# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dca7f0be-cc07-5cfc-bf63-58c952cad14b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-04-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.04.2014 D-1964/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1964-2014_2014-04-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-1964/2014 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  2 9  a p r i l e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Robert Galliker;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 

 
 

Parti 

 
A. _______, nato il (…), con la moglie 

B. _______, nata il (…) e i figli 

C. _______, nato il (…) e 

D. _______, nato il (…), 

Nigeria,   

tutti rappresentati dal signor Lodovico Gentile,  

(…),  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione dell'UFM del 24 marzo 2014 / N (…). 

 

 

D-1964/2014 

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Visto: 

la domanda di asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera il 

25 febbraio 2014; 

la decisione dell'UFM del 24 marzo 2014, notificata il 9 aprile 2014 ai 

richiedenti (cfr. atto A19/1) mediante la quale detto Ufficio non è entrato 

nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

(RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento degli interessati verso 

l'Italia; 

il ricorso dell'11 aprile 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata:14 aprile 2014) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione dell'UFM 

con il quale i ricorrenti hanno concluso all'annullamento della decisione 

impugnata ed hanno presentato una domanda di assistenza giudiziaria, 

nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio e del 

relativo anticipo; 

la sospensione in via supercautelare dell'esecuzione dell'allontanamento 

concessa in data 15 aprile 2014; 

la ricezione dell'incarto originale dell'UFM da parte del Tribunale in data 

16 aprile 2014; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei 

considerandi che seguono; 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, 

con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la 

decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

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che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento; 

che, prima di applicare la precitata disposizione, l'UFM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i 

criteri previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi 

di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

(Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di 

seguito: Regolamento Dublino III; cfr. nota di risposta del 14 agosto 2013 

del Consiglio federale alla Commissione europea relativa all'accettazione 

del Regolamento Dublino III previo soddisfacimento dei requisiti 

costituzionali entro il 3 luglio 2015); 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, l'UFM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a 

carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione; 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 del Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15); 

che ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 del 

Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento 

non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri); 

che, giusta l'art. 3 par. 2 del Regolamento Dublino III, qualora sia 

impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente 

designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere 

che sussistono delle carenze sistematiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di 

seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di 

determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei 

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criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa 

essere designato come competente; 

che lo Stato membro che ha ricevuto una domanda di protezione 

internazionale in forza del suddetto Regolamento è tenuto a riprendere in 

carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 – il 

richiedente la cui domanda è in corso d'esame e che ha presentato 

domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro 

Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b del 

Regolamento Dublino III); 

che gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se 

l'interessato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno 

tre mesi, sempre che l'interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno 

in corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 

par. 2 del Regolamento Dublino III); 

che, giusta l'art. 17 par. 1 del Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno 

Stato membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide, anche se tale esame non gli compete; 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dall'UFM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo 

«EURODAC», che i ricorrenti hanno depositato una domanda d'asilo a 

(…) (Italia) il 12 luglio 2011 (cfr. atti A3/2 e A4/2); 

che tale circostanza è stata confermata dagli stessi ricorrenti (cfr. verbale 

d'audizione del marito del 28 febbraio 2014 [di seguito: verbale 1], pag. 5; 

verbale d'audizione della moglie del 28 febbraio 2014 [di seguito: 

verbale 2], pag. 5); 

che il 7 marzo 2014, l'UFM ha presentato alle autorità italiane competenti, 

nei termini fissati agli art. 23 par. 2 e art. 24 par. 2 del Regolamento 

Dublino III una richiesta di ripresa in carico fondata sull'art. 18 par. 1 

lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti A11/8 e A13/5); 

che il 20 marzo 2014, queste autorità hanno espressamente accettato il 

trasferimento dei ricorrenti verso l'Italia, in applicazione della stessa 

disposizione (cfr. atti A15/2 e A16/2); 

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che, quindi, l'Italia ha riconosciuto la propria competenza nella trattazione 

della domanda di asilo in questione; 

che gli interessati non hanno contestato né di aver depositato una 

domanda di asilo in l'Italia, né che questo Stato sia competente per 

trattare la loro domanda (cfr. verbale 1, pagg. 5 e 9; verbale 2, pagg. 5 e 

7); 

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data; 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistematiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o 

degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2
a
 frase del 

Regolamento Dublino III); 

che, peraltro, il paese in questione è firmatario della CartaUE, della 

Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti 

dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), della 

Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 

1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni; 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione 

(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e 

della revoca dello status di protezione internazionale [rifusione] [GU L 

180/60 del 29.6.2013, di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [rifusione] [GU L 180/96, di seguito: direttiva accoglienza]); 

che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad 

oggi non risulta – dalle ribadite e concordi posizioni dell'Alto 

Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (ACNUR), dal 

Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, oltre che delle 

numerose organizzazioni non-governative internazionali (cfr. 

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segnatamente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo) – che la 

legislazione in materia d'asilo in Italia non venga applicata, né che la 

procedura d'asilo sia caratterizzata da carenze strutturali tali da 

concludere che le domande di asilo non vengano trattate seriamente 

dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di ricorso, né che 

i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i paesi d'origine 

(cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09); 

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 secondo comma 

del Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie; 

che in sede ricorsuale i ricorrenti fanno valere che in Italia non avrebbero 

trovato protezione in un centro d'accoglienza, ma avrebbero dormito sotto 

i ponti o dove capitava; che inoltre i figli non avrebbero ricevuto le cure 

mediche di cui necessitavano; 

che tuttavia, i ricorrenti non hanno dimostrato che lo Stato di destinazione 

non sia intenzionato a riprenderli in carico ed a portare a termine la 

procedura relativa alla loro domanda di protezione in violazione della 

direttiva procedura; 

che, inoltre, i ricorrenti non hanno apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandoli in un paese 

dove la loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbero di essere respinti in un tale paese; 

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un 

trasferimento nello Stato in questione esporrebbe i ricorrenti al rischio di 

essere privati del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza; 

che invero, l'allegazione ricorsuale secondo cui gli interessati non 

avrebbero trovato protezione in un centro d'accoglienza ed avrebbero 

dormito sotto i ponti, alla stazione o dove capitava, costituisce 

unicamente un'affermazione generale, non sostanziata e non corroborata 

da elementi probatori; che inoltre i ricorrenti hanno dichiarato che in caso 

di trasferimento in Italia non avrebbero un alloggio e nemmeno un lavoro 

(cfr. verbale 1, pag. 9; verbale 2, pag. 7); che tuttavia, tali affermazioni 

non sono corroborate da alcun mezzo probatorio; 

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che essi non hanno dunque fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale sarebbero tali 

da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia; 

che, ad ogni modo, appartiene ai ricorrenti sollevare l'eventuale 

violazione dei loro diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto 

dinanzi alle autorità dello Stato in questione; 

che i ricorrenti invocano che i figli bisognosi di assistenza medica non 

avrebbero ricevuto le cure necessarie in Italia; che tuttavia, i essi non 

hanno neppure menzionato quali fossero i problemi medici dei figli; 

che i medesimi fanno valere implicitamente che il trasferimento verso lo 

Stato di destinazione esporrebbe i figli ad un rischio per la loro salute 

costitutivo di una violazione dell'art. 3 CEDU, 

che il respingimento forzato di una persona che soffre di problemi medici 

non è suscettibile di costituire una violazione dell'art. 3 CEDU, a meno 

che la malattia dell'interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e 

terminale, al punto che la sua morte appaia come una prospettiva 

prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 

27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1); 

che all'occorrenza tale non è il caso dei figli dei ricorrenti; che invero non 

hanno prodotto alcun certificato medico o altri mezzi di prova che 

dimostrino che i figli siano effettivamente affetti da problemi medici;  

che nemmeno nell'audizione non hanno riferito di eventuali problemi (cfr. 

verbale 1, pag. 9; verbale 2, pag. 7);  

che, inoltre, è notorio che lo Stato di destinazione dispone di infrastrutture 

mediche sufficienti; 

che l'Italia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e 

il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la 

necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze 

di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di 

assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva); 

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che, alla luce di tutto quanto sopra, non ci sono elementi che lascino 

pensare che in caso di bisogno ai ricorrenti non saranno garantite le cure 

mediche necessarie; 

che gli insorgenti possono quindi essere trasferiti in Italia; che, del resto 

non vi è motivo di dubitare che l'autorità preposta comunichi allo Stato in 

questione la situazione medica dei ricorrenti (cfr. art. 31 e 32 del 

Regolamento Dublino III); 

che va inoltre aggiunto che il Regolamento Dublino III non conferisce un 

diritto al richiedente l'asilo di scegliere lo Stato membro competente per la 

trattazione della sua domanda d'asilo, che a suo avviso, offre le migliori 

condizioni di accoglienza (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3 applicabile per 

analogia); 

che per quanto riguarda l'allegazione ricorsuale secondo cui il signor 

A. _______ avrebbe delle prospettive professionali in Ticino essendo 

elettricista ed essendo specializzato nel campo dei lavori di alta tensione, 

va rilevato che questi elementi non sono rilevanti per la determinazione 

dello Stato competente ai sensi del Regolamento Dublino III; 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) del Regolamento Dublino III; 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da 

parte della Svizzera, l'Italia è competente per l'esame della domanda di 

asilo dei ricorrenti ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a 

riprenderli in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 

29 del Regolamento Dublino III; 

che, quindi, è a giusto titolo che l'UFM non è entrato in materia della 

domanda di asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che i ricorrenti non possiedono un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a Oasi 1); 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di 

non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2010/45 consid. 10); 

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che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

dell'UFM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata; 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni 

ricorsuali tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla 

trasmissione degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno 

respinte; 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali è divenuta senza oggetto; 

che la misura supercautelare concessa in data 15 aprile 2014 cessa di 

avere effetto con la pronuncia della presente sentenza; 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di 

esito favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal versamento delle spese processuali, è respinta; 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La misura supercautelare pronunciata in data 15 aprile 2014 è revocata. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

4.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico dei ricorrenti. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 

della presente sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, all'UFM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: