# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d0e129af-4ea1-52e1-9f78-cabde7d575cd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 02.12.2003 INC.1998.50109
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1998-50109_2003-12-02.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.1998.50109

  	
  Lugano

  2 dicembre 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire sull’istanza presentata il 7 maggio
  2003, 28 novembre 2003/1. dicembre 2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________(rappr. dall’avv. __________)

   

  
	
   

  	
  intesa ad ottenere il
  dissequestro dell’importo di FRS. 300'000.-- versato al Ministero pubblico di
  Lugano in data 24 giugno 1998 dall’avv. __________, allora patrocinatore di __________,
  nell’ambito del procedimento penale pendente contro quest’ultimo di cui
  all’inc. MP __________, ora oggetto dell’ACC __________;

  
	
   

  	
   

  

 

ritenuto di poter prescindere dal
chiedere osservazioni al Procuratore pubblico ed alle altre parti interessate;

 

visto per quanto necessario
l’inc. ACC __________;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

che:

 

-   con decisione 24 agosto 1998, l’allora Procuratore pubblico Marco
Bertoli aveva rifiutato l’istanza formulata dall’accusato __________, tendente
alla restituzione dell’importo di FRS. 300'000.- versato al Ministero pubblico
di Lugano in data 24 giugno 1998 dall’avv. __________, allora patrocinatore
dell’accusato, nell’ambito del procedimento penale pendente a carico
dell’accusato;

 

-   questo ufficio, con decisione 11 settembre 1998 (v. doc. 7, inc.
GIAR 501.98.3), aveva dichiarato irricevibile il reclamo presentato in data 4
settembre 1998 da __________ contro la suddetta decisione del magistrato
inquirente e ciò per i motivi qui di seguito riprodotti:

 

“il 24 giugno 1998 __________ ha ottenuto la libertà
provvisoria (v. doc. 17 e 18 dell’inc. MP). avendo avuto esito positivo quanto
concordato in sede di audizione dell’accusato dinnanzi al Procuratore pubblico,
come al seguente testo (verbale n. 5 pag. 5):

 

“A questo punto l’avv__________ dichiara che
dovrebbe riuscire ancora nel corso della giornata a depositare presso il MP la
somma di Frs. 300 mila, così come richiesto dal magistrato e destinati
all’eventuale confisca a dipendenza dell’esito della procedura penale in corso.

Il PP preso atto di questa disponibilità ritiene che
non appena sarà depositato l’importo suddetto, contestualmente con la
trattenuta del documento di legittimazione e con il mio formale impegno a
presentarmi a semplice richiesta per essere eventualmente interrogato ordinerà
la mia scarcerazione secondo le esigenze di polizia.”;

 

al patrocinatore avv. __________ si è in seguito
affiancato in collegio l’avv. __________ (v. lettera 27 luglio 1998, doc. 44
dell’inc. MP), il primo legale comunicando poi di non più rappresentare
l’accusato (v. sua lettera 19 agosto 1998, doc. 61 dell’inc. MP);

 

nell’esposto 21 agosto 1998 al magistrato inquirente
(doc. 62 dell’inc. MP), l’avv. __________ ha tra altro scritto:

 

“Il mio cliente mi ha informato inoltre delle
circostanze in cui egli è stato rimesso in libertà il 24 giugno 1998.

Cortesemente le chiedo di formalizzare - con decisione
soggetta a ricorso - la sua decisione relativa alla cauzione di fr. 300’000.-
importo che sinceramente mi pare alquanto sproporzionato.”;

 

il 24 agosto 1998 (doc. 63 dell’inc. MP) il
Procuratore pubblico ha confermato che l’importo depositato non è stato
considerato quale cauzione (anche se nella sostanza ne ha avuto gli effetti),
ma aveva ed ha il valore di disponibilità in vista di un’eventuale confisca, ed
ha abbondanzialmente respinto l’istanza di restituzione;

 

il reclamante si dice sorpreso nell’apprendere che la
somma depositata non costituisce cauzione, per cui trattandosi di deposito
libero ne chiede la restituzione secondo le norme del diritto delle
obbligazioni (segnatamente l’art. 475 CO), subordinatamente eccependone la
sproporzione - “volendo pur considerare la somma depositata quale cauzione” -
con le stesse conclusioni di integrale liberazione;

 

senza necessità di riferirsi alle osservazioni del
Procuratore pubblico e delle parti civili (di cui si dirà - se del caso - più
innanzi), va subito detto che è il giusdicente ad essere sorpreso dalle
impostazioni in fatto e in diritto dell’accusato, il testo dell’accordo e conseguente
decisione messo a verbale il 24 giugno 1998 essendo chiaro ad escludere
prestazione cauzionale (anche se ad __________ si farà verbalizzare nel
contesto dell’accertamento della provenienza di denaro che era poi servito “per
pagare la cauzione”: v. verbale 28 luglio 1998, n. 10, pag.7), e che l’attuale
patrocinatore (si presume peraltro doverosamente edotto di ogni circostanza del
procedimento dall’avv. __________) disponeva almeno a far tempo dal 13 agosto
di tutti i verbali degli interrogatori sino a quel momento assunti (v. sua
lettera con quella data al Procuratore pubblico: doc. 56 dell’inc. MP);

 

 

 

poco importa se d’apparenza l’attuale patrocinatore
non ha letto attentamente i verbali (stando anche al gratuito, inveritiero ed
offensivo cenno sull’interrogatorio della moglie dell’accusato, la quale
“giusta l’art. 125 CPP non avrebbe potuto essere obbligata a deporre”, come
sostenuto nel reclamo, quando la signora __________, assistita da proprio
patrocinatore, prima di essere interrogata venne puntualmente tra altro “resa
edotta sul contenuto degli art. 124, 125 e 126 del Codice di Procedura Penale
ticinese, relativi all’eventuale facoltà di rifiutarsi di rispondere, con la
precisazione che può avvalersi di tale facoltà in ogni momento dell’interrogatorio”:
verbale n. 4 del 24 giugno 1998);

 

allora l’istanza 21 agosto 1998 (doc. 62 dell’inc. MP)
era chiaramente irricevibile, in quanto diretta verso un oggetto inesistente
(e, accademicamente detto, tardiva nell’ipotesi del preteso deposito cauzionale);

 

la somma di fr. 300’000.- è stata depositata ai fini
di confisca, secondo i chiari intendimenti degli interlocutori (negletti
dall’attuale patrocinatore), ed implicitamente ricevuta con valenza di
sequestro risarcitorio, pur senza i richiami agli art. 59 ss. CP e 161 CPP
(come indicato nelle osservazioni del Procuratore pubblico e come ancora
possibile, se si vuole perfezione di formalità);

 

il reclamo è allora pure irricevibile, in quanto non
discute di sequestro, ma di deposito civile la cui mancata restituzione di
certo sfugge alla competenza di questo giudice (senza poi neppure
nell’impugnativa avere per illustrato e discusso né i motivi di questo
inconsueto deposito né nuove o diverse emergenze che lo vedrebbero non più
lecito giustificato o sostenibile);

 

in via abbondanziale ed a futura memoria, si ha per
legittimo e doveroso il sequestro confiscatorio, per la fondata verisimiglianza
di provenienza di quel denaro dalle inquisite operazioni truffaldine, secondo
le osservazioni del magistrato inquirente corrispondenti agli accertamenti agli
atti (e come anche succintamente illustrato nella decisione 17 agosto 1998,
GIAR 501.98.2, di questo giudice, nota alle parti);

 

conseguentemente il reclamo va disatteso siccome
irricevibile, con la presente decisione di massima impugnabile alla Camera dei
ricorsi penali (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP) e con le spese giudiziarie
commisurate all’importanza della soccombenza sfiorante la temerarietà (leggasi:
offesa alla buona fede processuale) a carico del reclamante, che dovrà inoltre
versare alle parti civili ripetibili corrispondenti all’impegno delle loro
osservazioni (conformemente a quanto stabilito dall’art. 9 cpv. 6 CPP e secondo
i criteri dettati dall’art. 150 CPC, applicabile per analogia: v. sentenza 19
febbraio 1998 in re A.L., CRP 60.96.407;”

 

-   con atto d’accusa __________ emanato in data __________ dal
Procuratore pubblico Giovan Maria Tattarletti, __________ è stato deferito alla
Corte delle Assise correzionali di __________ per ripetute appropriazioni indebite
per complessive LIT. 580 milioni e ripetute falsità in documenti; nell’atto
d’accusa, alla posizione “sequestri” viene pure elencato l’importo di FRS.
306'295.-, corrispondente alla valuta al 26 giugno 2002 del “versamento
iniziale di __________ di data 24.06.1998 di FRS. 300'000.- ai fini di
confisca”;

 

-   con istanza 7 maggio 2003, indirizzata al Presidente della Corte
delle Assise correzionali, la signora __________, moglie di __________,
sostiene di aver messo a disposizione l’importo di FRS. 300'000.- versato al
Ministero pubblico di Lugano in data 24 giugno 1998 e chiede che quell’importo
venga “dissequestrato in quanto riconosciuto di sua esclusiva proprietà”, ma
che rimanga “tuttavia in deposito a garanzia della presenza del signor __________
al procedimento” e “di seguito, confermata la presenza del medesimo”, venga
liberato in favore di lei stessa. L’importo in questione proverrebbe, a suo
dire, dalla vendita di beni immobili appartenenti alla sua famiglia di origine
e sarebbe in regime di separazione dei beni dal 7 settembre 1977; avrebbe messo
a disposizione l’importo in quanto informata dall’avv. __________ che, per
ottenere la scarcerazione del marito, “era necessario il versamento di una
cauzione a garanzia del pericolo di fuga ravvisato dal PP”;

 

-   in data 28 novembre 2003/1 dicembre 2003, il Tribunale penale
cantonale ha trasmesso la suddetta istanza a questo giudice, ciò in quanto, nel
lasso di tempo che intercorre tra l’emanazione dell’atto di accusa e l’apertura
del dibattimento, la CRP (30.7.2002 in re B, inc. 60.2002.00174) ha constatato
un “vuoto legislativo” e l’ha colmato assegnando tale competenza al GIAR; in
ragione di ciò, questo giudice ha del resto già riconosciuto, a più riprese, la
sua competenza per decidere (comunque e sempre in via incidentale) anche
istanze di dissequestro presentate dopo l’emanazione dell’atto d’accusa e prima
dell’apertura del dibattimento (un chiarimento tra le varie autorità coinvolte
ha confermato questa conclusione; cfr. decisione 14 ottobre 2003 in re F.K.,
inc. GIAR 268.1997.2 e decisione 17 ottobre 2003 in re M.P., inc. GIAR
144.2003.2);

 

-   per quanto qui concerne, va evidenziato che, sull’importo di FRS.
300'000.-- versato al Ministero pubblico di Lugano in data 24 giugno 1998
dall’avv. __________, per conto dell’accusato __________, questo ufficio ha già
avuto modo di pronunciarsi con la decisione 11 settembre 1998 (v. doc. 7, inc.
GIAR 501.98.3), cresciuta in giudicato e i cui considerandi sono stati sopra
riprodotti;

 

-   se è pur vero che, nella suddetta decisione, al versamento in
oggetto era stata riconosciuta valenza di sequestro risarcitorio, va ribadito
che l’importo in questione era stato messo a disposizione volontariamente
dall’accusato al fine di essere destinato “all’eventuale confisca a dipendenza
dell’esito della procedura in corso” (v. verb. n. 5 del 24 giugno 1998 p. 5).
La signora __________, moglie dell’accusato __________, non è stata oggetto di
provvedimento di sequestro, da parte del magistrato inquirente, in relazione
all’importo in questione, nè tantomeno è stata considerata sequestrataria; già
per questo motivo l’istanza ora in esame va respinta in quanto irricevibile,
per carenza di legittimazione attiva dell’istante;

 

-   a titolo abbondanziale va comunque pure detto che l’istante mai
ha comprovato o reso verosimile di essere la proprietaria esclusiva dei fondi
versati al Ministero pubblico di Lugano in data 24 giugno 1998 dall’avv. __________.
Dagli atti dell’incarto emerge per contro che, secondo il dire dell’accusato __________,
i suddetti fondi, almeno nella misura di FRS. 258'000.- e fino al 22 dicembre
1997, erano depositati sul conto bancario __________ della __________, per il
quale pure l’accusato è indicato quale avente diritto economico (v. deposizione
dell’accusato, 28 luglio 1998, verb. n. 10 p. 7; AI 28 e AI 42); il che
smentisce platealmente l’istante là dove, attestando di essere in regime di
separazione dei beni dal 7 settembre 1977, rivendica la proprietà esclusiva di
fondi che più di venti anni dopo erano anche nell’effettivo dominio del marito;

 

-   alla luce di quanto sopra esposto, l’istanza va dunque dichiarata
irricevibile, con la presente decisione suscettibile di ricorso alla Camera dei
ricorsi penali (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP), con carico di tassa e spese
giudiziarie all’istante soccombente (art. 39 lett. f TG).

 

 

 

 

Per questi motivi,

visti i citati articoli di legge,

 

 

 

 

decide:

 

 

 

1.  L’istanza è irricevibile.

 

2.  La tassa di giustizia di
FRS. 250.-- e le spese di FRS. 50.-- sono a carico dell’istante.

 

3.  Contro la presente decisione
è dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali entro dieci

     giorni dall’intimazione.

 

4.  Intimazione:

 

 

 

 

 

 

 

                                                                      giudice
Franco Lardelli