# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bd837461-87ab-5a98-ada6-5f799d9fa774
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 14.06.2018 32.2018.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2018-11_2018-06-14.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2018.11

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  14 giugno 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 gennaio 2018 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 3 gennaio 2018 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1961, da ultimo professionalmente attivo quale conducente di taxi, nel
mese di febbraio 2017 ha presentato una nuova richiesta di prestazioni AI per
adulti (doc. 4 incarto AI). 

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici, tra cui una perizia psichiatrica del 31 ottobre 2017
eseguita dal __________ (__________) – escludente la presenza di una patologia
extrasomatica – con decisione 3 gennaio 2018, preavvisata l’8 novembre 2017,
l’Ufficio AI ha negato il diritto alla rendita (doc. 25 incarto AI). 

 

                               1.3.   Contro
la succitata decisione l’assicurato ha interposto il presente ricorso chiedendo
il riconoscimento di una rendita d’invalidità. Contesta la perizia
psichiatrica, da lui ritenuta errata. Con il ricorso l’insorgente ha prodotto lo
scritto 25 gennaio 2018 firmato congiuntamente dallo psicologo e dallo
psichiatra curanti, i quali ritengono come il loro paziente presenti una
sindrome ansiosa e di disadattamento invalidante e postulano l’esecuzione di
un’altra perizia specialistica.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso e la
conferma della decisione contestata, ritenendo corretta la valutazione
medico-teorica. L’amministrazione ha anche prodotto una presa di posizione della
perita __________ al succitato scritto dei curanti. 

 

                               1.5.   Con
lettera 28 febbraio 2018 l’avv. RA 1 ha comunicato di patrocinare l’assicurato
e, vista l’indigenza dello stesso, ha chiesto l’ammissione del suo assistito al
beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio. Contestualmente
il legale ha chiesto una proroga di 30 giorni del termine per inoltrare i mezzi
di prova (VII), proroga che è stata concessa dal TCA in due occasioni (IX e
XI).

 

                               1.6.
  Il 16 aprile 2018 il rappresentante del ricorrente ha fatto presente di aver
sottoposto il complemento peritale all’esame dello psichiatra curante per
osservazioni, che produrrà una volta ricevute (XXII).

 

                               1.7.   Il
30 aprile 2018 l’avv. RA 1 ha prodotto la documentazione concernente l’assistenza
giudiziaria, chiedendo al TCA di pronunciarsi sulla relativa istanza (XIII).

 

 

considerato                    in
diritto

 

 

                               2.1.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurato ha diritto ad una rendita. 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46). 

 

Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).       

 

                                         Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.3.   Nella presente fattispecie, a
seguito della domanda di prestazioni, l’Ufficio AI ha incaricato il __________
di eseguire una perizia psichiatrica. 

                                         Dal referto datato 31 ottobre
2017 (doc. 19 incarto AI) risulta che, su incarico del __________, la dr. med. __________
ha proceduto al consueto riassunto degli atti, all’anamnesi, all’esame clinico
(secondo il sistema AMDP), alla descrizione della giornata delle attività e
delle abitudini per poi porre la diagnosi, senza ripercussioni sulla capacità
lavorativa, di distimia (ICD 10 F 34.1) e problemi legati alla mancanza di
un’occupazione (ICD 10 Z56). 

                                         Nell’ambito della
discussione dei dati, la perita ha proceduto alla descrizione delle risorse e deficit secondo lo schema MINI-ICF-APP (cfr. in merito SVR 2015 IV nr. 10 e STF 8C_842/2016 consid. 5.2.4 con
riferimenti giurisprudenziali) di cui al punto C1 della perizia: 

 

" (…)

1.   Rispetto
delle regole: grado di disabilità lieve: in grado di comprendere il
valore di una regola e di rispettarla, vi può essere una difficoltà ad esempio
nel mantenere e nel ricordare gli impegni dettata più dallo stato ansioso che
lo porta ad essere più insicuro e distratto che da veri deficit cognitivi,
tuttavia tale limite appare lieve e può essere corretto ad esempio annotando
con degli appunti le questioni più importanti. E' in grado poi di acquisire
grazie alle sue competenze cognitive intatte eventuali processi di lavoro
nuovi. 

2.   Organizzazione
dei compiti: grado di disabilità nessuno: il quadro
psicopatologico permette di pianificare e organizzare i compiti, vi è
dall'anamnesi raccolta una pianificazione e organizzazione della propria
giornata in maniera adeguata. Soggettivamente ha l'impressione di non esserne
in grado 

3.   Flessibilità:
grado di disabilità lieve: è una persona che ha difficoltà ad
adattarsi a dei cambiamenti in maniera rapida, tende più facilmente ad andare
in ansia; tuttavia tali aspetti sembrano più legati a una questione di carattere
dove già in passato e nella fase premorbosa era un individuo che difficilmente
cercava le novità. 

4.   Competenze:
grado di disabilità nessuno: l'assicurato non ha particolari
competenze specifiche non avendo una formazione, ha lavorato come cameriere, come
tassista, l'intelligenza però appare integra, anche le funzioni cognitive non
appaiono compromesse a tal punto da non permettergli di acquisire nuove
conoscenze o mettere in pratica le conoscente empiriche apprese nei precedenti
lavori. 

5.   Giudizio: grado
di disabilità nessuno: vi è una corretta valutazione del piano di realtà
non essendoci disturbi psicotici di natura delirante o di tipo ossessiva, può
quindi valutare correttamente i processi e le situazioni del lavoro. 

6.   Persistenza:
grado di disabilità lieve: vi e a causa del disturbo del sonno una
maggiore difficoltà legata alla maggiore stanchezza diurna, tuttavia dalla
descrizione della giornata l'assicurato non ha bisogno di coricarsi nell'arco
della giornata e quindi tale aspetto pur essendo presente non sembra incidere
in maniera importante nell'esercizio delle varie attività comprese quelle
quotidiane. 

7.   Assertività:
grado di disabilità lieve: è una persona che difficilmente
riesce a esprimere il proprio giudizio; preferisce adattarsi alle varie
situazioni per evitare di trovarsi in situazioni conflittuali, tuttavia tale
aspetto sembra più legata a caratteristiche premorbose e non a caratteristiche
dettate dalla patologia psichiatrica in atto e non ha mai influito sulla sua
capacità lavorativa, anzi sembra che questo gli abbia invece permesso di
adattarsi alle situazioni anche se per lui non particolarmente piacevoli. 

8.   Contatto
con gli altri: grado di disabilità nessuno: non riporta un chiaro
ritiro sociale, vi 6 un buon contatto con la famiglia acquisita, non descrive
un ritiro sociale, frequenta ancora degli amici. 

9.   Integrazione
nel gruppo: grado di disabilità nessuno: il quadro
psicopatologico attuale non impedisce e non altera la sua capacità di
relazionarsi nel gruppo dove comunque proprio per le caratteristiche di
personalità avrà la tendenza ad assumere più un atteggiamento di tipo passivo
piuttosto che proattivo. 

10. Relazioni
intime: grado di disabilità nessuno: è in grado di mantenere
le relazioni all'interno della famiglia, vi è un interessamento rispetto ai
bisogni dei membri della sua famiglia. 

11. Attività
spontanee: grado di disabilità nessuno: la descrizione della
giornata quotidiana mostra una buona organizzazione la presenza anche di
attività di svago come uscire con alcuni conoscenti. 

12. Cura di se:
grado di disabilità lieve: vi è una trascuratezza per quanto
riguarda ad esempio la cura di sé e questo potrebbe rappresentare un fattore
negativo nella presentazione per un posto di lavoro, l'abbigliamento e l'igiene
appaiono comunque adeguate, la cura di sè quindi può essere corretta con una
semplice educazione. 

13. Mobilità: grado
di disabilità nessuno: è in grado di muoversi liberamente a piedi o con i mezzi
pubblici e privati. (…)” (pag. 62-63 incarto AI)

 

                                         La
dr. med. __________ ha poi concluso:

 

" (…)

Conclusioni 

In conclusione, escludendo i fattori psicosociali presenti, il
disturbo psichiatrico per quanto soggettivamente venga vissuto come
disturbante, è di entità lieve e non ha avuto né ha nell'attualità una
ripercussione sulla capacità lavorativa sia nelle professioni precedentemente
svolte dall'assicurato che in attività rispettose dei limiti funzionali. Anche
come casalingo, la CL è completa. 

La prognosi è comunque incerta, non si esclude che il quadro distimico
possa nel tempo peggiorare a causa della mancanza di prospettive lavorative
future e avare influsso sulla CL; per tale motivo al fine di evitare una
minaccia di invalidità può essere indicato un aiuto al collocamento.” (sottolineatura
del redattore, pag. 63 incarto AI)

 

                                         Con il presente ricorso
l’assicurato contesta la valutazione medico-teorica operata dalla perita
psichiatrica. 

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né
l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o
rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid.
1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc) e che il solo fatto che uno o
più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a
rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                               2.5.   Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che esso può portare ad un’invalidità se è di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c). 

 

                                         Al riguardo l'Alta Corte
ha sottolineato che:

 

" (…) Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire
se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla
salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli
offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di
sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze
ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I
166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2).

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999;
STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti).

 

                                         In una sentenza I 384/06
del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno
alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13
luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che
un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di
guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in: Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn,
Basilea 2008 p. 254-257).

                                         Con una pronuncia del 16
dicembre 2004 (I 770/03), pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, confermato
che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme
richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri
summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a
sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana,
nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         Questa giurisprudenza è
poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la DTF 137 V 64
sull’ipersonnia, nella quale l’Alta Corte si è così espressa:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen
Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der
Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4
S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.
45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches
Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010
E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008
E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.
April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE
136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten
Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)”

 

                                         In una sentenza
9C_492/2014 del 3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V 281, il Tribunale
federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle
affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr.
comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di lavoro
deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti
in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e
senza risultati predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui
questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di
volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

                                         Infine, in due sentenze
8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre 2017, pubblicate in DTF 143 V 409 e 143
V 418, il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura
illustrata nella DTF 141 V 281 deve ora essere applicata all’esame di tutti i
casi nei quali è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, in
particolare anche nell’eventualità di depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch). 

                                         Alla luce di questa nuova
prassi, dunque, per tutte le malattie psichiche, comprese le depressioni da
lievi fino a medio-gravi, occorrerà applicare una procedura probatoria fondata
su indicatori. Ciò comporta, in particolare, la modifica della precedente
giurisprudenza del TF per la quale le depressioni da lievi fino a medio-gravi
erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fosse stata dimostrata una
“resistenza alle terapie”, ponendo ora quale questione decisiva, per tutte le
affezioni psichiche, quella di sapere se la persona interessata riesca a
presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di
un’inabilità lavorativa invalidante.

 

                               2.6.   Nella concreta fattispecie,
chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’Ufficio AI, dopo attenta analisi della
documentazione agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la
valutazione peritale del 31 ottobre 2017 del __________, da considerare
dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i ricordati parametri
giurisprudenziali (cfr. consid. 2.4).

                                         Infatti, come visto al
consid. 2.3, con convincenti e approfondite considerazioni la dr. med. __________
– dopo attenta valutazione della documentazione agli atti, dell’anamnesi, a
seguito di un accurato esame clinico eseguito in due sessioni, degli esami
clinici e testali e delle descrizioni soggettive – ha correttamente escluso che
l’assicurato presenti una patologia psichiatrica invalidante. 

 

                                         Le censure del ricorrente
non sono idonee a mettere in dubbio la succitata valutazione. 

                                         In particolare in merito
al fatto che la specialista non abbia contattato i medici curanti, giungendo
alle sue conclusioni dopo due incontri per un totale di 2 ore e 15 minuti, va
fatto presente che la perita ha avuto a disposizione l’intera documentazione
medica contenuta nell’inserto (cfr. punto A della perizia), inclusi i rapporti
dello psichiatra curante dr. med. __________, rendendo pertanto superfluo un
contatto diretto con quest’ultimo.

                                         In merito alla durata
della perizia, va ricordato che, secondo giurisprudenza, il
valore probatorio di un rapporto medico non dipende, di massima, dalla durata
della visita, quanto piuttosto dalla sua completezza e concludenza (cfr.
sentenza 9C_1013/2008 del 23 dicembre 2009, I 1094/06 del 14 novembre 2007, in RSAS 2008 pag. 393 consid. 3.1.1 con riferimenti), ciò che è il caso, come detto, con la
perizia CPAS.

 

                                         Il
ricorrente contesta ogni singolo punto della valutazione delle risorse e
dei deficit operata dalla perita secondo lo schema MINI ICF-APP (cfr. al
consid. 2.3 per esteso), esprimendo delle considerazioni soggettive, senza tuttavia
indicare il grado di disabilità dei succitati punti che lui ritiene corretti.  

                                         Ora, richiamato quanto sopra
esposto e ricordato come la valutazione del __________ sia stata eseguita sulla
base di un accurato e approfondito esame specialistico, cui va conferita piena
forza probatoria ai sensi della giurisprudenza (cfr. DTF 125 V 351), quanto
addotto dall’insorgente non permette di discostarsi dalle conclusioni peritali.

 

                                         Né del resto il citato
scritto 25 gennaio 2018 dei curanti, allegato al ricorso, permette di ravvisare
elementi o indizi concreti che permettano di mettere in dubbio l’attendibilità
della perizia.

                                         In data 6 febbraio 2018 la
dr. med. __________, prendendo posizione su quanto sostenuto dai curanti, ha rilevato:

 

" (…)

Lo scritto del Dr. med. __________ descrive inizialmente in chiave
psicoanalitica il funzionamento dell'assicurato premorboso e non trovo in esso
elementi che giustifichino un ridotto funzionamento sul piano lavorativo.
Rispetto alla diagnosi di sindrome ansiosa e di disadattamento (non vengono
riportati i codici ICD). Si legge che "... riteniamo che i disturbi
di cui soffre non facciano parte della sfera depressiva, se non nella forma
reattiva, ma siano l'espressione della sofferenza e della disperazione di un
uomo di fronte la propria impotenza e infelicità, al sentimento di inutilità
del ritiro sociale ad essere la causa del mancato accesso al mondo del lavoro e
che non si rassegna e che si rende conto solo parzialmente della sua
incapacità.” 

Tra l'altro anche lui stesso si giustifica attribuendo il problema
alla carenza del mercato del lavoro.

Mi sembra quindi di capire che nel caso in esame il curante ponga
un importante accento sui fattori psicosociali e quindi fattori non di per sé
assicurati. Rispetto alla discordanza tra la mia diagnosi e quella del curante,
non vengono forniti elementi aggiuntivi e quindi riconfermo interamente la mia
valutazione. Aggiunge inoltre che "Nella perizia vengono messi in luce
aspetti cognitivi e comportamentali adeguati per il mondo del lavoro e
generalizzati per un buon funzionamento psichico; in realtà rappresentano lo
sforzo per la conservazione della dignità che è l'ultimo grande sacrificio a
cui si sta aggrappando prima di un malaugurato quanto possibile
scompenso". Nessun reperto quindi attuale di un peggioramento
rispetto al quadro da me rilevato in corso di perizia; peraltro già nel mio
lavoro peritale avevo sottolineato che la prognosi era incerta e non escludevo
che il quadro distimico potesse nel tempo peggiorare a causa della mancanza di
prospettive lavorative future e avere influsso sulla CL, aspetto che non sembra
ancora per fortuna avvenuto; per tale motivo al fine di evitare una minaccia di
invalidità put) essere indicato un aiuto al collocamento, misura che vedo non
essere stato proposta dall’Ufficio Al.

 

La nuova documentazione quindi non fornisce elementi aggiuntivi
che mi portino a discostarmi dalle mie conclusioni peritali.” (sottolineature
del redattore, doc. V/1)

 

                                         A tale esposizione va
prestata adesione, ricordando che il riconoscimento di un danno alla salute
psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid.
4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007), ciò che non è stato indicato nel
più volte citato scritto del 25 gennaio 2018.

 

                                         Inoltre, come rettamente
evidenziato dalla perita, va rilevato che i fattori psicosociali o
socioculturali, come quelli menzionati nello scritto dello psichiatra curante,
non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare
un'incapacità di guadagno (STFA I 681/03 del 13 luglio 2004, consid. 4.2 e I
404/03del 23 aprile 2004 consid. 6.2, entrambe, a loro volta, si riferiscono alla
sentenza I 129/02, del 29 gennaio 2003 consid. 3.2, con riferimento ai principi
sanciti in DTF 127 V 294). 

                                         In siffatte circostanze,
le censure ricorsuali riguardo alla perizia psichiatrica del __________ devono
essere respinte.

                                         Né del resto è stata
prodotta l’ulteriore documentazione medica preannunciata dall’insorgente (cfr.
consid. 1.6).

                                         Non essendo intervenuti
peggioramenti successivamente alla perizia della dr. med. __________, rispecchiando
la valutazione del __________ i criteri di affidabilità e completezza richiesti
dalla giurisprudenza, alla stessa va dunque attribuita piena forza probante.

                                         Questa Corte ritiene
pertanto che lo stato di salute dell’assicurato sia stato approfonditamente
vagliato dall'amministrazione, segnatamente dagli specialisti del __________,
prima dell'emanazione della decisione qui impugnata (in concreto: il 3 gennaio
2018) data che, come detto, segna il limite temporale del potere cognitivo del
giudice delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1 e i riferimenti).

 

                                         Occorre poi rilevare che
le conclusioni del __________ sono state avallate integralmente anche dal SMR
(cfr. rapporto 7 novembre 2017, doc. 20 incarto AI).

                                         A proposito del medico SMR
non va del resto dimenticato che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici
regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni
mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale
dell'assicurato - determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di
esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi. Scopo e senso del disposto come
pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare
capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla
rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze
medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale della
persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione di
competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle
indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente
pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n.
56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                         Questo
Tribunale ritiene altresì che la documentazione medica agli atti contiene
elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al lavoro dell'assicurato
sino all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario il rinvio degli atti all’Ufficio AI per l'esperimento di ulteriori
accertamenti.

                                         

                                         Visto quanto sopra, non
presentando l’assicurato una patologia psichiatrica invalidante, correttamente
l’Ufficio AI ha respinto la sua domanda di prestazioni.

 

                                         La decisione contestata va
quindi confermata, mentre il ricorso è da respingere.

 

                                         All’assicurato va comunque
fatto presente che in caso di peggioramento rilevante delle condizioni di
salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione medica, egli potrà
in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni. Il presente giudizio non
pregiudica infatti eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione
federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del
provvedimento impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (DTF
130 V 140 e 129 V 4). 

                                      

                               2.7.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione
o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle
assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.--
e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al
valore litigioso.

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- andrebbero poste a carico del
ricorrente, il quale, per il tramite del suo legale, in data 28 febbraio 2018
ha postulato di essere ammesso all’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio.

 

                               2.8.   Ai
sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve
essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. L'art. 28
cpv. 2 Lptca stabilisce che la disciplina della difesa d'ufficio e del gratuito
patrocinio è retta dalla Legge sull’assistenza giudiziaria e sul patrocinio
d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011.

 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b).

 

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la
giurisprudenza, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra
del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13
pag. 48 consid. 7b, pag. 48 consid. 7c). Al minimo esecutivo va, infatti,
aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA U 102/04 del 20
settembre 2004).

 

                                         Nella
presente fattispecie con il presente ricorso l’assicurato ha dimostrato di non
essere stato sprovvisto delle conoscenze in materia e di essere stato in grado
di formulare personalmente il gravame, producendo anche documentazione medica. Del
resto, l’intervento, in due occasioni, del legale è avvenuto dopo lo scambio degli
allegati di causa e non trattasi all’evidenza di atti che richiedevano
l’assistenza di un patrocinatore.

 

                                         Inoltre,
dopo un esame forzatamente sommario, sulla base degli atti all’inserto, la
presente vertenza appariva sin dall’inizio destinata all'insuccesso in quanto
le prospettive di esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di
perdere la causa. In effetti, dal tenore della decisione apparivano chiari i
motivi di un diniego di rendita e l’insorgente non ha prodotto valida
documentazione atta a mettere in dubbio la valutazione medico-teorica posta a
fondamento della pronunzia contestata. 

 

                                         In
simili condizioni, l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
deve essere respinta.

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   L’istanza
di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è respinta.

 

                                   3.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono a carico della ricorrente. 

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti