# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1d3d3ed7-d71e-5388-b9da-cc7cda9907b0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-10-05
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 05.10.2017 12.2017.59
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2017-59_2017-10-05.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2017.59

  	
  Lugano

  5 ottobre 2017/rn

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  
						

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire sul ricorso 24 aprile 2017 di 

 

RI 1 

 

	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la
  decisione 8 aprile 2017 con cui l'Ufficio del registro di commercio (URC), Biasca,
  gli ha inflitto un'ammenda di fr. 500.- in applicazione dell'art. 943 cpv. 1
  CO

   

  

 

 

ritenuto

 

in fatto:

 

 

                                  A.   La PI 1 è stata iscritta
a registro di commercio il 23 dicembre 2011. Ha la sua sede a __________ ed il
recapito in Via dei __________ a __________. Mediante decisione dell'assemblea
generale straordinaria del 14 dicembre 2016 la società è stata sciolta e messa
in liquidazione. RI 1 è stato amministratore unico e, in seguito, liquidatore della
società sino alle dimissioni, pubblicate sul FUSC del 17 maggio 2017.

 

 

                                  B.   a. A seguito della segnalazione
di un creditore, secondo cui la società non aveva più domicilio legale nella
sede statutaria, il 25 gennaio 2017 l'URC ha avviato una procedura di
iscrizione d'ufficio a tenore dell'art. 153a ORC, fissando alla PI 1 un termine
di 30 giorni per procedere alla notifica del nuovo domicilio legale e
comminando le conseguenze di una disattenzione di tale obbligo, tra cui
figurava la possibilità di infliggere un'ammenda sino a fr. 500.- a tenore dell'art.
943 CO. La diffida, che è stata notificata mediante invio raccomandato
all'indirizzo della società in Via dei __________ a __________, è stata
ritornata il 6 febbraio successivo all'Ufficio mittente dalla Posta Svizzera
con la specifica "non ritirata". In assenza di un qualsiasi
riscontro, l'URC ha successivamente fatto pubblicare la diffida sul FUSC del 24
febbraio 2017, che è tuttavia rimasta inascoltata.

 

                                         b. L'8 aprile 2017 l'URC
ha quindi decretato lo scioglimento della società a norma dell'art. 153b ORC ed
ha altresì inflitto a RI 1 un'ammenda di fr. 500.- giusta l'art. 943 cpv. 1 CO.
La decisione, intimata come invio raccomandato al domicilio del liquidatore RI
1, è stata ritornata all'autorità mittente siccome non ritirata, il 21 aprile
successivo. Il giorno stesso l'URC l'ha quindi rispedita per posta A allo
stesso indirizzo.

 

                                  C.   a. Con ricorso 24
aprile 2017, RI 1 ha impugnato la decisione suddetta dinanzi a questa Camera
limitatamente all'ammenda di fr. 500.-, di cui ha domandato l'annullamento. L'insorgente
ha affermato di aver subito un infortunio sul lavoro il 20 febbraio 2017, che aveva
anche comportato il suo ricovero in ospedale; l'inabilità lavorativa (al 100%)
perdurava ancora al momento della presentazione dell'impugnativa. Il ricorrente
ha prodotto i certificati medici attestanti le sue dichiarazioni.

 

                                         b. Con risposta 30 giugno
2017, l'URC ha riconfermato la bontà del proprio operato, adducendo in particolare
che il ricorrente aveva assunto un comportamento negligente già prima della
data dell'infortunio, non avendo dato seguito alla diffida scritta; tanto più
che, dalle informazioni in suo possesso (e versate agli atti), la società aveva
lasciato i magazzini e gli uffici di __________ già dal 1° agosto 2016. L'URC
ha anche rimproverato al ricorrente di essersi dimesso dalla carica di
liquidatore per tentare di sfuggire alla sanzione. 

 

 

                                         c. Con replica 28 luglio
2017, il ricorrente ha ribadito e precisato i propri argomenti, contestando
quelli dell'URC.

 

                                         d. Con scritto 21 agosto
2017 l'URC ha comunicato al Tribunale di rinunciare a duplicare, riconfermandosi
nella risposta.

 

 

 

 

 

Considerato

 

in diritto:

 

 

                                   1.   La competenza di
questa Camera e la tempestività del gravame sono date dall'art. 6 cpv. 1 della
legge cantonale sul registro di commercio del 12 marzo 1997 (RL 4.1.1.3;
inoltre art. 165 cpv. 2 e 4 ORC); pure data è la legittimazione dell'insorgente,
colpito dal provvedimento. Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   Giusta l'art. 943
cpv. 1 CO, qualora la legge obblighi gli interessati a una notificazione per
l'iscrizione, l'autorità del registro procederà d'ufficio contro i contravventori,
applicando un'ammenda da dieci a cinquecento franchi.

 

                                         L'ammenda in oggetto
costituisce una multa (amministrativa) d'ordine; non ha, per contro, carattere
penale. Essa è difatti volta a sanzionare le violazioni delle disposizioni
amministrative del registro di commercio che prevedono l'obbligo di
un'iscrizione nello stesso. Più precisamente, essa punisce la disobbedienza a
un'ingiunzione dell'URC a procedere in tal senso (cosiddetta Beugestrafe);
per questo motivo la sua inflizione dev'essere preceduta da una comminatoria che
prospetti questa conseguenza giuridica (cfr. Martin
K. Eckert, BSK, OR II, n. 1-3 ad art. 943; Guillaume Vianin, CR, CO II, n. 1-3 ad ad art. 943; inoltre,
nella fattispecie, art. 153a cpv. 1 e 3 ORC).

 

                                         La determinazione dell'importo
della multa è rimessa al potere d'apprezzamento dell'URC; al riguardo
dev'essere tenuto conto, nel singolo caso, del grado di colpa e della gravità
della violazione (sentenze del Tribunale cantonale amministrativo del Canton
Zurigo 19.03.2014 negli inc. VB.2014.00084 consid. 2.2 e VB.2014.00102 consid.
5.3; Adrian Tagmann, SHK-HRegV, n.
47 ad art. 152). La sanzione e il suo importo devono inoltre essere brevemente
motivati (cfr. oltre alla giurisprudenza citata, la sentenza del Tribunale cantonale
amministrativo del Canton Zurigo 18.11.2015 nell'inc. VB.2015.00572 consid. 2.5).

 

 

                                   3.   Nella fattispecie l'URC,
dopo aver ossequiato le procedure previste dagli art. 153a e 153b ORC, ha
inflitto all'insorgente il massimo dell'ammenda fissato dalla legge, ovvero fr.
500.-, senza addure alcuna motivazione. Solo in sede di risposta, di rimando
alle giustificazioni addotte dal ricorrente, esso ha confermato la bontà della
sanzione, avuto riguardo sia alla negligenza dell'interessato sia alla gravità dei
fatti (abbandono della sede e del recapito già dal 1° agosto 2016),
rimproverando altresì a controparte il tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità
mediante le dimissioni dalla carica.

 

                                         Ora, da un canto, va
subito detto che le dimissioni del ricorrente dalla carica di liquidatore, che
egli ha giustificato con motivi di salute, non permettono di annullare la multa,
non trattandosi - come giustamente evidenzia la dottrina citata al consid. 2 - di
una sanzione disciplinare. Né, del resto, questo evento ha potuto influenzare
in qualche modo la determinazione della multa, essendo posteriore alla data
della sua inflizione.

                                         

                                         D'altro canto, ha
certamente ragione l'URC quando rimprovera una negligenza che si protraeva nel
tempo del ricorrente, il quale non aveva notificato, in quanto amministratore
unico e, successivamente, liquidatore della PI 1, il nuovo domicilio legale della
stessa. Sennonché, com'è stato spiegato, la multa in oggetto può essere
inflitta solo a seguito della disobbedienza all'ingiunzione emanata
dall'autorità a procedere a tanto. In più, in caso di passività
dell'interessato, la legge prevede una doppia diffida, dapprima in forma
scritta e, in seguito, mediante pubblicazione; e questo addirittura nei casi in
cui la comminatoria scritta venga ritirata (ciò che non è il caso nella
fattispecie). Attraverso la pubblicazione della diffida, il legislatore ha
infatti voluto offrire agli interessati un'ultimissima possibilità di ripristinare
una situazione conforme al diritto prima di pronunciare lo scioglimento della
società e infliggere l'ammenda (Christian
Champeau, SHK-HRegV, art. 153a n. 9). Concretamente, quindi, è
determinante, in primo luogo, il comportamento assunto dal ricorrente nei
confronti della seconda diffida, pubblicata sul FUSC il 24 febbraio 2017. Ora, come
risulta dagli atti, il predetto si era infortunato il 22 febbraio precedente ed
era anche stato ricoverato 4 giorni in ospedale. Egli è risultato inabile al
lavoro dal 3 marzo 2017 e sino al 15 maggio 2017 al 100%, tranne che per un
breve periodo al 50%, secondo i certificati medici prodotti, mentre che
l'assicurazione infortuni gli ha versato l'indennità giornaliera per incapacità
lavorativa al 100% già dal 22 febbraio 2017. L'infortunio riguardava una gamba,
che ha impedito di camminare al ricorrente per un certo periodo. L'evento ha quindi
potuto incidere sulla possibilità, per il ricorrente, di attendere ai suoi
obblighi professionali e legali nei 30 giorni successivi alla pubblicazione
della diffida 24 febbraio 2017; è tuttavia impossibile determinare in che precisa
misura l'incidente abbia giocato un ruolo, perché l'insorgente non spiega in
che cosa consista esattamente la sua attività, come sia organizzata e come sia
stata realmente ostacolata dall'evento. Avuto riguardo al genere di infortunio,
è comunque da escludere che l'interessato fosse totalmente incapace di far
fronte ai suoi doveri. D'altra parte, l'insorgente individua, piuttosto, nell'infortunio
la causa dell'impossibilità di ritirare gli invii postali raccomandati (cfr. in
particolare la replica, pag. 1); non mette invece minimamente in discussione
l'obbligo che gli incombeva - e che ha sicuramente disatteso - di procedere alle
necessarie notifiche concernenti il domicilio legale della società nel termine
fissato tramite la pubblicazione sul FUSC del 24 febbraio u.s.: un periodo, oltretutto,
in cui non era avvenuto alcun invio postale raccomandato alla società che
dovesse essere ritirato. Egli non può quindi sottrarsi alla sanzione, ancorché
questa dev'essere necessariamente ragguagliata alla (oggettivamente presumibile)
maggior difficoltà, rispetto ad un obbligato sano, a dar seguito
all'ingiunzione in quel preciso lasso di tempo.

 

                                         Ferme queste premesse, appare
totalmente escluso che il ricorrente potesse essere colpito d'acchito con il
massimo della sanzione; procedendo in questo modo l'URC ha senz'altro abusato
del potere d'apprezzamento di cui disponeva a questo scopo, posto che lo avesse
effettivamente esercitato sino all'insinuazione della risposta di causa. Tenuto
conto di tutte le circostanze del caso, una riduzione a fr. 100.- dell'importo dell'ammenda
appare più consono al principio di proporzionalità.

 

 

                                   4.   Sulla scorta di
quanto precede, l'impugnativa dev'essere accolta parzialmente.

 

 

                                   5.   Visto l'esito, la
Camera non preleva una tassa di giudizio.

 

 

Per questi motivi,

 

 

decide:

 

 

1.   
Il ricorso 24 aprile 2017 di RI
1 è parzialmente accolto. Di conseguenza:

 

1.1.  L'ammenda inflitta dall'Ufficio del registro di
commercio a carico di RI 1 con decisione 8 aprile 2017 (dispositivo n. 6) è ridotta
a fr. 100.-.

 

2. Non si
preleva una tassa di giudizio. Al ricorrente viene restituito l'anticipo delle
spese processuali, di fr. 100.-.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -;

  -,.

   

  Comunicazione all'Ufficio
  federale del registro di commercio, Berna.

  

 

Per
 la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedio
giuridico:

Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale a
Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 72 segg.
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).