# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d38ad04a-071d-5864-a678-95e8b70b3431
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-06-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.06.2006 36.2005.181
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2005-181_2006-06-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2005.181

   

  cs

  	
  Lugano

  9 giugno 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato del Tribunale
  cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 novembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 5 ottobre
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Istituto assicurazioni sociali Ufficio
  assicurazione malattia,

  6501 Bellinzona

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI
1, detentore di un permesso di __________ di tipo “__________”, è assicurato
obbligatoriamente contro le malattie presso __________.

 

                                         In
data 4 novembre 2004 l’interessato ha scritto al proprio assicuratore chiedendo
di sospendere il pagamento dei premi nel corso del 2005 a causa dell’assenza
temporanea, di un anno, dalla Svizzera (doc. 8). Alla richiesta ha allegato una
decisione della __________ che ha concesso un permesso di assenza dal nostro
Paese dal 1. gennaio 2005 al 31 dicembre 2005, con la precisazione che durante
la validità del permesso sussistono i diritti domiciliari acquisiti in Svizzera
(doc. 9).

                                                                                

                                         Dopo
aver trasmesso, su richiesta di __________ (doc. 10), una dichiarazione __________
di __________ che confermava il rilascio del permesso di assenza (doc. 11),
l’interessato ha ottenuto dall’assicuratore uno scritto tramite il quale è
stata confermata la disdetta del rapporto assicurativo (doc. 12).

 

                                  B.   L’8
agosto 2005 l’UAM, quale autorità di sorveglianza, dopo aver accertato che RI 1
non era più assicurato in Svizzera, ha emanato una decisione con la quale ha
invitato __________ a riattivare l’assicurazione con effetto retroattivo dal 1.
gennaio 2005 poiché, malgrado il permesso di assenza, l’interessato continuava
ad essere domiciliato nel nostro Paese (doc. 13).

 

                                         Il
2 settembre 2005 RI 1, rappresentato dal sindacato __________, ha interposto
tempestivo reclamo, respinto dall’UAM in data 5 ottobre 2005 (doc. 16).

 

                                  C.
  L’assicurato, sempre rappresentato dallo stesso sindacato, ha interposto
ricorso, sostenendo in particolare che __________ non lo avrebbe correttamente
informato e chiedendo in via principale l’esonero dal pagamento dei premi
dell’assicurazione malattia per tutto il 2005, in via subordinata dal 1.
gennaio 2005 al 30 settembre 2005 (doc. I).

 

                                  D.
  Con risposta del 9 dicembre 2005 l’UAM propone la reiezione dell’impugnativa
con motivazioni che saranno riprese laddove necessario (doc. VI).

 

                                  E.   Pendente
causa il TCA ha interpellato __________ (doc. IX), che ha tra l’altro precisato
che “nelle nostre note non risulta che ci siano stati dei colloqui
telefonici con l’assicurato” a proposito della fattispecie in esame (doc.
XI). Le parti hanno potuto esprimersi in merito (doc. da XIII a XV). 

 

                                         in
diritto

 

                                   1. 
 La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica
giudiziaria civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le
cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                   2.   Va
preliminarmente esaminato se l'impugnativa contro la decisione del 5 ottobre
2005, presentata il 10 novembre 2005, è tempestiva. Il ricorso deve infatti
essere inoltrato nel termine di legge di 30 giorni dall’intimazione della
decisione su reclamo in applicazione dell’art. 76 cpv. 2 LCAMal. Se il
termine per presentare ricorso è spirato, il giudice non entra nel merito e la
decisione contestata cresce in giudicato (DTF 110 V 37). Secondo costante
giurisprudenza l’onere della prova dell’avvenuta notifica incombe all’autorità
amministrativa (cfr. DTF 115 V 113 con riferimenti).

Qualora la notifica o la relativa data sono contestate, in caso di dubbio fa
stato la versione fornita dal destinatario (DTF 103 V 66 consid. 2a).
L’andamento organizzativo di una spedizione da parte dell’autorità
amministrativa non è sufficiente per provare la notifica di una decisione, in
particolare quando si tratta di un invio per posta A (RCC 1992 pag. 395 consid.
3c). 

                                         

3.Nella
fattispecie in esame l'amministrazione, in data 16 dicembre 2005, ha indicato
di aver trasmesso la decisione con invio ordinario (doc. VII). L’insorgente
afferma di aver ricevuto la decisione il 12 novembre 2005 (recte: 12 ottobre),
circostanza non smentita dagli atti. Il ricorso va pertanto considerato
tempestivo. 

 

                                          nel merito                     

 

                                   4.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se l’interessato, con il permesso di
assenza dalla Svizzera, può ottenere l’esonero dal pagamento dei premi della
Cassa malati. In caso di risposta negativa occorrerà esaminare se l’insorgente
può invocare la sua buona fede.

 

                                   5.   Secondo
l'art. 3 LAMal

 

"  1 Ogni persona domiciliata in Svizzera deve
assicurarsi o farsi assicurare dal proprio rappresentante legale per le cure
medico-sanitarie entro tre mesi dall’acquisizione del domicilio o dalla nascita
in Svizzera.

2 Il Consiglio federale può prevedere eccezioni
all’obbligo d’assicurazione, segnatamente per i dipendenti di organizzazioni
internazionali e di Stati esteri.

3 Può estendere l’obbligo d’assicurazione a persone
non aventi il domicilio in Svizzera, in particolare a quelle che:

a. esercitano un’attività in Svizzera o
vi hanno la propria dimora abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA);

b. lavorano all’estero per conto di un
datore di lavoro con sede in Svizzera".

 

                                         L'art.
1 cpv. 1 OAMal precisa in proposito che

 

"  1 Le persone domiciliate in Svizzera ai sensi degli
articoli 23 a 26 del Codice civile svizzero (CC) sono tenute ad assicurarsi
conformemente all’articolo 3 della legge." 

 

                                         Per
l’art. 13 cpv. 1 LPGA il domicilio di una persona è determinato secondo le
disposizioni degli articoli 23-26 del Codice civile. L’art. 13 cpv. 2 LPGA
prevede che una persona ha la propria dimora abituale nel luogo in cui vive per
un periodo prolungato, anche se la durata del soggiorno è fin dall’inizio
limitata.

 

                                         Giusta
l’art. 23 cpv. 1 CCS, il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa
risiede con l’intenzione di stabilirvisi durevolmente e dove si trova il centro
delle sue relazioni e dei suoi interessi (cfr., per la nozione di domicilio in
ambito AVS: DTF 130 V 404; DTF 125 V 78 consid. 2 a e giurisprudenza citata;
DTF 123 III 100).

 

                                         Perché
possa crearsi domicilio ai sensi di questa disposizione, occorre, di principio,
che siano realizzate cumulativamente due condizioni: la prima, oggettiva, di
residenza effettiva in un determinato luogo e, la seconda, soggettiva,
dell’intenzione di stabilirvisi durevolmente (cfr. DTF 127 V 237 consid. 1 pag.
238-239; DTF 125 V 76 consid. 2a pag. 77-78 e la giurisprudenza e dottrina ivi
citata).

 

                                         Vi
è residenza ai sensi dell’art. 23 CCS quando una persona soggiorna per un certo
periodo in un determinato luogo, costituendo ed intrattenendo con esso rapporti
di intensità tale da fare apparire detto luogo come il centro delle sue
relazioni interpersonali.

                                         La
continuità della residenza non è un elemento costitutivo della nozione di
domicilio. Il domicilio in un luogo può perdurare anche quando la dimora in
tale luogo è interrotta per qualche tempo, a patto che la volontà di conservare
il luogo di residenza attuale quale centro della sua esistenza risulti da certi
rapporti con esso (DTF 41 II 51).

 

                                         L’intenzione
di stabilirsi nel luogo di residenza deve emergere dall’insieme delle
circostanze - rapporti familiari e interpersonali, situazione abitativa - e dev’essere
riconoscibile per i terzi (cfr. DTF 127 V 237, consid. 1 pag. 238-239; DTF 125
V 76 consid. 2a pag. 77-78 e la giurisprudenza e dottrina ivi citata).

                                         Secondo
il TF, di regola, il centro dell’esistenza di una persona si trova là dove sono
i suoi interessi personali e familiari, vale a dire dove vive la sua famiglia
(DTF 88 III 135).

                                         Per
contro, il luogo in cui sono depositati i documenti di identità, dove vengono
pagate le tasse e dove vengono esercitati i diritti politici (DTF 97 II 1,
consid. 4, pag. 6, DTF 102 IV 162, consid. 2b, pag.164, DTF 90 I 28) possono
unicamente avere valore di indizio: tali circostanze non sono, di per sé,
determinanti.

                                         Va,
peraltro, rilevato che non è necessario che la persona abbia l’intenzione di
rimanere per sempre o per un tempo indeterminato in quel luogo: è sufficiente
che egli si proponga di fare di questo luogo il centro della sua esistenza,
delle sue relazioni personali e professionali, in modo da dare al soggiorno una
certa stabilità (cfr. DTF 85 II 318, consid. 3, pag. 322, DTF 41 II 51).

 

                                         Per
l’art. 26 CCS la dimora in un luogo allo scopo di frequentarvi le scuole e il
collocamento in un istituto di educazione, in un ospizio od asilo, in una casa
di salute, di pena o correzione, non costituiscono domicilio.

 

                                         L’art.
20 cpv. 1 della legge sul diritto internazionale privato (LDIP) prevede che la
persona fisica ha il domicilio nello Stato dove dimora con l’intenzione di
stabilirvisi durevolmente (lett. a), la dimora abituale nello Stato dove vive
per una certa durata, anche se tale durata è limitata a priori (lett. b), la
stabile organizzazione nello Stato dove si trova il centro della sua attività
economica (lett. c).

                                         Per
l’art. 20 cpv. 2 LDIP nessuno può avere contemporaneamente il suo domicilio in
più luoghi. In mancanza di domicilio, fa stato la dimora abituale. Le disposizioni
del Codice civile svizzero concernenti il domicilio e la dimora non sono
applicabili.

 

                                         Con
STFA del 2 agosto 2005 (K 34/04), pubblicata in RAMI 5/2005, pag. 360, l’Alta
Corte, ai consid. 3 e 4.4, ha descritto i presupposti relativi al domicilio
secondo gli art. 23 e seguenti CC e l’art. 20 (LDIP), affermando:

 

                                          “3.

Gemäss Art. 20 Abs. 1 lit. a IPRG bestimmt sich der Wohnsitz
ausländischer Staatsangehöriger danach, wo sie sich mit der Absicht des
dauernden Verbleibens aufhalten. Dabei deckt sich der Wohnsitzbegriff nach Art. 20 Abs. 1
lit. a IPRG
mit jenem nach Art. 23 Abs. 1 ZGB (BGE 120 III 8 Erw. 2a, 119 II 169 Erw.
2b, je mit Hinweisen); Abweichungen ergeben sich lediglich daraus, dass im
Rahmen des IPRG die Bestimmungen über den abgeleiteten (Art.
 25 ZGB) und den fiktiven Wohnsitz (Art. 24 Abs. 1 ZGB) sowie die
Vermutung von Art. 26 ZGB nicht anwendbar sind (Art.
20 Abs. 2 IPRG; Staehelin, in: Honsell/Vogt/Geiser, Zivilgesetzbuch I, 2.
Aufl., Basel 2002, N 4 zu Art. 23 und N 2 zu Art. 24).

 

Der Wohnsitz einer Person befindet sich an dem Orte, an welchem sie
sich mit der Absicht des dauernden Verbleibens aufhält (Art. 23 Abs. 1 ZGB). Er
setzt demnach objektiv den physischen Aufenthalt und subjektiv die Absicht des
dauernden Verbleibens voraus; letztere ist nur soweit von Bedeutung, als sie
nach aussen erkennbar ist (BGE 127 V 238 Erw. 1 mit Hinweisen, 125 V 78 Erw.
2a; Brückner, Das Personenrecht des ZGB, Zürich 2000, Rz. 320; A. Bucher, Natürliche
Personen und Persönlichkeitsschutz, 3. Aufl., Basel 1999, Rz. 360; E. Bucher,
Berner Kommentar, Bern 1976, N 8 zu Art. 23 ZGB; Staehelin,
a.a.O., N 5 zu Art. 23). Massgebend ist somit der Ort, wo sich der
Mittelpunkt der Lebensbeziehungen befindet (BGE 127 V 238 Erw. 1, 125 V 77
Erw. 2a, 125 III 102 Erw. 3, je mit Hinweisen; Brückner, a.a.O., Rz. 318; A.
Bucher, a.a.O., Rz. 360 sowie 373 ff.; Staehelin, a.a.O., N 5 zu Art. 23).

Der Lebensmittelpunkt befindet sich im Normalfall am Wohnort, d.h. wo
man schläft, die Freizeit verbringt und wo sich die persönlichen Effekten
befinden, wo man üblicherweise einen Telefonanschluss und eine Postadresse hat
(Brückner, a.a.O., Rz. 319 und 322; A. Bucher, a.a.O., Rz. 364 f.; Hausheer/Aebi-Müller,
Das Personenrecht des Schweizerischen Zivilgesetzbuches, Bern 1999, Rz. 09.28; Staehelin,
a.a.O., N 6 zu Art. 23).

Die nach aussen erkennbare Absicht muss auf einen
dauernden - d.h. im Sinne von "bis auf Weiteres" - Aufenthalt
ausgerichtet sein
(Brückner, a.a.O., Rz. 328; A. Bucher, a.a.O., Rz. 361 sowie 370 ff.; E.
Bucher, a.a.O., N 22 zu Art. 23; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.29; Staehelin,
a.a.O., N 8 zu Art. 23). Staehelin postuliert diesbezüglich eine Mindestdauer
von einem Jahr (a.a.O., N 8 zu Art. 23 mit Hinweisen). Allerdings schliesst die
Absicht, einen Ort später wieder zu verlassen, einen Wohnsitz nicht aus (BGE
127 V 241 Erw. 2c, 125 III 102 Erw. 3; E. Bucher, a.a.O., N 22 f. zu Art. 23 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 8 zu Art. 23). Bei
verheirateten Personen bestimmt sich der Wohnsitz gesondert für jeden Ehegatten
(A. Bucher, a.a.O., Rz. 377; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.57; Staehelin,
a.a.O., N 10 zu Art. 23); so etwa bei Ehegatten, die sich infolge faktischer
Trennung nicht mehr regelmässig sehen (Brückner, a.a.O., Rz. 363). Bei
Wochenaufenthaltern mit Familie wird der Arbeitsort zum Wohnsitz, wenn die
Familie bloss noch in grossen oder unregelmässigen Abständen besucht wird (Staehelin,
a.a.O., N 11 zu Art. 23; vgl. auch A. Bucher, a.a.O., Rz. 376). Bei
Ausländern mit Aufenthaltsbewilligung liegt der Wohnsitz in der Schweiz, selbst
wenn die Person jedes Jahr nach Hause reist (E. Bucher, a.a.O., N 38 zu Art. 23 ZGB; Staehelin, a.a.O., N 17 zu Art. 23).
Saisonniers hingegen, welche neun Monate in der Schweiz arbeiten und für drei
Monate zu ihrer Familie in die Heimat reisen, haben ihren Wohnsitz erst in der
Schweiz, wenn sie die Voraussetzungen für die Umwandlung der Saisonbewilligung
in eine

Aufenthaltsbewilligung erfüllen oder zu erfüllen im Begriff sind;
gemäss Doktrin ist bei einem jede Saison wiederkehrenden Saisonnier ab Beginn
der zweiten Saison ein Wohnsitz in der Schweiz anzunehmen (Brückner, a.a.O., Rz.
366; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.30; Staehelin, a.a.O., N 18 zu Art.
23; vgl. auch SVR 2000 IV Nr. 14 S. 45 Erw. 3d in fine sowie BGE 113 V 264 Erw.
2b mit Hinweisen, wo allerdings - entgegen der zivilrechtlichen Lehre und
Rechtsprechung sowie BGE 129 V 79 Erw. 5.2 und BGE 125 V 77 Erw. 2a – der
fremdenpolizeilich geregelte Aufenthalt im Rahmen der Sozialversicherungen noch
Voraussetzung war; vgl. auch die Kritik dazu bei E. Bucher, a.a.O., N 24 f. und
38 zu Art. 23 ZGB). Nicht massgeblich, sondern nur
Indizien für die Beurteilung der Wohnsitzfrage sind die Anmeldung und
Hinterlegung der Schriften, die Ausübung der politischen Rechte, die Bezahlung der
Steuern, fremdenpolizeiliche Bewilligungen sowie die Gründe, die zur Wahl eines
bestimmten Wohnsitzes veranlassen (BGE 129 V 79 Erw. 5.2, 127 V 241 Erw. 2c,
125 III 101 Erw. 3, 125 V 78 Erw. 2a, je mit Hinweisen; A. Bucher, a.a.O., Rz.
365 und 375; E. Bucher, a.a.O., N 25 ff. und 35 ff. zu Art.
23 ZGB; Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O., Rz. 09.28; Staehelin, a.a.O., N 23
f. zu Art. 23).

 

Die Frage, wann eine Person mit Wohnsitz im Ausland
ihren ausländischen Wohnsitz aufgegeben hat, richtet sich nach Art. 20 Abs. 1
lit. a IPRG;
dies ist der Fall, wenn sie den Ort des bisherigen Lebensmittelpunktes
definitiv verlassen hat, wobei unerheblich ist, ob nach dem ausländischen Recht
der ausländische Wohnsitz noch weiterbesteht (BGE 96 I 395 Erw. 4d, 87 II 9 Erw. 2, 74 III 18;
E. Bucher, a.a.O., N 34 ff., insbesondere N 37 zu Art. 24
ZGB;  Staehelin, a.a.O., N 8 zu Art. 24). Die Aufgabe des einmal
begründeten Wohnsitzes ist im internationalen Verhältnis wesentlich einfacher
als im innerstaatlichen (BGE 119 II 169 Erw. 2b). Sie ist auch dann anzunehmen,
wenn die Person zwar weiterhin einen ausländischen Wohnsitz hat, die
Beziehungen dazu jedoch stark gelockert erscheinen (Hausheer/Aebi-Müller, a.a.O.,
Rz. 09.51; in diesem Sinne auch schon E. Bucher, a.a.O., N 37 zu Art. 24 ZGB).

 

(…)

 

4.4 Infolge der weniger strengen Voraussetzungen an die Aufgabe eines
ausländischen Wohnsitzes (oben Erw. 3) ist davon auszugehen, dass der
Beschwerdegegner zum massgeblichen Zeitpunkt auf Grund seines gelockerten
Verhältnisses zu seinem Heimatland dort über keinen Wohnsitz mehr verfügte.

Zwar ist bei verheirateten Personen mit Kindern der Ort, an welchem
sich die Familie befindet, ein wichtiger Anknüpfungspunkt für die Bestimmung
des Wohnsitzes im Sinne von Art. 23 Abs. 1 ZGB.
Entgegen der Ansicht der CSS ist dieser Ort jedoch nicht in jedem Falle
ausschlaggebend. So können einerseits Ehegatten ohne Weiteres getrennte
Wohnsitze haben. Andererseits befindet sich der Wohnsitz von
Wochenaufenthaltern, welche ihre Familie nur in grossen oder unregelmässigen
Abständen sehen, am Arbeitsort; diese Grundsätze haben umso mehr Berechtigung
bei Personen, die sich den grössten Teil des Jahres getrennt von ihren Familien
zu Erwerbszwecken in der Schweiz aufhalten, insbesondere wenn diese Aufteilung
von Arbeitsstelle und ausländischem Wohnort der Familienmitglieder über Jahre
andauert. Es ist somit nur folgerichtig, wenn bei Saisonniers, welche
regelmässig in die Schweiz wiederkehren, nach einer gewissen Zeit Wohnsitz in
der Schweiz angenommen wird, ungeachtet davon, ob die Voraussetzungen zum
Erhalt der Aufenthaltsbewilligung erfüllt sind. Diese Ansicht steht auch in
Einklang mit der herrschenden Lehre und Rechtsprechung, wonach
fremdenpolizeiliche Bewilligungen keine Voraussetzung, sondern nur ein Indiz für
die Beantwortung der Frage nach dem Wohnsitz sind. Ebenso wenig spielt der
Grund für die Einreise in die Schweiz eine Rolle; denn die Motive, die einer
Wohnsitznahme zugrunde liegen, sind für die Bestimmung des Wohnsitzes nicht
massgeblich.

Auch steht die Absicht, später wieder ins Heimatland zurückzukehren,
der Wohnsitznahme in der Schweiz nicht im Wege.“ (sottolineature del redattore)

 

                                   6.   In
concreto l’insorgente beneficia di un permesso di __________ di tipo „__________
“. Egli ha ottenuto, dalle competenti autorità cantonali, il permesso di
assentarsi dalla Svizzera per un anno per restare con la madre, gravemente
ammalata di cuore. La decisione della __________ precisa che “durante la
validità del permesso di assenza sussistono i diritti domiciliari acquisiti in
Svizzera” e che “durante l’assenza dalla Svizzera sarete rappresentato
da vostra moglie __________, per gli obblighi di natura pubblica e privata.”
(doc. 9)

 

                                         Nel
caso di specie l’interessato, anche durante la sua assenza, ha continuato ad avere
le sue relazioni personali in Svizzera, dove la sua famiglia ha continuato a
risiedere e dove intende continuare a vivere. La sua intenzione, riconoscibile
anche da terzi, è infatti quella di rimanere nel nostro Paese, dove ha
intessuto i suoi rapporti interpersonali e dove risiede da tempo. 

                                         Il
centro della sua esistenza si trova in Svizzera, dove paga le tasse e dove ha
depositato i propri documenti.

                                         La
sua temporanea ed eccezionale permanenza all’estero, seppur di lunga durata (1
anno), era dettata dalla comprensibile volontà di stare vicino a sua madre,
gravemente malata. 

                                         Non
risulta invece che avesse intenzione di ritornare a vivere nel suo Paese
d’origine. Tant’è che ha chiesto un permesso di assenza (e non la revoca del
suo permesso di __________ in Svizzera) e che la moglie aveva il compito di
rappresentarlo sia per gli obblighi di natura privata che per gli obblighi di
natura pubblica, tra cui anche quello di pagare i premi dell’assicurazione
malattie obbligatoria.

 

                                         Tutti
gli elementi fanno propendere univocamente per il mantenimento del domicilio
nel nostro Paese, anche durante la sua temporanea assenza all’estero. 

                                         Egli
del resto non sostiene di aver costituito un domicilio nel suo Paese d’origine
e di aver abbandonato quello svizzero.

 

                                         In
virtù dell’art. 3 LAMal l’insorgente deve pertanto essere affiliato
all’assicurazione malattie obbligatoria anche per tutto il 2005.

 

                                         Il
ricorrente fa tuttavia valere la sua buona fede nella misura in cui ritiene che
l’UAM, rispettivamente l’assicuratore, gli hanno fornito informazioni errate.

                                         

                                   7.   Il
1° gennaio 2003 è entrato in vigore l'art. 27 della legge federale sulla parte
generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola la
“Informazione e consulenza”.

                                         Questa
nuova importante disposizione legale ha il seguente tenore:

 

" 
1 Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle singole
assicurazioni sociali, nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad
informare le persone interessate sui loro diritti e obblighi.

 

2 Ognuno ha diritto, di
regola gratuitamente, alla consulenza in merito ai propri diritti e obblighi.
Sono competenti in materia gli assicuratori nei confronti dei quali gli
interessati devono far valere i loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per
le consulenze che richiedono ricerche onerose, il Consiglio federale può
prevedere la riscossione di emolumenti e stabilirne la tariffa.

 

3 Se un assicuratore
constata che un assicurato o i suoi congiunti possono rivendicare prestazioni
di altre assicurazioni sociali, li informa immediatamente."

 

                                         L'art.
27 LPGA sancisce, in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere
collettivo, generale e permanente di fornire informazioni - ad esempio tramite
opuscoli informativi - (cpv. 1) e il diritto soggettivo e individuale
dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che conviene fare) su un
caso preciso e su esplicita richiesta, che può essere fatto valere in giustizia
(cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA del 14
settem-bre 2005 nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/
F., C 192/04, consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472; STFA del 28
ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, consid. 4.2.; E. Imhof
– Ch. Zünd, "ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003
pag. 291 seg. (306); E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG
über Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé
par les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27
LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG
- Kommentar", ad art. 27 pag. 317 e pag. 318-321).        

                                         Per
quanto attiene più specificatamente al diritto alla consulenza enunciato
all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato che ogni assicurato può esigere che il
proprio assicuratore gli fornisca consulenza in merito ai suoi diritti e
obblighi. Quest'obbligo concerne soltanto l'ambito di competenza
dell'assicuratore in questione e le informazioni possono esse fornite anche da
non giuristi, come del resto prima dell'entrata in vigore della LPGA.
Contrariamente alle informazioni di carattere generale, la consulenza deve
riferirsi al caso specifico (cfr. FF 1999 IV 3953).

                                         Inoltre
tale diritto non è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno
stretto rapporto con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza
deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la
persona che ha richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U.
Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 18 pag. 321).

                                          

                                   8.   Il
Tribunale federale delle assicurazioni in una sentenza del      14 settembre
2005 nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C
192/04, pubblicata in DTF 131 V 472, nel caso di un assicurato ritenuto
inidoneo al collocamento, in quanto il lasso di tempo fra la presentazione
della domanda e l’inizio del soggiorno linguistico che avrebbe effettuato
all’estero - di cui aveva peraltro informato i funzionari dell’ufficio
regionale di collocamento durante il primo colloquio - era troppo breve per
poterlo collocare, ha stabilito che ai sensi dell’art. 27 LPGA, gli assicurati
devono essere resi attenti che il loro comportamento può pregiudicare il
diritto alle prestazioni. Nella fattispecie l’ufficio regionale di collocamento
avrebbe dovuto avvertire l’assicurato che la prevista partenza a breve scadenza
non permetteva di collocarlo. 

                                         Il
TFA ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’ufficio regionale di collocamento e
rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno
avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza
preponderante era disposto a posticiparlo. 

                                         In
caso affermativo, l’amministrazione deve rispondere della sua omissione - che
implica la tutela della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a
quest’ultimo le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.

                                         In
un’altra sentenza del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05 la nostra
Massima Istanza ha deciso che l’amministrazione, in applicazione dell’art. 27
LPGA, non appena al corrente degli elementi fattuali del caso, e dunque già
all’inizio del versamento delle indennità di disoccupazione, avrebbe dovuto
informare l’assicurato del fatto che, occupando all’interno di una Sagl una
posizione analoga a quella di un datore di lavoro (e meglio fino al 12 gennaio
2003 era socio gerente con diritto di firma individuale e dal 13 gennaio 2003
socio senza diritto di firma), il suo diritto alle prestazioni era minacciato.
Il TFA ha inoltre indicato che tale omissione andava equiparata a
un’informazione erronea e che, in casu, i presupposti della protezione della
buona fede dell’assicurato erano adempiuti. 

                                         Il
ricorso contro la decisione del Tribunale cantonale che aveva confermato il
diniego del diritto alle indennità di disoccupazione è stato, conseguentemente,
accolto e gli atti rinviati all’ufficio del lavoro al fine di accertare se l’assicurato,
nel caso in cui fosse stato correttamente informato, avrebbe o meno
immediatamente richiesto la cancellazione della sua iscrizione, quale socio
gerente senza diritto di firma, a registro di commercio. 

                                         

                                         Per
contro in una sentenza del 21 dicembre 2005 nella causa AWA c/A., C 9/05 il TFA
si è chinato sul caso di un assicurato che dopo essersi licenziato dal suo
ultimo posto di lavoro ha iniziato nel mese di settembre 2002 un’attività
indipendente, percependo a tale fine il capitale di libero passaggio del
secondo pilastro. Il 19 maggio 2003 egli si è iscritto in disoccupazione. La Cassa
ha trasmesso all’Ufficio del lavoro la fattispecie per decisione. Tramite un
formulario compilato dall’assicurato nel mese di settembre 2003 l’Ufficio del
lavoro è stato informato, da un lato, che se lo stesso avesse reperito un
impiego, avrebbe interrotto immediatamente la sua attività indipendente.
Dall’altro, che l’assicurato, mediante la sua attività, voleva comunque
raggiungere economicamente e imprenditorialmente l’indipendenza, ciò che
implicava un elemento di durata. 

                                         L’Alta
Corte ha deciso che l’Ufficio del lavoro, in simili condizioni, ha a ragione
negato il diritto alle indennità di disoccupazione da maggio 2003.

                                         L’amministrazione,
solo dopo aver ottenuto, nel mese di settembre 2003, queste indicazioni, era in
grado di farsi un quadro della situazione professionale dell’assicurato.

                                                                                Pertanto in quel caso non si trattava di un
comportamento futuro dell’assicurato, bensì dell’attività indipendente
esercitata fino a quel momento. Non era, quindi, possibile per
l’amministrazione invitare l’assicurato ai sensi dell’art. 27 LPGA a riflettere
su un’azione progettata che minacciava il diritto alle prestazioni. 

 

                                         Quest’ultima
sentenza si distingue dalla DTF 131 V 472 e dalla STFA del 28 ottobre 2005
nella causa W., C 157/05. 

                                         Nelle
due sentenze appena menzionate l’art. 27 LPGA ha trovato applicazione, perché
un avviso, al momento dell’iscrizione in disoccupazione, da parte
dell’autorità, ossia dell’URC nella DTF 131 V 472 e dell’URC e della Cassa
nella sentenza del 28 ottobre 2005, C 157/05, circa il fatto che un determinato
comportamento futuro o comunque modificabile comprometteva il diritto a
prestazioni della disoccupazione poteva essere dato e avrebbe potuto fare
riflettere l’assicurato se attuare il proprio progetto o invece mantenere una determinata
situazione. 

                                         Nel
caso deciso con sentenza del 21 dicembre 2005, C 9/05, per contro, al momento
dell’iscrizione la Cassa non era al corrente di alcuni elementi, per cui non
avrebbe potuto in ogni caso rendere attento l’assicurato sui rischi in cui
incorreva. Infatti l’Ufficio del lavoro interpellato dalla Cassa ha dovuto
procedere a degli accertamenti per poter decidere in merito al suo diritto alle
indennità di disoccupazione. L’Ufficio competente per emettere il relativo
provvedimento si è basato su un periodo ormai trascorso, il che non permetteva
di dare seguito all’obbligo di fornire consulenza di cui all’art. 27 LPGA. Per
l’assicurato un eventuale avviso era a quel momento irrilevante, non potendo
più modificare la situazione a cui era confrontato nei mesi precedenti la
decisione.

 

                                         Su
questi aspetti, cfr. la STCA del 20 marzo 2006 nella causa A., inc. 38.2005.90,
in ambito LADI.

 

9.In
concreto dagli accertamenti effettuati presso l’assicuratore non emerge che la
Cassa abbia fornito informazioni errate (cfr. doc. XI) e anche l’UAM ha negato di
aver dato all’interessato indicazioni secondo le quali con il permesso
d’assenza avrebbe potuto beneficiare dell’esonero dal pagamento dei premi della
Cassa malati (cfr. risposta di causa, doc. VI).

 

Nessuna
prova in senso contrario è stata apportata dall’interessato, né nei 10 giorni
per presentare ulteriori mezzi di prova, né nei 10 giorni assegnati alle parti
per prendere posizione in merito alle affermazioni dell’assicuratore (doc. VIII
e XII). 

                                      

                                         Giova
qui ricordare che la procedura in materia di assicurazioni sociali è retta dal
principio inquisitorio (STFA del 5 settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA
del 31 maggio 2001 nella causa C., I 83/01; STFA del 13 marzo 2001 nella causa
P., U 429/00; Untersuchungsgrundsatz, SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a;
AHI Praxis 1994 pag. 212; DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti). E’ dunque
compito del giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i fatti
giuridicamente rilevanti.

 

Questo principio non è
tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di
collaborare (DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti;
RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; MEYER, “Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung” in Basler Juristische Mitteilungen
(BJM) 1989 pag. 12; SPIRA, “Le contentieux des assurances sociales fédérales et
la procédure cantonale” in Recueil de jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984
pag. 16; KURMANN, “Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege in erster
Instanz” in Luzerner Rechtsseminar 1986, Sozialversicherungsrecht, Referat XII,
pagg. 5 segg.).

Questo obbligo
comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si
avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente
richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti
invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze
dell’assenza di prove (SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pagg.
158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113;
BEATI in: "Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali",
Lugano 1993, pag. 1 seg.).

 

Su questi aspetti, si veda
in particolare: DUC, Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg.
827-828 e LOCHER, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg.
339-341, laddove quest'ultimo rileva che “besondere Bedeutung hat die
Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen
Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”.

 

                                         L'obbligo
di accertamento d'ufficio dei fatti, correlato dal dovere di collaborazione
delle parti, non rende comunque privo d'efficacia il principio secondo cui
l'onere della prova incombe alla parte che da un fatto deriva un suo diritto e
del conseguente fardello in caso di mancata prova. 

                                         Secondo
il TFA (sentenza 18 settembre 2001 nella causa B., K 202/00, cons. 3b):

 

"  (…) Celui-ci comprend en particulier l'obligation
de ces dernières d'apporter, dans la mesure où cela peut être raisonnablement
exigé d'elles, les preuves commandées par la nature du litige et des faits
invoqués, faute de quoi elles risquent de devoir supporter les conséquences de
l'absence de preuves (ATF 125 V 195 consid. 2; VSI 1994, p. 220 consid. 4; comp.
ATF 125 III 238 consid. 4a à propos de l'art. 274d al. 3 CO). Car si le
principe inquisitoire dispense les parties de l'obligation de prouver, il ne
les libère pas du fardeau de la preuve: en cas d'absence de preuve, c'est à la
partie qui voulait en déduire un droit d'en supporter les conséquences (ATF 117
V 264 consid. 3), sauf si l'impossibilité de prouver un fait peut être imputée
à l'adverse partie (ATF 124 V 375 consid. 3; RAMA 1999 n° U 344, p. 418 consid.
3). Au demeurant, il n'existe pas, en droit des assurances sociales, un
principe selon lequel l'administration ou le juge devrait statuer, dans le
doute, en faveur de l'assuré (RAMA 1999 n° U 349, p. 478 consid. 2b; DTA 1998 n° 48, p. 284). (…)."

 

                                         In
concreto l’insorgente non ha apportato le prove di una errata informazione da
parte dell’UAM o del suo assicuratore. Mentre, per i motivi che seguono, può
rimanere aperta la questione a sapere se, perlomeno la Cassa malati, avrebbe
dovuto, in virtù dell’art. 27 LPGA, informare correttamente l’assicurato.

                                         

                                         Va
qui rammentato che la violazione dell’art. 27 LPGA va equiparata, secondo la
giurisprudenza, al rilascio di un’informazione errata (cfr. DTF 131 V 472, consid. 5; STFA del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05,
consid. 5). 

                                         Un’informazione
sbagliata fornita da un’autorità permette, a determinate condizioni, la tutela
della buona fede di un assicurato.

                                         Il
diritto alla protezione della buona fede di cui all’art. 9 Cost., consente al
cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa
eviti di contraddirsi, è garantito e impone all'autorità di discostarsi dal
principio della legalità, allorché i seguenti presupposti, precisati da una
lunga e consolidata giurisprudenza, sono adempiuti

 

1.   l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei
riguardi di persone determinate;

 

2.   l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie
competenze;

 

3.   l'assicurato non deve essersi reso conto immediatamente
dell'inesattezza dell'informazione ricevuta;

 

4.   l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un
comportamento o un'omissione che gli è pregiudizievole;

 

5.   la legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è
stata data.

 

                                         (cfr.
STFA del 25 ottobre 2005 nella causa B. e B., K 107/05 consid. 3.1.; STFA del 4
luglio 2005 nella causa M., C 270/04, consid. 3.3.1.; STFA del 28
gennaio 2004 nella causa Arbeitslosenkasse der Gewerkschaft Bau & Industrie
GBI c/ A., C 218/03, consid. 2; STFA del 29 agosto 2002 nella
causa Amt für Arbeit St. Gallen c/ S., C 25/02; DTF 121 V 65, consid. 2a pag.
66-67 e la giurisprudenza ivi citata; RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993
pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982
pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLA 1992 p.
106, DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63; Grisel, Traité de droit administratif,
vol. I, pag. 390ss; Knapp, Précis de droit administratif,
4a ed., n° 509, pag. 108-109; Haefliger, Alle Schweizer
sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).

 

                                         In
concreto l’insorgente non ha adottato un comportamento oppure un’omissione che
gli è pregiudizievole. Egli non fa valere di aver preso disposizioni
irreversibili in seguito alla decisione della Cassa di esonerarlo dal pagamento
dei premi di cassa malati per il 2005. In particolare non sostiene di aver
sottoscritto un’altra polizza assicurativa all’estero o che avrebbe rinunciato
a recarsi nel suo Paese d’origine se l’assicuratore avesse negato la
possibilità di disdire l’assicurazione. Del resto la richiesta del permesso
d’assenza precede la domanda di esonero.

 

                                         In
queste condizioni non vi è spazio per applicare al caso di specie il principio
della buona fede.

 

                                         Alla
luce di tutto quanto sopra esposto, la decisione dell’UAM merita conferma,
mentre il ricorso va respinto.

                                         

                                         Copia
della decisione va notificata anche all’assicuratore __________, quale parte
cointeressata.

 

 

 

 

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                 1.-   Il
ricorso é respinto.

 

                                 2.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti