# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 25057f7b-23dd-5113-8263-a992f33a6cf7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-10-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.10.2018 D-7262/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7262-2017_2018-10-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7262/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 5  o t t o b r e  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico  

con l’approvazione della giudice  

Emilia Antonioni Luftensteiner,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Eritrea, 

patrocinata dal lic. iur. Mario Amato,  

Soccorso operaio svizzero SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 20 novembre 2017 / N (…). 

 

 

 

D-7262/2017 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera il 6 agosto 

2015, 

i verbali d’audizione del 25 agosto 2015 (di seguito: verbale 1) e del 36 

agosto 2016 (di seguito: verbale 2),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 20 novembre 2017, notificata all’interessata il 22 novembre 2017 (cfr. 

avviso di ricevimento), per mezzo del quale tale autorità ha respinto la 

succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento della richiedente 

dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello stesso in quanto ammissibile, 

esigibile e possibile, 

il ricorso datato 22 dicembre 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 27 dicembre 2017), con cui la ricorrente ha postulato 

l’annullamento della decisione impugnata e la concessione dell’asilo in 

Svizzera; in primo subordine la restituzione degli atti di causa all’autorità 

inferiore per un nuovo esame delle allegazioni; in via ancor più subordinata 

l’ammissione provvisoria in Svizzera per causa d’inammissibilità ed 

inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; contestualmente ha 

altresì presentato una domanda di assistenza giudiziaria nel senso della 

dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, il 

tutto con protesta di spese e ripetibili,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi) contro una 

decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che nel corso dell’audizione sulle generalità la ricorrente si è dichiarata 

cittadina eritrea con ultimo domicilio a B._______ nel comparto 

amministrativo di Debub, ove avrebbe vissuto con la madre a partire dal 

2013 dopo essersi trasferita da Assab (cfr. verbale 1, pag. 2 e segg.), 

che sentita sui motivi d’asilo, l’interessata ha affermato di aver lasciato 

illegalmente il paese nel corso dell’undicesima classe onde evitare di 

doversi recare al campo di addestramento di Sawa per assolvere il 

dodicesimo anno di formazione; che pur essendo conscia si trattasse di un 

obbligo generalizzato a tutti i giovani, ella, sino a quel momento, non 

avrebbe a quel momento ricevuto alcuna convocazione da parte delle 

autorità (cfr. verbale 2, pag. 2 e segg.),  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di 

essere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

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cpv. 2 LAsi), 

che nella querelata decisione, la SEM non ha ritenuto rilevanti in materia 

d’asilo le circostanze addotte dall’interessata, 

che con ricorso l’insorgente avversa tale valutazione; che a suo dire, 

contemplando la definizione di rifugiato anche le ipotesi nelle quali venga 

espresso un timore rispetto a persecuzioni future, occorrerebbe in specie 

ritenere un rischio di esposizione a pregiudizi in caso di rinvio verso 

l’Eritrea; che difatti, le autorità eritree continuerebbero a considerare 

oppositori politici coloro che hanno lasciato illegalmente il paese, pur non 

essendo renitenti o disertori; che quandanche il Tribunale abbia già 

giudicato irrilevante l’espatrio illegale in assenza di circostanze 

supplementari, in specie vi sarebbero da annoverare degli elementi atti a 

rendere l’insorgente invisa alle autorità eritree; che questa avrebbe invero 

già ricevuto informazioni circa il suo futuro a Sawa, dovendo inoltre 

compilare un documento informativo in previsione del futuro trasferimento, 

che la tesi ricorsuale non merita considerazione, 

che infatti, il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è 

oggettivamente fondato solo allorquando il richiedente è in contatto con le 

autorità militari (cfr. GICRA 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39); che detto 

contatto è presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo 

oppure se la persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 

consid. 4.10 pag. 40); che al contrario, il solo rischio di dover 

probabilmente effettuare il servizio nazionale nel contesto eritreo non 

costituisce un pregiudizio determinante ai sensi dell’art. 3 LAsi; che dal 

canto suo, l’espatrio illegale dall’Eritrea è invece da considerarsi rilevante 

solo in presenza di elementi supplementari che lascino presupporre che la 

persona sia malvista dalle autorità (cfr. sentenza del Tribunale  

D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pubblicata come sentenza di 

riferimento] consid. 5.1), 

che nel presente caso, non avendo la ricorrente ricevuto alcuna 

convocazione, non vi è in principio modo di riconoscerle alcun timore 

fondato di esposizione a seri pregiudizi per causa di renitenza o diserzione 

dal servizio nazionale, 

che su tali presupposti, il solo espatrio illegale, per quanto verosimile, non 

permette di giungere ad altro esito; che non di meno, il fatto che 

l’insorgente sapesse già di dover verosimilmente integrare in futuro il 

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servizio nazionale non giustifica a sua volta una valutazione differente, non 

essendo tale circostanza (del resto comune a tutti i giovani eritrea) 

sufficiente per renderla invisa alle autorità, finanche ella avesse a tal fine 

effettivamente già compilato un formulario nel corso dell’undicesimo anno 

di scuola, 

che non si constatano inoltre ulteriori elementi atti a giustificare una diversa 

valutazione del caso, 

che, per quanto riguarda la concessione dell’asilo ed il riconoscimento della 

qualità di rifugiato v’è pertanto da confermare la decisione dell’autorità di 

prime cure,  

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare detta pronuncia, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr, 

RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che in sede ricorsuale l’insorgente contesta anche tale assunto; che il rinvio 

della ricorrente risulterebbe innanzitutto inammissibile; che vari organismi 

internazionali avrebbero infatti segnalato che l’Eritrea sarebbe da 

considerarsi un paese autoritario ove regnerebbero arresti arbitrari, 

condanne extragiudiziarie e torture; che l’art. 4 CEDU sarebbe a sua volta 

ostativo al rinvio; che il servizio nazionale eritreo non rappresenterebbe 

infatti un sistema unico e l’assegnazione alla componente militare o civile 

sarebbe decisa arbitrariamente; che sarebbe dunque altamente verosimile 

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che la ricorrente venga assegnata alla parte militare; che l’insorgente cita 

quindi diversi rapporti indipendenti secondo i quali coloro che integrano le 

componenti militari svolgerebbero le loro funzioni in condizioni pessime ed 

al limite della schiavitù; che non mancherebbero esempi concreti in tal 

senso; che ad ogni modo, qualsiasi sia l’ambito di attribuzione, il servizio 

nazionale si compierebbe in condizioni inumane; che vi sarebbero anche 

evidenze di detenzioni mortali; che non di meno, nel caso in disamina 

l’esecuzione dell’allontanamento non sarebbe nemmeno ragionevolmente 

esigibile, 

che tuttavia, nella misura in cui questo Tribunale ha confermato la 

decisione della SEM relativa alla domanda d’asilo dell’insorgente, 

quest’ultima non può prevalersi del principio del divieto di respingimento 

(art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell’ambito del diritto 

internazionale pubblico ed espressamente enunciato all’art. 33 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., 

RS 0.142.30), 

che quo alla compatibilità con gli art. 3 e 4 CEDU, occorre fare riferimento 

ad una recente giurisprudenza coordinata laddove si è anzitutto giunti alla 

conclusione che il servizio nazionale eritreo non rientri nella definizione di 

schiavitù o servitù ai sensi dell’art. 4 cifra 1 CEDU (cfr. sentenza del 

Tribunale E-5022/2017 del 10 luglio 2018  [pubblicata come decisione di 

riferimento] consid. 6.1 e nel complesso 6.1.4); che più avanti, è stata 

esaminata anche la questione di sapere se tale circostanza potesse o 

meno essere qualificata quale lavoro forzato ai sensi dell’art. 4 cpv. 

2 CEDU; che a tal riguardo, è anzitutto stato escluso che il servizio 

nazionale eritreo, la cui durata è molto eterogenea e che annovera, oltre 

alla parte militare, anche delle componenti civili, possa essere considerato 

quale legittimo dovere civico; che tuttavia, si è altresì potuto determinare 

come, in assenza del riscontro di un grave rischio di flagrante violazione 

dell’art. 4 cifra 2 CEDU, la suddetta qualificazione non sia ad essa sola 

sufficiente a fondare un giudizio d’inammissibilità; che a mente del 

Tribunale, non si può infatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un 

carattere sistematico, di modo che ogni persona in servizio attivo rischi di 

esservi esposta; che sui medesimi presupposti, il Tribunale ha anche 

escluso l’esistenza di un grave rischio di tortura o di trattamento inumano 

ai sensi dell’art. 3 CEDU derivante dal solo arruolamento (cfr. E-5022/2017 

consid. 6.1 ed in particolare consid. 6.1.6 e 6.1.8);  

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che si può dunque partire dall’assunto che l’esecuzione 

dell’allontanamento non sia generalmente incompatibile con i disposti 

citati, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è pertanto da considerarsi 

ammissibile, 

che circa l’esigibilità, è invece opportuno citare la sentenza D-2311/2016 

del 17 agosto 2017 (pubblicata come sentenza di riferimento) nella quale il 

Tribunale, dopo aver constatato un documentato miglioramento 

nell’approvvigionamento di generi alimentari e di acqua potabile, nonché 

significativi passi avanti in ambito sanitario e nel campo dell’istruzione, è 

giunto a statuire che la stessa sia attualmente data (cfr. sentenza  

D-2311/2016, consid. 17.2); che inoltre, il rischio di arruolamento per il 

servizio nazionale non risulta influire su questo giudizio, dal momento che 

non vi è modo di considerare che tale evenienza ponga la persona 

interessata in una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sentenza  

E-5022/2017 consid. 6.2.3); che in considerazione della generale difficile 

situazione in cui versa il Paese, permane necessario verificare la questione 

dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento con riguardo della 

singola fattispecie; che in altri termini, in presenza di particolari circostanze 

negative, vi sarà luogo di ammettere, ora come prima, una situazione di 

minaccia esistenziale (cfr. sentenza D-2311/2016 consid. 17.2), 

che in specie ciò non è tuttavia il caso; che la ricorrente è giovane e sana, 

può avvalersi di un’estesa rete socio-famigliare in patria e risulta disporre 

di una certa scolarizzazione (cfr. decisione impugnata, III.3), 

che l’esecuzione dell’allontanamento è pertanto da considerarsi anche 

ragionevolmente esigibile, 

che infine, non risultano impedimenti nemmeno sotto l’aspetto della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; che per prassi costante, 

spetta invero alla ricorrente di ottenere, presso la competente 

rappresentanza del suo paese d’origine, i documenti necessari per il rientro 

nello stesso (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12), 

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che altresì, per quanto censurabile, la decisione non 

è inadeguata (art. 49 PA), 

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che il ricorso va pertanto respinto, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la domanda finalizzata 

all’esenzione dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte 

spese processuali è divenuta priva di oggetto, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b TS-TAF); che tuttavia, non essendo state le 

conclusioni ricorsuali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito 

sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire dal 

presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere in 

questa sede la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

 

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