# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be20ccd0-8d28-566f-8804-1de0207ecf85
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-06-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 09.06.2021 14.2020.191
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2020-191_2021-06-09.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2020.191

  	
  Lugano

  9 giugno 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Camera di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nella composizione a giudice unico (art. 48b
LOG) nella causa __________ (rigetto provvisorio dell’opposizione) della
Giudicatura di pace del Circolo di Stabio promossa con istanza 6 novembre 2020
dalla

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1  

  (patrocinata dall’avv. PA 1, )

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 30 novembre 2020 presentato dalla RE 1
contro la decisione emessa il 25 novembre 2020 dal Giudice di pace;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Con precetto esecutivo n. __________ emesso il 14 ottobre 2020 dal­l’Ufficio
d’esecuzione di Mendrisio, la CO 1 ha escusso la RE 1 per l’incasso di fr. 4'000.–
oltre agli interessi del 5% dal 7 gennaio 2020, indicando quale causa del
credito la “messa a
disposizione di personale temporaneo”.

 

                                  B.   Avendo
la RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza del 6
novembre 2020 la CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Giudicatura di
pace del Circolo di Stabio. Nel termine impartito, la convenuta si è opposta
all’istanza con osservazioni scritte del 20 novembre 2020.

                                  C.   Statuendo con decisione del 25 novembre 2020, il Giudice di pace ha
accolto l’istanza e rigettato in via provvisoria l’opposizione interposta dalla
convenuta, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 225.– e un’indennità
di fr. 50.– a favore dell’istante.

                                  D.   Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa
Camera con un reclamo del 30 novembre 2020 per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza, protestate
spese e ripetibili. Invitata a presentare eventuali osservazioni al reclamo, la
CO 1 è rimasta silente.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’oppo­­sizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett.
e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

                                1.1   Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro
dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è
avvenuta in concreto al patrocinatore della RE 1 il 26 novembre 2020, il
termine d’impugnazione è scaduto domenica 6 dicembre, per cui la scadenza è
stata riportata a lunedì 7 dicembre (art. 142 cpv. 3 CPC per il rinvio dell’art.
31 LEF). Presentato il 30 novembre 2020 (data del timbro postale), il reclamo è
dunque senz’altro tempestivo.

                                1.2   La Camera decide in linea di principio in
base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2
CPC), limitando il suo esame, fatte salve carenze manifeste, alle censure motivate
(art. 321 cpv. 1 CPC)
contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 con­sid. 2.2.4). Secondo l’art. 320 CPC con
il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento
manifestamente errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili
conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                                   2.   In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il
riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura
documentale (Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in
esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo
la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e
vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1). La decisione di rigetto
provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo, senza regiudicata
quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid. 2.3). Il pronunciato,
quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre nuovamente il litigio al
giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136 III 530 consid. 3.2).

 

                                   3.   Nella
decisione impugnata, il Giudice di pace ha accolto l’istanza dopo aver
considerato che la documentazione prodotta dalla CO 1, ossia cinque contratti
di locazione di servizi e alcuni bollettini di lavoro dai quali risultano sia
le prestazioni richieste e accettate dalla convenuta sia la somma dovuta e la
modalità di pagamento, costituisce un valido riconoscimento di debito ai sensi
dell’art. 82 cpv. 1 LEF.

 

                                   4.   Nel
reclamo la RE 1 rileva che i contratti di locazione di servizi prodotti dall’istante, oltre a non essere sottoscritti dai
propri rappresentanti, indicano unicamente il carattere oneroso della pre­stazione,
la data d’inizio della stessa e la tariffa oraria, senza tuttavia fornire gli
elementi necessari a determinare le ore effettuate da ciascun dipendente e
quindi l’importo riconosciuto. Osserva in­oltre
come nessuno dei bollettini o rapporti di lavoro presentati dal­la CO 1
è stato firmato dalla conduttrice, e questo nonostante gli stessi prevedano
espressamente il riconoscimento da parte del cliente del lavoro svolto dai
collaboratori dell’istante, in modo da permettere l’emissione della fattura e
quindi l’esigibilità dell’importo preteso. A suo dire le uniche firme presenti
sui rapporti di lavoro sono quelle dei singoli prestatori d’opera e in alcuni
casi sono state apposte dalla medesima persona nonostante il nominativo del
collaboratore indicato non coincida. La RE 1 chiede pertanto la riforma della
sentenza impugnata nel senso di respingere l’istanza.

 

                                   5.   Costituisce un riconoscimento di debito
nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF – e quindi un titolo di rigetto provvisorio
dell’opposizione – l’atto pubblico o la scrittura privata, firmata dall’escusso
o dal suo rappresentante, da cui si evince la sua volontà di pagare (o
perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma di denaro determinata, o facilmente determinabile, ed esigibile (DTF
139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi,
Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 25
ad art. 82 LEF). Conditio sine qua non
è che l’importo riconosciuto sia facilmente determinabile secondo criteri
oggettivi stabiliti già al momento del­la sottoscrizione del riconoscimento (già
citata DTF 139 III 302 consid. 2.3.1; sentenze della CEF 14.2019.141
del 14 novembre 2019 consid. 6.1, 14.2017.194 del 22 maggio 2018 consid. 6.1 e
14.2017.215 dell’8 maggio 2018 consid. 5 e 5.4 ; Staehelin, op. cit., n. 26 ad art. 82; Veuillet
in: Abbet/Veuillet (ed.), La mainlevée de l’opposition, 2017, n. 48 ad art. 82
LEF). Il riconoscimento può essere dedotto anche da
un insieme di documenti, non necessariamente tutti firmati dall’escusso, a
condizione però che il documento in cui egli si riconosce debitore dell’escutente
sia firmato e si riferisca o rinvii chiaramente e direttamente a documenti che
menzionano l’importo del debito o che permettano di quantificarlo. Tale
ammontare dev’essere determinato o agevolmente determinabile nei documenti ai
quali rinvia il documento firmato già al
momento della sua sottoscrizione (DTF 139 III 302 consid. 2.3.1; Staehelin, op. cit., n. 15 e 26 ad art.
82).

                                5.1   Nella
fattispecie, i cinque contratti di locazione di servizi annessi all’istanza
(sottoscritti rispettivamente il 30 gennaio, il 27 e il 28 marzo, il 26 giugno
e il 3 luglio 2019), di durata indeterminata e aventi quale oggetto il prestito
di personale sia per opere da piastrellista
sia per mansioni da facchino, indicano la data d’inizio del­l’impiego, il
nome e la qualifica di ogni singolo collaboratore, nonché la tariffa oraria (IVA
esclusa) per ciascuno di essi (doc. B-E). Pur essendo firmati dalla RE 1, i
suddetti contratti non possono tuttavia, da soli, assurgere a valido titolo di
rigetto dell’opposizione, poiché non vertono su alcun debito concreto con un
importo determinato o determinabile al momento della loro sottoscrizione. Essi
costituiscono invero un’offerta, la cui accettazione non comporta ancora
il riconoscimento di prestazioni non ancora fornite e, al momento della
sottoscrizione, neppure determinabili (v. ad
esempio la sentenza della CEF 14.2015.40 del 23 giugno 2015, consid.
5.2).

                                5.2   I
bollettini o rapporti di lavoro prodotti dall’istante (doc. F-O) potrebbero invece
costituire di principio un valido riconoscimento di debito senza firma della
convenuta solo se i contratti di locazione di servizi vi rinviassero, ciò che
non è il caso, oppure se fossero controfirmati dall’escussa, come peraltro espressamente
previsto dalle condizioni generali presenti sul retro dei contratti (art. 12).
Orbene, già in prima sede la convenuta ha contestato di aver sottoscritto i
rapporti di lavoro, precisando che le firme figuranti sugli stessi sono quelle
dei singoli dipendenti (prestatori d’opera), al-cuni dei quali, peraltro, menzionano dei dipendenti (A__________, A__________ e V__________) che
non risultano tra quelli elencati nei cinque contratti di locazione di servizi
firmati dalla reclamante. A fronte di una simile contestazione incombeva
all’istante dimostrare che le firme presenti sui bollettini sono da ricondurre a
rappresentanti legali della convenuta o a persone autorizzate ad agire per
conto della stessa (sentenze della CEF 14.2018.43 del 13 agosto 2018 consid.
5.3/a e 14.2017.77 del 3 ottobre 2017 consid. 5.1). Non l’ha però fatto, per
tacere del fatto che nessuna delle quattro diverse firme apposte sui bollettini
coincide con quella figurante sui contratti di locazione di servizi.

                      5.3   Poiché
non recano la firma manoscritta della RE 1 quale debitrice (giusta l’art. 14 cpv. 1 CO: sentenza della
CEF 14.2016.141 del 17 novembre 2016 consid. 5), nemmeno
le fatture agli atti possono da sole
rappresentare secondo la legge (art. 82 cpv. 1 LEF) un valido titolo di rigetto
provvisorio dell’opposizione (v. sentenza
della CEF 14.2017.9 del 31 marzo 2017 consid.
6.2/a, con rinvii), e questo indipendentemente
dalla loro pretesa fondatezza, sulla quale né questa Camera né il Pretore, in
procedura sommaria, è competente a decidere (sopra consid. 2).

                                5.4   In riforma della sentenza impugnata l’istanza va pertanto respinta. La
sentenza odierna, ad ogni modo, non priva l’istante del diritto di promuovere
una procedura creditoria ordinaria alfine di far accertare la propria pretesa e
ottenere il rigetto definitivo del­l’opposizione (art. 79 LEF e sopra consid.
2). 

 

                                   6.   In
entrambe le sedi la tassa,
stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza (art. 106 cpv.
1 CPC). Non si pone invece problema di ripetibili in prima istan­za
poiché la convenuta non aveva formulato alcuna richiesta in tal senso (cfr.
art. 105 cpv. 1 CPC; DTF 139 III 344 consid. 4.3; sentenza
della CEF 14.2013.125 del 31 ottobre 2013 consid. 2). In seconda sede, per
contro, la reclamante ha diritto, come postula­to, a un’equa indennità per ripetibili, determinata in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (RL 178.310) per il rinvio
dell’art. 96 CPC.

 

                                   7.   Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 4'000.–,
non raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art.
74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è accolto e di conseguenza i
dispositivi n. 1 e 2 della decisione impugnata sono così riformati:

                                         1.   L’istanza è respinta.

                                         2.   Le
spese processuali di fr. 225.–, anticipate dall’istante, sono poste a suo
carico.

 

                                   2.   Le
spese processuali di complessivi fr. 250.– relative al presente giudizio,
già anticipate dalla reclamante, sono poste a carico della CO 1, che rifonderà
alla RE 1 fr. 250.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –    ;

  –  .

   

  

                                         Comunicazione
alla Giudicatura di pace del Circolo di Stabio.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                            La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF
(art. 113 LTF). Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie
(art. 46 cpv. 1 LTF).