# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c357dab6-06c3-52a5-9c62-034a372748fe
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.09.2009 32.2009.81
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-81_2009-09-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.81

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  9 settembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 aprile 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 6 marzo 2009 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1953, in precedenza attiva
in qualità di gerente e cuoca di un ristorante grill, in data 27 aprile 2005 ha presentato una domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (doc. 1/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui l’esecuzione di una
perizia reumatologica a cura del dr. __________, l’UAI, con progetto di
decisione del 3 dicembre 2007, ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurata essendo il
grado d’invalidità inferiore al 40% (cfr. doc. 48/1-2).

 

                                         A seguito
delle osservazioni presentate dall’assicurata, patrocinata dall’avv. __________,
contro il progetto di decisione del 3 dicembre 2007 (cfr. doc. 51/1-2), l’UAI,
dopo avere predisposto l’esecuzione di una nuova perizia reumatologica, a cura del
dr. __________ e di una perizia psichiatrica, affidata al Centro peritale per
le assicurazioni sociali, con decisione del 6 marzo 2009, ha respinto la richiesta di
prestazioni dell’assicurata essendo il grado d’invalidità inferiore al 40%
(cfr. doc. 60/1-3).

 

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l’assicurata, patrocinata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando il riconoscimento di almeno una mezza
rendita di invalidità.

                                         Sostanzialmente
la ricorrente ha contestato le valutazioni mediche dei periti dell’UAI,
rilevando che il suo stato di salute è in continuo peggioramento, circostanza
che la rende, come attestato dal Prof. __________ e dal dr. __________, inabile
al lavoro nella misura almeno del 50%.

                                         L’assicurata
ha quindi chiesto che venga ordinata da parte del Tribunale una perizia
giudiziaria, “che permetta l’emanazione di una decisione oggettiva sotto ogni
aspetto e non di parte come quella impugnata” (I).

                                         A
sostegno delle proprie argomentazioni ella ha prodotto gli scritti del dr. __________
del 13 marzo 2009 (doc. B), del Prof. dr. __________ del 27 gennaio 2009 (doc. C)
e del dr. __________ del 29 gennaio 2009 (doc. D), oltre alla MRI lombare del
27 ottobre 2008 (doc. E).

 

 

                               1.3.   L’UAI, in
risposta - fondandosi sul parere del dr. __________ del SMR, il quale ha
escluso l’insorgenza di un peggioramento dello stato di salute dell’assicurata
dopo la perizia del dr. __________ - ha riconfermato la propria decisione,
chiedendo che il ricorso dell’interessata venga respinto (IV + 1).

 

 

                               1.4.   Con scritto
del 23 aprile 2009, il patrocinatore dell’assicurata ha nuovamente chiesto
l’allestimento di una perizia medica giudiziaria atta a stabilire le condizioni
di salute dell’interessata (VI).

 

                                         Questo
scritto è stato trasmesso all’amministrazione (VII), per conoscenza.

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007
del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I
707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H
212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98
del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99
del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato
all’assicurata il diritto ad una rendita.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni
normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che
egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da
valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità,
come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche
e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit,
p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra
parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il
TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

 

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA
del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

                                         Tali criteri sono stati così
riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo
principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da
dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro
oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI
2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in
fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali,
presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di
notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri
criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione
senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale,
un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della
ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato
(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata dall’Alta Corte nella sentenza 9C_830/2007
del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22 luglio 2008.

 

 

                                         Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

 

" 
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131
V 49 l'Alta Corte, dopo avere
confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                          La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del
19 maggio 2006, si è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa
anche al caso della fibromialgia, rilevando:

 

"  (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                                         In una sentenza 9C_35/2007
del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

 

"  (...)

Quanto agli effetti invalidanti della
fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo
giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il
rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme
da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per
eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in
concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:
sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una
(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V
65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352
consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio
2007, I 384/06).

 

                               2.4.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato al dr. __________, spec.
FMH in reumatologia, l’incarico di svolgere, nel tempo, due perizie
specialistiche (nel novembre 2006 e nel novembre 2008).

 

                                         Nel primo
referto peritale del 7 novembre 2006, il dr. __________ ha posto le diagnosi di
“sindrome panvertebrale cronica con componente cervicolombospondilogena
bilaterale in alterazioni degenerative della colonna cervicale (osteocondrosi
C4/C5), disturbi statici del rachide (scoliosi sinistroconvessa dorsale,
destroconvessa lombare, compensata, accentuazione della lordosi lombare),
sbilancio e decondizionamento muscolare, periartropatia omeroscapolare calcarea
bilaterale prevalentemente a sinistra in possibile lesione della capsula articolare
sul versante anteriore e borsite sottodeltoidea a sinistra, probabile
poliartrosi delle dita, obesità (peso 60 kg / statura 152,5 cm)” (doc. 25-6).

                                         Quanto
alla capacità lavorativa, il dr. __________ ha considerato l’assicurata abile
al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale, ma con una riduzione
del rendimento del 30%, nella sua precedente attività di gerente e cuoca, soprattutto
alla luce del compito di dover preparare polli allo spiedo. Lo specialista ha
per contro ritenuto l’assicurata pienamente abile al lavoro in attività adatte,
rispettose delle sue limitazioni funzionali, a partire dal 2000 (doc. 25-7).

 

                                         Successivamente
all’esame peritale del dr. __________, l’assicurata ha trasmesso all’UAI uno
scritto del 5 agosto 2008 del PD dr. __________ dell’__________ di __________,
indirizzato all’allora sua patrocinatrice, del seguente tenore:

 

" 
Dieser Bericht bezieht sich auf ein Schreiben
von Herrn Kollegen __________ vom 24.7.2008, bezüglich der Arbeitsfähigkeit der
obengenannten Patientin. Die Patientin befand sich einmalig am 31.3.2008 in
unserer ambulanten Untersuchung. Ingesamt ist von einer Arbeitsunfähigkeit als
Köchin auszugehen. Bei dem sehr komplexen und bereits über Jahre andauernden
Fall mit umfangreichen Voruntersuchungen und Unterlagen war eine Beurteilung
über den genauen Grad der Arbeits (Doc. 67-3)

 

A seguito di tale presa di posizione, il dr. __________ del SMR, spec. FMH in medicina interna (sul
diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR,
cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha ritenuto necessario
predisporre un’ulteriore valutazione peritale presso il dr. __________, come
indicato nelle sue annotazioni del 29 settembre 2008, del seguente tenore:

 

" 
In data 31.3.2008, l’A. è stata visitata dal PD
dr. __________ presso la Rheumaklinik dell’Università di __________. Lo
specialista ha ritenuto le diagnosi seguenti:

 

-         
sindrome cervicospondilogena cronica

           ▪                          disbalance
muscolare con importante contrattura muscolare del M. trapezio sinistro

           ▪ modificazioni degenerative
(osteocondrosi C4-C6)

-         
sindrome lombospondilogena

           ▪ disfunzione
clinica del segmento L4-L5

-         
stato dopo artroscopia della spalla sinistra
per sindrome di impingement e deposizioni calcaree

-         
poliartrosi delle dita.

 

Lo specialista è del parere che la patologia a
livello della colonna cervicale e della spalla sin. sia multifattoriale. Dal
punto di vista clinico, è predominante attualmente una marcata disfunzione
muscolare nel territorio del M. trapezio sin.

Lo specialista sconsiglia una terapia
medicamentosa di tipo analgesico e miorilassanti per via della possibilità di
reazioni allergiche e di intolleranza.

Una fisioterapia stazionaria intensiva dovrebbe
essere effettuata. Dal punto di vista reumatologico non ci sono indicazioni
operatorie.

 

In data 5.8.2008, nel suo scritto, il PD dr. __________
esprime il suo parere relativo alla capacità lavorativa dell’A. Egli fa notare
di avere visto l’A. una sola volta all’occasione della visita medica del
31.3.2008 e, trattandosi di un caso complesso e duraturo, non è stato possibile
definire il grado di incapacità lavorativa durante la breve indagine
ambulatoriale.

Lo specialista è del parere che per definire il
grado di incapacità lavorativa sia necessaria una valutazione peritale,
compresa una EFL. Comunque dal punto di vista reumatologico il caso non è
ancora definito e rimangono possibilità di miglioramento tramite misure
riabilitative.

 

Procedere

 

Perizia reumatologica, da affidare al dr. __________,
che aveva già peritato l’A. in novembre 2006, completata con EFL.” (Doc. 69-1)

 

Il dr. __________ è quindi stato chiamato
dall’UAI ad effettuare una seconda valutazione peritale.

                                         Nel suo
referto peritale del 24 novembre 2008, il dr. __________ ha posto le diagnosi
di “sindrome panvertebrale cronica con componente cervicolombospondilogena,
rispettivamente lomboradicolare irritativa L4 a sinistra in alterazioni
degenerative della colonna cervicale (minima protrusione discale C4/C5 e
C6/C7), alterazioni degenerative della colonna lombare (osteocondrosi L3/L4 con
protrusione discale intraforaminale a destra, pseudospondilolistesi di primo
grado di L4 su L5 con moderata discopatia secondaria, discreta discopatia L5/S1),
disturbi statici del rachide (piatto, scoliosi sinistroconvessa dorsale), tendenza
fibromialgica, decondizionamento muscolare; periartropatia omeroscapolare a
sinistra in acromeon di tipo II con inclinazione craniocaudale laterale,
lesione parziale del tendine sopraspinato, possibile lesione labbrale
glenoidale, esiti da artroscopia con borsoscopia, debridement della cuffia
rotatoria, decompressione ed asportazione della calcificazione alla spalla
sinistra il 15.11.2006; poliartrosi delle dita” (doc. 72-11).

Il dr. __________ ha osservato che “in sintesi,
rispetto alla visita peritale precedente del 7 novembre 2006, riscontriamo de
novo una sindrome lomboradicolare irritativa L4 a sinistra portante ad un
deficit algico funzionale della colonna lombare, mentre le altre patologie
erano già state riconosciute al consulto del 7 novembre 2006” (doc. 72-9).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha considerato l’assicurata abile al lavoro sull’arco di una giornata
lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento del 60%, a partire
dal momento dell’insorgenza dei dolori lombosciatalgici alla gamba sinistra,
ossia dal 24 ottobre 2008, nella sua attività di gerente e cuoca presso un
ristorante grill, attività che implicava anche il dover mettere grossi spiedi
con polli sul grill.

In attività adeguate, rispettose dei suoi limiti
funzionali, il dr. __________ ha per contro ritenuto l’assicurata abile al
lavoro al 100%, con un rendimento massimo del 100%, a decorrere dal 2000, fatto
salvo un periodo di inabilità lavorativa completa a decorrere dal giorno
dell’artroscopia alla spalla sinistra, ossia dal 15 novembre 2006, per la
durata di 6 mesi, quindi fino a metà maggio 2007 (doc. 72-10).

A proposito delle cure, il dr. __________ ha
rilevato che il trattamento analgesico perorale seguito dall’assicurata è molto
blando e dovrà essere sicuramente rivalutato, aggiungendo che l’assicurata
andrebbe sottoposta ad un trattamento algomodulatore centrale rivolto ad
innalzare la soglia del dolore e ad un’analgesia secondo le linee guida
dell’OMS. Il dr. __________ ha poi osservato di essere d’accordo con il PD dr. __________,
consultato dall’assicurata il 31 marzo 2008, il quale vedeva un maggiore
potenziale terapeutico, ventilando anche la possibilità di una riabilitazione
stazionaria che andrebbe ora, a suo avviso, affrontata (doc. 72/9+10).

 

Nel rapporto medico del 9 dicembre 2008, il dr. __________
del SMR, dopo avere riassunto le patologie che affliggono l’assicurata, ha
osservato:

 

" 
In data 24.11.2008 l’A. è stata sottoposta a
perizia reumatologica presso il dr. __________, le cui conclusioni, che
condividiamo, sono esposte in seguito.

Lo specialista aveva già avuto l’occasione di
praticare lo stesso esame in novembre 2006.

 

Conseguenze sulla capacità di lavoro /
d’integrazione

In un lavoro adatto allo stato di salute, che
rispetti i limiti funzionali descritti nell’allegato della presente perizia,
l’A. viene giudicata abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento
massimo del 100%, a decorrere dal mese di luglio 2000, fatta eccezione un
periodo d’IL completa a decorrere dal giorno dell’artroscopia alla spalla
sinistra, ossia dal 15.11.2006, per la durata di 6 mesi, quindi fino a metà
maggio 2007.

 

Nella sua ultima attività principale come gerente
e cuoca presso un ristorante grill, attività che implicava mettere grossi polli
sul grill, l’A. è giudicata abile al lavoro sull’arco di una giornata
lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento del 60%, dal momento
dell’insorgenza dei dolori lombosciatalgici alla gamba sinistra, ossia dal
24.10.2008.

 

In confronto alla perizia di novembre 2006, vi è
stato dunque un peggioramento della situazione clinica per quanto concerne
l’attività lavorativa abituale. Nel 2006, l’A. era stata giudicata abile al
lavoro sull’arco di una giornata lavorativa, ma con una diminuzione del
rendimento del 30%, dal mese di luglio 2000.

 

Rispetto alla perizia di novembre 2006, lo
specialista segnala attualmente nelle diagnosi una “tendenza fibromialgica”,
ciò che rende necessaria una perizia psichiatrica. In possesso della
valutazione psichiatrica si potrà definire la CL globale.

 

Procedere: perizia
psichiatrica.” (Doc. 74-2)

 

L’assicurata è quindi stata sottoposta ad un
esame psichiatrico peritale presso il Centro peritale per le assicurazioni
sociali.

Nel suo referto peritale del 22 gennaio 2009, il
dr. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia e __________ __________,
ha indicato che l’assicurata non presenta alcuna diagnosi psichiatrica (doc.
78-5).

Il dr. __________ ha infatti rilevato che
“l’analisi di questo caso sotto il profilo specialistico esclusivamente
psichiatrico non presenta alcuna significatività di rilievo”; che l’assicurata
non ha riferito di soffrire di disturbi della sfera psichica, non è mai stata
seguita da alcuno specialista del settore ed assume una blanda terapia
ipnoinducente solo al bisogno, aggiungendo che “neppure durante l’esame
obiettivo è stato possibile evidenziare qualsivoglia segno oggettivo di
patologia psichica. Esso risulta interamente nella norma” (doc. 78-5).

Lo specialista ha osservato inoltre che ella non
risulta soffrire di una franca malattia fibromialgica, ma solo di una generica
tendenza alla fibromialgia.

Il dr. __________ ha comunque rilevato che, “a
scanso di equivoci, (…) non vi è una comorbidità con qualsivoglia patologia
psichiatrica”, che l’assicurata “non presenta alcuno stato psicopatologico
cristallizzato, per cui non necessita neppure di cure psichiatriche
specialistiche” e che “conserva infine un ottimo livello di integrazione sul
piano socio-relazionale e lavorativo” (doc. 78-5).

Pertanto, a mente del dr. __________,
l’assicurata non presenta, dal profilo psichiatrico, alcuna limitazione della
capacità lavorativa (doc. 78-5).

 

Nel rapporto medico del 27 gennaio 2009, il dr. __________
del SMR ha osservato:

 

" 
In data 21.1.2009 l’A. è stata sottoposta a
perizia psichiatrica presso il Centro peritale, le cui conclusioni, che
condividiamo, sono esposte in seguito.

 

Sotto il profilo esclusivamente psichiatrico,
l’A. non presenta alcuna significatività di rilievo. L’A. non riferisce
disturbi della sfera psichica, non è mai stata seguita da alcuno specialista di
questo settore ed assume una blanda terapia ipnoinducente solo al bisogno.

L’anamnesi familiare è negativa per problemi
psichici.

Neppure durante l’esame obiettivo è stato
possibile evidenziare qualsivoglia segno oggettivo di patologia psichiatrica.
Esso risulta interamente nella norma.

 

Dal punto di vista psichiatrico, l’A. è abile al
lavoro al 100% per qualsiasi tipo di attività.

Valgono dunque le conclusioni esposte nel
rapporto medico del 9.12.2008.” (Doc. 79-2)

 

L’assicurata ha contestato il progetto di
decisione di rifiuto delle prestazioni dell’UAI, trasmettendo i seguenti referti
medici:

 

-         
rapporto del 27 gennaio 2009 del Prof. dr. __________,
Primario del Servizio di neurochirurgia dell’Ospedale regionale di __________,
indirizzato al dr. __________, del seguente tenore:

 

"  La
ringraziamo per averci consultato a proposito di questa paziente che abbiamo
visto nel nostro ambulatorio il 26.1.2009 per valutazione neurochirurgica.

 

Non ritorneremo
sull’anamnesi né sui risultati delle valutazioni precedenti, descritti nei
particolari nella Sua relazione del 19.12.2008, limitandoci a ricordare che in
questa paziente è stata discussa la possibilità di un intervento sul segmento
lombare, nel senso di una fusione intersomatica strumentata L4/L5.

Dall’approfondimento
anamnestico per il problema lombare emerge una rigidità il mattino al risveglio
che cede alla mobilizzazione, una difficoltà importante al mantenimento
prolungato di una determinata posizione, difficoltà al raddrizzamento
dall’anteroflessione e due episodi di blocco iperalgica del segmento lombare
nell’ultimo anno e mezzo: parallelamente alla problematica lombare la signora
avverte ad intermittenza un’irradiazione algica nel versante laterale della
coscia sin. Queste irradiazioni sono talora discrete, talora molto intense.

 

Lo studio RM recente
documenta un pseudolistesi degenerativo in L4/L5 con segni di Modic II e un
bulging discale sin – reperti che spiegano in modo esauriente il quadro clinico
osservato.

 

Dal punto di vista
teorico l’indicazione chirurgica per un intervento di decompressione/fusione
intersomatica è senz’altro corretta, poiché i reperti correlano bene con il
quadro sintomatico e non vi sono alternative conservative o semi-invasive.

Sul piano pratico,
tuttavia, il concatenamento di interventi con residui algici e limitazioni
registrato nella storia complessa di questa paziente, come pure le prospettive
di un intervento di decompressione/stabilizzazione (tasso di successo globale
ca. 75%, convalescenza molto prolungata con ulteriore limitazione funzionale),
non invitano a considerare immediatamente questa soluzione.

 

Sulla base di questi
elementi abbiamo ventilato la possibilità di un test per una pompa a
medicamenti – una procedura che oltre al vantaggio di essere reversibile e
scarsamente invasiva, potrebbe influenzare anche dolori a distanza, quale
quelli avvertiti ancora nella spalla sin.

Abbiamo spiegato
alla paziente questa alternativa che discuterà senz’altro con Lei.

Pensiamo che una
procedura del genere possa essere considerata poiché la compliance sembra
essere sufficiente e la problematica psichica probabilmente meno importante di
quello che la documentazione suggerisce.

 

A questo proposito,
naturalmente, occorre ancora prendere conoscenza della valutazione psichiatrica
specifica realizzata qualche giorno fa.” (Doc. 84/2-3)

 

-         
certificato medico del 29 gennaio 2009 del dr. __________,
spec. FMH in neurochirurgia, del seguente tenore:

 

"  La
soprannominata paziente lamenta dolori diffusi al rachide ed alla spalla sx.
Trattasi di una paziente operata nel 2006 alla spalla sx per una patologia
degenerativa. Già da quell’epoca lamentava dolori cervicali con irradiazione al
braccio sx in presenza di un’incipiente discopatia C5/C6 e C6/C7 con una
piccola protrusione laterale a sx C5/C6.

      

      Il problema più acuto tuttavia consiste in una sintomatologia
lombovertebrale nell’ambito di un’importante discopatia L4/L5 con una listesi
grado I-II con conseguente leggero restringimento del canale spinale con
stenosi dei recessi bilateralmente. Ne consegue un’eventuale irritazione
radicolare L4 bilateralmente, in particolare a sx. Presenza inoltre anche di
un’importante discopatia L5/S1 e meno anche L3/L4.

      

      La situazione lombare è suscettibile di ulteriore
peggioramento per cui non può essere escluso che a medio/lungo termine subentri
in L4/L5, dove c’è la listesi, anche un’instabilità con possibile ulteriore
restringimento del canale spinale.

      

      Al momento un procedere chirurgico non mi sembra indicato in
assenza di problemi neurologici. Tuttavia, date le circostanze, quest’opzione rimane
aperta.

      Evidentemente tenendo conto della patologia cervicale, della
spalla sx e dell’importante patologia lombare la capacità lavorativa senza
dubbio sarà certamente ridotta in maniera importante. Personalmente ritengo che
una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 50% sia senz’altro data.”

      (Doc. 84-4)

 

 

Al riguardo, nelle
sue annotazioni mediche del 23 febbraio 2009, il dr. __________ ha osservato:

 

" 
AUDIZIONE

 

In questa fase viene inoltrata da parte del
legale dell’A. nuova documentazione medica:

 

 

-         
Rapporto medico del Prof. __________ al dr. __________
(27.01.2009)

Lo specialista
riferisce della possibilità di un intervento sul segmento lombare, nel senso di
una fusione intersomatica strumentata L4-L5.

Dal punto di vista
teorico l’indicazione chirurgica è senz’altro corretta, poiché i reperti
correlano bene con il quadro sintomatico e non vi sono alternative conservative
o semi-invasive.

Sul piano pratico,
tuttavia, il concatenamento di interventi con residui algici e limitazioni,
registrato nella storia complessa di questa paziente, come pure le prospettive
di un intervento di decompressione/stabilizzazione (tasso di successo globale
ca. 75%, convalescenza molto prolungata con ulteriore limitazione funzionale)
non invitano a considerare immediatamente questa soluzione.

Sulla base di questi
elementi è stata ventilata la possibilità di un test per una pompa a
medicamenti – una procedura che oltre al vantaggio di essere reversibile e
scarsamente invasiva, potrebbe influenzare anche dolori a distanza, quale
quelli avvertiti ancora nella spalla sin.

Lo specialista non attesta
nessuna IL.

 

-         
Certificato medico del dr. __________
(29.1.2009)

Lo specialista
conferma che il problema più acuto consiste in una sintomatologia
lombo-vertebrale nell’ambito di un’importante discopatia L4-L5 con una listesi
grado I-II con conseguente leggero restringimento del canale spinale con
stenosi dei recessi bilateralmente. Ne consegue un’eventuale irritazione
radicolare L4 bilateralmente in particolare a sin. Presenza inoltre di
un’importante discopatia L5-S1 e meno anche L3-L4. La situazione lombare è
suscettibile di ulteriore peggioramento per cui non può essere escluso che a
medio/lungo termine subentri in L4-L5, dove c’è la listesi, anche
un’instabilità con possibile ulteriore restringimento del canale spinale.

Al momento un
procedere chirurgico non sembra indicato in assenza di problemi neurologici. 

Tenendo conto della
patologia cervicale, della spalla sin e dell’importante patologia lombare, la
CL senza dubbio sarà certamente ridotta in maniera importante.

Lo specialista
ritiene che una riduzione della CL di almeno il 50% sia senz’altro data.

 

Valutazione

 

La nuova
documentazione fornita in questa fase conferma la valutazione peritale del dr. __________
(24.11.2008), che aveva ritenuto, per quanto concerne l’attività abituale, una
CL sull’arco di una giornata lavorativa normale, con diminuzione del rendimento
del 60%, dal 24.10.2008. In un’attività adatta, rispettosa dei limiti
funzionali dettagliatamente definiti, la CL era stata ritenuta totale.

Il dr. __________
giudica una riduzione della CL di almeno il 50%, cioè una CL superiore a quella
definita dal dr. __________.

Dal lato psichiatrico
è stata esclusa qualsiasi patologia di rilievo.

 

Vengono dunque
confermate le nostre valutazioni anteriori.” 

(Doc. 85/1-2)

 

                               2.5.   In sede
ricorsuale l’assicurata ha nuovamente contestato la decisione di rifiuto delle
prestazioni dell’amministrazione, trasmettendo al TCA, oltre ai referti del 27
gennaio 2009 del Prof. __________ (doc. C) e del 29 gennaio 2009 del dr. __________
(doc. D), già presenti all’incarto AI, i seguenti documenti:

 

-         
certificato medico del 13 marzo 2009 del dr. __________,
spec. FMH in medicina interna, il quale, poste le diagnosi di “1. sindrome del
dolore cronico alla spalla sinistra (dal 2003?) con stato dopo CHIR 15.11.2006 (dr.
__________) per impingement e tendinite calcarea, MRI spalla sinistra 9.5.2007:
lesione parziale del sovraspinato, MRI cervicale 16.5.2007: discopatia C6-C7,
componente fibromialgica accompagnatoria; 2. dolori lombosacrali irradianti
alla gamba sinistra, cronico-recidivanti dal novembre 2007 con MRI ottobre
2008: importante discopatia L4-L5 per listesi con stenosi bilaterale dei
recessi, TAC dicembre 2007 Santa Chiara: discopatia L4-L5, stato dopo
isterectomia 28.11.2007; 3. sincopi recidivanti (ultima al 22.10.2007) di non
chiara entità DD vasovagali con screening labor e ECG attuale ottobre 2007
nella norma; 4. gastrite recidivante in malattia da riflusso (stato dopo
gastroscopia 1994 s. p.); 5. probabile irritabilità bronchiale (2 crisi tussive
agosto 2006 e luglio 2007 con regressione con Seretide); 6. cefalea tensionale;
7. plurintolleranza/allergie medicamentose (Aspègic, Voltaren, Parafon,
Mydocalm, Makatussin, cortisone)”, ha osservato:

 

"  Con
il presente mi permetto certificare lo stato di salute attuale della paziente a
margine, come dalla stessa espressamente richiesto alla luce della decisione AI
di rifiuto d’indennità ritenendo la capacità lavorativa come cuoca-gerente
conservata.

 

La paziente 55enne
lamenta da anni – come sopra riassunto – dolori continui che in modo
intercorrente coinvolgono la spalla sx o la schiena/gamba sx. La paziente
riferisce in modo credibile ed adeguato che i dolori, sempre presenti e
valutati a scala 4-5, vengono puntualmente esacerbati qualora aumentano gli
sforzi lavorativi dal lato fisico. Nella sua attività come gerente di un
ristorante/cuoca, la paziente ammette di poter lavorare al massimo in ragione
del 50%, cambiando ripetutamente le varie mansioni (cucina, servizio ai tavoli
leggero, assistenza al bar, lavoro d’ufficio/ricezione).

 

Proprio in questi
giorni vi è una esacerbazione dei dolori alla spalla sinistra dovuti a sforzi
aumentati sul posto di lavoro. Alla mia visita del 13.3.2009 posso senz’altro
confermare un’importante contrattura muscolare del trapezio sx. Per contro non
è chiaro se l’eziologia della problematica dolorosa dipenda piuttosto dal collo
che non dalla spalla.

Mi permetto altresì
rilevare come sia presente anche una componente funzionale dei dolori – ammessa
anche dalla paziente – da interpretare come sindrome del dolore cronico con
componente fibromialgica. In questo senso la paziente dichiara come ad
influenzare in modo positivo il dolore non siano tanto i medicamenti
(Co-Dafalgan/Xanax in corso) quanto il riposo.

 

Per quanto sia
possibile constatare alle regolari visite presso il mio studio (una volta al
mese) ed alla luce dei recenti consulti specialistici (Prof. __________ e dr. __________),
ritengo che l’IL al 50% sia giustificata con entrambe le patologie (spalla e
lombo-sacrale).

La perizia
reumatologica del dr. __________ stabiliva un’IL del 30%.

 

La recente perizia
psichiatrica del dr. __________ (21.1.2009) sottolinea l’ottimo livello di
integrazione sul piano socio-relazionale e lavorativo della paziente, che non
mostra alcuna diagnosi psichiatrica.” (Doc. B)

 

-         
MRI lombare del 27 ottobre 2008 eseguita dal
Servizio di radiologia dell’__________ (doc. E).

 

Nelle sue annotazioni del 15 aprile 2009, il dr. __________
del SMR, specialista FMH in medicina generale, ha osservato:

 

" 
Assicurata, gerente, nata nel 1953

 

Domanda AI 4.2005 per affezione spalla sinistra
con IL da 1.9.2004

 

Dr. __________ 4.2005:                                        periartropatia
omero-scapolare tendinotica cronica e calcarea a sinistra con sintomatologia
atipica di attrito sottoacromiale

 

  alterazioni
degenerative colonna cervicale contenute

 

Perizia dr. __________ 7.11.2006:

 

                                      sindrome
panvertebrale cronica con componente cervico-lombo-spondilogena bilaterale in
alterazioni della colonna cervicale (osteocondrosi C4-C5), disturbi statici del
rachide (scoliosi sinistro-convessa dorsale, destro-convessa lombare,
compensata, accentuazione della lordosi lombare)

 

                                      sbilancio
e decondizionamento muscolare

 

                                      periartropatia
omeroscapolare calcarea bilaterale prevalentemente a sinistra in possibile
lesione della capsula articolare sul versante anteriore e borsite
sottodeltoidea a sinistra

 

                                      probabile
poliartrosi delle dita

 

                                      obesità

 

attività abituale (cuoca, gerente) impedimento
rendimento del 30%, abile al 100% in attività adatta

 

dr. __________, 15.11.2006: artroscopia spalla
sinistra, borsoscopia, debridement della cuffia e decompressione, asportazione
della calcificazione

 

dr. __________, 23.5.2007: a 6 mesi
dall’intervento ancora IL 100% in attività abituale, ripresa di lavoro solo per
attività che non vanno oltre i 90°

 

Presa di posizione SMR 3.10.2007: si conferma
valutazione dr. __________

 

28.11.2007: isterectomia

 

TAC 30.1.2008: sospetto conflitto radicolare L5 a
destra

 

Presa di posizione SMR del 18.2.2008: attende
rapporto dr. __________ (assicurata si sarebbe presentata da lui)

 

Rapporto Prof. __________ del 14.5.2008:

▪     sindrome
cervicospondilogena cronica

             - sbilancio muscolare, alterazioni
degenerative C4-C6

▪     sindrome
lombospondilogena cronica

             - disfunzione segmentale L4/L5

▪     stato dopo artroscopia spalla
sinistra in presenza di impingement/calcificazioni 11.2006

▪     poliartrosi
delle dita

 

Rivalutazione peritale dr. __________ del
24.11.2008:

 

Sindrome panvertebrale cronica con componente
cervicolombospondilogena, rispettivamente lomboradicolare irritativa L4 a
sinistra, in

-         
alterazioni degenerative della colonna cervicale
(minima protrusione discale C4/C5 e C6/C7)

-         
alterazioni degenerative della colonna lombare
(osteocondrosi L3/L4 con protrusione discale intraforaminale a destra,
pseudospondilolistesi di primo grado di L4 su L5 con moderata discopatia
secondaria, discreta discopatia L5/S1)

-         
disturbi statici del rachide (piatto, scoliosi
sinistroconvessa dorsale)

-         
tendenza fibromialgica

-         
decondizionamento muscolare

periartropatia omeroscapolare a sinistra in

-         
acromeon di tipo II con inclinazione
craniocaudale laterale, lesione parziale del tendine sopraspinato, possibile
lesione labbrale glenoidale

-         
esiti da artroscopia con borsoscopia,
debridement della cuffia rotatoria, decompressione ed asportazione della
calcificazione alla spalla sinistra il 15.11.2006

poliartrosi delle dita

 

Viene attestato un periodo di IL completa dopo
l’intervento del 15.11.2006 fino a metà maggio 2007

Dal 24.10.2008, data insorgenza problemi lombari,
impedimento del 40% in attività abituale

 

6.3.2009: decisione UAI: nessun diritto a rendita

 

Perizia psichiatrica Centro peritale 21.1.2009:

-         
nessuna patologia psichiatrica

 

Ricorso:

 

rapporto dr. __________ del 27.1.2009:

-         
viene posta la diagnosi di pseudolistesi
degenerativa L4/L5 con segni di Modic II e bulging discale sinistro

 

rapporto dr. __________ del 29.1.2009:

-         
viene sconsigliato al momento un intervento
chirurgico

 

rapporto dr. __________ del 13.3.2009:

-         
viene indicata la presenza di una “sindrome del
dolore cronico con componente fibromialgica”

-         
viene ritenuta una IL del 50%

 

RM colonna lombare del 27.10.2008: già presa in
considerazione dal perito dr. __________

 

 

Valutazione:

 

l’attuale documentazione presentata in sede di
ricorso non evidenzia una modifica dello stato di salute dell’assicurata
rispetto alla valutazione peritale del dr. __________. In particolare faccio
presente che il risultato della RM della colonna lombare è stato debitamente
preso in considerazione dal perito.

Pure debitamente valutata la problematica
fibromialgica / problematica somatoforme con esecuzione di una perizia psichiatrica
che ha permesso di escludere qualsiasi impedimento dal lato psichiatrico. A
livello anamnestico non risultano inoltre adempiuti altri criteri di Förster
che possano giustificare un impedimento lavorativo da parte di tale
problematica.”

(Doc. IV/1)

 

                               2.6.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente
con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del
suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109
consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.7.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni
peritali del dr. __________ e del dr. __________ del Centro peritale, da
considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri
giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Dal profilo
reumatologico, alle due perizie del dr. __________ del 7 novembre 2006 e
del 24 novembre 2008, complete e prive di contraddizioni, va riconosciuta forza
probatoria piena.

                                         Nel primo
referto peritale del 7 novembre 2006, il dr. __________ ha considerato che le
patologie presentate dall’assicurata la rendevano abile al lavoro sull’arco di
una giornata lavorativa normale, ma con una riduzione del rendimento del 30%,
nella sua precedente attività di cuoca e gerente, mentre non la limitavano
affatto nello svolgimento di attività adeguate, esigibili al 100% (doc. 25-7).

                                         In
seguito, nel referto peritale del 24 novembre 2008, il dr. __________ ha
constatato, rispetto al 2006, un peggioramento delle condizioni di salute
dell’interessata, riscontrando la presenza, oltre che delle patologie già
evidenziate in occasione della visita peritale del novembre 2006, anche di una
sindrome lombovertebrale irritativa L4 a sinistra, causa di un deficit
funzionale della colonna lombare (doc. 72-9).

                                         Sulla
base delle patologie riscontrate, il dr. __________ ha quindi considerato
l’assicurata abile al lavoro sull’arco di una giornata lavorativa normale, ma
con una diminuzione del rendimento del 60%, nella sua attività di
cuoca/gerente, ritenendola per contro pienamente abile al lavoro in attività
adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 72-10).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da queste conclusioni dello specialista in
reumatologia.

Va infatti rilevato che la documentazione medica
prodotta dall’assicurata in sede ricorsuale non è in grado di mettere in dubbio
le conclusioni peritali del dr. __________, come del resto ben evidenziato dal
dr. __________ del SMR nelle sue annotazioni mediche del 15 aprile 2009 (doc.
IV/1).

Il dr. __________ ha infatti correttamente
rilevato che l’esame RM della colonna lombare del 27 ottobre 2008, prodotto
dall’assicurata (cfr. doc. E), era già a disposizione del dr. __________, il
quale ne ha tenuto debitamente conto nel suo referto peritale del 24 novembre
2008 (cfr. doc. 72-9, in cui il
perito ha espressamente illustrato i risultati della RM del 27 ottobre 2008).

Inoltre, va rilevato che – come peraltro già
indicato dal dr. __________ nelle sue annotazioni mediche del 23 febbraio 2009
(cfr. doc. 85-2) - la valutazione di una incapacità lavorativa del 50% dell’assicurata,
formulata dal dr. __________, prima, nel suo referto del 29 gennaio 2009 (doc.
D) e dal dr. __________, poi, nel rapporto medico del 13 marzo 2009 (doc. B), non
si scosta di molto rispetto alla valutazione peritale del dr. __________, il
quale ha considerato che l’assicurata, nella sua professione di cuoca e
gerente, presenti una diminuzione del rendimento del 60%.

Ciò non toglie che, a mente del dr. __________, l’assicurata
sia da considerare pienamente abile al lavoro in altre attività adeguate,
rispettose delle sue limitazioni funzionali.

Il TCA non può quindi, alla luce di quanto sopra
esposto, che concordare con il parere espresso dal dr. __________ nelle sue
annotazioni del 15 aprile 2009, laddove ha indicato che la documentazione
presentata in sede di ricorso non ha evidenziato una modifica dello stato di
salute dell’interessata rispetto alla valutazione peritale del dr. __________
(cfr. doc. IV/1).

 

                                         Inoltre,
vista la presenza di una tendenza fibromialgica segnalata dal dr. __________,
l’UAI ha correttamente ritenuto necessario sottoporre l’assicurata ad una
valutazione psichiatrica.

                                         L’aspetto
psichiatrico è così stato valutato dal dr. __________ del Centro peritale,
il quale, nel suo rapporto peritale del 22 gennaio 2009, ha ritenuto che l’assicurata non sia
affetta da alcuna patologia psichiatrica, di modo che ella deve essere
considerata, da questo profilo, pienamente abile al lavoro (doc. 78-5).

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi nemmeno da questa valutazione peritale, che del
resto non è stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti.

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         L’assicurata si è limitata
a produrre un referto del dr. __________, il quale ha posto l’accento sulla
presenza di un disturbo del dolore cronico alla spalla sinistra, con componente
fibromialgica (cfr. doc. B).

                                         Al riguardo, il TCA rileva
che, come indicato dal dr. __________ del SMR nelle sue annotazioni del 15
aprile 2009, la problematica somatoforme è stata debitamente analizzata tramite
l’esecuzione di una perizia psichiatrica, che ha permesso di escludere la
presenza di qualsiasi impedimento dell’interessata dal profilo psichiatrico,
aggiungendo che “a livello anamnestico non risultano inoltre adempiuti altri
criteri di Förster che possano giustificare un impedimento lavorativo da parte
di tale problematica” (doc. IV/1).

                                         A proposito della diagnosi
di sindrome del dolore somatoforme persistente, va
nuovamente ricordato che, secondo la giurisprudenza federale,
questa diagnosi non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere
ad un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da
una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.3. e STF
I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

                                         Come
visto in precedenza (cfr. consid. 2.3.), per ritenere eccezionalmente
inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato
che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige
l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità,
intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad
es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un
decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

 

                                         Dalla
perizia del dr. __________ è dimostrato che l’assicurata non è affetta da una
comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema le
sentenze del Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007, 9C_636/2007
del 28 luglio 2008, 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009). 

                                         

                                         Quanto
agli altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007
il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome
somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o
meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare
eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità
lavorativa. In quell’occasione,   la nostra Massima Istanza è
giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi
giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.
L’Alta Corte ha infatti osservato:

 

"  (…)

3.

3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme
les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI
en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un
état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par
l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré
pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est
exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;
arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public
in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

 

3.2 La reconnaissance de l'existence d'une atteinte
à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux
persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert
(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de
classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour
toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles
somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante
pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les
troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un
effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la
réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés
qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de
fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose
pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.

La question de savoir si ces circonstances
exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de
différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité
psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut
constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352
consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,
consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants.
Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif
s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie
inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les
manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution
possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de
résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique
(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de
traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même
avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative
de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces critères se manifestent et
imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un
effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und
seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,
St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une activité
résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on
conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le
droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées
figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé,
l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues,
l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations
fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des
plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que
l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact
(voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur
l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

 

3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal
fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs
avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous
l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par
analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles
somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère
invalidant d'une fibromyalgie.

 

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée
souffre d'un syndrome

douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux
somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une
comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le
litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par
la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté
raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie
douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral
examine librement.

 

5.

5.1 Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception
du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se
manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée
qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail
actuel.

 

5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre
l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et
symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère
invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel
et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction
cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte d'intégration
sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un retrait social
marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est en mesure
d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui nécessite
des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne
convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques
difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le
lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de
suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état
psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au
domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au
dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur
O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant
pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique
permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires
pour que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18
octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie
présentée actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur
le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et
O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents,
d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines
auprès de la doctoresse U.________
depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait
de la Cour cantonale que l'assurée
n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été
régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les
bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et
du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De même, les suggestions
thérapeutiques faites par les docteurs U.________ (thérapie
cognitivo-comportementale) et G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont
pas été mises en oeuvre.

 

5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le
trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point
de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de
l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation
du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit
fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

 

In una sentenza 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009
confermando il giudizio del TCA l’Alta Corte ha stabilito che non si era
in presenza degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per stabilire se
l’assicurato sia in grado di fornire lo sforzo ragionevolmente esigibile per
sormontare gli effetti della sua sintomatologia dolorosa.

Il TFA ha infatti osservato:

 

" 
(...)

5.3.2 Per il resto, l'accertamento del primo
giudice secondo cui la ricorrente non avrebbe presentato (quantomeno nel
periodo soggetto al presente esame giudiziario) una comorbidità psichiatrica
importante quanto a gravità, acutezza e durata, trova conferma nel fatto che
gli atti non mettono in evidenza una patologia psichiatrica maggiore e anzi
riferiscono di una reazione depressiva in fase di remissione (cfr. ad esempio
il rapporto 2 febbraio 2007 del curante, dott. X). Quanto agli altri criteri
elaborati dalla prassi in materia di stabilire se l'assicurato sia in grado di
fornire lo sforzo ragionevolmente esigibile per sormontare gli effetti della
sua sintomatologia dolorosa, il primo giudice ne ha, senza arbitrio, negato la
necessaria intensità e costanza. Così, pur avendo ammesso l'esistenza di
affezioni corporali croniche (cervicotoraco-brachialgia a sinistra, ernia
discale a livello Th2/Th3, lombalgie di tipo recidivante su alterazione
degenerativa iniziale a livello L4/L5), egli ha negato, in maniera certamente
sostenibile, la presenza degli altri fattori determinanti. A sostegno della
tesi che l'assicurata non avrebbe subito un ritiro totale dalla vita sociale
basti rilevare che, per quanto attestato dal suo curante, la ricorrente, ancora
nel febbraio 2007, andava regolarmente 4-5 volte alla settimana in palestra a
fare fitness. La Corte cantonale poteva pertanto, senza arbitrio, concludere
che un'eventuale interruzione dei contatti sociali non era da intendersi in
senso patologico bensì fosse piuttosto riconducibile all'uscita dal mondo
lavorativo. Lo stesso dicasi per l'assenza di uno stato psichico consolidato e
per l'impossibilità di un'evoluzione sul piano terapeutico. La remissione della
reazione depressiva, da un lato, e il beneficio - riconosciuto dall'interessata
stessa in occasione della visita peritale 30 maggio 2006 della dott.ssa X -
tratto dal trattamento farmacologico, dall'altro, potevano legittimamente
indurre il primo giudice a ritenere un'evoluzione positiva sul piano
terapeutico e a negare la presenza di uno stato psichico consolidato,
rispettivamente di un insuccesso dei trattamenti intrapresi conformemente alle
regole dell'arte. Del resto, a conferma di questa valutazione, anche il dott. X
ha riconosciuto che un'adeguata cura specialistica contribuirebbe a
stabilizzare la situazione della paziente in modo tale da consentirle di
riprendere una attività lavorativa in modo quasi completo. (...)"

 

Nel caso di specie, visto quanto stabilito dal
Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre
2007) e alla luce di quanto stabilito dal dr. __________, non sono realizzati
neppure gli altri criteri richiesti. Nel suo referto peritale del 22 gennaio
2009, il dr. __________ ha espressamente indicato che l’assicurata “non
presenta alcuno stato psicopatologico cristallizzato, per cui non necessita
neppure di cure psichiatriche specialistiche” e che “conserva infine un ottimo
livello di integrazione sul piano socio-relazionale e lavorativo” (doc. 78-5).

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         Pertanto,
sulla base delle affidabili e concludenti risultanze mediche del dr. __________
e del Centro peritale per le assicurazioni sociali, richiamato inoltre l’obbligo
che per consolidata giurisprudenza incombe all’assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozialversiche-rungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V
28 consid. 4a e sentenze
ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG,
Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato, con il grado della
verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali
(DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113
V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che sino al momento determinante dell’emanazione del querelato
provvedimento (cfr. DTF 130 V 140) l'assicurata presentava una residua capacità
lavorativa del 100% in attività adeguate.

 

                               2.8.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal
profilo economico, visto che l’invalidità nell’ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto economico-giuridico e non medico (cfr. D.
Cattaneo, "Le perizie nelle assicurazioni sociali" in Le perizie
giudiziarie, Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag.
203 seg. (211 n. 6)).

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti, come correttamente ritenuto
dall’amministrazione, i dati del 2005 (essendo l’assicurata inabile al lavoro
dal mese di settembre 2004). 

 

                            2.8.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, l’UAI ha quantificato il reddito
che l’assicurata avrebbe potuto percepire da sana nel 2005 in fr. 58’500 (cfr. doc. 33-2),
conformemente a quanto indicato dal datore di lavoro nel questionario del 25
maggio 2005 (cfr. doc. 9-2). 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi dall’ammontare citato, il cui importo non è del
resto stato contestato in sede di ricorso.

 

                            2.8.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         Nel caso
concreto, applicando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2004 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 3’893. 

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique,
1/2-2007, p. 94), esso ammonta a fr. 4'048.72 mensili oppure a fr. 48'584.64
per l'intero anno (fr. 4'048.72 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è
già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5
consid. 3a).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex" - cfr.
DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2005 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,
6-2007, p. 91), un reddito mensile di fr. 4'093.32 oppure di fr. 49'119.89 per
l'intero anno (fr. 4'812.59 x 12).

 

                                         L’assicurata,
quale cuoca e gerente presso il __________ di __________, avrebbe guadagnato,
nel 2005, fr. 58’500/anno per un’occupazione a tempo pieno.

                                         Tale
reddito si situa sopra la media dei salari per un'attività equivalente
(Tabella TA1 2004, p.to 55, livello di qualifica 1-2: fr. 4’321 riportato su
41.6 ore/settimana = fr. 53'926, che aggiornato al 2005 è pari a fr. 54’465).

 

                                         Nel caso
in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza (cfr. consid. 2.7.), da un punto di vista medico, l’assicurata può
esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 100%, il
reddito statistico citato non va ridotto.

 

                            2.8.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto delle
varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF
126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza I 147/05 del 25 luglio 2005, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una
riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%.

                                          La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung
der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung
C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002
S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an,
für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas
über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität
differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12
sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser
Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der
Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den
Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In un’altra
pronunzia U 420/04 del 25 luglio 2005, consid. 2 - riguardante un assicurato
straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente
abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo
stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem
Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen keine
schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher
ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann. Mit den von
der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können,
als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt
ist, angemessen Rechnung getragen”). 

 

                                         In una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito
alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la
riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3.,  la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa
M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio
di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio