# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 182d2d53-730e-5881-b2bb-3b3b2080f1ca
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-11-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 12.11.2002 INC.1999.84905
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-84905_2002-11-12.html

## Full Text

N. 849.99.5 LM                                                          Lugano,
12 novembre 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Luca Marazzi

 

 

sedente per
statuire sul reclamo interposto in data 30 ottobre 2001 da

__________(difeso
dallo studio legale __________)

in tema di
omissioni da parte del Ministero Pubblico (mancata notifica di nuova
decisione di promozione d’accusa e mancata assegnazione di un nuovo termine per
proporre complemento di prove);

richiamata
l’ordinanza d’intimazione 30 ottobre 2001, con la quale è stato negato al
reclamo il postulato effetto sospensivo;

potendosi
prescindere dall’acquisire osservazioni da parte delle persone destinatarie
dell’ordinanza d’intimazione, la questione qui sollevata essendo di mero
diritto;

considerato

in fatto:

A.

Dall’autunno
1997 è condotto un procedimento penale nei confronti dell’accusato qui
reclamante __________, sospetto autore di malversazioni ai danni di __________.
L’inchiesta, condotta dall’inizio del 1998 dall’attuale Procuratore Pubblico
incaricato, dopo aver inizialmente permesso l’acquisizione di una prima serie
di documentazione bancaria e l’audizione di personaggi coinvolti in diversi
ruoli, ha vissuto un momento di stasi a seguito di reclami inoltrati dal
reclamante e da funzionario di banca, sospettato di avere aiutato il primo (v.
incc. GIAR 849.99.1, 849.99.2 e 103.2000.1). Con decisione 2 marzo 2000, il
magistrato inquirente ha promosso formalmente l’accusa nei confronti di __________
e di __________, dimostrando in tal modo di ritenere di disporre di elementi
sufficienti a suffragio dell’ipotesi accusatoria.  Un reclamo contro la
promozione dell’accusa è stato respinto in ordine da questo giudice (v. inc.
GIAR 103.2000.2, doc. 3), e nel merito con sentenza 4 ottobre 2000 della lod.
CRP (inc. 60.2000.00079).

Evasi i
reclami menzionati, l’istruttoria è proseguita, sfociando, nell’autunno 2001,
nell’estensione dell’accusa al reato di truffa e nel deposito atti (v.
decisione MP 26 settembre 2001, allegata al reclamo, inc. Giar 849.99.5 doc. 2.2).

 

B. 

L’accusato
reclamante aveva indirizzato al magistrato inquirente, in data 26 ottobre 2001
– ovvero un mese dopo l’avvenuta estensione dell’accusa e deposito atti, e
quattro giorni prima dell’inoltro del presente reclamo – , la richiesta di
riformulazione di una nuova decisione di promozione d’accusa, richiamando una
sentenza della lod. CRP, che avrebbe modificato la giurisprudenza sino a quel
momento in vigore, ed ancora applicata all’originaria promozione dell’accusa
(v. istanza 26 ottobre 2001, allegata al reclamo, inc. Giar 849.99.5 doc. 2.3).

 

C. 

Constatata la
mancata evasione della menzionata istanza, __________ ha inoltrato il presente
reclamo, tramite il quale eccepisce essenzialmente la mancata presentazione, da
parte del Procuratore Pubblico, di una promozione dell’accusa che contempli “la
succinta descrizione dei fatti o delle omissioni costituenti reato” (reclamo 30
ottobre 2001, inc. Giar 849.99.5 doc. 1, pto. A.1 p. 2), nonché l’avvenuta
audizione della denunciante in assenza dell’accusato e del suo patrocinatore
(loc. cit., pti. B.12 – B.14, p. 7-8). In accoglimento del reclamo, chiede la
nuova audizione della denunciante alla presenza di lui, l’intimazione di una
nuova promozione dell’accusa, infine l’assegnazione di un nuovo termine per
l’inoltro di eventuali complementi istruttori, che abbia a decorrere solo dopo
la soddisfazione delle altre due richieste (petitum, p. 9).

 

D.

Con decisione
31 ottobre 2001 (inc. Giar 849.99.5 doc. 3), questo giudice ha negato al
reclamo l’effetto sospensivo.

Considerato

in diritto:

 

1.

a)        Proprio nella sentenza 4 ottobre 2000, inc. 60.2000.00079,
sulla contestata promozione dell’accusa nei confronti del qui reclamante, la
Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello così definiva i requisiti
della promozione dell’accusa (loc. cit., consid. 2):

“L’art. 188 CPP prescrive che la promozione
dell’accusa deve indicare le generalità dell’accusato (lett. a); la succinta
descrizione dei fatti o delle omissioni costituenti reato e la corrispondente
qualifica giuridica (lett. b); l’autorità che l’ha emanata (lett. c);
eventualmente il querelante, la parte lesa o la parte civile (lett. d).

Per “succinta descrizione dei fatti o
delle omissioni costituenti reato” (lett. b prima frase) é da intendere una
breve descrizione di massima e indicativa dei fatti imputati, riassunti anche
in una riga o anche facendo riferimento ai verbali di interrogatorio, allo
scopo di garantire il diritto di ricorso dell’accusato contro la promozione
dell’accusa, alla quale deve seguire la corrispondente qualifica giuridica
(Messaggio aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione totale del
CPP, p. 143; Verbale 23 ottobre 1991 della Commissione speciale per la
revisione del CPP, p. 10-13; Rapporto della commissione speciale per l’esame
del CPP sul messaggio aggiuntivo del 22 luglio 1992, p. 64). 

In sostanza, il requisito dell’indicazione
dei fatti o omissioni costituenti reato é soddisfatto quando l’accusato é in
grado di riconoscerli: non é dunque necessaria una loro descrizione, ma basta
un semplice rinvio, in particolare se l’accusato ha avuto modo di consultare la
querela, o se é stato interrogato in proposito oppure se ha già avuto precise
rimostranze dal querelante. E ciò a maggior ragione quando la promozione
d’accusa non verte su di un singolo atto ma su di una lunga serie di allegazioni,
per le quali non é pretendibile riportare i termini esatti delle espressioni
incriminate (CRP 7.3.1995 in re P.; 18.9.1996 in re. S. P.)”.

b)        Nel
caso di specie, constatato che l’accusato era stato in grado di difendersi in
modo efficiente, soprattutto sulla scorta delle informazioni pervenutegli nel
contesto di due sue audizioni e di successivi atti istruttori ai quali aveva
partecipato almeno il suo difensore, nonché alla conoscenza degli atti cui
aveva nel frattempo avuto accesso, la Camera dei ricorsi penali aveva ritenuto
di non dover censurare l’originaria promozione dell’accusa.

 

2.

Dopo la
presentazione del ricorso contro la promozione dell’accusa alla Camera dei
ricorsi penali, l’inchiesta ha avuto ulteriori sviluppi, ai quali l’accusato
qui reclamante ha partecipato in modo oltremodo attivo: basti pensare ai
reclami 26 settembre e 9 ottobre 2000 (rispettivamente in tema di sequestro e
di omissioni), l’udienza presso questo giudice del 4 dicembre 2000,
l’innumerevole corrispondenza intrattenuta del difensore dell’accusato
reclamante con il magistrato inquirente, infine la ricca istanza di complementi
istruttori formulata da __________ in data 2 novembre 2001. Si tratta, senza
eccezione alcuna, di manifestazioni procedurali espresse in termini oltremodo
dettagliati, a testimonianza di una perfetta consapevolezza dell’oggetto del
procedimento contro di lui – e ciò, benché l’accusato reclamante abbia sempre
evidenziato come la presunta lacunosità della promozione dell’accusa gli abbia
precluso un’efficiente difesa (v., ad es., il reclamo qui in discussione, passim).

Ne discende
che, attenendosi ai criteri sviluppati (e confermati) dalla Camera dei ricorsi
penali proprio nella sentenza che riguarda il qui reclamante, la promozione
dell’accusa allora tutelata mantiene oggi tutta la sua validità.

 

3.

a)        Ma è proprio qui che il reclamante insorge, ora, con un
nuovo argomento: la Camera dei ricorsi penali avrebbe nel frattempo modificato
la propria giurisprudenza, adeguandosi a quella, più progressiva, da tempo
adottata dal Tribunale federale. E da ciò scaturirebbe il diritto, per
l’accusato, di pretendere una nuova promozione dell’accusa, o almeno un “elenco
preciso e dettagliato dei fatti e delle omissioni costituenti reato con
specificazione della corrispondente qualifica giuridica” (reclamo, cit., pto.
A.3 p. 2; v. anche pti. A.5 ss., p. 3-7).

b)        L’argomentazione del reclamante non merita tutela, per
differenti ragioni. In primo luogo, una decisione incidentale di natura
procedurale, come quella di promuovere l’accusa, cresce in giudicato, seppure
in modo limitato: non è più possibile tornarci sopra. Se ciò è permesso, in via
eccezionale, per altre decisioni della medesima natura ed unicamente in
presenza di fatti nuovi (si veda, per una costellazione parallela, il caso del
non luogo a procedere rispettivamente dell’abbandono, in Rep. 131 [1998], nota
1 a n. 120), per la promozione dell’accusa, eventuali successive precisazioni
troveranno concretizzazione nell’atto/decreto d’accusa, se del caso
accompagnato da decisioni di parziale abbandono o non luogo a procedere,
rispettivamente preceduto da eventuali estensioni. In ogni caso, è cosa nota
che una modifica della giurisprudenza (salvo casi eccezionali, che qui non si
verificano) non è di per sé motivo per chiedere la modifica di una decisione
già cresciuta in giudicato: non lo è per la revisione di una sentenza di merito
(v. ad es. Hauser / Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, 4. Aufl.
Basel 1999, § 98 margin. 20, § 102 margin. 28), non lo è per la revoca di un
abbandono (v. Rep. cit.), ed a fortiori non lo può essere per la
riformulazione di una decisione incidentale, che – tra l’altro – ha esaurito
nel frattempo la propria funzione, nella misura in cui chi ne faceva oggetto ha
acquisito perfetta conoscenza dell’incarto che lo riguarda, e può
conseguentemente esercitare senza limitazione alcuna i propri diritti
difensivi.

c)         In realtà, e ciò emerge proprio da quanto si è appena
detto, ciò a cui mira l’accusato reclamante non è tanto sanare una pregressa, e
secondo lui irrita promozione dell’accusa, quanto acquisire anticipata
conoscenza delle intenzioni del magistrato inquirente in punto alle fattispecie
che egli vorrà considerare di rilevanza penale, rispettivamente alle pretese
delle parti lese che lo stesso magistrato inquirente vorrà tenere in
considerazione. Ma è la richiesta, ad essere irrita: come detto, la funzione
della promozione dell’accusa è quella di mezzo preliminare inteso a rendere
attento colui che era inizialmente indiziato o mero denunciato alla
formalizzazione delle accuse nei suoi confronti, rispettivamente ai diritti che
tale formalizzazione trae seco – e tale funzione si esaurisce nelle fasi
iniziali dell’istruttoria. Le conclusioni di competenza del magistrato d’accusa
(messa in stato d’accusa risp. abbandono) fanno oggetto di altre decisioni.

d)        Né vi è necessità di precisare che il Procuratore Pubblico
non deve all’accusato altre precisazioni se non quelle previste dalla legge per
le decisioni “di merito” di sua competenza. L’accusato, in altri termini, potrà
eccepire, ad esempio, di non essere stato sentito su fatti che sono invece
stati menzionati in un decreto d’accusa, ciò che porterà all’annullamento del
decreto (v. decisione 23 settembre 1998 in re C., inc. Giar 629.98.1 consid. 4
p. 7-8); oppure evidenziare tale lacuna in aula, in sede di pubblico
dibattimento; oppure, ancora, contestare le pretese di parte civile, poiché non
chiarite fin nell'ultimo dettaglio. Ma non può in nessun caso esigere che il
magistrato inquirente gli esponga preventivamente la sua situazione processuale
(in tal senso, invece, reclamo cit., pti. A.6 – A.11, p. 4-7), per permettergli
di postulare con cognizione di causa eventuali complementi istruttori: è,
quest’ultima, un’incombenza tutta sua (analogamente, e come noto al difensore
del reclamante, in altro incarto era stata respinta la richiesta volta ad
esigere che il magistrato inquirente desse all’accusato preventivo accesso alle
domande che intendeva formulargli in un successivo verbale, v. decisione 18
luglio 1997 in re G. e L., inc. Giar 151.93.10, consid. 8, con rinvii, in: Rep.
130 [1997] n. 99).

e)        Il reclamo, in conclusione, va respinto nel merito, con
riguardo tanto all’originaria promozione d’accusa del marzo 2000, quanto alla
sua estensione 26 settembre 2001, rimasta inoppugnata.

 

4.

Abbondanzialmente, sia detto che sul punto discusso ai
considerandi precedenti, il reclamo appare anche come sintomatico di un
atteggiamento processuale dell’accusato reclamante perlomeno contraddittorio.
L’accusato non può sollevare da un lato le obiezioni qui discusse, e nel
contempo scrivere al Procuratore Pubblico di voler rinunciare ad impugnare
l’estensione dell’accusa “per evitare ulteriori lungaggini” (v. istanza 26
ottobre 2001, inc. Giar 849.99.5 doc. 2.3, p. 3 in fine): se riteneva che
l’estensione dell’accusa era irrita, doveva impugnarla. Tra l’altro, la
giurisprudenza gli conferiva i mezzi, e ciò già nel marzo 2000, in occasione
del ricorso contro la promozione d’accusa originaria: basti rinviare, fra le
tante, alla DTF 17 luglio 1998 ed agli argomenti colà esposti (in re W.,
consid. 2c, in: Rep. 131 [1998] n. 14 e nota 1 ibid.).

Voler
recuperare rimedi di diritto andati a vuoto, o addirittura ai quali si era
precedentemente rinunciato, inoltrando quello che è, essenzialmente, un reclamo
per denegata giustizia scaturente dal mancato accoglimento di una richiesta
proposta quattro giorni prima, appare discutibile dal punto di vista della buona
fede processuale. In ogni caso, è stata una mossa senza alcuna apparente
utilità, visto che ha portato unicamente ad un’ulteriore protrazione
dell’istruttoria.

 

5.

Resta da
discutere la censura relativa alla ripetuta audizione della parte lesa __________
senza la presenza dell’accusato reclamante, rispettivamente senza il suo
difensore (v. reclamo, cit., pti. B.12 ss., p. 7-8).

a)        Va preliminarmente rilevato che il reclamante non formula
una precisa richiesta in proposito: non postula, ad esempio, l’annullamento dei
verbali svolti in sua assenza, oppure la loro ripetizione. Si limita a chiedere
che l’omessa sua partecipazione sia “censurata” (v. reclamo, cit., pto. B.13 p.
7), in nessun caso bastando l’effettuazione di tale audizione “esclusivamente
nell’ambito di un eventuale complemento istruttorio” (loc. cit., pto. B.14 p.
8).

b)        Ma nemmeno spiega perché, secondo lui, non possa bastare la
ripetizione di tale audizione in sede di complemento. In realtà, non è vero che
un’effettuazione di una nuova audizione di __________ quale complemento limiti
le possibilità per l’accusato di chiedere nuove prove: il cpv. 4 dell’art. 196
CPP permette di chiedere l’assunzione di qualsiasi ulteriore mezzo di prova, la
cui opportunità o necessità scaturisse dalla prova precedentemente assunta in
virtù di una prima istanza di complemento. Una nuova audizione della signora __________
prima del deposito atti, di per se stessa, non permetterebbe al reclamante un
più ampio ventaglio di nuove prove da chiedere, posto che anche gli eventuali
“primi” complementi, per essere ammessi, dovrebbero essere connessi con
l’oggetto dell’inchiesta. 

La
discussione, comunque, è oziosa nella misura in cui non si deve, in questa
sede, tenere conto di qualsiasi evoluzione astrattamente pensabile
dell’inchiesta: come già constatato (supra, consid. 4), la stessa si
trascina da anni su un complesso di fatti relativamente ben delimitati.

c)         Tutto ciò premesso, su questo punto il reclamo si appalesa
irricevibile, ed abbondanzialmente infondato. È, infine, ormai anche divenuto
privo d’oggetto, atteso che la signora __________ è stata sentita dal
magistrato inquirente in data 27 maggio 2002, alla presenza del patrocinatore
dell’accusato (inc. MP doc. A.18).

 

6.

La reiezione
del reclamo rende priva d’oggetto l’ultima richiesta di __________, relativa
all’assegnazione di un nuovo termine per l’inoltro di eventuali complementi
istruttori (v. supra, consid. C). Anche qui, in ogni caso, non va
sottaciuto che il Procuratore Pubblico era venuto incontro all’accusato con
un’ulteriore proroga del termine del deposito degli atti (inc. MP doc. 221; v.
già doc. 215, relativo ad una prima proroga del medesimo termine).

 

7.

Il reclamo,
in conclusione, deve essere respinto, nella misura in cui sia ricevibile. La
presente decisione è definitiva (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP e contrario).
Tassa e spese di giustizia seguono la soccombenza.

*   *   *

Per i quali
motivi,

richiamate le
norme menzionate e visti gli artt. 280 ss., 284 cpv. 1 lit. a CPP

d e c i d e :

1.      Nella
misura in cui è ricevibile, il reclamo interposto in data 30 ottobre 2001 da __________
è respinto.

2.      La
tassa di giustizia di fr. 650.— e le spese di fr. 50.—, in tutto fr. 700.—,
sono a carico dell’accusato reclamante.

3.      La
presente decisione è definitiva.

-       
Intimazione:

giudice Luca Marazzi