# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 75c7aa61-9bb6-5445-8be2-cdfe1527326f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-05-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.05.2016 15.2016.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2016-7_2016-05-03.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2016.7

  	
  Lugano

  3 maggio 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Cassina

  

 

 

statuendo sul ricorso 1° febbraio 2016 di

 

	
   

  	
   RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

l’operato dell’Ufficio di esecuzione di Bellinzona,
o meglio contro il calcolo del minimo esistenziale emesso il 20 gennaio 2016
nell’esecuzione n. __________ promossa dal ricorrente nei confronti di 

 

	
   

  	
  PI 1,  

   

   

  

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Sulla
scorta del precetto esecutivo n. __________ emesso l’11 settembre 2014 dall’Ufficio
di esecuzione (UE) di Bellinzona, RI 1 procede contro PI 1 per l’incasso di fr. 39'413.40.

 

                                  B.   Dopo aver interrogato l’escussa, il 20 gennaio
2016 l’UE ha allestito un nuovo calcolo del suo minimo di esistenza in
sostituzione del precedente del 4 dicembre 2015, determinando la quota pignorabile
del reddito dell’escussa sulla base del seguente computo:

                                         Redditi

	
  Debitore/rice

  	
  fr.

  	
      4'109.00

  	
   

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      4'109.00

  	
   

  

                                         Minimo d’esistenza

	
  Minimo base

  	
  fr.

  	
      1'200.00

  	
   

  
	
  Affitto

  	
  fr.

  	
      1'300.00

  	
   

  
	
  Trasferte

  	
  fr.

  	
          20.00

  	
   

  
	
  Pasti fuori domicilio

  	
  fr.

  	
         211.00

  	
   

  
	
  Quota sindacale

  	
  fr.

  	
          24.00

  	
   

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      2'755.00

  	
   

  

 

                                         Eccedenza pignorabile       fr.    1'354.00

                                  C.   Con
ricorso del 1° febbraio 2016 RI 1 chiede l’annul­­lamento del calcolo allestito
il 20 gennaio 2016 e l’allestimento a cura della Camera di un nuovo calcolo che
tenga conto in modo motivato delle considerazioni di lui, la verifica della
validità dello stralcio dai ruoli di questa Camera di un suo ricorso del 7 dicembre
2015 (inc. 15.2015.97), la valutazione dell’agire dell’UE e in particolare del
suo capo, l’appuramento del motivo per cui l’UE ha segnalato il suo
interessamento per l’alloggio occupato dall’e­­scussa, l’intimazione all’UE
dell’ordine di rispettare la facoltà di visionare i giustificativi necessari al
calcolo del minimo esistenziale e l’allestimento di un resoconto sugli importi
non pignorati a causa del riconoscimento di supplementi ingiustificati per
spese di riscaldamento, di prodotti farmaceutici, di trasferta e di pasti fuori
domicilio dall’ottobre del 2013.

                                  D.   Con
osservazioni 16 febbraio 2016 l’UE si è opposto al ricorso, mentre PI 1 non si
è espressa.

 

 

Considerato

 

in diritto:                 1.   Interposto all’autorità di vigilanza cantonale – nel Canton Ticino
la Camera esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 3 LPR) – entro 10 giorni dalla notifica dell’atto impugnato
emesso il 20 gennaio 2016 dall’UE di Bellinzona, il ricorso è in linea di
principio ricevibile (art. 17 LEF).

                                   2.   Giusta
l’art. 93 LEF ogni provento del lavoro può essere pignorato in quanto a
giudizio dell’Ufficiale non sia assolutamente necessario al sostentamento del
debitore e della sua famiglia. Per stabilire l’eccedenza pignorabile, le
autorità di esecuzione devono determinare il reddito globale netto dell’escusso,
deducendo dal totale dei suoi redditi lordi i contributi sociali e le spese di
acquisizione del reddito. Sono poi detratte le spese indispensabili al
sostentamento del debitore e della sua famiglia, fondandosi in linea di massima
sulla Tabella per il calcolo del minimo esecutivo giusta l’art. 93 LEF (detta
in seguito “Tabella”) allegata alla circolare CEF n. 35/2009 (pubblicata sul
Foglio ufficiale cantonale n. 68/2009 del 28 agosto 2009). Redditi e
fabbisogni devono essere accertati d’ufficio alla data dell’esecuzione del
pignoramento o del sequestro (DTF 112 III 19 consid. 2d; 108 III 12 consid. 3;
sentenza del Tribunale federale 5A_16/2011 del 2 maggio 2011, consid. 2.1),
ritenuto che delle successive modifiche della situazione potrà essere tenuto
conto soltanto mediante riesame del pignoramento (art. 93 cpv. 3 LEF; DTF 108
III 12 consid. 4). 

                                   3.   Il
ricorrente critica il calcolo del minimo esistenziale dell’escussa chiedendo di
detrarne le prestazioni in natura da lei percepite dal datore di lavoro,
contesta la spesa di fr. 1'300.– computata per l’alloggio, postulando la
produzione del contratto di locazione completo e dei giustificativi di
versamento della pigione da ottobre 2015 ad oggi, propone la cancellazione del
supplemento per pasti fuori domicilio, l’escussa potendo pranzare e cenare
presso la mensa dell’ente ospedaliero cantonale a prezzi estremamente bassi, e
domanda di sostituire il supplemento di fr. 20.– mensili per
le trasferte da casa al luogo di lavoro in automobile con il prezzo dell’abbonamento
Arcobaleno.

                                   4.   Per
quanto riguarda anzitutto la richiesta formulata da RI 1 intesa a verificare la
validità della decisione 12 gennaio 2016 (inc. 15.2015.97) con cui questa
Camera ha stralciato dai ruoli il suo ricorso del 7 dicembre 2015, gli si
ricorda ch’egli, come espressamente indicato in quella decisione, poteva
presentare contro la stessa ricorso in materia civile al Tribunale federale
entro dieci giorni dalla notificazione. Non avendolo fatto, detta decisione è
passata in giudicato e non può ora essere rimessa in discussione, per di più
presso la medesima autorità giudiziaria che l’ha prolata. Ad ogni modo, avendo egli
chiesto nel ricorso (a pag. 5) il rinvio della causa all’UE perché procedesse a
“riadegurare” il pignoramento, la decisione dell’organo esecutivo di annullare
il provvedimento per riesaminare il caso di fatto accoglieva la richiesta di
lui, come scritto dalla Camera nella decisione del 12 gennaio 2016, per tacere
del fatto che, sia come sia, rendeva senza oggetto il ricorso.

                                   5.   Nel
determinare il minimo vitale va considerato il canone locatizio conforme all’uso
locale per un alloggio del quale si possa pretendere che l’escusso si
accontenti nelle circostanze concrete, ritenuto l’imperativo categorico di
ridurre al minimo le spese per un’abitazione adeguata alle sue necessità e
possibilità (DTF 129 II 527 consid. 2; 114 III 14 consid. 2a; 104 III 41
consid. 2; sentenza della CEF 15.2013.58 del 29 luglio 2013 consid. 4.1/a). L’importo
del canone va messo in relazione con il reddito dell’e­­scusso (DTF 104 III 38-41, 87 III 102 e 57 III
207; sentenza della CEF 15.2013.30
del 6 maggio 2013 consid. 9.3). Il debitore non può essere costretto dalle
autorità di esecuzione a occupare un alloggio corrispondente ai suoi mezzi
finanziari: tuttavia il canone dev’essere ridotto a una misura normale se l’escusso
utilizza un’ abitazione costosa solo per sua eccessiva comodità (DTF 114 III 12 consid. 2 e 4; sentenza
della CEF 15.2014.25 del 22 giugno
2014 consid. 4.1). La decurtazione del quantum,
però, può di regola essere operante solo nel rispetto dei termini contrattuali
(DTF 128 III 337 consid. 3b; 119
III 73 consid. 3c; punto II/1.1 della Tabella), salvo che questi siano eccessivamente lunghi (DTF 129 III 528 consid. 3) o che l’escusso si sia
procurato un alloggio troppo costoso mentre il pignoramento di reddito era in
corso o imminente (cfr. DTF 109 III 52 seg.; sentenza della CEF 15.2014.72
del 16 settembre 2014 consid. 5).

 

                                5.1   Nella
fattispecie il ricorrente espone di aver chiesto all’UE il 9 dicembre 2015 il
giustificativo riguardante la spesa di fr. 1'300.– computata per l’affitto
e di aver ricevuto un documento presumibilmente mascherato dall’ufficio, “incompleto, discordante e curiosamente stilato dalla
debitrice”, oltre a un ordine permanente, che a suo dire non attesta
che la conduttrice provvede al versamento della pigione, bensì dimostra
unicamente un ordine impartito alla banca. RI 1 chiede “che si produca il nuovo contratto di affitto
completo, così da poter determinare la proporzione del canone locativo alla
situazione finanziaria della debitrice, appurando anche un’eventuale e
possibile comunione domestica, nonché, valutare la distanza dal posto di lavoro
ed il primo termine utile di disdetta”. Egli postula inoltre che si
forniscano i giustificativi dell’effettivo versamento della pigione da ottobre
2015 a oggi, così da poter verificare la periodicità della spesa.

 

                                5.2   Orbene, l’escussa ha in realtà già prodotto all’UE
il nuovo contratto di locazione completo, relativo al monolocale di mq 40 ch’essa
occupa da sola ad __________, sulla base del quale è stato inserito nel suo
minimo esistenziale il canone locativo di fr. 1'300.– mensili comprensivo
delle spese accessorie (v. punto 24 del contratto). Si potrebbe discutere se il
mascheramento dei dati relativi al locatore, al numero di locali, alla
superficie e all’ubicazione del­l’appartamento sull’esemplare del contratto di
locazione consegnato al ricorrente (v. scambio di posta elettronica 9-11 dicembre
2015 accluso al ricorso) era giustificato. Non è però necessario chiarire la
questione in questa sede, poiché nella fattispecie l’e­­semplare ricevuto era ad
ogni modo sufficiente per valutare se la spesa è indispensabile nel senso dell’art.
93 LEF: menziona infatti l’importo del canone, la destinazione dell’ente locato
ad abitazione familiare per una sola persona e le condizioni della locazione,
in particolare l’inclusione delle spese accessorie nel canone. Che l’escussa ci
viva da sola risulta d’altronde anche dal suo interrogatorio, che non menziona
alcun coniuge o partner (verbale interno di pignoramento).

 

                                         Quanto
alla discrepanza tra i termini di disdetta indicati ai punti 3 (3 mesi) e 24 (4
mesi), a parte il fatto ch’essi non sono necessariamente contraddittori (il
secondo è infatti esplicitamente riferito al solo locatore, sicché il primo
potrebbe essere stato pattuito unicamente a favore dell’inquilina), la
questione non è di rilievo in questa sede
poiché il ricorrente non ha postulato né quantificato, nelle sue “richieste”,
la riduzione dell’importo delle spese d’al­­loggio da prendere in
considerazione nel minimo esistenziale. Non incombe all’autorità di vigilanza
di verificare d’ufficio il calcolo dell’ufficio su punti che non sono
chiaramente censurati (v. art. 7 cpv. 3 lett. a Legge cantonale sulla
procedura di ricorso in materia di esecuzione e fallimento [LPR, RL 3.5.1.2]), tranne se la decisione è nulla (art. 22 cpv. 1
LEF), ciò che però si può verificare praticamente solo a favore dell’escusso in
caso di manifesta violazione crassa del suo minimo esistenziale sul piano
materiale o temporale (v. Vonder Mühll
in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed. 2010, n. 65-66 ad art. 93 LEF
e i rinvii).

 

                                5.3   Secondo consolidata giurisprudenza, nel calcolo del minimo esistenziale
entrano in considerazione soltanto gli importi effettivamente pagati (cfr. DTF
121 III 22 consid. 3/a; 120 III 17 consid. 2/c; 112 III 23 consid. 4). A tal uopo, l’ufficio d’esecuzione non può attenersi unicamente alle
dichiarazioni dell’escusso, ma deve esigere da quest’ultimo la produzione dei
giustificativi dei pagamenti (cfr. sentenze della CEF 15.2014.43
del 9 ottobre 2014 consid. 3.2 e 15.2014.5 del 25 febbraio 2014
consid. 2, con i rinvii). Ciò vale anche per le spese di locazione
(v. punto II/1 della Tabella).

 

                                         Nel
caso specifico PI 1
ha versato agli atti la ricevuta
26 settembre 2015 con la quale i locatori attestano la ricezione di fr. 1'300.–
quale pagamento anticipato del canone dell’ottobre del 2016, ossia per il primo
mese di locazione, l’ordine permanente datato 1° ottobre 2015 dato alla propria
banca di bonificare fr. 1'300.– mensili al locatore, l’avviso di addebito di
fr. 1'300.50 del 2 dicembre 2015 sul conto di lei sempre a favore del
locatore nonché la ricevuta per il versamento di fr. 1'300.– il 4 gennaio 2016
a saldo dell’affitto dello stesso mese, documenti
dai quali emerge con sufficiente certezza che l’escussa faccia regolarmente
fronte a suoi oneri locativi.

 

                                5.4   In
definitiva, il ricorso si rivela pertanto infondato sulla questione del
supplemento per spese di locazione.

                                   6.   In base al punto II/4/b della Tabella, sono pure
riconosciute nel minimo vitale le spese per pasti fuori casa (da fr. 9.– a
fr. 11.– per ogni pasto principale) per chi dimostra oneri accresciuti connessi
all’esercizio di una professione o di un mestiere, purché non siano già a
carico del datore di lavoro.

 

                                6.1   Nella
fattispecie l’UE ha ammesso un supplemento di fr. 211.– mensili per pasti
fuori casa, vale a dire il massimo consentito dalla Tabella (fr. 11.– per
pasto principale). Il ricorrente ne chiede
invece lo stralcio dal minimo di esistenza dell’escussa, ricordando che l’onere
accresciuto per pasti fuori casa è la differenza tra il costo del pranzo a
domicilio e il costo del pranzo fuori domicilio. Orbene, a suo parere, PI 1 può
consumare i pasti alla mensa del datore di lavoro (l’Ente ospedaliero cantonale)
a un prezzo non superiore a quanto già contemplato nel minimo di esistenza di
base per le spese di alimentazione.

 

                                6.2   A
sostegno delle proprie affermazioni RI 1 ha prodotto il listino prezzi dei
ristoranti presso l’EOC, dal quale emerge effettivamente che l’escussa può
consumare i pasti sul luogo di lavoro a un prezzo estremamente conveniente, di
circa fr. 7.– per volta, equivalente ai costi della preparazione di un
pasto al domicilio, ricordato che nel minimo vitale di base le spese di alimentazione
sono prese in considerazione a concorrenza del 42% dell’importo totale
(sentenza della CEF 15.2007.69 del 19 settembre 2007 consid. 3.2/b, riassunta
in RtiD 2008 I 1084 n. 64c). Per questo motivo non si giustificava di
riconoscere alla debitrice spese supplementari per pasti fuori casa. Alla luce di queste considerazioni, il ricorso
si rivela fondato sotto questo profilo.

 

                                6.3   RI
1 chiede inoltre che venga allestito un resoconto in merito al mancato
pignoramento dall’ottobre del 2013 della parte del reddito dell’escussa corrispondente
alle spese per pasti fuori domicilio riconosciutele (a torto) dall’UE. Ora, il ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF all’autorità di
vigilanza cantonale deve servire al conseguimento di un fine pratico di
procedura esecutiva – non ottenibile in altro modo – e non alla semplice
constatazione di un eventuale errato comportamento dell’organo di esecuzione forzata
in vista di una successiva azione di responsabilità giusta l’art. 5 LEF (cfr. Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, 1999, n. 65 ad art. 17, con rif.). Nel caso concreto, nella
misura in cui tende all’ottenimento d’informazioni
(un “resoconto”) su quote di salario già versate all’escussa e che con ogni verosimiglianza sono
state nel frattempo spese, il ricorso non può conseguire alcun fine esecutivo
pratico, concreto e attuale nell’ambito dell’ese­cuzione forzata in corso ed è
pertanto a tal riguardo irricevibile.

                                   7.   È
principio giurisprudenziale e dottrinale indiscusso che le spese fisse e
correnti connesse all’uso di un’automobile rientrano nel minimo di esistenza
del debitore solo se il veicolo viene dichiarato impignorabile in virtù dell’art.
92 cpv. 1 n. 3 LEF, vuoi perché il veicolo gli è necessario per conseguire il
suo reddito nel senso dell’art. 93 LEF (DTF 119 III 13 consid. 2a; 117 III 22
consid. 2), vuoi perché egli è invalido e non può, senza pericolo per la sua
salute o senza difficoltà straordinarie, utilizzare un mezzo di trasporto più
economico, e senza tale veicolo non potrebbe seguire un trattamento medico
indispensabile o stabilire un minimo di contatti con il mondo esterno e altre
persone (sentenza del Tribunale federale 7B.161/2004 del 21 settembre 2004,
consid. 5; sentenza della CEF 15.2014.97 del 9 dicembre 2014). 

                                7.1   Nel caso specifico, dal calcolo del minimo
d’esistenza del 20 gennaio 2016 trasmesso al ricorrente lo
stesso giorno (scambio di posta elettronica dal 18 al 25 gennaio 2016 annesso
al ricorso) emerge che l’Ufficio ha computato nel minimo d’esistenza un supplemento
di fr. 20.– mensili per spese di “trasferta fino al luogo di lavoro in trasporto privato”, calcolato nel seguente modo: “__________-__________ km 8 al giorno (secondo tabella distanze
chilometriche del TCS) x media mensile giorni lavorativi 21.7 x consumo medio veicolo
8% x costo benzina fr. 1.33 = fr. 18.50 arrotondato a Fr. 20.00
per usura veicolo”. Siccome l’automobile non figura
nel verbale come impignorabile e necessario alla debitrice per l’esercizio
della sua professione, il ricorrente sostiene che l’UE avrebbe dovuto computare
le spese effettive dimostrabili di utilizzo dei mezzi pubblici, ch’egli quantifica in fr. 269.10
annui, pari al costo dell’abbona­­mento Arcobaleno annuo per la zona percorsa
dalla debitrice con l’agevolazione aziendale concessa dall’EOC (sconto del
35%).

                                7.2   Sta
di fatto, in realtà, che l’autoveicolo cui fa capo PI 1 per recarsi al lavoro risulta
prestatole dal padre (fax 3 dicembre 2015 dell’escussa all’UE), motivo per cui
non figura nel verbale di pignoramento. Quanto all’importo di fr. 269.10
annui che il ricorrente chiede di sostituire a quello inserito nella decisione
contestata, corrisponde a fr. 22.41 mensili ed è quindi superiore a quanto
riconosciuto dall’ufficio (fr. 20.–). Il ricorso si rivela pertanto senza
oggetto su questo punto.

                                   8.   Il
ricorrente chiede pure che le prestazioni in natura fornite dal datore di
lavoro alla debitrice (contributo per vitto fuori casa e abiti da lavoro) siano
dedotte dal minimo esistenziale di base conformemente al punto V/1 della Tabella. A torto. Innanzitutto, sebbene l’escussa abbia la possibilità
di consumare i pasti presso il proprio datore di lavoro a un prezzo di favore, comunque
li deve pagare in una misura che può essere reputata corrispondente a quello
che sarebbe il suo onere se essa mangiasse al domicilio (v. sopra consid. 6.2).
D’altronde, come risulta dal verbale interno per le operazioni di pignoramento
del 25 marzo 2010, l’escussa è attiva presso l’EOC in qualità di segretaria, motivo
per il quale essa non dispone di una divisa di servizio che renda completamente
superfluo l’acquisto di abiti privati, il cui costo è computato nel minimo di
base. In altre parole i contributi del datore di lavoro non consentono all’escussa
di realizzare alcun risparmio sui costi di vitto e di abbigliamento computati
nel minimo di base. La censura non merita quindi accoglimento.

                                   9.   RI
1 chiede ancora di valutare l’agire dell’UE, segnatamente del suo capo, e la
serietà e correttezza del suo operato, di appurare su quale base il proprio
interessamento per i giustificativi delle spese dell’escussa è stato segnalato
alla polizia, di analizzare tutti gli allegati prodotti, d’intimare all’UE di
autorizzarlo a visionare i giustificativi necessari a verificare il calcolo del
minimo d’esistenza e di
obbligarlo ad allestire un resoconto
in merito al mancato pignoramento della parte del reddito dell’escussa
corrispondente ai supplementi per spese di riscaldamento, di
prodotti farmaceutici, di trasferta e di pasti fuori domicilio riconosciuti dall’UE, a suo parere a torto, dall’ottobre del 2013. Sono tutte
richieste irricevibili.

 

                                9.1   Già
si è detto, in effetti, che il ricorso all’autorità di vigilanza cantonale deve
servire al conseguimento di un fine pratico di procedura esecutiva – non
ottenibile in altro modo – e non alla semplice constatazione di un eventuale
errato comportamento dell’or­­gano di esecuzione forzata (sopra consid. 6.3).
Sono ricevibili soltanto domande di ricorso motivate, presentate tempestivamente
contro provvedimenti chiaramente identificati (v. art. 7 cpv. 3 lett. a-b, cpv.
4 lett. a e art. 8 cpv. 1 LPR). Non è il caso delle richieste, generiche e
indeterminate, rivolte all’operato del capo dell’UE o all’analisi degli “allegati prodotti”. Quanto al postulato
resoconto si riferisce ad atti irreversibili (sopra consid. 6.3).

 

                                9.2   È
d’altronde indeterminata la richiesta di visione degli atti, che comunque non
risulta essergli stata preclusa, ed è comunque priva d’interesse concreto per
quanto attiene al contratto di locazione (v. sopra consid. 5.2). Infine, il
ricorrente non adduce elementi da cui si possa dedurre che l’UE abbia segnalato
il suo comportamento alla polizia.

                                10.   Sulla
base delle considerazioni espresse in precedenza il minimo di esistenza di PI 1
si calcola come segue:

	
  Minimo base

  	
  fr.

  	
      1'200.00

  	
   

  
	
  Affitto

  	
  fr.

  	
      1'300.00

  	
   

  
	
  Trasferte

  	
  fr.

  	
          20.00

  	
   

  
	
  Quota sindacale

  	
  fr.

  	
          24.00

  	
   

  
	
  Totale

  	
  fr.

  	
      2'544.00

  	
   

  

 

                                         Il
ricorso va di conseguenza parzialmente accolto nel senso che il pignoramento del
reddito mensile di PI 1 dovrà essere esteso alla quota che eccede il suo minimo
di esistenza, determinato in fr. 2'544.– (anziché fr. 2'755.–), oltre
alla tredicesima mensilità.

                                11.   Per
legge non si preleva la tassa di giustizia e non si
assegnano indennità (art. 20a cpv. 2 n. 5 LEF, 61 cpv. 2 lett. a e 62
cpv. 2 OTLEF [RS 281.35]).

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ammissibile il ricorso è parzialmente accolto.
Di conseguenza è ordinato all’Ufficio d’esecuzione di Bellinzona di
pignorare la quota del reddito mensile di PI 1 che eccede il suo minimo di
esistenza, determinato in fr. 2'544.–, oltre alla tredicesima mensilità.

                                   2.   Non si prelevano spese né si assegnano indennità.

                                   3.   Notificazione
a:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

   

  

                                         Comunicazione
all’Ufficio di esecuzione, Bellinzona.

 

 

Per la Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è
possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, entro dieci giorni dalla notificazione, rispettivamente entro
cinque giorni dalla notificazione nel caso in cui la decisione impugnata è
stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione cambiaria.