# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 744cc0ed-102a-5a3b-b69d-71f9ba8663bc
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-01-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.01.2019 D-7377/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7377-2018_2019-01-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7377/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  g e n n a i o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Simon Thurnheer;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Albania,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisione della SEM del 20 dicembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-7377/2018 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato congiuntamente alla 

presunta moglie B._______ in data 31 ottobre 2018 in Svizzera, 

i verbali d'audizione del 15 novembre 2018 (di seguito: verbale 1) e del 

10 dicembre 2018 (di seguito: verbale 2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) del 

20 dicembre 2018, notificata il medesimo giorno (cfr. atto E18/1), con la 

quale la SEM ha respinto la domanda d'asilo senza ulteriori chiarimenti 

(art. 40 LAsi [RS 142.31]) ed ha pronunciato l'allontanamento del 

richiedente dalla Svizzera nonché l'esecuzione dell'allontanamento 

medesimo siccome lecita, esigibile e possibile ed ha inoltre indicato che il 

Consiglio federale ha designato l'Albania come Stato esente da 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, 

il ricorso del 27 dicembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 28 dicembre 2018) presentato dall'interessato congiuntamente 

alla compagna B._______ contro detta decisione, con il quale ha concluso 

anzitutto alla congiunzione della causa con quella di B._______, in seguito 

all'annullamento della decisione impugnata e alla concessione dell'asilo in 

Svizzera, in subordine, alla restituzione degli atti all'istanza inferiore per un 

nuovo esame; alla concessione dell'ammissione provvisoria; altresì egli ha 

presentato una domanda di esenzione dal pagamento anticipato delle 

spese di giudizio e del relativo anticipo, con protestate spese e ripetibili,  

l'incarto originale della SEM, pervenuto a codesto Tribunale il 

3 gennaio 2019, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi),  

che, ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti,   

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il richiedente ha dichiarato di essere cittadino albanese di etnia rom e 

di avere lasciato il paese a seguito di problemi avuti con i famigliari di 

B._______ i quali non avrebbero approvato la loro relazione a causa 

dell'età del richiedente e della sua etnia; che in particolare, egli avrebbe 

avuto tre scontri verbali e fisici con il cugino materno della compagna ed 

avrebbe inoltre ricevuto numerose telefonate minatorie; che egli si sarebbe 

sposato con la compagna il 7 aprile 2017 (cfr. verbale 1, pag. 8; verbale 2, 

D23),  

che nella querelata decisione, la SEM, dopo aver rammentato che l'Albania 

rientra tra gli Stati in cui non si rischiano persecuzioni ai sensi dell'art. 6a 

cpv. 2 lett. a LAsi, ha considerato che nel caso concreto non vi sarebbero 

indizi che potrebbero capovolgere la presunzione confutabile dell'assenza 

di persecuzione,  

che invero, la SEM ha reputato che le allegazioni del richiedente da una 

parte non sarebbero rilevanti in materia d'asilo – non avendo egli neppure 

tentato di avvalersi della protezione dello Stato – e dall'altra non sarebbero 

verosimili, 

che infatti, l'interessato non avrebbe sufficientemente motivato il 

cambiamento d'identità e non avrebbe reso verosimile l'asserita relazione 

ed il matrimonio con B._______ né i problemi con i familiari di lei che ne 

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sarebbero conseguiti; che in particolare, non sarebbe credibile che egli si 

sia sposato con il nome di C._______, mentre gli ultimi documenti d'identità 

ottenuti (carta d'identità e passaporto) indicherebbero il nome A._______; 

che altresì, le allegazioni in merito al matrimonio ed alle circostanze in cui 

avrebbe conosciuto B._______ risulterebbero palesemente divergenti da 

quelle invocate dalla stessa, 

che nel ricorso, l'insorgente, unitamente alla compagna, chiede anzitutto la 

congiunzione delle loro cause per motivi di economia processuale, 

essendo loro sposati ed essendo i loro motivi d'asilo essenzialmente 

identici,  

che in seguito, egli contesta la valutazione dell'autorità inferiore e 

considera che la specificità dei loro motivi d'asilo sarebbero tali da 

richiedere quantomeno maggiori approfondimenti, 

che i motivi d'asilo dovrebbero essere considerati rilevanti e verosimili e la 

presunzione di relativa sicurezza dell'Albania non sarebbe sufficiente per 

escludere una valutazione dettagliata del loro bisogno di protezione; che 

essi sarebbero infatti stati esposti e sarebbero ancora esposti a rischi 

gravissimi per la loro vita, 

che inizialmente il Tribunale rileva che di principio ogni decisione 

dell'autorità di prime cure è indipendentemente impugnabile; che tuttavia, 

qualora le decisioni avversate concernono fatti di uguale o simile natura e 

pongono gli stessi o simili termini di diritto, si giustifica la congiunzione delle 

cause e la pronuncia di una sola sentenza per un motivo di economia 

processuale (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungs-gericht, 2a ed. 2013, n. 3.17), 

che nel caso in disamina, pur concernendo fatti di simile natura – per i 

motivi qui di seguito – risultano esservi seri dubbi quanto al matrimonio ed 

alla relazione stessa tra il ricorrente ed B._______, 

che pertanto, la richiesta di congiunzione delle cause è respinta,  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi),  

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che chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi),  

che la qualità di rifugiato è resa verosimile quando l'autorità la ritiene data 

con una probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),  

che sono inverosimili in particolare le allegazioni che, su punti importanti, 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 

cpv. 3 LAsi), 

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi), 

che, stando alle sue dichiarazioni, il richiedente è cittadino albanese; che il 

Consiglio federale ha inserito l'Albania nel novero dei paesi esenti da 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe 

Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, stato: giugno 2014), 

che il ricorrente non ha presentato argomenti o prove suscettibili di 

giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui all'impugnata 

decisione, 

che le allegazioni decisive in materia d'asilo si esauriscono infatti in 

affermazioni contraddittorie e non corroborate da alcun elemento di prova, 

che, come rettamente considerato dall'autorità inferiore, il Tribunale ritiene 

che le dichiarazioni del ricorrente riguardo ai suoi motivi d'asilo siano 

manifestamente inverosimili,  

che infatti, il ricorrente ha fornito dichiarazioni contraddittorie in merito alla 

relazione con la compagna ed ai problemi avuti con i di lei famigliari, 

che in particolare, egli ha indicato in un primo tempo di averla conosciuta 

tre anni fa (cfr. verbale 1, pag. 4), salvo poi indicare nella successiva 

audizione di averla conosciuta due anni fa (cfr. verbale 2, D28); che tale 

seconda versione risulta contraria alle allegazioni di B._______, la quale 

ha a due riprese indicato di aver incontrato il ricorrente per la prima volta 

nel 2015 (cfr. dossier N (…), atto A9, pag. 4; atto A14, D22); che le 

medesime considerazioni valgono anche per quanto riguarda l'inizio della 

convivenza: a novembre 2017 prima che B._______ rimanesse incinta (cfr. 

verbale 1, pag. 11) rispettivamente dopo l'interruzione di gravidanza (cfr. 

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verbale 2, D117); che in seguito, pure incongruenti tra loro risultano le 

dichiarazioni in merito all'interruzione di gravidanza della presunta moglie; 

che il ricorrente ha collocato tale avvenimento due mesi dopo averla 

conosciuta (nel 2016) oppure nel dicembre 2017 (cfr. verbale 1, pag. 4; 

verbale 2, D120), 

che in seguito, non meno contrastanti risultano le dichiarazioni in merito al 

numero di incontri e scontri avuti con il cugino materno di B._______; che 

il ricorrente ha dapprima allegato di aver incontrato il cugino a due riprese: 

la prima presso il nuovo mercato e la seconda una decina di giorni dopo il 

primo incontro in un luogo di scommesse calcistiche (cfr. verbale 1, 

pag. 11), salvo poi dichiarare di averlo incontrato tre volte, tra cui la prima 

volta in una taverna (cfr. verbale 2, D47-D50, D71); che interrogato in 

merito a tali incongruenze, non ha saputo fornire una spiegazione 

convincente; che invero, si è giustificato asserendo di essersi ricordato di 

aver incontrato il cugino anche presso il mercato nuovo (Pazari i Ri); che 

tuttavia, tale incontro era già stato riferito nel corso della prima audizione; 

che anche su questo punto è d'uopo in limine osservare che B._______ ha 

riferito di due incontri, avvenuti tuttavia in ordine inverso – dapprima 

sarebbe avvenuto lo scontro presso il punto di scommesse ed il secondo 

incontro sarebbe avvenuto presso il mercato nuovo (cfr. dossier N (…), 

atto A9, pag. 9); che non avendo reso verosimili gli scontri con il cugino, 

non risulta neppure credibile che egli abbia avuto dei contatti con 

l'organizzazione Hakmarrje Per Drejtsi ("vendetta per giustizia"), di cui egli 

non ha saputo peraltro fornire alcun dettaglio, 

che infine, anche le allegazioni in merito alle minacce telefoniche risultano 

divergenti in maniera ingiustificata (cfr. verbale 2, D103); che invero, 

l'insorgente ha riferito di una quindicina di telefonate, l'ultima ricevuta tre o 

quattro giorni prima dell'espatrio (cfr. verbale 1, pag. 11), mentre 

nell'audizione seguente ha riferito di telefonate quotidiane (cfr. verbale 2, 

D74-D75), 

che altresì, alla luce delle sopracitate incongruenze in merito alla relazione 

con B._______, dei problemi avuti e dell'assenza di mezzi probatori, vi è 

pure luogo di dubitare del matrimonio tra l'insorgente e la compagna; che 

si osserva come sia poco credibile che l'insorgente abbia potuto cambiare 

nome e senza ottenere alcun nuovo documento d'identità si sia potuto 

sposare con la nuova identità, 

che a titolo abbondanziale, lo scrivente Tribunale rileva che il ricorrente ha 

dichiarato essere di etnia rom e per questo motivo i famigliari di B._______ 

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non avrebbero approvato la loro relazione; che tuttavia, dalle precedenti 

richieste d'asilo presentate dall'interessato in Svizzera, risulta che egli si è 

dichiarato di etnia albanese (cfr. atti C1/7 e D7/12), 

che nemmeno quanto addotto nel ricorso può indurre il Tribunale a una 

diversa valutazione, 

che di conseguenza, per tutte queste ragioni, le dichiarazioni del 

richiedente non adempiono alle condizioni di verosimiglianza ai sensi 

dell'art. 7 LAsi, 

che ad ogni modo, quand'anche si dovessero ritenere verosimili i motivi 

d'asilo, come a giusto titolo considerato dalla SEM, essi non sarebbero 

comunque rilevanti; che invero, l'insorgente non si è mai rivolto alle autorità 

né ha mai presentato denuncia e non ha dunque neppure tentato di 

avvalersi della protezione dello Stato (cfr. verbale 1, pag. 11), 

che pertanto, è a giusto titolo che la SEM ha respinto la sua domanda 

d'asilo, 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la Segreteria di 

Stato pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione, tenendo però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 LStrI (RS 142.20) giusta il quale l'esecuzione 

dell'allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), 

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM 

dispone l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l'esecuzione 

dell'allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

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che nel proprio gravame, l'insorgente ha considerato l'esecuzione 

dell'allontanamento non ragionevolmente esigibile,  

che anche agli occhi del Tribunale, non vi sono elementi ostativi 

all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente verso l'Albania, 

che anzitutto l'insorgente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì, non vi 

sono indizi seri per ritenere un rischio personale, concreto e serio di essere 

esposto ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che pertanto, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l'esecuzione 

dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico 

internazionale nonché della LAsi, 

che nel paese d'origine non vige attualmente una situazione di guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della 

popolazione nella totalità del territorio nazionale (art. 83 cpv. 4 LStrI in 

relazione all'art. 44 LAsi), 

che, come già enunciato, il Consiglio federale ha inserito l'Albania nella 

lista dei «Safe Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi e da allora 

si è attenuto a questa valutazione nell'ambito delle periodiche verifiche 

giusta l'art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che neppure dalla situazione personale dell'insorgente, vi sono indizi per 

ritenere una messa in pericolo concreta, 

che inoltre egli non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di 

salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria senza che da 

un esame d'ufficio degli atti emerga la necessità di una permanenza in 

Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 e relativi 

riferimenti), 

che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto 

ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento,  

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi); che l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà 

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procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; 

cfr. DTAF 2008/34 consid. 12), 

che di conseguenza anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la 

querelata decisione va confermata, 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali 

tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione 

degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte, 

che pertanto, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto; 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto,  

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF), 

che la pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: