# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 73442e58-895a-55bd-a765-b9e36172fd76
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-02-09
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 09.02.2016 RR.2015.199
**Docket/Reference:** RR.2015.199
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2015-199_2016-02-09

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).

Sentenza del 9 febbraio 2016 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliera Susy Pedrinis Quadri  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Sabrina Gendotti,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2015.199 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

 

 

A. In data 13 giugno 2014 (v. act. 1.4) e 15 luglio 2014 (v. act. 1.3), in seguito a 

quattro rogatorie presentate nel 2013, la Procura della Repubblica presso il 

Tribunale di Venezia ha presentato alla Svizzera una domanda d'assistenza 

giudiziaria nell'ambito di un procedimento penale avviato nei confronti, tra gli 

altri, di B. e C. per i reati, secondo quanto esposto nella seconda rogatoria, di 

corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, dichiarazione fraudolenta 

mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed emis-

sione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (v. act. 1.3 pag. 9 e 

segg.). Secondo l'attività investigativa svolta in Italia gli indagati avrebbero oc-

cultato somme ricavate dai summenzionati reati intestando beni mobili ed im-

mobili a terzi (prestanome). Parte di queste somme sarebbero, secondo 

quanto emerso dalle indagini italiane, state trasferite su conti bancari in Sviz-

zera. L'autorità rogante chiede la documentazione bancaria a partire dal 1° 

gennaio 2006 dei conti legati a C. e a B. o a società a loro riconducibili per 

poter ricostruire come siano stati riciclati i proventi dei reati commessi dagli 

imputati, oggetto del procedimento italiano.  

 

 

B. Il 7 agosto 2014 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato 

l'esecuzione della predetta commissione rogatoria al Ministero pubblico della 

Confederazione (in seguito: MPC; v. act. 1.2 pag. 2). 

 

 

C. Mediante la domanda di assistenza giudiziaria complementare del 26 novem-

bre 2014 (v. act. 1.5), l'autorità italiana ha chiesto, ad integrazione della do-

manda del 13 giugno 2014, l'acquisizione della documentazione bancaria ine-

rente, tra le altre, alla relazione n. 1 presso la banca D. SA, denominata E., 

intestata a tale A. 

 

 

D. Con decisione di entrata nel merito del 10 dicembre 2014 il MPC ha dato se-

guito alla richiesta, ordinando in sostanza la trasmissione della documenta-

zione completa, gli estratti conto e di deposito, gli avvisi d'accredito o d'adde-

bito, i mandati di bonifico, gli assegni, i giustificativi del traffico dei pagamenti 

automatico, la corrispondenza e i memorandum inerenti al suddetto conto, im-

ponendo alla banca il divieto di comunicare (v. act. 1.6), divieto poi revocato il 

20 maggio 2015 (v. act. 1.2 pag. 2). 

 

 

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E. In data 2 giugno 2015 il MPC ha emanato la propria decisione di chiusura 

ordinando la trasmissione all'autorità competente dei documenti relativi al 

summenzionato conto (v. act. 7.2).  

 

 

F. Il 2 luglio 2015 l'interessato ha interposto ricorso avverso la decisione di chiu-

sura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, chie-

dendo in via principale l'annullamento della stessa con conseguente non tra-

smissione della documentazione bancaria relativa alla summenzionata rela-

zione e, in via subordinata, la sospensione della procedura di ricorso con il 

rinvio al MPC per la cernita dei documenti bancari in presenza della parte ri-

corrente (v. act. 1). 

 

 

G. A conclusione della sua risposta del 20 luglio 2015, il MPC ha chiesto di re-

spingere il ricorso nella misura della sua ammissibilità (v. act. 7). Con osser-

vazioni del 24 luglio 2015 l'UFG ha formulato analoga conclusione (v. act. 8). 

 

 

H. Con replica del 17 agosto 2015, trasmessa per conoscenza al MPC e all'UFG, 

il ricorrente si è in sostanza riconfermato nelle proprie argomentazioni 

(v. act. 12). 

 

 

Le ulteriori argomentazioni verranno riprese, nella misura del necessario, nei 

successivi considerandi in diritto.  

 

 

 

 Diritto: 

 

1.  

1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-

ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la 

Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza giudiziaria 

internazionale. 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana 

e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea 

di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore 

il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e 

agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-

diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), 

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nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Conven-

zione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo 

non pubblicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e estra-

dizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo è anche la 

Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di 

reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settem-

bre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS 0.311.53). 

Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazio-

nale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto prin-

cipio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in 

materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa 

ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-

svizzero; DTF 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 

3.1; 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il 

principio di favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto 

internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-

svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 con-

sid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. M. DANGUBIC/T. KESHELAVA, Commentario basilese, Inter-

nationales Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al 

precedente considerando. 

 

1.4 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura, il ri-

corso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Il 

ricorrente è titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata 

ed è di conseguenza legittimato a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a 

lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 

128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 

 

2. L'insorgente lamenta innanzitutto una violazione del suo diritto di essere sen-

tito. Egli sostiene di non aver potuto partecipare alla procedura in questione, 

siccome né la decisione di entrata nel merito né quella di chiusura gli sareb-

bero state comunicate per tempo da parte dell'autorità. Per la stessa ragione 

non sarebbe avvenuta una cernita in contraddittorio.  

 

2.1 Il diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. contempla la facoltà 

per l'interessato, tra l'altro, di prendere conoscenza del fascicolo processuale, 

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di esprimersi sugli elementi pertinenti prima che una decisione relativa alla sua 

situazione giuridica sia resa, di presentare prove pertinenti, di ottenere che sia 

dato seguito alle sue offerte di prove pertinenti, di partecipare all'assunzione 

delle prove essenziali o, perlomeno, di esprimersi sul loro risultato allorquando 

ciò può avere un influsso sulla decisione che verrà resa (DTF 124 II 132 consid. 

2b e riferimenti citati). Secondo la giurisprudenza, l'autorità di esecuzione, 

dopo aver concesso al detentore della documentazione la possibilità di addurre 

i motivi che si opporrebbero alla trasmissione di determinati atti e la facoltà di 

partecipare alla necessaria cernita, ha l'obbligo di motivare accuratamente la 

decisione di chiusura (DTF 130 II 14 consid. 4.4 pag. 18). Essa non potrebbe 

infatti ordinare in modo acritico e indeterminato la trasmissione dei documenti, 

delegandone tout court la selezione agli inquirenti esteri (DTF 127 II 151 con-

sid. 4c/aa pag. 155; 122 II 367 consid. 2c; 112 Ib 576 consid. 14a pag. 604). 

Questo compito spetta all'autorità svizzera d'esecuzione che, in assenza di un 

eventuale consenso all'esecuzione semplificata (art. 80c AIMP), prima di ema-

nare una decisione di chiusura, deve impartire alle persone toccate giusta 

l'art. 80h lett. b AIMP e art. 9a OAIMP un termine per addurre riguardo ad ogni 

singolo documento gli argomenti che secondo loro si opporrebbero alla conse-

gna. Questo affinché esse possano esercitare in maniera concreta ed effettiva 

il loro diritto di essere sentite (v. art. 30 cpv. 1 PA richiamato l'art. 39 cpv. 2 

lett. b LOAP), secondo modalità di collaborazione comunque rispettose del 

principio della buona fede (art. 5 cpv. 3 Cost.; P. L. KRAUSKOPF / 

K. EMMENEGGER, in: B. Waldmann/P. Weissenberger, Praxiskommentar 

VwVG, Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, n. 54 ad art. 12). La cernita deve aver 

luogo anche qualora l'interessato rinunci ad esprimersi (DTF 130 II 14 consid. 

4.3 e 4.4; 126 II 258 consid. 9b/aa pag. 262; cfr. anche DTF 127 II 151 consid. 

4c/aa; R. ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pé-

nale, 4a ediz., Berna 2014, n. 484, 724-725; P. DE PREUX, L'entraide interna-

tionale en matière pénale et la lutte contre le blanchiment d'argent, SJZ 

104/2008, n. 2 pag. 34). 

 

Il diritto di essere sentito viene concretizzato nell’ambito dell’assistenza giudi-

ziaria internazionale agli art. 29 e segg. PA richiamato l’art. 12 cpv. 1 AIMP 

(R. ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). Esso è di natura formale (DTF 126 I 19 con-

sid. 2d/bb pag. 24; 125 I 113 consid. 3; M. ALBERTINI, Der verfassungsmässige 

Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staa-

tes, tesi di laurea, Berna 2000, pag. 449 con rinvii). Una violazione di questo 

diritto fondamentale da parte dell’autorità d’esecuzione non comporta comun-

que automaticamente l’accoglimento del gravame e l’annullamento della deci-

sione impugnata. Secondo la giurisprudenza e la dottrina una violazione del 

diritto di essere sentito può essere sanata, se la persona toccata ottiene la 

possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità di ricorso, la quale, 

come nella fattispecie la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 

dispone del medesimo potere d’esame dell’autorità d’esecuzione stessa 

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(v. DTF 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 

1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3 nonché 1A.54/2004 del 

30 aprile 2004; TPF 2008 172 consid. 2.3; R. ZIMMERMANN, op. cit., n. 472). 

Anche in presenza di una violazione grave del diritto di essere sentito, il Tribu-

nale federale ha già ritenuto ammissibile prescindere da un rinvio all'autorità 

inferiore allorquando questo costituirebbe una mera formalità, provocando un 

ritardo inutile nella procedura, incompatibile con l'interesse della parte interes-

sata ad un'evasione celere della sua causa (DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; 133 

I 201 consid. 2.2). La riparazione del vizio deve tuttavia, segnatamente in pre-

senza di violazioni particolarmente gravi, rimanere l'eccezione, non fosse altro 

perché la concessione successiva del diritto di essere sentito costituisce so-

vente solo un surrogato imperfetto dell'omessa audizione preventiva. La pos-

sibilità della sanatoria, che tiene conto della necessità di un'esecuzione celere 

della domanda rogatoriale giusta l'art. 17a AIMP e dell'economia procedurale, 

non deve inoltre essere interpretata dall'autorità d'esecuzione come un invito 

a violare i diritti processuali della persona toccata (sentenza del Tribunale fe-

derale 1C_560/2011 del 20 dicembre 2011, consid. 2.2). Una riparazione entra 

in linea di considerazione solo se la persona interessata non abbia a subire 

pregiudizio dalla concessione successiva del diritto di essere sentito, rispetti-

vamente dalla sanatoria (DTF 129 I 129 consid. 2.2.3). In nessun caso, co-

munque, può essere ammesso che l'autorità pervenga attraverso una viola-

zione del diritto di essere sentito ad un risultato che non avrebbe mai ottenuto 

procedendo in modo corretto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1). 

 

2.2 Nella fattispecie, il MPC ha comunicato la decisione di entrata nel merito alla 

banca D. SA, presso la quale era sita la relazione bancaria intestata al ricor-

rente, imponendole in un primo tempo un divieto di informare gli interessati 

(v. act. 1.6 pag. 4). Sempre a questo istituto bancario è stata comunicata la 

revoca del divieto di informazione relativamente alle misure di assistenza. Que-

sta comunicazione è avvenuta, secondo quanto affermato dal MPC e non con-

testato dalla controparte, il 20 maggio 2015 (v. act. 1.2 pag. 2 in fine). La deci-

sione di chiusura contestata fa data del 2 giugno 2015, ossia oltre una decina 

di giorni dopo. Occorre in proposito ricordare che l'autorità d'esecuzione non 

notifica le proprie decisioni all'estero (v. art. 80m AIMP; art. 9 OAIMP; sentenza 

del Tribunale federale 1A.221/2002 del 25 novembre 2002, consid. 2.6) per cui 

in detti casi è sufficiente che la decisione venga intimata all'istituto di credito 

presso cui era sita la relazione bancaria (v. DTF 136 IV 16 consid. 2.2); in 

particolare, in presenza di una convenzione di "fermo-banca", la decisione è 

considerata notificata al cliente a partire dal momento in cui la decisione viene 

depositata nell'incarto "fermo-banca" (DTF 124 II 124 consid. 2; sentenza del 

Tribunale federale 1C_345/2009 del 10 settembre 2009, consid. 3.4; sentenza 

del Tribunale penale federale RR.2011.3 del 21 marzo 2011, consid. 3.2). In 

simili evenienze, incombe perciò all'istituto bancario di rendere attento il cliente 

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alla misura di assistenza non appena ne è venuto a conoscenza, rispettiva-

mente non appena è venuto meno il divieto di informazione giusta l'art. 80b 

cpv. 2 lett. a AIMP. 

 

Nel caso concreto, il ricorrente non ha domicilio in Svizzera ed è stata pattuita 

una convenzione di "fermo-banca" (v. act. 7.5 prima pagina): va dunque con-

siderato che la notifica sia avvenuta al momento in cui la banca D. SA ha 

ricevuto comunicazione della revoca del divieto di informazione, ossia merco-

ledì 20 maggio 2015. In pratica, il MPC ha atteso oltre una decina di giorni 

dalla revoca del divieto di informazione per emanare la decisione di chiusura. 

Si tratta certo di un termine breve, ma comunque rispondente agli obblighi di 

celerità giusta l'art. 17a AIMP e non tale da rendere impossibile una parteci-

pazione da parte del ricorrente alla procedura di assistenza (v. sentenze del 

Tribunale penale federale RR.2015.139 del 16 ottobre 2015, consid. 2.5; 

RR.2014.243 del 2 dicembre 2014, consid. 3.2 non pubblicata in TPF 2014 

140; RR.2012.91-92 del 18 luglio 2012, consid. 2.2). Il fatto che, nel caso con-

creto, al momento dell'emanazione della decisione di chiusura il ricorrente non 

fosse ancora informato dell'esistenza di richieste di misure di assistenza, né 

abbia avuto completo accesso agli atti e facoltà di esprimersi durante la pro-

cedura di esecuzione della commissione rogatoria in esame, non può invali-

dare l'operato dell'autorità elvetica, la quale poteva in buona fede contare in 

una comunicazione immediata da parte della banca al suo cliente. L'autorità 

d'esecuzione afferma inoltre di aver proceduto all'analisi della documenta-

zione bancaria richiesta e in effetti ha ordinato la trasmissione solo dei docu-

menti ritenuti di utilità potenziale per l'autorità estera (v. act. 7 pag. 3), la quale 

ha peraltro indicato con precisione la documentazione necessaria per le pro-

prie indagini (v. infra consid. 3). In ogni caso, nell'ambito della presente pro-

cedura di ricorso, dinanzi ad un'autorità dotata di un pieno potere cognitivo in 

fatto e in diritto, l'insorgente ha potuto consultare gli atti bancari (v. act. 11) e 

ha avuto la possibilità di esprimersi compiutamente sui medesimi. Pertanto, 

un'eventuale violazione del predetto diritto sarebbe stata comunque sanata 

dal presente procedimento (v. DTF 124 II 132 consid. 2d). Tanto più che il 

ricorrente, nei suoi memoriali, si limita ad esprimersi in maniera generica su 

tale questione, non spiegando per quale motivo l'asserito vizio non avrebbe 

potuto essere sanato nel quadro della presente procedura di ricorso (v. sen-

tenze del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.2 

e 2.3; 1A.160/2003 del 10 settembre 2003, consid. 2.1, 2.2 e 2.3). Le censure 

del ricorrente in questo ambito vanno dunque respinte.  

 

 

3. Il ricorrente si duole inoltre della violazione del principio di proporzionalità, in 

quanto non vi sarebbe connessione tra la relazione bancaria oggetto della ro-

gatoria in questione e i fatti per i quali procedono le autorità italiane.  

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3.1 Per quanto concerne la pertinenza della documentazione in oggetto per le in-

dagini estere, occorre rilevare che la questione di sapere se le informazioni 

richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o utili per 

il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento 

delle autorità richiedenti. Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per 

pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sosti-

tuirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 

81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata 

solo se il principio della proporzionalità sia manifestamente disatteso (DTF 120 

Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.18 del 

21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 2007 57) o se la domanda 

appaia abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far pro-

gredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre, 

da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni su conti 

bancari nell'ambito di procedimenti come quello qui in esame, esse necessi-

tano di regola di tutti i documenti, perché debbono poter individuare il titolare 

giuridico ed economico dei conti eventualmente foraggiati con proventi illeciti, 

per sapere a quali persone o entità giuridiche possano essere ricollegati 

(DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b 

e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007, con-

sid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 1A.195/2005 del 

1° settembre 2005 in fine; sull'utilità dei documenti d'apertura di un conto 

v. sentenza del Tribunale federale 1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 3.2; 

cfr. anche DTF 130 II 14 consid. 4.1). La trasmissione dell'intera documenta-

zione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari 

(DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale fede-

rale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4). Si tratta di una maniera 

di procedere necessaria, se del caso, ad accertare anche l'estraneità delle per-

sone interessate (DTF 129 II 462 consid. 5.5; sentenze del Tribunale federale 

1A.182/2006 del 9 agosto 2007, consid. 2.3 e 3.2; 1A.52/2007 del 20 luglio 

2007, consid. 2.1.3; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 

1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; 1A.79/2005 del 27 aprile 2005, 

consid. 4.1). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limitato alla cosid-

detta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa 

soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedi-

mento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c pag. 264; 122 II 367 con-

sid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la cosiddetta fishing 

expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca generale ed in-

determinata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza che esistano 

pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 65 consid. 

6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo modo di procedere non è consentito in ambito 

di assistenza internazionale sia alla luce del principio della specialità che di 

quello della proporzionalità. Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto che 

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è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 Ib 

257 consid. 5c). 

3.2 Nella fattispecie, l'autorità rogante ha ritenuto necessario acquisire la docu-

mentazione bancaria relativa, tra gli altri, al conto E. Con la più recente richie-

sta rogatoriale del 26 novembre 2014 l'autorità italiana ha dichiarato che "dalla 

ulteriore disamina della documentazione pervenuta relativa alla relazione ban-

caria 2 intestata alla F. Ltd Inc. Panama presso la banca D. SA sono stati rite-

nuti di interesse i seguenti conti correnti: […] E. 1 […]" nominando oltre a ciò 

specifiche transazioni che rivestirebbero un particolare interesse per l'indagine 

italiana (v. act. 1.5 pag. 3 e 5). L'autorità estera ha quindi indicato puntualmente 

i mezzi di prova in questione nella propria domanda integrativa del 26 novem-

bre 2014, richiedendone formalmente la trasmissione. Essa ha a tal proposito 

indicato nelle proprie rogatorie l'esistenza di prove che permettono di collegare 

la società F. Ltd Inc. con i fatti oggetto dell'indagine italiana.  

L'autorità rogante afferma che, da un'indagine concernente reati fiscali com-

messi da cittadini italiani e dall'analisi della documentazione fornita dalle auto-

rità svizzere in ambito di precedenti commissioni rogatorie, è risultato che, con 

mezzi fraudolenti, costoro abbiano predisposto un sistema di frode dell'erario 

mediante false fatturazioni. Le indagini italiane avrebbero poi permesso di sco-

prire e dimostrare che i capitali risultati dalla frode fiscale sarebbero in seguito 

stati impiegati per il pagamento di tangenti e per la corruzione di pubblici uffi-

ciali. Le indagini vertono ora sulla ricerca dei beni e degli investimenti, ottenuti 

dai pubblici ufficiali in cambio dei loro illeciti comportamenti e frutto della frode 

fiscale, che sarebbero stati riciclati mediante l'intestazione a soggetti terzi che 

fungono da prestanome. Dalle indagini italiane è emerso come buona parte dei 

proventi di questi reati sarebbero stati investiti negli Emirati arabi mediante l'u-

tilizzo di conti svizzeri e in particolare del conto corrente 3, intestato alla F. Ltd 

Inc. presso la banca D. SA, sul quale sarebbero state raccolte le provviste di 

tutti gli investitori. Dalle indagini risulterebbe inoltre chiaramente C. come figura 

centrale per l'occultamento dei proventi dei reati (v. act. 1.4 pag. 5 e segg.; 1.3 

pag. 5 e segg.). Tra le società utilizzate da quest'ultimo per le operazioni di 

riciclaggio figurerebbero, tra le altre, la G. S.A. e la F. Ltd Inc. (v. act. 1.4 pag. 

13). Sul conto di quest'ultima sarebbero confluiti molti "giroconti", spesso con 

causali che fanno esplicito riferimento a conti correnti intestati ad altri soggetti 

i cui nominativi sono stati utilizzati da C. quali prestanome per le operazioni in 

Italia (v. act. 1.4 pag. 8).  

In concreto, dagli atti emergono poi diverse operazioni che hanno toccato la 

relazione bancaria E. intestata al qui ricorrente e che sono connesse con la 

fattispecie descritta in rogatoria.  

- 10 - 
 
 

Innanzitutto dall'estratto del summenzionato conto risultano pagamenti in fa-

vore di H. (v. per esempio EUR 20'000.-- il 21 febbraio 2007; act. 7.5 pag. MPC 

07-07-04-0069). Quest'ultimo, noto anche con il nome di I., è il presidente delle 

società G. S.A. e F. Ltd Inc. (v. act. 1.4 pag. 9, 12 e 16) e possiede inoltre una 

procura amministrativa per intermediari finanziari sul conto oggetto della roga-

toria (v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0001, 0006 e 0012).  

In aggiunta a ciò, dalla documentazione bancaria inerente il conto E. risaltano 

svariate transazioni con le sopraccitate società e altre persone coinvolte nell'in-

dagine italiana. Ad esempio sul summenzionato conto sono stati addebitati in 

favore della G. S.A. EUR 131'600.-- in data 11 aprile 2007 (v. act. 7.5 pag. 

MPC 07-07-04-0016 e 0072 e segg.), EUR 129'181.39 (USD 175'000.--) in 

data 25 aprile 2007 (v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0016, 0079 e segg.), EUR 

128'681.67 (USD 175'000.--) in data 31 luglio 2007 (v. act. 7.5 pag. MPC 07-

07-04-0018, 0083 e segg.) e USD 175'000.-- il 24 gennaio 2008 (v. act. 7.5 

pag. MPC 07-07-04-0032, 0087 e segg.). Si osserva inoltre che, in merito ad 

alcuni di questi pagamenti, sull'ordine di addebito compare il nome di J., an-

ch'egli implicato nei fatti oggetto della rogatoria (si veda per esempio "la prego 

di voler trasferire entro il 31/7/07 dollari 175'000 dal conto E. 4 secondo indi-

cazioni del Dott. J. a G. S.A. […]"; v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0086; v. an-

che 0082 e 0091 ). Questi sarebbe, secondo quanto emerso dalle indagini ita-

liane, una delle persone utilizzate da C. per le movimentazioni estere dei profitti 

illeciti ottenuti (v. act. 1.4 pag. 13). Anche in favore della F. Ltd Inc. si possono 

notare addebiti sul conto E., per esempio di EUR 10'500.-- l'11 aprile 2007 (v. 

act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0016, 0076 e segg.), USD 59'500.-- il 24 gennaio 

2008 (v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0032, 0082 e seg.) e EUR 78'000.-- in 

data 6 febbraio 2008 (v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0020, 0094 e segg.). 

Quale motivo di quest'ultimo pagamento si legge oltretutto "somma destinata 

alla K." (v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0094). In merito si osserva che all'au-

torità rogante risulta che C. abbia poteri di rappresentanza nei rapporti con le 

autorità fiscali italiane per questa società (v. act. 1.4 pag. 11). Oltre a ciò que-

st'ultima ha richiesto la documentazione del conto E. con esplicito riferimento 

a queste operazioni (v. act. 1.5 pag. 5). A tal proposito si rileva che questa ha 

dichiarato di interesse anche l'importo di USD 87'500.-- del 23 giugno 2008 (v. 

act. 1.5 pag. 5). Seppur in questa data non risulti una transazione per tale im-

porto, si rileva che il 26  marzo 2008 sul conto E. sono stati addebitati EUR 

56'196.84 in favore della F. Ltd Inc. Quest'importo corrisponde, con il corso del 

cambio di allora, esattamente a USD 87'500.--, e anche in questo caso sull'or-

dine di addebito, oltre al nome di A. e di H., si può leggere "come da indicazioni 

del Dott. J." (v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0020, 0097 e segg.). Un ulteriore 

pagamento risulta in favore della L. Corp. in data 24 giugno 2008 (USD 

75'389.--; v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0033, 0102 e segg.). Questa società, 

tra le altre, sarebbe la beneficiaria di somme addebitate sul sopraccitato conto 

della F. Ltd Inc. e ritenuta di interesse dall'autorità rogante (v. act. 1.4 pag. 8). 

- 11 - 
 
 

Dal conto E. sono altresì stati effettuati dei prelevamenti in contanti, di poten-

ziale utilità per le indagini (EUR 30'075.-- il 27 gennaio 2009 ed EUR 15'037.50 

il giorno seguente; v. act. 7.5 pag. MPC 07-07-04-0025). 

3.3 Sulla relazione del ricorrente sono dunque intervenute svariate operazioni che 

meritano senz'altro un esame da parte delle autorità italiane. In sintesi, dall'a-

nalisi della documentazione bancaria del conto E., emerge che gran parte delle 

transazioni concernono persone e società connesse con l'indagine italiana. Già 

solo per questo motivo non si può di certo affermare che il conto litigioso sia 

estraneo ai fatti oggetto d'indagine, anzi, visto quanto precede la documenta-

zione bancaria in questione presenta senz'altro un'utilità potenziale per l'inchie-

sta estera, essendoci una sufficiente relazione tra le misure d'assistenza ri-

chieste e l'oggetto del procedimento penale italiano. Spetta comunque al giu-

dice estero del merito valutare se dalla documentazione richiesta emerge in 

concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti perseguiti in Italia e 

detta documentazione. Vi è quindi da concludere che la domanda di assistenza 

estera non viola il principio della proporzionalità e non costituisce un'inammis-

sibile fishing expedition. Anche questa censura va di conseguenza respinta.  

 

4. Il ricorrente asserisce infine che "la doppia punibilità è data unicamente per i 

reati di corruzione (art. 322ter CP) e falsità in documenti (art. 251 CP) che non 

hanno nulla a che fare con gli eventi di natura fiscale commessi dai beneficiari 

economici della M." (v. act. 1 pag. 9; v. anche act. 12 pag. 8).  

 

4.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente l’ap-

plicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG e la 

riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 1966 

che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e segg.). 

L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che l'assistenza 

giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa solo se il fatto che 

ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile secondo il diritto dei due 

Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giu-

dice dell'assistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono pro-

cedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di 

assistenza, ma devono semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima 

facie, se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione 

– sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità 

secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari 

forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 

consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 con-

sid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono 

- 12 - 
 
 

forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla mede-

sima qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188).  

 

4.2 Per quanto riguarda la censura sollevata, si evidenzia che i reati per i quali C. 

ed altri risultano indagati in Italia sono stati precedentemente elencati (v. lett. 

A) e, come si evince dall'esame della fattispecie che questo Tribunale ha po-

tuto effettuare al consid. 3.2, essi sono stati dettagliatamente descritti dall'au-

torità rogante. A tal proposito, occorre ricordare che esaminando il requisito 

della doppia punibilità, l'autorità non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto 

nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed 

immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b). 

Nella fattispecie i reati descritti in rogatoria sono, ad un esame prima facie, 

equiparabili nel diritto svizzero ai reati di corruzione giusta gli art. 322ter e segg. 

CP e di falsità in documenti giusta l'art. 251 CP. A questo proposito si osserva 

che il ricorrente stesso ammette che la doppia punibilità è data per questi reati 

(v. act. 1 pag. 9). Egli però omette di considerare che nel campo della cosid-

detta piccola assistenza (a differenza dell'estradizione) le misure di coopera-

zione sono già possibili se la doppia punibilità è ossequiata alla luce di una 

singola fattispecie (sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 

2007, consid. 2.3 e rinvii). Il fatto che le società in questione sarebbero utiliz-

zate (anche) per motivi fiscali, come asserito dal ricorrente, non è quindi di per 

sé un motivo per escludere l'assistenza. Nella decisione di chiusura vi è infatti 

un esplicito rinvio al principio di specialità (v. act. 1.2 pag. 5 e seg.), al quale la 

trasmissione della documentazione bancaria è subordinata. Anche la censura 

in questo ambito va pertanto respinta.  

 

 

5. In definitiva, la decisione impugnata va integralmente confermata ed il gravame 

respinto. 

 

 

6. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e 

le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è 

fissata nella fattispecie a fr. 5’000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese 

già versato.

- 13 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico del ricorrente. Essa è co-
perta dall'anticipo spese già versato.  

 
 
Bellinzona, 9 febbraio 2016 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: La Cancelliera: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Sabrina Gendotti 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).