# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ffa741a9-1063-5ee9-a261-c8d45103379c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-04-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 11.04.2001 52.2001.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2001-1_2001-04-11.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2001.00001

   

  	
  Lugano

  11 aprile
  2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Lorenza Ponti Broggini, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso  29 dicembre 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patr. da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 13 dicembre 2000, no. 5647, del
  Consiglio di Stato che ha respinto l'impugnativa della ricorrente avverso la
  risoluzione 13 settembre 2000, no. DIM 245 della Sezione dei permessi e
  dell'immigrazione che le ha negato il rilascio di un'autorizzazione d'entrata
  per il figlio __________ (ricongiungimento famigliare);

  

 

 

viste le risposte:

-      9 gennaio 2001 del
Consiglio di Stato;

-    10 gennaio 2001 della
Sezione dei permessi e dell'immigrazione;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 7 agosto
1996 la cittadina dominicana __________ è entrata per la prima volta nel nostro
paese al beneficio di un visto turistico della durata di tre mesi per soggiornare
presso il cittadino svizzero __________, suo fidanzato. Il 10 marzo 1998 essa
ha fatto ritorno per un mese su suolo elvetico su invito della madre di
quest'ultimo, stabilitosi nel frattempo nella Repubblica dominicana. In virtù
del matrimonio con __________, celebrato il __________ all'estero, alla
straniera è stato rilasciato un permesso di dimora annuale. I coniugi sono
rientrati in Svizzera il 3 dicembre 1998, stabilendosi a __________ in un
appartamento (4 locali di 120 mq complessivi) messo a loro disposizione da uno
zio del marito. Dal maggio 1999 i coniugi __________ si sono trasferiti in un
appartamento di 2 1/2 locali sempre a __________. Nel gennaio 1999 l'insorgente
ha iniziato un'attività lavorativa quale cameriera a tempo parziale, terminata
alla fine di novembre dello stesso anno. Dal marzo 2000 la straniera è stata
assunta presso un altro esercizio pubblico. 

Il 21 ottobre 1999 __________ (zia della
ricorrente) ha postulato il rilascio di un visto d'entrata per __________,
figlio dell'insorgente nato da una precedente relazione con un compatriota, al
fine di ricongiungersi con la madre. La richiesta è stata respinta con
decisione 30 novembre 1999, perché l'insorgente non aveva mai postulato il
rilascio di una tale autorizzazione in favore del figlio, malgrado risiedesse
in Ticino dal dicembre 1998. La risoluzione non è stata contestata. L'11 agosto
2000 __________ (sorella della ricorrente) ha ribadito la richiesta di rilascio
di un visto per il nipote. Richiamata la risoluzione precedente, il 13 settembre
2000 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha respinto l'istanza in virtù
degli art. 4 e 16 LDDS e 8 ODDS.

 

 

                                  B.   Con
giudizio 13 dicembre 2000 il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso
presentato dall'insorgente, trattato alla stregua di una domanda di riesame,
ritenendo che il provvedimento adottato dall'autorità di prime cure non
violasse l'art. 8 CEDU. Posta in evidenza la durata della separazione tra madre
e figlio e che la stessa era stata volontaria, l'Esecutivo cantonale ha
rilevato che dalla crescita in giudicato della decisione 30 novembre 1999 le
circostanze non erano mutate a tal punto da giustificare il rilascio
dell'autorizzazione richiesta. In ogni caso nella Repubblica dominicana
risiedevano ancora diverse persone in grado di accudire il bambino. La madre
non aveva infine saputo dimostrare di aver mantenuto uno stretto legame con il
figlio.

 

 

                                  C.   __________
insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo, ribadendo le
richieste formulate in precedenza. Ritiene che la decisione impugnata sia
illegale in quanto contraria agli art. 8 CEDU, 17 del Patto internazionale
relativo ai diritti civili e politici (RS 0.103.2; in seguito: Patto ONU II),
10 Convenzione dei diritti del fanciullo (RS 0.107) e 13 Cost. Contesta l'agire
del Governo che ha trattato le domande da essa formulate alla stregua di una
richiesta di riesame. Afferma che in ogni caso le circostanze esistenti al
momento della presentazione della seconda domanda di ricongiungimento sono
sostanzialmente differenti rispetto alla precedente. La situazione economica in
cui versavano i coniugi __________ quando si sono trasferiti in Svizzera non ha
permesso loro di portare con sé il bambino. Grazie all'aiuto del suocero ed
all'impegno personale, le loro condizioni finanziarie sono ora nettamente
migliorate. Inoltre dalla partenza della madre per il Ticino, il figlio ha
vissuto esclusivamente con la zia __________, senza più avere contatti con il
padre. Si tratta tuttavia di una situazione provvisoria che non può continuare
sia per la sorella, sia per il bambino. 

 

 

                                  D.   Il
Consiglio di Stato e la Sezione dei permessi e dell'immigrazione chiedono la
reiezione del gravame. Delle argomentazioni addotte si dirà all'occorrenza.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo
al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di
permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.
L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti
delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla
concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un
diritto all'ottenimento di un simile permesso, solo laddove tale pretesa si
fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato
internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii).

 

1.3. Non esiste tra la Confederazione
svizzera e la Repubblica dominicana alcun trattato che regoli in modo specifico
il soggiorno in Svizzera dei cittadini dominicani, dal quale potrebbe scaturire
un diritto al rilascio di un permesso a titolo di ricongiungimento famigliare.
Anche la Convenzione sui diritti del fanciullo non istituisce un diritto in tal
senso (DTF 124 II 361, consid. 3b). Aperta può invece restare la questione a
sapere se la ricorrente possa vantare un tale diritto in virtù dell'art. 17
Patto ONU II, dal momento che esso non sarebbe dato (cfr. consid. 5).

 

1.4. A giusta ragione la ricorrente non
invoca l'art. 17 cpv. 2 LDDS. Tale disposto conferisce un diritto al
ricongiungimento tra genitore e figli unicamente se il primo è al beneficio di
un permesso di domicilio, ciò che non è il caso nella fattispecie. 

 

1.5. A prima vista l'insorgente può invece
richiamarsi all'art. 8 CEDU. Affinché tale norma sia applicabile, occorre
- in particolare - che il membro della famiglia con il quale lo straniero che
domanda un permesso di dimora afferma d'intrattenere una relazione stretta,
intatta ed effettivamente vissuta, abbia il diritto di risiedere in Svizzera.
In altre parole, è necessario che questa persona sia al beneficio di un permesso
di domicilio oppure possieda la cittadinanza elvetica (DTF 118 Ib 157, consid.
c). Lo straniero titolare di un permesso di dimora non può prevalersi dell'art.
8 CEDU. Una deroga è ammessa quando, in determinate circostanze, lo straniero
titolare di un permesso di dimora ha il diritto di risiedere nel nostro paese,
ossia ha la certezza di vedersi accordato un permesso di dimora (DTF 111 Ib 163
consid. 1a), ciò che è il caso della ricorrente. Difatti, __________ è sposata
con un cittadino svizzero. Conformemente all'art. 7 cpv. 1 LDDS, essa ha il
diritto certo alla proroga del permesso di dimora e quindi di soggiornare in
Svizzera. Nell'ambito dell'art. 8 CEDU, se il legame di parentela è intatto ed
effettivamente vissuto, la libertà delle autorità cantonali di rifiutare un
permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è limitata e contro una decisione di
rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto amministrativo dinanzi al Tribunale
federale in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II
5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93 consid. 1c) e, di riflesso,
nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art. 10 lett. a LALPS. Ciò
vale pure quando il ricorso è presentato da un membro della famiglia, in specie
la madre, avente diritto di risiedere in Svizzera (DTF 119 Ib 84 consid. 1c).
La ricorrente sostiene esplicitamente di avere mantenuto con il figlio un
legame vivo e intenso. Per la soluzione della vertenza non è necessario
esaminare più a fondo la natura e l'intensità di tale legame. In effetti, per
le ragioni che seguono, nella misura in cui la censura di violazione dell'art.
8 CEDU fosse ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito.

 

1.6. La legittimazione della ricorrente è
certa (art. 43 PAmm; cfr. pure DTF 119 Ib 84 consid. 1c). Il ricorso,
tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) è pertanto ricevibile in ordine e può
essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. A
determinate condizioni le autorità amministrative possono riesaminare le loro
decisioni. Esse vi devono invece procedere se tenute da una norma di legge o da
una costante prassi amministrativa. Al cittadino spetta poi un diritto al riesame,
dedotto dall'art. 29 Cost. (cfr. art. 4 vCost.), nella misura in cui le circostanze
siano notevolmente mutate dall'emanazione della prima decisione o quando
l'istante adduca fatti o mezzi di prova rilevanti che egli non conosceva o che
non gli era stato possibile invocare nell'ambito della procedura anteriore o
che non aveva alcun motivo per farlo. Il riesame di atti amministrativi passati
in giudicato non è però sempre possibile. In particolare, il ricorso a questo
istituto non deve condurre a rimettere continuamente in discussione decisioni
amministrative cresciute in giudicato o ad eludere i termini per proporre
rimedi di diritto. Il riesame di atti amministrativi negativi non entra in
considerazione quando all'autorità, poco tempo dopo il rifiuto di una domanda,
viene sottoposta un'identica istanza (cfr. per tutte le enunciazioni che precedono
RDAT II-1995 N. 67 consid. 2b, pag. 178).

 

2.2. La domanda in esame volta al rilascio
di un'autorizzazione d'entrata in favore di __________ è dell'11 agosto 2000.
Essa è pertanto di appena otto mesi e mezzo posteriore alla decisione 30
novembre 1999 con cui la Sezione dei permessi e dell'immigrazione aveva
respinto per la prima volta l'analoga richiesta formulata il 21 ottobre 1999. A
tal punto che nella decisione 13 settembre 2000 l'autorità dipartimentale, che
pur ha dato seguito completo anche a questa nuova pratica, si è limitata
sostanzialmente a rinviare ai motivi addotti nella precedente risoluzione. Il
Consiglio di Stato ha tuttavia omesso di esaminare la portata di tali eventi
procedendo direttamente ad una verifica di merito completa della nuova
decisione dipartimentale. L'agire del Consiglio di Stato non è immune da
rimproveri: nel caso concreto non erano dati gli estremi per accogliere una
domanda di riesame, in quanto nella situazione famigliare dell'insorgente non
erano intervenuti mutamenti di rilievo tra la presentazione della prima domanda
d'entrata e quella successiva dell'11 agosto 2000 (cfr. consid. 4). La nuova
domanda avrebbe dovuto essere respinta già per questo motivo. Ad ogni buon
conto, la richiesta di rilascio di un permesso di soggiorno per il figlio
__________ andava respinta anche nel caso di un riesame completo della fattispecie,
come si illustrerà nei seguenti considerandi. 

 

 

                                   3.   3.1.
Giusta l'art. 8 CEDU ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata
e famigliare, del suo domicilio e della sua corrispondenza (n. 1). Non può
esservi ingerenza della pubblica autorità nell'esercizio di tale diritto se non
in quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una
misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale,
l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati,
la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle
libertà altrui (n. 2).

 

3.2. L'art. 8 CEDU tutela, tra l'altro, la
relazione familiare tra genitori e figli. Non assicura tuttavia alla persona
residente in Svizzera un diritto assoluto di far venire nel nostro paese un suo
familiare, segnatamente quando essa stessa ha preso la decisione di vivere
separata da quest'ultimo per risiedere in Svizzera. Tale principio vale, a
maggior ragione, laddove gli interessati dimostrano con il loro comportamento
che il permesso richiesto non è volto in primo luogo a permettere una vita
familiare comune, bensì al raggiungimento di altri obiettivi (DTF 122 II 385 consid. 4b;
119 Ib 81 consid. 4a; 118 Ib 153 consid. 2b). Per giurisprudenza, il genitore
che, per propria libera scelta, ha deciso di partire per l'estero non può
quindi, di regola, dedurre dall'art. 8 CEDU alcun diritto a fare entrare in
Svizzera la propria prole, se ha con quest'ultima delle relazioni meno strette
rispetto a quelle intrattenute dall'altro genitore o da altri famigliari e se
non sussistono ostacoli al mantenimento dei rapporti esistenti. Pertanto, il
ricongiungimento di un figlio con il genitore che vive nel nostro paese
presuppone, da un lato, che sia con quest'ultimo che egli intrattiene le
relazioni famigliari più intense, dall'altro, che sia accertata la necessità
della sua venuta in Svizzera. A tale proposito va detto che, per valutare
questi aspetti, non si deve tenere conto soltanto della situazione passata, ma
anche di eventuali cambiamenti intervenuti e delle prospettive future. In ogni
caso non può essere ritenuto come unicamente determinante il fatto che il
figlio abbia sempre vissuto all'estero, dove ha allacciato i legami più
stretti, altrimenti il ricongiungimento famigliare non diverrebbe in pratica
mai possibile. È necessario per contro accertare presso quale dei genitori il
figlio abbia vissuto, e, in caso di divorzio, chi ne ha ricevuto l'affidamento;
se nel frattempo gli interessi dei figli si sono modificati, l'adattamento alla
nuova situazione famigliare dovrebbe, di principio, essere dapprima regolato
dal diritto civile. Restano tuttavia riservati i casi in cui le nuove relazioni
famigliari sono chiaramente definite - come ad esempio in presenza del decesso
del genitore titolare della custodia sui figli o di un cambiamento sostanziale
dei bisogni di mantenimento - e quelli in cui l'intensità della relazione si è
trasferita da un genitore all'altro. Riassumendo, l'autorizzazione di soggiorno
alla prole di un genitore residente in Svizzera va rifiutata se la separazione
della famiglia è il risultato della libera volontà di quest'ultimo, se non
sussistono interessi famigliari preponderanti tali da modificare i rapporti
esistenti o non è stato accertato che un simile cambiamento sia imperativo, e,
da ultimo, se non vi sono da parte delle autorità ostacoli al mantenimento
delle relazioni intrattenute sino a quel momento (DTF 122 II 385 consid. 4b,
119 Ib 81 consid. 4b). I principi testé esposti valgono per analogia anche nei
casi in cui uno dei genitori vive in Svizzera e il figlio è restato al paese
d'origine in cura ad una terza persona o presso un famigliare che non sia né il
padre né la madre.

 

 

                                   4.   __________
è entrata per la prima volta in Svizzera il 7 agosto 1996, lasciando volontariamente
__________ nel suo paese d'origine per tre mesi, allorquando egli aveva un anno
e nove mesi. Nel marzo 1998 la straniera si è separata nuovamente dal figlio
per un mese ed il 3 dicembre 1998 si è trasferita in Ticino con il marito. A
partire da tale data essa aveva la possibilità di chiedere il ricongiungimento
con il figlio, il quale aveva appena compiuto quattro anni. Tuttavia è solo
circa un anno dopo (21 ottobre 1999) che la ricorrente ha postulato
un'autorizzazione d'entrata in suo favore. Certo, la separazione non è stata
particolarmente lunga, ma se il legame tra madre e figlio fosse stato davvero
intenso e prioritario su qualsiasi altra relazione, la madre avrebbe dovuto
tentare di ottenere in precedenza il ricongiungimento famigliare, dal momento
che il bambino aveva un'età in cui necessitava maggiormente della sua presenza.
La ricorrente sostiene che il ritardo del ricongiungimento è stato dovuto al
fatto che di ritorno in Svizzera i coniugi __________ non avevano un lavoro e
non disponevano di un appartamento dove risiedere. Sennonché, tali argomenti
non sono corredati da alcun supporto probatorio ed in parte confutati dalle
prove in atti. L'insorgente ha infatti ammesso che quando si è stabilita con il
marito in Ticino è stato messo a loro disposizione dallo zio di quest'ultimo un
appartamento di quattro locali, pertanto di grandezza certamente sufficiente
per accogliere anche __________. Inoltre dalla documentazione in atti si evince
che il marito ha chiesto di poter beneficiare di prestazioni dalla cassa di
disoccupazione, mentre l'insorgente, già il mese seguente al suo arrivo nel
nostro paese, ha iniziato un'attività lucrativa. Non è dunque dimostrato che
essa abbia intrapreso tutti gli sforzi possibili per concretizzare il
ricongiungimento. Neppure appare provato che la straniera abbia mantenuto con
la propria prole una relazione preponderante rispetto a quelle intrattenute in
patria dagli altri famigliari. Non porta a diversa conclusione il fatto di aver
versato del denaro per il mantenimento di __________. È del tutto naturale che
madre e figlio mantengano dei rapporti durante i periodi di separazione.
Tuttavia ciò non basta, da solo, a far apparire questa relazione famigliare
prevalente su quelle esistenti nel proprio paese d'origine, segnatamente con la
zia __________ che si occupa della cura e dell'educazione del bimbo. Inoltre
non si può certo sostenere che la madre abbia dimostrato di essersi assunta la
responsabilità dell'educazione del figlio a distanza. Dalle tavole processuali
non risulta nemmeno che rispetto al passato l'attuale situazione famigliare di
__________ abbia subìto delle modifiche tali da impedirgli di continuare a
vivere nella Repubblica dominicana ed imporgli di risiedere in Svizzera dalla
madre, unico legame che ha nel nostro paese. D'altra parte la ricorrente non ha
dimostrato che __________ non voglia più, né possa, occuparsi della crescita
del nipote. Nella dichiarazione in atti 24 novembre 2000 essa si è infatti limitata
ad affermare che __________ vive con lei dal 2 dicembre 1998, che la madre
chiama tre o quattro volte alla settimana ed invia dei soldi e che da tale data
il padre non si è più fatto vivo. Benché la procedura amministrativa sia retta
dalla massima inquisitoria (art. 18 cpv. 1 PAmm), secondo la quale spetta di
principio all'autorità accertare d'ufficio ed in modo completo i fatti
determinanti per la causa, va comunque ricordato che, soprattutto laddove una
parte abbia introdotto una domanda nel suo interesse o si trovi in condizione
di meglio conoscere i fatti, la medesima è tenuta a collaborare attivamente
all'accertamento della fattispecie, fornendo informazioni al giudice e
indicando i mezzi di prova posti a sostegno delle sue allegazioni (STF inedita
23 febbraio 1996 in re C.-P., consid. 4a). Collaborazione che, in concreto, è
mancata da parte dell'insorgente, la quale, malgrado le varie argomentazioni
sollevate nel gravame, non ha saputo dimostrare l'esistenza di interessi preponderanti
che impongono una modifica delle relazioni famigliari esistenti, potendo il
figlio continuare a vivere presso chi se ne occupa nella Repubblica dominicana.
Nazione dove __________ ha trascorso la propria vita fino ad ora ed in cui si
trovano da sempre i suoi legami sociali principali, culturali ed affettivi. In
simili circostanze, poiché l'avversato diniego del permesso trae indiscutibile
origine dalla politica restrittiva in materia di stranieri praticata dal nostro
paese, esso dev'essere considerato giustificato. Questa soluzione s'impone a
maggior ragione se si tien conto che, come è già stato spiegato poco sopra,
sussistono più che fondati motivi per ritenere che la venuta in Svizzera del
bambino non poggi in misura preponderante sull'intenzione di riunire la
famiglia ma risponda semplicemente al soddisfacimento di obiettivi di natura
economica, come migliori condizioni di vita, d'insegnamento o un futuro
professionale più favorevole. Fatto del resto ammesso dall'insorgente che nel
ricorso 22 settembre 2000 inoltrato al Consiglio di Stato ha ammesso quanto segue:

 

"Un altro motivo per cui (…) vorrei
avere il mio bambino vicino a me è che presto inizierà le scuole, essendo
vicino al compimento del 6°anno di età."

 

Visto quanto precede, ritenuto che la
ricorrente nemmeno adduce di aver incontrato ostacoli di rilievo recandosi nel
proprio paese d'origine per render visita al figlio, si deve concludere che le
autorità inferiori, rifiutando di rilasciare un'autorizzazione d'entrata a
__________, non hanno violato l'art. 8 CEDU né tantomeno l'art. 13 Cost.

 

 

                                   5.   La
straniera invoca pure l'art. 17 Patto ONU II, secondo il quale nessuno può
essere sottoposto ad interferenze arbitrarie o illegittime nella sua vita
privata, nella sua famiglia, nella sua casa o nella sua corrispondenza, (…).
Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali
interferenze (…; cfr. pure Messaggio sull'adesione della Svizzera al Patto ONU
II in parola, FF 1991 I 925 segg.). Il richiamo è infondato. La norma non
conferisce una protezione più estesa di quella garantita dall'art. 8 CEDU
(cfr. sentenza 17 novembre 1998 della II corte di diritto pubblico del
Tribunale federale in re G. V. M. con riferimenti). Pertanto, per i motivi
esposti al considerando precedente il diniego dell'autorizzazione postulata non
rappresenta un atto arbitrario o illegittimo, essendo giustificato da ragioni
oggettive. 

                                   6.   Sulla
scorta di queste considerazioni, il ricorso va respinto. La tassa di giustizia
e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 10 n. 1 Convenzione sui diritti
del fanciullo; 17 Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici;
13 Cost.; 3 cpv. 2, 4, 16 e 17 LDDS; 8 cpv. 4 ODDS; 1 OLS; 100 cpv. 1 lett. b
n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 1 segg. PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese di fr. 800.-- sono poste a carico dell'insorgente. 

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
di Losanna nel termine di 30 giorni dalla notifica. 

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria