# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5b7d230f-a59a-5861-8ad7-8fb617e9078c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-12-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.12.2023 D-6559/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6559-2023_2023-12-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6559/2023 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  5  d i c e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Sebastian Kempe;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 1. A._______, nata il (…), con i figli 

2. B._______, nato il (…), 

3. C._______, nata l’(…), 

Mongolia,   

tutti rappresentati da Rosa Maisto,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 15 novembre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-6559/2023 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il (…) agosto 2023, A._______, e per suo tramite anche i suoi due figli 

minorenni, hanno presentato una domanda d’asilo in  

Svizzera. 

A.b Il (…) settembre 2023, con l’interessata 1, si è tenuto il colloquio per-

sonale fondato sull’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i mec-

canismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di 

una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati 

membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gaz-

zetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di se-

guito: RD III). Nel predetto contesto, ella è stata in particolare questionata 

circa eventuali ostacoli che si opporrebbero alla competenza della  

Repubblica Ceca nella trattazione della loro domanda d’asilo, nonché ri-

guardo ai suoi problemi di salute ed a quelli dei figli minorenni. 

Agli atti, gli interessati, hanno presentato il permesso di condurre della ri-

chiedente 1; copia di una conferma della polizia della Repubblica Ceca (di 

D._______) dell’(…) della denuncia da parte della richiedente 1 in merito 

ad un tentativo di autolesionismo successo l’(…) da parte dell’asserito ma-

rito E._______, nonché due ulteriori documenti cechi che proverebbero il 

soggiorno di quest’ultimo presso la stazione ospedaliera anti-alcol e anti-

dipendenze sempre nel (…). 

A.c L’autorità inferiore, il 7 settembre 2023, ha inviato una richiesta d’infor-

mazioni ex art. 34 RD III alle autorità competenti ceche, riguardo al quesito 

a sapere se i richiedenti fossero conosciuti in Repubblica Ceca e a che 

titolo. Le autorità di quest’ultimo Paese, hanno risposto in data 26 settem-

bre 2023, riferendo come la richiedente 1 abbia nel medesimo un per-

messo di soggiorno valido fino al (…), mentre che i suoi due figli minorenni 

e qui richiedenti 2 e 3, abbiano un visto valido scadente il (…). 

A.d Sulla scorta di tali informazioni, l’autorità preposta elvetica, ha quindi 

inviato alla sua omologa ceca, in data 4 ottobre 2023, una domanda di 

presa in carico dei richiedenti, fondata sull’art. 12 par. 1 RD III per la richie-

dente 1, e invece sull’art. 12 par. 2 RD III per i figli. 

A.e Tramite lo scritto del 19 ottobre 2023, la rappresentante legale degli 

interessati ha presentato delle osservazioni. 

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Pagina 3 

A.f Il 10 novembre 2023, la Repubblica Ceca ha accettato la presa in ca-

rico dei richiedenti, basandosi sull’art. 12 par. 1 RD III. 

A.g Agli atti è presente della documentazione medica, circa lo stato di sa-

lute dell’interessata 1, della quale si dirà, per quanto necessario, nei con-

siderandi. 

B.  

Con decisione del 15 novembre 2023, notificata il 20 novembre 2023 (cfr. 

[atto della SEM] n. [(…)]-37/1), l’autorità inferiore non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo degli interessati ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

della legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31), ha pronunciato il loro trasferimento 

dalla Svizzera verso la Repubblica Ceca, nonché l’esecuzione dello stesso 

provvedimento, osservando altresì come un eventuale ricorso contro la de-

cisione non ha effetto sospensivo. 

C.  

Il 27 novembre 2023 (cfr. risultanze processuali), gli interessati sono insorti 

con ricorso dinnanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-

bunale) contro la precitata decisione dell’autorità inferiore, chiedendo, in 

limine, la sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato in via 

supercautelare e la concessione dell’effetto sospensivo al ricorso. Nel me-

rito, hanno postulato l’annullamento della decisione avversata, l’accerta-

mento della competenza della Svizzera nella trattazione del caso e conse-

guente esame nazionale della loro domanda d’asilo. In subordine, hanno 

concluso al rinvio degli atti alla SEM per completamento istruttorio e nuova 

valutazione. Contestualmente, hanno formulato istanza di concessione 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del relativo anticipo.  

Al ricorso hanno allegato quali nuovi documenti e in copia: tre liste riguar-

danti le domande di protezione internazionale ed il loro esito secondo la 

nazionalità e l’anno (cfr. allegato 3 al ricorso); nonché uno scritto della “(…)” 

del 20 novembre 2023 (cfr. allegato 4 al ricorso). 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

 

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Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudico unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi). Inoltre, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scam-

bio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1 I ricorrenti, nel loro gravame, sollevano diverse censure formali contro 

la decisione impugnata, allegando una violazione da parte della SEM del 

principio inquisitorio ed uno stabilimento inesatto ed incompleto dei fatti 

giuridicamente rilevanti per quanto attiene ai rischi effettivi che essi corre-

rebbero nel caso di un trasferimento verso la Repubblica Ceca, nonché 

circa il loro stato di salute. Avendo inoltre l’autorità inferiore trascurato di 

valutare elementi significativi della domanda d’asilo degli insorgenti, essa 

avrebbe violato anche il suo obbligo di motivare sufficientemente la deci-

sione. Tali censure formali sono da esaminare preliminarmente, in quanto 

sono suscettibili di condurre all’annullamento della decisione avversata 

(cfr. DTF 144 I 11consid. 5.3 e giurisprudenza ivi citata; DTF 142 II 218 

consid. 2.8.1; DTAF 2019 VII/6 consid. 4.1). 

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4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

4.3 L’obbligo di motivazione, è corollario fondamentale del diritto di essere 

sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 Cost. (RS 101). Detta prerogativa è 

finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le persone interessate, di 

comprendere la decisione, eventualmente di impugnarla, in modo da ren-

dere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conveniente-

mente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 con-

sid. 2.2). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo 

esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occu-

parsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 con-

sid. 3.3). Per adempire a queste esigenze è necessario che essa menzioni, 

almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo 

da consentire agli interessati di apprezzarne la portata (cfr. DTF 136 I 229 

consid. 5.2, 136 V 351 consid. 4.2, 129 I 232 consid. 3.2; sentenza del Tri-

bunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2; 

DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2). 

4.4  

4.4.1 In primo luogo, si evince dalle circostanze di specie che l’autorità in-

feriore, nella sua decisione, doveva esaminare unicamente se la  

Repubblica Ceca fosse lo Stato membro competente ai sensi del RD III per 

condurre la procedura d’asilo e d’allontanamento dei richiedenti. Dalla let-

tura della decisione impugnata, al contrario di quanto censurato nel gra-

vame dai ricorrenti (cfr. p.to 22 segg., pag. 6 segg.), si desume che l’auto-

rità inferiore ha intrapreso adeguatamente tale esame, procedendo ad 

un’analisi sufficiente di tutte le questioni determinanti della causa, ivi com-

preso prendendo posizione circa il sistema d’accoglienza e d’asilo ceco, in 

merito alle violenze coniugali allegate dall’insorgente 1 durante il colloquio  

Dublino ed in relazione al loro stato di salute. In secondo luogo, con riferi-

mento a quest’ultimo, si rimarca che, dagli atti all’incarto si evince che la 

ricorrente 1 ha dichiarato nel corso del colloquio Dublino di non stare bene 

psicologicamente e che avrebbe necessità di un appoggio psicologico 

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dopo gli episodi di violenza subita, nonché si sentirebbe molto sola (cfr. 

n. 21/3). Questionata nel medesimo contesto riguardo alla salute dei figli 

minorenni, ella ha riferito che il ricorrente 2, starebbe bene fisicamente, 

avrebbe vissuto molto stress, ma che da quando è qui starebbe meglio; 

mentre che la ricorrente 3 starebbe bene, a parte si tapperebbe le orecchie 

quando parla con gli altri, in risposta al trauma vissuto (cfr. n. 21/3). Dalla 

successiva documentazione medica si osserva per la ricorrente 1 un con-

sulto presso il medico generico, che ha posto inizialmente una diagnosi 

d’instabilità emotiva con insonnia e carenza d’appetito, nonché sottopeso, 

e l’impostazione di una terapia a base di Escitolopram 10 mg e Redormin 

(cfr. n. 26/3). In seguito, ella è stata visitata nuovamente dal medesimo me-

dico, che ha mutato la diagnosi in: insonnia, con la prescrizione degli stessi 

farmaci succitati (cfr. n. 28/2). In seguito alla volontà della ricorrente 1 di 

non assumere più medicinali, questi ultimi sono stati tolti dal medico (cfr. 

n. 33/2). Ulteriori atti medici all’incarto non ve ne sono. In particolare, non 

si evince dai medesimi che la ricorrente 1 abbia chiesto che i figli venissero 

visitati, come da lei allegato nel ricorso (cfr. p.to 8, pag. 3), né che questo 

sia stato ritenuto necessario da parte del medico che ha avuto a consulto 

l’insorgente 1 o da parte dell’infermeria del Centro federale d’asilo dove 

essi alloggiano. Si rammenta, in questo contesto, come sia infatti quest’ul-

tima ed i medici del (…) che hanno le conoscenze e sono preposti a stabi-

lire se delle visite mediche risultano necessarie, anche ed in particolare per 

colloqui specialistici. Nei confronti della ricorrente 1 non v’è stata alcuna 

predisposizione da parte del medico generico di un consulto di tipo psichia-

trico. Alla luce di tali circostanze, non era quindi competenza della SEM di 

appurare ulteriormente lo stato di salute degli insorgenti, essendo il mede-

simo sufficientemente chiaro e completo dagli atti di causa, ed avendo l’au-

torità inferiore debitamente tenuto conto dello stesso nella decisione avver-

sata, apprezzandone le conseguenze (cfr. p.to II, pag. 4). Il fatto poi che la 

ricorrente sia stata vittima di un matrimonio forzato, risulta essere circo-

stanza allegata soltanto in fase ricorsuale (cfr. p.to 33 seg., pag. 7 seg.), e 

non si vede quindi come l’autorità inferiore avrebbe potuto e dovuto tenerne 

conto già nella sua decisione. Da ultimo, non s’intravvede come l’interesse 

superiore dei ricorrenti minorenni non sia stato adeguatamente preso in 

considerazione da parte della SEM (cfr. ricorso, p.to 34, pag. 8), avendo 

questionato la madre dei medesimi anche riguardo ai loro eventuali osta-

coli che si opporrebbero ad un trasferimento in Repubblica Ceca nell’am-

bito del colloquio Dublino (cfr. n. 21/3). Avendo quest’ultima presentato gli 

stessi in tale contesto, e non allegando gli insorgenti, neppure con il ricorso, 

ulteriori elementi determinanti ai fini della valutazione di una non entrata 

nel merito nell’ambito di una procedura Dublino, che sarebbero ostativi ad 

un rinvio degli insorgenti 2 e 3, non si vede quali ulteriori indagini in tal 

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senso avrebbe dovuto compiere la SEM. Per il resto, il fatto che i ricorrenti 

non siano d’accordo in realtà con l’apprezzamento svolto dall’autorità infe-

riore, apportando anche dei nuovi elementi soltanto a livello ricorsuale, ri-

guardano in realtà il merito della questione e non aspetti formali, e verranno 

quindi trattati più avanti. 

4.4.2 Da quanto sopra, ne discende che il Tribunale è dunque d’avviso che 

la SEM abbia correttamente istruito la causa, senza commettere alcuna 

negligenza procedurale, né riferibile ad un accertamento inesatto e incom-

pleto dei fatti giuridicamente rilevanti, né ad una motivazione carente della 

decisione avversata. Le censure formali, sollevate dagli insorgenti nel 

senso sopra ritenuto, risultano malfondate e sono pertanto respinte. 

5.  

5.1 La SEM, nel contesto della procedura Dublino, non entra nel merito ai 

sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, dopo aver passato in rasse-

gna gli art. 7–15 RD III, conclude che un altro Stato è competente per l’ese-

cuzione della procedura d’asilo e allontanamento. 

5.2 Nella presente disamina, dagli atti risulta che l’insorgente 1 disponesse 

di un permesso di soggiorno in Repubblica Ceca valido fino al (…), mentre 

che i suoi due figli minorenni, avessero un visto valido sino al (…) (cfr. 

n. 27/1). Tali elementi sono stati confermati per lo più anche dalla ricorrente 

1 nel corso del suo colloquio Dublino (cfr. n. 21/3). Su tali presupposti, il 

4 ottobre 2023, l’autorità inferiore ha presentato all’autorità competente 

ceca, una richiesta di presa in carico fondata sull’art. 12 par. 1 RD III per 

l’interessata 1 rispettivamente sull’art. 12 par. 2 RD III per i di lei figli. Le 

autorità ceche, hanno esplicitamente accettato, il 10 novembre 2023, il tra-

sferimento degli insorgenti in questione, basandosi sull’art. 12 par. 1 RD III 

(cfr. n. 34/2). 

5.3 Di conseguenza, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha ritenuto la 

competenza della Repubblica Ceca di principio data. 

6.  

6.1 Nemmeno l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III si giustifica nel 

caso di specie. 

6.2 Invero, non esistono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti l’asilo nello Stato in questione, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, come 

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argomentato a ragione anche nella decisione avversata. Difatti, per co-

stante giurisprudenza dello scrivente Tribunale, si presume che la Repub-

blica Ceca adempia ai suoi obblighi internazionali (cfr. tra le tante le sen-

tenze del Tribunale E-5002/2023 del 20 settembre 2023 consid. 4.2,  

F-1190/2023 del 7 giugno 2023 consid. 6.1). Inoltre, fino ad oggi né il Tri-

bunale né la Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: CorteEDU), 

hanno riconosciuto delle carenze sistemiche nel sistema d’asilo ceco (cfr. 

sentenza del Tribunale F-1190/2023 succitata consid. 6.1). Tale conclu-

sione non viene ribaltata dalle affermazioni generiche mosse dai ricorrenti 

nel loro gravame circa le condizioni attuali del sistema d’accoglienza ceco 

(cfr. ricorso, p.to 38 segg., pag. 9 segg.), in quanto non vi sono indizi con-

creti da loro apportati, che supportino il fatto che la protezione statale e le 

prestazioni, quali l’alloggio, per i richiedenti l’asilo, siano riferibili a delle 

carenze sistemiche da parte della Repubblica Ceca, e ciò anche tenuto 

conto del recente afflusso migratorio a causa del conflitto in F._______. 

Inoltre i ricorrenti, non avendo in ogni caso ancora presentato una do-

manda d’asilo nella Repubblica Ceca, ed avendo quest’ultima accettato la 

loro presa in carico, non risulta da alcun elemento fondato e concreto che 

tale Paese non tratterebbe la loro domanda d’asilo, qualora presentata, 

secondo una procedura giusta ed equa e conformemente al diritto interna-

zionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento e del Consi-

glio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconosci-

mento e della revoca dello status di protezione internazionale [di seguito: 

direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei ri-

chiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]). Le 

mere stime statistiche di accettazione e rifiuto di domande d’asilo, in parti-

colare con riferimento a cittadini mongoli, presentate dai ricorrenti con il 

ricorso (cfr. allegato 3 al ricorso; cfr. anche ricorso, p.to 30, pag. 7), non 

sono all’evidenza in grado di ribaltare la suddetta conclusione nel presente 

caso. 

7.  

7.1 Tuttavia, ai sensi dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), in 

deroga ai criteri di competenza fissati nel RD III, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete. Come ritenuto dalla giurisprudenza, la SEM è ob-

bligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della 

domanda d’asilo, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale. Può 

inoltre ammettere tale responsabilità per dei “motivi umanitari”, ai sensi 

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dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione che concretizza in 

diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III; cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8). La SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 

OAsi 1, dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1). 

7.2 Nella presente disamina, va innanzitutto rimarcato che, non avendo gli 

insorgenti formalmente sollecitato l’asilo allorché soggiornavano in  

Repubblica Ceca, spetterà a loro, al momento del loro ritorno nel predetto 

Paese, di presentare al più presto una domanda d’asilo alle autorità ceche 

competenti e di rispettare le loro istruzioni, ciò che permetterà loro pure di 

beneficiare dei diritti previsti dalla direttiva accoglienza e delle prestazioni 

presenti su suolo ceco per i richiedenti l’asilo. Gli insorgenti non hanno poi 

apportato alcun indizio serio e concreto suscettibile di dimostrare che lo 

Stato di destinazione rifiuterebbe di prenderli in carico e di esaminare la 

loro domanda di protezione internazionale, una volta che l’avranno depo-

sitata, o ancora che non rispetterebbe il divieto di respingimento e, dunque, 

verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandoli in un Paese dove 

la loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o 

da dove rischierebbero di essere respinti in un tale Paese. Inoltre, né agli 

atti, né nel ricorso, figurano elementi tali da indurre a concludere che un 

trasferimento nello Stato in questione, dove peraltro la ricorrente ha riferito 

avere soggiornato legalmente – con un regolare contratto di lavoro quale 

(…) – dall’(…) (cfr. n. 21/3; ricorso, p.to 3, pag. 2), esporrebbe gli insorgenti 

al rischio di essere privati del sostentamento minimo e di subire delle con-

dizioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza. 

7.3 Per quanto riguarda le violenze domestiche che la ricorrente 1 ha alle-

gato di aver subito da parte del marito (cfr. n. 21/3), anche il Tribunale alla 

stessa stregua dell’autorità inferiore ritiene che ella non abbia apportato, 

neppure in fase ricorsuale, degli elementi concreti e sostanziati che dimo-

strino che le autorità ceche non avessero e non abbiano la volontà, nonché 

non fossero e non siano in grado di proteggerla contro tali (future) violenze. 

Invero, malgrado ella abbia sostenuto – anche nel gravame – di aver pre-

sentato diverse denunce contro tali fatti, non ne ha apportato alcuna prova, 

producendo unicamente una denuncia, che riporta unicamente un atto di 

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autolesionismo commesso dal supposto marito. Anzi, a differenza di 

quanto da ella argomentato, che le autorità ceche avrebbero posto in atto 

una differenza di trattamento a causa delle sue origini mongole (cfr. n. 21/3; 

ricorso, p.to 31, pag. 7), dai suoi stessi asserti si desume il contrario, ov-

vero che ogni volta che ella ha chiamato la polizia, questa è sempre inter-

venuta tempestivamente. Che poi in un’occasione ella abbia dovuto atten-

dere per circa trenta minuti chiusa in casa con la figlia, prima che la polizia 

arrivasse (cfr. n. 21/3), non assurge in alcun caso ad elemento che faccia 

giungere alla conclusione che l’intervento delle autorità ceche sia diminuita 

d’efficacia con il passare del tempo come preteso dai ricorrenti (cfr. ricorso, 

p.to 3, pag. 2), e men che meno che ciò sia riconducibile alla loro origine 

etnica. La ricorrente 1, potrà quindi indirizzarsi in futuro alle preposte auto-

rità di polizia e giudiziarie, con l’aiuto anche, se necessario, delle varie or-

ganizzazioni non governative (di seguito: ONG) presenti sul posto – che 

offrono tra l’altro anche consulenza legale e alloggio a nuclei familiari vit-

time di violenza – per ottenere la protezione adeguata, anche nel caso per 

i suoi figli minorenni. Associazioni per vittime di violenza domestica, alla 

quale si evidenzia la ricorrente 1 non si è mai indirizzata. Il fatto che non le 

fosse stato suggerito dalla polizia, come da sue allegazioni (cfr. n. 21/3), 

peraltro indicazione per nulla provata, non muta la circostanza che tali as-

sociazioni esistano e siano operanti su suolo ceco (cfr. le associazioni con 

i loro link citati in: UNHCR, Help for violence and trauma, Czech Republic, 

< https://help.unhcr.org/czech/where-to-seek-help/help-for-violence-and-

trauma/ >, consultato il 30 novembre 2023). Quanto presentato generica-

mente dai ricorrenti nel gravame, circa le difficoltà che incontrerebbero 

delle ONG locali nel fornire dei servizi in particolare a vittime di abusi e 

violenze domestiche, come pure la trattazione di alcuni casi di violenza do-

mestica da parte di alcuni agenti di polizia o giudici (cfr. ricorso, p.to 35 

seg., pag. 8 seg.), non sono in grado di mutare le conclusioni sopra espo-

ste. In caso di problemi, sarà quindi compito dell’insorgente 1, rivolgersi 

alle autorità ceche, al fine di chiedere protezione. Ciò vale anche per 

quanto concerne i nuovi asserti ricorsuali di aver contratto matrimonio for-

zato, di cui vi sarebbero degli indizi secondo lo scritto del 20 novem-

bre 2023 da parte di “(…)” – presso la quale la richiedente è stata ascoltata 

in un’unica occasione – (cfr. allegato 4 al ricorso), che potranno essere 

raccontati dalla medesima nell’ambito della presentazione della sua do-

manda d’asilo anche in Repubblica Ceca, per ottenerne gli adeguati diritti 

e tutele. Ad ogni modo, se i ricorrenti ritenessero che dei loro diritti fonda-

mentali vengano violati da parte delle autorità ceche preposte, o che que-

ste non si comportino nel rispetto degli stessi, apparterrà ad essi sollevare 

l’eventuale loro violazione utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

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Pagina 11 

autorità dello Stato in questione. Ciò che essi non risulta abbiano mai fatto 

nel passato. 

7.4  

7.4.1 Circa poi lo stato di salute degli insorgenti, si osserva innanzitutto 

come il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, 

costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze ec-

cezionali (cfr. sentenze Corte EDU [Grande Camera], N. contro Regno 

Unito del 27 maggio 2008, n. 26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 di-

cembre 2016, n. 41738/10, §181 segg.; cfr. anche DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1). 

7.4.2 Visto quanto già sopra rilevato riguardo allo stato di salute degli in-

sorgenti – e sul punto allo stabilimento esatto e completo dei fatti giuridica-

mente rilevanti da parte della SEM – (cfr. supra consid. 4), questo non ri-

sulta essere ostativo all’esecuzione del loro trasferimento. Invero, è indub-

bio che nel caso in narrativa, il substrato fattuale non contenesse indicatori 

quanto all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi 

della giurisprudenza convenzionale succitata. Allo stesso modo, non vi 

erano elementi per sospettare che le patologie diagnosticate all’insorgente 

1 potessero raggiungere un tale livello di gravità da configurare un rischio 

reale di peggioramento rapido ed irreversibile del suo stato di salute com-

portante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-

ranza di vita in caso di trasferimento. Per quanto poi riguarda l’accesso alle 

eventuali cure mediche che i ricorrenti necessiterebbero in futuro, in parti-

colare dal profilo psicologico, anche tenuto conto di quanto argomentato 

nel ricorso (cfr. p.to 41, pag. 10), il Tribunale ritiene che la Repubblica Ceca 

disponga di infrastrutture mediche sufficienti per curare e seguire i ricorrenti 

in tali affezioni, nel caso di necessità. Inoltre si rammenta che, in quanto 

Stato firmatario della direttiva accoglienza, anche tale Paese deve provve-

dere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria ai 

sensi dell’art. 19 par. 1 e 2 della predetta direttiva (cfr. in merito anche la 

sentenza del Tribunale F-1190/2023 succitata consid. 7.4.3). 

7.4.3 Da ultimo, neppure l’interesse superiore dei ricorrenti minorenni, ri-

sulta essere, in misura decisiva, ostativo al loro trasferimento in Repubblica 

Ceca, in quanto ivi verranno rinviati assieme alla loro madre, la quale risulta 

essere la loro persona di riferimento per la loro cura e la loro educazione.  

7.5 Ne discende quindi che i ricorrenti non hanno fornito indizi suscettibili 

di comprovare che le loro condizioni di vita o la loro situazione personale 

sarebbe tale da contravvenire a norme di diritto internazionale, 

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Pagina 12 

segnatamente all’art. 4 CartaUE o all’art. 3 CEDU, in caso di esecuzione 

del trasferimento in Repubblica Ceca. Inoltre, sulla scorta dei surriferiti pre-

supposti, non si ravvisano indicatori per concludere che l’autorità inferiore 

abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di applicare le 

clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, né v’è luogo di richiedere delle garanzie specifi-

che alla Repubblica Ceca quanto all’accoglienza e alla presa in carico me-

dica dei ricorrenti, come da loro postulato nel ricorso (cfr. p.to 38, pag. 9). 

7.6 Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da 

parte della Svizzera, la Repubblica Ceca è competente per la presa in ca-

rico degli insorgenti in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

8.  

Considerato quanto precede, il ricorso deve quindi essere respinto e la de-

cisione della SEM confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande procedurali 

tendenti d’un canto alla sospensione della decisione in via supercautelare 

ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto, 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, sono divenute senza oggetto.  

10.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

12.  

La decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

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Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: