del 17 agosto 2011 consid. 2.2.).

 

                                  La
giurisprudenza federale ha stabilito che, ai fini della determinazione di una
convivenza rispetto a una semplice economia domestica comune, è irrilevante la
forma della vita in comune. È, invece, determinante che i partner siano pronti
a prestarsi assistenza e sostegno reciproci. Ad esempio, trattandosi di persone
di medesimo sesso, l'Alta Corte ha stabilito che una comunione domestica
durevole e indivisa non costituisce un elemento (costitutivo) essenziale per
ammettere una convivenza ai sensi del diritto della previdenza professionale
(cfr. DTF 134 V 369 consid. 7.1.; DTF 137 V 82 consid. 5.5. = RtiD II-2011 N.
56 pag. 272 segg.; STF 8C_356/2011 del 17 agosto 2011 consid. 2.2.).

 

                                  In
una sentenza 8C_790/2007 del 23 luglio 2008, pubblicata in DTF 134 I 313 e
relativa al rifiuto di accordare al ricorrente un sussidio per la riduzione dei
premi dell’assicurazione malattia, il Tribunale federale ha rilevato che:

 

"
(…)

5.5 Il n'existe entre les concubins aucun devoir légal d'entretien et
d'assistance (ATF 129
I 1 consid. 3.2.4 p. 6; voir
aussi ATF 106
II 1 consid. 2 p. 4). En
matière civile, la jurisprudence développée sous l'empire de l'ancien droit du
divorce a considéré, sous certaines conditions, que le concubinage constituait
une communauté assimilable au mariage pouvant entraîner la perte du droit à la
rente du conjoint divorcé. Le Tribunal fédéral a toutefois posé la présomption
(réfragable) qu'un concubinage était stable lorsqu'il durait depuis cinq ans au
moment de l'ouverture de l'action en modification du jugement de divorce
("concubinage qualifié"; ATF 118
II 235 consid. 3a p. 237; ATF
114 II 295 consid. 1a p.
297; voir également URS FASEL/DANIELA WEISS, Auswirkungen des Konkubinats auf
(nach-eheliche Unterhaltsansprüche, in PJA 2007 p. 13 ss). (…).”

 

                                  Con
giudizio 8C_232/2015 del 17 settembre 2015, pubblicato in DTF 141 I 153, l’Alta
Corte ha poi confermato quanto deciso dall’amministrazione, ossia che la
convivenza di una beneficiaria dell’assistenza sociale che durava da sette anni
e dalla quale era nato un figlio era stabile.

                                  L’asserzione
della ricorrente secondo cui il concubinato dal profilo economico non sarebbe
stato così stabile non ha permesso un esito differente, mancando qualsiasi
indicazione in proposito. 

                                  Inoltre,
non è necessario sapere se il convivente si sia espressamente dichiarato
disposto a corrispondere realmente un importo a sostegno dell’economia
domestica. In caso contrario vi sarebbe il rischio che per approfittare
dell’assistenza sociale un convivente contribuisca in misura minore rispetto a
quanto corrisponderebbe senza il possibile intervento dell’assistenza sociale e
ciò contravvenendo al principio di sussidiarietà.

                                  Infine
il TF ha evidenziato che il conteggio di tale importo nemmeno risultava
arbitrario in considerazione del fatto che i concubini avevano fondato
un’economia domestica comprensiva anche dei loro rispettivi figli nati da
precedenti relazioni.

 

                                  In
una sentenza 8C_645/2015 del 10 dicembre 2015 il TF si è chinato sul caso di un
beneficiario dell’assistenza sociale che, siccome la pigione del suo
appartamento superava i canoni di locazione previsti dalle direttive del Comune
in questione, il 1° ottobre 2014 ha traslocato in una nuova abitazione dove si
è pure trasferita la sua compagna, la quale da quel momento è stata computata
nel calcolo della prestazione assistenziale. La nostra Massima Istanza ha
avallato l’operato dell’amministrazione, ritenendo che il fatto di considerare
la coppia come dei concubini e non semplicemente come due persone che decidono
di condividere l’abitazione per ridurre le spese non è arbitrario. La circostanza
di avere delle camere da letto separate e di consumare i pasti ad orari diversi
nemmeno è inusuale, del resto, per dei nuclei familiari.

 

                                  Con
giudizio 8C_138/2016 del 6 settembre 2016, pubblicato in DTF 142 V 513, l’Alta
Corte ha confermato la decisione del Tribunale amministrativo del Cantone
Zurigo che nell’agosto 2014 nel calcolo dell’assistenza sociale di una
beneficiaria ha conteggiato un importo a titolo di contributo di concubinato da
parte del suo compagno con il quale conviveva dal 2010.

                                  Il
TF ha precisato che, se il concubinato è stabile, il computo di un contributo
di concubinato si giustifica indipendentemente dall’origine dei redditi del
convivente (reddito da attività lavorativa, rendite delle assicurazioni
sociali, indennità giornaliere da parte di assicurazioni).

 

                                  Secondo
l’Alta Corte il budget COSAS ampliato del concubino non assistito deve
considerare tutte le fonti di entrata (salario da attività lavorativa o salario
sostitutivo comprensivo di prestazioni complementari). In caso di concubinato
stabile, la maggiore entrata che ne dovesse risultare deve essere computata
integralmente come introito (contributo al concubinato) nel budget della
persona richiedente. Ciò non viola - per confronto alle coppie sposate - né il
precetto all'uguaglianza giuridica né il divieto dell'arbitro né tantomeno lede
il diritto al minimo esistenziale (consid. 5).

 

                                  In
una sentenza 42.2012.2 del 24 aprile 2013, pubblicata in RtiD II – 2013 N. 13
pag. 66 seg., questo Tribunale ha stabilito che l'USSI, a giusta ragione, aveva
chiesto la restituzione di prestazioni assistenziali a un beneficiario
dell'assistenza sociale in quanto per un certo periodo la sua unità di
riferimento doveva essere considerata costituita anche da sua figlia e dalla
madre di quest'ultima, con la quale intratteneva una relazione sentimentale da
molti anni.

                                  In
quel caso, malgrado nell'arco di tempo in discussione il ricorrente e la
compagna, diversamente da periodi precedenti e dal lasso di tempo successivo
(dicembre 2010 – agosto 2012), non abitassero (sempre) nel medesimo
appartamento, quest'ultima aveva continuato a recarsi presso l'abitazione
dell'insorgente con la figlia molto spesso (due-tre volte alla settimana,
passandovi, per stessa ammissione della signora, a volte anche la notte),
occupandosi anche delle faccende domestiche del suddetto.

                                  Inoltre
la Polizia Comunale aveva effettuato controlli in modo assiduo e durante
differenti orari sia di giorno che di notte, attestando che l'autovettura della
signora si trovava in modo predominante posteggiata nell'autorimessa privata
dello stabile dove risiedeva quest'ultimo.

                                  Con
giudizio 36.2014.78-79+36.2014.84-85+36.2014.102-103 del 2 febbraio 2015 il TCA
ha deciso che rettamente la Cassa cantonale di compensazione Ufficio delle
prestazioni, ai fini della determinazione del diritto alla riduzione dei premi
dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie (RIPAM), aveva considerato
una coppia quale unica unità di riferimento, siccome la convivenza, che durava,
in modo indubbio, da oltre sei mesi, andava ritenuta stabile ai sensi dell’art.
10a RLCAmal, in vigore dal 1° gennaio 2015 (cfr. BU 3/2015 del 23 gennaio 2015
pag. 14-15) e il cui tenore è identico a quello dell’art. 2a Reg.Laps. 

 

                                  Con
sentenza 42.2014.13 del 21 maggio 2015, pubblicata nella RtiD I-2016 N. 5 pag.
39 segg., questa Corte ha accolto il ricorso di un insorgente, già beneficiario
di prestazioni assistenziali, la cui nuova domanda del maggio 2014 era stata
respinta, in quanto il reddito della sua unità di riferimento, nella quale era
stata computata anche la compagna con cui abitava dall’aprile 2014, superava il
limite annuo fissato dal Dipartimento della sanità e della socialità.

                                  Il
TCA, contrariamente a quanto deciso dall’USSI, ha stabilito che, indipendentemente
dalla questione di sapere se l’art. 2a lett. b Reg.Laps sia conforme o meno
all’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps e al diritto federale, non risultavano date le
condizioni per considerare che la convivenza del ricorrente procurasse gli
stessi vantaggi di un matrimonio ai sensi dell’art. 2a lett. b Reg.Laps e fosse
quindi stabile giusta l’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps anche nel periodo precedente
la fine del lasso di tempo di almeno sei mesi.

                                  In
effetti quando l’USSI ha negato il diritto a una prestazione assistenziale la
convivenza tra l’insorgente e la compagna, conosciutisi nemmeno un anno prima,
non comportava l’elemento della durata, essendo iniziata solo nell’aprile 2014.

                                  Inoltre
gli indizi indicati dall’amministrazione (dichiarazione di convivenza e comune
sottoscrizione del contratto di locazione), da un lato, non erano sufficienti
per concludere che si era confrontati con una convivenza stabile già nei primi
mesi della loro coabitazione. Dall’altro, non erano sorretti da altri indizi
convergenti suscettibili di comprovare una convivenza con vantaggi analoghi al
matrimonio.

                                  Questo
Tribunale ha, pertanto, concluso che nei primi sei mesi a far tempo dall’aprile
2014 l’unità di riferimento del ricorrente era costituita unicamente dal
medesimo e da sua figlia.

 

                                  Questa
Corte, con sentenza 36.2015.29-31 del 13 agosto 2015, pubblicata in RtiD I-2016
N. 6 pag. 48 segg., ha negato la riduzione del premio dell’assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie, stabilendo che tra la ricorrente e il
compagno che convivevano da anni senza figli in comune ma condividendo
l’alloggio con il figlio di primo letto dell’insorgente e che non hanno negato
di aiutarsi reciprocamente, di sostenersi e di collaborare esisteva una
convivenza duratura e intensa, profonda e radicata che andava considerata
stabile.

 

                                  Con giudizio 39.2018.7 del 24
settembre 2018 il TCA ha confermato il modo di procedere dell’amministrazione
che aveva negato a un’assicurata il diritto all’assegno integrativo e
all’assegno di prima infanzia tenendo conto nella sua unità di riferimento
anche del padre di sua figlia, benché la ricorrente avesse fatto valere che il
medesimo conviveva con la madre alla quale corrispondeva metà del canone di
locazione e che l’intervento finanziario a suo favore si limitava al versamento
dell’importo di mantenimento per la figlia.

                                  Il Tribunale federale, con
sentenza 8C_744/2018 dell’8 gennaio 2019, ha respinto il ricorso
dell’assicurata, rilevando:

 

" (…) la Corte cantonale, alla luce del
particolare istituto degli assegni familiari ticinesi (cfr. DTF 143 I 1 consid. 3.4 pag. 8 segg.) e delle
disposizioni legali relative alla convivenza poteva, senza arbitrio far
rientrare in questa categoria le persone che, indipendentemente dalla loro
situazione sentimentale, siano pronte a prestarsi assistenza e sostegno
reciproci, al di là di una semplice amicizia. (…)” (consid. 4.2.)

 

                                  In una sentenza 39.2021.5-6 del 7
marzo 2022 questo Tribunale ha stabilito che a ragione la Cassa aveva negato a
un’assicurata il diritto agli AFI e agli API richiesti nell’aprile 2021. In
effetti nell’unità di riferimento andava considerato anche il padre dei suoi
due figli nati nel 2013 e nel 2021, in quanto tra loro sussisteva una convivenza
stabile ex art. 4 cpv. 1 lett. a Laps nonostante ognuno avesse una propria
abitazione in due paesi distinti, si frequentassero soltanto nei fine settimana
e la relazione fosse altalenante.

 

                                  Con sentenza 39.2022.2 del 3
giugno 2022 il TCA ha confermato la decisione su reclamo di restituzione di parte degli AFI e degli API percepiti da ottobre 2020 a marzo
2021 emessa dalla Cassa nei confronti di un’assicurata nella cui unità
di riferimento era stato inserito anche il marito, padre
di sua figlia. In effetti, benché nell'ambito delle misure a protezione dell'unione
coniugale essi fossero stati autorizzati a vivere separati dal magio 2018, il
marito dall’ottobre 2020 risultava domiciliato presso la ricorrente. 

 

                                  In un giudizio 39.2022.3 del 24
gennaio 2023 questo Tribunale ha deciso che a torto la Cassa aveva chiesto la restituzione
di AFI e API, stabilendo che il padre dell’ultimo dei suoi tre figli, benché
non legalmente riconosciuto, era parte della sua unità di riferimento sulla
sola base della segnalazione al Ministero pubblico, quando però il procedimento
penale non era concluso. Gli atti sono stati rinviati per complemento
istruttorio ed emissione di un nuovo ordine di restituzione. È stato ad ogni modo
precisato che in caso di dubbio, la Cassa aveva comunque la possibilità di
attendere l’esito della vertenza penale prima di pronunciarsi nuovamente in
merito alla restituzione.

 

                                  Con sentenza 39.2023.6 del 24
gennaio 2023 il TCA ha, poi, confermato il modo di procedere
dell’amministrazione che non era entrata nel merito
di una domanda di AFI e API, mancando la documentazione relativa alla persona
che, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, andava
considerata convivente stabile della richiedente, e quindi doveva essere
computata nell’unità di riferimento di quest’ultima. 

                                  Il ricorso contro la STCA
39.2023.6 è stato ritenuto inammissibile dal Tribunale federale con pronunzia
8C_61/2023 del 22 marzo 2023.

 

                                  Al
riguardo cfr. pure STCA 39.2018.5 del 13 agosto 2018; 39.2018.3-4 del 22 maggio
2018; 39.2016.6 del 7 novembre 2016; STCA 42.2016.11 del 12 settembre 2016;
STCA 42.2016.6-7 del 2 agosto 2016; STCA 42.2016.1 del 27 giugno 2016; STCA
36.2016.17-20 del 23 maggio 2016; STCA 39.2015.3 del 12 novembre 2015.

 

                          2.5.  Nella presente fattispecie, chiamata
a pronunciarsi in merito all’esistenza di una convivenza
stabile, questa Corte ribadisce, innanzitutto, che l’art.
4 cpv. 1 Laps, applicabile anche agli AFI e API (cfr. consid. 2.3.), prevede
che l’unità di riferimento è costituita segnatamente dal partner
convivente, se la convivenza è considerata stabile (lett. c).

 

                                  Ex art. 2a Reg.Laps
la convivenza è considerata stabile se, alternativamente, vi sono figli in
comune (lett. a), la convivenza procura gli stessi vantaggi di un matrimonio
(lett. b), la convivenza è durata almeno 6 mesi (lett. c).

 

                                  In concreto l’assicurata e TERZ 1
hanno una figlia comune, __________, nata il __________ 2022 (cfr. doc. 5C
fascicolo 3).

 

La ricorrente vive con
quest’ultima e la figlia __________, nata il __________ 2008 dal matrimonio con
__________, il cui divorzio è stato pronunciato il 9 marzo 2022 (cfr. doc. 10
fascicolo 3), in un appartamento in __________.

TERZ 1 risulta risiedere con la
figlia __________, nata il __________ 2001 dal suo matrimonio con __________
(da cui è nato anche __________ il __________ 1999), sciolto per divorzio il 2
maggio 2022 (cfr. doc. 12 fascicolo 3), in un’abitazione (appartamento in PPP)
in __________ di cui è comproprietario con la ex moglie in ragione di un mezzo
ciascuno e che gli è stata attribuita in sede di divorzio (cfr. doc. 12A
fascicolo 3). 

 

                                  Il 5 agosto 2022 l’assicurata ha
dichiarato che:

 

" (…) Tra me
e TERZ 1 c’è un buon rapporto, ci frequentiamo, lui è presente per la figlia __________
e si impegna a fare il suo ruolo di padre sia fisicamente che economicamente.
In passato mi ha prestato dei soldi che in parte ho restituito ma il mio debito
rimane. Parlare di una relazione stabile è prematuro, innanzitutto perché siamo
entrambi divorziati da poco e oltre agli strascichi negativi che ci portiamo
dietro c’è la vulnerabilità dei nostri rispettivi figli che hanno dovuto subire
in silenzio senza nemmeno potersi opporre e con tutto il dispiacere provato. In
primis parlo di mia figlia __________, ragazzina adolescente per la quale non
mi sento di turbarla psicologicamente più di quello che ho già purtroppo fatto.
Persino il mio viaggio in __________ per far conoscere la piccola __________
alla mia famiglia (genitori e fratelli) è avvenuto senza la presenza del sig. TERZ
1. Ritenevo non fosse opportuno.

Per questi motivi spiegati sommariamente le
rispondo che il sig. TERZ 1 né risiede, né pernotta in casa mia, non c’è alcuna
frequenza, non ha mai risieduto a casa mia. Sporadicamente e occasionalmente ha
pernottato da me. Persino i nostri rapporti intimi sono limitati non vivendo
insieme. Lui ha la sua vita, la sua casa, la sua economia domestica (spesa per
mangiare, pagamenti vari) ed io la mia (…)” (Doc. A13)

 

                                  L’insorgente e il padre di __________,
dunque, nell’agosto 2022, nonostante avessero due abitazioni distinte, si
frequentavano (avendo rapporti intimi) e si aiutavano, benché ritenessero che
una relazione stabile fosse prematura, visto che erano divorziati da poco e per
non creare maggior disagio ai loro figli, in particolare a __________. In ogni
caso saltuariamente TERZ 1 pernottava dall’assicurata.

 

                                  Ciò è emerso anche in occasione
dell’incontro del 15 novembre 2022 tra la Cassa e la ricorrente, nel quale
quest’ultima ha precisato che la figlia __________, che ha già vissuto un forte
trauma a causa del divorzio ed è seguita da uno psicologo, non accetta che la
madre abbia un compagno. L’assicurata ha pure indicato che “non c'è una
convivenza con il signor TERZ 1, principalmente a "causa" della
figlia __________ e per questo sia lei che il signor TERZ 1 hanno due
abitazioni diverse” (Doc. A23; consid. 1.6.).

