# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c77a1256-1591-55be-8c81-1d6bc7ea3201
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-03-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.03.2024 38.2024.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2024-1_2024-03-11.html

## Full Text

Incarto
  n.

  38.2024.1

   

  CL/gm

  	
  Lugano

  11 marzo 2024        

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Christiana Lepori, cancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 gennaio 2024 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21 dicembre 2023 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Con decisione su opposizione del 21
dicembre 2023 la Cassa CO 1 (in seguito: Cassa) ha confermato il proprio
precedente provvedimento dell’8 settembre 2023 (cfr. doc. 201-207) con cui
aveva negato a RI 1 – cittadina italiana nata nel 1968, a beneficio di un
permesso di domicilio “C” ed annunciatasi per il collocamento presso l’Ufficio
regionale di collocamento di __________ in data 20 aprile 2023 con effetto dal
1° agosto 2023, dichiarando una disponibilità lavorativa del 100% (cfr. doc.
232) – il diritto a percepire le indennità di disoccupazione.

                                  L’amministrazione
ha rilevato quanto segue:

 

"
(…)

2.1. 

Durante il colloquio
del 3 novembre 2023, è emerso che il signor __________, a seguito di un
problema con la giustizia italiana, a fine gennaio 2019 è stato estradato in
Italia, dove è rimasto in carcere sino ad inizio aprile 2021 quando è stato
scarcerato. Inizialmente ha vissuto qualche mese a __________ (l) nella casa di
proprietà che aveva con la sua ex moglie, alla quale l'abitazione è stata
assegnata dopo il divorzio e dove vivono anche le loro figlie. Dal mese di
luglio 2021 si è trasferito in un appartamento in affitto a __________ (__________),
dove vive tutt'ora.

L'estradizione del
signor __________ è in vigore sino a febbraio 2024 e pone delle restrizioni di
movimento, pertanto in data 28 maggio 2022 si sarebbe sposato con la signora RI
1 affinché potesse venire in Svizzera a trovarla rispettivamente a prenderla
per rientrare in Italia. Infatti, la situazione del signor __________ gli
permette unicamente di uscire di casa dalle 06:00 alle 23:00 (non può dormire
fuori casa).

Visto quanto precede,
la signora RI 1 ha affermato che da aprile 2021 si recava ogni fine settimana
dal marito in Italia, presso il suo domicilio; ha confermato come da gennaio
2023 la sua permanenza in Italia sia aumentata, in special modo se il marito
non doveva lavorare (vedasi verbale del 3 novembre 2023).

2.2. 

Confrontando le
transazioni del conto postale "__________" con la griglia oraria
rispettivamente di presenza e assenza dell'opponente presso la __________, la
Cassa evidenzia che diverse transazioni sono state effettuate in Italia proprio
durante i fine settimana o nei giorni di vacanza.

Dal conto "__________"
si evince che il conto ha due carte, una in utilizzo dal signor __________
(carta n. __________) e l'altra dalla signora RI 1 (carta n. __________); si evince
pure che le transazioni effettuate dal signor __________ sul suolo svizzero
sono sporadiche, mentre la signora RI 1 effettuava transazioni in Italia
regolarmente e proprio nei suoi giorni di libero, di vacanza o di malattia.

Contestualmente
l'opponente sostiene che nel fine settimana, per ragioni di convenienza, si
reca a fare la spesa in Italia, ma ciò non dovrebbe assurgere da elemento
indiziario per stabilire l'effettiva residenza in Svizzera.

A mente della Cassa,
il fatto che l'assicurata facesse la spesa in Italia nei fine settimana o
durante le vacanze non è un criterio a sé stante, ma si tratta di un'ulteriore
indicazione del fatto che quando l'insorgente non si trovava in Italia solo
occasionalmente,

2.3. 

Da un'analisi dei
tabulati telefonici __________ relativi ai mesi da marzo a luglio 2023, la
Cassa rileva che la signora RI 1 era regolarmente in Italia in particolare nei
weekend e nei giorni di vacanza (vedi in particolare durante il mese di maggio
2023) e di disoccupazione (vedi in particolare il mese di luglio 2023).

2.4. 

Per quel che concerne
la situazione logistica, la Cassa osserva che a __________ l'opponente ha
affittato a suo nome e nome della di lei madre, con la quale convive, un
appartamento di 3.5 locali. La Cassa non nega che la signora RI 1 risieda
effettivamente in Ticino, tuttavia quest'ultima perde di vista il fatto che,
secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la residenza effettiva è solo
una delle tre condizioni cumulative per ammettere il domicilio in Svizzera ex
art. 8 cpv. 1 lett. c LADI. Inoltre, a __________, che per altro dista soltanto
ca. 60 km da __________, i coniugi dispongono di un'abitazione spaziosa di 3.5
locali, che non devono condividere con la madre dell'opponente e quindi più
adatta ad accogliere una coppia di sposi.

L'insorgente afferma
che "la coppia trascorre i fine settimana e i giorni di ferie lontano da
casa" e che la residenza del marito non può determinare l'eventuale
residenza della coppia. La Cassa osserva innanzitutto che è quindi pacifico che
la signora RI 1 durante i fine settimana e le ferie si rechi in Italia e meglio
a __________ e che con l'espressione "lontano da casa" sia
chiaramente inteso lontano da __________. Secondariamente, la Cassa rileva che
nel caso di coniugi che non hanno uno luogo di residenza comune, il centro
degli interessi personali di uno di essi può trovarsi nel luogo in cui lavora,
se questo luogo è diverso 'da quello in cui vive l'altro coniuge. Se questo
fosse stato il caso dell'opponente, ella non si sarebbe recata in Italia ogni
fine settimana per stare con il marito.

Ne segue che, ad oggi,
il centro delle relazioni personali della signora RI 1 è in Italia.

3. 

Alla luce di tutto
quanto precede, la Cassa ritiene determinante, malgrado l'assicurata possieda
un permesso C ed una rete di relazioni personali in Ticino, il fatto che dal
momento della scarcerazione rispettivamente durante la disoccupazione ella si
rechi regolarmente dal marito a __________, dove pertanto si situa il centro
dei propri interessi personali.

Il fatto che il signor
__________ potrebbe trasferirsi in Svizzera una volta terminate le restrizioni
di movimento dovute all’estradizione, e quindi a suo dire comunque non prima di
fine febbraio 2024, non soccorre la tesi della qui opponente in quanto si
tratta unicamente di una mera eventualità futura (…).

4. 

In concreto decisivo è
il fatto che il marito, con il quale la signora RI 1 è sposata dal 2022 ma con
il quale ha una relazione da ben 14 anni, non si trova nel nostro Paese, bensì
a __________, Italia.

ln conclusione e in
applicazione dell'abituale criterio della probabilità preponderante valido nel
settore delle assicurazioni sociali (STF 8C_794/2016 consid. 4.1), la Cassa
ribadisce che le circostanze addotte dall'opponente non sono sufficienti per
mantenere e fondare una residenza in Svizzera e pertanto il presupposto
dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI in relazione con l'art. 12 LADI non è in
concreto realizzato.

Di conseguenza la
decisione della Cassa è corretta e merita conferma.

5. 

Ritenuto che la
Signora RI 1 ha lavorato in Svizzera, è cittadina italiana e residente in
Italia ai sensi della LADI, la Cassa deve valutare se la medesima possa avere
diritto all'lD sulla base delle disposizioni di diritto interazionale (…) Nel
caso concreto l'opponente ha inizialmente indicato di recarsi due volte al mese
di domenica dal marito a __________ (cfr. "questionario residenza e centro
degli interessi in Svizzera" consegnato il 29 agosto 2023) e pertanto la
Cassa aveva valutato se la signora RI 1 poteva essere parificata ad una falsa
frontaliera, escludendolo.

Tuttavia alla luce
delle di quanto emerso a seguito delle dichiarazioni dell'insorgente in sede
d'opposizione e degli ulteriori accertamenti effettuati dalla Cassa, si deve
concludere, in applicazione del principio della probabilità preponderante, che
l'assicurata da aprile 2021 soggiorni almeno una volta settimana a __________
presso il domicilio del marito.

Di conseguenza, dal
profilo del diritto internazionale, la signora RI 1 deve essere considerata una
vera frontaliera, per cui non ha diritto all'lD secondo la LADI, ma deve
domandare la prestazione assicurativa in Italia. (…)

7. 

Infine, l'opponente
postula il riconoscimento del gratuito patrocinio.

Giusta l'art. 37 cpv.
4 LPGA, se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare di
gratuito patrocinio.

I presupposti per la
concessione del gratuito patrocinio sono dati qualora l'assistenza di un avvocato
appaia necessaria o comunque indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e
se le sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole. Per poter
beneficiare del gratuito patrocinio, tali presupposti devono risultare
adempiuti cumulativamente e vanno esaminati in maniera rigorosa.

Nel caso concreto tali
cumulative condizioni non sono assolte. La fattispecie rientra infatti nella
consueta casistica riguardante l'assicurazione contro la disoccupazione, dove
l'assistenza di un avvocato non risulta necessaria e pertanto giustificata. Si
rileva a tale proposito che l'assistenza del legale è considerata tale solo in
casi eccezionali, quando sono sollevati problemi di notevole difficoltà.

Essendo le condizioni
sovraesposte cumulative, la questione a sapere se i rimanenti presupposti siamo
adempiuti può rimanere irrisolta.

Visto quanto precede,
la Cassa ritiene che i presupposti per poter beneficiare del gratuito
patrocinio non siano adempiuti.” (cfr. doc. 57-67 ed all. A2 a doc. I).

 

                          1.2.  Contro
la decisione su opposizione l’assicurata, rappresentata dall’avvRA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, chiedendo l’annullamento della stessa e
il pieno riconoscimento del diritto all’indennità di disoccupazione a far tempo
dal 1° agosto 2023, l’ammissione al gratuito patrocinio, il riconoscimento
dell’effetto sospensivo, nonché di “tasse e spese e congrue ripetibili”
(cfr. doc. I pag. 12).

 

                                        In
relazione alla richiesta della propria assistita di essere ammessa al beneficio
del gratuito patrocinio per la presente procedura, il legale ha osservato che: 

 

"
(…) diversamente da quanto ritiene la Cassa nella decisione qui
impugnata, la ricorrente ritiene che per questa procedura è necessario farsi
assistere da un rappresentante legale. Le possibilità che il ricorso da parte
di cod. lod. Tribunale venga accolto sono date. Viste le circostanze e
l'indigenza, ora pure aggravata a causa del mancato riconoscimento delle ID
(nonché dell'assistenza), nonché l'urgenza, sono pertanto anche date le
esigenze per essere posta al beneficio del gratuito patrocinio (…).” (cfr. doc.
I, pag. 2-3)

                                  Fatte le seguenti premesse: 

 

" (…) 1. In sede di opposizione lo
scrivente non aveva avuto modo di essere informato pienamente sulle condizioni
particolari, del marito. il sig. __________, e la redazione si è fondata su
dichiarazioni parziali dovute a un certo imbarazzo e senso di vergogna.

2.
Le stesse sono state poi esaustivamente rilevate e quindi rettificate in sede
di colloquio con la Cassa in data 3 novembre 2023.

3.
Ciò indicato, si ritiene che la decisione su opposizione emanata disattende la
corretta determinazione dei fatti e l'applicazione del diritto, di fatto
risultando manifestamente arbitraria.

4.
Si ritiene contestato ciò che non è non esplicitamente ammesso”,

 

                                  l’avv.
RA 1 – chiedendo l’audizione di “__________, marito della sua assistita, “per
confermare le circostanze straordinarie del suo obbligo di permanenza in
Italia, della decisione concreta di rientrare in Svizzera e risiedere insieme
alla moglie presso la residenza abituale” (cfr. doc. I pag. 3) - ha
argomentato le motivazioni di RI 1 come segue: 

 

"
Per ritenere la decisione nulla, basterebbe indicare che la sig.ra RI 1
soddisfa cumulativamente i tre criteri per stabilire l'effettiva residenza ai
sensi della LADI: ella è detentrice di un permesso C (dal 1997!), vive in
Svizzera e ha interesse e ha sempre avuto interesse di continuare a risiedervi,
nonché fonda da quasi 40 anni il centro dei propri interessi in Svizzera (dal
2019 vive esclusivamente con sua madre a __________ alla quale deve pure
prestare cure, in un appartamento di 3 1/2 locali intestato a entrambe, mentre
prima conviveva con l'attuale marito detentore all'epoca di permesso C (doc.
4), e del quale si dirà nel seguito, sempre in Svizzera).

(…)
le emergenze probatorie dimostrano che non può essere ritenuta una
"vera" frontaliera, non essendovi di fatto mai stato alcun
"ritorno" né giornaliero né settimanale da parte sua in Italia, dove
non ha né residenza né alcun legame territoriale.

8. 

Inoltre,
non risultando residente, quindi non riconosciuta quale frontaliera, in Italia,
la ricorrente non può far capo nemmeno alle indennità di disoccupazione NASPI
(ex art. 65 Reg. Ue 883/04; RS 0.831.109.268.1).

(…)

Ad 2.1 - Contestato

10. 

Il fatto che il marito
sia attualmente obbligato a permanere in Italia esclusivamente per i guai avuti
con la giustizia è il solo motivo, che qui si ritiene determinante, per cui la
sig.ra RI 1 frequenta l’Italia durante alcuni fine settimana e nel tempo libero.

11. 

È una circostanza
straordinaria, di natura temporanea, come più volte dichiarato (cfr. richiamo
atti), che nulla ha a che vedere con la volontà dell’insorgente di ivi
risiedervi o di fondare il centro dei propri interessi personali.

12. 

L’insorgente e il sig.
__________ formano una coppia da oltre 14 anni. Hanno convissuto sempre in
Ticino.

 

 

13. 

Come indicato nella
decisione in parola, il marito è stato estradato in Italia nel 2019 ed è
rimasto in carcere sino a inizio aprile 2021.

14. 

In luogo della
carcerazione sono stati presi provvedimenti coercitivi che hanno comunque
imposto al sig. __________ sia restrizioni di movimento sia l'obbligo di
annuncio alle Autorità italiane e di pernottamento nel suo appartamento.

15. 

La condanna e quindi
anche la pena (non l'estradizione come erroneamente indica la resistente) sarà
definitivamente scontata a febbraio 2024, quindi fra qualche settimana. Si noti
inoltre che, pur avendo avuto problemi con la giustizia, il marito non è
soggetto a un decreto d'espulsione dal nostro territorio e può ritornarvi senza
difficoltà di sorta.

16. 

La ricorrente non ha
la patente e deve spostarsi con i mezzi pubblici: durante la pandemia COVID19
ha dovuto moltissime volte rinunciare a incontrarsi con il marito. 

17. 

La sig.ra RI 1, ha
dovuto forzatamente (e non per volontà) adattarsi alle nuove circostanze e per
poter incontrare il sig. __________ (che all'epoca era il compagno) ha dovuto
iniziare a recarsi in Italia appena le misure e/o le circostanze glielo hanno
consentito. Tuttavia i tempi di percorrenza con i mezzi pubblici sono
estenuanti.

18. 

Da lì l'idea di
convolare a nozze (su suggerimento delle Autorità italiane) per permettere alla
coppia di rivedersi, per quanto nelle circostanze concrete ciò fosse attuabile.

19. 

Il matrimonio ha
conferito la possibilità al marito di ottenere un permesso di rientro
temporaneo in Svizzera per poter andare a prendere la moglie (come anche
indicato dalla Cassa, il sig. __________ ha l'obbligo di notifica e di
permanenza sul suolo Italiano dalle ore 23.00 alle 6.00).

20. 

Il sig. __________ ha
sempre inteso rientrare in Svizzera e quindi continuare a vivere con la sig.ra RI
1, esattamente come prima della carcerazione.

21. 

Infatti, nel decreto
del Magistrato di vigilanza, emerge chiaramente che il sig. __________ nel 2022
ha richiesto l'autorizzazione a rientrare in Svizzera una sera a settimana per
incontrare la moglie al proprio domicilio in __________ (doc. 5). (…)

22. 

Ma non solo, egli si è
attivato concretamente anche nella ricerca di un lavoro sul territorio
elvetico, auspicando di poter iniziare fino al termine del periodo di sanzione
comminatogli. Infatti, ha avuto conferma che ad aprile inizierà a lavorare
presso un DL in Svizzera.

(…)

23. 

Si noti che la Cassa
non si confronta ancora una volta con il fatto che, se davvero la sig.ra RI 1
avesse voluto trarre qualche vantaggio da un punto di vista economico, avrebbe
potuto trasferire la propria residenza in Italia presso l'abitazione del
marito, contestualmente dando la possibilità alla madre di riottenere una
rendita maggiore (ora ridotta di CHF 400.00/mese per la convivenza con la
figlia).

24. 

La qui ricorrente non
ha minimamente inteso lasciare il territorio elvetico, proprio perché il centro
delle relazioni e degli interessi, come anche indicato in opposizione, si
concentra a __________, dove ha madre e altri parenti con i quali interagisce
quotidianamente.

25. 

Vi è inoltre il fatto
che recentemente la madre è sempre più bisognosa di cure e quindi gli incontri
con il marito all’estero sono stati brevi e irregolari.

26. 

Certamente, con la
perdita del lavoro, il tempo a disposizione è aumentato, ma ciò nulla muta a
tal riguardo in quanto, proprio perché non vi è nemmeno esportazione delle
prestazioni, ovvero ciò che la il legislatore vuole evitare (confermato dalla
giurisprudenza), i presupposti per negarle le ID vengono a mancare. (…)

27. 

Ne discende che già
solo per queste circostanze, straordinarie, la Cassa non può ritenere che la
residenza effettiva della sig.ra RI 1 sia in Italia, ciò perché da un punto di
vista prettamente soggettivo non vi è mai Stata volontà di ivi trasferirsi.

28. 

Di nuovo, e si
sottolinea, la ricorrente si è recata e si reca in Italia (eccetto che per fare
la spesa) esclusivamente per motivi straordinari che non fondano alcun
presupposto per una modifica del proprio centro degli interessi, oltre che -
proprio per la loro particolarità - non possono determinare una residenza
abituale in Italia.

Ad 2.2 e 2.3 -
Parzialmente contestato

29. 

Non si contestano le
transazioni e i tabulati telefonici. La sig.ra non ha negato tale circostanza.

30. 

Si contesta invece il
presupposto per il quale tali indizi possono essere significativi: la sig.ra RI
1 non ha né mai inteso "esportare le prestazioni da uno Stato
all'altro" né ha mai avuto - in alcun frangente - l'intenzione di fondare
il centro dei suoi interessi in Italia.

Partendo da tale
presupposto, il valore probatorio delle transazioni e dei collegamenti
effettuati all'estero si svuota di significato.

(…)

Ad 2.4 - Recisamente
contestato

32. 

La relativa vicinanza
(60km) dalla frontiera è dovuta alla condanna del sig. __________ e al
perimetro di competenza della magistratura adita.

33. 

Detto altrimenti, la
residenza a __________ del marito è una casualità e una necessità temporanea e
provvisoria, limitata alla durata dell'espiazione della pena comminata, e non a
una scelta compiuta con intenzionalità per fondarvi un futuro o una presenza
permanente.

34. 

Se, ipoteticamente, il
sig. __________ fosse stato collocato in Ticino o in un altro Cantone (es. nei __________
o a __________) il quesito di dove fosse il centro degli interessi nemmeno si
sarebbe posto.

35. 

Seguendo tale assunto,
l'estradizione del marito è un fattore temporaneo e che esula da scelte
individuali, condizioni che l'Assicuratore deve tener presente
nell’apprezzamento delle concrete circostanze.

(…)

37. 

In tal senso, la Cassa
dapprima ritiene correttamente che l’espressione "lontano da casa"
significhi “lontano da __________", per poi una frase dopo - con
un'acrobazia retorica - negare che "casa" non sia a __________ perché
lei trascorre il tempo libero a __________.

38. 

Infatti essa cita che
se "i coniugi non hanno una residenza comune (come è il caso), il centro
degli interessi personali di uno di essi può trovarsi nel luogo in cui lavora,
se questo luogo è diverso da quello in cui vive l'altro coniuge".

39. 

Ovvero: la resistente
sostiene che, siccome la sig.ra deve spostarsi a Marnate (non per volontà) ma
per necessità, allora il centro dei propri interessi automaticamente segue
quella del marito.

40. 

Tuttavia non si
confronta con il fatto che anche il marito, pur nella condizione di limitazione
della libertà personale, ha diritto a venire a trovarla a __________ una volta
a settimana e che tale diritto lo sfrutta altrettanto regolarmente.

41. 

Difatti, il centro
degli interessi di __________ è chiaramente rimasto a __________, non a __________,
per cui anche quello della moglie è ovviamente a __________.

42. 

L’abitazione di 3 1/2
locali locati da __________ non sono uno spazio voluto per la coppia, bensì un
requisito per poter ospitare a norma di legge - quale genitore non affidatario
- i figli. Non è quindi un criterio valido per ritenere che lo spazio sia stato
pensato principalmente per ospitare l'insorgente.

43. 

Pertanto, il modo di
apprezzare le circostanze da parte della Cassa risulta di primo acchito
quantomeno arbitrario. Delle due l'una: o casa (intesa residenza abituale dove
vi è il centro degli interessi) è __________, quindi è pacifico che anche
giusta l'art 8 cpv. 1 lett. c LADI il requisito è adempiuto, oppure si trova a __________,
dove tuttavia l'insorgente non ha un appartamento suo - al quale nemmeno contribuisce
-, non detiene alcuna residenza, non ha alcun contatto con la realtà del luogo
e nemmeno gode di alcun diritto.

44. 

Per quanto descritto
in precedenza, la Cassa avrebbe dovuto decidere - tenuto conto del caso
particolare - che il centro degli interessi e delle relazioni personali della
sig.ra RI 1 è in Svizzera, a __________.

45. 

Infatti ella - come
anche involontariamente indica la Cassa - si allontana da casa per vedere il
marito, e non "rientra" all'estero, bensì "rientra" a __________.

46. 

A titolo
abbondanziale, la ricorrente non gode di alcun diritto in Italia, non essendo
né residente a __________ (anche secondo l'AIRE) né considerata da parte delle
Autorità competenti per l'erogazione di prestazioni di disoccupazione come
frontaliera.

47. 

Altresì, si rammenta
che le decisioni della Cassa non possono avere quale conseguenza l’imporre
all'assicurato di dover lasciare il territorio.

 

 

48. 

La determinazione del
dove si colloca il centro degli interessi dev'essere condotta caso per caso,
considerando tutte le circostanze e i motivi per cui vi è necessità di
allontanarsi dal proprio domicilio. La Cassa non può relativizzare
l'eccezionalità della situazione della sig.ra RI 1, adottando - senza i dovuti
distinguo - la prassi applicabile senza confrontarsi con le dichiarazioni e le
prove presentate.

49. Ne discende che la
natura temporanea dell'allontanamento, anche se di diversi mesi, del marito dalla
Svizzera, esclude che il centro delle relazioni personali si sia modificato e
non può essere attribuito in astratto.

(…)

Ad 3 - Recisamente
contestato

(…) 

52. L’opponente
prosegue nella convinzione che il marito rientrerà in Svizzera solo teoricamente,
e ciò in virtù del fatto che egli ora ha un contratto di lavoro a tempo
indeterminato in Italia. A torto.

53. 

Infatti è stato
appurato come il sig. __________ stia attivamente cercando lavoro in Svizzera
(…) Anzi risulta che egli inizierà proprio in Svizzera in un nuovo posto di
lavoro a partire dal 1º aprile 2024 (la prova sarà prodotta appena
disponibile).

(…)

Ad 4 - Recisamente
contestato

(…)  Se il compagno,
ora marito, non fosse stato estradato in Italia la Cassa non avrebbe potuto
negare le prestazioni. 

62. 

La conclusione della
Cassa, fondata unicamente sul fatto che il marito viva in Italia, non
considerando che la sig.ra RI 1 ha comunque vissuto per 27 anni in Svizzera,
ora con la madre 88enne e che ha sempre avuto il proprio centro degli interessi
a __________, è manifestamente arbitrario e lede il senso di giustizia.

(…)

Ad 7 - Contestato

67. 

L’insorgente non era
oggettivamente in grado di formulare delle obiezioni fondate All’attenzione
delle Cassa e ha dovuto, per tutelare i propri diritti, chiedere una consulenza
e quindi un patrocinio al sottoscritto.

68. 

Avendole la Cassa
negato le prestazioni per diversi mesi (e tra l’altro, a cascata, anche le
prestazioni dell'assistenza), la sig.ra RI 1 ha necessariamente dovuto far capo
all'assistenza di un avvocato giusta l'art. 37 LPGA.

69. Il caso non può
essere liquidato come consueta casistica, poiché il rifiuto delle prestazioni.
a mente della ricorrente, è stato deciso arbitrariamente e in violazione di
norme che oggettivamente un laico non è in grado di riconoscere. Ciò ha
richiesto un certo tipo di approfondimenti, che denotano la complessità del
caso.

70. 

L’assistenza di un
avvocato appariva quindi perfettamente giustificata.

71. 

Essendo poi la sig.ra RI
1 nel bisogno (non ricevendo alcuna ID o prestazioni assistenziali) e non
potendo escludere che l'esito della procedura sia sfavorevole, le condizioni
cumulative per l'ammissione all’AG sono adempiute.

72. 

Ne discende che anche
questo punto dev'essere riformato, nel senso che alla ricorrente va
riconosciuto il gratuito patrocinio sia per la procedura dinnanzi alla Cassa,
sia dinnanzi a codesto lodevole Tribunale giusta l'art. 37 LPGA in combinato
con l'art. 28 Lptca.

73. 

Per gli incontri con la
sig.ra RI 1, la consulenza, l'analisi e la stesura dell'opposizione, la
presenza al colloquio con la Cassa e altre prestazioni sono state necessarie
oltre 15 ore per un totale di CHF 5'000.- (IVA inclusa). Il dettaglio delle
prestazioni è a disposizione e sarà prodotto dinnanzi al giudice se lo riterrà
necessario.” (cfr. doc. I) 

 

                          1.3.  Nella sua risposta del 5 febbraio
2024, la Cassa ha proposto di respingere l’impugnativa (e la richiesta di
ammissione al beneficio del gratuito patrocinio per le due istanze) sulle base
di motivazioni per le quali, nella misura di quanto necessario, si dirà nel
prosieguo (cfr. doc. V).

 

                                  In data 6 febbraio 2024, l’amministrazione
quanto alla richiesta di concessione dell’effetto sospensivo postulata dal
patrocinatore della ricorrente, ha osservato che “per costante
giurisprudenza non può essere attribuito ad un ricorso contro una decisione
negativa, come quella qui impugnata, pertanto il tema nemmeno si pone”
(cfr. doc. V).

 

                          1.4.  Con replica di data 16 febbraio
2024, l’avv. RA 1 ha trasmesso “la documentazione atta a comprovare
l’effettivo rientro del marito sig. __________ in Svizzera, con l’effettivo
inizio lavorativo e il trasferimento presso il domicilio della sig.ra RI 1 a __________”
a decorrere da marzo 2024, e meglio come si vedrà nel prosieguo (cfr. doc.
VIII).

 

                          1.5.  In data 29 febbraio 2024, la Cassa
si è riconfermata nella propria risposta di causa del 5/6 febbraio precedenti
e, preso atto della modifica apportata al contratto di locazione
dell’appartamento sito in __________, valida dal 1° marzo 2024, nonché del
contratto di lavoro sottoscritto dal marito della ricorrente, ha ribadito che
il diritto alle indennità di disoccupazione deve comunque esserle negato per il
periodo oggetto della presente vertenza, potendo essere rivalutato dal 1° marzo
2024, nell’eventualità in cui RI 1 dovesse riannunciarsi presso l’URC. 

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Oggetto della presente vertenza è
la questione di sapere se a ragione, oppure no, la Cassa ha negato a RI 1 il
diritto a percepire le indennità di disoccupazione dal 1° agosto 2023.

                          2.2.  Uno dei presupposti da adempiere
per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione
è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c LADI).

 

                                  Questo concetto di
residenza, basato sul principio del divieto di esportazione di prestazioni,
esige una residenza effettiva in Svizzera, così come l'intenzione di
conservarla durante un certo periodo e di farne, durante questo tempo, il
centro delle proprie relazioni personali (cfr. STF 8C_298/2022 del 14 settembre
2022 consid. 2.4.; STF 8C_432/2021 del 20 gennaio 2022 consid. 4.3., pubblicata
in DTF 148 V 209 e in SVR 2022 ALV Nr. 19 pag. 63). In tal senso,
la presenza di sole relazioni professionali, ancorché molto intense, con la
Svizzera non sono sufficienti. La nozione di residenza secondo la LADI
ha un carattere autonomo e si distingue sia dal domicilio civile (art. 13 cpv.
1 LPGA e 23 CC) sia dalla dimora abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA) sia ancora dal
domicilio secondo la legislazione sugli stranieri (cfr. DTF 125 V 465 consid.
2a pag. 466 seg.). Determinanti ai fini del giudizio sono gli aspetti oggettivi
e non quelli soggettivi, segnatamente l'intenzione della persona assicurata (cfr.
STF 8C_163/2019 del 5 agosto 2019 consid. 4.1.; STF 8C_60/2016 del 9 agosto
2016 consid. 2.4.2; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017,
massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281).

 

                                  Al riguardo cfr. pure STF
8C_440/2022 del 23 febbraio 2023 consid. 4.1.; 4.2. e STF 8C_172/2022 del 28
novembre 2022 consid. 3.; STF 8C_245/2016 del 19 gennaio 2017 consid. 2.

 

                                  In una sentenza pubblicata in DLA
2016 n° 10 pag. 227 il Tribunale federale ha ribadito che l’articolo 8 LADI
stabilisce che per aver diritto alle indennità di disoccupazione un assicurato
deve risiedere in Svizzera (cpv. 1 lett. c). Questa condizione vale anche per i
cittadini svizzeri residenti in uno Stato dell’UE. In tal caso si applicano
anche l’ALC e il Regolamento n. 883/2004, benché il diritto comunitario non
specifichi la questione del domicilio e lasci che siano le legislazioni
nazionali a farlo. Se, in quella situazione, l’assicurato non risiede in
Svizzera e non soddisfa quindi il presupposto di cui all’articolo 8 capoverso 1
lettera c LADI, la competenza sulle prestazioni non è dunque della
Confederazione.

                                  In una sentenza 8C_420/2017 del
21 giugno 2017 il Tribunale federale ha dichiarato manifestamente inammissibile
il ricorso inoltrato contro la sentenza 38.2016.72 del 24 aprile 2017 con la
quale il TCA aveva considerato un assicurato frontaliere vero, argomentando:

 

" (…) che il
ricorrente non si confronta con le motivazioni del Tribunale cantonale delle
assicurazioni, il quale, fondandosi sugli atti al fascicolo e sulle di lui
dichiarazioni, ha spiegato le ragioni per cui facesse difetto una residenza in
Svizzera a norma dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI,

che in modo particolare la Corte cantonale ha
accertato, negando un centro delle relazioni personali in Svizzera, come il
ricorrente avesse dimora in un monolocale arredato, precedentemente in albergo
o da terze persone, fosse proprietario in Italia di una parte di casa, ove era
domiciliata la di lui madre, e di un appartamento occupato dalla compagna e dai
propri figli peraltro iscritti in scuole della Lombardia, luogo in cui vi
faceva ritorno settimanalmente, nonché egli con la sua famiglia non abbia mai
avuto l'intenzione di trasferirsi in Svizzera,

che il ricorrente si limita a evocare genericamente
in poche righe un "dovere di genitore", corsi extra lavorativi e
diplomi conseguiti in Svizzera, nonché asseriti rientri settimanali in Italia
mai effettuati. (…)”

 

                                  Con sentenza
8C_186/2017 del 1° settembre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag.
281, il Tribunale federale ha confermato la STCA 38.2016.57 del 6
febbraio 2017 che aveva stabilito che un assicurato aveva la residenza
all’estero. Si trattava di un ricorrente nato a Lugano, che all'età di
tre anni si era trasferito con la madre e i fratelli in Italia. In Svizzera era
attivo come falegname, era iscritto all'anagrafe degli italiani residenti
all'estero e mentre lavorava risiedeva in locazione a Lugano in un appartamento
di 2.5 locali con il fratello. Le spese dell'abitazione erano divise fra il
ricorrente, suo fratello e i genitori. Egli era in possesso di un veicolo, il
quale non era ancora stato sdoganato. Il ricorrente rientrava nel fine
settimana in Italia. Il suo profilo Facebook indicava il proprio domicilio in
Italia ed egli era vicepresidente di un'associazione sportiva come pure
tesserato a una federazione italiana. Il TCA ha concluso che il centro delle
relazioni professionali era in Svizzera, mentre quello delle relazioni
personali, era in Italia.  

 

                                  In un’altra sentenza 8C_163/2019
del 5 agosto 2019, massimata in RtiD
I-2020 N. 44 pag. 253-254, l’Alta Corte ha confermato la STCA 38.2018.7 del 28
gennaio 2019 aveva stabilito che un assicurato aveva la residenza all’estero.

                                  Si trattava di un assicurato di
nazionalità italiana, in possesso di un permesso B rilasciato nel gennaio 2013,
nonché di un permesso C da novembre 2017 e la cui famiglia – composta della
moglie e di tre figli minorenni – abitava in Italia (in una villetta di
proprietà) vicino all’appartamento dei suoceri dove, in prima battuta, ha
dichiarato di recarsi una volta alla settimana e che, non avendovi la residenza
ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, non aveva diritto a percepire le
indennità di disoccupazione in Svizzera a decorrere dal 1° luglio 2017.

 

                                  In
una sentenza 8C_326/2020 del 4 agosto 2020, pubblicata in DLA 2020 N. 12 pag.
377 e seg., l'Alta Corte, nel caso di un assicurato titolare di un permesso B
la cui famiglia viveva in Spagna, ha ribadito che il diritto all’indennità di
disoccupazione presuppone, tra l’altro, che la persona assicurata risieda in
Svizzera, che la nozione di residenza non è da intendersi nel senso di
domicilio secondo il diritto civile (art. 23 e segg. CC), ma come il luogo in
cui la persona ha la dimora abituale. Il Tribunale federale ha dunque
confermato che, dal profilo della LADI, è richiesto che l’assicurato risieda
effettivamente in Svizzera, abbia l’intenzione di continuare a risiedervi e che
vi abbia contemporaneamente il centro delle proprie relazioni personali
(consid. 3).

 

                                  A tale riguardo cfr. STF 8C_380/2020 del 24 settembre 2020, pubblicata in DLA 2021 N. 1 pag. 83 e
segg.

 

                                  Con
giudizio 8C_632/2020 dell’8 giugno 2021 - nel caso di un assicurato che prima
ha riferito di essersi trasferito all’estero nel gennaio 2019, dove aveva
acquistato con la propria compagna un’abitazione nella quale quest’ultima si
era trasferita e risiedeva, e che, poi, ha affermato di aver traslocato il mese
successivo presso i genitori della donna, nel Canton Ginevra, dove disponeva
gratuitamente di una camera - l’Alta Corte ha stabilito che la sua residenza si
trovava all’estero. Il Tribunale federale, conformemente alla sua costante
giurisprudenza ha infatti ritenuto determinante, malgrado l’assicurato avesse
una fitta rete di relazioni personali in Svizzera, dove, non da ultimo,
risiedeva il figlio nei confronti del quale, però, il ricorrente esercitava i
propri diritti di visita regolarmente all’estero, il centro d’interessi di
quest’ultimo. Esso in concreto coincideva con il luogo in cui abitava la
compagna dall’assicurato e quindi all’estero (cfr. consid. 5.1.).

                                                                   

                                  Con sentenza 8C_172/2022 del 28
novembre 2022 il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da un
assicurato contro la STCA 38.2021.86 del 7 febbraio 2022 e ha confermato la
rilevanza, nella valutazione della residenza ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett.
c LADI, della condizione relativa al centro degli interessi personali,
stabilendo che, in quel caso, il centro delle relazioni personali
dell’interessato si trovava in Italia, ove risiedeva la moglie (la quale,
nonostante fosse stato asserito che era previsto che avrebbe raggiunto il
marito in Svizzera, nel periodo determinante non poteva viaggiare a causa di
motivi di salute e delle restrizioni di movimento imposte dalla pandemia di
Covid) e dove egli si recava quasi ogni fine settimana, come pure ogni volta
che aveva le ferie. Il ricorrente non era, dunque, da considerarsi residente
nel nostro Paese dove, nell’appartamento di tre e mezzo locali che locava,
aveva costituito una dimora secondaria.

                                  L’Alta Corte ha in particolare
sottolineato:

 

"
4.2.2. (…) la questione del luogo in cui si concentravano le relazioni
personali del ricorrente deve essere esaminata sulla base dei fatti constatati
e non sulla base di una situazione ipotetica, a prescindere dalle ragioni
invocate. In ogni caso, non è stato arbitrario per il Tribunale cantonale
considerare che tra maggio e ottobre 2021 il ricorrente aveva il centro dei
suoi interessi personali in Italia, dove si recava quasi ogni fine settimana e
ogni volta che aveva le ferie. 

(…).

4.2.4. (…) È vero che,
nel caso di coniugi che non hanno un luogo di residenza comune, il centro degli
interessi personali di uno di essi può trovarsi nel luogo in cui lavora, se
questo luogo è diverso da quello in cui vive l'altro coniuge. Se questo fosse
stato il caso del ricorrente, egli non si sarebbe recato in Italia ogni fine
settimana per stare con la moglie. Il Tribunale cantonale ha infine ritenuto
che il centro delle relazioni personali del ricorrente era, per il periodo in
questione, in Italia, perché era lì che trascorreva tutto il suo tempo libero.
La circostanza che abbia raggiunto la moglie in un appartamento di sua
proprietà non fa che avvalorare il fatto che il centro dei suoi interessi
personali (rispetto a quelli professionali) era in Italia. Si tratta, inoltre,
di criteri puramente oggettivi che sono stati dedotti dalle prove dei movimenti
del ricorrente. In effetti, dai fatti accertati dal Tribunale cantonale risulta
che tra maggio e ottobre 2021 il ricorrente è stato in Italia ogni fine
settimana (ad eccezione delle settimane da 44 a 53 nel 2020 e delle settimane
da 1 a 6 nel 2021 in cui non gli è stato possibile a causa delle restrizioni
imposte dal Covid), a volte partendo già il giovedì sera e rientrando in
Svizzera il lunedì successivo. Non sono arbitrarie le conclusioni del Tribunale
cantonale secondo cui il centro delle sue relazioni personali era in
Italia. 

(…).

4.2.6. Il
ricorrente sostiene inoltre che, riconoscendo il suo diritto all'indennità di
disoccupazione solo a partire dal momento in cui la moglie era domiciliata in
Svizzera, la Cassa e il Tribunale cantonale avrebbero violato le disposizioni
della LADI dal punto di vista della moglie, poiché per raggiungere il marito in
Svizzera, ella avrebbe dovuto essere licenziata.  

Sia il ricorrente che
la moglie sono liberi di scegliere la loro residenza comune o separata e il
luogo delle rispettive attività professionali, ma non spetta al regime
dell'assicurazione contro la disoccupazione assumersi le conseguenze delle loro
scelte personali. Nel caso di specie, non è contestato che il ricorrente
risiedesse effettivamente in Svizzera e vi avesse lavorato per diversi anni.
Tuttavia, alla luce dei fatti accertati dal Tribunale cantonale, privi di
arbitrarietà, esso ha potuto concludere senza violare il diritto federale che
il centro degli interessi personali del ricorrente si trovava in Italia durante
il periodo in questione.”.

 

                                  Infine, con giudizio 8C_440/2022
del 23 febbraio 2023, il Tribunale federale ha confermato la STCA 38.2022.18
del 3 giugno 2022 relativa al diniego del diritto a indennità di disoccupazione
nei confronti di un assicurato a causa del mancato adempimento dell’art. 8 cpv.
1 lett. c LADI. 

                                  La nostra Massima Istanza ha
precisato che in effetti il centro delle relazioni personali del ricorrente si
trovava in Italia, a Campione d’Italia, ove risiedeva in particolare la moglie
e dove disponevano di un’abitazione spaziosa. Il medesimo non era, quindi, da
considerarsi residente nel nostro Paese, dove era ospitato dalla figlia della
propria consorte. Il TF ha rilevato che l’entità dei rapporti personali
dell’assicurato con la figliastra non risultava peraltro essere mai stata
specificata.

 

                                  Cfr. fra le tante anche STF
8C_703/2017 del 29 marzo 2018; STF 8C_157/2016 del 24 marzo 2016; STCA
38.2017.43 del 25 ottobre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 62 pag. 282; STCA
38.2018.3 del 27 agosto 2018; STCA 38.2019.51 dell’11 novembre 2019; STCA
38.2020.51 del 25 gennaio 2021; la STF 8C_177/2021
del 12 marzo 2021 e la STCA 38.2020.49 del 1° febbraio 2021; STCA
38.2020.74 del 15 marzo 2021, la STCA 38.2021.49 del 30 giugno 2021, la STCA
38.2021.82 del 5 ottobre 2021, la STCA 38.2023.19 del 5 giugno 2023 e la STCA
38.2023.43 del 28 agosto 2023.

 

                          2.3.  Nella presente evenienza dalle
carte processuali emerge che RI 1, dopo avere lavorato presso __________ Ticino
in qualità di “operatrice cassa, bar e venditrice” (cfr. doc. 235) dal
2000 al 31 luglio 2023 (cfr. doc. 210-212), si è iscritta in disoccupazione con
effetto a decorrere dal 1° agosto 2023, dichiarando una disponibilità
lavorativa del 100% (cfr. doc. 232).

 

                                  Dalla disdetta del 12 aprile 2023,
rispettivamente, dall’“attestato del datore di lavoro” in atti, emerge che
__________ ha deciso “di interrompere il rapporto di lavoro con il prossimo
31.07.2023, in quanto le sue [ndr: della ricorrente] prestazioni
lavorative non corrispondono alle nostre esigenze aziendali” (cfr. doc.
212).

 

                                  Il 26 agosto 2023 l’assicurata ha
risposto al “Questionario - Residenza e centro degli interessi in Svizzera”
(cfr. doc. 405-408), precisando, in particolare: 

 

-       
di non possedere abitazioni di proprietà né in Svizzera, né all’estero;

-       
di vivere in un’abitazione in affitto, e meglio in un appartamento
composto da “2 camere, bagno, cucina, sala, bagno di servizio”, la cui
pigione di fr. 1'422.- ha indicato di corrispondere di concerto con la madre, __________,
con la quale condivide l’ente locato;

-       
di avere i propri effetti personali “a casa mia, __________”;

-       
di avere stipulato, in quanto “obbligatoria”, un’assicurazione
legata all’abitazione;

-       
che il coniuge, __________ risiede in Italia, e meglio in “__________”
in appartamento in locazione:

-       
di avere un collegamento internet, rete fissa, cellulare e TV presso __________;

-       
di non possedere alcun veicolo;

-       
di disporre di un abbonamento arcobaleno, di un conto corrente presso __________
e di una carta di credito che poggia su una relazione presso __________;

-       
che tanto “prima dell’iscrizione in disoccupazione”, quanto “dal
giorno dell’iscrizione in disoccupazione” soggiornava (rispettivamente
soggiorna) “settimanalmente all’estero” “1 volta la domenica ogni 15 giorni
(…) per mio marito” e meglio presso il domicilio di quest’ultimo, a __________
in provincia di __________; 

-       
che se non dovesse avere diritto alla disoccupazione in Svizzera
continuerebbe a risiedere sul nostro territorio poiché “io vivo qui” e
che “in caso di non diritto alla disoccupazione andrò in assistenza, ma
avendo lavorato per tot anni non credo sarà il caso”;

-       
di avere quale medico di famiglia il dr. med. __________;

-       
di avere quale “assicurazione malattia (cassa malati)” __________;

-       
di avere frequentato le scuole dell’obbligo in Italia, a __________ ed
avere poi lavorato in un pub, prima, e quale “venditrice, cassiera
ristorante”, poi, a __________;

-       
di non avere stipulato un conto previdenza privata 3a o 3b;

-       
di non essere membro di associazioni senza scopo di lucro;

-       
di non avere sottoscritto abbonamenti a giornali o riviste;

-       
che il suo centro degl’interessi personali è in Svizzera, poiché qui vi
è la “famiglia tutta la mia vita è qui”;

-       
che oltre all’attività lavorativa al nostro Paese è legata dal fatto che
la “famiglia, mamma, sorella, nipoti e tutta la mia vita è qui” (cfr.
doc. 250-253).

 

                                  In allegato alle proprie
risposte, l’assicurata ha prodotto: 

 

-       
una propria dichiarazione nella quale ha precisato che “in Svizzera sono
dal 1985 sono più di 38 anni che lavoro nel Ticino. Mia sorella è svizzera, la
quale ha avuto 2 figli sono già prozia. Alla domanda gli elementi che mi
collegano alla Svizzera tutta la mia famiglia, mia mamma, mia sorella, nipoti e
pronipoti. Tutta la mia vita è qui. Mio marito appena trova lavoro qui in
Ticino verrà pure lui a vivere qui con me e mia mamma” (cfr. doc. 254);

-       
una dichiarazione datata 20 agosto 2023, redatta con la medesima
calligrafia della precedente ma sottoscritta dalla madre, dalla quale risulta
che “Io dichiaro __________ nata il __________1935 di vivere con mia figlia RI
1 in __________. Motivo: avendo 88 anni non era più sicuro vivere da sola di
notte” (cfr. doc. 255);

-       
una dichiarazione di data 2 settembre 2023, sempre con la medesima
calligrafia, questa volta sottoscritta dal marito, Roberto __________, nel
quale il medesimo attesta che “lavoro presso la ditta __________ (…) __________,
occupazione attuale muratore. Dichiaro che le mie ricerche lavoro [ndr:
sono] in Ticino al momento per conoscenti colleghi amici” (cfr. doc.
374);

-       
la modifica del contratto di locazione dell’appartamento di 3.5 locali,
sito in __________ a decorrere dal 1° febbraio 2019, che prevede l’aggiunta a __________
(che vi abitava sin dal 2003, con il marito poi defunto) in qualità di
conduttrice anche di RI 1 (cfr. doc. 375);

-       
copia delle ricevute di pagamento della pigione di fr. 1'422.- al mese
(cfr. doc. 376-377);

-       
copia della polizza “assicurazione combinata di economia domestica”
(cfr. doc. 386-387);

-       
copia dei pagamenti a beneficio di __________ a nome di __________ (cfr.
doc. 388);

-       
copia dei pagamenti a __________ da parte dell’assicurata, che ha
sottoscritto un abbonamento per internet, TV e telefonia fissa (cfr. doc. 389 e
392);

-       
i “giustificativi delle comunicazioni” limitatamente al periodo
marzo-luglio 2023, relativi al numero di cellulare __________, in uso a RI 1
(cfr. doc. 232), dai quali risulta che la medesima si trovava in Italia (ove
contestualmente ha fatto telefonate o utilizzato, anche in modo importante,
arrivando sino ad oltre un gigabyte al giorno, la rete dati estera) nei
seguenti giorni e periodi: 

o  
marzo 2023: dal 4 al 5 marzo (sabato e domenica), dall’11 al 12
marzo (sabato e domenica), dal 18 al 19 marzo (sabato e domenica), dal 25 al 26
marzo (sabato e domenica; cfr. doc. 356);

o  
aprile 2023: dal 1° al 2 aprile (sabato e domenica), dall’8 al 10
aprile (da sabato a lunedì), dal 15 al 16 aprile (sabato e domenica), dal 22 al
23 aprile (sabato e domenica), dal 29 al 30 aprile (sabato e domenica; cfr.
doc. 354);

o  
maggio 2023: 1° maggio (lunedì), dal 6 al 7 maggio (sabato e
domenica), dal 13 al 28 maggio (cfr. doc. 352). Al riguardo, giova rilevare sin
d’ora che dal formulario “indicazioni della persona assicurata” in atti,
relativo al mese di maggio 2023, in cui RI 1 già si era annunciata all’URC (20
aprile 2023), seppur avesse poi postulato il diritto alle prestazioni LADI dal
1° agosto 2023 (cfr. doc. 232), emerge che l’assicurata ha indicato di non aver
usufruito di giorni di vacanza e di non essere stata assente per altri motivi
(cfr. doc. 419-420).

o  
giugno 2023: dal 2 al 4 giugno (da venerdì a domenica), dal 9
all’11 giugno (da venerdì a domenica), dal 17 al 25 giugno (cfr. doc. 350);

o  
luglio 2023: dal 1° al 2 luglio (sabato e domenica), dal 8 al 9
luglio (sabato e domenica), dal 15 al 30 luglio (cfr. doc. 348);

-       
copia dei versamenti per l’assicurazione LAMal della ricorrente (cfr.
doc. 391);

-       
copia dei dettagli delle coperture complementari LCA presso __________ (cfr.
doc. 395);

-       
copia del certificato di Residenza AIRE di data 25 agosto 2023, dal
quale risulta che RI 1 risiede in Svizzera, a __________ dall’11 luglio 1996
(cfr. doc. 394);

-       
gli estratti conto della propria relazione presso __________ per il
periodo da gennaio 2022 a luglio 2023 (compresi), sulla quale poggiano due
carte, e meglio: 

o  
la carta con terminale 9672 compatibile, come si vedrà nel
prosieguo, con un uso da parte del marito, essendovi quotidiani addebiti
relativi a caselli autostradali e pasti nella zona di __________, ove l’uomo
lavora;

o  
la carta con terminale __________, invece in uso alla ricorrente
(cfr. doc. 258-346).

 

                                  Con decisione dell’8 settembre
2023, la Cassa ha negato all’assicurata il diritto a percepire le indennità di
disoccupazione a decorrere dal 1° agosto precedente, ritenuto, da una parte,
che “la residenza (luogo di residenza abituale) dell’interessata si situa in
Italia ed ella, in Svizzera, ha costituito tutt’al più una dimora temporanea”
e, d’altra parte, che RI 1 non può essere considerata (o parificata a) una
falsa frontaliera (cfr. supra consid. 1.1. e doc. 201-207).

 

                                  Il 20 settembre 2023, RI 1, già
rappresentata dall’avv. RA 1, ha contestato il provvedimento reso nei suoi
confronti, facendo valere, tra gli altri:

 

-       
di beneficiare in un permesso di domicilio “C” in Svizzera, ove risiede
dall’11 luglio 1996;

-       
di convivere con la madre dal 2019, ovvero da prima del matrimonio
contratto nel maggio 2022 con __________, “il quale”, dopo avere “lavorato
e risieduto in Svizzera almeno fino al 2016”, “attualmente risiede
temporaneamente a __________ per via del suo lavoro in qualità di muratore, non
avendo momentaneamente trovato lavoro in Svizzera”;

-       
di recarsi in Italia nel fine settimana “per ragioni di convenienza”,
e meglio “a fare la spesa”, come accade per “numerosissime (…)
economie domestiche ticinesi”;

-       
che “il fatto che nel 2023 sia ancora rilevante dove risieda il
marito e ciò determini l’eventuale residenza abituale di una coppia è in
contrasto con tutti gli sforzi che nel corso di questi anni anche le Autorità
del nostro Cantone hanno cercato di profondere per ottenere la parità dei sessi”;

-       
che la ricorrente “non ha mia avuto né ha alcuna intenzione di
trasferirsi in Italia”;

-       
che dalla documentazione in atti “non è possibile evincere (…) che la
residenza abituale dell’opponente sia in Italia”;

-       
che “le persone con le quali l’opponente conserva i rapporti più
stretti sono tutte a __________ e da oltre 27 anni la madre (di 88 anni che
abbisogna di cure che le sono prestate dalla sig.ra RI 1 da anni, ma ancora più
dal 2019) e la sorella con i nipoti” (cfr. doc. 182-189).

 

                                  Mediante comunicazione del 24
ottobre 2023, la ricorrente è stata invitata dalla Cassa a presentarsi presso
gli uffici dell’amministrazione il 3 novembre successivo. Contestualmente, le è
stato chiesto di produrre la seguente documentazione:

 

"
Contratto o contratti d’affitto del signor __________ (periodo
2016-2023);

Copia del contratto di
lavoro attuale del signor __________;

Copia dei contratti di
lavoro precedente del signor __________ (periodo 2016-2023);

Copia, se ancora in
possesso, dei turni effettuati dalla signora RI 1 per __________, nel periodo
2021-2023” (cfr. doc. 175).__________

                                  Dal verbale del 3 novembre 2023,
al quale RI 1 si è presentata accompagnata tanto dal proprio legale, quanto dal
marito, emerge che in quell’occasione sono state rilasciate dai diretti
interessati le seguenti dichiarazioni: 

 

-       
tra la ricorrente e __________, è in essere una relazione che perdura da
14 anni. I due sono convolati a nozze il 28 maggio 2022. Il coniuge
dell’assicurata vive in Italia dal 24 gennaio 2019, e meglio da quando “è
stato arrestato a __________ in quanto ha avuto un problema con la giustizia
italiana, e alla fine di gennaio 2019 è stato estradato in Italia, questo è
stato il motivo del trasferimento in Italia. 

Sono
stato in carcere fino al 1° aprile 2021, uscito dal carcere ho vissuto qualche
mese nella casa di proprietà che avevo con la mia ex moglie dove vive lei con le
mie figlie a __________ (casa assegnata all’ex moglie dopo il divorzio). 

Da
luglio 2021 si è poi trasferito a __________ nell’appartamento dove vive
tutt’ora. L’estrazione è ancora in vigore fino a febbraio 2024 (in signor __________
è ora in stato di “affidamento al lavoro”). Per poter intrattenere il rapporto
con la Svizzera e dunque poter entrare per far visita alla moglie o venire a
prenderla si sono dovuti sposare altrimenti questo non poteva succedere.

ADR
Posso uscire di casa dalle 6 e rientrare prima delle 23 dunque non posso
restare fuori a dormire”;

-       
prima del 28 maggio 2022, la ricorrente si recava in Italia “unicamente
il sabato e la domenica questo chiaramente da aprile 2021 quando il signor __________
è uscito dal carcere”, abitudine che RI 1 ha dichiarato di non avere
modificato successivamente al matrimonio;

-       
la ricorrente si è resa disponibile a consegnare anche i propri estratti
conti successivi al mese di agosto 2023, con la precisazione che “il conto è
stato bloccato in quanto non veniva utilizzato (…) e il saldo era negativo”;

-       
alla domanda a sapere se “è corretto affermare come, dal mese di
gennaio 2023 la sua permanenza in Italia è incrementata?” la ricorrente ha
risposto che “sì, è corretto, se mio marito non lavorava andavo a trovarlo/veniva
a prendermi per stare da lui”;

-       
in relazione agli estratti della propria relazione __________, RI 1 ha
comunicato che sulla medesima poggiano effettivamente due carte, “una la
utilizza il signor __________, per questo motivo vi sono diversi mesi che hanno
transazioni giornaliere” in Italia, e meglio “vi sono molte transazioni
che sono i pranzi fatti dal signor __________ e i caselli che deve passare
giornalmente per andare a lavorare”;

-       
RI 1 ha precisato che “ripeto, tendenzialmente andavo a trovare mio
marito due volte al mese nei fine settimana, a parte in periodi di vacanza”;

-       
__________, a __________, dispone di un appartamento composto da “due
camere da letto, un bagno, cucina e soggiorno (3.5 locali)”;

-       
RI 1, a __________, condivide con la madre un appartamento, pure,
composto da 3.5 locali, di cui due camere da letto; 

-       
quanto alla ricerca di un impiego da parte di __________ nel nostro
Paese, è stato precisato che il medesimo “sta ricontattando delle vecchie
conoscenze per il momento, non ha svolto ricerche scritte” e consegnato “la
dichiarazione redatta da __________ dove indicano che, da febbraio 2024, vi
saranno possibilità di assunzione” (cfr. doc. 108-111).

                                  

                                  Contestualmente, la ricorrente ed
il marito hanno prodotto la seguente documentazione: 

 

-       
proposta di locazione immobiliare sottoscritta da __________ per
l’appartamento sito a __________, di 3.5 locali, ammobiliato, per il quale è
previsto un “canone annuo” di euro 7'200.- (cfr. doc. 112-113); 

-       
il permesso di domicilio “C” rilasciato a favore del marito della
ricorrente e scaduto il 31 agosto 2022 (cfr. doc. 114); 

-       
l’autorizzazione rilasciata il 20 aprile 2022 dal magistrato di
sorveglianza di __________ affinché __________ potesse svolgere l’attività
lavorativa presso la ditta __________, con sede a __________ (cfr. doc. 119);

-       
l’autorizzazione rilasciata il 21 settembre 2022 dal magistrato di
sorveglianza di __________ affinché __________ potesse recarsi “in Svizzera il
sabato a prendere la moglie sig.ra RI 1 e riportarla in Svizzera la domenica,
per trascorrere i fine settimana in Italia a casa del medesimo, cioè tutti i
fine settimana” ed inoltre l’autorizzazione a “potersi recare un giorno della
settimana in base agli impegni della consorte, avvisando le __________ il
giorno in cui si recherà a __________” (cfr. doc. 116-117); 

-       
copia del certificato di residenza di data 21 ottobre 2023, dal quale
risulta che __________ risiede a __________ (cfr. doc. 118);

-       
il “verbale della persona arrestata in vista di estradizione” di
data 24 gennaio 2019 del Ministero Pubblico della Repubblica e Cantone Ticino
(cfr. doc. 120-123). Dagli atti in questione emerge che __________ è “stato
tratto in arresto in base all’ordine di esecuzione per la carcerazione n.
31/2019, emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte
d’Appello di __________, il 16.01.2019, in base alla sentenza n. __________
emessa dalla Corte di Appello di __________, Sez. I penale il 08.02.2018, in
parziale riforma della sentenza emessa dal tribunale di __________ il
17.04.2015, divenuta irrevocabile il 15.01.2019, secondo la quale” il marito
della ricorrente è “stato condannato a 4 anni e mesi 6 di reclusione e a EUR
1'200.- di multa, poiché in concorso con __________ e __________, al fine di
trarne l’ingiusto profitto” ha “sottoposto __________ a una serie di minacce,
violenza e provocazioni, con lo scopo di indurlo a saldare un debito contratto
dei confronti del solo __________ nell’anno 2007”. Fatti, questi, che __________,
sentito dall’inquirente ticinese, ha contestato e per la cui condanna divenuta
definitiva nulla ha detto di sapere, seppur era al corrente che lo “stavano
cercando in Italia”, dove aveva previsto di rientrare “per costituirmi”.
Dal verbale risulta pure che __________, così arrestato a fine gennaio 2019, ha
rinunciato alla procedura formale di estrazione (accettando quella
semplificata) e chiesto di essere attribuito al carcere di __________ (cfr.
doc. 120-123);

-       
i turni di lavoro della ricorrente, dai quali emerge, in particolare,
ch’ella, in particolare per quanto attiene al periodo da marzo a luglio 2023,
per il quale agli atti figurano i dettagli delle telecomunicazioni, ha goduto
di giorni di vacanza/liberi, oltre che nei fine settimana, dal 1° al 3 aprile
2023, dal 29 aprile al 1° maggio 2023; dal 15 maggio al 28 maggio 2023, dal 19
al 24 giugno 2023 e dal 17 luglio al 31 luglio, mentre risultava inabile per
malattia dal 21 settembre 2022 al 31 marzo 2023 (cfr. doc. 124-131);

-       
una dichiarazione di data 30 ottobre 2023 della __________, nella quale
la società conferma ad un destinatario non meglio precisato che “nel corso del
2024 vi potranno essere possibilità di assunzione per lei nella nostra impresa
in qualità di magazziniere oppure di autista” (cfr. doc. 156);

-       
il conteggio di stipendio di __________ per agosto 2023 in relazione
all’attività da questo prestata per la __________ (cfr. doc. 157), presso la
quale egli lavora a tempo indeterminato (cfr. doc. 158);

-       
il contratto di locazione a valere dal 1° maggio 2017, sottoscritto tra __________,
in qualità di conduttore, e la __________ come locatore, per un appartamento di
3.5. locali oltre a garage, ad una pigione di mensili fr. 1'050.- (cfr. doc.
169);

-       
copia del contratto di lavoro che legava __________ alla __________ dal
1° settembre 2013 (cfr. doc. 171-172).

 

                                  Preso atto di quanto emerso nel
corso del verbale del 3 novembre 2023, con mail del 10 novembre successivo, la
Cassa ha chiesto al legale della ricorrente se “il signor __________ abbia
segnalato le sue entrate in Svizzera nel periodo dall’aprile 2021 ad oggi”
(cfr. doc. 107). 

 

                                  L’avv. RA 1, con e-mail del 13
novembre 2023, ha poi comunicato alla resistente che “al sig. __________ è
stato riferito che non verrà rilasciato nulla (o non a lui)”, e meglio come
il medesimo ha comunicato in uno scambio di messaggi (allegato alla mail) dal
quale risulta che “(…) loro quando io li chiamo hanno un registro interno e
non possono assolutamente lasciarmi nessun’annotazione delle mie chiamate mi
hanno detto che tutte le notifiche sono solo quelle che loro hanno
autorizzazione di potermi lasciare” (cfr. doc. 70-71). 

 

                                  Con decisione su opposizione del
21 dicembre 2023, l’amministrazione ha, come visto (cfr. supra consid. 1.1.),
confermato il proprio precedente provvedimento (cfr. doc. 57-67). 

 

                                  Dagli atti emerge che il
nominativo della ricorrente è poi stato cancellato dal sistema COLSTA a
decorrere dal 3 gennaio 2024 (cfr. doc. 53).

 

                                  In allegato al ricorso,
rispettivamente quale complemento, il legale di RI 1 ha trasmesso al TCA, in
particolare e per quanto non già agli atti, la seguente documentazione: 

 

-       
copia del “certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria”,
sottoscritto dalla ricorrente il 15 settembre 2023 e vidimato dal Comune, con
la precisazione che “Mio marito vive all’estero per lavoro su cantiere”, che a
suo carico l’assicurata avrebbe la corresponsione dell’intera pigione per
l’appartamento di __________, oltre ai costi relativi alla propria cassa malati
(cfr. all. a doc. I); 

-       
una dichiarazione dell’Ufficio Intervento Sociale, Sportello regionale
LAPS di __________ dalla quale emerge che il 28 settembre 2023 la ricorrente
aveva appuntamento per “sottoscrivere la richiesta di prestazione
assistenziale” (cfr. all. a doc. I); 

-       
copia del “certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria”,
sottoscritto dalla ricorrente l’8 gennaio 2024 e vidimato dal Comune,
unicamente, questa volta, con la precisazione che a suo carico l’assicurata
avrebbe la corresponsione dell’intera pigione per l’appartamento di __________,
oltre ai costi relativi alla propria cassa malati (cfr. all. a doc. III)

-       
la decisione di tassazione per l’anno 2022 (cfr. all. a doc. III); 

-       
gli estratti del conto privato __________ della ricorrente per il
periodo da settembre a dicembre 2023, dai quali emerge che la relazione, in
debito, è stata bloccata (cfr. all. a doc. III);

-       
il rifiuto di data 20 dicembre 2023 delle prestazioni assistenziali
motivato dall’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento alla luce del fatto
che “il suo centro degli interessi non è nel Comune di __________” (cfr. all. a
doc. III). 

 

                                  Quali ulteriori mezzi di prova
(cfr. supra consid. 1.4.), la ricorrente, per il tramite del proprio legale, ha
prodotto quanto segue: 

 

-       
Copia della modifica del contratto di locazione per l’appartamento di __________,
dalla quale emerge che a decorrere dal 1° marzo 2024 a RI 1 ed alla madre si
sarebbe aggiunto il marito dell’assicurata (cfr. all. A a doc. VIII); 

-       
Il contratto di missione sottoscritto il 16 febbraio 2024 tra __________
e __________, secondo il quale dal 4 marzo 2024 il primo sarà attivo per __________
di __________ (cfr. doc. 7 all. a doc. VIII);

-       
La “richiesta nuovo permesso per ricongiungimento famigliare” avanzata
da __________, indicante quale data di entrata in Svizzera ed arrivo in Ticino
il 4 marzo 2024 (cfr. all. a doc. VIII).

 

                          2.4.  Chiamata a pronunciarsi, questa Corte rileva, innanzitutto,
che il suo il potere cognitivo è limitato alla valutazione della legalità della
decisione su opposizione deferitale sulla base dei fatti intervenuti fino al
momento in cui essa è stata emessa, in casu il 21 dicembre 2023 (cfr. STF
8C_687/2022 del 17 aprile 2023 consid. 4.4.; STF 9C_512/2020, 9C_559/2020 del
15 marzo 2022 consid. 3.3.; STF 9C_119/2021 del 17 giugno 2021 consid. 2.1.;
STF 9C_296/2020 del 4 settembre 2020 consid. 1.1.; DTF 144 V 210 consid.
4.3.1.; DTF 143 V 409 consid. 2.1.; STF 9C_18/2010 del 7 ottobre 2010 consid.
4; DTF 132 V 215 consid.
3.1.1.; DTF 129 V 1; DTF 121 V 366).

 

Ne discende che la
manifestazione d’intenzioni per il futuro – segnatamente per quanto concerne la
volontà di __________ di tornare in Svizzera da marzo 2024 (cfr. supra consid.
1.2. e 1.4.), che si rammenta essere peraltro condizionata dalla decisione che
verrà presa dall’Autorità competente in materia di rilascio dei permessi di
soggiorno) - non può influire sull’esito della presente vertenza (cfr. consid.
1.1.; 2.1.).

 

                          2.5.  Il TCA ritiene utile ribadire che,
dal profilo del diritto interno, un assicurato ha diritto alle indennità di
disoccupazione se risiede in Svizzera ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI,
ossia se ha la residenza effettiva in Svizzera, nonché l’intenzione di
conservarla durante un certo periodo e di farne il centro delle proprie
relazioni personali (cfr. consid. 2.3.). Da
tali presupposti deriva che è di fatto esclusa la possibilità di avere
contemporaneamente più di un domicilio (cfr. STF 8C_298/2022 del 14 settembre
2022 consid. 2.4.).

                                  Giova, altresì, evidenziare che
la presenza di sole relazioni professionali, ancorché molto intense, con la
Svizzera non è sufficiente (cfr. STF 8C_326/2020 del 4 agosto 2020 consid. 3;
STF 8C_280/2019 del 5 settembre 2019 consid. 3.1.; STF 8C_163/2019 del 5 agosto
2019 consid. 4.1., massimata in RtiD I-2020 N.
44 pag. 253-254).

                                  Secondo l’Alta Corte l’accento va
posto sulle proprie relazioni personali in Svizzera (cfr. 8C_186/2017
del 1° settembre 2017, consid. 5.3., massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag.
281).

 

                                  Inoltre va osservato che, secondo
la giurisprudenza federale, la nozione di residenza secondo la LADI ha un
carattere autonomo e si distingue sia dal domicilio civile (art. 13 cpv. 1 LPGA
e 23 CC), sia dalla dimora abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA) sia ancora dal
domicilio secondo la legislazione sugli stranieri (cfr. consid. 2.1.; DTF 125 V 465 consid.
2a pag. 466 seg.).

                                  In una sentenza 8C_703/2017 del
29 marzo 2018 consid. 3.1. il Tribunale federale ha ribadito che possedere un
indirizzo ufficiale in Svizzera, rispettivamente pagarvi le imposte non è
determinante se altri indizi consentono di concludere all’esistenza di una
residenza abituale all’estero (cfr. pure STF 8C_245/2016 del 19 gennaio 2017
consid. 2).

 

                                  Al riguardo cfr. pure STF
8C_440/2022 del 23 febbraio 2023 consid. 4.1.; 4.2. e STF 8C_172/2022 del 28
novembre 2022 consid. 3, citate sopra.

 

                                  Con giudizio 8C_380/2020 del 24
settembre 2020 l’Alta Corte ha peraltro confermato il concetto di residenza
secondo la LADI, sottolineando che questo presupposto non deve essere adempiuto
soltanto quando si realizza il caso di assicurazione (cioè quando viene aperto
il termine quadro), bensì deve valere durante tutto il periodo per il quale
vengono pretese le prestazioni.

 

                                  In concreto, il TCA concorda con
la conclusione dell’amministrazione, secondo cui il centro delle relazioni
personali dell’assicurata è in Italia. 

                                  Determinante, nel caso di specie si
rileva essere il fatto che, come visto (cfr. consid. 2.3.), il marito (sin da
fine gennaio 2019, ma in particolare) dal 1° agosto al 21 dicembre 2023, era
residente in __________, a __________, a 53.5 - 59.5 (a seconda del percorso) chilometri
da __________.

                                  Ai fini della presente vertenza,
del tutto irrilevanti si rivelano essere i motivi per i quali egli si trovava,
da oltre quattro anni, in Italia. In tal senso, e sempre in relazione ad un
caso in cui litigioso era il requisito di cui all’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI,
si veda peraltro la STCA 38.2023.19 del 5 giugno 2023, già citata, laddove il
compagno della ricorrente risultava essere residente in Italia poiché espulso
dalla Svizzera.

                                  Sebbene il TCA non ignori il
fatto che in Svizzera la ricorrente abbia parenti stretti, a mente di questa
Corte è il rapporto ch’ella ha con il marito a prevalere sugli altri legami
familiari.

 

                                  L’importanza di tale rapporto,
perdurante da oltre 14 anni e culminato a maggio 2022 con le nozze, è, infatti,
determinante ai fini del giudizio che questa Corte è chiamata a rendere. 

                                  In tal senso, giova rammentare
che la ricorrente, come visto, ha dapprima fatto valere che dalla primavera
2021, quando il marito è stato scarcerato si recava da __________, a __________,
“1 volta la domenica ogni 15 giorni” (cfr. supra consid. 2.3.). 

                                  Sentita a verbale il 3 novembre
2023, RI 1 ha sempre riferito di fare visita al coniuge a settimane alterne,
precisando però che “tendenzialmente andavo a trovare mio marito due volte
al mese nei fine settimana”, cui vanno ad aggiungersi i “periodi di
vacanza” e da gennaio 2023 “se mio marito non lavorava andavo a
trovarlo/veniva a prendermi per stare da lui” (cfr. supra consid. 2.3.).

                                  Sennonché, dagli atti, ed in
particolare dai dettagli delle comunicazioni per marzo-luglio 2023 (ritenuto,
peraltro, che per il periodo antecedente, nel corso del quale, peraltro, era
inabile per malattia, la ricorrente non ha versato agli atti analoghi dettagli
Swisscom), che RI 1 ha precisato di non contestare (cfr. supra consid. 1.2.),
emerge come le sue visite al marito fossero in realtà settimanali, trascorrendo
ella tutti i fine settimana con __________, presso il quale si recava anche in
occasione dei propri giorni di vacanza, e meglio come attestano, in particolare,
proprio i dettagli dell’uso della rete italiana da parte del cellulare
dell’assicurata (cfr. supra consid. 2.3.).

                                  A tali elementi vanno ad
aggiungersi gli addebiti sul conto corrente __________ della ricorrente, la
quale se effettivamente si limitasse ad andare a fare la spesa in Italia come
sostiene la tesi ricorsuale, non avrebbe la necessità di giungere, da __________
ed a maggior ragione non disponendo di un proprio veicolo, sino a __________ o
nei dintorni, dov’ella si reca, quindi, innanzitutto, per raggiungere il marito
(cfr. doc. 256-346). 

                                  Il tutto rammentato inoltre, da
una parte, che, laddove le censure ricorsuali fanno valere che l’assicurata “nemmeno
contribuisce” al pagamento della pigione dell’appartamento locato dal
marito (cfr. supra consid. 1.2.), dall’estratto del conto privato di RI 1
risulta, comunque, ch’ella presta aiuto finanziario al coniuge, i cui addebiti
relativi ai caselli autostradali per recarsi e tornare dal lavoro ed ai pasti,
sono contabilizzati proprio sul conto dell’assicurata (cfr. doc. 256-346). 

                                  D’altra parte, deve essere tenuto
anche in considerazione il fatto che il marito, nell’espiazione della misura
disposta nei suoi confronti in Italia, ha chiesto un permesso, appositamente
per potersi recare “in Svizzera il sabato a prendere la moglie sig.ra RI 1 e
riportarla in Svizzera la domenica, per trascorrere i fine settimana in Italia
a casa del medesimo, cioè tutti i fine settimana” nonché “potersi recare
un giorno della settimana in base agli impegni della consorte, avvisando le
F.O. il giorno in cui si recherà a __________” (cfr. supra consid. 2.3.).

 

                                  In Ticino, d’altro canto, la
ricorrente disponeva a __________, in __________, di un appartamento condiviso,
da quando l’attuale marito ed allora compagno è stato posto in detenzione, e
meglio dal 1° febbraio 2019, con la madre (cfr. supra consid. 2.3.).

 

                                  In simili condizioni, il TCA deve
concludere che nel periodo in questione (1° agosto – 21 dicembre 2023; cfr.
consid. 2.1.) il centro degli interessi personali, soprattutto quelli
familiari, dell’insorgente, in applicazione dell’abituale
criterio della probabilità preponderante valido nel settore delle assicurazioni
sociali (cfr. STF 8C_631/2022
del 24 marzo 2023 consid. 5.5.; STF 8C_440/2022 del 23
febbraio 2023 consid. 4.5.; STF
8C_545/2021 del 4 maggio 2022 consid. 3.1.; STF 8C_520/2020 del 3 maggio 2021
consid. 6.1.2.; STF 8C_671/2020 del 14 aprile 2021 consid. 3.2.; STF 8C_742/2019
dell’8 maggio 2020 consid. 7.3.; DTF 146 V 51 consid. 5.1.; STF 8C_651/2018 del 1° febbraio 2019; STF 8C_794/2016 del 28
aprile 2017 consid. 4.1.; STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014
consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo
2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3
pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195),
era in Italia, a __________, dove risiede il marito.

                                  La
ricorrente, per il periodo in concreto determinante non aveva, infatti, più un
legame con il Ticino, tale da poterlo considerare il luogo in cui si trova,
utilizzando dei criteri oggettivi, la sua residenza ai sensi della giurisprudenza
federale (cfr. consid. 2.3.), la quale esige, come visto sopra, quale terza
condizione, che si sia creato nel nostro Paese il centro delle relazioni
personali e non soltanto di quelle professionali (cfr. STF 8C_172/2022 del 28
novembre 2022 consid. 4.3.; STF 8C_298/2022 del 14 settembre 2022 consid. 2.4.;
STF 8C_432/2021 del 20 gennaio 2022 consid. 4.3.; pubblicata in DTF 148 V 209 e
in SVR 2022 ALV Nr. 19 pag. 63; STF 8C_592/2015 del 23 novembre 2015; DTF 138 V
186 pag. 192: “Lebensmittelpunkt”).

                                  Terza
condizione per valutare la residenza nel nostro Paese, quella appena indicata,
che non è da ritenersi meno importante delle altre. In tal senso, si veda la STF
8C_172/2022 del 28 novembre 2022, già citata in precedenza (cfr. consid. 2.3.).

 

                                  Il
centro delle relazioni professionali è peraltro dimostrato attraverso la
realizzazione della prima condizione (residenza effettiva), che chiede
all’assicurato di essere presente nel nostro mercato del lavoro (cfr. DTF 125 V
465).

 

                                  Al riguardo è utile osservare che
ai fini della risoluzione della vertenza si rivela
ininfluente il fatto che l’assicurata abbia degli amici e dei conoscenti in
Ticino. Non è infatti certamente escluso intrattenere dei rapporti di amicizia
in uno Stato differente da quello in cui si risiede. Al riguardo giova ricordare
che l’Alta Corte nella DTF 133 V 137 consid. 4.5., menzionata sopra, ha
stabilito che non basta avere amici e conoscenti in Svizzera per creare il centro delle proprie relazioni personali
nel nostro Paese.

                                  In
proposito cfr. pure STF 8C_172/2022 del 28 novembre 2022 consid. 4.2.1. (cfr.
consid. 2.3.).

 

                                  Neppure
l’affiliazione ad una cassa malati può giovare alla posizione della ricorrente
(ritenuto, peraltro, che il beneficiario di un permesso di domicilio “C” è
tenuto ad assicurarsi ex artt. 1 cpv. 1 OAMal e 34 LStr). 

                                  In
tal senso, risulta inoltre comprensibile anche il fatto che RI 1 abbia
individuato nel nostro Paese un proprio medico di fiducia.

                                  Del
resto, e meglio con riferimento alla censura ricorsuale secondo cui la
ricorrente risiede in Svizzera da lungo tempo e beneficia del permesso C, il
TCA rammenta che nemmeno il fatto di possedere (anche, e per la
ricorrente non è comunque il caso) la cittadinanza svizzera oltre a quella
italiana esime un assicurato dal dover avere nel nostro il Paese il centro dei propri
interessi. Il tal senso cfr. tra le tante la STCA 38.2021.49 del 30 agosto
2021.

                                 
                                    

                                    A
nulla di diverso può portare nemmeno la circostanza che la ricorrente abbia
stipulato in Svizzera un contratto con un operatore telefonico mobile, che
lochi di concerto con la madre un appartamento del quale, quando non è dal
marito, fa effettivamente uso e che sul suolo elvetico faccia acquisti o che
abbia stipulato una polizza assicurativa in relazione all’ente locato (cfr.
supra consid. 2.3.).

 

                                 
                                   Per quanto concerne l’iscrizione
all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero - AIRE (ai sensi dell’art. 6
della Legge italiana del 27 ottobre 1988 n. 470 “Anagrafe e censimento
degli italiani all'estero” i cittadini italiani che trasferiscono la loro
residenza da un comune italiano all'estero devono farne dichiarazione
all'ufficio consolare della circoscrizione di immigrazione entro novanta giorni
dalla immigrazione. Inoltre la corretta registrazione all’AIRE permette, tra
l'altro, l'esercizio di tutti i diritti e i doveri ai cittadini. In particolare
è rilevante per aspetti quali l’esercizio del diritto di voto e l’estensione
dell’assistenza sanitaria in Italia; cfr. www.esteri.it/MAE/normative/leg27.10.88.pdf; www.conslugano.esteri.it/consolato_lugano/it/i_servizi/per_i_cittadini/anagrafe;
doc. III p.to 2.6.), è utile osservare che la stessa è un indizio che va
valutato congiuntamente ad altri elementi, per stabilire se un assicurato ha,
oppure no ,costituito la propria residenza effettiva in Svizzera ai sensi
dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (cfr. STCA 38.2018.16 del 28 settembre 2016
consid. 2.4.).

                                    L’iscrizione
all’AIRE, pertanto, di per sé non comprova la residenza effettiva nel nostro
Paese. 

 

                                  A ragione, dunque, nella
decisione su opposizione del 21 dicembre 2023 la Cassa ha stabilito che il
presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non è nel caso di specie realizzato
(cfr. STF 8C_172/2022 del 28 novembre 2022, già menzionata; STF 8C_632/2020
dell’8 giugno 2021; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017,
massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281, già citata e con cui è
stata confermata la STCA 38.2016.57 del 6 febbraio 2017; STCA 38.2023.43 del 28
agosto 2023; STCA 38.2022.47 del 19 settembre 2022, pubblicata in RtiD I-2023
N. 77 pag. 406 segg.; STCA 38.2019.51 dell’11 novembre 2019; STCA 38.2016.15
del 12 luglio 2016; STCA 38.2015.49 del 18 aprile 2016).

 

                         2.6.  Vista la conclusione alla quale il
TCA è giunto al precedente considerando, si tratta ora di stabilire se
l’assicurata possa ottenere le prestazioni della LADI sulla base delle
disposizioni di diritto internazionale (cfr. DTF 133 V 172; DTF 131 V 222; STF
8C_273/2015 del 12 agosto 2015; DTF 139 V 88; Rubin, in "Commentaire de la
loi sur l'assurance-chômage”, Schulthess Editions Romandes,
Ginevra-Zurigo-Basilea, 2014, pag. 683 n. 24).

 

                                  Il 1° giugno 2002 è entrato in
vigore l'"Accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da
una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione
delle persone" (ALC) e in particolare il suo Allegato II regolante il
coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (cfr. DTF 130 V 145 consid.
3 pag. 146; DTF 128 V 315, con
riferimenti [RS 0.142.112.681]). 

                                  Fino al 31 marzo 2012 le parti
contraenti, in virtù dell'art. 1 cpv. 1 dell'Allegato II ALC, elaborato sulla
base dell'art. 8 ALC e facente parte integrante dello stesso (art. 15 ALC), in
unione con la sezione A di tale allegato, applicavano tra di loro il
Regolamento (CEE) n. 1408/71 (sentenza 9C_593/2013 del 3 aprile 2014, consid. 5.2,
pubblicata in DTF 140 V 98) relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza
sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari
che si spostano all'interno della Comunità [RS 0.831.109.268.1]), come pure il
Regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, concernente le
modalità di applicazione del Regolamento (CEE) n. 1408/71 relativo
all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai
lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della
Comunità (RS 0.831.109.268.11), oppure disposizioni equivalenti. L'art. 121
LADI, entrato in vigore il 1° giugno 2002, rinviava, alla lett. a, all'ALC e a
questi due Regolamenti di coordinamento (cfr. SVR 2006 AHV n. 24 pag. 82
consid. 1.1, C 290/03, DTF 133 V 173).

 

                                  Una decisione del Comitato misto
del 31 marzo 2012 (RU 2012 2345) ha attualizzato il contenuto dell’Allegato II
all’ALC con effetto dal 1° aprile 2012, prevedendo che le Parti avrebbero
applicato tra di loro il Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e
del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di
sicurezza sociale, modificato dal Regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 (cfr. DTF 139 V 88; SVR 2014 ALV
Nr. 9; DTF 140 V 98 consid. 5.2) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le
modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2014 relativo al
coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

 

                                  Il Regolamento (CE) n. 883/2004
(RS 0.831.109.268.1) non permette di far valere alcun diritto per il periodo
anteriore alla data della sua applicazione (cfr. DTF 138 V 392 consid. 4.1.3).

 

                                  Questi regolamenti sono stati
modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 22 maggio 2012 (GU L 149 dell’8.6.2012 pag. 4) in vigore per la
Svizzera dal 1° gennaio 2015 (cfr. RU 2015 343 e 345; RS 0831.109.268.1; cfr. B. Kahil-Wolff, “Le Réglement UE
465/2012, la nouvelle Convention Suisse-US et d’autres développements en termes
d’assujettissement aux assurances sociales in SZS/RSAS 2015 pag. 438 seg.; STF
8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1; DTF 142 V 590 consid. 4.2 pag. 592
seg.; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017, massimata in
RtiD I-2018 N. 61 pag. 281).

 

                                  L’art. 11 del Regolamento (CE) n.
883/2004 stabilisce al cpv. 1 che le persone sono soggette alla legislazione di
un singolo Stato membro e al cpv. 3 lett. a che una persona che esercita
un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla
legislazione di tale Stato membro.

                                  In materia di assicurazione
contro la disoccupazione lo Stato competente è per principio quello nel quale
l’assicurato ha esercitato da ultimo la sua attività lavorativa dipendente
(cfr. STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017, massimata in
RtiD I-2018 N. 61 pag. 281; DTF 142 V 590 consid. 4.2; DTF 139 V 88; STF
8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1; Rubin,
op.cit., pag. 683).

                                  Per quel che concerne i
lavoratori frontalieri il legislatore comunitario ha previsto delle regole
differenti.

                                  Secondo l’art. 1 lett. f del
Regolamento (CE) n. 883/2004 si intende per «lavoratore frontaliero» qualsiasi
persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro e
che risiede in un altro Stato membro, nel quale ritorna in linea di massima
ogni giorno o almeno una volta la settimana.

 

                                  In effetti viene considerato
lavoratore frontaliero anche chi rientra almeno una volta la settimana nel
proprio Stato di residenza (cfr. DTF 133 V 176: “(…) dove, di massima,
ritorna ogni giorno o almeno una volta alla settimana (a tal proposito il seco
ricorda giustamente che il predetto Regolamento è applicabile a tutti i
lavoratori che riempiono le suddette condizioni di lavoratore frontaliero,
indipendentemente dal fatto che abbiano la stessa qualifica ai sensi del
diritto della polizia degli stranieri). (…)”).

 

                                  Gli assicurati frontalieri in
disoccupazione completa (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. a LADI) devono chiedere le
prestazioni di disoccupazione nel loro Stato di residenza, sulla base dell’art.
65 par. 2 1a frase del Regolamento (“La persona che si trova in disoccupazione
completa e che, nel corso della sua ultima attività subordinata o autonoma,
risiedeva in uno Stato membro diverso dallo Stato membro competente e continua
a risiedere in tale Stato membro o ritorna in tale Stato si mette a
disposizione degli uffici del lavoro nello Stato membro di residenza. Fatto
salvo l'articolo 64, la persona che si trova in disoccupazione completa può a
titolo supplementare, porsi a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato
membro nel quale ha esercitato la sua ultima attività subordinata o autonoma.”)
e dell’art. 65 par. 5 lett. a del Regolamento (“Il disoccupato di cui al
paragrafo 2, prima e seconda frase, riceve le prestazioni in base alla
legislazione dello Stato membro di residenza come se fosse stato soggetto a
tale legislazione durante la sua ultima attività subordinata o autonoma. Tali
prestazioni sono erogate dall'istituzione del luogo di residenza.”; cfr. Rubin, op.cit., pag. 683).

 

                                  Nella STF 8C_186/2017
del 1° settembre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281, il
Tribunale federale ha ricordato che la possibilità dei frontalieri in
disoccupazione completa di porsi a disposizione degli
uffici del lavoro dello Stato membro nel quale ha esercitato la sua ultima
attività è una “(…) facoltà (e non un obbligo), che esclude il
versamento di prestazioni in denaro, permette al lavoratore frontaliere di
ottenere un aiuto in più al collocamento (DTF 142 V 590
consid. 4.3 pag. 593 seg.; sentenza dell'11 aprile 2013 Corte di giustizia
dell'Unione europea C-443/11 Jeltes e.a., punti 31 e 32).”  

                                  Da notare che i costi per il rischio
disoccupazione dei frontalieri è ripartito fra lo Stato di lavoro e quello di
residenza (cfr. Rubin, op. cit.,
pag. 684: “L’institution suisse rembourse, sur domande de l’institution
étrangère, la totalité des prestations versées aux frontaliers durant les
premiers mois d’indemnisation (détails: art. 65 par. 6 a 8 du Regl. [CE]
883/2004)”; risposta del Consiglio federale del 16 novembre 2013 ad
un’interpellanza 13.3716 del consigliere nazionale Lorenzo Quadri denominata
“Uso improprio, da parte dell’Italia, dei fondi di disoccupazione dei
frontalieri”: “Dal 1° aprile 2012, la Svizzera applica il Regolamento (CE) nr.
883/2004, che prevede segnatamente il rimborso allo Stato di residenza,
competente per l’indennizzo dei frontalieri disoccupati, delle indennità
versate durante i primi tre o cinque mesi di disoccupazione (a seconda della
durata del rapporto di lavoro individuale)”).

 

                          2.7.  In una sentenza pubblicata in DTF
142 V 590 il Tribunale federale ha considerato frontaliera un’assicurata di
nazionalità svizzera domiciliata in Francia che rimaneva a Ginevra, dove
disponeva di una camera, a dormire al massimo una o due volte per settimana (“Sur
la base de l'ensemble de ces éléments, il convient d'admettre que la recourante
- qui rentrait plusieurs fois par semaine en France - répondait à la définition
de travailleuse frontalière au sens du règlement”). In effetti, avuto
riguardo delle situazioni familiare e abitativa (in Francia aveva acquistato
una casa) della ricorrente, il suo statuto fiscale particolare e la circostanza
che ella in passato avesse dimorato a lungo in Svizzera, dove esercitava il suo
lavoro, non sono atti a creare una residenza in Svizzera a norma dell'art. 65
del Regolamento n. 883/2004 e dell'art. 11 del Regolamento n.
987/2009.

 

                                  In applicazione delle
disposizioni del Regolamento sopra citate, con sentenza 38.2014.51 del 15
dicembre 2014, questa Corte ha confermato il diniego del diritto a indennità di
disoccupazione ad un assicurato, in quanto egli andava considerato un vero
lavoratore frontaliere, rientrando durante il fine settimana presso la propria
famiglia in Italia, dove si trovava, del resto, il centro dei suoi interessi
personali, soprattutto quelli familiari.

 

                                  Al
riguardo cfr. pure STF 8C_440/2022 del 23 febbraio 2023 consid. 5., già
menzionata, che ha avallato la STCA 38.2022.18 del 3 giugno 2022 con la quale
un assicurato era stato ritenuto frontaliere vero;
STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281,
già menzionata; STF 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, massimata in RtiD II-2016
n. 63 pag. 309, che ha confermato la STCA 38.2015.6 del 25 giugno 2015 relativa
a un vero frontaliere; STCA 38.2021.82 del 22 novembre 2021; STCA 38.2021.49
del 30 agosto 2021; STCA 38.2020.49 del 1° febbraio
2021, il cui ricorso all’Alta Corte è stato ritenuto inammissibile nella
sentenza 8C_177/2021 del 12 marzo 2021 e citato da Daniele Cattaneo, “COVID-19: les
premiers arrêts du Tribunal des assurances du canton du Tessin”, in: Assurances
sociales et pandémie de Covid-19 a cura di Sylvie Pétremand, Ed. Stämpfli,
2021, pag. 181 – 209 (186-187); STCA 38.2015.9
del 15 giugno 2015, il cui ricorso al TF è stato dichiarato inammissibile con giudizio
8C_521/2015 del 9 settembre 2015; STCA 38.2014.51 del 15 dicembre 2014.

 

                          2.8.  Nella presente fattispecie, la
parte resistente, nella propria decisione su opposizione, ha considerato
l’assicurata quale vera frontaliera, ritenendo verosimile che la medesima rientrasse
in Italia settimanalmente (cfr. supra consid. 1.1.).

                                  RI 1, da parte, sua, ha prima
riferito di andare a trovare il marito a __________ “1 volta la domenica
ogni 15 giorni”, poi, affermato che “tendenzialmente andavo a trovare
mio marito due volte al mese nei fine settimana”, cui vanno ad aggiungersi
i “periodi di vacanza” e da gennaio 2023 “se mio marito non lavorava
andavo a trovarlo/veniva a prendermi per stare da lui” (cfr. supra consid.
2.3. e 2.5.).

                                  Sennonché, come visto, dai
dettagli delle comunicazioni per marzo-luglio 2023 emerge come le sue visite a __________
fossero in realtà settimanali.

                                  Del resto, nemmeno può essere
negletto il fatto che il coniuge dell’assicurata, nell’espiazione della misura
alla quale è astretto sul suolo italiano, ha chiesto dei permessi per lasciare
il territorio in questione e recarsi in Svizzera “il sabato a prendere la
moglie sig.ra RI 1 e riportarla in Svizzera la domenica, per trascorrere i fine
settimana in Italia a casa del medesimo, cioè tutti i fine settimana”
(sottolineatura della redattrice) (cfr. supra consid. 2.3. e .2.5.).

 

                                  Rettamente,
dunque, la Cassa ha stabilito che RI 1, recandosi (quantomeno, ritenuto che a
questo vanno ad aggiungersi le ferie) settimanalmente a __________, dal marito,
deve essere considerata alla stregua di una vera frontaliera, per cui non ha diritto alle prestazioni di disoccupazione nel
nostro Paese.

 

                          2.9.  Abbondanzialmente va osservato -
con riferimento alle censure ricorsuali secondo cui “non risultando
residente, quindi non riconosciuta quale frontaliera, in Italia, la ricorrente
non può far capo nemmeno alle indennità di disoccupazione NASPI” o, ancora,
“la ricorrente non gode di alcun diritto in Italia, non essendo residente a __________
(anche secondo l’AIRE) né considerata da parte delle Autorità competenti per
l’erogazione di prestazioni di disoccupazione come frontaliera” (cfr. supra
consid. 1.2.) - che, come già sottolineato da questa Corte in una sentenza
38.2015.12 del 5 febbraio 2016 è indubbio che tale soluzione, ossia
l’esclusione dal diritto alle indennità di disoccupazione in Svizzera, può
risultare svantaggiosa per l’assicurato. Ciò deriva, tuttavia, dall’assenza di
armonizzazione del livello delle prestazioni di sicurezza sociale a livello
europeo (cfr. Daniele Cattaneo,
“Assurance-chômage et droit du travail: quelques cas tessinois” in Rèmy Wyler/Anne Meier/Sylvain Marchand
(ed.), Regards croisé sur le droit du travail: Liber Amicorum pour Gabriel
Aubert, Ginevra/Zurigo 2015, Schulthess Editions Romandes, pag. 90-91) e
dalla scelta di porre a carico dei Paesi di residenza i lavoratori frontalieri
in disoccupazione completa (sui motivi cfr. DTF 133 V 169, consid. 6.2-6.3 pag. 176-178).

                                  Su questo aspetto, Cueni, “Où les frontaliers sont-ils
assurés” in La Vie économique 3/2021 pag. 10 seg., ricorda che: 

 

"
(…) Des efforts sont déployés depuis plusieurs années
au sein de l’UE pour modifier les compétences en cas de chômage complet. Si le
système change, c’est le pays où l’activité professionnelle était exercée qui
versera l’allocation de chômage et non plus le pays de domicile. Les pays qui
souhaitent cette réforme, comme la France ou le Portugal, sont en effet d’avis
que c’est au pays qui perçoit les cotisations, donc à celui qui emploie les
frontaliers, de verser les prestations. Les pays qui s’opposent à la réforme,
notamment l’Allemagne et le Luxembourg, estiment en revanche que le versement
des allocations de chômage doit rester du ressort du pays de domicile, auquel
incombe aussi la réinsertion professionnelle de la personne concernée. Aucun
accord n’a été trouvé pour le moment. (…).” (pag. 12).

 

Al riguardo giova segnalare che il 2 maggio
2023 il Consigliere federale Guy Parmelin, a proposito della mozione 21.3522
“No all’indennità di disoccupazione per i frontalieri UE da parte della
Svizzera” depositata il 4 maggio 2021 dal gruppo dell’Unione democratica di
Centro (“ll Consiglio federale è incaricato
di indicare chiaramente all'Unione europea che la Svizzera non adotterà il
cambiamento di responsabilità riguardo alle indennità di disoccupazione per i
frontalieri previsto nell'ambito della revisione del regolamento dell'UE
883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. La
Svizzera deve respingere con determinazione il fatto che sia l'ultimo Stato
d'impiego e non quello di residenza ad assumersi l'onere finanziario legato al
pagamento delle indennità di disoccupazione. Il mandato negoziale deve essere
formulato di conseguenza.”),
ha auspicato, a nome del Consiglio federale, la reiezione della stessa da parte
del Consiglio nazionale, affermando:

 

" Le Conseil fédéral a proposé le 18 août 2021 le rejet de la motion,
car la procédure de réforme actuellement en cours dans l'Union européenne ne
permet pas encore à la Suisse de se prononcer en connaissance de cause. Cet
avis, par ailleurs identique à celui du 15 mai 2019 en réponse à la motion
19.3032 de la même teneur, est toujours valable.

En effet, l'Union européenne tente depuis plusieurs années de modifier la
teneur du règlement de l'Union européenne no 883/2004, toutefois les
modifications sont controversées et les Etats membres n'ont pas réussi jusqu'à
présent à trouver un accord. Lors de la dernière séance du groupe de travail du
29 mars 2023, la proposition de compromis présentée par la présidence suédoise
n'a pas trouvé le quorum nécessaire pour être approuvée.

En conséquence, en l'absence de texte définitif ainsi que d'une offre de
reprise dans les accords bilatéraux entre la Suisse et l'Union européenne,
l'établissement d'un mandat de négociation à ce sujet apparaît comme prématuré.

Le Conseil fédéral suit attentivement l'évolution du dossier. Il ne manquera
pas d'informer le Parlement le moment venu. (…)”

                                  Il 2 maggio 2023 il Consiglio nazionale
ha respinto la mozione (cfr. https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/amtliches-bulletin/amtliches-bulletin-die-verhandlungen?SubjectId=60549).

 

                                        Per inciso va
rilevato che nella sua seduta del 15 dicembre 2023 il Consiglio federale ha
approvato il progetto di mandato negoziale con l’Unione europea (UE).
Quest’ultimo contiene le linee guida dei negoziati che avranno inizio dopo
l’approvazione definitiva del mandato al termine delle consultazioni del
Parlamento e dei Cantoni. ll
principale obiettivo dell’Esecutivo è stabilizzare e ampliare la via bilaterale
con l’UE (cfr. https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-99463.html).

 

                        2.10.  Alla
luce di tutto quanto esposto sopra, la decisione su opposizione emessa dalla Cassa
il 21 dicembre 2023, con cui alla ricorrente è stato negato il diritto
all’indennità di disoccupazione dal 1° agosto 2023, deve essere confermata.

                        2.11.  L’emanazione del presente giudizio rende priva di oggetto la
domanda della ricorrente tendente alla concessione dell’effetto sospensivo,
inteso a ottenere nelle more della procedura ricorsuale l’erogazione delle
prestazioni LADI (cfr. doc. I pag. 15; VI; STF 2D_17/2023 del 6 settembre
2023 consid. 4.1.; STF 8C_359/2022 del 7 dicembre 2022 consid. 6.1.;
9C_490/2012 del 30 gennaio 2013 consid. 4; STF 9C_37/2011 del 20 giugno
2011 consid. 7; STF 9C_964/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4; STF 9C_938/2008
del 26 novembre 2009 consid. 7; STFA K 65/05 del 21 luglio 2005 consid. 4; STCA
42.2021.5 del 26 aprile 2021 consid. 2.13.; STCA 38.2017.30 del 6 giugno 2017
consid. 2.1.; STCA 42.2016.6-7 del 2 agosto 2016 consid. 2.2.; STCA 42.2015.2
del 5 maggio 2015 consid. 2.1.; STCA 38.2011.75 del 26 ottobre 2011 consid.
2.10.).

 

                                  È
tuttavia utile segnalare che l’istituto dell’effetto sospensivo entra in linea
di conto se la decisione impugnata è di natura positiva. 

                                  Secondo
la giurisprudenza, oggetto di un atto amministrativo con effetto sospensivo
possono essere, per definizione, solo decisioni che impongono un obbligo o che
danno seguito a una richiesta (cfr. STF U 115/06 del 24 luglio 2007 consid.
4.1.; RAMI 2003 U 479, pag. 188segg., consid. 5.1; DTF 126 V
409 consid. 3b, DTF 124 V 84 consid. 1, DTF 123 V 41 consid. 3 = RAMI
1997 K 985, pag. 157). 

 

                                  Per
quanto attiene all’assicurazione contro la disoccupazione l’art. 100 cpv. 4
LADI prevede specificatamente:

 

“Le opposizioni o i ricorsi
contro le decisioni prese conformemente agli articoli 15 e 30 non hanno effetto
sospensivo.”

 

                                  In concreto la decisione su
opposizione del 21 dicembre 2023 contestata, che ha negato all’insorgente il
diritto alle indennità di disoccupazione, in particolare per il mancato
ossequio dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI (residenza in Svizzera; cfr. consid.
1.1.), è un provvedimento di natura negativa, per cui non potrebbe, in ogni
caso, essere conferito l’effetto sospensivo.

 

                        2.12.  La ricorrente
ha, inoltre, chiesto che si proceda alla propria audizione nonché a raccogliere
la testimonianza del coniuge, “per confermare la volontà sua di rientrare in
Svizzera e risiede insieme alla moglie presso la residenza abituale di
quest’ultima” (cfr. supra consid. 1.2. e doc. I).

 

                                 
  Giusta l'art. 6 n. 1 CEDU, ogni persona ha diritto a un'equa e pubblica
udienza entro un termine ragionevole, davanti a un tribunale indi