# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2e4a5e9a-0fcf-5a44-aa2f-c080afa3123b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.09.2010 D-6530/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6530-2010_2010-09-20.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6530/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 0  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico,
con l'approvazione della giudice 
Jenny de Coulon Scuntaro;
cancelliere Andrea Pedrazzini.

A._______, nato il (...),
Nigeria,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM dell'8 settembre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6530/2010

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  il  ricorrente ha  presentato  in  data  (...) in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al ricorrente e mediante il quale lo 
ha  reso  attento  circa  la  necessità  di  consegnare,  entro  le  48  ore 
successive all'inoltro della  sua istanza,  un documento d'identità o di 
viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata  consegna  e  in 
assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della sua domanda 
d'asilo,

i  verbali  d'audizione  del  20  agosto  2010  (di  seguito:  verbale  1)  e 
dell'8 settembre 2010 (di seguito: verbale 2),

il  verbale  della  decisione  dell'UFM dell'8  settembre  2010,  notificata 
oralmente all'interessato il giorno stesso (cfr. risultanze processuali),

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 13 settembre 2010 (cfr. timbro del  
plico raccomandato),

la  copia  dell'incarto  dell'UFM,  pervenuta  via  fax  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  in  data 
14 settembre 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del  
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla  legge del  17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno  2005  sul  Tribunale 
federale  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998 
sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art. 31  e  art. 33  lett. d  LTAF,  nonché 
art. 105 LAsi e art. 83 lett. d cpv. 1 LTF),

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che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e  all'art. 52  PA 
nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente 
sentenza va redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  d'asilo,  l'interessato  ha 
dichiarato di  essere cittadino nigeriano,  di  etnia (...)  e  di  aver avuto 
ultimo domicilio a B._______,

che egli ha affermato di essere espatriato dopo che suo padre, il quale 
avrebbe scoperto la sua relazione con un uomo, l'avrebbe rinnegato e 
minacciato di morte,

che  l'interessato  ha  dichiarato  di  essere  espatriato  in  aereo  da 
C._______  fino  ad  una  località  sconosciuta  e  di  essere  arrivato  in  
Svizzera con un treno,

che  il  ricorrente non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che, nella decisione dell'8 settembre 2010, l'UFM ha considerato, da 
un lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti 
in materia d'asilo un documento d'identità o di viaggio valido entro le 
48 ore; che, dall'altro lato, detto Ufficio ha ritenuto che nessuna delle  
eccezioni previste all'art. 32 cpv. 3 LAsi sarebbe realizzata nel caso di 
specie,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento del ricorrente dalla Svizzera e la 
sua esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile,

che, nel ricorso, l'insorgente fa valere di non aver potuto consegnare 
alcun  documento  per  una  situazione  di  oggettiva  impossibilità;  che, 

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segnatamente,  il  suo  passaporto  gli  sarebbe  stato  ritirato  dal  suo 
passatore  e  la  sua  carta  d'identità  sarebbe  rimasta  a  casa;  che, 
malgrado abbia cercato di contattare un amico per farsi inviare la carta 
d'identità,  non  vi  sarebbe  riuscito;  che,  inoltre,  l'UFM  avrebbe 
erroneamente  considerato  non  necessari  ulteriori  chiarimenti,  in 
quanto egli  ritiene di aver esposto in modo dettagliato, sostanziato e 
coerente i suoi motivi d'asilo e che vi sarebbe dunque la necessità di  
entrare  nel  merito,  come,  peraltro,  rilevato  dal  rappresentante  delle 
opere d'assistenza (ROA) sul foglio allegato al verbale dell'audizione 
federale,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti  
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'ammissione 
provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda d'esenzione dal 
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di  una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), oppure se l'audizione rileva che 
sono necessari ulteriori chiarimenti per accertare la qualità di rifugiato 
o  l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  o  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non lo sono documenti quelli emessi per altri scopi, come la licenza di 
condurre,  la  carta  professionale,  il  certificato  di  nascita,  la  carta 
scolastica  o  l'attestato  di  fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale 
amministrativo federale svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6),

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che, nel caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che  il  ricorrente  afferma di  essere  espatriato  in  aereo,  partendo  da 
C._______  e  atterrando,  di  notte,  in  una  località  sconosciuta 
(cfr. verbale 1, pag. 6); che sarebbe poi arrivato in Svizzera in treno, 
senza  saper  indicare  né  il  luogo  di  partenza,  né  il  luogo  di  arrivo 
(cfr. ibidem)  e  che  ignora  con  quale  compagnia  aerea  avrebbe 
viaggiato (cfr. ibidem),

che  non  è  credibile  che  il  ricorrente  non  sappia  indicare  né  la 
compagnia aerea con la quale avrebbe viaggiato, né dove il suo aereo 
sarebbe  atterrato,  né  da  dove  sarebbe  partito  il  suo  treno  a 
destinazione della  Svizzera,  né il  luogo in cui  sarebbe arrivato; che, 
viste le risposte vaghe, non circostanziate e stereotipate, vi è motivo di  
credere  che  il  ricorrente  dissimuli  le  circostanze  del  viaggio, 
sconfinando nella violazione dell'obbligo di collaborare, e pertanto, di 
ritenere inverosimile il suo racconto in merito al viaggio,

che,  inoltre,  in  relazione  al  possesso  di  documenti  di  identità,  il  
ricorrente ha affermato di essere stato in possesso di un passaporto 
munito di visto (cfr. verbale 1, pag. 6), che, tuttavia, gli sarebbe stato 
ritirato dal passatore (cfr. verbale 1, pag. 4); che le affermazioni circa il 
possesso  di  documenti  sono  inverosimili,  giacché,  se  il  passatore 
l'avesse accompagnato solo fino al treno per la Svizzera, e quindi al  
più  tardi  in  quel  momento  gli  avesse  ritirato  il  passaporto,  egli  non 
avrebbe  potuto  entrare  legalmente  nel  nostro  Paese,  munito  di  un 
visto,  come  dichiarato  dall'insorgente  medesimo  (cfr.  verbale  1, 
pag. 6),

che il ricorrente ha affermato di aver chiamato D._______ in Patria per 
farsi spedire la carta d'identità, ma di non essere riuscito a contattarlo 
(cfr. verbale  2,  pag.  2,  D4);  che,  inoltre,  egli  avrebbe  cercato  di 
contattare  detto  amico  una  volta  soltanto,  "appena  dopo  la  prima 
audizione" (cfr. verbale 2, pag. 2, D5) e, pertanto, non risulta che egli  
abbia effettuato seri  e concreti  sforzi  che avrebbero potuto avere un 
esito favorevole per l'invio dei suoi documenti, ciò che costituisce un 
indizio della dissimulazione dei documenti, considerato che, di regola, 
chi  è  già  in  possesso  di  un  documento  di  identità  e  si  limita  a 
dissimularlo, non intraprende alcunché per procurarsene di nuovi o di  
complementari,

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che, vista l'inverosimiglianza delle  circostanze del  viaggio d'espatrio, 
nonché  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni 
del ricorrente circa il possesso dei documenti d'identità, v'è ragione di  
concludere che l'insorgente dissimuli i suoi documenti d'identità per i 
bisogni della causa,

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità,

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art. 32  cpv. 3  lett. a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art.  32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16 dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di  
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di avere lasciato il suo 
Paese,  perché suo padre,  il  quale  avrebbe scoperto  il  suo rapporto 
con un altro uomo, avrebbe minacciato di ucciderlo nel caso tornasse 
nel suo villaggio di E._______ (cfr. verbale 2, pag. 4, D27),

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel  
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 

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benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, segnatamente, il ricorrente si è contraddetto su un punto centrale 
del suo racconto, ovvero sulle circostanze dei rapporti sessuali con il  
suo amico D._______, in quanto nell'audizione sommaria ha affermato 
che, dopo il primo episodio del giugno 2009, sarebbe stato "violentato 
ripetutamente"  e  che  "lui  metteva  la  polverina  nella  bevanda" 
(cfr. verbale 1,  pag. 5),  allorché nell'audizione federale  ha dichiarato 
che da quel giorno in poi avrebbe acconsentito alle sue "avances" e 
fatto regolarmente sesso (cfr. verbale 2, pag. 3, D11),

che,  pertanto,  le  allegazioni  riguardanti  i  precitati  rapporti  sessuali  
sono considerate inverosimili,

che,  nella  misura  in  cui  le  allegazioni  circa  i  rapporti  sessuali  sono 
inverosimili, non può essere nemmeno verosimile che suo padre abbia 
voluto  denunciare  il  ricorrente  per  i  citati  fatti  come  pure  che 
quest'ultimo rischi una condanna in seguito a tali eventi,

che, in aggiunta, per quanto riguarda gli scontri tra Haussa e Cristiani  
e l'asserito incendio del suo (...) avvenuto nel (...), non v'è un legame 
di causalità temporale tra detto episodio e l'espatrio; che, peraltro, il  
ricorrente ha dichiarato di non avere mai avuto problemi con le autorità 
del  suo  Paese,  né  di  svolgere  attività  politiche  o  religiose;  che,  
pertanto, tali motivi sono irrilevanti in materia d'asilo,

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  in  parte 
inverosimili  ed  in  parte  irrilevanti,  con  riferimento  al-
l'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, le dichiarazioni rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  DTAF  2009/50  consid.  5-8 
pag. 725-733 e DTAF 2007/8 consid. 5.6.5-5.7 pag. 90 e segg.),

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che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Nigeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 della convenzione 
del  28  luglio  1951  sullo  statuto  dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30), 
l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv. 3  della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20) o 
esporre  il  ricorrente  in  Patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di 
trattamenti  contrari  all'art. 3  della  convenzione  del  4 novembre  1950 
per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali 
(CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della convenzione del 10 dicembre 1984 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art. 14  cpv. 1  e  cpv. 2,  art. 44  cpv. 1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  pregiudiziali 
dell'11  agosto  1999  [OAsi 1,  RS  142.311];  Giurisprudenza  ed 
informazioni della Commissione svizzera di  ricorso in materia d'asilo 
[GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art.  83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) 
e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art. 44  cpv. 2  LAsi  e 
all'art. 83 cpv. 3 LStr),

che, inoltre, in Nigeria, non vige attualmente una situazione di guerra,  
guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga  l'insieme  della 
popolazione nella totalità del territorio nazionale,

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che, quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli  è giovane, 
vanta  un'esperienza  professionale  quale  (...),  avendo  posseduto  un 
(...) (cfr. verbale 1, pag. 5) e dispone in Patria di una rete familiare e 
sociale,  ritenuto  segnatamente  che  i  suoi  genitori,  tre  fratelli  e  una 
sorella vivono in loco (cfr. verbale 1, pag. 3)

che l'insorgente non ha, altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi  
problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria  (v. GICRA 2003 n. 24),  senza che da un esame d'ufficio 
degli atti in causa, emerga la necessità di una permanenza in Svizzera 
per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art. 44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83  cpv. 2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(cfr.  DTAF  2008/34  consid.  12  pagg.  513-515);  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento è dunque pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi)  dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.–, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Il succitato saldo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un 
termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
F._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di F._______ (via fax,  
per  l'incarto  N  (...),  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  al 
ricorrente e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- G._______.

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Andrea Pedrazzini

Data di spedizione:

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