# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ef9f9efe-f3c7-5000-bd6d-9a2659887186
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 10.10.2008 50.2008.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_50-2008-3_2008-10-10.html

## Full Text

Incarto n.

  50.2008.3

   

  	
  Lugano

  10 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Raffaello Balerna

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 24 gennaio 2008 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato da: PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 7 dicembre 2007 (n. 10.2004.78) del
  Tribunale di espropriazione, che respinge la domanda di indennizzo che l'insorgente
  ha inoltrato il 4 luglio 2002 nei confronti del CO 1 per titolo di espropriazione
  materiale dei mapp. __________ e __________ gravati da vincoli di PR;

  

 

 

viste le risposte:

-    31 gennaio 2008 del
Tribunale di espropriazione;

-    13 febbraio 2008 del CO
1;

 

 

preso atto della replica 2 aprile 2008 del ricorrente
e della duplica 8 aprile 2008 del CO 1;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Nel 1954 RI
1 ha comperato il mapp. __________ RFD di __________ e nel 1963 ha acquisito
per successione i contermini mapp. __________, così censiti attualmente a RF:

 

mapp. __________

A) edificio                                        mq     45

B) edificio                                        mq     24

C) edificio                                        mq     62

NE superficie non edificata           mq 8'488

- rivestimento duro

- humus

TOTALE                                           mq 8'619

 

mapp. __________

A) abitazione                                   mq   105

B) terrazza                                       mq       9

c) giardino                                       mq   438

TOTALE                                           mq   552

 

mapp. __________

A) stalla                                            mq     50

b) prato vignato                               mq 1'217

C) fabbricato                                   mq      17

TOTALE                                           mq 1'284

 

I fondi, che nel loro complesso formano
un'unità economica di oltre 10'000 mq, si trovano nella parte mediana del
comprensorio comunale, a monte di via __________ (località __________). La
proprietà è adagiata su un promontorio, sulla cui sommità insistono le
costruzioni censite come sub. A, B e C del mapp. __________.

 

 

                                  B.   Il piano
regolatore di __________

Nel successivo piano regolatore revisionato,
adottato dal consiglio comunale il 22 aprile 1996, tutta la proprietà è stata
inserita in zona R2 (i.s. = 0.5, superficie verde minima = 30%; art. 10 e 44 cpv.
2 NAPR), ad eccezione del settore a contatto con via __________ (mq 1'237),
assegnato alla zona R2P (i.s. = 0.4, superficie verde minima = 30%; art. 10 e 44
cpv. 2 NAPR), e dell'area ospitante le costruzioni al mapp. __________ (mq
1'220), collocata in un comparto con contenuti degni di protezione (Cp3 "Nucleo
di __________ ") nel quale sono di regola ammessi unicamente interventi
edificatori a carattere conservativo (art. 40 NAPR). A sud e a est di questo
comparto sono state inoltre istituite due aree di rispetto (di 1'931 mq, rispettivamente
638 mq), che vanno mantenute libere da costruzioni pur essendo computabili a
fini edificatori (art. 34 NAPR), mentre l'altezza di eventuali nuovi edifici
sul mapp. __________ e immediatamente a valle di questo fondo è stata limitata
alla quota del tetto della casa di abitazione esistente (art. 44 cpv. 5 NAPR).
Il gruppo arboreo costituito di abeti, castagni e betulle presente sulla part. __________
è stato peraltro annoverato tra gli elementi naturali protetti (E.N. 6; art. 29
NAPR).

Contro tale statuto pianificatorio,
approvato dal Consiglio di Stato il 4 febbraio 1998, RI 1 si è invano battuto
sin davanti al Tribunale della pianificazione del territorio, che con giudizio 20
aprile 1999 ha respinto il suo gravame annotando che tutti i vincoli di
protezione paesaggistica e naturalistica apposti dal comune riposavano su una base
legale, erano giustificati da un interesse pubblico preponderante e
rispettavano il principio della proporzionalità.

 

 

                                  C.   Il 17
ottobre 2000 il proprietario delle part. __________ ha formalmente chiesto al
municipio di __________ di essere risarcito per l'espropriazione materiale dei
propri fondi, conseguente all'approvazione della revisione del piano regolatore.
L'esecutivo ha avversato la pretesa dopo aver consultato sull'argomento i pianificatori
comunali.

                                         Mediante
notifica di pretese 4 luglio 2002 RI 1 ha quindi convenuto in giudizio il CO 1
innanzi al Tribunale di espropriazione, postulando il riconoscimento di
un'indennità di fr. 750'000.- per titolo di espropriazione materiale conseguente
all'entrata in vigore dei vincoli istituiti a carico dei mapp. __________.

In sede di risposta l'ente pubblico si è
opposto alla domanda, contestando fermamente l'avverarsi di un caso di espropriazione
materiale. Il municipio ha annotato in particolare che il nuovo piano
regolatore ha incrementato notevolmente il potenziale teorico di edificabilità
dei fondi (4'748 mq di SUL, per rapporto ai 3'168 mq realizzabili in precedenza)
e che l'ampiezza dell'area di rispetto posta attorno al Cp3 è inferiore alla superficie
verde minima che occorre mantenere in caso di edificazione del possedimento.

Nel successivo, ulteriore scambio di
allegati e all'udienza di conciliazione del 13 maggio 2003 le parti si sono
integralmente riconfermate nelle rispettive posizioni avverse.

Al termine dell'istruttoria, RI 1 ha esibito
una memoria conclusiva con la quale ha ribadito le proprie tesi di fondo, puntualizzando
in specie che la sua proprietà non ha potuto beneficiare del consistente e
generalizzato aumento degli indici posto in essere per tutte le zone
edificabili del comune e che l'area di rispetto, apposta sulla parte più
pregiata del complesso fondiario, ne ha pesantemente intaccato le possibilità
di sfruttamento.

 

 

                                  D.   Esaurite le
formalità processuali, con sentenza del 7 dicembre 2007 il Tribunale di
espropriazione ha respinto le richieste d'indennizzo avanzate da RI 1.

Evocati i principi cardine
dell'espropriazione materiale scaturiti dalla giurisprudenza federale e
sottolineate le differenze che caratterizzano l'estromissione della zona edificabile
(dezonamento) per rapporto alla mancata inclusione in una zona edificabile - evento
quest'ultimo che si realizza solo se un determinato fondo non viene collocato in
una zona destinata all'edificazione in occasione del primo allestimento di un
piano di utilizzazione rispondente alle esigenze costituzionali ed ai principi dedotti
dalla legge sulla pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS
700) - il Tribunale di espropriazione ha stabilito per cominciare che il piano
regolatore di __________ del 1981 era già conforme alla LPT. In aperta
contraddizione con le tesi giuridiche appena esposte ne ha quindi dedotto che nel
1998 la proprietà __________ era stata oggetto di una non attribuzione alla
zona edificabile o meglio di una mancata conferma delle potenzialità edificatorie
precedenti. Comparando le possibilità di sfruttamento dei fondi dell'attore date
dal PR del 1981 e dal piano regolatore 1998, il primo giudice ha constatato che
 la SUL realizzabile era aumentata grazie all'attuale maggior i.s. ed alla
facoltà di travasare gli indici contenuti nell'area di rispetto. Donde la sussistenza
di una semplice limitazione delle scelte edificatorie, insuscettibile di
provocare un'espropriazione materiale soggetta a risarcimento.

 

 

                                  E.   Avverso
questa pronunzia il soccombente è insorto mediante ricorso 24 gennaio 2008 innanzi
al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo l'accertamento dell'espropriazione
materiale negata dal primo giudice e l'assegnazione di indennità ammontanti a
complessivi fr. 513'800.- oltre interessi.

Narrati i fatti e ripercorsa la vicenda
processuale, il ricorrente ha in sostanza riproposto le argomentazioni addotte
senza successo davanti alla precedente istanza, ribadendo che il piano regolatore
revisionato gli ha sottratto qualsiasi possibilità di intervento edificatorio
se non di carattere conservativo, provocando una restrizione particolarmente
grave del suo diritto di proprietà e, di riflesso, un esproprio materiale,
indennizzabile anche in ossequio al principio della parità di trattamento.

