# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a26cfa11-28b5-513f-a9a6-8a6a1181cdd1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-11-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 09.11.2009 INC.2009.38803
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2009-38803_2009-11-09.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2009.38803

  	
  Lugano

  9 novembre 2009

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Edy
  Meli

  
	
   

   

   

   

   

   

  sedente
  per statuire sull’istanza di libertà provvisoria presentata il 2 novembre
  2009 da

  
	
   

  	
  __________, attualmente c/o carcere giudiziario __________, __________

  (patrocinata
  dall’Avv. __________, __________)

   

  	 

	
   

  	
  e
  qui trasmessa con preavviso negativo del 5 novembre da

  	 

								

 

	
   

  	
  Procuratore
  pubblico Chiara Borelli, Ministero
  pubblico

  

 

viste le osservazioni della difesa (6 novembre 2009);

 

visto l’incarto MP __________;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

1.

 

__________ è stata arrestata il 15 agosto 2009 con
contestuale promozione dell’accusa per le ipotesi di reato di aggressione,
lesioni gravi (tentate e consumate) e lesioni semplici (doc. 2 e 1, inc. GIAR
388.2009.1).

L’arresto è stato confermato da questo giudice, il
giorno successivo, ritenuti presenti sufficienti indizi di reato e pericolo di
collusione e di inquinamento delle prove (doc. 4, inc. GIAR 388.2009.1).

Lo stesso giorno, sostanzialmente per lo stesso
complesso di fatti, è pure stato arrestato il convivente dell’istante (__________)
con le imputazioni di tentato omicidio, lesioni gravi, aggressione e tentata
messa in circolazione di moneta falsa (inc. GIAR 389.2009.1, doc. 1).

 

 

2.

 

Oggetto del procedimento sono le circostanze di
seguito brevemente riassunte.

La sera del 15 agosto 2009, __________ e il suo
convivente __________ si sono presentati al domicilio di __________ (ex marito
dell’istante) a __________. A seguito di quanto successo in quel frangente,
quest’ultimo ha dovuto essere ricoverato in quanto presentava lesioni da
taglio, in particolare all’addome ed al viso (cfr. allegati al Rapporto
d’arresto 16 agosto 2009 in inc. 389.2009.1).

I due accusati fermati poco dopo i fatti (nei pressi
della stazione FFS) hanno motivato il loro recarsi al domicilio di __________
con la circostanza che una delle due figlie della qui istante (che si trovavano
presso __________ quel giorno) avrebbe contattato telefonicamente la madre
chiedendole di andarla a prendere perché “…il __________ l’aveva picchiata..”
(verbale __________ 16.8.2009); di fatto, al momento in cui i due hanno
raggiunto __________, le due bimbe erano già state riaccompagnate a __________
(dove risiedono con la madre ed il convivente) dallo stesso __________.

Dalle prime dichiarazioni raccolte, oltre all’evidente
utilizzo di uno strumento da taglio, è pure stata segnalata la presenza di un
martello (Verbale GIAR __________ 16.8.2009).

 

 

3.

 

L’inchiesta è proseguita, per quanto si desume
dall’elenco atti, mediante l’acquisizione di documentazione (medica, inerente
il traffico telefonico, da CTR in relazione alle due bambine) e numerosi
interrogatori di accusati, vittima e numerosi terzi. Ulteriori accertamenti
(ispezione luoghi e ricerche) avrebbero permesso di rinvenire un martello, ma
non lo strumento da taglio (preavviso, pag. 2).

Il 1 settembre 2009, all’istante è stata estesa
l’accusa per l’ipotesi di “complicità in tentato omicidio, lesioni gravi”
(AI 51).

 

 

4.

 

Con l’istanza qui in discussione (doc. 2, inc. GIAR
388.2009.3), __________ chiede di essere posta in libertà provvisoria.

A suo dire (e dopo aver lamentato l’assenza di accesso
completo agli atti), ella non ha mai voluto infierire su __________, né lo ha
mai colpito. Protagonista e responsabile principale dei fatti sarebbe il
coaccusato che avrebbe ammesso ogni addebito (Istanza, punto 1). Tale
circostanza sarebbe stata confermata anche dalla vittima che imputerebbe
all’istante unicamente una martellata sulla parte molle del collo (Istanza,
punto 2).

Già per questi motivi, il protrarsi della detenzione
non sarebbe più giustificato.

Nel contempo, l’istante sostiene che, anche qualora vi
fossero ulteriori elementi probatori o indizianti in merito al (negato) colpo
di martello, la libertà provvisoria deve essere concessa in applicazione
dell’art. 107 cpv. 2 CP, in assenza di ragioni valide per mantenerlo,
rispettivamente potendosi adottare misure sostitutive (deposito passaporto;
limitazione contatti con altre persone coinvolte).

Comunque, l’esistenza di necessità istruttorie o di un
pericolo di fuga, a giustificazione della misura restrittiva, sono negate
(punto 3.).

 

 

5.

 

Il magistrato inquirente si oppone alla richiesta
(doc. 1, inc. GIAR 388.2009.3).

Elenca le lesioni (e relativa pericolosità)
riscontrate sulla vittima dal certificato medico (AI 42), riproduce un lungo
estratto del verbale di __________ del 1.9.2009 (nel quale questi fornisce la
sua versione degli antefatti - accompagnamento delle bambine e contatti
telefonici in tal senso - e di quanto successo allorquando egli ha aperto la
porta), precisa che l’istante ha negato la (sua) partecipazione attiva
all’aggressione e sostanzialmente confermato la versione della vittima in
merito all’agire di __________.

Aggiunge che l’istante ha “mantenuto debita
distanza” da possibile consapevolezza “delle reali intenzioni del
compagno”, pur essendosi accorta che questi, al momento di lasciare il
domicilio per recarsi a __________, era alterato e forse aveva messo in tasca
un martello (Preavviso pag. 3 con riferimento ai vari verbali).

Il magistrato inquirente indica, inoltre che __________,
per parte sua, sostiene di essersi recato da __________ “in difesa della
minore __________” e di aver inferto colpi con il coltello (non ritrovato)
precedentemente impugnato da __________ (Preavviso, pag. 3).

Sulla base di queste indicazioni conclude per
l’esistenza di “gravi e concreti indizi di colpevolezza”.

In seguito, precisa che l’inchiesta è in fase
conclusiva e che non sono più dati bisogni istruttori in senso stretto”, pur
non potendosi escludere future influenze su una delle minori e sulla madre del
coaccusato (pagg. 2/3).

Di contro, il magistrato inquirente ritiene che la
detenzione cautelare sia giustificata da concreto pericolo di fuga. L’istante è
cittadina del __________ (paese dove vive la maggior parte dei suoi famigliari
ed una figlia di primo letto), la sua richiesta di rinnovo del permesso B è
sospesa, le figlie che vivono con lei in Svizzera sono collocate al centro __________
e la CTR starebbe valutando l’opportunità di un affidamento a parenti
all’estero; inoltre, l’istante, attualmente senza prospettive di occupazione,
ha recentemente manifestato l’intenzione di rientrare in __________. A quanto
sopra occorre aggiungere la prospettiva di una pena da espiare in caso di
conferma delle accuse (pag. 3).

Da ultimo, e sempre secondo l’inquirente, il carcere
preventivo é ancora rispettoso del principio di proporzionalità (pag. 6).

 

 

6.

 

In sede di osservazioni (doc. 4, inc. GIAR
388.2009.3), la difesa ribadisce che l’accusata ha sempre negato partecipazione
attiva ai fatti e che l’ipotesi del colpo di martello è supportata unicamente
dalle dichiarazioni della vittima. Da ciò desume un affievolimento delle sue
responsabilità in corso d’istruttoria (Osservazioni pag. 1). In seguito, prende
atto che lo stesso inquirente afferma l’assenza attuale di necessità
istruttorie in senso stretto e precisa, comunque, che sia le bambine che la
madre del signor __________ sono già state sentite a più riprese (oltre che le
prime attualmente seguite da personale specializzato: pag. 2).

Quanto al pericolo di fuga, annota che lo stesso non
era stato posto alla base dell’arresto e sostiene che la volontà (di rientro al
paese d’origine) espressa nello scritto all’ambasciata del __________ (oltre
che insufficiente, a suo dire secondo la giurisprudenza di questo ufficio, in
quanto dichiarazione di intenti dell’accusata) deve essere contestualizzato e
relativizzato in considerazione dello stato di detenzione nell’ambito della
quale è stato espresso. Aggiunge che le intenzioni della CTR non possono
prescindere dal considerare la volontà della madre e che questa ha recentemente
manifestato (tramite il legale) volontà che le minori rimangano in Svizzera. Da
ultimo, l’assenza di una attività lavorativa (e conseguente sospensione della
domanda di rinnovo del permesso) sono la conseguenza dello stato detentivo:
solo ritornando l’istante potrebbe trovare lavoro.

La difesa conclude affermando che la gravità della
pena presumibile (nemmeno quantificata approssimativamente dal magistrato
inquirente) da sola non basta a giustificare la carcerazione.

 

 

7.

 

Delle eventuali altre indicazioni, considerazioni o
argomentazioni delle parti si dirà, se necessario, nei considerandi che
seguono.

 

 

8.

 

La persona accusata e detenuta è certamente
legittimata a presentare istanza di libertà provvisoria.

Il preavviso del Procuratore pubblico, ricevuto da
questo ufficio il 5 novembre 2009 (brevi manu), è rispettoso del termine di cui
all'art. 108 cpv. 2 CPP (ritenuta la ricezione dell’istanza al più presto il 2
novembre 2009).

La decisione di questo ufficio deve essere provata il
9 novembre 2009 al più tardi, in considerazione della presenza di giorni
festivi (art. 20 CPP; GIAR 18.4.2002, 25.2002.3).

 

 

9.

 

I principi che reggono la materia, sebbene noti al
difensore ed al magistrato inquirente, possono essere così riassunti:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere
preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al
pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare
ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei
motivi di interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag.
32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L'eccezione della cautelare
privazione della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara
base legale (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed
a superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei
ricorsi penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto
implicito il rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158;
1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag.
128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in
re G., inc. 520.2001.5)

 

 

10.

 

Preliminarmente, e sulla questione del mancato accesso
completo agli atti lamentato dalla difesa (invero, di transenna), si rileva che
non vengono indicate richieste in tal senso indirizzate al magistrato
inquirente e neppure risultano, a questo giudice, reclami contro la pretesa
omissione.

Inoltre, si deve anche constatare che neppure a questo
ufficio (a seguito dell'istanza di libertà provvisoria e ai fini della
formulazione di osservazioni) è stato chiesto di poter visionare l’incarto che
accompagna il preavviso negativo (DTF 9.7.2004, 1S 1/2004).

Ne consegue che la questione non può essere oggetto
specifico del presente reclamo (cfr. per analogia DTF 14.1.2005, 1S.15/2004).

 

 

11.

 

a)

L'esistenza di gravi indizi di colpevolezza deve
essere verificata (anche d’ufficio) nei limiti della competenza di questo
giudice che è quella di esaminare l’esistenza dei presupposti per il
mantenimento della misura restrittiva della libertà personale, e non di
valutare nella sostanza l’esistenza di un reato; con conseguente inopportunità
di considerazioni di merito premature e, soprattutto, di competenza delle sedi
di giudizio.

Ciò vale sia per gli elementi oggettivi che per quelli
soggettivi relativi alla tipicità dei reati prospettati (GIAR 15.3.2007,
28.2007.3 e 26.8.2003, 120.2003.3; si veda, nello stesso senso, CRP 17.11.2005,
60.2005.357 e 30.10.2009, 60.2009.372).

Spetta, in primis, al magistrato inquirente
indicare gli elementi attestanti i presupposti di reato ipotizzati e posti a
fondamento della misura, rispettivamente esplicitare le sue tesi; a questo
ufficio spetta il compito di verificare la legittimità della misura (nel caso
specifico la privazione cautelare della libertà) e non quello di ipotizzare
quali siano tali tesi e/o scartabellare gli atti del procedimento alla ricerca
di elementi che le attestino (per tutte CRP 20.8.200, 60.2007.174). Ciò, in
ragione (oltre che del limitato tempo a disposizione per la decisione) del
fatto che è il Procuratore pubblico a dirigere l’istruttoria formale,
determinare le ipotesi per le quali procede e sulle quali fonda le eventuali
misure, fino a (successivamente) decidere se abbandonare il procedimento o
rinviare a giudizio e, in quest’ultimo caso, per quali reati (ritenuto,
ovviamente, che il giudizio definitivo compete sempre al merito).

b)

Nel caso in esame, il magistrato inquirente indica quali
elementi indizianti, da un lato, le dichiarazioni formulate da __________ nel
verbale del 1.9.2009 (sempre confermate a dire dell’inquirente) e, dall’altro,
alcune dichiarazioni dell’accusata estrapolate da vari verbali.

Per quanto concerne il verbale di __________, il
preavviso ne riproduce un ampio stralcio in cui questi riferisce, sia degli
antefatti all’arrivo al suo domicilio dell’accusata istante e __________
(richieste delle bambine, riaccompagnamento delle stesse al domicilio, rientro
al proprio domicilio, contatti telefonici intercorsi), sia quanto successo al
momento in cui ha aperto la porta principale del palazzo (l’accusata entra per
prima e subito tira “una martellata a sinistra del collo”,poi scende le
scale verso l’appartamento con il martello alzato; nel contempo, __________
che “da dietro la porta vedevo la sua mano con in mano il coltello che
cercava di colpirmi e mi ha colpito sullo sterno in due punti” di entrata e
“mi ha colpito con il coltello alla pancia”).

Quanto ai verbali dell’accusata, gli stessi sono
menzionati per indicare che questa, da un lato nega qualsiasi partecipazione
attiva alla supposta aggressione, in particolare di aver inferto un colpo di
martello (utensile, a dire della stessa, portato da casa dal compagno e da lei
raccolto da terra nell’atrio del palazzo al momento dei fatti), dall’altro
mantiene le debite distanze da quella che potrebbe essere una sua
consapevolezza su quelle che l’inquirente definisce (ma non precisa
ulteriormente) le reali intenzioni del compagno, avendo comunque constatato, al
momento di uscire di casa, che __________ era “nervoso” (e in altra
occasione “che era così nervoso che mi aveva afferrato per la gola”),
desiderando che “non venisse”, finanche “furioso”, di averlo
sentito dire “che avrebbe messo le cose a posto” e di averlo visto
nascondere qualcosa nei pantaloni e di aver “intuito che __________ aveva
nascosto il martello nei pantaloni” (verbale accusata AI 51).

Per completezza, l’inquirente aggiunge due
precisazioni. La prima è che __________, per parte sua, sostiene di essersi
recato da __________ per difendere la minore e di aver inferto i colpi di lama
con il coltello estratto dallo stesso __________, dopo essere risuscito a
disarmarlo. La seconda è che se il martello è stato ritrovato, non così il
coltello.

Al termine dell’esposizione di quanto sopra, il
magistrato inquirente conclude che da ciò sono dati gravi e concreti indizi di
colpevolezza.

 

c)

Anche se, in entrata del Preavviso, il magistrato
inquirente sembra limitare il titolo di reato oggetto della promozione d’accusa
iniziale all’art. 134 CP, occorre constatare che il relativo documento
menziona, oltre al reato di aggressione, i reati di lesioni gravi tentate e
consumate, nonché quello di tentate lesioni semplici (doc. 1, inc. GIAR
388.2009.1). Quanto all’estensione dell’accusa avvenuta il primo settembre
2009, che l’inquirente indica come avvenuta per titolo di omicidio (Preavviso,
pag. 3, prima riga), dall’AI 51 (pag. 7) si evince che l’estensione è avvenuta
per “complicità in tentato omicidio, lesioni gravi” (laddove l’ipotesi
di complicità deve essere ritenuta anche per il riferimento alle lesioni gravi,
dato che l’ipotesi di azione/partecipazione a titolo principale per le lesioni
gravi, tentate e consumate, è già oggetto della promozione del 15 agosto 2009).

Trattandosi di reati che possono essere assorbiti
l’uno dall’altro, in qualche caso anche concorrere tra loro, la cui qualifica
precisa dipende più dall’intenzione combinata con l’agire, più che del
risultato effettivo (cfr. per es., DTF 115 IV 15, DTF 118 IV 229, G. Stratenwerth, Schweizerisches Strafrech, BT I, 6. Auflage, § 3, n. 40) è fondamentale che chi
ne sostiene l’esistenza indichi in modo chiaro gli elementi indizianti ritenuti
a supporto del comportamento dell’autore (nonché dei risultati concreti o
possibili di tale comportamento), rispettivamente dell’elemento intenzionale
(che se negato può essere accertato in base ad elementi esteriori ritenuti
rivelatori di coscienza e volontà: DTF 125 IV 242), in relazione alle
specifiche e singole ipotesi di reato formulate. Non basta l’indicazione di
qualche fatto, affermazione o contraddizione, con rinvio a tutte le ipotesi
possibili; ciò a maggior ragione ad inchiesta praticamente conclusa (se si
preferisce, “…alle battute finali”: Preavviso pag. 3; DTF 7.2.2005,
1S.3/2005).

Nel caso in esame, per esempio, non si comprende (e
non è detto) se l’ipotesi del colpo di martello al collo (anche volendo
prescindere dall’approfondire se la stessa è fondata unicamente sulle dichiarazioni
di __________, come pretende la difesa e come potrebbe dedursi anche dal citato
certificato medico di cui all’AI 42) sia ascrivibile, secondo il Procuratore
pubblico, alla sola ipotesi di aggressione (preavviso pag. 3 secondo capoverso)
o anche ad altre ipotesi di reato (e, se del caso, quali: lesioni semplici?
lesioni gravi tentate?, ritenuto improbabile trattarsi di un semplice atto di
complicità). Non vengono indicati, con chiarezza, gli elementi che permettano
di ritenere una assistenza concreta (complicità) all’ipotizzato tentato
omicidio intenzionale imputato a __________; e neppure gli indizi (concreti)
che supporterebbero l’intenzione in relazione all’uno o l’altro dei reati
oggetto di promozione ed estensione dell’accusa o, quantomeno, quelli che
potrebbero far risultare contraddittorie le (o alcune delle) dichiarazioni
dell’accusata (per esempio, nulla è detto nel preavviso, circa gli
accertamenti, e/o dell’esito degli stessi, relativi a flussi, tempistica e
contenuto dei contatti telefonici intervenuti quel giorno tra le varie parti in
qualche modo coinvolte).

A titolo abbondanziale, si rileva pure che non vi è
parola, sempre nel preavviso, circa la situazione e/o la situazione per
rapporto alla convivente di __________ denunciante/querelante “per ogni
reato che potrà emergere…” (Verbale 16.8.2009 __________), menzionata quale
oggetto di aggressione, tentate lesioni gravi, tentate lesioni semplici
nell'ODA del 16 agosto 2009 (AI 3; ma, invero, solo quale teste in opposizione
alla parte lesa nella richiesta di conferma dell’arresto).

 

d)

Il preavviso così come formulato, e con i rinvii
indicati, non permette di comprendere a quali specifici reati ci si riferisca,
per quali fatti specifici (e contro chi perpetrati), tantomeno (e conseguentemente)
permette corretta verifica di sufficienza e concretezza degli elementi
indizianti per rapporto ai reati ipotizzati dall’inquirente (in particolare di
complicità in tentato omicidio e lesioni gravi tentate e consumate) ed è,
quindi, carente nella motivazione.

Questo giudice (non potendo annullare e rinviare per
nuova decisione debitamente motivata e fruendo, in materia di libertà
provvisoria, di un pieno potere cognitivo: cfr. Rusca/Salmina/Verda, Commento,
n. 7 ad art. 108), deve chiedersi se dallo stesso non emergano comunque, con
conforto manifesto degli atti dell’incarto, elementi concreti (ancorché non
specificati dal Procuratore pubblico - sentenza 26 ottobre 2001 in re A., 529.2001.2) che fondano l’una o l’altra ipotesi di reato e, se del caso, considerarli
(eventualmente a condizione che siano noti alla difesa e non siano in contrasto
con gli intendimenti eventualmente manifestati dal magistrato inquirente sul
seguito dell'istruttoria).

Si può allora constatare (se si preferisce, accertare)
che perlomeno l’ipotesi di reato di aggressione (art. 134 CP), così come
constatata al momento dell’arresto, regge ancora ed è supportata da sufficienti
indizi anche nei confronti di __________. Infatti, le motivazioni addotte a
spiegazione della trasferta al domicilio di __________ (uscita di casa per
recuperare le bambine, una delle quali si sarebbe lamentata del trattamento
subito da __________ - Verbale __________ 16.8.2009 - in stato di dichiarata
alterazione/agitazione - AI 51 pag. 9 -), portando con loro un martello
(ancorché rimbalzandosi l’un l’altro l’iniziativa in merito, ritenuto che,
comunque, più di un elemento indizia che il fatto potesse essere noto ad
entrambi: Verbali GIAR __________ pag. 3 e AI 59 pag. 4; Verbali __________ AI
51 pag. 9 e AI 147 pag. 8 -), gettato via dopo i fatti (ma poi ritrovato dalla
polizia e riconosciuto: AI 51, pag. 7) nel mentre che __________ comunque ha
riportato le bambine a casa della madre, in uno con la circostanza che quanto
poi successo al domicilio di __________ è avvenuto indipendentemente dal fatto
che le bimbe non fossero più presenti (e forse anche avendo conoscenza,
l’accusata, di tale circostanza già prima di giungere a __________: cfr. AI 147
p. 6 e riferimenti/prospettazioni), costituiscono, ancora e anche nello stadio
finale dell’inchiesta, elementi sufficienti ad indiziare che (perlomeno) la
possibilità di un alterco (o magari di un attacco) è stata presa in
considerazione, ci si è organizzati per l’eventualità munendosi del martello e
l’alterco/aggressione ha avuto luogo repentinamente all’apertura della porta (e
su questo, sostanzialmente le versioni di tutti concordano).

E ciò indipendentemente dalle versioni discordanti,
sia tra gli stessi accusati che con la vittima, circa le modalità che hanno
dato avvio alla lite e sul possesso iniziale del coltello (cfr. per tutti, AI
50, 147 e 148).

A quanto sopra, si possono aggiungere alcuni elementi
che indicano come, tra le persone in causa, le liti siano già sfociate in
passato in “passaggi agli atti” (cfr. il DAC 14.1.2008 e il NLP 27.2.2006 -
consecutivo a sospensione ex art. 66ter vCP - che coinvolgono __________ e
l’accusata o una delle sue figlie; AI 31, che da atto dell’intervento della
polizia a seguito di lite famigliare tra i due accusati nel presente
procedimento).

 

 

12.

 

a)

Stabilita l’esistenza di gravi indizi di reato, in
capo all’accusata, perlomeno per l’ipotesi di (concorso in) aggressione,
occorre ora stabilire se sono dati (o ancora dati) motivi di ordine pubblico a
giustificazione del mantenimento della carcerazione preventiva.

Scartata dallo stesso magistrato inquirente
l’esistenza di necessità istruttorie “in senso stretto” (Preavviso, pag.
 3, in fondo), quindi assente concreto pericolo di collusione o inquinamento
delle prove, resta da valutare se nei confronti di __________ sia presente
concreto pericolo di fuga.

 

b)

Anche il pericolo di fuga deve essere concreto, cioè
rivestire una certa probabilità: in altri termini lo si ammette quando
l'accusata, se posta in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza
al perseguimento penale e/o alla (eventuale) esecuzione della pena. La gravità
della pena presumibile [comunque, elemento "indiziante"
importante che va considerato attentamente per la valutazione del pericolo di
fuga, il quale, secondo la prassi, aumenta più ci si avvicina al giudizio di
merito in presenza di una comminatoria di pena della reclusione e/o assenza
(ovviamente e sempre in caso di eventuale condanna) di prospettive per una
sospensione condizionale: M. Luvini, I presupposti materiali del carcere
preventivo, in REP 1989 p. 287 ss., p. 32; DTF 106 la 404; DTF 117 la 69; CEDU
Vol. A IX p. 44; SJ 1981 p. 377, SJ 1980 186; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH
1997, n° 701; GIAR 16 novembre 2006, 345.2006.3; si veda, inoltre, DTF
14.1.2005, 1S.15/2004, e riferimenti] non basta, da sola, a motivare la
carcerazione: occorre valutare l'insieme delle circostanze, tra cui il
carattere dell'accusata, la sua morale, i legami familiari, il domicilio, la
professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la
fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G. S.; DTF 117 la 69).

 

c)

In sede di osservazioni, la difesa segnala che il
pericolo di fuga non era stato ritenuto/indicato al momento della conferma
dell’arresto. In merito a questa circostanza, é opportuno precisare (perlomeno
a favore dell’accusata, considerato che la difesa precisa essergli nota la
relativa giurisprudenza), che:

 

"Per quanto concerne l'analisi
delle condizioni alternative a giustificazione dell'arresto, va preliminarmente
sottolineata l'ininfluenza (di principio) del riferimento fatto dalla difesa
alla decisione di conferma che riteneva uno solo di questi elementi. Da un lato
perché l'esistenza di un solo elemento è sufficiente a giustificare l'arresto
(senza necessità di esprimersi su tutti in sede di conferma, per svariati
motivi), dall'altro perché elementi non individuati (o anche non presenti) al
momento dell'arresto possono emergere nel seguito della procedura."

(GIAR 7 novembre 2005, 308.2005.2, cons. 9 a.)

 

d)

Nel caso in esame, non è contestato che l’accusata sia
cittadina del __________, paese dove vivono gran parte dei suoi famigliari ed
una figlia di primo letto (cfr. AI 115). Neppure è contestato che l’istante sia
attualmente senza attività lucrativa (AI 98) e senza prospettive concrete in
tal senso, sia perché il rinnovo del permesso è stato sospeso (AI 147 e 178),
sia perché non vi è alcuna indicazione in tal senso (lo stato detentivo è
certamente un ostacolo nella ricerca, ancorché non necessariamente
insormontabile, vengono neppure ventilate, ma la situazione oggettiva rimane
quella). Inoltre, l’accusata ha manifestato chiaramente l’intenzione di
rientrare al paese d’origine in uno scritto all’ambasciata (AI 125/136). Va
detto che le dichiarazioni d’intenti menzionate dalla difesa (con riferimenti
giurisprudenziali) a cui non si può dare particolarmente peso sono quelle che
semplicemente affermano di non voler lasciare il paese (o, per gli altri motivi
di ordine pubblico, di non voler colludere o recidivare), allorquando elementi
concreti agli atti forniscono indicazioni di segno opposto. Nel caso in esame,
tenuto conto della situazione personale sopra descritta e pur considerando il
possibile stato di scoramento conseguente al procedimento in corso, lo scritto
all’ambasciata (nel quale, tra l’altro si legge “…è già da anni che volevo
andarmene”) non può che essere ritenuto elemento che manifesta in modo
importante la volontà dell’accusata; il concetto è stato ripetuto davanti alla
CTR (AI 179), così che le attuali nuove posizioni menzionate in sede di
osservazioni, e nei relativi allegati, potrebbero essere strumentali o di
comodo (cfr. per parziale analogia: CRP 10.8.2005, 60.2004.268, cons. 3.2).

A ciò si aggiunga il fatto che l’intervento della CTR
(AI 24, 62, 167a con particolare riferimento al “diario” - si veda ad es. i
giorni 17 settembre, 30 settembre - e alle note, per es. 1.10.2009) potrebbe
condurre a decisioni non gradite all’accusata (in relazione all’esercizio
dell’autorità parentale) o ad un affidamento delle bambine a parenti
all’estero, soluzione apparentemente condivisa dalla stessa accusata fino a
poco prima dell’istanza di libertà provvisoria (si veda la nota appena citata,
dalla quale si evince che anche alla CTR, non solo all’ambasciata, l’accusata
avrebbe espresso il desiderio di un rientro - in questo caso delle figlie - in __________;
cfr. pure AI 179, già citato).

In virtù di quanto sopra, occorre concludere che la
situazione di __________ é oggettivamente tale da lasciar presumere che le
conseguenze di una fuga appaiano (per lei) quale male minore per rapporto a
quello che potrebbe derivare dalla presenza alla conclusione dell’inchiesta e
alla decisione di merito. E ciò già per il solo fatto che le conseguenze di una
(eventuale) condanna vanno oltre il rischio di pena (comunque, non
necessariamente di lieve entità o certamente al beneficio di una sospensione
condizionale integrale: non essendo possibile, in questa sede ed in base agli
elementi noti - e indicati più sopra -, escludere in modo certo una prognosi
negativa, ovviamente sempre in caso di condanna). Anche prescindendo dalle
altre imputazioni, va ricordato che il reato di aggressione è un reato grave,
con una comminatoria di pena fino a 5 anni di detenzione (quindi un crimine:
art. 10 cpv. 2 CP) e che può comportare pene superiori ai 12 mesi già in casi
di aggressioni (per così dire) casuali, operate mediante spintoni e pugni e
aventi quale conseguenza una ferita lacero contusa e dei graffi (cfr. Assise
Correzionali Locarno 24.1.2009, 72.2007.173).

 

e)

Il deposito del passaporto (Osservazioni, pag. 3) non
è, nei confronti di cittadini stranieri in generale e nel caso in esame in
particolare, misura particolarmente atta a limitare in modo importante il
pericolo di fuga. Il documento (o uno sostitutivo finalizzato al solo rientro
in patria), essendo ottenibile senza particolari problemi tramite
rappresentanze estere del paese d’origine. Inoltre, nel caso specifico, un
provvedimento del genere emesso anche nei confronti delle figlie (ammesso e non
concesso che sia possibile perché concerne il loro proprio diritto alla libertà
di movimento) potrebbe influire negativamente o essere d'ostacolo alle
eventuali decisioni della CTR.

 

 

13.

 

Accertata la concreta presenza di gravi indizi di
reato e pericolo di fuga, resta da determinare se la detenzione preventiva cui
è astretta __________ sia ancora rispettosa di proporzionalità, nella sua
duplice accezione in materia: da un lato occorre mettere in relazione la durata
del carcere preventivo con la gravità e complessità della fattispecie e con la
pena presumibile e dall’altro occorre anche verificare il rispetto del
principio di celerità (SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP).

Nel caso in esame, il rischio di pena in caso di
condanna è certamente superiore al carcere preventivo sin qui sofferto (poco meno
di tre mesi) e quello eventualmente ancora da soffrire (l’inchiesta è in fase
conclusiva e il deposito atti non dovrebbe tardare: Preavviso, pag. 3), come
indicato al considerando 12.d. della presente. Si ricorda, inoltre, che (di
principio), l’eventualità di una sospensione condizionale non ha da essere
analizzata per l’applicazione del criterio di proporzionalità della
carcerazione preventiva (DTF 125 I 60).

Nessuno contesta che l’inchiesta si sia svolta con celerità,
tenuto conto delle esigenze derivanti dalla sua tipologia (coinvolgimento di
più persone): non si registrano tempi morti.

Nel caso in esame, tuttavia, è opportuno precisare che
l’attesa della redazione e consegna di un eventuale rapporto d’inchiesta
preliminare di polizia (che, salvo casi particolari) contiene solitamente
catalogazione degli atti già esperiti e prospettati, non giustifica né il
mantenimento né la protrazione della carcerazione preventiva (GIAR 26.8.2003,
121.2003.4; GIAR 2.5.2002, 492.2001.4).

 

 

14.

 

In conclusione, in
capo a __________ sono (ancora) presenti gravi e concreti indizi di reato e
concreto pericolo di fuga, come meglio descritti ai considerandi che precedono.
La detenzione sin qui sofferta, così come quella prevedibilmente da soffrire, (dettata
da effettive esigenze dell'istruttoria) non viola il principio di
proporzionalità. L’istanza di libertà provvisoria presentata il 2 novembre 2009
deve pertanto essere respinta.

 

 

P.Q.M.

 

viste le norme applicabili, in
particolare gli artt.. 134, 111, 122, 123, 22, 23, 25 CP, 95ss., 96, 108, 284
CPP; 9, 10, 31 CF, 5 cifra 3 CEDU;

 

 

 

decide

 

1.     L’istanza
di libertà provvisoria presentata da __________ è respinta.

 

2.       
Non si prelevano tasse e
spese.

 

3.       
Contro la presente decisione è
dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di Appello, Lugano,
entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

 

4.       
Intimazione (anticipata via
telefax, ma con la precisazione che per il termine di 

      ricorso vale la ricezione per via postale) a:

 

 

 

 

 

                                                                                giudice
Edy Meli