# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2635f2ab-d1ab-57a5-9d06-9c3d89e7988c
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-24
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 24.09.2015 U 2015 41
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_U-2015-41_2015-09-24.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

U 15 41

3a Camera  

presidenza Racioppi
giudici Stecher, Moser
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 24 settembre 2015

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____,

ricorrente

contro 

Comune di X._____,

convenuto

concernente assistenza sociale

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1. A._____ è nato il 23 novembre 1992 ed ha terminato l'apprendistato di 

carrozziere/verniciatore nel 2014. Non avendo trovato lavoro, si è iscritto 

alla disoccupazione e fino al febbraio 2015 viveva con la madre a 

Y._____, in un'abitazione di proprietà del convivente della genitrice. A 

causa di addotti problemi personali in famiglia, A._____ lasciava 

l'abitazione a Y._____ e, in data 1. aprile 2015, sottoscriveva un contratto 

di locazione per un bilocale a X._____, per la durata minima di due anni, 

ad un affitto mensile di fr. 900.--. Il 14 aprile 2015 A._____ presentava, 

tramite il servizio sociale, domanda di assistenza pubblica per il periodo 

da aprile a giugno 2015, non essendo l'indennità mensile di 

disoccupazione, pari a circa fr. 1010.--, sufficiente a coprire il suo 

fabbisogno vitale. 

2. Con decisione 17 aprile 2015, il Comune di X._____ accoglieva 

parzialmente la domanda di assistenza e riconosceva al petente per il 

mese di aprile 2015 una spesa mensile per l'alloggio di soli fr. 450.--, pari 

al costo di una camera comune. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 27 

aprile 2015, A._____ chiedeva che le spese di locazione gli venissero 

riconosciute integralmente, non esistendo ._____(ndr per la zona) 

direttive riguardanti i massimi degli affitti che potrebbero essere 

riconosciuti a titolo di assistenza pubblica. 

4. Nella presa di posizione del 26 maggio 2015, il Comune di X._____ 

reputava corretta la decurtazione operata e ne chiedeva pertanto la sua 

conferma per il mese di aprile 2014. In principio, in quanto giovane adulto, 

l'istante non godrebbe neppure di un diritto al sussidio indipendente da 

quello dei genitori, non essendo sposato e non avendo dimostrato 

l'inesigibilità della convivenza con la madre. In ogni caso, da un giovane 

di 22 anni dovrebbe essere possibile pretendere che soggiorni in una sola 

camera o che comunque si accontenti di ben più modeste possibilità di 

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alloggio di quelle concretamente scelte. La decisione impugnata 

contemplerebbe solo l'aiuto sociale per il mese di aprile, poiché 

l'esecutivo avrebbe preferito decidere immediatamente sulla richiesta per 

il mese in corso e demandare in seguito l'esame delle condizioni per il 

diritto all'aiuto sociale per i mesi di maggio e giugno 2015.

5. Mediante raccomandata del 17 agosto 2015, il Tribunale amministrativo 

invitava l'istante a volersi determinare sui motivi che lo avevano spinto a 

lasciare l'appartamento che divideva con la madre e sulla durata 

temporale dell'assistenza accordatagli. Entro il termine di 10 giorni 

assegnatogli, l'istante non dava alcun seguito alla richiesta. 

Considerando in diritto:

1. La vertenza verte sulla riduzione a fr. 450.--, ovvero della metà, del 

contributo per l'affitto dei due locali e mezzo operata dal comune 

convenuto per il mese di aprile 2015. Non essendo dato sapere per 

quanto tempo l'istante faccia valere pretese di assistenza sociale, il valore 

litigioso si definisce annualizzando tale riduzione (vedi decisione del 

Tribunale amministrativo U 14 92 del 5 aprile 2015). Poiché il valore 

litigioso così definito (fr. 450.-- x 12) supera la soglia di competenza del 

giudice unico, sulla presente controversia è chiamato a statuire il 

Tribunale amministrativo nella sua composizione ordinaria giusta quanto 

statuito all'art. 43 cpv. 1 e 3 lett. a della legge sulla giustizia 

amministrativa (LGA; CS 370.100). 

2. a) Giusta l'art. 1 delle disposizioni esecutive della legge cantonale 

sull'assistenza (DELCAss; CS 546.270), per la valutazione dell'assistenza 

da parte del comune competente ai sensi dell'articolo 2 della legge sono 

determinanti i Concetti e indicazioni della Conferenza svizzera delle 

istituzioni dell'azione sociale per il calcolo dell'aiuto sociale (COSAS) 

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dell'aprile 2005 incluso il capitolo "Guida pratica" con le concretizzazioni e 

limitazioni previste dalle DELCAss. In conformità a tali direttive, l’affitto o 

gli oneri ipotecari per persone proprietarie del proprio alloggio sono da 

computare con riguardo ai valori medi del mercato immobiliare locale. 

Anche le spese accessorie esposte nel contratto e, se il beneficiario è 

proprietario, le manutenzioni all’immobile assolutamente indispensabili 

sono da ritenere nel calcolo della prestazione (vedi COSAS capitolo B.3). 

Questo principio viene del resto ripreso anche all'art. 8 DELCAss che 

stabilisce: nel calcolo del minimo vitale deve essere considerato l'affitto 

medio sul mercato locale di un appartamento economicamente 

vantaggioso per la rispettiva grandezza del nucleo familiare, più le spese 

accessorie. Spese di alloggio giudicate eccessivamente elevate devono 

essere finanziate soltanto fino al prossimo termine di disdetta, al massimo 

tuttavia per sei mesi. Affinché questa limitazione di sei mesi prevista dal 

diritto cantonale non venga a scalfire il minimo vitale è però necessario 

che esista effettivamente una possibilità di alloggio più vantaggiosa e che 

la persona assistita possa ottenerla (vedi sulla tematica la decisione del 

Tribunale amministrativo U 15 9 del 16 marzo 2015 e riferimenti). 

b) Se il comune pretende che le spese di alloggio siano troppo elevate, 

questo presuppone che lo stesso conosca i valori medi del mercato 

immobiliare locale e che abbia ponderato questi costi con la pigione che è 

tenuta a corrispondere la persona assistita. La semplice affermazione che 

l'affitto non corrisponda ai valori medi del mercato locale non basta per 

giustificare una riduzione, ma il comune è tenuto dapprima a stabilire la 

grandezza dell'appartamento indicato nel caso concreto e poi a 

determinare i costi che tale affitto può comportare secondo l'uso locale. In 

caso di discrepanza, l'autorità comunale deve previamente comunicare 

quale sia l'affitto che ritiene consono al mercato immobiliare nel caso 

concreto ad a pretendere allora, ossequiando eventuali termini di disdetta, 

un cambiamento di alloggio qualora sul territorio comunale tale possibilità 

sia anche effettivamente presente. Onde stabilire i valori medi del 

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mercato immobiliare locale, il comune deve considerare i prezzi vigenti 

sul libero mercato del comune in oggetto, reperibili tramite inserzioni su 

giornali locali o sugli apposti siti internet. Nella ricerca del valore medio di 

mercato, non è dato fondarsi su dati irrealistici o prendere a paragone dati 

di altri comuni, essenzialmente diversi economicamente, strutturalmente o 

demograficamente da quello considerato. Per il resto, vada ancora 

ricordato che il valore medio di mercato degli affitti non corrisponde al 

prezzo più basso reperibile sul mercato per un oggetto che magari in 

seguito ad una serie di circostanze particolari appare unico nel suo 

genere (vedi sul tema CLAUDIA HÄNZI, Die Richtlinien der Schweizerischen 

Konferenz für  Sozialhilfe, Tesi, Basilea 2011, pag. 181). Poiché non vi 

sono dati cantonali o federali suscettibili di definire le spese d'affitto che 

vanno assunte dalla collettività pubblica, alcuni comuni hanno stabilito 

delle direttive proprie, fissando dei prezzi minimi e massimi per l'affitto di 

appartamenti di determinate grandezze. Contrariamente a quanto sembra 

pretendere l'istante, l'esistenza di una tale distinta non è un presupposto 

per operare una riduzione della pigione. Infatti, anche dove vi sono dette 

direttive, come tali atte a meglio garantire la parità di trattamento, non è 

comunque ammesso fare astrazione della concreta situazione di famiglia 

della persona assistita e dell'effettivo mercato immobiliare locale. Infine, la 

riduzione delle spese d'affitto deve essere preceduta da una 

comminazione di riduzione per poter essere operata.

3. a) Nel provvedimento impugnato, il comune convenuto non spende una 

parola di motivazione per ridurre l'affitto da fr. 900.-- a fr. 450.--, ma nel 

dispositivo della decisione viene fatto accenno al fatto che tale importo sia 

"pari al costo di una camera comune". La motivazione a fondamento della 

decurtazione operata viene in poi in parte addotta solo nell'ambito della 

risposta al ricorso. Riferendosi alle direttive COSAS, il comune convenuto 

considera che il ricorrente possa trovarsi una possibilità di alloggio più 

modesta per una pigione quindi più bassa. Relativamente alla possibilità 

di alloggio più conforme alla situazione del richiedente, le direttive 

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COSAS, nella versione qui applicabile del 2005, consideravano possibile 

chiedere ai giovani adulti di cercarsi un alloggio a buon mercato: ad 

esempio una camera con o senza possibilità di cucinare, una casa dello 

studente o la condivisione di un appartamento con altre persone. Un 

appartamento individuale veniva invece concesso a seguito di motivi 

particolari (come, per esempio, un’economia domestica con bambini, 

motivi medici, mancanza di offerte vantaggiose, ecc.). Scopo di questa 

direttiva era essenzialmente quello di evitare che i beneficiari di 

prestazioni assistenziali venissero privilegiati rispetto ad altri giovani adulti 

che non percepiscono aiuti e che si trovano in situazioni paragonabili 

avendo un reddito ancora alquanto modesto. Naturalmente, nell'esame 

dell'esigibilità di una determinata possibilità di alloggio non può essere 

fatta astrazione del fatto che nell'ambito delle COSAS viene operata una 

distinzione tra giovani adulti in via di formazione e coloro che invece 

hanno terminata la formazione. Per quest'ultimi, l'esigibilità di un alloggio 

in un ostello o in una camera ammobiliata senza cucina non è in tutto e 

per tutto paragonabile a quello che si può pretendere dalla persona in via 

di formazione, giacché studenti e apprendisti ancora a carico della 

famiglia devono notoriamente e necessariamente accontentarsi di 

possibilità di alloggio alquanto modeste. 

b) Nell'evenienza, il ricorrente ha ventidue anni, non è sposato e fino alla 

presentazione della richiesta di assistenza viveva con la madre in un altro 

comune. Vista la situazione di giovane adulto (che perdura fino al 25. 

anno di età), l'esecutivo ha ritenuto (giusta il dispositivo del 

provvedimento impugnato) che l'istante potesse cercarsi una possibilità di 

alloggio più modesta che la presa in affitto di due locali e mezzo. Come 

tale l'assunto potrebbe rivelarsi corretto per quanto sul territorio comunale 

sia effettivamente data la possibilità di trovare un alloggio conforme ai 

bisogni dell'istante ad un prezzo medio più vantaggioso e corrispondente 

ai canoni applicati dal comune convenuto nel provvedimento impugnato. 

Per giustificare però la modesta possibilità di alloggio e l'entità 

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dell'importo ritenuto adeguato, il comune non adduce alcuna motivazione, 

ma si limita a ritenere che fr. 450.-- corrispondano ai costi per una camera 

comune. Ora se per camera comune si intende una camera da dividere 

con qualcuno, la pretesa anche per un giovane adulto può rivelarsi 

inesigibile. Se invece nelle intenzioni dell'esecutivo era riconoscere 

all'istante solo i costi per una camera ammobiliata con servizi con o senza 

possibilità di cucinare, la situazione in termini di esigibilità va valutata 

diversamente. In ogni caso, la possibilità di alloggio deve essere 

conforme alla situazione del richiedente per cui anche su tale scelta 

occorre che all'istante venga fornita una sufficiente motivazione. Per 

quanto riguarda l'ammontare dell'affitto, come si è detto nel considerando 

2 che precede, una decurtazione dei costi dell'alloggio è possibile solo 

qualora il comune disponga di concreti elementi per giustificare la pretesa 

e non sulla base di costi di affitto teorici. Sui costi di alloggio il 

provvedimento impugnato è del tutto silente e anche nell'ambito degli 

scritti di ricorso la questione non è stata meglio concretizzata. Ne 

consegue che anche la decurtazione non è munita della necessaria 

motivazione e che quindi la correttezza della stessa non può in questa 

sede essere verificata. Già per questi motivi gli atti vanno rinviati al 

comune convenuto per la presa di un nuovo provvedimento motivato 

dopo aver esplicato le necessarie verifiche.

c) Nel provvedimento impugnato, il comune ha operato una decurtazione dei 

costi dell'alloggio senza previo invito a scegliere una sistemazione più 

economica, come è invece tenuto a fare allorquando i costi di affitto di 

una persona assistita si rivelano troppo elevati rispetto alla media locale. 

E' vero che la concreta situazione dell'istante è diversa dalla situazione in 

cui si trova la persona che, abitando un appartamento di sua scelta, viene 

a dover far capo all'assistenza sociale pubblica. Infatti, prima di decidere 

di andare a vivere da solo, l'istante avrebbe dovuto sapere esattamente 

quale fosse la sua disponibilità finanziaria mensile. Da mesi era posto al 

beneficio dell'indennità di disoccupazione per un importo mensile di circa 

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fr. 1'010.--. Dando prova della necessaria diligenza, al ricorrente avrebbe 

dovuto risultare fin dall'inizio chiara l'impossibilità di far fronte - con una 

simile entrata - a delle spese di alloggio di fr. 900.--. Sarebbe quindi stato 

suo compito informarsi su quello che poteva essere ritenuto l'affitto 

conveniente nella sua situazione, anziché sottoscrivere un contratto di 

affitto per la durata minima di due anni e per un importo che non avrebbe 

mai potuto onorare con le entrate che aveva a disposizione (vedi sul tema 

la decisione del Tribunale amministrativo U 05 53). In questo senso, la 

decurtazione dell'importo già a partire dal mese di aprile 2015 potrebbe 

essere giustificata anche se su tale questione il provvedimento impugnato 

è pure del tutto privo di motivazione. Anche per questo motivo si giustifica 

un rinvio degli atti all'autorità comunale.

4. In sede di risposta al ricorso, l'autorità comunale richiama l'art. 10 

DELCAss e mette in dubbio il diritto stesso dell'istante all'aiuto sociale. 

Onde evitare possibili conflitti futuri è bene fare alcune considerazioni di 

fondo anche su tale questione, che nell'accezione proposta dal comune 

da adito a qualche perplessità e va quindi relativizzata. In base al citato 

disposto, per il calcolo del diritto all'assistenza di adolescenti e giovani 

adulti fino al 25° anno di età sono determinanti le condizioni finanziarie dei 

genitori e il minimo vitale del nucleo familiare (cpv. 1 prima frase). Gli 

adolescenti e i giovani adulti hanno un proprio diritto all'assistenza se 

sono sposati o se non si può pretendere che vivano con i genitori (cpv. 2 

prima frase). Queste disposizioni riprendono in parte il concetto già 

contenuto nelle COSAS al capitolo H 11, nella versione del 2005, e il loro 

scopo è quello di rendere per quanto possibile meno attrattivo per un 

giovane adulto in una situazione di ristrettezze finanziarie la creazione di 

una propria economica domestica. Tenendo però conto del fatto che le 

persone tra i 18 ed i 25 anni sono comunque delle persone adulte poste 

al beneficio di determinati diritti fondamentali, è lecito interrogarsi sulla 

costituzionalità del disposto almeno per quanto riguarda i giovani adulti 

che hanno conclusa una formazione e verso i quali i genitori non hanno 

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più alcun obbligo di mantenimento. Probabilmente conscio della 

perplessità che l'art. 10 DELCAss potrebbe suscitare, l'ufficio del servizio 

sociale cantonale ha, nel commento proposto alle singole norme delle 

DELCAss, precisato che "il legislatore non impedisce a nessuno di vivere 

autonomamente, d'altro lato, non viene però neppure creata una base 

giuridica valida che imponga di vivere presso i genitori." Se quindi è 

chiaro che lo scopo della legge è quello di rendere meno attrattiva per i 

giovani adulti la vita singola in caso di ristrettezze finanziarie è pure 

evidente che dai giovani che hanno lasciato la famiglia sia difficile 

pretendere il rientro a casa, con le conseguenze che una simile 

impossibilità di fondo comporta in termini di assistenza sociale pubblica. 

5. Nella fattispecie concreta, la richiesta di assistenza verteva sui mesi di 

aprile, maggio e giugno 2015. Il comune convenuto ha accordato, due 

giorni dopo la presentazione della richiesta, l'assistenza sociale al petente 

per il mese di aprile 2015, riducendo l'importo dell'affitto e senza poter 

esperire tutti gli accertamenti richiesti dalle circostanze. La prontezza 

dell'autorità comunale nell'evasione della pratica è apprezzabile. Non 

avendo però garantito all'istante un aiuto forfettario immediato, ma 

avendo proceduto alla decurtazione dei costi dell'affitto senza aver 

previamente chiarita la situazione e senza motivare la riduzione effettuata 

sia quanto al suo ammontare che quanto a decorrenza, il provvedimento 

non può essere protetto. In questo senso gli atti vengono ritornati al 

comune convenuto affinché proceda ai necessari accertamenti e decida 

nuovamente sul diritto del ricorrente per il mese di aprile 2015. Tenuto 

conto della situazione del caso concreto e contrariamente a quanto 

previsto all'art. 73 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 

370.100), il Tribunale rinuncia al prelievo di tasse di giustizia. 

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Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. Gli atti vengono 

ritornati al comune convenuto per la presa di un nuovo provvedimento nel 

senso dei considerandi. 

2. Non vengono prelevate spese di giustizia. 

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