 

                                  Una convivenza nel senso stretto
di coabitazione non sussisteva, perciò, non per mancanza di volontà da parte
dell’insorgente e di TERZ 1, bensì in special modo per non arrecare particolare
disagio a __________ già sofferente a causa del divorzio dei genitori. 

 

                                  Dal Rapporto di Polizia del 21
ottobre 2022 (cfr. doc. 28 fascicolo 1, consid. 1.4.) risulta, peraltro, che TERZ
1 trascorreva molto tempo presso l’abitazione dell’assicurata. Il suo monopattino
è stato visto sotto casa della ricorrente nella quasi totalità dei controlli
effettuati da agosto a ottobre 2022 (cfr. doc. 28 fascicolo 1, consid. 1.4.).

 

                                  Inoltre dagli atti emerge che l’insorgente
e il padre di __________ si aiutavano reciprocamente. In particolare è stato
indicato che TERZ 1 si recava dall’assicurata al mattino per tenere la bambina
e lasciarla quindi riposare e che il medesimo le ha prestato del denaro.

                                  La ricorrente dal canto suo gli permetteva
di utilizzare la sua autovettura (cfr. doc. A23; A29; A13; consid. 1.6.).

 

                                  In
simili condizioni e tenuto conto, da un lato, che ai fini della determinazione
di una convivenza rispetto a una semplice economia domestica comune è
irrilevante la forma della vita in comune, mentre risulta determinante che i
partner siano pronti a prestarsi assistenza e sostegno reciproci (cfr. consid.
2.4.) e, dall’altro, che l’assicurata e TERZ 1 hanno una figlia comune nata nel
marzo 2022, il TCA ritiene, in applicazione
del principio della verosimiglianza preponderante che vige nel settore delle
assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_440/2022 del 23 febbraio 2023
consid. 4.5.; STF 8C_631/2023 del 24 marzo 2023 consid. 5.5.; STF 8C_545/2021 del 4 maggio 2022 consid.
3.1.; STF 8C_520/2020 del 3 maggio 2021 consid. 6.1.2.; STF 8C_671/2020 del 14
aprile 2021 consid. 3.2.; STF 8C_742/2019 dell’8 maggio 2020 consid. 7.3.; DTF
146 V 51 consid. 5.1.; STF 8C_651/2018 del 1° febbraio
2019; STF 8C_794/2016 del 28 aprile 2017 consid. 4.1.; STF 8C_738/2016
del 28 marzo 2017 consid. 2; STF 8C_220/201 del 10 febbraio 2017 consid. 7.3.; STF 8C_911/2010 del 10 marzo 2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1°
marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3 pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag.
360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195), che a giusta
ragione la Cassa ha stabilito nelle decisioni del 30 novembre 2022, confermate
dalla decisione su reclamo del 21 febbraio 2023 (cfr. consid. 1.7.; 1.8.;
1.9.), che il padre di __________, nel periodo a decorrere dal mese di novembre
2022, andava considerato convivente dell’insorgente e che la loro convivenza
era stabile (cfr. art. 4 cpv. 1 lett. c Laps e 2a lett. a e b Reg.Laps; consid.
2.3.).

 

                                  In proposito giova ricordare, da
un lato, che con giudizio 42.2012.2 del 24 aprile 2013, pubblicato in RtiD II –
2013 N. 13 pag. 66 seg., menzionata al consid. 2.4., il TCA ha stabilito che per
un certo periodo l’unità di riferimento di un beneficiario dell'assistenza
sociale doveva essere considerata costituita anche da sua figlia di circa un
anno e mezzo e dalla madre di quest'ultima, con la quale intratteneva una relazione
sentimentale da molti anni e che, benché non abitassero sempre nel medesimo
appartamento, aveva continuato a recarsi presso l'abitazione dell'insorgente
con la figlia molto spesso (due-tre volte alla settimana, passandovi, per
stessa ammissione della signora, a volte anche la notte), occupandosi pure
delle faccende domestiche del suddetto.

 

                                  Dall’altro, che l’Alta Corte, in
una pronunzia 8C_744/2018 dell’8 gennaio 2019 - relativa alla STCA 39.2018.7
del 24 settembre 2018 -, entrambe menzionate al consid. 2.4., ha evidenziato
che specificatamente in ambito AFI e API è possibile far rientrare, senza arbitrio, nella categoria dei conviventi
le persone che, indipendentemente dalla loro situazione sentimentale, sono
pronte a prestarsi assistenza e sostegno reciproci, al di là di una semplice
amicizia.

 

                                  Non consente d’altronde un esito
differente della vertenza l’asserzione dell’assicurata secondo cui la medesima
si sarebbe recata in __________ per far conoscere __________ ai suoi familiari
senza TERZ 1 (cfr. doc. A13).

                                  In effetti la ricorrente, al
riguardo, ha soltanto precisato di aver ritenuto che non fosse opportuno. La
stessa non ha in ogni caso addotto di non essersi fatta accompagnare da TERZ 1,
ad esempio, poiché questi non era il suo compagno e non rivestiva un ruolo
importante nella sua vita. 

                                  Riguardo all’inopportunità di un
viaggio con il padre di __________ menzionata dall’insorgente, questo Tribunale
si limita a ribadire quanto affermato dall’assicurata circa la figlia __________,
e meglio che quest’ultima non accettava che la madre avesse un altro compagno
(cfr. doc. A23; consid.1.6.).

                                  Alla luce di quanto esposto,
occorre concludere che rettamente la Cassa ha tenuto conto di TERZ 1 nell’unità
di riferimento della ricorrente.

 

                          2.6.  Per quanto attiene alla figlia di TERZ
1, __________, nata il __________ 2001, va osservato che nella “Convenzione
sulle conseguenze accessorie del divorzio” del febbraio 2022 è stato precisato che
la medesima “ha interrotto la formazione in __________ presso la __________”
(cfr. doc. 11C fascicolo 3). 

                                  Nel mese di marzo 2022 ella ha
ripreso una formazione professionale presso la Scuola __________ (cfr. doc. 11D
e 4 fascicolo 3) con l’intenzione di “riprendere la formazione in __________
presso la __________ nel settembre 2022” (cfr. doc. 11D fascicolo 3). Gli
studi di __________ dureranno fino al 2025 (cfr. doc. 4 fascicolo 3).

 

                                  L’art. 4 cpv. 1
lett. e) Laps prevede in particolare che l’unità di riferimento è costituita,
oltre che dal titolare del diritto, dal partner convivente, se la convivenza è
stabile e dai figli minorenni, anche dai figli maggiorenni, se questi non sono
economicamente indipendenti (cfr. consid. 2.3.).

 

                                  Relativamente
al concetto di figli maggiorenni non economicamente indipendenti, di cui
all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, l’art. 2 Reg.Laps enuncia:

 

"
1Una
persona maggiorenne non è economicamente indipendente se, cumulativamente:

a) ha meno di 30 anni;

b) non è sposata, legalmente
divorziata, separata o vedova, non è o non è stata vincolata da un’unione
domestica registrata;

c) non ha figli;

d) è in prima formazione.

2Vi è prima
formazione ai sensi del cpv. 1 lett. d) quando, senza interruzione del percorso
formativo superiore ai 24 mesi, una persona maggiorenne frequenta una
formazione del livello seguente:

a) primario, secondario 1, oppure secondario 2
di tipo propedeutico;

b) secondario 2 di tipo
professionale o terziario non universitario, se non possiede già un titolo
dello stesso livello o di livello superiore;

c) terziario di tipo
universitario professionale e accademico compresa la frequenza del biennio che
completa la laurea breve o del master che completa il bachelor, se non possiede
già un titolo di livello terziario;

d) perfezionamento linguistico
dopo una formazione di livello secondario 2.

3…”

 

                                  Con
sentenza 39.2011.6 del 21 maggio 2012, pubblicata in RtiD I-2013 N. 9 pag. 25
segg., questa Corte ha deciso che per valutare se un figlio
maggiorenne con meno di 30 anni non sposato, legalmente divorziato, separato o
vedovo, non vincolato da un’unione domestica registrata, senza figli e in prima
formazione (art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps) vada o meno considerato
nell’unità di riferimento dei genitori non si può prescindere dall’esame della
sua situazione economica.

 

                                  Il TCA ha, in primo luogo, rilevato
che in effetti dai lavori preparatori si evince che per definire il figlio
maggiorenne non economicamente indipendente di cui all’art. 4 cpv. 1 lett. e
Laps l’art. 2 Reg.Laps si riferisce all’art. 277 CC, ossia al concetto di figli
maggiorenni che stanno ancora seguendo una formazione appropriata di cui al
cpv. 2 di tale disposto, la cui situazione finanziaria è un elemento essenziale
per stabilire se si possa pretendere o meno dai genitori il suo mantenimento.

 

                                  In secondo luogo, questo Tribunale ha
osservato che non procedendo a una verifica dello stato finanziario del figlio
maggiorenne, nell’eventualità in cui questi abbia risorse proprie (reddito da
lavoro, rendite, patrimonio) sufficienti per il proprio mantenimento, il regime
introdotto dall’art. 2 Reg.Laps per definire il figlio maggiorenne non
economicamente indipendente che va considerato nell’unità di riferimento dei
genitori non sarebbe, dunque, conforme all’art. 277 cpv. 2 CC, in relazione
all’art. 276 cpv. 3 CC che contempla l’esenzione dei genitori dall’obbligo di
mantenimento dei figli maggiorenni ancora in formazione allorché questi possono
con le proprie risorse far fronte al proprio sostentamento.

                                  In tale ipotesi l’art. 2 Reg.Laps si
rivelerebbe pure contrario all’art. 328 CC.

                         Infatti, qualora le sue entrate fossero anche
lievemente superiori al suo fabbisogno minimo, si imporrebbe al figlio
maggiorenne minore di 30 anni in prima formazione di aiutare i genitori ed
eventuali fratelli nel loro rispettivo mantenimento. 

                                  Tuttavia l’art. 328 CC comporta, in
primo luogo, che il soccorso avvenga unicamente tra parenti in linea ascendente
e discendente (non tra fratelli e sorelle), in secondo luogo, che il parente
sia sì tenuto a intaccare il suo patrimonio, ma soltanto se questo non deve
rimanere intatto per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in
particolare con riferimento alla vecchiaia.

 

                                  Questa Corte ha, pertanto, stabilito
che l’art. 2 cpv. 1 Reg.Laps deve essere interpretato conformemente agli art.
277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC, al fine di non violare il principio della
forza derogatoria del diritto federale codificato all’art. 49 cpv. 1 Cost. 

 

                                  Al
riguardo cfr. pure STCA 42.2017.52 del 15 marzo 2018 e, in particolare in
relazione alla nozione di prima formazione, STCA
42.2015.4 del 5 novembre 2015, pubblicata in RtiD II-2016 N. 4 pag. 23 segg.

 

                          2.7.  Nel caso
di specie è pacifico che __________ abbia meno di 30 anni, non sia sposata, né legalmente
divorziata, separata o vedova, non sia vincolata o
non sia stata vincolata da un’unione domestica registrata e non abbia figli (cfr.
doc. 5D fascicolo 3).

 

                                  La Cassa l’ha considerata
nell’unità di riferimento della ricorrente, ritenendola quindi in prima
formazione (cfr. art. 2 cpv. 2 lett. b e c Reg.Laps). 

                                  In effetti l’interruzione del suo percorso formativo, prima di iniziare nel marzo 2022 la Scuola
__________ (cfr. consid. 2.6.), non risulta essere stata
superiore ai 24 mesi (cfr. art. 2 cpv. 2 Reg.Laps).

 

                                  Dalle carte processuali si evince,
tuttavia, che __________ è al beneficio di una rendita AI completiva a quella
del padre (cfr. doc. A24; 15 fascicolo 3), di una pensione della previdenza
professionale e di AF di base (cfr. doc. A24).

 

                                  Al riguardo non emerge, però, che
la parte resistente abbia esaminato la situazione finanziaria di __________,
e meglio abbia appurato se la stessa non sia in grado di provvedere al proprio
sostentamento, in quanto non dispone di risorse sufficienti a coprirne il
fabbisogno - nel qual caso rientrerebbe nella stessa unità di riferimento del
padre e dunque dell’assicurata - oppure se grazie alle proprie risorse possa
mantenersi completamente - in tale evenienza non sarebbe compresa nell’unità di
riferimento della ricorrente (cfr. STCA 39.2011.6 del 21 maggio 2012
consid. 2.13., pubblicata in RtiD I-2013 N. 9 pag. 25 segg. e menzionata
sopra).

 

                                  La
valutazione delle condizioni finanziarie della figlia maggiorenne in prima
formazione di TERZ 1 è, del resto, decisiva per rispondere realmente allo scopo
dell’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, che è quello di tener conto nell’unità di
riferimento dei figli maggiorenni non economicamente indipendenti per
avvicinarsi il più possibile al reale rapporto di dipendenza economica dei
figli nei confronti dei genitori (cfr. STCA 39.2011.6 del
21 maggio 2012 consid. 2.13., pubblicata in RtiD I-2013 N. 9 pag. 25 segg. e
menzionata sopra).

 

                          2.8.  Stante quanto precede, la
decisione su reclamo del 21 febbraio 2023 deve essere annullata e gli atti
rinviati alla parte resistente per accertare, sulla base delle indicazioni
fornite al consid. 2.7., se a far tempo dal mese di novembre 2022 nell’unità di
riferimento dell’insorgente - composta della medesima, delle sue figlie __________
e __________, nonché del padre di quest’ultima (cfr. consid. 2.5.) - debba
essere o meno compresa __________.

 

                                  Effettuato quanto sopra,
l’amministrazione emetterà una nuova decisione in merito al diritto della
ricorrente agli AFI e agli API dal mese di novembre 2022 al mese di febbraio
2023.

 

                                  In proposito giova rilevare che il
potere cognitivo della presente Corte è infatti limitato alla valutazione della
legalità della decisione su reclamo deferitale sulla base dei fatti intervenuti
fino al momento in cui essa è stata emessa (in casu: 21 febbraio 2023; cfr. STF
8C_687/2022 del 17 aprile 2023 consid. 4.4.; STF 9C_512/2020, 9C_559/2020 del
15 marzo 2022 consid. 3.3.; STF 9C_119/2021 del 17 giugno 2021 consid. 2.1.;
STF 9C_296/2020 del 4 settembre 2020 consid. 1.1.; DTF 144 V 210 consid.
4.3.1.; DTF 143 V 409 consid. 2.1.; STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010 consid.
4; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1.; DTF 129 V 1; DTF 121 V 366).

 

                                  Pertanto la Cassa, per il lasso
di tempo successivo alla decisione su reclamo impugnata, ritenute le
dichiarazioni dell’insorgente e di TERZ 1 segnatamente di marzo e maggio 2023
secondo cui quest’ultimo non vorrebbe più sapere nulla dei problemi e dei fatti
personali di RI 1 e che egli risponde “esclusivamente per quanto concerne
gli aspetti inerenti alla patria potestà nei confronti di __________”
(cfr. doc. I pag. 3; X; XIII; consid. 1.10.; 1.14.; 1.15.), verificherà se la
situazione relativa all’UR dell’assicurata sia cambiata e se, perciò, il
diritto agli AFI e agli API dopo il mese di febbraio 2023 debba essere
stabilito senza considerare TERZ 1 e sua figlia __________.

 

                          2.9.  In ambito di assegni familiari cantonali, per
quanto concerne la procedura dinanzi al
TCA, si applica la legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
cantonale delle assicurazioni (Lptca) e, per quanto non disposto da questa
legge, si applica la legge federale sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; cfr. art. 33 cpv. 3 Laps ed art. 46 Laf).

 

                                  L’art.
29 Lptca enuncia:

 

" 1La
procedura è gratuita per le parti.

2La procedura di ricorso concernente le controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni dell’assicurazione per
l’invalidità è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata fra
200.-- e 1000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

3Alla parte che provoca la causa per leggerezza o per
un comportamento temerario, sono imposte la tassa di giustizia e le spese di
procedura.

4Negli altri casi la tassa di giustizia, quando è
dovuta, è fissata tra 200 e 1’000 franchi.”

 

                                  L’art.
61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31
dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di
regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio e le spese
di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento
temerario o sconsiderato.

 

Il
1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a
LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di
regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis
LPGA secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è
soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

                                  Nella presente fattispecie,
trattandosi del settore degli assegni familiari cantonali per il quale è
applicabile in primis la Lptca e solo sussidiariamente la LPGA (per quanto non disposto dalla Lptca) e
considerato il tenore dell’attuale art. 29 Lptca, come pure il fatto che il
legislatore cantonale non abbia previsto in ogni caso di prelevare le spese
nell’ambito degli assegni di famiglia, non si
riscuotono spese giudiziarie (cfr. STCA 39.2022.6 del 24 gennaio 2023 consid. 2.11.,
il cui ricorso al TF è stato ritenuto inammissibile con giudizio 8C_61/2023 del
22 marzo 2023; STCA 39.2022.3 del 24 gennaio 2023 consid. 2.11.; STCA 39.2022.5
del 22 agosto 2022 consid. 2.14.; STCA 39.2022.2 del 3 giugno 2022 consid.
2.14.; STCA 39.2021.5-6 del 7 marzo 2022 consid.
2.8.).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è parzialmente
accolto ai sensi dei considerandi.

                                  §   La decisione su
reclamo del 21 febbraio 2023 è annullata.

                                  §§ Gli
atti sono rinviati alla Cassa per verificare se nel periodo novembre 2022 -
febbraio 2023 nell’unità di riferimento della ricorrente - composta della
medesima, delle sue figlie __________ e __________, nonché di TERZ 1 - debba
essere o meno compresa __________, conformemente a quanto indicato al consid. 2.7.
e per emettere una nuova decisione in merito al suo diritto agli assegni
integrativi e di prima infanzia.

 

                             2.  La
Cassa resistente determinerà parimenti l’eventuale diritto agli AFI e agli API per
il lasso di tempo successivo all’emanazione della decisione su reclamo del 21
febbraio 2023, accertando se la composizione riguardante l’unità di riferimento
dell’assicurata sia cambiata, specificatamente in relazione a TERZ 1 (consid.
2.7.).

 

                             3.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                             4.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti