# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b858a76b-edc3-51cb-92e7-2c76b1dba6a7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-03-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.03.2016 32.2015.76
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2015-76_2016-03-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2015.76

   

  TB

  	
  Lugano

  8 marzo 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaele Guffi, vicepresidente,

  Ivano Ranzanici, Mauro Mini (in sostituzione
  di Daniele Cattaneo, astenuto)

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 maggio 2015 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 25 marzo 2015 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, 1959, attiva come aiuto
cuoca e pizzaiola presso due esercizi pubblici per una percentuale lavorativa
complessiva del 100%, il 5 gennaio 2011 è caduta e ha subìto un trauma alla
spalla destra per la quale è stata operata due volte e, stante la perdurante
inabilità lavorativa, nell’agosto 2011 (doc. A1) ha chiesto prestazioni AI per
adulti.

 

                               1.2.   L'Ufficio assicurazione
invalidità ha intrapreso i necessari accertamenti medici e professionali e ha
richiamato l’incarto dall’assicuratore infortuni che si è assunto il caso.

Con decisione del 2 maggio 2013 (doc. A21 e A22), preavvisata il 9
novembre 2012 (doc. A12), l’amministrazione ha accolto la richiesta di
prestazioni dell’assicurata, attribuendole dal 1° marzo 2012, ovvero dopo un
anno d’attesa, una rendita intera di invalidità (grado AI 100%) e dal 1° settembre
2012, quindi tre mesi dopo l’avvenuto miglioramento dello stato di salute (art.
88a cpv. 2 OAI), un quarto di rendita (grado AI 49%).

 

                               1.3.   A fine febbraio 2013 (doc. A16-A18)
l’amministrazione ha avviato d’ufficio una procedura di revisione della rendita
di invalidità.

Preso atto della visita medica del 7 febbraio 2014 (doc. A32)
effettuata dal medico chirurgo interpellato dall’assicuratore infortuni, su cui
si è basata la __________ per emanare la decisione del 10 aprile 2014 (doc. 122/3)
con cui ha stabilito nel 22% la perdita di guadagno dell’assicurata, raccolto
il rapporto finale del Servizio Medico Regionale del 16 maggio 2014 (doc. 125),
l’Ufficio AI ha quindi preavvisato il 7 ottobre 2014 (doc. A37) la soppressione
della rendita di invalidità.

A seguito delle osservazioni dell’assicurata (docc. A38 e A39),
l’Ufficio AI l’ha sottoposta ad una perizia psichiatrica da parte della dr.ssa
med. __________ (doc. 141) e, visto il rapporto finale SMR del 24 marzo 2015, ha
emesso il 25 marzo 2015 (doc. A42) una decisione con cui ha confermato il suo
progetto di soppressione della rendita, modificando però il grado di invalidità
(35%).

L’amministrazione ha ritenuto che se l’incapacità lavorativa
nell’abituale attività lavorativa era del 50%, dal 10 dicembre 2012 erano per
contro esigibili in misura dell’80% delle attività adeguate rispettose dei
limiti funzionali stabiliti dal perito.

Per il calcolo della perdita di guadagno l’Ufficio AI ha
raffrontato il reddito che l’interessata avrebbe conseguito da valida nelle attività
svolte in precedenza (Fr. 55’298.- nel 2012 come aiuto cuoca) con il reddito
ipotetico da invalida (Fr. 36'157.- per un’attività adatta semplice e
ripetitiva, importo ridotto del 6% per la necessità di svolgere unicamente
attività leggere e del 10% per altri fattori di riduzione) dà un grado di
invalidità del 35% che, essendo inferiore al grado minimo pensionabile (40%),
non dà diritto a una rendita di invalidità. Pertanto, il quarto di rendita
precedentemente versato è stato soppresso dal primo giorno del secondo mese che
segue la notifica della decisione.

Infine, il Servizio Integrazione Professionale ha individuato
diverse attività idonee che l’assicurata avrebbe potuto intraprendere.

                               1.4.   Il 5 maggio 2015 (doc. I) RI
1, rappresentata da RA 1, si è rivolta al Tribunale chiedendo di annullare la
decisione dell’Ufficio AI, di sottoporla ad una nuova perizia pluridisciplinare
e di svolgere una prova lavorativa nel libero mercato per potere accertare le
sue reali possibilità lavorative in questo contesto.

La ricorrente ha contestato la conclusione a cui è giunto il dr.
med. __________ nella sua perizia del 18 febbraio 2014, con cui ha ritenuto
l’assicurata abile al 50% come cuoca, mentre abile all’80% in attività mono
manuali adeguate. Secondo il parere del 23 ottobre 2012 del prof. Dr. med. __________,
invece, ella sarebbe abile solo al 20% come cuoca. Nemmeno si potrebbe parlare
di un miglioramento delle sue condizioni di salute.

Anche il grado di invalidità, dapprima fissato nel 48,58%, poi nel
27% ed infine nel 35% non sarebbe corretto, essendo stato calcolato sui postumi
dell’infortunio e non sulla situazione attuale. Neppure sarebbero state considerate
le limitazioni dovute al danno alla salute, all’età, alla nazionalità e al
grado di occupazione, perciò va ritenuta una diminuzione del 25%.

A suo dire, le sue possibilità di integrazione indicate dal dr.
med. __________ rimangono teoriche alla luce della sua età, del suo percorso
scolastico e delle sue conoscenze linguistiche. Così pure le molteplici attività
idonee segnalate dal consulente in integrazione professionale non sembrerebbero
realistiche.

Infine, anche dalla perizia psichiatrica non si è ottenuto un
grande risultato, tanto che l’interessata si è sentita lesa nella sua
credibilità, visto che i dolori sono presenti quotidianamente.

 

                               1.5.   Nella sua risposta del 26
maggio 2015 (doc. IV) l'Ufficio assicurazione invalidità ha proposto di
respingere il ricorso, evidenziando che non vi sarebbe motivo di distanziarsi
dalle conclusioni mediche tratte dalla valutazione effettuata dal perito
nominato dall’assicuratore infortuni da un lato, dalla perizia psichiatrica
dall’altro lato. Infatti, la ricorrente ha manifestato un dissenso soggettivo contro
la valutazione dell’amministrazione, senza tuttavia produrre dei nuovi elementi
oggettivi, di natura medica, a sostegno delle proprie argomentazioni. Pertanto,
le conclusioni dell’SMR vanno tutelate.

Quanto all’aspetto economico, l’amministrazione ha osservato che il
consulente in integrazione professionale ha elencato diverse attività esigibili
leggere ed adeguate al suo stato di salute, perciò non v’è alcun motivo di
scostarsi da tale analisi.

All’assicurata può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la
sua residua capacità lavorativa in quei settori d’attività accessibili a
lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive che non
richiedono una preparazione professionale specifica. Inoltre, esistono delle
attività prettamente sedentarie che non implicano lavori manuali e che non
presuppongono particolari attitudini intellettuali, una formazione specifica
e/o il perfetto uso di entrambi gli arti superiori, esponendo a quest’ultimo
proposito dei casi giudiziari cantonali e federali.

L’Ufficio AI ha infine ricordato che per il calcolo della capacità
di guadagno residua le valutazioni dell’assicuratore infortuni rispettivamente
dell’assicuratore invalidità non sono vincolanti verso l’altro assicuratore.

Esso ha da ultimo confermato le riduzioni personali complessive
del 10%, non essendovi una diminuzione della redditività né la necessità di
effettuare maggiori o prolungate pause e neppure una riduzione per il tasso di
occupazione o l’età, così pure non è applicabile una riduzione per la difficoltà
di imparare nuove tecnologie di lavoro e per la mancata padronanza della lingua
italiana o di altre lingue straniere.

 

                               1.6.   La ricorrente non ha prodotto
nuovi mezzi di prova (doc. V).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se è a giusta ragione che l’Ufficio assicurazione invalidità ha
soppresso dal 1° maggio 2015 il diritto alla rendita di invalidità di cui
l’assicurata beneficiava dal 1° marzo 2012 (rendita intera, dal 1° settembre
2012 quarto di rendita), visto che sarebbe abile al lavoro all’80% in attività
adeguate e dal calcolo della perdita di guadagno risulterebbe una percentuale
(35%) inferiore al grado minimo.

 

                               2.2.   Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.

Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991,
pag. 216 segg.).

L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha
diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di
svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o
migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b.
ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante
un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido
(art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad
una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se
sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare
l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica
l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo
determinante per la valutazione dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo
il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto
conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b;
Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1°
gennaio 2007: TF] con sentenza U
156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Al proposito va
evidenziato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il
raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale
diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione) ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in
regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul
diritto alla rendita (DTF 129 V 222; DTF 128 V 174).

 

L'Alta Corte ha anche
precisato che l'amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul
diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all'inizio di
tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati
ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere a
un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

Tale principio è poi
stato esteso anche all'assicurazione per l'invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01 del 26
giugno 2003 consid. 3.1, I 670/01 del 3 febbraio 2003, pubblicata in SVR 2002
IV Nr. 24, I 761/01 del 18 ottobre 2002 consid. 3.1, pubblicata in SVR 2003 IV
Nr. 11 e I 26/02 del 9 agosto 2002 consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno
2003, consid. 4.2).

 

                               2.3.   Nel caso di specie l'UAI,
dopo aver richiamato gli atti medici ritenuti determinanti ed avere sottoposto
l’assicurata ad una perizia psichiatrica, con la decisione impugnata
ha riconosciuto il diritto a un quarto di rendita d'invalidità (grado AI 49%) dal 1° settembre 2012 (dal 1° marzo 2012 una
rendita intera).

Il raffronto fra il reddito conseguito al 100% nel
2012 senza invalidità ritenuto dall’assicuratore infortuni (Fr. 55'298.-) e il
reddito ottenibile in un'attività
ragionevolmente esigibile all’80% malgrado determinate limitazioni funzionali
tenuto inoltre conto di una riduzione personale del 16% per la limitazione
nello svolgere lavori leggeri e per altri fattori di riduzione (Fr. 36'157.-), ha
dato luogo a una perdita di guadagno (grado d'invalidità) del 35%.

 

Nel ricorso l'assicurata ha evidenziato come le particolari limitazioni funzionali
individuate dal perito siano puramente teoriche, perché in realtà altri
fattori, quali l’età, le conoscenze linguistiche e la sua formazione, delimitano
molto le attività lavorative concretamente praticabili. La ricorrente ha perciò
chiesto che si tenga conto di una riduzione personale del 25%.

Quanto all’aspetto medico, l’insorgente ha
contestato l’abilità lavorativa dell’80% determinata dal dr. med. __________,
visto che il dr. med. __________ ha stabilito un’incapacità lavorativa
dell’80%. Dal profilo psichiatrico, poi, la riduzione del 20% fissata dalla
perita non è stata neppure considerata dal medico SMR.

 

                               2.4.   L'Ufficio AI ha
accertato lo stato di salute della ricorrente dapprima richiamando l’incarto
LAINF e i referti resi dai curanti, poi sottoponendo l’assicurata ad una
perizia psichiatrica.

 

Il __________ dr. med. __________, FMH chirurgia
ortopedica, il 23 ottobre 2012 (doc. A14) ha fornito un secondo parere sullo
stato di salute dell’assicurata su invito del collega dr. med. __________,
consulente ortopedico dell’assicuratore infortuni __________ che ha assunto il
caso.

Indicata la diagnosi e l’anamnesi, esaminata la
paziente, lo specialista ha illustrato due possibili terapie: la prima opzione
prevedeva di lasciare le cose così come erano, mentre la seconda opzione
contemplava una nuova operazione, con delle chances di successo pari al 50%,
motivo per cui l’interessata ha preferito pensarci (l’intervento non è poi mai
stato effettuato). Il chirurgo ha concluso per una capacità lavorativa come
cuoca, pizzaiola e cameriera del 20%, ritenendo difficile giudicare se tale
capacità avrebbe potuto essere migliorata.

 

Il dr. med. __________ il 10 dicembre 2012 ha peritato
l’assicurata e nel referto del 31 dicembre 2012 (doc. 101 LAINF) ha concluso
che permanevano degli impedimenti funzionali sopra i 90° del cingolo
omero-scapolare destro, maggiori faticabilità e algie. Non volendo essa sottoporsi
ad un terzo intervento alla spalla destra, il perito ha ritenuto il caso come
definito.

A suo dire l’assicurata era in grado di eseguire
lavori con il cingolo omero-scapolare destro in elevazione e abduzione in
maniera durevole, cioè fino a 3-4 minuti. Non era però in grado di portare pesi
superiori ai 3-4kg in questa posizione. In elevazione-abduzione a 90° erano
sconsigliati movimenti di rotazione del cingolo omero-scapolare destro. In
posizione declive poteva portare pesi sui 12, massimo 15kg, in posizione di
lieve elevazione (tra 40° e 90°) non era in grado di portare pesi superiori ai
3kg, mentre poteva eseguire lavori con il cingolo omero-scapolare destro in
posizione di riposo senza limitazione per le rotazioni in questa posizione.
Nessuna limitazione per gomito, polso e mano destra.

Da un punto di vista pratico effettivo nella sua
posizione di aiuto cuoca, egli ha stimato il rendimento non superiore del 50%.

In attività confacenti questo rendimento poteva
migliorare fino al 60%, così come confermato il 15 luglio 2013 (doc. 124
LAINF).

 

Sempre su mandato dell’assicuratore infortuni, l’interessata
è stata visitata il 7 febbraio 2014 dal dr. med. __________, FMH chirurgia, perito
certificato SIM, il quale il 18 febbraio 2014 (doc. A32) ha reso la sua
valutazione medica.

Lo specialista ha riassunto le posizioni dei
colleghi che l’hanno preceduto, ha esposto le dichiarazioni dell’assicurata
(disturbi attuali, medicamenti assunti, terapia, professione, situazione
sociale, anamnesi dei sistemi, funzioni corporee, abitudini, decisioni per il
posto di lavoro), i reperti oggettivabili (stato generale, sistema muscolo-scheletrico,
spalla destra), la diagnosi principale (disturbi funzionali della spalla destra
con ipomobilità dopo iniziale trauma del 5 gennaio 2011 con borsite
sottodeltoidea a destra e lesioni transmurali importanti del tendine muscolo sovraspinato
e rottura capsulare sul versante anteriore dell’articolazione gleno-omerale
(ICD-10: S 46.0); stato dopo artroscopia della spalla destra con ricostruzione
del tendine sovraspinato e sottospinoso con una vite al titanio e acromio-plastica
e resezione acromioclaveare il 5 maggio 2011; stato dopo re-artroscopia della
spalla destra il 20 ottobre 2011 con adesiolisi, capsulotomia circonferenziale,
decompressione sottoacromiale con resezione a-c e acromioplastica destra) e la
diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa di disturbi funzionali con
ipomobilità della spalla destra.

Nelle sue conclusioni (soggettive ed oggettive) il
perito ha riferito che la risonanza magnetica del 5 giugno 2012 ha mostrato una
nuova lesione transmurale del sovraspinato e infraspinato, associata ad
ipertrofia capsulare dell’articolazione a-c e leggera deiscenza dei campi ossei
in questa articolazione.

Nella sua valutazione, basandosi sull’anamnesi e
sulla perizia del dr. med. __________ del 10 dicembre 2012 e sul suo esame del
7 febbraio 2014, l’esperto ha concluso che dal 10 dicembre 2012 l’assicurata
era abile al 50% come cuoca e aiuto-cuoca indipendentemente dal tempo
lavorativo effettivo (era ancora attiva come pizzaiola per 3h-3h30 per tre sere
alla settimana).

Per le limitazioni fisiche nei movimenti e nel
sollevamento di pesi, il perito ha ripreso i dettagli forniti dal collega dr. __________.

Quanto all’esercizio di un’attività confacente,
ossia un’attività alternante delle braccia (quello lesionato e quello sano)
rispettivamente attività che implicano mansioni mono-manuali secondo la
giurisprudenza, per esempio come assistente di vendita nei grandi magazzini,
assistente di vendita in cartoleria (senza trasporto di merci in misura
elevata), sorvegliante o consulente alla clientela (ufficio informazioni o nei
grandi centri di vendita), per l’esperto l’assicurata avrebbe senz’altro potuto
lavorare in misura di almeno l’80% a decorrere dal 10 dicembre 2012. Questa
percentuale comprendeva un valore di deduzione del 20% per i dolori alla spalla
destra che potevano avere un impatto sulla concentrazione al lavoro e sulla
rapidità dell’esecuzione.

 

L’ultimo certificato redatto dal medico curante, dr.
med. __________, FMH medicina generale, è datato 3 novembre 2014 (doc. A39) e
ricorda che la sua paziente è stata sottoposta a due interventi chirurgici alla
spalla destra nel 2011, molto invasivi dal punto di vista ortopedico per le
importanti alterazioni anatomiche risultanti, anche se eseguiti in artroscopia
e anche se dopo sei mesi si evidenziava una nuova lesione transmurale di
ambedue i tendini del muscolo sovraspinoso sia infraspinato, perciò non era per
nulla giustificato procedere ad un terzo intervento con ulteriore rischio di
traumatizzare ancora di più l’articolazione.

Il curante ha ricordato che nell’ottobre 2012 il
prof. __________ ha parlato di una limitazione funzionale rilevante della
spalla destra, proponendo due opzioni terapeutiche alla luce delle quali era
semmai possibile una capacità lavorativa del 20%. Pertanto, ancora a fine 2014
permanevano degli impedimenti funzionali molto importanti, individuati pure dai
dr. med. __________ e __________.

Il medico generalista ha ricordato come già dal 2011
erano presenti dolori cronici e costanti all’articolazione della spalla destra,
con una netta impotenza funzionale, dolori anche notturni che non permettevano
un sonno regolare, ciò che portava anche ad una sintomatologia depressiva
cronica, tanto che da inizio 2014 la sua paziente assumeva giornalmente degli
oppiacei, analgesici potenti (Targin).

Egli ha inoltre osservato come la ipomobilità
funzionale della spalla destra era evidente, così come rilevato anche dal dr.
med. __________, che ha descritto le limitazioni nei movimenti e nel
sollevamento dei pesi che, a dire del curante, non permettevano però più di
svolgere il lavoro di aiuto cuoca, ma pure qualsiasi altro lavoro eseguito con
il gomito appoggiato al torace risultava molto precario se non difficoltoso.

Quanto all’eventuale esercizio di un’attività
confacente allo stato di salute, il dr. med. __________ ha evidenziato che
l’interessata è di origine __________, ha una scolarità ridotta e non conosce bene
la lingua italiana, perciò a suo parere è stato poco corretto proporle
un’attività quale assistente di vendita nei grandi magazzini, vendita in
cartoleria, consulente alla clientela in un ufficio informazioni o in centri di
vendita. Se per una giovane paziente di lingua madre italiana, egli ha
affermato, queste proposte potrebbero anche essere adeguate, per la sua
paziente le ha ritenute assolutamente fuori luogo.

Infine, il medico curante ha sottolineato che oltre
alla limitazione funzionale somatica l’assicurata presentava ancora uno stato
depressivo, tanto da assumere giornalmente degli oppiacei per correggere i
propri dolori. Ha pertanto ritenuto corretto sottoporla ad una perizia
psichiatrica.

 

Il medico del Servizio Medico Regionale ha quindi
predisposto un accertamento psichiatrico (docc. 136 e 137), che è avvenuto il
26 gennaio 2015 con la dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia.
Nel suo rapporto del 16 febbraio 2015 (doc. 141) la specialista si è fondata
sui documenti messi a sua disposizione, sulla valutazione clinica svolta in due
incontri per un totale di due ore e sulle informazioni ottenute da terzi.

La psichiatra ha esposto l’anamnesi personale,
professionale e psicopatologica dell’assicurata, i dati soggettivi
dell’interessata, la terapia psichiatrica, le informazioni ottenute da terzi,
l’esame psichico che ha condotto.

La diagnosi posta era di sindrome da disadattamento
(F43.23).

Nella sua valutazione, la perita ha osservato di
essere davanti non ad una patologia psichiatrica endogena, ma ad una sofferenza
psichica reattiva alla problematica fisica e alle difficoltà socio-esistenziali.
L’assicurata presentava una deflessione timica moderata ed una tensione
endopsichica costante che comportavano disturbi del sonno, la rendevano
facilmente affaticabile, poco disponibile al contatto interpersonale e ne
compromettevano il rendimento. Tale disturbo non era a quel momento fonte di
un’inabilità severa e viceversa la possibilità dell’assicurata di ingaggiarsi in
un’attività lavorativa a lei consona sarebbe stato sicuramente terapeutico
rispetto alla sua attuale condizione psichica. Qualora, tuttavia, la condizione
socio-professionale riscontrata al momento della perizia fosse perdurata
ulteriormente, l’esperta non ha escluso che quel quadro clinico sarebbe evoluto
verso uno stato depressivo più severo e cronicizzato, con ulteriore significativa
compromissione della capacità lavorativa. Problematico risultava il fatto che
quelle che potevano essere ritenute attività adeguate dal punto di vista
somatico non risultavano tali sotto il profilo personologico dell’interessata e
per il suo malessere psichico. Dal punto di vista psichico l’assicurata era
ancora gratificata dall’attività abituale di pizzaiola, attività che però non è
stata ritenuta completamente idonea per la spalla. Viceversa, quelle che sono
state indicate come attività adeguate sul piano somatico risultavano davvero
difficilmente proponibili dal punto di vista emotivo/caratteriale e tenuto
conto della barriera linguistica.

V’era dunque uno stato depressivo moderato reattivo,
che comportava a quel momento una incapacità lavorativa dal punto di vista
psichiatrico del 20%, presente dal novembre 2014, sia nell’attività abituale
sia in altre adeguate, da aggiungersi a quella dovuta alla patologia somatica e
da intendersi come riduzione del rendimento. La prognosi era incerta.

Infine, la psichiatra ha esposto il suo dissenso,
come il medico curante, sulle possibili attività adeguate ritenute dal dr. __________,
mentre nell’attività come casalinga non ha riscontrato un’incapacità
lavorativa.

 

Il dr. med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, capo servizio presso il Servizio Medico Regionale, ha preso
visione della perizia psichiatrica della collega e il 23 marzo 2015 (doc. 143)
non si è detto d’accordo di sommare la riduzione del 20% intesa quale riduzione
del rendimento a quella per motivi somatici. A suo dire, tale affermazione non
risulta condivisibile per le seguenti motivazioni:

 

" 1. Trattasi di calo del rendimento già previsto da patologia somatica.

2. La patologia psichiatrica è blanda e quindi un
rendimento ridotto può essere già assorbito ampiamente dalle maggiori pause
previste per il recupero somatico.

3. Per di più in ambito casalingo la patologia non
dà alcuna riduzione del rendimento.

4. Non porta motivazioni valide a sostegno di una
cumulabilità netta delle due IL.

5. Infine il perito psichiatra è giunto a questa
affermazione senza discussione di consenso con il medico che ha valutato la
patologia somatica, poiché non si trattava di perizia bidisciplinare.

 

È coerente ritenere che la riduzione di rendimento
blanda espressa per motivi psichiatrici sia già inclusa nella IL somatica. In
altre parole il rendimento assai ridotto per motivi somatici garantisce che i
ritmi dell’attività abituale ed adeguata siano sostenibili anche sotto il
profilo psichiatrico.”.

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza
(cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine
di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF
122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332).

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01
ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (=
SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito
dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:

 

" (…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de
tel." (…).

 

Per quel che riguarda
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni
tra medici curanti e periti interpellati dal giudice  o dall'amministrazione,
ha precisato quanto segue:

 

" (…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts
et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre
en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des
uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur
reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au
vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat
thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par
l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul
fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il
n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert." (…).

 

Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.6.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente sia
stato accuratamente vagliato dall'Ufficio AI prima dell'emanazione della
decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti
non può che confermare l'operato dell'amministrazione. Le problematiche
ortopediche sono infatti state chiarite in modo soddisfacente dai periti che
l’assicuratore infortuni ha nominato tanto che, senza indizi contrari su un
eventuale peggioramento dello stato di salute dell’interessato, l’Ufficio AI
non ha ritenuto necessario, a buon diritto, sottoporre quest’ultimo ad
ulteriori accertamenti medici di carattere somatico e si è quindi affidato alle
conclusioni mediche della __________, che il medico SMR ha fatto proprie dopo
avere comunque valutato tutti gli atti medici a sua disposizione, così pure i
più recenti del 2014 forniti dal medico curante. È proprio seguendo le indicazioni
del dr. med. __________ che l’amministrazione ha sottoposto la ricorrente ad
una perizia psichiatrica.

 

Vanno quindi ritenute determinanti le conclusioni a cui è giunto
lo specialista in chirurgia dr. med. __________ nella perizia del 18 febbraio 2014
allestita per conto dell’assicuratore infortuni, alla quale va riconosciuta
forza probatoria piena conformemente alla giurisprudenza esposta (cfr. consid. 2.5).

Dal referto agli atti risulta che questo esperto ha attentamente
valutato di persona la ricorrente, ha vagliato la documentazione medica messa a
sua disposizione, ha eseguito degli esami personali ed obiettivi, ma ha anche
preso in considerazione lo status soggettivo dell'interessata.

Inoltre, il suo rapporto è il più recente in ordine di tempo fra
quelli resi da specialisti e ha quindi potuto prendere in considerazione i
precedenti del dr. med. __________ del 23 ottobre 2012 e quello del dr. med. __________
del 31 dicembre 2012.

Va qui ricordato che il medico generalista del Servizio Medico
Regionale interpellato dall’Ufficio AI (__________) ha preso atto di questo
referto e l’ha confermato integralmente più volte, ovvero nel rapporto finale
SMR del 16 maggio 2014 (doc. 125) e in quello del 24 marzo 2015 (doc. 146).

 

Dal canto suo, invece, la ricorrente non ha saputo comprovare, a
mano di specifica e dettagliata documentazione medica, che il suo stato di
salute fosse in realtà peggiore di quello ritenuto dal perito nominato
dall’assicuratore infortuni prima e dal medico SMR poi (inabilità lavorativa
del 50% nella sua attività abituale, ma capace all’80% in qualsiasi altra
attività lucrativa adeguata al suo stato di salute).

Fra la numerosa documentazione prodotta, concernente per lo più la
procedura amministrativa avviata davanti all’Ufficio AI, vi sono solo alcuni
referti medici, peraltro datati e che erano già stati presi in considerazione
dal chirurgo che l’ha visitata ad inizio 2014 per conto dell’assicuratore
infortuni, eccezion fatta per i certificati del medico curante resi durante
l’anno 2014.

 

Quanto al più recente attestato medico agli atti, esso risale al 3
novembre 2014 (doc. A39) ed è stato emesso dal dr. med. __________, specialista
FMH medicina generale e, pertanto, a fronte di una valutazione peritale da
parte di un chirurgo (ortopedico), le sue valutazioni di medico non specialista
in ortopedia per giurisprudenza non possono qui avere pieno valore probatorio (STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010, consid. 5.3.2; STF 9C_53/2009 del 29
maggio 2009, consid. 4.2 e i riferimenti; STCA 32.2014.188 del 30 settembre
2015; STCA 36.2014.54 del 9 febbraio 2015; STCA 36.2013.14 del 22 aprile 2014;
STCA 36.2013.35 del 28 ottobre 2013; STCA 36.2012.70 del 24 aprile 2013; STCA
36.2011.48 del 18 maggio 2012).

 

Egli ha in cura da anni l’assicurata e in questo suo referto, come
visto, ha esposto lo stato di salute della ricorrente rilevando che i due
interventi chirurgici alla spalla destra si sono rivelati infruttuosi,
cagionandole dolori cronici tali da dovere assumere oppiacei.

Il medico curante era concorde con i dr. med. __________ e __________
sul fatto che permanevano degli impedimenti funzionali molto importanti della
spalla destra ma, a suo dire, queste limitazioni non le permettevano più di
svolgere l’attività di aiuto cuoca, ma anche che “qualsiasi altro lavoro
eseguito con il gomito appoggiato al torace risulta molto precario se non
difficoltoso.”.

In sé, quindi, egli ha posto un grado di incapacità lavorativa del
100% nell’attività abituale di aiuto cuoca, mentre per altre attività non ha
definito una percentuale certa.

Infine, il medico generalista ha criticato le possibilità
lavorative individuate dal dr. med. __________, non ritenendole
concretizzabili.

 

A ben vedere, però, secondo questo TCA, l’effettivo esercizio di
un’attività lucrativa da parte dell’interessata, seppure nella misura del 20%
circa come pizzaiola e cameriera (pari a più o meno 10 ore alla settimana
ripartite su 3 sere), stride con queste conclusioni.

 

Altri referti più recenti, resi nel corso del 2015 visto che il
ricorso è stato inoltrato nel maggio 2015, non ve ne sono.

 

La ricorrente ha insistito nel fare proprie le conclusioni tratte
dal chirurgo ortopedico dr. med. __________, secondo cui essa sarebbe abile al
lavoro come aiuto cuoca nella misura del 20%.

A proposito di questo referto, a dire il vero alquanto sintetico,
va qui osservato che esso conclude effettivamente per una capacità lavorativa
del 20% come cuoia, pizzaiola e cameriera. Tuttavia, esso non si pronuncia
affatto sulla capacità lavorativa residua dell’assicurata e quindi non le è di
aiuto nella determinazione del suo grado di invalidità.

 

Va inoltre evidenziato che tali considerazioni sono state espresse
nell’ottobre 2012, così come quelle del dr. med. __________, successive di soli
due mesi.

Il referto del collega dr. med. __________, invece, è posteriore
di oltre un anno (febbraio 2014) e quindi fotografa lo stato di salute
dell’assicurata in un momento più prossimo alla decisione del 25 marzo 2015, istante
in cui il giudice si deve porre per valutare il diritto della ricorrente alle
prestazioni da parte dell’assicurazione invalidità.

Per di più, la perizia del 18 febbraio 2014 è indubbiamente più
dettagliata e completa del referto di parte, avendo essa analizzato dal profilo
soggettivo ed oggettivo le condizioni di salute dell’interessata e le
ripercussioni sulla sua capacità lavorativa, sia nella sua capacità abituale
sia in altre; ha infatti messo in evidenza che l’assicurata è riuscita a
continuare a lavorare come pizzaiola per tre sere alla settimana malgrado le
sue accertate limitazioni nei movimenti e nell’uso della spalla destra.

 

Secondo questo Tribunale, a sostegno di un suo miglioramento
fisico vi sono anche le dichiarazioni rilasciate dall’interessata medesima alla
perita psichiatra, che nel febbraio 2015 – certificato medico più recente agli
atti – ha ricordato che lavorava per circa 3 ore per 3 giorni alla settimana in
un ristorante e ha affermato che “si adopera nella ricerca di un lavoro, sia
tramite internet che leggendo gli annunci sui giornali. Ella cerca un
impiego anche solo per poche ore al giorno come badante, baby-sitter, donna
delle pulizie, senza aver finora aver avuto alcuna risposta positiva.”
(doc. 141/4) e che “Ella può cucinare e gestire una cucina e traspare dalle
sue parole l’impegno e la passione che ci mette” (doc. 141/7).

 

Inoltre, l'assicurata non ha mai preso concretamente posizione sul
rapporto del 2014 del perito dell’assicuratore infortuni e, di riflesso, del
medico SMR dell’Ufficio AI. In altre parole, il referto dello specialista in chirurgia
del 18 febbraio 2014, ripreso nel rapporto finale SMR del 16 maggio 2014 poi
completato il 24 marzo 2015 a seguito della perizia psichiatrica, non è mai
stato confutato da altri specialisti interpellati dalla ricorrente.

 

Il semplice rinvio al parere del 23 ottobre 2012 del dr. med. __________,
essendo antecedente al referto del collega dr. __________ e da quest’ultimo già
vagliato, non è atto a sovvertire le conclusioni del perito nominato in ambito
infortunistico.

 

Quanto alle opinioni del medico curante, come visto, il suo citato
certificato riferisce peraltro del quadro della situazione dell'assicurata tenendo
conto delle sue problematiche fisiche e delle relative difficoltà di movimento
lamentate della spalla destra ma, così come da esso stesso riconosciuto, il dr.
med. __________ non dipinge un quadro clinico più sfavorevole di quello accertato
dai colleghi dr. med. __________ e __________, concordando infatti per lo più con
il loro parere.

La sola discordanza nei confronti degli altri specialisti
intervenuti risiede nella determinazione della capacità lavorativa, sia essa
nell’attività abituale sia in altre professioni adeguate, così pure
nell’elencazione delle possibili attività che il perito ha individuato come
esigibili da parte dell’interessata.

 

Per quanto concerne, infatti, la possibilità teorica di esercitare
altre attività lucrative che tengano conto di determinati limiti funzionali
elencati nel referto peritale, nel febbraio 2014 l’ortopedico interpellato
dall’assicuratore infortuni ha giudicato l’assicurata abile al lavoro all’80%
dal 10 dicembre 2012.

Il medico generalista che l’ha in cura da anni, per contro, non si
è espresso chiaramente su un’eventuale capacità lavorativa residua dell’interessata,
affermando soltanto che “pure qualsiasi altro lavoro eseguito con il gomito
appoggiato al torace risulta molto precario se non difficoltoso.” (doc. A39)
e non cifrando, così, la sua capacità lavorativa in altre attività adeguate.

 

Come visto, nemmeno il dr. med. __________ si è pronunciato sulla
possibilità teorica per la ricorrente di svolgere altre attività lavorative
adeguate al suo stato di salute.

L’insistenza dell’assicurata di basarsi su questo parere non può quindi
essere condivisa e nemmeno tutelata.

 

Solo i medici ortopedici interpellati da __________ si sono
debitamente espressi su questa questione: dapprima il dr. med. __________
attestando una capacità residua del 60%, poi il dr. med. __________ prevedendo
un’abilità dell’80%.

In merito a quest’ultima differente valutazione, va qui ribadito
che il dr. med. __________ ha visitato l’assicurata un anno dopo che l’ortopedico
consulente dell’assicuratore infortuni ha reso il suo completo parere di fine
anno 2012 rispettivamente sette mesi dopo che, a metà estate 2013 (doc. 124
LAINF), questo specialista ha ribadito la sua posizione, senza però più
visitare l’interessata.

 

Inoltre, seppure l’invalidità stabilita dall’assicuratore
infortuni non vincoli l'Ufficio AI nella fissazione della perdita di guadagno
(DTF 133 V 549 = SVR 2008 UV Nr. 13; DTF 126 V 288), va qui evidenziato che __________
si è basata su un’abilità lavorativa residua dell’80% per calcolare la sua
perdita di guadagno, che con decisione del 10 aprile 2014 (doc. 122/3), contro
cui l’assicurata non si è opposta, essa ha fissato nel 22%. Per giungere a tale
risultato l’assicuratore infortuni ha fatto proprie le conclusioni che il
perito nominato, specialista in chirurgia, aveva appena tratto.

 

Occorre infine ricordare, alla luce della giurisprudenza esposta
concernente il valore probante dei referti medici, che gli specialisti
interpellati dall’assicuratore infortuni hanno visitato l'assicurata nelle
vesti di perito, mentre gli altri medici che l’Ufficio AI ha contattato sono
intervenuti in qualità di suoi medici curanti.

 

Resta ancora da valutare l’aspetto psichico dell’assicurata, che
il medico curante ha definito depressivo e che ha dato luogo ad una perizia
psichiatrica su ordine dell’Ufficio AI.

La dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha
ritenuto esserci una sindrome da disadattamento (F43.23) che dava luogo ad una
incapacità lavorativa del 20% che, a suo dire, andava ad aggiungersi a quella
stabilita per la patologia somatica ed era da intendersi come riduzione del
rendimento.

Il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia,
caposervizio del Servizio Medico Regionale, ha preso atto di questa conclusione
e, dal canto suo, ha ritenuto che la stessa non poteva essere condivisa. A suo
dire, la riduzione del 20% per motivi psichici non poteva sommarsi alla
riduzione del 20% per motivi somatici. Per i cinque motivi elencati la lieve
riduzione individuata era già inclusa nell’incapacità lavorativa somatica.

D’altronde, già il dr. med. __________ aveva affermato che nella
capacità lavorativa residua dell’80% era “incluso un valore di deduzione del
20% per i dolori alla spalla ds. che possono avere un impatto sulla
concentrazione al lavoro e sulla rapidità dell’esecuzione.” (doc. A31 pag.
7).

 

Alla luce di ciò, le considerazioni del dr. med. __________, per
il quale il rendimento ridotto per motivi somatici garantisce che i ritmi
dell’attività abituale ed adeguata siano sostenibili anche dal profilo
psichiatrico, si allineano, d’avviso di questo Tribunale, con quanto stabilito
dal perito chirurgo, stante la leggera riduzione del rendimento individuata
dalla perita psichiatra.

 

Tutto ben considerato, quindi, da un punto di vista medico-teorico
globale vanno confermate le chiare e complete conclusioni peritali dell’esperto
consultato dall’assicuratore infortuni in campo ortopedico, che ha versato in
precedenza prestazioni all’assicurata e sulle quali si è basato anche il dr.
med. __________, medico SMR.

Per quanto concerne l’ambito psichico, come osservato dal dr. med.
__________, caposervizio del Servizio Medico Regionale, a cui il dr. __________
si è allineato nel suo ultimo rapporto finale SMR del 24 marzo 2015 (doc. 146),
il parere della psichiatra nominata dall’Ufficio assicurazione invalidità va
ritenuto soltanto per la determinazione della riduzione del rendimento del 20%
a causa di una sindrome da disadattamento, mentre non va tenuto conto della
somma di detta percentuale di incapacità lavorativa con quella individuata in
campo somatico.

In altre parole, dal 1° maggio 2012 la ricorrente è dunque inabile
al 50% nell’attività abitualmente esercitata di aiuto cuoca, mentre dal 10
dicembre 2012 (dalla valutazione del dr. med. __________) essa risulta abile
all’80% in altre attività che non prevedano determinati movimenti a causa dei
problemi alla spalla destra.

Va ricordato che importante ai fini dell’attribuzione di una rendita
di invalidità è la determinazione della capacità lavorativa dell’assicurata sia
nella precedente attività sia in altre adeguate al suo stato di salute. A
queste domande i periti hanno risposto compiutamente.

 

Stante quanto precede, d'avviso del TCA, ritenuto quindi che le
valutazioni peritali del dr. med. __________ e della dr.ssa __________ da un
lato e dei medici SMR __________ e __________ dall’altro lato, hanno potuto
chiarire sufficientemente lo stato di salute dell’assicurata, e meglio la sua
capacità lavorativa (residua) con attinenza ai disturbi ortopedici e psichici,
in virtù del principio dell'apprezzamento anticipato delle prove questo
Tribunale prescinde dal dare seguito alla richiesta di parte ricorrente di fare
esperire una perizia giudiziaria “che periti oggettivamente la
percentuale di GI” (doc. I pag. 4).

 

Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad
assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39
n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120
Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere
non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile
dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V
344 consid. 3c).

 

La documentazione agli atti è chiara e
sufficiente per l'evasione della presente fattispecie contenendo le necessarie
indicazioni ai fini decisionali, perciò non si giustifica un complemento
istruttorio di carattere medico né a carico del Tribunale né dell’Ufficio assicurazione
invalidità.

Per di più, in assenza di referti di parte che contraddicano chiaramente
le conclusioni peritali, il TCA non può scostarsi dai pareri degli specialisti
pronunciatisi nel 2014 e nel 2015, su cui si sono fondati anche i medici SMR
dell'Ufficio AI dopo avere esaminato l’intera documentazione medica.

Come detto, l'insorgente si è limitata a contestare la valutazione
e l’agire dell’Ufficio assicurazione invalidità, che non avrebbe
sufficientemente vagliato il suo stato di salute. Ciò nonostante, l’assicurata
non si è confrontata sufficientemente con i referti allestiti dai periti e dal
medico SMR.

 

In virtù della regola secondo cui il principio inquisitorio che
regge la procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato,
ma trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di collaborare,
quest'obbligo non può tradursi in una mera contestazione della presa di
posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi - segnatamente
di natura medica - a sostegno delle proprie argomentazioni. Non è dunque
sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria rispettivamente all'amministrazione
l'onere di attuare un nuovo esame medico, quando alla base della lamentela della
ricorrente vi sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo riguardo
ad un presunto peggioramento del suo stato di salute (STCA 32.2015.69 del 19 febbraio
2016; STCA 32.2014.187 del 22 settembre 2015; STCA 32.2014.125 dell’8 luglio
2015; STCA 32.2014.16 del 18 giugno 2014; STCA 32.2012.315 del 30 settembre
2013; STCA 32.2012.299 del 10 settembre 2013; STCA 32.2012.243 del 27 maggio
2013; STCA 36.2012.67 dell'11 febbraio 2013 confermata dalla STF 9C_185/2013
del 17 aprile 2013; STCA 32.2008.206 del 15 giugno 2009; STCA 32.2008.178 del
10 giugno 2009; STCA 32.2007.207 del 9 giugno 2008).

 

Pertanto, la richiesta ricorsuale non può
condurre all'erezione di una perizia
(pluridisciplinare) da parte dell'amministrazione
e/o ordinata da questo Tribunale come perizia superpartes, visto che da
una parte è già stato reso verosimile, a mano della documentazione prodotta in
sede amministrativa, che non v'è stato un peggioramento rilevante del suo stato
di salute; d’altra parte, si tratterebbe inoltre di mezzi di prova emersi successivamente
alla revisione del diritto alla rendita di invalidità e quindi, per
definizione, tardivi.

 

L’SMR, quantomeno fino alla data determinante della decisione in
lite (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1), non ha ammesso uno stato di salute
dell'assicurata peggiore rispetto a quello determinato dagli ortopedici
intervenuti su mandato dell’assicuratore infortuni rispettivamente dalla
psichiatra nominata dall’Ufficio AI.

Il suo giudizio, poi, come visto, non è stato validamente contraddetto
dalle argomentazioni dell'assicurata in sede ricorsuale e va pertanto posto
alla base del presente giudizio.

Il tali circostanze, le lagnanze dell'assicurata devono essere respinte,
siccome prive di sostrato medicalmente oggettivabile e il TCA fa dunque proprie
le conclusioni formulate dall'Ufficio AI nella determinazione dell'incapacità
lavorativa della ricorrente.

 

Nemmeno si fa pertanto luogo ad “una prova lavorativa nel
libero mercato onde poter accertare la reale possibilità in questo contesto.”
(doc. I pag. 4)

 

                               2.7.   Riconosciuto il valore
invalidante delle affezioni ortopediche e psichiche di cui soffre la
ricorrente, va evidenziato che dal 10 dicembre 2012 ella può comunque svolgere
all’80% delle attività lucrative adeguate al suo stato di salute che rispettino
i limiti funzionali stabiliti dal dr. med. __________.

 

L'obbligo dell'assicurato di mettere a frutto
la sua residua capacità lavorativa in altri ambiti lavorativi discende
dall'art. 21 LPGA. In relazione alle conseguenze economiche dell'incapacità
lavorativa, vige il principio secondo cui l'assicurato è tenuto all'obbligo di
ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla salute.

In virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto
quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle
conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo a profitto la sua
residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione (DTF 113 V
22 consid. 4a pag. 28; Landolt,
Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi
Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto ad una
rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale da
escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).

 

Dalla persona assicurata possono tuttavia essere
pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto delle circostanze
oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua capacità lavorativa
residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione
professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro
equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22
consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

Occorre anche ricordare che il concetto d'invalidità
è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica
ed astratta implicante da una parte un certo equilibrio tra offerta e domanda
di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da
offrire una gamma di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si
dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue
residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il
diritto a rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà
essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una
forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale
o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità
occupazionali appaiono sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (DTF
110 V 273 consid. 4b pag. 276; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag. 331 consid.
4a; Plädoyer 1995 n. 1 pag. 67 consid. 5c).

 

Secondo la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato
costretto ad abbandonare la sua originaria professione, si può pretendere
soltanto l’esercizio di quelle attività lucrative che - tenuto conto della sua
formazione professionale così come delle sue attitudini fisiche ed
intellettuali - gli sono effettivamente accessibili su quel mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione per lui (Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung,
Zurigo 2003, p. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; Omlin, Die Invalidität in
der obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 205s., secondo cui:
“Bei einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart
des Versicherten angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen
Fähigkeiten sowie den Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; Doudin,
La rente d’invalidité dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence du
Tribunal fédéral des assurances, in SZS 1990, p 255s.).

 

In questo ordine d’idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di
lavoratori non qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività
manuale - entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di
manovalanza oppure altre attività fisiche (Omlin, op. cit., p. 206; RCC 1989,
p. 331 consid. 4a).

L’Alta Corte ha tuttavia anche precisato che il mercato del lavoro
accessibile a questi assicurati non è limitato a tali attività.

Nell'industria e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti
vengono eseguite sempre più spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano
le attività di controllo e sorveglianza (SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC
1991, p. 332 consid. 3b, STFA del 20 aprile 2004, U 871/02, consid. 3; STFA del
25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.5).

Anche in questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro
per lavoratori ausiliari, così come è il caso per il settore delle prestazioni
di servizio.

 

Occorre infine rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero
che vanno indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione
rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente
che gli accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il
grado di invalidità. In proposito va rilevato che il TFA ha in particolare già
ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale,
composto di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza
(STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 consid. 8.2; Pratique VSI 1998 p. 296
consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

Per determinare il reddito ipotetico conseguibile
dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido),
occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente
all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il
grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid.
4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale reddito deve essere determinato il più
concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la
persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso
adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V
222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere conseguito
in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile. Nel
caso in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito
ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si
farà riferimento a valori empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b).
Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di
indizi concreti che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata
avrebbe di regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività
precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 U 400 pag. 381 consid. 2a).
In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata.
Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e
percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30;
RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è
pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata
da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi, ecc. (VSI 2002
pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).

Un salario di punta può essere ammesso solo se vi sono circostanze
particolari che lo giustificano (RCC 1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I
salari medi pagati nel settore hanno in ogni caso la precedenza sui salari
fissati in base a contratti collettivi di lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid.
3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal
presupposto che, senza il danno alla salute, l'assicurato avrebbe continuato ad
esercitare la precedente attività lucrativa, devono essere considerati
eventuali adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 U 168 pag. 100 consid.
3b, ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

 

                               2.8.   Nella fattispecie, per
decidere l’Ufficio AI si è basato sul rapporto finale del 24 marzo 2015 del dr.
med. __________ dell’SMR.

Quest’ultimo ha riconosciuto il valore invalidante delle affezioni
ortopediche e psichiatriche di cui soffre la ricorrente nell’attività di aiuto
cuoca, ma ha ritenuto che essa può comunque ancora svolgere all’80% (nel senso
di riduzione del rendimento del 20%) delle attività adeguate che permettano
l’alternanza dell’uso delle braccia, che non prevedano movimenti al di sopra
del piano delle spalle e che il carico massimo sia inferiore a 7kg, mentre non
v’è alcuna limitazione per i lavori di precisione e non v’è necessità di pause
supplementari. A suo dire, ella è dunque unicamente idonea a svolgere delle
attività manuali come addetta alle pulizie nel rispetto di questi limiti
fisici.

 

D’avviso del consulente in integrazione professionale, che si è
espresso anch’egli il 24 marzo 2015 (doc. 145), visto lo stato di salute e le
limitazioni a livello scolastico l’assicurata potrebbe svolgere lavori in una
panetteria, pasticceria, come operatrice generica nel campo industriale, come
operatrice nel campo farmaceutico (controllo di qualità), nell’orologeria
(controllo qualità, imballaggio), come aiuto cucina in una mensa (in quanto è
molto organizzata e quindi potrebbe svolgere lavori leggeri).

 

Sulla scorta di queste informazioni, l'Ufficio assicurazione
invalidità ha quindi dettagliatamente analizzato la situazione economica
dell'assicurata antecedente l'inabilità lavorativa e per la determinazione del
grado d'invalidità ha utilizzato il consueto metodo ordinario mettendo a confronto
il reddito che l'assicurata avrebbe conseguito senza il danno alla salute nella
professione precedente quale aiuto cuoca, cameriera, pizzaiola, attenendosi
all’importo stabilito dall’assicuratore infortuni (reddito da valida), con
quello risultante da un’attività semplice e ripetitiva esercitata malgrado
l'invalidità (reddito da invalida), ottenendo un grado d'invalidità del 35%,
ritenuta una riduzione del 16% per motivi personali.

 

Per quanto concerne l'importo del reddito ipotetico da invalido da
porre alla base del calcolo, va rammentato che in una sentenza resa in ambito
LAINF pubblicata in DTF 128 V 174 seg., il TFA ha stabilito che per il
raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio dell'eventuale
diritto alla rendita (e non quello
della decisione), quindi l’anno 2015 (art. 28 cpv. 1 LAI).

Tale principio è stato poi esteso anche all'assicurazione per l'invalidità
(DTF 129 V 222 in SVR 2003 IV Nr. 24; STFA inedita 26 giugno 2003, consid. 3.1,
I 600/01, STFA del 18 ottobre 2002 consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003
IV Nr. 11 e STFA del 9 agosto 2002, consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA
inedita 13 giugno 2003 consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.9.   Riguardo al reddito da
valida, ossia il reddito che l'assicurata avrebbe potuto conseguire
prima che sorgesse il danno alla salute, l'Ufficio AI l'ha quantificato,
riprendendolo dal reddito calcolato dall’assicuratore infortuni nella sua
decisione del 10 aprile 2014 (doc. 122/3) aggiornato per il 2012, in Fr.
55'298.-.

La ricorrente non ha contestato come tale questo dato, perciò lo
stesso può essere posto alla base del calcolo della perdita di guadagno.

 

Dovendo però porsi al
momento in cui l'interessata dovrebbe (continuare a) ricevere la rendita di
invalidità, occorre adattare all'evoluzione dei salari nominali questo
dato (DTF 128 V 174; DTF 126 V 81 consid. 7a; STF U
8/07 del 20 febbraio 2008; STCA del
13 febbraio 2006, 36.2005.55). L’evoluzione dei salari nominali fra il 2012 ed il 2013 nel settore dei servizi
di alloggio e di ristorazione (ramo economico I/55-56) corrisponde per le donne
ad una percentuale annua dello 0% e fra il 2013 e il 2014 dell’1,4% (cfr. tabella B10.2, pubblicata in: La Vie économique, 3/4-2015,
pag. 89; Tabella T1.2.10 Indice dei salari nominali, Donne, 2011-2014,
pubblicata dall'Ufficio federale di statistica). Di conseguenza, il reddito da valida sarebbe
ammontato nel 2014 a Fr. 56'072,17 (Fr. 55'298.- + [Fr. 55'298.- x 1,4 : 100]).

Per il reddito dell’anno
2015, al momento vi sono solo i dati parziali delle stime trimestrali
dell’evoluzione dei salari nominali (http://www.bfs.admin.ch/bfs/portal/it/index/themen/03/04/blank/data/02.html),dove per il III trimestre la stima è
dello 0,5%. Si ha dunque un salario da valida pari a Fr. 56'352,53.

 

                             2.10.   Per quanto concerne il reddito
da invalida, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati
nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75, che al considerando 3b/aa ha stabilito che ai fini della fissazione del reddito da invalido è determinante la situazione professionale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn").

Qualora difettino indicazioni economiche effettive,
possono, conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti
dalle statistiche salariali ufficiali,
edite dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi
medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid.
3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

 

Al fine di non discriminare gli assicurati attivi in
Ticino, Cantone in cui i salari sono notoriamente più bassi rispetto alla media
nazionale, visto che il reddito da non invalido è quello che verrebbe
effettivamente percepito dagli assicurati nel nostro Cantone senza il danno
alla salute, da alcuni anni questo Tribunale aveva deciso che nell'applicazione
dei dati statistici per determinare il reddito da invalido - se necessaria la
sua determinazione teorica - occorreva utilizzare la tabella che rifletteva i
salari versati nella nostra regione (TA13).

L'Alta Corte ha però stabilito che sono esclusivamente applicabili,
in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali
risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell'inchiesta sulla struttura dei
salari edita dall'Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili
dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni
(SVR 2007 UV Nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).

 

Con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte,
fondandosi sulla sentenza federale U 8/07 del 20 febbraio 2008, ha stabilito
che “(…) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una determinata
professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr. L. Grisanti, art. cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in
particolare pag. 326-327) (…)”.

 

Questo tema è stato di definitivamente risolto dalla nostra Massima
Istanza nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009, in cui ha ricordato che:

 

" 3.3
In una recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata
nella Raccolta ufficiale, il Tribunale federale, precisando la propria
giurisprudenza, ha stabilito che quando il reddito effettivamente conseguito
differisce di almeno il 5% rispetto al salario statistico riconosciuto nel
corrispondente settore economico, esso deve essere considerato
considerevolmente inferiore alla media nel senso della DTF 134 V 322 e può - in
caso di adempimento degli altri presupposti - giustificare un parallelismo dei
redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo parallelismo si procederà però
soltanto limitatamente alla parte percentuale eccedente la soglia determinante
del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella stessa sentenza confermato che i
fattori estranei all'invalidità di cui si dovesse già aver tenuto conto con il
parallelismo non possono essere presi in considerazione una seconda volta
nell'ambito della deduzione per circostanze personali e professionali."
(…).

 

In seguito, nella STF 9C_21/2014 del 2 aprile 2014 l’Alta Corte ha
ribadito al considerando 4.2 che i dati di riferimento vanno adeguati in base
al principio del parallelismo dei redditi soltanto se è comprovato che
l’assicurato non intendeva accontentarsi di un salario modesto. Inoltre, il TF
ha ricordato che non vi è una presunzione in tal senso.

 

                             2.11.   In
ossequio alla più recente giurisprudenza federale occorre, in assenza di dati
salariali concreti, basarsi sui dati statistici nazionali. Dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2012 (cfr., a quest'ultimo proposito,
DTF 128 V 174 = RAMI 2002 U 467 pag. 511 segg.), edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla
tabella TA1 2012 skill level (NOGA08), si osserva che il salario lordo mediamente
percepito in quell'anno dalle donne per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di
competenze) di 40 ore settimanali nel settore privato (circa la
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001
U 439 pag. 347 segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad un importo di Fr. 49'344.- (Fr. 4'112.- x 12 mesi).

 

Adattando all'evoluzione dei
salari nominali questo dato fino a porsi
al momento in cui l'assicurata dovrebbe ricevere la rendita di invalidità (DTF
126 V 81 consid. 7a; STF U 8/07 del 20 febbraio 2008; STCA 36.2008.148
del 12 dicembre 2008; STCA del 13
febbraio 2006, 36.2005.55), per l'indicizzazione dei salari nell'ambito
dell'accertamento del reddito ipotetico da invalida si ha per le donne un
indice totale pari al 100 per il 2010. Tuttavia, il dato salariale di partenza
si riferisce al 2012 (Tabella TA1 2012) e non al 2010, perciò occorre dapprima
riportare il salario statistico al 2010 senza il rincaro del 2012 e poi
aggiornarlo direttamente al 2014, ultimo dato disponibile.

Pertanto, si ha che il salario
statistico svizzero adeguato al rincaro ammonta nel 2014 a Fr. 50'118,02 (Fr. 49'344.- : 102 x 103,6) (cfr.
Tabella B10.4 pubblicata in: La Vie économique, 3/4-2015, pag. 90 e Tabella T1.2.10
Indice dei salari nominali, Donne, 2011-2014, pubblicata dall'Ufficio federale
di statistica).

Per il 2015, in assenza di dati completi va ritenuta, come
per il reddito da valida, la variazione trimestrale in % dello 0,5,
corrispondente alla terza stima in base ai dati dei primi tre trimestri, per
ottenere un reddito statistico di Fr. 50'368,61.

 

Questi dati si riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore
alla settimana.

Riportando ora queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale
nelle aziende di 41,7 ore computabili nel 2014 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4; cfr.
anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008 e la tabella B9.2 pubblicata in: La Vie
économique, 3/4-2015, pag. 88 e la Tabella sulla durata normale del lavoro
nelle aziende secondo la divisione economica, in ore per settimana, pubblicata dall'Ufficio
federale di statistica), applicabile anche al 2015 non
avendo un dato riferito a questo anno, il salario lordo medio ipotetico nazionale
da invalido per una donna ammonta a Fr. 52'509,27 (Fr.
50'368,61 : 40 x 41,7), ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa (STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

 

Secondo la
giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare
situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e
tipo di permesso di dimora, grado di occupazione, ecc.), non possono mettere
completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che
pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul
mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico.

L'Alta Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale
massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie
particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre,
chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima
che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza
valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

Con sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, a proposito della
riduzione del salario statistico tramite l’utilizzo di multipli di 5, il TF ha
affermato:

 

" 5.4
Contrariamente al potere di apprezzamento del Tribunale federale, quello
dell’autorità giudiziaria di primo grado non è per contro limitato alla
violazione del diritto (compreso l’eccesso e l’abuso del potere di
apprezzamento), ma si estende ugualmente all’esame di adeguatezza della decisione
amministrativa (“Angemessenheits-kontrolle”). In tale contesto l’esame verte
sulla questione di sapere se un’altra soluzione non sarebbe stata più opportuna
rispetto a quella adottata, in un caso concreto, dall’autorità nell’ambito del
proprio potere di apprezzamento e pur nel rispetto dei principi generali del
diritto. A tal proposito, il giudice delle assicurazioni sociali non può, senza
valido motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell’assicurazione; deve piuttosto fondarsi su circostanze tali da fare
apparire il proprio apprezzamento come quello maggiormente appropriato (DTF 126
V 75 consid. 6 pag. 81; DTF 137 V 71 consid. 5.2 pag. 73 seg.).

 

5.5. La decisione del Tribunale cantonale di distanziarsi dalla
deduzione operata dall’UAI a titolo di circostanze particolari non viola il diritto
federale né configura altrimenti un abuso o un eccesso nell’esercizio del
potere di apprezzamento poiché poggia su un valido motivo. Come fanno
giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi il Tribunale
federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni dei multipli
di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare – a causa dell’ininfluenza
del calcolo per l’esito della valutazione – il giudizio dell’istanza
precedente. L’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe invece
problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente concretizzabili
e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria (cfr. Ulrich
Meyer, Bundesgesetz über die Invaliden-versicherung [IVG], in: Murer/Stauffer
[ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2a ed.
2010, pag. 314). (…)”

 

Con sentenza 8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 il TF ha rammentato
che non è necessario procedere con deduzioni distinte per ogni fattore entrante
in considerazione come le limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la
nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o ancora il tasso
d’occupazione. Occorre piuttosto procedere ad una valutazione globale, nei
limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi fattori sul reddito
da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze concrete (cfr. consid.
4.2: “[…] Or, il
sied de rappeler qu'il n'y a pas lieu de procéder à des déductions distinctes
pour chacun des facteurs entrant en considération comme les limitations liées
au handicap, l'âge, les années de service, la nationalité ou la catégorie de
permis de séjour, ou encore le taux d'occupation. Il faut bien plutôt procéder
à une évaluation globale, dans les limites du pouvoir d'appréciation, des
effets de ces facteurs sur le revenu d'invalide, compte tenu de l'ensemble des
circonstances du cas concret (ATF 126 V 75 consid. 5b/bb p. 80; arrêt 9C_751/2011 du 30 avril 2012
consid. 4.2.1). […]”).

 

Nel caso di specie l’Ufficio AI ha ritenuto con la decisione
impugnata una riduzione del 6% per la necessità di svolgere unicamente delle attività
leggere e del 10% per altri fattori di riduzione, per un totale del 16%.

Per contro, con la risposta di causa l’amministrazione ha fissato
nel 10% (5% per la necessità di svolgere unicamente attività leggere e 5% per
altri fattori sociali) la riduzione globale per motivi personali, non ritenendo
esservi una riduzione della redditività e non essendo stata indicata dai periti
una necessità di effettuare maggiori o prolungate pause. Nemmeno v’è una
riduzione per l’età o per il tasso d’occupazione e non è applicabile una
riduzione per la difficoltà di imparare nuove tecnologie di lavoro e per la
mancata padronanza della lingua italiana o di altre lingue straniere.

 

L’insorgente ha invece preteso una riduzione personale del 25%.

A suo dire, per bocca del suo medico curante, le ipotetiche
attività lavorative adeguate al suo stato di salute indicate dal perito chirurgo
(assistente di vendita nei grandi magazzini, assistente di vendita in
cartoleria senza trasporto di merci in misura elevata, sorvegliante
rispettivamente consulente alla clientela in un ufficio informazioni o nei
grandi centri di vendita) sarebbero comunque irrealizzabili vista l’età, le
scarse conoscenze linguistiche e l’assenza di una formazione specifica e quindi
nessun datore di lavoro l’assumerebbe mai. Inoltre, i limiti funzionali
riscontrati dal perito sarebbero puramente teorici visto che, se applicati
all’interessata, non darebbero luogo ad una capacità lavorativa dell’80% stante
il suo reale stato di salute, perciò ha chiesto di effettuare una prova
lavorativa per poter testare l’effettiva capacità lavorativa nel libero mercato.

 

In merito al compito del medico, va rilevato che esso può esprimere
soltanto un giudizio medico sulle condizioni di salute di un assicurato, indicare
in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure
fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano
ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato. Il medico non può invece
pronunciarsi anche sul grado di invalidità, visto che la determinazione del
grado AI è il risultato di un puro calcolo economico che spetta al consulente
in integrazione professionale sulla scorta delle indicazioni e limitazioni
mediche; quest'ultimo valuta infatti quali attività professionali siano concretamente
ipotizzabili. Spetta quindi al consulente, e non al medico, avuto riguardo alle
indicazioni sanitarie, valutare l'esigibilità e la possibilità per l'assicurato
di cercare un nuovo impiego su un mercato equilibrato del lavoro e a proposito
degli elementi da prendere in considerazione (DTF 125 V 256 consid. 4; RtiD II-2008 pag. 274; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

In concreto, quindi, non spettava al medico curante – e neppure
alla dr.ssa med. __________, perita psichiatra - giudicare la reale possibilità
dell’assicurata di individuare un’attività consona al suo stato di salute in
funzione dei limiti stabiliti dal perito e men che meno in base al mercato del
lavoro, questo compito spettando al consulente in integrazione professionale.

Da parte sua, invece, il dr. med. __________, tenendo conto dei
limiti medici funzionali individuati, ha sì elencato una serie di attività
lavorative, ma adeguate al suo stato di salute e non quindi alla sua età, alle
sue conoscenze professionali e linguistiche, fattori, questi ultimi, che esulano
certo dalle sue competenze.

 

Quanto alla richiesta della ricorrente di procedere con una
riduzione personale del 25% la stessa deve essere respinta.

 

Nel dettaglio, nessuna riduzione deve essere concessa in funzione
dell’età (l’assicurata è nata nel 1959). Nella STF 9C_1013/2008 del 23 dicembre
2009, in cui la ricorrente era 56enne al momento della decisione amministrativa,
l’Alta Corte ha affermato che l’età non solo non si ripercuote negativamente sul
reddito ipotetico da invalido, ma addirittura incide favorevolmente su di esso.

I lavoratori ausiliari, attivi in quei settori di attività
accessibili a lavoratori non qualificati, sono richiesti indipendentemente
dalla loro età in un mercato del lavoro equilibrato (cfr. anche la sentenza I
594/04 del 14 febbraio 2005).

 

Circa la nazionalità e la sua formazione professionale, va
evidenziato che l’insorgente, in Svizzera dal 2008, è al beneficio di un
permesso B, è di nazionalità __________, è coniugata con un cittadino __________
dal 2008 e ha frequentato solo le scuole obbligatorie nel suo Paese di origine.
Inoltre, come ha appurato la perita psichiatra, la proprietà lessicale
espressiva della lingua italiana è piuttosto scarsa, mentre non vi sono
particolari difficoltà di comprensione della lingua italiana.

In queste circostanze, l’Ufficio AI ha inizialmente applicato una
deduzione del 10% per svantaggi salariali derivanti da particolari contingenze,
poi con la risposta di causa l’ha ridotta al 5%.

Questo TCA ritiene di dovere confermare il 10% e quindi di non tutelare
la modifica apportata in seguito.

La riduzione per attività parziale non può essere concessa, poiché
nel caso di specie la capacità lavorativa dell’80% è da intendere quale
riduzione del rendimento del 20% nell’ambito di una presenza durante tutto il
giorno (cfr. rapporto finale SMR).

 

Ora, alla luce di quanto sottolineato dall’Alta Corte in una
recente sentenza 8C_163/2015 del 16 giugno 2015, non è possibile, nel momento
in cui si valuta l’entità della riduzione percentuale da applicare al reddito
da invalido, tenere conto nuovamente della riduzione di rendimento già
constatata a livello medico e inclusa nella valutazione della capacità
lavorativa residua, onde evitare di prendere in considerazione due volte lo
stesso punto di vista (STCA 32.2014.130 del 24 settembre 2015).

La nostra Massima Istanza ha espressamente indicato che:

 

"
(…)

3.2.2. Bestehen über das ärztlich
beschriebe Beschäftigungspensum hinaus zusätzliche Einschränkungen, wie
beispielsweise ein vermindertes Rendement pro Zeiteinheit wegen verlangsamter
Arbeitsweise oder ein Bedarf nach ausserordentlichen Pausen oder ist die
funktionelle Einschränkung ihrer besonderen Natur nach nicht ohne weiteres mit
den Anforderungen vereinbar, wie sie sich aus den gewöhnlichen betrieblichen
Abläufen ergeben, kann dies bei der Bemessung des leidensbedingten Abzugs vom
statistischen Tabellenlohn berücksichtigt werden (Urteil 8C_260/2011 vom 25.
Juli 2011 E. 5.5 mit Hinweisen). Allerdings ist zu beachten, dass allfällige
bereits in der Beurteilung der medizinischen Arbeitsfähigkeit enthaltene
gesundheitliche Einschränkungen nicht zusätzlich in die Bemessung des
leidensbedingten Abzuges einfliessen können, weil damit ein- und derselbe
Gesichtspunkt bei der Bestimmung des Invalideneinkommens doppelt angerechnet
würde. Die Vorinstanz hat zutreffend erkannt, dass Dr. med. B.________ die
Arbeitsfähigkeit in der angestammten oder einer anderen adaptierten
Erwerbstätigkeit in der Bandbreite von 50 % - 70 % angab, wobei aus der
(mehrfachen) Unterstreichung des höheren Niveaus (70 %) zu schliessen war, dass
die Versicherte eher in diesem Umfang ohne Leistungseinschränkung arbeiten
könnte. Unter diesen Umständen hat das kantonale Gericht zu Recht erkannt, dass
kein triftiger Grund bestand, in das Ermessen der Verwaltung einzugreifen, zumal
auch sonst kein abzugsbegründendes Merkmal gemäss BGE 126 V 75 vorlag, welches
die Vorinstanz, auf deren Entscheid im Übrigen verwiesen wird, nicht
berücksichtigt hätte.”.

 

Infine, per quanto concerne lo svolgimento di un’attività leggera,
l’UAI ha ritenuto dapprima nella sua decisione impugnata una riduzione del 6%, poi
del 5% nella risposta di causa.

Considerato come l’insorgente possa svolgere delle attività in cui
alterni l’utilizzo delle braccia rispettivamente delle attività che implichino
mansioni mono-manuali essendo impedita nei lavori sopra l’orizzontale, nei
movimenti di rotazione e nel portare pesi oltre 7kg in determinate posizioni,
ma tenuto anche conto che non ha necessità di effettuare pause supplementari, in
virtù della giurisprudenza per cui i fattori di riduzione sono unicamente dei
multipli di 5, dovendo effettuare una valutazione globale questo Tribunale ritiene,
tutto ben considerato, di dovere stabilire nel 5% la riduzione per la necessità
di svolgere delle attività leggere.

 

In queste condizioni, alla luce della giurisprudenza sopra citata,
vista l'età della ricorrente, nata nel 1959 (nella STF 9C_524/2010 del 27
ottobre 2010 consid. 4.3, il TF ha stabilito che l’età di 56 anni non si
ripercuote negativamente sul reddito ipotetico da invalido, ma addirittura
incide favorevolmente su di esso e nella STF 8C_360/2010 del 30 novembre 2010
consid. 12.1 l’Alta Corte ha precisato che l’età avanzata è un fattore estraneo
all'invalidità), la sua nazionalità (__________), la scolarità (scuole obbligatorie)
e la possibilità di svolgere nella misura dell’80% qualsiasi attività lucrativa
fermo restando che si tratti di un’attività che rispetti i limiti funzionali individuati
dal perito chirurgo, concretizzati nella lista di attività stabilite dal consulente
in integrazione professionale, il TCA ritiene eccezionalmente corretto sostituire
il proprio apprezzamento a quello dell'amministrazione nell'applicazione della
riduzione concessa e quindi fissarla complessivamente nel 15%, percentuale che
si trova del resto entro i limiti riconosciuti dalla giurisprudenza.

 

Non v’è dunque nessuna ragione per riconoscere una riduzione
complessiva superiore e men che meno del 25%.

 

Ne segue che il reddito statistico ipotetico da invalida
rivalutato ammontante nel 2015 a Fr. 52'509,27 va ritenuto nella misura dell’80% (Fr. 52'509,27 x 80 : 100 = Fr. 42'007,42) stante la ridotta capacità lavorativa esigibile dell’assicurata
e in seguito questo nuovo reddito va diminuito del 15% per tenere conto delle circostanze
personali, ottenendo così l’importo
di Fr. 35'706,31 (Fr.
42'007,42 - [Fr. 42'007,42 x 15 : 100]).

 

Confrontando questo
dato con l'ammontare di Fr.
56'352,53 corrispondente al reddito da valida che
l'assicurata avrebbe conseguito nell'anno 2015 per l'attività di aiuto cucina, pizzaiola, cameriera esercitata a tempo pieno
senza il danno alla salute, risulta un'incapacità al
guadagno del 36,64%
([Fr. 56'352,53 - Fr. 35'706,31] :
Fr. 56'352,53 x 100), che va arrotondata al 37% (DTF
130 V 121).

 

                             2.12.   Alla luce di tutto quanto
esposto, dall'inabilità lavorativa del 100% come aiuto cuoca,
pizzaiola e cameriera sorta nel gennaio 2011, la ricorrente non può (più) trarre
alcun diritto ad una rendita di invalidità giacché, malgrado la capacità
lavorativa residua in altre attività adeguate sia dell’80% a decorrere dal 10
dicembre 2012, la perdita di guadagno del 37% stabilita da questo Tribunale - seppure
questo grado differisca da quello individuato dall'Ufficio AI (35%) - è però inferiore al grado minimo pensionabile (40%) ex art. 28 LAI.

 

Questo Tribunale non può quindi che confermare la soppressione del
diritto ad una rendita d'invalidità stabilito dall'amministrazione con la decisione
impugnata.

 

Tale possibilità è concessa all’Ufficio AI se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d'ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA).

 

Qualsiasi cambiamento importante delle circostanze suscettibile di
incidere sul grado d'invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può
fondare una revisione giusta l'art. 17 LPGA.

 

La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso
di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le
conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato
rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349
consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; cfr pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390
consid. 1b).

Una semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che
sono rimaste sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione
ai sensi dell'art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

Per stabilire in una situazione concreta se vi sia motivo di
revisione, da un punto di vista temporale vanno in particolare paragonati i
fatti esistenti al momento della decisione formale iniziale con quelli
esistenti nell'istante della pronuncia della nuova decisione (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2; cfr. anche DTF 133 V 108). Da questo punto di vista un
provvedimento che si limita a confermare una prima decisione di rendita non è
rilevante (DTF 125 V 369, 109 V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2010, pag. 379).

 

Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di
ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o
parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il
miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione
allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente
continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88a cpv. 2 OAI).

Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione
della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una
prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984
p. 137).

 

Infine, è comunque utile rilevare che il potere
cognitivo del TCA è limitato alla valutazione della legalità della decisione deferitale
sulla base dei fatti intervenuti fino al momento in cui essa è stata emanata
(DTF 121 V 366; U 29/04 dell’8 novembre 2005).

 

Un eventuale aggravamento dello stato di salute dell'assicurata
intervenuto in epoca posteriore alla decisione impugnata può, se del caso,
giustificare una nuova domanda (STFA I 816/02 del 4 maggio 2004; STF I 560/05
del 31 gennaio 2007).

 

                             2.13.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

 

L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).

 

Visto l'esito della vertenza,
le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico dell'insorgente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese di fr. 500.- sono
poste a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                  Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca
Menghetti