# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4ccbc7c0-d783-5e90-8abe-4b8dadd02b0e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-07-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 30.07.2014 14.2014.71
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2014-71_2014-07-30.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2014.71

  	
  Lugano

  30 luglio 2014/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cassina,
  vicecancelliere

  

 

 

statuendo quale giudice unico (art. 48b LOG)
nella causa SO.2013.5094 (rigetto definitivo dell’opposizione) della Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con istanza 2 dicembre 2013 da:

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata dall’avv. PA 2,)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinato dall’avv. PA 1,)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sul reclamo del 10 aprile 2014 presentato
da RE 1 contro la decisione emessa il 2 aprile 2014 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 17 dicembre 2012 dall’Ufficio esecuzione
di Lugano (doc. B), CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 50'000.– oltre interessi del 5% dal 1° marzo 2010,
indicando quale titolo di credito gli “alimenti a fr. 2'500.– mensili
dal 01.05.2009 al 31.12.2010”.

 

                            B.  Avendo
RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 2 dicembre 2013
l’escutente ne ha chiesto il rigetto definitivo al Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 5. All’udienza di discussione tenutasi il 18 marzo 2014, l’istante
ha confermato la sua domanda mentre la parte convenuta vi si è opposta.

 

                            C.  Statuendo
con decisione del 2 aprile 2014, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in
via definitiva l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo
carico le spese processuali di fr. 230.– e un’indennità di fr. 500.–
a favore dell’istante.

 

                            D.  Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 10
aprile 2014 per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Nelle sue
osservazioni del 28 aprile 2014, CO 1 ha chiesto la reiezione del gravame.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La
sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una
decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC),
contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG).

 

                           1.1  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Interposto l’11 aprile 2014 (data del timbro postale) contro la sentenza notificata
alla patrocinatrice di RE 1 il 3 aprile 2014, in concreto il reclamo è tempestivo.

 

                           1.2  La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo sufficiente, i
requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo al
reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la
sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni
sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale
federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore
(art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere
censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente
errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni
di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC). Irricevibili sono
pertanto i documenti allegati da RE 1 al reclamo e quelli acclusi da CO 1 alle
osservazioni al reclamo. Irricevibile è pure l’eccezione sollevata la prima
volta con il reclamo e secondo cui RE 1 avrebbe pagato gli importi ora pretesi
dalla moglie, come risulterebbe dalle ricevute postali dei pagamenti fatti dal
padre al figlio (doc. H), che come visto vanno ad ogni modo estromesse dall’incarto
in quanto mezzi di prova nuovi.

 

                             2.  Nella
decisione impugnata il Pretore ha accertato che la convenzione del 2 giugno
1999 che modifica la convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio
delle parti del 26 maggio 1995 (doc. D) rappresenta valido titolo di rigetto
dell’opposizione, quand’anche l’istante non avesse prodotto la decisione di omologazione,
non avendone la convenuta contestato l’esistenza, limitandosi ad eccepirne la
mancata produzione. A mente del Pretore dal testo dell’accordo, e in
particolare dall’espressione secondo cui RE 1 s’impegna a versare a titolo di alimenti
“l’importo globale” mensile di fr. 2'500.–, si desume che la
legittimazione attiva dell’istante per procedere all’incasso di tale importo
globale è data anche dopo la maggiore età del figlio __________. In merito alla
dichiarazione del 17 marzo 2014 di __________ (doc. 2), secondo cui RE 1, dal
maggio del 2009 al dicembre del 2010, ha consegnato mensilmente al figlio fr. 2'500.– per il mantenimento dell’ex-moglie, il primo giudice ha
considerato che la stessa non consente di concludere per una valida estinzione
del credito dell’istante poiché non attesta versamenti nelle mani di lei bensì
del figlio. Il Pretore ha infine respinto, perché non dimostrata, l’eccezione
sollevata dalla parte convenuta secondo cui con un riconoscimento di debito del
15 maggio 2009 le parti avrebbero liquidato i loro futuri rapporti di dare e
avere, annullando in particolare i crediti alimentari divenuti esigibili
successivamente al maggio del 2009.

 

                             3.  Nel
reclamo RE 1 contesta che la convenzione del 2 giugno 1999 sia stata omologata,
asserendo di aver già sollevato questa eccezione in prima sede. Non figurando
agli atti alcuna decisione di omologazione, secondo il reclamante la convenzione
non autorizza il rigetto definitivo dell’opposizione per l’importo dedotto in
esecuzione. Ad ogni modo, egli prosegue, CO 1 non sarebbe attivamente
legittimata ad agire in nome e per conto del figlio, divenuto maggiorenne il 19
dicembre 2008. D’altronde, il tenore letterale della convenzione indica
solamente un impegno del marito a versare contributi di mantenimento a favore
del figlio e della moglie, senza precisare a chi tali contributi devono essere
corrisposti. Non avendo le parti pattuito nella convenzione un regime diverso
da quello legale, secondo il reclamante raggiunta la maggiore età, il 19
dicembre 2008, l’unico titolare e beneficiario del credito per alimenti in suo
favore posto in esecuzione il 19 dicembre 2012 è il figlio __________.

 

                             4.  In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura
di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il cui scopo non
è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di
un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo
prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza
esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni
liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).

 

                             5.  In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio,
a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta
costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità tra l’escutente
indicato sul precetto esecutivo (e nell’istanza) e il creditore designato nel
titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa
posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447
consid. 4.1.1).

 

                          5.1.  Nella
fattispecie la procedente chiede il rigetto definitivo dell’opposizione sulla
scorta della sentenza di divorzio del segretario assessore della Pretura di
Lugano del 26 maggio 1995 (doc. C) e sulla scorta della convenzione del 2
giugno 1999 che modifica la convenzione sulle conseguenze accessorie (doc. D).
Ora, una convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzio legittima il
rigetto definitivo dell’opposizione a patto di essere stata omologata (Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I,
2a ed. 2010, n. 24 ad art. 80 LEF). L’esistenza della decisione di
omologazione dev’essere accertata d’ufficio dal giudice del rigetto, il quale come
detto deve esaminare d’ufficio, a prescindere dalle allegazioni delle parti, se
la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione.
In assenza di omologazione la convenzione sottoscritta dai coniugi legittima il
rigetto dell’opposizione solo in via provvisoria. 

 

                           5.2  Nella
fattispecie non sussiste agli atti alcuna decisione di omologazione della
convenzione del 2 giugno 1999. A fronte della contestazione sollevata dall’escusso,
il Pretore dal solo timbro di esibito in Pretura apposto sulla convenzione
(doc. D), non poteva ritenere adempiuto il requisito dell’omologazione, il rito
sommario esigendo la prova documentale di tale circostanza. Ciò risulta
comunque non avere in concreto rilevanza pratica alcuna. Infatti, con la convenzione
del 2 giugno 1999 le parti si sono limitate a sopprimere l’impegno di RE 1 di
versare “fr. 1'000.– al 1° di ogni mese su di un libretto di risparmio
intestato al figlio __________ a valere quale forma di risparmio per il figlio
stesso”, lasciando immutati, anche nella formulazione, i rimanenti
contenuti dell’impegno dell’escusso, che secondo il dispositivo n. 2, punto 3
capoverso 1, della sentenza di divorzio (doc. C) deve versare fr. 1'750.–
mensili quale contributo alimentare per il figlio e fr. 750.– mensili a
titolo di contributo alimentare per la moglie ex art. 151 CC. Di conseguenza,
la sentenza di divorzio legittima in principio il rigetto definitivo dell’opposizione
per l’importo di fr. 15'000.–, corrispondente alle 20 mensilità di fr. 750.–
dovute dal convenuto all’istante tra maggio del 2009 e dicembre del 2010.

 

                           5.3  Diversamente
deve essere deciso invece per il contributo di mantenimento di fr. 1'750.–
mensili per il figlio __________. In tutte le questioni di carattere pecuniario,
infatti, il detentore dell’autorità parentale è legittimato a esercitare in
proprio nome i diritti dei figli minorenni (anche dopo la maggior età),
facendoli valere personalmente in giudizio o in via esecutiva (DTF 136 III 365;
Stae­helin, op. cit., n. 36 art.
80), ma non può esercitare invece i diritti dei figli sorti dopo la maggior
età, a meno che costoro acconsentano (DTF 129 III 58 consid. 3; più
recentemente: sentenza del Tribunale federale 5A_287/2012 del 14 agosto 2012,
consid. 3.1.3 in fine). Nel caso concreto, __________, nato nel 1990, ha raggiunto la maggiore età nel 2008 (art. 14 CC) e agli atti non risulta alcuna dichiarazione
con cui egli avrebbe autorizzato la madre a procedere in nome proprio per conto
di lui. Egli soltanto è dunque legittimato a procedere all’incasso delle pretese
sorte in suo favore tra il 1° maggio 2009 e il 31 gennaio 2010.

 

                                  Contrariamente
a quanto reputa il primo giudice non si può dedurre nulla di diverso dall’utilizzo
del termine “globale” nella convenzione per qualificare l’impegno del
reclamante poiché i genitori non possono disporre dei diritti del figlio sorti
dopo la maggior età senza il consenso di lui. Ne consegue che,
per quanto riguarda i contributi di mantenimento del figlio, il reclamo merita
accoglimento.

 

                                  6.  In
virtù dell’art. 81 cpv. 1 LEF l’escusso può opporsi al rigetto definitivo ove
provi con documenti che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine
per il pagamento è stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto. Motivi di
estinzione verificatisi prima e che sarebbero potuti essere sollevati già nella
procedura che ha portato alla sentenza non possono più essere fatti valere in
sede di rigetto (cfr. Staehelin,
op. cit., n. 5 ad art. 81).

 

                           6.1  Sono
ammissibili solo le eccezioni esplicitamente sollevate e dimostrate con documenti
assolutamente chiari ed univoci (“mit völlig eindeutigen Urkunden”, cfr. DTF
115 III 100; sentenza della CEF 14.2004.101 del 27 gennaio 2005, consid. 5, con
rimandi). A differenza di quanto vale per il rigetto provvisorio (art. 82 cpv.
2 LEF), non è sufficiente rendere l’estinzione del credito semplicemente
verosimile: il titolo di rigetto definitivo (art. 81 cpv. 1 LEF) creando la
presunzione che il debito esiste, essa può essere rovesciata soltanto con la
prova rigorosa del contrario. Non spetta al giudice, d’altronde, statuire su
questioni giuridiche delicate o per la cui soluzione il potere d’apprezzamento
gioca un ruolo importante (ad es. abuso di diritto, violazione delle regole
della buona fede), la decisione in merito essendo riservata al giudice del
merito (DTF 124 III 503 consid. 3a).

 

                           6.2  Nel
caso specifico l’escusso sostiene di aver già corrisposto alla moglie quanto
dalla stessa richiesto. Ora, è ben vero che nello scritto 17 marzo 2014 (doc.
2) __________, “responsabile amministrazione” della __________, di cui l’escusso
risulta essere presidente del consiglio di amministrazione, ha dichiarato che RE
1 nel periodo dal maggio del 2009 al dicembre del 2010 ha consegnato al figlio __________ mensilmente fr. 2'500.– da portare alla madre per il
mantenimento di lei. Come correttamente evidenziato dal Pretore questa
dichiarazione non costituisce però prova certa che il credito dell’istante sia
stato validamente estinto perché dalla stessa nulla emerge in riferimento alla
circostanza che quanto consegnatogli dal padre sia stato effettivamente poi
consegnato dal figlio alla madre.

 

                           6.3  RE
1 sostiene, da ultimo, che con un riconoscimento di debito del 15 maggio 2009
le parti avrebbero inteso liquidare i loro rapporti di dare e avere passati,
presenti e futuri, motivo per cui alla moglie nulla sarebbe più dovuto sulla
base né della sentenza di divorzio né della convenzione di modifica delle
conseguenze accessorie del 2 giugno 1999. Il problema è che il reclamante ha
omesso di versare ritualmente agli atti, ossia in prima sede (sopra consid.
1.2), l’accordo richiamato, motivo per cui, non avendo apportato la prova che
gli incombeva, l’eccezione sollevata dal reclamante va d’acchito respinta.

 

                             7.  Ne
discende il parziale accoglimento del reclamo.

                                  La
tassa di giustizia e le ripetibili seguono – per entrambe le sedi – i
rispettivi gradi di soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d
LTF), il valore litigioso, di fr. 50'000.– raggiunge la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:             I.   Il reclamo è parzialmente
accolto e di conseguenza i dispositivi n. 1 e n. 2 della sentenza 2 aprile 2014
del Pretore del Distretto di Lugano vengono riformati come segue:

                                         “1.  L’istanza
è parzialmente accolta e di conseguenza l’opposizione interposta da RE 1 al
precetto esecutivo n.__________ emesso il 17 dicembre 2012 dall’Ufficio di esecuzione
di Lugano è rigettata in via definitiva per fr. 15'000.– oltre interessi
al 5% dal 1° marzo 2010.

                                         2.   La tassa
di giustizia e le spese processuali di fr. 230.¿ da anticipare dalla
parte istante, sono poste a carico di RE 1 per un terzo e per la rimanenza a
carico di CO 1, che rifonderà a RE 1 fr. 200.– per ripetibili ridotte”.

 

                             II.  La
tassa di giustizia e le spese processuali di complessivi fr. 350.– relative
al presente giudizio, già anticipate dal reclamante, sono poste a carico di RE
1 per un terzo e per la rimanenza a carico di CO 1, che rifonderà a RE 1 fr. 300.–
per ripetibili ridotte.

 

                            III.  Notificazione
a:

	
   

  	
  –  avv.;

  –  avv..

   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                 Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il termine di ricorso è
sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2 LTF).