# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 24fbc7de-abbf-5864-965c-6319f31f3c1e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.09.2011 32.2011.71
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-71_2011-09-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.71

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  12 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 marzo 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 4 febbraio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1960, casalinga, in data 9 luglio 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti segnalando uno “stato depressivo
severo, lombalgia cronica dopo operazione ernia discale” (doc. AI 1-1/6).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una valutazione
bidisciplinare ad opera del Servizio Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’UAI con decisione del 4 febbraio 2011 (doc. AI 46-1), preavvisata
con progetto del 2 agosto 2010 (doc. AI 32-1), ha riconosciuto
all’assicurata una mezza rendita d’invalidità (grado 52%) limitatamente al
periodo compreso tra il 1° maggio 2009 e il 30 settembre 2009 e un quarto di
rendita (grado 42%) dal 1° ottobre 2009.

                                         Essendo tuttavia la
richiesta di prestazioni tardiva il versamento può avvenire – ai sensi
dell’art. 29 LAI – al più presto dopo 6 mesi dalla presentazione della richiesta,
ovvero dal 1° gennaio 2010. 

 

                                         L’Ufficio AI ha quindi
respinto l’istanza tendente alla concessione del gratuito patrocinio postulata
dalla ricorrente in sede di osservazioni al progetto di decisione (doc. AI
33-1; 46-11).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, patrocinata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e
il rinvio dell’incarto all’Ufficio AI per una nuova valutazione, in
considerazione del peggioramento del quadro valetudinario (doc. I).

 

                                         Il
rappresentante della ricorrente ha inoltre postulato la concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura
(doc. I).

 

                               1.4.   In risposta
l’UAI ha confermato il proprio provvedimento e postulato la reiezione integrale
del ricorso (doc. IV).

 

                               1.5.   Il 28 marzo
2011 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA i rapporti di dimissione del 22 luglio
2010 (doc. B1) e del 28 gennaio 2011 (doc. B2) della Clinica __________, il
certificato medico del 25 marzo 2011 del Dr. __________ (doc. B3), la decisione
del 4 maggio 2009 dell’Ufficio del sostegno sociale (doc. B4) e quella del 20
maggio 2009 del Pretore di __________ (doc. B5), oltre che ribadito il
peggioramento dello stato psichico dell’assicurata (doc. VII).

 

                                         I doc.
VII e gli allegati sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. VIII).

 

                               1.6.   Nelle
osservazioni del 13 aprile 2011 l’UAI, dopo aver sottoposto la nuova
documentazione al vaglio del SMR, si è riconfermato nel proprio provvedimento
(doc. IX+bis).

 

                                         I doc.
VIII, IX+bis sono stati inviati all’avv. RA 1 per conoscenza (doc. X).

 

                               1.7.   Il
patrocinatore dell’assicurata, in data 19 maggio 2011, ha comunicato al TCA l’avvenuto ricovero di RI 1 presso la Clinica __________ richiamando il
relativo incarto (doc. XII).

 

                               1.8.   Questa
Corte, il 20 maggio 2011, ha fatto richiesta alla Clinica __________
dell’incarto completo relativo alla degenza dell’assicurata (doc. XIII).

 

                               1.9.   Il 23 maggio
2011 il legale dell’assicurata ha trasmesso al TCA lo scambio di corrispondenza
con la __________ di __________ (doc. XIV).

 

                                         I doc.
XIV e allegati sono stati trasmessi all’UAI per conoscenza (doc. XV).       

 

                             1.10.   La Clinica __________,
il 15 luglio 2011, ha trasmesso, in risposta alla richiesta del 20 maggio 2011
ed ai successivi solleciti del TCA, il rapporto di dimissione della paziente
(doc. XIII; XVII; XVIII).

 

                                         I doc.
XIII, XVI, XVII e XVIII sono stati inviati all’UAI per osservazioni (doc. XIX).

 

                             1.11.   Nelle
osservazioni del 22 agosto 2011 l’UAI, dopo aver sottoposto all’esame del SMR
la nuova documentazione medica, ha confermato la decisione impugnata rilevando
che l’eventuale peggioramento del quadro clinico è posteriore alla decisione
impugnata (doc. XX+1).

 

                                         Il doc.
XX+1 è stato trasmesso al legale per conoscenza (doc. XXIII).

 

                             1.12.   Il 25 agosto
2011 l’avv. RA 1 ha sottolineato il peggioramento del quadro psichiatrico di RI
1, nel frattempo nuovamente ricoverata, e la sua inidoneità a qualsivoglia
attività lavorativa (doc. XXI).

 

                                         Il doc.
XXI è stato inviato all’UAI per conoscenza (doc. XXII).

 

                             1.13.   In data 30
agosto 2011 il rappresentante dell’insorgente ha ribadito l’inabilità
lavorativa totale della propria patrocinata e contestato l’argomentazione
dell’UAI, secondo cui il peggioramento sarebbe successivo alla decisione
impugnata. Secondo il legale “la malattia era già completamente invalidante,
anche se alcuni sintomi non si manifestavano in tutta la loro ampiezza, come ad
esempio i pensieri suicidali” (doc. XXIV).

 

                                         I doc.
XXIII e XXIV sono stati inviati all’UAI per conoscenza (doc. XXV).

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18 febbraio
2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.4.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

 

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                               2.5.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement
dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art.
17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p.
ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le
syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant
une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni
d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de
crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes
d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que
l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits
dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une
surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

 

                                         Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed
inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.6.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V

                                         165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.
3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:
pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente
confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di
regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della
capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3;
Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in
der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare
pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in
linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme
presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica
oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della
sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò
risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225
consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una
simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone
tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione
senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale,
un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da
notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel
novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di
guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich
Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in
der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der
Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz
und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         A proposito dell'esame dei
criteri fissati dalla giurisprudenza, in una sentenza 9C_111/2008 del 27
gennaio 2009 l'Alta Corte in un caso concreto si è così espressa:

 

"  (...)

3.

3.1 En premier lieu, la juridiction cantonale de
recours a constaté l'absence de comorbidité psychiatrique au trouble
somatoforme douloureux. Le recourant ne remet pas en cause cette constatation
de fait, qui lie dès lors le Tribunal fédéral (art. 105 al. 1 LTF).

 

3.2 Le Tribunal cantonal a porté ensuite son examen
sur les quatre autres critères que la jurisprudence a posés. Il a constaté que
deux de ces critères sont réalisés chez le recourant: d'une part, l'existence
d'affections corporelles chroniques ou d'un processus maladif s'étendant sur
plusieurs années sans rémission durable; d'autre part, la présence d'un état
psychique cristallisé sans évolution possible au plan thérapeutique, marquant
simultanément l'échec et la libération du processus de résolution du conflit
psychique (profit primaire tiré de la maladie). En revanche, il a constaté que
les deux autres critères font défaut, savoir la perte d'intégration sociale
dans toutes les manifestations de la vie, ainsi que l'échec de traitements
thérapeutiques ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art et
de mesures de réhabilitation, cela en dépit de la motivation et des efforts de
la personne assurée pour surmonter les effets des troubles somatoformes
douloureux. La juridiction cantonale a admis que le recourant ne présente pas
de cumul des critères dégagés par la jurisprudence, cela avec une certaine
intensité et constance, ce qui l'a conduite à nier l'existence d'un trouble
somatoforme douloureux ayant une répercussion sur la capacité de travail.

 

Le recourant invoque une constatation des faits
manifestement inexacte et incomplète, en reprochant aux juges cantonaux de les
avoir établis en contradiction flagrante avec les rapports médicaux versés au
dossier, plus particulièrement celui de l'Hôpital X.________ du 17 juillet
2007. Toutefois, le recourant n'établit pas que les constatations de fait du
tribunal cantonal seraient manifestement erronées. Non seulement il ne démontre
pas que cette autorité aurait constaté à tort que la perte de l'intégration
sociale, deuxième critère, se serait étendue à toutes les manifestations de la
vie, dès lors qu'il reconnaît conserver quelques contacts avec d'anciens
collègues, mais il n'aborde pas le quatrième critère relatif à l'échec des
traitements thérapeutiques, dont les premiers juges ont pourtant nié
l'existence.

 

En ce qui concerne l'appréciation globale de
l'effort de volonté que le recourant pourrait fournir afin de surmonter ses
douleurs, l'intéressé reste assez superficiel. Les moyens invoqués dans le
recours ne sauraient conduire la Cour de céans à substituer sur ce point l'appréciation
du recourant à celle des premiers juges, d'autant que ces derniers ont nié un
caractère invalidant aux douleurs en rappelant que seuls deux critères parmi
les quatre précités ont pu être retenus. A cet égard, la reconnaissance du
premier des quatre critères par le tribunal cantonal ne convainc pas, car la
seule présence d'un symptôme induisant un trouble somatoforme douloureux
(singulièrement un syndrome fibromyalgique, dont le docteur G.________,
spécialiste en rhumatologie et en médecine interne, a fait état dans un rapport
du 14 juillet 2005), ne permet pas encore d'admettre l'existence d'une
affection corporelle chronique ou d'un processus maladif. Il en va de même du
critère du profit primaire tiré de la maladie que les premiers juges ont aussi
retenu, car celui-ci suppose un contexte psychodynamique qui n'est pas réalisé.
On ajoutera qu'à la lecture du rapport psychiatrique du 21 juin 2006 dont
l'office intimé disposait, la solution retenue dans la décision du 19 février
2007 se concilie avec les principes jurisprudentiels applicables en matière de
troubles somatoformes douloureux. Quant à l'incidence du second rapport de
l'Hôpital X.________ du 17 juillet 2007 sur l'issue du litige, l'opinion des
premiers juges est pertinente et il peut y être renvoyé."

 

                                         La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere
che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo
gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)).
Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in
considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro
intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I
criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la
presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua
intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni
senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una
perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la
constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate
secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della
persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener
conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un
processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un
sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella
malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si
deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto
a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività
risultino da un’esagerazione dei sintomi. (…)” (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                             2.7.     Nel
formulario per la richiesta di prestazioni AI per adulti l’assicurata ha
indicato di svolgere le mansioni di casalinga (doc. AI 1-5). 

 

                                    In
data 16 settembre 2009 l’amministrazione ha interpellato l’assicurata chiedendole
in quale misura avrebbe svolto un’attività lucrativa se non fosse intervenuto
il danno alla salute (doc. AI 12-1).

 

                                         Dalle
risposte fornite da RI 1 il 7 ottobre 2009 si evince che senza il danno alla
salute ella avrebbe ricercato un’attività lavorativa (doc. AI 13-1).

 

                                         L’amministrazione
ha dunque rettamente ritenuto che l’assicurata, se non fosse subentrato il
pregiudizio alla salute, avrebbe continuato a lavorare in misura piena (100%).

 

                                         Circostanza
peraltro non contestata in via ricorsuale.

 

                               2.8.   Nella decisione del 4 febbraio 2011 l’UAI ha riconosciuto
all’assicurata una mezza rendita d’invalidità (grado 52%) limitatamente al
periodo compreso tra il 1° maggio 2009 e il 30 settembre 2009 fondandosi sulla
documentazione medica agli atti (cfr. rapporto medico Dr. __________)
riducendola poi a un quarto di rendita (grado 42%), dal 1° ottobre 2009, sulla
base della perizia SAM.

 

                                         Essendo però la richiesta
di prestazioni stata presentata tardivamente il versamento può avvenire al più
presto dopo 6 mesi dalla presentazione della richiesta, ovvero dal 1° gennaio
2010. 

 

                                         Si tratta
ora di stabilire se l’UAI ha correttamente o meno ridotto le prestazioni
all’assicurata, a far tempo dal 1° ottobre 2009.

 

                                         Con lo scopo
di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata
l’Ufficio AI ha affidato al SAM il compito di svolgere una valutazione
specialistica bidisciplinare (reumatologica/psichiatrica).

 

                                         In tale
ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr. __________
e quella reumatologica (Dr. __________).

 

                                         Il Dr. __________, spec. FMH in reumatologia,
nel rapporto del 28 febbraio 2010, dopo aver rinviato per l’anamnesi agli atti
redatti dal Dr. __________, riassunto quella da terzi, descritto i dati
soggettivi e quelli oggettivi, ha posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

" 
(…)

4.      Diagnosi reumatologiche:

 

4.1    Diagnosi reumatologiche con ripercussione sulla capacità
lavorativa:

 

Sindrome cervicospondilogena bilaterale in

-   Alterazioni generative del rachide cervicale (condrosi C5/C6 con
spondilosi anteriore, uncartrosi associate).

 

Sindrome lombospondilogena prevalentemente a
sinistra, cronica in

-   Esiti da sequestrectomia di lussato erniario migrato caudalmente
in L5/S1 a sinistra, il 13.5.2008

-   Note discopatie plurisegmentali con
laterolistesi di L3 e L4

-   Disturbi statici del rachide (piatto con minima sinistro
convessa lombare)

-   Decondizionamento muscolare 

 

Gonalgie meccaniche anteriori bilaterali

 

Sindrome fibromialgica generalizzata

 

4.2    Diagnosi reumatologiche senza
ripercussione sulla capacità lavorativa:

 

---

 

5.      Valutazione e prognosi:

 

(…)

 

Sulla base degli atti, dell'anamnesi richiesta,
dell'esame clinico e radiologico, possiamo dunque porre le diagnosi di sindrome
cervicospondilogena bilaterale in alterazioni degenerative del rachide
cervicale (condrosi C5/C6 con spondilosi anteriore, uncartrosi associate),
sindrome lombospondilogena prevalentemente a sinistra, in esiti da
sequestrectomia di lussato erniario migrato caudalmente in L5/S1 a sinistra, il
13.5.2008, note discopatie plurisegmentali con, laterolistesi di L3 su L4,
disturbi statici del rachide (piatto con minima scoliosi sinostroconvessa
lombare), decondizionamento muscolare, gonalgie meccaniche anteriori
bilaterali, sindrome fibromialgica generalizzata.

 

Sul piano terapeutico, attualmente l'assicurata
si limita ad assumere farmaci analgesici in riserva proseguendo con una
fisioterapia che finora non ha portato al ricondizionamento muscolare
auspicabile; in tal senso andrebbe ora proseguita la fisioterapia; vi discussa
l'introduzione di un trattamento algomodulatore centrale.

 

Per quanto riguarda la capacità funzionale e di
carico residua, l'assicurata può molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all'altezza dei fianchi, molto spesso tra 5-10 kg fino all'altezza dei fianchi, di rado tra
10-25 kg fino all'altezza dei fianchi, mai oltre 25 kg fino all'altezza dei fianchi; l'assicurata può talvolta sollevare pesi fino a 5 kg sopra l'altezza del petto, di rado pesi oltrepassanti i 5 kg sopra l'altezza del petto. L'assicurata può molto spesso maneggiare attrezzi di precisione, molto spesso
maneggiare attrezzi di media entità, talvolta attrezzi pesanti, di rado
maneggiare attrezzi molto pesanti. La rotazione manuale è normale. L'assicurata
può di rado effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta effettuare la
rotazione del tronco, molto spesso assumere la posizione seduta ed inclinata in
avanti, di rado la posizione in piedi ed inclinata in avanti, di rado assumere
la posizione inginocchiata, molto spesso effettuare la flessione delle
ginocchia. L'assicurata può assumere talvolta la posizione seduta di lunga
durata, talvolta la posizione in piedi di lunga durata. L'assicurata può molto
spesso camminare fino a 50 metri, spesso oltre 5 metri, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure talvolta camminare su terreno accidentato,
può talvolta salire le scale, mai salire su scale a pioli.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico
l'assicurata abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa di 8 – 9 ore,
con un rendimento massimo del 100%, a distanza di 6 mesi dall'intervento
neurochirurgico subito al rachide lombare del 13.5.2008, quindi, al più tardi,
a decorrer dall'1.12.2008.

 

Nella sua attività professionale appresa come
ragioniera, giudico l'assicurata, a seguito dei limiti funzionali e di carico
sopramenzionati, in particolare per la staticità dell'attività, abile al lavoro
sull'arco di una giornata lavorativa normale di 8 – 9 ore, ma con una
diminuzione del rendimento del 20%, sempre a decorrere dall'1.12.2008.

 

In qualità di casalinga, giudico l'assicurata
abile la lavoro sull'arco di una giornata lavorativa usuale, ma con una
diminuzione del rendimento del 30 %, sempre a decorrere dal 1.12.2009.

 

È giustificata un'inabilità lavorativa completa
per qualsiasi tipo di attività professionale dal 12.5.2008 al 30.11.2008 così
come durante i periodi di degenza presso i svariati ospedali." (Doc. AI
21/32-35)

 

                                         Il Dr. __________, spec.
FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto del 29 marzo
2010, dopo aver descritto l’anamnesi e lo status psichico ha posto la diagnosi
di “Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD 10 F 33.1) con sintomi biologici e fobia secondaria. Disturbo di personalità misto (ICD 10 F 61.0) dipendente, ansioso” (doc. AI 21-40).

 

                                         Lo
specialista ha quindi fornito la seguente valutazione:

 

" 
(…)

L'assicurata presenta una sindrome depressiva
ricorrente, attuale episodio di media gravità.

Ha già presentato in passato episodi simili nel
1988 e nel 1998. L'attuale episodio è esordito a seguito della rottura
coniugale con il suo secondo marito, nonché nell'ambito di un progressivo
deterioramento fisico e psicologico dato da una serie di malattie somatiche che
si sono presentate nel corso degli anni (intervento di ernia discale nel 2008,
Isterectomia per carcinoma del endometrio nel 2006).

 

A partire dal 2008 il decorso clinico presenta
caratteristiche di maggiore gravità e con una tendenza alla cronicità.

 

Si riscontra nell'assicurata una condizione
psicologica fragile in quanto presenta una importante sofferenza di
"abbandono" di natura endogena, di smarrimento e confusione
esistenziale. Questa sofferenza è alimentata da un disturbo di personalità
ansiosa e dipendente che poi genera in lei un continuo stato d'ansia e
angoscia. Si constata una compromissione dette funzioni biologiche e in parte
volitive e cognitive.

 

L'assicurata fa fatica a stabilire rapporti
sociali al di fuori del nucleo di persone che girano attorno alla Clinica di __________.

 

CONCLUSIONE:

 

1.   Diagnosi.

Vedi sopra.

 

2.   Influenza di queste ultime sulla
capacità lavorativa nell'attività da ultimo svolta dall'assicurata.

L'assicurata presenta una incapacità lavorativa
nella misura del 40 % per ragioni psichiatriche. Questa percentuale
d'incapacità non è da aggiungersi ad una eventuale incapacità per ragioni
reumatologiche.

 

3.   Descrivere l'evoluzione dello stato di
salute dell'assicurato dal punto di vista specialistico. Prognosi.

L'assicurata ha presentato i primi episodi
depressivi nel 1988 e poi nel 1998. Non ha mai presentato in passato un lungo
periodo d'incapacità lavorativa per questi stati. Solo dal 28.08.2008 al
28.10.2008 ha presentato una incapacità lavorativa totale, in occasione del suo
ricovero presso la Clinica __________. Da un punto di vista teorico posso
ipotizzare che l'assicurata abbia presentato un progressivo miglioramento. Dal
29.10.2008 ha presentato una incapacità lavorativa nella misura del 60 % fino
al 32.12.2008. Dal 01.01.2009 ha presentato una incapacità lavorativa del 50 %
fino al 31.06.2009. Dal 01.07.2009 presenta una incapacità lavorativa nella
misura del 40 % come tuttora.

 

La prognosi al momento attuale è stazionaria, ma
l'influenza negativa che esercita il suo disturbo di personalità potrebbe
comportare un  peggioramento dello stato psichico.

 

4.   Come si giustifica la diminuzione
della capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

Gli stati ansiosi d'angoscia continui provocano
nell'assicurata una diminuzione del suo rendimento, della sua capacità di
reazione, di autonomia nelle decisioni, una diminuzione della sua resistenza e
una maggiore esauribilità.

 

5.   Possibilità terapeutiche per
migliorare la capacità lavorativa. Che effetti avrebbero questi provvedimenti
sulla capacità lavorativa?

Il trattamento psicofarmacologico e psicoterapico
attuale è corretto.

 

6.   Ritiene possibile effettuare
provvedimenti di integrazione professionale?

Non fa al caso per l'età dell'assicurata e per lo
stato psicologico attuale che la rende insicura e con delle difficoltà ad un
processo intensivo di apprendimento.

 

7.   Ritiene che l'assicurata sia in grado
di svolgere altre attività? Se sì descrivere il limite funzionale e la capacità
lavorativa in altre attività adatte.

Sì ma sempre conserva una incapacità lavorativa
nella misura del 40 %. Come casalinga presenta una incapacità lavorativa del
30%." (Doc. AI 21/40-42)

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 28 aprile 2010 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le seguenti
diagnosi:

 

" 
(…)

E.1   Diagnosi psichiatriche

 

Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale
di media gravità (ICD-10 F 33.1) con sintomi biologici e fobia secondaria.

 

Disturbo di personalità misto (ICD-10 F 61.0), dipendente, ansioso.

 

 

E.2   Diagnosi reumatologiche

 

Sindrome cervicospondilogena bilaterale in:

 

         -    alterazioni
degenerative del rachide cervicale (condrosi C5-C6 con spondilosi anteriore,
uncartrosi associate).

 

Sindrome lombospondilogena prevalentemente a
sin., cronica in:

 

         -    esiti
da sequestrectomia di lussato erniario migrato caudalmente in L5-S1 a sin., il
13.5.2008;

 

         -    note discopatie plurisegmentali con
laterolistesi di L3 su L4;

 

         -    disturbi
statici del rachide (piatto con minima scoliosi sinistro convessa lombare);

 

         -    decondizionamento muscolare.

 

Gonalgie meccaniche anteriori bilaterali.

 

Sindrome fibromialgica generalizzata. (…)"
(doc. AI 21-23)

 

                                         Quanto
alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno
ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 60% nell’attività di
ragioneria e in un’attività lavorativa adeguata dal 1° luglio 2009, mentre
quale casalinga è del 70% (doc. AI 21-24/25).

 

                               2.9.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che
essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri
di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi
in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di
metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Per quel
che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

 

                                         In merito
al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di
accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo
e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF
136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di
parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura
giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in
materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte
le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa. 

                                         In una
sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il Tribunale federale ha
preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore
probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis
cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,
formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr.
iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta
Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per
poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni
come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo
nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha
riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo
latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività
dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della  loro
dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò
ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         - differenze
minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione :

                                         -- in
caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;
cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         -- alla
persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla
procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

 

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Nella
sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto
segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

 

" 
2.2.2 Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass
diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie die verfassungs- und
gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen Verwaltungsrechtspflege
ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im Verwaltungsverfahren nicht als
Partei, sondern als zur Neutralität und Objektivität verpflichtetes Organ des
Gesetzesvollzugs. Solange kein Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein
Einparteienverfahren mit dem Leistungsgesuchssteller als Partei und der
IV-Stelle als Behörde, welche nach den Grundsätzen des Amtsbetriebes die
Herrschaft über das Verfahren innehat. Nach dem Übergang zum
Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im prozessualen Sinne zur
Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an die rechtsstaatlichen
Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und Neutralität
verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn
Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die
Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell
einwandfreie und materiell schlüssige (das heisst beweistaugliche und
beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen des Versicherungsträgers
(Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher nach der Rechtsprechung
kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467).
Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der gesetzlichen Ordnung über die
Amtsermittlungspflicht des Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird
Beweis über sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der
Stufe des Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess.
Hierin liegt eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im
formellen Gesetz vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV).
Die Verwaltung ist aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur
Beschwerde berechtigt, wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in
ihrem Aufgabenbereich verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der
Durchführungsstelle im gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung
von Beschwerden in öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich
nicht gefolgert werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im
(vorausgehenden) nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien
Handlungen einer (formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen
hierauf gegen die Verfassung oder die EMRK verstiesse. 

2.2.3 Die grundsätzliche Verfassungs- und
Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen
durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung
bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in
die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die
medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber
liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

 

(…)

 

2.3 Im Hinblick auf die Ermittlung des
medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)
vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie
gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen
und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der
Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS
gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz
verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf
unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder
fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall weisungsgebunden.
Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung gedeckt, weshalb sie
mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage zusammenarbeiten (zu der daraus
sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E. 3.1.2).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der
Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass
gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem
Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage
für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption,
wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise
abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt
grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im
europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über
streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens
abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,
wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal
verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (…)

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.10.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione impugnata,
dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, non può confermare
l’operato dell’amministrazione, in quanto la problematica psichiatrica non è
stata chiarita in modo soddisfacente.

 

                                         Se da una
parte, infatti, il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione della
patologia reumatologica approfonditamente vagliata dai medici del SAM (Dr. __________)
analogo discorso non può invece valere con riferimento ai disturbi di natura
psichiatrica dell’assicurata, che necessitano, per contro, di essere
ulteriormente indagati.

 

                          2.10.1.   Per quanto riguarda la patologia
reumatologica, l’assicurata è stata sottoposta ad un
accurato esame nell’ambito della perizia SAM, grazie al consulto specialistico
del Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, il quale nella perizia del 28
febbraio 2010 ha posto la diagnosi di “Sindrome cervicospondilogena
bilaterale in - Alterazioni generative del rachide cervicale (condrosi C5/C6
con spondilosi anteriore, uncartrosi associate). Sindrome lombospondilogena
prevalentemente a sinistra, cronica in - Esiti da sequestrectomia di lussato
erniario migrato caudalmente in L5/S1 a sinistra, il 13.5.2008. - Note
discopatie plurisegmentali con laterolistesi di L3 e L4. - Disturbi statici del
rachide (piatto con minima sinistro convessa lombare).  - Decondizionamento
muscolare. Gonalgie meccaniche anteriori bilaterali. Sindrome fibromialgica
generalizzata” (doc. AI 21-32/33).

 

                                         Il Dr. __________
ha ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella precedente attività di
ragioneria con la riduzione del 20%, mentre in un’attività adeguata è
considerata pienamente abile dal 1° dicembre 2008. Quale casalinga invece
l’incapacità lavorativa è del 30% (doc. AI 21-35).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                          2.10.2.   Quanto
all’aspetto psichiatrico, per contro, il TCA non può, in mancanza di ulteriori
approfondimenti, prestare piena adesione alla valutazione peritale eseguita dal
Dr. __________, per le ragioni che seguono.

 

                       2.10.2.1.   Secondo la
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare
oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, e
a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio
corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero
contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza
valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si
fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è,
del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su
esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona
esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro
nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p.
191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Nella DTF
125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha stabilito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve
essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per
sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una
sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno,
nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle
conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal
principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha
dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a
mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni
all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di
prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei
medici curanti.

 

                       2.10.2.2.   Agli atti
figurano, da un canto, le certificazioni del medico curante Dr. __________ -
che, in qualità di specialista, ha avuto (ed ha) in cura RI 1 e i rapporti di
dimissione della Clinica __________ - e, d'altro canto, la perizia SAM del Dr. __________
e le valutazioni del SMR.

 

                                         Di
principio, questi referti possono essere presi in considerazione nell'ambito di
una valutazione globale delle prove. In effetti, come visto, secondo la
giurisprudenza federale, per decidere a proposito del valore probante di un
mezzo di prova, determinante è il suo contenuto, piuttosto che la sua
provenienza.

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del 29 marzo 2010 ha posto la diagnosi di “Sindrome depressiva ricorrente, episodio
attuale di media gravità (ICD 10 F 33.1) con sintomi biologici e fobia
secondaria. Disturbo di personalità misto (ICD 10 F 61.0) dipendente, ansioso” (doc. AI 21-40).

 

                                         Il perito
ha evidenziato il peggioramento del quadro clinico a partire dal 2008 con una
tendenza alla cronicità e indicato una prognosi stazionaria, “ma l’influenza
che esercita il suo disturbo di personalità potrebbe comportare un
peggioramento dello stato psichico” (doc. AI 21-40/41).

 

                                         A mente dello
specialista l’assicurata presenta un’incapacità lavorativa del 40%, in ogni
attività, per ragioni psichiatriche (doc. AI 21-42).

 

                                         In sede
di osservazioni al progetto di decisione del 2 agosto 2010 l’assicurata ha
prodotto il rapporto del 26 agosto 2010 del medico curante Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia. 

                                         Il medico
curante ha posto una diagnosi sovrapponibile a quella del perito e attestato un
peggioramento del quadro clinico che ha necessitato di un ulteriore ricovero
presso la Clinica __________ (dal 26 maggio al 1° luglio 2010). Secondo il
medico curante la capacità lavorativa dell’insorgente è al massimo del 40%
(doc. AI 33-3).

 

                                         Il
referto del Dr. __________ è stato quindi sottoposto dal medico del SMR, Dr. __________,
al vaglio del perito del SAM, Dr. __________, in considerazione del possibile
peggioramento della situazione clinica (doc. AI 39-1).

 

                                         Il Dr. __________,
in data 9 dicembre 2010, ha espresso la seguente valutazione: 

 

"  (…)

In data 15.03.2010 ho avuto
modo di esaminare la persona summenzionata nell'ambito di una valutazione
specialistica. In tale valutazione avevo posto la diagnosi di Sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (lCD 10 F 33.1) con sintomi fobici e fobia secondaria; Disturbo di
personalità misto (lCD 10 F 61.0).

 

Da un punto di vista valetudinario ho attestato un grado d'incapacità lavorativa nella
misura del 40 % per ogni attività lavorativa, dal 01.07.2009 in avanti. Allora
era seguita dai colleghi della Clinica __________. Per quanto riguarda la
prognosi avevo considerato che al momento era stazionaria ma non escludevo la
possibilità di un andamento negativo in quanto il disturbo di personalità che
la stessa presenta faciliterebbe un decorso verso un peggioramento.

 

lI collega Dr. __________ che conosce
l'assicurata dal mese di giugno del 2010, nel suo scritto del 26.08.2010 fa
riferimento ad un peggioramento del quadro clinico. Dichiara che la stessa è stata nuovamente ricoverata presso la Clinica __________ dal 26.05.2010
al 01.07.2010 e descrive un peggioramento della
sintomatologia.

 

Stando a quanto da lui descritto nel suo
rapporto: "Negli ultimi mesi il quadro psicopatologico si caratterizza per
un aumento dell'intensità della sintomatologia. Ella appare molto più vulnerabile,
apatica con una cronica tendenza a sottostimarsi e a denigrarsi; denota una
particolare labilità affettiva e oscillazioni dell'umore nell'ambito delle
quali reagisce con isolamento", si potrebbe ipotizzare che effettivamente
il quadro psicopatologico ha presentato un peggioramento. Inoltre il collega
attesta una incapacità lavorativa del 60 %.

 

Siccome nella valutazione da me eseguita ho
constatato che il quadro clinico è cronico e che allora seguiva un decorso
verso un miglioramento, in teoria non si può nemmeno escludere che si tratti si
una fluttuazione del decorso e che ancora il quadro clinico non si sia
stabilizzato.

 

Per tale ragione ritengo sia prematuro esprimere
un parere definitivo su un peggioramento clinico consolidato da un punto di
vista valetudinario, in quanto il collega segue l'assicurata solo dal mese di
giugno in modo regolare. Inoltre non esprime che tipo di trattamento ha messo
in atto finora.

 

Per questo motivo considero che si debba
aspettare fino al mese di marzo-aprile del 2011 per esprimere un parere più
definitivo dello stato clinico dell'assicurata e in definitiva quello dal punto
di vista valetudinario.” (doc. AI 44-2+3).

 

                                         In sede
ricorsuale l’assicurata ha quindi prodotto il rapporto di dimissione del 22
luglio 2010 della Clinica __________, a seguito del ricovero dal 26 maggio 2010
al 1° luglio 2010 (doc. B1), il rapporto di dimissione dalla medesima struttura
dopo il ricovero dal 23 novembre 2010 al 21 gennaio 2011 (doc. B2) e lo scritto
del 25 marzo 2011 del Dr. __________ (doc. B3). 

 

                                         Nel
rapporto di dimissione del 22 luglio 2010 i medici della Clinica hanno posto la
diagnosi psichiatrica di “Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio
di media gravità (ICD-10 F 33.1). Disturbo dipendente di personalità” (doc.
B1) e indicato che il ricovero è da ricondurre ad un aggravamento della
sintomatologia depressiva. Al termine della degenza la paziente è stata dimessa
in compenso psicologico stabile (doc. B1).

 

                                         Nel
rapporto di dimissione del 28 gennaio 2011 i medici della Clinica hanno ripreso
la medesima diagnosi psichiatrica di “Sindrome depressiva ricorrente,
attuale episodio di media gravità (ICD-10 F 33.1). Disturbo dipendente di personalità” evidenziando come la paziente abbia subìto il terzo ricovero nella
struttura per un “peggioramento di uno stato depressivo con anedonia,
abulia, facilità al pianto, deficit di memoria, confusione mentale, sfumate
idee anticonservative” (doc. B2).

 

                                         Infine,
nel rapporto del 25 marzo 2011 il medico curante Dr. __________ ha riferito di
una patologia depressiva che presenta un “marcato peggioramento che è
sfociato in una importante cronicità, che ha compromesso in maniera notevole le
capacità e le abilità” dell’assicurata (doc. B3).

 

                                         I referti
della Clinica ____________________ e del Dr. __________ sono stati sottoposti
alla valutazione dei medici del SMR, i quali non hanno più interpellato il
perito Dr. __________ limitandosi ad indicare che la nuova documentazione
medica non modifica le conclusioni del perito (doc. IXbis). 

 

                                         Il
TCA non può condividere tale modo di procedere.

 

                                         Nella
valutazione peritale del marzo 2010 il Dr. __________ aveva già ipotizzato un
peggioramento del quadro psicopatologico segnalando che l’influenza negativa
che esercita il disturbo di personalità avrebbe potuto comportare un
peggioramento (cfr. doc. AI 21-41). Nel complemento peritale del dicembre 2010
il medesimo specilalista non escludeva una fluttuazione del decorso e un quadro
clinico non ancora stabilizzato suggerendo “di aspettare fino al mese di
marzo-aprile del 2011 per esprimere un parere più definitivo dello stato
clinico dell'assicurata” (doc. AI 44-3).

 

                                         Tuttavia,
malgrado i ricoveri dell’assicurata dal 26 maggio 2010 al 1° luglio 2010 e dal
23 novembre 2010 al 21 gennaio 2011, l’Ufficio AI non ha più interpellato il
perito per una nuova valutazione.

 

                                         Si rileva
poi che l’assicurata è stata nuovamente ricoverata, per una “Sindrome
depressiva ricorrente, episodio attuale grave senza sintomi psicotici (ICD-10
F33.2). Disturbo dipendente di personalità”, presso la Clinica __________

                                         I medici
del SMR, ai quali il rapporto di dimissione è stato sottoposto per valutazione,
hanno evidenziato la sindrome depressiva ricorrente già emersa in ambito SAM, e
la gravità dell’ultimo episodio rispetto ai precedenti di gravità media.
Secondo il Dr. __________ e la Dr.ssa __________ è possibile un peggioramento
del disturbo psichiatrico, ma a partire dal maggio 2011 (doc. XX1).

 

                                         Il TCA
ritiene tuttavia che non è possibile, senza procedere ad ulteriori
accertamenti, escludere che il
peggioramento dello stato di salute dell’assicurata dal punto di vista
psichiatrico sia intervenuto prima dell’emanazione della decisione impugnata. 

                                         A
maggior ragione se si considerano le valutazioni del Dr. __________ che aveva
ipotizzato un peggioramento e non riteneva stabilizzato il quadro clinico e i
ricoveri, antecedenti alla decisione impugnata, dal 26
maggio 2010 al 1° luglio 2010 e dal 23 novembre 2010 al 21 gennaio 2011.

 

                             2.11.   Nella già
citata sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (cfr. consid. 2.13.) il
Tribunale federale ha precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve
allestire direttamente una perizia giudiziaria e in quali casi può rinviare gli
atti all'assicuratore per un complemento istruttorio.

 

                                         L'Alta
Corte ha al riguardo sviluppato le seguenti considerazioni:

                                         

" 
(…)

4.4.1.1 Ist das Gutachten einer
versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene
Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das
Problem, inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die
Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit
diese eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines
Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den
kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61
lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen
auszuschöpfen (BGE 136 V 376 E. 4.2.3 S. 381). Dies
schliesst ein, dass die erstinstanzlichen Gerichte diese Befugnis nicht ohne
Not durch Rückweisung an die Verwaltung delegieren dürfen.

4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten
(anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des
Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte
Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko
von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren
multiplen Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick
auf die differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche
funktionelle und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der Instanzenabfolge
im Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet,
Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (BGE 131 V 407 E. 2.1.1 S. 411). In der
hier massgebenden Verfahrenssituation schlägt diese Rechtfertigung für eine
Rückweisung indessen nicht durch.

4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der
Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die
Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter
Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im
Zusammenhang mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG;
vgl. oben E. 3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei,
derweil das Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine
Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo
dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige
Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat,
bei festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten
(vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil
vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.

4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen
noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens,
die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts fair
zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines
Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS
von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür.
Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein
Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig
erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich
abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem
rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der
bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die
betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend
reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine
Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt
hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher
vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen
Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache
zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise das
Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S.
151 E. 3.5, 9C_85/2009)”.

 

                                         Nella concreta evenienza, ritenuto come vi siano degli accertamenti
peritali svolti dall’amministrazione che necessitano un complemento (“Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen”), si giustifica il rinvio
degli atti all’UAI ai sensi della giurisprudenza citata, per nuovi accertamenti
psichiatrici. 

 

                                         L’amministrazione
dovrà interpellare il perito Dr. __________ chiedendogli di indicare se alla
luce della nuova documentazione medica prodotta dalla ricorrente (cfr. consid.
2.10) conferma oppure no la sua valutazione peritale del 29 marzo 2010, in particolare per quel che concerne la capacità lavorativa residua dell’assicurata, motivando
in ogni caso la risposta.

 

                                         La
decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI,
affinché metta in atto un approfondimento a livello psichiatrico.

 

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione effettuerà una valutazione
globale delle patologie di cui soffre l’assicurata, debitamente motivata, e si
pronuncerà nuovamente sul diritto alla rendita.

                             2.12.   In data 3
marzo 2011 l’assicurata ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. I).

 

                                         Visto l'esito favorevole del ricorso, l'assicurata,
patrocinata da un legale, ha diritto al versamento da parte dell’Ufficio AI di
fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili.

 

                                         La
costante giurisprudenza federale ha stabilito che  l’assegnazione di ripetibili
rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio (DTF 124 V 309 consid. 6, STFA del 9 aprile
2003 nella causa C., U 164/02 e STFA
del 18 agosto 1999 nella causa E.T.).

 

                             2.13.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          § 
 La decisione del 4 febbraio 2011 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al
considerando 2.11..

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili
(IVA inclusa), ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza
giudiziaria del 3 marzo 2011.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti