# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d62e7ddf-f5a0-5eb9-8ff4-43ef4f2738d1
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-26
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 26.06.2018 S 2017 48
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2017-48_2018-06-26.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 17 48

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici von Salis, Meisser 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 26 giugno 2018

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,

rappresentata dall'Avvocato lic. iur. Stefania Vecellio,

ricorrente

contro 

B._____ SA,

rappresentata dall'Avvocato lic. iur. Fabio Taborelli,

convenuta

concernente prestazioni assicurative LAINF

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1. A._____ era occupata in qualità di cameriera presso l'Albergo C._____ e 

come tale assicurata presso la B._____ SA (qui di seguito semplicemente 

assicuratore infortuni) per le conseguenze di infortuni e malattie 

professionali. L’8 febbraio 2005, l’assicurata si presentava al pronto 

soccorso per forti dolori in sede inguinale destra. Seguiva un intervento 

d’urgenza per sospetta ernia femorale a destra che però nel corso 

dell’operazione chirurgica si rivelava inesistente. I costi venivano posti a 

carico della cassa malati. In seguito, l'assicurata sospettava che i forti 

dolori sempre ancora lamentati in sede inguinale potessero configurare 

una lesione di una terminazione nervosa nell’ambito di un errore medico 

verificatosi durante l'intervento. Nella decisione 12 marzo 2010, 

confermata in sede di opposizione il 27 settembre 2010, l'assicuratore 

infortuni rifiutava l’erogazione di prestazioni, non considerando la petente 

vittima di un evento infortunistico. Per l'assicuratore infortuni, gli 

accertamenti in seguito condotti non avrebbero permesso di ritenere che 

l'assicurata fosse stata operata senza che vi fosse un'indicazione medica 

al riguardo o che durante l'intervento fosse stato commesso un errore 

medico. 

2. Nel giudizio del 16 agosto 2011 (procedimento S 10 149), il Tribunale 

amministrativo accoglieva il ricorso presentato da A._____ e rinviava gli 

atti all'assicuratore infortuni per l'espletamento di ulteriori accertamenti al 

fine di poter definire la controversa questione dell'eventuale verificarsi di 

un infortunio. Su incarico dell'assicuratore infortuni, l'assicurata veniva 

sottoposta a esame pluridisciplinare negli ambiti chirurgico-viscerale, 

ortopedico nonché neurologico e in base alle risultanze di detti 

accertamenti l'assicuratore infortuni negava nuovamente prestazioni 

assicurative a titolo di infortunio mediante decisione 11 marzo 2015, 

confermata in sede di opposizione l'8 febbraio 2017.

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3. Nel tempestivo ricorso interposto al Tribunale amministrativo in data 10 

marzo 2017, A._____ postulava l'annullamento della decisione impugnata 

e, in via principale, il riconoscimento di un infortunio con l'erogazione delle 

legali prestazioni assicurative o, in via eventuale, la corresponsione delle 

legali prestazioni per lesioni causate durante la cura medica. 

Formalmente, la decisione impugnata sarebbe stata presa in palese 

violazione del diritto di audizione, non avendo l'assicuratore infortuni 

trasmesso all'assicurata tutta la documentazione medica relativa alle 

perizie e agli esami eseguiti e non avendo gli esperti risposto alle 

domande della ricorrente. Sostanzialmente, l'istante contesta le risultanze 

delle perizie eseguite su incarico dell'assicuratore infortuni, 

considerandole incomplete e contradditorie. Già l'inutile e comunque non 

indicato intervento per presunta ernia femorale sarebbe da classificare 

quale infortunio, ma in ogni caso anche la lesione del nervo genito-

femorale destro verificatasi durante l'operazione. 

4. Nella propria risposta di causa del 15 maggio 2017, l'assicuratore infortuni 

chiedeva la reiezione del ricorso. Le richieste relazioni peritali sarebbero 

debitamente state trasmesse all'interessata e in base alla risultanze di 

queste non sarebbe possibile stabilire che l'istante sia stata vittima di un 

infortunio nel senso richiesto dalla giurisprudenza a questo riguardo. 

5. Nell'ambito del secondo scambio di scritti processuali, le parti si 

riconfermavano essenzialmente nelle loro precedenti allegazioni e 

proposte.

6. Da parte del Giudice dell'istruzione veniva in seguito richiesta all'ospedale 

universitario di Zurigo, l'edizione della completa documentazione medica 

concernente l'istante. Gli atti trasmessi a questo Tribunale il 28 agosto 

2017 venivano in seguito inviati alle parti per presa di posizione, anche se 

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in base a questi atti faceva difetto la perizia neurologica del 27 gennaio 

2014.

7. Nell'ambito degli ulteriori scambi di scritti, sia la ricorrente che 

l'assicuratore infortuni ribadivano i rispettivi punti di vista. Da parte 

dell'istante veniva introdotto un ulteriore parere medico legale del 20 

settembre 2017 e le risultanze di altre indagini. Per l'assicuratore 

convenuto, anche dalla ulteriore documentazione non sarebbe dato trarre 

le conclusioni pretese dall'istante. 

Considerando in diritto:

1. Ai sensi dell'art. 56 della legge federale sulla parte generale del diritto 

delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), le decisioni su opposizione 

e quelle contro cui un'opposizione è esclusa possono essere impugnate 

mediante ricorso. Se l'assicurata è domiciliata all'estero, è competente il 

tribunale delle assicurazioni del Cantone dell'ultimo domicilio o in cui il 

suo ultimo datore di lavoro aveva domicilio; se non è possibile 

determinare alcuna di queste località, la competenza spetta al tribunale 

delle assicurazioni del Cantone in cui ha sede l'organo d'esecuzione (art. 

58 cpv. 2 LPGA). Per il resto, ogni Cantone istituisce un tribunale delle 

assicurazioni per giudicare come istanza unica i ricorsi in materia di 

assicurazioni sociali (art. 57 LPGA) e nei Grigioni tale istanza di ricorso è 

il Tribunale amministrativo, in virtù di quanto previsto all'art. 49 cpv. 2 lett. 

a della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 370.100). 

Nell'evenienza, la ricorrente ha domicilio all'estero e il suo ultimo datore di 

lavoro ha sede a X._____ (GR), per cui è data la competenza territoriale 

del tribunale delle assicurazioni del Cantone dei Grigioni. La 

legittimazione (cfr. art. 59 LPGA) della ricorrente è certa essendo 

direttamente toccata dal rifiuto delle prestazioni a titolo di infortunio 

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deciso. Rispondendo alle condizioni di forma ed essendo tempestivo (cfr. 

art. 60 LPGA) il ricorso è dunque ricevibile.

2.1. Formalmente, l'assicurata lamenta una violazione del diritto di audizione, 

non essendole stata trasmessa tutta la documentazione medica richiesta 

e avendo gli esperti risposto solo alle domande formulate dall'assicuratore 

infortuni e non anche a quelle dell'istante. Per costante giurisprudenza, 

dal diritto di essere sentito - esplicitamente disciplinato all'art. 29 cpv. 2 

della Costituzione federale (Cost.; RS 101) - deve in particolare essere 

dedotto il diritto dell'interessata di esprimersi su tutti i punti essenziali di 

un procedimento prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi 

confronti (DTF 133 I 277 cons. 3. 1, 126 I 16 cons. 2a/aa, 124 I 51 cons. 

3a), di fornire prove riguardanti i fatti suscettibili di influire sul 

provvedimento, di poter prendere visione dell'incarto, di partecipare 

all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi in 

proposito (DTF 132 V 370 cons. 3. 1 e riferimenti). In sostanza, il diritto di 

essere sentito, quale diritto di partecipazione al procedimento, comprende 

tutte quelle facoltà che devono essere riconosciute a una parte affinché 

possa efficacemente far valere la propria posizione nella procedura (DTF 

135 II 286 cons. 5. 1). In quanto garanzia costituzionale di natura formale, 

la violazione del diritto di audizione implica l'annullamento della decisione 

impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo di fondo del 

ricorso (DTF 137 I 195 cons. 2.2, 135 I 187 cons. 2.2 e rinvii nonché 121 I 

330 cons. 2a). Anche però in caso di violazione del diritto di  audizione un 

sanamento del vizio è possibile. Conformemente alla consolidata prassi 

sviluppata dal Tribunale amministrativo a questo riguardo (PTA 1996 no. 

107 e 1997 no. 7), se la ricorrente ha avuto la possibilità di proporre i 

propri argomenti davanti ad un'istanza che gode di piena cognizione, se la 

lesione in questione è da qualificarsi come non grave e se dal ritorno degli 

atti all'autorità inferiore non è dato attendersi altro che un semplice 

dispendio procedurale fine a se stesso, il vizio va considerato sanabile in 

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questa sede (DTF 137 I 195 cons. 2.3.2, 136 V 117 cons. 4.2.2.2 nonché 

133 I 201 cons. 2.2 e sentenze del Tribunale amministrativo S 16 122, R 

14 113 e 158).

2.2. Nell'aprile 2013, l'assicurata era stata peritata dal PD dott. med. D._____ , 

specialista in chirurgia viscerale (perizia chirurgo-viscerale del 27 gennaio 

2014) e dagli specialisti in ortopedia e traumatologia Prof. dott. med. 

E._____ e dott. med. univ. F._____ (perizia ortopedica del 31 gennaio 

2014). Il coordinamento dell'accertamento spettava al Prof. dott. med. 

G._____ e al dott. med. H._____, specialisti in neurologia, che accanto 

alla loro indagine neurologica stilavano pure in un unico documento 

anche l'esito interdisciplinare dell'indagine (qui di seguito perizia 

neurologica/interdisciplinare del 22 maggio 2014). Nell'ottica del diritto di 

audizione e della trasmissione degli atti, va rilevato che l'invio della 

documentazione medica era avvenuta nel giugno 2014 all'attenzione 

dell'allora patrocinatore dell'assicurata, anche se la perizia neurologica 

sembrava essere stata trasmessa in un secondo tempo (vedi e-mail 

dell'11 giugno 2014). In realtà, essendo la perizia neurologica parte 

integrante della relazione interdisciplinare, è probabile che l'assenza di 

una perizia separata abbia dato adito a dei malintesi. Dalla presa di 

posizione del 22 luglio 2014 di questo patrocinatore all'attenzione della 

convenuta in ricorso, emerge però in modo inconfutabile che tutte e tre le 

perizie erano state trasmesse al legale, il quale le contestava 

singolarmente nei dettagli, iniziando dalla "valutazione da parte del Prof. 

Dr. med. D._____ per poi passare a quella ortopedico-traumatologica e 

infine a quella neurologica (vedi comunicazione del 22 luglio 2014). Altri 

atti o reperti medici oltre a quelli trasmessi non ne venivano richiesti. Al 

più tardi pertanto nel luglio 2014, il rappresentante dell'istante era in 

possesso, oltre alle due altre perizie, anche della contestata perizia 

neurologica (recte: neurologica/interdisciplinare). Non è allora dato 

parlare di una violazione del diritto di audizione quanto alla trasmissione 

delle perizie all'incarto. 

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2.3. Nel novembre 2014, la nuova patrocinatrice subentrava al precedente 

rappresentante legale e doveva pertanto lasciarsi opporre quanto 

avvenuto in precedenza. In realtà con la richiesta di trasmissione 

dell'intero incarto, la nuova patrocinatrice sembra supporre che alcune 

delle risultanze delle indagini mediche condotte non fossero state 

debitamente portate a conoscenza di controparte. Con l'edizione in data 

30 agosto 2017 dei rapporti del 22 maggio e del 31 gennaio 2014 messi a 

disposizione dalla Clinica Universitaria di Zurigo, all'istante è stata inviata 

nuovamente copia dell'eventuale ulteriore documentazione riguardante le 

indagini eseguite a Zurigo su incarico dell'assicuratore infortuni. Il fatto 

che la perizia chirurgo-viscerale del 27 gennaio 2014 non fosse tra tali 

documenti (probabilmente perché redatta presso un altro nosocomio) è ai 

fini del giudizio irrilevante avendo il precedente legale già espressamente 

preso posizione al riguardo e non avendo l'istante neppure richiesta 

l'edizione di tale documento davanti al Tribunale amministrativo. Basti 

comunque ricordare che dall'argomentazione medica fornita già 

nell'ambito del ricorso stesso, traspare come il contenuto di detta 

valutazione fosse debitamente noto all'istante. Anche gli esami eseguiti in 

sede d'indagine pluridisciplinare trovano riscontro nelle rispettive relazioni 

parziali per cui anche a questo riguardo non è dato parlare di violazione 

del diritto di audizione, anche se il coordinamento degli esami non si è 

magari svolto in modo del tutto ottimale e la richiesta della 

documentazione medica presso l'ospedale universitario di Zurigo si è 

rivelata più complicata del previsto.

2.4. Formalmente, per quanto ha tratto al diritto di audizione, viene poi 

censurata la mancata presa di posizione degli esperti sulle 12 domande 

sottoposte loro dell'istante, accanto alle domande peritali formulate 

dall'assicuratore infortuni. La pretesa è attualmente infondata. Nella 

decisiva perizia neurologica/interdisciplinare datata 22 maggio 2014, 

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nell'ambito della quale vengono discusse e analizzate tutte le risultanze 

delle precedenti indagini neurologiche, ortopedico-traumatologiche e 

chirurgo-viscerali, alle pagine 22-24, gli esperti rispondevano alle 12 

domande formulate dall'istante dopo aver preso posizione sulle domande 

poste dall'assicuratore infortuni. Del resto anche nella valutazione 

neurologica del 27 gennaio 2014, le risposte dell'esperto alle 12 domande 

dell'istante si leggono alle pagine 5-6. È' invece vero che dall'esame 

ortopedico-traumatologico non risultano trattate le domande poste da 

parte della paziente. Poiché però le domande dell'istante hanno trovato 

risposta nella relazione interdisciplinare del 22 maggio 2014 - che giusta 

quanto precisato al punto 18 a pag. 24 era stata letta e le cui conclusioni 

erano condivise da tutti coloro che avevano steso le specifiche perizie 

parziali - prima dell'emanazione della decisione di rifiuto di prestazioni, 

non è ravvisabile a questo proposito alcuna violazione del diritto di 

audizione. 

3.1. Come già nell'ambito del precedente giudizio, la controversia verte sulla 

questione di sapere se all’assicurata sia stata giustamente rifiutata la 

copertura assicurativa a titolo d’infortunio per l’intervento operatorio 

eseguito nel febbraio 2005 e le eventuali conseguenze dello stesso.

3.2. Nell'ambito del precedente giudizio sono già state richiamate le basi legali 

e giurisprudenziali per ammettere l'esistenza di un infortunio giusta la 

normativa in materia d'infortuni. Basti allora precisare che ai sensi dell’art. 

6 cpv. 1 della legge federale sull’assicurazione contro gli infortuni (LAINF; 

RS 832.20), per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni 

assicurative sono effettuate in caso d'infortuni professionali, d'infortuni 

non professionali e di malattie professionali. L’assicurazione effettua inol-

tre prestazioni per lesioni causate all’infortunata durante la cura medica 

(cpv. 3). In ottemperanza a quanto stabilito all'art. 10 dell'ordinanza 

sull'assicurazione contro gli infortuni (OAINF; RS 832.202), l'assicurata ha 

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in particolare diritto alle prestazioni anche per lesioni corporali occorsele 

durante un esame medico ordinato dall'assicuratore o reso necessario da 

altre circostanze. Ai sensi dell'art. 4 LPGA, è considerato infortunio 

qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo 

umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute 

fisica, mentale o psichica o provochi la morte (DTF 129 V 404 cons. 2.1 e 

122 V 232 cons. 1 con riferimenti). Per essere qualificato quale 

conseguenza di un infortunio, il danno alla salute deve, tra l'altro, scaturire 

dall'azione di un fattore esterno straordinario. Dalla definizione di 

infortunio emerge che il carattere straordinario del fattore esterno 

concerne soltanto il fattore medesimo e non gli effetti dello stesso. 

Irrilevante, ai fini dell'esame del requisito dell'esistenza di un fattore 

esterno straordinario, è, quindi, la circostanza che il fattore abbia 

determinato conseguenze gravi o inaspettate. L'evento è straordinario 

quando eccede l'ambito degli eventi e delle situazioni che, 

oggettivamente, devono essere ritenuti come quotidiani o usuali (DTF 129 

V 404 cons. 2.1 e 122 V 233 cons. 1, 121 V 38 cons. 1a con riferimenti) 

sulla base di circostanze oggettive (RAMI 1999 no. U 333 pag. 198 cons. 

3a; DTF 122 V 233 cons. 1 e 121 V 38 cons. 1a con riferimenti).

3.4. La questione del carattere di fattore esterno straordinario di un atto 

medico deve essere risolta in base a criteri medici oggettivi (sentenza del 

Tribunale federale 8C_947/2012 del 13 febbraio 2013 cons. 3.2 e 

riferimenti). Secondo la giurisprudenza il carattere straordinario di una tale 

misura dev'essere ammesso dando prova di una certa severità di giudizio. 

È infatti necessario che, tenuto conto delle circostanze del caso concreto, 

l'atto medico si scosti considerevolmente dalla pratica medica corrente e 

che implichi, per questo motivo, oggettivamente dei grossi rischi (DTF 121 

V 35 cons. 1b, 118 V 61 cons. 2b e 284 cons. 2b). Il trattamento di una 

malattia non dà diritto al versamento di prestazioni dell'assicurazione 

infortuni, ma un errore nella cura può, a titolo eccezionale, essere 

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costitutivo di un infortunio, se si tratta di confusione oppure di imperizia 

grossolana e straordinaria, oppure di un pregiudizio intenzionale, con cui 

nessuno conta né deve contare (RAMI 2000 no. U 407 pag. 404-405 

cons. 2; DTF 121 V 38 cons. 1b e riferimenti). In tale contesto va 

precisato che l'indicazione di un intervento chirurgico, non è un criterio 

giuridicamente pertinente per stabilire se un atto medico corrisponde alla 

definizione legale di infortunio (DTF 121 V 38 cons. 1b e 118 V 282 cons. 

2b e sentenza del Tribunale federale 8C_283/2014 del 2 settembre 2014). 

La nozione di errore medico accidentale non va quindi estesa a ogni 

errore medico, in quanto si correrebbe il rischio di far assumere 

all'assicurazione contro gli infortuni non professionali il ruolo di 

un'assicurazione responsabilità civile a favore di fornitori di prestazioni 

mediche (RAMI 2000 no. U 407 pag. 404). Infine l'esistenza di un 

infortunio ai sensi della relativa legge federale sarà stabilita 

indipendentemente dalla questione di sapere se l'infrazione alle regole 

dell'arte di cui risponde il medico implichi una responsabilità civile o di 

diritto pubblico. Le stesse considerazioni valgono in caso di pronuncia di 

un giudizio penale che condanna il comportamento del medico (DTF 121 

V 39 cons. 1b e riferimenti). Per la casistica può in questa sede essere 

fatto riferimento al precedente giudizio S 10 149 cons. 2c. 

4.1. In materia di prove, l'esistenza di un rapporto di causa-effetto tra 

l'infortunio e il danno alla salute deve essere comprovato con il 

necessario grado della probabilità preponderante. La sola possibilità di 

una relazione causale non basta per giustificare un diritto a prestazioni. 

Se l'esistenza di una relazione causale con l'infortunio non può essere 

definita probabile nel caso particolare, il diritto a prestazioni deve essere 

rifiutato (DTF 129 V 181 cons. 3.1 e riferimenti). In caso di assenza di 

prove, la decisione è sfavorevole a quella parte che cerca di derivare un 

diritto da una circostanza rimasta indimostrata (DTF 119 V 337 cons. 1, 

118 V 286 cons. 1b). 

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4.2. Quanto alla valenza probatoria di un rapporto medico, determinante, 

secondo la giurisprudenza, è che i punti litigiosi importanti siano stati 

oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami 

completi, che consideri parimenti le censure espresse, che sia stato 

approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la 

descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito 

siano ben motivate (DTF 134 V 231 cons. 5.1 e 125 V 351 cons. 3a). 

Decisivo quindi per stabilire se un rapporto medico abbia valore di prova 

non è tanto la sua origine o la sua denominazione, ad esempio, quale 

perizia o rapporto (DTF 143 V 124 cons. 2.2.2, 125 V 351 cons. 3a, 122 V 

157 cons. 1c). La giurisprudenza ha comunque reputato conciliarsi con il 

principio del libero apprezzamento delle prove lo sviluppo di alcune 

direttive in relazione a ben determinate forme di attestazioni mediche 

(DTF 125 V 351 cons. 3b e 118 V 286 cons. 1b). Così alle perizie 

specialistiche esterne - affidate da un assicuratore privato in sede di 

istruttoria amministrativa a medici esterni o a servizi specializzati 

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini accurate e 

improntate su di una approfondita indagine e analisi della situazione 

clinica, stese dopo aver preso visione di tutta la documentazione medica 

e che giungono a risultati concludenti - va riconosciuto pieno valore 

probatorio se non vi sono indizi concreti che depongano avverso 

l'attendibilità della valutazione operata (DTF 137 V 210 cons. 1.3.4 e 125 

V 351 cons. 3b/bb). A proposito delle attestazioni del medico curante, la 

Corte federale ha già ripetutamente stabilito che il giudice può ritenere, 

secondo la generale esperienza della vita, che, nel dubbio, alla luce del 

rapporto di fiducia esistente con la paziente, egli tenda ad esprimersi a 

favore del suo cliente (DTF 135 V 465 cons. 4.5, 125 V 351 cons. 3b/cc, 

124 I 170 cons. 4 e VSI 2001 pag. 109 cons. 3b/cc [I 128/98]). Nella 

sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, 

il Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali 

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può fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si 

trovano alle dipendenze dell'amministrazione, a condizione che non 

sussista dubbio alcuno, nemmeno il più lieve, a proposito della 

correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti (DTF 135 V 465 

cons. 4.4, 125 V 351 cons. 3b/bb e 122 V 157 cons. 1c). Se infine vi sono 

dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la vertenza 

senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su 

un rapporto piuttosto che su un altro (sentenza del Tribunale federale 

delle assicurazioni I 673/00 dell'8 ottobre 2002 cons. 3.3).

4.3. L'istante qualifica la perizia richiesta dell'assicuratore infortuni come una 

perizia di parte, già per il fatto che non sarebbero state fornite le risposte 

alle domande poste da ambo le parti, bensì solo a quella dell'assicuratore 

infortuni. Per quanto esposto in precedenza, quest'ultima censura non è 

però fondata. Prima che venissero nuovamente negate alla ricorrente le 

prestazioni a titolo di infortunio, nella perizia neurologica/interdisciplinare 

del 22 maggio 2014 gli esperti prendevano posizione su tutte le domande 

formulate da ambo le parti. Per il resto l'indagine interdisciplinare si fonda 

sulla integrale anamnesi dell'assicurata, su di una pluralità di visite in 

presenza di un traduttore e sugli esami ritenuti utili dagli esperti. Non vi 

sono allora motivi formali per considerare che gli accertamenti ordinati 

dall'assicuratore infortuni presso dei medici specializzati riconosciuti non 

abbiano piena forza probatoria (DTF 123 V 176, 122 V 161 e 104 V 212). 

Come giustamente rilevato dall'assicuratore infortuni, con la trasmissione 

degli atti alla convenuta in ricorso da parte del Tribunale amministrativo 

nell'agosto 2011, il precedente procedimento S 10 149 si è concluso. Per 

questo gli accertamenti in seguito ordinati dall'assicuratore infortuni non 

possono essere qualificati come di parte nell'ambito di un procedimento 

giudiziario. La questione di sapere se la perizia interdisciplinare del 22 

maggio 2014 soddisfi anche i presupposti materiali (conclusioni logiche e 

improntate su accertamenti approfonditi ecc.) sarà oggetto delle 

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considerazioni che seguono. Non vi sono però motivi per ritenerla, 

nell'accezione dell'istante, come una perizia di parte priva dei necessari 

canoni di oggettività o di imparzialità. 

5.1. Non è contestato che l'istante fosse stata operata per una sospetta ernia 

femorale che in seguito non si è rivelata tale. In base agli accertamenti 

supplementari condotti nell'aprile 2013, gli esperti giungevano alla 

conclusione che l'assicurata soffrisse di due distinte patologie, l'una a 

livello dell'anca e, l'altra, in sede inguinale superficiale. I dolori più 

profondi e molto probabilmente anche all'origine dei disturbi che avevano 

portato la ricorrente al pronto soccorso nel febbraio 2005, venivano dagli 

ortopedici attribuiti ad una sindrome da impigment (mixed type) a livello 

dell'anca (perizia interdisciplinare/neurologica pag. 15). Mentre a livello 

dell'inguine i disturbi erano imputabili ad una sindrome da dolore 

neuropatico. 

5.2. L'istante contesta le conclusioni diagnostiche a livello dell'anca sulla base 

della relazione del 5 luglio 2016 e dell'aggiunta del 20 settembre 2017 del 

dott. med. I._____, specialista in medicina delle Assicurazioni. Questo 

medico interpretando le immagini della MRI eseguita il 10 aprile 2013 non 

riteneva "di poter escludere la persistenza di esiti di pregressa frattura", 

come confermerebbero pure gli esami radiologico e radiografico del 1. e 3 

agosto 2017. Va in primo luogo precisato che in termini di prove, il fatto di 

non poter escludere la persistenza di esiti di pregressa frattura non è 

proprio a comprovare alcunché. Come si è detto in precedenza, affinché 

un fatto possa essere ritenuto comprovato il suo verificarsi deve essere 

non solo supposto o considerato possibile, bensì altamente probabile. In 

questo senso il sospetto avanzato dal dott. med. I._____ non è atto a 

comprovare quanto preteso dall'istante. Relativamente a questa 

problematica, dagli esami radiologici eseguiti, gli esperti zurighesi 

ritenevano semplicemente di non trovare segni di recenti fratture 

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traumatiche ossee (vedi perizia ortopedica pag. 39) a livello del coccige e 

sinfisi mediana. Per contro, dalla valutazione fatta a livello dell'anca 

destra gli esperti in ortopedia escludevano la presenza di lesioni ossee, 

(vedi perizia ortopedica pag. 40), anche se la diagnosi posta dai periti era 

propriamente riferita ad un conflitto femoro-acetabolare (impigment) 

nell'ambito del quale rilevavano un danno al labrum nel quadrante 

anterosuperiore (vedi discussione della MRI dell'anca del 10 aprile 2013 

nella perizia interdisciplinare/neurologica a pag. 12 e 13). Non è allora 

dato concludere, come pretende l'istante, che i dolori lamentati a suo 

tempo dall'istante fossero da imputare ad una frattura dell'acetabolo. Ad 

una simile conclusione non giunge neppure il dott. med. I._____, che non 

esclude semplicemente la persistenza di esiti di una pregressa frattura, 

senza specificare oltre tale supposizione. Anche dagli esiti della 

radiografia eseguita il 1. agosto 2017 e nell'ambito della quale veniva 

evidenziata una "pregressa frattura del fondo acetabolare (nessuna 

documentazione clinica e/o radiografica condotta per inquadramento/ 

confronto)" non è dato trarre le conclusioni che pretende l'istante, in 

quanto tale accertamento non comprova che sia stata tale frattura (non 

confermata in ambito pluridisciplinare) all'origine dei disturbi lamentati 

dall'assicura nel febbraio 2005. Per i motivi che verranno esposti in 

seguito comunque, anche nella denegata ipotesi che la tesi proposta 

dall'istante fosse difendibile, il risultato del caso concreto non 

cambierebbe. 

5.3. Per questo Giudice, la teoria sostenuta dagli esperti zurighesi quanto alle 

due patologie che affliggono la paziente è convincente. Nella misura in cui 

l'istante ritiene che i dolori lamentati dopo l'intervento siano interamente 

da ascrivere all'operazione, essa sembra però fare propriamente 

astrazione del fatto che erano state delle terribili fitte in sede inguinale e 

irradianti al basso ventre ad averla condotta al pronto soccorso nel 

febbraio 2005. Essendo stata operata per un'ernia che non si è rivelata 

- 15 -

tale, sembrerebbe logico che a seguito dell'operazione i dolori per i quali 

era avvento il ricovero non potessero essere semplicemente regrediti o 

scomparsi completamente. In questo senso occorre partire dal 

presupposto che la sintomatologia patita dall'istante dopo l'intervento del 

febbraio 2005 non fosse riconducibile solo e unicamente al trattamento 

subito, come da sempre preteso dall'assicurata, ma che parte dei dolori 

siano la conseguenza della sindrome da impigment a livello dell'anca. 

Che all'epoca l'istante si fosse recata al pronto soccorso per una frattura 

acetabolare appare possibile, ma non probabile. Se gli improvvisi dolori 

lamentati dall'assicurata il giorno del suo ricovero (che l'avrebbero 

addirittura fatta cadere) fossero effettivamente da ricondurre alla frattura 

acetabolare, è difficilmente spiegabile il decorso postoperatorio, che 

permetteva una dimissione dal nosocomio in data 12 febbraio 2005 in 

buono stato generale (letteralmente giusta la cartella clinica: Pat. geht 

nach Hause hat's gut). Anche il persistere dei disturbi a livello dell'anca ad 

anni di distanza dalla pretesa frattura sembra più propriamente 

supportare la diagnosi posta dagli esperti zurighesi quanto al sussistere di 

una sindrome da impigment a livello dell'anca.

6.1. Nell'ambito del precedente giudizio S 10 149, la questione di sapere se 

l'indicazione per procedere all'intervento fosse data o meno era 

controversa in quanto vi erano agli atti due pareri opposti. Per il dott. med. 

K._____ (vedi relazione del 18 settembre 2009), in considerazione dei 

persistenti dolori della paziente che l’avevano spinta al pronto soccorso, 

dopo la valutazione clinica e gli ulteriori esami strumentali (sonografia) 

che lasciavano presumere la presenza di un’ernia femorale e considerato 

che tale patologia avrebbe potuto trasformarsi in un ernia incarcerata 

letale per la paziente, l’intervento era considerato sorretto da motivi 

oggettivi. Nel complemento 4 marzo 2010, detto chirurgo riteneva che vi 

fossero addirittura elementi per considerare che la presunta ernia 

femorale fosse già incarcerata a seguito della sintomatologia presentata 

- 16 -

dalla paziente. Per il chirurgo dott. med. L._____ (relazione del 17 

febbraio 2010) sulla scorta della documentazione prodotta e delle 

dichiarazioni della paziente, che non era stata visitata e senza il 

compimento di alcuna manovra a livello del canale inguinale destro, i 

chirurghi avrebbero inopinatamente deciso di intervenire d’urgenza, sulla 

base di un semplice esame ecografico, mentre notoriamente la diagnosi 

di ernia inguinale si baserebbe fondamentalmente sull’esame clinico, 

mentre gli accertamenti strumentali sarebbero solo un corollario all’esame 

obiettivo.

6.2. Su questa precisa questione, il parere espresso dagli esperti che hanno 

visitata la paziente su incarico dell'assicuratore infortuni è unanime: in 

base alla sintomatologia lamentata e agli esami eseguiti l'indicazione per 

procedere ad un intervento d'urgenza era da ritenersi data. I dolori 

lamentati dall'istante erano iniziati alcuni giorni prima e avevano acquisito 

una forza tale da non permetterle più di camminare, motivo per cui 

l'assicurata aveva deciso di recarsi al pronto soccorso. I fortissimi dolori 

fatti valere dalla paziente alla sua entrata in ospedale, la forte dolenzia 

alla palpazione nella zona inguinale con radiazione dei dolori nella coscia 

e basso ventre e l'esito dell'ecografia (vedi rapporto di dimissione del 14 

febbraio 2005) erano dagli esperti considerati degli indicatori per una 

eventuale ernia femorale. In particolare l'ecografica dell'8 febbraio 2005 

mostrava una zona di tessuto anomalo, posta ventralmente rispetto al 

femore, dal diametro medio di 3.5 cm x 2.5 cm e di lunghezza di 6 cm, 

che da un punto di vista sono-morfologico era per il radiologo qualificabile 

come un'ernia femorale (vedi rapporto del 9 febbraio 2005 sottoscritto dal 

dott. med. M._____), del resto la sonografia era stata eseguita per una 

sospetta ernia femorale. Considerato che questa diagnosi era stata posta 

dal dott. med. M._____, primario in radiologia dell'ospedale in questione, 

gli esperti reputano di grande rilevanza l'esito dell'esame sonografico e 

concludevano che sintomatica e reperti fossero propri a giustificare le 

- 17 -

conclusioni tratte dal chirurgo quanto alla presenza di un'ernia 

incarcerata, diagnosi che avrebbe potuto essere letale per la paziente 

senza un intervento d'urgenza. A mente degli esperti chiamati a 

determinarsi sull'indicazione oggettiva per procedere all'intervento: dal 

punto di vista chirurgico l'indicazione per un'operazione d'urgenza era in 

tali condizioni difendibile. Dal punto di vista ortopedico sarebbero però 

entrate in considerazione anche altre patologie, giacché i sintomi 

lamentati dalla paziente avrebbero potuto avere la loro origine anche da 

patologie dell'anca (vedi perizia neurologica/interdisciplinare pag. 19 s.). 

Come poi precisato dagli esperti, un'ernia in sede inguinale viene 

diagnosticata lege artis tramite un esame clinico ovvero una indagine 

manuale, come la palpazione, esame che nell'evenienza (contrariamente 

a quanto preteso dal dott. med. L._____ il 17 febbraio 2010) è stato 

eseguito dato che dalla cartella clinica risulta che la palpazione era 

fortemente dolente. Se però clinicamente la diagnosi non è confermabile il 

successivo esame è propriamente quello sonografico (vedi perizia 

neurologica/interdisciplinare pag. 23). Va poi rilevato che soprattutto nei 

soggetti femminili, i tipici sintomi dell'ernia femorale quali il gonfiore e i 

dolori in sede inguinale possono essere completamente assenti 

(neurologica/interdisciplinare pag. 23). La pretesa sostenuta dalla 

ricorrente e stando alla quale gli esami condotti non avrebbero potuto 

portare all'intervento effettuato non meritano pertanto protezione. 

6.3. Per l'istante sarebbero in ogni caso stati necessari ulteriori accertamenti 

prima di intervenire. Per gli esperti la risposta è negativa, in quanto 

l'indicazione per un intervento d'urgenza - in base ai sintomi e alle 

risultanze dell'ecografia - era data, senza che fosse necessariamente 

indicato procedere ad ulteriori accertamenti (vedi perizia 

neurologica/interdisciplinare pag. 20). Visto il parere espresso dagli 

esperti a questo proposito, anche nella denegata ipotesi che l'origine dei 

disturbi della paziente fosse da ricondurre a una frattura acetabolare, è 

- 18 -

puramente teorico pretendere che un eventuale esame radiologico 

avrebbe permesso di evidenziare la pretesa rottura e quindi di ovviare 

all'intervento. È però vero che gli esperti avevano ritenuto che l'esame 

radiologico non avrebbe comunque permesso di chiarire la situazione, 

partendo della diagnosi da essi posta e non prendendo in considerazione, 

come lo fa l'istante, la rottura dell'acetabolo. La qui determinate questione 

è però quella di sapere se a seguito dei sintomi lamentati e dell'esame 

sonografico andassero o meno eseguiti secondo la prassi medica 

necessariamente altre indagini e a tale questione gli esperti rispondevano 

negativamente (vedi perizia neurologica/interdisciplinare pag. 20). Come 

è stato esposto in precedenza, il solo fatto di intervenire su di una 

paziente per una patologia che in seguito non si rivela tale non costituisce 

un errore medico in difetto del fattore esterno straordinario, a meno che si 

possa parlare di grossolana imperizia, grave negligenza e quindi di 

un'intervenzione del tutto inusuale o estranea alla prassi medica. Nel caso 

in oggetto forza è di constatare che tali condizioni non sono date. Il 

diverso parere espresso dal dott. med. I._____ non apporta alcun 

elemento oggettivo ai fini della controversia. L'esperto sembra infatti 

criticare l'operato del chirurgo più in funzione dell'esito dell'intervento che 

sulla base di criteri medici oggettivi. In termini infortunistici e non di 

responsabilità del medico però, la critica generalizzata e priva di 

concretezza pratica formulata nella relazione del dott. med. I._____ non è 

atta né a mettere in dubbio le conclusioni peritali né a comprovare una 

grave violazione della prassi medica. A seguito della sintomatica 

lamentata e della diagnosi posta dall'esame ecografico vi erano per gli 

esperti sufficienti elementi per porre la diagnosi di ernia (vedi perizia 

neurologica/interdisciplinare pag. 22), e quindi era del tutto difendibile che 

il chirurgo in una simile situazione di dolori acutissimi concludesse alla 

presenza di un ernia incarcerata e optasse per un intervento d'urgenza 

senza compiere ulteriori indagini. In caso di sospetta ernia incarcerata la 

tempestività e precisione dell'intervento sono fondamentali per ovviare a 

- 19 -

conseguenze che per la paziente potrebbero essere letali (occlusioni 

intestinali o necrosi). Partendo dal presupposto che potesse trattarsi di 

un'ernia incarcerata, occorre quindi in questa sede condividere il parere 

degli esperti e negare chiaramente il prodursi di un errore medico (vedi 

perizia neurologica/interdisciplinare pag. 19 s.). 

6.4. Relativamente all'intervento, la ricorrente ritiene comunque che lo stesso 

sia stato di tipo troppo invasivo rispetto ai metodi d'intervento usuali. 

Queste critiche esulano però in gran parte da quella che è la nozione di 

infortunio in ambito medico, giacché il tema principale riguarda 

grossolana imperizia o grave negligenza e non metodi di intervento 

diversi da altri. Per la ricorrente, il chirurgo sarebbe partito da un ernia 

inguinale e avrebbe poi cercato un'ernia femorale, staccando l'obliquo 

interno del legamento inguinale. In realtà, la diagnosi che aveva 

giustificato il pronto intervento chirurgico era una sospetta ernia femorale 

(vedi il sospetto prima dell'esame sonografico dell'8 febbraio 2005 e la 

relazione operatoria dell'8 febbraio 2005) e la sua incarcerazione. In ogni 

caso poi, la localizzazione dell'ernia inguinale o femorale riguarda in 

ambedue i casi zone vicine per cui il fatto che il chirurgo durante 

l'intervento evocasse l'assenza di un'ernia inguinale per poi passare alla 

verifica di quella femorale, non può essere criticato come una 

ingiustificata estensione dell'intervento, essendo lo stesso stato eseguito 

per ernia femorale e non inguinale come pretende l'istante. Per gli 

incaricati dell'esame pluridisciplinare dalla relazione operatoria risulta che 

l'agire del chirurgo sia stato adeguato e che non fosse indicata alcuna 

estensione dell'intervento, dilazione che non sarebbe del resto neppure 

avvenuta (perizia neurologica/interdisciplinare pag. 23). Anche la critica 

rivolta al tipo di ricostruzione secondo McVay, che l'istante riterrebbe non 

solito, non appare giustificata, trattandosi incontestabilmente di una 

procedura di ricostruzione a punti staccati impiegata per simili interventi. 

- 20 -

A questo proposito il parere espresso dai medici è convincente e non vi 

sono motivi per ritenere giustificata la critica di parte ricorrente. 

7.1. Anche se l'intervento di ernia femorale non configura un errore medico nel 

senso della giurisprudenza LAINF, resta da stabilire se durante tale 

intervento sia intervenuta una lesione causata da infortunio giusta quanto 

sancito all'art. 6 cpv. 3 LAINF. Contrariamente a quanto sembra 

pretendere l'assicurata, non tutte le lesioni causate durante la cura 

medica vanno a carico dell'assicurazione infortuni, bensì solo quelle 

causate da infortunio, ovvero quelle che per il loro carattere straordinario 

esulano del contesto del normale trattamento della patologia, comprese le 

sue ordinarie complicazioni. Nell'ambito del precedente giudizio, questo 

Tribunale aveva ritenuto doveroso stabilire di quale affezione soffrisse la 

paziente a seguito dell'infortunio, onde poter eventualmente stabilire se le 

conseguenze riportate dall’istante durante l'operazione per sospetta ernia 

femorale fossero o meno frutto di un errore medico (vedi sentenza S 10 

149). Per l'istante, durante l'intervento sarebbe stato leso il nervo 

ileoinguinale o quello genito-femorale e quindi si sarebbe verificato un 

infortunio di cui l'assicuratore convenuto sarebbe tenuto a rispondere. Già 

nel precedente giudizio era emersa la grande difficoltà a poter stabilire di 

quale patologia soffrisse la paziente a seguito dell'intervento subito in 

quanto le diagnosi poste erano alquanto differenziate: sieroma 

postoperatorio, ematoma o ganglioma, compressione di un nervo, 

infiammazione della borsa ileopettinea, lesione della parte anteriore 

dell'anca, neuroma cicatriziale o lesione di un nervo nel senso di una 

neurite del nervo ileoinguinale o genito-femorale. Contrariamente al 

parere dell'istante, dall'insieme della documentazione medica prodotta 

nell'ambito del precedente giudizio S 10 149 una conclusione sull'origine 

dei disturbi non era possibile con il necessario grado della probabilità 

preponderante, per cui non giova chinarsi oltre su tali reperti medici o 

pretendere di voler attribuire a dette valutazioni in questa sede un valore 

- 21 -

che non era stato riconosciuto loro nel precedente giudizio. Se dalla 

documentazione medica prodotta nell'ambito del giudizio precedente 

fosse stato possibile trarre una conclusione, il ricorso sarebbe stato 

accolto e l'incarto non sarebbe stato rinviato per nuovi accertamenti. Non 

giova pertanto soffermarsi e rivalutare oltre tali precedenti reperti. 

7.2. Gli ulteriori esami eseguiti a Zurigo non hanno permesso di supportare la 

tesi di ricorso quanto ad una lesione del nervo ileoinguinale o genito-

femorale o comunque al verificarsi di un grave pregiudizio all'integrità 

fisica dell'istante a seguito di errore medico durante l'operazione. Per 

l'assicurata, gli accertamenti andrebbero già disattesi, non essendo stata 

operata la necessaria elettromiografia. Anche questa censura si rivela 

infondata. Vada in primo luogo rilevato che l'assicurata, prima di essere 

visitata dai neurologi Prof. dott. med. G._____ e dott. med. H._____ era 

già stata esaminata dal dott. med. N._____ il 29 aprile 2005 e dal dott. 

med. O._____ nel 2007, senza che fosse possibile comprovare con il 

necessario grado della probabilità preponderante la presenza di una 

lesione del nervo ileoinguinale. Anche la tesi del dott. med. L._____ 

(relazione del 17 febbraio 2010), stando alla quale la caratteristica del 

dolore in relazione alla topografia locale della regione inguinale destra 

sarebbe bastata per concludere alle lesione del nervo genito-femorale, 

non poteva essere ritenuta convincente. Pretendere come fa l'istante che i 

neurologi abbiano omesso l'esame determinante è in queste condizioni 

pretestuoso. In ogni caso, contrariamene a quanto ritiene l'istante, non è 

scontato che l'esame elettromiografico sia quello meglio atto a dimostrare 

una simile patologia. Le teorie al riguardo non sono unanimi. In generale, 

è però ammesso che la diagnosi di tale tipo di lesione possa essere fatta 

sulla base di infiltrazione di anestetico locale con o senza steroidi, che 
dovrebbe dare sollievo entro dieci minuti, mentre nessuna tecnica 

elettromiografica ad oggi è utile per la diagnosi di lesione di questo nervo 

(vedi sulla questione i differenti pareri espressi sui 

- 22 -

http://www.dietaesaluteonline.it/post/sindrome-da-compressione-o-

lesione-del-nervo-ileo-inguinale.aspxn; https://www.gp-

notebook.co.uk/simplepage.cfm?ID=x20120114174153202976 http://dr-

wilderman.com/pain-conditions/ilioinguinal-neuropathy/; http://www.pijn. 

com/en/health-care-providers/pain-diagnoses/diagnoses-per-body-region 

/hip-groin-leg/ilioinguinal-neuralgia/) Anche nella loro relazione peritale, i 

neurologi ribadivano come a tutt'oggi non esista un esame 

elettrodiagnostico in grado di confermare la diagnosi di lesione del nervo 

genito-femorale (vedi perizia neurologica/interdisciplinare pag. 24).

7.3. Nel caso in esame, sulla base degli esami condotti, i due neurologi non 

ritenevano di poter concludere ad una lesione né del nervo ileoinguinale 

né a quella del nervo genito-femorale. L'espansione dei dolori non 

corrispondeva a nessuna zona periferica, centrale o radicolare rifornita 

dai nervi in questione e non potevano essere evidenziati deficit 

sensomotorici. Per una sindrome da compressione del nervo cutaneo 

femorale laterale (Meralgia paraesthetica) in particolare faceva difetto la 

tipica mancanza di sensibilità nella zona di detto nervo. La sensibilità 

superficiale era onnipresente e il trofismo della coscia era senza alcuna 

particolarità, per cui anche se il preteso dolore era di carattere 

"neuropatico", non poteva essere evidenziata una neuropatia. I medici 

sottolineavano però una certa contraddizione tra movimenti riferiti come 

dolorosi all'esame manuale passivo e invece svolti senza alcuna difficoltà 

nella pratica (perizia neurologica/interdisciplinare pag. 15 e 16). I pretesi 

"esiti da lesione iatrogena del nervo genito-femorale destro con reliquata 

sindrome algodistrofica" diagnosticati dal dott. med. I._____ nella propria 

relazione del 20 settembre 2017 non trovavano conferma all'esame 

oggettivo svoltosi a Zurigo e neppure nell'ambito della RMN del 3 agosto 

2017 dove viene esplicitamente precisato "non segni di algodistrofia delle 

teste femorali". Nell'ambito dell'esame neurologico e poi in sede 

pluridisciplinare veniva poi sottolineato il buon trofismo e tono muscolare 

http://www.dietaesaluteonline.it/post/sindrome-da-compressione-o-lesione-del-nervo-ileo-inguinale.aspxn
http://www.dietaesaluteonline.it/post/sindrome-da-compressione-o-lesione-del-nervo-ileo-inguinale.aspxn
https://www.gpnotebook.co.uk/simplepage.cfm?ID=x20120114174153202976
https://www.gpnotebook.co.uk/simplepage.cfm?ID=x20120114174153202976
http://drwilderman.com/pain-conditions/ilioinguinal-neuropathy/
http://drwilderman.com/pain-conditions/ilioinguinal-neuropathy/

- 23 -

in particolare a livello della muscolatura della coscia destra (perizia 

neurologica/interdisciplinare pag. 11), reperto che per inciso non 

conferma alcun risparmio in termini d'impiego dell'arto inferiore. In 

conclusione, nell'ambito dell'esame pluridisciplinare non era possibile 

oggettivare alcun deficit neurologico o funzionale (perizia 

neurologica/interdisciplinare pag. 18). Per escludere la compromissione 

del nervo ileoinguinale o genito-femorale nella perizia vengono poi 

evocate le risultanze del test della Gebapentin/neurontin e l'assenza di 

bruciori in zona genitale. 

7.4. L'istante contesta la conclusione di cui sopra in quanto gli argomenti 

addotti per contestare una lesione del nervo ileoinguinale o genito-

femorale sarebbero incompleti e inesatti. Vi sarebbero in primo luogo 

delle manifeste contraddizioni tra quanto addotto dal PD dott. med. 

D._____ nella relazione del 27 gennaio 2014 e le conclusioni peritali 

oggetto della perizia neurologica/interdisciplinare del 22 maggio 2014. Le 

censure di ricorso a questo proposito sono in parte comprensibili, ma non 

permettono di concludere ad un diverso giudizio. Nella propria relazione, il 

PD dott. med. D._____ poneva la diagnosi di dolori invalidanti sorti nella 

regione inguinale destra dopo intervento di ernioplastica secondo McVay. 

Per detto specialista i disturbi si conciliavano con dolori neuralgici e 

riteneva che dolori cronici nella regione inguinale dopo operazioni in detta 

sede non fossero rari e che però anche raramente era possibile attribuirli 

ad uno stato somatico. In altri termini, lo specialista considera credibili i 

dolori dell'assicurata insorti a seguito dell'intervento in sede inguinale, ma 

non reputava possibile attribuirli ad una chiara patologia, anche se a suo 

modo di vedere tali sintomi lamentati dalla paziente fossero compatibili 

con un lesione del nervo genito-femorale (perizia chirurgo-viscerale pag. 

2 e 6). Inoltre il PD dott. med. D._____ riteneva data una relaziona 

causale tra i disturbi neuralgici e l'intervento operatorio del febbraio 2005 

(perizia chirurgo-viscerale pag. 2). Per questo Giudice, in base a queste 

- 24 -

osservazioni è però già praticamente escluso che si possa parlare di 

infortunio, nella misura in cui tale tipo di complicazione, inferiore all'1 %, 

non sembra del tutto inusuale in casi di interventi in sede inguinale. In 

ogni caso, nella determinante valutazione complessiva, anche in base alle 

risultanze dell'infiltrazione, i neurologi escludevano una compromissione 

del nervo genito-femorale (perizia neurologica/interdisciplinare pag. 17) e 

lo specialista in chirurgia viscerale riteneva di poter aderire a tale giudizio 

(perizia neurologica/interdisciplinare pag. 24 punto 18). In questo senso i 

dolori di tipo neuralgico lamentati dall'assicurata anche se collegabili 

all'intervento subito non testimoniano alcuna imperizia medica nel senso 

della LAINF, configurando eventualmente un tipo di patologia non 

inusuale in caso di interventi per ernie in detta sede. 

7.5. Per l'assicurata le argomentazioni addotte per escludere la lesione di un 

nervo sarebbero poi censurabili anche sotto una serie di altri aspetti. Gli 

specialisti discuterebbero della lesione del nervo cutaneo femorale 

laterale (Meralgia paraesthetica) senza che nessuna parte abbia mai 

preteso in precedenza che potesse esserci una tale compromissione. La 

critica è però infondata. Nell'ambito degli esami condotti, i neurologhi 

erano tenuti a verificare eventuali compromissioni nervose senza che 

entrassero esclusivamente in considerazione le supposizioni proposte 

dall'istante. In realtà poi veniva espressamente esclusa una 

compromissione sia del nervo ileoinguinale che di quello genito-femorale 

(perizia neurologica/interdisciplinare pag. 15 in fine). Più avanti l'istante 

ritiene che, contrariamente a quanto preteso dai neurologhi, essa 

risentirebbe dei dolori brucianti in zona genitale, mentre dalla risposta no. 

12 della perizia neurologica/interdisciplinare risulterebbe il contrario. In 

effetti, non sfugge il fatto che la tipologia del dolore non sia rimasta del 

tutto costante dalla sua insorgenza. Inizialmente, il carattere dei disturbi 

veniva definito "come di una scossa elettrica" (elektrisierende) e l'area 

colpita era la sede inguinale superficiale, senza che venisse descritta 

- 25 -

alcuna irradiazione della sintomatologia alla zona genitale. Nella relazione 

del 29 aprile 2005 i dolori vengono riferiti solo nella zona inguinale con 

leggere irradiazioni verso l'ombelico, ma non lungo la gamba. Nella 

descrizione dei disturbi giusta la cartella clinica del ricovero del febbraio 

2005 risulta che il giorno 11 febbraio 2005 la paziente lamentasse ancora 

disturbi inguinali irradiantisi verso l'ombelico (vedi descrizioni analoghe 

nei rapporti del 9 marzo e 27 aprile 2005 del dott. med. P._____ e del 17 

aprile 2007 del dott. med. Q._____). Per la prima volta in occasione del 

consulto pluridisciplinare del settembre 2007, a oltre due anni 

dall'intervento, vengono riferiti dei dolori di carattere bruciante e 

irradiantesi anche in sede vulvare (vedi perizia pluridisciplinare del 5 

ottobre 2007 a pag. 9). In seguito però, non venivano più riferiti dolori in 

sede genitale. Nella relazione del 5 luglio 2016, il dott. med. I._____ cita il 

dott. med. R._____ che riferiva di sintomatologia dolorosa in sede 

inguinale destra "di carattere trafittivo, urente ed irradiata alla superficie 

anteriore della coscia" (pag. 2). In occasione del proprio consulto, il dott. 

med. I._____ segnala algie diffuse in sede inguinale e all'arto inferiore 

destro, senza fare alcun accenno a dolori in zona genitale (pag. 2). 

Contrariamente allora a quanto preteso nel ricorso, la comprova di una 

dolorabilità in sede genitale quale evidente compromissione del nervo 

genito-femorale non è del tutto scontata e il fatto che tale tipo di 

sofferenza sia stata innumerevoli volte sottaciuta lascia sussistere 

qualche perplessità sull'effettiva entità dei pretesi disturbi. Dalla perizia 

neurologica/interdisciplinare (pag. 11) non risulta che l'assicurata abbia 

riferito ai neurologi disturbi in sede genitale, ma solo nella regione destra 

del basso ventre e a livello del terzo superiore della coscia. Considerato 

che i due specialisti in neurologia, Prof. dott. med. G._____ e dott. med. 

H._____, escludevano una lesione dei nervi ileoinguinale e genito-

femorale in quanto la sintomatologia lamentata dall'istante non 

corrispondeva alle zone d'influenza di queste terminazioni nervose 

(mentre la zona genitale farebbe parte di tale zona d'influenza), occorre 

- 26 -

dedurne che la paziente non aveva segnalata l'esistenza di disturbi in 

detta sede. 

7.6. Anche le critiche rivolte al test della Gebapentin/neurontin cadono a lato. 

L'infiltrazione di tali anestetici locali e la regressione entro poco tempo 

dalla loro somministrazione dei dolori rappresenta un valido metodo 

diagnostico per verificare il tipo di lesione qui in discussione (vedi quanto 

esposto al cons. 7 b). L'11 aprile 2013, all'assicurata era stata fatta 

un'infiltrazione con 5 ml di Mepivacain 1 %, un anestetico locale. Alle ore 

7:50 era stata eseguita l'infiltrazione e al controllo delle ore 9.00 accusava 

ancora forti dolori (vedi protocollo del foglio della paziente, allegato 7 

dell'Ospedale universitario di Zurigo). Tale persistenza dei dolori portava i 

neurologi ad escludere una compromissione delle terminazioni nervose 

qui in discussione. Che alla paziente sia stato somministrato un altro tipo 

di analgesico locale è ai fini del giudizio irrilevante. Il riferimento fatto al 

test della Gebapentin/neurontin va inteso in senso ampio, essendo così 

chiamato tale tipo di verifica neurologica, senza che con tale definizione i 

medici intendessero pretendere che alla paziente fosse stato 

somministrato esattamente tale tipo di anestetico. Ai fini del giudizio è 

però rilevante che tale infiltrazione non aveva apportato benefici 

immediati alla paziente a comprova quindi della mancanza di una lesione 

del nervo ileoinguinale o genito-femorale. 

7.7. Anche le critiche promosse dall'istante nei confronti dell'esperto in 

chirurgia viscerale per aver accennato alla posa di una rete inguinale o 

alla esclusione di una recidiva di ernia non permettono di mettere in 

discussione le conclusioni dell'esperto. Nel proprio giudizio, il medico 

riteneva che il dolore lamentato dall'assicurata fosse già stato evidenziato 

in casi d'interventi del tipo di quelli subiti dalla paziente e che tali 

complicazioni fossero superiori nei casi di posa di reti in materiale 

sintetico (perizia neurologica/interdisciplinare pag. 20). Dedurre da tale 

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affermazione che il medico reputasse la paziente portatrice di una rete 

sintetica, mentre non lo è affatto, è un'inutile forzatura. In ogni caso per 

detto specialista la sintomatologia lamentata rientra in un quadro di 

disturbi non direttamente riconducibili a una patologia nota, ma già più 

volte riscontrati nei casi di interventi di ernia femorale. In percentuale 

simili complicazioni venivano stimate a meno dell'1 % (perizia 

neurologica/interdisciplinare pag. 20 e 21). Per il resto, l'affermazione 

fatta dal PD dott. med. D._____ riguardo all'assenza di una recidiva di 

erniazione (perizia chirurgo-viscerale pag. 2 all'inizio) è certo infelice. 

Analizzando però la risposta alla domanda no. 6 formulata dalla 

ricorrente, non possono sussistere dubbi sul fatto che l'esperto sapesse 

che in sede d'intervento chirurgico non fosse in effetti stata trovata alcuna 

ernia (perizia chirurgo-viscerale pag. 5).

7.8. Nella relazione del dott. med. I._____, l'esistenza di una lesione del nervo 

viene ritenuta scontata in esito a quanto già stabilito dal dott. med. 

R._____ il 18 dicembre 2014 (vedi relazione del 5 luglio 2016 pag. 2). In 

realtà però il dott. med. R._____ riferisce di un dolore neurologico e 

attribuisce lo stesso all'intervento operatorio del febbraio 2005 non 

essendosi verificato prima. Come il Tribunale federale ha già avuto modo 

di precisare più volte, nell'ambito dell'assicurazione infortuni non vale 

l'equazione "dopo di questo, quindi a causa di questo" (post hoc, ergo 

propter hoc). In generale, vale il principio stando al quale per il solo fatto 

di essere apparso in seguito all'infortunio, un disturbo alla salute non può 

già essere automaticamente considerato una sua conseguenza (cfr. DTF 

119 V 341 cons. 2b/bb 3b e sentenza del Tribunale federale 8C_948/2011 

del 28 febbraio 2012 cons. 3.2). In esito a quanto precede, gli argomenti 

forniti in sede di esame pluridisciplinare per negare una compromissione 

di un nervo quale quello ileoinguinale o genito-femorale sono convincenti, 

per cui non è ammesso concludere con il necessario grado della 

probabilità preponderante, che durante l'intervento di ernia femorale si sia 

- 28 -

verificata una lesione di una di queste terminazioni nervose e quindi si 

possa ritenere intervenuto un infortunio nel senso legale. 

8.1. Il 1. gennaio 2017 sono entrati in vigore i nuovi articoli della legge 

federale sull'assicurazione contro gli infortuni ( LAINF; RS 832.20). Giusta 

le disposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015, le 

prestazioni assicurative per infortuni avvenuti prima dell'entrata in vigore 

della modifica del 25 settembre 2015 e per malattie professionali insorte 

prima di questa data sono effettuate secondo il diritto anteriore. Le 

disposizioni sulle lesioni corporali parificabili a infortunio hanno subito 

importanti modifiche. Nell'evenienza in oggetto però, essendosi il preteso 

infortunio verificato nel 2005 trovano applicazione le previgenti 

disposizioni. La nozione di infortunio ai sensi dell'art. 4 LPGA presuppone 

un influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano 

da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute fisica, 

mentale o psichica o provochi la morte. Come già evocato in precedenza 

per essere qualificato quale conseguenza di un infortunio, il danno alla 

salute deve scaturire dall'azione di un fattore esterno straordinario e il 

carattere straordinario del fattore esterno concerne soltanto il fattore 

medesimo e non gli effetti dello stesso. In questo senso, la circostanza 

che il fattore abbia determinato conseguenze gravi o inaspettate è 

irrilevante. Contrariamente dunque a quanto pretende l'istante, il "fattore 

esterno straordinario" non può essere rappresentato dai forti dolori 

risentiti dall'assicurata l'8 febbraio 2005. Se però il motivo del ricovero nel 

febbraio 2005 fosse effettivamente imputabile a frattura, entrerebbe in 

questo contesto eventualmente in considerazione una lesione corporale 

parificabile a infortunio. Anche volendo aderire a tale argomentazione 

quale puro esercizio teorico, l'esito della controversia sarebbe lo stesso. 

8.2. Ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 lett. a OAINF, nella sua versione previgente al 

2017, se non attribuibili indubbiamente a una malattia o a fenomeni 

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degenerativi, le fratture sono equiparate all'infortunio, anche se non 

dovute a un fattore esterno straordinario. Indipendentemente da tutto 

quanto precede, la ricorrente ritiene comunque che nel febbraio 2005 

essa fosse andata al pronto soccorso in seguito alla rottura dell'acetabolo 

e che quindi le complicazioni subite da allora siano in ogni caso una 

conseguenza dell'infortunio principale, ovvero di detta frattura. Sarebbe 

infatti stata la rottura dell'acetabolo a produrre la fuoriuscita di liquido 

gelatinoso erroneamente poi interpretata come un'ernia in sede inguinale. 

Come però ripetutamente ribadito dall'assicurata i dolori che l'avevano 

portata al pronto soccorso l'8 febbraio 2005 erano insorti alcuni giorni 

prima anche se di minore intensità. Ammettendo quindi che la frattura si 

fosse verificata anche senza un fattore esterno straordinario, la sua 

insorgenza non sarebbe stata in ogni caso improvvisa, motivo per cui uno 

degli elementi dell'infortunio farebbe in ogni caso difetto. Se poi un tempo 

si credeva che la rottura dell'acetabolo fosse riconducibile ad un singolo 

trauma, con i miglioramenti di imaging e con la comprensione derivata 

dall'artroscopia, diventava chiaro che la forma anomala dell'acetabolo e/o 

della testa del femore (il conflitto femoro-acetabolare) sono una delle 

cause più frequenti del problema, vale a dire che quasi sempre una 

lesione del labbro acetabolare avviene quando esistono delle cause 

predisponenti (https://ortopediaborgotaro.it/otb-news-per-il-paziente-

ortopedia-borgotaro /145-le-lesioni-del-labbro-acetabolare-dell-anca). 

Nell'evenienza, sia la progressiva insorgenza dei dolori in sede inguinale 

che la diagnosi posta in sede di perizia pluridisciplinare- - che era 

propriamente riferita ad un conflitto femoro-acetabolare – sembrano in 

ogni caso confermare più il carattere di malattia che di infortunio della 

patologia. Non è allora dato ritenere che tale tipo di patologia vada in ogni 

caso assunta dall'assicuratore infortuni quale lesione corporale 

parificabile ad infortunio. Non essendo dato un infortunio in senso legale o 

una lesione corporale parificabile ad infortunio, non entra neppure in 

considerazione l'applicazione dell'art. 10 OAINF, in quanto la pretesa 

https://ortopediaborgotaro.it/otb-news-per-il-paziente-ortopedia-borgotaro%20/145-le-lesioni-del-labbro-acetabolare-dell-anca
https://ortopediaborgotaro.it/otb-news-per-il-paziente-ortopedia-borgotaro%20/145-le-lesioni-del-labbro-acetabolare-dell-anca

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lesione occorsa durante un esame medico non è stata né ordinata 

dall'assicuratore infortuni e non si è resa necessaria a seguito di un 

infortunio. 

9.1. L'istante pretende poi di poter dedurre diritti dalle conferme orali che i 

medici le avrebbero fatto durante le visite specialistiche, in particolare 

relativamente ad una compromissione del nervo genito-femorale durante 

l'infiltrazione. Per questo Giudice, le conclusioni degli esperti sono quelle 

riportate nelle rispettive perizie ed in particolare nelle conclusioni 

condivise da tutti e oggetto della perizia neurologica/interdisciplinare del 

22 maggio 2014. Non vi sono motivi oggettivamente comprensibili per 

ammettere che le conclusioni scritte degli specialisti non corrispondano 

anche alle loro personali convinzioni. Dagli atti emerge comunque che 

durante le visite specialistiche l'assicurata era accompagnata da un 

traduttore, in quanto era difficile comunicare in lingua tedesca. Da quanto 

affermato dall'interessata stessa, al momento dell'infiltrazione era però 

presente il marito, per cui sarebbe teoricamente possibile che quanto 

affermato dai medici durante detto trattamento fosse stato eventualmente 

oggetto di malintesi. 

9.2. Infine, l'istante adduce di non essere stata informata opportunamente 

prima dell'intervento e di aver sottoscritto l'autorizzazione all'operazione 

senza essere stata resa attenta a tutti gli aspetti e ai rischi ai quali si 

esponeva. Avrebbe poi anche inutilmente chiesto che le venisse 

previamente somministrato un analgesico. A posteriori e a distanza di 

tanti anni, non è facile prestare fede a queste pretese. Dal punto di vista 

infortunistico, visto che non vi è stato errore iatrogeno, la questione non 

ha rilevanza particolare. Con la sottoscrizione del protocollo 

d'informazione dell'8 febbraio 2005, la ricorrente è presunta aver dato il 

suo consenso all'intervento ed essere stata informata dei rischi di tale 

operazione. La pretesa stando alla quale sul protocollo verrebbero 

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segnalate anche complicazioni che l'istante in quanto donna non avrebbe 

neppure potuto subire sono fuori luogo. È chiaro che simili protocolli siano 

prestampati e che riguardino le complicazioni legate all'intervento per tutti 

i potenziali pazienti. Spetta quindi all'accortezza della dottoressa che 

spiega l'intervento evitare di elencare ad una donna le complicazioni nelle 

quali non può evidentemente anatomicamente incorrere. Che l'assicurata 

di lingua italiana non abbia debitamente capito quanto le veniva spiegato 

e che quindi abbia sottoscritto il formulario senza comprendere quali rischi 

l'intervento effettivamente comportasse è una supposizione addotta a 

posteriori e che potrebbe anche apparire possibile, ma non altamente 

probabile. Dal profilo reperibile su internet della dott. med. S._____, 

medico che avrebbe spiegato l'intervento all'istante, risulta che la stessa 

abbia conoscenza della lingua italiana, accanto al tedesco, inglese e 

francese. Se poi l'assicurata avesse ritenuto doveroso tentare prima di 

tutto di sedare i dolori con un calmante, non è dato sapere per quale 

motivo abbia dato il suo consenso all'intervento.

10. Dall'intera e copiosa documentazione medica all'incarto emerge una certa 

innegabile difficoltà a definire quale tipo di patologia abbia costretto 

l'assicurata a recarsi al pronto soccorso nel febbraio 2005 e quali siano le 

ripercussioni sull'attuale stato di salute della patologia iniziale, 

sicuramente non sanata durante l'intervento di ernia femorale, e di quella 

che è seguita l'intervento. La tesi ventilata dall'istante a giustificazione 

dell'accaduto è per certi versi comprensibile e anche magari possibile. 

L'esame pluridisciplinare condotto non supporta però le argomentazioni di 

ricorso nel senso che non è stato possibile dimostrare con il necessario 

grado della probabilità preponderante il verificarsi di un infortunio sia per 

quanto riguarda la diagnosi posta e il conseguente intervento né per 

l'esecuzione di quest'ultimo. La complessità della problematica non 

permette neppure di ritenere che l'eventuale esplicazione di nuovi 

accertamenti possa apportare, nell'ottica della ricorrente, maggiore 

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chiarezza sulla questione. Per costante giurisprudenza quando l'istruttoria 

da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad 

un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che altri 

provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato (valutazione 

anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (DTF 131 I 

157 cons. 3 e 124 V 94 cons. 4b nonché sentenze del Tribunale 

amministrativo S 09 123 e S 10 13). Nell'evenienza concreta, la diversità 

di diagnosi poste non fa che confermare come i disturbi lamentati 

dall'assicurata non potessero essere chiaramente attribuiti all'una o 

all'altra patologia e che quindi l'agire adottato, anche se 

retrospettivamente non indicato, non fosse manifestamente errato. In 

queste condizioni forza è di constatare che la decisione è sfavorevole alla 

parte che cerca di dedurre dei diritti da circostanze che non sono 

dimostrate. 

11.1. In conclusione il ricorso è respinto. La procedura giudiziaria è gratuita (art. 

61 cpv. 1 lett. a LPGA). La ricorrente chiede di essere posta al beneficio 

dell'assistenza giudiziaria gratuita. L'art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA garantisce 

all'assicurata il diritto di farsi patrocinare e di poter beneficiare, a 

determinate condizioni, del gratuito patrocinio. A livello cantonale l'art. 76 

della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 370.100) sancisce che 

tramite decisione determinante il corso della procedura o decisione nella 

causa principale, l'autorità può, su richiesta, concedere l' assistenza 

giudiziaria gratuita ad una parte che non dispone dei mezzi necessari, se 

la sua causa non è evidentemente temeraria o a priori senza speranza 

(cpv. 1). La concessione esenta da tutte le spese e tasse di un'autorità. 

Sono fatte salve le disposizioni sul rimborso (cpv. 2). Laddove le 

circostanze lo giustifichino, l'autorità designa a proprie spese un avvocato. 

L'indennità si conforma alla legislazione sugli avvocati (cpv. 3). 

- 33 -

11.2. Nel caso in esame, sulla base degli atti inoltrati le condizioni per il 

riconoscimento dell'assistenza giudiziaria gratuita sono adempiute per 

quanto ha tratto alla complessità della causa, alla lingua nella quale sono 

redatte le relazioni mediche peritali ed al non scontato esito della 

vertenza. Riguardo alla situazione di reddito, la ricorrente dal 2015 non è 

più posta al beneficio della mezza rendita d'invalidità. La famiglia con tre 

figli piccoli e un figlio a ulteriore carico del marito può contare su entrate 

complessive mensili di circa €. 750.--, per cui lo stato di indigenza è 

sufficientemente dimostrato, anche se il possesso di due autovetture 

senza che i coniugi esplichino un'attività lucrativa lascia sussistere 

qualche perplessità. Il valore dei veicoli è comunque tale da escludere 

che con il provento della loro alienazione sia possibile far fronte in modo 

sostanziale alle spese di patrocinio. Conseguentemente la richiesta viene 

accolta e la ricorrente ha il diritto di avvalersi di una patrocinatrice legale a 

spese dello Stato. 

11.3. Giusta l'art. 5 cpv. 1 dell'ordinanza sulla determinazione dell'onorario degli 

avvocati (OOA; CSC 310.250) per la difesa d'ufficio all'avvocato viene 

versato un onorario di soli fr. 200.-- rispetto alla regolare tariffa che si 

situa tra i fr. 210.-- e i fr. 270.--. In base alla nota d'onorario del 15 

gennaio 2018, la legale fattura 32 ore a fr. 240.--. Riducendo la tariffa 

oraria ai canoni vigenti in regime di patrocinio gratuito si sensi dell'art. 5 

OOA, ne risulta un onorario di fr. 6'400.--. Le spese forfettarie sono da 

ridurre dal 4 al 3 % giusta la prassi di questa sede (decisioni del Tribunale 

amministrativo U 17 11, R 16 15 e S 15 127A). Complessivamente 

pertanto le ripetibili ammontano a fr. 6'592.--.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

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2. La procedura è gratuita.

3.1. Ad ‘A._____ è concessa l’assistenza giudiziaria gratuita (art. 76 LGA).

3.2. Ad ‘A._____ è assegnato un avvocato d’ufficio nella persona della lic. iur. 

Stefania Vecellio. La rappresentate legale verrà indennizzata con fr. 

6'592.-- che andranno a carico dello Stato. 

3.3. A._____ dovrà rimborsare le spese di patrocinio legale che le sono state 

condonate, qualora le sue condizioni di reddito e di sostanza dovessero 

migliorare ed essa sarà in grado di farlo (art. 77 cpv. 1 LGA). 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]