# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ad6b68f5-0e26-5b27-9a82-bd9799a1c094
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 00.00.0000 PVG 2008 24
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2008-24_0000-00-00.pdf

## Full Text

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Enteignung 11
Espropriazione

Indennità d’espropriazione. Buona fede.
– Affermazioni fatte dall’autorità in merito al valore di 

stima di un fondo assegnato alla ZP/IP (cons. 4a).
– Principio della buona fede (cons. 4b).
– Nell’evenienza, violazione della buona fede ammessa 

(cons. 4c–h).

Enteignungsentschädigung. Treu und Glauben.
– Behördliche Angaben bezüglich des Schätzungswertes 

eines in die ZöBA eingezonten Grundstückes (E. 4a).
– Grundsatz von Treu und Glauben (E. 4b).
– Verletzung von Treu und Glauben vorliegend bejaht (E. 

4c–h).

Considerandi:
4. a) In data 5 luglio 2000 ai privati convenuti nell’ambito

del presente procedimento veniva comunicato che la loro speci- 
fica particella veniva inclusa nella ZP/IP e che «la commissione di 
stima, incaricata dall’autorità edilizia, ha stimato il valore della 
particella in questione a 25.– fr./m2». Mentre per il comune ricor- 
rente tale comunicazione non potrebbe in alcun modo pregiudi- 
care la fissazione del valore dell’indennità d’espropriazione do- 
vuta per i fondi nella ZP/IP, i privati convenuti ritengono di aver 
potuto in buona fede intendere la comunicazione come un’assicu- 
razione sul prezzo che il comune sarebbe stato disposto a corri- 
spondere per i loro fondi e di aver conseguentemente accettato la 
revisione della pianificazione del 2001, affidandosi a tale impegno. 
Nell’evenienza in esame, già dalla semplice interpretazione della 
comunicazione fatta ai proprietari fondiari si palesa il ben fondato 
delle loro pretese. Questa interpretazione corrisponde del resto al 
senso che i destinatari potevano e dovevano  ragionevolmente 
dare a tale comunicazione in virtù delle regole della buona fede    
(o cosiddetto «principio dell’affidamento» DTF 120 V 452 cons. 5a), 
considerando il testo e il contesto della comunicazione e tenendo 
conto anche di tutte le circostanze che l’hanno preceduta e ac- 
compagnata, e questo per i motivi che seguono.

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b) Il principio della buona fede ancorato all’art. 9 CF – ap- 
plicabile a tutto l’ambito dell’attività dello Stato – conferisce ad 
ogni individuo la facoltà di esigere che l’autorità statale si con- 
formi alle sue promesse e sia coerente nei propri comportamenti, 
evitando di contraddirsi o di deludere la fiducia da essa ragione- 
volmente suscitata (DTF 131 II 627 cons. 6.1, 130 I 26 cons. 8.1, 125 
I 219 cons. 2c, 122 II 123 cons. 3b/cc e 121 I 181 cons. 2a). Esso 
vuole che l’amministrazione e gli amministrati si comportino reci- 
procamente in modo leale. In particolare, l’amministrazione deve 
astenersi da qualsiasi comportamento proprio a trarre in inganno 
l’amministrato e non deve poter trarre alcun vantaggio da un at- 
teggiamento scorretto o poco chiaro da parte sua (DTF 129 II 381 
cons. 7.1 e 124 II 269 cons. 2a). A certe condizioni, il cittadino può 
anche esigere che l’amministrazione si conformi alle promesse o 
alle assicurazioni che questa gli ha fatto e che non inganni la fidu- 
cia che egli ha legittimamente posto in essa (DTF 128 II 125 
cons. 10b/aa e 118 Ib 582 cons. 5a). Allo stesso modo il diritto alla 
tutela della buona fede può essere invocato in presenza di un 
comportamento dell’amministrazione suscettibile di risvegliare 
nell’amministrato un’aspettativa  o  una  legittima  speranza 
(DTF 129 II 381 cons. 7.1 e 126 II 387 cons. 3a con riferimenti). 
Questo diritto esiste soltanto a determinate e cumulative condi- 
zioni: l’autorità deve anzitutto essere intervenuta in una circo- 
stanza concreta nei confronti di una persona determinata (DTF 125 
I 274 cons. 4c); essa deve avere, o essere reputata avere, agito nel 
rispetto dei limiti della sua competenza; l’invalidità o l’errore 
dell’atto sul quale l’amministrato ha improntato il suo comporta- 
mento non doveva essere immediatamente riconoscibile; l’ammi- 
nistrato stesso deve essersi fondato su queste assicurazioni o su 
tale comportamento per prendere disposizioni che non può modi- 
ficare senza subire un pregiudizio (DTF 121 V 66 cons. 2a); infine, 
e in ogni caso, la situazione giuridica non deve essersi modificata 
tra il momento in cui l’autorità si è pronunciata e quello in cui l’am- 
ministrato ha preso le sue disposizioni (DTF 131 II 636 cons. 6, 129 
I 170 cons. 4.1 e 122 II 123 cons. 3b/cc).

c) Come emerge inconfutabilmente dalle due testimonian- 
ze raccolte il 6 novembre 2007 e come non viene neppure seria- 
mente messo in dubbio, lo scritto del 5 luglio 2000 è stato redatto 
su incarico della commissione incaricata di gestire la revisione 
della pianificazione, che a sua volta orientava regolarmente il con- 
siglio comunale sull’attività svolta. La comunicazione impegnava 
pertanto l’esecutivo comunale a tutti gli effetti. Con l’indicazione

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dell’inclusione della specifica particella nella ZP/IP e la precisa- 
zione «la commissione di stima, incaricata dall’autorità edilizia, ha 
stimato il valore della particella in questione a 25.– fr./m2» era evi- 
dente che l’autorità edilizia comunale intendesse informare gli in- 
teressati in merito all’indennità che era disposta a versare in se- 
guito a questa specifica misura pianificatoria, come attestava del 
resto chiaramente a senza l’ombra di alcun dubbio il presidente 
della commissione incaricata di gestire e portare a termine la re- 
visione della pianificazione locale in occasione della sua testimo- 
nianza del 6 novembre 2007. In detta sede, il presidente della com- 
missione incaricata di condurre in porto la revisione della 
pianificazione locale affermava che «la decisione di procedere a 
una stima era stata presa dal gruppo di lavoro, dopo aver consta- 
tato che delle 262 opposizioni trattate alcuni proprietari toccati 
chiedevano quanto fosse l’indennizzo del terreno nel caso venisse 
azzonato in IP e EP. Io ne avevo informato il consiglio comunale, 
che ha dato il suo benestare.» Lo stesso teste ripeteva, riguardo al 
motivo dell’incarico assegnato alla commissione di stima che que- 
sto «era dato dalla richiesta dei proprietari di sapere a quanto am- 
montasse la indennità in caso di azzonamento delle loro particelle 
nelle ispettive zone e inoltre l’obiettivo era quello di far passare la 
votazione.» Queste testimonianze vengono poi confermate anche 
dal protocollo del 4 maggio 2002 della Giunta comunale, dal quale 
si deduce la legittimità dell’incarico assegnato al competente di- 
partimento, il chiaro scambio di informazioni tra la commissione 
incaricata della revisione della pianificazione e l’autorità preposta 
nonché le finalità perseguite con la creazione di una commissione 
di stima, nel senso esposto dal teste.

d) I ragionamenti invocati dalla ricorrente a sostegno di 
motivi diversi a fondamento della decisione di procedere alle 
stime dei fondi in ZP/IP, soprattutto dopo la testimonianza dell’al- 
lora luogotenente e dopo l’edizione del protocollo della seduta 
della Giunta comunale del 4 maggio 2002, sono difficili da seguire. 
Non vi è, infatti, alcuna spiegazione logica per informare gli inte- 
ressati sul prezzo al metro quadrato del terreno fissato su incarico 
dell’autorità comunale in caso di assegnazione alla ZP/IP se non 
quella di fornire una indicazione sul futuro valore in caso di ripresa 
da parte dell’ente pubblico. Per il comune, compito della commis- 
sione di stima era quello di stabilire i diversi valori per determi- 
nare l’onere che la revisione della pianificazione poteva compor- 
tare. Se però tali valori si fondavano sulle stime dei diversi fondi 
previsti assegnati alla zona ZP/IP, era altrettanto evidente che que-

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sti valori di stima erano ritenuti gli indennizzi da versare ai rispet- 
tivi proprietari. Solo in questo caso ne sarebbe derivato un onere 
per il comune corrispondente alla stima effettuata (vedi anche l’in- 
dicazione contenuta nel citato protocollo della Giunta comunale 
alla trattanda «Entrata in materia», dove «si prende atto che il va- 
lore dei terreni inseriti in zona ZP/IP ammonta a circa 2,8 milioni di 
franchi»). Unica questione che potrebbe porsi in questo contesto è 
quella relativa alla necessità di una stima per l’eventuale determi- 
nazione del valore massimo dei costi della pianificazione. In que- 
sto caso però tale dato andava precisato. Invece, né il valore di 
stima, né i costi complessivi dell’opera volevano essere intesi 
come valori massimi, in assenza di qualsiasi precisazione a que- 
sto riguardo. Nella comunicazione del 5 luglio 2000 viene ripreso 
esattamente il prezzo indicato dalla commissione di stima per i 
fondi della specifica zona in oggetto, motivo per cui la promessa 
fatta dall’autorità concerneva un ammontare di fr./m2 25.–. Se l’in- 
tenzione era un’altra, l’autorità comunale che conosceva o doveva 
conoscere i ben più ridotti prezzi fino ad allora corrisposti per la 
zona agricola era tenuta a precisare la propria posizione. L’indica- 
zione del valore di stima senza riserva alcuna conferma ben più 
chiaramente la volontà finalizzata dell’autorità comunale di riu- 
scire finalmente nell’intento propostosi e volto alla realizzazione 
della revisione della pianificazione locale, promettendo agli inte- 
ressati la corresponsione di una interessante indennità d’espro- 
priazione e garantendosi in questo modo l’approvazione o perlo- 
meno la non contrarietà al progetto di revisione.

e) Per la ricorrente, l’autorità non intendeva certo fare 
un’offerta e non ne sarebbe del resto stata autorizzata. Anche que- 
sta tesi non può essere seguita. Che una formale offerta per l’ac- 
quisto dei fondi non potesse intervenire prima dell’approvazione 
della pianificazione locale da parte del Sovrano comunale e 
dell’autorità cantonale è evidente. La stima resa nota ai proprietari 
colpiti dall’assegnazione nella ZP/IP non poteva essere un’offerta, 
ma era un impegno che l’esecutivo si assumeva nei confronti 
degli interessati, qualora fosse stata accettata la revisione della 
pianificazione. Così ed in alcun altro modo poteva e doveva essere 
oggettivamente inteso lo scritto in questione. In questo contesto 
era emersa pure la questione del termine di tre anni, entro il quale
«il terreno poteva essere venduto al comune a questo prezzo, 
oppure (il fondo) sarebbe stato riazzonato allo stato anteriore, se 
il comune non avesse fatto uso di questo diritto di compera» (vedi 
la testimonia dell’allora luogotenente e la conferma di tale ter-

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mine anche da parte del tecnico comunale nei protocolli dell’in- 
terrogatorio del 6 novembre 2007). Appellandosi a questo ter- 
mine, la ricorrente considera comunque andata prescritta l’offerta 
fatta nel luglio 2000, ad oltre sei anni dall’accettazione della revi- 
sione della pianificazione locale. La questione non è però deter- 
minante ai fini del giudizio. In primo luogo, è probabile che detto 
termine sia stato evocato per giustificare la scelta dell’assegna- 
zione alla ZP/IP. Infatti, l’interesse pubblico all’assegnazione di 
fondi privati nella ZP/IP può essere attuale o futuro, ma deve trat- 
tarsi di un fabbisogno concreto del comune e la destinazione a 
scopi pubblici deve essere prevista con una certa sicurezza nel 
prossimo futuro. A questo punto i proprietari fondiari sono solita- 
mente interessati a sapere quando il loro terreno potrà essere pre- 
teso dall’ente pubblico o comunque quali sono gli usuali termini 
per il trapasso. Determinante è comunque che la ZP/IP non perde 
il proprio carattere al trascorrere di questi fatidici tre anni, come 
invece sembrava essere stato il tenore dell’informazione orale for- 
nita agli interessati nell’ambito dell’esposizione pubblica dei 
piani. Inoltre, in base alla testimonianza raccolta non è compro- 
vato e non viene neppure preteso che tutti i privati convenuti in 
ricorso siano stati edotti su questo presunto termine di tre anni, 
con la conseguenza che, pur non avendo incidenza sul presente 
procedimento, lo stesso non potrebbe venir loro opposto in pro- 
seguo di causa.

f) Allegando all’incarto i contratti di compravendita già 
conclusi in precedenza con altri proprietari di fondi in zona agri- 
cola, il comune vorrebbe mettere in dubbio la buona fede dei pri- 
vati convenuti, giacché il prezzo preteso non avrebbe alcuna rela- 
zione con quanto corrisposto in precedenza per fondi di uguale 
qualifica. In questo contesto l’esecutivo comunale sembra però 
dimenticare che tale dato di fatto doveva essere in primo luogo a 
conoscenza dell’autorità stessa e non dei privati. Spettava quindi 
all’esecutivo dar prova della diligenza richiesta e vagliare che non 
venissero comunicate stime di fondi senza alcuna pertinenza con 
quanto corrisposto in precedenza per la zona agricola, se l’inten- 
zione fosse effettivamente stata quella di corrispondere il prezzo 
della zona agricola. Poiché l’autorità voleva riuscire nella revisione 
della pianificazione locale, era per i proprietari indubbiamente nor- 
male che la proposta loro fatta fosse di entità tale da lasciarli sod- 
disfatti al punto da acconsentire alla revisione della pianificazione. 
Sapendo quali erano gli obiettivi che l’esecutivo si prefiggeva, es- 
sendo già stata in precedenza bocciata una revisione della pianifi-

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cazione locale, la proposta fatta non poteva e tanto meno doveva 
essere interpretata come un errore manifesto.

g) Nello scritto del 24 agosto 1999, gli stimatori incaricati 
comunicavano al competente dipartimento comunale che  i valori  
di stima erano riferiti unicamente alla nuova proposta di pianifica- 
zione e che in nessun modo erano state considerate possibili ri- 
vendicazioni di risarcimenti per investimenti avvenuti e tasse pa- 
gate. Sulla base di tali affermazioni, che sarebbero state note a 
tutti i privati convenuti in ricorso, il comune ritiene che doveva es- 
sere chiaro che le stime non volevano corrispondere ai valori da 
indennizzare. Anche se da questo scritto non possono essere sen- 
z’altro tratte le conclusioni che propone la ricorrente – gli stimatori 
precisavano solo che non erano stati tenuti in considerazioni dei 
particolari tipi di investimenti e tasse e non che i valori come tali 
non andassero intesi come dei risarcimenti – l’invio fatto agli in- 
teressati il 5 luglio successivo doveva certamente essere reputato 
conseguente a quanto addotto in precedenza. Quindi anche se gli 
stimatori fossero partiti da dei valori riferibili all’avvenuta pianifi- 
cazione, restava impregiudicata all’esecutivo la possibilità, per 
motivi di carattere politico, di promettere questi compensi quali 
risarcimento per i fondi assegnati alla ZP/IP. E’ comunque in que- 
sto contesto escluso che possa agli interessati essere opposto il 
contenuto di un documento interno antecedente la comunicazione 
individuale e concreta di diverso tenore. Del resto, anche il co- 
mune non reagiva alla comunicazione del convenuto del 22 lu-  
glio 2000, rendendolo attento che il valore indicato sulla comuni- 
cazione del 5 luglio precedente non era comunque da intendere 
nel senso dell’indennizzo che avrebbe ricevuto per l’assegnazione 
della sua particella alla ZP/IP.

h) Anche la pretesa che i privati convenuti non avrebbero 
subito alcuno scapito dalla promessa fatta, giacché il Sovrano co- 
munale avrebbe a larga maggioranza approvata la revisione della 
pianificazione locale non è pertinente. Sulla base della promessa 
loro fatta il 5 luglio 2000 i privati convenuti hanno ritenuto di po-  
ter approvare la pianificazione. Quali sarebbero state le conse- 
guenze di una compagna denigratoria avverso il progetto di revi- 
sione e/o di un eventuale opposizione al progetto non è 
attualmente definibile. Sarebbe però riduttivo e ingenuo pensare 
che sul risultato finale avessero inciso solo e unicamente i volti 
contrari dei quattro interessati dal presente procedimento o che la 
procedura di revisione si sarebbe conclusa tanto brevemente  
come è avvenuto, se alcuni interessati avessero usufruito delle vie

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di diritto a loro disposizione. La questione determinante resta però 
solo quella di sapere se con la propria promessa l’autorità abbia 
indotto gli interessati ad agire in un determinato modo a salva- 
guardia dei loro interessi anziché in un altro e tale questione va ri- 
solta affermativamente. La promessa fatta ai proprietari era tale 
da influenzare positivamente il loro atteggiamento avverso la re- 
visione della pianificazione. Anche per questo motivo, i privati 
convenuti vanno protetti nella loro buona fede.
R 08 13-16 Sentenza del 4 aprile 2008