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**Case Identifier:** 74dc9862-c5d4-5477-a169-19a5a487e731
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-05-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.05.2017 A-5508/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-5508-2015_2017-05-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-5508/2015, A-5512/2015 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  m a g g i o  2 0 1 7  

Composizione 

 
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),  

Salome Zimmermann, Pascal Mollard,  

cancelliera Sara Friedli. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,   

ricorrente 1, 

 

B._______,  

ricorrente 2, 

 

entrambi patrocinati dall’avv. Giovanni Stucchi,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva. 

 

A-5508/2015, A-5512/2015 

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Fatti: 

A.  

La società anonima A._______, con sede a X._______, è stata iscritta al 

Registro di commercio (RC) del Cantone Ticino in data 14 marzo 2003. Il 

suo scopo sociale è « (…) » (cfr. relativo estratto RC). 

B.  

L’ingegnere B._______ è stato l’amministratore unico della A._______ dal 

14 marzo 2003 al 6 febbraio 2006 e, in seguito, dal 5 dicembre 2006 fino 

al suo scioglimento e messa in liquidazione pronunciato dall’assemblea 

generale con decisione 4 marzo 2011. Attualmente egli risulta quale 

liquidatore della società (cfr. relativo estratto RC). 

Il capitale azionario è di 100'000 franchi, integralmente liberato. Come 

accennato, dal 4 marzo 2011 la società si trova in liquidazione. Essa è 

detenuta al 100% dal suo azionista unico, il signor C._______, residente in 

Italia. Essa ha inoltre due società partecipate, tra cui, in particolare, la 

società brasiliana D._______, con sede in Brasile. La quota di 

partecipazione della A._______, nonché società madre, nella suddetta 

società brasiliana è del 90%. Il restante 10% è detenuto dal signor 

E._______, residente in Brasile. 

 

C.  

Da un controllo a campione effettuato dall’Amministrazione federale delle 

contribuzioni (di seguito: AFC) nel mese di marzo 2009 e da una richiesta 

di informazioni concernenti i bilanci relativi agli esercizi fiscali dal 2004 al 

2008, sarebbe emersa la distribuzione da parte della società partecipata 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 3 

D._______ dei dividendi relativi agli esercizi 2005, 2006, 2007 e 2008, non 

contabilizzati nei ricavi della A._______. 

D.  

L’8 luglio 2013, l’AFC ha inoltrato alla A._______ il conteggio relativo 

all’imposta preventiva di 138'479.15 franchi. Tale importo è basato sulla 

rinuncia della suddetta società a favore del proprio azionista C._______ ai 

dividendi di sua spettanza, distribuiti dalla società partecipata D._______ 

al 90% negli esercizi fiscali dal 2005 al 2008. 

Nel suddetto conteggio, l’importo dovuto a titolo d’imposta preventiva è 

stato così calcolato: 

Prestazione imponibile totale (arrotondato): fr. 395'654.65 

35% imposta preventiva: fr. 138'479.15 

 

E.  

Visto il mancato pagamento, l’AFC ha poi fatto spiccare nei confronti della 

società A._______ il precetto esecutivo (PE) n. (…), al quale quest’ultima 

ha poi interposto opposizione. 

F.  

Con decisione del 28 aprile 2014, l’AFC ha dunque imposto la società 

A._______ al pagamento dell’imposta preventiva dell’importo di 

138'479.15 franchi, oltre accessori e rigettato in maniera definitiva 

l’opposizione al PE n. (...). L’ingegnere B._______ è stato dichiarato 

debitore solidale del suddetto importo.  

G.  

Avverso la predetta decisione, la A._______ – per il tramite del suo 

patrocinatore – ha presentato reclamo il 28 maggio 2014 dinanzi all’AFC, 

chiedendone l’annullamento. In sostanza, essa contesta l’esistenza di 

prestazioni soggette all’imposta preventiva, nella misura in cui i versamenti 

effettuati dalla società partecipata D._______ al suo azionista unico, il 

signor C._______, sarebbero stati eseguiti sulla sola base di un contratto 

di prestito (mutuo). Non si tratterebbe dunque di una distribuzione di 

dividendi, bensì di vari finanziamenti. Nel 2012, il prestito sarebbe poi stato 

rimborsato integralmente dall’azionista. A suo avviso, la società partecipata 

brasiliana non avrebbe mai effettuato alcuna distribuzione di dividendi ai 

sensi del diritto civile brasiliano o svizzero, come neppure distribuzioni 

dissimulate di utili ai sensi del diritto fiscale svizzero. 

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Pagina 4 

H.  

Con decisione su reclamo del 30 luglio 2015, l’AFC (di seguito: autorità 

inferiore) ha respinto il reclamo e confermato la decisione dell’8 novembre 

2013. In sostanza, l’AFC ha ritenuto l’esistenza di una prestazione valuta-

bile in denaro soggetta all’imposta preventiva, nella misura in cui la società 

A._______ avrebbe rinunciato a favore del proprio azionista – il signor 

C._______ – ai dividendi di sua spettanza distribuiti dalla partecipata 

brasiliana D._______ al 90% negli esercizi fiscali dal 2005 al 2008. Dalle 

schede contabili della A._______ risulterebbe infatti chiaramente una 

rinuncia ai dividendi per un totale di 395'654.65 franchi. A questo risultato 

essa sarebbe giunta prendendo il totale dei versamenti per ogni singolo 

anno in causa nella percentuale del 90% (quota di partecipazione), 

convertito in franchi svizzeri al tasso di cambio del momento: 

2005: (Real   86'115.00 x 90%) x 0.56527  = fr.   43'810.40 

2006: (Real   48'008.00 x 90%) x 0.57198  = fr.   24'713.65 

2007: (Real 486'388.00 x 90%) x 0.63700  = fr. 278'846.25 

2008: (Real 118'951.00 x 90%) x 0.45102  = fr.   48'284.35 

   

TOTALE = fr. 395'654.65 

 

I.  

Avverso la summenzionata decisione la A._______, in X._______ (di 

seguito: ricorrente 1) – per il tramite del suo patrocinatore – ha poi 

presentato ricorso l’8 settembre 2015 dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale. Protestando tasse, spese e ripetibili, essa postula l’annullamento 

della decisione impugnata, invocando in sostanza gli stessi argomenti 

sollevati dinanzi all’autorità inferiore. 

A sua volta, l’ingegnere B._______ (di seguito: ricorrente 2) – per il tramite 

del medesimo patrocinatore della ricorrente 1 – ha anch’esso impugnato la 

predetta decisione con ricorso l’8 settembre 2015 dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale, postulandone in sostanza l’annullamento per i 

medesimi motivi addotti dalla società ricorrente 1. 

J.  

Con risposta 30 novembre 2015, l’autorità inferiore ha in sostanza postu-

lato il rigetto integrale dei due ricorsi, riconfermandosi nella propria decisio-

ne e prendendo posizione su alcuni argomenti sollevati dai ricorrenti. 

K.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

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Pagina 5 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva – come nel caso concreto – sono impugnabili 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 39 della legge 

federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta preventiva [LIP, RS 642.21], in 

combinato disposto con l’art. 32 LTAF). La procedura è retta dalla PA, in 

quanto la LTAF non disponga altrimenti (cfr. art. 37 LTAF). Ne discende che 

lo scrivente Tribunale risulta competente per dirimere la presente vertenza. 

1.2 In generale, ogni decisione di un’autorità costituisce un atto giuridico 

distinto soggetto ad una specifica procedura di ricorso. Viceversa, salvo 

casi del tutto particolari, un’unica procedura di ricorso deve essere aperta 

qualora più persone contestino la medesima decisione. Si tratta infatti 

dell’unico modo per evitare l’emanazione di decisioni contradditorie o 

incoerenti. Peraltro è altresì possibile ordinare la congiunzione di due 

cause, qualora ciò consenta l’economia di procedura e risponda agli 

interessi di tutte le parti (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-5090/2014 

del 16 aprile 2015 consid. 2; A-6502/2012 del 21 maggio 2013 consid. 1.1; 

cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, 2a ed. 2013, n. 3.17). La congiunzione di due cause e la 

pronuncia di una sola sentenza si giustifica inoltre pure nel caso in cui due 

diverse procedure di ricorso concernono fatti di uguale natura e pongono 

gli stessi temi di diritto sostanziale (cfr. DTF 131 V 59 consid. 1; 127 V 33 

consid. 1 con rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF A-2411/2010 del 

16 agosto 2012 consid. 2.2 con rinvii).  

In concreto, l’autorità inferiore ha emanato una sola decisione nei confronti 

dei due ricorrenti. Quest’ultimi hanno tuttavia presentato ricorso separata-

mente dinanzi al Tribunale amministrativo federale, sicché di fatto sono 

stati aperti due incarti distinti (A-5508/2015 e A-5512/2015). Orbene, nella 

misura in cui i ricorrenti, destinatari della decisione impugnata, sollevano 

gli stessi argomenti, lo scrivente Tribunale ritiene opportuno congiungere 

le due cause, sicché verrà emanata una sola sentenza. 

1.3 I due ricorsi in oggetto sono stati interposti tempestivamente (art. 20 

segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma 

previste dalla legge (art. 52 PA). 

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Pagina 6 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

op. cit., n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2007/41 

consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3a ed. 2011, 

no. 2.2.6.5, pag. 300). In virtù dei principi della massima inquisitoria 

(cfr. art. 12 PA) – secondo cui il Tribunale accerta d’ufficio la fattispecie 

determinante – e dell’applicazione d’ufficio del diritto (cfr. art. 62 cpv. 4 PA), 

il Tribunale può infatti accogliere il ricorso anche per motivi diversi da quelli 

invocati dal ricorrente, rispettivamente respingerlo e confermare la decisio-

ne impugnata con una motivazione diversa da quella adotta dall’autorità 

inferiore (cosiddetta « sostituzione di motivi »; cfr. DTAF 2007/41 consid. 2 

con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-83/2016 del 23 gennaio 2017 

consid. 1.2.2 con rinvii; A-2687/2016 del 22 dicembre 2016 consid. 1.3.3).  

Detti due principi sono tuttavia limitati: l’autorità competente procede difatti 

spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri punti di 

diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso 

(cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. MO-

SER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non è 

quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di 

collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 139 consid. 2b). Il 

dovere processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorren-

te che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, 

in particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 consid. 1; MOOR/POLTIER, 

op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 segg.). 

 

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Pagina 7 

2.3  

2.3.1 Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-

zione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa dall’autorità, 

indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito 

(cfr. DTF 132 V 387 consid. 5.1 con rinvii; DTAF 2009/36 consid. 7). Tale 

doglianza deve quindi essere esaminata prioritariamente dall’autorità di 

ricorso (cfr. DTF 127 V 431 consid. 3d/aa; 124 I 49 consid. 1). 

Detto diritto, sancito dall’art. 29 cpv. 2 Cost., garantisce all’interessato il 

diritto di esprimersi prima che sia resa una decisione sfavorevole nei suoi 

confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il diritto di prendere visione dell’incarto 

(cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire mezzi di prova su fatti suscettibili di 

influire sul giudizio, di esigerne l’assunzione, di partecipare alla loro 

assunzione e di potersi esprimere sulle relative risultanze, nella misura in 

cui esse possano influire sulla decisione (cfr. artt. 18 e 29 PA), nonché di 

ottenere una decisione motivata (cfr. art. 35 PA; DTF 135 II 286 consid. 5.1 

con rinvii; sentenze del TF 4A_35/2010 del 19 maggio 2010; 8C_321/2009 

del 9 settembre 2009; sentenza del TAF A-7094/2010 del 21 gennaio 2011 

consid. 3.2 con rinvii; THIERRY TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 

2011, n. 1528 segg.). Tale garanzia non serve solo a chiarire i fatti, bensì 

rappresenta anche un diritto individuale di partecipare alla pronuncia di una 

decisione mirata sulla persona in quanto tale. Il diritto di essere sentito è 

quindi da un lato, il mezzo d’istruzione della causa, dall’altro un diritto della 

parte di partecipare all’emanazione della decisione che concerne la sua 

situazione giuridica. Essa garantisce l’equità del procedimento (cfr. ADELIO 

SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002, n. 483 seg. con 

rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 

consid. 3.1.1). 

A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può essere 

sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati addotti 

in risposta dall’autorità inferiore, se il ricorrente ha potuto commentarli in 

un successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della 

giurisdizione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore 

(cfr. sentenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; DTF 133 

I 201 consid. 2.2; [tra le tante] sentenza del TAF A-1876/2013 del 6 gennaio 

2015 consid. 3.5 con rinvii). 

2.3.2 Perché una decisione possa essere opposta alle parti, la stessa 

dev’essere stata notificata regolarmente ai suoi destinatari. Giusta l’art. 38 

PA, una notificazione difettosa non può infatti cagionare alle parti alcun 

pregiudizio. Per questo motivo, la mancata notifica alle parti della decisione 

può comportarne l’annullamento o, nei casi più gravi, persino la nullità 

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(cfr. HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 7a ed. 

2016, n. 1066, n. 1119 segg.; UHLMANN/SCHILLING-SCHWANK, in: Wald-

mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar Verwaltungsverfahrens-

gesetz [VwVG; di seguito: Praxiskommentar VwVG], 2a ed. 2016, n. 3 e 9 

segg. ad art. 38 PA). Ciò è segnatamente il caso, allorquando una parte 

non figura a torto quale destinataria della decisione (cfr. UHLMANN/SCHIL-

LING-SCHWANK, Praxiskommentar VwVG, n. 13 ad art. 38 PA) e, per tale 

motivo, viene privato della possibilità di contestarla formalmente. Tale 

evenienza, nella misura in cui la parte interessata dalla mancata notifica 

viene integralmente privata dei propri diritti procedurali ai sensi degli 

artt. 26 segg. PA, segnatamente del diritto di far amministrare delle prove, 

di accedere agli atti dell’incarto e di esprimersi prima dell’emanazione della 

decisione (cfr. DTF 135 II 286 consid. 5.1 con rinvii; sentenza del TF 

4A_35/2010 del 19 maggio 2010 consid. 6; sentenza del TAF A-7094/2010 

del 21 gennaio 2011 consid. 3.2 con rinvii; SCOLARI, op. cit., n. 483 seg. 

con rinvii), configura infatti una grave violazione del diritto di essere sentito 

ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost., non sanabile in sede ricorsuale (cfr. DTF 

126 I 68 consid. 2; 116 V 182 consid. 3c con rinvii; sentenze del TF 

1C_452/2009 del 19 marzo 2010 consid. 2.2; 1C_265/2009 del 7 ottobre 

2009 consid. 2.3) e pertanto giustificante l’annullamento della decisione 

nonché il conseguente rinvio della causa all’autorità inferiore per l’emana-

zione di un nuovo giudizio ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 PA, previa corretta 

notificazione della decisione e rispetto del suo diritto di essere sentito. Tale 

rinvio è ancor più giustificato, allorquando la fattispecie non risulta a priori 

essere stata accertata in maniera conforme all’art. 49 lett. b PA (cfr. senten-

za del TAF A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 2.2 con rinvii; 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.191 e n. 3.197 segg.). 

2.3.3 Giusta l’art. 41 lett. a LIP, l’AFC prende tutte le decisioni necessarie 

per la riscossione dell’imposta preventiva, in particolare quando il credito 

fiscale e la responsabilità solidale sono contestati. In virtù dell’art. 42 cpv. 1 

LIP, le decisioni dell’AFC possono essere impugnate con reclamo nel termi-

ne di 30 giorni dalla loro notificazione.  

Di regola, legittimati ad interporre reclamo sono i destinatari materiali delle 

decisioni dell’AFC, ossia i contribuenti e i loro rappresentanti. Ciò non 

esclude tuttavia che l’AFC possa includere tra i destinatari altre persone 

solo allo stadio successivo della procedura di reclamo ai sensi dell’art. 42 

LIP, ad esempio in qualità di persone solidalmente responsabili del debito 

fiscale dovuto dal contribuente in virtù dell’art. 15 LIP o dell’art. 12 DPA. 

Non sempre la responsabilità solidale può infatti essere chiarita già allo 

stadio della prima decisione, bensì unicamente allo stadio della decisione 

su reclamo. In tale caso, la prassi ammette che il responsabile solidale 

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Pagina 9 

venga incluso solo nell’ambito della procedura di reclamo, senza che si 

renda necessaria l’emanazione di una nuova prima decisione ai sensi 

dell’art. 41 LIP: il responsabile solidale viene infatti direttamente integrato 

alla procedura di reclamo, mediante notifica della prima decisione ed invito 

ad esprimersi circa il credito fiscale e la sua responsabilità solidale. Tale 

prassi si fonda sul principio di economia procedurale, nonché sull’art. 15 

cpv. 3 LIP che conferisce al responsabile solidale i medesimi diritti e doveri 

del contribuente. In virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, tale principio vale 

altresì nel caso della responsabilità solidale ai sensi dell’art. 12 DPA 

(cfr. sentenza del TF del 17 febbraio 1978, in: ASA 47 pag. 541 segg., 

pag. 546 consid. 7; STOCKAR/HOCHREUTENER, Die Praxis der Bundes-

steuern, II. Teil: Stempelabgaben und Verrechnungssteuer, vol. 3, 2000, 

n. 16 ad art. 42 LIP; HANS PETER HOCHREUTENER, in: Zweifel/Beu-

sch/Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, 

Bundesgesetz über die Verrechnungssteuer [di seguito: VStG-

Kommentar], 2012, n. 4 ad art. 41 LIP). 

Qualora il responsabile solidale sia invece noto all’AFC già allo stadio della 

prima decisione ai sensi dell’art. 41 LIP, quest’ultima deve pronunciarsi non 

solo nei confronti del contribuente, ma anche nei confronti del responsabile 

solidale. In tal caso, il responsabile solidale dovrà essere formalmente 

designato dall’AFC quale destinatario materiale della predetta decisione, 

di modo da preservare i suoi diritti procedurali, segnatamente il diritto di 

interporre reclamo ai sensi dell’art. 42 cpv. 1 LIP.  

2.3.4 In concreto, in rapporto alla notifica delle due decisioni precedenti 

dell’AFC lo scrivente Tribunale rileva d’ufficio quanto segue.  

Innanzitutto, l’esame della prima decisione del 28 aprile 2014 emanata 

dall’AFC sulla base dell’art. 41 LIP, rileva che la stessa è stata formalmente 

notificata con « Lettre signature » unicamente alla società ricorrente 1 

(destinataria materiale), benché al punto 4 del dispositivo il ricorrente 2 sia 

stato designato quale responsabile solidale del debito d’imposta preventiva 

sulla base dell’art. 12 cpv. 3 DPA (cfr. atto n. 16 dell’incarto prodotto 

dall’AFC [di seguito: inc. AFC]). Di fatto, la suddetta decisione è stata 

trasmessa al ricorrente 2 soltanto in copia per conoscenza, senza precisa-

zione alcuna circa la sua qualità di destinatario materiale. Così facendo, 

l’AFC ha privato senza alcun valido motivo il ricorrente 2 dell’istanza di 

reclamo, pregiudicando in maniera grave il suo diritto di essere sentito 

(cfr. considd. 2.3.2 seg. del presente giudizio; atto n. 17 inc. AFC). Poiché 

nel proprio reclamo la società ricorrente 1 ha contestato l’esistenza del 

A-5508/2015, A-5512/2015 

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credito d’imposta preventiva, ma non la responsabilità solidale del ricor-

rente 2, non è in ogni caso possibile ritenere come plausibile un’eventuale 

sanamento del vizio in questione nell’ambito della decisione su reclamo.  

Ma vi è di più. Pure l’esame della decisione su reclamo del 30 luglio 2015 

rileva che, benché entrambi i ricorrenti figurino formalmente quali suoi 

destinatari, tuttavia la stessa è stata notificata unicamente alla società 

ricorrente 1. In effetti, dalla prima e dall’ultima pagina della predetta 

decisione risulta chiaramente che la stessa è stata notificata per raccoman-

data soltanto all’avv. Giovanni Stucchi, il quale – all’epoca della sua 

pronuncia – era patrocinatore della società ricorrente 1, ma non ancora del 

ricorrente 2. In tali circostanze, l’AFC avrebbe dunque dovuto notificare al 

ricorrente 2 la decisione su reclamo del 30 luglio 2015 con atto separato. 

Non essendo qui il caso, si deve ritenere che anche la predetta decisione 

non è stata notificata al ricorrente 2, sicché sussiste un’ulteriore grave 

violazione del suo diritto di essere sentito. Che di fatto, detta irregolarità 

non abbia in apparenza pregiudicato il diritto di ricorso del ricorrente 2, lo 

stesso avendo impugnato la predetta decisione su reclamo dinanzi al 

Tribunale, nulla muta a tale conclusione, lo stesso essendo stato privato 

del doppio grado di giurisdizione. 

2.3.5 Visto tutto quanto suesposto, la decisione su reclamo del 30 luglio 

2015 indirizzata ad entrambi i ricorrenti, non può di fatto espletare alcun 

effetto nei confronti del ricorrente 2, sicché già per questo motivo la stessa 

va qui parzialmente annullata. Trattandosi di una doppia grave violazione 

del diritto di essere sentito del ricorrente 2 non sanabile in sede ricorsuale, 

il suo ricorso va infatti accolto, ciò quand’anche tale censura non sia stata 

sollevata da quest’ultimo (« accoglimento con sostituzione di motivi »; 

cfr. consid. 2.2 del presente giudizio). Al fine di garantire al ricorrente 2 il 

rispetto del suo diritto al doppio grado di giurisdizione, la causa va rinviata 

all’autorità inferiore ai sensi dell’art. 61 cpv. 1 PA, affinché la stessa emani 

una nuova decisione su reclamo, previa notifica corretta della prima 

decisione 28 aprile 2014 e concessione a quest’ultimo della facoltà di 

interporre reclamo ex art. 42 cpv. 1 LIP nonché di proporre eventuali mezzi 

probatori a suo discarico (cfr. considd. 2.3.1 e 2.3.3 del presente giudizio). 

Nell’ambito del nuovo giudizio, l’AFC avrà altresì modo di esaminare in 

modo approfondito l’eventuale esistenza della responsabilità solidale del 

ricorrente 2 per quanto concerne il pagamento dell’imposta preventiva in 

oggetto ai sensi dell’art. 15 LIP, nella sua qualità di liquidatore della società 

ricorrente 1 (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-3624/2012 del 7 maggio 

2013 consid. 5.4 con rinvii), rispettivamente ai sensi dell’art. 12 cpv. 3 DPA, 

qualora le condizioni risultino oggettivamente adempiute (cfr. al riguardo, 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 11 

sentenze del TAF A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 5.6.5; A-

3899/2012 del 27 giugno 2013 consid. 2.4.3; A-7148/2010 del 19 dicembre 

2012 consid. 5.4.3). La nuova decisione su reclamo potrà poi essere 

impugnata dal ricorrente 2 dinanzi al Tribunale amministrativo federale. 

Ciò sancito, visto l’esito del ricorso del ricorrente 2, qui di seguito occorre 

esaminare ancora soltanto il ricorso della società ricorrente 1. 

3.  

Prima di entrare nel merito delle censure sollevate dalla ricorrente 1 in 

rapporto alla ripresa fiscale operata dall’autorità inferiore a titolo d’imposta 

preventiva (cfr. considd. 4, 5 e 6 del presente giudizio), qui di seguito 

verranno dapprima richiamati i principi applicabili alla presente fattispecie, 

segnatamente in rapporto all’oggetto dell’imposta preventiva nella forma di 

una prestazione valutabile in denaro (cfr. consid. 3.1 che segue), ai doveri 

incombenti al contribuente (cfr. considd. 3.2 e 3.3 che seguono), all’onere 

probatorio circa l’esistenza o l’inesistenza di una prestazione soggetta 

all’imposta preventiva (cfr. consid. 3.4 che segue), agli atti che possono 

annullare una prestazione imponibile (cfr. consid. 3.5 che segue) e agli 

interessi moratori (cfr. consid. 3.6 che segue). 

3.1  

3.1.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito 

dei capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost. e art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta 

preventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata 

dell’imposta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i redditi 

di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limitata o 

cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi da una 

persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. 1 LIP).  

L’art. 20 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni prestazione 

valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di 

partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di 

rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della 

prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di 

partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di 

prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di 

principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c della legge federale del 14 dicem-

bre 1990 sull’imposta federale diretta (LIFD, RS 642.11; cfr. sentenze del 

TF 2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; 2C_806/2013 del 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 12 

24 marzo 2014 consid. 2.1; 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.2). 

Secondo la prassi del Tribunale federale, nell’applicare la predetta norma, 

le autorità fiscali non sono strettamente legate alla qualificazione di diritto 

privato dell’operazione giuridica, ma devono piuttosto apprezzare le 

circostanze di fatto conformemente alla realtà economica (cfr. sentenze del 

TF 2C_695/2009 del 3 febbraio 2010 consid. 2.2; 2A.537/2005 del 

21 dicembre 2006 consid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-2078/2016 

del 1° novembre 2016 consid. 5.1.2 con rinvii).  

3.1.2 Ai sensi della predetta norma, nella nozione di prestazione valutabile 

in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata di utili » o 

« distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinnausschüttungen »). 

Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile prestazione valuta-

bile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni cumulative risultano 

adempiute (cfr. DTF 140 II 88 consid. 4.1; 138 II 57 consid. 2.2; 131 II 593 

consid. 5.1; 119 Ib 431 consid. 2b; 115 Ib 274 consid. 9b; sentenze del TF 

2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.2; 2C_335/2008 del 13 otto-

bre 2008 consid. 2.1 con rinvii, in: RtiD 2009 I pag. 492; 2A.204/2006 del 

22 giugno 2007 consid. 6, in: RtiD 2008 I pag. 946; DTAF 2011/45 

consid. 4.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-2637/2016 del 7 aprile 2017 

consid. 2.3; A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.1.3 con rinvii; 

DUSS/HELBING/DUSS, VStG-Kommentar, n. 132a ad art. 4 LIP con rinvii):  

(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata 

controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne 

comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha 

carattere di rimborso delle quote di capitale sociale. 

(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di 

partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società 

(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare 

indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un 

rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione 

deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe 

circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni 

ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la 

prestazione risulta insolita.  

(3) Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione 

tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile 

per gli organi della società. 

Le prestazioni che la società effettua a favore dei suoi azionisti o di terze 

persone a lui vicine, fondate su un’altra base giuridica che il rapporto di 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 13 

partecipazione, ad esempio su un contratto di diritto privato che avrebbe 

potuto essere concluso anche con un terzo estraneo alla società, non sono 

invece soggetti all’imposta preventiva (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2b; sen-

tenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.2; [tra le tante] la 

citata sentenza del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.1.3). 

3.1.3 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-

zioni dissimulate di utili, valgono anche le rinunce a determinati proventi in 

favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente 

riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa 

forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di 

« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile » 

(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la 

sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste 

per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli 

introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati 

direttamente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente 

quando quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società 

esigerebbe da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib 

23 consid. 2d; sentenze del TF 2C_726/2009 del 20 gennaio 2010 con-

sid. 2.2 con rinvii; 2C_335/2008 del 13 ottobre 2008 consid. 2.2 con rinvii, 

in: RtiD 2009 I pag. 492; 2A.204/2006 del 22 giugno 2007 consid. 6 con 

rinvii, in: RtiD 2008 I pag. 946; [tra le tante] sentenze del TAF A-2637/2016 

del 7 aprile 2017 consid. 2.4; A-2078/2016 del 1° novembre 2016 

consid. 5.1.4 con rinvii; DUSS/HELBING/DUSS, VStG-Kommentar, n. 132b 

ad art. 4 LIP con rinvii). 

3.1.4 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con 

l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi consi-

dera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo intrattie-

ne delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle circostan-

ze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In particolare 

sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista permette di fare 

uso della società come se fosse la loro (cfr. sentenze del TF 2C_377/2009 

del 9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del 9 maggio 2006 

consid. 2.2; DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.1.5 con rinvii). 

3.2 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il 

quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10 

cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione 

è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 14 

preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il 

carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da 

adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta 

preventiva; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della 

prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-

2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.2 con rinvii; THOMAS JAUSSI, 

VStG-Kommentar, n. 6 ad art. 10 LIP). 

3.3 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale, il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza 

dell’imposta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il 

rendiconto prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo 

l’imposta o compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 

LIP; art. 38 cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella 

compilazione esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’impo-

sta e dei questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere 

con il versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenza 

del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 consid. 5.3 con rinvii). 

3.4  

3.4.1 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre relativi elementi costitutivi – 

incombe all’AFC (cfr. sentenza del TF 2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 

consid. 5.2 con rinvii; DTAF 2011/45 considd. 4.1 e 4.3.2.2 con rinvii; 

sentenze del TAF A-5006/2014 del 2 aprile 2015 consid. 2.8.1 con rinvii; A-

5210/2014 del 30 marzo 2015 consid. 2.4 con rinvii; A-3624/2012 del 

7 maggio 2013 consid. 4.4 con rinvii; DUSS/HELBING/DUSS, VStG-Kom-

mentar, n. 132a ad art. 4 LIP con rinvii). Il criterio della prestazione 

« giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia di imposte dirette 

non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione valutabile in 

denaro. Se l’AFC ritiene che sussista una prestazione valutabile in denaro, 

il contribuente può da parte sua contestare il proprio assoggettamento 

all’imposta adducendo la controprova atta a dimostrare che il criterio 

dell’uso commerciale è adempiuto (cfr. DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con 

rinvii; [tra le tante] sentenza del TAF A-2078/2016 del 1° novembre 2016 

consid. 5.4.1 con rinvii).  

3.4.2 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-

tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo 

dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 15 

documenti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). 

Se è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere 

d’apprezzamento a quello della direzione commerciale della società 

contribuente, vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le 

prestazioni in questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal 

modo, l’autorità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere 

insolito di dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle 

strette relazioni personali o economiche in essere tra la società e il 

beneficiario delle prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; 

sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 

del 9 maggio 2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-2078/2016 

del 1° novembre 2016 consid. 5.4.2 con rinvii). 

Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve 

essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti 

giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso 

risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di 

una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso 

venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro 

soggetta ad imposta preventiva (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; 

sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 

del 9 maggio 2006 consid. 2.3; [tra le tante] la citata sentenza del TAF A-

2078/2016 consid. 5.4.2 con rinvii). Inoltre, può sussistere una prestazione 

valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che 

sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non 

è data un’altra spiegazione (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 4.3 con rinvii). Quando la società contribuente fa tutto quanto 

in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti 

dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere 

conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 4.3 con rinvii). 

3.5  

3.5.1 Secondo la giurisprudenza e la prassi amministrativa, una volta sorto 

conformemente all’art. 12 LIP, un credito d’imposta preventiva continua a 

sussistere fino alla sua estinzione – segnatamente per effetto della prescri-

zione o del condono (cfr. artt. 17 e 18 LIP) – quand’anche le condizioni alla 

base della sua nascita vengano meno successivamente con effetto ex 

nunc. L’imposta preventiva avendo carattere formale, l’annullamento da 

parte dell’assoggettato di una prestazione imponibile non conduce in linea 

di principio alla soppressione pura e semplice di un credito fiscale nato ex 

lege. Eventuali accordi intervenuti successivamente tra le parti, di fatto non 

hanno pertanto alcuna influenza sul credito fiscale (cfr. sentenza del TAF 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 16 

A-1360/2006 del 1° marzo 2007 consid. 5.1 con rinvii, confermata dal TF 

con sentenza 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008; cfr. parimenti sentenze 

del TAF A-570/2014 del 19 settembre 2014 consid. 4.6 con rinvii; A-

4934/2013 del 4 settembre 2014 consid. 2.6 con rinvii; MICHAEL BEUSCH, 

VStG-Kommentar, n. 10 ad art. 12 LIP con rinvii). 

3.5.2 In virtù della prassi amministrativa denominata « Stornopraxis », 

eventuali storni e rettifiche contabili (« Storni und Nachtragsbuchungen ») 

operate dal contribuente vengono riconosciuti in via eccezionale dall’AFC 

soltanto alle seguenti condizioni: 

(1) La prestazione imponibile viene contabilizzata prima di un qualsiasi 

controllo dell’AFC e la contabilizzazione di detta prestazione 

interviene in maniera corretta durante l’esercizio contabile in causa, 

perlomeno prima dell’approvazione del conto annuale da parte 

dell’assemblea generale e al più tardi un anno dopo la fine 

dell’esercizio contabile in causa. 

(2) Qualora invece il conto annuale sia già stato approvato dall’assem-

blea generale, la rettifica contabile è riconosciuta solamente se è 

stata effettuata prima di un qualsiasi controllo dell’AFC, purché la 

prestazione imponibile non sia stata effettuata in mala fede o, per 

giunta, in violazione delle norme sulla tenuta della contabilità com-

merciale (cfr. art. 957 segg. CO). Si considera che una prestazione 

imponibile è stata effettuata « in mala fede », qualora, ad esempio, si 

è manifestamente voluto procedere ad una « distribuzione dissimu-

lata di utile » e che ci si trovi, perlomeno oggettivamente, in presenza 

di una sottrazione d’imposta. Ciò è segnatamente il caso allorquando 

delle prestazioni non vengono contabilizzate oppure delle fatture 

fittizie vengono contabilizzate (cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 

dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1; sentenza del TF dell’11 maggio 

1983 in: ASA 52 pag. 569 consid. 2; sentenza del TF del 13 settem-

bre 1974 in: ASA 44 pag. 384; cfr. sentenze del TAF A-570/2014 del 

19 settembre 2014 consid. 4.6; A-4934/2013 del 4 settembre 2014 

consid. 2.6 con rinvii; A-1360/2006 del 1° marzo 2007 consid. 5.2.1; 

BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 17 ad art. 12 LIP con rinvii; cfr. circa le 

distribuzioni dissimulate di utile, consid. 3.1.2 seg. del presente 

giudizio). 

In sostanza, una rettifica contabile non viene mai riconosciuta se la stessa 

interviene soltanto successivamente ad un controllo dell’AFC – ossia a 

causa di detto controllo – o se la prestazione imponibile in questione è stata 

fornita in mala fede o in contrasto con le norme sulla tenuta della contabilità 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 17 

(cfr. sentenza del TF 2C_115/2007 dell’11 febbraio 2008 consid. 6.1; sen-

tenza del TAF A-2637/2016 del 7 aprile 2017 consid. 2.8; BEUSCH, VStG-

Kommentar, n. 18 ad art. 12 LIP con rinvii).  

3.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni 

dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il 

credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 

cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, 

sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 

fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto 

con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale 

delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta 

preventiva [RS 642.212]; [tra le tante] sentenza del TAF A-2078/2016 del 

1° novembre 2016 consid. 5.6 con rinvii).  

4.  

Nel caso in disamina, occorre dapprima determinare se sussiste una 

prestazione valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva ai sensi 

dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 OIPrev. 

4.1 In concreto, nella decisione impugnata l’autorità inferiore ha ritenuto la 

sussistenza di una prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 4 

cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 OIPrev, nella forma di 

una distribuzione dissimulata di utili al proprio azionista. Più nel dettaglio, 

l’AFC ha ritenuto che la società ricorrente 1 avrebbe rinunciato a favore del 

proprio azionista unico, il signor C._______ (di seguito: azionista 

C._______), ai dividendi di sua spettanza distribuiti dalla sua società 

partecipata brasiliana al 90% D._______, con sede in Brasile (di seguito: 

società partecipata), negli esercizi fiscali dal 2005 al 2008. Basandosi sui 

primi documenti forniti dalla ricorrente 1 – e meglio confrontando i suoi 

bilanci (cfr. atto n. 3 inc. AFC) con quelli della sua società partecipata 

(cfr. atto n. 1 inc. AFC) – l’AFC ha infatti constatato che gli importi registrati 

dalla società partecipata negli anni 2005, 2006, 2007 e 2008 sotto la 

dicitura « DISTRIB.LUCRO ISENTO » non sono di fatto mai stati 

contabilizzati dalla società ricorrente 1: 

Bilancio della società participata:  Importo versato: 

2005  =   86'115.00 Real 

2006  =   48'008.00 Real 

2007  = 486'388.00 Real 

2008  = 118'951.00 Real 

TOTALE = 506'000.00 Real 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 18 

Come risulterebbe dalla dicitura « ANTECIPACAO DE LUCRO A 

DISTRIBUIR C._______ Repres. A._______ » contenuta nei bilanci 

rettificati della società partecipata (cfr. atto n. 2 inc. AFC), forniti dalla 

ricorrente 1 successivamente l’avvio del controllo fiscale, l’AFC ha poi 

stabilito che il beneficiario dei predetti dividendi era chiaramente il suo 

azionista C._______. Tale evenienza sarebbe peraltro stata confermata 

dallo stesso ricorrente 2, il quale con scritto 9 luglio 2009 ha dichiarato 

quanto segue (cfr. atto n. 7 inc. AFC):  

« […] Dall’analisi della distribuzione effettuata a favore della ns società, rilevia-

mo che il dividendo di ns competenza è stato incassato dall’azionista della 

società, che operò a suo tempo quale procuratore speciale della società (vedi 

documento allegato), in considerazione delle difficoltà oggettive di trasferire 

dividendi dal Brasile […] ». 

Con messaggio di posta elettronica del 30 luglio 2009, il ricorrente 2 ha poi 

espressamente confermato che i dividendi presi in considerazione 

dall’AFC – così come risultanti dai bilanci della società partecipata – come 

dividendi incassati dall’azionista C._______ erano di spettanza della 

società ricorrente 1 (cfr. atto n. 8 inc. AFC e tabella allegata): 

« […] le chiedo gentilmente di verificare il conteggio IP sottoposto, 

considerando che i dividendi di competenza di A._______ sono quelli 

evidenziati nella colonna “(…)” C._______ e non E._______, che ci risulta 

essere il socio solo al 10% […] pertanto la quota di partecipazione della holding 

nella D._______ risulta essere del 90%, come evidenziato nelle scritture di 

acquisto di partecipazione […] ». 

In tali particolari condizioni, l’AFC ha dunque ritenuto che si trattava 

palesemente di vantaggi e di prestazioni che non sarebbero stati accordati 

a un terzo che non avesse legami con i detentori dei diritti di partecipazione 

o contabilizzate da una persona terza alla società. La rinuncia della società 

ricorrente 1 ai dividendi che le spettavano e la loro mancata contabilizza-

zione avrebbero un carattere talmente insolito che non poteva passare 

inosservato agli organi della società, essendosi peraltro ripetuto per ben 

quattro anni consecutivi (cfr. decisione impugnata, consid. 2). 

4.2 Di avviso contrario, nel proprio ricorso la società ricorrente 1 contesta 

la sussistenza di una prestazione valutabile in denaro soggetta all’imposta 

preventiva, poiché dal 2005 la sua società partecipata non avrebbe mai 

effettuato una distribuzione di dividendi, bensì unicamente dei versamenti 

a titolo di prestito, nel frattempo rimborsati, come attestato dai documenti 

da lei prodotti. A mente della ricorrente 1, l’AFC non avrebbe provato 

alcunché, per il semplice fatto che tutto il suo ragionamento si baserebbe 

sull’esame dei documenti sbagliati, ossia sui primi bilanci della sua società 

partecipata non ancora approvati dall’assemblea degli azionisti e da lei 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 19 

consegnati in un primo tempo (cfr. atto n. 1 inc. AFC). I soli documenti 

validi, in base al diritto brasiliano, sarebbero i secondi bilanci formalmente 

revisionati e approvati dall’assemblea degli azionisti della società parteci-

pata, da lei consegnati nel corso della procedura di controllo dell’AFC e a 

torto non presi in considerazione da quest’ultima (cfr. atto n. 2 inc. AFC; 

ricorso, punto 2.2.1 segg.). 

Più nel dettaglio, la società ricorrente 1 indica che negli anni in contesta-

zione essa era detenuta al 100% dal suo azionista C._______. Essa era 

proprietaria di diverse partecipazioni, tra le quali in particolare il 90% della 

sua società partecipata brasiliana. Il restante 10% della predetta società 

partecipata era detenuto dal signor E._______ (di seguito: socio 

minoritario). Nel corso degli anni 2007 e 2008, la società partecipata aveva 

intenzione di effettuare determinati investimenti in Brasile nel campo 

finanziario. Per ragioni dovute alla fiscalità brasiliana, sarebbe tuttavia stato 

più conveniente far effettuare tali investimenti da una persona fisica. La 

società partecipata avrebbe dunque incaricato l’azionista C._______ di 

effettuare gli investimenti per suo conto e poi – oltre a restituire il 

finanziamento – di mettere il relativo utile a sua disposizione. Nel corso del 

2007 la società partecipata avrebbe concesso all’azionista C._______ un 

mutuo pari a 440'000 Real e nel 2008 un ulteriore mutuo di 66'000 Real, 

per un importo totale di 506'000 Real equivalenti a 310'048 franchi. Negli 

anni 2005-2008, la società partecipata avrebbe inoltre fornito dei mutui in 

favore del socio minoritario. Detti versamenti sarebbero stati effettuati in 

maniera assolutamente non proporzionale alle quote di partecipazione 

(cfr. ricorso, punto 2.2.1 segg.). 

Come risulterebbe dai bilanci del 2007 e del 2008, la società partecipata 

avrebbe contabilizzato il mutuo nei propri attivi come credito (« antecipacao 

de lucro a distribuir ») verso l’azionista C._______ (cfr. atti n. 4 e 5 della 

ricorrente 1). Lo stesso sarebbe stato effettuato per il socio minoritario per 

gli anni 2005 e 2006 (cfr. atti n. 6 e 7 della ricorrente 1). Come attestereb-

bero la dichiarazione del 22 ottobre 2012 della società partecipata (cfr. atto 

n. 10 della ricorrente 1) e il suo bilancio del 2012 (cfr. atto n. 11 della ricor-

rente 1), il mutuo concesso all’azionista dell’importo totale di 506'000 Real 

sarebbe poi stato da lui interamente rimborsato nel corso del 2012. Che si 

tratta di mutui e non di distribuzione di dividendi sarebbe altresì comprovato 

dalla dichiarazione del 22 ottobre 2009 del revisore esterno della società 

partecipata (cfr. atto n. 8 della ricorrente 1), dal parere giuridico di diritto 

brasiliano del 4 settembre 2015 dell’avv. F._______ (cfr. atto n. 8bis della 

ricorrente 1), come pure dal verbale dell’assemblea ordinaria dell’8 dicem-

bre 2010 della società partecipata (cfr. atto n. 9 della ricorrente 1), secondo 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 20 

cui dal 2005 non sarebbero stati distribuiti dividendi (cfr. ricorso, 

punto 2.1.4 segg.). 

4.3 Al riguardo, lo scrivente Tribunale rileva quanto segue. Innanzitutto, è 

qui doveroso constatare come entrambe le parti siano concordi sul fatto 

che tra il 2005 e il 2009 la società partecipata abbia effettuato dei versa-

menti per un importo totale pari a 506'000 Real a favore dell’azionista 

C._______, azionista unico della società ricorrente 1. Le versioni non 

collimano invece per quanto attiene alla natura dei suddetti versamenti.  

Orbene, su quest’ultimo punto, lo scrivente Tribunale non può che allinearsi 

all’autorità inferiore. L’esame dei documenti presi in considerazione 

dall’AFC – in particolar modo, il confronto tra i bilanci della ricorrente 1 

(cfr. atto n. 3 inc. AFC) e della sua società partecipata (cfr. atto n. 1 

inc. AFC), come pure le dichiarazioni del ricorrente 2 (cfr. atti n. 7 e 8 

inc. AFC) – conduce infatti il Tribunale a ritenere come plausibile la tesi 

secondo cui la società partecipata ha versato direttamente all’azionista 

C._______ i dividendi di spettanza della società ricorrente 1, indicati nei 

primi bilanci della società partecipata prodotti dalla ricorrente 1 sotto la 

dicitura « DISTRIB.LUCRO ISENTO » (cfr. atto n. 1 inc. AFC):  

Bilancio della società participata:  Importo versato: 

2005  =   86'115.00 Real 

2006  =   48'008.00 Real 

2007  = 486'388.00 Real 

2008  = 118'951.00 Real 

TOTALE = 506'000.00 Real 

 

Di fatto, tali versamenti non sono stati contabilizzati dalla società ricor-

rente 1, sicché vi è motivo di ritenere la sussistenza di prestazioni valutabili 

in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di utili. Le circostanze 

sono infatti tali che si deve ritenere che i dividendi in questione non 

sarebbero mai stati versati ad un terzo esterno alla società, senza 

controprestazione corrispondente e senza essere contabilizzati dalla 

società ricorrente 1. A mente del Tribunale, soltanto la posizione particolare 

dell’azionista C._______ in seno alla società ricorrente 1 e i rapporti con la 

società partecipata possono spiegare come lo stesso abbia potuto incas-

sare direttamente i dividendi di spettanza della ricorrente 1, circostanza 

che non si sarebbe mai verificata in una situazione normale. La rinuncia a 

tali dividendi appare così insolita, che tutto porta a ritenere come adempiuti 

i presupposti alla base della sussistenza di una prestazione valutabile in 

denaro (cfr. considd. 3.1.2 – 3.1.4 del presente giudizio). 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 21 

4.4 Se la tesi del « prestito/mutuo » adotta dalla società ricorrente 1 

potrebbe spiegare la natura dei versamenti effettuati dalla società parteci-

pata all’azionista C._______, tuttavia la stessa non appare come 

sufficientemente credibile, essendo stata addotta da quest’ultima solo 

successivamente all’avvio del controllo fiscale da parte dell’AFC e in netto 

contrasto con quanto risultante dai primi bilanci della società partecipata 

(cfr. atto n. 1 inc. AFC) e dalle prime dichiarazioni del ricorrente 2, secondo 

cui si tratterebbe invero di versamenti effettuati a titolo di dividendi 

(cfr. consid. 4.1 del presente giudizio; atti n. 7 e 8 inc. AFC). Che la società 

partecipata abbia o meno deciso ad un determinato momento di modificare 

la natura dei versamenti effettuati all’azionista C._______ tramutandoli in 

prestiti o che l’azionista C._______ abbia o meno rimborsato alla società 

partecipata i dividendi/versamenti incassati a suo tempo, è qui irrilevante: 

nella misura in cui i documenti probatori su cui la ricorrente 1 fonda la 

propria argomentazione sono tutti stati da lei redatti e/o prodotti solo 

successivamente all’avvio del controllo fiscale da parte dell’AFC, gli stessi 

non permettono infatti di ammettere l’annullamento delle prestazioni 

valutabili in denaro soggette all’imposta preventiva sorte in virtù della 

legge. Secondo la « Stornopraxis », eventuali rettifiche contabili o storni 

sono per l’appunto ammessi soltanto se eseguiti anteriormente ad un 

controllo fiscale (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio), ciò che – come 

verrà precisato qui di seguito – non risulta tuttavia essere qui il caso. 

4.4.1 Per quanto concerne i bilanci della società partecipata – punto su cui 

insiste ripetutamente la ricorrente 1 – lo scrivente Tribunale rileva quanto 

segue. Come visto, nel proprio giudizio l’AFC si è fondata sui primi bilanci 

della società partecipata prodotti dalla ricorrente 1 (cfr. consid. 4.1 del pre-

sente giudizio). Essa ha scartato i secondi bilanci rettificati, in quanto 

prodotti solo successivamente all’avvio del controllo fiscale (cfr. decisione 

impugnata, consid. 3.1.2). Tale modo di procedere appare conforme alla 

« Stornopraxis », sicché si deve ritenere che è a giusta ragione che l’AFC 

si è fondata sui primi bilanci anziché sui secondi rettificati (cfr. consid. 3.5 

del presente giudizio). In tali circostanze, che i bilanci approvati dall’assem-

blea ordinaria della società partecipata in data 8 dicembre 2010 siano o 

meno quelli da lei rettificati una volta avviato il controllo fiscale, nulla muta 

a tale conclusione.  

Ma vi è più. Dal confronto tra i primi bilanci e i secondi bilanci rettificati agli 

atti sorgono alcuni dubbi circa la loro credibilità e veridicità. Se come indica 

la ricorrente 1, i secondi bilanci rettificati sono gli unici ad essere stati 

approvati dall’assemblea degli azionisti, non si spiega allora per quale 

motivo – e soprattutto come ciò sia possibile – entrambe le versioni siano 

state datate e firmate lo stesso giorno – ossia il 31 dicembre 2007, il 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 22 

31 dicembre 2008, il 31 dicembre 2009 e il 31 dicembre 2010 – dal 

contabile/revisore esterno G._______ e dal socio minoritario della società 

partecipata (cfr. atti n. 1 e 2 inc. AFC). Peraltro, sui secondo bilanci 

rettificati manca qualsiasi indicazione attestante che gli stessi sarebbero 

stati approvati dall’assemblea degli azionisti della società partecipata. Tale 

circostanza appare ancora più strana se si considera che, di fatto, sui primi 

bilanci relativi all’anno 2006 (cfr. atto n. 1 inc. AFC) figura il timbro ufficiale 

delle autorità del registro civile brasiliane attestante la veridicità della copia, 

ma non sui secondi bilanci rettificati dalla società partecipata (cfr. atto n. 2 

inc. AFC). Da ultimo va poi sottolineato come, con scritto di posta 

elettronica del 30 luglio 2009 indirizzato all’AFC, lo stesso ricorrente 2 

abbia messo in dubbio la veridicità dei predetti bilanci rettificati dichiarando 

apertamente quanto segue: « […] considerando il fatto sicuramente non 

trascurabile di essere stato ingannato dal CdA della partecipata con bilanci 

manifestamente falsi, rifatti in un secondo tempo su nostra richiesta […] » 

(cfr. atto n. 8 inc. AFC). 

4.4.2 La dichiarazione del 22 ottobre 2009 del revisore esterno della 

società partecipata, il signor G._______ (cfr. atto n. 8 della ricorrente 1), 

secondo cui i versamenti effettuati da detta società sarebbero stati eseguiti 

« a titolo di anticipazione », in attesa dell’approvazione dei bilanci da parte 

dell’assemblea degli azionisti della società partecipata, non può essere 

presa in considerazione trattandosi non solo di una dichiarazione di parte, 

ma anche di un documento prodotto a posteriori (cfr. consid. 3.5.2 del 

presente giudizio).  

Ciò è altresì il caso del parere giuridico di diritto brasiliano del 4 settembre 

2015 dell’avv. F._______ (cfr. atto n. 8bis della ricorrente 1): oltre a trattarsi 

di un documento di parte, prodotto dalla ricorrente 1 a posteriori, lo stesso 

non indica su che bilanci e documenti contabili il legale della società 

partecipata si sarebbe basato per ritenere l’assenza di distribuzione di 

dividendi, sicché le sue dichiarazioni sono in alcun modo verificabili 

(cfr. consid. 3.5.2 del presente giudizio). 

4.4.3 La dichiarazione del 22 ottobre 2012 del socio minoritario della 

società partecipata (cfr. atto n. 10 della ricorrente 1), e il bilancio del 2012 

della società partecipata (cfr. atto n. 11 della ricorrente 1), secondo cui il 

mutuo di 506'000 Real concesso all’azionista C._______ sarebbe poi stato 

da lui interamente rimborsato nel corso del 2012, nulla mutano alle 

conclusioni dello scrivente Tribunale. Se è vero che dai documenti contabili 

prodotti dalla ricorrente 1 risulta che l’azionista C._______ ha effettuato dei 

versamenti a favore della società partecipata dell’importo totale di 

506'000 Real, vero è anche che la ragione dei predetti versamenti non può 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 23 

inficiare a posteriori l’esistenza delle prestazioni valutabili in denaro nate 

anteriormente in virtù della legge (cfr. consid. 3.5.2 del presente giudizio).  

4.4.4 Neppure il verbale dell’assemblea ordinaria dell’8 dicembre 2010 

della società partecipata (cfr. atto n. 9 della ricorrente 1), secondo cui dal 

2005 non sarebbero stati distribuiti dividendi, può essere qui preso in 

considerazione. Come gli altri documenti, lo stesso è stato redatto poste-

riormente al controllo dell’AFC e, pertanto, non va preso in considerazione 

nella valutazione della natura dei versamenti effettuati dalla società 

partecipata all’azionista unico della società ricorrente 1 (cfr. consid. 3.5.2 

del presente giudizio). Peraltro, con detto verbale, l’assemblea ordinaria si 

è limitata ad approvare il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2009, ma non 

gli esercizi precedenti 2005, 2006, 2007 e 2008, oggetto della ripresa 

d’imposta preventiva in questione. Nulla permette dunque di ritenere che 

quanto figurante nei primi bilanci prodotti dalla ricorrente 1 (cfr. atto n. 1 

inc. AFC) sia stato indicato in maniera errata. 

4.5 Visto quanto precede, tutto conduce lo scrivente Tribunale a ritenere 

che è a giusta ragione che l’autorità inferiore ha ritenuto la sussistenza di 

prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di 

utili: l’analisi degli atti conduce a ritenere che la società partecipata della 

ricorrente 1 abbia versato direttamente all’azionista C._______ i dividendi 

di sua spettanza, non contabilizzati da quest’ultima (cfr. consid. 3.1.2 del 

presente giudizio). In nessun modo, le circostanze di fatto intervenute 

successivamente al controllo fiscale – segnatamente l’asserito rimborso 

dei dividendi e le rettifiche contabili apportate ai bilanci della società parte-

cipata – permettono di ritenere l’annullamento delle predette prestazioni 

valutabili in denaro, sicché su questo punto la decisione impugnata va qui 

confermata (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). 

5.  

Accertata la sussistenza di una prestazione valutabile in denaro soggetta 

all’imposta preventiva, occorre ora verificare non solo l’importo della 

ripresa fiscale (cfr. consid. 5.2 che segue), ma anche il calcolo alla sua 

base (cfr. consid. 5.1 che segue).  

5.1 In concreto, l’AFC ha calcolato la ripresa fiscale fondandosi sui primi 

bilanci della società partecipata prodotti dalla società ricorrente (cfr. atto 

n. 1 inc. AFC). Più nel dettaglio, essa ha preso in considerazione il totale 

dei versamenti effettuati dalla società partecipata all’azionista C._______ 

della società ricorrente 1 negli anni 2005, 2006, 2007 e 2008, così come 

risultanti sotto la dicitura « (-) DISTRIB.LUCRO ISENTO » (cfr. atto n. 1 

inc. AFC). Nella misura in cui la quota di partecipazione della ricorrente 1 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 24 

ammonta a 90% – così come indicato con scritto di posta elettronica del 

30 luglio 2009 dall’allora amministratore unico, ossia il ricorrente 2 (cfr. atto 

n. 8 inc. AFC) – l’AFC ha poi tenuto conto soltanto del 90% di detti versa-

menti, convertendoli in franchi svizzeri al tasso di cambio del momento: 

2005: (Real   86'115.00 x 90%) x 0.56527  = fr.   43'810.40 

2006: (Real   48'008.00 x 90%) x 0.57198  = fr.   24'713.65 

2007: (Real 486'388.00 x 90%) x 0.63700  = fr. 278'846.25 

2008: (Real 118'951.00 x 90%) x 0.45102  = fr.   48'284.35 

   

TOTALE = fr. 395'654.65 

 

In totale, essa ha dunque ritenuto la sussistenza di prestazioni valutabili in 

denaro dell’importo totale di 395'654.65 franchi e, dunque, di un’imposta 

preventiva dovuta dalla ricorrente 1 pari a 138'479.15 franchi (= 35% di 

fr. 395'654.65; cfr. decisione impugnata, considd. 2.1.1 e 4). 

Di avviso contrario, la ricorrente 1 si oppone al calcolo dell’autorità infe-

riore, in quanto fondato sui primi bilanci non rettificati. Ribadendo che si 

tratterebbe di versamenti effettuati a titolo di prestito, la ricorrente 1 

sostiene che la società partecipata avrebbe invero effettuato solo due 

versamenti a favore dell’azionista C._______ dell’importo totale di 

506'000 Real/310'048 franchi: uno nel corso del 2007 dell’importo pari a 

440'000 Real (equivalenti a fr. 280'280 al cambio di 0.637), l’altro nel corso 

del 2008 dell’importo pari a 66'000 Real (equivalenti a fr. 29'767 al cambio 

di 0.4501). Nessun versamento sarebbe dunque stato effettuato nel 2005 

e nel 2006 (cfr. ricorso, punti 2.1.2 e 2.1.3). 

Sennonché, nella misura in cui è stato sancito che determinanti per il 

presente giudizio sono unicamente i primi bilanci prodotti dalla ricorrente 1 

presi in considerazione dall’autorità inferiore (cfr. atto n. 1 inc. AFC; con-

sid. 4.4.1 del presente giudizio), la sua tesi non può essere qui seguita. In 

tali circostanze, non vi è motivo alcuno per ritenere il calcolo dell’AFC come 

sbagliato o incompleto, sicché lo stesso va qui confermato. 

5.2 Ciò sancito, va poi verificato se i crediti d’imposta preventiva – così 

come calcolati dall’autorità inferiore – sono prescritti o meno. La prescrizio-

ne è infatti una questione di diritto che va esaminata d’ufficio dall’autorità e 

non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato (cfr. sentenze del TF 

2C_243/2014 del 4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; 2C_551/2009 del 

13 aprile 2010 consid. 2.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-2078/2016 del 

1° novembre 2016 consid. 4.1 con rinvii; MICHAEL BEUSCH, Der Untergang 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 25 

der Steuerforderung, 2012, pag. 278; STEPHANIE EICHENBERGER, in: Ober-

son/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 2006, n. 5 ad art. 30 LTB). 

5.2.1 La prescrizione, nella misura in cui concerne l’esistenza del credito 

fiscale, è di diritto materiale (cfr. sentenze del TF 2C_243/2014 del 

4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; 2C_551/2009 del 13 aprile 2010 con-

sid. 2.3; BEUSCH, op. cit., pag. 282 seg.; BEUSCH, VStG-Kommentar, n. 7 

ad art. 17 LIP). Per questo motivo, alla stessa risulta applicabile il diritto 

vigente al momento in cui le circostanze di fatto alla base del gravame 

hanno avuto luogo. Nella fattispecie, la prescrizione dei crediti fiscali in 

materia di imposta preventiva è retta dall’art. 17 LIP. Per i redditi di capitali 

mobili il credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile 

(art. 12 cpv. 1 LIP) e si prescrive in cinque anni a contare dalla fine dell’an-

no civile in cui è sorto (cfr. art. 17 cpv. 1 LIP). Detto termine di prescrizione 

è relativo, nella misura in cui è soggetto alla sospensione e all’interruzione 

(cfr. art. 17 cpv. 2 e 3 LIP; circa gli atti interruttivi della prescrizione [tra le 

tante] sentenza del TAF A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 3.2.2 

con rinvii, confermata dal TF con sentenza 2C_1095/2015 del 27 maggio 

2016 consid. 4.3.3). Ad ogni interruzione della prescrizione, un nuovo 

termine di cinque anni inizia pertanto a decorrere (cfr. BEUSCH, VStG-

Kommentar, n. 10 e 17 ad art. 17 LIP con rinvii). 

5.2.2 In concreto, la ripresa fiscale operata nei confronti della società ricor-

rente 1 concerne l’imposta preventiva relativa agli anni 2005, 2006, 2007 e 

2008 in rapporto ai dividendi incassati dall’azionista C._______, azionista 

unico della società ricorrente 1, qualificati di prestazioni valutabili in denaro 

sotto la forma di distribuzioni dissimulate di utili. Dall’esame degli atti dell’in-

carto risulta chiaramente che il termine di prescrizione di 5 anni ex art. 17 

cpv. 1 LIP è stato interrotto dall’AFC nei confronti della ricorrente 1 per la 

prima volta con scritto 13 dicembre 2010 per l’esercizio 2005 (cfr. allegato 

all’atto n. 10 inc. AFC), con scritto 5 dicembre 2011 per l’esercizio 2006 

(cfr. allegato all’atto n. 10 inc. AFC) e con scritto 6 dicembre 2012 per 

l’esercizio 2007 (cfr. allegato all’atto n. 10 inc. AFC). Con detta interruzione 

è iniziato a decorrere un nuovo termine di prescrizione di 5 anni, poi inter-

rotto nuovamente dall’AFC per i tre predetti esercizi nonché per l’esercizio 

2008 con il conteggio dell’8 luglio 2013 (cfr. atto n. 15 inc. AFC). A sua 

volta, il nuovo termine di prescrizione 5 anni che ne è scaturito è anch’esso 

stato interrotto dall’AFC per i quattro esercizi con decisione del 28 aprile 

2014 (cfr. atto n. 16 inc. AFC). Lo stesso è poi ulteriormente avvenuto a 

seguito della decisione su reclamo del 30 luglio 2015 dell’AFC (cfr. con-

sid. 5.2.1 del presente giudizio). In tali circostanze, si deve dunque ritenere 

che nessuno dei crediti fiscali in oggetto risulta tutt’ora prescritto ai sensi 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 26 

dell’art. 17 LIP. La ripresa fiscale pari a 138'479.15 franchi, oltre accessori, 

operata nei confronti della società ricorrente 1 va pertanto qui confermata.  

6.  

Constata l’entità della ripresa fiscale, occorre ancora determinare il cerchio 

dei contribuenti soggetti al pagamento posticipato dell’imposta preventiva 

elusa a torto. 

In concreto, soggetta al pagamento dell’imposta preventiva risulta essere 

la società ricorrente 1, nella misura in cui la stessa è chiaramente la 

debitrice del credito fiscale in oggetto ai sensi dell’art. 10 cpv. 1 LIP 

(cfr. consid. 3.2 del presente giudizio). Ciò sancito, come già anticipato in 

ingresso, rimane riservata l’eventuale constatazione da parte dell’autorità 

inferiore di una responsabilità solidale ai sensi dell’art. 15 LIP, 

rispettivamente dell’art. 12 cpv. 3 DPA, a carico del ricorrente 2, sulla quale 

quest’ultima dovrà statuire nuovamente tenuto conto del rinvio della causa 

(cfr. consid. 2.3.5 del presente giudizio). 

7.  

In definitiva, lo scrivente Tribunale deve constatare che è a giusta ragione 

che l’autorità inferiore ha proceduto nei confronti della società ricorrente 1 

alla riscossione posticipata ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 DPA dell’imposta 

preventiva dell’importo di 138'479.15 franchi, oltre accessori. Su questo 

punto, la decisione impugnata va pertanto confermata e il ricorso della 

ricorrente 1 integralmente respinto. Come visto, nella misura in cui sussiste 

una grave violazione del diritto di essere sentito del ricorrente 2, la decisio-

ne impugnata deve invece essere annullata e la causa rinviata all’autorità 

inferiore affinché statuisca nuovamente ai sensi del consid. 2.3.5 del 

presente giudizio. Di conseguenza, il ricorso del ricorrente 2 va accolto.  

8.  

Considerato l’esito della lite, ossia l’accoglimento del ricorso del ricorren-

te 2 e il respingimento del ricorso della società ricorrente 1, giusta l’art. 63 

cpv. 1 PA, le spese di procedura sono poste a carico della sola ricorrente 1 

(cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle 

spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 4'000 fran-

chi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che, alla crescita in giudicato del presente 

giudizio, verrà detratto interamente dall’anticipo spese di 4'000 franchi 

versato a suo tempo dalla ricorrente 1. Alla crescita in giudicato del 

presente giudizio l’anticipo spese di 4'000 franchi, versato a suo tempo dal 

ricorrente 2, verrà invece restituito a quest’ultimo, previa indicazione delle 

coordinate bancarie o postali sulle quali effettuare detto versamento. 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 27 

Ciò sancito, vi è inoltre luogo di assegnare delle indennità di ripetibili al 

ricorrente 2, qui parte vincente patrocinata da un avvocato (cfr. art. 64 

cpv. 1 PA, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF). Tenuto conto della 

complessità della causa e degli atti dell’incarto, l’indennità è fissata a 

6'000 franchi e posta a carico dell’autorità inferiore, la quale dovrà 

provvedere al suo versamento alla crescita in giudicato del presente 

giudizio. Nella misura in cui la ricorrente 1 è invece parte totalmente 

soccombente la stessa non ha diritto a delle indennità (cfr. art. 64 cpv. 1 PA 

a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario). 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Le due cause A-5508/2015 e A-5512/2015 sono congiunte. 

2.  

Il ricorso del ricorrente 2 è accolto ai sensi del consid. 2.3.5. Di conse-

guenza, la decisione impugnata è parzialmente annullata e la causa 

rinviata all’autorità inferiore affinché emani una nuova decisione su reclamo 

nei confronti del ricorrente 2 ai sensi del consid. 2.3.5. 

3.  

Il ricorso della società ricorrente 1 è respinto. 

4.  

Le spese processuali pari a 4'000 franchi sono poste a carico della società 

ricorrente 1. Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo 

verrà interamente detratto dall’anticipo spese di 4'000 franchi, da lei 

versato a suo tempo. 

5.  

Alla crescita in giudicato del presente giudizio l’anticipo spese di 4'000 fran-

chi, versato a suo tempo dal ricorrente 2 verrà restituito a quest’ultimo, 

previa indicazione delle coordinate bancarie o postali sulle quali effettuare 

il predetto versamento. 

6.  

Alla ricorrente 1 non viene riconosciuta alcuna indennità di ripetibili. 

 

A-5508/2015, A-5512/2015 

Pagina 28 

7.  

Al ricorrente 2 viene riconosciuta un’indennità di ripetibili pari a 

6'000 franchi. Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo 

gli verrà versato dall’autorità inferiore. 

8.  

Comunicazione a: 

– ricorrenti (Atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; Atto giudiziario) 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Michael Beusch Sara Friedli 

 

 
 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

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