# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 579c2384-2b5a-52ff-b219-7ec8d2a74ab5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-21
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 21.09.2017 14.2017.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2017-51_2017-09-21.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2017.51

  	
  Lugano

  21 settembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nella causa SO.2016.6057 (rigetto
provvisorio dell’opposizione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5,
promossa con istanza 14 dicembre 2016 da

 

	
   

  	
  RE 1 I- (CO)

  (patrocinato da PA 1,)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 27 marzo 2017 presentato da RE 1 contro la
decisione emessa il 16 marzo 2017 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con precetto
esecutivo n. __________ emesso il 26 ottobre 2016 dall’Ufficio di esecuzione di Lugano, RE 1 ha escusso l’CO 1 per l’incasso di fr. 20'189.–
oltre agli interessi del 5% dall’11 ottobre 2016, indicando quale titolo di
credito “i salari e assegni
famigliari non corrisposti per i mesi di giugno, luglio, agosto e settembre
2016”.

 

                                  B.   Avendo
l’CO 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 14
dicembre 2016 RE 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 5, limitatamente a fr. 13'321.46 (ossia fr. 11'626.–
quale salario netto per i mesi da giugno a settembre del 2016 e fr. 1'695.46
quale tredicesima “pro-rata”). Nel termine impartito, con osservazioni scritte del 12 gennaio 2017 la parte convenuta si è opposta all’istanza,
facendo in particolare valere di avere versato al lavoratore pendente causa fr. 6'565.40
a saldo del proprio debito,
e ha chiesto lo stralcio del precetto esecutivo. Nel­la sua replica spontanea
del 2 febbraio 2017, l’istante ha ridotto la sua domanda a fr. 1'805.05,
oltre agli interessi del 5% dall’11 ottobre 2016 e alle spese esecutive di fr. 140.30,
mentre la convenuta ha confermato le proprie conclusioni con duplica spontanea
del 13 febbraio 2017.

 

                                  C.   Statuendo con decisione del 16 marzo 2017, il Pretore ha respinto l’istanza
nella misura in cui non era divenuta senza oggetto, ponendo le spese
processuali di fr. 250.– a carico delle parti in ragione di metà ciascuno
e rinunciando ad attribuire ripetibili.

 

                                  D.   Contro la sentenza appena citata RE 1 è
insorto a questa Camera con un reclamo del 27 marzo 2017 onde ottenerne l’annullamento e l’accoglimento dell’istanza
limitatamente a fr. 1'805.05, oltre agli interessi del 5% dall’11 ottobre
2016 e alle spese esecutive di fr. 140.30. Nelle sue osservazioni del 2 maggio
2017, l’CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo e lo
stralcio del precetto esecutivo.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 27 marzo 2017 contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE
1 il 17 marzo, in concreto il reclamo è tempestivo.

 

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).
Sono così irricevibili sia l’estratto del sito della Commissione paritetica
cantonale Imprese di pulizia e Facility Services accluso al reclamo (doc. M) –
ma non è comunque di rilievo (sotto consid. 5.2) – sia la fattura allegata alle
osservazioni al reclamo (doc. 23), ma in realtà era già stata prodotta in prima
sede (quale quarto foglio del doc. 19).

 

                                   2.   In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento
di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il
cui scopo non è di accertare l’esisten­­za del credito posto in esecuzione
bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza
probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi
conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto
provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata
quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato,
quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al
giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, preso atto che l’istante non aveva prodotto la convenzione
collettiva cui fa riferimento il contratto individuale di lavoro prodotto quale
titolo di rigetto il Pretore ha considerato che, in virtù dell’art. 324a
cpv. 2 CO, l’escussa non era tenuta a pagargli più del salario per le tre prime
settimane del periodo di malattia (iniziato il 1° giugno 2016), oltre alla tredicesima
mensilità pro rata temporis. Il versamento di fr. 6'565.40 effettuato dalla datrice di lavoro
in pendenza di procedura superando ampiamente tale debito, il primo giudice ha
respinto l’i­­stanza e ha suddiviso a metà le spese processuali a carico delle
parti, equiparando il pagamento dei fr. 6'565.40 a un’acquiescen­­za
parziale.

 

                                   4.   Nel
reclamo RE 1 fa anzitutto carico al Pretore di non avere accertato d’ufficio il
contenuto del contratto collettivo di lavoro per il settore delle imprese di
pulizia e facility services, liberamente accessibile sul sito internet della
competente Commissione paritetica, sostenendo che si tratta di una fonte di
diritto privato con effetto normativo, che il giudice deve applicare d’uffi­­cio
a norma dell’art. 57 CPC. Ora, rileva il reclamante, il contratto collettivo di
lavoro in questione conferisce ai dipendenti con un grado di occupazione di
almeno 12.5 ore settimanali il diritto per ogni caso di malattia all’80% dell’ultimo
salario per la durata di 720 giorni. Del resto la stessa datrice di lavoro ne
ha tenuto conto nel conteggio prodotto con le sue osservazioni per giustificare
il pagamento a saldo di fr. 6'565.40.

 

                                         Sennonché,
secondo il reclamante, così facendo la datrice di lavoro ha trattenuto senza
titolo fr. 515.90, dal momento che le indennità versate dall’assicurazione
LAINF durante la sua malattia sono ammontate complessivamente in fr. 7'081.30.
D’altronde, il conteggio contempla una deduzione di fr. 1'125.85 per indennità
di vacanze godute in eccesso (pari a 9.65 giorni), che a parere dell’istante
non è giustificata, giacché secondo il proprio conteggio egli avrebbe in realtà
ancora diritto a 1.75 giorno di vacanza. Tolte le deduzioni di fr. 515.90 e 1'125.85, la quota di tredicesima
ad esse connessa (fr. 94.30) e un’ulteriore detrazione ingiustificata di fr. 69.– per il pagamento di una fattura del 10 dicembre 2015 emessa dalla Direzione
dell’Ufficio della migrazione, il reclamante contesta che il pagamento di fr. 6'565.40
abbia estinto il suo credito, che sussiste a suo dire per fr. 1'805.05 oltre
agli interessi e alle spese esecutive.

 

                                   5.   Un
riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF può essere dedotto
anche da un insieme di documenti, non necessariamente tutti firmati, a condizione
però che il documento in cui l’escusso si riconosce debitore dell’escutente sia
firmato e si riferisca o rinvii chiaramente e direttamente a documenti che menzionano
l’importo del debito o che permettano di quantificarlo. Tale ammontare dev’essere
determinato o agevolmente determi­nabile nei documenti ai quali rinvia il
documento firmato già al momento della sua sottoscrizione (DTF 139 III 302
consid. 2.3.1; Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 15 e 26 ad
art. 82 LEF). Anche il verificarsi di una condizione sospensiva cui è subordinato
il debito riconosciuto può essere comprovato dal creditore con la produzione di
altri documenti (sentenza del Tribunale federale 5A_303/2013 del 24 settembre
2013 consid. 4.1 e 4.2; Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. I, 1999, n. 40 ad art. 82 LEF), non necessariamente
firmati dal debitore (Staehelin,
op. cit., n. 36 ad art. 82 con rinvii, secondo il quale tale prova può essere
fornita con ogni mezzo consentito nella procedura sommaria). Se l’escusso non
contesta i fatti da cui dipende la determinazione dell’importo del debito
riconosciuto o la realizzazione della condizione cui il riconoscimento di
debito è subordinato, essi possono considerarsi provati (art. 150 cpv. 1 CPC a
contrario), salvo che sussistano notevoli dubbi sulla loro esistenza (art. 153
cpv. 2 CPC) (a titolo esemplificativo, v. sentenze della Camera 14.2016.143 del
3 novembre 2016 consid. 2 e 3, 14.2016.152
del 2 dicembre 2016 consid. 4.2, 14.2016.152 del 4 settembre 2017
consid. 5.4/b e 14.2017.55 del 4 settembre 2017 consid. 4.2).

 

                                5.1   Il
contratto di lavoro sottoscritto dal datore di lavoro vale in linea di massima
quale riconoscimento di debito nell’esecuzione volta alla riscossione del
salario pattuito, dedotti gli oneri sociali, sempre che il datore di lavoro non
sostenga in modo convincente che il lavoratore non ha fornito la sua
prestazione lavorativa nel periodo per cui chiede il salario (sentenza del
Tribunale federale 5A_513/2010 del 19 ottobre 2010, consid. 3.2 con rinvii; Staehe­lin, op. cit., n. 126 ad art.
82).

 

                                5.2   Nel
caso in esame, il contratto di lavoro del 17 novembre 2015 prodotto dall’istante
(doc. B), poiché sottoscritto dalla datrice di lavoro, costituisce in sé un
titolo di rigetto provvisorio dell’opposi­­zione
per gli ultimi quattro stipendi mensili da lui fatti valere. Non è per
vero contestato ch’egli non ha lavorato dal 1° giugno al 30 settembre 2016,
data in cui il contratto è stato
regolarmente disdetto, ma le parti convengono anche ch’egli è stato
assente per malattia dal 1° giugno al 21 settembre 2016 e che secondo il
contratto collettivo di lavoro la datrice di lavoro era tenuta a rifondergli
durante quel periodo l’80% del salario convenuto (v. os­servazioni all’istanza,
act. II ad 10). Non contestate, tali circostan­ze sono da ritenere accertate
(art. 150 cpv. 1 CPC a contrario e sopra consid. 5). Si può quindi
lasciare aperta la questione di sapere se i contratti collettivi di lavoro di
cui è stata dichiarata l’obbligatorietà generale sul piano cantonale sono
parificabili al diritto materiale, che il
giudice del rigetto dovrebbe applicare d’uf­­ficio (art. 57 CPC; in tal
senso per i contratti collettivi nazionali
di lavoro: DTF 136 III 285 consid. 2.3.2, in cui il Tribunale federale ha
consultato d’ufficio una norma di un simile contratto pubblicato in internet;
sentenza 4A_40/2008 del 19 agosto 2008 consid. 3.1, che qualifica come “diritto
privato federale” un contratto collettivo nazionale cui è stato conferito
carattere obbligatorio ge­nerale).

 

                                   6.   A
ben vedere, la controversia verte sul calcolo del saldo dovuto al lavoratore a
fine contratto, che la datrice di lavoro quantifica in fr. 6'565.40
e ritiene di conseguenza estinto con il pagamento di pari importo versato all’escutente
il 16 gennaio 2017 (doc. 20), mentre quest’ultimo considera che manchino all’appello
ancora fr. 1'805.05.

 

                                6.1   A norma dell’art. 82 cpv. 2 LEF, all’escusso incombe l’onere di rendere
verosimili le eccezioni liberatorie che deduce in giudizio (DTF 132 III 142
consid. 4.1.1 con rinvii). Esse non solo devono essere esposte in modo
convincente ma devono anche essere sostanziate in modo perlomeno verosimile nel
senso che a conforto delle
allegazioni devono esserci riscontri oggettivi (Staehe­lin,
op. cit., n. 87 seg. ad art. 82).

 

                                6.2   Nel
caso specifico, il pagamento di fr. 6'565.40 è
pacifico. L’uni­­ca questione è determinare se l’escussa ha reso verosimile di
avere così estinto integralmente il debito posto in esecuzione, ciò che il
reclamante contesta, limitatamente però a solo tre determinate posizioni del
conteggio della datrice di lavoro: unicamente quelle devono essere esaminate in
questa sede.

 

                                6.3   In
merito alla pretesa trattenuta senza titolo di fr. 515.90, in prima sede
la convenuta ha esposto nella duplica che tale importo è dovuto alle differenze
tra quanto versato al dipendente e quanto è poi stato effettivamente accertato
essergli dovuto per i mesi da gennaio a maggio del 2016, come risulta dal noto
conteggio (doc. 19, ultime due colonne). Nelle osservazioni al reclamo essa ha
pure precisato che tali differenze sono dovute a errori nel calcolo di alcune
trattenute (AVS, premi dell’assicurazione malattia e imposte alla fonte) e a modifiche del
salario di marzo e aprile 2016 in seguito ad assenze del lavoratore per
malattia. L’istante non si è affatto determinato su tali
spiegazioni nel reclamo né ha criticato il conteggio sulle differenze in
questione. Possono quindi essere ritenute verosimili, sicché la censura cade
nel vuoto.

 

                                6.4   Quanto
alla deduzione di fr. 1'125.85 per indennità di vacanze godute in eccesso
(pari a 9.65 giorni), nelle osservazioni al reclamo la datrice di lavoro
ribadisce che durante i nove mesi in cui è stato alle sue dipendenze egli è
stato assente cinque mesi per incapacità lavorativa dovuta a malattia, 30
giorni dal 21 marzo al 19 aprile 2016 (doc. 21 e 22) e altri quattro mesi tra
giugno e settembre dello stesso anno. A parere del reclamante, per contro, i
giorni di vacanze da dedurre durante il periodo di malattia devono essere
calcolati su tre (e non cinque) mesi e gli ultimi 9 giorni del contratto a fine
settembre dopo la cessazione dell’inca­­pacità lavorativa possono, secondo la
giurisprudenza, essere dedotti dal diritto alle vacanze nella misura di un
quarto solo, sicché egli non ha in realtà usufruito di 9.65 giorni di ferie
supplementari come indicato nel conteggio, bensì avrebbe ancora diritto a 1.75
giorno in più.

 

                                  a)   Ora,
stante l’art. 329b cpv. 1 CO, se nel corso di un anno di lavoro il
lavoratore è impedito per propria colpa di lavorare complessivamente per più di
un mese, il datore di lavoro può ridurgli la durata delle vacanze di un
dodicesimo per ogni mese completo di assenza dal lavoro; se invece l’impedimento
non dura complessivamente più d’un mese nel corso d’un anno di lavoro ed è
causato da motivi inerenti alla persona del lavoratore, come malattia, infortunio, adempimento d’un
obbligo legale, esercizio d’una funzione pubblica o
congedo giovanile, senza che vi sia colpa da parte sua, il datore di lavoro non
ha diritto di ridurre la durata delle vacanze (art. 329b cpv. 2 CO).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza e la dottrina dominante, nella seconda ipotesi (impedimento
non colpevole) la riduzione di un dodicesimo interviene solo dopo un’assenza di
almeno due mesi, sommandosi il termine di attesa di un mese del cpv. 1 con il termine di grazia del cpv. 2 (sentenza
del Tribunale federale del 10
settembre 1998 pubblicata in: JAR 1999, pag. 169 consid. 3/b/aa; Portmann/Rudolph
in: Basler Kommentar, Obligationenrecht I, 6a ed. 2015, n. 1 ad art.
329b CO; Wyler/Heinzer,
Droit du travail, 3a ed. 2014, pag. 395 ad II/6/5.4/b; Aubert in:
Commentaire romand, Code des obligations I, 2a ed. 2012, n. 4 ad
art. 329b CO; Rehbinder/Stöckli
in: Berner Kommentar VI/2/2/1, 2010, n. 2 ad art. 329b CO). Per “mese
completo” s’intende quattro settimane, con riferimento all’art. 329a
cpv. 1 CO, compresi i sabati e le domeniche (Rehbinder/Stöckli,
op. cit., n. 3 ad art. 329b), ossia 28 giorni (7 x 4). Qualora il
periodo di riferimento sia inferiore all’anno di servizio, occorre dedurre da
quel periodo l’intero periodo di assenza (non ridotto pro rate temporis) espresso in mesi completi, meno l’eventuale termine di
grazia, e poi calcolare il diritto alle vacanze pro rate temporis (sentenza del Tribunale federale già citata, JAR 1999, pag. 170 consid. 3/b/aa; Portmann/Ru­dolph, op. cit., n. 2 ad art. 329b;
Wyler/Heinzer, op. cit., pagg. 397 seg. ad II/6/5.4; Aubert, op. cit., n. 6 ad art. 329b; Rehbin­der/Stöckli, op. cit., n. 5,
terzo paragrafo, ad art. 329b).

 

                                  b)   Nel
caso specifico, non è contestato che il diritto alle vacanze era di quattro settimane
(doc. B, 2a pag. ad 5) e che le assenze del lavoratore, non causate
da sua colpa bensì da malattia, hanno totalizzato più di 5 mesi (30 giorni tra
il 21 marzo e il 19 aprile 2016 e 116 giorni tra il
6 giugno (doc. 3) al 30 settembre 2016, ovvero 146 giorni, pari a 5.21 mesi a
28 giorni/mese). Dedotti quei cinque mesi d’assenza meno un mese di grazia
(art. 329b cpv. 2 CO), il periodo di servizio, di dieci mesi (dal 16
novembre 2015 [doc. B] al 30 settembre 2016 [doc. C]),
andava ridotto a sei mesi (10 ./. [5 ./. 1]) sicché il diritto alle vacanze era
di due settimane (6 : 12 x 4). Dato che il reclamante ha
usufruito di una sola settimana di vacanza dal 4 all’8 gennaio 2016 (doc. 19 e
reclamo a pag. 6) – essendo il 1° gennaio festivo (e pertanto non computabile: Wyler/ Heinzer, op. cit., pagg. 388 ad II/6/5.2; Rehbinder/ Stöckli, op. cit., n. 2 ad art. 329a) e il 2, 3, 9 e 10 cadendo di sabato o di domenica – la datrice di
lavoro non poteva dedurre nulla dal suo salario, anzi egli aveva ancora diritto
a un’altra settimana di vacanze.

 

                                  c)   Per
quel che concerne l’ultimo periodo dal 22 al 30 settembre 2016, RE 1 non si è
più presentato sul lavoro e ha atteso la sera del terzo giorno dopo la fine
dell’incapacità lavorativa (lunedì 26) per chiedere alla datrice di lavoro, via
email spedita alle ore 18:25 (doc. 16), l’organizzazione di una “visita medica legale presso SUVA per idoneità
alla ripresa del lavoro”, precisando che visti i
riscontri positivi della cura “potre[bbe]
ritornare al lavoro ed essere reintegrato nell’organico della ditta CO 1”. Solo nella sua raccomandata del 28 settembre (doc. 17) egli ha
chiaramente dichiarato la sua disponibilità a rientrare al 100% sul posto di lavoro,
senza però apparentemente dare concretamente seguito al suo proposito. D’altronde,
contrariamente a quanto afferma, non appare verosimile alla luce delle
allegazioni e della documentazione di prima istanza (sulle quali la Camera deve
fondare il proprio giudizio, v. sopra consid. 1.2), che la datrice di lavoro l’abbia
liberato dall’obbligo di
fornire la prestazione lavorativa durante gli ultimi giorni di settembre, di
modo che la giurisprudenza e la dottrina da lui citate sulla limitazione del
computo delle vacanze a un quarto del periodo di liberazione non è di rilievo
in concreto. Dato ch’egli non risulta avere lavorato dal
22 al 30 settembre 2016, la datrice di lavoro poteva legittimamente rifiutare
di pagare il salario di quei sette giorni lavorativi (art. 82 e, a contrario, 324a CO; sopra
consid. 5.1; Portmann/Ru­dolph,
op. cit., n. 5 ad art. 324a; Wyler/Heinzer,
op. cit., pag. 200 ad II/5/5.1 e pag. 207 ad II/5/5.4; Aubert, op. cit., n. 32-33 ad art. 324a) e quindi compensarli con i rimanenti
cinque giorni di vacanza. Tutto sommato, la deduzione di salario da essa
operata dev’essere ridotta da 9.65 giorni a 2 giorni lavorativi, vale a dire da
fr. 1'125.83 a fr. 233.33 (2/9.65), e la tredicesima aumentata da fr. 1'211.90 a fr. 1'286.27
(cfr. doc. 19 foglio 2). Il reclamo risulta così fondato limitatamente
alla differenza pari a fr. 966.87 (ovvero fr. 1'125.83 ./. 233.33 + 1'286.27
./. 1'211.90).

 

                                6.5   Il
reclamante ritiene infine ingiustificata la detrazione di fr. 69.– effettuata
dalla datrice di lavoro in relazione con una fattura emessa il 10 dicembre 2015
dalla Direzione dell’Ufficio della migrazione. A suo parere sarebbe “evidente che la convenuta [gli] abbia
addebitato tale somma – dopo più di un anno – senza alcun titolo per pura
volontà persecutoria”. Orbene, la fattura riguarda
verosimilmente l’autorizzazione al cambiamento del posto di lavoro del
reclamante, visto che la stessa menziona il suo nome e la causale “cambiamento di posto”, ed è stata emessa dall’Ufficio della migrazione (doc. 19, 4° foglio).
La convenuta non spiega, tuttavia, in base a quale norma o convenzione essa
potrebbe pretendere dal reclamante il rimborso o la compensazione di una fattura
emessa a nome della società. La bontà della deduzione di tale costo non è
quindi verosimile e non può essere ammessa come eccezione dell’art. 82 cpv. 2
LEF. In definitiva, il reclamo va accolto limitatamente a fr. 1'035.85 (fr. 966.87
+ 69.–) – anziché fr. 1'805.05 – oltre agli interessi
del 5% dall’11 ottobre 2016 (data della messa in mora, doc. E). Sulle spese esecutive, invece, decide l’ufficio d’esecuzione
con competenza esclusiva (cfr. art. 68 LEF; DTF 85 III 128; sentenze della
CEF 14.2002.77 del 27 gen­naio 2003 consid. 3.5 e 15.2012.16 del 28 febbraio
2012).

 

                                   7.   In
entrambe le sedi la tassa, stabilita in applicazione degli
art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le ripetibili,
determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (RL 3.1.1.7.1) per il rinvio
dell’art. 96 CPC sulla base
di un valore litigioso di fr. 13'321.46 in prima sede e di fr. 1'805.05
in seconda, seguono la soccombenza parziale
reciproca (art. 106 cpv. 2 CPC), pari a 2/5 per quanto riguarda il
reclamante in prima ([fr. 6'565.40 + 1'035.85] / fr. 13'321.46) come
in seconda sede (fr. 1'035.85 / 1'805.05).

 

                                   8.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 1'805.05, non raggiunge la
soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è parzialmente accolto e di
conseguenza i dispositivi n. 1 e 2 della decisione impugnata sono così
riformati:

                                         1.   Nella misura in cui non è divenuta senza oggetto, l’istanza è parzialmente
accolta e di conseguenza l’opposizione al precetto esecutivo n. __________ dell’Ufficio
esecuzione di Lugano è rigettata in via provvisoria limitatamente a fr. 1'035.85
oltre agli interessi del 5% dall’11 ottobre 2016.

                                         2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 250.– sono poste a carico dell’istante
per 2/5 e a carico della convenuta per i rimanenti 3/5. Essa gli rifonderà fr. 250.–
per ripetibili ridotte.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 260.– relative al presente giudizio,
già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico per
2/5 e a carico della controparte per i rimanenti 3/5. Essa gli rifonderà fr. 50.–
per ripetibili ridotte.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).