# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0c6b81e0-d486-5eed-88e7-ea768263cc2b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-11-08
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 08.11.2000 12.2000.127
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2000-127_2000-11-08.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2000.00127

  	
  Lugano

  8 novembre
  2000/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente, 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile OA.99.119 della Pretura del distretto
di Lugano, sezione 3, promossa con petizione 16 febbraio 1999 da

 

 

                                          __________

                                          rappr.
dall’avv. __________

 

 

                                          contro

 

 

                                          __________

                                          rappr.
dall’avv. __________

 

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 17'000.--
oltre interessi a titolo di mercede dell’appaltatore e l’iscrizione per fr.
25'000.-- oltre interessi di un’ipoteca legale definitiva sul fondo n.
__________ di __________;

 

domande avversate
dal convenuto, che ha comunque prestato garanzia bancaria in sostituzione
dell'ipoteca legale, e ammesse dal Pretore con sentenza 21 giugno 2000 per fr.
14'000.-- oltre interessi;

 

appellante
il convenuto che, censurando la mancata assunzione della perizia e del sopralluogo
da lui richiesti, con atto di appello del 16 agosto 2000 postula la riforma del
querelato giudizio nel senso della reiezione della petizione;

mentre
l'attore con osservazioni del 18 settembre 2000 chiede la reiezione del gravame
protestando spese e ripetibili;

 

letti
ed esaminati gli atti e i documenti prodotti,

posti
a giudizio i seguenti punti di questione

 

1.  -
se deve essere accolto l’appello

2.  -
tassa di giustizia e ripetibili

 

 

 

Ritenuto

 

 

In
fatto:

 

                                          A.  L’attore in petizione afferma che il convenuto l'11 settembre 1998
avrebbe sottoscritto un contratto di appalto con il quale gli deliberava
l'esecuzione di lavori di rifacimento del proprio giardino a __________ contro
una mercede forfetaria di fr. 25'000--. Nel gennaio del 1999 il convenuto
avrebbe tuttavia ordinato la sospensione dei lavori, a quel momento non ancora
terminati, recedendo in pratica dal contratto. Stante il pagamento di acconti
per complessivi fr. 8'000.--, ne deriverebbe il diritto del procedente all'ottenimento
del saldo di fr. 17'000.-- oltre interessi, e alla conferma in via definitiva
del pegno immobiliare iscritto in via provvisionale, poi sostituito da una
garanzia bancaria.

 

 

                                          B.  Il convenuto si è opposto alla petizione, affermando di non avere
sottoscritto un contratto ma un semplice preventivo, e di essersi perciò
aspettato una fatturazione finale dettagliata con l'indicazione dei
quantitativi necessari, il che non sarebbe però mai avvenuto. Vista la fattura
dell'attore, stante la richiesta del saldo prima della completazione dei
lavori, e visto soprattutto cosa l'attore intendeva realizzare a fronte dell'importo
preventivato, il convenuto avrebbe legittimamente chiesto l'immediata
interruzione dei lavori per stimare il valore di quanto effettuato e delle
opere ancora da eseguire.

                                               I
lavori eseguiti non sarebbero inoltre stati compiuti a regola d'arte, ma in
ogni caso la volontà delle parti non sarebbe stata concorde, così da non
esistere contratto, se del caso impugnabile per lesione, avendo l'attore
approfittato dell'inesperienza del convenuto. 

 

                                          C.  Il Pretore nel giudizio impugnato, posta l'esistenza tra le parti di
un contratto di appalto con mercede determinata a corpo ex art. 373 CO, ha
ritenuto che il convenuto ne sarebbe receduto ai sensi dell'art. 377 CO, e
sarebbe di conseguenza tenuto a remunerare l'opera eseguita dall'appaltatore,
da valutare in complessivi fr. 22'000.-- data la lieve entità dei lavori
mancanti.

                                               Dal
che, ritenuto il pagamento di acconti per fr. 8'000.--, l'accoglimento della
petizione per fr. 14'000.-- oltre interessi.

 

 

                                          D.  Delle argomentazioni dell'appellante -che chiede la riforma del
giudizio impugnato nel senso della reiezione della petizione- come pure di
quelle del resistente -che postula la reiezione del gravame protestando spese e
ripetibili- si dirà, per quanto necessario, nei successivi considerandi.

 

 

 

Considerato

 

 

In
diritto:

 

                                          1.   La prima censura del ricorrente riguarda l'asserita "continua
violazione dell'art. 8 CC" (punto 4, pag. 4), ma la doglianza è manifestamente
ingiustificata. 

                                               In
ossequio a tale disposto di legge spetta infatti all'appaltatore che procede
per l'incasso della propria mercede di dimostrare sia il conferimento in
proprio favore dell'incarico all'esecuzione dell'opera di cui reclama il
pagamento, che l'esistenza e l'ammontare della propria pretesa sulla scorta dei
criteri di cui agli art. 373 e 374 CO. 

                                               In
concreto, contrariamente all'opinione del ricorrente, non risulta affatto che
il Pretore si sia discostato da questo principio generale, esentando l'attore
da fornire la prova di questi elementi fattuali, oppure accollando al convenuto
l'onere di provare fatti che dovevano esserlo dall'attore.

                                               La
questione sollevata dal convenuto non riguarda perciò l'applicazione delle
norme sull'onere della prova, ma semmai la valutazione effettuata dal Pretore
delle prove offerte dall'attore, materia questa disciplinata dall'art. 90 CPC e
sulla quale si tornerà nei considerandi successivi.

 

 

                                          2.   Il convenuto ripropone anche in questa sede l'eccezione secondo cui
il contratto di appalto sarebbe viziato da lesione ex art. 21 CO, ed in
funzione di tale eccezione egli lamenta altresì che il Pretore gli avrebbe
ingiustificatamente negato i mezzi di prova del sopralluogo e soprattutto della
perizia giudiziaria.

 

                                      2.1    Giusta l’art. 21 CO verificandosi una sproporzione manifesta fra la
prestazione e la controprestazione in un contratto, la cui conclusione fu
conseguita da una parte abusando dei bisogni, dell'inesperienza o della
leggerezza dell’altra, la parte lesa può, nel termine di un anno dalla
conclusione del contratto, dichiarare che non mantiene il contratto e chiedere
la restituzione di quanto avesse già dato.

                                               Le
condizioni cumulative per l’applicazione della norma sono perciò tre (Honsell/Vogt/Wiegand, Kommentar zum
schweizerischen Privatrecht, OR I, 2. ed., Basilea e Francoforte sul Meno 1996,
n. 1 ad art. 21 CO; II CCA 24 giugno 1999 in re P./G. e llcc.):
l’esistenza di una sproporzione manifesta tra la prestazione e la
controprestazione in un contratto; l’esistenza di una situazione di bisogno di
una parte, oppure l’inesperienza o la leggerezza della parte stessa; infine
l'esistenza di un abuso della controparte, che approfitta della situazione per
trarne un indebito vantaggio.

                                          

                                      2.2    Il convenuto nella risposta di causa (pag. 4) aveva genericamente
addotto la propria inesperienza, il che ai sensi di questa norma significa che
la parte non dispone delle conoscenze in materia occorrenti per determinarsi
con cognizione di causa in merito al contratto (DTF 92 II 168; Honsell/Vogt/Wiegand, opera citata,
n. 12 ad art. 21 CO).

                                               Il
convenuto non ha tuttavia fornito spiegazioni di sorta circa i motivi e la
natura della propria inesperienza. Non conosciamo pertanto la sua età e nemmeno
la sua formazione e professione, cosi come altri eventuali elementi di giudizio
circa la sua esperienza di vita, a parte il fatto che è proprietario di un
immobile. D'altra parte il contratto in questione concerne opere per loro
natura di semplice comprensione e vi è perciò da chiedersi se la stipula
richieda da parte del committente particolari cognizioni.

                                               Ne
deve conseguire, in assenza di qualsivoglia indicazione da parte del convenuto
(fatta salva la professione del fatto di non essere esperto di giardinaggio),
la reiezione dell'eccezione già solo per questo motivo.

 

                                               Il
medesimo risultato si imporrebbe comunque anche per il motivo che nulla indica
che l'attore abbia approfittato con consapevolezza dell'asserita inesperienza
del convenuto per concludere un contratto a lui sfacciatamente favorevole (Honsell/Vogt/Wiegand, opera citata,
n. 14 ad art. 21 CO; Kramer,
Berner Kommentar, n. 33 ad art. 21 CO), essendosi il convenuto anche in questo
caso limitato all'apodittica affermazione dell'intento abusivo della controparte.

 

                                      2.3    Dovendo l'eccezione essere respinta già solo per i predetti motivi
dell'assenza di qualsivoglia elemento di prova circa l'inesperienza del
convenuto e l'abuso della circostanza da parte dell'attore, diveniva superfluo
l'accertamento relativo all'asserita sproporzione tra le prestazioni.

                                               Ne
consegue che bene ha fatto il Pretore ha respingere le richieste di prova del
convenuto: reietta l'eccezione di dolo la questione della pretesa sproporzione
tra le prestazioni diviene fatto irrilevante, sul quale non vi è perciò ragione
di indagare (art. 184 cpv. 1 CPC), mentre che, più in generale, sulla questione
a sapere quale fosse la "giusta" mercede per l'opera dell'attore il
convenuto non era gravato da alcun onere della prova (cfr. consid. 1), motivo
per cui il rifiuto delle prove non può avergli arrecato pregiudizio di sorta
nemmeno da questo punto di vista.

                                               Oltre
a ciò, mantiene naturalmente validità anche l'argomento contro l'assunzione dei
mezzi di prova in questione indicato dal Pretore, il quale, facendo propria la
tesi dell'attore, ha evidenziato che dato il tempo trascorso la prova peritale
sarebbe priva di fondamento, tesi che il convenuto ben si è guardato dal
contestare.

 

 

                                          3.   Il convenuto contesta in seguito sia l'esistenza della pattuizione
di una mercede forfetaria, che addirittura l'esistenza del contratto di appalto
(punti 5 e 9, pag. 5 e 7).

 

                                      3.1    La tesi dell'inesistenza del contratto è ampiamente temeraria:
sottoscrivendo il preventivo doc. A, il convenuto ha infatti chiaramente
manifestato la propria volontà di fare eseguire i lavori ivi indicati contro il
pagamento di una mercede di fr. 25'000.--. Nulla muta il fatto che il
preventivo non contenga la descrizione dettagliata di tutti i lavori da
eseguire: avendo esso fatto seguito a colloqui verbali, è pacifico che detti
colloqui riportano l'esatto contenuto del contratto quo alle prestazioni
dell'appaltatore sulle quali vi è consenso. Non risulta del resto che vi siano
state contestazioni in merito durante l'esecuzione dell'opera, e nemmeno la
corrispondenza preprocessuale fornisce spunto alcuno per ritenere che tra le parti
vi sia stato dissenso sulla prestazione dell'appaltatore.

 

                                    3.2      Quanto alla natura della mercede contrattuale, il convenuto si
limita a lamentare il fatto che dalla sola dicitura sul preventivo "Lavoro
trasporti e fornitura tutto compreso nel prezzo forfetario", poi indicato
in fr. 25'000.--, si possa concludere per l'avvenuta stipula di una mercede a
corpo giusta l'art. 373 CO. In realtà è proprio così: sia dall'indicazione del
fatto che il prezzo è "forfetario", come pure (soprattutto) dalla
sistematica del documento, che riassume i principali lavori da effettuare e indica,
a due riprese che è "tutto compreso" nel prezzo preventivato, e (in
subordine) dal fatto che è stata pattuita una cosiddetta "cifra
tonda", va ammesso il perfezionarsi di un contratto di appalto in cui la
mercede è preventivamente stata determinata a corpo ex art. 373 CO (Gauch, Der Werkvertrag, 4. edizione,
n. 900 e 901; Bühler, Zürcher
Kommentar, n. 8 e 9 ad art. 373 CO), atteso oltretutto che nulla depone per
l'ipotesi contraria.

 

 

                                          4.   L'appellante (punto 11, pag. 8 e 9) ha addotto anche l'eccezione di
errore essenziale per inficiare la validità del contratto, laddove l'errore
riguarderebbe la "lealtà commerciale" dell'appaltatore, oppure la
rispondenza della mercede pattuita con l'effettivo valore dell'opera.

                                               Di
questa tesi basti qui rilevare l'irricevibilità ex art. 321 CPC, essendo essa
stata addotta per la prima volta con l'appello.

 

 

                                          5.   Non essendo il contratto annullabile per effetto di un vizio di
volontà, se ne deve necessariamente concludere, in queste circostanze, che esso
è stato revocato dal committente, ragione per cui alla retribuzione dell'attore
torna applicabile l'art. 377 CO, norma peraltro a suo tempo correttamente individuata
ed invocata dal convenuto medesimo (risposta, punto 5, pag. 4).

                                               Secondo
questo disposto di legge il recesso del committente comporta l'obbligo per lui
di remunerare il lavoro già eseguito e di tenere indenne l'appaltatore da ogni
danno (DTF 117 II 273, consid. 4), motivo per cui occorre intendere le
residue censure dell'appellante siccome vertenti sulla corretta applicazione
della norma da parte del Pretore, in particolare per quanto attiene alla
determinazione in fr. 14'000.-- del credito residuo dell'attore.

 

                                      5.1    Il convenuto lamenta in proposito il fatto che l'opera, allo stato
in cui si trovava al momento della revoca del contratto, sarebbe stata
gravemente difettosa (punto 10, pag. 8; punto 12, pag. 9), non avvedendosi che
la questione è in realtà irrilevante: solo alla consegna dell'opera terminata
insorge per l'appaltatore l'obbligo di fornire una prestazione esente da
difetti, mentre che nella fase di esecuzione l'opera è necessariamente
difettosa già solo per il motivo che non è compiuta. Ne è del resto 
perfettamente cosciente lo stesso committente, laddove afferma che "solo
con la terminazione dei lavori si sarebbe potuto valutare la qualità dell'opera
prestata" (punto 6, pag. 5). 

                                               Ne
deriva quindi che il committente che recede dal contratto ex art. 377 CO è
obbligato a pagare il lavoro svolto senza riguardo per eventuali difetti o del
fatto che l'opera così come è non risulta utilizzabile (II CCA 25
gennaio 1999 in re arch. R./C. e riferimenti; Gauch, opera citata, n. 524, 530; Bühler, opera citata, n. 21 e 22 ad
art. 377 CO).

 

                                      5.2    Nella determinazione del credito dell'attore il Pretore (pag. 4) per
stabilire del valore dell'opera compiuta ha considerato i contenuti delle
proposte transattive formulate dalle parti e l'indicazione fornita dal teste
__________ circa l'onere necessario ad effettuare la risemina, concludendo, ex
equo, che la riduzione della mercede forfetaria ammonterebbe a fr. 3'000.--. Il
convenuto insorge contro questa determinazione, che considera "arbitraria
ed ingiustificata", e lamenta il fatto che l'attore, che vi era tenuto,
non avrebbe indicato le prestazioni mancanti e il valore da attribuire alle
stesse (punto 10, pag. 8).

                                               Si
tratta di doglianze in parte giustificate, anche se il convenuto omette di
chinarsi sull'argomento principale della motivazione del Pretore, ovvero quello
per cui le parti in sede preprocessuale avrebbero rispettivamente indicato in
fr. 21'000.-- (l'attore, doc. H) e fr. 15'000.-- (il convenuto doc. I, seppure
con qualche riserva) il valore delle prestazioni eseguite. 

                                               Vero
è inoltre che il teste __________ ha indicato come mancanti solo delle opere
marginali, quantificate dal Pretore nei predetti fr. 3'000.--.

                                               E'
d'altra parte anche vero che la deposizione __________ va apprezzata nel suo
complesso, anche laddove quantifica l'onere di lavoro effettuato in "3
giorni pieni" per tre persone, oltre ad altri 3 o 4 giorni, sempre per tre
persone, a circa 9/10 ore al giorno. Ritenendo gli importi medi, si ottiene
così l'indicazione di circa 170 ore di lavoro, cui vanno aggiunti i costi di
trasporto del materiale asportato e delle piante e siepi portate in loco, così
come pure il valore delle stesse, di modo che, anche in assenza di indicazione
più precise, un importo vicino ai fr. 20'000.-- non appare fuori luogo. 

                                               Il
medesimo risultato si ottiene inoltre anche considerando la deposizione del
teste __________, che ha partecipato alle discussioni preprocessuali: il teste
non conosceva la situazione iniziale del fondo, e per questo non può formulare
indicazione di sorta circa il costo complessivo dell'opera; egli ha per contro
stimato in fr. 6'000.--, massimo fr. 7'000.-- il costo "per la
sistemazione del terreno così come l'ho visto". Ciò non significa assolutamente,
come frainteso dal convenuto, che il valore dell'opera sarebbe di fr.
6/7'000.--, ma significa invece che dall'importo totale di fr. 25'000.-- per
l'intera opera, che va ritenuto appieno e senza discussione quo alla sua
congruità per effetto dell'art. 373 CO, vanno dedotti fr. 6/7'000.-- di opere
che a quel momento andavano ancora eseguite, con il che si giunge nuovamente ad
un valore di fr. 18'000.--/19'000.--, ivi escluso l'eventuale danno patito
dall'appaltatore per il mancato compimento del contratto.

 

                                               Stanti
tutti questi elementi di giudizio, non può essere del tutto condivisa la decisione
di quantificare in fr. 22'000.-- il valore dell'opera fornita, importo che a mente
di questa Camera va ridotto a fr. 19'000.-- per effetto di un apprezzamento
globale del materiale istruttorio.

 

                                               Ne
deve conseguire, ai sensi dei considerandi, il parziale accoglimento del gravame.

 

                                               Tassa
di giustizia spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza delle
parti (art. 148 CPC).

 

 

 

 

Per i
quali motivi, richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

 

Dichiara
e pronuncia:

 

                                          I.    L’appello 16 agosto 2000 di __________ è parzialmente accolto.

 

                                               Di
conseguenza la sentenza 21 giugno 2000 della Pretura del distretto di Lugano,
sezione 3, è riformata nel modo seguente:

 

                                               1.      La petizione è parzialmente accolta.

 

                                               1.1    __________, è condannato a pagare a __________, fr. 11'000.-- oltre interessi
al 5% dal 7 gennaio 1999.

 

                                               1.2    Invariato.

 

                                               2.1    La tassa di giustizia di fr. 1'200.-- e le spese, da anticipare
dall'attore, rimangono a suo carico per 1/3 e per 2/3 sono a carico del
convenuto, che rifonderà all'attore fr. 750.-- per parte di ripetibili.

 

                                               2.2    La tassa di giustizia di fr. 400.-- e le spese di cui al decreto 17
febbraio 1999, già anticipate dall'attore, rimangono a suo carico per 1/3 e per
2/3 sono a carico del convenuto, che rifonderà all'attore fr. 150.-- per parte
di ripetibili.

 

                                          

                                          II.   Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                               a)
tassa di giustizia                                        fr.      480.--

                                               b) 
spese                                                         fr.        20.--

                                               T
o t a l e                                                          fr.      500.--

 

                                               già
anticipati dall'appellante, restano a suo carico per 4/5 e per 1/5 sono a
carico dell'attore, al quale il convenuto rifonderà fr. 450.-- per ripetibili
parziali di appello.

 

 

                                          III.  Intimazione a:     - __________

                                               Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, 

                                               sezione
3. 

 

 

 

Per la seconda
Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                         
Il segretario