# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0da8cc85-1f00-56a9-bc08-1298d5c7e275
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.09.2010 D-6328/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6328-2010_2010-09-14.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6328/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 4  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Gabriela Freihofer;
cancelliere Andrea Pedrazzini.

A._______, nato il (...),
Serbia,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata in merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 1° settembre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6328/2010

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (...) in 
Svizzera,

i verbali d'audizione del 24 agosto 2010 (di seguito: verbale 1) e del  
1° settembre 2010 (di seguito: verbale 2),

il  verbale  della  decisione dell'UFM del  1°  settembre 2010,  notificata 
oralmente all'interessato il giorno stesso (cfr. risultanze processuali),

il  ricorso inoltrato dall'insorgente il  6 settembre 2010 (cfr. timbro del  
plico raccomandato),

la  copia  dell'incarto  dell'UFM,  pervenuta  via  fax  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  in  data 
7 settembre 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del 
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla legge del 17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno  2005  sul  Tribunale 
federale  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998 
sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art. 31  e  art. 33 lett. d  LTAF,  nonché 
art. 105 LAsi e art. 83 lett. d cpv. 1 LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e  all'art. 52 PA 
nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 

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lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente 
sentenza va redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  d'asilo,  l'interessato  ha 
dichiarato di essere originario di B._______ (Repubblica della Serbia), 
dove è nato e vissuto fino al suo espatrio, in data del (...),

che  ha  affermato  di  essere  espatriato  per  i  problemi  avuti  con  un 
gruppo di cittadini di B._______, iniziati circa cinque o sei anni fa, che, 
minacciandolo,  gli  avrebbero più  volte  estorto  dei  soldi;  che,  in  due 
occasioni,  l'avrebbero  pesantemente  malmenato;  che  avrebbe 
denunciato tali fatti alla Polizia, la quale, per il primo episodio, non gli  
avrebbe creduto  e,  per  il  secondo, avrebbe  arrestato  un certo  D.B., 
facente  parte  del  detto  gruppo;  che,  in  seguito,  avrebbe  ricevuto 
pressioni dai compagni di D.B., affinché ritirasse la denuncia, cosa che 
avrebbe  fatto;  che,  infine,  poco  prima  dell'espatrio,  sarebbe  stato 
minacciato di morte se non avesse dato loro la somma di EUR 1000.-, 
ciò che l'avrebbe convinto a lasciare il suo paese,

che  ha  dichiarato  aver  viaggiato  in  automobile  dalla  Serbia  alla 
Svizzera,  attraversando  la  Croazia,  la  Slovenia  e  l'Italia,  munito  di 
passaporto,

che  l'UFM  ha  constatato,  da  un  lato,  che  il  Consiglio  federale  ha 
inserito  la  Serbia  nel  novero  dei  Paesi  sicuri  e,  dall'altro,  che  le 
allegazioni  in  materia  d'asilo  presentate  dal  richiedente  sarebbero 
inverosimili siccome inconsistenti, contraddittorie, nonché marcate da 
una  mancanza  di  sostanza  e  di  logica,  di  modo  che  non 
emergerebbero  dalle  carte  processuali  degli  indizi  d'esposizione del 
richiedente a persecuzioni in caso di rientro in patria,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi; che detto Ufficio ha anche 
pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  la  sua 
esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile,

che, nel ricorso, il richiedente dichiara, innanzitutto, di ritenere che la 
Serbia  non  possa  considerarsi  un  Paese  sicuro,  in  quanto  sarebbe 

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stato vittima di gravi minacce, come pure di violenze, e lo Stato non 
sarebbe in grado di proteggerlo; che fa valere, in secondo luogo, che 
le  presunte  incongruenze  rilevate  dall'UFM  sarebbero  il  frutto  di 
equivoci o impressioni soggettive di detto Ufficio, che gli elementi che 
deporrebbero a favore della credibilità delle sue allegazioni sarebbero 
da considerarsi  di gran lunga preminenti  rispetto all'eventuali minime 
incongruenze;  che,  peraltro,  vi  sarebbero  indizi  di  persecuzioni  di 
rilievo che avrebbero dovuto indurre l'UFM ad entrare nel merito della  
domanda d'asilo; che, infine, il rinvio verso la Serbia dovrebbe essere 
considerato inesigibile,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti 
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'ammissione 
provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda di esenzione dal 
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali,

che,  giusta  l’art. 34  cpv. 1  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda  d’asilo,  se  il  richiedente  proviene  da  uno  Stato  che  il  
Consiglio  federale  ha  designato  come  sicuro  secondo 
l'art. 6a cpv. 2 lett. a  LAsi,  a  meno  che  non  risultino  indizi  di 
persecuzione,

che, da un lato, allorquando il Consiglio federale ha inserito un Paese 
nel  novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale,

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art. 3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv. 2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18),

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza ridotto (GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247),

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che, siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente inserito,  in  data 
1° aprile 2009,  la Repubblica della Serbia nel novero dei Paesi esenti 
da persecuzioni, sussiste di massima una presunzione di assenza di 
persecuzioni in detto Paese,

che,  nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  riuscito  ad  invalidare  la 
presunzione  di  assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare,  l'insorgente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, segnatamente,  il  ricorrente non è stato in  grado di  collocare in 
modo preciso gli avvenimenti centrali del suo racconto, ovvero le due 
aggressioni di cui sarebbe stato vittima, peraltro contraddicendosi, in 
particolare, riguardo alla prima aggressione nella quale sarebbe stato 
ferito con un coltello, affermando che sarebbe avvenuta "circa tre anni 
fa" (cfr. verbale 1, pag. 5), rispettivamente "tre o quattro anni fa" (cfr. 
verbale 1, pag. 6), per poi asserire che si sarebbe verificata "quattro o 
cinque  anni  fa"  (cfr.  verbale  2,  pag. 3,  D14);  che  la  medesima 
considerazione vale in merito alla seconda aggressione, che avrebbe 
avuto  luogo  "due  anni  e  mezzo  fa"  (cfr.  verbale  1,  pag.  6), 
rispettivamente  "tre  anni  fa circa"  (cfr. verbale  2,  pag. 3,  D14); che, 
inoltre, riguardo all'ultima minaccia di morte che adduce di aver subito, 
il  ricorrente  non ne ricorda la  data,  dichiarando, in  modo vago, che 
l'avrebbe  subita  "poco  prima  di  partire"  (cfr.  verbale  1,  pag.  6), 
rispettivamente "quattro o cinque settimane fa" (cfr. verbale 2, pag. 9, 
D88); che l'incapacità  di  indicare in  modo più  preciso la  data  di  tali  
eventi conduce a ritenerli inverosimili; che, oltre a ciò, il ricorrente, in  
merito alla prima aggressione – nella quale sarebbe stato accoltellato 
– si è contraddetto circa il luogo dove sarebbe successa, in quanto ha 
dapprima affermato che: "sono venuti a casa mia, hanno chiesto soldi,  
mi  hanno  colpito  col  coltello  e  poi  sono  scappati"  (cfr.  verbale  1,  
pag. 6),  mentre,  in  seguito,  ha  indicato  di  essere  stato  picchiato  la  
prima volta  nel  parco  centrale  di  B._______  (cfr. verbale  2,  pag. 7, 
D63);  che,  inoltre,  l'aver  dapprima  sporto  denuncia  per  le  addotte 
persecuzioni,  per  poi  ritirarle  sotto  le  ulteriori  minacce  dello  stesso 

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gruppo, invece di denunciare anche quest'ultime alle forze dell'ordine – 
che  avendo  arrestato  D.B.  dimostravano  di  voler  dar  seguito  alle 
denuncie del ricorrente e di punire tali atti di ricatto – mal si coniuga 
con la  logica  dell'agire; che,  in  aggiunta,  l'insorgente  non è stato  in 
grado  di  dare  informazioni  riguardo  al  seguito  della  sua  denuncia, 
segnatamente  non  ha  saputo  indicare  alcun  responsabile 
dell'inchiesta,  né  un  riferimento  qualsiasi  dell'incarto  (cfr. verbale  2, 
pag. 5, D46 e D47); che, per di più, quanto addotto non è corroborato 
da alcun elemento della benché minima consistenza; che il  non aver 
tentato  di  contattare  il  suo avvocato  al  fine  di  ottenere documenti  a 
sostegno  dei  fatti  raccontati  è  un  ulteriore  elemento  di 
inverosimiglianza;  che,  infine,  non  soccorono  l'insorgente  le  mere 
allegazioni  ricorsuali  secondo  le  quali  le  incongruenze  rilevate 
dell'UFM  sarebbero  il  frutto  di  equivoci  o  impressioni  soggettive  di 
detto Ufficio,

che, in tale contesto, non v'è motivo di ritenere che il  ricorrente non 
possa ottenere dalle competenti autorità in patria, se opportunamente 
sollecitate,  un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro  agire 
illegittimo da parte di terzi nei suoi confronti,

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in 
Serbia  possa  violare  l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione federale  della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.,  RS 101), l'art. 33 
della  convenzione  del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre il  ricorrente in patria al  rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art. 3  della  convenzione  del 
4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà  
fondamentali,  o  all'art. 3  della  convenzione  del  10 dicembre 1984 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento  riconducibili  all’art. 44  cpv. 2  LAsi  e 
all'art. 83 cpv. 4  LStr,  nella  Repubblica  della  Serbia  non  vige 
attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza 

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generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale,

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art. 14  cpv. 1  e  cpv. 2,  art. 44  cpv. 1  LAsi  nonché  art. 32 
dell'Ordinanza  1  dell'11 agosto 1999  sull'asilo  relativa  a  questioni 
procedurali [OAsi 1]), 

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale del 
ricorrente; che,  infatti,  egli  è  giovane, ha una formazione scolastica, 
avendo segnatamente frequentato, a  B._______, la (...)  per tre anni, 
nonché  dell'esperienza  professionale  avendo  lavorato  dal  2005  al 
2008 in un albergo ed in seguito in diversi bar e ristoranti (cfr.  verbale 
1, pag. 2 e 3); che, inoltre, il  ricorrente dispone in patria di  una rete 
sociale e famigliare, ritenuto che sua moglie, suo figlio, i suoi genitori e 
due sue sorelle abitano a B._______ (cfr. verbale 1, pag. 3),

che l'insorgente non ha, altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi 
problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria (GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli 
atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per 
motivi medici,

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione dell'allontanamento (art.  44 cpv. 2 LAsi  ed 
art. 83 cpv. 2 LStr); che il  ricorrente, usando la necessaria diligenza, 
potrà  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12 pagg. 513-515), oltre 

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alla carta d'identità che già possiede (cfr. risultanze processuali); che 
l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,

che,  per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi)  dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali,  di CHF 600.–, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63  cpv. 1  e  cpv. 5  PA nonché  art. 3  lett. a  del  regolamento  del 
21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi 
al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]),

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Il succitato saldo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un 
termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM,  Divisione  soggiorno,  incarto  n.  di  rif. N  (...)  (per  corriere 

interno; in copia)
- C._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Andrea Pedrazzini

Data di spedizione:

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