# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5d19add2-fbc3-5e7e-8a0a-de592a162db4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-06-02
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 02.06.2015 16.2014.22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2014-22_2015-06-02.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2014.22

  	
  Lugano

  2 giugno 2015/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani, presidente,

  Fiscalini e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo del 26 maggio 2014 presentato da

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinata dall'avv. PA 1) 

   

  
	
   

  	
  contro la decisione emessa il 10 aprile 2014 dal Giudice di pace del
  circolo di Capriasca nella causa inc. 200/13/SE (compravendita) promossa con
  istanza del 7 febbraio 2013 da

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 CO 1 

  (patrocinata dall'avv. PA 2,);

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Il
12 giugno 2012 RE 1 ha concluso con la ditta CO 1 un contratto per l'acquisto di un letto elettrico “__________” con
materasso “__________" al prezzo di fr. 12 000.–, sul quale ha versato un acconto
di fr. 1000.–. Il 7 agosto 2012 la merce è stata consegnata all'acquirente, la quale, dopo la sua verifica, ha
chiesto alla venditrice di poterla restituire e sostituire, perché non corrispondente
alle caratteristiche da lei richieste. Il 22 agosto 2012 la venditrice ha
ripreso il letto e il materasso, mentre la cliente ha versato fr. 2000.– quale
acconto per l'acquisto di un letto di
marca __________ con materasso __________ il cui prezzo concordato era di fr.
10 095.–. Il 27 settembre 2012 la venditrice ha inviato all'acquirente una fattura di complessivi fr. 13
000.–, corrispondenti a fr. 10 095.– per il prezzo della
merce acquistata e a fr. 2905.– quale penale per il “cambio e ritorno alla
fabbrica” della precedente ordinazione. RE 1 si è opposta al pagamento della
penale e, considerati gli acconti di fr. 3000.–, ha versato alla venditrice,  l'11 dicembre 2012, fr. 7095.–. 

 

                            B.  Il 3 gennaio 2013 CO 1 ha fatto notificare a RE 1
il precetto esecutivo n. __________
dell'Ufficio esecuzioni di Lugano per
l'incasso di fr. 2905.– oltre interessi al 5% dall'11 dicembre 2012 indicando quale titolo di credito “Fattura no. __________
del 27.09.2012 per fornitura letto e materasso. Importo fattura fr. 13 000.–,
./. acconto fr. 3000.–, ./. acconto fr. 7095.–, a saldo fr. 2905.– ”, a cui l'escussa ha interposto opposizione. 

 

                            C.  Con istanza del 7 febbraio 2013 CO 1 si è rivolta al Giudice di pace
del circolo di Capriasca per ottenere la condanna di RE 1 al pagamento di fr.
2905.– oltre interessi al 5% dall'11 dicembre 2012, fr. 73.– per le spese del
precetto esecutivo e fr. 14.50 per la tassa d'incasso, così come il rigetto
definitivo dell'opposizione interposta al menzionato PE. L'8 febbraio 2013 il
Giudice di pace ha assegnato alla convenuta un termine di 15 giorni per presentare
le proprie osservazioni e nel contempo ha citato le parti al dibattimento per
il 27 febbraio 2013. Il 15 febbraio 2013 RE 1 ha comunicato al Giudice di pace
di non poter presenziare all'“udienza di conciliazione” per motivi di salute e
ne ha chiesto il rinvio. In accoglimento della suddetta istanza, con ordinanza del
20 febbraio 2013 il Giudice di pace ha ricitato le parti per il 10 aprile 2013.
Nella sua risposta del 22 febbraio 2013 la convenuta ha proposto di respingere l'azione.
In una replica spontanea datata 20 marzo 2013 l'istante ha ribadito la sua domanda. 

 

                                  All'udienza del 10
aprile 2013 le parti non hanno raggiunto un accordo e il Giudice di pace ha comunicato
loro che le avrebbe convocate a una seconda udienza oppure avrebbe proceduto all'emanazione di una decisione previa richiesta di
ulteriore documentazione. L'istante,
così invitata dal primo giudice, il 22 maggio 2013 ha prodotto una serie di giustificativi tra cui le fatture della ditta __________
fornitrice della merce da lei acquistata e rivenduta alla convenuta.

 

                            D.  Con decisione del 21 marzo 2014, motivata il 10 aprile successivo su
richiesta della convenuta, il Giudice di pace ha parzialmente accolto l'istanza e condannato la convenuta a versare all'istante fr. 2500.–. Non sono state prelevate spese,
né assegnate indennità.

 

                            E.  Contro il giudizio appena citato RE 1 è insorta a que­sta Camera con un
reclamo del 26 maggio 2014 per ottenere che la decisione impugnata sia
annullata e l'istanza introdotta dalla
controparte sia dichiarata irricevibile per carenza del presupposto processuale
della conciliazione previa. Nelle sue osservazioni del 28 luglio 2014 CO 1 si è sostanzialmente rimessa al giudizio della Camera, chiedendo che
ove la decisione fosse annullata la procedura esperita davanti al primo giudice
fosse considerata un tentativo di conciliazione fallito e le fosse rilasciata l'autorizzazione ad agire. 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Le decisioni emanate nella procedura semplificata in
controversie patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.– sono impugnabili con reclamo
entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie, la decisione impugnata è pervenuta all'istante il 14 aprile 2014, durante le ferie
giudiziarie (dal 13 aprile 2014 al 27 aprile 2014; art. 145 cpv. 1 lett. a
CPC), sicché il reclamo, consegnato alla cancelleria del Tribunale d'appello il 26 maggio 2014 è tempestivo.

 

                             2.  Nella
decisione impugnata, il Giudice di pace dopo avere esposto lo svolgimento dei
fatti, ha rilevato che solamente dopo la ricezione del secondo richiamo di
pagamento del 20 novembre 2012 la convenuta ha contestato il pagamento della penale
di fr. 2905.–, “importo inserito sia nella conferma d'ordine del 22 agosto 2012
sia nella fattura 27 settembre 2012”, donde la condanna della convenuta a
versare all'istante fr. 2500.–.  

 

                             3.  La reclamante sostiene che il Giudice di pace non ha chiesto documentazione
né convocato le parti a una seconda udienza, sebbene nel verbale di udienza del
10 aprile 2013 è stato verbalizzato che avrebbe proceduto in tal modo. Ora, in
realtà, dagli atti risulta che con ordinanza del 15 maggio 2013 il primo
giudice ha chiesto all'istante di
produrre in copia “le ricevute di tutti gli acconti versati dalla signora RE 1”
e “la fattura emessa dalla ditta fornitrice del materasso e ricevuta dall'avvenuto pagamento”. Un'altra questione è la
mancata notifica alla convenuta dei documenti prodotti il
22 maggio 2013 dall'istante, la quale
non ha così potuto esprimersi al riguardo. Ciò costituisce una violazione del
diritto di essere sentito che comporterebbe, già per questo solo fatto, l'annullamento
della decisione impugnata (DTF 138 I 485 consid. 2.1; 137
I 197 consid. 2.3.2).

 

                             4.  La reclamante si duole della violazione del principio di celerità,
osservando che tra l'udienza del 10
aprile 2013 e l'emanazione della
decisione avvenuta il 21 marzo 2014 non è stato intrapreso nessun atto procedurale.
Ora, per tacere del fatto che l'interessata non trae alcuna conseguenza da
questa contestazione e che la stessa non ha mai sollecitato il Giudice di pace,
il ritardo dell'autorità non incide sull'esito della decisione (abilita
se mai all'ottenimento di un'indennità per torto morale: v. sentenza del Tribunale
federale 5P.45/2007 del 5 aprile 2007, consid. 4.3). La questione
non merita quindi ulteriore disamina.

 

                             5.  La reclamante sostiene che l'attrice non ha allegato alcuna autorizzazione ad agire alla propria
istanza, sicché erroneamente il Giudice di pace ha trattato l'istanza con la
procedura semplificata ai sensi degli art. 243 e segg. CPC, senza esperire
preliminarmente l'obbligatorio
tentativo di conciliazione. A suo dire, in assenza di una valida autorizzazione
ad agire, l'istanza doveva essere
dichiarata irricevibile. L'interessata
soggiunge che all'udienza del 10
aprile 2013 il primo giudice ha agito in veste di autorità giudicante, avendo
indicato di volere procedere all'emanazione
di una decisione, previa richiesta di ulteriore documentazione e eventuale
convocazione di una seconda udienza. A suo parere, infine, il Giudice di pace nemmeno
avrebbe potuto emanare una decisione sulla base dell'art. 212 CPC, l'istante avendo promosso un'azione di valore superiore a
fr. 2000.–. 

 

                                  a)  Per l'art. 197 CPC la procedura decisionale è preceduta da un tentativo di
conciliazione davanti ad un'autorità
di conciliazione. L'art. 198 CPC elenca i casi in cui la procedura di conciliazione
non ha luogo. L'elenco delle eccezioni all'obbligo di conciliazione di tale
articolo è esaustivo, ciò che, di principio, limita la possibilità di estendere
per analogia il campo di applicazione della norma (sentenza del Tribunale
federale 4A_413/2012 del 14 gennaio 2013, consid. 5 con rinvii). L'autorizzazione
ad agire, rilasciata in seguito al fallimento della conciliazione, poi, rappresentava una condizione di ricevibilità della
petizione, a cui doveva essere allegata (art. 221 cpv. 2 lett. b e 244 cpv. 3 lett. b CPC; Trezzini in: Commentario al Codice di
diritto procedurale civile svizzero, Lugano 2011, art. 209 pag. 939). 

 

                                  b)  Nella fattispecie, con la petizione del 7 febbraio 2013 CO 1 ha
introdotto un'azione creditoria, tendente all'accertamento del suo credito e
alla condanna della convenuta al pagamento di una determinata somma di denaro,
così come, una volta accertato il suo credito, la pronuncia del rigetto
definitivo dell'opposizione. L'azione, nondimeno, non rientrava pacificamente
nel novero dell'eccezioni contemplate all'art. 198 CPC né adempiva le condizioni di esonero previste dagli art. 199 (rinuncia
delle parti) e 213 (mediazione) CPC. Essa doveva essere preceduta obbligatoriamente
da una conciliazione. Nella misura in cui ciò non è avvenuto, la decisione impugnata
deve essere annullata. 

 

                                  c)  Premesso
ciò, si pone la questione di sapere se, ad ogni modo, quanto meno l'istanza del
7 febbraio 2013 possa essere considerata un'istanza di conciliazione e se l'udienza
del 10 aprile 2013 possa essere considerata come udienza di conciliazione. Ora,
non può seriamente essere revocato in dubbio che nell'indicare la controparte, la domanda e l'oggetto litigioso  l'istanza in questione rispecchia le ridotte esigenze poste dall'art. 202
cpv. 1 CPC (Trezzini, op. cit., pag. 923 e seg.). Quanto all'udienza del 10 aprile 2013 il relativo verbale riporta quanto segue: 

                                               “Dopo
discussione, preso atto che la proposta formulata dall'istante
di saldare lo scoperto dovuto versando un importo di fr. 2500.– non è stata
accettata dalla controparte che dichiara di versare, a saldo di ogni e qualsiasi
pretesa, il 50% dell'importo richiesto. 

                                              Considerato
che le parti non hanno raggiunto un accordo il Giudice di pace, prima di
eventualmente riconvocare una ulteriore udienza, richiederà alle parti la
presentazione di ulteriore documentazione in modo da poter procedere ad una
decisione.”

                                              Ora,
dal citato verbale si può ragionevolmente desumere che in un primo tempo il primo giudice ha tentato una conciliazione per risolvere il
contenzioso. Certo, in un secondo tempo egli ha menzionato l'intenzione di emanare
una decisione, ma trattandosi di una lite con un valore superiore a fr. 2000.–
egli non poteva statuire ai sensi dell'art. 212 CPC. Nelle circostanze
descritte non vi sono ragioni per ritenere che egli non abbia svolto quei
compiti richiesti all'autorità di conciliazione. Ammettere che non si sia
svolto un tentativo di conciliazione costituirebbe un formalismo eccessivo,
tanto più che nemmeno la reclamante pretende che una nuova conciliazione potrebbe
avere un esito positivo. Ciò posto, in
accoglimento del reclamo la decisione impugnata deve essere annullata e l'incarto
ritornato al Giudice di pace, affinché rilasci all'istante l'autorizzazione ad
agire. 

 

                             6.  La
sentenza impone una chiosa d'ordine giuridico, ricordando, a futura memoria,
che – salvo eccezioni (art. 239 cpv. 1 CPC) – le decisioni devono essere
motivate, ovvero indicare i motivi che hanno indotto il Giudice a decidere in
un senso piuttosto che in un altro e porre la persona interessata nelle
condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento della decisione, di
rendersi conto della portata del provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione
di causa, così come all'autorità di ricorso di esaminarne la fondatezza (cfr.
DTF 139 IV 183 consid. 2.2 con riferimenti). In questo senso, il Giudice di
pace non può limitarsi a riassumere i fatti alla base della fattispecie, ma
deve indicare perché una parte deve essere condannata a versare una determinata
somma di denaro all'altra parte.

 

                             7.  Le spese
giudiziarie seguirebbero la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ma la
particolarità del caso e i motivi di annullamento del giudizio impugnato inducono
a rinunciare – eccezionalmente – a ogni prelievo (art. 107 cpv. 1 lett. f CPC).
Né si giustifica assegnare ripetibili, la reclamante ottenendo bensì
l'annullamento della decisione impugnata ma non l'irricevibilità della petizione,
mentre l'opponente si è sostanzialmente rimessa al giudizio della Camera.

 

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                 1.  Il
reclamo è accolto e di conseguenza la decisione impugnata è annullata. Gli atti sono rinviati al Giudice di
pace affinché proceda nel senso dei considerandi.

 

                             2.  Non si prelevano spese processuali né si
assegnano ripetibili. 

 

                             3.  Notificazione
a:

	
   

  	
  – avv.;

  – avv..

   

  

                                  Comunicazione alla
Giudicatura di pace del circolo di Capriasca.

 

 

 

Per la Camera civile dei reclami del Tribunale
d'appello

Il presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La legittimazione
a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il
ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata
in tal caso dall'art. 115 LTF.