RI 1 ha criticato in particolare il
Tribunale di espropriazione per aver esaminato la situazione odierna sulla
scorta di soli criteri matematici, riferiti alla superficie utile lorda (SUL)
attualmente edificabile in via teorica. In realtà - ha soggiunto l'insorgente -
è impensabile che la proprietà possa accogliere le 21 case unifamiliari
realizzabili grazie alla SUL disponibile di mq 4283.80, vuoi perché la
superficie effettivamente edificabile e la morfologia delle particelle non lo
consentono, vuoi perché i fondi non si prestano ad un insediamento intensivo e di
scarso pregio (case a schiera). I vincoli imposti riducono insomma in modo
sostanzioso le possibilità di sfruttamento del possedimento, generando indiscutibilmente
espropriazione materiale. Secondo i calcoli allestiti dal consulente di parte
arch. __________, l'indennizzo dovuto ammonta a fr. 513'800.-, corrispondenti al
valore residuo (fr. 200.- il mq) dell'area di rispetto di complessivi mq 2'569
istituita sulla parte più pregiata della proprietà.

 

 

                                  F.   Il
Tribunale di espropriazione ha proposto la reiezione del gravame e la
conseguente conferma della sentenza impugnata riconfermandosi nelle motivazioni
ivi contenute.

Ad identica conclusione è pervenuto ilCO 1

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva del
ricorrente e la tempestività dell'impugnativa sono date dagli art. 50 cpv. 1 e
3 della legge di espropriazione dell'8 marzo 1971 (Lespr; RL 7.3.1.1), nonché 13
e 43 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966
(LPamm; RL 3.3.1.1) grazie al rinvio di cui all'art. 70 Lespr.

Il gravame è pertanto ricevibile in ordine e
può essere deciso sulla base delle tavole processuali senza procedere all'assunzione
delle prove (sopralluogo, perizia giudiziaria) notificate dal ricorrente, insuscettibili
di apportare al Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi rilevanti per la
decisione che è chiamato a rendere. La situazione dei luoghi gli è
perfettamente nota ed emerge chiaramente dai documenti (mappe, planimetrie,
fotografie) versati agli atti. Quanto alla perizia, nel caso di specie l'accertamento
dell'espropriazione materiale rivendicata dall'insorgente non impone valutazioni
tecniche straordinarie al punto da imporre il conferimento di un mandato ad uno
specialista esterno (art. 18 cpv. 1 LPamm). 

 

 

                                   2.   2.1.
Giusta l'art. 26 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), di tenore sostanzialmente
corrispondente all'art. 22 ter cpv. 3 vCost., in caso di restrizione della
proprietà equivalente a una espropriazione è dovuta piena indennità. Il
medesimo principio è stato ripreso e ancorato nella LPT (art. 5 cpv. 2), la
quale non contiene però alcuna indicazione sostanziale sulla nozione d'espropriazione
materiale; sarebbe stato infatti problematico dotare questo istituto di una
veste legale, considerata la sua continua evoluzione dottrinale e
giurisprudenziale (DFGP/UPT, Commento
LPT, Berna 1981, pag. 50).

La legge rinvia dunque alla giurisprudenza
del Tribunale federale, che ha coniato il concetto di espropriazione materiale
nel 1941 (STF 18 luglio 1941 in re Wettstein) e lo ha affinato negli anni
seguenti, fino a giungere alla formulazione attuale inaugurata con la
celeberrima sentenza Barret (DTF 91 I 329). Secondo questa definizione, vi è
espropriazione materiale quando l'uso attuale o il prevedibile uso futuro di
una cosa è vietato o limitato in modo particolarmente grave, così che il
proprietario è privato di una delle facoltà essenziali derivanti dal diritto di
proprietà; una limitazione di minor importanza può ugualmente costituire espropriazione
materiale, se essa colpisce uno solo o un numero limitato di proprietari in
modo tale che - fosse negato loro l'indennizzo - essi dovrebbero sopportare un
sacrificio eccessivamente gravoso e tale da violare il principio d'uguaglianza
(teoria del "Sonderopfer"). In ambo i casi premessa al riconoscimento
di qualsiasi indennità è l'idoneità del fondo colpito ad essere oggetto di
sfruttamento edilizio in un prossimo futuro (vedi da ultimo DTF 131 II 151 consid.
2.1. e giurisprudenza ivi richiamata).

 

                                         2.2. Dottrina
e giurisprudenza suddividono in tre categorie le misure che ipoteticamente
possono provocare un'espropriazione materiale: le restrizioni di carattere
pianificatorio che privano il proprietario della facoltà di edificare, quelle
che invece lo limitano soltanto nell'esercizio di tale prerogativa e, infine,
le misure di polizia. Alla prima tipologia appartengono la mancata attribuzione
di un fondo alla zona edificabile e il dezonamento, alla seconda interventi
quali la riduzione dei parametri edificatori, il cambiamento della destinazione
nel contesto di una zona edificabile, i piani di allineamento, il divieto
temporaneo di edificare a seguito dell'istituzione di una zona di
pianificazione e l'obbligo di conservazione della sostanza edilizia esistente (cfr.
Piermarco Zen-Ruffinen/Christine
Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation,
Berne 2001, n. 1455 segg.; Jörg
Leimbacher, Planungen und materielle Enteignung, Schriftenfolge VLP Nr. 63,
Bern 1995, pag. 26 segg.).

 

2.3. In presenza di vincoli parziali, ovvero
quando una restrizione della proprietà interessa solo parte di un fondo, per
accertarne la gravità - requisito primo e più importante affinché la
restrizione sia costitutiva di un'espropriazione materiale - bisogna di regola
considerare gli effetti spiegati dalla restrizione sull'intera particella, rispettivamente
sul complesso dei fondi contigui in mano allo stesso proprietario. L'avverarsi
di un'espropriazione materiale deve infatti essere negato quando una limitazione
della proprietà lascia intatta la possibilità di continuare ad utilizzare il possedimento
fondiario colpito secondo la sua destinazione in maniera economicamente
adeguata: ad esempio quando un dezonamento concerne solo un quarto di una particella
oppure un divieto di costruzione si estende solo su di un terzo della sua superficie
(DTF 114 Ib 112 consid. 6; RDAT II-1994 n. 63 in initio). La prassi riserva tuttavia la possibilità di scostarsi dalla regola generale quando
questa condurrebbe a soluzioni inique. Può segnatamente essere il caso quando
la superficie di un fondo colpito da un divieto di costruzione parziale si
presta ad uno sfruttamento edilizio autonomo (RDAT
II-1997 n. 53, Enrico Riva, Haupt-fragen
der materiellen Enteignung, Bern 1990, pag. 268 segg.).

 

2.4. Le restrizioni della proprietà che non
impediscono, ma limitano soltanto lo sfruttamento edilizio, non integrano gli
estremi di un'espropriazione materiale se lasciano intatta la possibilità di continuare
ad utilizzare il fondo interessato in maniera economicamente appropriata (DTF 123
II 481 consid. 6d e rinvii). In particolare, costituisce una limitazione
parziale della proprietà un vincolo che va a gravare un fondo già edificato
adeguatamente, inibendo soltanto la realizzazione di nuove costruzioni senza
pregiudicare l'impiego della sostanza edilizia esistente. Se gli edifici presenti
garantiscono un'utilizzazione del fondo economicamente razionale, non vi è espropriazione
materiale (DTF 117 Ib 262, consid 2a, 115 Ia 373 consid. 3a). Lo stesso dicasi
dei piani di allineamento, che di norma non comportano restrizioni abbastanza
gravi da provocare esproprio di tipo materiale (DTF 109 Ib 116 consid. 3b), neppure
se precludono la costruzione su un quarto di un terreno ed il resto permane ragionevolmente
edificabile (DTF 110 Ib 359 consid. 2b). Caso contrario non è escluso il riconoscimento
di un'indennità, ma occorre che alla data decisiva il proprietario potesse
oggettivamente contare sul fatto che un buon utilizzo economico del suo fondo
sarebbe stato realizzabile con grande probabilità in un prossimo futuro (Leimbacher, op. cit., pag. 73).

 

 

                                   3.   Di norma,
il momento determinante per stabilire se la fattispecie integra gli estremi di
un'espropriazione materiale è quello in cui diviene vincolante il provvedimento
che comporta la restrizione della proprietà (DTF 121 II 417 consid. 3d). La
legislazione cantonale (cfr. art. 39 cpv. 1 LALPT) prevede che il piano regolatore
entra in vigore con l'approvazione del Consiglio di Stato. L'approvazione è
condizione di validità e ha effetto costitutivo. Così è da oltre trent'anni,
atteso che l'art. 25 cpv. 1 dell'or abrogata LE 1973 conferiva all'atto di
approvazione del piano regolatore le stesse prerogative della legge vigente.

In casu, la sussistenza di un'eventuale
espropriazione materiale deve essere quindi apprezzata secondo le circostanze
di fatto e di diritto esistenti nel febbraio del 1998, allorquando è stata approvata
la revisione del piano regolatore di __________ che ha conferito ai mapp. __________
il complesso assetto pianificatorio illustrato al punto B di narrativa.

 

 

                                   4.   4.1. I
mappali __________ formano un'unità economica urbanizzata. Nel 1981 sono stati collocati
interamente in zona R2a e con una superficie di 10'559 mq (= 3'050.70 mq di SUL,
dedotta la casa al mapp. 392) avrebbero potuto teoricamente accogliere,
seguendo i ragionamenti sviluppati dal ricorrente, 15 case unifamiliari a due
piani (massimo concesso dalla NAPR dell'epoca; cfr. art. 52) aventi una SUL di ca.
200 mq ognuna. Questo sull'area disponibile di 10'249 mq, in aggiunta alle cinque
costruzioni già esistenti sulla proprietà. All'epoca si sarebbe anche potuto liberare
i terreni da ogni manufatto e riedificarli totalmente previo allestimento di un
progetto adeguato alle peculiarità della collina di __________.

I vincoli apposti nel 1998 hanno ridotto la
superficie computabile a fini edificatori - dedotta la porzione del mapp. __________
nel frattempo ceduta a terzi - a mq 9'173, comprensivi dell'area di stacco (art.
34 cpv. 4 NAPR 1998). Applicati ad ogni settore i relativi indici di
sfruttamento, superiori a quello unico vigente in precedenza, si ottiene una
SUL di 4'345.80 mq (dedotta quella di 117 mq dello stabile al mapp. __________),
grazie alla quale sono ipoteticamente realizzabili 15 case di tre piani di 96.5
mq l'uno su uno spazio libero effettivamente utilizzabile di 6'490 mq. Questa
superficie non comprende evidentemente né il comparto Cp3 (mq 1'220 su un
totale di mq 10'455 = 11.5%), che ospita quattro fabbricati rurali suscettibili
di rinnovazione e di cambiamento di destinazione (con la possibilità addirittura
di eseguire interventi più incisivi se ritenuti atti a valorizzare
l'insediamento; vedi art. 40 cpv. 4 NAPR), né le aree di rispetto (mq 2'569), i
cui indici possono essere tuttavia trasferiti sulla porzione edificabile della
proprietà.

Questi dati indicano che nel suo complesso
lo statuto pianificatorio approvato nel 1998 non ha pregiudicato in maniera
insostenibile lo sfruttamento della proprietà __________. Certo, le restrizioni
in vigore permettono interventi di principio solo conservativi su una parte
marginale del complesso fondiario (Cp3) e obbligano a concentrare
l'edificazione in settori del possedimento che dal profilo squisitamente panoramico
possono essere considerati meno pregevoli del pendio rivolto verso il __________
gravato dall'area "di stacco". Le porzioni della proprietà
effettivamente edificabili non sono però di qualità scadente e non presentano
una orografia tale da rendere problematico o economicamente insostenibile l'insediamento
di unità abitative a tre piani. Il declivio a valle dell'abitazione al mapp. __________
non ha nulla da invidiare al versante sud-occidentale del promontorio e il
limite di altezza delle costruzioni ivi realizzabili (cfr. art. 44 cpv. 5 NAPR)
torna a vantaggio del ricorrente stesso nella misura in cui salvaguarda al
meglio la vista di cui egli beneficia dalla propria dimora. Anche l'area
settentrionale e occidentale del mapp. __________ ha i suoi pregi; offre una
vista aperta verso la __________, le montagne del __________ e il Monte __________
e laddove si presenta pianeggiante può essere edificata più facilmente e a
costi inferiori dei ripidi fianchi della collina di __________.

Alla luce di simili emergenze il verificarsi
di un caso di espropriazione materiale è da escludere per due ordini di ragioni.
Innanzi tutto perché i controversi vincoli hanno lasciato intatta la possibilità
di usare in modo economicamente ragionevole il possedimento (inteso quale unità
composta dai mapp. __________) e nel complesso non ne hanno pregiudicato l'uso
in misura tale da privare il proprietario di una della facoltà discendenti dal
suo diritto di proprietà; lo hanno tutt'al più limitato nell'esercizio di detto
diritto, ma non con una incidenza talmente grave ed insopportabile, da far
insorgere un'espropriazione materiale. Secondariamente, perché le misure pianificatorie
non hanno mortificato alcuna concreta aspirazione di edificazione del ricorrente,
che da decenni possiede e abita il complesso fondiario senza aver mai manifestato
l'intenzione di sfruttarlo in maniera diversa (RDAT II-1996 n. 46). Questa scelta
potrebbe anche essere stata fatta a ragion veduta nell'intento di salvaguardare
un'ampia zona verde di respiro e di visuale attorno alla villa padronale,
dimenticando però che ad un eventuale ripensamento avrebbero potuto poi opporsi
modifiche di piano regolatore, come accaduto nella realtà con la revisione del
1998. Nessun proprietario può infatti contare sul fatto che un determinato
terreno resterà definitivamente nella zona edificabile o che le sue possibilità
edificatorie rimarranno immutate nel tempo (in tal senso Leimbacher, op. cit., pag. 21 e
giurisprudenza ivi citata). 

 

4.2. In tema di sacrificio particolare,
basterà ricordare che la giurisprudenza ne fa dipendere l'esistenza dalla
elevata possibilità di attuazione dell'aspettativa edilizia in un prossimo
futuro (DTF 119 Ib 147 consid. 6; 112 Ib 492 consid. 8). Negata la sussistenza
di questo presupposto in virtù delle considerazioni illustrate in precedenza,
dev'essere di riflesso escluso il riconoscimento di un'indennità di
espropriazione materiale fondata sulla teoria del "Sonderopfer".
D'altro canto, altri proprietari di fondi siti nel comprensorio di __________
hanno dovuto sopportare limitazioni dei loro diritti di intensità quantomeno analoga,
in particolare tutti coloro che posseggono costruzioni incluse in zona Cp o fondi
parzialmente colpiti da vincoli di stacco giusta l'art. 34 NAPR. Neppure il
fatto che taluni proprietari hanno beneficiato di un incremento degli indici
senza subire restrizioni viola il principio dell'uguaglianza giuridica nel
senso prospettato dal ricorrente. La pianificazione del territorio, per la sua
stessa natura, implica spesso l'adozione di misure per certi versi discriminatorie,
che tuttavia non infrangono precetti costituzionali se si fondano come nel caso
di specie su criteri oggettivi e ragionevoli, riconducibili ad una corretta
applicazione degli art. 1 e 3 LPT (Adelio
Scolari, Commentario, Cadenazzo 1996, n. 161 ad art. 28 LALPT).

Se ne deve dedurre, insieme al Tribunale di
espropriazione, che nel 1998 le limitazioni di cui sono state oggetto le part. __________
di __________ non hanno generato un esproprio materiale suscettibile di
tradursi nell'assegnazione dell'indennizzo rivendicato dal ricorrente. 

 

 

                                   5.   Stante quanto
precede, il ricorso deve essere respinto con la conseguente conferma del
giudizio querelato.

                                         La tassa
di giudizio segue la soccombenza dell'insorgente (art. 28 LPamm per il rinvio
dato dall'art. 50 cpv. 3 Lespr).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 26 Cost.; 1, 3, 5, 17, 19, 26 LPT; 37,
39 LALPT; 39, 50, 70 Lespr; 18, 28, 43 LPamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

                                   2.   La tassa di
giudizio di 4'000.- è posta a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso in materia di diritto
pubblico, entro il medesimo termine è ammesso il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale (art. 113 segg. LTF).

 

	
   

                                     4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  patr. dall' 

   

   

   

  	 

	
   

  	
   

  
				

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario