# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b979808d-f8b7-52a0-9993-a1c30442d75a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.03.2024 D-1223/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1223-2024_2024-03-13.pdf

## Full Text

F a t t i  B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1223/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  m a r z o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Nina Spälti Giannakitsas;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), 

Turchia,  

c/o (…),   

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 25 gennaio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-1223/2024 

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Visto: 

la domanda d'asilo che gli interessati hanno depositato in Svizzera il 28 

agosto 2023 (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. […]-1/1, 2/2, 3/2, 6/1, 7/1), 

i mezzi di prova consegnati in corso di procedura (cfr. mezzi di prova SEM 

[di seguito: mdp SEM] n. 1-5),  

i verbali d'audizione secondo l'art. 29 della legge sull'asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31) datati 19 e 20 dicembre 2023 (cfr. atti SEM n. 30/13 

e 33/11), 

i rapporti medici agli atti (cfr. atti SEM n. 22/2, 23/2, 25/2, 26/2 e 27/2),  

la decisione di assegnazione alla procedura ampliata del 22 dicembre 2023 

(cfr. atto SEM n. 37/2), 

le dichiarazioni di rinuncia al mandato di rappresentanza da parte della 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale sottoscritte il 

medesimo giorno (cfr. atti SEM n. 39/1 e 41/1), 

la decisione del 25 gennaio 2024, con la quale la SEM non ha riconosciuto 

agli interessati la qualità di rifugiati, ha respinto la loro domanda d'asilo e 

ha pronunciato il loro allontanamento dalla Svizzera, considerando l’ese-

cuzione di quest’ultima misura come possibile, ammissibile e ragionevol-

mente esigibile,   

il ricorso datato 26 febbraio 2024 (data d'entrata: 27 febbraio 2024), con il 

quale gli insorgenti chiedono al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale) l'annullamento della decisione avversata, il riconosci-

mento della qualità di rifugiati e la concessione dell'asilo in Svizzera; a titolo 

subordinato, essi postulano l’ammissione provvisoria in Svizzera per l’ine-

sigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento e, in ulteriore subordine, la re-

stituzione degli atti alla SEM per nuova istruzione; essi presentano altresì 

istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal versamento 

delle spese processuali e del relativo anticipo, 

gli allegati acclusi al gravame,  

 

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. 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, in virtù dell'art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo (art. 3 e 7 LAsi), non trattandosi di questioni discrezionali, sono no-

zioni giuridiche che il Tribunale esamina liberamente (cfr. THOMAS SEGES-

SENMANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 

2/13, pag. 11-20); che, inoltre, il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della deci-

sione impugnata e neppure dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi in oggetto, manifestamente infondati per i motivi di seguito 

esposti, sono decisi da un giudice unico, con l'approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, in tal caso, la sentenza è motivata 

soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nel caso concreto, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in 

virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, non avendo i ricorrenti addotto nuovi fatti o 

mezzi di prova dirimenti per il giudizio, 

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che, su domanda, la Svizzera, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di per-

secuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove 

persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta; che 

sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti 

e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che non sono 

pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che, inoltre, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve 

provare, o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato; che 

la qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una 

probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che sono inverosimili in particolare le allegazioni che su punti importanti 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 

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3 LAsi); che la dottrina riconosce quattro elementi costitutivi della “verosi-

miglianza”: le indicazioni del ricorrente devono essere, in primo luogo suf-

ficientemente fondate, in secondo luogo concludenti e, in terzo luogo plau-

sibili. Il richiedente dev’essere, inoltre, credibile; che il giudizio sulla vero-

simiglianza non deve ridursi a una mera verifica della plausibilità del con-

tenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponde-

razione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà 

dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino 

preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurispru-

denza ivi citata), 

che, nel caso concreto, i richiedenti, cittadini turchi di etnia curda e religione 

alevita, provenienti dalla città di Adiyaman, hanno sostanzialmente addotto 

di essersi conosciuti a C._______ durante gli studi universitari instaurando 

una relazione amorosa; che nel giugno 2019 si sarebbero laureati, deci-

dendo di sposarsi (cfr. atto SEM n. 30/13 D22); che la famiglia della fidan-

zata si sarebbe tuttavia opposta al matrimonio in ragione di un vecchio liti-

gio familiare tra le due famiglie coinvolte; che, per questo motivo, essa 

avrebbe subìto costanti pressioni e minacce da parte della sua famiglia, 

non potendo neppure svolgere la sua professione di insegnante e non po-

tendo più frequentare il fidanzato (cfr. atto SEM n. 33/11 D12 e D54); che 

dopo il sisma occorso in Turchia nel febbraio 2023, gli interessati sarebbero 

riusciti a rivedersi, attirando tuttavia l’attenzione del padre e del nonno della 

fidanzata, i quali l’avrebbero ulteriormente minacciata (idem D12; cfr. atto 

SEM n. 30/13 D22); che il 10 maggio 2023, dopo essere stato informato di 

un imminente matrimonio con un altro uomo, il fidanzato avrebbe tentato 

di proteggere la compagna dalle oppressioni familiari presentandosi al suo 

domicilio; che, in tale occasione, il padre della compagna lo avrebbe però 

minacciato e avrebbe aperto il fuoco contro di lui (cfr. atto SEM n. 30/13 

D22-23); che, successivamente, con l’aiuto di diverse persone, la coppia 

sarebbe riuscita a fuggire rifugiandosi temporaneamente a casa di un 

amico (idem D23); che, dopo aver contratto matrimonio civile il (…), si sa-

rebbero trasferiti dallo zio paterno del marito; che il (…), il padre della mo-

glie si sarebbe presentato presso la loro abitazione e avrebbe nuovamente 

sparato al marito (ibidem); che, a seguito di vari spostamenti, il (…) la cop-

pia avrebbe alloggiato per un breve periodo a Mugla, per poi ritornare ad 

Adyman il (…) dopo che lo zio paterno della moglie avrebbe contattato la 

coppia per informarla che delle persone influenti e importanti, che cono-

scevano entrambe le famiglie dei coniugi, avevano trovato una soluzione 

al conflitto (ibidem); che, tuttavia, i coniugi avrebbero fatto nuovamente ri-

torno a Mugla poiché la madre della moglie avrebbe riferito loro che si 

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trattava di una trappola (idem D24); che, su consiglio di un amico, sareb-

bero infine espatriati in Svizzera,  

che, a fronte degli eventi succitati, in particolare la sparatoria occorsa il 10 

maggio 2023, gli interessati avrebbero sporto denuncia alla polizia locale 

(cfr. atto SEM n. 30/13 D32; n. 33/11 D20-22, D25), 

che nella decisione impugnata, la SEM considera anzitutto inverosimili e 

discordanti le allegazioni dei ricorrenti afferenti alla seconda denuncia che 

la coppia avrebbe sporto alle autorità di polizia turche (cfr. decisione avver-

sata, pag. 5); che, sotto il profilo della pertinenza, i motivi d’asilo addotti 

riguarderebbero inoltre delle persecuzioni inflitte da persone private, ossia 

dai parenti della moglie, e che, pertanto, non rivestirebbero un carattere 

determinante per il riconoscimento della qualità di rifugiati; che conforme-

mente al principio di sussidiarietà, tale riconoscimento risulterebbe infatti 

precluso in quanto, secondo la giurisprudenza del Tribunale, la Turchia è 

di principio in misura di offrire una protezione contro le repressioni non sta-

tali come quelle asserite dai ricorrenti; che i coniugi, oltre a non aver esau-

rito le possibilità di protezione in patria, non avrebbero infine dimostrato 

che lo Stato turco si rifiuti o non sia in grado di proteggerli di fronte alle 

vessazioni e alle violenze subìte (cfr. decisione avversata, pag. 6-7),  

che gli insorgenti contestano tuttavia la valutazione dell’autorità opponente 

affermando, in particolare, che il loro Paese d’origine non sarebbe in grado 

di garantire loro la protezione contro “le persecuzioni operate dalla famiglia 

D._______” che disporrebbe inoltre di una rilevante considerazione politica 

(cfr. ricorso 4); che come attesterebbe il rapporto del giugno 2022 allestito 

dal Comitato dell’ONU per l’eliminazione della discriminazione contro delle 

donne, la Turchia non garantirebbe una sufficiente protezione “per i casi di 

violenza domestica in particolare legati all’onore della famiglia” (ibidem); 

che la denuncia sporta il 10 maggio 2023, della quale non vi sarebbe più 

traccia, non sarebbe stata trasmessa alla Procura Generale – complice an-

che lo stato di emergenza derivante dal sisma – poiché la stessa afferisce 

ad un ambito culturalmente legato a circostanze familiari, il quale sarebbe 

generalmente trascurato dalle autorità pubbliche (cfr. ricorso pag. 3); che, 

data la grave situazione umanitaria in Turchia, l’esecuzione del loro allon-

tanamento violerebbe infine il principio di non respingimento, l’art. 3 della 

Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fonda-

mentali (CEDU, RS 0.101), nonché la Convenzione del Consiglio d’Europa 

sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la 

violenza domestica (Convenzione di Istanbul, RS 0.311.35),  

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che, ciò posto, il Tribunale giudica che le argomentazioni contenute nel ri-

corso non possono intaccare le corrette conclusioni alle quali è giunta l’au-

torità inferiore,  

che, anzitutto, gli interessati non hanno reso verosimile di aver sporto una 

seconda denuncia presso gli organi di polizia turchi per segnalare le vio-

lenze e le pressioni familiari; che, infatti, le dichiarazioni dei coniugi risul-

tano manifestamente discordanti; che, da una parte, il marito si è limitato a 

riferire che l’agente di polizia interpellato non avrebbe trasmesso alla Pro-

cura Generale la denuncia del 10 maggio 2023 e che la coppia avrebbe 

rinunciato a presentare ulteriore denunce poiché il padre della moglie 

avrebbe detenuto un potere politico che privava di ogni effetto un ulteriore 

appello alle forze dell’ordine (cfr. atto SEM n. 30/13 D21, D34, D36); che 

d’altro lato, però, la moglie ha addotto di aver presentato con il marito an-

che una seconda denuncia dopo i fatti occorsi il (…) (cfr. atto SEM n. 33/11 

D26, D28, D34); che, con tutta evidenza, tali dichiarazioni si rivelano effet-

tivamente incongruenti; che, confrontata con tale incoerenza, la moglie ha 

peraltro addotto una giustificazione inconsistente allegando semplice-

mente che il marito “dev’esserselo perso, oppure, essendo che la denuncia 

non ha raggiunto la Procura Generale, e non potendo noi documentare 

questa cosa, non ne ha parlato” (cfr. atto SEM n. 33/11 D33),  

che nel merito delle ulteriori allegazioni, va poi rilevato che gli insorgenti 

hanno sostanzialmente addotto delle minacce e delle violenze subìte dai 

parenti della signora B._______, dichiarando altresì di aver sporto denun-

cia presso la caserma di polizia di Adiyaman (cfr. atto SEM n. 30/13 D35),  

che, tuttavia, come perfettamente osservato dalla SEM, le persecuzioni 

non riconducibili ad organi governativi, non rivestono di principio un carat-

tere determinante per il riconoscimento della qualità di rifugiato se non nel 

caso in cui lo Stato in questione non accordi la protezione necessaria alla 

persona interessata,  

che, infatti, secondo il principio della sussidiarietà della protezione interna-

zionale rispetto alla protezione nazionale di cui all’art. 1 della Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), la persona inte-

ressata deve dapprima aver esaurito nel Paese d’origine le possibilità di 

protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali, prima di solleci-

tare la protezione presso uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 

con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre anche: sen-

tenza del TAF E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3), 

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che, per invalsa giurisprudenza, l’effettiva protezione nel Paese d’origine 

non va inoltre intesa quale garanzia di protezione individuale a lungo ter-

mine contro persecuzioni non statali; che nessuno Stato ha infatti la capa-

cità di garantire ovunque e in qualunque momento l’assoluta sicurezza ai 

propri cittadini; che, al contrario, occorre che vi sia a disposizione una strut-

tura di protezione funzionante ed efficiente che renda possibile un proce-

dimento penale, segnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico ot-

temperanti (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3, DTAF 2013/11 consid. 5.1; 

2011/51 consid. 6.1; ex multis sentenza del Tribunale D-3015/2022 del 19 

luglio 2022 consid. 8.2), 

che, per questi motivi, è quindi a giusto titolo che la SEM non ha ricono-

sciuto nelle persecuzioni addotte dagli interessati un carattere determi-

nante per il riconoscimento della loro qualità di rifugiati,  

che, infatti, alle autorità turche è di principio riconosciuta una capacità di 

protezione e ciò anche nel contesto di episodi di violenza domestica (cfr. 

sentenza di riferimento del Tribunale E-1948/2018 del 12 giugno 2018 con-

sid. 5.2.2 – 5.2.5; tra le tante, le sentenze del Tribunale E-150/2024 del 18 

gennaio 2024 consid. 6.2.1 con riferimenti; E-4548/2020 del 23 ottobre 

2023 consid. 5.1; E-4548/202E-5271/2013 del 13 marzo 2015 consid. 

5.4.1),  

che, in questo senso, le asserite problematiche legate alla trasmissione 

della denuncia di polizia alle competenti autorità penali e all’assenza di 

qualsivoglia atto procedurale, non possono inoltre essere ragionevolmente 

ascritte allo Stato in parola, quanto piuttosto a malfunzionamenti eventual-

mente emersi nella trattazione del caso concreto,  

che, del resto, risultava possibile per i ricorrenti presentare ulteriori de-

nunce penali presso autorità differenti da quelle alle quali hanno ricorso il 

10 maggio 2023; che, ad ogni buon conto, dagli atti risulta ch’essi vi ab-

biamo volontariamente rinunciato (cfr. atti SEM n. 30/13 D36; n. 33/11 

D37),  

che, pertanto, i motivi addotti dagli interessati non risultano determinati per 

la concessione dell’asilo, e ciò a prescindere dalla loro verosimiglianza, 

che, di riflesso, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifu-

giati e la concessione dell'asilo, la decisione impugnata va quindi confer-

mata, 

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che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento dalla Sviz-

zera (art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a-

silo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'allontana-

mento,  

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), il quale dispone che l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l'am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che, nel caso concreto, contrariamente a quanto sembrano generalmente 

pretendere i ricorrenti, non sussistono elementi ostativi all'esecuzione del 

loro allontanamento verso la Turchia,  

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, i ricorrenti non possono, per i motivi già enucleati, 

prevalersi del principio del divieto di respingimento in quanto non sono di-

spongono della qualità di rifugiati (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circo-

stanze, non v’è pure motivo di considerare l’esistenza di un rischio perso-

nale, concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in rela-

zione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105), 

che le problematiche di natura medica risultano inoltre pertinenti in termini 

di ammissibilità solo in casi straordinari e di estrema gravità (cfr. DTAF 

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2009/2 consid. 9.1.2-9.1.6), a cui non è apparentabile la presente fattispe-

cie (cfr. atti SEM n. 22/2, 23/2, 25/2, 26/2 e 27/2), 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento risulta ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, in Turchia non vige attualmente un conte-

sto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità 

del territorio, nonostante la ripresa del conflitto curdo-turco e gli scontri ar-

mati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-est del Paese dal luglio 

2015 e gli sviluppi successivi al tentativo di colpo di Stato del luglio 2016; 

che ciò non vale tuttavia per le province di Hakkâri e Şırnak, dalle quali i 

ricorrenti non provengono, nelle quali il Tribunale ritiene che l'esecuzione 

dell'allontanamento non sia esigibile (cfr. DTAF 2013/2 consid. 9.6 e sen-

tenza del Tribunale E-1948/2018 del 12 giugno 2018 consid. 7.3.1 segg.),  

che, nel caso in disamina, gli interessati non possono nemmeno avvalersi 

di motivi ostativi individuali; che, invero, essi sono delle persone giovani e 

istruite; che entrambi si sono infatti diplomati all’università di C._______ nel 

giugno 2019 dove hanno trascorso circa tre anni di vita; che il signor 

A._______ sarebbe inoltre proprietario di un’azienda in Turchia, tramite la 

quale egli percepisce ancora oggi dei ricavi monetari (cfr. atto SEM n. 30/13 

D49 e D53-55); che, invece, la signora B._______ ha lavorato come inse-

gnante per circa due anni (cfr. atto SEM n. 33/11 D54-56); che la coppia 

avrebbe altresì beneficiato dell’appoggio di diversi amici in patria (cfr. atto 

SEM n. 30/13 D23-24 e D33; n. 33/11 D12, D28, D40-41),  

che, ciò posto, i ricorrenti sono quindi perfettamente in grado di reinserirsi 

nel mercato del lavoro e, tramite le loro conoscenze, di trovare un nuovo 

alloggio, 

che circa il loro stato valetudinario, nel merito del quale non è stata avan-

zata alcuna censura nel gravame, il Tribunale giudica che le affezioni risul-

tanti dagli atti di causa, segnatamente la sindrome da stress postraumatico 

e la sindrome bronchitica (cfr. atti SEM n. 22/2, 23/2, 25/2, 26/2 e 27/2), 

possono essere pacificamente trattate in Turchia,  

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che, infatti, in detto Paese risulta possibile curare qualsiasi malattia, anche 

di natura psichiatrica (cfr. ex multis la sentenza del Tribunale D-4237/2023 

pag. 10; D-4498/2020 del 29 giugno 2023 consid. 6.5; E-4698/2020 del 13 

dicembre 2022 consid. 7.3.4), 

che indipendentemente dalla possibilità per gli interessati di ritornare nella 

regione di Adiyaman, non contestata nel ricorso, essi si rivelano infine 

adatti a ristabilirsi in un’altra parte della Turchia che non è stata affetta dalle 

distruzioni del terremoto come nel sud-est, ad Alanya (provincia di Antalya), 

oppure nella città di Istanbul dove la coppia ha già vissuto in precedenza 

(cfr. atti SEM n. 30/13 D47; 33/11 D12); che, nel caso concreto, gli effetti di 

questa catastrofe naturale non sono quindi un ostacolo all'esecuzione di 

un provvedimento di espulsione, 

che l'esecuzione dell'allontanamento si rivela pertanto ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi), 

che non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'ese-

cuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi),  

che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell'allontanamento, 

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto i fatti giuridi-

camente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la de-

cisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA);  

che il ricorso, manifestamente infondato, va quindi respinto, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto,  

che essendo le richieste di giudizio sprovviste di probabilità di esito favore-

vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

D-1223/2024 

Pagina 12 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la sentenza è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-1223/2024 

Pagina 13 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza.  

 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: