# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5308c443-43a9-5c0f-83a6-ebf3423a4d3d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-08-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 30.08.2010 35.2010.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2010-23_2010-08-30.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  35.2010.23

   

  CI

  	
  Lugano

  30 agosto
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Carlo Iazeolla, vicecancelliere

  	 

						

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 aprile 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 10 marzo
  2010 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 29
gennaio 2007 RI 1 - dipendente della ditta __________ di __________ in qualità
di pizzaiolo e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso la CO
1 - è rimasto vittima di un incidente della circolazione stradale avvenuto a __________,
cadendo dal proprio scooter e riportando contusioni multiple e la
traumatizzazione di un’artrosi preesistente significativa all’articolazione
sottotalare. L’assicuratore LAINF ha assunto il caso e versato le prestazioni
di legge fino al 15 settembre 2008 (cfr. doc. A3).

 

                               1.2.   Il 12
novembre 2008 RI 1 - ancora dipendente della ditta __________ in qualità di
pizzaiolo ed ancora assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso la CO 1 -
è rimasto vittima di un secondo incidente della circolazione stradale avvenuto pure
a __________, cadendo nuovamente dal proprio scooter e riportando contusioni al
gomito, alla spalla e al ginocchio sinistri.

                                         Subito
dopo l’incidente, egli si è recato da solo al pronto soccorso dell’Ospedale __________
di __________ (cfr. doc. 1, doc. 12, doc. 51).

 

                               1.3.   Il 31
dicembre 2008 l’assicurato ha terminato il rapporto di lavoro con la __________.
Visto il persistere di dolori al ginocchio sinistro, il 19 gennaio 2009 l’assicurato
si è sottoposto ad un intervento di meniscectomia parziale del menisco laterale
del ginocchio sinistro presso l’Ospedale __________ di __________ (cfr. doc. 44).

 

                               1.4.   Dopo aver
esperito alcuni accertamenti medico-amministrativi, con scritti del 1° aprile
2009 la CO 1 ha comunicato all’assicurato ed al suo ex datore di lavoro di aver
assunto il caso e ha regolarmente corrisposto le prestazioni di legge (cfr.
doc. 88, doc. 89).

 

                               1.5.   Dal 14
aprile al 4 maggio 2009 l’assicurato è stato degente presso la Clinica __________ di __________ (cfr. doc. 95, doc. 102, doc. A24).

 

                               1.6.   Sulla scorta
delle risultanze della degenza a __________ e di un rapporto redatto il 23
giugno 2009 dal Dr. med. __________, specialista FMH in ortopedia e chirurgia
ortopedica (cfr. doc. A3), con decisione formale del 13 luglio 2009
l’assicuratore LAINF ha chiuso il caso, dichiarando l’assicurato totalmente
abile all’attività di pizzaiolo e non più bisognoso di ulteriori cure mediche a
contare dal 12 maggio 2009 (cfr. doc. A2).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato, in quel momento rappresentato
dalla __________ (cfr. doc. A4), con decisione su opposizione del 10 marzo 2010
l’assicuratore LAINF ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr.
doc. A1).

 

                               1.7.   Con ricorso
del 21 aprile l’assicurato ha richiesto l’annullamento della decisione
impugnata ed il ripristino del diritto all’indennità giornaliera dal 12 maggio
2009.

A sostegno delle pretese ricorsuali, l’assicurato ha addotto il sussistere di disturbi
psichici a seguito dell’evento del 12 novembre 2008, disturbi caratterizzati da
sintomi negativi quali la depressione timica, l’isolamento sociale e l’assenza
di esame di realtà, come dimostrato da certificati medici prodotti in sede di
procedura di opposizione. In via subordinata, l’insorgente ha richiesto
ulteriori accertamenti medici intesi a valutare il suo stato di salute (cfr.
doc. I).

 

                               1.8.   In risposta
l’assicuratore, tramite il proprio rappresentante, ha postulato un’integrale
reiezione dell’impugnativa, rilevando come i vari accertamenti medici abbiano
permesso di determinare il raggiungimento dello status quo sine, dato
che i problemi lamentati dall’assicurato non risultano oggettivabili (cfr. doc.
V).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è la questione di sapere se l’assicuratore LAINF resistente era o
meno legittimato a chiudere il caso a partire dal 12 maggio 2009.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew/Ramelet/Ritter, Commentaire
de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna
1992, p. 41 ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte).

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p.
1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che
fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale
dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della
verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non
giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione
del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew/Ramelet/Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi
psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri
oggettivi (DTF 123 V 104 consid. 3e, 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss. consid.
4-6). Il TFA ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda della
dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella
degli eventi gravi e in quella di grado medio.

 

                            2.6.1.   Nei casi di
infortunio insignificante (l'assicurato per esempio ha leggermente battuto la
testa o si è slogato il piede) o leggero (egli ha fatto una caduta o scivolata
banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di regola essere
negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le cognizioni
acquisite in materia di medicina degli infortuni, può in effetti essere
ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici particolari, che un
infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da provocare
un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica.

 

                            2.6.2.   Se
l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di
causalità adeguata fra l'evento e successiva incapacità lucrativa dovuta a
disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono in effetti
idonei a provocare danni invalidanti alla salute psichica.

 

                            2.6.3.   Sono
considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono essere
classificati nelle due predette categorie. 

                                         La
questione a sapere se tra simile infortunio e incapacità lavorativa e di
guadagno di origine psichica esista un rapporto di causalità adeguata non può
essere risolta con solo riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener
conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente
connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto diretto o indiretto
dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di apprezzamento nella
misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita
sono tali da provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità
lavorativa e di guadagno di origine psichica. I criteri di maggior rilievo
sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Al
riguardo cfr. STF 8C_991/2009 del 6 maggio 2010, consid. 4.3. e 7; STCA
35.2009.111 del 31 maggio 2010, consid. 2.6.

 

                                         In questo
contesto è utile segnalare che, nella DTF 134 V 109, il Tribunale federale ha
precisato la propria giurisprudenza in materia di traumi del tipo “colpo di
frusta” al rachide cervicale e, in questo ambito, ha parzialmente modificato i
criteri di rilievo che, a dipendenza della gravità dell’infortunio, devono
eventualmente essere considerati nella valutazione dell’adeguatezza. 

                                         L'Alta
Corte non ha per contro modificato i principi applicabili in caso di sviluppo
psichico abnorme post-infortunistico (cfr. DTF 134 V 109, consid. 6.1 e STF
8C_209/2007 del 7 marzo 2008, consid. 1.2).

 

                            2.6.4.   Non in ogni
caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. 

                                         La
presenza di un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso
di causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in tutta la
categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste
un'importanza particolare o decisiva. 

                                         Nel caso
in cui nessuno dei criteri di rilievo riveste un'importanza particolare o
decisiva, occorrerà invece riferirsi a più criteri. Ciò vale tanto più quanto
meno grave sia l'infortunio in questione (cfr. DTF 115 V 140s., consid. 6c/aa e
bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid. 4c; RAMI 2002 U 449, p.
53ss.

                                         consid.
4a). 

 

                               2.7.   Dagli atti
dell’incarto emerge che il 12 novembre 2008, subito dopo l’incidente della
circolazione occorsogli in sella al proprio scooter, l’assicurato si è recato
da solo al pronto soccorso dell’Ospedale __________ di __________ (cfr. doc. 12,
doc. 51). In quell’occasione il Dr. med. __________, assistente in chirurgia,
ha certificato un’incapacità lavorativa dal 12 al 16 novembre 2008 (cfr. doc.
3).

 

                                         Visto il
persistere dei dolori al ginocchio sinistro lamentati dall’assicurato ed in
seguito ad una risonanza magnetica effettuata il 23 dicembre 2008, la quale
aveva evidenziato una lesione obliqua con contatto con la superficie meniscale
inferiore del corno posteriore e della parte intermedia del menisco laterale su
menisco parzialmente discoide (cfr. doc. 58), il 19 gennaio 2009 l’assicurato
si è sottoposto ad un intervento di meniscectomia parziale del menisco laterale
del ginocchio sinistro ad opera del capo-clinica Dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia, presso l’Ospedale __________ di __________ (cfr.
doc. 48). Secondo il rapporto di uscita redatto il 22 gennaio 2009 dal
vice-primario Dr. med. __________, dal capo clinica Dr. med. __________ e dal
medico assistente Dr.ssa med. __________, il paziente lamentava dolori alla
mobilizzazione del ginocchio sinistro e deambulava con l’ausilio di una
stampella, senza riferire di altri disturbi. Sia l’intervento che il decorso si
sono svolti senza complicazioni. L’assicurato è stato dimesso il 20 gennaio 2009 in buone condizioni generali con ferite calme (cfr. doc. 59).

 

                                         In
seguito all’intervento di meniscectomia l’assicurato, su prescrizione dei
sanitari dell’Ospedale __________ di __________ (cfr. doc. 59), ha svolto cicli
di fisioterapia a scopo analgesico e di recupero della funzione articolare e
muscolare (cfr. doc. 63, doc. 77, doc. 83, doc. 85).

 

                                         Perdurando,
a partire dal 12 novembre 2008, la completa incapacità lavorativa
dell’assicurato, attestata da certificati medici prodotti dall’Ospedale __________
di __________ (cfr. doc. 3, doc. 32, doc. 59, doc. A22) e dal curante Dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia (cfr. doc. A10-A20), l’assicuratore LAINF ha
sottoposto RI 1 ad una visita specialistica presso il medico di fiducia Dr.
med. __________, specialista FMH in ortopedia e chirurgia ortopedica (cfr. doc.
66). A seguito della visita, avvenuta il 20 marzo 2009, il Dr. __________ si è
in particolare così espresso:

 

" 
(…)

VALUTAZIONE

(…) il 26.02.08 il Dr. __________ era stato colpito dal contrasto esistente tra
le lamentele dell’assicurato, lo stato oggettivo del suo piede e l’assenza
completa di atrofia muscolare al membro inferiore sinistro. Ora, a più di 4
mesi da una nuova caduta poco chiara dallo scooter all’origine di ulteriori
contusioni multiple con questa volta dei disturbi persistenti al ginocchio
sinistro ci troviamo confrontati con lo stesso genere di situazione, cioè la
presenza di disturbi residuali al ginocchio sinistro nettamente ipervalutati in
quanto privi di un riscontro oggettivo attendibile. Spiccano, invece,
importanti segni di apprensione e l’incapacità di poter rilassare la
muscolatura per poter consentire la mobilizzazione passiva della rotula.

La pratica assicurativa concernente l’infortunio del 2007 era stata chiusa col
15.09.08 per raggiungimento dello status quo sine e, seppur ritenuta
giustificata dal punto di vista medico, l’ulteriore incapacità lavorativa del
50% riconducibile ad un’artrosi sottoastragalica di gran lunga preesistente
all’infortunio era stata ritenuta di competenza della cassa malati.

(…) l’intervento artroscopico del 07.01.09 (recte: del 19.01.09) aveva
consentito di sanare correttamente una rottura meniscale probabilmente in parte
di origine degenerativa (come suggerito dalla presenza di una cisti
parameniscale di ca. 5 mm di diametro al passaggio dal corno anteriore alla
parte intermedia del menisco) in un ginocchio altrimenti risultato normale
all’esame IRM del 07.01.09. Il decorso del banale intervento artroscopico del
19.01.09 avrebbe quindi dovuto essere semplice con possibilità di poter
riprendere “normalmente” alcune settimane dopo l’attività di cuoco-pizzaiolo
già ridotta al 50% per le pregresse patologie morbose del piede omolaterale.
Ma, contrariamente a quanto normalmente prevedibile, il medico curante Dr. __________
indicava 9 giorni dopo l’intervento che il ginocchio era ancora gonfio, caldo e
doloroso e quasi 5 settimane dopo l’intervento, più precisamente il 23.02.09,
prescriveva un ulteriore ciclo di fisioterapia solo per il ginocchio. Anzi,
all’occasione del CM-Call LAINF assicurato dell’11.03.09 la CO 1 era venuta a
sapere che il ginocchio era ancora gonfio e doloroso sia di giorno che di notte
al punto che il paziente non aveva ancora potuto mettersi alla ricerca di un
nuovo posto di lavoro. Ma, alla mia visita del 20 marzo verso le 11.00 il
ginocchio mi era risultato perfettamente calmo, stabile e ben mobile ma
difficilmente esaminabile nell’ambito di un’ovvia ipervalutazione con
importanti manifestazioni di apprensione. Tuttavia, contrariamente a quanto
osservato dal Collega perito Dr. __________ nel febbraio 2008, spiccava
un’atrofia muscolare al membro inferiore sinistro dell’ordine di 2 cm alla coscia e 1,5 cm alla gamba.

Tutto sommato, il paziente continua ad accusare dolori invalidanti nella
regione del retropiede sinistro in rapporto con la nota artrosi
sottoastragalica e la sovrapposizione di questi disturbi già ipervalutati in
precedenza a quelli del ginocchio insorti all’occasione della contusione del
12.11.08 poi ulteriormente ipervalutati è attualmente all’origine di un circolo
vizioso (dolore -> ansia -> aumento del dolore -> ecc.) con molto
probabilmente un inizio di cronicizzazione.

In tali condizioni è molto difficile stabilire il ruolo effettivo della
patologia del ginocchio rispetto a quella del piede nella costituzione della
sintomatologia dolorosa del membro inferiore sinistro ora segnata da un’atrofia
muscolare significativa.

A questo punto, prima di chiudere la pratica assicurativa si ritiene opportuno
ricoverare l’assicurato in un istituto specializzato nella riabilitazione
dell’apparato locomotore per un periodo di osservazione e di cure intensive di
almeno 2-3 settimane. (…)

CONCLUSIONI

(…)

Oltre alle cure del caso si aspetta dai Colleghi della Clinica di __________
una seconda opinione riguardo l’esistenza o meno di una discrepanza tra le
lamentele dell’assicurato e le constatazioni oggettive, eventualmente
suffragata da un consulto psichiatrico in clinica.

Non si esclude di poter esimersi di riconvocare il paziente e di poter definire
la pratica assicurativa solo sulla base del rapporto di degenza. (…)"

(cfr. doc. 80)

 

                                         L'assicurato
è stato degente presso la Clinica __________ di __________ dal 14 aprile al 4
maggio 2009. Nel loro rapporto del 5 maggio 2009 il Dr. med. __________,
specialista FMH in medicina generale, il Dr. med. __________, specialista FMH
in medicina interna, reumatologia, fisiatria e riabilitazione, ed il Dr. med. __________,
specialista FMH in fisiatria e riabilitazione, hanno in particolare rilevato
quanto segue:

 

" 
Situazione e valutazione

(…) Attualmente il paziente riferisce di dolori a livello del piede sinistro
presenti giorno e notte, insorti al primo incidente; i dolori aumentano al
carico. Lamenta inoltre dolori a livello del ginocchio sinistro prevalentemente
carico-dipendente (ma anche la notte), e riferisce che sarebbe spesso tumefatto
e caldo, nega blocchi o cedimenti. Lamenta dolori cervicali insorti in seguito
al secondo incidente con sensazione di non poter sopportare il peso della testa
ad irradiazione alle spalle bilateralmente ed alla colonna dorsale, sensazione
blocco della colonna cervicale.

(…) Al ginocchio sn mobilità pari a 120/0/0 con dolori through e EOR. Evidente
ipotonotrofia prossimale sm.

(…) Esame obiettivo della caviglia sn, assenza di segni infiammatori, flessione
dorso-plantare 10/0/30°, e dolore alla palpazione fibulo-talare e
tibio-calcaneare.

Esame neurologico normale in particolare non deficit motori e sensitivi, ROT
normovivi agli arti superiori ed inferiori. (…)

Sempre durante la degenza veniva effettuato un IPN-test il cui risultato è
nettamente sotto la media, come pure una valutazione CYBEX inconcludente a
causa della difficoltà a fare eseguire il test al paziente stesso. I valori
ottenuti di 16 N/m per l’arto inferiore sn e di 83 N/m a ds non risultano
compatibili con la valutazione neurologica eseguita al momento della dimissione
dove, fatta eccezione per un M4 verosimilmente antalgico al quadricipite sn,
non si evidenziano deficit motori evidenti.

Quadro clinico alla dimissione

Soggettivamente: il paziente lamenta persistere di sintomatologia dolorosa al
ginocchio sn ed un dolore persistente alla caviglia omolaterale, invariati
rispetto a quanto descritto al momento dell’ammissione. 

Obiettivamente: (…) Al ginocchio sn flesso/estensione attiva 120/0/0° con
importanti dolori a fine range of motion. Flesso/estensione passiva 120/0/0° pure con dolori vivaci.
Importante accentuazione della sintomatologia dolorosa nelle manovre in
varo/valgo stress-test. (…)"

(cfr. doc. A24)

 

                                         Nel corso
della degenza presso la Clinica di __________, il 24 apri-le 2009 l’assicurato
è stato visitato anche dal Dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria
e psicoterapia presso il Servizio di __________ (__________) di __________.
Quest’ultimo sanitario ha attestato uno status psicopatologico apparentemente
silente (cfr. doc. 116).

 

                                         Il 23
giugno 2009 l’insorgente è stato nuovamente visitato dal Dr. __________, il
quale è giunto alle seguenti conclusioni:

 

" 
A prescindere dalla valutazione psichiatrica
ambulatoriale più approfondita che il Dr. __________ sta svolgendo e che
dovrebbe consentire di inquadrare meglio la “tendenza al dolore cronico”
indicata nelle diagnosi principali all’inizio del rapporto d’uscita della
Clinica di __________ del 05.05.09, si rileva che i contrasti tra dati
soggettivi ed oggettivi constatati dal Dr. __________ nel dicembre 2007 e nel
febbraio 2008 nonché dal sottoscritto nel marzo 2008 (recte: 2009) sono stati
riconfermati dai medici della Clinica __________ di __________ che hanno avuto
l’occasione di osservare l’assicurato per ben 3 settimane.

Non risulta chiaro, dal punto di vista psichiatrico, se tale contrasto rileva
di una nevrosi appetitivi o di qualche altra patologia.

Comunque sia, dal punto di vista ortopedico si può affermare con certezza che
non vi sono al ginocchio sinistro dei fattori preesistenti sfavorevoli
suscettibili di influenzare negativamente il decorso della contusione subita il
12.11.08 e che in seguito ad un banale intervento artroscopico di meniscectomia
laterale parziale come quello subito il 19.01.09 l’assicurato avrebbe dovuto
essere in grado di riprendere la pregressa attività di pizzaiolo-cuoco nella
misura vigente prima dell’infortunio (ridotta al 50% per motivi morbosi) entro
2-3 settimane, al massimo 5-6 settimane.

Secondo l’assicurato stesso il licenziamento dal Ristorante-Pizzeria __________
di __________ con effetto al 31.12.08 non avrebbe nessuna influenza sulle sue
capacità valetudinarie in quanto gli piace molto lavorare, non avrebbe nessuna
difficoltà a trovare un posto di lavoro e verrebbe probabilmente riassunto dal
precedente datore di lavoro.

Non si possono escludere interazioni sfavorevoli tra i dolori del piede
riconducibili all’artrosi sottoastragalica, senza rapporto con gli infortuni
assicurati dalla CO 1, e la sintomatologia dolorosa persistente accusata al
ginocchio, non meglio giustificabile dalle conseguenze dirette dell’infortunio
del 12.11.08, che potrebbero giustificare l’unico reperto veramente
oggettivabile consistente in un’atrofia significativa della muscolatura del
membro inferiore sinistro dell’ordine di 4 cm alla coscia e 2 cm alla gamba
secondo le misurazioni fatte alla Clinica di __________ il giorno della
dimissione il 04.05.09.

Comunque sia, dal punto di vista ortopedico si può affermare con certezza che
nelle condizioni precitate l’assicurato avrebbe potuto riprendere l’attività di
cuoco-pizzaiolo nei giorni seguenti la dimissione da __________, al più tardi
l’11.05.09.

La responsabilità della CO 1 riguardo l’infortunio del 12.11.08 potrà quindi
venire considerata definitivamente estinta con l’assunzione delle spese sia di
cura presso la Clinica di __________ che dei chiarimenti psichiatrici in corso
dal Dr. __________ presso il Servizio di __________ di __________."

(cfr. doc. A3)

 

                                         Con
certificato medico del 27 ottobre 2009 il Dr. __________ ha descritto lo stato
psichiatrico dell’assicurato a partire dal primo consulto, avvenuto durante la
degenza a __________. Così si è in particolare espresso il sanitario del __________:

 

" 
In occasione del primo colloquio, oggettiviamo essenzialmente
un’importante inibizione psicomotoria: il paziente risponde unicamente alle
domande che gli vengono poste mediante cenni col capo. La timia appare
massicciamente appiattita.

Decidiamo di instaurare un trattamento biologico antidepressivo e di rivedere
il paziente dopo la dimissione, proposta da lui accettata.

A livello ambulatoriale emerge sempre più chiaramente un quadro depressivo
importante con serrata tendenza all’isolamento sociale ed all’inerzia, come
confermato dai familiari.

Ingenti le sofferenze a livello reumatologico che, a esclusione della natura
somatica, assumono una dimensione funzionale. Sussiste una pseudodemenza con
drastica coartazione delle funzioni cognitive.

Entra ora in linea di conto eventualmente un trattamento psichiatrico
stazionario oltre che alla somministrazione di testistica psicologica per una
precisazione psicodiagnostica.

Visto a posteriori il summenzionato incidente stradale, apparentemente non così
grave a livello fisico, sembra costituire a livello psichico un fattore
traumatico scatenante, tale da slatentizzare conseguentemente un importante
disturbo depressivo, per il quale al momento valutiamo il paziente inabile al
lavoro al 100% dal mese di aprile a continua.

La prognosi con certo ottimismo potrebbe risultare infine, anche grazie alla
presa a carico psichiatrica e psicoterapeutica, positiva con miglioramento del
quadro psicopatologico iniziale e ripresa lavorativa benché al momento essa si
profila riservata."

(cfr. doc. 140)

 

                                         Con
ulteriore certificato medico del 19 gennaio 2010 il Dr. __________, insieme
alla Dr. med. __________, medico capo servizio __________, ha confermato quanto
già espresso nella precedente attestazione, rilevando che, dopo aver
approfondito - mediante un test di Rorschach effettuato il 24 novembre 2009 -
la psicodiagnostica del paziente, si può finalmente certificare il sussistere
di un nesso causale tra l’incidente del 12 novembre 2008 e la patologia psichica
che si oggettiva al momento (cfr. doc. 150).

 

                               2.8.   Nella
decisione su opposizione impugnata la CO 1, dopo avere constatato che non
esistono riscontri medici che permettano di ricondurre ad un danno alla salute
oggettivamente dimostrabile le sintomatologie algiche dell’assicurato, ha
ritenuto RI 1 completamente abile al lavoro dall’11 maggio 2009, negandogli
pertanto ogni ulteriore prestazione assicurativa.

 

                                         Da questo
profilo la decisione su opposizione deve essere confermata.

                                         Infatti,
in materia di assicurazione contro gli infortuni, i disturbi risentiti
dall'assicurato vengono di principio presi in considerazione soltanto nella
misura in cui procedono da un danno alla salute oggettivamente dimostrabile.

                                         Nei casi
in cui i dolori avvertiti da un assicurato non possono trovare una sufficiente
correlazione sul piano oggettivo, la decisione non può così che essere
sfavorevole all'interessato. Qualora non sia stata individuata, dal profilo
medico-scientifico, l'origine dei disturbi, il giudice delle assicurazioni
sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l'esistenza di una relazione
di causalità naturale con l'evento traumatico assicurato (cfr., in questo
senso, la STCA 35.2009.111 del 31 maggio 2010; 35.2002.4 del 22 settembre 2003;
35.2003.26 del 28 luglio 2003; 35.2002.49 del 25 novembre 2002, confermata dal
TFA con sentenza U 14/03 del 28 luglio 2004; 35.1999.90 del 13 settembre 2001,
confermata dal TFA con sentenza U 347/01 del 9 gennaio 2003; 35.1998.57 del 21
settembre 2000, confermata dal TFA con giudizio U 429/00 del 13 marzo 2001;
35.1998.61 del 22 febbraio 1999; 35.1998.10 del 19 febbraio 1999; cfr.,
inoltre, U. Meyer-Blaser, art. cit., p. 105s.: “Lässt
sich der medizinisch-wissenschaftliche Beweis für das Vorliegen organischer
Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen Beschwerden und die
Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt des organischen
Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall, trotz
sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen, entfällt
insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres” - la sottolineatura è del redattore). 

 

                                         Per
negare il nesso di causalità naturale tra un infortunio ed i disturbi lamentati
da un assicurato non è dunque necessario che sia diagnosticata, quale causa dei
problemi di salute, una patologia totalmente estranea a un evento traumatico
(cfr. STFA del 19 luglio 2001 nella causa E., U 126/00).

                                      

                               2.9.   Ora, alla
luce delle chiare conclusioni del Dr. __________ (cfr. doc. 80, doc. A3) e dei
sanitari della Clinica di __________ (cfr. doc. A24), questa Corte, nel caso in
esame, ritiene dimostrato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125
V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr.,
pure, Ghélew/Ramelet/Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che la sintomatologia accusata
dal ricorrente, per quanto riguarda i disturbi somatici, non ha potuto essere
spiegata con un danno organico oggettivabile di natura infortunistica, per cui la
CO 1 era legittimata a cessare di erogare le proprie prestazioni.

 

                                         In simili
condizioni non è necessario procedere a ulteriori atti istruttori, segnatamente
agli accertamenti medici postulati dall’assicurato (cfr. doc. I).

                                         Al
riguardo giova osservare che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF U
349/06 dell’11 luglio 2007 consid. 6; STFA dell'11 dicembre 2003 nella causa
R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo
2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV Nr. 1 pag. 1; STFA dell'11 gennaio
2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H
103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26
novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa
P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202
consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo
1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., Zurigo
1998, p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         D’altro
canto, il TFA ha stabilito che quando, nell'ambito della procedura
amministrativa, una perizia ordinata ad un medico indipendente è eseguita da
uno specialista riconosciuto, sulla base di investigazioni approfondite e
complete, nonché in piena conoscenza dell'incarto, e che l'esperto perviene a delle
conclusioni convincenti, il Tribunale non deve scostarsene se non vi è alcun
indizio concreto che consenta di dubitare della loro fondatezza (cfr., pure,
STFA del 10 luglio 2003 nella causa C., U 168/02, consid. 3.2.2 e del 19 aprile
2000 nella causa S., U 264/99, consid. 3b). 

 

                             2.10.   Per quanto
concerne l’affermazione dell’insorgente, secondo cui le lesioni da lui subite
sono idonee a dar origine a disturbi psichici e pertanto un nesso di causalità
adeguata sarebbe dato (cfr. doc. I), il TCA rileva quanto segue.

                                         

                                         A
proposito della causalità naturale, agli atti risultano due certificati medici
del Dr. __________. In entrambi gli attestati lo specialista in psichiatria e
psicoterapia ha rilevato che l’incidente, visto a posteriori, ha di fatto
slatentizzato un profondo disturbo psichico. Sulla scorta di questa
considerazione sussiste, a mente del Dr. __________, un nesso causale tra
l’incidente e la patologia psichica riscontrata (cfr. doc. 140, doc. 150).

                                         Tale
questione non deve essere ulteriormente approfondita del TCA, in quanto non è
comunque realizzato il presupposto della causalità adeguata.

 

                                         Nell’apprezzamento
dell’adeguatezza del nesso di causalità in materia di turbe psichiche, vanno
considerati unicamente i postumi infortunistici di natura organica (cfr. RAMI
1999 U 341, p. 409 e RAMI 1993 U 166, p. 94 consid. 2c e riferimenti).

                                         D’altro
canto, nel valutare l’adeguatezza di conseguenze psichiche di un infortunio, la
giurisprudenza federale considera l’evento traumatico in quanto tale e non il
modo in cui esso è stato vissuto dall’interessato (cfr. DTF 124 V 29 consid.
5c/aa, 115 V 138 consid. 6 con riferimenti).

 

                                         Nel
valutare l’adeguatezza del legame causale, occorre avantutto procedere alla
classificazione dell’infortunio occorso al ricorrente (cfr. consid. 2.6.).

 

                                         Nel caso
concreto l’assicurato, il 12 novembre 2008, è caduto a terra col proprio
scooter senza l’influsso di altre persone o veicoli o di qualsivoglia ostacolo
sulla carreggiata (cfr. doc. 1).

 

                                         Alla luce
della dinamica dell’incidente e del fatto che il ricorrente ha riportato semplici
contusioni al gomito, alla spalla e al ginocchio sinistri, e considerando
inoltre che egli si è potuto recare da solo al pronto soccorso dell’Ospedale __________
di __________ (cfr. doc. 1, doc. 12, doc. 51), l’infortunio occorso a RI 1 deve
essere classificato fra gli infortuni di grado medio al limite di quelli
leggeri o insignificanti.

 

                                         A titolo
di confronto, questo Tribunale ricorda che il TF ha ritenuto di grado medio
(senza essere classificato al limite della categoria degli eventi gravi)
l’infortunio occorso ad un assicurato che, mentre circolava con la propria
motocicletta su una strada principale in condizioni di forte pioggia, entrò in
collisione frontale ad una velocità di 60-70 km/h con un’autovettura che gli aveva tagliato la strada; la violenza della collisione fu tale che
l’assicurato, in stato di elevata dispnea, fu intubato sul luogo dell’incidente
ed elitrasportato all’ospedale. In quell’occasione l’Alta Corte ha ammesso il criterio
della particolare spettacolarità. Considerato però che l’infortunio non ha
avuto conseguenze durature, la spettacolarità dell’incidente non è stata
comunque ritenuta tanto particolare da essere, da sola, idonea a provocare
disturbi psichici di rilevante durata ed intensità. L’infortunio è stato
ritenuto di grado medio, senza essere classificato al limite della categoria
degli eventi gravi (STF U 78/07 del 17 marzo 2008, consid. 5).

 

                                         Anche di
grado medio e non al limite della categoria degli eventi gravi è stato
considerato l’infortunio occorso ad un motociclista che stava utilizzando, ad
una velocità di circa 50 km/h, la corsia riservata al trasporto pubblico per
superare dalla parte sinistra una colonna di veicoli fermi, quando
un’autovettura uscì improvvisamente dalla colonna, provocando il tamponamento
da parte del centauro, il quale si procurò due fratture al femore destro. Pure
in questo caso il TFA non ha ritenuto soddisfatto il criterio della particolare
spettacolarità dell’incidente (STFA U 115/05 del 14 settembre 2005, consid.
2.4.).

 

                                         Del
medesimo livello di gravità (medio e non al limite della categoria degli eventi
gravi) è stato ritenuto l’infortunio occorso ad un’assicurata la cui moto si
scontrò con un camion, si incastrò sotto il paraurti anteriore dell’automezzo e
fu spinta, con l’assicurata ancora in sella, per oltre nove metri. L’assicurata
si procurò una lussazione all’anca, una frattura del bacino, un’abrasione alla
gamba sinistra e varie contusioni. Anche in questo caso il criterio della
particolare spettacolarità dell’incidente non è stato ritenuto idoneo a
provocare, da solo, i disturbi psichici lamentati dall’assicurata (STFA U 88/01
del 24 dicembre 2002, consid. 3.3.2.).

Infine, il TF
ha giudicato della stessa rilevanza (grado medio e non al limite della
categoria degli eventi gravi) l’infortunio occorso ad un assicurato che si era
procurato una frattura trasversale al femore dopo essersi scontrato, a bordo
della propria motocicletta, con un’autovettura. Anche in questo caso l’Alta
Corte non ha ritenuto una particolare spettacolarità dell’incidente (STF
8C_949/2008 del 4 maggio 2009, consid. 4.1. e 4.2.1.).

 

                                         Il
giudice è, quindi, tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.6.2.. 

                                         Affinché
possa essere ammessa l’adeguatezza del nesso causale, sarebbe necessario che un
fattore sia presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento di
più criteri (cfr. consid. 2.6.3.).

 

                                         In
concreto, in considerazione del fatto che i disturbi lamentati dal ricorrente,
non avendo potuto trovare sufficiente correlazione sul piano oggettivo, non
erano più in relazione di causalità naturale a partire dall’11 maggio 2009 con
il sinistro del 12 novembre 2008, non vi sono criteri che potrebbero
eventualmente entrare in linea di conto.

 

                                         Non si
può infatti ritenere particolarmente drammatico l’evento subito
dall’assicurato, ed anche volendo ritenerlo tale, ciò non basterebbe per
ammettere il nesso di causalità adeguata, visto che tale criterio non sarebbe
in ogni caso realizzato in modo particolarmente incisivo (cfr. la sentenza U
78/07 del 17 marzo 2008, consid. 5).

 

                                         Nemmeno
gli altri criteri (cfr. consid. 2.6.3.) sono realizzati.

 

                                         L’assicurato
non ha lamentato lesioni che, per gravità o particolare caratteristica,
risultino idonee, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici. Non è
data una durata eccezionalmente lunga della cura medica, infatti l’assicurato è
stato dichiarato totalmente abile al lavoro già dall’11 maggio 2009. Non è
riscontrabile né un grado, né una durata particolare dell'incapacità lavorativa
dovuta alle lesioni fisiche. Né la cura medica, nel caso concreto, è stata
errata aggravando notevolmente gli esiti dell’infortunio. Non è stato rilevato
un decorso sfavorevole della cura o complicazioni rilevanti, né sono
oggettivabili dei disturbi somatici persistenti.

 

                                         Alla luce
di tutto quanto esposto, il TCA non può che confermare la decisione su
opposizione del 10 marzo 2010 emanata dalla CO 1.

 

                                      

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti