# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 27b143c5-37cd-5cb7-a9b6-d84c9f521af1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 20.01.2014 17.2013.138
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2013-138_2014-01-20.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2013.138

  	
  Locarno

  20 gennaio 2014/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Michela Rossi, vicecancelliera 

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dalla Sezione della circolazione

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 21 maggio 2013 da

 

	
   

  	
  AP 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi confronti
  il 14 maggio 2013 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

 

richiamata la dichiarazione di appello 12
luglio 2013;

 

esaminati gli atti;

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto di accusa 26 ottobre 2012, la Sezione della circolazione ha ritenuto AP 1 autore colpevole di infrazione alle norme
della circolazione per non avere, il 18 agosto 2012 ad Airolo, alla guida
del veicolo, osservato gli ordini di un ausiliario di polizia e, dopo aver
inosservato il segnale indicante “divieto di circolazione”, avere oltrepassato
la doppia linea di sicurezza per raggirare uno sbarramento posto per bloccare
la circolazione e circolato su una corsia chiusa al transito dei veicoli. 

 

                                         La Sezione della circolazione ne ha, pertanto, proposto la condanna alla multa di fr. 300.- oltre
al pagamento della tassa di giustizia di fr. 80.- e spese per fr. 20.-. 

                                         Contro
detto decreto di accusa AP 1 ha presentato opposizione il giorno 6 novembre
2012. 

 

                                         In data
12 novembre 2012 la Sezione della circolazione ha confermato il decreto di accusa
31838/803 del 26 ottobre 2012 e ha trasmesso gli atti alla Pretura penale.

 

                                  B.   Statuendo con sentenza 14 maggio 2013, il presidente della Pretura
penale ha confermato l’imputazione proposta dalla Sezione della circolazione ed
ha ritenuto AP 1 autore colpevole del reato ascrittogli, condannandolo al
pagamento di una multa di fr. 300.-, unitamente a tasse e spese giudiziarie per
un complessivo di fr. 760.-. 

 

                                  C.   In data 12 luglio 2013 AP 1 ha presentato dichiarazione d’appello
contro la sentenza pretorile postulando il suo proscioglimento da ogni accusa
con protesta di spese, tasse e ripetibili. 

 

                                  D.   In applicazione dell’art. 406 cpv. 1 lett. c CPP, visto, in
particolare, che la sentenza di primo grado concerne unicamente
contravvenzioni, con ordinanza 16 luglio 2013, la presidente di questa Corte ha
informato le parti che l’appello sarebbe stato trattato in procedura scritta ed
ha impartito a AP 1 un termine di 60 giorni per la presentazione di una
motivazione scritta (art. 406 cpv. 3 CPP). Nel relativo allegato (inoltrato il
giorno 18 settembre 2013), l’appellante non contesta di non aver osservato il
segnale indicante “divieto di circolazione” e neppure di avere oltrepassato la
doppia linea di sicurezza per raggirare lo sbarramento e di aver quindi circolato
su una corsia chiusa al transito, ma sostiene di essere stato autorizzato al
transito dall’agente Prosegur che, mostrando i pollici verso l’alto in segno di
“okay”, lo ha invitato a superare il blocco.  

 

                                  E.   Con scritti 23 e 27 settembre 2013, la Pretura penale e la Sezione della circolazione hanno comunicato di non avere particolari osservazioni
da formulare alle motivazioni scritte dell’appellante. 

 

 

 

 

 

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Giusta
l’art. 398 cpv. 4 CPP se - come nel caso in esame - la procedura dibattimentale
di primo grado concerneva esclusivamente contravvenzioni, mediante l’appello si
può far valere unicamente che la sentenza è giuridicamente viziata o che
l’accertamento dei fatti è manifestamente inesatto o si fonda su una violazione
del diritto. Non possono essere addotte nuove allegazioni o nuove prove. Nei
suddetti casi, dunque, questa Corte dispone di piena cognizione soltanto per
quanto attiene alle questioni di diritto, estendendosi il suo esame al diritto
federale, al diritto convenzionale e al diritto cantonale (Mini, in Codice
svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art. 398, n. 20,
pag. 742; Kistler Vianin, in Commentaire romand, Code de procédure pénale
suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 27, pag. 1777; Schmid, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 12, pag. 767
e seg.). L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi in cui un
accertamento fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una violazione
del diritto. La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la nozione
d’arbitrio elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta dell’art. 9
Cost. (Mini, in op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler Vianin, in op.
cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid, Praxiskommentar, op. cit., ad art.
398 n. 13, pag. 768) secondo cui un accertamento dei fatti può dirsi arbitrario
se il primo giudice misconosce manifestamente il senso e la portata di un mezzo
di prova, se omette senza valida ragione di tener conto di un elemento di prova
importante, suscettibile di modificare l’esito della vertenza, oppure se
ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o
interpretandoli in modo insostenibile (DTF 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5; 136 III
552 consid. 4.2 pag. 560; 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134 I 140 consid. 5.4
pag. 148; 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153 e sentenze ivi citate; STF dell’8
agosto 2011, inc. 6B_312/2011). Il giudice non incorre, invece, in arbitrio
quando le sue conclusioni, pur essendo discutibili, sono comunque sostenibili
nel risultato (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153; 132 III 209 consid. 2.1 pag.
211, 131 I 57 consid. 2 pag. 61, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 129 I 173 consid.
3.1 pag. 178 e sentenze citate). Sempre secondo l’art. 398 cpv. 4 CPP,
l’accertamento dei fatti è censurabile anche se fondato su una violazione del
diritto. Secondo Mini, con questa formulazione (diversa da quella dell’avamprogetto)
il legislatore ha voluto riferirsi alle violazioni delle norme procedurali e
andrebbe interpretata nel senso dell’art. 288 lett. b CPP-Ti che indicava come
motivo di ricorso i vizi essenziali di procedura (Mini, in op. cit. ad art.
398, n. 23, pag. 743). Altri autori hanno, al proposito, evidenziato come
l’appellante possa, in particolare, far valere che il tribunale di primo grado,
durante l’accertamento dei fatti, ha violato norme di procedura quali il
diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), le regole inerenti
all’amministrazione delle prove o, ancora, le regole sulla ripartizione
dell’onere probatorio (Kistler Vianin, in op. cit., ad art. 398, n. 29, pag.
1777 e seg. con riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar,
Bundesgerichtgesetz, Basilea 2008 ad art. 97, n. 18, pag. 955). Schmid ha,
infine, precisato che questo motivo d’appello contempla anche i casi in cui i
fatti posti alla base del giudizio di primo grado sono stati accertati in modo
incompleto ed in violazione della massima inquisitoria e del principio della
verità materiale giusta l’art. 6 CPP (Schmid, Praxiskommentar, ad art. 398, n.
13, pag. 768).

 

                                   2.   L’art.
90 cifra 1 LCStr, vigente al momento dei fatti in discussione, prevede che chi
contravviene alle norme della circolazione contenute nella LCStr o nelle
prescrizioni di esecuzione del Consiglio federale è punito con la multa.

 

                                         Giusta l’art. 27 cpv. 1 LCStr, l’utente della strada
deve osservare i segnali e le demarcazioni stradali, come anche le istruzioni
della polizia. I segnali e le demarcazioni hanno la priorità sulle norme generali;
le istruzioni della polizia hanno la priorità sulle norme generali, i segnali e
le demarcazioni. 

                                         Il segnale «Divieto generale di circolazione nelle due
direzioni» (2.01) indica che, per principio, la circolazione è vietata nei due
sensi a tutti i veicoli (art. 18 cpv. 1 OSStr). 

                                         A
norma dell’art. 34 cpv. 2 LCStr, sulle strade dove sono
tracciate le linee di sicurezza, i veicoli devono sempre circolare alla destra
di queste linee. In particolare, l’art. 73 cpv. 6 lett. a OSStr stabilisce che
è vietato ai veicoli di oltrepassare le linee di sicurezza e le linee doppie di
sicurezza o di passarci sopra.

                                         Infine per il
comportamento sulla strada, hanno carattere obbligatorio i segni e le
istruzioni dati dagli agenti di polizia e della polizia ausiliaria in uniforme
(67 cpv. 1 lett. a OSStr). Se il traffico
è regolato dalla polizia, gli utenti della strada devono attendere che l'agente
faccia loro segnali manuali; in particolare il segnale manuale “cenno di
approccio” significa: via libera per la circolazione nel senso indicato (art.
66 cpv. 1 lett. d OSStr).

 

                                   3.   L’appellante
postula l’assunzione della registrazione della telefonata avvenuta con il
Comando mobile della polizia a Camorino, a dimostrazione della difettosità del
veicolo e dell’eccezionalità della situazione (dichiarazione d’appello 12
luglio 2013). L’assunzione di tale mezzo di prova era già stata richiesta al
giudice di prime cure che, nel rispetto del vasto margine di cui l’autorità
dispone in ambito di apprezzamento anticipato delle prove (STF del 30 giugno
2011 inc. 6B_871/2010 consid. 2.1; STF del 23 maggio 2008 inc. 6B.570/2007
consid. 5.1., DTF 131 I 153 consid. 3; 125 I 135 consid. 6c; 124 I 208 consid.
4a, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2b), ha respinto l’assunzione
della registrazione, ritenendola irrilevante (decreto sulle prove 12 aprile
2013). In sede di dibattimento poi, l’istanza probatoria non era più stata
riproposta dall’appellante che, invece, la presenta nuovamente in questa
sede.     

 

                                         L’istanza
probatoria va respinta già soltanto per il fatto che, giusta l’art. 398 cpv. 4
CPP, se la procedura concerne unicamente contravvenzioni, mediante l’appello
non possono essere addotte nuove allegazioni o nuove prove. 

                                         A titolo
puramente abbondanziale si osserva, comunque, che la registrazione telefonica é
effettivamente irrilevante ai fini del giudizio, posto come eventuali problemi
tecnici al veicolo (di cui si può  ben dubitare, cfr. verbale di audizione di __________
14 maggio 2013) non avrebbero, comunque, autorizzato l’appellante a non
rispettare le norme della circolazione stradale, le indicazioni della polizia e
i sistemi di sicurezza da questa messi in atto per far fronte a una situazione
di emergenza del traffico.

 

                                   4.   In fatto risulta dalle dichiarazioni concordi dell’appellante e
dell’agente di sicurezza che:

 

-  sabato
18 agosto 2012 l’appellante è giunto con la sua auto all’entrata autostradale
di Airolo, all’altezza della biforcazione nelle due direzioni sud e nord; 

 

-  a
causa del forte traffico vacanziero l’entrata dell’autostrada in direzione nord
era bloccata mediante numerose segnalazioni - frecce, coni di delimitazione e
segnale di divieto - e infine l’automobile degli agenti Prosegur parcheggiata
trasversalmente allo scopo di sbarrare la carreggiata (verbale di audizione del
teste __________ 14 maggio 2013; verbale di interrogatorio dell’imputato 14
maggio 2013; osservazioni imputato 18 settembre 2012);

 

-  AP
1 ha fermato l’auto, è sceso e ha spiegato agli agenti di avere un problema al
veicolo e ha chiesto il permesso di poter eccezionalmente entrare in autostrada
in direzione nord; 

-  gli
agenti hanno comunicato all’appellante che ciò non era possibile e, poi,  vista
l’insistenza di AP 1 gli hanno fornito il numero della centrale di Camorino e
suggerito di provare a telefonare per domandare l’autorizzazione (verbale di
audizione del teste __________ 14 maggio 2013; osservazioni imputato 18
settembre 2012), ciò che l’appellante ha fatto;

 

-  dopo
una lunga conversazione con la centrale – sul cui contenuto l’appellante ha in
un primo tempo mentito (verbale interrogatorio persona informata sui fatti __________
19 agosto 2012) – ad AP 1 è stata definitivamente negata l’autorizzazione al
transito (verbale di dibattimento, dichiarazioni del difensore 14 maggio 2013;
verbale di audizione del teste __________ 14 maggio 2013; osservazioni imputato
18 settembre 2012);

 

-  AP
1 a questo punto è rientrato in auto e ha atteso nel veicolo fermo; 

 

-  dopo
circa una decina di minuti egli ha avviato il motore ed è ripartito (motivazione
d’appello 18 settembre 2013; verbale di dibattimento, dichiarazioni del
difensore 14 maggio 2013; verbale di audizione del teste __________ 14 maggio
2013; osservazioni imputato 18 settembre 2012; verbale interrogatorio persona
informata sui fatti __________ 19 agosto 2012);

 

-  quando
già il veicolo era in movimento l’agente di sicurezza ha effettuato un breve
gesto negativo a ribadire il divieto di transito, tuttavia AP 1 ha proseguito
la sua marcia  oltre il blocco (motivazione d’appello 18 settembre 2013;
osservazioni imputato 18 settembre 2012).

 

                                   5.   AP 1 ha sostenuto di aver visto che il transito veniva
autorizzato ad una vettura con targhe ticinesi e di avere pensato che l’assenso
valesse anche per lui.

 

                                         L’agente Prosegur
ha spiegato che le direttive che avevano ricevuto dalla polizia erano quelle di
vietare il passaggio a tutti i veicoli non immatricolati in Ticino; egli
tuttavia non è stato in grado di riferire se prima del passaggio di AP 1 un’auto
targata Ticino era stata effettivamente autorizzata a proseguire in direzione
nord (verbale di audizione del teste __________ 14 maggio 2013). Ad ogni modo
la questione è del tutto irrilevante per la posizione dell’appellante. Se anche
ciò fosse successo, infatti, il permesso sarebbe stato concesso a tale veicolo
e non a AP 1, al quale invece il transito era stato espressamente e
ripetutamente negato.

 

                                   6.   L’appellante motiva poi il fatto di non essersi fermato, una volta
partito, poiché l’agente gli avrebbe mostrato i pugni chiusi con i pollici
verso l’alto in segno di “okay”:

 

“ Ho messo la mia auto pesante in movimento. Il guardiano strinse i
pugni all’altezza del petto e puntò il pollice in su, rise e agitò le dita.”
(opposizione al decreto di accusa 6 novembre 2012) 

 

“ Ich setzte meinen Wagen mit dem schweren Schiffsanhänger in
Bewegung. Der Wachtmann machte eine kurz verneinende Geste, bevor ich aber zum
Stoppen reagieren konnte, ballte er auf Brusthöhe beide Fäuste und zeigte mit
den Daumen nach oben, lachte und winkte dann mit den Fingern.” (osservazioni 18 settembre 2012)  

 

                                         L’agente Prosegur
non ricorda con precisione questa circostanza, ma non la esclude, spiegando
che, qualora sia stato fatto, tale gesto  era da intendersi come un’espressione
ironica di dissenso per l’iniziativa dell’appellante di proseguire nonostante
il divieto (verbale di audizione del teste __________ 14 maggio 2013).

 

                                   7.   A prescindere dal significato che l’agente ha attribuito alla
gestualità che l’appellante chiama a giustificazione del suo agire, AP 1 non
poteva ragionevolmente interpretarla come un’autorizzazione
a procedere. E ciò non solo a fronte della gestualità stessa, non conforme a quella
usuale degli agenti preposti alla regolazione del traffico, ma anche per il
momento in cui è giunta, e meglio dopo ripetuti e più volte confermati rifiuti
e dopo che AP 1 già si era messo in moto.

 

                                         Il cenno
dell’agente, invero, non corrisponde affatto alla segnalazione usuale di “via
libera” operata dagli agenti che regolano il traffico. Questi, per indicare il
permesso di procedere, muovono gli avambracci avanti e indietro, mantenendo la
mano aperta (cenno di approccio, art. 66 cpv. 1 lett. d OSStr). L’appellante si
duole che i pugni e i pollici alzati siano un segno internazionale di “okay”,
ma non considera che la polizia applica una precisa segnalazione regolata dalla
legge (art. 66 OSStr), che i conducenti in possesso del permesso di condurre
devono conoscere. Di conseguenza, il segnale inconsueto effettuato in concreto,
unito alle altre azioni dell’agente, confermate dallo stesso CO 1, e meglio il
precedente gesto negativo e, in seguito quando ormai il veicolo era già stato
messo in moto, la risata, denotano chiaramente che l’appellante non poteva
seriamente intendervi un via libera. 

 

                                         Considerando
inoltre tutte le circostanze del caso non si può che giungere alla medesima
conclusione. Il divieto di transito era stato espresso a più riprese: dapprima
dalla segnalazione apposta sulla carreggiata, poi dal chiaro rifiuto verbale
degli agenti, in seguito confermato anche dal lungo colloquio telefonico con la
centrale, e infine dall’ulteriore cenno negativo, quando AP 1 aveva manifestato
la sua intenzione di proseguire, avviando il veicolo. L’appellante era
consapevole del fatto che non gli era stata concessa alcuna eccezione. Egli
stesso, infatti, riporta e sottolinea le parole dell’agente: 

 

“ al termine della telefonata abbiamo detto al signor AP 1, che
l’autorizzazione non era stata concessa e gli abbiamo comunicato che per noi
poteva anche restare lì dov’era” (motivazione d’appello 18 settembre
2013, sottolineatura a opera dell’appellante) 

 

                                         AP 1,
dunque, non era stato assolutamente autorizzato a proseguire ed egli lo sapeva.

Quand’anche, per
denegata ipotesi, il gesto in questione avesse potuto far sorgere un dubbio al
conducente, resta comunque il fatto che egli avrebbe dovuto attendere un chiaro
e definitivo segnale di via libera, prima di prendere l’iniziativa di avviarsi.
Precisamente, dopo un segnale di arresto da parte della polizia, il conducente
deve attendere una chiara segnalazione a procedere, e in presenza di segnali
poco comprensibili o simili dubbi, il conducente non può continuare il transito
(Philippe Weissenberger, Kommentar Strassenverkehrsgesetz, Zürich/St. Gallen
2011, ad art. 27 LCStr n. 16; Weissenberger, op. cit., ad art. 90 n. 16; STF
6P.62/2004 del 28 luglio 2004, consid. 2.2). Egli invece, come l’appellante
medesimo ammette e sottolinea, aveva messo in moto il suo veicolo prima ancora
di ricevere qualsivoglia cenno indirizzato a lui: 

 

“ Confermo di nuovo, quando già guidavo, era un breve gesto di
diniego di agente di sicurezza, ma ancora prima di una possibilità a reagire
per frenare, lui strinse i due pugni all’altezza del petto e puntò i pollici in
su!” (motivazione d’appello 18 settembre 2013,
sottolineature ad opera dell’appellante).

 

                                         In
definitiva quindi, dopo chiare e ripetute indicazioni negative e di fatto alcun
segnale positivo diretto a lui, AP 1 si è messo in moto. È seguito un cenno di fermata da parte dell’agente e, quando non era
più possibile far arrestare il veicolo, l’atto di scherno con i pollici
sollevati. Pertanto il gesto, che a mente
dell’appellante giustificherebbe il suo transito, ma che nessuno in buona fede
avrebbe potuto intendere come un serio “via libera”, è in realtà avvenuto dopo
che AP 1 si era già messo in moto, contravvenendo così alle chiare segnalazioni
e indicazioni di divieto.

 

                                         La
censura dell’appellante non regge e va respinta. AP 1 ha di conseguenza
commesso un’infrazione ai sensi dell’art. 90 cifra 1 LCStr in combinato
disposto con gli artt. 27 cpv. 1 LCStr, 18 cpv. 1 e 73 cpv. 6 lett. a
OSStr, per non avere osservato gli ordini di un ausiliario di polizia e neppure
il segnale “divieto di circolazione” e per avere oltrepassato la doppia linea
di sicurezza e circolato su una strada chiusa al traffico. 

 

                                   8.   Pertanto,
deve essere confermata la condanna di AP 1 giusta l’art. 90 cifra 1 LCStr in
relazione all’art. 27 cpv. 1 LCStr. Di conseguenza egli deve essere sanzionato
con una multa.

 

                                   9.   Da
ultimo AP 1 fa richiesta di essere esentato dal pagamento della tassa di
giustizia e delle spese. A norma dell’art. 425 CPP, l’autorità penale può
dilazionare la riscossione delle spese procedurali oppure, tenuto conto della
situazione economica della persona, ridurle o condonarle. Il testo legale
vincola le possibilità di dilazione, riduzione o condono alla situazione
economica della persona tenuta a rifondere le spese (Mini, in Codice svizzero
di procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art. 425, n. 2, pag. 785).
Nel caso di specie l’appellante non giustifica in alcun modo la sua richiesta e
nemmeno dimostra la precarietà della sua situazione economica. La richiesta va
quindi respinta.

 

                                10.   Quanto
alla commisurazione della pena, non oggetto di specifica contestazione, si
osserva che nessun appunto può essere mosso alla multa di fr. 300.- inflitta
all’appellante dal presidente della Pretura penale. Essa – oltre a situarsi
ampiamente nei limiti del quadro edittale (cfr. art. 106 cpv. 1 CP) – è
certamente ossequiosa degli elementi di valutazione prescritti dagli art. 47 e
106 cpv. 3 CP.

 

                                11.   Visto
quanto precede, l’appello è integralmente respinto.

Gli oneri processuali di seconda sede seguono la
soccombenza e sono posti a carico dell’appellante (art. 428 cpv. 1 CPP).

                                      

 

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      398 e segg.
CPP,

                                         3, 27
cpv. 1, 34 cpv. 2, 90 cifra 1 LCStr

                                         18 cpv.
1, 67 cpv. 1, 73 cpv. 6 lett. a OSStr,

                                         47 e
segg, 106 CP,

                                         nonché,
sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

 

                                   1.   L’appello, nella misura in cui è ammissibile, è respinto. 

Di conseguenza:

 

1.1.    AP 1, è autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione
per non avere, il 18 agosto 2012 ad Airolo, alla guida del veicolo, osservato
gli ordini di un ausiliario di polizia e, dopo aver inosservato il segnale
indicante “divieto di circolazione”, avere oltrepassato la doppia linea di
sicurezza per raggirare uno sbarramento posto per bloccare la circolazione e
circolato su una corsia chiusa al transito dei veicoli. 

 

1.2.    AP 1 è condannato alla multa di fr. 300.- (trecento).

 

1.3.    In caso di mancato pagamento la pena detentiva sostitutiva è fissata
in 3 giorni (art. 106 cpv. 2 CP).

 

1.4.    Gli oneri processuali di prima istanza, per complessivi fr. 760.-
sono posti a carico dell’appellante.

 

 

                                   2.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.            500.-

-  altri disborsi                            fr.              50.-

                                                     fr.            550.-

 

sono posti a carico dell’appellante.

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -   

  -    

  

 

 

 

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
  - 
  Pretura penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Sezione
  della circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino

   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.