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**Case Identifier:** 18bfa852-d806-5201-9987-d12106e47435
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.04.2010 D-2233/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2233-2010_2010-04-12.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2233/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 2  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Kurt Gysi;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______ nato il (...),
B._______, nata l'(...), 
C._______, nato il (...),
Serbia,

ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione del 31 marzo 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2233/2010

Visto:

la  domanda  d'asilo  che  gli  interessati  hanno  inoltrato  in  data 
22 febbraio 2010,

i  verbali  d'audizione  degli  interessati  del  3  marzo  2010  e 
24 marzo 2010,

la decisione dell'UFM del 31 marzo 2010, notificata agli  interessati  il  
medesimo giorno (cfr. avviso di  notifica e di  ricevuta sottoscritto  dai 
ricorrenti, act. A15),

il ricorso inoltrato dagli insorgenti in data 6 aprile 2010 (cfr. timbro del 
plico raccomandato),

la domanda di esenzione dal pagamento dell'anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali,

la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuta  al  Tribunale  amministrativo 
federale (TAF) via fax il 7 aprile 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e  dell'  art. 52  PA, 
nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

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che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui fatti, i richiedenti hanno dichiarato 
di  essere  cittadini  serbi  di  etnia  rom e di  avere,  prima dell'espatrio, 
abitato a D._______; che l'interessata ha asserito di essere espatriata 
per  il  timore  che  Z.,  vicino  di  casa  di  etnia  serba,  realizzi  le  sue 
minacce di morte; che Z. avrebbe iniziato a minacciare ed offendere lei  
e la sua famiglia in ragione della loro etnia dopo che il  nipote P. dei  
richiedenti  ed  il  figlio  di  Z. avrebbero avuto  un litigio  a  scuola; che, 
qualche giorno dopo tale litigio, il figlio dei richiedenti e Z. si sarebbero 
picchiati e Z., insieme ad altre persone, avrebbe la sera colpito e rotto 
le  finestre  della  casa  degl'interessati  con  dei  sassi;  che  quindi  gli  
interessati  si  sarebbero  rifugiati  dalla  figlia  per  una  notte,  prima  di 
partire  per  E._______  e,  poi,  in  direzione  della  Svizzera;  che  la 
richiedente avrebbe sporto denuncia presso le autorità serbe in merito 
alle minacce subite; che l'interessato, dal canto suo, ha – benchè con 
differenti rimandi temporali – in sostanza esposto gli stessi fatti addotti 
dalla ricorrente e di  temere per la sicurezza della propria famiglia in 
caso di  rientro in Serbia,  dichiarando di  non avere mai  denunciato i  
fatti accaduti,

che, nella decisione del 31 marzo 2010, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che il Consiglio federale ha inserito la Serbia nel novero dei Paesi  
sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate dai 
ricorrenti  sarebbero  inverosimili  siccome  incoerenti,  generiche  e 
contraddittorie,  di  modo  che  non  emergerebbero  dalle  carte 
processuali degli indizi d'esposizione dell'insorgenti a persecuzioni in 
caso  di  rientro  in  Patria;  che,  infine,  anche  persone  di  etnia  rom 
beneficerebbero  di  un'adeguata  protezione  statale  contro  l'agire 
illegittimo di terzi e di funzionari statali,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  dei  richiedenti  dalla  Svizzera,  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

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che, nel  gravame,  i  ricorrenti  affermano che la  Serbia non potrebbe 
essere  considerata  un  Paese  sicuro  per  quel  che  concerne  la 
minoranza  rom,  come  emergerebbe  dalle  cronache  quotidiane  e  da 
rapporti di organizzazioni internazionali; che essi, in ragione della loro 
etnia rom, sarebbero stati vittime di gravi persecuzioni, essendo stati  
minacciati ed insultati da un vicino serbo e non essendo loro mai stata 
garantita una protezione effettiva da parte dello Stato; che, per questo 
motivo,  essi  ritengono che debba essere  la  Svizzera a tutelarli;  che 
essi reputano le contraddizioni sollevate dall'UFM come incongruenze 
trascurabili  o  equivoci  di  traduzione,  rispettivamente  di  divergenze 
inevitabili  da  riportare  ai  loro  punti  di  vista  differenti;  che  essi 
denunciano altresì che l'autorità inferiore non avrebbe dato peso alle 
loro  allegazioni,  benchè esposte,  a  loro  dire,  in  maniera dettagliata; 
che,  pertanto,  tale  autorità  avrebbe  dovuto  ammettere  l'esistenza  di 
indizi  di  persecuzione nel  loro caso ed entrare  nel  merito  della  loro 
domanda  d'asilo;  che,  circa  l'esecuzione  dell'allontanamento,  essa 
sarebbe  da  considerarsi  inesigibile  in  ragione  di  quanto  vissuto  in 
Patria, 

che,  in  conclusione,  i  ricorrenti  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria;  che  gli  stessi  hanno  altresì 
domandato la dispensa dal versamento di un anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che allorquando il Consiglio federale ha inserito un Paese nel novero 
dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima una presunzione d’assenza di 
persecuzioni  in  detto  Paese;  che  incombe  al  richiedente  l’asilo 
d’invalidare siffatta presunzione per quanto attiene alla sua situazione 
personale, 

che,  peraltro,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi  dell’art.  
 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto i seri 
pregiudizi  previsti  dall’art. 3 LAsi,  ma pure gli  ostacoli  all’esecuzione 
dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv. 2  LAsi,  imputabili  all'agire 

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umano (Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di 
ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
1° aprile 2009, la Serbia nel novero dei Paesi esenti da persecuzioni, 
sussiste  di  massima  una  presunzione  d'assenza  di  persecuzioni  in 
detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  i  ricorrenti  non  sono  riusciti  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare,  essi  non  hanno  presentato,  all'infuori  di  generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

che, a titolo d'esempio, basti rilevare che la ricorrente ha esposto in 
maniera  confusa  la  successione  degli  episodi  centrali  della  vicenda 
che  l'avrebbe  indotta  a  lasciare  il  suo  Paese,  contraddicendosi  più 
volte; che ella,  infatti,  ha  dichiarato che suo figlio  e  Z. si  sarebbero 
picchiati nel pomeriggio (cfr. verbale della ricorrente del 3 marzo 2010 
[di seguito verbale 1A] pag. 7) del giorno in cui quest'ultimo avrebbe 
rotto le finestre della loro casa, rispettivamente la notte di tale giorno  
(cfr. verbale della  ricorrente del  24 marzo 2010 [di  seguito 2A] pag. 
3/D19);  che,  secondo  un'altra  versione,  tale  scontro  sarebbe  invece 
avvenuto già il  giorno prima che Z. spaccasse le  finestre della casa 
(cfr. ibidem pag. 3/D23); che, anche in merito alle denunce inoltrate ed 
il  comportamento  della  polizia  la  ricorrente  non  ha  saputo  rendere 
versioni concordanti, affermando dapprima di essersi recata un'unica 
volta presso tale autorità  e  che questa si  sarebbe in  seguito  recata 
presso  il  suo  domicilio,  ammonendo Z. (cfr. verbale  1A pag. 7),  per 
smentirsi in sede di audizioni sui motivi d'asilo (vale a dire una ventina 
di  giorni  dopo),  allegando  di  essersi  rivolta  alla  polizia  ben  due-tre 
volte, ma che questa non avrebbe intrapreso nulla (cfr. verbale 2A pag. 

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3/D23-24);  che  confrontata  con  tale  discrepanza  la  richiedente  ha 
fornito  una  risposta  del  tutto  illogica  (cfr.  ibidem  pag.  3/D26-27), 
adattandosi  alla  prima  versione  resa;  che,  dopodichè,  esortata  ad 
esporre  il  contenuto  della  denuncia,  ella  ha  dichiarato  di  avere 
esplicitamente  menzionato  la  rottura  dei  vetri  da  parte  di  Z. 
(cfr. verbale 2A pag. 4/D32), versione, questa, in netto contrasto con la 
versione resa  in  fase di  audizione sui  fatti  secondo cui  la  denuncia 
sarebbe avventua ancora prima che Z. danneggiasse la loro casa (cfr. 
verbale 1A pag. 7); che anche il  racconto reso dal  ricorrente  risulta 
essere  contraddittorio  su  aspetti  centrali:  egli,  ad  esempio,  in  una 
prima versione, ha fatto risalire il litigio tra suo nipote ed il figlio di Z.  
ad una settimana prima dell'espatrio (cfr. verbale 1B pag. 5), per poi  
invece dichiarare che lo stesso giorno di  tale litigio suo figlio e Z. si 
sarabbero picchiati e lui, con la moglie ed il nipote, si sarebbe spostato  
a E._______ per, il giorno dopo, espatriare (cfr. ibidem pag. 6); che il 
comportamento  degli  insorgenti  risulta  illogico  per  più  versi;  che, 
difatti, mal si comprende come mai essi abbiano optato d'acchito per la 
soluzione estrema dell'espatrio, abbandonando il resto della famiglia e 
la casa di loro proprietà, senza invece prima cercare rifugio in un'altra 
parte del Paese, tantopiù che a F._______ vivono dei loro parenti; che 
inattendibile – alla luce dell'asserito rischio di  essere ucciso da Z. – 
risulta  anche  la  rinuncia,  a  detta  del  ricorrente,  di  denunciare  le 
minacce  subite  perchè  non  avrebbe  avuto  senso,  rispettivamente 
perchè  non  ci  avrebbe  pensato  (cfr.  verbale  1B  pag.  6);  che,  in 
considerazione  di  quanto  esposto,  v'è  ragione  di  ritenere  che  la 
vicenda  resa  dai  ricorrenti  a  sostegno  della  loro  domanda  è 
manifestamente inverosimile,

che, d'altronde, non v'è motivo di considerare che i ricorrenti, benchè  
di  etnia  rom,  non  possano  beneficiare  di  un'appropriata  protezione 
statale contro l'eventuale futuro agire illegittimo nei loro confronti  da 
parte  di  terzi,  tantopiù  che  essi  hanno  dichiarato  di  non  avere  mai 
avuto problemi con le autorità serbe (cfr. verbale 1A pag. 7),

che  l'argomento  dei  ricorrenti  secondo  cui  le  divergenze  rilevate 
dall'UFM sarebbero da far risalire ad equivoci di  traduzione non può 
essere ritenuto, considerato che entrambi i ricorrenti hanno apposto la 
propria  firma  o  impronta  digitale  in  calce  ai  protocolli  di  audizione, 
dopo  aver  preso  conoscenza  con  corrispettiva  traduzione  delle  loro 
dichiarazioni verbalizzate, confermando così appieno quanto allegato 

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e  accettando  le  modalità,  compresa  la  traduzione  da  parte 
dell'interprete, con cui si sono svolte le audizioni,

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  in 
Serbia possa  violare l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione federale della 
Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost.,  RS 101), 
l'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre il  ricorrente in patria al  rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10 dicembre 1984 (Conv. tortura,  RS 0.105); che,  del 
resto,  gli  insorgenti  si  sono  limitati,  con  generiche  affermazioni  di  
parte,  a  far  valere  in  sede  di  ricorso  l'esistenza di  persecuzioni  nei  
confronti  di  persone  di  etnia  rom,  senza  alcuna  precisazione, 
rispettivamente  senza  alcun  riferimento  concreto  alla  loro  vicenda 
personale e senza alcun mezzo di prova a sostegno di quanto addotto 
(cfr. ricorso pag. 2), 

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art.  44  cpv.  2  LAsi  e  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  il  TAF 
osserva nondimeno che in Serbia non vige attualmente una situazione 
di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga 
l'insieme della popolazione nella totalità del territorio nazionale, 

che, pertanto, nel caso di specie non risultano manifestamente esservi 
indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata, 

che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento dalla 

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Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale dei 
ricorrenti; che,  infatti,  essi  sono giovani  ed hanno sempre vissuto in 
Serbia (cfr. verbale 1A pag. 2 e verbale 1B pag. 2); che il ricorrente ha 
frequentato  (...) anni  di  scuola  primaria  e  dispone  di  esperienza 
lavorativa  avendo  svolto  l'attività  di  (...) dall'età  di  (...) anni  fino 
all'espatrio  (cfr.  verbale  1B  pagg.  2-3);  che  prima  dell'espatrio  gli  
insorgenti  vivevano  in  una  casa  di  loro  proprietà,  per  la  quale 
pagavano  i  costi  correnti  (cfr. verbale  1A  pag.  7  e  verbale  2B  pag. 
2/D7); che essi dispongono di  una rete familiare in Patria – la quale 
potrà  del  resto  prendersi  cura  anche  del  nipote  minorenne  dei 
ricorrenti,  che  con  loro  farà  rientro  in  Serbia  –,  ritenuto  che  a 
F._______  vivono  la  loro  figlia  e  una  sorella  ed  un  fratello  della 
ricorrente  (cfr. verbale  1A  pagg.  3-4),  e  a  D._______  il  loro  figlio 
maschio (con la rispettiva famiglia) e due sorellastre del ricorrente (cfr. 
verbale 1B pagg. 2-4); che, avendo lasciato la Serbia a (...), essi sono 
rimasti  lontani dal  loro Paese per un lasso di  tempo corto; che essi 
dispongono altresì di carte d'identità (agli atti) tuttora valide; che essi 
non hanno preteso di soffrire di gravi problemi di salute che possano 
giustificare  la  loro  ammissione  provvisoria  (v.  sulla  problematica 
GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio degli atti di causa 
emerga la necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici,  
ritenuto  che i  problemi  di  salute  addotti  dalla  ricorrente  (problemi  di 
cuore, pressione arteriosa ed asma, cfr. act. A6) non risultano essere  
di una gravità tale da rendere inesigibile un suo ritorno in Serbia; che,  
peraltro,  in  detto  Paese  ella  potrà  proseguire  il  trattamento 
medicamentoso ivi avviato e, in caso di bisogno, rivolgersi al medico 
curente a D._______ presso il quale, prima dell'espatrio, si recava una 
volta al mese (cfr. verbale 1A pag. 7),

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr);  che  i  ricorrenti,  disponendo  già  di  una  carta 

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d'identità, usando della necessaria diligenza, potranno procurarsi ogni 
documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art. 8 cpv.  4  LAsi);  che 
l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali CHF di 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti.  
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a: 

- ricorrenti (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 

interno; in copia)
- G._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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