# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7eec70fc-9db7-5c82-a463-552ab5c774ba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-01-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 28.01.2002 11.2001.114
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2001-114_2002-01-28.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.2001.00114

  	
  Lugano

  28 gennaio
  2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. __.____/_._.____0
(relazioni personali con il figlio) della Divisione degli interni, Sezione
degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele, promossa con istanza
del 25 marzo 1999 da

 

	
   

  	
  __________ (patrocinata dall'avv. __________ __________,
  __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________ __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________
  __________, __________);

   

  

riguardante il diritto di visita del padre
alla figlia __________ __________ (1996);

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto il
ricorso (recte: appello) del 13 settembre 2001 presentato da __________
__________ contro la decisione emessa il 21 agosto 2001 dalla Sezione degli enti
locali quale autorità di vigilanza sulle tutele;

                                         2.
  Se dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale
all'appello;

                                         3.   Se
dev'essere accolta la domanda di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ con le osservazioni all'appello;

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
__________ (1973) e __________ __________ (1969) hanno convissuto a __________
__________ dal 1992 fino al novembre 1998, salvo alcuni periodi in cui la prima
ha soggiornato dai propri genitori. Dalla loro relazione è nata __________, il
____________________ 1996, che __________ ha riconosciuto il 25 agosto 1997.
Quello stesso giorno i genitori hanno sottoscritto una convenzione, approvata
il 27 agosto 1997 dalla Delegazione tutoria di __________ __________, nella quale
stabilivano – fra l'altro – che il padre avrebbe potuto esercitare il diritto
di visita “liberamente, previo accordo con la madre”. Dopo la separazione
__________ __________ si è trasferita con la figlia a __________, dove nel maggio-giugno
1999 ha cominciato a convivere con __________ __________ (1970).

 

                                  B.   Il
25 marzo 1999 __________ __________ si è rivolta alla Delegazione tutoria di
__________, chiedendo l'istituzione di una curatela. La Delegazione tutoria ha
incaricato il Servizio sociale di __________, il 9 apri­le 1999, di compiere i
necessari accertamenti, e in particolare di verificare se il bene della bambina
era protetto. Il 9 dicembre 1999 il Servizio ha rassegnato un rapporto nel
quale auspicava un intervento a tutela di __________, suggerendo il ripristino
graduale del diritto di visita del padre, interrotto dalle festività natalizie
del 1998, da esercitare in un punto di incontro, e la nomina di un curatore
educativo. Il 25 dicembre 1999 __________ __________ ha subìto un ricovero
coatto alla Clinica psichiatrica cantonale di __________, dove è rimasto fino
al 9 febbraio 2000. Frattanto, con lettera del 20 gennaio 2000 la madre si è
rivolta nuovamente alla Delegazione tutoria, comunicando di opporsi al diritto
di visita del padre, anche se esercitato sotto sorveglianza. Il 3 febbraio 2000
la Delegazione tutoria ha sospeso a tempo indeterminato il diritto di visita
del padre alla figlia __________.

 

                                  C.   __________
__________ è insorto il 15 febbraio 2000 all'autorità di vigilanza, chiedendo
l'annullamento della predetta decisione e postulando il beneficio dell'assistenza
giudiziaria. Nelle loro osservazioni del 6 marzo 2000 __________ __________ e
la Delegazione tutoria di __________ hanno proposto di respingere il ricorso,
la prima sollecitando anch'essa la concessione dell'assistenza giudiziaria. Il
18 aprile 2000 l'autorità di vigilanza ha sentito personalmente i genitori e il
24 maggio 2000 ha commissionato al Servizio psico-sociale di __________ una valutazione
sullo stato di salute psichico del padre e sui presupposti per il ripristino
del diritto di visita. Tale rapporto è stato consegnato il 23 ottobre 2000 e il
15 gennaio 2001 ha avuto luogo un'udien­za di delucidazione orale. Il medesimo
giorno l'autorità di vigilanza ha sottoposto ai genitori di __________ una
proposta di ac­cordo sul diritto di visita, che la madre ha respinto. Chiusa
l'istrut­toria, nelle sue conclusioni del 2 febbraio 2001 __________ __________
ha chiesto una volta ancora di annullare la decisione impugnata o, in
subordine, di adottare la regolamentazione del diritto di visita formulata
nella proposta conciliativa. Nelle proprie conclusioni dell'8 febbraio 2001
__________ __________ ha mantenuto il proprio punto di vista. L'interessata
essendosi trasferita con la figlia a __________, il 29 maggio 2001 la
Commissione tutoria regionale n. 9 di __________ -__________ ha comunicato di
subentrare nella trattazione del caso.

 

                                  D.   Statuendo
il 21 agosto 2001, l'autorità di vigilanza ha dichiarato “evaso” il ricorso nel
senso dei considerandi (dispositivo n. 1), ha disciplinato il diritto di visita
del padre in una volta al mese per due ore presso il punto d'incontro della
Casa __________ __________, __________, alla presenza di un operatore sociale
(n. 2), ha istituito una curatela con lo scopo di definire il giorno e gli
orari del diritto di visita, di vegliare sull'evoluzione delle relazioni
personali fra padre e figlia e di proporre gli opportuni adattamenti,
demandando la nomina del curatore alla Commissione tutoria regionale (n. 3), ha
stabilito che il primo diritto di visita fosse adeguatamente preparato dai
responsabili del punto d'incontro insieme con il curatore (n. 4) e che dopo sei
mesi il curatore presentasse un rapporto alla Commissione tutoria regionale
sull'evolversi della situazione, formulando una proposta sulle modalità per
continuare il diritto di visita (n. 5). Entrambi i genitori sono stati ammessi
al beneficio dell'assistenza giudiziaria (n. 6 e 7). Non sono state prelevate
tasse né spese (n. 8).

 

                                  E.   Contro
la decisione appena citata __________ __________ è insorta con un ricorso (recte:
appello) del 13 settembre 2001 nel quale chiede, previa ammissione all'assistenza
giudiziaria, di annullarne i dispositivi dal n. 1 al n. 5. Nelle sue osservazioni
del 4 ottobre 2001 __________ __________ propone di respingere il gravame,
postulando anch'egli il beneficio dell'assistenza giudiziaria. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
decisioni delle autorità tutorie sono impugnabili entro 10 giorni all'autorità
di vigilanza (art. 420 cpv. 2 CC e art. 92 RTC, tuttora applicabile al caso
specifico in virtù dell'art. 52 LTC), ossia alla Divisione degli interni,
Sezione degli enti locali, che statuisce con decisione appellabile entro 20
giorni a questa Camera (art. 54a LAC, anch'esso tuttora applicabile al
caso specifico in virtù dell'art. 52 LTC; art. 424 cpv. 3 CPC). La decisione
impugnata è stata presa il 21 agosto 2001, ma è stata intimata il 23 agosto
successivo ed è stata ricevuta dal ricorrente l'indomani (doc. A e B prodotti
con l'appello). Il ricorso (recte: appello), introdotto il 

                                         13
settembre 2001, è pertanto tempestivo.

 

                                   2.   L'appellante
chiede la parziale cassazione del giudizio impugnato (appello, pag. 5). Una
simile domanda sarebbe di per sé irricevibile, l'appello essendo un rimedio eminentemente
riformatorio (Cocchi/Trezzini,
Codice di procedura civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1
ad art. 307 CPC; 

                                         I CCA,
sentenza del 23 marzo 1999 nella causa G., consid. 2). Dalle motivazioni del
gravame si desume senza equivoco, nondimeno, che la ricorrente postula la modifica
della decisione dell'autorità di vigilanza nel senso di respingere il ricorso
della controparte e di confermare la decisione con cui la Delegazione tutoria
sospende il diritto di visita. Anche sotto questo profilo l'appello è dunque
ricevibile.

 

                                   3.   La
ricorrente sembra sollecitare nell'appello la concessione dell'effetto
sospensivo (pag. 2 n. 2), pur non facendone cenno nelle domande di giudizio
(pag. 5 seg.). Sia come sia, nell'ambito di cause di diritto della famiglia che
competono all'autorità amministrativa l'appello ha effetto sospensivo per
legge, tranne che la decisione impugnata non disponga altrimenti (art. 424a
cpv. 1 CPC). In concreto l'autorità di vigilanza non ha dichiarato la decisione
immediatamente esecutiva. Ne segue che un'eventuale richiesta di effetto
sospensivo sarebbe in ogni modo senza oggetto.

 

                                   4.   Per
l'art. 314 n. 1 CC, prima di ordinare una misura di protezione l'autorità
tutoria o il terzo incaricato sentono personalmente il figlio in modo
appropriato, a meno che l'età di lui o altri motivi gravi vi si oppongano. In
concreto, al momento della decisione impugnata la bambina, nata il
____________________ 1996, aveva appena compiuto cinque anni. Ciò non ostava di
per sé a un'audizione, in particolare se eseguita per il tramite di un esperto
(Rumo-Jungo, Die Anhörung des Kindes
in: AJP 12/1999 pag. 1582, con riman­di di dottrina alla nota 51). Nella
fattispecie tuttavia __________ non ha più avuto contatti significativi con il
padre dalle festività natalizie del 1998, quando aveva solo due anni, ragione
per cui essa non può avere acquisito una propria opinione sul diritto di visita
(DTF 124 III 93 consid. 3c; Rumo-Jungo,
op. cit., pag. 1582 in alto). In simili condizioni si può quindi prescindere
dall'audizione. Tanto più che nell'ambito della perizia sullo stato di salute
psichico dell'appellato la bambina è stata vista e ascoltata dal dott.
__________ __________, specialista in psichiatria e psicoterapia dell'infanzia
(doc. 17). Ciò premesso, l'appello può essere vagliato nel merito.

 

                                   5.   L'autorità
di vigilanza, rammentati i comportamenti del padre che hanno condotto
all'intervento della Delegazione tutoria, ha rilevato che costui è affetto,
secondo la perizia, da un disturbo della personalità misto a tratti paranoidi,
antisociali e schizoidi, nonché da una sindrome di dipendenza da sostanze psicoattive
multiple in trattamento sostitutivo metadonico. Per quanto riguarda il rapporto
con la figlia, egli risulta in grado tuttavia di comprendere le necessità della
bambina e di adeguare il proprio comportamento, sicché appare opportuno
riprendere progressivamente il diritto di visita in un ambiente protetto e
sotto la vigilanza di un curatore educativo. La Delegazione tutoria ha ritenuto
inoltre che l'atteggiamento in parte rivendicativo del padre e la creazione di
un'altra famiglia con il nuovo compagno della madre non ostano alla ripresa
delle relazioni personali, sottolineando che il curatore educativo avrà per
compito di intervenire nel quadro delle relazioni padre e figlia e non quale
sostegno della madre. Infine l'autorità ha ritenuto opportuno limitare
inizialmente il diritto di visita a una volta al mese per la durata di due ore,
incaricando il curatore di preparare adeguatamente il primo incontro e di allestire
dopo i primi sei mesi un rapporto sull'evolversi della situazione, unitamente alle
proposte di eventuali modifiche. 

 

                                   6.   L'appellante
fa valere che fino ai due anni la bambina ha vissuto solo saltuariamente con
entrambi i genitori, che dal novembre 1998 essa non ha più visto il padre, che
dal 1999 il ruolo paterno è esercitato dal suo attuale convivente e che adesso
__________ è serena, tranquilla e ben integrata in famiglia, così come alla
scuola dell'infanzia. La ricorrente afferma che pertanto il diritto di visita
del padre biologico dev'essere categoricamente vietato, in modo da evitare
interferenze negative e pericolose. Inoltre dalla perizia – essa soggiunge –
emerge lo spirito vendicativo e la pericolosità dell'appellato, motivo per cui
sussiste il concreto rischio che costui assuma atteggiamenti traumatizzanti per
la piccola. Da ultimo essa esprime l'impressione che il diritto di visita sia
stato concesso quale terapia integrativa in favore del genitore, quando invece
l'unico bene da tutelare è quello della minorenne.

 

                                   7.   Il
genitore che non ha l'autorità parentale o la custodia del figlio nonché il
figlio minorenne hanno reciprocamente il diritto di conservare le relazioni
personali indicate dalle circostanze (art. 273 cpv. 1 CC). Tale diritto può
essere negato o revocato solo se pregiudica il bene del figlio, se i genitori
se ne sono avvalsi in violazione dei loro doveri o non si sono curati
seriamente del figlio, ovvero per altri gravi motivi (art. 274 cpv. 2 CC).
“Altri gravi motivi” sono – per esempio – l'inesistenza di un vero rapporto fra
il genitore e il figlio, il rifiuto ostinato di incontrare il genitore da parte
del figlio, le conseguenze gravemente pregiudizievoli che possono derivare
dall'esercizio di tale diritto alla persona del genitore o alla famiglia affidataria,
il rischio concreto di un rapimento (Hegnauer,
Grundriss des Kindesrechts, 5ª
edizione, pag. 135 n. 19.24). Il diritto alle relazioni personali mira a organizzare
concretamente, nell'interesse del figlio, un rapporto effettivo con i genitori,
che è essenziale non solo di per sé, ma anche per il ruolo decisivo che può
svolgere nel processo di identificazione del ragazzo (DTF 123 III 452 consid.
3c, 122 III 406 consid. 3a). Concretamente, le visite vanno disciplinate in
base all'età del figlio e alle circostanze specifiche. Possono essere soppresse
solo come ultimo rimedio (DTF 122 III 407 consid. 3b), qualora si rivelino
tanto nefaste da non potersene contenere gli effetti entro limiti sopportabili,
rispettivamente quando non sussista più alcun rapporto personale tra genitori e
figlio. Il bene del figlio, per il resto, prevale sempre, sia sugli interessi
dei genitori sia su quelli degli affilianti (DTF 123 III 451 consid. 3b, 122
III 406 consid. 3a e 3b, 120 II 232 consid. 3b/aa, 120 Ia 375 consid. 4a). 

 

                                   8.   Dagli
atti emerge che la bambina ha vissuto con i genitori a __________ __________
dai tre mesi fino al novembre 1998, quando aveva poco più di due anni (doc. 16,
pag. 2 in fondo). Le parti riconoscono che la loro convivenza non era serena e
che spesso vi erano liti violente. Quanto alle relazioni con la figlia,
l'appellato asserisce di essersi occupato della bambina, mentre la madre
sostiene che la trascurava, pur ammettendo che non l'ha mai picchiata
(audizione __________ __________, doc. 10 pag. 1 in alto e pag. 2 in alto;
audizione __________ __________, doc. 10 pag. 3 in alto). Dopo la separazione
l'interessato ha visto __________ solo durante le festività natalizie del 1998.
I rapporti si sono interrotti il 25 gennaio 1999, quando egli si è reso
colpevole di danneggiamento, ingiuria e minaccia nei confronti dell'ex
convivente. Per tali fatti, per infrazione alla legge federale sulle armi e
contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti egli è poi stato
condannato a tre mesi di detenzione sospesi condizionalmente per due anni,
purché si sottoponesse a trattamento ambulatoriale giusta l'art. 43 n. 1 prima
frase CP (decreto d'accusa del 31 gennaio 2000, doc. 3, allegato B). 

 

                                         Più volte
convocato, l'appellato non si è mai presentato agli incontri fissati nel 1999
dal Servizio sociale di __________. Nel dicembre del 1999 egli si è però recato
al domicilio dell'ex convivente e presso il Servizio sociale, chiedendo in modo
aggressivo di vedere immediatamente la figlia (rapporto del 9 dicembre 1999,
pag. 3, allegato al doc. 4). Il 25 dicembre 1999, essendosi barricato in casa
armato di fucile, è stato ricoverato coattivamente alla Clinica psichiatrica
cantonale (doc. 11), dove è rimasto, volontariamente, fino al 9 febbraio 2000
(doc. 15). Il capoclinica dott. __________ __________ ha riscontrato allora un
apprezzabile miglioramento (doc. 5, 2° foglio). L'interessato ha poi proseguito
il trattamento psichiatrico in ambito ambulatoriale con la dott. __________
__________ di __________o. Stando agli atti, la cura è tuttora in corso (doc.
14). Egli continua inoltre un trattamento sostitutivo metadonico sotto
prescrizione medica (doc. 13). 

 

                                   9.   Dal
rapporto peritale del dott. __________ __________ __________ risulta che
l'appellato è affetto da un “disturbo della personalità misto con tratti paranoidi,
antisociali e schizoidi” e da “sindrome di dipendenza di sostanze psicoattive
multiple in trattamento sostitutivo metadonico”. Tali affezioni sono
suscettibili, in parte, di compromettere la sua capacità di controllare gli impulsi,
anche se per ora non sussistono elementi che indizino pericoli per la sicurezza
sua o di terzi. Una regolare terapia psichiatrica e psicofarmalogica può essere
d'aiuto per ridurre i rischi. Per quanto attiene al rapporto con la figlia, il
perito ritiene che il padre sia in grado di capire i bisogni della bambina e di
adeguare in parte il proprio comportamento in funzione di tali esigenze,
riservata la necessità di osservare l'interazione con la bambina per una
valutazione completa. L'esperto conclude, in sintesi, che sono date le condizioni
per stabilire un diritto di visita e suggerisce di organizzarlo in modo
graduale, in un luogo protetto e alla presenza di un operatore. Egli giudica
opportuna infine la nomina di un curatore con il compito di salvaguardare le
relazioni padre-figlia, valutarle e proporre eventuali modifiche (perizia del
23 ottobre 2000, doc. 17, pag. 18 segg.).

                                      

                                10.   La
ricorrente sostiene che il ripristino del diritto di visita dell'appellato è
atto a compromettere la situazione di normalità, serenità e di integrazione in
cui vive attualmente la bambina, la quale dev'essere protetta da “interferenze
esterne negative o addirittura pericolose”. Essa sottolinea che dal novembre
1998 __________ non vede più suo padre, mentre dal 1999 si è creato un nuovo
nucleo familiare, dove il ruolo paterno è stato assunto dal suo attuale
convivente. L'appellato obietta che il suo riavvicinamento permetterà alla
figlia una crescita più armoniosa, non essendo sostenibile che la figura
paterna sia cancellata. Invero, nel proprio rapporto il dott. __________
__________ ha rilevato che __________ sembra svilupparsi in modo adeguato, non
presenta disturbi evidenti e che anche la relazione madre-figlia appare
soddisfacente (doc. 16, pag. 2). L'appellante è stata del resto ritenuta
adeguata nel suo ruolo materno, così come è apparsa positiva l'influenza del
suo attuale convivente (rapporto del Servizio sociale di __________, allegato
al doc. 4, pag. 2). 

 

                                         Ciò non
toglie che la creazione di una nuova famiglia non basti, da sola, per escludere
il genitore non affidatario dalle relazioni personali con il figlio (DTF 118 II
26 consid. 3e; Rep. 1987 pag. 193, consid. 2; Wirz
in: Schwenzer, Praxiskommentar Scheidungsrecht, Basilea 2000, n. 12 ad art. 274 CC). Per il figlio è importante
infatti poter confrontare l'immagine che si è costruito del proprio genitore
con la realtà, in modo da evitare idealizzazioni o svalutazioni (DTF 127 III
299 consid. 4b, con rimandi). In concreto gli esperti sono giunti alla medesima
conclusione. Hanno accertato che la bambina sta crescendo con un'immagine negativa
del padre, che però non si è costruita da sé sola. Essa è infatti
verosimilmente influenzata – anche non intenzionalmente – dai sentimenti
materni di “completa avversione” per l'ex convivente. I periti ritengono
importante invece che __________ cresca con un'immagine realistica della figura
paterna e possa farsi un'opinione individuale dei suoi pregi e difetti
(rapporto __________, doc. 16, pag. 2 in mezzo; perizia __________ __________,
doc. 17, pag. 16 a metà). L'opinione della ricorrente non può dunque essere
lontanamente condivisa.

 

                                11.   L'appellante
evoca i disturbi psichici dell'ex convivente, sostenendo che dagli atti ne
emerge lo spirito vendicativo e la pericolosità. Essa teme che l'atteggiamento
violento di lui possa traumatizzare la bambina. Invero la perizia ha accertato
e diffusamente descritto i problemi psichici dell'appellato (sopra, consid. 9;
perizia, doc. 17 pag. 17), il quale del resto è al beneficio dal 1997 di una
rendita di invalidità all'80% proprio per tale motivo (perizia, doc. 17 pag. 6
in mezzo). È pure innegabile che in passato egli ha tenuto comportamenti
negativi per la figlia, abbandonandosi a liti violente con l'ex convivente, che
è stata percossa; inoltre egli ha maneggiato armi e consumato stupefacenti in
presenza della bambina (verbale d'audizione, doc. 10, pag. 3 verso l'alto e
pag. 4 in fondo). Per di più, egli ha tenuto comportamenti aggressivi anche
verso sé stesso (sopra consid. 8) e verso terzi, al punto che è stato necessario
procedere al suo ricovero coatto. In ogni modo, egli non ha mai picchiato la
bambina né è mai stato violento nei suoi confronti (verbale d'audizione, doc.
10 pag. 2 in alto; perizia, doc.17, pag. 7). Inoltre, dopo il ricovero alla
Clinica psichiatrica cantonale, egli ha accettato di rimanervi oltre l'iniziale
periodo forzato e, da quando è stato dimesso, mantiene un regolare rapporto
terapeutico con la propria psichiatra (perizia, doc. 17, pag. 14 verso l'alto).

 

                                         Attualmente
l'appellato vive in una condizione di ritiro sociale e non dispone più di armi
(perizia, doc.17 pag. 9). I suoi medici curanti concordano nel ritenerlo
migliorato, più coerente e collaborante (doc. 13 e 14; doc. 5, 2° foglio). Egli
palesa tuttora avversione verso l'ex convivente e il suo attuale compagno, come
pure un forte desiderio di rivalsa (perizia, doc. 17, pag. 10 e 11), ancorché
“non preponderante” (pag. 15 verso il basso). In sostanza egli denota oggi una
condizione psicopatologica caratterizzata da depressione del tono dell'umore,
appiattimento affettivo, scarsa introspezione e ritiro sociale (pag. 17). Dal
referto peritale risulta che l'interessato è maggiormente in grado rispetto al
passato di controllare gli impulsi e per ora non emergono indizi di pericolo
per la sicurezza propria o di altri, ferma restando la necessità di continuare
la terapia (pag. 17 in fondo). D'altro lato la bambina è in grado di affrontare
le visite del padre in ambiente protetto (rapporto __________, doc. 15, pag. 2
in mezzo). Il ripristino graduale del diritto di visita e il suo esercizio in
un ambiente neu­tro come il punto d'incontro della Casa __________ __________,
sotto la sorveglianza di operatore, appaiono pertanto, allo stato attuale,
misure adeguate e sufficienti per salvaguardare la bambina da eventuali
atteggiamenti imprevisti da parte del padre.

 

                                12.   La
ricorrente asserisce infine che il diritto di visita è stato concesso come
terapia integrativa agli interventi medico-psichiatrici in favore
dell'appellato, piuttosto che nell'interesse della bambina. L'opinione –
condivisa dal legale dell'appellante – non poggia su elementi concreti, né
l'interessata indica i passaggi della decisione impugnata o del referto
peritale che confermerebbero tale impressione. Sia come sia, è indiscusso che nella
regolamentazione del diritto di visita non importa tanto trovare un equilibrio
tra gli interessi dei genitori, quanto disciplinare le relazioni tra genitori e
figlio nell'interesse di quest'ultimo. Determinante è sempre il bene del
figlio, da valutare secondo le circostanze, mentre gli interessi dei genitori
passano in secondo piano (DTF 123 III 451 consid. 3b). In concreto la perizia è
stata incentrata sulla persona dell'appellato proprio perché in discussione era
il suo stato di salute e la sua capacità di capire i bisogni della figlia,
comportandosi di conseguenza (doc. 12). La posizione di ______ non è però stata
trascurata, tant'è che è stata vista da uno specialista in psichiatria e
psicoterapia dell'infanzia e dell'adolescenza (doc. 16). Come detto (sopra, consid.
10), gli esperti reputano che il ripristino delle relazioni personali con il
padre sia auspicabile proprio per il bene della bambina. È del resto unanimemente
riconosciuto che il rapporto del figlio con entrambi i due genitori è essenziale
(DTF 127 III 298 consid. 4a in fondo, con numerosi riferimenti). Anche sotto quest'aspetto,
pertanto, l'appello è destinato all'insuccesso.

 

                                13.   Ciò
posto, il riconoscimento allo stato attuale di un diritto di visita sorvegliato
da esercitare in un punto di incontro appare proporzionato e adeguato alle
circostanze (sopra, consid. 11). Sono stati disposti anche i provvedimenti
opportuni a tempo determinato, nel senso che il curatore è stato incaricato,
trascorsi sei mesi, di presentare all'autorità tutoria un rapporto
sull'evolvere della situazione e di formulare una proposta sul modo in cui continuare
il diritto di visita, tenendo conto delle indicazioni date dagli operatori del
punto d'incontro (decisione impugnata, doc. 26, dispositivo n. 5). Di regola
infatti un diritto di visita sorvegliato è una soluzione transitoria, limitata
nel tempo (Wirz, op. cit., n. 22
ad art. 274 CC). Altrettanto opportuna è la decisione di istituire una curatela
educativa per vigilare sull'esercizio del diritto di visita (art. 308 cpv. 2
CC), per stabilirne i giorni e gli orari, per vegliare sull'evoluzione delle
relazioni personali fra padre e figlia e per proporre gli opportuni adattamenti
(FamPra.ch 2/2001 pag. 390).

 

                                         Perplessità
potrebbe destare se mai la visita limitata a due sole ore mensili. Tale
regolamentazione è infatti significativamente meno estesa rispetto a quella di
cui beneficiano abitualmente, nel Ticino, i genitori di ragazzi in età
scolastica, i quali si vedono attribuire – di regola – un intero fine settimana
su due, oltre ad alcune settimane durante i periodi di vacanza (FamPra.ch
2/2000 pag. 320; per il resto della Svizzera v. DTF 123 III 450 consid. 3a con
rinvio a Schwenzer in: Kom­men­tar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB I, Basilea 1996, n. 14 ad art. 273 CC). Inoltre il Tribunale federale
ha avuto modo di rilevare che difficilmente un diritto di visita limitato a tre
ore mensili può consentire lo sviluppo di un vero rapporto tra le persone
coinvolte, rapporto che è la sola ragion d'essere del diritto alle relazioni
personali (DTF 122 III 411 consid. 4b/aa). Nella fattispecie il perito non si è
espresso sull'estensione del diritto di visita, ma ha valutato indispensabile
“un monitoraggio dell'interazione fra genitore e bambina”, prospettando come verosimile
la necessità di futuri adattamenti e suggerendo un avvicinamento progressivo
(perizia, doc. 17 pag. 18; verbale di audizione, doc. 22, pag. 1 risposta 1).
D'altro canto, come si è visto, l'autorità di vigilanza ha stabilito nella
propria decisione i termini e i modi per la valutazione del proseguimento del
diritto di visita. Tutto considerato, la limitazione a due ore mensili può
essere condivisa nella misura in cui costituisce, al pari delle altre restrizioni
al diritto di visita, un assetto di durata limitata, in vista di un
riavvicinamento progressivo tra padre e figlia. 

 

                                14.   Gli oneri processuali seguono la soccombenza dell'appellante (art.
148 cpv. 1 CPC), che rifonderà alla controparte un'adeguata indennità per
ripetibili. La richiesta di assistenza giudiziaria presentata con il ricorso
non può essere accolta, poiché – quand'an­che fosse dato il requisito
dell'indigenza – nel caso in rassegna difettava sin dall'inizio all'appello il
requisito cumulativo della parvenza di buon esito (art. 157 CPC). Della
situazione dell'appellante si tiene conto, in ogni modo, riducendo la tassa di
giustizia. Per quel che riguarda la domanda di assistenza presentata dall'appellato,
l'attribuzione di ripetibili renderebbe – di per sé – la richiesta senza oggetto.
Se non che, la relativa indennità appare di difficile (se non impossibile)
incasso, di modo che si giustifica di concedere sin d'ora all'interessato il
beneficio del gratuito patrocinio (DTF 122 I 322).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la decisione impugnata è confermata.

                                       

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 100.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
150.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 500.– per
ripetibili.

 

                                   3.   La domanda
di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                   4.   __________
__________ è ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell'avv. __________ __________ __________, __________.                                        

 

                                   5.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________ __________, __________;

                                         –
Commissione tutoria regionale 9, __________ -__________.

                                         Comunicazione
alla Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria