# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 53fded6d-1611-5385-a154-1feb45bd7556
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.06.2024 D-2719/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2719-2024_2024-06-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2719/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 6  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Yanick Felley;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 2 aprile 2024 / N (…). 

 

D-2719/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che il ricorrente ha depositato in Svizzera il 30 agosto 

2022,  

il verbale d’audizione secondo l’art. 29 LAsi (RS 142.31) svolta il 22 set-

tembre 2023 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. (…)-28/15),  

la decisione di assegnazione alla procedura ampliata del 2 ottobre 2023,  

il diritto di essere sentito in merito alla falsificazione dei mezzi di prova ver-

sati agli atti concesso al ricorrente il 26 ottobre 2023 (cfr. atto SEM n. 33/3),  

le prese di posizione del 9 e 23 novembre 2023 (cfr. atti SEM n. 38/1, 39/4), 

i mezzi di prova consegnati in corso di procedura, 

la decisione del 2 aprile 2024, con la quale la SEM non ha riconosciuto 

all'interessato la qualità di rifugiato, ha respinto la sua domanda d'asilo e 

ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera entro il giorno succes-

sivo alla crescita in giudicato della decisione, incaricando il Cantone 

B._______ dell'esecuzione della misura, 

il ricorso datato 2 maggio 2024, con cui l'insorgente chiede l'annullamento 

della decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato, la 

concessione dell'asilo e, in via subordinata, l’ammissione provvisoria in 

Svizzera per inammissibilità e inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-

mento; egli presenta altresì un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo,  

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (cfr. artt. 6 e 105 LAsi e 31‒ 33 

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LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. 

a-c nonché 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,  

che, in materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure 

ammissibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5; 2014/1 consid. 2; art. 62 cpv. 4 PA),  

che i ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. 

e LAsi) e la sentenza è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi),  

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli scritti in 

virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, 

che, su domanda, la Svizzera, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di 

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persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di 

nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima 

volta; che sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato su 

indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e 

secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 

LAsi; che non sono pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di per-

secuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lon-

tano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che, inoltre, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve 

provare, o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato; che 

la qualità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una 

probabilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che, in particolare, sono inverosimili le allegazioni che su punti importanti 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 

3 LAsi); che la dottrina riconosce quattro elementi costitutivi della verosimi-

glianza: le indicazioni del ricorrente devono essere, in primo luogo suffi-

cientemente fondate, in secondo luogo concludenti e, in terzo luogo plau-

sibili; che la persona interessata dev’essere inoltre credibile; che il giudizio 

sulla verosimiglianza non deve ridursi a una mera verifica della plausibilità 

del contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una 

ponderazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; che 

decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra 

questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 

5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che il ricorrente, cittadino turco, di etnia curda e proveniente da 

C._______(Diyarbakir), ha sostanzialmente addotto di aver subìto dei 

traumi già da bambino, allorché avrebbe assistito all’uccisione di una per-

sona da parte di un poliziotto e al pestaggio di sua madre da parte di un 

membro delle forze dell’ordine; che per le discriminazioni legate alla sua 

etnia curda, nel 2017 avrebbe inoltre provveduto a far cambiare il suo nome 

curdo in uno turco; che, in patria, avrebbe partecipato ad alcune attività 

organizzate dal Partito Democratico dei Popoli (HDP); che il (…) 2022, in-

tento a lavorare presso il negozio di tessili della sua famiglia, la polizia si 

sarebbe recata a casa dei suoi genitori, trovando però soltanto la madre; 

che il suo indirizzo principale sarebbe stato ancora registrato presso l’abi-

tazione dei genitori, nonostante da quattro o cinque anni viveva presso 

quello di suo cugino; che nel corso della perquisizione di polizia, gli agenti 

avrebbero visto nella sua stanza la foto del leader D._______, aperto il suo 

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computer di gioco e notato che lo sfondo dello schermo raffigurava delle 

donne appartenenti all’Uità di Protezione Popolare (YPG), e che lo 

schermo conteneva dei video di militanti del Partito dei Lavoratori del Kur-

distan (PKK)  che cantavano e degli audio di canzoni politiche; che dopo 

tale incursione, egli non si sarebbe più recato al lavoro; che la mattina del 

(…) 2022, un corpo speciale di polizia si sarebbe nuovamente recato a 

casa dei genitori chiedendo loro dove fosse il figlio terrorista, per poi an-

darsene dopo che la madre avrebbe risposto di non saperlo; che, in se-

guito, non avrebbe più fatto ritorno all’abitazione familiare, restando quindi 

a casa di suo cugino o altri parenti; che nell’agosto 2022 avrebbe quindi 

lasciato il Paese per evitare di venire catturato, torturato, insultato o sotto-

posto a nuovi traumi; che, a tal fine, suo cugino e suo fratello avrebbero 

trovato un mediatore che avrebbe a sua volta contattato un’altra persona, 

la quale, in cambio di denaro, gli avrebbe procurato i mezzi di prova giudi-

ziari che ha inseguito versato agli atti della SEM; che giunto infine in Sviz-

zera, egli avrebbe aperto un profilo Instagram tramite il numero di telefono 

di un’altra persona di cui non vuole rivelare il nome, sul quale condivide-

rebbe contenuti a sfondo politico in difesa dei curdi e del PKK, nonché con-

tro il governo turco,  

che a sostegno della propria domanda, l’interessato ha versato agli atti, 

oltre alla carta d’identità in originale, diverse copie di documenti giudiziari 

relativi ad un procedimento penale con l’imputazione di partecipazione ad 

un’organizzazione terroristica,  

che nella decisione impugnata, la SEM considera anzitutto inverosimili e 

discordanti le allegazioni afferenti alle pretese perquisizioni domiciliari e al 

fatto che lo Stato riterrebbe l’insorgente un membro di un’organizzazione 

terroristica armata e intenderebbe arrestarlo; che, inoltre, tutti i mezzi di 

prova presentati presenterebbero caratteristiche oggettive di contraffa-

zione e sarebbero, per questo motivo, dei falsi; che con riferimento invece 

ai presunti traumi patiti da fanciullo e alle discriminazioni sociali legate alle 

sue origini curde, egli non avrebbe dipoi subìto nulla di assimilabile ad una 

persecuzione fondata su uno dei motivi contenuti nell’art. 3 LAsi; che i pre-

giudizi addotti non raggiungerebbero altresì un’intensità superiore alle dif-

ficoltà alle quali può essere esposta la maggior parte della popolazione 

curda in Turchia; che, infine, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe 

possibile, ammissibile e ragionevolmente esigibile,  

che, censurando una violazione del diritto federale, il ricorrente contesta 

tuttavia la valutazione dell’autorità opponente affermando, in maniera ap-

pellatoria e senza confrontarsi con la decisione avversata, di respingere le 

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argomentazioni riguardo alla superficialità e alla mancanza di sostanza 

delle accuse penali alle quali sarebbe esposto in patria; che a causa della 

paura ingenerata da quanto subìto, non sarebbe stato inoltre in grado di 

ricordare più dettagli ed essere più preciso nelle sue dichiarazioni; che con-

testando la presenza di elementi di falsificazione dei mezzi di prova, egli 

ribadisce altresì di essersi affidato ad un parente che avrebbe ottenuto in 

modo corretto i documenti giudiziari da un incaricato del Tribunale e che, 

ciò posto, avrebbe agito in buona fede; che, in ogni caso, l’apertura del 

procedimento penale per il “reato di propagando di organizzazione terrori-

stica per via dei fatti narrati” sarebbe comprovata dalla lettera del suo av-

vocato acclusa al ricorso (cfr. ricorso pag. 4); che le discriminazioni in ra-

gione della sua etnia curda e le persecuzioni subite in patria porrebbero 

dipoi un grave rischio per la sua vita, la sua integrità fisica e la sua libertà, 

giacché gli eventi occorsi, unitamente all’attuale oppressione culturale in 

Turchia nei confronti dei curdi, gli avrebbero ingenerato una pressione psi-

cologica insopportabile; che, infine, tenuto conto dell’attuale situazione po-

litica nel suo Paese d’origine e della specifica situazione personale, l’ese-

cuzione del suo allontanamento non sarebbe ragionevolmente esigibile, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica che le argomentazioni contenute nel ri-

corso non possono modificare le corrette conclusioni alle quali è giunta 

l’autorità inferiore,  

che, anzitutto, a fronte di un’attenta valutazione degli atti di causa, va con-

fermato il fatto che tutti i mezzi di prova versati agli atti – che il ricorrente 

non ha neppure saputo contestualizzare e spiegare (cfr. atto SEM n. 28/15 

D24-26, D41, D76-77) – contengono dei chiari elementi oggettivi di falsifi-

cazione per le stesse ragioni indicate dalla SEM (cfr. decisione avversata 

pag. 5) sicché, già solo per questo motivo, la verosimiglianza circa le per-

quisizioni domiciliari e il cambiamento del nome va di principio esclusa (cfr. 

art. 7 cpv. 3 LAsi),  

che, del resto, anche lo stesso ricorrente ha dichiarato di aver ottenuto i 

documenti giudiziari da “una di quelle persone che chiama le persone al 

tribunale dentro” in cambio di 45'000 lire turche, grazie anche all’aiuto di un 

mediatore e dei suoi familiari (cfr. atto SEM n. 28/15 D24); che, a sapere in 

che modo tale mediatore avesse ottenuto i mezzi di prova, egli ha poi ri-

sposto: “NeI Governo del partito AKP, è tutto possibile tramite i soldi, anche 

loro non fanno nient’altro che rapinare lo Stato” (idem D26); che tali dichia-

razioni corroborano pertanto la tesi di una falsificazione dei documenti giu-

diziari presentati ai fini di causa,  

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che il narrato relativo alle presunte perquisizioni domiciliari inoltre manife-

stamente vago e stereotipato,  

che tali circostanze risultano già di per sé opinabili nella misura in cui l’in-

teressato avrebbe saputo di tali eventi soltanto per il tramite di terze per-

sone (cfr. atto SEM n. 28/15 D36; sentenza del TAF E-801/2015 del 6 otto-

bre 2017 consid. 3.7 che richiama il principio secondo il quale il fatto di aver 

appreso da terzi che si è ricercati non è sufficiente a stabilire un fondato 

timore di persecuzione),  

che, inoltre, le discriminazioni che il ricorrente avrebbe patito in Turchia in 

ragione della sua etnia curda – segnatamente le visioni di uccisioni pubbli-

che e dei maltrattamenti nei confronti della madre (cfr. atto SEM n. 28/15 

D33) – non sono rilevanti per l’asilo poiché sono posti lontani nel tempo e 

difettano dell’intensità sufficiente per ammettere un serio pregiudizio per la 

vita, l’integrità fisica e la libertà ai sensi dell’art. 3 LAsi; che, infatti, in as-

senza di concrete minacce rilevanti per la sua integrità, di evidenze proba-

torie attestanti le violenze subìte dalla polizia e di qualsivoglia dettaglio af-

ferente alle pretese discriminazioni, non si può affermare che le difficoltà 

sociali riscontrate rendano l’esistenza dell’insorgente impossibile o insop-

portabile ai sensi della legge sull’asilo, 

che, infine, la sola appartenenza all'etnia curda non giustifica di principio il 

riconoscimento di fondati timori di esposizione a persecuzioni rilevanti per 

l’asilo (cfr. ex pluris sentenze TAF D-2722/2024 del 3 giugno 2024 pag. 7; 

E-6187/2023 del 13 febbraio 2024 pag. 9; D-4237/2023 dell’11 ottobre 

2023 pag. 7; D-3312/2023 del 28 giugno 2023 consid. 5.4 e riferimenti; 

D-1907/2023 del 18 aprile 2023 e D-3786/2020 del 27 giugno 2022 consid. 

9.2.1 e relativi riferimenti),  

che, per il resto, conviene rinviare ai corretti accertamenti e alle motivazioni 

giuridiche indicate nella decisione impugnata, alla quale può essere pre-

stata adesione (art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell’art. 4 PA),  

che, in esito, i motivi addotti dall’interessato non risultano pertanto verosi-

mili e determinanti ai sensi degli art. 3 e 7 LAsi, 

che, di riflesso, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell'asilo, la decisione impugnata va quindi confer-

mata,  

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che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali 

la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento 

dalla Svizzera (artt. 14 e 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'allontana-

mento,  

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio dell'art. 

44 LAsi, dall'art. 83 della LStrI (RS 142.20), il quale dispone che l'esecu-

zione dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammis-

sibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); 

che qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone 

l'ammissione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI), 

che il ricorrente afferma genericamente che l’esecuzione del suo allonta-

namento dalla Svizzera non sarebbe ragionevolmente esigibile, senza tut-

tavia addure una motivazione a sostegno della propria tesi (cfr. ricorso, 

pag. 6),  

che, ad ogni buon conto, non sussistono elementi ostativi all'esecuzione 

del suo allontanamento verso la Turchia,  

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispone della 

qualità di rifugiato (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, non v’è 

pure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e 

serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 

CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105), considerato inoltre ch’egli gode di buona salute (cfr. atto SEM 

n. 28/15 D4 e l’assenza di documenti medici agli atti); che, pertanto, l'ese-

cuzione dell'allontanamento risulta ammissibile,  

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che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica,  

che per invalsa giurisprudenza, nonostante la ripresa del conflitto 

curdo-turco e degli scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali 

nel sud-est del Paese dal luglio 2015, nonché gli sviluppi successivi al ten-

tativo di colpo di Stato del luglio 2016, in Turchia non vige attualmente un 

contesto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'inte-

gralità del territorio (cfr. DTAF 2013/2 consid. 9.6; sentenze del TAF 

D-1909/2023 del 7 febbraio 2024 consid. 13.2, D-3721/2023 del 12 luglio 

2023 consid. 9.4.1 con riferimenti; D-5690/2021 del 25 maggio 2023 con-

sid. 8.4.1; E-1948/2018 del 12 giugno 2018 consid. 7.3.1 segg.), 

che, nel caso concreto, l’interessato non può nemmeno avvalersi di motivi 

ostativi individuali,  

che, invero, egli è una persona giovane, in buona salute e istruita, avendo 

infatti concluso il liceo (cfr. atto SEM n. 28/15 D15); ch’egli gode inoltre di 

una sufficiente esperienza professionale nella gestione di un negozio di 

tessili per la casa (idem D17-19); che poste le allegazioni dell’interessato 

(idem D13), si può altresì concludere che i terremoti avvenuti nella provin-

cia d’origine (C._______, Diyarbakir) non hanno influito negativamente 

sulla situazione abitativa e familiare; che, del resto, la maggior parte della 

sua famiglia è ancora ivi residente (idem D10); che godendo di buona sa-

lute, è infine verosimile ch’egli non riscontrerà difficoltà eccessive nell’am-

bito della sua reintegrazione lavorativa e sociale, 

che, in esito, indipendentemente dalla possibilità di ritornare nella regione 

di Diyarbakir, non contestata nel ricorso, l’insorgente è adatto a ristabilirsi 

in un’altra parte della Turchia non affetta dalle distruzioni del terremoto, 

segnatamente ad E._______, dove si trovano i suoi cugini, oppure a 

F._______ dove lo zio materno, con cui l’interessato intrattiene contatti, 

possiede una fabbrica di tende (cfr. atto SEM n. 28/15 D9, D12, D21), 

che l'esecuzione dell'allontanamento si rivela pertanto ragionevolmente 

esigibile,  

che non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'ese-

cuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI), essendo l’interessato an-

che in possesso di una valida carta d’identità turca,  

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che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell'allontanamento,  

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto i fatti giuridi-

camente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la de-

cisione non risulta inoltre inadeguata in punto all’esecuzione dell’allontana-

mento (art. 49 PA),  

che il ricorso va quindi respinto e la decisione avversata confermata,  

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto,  

che essendo le richieste di giudizio sprovviste di probabilità di esito favore-

vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, va inoltre respinta,  

che, ciò posto, le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del 

ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del rego-

lamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la presente sentenza è definitiva e non può, di principio, essere impu-

gnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF),  

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: