# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** edb822c2-2bd6-5dcd-91d4-336c5a518694
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 10.11.2017 80.2017.245
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2017-245_2017-11-10.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2017.245

  80.2017.246

  	
  Lugano

  10 novembre 2017

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

  RI 2 

  entrambi
  rappr. da RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 9 ottobre 2017 contro la decisione del 10 agosto 2017 in materia di IC e IFD
  2016.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   I coniugi RI 1 e RI 2
sono comproprietari per un mezzo ciascuno dell’unità di proprietà per piani
(PPP) n. __________, corrispondente a una quota di 30‰ del fondo base n. __________,
come pure di una quota di comproprietà di 20/2000 del mapp. n. __________ RFD
di __________.

                                         Il 28 aprile 2015 i
coniugi __________, unitamente a altri condomini, da una parte, e la __________
AG di __________, dall’altra, hanno sottoscritto una convenzione, con la quale
quest'ultima si è impegnata a versare ai primi un’indennità di complessivi fr.
535'340.– “a valere quale indennità per il presunto deprezzamento
dell’immobile” di loro proprietà. In seguito alla presentazione, da parte dei
proprietari dei confinanti mapp. n. __________ e __________ RFD di __________,
di una domanda di costruzione per la realizzazione di un complesso residenziale,
i condomini avevano infatti interposto opposizione, incaricando l’arch. __________
di “allestire una valutazione in merito alle ripercussioni del progetto… sul
condominio esistente ai mapp. __________ e __________ RFD di __________, valutando
in particolare un eventuale deprezzamento di tale immobile a seguito della
realizzazione del progetto”. L’importo pattuito sarebbe stato esigibile solo dopo
il ritiro dell’opposizione e il conseguente rilascio della licenza edilizia. Le
condizioni si sono realizzate all’inizio del 2016, quando sono stati versati
gli importi stabiliti. 

 

 

                                  B.   Con scritto dell’8
maggio 2017, l’RS 1 si è rivolto ai coniugi __________, allo scopo di definire
la tassazione 2016, affermando di aver appreso che avevano percepito un
indennizzo a seguito della costruzione di una palazzina sui fondi confinanti.
L’autorità fiscale chiedeva loro pertanto di documentare l’importo loro spettante
e di presentare documentazione bancaria a comprova “del conto e dell’importo
incassato con data valuta” e “documentazione bancaria indicante gli interessi
incassati nel 2016 ed il saldo al 31.12” per lo stesso conto.

                                         I contribuenti hanno
prodotto la documentazione richiesta il 28 maggio 2017.

                                         Notificando loro la
tassazione IC/IFD 2016, con decisione del 15 giugno 2017, l’Ufficio di
tassazione ha aggiunto ai proventi dichiarati l’importo di fr. 42'600.–,
indicando che si trattava della “indennità per il presunto deprezzamento
dell’immobile di __________ percepita dalla __________ AG”.

 

 

                                  C.   I contribuenti hanno
impugnato la suddetta decisione, con reclamo del 14 luglio 2017, contestando
l’imponibilità della “indennità di svalutazione” della loro proprietà
immobiliare. I reclamanti sostenevano che non sono imponibili “i proventi o le
indennità conseguiti in sostituzione di entrate patrimoniali o per reintegrare
perdite patrimoniali”. L’indennizzo da loro percepito avrebbe rappresentato “il
risarcimento di una perdita patrimoniale (subita dalla sostanza immobiliare dei
reclamanti) e non il risarcimento di un lucro cessante”, con la conseguenza che
non poteva essere qualificato reddito immobiliare.

                                         L’Ufficio di tassazione ha
respinto il reclamo con decisione del 10 agosto 2017, notificata al
rappresentante dei reclamanti l’8 settembre 2017. Premesso che, per delimitare
fra loro utile in capitale e reddito della sostanza, fa stato il criterio del
mantenimento dell’essenza del bene immobiliare, ha rilevato che nella fattispecie
la costruzione sui fondi confinanti non comprometteva la redditività
dell’immobile dei reclamanti. Stando alle risultanze della perizia, la nuova costruzione
avrebbe unicamente eliminato dei parcheggi pubblici, compromesso il soleggiamento
e impedito ai proprietari di “usufruire di un passaggio diretto al parco”.
L’accordo intervenuto aveva permesso alle parti “di chiudere la vertenza e alla
società promotrice di non ritardare la costruzione dell’importante opera edile
(punto 3 della convenzione)”. 

 

 

                                  D.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1 e RI 2 contestano
nuovamente l’assoggettamento dell’indennità percepita all’imposta sul reddito.
Ribadito che, secondo la legislazione tributaria, si qualifica reddito solo il
risarcimento del lucro cessante e non anche quello del danno emergente, gli insorgenti
sottolineano come, alla luce della perizia da loro commissionata a un architetto,
la diminuzione di valore del condominio in cui sono comproprietari di un
appartamento sia “duratura e importante”, oltre che “reale” e non “presunta”, nonostante
i termini usati nella convenzione. I ricorrenti contestano poi che l’indennità
sia stata loro versata per ottenere il ritiro dell’opposizione alla domanda di
costruzione, sottolineando come una delle condizioni pattuite nella convenzione
fosse l’effettiva edificazione dell’immobile. L’indennità non sarebbe di
conseguenza imponibile, ma se ne dovrebbe tutt’al più tener conto nel calcolo
dell’imposta sugli utili immobiliari, in caso di vendita.

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   Secondo gli art. 15
cpv. 1 LT e 16 cpv. 1 LIFD, la totalità dei proventi, periodici e unici,
sottostà all’imposta sul reddito. Il legislatore ha in tal modo fatto proprio il principio dell’imposizione del reddito netto globale, completato da una lista
esemplificativa di diverse componenti reddituali (art. 16 a 22 LT e 17 a 23 LIFD) e da un elenco tassativo di redditi esenti dall’imposta (art. 23 LT e 24
LIFD).

                                         Da tale
principio discende a contrario che non sono invece imponibili i rimborsi
di un mutuo né tanto meno i proventi o le indennità conseguiti in sostituzione
di entrate patrimoniali o per reintegrare perdite patrimoniali. È reddito il
risarcimento del lucro cessante, non lo è invece il risarcimento del danno
emergente (Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 3ª ediz.,
Zurigo 2016, n. 27 ad art. 16-39 LIFD, p. 166; Noël,
in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct,
2a ediz., Basilea 2017, n. 15 ad art. 16 LIFD, p. 270; Locher, Kommentar zum DBG, vol. I,
Therwil/Basilea 2001, n. 15 ad art. 16 LIFD, p. 282).

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Venendo alla fattispecie
in esame, si è già ricordato che l’importo litigioso è stato versato ai
ricorrenti dalla __________ AG, società che aveva acquistato un diritto di
compera su dei fondi confinanti con quello su cui sorge il condominio degli
insorgenti. In seguito all’inoltro della domanda di costruzione, da parte
dell’allora proprietario degli immobili, i ricorrenti e i loro condomini avevano
interposto opposizione e avevano incaricato un architetto di “allestire una
valutazione in merito alle ripercussioni del progetto… sul condominio esistente
ai mapp. __________ e __________ RFD di __________, valutando in particolare un
eventuale deprezzamento di tale immobile a seguito della realizzazione del progetto”.
La trattativa che ne era seguita si è conclusa con la sottoscrizione di una
convenzione, mediante la quale la __________ __________ AG è impegnata a
versare ai condomini un’indennità di complessivi fr. 535'340.– “a valere quale
indennità per il presunto deprezzamento dell’immobile” di loro proprietà. La
quota riconosciuta agli insorgenti ammonta a fr. 42'600.–.

 

                                         2.2.

                                         L’accordo con il quale una
persona ritira un’opposizione ad una domanda di costruzione (rinunciando
all’esercizio di un suo diritto procedurale) in cambio di denaro è un contratto
di diritto privato. Si tratta di un contratto innominato disciplinato dalle
norme della parte generale del Codice delle obbligazioni (Balerna, Ritiro di opposizioni edilizie
e risvolti penali, in: Lucchini/Campello [a cura di], Il diritto edilizio –
Atti della giornata di studio del 1° giugno 2015, Lugano/Basilea 2016, p. 172).

                                         Secondo la giurisprudenza
del Tribunale federale, una rinuncia a un rimedio giuridico legittimo in cambio
di denaro è nulla per contrasto con i buoni costumi (art. 20 cpv. 1 CO), se
rappresenta una immorale commercializzazione della posizione giuridica dei
rinunciante (DTF 123 III 101 consid. 2c). L’accordo è lecito se il proprietario
che ha inoltrato la domanda di costruzione paga per eliminare un’incertezza
quanto all’esito del ricorso (dunque se pensa che l’opposizione potrebbe
effettivamente impedirgli di realizzare il progetto così come previsto, per
violazione di norme applicabili), mentre è illecito se paga solo per evitare
ritardi (Balerna, op. cit., p. 172
s.).

                                         Per quanto concerne la
misura del compenso, la premessa è che la diminuzione di valore dipendente da
un’edificazione conforme al diritto edilizio sul fondo confinante deve essere
tollerata senza indennizzo. Possono giustificare il pagamento di un’indennità
solo svantaggi che il vicino non avrebbe dovuto tollerare, se avesse condotto
la procedura fino alla sua conclusione, a lui favorevole (Lustenberger, Missbräuchliche Einsprachen
– Möglichkeiten und grenzen der Sanktionierung, in BR 2006 p. 38). Se viene
realizzata una edificazione conforme alla legislazione edilizia pertanto non si
giustifica alcun indennizzo, neppure se il fondo confinante subisce una perdita
di valore provocata da immissioni negative, quali proiezioni d’ombra, perdita
di luce o vista (Lustenberger, Die
Verzichtsvereinbarung im öffentlichen Bauverfahren, Zurigo 2008, n. 332, p.
146). Se si volesse ammettere che, con una convenzione di rinuncia, si possano
indennizzare privatamente anche svantaggi che scaturiscono da un’edificazione
conforme al diritto, ne risulterebbe di fatto penalizzato chi costruisce dopo.
Non si vede infatti per quale motivo quest’ultimo dovrebbe indennizzare un
proprietario, che già abita nella propria casa, per un progetto conforme al diritto
(cfr. Lustenberger, Die
Verzichtsvereinbarung, cit., n. 334, p. 147). Il vicino subisce un pregiudizio
tale da giustificare un’indennità solo se gli svantaggi provocati dal progetto
contestato oltrepassano quelli che dovrebbe sopportare per effetto di un
progetto conforme al diritto (cfr. Lustenberger,
Die Verzichtsvereinbarung, cit., n. 346, p. 150).

                                         La diminuzione di valore
del fondo confinante è senz’altro uno svantaggio indennizzabile. Per calcolare
la diminuzione di valore bisogna tuttavia prendere come punto di riferimento il
progetto più svantaggioso per il vicino, fra quelli ancora conformi al diritto
che potrebbero essere realizzati sul fondo. La perdita di valore risulta pertanto
dalla differenza fra il valore del fondo in caso di realizzazione del progetto
di costruzione contestato e il valore che il fondo confinante avrebbe in caso
di realizzazione del progetto, ancora conforme al diritto, più svantaggioso per
il vicino (cfr. Lustenberger, Die
Verzichtsvereinbarung, cit., n. 382, p. 169).

 

                                         2.3.

                                         Tornando alla fattispecie
in discussione, la convenzione sottoscritta fra i ricorrenti e i loro
condomini, da una parte, e la società che aveva acquistato il diritto di
compera sui fondi confinanti per edificare un complesso residenziale,
dall’altra, prevede il pagamento di un “importo omnicomprensivo pari a CHF
535'340.– a valere quale indennità per il presunto deprezzamento dell’immobile
(condominio) esistente ai mapp. __________ e __________ RFD di __________
derivante dalla realizzazione del progetto promosso da __________ AG ai mapp. __________
e __________ RFD di __________”. L’esigibilità dell’importo in questione è
stata sottoposta all’adempimento di cinque condizioni: il ritiro
dell’opposizione; il rilascio della licenza edilizia; la crescita in giudicato
della licenza edilizia; l’esercizio del diritto di compera da parte di __________
AG entro la scadenza; l’inoltro al Municipio della comunicazione di inizio lavori.

                                         Nella convenzione si fa
riferimento alla perizia, commissionata dai condomini all’arch. __________, “in
merito alle ripercussioni del progetto… sul condominio esistente ai mapp. __________
e __________ RFD di __________, valutando in particolare un eventuale
deprezzamento di tale immobile a seguito della realizzazione del progetto”.

                                         Dal rapporto peritale del
23 febbraio 2015 si evince che il suo scopo era “di definire se e in che misura
le singole unità legate alle relative proprietà per piani (PPP) subiranno un
deprezzamento a seguito della realizzazione di un’importante operazione
immobiliare che prevede l’edificazione presso i mappali no. __________ e n. __________
RFD, di una Residenza con servizi proprio di fronte e nelle immediate vicinanze
dello stabile che interessa le citate PPP”. Il perito ha precisato che il suo
compito non era “di esprimer[s]i sulla qualità del progetto che s’intende
mettere in opera, sull’opportunità della sua realizzazione, sul rispetto delle
normative e della conformità della zona di PR, ma unicamente sugli effetti ed
in particolare sull’eventuale deprezzamento del valore commerciale che la
prevista edificazione potrà avere sulle singole comproprietà costituenti
l’edificio al mappale no. __________ RFD”. Il perito ha poi elencato “i
principali svantaggi” rilevati: compromissione del soleggiamento in determinati
periodi dell’anno, smantellamento di un’area di svago, spostamento di un’area
verde, aumento del traffico veicolare e dei posteggi. In seguito, ha stabilito
il valore commerciale attuale del condominio per ogni singola unità di PPP e ha
stabilito il deprezzamento dovuto agli svantaggi evocati, commisurandolo nel
10% del valore venale. Per esempio, per l’appartamento dei ricorrenti, valutato
in fr. 426'000.–, il deprezzamento è stato stabilito in fr. 42'600.–.

 

                                         2.4.

                                         Dalla lettura della
convenzione e della perizia su cui quest’ultima è fondata si fatica a
riconoscere l’applicazione dei principi poc’anzi ricordati, in base ai quali
potrebbe essere riconosciuta un’indennità per il ritiro di un’opposizione. È
significativo che il mandato conferito al perito escludesse espressamente la
verifica del “rispetto delle normative e della conformità della zona di PR”. Lo
scopo della perizia non era pertanto in alcun modo legato al contenuto
dell’opposizione. Al contrario, il perito è stato incaricato unicamente di
stabilire in quale misura gli appartamenti si sarebbero svalutati per effetto
dell’edificazione. 

                                         Tuttavia, come
sottolineato, se viene realizzata una edificazione conforme alla legislazione
edilizia non si giustifica alcun indennizzo, neppure se il fondo confinante
subisce una perdita di valore provocata da immissioni. Ai contribuenti e ai
loro condomini non spettava cioè alcun indennizzo per le immissioni provocate
in sé dall’edificazione sui terreni limitrofi.

                                         In queste circostanze, non
vi sono elementi chiari che permettano di stabilire come sia stato stabilito
l’indennizzo versato ai ricorrenti. L’unica conclusione certa, che si può
ricavare dai documenti prodotti dai ricorrenti, è che i promotori
dell’edificazione sui fondi confinanti hanno pagato perché l’opposizione da
loro interposta alla domanda di costruzione fosse ritirata. 

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Per quanto concerne il
trattamento fiscale delle prestazioni versate in relazione a procedure
edilizie, il Tribunale federale si è confrontato con la questione in una
sentenza del 3 giugno 2013 (n. 2C_1151/2012, in DTF 139 II 363 = StE 2013 B
21.1 n. 23 = RF 68/2013 p. 730 = RDAF 2013 II 607; v. anche RtiD II-2014 p. 607
ss.). In sé, la prouncia dell’Alta Corte si riferisce alla qualifica di un
indennizzo versato per la rinuncia ad una servitù, precisamente di un divieto
di edificazione. 

                                         Trattandosi
di stabilire se la prestazione percepita dal ricorrente si dovesse qualificare
reddito della sostanza o utile in capitale, il Tribunale federale ha ricordato
che, secondo l’art. 16 cpv. 3 LIFD, sono esenti da imposta
unicamente gli utili in capitale conseguiti per mezzo della realizzazione di
sostanza privata. La distinzione tra reddito e utile in capitale può essere di
regola compiuta facendo capo al criterio del “consumo della sostanza” (“Substanzverzehrkriterium”).
Alla  realizzazione si accompagna l’idea di un consumo di sostanza.
Condizione imprescindibile per il riconoscimento di un utile in capitale esente
da imposta è di conseguenza il sussistere di una realizzazione totale o
parziale di diritti reali o obbligatori. Questi lasciano il dominio della persona
cedente e diminuiscono momentaneamente, fino alla ricezione della controprestazione,
la sua sostanza (DTF 139 II 363 =
StE 2013 B 21.1 n. 23 = RF 68/2013 p. 730 = RDAF 2013 II 607, consid. 2.3). 

                                         3.2.

                                         La sentenza in discussione
si confronta poi con l’ipotesi di un negozio giuridico di diritto privato che
concerne il ritiro di un’opposizione contro un progetto di costruzione concreto,
sottolineando che esso non presenta alcun legame diretto con l’alienazione del
terreno interessato dal progetto e, dal punto di vista del diritto privato, può
pertanto senz’altro essere concluso come negozio a sé stante. Privilegiare
fiscalmente il compenso per il ritiro o per la rinuncia ad un’opposizione
sarebbe in contrasto con la concezione dell’art. 16 cpv. 3 LIFD, che si limita
agli atti di realizzazione. Simili indennizzi sottostanno all’imposta sul
reddito (cfr. il combinato disposto degli articoli 16 cpv. 1 e dell’art. 21 cpv.
1 LIFD; inoltre la sentenza 2P.55/2002 del 20 giugno 2002, consid. 3.8, in: StE
2002 B 26.27 n. 5). 

                                         Fatta questa affermazione,
la Suprema Corte ha aggiunto che può essere lasciata aperta la questione se
tali indennizzi rientrino nel campo d’applicazione dell’art. 23 lett. d
LIFD (indennizzi per il mancato esercizio di un diritto), ricordando
di aver applicato questa disposizione in particolar modo nel caso di un’indennità
versata per compensare la rinuncia ad una pretesa fondata sul diritto
espropriativo, per la quale esisteva una base legale di carattere formale
(diritto alla retrocessione secondo l’art. 102 della Legge federale del 20
giugno 1930 sull’espropriazione [LEspr; RS 711]; cfr. la sentenza
2C_622/2011 del 29 febbraio 2012 consid. 4 e riferimenti, in: StE 2012 B 21.1 n.
21). Il caso in esame non è tuttavia stato considerato
paragonabile con quello descritto. Non esiste infatti alcuna base legale che
preveda l’indennizzo per il ritiro di un’opposi-zione in materia di diritto
edilizio o della pianificazione del territorio.

                                         D’altronde,
pretendere un compenso per la rinuncia ad un rimedio giuridico può essere
problematico in quanto contrario ai buoni costumi (art. 20 cpv. 1 CO). Anche se
questa norma non sanziona in sé i contratti che prevedono il versamento di
un’indennità per la rinuncia ad un rimedio giuridico che concerne il settore
dell’edilizia (sentenze 4A_37/2008 del 12 giugno
2008 consid. 3; 4C.207/1997 del 9 aprile 1998 consid. 3b; DTF 115 II 232 consid.
4b p. 235 s.), secondo la giurisprudenza
tuttavia è contraria ai buoni costumi la “commercializzazione della rinuncia”,
se il valore economico della rinuncia è costituito solo dal potenziale danno risultante
dall’allungamento della procedura di rilascio della licenza edilizia e non
dall’interesse degno di tutela del vicino che esercita i suoi diritti (DTF 139 II 363 = StE 2013 B 21.1 n. 23 = RF
68/2013 p. 730 = RDAF 2013 II 607, consid. 2.5, con riferimento a:
sentenze 4A_657/2011 dell’8 febbraio 2012 consid. 3, in: SJ 2012 I p. 433; 4A_21/2009
dell’11 marzo 2009 consid. 5.1, in: ZBGR 91/2010 p. 109; DTF
123 III 101 c. 2c p. 105 s.). 

 

                                         3.3.

                                         Affermata,
in linea di principio, l’imponibilità dell’indennizzo per il ritiro di
un’opposizione, la sentenza del 2013 considera ancora un’ipotesi. 

                                         Se con la
rinuncia o con il ritiro dell’opposizione si verifica effettivamente una
diminuzione di valore dell’immobile, la prestazione in sé imponibile può rappresentare
una compensazione (esente da imposta) del danno positivo o della perdita di
valore obiettiva. Prestazioni che servono a compensare un danno patrimoniale
già verificatosi o futuro (damnum emergens) non comportano un incremento
patrimoniale netto ma un semplice scambio di attivi esente da imposta.

                                         Al momento
della realizzazione di un progetto di costruzione conforme al piano regolatore,
solo in casi eccezionali si può ammettere che si verifichi un danno positivo o
una perdita di valore oggettiva. In base al piano regolatore vigente, che
ammette l’edificazione, già prima dell’esecuzione del progetto sussiste perlomeno
l’aspettativa di un’edificazione più o meno prossima. Questa circostanza latente
si ripercuote direttamente sul valore venale del fondo confinante già con
l’entrata in vigore del piano regolatore. Normalmente non si può pertanto affermare
che l’esecuzione del progetto conforme alle norme edilizie e pianificatorie
comporti un ulteriore danno positivo. Diversa può essere la situazione se al proprietario
è stata inaspettatamente concessa una licenza eccezionale, che gli consente per
esempio di edificare un piano supplementare o di procedere ad un’utilizzazione
di diversa natura. In mancanza di un evento imprevedibile di questa natura, il
compenso sottostà di solito all’imposta sul reddito (DTF 139 II 363 = StE 2013 B 21.1 n. 23 = RF 68/2013 p. 730 = RDAF
2013 II 607, consid. 2.6, con riferimento al combinato disposto degli
articoli 16 cpv. 1 e 21 cpv. 1 LIFD).

 

                                         3.4.

                                         La
giurisprudenza in materia fiscale appena evocata è coerente con le considerazioni
precedentemente proposte, che si basavano sul diritto civile.

                                         Il compenso, percepito da
un vicino per la rinuncia ad un rimedio giuridico in materia di legislazione
edilizia o per il ritiro di un’opposizione, rappresenta un reddito imponibile
secondo la clausola generale (art. 16 cpv. 1 LIFD e art. 15 cpv. 1 LT). Non è
pertanto necessario qualificarlo come indennizzo per il mancato esercizio di un
diritto piuttosto che come reddito della sostanza immobiliare, essendo in ogni
caso soggetto all’imposta sul reddito.

                                         Solo in casi eccezionali
può essere ammesso che la prestazione, in sé imponibile, rappresenti una
compensazione (esente da imposta) del danno positivo o della perdita di valore
obiettiva. Anche la giurisprudenza fiscale del Tribunale federale sottolinea, a
tale riguardo, che la realizzazione di un’edificazione conforme al diritto
edilizio non può dar luogo ad una perdita di valore indennizzabile e rileva che
la stessa aspettativa di una futura edificazione, consentita dal piano regolatore,
costituisce una “circostanza latente”, che si ripercuote direttamente sul valore
venale del fondo confinante già con l’entrata in vigore del piano in sé. In altre
parole, se l’edificazione è conforme al piano regolatore, la diminuzione di valore
che subisce l’edificio esistente sul fondo confinante non interviene solo con
la costruzione, ma aveva già influenzato il valore venale del fondo quando il
piano regolatore è entrato in vigore. Un’esenzione dell’indennizzo si deve considerare
pertanto estremamente rara e presuppone, secondo la Corte federale, che al
proprietario sia stata inaspettatamente concessa una licenza eccezionale, che
gli consente per esempio di edificare un piano supplementare o di procedere ad
un’utilizzazione di diversa natura. Questa conclusione è in perfetta sintonia
con quella della dottrina citata in precedenza, secondo cui un vicino subisce
un pregiudizio tale da giustificare un’indennità solo se gli svantaggi
provocati dal progetto contestato oltrepassano quelli che dovrebbe sopportare
per effetto di un progetto conforme al diritto (v. supra, consid. 2.2).

 

                                         3.5.

                                         Va ricordato, a questo
proposito, che, secondo un consolidato principio, è il contribuente ad avere l’onere
della prova per i fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso
l’erario (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale del 14 dicembre 2006
n. 2A.438/2006 consid. 3.2; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa; sentenza 2A.209/2005
del 3 novembre 2005, in: RtiD I-2006 n. 11t, consid. 4.1). 

                                         Perché un contribuente
possa pretendere l’esenzione dell’indennità percepita deve di conseguenza
provare l’esistenza di una delle descritte circostanze eccezionali. La
prestazione versatagli dal vicino deve fondarsi sulla rinuncia ad opporsi a
un’edificazione che non è più conforme alle norme edilizie applicabili. Non
basta evidentemente un generico riferimento, nella convenzione sottoscritta con
i vicini, ad una perdita di valore della sua proprietà immobiliare.

 

 

                                         3.6.

                                         La decisione impugnata,
con cui l’Ufficio di tassazione ha assoggettato all’imposta sul reddito
l’indennità di fr. 42'600.–, versata ai ricorrenti dalla __________ AG, si
rivela ineccepibile.

                                         Come già ricordato, non vi
è alcun elemento che faccia ritenere che i promotori del progetto di
edificazione, sui fondi confinanti con quelli su cui sorge il condominio di cui
sono comproprietari i ricorrenti, abbiano chiesto e ottenuto una licenza che
deroga alle norme edilizie vigenti. Al contrario, tanto la convenzione con cui
è stato pattuito il pagamento dell’indennità quanto la perizia su cui l’accordo
in questione si è fondata si limitano a menzionare il “deprezzamento a seguito
della realizzazione di un’importante operazione immobiliare”, escludendo del
tutto la questione se il progetto sia o meno conforme con il piano regolatore e
con il diritto applicabile.

                                         I ricorrenti contestano
l’affermazione, contenuta nella decisione impugnata, secondo cui l’indennizzo
pattuito avrebbe “permesso di chiudere la vertenza ed alla società promotrice
di non ritardare la costruzione dell’importante opera edile”. A loro avviso,
invece, l’indennità sarebbe stata pattuita solo per compensare la svalutazione
e ciò sarebbe dimostrato dal fatto che l’esigibilità della stessa è stata
sottoposta alla condizione dell’effettiva realizzazione del progetto. Solo in
tal caso, infatti, si sarebbe concretizzata la perdita di valore della loro
proprietà. Contrariamente a quanto sostengono gli insorgenti, tuttavia,
l’inserimento della condizione dell’inizio dell’edificazione è più che
comprensibile, dal punto di vista del promotore che si è assunto l’obbligo di pagare.
È vero che si tratta di una condizione che dipende “dalla volontà – o dalle
scelte o dai capricci – della [loro] controparte contattuale”, ma è difficile
immaginare che un’impresa paghi oltre mezzo milione di franchi senza neppure
intraprendere l’esecuzione del progetto.

                                         La questione non merita
tuttavia di essere ulteriormente approfondita, costituendo in ogni caso la
prestazione percepita dai contribuenti un reddito imponibile. 

 

 

                                   4.   Visto l’esito del
ricorso, la tassa di giustizia e le spese processuali sono a carico dei
ricorrenti, soccombenti.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.  1’000.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr. 1’100.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
  -;
  

  -;
  

  -;
  

  -
  

  .

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: