# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a6df25a0-43f9-5d39-99db-cf092ef2e661
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.03.2022 D-2840/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2840-2021_2022-03-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2840/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 0  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Lorenz Noli, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), 

C._______, nata il (…), 

D._______, nato il (…), 

Iraq,   

tutti patrocinati dalla Mlaw Zoe Cometti,  

(…),  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 19 maggio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2840/2021 

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Visto: 

la domanda d’asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera il 22 

gennaio 2021, 

i verbali d’audizione relativi a A._______ dell’11 marzo 2021 (cfr. atto SEM 

49/15) e del 31 marzo 2021 (cfr. atto SEM 59/6), 

il verbale dell’audizione inerente B._______ svoltasi l’11 marzo 2021 (cfr. 

atto SEM 50/13), 

il progetto di decisione negativa del 17 maggio 2021 ed il contestuale pa-

rere della rappresentante legale del 18 maggio 2021 (cfr. atto SEM 85/3), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 19 maggio 2021, notificata il giorno medesimo (cfr. atto SEM 88/1), con 

cui tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’al-

lontanamento dei richiedenti dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello 

stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, 

il ricorso del 17 giugno 2021 (cfr. tracciamento), con cui gli interessati 

hanno concluso all’annullamento della decisione impugnata, al riconosci-

mento della qualità di rifugiato ed alla concessione dell’asilo in Svizzera; in 

subordine di essere posto al beneficio dell’ammissione provvisoria; in via 

ancor più subordinata alla retrocessione degli atti all’autorità inferiore per 

complemento istruttorio e nuovo esame delle allegazioni; altresì hanno pre-

sentato una domanda di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo con protestate tasse e spese, 

la decisione incidentale del 24 giugno 2021, per mezzo della quale il Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) ha accolto la succitata 

domanda di assistenza giudiziaria invitando nel contempo l’autorità infe-

riore a presentare una risposta al ricorso, 

le osservazioni inoltrate dalla SEM il 21 luglio 2021, 

la replica degli insorgenti del 5 agosto 2021, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato co-

stituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che i ricorrenti sono toccati dalla decisione impugnata e vantano un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che sono legittimati ad aggravarsi 

contro di essa, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso, alla forma e al contenuto dell’atto 

di ricorso sono soddisfatti, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i richiedenti l’asilo, cittadini iracheni di etnia curda provenienti da Za-

kho, hanno motivato la loro richiesta di protezione sulla base di alcune pro-

blematiche famigliari; che B._______ sarebbe stata promessa in sposa al 

figlio di suo zio paterno allorquando era ancora bambina; che dopo essersi 

innamorata di A._______, quest’ultimo si sarebbe  presentato in due occa-

sioni presso la sua abitazione per chiederla in sposa a suo padre; che il 

genitore avrebbe però sempre rifiutato alla luce della promessa fatta al pa-

rente; che nel marzo del 2016 gli insorgenti sarebbero così fuggiti assieme 

presso l’abitazione del cugino sita in un villaggio vicino, rimanendovi quasi 

due anni; che durante questo periodo di tempo, gli insorgenti avrebbero 

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contratto matrimonio religioso presso il Mullah della zona; che sennonché, 

tra la primavera e I’estate del 2018, i fratelli di  B._______ sarebbero giunti 

presso il loro luogo di residenza innescando una lite con A._______; che a 

causa della lite B._______ avrebbe subito un aborto; che sebbene l’inter-

vento dei vicini di casa avrebbe condotto alla fuga gli assalitori, gli insor-

genti si sarebbero decisi a far ritorno a Zakho; che qui, gli interessati sa-

rebbero andati ad abitare provvisoriamente dalla madre di A._______, per 

poi trovare una sistemazione definitiva presso un appartamento messo a 

disposizione daI cugino, ove sarebbero rimasti per tre anni; che A._______ 

avrebbe trovato lavoro nella cantina del palazzo senza l’asciare l’abita-

zione per paura di incontrare i famigliari di B._______; che nonostante le 

precauzioni adottate, nel corso della quarta gravidanza quest’ultima 

avrebbe ricevuto una telefonata da parte di sua madre, la quale la avrebbe 

avvertiva di stare attenta ai suoi fratelli e ai suoi cugini, in quanto volevano 

ucciderla; che questa chiamata l’avrebbe innervosita, mettendo a rischio la 

gravidanza tanto che il neonato sarebbe morto pochi giorni dopo il parto; 

che così, alla fine del mese di agosto 2020, i ricorrenti avrebbero deciso di 

espatriare; che in seguito, i famigliari di B._______ avrebbero telefonato 

frequentemente ai perenti di A._______ nell’intento di carpire informazioni 

sul loro luogo di residenza, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che nella querelata decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo giudicato 

inattendibili le allegazioni degli insorgenti circa il periodo vissuto da reclusi 

a Zahko; che il racconto degli interessati su tale punto di questione sarebbe 

stato a tal punto vago e semplificato da non dare l’impressione quanto ad 

un reale vissuto; che a mente dell’autorità inferiore, anche le dichiarazioni 

a proposito delle ragioni a monte la mancata ufficializzazione del matrimo-

nio risulterebbero inverosimili in quanto in contraddizione tra di loro e con 

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le informazioni da essa recensite; che anche le affermazioni a riguardo 

dell’impossibilità a richiedere la protezione statale si esaurirebbero in una 

mera giustificazione generica e stereotipata; che su questi presupposti, an-

che l’eventualità di essere vittime di persecuzioni negli anni vissuti a Zahko 

risulterebbe inverosimile; che per sovrabbondanza, le presunte problema-

tiche addotte dagli insorgenti risulterebbero pure prive di rilevanza in ma-

teria d’asilo, posta l’infrastruttura di protezione funzionante esistente nel 

kurdistan iracheno, 

che con ricorso, gli insorgenti puntualizzano in primo luogo come l’autorità 

inferiore abbia redatto due distinti progetti di decisione nella procedura ce-

lere, di modo che, il provvedimento avversato sarebbe stato emesso a di-

stanza di quattro mesi dal deposito della domanda; che in apparente rela-

zione a ciò, i ricorrenti censurano una violazione manifesta del diritto di 

essere sentito e dell’obbligo di motivazione atteso che farebbe difetto una 

comprensibile e sostanziata motivazione rispetto alla supposta protezione 

che le autorità del Paese di origine sarebbero in grado di assicurare, 

che il Tribunale non ravvisa però alcuna carenza dal punto di vista formale, 

che in primis, il mancato smistamento nella procedura ampliata non è in 

concreto tale da configurare un vulnus del suo diritto ad un ricorso effettivo 

sancito agli art. 29a Cost. e 13 CEDU (cfr. la sentenza di principio del Tri-

bunale E-6713/2019 del 27 maggio 2021), 

che la decisione qui sindacata è stata emessa a meno di 140 giorni di di-

stanza dal deposito della domanda; che il lasso di tempo totale previsto dal 

legislatore per lo svolgimento della procedura celere, composto dai ven-

tuno giorni di procedura preliminare e dagli 8 giorni lavorativi per l’emis-

sione della decisione, è stato disatteso (cfr. art. 37 cpv. 2 LAsi; sentenza E-

6713/2019 consid. 10.1); che ciò non di meno, il caso in esame non era 

insufficientemente liquido per essere evaso nel contesto di una procedura 

celere, tanto più che la decisione di prima istanza è stata emessa a pochi 

giorni di distanza dall’audizione di B._______; che come già a più riprese 

evidenziato dal Tribunale, non è dipoi privo di rilievo il fatto che in forza 

all’art. 10 dell’Ordinanza Covid-19 asilo, il termine di ricorso avverso le de-

cisioni emesse nella procedura celere è stato provvisoriamente portato a 

30 giorni (cfr. DTAF 2020 I/1 consid. 7; anche la sentenza del Tribunale D-

2030/2021 del 27 maggio 2021 consid. 5), 

che allo stesso modo, si deve osservare che l’obbligo per l’autorità di mo-

tivare la sua decisione è corollario fondamentale del diritto di essere sentito 

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(art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35 PA); che detta prerogativa è finalizzata a 

permettere ai destinatari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, 

eventualmente di impugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di 

ricorso, se adita, di esercitare convenientemente il suo controllo (DTF 139 

V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-

5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1), 

che ciò non significa tuttavia che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo 

esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; che essa può oc-

cuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 

consid. 3.3); che per adempiere a dette esigenze è infatti sufficiente che 

l’autorità menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua 

decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la portata 

impugnandola in piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 consid. 

5.2; 136 V 351; 129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sen-

tenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 

3.4.2), 

che nella presente fattispecie mal si comprende quali siano gli aspetti es-

senziali che l’autorità inferiore avrebbe tralasciato; che infatti, quo alle pos-

sibilità di ottenere protezione in Patria, l’autorità intimata ha fatto puntuale 

e corretto riferimento alla giurisprudenza di questo Tribunale; che si tratta 

peraltro di un’argomentazione presentata per sovrabbondanza,  

che le doglianze vanno respinte e nulla osta all’esame del merito della que-

stione, 

che con riferimento a ciò, gli insorgenti lamentano un’errata valutazione 

delle loro allegazioni sotto il profilo della verosimiglianza; che in primo 

luogo, gli indicatori recensiti dalla SEM non riguarderebbero aspetti essen-

ziali; che nel prosieguo della loro impugnativa, i ricorrenti adducono diversi 

argomenti volti a rimettere in discussione la tesi dell’autorità inferiore circa 

la veridicità del periodo vissuto a Zakho e dell’impossibilità ad ufficializzare 

il matrimonio, 

che nella propria risposta, l’autorità inferiore si riconferma nella propria po-

sizione, sottolineando l’importanza delle dichiarazioni circa il periodo ante-

cedente l’espatrio; che mal si comprenderebbe peraltro il motivo per il 

quale gli insorgenti non si siano applicati per contrarre matrimonio civile a 

Zakho; che ad ogni modo, conclude l’autorità inferiore, vi sarebbe modo di 

fare capo alla protezione statale, 

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che in relazione a quanto argomentato, questo Tribunale rileva come la 

questione a sapere se i fatti in parola si siano effettivamente svolti nei ter-

mini descritti o meno non sia decisiva per l’evasione del gravame, 

che infatti, per costante giurisprudenza, le persecuzioni che sono dovute a 

terzi e non ad organi governativi non rivestono un carattere determinante 

per il riconoscimento della qualità di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato 

in questione non accordi la protezione necessaria all’interessato; che in-

fatti, secondo il principio della sussidiarietà della protezione internazionale 

in rapporto alla protezione nazionale, di cui all’art. 1 della Convenzione 

sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), si può esigere 

da un richiedente l’asilo che egli abbia dapprima esaurito nel suo Paese 

d’origine, le possibilità di protezione contro delle eventuali persecuzioni 

non statali, prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato terzo (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; 

cfr. fra le altre anche: sentenza del Tribunale E-6009/2017 del 4 luglio 2018 

consid. 3), 

che a tal soggetto, i ricorrenti sottolineano come le giustificazioni da loro 

fornite quo alla mancata richiesta di protezione presso le autorità compe-

tenti sarebbero verosimili e consistenti; che infatti, come da loro indicato, 

un’eventuale denuncia avrebbe creato una faida famigliare su larga scala; 

che l’ARK sarebbe una regione tristemente nota per questa tipologia di 

problematiche; che le vicissitudini addotte sarebbero così pertinenti in ma-

teria d’asilo; che la ricorrente non sarebbe vittima di violenza domestica, 

bensì di potenziale matrimonio forzato e di rappresaglie per aver leso 

l’onore della famiglia; che si tratterebbe di fenomeni completamente diversi 

e non sovrapponibili; che la protezione giuridica fa quindi riferimento alla 

sentenza del Tribunale E-4962/2019 del 2 dicembre 2019, in cui sarebbero 

stati avanzati dei dubbi quanto al fatto che le autorità curde siano capaci e 

volonterose di fornite protezioni in siffatte casistiche, 

che in sede di replica essi precisano poi come l’eventualità di contrarre 

matrimonio non avrebbe in ogni caso escluso il rischio di essere vittime di 

crimini d’onore; che nella medesima occasione citano alcune fonti che ri-

metterebbero in discussione l’effettiva possibilità di ottenere protezione, 

che a questo titolo, va in primo luogo osservato come a norma della  

DTAF 2008/4 alle forze di sicurezza ed alle autorità giudiziarie dell’entità 

federale autonoma della Regione del Kurdistan iracheno (ARK) è di princi-

pio riconosciuta volontà e capacità di proteggere i cittadini delle quattro 

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province sotto il loro controllo; che tale valutazione è stata confermata an-

che della succitata sentenza di riferimento E-3737/2015 ed ha tutt’ora vali-

dità (cfr. sentenza del Tribunale sentenza del Tribunale E-1780/2020 del 1° 

ottobre 2020 consid. 6.4), 

che nondimeno, è a giusto titolo che il ricorrente segnala come in caso di 

delitti d’onore che colpiscono principalmente le donne, a causa di una man-

canza di sensibilità e di infrastrutture di protezione insufficienti, non si può 

presumere che gli agenti di polizia siano disposti a prevenire tali crimini o 

a indagare in modo completo (cfr. DTAF 2008/4 consid. 6.7; sentenza del 

Tribunale D-7100/2018 del 24 febbraio 2020 consid. 5.2), 

che tuttavia, recentemente il Tribunale ha avuto modo di esprimersi in un 

caso del tutto apparentabile a quello in esame,  

che in detto contesto, questa autorità ricorsuale, dopo aver precisato che i 

ricorrenti non avevano chiesto protezione alle autorità del loro paese d’ori-

gine, ha concluso all’irrilevanza in materia d’asilo del rischio di subire atti 

pregiudizievoli per mano dei famigliari della moglie (cfr. sentenza del Tribu-

nale E-1780/2020 del 1° ottobre 2021, consid. 6.5), 

che in effetti, è stato considerato che quest’ultima non era sola e dunque 

esposta all’assenza di sensibilità delle autorità, ma poteva contare sull’ap-

poggio del marito e della sua famiglia (cfr. sentenza del Tribunale E-

1780/2020 del 1° ottobre 2021, consid. 6.5.1 e seg.), 

che una siffatta valutazione pare aderire anche al caso de quo, atteso che 

dal punto di vista del fondato timore di subire atti pregiudizievoli futuri, non 

è l’eventualità di finire vittima di crimini di genere ad essere oggetto di va-

lutazione, ma bensì la probabilità che si scateni una faida tra le due fami-

glie, circostanza per la quale si può invece, come detto, partire dall’assunto 

che la protezione statale sia data (cfr. anche la sentenza del Tribunale E-

935/2017 del 6 marzo 2017 consid. 3.2 e seg.), 

che ciò a maggior ragione dal momento che, gli insorgenti, per loro stessa 

ammissione, nemmeno hanno tentato di rivolgersi alle autorità, avanzando 

oltremodo giustificazioni palesemente insufficienti e che confermano la va-

lutazione che precede (cfr. atti SEM A49, D32: “non abbiamo denunciato, 

perché noi consideravamo loro nostri parenti e non volevamo”;  

A50, D51: ”noi non volevamo ingrandire questo problema che poteva an-

che trasformarsi in una faida”), 

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che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nel loro gravame, gli insorgenti avversano anche tale conclusione; che 

l’esecuzione del rinvio sarebbe innanzitutto inammissibile e ciò per i motivi 

di cui sopra; che la DTAF 2008/5 avrebbe sancito che l’esigibilità verso la 

provincia di Dohuk per le famiglie con bambini andrebbe ammessa solo 

con grande cautela; che le crisi respiratorie di cui soffrirebbe B._______ 

avrebbero eziologia post traumatica e si sarebbero oltremodo palesate an-

che durante la rilettura del verbale; che dal rapporto medico dettagliato del 

22 aprile 2021 si evincerebbe che quest’ultima necessiterebbe di una presa 

a carico psichiatrica e psicoterapeutica continua di lunga data; che non si 

potrebbe ragionevolmente pretendere ch’ella prosegua con l’accompagna-

mento in patria, ossia nel Paese ove avrebbe subito traumi, e per di più 

presso uno studio privato; che il medicamento prescritto non sarebbe di-

sponibile in Iraq; che la SEM avrebbe inoltre indicato che A._______ sa-

rebbe tutt’ora in buoni rapporti con il cugino che lo aveva ospitato a Zakho 

senza che ciò si evinca dai verbali; che il benessere dei fanciulli andrebbe 

analizzato in questa specifica costellazione, 

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che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi 

ostativi all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente verso l’Iraq, 

che anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), 

che anche altri impegni di diritto internazionale della Svizzera possono es-

sere ostativi all’esecuzione del rimpatrio in particolare l’art. 3 CEDU o 

l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti cru-

deli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che la Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) ha tuttavia più volte 

ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una si-

tuazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di 

destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU, 

che spetta infatti all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di 

seri motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real 

risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a 

trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi 

riferimenti), 

che il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che l’esecuzione dell’allon-

tanamento nella regione autonoma del Kurdistan iracheno non risulta es-

sere generalmente inammissibile (cfr. sentenza di riferimento  

E-3737/2015 consid. 6.3.2), 

che peraltro, solo una malattia ad uno stadio a tal punto avanzato e termi-

nale da lasciar intendere che la morte sia una prospettiva prossima o un 

reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle con-

dizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa 

riduzione della speranza di vita rendono inammissibile l’allontanamento 

(cfr. sentenze della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 

2016, 41738/10, §181 segg. e N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che come lo si vedrà d’appresso, le problematiche di natura medica in capo 

a B._______ manifestamente non rientrano nella restrittiva casistica con-

venzionale, 

che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile, 

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che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a seguito 

di situazioni di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica,  

che il Tribunale considera che attualmente le provincie curde di Dohuk, di 

Erbil e di Suleimaniya non siano preda di una situazione di violenza gene-

ralizzata e che in tali luoghi non viga una situazione politica tesa al punto 

da rendere inesigibile l’esecuzione dell’allontanamento (cfr. sentenza E-

3737/2015 che ha attualizzato la prassi già stabilita dalla DTAF 2008/5), 

che tuttavia, in considerazione della forte sollecitazione delle strutture della 

regione, i fattori individuali vanno tenuti in debita considerazione (cfr. ibi-

dem e tra le tante le sentenze D-233/2017 del 9 marzo 2017 consid. 10.6, 

D-3994/2016 del 22 agosto 2017 consid. 6.3.3 e D-7841/2016 del 6 set-

tembre 2017 consid. 7.4), 

che in ossequio a tale giurisprudenza, l’esecuzione dell’allontanamento è 

pertanto di principio ragionevolmente esigibile per le persone di etnia curda 

che provengono da questa regione o vi hanno vissuto per un lungo periodo, 

disponendo nel contempo di una rete socio-famigliare (famiglia, parentela 

o amici) o di legami con i partiti dominanti (cfr. ibidem e tra le tante le sen-

tenze del Tribunale E-6836/2018 del 22 gennaio 2018 consid. 7.3), 

che in specie i ricorrenti provengono da Zakho nella provincia di Dohuk,  

che A._______ è un uomo giovane e gode di buona salute, dispone di una 

certa esperienza lavorativa e anche nell’ultimo periodo antecedente 

all’espatrio è sempre riuscito a sostentare la propria famiglia (cfr. atti SEM 

49/15, D41 e 59/6, D29), 

che anche B._______ è giovane, 

che tuttavia, ella soffre di una sindrome da stress postraumatico, parimenti 

diagnosticata quale “episodio depressivo non specificato” e “eventi stres-

santi di altro tipo che riguardano la famiglia e la casa”, trattata con Sertralin 

100 mg (cfr. atti SEM 61/2 e 95/2), 

che l’esecuzione dell’allontanamento diviene però inesigibile solo se le per-

sone in trattamento medico in Svizzero rischiano di essere private delle 

cure essenziali, ossia dei trattamenti di medicina generale ed acuta asso-

lutamente necessarie ad un’esistenza conforme alla dignità umana, di 

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modo che il loro stato di salute si degraderebbe così rapidamente da con-

durle in maniera certa alla messa in pericolo concreta della vita o ad un 

pregiudizio serio, durevole e notevolmente grave dell’integrità fisica (cfr. 

DTAF 2011/50 consid. 8.3 e relativi riferimenti), 

che nondimeno, nel caso di specie la situazione manifestamente non ap-

pare tale da poter cagionare una messa in pericolo concreta della vita, at-

teso in particolare che la giurisprudenza ha già avuto modo di sottolineare 

che le cure mediche primarie sono disponibili nell’ARK e le malattie mentali 

possono essere trattate adeguatamente (cfr. le sentenze del Tribunale D-

6464/2018 del 26 febbraio 2020 consid. 10.2.4 e D-3492/2019 del 24 luglio 

2019 consid. 6.3),  

che per il resto, il senso della necessità quanto all’esistenza di una rete 

sociale è inteso a scongiurare che l’interessato venga a trovarsi in una si-

tuazione di minaccia esistenziale a causa dell’impossibilità a provvedere al 

proprio sostentamento, dal momento che in assenza di integrazione so-

ciale o economica risulta difficile ottenere un impiego o possibilità di allog-

gio nell’ARK (cfr. DTAF 2008/5 consid. 7.5.8), 

che nel caso de quo non siamo però in presenza di una singola persona 

da allontanare, ma bensì di un nucleo famigliare, che peraltro dispone di 

una rete sociale in patria ed ha fruito del supporto di parenti anche in pas-

sato, 

che per tutte queste ragioni non v’è da temere che gli insorgenti finiscano 

per trovarsi in una situazione di minaccia esistenziale a causa dell’impos-

sibilità a sostentarsi, 

che alla luce segnatamente della scarsa durata del soggiorno in Svizzera, 

nemmeno l’interesse superiore dei bambini in tenera età ai sensi dell’art. 3 

cpv. 1 della Convenzione sui diritti fanciullo (CDF; RS 0.107) risulta di im-

pedimento all’esecuzione del provvedimento (cfr. DTAF 2014/26 consid. 

7.6; DTAF 2009/51 consid. 5.6),  

che infine, non vi sono problemi neanche sotto l’aspetto della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento; che per prassi costante, spetta invero 

al ricorrente ottenere presso la competente rappresentanza del suo paese 

d’origine i documenti necessari per il rientro nello stesso (cfr. art. 8 cpv. 4 

LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12),  

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che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non 

è inadeguata (art. 49 PA),  

che il ricorso va pertanto respinto,  

che visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soc-

combenza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che tuttavia, avendo il Tribunale accolto, con decisione incidentale del 10 

giugno 2021, la domanda di assistenza giudiziaria, non sono riscosse 

spese, 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente)  

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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