# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c6efac62-77d4-5315-80b2-de6699124c32
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-13
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 13.05.2024 RR.2024.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2024-18_2024-05-13.pdf

## Full Text

Sentenza del 13 maggio 2024 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Patrick Robert-Nicoud, Vicepresidente, 

Miriam Forni e Nathalie Zufferey,  

Cancelliere Lorenzo Rapelli  

   

Parti   

A. SA,  

 

rappresentata dall'avv. Pascal Delprete 

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DELLA DOGANA E DELLA 

SICUREZZA DEI CONFINI,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Procura europea  

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2024.18 
 

 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il 17 marzo 2023, la Procura europea (European Public Prosecutor’s Office; in 

seguito: EPPO), Ufficio di Milano, ha presentato alla Svizzera una domanda di 

assistenza giudiziaria, completata il 20 e il 27 marzo nonché il 4 aprile 2023, 

nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di svariate persone 

per associazione a delinquere finalizzata a commettere reati in materia fiscale 

con aggravante speciale della transnazionalità, dichiarazione fraudolenta me-

diante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed emissione di 

fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. In sostanza, le indagini svolte 

dall’autorità rogante avrebbero rivelato l’esistenza, nel biennio 2021-2022, di 

una rilevante frode carosello concernente l’imposta sul valore aggiunto (IVA) 

nel settore dei materiali informatici. Questa avrebbe coinvolto diverse società 

italiane ed estere perlopiù controllate dalle persone indagate, permettendo loro 

di ottenere un illecito profitto costituito dall’imposta sul valore aggiunto fraudo-

lentemente sottratta alle casse degli Stati interessati (v. act. 1.6, pag. 2 e segg.). 

 

Con la sua domanda di assistenza l’autorità rogante ha chiesto alle autorità el-

vetiche, tra l'altro, di acquisire presso A. SA tutta la documentazione connessa 

con gli indagati e le altre persone fisiche e giuridiche implicate nei fatti oggetto 

d’indagine (v. ibidem, pag. 14).  

 

 

B. Mediante decisione del 5 aprile 2023, l’Ufficio federale della dogana e della si-

curezza dei confini (in seguito: UDSC), al quale l’Ufficio federale di giustizia (in 

seguito: UFG) ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito 

della domanda presentata dall’autorità europea, dando l’incarico alla Sezione 

Antifrode doganale Sud di Lugano (in seguito: Antifrode doganale) di eseguire 

le misure di assistenza richieste (v. act. 1.12 e 1.3).  

 

 

C. In data 12 aprile 2023, l’Antifrode doganale ha proceduto alla perquisizione dei 

locali di A. SA a Ruvigliana (v. act. 1.4), la quale ha permesso di trovare docu-

mentazione cartacea e informatica concernente B. AG, C. GmbH, D. AG, E. SA, 

F. SA e G., la quale, su richiesta di H., amministratore unico di A. SA, è stata 

posta sotto sigilli (v. act. 1.13). 

 

 

D. Con sentenza del 30 agosto 2023, questa Corte ha accolto la domanda di levata 

dei sigilli di cui sopra presentata dall’UDSC (v. sentenza del Tribunale penale 

federale RR.2023.55). 

 

- 3 - 
 
 

E. Con decisione di chiusura del 30 gennaio 2024, l’UDSC ha ordinato la trasmis-

sione allo Stato richiedente di svariata documentazione cartacea e informatica 

sequestrata presso A. SA (v. act. 1.1).  

 

 

F. Il 1° marzo 2024, A. SA ha interposto ricorso avverso la decisione in questione 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chiedendo 

in sostanza che la stessa venga annullata, la domanda di assistenza respinta e 

la documentazione cartacea e informatica non trasmessa all’autorità rogante (v. 

act. 1, pag. 20 e seg.).  

 

 

G. Con risposta del 19 marzo 2024, l’UDSC ha chiesto di respingere il ricorso, nella 

misura della sua ammissibilità (v. act. 7). Con osservazioni del 20 marzo 2024, 

l’UFG ha proposto la reiezione del gravame (v. act. 8).  

 

 

H. Con replica del 18 aprile 2024, trasmessa all’UDSC e all’UFG per conoscenza 

(v. act. 12), la ricorrente si è riconfermata nelle proprie conclusioni ricorsuali 

fornendo alcune precisazioni (v. act. 11). 

 

 

Le argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei con-

siderandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-

stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 

cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale 

[AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge 

federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; 

RS 173.71] del 19 marzo 2010). 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Procura europea e la 

Confederazione Svizzera sono retti dall’AIMP, unitamente alla relativa ordi-

nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 Ordinanza sulla cooperazione con la Pro-

cura europea [RS 351.13], richiamato l’art. 1 cpv. 3ter AIMP). 

 

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1.3 Salvo diversa disposizione dell’AIMP, la procedura di ricorso è retta dalla legge 

federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021; 

v. art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 12 cpv. 1 AIMP; DANGUBIC/KESHELAVA, Com-

mentario basilese, Internationales Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 

AIMP); per gli atti procedurali, vige il diritto procedurale determinante in materia 

penale, segnatamente il CPP (v. art. 12 cpv. 1 seconda frase AIMP e art. 54 

CPP). 

 

1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu-

sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura) 

possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, 

con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). 

 

1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il 

ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP.  

 

1.6  

1.6.1 La ricevibilità del gravame presuppone tuttavia anche la legittimazione a ricor-

rere dell’insorgente giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima disposizione, 

oltre all’UFG (lett. a), ha diritto di ricorrere chiunque è toccato personalmente e 

direttamente da una misura d’assistenza giudiziaria e ha un interesse degno di 

protezione all’annullamento o alla modifica della stessa (lett. b; v. anche l’art. 21 

cpv. 3 AIMP per quanto concerne le persone contro cui è diretto il procedimento 

penale all’estero). Il concetto di persona toccata ai sensi dei predetti articoli di 

legge trova concretizzazione sia nella giurisprudenza che all'art. 9a OAIMP. Per 

essere considerato personalmente e direttamente toccato da una misura di as-

sistenza giudiziaria internazionale, il ricorrente deve avere un legame sufficien-

temente stretto con la decisione litigiosa (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 123 II 

161 consid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una richiesta d’informazioni 

su un conto bancario è considerato personalmente e direttamente toccato il ti-

tolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1 e 6.1, 

con rinvii, e 118 Ib 547 consid. 1d), così come nelle perquisizioni domiciliari 

questa qualità spetta al proprietario o al locatario (v. art. 9a lett. b OAIMP; 

DTF 137 IV 134 consid. 6.2, con rinvii). In via giurisprudenziale è stato altresì 

precisato che la legittimazione a ricorrere compete alla persona direttamente 

sottoposta a una misura coercitiva (perquisizione, sequestro o interrogatorio; 

DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; 127 II 198 consid. 2d; 126 II 

258 consid. 2d; 124 II 180 consid. 1b; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82), mentre 

gli interessati toccati solo in maniera indiretta, come ad esempio il mero avente 

diritto economico di un conto bancario, non possono impugnare tali provvedi-

menti (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1 e 122 II 130 consid. 2b e rinvii).  

 

1.6.2 In concreto, nella misura in cui la ricorrente contesta la trasmissione della do-

cumentazione cartacea e informatica sequestrata nei suoi locali, la 

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legittimazione ricorsuale è pacifica. Essa non è per contro data per quanto ri-

guarda il verbale d’interrogatorio di H. del 26 aprile 2023 oggetto della decisione 

impugnata. In questi termini, occorre quindi entrare nel merito del gravame. 

 

 

2. L'insorgente ritiene violato il suo diritto di essere sentito in quanto l’UDSC, nel 

provvedimento impugnato, non si sarebbe espresso in merito ad uno degli ar-

gomenti sollevati nel corso della procedura di prima istanza, ossia il fatto che 

alcuni documenti e file informatici litigiosi si collocherebbero “temporalmente 

fuori dal periodo rilevante” (act. 1, pag. 18). 

 

2.1 L'obbligo di motivazione, derivante dal diritto di essere sentiti (art. 29 cpv. 2 

Cost.), prevede che l'autorità debba menzionare, almeno brevemente, i motivi 

che l'hanno indotta a decidere in un senso piuttosto che nell'altro e di porre 

pertanto l'interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del provve-

dimento e delle eventuali possibilità di impugnazione presso un'istanza supe-

riore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso (v. DTF 136 I 229 consid. 

5.5; 121 I 54 consid. 2; 117 Ib 481 consid. 6b/bb, nonché più ampiamente 

ALBERTINI, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwal-

tungsverfahren des modernen Staates, 2000, pag. 400 e segg., con altri rinvii 

giurisprudenziali). L'autorità di esecuzione non è tenuta a discutere in maniera 

dettagliata tutti gli argomenti sollevati dalle parti, né a statuire separatamente 

su ogni conclusione che le viene presentata. Essa può limitarsi all'esame delle 

questioni decisive per l'esito del litigio (v. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1; 139 IV 

179 consid. 2.2; 134 I 83 consid. 4.1; 130 II 530 consid. 4.3; 126 I 97 consid. 

2b; sentenza del Tribunale federale 1B_380/2010 del 14 marzo 2011 consid. 

3.2.1). 

 

2.2 In concreto, l’UDSC ha illustrato la giurisprudenza applicabile in materia di pro-

porzionalità e utilità potenziale (v. act. 1.6, pag. 6), affermando, tra l’altro, che 

“il ruolo dell’assistenza giudiziaria serve a favorire la scoperta di fatti, di infor-

mazioni e di mezzi di prova, compresi anche quelli che l’autorità richiedente 

ignorava. Non si tratta unicamente di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti 

rivelati dall’inchiesta che conduce, ma anche di scoprirne altri. Ne deriva per 

l’autorità richiedente un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di 

tutti gli elementi riuniti, propri a servire l’inchiesta estera” (ibidem). Sulla base di 

quanto precede, esso è giunto alla conclusione che “in questo caso, della do-

cumentazione riconducibile ai soggetti oggetto di indagine all’estero quali il sig. 

G., le ditte: E. SA, D. AG, F. SA, I. Srl, J. Ltd e B. AG è stata rinvenuta presso 

la A. SA e/o sul computer in possesso del sig. H. Il legame tra la CRI e la docu-

mentazione sequestrata è pacificamente dato. In ossequio di quanto precede e 

della giurisprudenza precitata, per l’UDSC, tutta la documentazione sequestrata 

tranne quella che verrà restituita (…) va trasmessa all’autorità richiedente” (ibi-

dem, pag. 7). Quanto precede ha senz’altro permesso alla ricorrente di 

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comprendere le ragioni alla base della decisione di chiusura, segnatamente 

dell’invio di tutta la documentazione litigiosa, e di impugnarla con cognizione di 

causa, per cui la censura va disattesa. 

 

 

3. Nel merito A. SA censura la violazione del "principio dell’utilità potenziale e della 

proporzionalità, nonché il divieto della fishing-expedition, nella misura in cui, la 

documentazione cartacea ed informatica raccolta esula dal periodo di interesse 

(2021-2022), oppure non concerne i fatti oggetto di indagine in Italia, in quanto 

non rilevanti per la presunta frode carosello dell’IVA” (act. 1, pag. 9). Avendo 

poi l’UDSC già escluso nel corso della procedura rogatoriale la trasmissione 

della documentazione cartacea e informatica relativa a F. SA / I. Srl raccolta 

nell’ambito della perquisizione della sede di A. SA, affermare susseguente-

mente nella decisione impugnata che questa risulterebbe invece utile per l’au-

torità rogante sarebbe contraddittorio e in urto con il principio della buona fede.  

 

3.1  

3.1.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 

136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 

367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se 

le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-

sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, 

all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sen-

tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 con-

sid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi 

sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo 

compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 

rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio 

della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 

pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare 

abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le 

indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 con-

sid. 3.1 e rinvii). 

 

3.1.2 Da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per rico-

struire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di regola 

dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da identificare tutte 

le persone o entità giuridiche coinvolte e chiarire con sufficiente ampiezza dia-

cronica l'origine e la destinazione dei flussi monetari sospetti (v. DTF 129 II 462 

consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze 

del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 

- 7 - 
 
 

1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 

2005 in fine; sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 feb-

braio 2020 consid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio 

essere informato di tutte le transazioni effettuate attraverso i conti utilizzati dalle 

soggettività in questione e che possano far parte del meccanismo delittuoso 

messo in atto (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 lu-

glio 2014 consid. 2.2.2). L'autorità d'esecuzione deve interpretare la richiesta 

secondo il senso che le può essere ragionevolmente attribuito. A tale proposito, 

nulla si oppone ad un'interpretazione estesa della richiesta, a condizione che 

tutti i requisiti per l'accoglimento della domanda siano adempiuti. Naturalmente 

è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati per ricevere 

proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità richiedente ha 

comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base di una docu-

mentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca è finalizzata 

non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico (sentenza del 

Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3; sentenza del 

Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 consid. 4.2). La 

trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le autorità 

debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 con-

sid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 

dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle 

esigenze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP).  

 

3.1.3 In base alla giurisprudenza, l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del 

giudice dell'assistenza va orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo 

cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova 

certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 

318 consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 

3a e b; TPF 2010 73 consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale ha un ruolo 

cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale coopera-

zione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di 

prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. 

Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, 

ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un 

dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa 

raccolti e potenzialmente idonei alle indagini, al fine di chiarire in tutti i suoi 

aspetti i meccanismi delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del 

Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e 

RR.2009.320 del 2 febbraio 2010 consid. 4.1). Vietata in particolare è la cosid-

detta fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca ge-

nerale ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza 

che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 

65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo modo di procedere non è consentito 

- 8 - 
 
 

in ambito di assistenza internazionale sia alla luce del principio della specialità 

che di quello della proporzionalità. Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto 

che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 

Ib 257 consid. 5c). 

 

3.2  

3.2.1 Nella fattispecie, l’autorità rogante ha chiaramente illustrato nella sua domanda 

di assistenza il collegamento tra l’inchiesta estera ed A. SA. Essa afferma che 

“nel corso delle indagini è emerso che G. e la sua compagna K. hanno certa-

mente la disponibilità di un appartamento a Lugano e che G. si avvale delle 

prestazioni della società fiduciaria ticinese A. SA. Inoltre, una delle società uti-

lizzate per realizzare la frode all’IVA è la società elvetica D. A.G., operante nel 

mercato UE con rappresentanze fiscali in Olanda e Repubblica Ceca. Quanto 

emerso dalle indagini è stato confermato in sede d’interrogatorio dal sig. G.” 

(act. 1.6, pag. 12). Ricordato come quest’ultimo sembra avere rivestito il ruolo 

di promotore, capo e organizzatore del sodalizio criminale oggetto delle indagini 

estere (v. act. 1.6, pag. 9), l’autorità rogante, per quanto concerne le prestazioni 

rese da A. SA, riporta le seguenti dichiarazioni dello stesso G.: “il sig. L. fa bu-

siness nel settore informatico con la società E. SA che ha sede in Lussemburgo; 

acquisto anche da questa società; faccio alla società E. SA una fattura di con-

sulenza mensile di 8 mila euro tramite la società elvetica C. AG; non figuro come 

beneficiano economico di questa società; la società C. AG mi bonifìca circa 5 

mila franchi al mese su conto a me intestato presso la banca M. di Lugano; io 

figuro quale dipendente della C. AG; C. AG svolge servizi di marketing per la E. 

SA; ho detto una cosa errata, io vengo pagato in realtà non dalla C. AG ma da 

altra società fiduciaria, la A. AG della quale figuro dipendente; la società è dello 

stesso commercialista svizzero, il dr. H. Confermo che H. ha lo studio in Lugano 

viottolo U. H. prima lavorava per l’ufficio delle imposte Era un tassatore capo. 

Lui ha ufficio sia a Lugano, sia a Zug. La C. AG è costituita presso il cantone di 

Zug. Io sono amministratore anche di altra società elvetica, la B. AG, sempre 

domiciliata in Zug. La società controlla l’omonima società italiana che possiede 

delle proprietà immobiliari in Sicilia che sono affittate. Il vero proprietario è L. e 

io sono amministratore su sua richiesta, per fargli un favore. Socio e benefìciario 

economico è L. Amministratore della società B. Italiana è tale N. Io ero già 

cliente del dr. H. e ho detto io a K. di venire lì” (ibidem, pag. 13). L’autorità 

rogante ha aggiunto che l’indagato K., associato a delinquere con G., è un altro 

cliente di A. SA (v. ibidem).  

 

3.2.2 Quanto precede permette di concludere che tutta la documentazione cartacea 

e informatica riconducibile alle persone fisiche e giuridiche coinvolte nei fatti 

oggetto d’indagine, e non solo quella relativa agli anni 2021 e 2022 (v. supra 

consid. 2.2.1), presenta senz’altro un’utilità potenziale per il procedimento 

estero. Inoltre, avendo la Procura europea, nel complemento rogatoriale del 

4 aprile 2023, indicato F. SA quale entità direttamente coinvolta nella vicenda 

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in esame – nella società sarebbero confluiti proventi della frode carosello all’IVA 

(v. act. 1.11) –, l’agire dell’UDSC non presta il fianco a critiche, ciò indipenden-

temente dal fatto ch’esso possa aver escluso in un primo momento o in parte la 

trasmissione di documentazione relativa a tale società. Spetterà infine al giudice 

estero del merito valutare se dalla documentazione inoltrata emerge in concreto 

una connessione penalmente rilevante fra i fatti oggetto della procedura penale 

in Italia e detta documentazione. Alla luce della domanda di assistenza risulta 

che tutta la documentazione litigiosa è potenzialmente utile per l'inchiesta, mo-

tivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della proporzionalità. 

 

 

4. Per la ricorrente, la consegna dei file informatici e di eventuale documentazione 

cartacea riconducibili a F. SA (e F. Srl) costituirebbe per lei un pregiudizio, rite-

nuto come verrebbero trasmesse informazioni riguardanti attività soggette 

all’obbligo di discrezione ed al segreto commerciale (act. 1, pag. 11). Inoltre, la 

documentazione litigiosa conterrebbe atti coperti dal segreto fiscale e dal se-

greto professionale dell'avvocato e del notaio (act. 1, pag. 15-16; act. 11 pag. 

3-6). 

 

4.1 Nell'esecuzione della domanda, la protezione della sfera segreta è retta dalle 

disposizioni sul diritto di non deporre (art. 9 AIMP). La facoltà di non deporre è 

regolata dagli art. 168 e segg. CPP. Di principio, solo i segreti professionali 

qualificati ai sensi dell'art. 321 n. 1 CP, di cui fa parte anche il segreto profes-

sionale degli avvocati, rientrano in tale campo d'applicazione (sentenza del Tri-

bunale penale federale RR.2022.36 del 5 maggio 2022 consid. 4.2). Dal canto 

suo, la rivelazione di segreti commerciali non costituisce un impedimento asso-

luto all'esecuzione di misure rogatoriali e alla concessione di assistenza giudi-

ziaria (v. art. 248 cpv. 1 CPP in relazione con art. 9 AIMP; sentenza del Tribu-

nale penale federale RR.2022.137 del 10 novembre 2022 consid. 3.4.1; 

KELLER, Commentario zurighese, 3a ediz. 2020, n. 23 e seg. ad art. 248 CPP; 

v. anche GSTÖHL, Geheimnisschutz im Verfahren der internationalen Rechts-

hilfe in Strafsachen, 2008, pag. 318). In caso di obbligo di testimoniare e di 

edizione, prevale di regola l'obbligo d'informare, dato che il segreto commer-

ciale non costituisce un motivo per non deporre o per opporsi ad un ordine di 

edizione. Per opporsi validamente ad una richiesta estera è necessario in tal 

senso rendere verosimile il motivo per cui il segreto in questione dovrebbe pre-

valere sulle esigenze del procedimento penale (sentenza del Tribunale penale 

federale RR.2021.139 dell'11 novembre 2021 consid. 2.2.1; GLUTZ, Commen-

tario basilese, 2015, n. 8 ad art. 9 AIMP; GSTÖHL, op. cit., pag. 80).  

 

4.2 In concreto, va osservato come l'autorità di esecuzione abbia dissequestrato 

"tutte le tassazioni fiscali, l'appunto manoscritto dal Sig. H. e la documentazione 

riconducibile ad avvocati e notai (faldoni 3, 4 e 10) nonché i dati informatici no. 

3231, 3385 e 3226" (v. act. 1.1, pag. 6). Poiché tale documentazione non verrà 

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trasmessa all'autorità rogante, la censura, su tale punto di questione, risulta 

priva di oggetto. Circa quanto sollevato in sede di replica a soggetto del diverso 

trattamento riservato ai file riferiti alla "consulenza fiscale effettuata dal signor 

H. al signor G.", va rilevato che, sebbene i documenti in parola figurino effetti-

vamente ancora nella documentazione litigiosa, essi non contengono alcuna 

informazione sensibile e non sono coperti da alcun segreto fiscale, essendo lo 

stesso proprio alle sole autorità di tassazione. Per il resto, nel ricorso non ven-

gono sufficientemente spiegate e sostanziate le ragioni per cui, nel caso con-

creto, la protezione degli interessi commerciali della ricorrente o di terzi prevar-

rebbe su quella degli interessi istruttori delle autorità di perseguimento penale 

estere, i quali sono di regola preponderanti; ragioni che neppure gli atti dell'in-

carto permettono del resto di evidenziare. Le affermazioni della ricorrente in tale 

ambito, prive di qualsiasi riferimento a situazioni specifiche, puntuali e concrete, 

non permettono dunque di rifiutare l'assistenza a causa dell'invocata tutela del 

segreto commerciale. Sarà l’autorità rogante ad adottare eventuali misure sup-

plementari in tal senso, qualora nel procedimento all'estero dovessero essere 

presentate richieste simili, e non vi è nessuna ragione per ritenere che esse non 

verrebbero dovutamente prese in esame a salvaguardia dei legittimi interessi 

delle parti. Esigenze di discrezione delle persone toccate dalle misure rogato-

riali non possono peraltro prevalere, nelle descritte circostanze, sulle necessità 

di indagine e sull'obbligo della Svizzera di accordare l'assistenza più ampia pos-

sibile (v. sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007 con-

sid. 3.3; sentenze del Tribunale penale federale RR.2023.48 dell’8 agosto 2023 

consid. 2.2; RR.2017.4 del 5 maggio 2017 consid. 3.4). In altri termini, poiché il 

diritto alla riservatezza della ricorrente non prevale manifestamente sugli inte-

ressi del procedimento penale, il principio della proporzionalità non è stato di-

satteso neppure da questo punto di vista.  

 

 

5. In conclusione, il ricorso va respinto nella misura della sua ammissibilità e la 

decisione impugnata confermata. 

 

 

 

 

 

6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 4'000.–, a carico del ricorrente; essa è coperta dall'an-

ticipo delle spese del medesimo importo già versato. 

- 11 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia è fissata a fr. 4'000.– a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 15 maggio 2024 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Vicepresidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Pascal Delprete 

- Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale 
oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera 
al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il 
rispetto di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha 
eseguito tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente 
importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi 
per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta 
gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).