# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5f700748-1633-51c0-b3c0-de42a3d3991f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-11-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 08.11.2023 80.2023.184
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2023-184_2023-11-08.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2023.184

  	
  Lugano

  8 novembre 2023   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretaria

  	
  Mara
  Regazzoni

  

 

 

	
  parti

  	
   RI
  1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 14 agosto 2023 contro la decisione del 13 luglio 2023 in materia di diffida
  ad adempiere gli obblighi di procedura.

  

 

 

	
   

  Fatti

  	
   

  

 

 

                                  A.   Non avendo i coniugi RI
1 e __________ presentato la dichiarazione d’imposta 2023 entro il 30 aprile
2023, in data 16 maggio 2023, l’Ufficio circondariale di tassazione di Lugano
(di seguito UT) ha inviato loro un richiamo.

                                         Con decisione del 13
giugno 2023, l’autorità fiscale ha quindi diffidato i contribuenti ad adempiere
i propri obblighi procedurali, avvertendoli, nel contempo, che l’inosservanza
della diffida avrebbe comportato l’applicazione di una multa disciplinare per
violazione degli obblighi procedurali.

 

 

                                  B.   L’11 luglio 2023, i
contribuenti hanno presentato reclamo avverso la suddetta diffida, chiedendone
l’annullamento. In sostanza, essi hanno riconosciuto che la diffida loro
inviata dall’UT era “pienamente giustificata”, avendo effettivamente
inviato la dichiarazione d’imposta oltre il termine stabilito con il richiamo
del 16 maggio 2023. Non intendevano quindi discuterne la fondatezza, bensì le
modalità con la quale tale diffida è stata loro notificata. Essa, infatti,
esortava i contribuenti ad inviare la dichiarazione d’imposta entro 20 giorni
dalla data di spedizione della diffida invece che dalla notifica, ciò che
sarebbe “assolutamente inconsueto e contrario al sistema del diritto
procedurale”. Oltre a questa censura procedurale, il reclamante ha inoltre
lamentato il fatto che, secondo il tracciamento dell’invio (Track & Trace)
della lettera A Plus con cui gli era stata intimata la diffida, quest’ultima
sarebbe stata spedita il 14 giugno 2023, e non il 13 giugno 2023, data
figurante sulla diffida e, secondo l’autorità fiscale, determinante al fine del
rispetto dei termini. In conclusione, il contribuente ha postulato
l’annullamento della diffida e della relativa tassa di fr. 50.-, “in quanto
contraria alla legge e fondata su circostanze inveritiere”.

 

 

                                  C.   Con decisione del 13
luglio 2023, l’autorità di tassazione ha respinto il reclamo dei contribuenti,
confermando di conseguenza la diffida. L’UT ha infatti ritenuto come il termine
per presentare la dichiarazione d’imposta stabilito con il richiamo del 16 maggio
2023 non fosse stato rispettato dai contribuenti, i quali erano pertanto stati
formalmente diffidati ad adempiere i propri obblighi procedurali conformemente
agli artt. 198 cpv. 3 LT e 124 cpv. 3 LIFD, motivo per cui la diffida intimata
sarebbe da ritenersi giustificata.

 

 

                                  D.   Con tempestivo ricorso
alla Camera di diritto tributario, l’avv. RI 1 si aggrava contro la decisione
su reclamo dell’UT, chiedendo che essa sia annullata, con protesta di spese e
ripetibili. Dopo aver nuovamente riconosciuto “la fondatezza materiale del
sollecito, data l’evidenza del ritardo nell’ottemperare a quell’obbligo”,
il contribuente ripresenta le due censure di carattere formale già sollevate
con il reclamo. La prima concerne il termine assegnato per adempiere, calcolato
dalla data di spedizione della diffida anziché dal giorno successivo a quello
della notifica. La seconda, invece, riguarda l’incongruenza tra la data
figurante sulla diffida (13 giugno 2023) e la data dell’effettiva spedizione
della stessa da parte dell’UT, che l’avrebbe rimessa alla posta soltanto la
sera del giorno seguente (14 giugno 2023), come risulta dal tracciamento
dell’invio. Censure, queste, che a detta dell’insorgente, l’UT avrebbe ignorato
nella sua decisione su reclamo, incorrendo perciò in un diniego di giustizia
formale e in una carenza di motivazione.

 

 

                                  E.   Con osservazioni del
21 agosto 2023, l’UT postula la conferma delle motivazioni e delle conclusioni
contenute nella decisione su reclamo impugnata, precisando di non comprendere
la posizione del contribuente e le sue contestazioni. Infatti, la diffida è
datata 13 giugno 2023, mentre la dichiarazione d’imposta è stata firmata dai
contribuenti il 3 luglio 2023 ed è pervenuta all’autorità di tassazione il 12
luglio 2023, quindi successivamente all’emissione della diffida. 

 

 

	
  Diritto

  	
   

  

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Nel caso in esame, oggetto
del gravame è la diffida ad adempiere gli obblighi procedurali del 13 giugno
2023. 

                                         A questo proposito, va
ricordato che i contribuenti sono invitati, mediante notificazione pubblica o
invio del modulo, a presentare la dichiarazione d'imposta. Coloro che non hanno
ricevuto il formulario devono chiederlo all'autorità competente (artt. 124 cpv.
1 LIFD e 198 cpv. 1 LT).

                                         Il contribuente deve
compilare il modulo in modo completo e veritiero, firmarlo personalmente ed
inviarlo, con gli allegati prescritti, all'autorità competente entro il termine
stabilito (artt. 124 cpv. 2 LIFD e 198 cpv. 2 LT).

                                         Secondo gli articoli 124
cpv. 3 LIFD e 198 cpv. 3 LT, il contribuente che omette di inviare la
dichiarazione d’imposta o che presenta un modulo incompleto, è diffidato a
rimediarvi entro un congruo termine.

 

                                         1.2.

                                         Per quanto concerne
l’imposta federale diretta, la diffida, quale decisione ordinatoria (“verfahrensleitende
Verfügung”), non è impugnabile separatamente, ma solo insieme alla
decisione di tassazione (Locher,
Kommentar zum DBG, vol. III, Basilea 2015, n. 25 ad
art. 124 LIFD, p. 453; Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 3a ediz., Zurigo 2016, n. 57 ad art.
130 LIFD; Zweifel/Hunziker, in:
Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum Bundesgesetz über die direkte
Bundessteuer [DBG], 4a ediz., Basilea 2022, n. 34 ad art. 130 LIFD,
p. 2201).

                                         La
legge tributaria cantonale precisa, per contro, che per ogni diffida è
percepita una tassa stabilita dal Consiglio di Stato e che contro la diffida è
data facoltà di reclamo all’autorità fiscale e di ricorso alla Camera di
diritto tributario entro 30 giorni (art. 198 cpv. 4 e 5 LT).

                                         L’art. 19 del Regolamento
della legge tributaria del 18 ottobre 1994, nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2014, stabilisce che per ogni diffida inviata al contribuente che non
osserva i termini di consegna della dichiarazione d’imposta o dei conteggi delle
imposte trattenute alla fonte viene percepita una tassa di fr. 50.−.

                                         Per quanto precede, la
tassa di diffida altro non è che una tassa di cancelleria che viene prelevata
automaticamente, al momento dell’invio della diffida, per coprire i costi
causati dall’inadempienza procedurale del contribuente, che ha costretto, con
il proprio comportamento passivo, l’autorità fiscale dapprima a richiamarlo
all’obbligo di presentare la dichiarazione e, rimasto senza seguito tale
invito, a diffidarlo.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Nel caso concreto, il 13
giugno 2023 ai contribuenti è stata notificata una diffida a presentare la
dichiarazione d’imposta 2021, poiché essi, nonostante un primo richiamo datato
16 maggio 2023, non l’avevano presentata entro il termine prescritto.

                                         Come sottolineato a più
riprese dagli insorgenti nei loro scritti, contestata non è tanto la fondatezza
materiale della diffida – la quale è anzi esplicitamente riconosciuta – bensì
le modalità con cui la diffida è stata formulata. I ricorrenti lamentano
infatti un agire scorretto da parte dell’autorità di tassazione, che li avrebbe
diffidati a inviare la dichiarazione d’imposta, debitamente compilata e
firmata, “entro 20 giorni dalla data di spedizione della presente richiesta”.
Oltretutto, la data del 13 giugno 2023, indicata nella diffida come “data di
spedizione” e a partire dalla quale, secondo l’UT, andrebbe calcolato il
termine di 20 giorni assegnato per adempiere agli obblighi procedurali, non
corrisponderebbe alla data dell’invio effettivo, avvenuto soltanto la sera del
14 giugno 2023, come dimostra l’estratto del tracciamento postale (Track &
Trace) prodotto dall’insorgente. Così facendo, l’UT avrebbe “rosicchiato un
giorno supplementare a scapito del contribuente”. 

 

                                         2.2.

                                         Il problema sollevato dal ricorrente
concerne la determinazione del giorno a partire dal quale decorre il termine,
attribuito al contribuente con la diffida.

                                         A tale riguardo, gli
articoli 192 cpv. 2 LT e 133 cpv. 1 LIFD prevedono che il termine decorra dal
giorno successivo a quello della notifica. Sebbene, secondo il suo tenore
letterale, l’art. 133 cpv. 1 LIFD si applichi solo al termine di reclamo,
dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenerlo applicabile al computo e
all’osservanza di tutti i termini, stabiliti dalla legge e fissati
dall’autorità (Zweifel/Hunziker, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum Bundesgesetz über
die direkte Bundessteuer [DBG], 4a ediz., Basilea 2022, n. 1 ad art.
133 LIFD, p. 2234). Ciò è ancora più evidente nel caso della legge cantonale,
che ha inserito la corrispondente disposizione nell’art. 192 LT, che concerne
in generale i termini e non solo il termine di reclamo. 

                                         Come ha correttamente
indicato il ricorrente, il termine di venti giorni, attribuitogli con la
diffida, non può che decorrere dal giorno successivo a quello in cui la diffida
stessa gli è stata notificata. 

 

                                         2.3.

                                         Per costante
giurisprudenza, con la notificazione di un atto si intende la consegna
materiale del documento o di un suo esemplare al destinatario. Il documento si
considera notificato il giorno in cui viene debitamente intimato, e non al
momento in cui il contribuente ne prende atto. Determinante è che il documento
entri nella sfera di potere (“Herrschaftsbereich”) del destinatario (Zweifel/Hunziker, op. cit., n. 4 ad art. 133 LIFD, p. 2235, sentenza TF n.
2C_463/2019 dell’8 giugno 2020 consid. 3.2.2).

                                         Le decisioni notificate
per Posta A Plus, come avvenuto nel caso di specie, sono munite di un numero
d’identificazione che permette di seguirne il tracciamento su internet
(cosiddetto sistema Track & Trace) e, dunque, di determinare quando la
posta ha depositato l’invio nella casella postale del destinatario, senza che
quest’ultimo debba confermare la ricezione dell’invio. (Casanova/Dubey, in: Noël/Aubry Girardin [a cura di],
Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, 2a ediz., Basilea
2017, n. 3a ad art. 133 LIFD; sentenza TF n. 2C_463/2019 dell’8 giugno 2020
consid. 3.2.2). Secondo l’Alta Corte, quale notificazione determinante per la
decorrenza di un termine nel caso di invio A Plus vale il deposito dell’invio
nella cassetta delle lettere o nella casella postale del destinatario, anche
quando tale operazione avviene di sabato (cfr. STF 8C_665/2022 del 15 dicembre
2022 consid. 4.5.; STF 8C_246/2022 dell’8 settembre 2022 consid. 4.2.; STF
8C_330/2020 del 2 luglio 2020 consid. 3).

 

                                         2.4.

                                         Ora, ha perfettamente
ragione l’insorgente, laddove sostiene che il termine di venti giorni,
attribuito a lui e alla moglie con la diffida per presentare la dichiarazione
d’imposta 2021, decorreva dal 16 giugno 2023. La diffida è stata infatti
inviata il 14 giugno 2023 ed è stata recapitata ai destinatari il 15 giugno
2023. Il termine di venti giorni è conseguentemente giunto a scadenza il 5
luglio 2023.

                                         La dichiarazione d’imposta
è stata presentata il 12 luglio 2023.

                                         Sia che si faccia
decorrere il termine dalla “data di spedizione”, come erroneamente indicato
dall’UT nella diffida, sia che lo si faccia decorrere dal giorno successivo a
quello della notifica, come previsto dalla legge, il ricorrente ha adempiuto i
suoi obblighi di collaborazione dopo la sua scadenza. 

                                         La situazione sarebbe
stata problematica se l’insorgente avesse inoltrato la dichiarazione negli
ultimi due giorni di decorrenza del termine e l’autorità di tassazione,
computando il termine a partire dalla data di spedizione impressa sulla
decisione, gli avesse inflitto una multa per violazione degli obblighi
procedurali. Ciò non è tuttavia avvenuto.

 

                                         2.5.

                                         Non vi è ragione di
annullare la decisione, con cui il ricorrente e la moglie sono stati
formalmente diffidati ad adempiere gli obblighi procedurali e gli è stata
addebitata la tassa di fr. 50.-. Del resto, essendogli già stato inviato un
primo richiamo il 16 maggio 2023, i contribuenti dovevano attendersi l’invio di
una diffida, avendo lasciato trascorrere infruttuoso il termine impartito col
richiamo. 

                                         In ogni caso, l’erronea
indicazione dell’UT circa il dies a quo del termine per presentare la
dichiarazione non ha recato alcun pregiudizio all’insorgente, il quale sembra
piuttosto volerne fare una questione di principio, senza tuttavia avere alcun
interesse degno di protezione a tal proposito, visto che egli stesso riconosce
come giustificata la diffida. 

                                         Secondo la giurisprudenza
del Tribunale federale, un’errata indicazione in merito alla decorrenza di un
termine di ricorso rappresenta un vizio nell’intimazione. Di conseguenza, in
applicazione analogica della giurisprudenza relativa agli errori nell’indicazione
dei rimedi giuridici, il principio della buona fede esige che chi è colpito dal
vizio procedurale non subisca alcun pregiudizio. Tuttavia, questa giurisprudenza
sottostà alla condizione che l'interessato non si sia accorto dell'errore e non
avrebbe dovuto accorgersene se avesse prestato la dovuta attenzione. In questo
ambito, solo una grave negligenza procedurale di una parte può giustificare che
la tutela della buona fede non si applichi (sentenza 2C_392/2017 dell’11
gennaio 2018 consid. 2.3 e giurisprudenza citata). 

                                         Nella fattispecie, il
contribuente, avvocato, era consapevole del fatto che determinante per
l’osservanza dei termini è la notificazione e non la data figurante sulla
decisione. Prova ne è il fatto che ha pertinentemente invocato tutte le
disposizioni delle leggi tributarie federali e cantonali che sanciscono tale
principio. Se fosse stato sanzionato dal fisco per aver inoltrato la
dichiarazione negli ultimi due giorni di decorrenza del termine (calcolato a
partire dalla data di spedizione impressa sulla decisione), la multa sarebbe
stata certamente annullata, in seguito a reclamo o tutt’al più a ricorso. Non
si sarebbe neppure posta la questione della tutela della sua buona fede, in
quanto il termine era di due giorni più lungo rispetto a quello attribuitogli
dall’autorità. Nel caso inverso (se cioè con la decisione gli fosse stato
concesso un termine più lungo rispetto a quello calcolato a partire dal giorno
successivo a quello della notifica) è invece dubbio che la multa sarebbe stata
annullata, proprio perché con un minimo di diligenza il contribuente, avvocato,
avrebbe potuto constatare l’errore commesso dall’autorità fiscale.

                                         Per le ragioni indicate, il
vizio che inficia l’atto amministrativo impugnato non si giustifica il suo
annullamento.

 

 

                                   3.   Visto l’esito del
ricorso, tassa di giustizia e spese processuali sono poste a carico del
ricorrente, soccombente. 

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto,
nella misura in cui è ricevibile.

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                 fr.    200.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi     fr.      80.–

                                         per un totale di                                                      fr.    280.–

                                         sono a carico del
ricorrente.

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Lucerna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAI

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: