# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6814b906-66ad-53c8-acd9-968cf8dc0e5f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-11
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 11.09.2009 ZK1 2009 15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZK1-2009-15_2009-09-11.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 11 settembre 2009 Comunicata per iscritto il:
ZK1 09 15

Sentenza 
I. Camera civile

Presidenza presidente Brunner
Giudici vicepresidente Schlenker e Michael Dürst
Attuario Crameri

Visto l'appello civile

di X., attore, convenuto in riconvenzione ed appellante,

contro

la sentenza del Tribunale distrettuale Moesa del 9 dicembre 2008, comunicata il 18 
marzo 2009, in re dell’attore, convenuto in riconvenzione ed appellante contro A., 
convenuto, attore riconvenzionale ed appellato, rappresentato dall’avv. lic. iur. 
Roberto A. Keller, Piazza de la Grida, 6535 Roveredo,

concernente azione di accertamento di servitù

è risultato:

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I. Fattispecie

A. X. è proprietario della particella no. _ (vigneto) a G., in zona GD.. Per 
accedere da questo fondo alla strada cantonale è stata costituita a suo favore ed a 
carico della particella no. _ di A. una servitù di passo pedonale, il cui tracciato il 
2002 è completamente stato distrutto da una frana. Alla ricostruzione del cammino, 
voluta da X., A. s’è opposto. 

B. L’8 settembre 2006 X. ha proposto azione “d’autorizzazione per ripristino 
diritto di servitù” al Presidente del Circolo di G.. All’udienza di conciliazione del 18 
ottobre 2006 l’attore ha chiesto:

“1. L’istanza processuale è accolta.

2. Alla parte istante è concessa l’autorizzazione per presentare una 
domanda di ricostruzione del passaggio concernente il diritto di passo a 
carico del fondo _ NT ed a favore del fondo _ NT e meglio che concerne 
la costruzione di una scalinata sul terreno A. da eseguire secondo lo 
schizzo agli atti, indi attraversa il muro di contenimento in territorio del 
Comune di G. pure secondo progetti agli atti, spese amministrative per 
la licenza a carico della parte richiedente. Resta riservata la decisione 
dell’organo pubblico competente. 

3. In via subordinata alla parte istante è concessa l’autorizzazione per 
presentare una domanda di ricostruzione del passaggio concernente il 
diritto di passo a carico del fondo _ NT ed a favore del fondo _ NT e 
meglio secondo il contenuto, il tracciato e le modalità indicate nei 
considerandi, spese amministrative per la licenza a carico della parte 
richiedente. Resta riservata la decisione dell’organo pubblico 
competente.

4. Spese, tasse e ripetibili protestate.”

Il verbale di conciliazione è stato tenuto in sospeso, con l’accordo delle parti, per tre 
mesi in vista di una possibile transazione giudiziaria. Non essendosi le parti 
accordate in giudizio, l’attore ha chiesto il rilascio del libello. Di conseguenza il 
convenuto ha postulato:

“1. L’istanza processuale è integralmente respinta.

2. Con protesta di spese, tasse e ripetibili tutte.” 

Inoltre ha proposto azione riconvenzionale coi seguenti petiti:

“a) In via principale

1. È giudizialmente accertato che la servitù di passo pedonale a favore 
del fondo no. _ e a carico del fondo no. _ nel registro fondiario del 
Comune di G. ha perso ogni interesse.

1.1 Per conseguenza, è fatto ordine all’Ufficiale del registro 
fondiario del Circondario della E. di procedere alla 
cancellazione della servitù di passo a favore della parcella no. 

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_ e a carico della parcella no. _ nel registro fondiario del 
Comune di G..

2. Con protesta di ogni spesa e tassa, comprese quelle di registro 
fondiario, e ripetibili.

b) In via subordinata

1. È giudizialmente ordinato il riscatto oneroso della servitù di passo 
pedonale a favore della parcella no. _ e a carico della parcella no. 
_ nel registro fondiario del Comune di G.. Pertanto, l’attore 
riconvenzionale verserà al convenuto in riconvenzione l’importo di 
CHF 500.00 alla crescita in giudicato della sentenza di prima 
istanza.

