# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 694ead8b-097d-5e70-87db-7c3409db3835
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 17.09.2015 17.2014.208
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2014-208_2015-09-17.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2014.208+209

  	
  Locarno

  17 settembre 2015/mi 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Chiarella Rei-Ferrari e Matteo Galante

  

 

	
  segretario:

  	
  Felipe Buetti, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annunci del 4 novembre 2014 e confermata con dichiarazioni
d’appello 10 e 24 dicembre 2014 da

 

	
   

  	
  AP 1 

   

  e da

   

  PC 1 

  rappr. dall' RC 1

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 4
  novembre 2014 dalla Corte delle assise correzionali di Bellinzona
  (motivazione scritta intimata il 3 dicembre 2014) nei confronti di

  

 

	
   

  	
  IM 1

  rappr. dall' DI 1

  

 

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che:             -   con atto d’accusa 130/2012 del
17 dicembre 2012 il procuratore pubblico ha imputato ad IM 1 la commissione del
reato di

 

                                         sfruttamento
dello stato di bisogno

                                         per
avere, 

                                         a
__________,

                                         nel
periodo tra il 26 marzo 2009 e il 15 settembre 2009,

                                         nell’esercizio
della sua attività di medico psichiatra e psicoterapeuta, con studio proprio in
Via __________, determinato PC 1 (__________), sua paziente affetta da un grave
disturbo borderline tendente alla psicosi e con una anamnesi comprendente anche
diversi tentativi di suicidio così come attestato dalle cartelle mediche e
cliniche in atti, a compiere e a subire ripetuti atti sessuali e meglio: baci,
toccamenti nelle parti intime e ripetute congiunzioni carnali, consumati in un
numero imprecisato di occasioni ma almeno dodici, all’interno del suo studio
medico nella sala di consultazione e nel relativo bagno nonché in un’occasione,
una stanza di un imprecisato Motel a __________, approfittando in tal modo del
rapporto di dipendenza legato al di lei stato psicofisico necessitante di un
rapporto psichiatrico e terapeutico;

 

                                         fatti
avvenuti nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

                                         reato
previsto dall’art. 193 cpv. 1 CP;

 

                                     -   il processo di primo grado
si è tenuto davanti alla Corte delle assise correzionali di Bellinzona i giorni
4 e 5 settembre e 4 novembre 2014;

 

                                     -   con l’accordo delle parti,
la presidente ha così modificato l’atto d’accusa:

 

                                         -      al
posto di “baci” viene precisato “baci con la lingua”;

                                         -      al
posto di “un imprecisato Motel a __________” viene indicato “dell’Albergo __________
di __________”.

 

                                     -   in esito al dibattimento, la Corte delle assise correzionali ha prosciolto IM 1 dall’imputazione di sfruttamento dello
stato di bisogno (1), non gli ha riconosciuto alcuna indennità ex art. 429 CPP
(2), avendovi egli esplicitamente rinunciato.

                                         La Corte di prime cure ha, altresì, respinto l’istanza di risarcimento dell’accusatrice privata PC
1 (3), ha mantenuto il sequestro conservativo, in quanto mezzi di prova, sulle
cartelle mediche in sequestro indicate nell’atto d’accusa (4) e ha posto a
carico dello Stato la tassa di giustizia di fr. 1'000.00 e le spese
procedurali (5).

 

preso atto che         -   il procuratore pubblico e
l’accusatrice privata hanno annunciato appello contro la sentenza 4 novembre
2014 della Corte delle assise correzionali lo stesso giorno della sua
pronuncia;

 

                                     -   ricevuta la
motivazione scritta, notificata il 3 dicembre 2014, il procuratore ha
tempestivamente dichiarato appello il 10 dicembre 2014, precisando i punti
oggetto di impugnativa e richieste di giudizio, e meglio i punti 1, 2, 3 e 5,
per quanto riguarda il giudizio di colpevolezza, il riconoscimento delle
pretese di natura civile dell’accusatrice privata e il giudizio sulle spese
procedurali, chiedendo che IM 1 sia riconosciuto autore colpevole di
sfruttamento dello stato di bisogno come indicato nell’atto d’accusa 130/2012
del 17 dicembre 2012 e condannato alla pena detentiva di 24 mesi,
condizionalmente sospesi per un periodo di prova di 2 anni, nonché
all’interdizione dell’esercizio della professione medica per un periodo di 3
anni. Il procuratore pubblico ha altresì chiesto l’accoglimento dell’istanza di
risarcimento 4 settembre 2014 presentata dall’accusatrice privata, con relativa
condanna di IM 1 al pagamento di fr. 15'222.90 a titolo di risarcimento per danno materiale e di fr. 5'000.00 a titolo di risarcimento per torto morale, e l’assegnazione della tassa di giustizia e delle
spese procedurali a carico dell’imputato;

 

                                     -   ricevuta la
motivazione scritta della pronuncia, notificata il 5 dicembre 2014, anche
l’accusatrice privata ha tempestivamente dichiarato appello il 24 dicembre
2014, precisando i punti oggetto di impugnativa e richieste di giudizio, e
meglio i punti 1 e 3, per quanto riguarda il giudizio di colpevolezza, nonché
il riconoscimento delle sue pretese di natura civile presentate in prima
istanza, chiedendo che IM 1 sia riconosciuto autore colpevole di sfruttamento
dello stato di bisogno come indicato nell’atto d’accusa 130/2012 del 17 dicembre
2012 e che l’istanza di risarcimento da lei presentata il 4 settembre 2014
venga accolta con conseguente condanna di IM 1 al pagamento di fr. 15'222.90 a titolo di risarcimento per danno materiale e di fr. 5'000.00 a titolo di risarcimento per torto morale nonché delle spese di patrocinio come da istanza di
risarcimento che verrà prodotta in sede di dibattimento di appello;

 

                                     -   in assenza di
impugnazione, il dispositivo 2 (non riconoscimento di un’indennità ex art. 429
CPP all’imputato, la cui inclusione fra i punti oggetto di impugnazione nella
dichiarazione di appello 10 dicembre 2014 della
procuratrice pubblica è frutto di una svista manifesta) e il dispositivo 4
della sentenza 4 novembre 2014 della Corte delle assise correzionali sono
passati in giudicato;

 

                                     -   entrambi gli appellanti
hanno chiesto – quali istanze probatorie formulate contestualmente alle loro
rispettive dichiarazioni di appello e ribadite con scritti del 13 febbraio 2015
– l’audizione, in sede di dibattimento di appello, del dott. med. __________;

 

                                     -   con decreto 27
luglio 2015, la presidente di questa Corte ha respinto entrambe
le istanze probatorie.

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento il
26 e il 27 agosto 2015, durante il quale:

 

                                     -   la procuratrice pubblica
ha chiesto l’annullamento della sentenza di primo grado e la condanna
dell’imputato, a conferma dell’atto d’accusa, ad una pena detentiva di 24 mesi
sospesi condizionalemente per un periodo di prova di due anni, nonché
l’accoglimento delle pretese di indennizzo dell’accusatrice privata;

 

                                     -   l’accusatrice privata si è
integralmente associata alle richieste della procuratrice e ha chiesto
l’accoglimento dell’istanza di indennizzo prodotta seduta stante, tendente
all’ottenimento del risarcimento di costi di patrocinio per fr. 14'142.90
e del torto morale di fr. 5'000.-;

 

                                     -   l’imputato ha chiesto la
conferma del suo proscioglimento e la reiezione dell’istanza di risarcimento
dell’accusatrice privata, nonché il riconoscimento a suo favore di un’indennità
di fr. 36'000.- oltre IVA per le spese legali e di un’indennità di
fr. 18'000.- per il danno economico e il torto morale per la procedura di
appello.

 

 

ritenuto

 

L’imputato

 

                                   1.   L’imputato, dott. IM
1, cittadino svizzero, è nato il __________ a __________ ed è cresciuto a __________
con i genitori, una sorella, minore di un anno e mezzo, e un fratello, maggiore
di 4 anni. Sua madre è casalinga, suo padre era commerciante.

 

Ha frequentato l’università a __________ dove si è laureato in
medicina nel 1981. Ha, quindi, svolto il servizio militare per 18 mesi, durante
il quale è stato assegnato all’Ospedale militare di __________. Rifiutata la
proposta di diventare ufficiale, è ritornato a __________ nel cui ospedale ha
lavorato fino al 1988, anno in cui ha incontrato __________, con cui si è
trasferito in Svizzera nel 1989, nei pressi di __________, e si è sposato nel
1990.

 

Trasferitosi con la moglie a __________, ha lavorato come medico
presso la Clinica __________, ex __________, a __________ dal novembre 1990
fino alla sua chiusura, nel mese di febbraio 1992. Dopo un periodo di
disoccupazione, interrotto da una sostituzione effettuata nel reparto di
nefrologia dell’Ospedale __________ di __________, ha lavorato come medico
assistente presso la Clinica __________ di __________ nel 1993. Ha quindi seguito l’iter formativo, comprendente un anno presso il Servizio psicosociale di __________
e 4 anni presso il Servizio psicosociale di __________, per ottenere la
specializzazione FMH in psichiatria e psicoterapia. Nel 2000/2001 è diventato
capoclinica presso la Clinica __________ di __________, dove è rimasto fino
alla fine del 2003. Dal gennaio 2004 alla fine di luglio 2005 è stato attivo
come consulente psichiatrico per il __________ a __________. Dal mese di
settembre 2005 ha aperto in proprio uno studio medico che ha chiuso, per motivi
di salute, a fine 2014 (cfr verb. dib. d’appello, pag. 2).

 

Ha due figli, __________ (nato il __________) e __________ (nata
il __________) (VI IM 1 05.10.2010 pag. 1 e seg.).

 

                                   2.   Il dott. IM 1 é
incensurato (estratto casellario giudiziale svizzero 05.06.2014, doc. TPC 9;
estratto casellario giudiziale svizzero 10.01.2011, AI 10).

 

 

Fatti

 

                                   3.

                                   a.   PC 1 (nata a __________
il __________) è giunta in Svizzera nel 1991 dal __________, suo paese di
origine.

                                         Vive a __________
con il marito (di 20 anni più anziano, pensionato), che ha conosciuto in __________,
seguito in Svizzera e, poi, sposato nel 1992 (VI PC 1 26.10.2010 pag. 2; Rapporto
d’uscita 27.01.2010 Clinica __________, AI 6.2). 

                                         Non ha figli.

                                         Ha una formazione di
sociologa, rispettivamente assistente sociale, con nozioni di psicologia (cfr.
curriculum, doc. TPC 24).

Della sua attività professionale si sa che, nel nostro paese, ella
non riusciva a trovare un lavoro stabile confacente alla sua formazione. Ciò
nonostante, risulta dal suo curriculum vitae (prodotto al TPC) che, oltre a
numerosi stages in diversi istituti o istituzioni sociali, ella ha svolto, sia
nel nostro pase che all’estero, una serie di attività in ambito sociale:

                                         -     2002:
assistente sociale presso la __________ (“unica operatice responsabile”)

                                         -     2003/2006:
assistente sociale presso l’ufficio del patronato di __________

                                         -     2006/2007:
operatrice sociale con indirizzo clinico presso la __________

                                         -     2007/2008
operatrice umanitaria con indirizzo sociologico clinico a __________

                                         -     2011/2012:
operatrice sociale presso __________                 -           dal 2013:
operatrice sociale presso il Municipio di __________ con grado di attività del
20% (per la descrizione delle funzioni, vedi curriculum vitae prodotto al TPC
pochi giorni prima dell’inizio del dibattimento di primo grado, doc. TPC 24) 

 

Risulta, poi, dagli atti che, poco prima dei fatti oggetto del
procedimento penale, la signora PC 1 aveva svolto uno stage di almeno 6 mesi
presso il ___________ (verosimilmente, nell’ambito dell’allora Patronato).

Al dibattimento d’appello, il suo patrocinatore ha dichiarato che,
attualmente, PC 1 lavora a tempo parziale per __________ quale __________
(verb. dib. d’appello, pag. 8; cfr. anche curriculum vitae dove la signora PC 1
ha ancora annotato di lavorare quale “curatrice educativa, amministrativa e
generale per le __________ di __________, di __________ e __________ e
prossimamente per quella di __________”). 

 

                                  b.   Secondo quanto da lei
raccontato al dott. __________ durante la terapia e ai medici della Clinica __________
in occasione del suo ricovero del maggio 2009, PC 1 soffre di disturbi psichici
sin dall’adolescenza.

                                         Dal 1995 (con trattamento
continuativo dal 95 al 98 e poi dal 1999 al 2003) é stata seguita dal dott. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, che le ha diagnosticato un disturbo di
personalità emotivamente instabile di tipo borderline, una sindrome depressiva
ricorrente e una tendenza all’abuso di benzodiazepine (VI __________ 14.07.2010
pag. 3, VI __________ 09.06.2011 pag. 3; rapporto dott. __________ 31.08.2014,
doc. TPC 24).

 

Va, qui, precisato che, a differenza di quanto riportato nell’atto
d’accusa, il dott. __________ ha, sì, affermato che le caratteristiche della
patologia si presentavano in PC 1 “in forma molto marcata” (VI __________ 09.06.2011 pag. 3; cfr. anche rapporto scritto 31
agosto 2014, doc. TPC 24, in cui parla di un disturbo grave) ma non ha mai
fatto menzione di una tendenza alla psicosi. 

Così come, dal canto suo, la dott.ssa __________, esprimendosi
sulla patologia di PC 1, ha esplicitato di “non [avere] osservato nella signora PC 1 dei tratti psicotici” (VI __________
21.09.2011 pag. 5).

Non si può, dunque, ritenere comprovato, come preteso dalla
pubblica accusa, che la patologia accusata da PC 1 comprendesse una tendenza
alla psicosi.

 

                                   c.   Il rapporto
terapeutico con il dott. __________ si è interrotto nel 2003, quando questi si
è trasferito definitivamente a Coira per aprirvi il suo studio: la distanza rendeva
difficoltosa la tenuta di sedute regolari e lo psichiatra consigliò alla
paziente di rivolgersi ad uno specialista più vicino (VI __________ 14.07.2010
pag. 4; VI __________ 09.06.2011 pag. 2; VI PC 1 04.06.2010 pag. 3). 

                                         In un primo periodo (che
durò dal 2003 al 2005), la signora PC 1 continuò, comunque, a far capo al dott.
__________, anche se ebbe con lui soltanto contatti sporadici. Secondo quanto
da lei raccontato al dott. __________, in questo periodo la donna aveva anche
cercato altri psichiatri ma, non contenta della loro consulenza, li aveva
lasciati ben presto (VI __________ 14.07.2010 pag. 4). 

A partire dal 2005, PC 1 si limitò, invece, a
far capo alle cure (in particolare, per le prescrizioni degli psicofarmaci) del
medico di famiglia, chiamando di tanto in tanto il dott. __________ per
aggiornarlo sul suo stato (VI PC 1 04.06.2010 pag. 3; VI __________ 09.06.2011
pag. 4; rapporto __________ 31.8.2014).

 

In seguito – ma, secondo le sue dichiarazioni, soltanto perché i
medici generici non potevano più prescrivere psicofarmaci – PC 1 ha cercato un
altro psichiatra (VI PC 1 04.06.2010 pag. 3; VI PC 1 26.10.2010
pag. 3).

Vi fu un primo tentativo con il dott. __________ che, però, si
interruppe ben presto poiché la paziente non era soddisfatta del metodo terapeutico
da questi adottato:

 

“ con lui non ha
funzionato, perché è freudiano ortodosso, quindi ascolta quel che il paziente
dice e lui non dice niente. E questo non mi serviva. Avevo bisogno di una
corretta terapia e anche poi di un aiuto, di consigli, come faceva il dott. __________”
(PC 1, 4.6.2010, pag 3).

 

                                  d.   Il 6 novembre 2008, PC
1 si è rivolta al dott. IM 1 (VI PC 1 04.06.2010 pag. 3 seg.).

                                         Sull’impressione iniziale
che le fece il dott. IM 1, PC 1 ha detto:

“ […] posso dire che quando ho conosciuto il dott. IM 1 questi è subito
apparso poco preparato, o comunque meno preparato del dott. __________
nell'ambito della psicoanalisi. Ma almeno lui parlava. E poi avevo bisogno
assolutamente bisogno di uno psichiatra per la prescrizione dei farmaci.” (VI PC
1 04.06.2010 pag. 4)

 

                                   4.   Le prime sedute con
il dott. IM 1 – che ha sostanzialmente confermato la diagnosi posta in
precedenza dal dott. __________ (VI IM 1 05.10.2010 pag. 3; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 3) – hanno avuto luogo il 10 novembre, il 2 dicembre, il 23
dicembre 2008 e il 20 gennaio 2009 (cartella medica dott. IM 1, AI 6.4). 

Tema principale (se non esclusivo) di queste prime sedute era la
difficoltà riscontrata da PC 1 nella ricerca di un lavoro stabile
corrispondente alla sua formazione e la sua frustrazione in relazione agli
esiti dello stage svolto presso la __________ (e, in particolare, in relazione
ai suoi rapporti con gli operatori di tale istituto che l’avrebbero
devalorizzata). Era questa situazione di impossibilità di trovare
un’occupazione con conseguente sentimento di svalorizzazione che, infatti,
appariva essere il motivo scatenante delle sue crisi ansioso/depressive (VI PC
1 26.10.2010 pag. 2; VI IM 1 05.10.2010 pag. 3; VI IM 1 21.01.2011 pag. 2). Al
riguardo, l’imputato così si è espresso al dibattimento d’appello:

 

“ Nei primi mesi,
ho visto la paziente con un ritmo di sedute di una volta al mese ca., perché la
situazione era stazionaria. Le sedute duravano di solito un’ora. La seduta
consisteva in un colloquio tra me e la paziente. Con l’AP si parlava
essenzialmente dei suoi problemi relativi al lavoro: la signora aveva una
formazione in sociologia clinica (che non so esattamente cosa sia) e non
riusciva a trovare un lavoro confacente alla sua formazione. Questo la angosciava
molto. Perciò si parlava di questo tema: delle possibilità di lavoro e di come
riuscire a gestire la situazione. Di come riuscire a gestire i suoi stati
d’animo in relazione a questo problema. Cercavo di rassicurarla dicendole che
prima o poi qualche porta si sarebbe aperta e che avrebbe trovato uno sbocco
lavorativo. Ricordo, in particolare, che la signora rimuginava continuamente su
uno stage effettuato presso la __________, concluso il quale lei era convinta
che sarebbe stata assunta. Non fu così. E lei attribuiva la colpa della sua
mancata assunzione agli operatori del servizio. Ricordo in particolare che il
tentamen del febbraio successivo era proprio da ricondurre a un colloquio
telefonico avuto dalla AP con un assistente sociale del carcere, che sembra le
avesse detto che l’unica attività che lei poteva svolgere era quella di
cameriera.” (verb. dib. d’appello, pag. 3)

 

Faceva parte della presa a carico anche la continuazione della
farmacoterapia preesistente, con la prescrizione degli psicofarmaci che PC 1
già assumeva e che le erano stati prescritti dal dott. __________, prescrizione
che, poi, veniva adattata a seconda delle condizioni della paziente (VI PC 1
04.06.2010 pag. 5; VI IM 1 05.10.2010 pag. 3).

 

Ad un certo punto, erano stati, altresì, tematizzati aspetti afferenti alla vita sentimentale e sessuale
della paziente e al rapporto con il marito. Secondo l’imputato, ciò è, però,
avvenuto soltanto dopo il tentamen di febbraio e soltanto in modo marginale (VI IM 1 05.10.2010 pag. 3 e
4; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 3 seg. e 5). 

 

“ Ribadisco che
fino a febbraio i nostri colloqui erano essenzialmente imperniati sul lavoro, o
meglio sulla mancanza di lavoro.

Non sono mai stati affrontati, in ogni caso fino a febbraio, temi
più intimi.

La Pres. mi ricorda che l’AP ha dato su questo tema versioni
diverse dalle mie e che ha sostanzialmente sostenuto che in queste sedute il
tema del sesso è stato lungamente affronato, tanto che fra noi ci sarebbero
state battute su questo tema e complimenti da parte mia sulle sue qualità
fisiche.

Rispondo che non è assolutamente vero.

L’argomento sesso è venuto fuori dopo l’episodio del tentamen di
febbraio. Nelle sedute successive abbiamo cercato di elaborare il tutto per
capire come mai la signora era arrivata a tanto. Ricordo che fu in quelle
sedute che si arrivò a toccare il “sistema intimo” (n.d.r.: il dott. IM 1 ha
una formazione di psichiatra sistemico) e che la signora mi disse che non aveva
più rapporti intimi con il marito e che aveva avuto una relazione con un altro
uomo che la picchiava. Non si è però parlato di sesso o del rapporto sessuale
in quanto tale.” (verb. dib. d’appello, pag 3)

 

Diversa la versione della donna secondo cui del tema si era
parlato molto (VI PC 1 04.06.2010 pag. 4; VI PC 1 26.10.2010 pag. 2 seg.; VI
confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 2;).

 

La prima Corte ha accertato – rilevando, fra l’altro e non senza
ragione, come i sentimenti di delusione e di rabbia che emergono dalle
dichiarazioni di PC 1 ne minino talvolta l’oggettività (sentenza impugnata, consid.
6) – che tali temi erano stati effettivamente toccati durante le sedute, ma in
una misura normale nell’ambito di una psicoterapia, non essendo assolutamente
comprovata la versione di PC 1 secondo cui lo specialista insisteva in modo
particolare su tali aspetti (sentenza impugnata, consid. 11, pag 15).

Questa Corte condivide tale accertamento, ritenuto, peraltro, che
le annotazioni fatte da IM 1 nella cartella clinica confermano la sua versione
(cfr. cartella clinica, AI 6.4).

 

                                   5.   La sera del 5
febbraio 2009, PC 1 compie un tentativo di suicidio ingerendo medicamenti e
viene ricoverata (il mattino del 6 febbraio) all’Ospedale Regionale di __________
(cartella medica Ospedale __________, AI 6.1). Si evince dalla cartella medica dell’ospedale
e dalle dichiarazioni di IM 1, che il motivo di questo tentamen, in rapporto
alla difficoltà di trovare lavoro, è stato un diverbio avuto da PC 1 con
un’assistente sociale (cartella medica Ospedale __________, AI 6.1; VI
confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 4; VI IM 1 21.01.2011 pag. 7; VI IM 1
05.03.2012 pag. 11; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 6).

Il giorno seguente, 7 febbraio 2009, PC 1 lascia l’ospedale contro
il parere dei medici, ma “in buone condizioni cliniche generali” (cartella
medica Ospedale __________, AI 6.1).

 

                                   6.   Il 10 febbraio 2009 ha luogo la quinta seduta con il dott. IM 1, durante la quale lo psichiatra si mostra, secondo
quanto da lui stesso dichiarato, “duro” e “severo” (VI IM 1
05.10.2010 pag. 3; VI IM 1 21.01.2011 pag. 7; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 6). Egli si inalbera con la paziente a causa del tentamen,
minaccia un’interruzione della presa a carico in caso di un nuovo gesto del
genere e le ingiunge di riflettere su quanto commesso e sulle sue intenzioni
future prima di chiamarlo per fissare un eventuale ulteriore appuntamento. Cosa
che PC 1 fece, trascorso un certo tempo, insistendo per ottenere un
appuntamento per la sesta seduta, che venne quindi fissata per il 26 marzo 2009
(VI IM 1 05.10.2010 pag. 3 seg.; VI IM 1 21.01.2011 pag. 7; VI PC 1 04.06.2010
pag. 6).

 

                                   7.   È in occasione di
questa sesta seduta del 26 marzo 2009 che, così come accertato dalla prima
Corte, fra i due c’è stato il primo bacio. Sulla collocazione temporale di
questo primo bacio, le parti sostanzialmente concordano: IM 1, infatti, dopo
qualche dubbio iniziale, ha dichiarato di non escludere che il primo bacio
fosse avvenuto in tale data (all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 6), come
già dichiarato da PC 1 (VI PC 1 04.06.2010 pag. 6 seg.).

Ma non solo. Questa collocazione nel tempo è confermata
dall’appunto nella cartella medica, datato 26 marzo 2009, del dott. __________
che PC 1 ha chiamato subito dopo l’evento (cartella medica dott. __________ AI
6.3, annotazione 26.03.2009; VI __________ 09.06.2011 pag. 4; cfr. anche
cartella medica dott. IM 1 AI 6.4, in cui le sedute annotate più vicine a
quella del 26 marzo 2009 sono quella del 10 febbraio e quella del 7 aprile
2009).

 

                                         Le parti concordano anche
sul fatto che il bacio fu al termine della seduta e su iniziativa di IM 1:
questi, mentre le dava la mano per salutarla, attrasse a sé la paziente –
dolcemente, ha tenuto a precisare al dibattimento d’appello – e la baciò sulla
bocca. Le parti sono concordi anche sul fatto che si trattò di un bacio con la
lingua, che PC 1 tremava e lui le chiese come stesse (VI PC 1 04.06.2010 pag. 6
seg.; VI PC 1 26.10.2010 pag. 4; VI confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 5; VI IM
1 05.10.2010 pag. 6; VI IM 1 21.01.2011 pag. 9 seg.; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 7; cfr. verb. dib. d’appello, pag 3).

 

Contrariamente a quanto sostenuto da IM 1 – ovvero che la donna
corrispose in modo appassionato, prendendo lei l’iniziativa di infilargli la
lingua in bocca non appena le loro labbra si toccarono, e che dopo il bacio,
notando che lei tremava, lui, oltre a chiederle come stesse, le disse,
mostrandole la sua mano, che tremava anche lui (VI IM 1 05.10.2010 pag. 6; VI
confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 5; VI IM 1 21.01.2011 pag. 9 seg.; all. 1 a
verb. dib. di primo grado, pag. 7; verb. dib. d’appello, pag. 3) – PC 1 ha
dichiarato di essere stata passiva e di non aver corrisposto con passione al
bacio, e ha riportato all’episodio del secondo bacio il fatto che anche IM 1
tremasse (VI PC 1 04.06.2010 pag. 6 seg.; VI PC 1 26.10.2010 pag. 4; VI
confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 5).

 

                                         Ritenuto che – come si
vedrà ancora anche in seguito e a più riprese, fra l’altro anche in relazione
proprio con l’episodio del secondo bacio (cfr. consid. 9) – PC 1 si dimostra
come la parte meno credibile dei due, questa Corte ha preferito, anche su
questi dettagli, la versione fornita da IM 1, la quale trova altresì miglior
riscontro con il resto delle risultanze.

 

PC 1 ha, poi, aggiunto di essere rimasta sconvolta dal bacio.
Questo dettaglio sembra confermato dalle dichiarazioni del dott. __________
secondo cui, durante la telefonata che lei gli fece poco dopo la seduta per
raccontargli del bacio, la donna era agitata e turbata, tanto che lui le
consigliò di chiedere una seduta straordinaria al dott. IM 1 per “chiarire
questa situazione e, se così non fosse stato, le consigliavo di interrompere
immediatamente il rapporto terapeutico” (VI __________ 14.07.2010 pag. 4;
VI __________ 09.06.2011 pag. 3 seg.).

 

                                   8.   La seduta seguente,
la settima, si tiene il 7 aprile 2009.

Non si tratta di una seduta straordinaria, come consigliato dal
dott. __________, bensì della seduta già prevista, per la quale la paziente
aveva già ricevuto il bigliettino dell’appuntamento (TPC 23). Nel corso di
questa seduta, PC 1 dice al dott. IM 1 che quanto successo al termine della
seduta precedente era una cosa che non poteva accadere fra medico e paziente.
Il medico le rispose che quel bacio non sarebbe dovuto succedere soltanto se
lui l’avesse manipolata e le chiese, quindi, se si fosse sentita, appunto,
manipolata, ottenendone risposta negativa (VI PC 1 04.06.2010 pag. 7; VI PC 1
26.10.2010 pag. 4 seg.; VI IM 1 05.10.2010 pag. 6; VI IM 1 21.01.2011 pag. 10;
all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 8; verb. dib. d’appello, pag. 4).

                                         Secondo le sue
dichiarazioni, PC 1 ha trovato la risposta del dott. IM 1 “poco seria, poco
professionale” (VI PC 1 04.06.2010 pag. 8).

 

                                   9.   Va, anche, rilevato
che, secondo le sue dichiarazioni, in quel periodo – si era fra il 7 e il 21 aprile
2009 – PC 1 aveva iniziato nuovamente a covare l’intenzione di togliersi la
vita e che, perciò, il suo stato d’animo era caratterizzato da una certa
indifferenza verso “le cose della vita” (VI PC 1 04.06.2010 pag. 8; VI PC
1 26.10.2010 pag. 5).

                                         Ed è con tale stato
d’animo che PC 1 afferma essersi recata alla seduta seguente, l’ottava, il 21
aprile 2009 (VI PC 1 04.06.2010 pag. 8 e 9; VI PC 1 26.10.2010 pag. 5).

Secondo entrambi, in occasione di questa seduta vi è stato il
secondo bacio (VI PC 1 04.06.2010 pag. 8; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 9; verb. dib. d’appello, pag. 4).

Su questo secondo bacio, PC 1 ha dato versioni che, non solo non
concordano con quelle di IM 1, ma che sono anche fra loro discordanti.
Dapprima, ha detto che lei rimase passiva di fronte a lui che la baciava con la
lingua:

 

“ era un bacio
con la lingua (…) quando sono stata baciata da IM 1, non mi sono allontanata.
Io non ho messo la mia lingua nella sua bocca, ma lui si. Sono rimasta passiva”
(VI PC 1 04.06.2010 pag. 8)

 Nel suo secondo interrogatorio, ribadendo che si trattò di un “bacio
appassionato”, ha detto, invece, che lei corrispose:

 

“ qui mi baciò
nuovamente ed io corrisposi. Il bacio mi piacque” (VI PC 1 26.10.2010 pag. 5,
cfr. anche pag. 4)

 

Per contro, IM 1 ha sempre costantemente dichiarato che si trattò
di un bacio casto, sostanzialmente un semplice saluto affettuoso (VI IM 1
05.03.2012 pag. 16 seg.; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 9; verb. dib.
d’appello, pag. 4).

 

Rilevate queste discrepanze, la prima Corte si è limitata ad
accertare che il secondo bacio avvenne, come il primo, alla fine della seduta
sempre su iniziativa di IM 1 e che fu corrisposto dalla donna.

Questa Corte non può, comunque, non sottolineare che l’importante
cambiamento di versione dell’AP intervenuto fra il primo e il secondo
interrogatorio (nel confronto il tema non è più stato toccato) e il fatto che,
invece, IM 1 ha sempre proposto la sua lineare versione inducono ad accertare
che quel bacio ebbe la natura descritta da quest’ultimo.

 

                                10.   Per quanto riguarda i
sentimenti che hanno accompagnato questo secondo bacio, PC 1 ha dichiarato:

 

“ Il bacio mi
piacque in quel momento. Non so perché corrisposi, forse si trattò di un lampo
di vita in quel particolare momento in cui comunque stavo progettando il mio
suicidio.” (VI PC 1 26.10.2010 pag. 5)

 

Dal canto suo, IM 1 ha detto che quei baci erano l’espressione di
una fase di innamoramento:

 

“ Alla Pres. che
mi chiede quali fossero i miei sentimenti verso la paziente, rispondo che stavo
iniziando ad innamorarmi di lei.

All’avv. RC 1 rispondo che si è trattato di un sentimento che è
nato piano piano, che è nato mentre ascoltavo la paziente che mi parlava dei
suoi problemi. Ero attratto dal modo in cui la paziente mi raccontava di essi.”
(verb. dib. d’appello, pag. 4)

 

                                11.   Una decina di giorni
dopo, la sera del 1° maggio, PC 1 tenta nuovamente il suicidio ingerendo
medicamenti. Viene ricoverata all’Ospedale Regionale di __________ il 2 maggio
2009, qualche minuto dopo la mezzanotte, e vi rimane fino al 3 maggio 2009,
quando i medici, rilevando che “l’ideazione suicidale sembra mantenuta”,
procedono ad un ricovero coatto presso la Clinica __________ di __________
(cartella medica Ospedale __________, AI 6.1, spec. scritto 6 maggio 2009 dei
dottori __________, __________ e __________).

 

                                12.   Al dibattimento
d’appello – forse in risposta a IM 1 che sosteneva come per le persone affette
dal disturbo di personalità borderline sia usuale fare dei tentamen puramente
dimostrativi – la pubblica accusa e il patrocinatore dell’AP hanno sostenuto
che il tentativo di suicidio del 1° maggio 2009 era tutto fuorché dimostrativo,
la donna avendo assunto un centinaio di pastiglie ed essendo giunta all’__________
in condizioni critiche.

Dagli atti emerge una situazione diversa.

Dal rapporto d’uscita 6 maggio 2009 redatto dai medici dell’__________
si rileva che l’AP ha fatto un tentamen ingerendo “circa 30 pastiglie di
Efexor da 150 mg” e che, all’arrivo nel nosocomio bellinzonese, la signora
era “agitata ma lucida e orientata (…), a tratti anche sonnolente ma
facilmente svegliabile” e che la paziente è stata ricoverata nel reparto di
medicina intensiva soltanto “per monitoraggio emodinamico” (AI6.1).

Di “un centinaio di pastiglie” si legge solo nella cartella
di __________ dove, in relazione alla telefonata del 5 maggio 2009 (di cui
diremo in seguito) è annotato:

                                                                                

“ colloquio tel.
La pz. mi telefona dalla Clinica __________, __________ dove si trova
ricoverata per un tentamen (assunzione di un centinaio! di compresse di Efexor
(…)” (cfr. AI 22 pag. 5)

 

Evidentemente, è stata l’AP a parlare allo psichiatra di “un
centinaio” di pastiglie.

La cosa è, però, come visto, smentita dall’appena citato rapporto
d’uscita. Molto probabilmente, il punto esclamativo indica l’incredulità dello
specialista.

 

                                13.   Ciò detto, va
precisato che, come quello precedente del febbraio 2009, anche questo tentamen
è da ricondurre alla problematica del lavoro. Nessun ruolo hanno, invece, avuto
i baci scambiati con IM 1: ciò risulta sia dalle dichiarazioni della stessa PC
1 (VI PC 1 04.06.2010 pag. 10) che da quelle della dott.ssa __________,
psicologa presso la Clinica __________ (VI __________ 25.06.2010 pag. 3; VI __________
21.09.2011 pag. 4).

 

                                14.   Per chiarezza va
rilevato, rispetto al numero di tentativi di suicidio di PC 1 nel periodo che
ci interessa, che durante l’inchiesta è stato menzionato dal PP un “secondo
tentamen” che, “in base al rapporto 01.07.2009 della Clinica __________”,
la donna avrebbe messo in atto il 2 aprile 2009 (VI IM 1 05.10.2010 pag.5). Di
conseguenza, il tentamen del 1° maggio 2009 verrebbe ad essere il terzo
tentamen. A seguito di ciò, in più occasioni, durante l’inchiesta si parla di 3
tentativi di suicidio.

                                         Si tratta di un errore: in
effetti, non c’è mai stato un “secondo” tentamen il 2 aprile 2009. Nel periodo
che qui interessa, PC 1 ha messo in atto “solamente” due tentativi di suicidio:
il primo il 5 febbraio 2009, il secondo il 1° maggio 2009. L’errore trae
origine dal “rapporto di uscita 1° luglio 2009” inviato dai dottori __________ e __________ della Clinica __________ al dott. IM 1 e in atti nella cartella
medica di quest’ultimo (rapporto d’uscita Clinica __________ 01.07.2009 pag. 2,
cartella medica dott. IM 1 AI 6.4). Esso è stato, a sua volta, verosimilmente
riportato in questo scritto a partire dal rapporto di ammissione 3 aprile (recte
maggio) 2009 del dott. __________ (agli atti nella cartella medica della
Clinica __________, AI 6.2). In tale rapporto la svista è poi stata corretta a
mano (rapporto di ammissione 03.05.2009 Clinica __________ pag. 1, cartella
medica Clinica __________ AI 6.2). Di un “secondo tentamen” del 2 aprile 2009,
che, di fatto, non è mai avvenuto, non c’è alcuna traccia, altrimenti, agli
atti.

 

                                15.

                                   a.   Per tornare al
tentamen del maggio 2009, PC 1 è stata ricoverata coattivamente presso la
Clinica __________ di __________ il 3 maggio 2009 (cartella medica Clinica __________
AI 6.2, spec. rapporto di ammissione 03.05.2009) ed è stata collocata nel
reparto protetto (chiuso) della clinica dove è rimasta fino al 15 maggio
successivo, quando è stata trasferita nel reparto aperto (ma sempre in forma di
ricovero coatto). Il ricovero coatto è terminato il 26 maggio 2009, momento a
partire dal quale la paziente era libera di lasciare la clinica. La dimissione
è, poi, avvenuta il 28 maggio 2009 (VI __________ 25.06.2010 pag. 1 e 3; VI __________
12.09.2011 pag. 3; cartella medica Clinica __________ AI 6.2).

 

                                  b.   Responsabile diretto
della paziente presso la clinica era il dott. __________, medico assistente,
che ha anche tenuto i contatti, non soltanto con il dott. IM 1 “quale medico
curante”, ma anche con il dott. __________ perché la donna gli aveva detto
“che il dottor __________ era il dottore con il quale si era trovata meglio
e che non aveva potuto più seguirla per motivi di distanza” e perché “la
signora PC 1 parlava molto spesso del dottor __________ in termini positivi per
quanto riguarda i rapporti terapeutici avuti con lui” (VI __________
12.09.2011 pag. 2 e 3; cfr. VI __________ 25.06.2010 pag. 3 segg.).

Il dott. __________ ha, tra l’altro, il 4 maggio 2009, chiamato IM
1 per avvisarlo che la paziente, a causa del ricovero, non si sarebbe
presentata alla seduta prevista quel giorno (VI __________ 25.06.2010 pag. 4; VI
__________ 12.09.2011 pag. 3) ed è verosimilmente sempre lui che ne ha
organizzato la dimissione e la presa a carico ambulatoriale, come è prassi,
contattando, il 25 maggio 2009, IM 1 per fissare una seduta il giorno stesso
della dimissione, ossia il 28 maggio 2009 (VI __________ 25.06.2010 pag. 3
seg.; VI __________ 12.09.2011 pag. 3).

 

                                   c.   PC 1 ha detto agli
inquirenti di aver riferito, durante la sua degenza presso la Clinica __________,
al dott. __________ e alla dott.ssa __________ dei baci con IM 1 (VI PC 1
04.06.2010 pag. 9; VI PC 1 26.10.2010 pag. 6).

                                         La dott.ssa __________,
psicologa presso la clinica, ha confermato che la paziente le aveva riferito di
un bacio con IM 1:

 

“ La
paziente ha mostrato un atteggiamento fortemente idealizzato nei confronti
delle figure dei curanti, soprattutto psichiatri, evidenziando il fatto che era
la prima volta che si trovava a parlare con una psicologa donna, nella sua
vita. (…) In uno di questi incontri, e più precisamente il
secondo, la donna affrontava il discorso della relazione terapeutica con
l'attuale psichiatra, dottor IM 1, racconto caratterizzato da forti elementi di
seduttività e di idealizzazione. La paziente avrebbe riferito di un agito
all'interno del setting terapeutico e precisamente di un bacio tra lei ed il
medico.” (VI __________ 25.06.2010 pag. 3 seg.)

 

Richiesta, in occasione della sua seconda audizione, di specificare
le dichiarazioni di cui sopra relative al rapporto di PC 1 con le figure
curanti, la psicologa ha dichiarato quanto segue:

 

“ Ricordo
che in occasione del primo ricovero della signora PC 1, la paziente descriveva
le figure curanti a quel momento presenti nella sua vita ovvero il dottor __________
ed il dottor IM 1 come degli amici, come delle persone che l'avevano presa
sotto la loro ala protettrice e come persone a cui fare affidamento,
manifestando una fiducia nei loro confronti idealizzata, nel senso di molto
ingenua. Non vedeva queste due figure terapeutiche con una sana oggettività,
incentrata sul perseguire gli obbiettivi della cura.” (VI __________
21.09.2011 pag. 2)

 

Riguardo al racconto del bacio, la dott.ssa __________ ha
precisato:

 

“ Oltre
agli aspetti idealizzati di cui ho già parlato prima quando dico che il
racconto della signora PC 1 era caratterizzato da forti elementi di seduttività
mi riferivo in particolare al racconto della signora in merito al bacio
scambiato con il dottor IM 1. Posso dire che quando me ne ha parlato Io ha
fatto con delle modalità caratterizzate da intrigo e seduttività. Mi ha inoltre
descritto l'agito come un qualcosa di corrisposto.” (VI __________ 21.09.2011 pag. 2 seg.)

 

                                  d.   Durante la degenza, PC
1 ha chiamato il dott. __________ una prima volta il 5 maggio 2009 per
chiedergli di contattare il dott. __________ “per vedere se era possibile
che i medici la potessero capire meglio”. PC 1 ha anche chiesto allo
psichiatra di prenderla in cura dopo la degenza (VI __________ 09.06.2011 pag.
5). 

A seguito della telefonata, il dott. __________ ha subito chiamato
il dott. __________ che lo ha informato della situazione della paziente e –
secondo quanto dichiarato dal dott. __________ – che ha con lui concordato un
ricovero di almeno un mese con disintossicazione dalle benzodiazepine e, dopo
la dimissione, la presa a carico presso di lui, in attesa di trovare uno
psichiatra più vicino che non fosse il dott. IM 1. 

Il dott. __________ ha, poi, richiamato, sempre il 5 maggio 2009,
la paziente per spiegarle quanto discusso con il dott. __________.

 

Diverso, invece, quanto dichiarato dal dott. __________ al riguardo.
Egli ha, infatti, riferito che non era stata concordata alcuna durata della
degenza spiegando che “per una paziente borderline, al momento del ricovero,
non è possibile fare una pianificazione del ricovero e della dimissione” e
che la durata della degenza “dipende molto dall’evoluzione della situazione”.
Il dott. __________ ha, inoltre, aggiunto che “con questo genere di
paziente, è anti terapeutico prolungare troppo la degenza, una volta
considerato dimissibile” e che il rientro “nella vita quotidiana (quindi
fuori da un contesto “protetto” qual è la clinica)” va fatto appena
possibile (VI __________ 25.06.2010 pag. 5 seg.).

                                         Pure su quanto concordato
riguardo alla presa a carico della paziente dopo la dimissione, il dott. __________
ha reso dichiarazioni diverse da quelle del dott. __________:

 

“ […] in
occasione di quella telefonata il dottor __________ non mi aveva detto che
avrebbe preso in cura la paziente al momento delle dimissioni, ma ricordo che
mi diede la disponibilità a rimanere come figura di supporto sempre al di fuori
del rapporto terapeutico con lo psichiatra curante. Queste non sono le parole
esatte che mi disse il dottor __________ ma si tratta del senso di quello che
lui mi ha detto.” (VI __________ 12.09.2011 pag. 3)

 

Dopo lo scambio di telefonate del 5 maggio 2009, nei giorni
immediatamente successivi PC 1 chiamerà il dott. __________ ancora due o tre
volte, sempre per sfogarsi delle incomprensioni dei medici della clinica (VI __________
09.06.2011 pag. 5 seg.).

 

                                   e.   Verso la fine della
degenza, PC 1 ha telefonato al dott. IM 1 per dirgli che in clinica non si
trovava bene e che se ne voleva andare e per chiedergli, quindi, se potesse
intervenire per abbreviare il suo ricovero (VI PC 1 04.06.2010 pag. 9 seg.; VI PC
1 26.10.2010 pag. 5).

 

                               e.1.   Sulle dichiarazioni di
PC 1 agli inquirenti riguardo ad una pretesa prevista durata molto più lunga
del suo ricovero e ad una sua drastica riduzione ad opera di IM 1 (VI PC 1
04.06.2010 pag. 9 seg.; VI PC 1 26.10.2010 pag. 5) non occorre attardarsi, se
non per rilevarne l’infondatezza – e, quindi, l’astio verso IM 1 che da esse
trasuda (già correttamente sottolineato dalla prima Corte) – dal momento che
esse sono state smentite dai medici della clinica (VI __________ 12.09.2011
pag. 4 seg.; cfr. anche VI __________ 31.05.2011 pag. 3; cfr. anche VI __________
09.06.2011 pag. 6/7 che ha detto di avere concordato un ricovero di circa un
mese e che né il dott. __________ né PC 1 gli avevano mai parlato di una durata
del ricovero di 5 o 6 mesi).

 

                               e.2.   Anche quanto
dichiarato da PC 1 sul suo stato d’animo riguardo alla prospettiva della
dimissione:

 

“ Io non ero
molto contenta di uscire così presto, poiché dopo le difficoltà iniziali ed il
conflitto con i medici della Clinica, iniziavo ad apprezzare la presa a carico
che mi offrivano.” (VI PC 1 26.10.2010 pag. 5)

 

va di molto ridimensionato, sulla falsariga di quanto appena
sottolineato, alla luce delle dichiarazioni della dott.ssa __________:

 

“ D:
Sempre durante la medesima seduta del 26.05.2009 ricorda se la signora
PC 1 voleva rimanere in clinica?

R: Rispondo di no, anzi premeva per uscire.” (VI
__________ 21.09.2011 pag. 7; cfr. anche, VI __________ 12.09.2011 pag. 8)

 

                               e.3.   IM 1, dal canto suo,
ha confermato che PC 1 gli telefonò chiedendogli insistemente di intervenire
per far abbreviare la durata della degenza in clinica. Questo il suo racconto
della telefonata:

                                                                                

“ Durante il
ricovero della paziente alla clinica __________, non ho avuto con lei alcun
contatto, se non alla fine della degenza, quando la signora mi telefonò per
dirmi che non si trovava bene in clinica. Non aderii alla richiesta della
paziente di intervenire per far accorciare la degenza.” (verb. dib. d’appello,
pag. 4; cfr., anche, VI 5.10.2010 pag. 7)

 

Durante l’inchiesta, IM 1 aveva aggiunto che, in quella
telefonata, la donna insistette anche perché lui la riprendesse come paziente:

 

“ lo
rammento di averla rimproverata e lei assunse un atteggiamento quasi infantile,
dicendomi, in sostanza, che io non dovevo essere arrabbiato con lei insistendo
pure affinché io le dessi un altro appuntamento. Tra l'altro io le chiesi anche
se lei era veramente convinta di essere ancora seguita da me. Lei mi rispose
affermativamente, dicendomi che si trovava bene con me. lo feci quasi come una
battuta autoironica dicendo che era un po' strano visto che negli ultimi 4 mesi
aveva commessi 3 (recte: 2) tentamen.” (VI IM 1 05.10.2010 pag.
7)

 

 

Sta di fatto che, secondo il suo racconto, dopo quella telefonata,
IM 1 ha contattato il dott. __________ (che conosceva per avere lavorato con
lui) – ma unicamente per informarsi sulla situazione – e, visto che la paziente
sarebbe stata comunque dimessa, si è detto disponibile a prenderla a carico al
momento della dimissione (VI IM 1 05.10.2010 pag. 7; cfr. anche VI IM 1 21.01.2011
pag. 18; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 9; verb. dib. d’appello, pag.
4).

 

Il 28 maggio 2009, PC 1 viene, dunque, dimessa dalla Clinica __________
e si reca da IM 1 per la seduta concordata dai medici.

                                         Sempre il 28 maggio, dalla
clinica viene inviato, per fax, al dott. IM 1 il “rapporto d’uscita breve” con
il quale è, in particolare, certificata la dimissione, le condizioni e la presa
a carico della paziente che “viene riaffidata alle cure del Dr. med. IM 1,
con il quale è stato concordato un appuntamento in data odierna per le ore
12:00, e del Dr. med. __________” (rapporto d’uscita breve 28.05.2009,
cartella medica IM 1 AI 6.4).

                                         Il rapporto è stato
inviato in copia, oltre che al dott. __________ (medico di famiglia), al dott. __________
che si arrabbiò:

 

“ […]dopo un po' che non avevo più notizie da parte della clinica e da parte
della signora PC 1 in merito alla sua degenza, ho ricevuto
di punto in bianco questo fax. La mia reazione poco professionale è stata
quella di prendere il fax e stracciarlo. L'ho poi ricomposto con il nastro
adesivo. Ho reagito così poiché mi sono arrabbiato. Mi sembrava infatti molto
strano che dopo avere concordato con il dottor __________ la dimissione e
l'affidamento a me, la paziente venisse nuovamente affidata al dottor IM 1. E
ciò non per motivi di competenza o di libertà di scelta della paziente o della
clinica sull'identità del terapeuta ma esclusivamente poiché io avevo sulle
spalle ed ancora nella mia testa la questione relativa a quel bacio di cui la
paziente mi aveva riferito nel mese di marzo. E' questo che ha provocato la mia
rabbia. Non riuscivo a capire come la paziente avesse deciso di tornare dal
dottor IM 1 e non riuscivo a capire come la clinica avesse cambiato gli accordi
presi con me.” (VI __________ 09.06.2011 pag. 7 seg.; cfr. anche VI __________
14.07.2010 pag. 6 e rapporto d’uscita breve 28.05.2009 in cartella medica __________
AI 6.3)

 

                                16.   Quando, il 28 maggio
2009, PC 1 si presenta in studio per la seduta, IM 1 la nota piuttosto agitata.
Senza indagare, attribuisce tale stato all’esperienza in clinica e al timore
della paziente di un’eventuale interruzione del rapporto terapeutico (visto
quanto lui le aveva detto dopo il tentamen di febbraio):

 

“ ADR: È possibile,
come risulta dalla cartella medica, che nella seduta del 28.5.2009 la signora
era agitata e confusa, anche perché si portava ancora dietro quello che aveva
fatto in clinica, dove non si era sentita capita e aveva avuto questi
atteggiamenti aggressivi nei confronti degli infermieri. […]

ADR: All'inizio della seduta del 28 maggio, come detto, era agitata. Lei
aveva anche il timore che io intendessi interrompere la presa carico.” (all.
 1 a verb. dib. di primo grado, pag.10; VI IM 1 21.01.2011 pag. 11–12)

 

                                17.   È il 28 maggio 2009, in questa prima seduta dopo la dimissione dalla clinica, che – come PC 1 ha sempre sostenuto (VI
PC 1 04.06.2010 pag. 10; VI PC 1 26.10.2010 pag. 6; VI confronto PC 1/IM 1
26.11.2010 pag. 3 seg.) – il dott. IM 1 le dice di essere innamorato di lei.

                                         IM 1, durante l’inchiesta,
dapprima affermava di non ricordare esattamente la data della dichiarazione
che, comunque, situava al 28 maggio 2009 o in una data di poco successiva (VI IM
1 05.10.2010 pag. 7 seg.). In seguito ha dichiarato di essere sicuro che non si
trattasse del 28 maggio 2009 bensì di una seduta successiva (VI confronto PC 1/IM
1 26.11.2010 pag. 3). Infine, in occasione del dibattimento di primo grado, ha
aderito alla versione di PC 1, confermando di essersi effettivamente dichiarato
in quella data (all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag.9 e 10 seg.).

 

                                18.   Sul contenuto della
dichiarazione non vi sono contestazioni particolari. Entrambe le parti
confermano, in sostanza, che IM 1 disse a PC 1:

 

                                         -     che era
innamorato di lei;

                                         -     che
lei avrebbe dovuto vivere per lui (intendendo con ciò che avrebbe dovuto
rinunciare ad ulteriori tentativi di suicidio);

                                         -     che
sapeva che lei aveva molto sofferto, ma che da quel momento in poi non ci
sarebbero più state sofferenze perché lui le sarebbe stato accanto;

                                         -     che
sperava di poter risolvere i di lei problemi prescindendo dall’assunzione di
farmaci attraverso una relazione affettiva solida.

 

Pure confermato da entrambi è che, in occasione della
dichiarazione, quando PC 1 gli ricordò che lui era sposato, IM 1 pianse raccontandole
della sua vita e della sua gioventù (VI PC 1 04.06.2010 pag. 10 seg.; VI PC 1
26.10.2010 pag. 6; VI confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 4; VI IM 1 05.10.2010
pag. 7 seg.; VI IM 1 21.01.2011 pag. 13 seg.; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 9 seg.).

Sentito al dibattimento d’appello, IM 1 ha ribadito le sue
dichiarazioni precedenti:

 

“ Nella seduta
del 28.05.2009, io ho confessato alla signora i miei sentimenti. Ricordo che,
nel farlo, io mi misi a piangere come un bambino. Alla Pres. che mi chiede come
mai io mi misi a piangere, rispondo che in quel momento ero un uomo e non uno
psichiatra e stavo vivendo una situazione per me completamente nuova. Le
raccontai anche di una relazione che avevo avuto ai tempi dell’università e che
era finita male. E credo che questo abbia appesantito un po’ la mia emotività.
Ci siamo abbracciati. Abbiamo passato un’ora buona tenendoci stretti, seduti
sul divanetto che c’è in un angolo del mio studio. Ricordo che io tenevo la mia
testa sul mio petto e che l’unico momento in cui ci lasciammo fu quando io
andai al bagno per sciacquarmi il viso. Quando tornai dal bagno, la signora mi
disse che anche lei provava gli stessi sentimenti miei. Da lì è iniziata la
relazione vera e propria.” (verb. dib. d’appello, pag. 4)

 

                                19.   Sulla sua reazione e
sui suoi sentimenti rispetto alla dichiarazione d’amore di IM 1, PC 1, oltre
all’obiezione già rilevata secondo cui l’uomo era sposato, afferma in occasione
della prima audizione:

 

“ Quando
è tornato dalla toilette si è seduto e a me sembrava, devo dire sinceramente,
il giorno più bello della mia vita. Come dicevo prima, per chi soffre della mia
malattia è praticamente impossibile avere una relazione sentimentale. C'è la
grande paura dell'abbandono. E per me, quello che stava capitando, era un po'
magico, perché era uno psichiatra e sapeva a cosa andava incontro. Lui mi ha
detto che non mi avrebbe mai lasciata. Era la prima volta che qualcuno mi
diceva che mi amava. Ormai, a cinquant'anni, c'è il giro di boa, e mi sono
sentita sotto una campana di vetro da sola con lui.” (VI PC 1 04.06.2010
pag. 11)

 

E nella seconda audizione:

 

“ La
discussione fu breve e lui quasi subito si avvicinò a me baciandomi nuovamente
ed io corrisposi subito. Non escludo che in quel momento io mi fossi già un po'
innamorata di lui. (…) Ci siamo spostati sul divano. Lui mi disse "siamo
sempre in piedi, andiamo a sederci". Di questo fatto mi ricordo ancora
bene, come fosse oggi, perché quello fu il momento più bello della mia vita.
Lui mi disse che si era innamorato di me, che dovevo vivere per lui e che non
mi avrebbe mai lasciata. Io allora mi rivolsi a lui, dandogli ancora del LEI, e
dicendogli che lui era sposato, al che lui rispose che non era felice e che non
amava sua moglie. Dopo aver iniziato a piangere molto per le storie del
passato; mi chiese di dirgli che lo amavo ed io gli risposi che lo amavo. In
quell'occasione non ci fu alcun rapporto sessuale; ci furono solo dei baci come
una coppia qualsiasi. Poi lo abbracciai. lo pensai che lui essendo psichiatra,
il nostro rapporto avrebbe potuto funzionare perché lui avrebbe capito i miei
meccanismi. Pensai anche che dopo un tentativo di suicidio e con quello che
stava succedendo, la vita,mi aveva riservato il meglio a 49 anni. Mi
dissi anche che se fossi morta non avrei vissuto quest'esperienza.” (VI PC
1 26.10.2010 pag. 6-7)

 

 

                                         Emerge, dunque, con
evidenza dalle stesse dichiarazioni di PC 1 che l’innamoramento dichiarato da IM
1 è stato, praticamente da subito, da lei corrisposto. Lei stessa descrive il
suo atteggiamento in quel momento come quello di una donna che è già innamorata
o che, per lo meno, già si trova nel processo di innamoramento. E questo è
anche quello che IM 1 ha percepito:

 

“ La
signora mi disse che anche lei provava per me quello che io provavo per lei. Mi
ricordo che ci siamo baciati e ci siamo tenuti stretti a lungo. Eravamo seduti
sul divanetto, dove siamo rimasti seduti e abbracciati a lungo, senza quasi
dire nulla.” (all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 9 seg.; cfr.
anche VI IM 1 05.10.2010 pag. 8 e VI IM 1 21.01.2011 pag. 16)

 

                                         Pacifico – poiché
dichiarato da entrambi – è che quell’incontro fu meramente romantico nel senso
che i due si limitarono a baciarsi e tenersi abbracciati mentre si confessavano
i reciproci sentimenti (VI PC 1 26.10.2010 pag. 6; VI IM 1 05.10.2010 pag. 8;
verb. dib. d’appello, pag. 4 in fine e 5).

 

                                20.   In seguito, gli
incontri diventano più frequenti e più lunghi.

                                         PC 1 e IM 1 – ed anche su
questa circostanza le dichiarazioni dei due sono concordi – si vedono
regolarmente il martedì e il giovedì, a volte anche il sabato, e si sentono
spesso per telefono:

 

“ Vorrei precisare che dal 28 maggio 2009, quando sono uscita dalla
clinica e IM 1 si è dichiarato, è iniziata una vera e propria relazione
sentimentale (..:). Infatti ci incontravamo regolarmente, il martedì, il
giovedì e, a volte, il sabato (quando lui lavorava). A partire dal 28 maggio i
nostri incontri duravano più di un'ora, il sabato anche due ore.

Avevamo stabilito di comune accordo di incontrarci
in questi giorni della settimana. Quando non ci incontravamo (lunedì, mercoledì
e venerdì), lui mi chiamava, quando finiva di lavorare. Lui mi chiamava sul
telefonino, poi lo richiamavo dal telefono di casa.” (VI PC 1 04.06.2010
pag. 12; cfr. anche all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 11; VI IM 1
05.10.2010 pag. 9)

 

                             20.1.   Su ciò che succedeva
durante le “sedute” che avvennero da fine maggio 2009 in poi, PC 1 ha detto:

 

“ Durante le
sedute successive, ci sedevamo sul divano a due posti e si parlava di tutto,
come fidanzatini, anche se oggi può sembrare ridicolo, ma era così. Lui mi diceva di
quanto lui mi amava e di quanto non mi avrebbe più lasciata.” (VI PC 1 04.06.2010 pag. 11)

 

“ Da
quando è iniziata la nostra relazione non c'erano più momenti in cui la seduta
avveniva con lui seduto dietro alla scrivania ed io davanti. Quando parlavo dei
miei problemi lo facevo con entrambi seduti sul divano o per terra.” (VI
PC 1 26.10.2010 pag. 12)

 

                                         Anche IM 1 ha confermato,
non solo che le “sedute” erano diventate più frequenti, ma che in esse,
rispetto al rapporto terapeutico, avevano preso il sopravvento discorsi
sentimentali e manifestazioni amorose. Il medico ha anche aggiunto che, a
volte, PC 1 gli portava il pranzo che, poi, consumavano insieme nello studio:

 

“ perché si era
creato questo rapporto sentimentale, non c'era praticamente più il rapporto
terapeutico. Ovviamente tra due persone che si amano, c'è la voglia di vedersi
più spesso possibile” (all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 12)

                                         

“ Nelle
sedute successive alla dichiarazione, parlavamo di come stava lei, di come si
sentiva. Abbiamo parlato anche di cinema e di letteratura. Non c'era più un
vero e proprio rapporto terapeutico, anche se lei mi riferiva di come si
sentiva e io aggiustavo la farmacoterapia. Ci baciavamo, ci tenevamo stretti
[…] addirittura in qualche occasione, tre o quattro, dato che io a mezzogiorno
sono abituato a non mangiare molto, lei ha portato un pranzo freddo tipo
vitello tonnato o roastbeef, e sul tavolino nello studio mangiavamo insieme.” (all.
 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 11)

 

Ne deriva che, se è vero che per l’incontro del 28 maggio e quelli
successivi si parla ancora di “sedute”, dagli atti emerge con chiarezza che
tale termine è improprio. O meglio, che tale termine non è più completamente
aderente alla realtà delle cose. Infatti, gli incontri bi/trisettimanali erano,
più che altro, degli incontri amorosi. Psicoterapia non ne veniva più fatta
(non si può certamente ritenere che fossero una psicoterapia quei “come stai?”
o quei “come va” che IM 1 rivolgeva all’innamorata/amante). L’unico vero gesto
terapeutico di IM 1 era la prescrizione dei medicamenti o l’adattamento del
loro dosaggio allo stato della donna:

 

“ Alla Pres.
rispondo che è vero che, nonostante si parli di seduta, quel 28 maggio non c’è
stata un vera e propria seduta. L’unico gesto terapeutico che ho compiuto è
stato la prescrizione dei farmaci.

Da lì in poi, ci siamo visti due/tre volte alla settimana. Ci
vedevamo sempre il martedì e il giovedì, che sono i giorni che io dedicavo alle
perizie. Lei arrivava in studio tra le 1130 e mezzogiorno e si tratteneva
un’ora e mezza/due ore. A volte, quando dovevo recarmi in studio per evadere la
burocrazia, ci vedevamo anche di sabato.

Più che di sedute, si trattava di incontri tra innamorati.
Parlavamo di tutto – di cinema, di letteratura, anche di politica e di
religione – e ci scambiavamo effusioni.

Come psichiatra mi limitavo alla prescrizione dei medicamenti.”
(verb. dib. d’appello, pag. 5)

 

                             20.2.   Confermato da entrambi
è il fatto che, a partire dal mese di giugno, IM 1 smise di fatturare le sedute
(VI PC 1 04.06.2010 pag. 14; VI IM 1 05.10.2010 pag. 11; verb. dib. d’appello
pag. 5).

 

                             20.3.   Del contenuto delle
telefonate – quotidiane, quando non si vedevano –, PC 1 ha riferito che:

 

“ durante queste
telefonate, i discorsi erano sempre quelli: passione, amore; queste cose” (VI PC
1 04.06.2010 pag. 14).

 

IM 1, confermando le dichiarazioni della donna, dice:

 

“ Parlavamo
di banalità, di come era andata la giornata, di cosa aveva fatto, mi parlava
spesso dei suoi cani. E poi ovviamente ci scambiavamo i nostri reciproci
sentimenti, ci dicevamo "ti voglio bene" e "ti amo".” (all.
 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 11)

 

                                21.   Il primo rapporto
sessuale completo dei due si situa in un sabato di giugno (VI IM 1 05.10.2010
pag. 8; VI PC 1 26.10.2010 pag. 7). Ritenuto che PC 1 ne ha parlato al dott. __________
nella seduta del 19 giugno (della quale si dirà meglio in seguito), doveva
trattarsi del sabato 6 o del sabato 13 giugno (VI __________ 09.06.2011 pag. 9;
annotazione 19.06,2009 cartella medica dott. __________, AI 6.3).

 

                                   a.   Su tale evento, le
dichiarazioni dei due non sono propriamente convergenti. E va detto che è la
donna a non essere costante nelle sue, a doversene rimangiare alcune aderendo al
racconto dell’ex amante e, poi, in questi casi, ad aggiungere dettagli atti a
dare dell’uomo un’immagine negativa ma inspiegabilmente taciuti in precedenza.
Ne deriva che, così come un’attenta lettura dei verbali conferma vieppiù, PC 1
si rivela essere la parte meno credibile fra i due.

A questo proposito, occorre annotare che questa Corte non ha
condiviso l’opinione della procuratrice pubblica e del patrocinatore della
parte civile secondo cui, vista la patologia di cui è affetta, dai cambiamenti
di versione della donna nulla può essere dedotto a detrimento della sua
credibilità. Non la condivide, dapprima, perché i cambiamenti di versione sono
un fatto oggettivo da cui deriva, comunque, di principio, una diminuzione della
credibilità di chi non riesce a dare dei fatti una versione costante. Ma, poi,
e soprattutto, perché dagli atti emerge, non solo che l’AP non ha problemi
nella percezione della realtà e nella traduzione in parole di tale realtà, ma
anche perché risulta (in particolare, dalle dichiarazioni di __________) che
ella presenta “buone–ottime capacità cognitive”, è “molto colta”
e “competente” (rapporto 31.08.2014 __________, doc. TPC 24) e non
risulta che le dichiarate difficoltà a gestire le proprie emozioni e la propria
affettività ledano la sua possibilità di comprendere l’importanza di rendere
dichiarazioni conformi alla realtà e la sua capacità di farlo. Da ciò deriva
che ella porta la piena responsabilità di quanto ha, nel tempo, dichiarato.

 

                                  b.   PC 1 ha, dapprima,
dichiarato che il tutto avvenne, su iniziativa dell’uomo, sul divano dello
studio durante la seduta del 16 giugno 2009:

 

“ Eravamo
nel suo studio. Eravamo come sempre sul divano. Lui aveva già insistito dalla
seduta del 28 maggio. Aveva già cercato di accarezzare il seno. Era chiaro che
voleva una relazione, con anche il sesso. Quel giorno, 16 giugno, eravamo sul
divano, seduti uno vicino all'altra. Lui ha avuto l'iniziativa, ha cominciato
ad aprire la mia camicia e quindi c'è stato questo rapporto sessuale. E' stato
un rapporto sessuale normale, vaginale, che si è consumato sul divano. […] Per
rispondere alle domande di chi mi interroga, posso dire che IM 1, durante il
rapporto sessuale, mi diceva che mi amava. E anche io gli dicevo le medesime
cose.” (VI PC 1 04.06.2010 pag. 12 seg.)

 

Per contro, IM 1 ha, da subito, dichiarato che il primo rapporto
era avvenuto un sabato del giugno 2009. Di esso e dei suoi antefatti, egli ha
dato una descrizione ben diversa da quella della donna, attribuendole, in un
racconto piuttosto colorito, l’iniziativa:

 

“ ADR
che il primo rapporto sessuale completo ha avuto luogo un sabato nel corso del
mese di giugno. In effetti mi capita spesso di lavorare il sabato nel mio
studio. In questo giorno non ricevo pazienti, ma sbrigo gli aspetti
burocratici. lo mi trovavo nello studio a lavorare e ricevo una telefonata
dalla signora PC 1, che mi chiede se poteva passare a trovarmi. lo le dissi che
se aveva piacere a fare due chiacchiere, avrebbe fatto piacere anche a me. […]
Rammento pure che quel sabato, la signora mi portò delle sfogliatelle
napoletane, che erano anche il mio dolce preferito. In .questa
medesima occasione, la signora, sempre al telefono, mi disse che aveva anche
un'altra sorpresa per me. Giunta in studio, estrasse un collant di colore nero,
con un apertura davanti e scoperti dietro. Nel mio studio mi chiese una forbice
per tagliarsi i suoi slip ed io in più di un’occasione la pregai di non farlo.
Lei quindi si è recata in bagno e dopo 4 o 5 minuti mi ha chiamato con il
termine "amore". lo mi sono recato in bagno e l'ho vista che era
quasi completamente nuda, indossava un corpettino che le copriva a malapena i
seni ed il collant di cui ho detto prima. Lei allora mi mise le braccia al
collo ed io a mia volta l'abbracciai. Lei insistette per avere un rapporto
sessuale sul pavimento del bagno, aggiungendo, testuali parole, "ho la
figa in fiamme perché sono 3 mesi che vado avanti a masturbarmi con un tubetto,
pensando a te". Qui abbiamo avuto, per la prima volta, un rapporto
sessuale completo, sul pavimento del bagno.” (VI IM 1 05.10.2010 pag. 8;
cfr. verb. dib. d’appello, pag. 5)

 

                                   c.   Nell’interrogatorio
del 26 ottobre 2010, PC 1 ha modificato alcuni aspetti non di dettaglio della
sua versione a favore di quella di IM 1 confermandone, così, implicitamente la
maggiore credibilità.

                                         In sintesi, la donna ha
ammesso:

 

                                         -     che
il rapporto era avvenuto di sabato e non durante una seduta;

                                         -     che aveva telefonato
a IM 1 da Luino;

                                         -     che gli aveva
portato dei dolci;

                                         -     che il rapporto si
era consumato in bagno.

 

                                         Ciò detto, sempre in
quell’interrogatorio, PC 1 – in sostanza, confermando l’acredine verso l’ex-amante
già rilevata dal primo giudice – ha aggiunto dei particolari di cui, prima, non
aveva fatto cenno. Per esempio, ha sostenuto:

 

                                         -     di aver detto, già
al telefono, a IM 1 di essere instabile;

                                         -     che
lui le aveva consigliato di assumere benzodiazepina, cosa che lei aveva fatto
subito e in maniera piuttosto abbondante, cosicché quando giunse in studio
sarebbe stata “completamente fuori” ed “euforica” e lui le avrebbe
detto che stava “diventando maniacale”

                                         

                                         La donna – dopo avere
precisato che in bagno si erano recati insieme per poi spogliarsi e consumare
il rapporto, descritto come una “cosa reciproca” – ha, però, fermamente
negato sia di aver portato il collant munito di aperture come “seconda
sorpresa”, sia di aver voluto tagliare i suoi slip. Infine, ha negato di avere
detto, insistendo per avere il rapporto sul pavimento del bagno, la frase
riferita da IM 1.

 

                                         Richiesta di spiegare le
notevoli differenze rispetto a quanto da lei raccontato durante la sua prima
audizione, PC 1 ha dichiarato di aver probabilmente confuso un episodio con un
altro, giacché i rapporti sessuali avevano avuto luogo sempre in modo
abbastanza simile, e di aver dimenticato l’episodio del bagno e dei pasticcini,
ossia quello del primo rapporto (VI PC 1 26.10.2010 pag. 7-9).

 

                                         La spiegazione non ha
convinto la Corte: il primo rapporto è, di norma, quello che si ricorda meglio
ed è contrario al normale andamento delle cose che una donna possa dimenticare
– e, poi, ricordare – dettagli quali quelli ammessi il 26.10.2010.

 

                                  d.   Durante il confronto,
PC 1 ha confermato la sua seconda versione, salvo aggiungere che l’incontro di
quel sabato era già previsto (ciò che IM 1 ha sempre negato), che aveva
chiamato IM 1 da Luino per raccontargli la sua frustrazione dovuta al fatto di
non aver trovato alcuni prodotti che le occorrevano per preparare il pranzo e
che allora lui le suggerì di prendere dello Xanax (VI confronto PC 1/IM 1
26.11.2010 pag. 6 seg.).

 

                                         Anche IM 1 ha confermato
la sua versione (VI confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 5-7), versione che ha
poi ribadito anche al dibattimento di primo grado, in cui ha, tra l’altro,
contestato che PC 1 fosse agitata e che, perciò, lui le avesse consigliato, al
telefono, di prendere dello Xanax. Ha anche contestato che al telefono lei gli
avesse raccontato di non avere trovato degli ingredienti per il pranzo. Ha
precisato che l’incontro non era previsto e riconfermato che PC 1 lo aveva
chiamato per dirgli che sarebbe passata e che aveva due sorprese per lui (all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 12 seg.; cfr., anche, verb. dib. d’appello, pag. 5).

 

                                   e.   Per quanto riguarda
la sua disposizione nei confronti del rapporto sessuale, PC 1 ha dichiarato
durante la prima audizione:

 

“ Di per sé, questo rapporto sessuale io l'ho accettato, anche se devo
dire che non era quello che cercavo in questo uomo. Quello che cercavo in lui
erano le sue parole. Pensavo che mi amasse veramente. (…) Per rispondere alle
domande di chi mi interroga, posso dire che IM 1, durante il rapporto sessuale,
mi diceva che mi amava. E anche io gli dicevo le medesime cose.” (VI PC
1 04.06.2010 pag. 13)

 

                                    f.   Durante la seconda
audizione ed anche durante il confronto, sconfessando le dichiarazioni rese nel
primo verbale, PC 1 ha detto che il rapporto sessuale nacque da una spinta
comune:

 

“ […] Non ricordo se poi lui è venuto verso di me o io sono andata verso di
lui. Era una cosa reciproca. Ci siamo poi recati insieme in bagno e qui ci
siamo spogliati. […]” (VI PC 1 26.10.2010 pag. 7)

 

“ Dopo
averli mangiati [sc. i pasticcini], lui si alzò e quindi ci baciammo e
ci accarezzammo ed iniziammo a toglierci i vestiti. Lui ad un certo momento mi
disse che voleva fare l'amore ed io fui d'accordo. Baciandoci ed abbracciandoci
ci siamo spostati in bagno dove poi ci siamo messi sul pavimento e lì abbiamo
consumato il rapporto sessuale.“ (VI confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag.
6)

 

 

Dal canto suo, IM 1 ha ribadito, non solo che fu la donna a
prendere l’iniziativa di rendergli visita nello studio, ma ha voluto
sottolineare che lei, quel sabato, si recò da lui già con l’intenzione di consumare
un rapporto sessuale. A prova di tale pregressa intenzione, egli ha portato
l’acquisto dei collant. Inoltre, ha sottolineato che ella manifestò chiaramente
tale intenzione in particolare con la frase “ho la figa in fiamme a furia di
masturbarmi pensando a te”.

 

                                  g.   Di fronte
all’irriducibile divergenza delle due versioni su alcuni aspetti di non poco
conto, visto come la credibilità della versione di PC 1 sia seriamente minata
dalla sua incostanza, dalla sostanzialità delle modifiche e dalle modalità con
cui – come rilevato sopra – tali modifiche sono state apportate, questa Corte
ritiene che vada seguita la versione di IM 1, costante sin dal primo
interrogatorio, anche nei dettagli contestati da PC 1.

È, pertanto, accertato che il primo rapporto
sessuale ha avuto luogo un sabato del mese di giugno 2009 (prima del 19 giugno
2009), nel bagno dello studio di IM 1, senza che l’incontro fosse stato già
concordato in precedenza, su iniziativa di PC 1, dopo che questa, chiamatolo da
Luino, vi si è presentata recando con sé dei pasticcini e dei collant
acquistati per l’occasione e ha manifestato chiaramente il suo desiderio di
avere un rapporto sessuale, segnatamente indossando i collant e proferendo la
frase riportata da IM 1.

                                         L’acquisto
di tali collant e il fatto che PC 1 vi abbia alluso come a una seconda sorpresa
(dopo quella dei pasticcini), indicano in modo evidente che la donna, quel
sabato, si recò nello studio di IM 1 già con l’intenzione di consumare un
rapporto sessuale con lui (desiderio che, del resto, è perfettamente conforme
al normale andamento delle cose nell’ambito di una relazione amorosa).

La Pubblica accusa ha sostenuto che IM 1 non può essere creduto
poiché il suo racconto (in particolare, il dettaglio del collant) è
incongruente con l’immagine di donna non particolarmente disinibita
sessualmente che si deriva da quel che lui le disse il 26 ottobre 2009 (vedi
consid. 31). Secondo questa Corte, l’incongruenza è soltanto apparente.
L’acquisto e l’utilizzo di simili indumenti – da molti ritenuti intriganti e
sensuali – non è prova di particolari doti amatorie ma semplicemente del
desiderio di apparire particolarmente sensuali.

Parimenti, la frase riferita da IM 1 appare certamente volgare –
e, dunque, inusuale sulle labbra di una signora – quando è crudamente riportata
in un verbale ma non si può escludere che essa non appaia fuori luogo e abbia
una connotazione diversa nel contesto di un incontro sessuale.

Ciò ritenuto, la critica della pubblica accusa – su cui la Corte
si è soffermata – non basta a togliere valore indiziante agli elementi di cui
s’è detto sopra (considerato anche che è ben possibile che l’AP abbia negato
tali particolari per pudore, e meglio perché se ne vergognava, così come ha
ammesso di avere fatto con la telefonata alla moglie dell’amante dell’ottobre
successivo).

 

                                22.   La relazione
sentimentale e sessuale fra i due è continuata durante l’estate con lo stesso
ritmo di incontri di circa 2–3 alla settimana, il martedì, il giovedì e,
qualche volta, il sabato.

Va detto che, a partire dal mese di luglio, IM 1 non aggiornava
più regolarmente la cartella in cui annotava quasi esclusivamente le
prescrizioni dei farmaci (VI PC 1 04.06.2010 pag. 14; VI IM 1 05.03.2012 pag.
17 seg.; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag.12; cartella medica dott. IM 1
AI 6.4).

 

                                         La frequenza degli
incontri è diminuita in agosto – quando IM 1 è stato in vacanza per due
settimane o poco più – e in settembre, quando è stata in vacanza PC 1 per una o
due settimane (VI PC 1 04.06.2010 pag. 14; VI IM 1 21.01.2011 pag. 19-20; VI IM
1 05.03.2012 pag. 17-18).

 

                                         Secondo PC 1, in quasi
tutti gli incontri susseguenti al primo rapporto sessuale lei e IM 1 hanno
avuto rapporti sessuali, non in tutti perché alcune volte è “riuscita a
dirgli di no e lui ha rispettato questo no” (VI PC 1 04.06.2010 pag.
13-14).

                                         IM 1, dal canto suo,
conferma che non vi erano rapporti sessuali ad ogni incontro e che talvolta i
due si limitavano a parlare di argomenti vari, ma contesta che vi siano state
occasioni in cui lui avrebbe unilateralmente chiesto un rapporto sessuale che,
a seguito di un altrettanto unilaterale rifiuto di PC 1, non ci sarebbe poi
stato:

 

“ Dopo
il primo rapporto sessuale, non tutte le volte che ci vedevamo abbiamo avuto
rapporti sessuali. Talvolta stavamo seduti sul divano e parlavamo […] Non è
vero che ci sono state delle occasioni in cui io chiedevo alla signora di fare
sesso e lei diceva di no e poi il rapporto non c'è stato. Decidevamo insieme
quando fare l'amore, veniva spontaneamente da entrambi. Entrambi abbiamo sempre
rispettato il desiderio dell'altro.” (all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 13)

 

                                         Confermano le
dichiarazioni di IM 1 sul fatto che la spinta ad avere rapporti sessuali
venisse da entrambe le parti – e smentiscono quelle della donna che sembra
voler lasciare intendere una sua generale ritrosia che IM 1 doveva vincere –
quelle del dott. __________ che, sulla base di quanto PC 1 gli aveva raccontato
durante le sedute di quell’estate (di cui si dirà meglio più avanti), ha
dichiarato che “si trattava di rapporti sessuali che sia la
paziente sia il medico volevano” (VI __________
14.07.2010 pag. 13).

 

                                23.   I rapporti sessuali
avevano luogo sempre nello studio di IM 1, eccezion fatta per un’occasione, il
18 luglio 2009, in cui i due si recano in un motel per qualche ora (notifica __________,
AI 1.1).

                                         PC 1 ha, dapprima,
lasciato intendere che l’idea di andare in un motel fosse di IM 1 (VI PC 1
04.06.2010 pag. 13), per poi cambiare versione ed ammettere che fu lei a
proporlo (VI PC 1 26.10.2010 pag. 9). Per contro, IM 1 ha sempre dichiarato che
l’idea di andare in albergo era stata di PC 1 e che lui aveva accettato la
proposta solo su insistenza di lei, dopo aver opposto qualche resistenza,
poiché l’idea non gli era particolarmente congeniale (VI IM 1 05.10.2010 pag.
9; VI confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 7; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 13; verb. dib. d’appello, pag. 6).

Detto che PC 1 ha contestato l’esitazione di IM 1 e la sua
conseguente insistenza (VI confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 7), questo Corte
ha concluso che, anche su questo frangente, la versione di IM 1, costante sin
dall’inizio, va preferita a quella, o, meglio, a quelle di PC 1.

 

                                         Oltre all’episodio
dell’albergo, PC 1 e IM 1 si sono visti fuori dallo studio in un paio di
occasioni per prendere un caffè a __________, una volta per pranzo in un
ristorante del __________ e in occasione di una giornata a Milano (VI PC 1
04.06.2010 pag. 13; VI IM 1 21.01.2011 pag. 19; all. 1 

a verb. dib. di primo grado, pag. 11). Si era anche prospettata la
possibilità di andare a Montreux e a Parigi con il “pretesto” di un congresso
di psichiatria durante il primo fine settimana di ottobre 2009 (VI IM 1
05.03.2012 pag. 18; verb. dib. d’appello, pag. 6), possibilità poi sfumata.

                                         Sul motivo che fece
naufragare tale progetto, le dichiarazioni dei due divergono.

                                         Come sempre, nel proporre
la propria versione, PC 1 evidenzia la sua malattia: afferma che il viaggio
sfumò perché “il [suo] comportamento diventava più difficile da
gestire a causa della [sua] malattia” e perché IM 1 “non voleva
che il viaggio diventasse un incubo” (VI PC 1 26.10.2010 pag. 9).

                                         IM 1, per contro, più
pacato, afferma che la trasferta non fu possibile a causa della sua citazione a
comparire nell’ambito di un procedimento presso la Pretura di Acquarossa, aggiungendo anche di aver mostrato la citazione a PC 1 (all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 14).

Tale citazione e l’audizione di IM 1 in qualità di testimone
presso la Pretura di Blenio ad Acquarossa, effettivamente avvenuta venerdì 2
ottobre 2009, sono state confermate dal Pretore di Blenio su richiesta di
questa Corte (doc. d’appello XII). Ciò che conferma, ancora una volta, il
giudizio di maggior credibilità di IM 1 rispetto a PC 1.

                                         

                                24.   Il 12 giugno 2009, PC
1 contatta il dott. __________ per fissare un appuntamento con lui a Coira. La
seduta avrà luogo il 19 giugno 2009 (VI __________ 09.06.2011 pag. 8 seg.; cfr.
annotazioni 12 e 19.06.2009 cartella medica dott. __________, AI 6.3).

 

                                   a.   Già durante la
telefonata, e poi anche in seduta, PC 1 racconta al dott. __________ di non
star assumendo antidepressivi su consiglio di IM 1 che non li riteneva più
necessari e che, perciò, non glieli prescriveva più (VI __________ 14.07.2010
pag. 7; VI __________ 09.06.2011 pag. 9).

                                         

Quanto detto al medico non corrispondeva al vero.

In effetti, dalla cartella medica tenuta dal dott. IM 1 (AI 6.4),
si evince che:

                                         -
    il 28 maggio, lui le aveva prescritto, fra gli altri farmaci, Efexor; 

                                         -     il 30 maggio, le
aveva prescritto Fluctine;

                                        -     il 2, il 4 e il 9
giugno nuovamente Fluctine;

                                         -     il 16 giugno di
nuovo Efexor;

medicamenti che sono, appunto, antidepressivi (VI __________
09.06.2011 pag. 9, 12 seg.; all. 1 a verb. dib. di primo grado pag. 4).

Risulta, poi, ancora che, in seguito, a partire dal 6 luglio 2009 –
su richiesta di PC 1 che a sua volta aveva avuto l’indicazione dal dott. __________
nella seduta del 19 giugno (VI __________ 09.06.2011 pag. 13) – IM 1 ha
cominciato a prescriverle Cymbalta, un altro antidepressivo (AI 6.4; all. 1 al
verb. dib. di primo grado, pag. 4; VI PC 1 04.06.2010 pag. 12).

                                         

                                         Va, anche, rilevato che PC
1 aveva chiesto al dott. __________ di prescriverle i medicamenti che, a suo
dire, IM 1 non le prescriveva. Richiesta cui il dott. __________ non ha
acconsentito affermando che lei non era sua paziente in quel momento (VI __________
09.06.2011 pag. 9 seg.).

 

                                         Ancora una volta, dunque,
si evidenzia la tendenza della donna a descrivere quanto vissuto in modo non
solo difforme dalla realtà, ma orientato al raggiungimento dei suoi scopi. Ciò
che, ancora una volta, non depone per la sua credibilità.

 

                                  b.   Nella seduta del 19
giugno 2009, raccontando della sua dimissione dalla clinica __________, PC 1 –
ancora una volta, mentendo – lascia intendere al dott. __________ che IM 1 era
andato a prenderla in clinica (VI __________ 14.07.2010 pag. 6). Nelle sedute
successive, PC 1 dirà al dott. __________ che, in realtà, IM 1 non era andato
in clinica a prenderla il giorno della sua dimissione, bensì che “aveva
fatto in modo di farla dimettere” (VI __________ 09.06.2011 pag. 10).
Affermazione che, ancora una volta, non corrisponde alla realtà: essa è stata,
come visto sopra, smentita dalle dichiarazioni concordi di IM 1 e dei medici
della clinica.

 

                                         PC 1 racconta al dott. __________
anche della relazione con IM 1 e del fatto che questi le ha detto che non vi
era nessun problema nel continuare contemporaneamente la terapia. Secondo
quanto annotato da __________ nella cartella clinica, nonostante PC 1, da un
lato, appaia “molto felice per la relazione che percepisce
come gratificante e soddisfacente” e denoti una
certa euforia, dall’altro ella si mostra anche “preoccupata
dal proprio tono dell'umore che avverte come ancora
instabile con tendenza a pensieri ossessivi e negativi” (annotazione
19.06.2009 cartella medica dott. __________, AI 6.3; VI __________ 09.06.2011
pag. 9).

                                         Il dott. __________,
a proposito di tale seduta, ha dichiarato anche quanto segue:

 

“ Le
chiesi come stava. Mi rispose che un po' andava bene anche se i pensieri
ossessivi suicidali erano ripresi. Lei si faceva riguardo a parlare di questi
suoi pensieri ossessivi con il terapeuta perché mi diceva che le sembrava
impossibile dire al medico con il quale aveva una relazione che non stava bene
malgrado la relazione stessa.” (VI __________ 09.06.2011 pag. 9)

 

                                         Riguardo a quanto discusso
con PC 1 sulla coesistenza di relazione sentimentale e rapporto terapeutico fra
medico e paziente, il dott. __________ dichiara:

 

“ Le
[sc. a PC 1] feci nuovamente presente poiché la ritenevo la cosa più
importante che, se la relazione sentimentale continuava, il rapporto
terapeutico doveva interrompersi immediatamente. Ritenevo questo anche poiché
se la paziente aveva bisogno di aprirsi con il terapeuta ed esporgli eventuali
suoi problemi lo doveva fare apertamente con chiarezza.” (VI __________
09.06.2011 pag. 10)

 

                                         Va, qui, sottolineato che
il dott. __________ ha sempre consigliato a PC 1 di interrompere il rapporto
terapeutico con IM 1 e non la relazione sentimentale perché – ha precisato – “non
mi sembrava di mia competenza né di mia pertinenza” (VI __________
09.06.2011 pag. 21 seg.).

 

                                25.   Dopo la seduta del 19
giugno 2009, PC 1 riferisce a IM 1 dell’incontro con il dott. __________.
Secondo le sue dichiarazioni, l’amante si arrabbiò perché temeva che lei
parlasse della loro relazione allo psichiatra di Coira:

 

“ La
prima volta che andai dal dott. __________ lo raccontai a IM 1, il quale si
arrabbiò moltissimo e mi disse che evidentemente avevo bisogno di essere
rassicurata. Lui non voleva che io andassi dal dott. __________ poiché temeva
che io gli raccontassi della nostra relazione sentimentale. Lui mi aveva fatto
capire in modo molto chiaro che era una cosa che non voleva che io facessi.” (VI
PC 1 26.10.2010 pag. 10) 

 

                                         Risulta, tuttavia, dalle
dichiarazioni di IM 1 al confronto – non contestate espressamente da PC 1 –che
lei disse subito all’amante di essere stata da __________ e di avergli parlato
della loro relazione (cfr., anche, verb. dib. d’appello, pag. 5 e 6). Risulta,
pure, che IM 1 fu, sì, contrariato da tale informazione, ma non già perché
temeva che il dott. __________ venisse a conoscenza della relazione – cosa già
avvenuta e di cui IM 1 era stato, appunto, informato da PC 1 – bensì perché
aveva percepito la cosa, rimanendoci male, come una mancanza di fiducia e un
bisogno della donna di essere rassicurata riguardo alla loro relazione:

 

“ IM 1

Io seppi direttamente dalla signora PC 1, tra maggio
e giugno 2009, che lei era stata dal dott. __________ e che gli aveva riferito
che avevamo cominciato questa storia, cioè la nostra storia sentimentale. Io ci
rimasi male poiché era come una dimostrazione di mancanza di fiducia nei miei
confronti. […]

PC 1

lo ho visto il dott. __________ alla fine di giugno
2009. Avevo bisogno di essere rassicurata. […] Quando io riferii al signor IM 1
che ero stata nel mese di giugno ancora una volta dal dott. __________ lui si
arrabbiò molto e mi disse che evidentemente avevo bisogno di essere
rassicurata.” (VI confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 8; cfr. anche VI IM 1
05.03.2012 pag. 18 seg.)

 

IM 1 ha, inoltre, affermato che la sua contrarietà al fatto che PC
1 continuasse a vedere contemporaneamente anche il dott. __________ aveva
natura professionale:

 

“ Mi viene
chiesto perché non volevo che lei continuasse a vedere anche il dott. __________.
Rispondo che non era buona cosa dal punto di vista terapeutico vedere due
psichiatri allo stesso tempo.” (VI confronto PC 1/IM 1 26.11.2010 pag. 8; cfr.
anche VI IM 1 05.03.2012 pag. 19; cfr. anche verb. dib. d’appello pag 5 e 6)

 

                                         Per questo motivo, IM 1
aveva anche proposto alla donna di proseguire la terapia solo con il dott. __________,
ma lei non volle:

 

“ […] lo invero non ero molto d'accordo con il fatto che lei vedesse
quest'altro medico, lei però mi diceva che il dott. __________ era la persona
che meglio la conosceva. A questo punto io le dicevo di continuare unicamente
con il dott. __________, ma lei non voleva.” (VI IM 1 05.10.2010 pag. 9; cfr.
anche VI IM 1 05.03.2012 pag. 19)

 

“ Ricordo che,
nel corso del mese di giugno, la signora mi disse di aver ripreso contatto con
il suo vecchio psichiatra, il dott. __________, e di avergli raccontato della
nostra relazione. Io mi inalberai perché ritengo che non è mai buona cosa avere
rapporti terapeutici con due psichiatri. Visto poi che, dopo il nostro primo
rapporto sessuale completo, in sostanza non facevamo più terapia (se non
all’infuori della prescrizione dei farmaci), io dissi alla signora che sarebbe
stato meglio interrompere il nostro rapporto terapeutico. Le consigliai di
riprendere la terapia con il dott. __________. La signora si oppose
recisamente.” (verb. dib. d’appello, pag. 5 e 6)

 

                                         IM 1 ha, altresì,
dichiarato di non avere notato che, durante la loro relazione, la donna
accusasse i disturbi da lei riferiti al dott. __________ e che, anzi, quello
fu, secondo le sue osservazioni cliniche, un buon periodo per lei:

 

“ da
quello che posso ricordare il periodo da giugno ad agosto 2009 è stato il
periodo in cui la signora è stata meglio durante tutta la mia presa a carico.
Sicuramente era più stabile, riguardo ai suoi pensieri ossessivi la sua
attenzione era sempre accentuata sulla ricerca di un posto di lavoro. Questo
però non l'angosciava ed i suoi pensieri in questo senso non erano ossessivi.
[…] io non ho mai notato che in questo periodo ovvero in quello estivo la
signora avesse un instabilità dell'umore né di ansia né lei me ne ha mai
parlato.” (VI IM 1 21.01.2011 pag. 17)

 

                                26.   Il 9 luglio 2009, PC 1
si reca nuovamente a Coira presso il dott. __________ per una seduta, che era
già stata fissata in occasione di quella precedente (VI __________ 09.06.2011
pag. 13).

                                         In questa seduta PC 1
riferisce allo specialista di aver iniziato ad assumere il Cymbalta (il farmaco
che questi le aveva indicato nella seduta precedente e che lei si era fatta
prescrivere da IM 1), dice di stare meglio, di essere più stabile e di avere
meno pensieri ossessivi. Racconta, poi, di aver parlato con IM 1

 

“ sulla
necessità di separare le due relazioni e che lui le aveva detto che non c'era
nessun problema nella continuazione della terapia e della relazione
sentimentale.” (VI __________ 09.06.2011 pag. 13)

 

                                         Alla proposta del dott. __________,
che si offre di prendere contatto direttamente con IM 1 per dirgli che deve
interrompere la relazione terapeutica, PC 1, però, si oppone decisamente e
risponde che parlerà lei a IM 1. Dice che riferirà dell’esito di tale colloquio
allo specialista dopo le ferie di quest’ultimo (VI __________
09.06.2011 pag. 13; cfr. annotazione 09.07.2009 cartella medica dott. __________,
AI 6.3).

                                         PC 1 manifesta, inoltre,
al dott. __________ la sua preoccupazione per il fatto che, qualora dovesse
interrompere il rapporto terapeutico con IM 1, questi potrebbe perdere
interesse per lei (VI __________ 09.06.2011 pag. 13 seg.; annotazione
09.07.2009 cartella medica dott. __________, AI 6.3). Il dott. __________ così
si esprime al riguardo:

 

“ Questa
preoccupazione me l'ha espressa più di una volta, perché aveva questa paura in
fin dei conti che non essendo più lei paziente l'atteggiamento del terapeuta
sarebbe cambiato come amante. Volevo dire che nel momento in cui le veniva a
mancare il ruolo di paziente il suo partner non sarebbe stato più sollecito e
comprensivo nei suoi confronti ed è dunque questo [che] avrebbe cambiato
completamente la relazione e che avrebbe potuto mettere in pericolo la
relazione.” (VI __________ 09.06.2011 pag. 14)

 

                                27.   Il 7 agosto 2009 PC 1
ha un’ulteriore seduta con il dott. __________, durante la quale gli riferisce:

 

                                         -     di proseguire con
l’assunzione del Cymbalta,

                                         -     di
sentirsi meglio dal profilo dell’umore e 

                                         -     di
vedere nuove, e varie, prospettive di studio e di lavoro.

 

                                         Secondo il dott. __________,
tuttavia:

 

“ permaneva un aspetto ambivalente comunque anche nell'ambito di queste
prospettive poiché la signora manifestava la sua preoccupazione di doversi
allontanare dalla Svizzera e quindi perdere il contatto con il terapeuta/partner.
Osservavo quindi l'euforia da un lato e le titubanze dall'altra” (VI __________
09.06.2011 pag. 15)

 

 

Sulla doppia relazione con IM 1, il dott. __________ annota:

 

“ Il dott. IM 1
continua però a non vedere niente di problematico nella prosecuzione
contemporanea di relazione amorosa e terapeutica. (…) Insisto sul carattere
trasgressivo ed abusante della relazione da parte dello psichiatra, faccio
riferimento alla recente presa di posizione dello FMH al riguardo (…) Ella non
ha tale percezione. Ne sarebbe pienamente e deliberatamente convinta e
soddisfatta. Al tempo stesso consapevole di non poter più proseguire la terapia
con il Dr. IM 1 non potendo con lui parlare ad es. dei propri sintomi e
malesseri. Ne riparlerà al ritorno delle vacanze di quest'ultimo con la
famiglia in Egitto. Propongo nuovamente colloquio tel. mio con il Dr. IM 1”
(annotazione 07.08.2009 cartella medica Dr. __________, AI 6.3)

 

Dunque, di fronte all’insistenza dello psichiatra sulla questione,
PC 1:

 

                                         -     afferma
di averne, nuovamente, parlato con IM 1 (che continuerebbe a non cogliere il
problema),

                                         -
    manifesta la sua convinzione di proseguire nella relazione con IM 1 di cui
dice di essere pienamente soddisfatta;

                                         -     seguita
ad opporsi fermamente ad un contatto diretto fra i due medici e,

                                         -     nuovamente,
prospetta di affrontare lei stessa il tema con IM 1, anche consegnandogli, dopo
le ferie, la presa di posizione dell’FMH (recte dell’Associazione svizzera
di psichiatria e psicoterapia) (VI __________ 09.06.2011 pag. 15–16).

PC 1, dal canto suo, ha dichiarato di essersi opposta ad una presa
di contatto diretta da parte del dott. __________ con il dott. IM 1 “perché
comunque il dott. IM 1 non voleva parlare con lui” (VI confronto PC 1/IM 1
26.11.2010 pag. 10; cfr. anche VI PC 1 26.10.2010 pag. 12).

                                         Questa motivazione non è
credibile, dal momento che, come accertato dalla prima Corte, non ne risulta
alcun riscontro né nelle annotazioni né nelle dichiarazioni del dott. __________
e che IM 1, in sostanza, lo nega affermando – con una buona ragionevolezza –
che, se il dott. __________ avesse voluto parlare con lui, gli sarebbe bastata
una telefonata:

 

“ D: PC 1 le disse che il dott. __________
avrebbe voluto parlare direttamente con lei? Rispettivamente lei ha risposto a PC
1 che non voleva parlare direttamente con il dott. __________?

R: Che io mi ricordi in questo momento, non me lo disse.
Anche perché se voleva parlarmi, bastava che alzasse la cornetta del telefono.
Io non mi ricordo di aver mai detto a PC 1 che non volevo parlare con __________.”
(all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 15)

 

 

                                         In armonia con la prima
Corte, viene, dunque, accertato che – contrariamente a quanto da lei voluto far
credere agli inquirenti – è PC 1 che non voleva che fra i due medici vi fosse
un contatto diretto.

 

                                         Parimenti, è PC 1 che non
voleva interrompere il rapporto terapeutico con IM 1 nonostante i ripetuti
consigli del dott. __________. Ciò emerge con evidenza, oltre che dalle
dichiarazioni del citato specialista, da quelle della stessa PC 1 che spiega di
non avere dato seguito alle raccomandazioni ricevute perché era innamorata di IM
1:

 

“ confermo che il dottor __________ mi aveva consigliata
di separare la funzione del dott. IM 1 quale terapeuta e quella del dott. IM 1 quale amante. Non ho dato seguito a questo suo
consiglio poiché ero innamorata,
rispettivamente non volevo farlo arrabbiare (cioè il dott. IM 1).” (VI PC
1 26.10.2010 pag. 12)

 

                                         In queste circostanze,
considerato, inoltre, come le dichiarazioni della donna siano, sin qui, più volte
apparse non credibili, si rivela del tutto condivisibile l’accertamento della
prima Corte secondo cui, non solo __________, ma anche IM 1 (che non
voleva la coesistenza di due rapporti terapeutici) aveva proposto a PC 1 di
proseguire il rapporto terapeutico solo con il dott. _____________. Ciò che PC
1, però, non ha voluto (VI IM 1 05.10.2010 pag. 9; VI IM 1 05.03.2012
pag. 19; all. 1 a verb. dib. di primo grado, pag. 12 e 15 seg.).

                                         E che fosse PC 1 a non
voler interrompere il rapporto terapeutico con IM 1 è confermato, oltre che
dalle stesse sue dichiarazioni, anche da quelle, già citate, del dott. __________.

                                         Infine, altrettanto
accertato, sempre in accordo con la prima Corte, è che PC 1 non parlava a IM 1
delle ansie di cui, invece, parlava, in quell’estate, a __________.

 

                                28.   Come già indicato,
durante i mesi di agosto e settembre 2009, PC 1 e IM 1 si sono visti meno
spesso, a causa delle rispettive vacanze (VI IM 1 05.03.2012 pag. 18; cfr. VI PC
1 04.06.2010 pag. 14) ed è in quella fine estate che la relazione fra i due
inizia gradualmente a deteriorarsi.

 

                                   a.   PC 1 afferma che,
grazie all’amica __________ e al dott. __________:

 

                                         -     aveva
progressivamente acquistato consapevolezza di “essere stata manipolata”
da IM 1 e “usata come un suo oggetto”, 

                                         -     non era “più
soddisfatta di stare sul divano o per terra con lui” e

                                         -     questo
l’“ha fatta andare in crisi” e li ha portati a
litigare (VI PC 1 04.06.2010 pag. 15).

 

                                         Anche nei successivi
verbali, PC 1 afferma di essere stata lei a decidere di porre fine sia alla
relazione terapeutica che, contemporaneamente, a quella sentimentale rilevando
di averne avuto abbastanza di una relazione imperniata solo sul sesso:

 

“ ADR io ed il dott. IM 1 ci siamo separati, sia
come amanti sia come relazione terapeutica all'inizio del mese di ottobre 2009. Mi ero accorta che lui voleva solo sesso e non potevamo mai fare nulla insieme.

ADR fui io a lasciarlo,
poiché mi sentivo presa in giro.” (VI PC 1 26.10.2010 pag. 10 seg.)

 

“ A domanda dell'avv. DI 1 rispondo che sono
stata io a lasciare il dott. IM 1 perché ero stufa di una storia solo di
"scopate". Mi sono sentita usata.” (VI confronto PC 1/IM 1
26.11.2010 pag. 9)

 

Su questo punto, val la pena precisare
che – pur se IM 1, nel confronto, ha ammesso che fu lei “ad interrompere la
relazione sentimentale (…) il 26 novembre 2009” – la donna ha dichiarato
che, a quel momento, lei era ancora innamorata di IM 1 (VI PC 1 26.10.2010 pag
12). È opportuno ancora ricordare che, come si vedrà più in là, alla psicologa
della Clinica la donna disse di essersi arrabbiata con IM 1 perché “aveva
avuto la sensazione di essere stata scaricata” (VI __________ 21.09.2011
pag. 8 seg.). Da ciò deriva l’accertamento che, quando lei ha affrontato l’uomo
per “chiedergli conto” della loro relazione (nei loro ultimi due incontri), in
realtà, sperava che egli sarebbe tornato ad essere l’amante sollecito di prima.
Tanto che, il 26 novembre 2009, si arrabbiò con lui (al punto da telefonare
alla moglie e svelarle tutto per farli litig