# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c75e8e79-9134-5002-927b-008bcfb63180
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.06.2008 32.2008.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2008-25_2008-06-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2008.25

   

  BS/td

  	
  Lugano

  11 giugno
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 febbraio 2008
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione dell'11
  gennaio 2008 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 12 novembre 2003 l’Ufficio AI ha posto RI 1, classe __________,
professionalmente attivo quale custode, al beneficio di una mezza rendita dal
1° giugno 2003 (doc. AI 20-1). A motivazione del provvedimento preso, l’amministrazione
aveva evidenziato quanto segue:

 

" 
In considerazione degli
atti medici specialistici acquisiti all'incarto (in particolare degli atti del
Dr. __________) risulta che il danno alla salute di cui lei è portatore
comporta una parziale incapacità nell'attuale professione di custode e di conseguenza
al guadagno nella misura del 100% dal 04.06.2002 al 31.01.2003 e nella misura
del 50% dal 01.02.2003.

Secondo il parere medico in via teorica lei è
considerato abile in attività adeguata rispettosa delle limitazioni dettate dal
danno alla salute nella misura del 100% tuttavia il consulente per
l'inserimento professione indica inequivocabilmente che la capacità lavorativa
medico teorica non trova riscontro nella pratica, ovvero nel mondo del lavoro,
nemmeno in una situazione del lavoro considerata in equilibrio e di conseguenza
il grado d'invalidità è reputato 50% nell'attività attuale di custode."
(Doc. AI 12)

                                         

                               1.2.   Nel
mese di settembre 2006 è stata avviata d’ufficio la procedura di revisione
della rendita (doc. AI 32-1) e l’Ufficio AI ha predisposto i necessari
accertamenti medici ed economici.

 

                                         Dopo
aver accertato, a seguito dell’espletamento della perizia multidisciplinare 13
settembre 2007 eseguita dal SAM (Servizio di accertamento medico dell’AI) (doc.
50-1), che l’assicurato può svolgere all’80% la sua attività di custode e  ed
al 100% un’attività adeguata di tipo dinamico e leggera, l’Ufficio AI, mediante
il raffronto dei redditi, non ha più riscontrato un grado d’invalidità (cfr.
rapporto 5 novembre 2007 del consulente in integrazione professionale; doc. AI
37-1). 

                                         Ritenuto
dunque un miglioramento della situazione valetudinaria, con decisione 11 gennaio
2008, preavvisata l’8 novembre 2007, l’amministrazione ha soppresso la rendita
con effetto dal 1° marzo 2008, ossia il primo giorno del secondo mese successivo
alla notifica della decisione (art. 88 bis cpv. 2 lett. a OAI), togliendo nel
contempo l’effetto sospensivo ad un eventuale ricorso (doc. AI 44-1). 

 

                               1.3.   Avverso
la succitata decisione l’assicurato, per il tramite dell’avv. RA 1, ha presentato
ricorso al TCA e postulato il ripristino dell’effetto sospensivo, nonché il versamento
della mezza rendita. Sostanzialmente egli contesta il miglioramento del suo
stato di salute e la riacquisizione completa o parziale della capacità al
guadagno, giustificante la soppressione della rendita. Delle singole
motivazioni verrà detto, per quanto occorra, nei considerandi di diritto. 

 

                               1.4.
  Con la risposta di causa 10 marzo 2008 l’Ufficio AI ha evidenziato
l’erroneità della decisione 12 novembre 2003 in quanto il grado d’invalidità è
stato determinato sulla base del rapporto 11 agosto 2003 del consulente in integrazione
professionale (in seguito: consulente). A detta dell’amministrazione, in quel
rapporto il consulente aveva sostenuto che l’assicurato avrebbe potuto
sfruttare al meglio la sua residua capacità di lavoro e di guadagno nella
misura del 50% nella sua professione, ignorando le indicazioni mediche relative
alla piena esigibilità dell’interessato in attività leggera ed adeguata,
circostanza quest’ultima che non avrebbe giustificato l’erogazione di una
rendita. 

                                         Dovendo
quindi procedere alla riconsiderazione della decisione 12 novembre 2002, con
conseguente soppressione della rendita, l’Ufficio AI ha pertanto chiesto la conferma
della decisione contestata, mediante sostituzione dei motivi, e la reiezione
del ricorso. 

                                         Riguardo
alla problematica psichiatrica invocata dall’insorgente l’amministrazione,
sulla base del rapporto 27 febbraio 2008 del SMR (Servizio medico regionale
dell’AI), ha negato l’esistenza di una patologia extra-somatica invalidante. 

 

                               1.5.   Con
decreto 21 aprile 2008 il Vicepresidente del TCA, viste anche le osservazioni
28 febbraio 2008 dell’Ufficio AI, ha respinto l’istanza di ripristino
dell’effetto sospensivo (X).

 

                               1.6.   Pendente
causa l’assicurato ha trasmesso nuova documentazione medica (doc. N – P).

 

                               1.7.   Con
osservazioni 5 maggio 2008 l’Ufficio AI, fondandosi sulla nota 30 aprile 2008
del SMR, ha evidenziato che gli atti prodotti documentano un possibile
peggioramento, dal 3 dicembre 2007, della problematica psichiatrica. Di conseguenza,
esso ha chiesto la retrocessione degli atti al fine di espletare i necessari
accertamenti medici (XIII).

 

                               1.8.   Infine,
con lettera 21 maggio 2008 il rappresentante dell’insorgente, dando il proprio consenso
alla richiesta di perizia psichiatrica, ha rilevato:

 

" 
Fatto riferimento alle
osservazioni 05.05.08 dell'UAI, vi comunico che il mio assistito, a seguito di
un grave episodio e conseguente intervento delle forze dell'ordine, è stato
nuovamente collocato presso l'Ospedale __________ di __________, dov'è tuttora
ricoverato.

 

Aderisco pertanto alla richiesta di una perizia
psichiatrica avanzata dal medico AI.

 

In considerazione dell'evidente stato d'incapacità
lavorativa totale del mio assistito, chiedo che lo stesso sia rimesso subito al
beneficio della sua rendita d'invalidità, per decisione dell'Ufficio AI oppure
mediante la concessione dell'effetto sospensivo al ricorso da parte di codesto
lodevole Tribunale." (Doc. XV)

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito 

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. 

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA (dal 1°
gennaio 2007: TF) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete
(SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                               2.3.   L’art.
17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del beneficiario
della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). 

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione
non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto
invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un
cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC
1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la
revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di
guadagno.

                                      

                               2.4.   Nel
caso in esame, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare presso il
SAM. Dal referto 13 settembre 2007 (doc. Al 50) risulta che i periti, dopo aver
esposto dettagliatamente l'anamnesi, riportate le indicazioni soggettive e le
constatazioni obiettive, hanno fatto capo a due consultazioni specialistiche
esterne: psichiatrica (dr.ssa __________) e cardiologica (dr. __________).
Sulla base delle risultanze dei singoli consulti specialistici, nonché delle
diagnosi riportate al capitolo no. 5, i periti hanno ritenuto l’assicurato
inabile all’80% nella sua precedente attività di custode. Dalla perizia risulta
inoltre come la patologia cardiovascolare influenzi la capacità lavorativa
dell’assicurato nell’esercizio dell’attività di custode, mentre quella
psichiatrica non concorre a nessuna riduzione di abilità al lavoro. In attività
leggere di tipo dinamico, per contro, l’abilità è stata valutata al 100%. Va
qui detto che anche in occasione della precedente decisione 12 novembre 2003 l’assicurato
era stato ritenuto pienamente abile in attività adeguate (doc. 12-1).

 

                                         Vista
la nuova documentazione prodotta in sede ricorsuale, con osservazioni 5 maggio
2008 l’Ufficio AI ha ritenuto necessario espletare una perizia psichiatrica,
proponendo al TCA la retrocessione degli atti (XIII). Secondo lo scrivente Tribunale
questo accertamento non è tuttavia rilevante ai fini della presente vertenza
per i motivi che seguono.

 

                                         Nel
certificato 3 dicembre 2007 lo psichiatra curante, dr. __________, riferisce di
un’importante instabilità emotiva con depressione, ansia e tendenza all’uso dannoso
di bevande alcoliche (doc. AI 45-5). In quello successivo del 10 marzo 2008
egli conferma che, sulla base degli accertamenti eseguiti, il paziente “è portatore
di una sofferenza psicologica caratterizzata da un’instabilità emotiva con
abbassamenti del tono dell’umore e da ansia marcata “ (doc. O). E` poi seguito
il ricovero presso il __________ nell’aprile 2008 per una sindrome di disadattamento
con un secondario abuso d’alcool a scopo automedicamentoso. Nel relativo
rapporto 16 aprile 2008 i medici del __________, appoggiando la richiesta per
una rendita AI del 100%, evidenziano umore depresso, incapacità di affrontare
le situazioni ed un certo grado di compromissione delle prestazioni nelle
attività quotidiane, il tutto in un quadro di reazione depressiva (doc. P).

                                         In
questo contesto, dunque, nella nota 30 aprile 2008 il dr. __________ del SMR
ritiene che “l’attuale documentazione conferma un possibile peggioramento
della situazione psichiatrica con influsso sulla capacità lavorativa residuo,
peggioramento documentato a partire da 3.12.2007…”, motivo per cui è
stato ritenuto indicato procedere ad una perizia psichiatrica (sottolineatura
del redattore; XIIIbis).

 

                                         Va
qui ricordato che, secondo costante giurisprudenza, il
giudice delle assicurazioni sociali esamina la legalità delle decisioni in base
alla situazione di fatto esistente al momento in cui la decisione impugnata è
stata resa, in casu l’11 gennaio 2008. I fatti accaduti posteriormente e
che hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un
nuovo atto amministrativo (cfr. DTF 130 V 138 consid. 2; STFA del 23 giugno
2005 nella causa I., C 75/05 consid. 2.3.; STFA del 30 settembre 2002 nella
causa N., C 43/00; STFA del 3 dicembre 2001 nella causa R., I 490/00; DLA 2000
pag. 74; STFA del 18 settembre 2000 nella causa R.S., I 278/00; STFA del 5
giugno 2000 nella causa V.P., I 76/00; DTF 121 V 366 consid. 1b e sentenze ivi
citate). 

                                         Pertanto,
volendo ammettere per ipotesi un peggioramento documentato dal 3 dicembre 2007,
va detto che lo stesso è inferiore ai tre mesi precedenti alla decisione
contestata dell’11 gennaio 2008 e quindi non ne va tenuto conto. Al riguardo occorre
ricordare che ai sensi dell’art. 88a cpv. 2 OAI in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, ai fini del diritto alle prestazioni, occorre tener
conto del cambiamento determinante se lo stesso perdura almeno da tre mesi
senza interruzione notevole. 

                                         

                                         Ciò
non toglie che, il documentato peggioramento sarà oggetto di una separata procedura
di revisione. Spetterà pertanto all’Ufficio AI accertare la rilevanza ai sensi
dell’art. 17 LPGA della modifica dello stato di salute dell’assicurato. 

 

                               2.5.   Occorre
ora esaminare se rettamente l’Ufficio AI ha soppresso la rendita.

 

                                         Siccome,
come già anticipato al considerando precedente, rispetto alla decisione 12
novembre 2003 non vi è stata una modifica dello stato valetudinario
dell’insorgente, l’amministrazione non è legittimata a sopprimere la
prestazione assicurata mediante revisione ex art. 17 LPGA. Del resto, nella risposta
di causa l’Ufficio AI sostiene l’erroneità della citata decisione, la cui rettifica
rivestirebbe una notevole importanza in quanto porta alla soppressione della
rendita. 

 

                               2.6.   L’istituto
della riconsiderazione è previsto dall'art. 53 cpv. 2 LPGA che prevede che “l'assicuratore
può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente
passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro
rettifica ha una notevole importanza” (cpv. 2)

 

                                         Conformemente alla giurisprudenza del TFA, valida anche in regime di
LPGA (cfr. Kieser, ATSG-Kommentar, art. 53 N 1 pag. 531), l'amministrazione può, in ogni momento, riconsiderare
una decisione passata formalmente in giudicato e che non è stata oggetto di una
sentenza giudiziale se questa decisione risulta indubbiamente errata e la sua
rettifica riveste un'importanza notevole; sia l'assicurato che il giudice non
possono tuttavia obbligarla (SVR 1996 UV Nr. 42 pag. 130; DTF 119 V 477; 119 V
422; 119 V 183). In quest'ipotesi non è escluso che il provvedimento, assunto a
seguito di riesame, esplichi effetto retroattivo (DTF 119 V 422 = RDAT  I‑1994,
pag. 175; DTF 119 V 180).

                                         Per
valutare se una decisione è senza dubbio errata ci si deve fondare sulla situazione
di diritto - compresa la giurisprudenza ‑ esistente al momento della pronuncia
della decisione (DTF 117 V 17; 120 V 132; 119 V 480 consid. 1c).

                                         L'istituto
del riesame persegue infatti lo scopo di correggere un'applicazione giuridica
iniziale errata (compreso un accertamento errato dei fatti, nel senso di una
valutazione degli stessi; DTF 117 V 17 consid. 2c; 115 V 314; Kieser, Die Abänderung der formell
rechtskräftigen Verfügung nach der Rechtssprechung des EVG, SZS 1991 pag. 134).
Gli errori in cui è incorsa
l'amministrazione devono però essere grossolani (Kieser, SZS 1991 pag. 135; DTF
102 V 17 consid. 3a; 109 V 113 consid. 1c).

                                         Un
errore manifesto è ad esempio dato nell'ipotesi di un calcolo di rendita contrario
alla legge (DTF 103 V 128 e 119 V 483 consid. 4; Kieser, Rechtssprechung des
Bundesgerichts zum AHG, Zurigo 1996, pag. 299), come pure di una valutazione
errata dell'invalidità a seguito di una applicazione errata di principi
fondamentali relativi al calcolo dell'invalidità (DTF 119 V 483 consid. 3; 110
V 179; ZAK 1991 pag. 137). 

                                         Secondo
il TFA, per contro, l'errore nell'apprezzamento del grado di invalidità, non va
considerato quale sbaglio grossolano (DTF 119 V 483 consid. 3; 109 V 113 1c). 

                                         Non si è in presenza di un errore manifesto quando il versamento
della prestazione dipende da condizioni materiali la cui valutazione implica un
potere d’apprezzamento, in relazione a taluni aspetti o elementi, e che la
decisione appare ammissibile tenuto conto della situazione di fatto e di
diritto (STFA del 13 agosto 2003 nella causa P., I 790/01, consid. 3). 

                                         In
una sentenza del 13 luglio 2006 nella causa L., I 406/05, consid. 6, l’Alta
Corte ha dichiarato manifestamente errata la decisione formale mediante la
quale l’Ufficio AI aveva riconosciuto a un assicurato una mezza rendita di
invalidità per il motivo che, nella sua abituale professione di coiffeur, presentava
una inabilità lavorativa del 50% (con corrispondente riduzione del reddito).
Secondo il TFA, l’amministrazione avrebbe invece dovuto esaminare se
l’assicurato, sul mercato generale del lavoro, esercitando un’attività
sostitutiva, era in grado di meglio valorizzare la sua capacità lavorativa
residua.

                                         Anche
nella sentenza 28 marzo 2006 nella causa M, I 302/04, il TFA ha ritenuto come
errore manifesto l’agire dell’Ufficio AI di aver considerato un assicurato totalmente
inabile al lavoro nella sua precedente attività, riconoscendogli quindi il
diritto ad una rendita intera, senza aver tenuto conto che dal punto di vista
medico egli era stato ritenuto abile al lavoro in attività leggere adeguate e
senza procedere alla valutazione economica mediante il raffronto dei redditi.

 

                                         Va
qui rilevato che se una decisione è manifestamente errata, inconciliabile con
le disposizioni legali oppure deriva da una visione errata o incompleta dello
stato di fatto, la modifica della stessa può avvenire in ogni tempo (Valterio,
Droit et pratique de l’assurance invalidité, pag. 267).

                                         Secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale tuttavia né la dottrina né la giurisprudenza
hanno posto criteri generali circa gli effetti del riesame nel tempo (DTF 119 V
184 consid. 3b).

                                         Ritenuto
che il giudice non può costringere l'amministrazione a procedere al riesame di
una decisione palesemente errata - se non è entrata nel merito della domanda
(DTF 117 V 21 consid. 2d) - bisogna ammettere che non possono esserle
prescritte, in difetto di una norma positiva, le modalità del riesame e in particolare
in quale misura esso debba avere effetto retroattivo (DTF 119 V 180, 184; 110 V
296 consid. 3c).

 

                                         Infine,
dal punto di vista procedurale va detto che, a norma dell’art. 53 cpv. 3 LPGA,
l’assicuratore può riconsiderare una decisione o decisione su opposizione,
contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino all’invio del suo preavviso
all’autorità di ricorso.

 

                               2.7.   Per
costante giurisprudenza, se una decisione di revisione non soddisfa le
condizioni ex art. 41 vLAI (ora art. 17 LPGA), ma realizza quelle poste per una
riconsiderazione, il giudice può confermarla, mediante sostituzione dei motivi
e previo rispetto del diritto di essere sentito (DTF 125 V 368), con la seconda
motivazione (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 261 con riferimenti ivi citati; Müller, Die
materiellen Vorraussetzungen der Rentenrevisione in der Invalidenverischerung,
Friborgo 2003, pag. 98, nota 361 con riferimenti di giurisprudenza indicati).

                                         Il
giudice non può tuttavia modificare, mediante l’istituto della
riconsiderazione, la precedente decisione se quest’ultima è stata confermata
dalla (non corretta) decisione di revisione. Egli violerebbe altrimenti il
principio della riconsiderazione facoltativa, derivante dal potere
discrezionale dell’amministrazione, che il giudice non può imporle (RCC 1985
pag. 58 consid. 3 [ZAK 1986 pag. 58 consid. 3] citata da Meyer-Blaser, op. cit,
pag. 262 e da Müller, op. cit., pag. 99 nota 363).

                                         In
applicazione del succitato principio, nel caso in cui l’amministrazione ha soppresso
la rendita in via di revisione e non in via di riconsiderazione, il giudice non
può rinviare all’Ufficio AI la causa per l’espletamento di accertamenti riguardanti
i presupposti di una riconsiderazione (RCC 1986 pag. 623 [ZAK 1986 pag. 597]
citata da Meyer-Blaser, op. cit, pag. 262 e da Müller, op. cit., pag. 99 nota
365).

                                         Infine,
la riduzione o la soppressione di una rendita a seguito di una riconsiderazione,
eseguita tramite sostituzione dei motivi, della precedente decisione è permessa
solo se nel momento della riduzione o soppressione della rendita non sussiste
un’invalidità giustificante la precedente prestazione (Mayer-Blaser, op. cit.,
pag. 262 e Müller, op. cit., pag. 100 nota 366). 

 

                               2.8.   Ritornando
al caso in esame, nella risposta di causa l’Ufficio AI ha sostenuto l’esistenza
di un motivo di riconsiderazione senza tuttavia modificare la decisione
impugnata ai sensi dell’art. 53 cpv. 3 LPGA (cfr. consid. 2.6
in fine), ma ha chiesto la reiezione del ricorso con sostituzione dei motivi
giustificanti la soppressione della mezza rendita.

                                         

                                         Occorre
in primo luogo esaminare se la decisione 12 novembre 2003 è da considerata
errata ai sensi della giurisprudenza. 

 

                                         Secondo
l’Ufficio AI l’errore manifesto si riferisce alla errata valutazione operata
l’11 agosto 2003 dall’allora consulente __________ che aveva ritenuto non esigibile
da parte dell'assicurato lo svolgimento di attività adeguate. In particolare, il
consulente aveva rilevato:

 

" 
(…)

Dal punto di vista medico teorico l'attività precedente
non è esigibile in misura maggiore. Il medico ipotizza abilità superiore in
attività leggera e sedentaria.

 

Il colloquio odierno con l'assicurato ha consentito di sentire
il suo attaccamento al lavoro attuale che svolge con impegno e in modo autonomo
dosando il tempo e le forze secondo le disponibilità del momento. Non vuole
lasciare il suo posto per un lavoro diverso che non conosce, verosimilmente in
fabbrica, al fine di rispettare le indicazioni mediche, dove non saprebbe
soddisfare le esigenze aziendali (regolarità di presenza, di produzione,
confronto con l'operaio sano ed esercitato, ritmi e stress a lui ben noti e soggettivamente
intollerabili).

 

L'età e lo scarso grado d'istruzione controindicano il
provvedimento della riqualifica o il lavoro di concetto.

 

Per concludere, mi sono convinto che il signor RI 1
sfrutta la massimo la sua residua capacità di lavoro e di guadagno attraverso
l'attuale occupazione." (Doc. AI 11)

 

                                         L’amministrazione
rileva ora che all’assicurato non sono precluse diverse attività, così come
evidenziato nel rapporto 5 novembre 2007 della consulente __________:

 

" 
(…)

Da un punto di vista medico teorico, l'A.
risulta essere completamente abile al lavoro in un'attività adeguata e leggera.
Tenuto conto del suo percorso socio professionale, il signor RI 1 potrebbe ancora
essere inserito in un'attività leggera nell'ambito dei trasporti
(autista-fattorino). Inoltre, la valutazione delle prospettive di collocamento
sul mercato del lavoro libero, porta a ritenere esigibili mansioni non
qualificate o semi qualificate e leggere nel settore industriale (produzione o
controllo della qualità), della vendita (addetto all'incasso, venditore
all'interno di piccoli centri di vendita, rappresentante nella promozione di
prodotti in generale o un'attività legata alla vendita-consulenza), oppure
della logistica (con l'ausilio di muletti e carrelli elevatori)." (Doc. AI
37)

 

                                         Di
conseguenza, ritenendo l’assicurato pienamente abile in attività adeguate, mediante
il raffronto dei redditi, la consulente non ha riscontrato un’incapacità al
guadagno. 

                                         Va
ricordato che, in un’analoga fattispecie, nella STCA 13 settembre 2007 nella
causa F. (inc. 32.2006.206), cresciuta in giudicato, questo Tribunale non aveva
riconosciuto l’esistenza di un errore manifesto in presenza di divergenti valutazioni
economiche operate da due differenti consulenti integrazione professionale. In
quel caso, come nel presente, gli stessi due consulenti implicati avevano reso
un diverso parere in merito all’esigibilità di un assicurato nello svolgimento
di attività adeguate. 

                                         

                                         Inoltre,
le sentenze citate dall’Ufficio AI nella risposta di causa (STFA 27 marzo 2006,
I 302/04 e STCA 13 luglio 2006, I 406/06) e riportate al consid. 2.6, non permettono
di discostarsi da quanto detto sopra. Infatti, in entrambi i casi esaminati il
TFA aveva riconosciuto un errore manifesto poiché l’Ufficio AI non aveva
proceduto all’esame dell’esigibilità di un assicurato nell’espletamento in altre
professioni confacenti il suo stato di salute, esame che in casu è stato eseguito
anche se la valutazione 11 agosto 2003 del consulente __________ può essere
ritenuta discutibile.

 

                               2.9.   In
conclusione, visto quanto sopra, una soppressione della rendita (sia in via di
revisione ex art. 17 LPGA che di riconsiderazione ex art. 53 LPGA) non appare
giustificata, motivo per cui, annullata la decisione 11 gennaio 2008, l’insorgente
ha diritto al ripristino della mezza rendita dal 1° marzo 2008. Ne consegue dunque
l’accoglimento del ricorso.

 

                                         Sarà inoltre compito dell’Ufficio AI, al quale gli atti vanno trasmessi,
accertare i presupposti per una revisione della rendita ai sensi del consid.
2.4..

 

                             2.10.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.                                   

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto.

                                         §
   La decisione 11 gennaio 2008 è annullata.

                                         §§ RI 1 ha diritto ad una
mezza rendita anche dopo il 1° marzo 2008.

                                         

                                   2.   Gli
atti sono trasmessi all’Ufficio AI conformemente al consid. 2.4.

 

                                   3.   Le
spese per fr. 200 sono poste a carico dell’Ufficio AI. Lo stesso ufficio
verserà al ricorrente fr. 1'500 (IVA inclusa) di ripetibili.  

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti