# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 99875b1f-3c75-52f4-bddb-2c324a1ca747
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.05.2024 D-3289/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3289-2024_2024-05-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3289/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Claudia Cotting-Schalch;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato da Michael Meyer in sostituzione  

dell’avv. Lea Hungerbühler, 

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 15 maggio 2024 / N (…). 

 

 

 

D-3289/2024 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) aprile 2024. Dai riscontri dattiloscopici dell’unità centrale del sistema 

europeo “Eurodac” del 16 aprile 2024, è risultato che il richiedente aveva 

depositato una domanda d’asilo pregressa in Croazia il (…). 

A.b Il (…) aprile 2024, si è tenuto con l’interessato un colloquio personale 

fondato sull’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento euro-

peo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccani-

smi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III).  

A.c L’autorità elvetica preposta, sempre in data 25 aprile 2024, ha presen-

tato all’omologa autorità croata, una domanda di ripresa in carico del ri-

chiedente, basandosi sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III. La Croazia ha risposto 

positivamente alla medesima, il 9 maggio 2024, in applicazione invece 

dell’art. 20 par. 5 RD III. 

B.  

Con decisione del 15 maggio 2024 – notificata il giorno successivo (cfr. 

[atto della SEM] n. [{…}]-22/1) con pure la sottoscrizione della cessazione 

del mandato di rappresentanza legale stipulato il 18 aprile 2024 da parte 

del richiedente (cfr. n. 10/1 e 23/1) – la SEM non è entrata nel merito della 

sua domanda d’asilo giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con 

conseguente pronuncia del trasferimento del medesimo verso la  

Croazia ed esecuzione della predetta misura, nonché osservando come un 

eventuale ricorso contro la decisione non avesse effetto sospensivo. 

C.  

Tramite il ricorso del 24 maggio 2024, in tedesco (cfr. risultanze proces-

suali), l’interessato ha impugnato il suddetto provvedimento dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con richieste pro-

cedurali tendenti d’un canto alla sospensione dell’esecuzione del provve-

dimento impugnato in via supercautelare e la concessione dell’effetto so-

spensivo al ricorso con conseguente avviso alle autorità cantonali compe-

tenti, e d’altro canto all’accoglimento dell’istanza di assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del re-

lativo anticipo. Nel merito, egli ha concluso, in via principale, all’annulla-

mento della decisione impugnata e all’entrata nel merito della sua 

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domanda d’asilo da parte della SEM. In via eventuale egli ha postulato la 

restituzione degli atti all’autorità inferiore per nuova decisione. Al ricorso, 

sono stati annessi quali nuovi documenti in copia, la procura con il quale si 

è legittimata la nuova rappresentante legale del ricorrente ed il mandato di 

sostituzione della medesima in favore di Michael Meyer. 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il 

profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto en-

trare nel merito del gravame. 

2.  

In applicazione dell’art. 33a cpv. 1 PA, una parte può presentare il suo ri-

corso in una lingua ufficiale svizzera di sua scelta (cfr. anche in merito  

PATRICIA EGLI in: Waldmann/Krauskopf [ed.], Praxiskommentar VwVG,  

3a ed., 2023, n. 2 seg., pag. 899). Nella presente disamina, il ricorrente ha 

introdotto il suo ricorso in lingua tedesca. Tuttavia, il Tribunale non ravvede 

alcuna ragione per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 prima 

frase PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF. Il pro-

cedimento segue quindi la lingua della decisione impugnata. 

3.  

Il ricorso, essendo manifestamente infondato per i motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice 

(art. 111 lett. e LAsi), nonché la decisione è motivata soltanto sommaria-

mente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Inoltre, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribu-

nale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

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(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

5.  

L’insorgente, nel suo ricorso e a titolo processuale espone la richiesta di 

accordargli un termine supplementare per presentare un complemento al 

ricorso ed eventuali nuovi mezzi di prova. Lo stesso sarebbe da conceder-

gli, a mente del suo rappresentante legale in quanto, a causa del breve 

termine di ricorso, non sarebbe stato possibile organizzare per il ricorrente 

un colloquio approfondito, ciò poiché in particolare egli avrebbe necessità 

di un traduttore (cfr. ricorso, n. 33, pag. 11). Nella presente disamina, il Tri-

bunale non ravvede però in che modo, il termine legalmente previsto ex 

art. 108 cpv. 3 LAsi, avrebbe pregiudicato l’insorgente dal diritto alla difesa. 

Difatti, egli ha potuto prevalersi del patrocinio di un nuovo rappresentante 

legale, che ha inoltrato al Tribunale un memoriale ricorsuale sufficiente-

mente corposo e motivato. Il ricorrente poi, al di là di generiche afferma-

zioni, non sostanzia per nulla quali prove egli vorrebbe ancora produrre, e 

che non avrebbe già potuto inoltrare per lo meno con il ricorso, che sareb-

bero rilevanti per la fattispecie. Non s’intravvedono quindi in casu le condi-

zioni per la concessione di un termine suppletorio per completare il gra-

vame (cfr. a contrario gli art. 52 cpv. 2 PA e 53 PA), e la richiesta in tal senso 

deve conseguentemente essere respinta. 

6.  

6.1 Il ricorrente propone, quale conclusione eventuale, la restituzione degli 

atti all’autorità inferiore, in quanto quest’ultima non avrebbe chiarito diversi 

elementi fattuali per stabilire la competenza della trattazione della do-

manda d’asilo dell’insorgente da parte della Svizzera (cfr. ricorso, n. 29 

segg., pag. 10 seg.). Invero, l’autorità inferiore avrebbe dovuto chiarire se 

il ricorrente in Croazia disporrebbe di un alloggio ed un’effettiva protezione, 

oppure se nuovamente egli rischierebbe di subire un trattamento contrario 

ai diritti umani da parte delle autorità croate, vista la pregressa esperienza 

avvenuta durante il suo ultimo rimpatrio nel precitato Stato (cfr. ricorso, 

n. 27, pag. 10). Inoltre, l’insorgente sarebbe stato allontanato dalla Croazia 

durante il suo primo soggiorno senza essere stato sentito e la SEM non 

avrebbe chiarito a sufficienza se lui rischierebbe di essere allontanato ri-

spettivamente respinto da tale Stato, senza venire adeguatamente ascol-

tato (cfr. ricorso, n. 30, pag. 10 seg.). Un rinvio teorico agli obblighi interna-

zionali della Croazia, come sarebbe presente nella decisione impugnata, 

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non risulterebbe una motivazione sufficiente in tal senso (cfr. per l’obbligo 

di motivazione DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351 consid. 4.2, 129 I 232 

consid. 3.2; sentenza del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 

31 marzo 2020 consid. 3.4.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 con-

sid. 6.1.2). Altresì, l’insorgente disporrebbe di famigliari in Svizzera, nella 

persona di C._______. Per la stabilizzazione della sua psiche il supporto 

della sua famiglia sarebbe indispensabile, ciò che la SEM non avrebbe 

esaminato sotto il profilo del legame di dipendenza, né sufficientemente 

motivato dal lato dell’art. 16 RD III nel provvedimento sindacato (cfr. ri-

corso, n. 31, pag. 11). Tali censure formali sono da esaminare preliminar-

mente, in quanto sono suscettibili di condurre all’annullamento della deci-

sione avversata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e giurisprudenza ivi citata; 

DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; per l’obbligo inquisitorio cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.1 e per lo stabilimento esatto e corretto dei fatti giuridicamente 

rilevanti DTAF 2014/2 consid. 5.1; 2007/37 consid. 2.3). 

6.2 Ora, a differenza di quanto asserito nel ricorso, né dagli atti all’inserto 

né dalla documentazione ivi presente, si evincono le circostanze evocate 

per la prima volta dall’insorgente, in parte anche incoerentemente, nel suo 

gravame. Invero, egli nel corso del suo colloquio Dublino, ha unicamente 

asserito di non aver chiesto asilo in Croazia e non aver ricevuto alcuna 

risposta in merito. Allorché sarebbe stato fermato dalla polizia croata sa-

rebbe stato posto in detenzione per (…) giorni, senza ricevere cibo, ed in 

seguito sarebbe stato costretto a rilasciare le sue impronte, rimanendo in 

seguito in Croazia per circa (…) o (…) giorni (cfr. n. 13/2). Dai predetti as-

serti, non si rileva quindi in alcun modo che egli non sarebbe stato ascol-

tato, rispettivamente che, dopo essere stato sentito, sarebbe stato allonta-

nato dalla Croazia dopo 24 ore, come affermato nel suo gravame. Piutto-

sto, risulta dalle sue dichiarazioni e dalla risposta della Croazia del 9 mag-

gio 2024, che egli avrebbe lasciato la Croazia spontaneamente dopo (…), 

in quanto non sarebbe stato il Paese in cui egli aveva intenzione di arrivare, 

volendo invece giungere in Svizzera, senza attendere la trattazione della 

sua domanda d’asilo da parte del suddetto Stato membro (cfr. n. 13/2 e 

17/2). Peraltro, il ricorrente si scontra con i suoi asserti resi nel corso della 

sua procedura dinanzi all’istanza inferiore, allorché afferma nel suo memo-

riale ricorsuale più volte che egli sarebbe già stato trasferito una prima volta 

in Croazia, non supportando altresì tale allegazione con alcun elemento di 

qualsivoglia sostanza e concretezza. Visto quanto precede, non si vede 

quindi come la SEM avrebbe dovuto delucidare maggiormente le circo-

stanze presentate dall’insorgente soltanto nel suo ricorso, allorché non ve 

n’era alcuna traccia agli atti, anzi andando i suoi asserti in tutt’altro senso. 

Mutatis mutandis, la predetta conclusione vale anche per quanto concerne 

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l’esame della relazione con il famigliare del ricorrente che sarebbe pre-

sente in Svizzera. Invero, quest’ultimo, avrebbe riferito unicamente dinanzi 

all’autorità resistente che su suolo elvetico si troverebbe un cugino, con il 

quale non avrebbe alcun contatto da (…) anni, nonché che egli non soffri-

rebbe di alcun problema di salute, salvo la caduta dei capelli (cfr. n. 13/2). 

Non si trovano agli atti altri elementi, né ulteriore documentazione – nep-

pure prodotta dal ricorrente nel gravame – per poter ritenere che l’autorità 

inferiore avrebbe quindi dovuto esaminare e motivare maggiormente la de-

cisione avversata, di quanto già fatto in proposito in modo chiaro e com-

pleto (cfr. p.to II, pag. 5), sotto il profilo dell’art. 16 RD III. In proposito si 

ricorda che l’autorità non è tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esau-

stivo su tutte le argomentazioni addotte, bensì può occuparsi delle sole 

circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1, 141 

V 557 consid. 3.2.1; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1), ciò che all’evidenza la 

SEM ha effettuato in specie. Altresì, il Tribunale, pronunciandosi nell’am-

bito di numerose casistiche del tutto apparentabili a quella in rassegna, ha 

già più volte rilevato come l’argomentazione enucleata dalla SEM circa il 

sistema d’accoglienza vigente in Croazia, fosse sufficiente per intendere il 

ragionamento all’origine del provvedimento contestato e, di conseguenza, 

per impugnare quest’ultimo in piena conoscenza di causa (cfr. ex multis la 

sentenza del Tribunale D-2807/2023 del 26 maggio 2023 consid. 4.4 con 

ulteriori rif. cit.). Si osserva inoltre come gli elementi utilizzati dall’autorità 

inferiore onde forgiare il proprio convincimento nel provvedimento impu-

gnato sotto il profilo dell’art. 3 par. 2 RD III, s’iscrivono palesemente nella 

giurisprudenza in materia resa dal Tribunale (cfr. sentenza di riferimento E-

1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.3.5 in relazione al consid. 9.3.2, 

consid. 9.4 e 9.5), che è sola determinante (cfr. nello stesso senso la sen-

tenza del Tribunale F-173/2022 del 19 gennaio 2022 consid. 3.3.2). Per-

tanto, la SEM neppure da questo profilo, non ha violato il suo obbligo di 

motivare a sufficienza il provvedimento impugnato. Infine, la rimostranza 

all’autorità inferiore, che non avrebbe motivato il suo asserto contenuto 

nella decisione impugnata relativo al fatto che la polizia di frontiera sarebbe 

un sistema completamente differente rispetto alla polizia a D._______ e a 

E._______ (cfr. ricorso, n. 15, pag. 7), non trova alcun effettivo riscontro 

nella decisione avversata, e non può quindi essere in alcun modo seguito. 

6.3 Visto quanto sopra, gli atti all’incarto non rendono quindi conto di alcun 

elemento che permetta di ritenere che la SEM abbia violato il suo obbligo 

di motivare la decisione o che avrebbe stabilito in maniera incompleta o 

inesatta i fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi); e 

quindi di conseguenza essa si è attenuta al suo obbligo inquisitorio. Le 

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censure mosse dal ricorrente a tal proposito, devono quindi in toto essere 

respinte.  

7.  

7.1 Proseguendo nell’analisi, la SEM, nel contesto della procedura Dublino 

e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), come 

è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai sensi 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un nuovo 

esame di determinazione dello Stato membro competente secondo il capo 

III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione espressa 

o tacita di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro Stato è 

competente per l’esecuzione della procedura e allontanamento. Inoltre lo 

Stato membro nel quale è stata presentata per la prima volta la domanda 

di protezione internazionale è tenuto, alle condizioni di cui agli art. 23, 24, 

25 e 29 e al fine di portare a termine il procedimento di determinazione 

dello Stato membro competente, a riprendere in carico il richiedente che si 

trova in un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno o ha presentato 

colà una nuova domanda di protezione internazionale dopo aver ritirato la 

prima domanda presentata in uno Stato membro diverso durante il proce-

dimento volto a determinare lo Stato membro competente (art. 20 par. 5 

primo capoverso RD III). 

7.2 Nel caso in parola, le ricerche effettuate dalla SEM hanno rivelato che 

l’insorgente aveva già depositato una domanda d’asilo precedente in  

Croazia il (…) (cfr. n. 7/1 e 8/1). Su tale presupposto, il 25 aprile 2024, l’au-

torità inferiore ha presentato all’autorità croata competente, una richiesta 

di ripresa in carico dell’interessato fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III 

(cfr. n. 14/5). L’autorità croata preposta ha esplicitamente accolto tale do-

manda il 9 maggio 2024, quindi entro il termine previsto all’art. 25 par. 1 

RD III, fondandosi sull’art. 20 par. 5 RD III, confermando trattarsi di una 

ripresa in carico (cfr. n. 17/2). A tali condizioni, e nella misura in cui gli atti 

all’inserto non attestano in nessun modo che l’interessato avrebbe lasciato 

il territorio degli Stati membri nello spazio Dublino, o che avrebbe ottenuto 

un titolo di soggiorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo, si giusti-

fica di fare applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III in specie, in conformità con 

la giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della Corte di giusti-

zia dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, nelle cause 

riunite C-582/17 e C-583/17, §§ 48-50; cfr. anche le sentenze del Tribunale 

D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-4.3.3; F-4998/2022 del 

9 novembre 2022 consid. 5.3.2; D-4243/2022 del 4 novembre 2022 con-

sid. 6.3.2). La Croazia è quindi tenuta, in principio, a riprendere in carico 

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l’insorgente, al fine di portare a termine il procedimento di determinazione 

dello Stato membro competente. Conclusione che l’insorgente nel suo ri-

corso non contesta.  

7.3 Le censure sollevate in sede ricorsuale, non sono atte ad inficiare la 

predetta conclusione. Difatti, circa la presenza in Svizzera di un famigliare 

dell’insorgente – un cugino (cfr. n. 13/2) – di cui si prevale quest’ultimo in 

fase ricorsuale per opporsi ad un suo trasferimento verso la Croazia, e di 

cui si è già detto sopra, il Tribunale osserva dapprima come lo stesso non 

risulta rientrare nella definizione di membro della famiglia dell’insorgente ai 

sensi dell’art. 2 lett. g RD III. Inoltre, gli asserti generici ricorsuali dell’insor-

gente, circa il suo stato di salute psichico, che necessiterebbe della pre-

senza di tale famigliare risiedente sul suolo elvetico, non trovano alcun ri-

scontro concreto e circostanziato agli atti di causa (cfr. anche supra con-

sid. 6.2). Peraltro il ricorrente, non rientrando il cugino nella definizione dei 

membri famigliari descritti all’art. 16 par. 1 RD III (figlio, fratello o genitore), 

non può in nessun caso prevalersi a ragione di quest’ultima norma, per 

opporsi ad un suo trasferimento verso la Croazia. Il Tribunale non intrav-

vede poi alcuna relazione stretta ed effettiva ai sensi della giurisprudenza 

topica in materia (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1, 139 I 330 consid. 2.1 con 

rif. cit., 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi citata; DTAF 2017 VI/5 

consid. 8.3.3 e 8.3.5), viste le allegazioni rese nell’ambito del suo colloquio 

Dublino (cfr. n. 13/2), neppure perché il ricorrente possa prevalersi valida-

mente dell’applicazione dell’art. 8 par. 1 CEDU alla sua fattispecie. 

8.  

8.1 Ciò posto, occorre tuttavia esaminare se, come lo ritiene il ricorrente 

nel suo gravame chiedendo l’applicazione dell’art. 3 par. 2 RD III, vi siano 

fondati motivi di ritenere che sussistano in Croazia delle carenze sistemi-

che nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 

364/1 del 18.1.2000; di seguito: CartaUE). 

8.2 Come il ricorrente evidenzia nelle sue argomentazioni ricorsuali, con 

ampio riferimento a diverse fonti di organizzazioni governative e testate 

giornalistiche (cfr. ricorso, p.to 1.2.1 seg., n. 10 segg., pag. 5 segg.), anche 

il Tribunale, nella sua giurisprudenza, ha ammesso la forte probabilità, per 

i richiedenti l’asilo che entrano per la prima volta nel territorio croato, che 

si producano regolarmente in Croazia dei respingimenti illeciti alla frontiera, 

o ancora delle violenze eccessive da parte delle autorità di polizia o di fron-

tiera (cfr. sentenza di riferimento E-1488/2020 del 22 marzo 2023 

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consid. 9.3.5 in relazione con il consid. 9.3.2). Tuttavia, ed al contrario di 

quanto concluso dall’insorgente nel gravame, per quanto concerne i richie-

denti trasferiti in Croazia sulla base del RD III, il Tribunale è giunto alla 

conclusione che questi abbiano in principio accesso alla procedura d’asilo 

in tale paese e ha statuito che, nel quadro sia di una procedura di presa in 

carico (“take charge”) che di una di ripresa in carico (“take back”), le per-

sone trasferite non rischino, secondo un’alta probabilità, di essere esposte 

ad una violazione dei loro diritti derivanti dal principio di non-respingimento. 

Ciò varrebbe anche nel caso in cui la domanda d’asilo del richiedente, a 

causa del trasferimento in Croazia, verrebbe trattata quale domanda d’asilo 

successiva (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 succi-

tata consid. 9.4.1). Ha inoltre negato che nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni d’accoglienza in Croazia, sussistano delle carenze sistemiche 

ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III, che farebbero apparire il trasferimento dei 

richiedenti come generalmente inammissibile (cfr. sentenza di riferimento 

del Tribunale E-1488/2020 succitata consid. 9.4 e 9.5). Segnatamente, non 

vi sarebbero evidenze circa il fatto che i richiedenti trasferiti in Croazia 

nell’ambito del RD III, non potrebbero accedere alla procedura d’asilo e 

che la loro domanda d’asilo non venga esamina o ancor peggio che essi 

vengano allontanati in violazione del principio di non-respingimento (cfr. 

sentenza di riferimento del Tribunale precitata consid. 9.4).  

8.3 Ora, il ricorrente, con le sue per lo più generiche argomentazioni ricor-

suali (cfr. ricorso, n. 4 segg., pag. 4 segg.), non è in grado di ribaltare la 

presunzione di rispetto da parte della Croazia dei diritti dei richiedenti l’asilo 

nell’ambito di una procedura di ripresa in carico Dublino. Invero, dalle di-

chiarazioni da lui rese nell’ambito del colloquio Dublino, si evince come egli 

abbia potuto entrare al primo tentativo in Croazia e di aver rilasciato le sue 

impronte digitali, nonché di essere potuto ripartire in piena libertà, dopo (…) 

o (…) giorni di permanenza sul suolo croato (cfr. n. 13/2). In tal senso, non 

si può dare alcun credito alle allegazioni ricorsuali dell’insorgente, laddove 

in modo del tutto generale, in quanto non supportati da alcun indizio ogget-

tivo, serio e concreto, presenta la situazione d’accoglienza dei richiedenti 

l’asilo in Croazia, come violante i diritti umani, con respingimenti alla fron-

tiera, e delle condizioni d’esistenza minime lacunose e carenti. Peraltro, le 

sue allegazioni ricorsuali del tutto nuove, generiche e non comprovate con 

alcun mezzo di prova, di aver subito in Croazia delle violenze da parte della 

polizia, come pure di essere stato deriso (cfr. n. 5 seg., pag. 4), e di ri-

schiare di subire nuovamente un pushback nel caso egli venisse rinviato 

nel summenzionato Paese, in quanto sarebbe stato registrato alla frontiera 

bosniaca-croata (cfr. n. 15, pag. 7), non sono in grado di modificare la pre-

detta conclusione. Invero, l’unica sua affermazione resa nel corso della 

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procedura dinanzi all’autorità inferiore con riferimento a dei presunti mal-

trattamenti da parte delle autorità di polizia croate, è stata quella di essere 

stato posto in detenzione per (…) giorni senza mangiare (cfr. n. 13/2). Af-

fermazione però anche quest’ultima del tutto generica e non supportata da 

alcun elemento di qualsivoglia concretezza e sostanza. Altresì, risulta dalle 

sue stesse dichiarazioni che si scontrano in modo lampante con quanto 

invece asserito in modo del tutto nuovo nel ricorso, che egli è stato regi-

strato come richiedente l’asilo in Croazia, e non si evince in alcun modo 

come egli non abbia ricevuto alloggio, vitto o non abbia potuto accedere 

alla procedura d’asilo nel predetto Stato membro, né men che meno che 

egli avrebbe subito dei pregressi pushback alla frontiera (cfr. per la sua 

definizione la sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 

22 marzo 2023 consid. 7.4, cfr. anche consid. 9.1 segg. per la situazione 

croata). A tal proposito, vi è ancora luogo di rilevare che avendo il mede-

simo ricorrente scelto di lasciare il predetto Paese dopo (…) di soggiorno, 

egli medesimo si è sottratto ad ogni forma di assistenza che la Croazia 

poteva offrirgli, di modo che gli asserti ricorsuali generici contrari, non sono 

atti a riflettere né la situazione reale del sistema d’asilo in Croazia, né la 

sua messa in esecuzione. Infine, la Croazia è presunta garantire una presa 

in carico medica ai richiedenti l’asilo. Conviene in tal senso sottolineare 

come, a differenza di quanto esplicitamente argomentato nel suo ricorso 

dall’insorgente (cfr. n. 21, pag. 8 seg.), l’organizzazione Médecins du 

Monde ha ripreso le sue attività in Croazia a partire dal 1° agosto 2023 ed 

inoltre altre organizzazioni sono presenti nel predetto Paese, come il Jesuit 

Refugee Service o la Croce rossa croata, alle quali il ricorrente potrà indi-

rizzarsi in caso di bisogno (cfr. sentenze del Tribunale F-5009/2022 del 

21 marzo 2024 consid. 7.2.3 con ulteriori rif. cit., F-4551/2023 

dell’11 marzo 2024 consid. 7.5.8).  

8.4 Ne discende quindi che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 RD III non si giu-

stifica nel caso di specie. 

9.  

9.1 Occorre ancora esaminare se, come lo richiede l’insorgente nel ricorso 

(cfr. ricorso, n. 24 segg., pag. 9 seg.), nella fattispecie risulti applicabile la 

clausola discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovra-

nità”), disposizione concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a 

cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). Quest’ultima disposizione prevede che se 

“motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente 

per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di quest’ultima 

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Pagina 11 

disposizione, la SEM, dispone di potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Al contrario, se il trasferimento del richie-

dente nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del 

diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbli-

gata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della do-

manda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8.2.1).  

9.2 Innanzitutto, e visto anche quanto già sopra ritenuto circa l’inconsi-

stenza e la contraddittorietà degli asserti resi dall’insorgente nel suo gra-

vame, egli non hanno fornito degli indizi seri e concreti suscettibili di com-

provare che un suo ritorno in Croazia lo esporrebbe al rischio di essere 

privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita inde-

gna in violazione della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei ri-

chiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza). L’in-

sorgente non ha peraltro né dimostrato, né reso verosimile, con elementi 

fondati e circostanziati, l’esistenza di un rischio concreto che le autorità 

croate rifiuterebbero di riprenderlo in carico e che non porterebbero a ter-

mine l’esame della sua domanda d’asilo, in violazione della direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale. Inoltre, lui non ha fornito alcun ele-

mento sostanziato suscettibile di dimostrare che la Croazia non rispette-

rebbe il principio di non-respingimento e quindi non ottempererebbe ai suoi 

obblighi internazionali, allontanandolo verso un paese dove, la sua vita, la 

sua integrità fisica o la sua libertà, sarebbero seriamente minacciate, o an-

cora da dove rischierebbe di essere obbligato a recarsi in un tale paese. In 

proposito si sottolinea ancora come, essendo la Croazia uno stato di diritto 

con un sistema giudiziario funzionante, nulla permette di ritenere – al con-

trario di quanto da lui argomentato nel ricorso (cfr. n. 18 segg., pag. 7 

seg.) – che l’insorgente non possa far valere i suoi diritti di fronte alle 

istanze superiori in tale Paese – e perfino adire la Corte europea dei diritti 

dell’uomo – se ritenesse che la sua domanda d’asilo non sia trattata in 

modo corretto, o che le autorità croate vengano meno ai suoi obblighi de-

rivanti dal diritto internazionale e regolamentare, in particolare in materia di 

accoglienza. 

9.3 Proseguendo, anche dal profilo medico, a differenza di quanto soste-

nuto dal ricorrente soltanto con il ricorso, il Tribunale alla stessa stregua 

dell’autorità inferiore non ravvede alcuna problematica medica da impe-

dirne il suo trasferimento in Croazia (cfr. sentenze della Corte europea dei 

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diritti dell’uomo N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, Grande Ca-

mera, n. 26565/06; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, Grande 

Camera, §181 segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Difatti, rappresentano 

delle allegazioni del tutto nuove e non supportate da alcun elemento di 

qualsivoglia sostanza e concretezza, in quanto senza alcun documento 

medico attestante gli stessi, che il ricorrente sarebbe affetto psichicamente, 

addirittura nel ricorso rilevando come lui sarebbe fortemente traumatizzato 

dalle esperienze vissute in Italia a causa del lavoro forzato a cui sarebbe 

stato astretto nonché della violenza subita in Croazia da parte della polizia 

(cfr. ricorso, n. 5 seg., pag. 4). Stesso discorso vale per l’infiammazione 

cronica al colon di cui soffrirebbe l’insorgente (cfr. ricorso, n. 21, pag. 9), 

che non trova alcun riscontro né agli atti all’inserto né nella documenta-

zione prodotta con il ricorso. Al contrario, dai documenti all’incarto si evince 

come il ricorrente abbia riferito di stare bene di salute, a parte il fatto che 

gli cadrebbero i capelli (cfr. n. 13/2), e non abbia mai dichiarato – né ai 

documenti all’incarto sono presenti dei documenti che attesterebbero dello 

stesso – di essere traumatizzato in qualsivoglia modo. Peraltro, non si trova 

alcun documento medico agli atti, ciò che conferma ancora maggiormente 

le predette conclusioni. A tal proposito, vale ancora la pena evidenziare, 

come è responsabilità del ricorrente di consultare l’infermeria del Centro 

federale dove si trova alloggiato, per segnalare qualsiasi problematica me-

dica. Non avendolo fatto in passato, e non supportando il ricorrente i suoi 

nuovi asserti ricorsuali con degli elementi o prove concreti, gli stessi paiono 

essere meramente pretestuosi. Del resto, se egli in futuro dovesse neces-

sitare di cure mediche, potrà senz’altro beneficiarne in Croazia, paese che 

dispone di strutture mediche adeguate, anche per la cura di eventuali pa-

tologie psichiatriche (cfr. ex multis la sentenza del Tribunale E-4732/2022 

del 31 ottobre 2022 consid. 6.3.4; cfr. anche supra consid. 8.3). Se il ricor-

rente dovesse ritenere che i suoi diritti in tal senso vengano violati dalle 

autorità croate, apparterrà a lui adire le preposte vie legali presenti nel 

paese, per far valere gli stessi (cfr. art. 26 direttiva accoglienza in relazione 

all’art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza). 

9.4 Visto quanto precede, il ricorrente non è riuscito a provare o a rendere 

verosimile che un suo trasferimento in Croazia lo esponga ad un rischio 

serio e concreto di trattamenti inumani o degradanti, che comporti la viola-

zione di disposizioni internazionali, in particolare dell’art. 3 CEDU. 

9.5 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per concludere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-

prezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun mo-

tivo di applicare le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III 

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rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, né v’è luogo di richiedere delle 

garanzie specifiche alla Croazia quanto all’accoglienza e alla presa in ca-

rico medica del ricorrente, come da lui postulato nel ricorso (cfr. n. 32, 

pag. 11).  

10.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da parte 

della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico dell’insor-

gente in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

11.  

In conclusione, con il provvedimento impugnato, l’autorità inferiore non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione dell’autorità inferiore confermata. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande dell’insor-

gente tendenti alla sospensione dell’allontanamento in via supercautelare 

e alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, nonché all’esenzione 

dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese processuali, risultano 

divenute senza oggetto. 

13.  

Altresì, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta. 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

15.  

La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente)   

D-3289/2024 

Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

1.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

Data di spedizione: