# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1e5943c8-d4de-5c08-8c06-05478415a87e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-07-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.07.2019 D-3471/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3471-2019_2019-07-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3471/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  l u g l i o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Muriel Beck Kadima, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con i figli 

B._______, nato il (…), 

C._______, nato il (…), 

Nigeria, 

tutti patrocinati dalla signora Roberta Condemi,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 27 giugno 2019. 

 

 

 

D-3471/2019 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______, ha presentato per sé e per i figli mino-

renni, B._______ e C._______, in Svizzera l’(…) maggio 2019 (cfr. atto 

n. 1041084-2/2), 

la domanda di ripresa in carico dei richiedenti del (…) maggio 2019, da 

parte della Svizzera alle autorità italiane preposte, in applicazione 

dell’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gaz-

zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di se-

guito: Regolamento Dublino III) (cfr. atto n. 1041084-13/11), 

il verbale di rilevamento dei dati personali del (…) maggio 2019 di 

A._______ (cfr. atto no. 1041084-19/7; di seguito: verbale 1), nel corso del 

quale l’interessata ha segnatamente asserito di essere cittadina nigeriana, 

di etnia (…) e religione cristiana, con ultimo domicilio a D._______, nonché 

di essere partita dal suo Paese d’origine il 26 aprile 2016 ed essere sbar-

cata, quale primo Paese europeo, in Italia, nel settembre del 2016; la ri-

chiedente ha altresì dichiarato che avrebbe soggiornato in E._______ per 

due settimane, dopodiché sarebbe stata trasferita a F._______, ove sa-

rebbe rimasta per poco più di due anni, prima della sua partenza per la 

Svizzera (cfr. verbale 1, p.to 1.08 segg., pag. 3 segg.), 

la segnalazione quale caso vulnerabile del (…) maggio 2019, ove si evince 

che la richiedente potrebbe essere vittima di tratta di esseri umani, visto il 

suo comportamento diffidente e le risposte da lei fornite in merito all’abita-

zione che avrebbe avuto in Italia (cfr. atto n. 1041084-24/1), 

il rapporto dell’G._______ del H._______ (I._______) del (…), ove segna-

tamente si arriva alla conclusione che con certezza la richiedente sarebbe 

stata vittima di tratta di esseri umani, oltreché che il rischio che ella possa 

nuovamente venire sfruttata in Italia, anche vista la particolare fragilità della 

medesima, sarebbe da ritenere elevato; si auspica inoltre che l’interessata 

possa beneficiare di un’adeguata presa in carico e protezione, che le per-

metta sia di recuperare le forze fisiche che di un supporto psicologico che 

l’aiuti a superare il trauma (cfr. atto n. 1041084-26/4), 

il verbale del colloquio personale di A._______ del (…) maggio 2019 ai 

sensi dell’art. 5 Regolamento Dublino III, con contestuale diritto di essere 

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sentita in merito all’eventuale competenza dell’Italia per la trattazione della 

loro domanda d’asilo, nonché in merito al suo stato di salute e quello dei 

figli (cfr. atto n. 1041084-28/2), 

il verbale del colloquio Dublino ampliato del (…) giugno 2019, a completa-

mento del verbale del colloquio personale del (…) maggio 2019 succitato, 

dal quale risulta segnatamente che l’interessata si opporrebbe al suo ri-

torno in Italia, in quanto temerebbe che le autorità italiane le possano to-

gliere i figli, nonché di essere costretta a ritornare a prostituirsi per mante-

nere sé stessa ed i suoi figli, come già fatto in passato, poiché nello Stato 

precitato non disporrebbe di un alloggio (cfr. atto n. 1041084-31/9,  

D7 segg., pag. 2 segg.), 

la richiesta del 7 giugno 2019 delle autorità svizzere competenti a quelle 

italiane, di confermare la ripresa in carico del nucleo familiare, nel rispetto 

dei requisiti previsti dalla giurisprudenza svizzera (cfr. atto n. 1041084-

34/1), 

l’accettazione di trasferimento delle autorità italiane dell’11 giugno 2019, 

sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto 

n. 1041084-36/1), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 27 giugno 2019, notificata il 1° luglio 2019 (cfr. atto n. 1041084-44/1), 

con la quale la precitata autorità non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo degli interessati ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato l’allontanamento (recte: trasfe-

rimento) dei medesimi verso l’Italia, intimando loro di lasciare la Svizzera 

al più tardi il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso, con com-

minatoria di utilizzare dei mezzi coercitivi in caso di trasgressione, come 

pure incaricando il J._______ dell’esecuzione della decisione di allontana-

mento (recte: trasferimento), nonché togliendo l’effetto sospensivo ad un 

eventuale ricorso contro la decisione, 

il ricorso dell’8 luglio 2019 (cfr. risultanze processuali), inoltrato dai ricor-

renti dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

contro la summenzionata decisione dell’autorità inferiore, con il quale gli 

insorgenti hanno concluso all’annullamento della decisione impugnata ed 

al rinvio degli atti di causa alla SEM per un nuovo esame delle allegazioni 

e perché proceda ad un esame nazionale della domanda d’asilo; altresì gli 

insorgenti hanno presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso 

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della dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo, con protesta di spese, 

l’ordinanza del 9 luglio 2019, con la quale il Tribunale ha sospeso provvi-

soriamente, a titolo di misure supercautelari, l’esecuzione del trasferimento 

degli interessati, 

la decisione incidentale dell’11 luglio 2019, mediante la quale il Tribunale 

ha concesso l’effetto sospensivo al ricorso, ha accolto l’istanza di conces-

sione dell’assistenza giudiziaria dei ricorrenti, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, nonché ha nel 

contempo invitato la SEM ad inoltrare una risposta al ricorso, entro il ter-

mine di tre giorni dalla ricezione della decisione incidentale, prendendo in 

particolare posizione sulla questione dell’accoglienza in Italia di richiedenti 

l’asilo vittime di tratta di esseri umani, nonché del rispetto nella fattispecie, 

da parte dell’autorità inferiore, delle disposizioni internazionali e della giu-

risprudenza federale in materia di lotta contro la tratta di esseri umani, 

lo scritto del 16 luglio 2019 della SEM, con il quale la precitata autorità 

chiede: “1 mese di tempo per effettuare l’analisi dettagliata del caso speci-

fico in merito alla questione dell’esecuzione del rinvio di una potenziale vit-

tima di tratta di esseri umani nell’ambito di una procedura Dublino (Italia)” 

(cfr. risultanze processuali), 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31 – 33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1  

lett. a – c e art. 52 PA, 

che i ricorsi manifestamente fondati, ai sensi dei motivi che seguono, sono 

decisi dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi), 

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che, ai sensi dei motivi che seguono, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, 

che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata 

nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di 

una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 

2007/8 consid. 5), 

che pertanto, nella presente fattispecie, occorre determinare se la SEM 

poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che 

prevede che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di 

un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allonta-

namento, 

che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in ca-

rico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 

VI/5 consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15 Regolamento 

Dublino III), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento  

Dublino III; DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati), 

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che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), come è il caso di specie, di principio non viene effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati), 

che nella presente disamina, le investigazioni effettuate dall’autorità  

inferiore hanno rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema 

europeo «EURODAC», che la ricorrente A._______, ha presentato una do-

manda d’asilo in Italia (a F._______) rispettivamente il (…) ed il (…) (cfr. 

atti n. 1041084-11/1 e 1041084-12/1); che inoltre il figlio dell’interessata, 

C._______, è nato in Italia il (…) (cfr. l’Estratto per riassunto del Registro 

degli atti di nascita del K._______, atto n. 1041084-1/15), 

che sulla base di tali elementi, in data 14 maggio 2019, la SEM ha  

presentato alle autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 23 

par. 2 Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico dei  

ricorrenti, fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto 

n. 1041084-13/11), 

che l’Italia, non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro il 

termine previsto all’ art. 25 par. 1 Regolamento Dublino III, ha tacitamente 

accettato la propria competenza nella trattazione della domanda d’asilo in 

questione, e di conseguenza nella ripresa in carico degli interessati, com-

preso l’obbligo di adottare disposizioni appropriate all’arrivo dello stesso 

(art. 25 par. 2 Regolamento Dublino III), 

che oltretutto, nel corso delle audizioni del (…) maggio 2019 e del 

(…) maggio 2019, la richiedente ha segnatamente allegato di aver lasciato 

il suo Paese d’origine il (…) aprile 2016, sbarcando nel settembre 2016 in 

Italia; che ivi vi sarebbe rimasta per poco più di due anni sino al suo arrivo 

in Svizzera, avvenuto l’(…) maggio 2019 (cfr. verbale 1, p.to 5.01 segg., 

pag. 6; atto n. 1041084-28/2), 

che pertanto la competenza dell’Italia, peraltro non contestata nel gravame 

dagli insorgenti, è di principio data, 

che, proseguendo nell’analisi, nel loro ricorso, i ricorrenti allegano tuttavia 

che un loro trasferimento in Italia sarebbe illecito ed inesigibile, 

che, segnatamente, in presenza di indizi concreti di tratta di esseri umani 

– come sarebbe il caso di specie – fondandosi sulle disposizioni interna-

zionali in materia di tratta di esseri umani come pure sulla giurisprudenza 

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federale ed internazionale, si imporrebbe alla Svizzera un dovere di prote-

zione ed il rispetto di determinati obblighi da parte delle autorità preposte,  

che tali obblighi di assistenza ad una vittima di tratta di esseri umani e della 

sua presa in carico, sarebbero maggiormente pressanti, visto che il Paese 

di trasferimento per gli insorgenti è l’Italia, 

che invero nel succitato Stato, sono state rilevate delle carenze nella presa 

in carico delle vittime di tratta di esseri umani, segnalate anche da rapporti 

dell’Organizzazione svizzera d’aiuto ai rifugiati (OSAR), come pure da di-

verse istanze europee,  

che in particolare, secondo il nuovo impianto normativo del diritto d’asilo in 

Italia, i casi vulnerabili, come quello della ricorrente, non sarebbero più ade-

guatamente presi in carico in tale Paese, 

che invero per i richiedenti l’asilo sottoposti alla procedura Dublino, gli 

stessi verrebbero alloggiati in un Centro di accoglienza straordinaria (CAS) 

o in un Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA), mentre che il 

Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stra-

nieri non accompagnati (Siproimi, in precedenza SPRAR), sarebbe riser-

vato ai beneficiari di protezione internazionale, ai minori non accompagnati 

e ai titolari del “nuovo” permesso di soggiorno temporaneo a carattere uma-

nitario, 

che la decisione di trasferire una vittima di tratta presso un Centro Siproimi 

dipenderebbe, a mente dei richiedenti, dalla disponibilità dei posti, ciò che 

non sarebbe un’eventualità scontata; che inoltre presso i CAS ed i CARA, 

non sarebbero più disponibili alcuni servizi, in particolare di sostegno psi-

cologico e quelli relativi all’orientamento sul territorio, nonché i costi per 

l’accoglienza di ogni singolo richiedente sarebbero stati ridotti,  

che in sunto, ritenuti tali elementi, gli interessati ritengono che la SEM, nella 

decisione avversata, non abbia esaminato in modo sufficiente il nuovo as-

setto normativo del diritto d’asilo in Italia e come in concreto si presente-

ranno le strutture d’accoglienza nello stesso Paese, 

che pertanto, le garanzie circa un’adeguata presa in carico della vulnera-

bilità della ricorrente, vittima di tratta, difetterebbero in specie, e quindi si 

prospetterebbe una violazione dell’art. 3 CEDU da parte della Svizzera in 

caso di trasferimento della medesima in Italia, 

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che infine, alla luce dell’anamnesi ed il trascorso della ricorrente, vi sarebbe 

un alto rischio di ricaduta della stessa quale vittima di tratta di esseri umani 

nel caso di un suo rinvio nel succitato Paese, 

che, giusta l’art. 3 par. 2 secondo comma Regolamento Dublino III, qualora 

sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente 

designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere 

che sussistano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fon-

damentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui 

al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente, 

che qualora non sia possibile eseguire il trasferimento del richiedente verso 

lo Stato membro designato in base a tali criteri o verso il primo Stato mem-

bro in cui la domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione diventa lo Stato membro competente, 

che è certo notorio che le autorità italiane conoscono, specialmente a par-

tire dal 2011, dei seri problemi quanto alla capacità d’accoglienza dei ri-

chiedenti l’asilo; che possono in particolare essere confrontate con impor-

tanti difficoltà sul piano dell’alloggio, delle condizioni di vita, o dell’accesso 

alle cure mediche in alcune circostanze (cfr. in particolare: ZOETEWIJ/RO-

MER, Schweizerische Flüchtlingshilfe, Aktuelle Situation für Asylsuchende 

in Italien, 8 maggio 2019; sentenza del Tribunale F-805/2019 del 21 feb-

braio 2019), 

che, peraltro, come rettamente sottolineato nella decisione impugnata 

dall’autorità inferiore, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmata-

rio, della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 

0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e, in tal senso, ne applica le disposi-

zioni, 

che inoltre, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Gre-

cia, ad oggi non risulta che la legislazione in materia d’asilo in Italia non 

venga applicata, né che la procedura d’asilo sia caratterizzata da carenze 

strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano trattate 

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seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie di ri-

corso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso i 

paesi d’origine (cfr. sentenze della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Gre-

cia del 21 gennaio 2011, 30696/09; Mohammed Hussein contro Paesi 

Bassi e Italia del 2 aprile 2013, 27725/10; Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12, §114; decisione della CorteEDU Jihana Ali e 

altri contro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 30474/14, §33), 

che l’entrata in vigore del censurato “decreto Salvini” non è ad esso solo 

un elemento tale da permettere di rimettere in discussione, in ogni caso ed 

indipendentemente dalle circostanze della fattispecie, la giurisprudenza 

costante del Tribunale in merito alle condizioni di accoglienza in Italia (cfr. 

a titolo esemplificativo: sentenze del Tribunale D-2804/2019 del 12 giu-

gno 2019 consid. 7.5 con ulteriori riferimenti citati, E-2428/2019 del 

24 maggio 2019, D-1689/2019 del 15 aprile 2019), 

che, su tali presupposti, bisogna partire dall’assunto che il rispetto della 

sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della 

propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-

zione conforme al diritto internazionale ed europeo da parte dello Stato in 

questione sia presunto (cfr. direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza 

dei richiedenti protezione internazionale [direttiva accoglienza]; direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [direttiva procedura]), 

che pertanto all’ora attuale, anche prendendo in considerazione le censure 

mosse nel gravame dai ricorrenti, circa la disponibilità dei posti in un centro 

Siproimi come pure in merito alla diminuzione di prestazioni nelle strutture 

CAS e CARA, non vi sono tuttavia fondati motivi di ritenere, che sussistano 

in Italia delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 

secondo comma Regolamento Dublino III), 

che, visto quanto sopra, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 secondo comma 

Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, e pertanto il 

trasferimento degli interessati nello Stato membro competente è presunto 

essere ammissibile, 

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che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non ri-

spetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni sistema-

tiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri di 

violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09), 

che in tale contesto il Tribunale rileva dapprima che, in presenza di indizi 

concreti di tratta di esseri umani, la quale deve essere considerata come 

una violazione dell’art. 4 CEDU, a prescindere da quale Paese d’origine 

l’interessato provenga, vi sono degli obblighi che si impongono alla Sviz-

zera (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5 e 6), 

che tali obblighi derivano segnatamente dal Protocollo addizionale del 

15 novembre 2000 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la crimi-

nalità organizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta 

di persone, in particolare di donne e bambini (Protocollo di Palermo,  

RS 0.311.542) e dalla Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri 

umani del 16 maggio 2005 del Consiglio d’Europa (RS 0.311.543; di  

seguito: la Convenzione), 

che da questi ultimi strumenti di diritto internazionale ne deriva per gli Stati 

contraenti un obbligo di adottare le misure legislative necessarie che, non 

soltanto perseguano gli autori di tratta di esseri umani, ma che garanti-

scano pure una protezione effettiva alle vittime reali e o potenziali di tali 

atti; che le vittime devono essere identificate, protette e sostenute, 

che altresì gli organi statali devono compiere d’ufficio e senza attendere, le 

investigazioni utili a tale effetto, non appena abbiano conoscenza di una 

fattispecie verosimile, suscettibile di corrispondere alla definizione di tratta 

di esseri umani; che inoltre, dovranno collaborare con gli altri Stati implicati, 

di provenienza, di transito o di destinazione, 

che allorché vi sono dei motivi ragionevoli di pensare che una persona è 

una vittima di tratta, a quest’ultima dovranno essere garantite delle misure 

minime di assistenza (cfr. art. 12 Convenzione) così come un periodo di 

recupero e di riflessione di almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Convenzione); che 

le autorità preposte devono assicurarsi che la persona non sia espulsa dal 

territorio elvetico prima che le misure destinate alla sua identificazione 

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quale vittima di un reato penale siano portate a termine (cfr. art. 10 cpv. 2 

Convenzione); che quest’ultimo obbligo risulta self-executing, 

che infine, quando una vittima è stata identificata, delle misure devono es-

sere prese per proteggerla efficacemente se il rischio di un nuovo recluta-

mento o di rappresaglie è reso verosimile, così come per proteggere altre 

potenziali vittime, 

che gli obblighi succitati, si impongono a tutte le autorità che possono avere 

dei contatti con le persone implicate e quindi, segnatamente, alle autorità 

incaricate dell’esame di una procedura d’asilo, allorché le stesse si trovano 

confrontate con indizi concreti che tali persone potrebbero essere state vit-

time di tratta di esseri umani (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; sentenze del 

Tribunale D-2803/2017 del 3 ottobre 2018 consid. 6.2.1, E-6729/2016 del 

10 aprile 2017 consid. 7.4.1; cfr. anche: NULA FREI, Menschenhandel und 

Asyl: Die Umsetzung der völkerrechtlichen Verpflichtungen zum Opfer-

schutz im schweizerischen Asylverfahren, 2018, pag. 125-127, 161 segg., 

176 segg.), 

che nella presente fattispecie, risulta incontestata l’evenienza che 

A._______ sia una vittima potenziale di tratta di esseri umani (cfr. p.to II, 

pag. 7 della decisione della SEM), 

che tuttavia, la SEM, con il suo scritto del 16 luglio 2019, ha richiesto al 

Tribunale la concessione di un mese di tempo per effettuare, nel caso spe-

cifico, delle misure istruttorie complementari, in merito alla questione 

dell’esecuzione del rinvio di una potenziale vittima di tratta di esseri umani 

nell’ambito di una procedura Dublino in Italia, 

che il Tribunale, viste le motivazioni succitate espresse dall’autorità infe-

riore, senza procedere ulteriormente nell’esame di specie, ritiene oppor-

tuno e necessario retrocedere gli atti all’autorità inferiore, per i seguenti 

motivi, 

che se d’un canto una fattispecie non sufficientemente chiarita non con-

duce, in principio, ad una cassazione della decisione impugnata, d’altro 

canto la riforma della decisione, presuppone che gli atti all’inserto siano 

sufficientemente completi perché una decisione possa essere presa da 

parte del Tribunale, essendo precisato che non appartiene all’autorità di 

ricorso di procedere a delle investigazioni complementari di un’ampiezza 

eccessiva (cfr. sentenza del Tribunale D-2098/2018 dell’8 luglio 2018 con-

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sid. 3.1 con riferimenti citati; MADELAINE CAMPRUBI in: VwVG, Bundesge-

setz über das Verwaltungsverfahren, Kommentar, Auer/Müller/Schindler 

(ed.), 2a ed., 2019, n. 3 segg., pag. 876 segg.; WEISSENBERGER/HIRZEL in: 

Praxiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz (VwVG), Wald-

mann/Weissenberger (ed.), 2a ed., 2016, n. 8 segg., pag. 1260 segg.),o ad 

accertare delle questioni fattuali essenziali, sostitundosi così all’autorità di 

prime cure, 

che invero, se l’autorità di ricorso dovesse stabilire la fattispecie pertinente 

allo stesso titolo dell’autorità inferiore, per colmare così, al posto di 

quest’ultima, delle lacune evidenti, la prima oltrepasserebbe le sue compe-

tenze ed in più, la parte si vedrebbe privata del beneficio di una doppia 

istanza, 

che per questi motivi, il Tribunale, deve quindi limitarsi a confermare o a 

completare la fattispecie pertinente, così come è stata ritenuta dalla SEM, 

ma non a stabilirla al suo posto (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5; cfr. anche 

sentenza del Tribunale D-2098/2018 consid. 3.2; WEISSENBERGER/HIRZEL 

in op. cit., n. 17, pag. 1264 seg.), 

che la cassazione della decisione impugnata si impone nella presente di-

samina, poiché delle investigazioni complementari da parte dell’autorità in-

feriore, di una certa ampiezza ed importanza, risultano essere determinanti 

per la successiva presa di decisione, 

che inoltre vi è la necessità per gli insorgenti di poter prendere eventual-

mente posizione sulle risultanze istruttorie che verranno effettuate dall’au-

torità inferiore,  

che non può in effetti, nel caso di specie ed in questa sede, essere compito 

del Tribunale accertare fatti giuridicamente rilevanti, precludendo di conse-

guenza agli insorgenti un’eventuale istanza di ricorso (cfr. DTF 137 I 195 

con referenze citate; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwal-

tungsrecht, 7a ed., 2016, n. 1039, pag. 226 e n. 1774 segg., pag. 252 

segg.), 

che oltracciò, una retrocessione degli atti alla SEM per completamento 

istruttorio, appare indicato anche per motivi d’economia processuale; che 

invero, nella fattispecie concreta, si allungherebbe inopportunamente la 

pendenza di una causa per dei motivi istruttori che, ai sensi del disposto 

art. 109 cpv. 3 e cpv. 4 LAsi, si prevede come evasa in termini molto brevi  

(cfr. anche DTAF 2010/21 consid. 8.4), 

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che, alla luce di tutto quanto sopra, si giustifica l’accoglimento del gravame 

e l’annullamento della decisione impugnata, con la ritrasmissione degli atti 

alla SEM per necessario completamento dell’istruzione (art. 61 cpv. 1 PA), 

nonché perché la stessa proceda, in termini ragionevoli (art. 29 cpv. 1 

Cost.), alla pronuncia di una nuova decisione rispettosa dei considerandi 

della presente sentenza, 

che l’autorità inferiore è invitata – dopo aver ottemperato alle misure istrut-

torie complementari necessarie nella fattispecie – a verificare nuovamente, 

anche valutando complessivamente le allegazioni dei ricorrenti presentate 

in fase ricorsuale, l’accoglienza in Italia del nucleo familiare, di cui una dei 

membri è potenziale vittima di tratta di esseri umani, nonché il rispetto delle 

disposizioni internazionali e della giurisprudenza federale in materia di 

tratta di esseri umani summenzionata, nel caso di un trasferimento dei ri-

chiedenti nel precitato Paese, 

che in caso di risposta positiva ai succitati quesiti, la SEM dovrà dimostrare 

che l’esecuzione del trasferimento dei ricorrenti permane ammissibile e 

che, malgrado un certo numero di elementi sfavorevoli per i ricorrenti (cfr. 

il memoriale ricorsuale), non esistono, in specie, dei motivi umanitari ai 

sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni pro-

cedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

che, in caso contrario, l’autorità inferiore sarà invece tenuta ad applicare la 

clausola di sovranità ex art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III concretiz-

zata all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che con la presente sentenza, le misure supercautelari pronunciate il 9 lu-

glio 2019 sono revocate, 

che, visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese proces-

suali (art. 63 PA), 

che non sono attribuite delle indennità ai ricorrenti ai sensi dell’art.  

111ater LAsi, in quanto i medesimi sono assistiti dalla rappresentante legale 

designata dalla SEM ai sensi dell’art. 102h LAsi, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. 

2.  

La decisione della Segreteria di Stato della migrazione del 27 giugno 2019 

è annullata e gli atti di causa le sono ritrasmessi per il complemento d’istru-

zione e la pronuncia di una nuova decisione ai sensi dei considerandi. 

3.  

Le misure supercautelari pronunciate il 9 luglio 2019 sono revocate. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Non sono accordate spese ripetibili. 

6.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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