# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 242ff2b3-190c-572b-89a5-c61ad2b5f089
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-24
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 24.05.2017 U 2017 37
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_U-2017-37_2017-05-24.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN

DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

U 17 37

3a Camera 

Giudice unico Racioppi e attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 24 maggio 2017

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____,

ricorrente

contro 

Comune di X._____,

convenuto

concernente assistenza sociale

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1. Il cittadino svizzero A._____ e la moglie, detentrice di un permesso C, 

erano domiciliati in Ticino e dal novembre 2016 erano posti al beneficio 

dell'assistenza sociale pubblica. Nel calcolo dell'assegno mensile veniva 

fino al dicembre 2016 computato anche il salario di fr. 700.-- realizzato dalla 

moglie in qualità di babysitter. Il 19 dicembre 2016 tale rapporto d'impiego 

veniva disdetto a causa della gravidanza della lavoratrice. Dal 1. gennaio 

2017 i coniugi si trasferivano a X._____ in un appartamento di 3 ½ locali 

per un affitto mensile – senza le spese – di fr. 950.--.

2. Su istanza del servizio sociale Y._____, con decisione 21 marzo 2017 il 

comune di X._____ riconosceva alla famiglia di A._____ per il forfait di 

mantenimento una prestazione assistenziale mensile di fr. 1'509.-- dal 1. 

febbraio al 30 giugno 2017. Per contro il comune decretava che "L'affitto di 

fr. 950.00, non viene corrisposto e resta a carico della proprietaria della 

casa". 

3 Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo dei Grigioni in 

data 6 aprile 2017, A._____ chiedeva in sostanza che anche i costi 

dell'affitto venissero computati nel calcolo del fabbisogno esistenziale della 

sua famiglia.

4. Il 28 aprile 2017, il comune di X._____ confermava il ben fondato del 

provvedimento preso. La locatrice – pur essendo a conoscenza dello stato 

di indigenza della famiglia e quindi della loro impossibilità di corrispondere 

la pigione – avrebbe comunque affittato l'appartamento. Giustamente 

pertanto il canone non andrebbe a carico dell'ente pubblico bensì della 

proprietaria dell'immobile. 

5. Replicando e duplicando le parti si riconfermavano essenzialmente nelle 

loro precedenti allegazioni e proposte. 

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Considerando in diritto:

1. Qualora un rimedio giuridico sia evidentemente inammissibile o 

evidentemente fondato o infondato, il presidente della camera competente 

decide, in virtù dell’art. 18 cpv. 3 della legge sull’organizzazione giudiziaria 

(LOG; CSC 173.000), in qualità di giudice unico. 

2. Formalmente, nella decisione impugnata, il comune riconosceva all'istante 

l'aiuto sociale a partire del 1. febbraio 2017, senza i costi dell'affitto. La 

decisione indica testualmente "L'affitto di fr. 950.00, non viene corrisposto 

e resta a carico della proprietaria della casa". In principio, il comune è 

legittimato ad agire in via decisionale nell'ambito delle sue competenze 

derivanti dal diritto pubblico. È però escluso che un'autorità comunale 

possa constatare in via decisionale chi debba assumersi i costi della 

pigione di un privato, non vantando alcuna base legale per poter procedere 

in questo senso. Ne consegue che la costatazione di chi debba assumere 

i costi dell'affitto – in quanto presa in un ambito nel quale il comune non era 

in alcun modo competente a decidere – è nulla e non esplica di 

conseguenza alcun effetto giuridico (DTF 138 II 501 cons. 3.1, 137 I 273 

cons. 3.1 e 133 II 366 cons. 3.2). Del resto, alla proprietaria dell'immobile 

la decisione non è neppure stata intimata per cui non può neppure 

esercitare un qualsivoglia effetto nei di lei confronti. Non si giustifica 

neppure allora convocare la locatrice nell'ambito del presente 

procedimento, non potendo la stessa subire alcuno scapito da un atto nullo 

e opponendosi a tale modo di procedere considerazioni inerenti alla sfera 

privata del richiedente. Per questo motivo, la presente sentenza non verrà 

neppure intimata alla locatrice. Oggetto di ricorso resta pertanto 

unicamente il rifiuto del comune di corrispondere alla famiglia beneficiaria 

dell'assistenza sociale pubblica le spese dell'affitto. 

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3. a) L'art. 24 cpv. 1 della Costituzione federale (Cost.; RS 101), sancisce il 

principio della libertà di domicilio. Giusta questo disposto ogni persona di 

cittadinanza svizzera può stabilirsi in qualsiasi luogo del Paese. Questo 

diritto fondamentale include la libertà di prendere domicilio in qualsiasi 

luogo del Paese ai sensi delle disposizioni del Codice civile (CC; RS 220) 

o di soggiornare semplicemente in un determinato luogo. La libertà è quella 

di poter creare, conservare o lasciare un determinato domicilio o un luogo 

di soggiorno (JEAN-BAPTISTE ZUFFEREY, La liberté d'établissement, in: 

THÜRER/AUBERT/ MÜLLER, Droit constitutionnel Suisse, § 47 marginale 5). 

Per l'ente pubblico questa libertà impone ai comuni ed ai cantoni di tollerare 

sul loro territorio la presenza di cittadini svizzeri e vieta loro di rendere 

difficile o di ostacolare un trasferimento in un altro comune, cantone o 

all'estero (MÜLLER/SCHEFER, Grundrechte in der Schweiz, 4. edizione, 

2008, pag. 317). In principio pertanto, ogni comune è tenuto ad accordare 

il domicilio a qualsiasi persona svizzera ne faccia richiesta. Il cittadino che 

intende prendere domicilio non è pertanto tenuto a farne richiesta, ma esso 

deve semplicemente annunciarsi quale domiciliato. 

b) Per il resto la libertà di cui sopra non può essere fatta dipendere dalle 

personali condizioni economiche, dal fatto di aver sempre onorato i propri 

debiti o dall'esistenza di una fedina penale pulita. Se la libertà di domicilio 

è stata iscritta nella Costituzione era propriamente anche per ovviare a 

simili selezioni. Infatti, prima che la libertà di domicilio venisse garantita per 

la prima volta nella Costituzione federale nel 1975, motivi religiosi, 

dipendenza economica e condanne penali rappresentavano dei validi 

motivi per rifiutare, a coloro che volevano insediarsi, il domicilio sul territorio 

comunale (cfr. sulla questione HÄFELIN/HALLER/KELLER/THURNHERR, 

Schweizerisches Bundessataatsrecht, 9a edizione 2016, marginali 573 

ss.). Con la garanzia della libertà di domicilio e il principio dell'assistenza 

agli indigenti da parte del comune di domicilio sancito nella vecchia 

Costituzione federale del 1874 all'art. 48 (attualmente art. 115 Cost.) anche 

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i disagiati erano ormai considerati poter beneficiare di tale libertà 

(MÜLLER/SCHEFER, op. cit., pag. 307). Attualmente la libertà di domicilio è 

divenuta una componente necessaria dello Stato moderno in quanto ha in 

primo luogo prevalso sulle preoccupazioni che avevano originariamente i 

cantoni di dover prendere a carico le spese di assistenza sociale di cittadini 

provenienti da altrove. In quest'ottica, l'assistenza pubblica non può essere 

considerata poter ingerire sulla libertà di domicilio in quanto né i cantoni né 

i comuni possono "espellere" dal loro territorio un confederato non 

desiderato (vedi sul tema JEAN-BAPTISTE ZUFFEREY, op. cit., § 47 marginali 

3 e 5). 

c) Giusta l'art. 23 CC, il domicilio di una persona è nel luogo dove essa dimora 

con l'intenzione di stabilirvisi durevolmente. Il principio basilare a 

fondamento dell'art. 23 cpv. 1 CC è che i cittadini abbiano il loro domicilio 

dove mantengono il centro delle loro relazioni personali (DTF 127 V 238 

cons. 1, 120 III 8 cons. 2b, 97 II 3 cons. 3, 85 II 322 cons. 3). Quest'ultimo 

si trova abitualmente nel luogo di abitazione, vale a dire dove si dorme, si 

trascorre il tempo libero, dove si trovano gli effetti personali, dove 

solitamente esiste un allacciamento telefonico e un recapito postale. Vi è 

residenza quando la persona soggiorna per una certa durata in un 

determinato posto e crea rapporti di intensità tale da far apparire questo 

posto come il centro delle proprie relazioni personali (RDAT II-1999 no. 3). 

In generale, una persona dimora e ha il proprio domicilio nel luogo in cui ha 

un appartamento per dormire (CHRISTIAN BRÜCKNEr, Das Personenrecht 

des ZGB, Zurigo 2000, pag. 92, marginale no. 319). 

4. a) Non è contestato che il ricorrente sia un cittadino svizzero e che il contributo 

assistenziale che esso ha richiesto al comune riguardi la sua famiglia, i cui 

membri hanno evidentemente diritto di vivere congiuntamente. Rifiutandosi 

di assumere i costi dell'affitto dell'istante, il comune convenuto intende 

prima di tutto penalizzare la locatrice che ha dato l'appartamento in affitto 

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ad una famiglia indigente. Poiché però in Svizzera vige la libertà di 

trasferirsi dove un cittadino meglio crede, il necessario corollario di questa 

libertà è che a nessuno possa essere svantaggiato dal fatto di mettere a 

disposizione di un terzo una possibilità di alloggio. In altri termini, l'istante 

è libero di stabilirsi dove vuole e la locataria dell'appartamento è parimenti 

libera di affittare l'abitazione a chi desidera senza che per questo fatto 

possa aspettarsi delle ritorsioni da parte dell'ente pubblico. Che quindi la 

locataria sapesse o meno dello stato di indigenza dell'istante è del tutto 

ininfluente ai fini del giudizio. 

b) Rifiutando poi di assumersi le spese d'affitto, l'autorità comunale priva 

l'istante dalla concreta possibilità di stabilirsi dove vuole, essendo chiaro 

che la mancanza di mezzi finanziari per far fronte all'affitto porterà la 

famiglia del ricorrente allo sfratto. La libertà di cui all'art. 24 cpv. 1 Cost. 

vuole propriamente ovviare anche a questo stato di cose. Un'autorità non 

può allora penalizzare o indirettamente censurare l'esercizio di questo 

diritto costituzionale del cittadino, senza che vi siano i presupposti per farlo 

(vedi art. 36 Cost. e MÜLLER/SCHEFER, op. cit., pag. 317), invocando 

semplicemente il loro stato di indigenza. Già per questo motivo il ricorso 

merita accoglienza.

5. a) Il rifiuto deciso viola poi l'art. 12 Cost., giusta il quale chi è nel bisogno e 

non è in grado di provvedere a se stesso ha diritto d'essere aiutato e 

assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un'esistenza dignitosa. La 

Cost. garantisce solo il diritto a un minimo d'esistenza, lasciando al 

legislatore federale, cantonale o comunale il compito di fissarne la portata 

e le modalità. Nei Grigioni, l'aiuto sociale è segnatamente disciplinato dalla 

legge sull'assistenza alle persone nel bisogno (LCAss; CSC 546.250). Ai 

sensi dell'art. 1 LCAss, è persona nel bisogno chi non possa provvedere 

sufficientemente o tempestivamente con mezzi propri al suo 

sostentamento e a quello dei membri della sua famiglia che ne condividono 

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il domicilio (cpv. 1). Per prestazioni assistenziali si intendono quelle 

prestazioni in denaro o in natura concesse alle persone nel bisogno e i 

provvedimenti atti ad evitare l'indigenza incombente o ad eliminarla qualora 

fosse già subentrata (cpv. 2). Il calcolo dell'assegno, che tende a coprire il 

minimo vitale, viene effettuato giusta le disposizioni esecutive della legge 

cantonale sull'assistenza (DELCAss; CSC 546.270) che concretizza e 

limita gli aiuti ispirandosi alle indicazioni della Conferenza svizzera delle 

istituzioni dell'azione sociale per il calcolo dell'aiuto sociale (COSAS).

b) Ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 lett. b DELCAss, nel calcolo del minimo vitale 

determinante per la valutazione dell'assistenza devono essere considerate 

le spese di alloggio. Nel calcolo del minimo vitale deve essere considerato 

l'affitto medio sul mercato locale di un appartamento economicamente 

vantaggioso per la rispettiva grandezza del nucleo familiare, più le spese 

accessorie. Spese di alloggio giudicate eccessivamente elevate devono 

essere finanziate soltanto fino al prossimo termine di disdetta, al massimo 

tuttavia per sei mesi (art. 8 DELCAss). Se quindi un comune dovesse 

ritenere che un affitto già vigente sia eccessivamente elevato rispetto ai 

prezzi vigenti sul mercato locale e usuali per abitazioni analoghe, le spese 

di locazione vanno finanziate fintanto che non venga trovata una soluzione 

abitativa più idonea ed economica. Il comune deve però poter comprovare 

che sul territorio comunale siano reperibili delle concrete possibilità di 

alloggio più modeste e imporre ai beneficiari dell'aiuto sociale il 

cambiamento di alloggio entro i termini di disdetta ordinari. Se alla richiesta 

non viene dato seguito, è dato assumere i costi dell'alloggio ritenuto 

eccessivo per un massimo di 6 mesi (vedi sulla questione la sentenza del 

Tribunale amministrativo U 16 101 del 7 aprile 2017 e numerosi riferimenti 

ivi citati). Gli uffici d’assistenza sociale hanno il dovere di aiutare 

attivamente il beneficiario a trovare un alloggio più modesto. 

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c) Nel caso in oggetto, anche se le spese d'affitto non sono state 

concretamente contestate nel provvedimento impugnato, in base alle 

argomentazioni di ricorso occorre concludere che il comune abbia 

indirettamente criticato le dimensioni dell'alloggio, i costi della pigione e 

l'accollamento delle spese accessorie. Al momento del trasloco sul 

territorio comunale, la moglie dell'istante era già incinta. In principio, per 

una famiglia di tre persone, un appartamento di 3 ½ locali non dà adito a 

critiche quanto alle dimensioni dell'abitazione. Per quanto riguarda le spese 

d'affitto che l'aiuto sociale è tenuto a garantire, esse sono comprensive 

delle spese accessorie come sancito all'art. 8 DELCAss. Se il comune 

dovesse ritenere che i costi siano troppo elevati, spetta allo stesso 

dimostrare che sul suolo comunale siano reperibili abitazioni a prezzi più 

contenuti. Per un cambiamento di abitazione vanno poi in ogni caso 

rispettati i regolari termini di disdetta (vedi sulla questione degli affitti 

esigibili e sul modo di procedere la decisione del Tribunale amministrativo 

già citata in precedenza U 16 101). In base alla documentazione di ricorso, 

non vi sono elementi concreti per ritenere che l'affitto preteso sia eccessivo 

in base a quanto esposto in precedenza, per questo le spese d'affitto e 

quelle accessorie vanno incluse nel calcolo dell'aiuto sociale. 

6. In conclusione, il ricorso va accolto e la decisione impugnata riformata nel 

senso che nel calcolo del contributo assistenziale dell'istante vanno inclusi 

anche i costi dell'affitto e le spese accessorie. In base alla richiesta 

presentata dal servizio sociale, il fabbisogno della famiglia, comprensivo 

della spese d'affitto, ammonta a fr. 2'459.--. La decisione del 21 marzo 2017 

viene pertanto riformata nel senso che l'istante ha diritto dal 1. febbraio al 

30 giugno 2017 ad un assegno mensile di fr. 2'459.--. L'esito della 

controversia giustifica l'accollamento dei costi occasionati dal presente 

procedimento al comune resistente in conformità a quanto stabilito all'art. 

73 cpv. 1 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 370.100). 

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Il giudice unico decide:

1. Il ricorso è manifestamente fondato e va accolto. La decisione 21 marzo 

2017 è riformata nel senso che l'istante ha diritto dal 1. febbraio al 30 

giugno 2017 ad un assegno mensile di fr. 2'459.--.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 500.--

- e le spese di cancelleria di fr. 194.--

totale fr. 694.--

il cui importo sarà versato dal Comune di X._____ entro trenta giorni dalla 

notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del 

Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]