# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fc180e3f-a15c-552a-b520-1a27393943eb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-02-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.02.1998 52.1997.239
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1997-239_1998-02-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.97.00239

   

  	
  Lugano

  3 febbraio 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso 8 settembre 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato
  dall'avv. __________

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  La
  risoluzione 20 agosto 1997 (n. 3967) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 29 gennaio 1997
  con la quale il Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, gli
  ha negato il rilascio del permesso di domicilio rispettivamente il rinnovo
  del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    16 settembre 1997 della Sezione
degli stranieri,

-    25 settembre 1997 del Consiglio di
Stato;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________, cittadino
tunisino, si è unito in matrimonio il __________ a __________ (provincia di
__________, Italia) con __________, cittadina italiana al beneficio di un
permesso di domicilio in Svizzera.

Il 13 ottobre 1987 l'interessato ha ottenuto un permesso di
tolleranza per vivere con la moglie in Svizzera. Tale permesso, di dimora dal
15 dicembre 1988, è stato più volte rinnovato, l'ultima volta con scadenza al
14 agosto 1996.

Egli svolge attualmente l'attività di rappresentante
(commercio di autoveicoli con vari Paesi dell'Est Europa).

 

 

                                  B.   Il 29 gennaio 1997, la
Sezione degli stranieri ha respinto l'istanza presentata il 30 luglio 1996 da
__________ tendente al rilascio del permesso di domicilio.

Secondo l'autorità cantonale, il richiedente - oltre ad avere
a suo carico varie esecuzioni ed attestati di carenza beni per diverse migliaia
di franchi - avrebbe interessato più volte i servizi di polizia e sarebbe già
stato oggetto di ammonimento; essendo la moglie nel frattempo trasferitasi a
__________ (I), egli potrebbe pertanto andare a vivere presso di lei in tale
località.

 

 

                                  C.   Adìto il 13 febbraio 1997 da
__________, il Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame il 20 agosto 1997.

Secondo il Governo cantonale, il ricorrente - a cui viene
rimproverato un comportamento che evidenzierebbe difficoltà di integrazione,
segnatamente visti i precedenti penali - soddisferebbe i requisiti per
un'espulsione, avendo violato l'ordine pubblico. La misura sarebbe pertanto
adeguata alle circostanze e ossequiosa del principio della proporzionalità, dal
momento che un suo reinserimento nel Paese d'origine o in Italia - dove dispone
di un visto di reingresso essendo coniuge di cittadina italiana - sarebbe
proponibile e ragionevolmente esigibile.

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando il rilascio del permesso
di domicilio subordinatamente il rinnovo del permesso di dimora.

Il ricorrente deduce in sostanza l'arbitrarietà della
decisione in quanto egli non avrebbe dato adito a condanne o a procedimenti
penali dopo l'ammonimento da parte della Sezione degli stranieri. Sostiene
inoltre che il processo di ponderazione degli interessi sarebbe manifestamente
falsato e contrario alla presunzione d'innocenza, non essendovi stata alcuna
condanna dal 1991; inoltre le varie procedure esecutive a suo carico, essendo
di carattere civile, non avrebbero alcun supporto per la decisione querelata.

Con istanza pedissequa al gravame, chiede che a quest'ultimo
sia conferito effetto sospensivo.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del ricorso
si oppone la Sezione degli stranieri, adducendo delle argomentazioni di cui si
dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del gravame,
riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è
data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di essere impugnate
con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 1 della
Legge transitoria di applicazione dell'art. 98a della legge federale
sull'organizzazione giudiziaria in materia di diritto degli stranieri, del 12
marzo 1997).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di
polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento
la legislazione federale non conferisce alcun diritto. L'art. 4 LDDS stabilisce
che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni
della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del
permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto
all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di
una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale
(DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii). Nel caso specifico
entrano in linea di conto, a questo riguardo, gli art. 17 cpv. 2 LDDS e 8 CEDU.

 

1.3. Giusta l'art. 17 cpv. 2 primo e secondo periodo LDDS, il
coniuge straniero sposato con una persona in possesso del permesso di domicilio
ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora fintanto che i
coniugi vivono insieme. Dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni,
anche il coniuge ha diritto al permesso di domicilio. Il ricorrente ha dunque
diritto, di principio, al postulato permesso di domicilio. Sposato dal 1982 con
una cittadina italiana titolare di un permesso di domicilio, è al beneficio di
un permesso di dimora dal 1988. A partire da quel momento non risulta infatti
dagli atti che nei successivi 5 anni i coniugi non abbiano vissuto insieme
regolarmente e ininterrottamente. Il quesito a sapere se esista un motivo di
espulsione e se, di conseguenza, il permesso possa essergli rifiutato attiene
al merito (DTF 118 Ib 151; RDAT-I 1994 n. 55). Assodato che per le ragioni
dianzi esposte la fattispecie potrebbe essere dedotta in giudizio innanzi al
Tribunale federale mediante un ricorso di diritto amministrativo, la competenza
di questo Tribunale è quindi data.

 

1.4. Va poi osservato che l'art. 8 CEDU concede un diritto a
un permesso agli stranieri che intendono vivere in Svizzera con un parente
stretto, il quale dispone di un diritto di soggiorno stabile (nazionalità
svizzera o domicilio). Una simile pretesa sussiste tuttavia solo a condizione
che la relazione tra lo straniero e il proprio parente sia stretta, intatta e
effettivamente vissuta (DTF 122 II 5 consid. 1e; 118 Ib 157 consid. c con
rinvii). Per la risoluzione della vertenza non è ad ogni buon conto necessario
esaminare più a fondo la natura e l'intensità del legame familiare che lega il
ricorrente alla moglie. In effetti, per le ragioni che seguono, per quanto
riguarda un'eventuale violazione dell'art. 8 CEDU, nella misura in cui è
ammissibile, il ricorso va comunque respinto nel merito.

 

1.5. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 46 PAmm) e presentato
da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto
ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza procedere
ad accertamenti istruttori (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Giusta l'art. 17 cpv.
2 ultimo periodo LDDS, il diritto dello straniero al rilascio del permesso si
estingue se questi viola l'ordine pubblico. Detto rifiuto deve rispettare il
principio della proporzionalità. I motivi di estinzione di questo diritto sono
tuttavia meno severi di quanto richiesto dall'art. 7 cpv. 1 in fine LDDS, il
quale stabilisce che deve sussistere un motivo di espulsione per negare al
coniuge straniero di un cittadino svizzero il rilascio o la proroga del
permesso sollecitato. Considerato che una violazione minore dell'ordine
pubblico è una ragione sufficiente per rifiutare la concessione del permesso,
l'interesse privato dello straniero e della sua famiglia a rimanere in Svizzera
ha, nell'ambito della ponderazione degli interessi pubblici e privati in presenza
(art. 11 cpv. 3 LDDS), meno importanza che se si fosse trattato di
un'espulsione (DTF 120 Ib 130 consid. 4a). Inoltre, l'art. 10 cpv. 1 lett. b
LDDS dispone che lo straniero può essere espulso quando la sua condotta in
generale e i suoi atti permettano di concludere che egli non vuole o non è
capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita.

 

2.2. Il diritto al rispetto della vita privata e famigliare
di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale
diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU "in quanto tale ingerenza
sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società
democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il
benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della
salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà
altrui". In questo contesto, va effettuata una ponderazione di tutti gli
interessi pubblici e privati in gioco. In particolare, va esaminato se si può
esigere dai familiari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che lascino il
nostro paese per seguire la straniero al quale è stato rifiutato un permesso di
dimora. La facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno straniero
dev'essere ammessa tanto più facilmente che la presenza in Svizzera di costui,
a causa del suo comportamento, risulta indesiderabile. Va nondimeno precisato
che il solo fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che
lascino la Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente per
accogliere il ricorso (DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid. 4a).

 

 

                                   3.   3.1. Nel caso specifico,
come correttamente rilevato dall'Esecutivo cantonale, il ricorrente ha
ripetutamente interessato i servizi di polizia, nonché le autorità amministrative
e giudiziarie di vari Cantoni:

 

22 febbraio 1974      Sentenza di condanna a 2 mesi di
detenzione, sospesi condizionalmente, per ripetuto furto;

 

17 luglio 1974          Divieto d'entrata dell'Ufficio
federale degli stranieri sino al 17 giugno 1977;

 

13 settembre 1974   Sentenza del Bezirksgericht di
Zurigo di condanna a 2 mesi di detenzione (dedotti 45 giorni di carcere
preventivo sofferti), da espiare, e all'espulsione di 10 anni dal territorio
svizzero, per falsità in certificati e violazione alla LDDS;

 

26 marzo 1975        Sentenza del Tribunal de district
de Bienne di condanna a 10 mesi di detenzione (dedotti 60 giorni di carcere
preventivo sofferti), sospesi condizionalmente, e all'espulsione di 10 anni dal
territorio svizzero, per ripetuto furto consumato e tentato (fatti accaduti tra
il 15 novembre 1974 e il 12 dicembre 1974);

 

23 luglio 1975          Sentenza del Bezirksgericht di
Zurigo di condanna a 6 mesi di detenzione (dedotti 90 giorni di carcere
preventivo sofferti), da espiare, per ripetuta violazione del bando; in tale
occasione il Tribunale di Zurigo ha revocato la sospensione condizionale delle
pene inflitte il 22 febbraio 1974 e il 26 marzo 1975, ordinandone l'esecuzione
che in seguito è stata effettuata;

 

25 marzo 1983        Rapporto d'arresto della Polizia
del Cantone Ticino per violazione del bando;

 

30 marzo 1983        Decreto d'accusa del Procuratore
Pubblico del Cantone Ticino per la suddetta infrazione e condanna alla pena di
9 giorni di detenzione;

 

29 marzo 1985        Sentenza contumaciale del
Bezirksgericht di Zurigo di condanna a 3 mesi di detenzione effettiva (dedotti
12 giorni già sofferti di carcere preventivo), per violazione del bando,

 

15 agosto 1986       Rapporto d'arresto della Polizia
del Cantone Ticino per violazione del bando;

 

18 agosto 1986       Invio dell'interessato nel Canton
Zurigo per l'espiazione della pena inflitta con la suddetta sentenza del 29
marzo 1985;

 

8 aprile 1991           Revoca della licenza di
condurre per un mese;

 

16 dicembre 1991    Decreto d'accusa del Procuratore
Pubblico del Cantone Ticino con cui viene inflitta al ricorrente la pena di 60
giorni di detenzione, oltre all'espulsione del territorio della Confederazione
svizzera per il periodo di 5 anni, per i titoli di ripetuto furto e ripetuta
truffa; entrambe le sanzioni sono state sospese condizionalmente per un periodo
di prova di 5 anni;

 

29 gennaio 1992      Decisione di ammonimento della
Sezione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni del Cantone Ticino a
seguito della condanna del 16 dicembre 1991 e dei precedenti di polizia (cfr.
Rapporto 2 dicembre 1989 della Polizia del Cantone Ticino per presunta attività
abusiva e soggiorno illegale a Zugo presso il fratello; Rapporto d'arresto 6
aprile 1990 della Polizia del Cantone Ticino per presunta truffa, falsità in
documenti e certificati e infrazione alla LDDS per soggiorno illegale; Rapporto
15 luglio 1990 della Polizia del Cantone Ticino per vie di fatto, lesioni,
minacce e ingiurie;

1993                       Rapporto 5 dicembre 1993
della Polizia del Cantone Ticino per richiesta di rogatoria da parte della Polizia
del Canton Zugo;

                              Incarto pendente presso
il Ministero Pubblico del Cantone Ticino (a seguito di esposto penale per il
reato ipotizzato di furto) abbandonato internamente dall'anzidetta Autorità per
impossibilità di reperire il denunciato, come pure per il disinteresse dei
denuncianti (cfr. scritto 29 luglio 1997 Ministero Pubblico/Servizio dei
ricorsi).

 

                                         Nel contesto dei
precedenti penali dell'insorgente, si rilevano varie condanne per truffa, furto
e violazione del bando. Occorre inoltre osservare che già la pena accessoria
dell'espulsione sospesa condizionalmente non è, in concreto, di rilievo. In
effetti, l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue
uno scopo differente di quello dell'autorità penale. Nel determinare se pronunciare
o meno l'espulsione di un condannato straniero giusta l'art. 55 CP oppure di
pronunciarla accordando la sospensione condizionale, il giudice penale terrà
conto, anzitutto, del reinserimento sociale dell'interessato; per l'autorità
amministrativa è invece determinante il mantenimento dell'ordine e della
sicurezza pubblici. Ne deriva che l'apprezzamento effettuato dall'autorità di
polizia degli stranieri può avere, nei confronti dello straniero, ripercussioni
più rigorose di quello dell'autorità penale (DTF 120 Ib 132 consid. 5b; 114 Ib
4 consid. 3a).

Le infrazioni commesse dal ricorrente, anche se non di
particolare gravità, non sono comunque lievi, tanto che alcune sono state
soggette a recidiva (furto, violazione del bando). Con il suo comportamento,
l'interessato ha dimostrato di non riuscire ad integrarsi alla realtà elvetica,
tanto da adempiere pure i requisiti per l'espulsione. Difatti, l'art. 16 cpv. 2
ODDS dispone che l'espulsione può sembrare giustificata conformemente all'art.
10 cpv. 1 lett. b LDDS segnatamente quando lo straniero contravviene gravemente
o reiteratamente alle disposizioni di legge o alle decisioni dell'autorità.

Ne è risultato in concreto un ammonimento il 29 gennaio 1992
ai sensi dell'art. 16 cpv. 3 ODDS.

 

3.2. Il ricorrente non contesta le risultanze risalenti sino
alla decisione di ammonimento. Si duole del fatto che il Governo cantonale ha
tenuto conto anche della segnalazione (rogatoria) di Zugo e della denuncia
pendente presso il Ministero Pubblico (nel frattempo archiviata internamente
come da scritto 29 luglio 1997 del Procuratore Pubblico) per fondare la propria
decisione allorquando tali circostanze non avrebbero portato ad alcuna condanna
o procedimento di interesse pubblico aperto, donde una violazione della presunzione
d'innocenza.

                                         Sennonché l'insorgente
dimentica quanto sancito dalla giurisprudenza federale (v. supra, consid. 2.1.)
secondo cui già una violazione minore dell'ordine pubblico è una ragione
sufficiente per rifiutare la concessione del permesso di dimora e che non
necessariamente debba sussistere un motivo di espulsione, tantomeno a seguito
di una condanna penale. In merito alla denuncia occorre tener presente il
comportamento assunto dall'interessato che si è mostrato irreperibile: il
Procuratore Pubblico ha infatti comunicato il 29 luglio 1997 al Servizio dei
ricorsi del Consiglio di Stato che il procedimento penale "è stato
abbandonato internamente in quanto non è mai stato possibile rintracciarlo per
poterlo sentire (come risulta dal rapporto di polizia 22.01.1996), come pure
per il disinteresse da parte dei denuncianti".

 

                                         L'insorgente è stato
ammonito il 29 gennaio 1992 dalla Sezione cantonale degli stranieri, la quale
gli fece presente "che nel caso di recidiva o di comportamento
scorretto, sarà pronunciata l'espulsione dalla Svizzera, senz'altra
formalità". Tale decisione è cresciuta in giudicato, non essendo
stata impugnata. Ora, come correttamente accertato dall'Esecutivo cantonale,
egli ha ancora interessato in seguito i servizi di polizia e varie autorità. E'
stato oggetto difatti di svariate procedure esecutive; dagli atti risulta pure
che si è comportato in modo arrogante (cfr. rapporto di polizia 28 novembre
1996; lettera 15 maggio 1996 inviata al ricorrente dall'amministrazione dello
stabile dove dice di risiedere il ricorrente, dalla quale si evince il comportamento
scortese e minaccioso tenuto dal ricorrente nell'ambito di un loro contatto);
le diverse citazioni e interpellazioni della polizia (anche telefoniche e
dirette presso l'abitazione) sono rimaste prive di riscontro. Senza dimenticare
che la Polizia comunale di __________ ha pure osservato la difficile
reperibilità del ricorrente in occasione dell'intimazione dei precetti
esecutivi spiccati nei suoi confronti (cfr. rapporto 5 agosto 1996). Non
risulta che l'insorgente abbia giustificato in modo attendibile la sua
irreperibilità ed il suo comportamento in tutti questi episodi.

Ma vi è di più. Interrogato dalla Polizia cantonale il 29
ottobre 1996, il ricorrente ha dichiarato di acquistare"i veicoli sia
da garage che da commercianti e rivendo dette auto a stranieri che poi le
esportano, all'estero in vari Paesi dell'Est". Sollecitato dall'agente
interrogante circa la quantità di auto vendute, egli ha risposto "Non
mi ricordo in quanto non ho una ditta e non tengo una contabilità. In ogni caso
quello che guadagno mi basta per vivere." Ha in seguito dichiarato che
"Non sono proprietario di alcuna autovettura. I miei spostamenti li
faccio con una vettura marca OPEL Ascona, colore blu celeste, targata Italia
no. sconosciuti, di proprietà di mio cognato __________, res. a __________.
Inoltre uso la vettura di mia moglie marca __________, di colore blu scuro,
__________. La vettura che uso di più è quella intestata a mia moglie".

Malgrado tale attività - che può lasciare invero perplessi,
l'interessato non rammentando nemmeno il numero di automobili da lui vendute in
un anno - egli ha contratto debiti che non ha ripagato: al 1° ottobre 1996
risultavano a suo carico 18 attestati di carenza beni per un totale di fr. 64
320.05 e due esecuzioni pendenti per un totale di fr. 18 764.–. L'insorgente
nel suo memoriale ricorsuale non nega l'esistenza ancora oggi di tali procedure
esecutive, limitandosi ad asserire che un suo allontanamento dalla Svizzera non
sarebbe di interesse per i suoi creditori. Ora, oltre al fatto che il diniego
di un permesso in materia di diritto degli stranieri non dipende dall'interesse
o meno dei creditori dell'istante, non si può nemmeno escludere una sua recidiva
circa le infrazioni già a suo tempo commesse soprattutto alla luce della sua
attività commerciale e considerate le sue attuali difficoltà finanziarie tanto
da dover pure far capo al sussidio cantonale per la Cassa malati (cfr. verbale
d'interrogatorio di polizia 29 ottobre 1996 pag. 2).

 

3.3. Dall'altro lato, non si può escludere che la moglie
cittadina italiana possa andare a vivere con il marito nel Paese d'origine di
quest'ultimo oppure in Italia dove le condizioni di vita non sono molto diverse
di quelle esistenti in Svizzera, soprattutto nella fascia di confine. Difatti
la moglie ha già dimostrato di poter risiedere a __________ dove ha trascorso
la seconda metà del 1996 e dove vive anche il cognato dell'insorgente, secondo
quanto da egli dichiarato nel corso del proprio interrogatorio di polizia citato.
Tale soluzione è perfettamente ipotizzabile, a maggior ragione dal momento che
l'insorgente dispone di un visto di reingresso per più viaggi (permesso di
soggiorno) rilasciato dalle autorità italiane l'8 agosto 1996 con validità sino
al 18 luglio 1998 ed è coniuge di cittadina italiana (v. lettera 24 ottobre
1994 __________ al Municipio di __________ con cui comunica la facoltà da parte
del marito di accedere alla cittadinanza italiana).

 

 

                                   4.   Tenuto conto dell'insieme
delle circostanze, l'interesse privato del ricorrente a vivere in Svizzera con
sua moglie non è preponderante rispetto all'interesse pubblico ad allontanare
uno straniero il quale ha rappresentato e rappresenta tuttora una minaccia per
l'ordine pubblico, e che ha pure dimostrato di non volersi o di non essere
capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita denotando
il fallimento della sua integrazione. Il ricorrente afferma di essere in
Svizzera da dieci anni e di avere avuto un comportamento ineccepibile dopo
l'ammonimento; ma vedendo già l'atteggiamento da egli assunto (v. consid. 3) e
i rischi concreti di recidiva, come pure il fatto di non aver dimostrato
l'effettiva intensità dei suoi legami con la società elvetica, gli elementi da
lui invocati, di per sé, non sono sufficienti per prevalere sull'interesse
pubblico volto al suo rinvio e che ha portato a negargli il permesso sollecitato.

 

Rifiutando di rinnovare il permesso di dimora e di concedere
un permesso di domicilio al ricorrente, la Sezione degli stranieri non ha
pertanto disatteso né l'art. 17 cpv. 2 LDDS né l'art. 8 CEDU. Difatti, la
decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere di
apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri in
ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura intrapresa. Ancorché
severa, le decisione non appare di conseguenza insostenibile.

 

 

                                   5.   Visto l'esito del gravame
la domanda di effetto sospensivo formulata dal ricorrente diviene in ogni caso priva
di oggetto.

La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art.
28 PAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 1 della Legge transitoria di
applicazione dell'art. 98a della legge federale sull'organizzazione giudiziaria
in materia di diritto degli stranieri del 12 marzo 1997; 10 cpv. 1, 11 cpv. 3,
17 cpv. 2 LDDS; 16 ODDS; 3, 18, 28, 43, 46, 60 PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                         § Di conseguenza
__________, cittadino tunisino, è tenuto a lasciare il territorio del Cantone
Ticino entro il 31 marzo 1998 notificandone la partenza al competente Ufficio
regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese per complessivi fr. 800.- sono poste a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

 

 

	

  
                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario