# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f1e25f60-c58f-53ef-a3d1-648a7d251bab
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-10-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.10.2016 35.2016.49
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2016-49_2016-10-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2016.49

   

  mm

  	
  Lugano

  20 ottobre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 giugno 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 17 maggio 2016 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 23 giugno 2014, RI 1,
dipendente dell’impresa __________ di __________ in qualità di manovale edile
e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1, mentre
stava trasportando una putrella di ferro del peso di circa 400 kg unitamente ad
alcuni colleghi, ha avvertito un forte dolore alla spalla sinistra. 

                                         L’esame di RMN del 17
luglio 2014 ha evidenziato la presenza di fissure a livello dell’inserzione dei
tendini subscapolari sul piccolo tubercolo e dal lato borsale in corrispondenza
dell’inserzione del tendine dell’infraspinato sul grande tubercolo (cfr. doc.
21). 

 

                                         Nel mese di novembre 2014,
l’assicurato è stato sottoposto ad un intervento artroscopico con ricostruzione
della cuffia dei rotatori e decompressione sottoacromiale (doc. 51). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
ammesso la propria responsabilità a titolo di lesione parificata ai postumi
d’infortunio (doc. 42). 

 

                               1.2.   Alla chiusura del caso, con
decisione formale del 30 marzo 2016, l’assicurato è stato posto al beneficio di
una rendita d’invalidità del 12% a contare dal 1° marzo 2016, ma gli è stato
negato il diritto all’indennità per menomazione all’integrità (IMI) (cfr. doc.
184). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta da __________ per conto dell’assicurato (cfr. doc. 198), in data 17
maggio 2016, l’assicuratore ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 211).

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 16
giugno 2016, RI 1, patrocinato dallo studio legale RA 1, ha chiesto, in via
principale, che l’CO 1 venga condannato a riconoscergli un’IMI del 14%
oltre gli interessi moratori e, in via subordinata, il rinvio degli atti
all’amministrazione. 

                                         A sostegno delle proprie
pretese, l’insorgente fa valere che “…nel caso di specie siamo sicuramente in
presenza di una menomazione importante e durevole all’integrità fisica
dell’art. 24 LAINF, atteso che sussiste chiaramente un’alterazione della
mobilità funzionale della spalla: a causa dell’infortunio il signor RI 1 non
muove infatti più la spalla come prima dell’infortunio e non riesce più a fare
tutta una serie di atti, ciò cui si soggiunge pure l’aspetto – non trascurabile
– della dolorosità della medesima (doc. G). Appare del resto arbitrario
accordare una rendita d’invalidità CO 1 del 12% (concessa in considerazione del
fatto che sussiste una menomazione alla spalla), ma negare qualsiasi IMI perché
in concreto non sussisterebbe sufficiente limitazione funzionale.” (doc. I, p.
4).

                                         D’altro canto, egli contesta
che al rapporto allestito a margine della visita __________ di chiusura possa
essere attribuito pieno valore probatorio, in quanto “… ▪ esso, come
visto, è superficiale e contraddittorio; ▪ non esegue alcun accertamento
in punto alla mobilità del braccio e della spalla, senza indicare precisi
riferimenti di sorta, ancorché, concretamente, il signor RI 1 non riesca ad
alzare il braccio sopra l’altezza della spalla e rientra perciò esattamente nei
parametri di cui alla tabella 1 (doc. D); ▪ non considera la presenza dei
dolori e delle rispettive limitazioni funzionali già esplorate (sebbene la
tabella agli atti sub doc. D apra il diritto all’IMI pure per le fattispecie di
alterazioni funzionali), dimenticando inoltre, più in generale, che l’IMI può
essere concesso a partire da una menomazione del 5%, motivo per cui, per
accedervi, non occorre necessariamente rientrare perfettamente negli esempi di
cui all’Allegato 3, rispettivamente della tabella di cui al doc. D.” (doc. I,
p. 5 s.). 

                                         Il ricorrente pretende
infine che la certificazione allestita dallo specialista da lui privatamente
consultato, sarebbe atta a creare dei dubbi circa la fondatezza della
valutazione espressa dal medico di circondario (doc. I, p. 6: “Non a caso,
infatti, chiamatosi ad esprimersi in merito al caso qui in narrativa, il dr.
med. __________ (medico chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia), non
esita a quantificare l’IMI di spettanza dell’insorgente nella misura del
12%/14% (doc. G), ovverosia un importo oscillante tra fr. 15'120.— e fr.
17'640.--. Il tutto previa esposizione di dati clinici (doc. G, pag. no. 3 e 4)
divergenti da quelli di cui al doc. F, posto come in concreto si è confrontati
con … una sintomatologia soggettiva caratterizzata da dolorabilità a livello
del cingolo scapolo omerale sinistra, della spalla sinistra, difficoltà nel
mantenere l’arto superiore sinistro elevato, il tutto accentuato dai mutamenti
metereologici, come residui post traumatici …, ciò che rende le conclusioni di
cui al doc. F del tutto arbitrarie e, quindi, inadatte a fondare il diniego
oggetto della presente impugnativa.”). 

 

                               1.4.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi diritto (doc. III).

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del
31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12
marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e
H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00
del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29
gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag.
190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre
1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a negare il
diritto l’IMI, oppure no. 

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa
non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                               2.4.   L'art.
36 cpv. 1 OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità
giusta l'art. 24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole
se verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed
importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In
questa valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed
anche dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).

                                         La
parte della riparazione del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).

 

                               2.5.   Giusta
l'art. 36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive
contenute nell'Allegato 3 dell'OAINF. 

                                         Una
tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a;
RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

 

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se
più menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni
sono concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo
(art. 36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si
prende in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel
caso in cui un pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi
originaria, la revisione dell'indennità per 

                                         menomazione
è, di principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                               2.6.   L’INSAI
ha allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che
integrano quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377
consid. 1c; STFA del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p.
221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                               2.7.   Nel caso di specie, l’assicuratore LAINF resistente, tenuto conto del
parere dei suoi medici fiduciari, ha negato all’assicurato il diritto a un’IMI.

 

                                         In effetti,
in occasione della visita di controllo del 28 settembre 2015, il dott. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, dopo aver refertato, a
livello della spalla sinistra, in particolare un’abduzione/adduzione di
130-0-30° e un’elevazione/retroversione di 140-0-30°, ha dichiarato che
l’assicurato non aveva diritto a un’IMI (cfr. doc. 136). 

 

                                         Alla
medesima conclusione è pervenuto anche il dott. __________, spec. FMH in
chirurgia, a margine della visita medica di chiusura del 21 dicembre 2015.
Misurata un’abduzione/adduzione di 130-0-30° e un’elevazione/retroversione di 135-0-30-25°,
il medico di circondario appena citato ha sostenuto che “la limitazione
funzionale attuale non dà diritto ad una menomazione dell’integrità.” (doc.
165). 

 

                                         Invitato
dall’amministrazione a precisare il proprio apprezzamento, il dott. __________
ha affermato che “nella visita __________ del 21.12.2015 all’esame obbiettivo
veniva riscontrata un’articolarità in elevazione di 135°. Inoltre l’assicurato
stava svolgendo fisioterapia il che implica generalmente un ulteriore
progressivo miglioramento durante il corso della fisioterapia. La tabella Suva
1.2 stabilisce che viene pagata un’IMI se l’articolarità non supera i 30° oltre
l’orizzontale (90°). Pertanto al momento della visita l’articolarità non poteva
essere considerata meritevole di risarcimento, in quanto avrebbe dovuto
arrivare a circa 120°. (…).” (doc. 208). 

 

                                         Unitamente
alla propria impugnativa, il ricorrente ha prodotto un parere medico-legale
allestito dal dott. __________, spec. in ortopedia e traumatologia a __________,
il 10 giugno 2016. 

                                         Il sanitario
consultato dall’assicurato ha riscontrato una “spalla sinistra mobile ma
dolente durante i movimenti di elevazione anteriore a 90°, abduzione a 70°,
rotazione interna 10°.”. Egli ha riferito che, soggettivamente, RI 1
lamenta “… dolorabilità a livello del cinto scapolo omerale sinistra, della
spalla sinistra, difficoltà nel mantenere l’arto superiore sinistro elevato, il
tutto accentuato dai mutamenti metereologici, (…). Durante il compimento dei
normali gesti della vita quotidiana e lavorativa, il paziente riferisce facile
stancabilità a carico dell’arto superiore sinistro, difficoltà nel mantenere
oggetti pesanti nella mano sinistra, impedimento al sollevare pesi anche di
pochi kilogrammi.”. A suo avviso, l’assicurato avrebbe quindi diritto a un’IMI
del 12% “…, con pari percentuale per la specifica lavorativa di muratore
professionista (per impossibilità da parte del periziando, di portare pesi e
nel mantenere l’arto superiore sinistro elevato).” (doc. G). 

 

                               2.8.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri
di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si
trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di
metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista alcun dubbio, a proposito
della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo
l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei
diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli
assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei
medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra
questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le
certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         E’ infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV n. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.9.   Chiamato a pronunciarsi nella
concreta evenienza, questa Corte ritiene di non poter fondare il proprio
giudizio sul parere espresso dai medici fiduciari dell’CO 1, secondo i quali
l’insorgente non sarebbe portatore di una menomazione importante e durevole
all’integrità fisica, fondante il diritto a un’indennità. 

 

                                         In base alle misurazioni eseguite
dai dottori __________ e __________ (l’ultima volta in occasione
della visita di chiusura del dicembre 2015), il ricorrente presenta
un’elevazione del braccio sinistro di 140° (135° secondo il dott. __________) e
un’abduzione di 130° (cfr. doc. 136 e doc. 165). 

                                         Al riguardo,
va rilevato che il medico curante specialista, dott. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica e traumatologia, a margine del consulto del 30 giugno
2015, aveva refertato un’elevazione attiva dell’arto superiore sinistro di 140°
e un’abduzione attiva limitata a 80° (cfr. doc. 117). 

                                         Dal parere
medico-legale del dott. __________ si evince semplicemente che l’assicurato
avverte dolore alla spalla sinistra a 90° di elevazione e a 70° di abduzione
(cfr. doc. G, p. 3). 

 

                                         Ora, questo
Tribunale osserva che, in una sentenza 35.2000.60 del 17 settembre 2001 consid.
2.4.5. – fondandosi sul parere dell’allora medico __________ dell’CO 1 – era
stata riconosciuta un’IMI del 10% a un assicurato la cui spalla destra era
limitata in elevazione a 170° e in abduzione a 160° e che, inoltre, presentava
una diminuzione della forza. 

                                         In un’altra
fattispecie, oggetto della sentenza 35.2008.23 dell’8 settembre 2008 consid.
2.6.6., riguardante un assicurato la cui funzione della spalla sinistra,
in flessione e in abduzione, era di 155, rispettivamente di 140°, il medico
fiduciario dell’assicuratore in questione aveva valutato la menomazione
all’integrità sempre in un 10%. 

 

                                         Visto quanto precede,
anche allo scopo di garantire l'uguaglianza di trattamento fra gli assicurati,
il TCA ritiene di non poter senz’altro confermare il rifiuto di riconoscere all’assicurato
un’IMI per il danno infortunistico alla spalla sinistra. 

 

                             2.10.   In una sentenza di principio
9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il Tribunale
federale ha preso posizione sulle critiche rivolte alla giurisprudenza federale
relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico
(SAM; art. 72bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla
Costituzione. In quella pronunzia, l’Alta Corte ha pure precisato in quali casi
il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una perizia giudiziaria e in
quali altri può rinviare gli atti all'assicuratore per un complemento
istruttorio.

                                         Il TF ha, al riguardo,
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…).

4.4.1.1 Ist das Gutachten einer
versicherungsinternen oder -externen Stelle nicht schlüssig und kann die offene
Tatfrage nicht anhand anderer Beweismittel geklärt werden, so stellt sich das
Problem, inwieweit die mit der Streitsache befasste Beschwerdeinstanz noch die
Wahl haben soll zwischen einer Rückweisung der Sache an die Verwaltung, damit
diese eine neue oder ergänzende Expertise veranlasse, und der Einholung eines
Gerichtsgutachtens. Das Bundesgericht hat dazu jüngst festgehalten, die den
kantonalen Gerichten zufallende Kompetenz zur vollen Tatsachenprüfung (Art. 61
lit. c ATSG) sei nötigenfalls durch Einholung gerichtlicher Expertisen
auszuschöpfen (BGE 136 V 376 E. 4.2.3 S. 381). Dies schliesst ein, dass die erstinstanzlichen
Gerichte diese Befugnis nicht ohne Not durch Rückweisung an die Verwaltung
delegieren dürfen.

4.4.1.2 Die Vorteile von Gerichtsgutachten
(anstelle einer Rückweisung an die IV-Stelle) liegen in der Straffung des
Gesamtverfahrens und in einer beschleunigten Rechtsgewährung. Die direkte
Durchführung der Beweismassnahme durch die Beschwerdeinstanz mindert das Risiko
von - für die öffentliche Hand und die versicherte Person - unzumutbaren multiplen
Begutachtungen. Zwar gilt die Sozialversicherungsverwaltung mit Blick auf die
differenzierten Aufgaben und die dementsprechend unterschiedliche funktionelle
und instrumentelle Ausstattung der Behörden in der Instanzenabfolge im
Vergleich mit der Justiz als regelmässig besser geeignet,
Entscheidungsgrundlagen zu vervollständigen (BGE 131 V 407 E. 2.1.1 S. 411). In der hier massgebenden Verfahrenssituation
schlägt diese Rechtfertigung für eine Rückweisung indessen nicht durch.

4.4.1.3 Die Einschränkung der Befugnis der
Sozialversicherungsgerichte, eine Streitsache zur neuen Begutachtung an die
Verwaltung zurückzuweisen, verhält sich komplementär zu den (gemäss geänderter
Rechtsprechung) bestehenden partizipativen Rechten der versicherten Person im
Zusammenhang mit der Anordnung eines Administrativgutachtens (Art. 44 ATSG;
vgl. oben E. 3.4). Letztere tragen zur prospektiven Chancengleichheit bei,
derweil das Gebot, im Falle einer Beanstandung des Administrativgutachtens eine
Gerichtsexpertise einzuholen, die Waffengleichheit im Prozess gewährleistet, wo
dies nach der konkreten Beweislage angezeigt ist. Insoweit ist die ständige
Rechtsprechung, wonach das (kantonale) Gericht prinzipiell die freie Wahl hat, bei
festgestellter Abklärungsbedürftigkeit die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen oder aber selber zur Herstellung der Spruchreife zu schreiten
(vgl. statt vieler ARV 1997 Nr. 18 S. 85 E. 5d mit Hinweisen, C 85/95; Urteil
vom 11. April 2000 E. 3b, H 355/99), zu ändern.

4.4.1.4 Freilich ist es weder unter praktischen
noch rechtlichen Gesichtspunkten - und nicht einmal aus Sicht des Anliegens,
die Einwirkungsmöglichkeiten auf die Erhebung des medizinischen Sachverhalts
fair zu verteilen - angebracht, in jedem Beschwerdefall auf der Grundlage eines
Gerichtsgutachtens zu urteilen. Insbesondere ist der Umstand, dass die MEDAS
von der Invalidenversicherung finanziert werden, kein genügendes Motiv dafür.
Doch drängt sich auf, dass die Beschwerdeinstanz im Regelfall ein
Gerichtsgutachten einholt, wenn sie einen (im Verwaltungsverfahren anderweitig
erhobenen) medizinischen Sachverhalt überhaupt für gutachtlich
abklärungsbedürftig hält oder wenn eine Administrativexpertise in einem
rechtserheblichen Punkt nicht beweiskräftig ist (vgl. die Kritik an der
bisherigen Rückweisungspraxis bei Niederberger, a.a.O., S. 144 ff.). Die
betreffende Beweiserhebung erfolgt alsdann vor der - anschliessend
reformatorisch entscheidenden - Beschwerdeinstanz selber statt über eine
Rückweisung an die Verwaltung. Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt
hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher
vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen
Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache
zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung
von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist (siehe beispielsweise das
Urteil 9C_646/2010 vom 23. Februar 2011 E. 4; vgl. auch SVR 2010 IV Nr. 49 S.
151 E. 3.5, 9C_85/2009).” 

                                         (DTF 137 V 263-265)

 

                                         In
una sentenza 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 - dunque successiva a quella
pubblicata in DTF 137 V 210 -, emanata in materia di assicurazione contro gli
infortuni, il Tribunale federale ha ribadito i principi sviluppati nella DTF
135 V 465, in particolare che, in presenza di dubbi circa l’affidabilità di
rapporti allestiti da medici di fiducia, il giudice (cantonale) è libero
di scegliere se ordinare direttamente una perizia giudiziaria oppure rinviare
gli atti all’amministrazione affinché disponga essa stessa una perizia seguendo
la procedura di cui all’art. 44 LPGA:

 

" Um solche Zweifel auszuräumen, wird das Gericht entweder ein
Gerichtsgutachten anzuordnen oder die Sache an den Versicherungsträger
zurückzuweisen haben, damit dieser im Verfahren nach Art. 44 ATSG eine
Begutachtung veranlasst (BGE 135 V 465 E. 4.6 S. 471).” (STF 8C_59/2011
consid. 5.2)

 

                                         Nella presente
fattispecie, il TCA ritiene che siano soddisfatti i presupposti per un rinvio
degli atti all’amministrazione (cfr. STF 8C_59/2011 del 10 agosto 2011 e DTF
135 V 465), per il fatto che essa ha fondato la decisione impugnata esclusivamente
sul parere dei propri medici __________ (in questo senso, si veda pure la
STF 8C_757/2014 del 16 gennaio 2015 consid. 3.2). 

 

                                         Per le ragioni già esposte al considerando 2.9., si
giustifica pertanto l’annullamento della decisione su opposizione del 17
maggio 2016 e il rinvio degli atti all’assicuratore resistente
affinché disponga un approfondimento peritale, volto a valutare l’entità
della menomazione legata al danno infortunistico alla spalla sinistra (per un
caso analogo, in cui il TCA ha pure disposto il rinvio degli atti
all’amministrazione, si veda la STCA 35.2015.64 del 5 febbraio 2016 consid.
2.5.5.). 

 

                                         A prescindere da quanto
precede, con riferimento a quanto è stato sostenuto in sede di ricorso, il TCA
segnala che la determinazione dell’IMI dipende esclusivamente da fattori medici
oggettivi validi per tutti gli assicurati. Tale prestazione non è legata
all’incapacità di guadagno che essa è o meno suscettibile di causare (cfr. DTF
113 V 218 consid. 4a). 

                                         D’altro canto, i dolori
denunciati dall’insorgente ai movimenti del braccio sinistro non giustificano,
di per sé, il riconoscimento di un’indennità, siccome sono intrinsecamente
legati alla diminuzione della mobilità provocata dalla natura stessa della
menomazione (in questo senso, cfr. la STF 8C_472/2007 del 9 giugno 2008 consid.
4; si veda pure la STCA 35.2014.114 del 21 maggio 2015 consid. 2.9., confermata
con la STF 8C_433/2015 dell’8 ottobre 2015).

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione su opposizione impugnata è annullata, nella misura in
cui all’assicurato è stato negato il diritto all’IMI. 

                                         §§ Gli
atti sono retrocessi all’CO 1 per complemento istruttorio e nuova decisione.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

                                         L’CO 1 verserà all’assicurato l’importo di fr. 2’000 (IVA
inclusa) a titolo di indennità per ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti