# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c44d131c-ddcc-5236-a593-8db3134f17b0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.05.2024 D-3160/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3160-2024_2024-05-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3160/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico 

con l’approvazione del giudice Yannick Antoniazza-Hafner;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Senza nazionalità, alias 

A._______, nato il (…), Siria, alias 

A._______, nato il (…), Apolide,  

con la moglie 

B._______, nata il (…), Senza nazionalità, alias 

B._______, nata il (…), Siria, alias 

B._______, nata il (…), Apolide,  

entrambi rappresentati da Idris Hajo,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 14 maggio 2024 / N (…). 

 

 

D-3160/2024 

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Fatti: 

A.  

A.a Gli interessati, hanno presentato una domanda d’asilo in Svizzera 

l’(…) aprile 2024. Dai riscontri dattiloscopici dell’unità centrale del sistema 

europeo “Eurodac” del 9 aprile 2024, è risultato che i richiedenti avevano 

depositato una domanda d’asilo pregressa in Croazia il (…). 

A.b In data (…) aprile 2024, si è tenuto con entrambi gli interessati un col-

loquio personale fondato sull’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i cri-

teri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: RD III). In tale ambito essi sono in particolare stati sentiti circa i 

motivi che si opporrebbero alla trattazione della loro domanda d’asilo da 

parte della Croazia, nonché rispetto al loro stato di salute. Segnatamente, 

in tale contesto essi hanno riportato che, dopo aver trascorso (…) o (…) 

giorni in Croazia, sarebbero tornati in C._______ dove avrebbero soggior-

nato per (…) o (…) mesi rispettivamente (…) o (…) mesi, prima d’intrapren-

dere nuovamente il viaggio verso la Svizzera, dove già si troverebbero tutti 

i famigliari della richiedente. Per provare tali loro asserti, hanno prodotto, 

in copia, un contratto d’affitto (…) e due biglietti del bus per la tratta  

D._______-E._______.  

A.c Il 22 aprile 2024, la SEM ha presentato all’autorità croata preposta, 

due domande separate di ripresa in carico dei richiedenti, sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III. Non avendo risposto entro il termine regola-

mentare, con messaggio elettronico del 7 maggio 2024, l’autorità elvetica 

competente ha informato la sua omologa croata, che la Svizzera riteneva 

la Croazia, a partire dal 7 maggio 2024, lo Stato membro responsabile per 

l’esame della domanda d’asilo degli interessati. Altresì, sulla base dei due 

certificati di riconoscimento presentati dai richiedenti, la SEM in data 

10 maggio 2024, ha modificato la loro nazionalità principale, registrandoli 

come “senza nazionalità”.  

B.  

Con decisione del 14 maggio 2024 – notificata il giorno successivo (cfr. 

[atto della SEM] n. [{…}]-41/1) con pure la sottoscrizione della cessazione 

del mandato di rappresentanza legale da parte di entrambi i richiedenti (cfr. 

n. 42/1 e 43/1) – la SEM non è entrata nel merito della loro domanda d’asilo 

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giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con conseguente pronuncia 

del trasferimento dei medesimi verso la Croazia ed esecuzione della pre-

detta misura. 

C.  

Tramite il ricorso del 21 maggio 2024, in tedesco (cfr. risultanze proces-

suali), gli interessati hanno impugnato il suddetto provvedimento dinnanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con richieste 

procedurali tendenti d’un canto all’accoglimento dell’istanza di assistenza 

giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese proces-

suali e del relativo anticipo, e d’altro canto, alla trattazione della procedura 

in lingua tedesca. Nel merito, essi hanno postulato l’annullamento della de-

cisione avversata, l’accertamento della competenza della Svizzera alla 

trattazione della loro domanda d’asilo e l’esame della stessa in procedura 

nazionale. Al ricorso, è stato annesso quale nuovo documento, la copia 

della procura con il quale si è legittimato il nuovo rappresentante legale dei 

ricorrenti. 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto en-

trare nel merito del gravame. 

2.  

In applicazione dell’art. 33a cpv. 1 PA, una parte può presentare il suo ri-

corso in una lingua ufficiale svizzera di sua scelta (cfr. anche in merito  

PATRICIA EGLI in: Waldmann/Krauskopf [ed.], Praxiskommentar VwVG,  

3a ed., 2023, n. 2 seg., pag. 899). Nella presente disamina, il ricorrente ha 

introdotto il suo ricorso in lingua tedesca, chiedendo che la procedura ri-

corsuale venisse trattata in tale idioma. Tuttavia, non avendo presentato 

alcuna motivazione a supporto di tale richiesta, ed essendo la decisione 

impugnata stata redatta in italiano, il Tribunale non ravvede alcuna ragione 

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per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 prima frase PA, appli-

cabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF. Il procedimento segue 

quindi la lingua della decisione impugnata. 

3.  

Il ricorso, essendo manifestamente infondato per i motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 

lett. e LAsi), nonché la decisione è motivata soltanto sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi). Inoltre, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale ri-

nuncia allo scambio di scritti. 

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

5.  

Preliminarmente, il Tribunale osserva che, le censure iniziali dei ricorrenti 

circa l’accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti 

da parte della SEM, come pure la derivante lesione del principio inquisitorio 

da parte della medesima autorità (cfr. ricorso, lett. B, p.to 1, pag. 2), non 

trovano alcun riscontro nelle motivazioni ricorsuali successive, che in realtà 

intendono rimettere in causa l’apprezzamento effettuato dalla SEM, rile-

vando quindi del merito della vertenza. Visto quanto precede, non si en-

trerà quindi maggiormente in merito delle predette immotivate censure for-

mali. 

6.  

6.1 Proseguendo nell’analisi, la SEM, nel contesto della procedura Dublino 

e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), come 

è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai sensi 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un nuovo 

esame di determinazione dello Stato membro competente secondo il capo 

III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione espressa 

o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro Stato è 

competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. 

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6.2 Nel caso in parola, essendo che le richieste di ripresa in carico presen-

tate dalla SEM in data 22 aprile 2024 e fondate sull’art. 18 par. 1 lett. b RD 

III (cfr. n. 27/10 e 30/10), non hanno ricevuto risposta entro il termine rego-

lamentare ex art. 25 par. 1 RD III, la stessa equivale ad un’accettazione 

implicita delle richieste da parte della Croazia (art. 25 par. 2 RD III), come 

tra l’altro comunicato a ragione dalla SEM al predetto Stato membro (cfr. 

n. 33/1). Ciò comporta l’obbligo per la Croazia di riprendere in carico gli 

interessati, compreso l’obbligo di adottare disposizioni all’arrivo degli stessi 

secondo l’art. 25 par. 2 RD III. Di conseguenza, la competenza della  

Croazia è di principio data. 

6.3 Le censure sollevate in sede ricorsuale, non sono atte ad inficiare la 

predetta conclusione. 

6.3.1 Innanzitutto, circa la presenza in Svizzera dei famigliari – genitori, 

fratelli e sorelle – della ricorrente (cfr. n. 24/3 e 25/3), di cui si prevalgono 

gli insorgenti anche in fase ricorsuale per opporsi ad un loro trasferimento 

verso la Croazia, il Tribunale osserva, come già constatato rettamente dalla 

SEM nella decisione avversata, che gli stessi non risultano rientrare nella 

definizione di membri della famiglia dell’insorgente ai sensi dell’art. 2 lett. g 

RD III. Inoltre, gli asserti generici ricorsuali degli insorgenti, circa i timori e 

lo stato di salute psichico della ricorrente, che necessiterebbe della pre-

senza della sua famiglia risiedente sul suolo elvetico, non trovano alcun 

riscontro concreto e circostanziato agli atti di causa. Si evidenzia in tale 

contesto come, la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psi-

cologico per la stessa – come è quanto risulterebbe dalle allegazioni degli 

insorgenti – non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza per poter 

applicare l’art. 16 par. 1 RD III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.5; sentenza 

del Tribunale D-2168/2021 del 12 aprile 2023 consid. 6.4 con ulteriore rif. 

cit.). Il Tribunale non intravvede quindi neppure alcuna relazione stretta ed 

effettiva o ancora di particolare dipendenza ai sensi della giurisprudenza 

topica in materia (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1, 139 I 330 consid. 2.1 con 

rif. cit., 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi citata; DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.3.3 e 8.3.5; sentenze del Tribunale E-3704/2022 del 27 otto-

bre 2022 consid. 6.3, D-1968/2022 del 5 maggio 2022 consid. 8.5.1), per-

ché la ricorrente – e men che meno il ricorrente – possano prevalersi vali-

damente dell’applicazione dell’art. 16 par. 1 RD III o dell’art. 8 par. 1 CEDU, 

tra l’altro norme che non citano nel loro gravame, per opporsi ad un loro 

trasferimento verso la Croazia. 

6.3.2 In secondo luogo, le circostanze sollevate nel ricorso dagli insorgenti, 

che loro non avrebbero presentato alcuna domanda d’asilo nel succitato 

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Paese, ma che sarebbero soltanto stati registrati obbligatoriamente nello 

stesso da parte delle autorità croate, in quanto la loro meta non sarebbe 

stata la Croazia, bensì la Svizzera, risultano essere ininfluenti ai fini della 

determinazione dello Stato membro competente. Difatti, tali asserti si scon-

trano in modo chiaro con i dati evincibili dagli estratti Eurodac del 

9 aprile 2024, dove vi è registrata non soltanto la data del prelevamento 

delle loro impronte dattiloscopiche, bensì pure quella di deposito della do-

manda d’asilo in Croazia il (…) (cfr. n. 7/1, 8/1, 13/1 e 14/1). A tal proposito 

si rammenta inoltre ai ricorrenti, che la determinazione dello Stato membro 

competente avviene sulla base della situazione esistente al momento in 

cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazionale per 

la prima volta in uno Stato membro (cfr. art. 7 par. 2 RD III) e che tramite 

l’esame della domanda da parte di un unico Stato membro (“one chance 

only”), il RD III intende far fronte al fenomeno delle domande d’asilo multi-

ple (“asylum shopping”). I ricorrenti, non hanno pertanto la possibilità di 

scegliere autonomamente lo Stato nel quale la loro domanda d’asilo verrà 

esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3). Inoltre, circa la registrazione 

involontaria delle loro impronte digitali in Croazia, si rammenta che tutti gli 

Stati membri Dublino sono obbligati a rilevare le impronte digitali di cittadini 

di Paesi terzi o apolidi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 del 

Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che istituisce l’«Eurodac» per il confronto delle impronte 

digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]). In proposito, anche le afferma-

zioni del tutto generiche e per nulla sostanziate del ricorrente, che in Croa-

zia avrebbero loro detto che dovevano andare via (cfr. n. 25/3), reiterate 

anche nel ricorso (cfr. p.to 3, pag. 3), non sono in grado di mutare le succi-

tate conclusioni del Tribunale. 

6.3.3 In terzo ed ultimo luogo, a differenza di quanto argomentato nel gra-

vame dagli insorgenti, come a ragione già motivato in modo completo e 

convincente nella decisione avversata dall’autorità sindacata – alla quale 

per questo si rinvia per quanto non verrà esplicitato dappresso ed onde 

evitare inutili ridondanze (cfr. p.to II, pag. 4 della decisione impugnata) – 

anche agli occhi del Tribunale, i ricorrenti non sono riusciti a dimostrare con 

i loro generici asserti nonché la presentazione di copie di documenti (un 

contratto di affitto […] e due biglietti di bus nominali), che essi abbiano sog-

giornato al di fuori del territorio degli Stati membri Dublino per almeno tre 

mesi (cfr. art. 19 par. 2 RD III). Nel loro ricorso, essi non hanno neppure 

sostanziato meglio o corroborato tali loro asserti con degli indizi o docu-

menti concreti e circostanziati (cfr. a tal proposito l’Allegato II del Regola-

mento di esecuzione [UE] N. 118/20214 della Commissione del 30 gen-

naio 2014 che modifica il regolamento [CE] n. 1560/2003 recante modalità 

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di applicazione del regolamento [CE] n. 343/2003 del Consiglio che stabi-

lisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro compe-

tente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo, GU L 39/1 dell’8 febbraio 2014). 

Altresì, non si possono in alcun modo seguire gli asserti ricorsuali degli 

insorgenti, allorché ravvedono nell’inazione della Croazia una sua implicita 

espressione d’incompetenza a causa della loro permanenza in C._______ 

per più di (…) mesi. Invero, la Croazia disponeva di tutti gli elementi per 

determinarsi sulla sua competenza, anche ed in particolare riguardo alle 

informazioni e documenti relativi al loro asserito soggiorno in C._______; 

ma tuttavia non ha stabilito in alcun modo che essi si sarebbero allontanati 

dallo Spazio Dublino per almeno tre mesi, come esatto dall’art. 19 par. 2 

RD III. Quindi, nemmeno queste loro dichiarazioni ricorsuali, sono in grado 

di far cessare la competenza della Croazia. 

7.  

7.1 Ciò posto, occorre tuttavia esaminare se, come lo ritengono i ricorrenti 

nel loro gravame chiedendo l’applicazione dell’art. 3 par. 2 RD III, vi siano 

fondati motivi di ritenere che sussistano in Croazia delle carenze sistemi-

che nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 

364/1 del 18.1.2000; di seguito: CartaUE). 

7.2 Come i ricorrenti evidenziano nelle loro allegazioni ricorsuali, anche il 

Tribunale, nella sua giurisprudenza, ha ammesso la forte probabilità, per i 

richiedenti l’asilo che entrano per la prima volta nel territorio croato, che si 

producano regolarmente in Croazia dei respingimenti illeciti alla frontiera, 

o ancora delle violenze eccessive (cfr. sentenza di riferimento E-1488/2020 

del 22 marzo 2023 consid. 9.3.5 in relazione con il consid. 9.3.2). Tuttavia, 

per quanto concerne i richiedenti trasferiti in Croazia sulla base del RD III, 

il Tribunale è giunto alla conclusione che questi abbiano in principio ac-

cesso alla procedura d’asilo in tale paese e ha statuito che, nel quadro sia 

di una procedura di presa in carico (“take charge”) che di una di ripresa in 

carico (“take back”), le persone trasferite non rischino, secondo un’alta pro-

babilità, di essere esposte ad una violazione dei loro diritti derivanti dal 

principio di non-respingimento. Ha inoltre negato che nella procedura 

d’asilo e nelle condizioni d’accoglienza in Croazia, sussistano delle ca-

renze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, che farebbe apparire il 

trasferimento dei richiedenti come generalmente inammissibile (cfr. sen-

tenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 succitata consid. 9.4 e 9.5). 

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7.3 Ora, i ricorrenti, con le loro del tutto generiche argomentazioni ricorsuali 

(cfr. ricorso, p.to 4, pag. 4), non fondate in alcun modo sulla loro esperienza 

personale, non sono in grado di ribaltare la presunzione di rispetto da parte 

della Croazia dei diritti dei richiedenti l’asilo nell’ambito di una procedura di 

ripresa in carico Dublino. Invero, dalle dichiarazioni da loro rese nell’ambito 

del colloquio Dublino, si evince come essi abbiano potuto entrare al primo 

tentativo in Croazia e di aver rilasciato le loro impronte digitali, nonché di 

essere potuti ripartire in piena libertà, dopo (…) o (…) giorni di permanenza 

sul suolo croato (cfr. n. 24/3 e 25/3). In tal senso, non si può dare alcun 

credito alle allegazioni ricorsuali degli insorgenti, laddove in modo del tutto 

generale, in quanto non supportati da alcun indizio oggettivo, serio e con-

creto, presentano la situazione d’accoglienza dei richiedenti l’asilo in Croa-

zia, come violante i diritti umani, con respingimenti alla frontiera, e delle 

condizioni d’esistenza minime lacunose e carenti.  

7.4 Ne discende quindi che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 RD III non si giu-

stifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Occorre ancora esaminare se, come lo richiedono gli insorgenti nel ri-

corso (cfr. p.to 4, pag. 5 e p.to 5, pag. 6), nella fattispecie risulti applicabile 

la clausola discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di so-

vranità”), disposizione concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a 

cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). Quest’ultima disposizione prevede che se 

“motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente 

per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di quest’ultima disposi-

zione, la SEM, dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di 

destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazio-

nale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare 

la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il 

Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1).  

8.2 Innanzitutto, e visto anche quanto già sopra ritenuto circa l’inconsi-

stenza degli asserti resi dagli insorgenti nel loro gravame, essi non hanno 

fornito degli indizi seri e concreti suscettibili di comprovare che un loro ri-

torno in Croazia li esporrebbe al rischio di essere privati del sostentamento 

minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della diret-

tiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

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26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza). Gli insorgenti non 

hanno peraltro né dimostrato, né reso verosimile, con elementi concreti e 

sostanziati, l’esistenza di un rischio concreto che le autorità croate rifiute-

rebbero di riprenderli in carico e che non porterebbero a termine l’esame 

della loro domanda d’asilo, in violazione della direttiva 2013/32/UE del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure co-

muni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale. Inoltre, essi non hanno fornito alcun elemento concreto su-

scettibile di dimostrare che la Croazia non rispetterebbe il principio di non-

respingimento e quindi non ottempererebbe ai suoi obblighi internazionali, 

allontanandoli verso un paese dove, la loro vita, la loro integrità fisica o la 

loro libertà, sarebbero seriamente minacciate, o ancora da dove rischie-

rebbero di essere obbligati a recarsi in un tale paese. In proposito si sotto-

linea ancora come, essendo la Croazia uno stato di diritto con un sistema 

giudiziario funzionante, nulla permette di ritenere che gli insorgenti non 

possano far valere i loro diritti di fronte alle istanze superiori in tale Paese 

– e perfino adire la Corte europea dei diritti dell'uomo – se ritenessero che 

la loro domanda d’asilo non sia trattata in modo corretto, o che le autorità 

croate vengano meno ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale e 

regolamentare, in particolare in materia di accoglienza. 

8.3 Proseguendo nell’analisi, per quanto concerne gli asserti ricorsuali de-

gli insorgenti che essi in Croazia non si sentirebbero al sicuro, in quanto 

potrebbe ivi raggiungerli un (…) della ricorrente che vorrebbe uccidere 

quest’ultima a causa del fatto che non lo avrebbe sposato (cfr. ricorso, p.to 

3, pag. 3), gli stessi risultano essere delle mere ipotesi ed illazioni, non 

fondate su alcun elemento di qualsivoglia sostanza e concretezza. In me-

rito, apparterrà a loro indirizzarsi alle autorità di polizia e di perseguimento 

competenti croate, alle quali non risulta si siano mai rivolti in passato, per 

richiedere protezione contro delle eventuali concrete azioni o minacce fu-

ture dirette contro di loro da parte di terze persone. Ciò essendo che le 

autorità croate sono in principio disposte, ed in grado di offrire l’adeguata 

protezione in tal senso, se richiesta. 

8.4 Infine, anche dal profilo medico, a differenza di quanto sostenuto dai 

ricorrenti soltanto con il ricorso, il Tribunale alla stessa stregua dell’autorità 

inferiore non ravvede alcuna problematica medica da impedirne il loro tra-

sferimento in Croazia (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo 

N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, Grande Camera, n. 26565/06; 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, Grande Camera, §181 

segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Difatti, rappresentano delle allegazioni 

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del tutto nuove e non supportate da alcun elemento di qualsivoglia so-

stanza e concretezza, che la ricorrente sarebbe affetta psichicamente, ad-

dirittura andando ad ipotizzare, in quanto senza alcun documento medico 

attestante lo stesso, che ella avrebbe sintomi di una sindrome post-trau-

matica da stress, ansia e depressione (cfr. ricorso, p.to 3, pag. 3). Al con-

trario, dagli atti all’inserto si evince come entrambi i ricorrenti abbiano rife-

rito di stare bene di salute (cfr. n. 24/3 e n. 25/3), e non abbiano mai dichia-

rato – né ai documenti all’incarto sono presenti dei documenti che atteste-

rebbero dello stesso – di essere traumatizzati in qualsivoglia modo. L’unica 

visita medica effettuata dalla ricorrente, referta esclusivamente una leggera 

faringite d’origine virale, per la quale le era stata prescritta una terapia far-

macologica (cfr. n. 36/2). Il fatto poi che ella abbia potuto accedere ad un 

medico in Svizzera, senza esporre neppure in tale contesto altre lamentele 

e problematiche, contrasta quanto genericamente asserito soltanto nel loro 

gravame dagli insorgenti, che la ricorrente avrebbe difficoltà a trovare uno 

specialista per i suoi supposti problemi psicologici e psichiatrici (cfr. ricorso, 

p.to 3, pag. 3 seg.). A tal proposito, vale ancora la pena evidenziare, come 

è responsabilità della ricorrente di consultare l’infermeria del Centro fede-

rale dove si trova alloggiata, per segnalare qualsiasi problematica medica. 

Non avendolo fatto in passato, e non supportando i ricorrenti i loro nuovi 

asserti ricorsuali con degli elementi o prove concreti, gli stessi paiono es-

sere meramente pretestuosi. Del resto, se essi in futuro dovessero neces-

sitare di cure mediche, potranno senz’altro beneficiarne in Croazia, paese 

che dispone di strutture mediche adeguate, anche per la cura di eventuali 

patologie psichiatriche (cfr. ex multis la sentenza del Tribunale  

E-4732/2022 del 31 ottobre 2022 consid. 6.3.4). Se i ricorrenti dovessero 

ritenere che i loro diritti in tal senso vengano violati dalle autorità croate, 

apparterrà a loro adire le preposte vie legali presenti nel paese, per far 

valere gli stessi (cfr. art. 26 direttiva accoglienza in relazione all’art. 19 

par. 1 e 2 direttiva accoglienza). 

8.5 Visto quanto precede, i ricorrenti non sono riusciti a provare o a rendere 

verosimile che un loro trasferimento in Croazia li esponga ad un rischio 

serio e concreto di trattamenti inumani o degradanti, che comporti la viola-

zione di disposizioni internazionali. 

8.6 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per concludere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-

prezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun mo-

tivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III 

rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

D-3160/2024 

Pagina 11 

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da parte 

della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico degli insor-

genti in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

10.  

In conclusione, con il provvedimento impugnato, l’autorità inferiore non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione dell’autorità inferiore confermata. 

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda degli insor-

genti tendente alla concessione dell’esenzione dal versamento di un anti-

cipo sulle presunte spese processuali, risulta divenuta senza oggetto. 

12.  

Altresì, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

14.  

La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-3160/2024 

Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: