# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 295d844e-d5a1-5c16-8813-4212ceb6a625
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-12-15
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 15.12.2023 RR.2023.135
**Docket/Reference:** RR.2023.135
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2023-135_2023-12-15

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia;
consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia;
consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia;
consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP);;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia;
consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP)

Sentenza del 15 dicembre 2023 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Daniel Kipfer Fasciati e Miriam Forni, 

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

 

Parti  A. SA,  

 

rappresentata dall'avv. Luca Trisconi,  

 

Ricorrente 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all’Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2023.135 
 

 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il 20 maggio 2022, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di 

Bergamo ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria 

internazionale, completata il 5 luglio, l’11 ottobre/22 novembre 2022 nonché 

il 26 gennaio 2023, nell’ambito di un procedimento penale a carico di B., C., 

D., E., F., G. e H. per il reato di riciclaggio di denaro (art. 646 bis CP/I). In 

sostanza, l’autorità estera ipotizza la realizzazione di reati corruttivi nei con-

fronti di funzionari venezuelani preposti all’aggiudicazione di appalti pubblici 

in ambito edilizio, con il denaro corruttivo che sarebbe giunto dapprima in 

Italia e poi anche in Svizzera (v. rogatoria del 20 maggio 2022, in particolare 

pag. 22, in rubrica 1 dell’incarto del Ministero pubblico della Confederazione, 

in seguito: MPC).  

 

Con la rogatoria, l’autorità estera ha chiesto, tra l’altro, l’acquisizione della 

documentazione concernente relazioni bancarie riconducibili ad A. SA 

presso la banca I. (v. rogatoria del 20 maggio 2022, pag. 25, e complemento 

del 26 gennaio 2023, pag. 3, in rubrica 1 incarto MPC).  

 

 

B. Mediante decisione del 10 marzo 2023, il MPC, al quale l’Ufficio federale di 

giustizia ha delegato l’esecuzione della rogatoria (v. rubrica 2 incarto MPC), 

è entrato nel merito di quest’ultima, ordinando alla banca I. la consegna della 

documentazione concernente le relazioni bancarie intestate ad A. SA (v. ru-

brica 5.2 incarto MPC).  

 

 

C. Con decisione di chiusura del 21 luglio 2023, il MPC ha ordinato la trasmis-

sione alle autorità italiane della documentazione bancaria inerente alla 

relazione n. 1 presso la banca I. intestata ad A. SA (v. act. 1.1). 

 

 

D. Il 22 agosto 2023, A. SA ha interposto ricorso avverso la decisione in que-

stione dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 

chiedendo, in via principale, la riforma della stessa unitamente alla reiezione 

della rogatoria e, in via subordinata, che vengano esclusi dalla documenta-

zione da trasmettere alle autorità estere “i doc. dal n. 004498_00001 al 

n. 004498_00163” (act. 1, pag. 2). 

 

 

E. Con scritto del 6 settembre 2023, il MPC ha comunicato di rinunciare ad una 

risposta al ricorso, di cui viene chiesta la reiezione con conseguente con-

ferma della decisione impugnata (v. act. 7). Con osservazioni del 7 settembre 

- 3 - 
 
 

2023, l’UFG ha postulato la reiezione del gravame (v. act. 8). Entrambi gli 

scritti sono stati trasmessi alla ricorrente per conoscenza (v. act. 9).  

 

 

Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto 

necessario, nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro 

le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi-

stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 

cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale 

[AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge 

federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; 

RS 173.71] del 19 marzo 2010). 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e 

la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di 

assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 

12 giugno 1962 per l’Italia e il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dal Secondo Protocollo addizionale alla CEAG dell’8 novembre 

2001, entrato in vigore il 1° dicembre 2019 per l’Italia e il 1° febbraio 2005 per 

la Svizzera (RS 0.351.12), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 

che completa e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato 

in vigore mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-

svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-

zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; non 

pubblicata nella RS ma consultabile sulla piattaforma di pubblicazione Internet 

della Confederazione alla voce “Raccolta dei testi giuridici riguardanti gli accordi 

settoriali con l’UE”, 8.1 Allegato A). Di rilievo nella fattispecie è anche la 

Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di 

reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settem-

bre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53), 

nonché la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (in seguito: 

UNCAC), conclusa il 31 ottobre 2003, entrata in vigore per l'Italia il 4 novembre 

2009 e per la Svizzera il 24 ottobre 2009 (RS 0.311.56). Alle questioni che il 

prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola espressa-

mente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole 

all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applica 

- 4 - 
 
 

la legge sull'assistenza in materia penale, unitamente alla relativa ordinanza 

(OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; 

DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 

33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche 

nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 

CAS, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; art. 39 n. 3 CRic). È fatto salvo il rispetto 

dei diritti fondamentali (DTF 145 IV 294 consid. 2.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 

II 595 consid. 7c). 

 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, 2015, n. 1 e 

segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente considerando. 

 

1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu-

sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura) 

possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, 

con termine di ricorso di trenta giorni (v. art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP). 

 

1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il 

ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. 

Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, la ricor-

rente è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP 

nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 con-

sid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).  

 

 

2. La ricorrente si oppone alla trasmissione in Italia della documentazione litigiosa 

“poiché manca nella fattispecie ogni e qualsiasi elemento concreto a favore 

della tesi, secondo cui si sia di fronte a un reato” (act. 1, pag. 4). 

 

2.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic 

e 28 AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui 

emana e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, il suo 

oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i dati, il più possibile 

precisi e completi, della persona contro cui è diretto il procedimento penale, 

presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di permettere 

allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni ostative all'assi-

stenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 

117 Ib 64 consid. 5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). Ciò non implica per lo Stato 

richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di 

esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda i propri sospetti, per 

permettere allo Stato richiesto di escludere la sussistenza di un'inammissibile 

- 5 - 
 
 

ricerca indiscriminata di prove (v. DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 con-

sid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 2.2). L'autorità rogata non si scosta 

dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o 

altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 142 IV 250 

consid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 

118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 2011 194 consid. 2.1.). 

 

2.2 In concreto l’autorità rogante afferma che nel corso delle proprie indagini a 

carico tra gli altri di B. è emerso che egli “risulta essere coinvolto anche in un 

procedimento penale promosso dal US Attorney's Office of Southern District of 

Florida (USA) che vede coinvolti tra gli altri, il più volte citato J. nonché altre 

persone giuridiche a lui riconducibili nonché collegate a vari componenti della 

famiglia dello stesso J. A tal proposito è stato rinvenuto, che sia J. che B., infatti, 

risulterebbero collegati alla società venezuelana K. S.A., coinvolta in un sistema 

corruttivo e di riciclaggio internazionale di capitali al di fuori del Venezuela. Da 

informazioni acquisite tramite fonti aperte si è potuto apprendere della loro par-

tecipazione ad uno schema di riciclaggio internazionale, frutto di tangenti ver-

sate in relazione a contratti di fornitura stipulati dalla compagnia petrolifera sta-

tale K. S.A. L'accusa sostiene quindi che gli indagati abbiano riciclato, utiliz-

zando alcuni conti correnti e/o postali accesi in Italia, i proventi della corruzione 

avvenuta in Venezuela nonché negli Stati Uniti attraverso una serie di com-

plesse transazioni finanziarie internazionali e, in alcuni casi, anche attraverso 

altri investimenti. A tal proposito, è stata presentata apposita rogatoria all'Auto-

rità Giudiziaria Statunitense al fine di poter acquisire ulteriori indispensabili 

elementi di prova per il prosieguo delle indagini, onde ricostruire le movimenta-

zioni finanziarie e identificare i soggetti che hanno partecipato all’attività 

criminale” (rogatoria del 22 maggio 2022, pag. 22). Oltre a quanto precede, 

nella rogatoria vengono descritte precise operazioni effettuate con relazioni 

bancarie riconducibili a persone coinvolte nel procedimento penale estero. 

L’autorità italiana ha potuto individuare anomali flussi di denaro per svariati 

milioni di euro derivanti da bonifici disposti da società statali venezuelane, tra le 

quali, appunto, K. S.A., in relazione a contratti concernenti costruzioni immobi-

liari all’estero, a favore di conti correnti italiani, senza che, tuttavia, venisse 

riscontrata nel corso delle indagini una reale e valida motivazione economico-

commerciale sottostante al movimento di denaro in questione (v. ibidem, pag. 2 

e segg.). Toccata da operazioni meritevoli di approfondimenti è la ricorrente, il 

cui amministratore unico, nonché detentore del capitale sociale, è l’imputato C. 

(v. ibidem, pag. 20 e seg.), società in seno alla quale è stata attiva anche l’in-

dagata D. (v. ibidem, pag. 18 e segg.). 

 

 Quanto precede soddisfa le esigenze normative e giurisprudenziali poste in 

materia di esposto dei fatti. Sufficientemente chiari risultano essere in ogni caso 

i reati oggetto dell’inchiesta estera e il motivo della rogatoria, legato alla 

- 6 - 
 
 

contiguità tra la società ricorrente e gli imputati C. e D. e a svariate operazioni 

incriminate che necessitano approfondimenti. Per il resto, non spetta al giudice 

dell'assistenza approfondire ulteriormente la fattispecie oggetto d'inchiesta, tan-

tomeno ottenere le prove dei contestati reati. Sarà proprio la documentazione 

litigiosa a permettere all'autorità estera di progredire nella sua attività investiga-

tiva e di acclarare ulteriormente le condotte mosse a carico dei soggetti indagati, 

tra i quali figurano, come già indicato, anche C. e D. Le censure in questo ambito 

vanno dunque respinte. 

 

 

3. La ricorrente sostiene che i complementi rogatoriali del 22 novembre 2022 e 

26  gennaio 2023 siano stati inoltrati dalle autorità italiane al MPC “in assenza 

di autorizzazione da parte del Giudice per le Indagini Preliminari presso il 

Tribunale di Bergamo alla seconda proroga per le indagini: i termini fissati dallo 

stesso GIP, al momento di quella trasmissione, erano oramai scaduti” (act. 1, 

pag. 4).  

 

A tal proposito, il MPC, riprendendo il contenuto di uno scambio di e-mail inter-

venuto tra il 22 e il 26 giugno 2023 tra la ricorrente e l’autorità rogata, ha dichia-

rato, nella decisione impugnata, che “nell’ordinamento italiano la richiesta 

rogatoriale non è sottoposta ad autorizzazione del giudice, ma è attivabile 

direttamente dal pubblico ministero. Inoltre, si rileva come la Procura della 

Repubblica presso il Tribunale di Bergamo abbia formulato una richiesta di pro-

roga delle indagini del procedimento penale condotto in Italia in data 18 novem-

bre 2022, entro la scadenza del termine (il 24 novembre 2022), proroga poi 

autorizzata dal Tribunale di Bergamo in data 9 gennaio 2023 per ulteriori sei 

mesi a far tempo dal 24 novembre 2022. In base alla normativa italiana, 

sebbene l’ordinanza di proroga del Tribunale sia intervenuta successivamente 

alla scadenza del termine delle indagini, questo non pregiudica gli atti di 

indagine compiuti successivamente alla scadenza, a condizione che il provve-

dimento sia di accoglimento, come in questo caso (art. 406 comma 8 CPP-l). 

Pertanto il termine delle indagini nell’ambito del procedimento penale condotto 

dall’autorità rogante è scaduto in data 24 maggio 2023, quindi le richieste 

rogatoriali trasmesse all’autorità svizzera sono state effettuate nel rispetto dei 

termini. Inoltre, nell’ordinamento italiano vale un ulteriore principio per cui la 

prova documentale è sempre acquisibile, trattandosi di regola di prove preco-

stituite all’attività di indagine” (act. 1.1, pag. 5).  

 

Ciò premesso, va rilevato che non spetta al giudice dell'assistenza approfondire 

ulteriormente il diritto processuale estero (v. sentenze del Tribunale penale 

federale RR.2020.28 del 16 aprile 2020 consid. 3.2.4; RR.2019.296+329 del 

13 febbraio 2020 consid. 10.2), precisato che, in ossequio al principio della 

buona fede tra Stati (v. DTF 144 II 206 consid. 4.4 e rinvii), questa Corte non 

ha motivo di dubitare della competenza e della legittimazione della procura 

- 7 - 
 
 

pubblica di Bergamo a presentare la rogatoria e i complementi in questione. Per 

il resto, eventuali censure processuali estere vanno presentate di fronte alle 

autorità giudiziarie italiane.  

 

 

4. Infine, l’insorgente “si oppone quindi alla trasmissione dei documenti di apertura 

della relazione bancaria, documenti che risalgono all’autunno 2011, così come 

di tutta l’ulteriore documentazione sempre connessa con l’apertura di un conto 

bancario, rispettivamente con rogazione di servizi da parte della banca I. (do-

cumentazione della banca I. dal n. 004498_00001 al n. 004498_00091), poiché 

sicuramente irrilevanti per il procedimento estero”. Essa afferma che “in nessun 

atto dell’Autorità richiedente viene richiesta la trasmissione di documentazione 

bancaria precedente all’1.1.2018. Né la Commissione rogatoria 22.5.2022 né i 

complementi rogatoriali susseguenti chiedono la trasmissione della documen-

tazione di apertura dei conti bancari, rispettivamente della trasmissione di note, 

annotazioni, commenti, corrispondenze, rapporti o altro riferito ai conti bancari 

A. S.A. Tanto meno chiedono la trasmissione di questa documentazione nel 

limite in cui sia precedente all’1.1.2018” (act. 1, pag. 5 e seg.). 

 

4.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 

136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 

367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se 

le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces-

sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, 

all'apprezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 

consid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi 

sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo 

compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 

rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio 

della proporzionalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 

pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare 

abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le 

indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 con-

sid. 3.1 e rinvii).  

- 8 - 
 
 

 Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni 

per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di 

regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da identificare 

tutte le persone o entità giuridiche coinvolte e chiarire con sufficiente ampiezza 

diacronica l'origine e la destinazione dei flussi monetari sospetti (v. DTF 129 II 

462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; 

sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 

1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 

2005 in fine; sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 feb-

braio 2020 consid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio 

essere informato di tutte le transazioni effettuate attraverso i conti utilizzati dalle 

soggettività in questione e che possano far parte del meccanismo delittuoso 

messo in atto (v. sentenza del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 lu-

glio 2014 consid. 2.2.2). L'autorità d'esecuzione deve interpretare la richiesta 

secondo il senso che le può essere ragionevolmente attribuito. A tale proposito, 

nulla si oppone ad un'interpretazione estesa della richiesta, a condizione che 

tutti i requisiti per l'accoglimento della domanda siano adempiuti. Naturalmente 

è anche possibile che i conti in questione non siano stati utilizzati per ricevere 

proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti, ma l’autorità richiedente ha 

comunque interesse a poterlo verificare essa stessa, sulla base di una docu-

mentazione completa, tenendo presente che l’assistenza reciproca è finalizzata 

non solo alla raccolta di prove incriminanti ma anche a discarico (sentenza del 

Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3; sentenza del 

Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 consid. 4.2). La 

trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì che le autorità 

debbano inoltrare eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 con-

sid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 

dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esi-

genze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza, 

l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell'assistenza va 

orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta 

l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di 

rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126 

II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 

consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale ha un ruolo cruciale nell'ambito 

dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello 

di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di 

cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di 

aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti già emersi, ma di svelarne altri, se 

ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che 

giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente 

idonei alle indagini, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi 

sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale federale 

- 9 - 
 
 

RR.2010.173 del 13 ottobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 

2010 consid. 4.1).  

 

 Il principio della proporzionalità impedisce inoltre all'autorità rogata di agire 

ultra petita, ovvero di andare oltre i provvedimenti postulati dall'autorità richie-

dente, concedendo allo Stato rogante un'assistenza maggiore di quella richiesta 

(cosiddetto "Übermassverbot", DTF 116 Ib 96 consid. 5b; 115 Ib 186 consid. 4; 

115 Ib 373 consid. 7). Secondo la giurisprudenza questo non impedisce tuttavia 

di interpretare la commissione rogatoria nel senso che ragionevolmente le si 

può attribuire, se del caso in maniera ampia, a condizione che tutti i requisiti per 

concedere l'assistenza siano comunque adempiuti (DTF 121 II 241 consid. 3; 

sentenza del Tribunale federale 1A.258/2006 del 16 febbraio 2007 consid. 2.3). 

Alle predette condizioni possono quindi essere trasmessi delle informazioni e 

dei documenti non espressamente menzionati nella domanda di assistenza 

(TPF 2009 161 consid. 5.2; sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.39 

del 28 aprile 2010 consid. 5.1, e RR.2010.8 del 16 aprile 2010 consid. 2.2) ed 

incombe alla persona toccata dalla misura dimostrare in maniera chiara e pre-

cisa perché i documenti e le informazioni in questione vanno oltre il senso che 

si può ragionevolmente attribuire alla domanda rogatoriale, rispettivamente non 

presentano nessun interesse per la procedura estera. 

 

4.2 Nella fattispecie, l’utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente 

data, già solo per il fatto che C., amministratore unico della ricorrente, è inda-

gato all’estero, unitamente a D., la quale, secondo la rogatoria, si sarebbe oc-

cupata della gestione della società. Quest’ultima sarebbe stata utilizzata anche 

per la fatturazione di prestazioni a B., anch’egli imputato, e a L. società che 

risulta coinvolta nella presunta attività di riciclaggio di denaro. Come indicato 

dalla giurisprudenza (v. consid. 4.1), vista la natura dei reati ipotizzati, tutta la 

documentazione bancaria va trasmessa alle autorità italiane, quindi anche 

quella riguardante gli anni precedenti il 2018, affinché le stesse possano risco-

struire i flussi di denaro di potenziale origine criminale in una prospettiva diacro-

nica sufficientemente ampia. Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricor-

rente non è nemmeno possibile limitare la documentazione da consegnare nei 

termini proposti in via subordinata perché questo significherebbe privare le au-

torità estere di documenti la cui utilità potenziale non può essere di per sé 

esclusa a questo stadio delle indagini.  

 

Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-

zione bancaria inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente 

rilevante fra i fatti oggetto della procedura penale in Italia e la stessa documen-

tazione. In definitiva, la trasmissione di quest’ultima rispetta il principio della 

proporzionalità. 

  

- 10 - 
 
 

5. In conclusione, il ricorso va integralmente respinto e la decisione impugnata 

confermata. 

 

 

6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è 

fissata nella fattispecie a fr. 5'000.–, a carico della ricorrente; essa è coperta 

dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato. 

 

- 11 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia è fissata a fr. 5'000.– a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 18 dicembre 2023  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Luca Trisconi 

- Ministero pubblico della Confederazione  

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale 
oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera 
al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il 
rispetto di un termine è determinante il momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha 
eseguito tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). 
 
Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni 
oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente 
importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi 
per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta 
gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).