# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** beebae01-41f0-5088-9648-56703b7605cf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.07.2003 52.2003.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-18_2003-07-02.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.18

   

  	
  Lugano

  2 luglio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Werner Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso  14 gennaio 2003 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  patrocinata dall'avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 10 dicembre 2002 (n. 5968) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 20 dicembre 2001 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione
  dei permessi e dell'immigrazione, in materia di revoca del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    21 gennaio 2003 del
Consiglio di Stato,

-    21 gennaio 2003 del
Dipartimento delle istituzioni;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

 

                                  A.   a)
__________, di nazionalità brasiliana, è entrata in Svizzera il 12 giugno 2000
per sposarsi con il cittadino elvetico __________.

A partire dalle nozze, celebrate il
__________ a __________, la ricorrente è stata posta al beneficio di un
permesso di dimora annuale, in seguito rinnovato fino al 13 agosto 2002.

 

b) Il 24 ottobre 2001 __________ ha
segnalato alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle
istituzioni che, dopo 14 mesi di matrimonio, la moglie lo aveva convenuto in
Pretura per l'adozione di misure protettrici dell'unione coniugale e che il
vero scopo del soggiorno della stessa in Svizzera era l'ottenimento del
passaporto elvetico.

Il 1° novembre 2001 la ricorrente si è
trasferita in un appartamento in via __________ a __________.

 

 

                                  B.   Il 20
dicembre 2001 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha respinto l'istanza
presentata il 13 novembre precedente da __________ volta ad ottenere la modifica
dei dati relativi all'indirizzo nel permesso di dimora e le ha fissato un
termine con scadenza il 28 febbraio 2002 per lasciare il territorio cantonale.

L'autorità ha ritenuto che fosse venuto a
mancare lo scopo per il quale il permesso di dimora annuale era stato concesso
(ricongiungimento famigliare), perché l'interessata si era separata dal marito
e non aveva nessuna intenzione di riprendere la relazione matrimoniale.

La decisione è stata resa in applicazione
degli art. 4, 7, 12, 16 LDDS e 8 ODDS.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 10 dicembre 2002 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________.

Respinte le censure di violazione del
diritto di essere sentito sollevate dall'insorgente, il Governo ha rilevato
che, quantomeno dall'ottobre 2001, non sussisteva più un legame tra i coniugi
__________ e che questi non erano intenzionati a riprendere la vita in comune.
Ha quindi considerato manifestamente abusivo, da parte della ricorrente, appellarsi
al matrimonio per poter continuare a dimorare sul territorio elvetico.

Visto che la relazione coniugale non era più
intatta, l'Esecutivo cantonale ha ritenuto inapplicabile l'art. 8 CEDU, volto a
tutelare la vita famigliare. Secondo l'autorità inferiore, l'interessata non
poteva invocare la propria attività lucrativa per poter continuare a
soggiornare in Svizzera, in quanto l'autorizzazione a lavorare era una diretta
conseguenza del ricongiungimento famigliare e non costituiva lo scopo della sua
dimora.

Ha infine considerato esigibile il rientro
dell'interessata in Brasile.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo
del permesso di dimora.

Secondo la ricorrente, non esaminando se
erano adempiute le condizioni per la revoca giusta l'art. 9 cpv. 2 LDDS, il
Governo avrebbe commesso un diniego di giustizia, in quanto la decisione doveva
essere diffusamente motivata come pretende l'art. 20 cpv. 1 ODDS.

Ritiene che il dipartimento abbia violato il
suo diritto di essere sentita, non interpellandola prima dell'emanazione della
decisione di revoca.

Contesta poi di aver contratto un matrimonio
fittizio, rilevando in particolare di aver sposato suo marito per amore dopo
averlo frequentato durante un anno e mezzo prima delle nozze.

Contesta pure di invocare il vincolo
matrimoniale in maniera manifestamente abusiva: la separazione sarebbe dovuta
al comportamento del marito, il quale era divenuto aggressivo a causa dei suoi
problemi di ordine sessuale. Non esclude comunque di riconciliarsi con lo
stesso.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il dipartimento, sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

1.2. A ben guardare, la decisione 20
dicembre 2001 adottata dal dipartimento si configura alla stregua di una vera e
propria revoca del permesso valido sino al 13 agosto 2002, che __________
deteneva in quel momento. Contro questo genere di provvedimenti è, in linea di
principio, proponibile il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale
federale (art. 101 lett. d OG). Sennonché, l'autorizzazione di soggiorno di cui
beneficiava l'insorgente è scaduta prima dell'inoltro del ricorso. Dato che
essa non ha un interesse pratico e attuale a impugnare tale decisione, il gravame
è pertanto divenuto privo di oggetto.

 

1.3. Il giudizio impugnato non concerne
tuttavia solo la revoca, ma si riferisce anche al rifiuto di rinnovare a
__________ il permesso di dimora di cui era titolare. Occorre dunque esaminare
se il ricorso di diritto amministrativo sia ricevibile sotto questo profilo.

Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in
materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi
al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto. L'art. 4
LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni
della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso
di dimora o di domicilio.

Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento
di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione
particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 127 II 60
consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).

Non esiste alcun trattato conchiuso tra la
Repubblica federativa del Brasile e la Svizzera dal quale potrebbe scaturire un
diritto al rilascio o al rinnovo di un permesso di soggiorno.

Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, il
coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla
proroga di un permesso di dimora. Ai fini dell'applicazione della suddetta
norma, è determinante unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale
giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e segg. consid. 2c). In concreto, l'interessata
è sposata dal 14 agosto 2000 con un cittadino elvetico. Di conseguenza essa ha,
in linea di principio, diritto al postulato rinnovo del permesso di dimora. Pertanto,
potendo la decisione impugnata essere dedotta davanti al Tribunale federale
mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la
competenza di questo Tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da
__________ è data. Se il permesso sollecitato possa esserle rifiutato è una
questione di merito, non di ammissibilità.

 

1.4. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine.

Come si vedrà in seguito (consid. 6.), il
giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv.
1 PAmm).

Non è infatti necessario procedere
all'audizione delle persone notificate dall'insorgente volte a dimostrare che
essa è integrata nel tessuto sociale elvetico e che la sua relazione con il
marito era effettiva e sincera già prima il matrimonio (ricorso ad 4.1.). Tale
mezzo di prova non apporterebbe a questo Tribunale ulteriori elementi di
rilievo per il giudizio. Agli atti figurano peraltro le dichiarazioni di gran
parte dei testi notificati.

Non occorre nemmeno sentire l'insorgente. Né
la legislazione cantonale né quella federale, d'altronde, garantiscono alla
parte il diritto di essere udita oralmente, essendo sufficiente che essa possa
far valere le proprie ragioni per iscritto (DTF 117 II 132 consid. 3b, p. 137 e
rinvii; Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, N. 141 e 146).

 

 

                                   2.   L'insorgente
si duole della violazione del diritto di essere sentita, perché il dipartimento
non l'ha interpellata prima dell'emanazione del provvedimento impugnato. La
decisione di revoca sarebbe inoltre insufficientemente motivata, in violazione
dell'art. 20 cpv. 1 ODDS.

2.1. La natura ed i limiti del diritto di
essere sentito sono determinati innanzi tutto dalla normativa procedurale
cantonale. Se questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte
dall'art. 29 Cost., norma che assicura all'interessato il diritto di esprimersi
su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una
decisione e che gli garantisce anche il diritto di partecipare all'assunzione delle
prove, di conoscere i risultati delle stesse, di determinarsi a riguardo e di
avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia 17; STF 7 giugno 1996 in re
M.).

 

2.2. In concreto, non vi è nessuna norma che
impone all'autorità competente in materia di polizia degli stranieri di
avvertire l'interessato prima di adottare un provvedimento nei suoi confronti.
La procedura in materia di diritti degli stranieri non è di natura penale. Del
resto, anche se vi fosse stata una violazione del diritto di essere sentito, la
stessa sarebbe già stata sanata, perché __________ ha potuto determinarsi sulla
decisione di revoca del suo permesso di dimora tramite il suo gravame al
Consiglio di Stato, che dispone su questo aspetto di pieno potere cognitivo.

Per quanto riguarda invece l'asserita
carenza di motivazione della decisione del dipartimento, non risulta che
l'insorgente sia stata limitata nei suoi diritti ricorsuali o che non abbia
potuto comprendere gli addebiti mossile dall'autorità di prime cure. Di
conseguenza, l'asserita violazione dell'art. 20 cpv. 1 ODDS è stata in ogni
caso sanata.

 

2.3. Su questo punto, il gravame dev'essere
respinto.

 

 

                                   3.   3.1.
L'art. 9 cpv. 2 lett. b LDDS dispone che il permesso di dimora può essere revocato,
tra l'altro, quando non venga adempiuta una condizione imposta all'atto della
sua concessione. Gli impegni assunti dallo straniero nel corso della procedura
di autorizzazione e le dichiarazioni da lui fatte, segnatamente in merito allo
scopo della dimora, si considerano come condizioni impostegli dall'autorità
(art. 10 cpv. 3 ODDS).

 

3.2. La ricorrente ritiene che il Governo,
non esaminando se erano adempiute le condizioni per la revoca giusta l'art. 9
cpv. 2 LDDS, abbia commesso un diniego di giustizia. L'argomento addotto
dall'insorgente non può essere condiviso.

L'autorizzazione di soggiorno di cui
beneficiava l'insorgente è scaduta nelle more della procedura ricorsuale. Di
conseguenza, a ragione il Consiglio di Stato ha motivato il proprio giudizio
sulla base dell'art. 7 LDDS.

 

 

                                   4.   Il
Consiglio di Stato, nonostante avesse rilevato alcuni indizi di matrimonio
fittizio, segnatamente tramite le dichiarazioni del marito contenute nello
scritto 24 ottobre 2001 alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione
(matrimonio di comodo: v. risoluzione ad G., pag. 8), ha poi argomentato che,
invocando il vincolo coniugale esistente solo formalmente, la ricorrente
commetteva un abuso manifesto del diritto. Cadono pertanto nel vuoto gli argomenti
addotti dall'interessata volti a confutare l'esistenza della natura fittizia
delle nozze.

 

 

                                   5.   5.1. Per
costante giurisprudenza, vi è abuso di diritto laddove un determinato istituto
giuridico è invocato per realizzare interessi che il medesimo istituto non si
prefigge di tutelare (DTF 121 I 367, consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS,
ciò è il caso allorquando il coniuge straniero di un cittadino svizzero si
richiama ad un matrimonio che sussiste solo a livello formale, unicamente per
ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno: un simile scopo
non risulta in effetti tra quelli tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II
145, consid. 2.2.).

 

5.2. La prassi ha tuttavia precisato che
l'esistenza di una situazione di abuso non deve essere ammessa con eccessiva
facilità; in particolare non vi è abuso di diritto già per il fatto che i
coniugi vivono separati o perché tra loro è pendente una procedura di divorzio.
Nel formulare l'art. 7 LDDS, il legislatore ha infatti volontariamente omesso
di far dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero
all'ottenimento di un permesso di soggiorno dell'esistenza di una comunione
matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi
siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano (più) intenzionati
a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale
soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49 , consid. 5a e
rif.). In altre parole, il fatto che i coniugi vivano separati non è altro che
un elemento - più o meno importante a seconda delle circostanze - tra i tanti
che la competente autorità deve prendere in considerazione per valutare se sia
data una delle fattispecie contemplate dall'art. 7 cpv. 2 LDDS e per negare, se
del caso, il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno al coniuge
straniero di un cittadino svizzero.

 

 

                                   6.   6.1. La
ricorrente è entrata in Svizzera il 12 giugno 2000, dove si è sposata il 14 agosto
successivo con __________. Per vivere insieme al marito, essa è stata posta al
beneficio di un permesso di dimora annuale. Tuttavia, dopo un anno e due mesi
di matrimonio, __________ si è separata dal coniuge, trasferendosi da
__________ a __________ (v. contratto di locazione 25 ottobre 2001). Da un anno
e mezzo circa non sussiste più una vera e propria relazione sentimentale tra i
coniugi __________. Del resto la ricorrente stessa non nasconde che il
matrimonio è tuttora in crisi e neppure in questa sede essa afferma di aver
ripreso la vita coniugale con il marito.

I motivi che hanno condotto alla disunione
della coppia e alla richieste di misure protettrici dell'unione coniugale
(istanza 24 settembre 2001, ad 3), segnatamente i problemi di ordine comportamentale
e sessuale del marito, non permettono di giungere a diversa conclusione.
Rafforzano piuttosto i dubbi esistenti su un'ipotetica ripresa di comunione
domestica.

 

6.2. Da quanto precede risulta pertanto in
modo manifesto l'abuso, da parte dell'insorgente, che invoca il proprio
matrimonio, svuotato di ogni contenuto e scopo ormai dall'ottobre 2001, al fine
di mantenere il proprio permesso per risiedere in Svizzera. L'insorgente non
potrebbe peraltro prevalersi di una vita famigliare intatta e vissuta ai sensi
dell'art. 8 CEDU, al fine di beneficiare di un permesso di soggiorno in base a
questo disposto.

Il fatto che essa abbia coltivato nel nostro
Paese dei rapporti di amicizia o altro con diverse persone oppure che sia
integrata nella società elvetica non è dunque di decisivo rilievo.

Inoltre l'interessata ha ottenuto un
permesso di dimora al fine di vivere con il marito e non per altri motivi. Il
fatto che essa fosse stata autorizzata a svolgere un'attività lucrativa in
Svizzera, è infatti soltanto una conseguenza dell’unione coniugale e non costituisce
lo scopo della sua dimora e quindi non è qui rilevante.

__________ non invoca nemmeno
l'impossibilità di un suo rientro in Brasile, dove è nata, cresciuta, e
risiedeva prima di entrare in Svizzera.

 

 

                                   7.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere respinto.

La tassa di giustizia e le spese seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 4, 7, 9 LDDS; 8 CEDU; 100 cpv. 1
lett. b n. 3, 101 lett. d OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60 e 61
PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza __________, cittadina
brasiliana, è tenuta a lasciare il territorio cantonale entro il 31 agosto 2003
notificandone la partenza al competente ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   Tassa e
spese di giustizia, per complessivi fr. 800.–, sono a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

 

	
                                      4.   Intimazione
  a:

  	
  __________ 

   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario