# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 91787c19-c9f4-5611-90a4-ee70728d761b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.12.1996 11.1995.58
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1995-58_1996-12-14.html

## Full Text

Incarto n.

  11.95.00058

  	
  Lugano

  14 dicembre 1996/gb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gianinazzi,
  vicecancelliera

  

 

sedente
per statuire nella causa n. __________ (rapporti di vicinato: risarcimento danni) della
Pretura della giurisdizione di Locarno Città promossa con petizione del 2 marzo
1989 da

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________,
  __________

  __________, __________

  formanti
  la comunione ereditaria fu __________

  (patrocinate
  dall’avv. dott. __________, __________)

  e

  __________,
  __________

  (patrocinata
  dall’avv. dott. __________, __________);

   

  

esaminati gli atti

 

posti i seguenti

 

punti di giudizio:

 

                                   1.   Se
dev’essere accolta l’appellazione presentata il 9 marzo 1993 da __________ e
__________ contro la sentenza emessa il 27 gennaio 1993 dal Pretore della giurisdizione
di Locarno Città;

                                   2.   Se
dev’essere accolta l’appellazione introdotta il 15 marzo 1993  da __________
contro la medesima sentenza;

                                   3.   Se
dev’essere accolta l’appellazione adesiva presentata il 6 maggio 1993 da
__________ contro la stessa sentenza;

                                   4.   Il
giudizio sulle spese e ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ è proprietario
della particella n. __________RFD di __________, che confina a monte con un
fondo n. __________ (incolto) appartenente alla Comunione ereditaria fu __________,
di cui __________ è membro. Tale particella confina, a monte, con due fondi
edificati: a nord-ovest con la particella n. __________di proprietà __________
e a nord-est con la particella n. __________, già appartenente a __________ e
ora a __________. I due fondi sono separati da una scaletta in calcestruzzo che
fa parte del fondo n. __________.

 

                                  B.   Il 20 agosto 1988,
verso le ore 16.00, in occasione di un violento nubifragio, una massa di fango
e detriti si è staccata dal fondo n. __________e ha investito la proprietà
sottostante, causando importanti danni all’abitazione di __________.

 

                                         Il 22 agosto 1988
__________ ha adito il Pretore della giurisdizione di Locarno Città con
un’istanza di prova a futura memoria per far accertare la gravità del danno e
le cause dello scoscendimento. Nel referto del 20 ottobre 1988 l’ing.
__________ __________ ha indicato che il franamento del fondo n. __________era
da ricondursi sia a cause naturali (l’eccezionalità delle precipitazioni, la
ripidità e la particolare conformazione geologica del pendio) sia a cause umane
(le modifiche apportate alla circolazione dell’acqua meteorica sul pendio
mediante l’edificazione dei fondi n. __________e __________), come pure alla
manutenzione del fondo n. __________. Il perito non è stato però in grado di
indicare in quale misura le singole cause abbiano contribuito al verificarsi
dei due smottamenti (inc. P __________/88, prova futura memoria del 18 ottobre
1988, pag. 10 seg. e lettera di complemento del 23 novembre 1988).

 

                                  C.   Il 2 marzo 1989
__________ ha convenuto __________ e __________ dinanzi al Pretore della
giurisdizione di Locarno Città, chiedendo in via cautelare che fosse loro
ordinato loro di allacciare, nel termine di un mese, le acque meteoriche e
luride delle rispettive proprietà alla fognatura comunale e, limitatamente a
__________, di rinforzare le fondazioni del muro di sostegno situato al confine
inferiore della sua proprietà. 

                                         Nel merito l’attore ha
postulato, sulla base degli art. 679 CC e 58 CO, la condanna dei convenuti al
pagamento in solido di fr. 185 000.– oltre interessi al 5% dal 30 agosto 1988 a
titolo di risarcimento danni, così come di tutte le spese connesse
all’ese-cuzione della perizia a futura memoria. Egli ha ribadito inoltre le
richieste già formulate in via cautelare, chiedendo in particolare di ordinare
a __________ di eseguire non solo le opere di premunizione esplicitamente
menzionate, ma anche ogni altra opera ritenuta necessaria dal giudice.

 

                                  D.   All’udienza del 23
marzo 1989, indetta per la discussione sulle misure cautelari, il Pretore ha
constatato che le opere richieste dall’attore erano state pressoché interamente
eseguite. Tale circostanza ha poi trovato conferma nell’istruttoria provvisionale,
di modo che la richiesta cautelare è stata accolta solo parzialmente con decreto
del 10 maggio 1990. 

 

                                  E.   Con risposta del 17
maggio 1989 __________ e __________ si sono opposti alla petizione, sostenendo
che il sinistro si era verificato a seguito delle precipitazioni eccezionali
registrate il 20 agosto 1988, la cui forza era tale da interrompere il rapporto
causa-effetto in relazione a ogni altro possibile fattore. Essi hanno negato comunque
ogni responsabilità poiché le costruzioni erette sui rispettivi fondi erano state
eseguite a regola d’arte e senza modificare illecitamente il deflusso naturale
delle acque.

 

                                         Nei successivi allegati
entrambe le parti si sono riconfermate nelle rispettive tesi e domande.

 

                                  F.   __________ è deceduto
il 1° gennaio 1993; gli è subentrata in lite la comunione ereditaria composta
dalla vedova __________ e dalla figlia __________.

 

                                  G.   Ultimata
l’istruttoria, nel corso della quale l’ing. __________ __________ ha allestito,
il 16 settembre 1991, una perizia giudiziaria (completa-ta successivamente in
tre occasioni) relativa ai danni subiti dalla proprietà dell’attore, le parti
hanno presentato il rispettivo memoriale conclusivo. Nel proprio esposto del 22
gennaio 1993 __________ __________ ha sostanzialmente confermato le precedenti
domande, riducendo a fr. 151 697.– oltre interessi la pretesa a titolo di
risarcimento del danno e precisando in fr. 5231.– (più fr. 150.– di oneri
processuali) quella a titolo di risarcimento delle spese per la perizia a
futura memoria. Con riferimento alle opere di cui aveva postulato l’esecuzione
con la petizione, l’attore ha rilevato la parziale acquiescenza dei convenuti e
ha chiesto che fosse loro ordinato di procedere, entro un termine di 3 mesi,
all’esecuzione sulle loro proprietà di un bacino di stramazzo, così come
previsto nella perizia giudiziaria. Nei rispettivi allegati conclusivi del 27 novembre
1992 e 12 gennaio 1993 __________ __________ e la comunione ereditaria fu
__________ __________ hanno nuovamente postulato la reiezione della petizione.

 

                                  H.   Statuendo il 27
gennaio 1993, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e condannato i
convenuti al pagamento, in solido, di fr. 79 703 .– oltre interessi al 5% dal
20 agosto 1988. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 5000.–, sono state
poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.

 

                                    I.   Contro la predetta
sentenza ____________________ e __________ __________ sono insorte con un
appello del 9 marzo 1993 in cui chiedono, in riforma del querelato giudizio, la
reiezione della petizione. Analoga richiesta è stata formulata da __________
__________ con appello del 15 marzo 1993.

 

                                         Nelle osservazioni del 6
maggio 1993 __________ __________ propone il rigetto dei due gravami e con
appello adesivo insta perché i convenuti siano condannati in solido al
pagamento di complessivi fr.156 928.– oltre interessi, con obbligo di realizzare
il bacino di stramazzo sulle loro proprietà come previsto dalla perizia giudiziaria.

 

                                         Con osservazioni
congiunte del 7 giugno 1993 __________, __________ e __________ propongono di
respingere l’appello adesivo.

 

                                  L.   Il 30 novembre 1994
la comunione ereditaria fu __________ ha donato la particella n. __________a
__________.

 

Considerato

 

in diritto:                  1.   Per l’art. 110 cpv.
1 CPC se l’oggetto litigioso è alienato, il processo continua fra le parti in
causa. La sentenza passa in giudicato anche nei confronti dell’acquirente, riservate
le disposizioni del diritto civile circa l’acquisto del terzo in buona fede. In
concreto il 30 novembre 1994 la comunione ereditaria fu __________ r, composta
della vedova __________ e della figlia __________, ha donato a __________ la
particella n. __________ RFD di Locarno. Benché il nuovo proprietario non sia subentrato
nella lite, la sentenza passerà in giudicato anche nei suoi confronti (Rep.
__________pag. 333).

 

                                   2.   Nell’appello del 9
marzo 1993 __________ e __________ hanno esposto solo parzialmente le loro tesi
di diritto, rinviando, per il resto, al contenuto dell’appello introdotto da
__________, in particolare per quanto riguarda le argomentazioni relative alla
responsabilità degli appellanti giusta l’art. 679 CC e 58 CO. Tale modo di procedere
non è ammissibile. Per l’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC l’atto d’appello deve contenere,
sotto pena di nullità (cpv. 5), i motivi di fatto e di diritto sui quali si
fonda. La giurisprudenza ha già avuto modo di affermare che, ove gli avvocati
non si costituiscono in collegio, il richiamo alle motivazioni espresse nei
gravami di altri ricorrenti non vale a supplire la motivazione totalmente mancante
dell’appello in esame (Cocchi/Trezzini,
Codice di procedura civile ticinese annotato, Lugano 1993, nota 7 ad art. 309).
Su questo punto l’appello introdotto dalla comunione ereditaria fu __________
si rivela pertanto irricevibile.

                                      

                                   3.   Per il resto le
censure sollevate da __________ e __________ corrispondono a quelle espresse
__________, di modo che si giustifica di esaminare congiuntamente i due
appelli. 

 

                                    I.   Sugli appelli di
__________ __________ e di __________ __________ con __________ __________

 

                                   4.   Il Pretore, dopo
aver stabilito sulla scorta delle perizie dell’ing. __________ e dell’ing.
__________ che le cause del franamento del fondo n. __________sul terreno
sottostante sono da attribuire sia a fattori naturali che a interventi umani,
ha negato che le precipitazioni del 20 agosto 1988 abbiano interrotto il nesso
di causalità adeguato tra l’evento dannoso e gli interventi umani. Egli ha
ritenuto, non di meno, che l’intensità delle piogge sia un fattore di
riduzione, così come lo stato d’incuria del fondo n. __________, ragione per
cui, operata una riduzione del 22% dal risarcimento riconosciuto (fr. 102
183.–), ha obbligato i convenuti al pagamento di fr. 79 703.–, ritenendoli
responsabili sulla base degli art. 679 CC e 58 CO.

 

                                   5.   Gli appellanti
sostengono che il nesso causale fra la loro eventuale responsabilità e il danno
è stato interrotto da forza maggiore, ossia dall’eccezionale nubifragio abbattutosi
il 20 agosto 1988 sul Locarnese, ciò che escluderebbe completamente ogni loro
responsabilità.

                                      

a)   La
forza maggiore, evento imprevedibile e straordinario che sopraggiunge con
violenza cui non si può resistere, è una nozione relativa che dev’essere
valutata secondo le circostanze del caso tenendo conto anche dell’attività o
dell’im-presa esercitata dal responsabile (DTF 111 II 433 e riferimenti ivi
citati). Quando è data, essa interrompe il nesso di causalità adeguato. La
giurisprudenza ha ammesso raramente il caso di forza maggiore (sulla nozione:
DTF 114 II 433 segg.; 100 II 142; Brehm,
Berner Kommentar, n. 96 ad art. 58 CO; Stark,
Ausservertragliches Haftpflichtrecht, 2a edizione, Zurigo 1988, pag.
54 seg.). In particolare, quando si tratta di una responsabilità oggettiva,
come nella fattispecie, la giurisprudenza esige che l’evento dannoso non sia in
connessione con le installazioni o l’opera del responsabile (Rep.
__________pag. 85 e riferimenti ivi citati). 

       

b)   In
concreto, è indubbio che il 20 agosto 1988, verso le ore 16, si sono abbattute
sul Locarnese precipitazioni “eccezio-nali” sia per la quantità di acqua caduta
in 24 ore che per l’elevata intensità oraria raggiunta (perizia a futura
memoria, pag. 5; “perizia 1” del 16 settembre 1991 pag. 8 e 1; ”perizia 2” del
3 giugno 1992 pag. 8 e 9 e “perizia 4” del 16 settembre 1992 pag. 2), ma ciò
non basta ancora per considerare l’accadimento come dovuto a forza maggiore.
Intanto l’ing. __________ ha relativizzato l’eccezionalità del nubifragio,
precisando che le precipitazioni di intensità elevate sono una caratteristica
della regione locarnese, ove la frequenza di questo fenomeno è pronunciata
(“perizia 1”, pag. 37). La pioggia del 20 agosto 1988 ha avuto, inoltre,
un’intensità simile ad altre precedenti (per esempio quelle dell’agosto 1951 e
del settembre 1965) con la connotazione però di essere durata più a lungo
(“perizia 1”, pag. 11 e 20; v. anche Rep. __________ pag. 85). Da questa
circostanza non è dunque possibile dedurre – come fanno gli appellanti – che si
è trattato di un caso di forza maggiore tale da interrompere il nesso di causalità
adeguato fra le loro rispettive responsabilità e il danno subìto dall’attore.

 

c)   Infine
entrambi i periti, nel determinare le cause dello scoscendimento del
fondo n. __________, hanno menzionato, oltre alle cause naturali, anche quelle
umane (perizia a futura memoria pag. 10 e 11). A questo proposito l’ing.
__________ ha avuto modo di affermare che quando per le alterazioni dovute
all’edificazione viene sottratta superficie inerbata, la ritenzione del terreno
si riduce. In presenza di un pendio nudo o costruito vi è un aumento del
quantitativo dell’acqua di corrivazione, ossia di acqua che scorre liberamente
lungo il pendio che non è potuta essere evacuata dalle opere di canalizzazione
né trattenuta dal terreno, rispetto a un terreno inerbato. Inoltre lo stato di
edificazione dei fondi n. __________e __________ha creato la concentrazione di
energia, mentre le sollecitazioni provenienti dal normale scorrimento delle
acque piovane sono state alterate in due sensi opposti, ciò che ha comportato
in primo luogo l’aumento della quantità di acqua di corrivazione e in seguito
la riduzione della sicurezza del pendio (“perizia 1”, pag. 12 e 15).

       

       Gli
appellanti, con l’edificazione dei loro fondi, hanno quindi contribuito a
creare le condizioni che hanno portato al franamento del terreno sottostante.
Essi non possono ora prevalersi di un accadimento – il nubifragio – quantunque
straordinario, per sottrarsi a una responsabilità ch’essi stessi hanno
contribuito a creare (DTF 111 II 434). Un’altra questione è sapere se e in che
misura si debba giudicare l’eccezionalità del maltempo alla stregua di un caso
fortuito concorrente, suscettibile di ridurre l’obbligo di rifusione (cfr.
considerando 10a). Le piogge benché significative per intensità e durata, non
hanno assunto tuttavia un’importanza tale da far apparire l’edificazione sui
fondi degli appellanti ininfluente ai fini del danno (in senso analogo DTF 111
II 434 e riferimenti ivi citati). Ciò posto, a ragione il Pretore ha negato
un’interruzione della causalità adeguata tra l’even-tuale responsabilità e il
verificarsi del danno per il solo abbattersi del nubifragio, di modo che
l’appello, su questo punto, è sprovvisto di buon diritto. 

 

                                   6.   __________
rimprovera al Pretore di non avere menzionato i motivi che l’hanno condotto a
riconoscerla responsabile ai sensi degli art. 679 e 689 CC e dell’art. 58 CO e
nega comunque ogni sua responsabilità, avendo edificato il suo fondo a regola
d’arte e conformemente alla licenza edilizia concessale. La censura, ancorché
non del tutto ingiustificata considerata l’estrema brevità della motivazione
pretorile, è comunque destituita di buon fondamento.

 

a)   Per
l’art. 679 CC chiunque è danneggiato o minacciato di un danno perché un
proprietario trascende nell’esercizio del suo diritto di proprietà, può
chiedere la cessazione della molestia o un provvedimento contro il danno temuto
e il risarcimento del danno stesso. La violazione dei diritti di vicinato
implica l’esistenza di un eccesso nell’esercizio del diritto di proprietà, un
effetto dannoso attuale o altamente verosimile (Meier-Hayoz, Berner Kommentar, n. 111 ad art. 679) e
l’esistenza di un nesso di causalità tra l’eccesso e il pregiudizio (Steinauer, Les droits réels vol. II,
Berna 1994, pag. 180 e segg., n. 1909 e segg.). Vi è eccesso nell’eserci-zio
del diritto di proprietà se un comportamento umano, commesso in relazione con
l’uso e lo sfruttamento del fondo, determina una violazione del diritto di
vicinato (Meier-Hayoz, op. cit.,
n. 85 ad art. 679; Steinauer, op.
cit., pag. 181 n. 1913). Il giudice dovrà fondarsi su criteri oggettivi, ovvero
quelli di un uomo ragionevole e mediamente sensibile, tenuto conto delle circostanze
della fattispecie e ponderare così gli interessi in gioco (Meier-Hayoz, op. cit., n. 90 ad art.
679; DTF 88 II 14). 

 

b)   In
particolare l’art. 689 CC stabilisce che ogni proprietario è tenuto a ricevere
l’acqua che scola naturalmente dal fondo superiore, ovvero l’acqua piovana, di
disgelo e quella delle sorgenti non raccolte (cpv. 1), e che nessuno può modificare
il deflusso naturale dell’acqua a danno del vicino (cpv. 2). Il proprietario
del fondo superiore non può quindi concentrare lo scorrimento delle acque in un
punto preciso o dirigere l’acqua verso un fondo sul quale non scorreva naturalmente.
Tuttavia quest’obbligo sussiste solamente a condizione che la modifica
apportata causi un pregiudizio sensibile al vicino (compreso il proprietario di
fondi meno prossimi: Meier-Hayoz,
op. cit., n. 7 ad art. 689/690) e che la stessa non sia dettata da uno sfruttamento
razionale del fondo superiore (edificazione di stabili, dissodamenti: Steinauer, op. cit., pag. 154 n.
1842c). Non vi è eccesso, per contro, se il pregiudizio è causato da un evento
esclusivamente naturale (come ad esempio in caso di piogge straordinarie: DTF
111 II 433 consid.1b, 80 II 223, 73 II 153).

 

                                   7.   In concreto i periti
hanno stabilito che i convenuti, con l’edifica-zione dei rispettivi fondi,
hanno modificato il deflusso naturale delle acque a danno dei fondi
sottostanti. È vero che tale modifica è avvenuta nell’ambito dell’edificazione
delle rispettive abitazioni, ma ciò non basta a giustificare l’accaduto.
Intanto il fatto di concentrare in un punto determinato le acque che scolano
naturalmente da un fondo configura già di per sé una modifica del deflusso ai
sensi dell’art. 689 cpv. 2 CC (Steinauer,
op. cit., pag. 153 n. 1842a). Inoltre i proprietari dei fondi superiori non
hanno provveduto ad adottare tutti i provvedimenti tecnici necessari a ridurre
al minimo la modifica del deflusso naturale delle acque. Certo, è altrettanto
vero che tali accorgimenti non avrebbero eliminato il rischio di danno, ma
sicuramente l’avreb-bero di molto ridotto (“perizia 1” pag. 39). Del resto
sulla modifica del deflusso delle acque i periti hanno riferito quanto segue:

 

  Con
l’edificazione ai fondi n. __________e __________la libera circolazione delle
acque meteoriche sul pendio è stata modificata in modo sfavorevole, in quanto
queste acque vengono immesse nel terreno in modo concentrato e puntiforme:
pozzo perdente e relativo troppopieno sul fondo n. __________; pluviali non
allacciati alla fognatura sulla proprietà n. __________ (perizia a futura memoria
pag. 4).

 

  Fondo n.
__________

  Il 20 agosto
1988 gli scoli delle opere edificate (tetti, terrazze, viali, piazzali) non
erano evacuati secondo le direttive ASTEA; non risultavano infatti allacciati
alla canalizzazione pubblica. Era stato provveduto a un’evacuazione parziale
dell’acqua tramite infiltrazioni nel terreno, secondo un metodo non più ammesso
dalle direttive DFI del 1967. Il deflusso naturale viene espresso dal
coefficiente di ritenzione per il terreno inedificato. Stando alle analisi di
confronto, applicabili anche per il fondo n. __________, con
l’edificazione è intervenuto un aumento del coefficiente di ritenzione di oltre
il doppio, ciò che caratterizza l’aumento intervenuto del quantitativo
dell’acqua di corrivazione. È questo aumento che stabilisce il cambiamento
rispetto al deflusso naturale.

 

  Fondo n.
__________

  Il suolo
naturale è stato modificato da un’edificazione che comprende edifici e
piazzali. Solo una parte dell’acqua di pioggia è stata evacuata per mezzo delle
opere allacciate alla canalizzazione pubblica. La corretta evacuazione dei
quantitativi dovuti alla concentrazione dell’acqua di pioggia, per la parte non
assorbita dal terreno e non evacuata dalla canalizzazione, non era assicurata
dalle opere di canalizzazione del sedime (“perizia 1”, pag. 36).

 

                                         Nelle circostanze
descritte le condizioni per l’applicazione dei combinati disposti 679 e 689 CC
sono adempiute.

 

                                   8.   Giusta l’art. 58 CO
il proprietario di un edificio o di un’altra opera è tenuto a risarcire i danni
cagionati da vizio di costruzione o da difetto di manutenzione. Per giudicare
se un’opera presenti un vizio di costruzione, rispettivamente un difetto di
manutenzione, occorre anzitutto esaminare lo scopo per il quale l’opera è stata
creata, poiché essa non deve essere usata per un fine diverso da quello per cui
è stata eseguita (DTF 122 II 235 consid. 5bb). 

                                         Un’opera è pertanto da
considerare difettosa quando non offre sufficiente sicurezza per lo scopo cui è
destinata (DTF 106 II 210; Rep. 1984 352).

 

                                         Nel caso in esame
si è già detto che i convenuti non hanno costruito edifici di per sé difettosi;
tuttavia dev’essere loro rimproverato di aver trascurato provvedimenti necessari
ad assicurare il corretto scorrimento delle acque meteoriche e luride dal loro
fondo a quelli sottostanti (“perizia 1”, pag. 36; v. considerando precedente).
I periti hanno avuto modo di esaminare nei singoli particolari lo scarico della
acque dai fondi dei convenuti; in specie essi hanno potuto constatare che il
pozzo perdente situato sul fondo n. __________non funzionava correttamente
(perizia a futura memoria, pag. 4; “perizia 1”, pag. 32 e “perizia 2”, pag.
11), mentre con riferimento al fondo n. 3765 hanno osservato che parte dei
pluviali non erano allacciati alla canalizzazione comunale, ragione per cui
l’acqua si disperdeva liberamente sul terreno (perizia a futura memoria, pag.
4; “perizia 1”, pag. 32). Ne discende che anche le condizioni per la
responsabilità ai sensi dell’art. 58 CO risultano adempiute.

 

                                   9.   __________ contesta
che vi sia un nesso di causalità ade-guata fra l’eventuale eccesso
nell’esercizio della proprietà (art. 679 CC) o eventuali difetti nell’opera
(art. 58 CO) e l’insorgere del danno. Essa sostiene che lo smottamento che ha
investito l’abitazione dell’attore è “partito” dal fondo n. __________, ragione
per cui non si può affermare che sia dovuto a fattori riconducibili al fondo di
sua proprietà. 

 

                                         L’argomentazione è
speciosa. Sulla dinamica dell’accadimento non vi sono dubbi. I periti hanno
indicato che il 20 agosto 1988 una pioggia della durata di circa 5 ore ha
imbibito il suolo e che verso le ore 16 si è verificata un’improvvisa maggiore
concentrazione. Questa non ha potuto essere trattenuta dal suolo o evacuata
totalmente dai fondi n. __________e __________, di modo che è defluita sulla
parte superiore del fondo n. __________ed è corrivata verso il basso della particella
n. __________, facendo franare parte del pendio, che scoscendendo ha trascinato
con sé materiale frammisto ad acqua verso il fondo n. __________ (“perizia 1”,
pag. 31; cfr. anche perizia a futura memoria, pag. 5 e 11). Il nesso di
causalità adeguato tra evento e danno è pertanto indubbio.

 

                                10.   Gli appellanti
criticano anche la decisione di prima istanza con cui il Pretore ha riconosciuto
una riduzione dell’obbligo di risarcimento del 22%, senza precisare le considerazioni
poste a fondamento di una simile deduzione. A loro modo di vedere il giudice
non ha tenuto sufficientemente conto dell’importanza delle cause naturali che
hanno contribuito a provocare il sinistro, ovvero le eccezionali precipitazioni
del 20 agosto 1988 e lo stato di abbandono in cui si trovava il fondo n.
__________.

 

a)   Per
gli art. 43 e 44 CO la misura del risarcimento viene determinata dal giudice
con equo apprezzamento delle circostanze e della gravità della colpa imputabile
al o ai responsabili; un’eventuale concolpa del danneggiato o di terzi, come
pure l’influsso di altri fattori esterni vanno parimenti presi in
considerazione. Ora, è senz’altro lecito affermare che le precipitazioni del 20
agosto 1988 hanno contribuito al franamento del fondo n. 1056. Entrambi i
periti hanno infatti dichiarato che lo scoscendimento è stato causato sia dalla
modifica del coefficiente d’afflusso (rapporto tra l’acqua piovana caduta e
l’acqua defluita) derivante dall’edificazione dei fondi superiori sia
dall’eccezionale precipitazione (peri-zia a futura memoria, pag. 10-11,
“perizia 1” pag. 23 e “perizia 2”, pag. 14). L’abbondante precipitazione del 20
agosto 1988 può pertanto essere considerata come una “circostanza” ai sensi
dell’art. 44 cpv. 1 CO, tale da permettere una riduzione del risarcimento
secondo il libero apprezzamento del giudice (Keller/Gabi,
Haftpflichtrecht, Basilea 1985, pag. 103). In base a una valutazione equitativa
delle circostanze, appare opportuno riconoscere ai convenuti una riduzione
dell’obbligo risarcitorio nella misura del 20% (cfr. anche a titolo di
paragone: II CCA, sentenza del 10 maggio 1994 in re A.D. c. B., P e R, pag.
22).

       

b)   Pure
rilevante è stata la situazione d’incuria in cui si trovava il fondo n.
__________ all’epoca dei fatti. I periti hanno riferito che tale fondo, incolto
da anni, è un terreno a rischio; la sua stabilità è diventata inoltre meno
sicura a seguito delle modifiche intervenute a monte alle particelle n.
__________e __________ poiché da queste può defluire, in situazioni estreme, un
maggior quantitativo di acqua rispetto allo stato naturale.  Esso ha pertanto
avuto influenza diretta nella striscia superiore che parte dal sentiero
__________ e attraversa i fondi 

       n.
__________e __________, dove si trova la scalinata di accesso in calcestruzzo.
Questa parte, infatti, è stata modificata rispetto allo stato naturale, di modo
che ha raccolto la porzione dell’acqua di superficie non evacuata o trattenuta
dal suolo in provenienza dalle superfici attigue dei fondi n. __________e
__________che pendono parzialmente verso la scalinata (“perizia 1”, pag. 32 e
33; perizia a futura memoria, pag. 2).

 

       L’ing.
__________ non è stato in grado però di stabilire con esattezza in che misura
il fondo n. __________ha contribuito al franamento. Egli ha dapprima proposto
un ipotetico rapporto quantitativo fra le diverse cause sulla base delle incidenze
determinate dall’idraulica: 6% al fondo n. 1056, 36% al fondo n. 3834 e 58% al
n. 3765 (“perizia 1”, pag. 26 e 31; “peri-zia 3”, del 26 giugno 1992 pag. 2).
In un secondo tempo ha ritenuto opportuno considerare anche l’ipotesi di un
influsso diretto della particella n. 1056 sullo scoscendimento in ragione del
22% (“perizia 2” pag. 22 e “perizia 3” pag. 2). In tali condizioni, alla luce
delle due possibili varianti in merito all’influsso avuto dalla conformazione
geologica del fondo n. __________, appare equo ridurre il risarcimento nella
misura del 14% (media fra i due valori indicati dal perito).

 

c)   Da
ultimo non può essere completamente trascurato l’influs-so dell’acqua proveniente
dalla strada a monte dei fondi di proprietà dei convenuti, in particolare dal
sentiero __________ (perizia a futura memoria, pag. 5). Tuttavia l’ing.
__________ ha ravvisato solamente una minima incidenza della pioggia proveniente
dalla strada e dal sentiero (“perizia 1”, pag. 26). Si giustifica pertanto di
tenere conto di questo fattore solo in minima misura, ovvero l’1%, ciò che equivale
in sintesi a una riduzione del risarcimento pari al 35%. 

 

                                11.   Il Pretore, fondandosi
sulle valutazioni peritali, ha accolto la pre-tesa di risarcimento dell’attore
fino a concorrenza fr. 96 952.– (fr. 63 362.– per lavori eseguiti da terzi +
fr. 5850.– per lavori eseguiti dall’attore + fr. 27 740.– per opere
preventivate e non ancora eseguite); il primo giudice ha pure accolto la
richiesta di rifusione delle spese sopportate dall’attore per la prova a futura
memoria, ammontanti a fr. 5231.–. Gli appellanti contestano il danno ammesso
dal Pretore, asseverando che le pretese dell’at-tore non sono state provate.

                                 

a)   L’appellante
__________ contesta innanzitutto l’importo di complessivi fr. 63 362.– per
lavori eseguiti da terzi poiché non documentato. Essa nega ogni portata
probatoria alla distinta allegata alla perizia, affermando che la produzione di
tale documento, avvenuta dopo lo scambio degli allegati preliminari, viola il
principio del contraddittorio. L’argomentazione è ai limiti della temerarietà.
Intanto alle parti, una volta versata agli atti la perizia, è stata concessa la
facoltà di chiedere complementi e delucidazioni della stessa. L’appellante non
si è mai pronunciata in merito al suddetto importo, nemmeno nell’allegato
conclusionale. La censura sollevata per la prima volta in questa sede non solo
è infondata – avendo il perito esplicitamente dichiarato di avere verificato le
fatture consegnategli dall’attore (“perizia 1”, allegato 3: chiarimenti) – ma
anche irricevibile ai sensi dell’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC, che vieta di
addurre nuovi fatti, prove ed eccezioni in seconda sede. Per le stesse ragioni deve
essere respinta la censura riguardante la fattura di fr. 5850.–, riconosciuta
dal perito (“perizia 1”, allegato 3.3.2).

 

b)   Per
quanto concerne i costi della prova a futura memoria, va rilevato che dal punto
di vista formale tali spese non rappresentano una posta del danno. Le stesse
vanno caricate alle parte in base al diritto procedurale cantonale (Gauch, Der Werkvertrag, 4a
edizione, Zurigo 1996, n. 1523) e pertanto, di regola, in proporzione alla
rispettiva soccombenza (II CCA sentenza del 15 aprile 1996 in re avv. C./M.; 10
maggio 1994 in re A D/B., P. e R.). Nel caso concreto, come si vedrà in
appresso, le parti sono sostanzialmente soccombenti in ragione di un mezzo
ciascuno, ciò che giustifica la ripartizione delle spese per l’allestimento
della nota perizia nelle medesime proporzioni, ossia fr. 2690.50. 

 

c)   Rimane
da esaminare se l’importo di fr. 27 740.– per i lavori ancora da eseguire
dev’essere ammesso. Anche in questo caso il perito ha esaminato la rilevanza di
tali lavori e stabilito il valore degli stessi sulla scorta dei preventivi già
allestiti nell’ambito della procedura di prova a futura memoria (“peri-zia 1”,
allegato 3.3.3). Gli appellanti sostengono che si tratterebbe di lavori
destinati non solamente a riparare il danno, bensì ad apportare una miglioria.
Essi non formulano però alcuna precisa motivazione a tale riguardo, ragione per
cui la censura risulta improponibile (art. 309 cpv. 5 in relazione all’art. 309
cpv. 2 lett. f CPC). 

       

d)   Per il
calcolo definitivo del risarcimento si rinvia al considerando 14.

 

                                  III.   Sull’appello adesivo di
__________ __________

 

                                12.   L’appellante adesivo
contesta la valutazione pretorile in merito alla riduzione del risarcimento. La
questione è già stata esaminata (sopra, considerando 9), alle cui considerazioni
si rinvia. 

 

                                13.   L’appellante contesta
inoltre l’ammontare del danno ammesso dal Pretore e postula il risarcimento di
fr. 45 000.– per le opere di premunizione e di ripristino da lui eseguite a
monte della sua casa (in parte anche sulla particella n. __________), di fr.
5745.– per danni vari e di fr. 4000.– per il mancato uso della sua casa di
abitazione. La pretesa è solo parzialmente provvista di buon diritto. 

 

a)   Per
quanto riguarda le opere di ripristino dei fondi n. __________e __________,
dall’istruttoria è emerso che l’appellante adesivo ha costruito due muri di
sostegno sul suo terreno (“perizia 1”, pag. 29). Queste costruzioni configurano
opere di premunizione suscettibili di rientrare nell’azione di risarcimento
(DTF 111 II 437 consid. 2c con rinvii di giurisprudenza e 445 consid. 15b), ma
ciò non significa che la pretesa dell’appellante adesivo debba essere accolta.
Intanto le sentenze del Tribunale federale cui egli si riferisce concernono
unicamente il ripristino di opere esistenti sul fondo in cui si è verificato il
danno (DTF 108 Ia 57 consid. 2, 107 II 137 in fine). Inoltre, l’espressione
”ripristino dello stato” deve essere messo in relazione con il fondo che ha
originato la turbativa e non con quello su cui si è verificato il danno (Steinauer, op. cit., n. 1921 pag. 182).
Ne discende che la pretesa dell’appellante adesivo deve essere limitata alle
spese sostenute per il ripristino della situazione originaria. Si aggiunga che
l’art. 679 CC non consente di ordinare l’esecuzione di opere di premunizione su
fondi di terzi che non sono parti in causa (II CCA, sentenza del 22 novembre
1984 in re A. contro Stato del Cantone Ticino e llcc., pag. 92), come nella
fattispecie la Comunione ereditaria fu __________. 

 

       Il perito
ha riconosciuto l’importo di fr. 15 000.– per il ripristino dello stato anteriore
(“perizia 1”, pag. 35 e allegato 9). Ora, non vi è dubbio che parte di questi
costi riguardano pure la particella n. __________appartenente alla Comunione
ereditaria fu __________, di modo che non possono essere ammessi interamente.
Contrariamente all’assunto dell’atto-re, in caso di pretese di una comunione
ereditaria il diritto deve essere fatto valere congiuntamente (art. 41 cpv. 1
CPC), il che non è avvenuto nella fattispecie. Ciò posto, tenuto conto che
dalla documentazione fotografica allegata alla perizia a futura memoria risulta
come l’apporto di terra in sostituzione di quella franata dal fondo di
proprietà dell’at-tore è sicuramente inferiore a quella del fondo superiore,
appare equo riconoscere l’importo di fr. 5000.– (un terzo di fr. 15 000.–). 

 

b)   L’appellante
adesivo postula, inoltre, il risarcimento di fr. 5745.– per “danni vari”,
pretesa non ammessa dal Pretore poiché non documentata. La censura è parzialmente
fondata. 

 

       La
fornitura di una griglia della cucina per fr. 875.– è già compresa nel preventivo
della ditta __________ di fr. 8’964.– (perizia a futura memoria, pag. 14 e allegato;
“perizia 1”, allegato 3.1 e 3.3.1) e non può essere calcolata due volte. La
lucidatura dei mobili (fr. 1770.–) risulta dal preventivo __________ (perizia a
futura memoria, pag. 14 e allegato), ragione per cui si giustifica di
accoglierla. Agli atti, per contro, non figura alcuna indicazione in merito
all’esistenza di un pianoforte, di modo che l’appellante ne sopporta le
conseguenze (art. 8 CC). Neppure possono essere accolte le pretese relative al
mobile a vetrina del soggiorno e ai vestiti. È possibile che il mobile e gli
abiti siano stati danneggiati (cfr. anche il preventivo __________, allegato
alla perizia a futura memoria), ma dal fascicolo processuale non emerge alcuna
prova sull’entità di tali danni. Certo, in base all’art. 42 cpv. 2 CO, il danno
di cui non può essere provato il preciso importo è stabilito dal prudente criterio
del giudice, avuto riguardo all’ordinario andamento delle cose e alle misure
prese dal danneggiato, ma questa disposizione costituisce una norma di
carattere eccezionale ed è applicabile unicamente quando il danno non possa
essere dimostrato nel suo ammontare per mancanza di prove sull’entità esatta
del pregiudizio o per l’impossibilità di esigere ragionevolmente l’assunzione
delle prove necessarie, poiché ciò comporterebbe oneri e difficoltà
sproporzionati (DTF 105 II 89; Rep. 1988 pag. 287; Brehm, Berner Kommentar, n. 47 ad art. 42), ciò che non è il
caso nella fattispecie. Intanto il perito non ha visto né il mobile né i
vestiti. Inoltre per la sostituzione della vetrina del mobile l’attore avrebbe
potuto, senza sforzi, chiedere un preventivo della spesa, mentre per gli abiti
e le suppellettili egli avrebbe potuto produrre almeno un elenco, anche
approssimativo, dei capi danneggiati, così come dei preventivi o di eventuali
fatture per la pulizia. In mancanza di prove al riguardo, l’appellante sopporta
nuovamente le conseguenze. Ciò premesso, l’appellante adesivo può pretendere
unicamente il risarcimento dell’importo di fr. 1770.–.

 

c)   La
richiesta di risarcimento per il mancato uso della casa di abitazione non può
essere ammessa. Che l’attore non abbia potuto usufruire della sua abitazione –
quanto meno in parte – è indubbio, come pure è verosimile che egli possa aver
subito un danno per questo titolo, ma agli atti non vi è, ancora una volta, la
prova dell’entità di tale pretesa. Per l’art. 42 cpv. 1 CO chi pretende il
risarcimento del danno ne deve fornire la prova. Per determinare il danno
occorre analizzare quale sia stata l’effettiva diminuzione patrimoniale subita
dalla parte lesa in conseguenza dell’agire del danneggiante, ritenuto che il
danno consiste nella differenza tra la situazione patrimoniale del leso in
conseguenza del danneggiamento e quella che esisterebbe in assenza dell’evento
che ha causato il danno (DTF 104 II 199; Guhl,
Das Schweizerische Obligationenrecht, 8a edizione, Zurigo 1991, pag.
62). Nella fattispecie è vero che il perito ha ammesso la pretesa dell’attore
(“perizia 1”, pag. 28 e 35), ma tale valutazione si fonda su un parametro
estraneo al caso concreto (la presumibile perdita di un canone di locazione,
quando la casa non era nemmno appigionata a terzi). Inoltre l’attore non ha minimamente
sostanziato la sua richiesta, tant’è che egli si è limitato a rivendicare un
importo di fr. 5000.– senza documentare (né sostenere) di aver dovuto locare
un’altra abitazione o di aver pagato oneri (interessi ipotecari, ammortamenti)
per la casa inutilizzabile. Per le medesime ragioni esposte in precedenza (consid.
13b), la pretesa non può neppure essere riconosciuta sulla base dell’art. 42
cpv. 2 CO. L’appello, su questo punto, deve quindi essere respinto.

 

                                14.   Visto quanto precede
il risarcimento dovuto all’attore ammonta a fr. 67 420.–  (65% di fr. 103
722.–). A questo importo vanno aggiunti fr. 2’690.50, corrispondenti alla metà
delle spese per l’allestimento della perizia a futura memoria.

 

                                15.   Da ultimo l’appellante
adesivo chiede che ai convenuti sia fatto obbligo di costruire un bacino di
stramazzo sui loro fondi, così come prospettato dall’ing. __________ (“perizia
1”, pag. 40). A ragione. Nel quadro degli art. 679 e 684 CC l’attore può formulare
le sue conclusioni in termini generici, lasciando al giudice di determinare le
misure che si impongono per evitare pregiudizi futuri (DTF 102 Ia 96, 111 II
445 consid. 15b; Steinauer, op.
cit., n. 1922a pag. 183). Questi adotterà i provvedimenti più consoni e atti,
nel limite del possibile, a eliminare la turbativa (Meier-Hayoz, op. cit., n. 124 ad art. 679; DTF 111 II 445).
Il giudice cui una parte si rimette deve quindi apprezzare liberamente gli interessi
in causa, evitando di creare una sproporzione tra i vantaggi ridondanti
all’attore e gli oneri imposti al proprietario responsabile dell’eccesso
pregiudizievole. Nella fattispecie il Pretore ha ritenuto a torto che la
richiesta fosse tardiva; l’attore, con la petizione, ha chiesto infatti che
__________ __________ fosse tenuta a eseguire – tra l’altro – ogni opera di
protezione che il giudice dovesse ritenere necessaria (domanda n. 4 in fine).
Nelle conclusioni l’attore ha ribadito la richiesta e l’ha estesa anche
all’altro convenuto (domanda n. 4).

 

                                         Il perito ing. __________
ha avuto modo di affermare che per ridurre al minimo accettabile il rischio di
simili accadimenti e per ottenere una sufficiente sicurezza “occorre dotare le
proprietà di un’opera supplementare che raccolga le acque piovane, seguendo la
stessa tecnica adottata nelle reti fognarie pubbliche, cioè costruire un bacino
di alcune decine di metri cubi cui fare affluire le ‘acque di supero’ dei primi
minuti di pioggia, per poi riversarle nella canalizzazione pubblica” (“perizia
1”, pag. 40; “perizia 2”, pag. 12). Tale opera risulta idonea ad attenuare lo
stato di pericolo che incombe sulla proprietà dell’appellante adesivo, anche
perché “il rischio che questa situazione si ripeta permane, malgrado le opere
di evacuazione private eseguite” (“perizia 1”, pag. 27). Ne discende che, pur
non risultando agli atti un preventivo sui costi di tale intervento, di fronte
agli interessi in gioco la realizzazione di questa opera si impone senza alcun
dubbio per ridurre in misura ragionevole e accettabile il fattore di rischio,
anche per i convenuti. Ciò posto, agli appellati adesivi deve essere fatto
ordine di procedere, entro tre mesi, all’esecu-zione sulle rispettive proprietà
di un bacino di stramazzo nel rispetto delle direttive federali DFI 1967 e di
quelle ASTEA, così come indicato dal perito giudiziario (“perizia 1”, pag. 27 e
40).

 

                                  V.   Sulle spese e ripetibili

 

                                16.   Le spese e le
ripetibili seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). Visto
l’esito degli appelli, non si giustifica di modificare il pronunciato di prima
sede poiché la riduzione del risarcimento si compensa con la parziale
acquiescenza dei convenuti sulle opere da eseguire.

 

                                         In questa sede gli
appellanti principali ottengono una riduzione dell’obbligo di risarcimento, ma
sono soccombenti sul principio della responsabilità e sulle singole poste del
danno; ciò giustifica di caricare loro 2/3 degli oneri processuali dei
rispettivi appelli, con’obbligo di rifondere alla controparte un’adeguata
indennità per ripetibili ridotte, commisurate alla presentazione di osservazioni
comuni ai due appelli. Per quanto riguarda l’appel-lo adesivo, l’attore esce
vincente sull’obbligo per i convenuti di costruire un bacino di stramazzo e in
minima parte su singole poste del danno; ciò legittima una suddivisione a metà
delle spese processuali.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui sono
ricevibili, gli appelli di __________ __________ e di __________ __________
unitamente ad __________ __________ sono parzialmente accolti e il dispositivo
n. 1 della sentenza impugnata è così riformato:

 

                                         In parziale accoglimento della petizione, i convenuti
__________, __________ e __________ __________ sono tenuti a versare all’attore
__________ solidalmente:

                                         –
fr. 67 420.– oltre interessi al 5%
dal 20 agosto 1988;

                                         –
fr. 2690.50 oltre interessi al 5% dal 15 febbraio 1989.

 

                                   2.   Gli oneri
dell’appello di __________, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 2500.–

                                         b) spese                         fr.     
50.–

                                                                                fr.
2550.–

                                         sono
posti per 2/3 a carico dell’appellante e per 1/3 a carico di __________.
__________ rifonderà a __________ l’importo di fr. 3000.– per ripetibili
ridotte di appello.

 

                                   3.   Gli oneri
dell’appello di __________ e __________, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 2500.–

                                         b) spese                         fr.    
50.–

                                                                                fr.
2550.–

                                         sono
posti per due terzi a carico delle appellanti in solido e per un terzo a carico
di __________. __________ e __________ rifonderanno a __________, sempre con
vincolo di solidarietà, l’importo di fr. 3000.– per ripetibili ridotte di appello.

 

                                   4.   L’appello adesivo è
parzialmente accolto e il dispositivo n. 1 sentenza impugnata è così integrato:

 

                                         Ad
__________ e a __________ unitamente a __________ è fatto ordine di procedere,
entro tre mesi dal passaggio in giudicato della presente sentenza,
all’esecuzione sulle rispettive proprietà di un bacino di stramazzo nel
rispetto delle direttive federali DFI 1967 e di quelle ASTEA, così come
indicato dal perito giudiziario.

 

                                         Per il resto la
sentenza impugnata rimane invariata.

 

                                   5.   Gli oneri
dell’appello adesivo, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 2500.–

                                         b) spese                         fr.    
50.–

                                                                                fr.
2550.–

                                         sono
posti per un mezzo a carico di __________ e per per un mezzo a carico di
__________ e __________ e di __________, in solido. Le ripetibili sono compensate.

 

                                   6.   Intimazione a:

                                         – avv. dott. __________ i,
__________;

                                         – avv. dott. __________,
__________;

                                         – avv. __________,
__________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria