# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4d3dae19-d9b2-5875-8fb3-03bb3ba047a4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-09-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 29.09.2003 INC.2003.12004
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-12004_2003-09-29.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.12004

  	
  Lugano

  29 settembre 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire
  sull'istanza di proroga del carcere preventivo presentata il 19 settembre
  2003 dal

  
						

 

 

	
   

  	
  Procuratore pubblico
  __________, Ministero pubblico di
  Bellinzona,

   

  
	
   

  	
  nei confronti di

  

 

	
   

  	
  __________, attualmente detenuto c/o PCT, Cadro,

  (patrocinato dall'avv.
  __________)

  	
   

  

 

accusato
ed estradato per i reati di cui agli artt. 260 bis (in relazione con l'art. 112
CP) e 260 ter CP, con successiva estensione (dell'accusa e dell'estradizione)
alle ipotesi di reato di cui agli artt. 111, 112, 122, 183, 184, combinate (a
seconda del caso e delle circostanze indicate) con gli artt. 25, rispettivamente
21 e 22 CP, nonché 134 CP e 260 bis (in relazione con 111, 183, 122 CP);

 

viste
le osservazioni della difesa (24/25 settembre 2003);

 

visto
l'incarto MP __________/2003;

 

 

ritenuto

 

 

 

in fatto

 

 

 

A.

 

__________,
accusato e detenuto nel procedimento menzionato nel cappello della presente
decisione è già stato oggetto di una decisione di proroga del carcere
preventivo emanata il 26 agosto 2003 (inc. GIAR __________). A tale decisione
si farà ampio riferimento sia per quanto concerne i fatti che per quanto
concerne il diritto, per quanto necessario e laddove non sono intervenuti nuovi
elementi di valutazione.

Sui
fatti, si ribadisce quanto segue:

"

A.

 

__________ è stato arrestato in Romania il 12.12.2002,
in esecuzione di un ordine d'arresto internazionale del 9.12.2002, per i reati
di cui agli artt. 260 bis CP (in relazione con 112 CP) e 260 ter CP (AI 11, 17,
18, 19 e 36). L'estradizione alla Svizzera, meglio l'arrivo in Ticino, è
avvenuta il 27 febbraio 2003, in base all'ordine __________/C del Ministero di
Giustizia rumeno (AI __, doc. _ inc. GIAR __________).

Questo giudice ha confermato l'arresto il 28 febbraio
2003, ritenuti presenti gravi indizi per il reato di cui all'art. 260bis CP,
necessità istruttorie e pericolo di fuga (doc. _, inc. GIAR citato).

 

Per completezza si precisa che analogo ordine, così
come tutta la procedura che ne è derivata, ha colpito __________ (padre di
__________), i due avendo agito (secondo l'accusa) di concerto in (e per) ogni
fase dei fatti imputati.

 

 

B.

 

Le accuse mosse a __________ sono in relazione a fatti
in vario modo (ritenuti) connessi all'uccisione violenta di __________,
avvenuta a __________ il 3 dicembre 2002 ad opera di __________ e di tale
__________.

__________ è accusato di aver preso parte, unitamente
ad altri, ad un disegno criminoso finalizzato all'omicidio di tre guardie di
confine elvetiche, verso le quali __________ nutriva sentimenti di vendetta,
disegno poi concretizzatosi nei confronti di __________, moglie di una delle
guardie; il tutto conformemente ad un piano, dietro compenso e quale membro di
un'organizzazione criminale (cfr. AI _).

Nei fatti, l'accusato, dopo aver avuto conoscenza delle
intenzioni vendicative di __________ (inizio estate 2002), avrebbe accettato di
collaborare con lui alla realizzazione della vendetta contattando e concorrendo
al reclutamento, a tale scopo, di altri quattro cittadini moldavi (__________),
organizzato un incontro a __________ (Romania) durante il quale si sarebbero
anche pattuito il compenso, mantenuto i contatti con __________ nel periodo
successivo a tale incontro, fornito (sempre ad __________) le generalità dei
quattro moldavi (oltre alle sue e quelle del padre) per permettere la
compilazione di "inviti" verso la Germania, ricevuto la documentazione
e trasmesso quella necessaria ai quattro moldavi allo scopo di ottenere il
visto (per la Germania). Fattori indipendenti dalla volontà dell'accusato (e
degli altri moldavi) avrebbero ostacolato l'ottenimento dei visti in questione,
rispettivamente la trasferta in Germania (cfr. Rapporto d'arresto 28 febbraio
2003, pagine da 2 a 3 e relativi riferimenti, in inc. GIAR __________, doc. _;
riassunto di tali fatti, siccome emersi dall'istruttoria, in Verbale PP V.
__________, 25 luglio 2003, p. 2; Istanza di proroga 12 agosto 2003, p. 23/24).
Inoltre, la persona che ha poi effettivamente accompagnato __________ in
Ticino, e risulta essere l'autore materiale dell'uccisione di __________,
sarebbe stata segnalata e inviata in Germania da __________ e __________ (Rapporto
d'arresto, p. 3 e 4). 

 

Per completezza e correttezza di esposizione, si
precisa che __________ non nega di aver in qualche modo organizzato, e
partecipato, all'incontro di __________, di aver mantenuto (in concreto tramite
il padre, prevalentemente) dei contatti con __________, rispettivamente di aver
fatto da tramite per la trasmissione delle generalità, la ricezione degli
inviti e la loro consegna agli altri quattro presenti a __________ (cfr.
Verbale GIAR 28.02.2003 p. 6/7, doc. _ inc. GIAR __________). Afferma però che
il tutto era finalizzato al recarsi in Germania per un'attività di guardia del
corpo e che mai si è parlato di vendette contro doganieri svizzeri (cfr., per
tutti, verbale GIAR 28 febbraio 2003, p. 7 e seguenti)."

(sentenza 26 agosto 2003)

 

 

 

 

 

 

B.

 

Con
la decisione del 26 agosto 2003, il carcere preventivo cui era astretto
__________ (che veniva a scadere il 27 agosto 2003) è stato prorogato sino al
30 settembre 2003, compreso, ritenuti gravi indizi di colpevolezza, pericolo di
fuga e rispetto del principio di proporzionalità.

Su
questi elementi, così ci si era espressi:

 

"

3.

a)

Come già intuibile dai considerandi sui fatti, in
concreto gli indizi (oggettivi) di reato emersi dall'inchiesta nei confronti di
__________ sono quelli elencati dal Procuratore pubblico alle pagine 25 e 26
dell'Istanza di proroga, segnatamente:

 

-     organizzazione e partecipazione all'incontro di
__________ tra __________ e quattro altri 

      cittadini moldavi (__________) nel giugno 2002;

-     mantenimento dei contatti tra __________ ed i
quattro altri moldavi durante il periodo successivo ed anche ai fini di       trasmettere
le generalità per la preparazione degli "inviti" a recarsi in
Germania;

-     ritirato e fatto consegnare ai quattro moldavi
gli "inviti" trasmessi da __________;

-     partecipato ad ulteriori incontri con __________
in Romania nel novembre 2002;

 

si veda pure quanto comunicato dal Procuratore pubblico
a __________, nel verbale 25 luglio 2003 (VI _).

b)

Queste circostanze, la cui esistenza non è contestata neppure
dall'accusato, sono, dal profilo oggettivo, indizi concreti dell'esistenza
(rispettivamente della commissione) di atti preparatori punibili ex art. 260
bis CP. Va ricordato che gli atti preparatori costituiscono il passo intermedio
tra il semplice parlato ed il passo decisivo che conduce all'inizio del
tentativo (DTF 117 IV 384), che deve trattarsi di un comportamento esteriore
constatabile che esprima intenzione di proseguire nell'azione, un comportamento
inerente disposizioni (atti) concrete d'ordine tecnico o organizzativo (quali
il procurarsi documenti o "… auch das Beschaffen von Informationen":
Trechsel, Kurzkommentar, no. 2 ad art. 260 bis CP) conformi ad un piano (cioè
che abbiano un legame logico tra loro, senza che sia necessario che il piano
stesso sia già chiaramente definito: DTF 111 IV 155; Trechsel, no. 3 ad 260
bis). Inoltre, per la consumazione del reato non è necessario che si sia già
materialmente in condizione (sempre dal profilo oggettivo) di passare all'atto,
rispettivamente che tutti gli atti preparatori previsti siano stati portati a
compimento (DTF 111 IV 155). Ritenuto, inoltre, che la cifra 2 della norma in
questione è applicabile solo se la rinuncia risulta da una autonoma motivazione
interna (DTF 118 IV 366).

c)

La conclusione di cui sopra, per divenire definitiva
nell'ambito delle competenze di questo giudice (limitate a verosimiglianza e
senza pregiudizio per il merito), necessita della presenza d'indizi anche per
quanto concerne l'aspetto soggettivo (l'intenzione, che concerne sia gli atti
preparatori che il reato progettato), a maggior ragione nella fase conclusiva
delle indagini. Come detto, __________ nega di aver mai saputo che gli
incontri, il reclutamento di altri quattro cittadini moldavi, il mantenimento
dei contatti e le procedure per l'ottenimento degli "inviti" e dei
visti, avessero quale obiettivo la spedizione punitiva nei confronti delle tre
guardie di confine svizzere. Tuttavia, e ancora una volta senza pregiudizio per
il merito, indizi che vanno in senso contrario alle sue dichiarazioni esistono
e sono sufficienti (per la presente decisione).

__________, in merito allo scopo ed al contenuto
dell'incontro di __________, afferma in modo abbastanza esplicito di aver
parlato della sua intenzione di vendetta nei confronti dei tre doganieri, di
aver promesso 2'000.- EUR per ogni persona che avrebbe partecipato alla
"spedizione", di aver richiesto a __________ e __________ di
occuparsi dei visti per la Germania perché da lì si sarebbe poi partiti alla
volta della Svizzera (Verbale __________ 26.06.2003). Anche a prescindere dal
determinare se tali affermazioni  possano essere corroborate da quelle di
__________ (che non ha partecipato personalmente all'incontro di __________, ma
afferma di aver sentito "personalmente" __________, padre del
qui accusato, dire al marito che gli avrebbe trovato le persone giuste per la
sua vendetta, persone "brave nel tagliare" - Verbale PP
__________, 4.04.2003 e 12 giugno 2003), va comunque considerato che più
elementi concorrono ad indicare che colui che ha effettivamente accompagnato in
Svizzera __________ (__________) é stato messo in contatto con quest'ultimo
dalle stesse persone presenti all'incontro di __________ (__________e
__________), persone con le quali __________ (e __________) é rimasto in
contatto anche durante il viaggio in Ticino il 3 dicembre (si vedano le
dichiarazioni ed i collegamenti telefonici riassunti in Verbale PP __________
16 giugno 2003 e verbali __________ 17 dicembre 2002 e 21 gennaio 2003). Quanto
sopra supporta le affermazioni di __________ circa il contenuto della
discussione avvenuta a __________ in presenza dei __________. Analogamente, il
fatto che __________ sia partito per la Svizzera subito dopo l'arrivo di
__________, preparandosi a tale viaggio già nei giorni precedenti, permette di
pensare che chi doveva recarsi in Germania (quindi anche i __________ e gli
altri quattro moldavi incontrati a __________, sebbene poi impediti alla
trasferta dalle difficoltà incontrate nell'ottenere il visto, rispettivamente
per passare il primo confine -  cfr. per __________ e __________, cfr. AI _)
fosse informato del reale scopo della trasferta senza dover attendere che le
reali finalità della stessa gli venissero indicate dopo l'arrivo in quel paese
(con il conseguente rischio, per __________, di una non accettazione del
cambiamento). Pur non potendosi escludere categoricamente altre possibilità, i
fatti e le circostanze sopra descritte indiziano in modo concreto, e
sufficiente anche a questo stadio finale dell'istruttoria, la presenza
dell'aspetto soggettivo del reato di cui all'art. 260 bis CP, così come
contenuto nell'ordine d'arresto.

d)

Indizi (ancorché non granitici) sono pure presenti in
relazione alla conoscenza dell'infrazione progettata, e verso la quale tendono
gli atti preparatori. Sebbene lo stesso __________ nei suoi verbali resi in
Romania (in particolare quelli del 17 dicembre 2002 e 21 gennaio 2003) afferma,
sostanzialmente che l'intenzione non fosse quella di uccidere, alcune
dichiarazioni della moglie (8.12.2002) e le annotazioni trovate a casa sua
(cfr. Rapporto di polizia 24 dicembre 2002, AI _) vanno in senso contrario,
perlomeno per quella che poteva essere l'intenzione di reato (progettato) al
momento degli incontri in Romania e successivi contatti per concretizzare la
trasferta in Germania di 6 persone. Se non quali veri e propri indizi,
perlomeno quali elementi circostanziali, il numero di persone coinvolte,
l'entità della trasferta, i preparativi messi in opera già prima dell'arrivo
dei moldavi, rispettivamente di __________ (per es. noleggio vettura il 23/25
novembre 2002 - cfr. verbali 17 dicembre 2002 e 21 dicembre 2002), i costi
dell'operazione (e non da ultimo la fuga programmata per tutta la famiglia -
cfr. Verbale PP __________ 22 maggio 2003 p. 3) rendono plausibile che il reato
progettato non si limitasse ad una semplice "lezione" tramite
pestaggio (con il non indifferente problema di intervenire con precisa
contemporaneità presso tutti e tre, onde evitare l'allarme).

e)

Di contro, non emergono (e neppure sono indicati dal
magistrato inquirente) elementi indizianti di particolare concretezza, per il
reato di cui all'art. 260 ter. In buona sostanza, l'ipotesi (anche se non
peregrina) non è sostenuta da indizi concreti per quanto concerne la struttura
durevole e gerarchizzata con ripartizione dei compiti e comportamento
sistematico per rapporto alle finalità dell'organizzazione (Basler Kommentar,
no. 6 ad 260 ter).

La conoscenza di persone pronte a "tagliare"
o il fatto che __________ parli, in uno dei suoi verbali,
dell'"organizzazione dei __________ " (Verbale __________ 2 luglio
2003), non è sufficiente.

 

4.

a)

Come detto, in data 25 luglio 2003, le ipotesi d'accusa
sono state estese a tutta una serie di ipotesi di complicità in reati consumati,
rispettivamente tentati o mancati. Ritenuto che in materia di estradizione vige
il principio della specialità (art. 14 LFEstr., RS 0.353.1), il Procuratore
pubblico ha segnalato di aver richiesto alle autorità rumene l'estensione
dell'estradizione (AI 150), ritenendo però che ciò non sia strettamente
necessario trattandosi di modifica della qualifica giuridica sulla base degli
stessi fatti (verosimilmente con riferimento all'art. 14 cifra 3, che prevede
comunque la doppia punibilità). Con scritto del 22 agosto 2003, il Ministero
della Giustizia rumeno ha comunicato che la domanda di estensione è stata
accordata dalla Corte d'appello di __________ con sentenza del 18 agosto 2003,
non ancora cresciuta in giudicato. Appare pertanto verosimile che l'estensione
a tutte le altre ipotesi di reato menzionate nel già citato verbale del 25
luglio 2003 che la questione (procedurale: cfr. per analogia DTF 117 IV 222) si
risolva a breve, senza dover determinare se tutte le ipotesi oggetto di
estensione (peraltro non contestate dalla difesa ex art. 191 CPP) costituiscano
una semplice modifica della qualifica giuridica dei fatti menzionati
nell'ordine d'arresto che è servito alla richiesta di estradizione stessa (si
veda, per esempio, l'assenza di ogni e qualsiasi riferimento all'amica della
vittima, legata e imbavagliata).

D'altro canto, e per le finalità del presente giudizio,
non è necessario verificare se gli indizi di reato siano dati (e sufficienti)
per ogni ipotesi formulata dal magistrato inquirente. Basta che quelli
riscontrati permettano di determinarsi anche sulla proporzionalità della
detenzione cautelare. Questo non solo per evitare di pregiudicare, in qualche
modo, le competenze del giudice del merito e, ancora prima, quelle del
magistrato inquirente al momento della decisione di (eventuale) rinvio a
giudizio, ma anche per rispettare il ruolo procedurale di questo giudice che
non è quello di effettuare accertamenti sui fatti (in particolare laddove molto
dipende dalla determinazione degli elementi soggettivi) e sussumerli ad una
delle numerose norme di cui alla promozione ed estensione dell'accusa, bensì
quello di verificare, per un'ipotesi di reato indicata, se gli indizi che
emergono dall'istruttoria sono sufficienti.

b)

A titolo abbondanziale, si rileva comunque che, di
principio, quando il reato progettato è portato a compimento o tentato (in
senso tecnico), non vi è più spazio per l'applicazione dell'art. 260 bis (salvo
in caso di concorso - atti preparatori plurimi o reati progettati plurimi),
trattandosi di norma sussidiaria (Basler Kommentar, n. 18 ad art. 260 bis).
Questo vale per l'autore e il correo, ma anche per il complice la cui
assistenza è punibile già se il reato è tentato. La punibilità è data anche se
(il complice) favorisce solo una parte dell'agire altrui, non è a conoscenza di
tutti i dettagli del reato che si intende compiere o, spontaneamente, rinuncia
"à tenir son ròle jusqu'au bout" (P. Graven, L'infraction
pénale punissable, p. 301; DTF 108 Ib 301).

Per quanto concerne il caso specifico, si rileva che se
fornire un'arma (anche altrimenti reperibile), favorire gli incontri tra
persone ai fini della commissione di un reato mettendo a loro disposizione il
luogo dell'incontro o fornire l'indirizzo per un aborto, costituiscono atti di
assistenza (DTF 108 Ib 301; REP 1986 p. 321; DTF IV 7 78) causali
all'infrazione (nel senso di una "Förderungskausalität": DTF 121 IV
109), lo possono ben essere anche il mettersi a disposizione quali (possibili)
correi, procurarne altri (è __________ che ha contattato __________: Verbale
Giar 28.02.2003, p. 7), favorire il reciproco incontro ed operare per
organizzare/permettere la trasferta (avvicinamento) verso il luogo dove si
dovrebbe compiere il reato.

Quanto all'aspetto soggettivo, e ricordato che basta il
dolo eventuale (DTF 121 IV 109), è sufficiente che il complice sappia che
presta assistenza per un reato determinato, senza che sia necessario conoscerne
i dettagli concreti (S. Trechsel, Kurzkommentar, n. 9 ad art. 25). In tal senso
non si può che ribadire quanto detto ai considerandi 3 c. e 3 d. della
presente, in merito all'assassinio/omicidio delle guardie di confine, senza
necessità di determinarsi in questa sede (anche perché si scivolerebbe troppo
nel campo delle deduzione e/o della requisitoria) su tutte le altre possibilità
che l'accusato avrebbe "preso in considerazione" (Istanza, p.
25). 

 

5.

Riconosciuti i gravi indizi di reato, occorre
determinare se è pure (e ancora) presente una delle altre condizioni che
permettono il mantenimento (rispettivamente la proroga) della carcerazione
preventiva. 

Il magistrato inquirente fa valere il pericolo di fuga.

A mente di questo giudice tale pericolo è dato e
concreto. __________ è cittadino straniero residente all'estero e non ha legami
di alcun tipo con il territorio elvetico. Egli è confrontato con imputazioni
gravi per i quali è prevista la reclusione (e ciò vale già per l'ipotesi di
atti preparatori). Non va inoltre dimenticato, per il reato di atti
preparatori, che sebbene questi costituiscano un'infrazione indipendente,
l'eventuale colpa dell'autore non può essere totalmente scissa dalla gravità
del reato progettato (G. Strantenwerth, Schweizerisches Strafrecht, 5. Auflage,
p. 195). Pertanto, l'accusato rischia (a maggior ragione se dovesse trovar conferma
l'ipotesi di complicità) concretamente, di vedersi confrontato con una pena di
una certa gravità, magari da espiare, circostanza che deve essere considerata
nella valutazione del rischio di fuga (DTF 106 Ia 407). Tutto quanto sopra
impone di concludere che le conseguenze di una "fuga" possono
apparirgli quale male minore per rapporto a quello derivante da ulteriore
carcerazione (DTF 12 agosto 1981 in re C.).

La stessa difesa non contesta gli elementi oggettivi
che possono far concludere ad esistenza di concreto pericolo di fuga, sostiene
che la sua invocazione è contraria al principio di proporzionalità. 

 

6.

La proporzionalità di una carcerazione deve essere
analizzata da angolature diverse. Da un lato occorre mettere in relazione la
durata del carcere preventivo con la gravità (e complessità) della fattispecie
(tenuto conto delle sue eventuali ramificazioni - anche internazionali -, ecc.)
con la pena presumibile, dall'altro occorre anche verificare il rispetto del
principio di celerità (SJ 1981 p. 383 e citazioni; art. 102 CPP).

Nel caso concreto, il carcere preventivo sofferto (poco
meno di 6 mesi in Svizzera e poco meno di 3 in Romania a fini estradizionali) è
ancora rispettoso del principio di proporzionalità, tenuto conto della gravità
dei reati imputati, e lo sarebbe ancora, a mente di questo giudice, se la
detenzione fosse prorogata di qualche mese. 

Nell'istanza del 12 agosto 2003 si afferma a chiare
lettere che l'istruttoria è conclusa e solo è necessario disporre del tempo per
espletare le formalità di chiusura (Istanza, p. 26). Tuttavia, non è (ancora)
stato effettuato formalmente il deposito degli atti in quanto si attende il
Rapporto di Polizia Giudiziaria, sollecitato il 31 luglio 2003 (AI _).

E' già stato detto, sebbene in ambito non completamente
analogo (cioé in sede di valutazione delle necessità istruttorie per il
mantenimento della carcerazione) dell'irrilevanza dell'attesa del Rapporto di
polizia giudiziaria (GIAR 2 maggio 2002 in re P., inc. __________). Occorre qui
ribadire che se l'inchiesta è conclusa (il che significa che tutti gli elementi
sono stati raccolti e prospettati, tutti gli atti d'indagine esperiti) non è
ammissibile protrarre la carcerazione nell'attesa (qui prospettata in un mese
circa - cfr. Istanza p. 26) del Rapporto di polizia giudiziaria, a maggior
ragione quando lo stesso non dovrebbe contenere alcun elemento nuovo da
prospettare (rispettivamente quando gli elementi raccolti dalla polizia per
delega, sono già agli atti in altra forma - cfr. AI 170). Ne consegue che tale
attesa può violare il principio di celerità e, nel caso in esame, impone di
limitare la proroga richiesta a poco più di un mese (e fino al giorno 30
settembre 2003), tempo sufficiente per espletare le formalità di chiusura."

(sentenza 26 agosto 2003)

 

 

C.

 

Mediante
l'istanza qui in discussione, il magistrato inquirente chiede un'ulteriore
proroga del carcere preventivo sino al 15 novembre 2003, compreso. A motivo
della richiesta, dopo aver richiamato fatti e diritto contenuti nella decisione
di questo giudice del 26 agosto 2003, indica il fatto che entro il termine di
scadenza deposito degli atti ex art. 196 CPP (15 settembre 2003) __________ ha
chiesto la proroga di tale termine e, prudenzialmente, alcuni complementi
istruttori. Le richieste sono (tutte) state respinte con decisione del 18
settembre 2003 (all. 6 all'Istanza di proroga, in doc. _ inc. GIAR __________).

Al
fine di permettere la crescita in giudicato delle decisioni in questione e/o,
se del caso, di attendere la decisione di questo giudice sul (eventuale)
reclamo, il Procuratore pubblico chiede ulteriore proroga del carcere
preventivo non potendo procedere alle formalità di chiusura entro il 30
settembre 2003.

 

 

D.

 

La
difesa, con osservazioni del 24/25 settembre 2003, si limita a precisare che
non si oppone alla proroga nella misura in cui i complementi richiesti vengano
accolti (foss'anche da questo giudice vista la decisione negativa del
magistrato inquirente, già impugnata - inc. GIAR __________). Si oppone,
invece, ad una proroga non connessa con l'accoglimento dei complementi di
prova. 

 

 

 

 

Delle
altre considerazioni e argomentazioni delle parti si dirà, se necessario nei
considerandi che seguono.

 

 

 

 

Considerato

 

 

 

in diritto

 

 

 

1.

 

L'istanza,
presentata prima del termine di scadenza tecnica della detenzione preventiva
subita in Svizzera (REP 1986 p. 161) e con tempi che hanno permesso il rispetto
del diritto di essere sentito dell'accusato, è ricevibile.

 

 

2.

 

I principi che reggono la materia, pur se noti alle
parti, vengono qui riproposti:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33
scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo
evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in
libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo
a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato
gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel
contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al
pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare
ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag.
32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L'eccezione della cautelare privazione della libertà
personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto
cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di
quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel
solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior
rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della
libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag.
416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi
penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc.
__________) 

 

 

 

3.

 

a)

Nel
caso in esame, è pacifico che per quanto concerne l'esistenza di gravi e
sufficienti indizi di colpevolezza, nonché di un concreto pericolo di fuga,
vale ancora quanto detto nella decisione del 26 agosto 2003 (in particolare ai
cons. 3, 4 e 5) e qui ripreso nei considerandi sui fatti (cons. B.).

L'unica
condizione soggetta ad ulteriore ed attuale verifica è quella della
proporzionalità intesa nel senso del rapporto tra gravità degli indizi, pena
previsibile, durata della carcerazione preventiva (giustificazione della
durata), ma anche nel senso del rispetto del principio di celerità
(giustificazione nel principio), come è già stato detto nella decisione del 26
agosto 2003 (GIAR __________, cons. 6).

 

b)

Il
Procuratore pubblico non può procedere alle formalità di chiusura senza aver
prima deciso in merito alle richieste di complemento istruttorio,
rispettivamente aver evaso quelli eventualmente ammessi. La decisione di
chiusura sarebbe nulla così come l'eventuale rinvio a giudizio o abbandono che
ne discende (REP 1997 n. 106).

Di
regola, in situazioni nelle quali sono presenti le condizioni di legge a
giustificazione del carcere preventivo (gravi indizi di reato e pericolo di
fuga nel caso specifico), l'accusato può essere chiamato ad assumersi le
conseguenze del suo atteggiamento processuale anche qualora questo consista
nell'esercizio di un diritto come quello di formulare richieste di assunzione
di prove al termine del deposito atti e ciò indipendentemente dal fatto che le
richieste vengano o meno accolte (sentenze 21 febbraio 2001/GIAR __________ e
19 aprile 1999/GIAR __________ cons. 4 d.). Questo, ovviamente, se non ne
risulta violato il principio di proporzionalità. 

 

c)

Una
richiesta di proroga del carcere preventivo per far fronte ad una domanda di
complemento istruttorio potrebbe risultare lesiva del principio di
proporzionalità, nel senso dell'obbligo di celerità, qualora la prova richiesta
fosse manifestamente da assumere già nella fase predibattimentale, poteva
esserlo già in fase precedente, l'assunzione è stata richiesta prima del
deposito atti e non decisa. Nella presente fattispecie ciò non sembra essere il
caso. __________ non fa valere ritardi ingiustificati né per ciò che concerne
la possibilità di assunzione delle prove (ora) richieste, né per i tempi con i
quali gli è stata offerta la possibilità di proporle (l'accesso agli atti
risulta avvenuto prima di quanto egli indica e, comunque, la prova più
problematica richiesta - contraddittorio con __________ - poteva
tranquillamente essere dedotta dalla partecipazione agli interrogatori).
Inoltre, lo stesso accusato segnala, già nell'istanza di proroga del termine
per il deposito degli atti e complementi istruttori, disponibilità per una
"speculare proroga del carcere preventivo" (all. 1 all'Istanza
di proroga, doc. _ inc. GIAR __________).

Per
quanto concerne il rispetto del menzionato principio, inteso come rapporto tra
il carcere preventivo sofferto (e eventualmente da soffrire) e la pena
presumibile (nonché la gravità degli indizi di reato) non c'è motivo di
scostarsi da quanto affermato poco più di un mese fa, tenuto conto di tutte le
circostanze concrete del caso così come riportate nei considerandi sui fatti, e
cioé:

 

"   

Nel caso concreto, il carcere preventivo sofferto (poco
meno di 6 mesi in Svizzera e poco meno di 3 in Romania a fini estradizionali) è
ancora rispettoso del principio di proporzionalità, tenuto conto della gravità
dei reati imputati, e lo sarebbe ancora, a mente di questo giudice, se la
detenzione fosse prorogata di qualche mese."

(sentenza 26 agosto 2003, GIAR __________)

 

 

 

4.

 

In
conclusione, essendo presenti gravi indizi di reato (in relazione ad ipotesi di
reato di indubbia gravità) e concreto pericolo di fuga, la proroga richiesta
(fino al 15 novembre), sostanzialmente per permettere la chiusura
dell'istruttoria, previa evasione delle istanze presentate in sede di deposito
degli atti, appare pure rispettosa del principio di proporzionalità. Non
potendosi prevedere se vi sarà ricorso (e a maggior ragione quale sarà
l'eventuale esito) sulle decisioni del magistrato inquirente di cui si è detto
(18 settembre 2003), appare prudente accogliere integralmente la richiesta,
fermo restando l'obbligo di procedere indilatamente a chiusura dell'istruttoria
non appena saranno realizzate le condizioni che la consentono.

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

viste
le norme applicabili, in particolare gli artt. 260 bis (in relazione con l'art.
112 CP) e 260 ter CP, artt. 111, 112, 122, 183, 184, in relazione con 25,
rispettivamente 21 e 22  CP, nonché 134 CP e 260 bis (in relazione con 111,
183, 122 CP), artt. 95 ss., 102, 103, 279 ss., 284 CPP,

 

 

 

decide

 

 

 

1.     L'istanza è integralmente accolta, il carcere preventivo cui è
astretto __________ è prorogato sino al giorno 15 novembre 2003,
compreso.

 

 

2.     Non si prelevano tasse e spese.

 

 

3.     Contro la presente è dato reclamo alla CRP entro
10 giorni dall'intimazione.

 

 

4.     Intimazione:

         -    PP __________

(con copia delle osservazioni 24/25 settembre 2003
della difesa e con inc. MP __________/2003 di ritorno);

         -    avv. __________, per sé e
per __________;

         -    Direzione
PCT, Lugano-Cadro (per conoscenza);

         -    SEPEM,
Taverne-Torricella (per conoscenza). 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
__________