# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8784d82c-c0a9-596a-8880-f1efdf0315ac
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-01-05
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 05.01.2022 15.2021.108
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2021-108_2022-01-05.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2021.108

  	
  Lugano

  5 gennaio 2022

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cortese

  

 

 

statuendo nella composizione a
giudice unico (art. 48b LOG) sul ricorso 11 ottobre 2021 di

 

	
   

  	
   RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio d’esecuzione di Locarno,
o meglio contro il precetto esecutivo emesso il 30 settembre 2021
nell’esecuzione n. __________ promossa nei confronti della ricorrente da

 

	
   

  	
  PI 1, __________

   

  

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Con precetto esecutivo n. __________ emesso il 30
settembre 2021 dall’Ufficio d’esecuzione (UE) di Locarno, PI 1 ha escus­so
RI 1 per l’incasso di fr. 26'500.– oltre a interessi e spese indicando
quale causale: “Spese di
affitto del mio locale da ottobre 2020 a maggio 2021 per un totale di 8500 CHF.
Risarcimento per aver intrapreso una campagna diffamatoria sui social e sui
miei contatti privati causandomi danni psicologici. Indennizzo per un tota­le
di 14'000 CHF. Spese da me sostenute per le due canzoni “B__________" e “N__________"
registrate presso la Suisa sia dal sottoscritto che dalla Sig. ra RI 1 1500 CHF
registrazione presso la casa discografica __________ 1500 CHF per il video”. L’escussa ha interposto opposizione al precetto esecutivo il 7
ottobre 2021.

 

                                  B.   Con
ricorso dell’11 ottobre 2021, RI 1 chiede all’UE di accertare la nullità sia della
domanda d’esecuzione sia del precetto esecutivo e di procedere alle relative cancellazioni,
mentre in via “surrogata” postula che questa Camera abbia a ordinare la provvisoria cancellazione
del precetto esecutivo fino alla conclusione della procedura di ricorso.

 

                                  C.   Con
osservazioni del 2 dicembre 2021 l’UE conclude per la reiezione del ricorso,
mentre PI 1 è rimasto silente.

 

 

Considerato

 

in diritto:                 1.   Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino
la Camera esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 3 LPR) – entro dieci giorni dalla notifica del precetto
esecutivo impugnato, avvenuta il 7 ottobre 2021, il ricorso è in linea di
principio ricevibile (art. 17 LEF).

 

                                   2.   La
ricorrente sostiene che la procedura esecutiva intentata da PI 1 non ha nulla a
che vedere con pretese attinenti a reali diritti, ma è stata predisposta
unicamente a scopo ritorsivo dopo che il legale di lei gli aveva chiesto un
risarcimento danni per la violazione dei diritti d’autore circa la
pubblicazione su varie piattaforme web delle canzoni “B__________” e “N__________” senza
indicazione della co-paternità di lei. Ne vuole per prova la coincidenza
temporale tra, da una parte, la domanda d’esecuzione del 13 settembre 2021, e dall’altra la richiesta di
risarcimento del 4 settembre 2021, un messaggio dello stesso giorno in cui PI 1
l’accusa del furto di un microfono con asta e di un leggio, una denuncia penale
per calunnia e diffamazione da lui inoltrata l’8 settembre e una richiesta del
14 settembre di restituzione di materiale secondo lui rubato. La ricorrente
afferma d’altronde di non aver mai avuto un contratto di locazione con
l’escutente, che le avrebbe mes­so a disposizione un piccolo spazio in cui
impartirgli lezioni di canto e musica. A suo dire la scelta di registrare le
canzoni è di PI 1, come pure quella di realizzare i video, peraltro senza alcu­na
autorizzazione preventiva di lei. RI 1 considera pertanto che il comportamento
dell’escutente non merita alcuna protezione, poiché egli non ha alcuna prova di
quanto afferma e agisce in via ritorsiva e temeraria per cercare di
danneggiarla, forse in preda a quei “danni psicologici” ch’egli si auto
attribuisce nella domanda d’esecuzione.

 

                                   3.   La legge federale sulla esecuzione e sul fallimento
(LEF) permette l’inoltro di una procedura esecutiva senza che il procedente
abbia a dimostrare l’esistenza della propria pretesa. Un precetto esecutivo può
essere fatto spiccare contro chiunque, indipendentemen­te dalla reale esistenza
del credito (sentenza 5A.476/2008 del 7 agosto 2009 consid. 4.1; DTF 113 III 2
consid. 2/b; 125 III 149 consid. 2/a). Non spetta né all’ufficio d’esecuzione
né all’autorità di vigilanza di decidere sulla fondatezza della pretesa dedotta
in esecuzione (DTF 140 III 483 consid. 2.3.1). Tuttavia, è nulla l’ese­­cuzione manifestamente abusiva, ossia che persegue scopi che non hanno la
minima relazione con l’istituto dell’esecuzione, in specie per angariare deliberatamente l’escusso o per frivolezza (sentenza
5A.476/2008 precitata, consid. 4.2;
DTF 115 III 21, consid. 3/b; Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. I,
1999, n. 36 ad art. 8a LEF). L’ufficio d’esecuzione non può – e non deve
– sostituirsi al giudice, potendo intervenire solo in casi “del tutto
eccezionali”, senza facoltà d’indagare sull’origine del credito (DTF 115
III 21, consid. 3/b e 3/c) e neppure su presunti tentativi dell’escusso di
porre il proprio patrimonio al riparo di pignoramenti con atti revocabili
giusta gli art. 285 segg. LEF (sentenza del Tribunale federale 5A_471/2013 del
17 marzo 2014, consid. 3.2.2).

                                3.1   Per
il fatto che il precetto esecutivo viene emesso senza esame della pretesa
dedotta in esecuzione e che l’escusso dispone di mezzi di diritto per difendere
i propri interessi (art. 85, 85a e 86 LEF), l’abuso di diritto manifesto
(art. 2 cpv. 2 CC) è praticamente escluso (DTF 113 III 4 e 102 III 5), a meno
che il creditore persegua in modo evidente altri fini che non l’incasso di un
credito, ad esempio quando promuova diverse esecuzioni fondate sulla stessa
causale e per importi elevati senza mai chiedere il rigetto dell’opposizione né
l’accertamento giudiziario del credito, porti offesa al credito o alla
reputazione dell’escusso per mezzo di ripetute esecuzioni vessatorie oppure
riconosca, davanti all’ufficio d’e­secuzione o all’escusso stesso, che non sta
procedendo nei confronti del vero debitore (sentenza del Tribunale federale 5A_
595/2012 del 24 ottobre 2012; SJ 2013 I 190, consid. 4). È pure abusivo l’avvio
di un’esecuzione che contraddice le aspettative che l’escusso poteva
legittimamente fondare sul comportamento adottato in precedenza dall’escutente
(venire contra factum proprium, DTF 140 III 483 consid. 2.3.2-2.3.3). La censura di
abuso di diritto è pertanto ricevibile qualora sia diretta contro l’uso stesso
dei mezzi offerti dal diritto esecutivo e non contro la pretesa litigiosa in sé
(sentenza del Tribunale federale 5A_768/2014 del 2 novembre 2015 consid. 4.3.2;
BlSchK 2012, 173, consid. 3.1; SJ 2013 I 190, consid. 4; sentenza della CEF 15.2018.52
del 20 luglio 2018, consid. 3.1).

 

                                3.2   L’ufficio
d’esecuzione è competente per accertare d’ufficio la nul-lità dei precetti
esecutivi ove siano manifestamente abusivi (art. 22 cpv. 2 LEF). Tale
competenza spetta anche all’autorità di vigilanza (art. 22 cpv. 1 LEF), pure
nei casi in cui il carattere manifesto dell’abuso diventa riconoscibile solo in
sede di ricorso (DTF 140 III 484 consid. 2.4; sentenza della CEF già citata,
consid. 3.2 e rinvii). Dal 1° gennaio
2019, il riserbo di cui le autorità esecutive devono
dar prova in questo genere di contestazione è ancora mag­giore, siccome il
nuovo art. 8a cpv. 3 lett. d LEF prevede una procedura volta a
sospendere la comunicazione a terzi di esecuzioni ingiustificate (sentenza della CEF 15.2018.101
del 15 maggio 2019, RtiD 2020 I 695
n. 34c, consid. 3.2), che permette all’escusso di bloccare gli effetti negativi
del precetto esecutivo in modo relativamente semplice e veloce (sentenza
della CEF 15.2020.67 del 10 febbraio 2021 consid. 3.2).

 

                                3.3   Nel
caso specifico, PI 1 procede nei confronti di RI 1 per l’affitto di un suo
locale per otto mesi, il risarcimento di danni consecutivi a suo dire da una
campagna diffamatoria orchestrata da lei nei suoi confronti e per la rifusione
di spese connesse alla registrazione di due canzoni.

 

                             3.3.1   Ne
emerge che l’esecuzione impugnata risulta diretta contro una persona che
l’escutente considera effettivamente sua
debitrice ed è fondata su motivi apparentemente non estranei all’istituto del­l’esecuzione, che né l’UE né la Camera sono
abilitati a sindacare. Come esposto in precedenza, non spetta infatti alle
autorità di esecuzione esaminare la fondatezza delle pretese invocate dall’e­scutente.
Non si può a priori tenerle per impossibili.

 

                                         D’altra
parte, neppure emergono dagli atti concreti indizi per ritenere che
l’esecuzione abbia carattere manifestamente abusivo o che il comportamento dell’escutente
sia contraddittorio. Di fronte a un unico precetto esecutivo emesso in tempi
recenti – sicché non si può d’acchito escludere che il procedente prosegua
l’esecuzione – per motivi non manifestamente estranei all’istituto del­l’esecuzione,
non appaiono realizzati i requisiti eccezionali che giurisprudenza e dottrina
impongono perché sia dato un chiaro abuso di diritto.

 

                             3.3.2   Non
si disconosce invero la coincidenza temporale tra la domanda d’esecuzione e la
richiesta di risarcimento formulata dal legale dell’escussa il 4 settembre 2021
(doc. 2 accluso al ricorso). Non se ne può però ancora dedurre il carattere
manifestamente abusivo che la ricorrente attribuisce all’esecuzione. Dai
documenti da lei prodotti e dalle sue stesse allegazioni risulta che le parti
hanno effettivamente collaborato per un certo periodo. Ognuno di loro si
ritiene tuttavia al contempo vittima e creditore dell’altro. Come già rilevato,
stabilire le rispettive pretese e valutare l’esistenza o l’inesistenza di prove
a sostegno delle pretese dell’escutente (o del­l’escussa) non rientra nelle
competenze né dell’UE né dell’autorità di vigilanza. Come si evince dall’art.
73 LEF, la validità dell’esecuzione non è del resto subordinata all’esistenza
di mezzi di prova della pretesa vantata dall’escutente.

 

                             3.3.3   Contrariamente a quanto allude la ricorrente, i “danni psicologici” di cui l’escutente si professa vittima
non spiegano in modo palese il motivo della presentazione della domanda
d’esecuzione, nel senso che si tratterebbe di un atto inconsulto.
L’escutente li invoca infatti quale pregiudizio causato dalla campagna diffamatoria
a suo dire orchestrata dalla ricorrente ai suoi danni, a giustificazione della
pretesa risarcitoria di fr. 14'000.– posta in esecuzione. Neppure questo motivo appare manifestamente estraneo
all’istituto dell’ese­cuzione.

 

                             3.3.4   Se
PI 1 non dovesse aver avviato una procedura tendente al rigetto
dell’opposizione entro tre mesi dalla notifica del precetto esecutivo, la
ricorrente potrà sempre presentare all’UE una domanda di non divulgazione
giusta l’art. 8a cpv. 3 lett. d LEF. E in ogni tempo le è aperta la via
dell’azione di annullamento del­l’esecuzione al foro esecutivo (art. 85a
LEF), anche in procedura sommaria se, come allega, il caso è manifesto (art.
257 CPC). Non si giustifica pertanto un intervento dell’autorità di vigilanza.

 

                             3.3.5   Alla
luce delle considerazioni che precedono non appaiono realizzati i
requisiti eccezionali che giurisprudenza e dottrina impongo­no perché sia dato
un chiaro abuso di diritto. Il ricorso si rivela pertanto infondato.

 

                                   4.   Per
legge non si preleva la tassa di giustizia e non si
assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –   ;

  –   .

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio d’esecuzione, Locarno.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                            Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, ridotti a cinque ove la
decisione impugnata sia stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria (art. 74 cpv. 2 lett. c, 100 cpv. 2 lett. a e cpv. 3 lett. a LTF). Il
termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie nei casi previsti all’art.
46 cpv. 2 LTF.