# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0f30bfdd-5578-543f-b54f-16b1b7a5d8fb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.03.2010 D-7797/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7797-2006_2010-03-02.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7797/2006/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2  m a r z o  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Martin Zoller, Fulvio Haefeli, 
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nata il (...),
B._______, nato il (...),
C._______, nato il (...),
ex-Serbia e Montenegro (Serbia),
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 
24 ottobre 2005 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7797/2006

Fatti:

A.
Il  (...),  l'interessata  –  di  etnia  rom,  originaria  di  D._______,  nella 
provincia  di  E._______  (ex  Serbia  e  Montenegro,  attualmente  città 
situata sul  territorio della Repubblica della Serbia) – assieme al  suo 
allora marito F._______ (N [...]) e al loro figlio minorenne B._______, 
ha presentato una prima domanda d'asilo in Svizzera, adducendo in 
particolare che essi avrebbero subito delle estorsioni e sarebbero stati 
maltrattati  da  parte  dei  serbi: essa non poteva uscire  a causa delle 
continue provocazioni da parte dei serbi, così come suo marito e suo 
(...)  erano costretti  a nascondersi  a causa delle estorsioni  e del loro 
rifiuto  di  arruolarsi  nell'esercito  (cfr.  agli  atti  A 2/7,  inc.  relativo  alla 
prima procedura d'asilo). Per il resto, essa ha invocato i motivi d'asilo 
concernenti  il  marito (cfr. agli  atti  A 1/8, nonché A 510 e A 6/10,  inc. 
relativo  alla  prima  procedura  d'asilo).  Separatamente,  altri  membri 
della  famiglia  dell'interessata,  tra  cui  i  suoi  (...)  G._______ e 
H._______ (N [...])  con  il  figlio  I._______,  il  padre  di  suo  (...) 
J._______  (N [...]),  il (...)  di  suo  marito  K._______  (N [...])  e  la  (...) 
L._______  (N [...]),  hanno  depositato  una  domanda  d'asilo  in  detto 
Paese. Con decisione del  17 novembre 2000,  l'allora Ufficio  federale 
dei  rifugiati  (UFR, attuale  UFM)  non  è  entrato  nel  merito  della 
menzionata  domanda d'asilo  dell'interessata,  del  di  lui  marito  e  del 
figlio  B._______ ai  sensi  dell'allora  art.  32  cpv. 2  lett. c  della  legge 
sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi,  RS 142.31),  ritenuto  che  essi  si 
erano  resi  irreperibili  a  far  tempo  dal  (...),  ed  ha  ordinato,  nel 
contempo, l'allontanamento dei medesimi dalla Svizzera verso l'allora 
Repubblica della Jugoslavia. 

B.
L'interessata con la sua famiglia e i  familiari  del  suo allora marito si 
erano  nel  frattempo  recati  in  M._______,  dove  il  (...)  è  nato  il  loro 
secondo  figlio  C._______.  Dopo  aver  chiesto  asilo  in  M._______ 
senza successo, passando per la N._______, essi hanno nuovamente 
raggiunto  la  Svizzera  nel  (...).  Il  (...)  di  suo suocero  sarebbe invece 
stato  rimpatriato  (cfr.  agli  atti  B 2/8,  inc.  relativo  alla  seconda 
procedura d'asilo).

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C.
Il (...), l'interessata – unitamente ancora all'allora marito e ai due figli 
B._______ e C._______ – ha inoltrato una seconda domanda d'asilo 
in Svizzera, facendo valere i medesimi motivi d'asilo invocati nel corso 
della prima procedura, sostanzialmente il timore per il marito di essere 
incarcerato in caso di rientro in patria per non aver effettuato il servizio 
militare  che  avrebbe  dovuto  prestare,  nonché  a  causa  dei 
maltrattamenti  e delle estorsioni da parte della Mafia, della Polizia e 
del  popolo  (cfr.  B 2/8,  nonché  B 8/1,  inc.  relativo  alla  seconda 
procedura d'asilo). Con desisione del 18 settembre 2001, l'UFM non è 
nuovamente entrato nel merito della succitata domanda d'asilo ai sensi 
dell'allora art. 32 cpv. 2 lett. c LAsi, considerato che in data (...) è stata 
registrata  la  scomparsa  dei  richiedenti.  Detto  Ufficio  ha  pure 
pronunciato  l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso il loro Paese d'origine, siccome 
lecita, esigibile e possibile.

Nel frattempo, anche i familiari dell'interessata e di suo marito hanno 
ricevuto  una  decisione  negativa  quanto  alla  loro  seconda  domanda 
d'asilo ed è stato pronunciato nei loro confronti l'allontanamento dalla 
Svizzera  e  l'esecuzione dell'allontanamento  nel  loro  Paese  d'origine 
(cfr. C 7/9, inc. relativo alla terza procedura d'asilo). 

D.
Il (...), l'interessata con i suoi due figli e successivamente il (...), il suo 
allora  marito,  hanno depositato una terza domanda d'asilo. Essa ha 
dichiarato  nella  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbale 
d'audizione  del  21 settembre 2005  e  la  rispettiva  nota  di 
conversazione,  nonché  il  verbale  dell'audizione  federale  del 
3 ottobre 2005 ai sensi dell'art. 29 LAsi) di essere rientrata nell'(...) o 
(...)  – assieme a suo marito e ai suoi figli  – nel suo Paese d'origine 
dopo  la  conclusione  infruttosa  della  seconda  procedura  d'asilo  e  di 
essere espatriata nuovamente il (...) non proprio per gli stessi motivi, 
bensì per un problema ancora maggiore. Infatti, una o due settimane 
prima di venire in Svizzera, (...) uomini della Mafia si sarebbero recati 
a  casa  sua,  l'avrebbero  picchiata  e  maltrattata,  nonché  avrebbero 
tentato  di  violentarla  ma,  grazie  all'intervento  della  sua  vicina, 
l'avrebbero lasciata stare, minacciandola tuttavia che sarebbero tornati 
e che avrebbero ucciso i suoi figli se li avesse denunciati alla Polizia, 
ciò  che  la  richiedente  non  avrebbe  fatto.  Questi uomini,  a  lei 
sconosciuti, sarebbero le stesse persone che un mese prima della sua 

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partenza  avrebbero  chiesto  a  suo  (...)  EUR (...).-  e,  in  seguito, 
rispettivamente  due  o  tre  mesi  prima,  avrebbero  rapito  suo  (...), 
l'avrebbero picchiato e gli  avrebbero chiesto EUR (...).-,  prendendo i 
loro documenti d'identità. Inoltre, gli stessi mafiosi – due giorni prima 
dell'espatrio  dell'interessata  –  avrebbero  rapito  suo  marito,  sua  (...) 
nonché  suo  (...)  e  avrebbero  chiesto  loro  nuovamente  la  somma di 
EUR (...).-. Essi si sarebbero presentati ancora due o tre giorni dopo, 
chiedendo  ancora  dei  soldi.  Il  suocero  dell'interessata  avrebbe 
denunciato  alla  Polizia  il  rapimento  dei  suoi  familiari.  Non  avendo 
ottenuto alcun riscontro,  dopo due giorni,  ovvero il  (...),  l'interessata 
con  i  suoi  due  figli  e  suo  (...)  sarebbero  espatriati  nuovamente. 
Soltanto  successivamente,  il  marito  dell'interessata,  sua  (...)  e  suo 
figlio sarebbero stati liberati, a seguito della cessione della loro casa e, 
grazie  all'indicazione  della  (...)  del  marito  dell'interessata  che 
quest'ultima avrebbe chiamato una volta giunta in Svizzera, sarebbero 
riusciti  a  raggiungere l'interessata e il  (...)  in  detto  Paese. Il  (...),  gli 
interessati  hanno  presentato  un  articolo  di  giornale  che 
menzionerebbe  l'accoltellamento  di  un  cugino  del  marito 
dell'interessata. È inoltre stato deposto agli atti un rapporto medico del 
pronto  soccorso  dell'O._______  di  P._______  inerente  al  marito 
dell'interessata (C 14/3).

E.
Con decisione del 24 ottobre 2005, notificata all'interessata e al  suo 
allora  marito  il  giorno  medesimo  (cfr.  avviso  di  ricevimento  agli  atti 
C 19/1), l'UFM ha respinto la succitata domanda d'asilo. Detto Ufficio 
ha pure pronunciato l'allontanamento dei richiedenti  dalla Svizzera e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso il loro Paese d'origine (Serbia e 
Montenegro),  nonché  verso  la  Serbia,  siccome  lecita,  esigibile  e 
possibile.

F.
Il  21 novembre 2005,  l'interessata e la  sua famiglia,  hanno inoltrato 
ricorso dinanzi alla Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo 
(CRA) contro la menzionata decisione dell'UFM. Hanno chiesto, in via 
principale, l'annullamento della decisione impugnata e la concessione 
dell'asilo nonché, in via sussidiaria, il rinvio degli atti di causa all'UFM 
per una nuova decisione e la concessione dell'ammissione provvisoria. 
Hanno altresì presentato una domanda d'esenzione dal versamento di 
un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali.

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G.
Il 30 dicembre 2005, con decisione incidentale, la CRA ha considerato 
il  gravame  siccome  privo  di  probabilità  d'esito  favorevole  ed  ha 
respinto  la  summenzionata  domanda d'esenzione dal  versamento  di 
un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali. Ha quindi 
invitato  i  ricorrenti  a  versare  un  siffatto  anticipo  di  CHF  600.-  a 
copertura  delle  presumibili  spese  processuali,  con  comminatoria 
d'inammissibilità del ricorso, in caso di  mancato versamento di  detto 
anticipo. 

H.
Il 9 gennaio 2006, i ricorrenti hanno tempestivamente versato l'anticipo 
richiesto. 

I.
Il 23 gennaio 2007 – per il tramite dell'UFM – è pervenuto al Tribunale 
amministrativo federale (TAF) lo scritto del (...) del signor F._______, 
mediante il  quale ha dichiarato di  voler rinunciare alla sua pendente 
richiesta  d'asilo,  a  seguito  della  separazione  dalla  moglie  e  avendo 
contratto altro matrimonio.

J.
Per il tramite dell'allora Q._______, è stato comunicato al TAF, in data 
(...), che il Signor F._______ ha ottenuto un permesso (...).

K.
Il 27 febbraio 2007, il TAF ha disgiunto le cause inerenti la ricorrente e 
il  marito F._______ ed il  ricorso di quest'ultimo è stato trattato in un 
procedimento distinto. 

L.
Con  scritto  del  27  aprile  2007,  indirizzato  all'autorità  cantonale,  la 
ricorrente ha notificato il suo nuovo indirizzo ed ha dichiarato di voler 
mantenere il suo ricorso in materia d'asilo.

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Diritto:

1.

1.1 Il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
(art. 31 e art. 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo federale 
del  17  giugno 2005 [LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo 
del 26 giugno 1998 [LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d  della legge sul 
Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Inoltre,  il  TAF,  dal  1° gennaio  2007  giudica,  in  quanto  sia 
competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31  dicembre  2006  presso  le 
commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi 
dei  dipartimenti.  Il  giudizio  si  svolge  secondo  il  nuovo  diritto 
processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni  transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48, all'art. 50 e all'art. 52 PA.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

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5.

5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  inversomili  le 
allegazioni della richiedente e di suo marito su punti essenziali  della 
loro domanda d'asilo,  siccome vaghe,  inconsistenti  e  contraddittorie, 
così da dare l'impressione che gli eventi addotti non siano stati vissuti 
personalmente dagli stessi. In particolare, la richiedente – nonostante 
fosse  stata  invitata  a  descrivere  l'aggressione  subita  –  si  sarebbe 
limitata a ribadire che i (...) individui avrebbero iniziato a strapparle i 
vestiti  e  che  se  ne  sarebbero  andati  all'arrivo  della  vicina  che  li 
avrebbe pregati  di  lasciarla  stare,  senza tuttavia esporre in  maniera 
più  convincente  e  dettagliata  i  fatti,  come  invece  avrebbe  dovuto 
essere il caso, se avesse realmente vissuto i fatti addotti. Essa, inoltre, 
si  sarebbe contraddetta sul  motivo per cui  non avrebbe denunciato i 
suoi  malfattori,  affermando  in  un  primo  tempo  che  l'avrebbero 
minacciata  di  uccidere  i  suoi  figli  e  in  un  secondo  tempo  che  non 
l'avrebbe fatto per la vergogna che provava e per paura che i maschi 
della  sua  famiglia  venissero  a  conoscenza  dell'accaduto.  Dal  canto 
suo,  nemmeno  il  marito  sarebbe  stato  in  grado  di  fornire  il  benché 
minimo  dettaglio  circa  il  luogo  dove  sarebbe  stato  trattenuto  o  la 
maniera  in  cui  avrebbe trascorso il  tempo durante  il  suo sequestro. 
L'UFM  ha  quindi  concluso  che  le  allegazioni  presentate  non 
soddisferebbero  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste 
dall'art. 7 LAsi. Per conseguenza, non sarebbe riconosciuta la qualità 
di  rifugiato  nella  fattispecie. Infine,  l'autorità  inferiore  ha considerato 
che né la situazione politica o economica del Paese d'origine (Serbia e 
Montenegro)  e  tantomeno quella  della  Serbia,  né  altri  motivi  relativi 
alla  persona  della  ricorrente  e  di  suo  marito  o  dal  punto  di  vista 
tecnico  e  pratico,  si  opporrebbero  all'esecuzione  del  loro 
allontanamento in detto Paese.

5.2 Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti  in  merito  alle  asserite 
persecuzioni da parte di terzi – in ragione della loro etnia – e al loro 
consecutivo espatrio dal Paese d'origine, l'insorgente ha contestato la 
decisione  dell'UFM,  facendo  valere  che  lei  e  suo  marito  hanno 
raccontato  le  loro  vicende  nei  particolari  e  secondo  quanto 
ricordavano, in maniera dettagliata e precisa, nonché fornendo tutti gli 
elementi utili a comprovare la verosimiglianza del loro racconto e delle 
loro vicende. Di  conseguenza,  essi  avrebbero dovuto essere ritenuti 
rifugiati  ai  sensi  della  LAsi,  in  quanto  i  rom  sarebbero  totalmente 
discriminati e sottoposti a violazioni continue dei diritti  umani. Per gli 

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stessi  motivi,  essi sostengono che la loro vita sarebbe in pericolo e, 
pertanto, l'esecuzione del loro allontanamento in Serbia e Montenegro 
sarebbe inesigibile. 

6.

6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condi-zione femminile (art. 3 LAsi).

6.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri 
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili 
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (GICRA 1995 n. 23).

7.

7.1 Il TAF osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità inferiore 
nella  decisione  impugnata,  le  dichiarazioni  decisive  rese  dalla 
ricorrente in corso di procedura si esauriscono in mere ed imprecise 
affermazioni di parte, non corroborate dal benché minimo elemento di 

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seria consistenza. Inoltre, l'insorgente si è limitata a mere congetture, 
non fondate su alcun elemento oggettivo, con riferimento agli evocati 
fatti.  In particolare, il TAF rileva che – al di là degli unici e limitati due 
elementi  circa  l'incosistenza  delle  dichiarazioni  della  ricorrente 
evidenziati  dall'UFM  nella  decisione  impugnata  –  vi  sono  tanti  altri 
aspetti  su  punti  essenziali  del  racconto  dell'insorgente  che  sono 
inverosimili  e  conducono  alla  manifesta  inverosimiglianza  dell'intera 
vicenda. Segnatamente, la ricorrente non è stata in grado di collocare 
nel  tempo  in  maniera  precisa  l'asserita  aggressione  di  cui  sarebbe 
stata  oggetto  e  che  costituisce  uno  degli  elementi  principali  a 
fondamento  della  sua  domanda  d'asilo  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
3 ottobre 2005 pag. 3). Essa ha affermato che tale episodio si sarebbe 
verificato una o due settimane prima del suo espatrio avvenuto il (...), 
per poi precisare che sarebbe successo due settimane prima, senza 
però essere in grado di indicare la data esatta o addirittura il  giorno 
della  settimana  corrispondente  (cfr. verbale  d'audizione  del 
21 settembre 2005  pag.  6  e  del  3  ottobre  2005  pag.  6).  Essa  si  è 
anche contraddetta  sull'orario  in  cui  sarebbe avvenuta  l'aggressione 
(cfr.  ibidem).  Inoltre,  in  particolare  circa  le  circostanze  in  cui  la 
ricorrente  sarebbe scampata  allo  stupro,  risulta  contrario  alla  logica 
dell'agire  e  incredibile  che  i  malfattori  l'avrebbero  lasciata  stare, 
semplicemente  pregati  dalla  vicina  di  casa  che  sarebbe  giunta  sul 
posto  (cfr.  ibidem).  Peraltro,  chiamata  a  pronunciarsi  su  tale 
considerazione,  la  ricorrente  non  è  stata  in  grado  né  di  dare  una 
spiegazione plausibile, né di indicare cosa avrebbero voluto ottenere i 
suoi  malfattori  dalla  sua aggressione,  limitandosi  ad affermare che i 
suoi  famigliari  sarebbero  stati  portati  via  perché  i  mafiosi  volevano 
EuUR (...).-  (cfr.  verbale  d'audizione  del  3 ottobre 2005  pag.  7). 
A proposito di tale avvenimento, basti ancora rilevare che la ricorrente 
non  è  stata  in  grado  di  abozzare  l'identità  dei  suoi  (...)  malfattori, 
limitandosi  ad  affermare  che  sarebbero  dei  mafiosi,  che  essa  non 
conosce,  sebbene  fossero  a  volto  scoperto  (cfr. verbale  d'audizione 
del 21 settembre 2005 pag. 6) e che ha visto in quell'occasione per la 
prima volta (cfr. verbale d'audizione del 3 ottobre 2005 pagg. 3 e 6). 
Alla  luce  di  tali  affermazioni,  non  è  possibile  credere  a  quanto 
dichiarato  successivamente  dalla  ricorrente,  secondo  cui  i  suoi 
aggressori sarebbero le "stesse persone" che avrebbero rapito i suoi 
familiari (cfr. verbale d'audizione del 21 settembre 2005 pag. 6) e che 
ha  altresì  affermato  di  non  conoscere  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
3 ottobre 2005 pag. 3). Confrontata a tale incongruenza, la ricorrente 
ha reso ancora una versione diversa da quella precedente, affermando 

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che delle (...) persone ne avrebbe riconosciuto uno (cfr. ibidem pag. 7). 
A fronte dell'inconsistenza e dell'incongruenza delle dichiarazioni della 
ricorrente,  risulta  manifesto  che  l'asserita  aggressione  è 
assolutamente  inverosimile. Tale conclusione  vale  anche  per  quanto 
attiene ai fatti addotti dalla stessa circa il rapimento dei suoi familiari, il 
quale costituisce l'altro elemento fondamentale a sostegno della sua 
domanda d'asilo (cfr. ibidem pag. 3). In primis, il TAF osserva che la 
ricorrente  solo  all'incirca  a  metà  della  prima  audizione,  durante  il 
racconto in  merito  alla  sua aggressione,  ha riferito  del  rapimento  di 
suo marito, assieme alla (...) e al (...), mentre che prima aveva indicato 
solo  il  rapimento  del  (...)  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
21 settembre 2005 pag. 6). Tale constatazione non può che suscitare 
dei  dubbi,  allorquando  –  secondo  la  logica  dell'agire  e  l'esperienza 
generale – ci si può aspettare che di fronte al rapimento del marito, la 
ricorrente riferisse immediatamente di  tale fatto e non soltanto in un 
secodno  momento.  In  secondo  luogo,  sebbene  la  ricorrente  abbia 
affermato che l'evocato rapimento del marito fosse avvenuto due giorni 
prima del suo espatrio (cfr. ibidem), essa non ha saputo indicare con 
precisione  e  sicurezza  se  si  fosse  trattato  del  mattino  o  del 
pomeriggio, nonché l'ora in cui tale fatto sarebbe accaduto (cfr. verbale 
d'audizione del 3 ottobre 2005 pag. 3). A ciò aggiungasi, infine, che la 
ricorrente ha reso dichiarazioni alquanto vaghe e inconsistenti circa la 
liberazione del marito e dei suoi familiari, nonché circa le circostanze 
in  cui  essa sarebbe venuta a conoscenza di  tale  liberazione. Infatti, 
oltre ad essere contrario ad ogni logica dell'agire che la ricorrente sia 
espatriata,  allorquando  suo  marito  e  parte  della  famiglia  di 
quest'ultimo  sarebbero  stati  rapiti  (cfr. verbale  d'audizione  del 
3 ottobre 2005  pag.  3),  risulta  incredibile  che  essa  abbia  appreso, 
telefonando alla  (...)  di  suo marito,  che essi  sarebbero  stati  liberati, 
senza tuttavia dimostrare il benché minimo interesse a sapere quando 
e  in  che  modo  la  liberazione  sarebbe  avvenuta,  nonché  dove  si 
trovasse suo marito. Altrettanto inverosimile, è d'altronde il  fatto  che 
essa  avrebbe  detto  alla  (...)  di  suo  marito  dove  si  trovasse  e  che 
quest'ultimo l'avrebbe raggiunta grazie alle informazioni ottenute dalla 
(...). Peraltro, la ricorrente non è nemmeno stata in grado di fornire il 
nome  completo,  il  comune,  nonché  il  numero  di  telefono  completo 
della (...) che sarebbe stata la fonte delle sue informazioni (cfr. ibidem 
pagg. 2 e 3). Alla luce delle suesposte considerazioni, v'è ragione di 
concludere  che  i  fatti  addotti  dalla  ricorrente  a  sostegno  della  sua 
domanda  d'asilo  sono  manifestamenti  inverosimili.  Ciò nondimeno,  il 
TAF  osserva  che  –  oltre  ad  essere  inverosimili  –  gli  avvenimenti 

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addotti  dalla  ricorrente  non  sono  stati  personalmente  vissuti  dalla 
stessa,  bensì  risultano  costruiti  ad  hoc  quale  fondamento  per  una 
terza domanda d'asilo. Infatti,  essi risalgono a ben oltre (...) anni dal 
suo rientro in Patria. Orbene, se da un lato, la ricorrente ha affermato 
che, tra il (...) e il (...), la situazione non era come ad oggi, anche se 
avevano avuto dei problemi perché chiedevano loro dei soldi, dall'altro, 
se  davvero  essa  fosse  stata  confrontata  ai  fatti  addotti,  non  si 
comprende perché i responsabili delle asserite persecuzioni avrebbero 
dovuto  attendere  ben  oltre  (...)  anni  dall'arrivo  di  lei  e  della  sua 
famiglia nel Paese d'origine per creare loro tali problemi. Da ultimo, il 
TAF constata  che  la  ricorrente  in  sede  di  ricorso  non  ha  apportato 
alcun  elemento  atto  a  contestare  la  decisione  impugnata  ed  a 
corroborare la sua domanda d'asilo, bensì si è limitata semplicemente 
a  far  riferimento  alla  sua  appartenenza  etnica  quale  causa  degli 
avvenimenti  addotti  e  quindi  delle  asserite  persecuzioni  (cfr. ricorso 
pagg.  2-3).  Tuttavia,  codesto  Tribunle  sottolinea  che  la  sola 
appartenenza  della  ricorrente  all'etnia  rom  non  giustifica  il 
riconoscimento in suo favore di un timore fondato di essere esposta a 
persecuzioni o pregiudizi in Serbia. Infatti, sebbene si siano verificate 
negli scorsi anni delle azioni contro questa minoranza, da un lato, non 
si  può  considerare  che  i  rom in  detto  Paese  siano vittime  di  atti  di 
violenza o di gravi discriminazioni o che rischino d'esserlo in maniera 
sistematica  e  generalizzata. In  siffatte  circostanze,  non  soccorre  tra 
l'altro l'asserzione della ricorrente secondo cui suo figlio sarebbe stato 
maltrattato a scuola (cfr. verbale  d'audizione del  21 settembre 2005 
pag. 6).  D'altra  parte,  non  si  può nemmeno ritenere  che le  autorità 
serbe rinuncino in maniera generale a perseguire i responsabili di tali 
azioni  o  tollerino  tali  comportamenti  (cfr.  Sentenza  del  TAF 
D - 4666/2006  del  27  marzo  2009  consid.  2.2).  Visto  tutto  quanto 
sopra, le allegazioni  della  ricorrente circa le asserite persecuzioni  di 
cui  sarebbe  oggetto  in  patria  sono  da  ritenersi  palesemente 
inverosimili e, ad ogni modo, non vi è ragione di ritenere che essa non 
possa ottenere dalle competenti autorità in patria, se opportunamente 
sollecitate,  un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro  agire 
illegittimo da parte di  terzi  nei  suoi  confronti.  In  conclusione,  quindi, 
senza che sia necessario abbozzare ad eventuali ulteriori elementi di 
inattendibilità  del  racconto  reso  dall'insorgente,  questo  Tribunale 
ritiene che l'UFM ha rettamente considerato che le dichiarazioni della 
ricorrente  non  soddisfano  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste 
dall'art. 7 LAsi.

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7.2 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  sul  punto  di 
questione  dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento, 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

8.
La  ricorrente e i  suoi  figli  non adempiono le condizioni  in virtù delle 
quali l'UFM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

9.

9.1
9.1.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  7  del  presente 
giudizio, non emergono dalle  carte  processuali  neppure elementi  da 
cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  e 
dei  suoi  figli  nella  regione  della  ex  Serbia  e  Montenegro,  attuale 
Repubblica  della  Serbia,  possa  violare  l'art. 25  cpv.  2  della 
Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18  aprile 
1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei 
rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge  federale  sugli 
stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20).

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del  rimpatrio,  in  particolare  l'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  l'art. 3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere 
esposto, nel  Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti 
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui 
la ricorrente e i suoi figli possano essere esposti in caso di rimpatrio al 

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rischio  reale  ed  immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte 
disposizioni,  contrariamente  a  quanto  essa  ha  preteso  in  sede  di 
ricorso, affermando con semplici e generali allegazioni che la loro vita 
sarebbe  in  pericolo  (cfr. ricorso pag. 3). In  altri  termini,  quest'ultima 
non  ha  saputo  fornire  un  insieme  d'indizi,  oppure  presunzioni  non 
contraddette, sufficientemente gravi, precisi e concordanti quo ad un 
pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti che si ritengono contrari 
alle disposizioni sopraccitate.

9.1.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

9.2
9.2.1 Inoltre, nella Repubblica della Serbia non vige attualmente una 
situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale. 

9.2.2 Quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  il  TAF rileva 
che  essa  è  giovane  e,  sebbene  sia  una  donna  sola,  senza  alcuna 
formazione  scolastica  o  esperienza  professionale  (cfr. verbale 
d'audizione del 21 settembre 2005 pag. 2), con a seguito due bambini, 
essa dispone nel suo Paese d'origine di un'importante rete familiare e 
sociale,  ritenuto  che,  stando  alle  sue  dichiarazioni,  in  patria  vi 
risiedono  ancora  i  suoi  genitori,  una  sorella  maggiore  e  un  fratello 
minore (cfr. ibidem e verbale d'audizione del 3 ottobre 2005 pag. 5), i 
quali  potranno senz'altro ospitarla o aiutarla a trovare un'alloggio, un 
lavoro  e  favorire  così  il  suo  reinserimento  e  quello  dei  suoi  figli  in 
Serbia.  La  ricorrente  pertanto  non  si  troverebbe  in  una  situazione 
diversa da quella a cui  sarebbe confrontata una persona che vive o 
ritorna a vivere in Serbia. D'altronde, l'insorgente potrà, se necessario, 
richiedere un adeguato aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d 
LAsi. In siffatte circostanze, il suo allontanamento verso detto Paese è 
quindi  ragionevolmente  esigibile.  Per  quanto  attiene  alla  situazione 
personale dei figli  della ricorrente, dal  profilo dell'interesse superiore 
del  fanciullo  riguardo ad un possibile  allontanamento verso il  Paese 
d'origine  (cfr.  GICRA  1998  n.  13  consid. 5e  aa  pag. 98  e  seg.; 
GICRA 2006  n.  13  consid. 3.5/3.6,  pag.  142;  GICRA  2005  n.  6 
consid. 6.1 pag. 57),  il  TAF constata  che  il  figlio  maggiore  è nato  in 
Serbia, dove ha trascorso i suoi primi (...) anni di vita (dal [...] al primo 

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espatrio  nel  [...])  così  come  i  primi  (...)  anni  in  età  scolastica  da 
quando aveva (...) anni fino ai (...) anni (tra l'[...]/[...] e l'ultimo espatrio 
nel [...]); il secondo genito invece è nato in M._______ nel (...) ed ha 
vissuto in Serbia tra il suo (...) e il (...) anno di vita. Ne discende che 
essi  hanno vissuto i  primi e fondamentali  anni della loro vita e della 
loro scolarizzazione nel loro Paese d'origine, di cui hanno appreso la 
lingua,  che è peraltro  la loro lingua madre,  e di  cui  hanno acquisito 
incondizionatamente  il  modo  di  vivere  e  la  cultura,  tramite  i  loro 
genitori e la densa rete familiare presente in patria. Infatti, secondo la 
giurisprudenza  di  codesto  Tribunale  e  del  Tribunale  federale,  un 
fanciullo – anche se nato in Svizzera e che ha appena cominciato la 
scolarizzazione – è ancora fortemente legato allo  stile  di  vita  e alla 
cultura dei suoi genitori, di modo che la sua integrazione nell'ambiente 
socioculturale  locale  non  è  così  profonda  e  irreversibile  tanto  da 
costituire  un  suo  sradicamento  totale  (cfr.  Decisione  del  Tribunale 
federale [DTF] 123 II 125 consid. 4a e relativi riferimenti; Decisione del 
Tribunale amministrativo federale [DTAF] 2007/16 consid. 9 pag. 200 e 
seg.). V'è quindi ragione di  ritenere che essi  sono stati  influenzati  in 
maniera  preponderante  dall'ambiente  socioculturale  del  loro  Paese 
d'origine, e non della Svizzera, così come lo sono stati ancora durante 
questi  anni  di  permanenza  in  Svizzera  e  lo  sono  tutt'ora.  Infatti, 
nonostante essi siano in Svizzera da (...) anni e mezzo circa e stanno 
frequentando verosimilmente le scuole (...),  rispettivamente le scuole 
(...),  essi  hanno  vissuto  questi  anni  a  stretto  contatto  con  la  loro 
famiglia,  in  particolare con la madre,  a cui  sono fortemente legati  e 
dipendenti  in  ragione  della  loro  giovane  età  e,  per  il  tramite  della 
quale, hanno continuato ad essere impregnati ed influenzati dal modo 
di  vita  e  dalla  cultura  del  loro  Paese  d'origine,  ciò  che,  d'altronde, 
continua  ad  essere  il  caso  all'ora  attuale. D'altronde,  ritenuto  che  il 
figlio minore della ricorrente è appena entrato nel suo (...) anno di vita 
e  continua  verosimilmente  a  frequentare  la  scuola  (...),  così  come 
considerato  che  il  figlio  maggiore  –  il  quale  tra  qualche  mese  avrà 
(...) anni  –  sta  verosimilmente  ancora  frequentando  le  scuole  (...)  e 
non si trova, quindi, in una fase avanzata del suo percorso scolastico o 
professionale,  la  loro  integrazione  –  non  ancora  autonoma  – 
nell'ambiente socioculturale in Svizzera non può ritenersi  profonda e 
irreversibile.  Alla  luce  di  tutte  queste  considerazioni,  non  sussiste 
pertanto  per i  figli  della ricorrente, da un lato, il  pericolo concreto di 
uno sradicamento dall'ambiente sociale svizzero in cui hanno vissuto 
in questi anni e, dall'altro, il problema di integrarsi e adattarsi nel loro 
Paese  d'origine  (cfr.  GICRA  2005  n.  6  consid. 6.2  pag.  57  e  seg.; 

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GICRA 1998 n. 13 consid. 5e  aa pag. 98 e seg.; GICRA 1998 n. 31 
consid. 8c ff ccc  pag.  260  e  seg.).  Ne  discende  dunque  che,  sotto 
l'aspetto  dell'interesse  superiore  del  fanciullo,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  nei  confronti  dei  figli  della  ricorrente  è 
ragionevolmente esigibile. Infine, la ricorrente non ha, altresì, preteso 
nel  gravame per  lei  e  per  i  suoi  figli  di  soffrire  di  gravi  problemi  di 
salute tali  da giustificare un'ammissione provvisoria (GICRA 2003 n. 
24),  senza che da  un esame d'ufficio  degli  atti  di  causa emerga la 
necessità di una loro permanenza in Svizzera per motivi medici. 

9.2.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento della ricorrente e dei suoi figli  è ragionevolmente 
esigibile nella fattispecie.

9.3 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  la 
ricorrente, usando della dovuta diligenza potrà procurare per lei e per i 
suoi figli, ogni documento necessario al rimpatrio, oltre alla sua carta 
d'identità  che ha già  depositato  in  corso di  procedura. L'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile.

10.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e la 
querelata decisione confermata.

11.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 
cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale  del  21  febbraio  2008  [TS-TAF, RS  173.320.2]).  Esse  sono 
computate con l'anticipo spese, di 600.- CHF, versato dalla ricorrente il 
9 gennaio 2006. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente.  Esse sono computate  con l'anticipo  spese,  di  600.-  CHF, 
versato il 9 gennaio 2006 dalla ricorrente.

3.
Comunicazione a:

- ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia) 
- Q._______ (in copia) 

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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