# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8574c4c4-262c-5353-b8ba-1189b6fb6544
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-01-12
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 12.01.2016 RR.2015.309
**Docket/Reference:** RR.2015.309
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2015-309_2016-01-12

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP). Gratuito patrocinio (art. 65 PA).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP). Gratuito patrocinio (art. 65 PA).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP). Gratuito patrocinio (art. 65 PA).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Decisione di estradizione (art. 55 AIMP). Gratuito patrocinio (art. 65 PA).

Sentenza del 12 gennaio 2016 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., attualmente in detenzione estradizionale presso il 

carcere giudiziario La Farera, 6965 Cadro, rappresentato 

dall'avv. Olivier Ferrari, 

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Decisione di estradizione (art. 55 AIMP) 

Gratuito patrocinio (art. 65 PA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2015.309 + RP.2015.75 

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 Fatti: 

 

A. Con nota verbale del 4 marzo 2015 l'Ambasciata d'Italia a Berna ha depositato 

domanda di estradizione nei confronti di A. per traffico illecito di stupefacenti 

(v. act. 4.1, doc. 13 e 13A). La richiesta si basa sull'ordinanza di custodia cau-

telare in carcere emessa dall'ufficio del Giudice per le indagini preliminari presso 

il Tribunale di Varese in data 21 dicembre 2011 (n. 7195/2009 RGNR, 

4081/2010 RGGIP; v. act. 4.1, doc. 13D). 

 

  

B. Il 1° aprile 2015 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha incaricato il 

Ministero pubblico ticinese (in seguito: MP/TI) di verificare se A. fosse residente 

nel Cantone Ticino e, in caso affermativo, di procedere al suo arresto ai fini di 

estradizione (v. act. 4.2).  

 

 

C. Il 16 settembre 2015, in seguito ad un controllo nel Cantone Ticino, l'estradando 

è stato riconosciuto quale oggetto di una segnalazione nel Sistema di informa-

zione Schengen (SIS) del 2 marzo 2015 ed è stato arrestato. Lo stesso giorno 

l'UFG ha chiesto, mediante un'ordinanza di arresto provvisorio, di porre il preci-

tato in detenzione estradizionale (v. act. 4.3). Interrogato il giorno successivo 

dal Procuratore pubblico ticinese, A. si è opposto alla propria estradizione in via 

semplificata (v. act. 4.4). 

 

 

D. Il 18 settembre 2015 l'UFG ha emesso un ordine di arresto ai fini di estradizione 

(v. act. 4.6). Lo stesso giorno l'UFG ha incaricato il MP/TI di provvedere alla 

notifica all'estradando della domanda formale di estradizione italiana e dell'or-

dine di arresto nei suoi confronti (v. act. 4.5 e 4.9).  

 

 

E. Interrogato il 21 settembre 2015 dalla competente autorità cantonale, l'estra-

dando ha reiterato il proprio rifiuto di un'estradizione semplificata (v. act. 4.7). 

Sempre in questa data il MP/TI ha comunicato all'UFG che l'estradando si tro-

vava in detenzione preventiva nell'ambito di una procedura penale autonoma 

da esso aperta nei suoi confronti (v. act. 4.7). 

 

 

F. Su richiesta di A., il 28 settembre 2015 l'UFG ha designato l'avv. Olivier Ferrari 

quale suo patrocinatore d'ufficio (v. act. 4.10).  

 

 

G. Il 5 ottobre 2015 l'UFG ha interpellato il MP/TI in merito ad un'eventuale identità 

tra i reati perseguiti in Svizzera e quelli oggetto della domanda di estradizione 

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italiana (v. act. 4.15). Con risposta del 9 ottobre 2015, il MP/TI ha negato una 

corrispondenza fra le due fattispecie (v. act. 4.16). 

 

 

H. Mediante decisione del 4 novembre 2015, l'UFG ha concesso l'estradizione di 

A. all'Italia (v. act. 1.2). 

 

 

I. Il 3 dicembre 2015 l'interessato ha interposto ricorso al Tribunale penale fede-

rale avverso la predetta decisione, postulando, in via principale, l'annullamento 

della decisione e il respingimento della richiesta di estradizione e, in via subor-

dinata, l'annullamento della decisione con retrocessione degli atti all'autorità di 

prima istanza affinché esperisca i dovuti accertamenti. Egli richiede altresì di 

essere ammesso all'assistenza giudiziaria e di essere posto al beneficio del 

gratuito patrocinio (v. act. 1). 

 

 

J. Invitato ad esprimersi sul suddetto ricorso, il 16 dicembre 2015 l'UFG ha propo-

sto di respingere il medesimo e di addossare a quest'ultimo le spese (v. act. 4). 

 

 

K. Con replica del 24 dicembre 2015 il ricorrente ha in sostanza ribadito le conclu-

sioni espresse in sede ricorsuale (v. act. 6).  

 

 

Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei loro rispettivi allegati verranno 

riprese, se necessario, nei successivi considerandi in diritto.  

 

 

 

 Diritto: 

 

1.  

1.1 In virtù degli art. 55 cpv. 3 e 25 cpv. 1 della legge federale sull'assistenza giudi-

ziaria internazionale in materia penale (AIMP; RS 351.1) e dell'art. 37 cpv. 2 

lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione delle autorità penali della 

Confederazione (LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali è competente 

per statuire sui ricorsi contro le decisioni d'estradizione. Interposto entro 30 

giorni dalla notificazione scritta della decisione d'estradizione (art. 50 cpv. 1 

della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA; 

RS 172.021], applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP), 

il ricorso è tempestivo. In qualità di estradando il ricorrente è manifestamente 

legittimato a ricorrere (v. art. 21 cpv. 3 AIMP; DTF 122 II 373 consid. 1b e rinvii). 

 

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1.2 L'estradizione fra la Repubblica italiana e la Confederazione Svizzera è anzi-

tutto retta dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 

(CEEstr; RS 0.353.1), entrata in vigore il 4 novembre 1963 per la Repubblica 

italiana e il 20 marzo 1967 per il nostro Paese, dal Secondo Protocollo addizio-

nale alla CEEstr del 17 marzo 1978 (RS 0.353.12), entrato in vigore per la Re-

pubblica italiana il 23 aprile 1985 e per la Svizzera il 9 giugno 1985, nonché, a 

partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, L 327/15-

17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 59 e segg. dalla Convenzione di applica-

zione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non pubblicato nella 

RS ma consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione", edito dalla Can-

celleria federale, Berna 2014). 

 

1.3 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-

nale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale (cosid-

detto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa ordinanza 

(OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 

consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 355 consid. 1; 

124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2, 373 consid. 

1a). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme in-

ternazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali 

(DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 

 

2. Il ricorrente si duole in primo luogo dell'incompleto accertamento dei fatti. In 

particolare, a suo parere, il MP/TI si sarebbe dovuto esprimere in merito alla 

possibilità di assumere il procedimento italiano, siccome l'agire delittuoso del 

ricorrente si sarebbe concentrato sul territorio svizzero (cfr. art. 7 n. 1 CEEstr). 

Inoltre, a mente del ricorrente, i fatti oggetto dell'indagine italiana sarebbero gli 

stessi oggetto dell'indagine svizzera (cfr. art. 8 CEEstr). Il ricorrente ritiene che, 

nel caso in cui l'autorità applichi gli art. 7 e 8 CEEstr, di natura potestativa, que-

sta sia tenuta a fornire un'esauriente motivazione. A suo parere anche il legame 

di alcuni coimputati con il suolo svizzero dovrebbe verosimilmente indurre il 

MP/TI ad assumere il compito di perseguire l'intero asserito agire delittuoso del 

ricorrente.  

 

2.1 Giusta l'art. 7 n. 1 CEEstr lo Stato richiesto può rifiutare l'estradizione quando 

un reato, secondo la sua legislazione, è stato commesso in tutto o in parte sul 

suo territorio. Si tratta di una norma potestativa che permette allo Stato richiesto 

di rifiutare l'estradizione, senza tuttavia obbligarlo (v. sentenze del Tribunale 

penale federale RR.2012.230 del 14 novembre 2012, consid. 2.2; RR.2009.309 

del 16 marzo 2010, consid. 9.2; R. ZIMMERMANN, La coopération judiciaire inter-

nationale en matière pénale, 4a ediz., Berna 2014, n. 568). Conformemente a 

tale disposizione, il diritto svizzero prevede che, di regola, l'estradizione non 

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può intervenire quando il reato perseguito soggiace alla giurisdizione svizzera 

(art. 35 cpv. 1 lett. b AIMP). In questo caso, l'estradizione è concessa solo ec-

cezionalmente, in presenza di circostanze particolari, segnatamente per garan-

tire un migliore reinserimento sociale (art. 36 cpv. 1 AIMP). Lo scopo di queste 

disposizioni è quello di permettere l'apertura di un unico procedimento a carico 

dell'indagato per l'insieme dei fatti contestatigli, di regola laddove la maggior 

parte dell'attività delittuosa ha avuto luogo (DTF 124 II 586 consid. 3b/bb pag. 

213; sentenza del Tribunale federale 1C_525/2013 del 19 giugno 2013, consid. 

2.1.1). L'autorità di estradizione incaricata di decidere se la competenza delle 

autorità repressive svizzere può giustificare il rifiuto di estradare dispone in que-

sto ambito di un ampio potere d'apprezzamento, di cui la giurisdizione di ricorso 

controlla unicamente l'abuso o l'eccesso (v. sentenze del Tribunale federale 

1C_525/2013 del 19 giugno 2013, consid. 2.1.1; 1A.233/2004 dell'8 novembre 

2004, consid. 3.1; sentenze del Tribunale penale federale RR.2012.230 del 

14 novembre 2012, consid. 2.2; RR.2007.72 del 29 maggio 2007, consid. 5.2).  

 

Allo stesso modo l'estradizione può essere rifiutata quando l'estradando è per-

seguito dalla parte richiesta per i fatti motivanti la domanda di estradizione (art. 

8 CEEstr). Come l'art. 7 CEEstr si tratta anche qui di una norma potestativa che 

lascia un ampio margine d'apprezzamento all'autorità d'esecuzione della do-

manda di estradizione (sentenze del Tribunale federale 1A.272/1996 del 5 no-

vembre 1996, consid. 2c/aa; 1A.239/1995 del 10 aprile 1996, consid. 6; 

1A.107/1995 del 21 agosto 1995). Anche l'art. 8 CEEstr offre dunque la possi-

bilità allo Stato richiesto di rifiutare l'estradizione, senza costituire un obbligo. 

 

2.2 Innanzitutto occorre constatare che le autorità italiane chiedono l'estradizione 

del ricorrente e che le autorità svizzere, le quali hanno a loro volta avviato un 

procedimento, ritengono corretto che il predetto venga giudicato all'estero. 

 

In aggiunta si osserva che le autorità svizzere e quelle italiane non indagano 

sugli stessi fatti. Infatti la procedura italiana riguarda fatti avvenuti negli anni 

2009 e 2010 (v. act. 4.1), mentre oggetto della procedura ticinese sono i fatti 

avvenuti a partire dall'anno 2012 (v. act. 4.16). Al contrario di quanto asserito 

dal ricorrente, dagli atti non emergono indizi a sostegno della sua tesi secondo 

la quale le autorità dei due Paesi indagherebbero sugli stessi fatti. Conside-

rando i fatti oggetto della rogatoria italiana nel loro insieme si osserva inoltre 

che, seppur presentino punti di contatto con la Svizzera, non emerge che il ba-

ricentro dei reati di cui il ricorrente è sospettato sia nel nostro Paese. 

 

Si osserva inoltre che, anche nel caso in cui i fatti perseguiti nei due Paesi fos-

sero gli stessi, e anche se questi fatti fossero avvenuti prevalentemente sul ter-

ritorio svizzero, la Svizzera avrebbe la possibilità e non l'obbligo di rifiutare l'e-

stradizione (v. supra consid. 2.1). Né l'avvio di un'inchiesta penale in Svizzera 

né tantomeno il fatto che parte dei reati imputati al ricorrente potrebbero essere 

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avvenuti sul territorio nazionale rappresentano quindi un impedimento impera-

tivo all'estradizione.  

 

In secondo luogo i coimputati non devono per forza essere sempre giudicati 

nello stesso processo, per cui neppure l'asserito legame dei coimputati con la 

Svizzera imporrebbe un rifiuto della domanda di estradizione. 

 

Alla luce di questa situazione giuridica e delle circostanze del caso concreto, 

l'UFG ha fatto corretto uso del proprio potere di apprezzamento. Al contrario di 

quanto asserito dal ricorrente (v. act. 1 pag. 4, 5 e 9), questi non è neppure 

obbligato a fornire ulteriori motivazioni e tantomeno a procedere ad ulteriori ac-

certamenti riguardo ai reati imputati al ricorrente da parte delle autorità italiane 

e alle pretese connessioni con il territorio svizzero (v. sentenza del Tribunale 

penale federale RR.2010.163 del 6 dicembre 2010, consid. 4.4). Le censure del 

ricorrente in questo ambito vanno dunque respinte. 

 

 

3. Il ricorrente sostiene inoltre che la domanda di estradizione all'Italia deve essere 

rifiutata siccome egli risiede in Svizzera da novembre 2009, segnatamente a 

Stabio e a Novazzano, dove lo stesso avrebbe sottoscritto regolari contratti di 

locazione. In sostanza A. asserisce di aver fatto della Svizzera, Paese con il 

quale avrebbe stretti legami, il centro dei propri interessi professionali e perso-

nali. Egli avrebbe anche un regolare permesso rilasciato dall'Ufficio migrazione. 

Per questi motivi la permanenza in Svizzera gioverebbe anche al suo reinseri-

mento sociale.  

 

3.1 Preliminarmente va preso atto del fatto che qualsiasi pena privativa di libertà 

compromette le relazioni familiari e professionali delle persone coinvolte: si 

tratta di conseguenze connaturate alla pena stessa e come tali non possono 

essere invocate per opporsi a un'estradizione (DTF 120 Ib 120 consid. 3d). 

Come sottolineato sia dalla giurisprudenza del Tribunale federale che da quella 

della Corte europea dei diritti dell'uomo in applicazione dell'art. 8 CEDU, l'inge-

renza nel diritto alla protezione della famiglia è una conseguenza inevitabile, e 

quindi accettabile, dell'estradizione (DTF 117 Ib 210 consid. 3b/cc con riferi-

menti). L'art. 8 CEDU può essere una valida causa ostativa soltanto nei rari casi 

in cui le eccezionali circostanze della vita familiare dell'estradando (segnata-

mente per obblighi di accudimento derivanti da gravi malattie o disabilità, così 

come da situazioni genitoriali di particolare difficoltà) sono tali che la separa-

zione provocata dall'estradizione costituirebbe un'ingerenza sproporzionata per 

rapporto allo ius puniendi dello Stato estero (v. sentenza del Tribunale federale 

1A.203/2001 del 7 febbraio 2002, consid. 3.2 e sentenza del Tribunale penale 

federale RR.2009.117 del 17 giugno 2009, consid. 2.7). 

 

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3.2 Nulla di tutto ciò nel caso di specie: dall'incarto non emerge che il ricorrente 

abbia una famiglia in Svizzera; egli, cittadino italiano, è celibe e senza figli. Non 

risulta inoltre che svolga un'attività professionale nel nostro Paese o che vi ri-

sieda. Infatti, nel fascicolo processuale non c'è traccia degli asseriti contratti di 

locazione. È risultato inoltre che egli dispone unicamente di un permesso per 

frontalieri (G), rilasciato a persone non residenti in Svizzera, nel quale è indicato 

come luogo di residenza Biandronno (21024-Italia; v. act. 4.2). Oltretutto anche 

nella domanda di assistenza giudiziaria risulta quale indirizzo dell'estradando 

unicamente Biandronno (21024-Italia; v. act. 3 incarto RP.2015.75). Non vi è 

dunque nessun indizio atto a dimostrare che l'estradizione comporterebbe un'in-

gerenza sproporzionata nella vita privata, familiare o professionale del ricor-

rente ai sensi della predetta giurisprudenza. Di conseguenza, anche sotto que-

sto profilo le censure del ricorrente vanno respinte.  

 

3.3 In merito al reinserimento sociale si osserva che l'art. 37 cpv. 1 AIMP permette 

di negare l'estradizione se la Svizzera può assumere il perseguimento penale 

e ciò sembra opportuno riguardo al reinserimento sociale della persona perse-

guita. Tale disposizione non è tuttavia opponibile ad uno Stato che, come l'Italia, 

è parte alla CEEstr, il cui testo non contiene nessuna regola analoga all'art. 37 

AIMP (DTF 129 II 100 consid. 3.1; 122 II 485 consid. 3; sentenza del Tribunale 

federale 1A.233/2004 dell'8 novembre 2004, consid. 3.3). Per tacere del fatto 

che il ricorrente, come già evidenziato nel precedente considerando, non ha 

legami tali con la Svizzera da far ritenere che la risocializzazione sarebbe mi-

gliore nel nostro Paese. Anche questa censura non merita perciò ulteriore disa-

mina.  

 

 

4. Il ricorrente asserisce infine che il procedimento in Italia violerebbe il principio 

di celerità, siccome l'inchiesta, iniziata nel 2009, non è ancora conclusa (v. act. 

1 pag. 7 e seg.). 

 

La violazione del principio di celerità (v. art. 6 n. 1 CEDU) può essere giudicata 

unicamente analizzando tutte le circostanze del caso concreto, non essendoci 

dei valori assoluti per valutare la durata ideale di un procedimento (v. sentenza 

della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Philis contro Grecia [n. 2] 

del 27 giugno 1997, n. 19773/92, § 35). Il carattere ragionevole della durata di 

una procedura si valuta in base ad una valutazione globale, che tenga in parti-

colare considerazione la complessità dell'inchiesta, il comportamento dell'impu-

tato e quello delle autorità competenti (DTF 130 IV 54 consid. 3.3.3; 124 I 139 

consid. 2c). Nell'ambito estradizionale vi è margine di intervento in caso di vio-

lazioni palesi e gravi dell'obbligo di celerità (sentenza del Tribunale federale 

1C_379/2012 dell'11 settembre 2012, consid. 1.2.3).  

 

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Nella fattispecie in esame si osserva che la censura del ricorrente è del tutto 

generica. In particolare, egli non spiega in che misura ed in relazione a quali 

concreti atti di procedura il principio di celerità sarebbe stato violato. Unica-

mente il fatto che l'inchiesta avviata nel 2009 non sia ancora conclusa, non co-

stituisce di per sé una violazione di questo principio. Inoltre, tenuto conto della 

complessità dell'inchiesta, che coinvolge due Paesi e molti indagati, non vi sono 

motivi di ritenere che questo principio sia stato, fino ad ora, violato. Per questi 

motivi la relativa censura del ricorrente non può trovare accoglimento. 

 

 

5. Infine, il ricorrente lamenta di non avere avuto libero accesso agli atti del proce-

dimento penale svizzero (v. act. 1.3). A tale riguardo, egli formula tuttavia uni-

camente una contestazione generica, senza motivazione di sorta, senza alle-

gare qualsivoglia pregiudizio e senza indicare quale ulteriore documento po-

trebbe rendersi necessario nel caso di specie (v. act. 1 pag. 5 e 8), avendo egli 

comunque avuto accesso sia alla decisione di estradizione che agli atti rilevanti 

della procedura estera (v. per esempio act. 1 pag. 2 in fine e 6; act. 4.11 pag. 2 

e segg.), sulla base dei quali ha potuto allestire gli atti di ricorso e replica. Anche 

questa censura va di conseguenza respinta. 

 

 

6. In conclusione, non vi è nessuna ragione per negare l'estradizione. Ne conse-

gue che il ricorso deve essere respinto. 

 

 

7. Il ricorrente sollecita la concessione del beneficio dell'assistenza giudiziaria e 

del gratuito patrocinio nella persona dell'avv. Olivier Ferrari (v. act. 3 incarto 

RP.2015.75). 

 

7.1 La persona perseguita può designare un patrocinatore. Se vi prescinde o non è 

in grado di farlo e la tutela dei suoi interessi lo richiede, le è nominato un patro-

cinatore d'ufficio (art. 21 cpv. 1 AIMP). Se una parte non dispone dei mezzi 

necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità di successo, 

l'autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell'istruzione la dispensa, a 

domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle spese processuali 

(art. 65 cpv. 1 PA). Il Tribunale federale ha affermato che prive di probabilità di 

successo sono conclusioni le cui prospettive di successo sono sensibilmente 

inferiori a quelle di insuccesso, e che di conseguenza non possono essere de-

finite serie. Decisivo è sapere se una parte che dispone dei mezzi finanziari 

necessari affronterebbe ragionevolmente un processo: chi non è disposto ad 

affrontare a proprie spese un processo non deve poterlo fare soltanto perché la 

procedura è gratuita. L'esistenza di sufficienti probabilità di successo va giudi-

cata sommariamente in base alle condizioni al momento dell'introduzione della 

domanda (v. DTF 138 III 217 consid. 2.2.4; 133 III 614 consid. 5; sentenze del 

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Tribunale federale 5A_264/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 4.1; 

5A_711/2011 del 21 dicembre 2011, consid. 3.1). 

 

Dottrina e giurisprudenza concordano nel ritenere che la parte che richiede l'as-

sistenza giudiziaria abbia il dovere di fornire ragguagli completi e, per quanto 

possibile, comprovati, sul proprio reddito, patrimonio e sull'insieme dei propri 

oneri finanziari. Le informazioni e i relativi mezzi di prova devono fornire un'im-

magine fedele, completa e coerente della situazione finanziaria del richiedente. 

In caso contrario l'istanza deve essere respinta, non essendo sufficientemente 

sostanziato o dimostrato lo stato di indigenza (DTF 125 IV 161 consid. 4a; sen-

tenze del Tribunale penale federale RP.2014.62 del 26 agosto 2014, consid. 

2.1; BH.2006.6 del 18 aprile 2006, consid. 6.1; cfr. anche M. HARARI/T. ALIBERTI, 

Commentario romando, Basilea 2011, n. 34 ad art. 132 CPP; A. BÜHLER, Die 

Prozessarmut, in C. SCHÖBI [ed.], Gerichtskosten, Parteikosten, Prozesskau-

tion, unentgeltliche Prozessführung, Berna 2001, pag. 189 e segg.). 

 

7.2 Nella fattispecie, il ricorrente ha inoltrato a questa autorità l'apposito formulario, 

indicando un avere di fr. 500.-- su di un conto corrente postale e spese mensili 

di pigione di fr. 1'046.-- (v. act. 3 incarto RP.2015.75). Per il resto non ha men-

zionato né allegato nulla, nonostante il formulario di questa autorità renda attenti 

alle esigenze di completezza e di allegazione. Le informazioni fornite dal ricor-

rente appaiono a dir poco scarne. Egli si trova certo in detenzione, ma con 

l'aiuto del suo difensore avrebbe potuto raccogliere un minimo di dati o di docu-

mentazione per rendere possibile un esame serio della sua situazione finanzia-

ria. Vista la lacunosità delle informazioni fornite dal ricorrente questo Tribunale 

si trova impossibilitato a valutare la richiesta presentata, la quale va comunque 

già respinta per la non sussistenza delle sufficienti probabilità di successo ri-

chieste in virtù dell'art. 65 cpv. 1 PA. Si osserva altresì che la decisione dell'UFG 

del 28 settembre 2015, con cui l'autorità ha accolto la richiesta di nomina di un 

difensore d'ufficio (v. act. 4.10), non ha qui nessun valore pregiudiziale. In effetti, 

ciò è stato accordato da parte dell'UFG nell'ambito della procedura estradizio-

nale in quanto tale, la quale va distinta dalla procedura ricorsuale dinanzi alla 

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, autorità che valuta i re-

quisiti del gratuito patrocinio in virtù dell'art. 65 cpv. 1 PA, indipendentemente 

quindi dai requisiti di nomina del patrocinatore d'ufficio giusta l'art. 21 cpv. 1 

AIMP. La richiesta di assistenza giudiziaria e patrocinio gratuito va quindi re-

spinta per difetto dei requisiti legali. 

 

 

8. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162) ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 2'000.--. 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

 

 

1. Il ricorso è respinto.  

2. La richiesta di assistenza giudiziaria e patrocinio gratuito è respinta. 

3. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del ricorrente. 

 
 
Bellinzona, 12 gennaio 2016  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Olivier Ferrari 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).