# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f6e65f4d-5229-5f48-a7cd-ed4b57261614
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-02-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 15.02.2021 14.2020.110
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2020-110_2021-02-15.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2020.110

  	
  Lugano

  15 febbraio 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nella causa __________ (rigetto provvisorio
dell’opposizione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa
con istanza 25 giugno 2019 dalla 

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinata dall’__________ PA 1, )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata dall’__________ PA
  2, )

   

  
	 
	
   

  	
   

  	 

					

giudicando sul reclamo del 30 luglio 2020 presentato dalla RE 1 contro
la decisione emessa il 14 luglio 2020 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Con contratto di fornitura dell’8 settembre 2009, la RE 1 (in
seguito: RE 1) si è impegnata nei confronti
della CO 1 a “fornire instal­lati”
presso l’Hotel __________ di __________ “arredi ed accessori camere, suites, corridoi
ed aree comuni” per il
prezzo di fr. 5'100'000.–.
Il 10 marzo 2011 le parti hanno firmato un emendamento
comportante un aumento del prezzo a fr. 5'250'000.–.

 

                                  B.   Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 1° aprile 2019 dal­l’Ufficio d’esecuzione
di Lugano, la RE 1 ha escusso la CO 1 per l’incasso di fr. 437'450.76
oltre agli interessi del 5% dall’8 gennaio 2015, indicando quale causa del
credito il “Contratto di
fornitura __________ dell’08.09.2009 e successivi emendamenti del 13.03.2011 e 27.01.2012 (Fatture __________ e __________ e da __________ a __________)”.

 

                                  C.   Avendo
la CO 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 25 giugno
2019 la RE 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 5, limitando la propria pretesa a fr. 236'435.45 oltre
agli interessi del 5% dal 1° gennaio 2015. All’udienza di discussione tenutasi
il 7 ottobre 2019, l’istante ha confermato la sua domanda, mentre la convenuta
vi si è opposta producendo un allegato di risposta scritta che è stato integrato
nel verbale d’udienza. Con replica e duplica orali le parti si sono
riconfermate nelle rispettive posizioni contrastanti.

 

                                  D.   Statuendo con decisione del 14 luglio 2020, il Pretore ha respinto l’istanza,
ponendo a carico dell’istante le spese processuali di fr. 200.– e un’indennità
di fr. 1'200.– a favore della convenuta.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa
Camera con un reclamo del 30 luglio 2020 per ottenerne l’annullamento e l’accoglimento dell’istanza, protestate
spese e ripetibili. Nelle sue osservazioni dell’8 settembre 2020, la CO 1 ha
concluso per la reiezione del reclamo. Mediante replica e
duplica spontanee inoltrate rispettivamente il 21 settembre e il 2 ottobre
2020, le parti hanno ribadito le proprie domande.

 

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’oppo­­sizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera
di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1
LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

1.1    Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione
è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Visto che la notifica è avvenuta in concreto al patrocinatore della RE 1 il 21
luglio 2020 durante le ferie estive (art. 56 n. 2 LEF), il termine d’impugnazione,
iniziato a de-correre il primo giorno utile dopo le ferie (DTF 121 III 285 consid.
2/b con rif., 49 III 76), ossia lunedì 3
agosto, è scaduto giovedì 13 agosto 2020. Presentato il 31 luglio 2020 (data del timbro postale), il re­clamo
è dunque senz’altro tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
Nel caso in esame, diverse allegazioni della reclamante sono nuove e pertanto
inammissibili. Verranno indicate in occasione dell’esame delle singole censure.

 

                                   2.   In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il
riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura
documentale (Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in
esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo
la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e
vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto
provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata
quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato,
quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al
giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).

 

                                   3.   Respinta
l’eccezione d’incompetenza sollevata dalla convenuta, nella sentenza impugnata
il Pretore ha qualificato il contratto di fornitura dell’8 settembre 2009 come
un contratto di compravendita con elementi del contratto d’appalto, da
considerare, poiché è sottoscritto dall’escussa,
come un valido riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF per
il prezzo di fr. 5'100'000.– convenuto
dai contraenti. Alla medesima conclusione egli è giunto per il primo emendamento
stipulato dalle parti il 10 marzo 2011 (comportante un aumento del prezzo a fr. 5'250'000.–)
e per l’offerta di fr. 210'455.81 firmata dalla convenuta il 21 dicembre
2012. Egli non ha per contro attribuito la qualifica di titolo di rigetto né al
se-condo emendamento del 27 gennaio 2012 né all’offerta del 26 marzo 2013 in
quanto privi della firma della CO 1. Per quanto concerne l’eccezione d’inadempimento
sollevata da quest’ultima – relativa in particolare a pretesi importanti
difetti delle docce installate dalla procedente in occasione della
ristrutturazione generale dell’albergo – il Pretore ha ritenuto tempestiva la
loro notifica, reputandoli anche precisamente documentati nella perizia a
futura memoria fatta allestire dalla
convenuta. Le inadempienze dell’istante essendo state sufficientemente
circostanziate, le incombeva, conformemente alla cosiddetta “Basler Praxis”, dimostrare
l’esecuzione dei lavori a regola d’arte. Al riguardo, il primo giudice ha
rilevato che l’istante si era però limitata a contestare l’esistenza di difetti
riconducibili al suo lavoro, onde la reiezione dell’istanza.

 

                                   4.   Nel reclamo la RE 1 contesta anzitutto l’accertamento
del Pretore secondo cui il secondo emendamento del 27 gennaio 2012 e l’offerta
del 26 marzo 2013 non sono sottoscritti dalla CO 1, poiché a suo dire il primo atto
reca la firma manoscritta su ciascuna pagina dell’allora presidente del consiglio
d’amministrazione dell’escussa, mentre il secondo è stato approvato dal
direttore dei lavori, come risulta dall’email del 13 maggio 2013 allegata all’offerta.
La censura è temeraria. Il secondo emendamento è infatti firmato (solo) dal
presidente della stessa reclamante, __________ (doc. E pag. 5), e le sigle
apposte su tutte le pagine sono anche sue, come risulta da un confronto con le
firme e le sigle presenti sul contratto di fornitura (doc. C) e sul primo
emendamento (doc. D). Quanto all’email del 13 maggio 2013 acclusa all’offerta
del 26 marzo 2013 (doc. J1), non vi figura alcuna firma manoscritta
e quindi non può in alcun modo fungere da riconoscimento di debito nel senso
dell’art. 82 cpv. 1 LEF.

 

                                   5.   Quale
secondo motivo d’impugnazione la reclamante ricorda che il Tribunale federale
ha lasciato aperta la questione di sapere se la “Basler Praxis” citata dal
Pretore si applica, oltre al caso d’ina­­dempimento
della prestazione dell’istante, anche all’ipotesi di esecuzione difettosa della stessa. Ora, essa sostiene,
l’eccezione d’i­­n­adempimento sollevata dalla convenuta si riferisce a
un “difetto occulto” di una prestazione da lei già accettata e non a un’“inese­­cuzione totale o parziale” nel senso stretto del termine.

 

                                5.1   In
prima sede l’escussa ha eccepito la difettosità dei bagni delle camere dell’albergo,
affermando in particolare che dai piatti doccia si sono verificate importanti
perdite d’acqua – subito notificate all’istante – che
hanno anche generato danni ai mobili e alle strutture murarie dell’albergo. La perizia da essa fatta allestire è giunta alla conclusione che un
rifacimento completo delle cabine risultava inevitabile. I costi di riparazione
direttamente assunti dalla CO 1 ammontano a fr. 273'441.– ed essa stima il
mancato guadagno e gli altri costi a fr. 77'000.–, ovvero in totale fr. 350'441.–
(osservazioni all’istanza, n. 24, 25
e 31, pagg. 9 seg.).

 

                                5.2   Ove
l’escusso abbia contestato in modo sufficientemente circostanziato, non
palesemente insostenibile e tempestivo la correttezza dell’adempimento delle
prestazioni dovutegli dall’escutente nell’ambito di un contratto bilaterale
(come il contratto d’appalto o di compravendita), incombe al procedente, in virtù
dell’art. 82 CO, dimostrare di avere adempiuto correttamente i propri obblighi
onde ottenere il rigetto provvisorio dell’opposizione all’esecuzione volta all’incasso
della propria pretesa (cosiddetta “Basler Praxis”: sentenze della CEF 14.2019.210
del 27 aprile 2020, consid. 6.1, 14.2018.102 del 7 marzo 2019, consid. 6,
14.2017.131 dell’11 agosto 2018, consid. 5.2/a e 14.2017.73 del 27 dicembre
2017, consid. 5.6/a, RtiD 2018 II 823 n. 42c; DTF 145 III 25 consid. 4.3.2 per
l’eccezione d’inadempimento).

 

                                5.3   Nella
sentenza appena citata (DTF 145 III 25 consid. 4.3.2), il Tribunale federale ha
fatto sua la “Basler Praxis” per quanto riguarda i casi d’inadempimento della
prestazione dovuta dall’istante nel quadro di un contratto bilaterale in cui l’escusso
non è tenuto a eseguire la propria prestazione in modo anticipato, mentre per
quanto attiene all’ipotesi dell’adempimento difettoso della prestazione del
creditore la questione risulta tuttora aperta nella giurisprudenza federale (sentenza
5A_1008/2014 del 1° giugno 2015 consid. 3.4.3, BlSchK 2016, 92). La CEF ha
invece già ammesso sostanzialmente l’applicabilità della “Basler Praxis” anche
alla seconda ipotesi, pur con diverse cautele, peraltro ricordate nel reclamo.
In particolare, la Camera ha precisato che se l’escusso ha inizialmente
accettato la prestazione senza riserve né condizioni, spetta a lui rendere
verosimili i difetti invocati in un secondo tempo (DTF 59 I 257), e che l’eccezione
di cattivo adempimento deve reputarsi abusiva se il difetto quantitativo o
qualitativo invocato è proporzionalmente insignificante rispetto alla
prestazione trattenuta dall’escusso (citata decisione 14.2017.73,
consid. 5.6/d).

 

                             5.3.1   Nel
caso specifico la reclamante allega che l’escussa avrebbe accettato i piatti
doccia, consegnati e installati “non
prima del 2012”, e avrebbe notificato i pretesi
difetti occulti solo nel 2014. La vaghezza di queste allegazioni non permette
di concludere che l’e­­scussa abbia accettato i piatti doccia, men che meno senza
riserve né condizioni (cfr. DTF 59 I 257). La nozione
stessa di difetti “occulti” pare del resto escludere un’accettazione incondizionata.
La questione può ad ogni modo rimanere irrisolta, poiché la reclamante non ha
sostenuto (e ancora meno dimostrato) che gli accertamenti del Pretore in merito
ai difetti, “che sono poi
stati anche riscontrati e precisamente documentati nella prova a futura memoria
fatta allestire dalla convenuta (doc. 11)”, siano
manifestamente errati (giusta l’art. 320 lett. b CPC). I difetti possono quindi
ritenersi verosimili nel senso dell’art. 82 cpv. 2 LEF, come si desume d’al­­tronde
dalla documentazione prodotta dall’escussa in prima sede – tra cui varie e-mails,
lettere, una perizia (doc. 11) e le fatture di riparazione e di sostituzione
(doc. 13) – che riguarda chiaramente i piatti doccia e le conseguenze che le
perdite d’acqua hanno causato ai mobili e agli spazi interni dell’albergo. Che
la perizia di parte non abbia di per sé valore di prova nulla muta poi al fatto
che nelle procedure sommarie le singole asserzioni del perito so­no di per sé
ammissibili quali indizi dell’esistenza dei fatti accertati (sentenza della CEF 14.2014.250 del 7 maggio 2015,
consid. 7.3/a, con numerosi rinvii), idonei, nella fattispecie, a
rendere verosimile l’esistenza dei difetti invocati
dall’escussa e la responsabilità del­l’i­­stante, cui incombeva la
fornitura e la posa dei piatti doccia (v. sotto consid. 5.3.2). La perizia
trova del resto riscontro nei verbali di cantiere annessi alla medesima, che
non sono contestati dalla RE 1.

 

                             5.3.2   La
reclamante sostiene invero, come risulterebbe dalla perizia, di essersi
limitata a fornire i piatti doccia, i quali sono stati in seguito installati
dalle ditte __________ e __________. Sennonché le opere riguardanti i bagni – e
quindi anche le docce – rientravano tra gli arredi che la RE 1 era tenuta a
fornire “installati”, come si evince sia dall’allegato annesso al contratto di fornitura
(doc. C, pag. 2 ad 1 e allegato 1 pag. 4) sia da quello accluso al primo
emendamento (doc. D, pag. 2 ad 1, allegato). Rispondeva anche dei lavori da lei
eventualmente subappaltati (art. 101 CO). Che il contratto sia sta­to
modificato e l’incarico dato alle ditte __________ e __________ direttamente
dalla CO 1 non risulta dagli atti. Le allegazioni fatte dalla reclamante nella
replica spontanea del 21 settembre 2020 (pag. 4 ad 4) sono nuove e comunque
tardive, ossia doppiamente irricevibili (sopra consid. 1.2 e DTF 144 III 119 consid. 2.3), per tacere del fatto che la
perizia ipotizza proprio il subappalto delle opere di posa dei piatti docce
(doc. 11 pag. 16).

 

                             5.3.3   La
reclamante contesta anche la quantificazione del danno, stimato in fr. 350'441.–
dalla convenuta (doc. 13), ma si limita a bollarla come “mera allegazione di parte, senza alcun valore
probatorio” (reclamo ad 11). In realtà si tratta di
fatture allestite da terzi, relative al rifacimento completo delle cabine
doccia, che la perizia ha qualificato come inevitabile (sopra consid. 5.1), con
le quali la reclamante non si confronta, se non alludendo a “migliorie derivanti da scelte della
committente” senz’alcuna specificazione. Troppo poco
per rimettere in discussione la sentenza impugnata.

 

                             5.3.4   Secondo
la reclamante i difetti invocati dall’escussa sono insignificanti rispetto sia
alla prestazione da lei trattenuta sia alla prestazione
globale. Sennonché l’istanza verte su fr. 236'435.45, mentre il danno
fatto valere dalla convenuta ammonta a fr. 350'441.–. La contestazione
generica della reclamante non permette di far apparire il danno come “insignificante”
rispetto alla somma in discussione.

 

                                   6.   La
reclamante censura inoltre la tempestività della segnalazione dei difetti nei
piatti doccia. Secondo lei alla prima email del 6 febbraio 2014 non si può
attribuire alcuna portata giuridica, poiché è stata trasmessa dalla direzione
lavori – il cui potere d’impegnare l’escussa è stato da quest’ultima contestato
in prima sede – e la RE 1 non vi figura tra i destinatari. La prima notifica formalmente valida è a suo dire avvenuta con la
lettera del 12 ago­sto 2014 ed è quindi tardiva, poiché trasmessa sette mesi
dopo la scoperta dei pretesi difetti, i quali peraltro riguardano solo una
minima parte (12 camere) della merce fornita.

 

                                6.1   In
prima sede, la reclamante non ha eccepito la tardività della segnalazione dei
difetti nella sua replica. Ora, le eccezioni dell’e­­scusso vanno proposte
“immediatamente” (art. 82 cpv. 2 LEF; sentenza della CEF 14.2017.225 del 21
giugno 2018, RtiD 2019 I 635 n. 62c consid. 7.2). Per parità di trattamento e
delle armi, ciò deve valere anche per le (contro) eccezioni dell’escutente. La
censura è pertanto irricevibile.

 

                                6.2   Comunque
sia, contrariamente a quanto sostiene la reclamante, l’architetto incaricato
dal committente di seguire i lavori è senz’al­­tro autorizzato – nei limiti del
suo mandato (art. 396 cpv. 2 CO) e salvo diversa disposizione del mandante – a
notificare i difetti al­l’appaltatore o al
suo rappresentante (Peter
Gauch, Der Werkvertrag, 6a
ed. 2019, n. 2127a e 2145). L’arch. __________
della direzione lavori era pertanto legittimato a segnalare i difetti
riscontrati pres­so i bagni dell’albergo (doc. 5), o perlomeno la reclamante
non rende verosimile che non fosse il caso. Come
puntualizzato dal­l’escussa nelle osservazioni al reclamo, l’affermazione da
essa fatta davanti al primo giudice, con cui ha “contestato che la direzio­ne lavori potesse impegnar[la]”, era riferita alla sottoscrizione del­l’offerta del 26 marzo 2013 (doc. J1) e non anche alla facoltà di
notificare i difetti riscontrati nello svolgimento dei compiti di sua
spettanza. A prescindere dalla sua inammissibilità, la censura si rivela quindi
senza pregio.

 

                                6.3   Anche nel merito non risulterebbe di maggior
successo l’osserva­­zione secondo cui l’email del 6 febbraio 2014 non è
stata indirizzata alla RE 1. Nella replica spontanea (pag.
5 ad 8.2-8.3) essa ha infatti ammesso che due dei destinatari (__________ e __________) sono dipendenti suoi.
Ch’essi fossero coinvolti nei lavori di ristrutturazione si evince sia dai
verbali di cantiere annessi alla perizia (doc. 11, allegato E F), sia dall’offerta
del 26 marzo 2013 (doc. J1). Il Pretore ha pertanto correttamente
accertato che la notifica del 6 febbraio 2014 è
valida e tempestiva (come i successivi scritti del 12, 20 e 25 agosto 2014), la
ristrutturazione generale dell’albergo essendo terminata – a detta dell’e­­scussa senza essere contraddetta dall’istante
– proprio quel­l’anno (osservazioni all’istanza pag. 8 ad 24).

 

                                   7.   Sostenendo che le incombeva solo la fornitura della merce e non anche
la posa, la reclamante ritiene che alle pretese dell’escussa sia applicabile il
termine di garanzia per difetti di un anno previsto dal contratto di
compravendita, che nella fattispecie risulta però da tempo prescritto. Anch’essa
costituisce un’eccezione sollevata per la prima volta con il reclamo, da
considerarsi inammissibile (sopra consid. 6.1). Già si è detto, ad ogni modo,
dell’inverosimi­­glianza della tesi secondo cui la reclamante non risponderebbe
della posa dei piatti doccia (sopra consid. 5.3.2).

 

                                   8.   La
reclamante allega infine che il rifacimento di tutti i bagni ordinato dalla CO
1 senza prima procedere all’alle­­stimento di una prova a futura memoria le
avrebbe tolto la possibilità di dimostrare la correttezza della fornitura e del
lavoro svolto. L’insorgente dimentica tuttavia che il rapporto peritale le è
stato notificato già il 4 febbraio 2015 (duplica in prima sede e doc. 12),
sicché la sua allegazione risulta senza fondamento.

 

                                   9.   In
definitiva, il reclamo va pertanto respinto e la sentenza impugnata confermata.
L’odierno pronunciato non priva ad ogni modo la reclamante del diritto di
sottoporre il litigio al giudice ordinario (sopra consid. 2).

 

                                10.   La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le
ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2
RTar (RL 178.310) per il rinvio dell’art.
96 CPC, seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC).

 

                                11.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 236'435.45,
supera senz’altro la soglia di fr. 30'000.– ai fini
dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 800.– relative al presente giudizio,
già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico. La RE 1 rifonderà alla
CO 1 fr. 3'000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –     ;

  –     .

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                            La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).