# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4c71044-4628-5a6f-b1b3-96df05b9b071
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 22.09.2006 10.2005.378
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2005-378_2006-09-22.html

## Full Text

CIVI 1 

  patr. da: PR 1 

   

  	 

	
  Incarto
  n.

  10.2005.378

  DA
  2762/2005

  	
  Bellinzona

  22
  settembre 2006

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Presidente della Pretura penale

  
	
  Marco Kraushaar

  
	
   

  
						

sedente con Petra
Vanoni in qualità di segretaria per giudicare

 

	
   

  	
  ACCU 1 

  (difesa da:)

   

  

prevenuta colpevole di         lesioni semplici, 

                                        per avere, a __________, in via
__________, presso il ristorante __________

                                        in data 15 ottobre 2004,
colpendola al viso con degli schiaffi e graffiandola al torace, cagionato a CIVI
1 le lesioni di cui al certificato medico di data 15.10.2004 del dottor __________;

 

reato previsto                     dall’art. 123 cifra 1 cpv. 2 CP;

 

fatti avvenuti                       nelle riferite circostanze di
tempo e di luogo;

 

perseguita                         con decreto d’accusa n. 2762/2005 di
data 22 luglio 2005 del AINQ 1 che
propone la condanna dell'accusata:

 

                                        1.  Alla multa di fr. 200.--.

                                        2.  Al pagamento della tassa di
giustizia di fr. 50.-- e delle spese giudiziarie di fr. 50.--;

 

vista                                  l'opposizione interposta tempestivamente
in data 8 agosto 2005 dall'accusata;

 

indetto                               il dibattimento 22 settembre 2006,
al quale sono comparsi l’accusata personalmente, il difensore e il
patrocinatore di parte civile mentre il Sost. Procuratore pubblico con lettera
29 maggio 2006 ha rinunciato ad intervenire al pubblico dibattimento,
postulando nel contempo la conferma del decreto d'accusa impugnato; 

 

accertate                           le generalità dell'accusata, data
lettura del decreto d'accusa, proceduto all'interrogatorio dell'accusata;

 

sentito                               il patrocinatrice di parte civile,
il quale chiede la conferma del decreto d’accusa;

 

sentito                               il difensore, il quale chiede il
proscioglimento;

 

sentita                               da ultima l'accusata;

 

posti                                 a giudizio i seguenti quesiti

 

                                 1.     Se ACCU 1 è autrice colpevole
di lesioni semplici per i fatti descritti nel decreto di accusa a suo carico.

 

                                 2.     Sulla pena e sulle spese.

 

letti ed esaminati                gli atti;

 

considerato                      in fatto ed in diritto

 

                                 1.     ACCU 1 ha cominciato a
intrattenere rapporti con la zia CIVI 1 nel 1998 dopo la morte della madre. La
zia nel 2000 ha aperto un ristorante nelle vicinanze di casa sua e nell’inverno
2003, avendo visto che la nipote, già madre di un figlio, era senza lavoro e in
difficoltà finanziarie, le ha proposto di lavorare con lei come cameriera.

                                        L’accusata ha così
iniziato l’attività nell’esercizio pubblico __________ in via __________ a __________
con un regolare contratto di lavoro. Il rapporto, a suo dire, non era molto
armonioso, sia perché la zia si intrometteva nella sua vita privata, sia perché
criticava spesso la madre defunta con la quale non aveva avuto una buona
relazione.

                                        Dopo circa un anno di lavoro è
rimasta incinta e ha comunicato il fatto al datore di lavoro attorno a marzo/
aprile 2004. La zia ha inizialmente reagito bene alla notizia, mentre il
socio/pizzaiolo __________ non l’ha accolta positivamente e ha consigliato
all’accusata di abortire.

                                        L’intenzione era quella di
lavorare fino alla fine della gravidanza, ma da luglio ha dovuto rimanere a
riposto per motivi legati al suo stato.

 

                                 2.     Con l’interruzione
dell’attività il datore di lavoro non ha più versato il salario, benché il
contratto di lavoro prevedesse le usuali deduzioni per assicurazione (cfr. doc.
dib. difesa n. 12).

                                        All’inizio di ottobre, dopo 3
mesi senza paga, essendo priva di soldi e con il figlio da mantenere,
l’accusata ha chiesto nuovamente il versamento di quanto dovutole. A tal fine è
stata convocata nell’esercizio pubblico per il 15 ottobre 2004.

                                        Si è presentata attorno alle
14.00 ed è stata invitata dalla zia a sedersi al tavolo, al quale lei è il
socio __________ stavano terminando di mangiare.

 

                                        ACCU 1 ha preso posto accanto
alla signora CIVI 1 e dopo averle consegnato un certificato medico ha ribadito
la sua richiesta di pagamento. La zia a quel punto le ha chiesto di
giustificarsi per il fatto che andava “in giro a dire cose spiacevoli sul conto
della __________ SA” (il gestore del ristorante).

                                        L’accusata ha risposto che non
era assolutamente vero e di non aver mai parlato male della ditta.

                                        Ne è nata una discussione, che
l’imputata ha così descritto:

                                        “In seguito nella
discussione lei (la zia) ha continuato ad accusarmi di diffamare il nome
della ‘__________SA’, lei si è arrabbiata alzando il tono della voce urlando e
dicendo che io sputo nel piatto dove mangio, che lei mi ha cresciuto e che mi
fa l’elemosina. Dopo altre critiche e insulti vari io mi sono alzata dal tavolo
e alzato il tono della voce le ho detto di smetterla di dire cavolate. Visto
che lei si avvicinava sempre di più io sono passata a vie di fatto nei suoi
confronti ed è possibile che l’abbia graffiata come lei dice e poi le ho dato
una sberla. Poi è subentrato il __________ il quale ci ha divise.” (cfr.
verbale di interrogatorio ACCU 1, 23 novembre 2004, pag. 2).

 

                                        Dopo la colluttazione le è
stato versato lo stipendio per i mesi di luglio, agosto e settembre (fr.
3'810.-).

 

                                 3.     Il giorno stesso la
signora CIVI 1 si è recata dal medico, il quale ha attestato che la paziente
presentava graffi e lividi all’emiviso e all’emitorace destri, guaribili entro
una settimana (cfr. certificato medico allegato alla querela).

 

                                        Il 19 ottobre seguente
la __________ SA, per il tramite della sua legale, ha intimato all’accusata la
disdetta del contratto di lavoro con effetto immediato (cfr. doc. dib. difesa
n. 4).

                                        Ciò ha costretto l’imputata a
inoltrare alla competente Pretura un’istanza per il pagamento del salario fino
alla scadenza del termine di disdetta. La procedura è attualmente sospesa in
attesa del presente giudizio.

 

                                 4.     Preso atto di quanto
sopra il Sostituto Procuratore pubblico ha riconosciuto ACCU 1 autrice
colpevole di lesioni semplici e ha proposto la sua condanna a una multa di fr. 200.-.

 

                                 5.     Al dibattimento
l’accusata a nuovamente riconosciuto i fatti. Ha precisato di essere molto
dispiaciuta per quello che è successo, ma di avere avuto quella reazione solo a
causa delle provocazioni e degli insulti pesanti che le erano stati rivolti.
Fra questi ha citato “puttana” e “puttanella”.

                                        Per quanto
concerne la dinamica della colluttazione ha sostenuto di avere dato sola una
sberla alla zia e di avere poi allungato le due mani per tenerla a distanza
prima dell’intervento di __________. Non ha escluso di averla potuta graffiare
in questo frangente.

                                        Infine ha
osservato di essersi scusata con la zia, con la quale, quando la incontra,
parla normalmente, tant’è che la stessa le ha chiesto di poter vedere di tanto
in tanto la bambina, che è nata nel dicembre del 2004.

 

                                 6.     La
patrocinatrice di parte civile ha sottolineato come l’accusata abbia ammesso i
fatti, rilevando che in occasione del suo primo interrogatorio non ha accennato
agli insulti, in particolare al termine “puttanella”, tant’è che le circostanze
erano a tal punto chiare, che la polizia non ha ritenuto necessario sentire
come testimone __________.

                                        Infine ha
evidenziato che la signora CIVI 1 è rimasta molto scossa dai fatti e ne porta
ancora oggi le conseguenze psicologiche.

                                        Ha chiesto per
concludere la conferma del decreto di accusa.

 

                                 7.     Il
difensore afferma che l’episodio in discussione è stato provocato dalla parte
lesa, la quale già nei mesi precedenti si era resa protagonista di un illecito
attacco al patrimonio dell’accusata, che, incinta con problemi di salute e un
figlio da mantenere, era costretta a elemosinare il salario.

                                        Ciononostante ACCU
1 non ha agito con premeditazione, perché quando è entrata nel ristorante non
aveva alcuna intenzione di dare una sberla alla zia o di attaccarla altrimenti.

                                        I fatti sono
invece da ricondurre all’ingiuria espressa dalla signora CIVI 1, che ha
provocato la reazione dell’imputata. Non c’è nessun altro elemento a
disposizione per spiegare la sberla. Ne segue che deve trovare applicazione
l’art. 177 cpv. 2 CP.

 

                                        Qualora non si
volesse ammettere quanto sopra, non si potrebbe comunque imputare una colpa
all’accusata, la quale ha agito per legittima difesa, avendo avuto una reazione
diretta a un attacco. E se si volesse considerare la stessa esagerata, si
dovrebbe tenere conto che l’imputata ha agito in stato di scusabile eccitazione
e sbigottimento (art. 33 cpv. 2 CP).

                                        In definitiva
chiede il proscioglimento.

 

                                 8.     Per
l’art. 123 cifra 1 CP chiunque intenzionalmente cagiona un danno in altro modo
al corpo o alla salute di una persona, è punito, a querela di parte, con la
detenzione. Nei casi poco gravi, il giudice può attenuare la pena secondo il
suo libero apprezzamento (art. 66).

                                        Quando ci si
trova confrontati con ematomi, escoriazioni, graffi e contusioni provocati da
un colpo o da altre cause del genere la distinzione tra vie di fatto e lesioni
semplici è delicata. In questi casi occorre tener conto, se il danno è solo
passeggero e senza importanza per il benessere della parte lesa (vie di fatto),
anche dell’importanza del dolore patito (cfr. DTF 119 IV 25).

                                        La
giurisprudenza riconosce al giudice, nei casi limite, un margine di
apprezzamento dal momento che l’accertamento dei fatti e l’interpretazione di
una nozione giuridica indeterminata –come lo sono quelle di vie di fatto e di
lesioni semplici– sono strettamente legati fra loro.

                                        La dottrina ha
inoltre osservato che le lesioni corporali che si situano al limite delle vie
di fatto possono essere trattate in modo soddisfacente con l’applicazione
dell’art. 123 cifra 1 cpv. 2 CP, che permette un’attenuazione libera della pena
in caso di poca gravità (cfr. Schubart,
Besonderer Teil I, ad art. 123 n. 65).

 

                                 9.     In
concreto il medico ha attestato la presenza di graffi e lividi: si potrebbe
quindi concludere che vi siano state solo vie di fatto. Tuttavia, va pure tenuto
conto che gli stessi non erano limitati al viso, ma si estendevano anche al
torace (ciò che lascia presupporre che oltre alla sberla l’accusata abbia anche
perlomeno gesticolato in direzione della zia, colpendola sotto il collo e al
petto) e erano guaribili in un lasso di tempo che poteva raggiungere anche la
settimana (cfr. certificato medico). Inoltre non va disatteso che il fatto che
a colpirla sia stata la nipote che ha sempre cercato di aiutare ha scosso la
parte lesa, anche se riesce difficile credere che questo stato di cose perduri
ancora oggi, come si è voluto far credere al dibattimento, visto che sembra
proprio che i rapporti fra le parti, seppur non frequenti, si siano
normalizzati.

                                        In definitiva,
questo giudice valutando l’insieme delle circostanze, ritiene che pur
trattandosi di un caso molto al limite, si debba concludere per il reato di
lesioni semplici di lieve entità.

 

                                        L’accusata non
ha contestato i fatti. Dal punto di vista oggettivo il reato è quindi dato.

 

                               10.     Il
difensore ha evidenziato la provocazione cui è stata sottoposta l’accusata,
chiedendo che sia mandata esente da pena in applicazione dell’art. 177 cpv. 2
CP, secondo il quale se un’ingiuria è stata provocata direttamente
dall’ingiuriato con un contegno sconveniente, il giudice può mandar esente da
pena il colpevole.

                                        In specie
questa norma, che è prevista per il caso di ingiuria e potrebbe ancora entrare
in linea di conto se si interpretano le vie di fatto come una forma di ingiuria,
non può trovare applicazione essendo dato il reato di lesioni semplici.

 

                               11.     In
seguito il difensore ha sostenuto che l’accusata ha agito per legittima difesa,
avendo voluto opporsi alle ingiuste provocazioni e ingiurie che ledevano il suo
onore. Ha osservato altresì che se si dovesse ritenere eccessiva la difesa, ACCU
1 dovrebbe comunque andare esente da pena per essersi trovata in stato di
scusabile eccitazione e sbigottimento.

 

                                        Giusta l’art.
33 cpv. 1 CP ognuno ha il diritto di respingere in modo adeguato alle
circostanze un’aggressione ingiusta o la minaccia ingiusta di un’aggressione
imminente fatta a sé o ad altri.

                                        Se chi respinge l’aggressione
ha ecceduto i limiti della legittima difesa, il giudice attenua la pena secondo
il suo libero apprezzamento (art. 66 CO); se l’eccesso della legittima difesa
può essere attribuito a scusabile eccitazione o a sbigottimento, l’imputato va
esente da pena (art. 33 cpv. 2 CP).

                                        La formulazione della norma
lascia al giudice un ampio potere d’apprezzamento nel valutare la
proporzionalità della difesa. A tal fine entra in linea di conto la gravità
dell’attacco o della minaccia, come pure la rilevanza del bene giuridico
minacciato e quella del bene giuridico leso con la reazione difensiva (cfr. DTF
107 IV 12 cons. 3; Trechsel, StGB,
Kurzkommentar, 2. ed., n. 10 ad art. 33 CP).

 

                                        L’eccesso di legittima difesa
è, appunto, una reazione sproporzionata alle circostanze. In tal caso il
giudice attenua la pena dell’autore secondo il suo libero apprezzamento (art.
66 CP) oppure prescinde da ogni pena (art. 33 cpv. 2 seconda frase CP):
L’imputato va esente da pena, però solo se l’attacco ingiusto ha provocato
–almeno preponderatamente– uno stato di eccitazione e di sbigottimento che le
circostanze e le modalità dell’attacco fanno apparire scusabile. Non ogni minimo
stato di eccitazione e di sbigottimento basta per mandare esente da pena
l’autore. Facendo uso del suo potere di apprezzamento, il giudice usa un metro
di valutazione tanto più severo quanto più pericolosa appaia la reazione
dell’imputato. Come nel caso dell’art. 113 CP, è necessario esaminare se di
fronte a un attacco come quello subito dall’imputato una persona normalmente
intenzionata (rechtlich gesinnt) sarebbe caduta nel medesimo stato di
eccitazione e di sbigottimento (cfr. Trechsel,
op. cit., n. 17 ad art. 33 CP). Per applicare l’art. 33 cpv. 2 seconda frase CP
il giudice deve indicare chiaramente, ad ogni modo, se l’autore fosse in preda
a eccitazione o sbigottimento e, in caso affermativo, se l’eccitazione o lo
sbigottimento fosse scusabile (cfr. DTF 115 IV 167 cons. 4c, pag. 172).

 

                               12.     Dagli atti emerge che tra
le parti era in atto un’accesa discussione e che nel corso della stessa CIVI 1
ha proferito insulti all’indirizzo della nipote, la quale già in occasione del
primo interrogatorio, contrariamente a quanto sostenuto dalla parte civile, ha
menzionato questa circostanza, pur senza indicare quali termini sono stati
utilizzati. Al dibattimento l’accusata ha precisato le parole pronunciate, che
effettivamente sono idonee a ledere l’onore di chi viene con esse apostrofato.

                                        Il bene giuridico attaccato era
dunque l’onore. Anche in simile situazione è lecito difendersi. Tuttavia, non è
corretto rispondere con un’azione che provoca lesioni semplici, perché il bene
protetto non giustifica la violazione dell’integrità fisica. Una reazione di
questo tipo è da ritenere eccessiva.

 

                               13.     Resta da verificare se
l’eccesso possa essere attribuito a scusabile eccitazione o sbigottimento.

                                        La difesa ha evidenziato come
l’accusata si trovasse in una situazione di angustia a causa del mancato
versamento del salario, che ha definito un illecito attacco al suo patrimonio.
La stessa difesa ha però sottolineato che quando ACCU 1 è entrata nel
ristorante era tranquilla e non aveva nessuna intenzione di aggredire la zia.
Ciò è credibile, perché si era recata lì proprio per ritirare i soldi che le
erano stati promessi e non aveva quindi particolare motivo di essere agitata.

                                        L’asserto turbamento poteva pertanto
solo essere dovuto a quanto successo all’interno dell’esercizio pubblico, ossia
una discussione più o meno animata nel corso della quale è stato pronunciato
qualche insulto. Una situazione di questo tipo. benché non debba forzatamente
lasciare impassibili, non può portare, se non vi sono altri elementi
concomitanti, ad una agitazione tale da giustificare una reazione come quella
avuta dall’imputata. In altre parole una persona normalmente intenzionata non
si lascia trasportare per così poco in uno stato di alterazione che lo porti a
reagire con azioni che provocano lesioni semplici. Se così fosse di fronte ai
purtroppo frequenti insulti con i quali siamo confrontati ci sarebbe sempre
qualcuno che deve ricorrere alle cure del medico.

                                        In definitiva l’accusata non ha
agito in stato di scusabile eccitazione e sbigottimento.

 

                               14.     ACCU 1 è pertanto autrice
colpevole di lesioni semplici di poca gravità.

                                        Questa conclusione non
significa ancora che il licenziamento con effetto immediato sia giustificato.
Sarà compito del giudice civile, cui è sottoposta la questione, analizzare
nuovamente la portata del comportamento del datore di lavoro e la gravità del
gesto della lavoratrice nell’ottica della giurisprudenza in materia di licenziamento
in tronco.

 

                                        La multa di fr. 200.- proposta
dall’accusa, tenuto conto del fatto che l’imputata è incensurata, della
provocazione della vittima e della poca gravità delle lesioni, è rettamente
commisurata al grado di colpa e tiene debitamente conto delle circostanze del
caso concreto. Merita pertanto conferma.

 

 

visti                                   gli art. 63, 66, 123 cifra 1
cpv. 2 CP; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;

 

rispondendo                       ai quesiti posti;

 

 

dichiara                           __________ ACCU 1 

                                        autrice colpevole di lesioni
semplici per i fatti compiuti nelle circostanze descritte nel decreto di accusa
n. 2762/2005 del 22 luglio 2005.

 

 

condanna                         ACCU 1 

 

                                         1.  alla multa di fr. 200.-;

 

                                         2.  al pagamento delle tasse e
spese giudiziarie di complessivi fr. 600.-.

 

 

ordina                              l'iscrizione della condanna
a casellario giudiziale, che sarà cancellata dopo un anno se la condannata avrà
pagato la multa e tenuto buona condotta (art. 49 cifra 4 CP).

 

 

assegna                            alla condannata il termine di
tre mesi per il pagamento della multa e la avverte che in caso di mancato
pagamento entro il termine la pena sarà commutata in arresto.

 

 

le parti                               sono state avvertite del diritto
di presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di
cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto
di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276
cpv. 2 CPP).

                                        La motivazione del ricorso per
cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20
giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione
dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

 

 

	
  Intimazione a:

  	
   

   

   

   

   

  Ministero pubblico della
  Confederazione, Berna,

   

  

e,                                      alla crescita in giudicato
della sentenza,

 

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale,
Bellinzona,

                                        Sezione esecuzione pene e
misure, Torricella,

                                        Servizio di coordinamento
cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

                                        Ufficio del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

 

 

 

 

Il presidente:                                                                            La
segretaria:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Distinta spese                    a carico di ACCU 1 

 

                                        fr.                       200.00       multa

                                        fr.                       500.00       tassa
di giustizia

                                        fr.                       100.00       spese
giudiziarie                      

                                        fr.                      800.00       totale