# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f950c837-1d8d-56ac-8a59-0fe9afb44e58
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-12-19
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 19.12.2012 RR.2012.75
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2012-75_2012-12-19.pdf

## Full Text

Sentenza del 19 dicembre 2012 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Giorgio Bomio e Roy Garré,  

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

1. A. SA,  

 

2. B.,  

 

entrambi rappresentati dall'avv. Ergin Cimen, 

 

 

Ricorrenti 

 

   

  contro 

   

AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE DOGANE,  

 

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Germania 

 

Trasmissione di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2012.75-76 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. La Procura pubblica di Mannheim, Germania, ha presentato alla Svizzera, in 

data 27 dicembre 2010, una richiesta di assistenza giudiziaria in materia 

penale nel contesto di un procedimento da essa condotto nei confronti di B. 

per sottrazione d'imposta ("Steuerhinterziehung") ai sensi dell'art. 370 

dell'ordinamento tributario tedesco ("Abgabenordnung"), nell'ambito della 

fornitura di telefoni cellulari a livello comunitario. La domanda di assistenza è 

stata in seguito integrata con i complementi rogatoriali del 28 febbraio e del 

28 aprile 2011. In sostanza, le autorità tedesche sospettano che B., tramite 

la sua società A. SA, Lugano, sia parte di una catena di fornitura che 

utilizzerebbe il sistema comune IVA a livello europeo, sfruttando in tal modo 

le forniture intracomunitarie in esenzione di imposta, secondo il cosiddetto 

sistema della "frode carosello". In particolare, sulla base delle informazioni 

fornite dall'autorità rogante, la merce sarebbe transitata, in un considerevole 

numero di occasioni, dalla Svizzera verso Paesi membri dell'Unione europea 

(di seguito: UE), quali l'Italia, il Portogallo, il Belgio, transitando però, 

insolitamente, dalla Germania. All'atto dell'importazione della merce in 

Germania, il più delle volte per il tramite del valico doganale di Weil am 

Rhein, detta società avrebbe omesso illecitamente di dichiarare e versare 

l'IVA al fisco tedesco, poiché successivamente la merce sarebbe stata 

esportata verso altri paesi membri dell'UE, in esenzione così della relativa 

imposta sul valore aggiunto. Questo particolare modus operandi avrebbe poi 

permesso, al terzo acquirente di una fittizia catena commerciale, di sottrarre 

l'IVA all'erario del proprio Paese di riferimento. Nel caso concreto, l'autorità 

rogante ha accertato più di mille transiti effettuati in tal modo tra la Svizzera e 

la Germania, nel periodo compreso tra il 2005 e il 2009, per un danno 

erariale complessivo valutato in più di 48 milioni di euro. Con la sua 

domanda, l'autorità tedesca ha postulato le seguenti misure: la perquisizione 

presso la ditta A. SA, l'acquisizione di diversa documentazione bancaria 

presso la banca C., nonché l'interrogatorio dei dipendenti della ditta e di B. 

B. Con decisioni di entrata in materia del 29 aprile 2011, la Direzione generale 

delle dogane (di seguito: DGD), cui l'Ufficio federale di giustizia (di seguito: 

UFG) ha, il 25 gennaio 2012, delegato l'esecuzione della commissione 

rogatoria, è entrata in materia sulla domanda presentata dall'autorità 

tedesca, ordinando le misure di assistenza richieste.  

C. Mediante decisioni di chiusura del 12 marzo 2012 l'autorità di esecuzione ha 

disposto la trasmissione all'autorità rogante di tutta la documentazione 

sequestrata presso la A. SA, della documentazione bancaria acquisita 

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presso la banca C., di documentazione informatica, e del verbale di 

interrogatorio di B.  

D. In data 19 aprile 2012, la A. SA e B. hanno interposto, con unico atto, ricorso 

avverso le menzionate decisioni di chiusura dinanzi alla Corte dei reclami 

penali del Tribunale penale federale, postulandone l'annullamento. I 

ricorrenti lamentano in sostanza una violazione del principio di 

proporzionalità, in considerazione dell'ingente quantità di documentazione 

sequestrata, della quale l'autorità di esecuzione avrebbe disposto la 

trasmissione all'autorità tedesca senza evidenziarne in maniera puntuale la 

rilevanza e la pertinenza. La documentazione oggetto delle decisioni di 

chiusura, inoltre, conterrebbe in gran parte informazioni riferite a clienti della 

società estranei ai fatti oggetto della commissione rogatoria, e come tale di 

nessuna importanza nell'ottica del procedimento estero. Inoltre, per quanto 

attiene alle informazioni di natura bancaria, e inserendosi la richiesta in un 

contesto di frode fiscale, i ricorrenti intravvedono gli estremi di 

un'inammissibile "fishing expedition", poiché gli inquirenti esteri postulano 

l'acquisizione dell'integralità della documentazione bancaria, senza 

specifiche motivazioni. Infine l'esposto dei fatti difetterebbe completamente 

di indizi precisi e sistematici in merito alla sussistenza dei reati ipotizzati.  

E. Invitati a presentare le loro osservazioni al suddetto ricorso, tanto l'UFG, con 

scritto del 25 maggio 2012, quanto la DGD con atto del 29 maggio 2012, 

hanno postulato la reiezione del gravame. Con memoriale di replica del  22 

giugno 2012, trasmesso per conoscenza anche all'UFG e alla DGD, i 

ricorrenti si sono sostanzialmente riconfermanti nelle loro allegazioni 

ricorsuali. 

F. Delle ulteriori e specifiche argomentazioni addotte dalle parti nei loro 

rispettivi allegati, si dirà, nella misura del necessario all'emanazione del 

presente giudizio, nei successivi considerandi in diritto. 

 Diritto: 

1.  

1.1. In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull' 

organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) 

e 19 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sull'organizzazione del 

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Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), la Corte dei reclami 

penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale. 

1.2. I rapporti di cooperazione in materia penale fra la Confederazione Svizzera e 

la Repubblica federale di Germania sono anzitutto retti dalla Convenzione 

europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 

in vigore il 20 marzo 1967 per la Svizzera ed il 1° gennaio 1977 per la 

Germania (CEAG; RS 0.351.1). Allo scopo di agevolare l'applicazione di 

questa convenzione multilaterale, completandone altresì i contenuti 

normativi, Svizzera e Germania hanno inoltre concluso un Accordo 

completivo del 13 novembre 1969 (RS 0.351.913.61), entrato in vigore il 1° 

gennaio 1977. Applicabile alla fattispecie è pure la Convenzione sul 

riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa 

l'8 novembre 1990 (CRic; RS 0.311.53), entrata in vigore per la Svizzera il 

1. settembre 1993 e per la Germania il 1. gennaio 1999. 

1.3. Dal 12 dicembre 2008 gli art. 48 e segg. della Convenzione di applicazione 

degli Accordi di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; n. CELEX 

42000A0922(02); Gazzetta ufficiale L 239/19-62 del 22 settembre 2000) si 

applicano anche all'assistenza giudiziaria in materia penale tra la Germania e 

la Svizzera. L'Accordo di cooperazione fra la Confederazione Svizzera, da un 

lato, e la Comunità europea e i suoi stati membri dall'altro, per lottare contro 

la frode e ogni altra attività illecita che leda i loro interessi, concluso il 

26 ottobre 2004 ed entrato in vigore, per i rapporti tra la Svizzera e la 

Germania, in data 9 aprile 2009 (RS 0.351.926.81; di seguito: Accordo anti 

frode o AAF; v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2008.304 del 

28 maggio 2009, consid. 1.3), è altresì applicabile alla presente fattispecie. 

1.4. Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto 

nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio, si 

applicano le legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale 

(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. 

art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2.; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 

IV 212 consid. 2.3; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 

consid. 2). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 

consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

1.5. Interposto tempestivamente contro le sopraccitate decisioni di chiusura 

emanata dall'autorità federale d'esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il 

profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. La legittimazione dei 

ricorrenti è pacifica sia con riferimento alla documentazione bancaria di cui 

sono titolari, sia con riferimento alla documentazione sequestrata a seguito 

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della perquisizione nei locali della società A. SA (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 

9a lett. a e b OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 118 Ib 547 consid. 1d; 

TPF 2007 79 consid.1.6). 

2.  

2.1. I ricorrenti sostengo innanzitutto che l'autorità d'esecuzione non avrebbe 

sostanziato in maniera sufficiente la pertinenza dell'ingente quantità di 

documentazione raccolta in esecuzione della commissione rogatoria, tenuto 

conto altresì della delicata posizione processuale di B. nel contesto del 

procedimento penale aperto nei suoi confronti in Germania, ciò che lo 

esenterebbe dal collaborare attivamente con l'autorità di esecuzione. Inoltre, 

a causa della notevole quantità di materiale raccolto, sarebbe oggettivamente 

impossibile determinarsi al riguardo in maniera puntuale. In sostanza, i 

ricorrenti rimproverano all'autorità rogata di aver proceduto ad una raccolta di 

mezzi di prova in maniera acritica e di aver valutato sommariamente l'idoneità 

degli stessi. Il principio della proporzionalità sarebbe così stato disatteso, 

anche in considerazione del fatto che tra i molti documenti di cui è stata 

ordinata la trasmissione all'autorità rogante, vi sarebbero nominativi di 

soggetti, perlopiù clienti della società ricorrente, che nulla avrebbero a che 

fare con i fatti oggetto del procedimento estero.  

2.2. Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, dopo aver concesso al 

detentore della documentazione la possibilità di addurre i motivi che si 

opporrebbero alla trasmissione di determinati atti e la facoltà di partecipare  

alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la decisione di 

chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non potrebbe infatti 

ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei documenti, 

delegandone tout court la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127 II 151 

consid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a 

pag. 604). Questo compito spetta all'autorità svizzera d'esecuzione che, in 

assenza di un eventuale consenso all'esecuzione semplificata (art. 80c 

AIMP), prima di emanare una decisione di chiusura, deve impartire alle 

persone toccate giusta l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP un termine per 

addurre riguardo a ogni singolo documento gli argomenti che secondo loro si 

opporrebbero alla consegna; questo affinché esse possano esercitare in 

maniera concreta ed effettiva il loro diritto di essere sentiti (v. art. 30 cpv. 1 

PA), secondo modalità di collaborazione comunque rispettose del principio 

della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.; PATRICK L. KRAUSKOPF/KATRIN 

EMMENEGGER, in: B. Waldmann/P. Weissenberger, Praxiskommentar VwVG, 

Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, n. 54 ad art. 12). La cernita deve aver luogo 

anche qualora l'interessato rinunci ad esprimersi (DTF 130 II 14 consid. 4.3 e 

4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 

4c/aa; ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en 

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matière pénale, 3a ediz., Berna 2009, pag. 723-724, n. 484; PASCAL DE 

PREUX, L'entraide internationale en matière pénale et la lutte contre le 

blanchiment d'argent, in SJZ 104/2008 n. 2 pag. 34). Inoltre, dal diritto di 

essere sentito, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., la giurisprudenza ha dedotto, 

tra l'altro, il diritto dell'interessato di ottenere una decisione motivata. 

L'obbligo di motivazione impone di menzionare, almeno brevemente, i motivi 

che hanno indotto a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre 

pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del 

provvedimento e delle eventuali possibilità di impugnazione presso un'istanza 

superiore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso. L'autorità 

chiamata ad emanare una decisione non deve confrontarsi con tutti gli 

argomenti sollevati, ma è sufficiente che essa si esprima su quelli rilevanti 

per il giudizio (sentenza del Tribunale federale 1A.95/2002 del 16 luglio 2002, 

consid. 3.1; TPF 2009 49 consid. 4.3  e i riferimenti ivi citati).  

2.3. Occorre preliminarmente rilevare che nonostante l'autorità d'esecuzione, in 

entrambe le decisioni di chiusura, non si diffonda nell'argomentare la 

pertinenza di ogni singolo documento, o perlomeno per tipologia di 

documenti, i ricorrenti hanno avuto, nell'ambito della cernita, ampia facoltà di 

esprimersi al riguardo, circostanza che peraltro i ricorrenti non negano (v. act. 

1, pag. 10). Oltre a ciò v'è da rilevare che il tempo a loro diposizione per 

determinarsi in merito è stato assai lungo. In effetti, tra la cernita e 

l'emanazione delle avversate decisioni di chiusura è trascorso quasi un anno. 

La persona toccata da una misura d'assistenza ha il dovere, pena la sua 

forclusione dinanzi all'autorità di ricorso, di partecipare attivamente alla 

cernita della documentazione e di indicare all'autorità di esecuzione quali 

documenti non dovrebbero essere trasmessi all'autorità rogante (DTF 126 II 

258 consid. 9b aa; ZIMMERMANN, op. cit., pag. 676, n. 723), 

indipendentemente da considerazioni relative al procedimento pendente 

all'estero e al relativo diritto di non collaborare in quel contesto siccome 

imputato. Quanto alla presunta carente motivazione delle due decisioni di 

chiusura, occorre rilevare che, disponendo questa autorità di un pieno potere 

cognitivo in fatto e in diritto (v. TPF 2007 57) e avendo avuto i ricorrenti la 

possibilità, effettivamente utilizzata, di esprimersi compiutamente su tutta la 

documentazione oggetto di entrambe le impugnate decisioni, un'eventuale 

violazione dell'obbligo di motivazione sarebbe stata comunque sanata dalla 

presente procedura (v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale 

federale 1C_525/2008 e 1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3 

nonché 1A.54/2004 del 30 aprile 2004; TPF 2008 172 consid. 2.3; 

ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Va comunque rilevato che durante tutta la 

procedura d'esecuzione della richiesta l'autorità federale ha agito 

correttamente, procedendo in particolar modo ad un'accurata cernita della 

documentazione, offrendo puntualmente ai ricorrenti la facoltà di esprimersi 

al riguardo. Ancorché in maniera concisa, inoltre, le avversate decisioni di 

- 7 - 
 
 

chiusura espongo in maniera sufficiente i motivi a sostengo della 

trasmissione della documentazione all'autorità rogante, ragione per cui non si 

può ritenere che l'AFD abbia agito in maniera acritica e sommaria. 

2.4. Per quanto riguarda la rilevanza della documentazione di cui è stata disposta 

la trasmissione all'estero, si precisa che la questione di sapere se le 

informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano 

necessarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di 

massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non 

dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere 

determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità estera 

che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di 

assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della 

proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 21 maggio 2007, 

consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda appaia abusiva, 

le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini 

(DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). In base alla 

giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosiddetta utilità potenziale, 

secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei 

mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale 

all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 

121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la cosiddetta fishing 

expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed 

indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che 

esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 

consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo genere di inchieste non è consentito in 

ambito di assistenza internazionale sia alla luce del principio della specialità 

che di quello della proporzionalità (v. DONATSCH/HEIMGARTNER/SIMONEK, 

Internationale Rechtshilfe, Zurigo/Basilea/Ginevra 2011, pag. 62 e seg.; 

ZIMMERMANN, op. cit., pag. 672, n. 721; PETER POPP, Grundzüge der 

internationalen Rechtshilfe in Strafsachen, Basilea 2001, pag. 280 n. 414 e 

pag. 204 e seg. n. 309). Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che è 

inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 

257 consid. 5c). 

2.5. Nel caso concreto, la potenziale utilità dell'insieme della documentazione di 

cui l'autorità d'esecuzione ha ordinato la trasmissione è data e non si può 

ritenere che l'autorità estera si stia muovendo a casaccio nella raccolta di 

prove. Considerate le difficoltà intrinseche ad indagini come quella condotta 

dal Ministero pubblico di Mannheim, in particolare per quanto attiene alle 

presunte forniture intracomunitarie in esenzione di imposta sul valore 

aggiunto, non deve sorprendere che l'esecuzione di una commissione 

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- 8 - 
 
 

rogatoria presentata in tale ambito abbia condotto l'autorità di esecuzione a 

sequestrare un'ingente quantità di documentazione di natura contabile, 

finanziaria ed informatica. Tali documenti si rilevano infatti estremamente utili 

nell'ottica della ricostruzione delle diverse tappe della fornitura di merce e per 

vagliare le ipotesi di reato relative ad un'eventuale evasione di tributi dovuti al 

fisco tedesco. Più in particolare, esaminando la documentazione sequestrata, 

la scrivente Corte è giunta alle seguenti conclusioni. 

2.5.1. Per quanto riguarda la documentazione oggetto della prima decisione di 

chiusura (v. act. 1.1 pag. 5) la connessione tra quanto sequestrato e i fatti 

per i quali procedono le autorità tedesche è palese. Si tratta, infatti, di 

diversa documentazione societaria, in particolare concernente le fatturazioni 

e la contabilità della ditta A. SA, che in tutta evidenza può essere di aiuto per 

l'autorità estera nel ricostruire le diverse forniture di merce intervenute nel 

periodo incriminato e verificare in tal modo gli indizi di reato in ordine alla 

presunta sottrazione dell'IVA. In questo senso, l'utilità potenziale dei 

documenti rubricati dalla Sezione antifrode doganale di Lugano sub no. 6.1 - 

6.55, 5.1 - 5.12, 5.15 - 517, 5.19 - 5.28, 5.32 - .43, 5.44 - 5.57 è indubbia. 

Inoltre, tale documentazione si riferisce solo al periodo rilevante, ciò che 

denota un agire mirato dell'autorità di esecuzione, ed è frutto di una cernita 

operata, oltre che alla presenza dei ricorrenti, anche alla presenza dei 

rappresentanti dell'autorità estera, circostanza che ha senz'altro permesso di 

delineare nella dialettica procedurale il materiale potenzialmente utile per 

l'inchiesta estera, come è del resto lo scopo dell'art. 16 AAF (v. FF 2004 

5490).  

Tra la documentazione oggetto della decisione di chiusura in esame figurano 

anche altri documenti, il cui contenuto è designato, invero, in maniera 

piuttosto generica dall'AFD (cfr. documenti rubricati dalla Sezione antifrode 

doganale sub no. 1.1, 3.1, 8.1 - 8.2, 12.1, 10.1 - 10.2, 11.1 - 11.10, 11.12 - 

11.17, 11.18 - 11.21). Ciò nondimeno, tale documentazione è stata 

attentamente vagliata dalla scrivente Corte, la quale ne ha accertato l'utilità, 

perlomeno potenziale, ai fini del procedimento estero. In linea con la 

documentazione appena esaminata, anche quest'ultima verte sull'attività 

commerciale della società A. SA, e meglio su diverso materiale di natura 

contabile e finanziario, utile per risalire alle numerose forniture di merce 

oggetto del procedimento penale estero. Anche in questo caso, il periodo cui 

si riferiscono tali documenti è quello espressamente indicato dalle autorità 

estere come presunta epoca di commissione dei reati, ossia gli anni dal 2005 

al 2009. La quantità dei mezzi di prova raccolti, contrariamente a quanto 

asserito dai ricorrenti, non costituisce certo motivo per ritenere ipso facto 

violato il principio della proporzionalità, unico limite all'estensione della 

raccolta di prove nell'interesse di un procedimento estero essendo costituto 

- 9 - 
 
 

dal già ricordato criterio dell'utilità potenziale. Appare pertanto evidente che, 

nell'ottica del procedimento penale avviato in Germania nei confronti di B. 

per sottrazione d'imposta, è necessario, per gli inquirenti esteri, poter 

disporre della documentazione inerente alla società A. SA relativa alla 

contabilità, alle fatturazioni, agli ordini di vendita, ai contatti con altre società 

cui rivendeva la merce, siccome di sicuro interesse e valore probatorio in 

ordine alla ricostruzione dei flussi di vendita e delle forniture, e verificare così 

le ipotesi di reato.  

2.5.2. La documentazione bancaria oggetto della seconda decisione di chiusura (v. 

act. 1.2) si riferisce a quattro relazioni bancarie accese presso la banca C. 

intestate alla società A. SA e a B.. Essendo quest'ultimo formalmente 

imputato nel contesto del procedimento estero, appare certamente utile per 

l'autorità rogante disporre di tutta la documentazione bancaria a lui intestata, 

o alla sua società. Attraverso l'analisi dell'integralità della documentazione 

afferente ai citati conti bancari, gli inquirenti esteri potrebbero trarre utili 

conclusioni atte a vagliare gli indizi di reato sinora emersi. Tra i fatti oggetto 

del procedimento penale in corso all'estero e la postulata misura di 

assistenza esiste pertanto una connessione sufficiente per rendere 

ammissibile la trasmissione in Germania dell'insieme della documentazione 

raccolta. Essa appare infatti idonea a far progredire le indagini in corso, 

verificando le ipotesi investigative in punto alle controverse forniture di 

merce: l'integralità della documentazione bancaria consentirà agli inquirenti 

esteri di avere una visione diacronica della situazione, in modo da poter 

procedere ad una ricostruzione dei fatti e dei flussi di denaro il più 

approfondita possibile, sia a carico che a discarico dell'indagato. Il fatto che 

l'autorità d'esecuzione non abbia dato seguito alle richieste dei ricorrenti 

intese ad annerire presunte informazioni che non sarebbero pertinenti, non 

conduce a ritenere lesivo del principio della proporzionalità l'agire dell'AFD. I 

conti correnti di pertinenza del soggetto indagato all'estero, data la natura 

dell'inchiesta, è comprensibile che vengano trasmessi nella loro integralità. 

La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di 

eventuali domande complementari (DTF 121 II 241 consid. 3; sentenza del 

Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si 

tratta di una maniera di procedere necessaria, se del caso, ad accertare 

anche l'estraneità dell'interessato (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del 

Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 

1A.52/2007 del 20 luglio 2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 

2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 

del 27 aprile 2005, consid. 4.1). Alla luce di quanto esposto, la richiesta di 

ottenimento della documentazione bancaria di pertinenza dei ricorrenti non 

integra gli estremi di una fishing expedition, intesa come un'indiscriminata 

- 10 - 
 
 

ricerca di mezzi di prove, poiché frutto di una richiesta mirata, il cui esito è 

potenzialmente utile ai fini delle indagini. 

2.5.3. La documentazione su supporto informatico, dal canto suo, risulta essere 

stata selezionata mediante una ricerca effettuata con l'aiuto di parole chiave, 

circostanza peraltro non contestata dai ricorrenti. Quest'ultimi si dolgono 

però del fatto che nonostante una ricerca mirata, nei documenti informatici 

sarebbero comunque presenti nominativi di soggetti che non avrebbero 

alcun legame con i fatti oggetto della rogatoria. L'argomento non è pertinente 

e non permette di concludere circa l'assenza di utilità potenziale della 

relativa documentazione. È inevitabile che tra le tante carte sequestrate, così 

come tra i documenti informatici, siano presenti nominativi di soggetti che 

all'apparenza potrebbero ritenersi estranei ai fatti indagati all'estero, ma 

questo non significa ancora che una loro trasmissione all'autorità rogante 

disattenda il principio della proporzionalità. Tale documentazione, in 

ossequio ai principi giurisprudenziali summenzionati, è da considerarsi 

rilevante, poiché potenzialmente idonea a ricostruire i rapporti del soggetto 

indagato, per il tramite della sua società, con i diversi clienti o fornitori, e 

ricostruire così il complesso  transitare di merci in seno a Paesi membri 

dell'UE e far luce sul cosiddetto sistema della "frode carosello", che implica, 

per sua stessa natura, il susseguirsi di numerose società che intervengono 

nell'acquisito e nella rivendita della merce. Anche il materiale su supporto 

informatico deve essere quindi trasmesso all'autorità rogante.  

3.  

3.1. I ricorrenti sostengono poi che, trattandosi di una rogatoria presentata 

nell'ambito di un procedimento vertente su reati tributari, vi sarebbero criteri 

più severi vigenti in tale ambito in punto all'esposto del contesto fattuale, per 

prevenire tentativi di camuffamento del reato di sottrazione fiscale, in quello di 

frode fiscale. La commissione rogatoria si limiterebbe quindi a riportare in 

maniera confusa fatti dai quali non sarebbe possibile effettuare la dovuta 

trasposizione in diritto svizzero e qualificarli come frode fiscale, mancando a 

tal proposito indizi precisi, determinanti e sistematici in ordine ai reati 

ipotizzati. Essi contestano in sostanza l'assenza del requisito della doppia 

punibilità e al riguardo postulano che l'AFC proceda all'allestimento di una 

perizia, così come previsto dall'art. 24 cpv. 3 OAIMP. 

3.2. Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente 

l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e 

la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 

1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e 

segg.). Nel diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. 

- 11 - 
 
 

Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'autorità non si scosta 

dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o 

altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 

consid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b pag. 121 e seg.). Il Tribunale non deve 

procedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella 

domanda di assistenza, ma deve semplicemente vagliare, limitandosi a un 

esame "prima facie", se i fatti addotti nella domanda estera - effettuata la 

dovuta trasposizione - sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, 

ricordato che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza 

tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo 

previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa 

pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594; 

ZIMMERMANN, op. cit., n. 581). I fatti incriminati non devono forzatamente 

essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima 

qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188).  

3.3. In regola generale, l'art. 2 lett. a CEAG permette di rifiutare l'assistenza 

giudiziaria allorquando la domanda si riferisce a reati considerati dalla Parte 

richiesta come reati fiscali. Secondo l'art. 3 cpv. 3 AIMP, la domanda è 

irricevibile se il procedimento verte su un reato che sembra volto a una 

decurtazione di tributi fiscali o viola disposizioni in materia di provvedimenti di 

politica monetaria, commerciale o economica. Tuttavia, si può dar seguito a 

una domanda in ambito di "altra assistenza" se il procedimento verte su una 

truffa in materia fiscale. Quest'ultima deve essere interpretata sulla base 

dell'art. 14 cpv. 2 DPA, disposizione applicabile in virtù del rinvio previsto 

all'art. 24 cpv. 1 OAIMP. Una truffa fiscale è realizzata se l’autore, mediante 

inganno astuto, fa sì che l’ente pubblico si trovi defraudato di una tassa, un 

contributo o un’altra prestazione o venga a essere altrimenti pregiudicato nei 

suoi interessi patrimoniali (DTF 125 II 250 consid. 3a). La nozione d'inganno 

astuto corrisponde sostanzialmente a quella applicata in ambito di truffa ai 

sensi dell'art. 146 CP (DTF 126 IV 165 consid. 2a; TPF 2008 128 consid. 

5.4).  

3.4. Nel caso concreto non occorre chinarsi diffusamente e in maniera specifica 

sulla questione di sapere se i fatti così come descritti nella commissione 

rogatoria adempiano o meno i presupposti oggettivi e soggettivi del reato di 

truffa in materia fiscale ex art. 14 cpv. 2 DPA, poiché alla presente fattispecie 

torna applicabile l'art. 50 n. 1 CAS, per il quale, in materia di imposte indirette 

la distinzione fra evasione e frode fiscale non costituisce più una 

discriminante di rilievo (cfr. RUDOLF WYSS, Neuerungen im Bereich der 

justiziellen Zusammenarbeit in Strafsachen im Rahmen von Schengen, in S. 

Breitenmoser/S. Gless/O. Lagodny [ed.], Schengen in der Praxis, 

Erfahrungen und Ausblicke, Zurigo/San Gallo 2009, pag. 338; LAURENT 

http://relevancy.bger.ch/php/clir/http/index.php?lang=it&type=show_document&page=1&from_date=&to_date=&from_year=1954&to_year=2007&sort=relevance&insertion_date=&query_words=&part=all&de_fr=&de_it=&fr_de=&fr_it=&it_de=&it_fr=&orig=&translation=&rank=0&highlight_docid=atf%3A%2F%2F118-IB-543%3Ait&number_of_ranks=0&azaclir=clir#page543
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- 12 - 
 
 

MOREILLON, La coopération judiciaire pénale dans l'Espace Schengen, in 

Laurent Moreillon [ed.], Aspects pénaux des Accords bilatéraux Suisse/Union 

européenne, Basilea 2008, pag. 438 e 470 e seg.; ANDREA PEDROLI, Lo 

scambio di informazioni fiscali (assistenza amministrativa e giudiziaria) negli 

Accordi bilaterali II, in Accordi bilaterali Svizzera – Unione europea, Atti della 

giornata di studio del 4 giugno 2007, Commissione ticinese per la formazione 

permanente dei giuristi [CFPG], Collana rossa vol. 23, Basilea 2009, pag. 76-

77). Inoltre,  pure l'Accordo anti frode (AAF), prefiggendosi l'obiettivo di 

ampliare l'assistenza amministrativa e l'assistenza giudiziaria in materia 

penale (v. art. 1 AAF), prevede espressamente la sua applicabilità in ambito 

di violazione della legislazione fiscale relativa all'imposta sul valore aggiunto 

(v. art. 2 cpv. 1 lett. a AAF), senza distinzioni di sorta fra sottrazione 

d'imposta e truffa fiscale. Le esigenze supplementari richieste dalla 

giurisprudenza per evitare abusi in materia (v. TPF 2008 128 consid. 5.5 e 

rinvii) non sono qui di particolare momento. I fatti descritti nella commissione 

rogatoria possono configurare, prima facie, i reati previsti dagli art. 96 - 106 

della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l'imposta sul valore 

aggiunto (LIVA). Inoltre, secondo la giurisprudenza, la cosiddetta "truffa 

carosello" configura il reato di cui all'art. 146 CP (cfr. sentenze del Tribunale 

federale 1A.189/2001 del 22 febbraio 2002, consid. 5; 1A.189/2002 del 

28 ottobre 2002, consid. 2 e 3; 1A.297/2005 del 13 gennaio 2006, consid. 3; 

TPF 2007 150 consid. 3.3 e 3.5). La doppia punibilità è dunque certamente 

data. 

3.5. Quanto all'esposto dei fatti fornito dall'autorità richiedente, giova ricordare che 

gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic e 28 AIMP esigono in sostanza che la 

domanda di assistenza indichi il suo oggetto, il motivo, la qualificazione 

giuridica dei reati, presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al 

fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni 

ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b, 547 

consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c). In questo ambito, non si può tuttavia 

pretendere dallo Stato richiedente la presentazione di un esposto dei fatti 

totalmente esente da lacune o contraddizioni, visto che lo scopo della 

rogatoria è proprio quello di chiarire punti oscuri relativi alle fattispecie 

oggetto d'indagine all'estero, fermo restando che la verifica delle condizioni 

per la concessione dell'assistenza deve rimanere possibile (v. DTF 117 Ib 64 

consid. 5c, con giurisprudenza citata). Ciò non implica per lo Stato 

richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di 

esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, in 

modo tale da escludere che sussista un'inammissibile ricerca indiscriminata 

di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 

6b/aa; 122 II 367 consid. 2c). L'esame della colpevolezza è riservato al 

giudice straniero del merito ed esula dalle competenze di quello svizzero 

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- 13 - 
 
 

dell'assistenza (DTF 113 Ib 276 consid. 3a; 112 Ib 576 consid. 3; sentenza 

del Tribunale federale 1C_562/2011 del 22 dicembre 2011, consid. 1.5). 

3.6. In concreto, l'autorità estera espone in maniera sufficientemente precisa, e 

quindi conformemente ai disposti di cui agli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic e 28 

AIMP, i fatti oggetto del procedimento penale da essa condotto e 

nell'interesse del quale è presentata la commissione rogatoria che ci occupa. 

B., per il tramite dell'omonima società, è sospettato di essere parte di un 

sistema di frode all'IVA di tipo carosello. I fatti vengono riportati in maniera 

precisa e puntuale, descrivendo il presunto agire fraudolento di B. 

consistente, in particolare, nel non dichiarare e versare l'IVA al fisco tedesco 

all'atto dell'esportazione in Germania della merce, poiché quest'ultima 

sarebbe stata, a suo dire, destinata ad essere rivenduta nel mercato 

comunitario, beneficiando così della relativa esenzione fiscale. L'autorità 

rogante ha accertato più di mille transiti della società A. SA in Germania - 

utilizzato quale paese di transito - nel periodo intercorrente tra il 13 settembre 

2005 e il 16 settembre 2009, attraverso i valichi doganali di Lindau Hörbranz 

e Weil am Rhein, ciò che avrebbe arrecato un danno complessivo al fisco 

tedesco di oltre 40 milioni di euro. Il contesto fattuale è dunque esposto in 

maniera alquanto dettagliata, avendo l'autorità rogante individuato in modo 

preciso i transiti doganali sospetti, e in ordine ai quali intende approfondire le 

indagini sulla scorta della documentazione oggetto della presente fattispecie. 

Contrariamente a quanto sostengono i ricorrenti, l'autorità rogante non è 

tenuta a fornire alcuna prova a sostegno delle proprie asserzioni, ma è 

sufficiente, come visto, un breve esposto dei fatti essenziali, che possa 

permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni 

ostative alla concessione dell'assistenza, come è il caso in concreto. Ne 

discende che anche la richiesta di allestimento di una perizia ai sensi dell'art. 

24 cpv. 3 OAIMP, come postulato dai ricorrenti, deve essere respinta. 

4. In conclusione, alla luce di tutto quanto esposto, il ricorso deve essere 

respinto. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 della legge 

federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; RS 

172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa di giustizia è 

calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 del 

regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è 

fissata nella fattispecie a fr. 6'000.--, posta a carico dei ricorrenti in solido e 

coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

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- 14 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 6'000.-- è posta a carico dei ricorrenti in solido. 
Essa è coperta dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, il 19 dicembre 2012 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Ergin Cimen 

- Amministrazione federale delle dogane 

- Ufficio federale di giustizia 

 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF).