# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c1d3d39e-4500-50c3-bb10-7e7afd3fc460
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-11-09
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 09.11.2015 D-7056/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7056-2015_2015-11-09.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-7056/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  9  n o v e m b r e  2 0 1 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l'approvazione del giudice Thomas Wespi; 

cancelliera Zoe Cometti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Eritrea, 

rappresentato dal Signor Rosario Mastrosimone, 

Antenna Profughi,  

ricorrente, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione della SEM del 15 ottobre 2015 / N (…). 

 

 

 

D-7056/2015 

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Visto: 

la domanda d'asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera il 

7 giugno 2015, 

l'audizione sulle generalità del 22 giugno 2015 (di seguito: verbale) nella 

quale, tra le altre cose, è stato concesso il diritto di essere sentito circa 

un'eventuale evasione della sua domanda d'asilo tramite una decisione di 

non entrata nel merito ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) 

con il relativo trasferimento verso l'Italia, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 15 ottobre 2015 (notificata il 27 ottobre 2015 [cfr. avviso di notifica e di 

ricevuta]), mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato 

il trasferimento dell'interessato verso l'Italia ed ordinato lo stesso al più tardi 

il giorno seguente la scadenza del termine di ricorso, indicando che un 

eventuale ricorso non ha effetto sospensivo, 

il ricorso del 3 novembre 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 4 novembre 2015) con il quale l'insorgente ha concluso 

all'accoglimento del ricorso e alla restituzione degli atti all'autorità inferiore 

per il completamento dell'istruttoria; le ulteriori conclusioni ricorsuali 

tendenti alla concessione di un termine di grazia per inoltrare un certificato 

medico, dell'effetto sospensivo e dell'assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo, con 

protestate spese e ripetibili, 

l'incarto originale della SEM pervenuto al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) il 6 novembre 2015, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi ed art. 31-33 

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LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c ed art. 52 PA, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, in applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di 

scritti, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa 

a carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione, 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri), 

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che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento 

Dublino III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-

Verordnung, Vienna 2014, n. 4 ad art. 7), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III  

(cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al 

capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del Regolamento Dublino III è 

tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 

22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato 

membro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale 

presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, dagli atti risulta che l'insorgente, prima di entrare 

in Svizzera si trovava in Italia (cfr. verbale, pagg. 6 seg. e dattiloscopia 

conformemente all'unità centrale del sistema europeo «EURODAC»  

[cfr. atto A4/1]), 

che l'8 luglio 2015, la SEM ha presentato alle autorità italiane competenti, 

nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III una richiesta, 

fondata sull'art. 13 par. 1 Regolamento Dublino III, di presa in carico, 

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che queste autorità, non avendo risposto alla domanda di presa in carico 

entro il termine previsto all'art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III, hanno 

tacitamente riconosciuto la propria competenza nella trattazione della 

domanda d'asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III), 

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data, 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 della CartaUE cfr. art. 3 par. 2 secondo comma 

Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della 

CEDU della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 

(Conv., RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che la CorteEDU nella sentenza Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12 § 114 ha peraltro espressamente indicato che 

la situazione attuale dell'Italia non è comparabile alla situazione della 

Grecia constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione  

(cfr. direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [rifusione] [GU L 180/60 del 

29.6.2013, di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [rifusione] 

[GU L 180/96, di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tali direttive abrogano e sostituiscono le vecchie direttive 2005/85/CE 

(art. 53 direttiva procedura) e 2003/9/CE (art. 32 direttiva accoglienza) con 

effetto dal 21 luglio 2015; le stesse possono essere invocate a partire da 

tale data dai singoli dinanzi ai giudici nazionali nei confronti dello Stato, ove 

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quest'ultimo non abbia recepito nei termini tale direttiva nel diritto interno o 

non l'abbia recepita correttamente (cfr. sentenza della CGUE del 

24 novembre 2011 C-468/10 e C-469/10, ASNEF e 

FECEMD/Administración del Estado punto 51), 

che, conseguentemente, visto tutto quanto precede l'applicazione 

dell'art. 3 par. 2 secondo comma Regolamento Dublino III non si giustifica 

nel caso di specie, 

che con l'argomento secondo cui la Svizzera avrebbe dovuto trattare la 

domanda d'asilo vista la sua situazione di salute, il ricorrente fa esplicito 

riferimento alla clausola di sovranità di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III, rispettivamente all'art. 29a cpv. 3 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di 

sovranità; che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo 

giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda, 

che se il richiedente l'asilo invoca motivi umanitari per opporsi al 

trasferimento, il Tribunale si limita ad esaminare se la SEM ha esercitato il 

suo potere discrezionale in modo conforme alla legge; che l'applicazione 

della clausola di sovranità è obbligatoria qualora il trasferimento violi la 

CEDU o altre norme di diritto internazionale alle quali la Svizzera è legata 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 8), 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a prenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva 

procedura, 

che, inoltre, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un 

trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di 

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essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che il ricorrente invoca il proprio stato di salute e la difficile situazione nelle 

strutture di accoglienza in Italia per opporsi al trasferimento, 

che il medesimo fa valere che il trasferimento verso lo Stato di destinazione 

lo esporrebbe ad un rischio per la sua salute costitutivo di una violazione 

dell'art. 3 CEDU, 

che il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non 

è suscettibile di costituire una violazione dell'art. 3 CEDU, a meno che la 

malattia dell'interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al 

punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima  

(cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che all'occorrenza tale non è il caso del ricorrente, il quale stando alle sue 

dichiarazioni ed ai rapporti medici agli atti soffre di forti dolori a causa delle 

ustioni riportate in Libia nel 2014, ha una mobilità ridotta e difficoltà a 

dormire, 

che, inoltre, è notorio che lo Stato di destinazione dispone di infrastrutture 

mediche sufficienti; che per inciso, per stessa ammissione del ricorrente, 

egli ha già potuto beneficiare di cure su suolo italiano (cfr. verbale, pag. 6), 

che non soccorre il ricorrente la censura ricorsuale secondo la quale le 

autorità Svizzere avrebbero dovuto ottenere delle garanzie individuali 

conformemente alla sentenza Tarakhel poiché quest'ultima prevede 

l'ottenimento della garanzie individuali allorquando il trasferimento verso 

l'Italia concerne una famiglia nucleare con minori; che, come 

manifestamente, ciò non è il caso nella presente fattispecie, 

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che l'Italia, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la 

necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di 

assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che l'insorgente può quindi essere trasferito in Italia nelle modalità descritte 

dalla decisione impugnata (cfr. decisione pag. 4); che, del resto non vi è 

motivo di dubitare che l'autorità preposta comunichi allo Stato in questione 

la situazione medica del ricorrente (cfr. art. 31 e 32 Regolamento Dublino 

III), 

che in conclusione si rammenta che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere discrezionale (cfr. DTAF 2015/9); con 

l'abrogazione della lett. c dell'art. 106 cpv. 1 LAsi, entrato in vigore il 

1° febbraio 2014, il potere d'esame del Tribunale si è ridotto e pertanto il 

Tribunale può e deve unicamente controllare se l'autorità inferiore ha 

esercitato il suo potere discrezionale ovvero valutare se la SEM ha fatto 

uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti; che 

qualora fosse il caso il Tribunale non può sostituire il suo potere 

discrezionale con quello della SEM, 

che nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che 

l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria tale potere di 

apprezzamento, 

che non v'è luogo di accogliere la richiesta di concessione di un termine di 

grazia per l'inoltro di un certificato medico attualizzato poiché il ricorrente 

lo potrà inoltrare direttamente alle autorità predisposte per il rinvio che 

informeranno le autorità italiane in maniera dettagliata circa la situazione 

di salute del ricorrente, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a prenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento 

Dublino III, 

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che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2010/45 

consid. 10), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda d'asilo e pronuncia 

il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che parimenti senza oggetto è divenuta la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: