# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f3993627-b20a-582c-b697-dc463ef1d591
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.03.2024 D-1809/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1809-2024_2024-03-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1809/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  m a r z o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione del giudice Manuel Borla;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 13 marzo 2024 / N (…). 

 

 

 

D-1809/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) gen-

naio 2024, 

l’estratto della banca dati europea “Eurodac” del 19 gennaio 2024, da cui 

si evince che il richiedente aveva depositato delle domande d’asilo pre-

gresse in Germania il (…) e il (…), 

il verbale del colloquio Dublino del (…) gennaio 2024 dell’interessato, 

la domanda di ripresa in carico del richiedente del 1° febbraio 2024 dell’au-

torità svizzera competente alla sua omologa tedesca, fondata sull’art. 18 

par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III); 

ed il rifiuto della stessa da parte della Germania il 9 febbraio 2024, 

la successiva richiesta di riesame da parte della Svizzera alla Germania, 

del 1° marzo 2024, e la risposta affermativa del 5 marzo 2024 di quest’ul-

timo Stato in merito alla ripresa in carico dell’interessato, pure basandosi 

sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III, 

la diversa documentazione medica agli atti,  

la decisione della SEM del 13 marzo 2024, notificata il 18 marzo 2024 (cfr. 

[atto della SEM] n. [{…}]-31/1), di non entrata nel merito giusta l’art. 31a 

cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), con conseguente trasferimento dell’interes-

sato verso la Germania, 

la cessazione del mandato di rappresentanza dell’interessato da parte 

della Protezione giuridica il 18 marzo 2024, 

il ricorso inviato il 23 marzo 2023 (cfr. risultanze processuali: busta d’invio), 

in lingua inglese, con il quale l’insorgente ha impugnato dinnanzi al Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) la suddetta decisione 

della SEM, chiedendo, secondo il senso, l’annullamento della stessa ed un 

giudizio a lui favorevole, 

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i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che in applicazione dell’art. 33a cpv. 1 PA, una parte può presentare il suo 

ricorso in una lingua ufficiale svizzera di sua scelta (cfr. anche in merito 

THOMAS PFISTERER in: Auer/Müller/Schindler [ed.], VwVG Kommentar, 2a 

ed., 2019, n. 26, pag. 502), 

che nella presente disamina, il ricorrente ha presentato il suo ricorso in 

lingua inglese, allorché la decisione impugnata è stata redatta in italiano; 

che per i motivi che seguono ed in applicazione dell’art. 33a cpv. 4 PA, il 

Tribunale rinuncia ad ordinare una traduzione del memoriale ricorsuale in 

una lingua ufficiale svizzera; che tuttavia, non essendovi ragioni per sco-

starsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando 

dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF, il procedimento segue la lingua della 

decisione impugnata, 

che il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è in principio ammissi-

bile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA, essendo 

rilevato per queste ultime due disposizioni che anche se l’atto ricorsuale 

non contiene delle conclusioni esplicite, le stesse risultano evincibili alla 

lettura del medesimo; che per questo motivo, ed in quanto manifestamente 

infondato, come si vedrà di seguito, il Tribunale si esime in specie dall’ac-

cordare un breve termine suppletorio all’insorgente per rimediare a tali con-

dizioni ai sensi dell’art. 52 cpv. 2 PA, 

che il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso 

dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi); che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio 

di scritti, 

che la SEM, nel contesto della procedura Dublino e nel caso di una proce-

dura di ripresa in carico, come è il caso di specie, non entra nel merito di 

una domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza 

aver effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

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competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e 

previa accettazione espressa o tacita di ripresa in carico del richiedente 

l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), 

conclude che un altro Stato è competente per l’esecuzione della procedura 

e allontanamento, 

che nella presente disamina, l’autorità elvetica preposta ha inviato una do-

manda di ripresa in carico alla sua omologa tedesca il 1° febbraio 2024 

fondandosi sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 16/5); che a seguito di un 

primo rifiuto dalla Germania datato 9 febbraio 2024 (cfr. n. 21/3) e richiesta 

susseguente della Svizzera di riesame del predetto rigetto il 1° marzo 2024 

(cfr. n. 24/2), la Germania ha riconosciuto espressamente la sua compe-

tenza in data 5 marzo 2024, pure in applicazione della suddetta norma (cfr. 

n. 27/3); che tale procedura di riesame, rispetta i termini prescritti all’art. 5 

par. 2 del regolamento (CE) n. 1560/2003 della Commissione delle comu-

nità europee del 2 settembre 2003 (GU L 222/3 del 05.09.2003; modificato 

parzialmente dal regolamento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Com-

missione del 30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]), 

che di conseguenza, la competenza della Germania è di principio data, ciò 

che nel suo principio non è neppure messo in dubbio dal ricorrente, 

che tuttavia, come già sostenuto nel suo colloquio Dublino (cfr. n. 14/2), 

anche nel suo ricorso l’insorgente si prevale della presenza della sorella in 

Svizzera, per opporsi ad un suo trasferimento verso la Germania, 

che dapprima in merito il Tribunale osserva, come già constatato retta-

mente dalla SEM nella decisione avversata, che la sorella non risulta rien-

trare nella definizione di membro della famiglia dell’insorgente ai sensi 

dell’art. 2 lett. g RD III,  

che inoltre, il Tribunale non ravvede nell’unico asserto dell’insorgente della 

presenza della sorella su suolo elvetico, alcuna relazione stretta ed effet-

tiva o ancora di particolare dipendenza ai sensi della giurisprudenza topica 

in materia (cfr. DTF 143 I 21 consid. 5.1, 139 I 330 consid. 2.1 con rif.,  

135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi citata; DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 8.3.3 e 8.3.5; sentenze del Tribunale E-3704/2022 del 27 ottobre 2022 

consid. 6.3, D-1968/2022 del 5 maggio 2022 consid. 8.5.1), perché egli 

possa prevalersi validamente dell’applicazione dell’art. 16 par. 1 RD III o 

dell’art. 8 par. 1 CEDU, per opporsi validamente ad un suo trasferimento 

verso la Germania, 

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che proseguendo nell’analisi, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III 

non si giustifica nel caso di specie, visto che non vi sono fondati motivi per 

ritenere che in Germania, sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 4 

della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000; cfr. tra le tante la sentenza del Tribunale F-1449/2024 

dell’11 marzo 2024 consid. 5.2), ciò che del resto il ricorrente non mette in 

dubbio nel suo gravame, 

che inoltre, dal profilo delle condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo 

e del rispetto degli obblighi derivanti dal diritto internazionale, v’è luogo di 

constatare che le allegazioni presentate dall’insorgente soltanto con il ri-

corso, secondo le quali egli non avrebbe beneficiato in Germania di servizi 

di base e di un alloggio, come pure che egli si ritroverebbe nuovamente  

– come in passato – a rischio di ricadere nella dipendenza da droghe e 

nell’ambiente pregiudizievole alla sua salute ed alla sua vita, in quanto 

delle persone attenterebbero alla stessa come già in passato gli sarebbe 

accaduto, non sono in grado di capovolgere la suddetta presunzione, 

che invero, il ricorrente non ha presentato alcun indizio concreto, oggettivo 

e serio per supportare tali suoi asserti, capace di mettere in dubbio il ri-

spetto da parte della Germania dei suoi obblighi derivanti dalle direttive 

europee in materia d’asilo e dal diritto internazionale, 

che infine v’è da precisare in merito, come il RD III, non conferisca ai ri-

chiedenti l’asilo il diritto di scegliere lo Stato membro che offre, a loro av-

viso, le migliori condizioni d’accoglienza quale Stato responsabile per 

l’esame della loro domanda d’asilo (cfr. in tal senso la sentenza della Corte 

di giustizia dell’Unione europea del 10 dicembre 2013, C-394/12 Shamso 

Abullahi contro Austria [Grande Camera], §59 e §62; DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 8.2.1, 2010/45 consid. 8.3), 

che pertanto l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, non trova alcuna applicazione 

nel caso di specie, 

che occorre ancora esaminare se nella fattispecie risulta applicabile la 

clausola discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovra-

nità”), disposizione concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a 

cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), che prevede che se “motivi 

umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda, 

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che in primo luogo, come già sopra visto, il ricorrente non ha fornito nep-

pure con il suo ricorso degli indizi seri e concreti suscettibili di comprovare 

che un suo ritorno in Germania lo esporrebbe al rischio di essere privato 

del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in 

violazione della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consi-

glio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richie-

denti protezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza), 

che in secondo luogo, per quanto concerne i suoi asserti ricorsuali che si 

ritroverebbe in Germania in pericolo di vita a causa di persone che atten-

terebbero alla stessa come in passato, apparterrà a lui indirizzarsi alle au-

torità di polizia e di perseguimento competenti tedesche, per denunciare 

tali atti e/o minacce concrete contro la sua persona e per richiedere prote-

zione contro delle eventuali concrete azioni o minacce future dirette contro 

di lui da parte di terze persone, essendo che le autorità tedesche sono in 

principio disposte ed in grado di offrire l’adeguata protezione in tal senso, 

che infine, anche dal profilo medico, non vi sono problemi di una gravità 

tale da impedire il suo trasferimento in Germania, non essendo le proble-

matiche di salute residuali e tutt’ora in trattamento (cfr. n. 11/2, 15/3, 19/2, 

20/3, 22/2, 23/2, 28/3, 32/2, 33/3, 34/3 e 36/2), classificabili quali gravi ai 

sensi della giurisprudenza convenzionale in materia (cfr. sentenze della 

Corte europea dei diritti dell’uomo N. contro Regno Unito del 27 mag-

gio 2008, [Grande Camera], n. 26565/06; Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, [Grande Camera], §181 segg.; DTAF 2011/9 con-

sid. 7.1), e già sufficientemente acclarate dall’autorità inferiore, alla cui de-

cisione si rinvia per il resto (cfr. p.to II, pag. 4 seg.), 

che egli potrà del resto continuare a beneficiare dei trattamenti e delle cure 

necessarie anche in Germania, Stato che dispone notoriamente di strutture 

sanitarie sufficienti (cfr. tra le tante la sentenza del Tribunale F-227/2024 

del 15 gennaio 2024 consid. 6.5); che inoltre, in quanto Stato firmatario 

della direttiva accoglienza, il predetto Paese deve provvedere affinché i 

richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. 

art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza), 

che sulla scorta dei surriferiti presupposti, non si ravvisano indicatori per 

concludere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

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suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che non vi 

è quindi alcun motivo di applicare le clausole discrezionali previste 

all’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da 

parte della Svizzera, la Germania è competente per la ripresa in carico 

dell’insorgente in ossequio alle condizioni poste nel RD III, 

che considerato quanto precede, il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione della SEM confermata, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: