# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 074ef18a-d85a-50d2-8ff4-819d261d12e2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-12-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.12.1997 14.1997.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-1997-98_1997-12-03.html

## Full Text

Incarto n.

  14.97.00098

  	
  Lugano

  3 dicembre 1997 /FC/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di
  esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta
  dei giudici:

  	
  Cometta, presidente, 

  Pellegrini e Zali

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baur Martinelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo
sulla causa a procedura sommaria appellabile promossa con istanza di fallimento
senza preventiva esecuzione 10 giugno 1997 da

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall'Amministrazione __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato
  dall'avv. __________

   

   

  

 

rilevato
che all'udienza per il contraddittorio del 9 luglio 1997 la convenuta ha
chiesto la reiezione dell'istanza di fallimento, postulando contestualmente il
differimento del fallimento ex art. 725a CO;

 

vista la
sentenza 8 agosto 1997 della Pretore del Distretto di Lugano che ha respinto la
domanda 9 luglio 1997 di __________ di differimento del fallimento e accolto
l'istanza di fallimento 10 giugno 1997 della __________;

 

richiamato
l’appello 14 agosto 1997 di __________ contro la declaratoria di decozione;

 

 

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

                                  A.   La
__________ ha chiesto il fallimento senza preventiva esecuzione di __________,
ritenuto che l'escussa ha sospeso i pagamenti ex art. 190 cpv.1 n.2 LEF come è
dimostrato dagli 8 attestati di carenza di beni dopo pignoramento per complessivi
fr. 372'844.-- emessi a favore dell'istante e a carico dell'escussa (doc. da C
a L) per mancato pagamento, tra l'altro, dell'imposta sulla cifra d'affari
riferita ai periodi trimestrali dal 1° ottobre 1991 al 30 giugno 1992 e dal 1°
gennaio 1993 al 30 settembre 1994 e per il mancato pagamento dell'imposta sul
valore aggiunto riferita al 2. trimestre 1995.

                                         Per
l'istante, la procedura fallimentare è possibile anche per crediti fondati su
imposte e tributi perché il divieto dell'art. 43 LEF non ha effetto quando si
procede senza preventiva esecuzione.

 

                                  B.   All'udienza
per il contraddittorio del 9 luglio 1997 l'escussa si è opposta alla domanda di
fallimento senza preventiva esecuzione senza sollevare qualsivoglia eccezione,
salvo aver formulato con atto coevo istanza di differimento del fallimento ex art.
725a CO, sostenendo che:

                                          
-   l'escussa "si trova in una grave situazione finanziaria", come
emerge dai "bilanci 1994, 1995 e la situazione 1996";

                                          
-   "da oltre un anno nel gruppo __________ è in atto una difficile ma
radicale opera di ristrutturazione e risanamento";

                                          
-   "parecchi attivi sono stati persi in pubblici incanti che hanno
letteralmente disperso importanti valori potenziali";

                                          
-   vi sono ancora creditori privilegiati per fr. 230'000.-- (AVS) e ca. fr.
120'000.-- (LPP);

                                          
-   con le banche sono in atto da mesi "serie trattative che dovrebbero
concludersi con concordati extragiudiziali attorno al 15% del credito";

                                          
-   "gli acquisti continuano ancora regolari e contribuiscono a mantenere
discreta la cifra d'affari delle vendite, con utile, ciò che finora ha permesso
di far fronte ad ammortamenti importanti di debiti chirografari".

 

                                  C.   La
Pretore ha respinto l'istanza 9 luglio 1997 di __________ di differimento del
fallimento ex art. 725a CO, ritenuto che "il riassestamento aziendale
appare di primo acchito escluso alla luce del sovrindebitamento emergente dalla
documentazione prodotta", accogliendo contestualmente la domanda di
fallimento 10 giugno 1997 della __________, atteso che gli 8 attestati di
carenza di beni dopo pignoramento per complessivi fr. 372'844.-- emessi a
favore della creditrice e a carico dell'escussa (doc. da C a L) per mancato
pagamento di imposte e tributi costituiscono - anche a prescindere
dall'attestazione 7 maggio 1997 dell'Ufficio esecuzione di Lugano (doc. B) da
cui emergono esecuzioni in corso per complessivi fr. 747'974.20 e 26 atti di
carenza di beni dal 5 novembre 1996 al 28 aprile 1997 per fr. 792'974.20, già
comprensivi degli 8 noti - "esempio scolastico di sospensione dei pagamenti"
legittimante la declaratoria di decozione senza preventiva esecuzione.

 

                                  D.   In
sede d'appello __________ ha chiesto la reiezione della domanda di fallimento,
protestate spese e ripetibili, atteso che:

                                          
-   "lo stato di insolvenza non è stato provato adeguatamente dalla
__________ ";

                                          
-   "del tutto paradossalmente vista la ratio legis degli art. 43 e 190
LEF combinati, se si ammettesse il fallimento in esame verrebbero ad essere
sfavoriti tutti gli altri creditori dell'appellante, con i quali sono in atto
da mesi delle trattative solutorie concordatarie (in parte già concluse";

                                          
-   "altri creditori sono stati nel frattempo tacitati" e "i
fornitori abituali, quelli che permettono di continuare l'attività, sono a
giorno nei loro incassi";

                                          
-   "sia i pagamenti effettuati prima della richiesta del fallimento che
gli scambi epistolari nell'ottica di un possibile accordo intercorsi tra le
parti tra il 9 luglio 1997 (data dell'udienza per il contraddittorio) e l'8
agosto 1997 (data della decisione di fallimento) vanno considerati e apprezzati
come allegazioni di fatti anteriori al giudizio di fallimento o pseudonova";

                                          
-   durante una precedente realizzazione forzata di attivi la __________ "aveva
già dato prova di immotivata ed irrazionale rigidità quando rifiutò un'offerta
privata per il ritiro in blocco dei beni pignorati a fr. 100'000.-- prima
dell'incanto, andando poi a realizzare l'intero inventario pignorato per fr.
7'500.-- ca. in sede d'asta";

                                          
-   "l'appellante svolge a tutt'oggi la sua regolare attività, con tra
l'altro, importanti forniture a banche, municipi, professionisti, in Svizzera e
in Italia, di mobili d'ufficio in fase di consegna, già pagati ai fornitori,
che permetteranno importanti entrate di liquidità".

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

                                   1.   In
sede di appello è esclusa la facoltà di addurre nuovi fatti, prove ed eccezioni
(art. 321 cpv.1 lett.b CPC, applicabile per il rinvio dell'art. 25 LALEF): il
giudizio d'appello sarà pertanto fondato sulla sola istanza della __________ e
sui documenti da A a M prodotti in prima sede dall'istante e sui doc. da 1 a 4
prodotti dall'escussa. Non si potrà invece tener conto né delle nuove
allegazioni né dei nuovi documenti prodotti dalla debitrice appellante, atteso
che dai combinati art. 174 LEF e 22 cpv.4 LALEF i soli nova o pseudonova
proponibili presuppongono che il debitore provi per mezzo di documenti che il
debito, compresi gli interessi e le spese, è stato estinto o che l'importo
dovuto è stato depositato presso l'autorità giudiziaria superiore a
disposizione del creditore o che il creditore ha ritirato la domanda di
fallimento.

                                         Orbene,
è di tutta evidenza che l'appellante non si avvale dei soli nova o pseudonova ammissibili:
il giudizio avverrà quindi sulla base delle allegazioni e dei documenti fatti
valere in prima sede.

 

 

                                   2.   L'esecuzione
per imposte, tributi, tasse, sportule, ammende e altre prestazioni fondate sul
diritto pubblico e dovute a pubbliche casse o a funzionari ha sempre luogo in
via di pignoramento o di realizzazione del pegno (art. 43 n.1 LEF).

                                         Il
creditore può chiedere al giudice la dichiarazione di fallimento senza
preventiva esecuzione contro il debitore soggetto alla procedura di fallimento
che abbia sospeso i suoi pagamenti (art. 190 cpv.1 n.2 LEF).

 

                                  a)   La
__________ procede contro __________ per mancato pagamento dell'imposta sulla
cifra d'affari e di quella sul valore aggiunto: si tratta pertanto di crediti
per i quali ex art. 43 n.1 LEF non è data la via ordinaria del fallimento.

 

                                  b)   
Oggetto del contendere è, preliminarmente, se la via straordinaria del
fallimento senza preventiva esecuzione di cui all'art. 190 LEF sia aperta
all'ente pubblico per pretese fiscali fondate sul diritto pubblico nel senso
inteso all'art. 43 n.1 LEF.

 

                                   3.   La
norma dell'art. 43 n.1 LEF deroga al sistema legale - in particolare, per una
società anonima, all'art. 39 cpv.1 n.8 LEF - e deve perciò essere interpretata
restrittivamente (DTF 115 III 91 cons.2 e 94 III 71 cons.3), ritenuto che in
linea di principio la specie di esecuzione si determina secondo la persona del
debitore.

 

                                  a)   Secondo
la dottrina dominante, l'art. 43 LEF non esclude che si possa richiedere il
fallimento quando si realizza una delle cosiddette cause materiali di fallimento
previste all'art. 190 cpv.1 n.1-3 LEF, ossia quando si manifesta una
particolare situazione patrimoniale o un discutibile atteggiamento o
comportamento del debitore da cui è possibile dedurre che il pagamento completo
è per certo ipotesi remota (Blumenstein/Locher, System des Steuerrechts, 4.
ed., Zurigo 1992, p.427; Werner Baumann, Die Konkurseröffnung nach dem Bundesgesetz
über Schuldbetreibung und Konkurs, Zurigo 1979, p.12; Hans Georg Lott, Die Besonderheiten
in der Zwangsvollstreckung von eidgenössischen Steuerforderungen nach schweizerischem
Betreibungsrecht, Zurigo 1950, p. 51 e 78; Ernst Blumenstein, Die Zwangsvollstreckung
für öffentlich-rechtliche Geldforderungen nach schweizerischem Recht, in: Festgabe
zur Feier des 50jährigen Bestehens des Schweizerischen Bundesgerichts, Berna
1924, p.211; Carl Jaeger, Das Bundesgesetz betreffend Schuldbetreibung und Konkurs,
vol. I, Zurigo 1911, n.6 ad art. 43 LEF, p.82 e n.1 ad art. 190 LEF, p.592).

 

                                  b)   La
giurisprudenza cantonale (sentenza 31 agosto 1984 della II Camera civile dell'Obergericht
del Cantone Zurigo, in: ZR 1985, n.99, cons.1, p.240; 15 dicembre 1983 della Schuldbetreibungs-
und Konkurskommission dell'Obergericht del Canton Lucerna, in: ASA 53 [1984/85]
p.78 cons.2; 14 aprile 1983 del Rekursrichter für Schuldbetreibung und Konkurs
del Kantonsgericht del Canton San Gallo, in: ASA [Archiv für Schweizerisches Abgaberecht]
53 [1984/85] p.69-71 cons.1; cfr. in senso convergente i giudizi di primo grado
in ASA 53 [1984/85] p.80-81, cons.3 e p.83-84 cons.C) ammette che l'ente
pubblico - quale titolare di pretese di diritto pubblico - possa perseguire
l'escusso nella forma straordinaria del fallimento senza preventiva esecuzione,
atteso che:

                                          
-   non vi è alcun motivo per sfavorire l'ente pubblico quando vi è certezza
che il fallimento è ormai inevitabile;

                                          
-   la possibilità di procedere in via di pignoramento ex art. 43 LEF anche
contro debitore soggetto a fallimento - oltre che ad evitare inutili decozioni
di persone giuridiche o fisiche ancora in grado di risollevarsi da una critica
situazione finanziaria - è intesa anche a favorire l'ente pubblico,
sottraendolo a quella par condicio creditorum che si realizza dopo la
declaratoria di fallimento: quale corollario di siffatto diritto, ben può darsi
facoltà di rinuncia nell'ipotesi straordinaria in cui si realizza una delle
cosiddette cause materiali di fallimento ex l'art. 190 cpv.1 n.1-3 LEF;

                                          
-   la ratio legis originaria che imponeva di salvaguardare la capacità
reddituale produttiva dei soggetti di diritto, in un periodo in cui le
assicurazioni sociali non esistevano, ha oggi perso in sostanza di rilievo
mutandosi nel suo opposto: l'ente pubblico deve infatti poter incassare i
contributi di diritto pubblico per poter far fronte ai sempre crescenti oneri
delle assicurazioni sociali, a meno che la norma di diritto federale su cui si
fonda la pretesa creditoria escluda espressamente il diritto di richiedere il
fallimento senza preventiva esecuzione.

 

                                  c)   Il
Tribunale federale, adito su ricorso di diritto pubblico contro la sentenza 14
aprile 1983 del Rekursrichter für Schuldbetreibung und Konkurs del Kantonsgericht
del Canton San Gallo, è giunto alla conclusione che il giudizio cantonale è ben
lungi dall'essere arbitrario (cfr. sentenza 24 giugno 1983 della II Corte
civile, in: ASA 53 [1984/85] p.73-74 cons.2), ritenuto che:

                                     -   la
decisione cantonale non è in contrasto con giurisprudenza e dottrina;

                                     -   il
ricorrente non spiega perché l'ente pubblico, per pretese di diritto pubblico,
dovrebbe essere sfavorito rispetto ad un privato quando vi è certezza che il
fallimento è ormai inevitabile.

 

                                  d)   Siffatta
giurisprudenza ha poi trovato ulteriore conferma nel pronunciato 6 marzo 1996
della II Corte civile del Tribunale federale che ha respinto il ricorso di
diritto pubblico contro la sentenza 17 gennaio 1996 di questa Camera in re I.
SA c. Confederazione Svizzera (cfr. anche le sentenze inedite 19 novembre 1992
in re S. e 11 febbraio 1991 in re K., citate al cons.2 della sentenza 6 marzo
1996).

                                         Per
costante giurisprudenza della massima istanza, condivisa dalla dottrina unanime
(cfr., tra tanti, Fritzsche/Walder, Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem
Recht, vol. II, Zurigo 1993, §38 n.2, p.87; Roger Giroud, Die Konkurseröffnung und
ihr Aufschub bei der Aktiengesellschaft, 2. ed., Zurigo 1986, p.33 nota 106),
l'autorità cantonale non cade nell'arbitrio ammettendo la possibilità di
chiedere il fallimento senza previa esecuzione ex art. 190 LEF anche per le
pretese di diritto pubblico nel senso dell'art. 43 n.1 LEF. Non si dà ragione
alcuna per sfavorire gli enti pubblici rispetto a un privato qualora si
realizzino le condizioni dell'art. 190 LEF.

 

 

                                  4)   La
__________ procede contro __________ per mancato pagamento dell'imposta sulla
cifra d'affari e di quella sul valore aggiunto. La normativa federale riferita
all'imposta federale sulla cifra d'affari e all'imposta sul valore aggiunto non
prevede norma esplicita che limiti il diritto dell'ente pubblico di procedere
ex art. 190 LEF: non vi è quindi motivo - e l'escussa nemmeno lo pretende, la
sua tesi essendo incentrata, per quanto qui di rilievo e a prescindere da
allegazioni del tutto inconferenti, sulla sola ratio dell'art. 43 LEF - per
negare all'ente pubblico la facoltà di richiedere il fallimento.

 

 

                                  5)   Resta
quindi da esaminare se si realizza una delle cosiddette cause materiali di
fallimento previste all'art. 190 cpv.1 n.1-3 LEF.

 

                                  a)   La
creditrice istante si richiama all'art. 190 cpv.1 n.2 LEF, ritenuto che la
prova della sospensione dei pagamenti risulta in tutta evidenza dagli 8
attestati di carenza di beni dopo pignoramento per complessivi fr. 372'844.--
emessi a favore della creditrice e a carico dell'escussa (doc. da C a L), a
prescindere dall'attestazione 7 maggio 1997 dell'Ufficio esecuzione di Lugano
(doc. B) da cui emergono esecuzioni in corso per complessivi fr. 747'974.20 e
26 atti di carenza di beni dal 5 novembre 1996 al 28 aprile 1997 per fr.
792'974.20, già comprensivi degli 8 noti.

 

                                  b)   Il
creditore può chiedere al giudice la dichiarazione di fallimento senza
preventiva esecuzione contro il debitore soggetto alla procedura di fallimento
che abbia sospeso i suoi pagamenti (art. 190 cpv.1 n.2 LEF).

                                         Si
ha sospensione dei pagamenti quando il debitore lo dichiara espressamente o se
atti concludenti attestano che non è più in grado di pagare debiti esigibili (Kurt
Amonn / Dominik Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6.
ed., Berna 1997, §38 n.14): tra le manifestazioni esteriori della sospensione
dei pagamenti vi è il non pagare debiti incontestati ed esigibili come pure la
reiterazione di opposizioni a precetti esecutivi per l'incasso di debiti incontestati
ed esigibili anche per importi minimi (DTF 15 dicembre 1993 in re A. SA c. Itex
Italgrani Export SA, in: SJ 1994, cons.3a, p.434-435).

                                         Non
occorre poi che il debitore sospenda tutti i suoi versamenti: è sufficiente che
disattenda il pagamento di una parte cospicua di debiti liquidi (DTF 85 III
154; Amonn/Gasser, op. cit., §38 n.15).

 

                                  c)   Nel
caso di specie, 8 attestati di carenza di beni dopo pignoramento per
complessivi fr. 372'844.-- - oltre che esecuzioni in corso per complessivi fr.
747'974.20 e 26 atti di carenza di beni dal 5 novembre 1996 al 28 aprile 1997
per fr. 792'974.20, già comprensivi degli 8 noti - costituiscono esempio
scolastico di sospensione dei pagamenti, ritenuto che l'escussa non eccepisce
alcunché in termini materialmente e processualmente validi.

                                         L'appellante
sembra voler dimenticare che in sede di pignoramento 5 novembre 1996 per un
credito di fr. 7'904.35 oltre accessori e in occasione del pignoramento 5
febbraio 1997 per fr. 7'969.15 oltre accessori "l'amministratore unico
della società debitrice, signor __________, dichiara che la stessa non possiede
altri beni oltre quelli già pignorati a favore di precedenti creditori per
importi notevolmente superiori al loro effettivo valore, per cui si rinuncia ad
un ulteriore pignoramento" (cfr. doc. I e L).

                                         Manifestamente
infondata è la tesi dell'appellante secondo cui potrebbe trattarsi solo di insolvenza
temporanea: basta infatti scorrere i vari attestati di carenza di beni agli
atti per rilevare che l'insolvenza è permanente e duratura e continua anche nel
momento topico per la declaratoria di decozione senza preventiva esecuzione.

                                         Si
realizza pertanto, come rettamente evidenziato dal primo giudice, la causa
materiale di fallimento ex art. 190 cpv.1 n.2 LEF.

 

 

                                   6.   In
via abbondanziale è opportuno rilevare che - a prescindere dai limiti della
proponibilità di nova in appello in conformità dei combinati art. 174 LEF e 22
cpv.4 LALEF, richiamato altresì l'art. 321 cpv.1 lett.b CPC applicabile per il
rinvio dell'art. 25 LALEF - alle stesse conclusioni si sarebbe comunque giunti
anche tenendo conto dei nuovi documenti prodotti in sede d'appello, atteso che
__________ è ben lungi dall'aver dimostrato con documenti di aver onorato una
parte cospicua dei debiti liquidi posti dalla __________ a fondamento
dell'istanza di fallimento senza preventiva esecuzione ex art. 190 cpv.1 n.2
LEF.

 

                                   7.   L'appellazione
della ditta __________ va respinta e di conseguenza, richiamata l'ordinanza
presidenziale di concessione dell'effetto sospensivo parziale, è dichiarato il
fallimento.

                                         La
tassa di giustizia segue la soccombenza (art.52 e 61 cpv.1 OTLEF).

                                         Non
si assegnano indennità all'appellata che non ha presentato osservazioni.

 

 

                                   8.   La
fallita è rinviata, se del caso, all'istituto della revoca del fallimento ex art.
195 LEF, proponibile al pretore nel periodo intercorrente tra la scadenza dei
termini per le insinuazioni dei crediti e la declaratoria di chiusura del
fallimento (art. 195 cpv.2 LEF) nell'ipotesi in cui la fallita provi che tutti
i debiti sono stati estinti (art. 195 cpv.1 n.1 LEF), oppure ove produca una
dichiarazione scritta di tutti i creditori con cui ritirano le loro
insinuazioni (art. 195 cpv.1 n.2 LEF) o quando sia intervenuto un concordato (art.
195 cpv.3 LEF): in caso di revoca del fallimento, la qui appellata sarà
reintegrata nella libera disposizione del suo patrimonio.

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 43 n.1 e 190 cpv.1
n.2 LEF,

 

 

PRONUNCIA:

 

 

                                   1.   L'appello
14 agosto 1997 della ditta __________ è respinto.

 

                               1.1.   Di
conseguenza è dichiarato il fallimento senza preventiva esecuzione della ditta
__________, con effetto da

 

                                         venerdì
__________ alle ore 14.00.

 

                                   2.   La
tassa di giustizia in Fr. 120.--, già anticipata dall'appellante, resta a
carico della ditta __________.

 

                                   3.   E'
ordinata la pubblicazione del dispositivo n. 1./1.1. sul FUC e sul FUSC.

 

                                   4.   Intimazione
a:      -   __________

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 5.

 

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                                           La
segretaria: