# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 14f75198-0b5f-5285-98ef-115cbe12b756
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-07-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 18.07.2005 90.1997.55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1997-55_2005-07-18.html

## Full Text

Incarto n.

  90.1997.55

   

  	
  Lugano

  18 luglio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo
  Anastasi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 29 aprile 1997 del

 

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 12 marzo 1997 (n. 1218) con cui il Consiglio di Stato ha approvato
  la variante del piano regolatore del comune di __________ concernente l'inventario
  degli edifici situati fuori dalle zone edificabili; 

  	
  

  

 

 

viste le risposte:

-    1. luglio 1997 della
divisione della pianificazione territoriale;

-    12 agosto 1997 del PI 2;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

 

                                  A.   Il 22 aprile 1996 il
consiglio comunale di __________ ha adottato la variante del piano regolatore
concernente l'inventario degli edifici situati fuori dalle zone edificabili. 

 

 

                                  B.   Il 17 marzo 1997 il
Consiglio di Stato ha approvato la variante in oggetto. In quella sede il
Governo ha modificato la valutazione di numerosi edifici, classificando segnatamente
tra i diroccati costruzioni ritenute meritevoli di conservazione dall’autorità
comunale. Tra questi figuravano parecchie costruzioni di proprietà __________.

 

 

C.   Il
29/30 aprile 1997 il RI 1 ha interposto ricorso contro il giudizio governativo
innanzi a questo Tribunale, al quale ha chiesto di ripristinare le valutazioni
effettuate in sede comunale che concernevano gli edifici di sua proprietà.

 

                                         Il PI 2 ha proposto
l'accoglimento del ricorso. La divisione della pianificazione territoriale ne
ha, invece, chiesto la reiezione.

 

 

                                  D.   Il 29 agosto 1997 ha avuto
luogo un'udienza. Circa le relative risultanze si dirà, per quanto necessario,
in diritto.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
è data (art. 38 cpv. 1 LALPT), il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT) e
la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4 lett. c LALPT). Il
gravame è, pertanto, ricevibile in ordine, con le precisazioni che verranno effettuate
in diritto.

 

 

                                   2.   2.1. In Ticino vi è un numero considerevole di edifici
(rustici) e impianti che resta a testimonianza del recente passato. Questi
edifici e impianti, individuabili su tutto il territorio cantonale, rappresentano
sovente componenti essenziali del paesaggio culturale che, in assenza di essi,
risulterebbe impoverito. La conservazione degli stessi, pertanto, può essere
opportuna anche se sono situati fuori zona edificabile e se si rende necessario
il cambiamento della loro destinazione originaria, salvo, naturalmente, i casi
in cui la destinazione agricola può essere mantenuta. D'altra parte un
cambiamento di destinazione senza presupposti e limiti chiari e stretti può
vanificare la funzione originaria di testimonianza di questi edifici e alterare
gravemente il valore del paesaggio che li custodisce. Il cambiamento di
destinazione diventa, pertanto, una misura che permette, da un lato, la conservazione
dell’edificio stesso e, dall'altro, la creazione delle premesse necessarie per
la cura delle aree circostanti (cfr. scheda di coordinamento del piano
direttore 8.5, nella versione approvata e modificata dal Consiglio federale il
30 gennaio 2002, capitolo "Situazione: problematiche, conflitti").

 

2.2. Dal punto di vista
del diritto federale l'art. 39 OPT, ai cpv. 2 e 3, pone le premesse e le
condizioni in base alle quali l'autorità cantonale competente può autorizzare,
fuori dalle zone edificabili, il cambiamento di destinazione di detti edifici e
impianti (cfr., in precedenza, l'art. 24 cpv. 2 e 3 dell'or abrogata OPT del 2
ottobre 1989, cpv. 2 e 4 dopo la modifica del 22 maggio 1996). Giusta tale
disposizione:

 

"2.
I Cantoni possono autorizzare, siccome d'ubicazione vincolata, la modifica
dell'utilizzazione di edifici esistenti, protetti perché tipici del paesaggio,
se:

a. il
paesaggio e gli edifici formano un'unità degna di protezione e sono stati posti
sotto protezione nell'ambito di un piano di utilizzazione;

b. il
carattere particolare del paesaggio dipende dal mantenimento di tali edifici;

c. la
conservazione duratura degli edifici può essere garantita solo con il
cambiamento di destinazione; e

d. il
piano direttore cantonale contiene i criteri secondo cui va valutato il carattere
degno di protezione dei paesaggi e degli edifici.

3. Le autorizzazioni secondo
il presente articolo possono essere rilasciate soltanto se:

a. l'edificio non è più
necessario all'utilizzazione anteriore;

b. il cambiamento di
destinazione non comporta un edificio sostitutivo che non sia necessario;

c. l'aspetto esterno e la
struttura edilizia basilare restano sostanzialmente immutati;

d. è necessaria tutt'al più
una leggera estensione dell'urbanizzazione esistente e tutti i costi d'infrastruttura,
causati dal cambiamento completo di destinazione, sono ribaltati sul
proprietario;

e. la coltivazione agricola
delle rimanenti superfici e delle particelle limitrofe non è minacciata;

f. non vi si oppongono
interessi preponderanti (art. 24 lett. b LPT)."

 

Non è lecito eludere il principio della separazione tra zona
edificabile e zona non edificabile e la regolamentazione restrittiva
concernente le autorizzazioni eccezionali fuori dalle zone edificabili. L'art.
39 cpv. 2 OPT è, pertanto, correttamente attuato solo quando l'interesse pubblico
al mantenimento di un edificio mediante cambiamento dell'utilizzazione permette
di scostarsi dal menzionato principio della separazione; d'altro canto, la regolamentazione
in esame, nel suo insieme, non può essere applicata in modo così intenso da mettere
in discussione il principio stesso della separazione. L'essere degno di
protezione e la messa sotto protezione non devono essere, dunque, un pretesto
per giustificare una modifica dell'utilizzazione inammissibile giusta l'art. 24
LPT: occorre, pertanto, fissare esigenze sufficientemente elevate ai paesaggi
ed agli edifici sia per quanto concerne il riconoscimento della dignità di protezione
sia per quanto concerne l'intensità della messa sotto protezione.

 

                                         2.3. Nel Cantone Ticino la
problematica del cambiamento di destinazione degli edifici esistenti, protetti
perché elementi tipici del paesaggio, è stata affrontata tramite la scheda di
coordinamento 8.5 del piano direttore. Questa è volta ad assicurare la gestione e la protezione del
territorio fuori delle zone edificabili, permettendo il mantenimento e la
valorizzazione di edifici e impianti degni di protezione, situati fuori delle
zone edificabili, laddove essi costituiscono una componente essenziale del
paesaggio tradizionale locale (cfr. scheda citata, capitolo "Scopo del
coordinamento").

 

                                         Nella versione approvata
dal Consiglio federale il 30 gennaio 2002 e dallo stesso modificata, questo
strumento elenca in primo luogo i criteri per la delimitazione dei paesaggi con
edifici ed impianti degni di protezione (cfr. capitolo "Attuazione del
coordinamento, 1. Livello cantonale"). Il territorio cantonale, per il quale va esaminata una messa sotto
protezione comprende, dunque, i paesaggi caratterizzati dall'alternanza tra
foreste e spazi aperti e da aree alpestri al di sotto dei 2000 metri sul mare,
valorizzati dalla presenza di edifici rurali originali, ubicati fuori dalle
zone edificabili in modo raggruppato o isolato. Per una messa sotto protezione
non entrano in linea di conto il bosco ai sensi della legislazione forestale,
le superfici per l'avvicendamento colturale (SAC), le aree per attrezzature,
impianti o funzioni di interesse nazionale, cantonale o regionale, infine le
aree soggette a forti pericoli naturali accertati.

 

La scheda stabilisce, in seguito, come devono procedere - a
tale scopo - i comuni (cfr. capitolo "Attuazione del coordinamento, 2.
Livello comunale").

 

Questi devono anzitutto preparare la decisione sulla
protezione dei paesaggi degni di protezione, definendo il territorio che non
può entrare in linea di conto (come il bosco, le superfici, per l'avvicendamento
colturale, le zone di pericolo, le aree per attrezzature, impianti o funzioni
di interesse nazionale, cantonale o regionale), allestendo l'inventario degli
edifici e impianti fuori dalla zona edificabile, raccogliendo le informazioni
inerenti lo stato e l'utilizzazione del territorio, individuando gli elementi
naturali, definendo eventuali elementi storici e culturali specifici della
zona, rilevando le infrastrutture e i servizi esistenti.

 

Sulla scorta di tali elementi conoscitivi i comuni:

·  decidono in modo restrittivo sulla
protezione di paesaggi nel senso della scheda e ne delimitano, se del caso, il
perimetro dopo una ponderazione di tutti gli interessi in gioco;

·  decidono quali edifici, all'interno di
questo perimetro, proteggere;

·  indicano gli
edifici che vanno mantenuti a scopo agricolo;

·  definiscono le misure vincolanti atte a
garantire una gestione attiva e la protezione del paesaggio;

·  definiscono le norme di attuazione per la
protezione dei singoli edifici.

 

La scelta degli edifici da proteggere e, quindi, da
conservare, può essere effettuata solo dopo aver analizzato tutti gli edifici
compresi nel paesaggio protetto. Per effettuare questa scelta occorre partire
da una prima scelta sulla base dell'inventario: quest'ultima è, però, relativa,
nel senso che non può essere automaticamente riportata sugli edifici inclusi
nel perimetro dei paesaggi protetti.

 

Com'è a più riprese riconosciuto nel rapporto d'esame della
scheda 8.5 allestito dall'ufficio federale dello sviluppo territoriale
all'indirizzo del Consiglio federale, del 14 novembre 2001, gli inventari
costituiscono, di conseguenza, un'eccellente base per le ulteriori decisioni
(cfr. il rapporto citato, segnatamente cifra 3). 

 

L'inventario serve, quindi, in primo luogo, quale strumento
di analisi e di controllo della situazione del patrimonio costruito fuori dalla
zona edificabile; esso permette, in secondo luogo, di indicare quali edifici
sono degni di protezione e quali non lo sono secondo la classificazione
definita a questo scopo nelle direttive elaborate dal dipartimento cantonale
del territorio. Lo stato degli edifici, unitamente a quello del territorio che
sta loro intorno, costituiscono difatti degli elementi decisivi per la definizione
dei paesaggi da proteggere (cfr. allegato al testo della scheda approvata dal
Consiglio federale "Indicazioni operative complementari", cifra 2b).

 

Alla catalogazione degli edifici effettuata in sede di
inventario deve, tuttavia, far seguito un ulteriore, irrinunciabile passo: accertare
quali paesaggi, potenzialmente degni di protezione, vanno effettivamente posti
sotto tutela e quali edifici, potenzialmente degni di protezione, situati in
questi paesaggi, siano effettivamente da proteggere. Questo passo ha luogo,
formalmente, attraverso l'inserimento del perimetro dei paesaggi protetti,
della designazione delle costruzioni protette e delle relative disposizioni di
protezione nel piano del paesaggio del piano regolatore, analogamente a quanto
avviene per le altre zone di protezione (art. 28 cpv. 2 lett. f LALPT; cfr.
scheda di coordinamento 8.5, capitolo "Attuazione del coordinamento; 2.
Livello comunale"). L'elaborazione delle basi decisionali sotto forma di
inventario non basta, pertanto, per legittimare il rilascio di una licenza
edilizia relativa al cambiamento di destinazione degli edifici che questo
strumento designa come protetti, ossia meritevoli di conservazione (cfr. il
rapporto d'esame, cifra 2.453.1). Come spiega il rapporto d’esame allestito
dall’ufficio federale dello sviluppo territoriale alla cifra 2.464.1, la
modificazione della destinazione di un edificio che nell’inventario è stato
assegnato segnatamente alla categoria “meritevole 1a” (circa le classificazioni
si veda il considerando 2.4. che segue) presuppone lo svolgimento delle seguenti
ulteriori fasi:

·  il paesaggio, nel quale è situato, deve
essere effettivamente stato messo sotto protezione dopo aver ponderato tutti
gli interessi;

·  l’edificio medesimo deve essere stato
posto sotto protezione siccome elemento irrinunciabile di quel paesaggio;

·  nell’ambito della procedura
d’autorizzazione relativa al cambiamento d’utilizzazione dell’edificio, la
messa sotto protezione di paesaggio ed edificio deve rivelarsi giustificata e
le altre condizioni della legislazione federale, cantonale e comunale devono
essere soddisfatte.

 

2.4. L'inventario degli edifici situati fuori dalle zone
edificabili viene allestito, adottato ed approvato seguendo la procedura della
variante del piano regolatore (art. 41 cpv. 2 LALPT; 75 cpv. 3 LALPT). Gli
edifici vengono suddivisi nelle seguenti categorie:

 

1. Edifici meritevoli di conservazione:

 

a)  edifici
rustici finora prevalentemente utilizzati a scopo agricolo, per i quali è ammessa
la trasformazione (cambiamento di destinazione);

 

b)  edifici
rustici diroccati, che fanno parte di un nucleo meritevole di conservazione,
per i quali è ammessa la ricostruzione (cambiamento di destinazione); un nucleo
meritevole di conservazione - che legittima la ricostruzione di edifici
diroccati posti nello stesso - è costituito da un assieme di edifici che
rappresentano degli elementi emergenti del paesaggio e formano una struttura
edilizia unica, una trama architettonicamente valida e di pregio, ed hanno
caratteristiche particolari per le loro peculiarità paesaggistico - ambientali;

 

c)   edifici
rustici particolari con una destinazione specifica (oggetti culturali) che
vanno mantenuti (cappelle, mulini, grotti, forni del pane, torchi, nevere,
lavatoi ecc.) nell'interesse generale di salvaguardare il contenuto, la
tipicità e l'importanza storica della costruzione;

 

d)  edifici
rustici ancora utilizzati (o utilizzabili) a scopo agricolo, sia nelle
superfici per l'avvicendamento colturale che negli altri terreni inclusi nella
zona agricola del piano regolatore, che devono mantenere la loro destinazione attuale;

 

 

2. Edifici diroccati non ricostruibili:

edifici diroccati per i quali non esiste un interesse
pubblico alla loro ricostruzione in quanto non appartengono a nuclei o gruppi
di rustici meritevoli di conservazione;

 

 

3. Edifici rustici già trasformati:

edifici rustici già trasformati per i quali sono concessi
interventi di manutenzione ordinaria o, se ancora meritevoli, di recupero di
parti originali;

 

 

4. Altri edifici rilevati:

Tutti gli altri edifici esistenti sul territorio quali case
d'abitazione, costruzioni agricole non tradizionali, autorimesse, baracche, capannoni,
ecc.. In questa categoria sono inclusi anche edifici originariamente rustici,
ma che in seguito a trasformazione hanno perso totalmente le loro
caratteristiche originali.

 

2.5. In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di
autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT
il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da
parte di almeno una istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il
Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il
piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della
legittimità, ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le
autorità incaricate di compiti pianificatori badano, tuttavia, di lasciare alle
autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i
loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente,
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad
intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro
sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-1999 n. 27 consid. 3).

 

Il potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del
territorio è, invece, circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2
LALPT; RDAT cit., ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter
ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una
modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   3.1.
Approvando la variante di piano regolatore concernente l'inventario degli
edifici situati fuori dalle zone edificabili del comune di __________ il
Consiglio di Stato ha modificato la classificazione di numerose costruzioni
operata dal consiglio comunale, attribuendo segnatamente alla categoria
"diroccato 2" quasi un centinaio di fabbricati assegnati in sede
comunale alla categoria dei meritevoli di conservazione, soprattutto alle
categorie "meritevole 1a" o "meritevole 1b". Tra questi
figuravano svariate costruzioni di proprietà __________. Quest'ultimo contesta
tali riclassificazioni; chiede al Tribunale di annullarle e di confermare le
decisioni adottate a livello comunale per quanto concerne 31 edifici di sua
proprietà. Esso si duole, in buona sostanza, di una lesione dell'autonomia di
cui dispone in questo ambito il comune. Critica inoltre il criterio che, a suo
giudizio, è stato adottato dal Consiglio di Stato per decidere circa la
meritevolezza di conservazione degli edifici, consistente nella presenza del
tetto. Sviluppa indi degli specifici argomenti relativamente a 6 edifici.

 

                                         3.2.
Giusta l'art. 46 cpv. 2 PAmm il ricorso dev'essere brevemente motivato. In concreto,
Il gravame in oggetto difetta, di principio, della necessaria motivazione. La
generica argomentazione circa una lesione dell'autonomia comunale e
l'importanza della presenza del tetto per decidere in merito alla meritevolezza
di conservazione di un edificio non permette di supplirvi: se, come peraltro
sostiene lo stesso ricorrente proprio a quest'ultimo riguardo, per poter
decidere sulla classificazione degli edifici occorre esaminarli singolarmente
(cfr. ricorso, pag. 2), si può parimenti pretendere che, a questo fine, il
ricorrente svolga un'argomentazione puntuale. È per contro inammissibile che,
senza 

                                         un'adeguata
motivazione relativa a ciascuna costruzione, __________ possa sottoporre la
classificazione di 31 fabbricati effettuata da parte del Consiglio di Stato
alla verifica del Tribunale, come se quest'ultimo costituisse l'autorità di
approvazione del piano regolatore. Pertanto, le contestazioni sono ricevibili
limitatamente ai 6 edifici per i quali il ricorrente ha svolto una specifica
argomentazione.

 

                                         3.3. Per
quanto concerne le zone piano e strada forestale, __________ domanda che le
costruzioni n. 197, al mappale n. 2060 B, e n. 229 , al mappale n. 2173, vengano
reinserite nella categoria "meritevole 1a", in quanto intatte e
complete. La divisione della pianificazione propone di accogliere, su questi
oggetti, il gravame, condividendo gli argomenti ricorsuali. Alla luce dell'esame
delle schede descrittive degli oggetti in esame, il Tribunale non ha motivo per
distanziarsi delle convergenti opinioni delle parti. Su questo punto il ricorso
deve dunque essere accolto.

 

                                         3.4. Per
quanto concerne le zone sopra i 900 m.s.m. il ricorrente chiede che l'edificio
n. 38, al mapp. 2815, venga ritrasferito alla categoria "trasformato
3", trattandosi di una costruzione già riattata e adibita a capanna
alpina, come peraltro aveva già fatto notare in sede di esame preliminare.
Postula inoltre la riassegnazione dell'edificio n. 39, al mapp. 2816, adiacente
al precedente, alla categoria "meritevole 1b", adducendo ragioni
estetiche nonché i bisogni della capanna. In relazione alla costruzione n. 47,
per la quale non viene indicato uno specifico mappale (alpe __________), il
ricorrente domanda il ripristino della valutazione "meritevole 1a",
mancando solo il tetto, tolto volontariamente per limitare i danni ai muri
perimetrali. Stessa domanda viene formulata in relazione all'edificio n. 69,
pure non identificato tramite l'assegnazione a una precisa particella (alpe __________),
bruciato per colpa di un pastore.

 

                                         La
divisione della pianificazione territoriale postula la reiezione
dell'impugnativa per questi oggetti.

 

Per quanto concerne l'edificio n. 38, al
mapp. n. 2815, dalla documentazione fotografica annessa alla scheda descrittiva
del fabbricato, allestita nell'ottobre 1991, ovvero oltre quattro anni prima
dell’adozione della variante da parte del legislativo comunale, questo
presentava i soli muri perimetrali. Esso avrebbe pertanto dovuto essere
inventariato tra gli edifici della categoria "diroccato 2", come ha
giustamente stabilito il Consiglio di Stato, correggendo d'ufficio la
classificazione operata dall'autorità comunale. La costruzione è però stata
riattata e trasformata in capanna alpina durante lo svolgimento della procedura
della variante, prima ancora della decisione del consiglio comunale, come
attesta la documentazione fotografica versata agli atti dal ricorrente, sulla
scorta della licenza edilizia 7 febbraio 1990 e dell’autorizzazione cantonale a
costruire del 30 gennaio precedente; non poteva pertanto mantenere lo statuto
di diroccato assegnatogli dal Consiglio di Stato. Va pertanto accolta l'impugnativa
anche su tale punto, attribuendo l'edificio in parola alla categoria
sollecitata dal ricorrente.

 

                                         Il
gravame deve invece essere respinto per i residui tre fabbricati.

 

                                         L'edificio
n. 39, al mapp. 2816, presentava, alla data del rilievo effettuato per conto
del comune, solo una parte dei muri perimetrali (cfr. fotografie riferite al
rilievo, agli atti). Trattasi dunque di un diroccato giusta l'art. 29 seconda
frase RLALPT: opera in rovina, inutilizzabile, ovvero non degna di
conservazione. Dal momento, inoltre, che la costruzione in oggetto non si trova
all'interno di un nucleo meritevole di conservazione - sono tali solo quelli di
__________ e __________ (cfr. risoluzione impugnata, cifra 3.2.1, pag. 4) -
essa non può essere assegnata alla categoria "meritevole 1b", ossia
tra i diroccati che possono essere ricostruiti e adibiti a residenza.

 

                                         Deve
inoltre essere confermata la valutazione per gli edifici n. 47 e n. 69, che presentavano,
alla data del rilievo, solo i muri perimetrali, per l'edificio n. 69 peraltro
in cattivo stato di conservazione (cfr. fotografie riferite al rilievo, agli
atti). Poco importa, per gli stessi motivi illustrati poco sopra, ai fini della
classificazione se - come sostiene il ricorrente - quest'ultimo edificio sia
recentemente bruciato per colpa di un pastore: determinante per la valutazione
in sede di inventario è difatti, di principio, lo stato dell'edificio al
momento in cui viene allestito questo documento, riservato il caso in cui la
costruzione venga successivamente trasformata sulla scorta dei necessari
permessi (come si avvera per l’edificio n. 38, al mapp. 2815, appena esaminato).
Bisogna difatti sempre tenere presente che, com'è stato esposto al considerando
2 che precede, gli inventari degli edifici situati fuori dalle zone edificabili
fungono semplicemente quale base per l'ulteriore pianificazione e non
costituiscono la sede per decidere in merito al tipo di utilizzazione ed alle
modifiche ammissibili per gli edifici inventariati; un'attribuzione del
fabbricato alla categoria desiderata dal ricorrente non potrebbe pertanto
comunque sia supplire all'eventuale assenza dei necessari permessi edilizi
rispettivamente la sua non attribuzione a tale categoria non pregiudicherebbe
gli effetti di quelli di cui esso disporrebbe rispettivamente che potrebbe
procurarsi.

 

                                         3.5. Il
ricorso deve dunque essere parzialmente accolto.

 

 

                                   4.   Il
Tribunale rinuncia al prelievo di una tassa di giudizio (art. 28 PAmm).

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli articoli di legge sopra citati,

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

                                         §
   Di conseguenza la risoluzione 12 marzo 1997 (n. 1218) con cui il Consiglio
di Stato ha approvato l'inventario degli edifici fuori della zona edificabile
del comune di __________ è annullata nella misura in cui modifica le
classificazioni adottate dal consiglio comunale di __________ dei seguenti
edifici: n. 38, al mapp. n. 2815, dalla categoria "trasformato 3"
alla categoria "diroccato 2", n. 197, al mapp. n. 2060 B, e n. 229 ,
al mapp. n. 2173, dalla categoria "meritevole 1a" alla categoria
"diroccato 2";

                                   §§
I menzionati edifici vengono restituiti alla categoria loro assegnata da parte
del consiglio comunale.

 

 

                                   2.   Non si
preleva una tassa di giudizio.

 

 

	
                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  1. PI 1 

  2. PI 2 

   

  CO 1 

   

   

  

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                             La
segretaria