1.1 Per conseguenza, è fatto ordine all’Ufficiale del registro 
fondiario del Circondario della E. di procedere alla 
cancellazione della servitù di passo a favore della parcella no. 
_ e a carico della parcella no. _ nel registro fondiario del 
Comune di G..

2. Con protesta di ogni spesa e tassa, comprese quelle di registro 
fondiario, e ripetibili.

c) In via ancor più subordinata

1. È giudizialmente ordinato il riscatto oneroso della servitù di passo 
pedonale a favore della parcella no. _ e a carico della parcella no. 
_ nel registro fondiario del Comune di G.. Pertanto, l’attore 
riconvenzionale verserà al convenuto in riconvenzione l’importo di 
riscatto stabilito secondo apprezzamento del giudice adito.

1.1 Per conseguenza, è fatto ordine all’Ufficiale del registro 
fondiario del Circondario della E. di procedere alla 
cancellazione della servitù di passo a favore della parcella no. 
_ e a carico della parcella no. _ nel registro fondiario del 
Comune di G..

2. Con protesta di ogni spesa e tassa, comprese quelle di registro 
fondiario, e ripetibili.

Il convenuto in riconvenzione ha postulato:

“1. L’azione riconvenzionale (in via principale, in via subordinata e ancor 
più subordinata)è integralmente respinta.

2. Tasse e spese di giustizia e ripetibili protestate.”

Il libello coi suesposti petiti è stato notificato alle parti il 23 marzo 2007. 

C. Proseguita la causa colle stesse richieste con istanza processuale del 19 
aprile 2007 nonché risposta e istanza riconvenzionale del 14 maggio 2007 come 
pure con un secondo scambio di scritti dell’11 giugno (replica e risposta 
riconvenzionale), 11 luglio (duplica e replica riconvenzionale) e 30 luglio 2007 
(duplica riconvenzionale), dopo aver udito le parti ed i testi, con sentenza del 9 

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dicembre 2008, comunicata il 18 marzo 2009, il Tribunale distrettuale Moesa ha 
giudicato:

“1. L’istanza processuale 19 aprile 2007 è respinta.

1.1. La tassa di giudizio di CHF 1'500.--, di scritturazione di CHF 328.--e le 
spese diverse di CHF 118.--, per complessivi CHF 1'946.--, sono a 
carico dell’attore, con l’obbligo di versare al convenuto l’importo di 
CHF 3'500.-- a titolo di ripetibili.

2. L’istanza riconvenzionale 14 maggio 2007 è parzialmente accolta.

2.1. È accertato che sono adempiuti i presupposti per ottenere la 
cancellazione della servitù di passo pedonale a favore del fondo no. 
_ NT e a carico del fondo no. _ NT nel registro fondiario del 
Circondario della E., G.. La relativa richiesta di cancellazione potrà 
avvenire da parte del proprietario del fondo serviente previo 
versamento al proprietario del fondo dominante dell’importo di CHF 
2'500.--.

2.2. La tassa di giudizio di CHF 1'500.--, di scritturazione di CHF 328.--
e le spese diverse di CHF 118.--, per complessivi CHF 1'946.--, 
sono a carico delle parti in ragione di 1/2 ciascuna. Le ripetibili sono 
compensate.

3. (Comunicazione a).”

D. Con appello del 9 aprile 2009 l’attore e convenuto in riconvenzione è insorto 
contro questo giudizio al Tribunale cantonale dei Grigioni ed ha chiesto, con 
protesta di spese, tasse e ripetibili di prima e seconda istanza, di modificarlo nel 
senso che le domande di cui all’istanza processuale del 19 aprile 2007 nonché alla 
replica e risposta riconvenzionale dell’11 giugno 2007 sono accolte.

L’attore in riconvenzione ed appellato ha proposto, protestando spese, tasse e 
ripetibili, di respingere integralmente l’appello.

II. Considerandi

1. Innanzitutto è da deplorare, che l’appello in inosservanza dell’art. 219 cpv. 1 
CPC non è stato dichiarato unicamente con le proposte formulate a modifica della 
sentenza, ma è stato motivato in modo estensivo. Intanto nella procedura d’appello 
è il presidente della camera, che decide se l’appello va motivato in occasione del 
dibattimento orale o eventualmente per iscritto (art. 224 cpv. 2 CPC). La 
presentazione di una dichiarazione d’appello motivata per iscritto non ha però per 
conseguenza che l’appello dovrebbe essere dichiarato irricevibile. Considerato il 
fatto che la motivazione dell’appello è già stata inoltrata è piuttosto promossa la 
procedura scritta e la controparte è invitata a prendere posizione. Dato poi che gli 
ulteriori requisiti formali sono adempiti, l’appello è ricevibile in ordine.

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2. Colla sua azione X. mira ad ottenere l’autorizzazione per l’inoltro di una 
domanda di costruzione, affinché possa riesercitare l’iscritta servitù (di passo 
pedonale lungo il confine con la particella no. _) a carico della particella no. _ ed a 
favore del suo fondo no. _; vale a dire ricostruire la scalinata e smantellare 
parzialmente il muro di contenimento per aprire un varco nello stesso. Egli fonda la 
sua richiesta sull’art. 737 cpv. 1 CC. L’istanza precedente ha respinto il petito nel 
senso di una seconda motivazione, riferendosi alla DTF 115 IV 26 ed osservando 
che l’attore avrebbe dovuto agire diversamente. Il giusto modo di procedere non è 
però stato precisamente esposto.

2.1 Ai sensi dell’art. 737 cpv. 1 CC l’avente diritto ad una servitù può fare tutto 
ciò che è necessario per la sua conservazione e per il suo esercizio. Nella dottrina 
queste azioni sono dette adminicula servitutis e sono da reputare tacitamente 
permesse, poiché sono il mezzo necessario per raggiungere lo scopo (Liver, 
Zürcher Kommentar zum ZGB, Bd. IV/1, 2. Aufl. 1980, art. 737 n. 11). Mantenuta è 
una servitù, stabilendo, mantenendo o ristabilendo sul fondo serviente lo stato reale, 
che permette il libero esercizio della servitù (Liver, op. cit., art. 737 n.39). Nella DTF 
115 IV 26 il Tribunale federale ha esposto che l’avente diritto alla servitù, che compie 
le anzidette azioni per il mantenimento della stessa, non è obbligato a far capo alla 
via giudiziaria, ma può procedere grazie alla sua posizione di titolare del diritto reale 
(limitato). Detto in altre parole, l’avente diritto alla servitù non deve chiedere al 
proprietario del fondo serviente il consenso per un’attività edilizia destinata al 
semplice mantenimento ed esercizio della servitù. Di proprio diritto egli può eseguire 
questi lavori, rispettivamente presentare indipendentemente una relativa domanda 
di costruzione all’autorità edilizia. Se il proprietario del fondo giunge alla conclusione 
che l’avente diritto alla servitù, colla pianificata attività edilizia, eccede i limiti della 
propria competenza derivanti dal diritto di servitù, può fare opposizione e la 
controversia va risolta promuovendo la privatistica procedura d’opposizione in 
materia edilizia - nel Cantone dei Grigioni la procedura di precetto giudiziario quale 
processo di protezione del possesso (art. 146 CPC) - caso mai l’azione ordinaria 
(actio confessoria), (cfr. anche Liver, op. cit., art. 737 n. 42; Petit-pierre, Basler 
Kommentar zum ZGB, Bd. II, 3. Aufl. 2007, art. 737 n. 16).

Dalla dottrina relativa al diritto edilizio pubblico può essere desunto che con riguardo 
all’esame di una domanda di costruzione - segnatamente in caso di costruzioni su 
terreno altrui - il comune può esigere che vi sia la legittimazione di diritto civile 
(Fritzsche/Bösch, Zürcher Planungs- und Baurecht, 3. Aufl. Zürich 2003, cifra 
20.5.1.2; Zaugg/Ludwig, Kommentar zum Baugesetz des Kantons Bern, Bd. I, 3. 
Aufl. Bern 2007, Art. 2 N 4). Ciò può esser fatto tramite la dichiarazione del 

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proprietario del fondo (approvazione della domanda di costruzione) o la prova di un 
relativo diritto (reale o obbligatorio), concesso già nel passato. Inammissibile 
sarebbe se il comune - come nel concreto caso - nonostante un chiaro diritto iscritto 
a registro fondiario, richiedesse in più il consenso del proprietario fondiario. Con 
questo pretenderebbe di nuovo la concessione del relativo diritto da parte del 
proprietario del fondo, ciò che viola riconosciuti principi giuridici e sarebbe pura 
vessazione. Dando per scontato che le servitù di regola non fanno felice il 
proprietario gravato, ad inutili ostacoli sarebbe lasciato campo libero. Dato che 
nessuno può essere costretto a dare la sua firma rispettivamente il suo consenso 
per un progetto di costruzione del titolare della servitù a questo stato del diritto deve 
esserci un’alternativa giuridica. Questa è la prova della legittimazione in altro modo 
(iscrizione a registro fondiario, contratto, sentenza). Dall’autorità edilizia un’ulteriore 
approvazione del progetto di costruzione rispettivamente una precedente 
definizione del contenuto di una servitù da parte del giudice civile può essere 
pretesa - semmai - unicamente nel caso di situazioni non chiare (Zaugg/Ludwig, op. 
cit., art. 2 n. 4a). Nel concreto caso la servitù è però definita chiaramente nell’atto 
costitutivo: Larghezza 80 cm, lungo il confine del fondo C., dalla strada cantonale 
fino alla parcella X.. Il ripristino del passo pedonale fino al muro di contenimento 
potrebbe quindi essere autorizzato senza problemi. La questione di sapere se il 
muro di contenimento, sito sul confine delle parcelle _ (A.) e _ (X.), può essere 
sfondato è in prima linea di diritto pubblico, dato che questo è un’opera pubblica. 
Infatti, stando agli atti processuali, trattasi di un progetto forestale, eretto 
prevalentemente a spese della mano pubblica per proteggere le case da ulteriori 
frane. Questo esame dev’essere fatto dall’autorità edilizia indipendentemente da 
eventuali diritti civili. Nel senso menzionato pure l’art. 89 cpv. 3 seconda frase LPTC 
esige soltanto che siano dimostrati i necessari diritti per l’urbanizzazione su terreno 
altrui. Nell’evenienza concreta solamente con scritto del 10 maggio 2007 a X. (atto 
III) il comune ha chiesto un accordo dei due proprietari fondiari e l’iscrizione a 
registro fondiario. Manifestamente esso non ha affrontato i veri fatti rispettivamente 
le premesse giuridiche, dato che esiste già un relativo diritto reale limitato quale 
servitù. X. avrebbe dovuto chiarire la questione col comune ed eventualmente 
richiedere una decisione impugnabile.

2.2 Giusta l’art. 48 cpv. 1 CPC si deve entrare nel merito di un’azione soltanto 
nella misura in cui sussista un interesse legale a che si decida giudizialmente. 
Questo requisito, denominato il più delle volte interesse ad agire, è un presupposto 
processuale generale concernente l’oggetto della lite nel senso di una condizione 
per l’ammissibilità del processo. L’azione dev’essere conveniente o opportuna, vale 

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a dire lo scopo ammissibilmente perseguito dall’attore colla stessa dev’essere in 
ogni modo raggiungibile e il beneficiario non può perseguire obiettivi disapprovati 
dal diritto. Il giudice non deve e non può darsi premura per processi, che sono inutili, 
dall’inizio ambiscono all’irraggiungibile o che perseguitano scopi estranei al 
processo. Chi invoca la protezione del giudice deve perciò avere, secondo 
ragionevole discrezione, un interesse essenziale, che il suo assunto giuridico è 
giudizialmente confermato. Per esempio ad un’azione di contestazione della 
graduatoria, che è un’azione costitutiva, poiché non determina la prestazione del 
debitore al creditore, ma il contenuto della graduatoria, quale base per la 
ripartizione, v’è di regola interesse ad agire. Infatti, la costituzione del diritto può 
essere raggiunta unicamente coll’azione e la sentenza. Questa regola però 
concerne solo l’aspetto della via, su cui è raggiunta la pretesa conseguenza 
giuridica, rimanendo la via sbarrata anche a tal riguardo per mancanza d’interesse 
ad agire, se il rapporto giuridico è già costituito. Ad un’azione di nullità del 
matrimonio non v’è interesse ad agire, se il matrimonio è già stato sciolto per 
divorzio, poiché l’azione di nullità non può raggiungere il suo scopo processuale 
(PTC 1998 no. 22 cons. 4.1). 

Per la condotta di processi superflui non v’è interesse ad agire. Ciò è in concreto il 
caso, poiché l’appellante può inoltrare una relativa domanda di costruzione anche 
senza il consenso/la firma del proprietario del fondo serviente e non è legato alla 
sua collaborazione. Altra è la questione poi, se la domanda di costruzione in 
applicazione del diritto pubblico sarà accolta, rispettivamente se il proprietario del 
fondo serviente interporrà opposizione facendo valere che la domanda oltrepassa i 
diritti dell’avente diritto alla servitù. Senza interesse ad agire manca però un 
presupposto processuale e l’istanza precedente avrebbe dovuto dichiarare 
irricevibile l’azione al posto di respingerla. Ciò è da correggere d’ufficio.

In simili circostanze può rimanere aperta la questione di sapere se il petito, che non 
conteneva esplicitamente che per l’inoltro della domanda di costruzione era 
richiesto il consenso del proprietario del fondo A., era formalmente inammissibile, 
come hanno ammesso i primi giudici. Invece è anche qui da ribadire che la corretta 
conseguenza giuridica non è la reiezione, bensì l’irricevibilità dell’azione.

3. Già nel corso della procedura di conciliazione il convenuto ha proposto 
azione riconvenzionale. Con questa egli voleva ottenere la cancellazione della 
servitù in questione in applicazione dell’art. 736 cpv. 1, eventualmente cpv. 2 CC. I 
giudici di primo grado hanno di massima accolto il petito eventuale e constatato che 
le premesse per la cancellazione della servitù (diritto di passo pedonale a favore del 

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fondo no. _ ed a carico della particella no. _) erano adempite. A loro dire, previo 
versamento dell’importo di fr. 2'500.-- all’avente diritto alla servitù, la cancellazione 
da parte del proprietario della particella gravata poteva essere richiesta. L’appello 
dell’attore volge anche attorno alla cancellazione del diritto di passo. Colla memoria 
egli fa innanzitutto valere che la riconvenzione non è ammissibile, poiché la stretta 
connessione coll’azione principale, pretesa dall’art. 14 CPC, non è data ed inoltre vi 
sono diversi tipi d’azioni (azione di condanna/azione costitutiva). Ma queste 
obiezioni sono sollevate a torto.

3.1 Ai sensi dell’art. 14 cpv. 2 CPC l’azione riconvenzionale è ammessa, se essa 
è strettamente correlativa alla contropretesa oppure se entrambe le pretese sono 
compensabili e se per entrambe le azioni è previsto lo stesso genere di procedura. 
La connessione pretesa dalla legge sussiste, se l’azione principale e la 
riconvenzione derivano dallo stesso rapporto giuridico o se concernono lo stesso 
oggetto; inoltre anche se v’è un nesso tra la riconvenzione ed un mezzo di difesa 
del convenuto nel processo principale. L’azione principale e la riconvenzione non 
devono essere incondizionatamente di stessa natura, ma a diritti reali possono 
essere opposte anche pretese personali ed a diritti obbligatori pretese di diritto di 
famiglia. Nello stesso senso ad una richiesta di condanna può esser opposta, in 
riconvenzione, una pretesa dichiarativa (d’accertamento) o costitutiva (PTC 1998 
no. 8; vedi anche Karl Spühler, Kommentar GestG, Basel 2001, art. 6 n. 12). Nel 
concreto caso l’azione riconvenzionale è quindi possibile anche se dirimpetto sta 
un’azione di condanna. La connessione è poi data; infatti trattasi della stessa 
servitù, dello stesso rapporto giuridico (contratto di costituzione del diritto di passo). 
I summenzionati presupposti sono perciò adempiti. 

Nella PTC 2003 no. 9 cons. 3c è però esposto che la riconvenzione dev’essere 
vagliata unicamente se si può entrare nel merito dell’azione principale. Dato che i 
giudici di primo grado, giudicando correttamente, avrebbero dovuto dichiarare 
l’azione principale irricevibile, questo aspetto dev’essere esaminato in modo più 
dettagliato. L’azione riconvenzionale non è solo oggetto del codice di procedura 
civile cantonale, bensì anche della Legge federale sul foro in materia civile del 24 
marzo 2000 (LForo, RS 272), entrata in vigore il 1° gennaio 2001. La dottrina 
dominante interpreta l’art. 6 cpv. 2 di questa legge nel senso che la riconvenzione 
non viene meno, se non si può entrare nel merito dell’azione principale 
(Müller/Wirth, Gerichtsstandsgesetz, Zürich 2001, art. 6 n. 22 e 23; Karl Spühler, 
op. cit., art. 6 n. 18; Kellerhals/Güngerich, Gerichtsstandgesetz, Bern 2005, art. 6 n. 
45). Dato che il diritto federale ha la priorità rispetto a quello cantonale, una a questo 

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riguardo altra interpretazione dell’art. 14 CPC sarebbe insignificante. La PTC 2003 
no. 9 è in tal senso da relativizzare.

Del resto va rilevato che il convenuto ha proposto la sua riconvenzione già in 
occasione della procedura di conciliazione e conformemente alla PTC 1998 no. 8 
essa può essere reputata un’indipendente seconda azione, sicché non segue il 
destino della prima. 

3.2 L’istanza precedente ha ritenuto che la servitù non avesse perso ogni 
interesse nel senso dell’art. 736 cpv. 1 CC, ma che conformemente al cpv. 2 di 
questo disposto, paragonata alla gravità dell’onere, era di sproporzionata lieve 
importanza, sicché poteva essere riscattata mediante pagamento di un’indennità. 
L’attore riconvenzionale non ha impugnato la sentenza; non è quindi da esaminare, 
se del caso sarebbero adempite le premesse dell’art. 736 cpv. 1 CC. Pure viene a 
cadere l’esame, se un’indennità più bassa di quella assegnata dai primi giudici 
sarebbe adeguata.

3.3 L’art. 736 cpv. 2 CC prevede un confronto degli interessi del proprietario del 
fondo gravato e di quelli dell’avente diritto alla servitù. Prevalgono chiaramente 
quelli del proprietario alla cancellazione della servitù rispetto a quelli dell’avente 
diritto al mantenimento, la cancellazione può essere concessa. Base di partenza è 
l’attuale situazione degli interessi paragonata a quella al momento della costituzione 
della servitù. 

Al tempo della sua costituzione (iscrizione a registro fondiario il 1° aprile 1985, atto 
EEE), la servitù serviva al predecessore di diritto del convenuto in riconvenzione 
quale esclusivo accesso, precisamente quale semplice passo pedonale, al suo 
fondo no. _. Allora egli posteggiava il suo veicolo sulla particella no. _, senza una 
relativa autorizzazione, iscritta a registro fondiario, andava poi a piedi sulla particella 
no. _, lungo la strada cantonale, fino al confine colla particella no. _ (C.) e da qui 
proseguiva sulla particella no. _, in salita lungo il limite della particella no. _, fino al 
fondo no. _. Come è risultato dal processo ZK1 09 7 (sentenza del Tribunale 
cantonale del 17 agosto 2009) non v’è diritto di parcheggio sulla particella no. _, 
sicché per coltivare il fondo no. _ l’attore dovrebbe posteggiare a grande distanza il 
veicolo e senza lo stesso avrebbe da trasportare più lontano gli attrezzi, le piante, il 
raccolto ecc. Ciò diminuisce senza dubbio l’importanza della servitù. L’esercizio 
della servitù è poi reso più difficile, rispettivamente al momento impossibile nel modo 
conforme al contratto di servitù, dal muro di contenimento di circa 12 m di lunghezza, 
circa 2,60 m d’altezza e circa 0,70 m di larghezza in calcestruzzo armato (atti YY/1 

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e FF), costruito a seguito della frana del 2002 a cavalcioni delle particelle nn. _ e _, 
vicino al confine del fondo no. _. Incontestabilmente e dall’appellante riconosciuto 
(memoria d’appello pag. 6 cifra 16), egli dal 1° maggio 2005 è anche proprietario 
del fondo no. _ (atto HHH/5), che confina alla strada cantonale, ad una distanza di 
circa 40 m dall’odierno accesso al menzionato cammino sulla particella no. _. Inoltre 
il convenuto riconvenzionale riconosce che ora coltiva il fondo no. _, accedendo allo 
stesso, addirittura con un carro a motore, su un sentiero, che dal fondo no. _ porta 
al fondo no. _, che è pure di sua proprietà. Dirimpetto a questo nuovo accesso nelle 
immediate vicinanze dell’ex passo può senz’altro essere inferito che la servitù sulla 
particella no. _ ha fortemente perso d’importanza e quindi ritenuto che l’appellante 
con un carro a motore può coltivare più comodamente il suo fondo no. _. Inoltre 
deve esser dato per scontato che egli, senza grande dispendio, può costruire un 
posteggio per veicoli sulla particella no. _ lungo la strada cantonale, sicché da lì, 
passando per la parcella no. _, raggiunge il vicino fondo no. _ più facilmente di prima 
attraverso la particella no. _ lungo la strada cantonale, poi verticalmente su un 
cammino rispettivamente una scala ed infine dovendo ancora superare il muro di 
contenimento. Gli svantaggi addotti dall’appellante (terrazzamento non parallelo dei 
fondi nn. _ e _, prevista recinzione tra queste due particelle) sono di natura 
secondaria e sono ricercati. Non necessaria è anche la costituzione di una 
corrispondente servitù sulle particelle nn. _ e _ a favore del fondo no. _, dato che 
tutte le particelle appartengono al convenuto in riconvenzione ed intenzioni di 
vendita delle stesse non sono riconoscibili.

In confronto é però l’aggravio della particella no. _ con un diritto di passo pedonale 
lungo tutto il confine con la particella no. _ ed a poca distanza dalla casa rilevante. 
Questo diventerebbe notevolmente più grave se si realizzasse l’architettonica 
costruzione per superare il muro di contenimento a nord della particella serviente. 
Non sorgerebbe unicamente una scala in calcestruzzo in questa parte fondo (atto 
HHH/3), ma anche il muro di contenimento rivestito di pietra naturale sarebbe 
spezzato in due da un varco, largo 1 m, fino al terreno vergine (atti FF, YY/5). Nel 
suo rapporto tecnico del 31 marzo 2007 l’ingegnere B. conferma la fattibilità 
dell’intervento, che non mette minimamente in discussione la statica del muro (atto 
YY/1). Intanto non si può non vedere che con questo varco la particella no. _ è 
messa in maggior pericolo, potendo essa essere facilmente invasa da materiale in 
caso di smottamenti del terreno.

Per questi motivi i giudici precedenti hanno a ragione concluso che le premesse per 
il riscatto della servitù di passo ai sensi dell’art. 736 cpv. 2 CC sono adempite. 
Correttamente hanno anche giudicato che il giudice non ha d’ordinare la 

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cancellazione all’ufficio del registro fondiario, ma che è unicamente d’accertare 
giudizialmente che i presupposti della cancellazione - documentando il pagamento 
dell’indennità - sono dati. Spetta poi al proprietario del fondo gravato decidere, se 
vuole effettuare il pagamento ed ottenere la cancellazione o rinunciarvi (Liver, op. 
cit., art. 736 n. 177).

4. Il convenuto riconvenzionale critica che l’indennità di fr. 2'500.--, stabilita 
dall’istanza precedente quale somma di riscatto, è troppo bassa. Egli reputa 
adeguato un indennizzo di almeno fr. 10'000.--. Per prima cosa è da ribadire che 
per la determinazione dell’indennità il giudice gode di un largo potere discrezionale. 
Egli ha da stimare l’ancora rimanente valore della servitù in considerazione della 
mutata situazione degli interessi. L’appellante non si occupa dettagliatamente dei 
considerandi dei primi giudici, che hanno portato alla stima e la ritiene globalmente 
arbitraria. Ciò è inammissibile, piuttosto avrebbe dovuto confrontarsi in modo 
approfondito coi motivi dell’istanza inferiore e mettere in evidenza perché questi non 
sono pertinenti. Del resto le riflessioni dei giudici di primo grado corrispondono alla 
ponderazione degli interessi fatta da questa istanza d’appello, in cui essa coi giudici 
precedenti giunge alla conclusione che l’interesse dell’appellante a mantenere la 
servitù in questione sia oramai d’esigua importanza. Ai motivi supplementari, 
menzionati dall’appellante (memoria d’appello pag. 30), va ribadito che è 
incomprensibile, che la realizzazione di un semplice sentiero sulla particella no. _ 
per raggiungere il fondo no. _ abbia per conseguenza la perdita di un intero terrazzo. 
Prescindendo da ciò v’è manifestamente già oggi un accesso dalla particella no. _ 
al fondo no. _, dato che l’appellante coltiva quest’ultimo notoriamente già adesso 
passando per la sua particella no. _. Già esposto è che la costituzione di servitù a 
carico delle particelle nn. _ e _ ed a favore del fondo no. _ non é necessaria, poiché 
l’appellante è proprietario delle tre particelle e non fa valere che abbia al loro 
riguardo l’intenzione di venderle. Per questi motivi la fissazione della somma di 
riscatto a fr. 2'500.-- non è da criticare.

5. Da tutto quanto esposto, le pretese dell’appellante si rivelano 
manifestamente infondate. L’appello va perciò deciso nel senso che la cifra 1 prima 
frase dell’impugnata sentenza è annullata d’ufficio e l’azione è dichiarata irricevibile. 
Per il resto l’impugnativa è respinta.

6. I costi processuali e l’indennità a titolo di ripetibili seguono la soccombenza 
(art. 122 cpv. 1 e 2 CPC).

pagina  12 — 12

III. La I. Camera civile giudica

1. L’appello è deciso nel senso che la cifra 1 prima frase dell’impugnata 
sentenza è annullata d’ufficio e l’azione è dichiarata irricevibile.

Per il resto l’appello è respinto

2. I costi della procedura d’appello, composti dalla tassa di giustizia di fr. 5'000.-- 
e di scritturazione di fr. 192.--, quindi di complessivi fr. 5'192.--, vanno a carico 
dell’appellante, che rifonde all’appellato un’indennità a titolo di ripetibili di fr. 
1'500.-- (IVA inclusa).

3. Contro questa decisione con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.-- può 
essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72 e 74 cpv. 2 
lett. a della Legge sul Tribunale federale (LTF) al Tribunale federale, 1000 
C.nna 14, se la controversia concerne una questione di diritto di importanza 
fondamentale. Altrimenti è dato il ricorso sussidiario in materia costituzionale 
ai sensi degli artt. 113 segg. Nei due casi il rimedio giuridico è da inoltrare al 
Tribunale federale per iscritto entro 30 giorni dalla notificazione della 
decisione col testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per 
l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno 
stato gli artt. 29 segg., 72 segg. e 90 segg. LTF.

4. Comunicazione a: