# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7e2682f2-762c-5b90-b91d-ce3be1b4d76d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-09-05
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 05.09.2001 12.2000.197
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2000-197_2001-09-05.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2000.00197

  	
  Lugano

  5 settembre
  2001/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente, 

  Chiesa e Rusca

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa ordinaria appellabile OA.1996.00071 della Pretura
della giurisdizione di Mendrisio nord promossa con petizione 23 ottobre 1992 da

 

	
   

  	
  __________

  rappr.
  dall’avv. __________

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  1. __________

  2. __________

  entrambi
  rappr. dall’avv. __________

   

  

 

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna dei convenuti al pagamento di fr. 30'773.35
oltre interessi, nonché l’iscrizione in via definitiva dell’ipoteca legale
degli artigiani a favore della ditta attrice a carico della part. __________di
__________ di proprietà dei convenuti;

 

domanda
avversata dai convenuti e che il Pretore, con sentenza 22 settembre 2000, ha
integralmente respinto;

 

appellante
l’attore, che con atto di appello 13 ottobre 2000 chiede la riforma del querelato
giudizio in accoglimento della propria petizione;

 

mentre i
convenuti con osservazioni 15 novembre 2000 postulano la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili.

 

Letti ed
esaminati gli atti e i documenti prodotti, posti a giudizio i seguenti punti di
questione:

 

1. se deve essere
accolto l’appello;

2. tassa di giudizio
e ripetibili.

 

 

 

Ritenuto

 

in
fatto:

 

                                          A.  Nell’ambito
dell’edificazione della loro casa sul mappale __________RF di __________, i
coniugi __________ hanno affidato le opere da metalcostruttore esterne alla
__________. Non essendo riuscita ad incassare quanto fatturato per tali opere,
la __________ ha ottenuto l’iscrizione di una ipoteca legale provvisoria sul
fondo dei committenti per la somma di fr. 30'773.35. Con la causa qui in esame
l’attrice ha chiesto la condanna dei coniugi __________ al versamento di detta
somma oltre interessi e l’iscrizione in via definitiva della corrispondente
ipoteca legale degli artigiani. A sostegno delle sue tesi la ditta __________ ha
evidenziato di aver correttamente eseguito le opere commissionatele, mentre i
difetti riscontrati sarebbero imputabili a carenze nella progettazione,
allestita per la committenza dall’arch. __________.

 

 

                                          B.  I
convenuti si sono opposti alla petizione, rilevando che le pensiline eseguite
dall’attrice sarebbero al tal punto difettose da essere inaccettabili. Neppure
le rettifiche apportate dall’attrice nel 1994 hanno migliorato la loro
funzionalità, viste le persistenti infiltrazioni d’acqua e rotture di vetri.

 

 

                                          C.  Con
la sentenza qui impugnata il Pretore ha accertato l’effettiva presenza di difetti
nell’opera eseguita dall’attrice, difetti che secondo la perizia giudiziaria
non sono esclusivamente addebitabili ai progetti allestiti dalla committenza,
ma anche a manchevolezze nella fase esecutiva. Il primo giudice ha pertanto
escluso l’applicazione dell’art. 369 CO, che vieta al committente di far valere
i propri diritti quando i difetti dell’opera sono esclusivamente dovuti ad
errori dello stesso committente o dei suoi ausiliari. 

                                               In
definitiva il Pretore ha ritenuto che l’attrice non ha sufficientemente provato
l’ammontare della mercede reclamata per l’opera da lei eseguita in modo peraltro
difettoso. Ha di conseguenza respinto la petizione e ordinato la cancellazione
dell’ipoteca legale iscritta in via provvisoria. 

 

 

                                          D.  L’appellante
contesta la sentenza pretorile sia per la negata applicazione dell’art. 369 CO,
sia per l’asserita assenza di prove circa l’importo dovutole per l’opera da lei
eseguita. Ribadisce infatti che i difetti riscontrati sono esclusivamente imputabili
a carenze progettuali dei committenti e che vi sono prove sufficienti per
stabilire l’ammontare della mercede.

 

                                               In
via subordinata chiede che venga esaminata la proporzione di colpa dei committenti
e quella dell’appaltatore, con conseguente riduzione proporzionale della
mercede in funzione di un eventuale propria concolpa. 

 

 

                                          E.  A
tali conclusioni si oppongono agli appellati, che negano qualsiasi responsabilità
per i difetti riscontrati nell’opera, esclusivamente causati da carenze
nell’esecuzione da parte della __________ Chiedono pertanto la reiezione integrale
dell’appello. 

 

 

Considerato

 

in
diritto:

 

                                          1.   L’attrice
ravvisa in primo luogo una violazione dell’art. 369 CO in quanto il Pretore
avrebbe erroneamente ammesso i convenuti a far valere i loro diritti, nonostante
che i difetti siano imputabili esclusivamente ai committenti.

 

                                      1.1.   Giusta
l’art. 369 CO il committente non può far valere i diritti accordatigli in caso
di opera difettosa se egli stesso ha causato i difetti mediante erronee ordinazioni.

 

                                               L’applicazione
di questa norma presuppone che il difetto dell’opera sia imputabile
esclusivamente al committente (Gauch Der
Werkvertrag, 4. ed., n. 1917-1919; Rep
1999, 215).

                                               Evidentemente
questi risponde anche per le persone ausiliarie, in particolare per il
progettista o il direttore dei lavori, ai quali egli si è affidato e che perciò
lo rappresentano nei confronti dell’appaltatore (art. 101 CO per analogia, cfr.
Gauch, opera citata, n. 1921).

                                               L’appaltatore
non può però liberarsi senz’altro in presenza di mancanze del committente, del
progettista o del direttore dei lavori: il suo obbligo di diligenza, che gli
impone di riconoscere fatti o soluzioni tecniche che possono essere di
pregiudizio per l’integrità e la funzionalità dell’opera e di darne avviso al
committente, sussiste per principio anche quando egli agisce sulla base di
piani e di istruzioni dategli da specialisti incaricati dal committente stesso
(Rep 1983, pag. 308; II
CCA 5 dicembre 1996 in re B./C. e Ilcc.). In tali casi, tuttavia,
l’obbligo dell’appaltatore alla notifica del proprio dissenso sussiste solo
qualora vi sia un errore tecnico manifesto o facilmente riconoscibile. Questo è
il caso quando si tratti di errori macroscopici, o dell’adozione di soluzioni
manifestamente contrarie alle più elementari regole dell’edilizia (Rep ibidem; IICCA 25 novembre
1997 in re P. SA/S. SA; Gauch, opera citata, n. 1969 e segg.).

                                               Negli
altri casi l’appaltatore è liberato dalla propria responsabilità per gli eventuali
difetti senza che vi sia necessità di esprimere il proprio parere contrario, potendosi
egli in buona fede fidare delle maggiori cognizioni degli specialisti interpellati
dal committente (IICCA 25 marzo 1994 in re B. SA e llcc./B.; Gauch, opera citata, n. 1958 e segg.).

                                               È
però fatto salvo il caso particolare in cui le specifiche e specialistiche conoscenze
tecniche dell’artigiano siano superiori a quelle del committente e del progettista,
di modo che il committente può in buona fede in ogni caso attendersi una
verifica da parte dell’appaltatore (IICCA 20 aprile 1993 in re M.C.
SA/M.; Gauch, opera citata, n. 1408).

 

                                      1.2.   Nel
caso di specie l’art. 369 non è applicabile in quanto le carenze dell’opera non
risultano esclusivamente dovute al comportamento del committente, ciò che la
ditta appaltatrice avrebbe dovuto provare per prevalersi di detta norma (Gauch, op. cit., n. 1914).

 

                                               Le
pensiline istallate nel 1991 presentavano evidenti difetti, riscontrati delle
parti che convenivano di richiedere il parere di un perito neutrale: questi
costatava diverse carenze nell’esecuzione dell’opera e suggeriva il suo
rifacimento con opportune modifiche, ritenendo giustificato accollarne le spese
alla ditta appaltatrice (doc. 5). Proponeva inoltre la sostituzione dei vetri
raminati, previsti dall’architetto, con vetrature SKS 14, più indicate, i cui
costi sarebbero da mettere a carico dei committenti.

                                               Nel
1994 la ditta appaltatrice ha istallato le pensiline rifatte, ottenendo però
solo un miglioramento della situazione, senza completa eliminazione delle
infiltrazioni d’acqua, come constatato dal perito giudiziario. Questi ha
riscontrato nell’impostazione del progetto delle carenze cui si poteva e doveva
sopperire in fase esecutiva con l’esercizio del cantiere (perizia, pag. 6 n.
614). Il disegno dell’architetto è puramente indicativo, mentre quelli
esecutivi eseguiti dalla __________ sono lacunosi (ibidem pag. 5; complemento
pag. 2 n. 2.1). In particolare non è stato tenuto conto, né nel progetto di massima
né in quelli esecutivi, delle deformazioni elastiche delle strutture portanti,
con conseguente eccessiva tensione interna per le lastre di vetro. Dei giunti
di dilatazione, o più semplicemente dei telai meglio dimensionati rispetto ai
vetri, avrebbe evitato la rottura di questi ultimi (complemento peritale pag. 3
n. 231). Inoltre la scelta di posare vetri raminati, sulla quale il committente
ha insistito, non è stata ritenuta opportuna a causa della loro sensibilità
agli sbalzi termici (complemento pag. 4 n. 2.4).

 

                                               In
ultima analisi i difetti riscontrabili nell’opera, sia per la pensilina
originaria che per quella rettificata, sono stati causati in parte dai
convenuti (scelta dei vetri) e in parte dall’attrice (esecuzione senza lasciare
ai vetri il necessario spazio di dilatazione). Irrilevante sembra invece essere
la questione della pendenza delle tettoie vetrate, unico punto sul quale
l’appaltatore ha messo in guardia la committenza (oltre al tipo di vetro,
indicato dal tecnico consultato per il rifacimento della pensilina). Ritenuta
la manifesta violazione di regole edilizie, con particolare riferimento alla
specialità della ditta attrice, questa avrebbe dovuto formalmente segnalare
l’imprecisione dei piani allestiti dall’architetto, rispettivamente porvi rimedio
con adeguati piani di dettaglio o con un’esecuzione compatibile con la dilatazione
degli inserti in vetro, perlomeno nel rifacimento dell’opera.

 

 

                                          2.   L’appellante
contesta inoltre la sentenza pretorile nella misura in cui accerta l’assenza di
prove circa la mercede spettante all’appaltatore, ritenendo invece che vi sono
sufficienti elementi che permettono di provare l’importo dovuto. In particolare,
l’arch. __________, il cui mandato comprendeva la facoltà di allestire liquidazioni,
ha riconosciuto che sono state eseguite opere di metalcostruzione per fr.
96'603.40, di cui ca. fr. 65'000.-- relativi alle pensiline (doc. 15).

                                               L’arch.
__________ ha tuttavia precisato che la proposta di liquidazione finale era
subordinata alla condizione che “l’opera fosse stata eseguita a regola d’arte”,
ciò che come si è visto sopra non si è realizzato neppure con il rifacimento
della pensilina. Ritenuta le corresponsabilità della ditta esecutrice quanto ai
difetti dell’opera, le sue pretese non possono palesemente venir riconosciute
nella misura richiesta. 

                                               Infatti,
benché il costo dell'opera sia effettivamente valutabile in fr. 65'000.--,
(cfr. sotto, consid. 3.2) il suo valore oggettivo risulta sensibilmente ridotto
per cause non interamente imputabili ai committenti.

 

 

                                          3.   In
via subordinata, l’appellante chiede che venga stabilito il minor valore
dell’opera causato dalla concolpa dell’appaltatore, con conseguente riduzione
della mercede. Richiama in proposito l’art. 169 cpv. 1 cifra 2 della norma SIA
118 relativa alla riduzione del prezzo per difetti e la giurisprudenza federale
concernente l’applicazione per analogia dell’art. 44 cpv. 1 CO al concorso di
colpe del committente e dell’appaltatore (DTF 116 II 454). Ritenendo
comunque minima una propria eventuale concolpa, l'appellante conclude per una
riduzione della mercede del 10% al massimo.

 

                                      3.1    La
domanda subordinata dell'appellante non comporta alcuna mutazione dell'azione,
ma unicamente una riduzione della propria domanda in funzione delle risultanze
istruttorie (artt. 75 e 321 lett. a CPC). Poiché nella fattispecie non è data
una colpa esclusiva del committente o dell'appaltatore per i difetti
dell'opera, si pone effettivamente il problema di commisurare le rispettive
responsabilità quanto al minor valore dell'opera. Dottrina e giurisprudenza
concordano nel ritenere che, quando l'art. 369 CO non è applicabile, il giudice
deve basarsi per analogia sull'art. 44 cpv. 1 CO per la ripartizione del danno
insito nei difetti dell'opera (Gauch,
Der Wertvertrag, IV ed., Zurigo 1996, pag. 543 n. 2061 segg; DTF 116, II 311,
116 II 458 consid. 3b).

 

                                      3.2    La
perizia giudiziaria allestita in prima sede verte essenzialmente sulla costruzione
della pensilina originaria, ma non su quella rifatta dall'attrice nel 1994. Con
decisione incidentale del 29 settembre 1998 il Pretore ha infatti stralciato,
su opposizione di controparte, tutti i quesiti peritali proposti dalla ditta
appaltatrice tendenti ad accertare il valore della pensilina rifatta e la sua
funzionalità, “gli stessi esulando chiaramente dall’oggetto della lite”. Così
che il perito giudiziario ha effettuato il sopralluogo quando la prima
pensilina già era stata asportata (pronunciandosi quindi essenzialmente sulla
relativa documentazione tecnica) e sostituita dalla seconda, considerando
tuttavia quest'ultima solo minimamente. 

                                               Ritenuto
che la ditta appaltatrice e i committenti avevano convenuto di por rimedio ai
difetti dell'opera con la sua riparazione gratuita, par logico prendere in considerazione
l'opera rifatta (e non quella originale) onde valutare l'esito dell'intervento,
rispettivamente determinarne il minor valore per i difetti rimasti. Per tale
motivo, in applicazione dell'art. 322 lett. a CPC è stato ordinato nel corso
della procedura d'appello un complemento peritale con decreto 9 maggio 2001.

 

                                               Il
complemento di perizia reso il 18 luglio 2001 indica innanzitutto che le
pensiline rifatte nel 1994 sono tuttora in opera e che da allora non hanno più
subito modifiche. Conferma inoltre che i costi di costruzione sono valutabili
in fr. 65'000.-- come indicato sopra al consid. 2. I difetti riscontrati sono essenzialmente
gli stessi di quelli lamentati per la prima pensilina e cioè la rottura di
circa il 40% dei vetri, mentre la carpenteria metallica è in generale
efficiente e funzionale (solo all'ingresso è necessario una verniciatura). Il
perito consiglia la sostituzione di tutti i vetri (raminati) con lastre di
vetro accoppiato 4 + 4 mm. Il costo dell'intervento, comprese le opere accessorie
di sigillatura etc, è stimato in fr. 45'000.--, importo che a mente del perito
rappresenta il minor valore dell'opera. In realtà tale somma comprende anche
una notevole miglioria inerente al materiale di copertura: la liquidazione di
fr. 65'000.-- era infatti basata sul prezzo dei vetri raminati effettivamente
istallati, e non su quelli stratificati nettamente più cari (350.-- fr. al m2
invece di fr. 220.-- al m2,  con un supplemento globale di fr.
11'500.--, cfr. risposta peritale del 20.07.01).

 

                                      3.3    Resta da determinare in che misura il minor valore sia imputabile
all'una o all'altra parte processuale, in funzione delle rispettive concolpe. 

 

                                               Come
già evocato sopra (consid. 1.2), all'appaltatrice può essere rimproverato, sia
per la pensilina originaria che per quella rifatta, di non aver supplito in
fase esecutiva a carenze progettuali, in particolare "mediante l'impiego
di opportuni spessori d'appoggio che diano un maggior grado di libertà alle
lastre in vetro e quindi anche mediante la scelta delle debite dimensioni
esterne delle lastre rispetto a quelle del telaio portante" (perizia
23.08.99, quesito n. 3, con riferimento ai punti 6.1.3 e 6.3 della perizia
8.3.99 per la pensilina rifatta). A mente del perito, l'appaltatrice dovrebbe
inoltre provvedere al rifacimento di opere di smaltimento acque, sigillatura e
verniciatura (perizia 18.7.2001, n. 6.3). 

 

                                               Ai
committenti va per contro addebitata l'altra concausa dei difetti riscontrati e
cioè la scelta dei vetri raminati invece di quelli consigliati (perizia
23.08.99, quesito n. 4). Seguendo il perito, la sostituzione delle lastre di
vetro, comporterebbe una spesa di oltre fr. 30'800.-- (350.-- fr. x 88 m2,
oltre i supplementi di forma in quanto per motivi estetici e di stabilità
anche i vetri raminati non rotti (circa il 60%) andrebbero sostituiti con
quelli stratificati (perizia 18.7.2001 pag. 6 e complemento 20.7.2001).

 

                                               Va
qui ribadito che la scelta del vetro raminato è stato formalmente sconsigliata
dall'appaltatrice, ma espressamente voluta dai committenti per motivi di costo.
Quest'ultimi devono pertanto sobbarcarsi i costi generati dal cambiamento di materiale
(fr. 11'500.--) e dalla sostituzione delle lastre di vetro rimaste intatte (60%
di fr. 220.-- x 88 m2= fr. 11'600.-- circa. Il prezzo di
sostituzione è quello del vetro raminato, essendo già stato considerato sopra
il costo supplementare del vetro stratificato).

                                               Inoltre,
la rottura dei vetri raminati non è interamente dovuta al difettoso dimensionamento
dalla carpenteria, ma ha come concausa la scarsa resistenza dei vetri stessi
agli agenti atmosferici (sbalzi termici e grandine, cfr. perizia 20.07.2001
pag. 6). Nell'impossibilità di determinare l'incidenza rispettiva dalle sue
differenti cause di rottura, risulta equo considerarle paritarie. Ne consegue
che i costi di sostituzione dei vetri rotti (40% circa) va divisa a metà tra le
parti. Alla responsabilità dei committenti per il minor valore dell'opera
devono pertanto essere addebitati ulteriori fr. 3'900.-- (20% di fr. 220 x 88 m2).

 

                                      3.4    In
conclusione, le rispettive quote di minor valore poste a carico delle parti possono
essere calcolate deducendo dai costi d'intervento quelli attribuibili ai committenti:

 

                                                      45'000.--
fr.       spese globali di ristrutturazione 

                                               ./.    11'500.--            cambiamento
materiale 

                                               ./.    11'600.--            sostituzione
vetri intatti

                                               ./.
     3'900.--            corresponsabilità per vetri rotti

                                                      18'000.--            resto
a carico dell'appaltatrice.

 

                                               Poiché
dalla liquidazione finale concordata per le pensiline (doc. 15) risulta uno
scoperto di fr. 26'600.-- ca., su questo punto l'appello deve essere accolto
limitatamente all'importo di fr. 8'600.--.

 

 

                                          4.   Va
infine rilevato che in petizione l'attore ha fatto valere un'ulteriore fattura
di fr. 3'591.-- (doc. A) relativa a lavori supplementari eseguiti su richiesta
dei committenti, dopo l'allestimento della liquidazione finale. 

 

                                               Il
primo giudice ha ritenuto, come per le pensiline, che non vi era alcuna prova
in merito alla mercede spettante alla ditta appaltatrice.

 

                                               In
realtà dai verbali agli atti risulta che detti lavori supplementari furono
eseguiti (verb. __________ pag. 9) e che la committenza accettò la fattura doc.
A limitatamente all'importo di fr. 2'000.-- (verb. __________ - dipendente
dello studio d'architettura __________ - pag. 9). Ne consegue che anche questa
pretesa attorea deve essere parzialmente riconosciuta, perlomeno fino a concorrenza
di fr. 2'000.--.

 

 

                                          5.   In
sintesi, all'appellante spetta dunque una mercede di complessivi fr. 10'600.--.
La richiesta attorea di interessi al 6% dal 28.01.1992 è contestata dai
convenuti per quanto concerne il tasso applicabile. Le parti non motivano in
alcun modo le rispettive posizioni né indicano la base contrattuale su cui essi
si fondano. Gli interessi moratori vengono pertanto stabiliti al 5% (art. 104
cpv. 1 CO). 

 

 

 

per i
quali motivi,

visti
per le spese gli art. 147 segg. CPC, la LTG e la TOA

 

 

 

Pronuncia:

 

                                          I.    L'appello
13 ottobre 2000 di __________ è parzialmente accolto.

 

                                               Di
conseguenza la sentenza 22 settembre 2000 della Pretura di Mendrisio Nord è
riformata come segue:

                                               1.    La
petizione è parzialmente accolta.

                                                      Di conseguenza
i convenuti sono condannati a versare in solido alla __________ fr. 10'600.--
più interessi al 5% a partire dal 28.1.1992.

 

                                               2.    È fatto
ordine all'Ufficiale del registro di Mendrisio di iscrivere in via definitiva
l'ipoteca legale degli artigiani per il summenzionato importo più interessi a
carico della part. n. __________RFD di __________ e a favore della __________

 

                                               3.    Le spese
e la tassa di giustizia di fr. 1'500.--, da anticipare come di rito, sono poste
a carico dell'attrice in ragione di 2/3 e dei convenuti per il rimanente 1/3.

                                                      L'attrice
rifonderà ai convenuti fr. 2'400.-- di ripetibili.

 

 

                                          II.   Le
spese della procedura d'appello consistenti in:

 

                                               tassa
di giudizio                                      fr.        900.--

                                               spese
                                                       fr.     2'100.--

                                               Totale                                                        fr.     3'000.--

 

                                               da
anticipare dall'appellante, sono poste a carico dell'attrice in ragione di 2/3
e dei convenuti per il rimanente 1/3. L'attrice rifonderà ai convenuti fr.
1'200.-- per titolo di ripetibili.

 

 

                                          III.  Intimazione
a:       -   __________;

 

                                               Comunicazione
alla Pretura di Mendrisio-Nord e all'Ufficiale dei Registri di Mendrisio.

 

 

 

Per la seconda
Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                        
Il segretario