# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d274a45d-6c90-546d-8742-3dab71a927e2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-02-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.02.2025 32.2024.73
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2024-73_2025-02-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2024.73

   

  MP/gm

  	
  Lugano

  12 febbraio 2025               

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Manuel Piazza, cancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 ottobre 2024 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione
  del 6 settembre 2024 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione
  invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione
  federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  RI 1,
nato nel 1994 e già attivo come meccanico, il 21 febbraio 2020 ha subito un
infortunio alla mano sinistra, che ha notificato all’__________ il successivo 2
marzo (doc. 145 incarto LAINF). Quest’ultimo ha immediatamente assunto il caso.

 

                          1.2.  L’assicurato
ha poi presentato anche una domanda di prestazioni all’Ufficio AI, pervenuta il
16 ottobre 2020 (doc. 3 incarto AI).

 

                          1.3.  Con
decisione su opposizione del 4 marzo 2022 (doc. 40 incarto AI) la __________ ha
respinto, dichiarandola irricevibile, l’opposizione inoltrata dall’assicurato contro
la decisione del 17 dicembre 2021 (doc. 334 incarto LAINF). Con quest’ultima la
__________ aveva respinto la concessione di una rendita d’invalidità,
considerando che i postumi infortunistici non influissero in modo apprezzabile
sull’incapacità al guadagno. L’assicuratore in questione aveva basato la sua
decisione sull’apprezzamento medico del 22 novembre 2021 del proprio medico di
circondario (doc. 329 incarto LAINF).

 

                          1.4.  Con comunicazione
del 24 agosto 2022 l’Ufficio AI ha posto l’assicurato al beneficio di una
riformazione professionale in qualità di impiegato di commercio AFC, da
svolgersi presso il __________ e la Scuola __________ dal 1. settembre 2022 al
31 agosto 2025 (doc. 53 incarto AI).

 

                          1.5.  A seguito di alcune problematiche sia
sul posto di lavoro sia a scuola, con diffida emanata il 4 ottobre 2023
l’Ufficio AI, richiamate le sanzioni di cui all’art. 21 cpv. 4 LPGA, ha
intimato all’assicurato di:

 

" 
Mantenere un comportamento
adeguato;

Avvisare tempestivamente in caso di
assenze;

Evitare assenze ingiustificate;

Essere puntuale;

Rispettare le regole, sia a scuola
che al lavoro;

Dare il massimo impegno e
applicazione sia nella formazione teorica che pratica” (cfr. doc. 86 incarto
AI, pag. 1).

 

                                  Contestualmente l’Ufficio AI gli ha
assegnato un termine di 10 giorni per dichiarare se intendeva sottoporsi al provvedimento
ordinato, ritornando debitamente firmata la dichiarazione allegata contenente
le summenzionate diffide. L’amministrazione lo ha anche invitato, qualora non
avesse voluto sottoporsi al citato provvedimento, a indicarne in modo esaustivo
i motivi.

 

                                  In data 9 ottobre 2023 l’assicurato
ha firmato, per accettazione, la dichiarazione (doc. 86 incarto AI, pag. 3).

 

                          1.6.  Constatato come il datore di lavoro
avesse disdetto il contratto di tirocinio per il 14 giugno 2024 (doc. 107
incarto AI), durante il colloquio del 10 giugno 2024 l’Ufficio AI ha comunicato
all’assicurato l’interruzione del provvedimento professionale con effetto dal 15
giugno 2024, con la precisazione che in seguito egli avrebbe dovuto “valutare
se proseguire o meno con la formazione” (doc. 108 incarto AI).

 

                          1.7.  Con decisione del 6 settembre 2024,
preavvisata il 12 giugno 2024 (doc. 115 incarto AI), l’Ufficio AI ha negato
l’assunzione di prestazioni AI. I provvedimenti professionali accordati
sarebbero infatti stati interrotti a causa del comportamento dell’assicurato e
il grado d’invalidità (del 14.5%) sarebbe inferiore al 40%, perciò egli non
avrebbe diritto né a ulteriori provvedimenti professionali né a una rendita
(doc. 126 incarto AI).

 

                          1.8.  Contro la suddetta decisione l’assicurato
è tempestivamente insorto, chiedendo – con protesta di tasse, spese e
ripetibili – di poter portare a termine la propria riqualifica professionale.
Egli, infatti, ritiene arbitraria la decisione impugnata.

 

                          1.9.  Il 10 ottobre 2024 il ricorrente ha poi
trasmesso al TCA il contratto di tirocinio quale impiegato di commercio che lo
lega, dall’8 ottobre precedente al 31 agosto 2025, alla __________.

 

                        1.10.  Con la risposta di causa l’Ufficio AI,
sulla base dell’allegata valutazione del consulente in integrazione professionale
che aveva seguito il ricorrente, ha chiesto la conferma della decisione
impugnata. Il consulente ha sostenuto che a suo tempo la riformazione professionale
sarebbe stata concessa benché il ricorrente avesse un grado d’invalidità nullo,
ma la motivazione da questi espressa inizialmente non avrebbe trovato poi
riscontro nella pratica. Il ricorrente, senza una riformazione, potrebbe inoltre
svolgere delle attività leggere nella misura del 100%; a ciò nulla muterebbe il
fatto che il ricorrente ha trovato un nuovo posto di tirocinio, in quanto egli potrebbe
reinserirsi nel mercato del lavoro per il tramite dei normali canali di
collocamento o terminare autonomamente la formazione quale impiegato di
commercio.

 

                        1.11.  Alle proprie osservazioni del 13
novembre 2024 alla risposta di causa il ricorrente ha allegato, a comprova del
suo impegno nel portare a termine la riqualifica, le dichiarazioni
dell’ispettrice di tirocinio e del datore di lavoro. Ha inoltre specificato che
la decisione impugnata violerebbe il principio della buona fede.

 

                        1.12.  Infine, con osservazioni del 25
novembre 2024 l’Ufficio AI ha ribadito la propria posizione. Il consulente in
integrazione nell’allegata annotazione ha confermato quanto espresso nella
propria valutazione precedente, aggiungendo unicamente che il ricorrente non
disporrebbe del grado minimo d’invalidità del 20% per aver diritto a una
riformazione professionale.

 

 

 

 

considerato                 in diritto

 

                                  in
ordine

 

                          2.1.  La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'art. 49
cpv. 2 LOG (cfr. pro multis STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015, in
particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF
9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8 settembre 2015).

 

                                  nel merito

 

                          2.2.  La riformazione professionale
concessa con decisione del 24 agosto 2022 essendo stata interrotta a seguito
della disdetta del contratto di tirocinio da parte del datore di lavoro, oggetto
del contendere è la questione a sapere se l’Ufficio AI ha correttamente o meno negato
l’adozione di ulteriori provvedimenti professionali e il diritto a una rendita
d’invalidità.

 

                          2.3.  Secondo l’art. 8 cpv. 1 LAI gli
assicurati invalidi o minacciati da un’invalidità (art. 8 LPGA) hanno diritto
ai provvedimenti d’integrazione per quanto:

 

a.    
essi siano necessari e idonei per ripristinare, conservare o migliorare
la loro capacità al guadagno o la loro capacità di svolgere le mansioni
consuete; e

b.    
le condizioni per il diritto ai diversi provvedimenti siano adempiute.

 

Il diritto
ai provvedimenti d’integrazione non dipende dall’esercizio di un’attività
lucrativa prima dell’insorgere dell’invalidità. Per determinare questi
provvedimenti si tiene conto in particolare degli aspetti seguenti riguardanti
l’assicurato (art. 8 cpv. 1bis LAI):

 

a.    
la sua età;

b.    
il suo grado di sviluppo;

c.    
le sue capacità; e

d.    
la durata probabile della sua vita professionale.

 

                                  Fra i provvedimenti d’integrazione
concessi in virtù della LAI sono previsti, tra gli altri, i provvedimenti
professionali (art. 8 cpv. 3 lett. b LAI), che comprendono, per quanto qui
d’interesse, la riformazione professionale di cui all’art. 17 LAI.

                                  Secondo l’art. 17 cpv. 1 LAI
l’assicurato ha diritto alla formazione in una nuova attività lucrativa se la
sua invalidità esige una riconversione professionale e grazie ad essa la
capacità al guadagno può essere presumibilmente conservata o migliorata.

                                  Invalido ai sensi di questa
disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della gravità del danno
alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale, una
perdita di guadagno pari a circa il 20% (STF 8C_689/2015 del 15 gennaio 2016: “von
rund 20% voraussetzt, wobei es sich dabei lediglich um einen Richtwert handelt”;
DTF 130 V 489 consid. 4.2; DTF 124 V 110 consid. 2b; STFA I 164/05 del 22
dicembre 2006 consid. 7; SVR 2010 IV Nr. 24; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid.
1b). La soglia minima di diminuzione della capacità di guadagno conferente
diritto a provvedimenti di riformazione professionale è quindi del 20%.

 

                                  Secondo l'art. 6 cpv. 1 OAI, per
riformazione professionale vanno intesi i provvedimenti di formazione necessari
a mantenere o migliorare la capacità di guadagno al termine della prima
formazione professionale o dopo l'inizio di un'attività lucrativa senza previa
formazione professionale a causa dell'invalidità.

                                  Con riformazione professionale la
giurisprudenza intende, in particolare, l'insieme delle misure reintegrative
necessarie e adeguate a procurare al richiedente un'opportunità di guadagno
approssimativamente equivalente a quella offerta dalla vecchia attività e
meglio i provvedimenti atti a ripristinare, nel limite del possibile, la
capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27 consid. 2a; DTF 124 V 110
consid. 2a; 122 V 79 consid. 3b/bb).

 

                                  La Circolare sui provvedimenti
d’integrazione professionale dell’assicurazione invalidità (CPIPr) prevede:

 

"  (Condizioni) Oltre alle condizioni di base di cui
all’art. 8 o 8a LAI, per avere diritto alla riformazione professionale devono
essere adempiute cumulativamente le condizioni seguenti.

 

Gli
assicurati devono:

-        
non poter più esercitare la loro
professione precedente o non poter continuare a svolgere l’attività lucrativa o
le mansioni consuete a causa di un’invalidità o di una minaccia d’invalidità; e

-        
essere idonei all’integrazione,
ovvero essere oggettivamente e soggettivamente in grado di partecipare con
successo a provvedimenti di formazione professionale.

 

La
riformazione professionale deve:

-        
rispettare i criteri di semplicità
e appropriatezza ed essere consona alle capacità dell’assicurato;

-        
essere adeguata al danno alla
salute e offrire possibilità di guadagno pressappoco equivalenti a quelle
dell’attività precedente; e

-        
essere idonea a ripristinare,
mantenere o migliorare la capacità al guadagno o la capacità di svolgere le
mansioni consuete degli assicurati” (n. 1702)

 

                                  e

 

"  (Perdita di guadagno) Il diritto alla riformazione
professionale presuppone che, a causa della natura e della gravità del danno
alla salute, gli assicurati subiscano una perdita di guadagno permanente o di
lunga durata di circa il 20 per cento sia nell’attività esercitata prima
dell’insorgenza del danno alla salute sia in attività lucrative ragionevolmente
esigibili che potrebbero esercitare senza una formazione professionale
supplementare (confronto dei redditi). Si tratta di un valore indicativo, per
la cui determinazione vanno considerate la durata residua del periodo di
attività nonché le possibilità di avanzamento professionale e di guadagno nella
professione imparata” (n. 1704).

 

                          2.4.  Nel caso in esame, nella decisione
impugnata l’Ufficio AI ha stabilito che il grado d’invalidità del ricorrente è
del 14.5%. Nella valutazione allegata alla risposta di causa, il consulente AI
ha poi aggiunto che la riformazione professionale era a suo tempo stata
concessa benché il ricorrente avesse un grado d’invalidità nullo e, in quella
allegata alle osservazioni dell’Ufficio AI del 25 novembre 2024, che il
ricorrente non dispone del grado minimo d’invalidità del 20% per aver diritto a
una riformazione professionale.

                                  Innanzitutto, va detto che la
determinazione del grado d’invalidità, come si vedrà in seguito (cfr. consid.
2.10), è corretta. Quanto poi al mancato raggiungimento della soglia del 20%,
il ricorrente nel ricorso e nelle successive prese di posizione non ha
osservato nulla. Ma nemmeno potrebbe, poiché effettivamente il mancato adempimento
di detto presupposto rappresenta un problema insormontabile che osta alla
concessione di ulteriori provvedimenti professionali. Se infatti, in presenza anche
di ulteriori presupposti, è eccezionalmente possibile derogare di 1 o 2 punti percentuali
al presupposto del raggiungimento della soglia del 20% (cfr. Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, 4a ed., Zurigo/Ginevra 2022, art. 17 N. 5), con un così
basso grado d’invalidità non è invece possibile farlo.

 

                                  L’Ufficio AI ha pertanto
correttamente rifiutato l’adozione di ulteriori provvedimenti professionali,
con la motivazione che il ricorrente non raggiunge il grado minimo d’invalidità
del 20%. La decisione impugnata, così, non si rivela arbitraria, come invece
addotto dal ricorrente, ma rispettosa della giurisprudenza e della dottrina
applicabili alla fattispecie.

 

 

                          2.5.  Come detto (cfr. consid. 1.11) il
ricorrente fa altresì valere una violazione del principio della buona fede,
sostenendo al riguardo che l’Ufficio AI avrebbe dovuto valutare/soppesare l’intera
situazione e gli interessi in gioco.

 

                                  Il diritto alla protezione della
buona fede di cui all’art. 9 Cost. consente al cittadino di esigere che
l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di contraddirsi. Così
un'informazione o una decisione erronea possono obbligare l'amministrazione a
concedere a un cittadino un vantaggio contrario alla legge se i seguenti
presupposti, precisati da una lunga e consolidata giurisprudenza, sono
cumulativamente adempiuti (STF 8C_73/2022 del 26 gennaio 2023 consid. 5.2; STF
8C_271/2022 dell’11 novembre 2022 consid. 3.2.3; STF 8C_458/2021 del 25 gennaio
2022 consid. 3.2, pubblicata in SVR 2022 ALV Nr. 26 pag. 92 e DLA 2022 N. 10
pag. 316; STF 9C_86/2021 del 14 giugno 2021 consid. 6.1; STF 9C_296/2020 del 4
settembre 2020 consid. 2.2; STF 8C_625/2018 del 22 gennaio 2019, pubblicata in
DLA 2019 N. 4 pag. 97; DTF 143 V 95 consid. 3.6.2; STF 9C_753/201 del 3 aprile
2017 consid. 6.1; STF 8C_306/2015 del 25 agosto 2015 consid. 3.2; STF 9C_5/2015
del 31 luglio 2015 consid. 3; STF 9C_918/2007 del 14 gennaio 2009 consid. 3.1;
STF K 107/05 del 25 ottobre 2005 consid. 3.1; STF C 270/04 del 4 luglio 2005
consid. 3.3.1; STF C 218/03 del 28 gennaio 2004 consid. 2; STF C 25/02 del 29
agosto 2002; DTF 121 V 65 consid. 2a pag. 66-67 e la giurisprudenza ivi citata):

 

1.  si tratta di un’informazione senza riserve da parte
dell’autorità;

2.  l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei
riguardi di persone determinate;

3.  l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie
competenze;

4.  l'assicurato non deve essersi reso conto immediatamente
dell'inesattezza dell'informazione ricevuta;

5.  l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un
comportamento o un'omissione che gli è pregiudizievole;

6.  la legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione
è stata data;

7.  l’interesse alla corretta applicazione del diritto oggettivo non
prevale su quello alla tutela della buona fede.

 

                                  Esaminando, in particolare, la
condizione secondo cui l'informazione errata deve avere indotto l'assicurato ad
adottare un comportamento o un'omissione non reversibile senza pregiudizio,
occorre verificare che l’informazione sia stata causale per il comportamento
dell’assicurato. Esiste un nesso causale tra l’informazione dell’autorità e
l’agire dell’assicurato quando può essere ammesso che in assenza di tale
informazione l’assicurato si sarebbe comportato differentemente (STF
8C_458/2021 del 25 gennaio 2022 consid. 5.3.1, pubblicata in SVR 2022 ALV Nr.
26 pag. 92 e DLA 2022 N. 10 pag. 316; STF 8C_804/2010 del 7 febbraio 2011
consid. 7.1; STF 8C_619/2009 del 23 giugno 2010 consid. 3.4; STFA C 177/04 del
25 ottobre 2005; STFA C 25/02 del 29 agosto 2002; STFA C 344/00 del 6 settembre
2001 consid. 3.bb).

 

                                  In concreto, non può essere
ammesso, secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, un nesso
causale tra la decisione del 24 agosto 2022, con cui il ricorrente è stato
posto al beneficio di una riformazione professionale, e l’adozione da parte di
quest’ultimo di un comportamento o un'omissione non reversibile senza pregiudizio.
Non è infatti dato di sapere quali disposizioni irreversibili senza pregiudizio
avrebbe preso il ricorrente, a questo riguardo egli nulla adducendo nel ricorso
e nelle successive prese di posizione. In ogni caso, non può esservi un nesso
causale tra la decisione del 24 agosto 2022 e la firma, l’8 ottobre 2024, di un
contratto di apprendistato da parte del ricorrente. Visto che l’insorgente già
durante il colloquio del 10 giugno 2024 era stato informato dall’Ufficio AI
dell’interruzione del provvedimento professionale (cfr. consid. 1.6),
successivamente a tale data la decisione del 24 agosto 2022 non può infatti più
aver condizionato il comportamento, in buona fede, del ricorrente. Nulla questi
può quindi dedurre dal fatto di essere inizialmente stato posto al beneficio di
una riformazione professionale.

 

                                  Il diritto a ulteriori
provvedimenti professionali non può pertanto nemmeno essere riconosciuto in
virtù del diritto costituzionale alla protezione della buona fede sancito
dall’art. 9 Cost., mancando almeno uno dei summenzionati requisiti per poterla
ritenere.

 

                          2.6.  Passando all’esame del diritto alla
rendita, va innanzitutto rilevato che il 1. gennaio 2022, ossia prima
dell'emanazione della decisione impugnata, è entrata in vigore una (importante)
modifica della LAI e dell'OAI denominata "Ulteriore sviluppo dell'AI"
e che concerne (anche) il diritto alla rendita (RU 2021 705).

                                  La Circolare sull'invalidità e
sulla rendita nell'assicurazione per l’invalidità (CIRAI), valida dal 1.
gennaio 2022, stato al 1. gennaio 2024, prevede al marginale 9101 che "Se
la decisione sulla prima concessione di una rendita è emanata dopo il 1°
gennaio 2022, ma il diritto alla rendita è nato prima di questa data, sono
applicabili le disposizioni della LAI e dell'OAI nel tenore in vigore fino al
31 dicembre 2021".

                                  La Circolare concernente le
disposizioni transitorie della riforma Ulteriore sviluppo dell'AI sul sistema
di rendite lineare (C DT US AI), valida dal 1. gennaio 2022, stato al 1. luglio
2024, prevede in particolare ai marginali 1007, 1008 e 1009 che:

 

"  Conformemente alle DT LAI [Disposizioni transitorie,
n.d.r.], le rendite AI rette dal diritto anteriore sono le rendite il cui
diritto secondo l'articolo 29 capoversi 1 e 2 LAI è nato al più tardi il 31
dicembre 2021.

Poiché il
momento dell'insorgenza dell'invalidità (art. 28 cpv. 1 e 1bis LAI)
e quello della nascita del diritto alla rendita non sono necessariamente
identici (se la richiesta è tardiva in base all'art. 29 cpv. 1 LAI), una
rendita AI è retta dal nuovo diritto, se il diritto alla medesima nasce il 1°
gennaio 2022 o successivamente, anche se l'invalidità è insorta prima di questa
data. Le rendite AI rette dal nuovo diritto sono pertanto le rendite il cui
diritto è nato il 1° gennaio 2022 o successivamente conformemente all'articolo
29 capoversi 1 e 2 LAI.

Per le
decisioni di rendita emanate a partire dal 1° gennaio 2022 valgono le regole
seguenti:

 

-  in caso di insorgenza dell'invalidità e inizio del
diritto alla rendita al più tardi il 31 dicembre 2021:

-  prima fissazione
della rendita → DR [diritto, n.d.r.] in vigore fino al 31 dicembre 2021,

-  modifica del grado
d'invalidità tra il 1° gennaio 2022 e il 31 dicembre 2031 → C DT US AI;

-  in caso di nascita del diritto alla rendita secondo
l'art. 29 cpv. 1 e 2 LAI il 1° gennaio 2022 o successivamente:

-  prima fissazione
della rendita → DR in vigore dal 1° gennaio 2022”.

 

 Secondo le
citate circolari, dunque, qualora contestualmente ad una prima fissazione di
rendita l'asserita invalidità e l'eventuale diritto alla rendita siano insorti
al più tardi al 31 dicembre 2021, torna applicabile il diritto previgente, e
ciò anche se la decisione è stata resa nel 2022. Per contro, se l'eventuale
diritto ad una rendita è nato il 1. gennaio 2022, o successivamente, torna applicabile
il diritto attualmente in vigore.

 

                                  In concreto, l’Ufficio AI ha
respinto la domanda di prestazioni presentando il ricorrente dal 16 giugno 2024
(il giorno dopo la conclusione della riformazione professionale) un grado
d’invalidità del 14.5%. Ne consegue che un’eventuale diritto alla rendita
sorgerebbe dopo il 1. gennaio 2022, motivo per cui, sulla scorta di quanto
sopra, in specie è applicabile il nuovo diritto.

 

                          2.7.

                       2.7.1.  Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità sono dunque un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L'assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411,
n. 46).

                                  Per incapacità al lavoro s'intende
qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile
nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al
lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni
esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).

                                  L'incapacità al guadagno è definita
all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità
di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione,
provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo
aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili.

                                  Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

                                  La nozione d'invalidità di cui agli
artt. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

                                  L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che
l'assicurato ha diritto ad una rendita se:

 

                                  a.  la sua capacità al guadagno o
la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita,
mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili;

                                  b.  ha avuto un'incapacità al
lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole
interruzione; e

                                  c.  al termine di questo anno è
invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

 

                                  Con il nuovo art. 28b LAI il
legislatore ha voluto introdurre un sistema di rendite (relativamente) lineare
per la determinazione dell'importo della rendita: se il grado d'invalidità è
compreso tra il 50% e il 69%, la quota percentuale corrisponde al grado
d'invalidità (cpv. 2); se il grado d’invalidità è uguale o superiore al 70%,
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera (cpv. 3); mentre se il grado
d'invalidità si pone tra il 40% e il 49%, si ha che al grado d'invalidità del
40% la quota percentuale è del 25% di una rendita intera (un quarto di rendita)
e per ogni grado d’invalidità supplementare si computa una quota del 2,5% (cpv.
4).

                                  In virtù dell'art. 28a cpv.
1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'art. 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito
lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.

                                  Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che
egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da
valido).

                                  Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b;
Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213).

                                  Secondo la giurisprudenza per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul
diritto alla rendita (DTF 129 V 222).

 

                       2.7.2.  Per costante giurisprudenza (STF
9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità,
all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di
documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo
stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato
è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio
per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili
dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag.
134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in
seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/
Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2022, art. 28a, n. 207).

 

                                  Quanto alla valenza probante di un
rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati
oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato
in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto
medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.

                                  Determinante quindi per stabilire
se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova
né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto, bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

 

                                  Le perizie affidate dagli organi
dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a
medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008).

 

                          2.8.  Il ricorrente non ha contestato le
conclusioni a cui l’amministrazione è pervenuta riguardo al suo stato di salute
e, valutata la documentazione medica agli atti, questo Giudice non ha motivo di
metterle in dubbio. Va infatti condivisa l'analisi effettuata dal dr. med. __________
(specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore) nel
suo apprezzamento medico, in cui lo specialista si è chinato sullo stato di
salute del ricorrente, giungendo alla conclusione che l’attività di quest’ultimo
non è più esigibile, mentre che:

 

"  Per attività adatte sul mercato generale del lavoro
sussiste un’abilità completa.

Sollevamento
di pesi oltre 10 kg, attività ripetitive con la mano, soprattutto attività che
necessitano una chiusura del pugno, la presa di pinza o attività in cui
l’assicurato deve aggrapparsi sono escluse da questo profilo.

La mano
sinistra è quindi utilizzabile solo per attività leggere” (cfr. doc. 329
incarto LAINF, pag. 1).

 

 

                          2.9.

                       2.9.1.  Riguardo alle conseguenze economiche
del danno alla salute del ricorrente, va innanzitutto rilevato che il reddito
ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute,
altrimenti detto reddito da valido, come ricordato nella recente STF
9C_445/2022 del 27 settembre 2023 al considerando 4.2.1, non è il guadagno
realizzato nell'ultima attività svolta, ma il reddito che la persona assicurata
conseguirebbe, secondo il grado della verosimiglianza preponderante, se non
fosse diventata invalida. Di regola, ci si fonda sull'ultimo reddito che la
persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute,
adeguandolo all'evoluzione reale dei salari. Questo perché normalmente, in base
all'esperienza comune, la persona interessata avrebbe continuato la precedente
attività in assenza del danno alla salute (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1).
Eccezioni a questo principio devono essere previste secondo la verosimiglianza
preponderante (DTF 144 I 103 consid. 5.3; DTF 134 V 322 consid. 4.1).

 

                                  Per determinare il reddito
ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute,
dunque, occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante
(corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe
secondo il grado di verosimiglianza preponderante come persona sana, tenuto
conto delle sue capacità professionali e delle circostanze personali. Tale
reddito dev'essere determinato nel modo più concreto possibile (STF 8C_234/2022
del 27 gennaio 2023, consid. 6.1). In tale contesto la normale evoluzione
professionale va senz'altro considerata. Tuttavia, gli indizi che l'assicurato
avrebbe intrapreso una carriera e percepito un salario più elevato devono
essere reali (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La
mera dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti
che tale intenzione sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la
partecipazione a corsi, ecc. (Pratique VSI 2002 pag. 161 consid. 3b [I
357/01]). Se la perdita del lavoro è dovuta a motivi non legati all'invalidità,
il valore del salario da valido va determinato sulla base dei valori statistici
(STF 8C_561/2022 del 4 agosto 2023, consid. 5.3.1).

 

                                  Come ricordato nella STF
9C_104/2022 del 7 settembre 2022 al considerando 4, nel caso in cui non fosse
possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, in circostanze
particolari ci si può scostare da questo valore e ricorrere ai dati statistici
risultanti dalla Rilevazione svizzera della struttura dei salari (RSS) edita
dall'Ufficio federale di statistica. Questo sarà in particolare il caso qualora
dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale
dell'assicurato o se l'ultimo salario da lui percepito non corrisponde
manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di conseguire con ogni
verosimiglianza in qualità di persona valida; per esempio se l'assicurato,
prima di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro, si trovava in
disoccupazione o aveva già delle difficoltà professionali a causa del
deterioramento progressivo del suo stato di salute o ancora percepiva una
remunerazione inferiore alle usuali norme salariali. Entra ugualmente in linea
di conto la situazione in cui il posto di lavoro della persona assicurata prima
dell'insorgenza del danno alla salute non esiste più al momento determinante
della valutazione dell'invalidità (STF 9C_151/2020 del 5 maggio 2020, consid.
6.1), come nel recente caso ticinese giudicato dall'Alta Corte (STF 9C_445/2022
del 27 settembre 2023).

 

                       2.9.2.  Riguardo al reddito da invalido,
l'obbligo dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità
lavorativa in altri ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA. In relazione
alle conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio
secondo cui l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze
economiche negative del danno alla salute. In virtù di tale obbligo,
l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per
ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità,
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario,
in una nuova professione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht,
tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato alcun diritto ad
una rendita se la persona interessata è in grado di percepire un reddito tale
da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434).

 

                                  Dalla persona assicurata possono
tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano conto
delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua
capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la
situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del
lavoro equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V
22 consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb). La
capacità di una persona assicurata di sfruttare la propria capacità residua sul
mercato del lavoro generale equilibrato dipende dalle circostanze concrete del singolo
caso. Secondo la giurisprudenza, sono fattori decisivi il tipo e la natura del
danno alla salute e le sue conseguenze, lo sforzo prevedibile di adattamento e
di riconversione e, in questo contesto, anche la struttura della personalità,
le attitudini e le capacità esistenti, la formazione, la carriera professionale
o l'applicabilità di esperienza professionale proveniente dal settore
tradizionale (STF 8C_452/2023 del 19 dicembre 2023, consid. 2.4.1; STF
8C_346/2023 del 21 dicembre 2023, consid. 2.3; STF 9C_42/ 2023 dell'11 maggio
2023, consid. 3.2).

 

                                  Occorre anche ricordare che il
concetto d'invalidità è riferito ad un mercato del lavoro equilibrato, nozione
quest'ultima teorica ed astratta, implicante da una parte un certo equilibrio
tra offerta e domanda di manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro
strutturato in modo tale da offrire una gamma di posti di lavoro diversificati.
Il mercato del lavoro equilibrato è una misura teorica, per cui non si può
facilmente presumere che la capacità residua sia inutilizzabile (STF
8C_346/2023 del 21 dicembre 2023, consid. 2.3; STF 9C_42/2023 dell'11 maggio
2023, consid. 3.2). Il mercato del lavoro equilibrato include anche i
cosiddetti posti di lavoro di nicchia, cioè offerte di posti e di lavori in cui
le persone con disabilità possono aspettarsi un venire incontro di stampo
sociale ("sozial Entgegenkommen" = "accondiscendenza
sociale") da parte del datore di lavoro (STF 9C_42/2023 dell'11 maggio
2023, consid. 3.2; SVR 2018 IV Nr. 60; SVR 2016 IV Nr. 3). Secondo questi
criteri si dovrà, di caso in caso, stabilire se l'invalido possa mettere a
profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da
escludere il diritto a una rendita. In particolare, l'esistenza di una simile
opportunità dovrà essere negata, e quindi si può presumere che la capacità
lavorativa residua sia inutilizzabile, se l'attività ragionevole è possibile
solo in una forma così limitata da essere praticamente sconosciuta al mercato
del lavoro equilibrato o sarebbe possibile soltanto con concessioni
irrealistiche da parte di un datore di lavoro medio e trovare un posto di
lavoro adeguato appare quindi impossibile sin dall'inizio (STF 8C_346/2023 del
21 dicembre 2023, consid. 2.3; STF 9C_42/2023 dell'11 maggio 2023, consid. 3.2;
STF 8C_670/2009 del 7 aprile 2010 consid. 8; STF 8C_641/2008 del 14 aprile
2009, consid. 5.2; DTF 110 V 273 consid. 4b pag. 276). Al riguardo, come è
stato ricordato nella STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 al considerando 2.3, il
Tribunale federale ha già ripetutamente stabilito che in considerazione
dell'ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive contemplate dai settori
della produzione e dei servizi (cfr. Tabella TA1_tirage_skill_level edita
dall'Ufficio federale di statistica, livello di esigenze 4 [denominato ora
livello di competenze 1]) – un numero significativo di queste attività sono
infatti di natura leggera, permettono di alternare la posizione e sono pertanto
adatte al danno alla salute che impone di lavorare in posizione alternata – esiste
un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità
lavorativa residua. Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per
personale non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in
cui possono venire eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non
comportano aggravi fisici e che consentono il cambiamento frequente di
posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2 (per es. attività d'incasso,
d'assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo, ecc.; STF 8C_563/2012 del
23 agosto 2012 consid. 3.3, che ha interamente confermato la STCA 35.2012.17
del 18 giugno 2012; STF 9C_635/2007 del 21 agosto 2008 consid. 3.3 e 9C_10/2007
del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).

 

                                  Va ancora rilevato che, per
giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di
fissare in maniera attendibile il grado d’invalidità. In proposito va rilevato
che il TFA ha già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel settore
industriale e commerciale, composto da lavori leggeri di montaggio, compiti di
controllo e sorveglianza (STF 8C_399/ 2007 del 23 aprile 2008 consid. 8.2; Pratique
VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid 4.7).

 

                                  Va poi ricordato che la
determinazione del grado AI è il risultato di un puro calcolo economico che
spetta al consulente in integrazione professionale sulla scorta delle indicazioni
e limitazioni mediche; egli valuta infatti quali attività professionali siano
concretamente ipotizzabili. Spetta quindi al consulente, e non al medico, avuto
riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare l'esigibilità e la possibilità
per l'assicurato di cercare un nuovo impiego su un mercato equilibrato del
lavoro (a proposito degli elementi da prendere in considerazione cfr. DTF 125 V
256 consid. 4; RtiD II-2008 pag. 274; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                  Occorre
infine rilevare che la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati
nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75, che al considerando 3b/aa ha
stabilito che ai fini della fissazione del reddito da invalido è determinante
la situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn").
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali
ufficiali, edite dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli
stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76
consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

 

                        2.10.  Il ricorrente non ha contestato le
conclusioni a cui l’amministrazione è pervenuta riguardo alla sua capacità
lavorativa residua e, esaminata la documentazione agli atti, questo Giudice non
ha motivo di metterle in dubbio. Va infatti condivisa la valutazione
dell’Ufficio AI, secondo cui il ricorrente è in grado di svolgere al 100%, in
un mercato del lavoro generale equilibrato, un'attività lavorativa compatibile
con le limitazioni stabilite dal perito e derivanti dal danno alla salute (doc.
109 incarto AI).

                                  Su queste basi, non presta il
fianco a critiche – peraltro non espresse dal ricorrente – nemmeno il confronto
dei redditi che porta a un grado d’invalidità del 14.5%. Inferiore al 40%,
questo grado d’invalidità – oltre a non permettere l’adozione di ulteriori
provvedimenti professionali (cfr. consid. 2.4) – non dà diritto a una rendita.

 

                        2.11.  L’Ufficio AI ha pertanto correttamente
negato al ricorrente il diritto a ulteriori provvedimenti professionali e a una
rendita.

 

                                  Il ricorso va di conseguenza respinto
e la decisione impugnata confermata.

 

                        2.12.  Per l'art. 69 cpv. 1bis
LAI, la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni
in caso di controversie relative a prestazioni dell'AI è soggetta a spese. 

 

                                  L'entità delle spese è determinata
fra 200 e 1000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al
valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                  Visto l'esito della vertenza, le
spese di fr. 500 vanno poste a carico del ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

                             2.  Le
spese di fr. 500 sono poste a carico del ricorrente.

 

                             3.  Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                  L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                           Il
segretario di Camera

 

giudice Raffaele Guffi                                   Gianluca
Menghetti