# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f948cd3-8a6c-5b96-91a4-5c010aacc119
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-10-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.10.2009 D-6248/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6248-2006_2009-10-05.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6248/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  5  o t t o b r e  2 0 0 9

Giudici Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice, Hans Schürch, 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, dichiaratosi cittadino del Marocco (Sahara 
Occidentale), 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 15 novembre 2006 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6248/2006

Fatti:

A.
Il 9 ottobre 2006, l'interessato, di etnia araba e con ultimo domicilio fin 
dalla  nascita  ad  B._______  (Algeria),  ha  presentato  una  domanda 
d'asilo  in  Svizzera. Egli  sarebbe stato  riconosciuto  come profugo  in 
Algeria assieme ai  suoi  genitori,  i  quali  avrebbero lasciato il  Sahara 
Occidentale nel 1970. Dato che le autorità in loco non gli  avrebbero 
concesso,  su  sua  richiesta,  la  cittadinanza  algerina,  né  rilasciato  i 
relativi documenti d'identità - senza i quali non avrebbe potuto aprire 
un  esercizio  pubblico,  oppure  ottenere  la  patente  di  guida  -  egli 
sarebbe partito alla volta della Svizzera nel settembre 2006.

B.
Il  23  ottobre  2006,  l'UFM ha  fatto  effettuare  un'analisi  LINGUA. Nel 
rapporto del 30 ottobre 2006, l'esaminatore ha ritenuto che l'interes-
sato  avrebbe  compiuto  la  sua  socializzazione  in  Algeria  e  che  non 
avrebbe vissuto con dei genitori dalle origini del Sahara Occidentale.

C.
Il 10 novembre 2006, l'UFM ha dato al richiedente il diritto di essere 
sentito sulle risultanze del rapporto LINGUA.

D.
Con decisione del 15 novembre 2006, notificata all'interessato il giorno 
medesimo (cfr. avviso  di  ricevimento  agli  atti),  l'UFM ha  respinto  la 
domanda  d'asilo. Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento 
del richiedente dalla Svizzera e l'esecuzione dell'allontanamento verso 
il suo Paese d'origine, siccome lecita, esigibile e possibile.

E.
Il  6  dicembre  2006,  l'interessato,  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  alla 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  (CRA) contro  la 
menzionata decisione dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annul-
lamento della decisione impugnata, la concessione dell'asilo e, in via 
sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria.  Ha  altresì  presentato  una 
domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo.

F.
Il 15 dicembre 2005, la CRA ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di 

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motivi  particolari  (art. 63 cpv. 4 della  legge federale sulla  procedura 
amministrativa del  20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]),  a  chiedere 
all'insorgente il versamento di un anticipo a copertura delle presumibili 
spese processuali.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art. 31 e art. 33 lett. d della legge 
sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
[LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del  26 giugno 1998 
[LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Il TAF osserva, altresì, che dal 1° gennaio 2007 giudica, in quanto 
sia competente, i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2006 presso le com-
missioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi dei 
dipartimenti. Il  giudizio si svolge secondo il  nuovo diritto processuale 
(art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni  transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 nonché all'art. 50 e all'art. 52 PA.

3.
3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

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4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.
Giusta  l'art. 111a cpv. 1  LAsi,  il  TAF può rinunciare  allo  scambio  di 
scritti.

6.
6.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM ha  considerato  inverosimili  le 
allegazioni  del  richiedente  concernenti  la  sua domanda d'asilo. Egli, 
come  da  sua  stessa  dichiarazione,  non  avrebbe  compiuto  la  sua 
socializzazione in un ambiente sahariano, ma in ambito algerino. Per 
contro,  nonostante  egli  abbia  vissuto  assieme  ai  suoi  genitori  dalla 
nascita fino alla partenza, non avrebbe alcuna conoscenza del Sahara 
Occidentale. Infatti, non sarebbe stato capace d'indicare nessuna delle 
città sahariane più note e non avrebbe saputo assolutamente nulla in 
merito al documento d'identità sahariano. Invece, dell'Algeria avrebbe 
fornito  indicazioni  corrette  circa  la  moneta,  le  società  nazionali,  il 
tabacco,  il  servizio  militare,  la  storia  ed  i  giornali  in  loco.  Peraltro, 
sebbene avesse affermato di  aver vissuto con i  suoi genitori,  i  quali 
sarebbero di origine sahariana, egli non saprebbe nulla in merito alla 
loro  regione  d'origine  e  neppure  la  lingua  parlata  nel  Sahara 
Occidentale. In aggiunta, in occasione del diritto di essere sentito sui 
risultati dell'esame LINGUA, egli non avrebbe fornito una spiegazione 
plausibile  idonea  ad  invalidare  le  conclusioni  di  suddetto  esame. 
Inoltre, sarebbe stato incongruente in merito alle sue pretese origini ed 
al  preteso  luogo  d'origine  dei  propri  genitori.  Infatti,  nella  prima 
audizione, egli avrebbe da un lato allegato di avere degli zii paterni nel 
Sahara  Occidentale,  senza  tuttavia  sapere  in  quale  località  essi 
vivrebbero,  mentre,  dall'altro  lato,  avrebbe  dichiarato  che  i  propri 
genitori - dei quali non conoscerebbe né il luogo di nascita, né il Paese 
nel quale avrebbero abitato - sarebbero anch'essi nati in tale territorio 
e  che  vi  avrebbero  soggiornato  fino  alla  loro  fuga.  Nella  seconda 
audizione, per contro, egli avrebbe detto di sapere sin dall'infanzia che 
a C._______ abiterebbe suo zio paterno e che, sempre in tale città, 
avrebbero risieduto all'epoca i  suoi  genitori. Per di  più,  non avrebbe 
saputo indicare né la causa della fuga dei propri  genitori dal Sahara 
Occidentale,  né  elencare  i  campi  profughi  del  Sahara  esistenti  in 

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Algeria, né designare altre località sahariane - salvo C._______ -, né, 
tantomeno,  menzionare  le  etnie  che  vi  risiederebbero.  In  aggiunta, 
avrebbe  descritto  erroneamente  la  bandiera  del  Sahara  Occidentale 
ed  avrebbe  allegato  che  sarebbero  coinvolti  unicamente  Marocco  e 
Sahara  Occidentale  per  la  contestazione  territoriale  di  quest'ultimo. 
Egli  avrebbe  altresì indicato  che  il  “Polisario”  sarebbe  la  denomina-
zione della zona del Sahara Occidentale come pure di non essersi mai 
interessato  in  merito  alle  sue  origini.  Tale  ignoranza  circa  le  sua 
presunta  origine  sahariana  avrebbe  indotto  l'UFM  a  ritenere  non 
credibile  l'origine  asserita  dall'interessato.  Peraltro,  sarebbero  pure 
contrastanti  le  allegazioni  relative  ai  suoi  documenti  d'identità,  in 
quanto, nel  corso della  prima audizione,  egli  avrebbe dichiarato che 
per  la  richiesta  di  documenti  sarebbe  stata  inviata  una  lettera  al 
Ministero degli Interni tramite un avvocato dieci anni addietro, mentre 
dalla seconda audizione si evincerebbe che sarebbero stati impegnati 
quattro avvocati e sarebbero state inviate due lettere (una nel 1989 ed 
una nel 1998). In aggiunta, non sarebbe stato capace di spiegare cosa 
effettivamente avrebbe fatto l'ultimo avvocato negli ultimi nove anni per 
la suddetta pratica. Per di più, l'UFM ha osservato che i motivi d'asilo 
presentati  non  manifesterebbero  alcun  indizio  di  persecuzione,  in 
quanto l'interessato stesso avrebbe indicato di aver vissuto in Algeria 
legalmente, di aver lavorato e di non aver subito alcunché né da terzi, 
né  dalle  autorità  statali.  Infine,  detto  Ufficio  ha  concluso  che  le 
allegazioni presentate non soddisferebbero le condizioni  di  verosimi-
glianza  previste  dall'art.  7  LAsi.  Per  conseguenza,  non  sarebbe 
riconosciuta la qualità di rifugiato nella fattispecie.

6.2 Nel  gravame,  l'insorgente  ha  indicato,  in  sostanza,  di  essere  di 
origine  sahariana,  ma  di  essere  cresciuto  in  Algeria,  dove  i  suoi 
genitori sarebbero stati accolti come profughi del Sahara nel 1970. Di 
conseguenza,  sarebbe  evidente  che  egli  conosca  bene  l'Algeria  e 
saprebbe poco o niente del Sahara Occidentale, ragione per la quale 
le  dichiarazioni  circa  la  sua  identità  e  provenienza  sarebbero  da 
ritenersi  verosimili.  Infine,  ha  osservato  che,  in  quanto  profugo, 
l'Algeria non lo accoglierebbe più e comunque i profughi sarebbero le 
persone più esposte ad angherie da parte delle autorità algerine.

7.
7.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 

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o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte a tali  pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposi-
zione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, nonché 
le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile. 
Occorre  altresì tenere  conto  dei  motivi  di  fuga specifici  della  condi-
zione femminile (art. 3 LAsi).

7.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato. Per poter  ammettere  la  verosi-
miglianza, ai sensi dell'art. 7 LAsi, delle dichiarazioni determinanti rese 
da un richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado 
di  convinzione logica tale da prevalere in  modo preponderante  sulla 
possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria 
(Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 
in materia d'asilo [GICRA] 1993 n. 21). In altri termini, le dichiarazioni 
devono essere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero 
non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto 
o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e 
nemmeno con altri dati o elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla vero-
simiglianza dev'essere il frutto di una valutazione complessiva, e non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili 
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudi-
cante (GICRA 1995 n. 23).

8.
8.1 Il TAF osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità inferiore 
nella decisione impugnata, le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente 
in corso di procedura s'esauriscono in mere ed imprecise affermazioni 
di  parte,  non  corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria 
consistenza,  limitandosi  a  mere  congetture,  non  fondate  su  alcun 
indizio oggettivo. Inoltre, l'autore del gravame non ha tuttora, dopo una 
permanenza  in  Svizzera  di  ormai  quasi  tre  anni,  presentato  alcun 
mezzo di prova per dimostrare le sue origini del Sahara Occidentale. 
Inoltre,  il  ricorrente  avrebbe  quantomeno dovuto  essere  in  grado  di 
allegare il motivo della fuga dei propri genitori verso l'Algeria. Peraltro, 
non è concepibile per codesto Tribunale che egli non abbia adottato la 
parlata  dei  propri  genitori,  nonostante  abbia  sempre  vissuto  con 
quest'ultimi (cfr. esame LINGUA del 23 ottobre 2006 pag. 3),  oppure 
che non sia stato capace di elencare né un campo profughi del Sahara 

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Occidentale in Algeria, né alcuna città del Sahara Occidentale salvo la 
capitale  (cfr.  audizione  del  19  ottobre  2006  pag.  6).  Per  di  più,  va 
rilevato che l'autore del gravame non è riuscito neanche a descrivere il 
significato del  “Polisario” ed il  suo intrecciamento storico nel  Sahara 
Occidentale  (cfr. audizione del  2  novembre 2006  pag. 9). Premesso 
ciò, il TAF non può che concludere che l'allegata origine sahariana è 
inverosimile. Visto quanto precede, questo Tribunale ritiene che l'UFM 
ha  rettamente  considerato  le  dichiarazioni  del  ricorrente  come  non 
realizzanti  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste  dall'art. 7 LAsi. 
Infine, il motivo fatto valere dal ricorrente nell'ambito della procedura in 
esame,  ovvero  l'ottenimento  della  cittadinanza  algerina  nonché  dei 
relativi  documenti  d'identità  atti  ad  agevolare  la  sua  vita 
socio-economica, è, come facilmente riconoscibile, palesemente irrile-
vante e non costituisce, di per sé, un indizio proprio a giustificare né la 
qualità  di  rifugiato  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi,  né,  tanto  meno,  la 
concessione della protezione provvisoria giusta gli art. 66 e segg. LAsi 
(che presuppone una decisione di principio del Consiglio federale che 
non è notoriamente data nel caso concreto).

8.2 In considerazione di  quanto esposto, il  ricorso sul  punto di  que-
stione dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

9.
Il ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1 e cpv. 2 ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordi-
nanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 
[OAsi 1, RS 142.311]).

10.
10.1 Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
l'art. 83 della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri 
(LStr, RS  142.20) prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile  (cpv.  3), 
esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento di 
una  di  queste  condizioni,  l'Ufficio  federale  dispone  l'ammissione 
provvisoria  (art.  83  cpv. 1  LStr).  Tuttavia,  questo  principio  è  limitato 
dall'obbligo  dell'interessato  di  collaborare  all'accertamento  dei  fatti 
giusta  l'art.  8  cpv. 1  LAsi  (v. la  sentenza  del  TAF D-3975/2007  del 
15 giugno 2007,  consid.  3.4;  WALTER KÄLIN,  Grundriss  des  Asylver-

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fahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990, pag. 262). Si tratta di un 
tipico caso d'applicazione dell'art. 13 cpv. 1 lett. c PA.

10.2 Nel caso di  specie, le affermazioni del  ricorrente in  merito alla 
propria  cittadinanza  sono  manifestamente  carenti  ed  inverosimili  al 
punto  tale  che  può  essere  esclusa  la  sua  provenienza  dal  Sahara 
Occidentale (v. consid. 8.1). Di  conseguenza,  il  ricorrente ha violato 
l'obbligo  di  collaborare  con riferimento  all'indicazione  della  sua vera 
cittadinanza, a lui senza dubbio nota, e ha posto le autorità nell'impos-
sibilità di determinare con certezza il suo Paese d'origine, e l'esistenza 
di ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento.

10.2.1 Nella  misura  in  cui  codesto  Tribunale  ha  confermato  la 
decisione  dell'UFM  relativa  alla  domanda  d'asilo  del  ricorrente, 
quest'ultimo  non  può  prevalersi  del  principio  del  divieto  di 
respingimento  (art.  5  cpv.  1  LAsi),  generalmente  riconosciuto 
nell'ambito  del  diritto  internazionale  pubblico  ed  espressamente 
enunciato  all'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del 
28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30).

10.2.2 In siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza 
di  un  rischio  personale,  concreto  e  serio  per  il  ricorrente  di  essere 
esposto,  in  caso  di  allontanamento  nel  suo  Paese  d'origine,  ad  un 
trattamento  proibito,  in  relazione  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105; 
GICRA 1996 n. 18).

10.2.3 Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente è am-
missibile.

10.3 D'altronde, in relazione all'art. 83 cpv. 4 LStr, avendo dissimulato 
la sua nazionalità, il ricorrente ha reso impossibile la ricerca di pericoli 
concreti e suscettibili di minacciarlo nel suo effettivo Paese d'origine. 
Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente nel suo Pa-
ese d'origine deve essere considerata ragionevolmente esigibile.

10.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, il ricor-
rente,  usando della  dovuta  diligenza potranno procurarsi  ogni  docu-

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mento  necessario  al  rimpatrio.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è 
dunque pure possibile.

10.5 Ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente  esigibile  e  possibile.  Per  conseguenza,  anche  in 
materia  d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disat-
teso e la querelata decisione confermata.

11.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura semplifi-
cata (art. 111a cpv. 2 LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un 
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

12.
12.1 Ritenute le allegazioni ricorsuali  sprovviste di probabilità d'esito 
favorevole,  la  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della 
dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali,  è  respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA),

12.2 Visto l'esito della procedura,  le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
pagamento delle spese processuali, è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a:

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione Soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- D._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

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