# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eff290a0-16b5-56d0-b945-277a4db3fcab
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-04-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 07.04.2003 16.2002.76
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2002-76_2003-04-07.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2002.76

  	
  Lugano

  7 aprile 2003/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di cassazione civile del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente,

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera 

  

 

 

sedente per giudicare il ricorso per cassazione 28
agosto 2002 presentato da

 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. __________ 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

 

la sentenza 7 agosto 2002 del Pretore del Distretto di
Bellinzona nella causa a procedura speciale in materia di contratto di lavoro
promossa con istanza 26 aprile 2002 da

 

 

 

con la quale l'istante ha chiesto il pagamento di fr. 13'404.80 oltre
interessi a titolo di 

pretese salariali, domanda ridotta in sede di conclusioni a fr. 7'975.05
e parzialmente 

accolta dal primo giudice,

 

 

esaminati gli atti

 

considerato

 

in fatto e in diritto:

 

                                   1.   __________ è stato assunto alle
dipendenze della ditta  __________ in qualità di montatore di scandole dal 15
novembre 2001, con un salario orario lordo di fr. 18.50 per il periodo di prova
di tre mesi e di fr. 21.15, dopo tale periodo (doc. 2). Il rapporto di lavoro è
stato disdetto dalla datrice di lavoro il 4 febbraio 2002 (doc. B) per il
successivo 28 febbraio (doc. D). Con istanza 26 aprile 2002 il lavoratore ha
convenuto in giudizio la sua ex datrice di lavoro al fine di ottenere il
pagamento di fr. 13'404.80 -ridotti in sede di conclusioni a fr. 7'975.05- a
saldo del salario percepito da novembre 2001 a febbraio 2002, e cioé della
differenza fra il salario indicato dalla datrice di lavoro nella domanda di
rilascio del permesso di lavoro (fr. 25.35 lordi all’ora) e il salario di
fr.18.50 effettivamente versato, oltre alle indennità per giorni festivi,
vacanze e tredicesima. A quest’importo l'istante ha aggiunto l’indennità
percepita dalla datrice di lavoro da parte dell'INSAI (fr. 1'856.-) a causa di
inabilità al lavoro dal 2 al 18 febbraio 2002 per un infortunio. 

 

                                         La
convenuta si è opposta alle pretese avversarie sostenendo di aver pattuito con
l’istante un salario lordo di fr. 18.50 durante il periodo di prova al fine di
valutare le capacità di quest’ultimo, tant’è che proprio a dipendenza delle sue
carenze a livello professionale è stato deciso il suo licenziamento; e ciò
anche perché, dopo una settimana lavorativa prestata durante il mese di gennaio
2002 e nonostante sia stato sollecitato in tal senso, l'istante non si è
ripresentato sul posto di lavoro, salvo per annunciare il menzionato
infortunio. 

 

 

                                   2.   Con
il querelato giudizio il pretore, accertata la validità della disdetta del
contratto per il 28 febbraio 2002, nonché l’applicabilità del salario orario
minimo di fr. 21.15 lordi previsto dal CCL di categoria, ha accolto le pretese
del lavoratore limitatamente a fr. 5'468.30. A mente del primo giudice le ore
da retribuire all'istante sono: 112 per novembre 2001, 152 per dicembre 2001,
112 per gennaio 2002 (periodo durante il quale la convenuta è stata considerata
in mora ai sensi dell'art. 324 cpv. 1 CO) e 48 ore per febbraio 2002; dal
totale di fr. 8'184.25 netti il primo giudice ha dedotto quanto già percepito
dall'istante (fr. 4'878.-), e aggiunto l'indennità per il periodo di inabilità
lavorativa (fr. 2'121.25), oltre all'indennità di inconvenienza per il mese di
febbraio 2002 (fr. 40.80).

 

                                   3.
  Con il presente tempestivo gravame la società convenuta insorge contro il
predetto giudizio postulandone l'annullamento. Rimprovera al primo giudice di
aver arbitrariamente valutato le prove ed erroneamente applicato il diritto
sostanziale, in particolare per aver ritenuto vincolante al contratto concluso
con l'istante il salario minimo previsto dal contratto collettivo di categoria,
nonostante essa non vi abbia aderito e nonostante l'istante non disponesse di
nessuna conoscenza del lavoro, potendo così essere remunerato solo alla stregua
di un praticante. Contestato è inoltre il riconoscimento all'istante di un
salario per i mesi di gennaio e febbraio 2002, non avendo questi offerto le
proprie prestazioni dopo l'unica settimana lavorativa effettuata durante il
mese di gennaio 2002. 

 

                                         Con
il ricorso sono stati prodotti diversi documenti, solo in parte copia di
documenti già prodotti davanti al pretore. Per i documenti nuovi vale tuttavia
l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC che vieta alle parti di produrre nella sede
ricorsuale nuovi fatti e nuove prove: i documenti presentati per la prima volta
con il ricorso devono così essere estromessi dall'incarto

 

                                         Al
ricorso la controparte non ha formulato osservazioni.

 

 

                                   4.   Giusta l’art. 327 lett. g CPC,
disposto implicitamente invocato dal ricorrente, una sentenza del Pretore o del
Giudice di pace può essere annullata quando è stata manifestamente violata una
norma di diritto materiale o formale oppure in caso di valutazione
manifestamente errata di atti di causa o di prove. Per costante giurisprudenza
del Tribunale federale una decisione è arbitraria quando viola gravemente una
norma o un principio giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo
intollerabile con il sentimento della giustizia e dell’equità. Arbitrio e
violazione della legge non vanno confusi; per essere definita come arbitraria
tale violazione dev’essere manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima
vista; l’arbitrio non può essere ravvisato già nella circostanza che un’altra
soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da
questa scelta solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in
contraddizione palese con la situazione reale, non sorretta da ragione
oggettiva o lesiva di un diritto certo (DTF 126 I 170 consid. 3a).

 

 

                                   5.
  Va innanzi tutto rilevato che, come correttamente ritenuto dal pretore, il
contratto di lavoro concluso dalle parti è assoggettato sia al Contratto
nazionale mantello per l'edilizia principale in Svizzera (__________) al quale
è stato conferito carattere obbligatorio generale (art. 1 Legge federale
concernente il conferimento del carattere obbligatorio generale al contratto
collettivo di lavoro), sia al Contratto collettivo di lavoro per l'edilizia
principale del Cantone Ticino (CCL-TI) che lo completa e ne costituisce parte
integrante (art. 1 CCL). Il conferimento del carattere obbligatorio generale da
parte del Consiglio federale, comporta l'estensione del campo di applicazione
del contratto collettivo a tutti i datori di lavoro e ai lavoratori del ramo,
quindi anche a coloro che non sono direttamente vincolati da tale contratto
(art. 1 cpv. 1 Legge federale concernente il conferimento del carattere
obbligatorio generale al contratto collettivo di lavoro). In questo senso,
contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, le norme del contratto
collettivo hanno effetto diretto e imperativo per tutte le parti interessate
(art. 357 cpv. 1 CO), indipendentemente dal fatto che esse non vi abbiano
direttamente aderito, come è il caso per la convenuta. Nella sostanza,
l'assoggettamento del rapporto di lavoro al contratto collettivo, comporta per
le parti il divieto di derogare, a svantaggio del lavoratore, alle disposizioni
contenute nello stesso (Streiff/ von Kaenel, Arbeitsvertrag, 1992, n. 3
ad art. 357 CO; DTF 115 II 253): infatti, l’art. 357 cpv. 2 CO prevede
la nullità degli accordi fra datori di lavoro e lavoratori vincolati da un
contratto collettivo che derogano a disposizioni imperative del medesimo -quali
quelle che stabiliscono i salari minimi- salvo il caso in cui siano più
favorevoli al lavoratore (Favre/ Munoz/ Tobler, Le contrat de travail,
Code annoté, 2001, n. 1.3 e 1.4 ad art. 357 CO; Wyler, Droit du travail,
2002, pag. 523; JAR 1997 pag. 116). 

 

                                         Nel
caso di specie, il fatto che il pretore abbia riconosciuto all’istante il
salario orario di fr. 21.15 lordi, previsto dal CCL-TI (doc. A) non può
pertanto essere censurato, anche perché si tratta del salario minimo
applicabile ai lavoratori edili, in particolare senza conoscenze professionali
(Classe C), come la ricorrente medesima sostiene essere stato il caso
dell'istante.

 

 

                                   6.   Per
quanto attiene alla censura relativa al riconoscimento all'istante del salario
per i mesi di gennaio (112 ore) e febbraio 2002 (48 ore), va rilevato anzitutto
che l'accertamento pretorile secondo il quale l'attività della ditta dopo le
ferie natalizie sarebbe ripresa il 14 gennaio 2002, non trova nessun riscontro
nelle tavole processuali: né lo afferma il __________ (contrariamente a quanto
sostiene la ricorrente), né la circostanza risulta dalla documentazione
prodotta. Resta pertanto senza contestazione l'affermazione della convenuta
secondo cui l'attività è ripresa il 21 gennaio. In secondo luogo, per quanto
riguarda il diritto dell'istante al salario, dev'essere rilevato che,
contrariamente ai fatti esposti in risposta e a quanto ribadisce in questa sede
a pagina 4 del suo allegato, la ricorrente ha ammesso a pagina 2 del medesimo che
alla riapertura della ditta, esattamente il 21 di gennaio 2002, il signor
__________ si è presentato regolarmente al lavoro unitamente ai suoi colleghi e
dopo una settimana di lavoro lo stesso non si è più presentato. Da ultimo,
va precisato che il primo giudice non ha motivato l'affermata applicabilità
dell'art. 324 cpv. 1 CO, limitandosi a rimproverare implicitamente alla
convenuta di essere in mora nell'accettazione della prestazione lavorativa.
Sennonché, affinché vi sia tale mora, la prestazione del lavoratore dev'essere
stata da lui adeguatamente offerta (Brühwiler, Kommentar zum
Einzelarbeitsvertrag, 1996, art. 324 CO, N. 3), ciò che in concreto l'istante
non ha provato, mentre la convenuta riconosce che nel mese di gennaio 2002 vi è
stata prestazione lavorativa durante una settimana che dev'essere pertanto
remunerata. In questo senso l’istante ha diritto al pagamento di 40 ore
lavorative (l’orario giornaliero essendo di 8 ore: cfr. ordinanza allegata al
doc. 3) e non di 112 come erroneamente riconosciuto dal pretore.

 

 

                                   7.   In
merito al mese di febbraio 2002, è pacifico che l'istante è stato inabile al
lavoro dal 2 al 18 febbraio a causa di un infortunio; inoltre, a fronte delle
contestazioni della ricorrente, l'istante non ha provato di essersi
ripresentato sul posto di lavoro al termine del suo periodo di inabilità
lavorativa, ossia dopo il 18 febbraio 2002. A questo proposito va ricordato che
il diritto al salario durante il termine di disdetta resta vincolato alla
tempestiva e inequivocabile offerta di riprendere il lavoro da parte del
lavoratore: pena la sua decadenza (Rehbinder, in Comm. di Berna, 1992,
art. 336c CO, N. 7). In altre parole, se al termine del periodo di inabilità
lavorativa il lavoratore non riprende il lavoro per colpa propria, si trova in
mora e il datore di lavoro può rifiutare di versargli il salario (Rehbinder,
op. cit., ibidem). In quest'ottica, il riconoscimento all'istante da parte del
pretore di 48 ore, pari a sei giornate lavorative, non può essere condiviso
poiché non trova nessun riscontro nelle risultanze istruttorie dalle quali non emerge
la necessaria offerta di lavoro da parte del lavoratore dopo il periodo di
inabilità lavorativa. Ciò che, almeno in parte e -tutto sommato- nella
sostanza, corrisponde al rimprovero della ricorrente. Ne discende che per il
mese di febbraio 2002 questi ha diritto unicamente all'80% del salario per il
periodo di inabilità lavorativa -dal 2 al 18 febbraio compresi (art. 65 CNM
2000)- ovvero a fr. 1'166.70, così calcolati (seguendo l'analogo calcolo
effettuato dal pretore e non contestato): fr. 21,15 x 176 (coefficiente per il
calcolo del salario costante ai sensi del CCL-TI) x 13 mensilità x 80% : 365 x
11 giornate lavorative perse. Per contro l'istante non ha diritto ad altra
remunerazione, in specie non fino al 28 febbraio, come erroneamente concluso dal
primo giudice, non avendo provato di aver almeno offerto la propria
prestazione.

 

 

                                8.      Alla luce di quanto sopra esposto il
ricorso, che ha evidenziato una parziale arbitraria valutazione delle
risultanze istruttorie, segnatamente in merito al riconoscimento di ore
lavorative per i mesi di gennaio e febbraio 2002, dev'essere accolto. Ricorrendo i presupposti d’applicazione dell’art. 332 cpv. 2 CPC,
la Camera deve decidere il merito della controversia con il conseguente
parziale accoglimento dell'istanza nella misura di fr. 2'156.65 netti
oltre interessi del 5% dal 21 marzo 2002, corrispondenti a 112 ore effettuate nel mese di novembre 2001 e a
152 nel mese di dicembre 2001, non contestate dalla convenuta, oltre a 40 ore
prestate nel mese di gennaio 2002, per un totale di 304 ore, pari a fr.
6'429.60 lordi (fr. 21.15 x 304), ai quali si sommano i supplementi indicati
dal pretore e non contestati dalla ricorrente (3% per giorni festivi, 10,6% per
vacanze, 8,33% per la tredicesima) per un totale lordo di fr. 7'839.60, ossia
fr. 5'867.95 netti (previa deduzione delle percentuali di cui al doc. J, ossia
il 25,15%). Da quest'importo deve essere dedotto quanto già percepito
dall'istante, ossia complessivamente fr. 4'878.- (cfr. istanza, pag. 4 e 5,
nonché doc. 3), con un saldo a suo favore di fr. 989.95 al quale va però
aggiunto il salario di sua spettanza per il mese di febbraio 2002, ossia fr.
1'166.70 (cfr. cons. precedente).

 

 

Motivi
per i quali,

richiamati
gli art. 327 segg. CPC e per le spese l'art. 417 cpv. 1 lett. e CPC

 

pronuncia:

 

                                    I.   Il ricorso per cassazione 28 agosto
2002 __________ è parzialmente accolto.

                                         Di conseguenza la sentenza 7 agosto
2002 del Pretore del Distretto di Bellinzona, limitatamente al suo dispositivo
n. 1, è annullata e sostituita dal seguente giudicato:

 

                                   1. L'istanza è parzialmente
accolta. Di conseguenza __________ l è condannata a versare a __________
l'importo

                                       di fr. 2'156.65 netti oltre
interessi del 5% dal 21 marzo 2002. 

 

                                   II.   Il
presente giudizio è esente da tassa e spese. __________ verserà alla ricorrente
l'importo di fr. 100.- quale indennità per questa sede.

 

                                  III.   Intimazione a:

                                         __________

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Bellinzona.

 

Per la Camera di
cassazione civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           La
segretaria