# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 272370e4-06bc-56c1-b9ba-6b8c8111d2e4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.03.2022 D-999/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-999-2022_2022-03-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-999/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 5  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Susanne Bolz; 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Georgia,  

(…),   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato);  

decisione della SEM del 25 febbraio 2022 / N (…). 

 

 

 

D-999/2022 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il  

(…) dicembre 2021 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di 

seguito: SEM] n. [{…}]-3/2), 

i verbali del rilevamento dei dati personali del (…) dicembre 2021 (cfr. atto 

n. 13/9) e dell’audizione sui motivi d’asilo del (…) febbraio 2022 (cfr. atto 

n. 17/12) dell’interessato, 

i mezzi di prova prodotti durante la procedura di prima istanza dal richie-

dente, ovvero il suo passaporto originale e la sua carta d’identità originale 

georgiani (cfr. atto n. 1/-, mezzi di prova n. 1 e n. 2), 

il parere del 24 febbraio 2022 dell’interessato (cfr. atto n. 21/2) a seguito 

del progetto di decisione negativo dell’autorità inferiore del 23 feb-

braio 2022 (cfr. atto n. 20/8), 

la decisione della SEM del 25 febbraio 2022 – notificata lo stesso giorno 

(cfr. atto n. 24/1) ed ove la rappresentante legale ha pure cessato il suo 

mandato di rappresentanza (cfr. atto n. 25/1) – con cui la precitata autorità 

non ha riconosciuto la qualità di rifugiato al richiedente, ha respinto la sua 

domanda d’asilo, pronunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera 

e l’esecuzione della predetta misura, siccome ammissibile, ragionevol-

mente esigibile e possibile, 

il ricorso del 2 marzo 2022 (cfr. risultanze processuali), per il cui tramite 

l’insorgente è insorto avverso la succitata decisione al Tribunale ammini-

strativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo, a titolo principale, 

all’annullamento della decisione impugnata ed alla concessione dell’asilo 

in Svizzera; in primo subordine alla concessione dell’ammissione provviso-

ria ed in secondo subordine alla restituzione degli atti di causa alla SEM 

per nuova decisione; con contestuale istanza di concessione dell’assi-

stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo, 

la decisione incidentale del 4 marzo 2022, con la quale il Tribunale ha au-

torizzato l’insorgente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della 

procedura, ha respinto l’istanza di assistenza giudiziaria formulata nel ri-

corso dall’insorgente invitandolo parimenti a versare, entro il 

14 marzo 2022, un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili 

spese processuali, 

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il pagamento tempestivo dell’anticipo spese richiesto il 9 marzo 2022 (cfr. 

risultanze processuali), 

il messaggio elettronico dell’11 marzo 2022 del ricorrente, in lingua inglese, 

con il quale ha in particolare chiesto se il Tribunale avesse ricevuto l’im-

porto versato a titolo di anticipo spese (cfr. risultanze processuali), 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-

stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che il ricorrente è toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA), per il che è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

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che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice in qualità di giudice unico con l’approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di 

scritti, 

che per quanto qui rilevante, il ricorrente nel corso delle sue audizioni ha 

riferito di essere cittadino georgiano, originario di B._______ (nella regione 

di C._______), 

che riguardo ai suoi motivi d’asilo, egli ha dichiarato che dal (…) sino al (…) 

avrebbe voluto iniziare a lavorare nel (…), posto dove non si sarebbe po-

tuta esercitare un’attività lavorativa senza essere raccomandati, nonché 

nel protocollo del (…) vi sarebbe scritto che le persone che lavorano per il 

(…), devono avere dei genitori di origine georgiana, ma suo padre sarebbe 

(…); che malgrado i tentativi di raccomandarlo da parte di alcune persone, 

egli avrebbe aspettato invano l’ottenimento di un posto di lavoro, di conse-

guenza fondando la sua (…) nel (…), 

che nel (…), durante un litigio che egli avrebbe avuto con persone di origine 

(…), sarebbe intervenuta la polizia; che dopo che un poliziotto gli avrebbe 

tenuto le mani dietro la schiena, dando la possibilità ad un (…) di dargli 

degli schiaffi, l’interessato si sarebbe riuscito a liberare dalla stretta del po-

liziotto, dando uno schiaffo dapprima a quest’ultimo e poi all’(…) che lo 

aveva colpito; che in seguito l’insorgente sarebbe stato arrestato dalla po-

lizia; che sia nel tragitto in macchina che successivamente posto in stato 

di custodia cautelare nella centrale di polizia a B._______, degli agenti lo 

avrebbero picchiato ed in carcere pure minacciato; che il secondo giorno 

lo avrebbero processato per offesa ai poliziotti e rilasciato, comminandogli 

una multa di (…) che egli avrebbe pagato, 

che nel (…) del (…) egli si sarebbe nuovamente trovato a prendere parte 

ad un litigio, in strada, avvicinandosi poiché una persona che conosceva 

era a terra e delle altre persone lo stavano picchiando; che dopo che egli 

avrebbe risposto allo spintonamento ed agli insulti di una persona che pic-

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chiava il suo conoscente, sarebbero sopraggiunte (…) persone, tutte ubria-

che, che avrebbero cominciato a malmenare l’interessato; che in seguito 

avrebbe scoperto in realtà che queste ultime fossero dei poliziotti in bor-

ghese; che nel frattempo, sarebbe sopraggiunta la macchina della polizia 

e lui sarebbe stato portato nell’edificio della polizia (…) a B._______, dove 

i poliziotti presenti lo avrebbero picchiato e messo nuovamente in custodia 

cautelare; che lì avrebbe scoperto che la persona che egli aveva insultato 

durante la rissa, sarebbe stato il (…) della (…); che il giorno dopo sarebbe 

stato processo per offesa nei confronti della polizia, tuttavia la giudice gli 

avrebbe riferito non essere colpevole e lo avrebbero rilasciato, 

che poiché in Georgia non vi sarebbe giustizia e la legge non funzione-

rebbe, egli ad (…) sarebbe espatriato verso la D._______, legalmente e 

munito di un visto, ove sarebbe rimasto (…) mesi lavorando, rientrando in 

seguito in Georgia; che da (…) del (…) sino al suo espatrio avvenuto circa 

il (…), via aerea e verso la D._______, non sarebbe incorso in ulteriori pro-

blematiche, in quanto sarebbe rimasto per lo più in casa a studiare la lingua 

tedesca,  

che nella sua decisione, la SEM ha considerato che l’insorgente non abbia 

presentato degli indizi atti a capovolgere la presunzione confutabile 

dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, secondo la quale la Georgia è uno Stato nel 

quale non si rischiano delle persecuzioni rilevanti al fine del riconoscimento 

della qualità di rifugiato, 

che invero il ricorrente non avrebbe reso verosimile né che le autorità geor-

giane lo avrebbero perseguitato, né che egli avrebbe subito un pregiudizio 

rilevante nel mancato ottenimento del posto di lavoro nel (…), 

che nel suo ricorso l’insorgente avversa la valutazione della SEM; che in 

particolare, egli ritiene che malgrado sia riuscito ad uscire dalla Georgia 

senza riscontrare alcuna problematica, tuttavia nel suo paese d’origine si 

sarebbe sempre sentito sotto controllo; che peraltro, malgrado lui si sia tro-

vato confrontato con la brutalità della forze di polizia soltanto in due episodi, 

tuttavia tali vicende sarebbero state da lui vissute come una forma di pres-

sione psicologica nei suoi confronti che lo avrebbe condotto all’espatrio, 

che il ricorrente chiede inoltre che la sua situazione venga approfondita e 

che egli venga sottoposto ad un’ulteriore audizione circa i motivi che lo 

avrebbero spinto a chiedere protezione alla Svizzera, 

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che circa quest’ultima richiesta del ricorrente, il Tribunale in limine denota 

come quest’ultimo abbia avuto ampia possibilità di esprimersi nel corso 

della procedura di prima istanza, sia nel corso dell’audizione sui motivi 

d’asilo tenutasi il (…) febbraio 2022 che successivamente nel parere del 

24 febbraio 2022 (cfr. atto n. 21/2), come pure nel contesto del presente 

ricorso, atti dove però non sono evincibili ulteriori elementi che potrebbero 

rivelarsi in un’audizione complementare e risultare determinanti ai sensi 

dell’asilo rispetto a quanto già dichiarato dall’insorgente nel corso della pro-

cedura di prima istanza, segnatamente durante l’audizione sui motivi 

d’asilo del (…) febbraio 2022, e presi già in considerazione nella decisione 

avversata, 

che pertanto, non si ravvisano motivi sotto questo punto in questione per 

annullare la decisione impugnata, che risulta sufficientemente completa ed 

esatta dal profilo dell’accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), come invece postulato in modo generico ed a 

titolo subordinato dal ricorrente nel suo gravame; che tale richiesta, mal-

fondata, deve quindi essere integralmente respinta, 

che proseguendo nel merito, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati secondo le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo com-

prende la protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione 

della loro qualità di rifugiato, 

che ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi), 

che nella presente disamina, il ricorrente non ha dimostrato che le esigenze 

legali per il riconoscimento della qualità di rifugiato e per la concessione 

dell’asilo siano adempiute, 

che in virtù dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, il Consiglio federale designa come 

Stati d’origine o di provenienza sicuri, gli Stati in cui, secondo i suoi accer-

tamenti, non vi è pericolo di persecuzioni, 

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che in tal senso, il Consiglio federale verifica periodicamente le decisioni 

che adotta su tale punto (art. 6a cpv. 3 LAsi), 

che la Georgia è stata designata come Stato d’origine sicuro (“safe coun-

try”) dal Consiglio federale il 28 agosto 2019 e figura da allora nella lista 

degli Stati esenti da persecuzioni (cfr. allegato 2 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali [OAsi 1, RS 142.311]), 

che in tale ipotesi, è presunto che non esista nel paese in questione una 

persecuzione statale pertinente per il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e che le garanzie di protezione contro le persecuzioni statali siano 

garantite, 

che in primo luogo, per quanto attiene il comportamento riprovevole che 

alcuni agenti di polizia avrebbero tenuto nei suoi confronti nei due episodi 

da lui narrati nel (…), nulla indica che le autorità georgiane, se lui avesse 

denunciato tali fatti – ciò di cui egli non si è prevalso (cfr. atto n. 17/12, D57, 

pag. 8) – li approverebbe, 

che invero agli atti di causa non vi sono elementi concreti e convincenti che 

dimostrino che le autorità georgiane, se effettivamente sollecitate, non sa-

rebbero in misura o non intenderebbero apportare una protezione ade-

guata al ricorrente in caso di necessità, 

che difatti, malgrado egli abbia sostenuto che in Georgia non vi sarebbe 

giustizia né la legge funzionerebbe, e per questo avrebbe lasciato il suo 

paese (cfr. atto n. 17/12, D57, pag. 8; D73, pag. 10), risulta che in entrambi 

i procedimenti aperti a suo carico, egli sarebbe stato processato per offesa 

ai poliziotti il giorno seguente nel quale sarebbe stato posto in custodia 

cautelare, ed in seguito liberato; che se alla fine del primo procedimento 

egli avrebbe dovuto versare una multa di (…), che avrebbe corrisposto; a 

seguito del secondo procedimento egli sarebbe stato scagionato dalle ac-

cuse; che in seguito, e sino al suo espatrio definitivo nel (…) del (…), non 

avrebbe avuto più alcuna problematica con le autorità del suo Paese d’ori-

gine (cfr. atto n. 17/12, D65 segg., pag. 9 seg.), 

che pertanto non si ravvisano nelle sue allegazioni, degli elementi concreti 

e fondati per ritenere che egli sia stato vittima del sistema giudiziario geor-

giano come egli vuole far credere e può quindi essere in casu ragionevol-

mente esatto dal ricorrente che egli faccia appello al sistema di protezione 

interno, anche se necessario alle vie giudiziarie ivi disponibili, prima di sol-

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lecitare l’intervento da parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 con-

sid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1); che invero, non si 

può partire dall’assunto che le autorità georgiane non sarebbero state in 

grado di fornire all’insorgente o che avrebbero rifiutato a quest’ultimo una 

protezione adeguata nei confronti di interventi indebiti da parte di singoli 

poliziotti o di terze persone, 

che in secondo luogo, non convince neppure la tesi ricorsuale circa il fatto 

che il ricorrente avrebbe vissuto nel suo Paese d’origine una pressione 

psichica rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi, che l’avrebbe indotto all’espatrio, 

che come a ragione ritenuto pure dalla SEM nella decisione impugnata, 

dopo il (…) del (…), l’insorgente non ha più riscontrato in patria alcuna pro-

blematica di sorta con le autorità georgiane, potendo inoltre effettuare di-

versi viaggi all’estero e rientrare svariate volte nel suo Paese d’origine, le-

galmente e munito del suo passaporto (cfr. atto n. 17/12, D58 segg., pag. 9 

seg.), 

che alla stessa stregua dell’autorità inferiore, anche agli occhi del Tribu-

nale, il fatto che egli sarebbe rimasto per la maggior parte del tempo chiuso 

in casa a studiare la lingua tedesca e per questo avrebbe evitato dei nuovi 

contatti con le autorità georgiane, non risulta in alcun modo convincente, 

per gli stessi motivi già correttamente esposti nella decisione dalla SEM, 

alla quale il Tribunale per il resto rinvia (cfr. p.to II, pag. 5 seg. della deci-

sione impugnata), onde evitare inutili ridondanze e non avendo in proposito 

il ricorrente proposto alcun ulteriore elemento nel suo gravame, 

che alla luce di quanto sopra, sia dal profilo soggettivo che oggettivo non 

si ravvisano nella fattispecie delle prove sufficienti di una minaccia concreta 

passibile di indurre chiunque si trovi nella stessa situazione a temere una 

persecuzione (cfr. DTAF 2014/27 consid. 6.1 e 2010/57 consid. 2.5); che 

la stessa, anche si ritenesse verosimile, non era, al momento del suo espa-

trio definitivo dalla Georgia, più di alcuna attualità e concretezza (cfr. 

DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2010/57 consid. 4.2.5; WALTER 

KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 129),  

che per il resto può essere senz’altro rinviato ai considerandi topici della 

decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 5 seg.), visto che questi sono suffi-

cientemente espliciti e motivati, nonché che il memoriale ricorsuale non 

contiene alcun elemento nuovo, atto a rimetterne in causa le conclusioni 

(cfr. art. 109 cpv. 3 LTF, applicabile per rinvio dell’art. 4 PA),  

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che infine, viste le tavole processuali, il Tribunale è d’avviso che il ricorrente 

sia espatriato definitamente dal suo Paese d’origine nel (…) del (…), in 

realtà con l’obiettivo di trovare un’attività lavorativa (cfr. atto n. 17/12, D75 

e D77, pag. 11) ed indipendentemente dai motivi fatti valere ai sensi 

dell’asilo in corso d’audizione (cfr. atto n. 17/12, D42 segg., pag. 5 segg.), 

che tale ragione, di tipo economico, non risulta tuttavia pertinente per la 

concessione della qualità di rifugiato,  

che visto quanto sopra, il ricorso in materia di riconoscimento della qualità 

di rifugiato e di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione im-

pugnata va quindi confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione 

(art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg.; art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 

consid. 4.4), 

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale la stessa 

dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) 

e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già sopra enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), non 

avendo egli dimostrato, che in caso di ritorno nel suo paese d’origine, lui 

sarebbe esposto a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che per le stesse ragioni, non vi sono indizi per ritenere che l’interessato 

possa essere esposto ad un rischio personale, concreto e serio di tratta-

menti proibiti in relazione all’art. 3 CEDU (RS 0.101) o all’art. 3 della Con-

venzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 83 cpv. 3 

LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi),  

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che essa risulta pure essere ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI 

in relazione con l’art. 44 LAsi), nella misura in cui non si evince che con la 

stessa vi sarebbe una messa in pericolo concreta dell’insorgente, 

che difatti in Georgia, ad eccezione delle regioni secessioniste  

dell’E._______ e dell’F._______ – dal quale il ricorrente non proviene – non 

vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza genera-

lizzata che coinvolge l’insieme della popolazione nella totalità del territorio 

nazionale che permetta di presumere, a priori e indipendentemente dalle 

circostanze della fattispecie – a proposito di tutti i cittadini di tale paese – 

l’esistenza di una messa in pericolo concreta ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 

LStrI, 

che inoltre il ricorrente è giovane ([…] anni), dispone di una formazione 

universitaria in (…), e ha esercitato diverse attività lavorative nel passato, 

in particolare nel suo Paese d’origine quale (…) che aveva pure fondato 

(cfr. atto n. 17/12, D19 segg., pag. 3 seg.); che peraltro egli ha dichiarato 

di stare bene di salute (cfr. atto n. 17/12, D8 seg., pag. 2 seg.), e non ap-

paiono dagli atti all’incarto degli indizi che lascerebbero presagire degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente da questo pro-

filo, 

che anche se ciò non risulta determinante in specie, l’interessato dispone 

inoltre in patria di una rete famigliare sufficiente, composta in particolare 

dai suoi genitori e dal fratello (cfr. atti n. 13/9, p.to 1.16.04, pag. 3; n. 17/12, 

D30 segg., pag. 4 seg.), che potrà apportargli un certo sostegno al mo-

mento del suo ritorno ed in caso di bisogno, 

che infine non risultano nemmeno esservi impedimenti sotto il profilo della 

possibilità dell’esecuzione del provvedimento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-

zione con l’art. 44 LAsi), essendo che il ricorrente dispone segnatamente 

di un passaporto georgiano tutt’ora valido e che è tenuto a collaborare 

all’ottenimento di ogni eventuale ulteriore documento di viaggio che gli per-

metta di fare ritorno nel suo Paese d’origine (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; 

DTAF 2008/34 consid. 12), 

che il contesto legato alla pandemia da coronavirus (detto anche Covid-19) 

non è, per il suo carattere temporaneo, di natura tale da porre in discus-

sione le conclusioni che precedono; che se dovesse, nel caso di specie, 

ritardare momentaneamente l’esecuzione dell’allontanamento del ricor-

rente, questa interverrebbe necessariamente più tardi, in tempi appropriati 

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(cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale E-27/2022 del 12 gennaio 2022, 

D-5674/2021 del 10 gennaio 2022 consid. 9.6), 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la decisione dell’autorità inferiore va confermata, 

che visto l’esito della procedura le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo spese 

di medesimo importo versato dal ricorrente il 9 marzo 2022, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Esse 

sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 

9 marzo 2022 dal ricorrente. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: