# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 088dd48a-21a4-5698-9fe3-809b3884d5d0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-05-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.05.2020 D-6725/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6725-2019_2020-05-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6725/2019 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  m a g g i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

David R. Wenger, Gérard Scherrer, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con la figlia 

B._______, nata il (…), 

Eritrea,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 26 novembre 2019. 

 

 

 

D-6725/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessata, e per suo tramite anche la figlia B._______, hanno presen-

tato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) dicembre 2016 (cfr. atto A1/5). 

B.  

Durante l’audizione sulle generalità del (…) dicembre 2016 (cfr. atto 

A8/14), la richiedente asilo ha segnatamente riferito di essere di cittadi-

nanza eritrea, in quanto il padre ne avrebbe posseduto una omonima, men-

tre la madre sarebbe di nazionalità (…), nonché di non avere alcuna for-

mazione scolastica ed essere analfabeta. Ella sarebbe partita dall’Eritrea 

con la madre a seguito del decesso del padre quando era molto piccola, 

espatriando in C._______. Quivi avrebbe vissuto illegalmente con la madre 

sino all’età di (…) anni, dopodiché avrebbe iniziato a lavorare per una fa-

miglia quale (…) dapprima a D._______ ed in seguito a E._______, trasfe-

rendosi presso di loro, fino all’età di (…) anni. A seguito delle continue ves-

sazioni che avrebbe dovuto subire dalla sua datrice di lavoro, sarebbe fug-

gita dalla casa ove lavorava rifugiandosi dapprima a F._______ per due 

mesi, ove avrebbe lavorato, ed in seguito avrebbe proseguito per il 

G._______. Qui avrebbe pure vissuto senza alcun documento, ed avrebbe 

esercitato l’attività lavorativa di (…). In tale contesto lavorativo, ella avrebbe 

conosciuto quello che in seguito sarebbe divenuto suo marito, sposato con-

suetudinariamente nel (…) a H._______, e con il quale avrebbe in seguito 

vissuto, dando alla luce dapprima un figlio, che sarebbe deceduto poco 

dopo la nascita, nonché alla figlia B._______. Ella avrebbe abbandonato il 

marito, senza avvisarlo, nel mese di (…) del 2016 partendo insieme a degli 

amici verso la I._______, da dove nel (…) del 2016 sarebbe poi giunta in 

J._______ via mare. Alla richiedente, durante l’audizione, è stata pure of-

ferta la possibilità di essere sentita in merito all’eventuale competenza per 

il trattamento della sua domanda d’asilo dall’J._______, rispettivamente 

dall’K._______, nonché riguardo al suo stato di salute. Circa quest’ultimo 

punto, ella ha riferito che sia lei che la figlia stavano bene. 

Nel corso dell’audizione succitata, e prima di dichiarare i suoi motivi d’asilo, 

che sono in seguito stati comunque esposti (cfr. atto A8/14, p.to 7.01 segg., 

pag. 9 seg.), ella ha riferito di voler ritirare la sua domanda d’asilo, in quanto 

desiderava raggiungere i parenti di suo marito in L._______ (cfr. atto A8/14, 

p.to 7.01, pag. 9 seg.). 

C.  

A fronte del ritiro della domanda d’asilo predetta, la Segreteria di Stato della 

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Pagina 3 

migrazione (di seguito: SEM), con decisione del 12 gennaio 2017, ha stral-

ciato dai ruoli la stessa, in quanto divenuta priva d’oggetto (cfr. atto A12/3). 

D.  

A seguito della richiesta di ripresa in carico delle interessate nell’ambito 

della procedura Dublino da parte della L._______, il (…) luglio 2018 l’auto-

rità inferiore ha ripreso la procedura in Svizzera delle richiedenti in applica-

zione dell’art. 35a della legge sull’asilo (LAsi; RS 142.31) (cfr. atto A15/3). 

In tale contesto l’interessata è stata interrogata dalla (…), (…), in data (…), 

in particolare riguardo al suo iter d’asilo, alle sue intenzioni su suolo elve-

tico nonché circa i motivi per i quali non intenderebbe rientrare volontaria-

mente in patria (cfr. atto A16/4). Ella ha segnatamente narrato durante lo 

stesso, di essere espatriata dall’Eritrea con la madre, in quanto quest’ul-

tima avrebbe avuto delle problematiche con le autorità eritree, riparando in 

G._______. Ella né nel suo paese d’origine, né in G._______ avrebbe qual-

cuno che conosce, e tutti i membri della sua famiglia nucleare – compresa 

la madre – sarebbero deceduti. Il marito sarebbe in G._______, ma se vi 

ritorna, verrebbero messi entrambi in prigione, in quanto non deterrebbero 

alcun permesso per restare in tale Paese. Ella sarebbe dipoi intenzionata 

a presentare nuovamente una domanda d’asilo in Svizzera. Riguardo al 

suo stato valetudinario ed a quello della figlia, ha inoltre dichiarato che 

quest’ultima godrebbe di buona salute, mentre che lei invece soffrirebbe 

d’asma e di mal d’orecchie, ed a volte accuserebbe giramenti di testa. 

E.  

Il (…) giugno 2019 la richiedente è stata sentita nell’ambito di un’audizione 

ai sensi dell’art. 29 LAsi, in particolare in merito alle sue relazioni famigliari, 

al suo viaggio d’espatrio e riguardo ai suoi motivi d’asilo (cfr. atto A31/17). 

Ella in tale contesto ha addotto, per quanto qui rilevante, di essere nata in 

Eritrea, a M._______, ma non avrebbe alcun documento d’identità che at-

testerebbe della sua nazionalità eritrea, non avendo intrapreso alcun passo 

per procurarseli. Allorché ella avrebbe avuto (…) anni, e dopo il decesso 

del padre, sarebbe espatriata con la madre in C._______. Poiché la madre 

avrebbe avuto difficoltà a sopperire ai loro bisogni, l’avrebbe affidata ad 

un’amica con la promessa di farla studiare. Tuttavia, la donna non avrebbe 

tenuto fede alla parola data, e durante i circa (…) anni successivi, l’interes-

sata avrebbe vissuto presso la famiglia della medesima a E._______, oc-

cupandosi delle (…). Non avrebbe però avuto alcun contatto con i bambini 

o con il marito della donna, in quanto le sarebbe stato vietato da quest’ul-

tima di recarsi nei locali quando loro vi sostavano. Poiché non avrebbe più 

sopportato tale vita, un giorno ella avrebbe deciso di darsi alla fuga, recan-

dosi in G._______, ove sarebbe rimasta circa per (…) anni, lavorando 

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quale (…) in una (…). In quest’ultima avrebbe incontrato il marito, che 

avrebbe sposato religiosamente di lì a (…). Ella avrebbe vissuto in 

G._______ senza uno statuto particolare, essendo in possesso di una 

carta che avrebbe fatto da lascia-passare, procuratale dal marito, il quale 

disporrebbe invece di uno statuto quale rifugiato. Dopo il decesso del figlio, 

avrebbe perso ogni interesse a restare in G._______, e per questo sarebbe 

partita anche da quest’ultimo Stato intraprendendo il viaggio verso l’Eu-

ropa. L’interessata ha inoltre narrato che ella non conoscerebbe alcun fa-

miliare né dal lato materno né da quello paterno. A parte il marito, che 

avrebbe appreso sarebbe stato imprigionato in G._______, e la famiglia 

dello stesso, così come alcuni amici sempre in quest’ultimo Paese, non 

avrebbe altri conoscenti. Invero, anche con la madre avrebbe perso ogni 

contatto, dal momento che sarebbe andata a vivere presso la famiglia di 

E._______. Malgrado non avrebbe riscontrato alcuna problematica perso-

nale né con le autorità eritree come neppure con quelle (…), ella ha riferito 

d’un canto di temere di ritornare in Eritrea in quanto verrebbe incarcerata 

a causa della sua uscita dal Paese, nonché ivi non avrebbe alcun avvenire. 

D’altro canto per quanto attiene invece l’C._______, ella ha asserito che 

essendo di origine eritrea, come pure non disponendo di alcuna relazione 

in tale Paese, il suo ritorno nello stesso sarebbe impossibile. Interrogata 

anche in merito al suo stato di salute, ella ha allegato di soffrire spesso di 

cefalee e di asma, di essere seguita medicalmente, e di assumere dei me-

dicinali per quest’ultima patologia. La figlia invece sarebbe in buone condi-

zioni di salute. 

Per il resto, ella non ha consegnato alcun documento o mezzo di prova, a 

supporto della sua domanda d’asilo (cfr. atto A31/17, D4 seg., pag. 2). 

F.  

Sollecitata in tal senso dalla SEM, con scritto dell’11 novembre 2019  

(cfr. atto A32/3), l’interessata ha presentato un rapporto medico datato (…) 

(cfr. atto A33/5).  

G.  

Con decisione del 26 novembre 2019, notificata il 28 novembre 2019 (cfr. 

risultanze processuali: avviso di ricevimento), l’autorità inferiore non ha ri-

conosciuto la qualità di rifugiato alle richiedenti, ha respinto le loro do-

mande d’asilo, e contestualmente ha pronunciato il loro allontanamento 

dalla Svizzera e l’esecuzione dello stesso provvedimento, siccome ammis-

sibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

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H.  

Il 18 dicembre 2019 (cfr. risultanze processuali), le interessate sono insorte 

con ricorso avverso la precitata decisione dinanzi al Tribunale amministra-

tivo federale (di seguito: il Tribunale). Esse hanno postulato in via princi-

pale, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo 

in Svizzera, ed in via subordinata che sia loro concessa l’ammissione prov-

visoria. Hanno altresì presentato una richiesta di esonero dal versamento 

dell’anticipo delle presumibili spese processuali, il tutto con protesta di 

spese e ripetibili. 

I.  

Con decisione incidentale del 17 gennaio 2020, il Tribunale ha autorizzato 

le ricorrenti a soggiornare in Svizzera sino a conclusione della procedura, 

altresì respingendo la loro domanda d’esenzione dal versamento dell’anti-

cipo delle presunte spese processuali, e chiedendo parimenti il versamento 

di un anticipo di CHF 750.– a copertura di queste ultime, entro il  

3 febbraio 2020. Le ricorrenti hanno dato seguito alla richiesta del  

Tribunale tempestivamente, il 30 gennaio 2020 (cfr. risultanze proces-

suali). 

J.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-

tenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-

torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal 

1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019, la legge federale sugli stranieri 

del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-

minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). 

Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati 

nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4 e cpv. 7) sono rimasti invariati 

dalla LStr alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denomina-

zione. 

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Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-

riore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano 

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto sono legittimate ad ag-

gravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il Tribunale, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, rinuncia allo scambio di 

scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto le dichiarazioni di 

A._______ come inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. Le stesse presente-

rebbero infatti svariate contraddizioni e sarebbero pure a tratti incompatibili 

con l’esperienza generale di vita e la logica dell’agire. Segnatamente, ella 

avrebbe reso delle allegazioni incoerenti sia riguardo alle sue origini che a 

quelle del padre, circa i motivi che l’avrebbero indotta a lasciare l’Eritrea, 

come pure in merito agli eventi del suo trascorso in C._______, in partico-

lare in relazione ai luoghi nei quali avrebbe vissuto, i termini temporali, e le 

vicende che l’avrebbero condotta alla partenza da tale Paese. Altresì, di-

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screpanti risulterebbero i contatti che avrebbe avuto con la madre dal mo-

mento in cui si sarebbe trasferita dalla famiglia a E._______, nonché se la 

parente risulterebbe deceduta o meno. Anche per quanto riguarda il 

G._______ le sue dichiarazioni non sarebbero maggiormente congruenti, 

in quanto si sarebbe contraddetta sia circa il luogo dove avrebbe lavorato, 

come pure riguardo le tempistiche che l’avrebbero condotta a sposare il 

marito ed alla sua convivenza con lo stesso prima della partenza dal 

G._______ nell’(…) del 2016, come pure sulla sua conoscenza o meno dei 

genitori del coniuge. A dire dell’autorità inferiore non sarebbe poi spiegabile 

come lei non conoscesse né il nome dei bambini né quello della donna con 

i quali avrebbe coabitato diversi anni a E._______.  

4.2 Nel loro gravame, le ricorrenti contestano le considerazioni contenute 

nel provvedimento impugnato. Innanzitutto, circa le contraddizioni rilevate 

dalla SEM, le stesse andrebbero lette alla luce del fatto che, come la ri-

chiedente avrebbe allegato nell’audizione federale, ella non sarebbe stata 

bene psicologicamente a causa della perdita di conoscenza della figlia che 

sarebbe caduta, oltreché per il fatto che lei non sarebbe stata interessata 

alla procedura d’asilo in Svizzera, avendo quale obiettivo quello di recarsi 

in L._______. Tuttavia, nelle sue asserzioni incoerenti, vi sarebbe tuttavia 

un punto fermo, ovvero che lei avrebbe abbandonato l’Eritrea in tenera età, 

ciò che l’autorità di prime cure non contesterebbe. In seguito, ella ritiene 

che se fosse rinviata in Eritrea, sarebbe astretta al servizio militare, che 

sarebbe di durata indeterminata nonché si rischierebbe di subire arresti 

arbitrari e maltrattamenti in tale contesto. Inoltre, non vi sarebbero delle 

informazioni certe e limpide riguardo all’entità della pena la quale verrebbe 

comminata alle persone espatriate dall’Eritrea illegalmente, anche non fos-

sero renitenti o disertori. Tuttavia, le diverse fonti sarebbero concordi nel 

ritenere come la procedura sanzionatoria sarebbe poco trasparente ed ar-

bitraria. Le autorità eritree continuerebbero dipoi a considerare quali oppo-

sitori politici coloro che sono usciti illegalmente dal loro Paese. Citando la 

giurisprudenza del Tribunale in merito all’espatrio illegale ed alle conse-

guenze inflitte fra l’altro tramite la cosiddetta “tassa sulla diaspora”, la ricor-

rente conclude affermando che, sarebbe impossibile per lei un accordo con 

l’amministrazione eritrea in tal senso. Invero ella non disporrebbe di alcun 

reddito, né di famigliari che potrebbero aiutarla, per far fronte agli obblighi 

pecuniari che le verrebbero imposti dalle autorità eritree. Pertanto, sarebbe 

altamente probabile che lei possa essere soggetta a misure coercitive di 

stampo militare. Tale elemento dovrebbe essere ritenuto quale fattore ag-

giuntivo che, con l’uscita illegale, la qualificherebbe quale persona invisa 

alle autorità eritree, rischiando verosimilmente di subire in futuro delle per-

secuzioni e dei trattamenti inumani e degradanti.  

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5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

5.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

5.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare, 

o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

6.  

Nella presente disamina, come rettamente ritenuto dall’autorità resistente 

nella decisione avversata, la richiedente si è contraddetta su svariati ele-

menti dell’intero esposto delle sue vicende, non adempiendo pertanto le 

condizioni di verosimiglianza di cui all’art. 7 LAsi.  

6.1 Segnatamente ella riguardo alla sua provenienza ha dapprima soste-

nuto di non sapere dove fosse nata in Eritrea (cfr. atto A8/14, p.to 1.07, 

pag. 3), mentre che suo padre sarebbe stato originario di N._______ (cfr. 

atto A8/14, p.to 1.07, pag. 3), mentre che durante la sua seconda audizione 

ha notevolmente mutato tali asserzioni, riferendo che lei sarebbe nata a 

M._______, allorché il padre sarebbe invece originario di O._______, 

M._______ (cfr. atto A31/17, D19, pag. 3 e D49, pag. 6). Confrontata in 

merito a tali contraddizioni, ella non ha saputo fornire alcuna spiegazione 

plausibile riguardo all’origine del padre, allegando unicamente di non ram-

mentare quello che aveva detto (cfr. atto A31/17, D117, pag. 12). Per il re-

sto, e come d’altronde pure sostenuto nel gravame, le incoerenze nel suo 

racconto sarebbero da imputare al fatto che ella non stesse bene psicolo-

gicamente a causa della caduta della figlia, nonché poiché non avrebbe 

avuto alcun interesse nella procedura d’asilo in Svizzera (cfr. atto A31/17, 

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D115, pag. 12 e D120, pag. 13). L’affermazione che lei non stesse bene di 

salute, stride però con quanto dichiarato nel corso della prima audizione, 

ove non ha sollevato in alcun momento che lei o la figlia non godessero di 

buona salute, anzi sostenendo addirittura il contrario (cfr. atto A8/14, p.to 

8.02, pag. 11). Per di più, il fatto che lei non fosse interessata alla proce-

dura d’asilo, non spiega in alcun modo come su tali punti in questione – e 

su quelli esplicati dappresso – lei abbia fornito delle dichiarazioni total-

mente discrepanti. Invero ella si è pure contraddetta riguardo ai motivi ed 

alle modalità con le quali avrebbe abbandonato l’Eritrea, asserendo in 

primo luogo di non avere mai avuto alcuna problematica con le autorità 

eritree, e narrando che i suoi problemi sarebbero unicamente riconducibili 

al suo vissuto presso la famiglia a E._______, in C._______ (cfr. atto 

A8/14, p.to 7.01 seg., pag. 10). In secondo luogo ha invece sostenuto di 

avere problematiche nel suo Paese d’origine e che la madre si sarebbe 

nascosta dalle autorità eritree e per questo si sarebbero rifugiate in 

G._______ (cfr. atto A16/4, pag. 4). Ha dipoi fornito una terza versione, 

allegando invece che lei personalmente non avrebbe riscontrato alcuna 

problematica con le autorità eritree, ma che sarebbe stata la madre ad 

averne avute, e per questo si sarebbero rifugiate in C._______ (cfr. atto 

A16/4, pag. 4 e atto A31/17, D58, pag. 7), o ancora che la madre avrebbe 

deciso di lasciare l’Eritrea a seguito della morte del padre (cfr. atto A8/14, 

p.to 1.07, pag. 3; atto A31/17, D19, pag. 3). Quindi riguardo anche a dove 

la richiedente sarebbe espatriata con la madre, le dichiarazioni dell’insor-

gente non risultano coerenti, avendo dapprima riferito essere andata in 

C._______ (cfr. atto A8/14, p.to 1.07, pag. 3), per poi invece successiva-

mente neppure nominare tale Paese, affermando che si sarebbero rifugiate 

in G._______ (cfr. atto A16/4, pag. 4), ed in terza battuta ritornare alla sua 

prima versione (cfr. atto A31/17, D19, pag. 3).  

6.2 Non più congruenti risultano essere le affermazioni dell’interessata ri-

guardo al suo vissuto in C._______, avendo invero narrato in un primo 

tempo di aver vissuto con la madre sino all’età di (…) anni, dopo di che 

avrebbe iniziato a lavorare quale (…) presso una famiglia che l’avrebbe 

condotta a E._______ e ivi sarebbe rimasta sino all’età di (…) anni prima 

di darsi alla fuga (cfr. atto A8/14, p.to 1.11, pag. 3, p.to 1.17.05, pag. 5), 

allorché invece in un secondo tempo ha modificato sostanzialmente tali 

affermazioni, riferendo di avere vissuto (…) anni presso la famiglia a 

E._______, dove eseguiva i lavori quale (…), non avendo per il resto alcun 

contatto in particolare con i bambini della casa, ed essendo espatriata per 

il G._______ quando aveva circa (…) anni (cfr. atto A31/17, D19 segg., 

pag. 3 segg.). Questionata anche in merito a tali incongruenze, ella non ha 

saputo fornire alcuna spiegazione concreta e plausibile (cfr. atto A31/19, 

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D120 seg., pag. 13). A ciò si aggiunga che dapprima ella ha sostenuto non 

poter uscire dalla casa della famiglia presso la quale lavorava e di parlare 

telefonicamente con la madre durante tale suo soggiorno (cfr. atto A8/14, 

p.to 1.17.05, pag. 5 e p.to 3.03, pag. 7), mentre che in seguito ella ha mo-

dificato sostanzialmente tali suoi asserti, affermando di essersene andata 

dalla casa dove lavorava quale (…) tranquillamente riferendo alla sua da-

trice di lavoro che andava in chiesa (cfr. atto A31/17, D19, pag. 3) e che 

ella non avrebbe più avuto alcun contatto diretto con la madre dal momento 

in cui si sarebbe trasferita presso la famiglia a E._______ (cfr. atto A31/17, 

D55 seg., pag. 6 seg.). Confrontata anche circa tale aspetto, ella si è limi-

tata ad asserire che vi sarebbe stato un malinteso durante il corso della 

prima audizione, e che lei invece avrebbe asserito non aver avuto alcun 

contatto telefonico con la madre (cfr. atto A31/17, D119, pag. 12), ciò che 

non risulta in alcun modo dal verbale d’audizione, che per il resto era stato 

ritradotto all’interessata e che aveva pure confermato le asserzioni rila-

sciate in tale contesto, sottoscrivendo lo stesso. 

6.3 Infine, anche le dichiarazioni della ricorrente riguardo al suo trascorso 

in G._______ non appaiono maggiormente convergenti, sia in riferimento 

allo statuto con il quale avrebbe vissuto in tale Paese, sia rispetto ai termini 

temporali con le quali si sarebbe sposata con il marito ed il luogo dove 

avrebbe lavorato, come pure in merito alla conoscenza o meno dei genitori 

del coniuge (cfr. atto A8/14, p.to 1.14, pag. 4; atto A31/17, D81, pag. 8). 

Riguardo al suo statuto, ella ha infatti dapprima narrato che non avrebbe 

detenuto alcun documento per vivere in G._______, non potendo per il re-

sto il marito fare nulla in tal senso (cfr. atto A8/14, p.to 2.05, pag. 6), quando 

invece in un secondo momento ha invece sostenuto che sarebbe stata in 

possesso di una carta che utilizzava quale lascia-passare, procuratale dal 

marito (cfr. atto A31/17, D5 segg., pag. 2). Inoltre circa la sua conoscenza 

del marito, ha in primo luogo sostenuto di averlo incontrato nell’ambito della 

sua attività lavorativa quale (…), presso il quartiere “(…)” a H._______, e 

di essersi sposati più di (…) dopo, andando a convivere soltanto a seguito 

del matrimonio con il coniuge (cfr. atto A8/14, p.to 1.14, pag. 4). Allorché 

invece, nell’ambito dell’audizione federale, ha allegato che ella avrebbe 

esercitato l’attività lavorativa quale (…) in una (…), nel quartiere “(…)”, a 

H._______, incontrando il futuro marito in tale contesto, con il quale 

avrebbe iniziato a convivere circa (…) dopo la loro conoscenza, nonché il 

matrimonio religioso si sarebbe tenuto dopo altri circa (…) (cfr. atto A31/17, 

D66 segg., pag. 7 seg.).  

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Pagina 11 

6.4 Per le ulteriori contraddizioni, onde evitare inutili ripetizioni, si può 

senz’altro rinviare a quanto compiutamente già indicato nella sentenza av-

versata dalla SEM (cfr. p.to II, 1, pag. 4 seg. della decisione impugnata) 

essendo le considerazioni esposte nella predetta sufficientemente circo-

stanziate e pertinenti. 

7.  

7.1 Da ultimo, l’espatrio illegale dall’Eritrea è da considerarsi rilevante in 

materia d’asilo, solo in presenza di elementi supplementari che lascino pre-

sagire che la persona sia malvista dalle autorità eritree (cfr. sentenza di 

riferimento del Tribunale D-7898/2015 precitata consid. 5.1). 

7.2 In casu, tenuto conto delle circostanze già sopra esposte (cfr.  

consid. 6), neppure le allegazioni ricorsuali della ricorrente, di temere di 

subire delle persecuzioni rilevanti in caso di rinvio nel suo Paese d’origine, 

a causa del fatto che ella sarebbe astretta al servizio militare, non potendo 

in particolare provvedere al pagamento della tassa sulla diaspora che le 

verrebbe imposta come sanzione per essere uscita illegalmente dall’Eri-

trea, ove rischierebbe di essere sottoposta a dei maltrattamenti ed arresti 

arbitrari, non risultano maggiormente plausibili. Invero, dalle dichiarazioni 

rilasciate dalla ricorrente non appare che ella abbia riscontrato qualsivoglia 

problematica con le autorità eritree, né esercitato alcuna attività politica di 

sorta (cfr. atto A8/14, p.to 7.02, pag. 10 e atto A31/17, D107, pag. 11). Inol-

tre, non risulta agli atti che ella abbia avuto dei contatti con tali autorità in 

vista di un suo arruolamento, e per il resto, il solo rischio di dover effettuare 

il servizio nazionale non costituisce un pregiudizio determinante ai sensi 

dell’art. 3 LAsi, dal momento che non rientra in uno dei motivi enumerati in 

maniera esaustiva nel disposto precitato (cfr. sentenza del Tribunale  

D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata quale sentenza di  

riferimento] consid. 5.1; ed a titolo esemplificativo le sentenze del  

Tribunale D-7284/2018 del 3 luglio 2019 consid. 8, D-5950/2018 del  

19 dicembre 2018 consid. 8.2.4.1). La minaccia di coscrizione nel servizio 

nazionale sotto l’aspetto dell’art. 3 CEDU o l’art. 4 CEDU, riguarda invece 

la questione dell’ammissibilità, rispettivamente dell’esigibilità, dell’esecu-

zione dell’allontanamento (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale succi-

tata consid. 5.1), e verrà pertanto trattata dappresso (cfr. infra consid. 12 – 

13). Inoltre, secondo le sue stesse affermazioni, ella avrebbe abbandonato 

l’Eritrea quando era molto piccola, quindi si troverebbe all’estero già da più 

di tre anni. Pertanto ella adempirebbe le condizioni per ottenere lo statuto 

quale membro della diaspora, in caso di regolarizzazione della sua situa-

zione presso le autorità eritree (cfr. sentenza del Tribunale D-7898/2015 

consid. 4.11), posto che la coscrizione al servizio nazionale potrebbe fra 

D-6725/2019 

Pagina 12 

l’altro non esserle imposta, essendo una donna sposata e madre di una 

bambina piccola (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-2311/2016 del 

17 agosto 2017 consid. 12.5). Si rileva dipoi come, riguardo all’argomenta-

zione ricorsuale in merito alla cosiddetta “tassa sulla diaspora”, un even-

tuale mancato pagamento del contributo menzionato è stato ritenuto irrile-

vante circa le questioni riguardanti lo statuto di rifugiato e la concessione 

dell’asilo, in quanto non configurante un malus politico (cfr. sentenze di ri-

ferimento del Tribunale D-2311/2016 succitata consid. 6.3 e D-7898/2015 

consid. 5.1). A fronte di tali elementi, vista la mancanza di circostanze sup-

plementari che lascino presupporre che l’insorgente sia malvista dalle au-

torità eritree – segnatamente vista l’inverosimiglianza e l’irrilevanza degli 

eventi citati a margine – l’asserito espatrio illegale non risulta pertinente, di 

per sé solo, ed atto a giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato 

all’interessata (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale D-7898/2015 sum-

menzionata consid. 5.1). 

8.  

In virtù di tutto quanto sopra esposto, l’autorità resistente ha quindi a giusto 

titolo omesso di riconoscere lo statuto di rifugiato alle interessate e non ha 

concesso l’asilo alle stesse. 

9.  

9.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

9.2 Le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo re-

lativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). 

9.3 Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento delle ricorrenti. 

10.  

10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-

namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di 

non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-

sione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI). 

D-6725/2019 

Pagina 13 

10.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza  

di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24  

consid. 10.2 e relativo riferimento). Inoltre, lo stato di fatto determinante in 

materia di esecuzione dell’allontanamento, è quello che esiste al momento 

in cui si statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

In tale contesto si rileva come nelle procedure d’asilo si applica il principio 

inquisitorio. Quest’ultimo è però limitato dall’obbligo di collaborare delle 

parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.9; CHRISTOPH 

AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar 

zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad 

art. 12 PA, n. 9 e ad art. 13 PA n. 1). Trattasi di un tipico caso di applica-

zione dell’art. 13 cpv. 1 lett. c PA. In particolare, quando l’interessato, con 

il suo comportamento, impedisce all’autorità di accertare se egli risulti 

esposto o meno a pericolo nel paese di provenienza, l’esecuzione dell’al-

lontanamento non può essere evitata (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des 

Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990, pag. 262; si veda an-

che DTAF 2014/12 consid. 5.9). Ciò è segnatamente il caso quando il ri-

chiedente asilo non collabora alla delucidazione della sua cittadinanza ren-

dendo de facto impossibile l’esame degli ostacoli all’esecuzione dell’allon-

tanamento verso il suo reale paese d’origine (cfr. tra le tante sentenza del 

Tribunale D-4895/2013 del 21 novembre 2013 consid. 7.2), oppure  

riguardo al suo statuto (cfr. sentenza del Tribunale D-6083/2016 del  

28 settembre 2018 consid. 9.8). Non è infatti compito delle autorità elveti-

che competenti in materia d’asilo ricercare, in assenza di indicazioni da 

parte del richiedente, eventuali ostacoli riguardanti un paese ipotetico. 

Nello stesso senso, nulla osta all’esecuzione dell’allontanamento quando 

il medesimo provvedimento è subordinato al soddisfacimento di determi-

nati fattori favorevoli ed il ricorrente fornisce indicazioni fuorvianti circa la 

sua situazione personale la cui entità è tale da non permettere all’autorità 

d’asilo di determinare se egli rientra o meno in suddetti criteri. In tale ultima 

eventualità, qualora l’autorità d’asilo giunga a conclusione che l’interessato 

abbia agito di sorta onde occultare l’esistenza di alcuni fattori favorevoli 

(quali ad esempio la presenza di famigliari) essa sarà, per logica conse-

guenza, legittimata a considerare adempiuta la circostanza dissimulata 

(cfr. a titolo esemplificativo sentenze del Tribunale D-4997/2017 del 

10 gennaio 2020 consid. 12, D-2640/2017 del 15 luglio 2019 consid. 6.2-

6.3, D-3174/2015 del 17 novembre 2016 consid. 6.3.4 e E-5724/2014 del 

30 marzo 2014 consid. 4.3). Va tuttavia riservato che per ammettere una 

D-6725/2019 

Pagina 14 

violazione dell’obbligo di collaborare si presuppone che la collaborazione 

sia possibile e che possa essere ragionevolmente esatta, conto tenuto 

delle circostanze.  

11.  

Nella decisione avversata, l’autorità di prime cure ha ritenuto che l’esecu-

zione dell’allontanamento delle interessate, sarebbe ammissibile, ragione-

volmente esigibile e possibile. Segnatamente, riguardo all’esigibilità della 

misura, non vi sarebbero degli ostacoli individuali che la renderebbero ine-

sigibile. In modo particolare, a fronte delle numerose contraddizioni che 

sarebbero emerse anche riguardo al suo percorso di vita ed alla sua fami-

glia, non sussisterebbe alcun elemento sostanziale che permetterebbe di 

concludere che nel suo Paese d’origine, ovvero l’Eritrea, le ricorrenti non 

possano disporre di una rete sociale famigliare sulla quale poter contare in 

caso di un loro rientro nello stesso. Nel loro ricorso, anche tale conclusione 

viene contestata dalle ricorrenti. Esse sostengono infatti che verrebbero 

rinviate in un posto sconosciuto ed ove non avrebbero una rete famigliare, 

e che pertanto si troverebbero in una situazione di vulnerabilità se venis-

sero rinviate in Eritrea. 

12.  

12.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-

zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell’uomo ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrat-

tamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza gene-

ralizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una viola-

zione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere ve-

rosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà 

un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale 

sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 

consid. 8.2 e relativi riferimenti).  

12.2 Nella presente disamina, stante il fatto che le insorgenti non sono riu-

scite né a rendere verosimili le loro dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimo-

strare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposte a 

tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

D-6725/2019 

Pagina 15 

non trova applicazione nella fattispecie e l’ammissibilità del rinvio delle ri-

correnti verso l’Eritrea sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, risulta quindi 

pacifico. Per di più, per i motivi già sopra enucleati – in particolare non 

avendo la ricorrente reso verosimile i contatti con le autorità eritree che 

avrebbero indotto il suo espatrio e quello della madre – non sono ravvisabili 

agli atti altri elementi che possano far ritenere, con una probabilità prepon-

derante, che le insorgenti possano essere sottoposte ad una pena o ad un 

trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura. Tale conclu-

sione si impone, data l’assenza di plausibilità per le ricorrenti di un rischio 

personale, concreto e serio di essere esposte, in Eritrea, ad un trattamento 

contrario ai disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Ca-

mera] Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§125 e 129 con 

relativi riferimenti). 

12.3 Per quanto attiene la questione circa l’ammissibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento nell’eventualità di un arruolamento nel servizio nazio-

nale eritreo, la stessa è stata chiarita dal Tribunale nella sua sentenza di 

riferimento E-5022/2017 del 10 luglio 2018 pubblicata parzialmente nella 

DTAF 2018 VI/4 alla quale si può senz’altro rinviare. Segnatamente il Tri-

bunale ha escluso l’esistenza di un grave rischio di tortura o di trattamento 

inumano ai sensi dell’art. 3 CEDU derivante dal solo arruolamento nel caso 

di un rientro volontario in patria (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 e segna-

tamente consid. 6.1.5.2). Pertanto, anche nell’evenienza in cui la ricorrente 

dovesse essere astretta al servizio nazionale eritreo – stante il fatto che 

come già sopra esposto (cfr. consid. 7.2), ella probabilmente verrebbe eso-

nerata dallo stesso – la stessa non risulta ostativa all’esecuzione del suo 

allontanamento, nel caso di un rientro volontario in Eritrea. Tale conclu-

sione, tenuto conto anche di quanto già sopra evidenziato (cfr. consid. 7), 

vale anche mutatis mutandis per l’uscita illegale dell’insorgente. 

12.4 Ne consegue che, l’allontanamento delle ricorrenti verso l’Eritrea sia 

da considerarsi ammissibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con 

l’art. 44 LAsi. 

13.  

13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento può non 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

D-6725/2019 

Pagina 16 

13.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-

tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali hanno bisogno o che sarebbero, con ogni pro-

babilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. L’autorità 

alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire 

se gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo 

straniero in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo 

concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6 – 7.7 con rinvii).  

13.3 In Eritrea non si può concludere che viga attualmente una situazione 

di guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme 

della popolazione nella totalità del territorio nazionale che permetta a priori 

ed indipendentemente dalle circostanze del caso di specie di presumere, 

a proposito di tutti i richiedenti provenienti da tale paese, l’esistenza di un 

pericolo concreto ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. DTAF 2018 VI/4 con-

sid. 6.2; sentenza di riferimento del Tribunale D-2311/2016 del  

17 agosto 2017 consid. 17). 

13.4 Nella sua sentenza di riferimento D-2311/2016 succitata, il Tribunale 

ha pure avuto modo di esprimersi a proposito dell’esigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento verso l’Eritrea, ritenendola attualmente da considerarsi 

generalmente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale D-2311/2016  

consid. 17.2). Il rischio di arruolamento nel servizio nazionale, non risulta 

peraltro influire su questo giudizio, dal momento che non vi è modo di con-

siderare che tale evenienza ponga la persona interessata in una situazione 

di minaccia esistenziale (cfr. DTAF 2018 VI/ consid. 6.2.3). L’obbligo di 

adempiere il servizio militare non costituisce neppure un motivo d’inesigi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.2 

e segnatamente consid. 6.2.5). Ad ogni modo, in considerazione della dif-

ficile situazione in cui versa il Paese, permane necessario verificare la que-

stione dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento con riguardo alla 

singola fattispecie. In presenza di particolari circostanze negative, vi sarà 

infatti luogo di ammettere, ora come prima, una situazione di minaccia esi-

stenziale (cfr. sentenza del Tribunale D-2311/2016 consid. 17.2 che modi-

fica su tale questione la giurisprudenza pubblicata nella Giurisprudenza ed 

D-6725/2019 

Pagina 17 

informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo  

[GICRA] 2005 n. 12 consid. 10.5–10.8). 

Il Tribunale ha tuttavia già avuto modo di precisare come le esigenze al 

riguardo siano meno restrittive allorché vi sia da prendere in considera-

zione l’interesse superiore di bambini in tenera età conformemente all’art. 3 

cpv. 1 della Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107). L’inte-

resse del fanciullo può infatti essere ritenuto minacciato anche allorquando 

questi non si trovi in una situazione critica sul piano esistenziale. In altri 

termini, le difficoltà di reinserimento (o di inserimento in caso di nascita in 

Svizzera) nel paese d’origine dovute ad un’integrazione avanzata in Sviz-

zera possono condurre a reputare inesigibile l’esecuzione dell’allontana-

mento per l’insieme della famiglia anche in assenza di una messa in peri-

colo concreta (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28 consid. 9.3.2; 

tra le tante anche sentenza del Tribunale D-2239/2016 del  

6 giugno 2018 consid. 11.3). 

13.5 Nel caso di specie, v’è in primo luogo da osservare che l’insorgente 

ha fornito delle dichiarazioni contraddittorie ed in parte illogiche in merito a 

degli aspetti centrali della sua biografia, riguardo alla sua parentela e co-

noscenze, come pure circa i suoi motivi d’espatrio (cfr. supra consid. 6). 

Inoltre nelle dichiarazioni dell’insorgente, sono presenti molteplici ulteriori 

aspetti grossolanamente inverosimili, sia inerenti le modalità d’espatrio, 

come pure le vicende successive, che, quandanche queste ultime non ri-

sulterebbero strettamente relazionabili alla questione dell’esigibilità dell’al-

lontanamento, mettono fortemente in discussione l’attendibilità dell’interes-

sata (cfr. supra consid. 6). A ciò si aggiunga che, a supporto delle sue di-

chiarazioni, ella non ha presentato alcun mezzo di prova o documento di 

viaggio e d’identità ai sensi dell’art. 1a lett. b e c dell’OAsi 1, malgrado ella 

sia stata più volte invitata in tal senso dall’autorità inferiore (cfr. atto A8/14, 

pag. 8; atto A31/17, D10 segg., pag. 3), non ha prodotto né ha compiuto 

alcun passo concreto per procurarseli, malgrado avesse avuto la possibilità 

in tal senso – paventato da ella stessa per quanto concerneva la figlia (cfr. 

atto A8/14, p.to 4.06, pag. 8) e del suo certificato di matrimonio (cfr. atto 

A31/17, D77 segg., pag. 8) – perlomeno una volta giunta in Svizzera. Si 

può quindi a giusto titolo, concludere in specie che la ricorrente abbia vio-

lato il suo obbligo di collaborare. Così facendo, ella ha posto l’autorità di 

prime cure nell’impossibilità di determinare se l’insieme dei fattori favore-

voli – nella fattispecie di una rete sociale appropriata – richiesti dalla giuri-

sprudenza fossero o meno adempiuti nella loro integralità. Non può infatti 

D-6725/2019 

Pagina 18 

essere compito delle autorità d’asilo di dipanarsi in valutazioni a valore ipo-

tetico in merito all’esistenza dei medesimi, ed in presenza – come in casu 

– di un’istruzione completa dei fatti determinanti.  

Si può ad ogni modo partire dal presupposto che dietro le varie contraddi-

zioni siano identificabili alcuni elementi che lascino presagire come la ricor-

rente possa sopperire ai suoi bisogni primari e che possa disporre di una 

rete sociale anche in Eritrea. La ricorrente è stata infatti in grado (pur es-

sendo inizialmente ancora minorenne) di sostentarsi lavorando in qualità 

di (…) o (…) ed in seguito quale (…) o (…) in una (…) lungo il suo viaggio 

d’espatrio. Inoltre, risulta quantomeno dubbio che ella abbia perso ogni 

contatto sia con la madre, che non abbia mai tentato di riallacciare i contatti 

con la parentela paterna che sarebbe, anche dalle allegazioni della ricor-

rente, tutt’ora residente in Eritrea (cfr. atto A31/17, D50 segg., pag. 6). Ella 

potrà inoltre, in caso di bisogno, essere supportata dal supposto marito – 

che potrà eventualmente raggiungerla in Eritrea, essendo egli stesso d’ori-

gine eritrea – e dalla famiglia di quest’ultimo, nonché da amici che ha rife-

rito detenere (cfr. atto A31/17, D63, pag. 7; D99, pag. 10). Non vi è pertanto 

motivo di dubitare che ella, anche se donna sola con una figlia, possa es-

sere in misura di sopperire ai suoi bisogni vitali e facendo eventualmente 

capo ai sostegni presenti all’estero. Di particolare rilievo appaiono segna-

tamente l’indipendenza precedente all’espatrio rispetto alla sua famiglia 

nucleare dimostrata dalla ricorrente, nonché in seguito pure dalla supposta 

unione coniugale con il marito, affrontando l’espatrio senza neppure avvi-

sare lo stesso (cfr. atto A8/14, p.to 1.14, pag. 4) e la presenza plausibile di 

una rete sociale in Eritrea. Infine, le sarà pure possibile sollecitare dalla 

SEM, in caso di necessità un aiuto al ritorno secondo gli art. 73 segg. 

dell’ordinanza 2 sull’asilo relativa alle questioni finanziarie dell’11 ago-

sto 1999 (OAsi 2, RS 142.312), che le permetteranno, in particolare per il 

tempo della sua reinstallazione, di affrontare i suoi bisogni primari e quelli 

della sua figlia minore. 

13.6 Non appaiono inoltre emergere, da un esame d’ufficio degli atti (cfr. 

atti A7/1 e A33/5), particolari problemi di salute delle ricorrenti, da necessi-

tare una loro permanenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50  

consid. 8.1-8.3; DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti). Segna-

tamente i medicamenti che starebbe assumendo A._______ per l’asma, 

patologia di cui sarebbe affetta, nonché il magnesio e la vitamina B2 (cfr. 

atto A31/17, D124 seg., pag. 13 e atto A33/5), potranno eventualmente es-

sere acquistati, sollecitando dalla SEM eventualmente un aiuto al ritorno ai 

sensi dell’art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi. Per quanto poi attiene la figlia della 

ricorrente, ovvero B._______, non è ravvisabile dagli atti all’incarto alcun 

D-6725/2019 

Pagina 19 

elemento sfavorevole dal quale si possa desumere che l’esecuzione del 

suo allontanamento implicherebbe una sua messa in pericolo concreta. Al 

riguardo, il Tribunale rileva infatti che ella è giovane e gode di buona salute 

(cfr. atto A8/14, p.to 8.02, pag. 11; atto A31/17, D123, pag. 13).  

 

13.7 Infine, agli atti non si ravvisano neppure degli indizi che conducano a 

ritenere che l’esecuzione dell’allontanamento della bambina B._______ 

possa essere contraria all’art. 3 cpv. 1 CDF. Invero la stessa – che risulta 

pure essere di nazionalità eritrea, viste le origini allegate dalla madre di 

entrambi i suoi genitori – ha (…) anni e soggiorna in Svizzera da quasi due 

anni. Ella essendo così giovane, è ancora fortemente dipendente per il suo 

sviluppo e l’educazione dalle cure della madre, e pertanto in tal senso, ri-

sulta pure influenzata dalla cultura d’origine di quest’ultima. Pertanto, a 

fronte di tali elementi, non è data nella presente disamina una forte inte-

grazione in Svizzera da parte dell’interessata, derivante in particolare da 

un lungo soggiorno e da una scolarizzazione in tale paese, ed un rientro 

nel suo Paese d’origine non rappresenta quindi uno  

sradicamento, che renda inesigibile l’esecuzione del suo allontanamento 

ai sensi dell’art. 3 CDF (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28  

consid. 9.3.2).  

13.8 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontana-

mento, risulta essere pure ragionevolmente esigibile nella fattispecie 

(art. 83 cpv. 4 in relazione con l’art. 44 LAsi). 

14.  

14.1 In ultima analisi, se un rimpatrio coatto in Eritrea di un richiedente la 

cui domanda d’asilo è stata respinta, non risulta al momento in generale 

possibile (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.3 e sentenza di riferimento del Tri-

bunale D-2311/2016 consid. 19), tuttavia, la possibilità di un ritorno volon-

tario impedisce di concludere ad un’impossibilità dell’esecuzione dell’allon-

tanamento ai sensi dell’art. 83 cpv. 2 LStrI. Inoltre, a causa della pandemia 

di Coronavirus attuale, non risulta che, a parte un’eventuale maggiore dif-

ficoltà tecnica ed amministrativa di organizzazione del viaggio di rimpatrio, 

lo stesso sia impossibile. In tale contesto si rileva come, soltanto una po-

sticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento, non con-

duce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso le sentenze del 

Tribunale D-1556/2020 del 3 aprile 2020 consid. 10.5 e D-1282/2020 del 

25 marzo 2020 consid. 5.5). Per il resto spetta alla ricorrente richiedere alla 

competente rappresentanza del suo paese d’origine i documenti necessari 

al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

D-6725/2019 

Pagina 20 

14.2 Ne discende quindi che l’esecuzione dell’allontanamento risulta an-

che essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI). 

15.  

Pertanto, pure in materia di esecuzione dell’allontanamento, la decisione 

dell’autorità inferiore va confermata e la concessione dell’ammissione 

provvisoria, come postulato dalle ricorrenti in subordine nel gravame, non 

entra in considerazione (art. 83 cpv. 1-4 LStrI).  

16.  

Ne discende che, con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi) e per quanto censurabile non è inopportuna (art. 49 

PA), per il che il ricorso va respinto.  

17.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché 

art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese versato il  

30 gennaio 2020. 

18.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva.  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-6725/2019 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico delle ricorrenti. Tale 

ammontare è prelevato sull’anticipo spese versato il 30 gennaio 2020.  

3.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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