# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 79529664-645b-5c57-b8bb-674825d8ce07
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-02-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.02.2022 D-728/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-728-2022_2022-02-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-728/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  f e b b r a i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica,  

con l'approvazione della giudice Claudia Cotting-Schalch;  

cancelliera Francesca Bertini. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dall'avv. Eliane Schmid,  

(…), 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 7 febbraio 2022 / N (…). 

 

 

 

D-728/2022 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 10 gennaio 

2022 rispettivamente il 12 gennaio 2022, 

l’estratto dalla banca dati dattiloscopica «EURODAC» del 13 gennaio 

2022, da cui si evince che l’interessato aveva già depositato una domanda 

d’asilo in Bulgaria il 12 novembre 2021 ed in Austria il 29 dicembre 2021,  

la procura conferita dall’interessato il 17 gennaio 2022 alla rappresentanza 

legale assegnatagli,  

il verbale relativo al rilevamento dei dati personali del 19 gennaio 2022, 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 21 gennaio 2022, 

la richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del Regola-

mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giu-

gno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino 

III) presentata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

alle competenti autorità bulgare del 21 gennaio 2022,  

l’accettazione della richiesta di ripresa in carico delle autorità bulgare del 

4 febbraio 2022, fondata sulla medesima disposizione,  

la decisione della SEM del 7 febbraio 2022, notificata il giorno seguente, 

mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato 

verso la Bulgaria, 

il ricorso del 15 febbraio 2022 (cfr. timbro postale), inoltrato dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzio-

nata decisione della SEM con il quale il ricorrente ha postulato in via su-

percautelare la sospensione dell’allontanamento e in via cautelare la con-

cessione dell’effetto sospensivo; nel merito, in via principale, l’annulla-

mento della decisione impugnata e la restituzione degli atti alla SEM e in 

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via subordinata l’accertamento della competenza della Svizzera per l’ana-

lisi della domanda d’asilo; altresì egli ha presentato una domanda di assi-

stenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo con protestate tasse e spese, 

la documentazione medica agli atti,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica, 

con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-

sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel colloquio Dublino il ricorrente, posto di fronte alla possibile compe-

tenza della Bulgaria per l’analisi della sua domanda d’asilo, non l’ha espli-

citamente contestata, asserendo di non volervi fare ritorno poiché lì sa-

rebbe stato picchiato durante dei suoi tentativi di entrare in Bulgaria dalla 

Turchia, 

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’espressa ammissione di competenza da parte della Bulgaria, ha escluso 

che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi 

dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III o un rischio di trattamenti contrari 

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all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle 

libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di viola-

zione del principio del divieto di respingimento; che la SEM ha segnata-

mente evidenziato che non vi sarebbero elementi probanti che le autorità 

bulgare non svolgerebbero correttamente la procedura di asilo e di allon-

tanamento; che le affermazioni per cui il ricorrente sarebbe stato picchiato 

dalla polizia bulgara, oltre ad essere delle mere allegazioni di parte, non 

comprovate da alcun elemento concreto di prova, anche se prodottesi, co-

stituirebbero un abuso di potere da parte di singoli e potrebbero pertanto 

essere assimilate a persecuzioni da terzi, e quindi non associabili ad abusi 

da parte di organi statali ufficiali; che la Bulgaria sarebbe infatti uno Stato 

di diritto con un'autorità di polizia funzionante e disposta ed in grado di of-

frire la protezione adeguata; che, in particolare, tale Paese fornirebbe all’in-

teressato una protezione efficace contro il respingimento; che prose-

guendo nella propria analisi, l’autorità resistente ha inoltre negato l’esi-

stenza di motivi che impongano l’applicazione della clausole discrezionali 

di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III come pure della 

clausola di sovranità di cui all’art. 29a cpv. 3 dell’ Ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1; RS 142.311); 

che specialmente le problematiche mediche di cui soffrirebbe l’interessato, 

completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti, sareb-

bero trattabili in Bulgaria alla luce della sufficiente infrastruttura medica esi-

stente in tale Paese e non risulterebbero di una gravità tale da ostacolarne 

il rinvio, 

che nel memoriale ricorsuale l’insorgente si duole di una violazione del suo 

diritto di essere sentito nella forma di una carente motivazione del provve-

dimento avversato; l’autorità inferiore avrebbe a suo dire con delle consi-

derazioni sommarie e standardizzate asserito che non vi siano motivi per 

ritenere che in Bulgaria sussisterebbero delle carenze tali da impedirne il 

trasferimento; che pertanto non avendo motivato in modo più specifico e 

dettagliato avrebbe commesso una violazione dell’obbligo di motivazione; 

che astenendosi dall’analizzare le violenze subite dal ricorrente alla fron-

tiera bulgaro-turca  non avrebbe, altresì, accertato i fatti giuridicamente ri-

levanti e perciò violato il principio inquisitorio,  

che preliminarmente appare opportuno esaminare le censure formali pro-

poste dal ricorrente nel suo gravame, il quale ritiene che l'autorità di prime 

cure abbia accertato in modo inesatto ed incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti, come pure che la SEM con la sua decisione avrebbe violato il 

diritto di essere sentito dell'insorgente ed il suo obbligo di motivazione;  

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che tali censure formali vanno difatti analizzate a titolo preliminare in 

quanto potrebbero condurre alla cassazione della decisione impugnata 

(cfr. DTF 138 I 232 consid. 5 per il diritto di essere sentito e l'obbligo di 

motivazione; e per l'accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti cfr. MO-

SER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgeri-

cht, 2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 no-

vembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2), 

che l’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione – corollario del diritto 

di essere sentito – è finalizzato a permettere ai destinatari e a tutte le per-

sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo 

da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-

nientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 con-

sid. 2.2; sentenze del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 6.2 

e F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1); che è necessario che l’au-

torità menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua 

decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la portata 

impugnandola in piena conoscenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2, 

136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2, sentenza del Tribunale federale 

2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2; DTAF 2011/37 con-

sid. 5.4.1), 

che nel caso de quo, l’autorità resistente ha illustrato in maniera compren-

sibile e sufficientemente differenziata le considerazioni da cui è stata gui-

data e i motivi che hanno condotto alla non entrata nel merito; che la SEM 

in particolare ha trattato nelle sue considerazioni gli asseriti eventi di rinvio 

verso la Turchia prima del deposito della domanda d’asilo in Bulgaria, ad-

ducendo perché questi fatti non rimetterebbero in discussione la compe-

tenza del precitato Paese, come pure ha approfondito ed indicato il motivo 

per cui lo stato di salute del ricorrente non sarebbe ostativo al suo trasferi-

mento;  

che con ciò, non si ravvisa alcun vulnus di tale garanzia costituzionale,  

che per i medesimi motivi di cui sopra, l’insorgente intravede anche una 

lesione del principio inquisitorio ad opera dell’autorità di prima istanza, se-

gnatamente nell’applicazione della clausola di sovranità ai sensi 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto 

e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA); che in 

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concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo; che il principio inquisitorio non dispensa co-

munque le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in 

modo particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto 

l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi 

propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1); che inoltre, la 

determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono aspetti di-

sgiunti; significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione della norma giuridica (cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 

del 9 marzo 2021 consid. 7.2.1; KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY, in: 

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 

17 ad art. 12 PA), 

che nel caso in esame, tutti gli elementi fattuali necessari a giudicare 

dell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 erano riuniti; che le questioni 

sollevate dal ricorrente nella propria memoria ricorsuale non sono inerenti 

ad aspetti decisivi per l’applicazione della clausola di sovranità, vista in 

particolare la possibilità di far capo alle autorità bulgare e alle infrastrutture 

mediche; che non risulta d’altro canto che la SEM abbia tralasciato di ac-

certare tali elementi, considerando oltretutto che una procedura d’asilo in 

Bulgaria è già pendente e che il rapporto medico appare chiaro (cfr. atto 

SEM 27/2),  

che pertanto, anche quest’ultima doglianza va respinta, 

che ne discende, quindi, che le censure formali mosse dal ricorrente nel 

gravame devono essere respinte, 

che sotto il profilo materiale la rappresentante legale rileva anzitutto che 

l’autorità di prima istanza avrebbe omesso di stabilire in maniera compiuta 

la sussistenza di un real risk per il suo patrocinato in caso di trasferimento 

in Bulgaria; che il ricorrente sarebbe stato picchiato e rinviato più volte in 

Turchia dalle autorità bulgare prima di riuscire ad entrare nel precitato 

Paese; che pertanto non si comprenderebbe come egli possa chiedere 

protezione alle stesse autorità; che inoltre in Bulgaria le domande d’asilo 

da parte di richiedenti afghani verrebbero sistematicamente respinte e con-

seguentemente vi sarebbe una violazione del divieto di respingimento; che 

dipoi l’accoglienza riservata dalle autorità bulgare all’insorgente sarebbe 

assolutamente indegna; che a causa dell’aumento considerevole delle do-

mande di asilo le condizioni di alloggio e assistenza materiale sarebbero 

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sotto pressione e pertanto andrebbero riconosciute delle carenze sistemi-

che; che per di più non vi sarebbero nemmeno garanzie in merito all’ac-

cesso alle cure mediche; che altresì in Svizzera vivrebbe un cugino paterno 

che potrebbe sostenerlo psicologicamente, mentre in Bulgaria non dispor-

rebbe di alcuna rete famigliare; che di conseguenza il trasferimento dell’in-

sorgente si porrebbe pertanto in contrasto con l’art. 3 CEDU; che infine, 

anche per quanto riguarda la clausola di sovranità, la SEM avrebbe eser-

citato il potere d’apprezzamento in modo insufficiente, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Du-

blino III), 

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che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di sog-

giorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III), 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC» ha 

permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo 

in Bulgaria il 12 novembre 2021 (cfr. atto SEM 14/1), 

che su questi presupposti, il 21 gennaio 2022, la SEM ha presentato alle 

autorità bulgare competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 1 e 2 Regola-

mento Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata sull’art. 18 

par. 1 lett. b Regolamento Dublino III, 

che il 4 febbraio 2022 le autorità bulgare hanno espressamente accettato 

la predetta (cfr. atto SEM 31/1), 

che l'insorgente in sede di colloquio Dublino ha dichiarando di essere stato 

obbligato con la forza a rilasciare le impronte digitali alle autorità bulgare 

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(cfr. atto SEM 20/2); che in sede ricorsuale egli non contesta il deposito 

della domanda in sé, ma si concentra ad esporre per quali motivi non vor-

rebbe tornare in Bulgaria, 

che la competenza della Bulgaria è dunque di principio data,  

che la presenza in Svizzera di un cugino da parte paterna non è inoltre atta 

a rimettere in discussione detta competenza, non rientrando quest'ultimo 

nella nozione di «familiari» ai sensi dell'art. 2 lett. g. Regolamento Du-

blino III, 

che occorre ora determinare se vi sono fondati motivi di ritenere che sus-

sistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di 

accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inu-

mano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III), 

che il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]),  

che tale presunzione non è però assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistema-

tiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di 

violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

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della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09), 

che il Tribunale rileva anzitutto che le dichiarazioni del ricorrente circa i 

presunti respingimenti verso la Turchia (pratica conosciuta come «push-

back») si riducono in mere affermazioni di parte, non suffragate da alcun 

elemento concreto, e pertanto inadeguate a sovvertire la giurisprudenza 

testé enucleata; che parimenti, neppure dai rapporti richiamati in sede ri-

corsuale è possibile desumere circostanze suscettibili di confutare la sum-

menzionata presunzione; che in verità, questi ultimi affrontano la cosid-

detta problematica dei respingimenti delle persone che entrano illegal-

mente in Bulgaria e vengono fermate e rinviate alla frontiera con la Turchia, 

impedendo loro di depositare una domanda d'asilo; che ebbene, viene da 

sé che il ricorrente non rientri in questa categoria, avendo potuto avviare 

un procedimento volto all'ottenimento dell'asilo in Bulgaria, come del resto 

confermato dalle autorità del Paese medesimo (cfr. accettazione di ripresa 

in carico, atto SEM 31/1); che pertanto la citata sentenza del Tribunale  

F-5675/2021 del 6 gennaio 2022 non è pertinente in quanto si riferisce ad 

una presa in carico e non ad una ripresa in carico come nella fattispecie, 

che inoltre il Tribunale ha anche già avuto modo di sancire che malgrado il 

sistema del diritto d’asilo esistente in Bulgaria presenti delle problematiche 

importanti sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto che relativamente 

alle condizioni di accoglienza e detenzione dei richiedenti, la situazione non 

risulta a tal punto grave da poter essere equiparata per intensità ed am-

piezza a quella ritenuta per la Grecia; che le pratiche discriminatorie con-

statate nei confronti dei cittadini di alcuni paesi possono inoltre essere in 

parte relativizzate grazie alla possibilità di ricorrere efficacemente contro le 

decisioni ed al ruolo attivo delle organizzazioni non governative (ONG) che 

si prodigano per i diritti dei richiedenti; che dal canto loro, le condizioni di 

sussistenza, pur non essendo comparabili a quelle elvetiche, non configu-

rano un trattamento inumano o degradante giustificante un’applicazione 

generalizzata dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. sentenza di 

riferimento del Tribunale F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 consid. 6.6.7; 

cfr. fra le altre, le sentenze del Tribunale D-4434/2021 del 13 ottobre 2021 

e D-1964/2020 del 20 aprile 2020 consid. 11.4);  

che stando così le cose, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

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che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti 

per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il 

diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che tale disposizione è concretizzata in diritto interno svizzero dall'art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se «motivi umanitari» lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Re-

golamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario qua-

lora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contravvenga 

all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, le autorità sviz-

zere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel 

merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che 

lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico e a por-

tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-

lazione della direttiva procedura, 

che, inoltre, l'insorgente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e con-

creto suscettibile di dimostrare che la Bulgaria non rispetterebbe il principio 

del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei 

suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, integrità 

corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che su tali presupposti, pur ammettendo che le autorità bulgare respinge-

ranno la sua domanda d’asilo e conseguentemente pronunceranno l’allon-

tanamento del richiedente verso l’Afghanistan, come fatto valere dal ricor-

rente in sede ricorsuale, nulla permette di ritenere in casu che questo av-

verrà venendo a meno al diritto cogente,  

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che la giurisprudenza menzionata nel memoriale ricorsuale a sostegno di 

tale tesi ha altresì sancito che le informazioni statistiche secondo le quali 

per alcuni paesi di provenienza il tasso di accoglimento delle domande 

d’asilo in Bulgaria è molto basso, non permettono di concludere che la pro-

cedura sia stata svolta in modo scorretto né tantomeno quanto all’esistenza 

di una violazione del principio di «non-refoulement» (cfr. sentenza  

F-7195/2018 del 11 febbraio 2020 consid. 6.6.7; cfr. anche nello stesso 

senso le sentenze del Tribunale D-5684/2021 del 6 gennaio 2022 con-

sid. 7.2 e D-4434/2021),  

che inoltre, agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che quo allo stato di salute dell’insorgente, v’è da osservare che il respin-

gimento forzato di persone che soffrono di problematiche valetudinarie, co-

stituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi eccezionali; 

che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove la malattia dell’interes-

sato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar pre-

supporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte appaia come una 

prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.),  

che dalla documentazione medica agli atti si evince che l’insorgente soffre 

di (…), (…) e (…) (cfr. atto SEM 27/2),  

che dette patologie manifestamente non rientrano nella restrittiva giurispru-

denza convenzionale, 

che inoltre la Bulgaria, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, 

deve provvedere affinché i richiedenti ricevano anche la necessaria assi-

stenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soc-

corso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e 

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Pagina 13 

fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con 

esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate 

misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),  

che è d’altronde notorio che tale Paese disponga di sufficienti strutture me-

diche (cfr. sentenza del Tribunale D-5684/2021 del 6 gennaio 2022 con-

sid. 8.4), 

che lo stato di salute dell’insorgente non rappresenta quindi un ostacolo ad 

un trasferimento verso la Bulgaria, 

che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-

tura in caso di esecuzione del trasferimento in Bulgaria, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Bulgaria è competente dell'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 Regolamento 

Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronun-

ciato il suo trasferimento verso la Bulgaria conformemente all’art. 44 LAsi 

(cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 della legge fe-

derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, 

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RS 142.20), momento che essi risultano indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che visto quanto procede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Bulgaria, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di con-

cessione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal versamento di un anti-

cipo equivalente alle presumibili spese processuali sono divenute senza 

oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 15 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Francesca Bertini