# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 64951a22-1247-5529-87b0-fe9aaf5130ae
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.07.2020 D-2296/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2296-2018_2020-07-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2296/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  7  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Hans Schürch;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 4 aprile 2018 / N (…). 

 

 

 

D-2296/2018 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadino turco di etnia curda con ultimo domicilio a Gaziantep 

nell’omonima provincia, ha depositato una domanda di asilo in Svizzera il 

15 febbraio 2018 dopo aver lasciato la Turchia fra il 10 e l’11 febbraio 2018 

(cfr. atto n. A6/13 [in seguito: verbale 1], pag. 3, punto 1.12 e pag. 4, punto 

1.17.04).  

B.  

B.a Sentito sui motivi d’asilo, l’interessato ha dichiarato, in sostanza e per 

quanto qui di rilievo, d’essere espatriato a seguito delle persecuzioni subite 

in Turchia in ragione della sua etnia curda nonché dell’attività politica ivi 

condotta. In proposito, egli ha anzitutto narrato che durante un soggiorno 

a B._______ nel 2013, la polizia turca – allertata da non meglio precisati 

individui infastiditi dal suo esprimersi in lingua curda – si sarebbe recata 

presso la sua abitazione inferendogli percosse e costringendolo a fare ri-

torno a Gaziantep (cfr. atto n. A11/14, [in seguito: verbale 2], pag. 3, D8). 

Dipoi, l’interessato ha riferito di essere stato aggredito dalle autorità turche 

quando, durante il periodo elettorale del 2015, egli distribuiva dei volantini 

per conto del partito “HDP”. Infine, egli sarebbe stato vittima di episodi di 

violenza anche nel 2017. In proposito, egli sarebbe stato attaccato da 

membri del partito “MHP” per aver esibito con le mani il segno di libertà per 

i curdi (cfr. verbale 2, pag. 8, D58-D63); oltretutto, egli sarebbe stato nuo-

vamente confrontato con i maltrattamenti delle autorità turche quando que-

ste sarebbero intervenute per disperdere con la forza una manifestazione 

organizzata in sostegno della scarcerazione di C._______, e alla quale il 

ricorrente avrebbe aderito (cfr. verbale 2, pag. 9, D72).  

Proseguendo nel suo esposto, il richiedente ha dichiarato che la fuga dal 

Paese d’origine sarebbe altresì da ricondurre alla sua volontà di sottrarsi 

al servizio di leva, intento che sarebbe dettato dal timore di essere sotto-

posto a maltrattamenti ad opera dei suoi superiori gerarchici, oltreché di 

essere chiamato ad intervenire militarmente nelle aree più insidiose del 

conflitto siriano, ove dovrebbe peraltro misurarsi con i membri del suo 

stesso gruppo etnico. 

Non da ultimo, un suo ritorno nel Paese di provenienza lo esporrebbe, es-

sendosi egli sottratto all’arruolamento, ad un arresto arbitrario e finanche 

ad atti di tortura perpetrati dalle autorità turche (cfr. verbale 2, pag. 11, D87-

D89). 

D-2296/2018 

Pagina 3 

B.b A sostegno della sua domanda d’asilo, il richiedente ha versato agli atti 

della procedura di prima istanza la sua carta d’identità turca. 

C.  

Con decisione del 4 aprile 2018, notificata all’interessato in medesima data 

(cfr. atto n. A15/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

ha respinto la domanda di asilo pronunciando contestualmente l’allontana-

mento del richiedente dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello stesso sic-

come ritenuta lecita, esigibile e possibile. 

D.  

In data 20 aprile 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d’entrata: 

23 aprile 2018) l’interessato è insorto contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chie-

dendo l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della 

qualità di rifugiato nonché la concessione dell’asilo e, sussidiariamente, la 

ritrasmissione degli atti all’autorità inferiore per una nuova decisione. L’in-

sorgente ha altresì chiesto di essere ammesso provvisoriamente. Infine, il 

medesimo ha presentato istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, 

nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali e del re-

lativo anticipo, con protestate spese e ripetibili. 

E.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-

zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

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Pagina 4 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un se-

condo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 

LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti.  

4.  

4.1 Nella querelata decisione, la SEM ha considerato che parte delle alle-

gazioni dell’interessato non soddisferebbero le condizioni di verosimi-

glianza previste all’art. 7 LAsi, in quanto addotte tardivamente, contraddi-

torie e insufficientemente motivate. 

4.1.1 Anzitutto, nell’ambito dell’audizione sul rilevamento dei dati personali 

l’interessato avrebbe riferito di un unico episodio di violenza, avvenuto nel 

2017 quando intento a distribuire volantini elettorali per conto del partito 

“HDP”. Egli avrebbe inizialmente sostenuto che l’evento in parola fosse la 

sola ragione all’origine della fuga dalla Turchia, salvo poi correggersi du-

rante la medesima audizione e ricondurre la medesima anche ai maltratta-

menti subiti dalle autorità nel contesto di una manifestazione tenutasi nel 

2017. Inoltre, in sede di audizione sui motivi d’asilo egli avrebbe fatto men-

zione di quattro ulteriori aggressioni a suo discapito. A mente dell’autorità 

inferiore, posta la tardività delle ulteriori allegazioni del ricorrente, e conto 

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tenuto del fatto che il medesimo non sia stato in grado di addurre valida 

giustificazione, le persecuzioni esposte sarebbero da considerarsi invero-

simili. 

4.1.2 Oltretutto, le affermazioni dell’interessato sarebbero divergenti su 

punti essenziali. Per quanto concerne le persecuzioni perpetrate dalle au-

torità statali, il richiedente avrebbe affermato durante l’audizione sulle ge-

neralità di essere stato vittima di due episodi di violenza, entrambi verifica-

tisi nel 2017. Nondimeno, egli avrebbe modificato tale versione iniziale dei 

fatti in sede di audizione sui motivi d’asilo, evocando tre aggressioni, avve-

nute rispettivamente nel 2013, 2015 e nel 2017. Oltre a ciò, egli avrebbe 

fornito delle spiegazioni contradditorie sia in merito agli asseriti problemi 

risalenti al 2015 – poiché avrebbe prima collocato temporalmente tale av-

venimento in estate del medesimo anno, salvo poi correggersi e farlo risa-

lire al mese di aprile o maggio – sia per quanto attiene le modalità con cui 

la polizia avrebbe disperso i manifestanti nel 2017, giacché avrebbe spie-

gato di essere stato solamente bagnato con gli idranti ma raccontando in 

seguito di essere stato anche colpito con manganelli. Vieppiù, da un raf-

fronto delle dichiarazioni rilasciate durante le rispettive audizioni, si evince-

rebbe un’incongruenza anche in merito alla sua appartenenza politica poi-

ché avrebbe raccontato in un primo tempo di aver aderito al partito “BDP”, 

per poi però parlare esclusivamente dell’iscrizione e delle attività svolte per 

il partito “HDP”. In proposito, a mente della SEM, tali discrepanze non pos-

sono essere giustificate dal fatto che ambedue organizzazioni siano votate 

alla causa curda, siccome separate ed esistenti indipendentemente l’una 

dall’altra. Del resto, il richiedente si sarebbe contraddetto anche indicando 

la localizzazione geografica della sede del partito ove egli si sarebbe 

iscritto, giacché avrebbe sostenuto che questa si sarebbe svolta a 

D._______ malgrado egli avesse inizialmente indicato E._______. 

4.1.3 Infine, la narrazione delle supposte persecuzioni non sarebbe con-

creta e particolareggiata. Anzitutto, limitandosi ad indicare l’anno e in alcuni 

casi il mese di riferimento, il ricorrente non avrebbe sufficientemente spe-

cificato i periodi temporali durante i quali si sarebbero svolti gli avvenimenti 

all’origine della decisione di fuggire dalla Turchia. A ciò, si aggiungerebbe 

che le risposte articolate dall’insorgente sarebbero vaghe ed impersonali. 

A titolo esemplificativo, la descrizione dell’aggressione avvenuta nel 2013, 

sarebbe scevra di dettagli circa le modalità, gli autori e le conseguenze 

della medesima. Allo stesso modo, sia la descrizione dell’aggressione av-

venuta nel 2015, così come dello scontro con i membri di un partito rivale, 

sarebbe vaga e priva di particolari di sorta. Da ultimo, anche l’esposto ri-

guardante la marcia di protesta in favore di C._______, non ossequierebbe 

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le condizioni di cui all’art. 7 LAsi, poiché non sarebbe stato riportato il nu-

mero esatto di partecipanti, quali e quante forze di polizia siano intervenute 

per interromperla, così come neppure le conseguenze patite dal ricorrente 

in tale evenienza. Oltremodo, il tenore sommario delle allegazioni sarebbe 

ancor più considerevole se considerato il livello di istruzione di A._______. 

La SEM ha dunque ritenuto che nulla permetterebbe di considerare vero-

simili gli eventi esposti. 

4.2 Nel prosieguo dell’analisi di cui alla decisione impugnata, la SEM ha 

ritenuto irrilevanti in materia d’asilo le ulteriori problematiche evocate. 

4.2.1 Per quanto attiene l’esistenza di un timore fondato di persecuzioni nel 

Paese di provenienza dovute alla sola estrazione etnica del ricorrente, la 

SEM ha osservato che pur essendo generalmente nota l’esposizione a di-

scriminazioni della popolazione curda in Turchia, ciò non basterebbe a de-

terminare un’esistenza impossibile o insopportabile in tale Paese; conse-

guentemente – posta l’inverosimiglianza delle persecuzioni allegate – l’ap-

partenenza all’etnia curda non sarebbe suscettibile di condurre al ricono-

scimento della qualità di rifugiato. Parimenti, neppure la supposta attività 

politica ossequierebbe i disposti dell’art. 3 LAsi; la semplice adesione al 

partito, per il quale non avrebbe rivestito ruoli di spicco, non giustifiche-

rebbe infatti un timore fondato di persecuzioni future da parte delle autorità 

turche. D’altro canto, egli non avrebbe mai fatto menzione di indagini con-

dotte a suo carico, di mandati di cattura formali emessi nei suoi confronti, 

né di essere stato arrestato.  

4.2.2 Infine, la SEM ha esaminato l’esistenza di un timore fondato in rela-

zione con l’obbligo di leva militare in Turchia. A mente di quest’ultima, l’in-

corporazione nell’esercito non costituirebbe una persecuzione ex art. 3 

LAsi; in effetti, il fatto di servire nelle forze armate avrebbe quale scopo la 

protezione dello Stato contro pericoli provenienti dall’interno quanto 

dall’esterno. Ne discenderebbe che nemmeno un suo dispiegamento 

nell’ambito del conflitto siriano − in assenza di elementi comprovanti un 

nesso oggettivo fra la sua etnia e il luogo di distaccamento − muterebbe 

tale valutazione. Vieppiù, il timore di essere esposto ai maltrattamenti dei 

commilitoni e dei suoi superiori gerarchici in seno all’esercito, oltre a non 

raggiungere un grado di intensità sufficiente al riconoscimento della qualità 

di rifugiato, si ridurrebbe ad una mera congettura, irrilevante in materia 

d’asilo.  

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Da ultimo, alla luce dell’art. 3 cpv. 3 LAsi, l’evocato timore di essere san-

zionato per renitenza non permetterebbe diversa ponderazione. Ciò a 

maggior ragione se considerato che il richiedente avrebbe lasciato il suo 

Paese d’origine senza aver mai ricevuto alcuna convocazione formale.  

4.3 Conseguentemente, alla luce delle considerazioni di cui sopra, l’auto-

rità di prima istanza non ha riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessato 

ed ha respinto la sua domanda d’asilo. 

5.  

Con il ricorso, l’insorgente contesta le considerazioni contenute nel prov-

vedimento impugnato. 

5.1 Anzitutto, il ricorrente confuta la tardività delle sue allegazioni. Egli 

avrebbe descritto spontaneamente e dettagliatamente tutti gli episodi di 

prevaricazione nei suoi confronti in ingresso di audizione sui motivi d’asilo. 

D’altra parte, gli sarebbe stato comunicato, durante la prima audizione, di 

non entrare nei dettagli dei motivi d’asilo, ciò che spiegherebbe la sum-

menzionata apparente tardività. 

5.2 Quo alle divergenze scandagliate dalla SEM, quest’ultima non avrebbe 

tenuto conto delle giustificazioni addotte dal ricorrente – il quale avrebbe 

ricondotto parte delle divergenze ad un esposto riassuntivo durante la 

prima audizione – così come neppure del fatto che in alcuni casi egli si 

sarebbe corretto immediatamente senza che gli venisse in seguito conte-

stata un’incongruenza (cfr. memoriale ricorsuale, punto 2). Parimenti, egli 

non si sarebbe contraddetto nel riferire del partito politico per il quale 

avrebbe militato, dacché BDP e HDP sarebbero parte della medesima or-

ganizzazione. In sostanza, pur riconoscendo un esposto maggiormente 

dettagliato in sede di audizione sui motivi d’asilo, dettato dalla natura 

stessa di quest’ultima, l’insorgente ha negato una dicotomia fra le versioni 

esposte durante le due interrogazioni. 

5.3 L’interessato avrebbe altresì sufficientemente sostanziato le proprie al-

legazioni. Con riferimento al rimprovero della SEM circa l’impossibilità di 

dettagliare il numero di aggressori appartenenti al partito MHP, egli so-

stiene che tale lacuna sarebbe giustificata dal fatto che si sarebbe preoc-

cupato di difendersi anziché contare gli assalitori. Allo stesso modo, sa-

rebbe comprensibile ch’egli non si sia curato di determinare con esattezza 

il numero di partecipanti alla manifestazione del 2017 – benché sia comun-

que stato in grado di fornire un’incertezza di appena una decina di persone 

– così come neppure quali e quante forze dell’ordine siano intervenute per 

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disperdere i manifestanti. D’altro canto, nel corso dell’audizione sui motivi 

d’asilo non gli sarebbe stata posta alcuna domanda aggiuntiva in tal senso. 

Infine, contrariamente a quanto asserito dall’autorità di prima istanza e rin-

viando al relativo verbale (cfr. verbale 2, D74), egli avrebbe dettagliato le 

conseguenze cagionate dallo scontro con le autorità a margine della citata 

manifestazione del 2017. 

5.4 Vieppiù, le motivazioni addotte da A._______ ossequierebbero le con-

dizioni di cui all’art. 3 LAsi. In questo senso, dagli episodi narrati sarebbe 

ravvisabile una diffusa e sistematica persecuzione nei confronti dei curdi; 

tale aspetto sarebbe tanto più evidente considerata la condotta pacifica del 

ricorrente, il quale non sarebbe mai stato arrestato. Da ultimo, la decisione 

impugnata non terrebbe debitamente conto delle vessazioni subite dai sol-

dati turchi di etnia curda durante il servizio militare. Questi verrebbero di-

slocati nelle aree più insidiose del teatro di guerra siriano, sostenendo pe-

santi perdite e combattendo perdipiù persone appartenenti allo stesso 

gruppo etnico. Tale assunto, così come l’alto tasso di suicidi fra le reclude 

curde prestanti servizio nell’esercito curdo, sarebbe peraltro facilmente ap-

purabile con una ricerca in rete. 

6.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-

so include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2). Giusta l’art. 3 cpv. 1 

LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-

denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-

giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che compor-tano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Vi è pressione 

psichica insopportabile quando una persona è vittima di misure sistemati-

che che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle libertà e dei diritti 

fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo raggiungono un'inten-

sità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre i limiti del sop-

portabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano nello Stato per-

secutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi a questa situa-

zione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 2010/28 con-

sid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti). 

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Pagina 9 

7.  

A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per 

lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato 

è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditorie non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

8.  

8.1 Nel caso in esame, v’è anzitutto da chiedersi se i timori del ricorrente 

derivanti dalle evocate aggressioni, quandanche ritenute verosimili, siano 

rilevanti in materia d’asilo. 

8.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 

3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione 

(cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sogget-

tivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnata-

mente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua apparte-

nenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-

fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

ne è l’oggetto per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferi-

menti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi con-

creti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 

2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti).  

Inoltre, il fondato timore di essere perseguitato presuppone l’esistenza di 

minacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve in-

tercorrere un nesso causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi de-

caduto, in regola generale, allorquando tra l’ultima persecuzione subita e 

l’espatrio è trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della 

giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta 

quando la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle 

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Pagina 10 

persecuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggetti-

vamente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una 

partenza differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 

DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità 

e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame 

di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo 

stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia della 

decisione nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo 

delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un ri-

schio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni 

imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità del bi-

sogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità ma-

teriale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di 

essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle 

persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asyl-

verfahrens, Basilea, 1990, pag. 129 e, a titolo esemplificativo sentenza del 

Tribunale D-2243/2015 del 15 dicembre 2017 consid. 8.4.1).  

9.  

Orbene, v’è anzitutto da rilevare che nel caso in esame, indipendente-

mente dalla verosimiglianza delle aggressioni raccontate, quest’ultime non 

soddisfano le esigenze di concretezza del timore fondato ai sensi delle fonti 

sopraesposte. Per ammissione stessa del richiedente, dopo l’ultima asse-

rita aggressione – avvenuta nel mese di luglio o di agosto del 2017 (cfr. ver-

bale 2, pag. 9, D75) – egli ha continuato a risiedere normalmente in Turchia 

fino al 10 o all’11 febbraio 2018, data in cui sarebbe espatriato (cfr. verbale 

1, pag. 4, punto 1.17.04 e verbale 2, pag. 11, D96). Tale periodo di svariati 

mesi, risulta uscire dai termini temporali ritenuti dalla giurisprudenza 

poc’anzi enucleata, tanto più ponendo la mente al fatto ch’egli non ha ad-

dotto motivazioni atte a chiarire le ragioni di tale attesa e permettenti dun-

que diversa valutazione. 

Oltremodo, le persecuzioni raccontate non soddisfano le esigenze di con-

cretezza del timore fondato dacché l’espatrio dell’insorgente pare piuttosto 

motivato dal timore della leva militare (cfr. verbale 2, pag. 11, D96) che non 

dai supposti episodi di violenza.  

Visto quanto precede, ritenendo il nesso causale temporale tra gli atti di 

persecuzione e l’espatrio dal suo Paese d’origine, come pure il nesso di 

causalità materiale tra gli stessi ed il bisogno di protezione, interrotti, non 

risultano rilevanti ai fini della concessione dell’asilo a titolo originario. 

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10.  

Per il resto, le ulteriori problematiche allegate dal ricorrente risultano, ai 

sensi delle considerazioni che seguono, ugualmente irrilevanti in materia 

d’asilo. 

11.  

Con riguardo alle doglianze ricorsuali con le quali l’interessato vorrebbe far 

intendere di temere persecuzioni future in ragione della sua etnia curda, è 

necessario constatare che lo scrivente Tribunale ha già avuto modo di pre-

cisare che nonostante le recenti evoluzioni della situazione securitaria in 

Turchia, non è possibile ad oggi ritenere che la sola appartenenza all’etnia 

curda giustifichi timori di esposizione a persecuzioni con una rilevanza per 

l’asilo. Invero, pur non potendosi escludere alcune discriminazioni nei con-

fronti della minoranza curda, in parte acutizzate dai recenti eventi, non vi 

sono attualmente gli elementi per ammettere l’esistenza di una discrimina-

zione sistematica e generale contraria ai principi di cui ai disposti citati (cfr. 

tra le tante, sentenze del Tribunale D-3639/2017 del 18 marzo 2020 consid. 

8 e D-3600/2017 del 29 marzo 2019). Va a tal proposito ricordato che il 

peggioramento della situazione sotto il profilo politico e le sue conseguenze 

concrete non prefigurano, ad esse sole, elementi pertinenti in ambito 

d’asilo (cfr. ibidem). 

12.  

Proseguendo nell’analisi, nemmeno si può considerare che nella sindacata 

decisione non sia stato tenuto in debita considerazione il profilo politico del 

richiedente l’asilo. Al riguardo, è d’uopo sottolineare come lo stesso inte-

ressato abbia espressamente dichiarato di non aver ricoperto particolari 

funzioni in seno al partito (cfr. verbale 2, pag. 4, D16). In tal senso, va anche 

rammentato che la sola appartenenza ad un partito legale (in casu l’HDP) 

così come la stessa partecipazione ad attività organizzate da tali raggrup-

pamenti non giustifica un timore fondato di esposizione a persecuzioni con 

una rilevanza per l’asilo (cfr. sentenza del Tribunale D-2545/2019 del 19 

giugno 2019). Altresì, il fatto di essersi confrontato con le autorità di polizia 

mentre distribuiva volantini elettorali, oltreché d’essere stato presente du-

rante l’intervento delle forze di sicurezza in occasione della manifestazione 

a sostegno di C._______, nemmeno permette di concludere ch’egli fosse 

ricercato dalle autorità turche.  

13.  

13.1 Infine, con riferimento all’eventuale, coscrizione nelle forze armate tur-

che, v’è da rilevare che l’interessato non ha in casu addotto, al di là di mere 

D-2296/2018 

Pagina 12 

dichiarazioni di parte, alcun elemento atto a comprovare l’asserzione se-

condo cui il suo eventuale arruolamento ossequierebbe le condizioni ne-

cessarie al riconoscimento della qualità di rifugiato. In proposito, il Tribu-

nale ha già avuto modo di stabilire che in linea di principio, il dislocamento 

dei soldati dell’esercito turco avviene in modo aleatorio, senza che sia pos-

sibile concludere all’esistenza di una pratica attuale avverata – mossa da 

criteri etnico-politici ex art. 3 LAsi – da parte delle autorità turche, né che 

questa corrisponda alla volontà delle medesime (cfr. sentenza del Tribu-

nale D-1402/2020 del 13 marzo 2020). Analogamente, non v’è modo di 

stabilire, sulla scorta di quanto versato agli atti, una prassi di discrimina-

zione delle reclute di etnia curda, da parte dei vertici militari, pertinente in 

materia d’asilo. 

13.2 Da ultimo, non permette diversa conclusione neppure l’allegato timore 

di essere sanzionato per renitenza. Va difatti rammentato che ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 3 LAsi, non sono rifugiati le persone che sono esposte a seri 

pregiudizi o hanno fondato timore di esservi esposte per aver rifiutato di 

prestare servizio militare o per aver disertato. La giurisprudenza ha confer-

mato che con l’adozione dell’art. 3 cpv. 3 LAsi la prassi sinora seguita ri-

guardo alle persone che motivano una domanda d’asilo con il rifiuto di ser-

vire o la diserzione nel loro paese d’origine rimane valida (cfr. DTAF 2015/3 

consid, 4.3-4.5 e 5). In tal senso, un’eventuale sanzione per renitenza o 

diserzione non costituisce una persecuzione rilevante in materia di asilo 

che a condizioni eccezionali. Ciò è segnatamente il caso quando la san-

zione è aggravata, o sproporzionatamente severa, per uno dei motivi di cui 

all’art. 3 LAsi (cfr. DTAF 2015/3 consid. 5, in particolare consid. 5.9). La 

rilevanza in materia d’asilo può parimenti essere riscontrata, indipendente-

mente dall’entità della pena, quando l’incorporazione nell’esercito com-

porta l’esposizione a seri pregiudizi enumerati nella norma citata, la parte-

cipazione ad atti proibiti dal diritto internazionale o, ancora, l’obbligo di 

combattere contro una particolare minoranza etnica o religiosa, che coin-

cida con quella dell’interessato e che gli causi, per questo motivo, una si-

tuazione di grave conflitto interiore (cfr. DTAF 2015/3 consid. 4.3-4.5 et 5; 

GICRA 2006 n° 3 e 2003 n. 8; si veda anche WALTER KÄLIN, Grundriss des 

Asylverfahrens, 1990, pag. 116; SAMUEL WERENFELS, Der Begriff des 

Flüchtlings im schweizerischen Asylrecht, 1987, p. 259; Haut Commissariat 

des Nations Unies pour les réfugiés [HCR], Guide des procédures et critè-

res à appliquer pour déterminer le statut de réfugié, 1992, p. 44). 

Ebbene, nella fattispecie concreta, proprio siffatte premesse non sono in 

specie adempiute. In primo luogo, per ammissione stessa del richiedente, 

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Pagina 13 

egli non era ancora stato chiamato ad assolvere il servizio di leva al mo-

mento del suo espatrio (cfr. verbale 2, pag. 10, D85-D87), né ha mai pro-

dotto nell’ambito della corrente procedura, documentazione comprovante 

la sua formale convocazione in tal senso. Oltretutto, dagli atti all’inserto non 

emergono indizi concreti a sostegno del fatto che egli sarebbe oggetto di 

una sanzione penale per renitenza nel Paese d’origine (cfr. in questo senso 

sentenza del Tribunale E-1992/2019 del 24 maggio 2019 consid. 3.2.2), 

tantomeno che questa sarebbe sproporzionata alla luce del legittimo diritto 

della Turchia a mantenere delle forze armate (cfr. sentenza del Tribunale 

E-6183/2018 del 18 dicembre 2019 consid. 4.2). Viene quindi da sé che su 

questi presupposti, non può essere riconosciuto un rischio per il ricorrente 

di essere esposto ad una sanzione determinante per causa di renitenza. 

13.3 Pertanto, alla luce di quanto precede, nemmeno il prospettato timore 

di essere chiamato ad assolvere il servizio di leva giustifica in specie la 

concessione dell’asilo in Svizzera. 

14.  

In definitiva, indipendentemente dalla verosimiglianza del suo narrato – la 

cui questione può in specie rimanere aperta – quanto allegato dall’insor-

gente a supporto della domanda d’asilo, appare privo di rilevanza ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. Ne discende quindi che la SEM ha a giusto titolo negato la 

qualità di rifugiato al ricorrente, per il che, il ricorso in materia di riconosci-

mento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo, destituito di fon-

damento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

15.  

15.1 Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pro-

nuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

15.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a-

silo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]); cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4 e 2011/24 consid. 10.1). 

15.3 Pertanto la pronuncia dell’allontanamento va confermata. 

16.  

16.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

D-2296/2018 

Pagina 14 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-

missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adem-

pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvi-

soria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

16.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli 

ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 

10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell'al-

lontanamento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF 

2009/51 consid. 5.4). 

16.3 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto inapplicabile il principio del 

non respingimento. Essa ha parimenti considerato l’allontanamento am-

missibile, esigibile e possibile. 

16.4 Nel gravame, l’insorgente avversa implicitamente anche tale assunto, 

concludendo alla sua ammissione provvisoria in Svizzera. 

17.  

17.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-

zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-

dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

17.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare 

l'esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pre-

giudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non 

D-2296/2018 

Pagina 15 

trova applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso la Turchia è dun-

que ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30). Inoltre, al di là delle generiche allegazioni ricorsuali, il richie-

dente non ha in casu comprovato, rispettivamente reso verosimile, l’esi-

stenza di un rischio personale, concreto e serio di essere esposto in Tur-

chia ad un trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 Conv. 

Tortura. 

Pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l’esecuzione 

dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi. 

18.  

18.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione 

grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le 

difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una 

regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi 

di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione 

nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese siano tali 

da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e 

relativi riferimenti). 

18.2 Nella fattispecie, da prassi costante del Tribunale, in Turchia, fatte 

salve le province di Hakkari e Sirnak (cfr. DTAF 2013/2 consid. 9.5 – 9.6), 

non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza ge-

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Pagina 16 

neralizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del ter-

ritorio nazionale. Oltretutto, nonostante la ripresa delle ostilità tra il PKK e 

le forze di sicurezza turche nel luglio del 2015 in diverse province del Su-

dest e le recenti vicissitudini a seguito del tentativo golpe militare del 15 

luglio 2016, tale valutazione è tuttora attuale anche per le persone di etnia 

curda (cfr. sentenza del Tribunale D-2769/2019 del 3 settembre 2019). Il 

domicilio del ricorrente nella provincia di Gaziantep (cfr. verbale 1, pag. 2, 

punto 2.01) non rientra pertanto nelle regioni summenzionate. 

Quanto alla situazione personale del ricorrente, egli è giovane, ha frequen-

tato 12 anni di scuola conseguendo la maturità liceale nel 2014 (cfr. verbale 

1, pag. 3, punto 1.17.04) e dispone di una buona esperienza lavorativa 

(cfr. verbale 1, pag. 3, punto 1.17.04). Ad esso si aggiunge il fatto che sia i 

genitori che i tre fratelli, con i quali risiedeva in una casa di proprietà del 

nonno (cfr. verbale 1, pag. 4, punto 2.01), sono tutt’oggi residenti in Turchia 

(cfr. verbale 1, pag. 5, punto 3.01). Oltretutto, anche i nonni materni, non-

ché all’incirca dodici zii e nove zie vivono attualmente in Turchia (cfr. ver-

bale 1, pag. 5, punto 3.01). Di conseguenza, non vi è motivo per dubitare 

ch’egli si integrerà senza particolari problemi in Turchia. 

Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi 

di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria, senza che da un 

esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una loro perma-

nenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e rela-

tivi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1‒8.3). 

In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento è 

quindi ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

19.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-

bilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 

LStrI). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà procu-

rarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e 

DTAF 2008/34 consid. 12). 

L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile. 

20.  

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento la de-

cisione dell’autorità inferiore va confermata. 

D-2296/2018 

Pagina 17 

21.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va dunque respinto. 

22.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]) e prelevate sull'anticipo spese versato il 4 dicembre 2017. 

23.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2296/2018 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di fr. 750.–, sono poste a carico del ricorrente. Il 

succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: