# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cb760f6f-e78b-54ac-9eb0-f2895b912184
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.09.2011 32.2011.85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2011-85_2011-09-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2011.85

   

  cs

  	
  Lugano

  12 settembre
  2011

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanci

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’11 marzo 2011 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 14 febbraio 2011 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI
1, nato nel 1971, il 28 luglio 2003 ha inoltrato una domanda tendente
all’ottenimento di una prestazione AI per adulti (doc. AI 1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti ritenuti necessari, l’UAI, con decisione del 13 aprile 2004,
gli ha assegnato una rendita al 100% per il periodo dal 1° aprile 2003 al 31
marzo 2004 (doc. AI 23).

 

                                  B.   Il
30 novembre 2010 l’assicurato ha inoltrato una nuova richiesta di prestazioni
indicando di essere completamente incapace al lavoro dal 1° giugno 2010 a causa, tra l’altro, di emicrania, lombalgia e stato depressivo (doc. AI 25).

                                  C.   Con
decisione del 14 febbraio 2011 (doc. AI 30), preavvisata dal progetto del 23
dicembre 2010 (doc. AI 27), l’UAI non è entrato nel merito della richiesta di
revisione della prestazione poiché l’assicurato non ha credibilmente dimostrato
che dopo l’emissione della precedente decisione le circostanze oggettive hanno
subito una modifica rilevante. 

 

                                  D.   RI
1 è insorto contro la predetta decisione evidenziando di aver prodotto un certificato
medico del suo curante che attesta la sua totale incapacità di lavoro e
chiedendo di pagare unicamente fr. 200.-- di spese essendo a carico
dell’assistenza (doc. I). Il 30 marzo 2011 l’insorgente ha trasmesso il
certificato per l’ammissione all’assistenza giudiziaria, domandando di non “applicare
nessuna tassa per le eventuali spese di ricorso” (doc. V).

 

                                  E.   Con
risposta del 29 marzo 2011 l’amministrazione propone la reiezione del ricorso
con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di
motivazione (doc. VI).

 

                                  F.   Il 9 aprile
2011 l’insorgente ha ribadito le sue richieste (doc. VIII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
giudiziaria (cfr. STF  9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7
novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del
21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4
febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre
2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre
2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                   2.   L’insorgente
sostiene innanzitutto implicitamente che il suo diritto di essere sentito
sarebbe stato violato poiché l’UAI, malgrado l’inoltro del certificato del dr.
med. __________ non ha effettuato alcun accertamento contrariamente a quanto
accaduto nell’ambito della precedente procedura.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per
costante giurisprudenza dal diritto di essere sentito deve in particolare
essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di
una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i
fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere
visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di
prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (sentenza del 29 giugno
2006, H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578
consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1
vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16
consid. 2a/aa,  124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). Il
diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le
proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona
interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento del
provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro di
permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione
medesima. Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo
esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi
delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla
decisione (sentenza del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I
232 consid. 3.2).

 

                                   3.
  Va ancora segnalata la pronunzia 32.2010.75 del 13 settembre 2010 dove questo
Tribunale ha citato le sentenze federali I 734/05 dell’8 marzo 2006 e
8C_177/2010 del 15 aprile 2010. Nella prima sentenza l’Alta Corte ha in
particolare affermato che se nella nuova domanda non viene reso
verosimile che il grado d’invalidità è modificato in misura rilevante per il
diritto alle prestazioni, ciò non porta in tutti i casi all’obbligo per
l’amministrazione di fissare un termine all’assicurato per rendere verosimile
la modifica. Il termine va assegnato unicamente laddove l’assicurato non rende
verosimile la modifica rilevante per il diritto alle prestazione, ma rinvia a
mezzi di prova supplementari, in particolare atti medici, che intende
trasmettere in un secondo tempo o che chiede all’amministrazione di acquisire
d’ufficio. Se per contro viene inoltrata una nuova domanda senza rinvio a mezzi
di prova supplementari, l’amministrazione deve decidere sulla base della
domanda e degli atti ivi prodotti (cfr. anche DTF 130 V 64).

 

                                         In
concreto l’insorgente in sede di osservazioni al progetto di decisione ha
indicato di essere in attesa di sottoporsi a controlli neurologici e
psicologici ed ha trasmesso un certificato del 21 gennaio 2011 del dr. med. __________
che ha attestato che l’inabilità lavorativa al 100% continua dal 1° febbraio
2011 al 28 febbraio 2011 (doc. AI 29).

                                         Ci
si potrebbe chiedere se l’amministrazione, prima di emanare la decisione
contestata, avrebbe dovuto assegnare un termine al ricorrente entro il quale
produrre la documentazione relativa ai controlli medici.

 

                                         La
questione può rimanere aperta poiché da una parte un rinvio all’amministrazione
per permettere all’assicurato di produrre la nuova documentazione si
rileverebbe un inutile prolungamento della procedura, giacché l’interessato, in
sede di ricorso, ha allegato un nuovo certificato dell’11 marzo 2011 del dr.
med. __________ che sarà esaminato da questo TCA che dispone del pieno potere
cognitivo come l’istanza precedente, e d’altra parte l’interessato con il
ricorso e con lo scritto del 9 aprile 2011, dopo essere stato chiamato da
questo Tribunale a prendere posizione sulle osservazioni del medico SMR dr.
med. __________ ed a produrre nuove prove, non ha più sostenuto di essere in
possesso di ulteriore documentazione o di essere stato sottoposto ad ulteriori
controlli medici (cfr. anche sentenza 8C_45/2010 del 26 marzo 2010).

 

                                         Ne
segue che il TCA può decidere nel merito del ricorso.

 

 

                                         Nel
merito

 

                                   4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L'art.
28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente
un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U
156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale)
i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                                   5.   Secondo
l’art. 17 cpv. 1 LPGA, se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita
subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o
ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione giusta
l’art. 17 LPGA.

 

                                         La
rendita può essere oggetto di revisione non soltanto nel caso di una modifica
sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le conseguenze dello stesso
sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato rimasto immutato, abbiano
subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349 consid. 3.5, 113 V 275 consid.
1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         Una
semplice valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

 

                                         Per
sapere se è intervenuta una modificazione notevole, si deve confrontare la
situazione di fatto al momento della decisione iniziale di assegnazione della
rendita con quella vigente all’epoca del provvedimento litigioso (DTF 130 V 351
consid. 3.5.2). Da questo punto di vista un provvedimento che si limita a
confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Meyer-Blaser,
Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtspre-chung des
Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 1997, ad art. 41, pag. 258).

 

                                         Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere
che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del
diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento
costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà
a durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non
soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con
effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (RCC 1984 p. 137).

 

                                         Circa
gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad
un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI
stabilisce che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione.

                                         L’art.
88bis cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla
data in cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è
causa dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se
quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente
dall’articolo 77 OAI.

 

                                   6.   Qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado
di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 3 e 4 OAI; rimasti invariati a seguito della 5a revisione
dell’AI).

                                         Non
è necessario portare la prova piena per convincere l’amministrazione che è
subentrato un rilevante cambiamento rispetto all’ultima decisione cresciuta in
giudicato. È tuttavia sufficiente che in tal senso vi siano indizi per una
simile modifica, anche se permane la possibilità che un’analisi approfondita
dimostri che questo cambiamento in realtà non è subentrato (cfr. SVR
2002 IV Nr. 10 consid 1c/aa con riferimenti). Scopo del
requisito di rendere verosimile una rilevante modifica è quello di impedire che
l'amministrazione debba costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate,
quando la prestazione in causa è già stata rifiutata da una precedente
decisione cresciuta in giudicato (DTF 130 V 68 consid. 5.2.3, 117 V 198 consid.
4b con riferimenti). 

 

                                         Se
tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della
domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile
una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto alla rendita
l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della richiesta (sentenza
dell’11 settembre 2008, 9C_708/2007; DTF 130 V 64 consid. 3; DTF 117 V 198
consid. 4b; DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die
materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung,
Universitätsverlag Freiburg Schweiz, 2003, pag. 84-86; Valterio, Droit et
pratique de l’assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pag. 270). 

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1
LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 pag. 8; Rüedi, Die
Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrenten-revisionen, in
Schaffauer/ Schlauri, Die Revision von Dauer-leistungen, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198). In particolare, la costante
giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non
solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto invariato,
se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un cambiamento
importante (RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116
consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è
dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato
abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.
D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni caso la
revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata,
sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336).

                                         Nel
caso di nuova domanda il punto di partenza per la valutazione di una modifica
(e, quindi, di conseguenza anche per l'esame di verosimiglianza) del grado di
invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla prestazione è
dato, dal profilo temporale, dall'ultima decisione cresciuta in giudicato che è
stata oggetto di un esame materiale del diritto alla rendita dopo contestuale
accertamento pertinente dei fatti, apprezzamento delle prove e confronto dei
redditi (DTF 130 V 71). Tale giurisprudenza è valida anche nel
caso di revisione della rendita (DTF 133 V 108).

                                         Nella
sentenza, pubblicata in DTF 130 V 64, il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) ha precisato
che nel caso in cui l’assicurato non ha reso verosimile un rilevante
cambiamento, il principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono
essere accertati d'ufficio dal giudice, non risulta essere applicabile. Solo se
nella nuova domanda di rendita (rispettivamente domanda di revisione)
l’assicurato non rende verosimile la rilevante mutazione, facendo tuttavia
riferimento a mezzi di prova, segnatamente rapporti medici, non ancora prodotti
o da richiedere dall’amministrazione, quest’ultima deve impartire
all’interessato un termine per produrre il mezzo di prova in questione con
l’avvertenza che in caso contrario non entrerà nel merito della domanda (DTF
130 V 69 consid. 5.2.5). 

Va poi evidenziato che
più la precedente decisione è distante nel tempo, meno esigenze sono poste alla
verosimiglianza ex art. 87 cpv. 3 e 4 OAI del rilevante cambiamento (“Aus
dem Normzweck ergibt sich, dass die Verwaltung u.a. zu berücksichtigen hat, ob
die frühere Verfügung nur kurze oder schon längere Zeit zurückliegt, und
dementsprechend an die Glaubhaftmachung höhere oder weniger hohe Anforderungen
zu stellen sind (DTF 109 V 114 consid. 2b, 123 consid. 3b e 264)”, riportato nella sentenza del 10 febbraio 2005, I 619/06,
consid. 3). 

 

                                         Infine,
se l'assicurato interpone ricorso contro la decisione di non entrata in materia,
il giudice esamina solo se l'amministrazione ha rifiutato di entrare in materia
a buon diritto. Se invece essa ha accettato di esaminare la nuova richiesta, il
giudice non si pronuncia sulla questione dell'entrata in materia, ma esamina
materialmente se la modifica delle circostanze resa attendibile dall'assicurato
è effettivamente avvenuta (SVR 2002 IV Nr. 10 consid. 1b; DTF 116 V 265
consid. 2a; RCC 1991 pag. 269 consid. 1a).

 

                                         La
giurisprudenza sopra menzionata va applicata anche dopo l’entrata in vigore della
LPGA il 1° gennaio 2003 e il nuovo tenore dell’art. 87 OAI valido dal 1° marzo
2004 (sentenza del 20 giugno 2007, I 630/06, consid. 3 con riferimenti; DTF 130
V 343 consid. 3.5).

 

                                   7.   Va
infine evidenziato che circa la valenza probante di un rapporto medico, determinante
è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(cfr. anche la sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio 2011 dove l’Alta Corte ha
nuovamente fatto riferimento alla pronunzia pubblicata in DTF 125 V 351).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008, sentenza I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                   8.   Oggetto
del contendere è pertanto unicamente la questione di sapere se a ragione l’UAI
ha rifiutato di entrare nel merito della domanda e meglio se lo stato di salute
del ricorrente, rispetto allo stato di fatto presente all’epoca dell’emissione
della decisione del 13 aprile 2004 (cfr. DTF 133 V 108), ha subito un
peggioramento tale da incidere sul grado d’invalidità.

 

                                         Quest’ultima
decisione è stata presa fondandosi sulla documentazione medica agli atti, così
descritta il 22 marzo 2004 dal medico SMR, dr. med. __________:

 

"  (…)

IL 100% dal 21.04.2002
secondo il suo curante dr. __________.

Diagnosi:

-         
Lombalgia

-         
Stato depressivo.

 

Nell’ambito delle
visite fiduciarie l’A. è stato visto 2x dal dr. __________ e 1x dallo
psichiatra (dr. __________ (11.08.2003) e, per la __________ __________.

 

Le lombalgie vengono
ritenute solo parzialmente inabilitanti all’inizio, e in seguito non influenti
sulla CL, lo psichiatra nega la presenza di una depressione, dal punto di vista
psichico non sussiste IL.

 

Concordo con IL 50%
dal 1.08.03 e 0% dal 1.10.2003.

 

In base ai rapporti
agli atti (reumatologo dr. __________ del 10.09.2002, allegato al rapporto del
dr. __________, corroborato anche dal referto della RM della colonna lombare
del 04.09.2002), ritengo che l’attività svolta in precedenza e l’attività di
impiegato sia adatta allo stato di salute dell’A." (doc. AI 16-1)

 

                                         Con
la nuova domanda l’insorgente fa valere di essere completamente inabile al
lavoro dal 1° giugno 2010, in particolare per emicrania, lombalgia, stato
depressivo, allergie respiratorie (doc. AI 25-7) ed allega due scarni
certificati medici scritti a mano dal medico curante, dr. med. __________, FMH
chirurgia.

 

                                         Il
21 gennaio 2011 il dr. med. __________ ha affermato che “continua
l’inabilità al lavoro al 100% dall’1.2.2011 al 28.2.2011” (doc. AI 29-2),
mentre l’11 marzo 2011 ha certificato che l’insorgente “è inabile al lavoro
al 100% dall’1.6.2010 e continua tuttora, a causa di una grave lombalgia su
discopatia con associati forti stati depressivi (già riconosciuti dall’AI in
passato). Attualmente il quadro clinico è peggiorato con altri problemi del
tipo: emicrania, (… ndr: illeggibile) ipertensivi, (… ndr: illeggibile), e
allergie respiratorie” (doc. A2). 

 

                                         Il
29 marzo 2011 il medico SMR, dr. med. __________, ha precisato che “l’attuale
scritto del dr. __________, privo di dati clinici oggettivi, è insufficiente
per provare una inabilità lavorativa prolungata” (doc. VI/Bis).

 

                                         In
concreto l’insorgente, chiamato a dimostrare che rispetto all’ultima decisione
del 13 aprile 2004, vi è stato un peggioramento del suo stato di salute, non ha
reso verosimile una modifica della sua situazione valetudinaria tale da
incidere sulla capacità lavorativa nella precedente o in altre attività. 

 

                                         Innanzitutto
il medico curante, dr. med. __________, FMH in chirurgia, e che pertanto non è
specialista né in reumatologia né in psichiatria, rileva che l’interessato è
inabile al lavoro al 100% a causa di una grave lombalgia su discopatia con
associati forti stati depressivi (senza peraltro utilizzare, per questa seconda
patologia, i criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente; cfr. a questo proposito la sentenza I 384/06 del 4 luglio
2007), ossia a causa di patologie già esaminate nel corso della precedente
procedura (come del resto ammesso dal medesimo curante; cfr. doc. A2: “già
riconosciuti dall’AI in passato”) e non più ritenute invalidanti (cfr. doc.
AI 19-2). 

                                         Per
il resto con gli scarni, stringati e generici certificati del 21 gennaio 2011 e
dell’11 marzo 2011 il dr. med. __________ non oggettiva un peggioramento dello
stato valetudinario dovuto a queste patologie (non produce, ad esempio, alcun
esame radiologico attestante una modifica dello stato di salute reumatologico,
non certifica l’assunzione di eventuali medicamenti, ecc.).

                                         Per
quanto concerne le ulteriori patologie, che peraltro il curante cita come
semplici “problemi” (cfr. doc. A2: “il quadro clinico è peggiorato
con altri problemi del tipo (…)”), ossia le emicranie, gli stress
ipertensivi e le allergie respiratorie, il dr. med. __________ non precisa
quale sarebbe il loro influsso sulla capacità lavorativa del ricorrente, non
espone il decorso delle malattie e non fornisce una descrizione dei trattamenti
intrapresi, non adempiendo in questo modo ai requisiti richiesti dalla
giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio
(doc. 7).

                                         Va
poi ribadito che neppure il medico SMR, dr. med. __________, chiamato a
valutare i certificati prodotti dal ricorrente, ha ritenuto sufficienti le
affermazioni del medico curante.

                                         

                                         A
questo riguardo va ricordato che per il nuovo art. 59 cpv. 2bis LAI i
servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le
condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità
funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA -
di esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.

 

                                         Scopo
e senso del nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella
possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione
degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle
loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare
la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata
una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione
sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si
può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in
SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                         Infine,
circa la critica del ricorrente rivolta all’UAI per non averlo sottoposto ad
una visita medica, va evidenziato che, di norma, una valutazione sulla base dei
soli atti medici è possibile se l’SMR dispone, come in concreto, di sufficienti
elementi risultanti da altri accertamenti personali (cfr., nel caso di una
perizia, sentenza 9C_376/2007 del 13 giugno 2008).

 

                                         Alla
luce di quanto sopra questo Tribunale ritiene che non sia stato reso verosimile
un peggioramento dello stato di salute con influenza rilevante sulla capacità
lavorativa del ricorrente rispetto alla situazione esistente il 13 aprile 2004.
Anche il medico SMR, dr. med. __________, ha evidenziato l’assenza di
documentazione medica che rende verosimile una sostanziale modifica dello stato
di salute dell’assicurato con un’influenza duratura sulla capacità lavorativa.
La differente valutazione medica del curante è inoltre spiegabile con la
diversità degli incarichi assunti (a scopo di trattamento piuttosto che di
perizia: cfr. anche sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio 2011).

                                         Ciò
non toglie che, ritenuto come il presente giudizio non pregiudica eventuali
diritti del ricorrente nei confronti dell’AI insorti in epoca successiva alla
data decisiva del provvedimento in lite, il quale delimita il potere cognitivo
del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4), il ricorrente ha se del caso la
facoltà di presentare un’ulteriore nuova domanda di prestazioni, adducendo una
rilevante modifica della situazione valetudinaria ed allegando la pertinente
documentazione medica relativa ad eventuali nuovi o maggiori disturbi che
potrebbero influire sul grado d’inabilità.

 

                                         In
concreto non essendo stata resa verosimile una notevole modifica nelle
condizioni di salute e/o economiche dell’assicurato, secondo questo Tribunale,
giustamente l’UAI non è entrato nel merito della nuova richiesta di prestazioni

 

                                   9.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--devono essere messi
a carico del ricorrente.

 

                                         Quest’ultimo
ha tuttavia formulato istanza di assistenza giudiziaria tendente all’esenzione
dalle tasse e spese processuali (cfr. art. 3 cpv. 1 della Legge sull’assistenza
giudiziaria e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1°
gennaio 2011).

 

                                         I presupposti (cumulativi) per la concessione
dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se l’istante si trova nel
bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato e se
il processo non è palesemente privo di esito positivo (DTF
125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti). Va
da sé che nel caso in esame non occorre esaminare il presupposto della
necessità dell’intervento dell’avvocato, l’insorgente non essendo patrocinato
in causa.

 

                                         Nella
presente fattispecie non risulta soddisfatto il requisito della probabilità di
esito favorevole. Tale presupposto difetta quando le possibilità di vincere la
causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole
riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si
esporrebbe (RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275 consid. 4b, 119 Ia 251). Dopo un esame forzatamente sommario, sulla base degli atti all’inserto,
la presente vertenza appariva sin dall’inizio destinata all'insuccesso in
quanto le prospettive di esito favorevole erano considerevolmente minori dei
rischi di perdere la causa. In effetti, gli scarni certificati del medico curante
non erano atti a rendere verosimile un peggioramento dello stato di salute con
influenza sulla capacità lavorativa.

 

                                         In
simili condizioni, non essendo realizzato uno dei presupposti (cumulativi),
l'istanza tendente all’esonero delle spese e tasse di giustizia è respinta.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza
tendente all’esonero, rispettivamente alla riduzione delle spese e tasse di
giustizia, è respinta.

 

                                   3.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti