# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 06db7d74-87ca-5bcd-ada3-0a03a0bc7f16
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 14.12.2000 52.2000.220
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-220_2000-12-14.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00220-227

   

  	
  Lugano

  14 dicembre
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorsi:

 

 

	
   

  	
  a) 20 settembre 2000 dell'

  Ente turistico __________,  

   

  b) 21 settembre 2000 del

  Comune di __________,

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 30 agosto 2000 del Consiglio di Stato
  (no. 3312) che annulla la decisione 4 maggio 1999 con cui il municipio di
  __________ accerta la legalità dell'intervento edilizio eseguito sullo
  stabile che insiste sulla part. no. __________ RF;

  

 

 

viste le risposte:

-    4 ottobre 2000 del
municipio di __________;

-    3 ottobre 2000 del
Consiglio di Stato;

-    3 novembre 2000 di
__________, dott. __________ e __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   L'Ente
Turistico __________ (ET) è proprietario da una dozzina d'anni di un piccolo
stabile a due piani, già adibito a stalla, che sorge sulla part. n. __________
RF di __________, a confine con la part. n. __________ RF, di proprietà dei
resistenti. 

Il 28 agosto 1998, l'ET ha notificato al
municipio l'intenzione di sostituire il tetto (travi e tegole) dello stabile e
di procedere a piccole riparazioni della muratura esterna senza aumentarne la volumetria
e senza modificare la destinazione a magazzino / deposito, attribuitagli da
anni.

Il 2 settembre 1998 il municipio ha
autorizzato l'intervento senza ulteriori formalità. 

 

 

                                  B.   Il 18
settembre 1998 __________, comproprietaria in comunione ereditaria della part.
n. __________ RF, ha chiesto al municipio, per il tramite del suo attuale patrocinatore,
di intervenire a sospendere i lavori appena avviati, osservando che l'ET stava
innalzando l'immobile e sostituendo il tetto ad una falda con uno a due falde. 

Il 22 settembre 1998 il municipio ha
informato il patrocinatore della ricorrente di aver rilasciato all'ET una
licenza per sostituire il tetto della costruzione, procedendo in conformità
dell'art. 17 cpv. 4 RLE, che permette all'autorità di prescindere dalla pubblicazione
all'albo e dalla notifica ai vicini, nei casi in cui "è escluso il
coinvolgimento di interessi pubblici e privati particolari". 

Il 16 ottobre 1998 __________ ha comunicato
al municipio di considerare illecita la procedura applicata, considerato che
l'intervento avrebbe tra l'altro comportato un aumento dell'indice di
sfruttamento. Sollecitato a prendere posizione su questo scritto, il 16
novembre 1998 il municipio ha escluso che la sostituzione del tetto potesse
determinare una modifica dell'indice di sfruttamento. L'altezza del nuovo tetto
sarebbe praticamente rimasta invariata. Le piccole differenze riscontrabili
rientrerebbero nei limiti della tolleranza. 

Preso atto del fallimento di un tentativo di
conciliazione indetto dal municipio, il 31 marzo 1998 __________ ha chiesto
all'autorità di accertare, mediante decisione formale, se i lavori erano "stati
eseguiti in conformità della legge e dei regolamenti vigenti". 

Il 4 maggio 1999 il municipio ha comunicato
alla reclamante di non poter dar seguito alla richiesta, perché la licenza 2
settembre 1998 era da tempo cresciuta in giudicato. "A titolo interlocutorio
ma definitivo", il municipio ha comunque aggiunto che i lavori
erano "stati eseguiti in conformità con il diritto applicabile."

Contro questa determinazione le
comproprietarie delle part. n. __________ RF sono insorte davanti al Consiglio
di Stato, chiedendone l'annullamento e postulando, in via principale, che il
municipio fosse "astretto ad impartire l'ordine di demolizione dei
manufatti illegali", subordinatamente, "in via di
sanatoria", che fosse "fatto ordine di pagare alle ricorrenti
l'importo che sarà concordato a titolo di risarcimento danni".
Le ricorrenti contestavano la procedura applicata, l'innalzamento ed il cambiamento
della foggia del tetto, il superamento dell'i.s. e la posa di una conversa in
rame sul muro di loro proprietà, che sorge sul confine fra i fondi. 

 

 

                                  C.   Con
giudizio 30 agosto 2000 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso, annullando
la decisione impugnata e rinviando gli atti al municipio affinché richiedesse
all'ET l'inoltro di una nuova notifica di costruzione, corredata da piani
completi, allestiti da un tecnico abilitato, che raffigurassero la costruzione
prima e dopo l'intervento; notifica, che avrebbe dovuto formare oggetto di pubblicazione
e di avviso ai confinanti. 

Esperito un sopralluogo, il Governo ha in
sostanza ritenuto che i lavori eseguiti travalicassero i limiti di quelli
autorizzati con la licenza 2 settembre 1998. Comportando la completa
sostituzione del tetto, la posa di una gronda, il consolidamento dei pilastri
di sostegno della falda N del tetto, il rifacimento della soletta tra il piano
terreno ed il primo piano, nonché il ripristino dei muri perimetrali,
l'intervento andrebbe configurato alla stregua di una riattazione integrale
soggetta alla procedura di notifica con pubblicazione ed avviso ai confinanti. 

 

 

                                  D.   Contro il
predetto giudizio governativo insorgono davanti al Tribunale cantonale
amministrativo tanto il comune di __________, quanto l'ET, chiedendone l'annullamento.

Con motivazioni analoghe, entrambi i
ricorrenti negano che l'intervento esigesse l'avvio di una procedura di
notifica con pubblicazione ed avviso ai vicini. A loro avviso, si sarebbe
trattato di una semplice sostituzione del tetto, con ripristino dei muri perimetrali,
senza alcun aumento della volumetria o cambiamento di destinazione. 

 

 

                                  E.   All'accoglimento
dei ricorsi si oppone il Consiglio di Stato senza formulare osservazioni.

Ad identica conclusione pervengono le
resistenti __________, contestando partitamente le tesi degli insorgenti con
argomenti che per quanto necessario verranno discussi nei seguenti considerandi.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 LE. La legittimazione
attiva dei ricorrenti è certa.

I ricorsi, tempestivi, sono dunque
ricevibili in ordine.

Il giudizio può essere reso sulla base degli
atti, senza assumere ulteriori prove (art. 18 PAmm). L'ampia documentazione
fotografica, raccolta dalla precedente istanza permette di prescindere da nuovi
accertamenti.

 

 

                                   2.   Edifici ed
impianti possono essere trasformati solo con il permesso dell'autorità (art. 22
cpv. 1 LPT). La licenza è in particolare necessaria per la costruzione,
ricostruzione, trasformazione rilevante, ivi compreso il cambiamento di
destinazione e la demolizione di edifici ed altre opere, nonché per la
modificazione importante della configurazione del suolo (art. 1 cpv. 2 LE e 4
RLE) 

Le domande di costruzione soggiacciono di
regola alla procedura ordinaria (art. 5 cpv. 1 RLE). Lavori di secondaria
importanza, quali lavori di rinnovazione e di trasformazione senza modificazione
della destinazione, del volume e dell'aspetto generale degli edifici, quali il
rifacimento delle facciate, la sostituzione dei tetti, costruzioni accessorie
nelle zone edificabili, opere di cinta e sistemazioni del terreno (art. 6 cpv.
1 RLE) soggiacciono invece ad una procedura semplificata, detta della notifica,
che si distingue da quella ordinaria soprattutto perché si svolge esclusivamente
a livello comunale, senza coinvolgere l'autorità cantonale (Scolari,
Commentario, ad art. 11 LE, no. 839). 

Al pari delle domande di costruzione
soggette alla procedura ordinaria, anche le domande presentate sotto forma di
notifica devono di principio essere pubblicate all'albo comunale e portate a
conoscenza dei proprietari confinanti mediante avviso personale (art. 12 cpv. 2
e 6 cpv. 3 LE). Il municipio può tuttavia prescindere dalla pubblicazione e
dall'avviso ai proprietari confinanti se è escluso un coinvolgimento di
interessi pubblici e privati particolari (art. 12 cpv. 3 LE, 17 cpv. 4 RLE). 

La forma ed il contenuto delle domande di
costruzione relative ad interventi soggetti alla procedura di semplice notifica
non sono esplicitamente regolati dalla legge. Tanto la LE, quanto il RLE sono
silenti in proposito. L'art. 12 cpv. 2 LE si limita a dichiarare applicabile
l'art. 5 LE, che demanda al municipio il compito di verificare, prima della
pubblicazione, se la domanda di costruzione è allestita conformemente alle
prescrizioni, invitando se del caso l'istante a correggerla. Conformemente al
principio generale sancito dall'art. 11 cpv. 1 RLE, si può comunque ritenere
che queste domande debbano essere allestite in modo tale da fornire
all'autorità ed agli eventuali opponenti tutte le indicazioni atte a rendere
chiaramente comprensibile la natura e l'estensione delle opere previste. 

 

 

                                   3.   Allorché
il municipio procede in conformità dell'art. 12 cpv. 3 LE, prescindendo dalla
pubblicazione all'albo e dall'avviso ai confinanti di una domanda di
costruzione presentata sotto forma di semplice notifica, i vicini vengono di
regola a conoscenza della licenza accordata soltanto dopo l'inizio dei lavori.
Eventuali opponenti, che si ritenessero lesi nei loro legittimi interessi, non
vengono privati dei loro diritti di difesa. 

In questi casi, torna infatti applicabile la
regola sancita dall'art. 46 cpv. 1 PAmm, che permette agli interessati, ai
quali una decisione non è stata notificata, di insorgere davanti all'autorità
di ricorso entro quindici giorni dal momento in cui ne hanno avuto conoscenza
(cfr. Borghi Corti, Compendio di procedura amministrativa, ad art. 46 PAmm, n.
1 e rimandi). Ciò significa, che i vicini possono contestare la licenza rilasciata
secondo la procedura prevista dalll'art. 12 cpv. 3 LE anche se questa, per
rapporto al beneficiario è già cresciuta in giudicato formale. Nei limiti del
principio della buona fede, è sufficiente che la impugnino entro quindici
giorni da quando ne hanno avuto conoscenza. 

 

 

                                   4.   Nell'evenienza
concreta, le resistenti __________ si sono accorte dell'inizio dei lavori in
contestazione verso la metà di settembre 1998, quando hanno sollecitato il
municipio ad intervenire per ordinarne la sospensione.

Il 28 settembre 1998 l'autorità comunale ha
segnalato loro di aver rilasciato all'ET secondo la procedura di semplice
notifica una licenza edilizia per la sostituzione del tetto. L'autorità comunale
le ha altresì avvertite di essersi avvalsa della facoltà conferitale dell'art.
12 cpv. 3 LE (= 17 cpv. 4 RLE). 

Le resistenti, pur essendo assistite da un
avvocato, venute a conoscenza che i lavori in corso erano stati autorizzati con
licenza edilizia, non hanno impugnato il provvedimento. Né per la procedura
dalla quale è scaturito, né per il suo contenuto sostanziale. Soltanto sei mesi
dopo, quando i lavori erano ormai terminati, hanno chiesto al municipio di attestare
che l'intervento era stato eseguito in conformità della legge e dei
regolamenti. Il municipio ha respinto la richiesta, ritenendo - a giusta
ragione - che la licenza 2 settembre 1998 fosse da tempo cresciuta in
giudicato. Non solo per rapporto al beneficiario, ma anche nei loro confronti. "A
titolo interlocutorio ma definitivo", l'autorità comunale ha tuttavia
aggiunto che i lavori erano "stati eseguiti in conformità con il
diritto applicabile". 

Ora, è evidente che il ricorso inoltrato
dalle vicine reclamanti contro questa risoluzione al Consiglio di Stato, con la
richiesta di obbligare il municipio "ad impartire l'ordine di
demolizione dei manufatti illegali", subordinatamente, "in via
di sanatoria", di ordinare "di pagare alle ricorrenti
l'importo che sarà concordato a titolo di risarcimento danni",
non poteva sopperire alle conseguenze preclusive derivanti dalla mancata,
tempestiva impugnazione della licenza 2 settembre 1998. Attraverso questo
ricorso, le insorgenti non potevano, in altri termini, rimettere in discussione
la legittimità di tale provvedimento né dal profilo della procedura dal quale è
scaturito, né dal profilo della sua conformità con il diritto materialmente
applicabile. Nell'ambito di quel ricorso, le reclamanti potevano unicamente
contestare che i lavori fossero stati eseguiti conformemente al permesso
accordato e censurare il rifiuto del municipio ad intervenire per ripristinare
una situazione conforme al diritto. 

 

 

                                   5.   Definiti i
limiti entro i quali l'impugnativa sottoposta al giudizio del Consiglio di
Stato risultava proponibile, va rilevato che la domanda di costruzione,
inoltrata dall'ET al municipio sotto forma di semplice notifica, aveva per
oggetto la sostituzione integrale del tetto e l'esecuzione di piccole
riparazioni della muratura dello stabile, senza aumentarne la volumetria o
modificarne la destinazione. La licenza edilizia 2 settembre 1998, cresciuta
formalmente in giudicato per i motivi sopra esposti, autorizzava pertanto
l'ente istante a sostituire la copertura dell'immobile ed a riparare i muri
perimetrali. 

Orbene, dagli accertamenti esperiti dal
Consiglio di Stato emerge in modo sufficientemente chiaro che i lavori eseguiti
dall'ET non si scostano in misura apprezzabile dal permesso ricevuto. La
documentazione fotografica raccolta in prima istanza dimostra in modo
inequivocabile che il vecchio tetto a due falde dello stabile è stato
sostituito con una nuova copertura di ugual foggia e dimensioni. Invano,
sostengono le resistenti che il tetto era ad una sola falda e che è stato
sostituito con un tetto a due falde. La tesi è chiaramente smentita dalle
fotografie agli atti, dalle quali si può facilmente evincere come la quota del
colmo, sporgente di una cinquantina di centimetri oltre la sommità del muro di
confine, sia rimasta sostanzialmente invariata. Contrariamente a quanto
pretendono le resistenti, non v'è stato alcun innalzamento. L'altimetria del
filo di gronda della falda N, desumibile dal segno lasciato dal vecchio tetto
su quel muro e dallo sviluppo verticale dei pilastri, non ha subito modifiche
di rilievo. Il leggero innalzamento rientra nei limiti di una ragionevole
tolleranza, conforme ai dettami dell'art. 39 RLE, che permette di mantenere e
riparare gli edifici esistenti in contrasto con il diritto entrato
successivamente in vigore. I pilastri sono stati consolidati e rifatti nella
parte superiore. Contrariamente a quanto pretendono le resistenti non sono
stati innalzati in misura significativa. Il confronto fra la fotografia raffigurante
l'immobile mentre era in corso lo smantellamento del tetto e quella che lo riproduce
a lavori ultimati non lascia spazio a dubbi. Nemmeno la destinazione dell'immobile
ha subito modifiche. Deposito era e deposito è rimasto. Insostenibili, oltre
che difficilmente comprensibili, sono le obiezioni sollevate dalle resistenti
in relazione all'indice di sfruttamento. Non è invero dato di vedere come il
semplice rifacimento del tetto dello stabile ed il consolidamento della
muratura possa determinare modifiche della SUL. L'unico intervento non
espressamente autorizzato è il rifacimento del pavimento in legno tra il primo
ed il secondo piano. Dal profilo della polizia delle costruzioni, questo
intervento può essere considerato alla stregua di una modifica interna, del
tutto priva di rilievo. Il fatto che non sia stato preventivamente notificato all'autorità
comunale non è atto ad invalidare l'accertamento della legittimità dei lavori
eseguiti, operato dal municipio attraverso la decisione 4 maggio 1999. Tanto meno
giustifica l'avvio di una procedura di rilascio di una licenza in sanatoria. 

 

 

                                   6.   In esito
alle considerazioni che precedono, la decisione con cui il municipio ha accertato
che i lavori eseguiti erano sostanzialmente conformi al permesso accordato
risulta immune da violazioni del diritto. Non può di conseguenza essere
confermato il giudizio con cui il Consiglio di Stato l'ha annullata, imponendo
all'ET di presentare una nuova domanda, sotto forma di notifica corredata da
piani dettagliati. 

La tassa di giustizia è posta a carico delle
resistenti in solido secondo soccombenza. Non si assegnano ripetibili, poiché i
ricorrenti non sono assistiti da un avvocato iscritto all'albo.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 12, 21 LE; 4, 5, 17 RLE, 3, 18, 28,
60, 65 PAmm;

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   I ricorsi
sono accolti.

§.  Di conseguenza:

1.1.   la decisione 30 agosto 2000 del Consiglio
di Stato (n. 3312) è annullata.

1.2.   la decisione 4 maggio 1999 del municipio di
__________ è confermata.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'000.- è a carico delle resistenti in solido.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario