# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9bacd474-e92d-5542-9976-d44bc1234fd5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-12-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 16.12.1998 11.1998.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-101_1998-12-16.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.98.00101

  	
  Lugano

  16 dicembre 1998/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__.______ (azione di accertamento del credito) della Pretura della giurisdizione di Locarno-Città
promossa con istanza del 24 ottobre 1996 dalla

 

	
   

  	
  Comunione
  dei comproprietari della 

  Residenza __________ __________ __________, __________

  (rappresentata
  dall’amministratrice __________ __________, __________, 

  e
  patrocinata dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________ -__________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________),

   

  

esaminati gli atti

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolta l’appellazione presentata il 9
giugno 1998 da __________ __________ __________ -__________ contro la sentenza
emessa il 18 maggio 1998 dal Pretore della giurisdizione di Locarno-Città;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il complesso residenziale
denominato “Residenza __________ __________ __________ ” sorge sul fondo n.
__________RFD di __________ ed è costituito dal 17 luglio 1981 in proprietà per
piani, comprendente nove unità. L’autorimessa, situata al piano terreno dei due
blocchi che compongono la residenza, costituisce il foglio n. __________, pari
a 129/1000. Questa unità è stata a sua volta suddivisa in
ventiquattro parti – attribuite in comproprietà ordinaria – a ognuna delle
quali corrisponde un posteggio. L’uso dell’autorimessa e la ripartizione delle
spese di manutenzione sono disciplinati da un regolamento della comproprietà e,
accessoriamente, dal regolamento del condominio, entrambi stati menzionati nel
registro fondiario. __________ __________ __________ -__________ è
comproprietaria dal 16 settembre 1982 di dieci posteggi – originariamente
tredici, tre dei quali nel frattempo alienati – che essa ha acquistato da
__________ __________ e __________ __________, promotori del complesso
residenziale.

                                  B.   All’assemblea
straordinaria del 10 giugno 1995 i comproprietari hanno approvato all’unanimità
il bilancio relativo alle spese accessorie per l’autorimessa durante l’anno
1995. In occasione della riunione straordinaria tenutasi il 22 marzo 1996
l’assem-blea dei comproprietari ha ratificato il conguaglio per il 1995, invitando
__________ __________ __________ -__________ a provvedere al pagamento di fr.
2’258.50 entro il 6 aprile 1996. L’assemblea ha inoltre convalidato il piano finanziario
per il 1996 che, incluso il fondo di rinnovamento per il garage, implica una
partecipazione di __________ __________ __________ -__________ alle spese pari
a fr. 3’562.50. Il 23 settembre 1996, su richiesta della Comunione dei comproprietari,
l’Ufficio esecuzioni di __________ ha spiccato contro __________ __________
__________ -__________ il precetto esecutivo n. __________per la somma di fr.
5’593.30 oltre interessi al 5%. L’escussa ha sollevato opposizione.

                                  C.   Il 24 ottobre 1996
la Comunione dei comproprietari della “Resi-denza __________ __________
__________ ” ha chiesto al Pretore della giurisdizione di Locarno-Città, la
condanna di __________ __________ __________ -__________ al versamento di fr.
5’593.30 oltre interessi nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione
al precetto esecutivo n. __________. Alla discussione del 5 dicembre 1996 la
convenuta si è opposta all’istanza, sollevando l’eccezione di compensazione con
un proprio credito di fr. 27’307.15 e in via riconvenzionale ha chiesto la
condanna dell’istante al versamento della differenza fra i due importi. Il Segretario
assessore, in applicazione dell’art. 12 cpv. 5 CPC, ha assegnato ad __________
__________ __________ -__________ un termine per presentare l’allegato di
risposta e la domanda riconvenzionale.

                                  D.   Nella sua risposta
del 15 dicembre 1996 la convenuta ha proposto di respingere l’istanza e , in
via riconvenzionale, ha postulato la condanna della comunione dei
comproprietari al pagamento di fr. 21’919.85 oltre interessi al 6%. Il 5
febbraio 1997 la comunione dei comproprietari si è opposta alla domanda
riconvenzionale. Alla discussione del 9 aprile 1997 ogni parte ha mantenuto le
rispettive allegazioni e proposte di giudizio. Esperita l’istruttoria, le parti
hanno rinunciato al dibattimento finale, rimettendosi al contenuto delle
rispettive comparse scritte, nelle quali hanno ribadito le rispettive domande.

                                  E.   Statuendo il 18
maggio 1998, il Pretore ha condannato __________ __________ __________
-__________ a versare alla comunione dei comproprietari l’importo di fr.
5’387.30 oltre interessi al 5% dal 24 settembre 1996 e ha rigettato in via
definitiva l’opposizione al precetto esecutivo n. __________. La tassa di
giustizia di fr. 600.– e le spese sono state poste a carico della convenuta,
con obbligo di rifondere alla controparte un’indennità per ripetibili di fr.
900.–. Inoltre il Pretore ha respinto la domanda riconvenzionale, ponendo la
tassa di giustizia di fr. 700.– e le spese a carico della convenuta, tenuta a
versare alla controparte fr. 2’800.– di ripetibili.

                                  F.   __________
__________ __________ -__________ è insorta contro la citata sentenza con un
appello del 9 giugno 1998 nel quale postula la riforma del giudizio impugnato
nel senso di respingere l’istanza e di accogliere integralmente la sua domanda
riconvenzionale. Il 6 luglio 1998 l’appellante ha introdotto un’istanza
tendente all’estro-missione dagli atti della testimonianza di __________
__________. Nelle sue osservazioni del 14 luglio 1998 la Comunione dei
comproprietari ha chiesto di respingere il gravame e di confermare la sentenza
impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   L’appellante ha prodotto
con l’istanza del 6 luglio 1998 il verbale della deposizione rilasciata il 3
giugno 1998 da __________ __________ davanti al Amtsstatthalteramt di
Lucerna in relazione a un procedimento penale per falsa testimonianza promosso
da lei stessa. I documenti prodotti per la prima volta in appello non sono ricevibili,
l’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC vietando di addurre fatti e mezzi di prova nuovi
in seconda sede (Cocchi/Trezzini,
Codice di procedura ticinese annotato, Lugano 1993, n. 10 ad art. 86 e n. 1 ad
art. 321). Ciò posto, il verbale del 3 giugno 1998 non può essere considerato
ai fini del giudizio. Del resto la mancata acquisizione agli atti del nuovo
documento non contrasta con l’obbligo di esaminare d’ufficio la nullità della
testimonianza rilasciata da __________ __________, visto che le informazioni su
cui l’attrice ha fondato la propria istanza di estromissione risultano già dal
verbale di audizione del 15 dicembre 1997.

                                   2.   L’appellante
chiede preliminarmente lo stralcio per nullità della deposizione di __________
__________, adducendo che questi avrebbe mentito (appello, pag. 6 in fondo) e
che quale comproprietario e parte in causa avrebbe potuto essere sentito
soltanto nell’ambito di un interrogatorio formale (istanza del 6 luglio 1998,
pag. 1 in fondo). Ora, l’art. 238bis cpv. 1 CPC prevede la nullità delle
audizioni testimoniali in contrasto con le norme sull’assunzione dei testimoni.
In particolare, per quanto riguarda la prima fattispecie, è nulla la
deposizione del teste escluso dalla facoltà di testimoniare poiché appartenente
a una cerchia di persone legate alle parti e come tali non completamente estranee
o disinteressate al litigio (art. 228 CPC). In concreto è emerso che __________
__________ è comproprietario di una quota di proprietà per piani sin dal 1982
(verbale 15 dicembre 1997, pag. 1 nel mezzo). Tale circostanza era ben nota
all’appellante, visto che i verbali assembleari da lei stessa prodotti
menzionano il teste sin dal 1984 come comproprietario e finanche come amministratore,
almeno sino al 1992 (doc. 8).

                                         Posto che l’azione
dell’appellante è intesa ad accertare un suo credito verso la comunione dei
comproprietari, ci si potrebbe chiedere se la deposizione di un membro della
comunione sia stata regolare. Contrariamente a quanto sembra ritenere
l’appel-lante, non esiste però una responsabilità diretta dei singoli comproprietari
accanto a quella della comunione per gli obblighi per i quali la comunione ha
la capacità di agire, di stare in giudizio, di essere escussa e di avere un
patrimonio (DTF 119 II 404, consid. 6). Ciò è appunto il caso in esame. Il
singolo comproprietario non si identifica con la comunione dei comproprietari e
non è quindi parte in causa, motivo per cui può deporre come teste e dichiararsi
indifferente all’esito della lite (II CCA, sentenze del 14 marzo 1996 nella
causa A. e del 30 settembre 1998 nella causa Condominio B.). Ne discende che
nella fattispecie la deposizione litigiosa è stata assunta regolarmente e non
vi è motivo per stralciare la prova dagli atti.

                                         Quanto all’asserita
falsità delle informazioni fornite dal teste, essa non costituisce di per sé
una causa di nullità, essendo facoltà del giudice – se esiste fondato motivo –
di deferire il testimone all’autorità penale e di sospendere la causa civile
(art. 241 CPC; Rep. 1925, pag. 309). In quest’ambito nulla può essere rimproverato
al Pretore, tanto più che egli non aveva motivo di dubitare del teste, le cui
affermazioni concordavano con altri elementi istruttori.

                                   3.   Il Pretore, preso
atto che l’ammontare del credito vantato dalla comunione dei comproprietari non
era contestato, ha respinto l’eccezione di compensazione invocata dalla
convenuta e la sua domanda riconvenzionale volta a ottenere a differenza tra i
due crediti. Egli ha ritenuto che la convenuta non poteva prevalersi di un
credito verso la comunione dei comproprietari, visto che quest’ultima non ha
mai autorizzato la procedura giudiziaria sulla quale la convenuta fonda la sua
pretesa, per altro nemmeno promossa nell’interesse della comunione dei
comproprietari.

                                   4.   Giusta l’art. 120
CO quando due persone sono debitrici l’una verso l’altra di somme di denaro o
di altre prestazioni della stessa specie, ciascuna di esse, purché i due
crediti siano scaduti, può compensare il proprio debito col proprio credito
(cpv. 1); il debitore può tra l’altro opporre la compensazione sebbene il suo
credito sia contestato (cpv. 2). In particolare l’eccezione di compensazione è
lecita se in presenza di due crediti scaduti e esigibili soccorrono il
requisito della reciprocità e della similarità (Gauch/Schluep, Schweizerisches Obligationenrecht, Allgemeiner
Teil, 6ª edizione, pag. 244 nota 3330 segg.). L’accezione di reciprocità
implica che il creditore principale sia il debitore della pretesa
compensatoria, rispettivamente che il creditore compensatorio sia il debitore
della pretesa principale (Gauch/ Schluep,
op. cit., pag. 245 nota 3333 segg.). Nella fattispecie, posto che l’appellante
non contesta di essere debitrice nei confronti dell’attrice, litigioso è
anzitutto se quest’ultima sia debitrice della convenuta per la sua pretesa compensatoria.

                                   5.   L’appellante
ribadisce di avere sostenuto, con il benestare della comunione dei
comproprietari, un procedimento giudiziario avviato nei suoi confronti dai
promotori della proprietà per piani e di avere in quella sede difeso i diritti
degli altri comproprietari in materia di garanzia dei difetti, ritenuto che
all’epoca nell’autori-messa si erano verificate importanti infiltrazioni e che
l’assem-blea ne aveva preteso invano dai promotori l’eliminazione degli
inconvenienti. La convenuta vanterebbe quindi nei confronti della comunione un
credito corrispondente agli oneri processuali posti a suo carico nella suddetta
procedura, di cui la comunione si sarebbe fatta carico in occasione
dell’assemblea tenutasi il 27 ottobre 1990. A suffragio della sua tesi la
convenuta adduce inoltre che solo così si spiegherebbe la diligenza con cui
essa ha costantemente informato l’assemblea sul seguito del procedimento
giudiziario, lo svolgimento in quella sede di una perizia volta a stabilire i
difetti di tutta l’autorimessa e l’attitudine dei comproprietari come se si
trattasse di un problema comune.

                                   6.   L’assemblea dei
comproprietari costituisce l’organo supremo della proprietà per piani, la quale
decide gli affari amministrativi che non competono all’amministratore, tra cui
si annoverano tutte le questioni fondamentali volte al mantenimento e all’uso
della proprietà per piani (art. 712m cifra 1 CC; Meier-Hayoz/Rey, in: Berner Kommentar, nota 22 seg. ad art.
712m CC). Di principio, i singoli comproprietari esprimono la loro volontà
sul destino della comproprietà in occasione delle assemblee convocate
dall’amministratore (art. 712n CC). Inoltre, come per le associazioni,
il consenso scritto di tutti i soci a una proposta è parificata a una
risoluzione sociale quand’anche non sia stata tenuta un’assemblea, a condizione
che i comproprietari diano all’unanimità il loro accordo (art. 66 cpv. 2 CC; Meier-Hayoz/Rey, op. cit., nota 118
seg. ad art. 712m CC). Alla stessa stregua è ammesso il voto per corrispondenza,
con l’unica differenza che è sufficiente ottenere la maggioranza dei voti per
ritenere accolto l’oggetto della deliberazione (art. 880 CO, Meier-Hayoz/Rey, op. cit., nota 121
segg. ad art. 712m CC).

                                   7.   Nella fattispecie
non è contestato che l’eventuale autorizzazione ad agire in giudizio per tutti
i comproprietari e la loro partecipazione agli oneri processuali derivanti dalla
procedura soggiacciono a una deliberazione in tal senso dell’assemblea condominiale.
Si tratta di verificare se nella fattispecie la comunione dei comproprietari
abbia conferito all’appellante l’autorizzazione ad agire in sua vece, come la
convenuta sostiene sia avvenuto in durante l’assemblea del 27 ottobre 1990.
Ora, nel relativo verbale figura testualmente:

                                         11.
Garagen-Betrieb

                                         a)  (...)

                                         b)
 (...)

                                         c)  Herr
__________ schilderte die momentane Situation “Wassereinbrüche” in der Garage.

–  Herr __________ hat einen Rückbehalt
von fr.30’000.– vorgenommen. Dieser Rückbehalt soll __________ & __________
dazu bewegen, die Sanierungsarbeiten durchzuführen.

–  Alle Stockwerkeigentümer erklären
sich bereit, falls erforderlich zu bezeugen, dass “Wassereinbrüche” regelmässig
stattfinden.

–  Es wurde bewusst gemacht, dass alle
Garageneigentümer vertraglich für Sanierungskosten gemeinsam haften, falls
__________ & __________ seine Verpflichtungen nicht erfüllt.

–  Die Eigentümer der Garage
unterstützten Herrn __________ in seinem Bemühungen, die Sanierungsarbeiten
duchzusetzen.

                                         Contrariamente a quanto
adduce l’appellante, il citato verbale non comprova che a suo marito fosse
concessa l’autorizzazione a tutelare gli interessi della comunione dei
comproprietari nella vertenza che lo opponeva a __________ __________ e
__________ __________, né tanto meno che la comunione abbia riconosciuto una
sua partecipazione agli oneri della causa. Tutt’al più la comunione dei
comproprietari ha preso atto dello stadio in cui si trovava la lite tra
l’appellante e i promotori a proposito delle infiltrazioni nell’autorimessa.

                                   8.   L’appellante
ribadisce che gli atti e le deliberazioni assembleari precedenti il 27 ottobre
1990 attestano l’autorizzazione ad agire in rappresentanza della comunione e a
far valere i diritti derivanti dalla garanzia per difetti. L’argomentazione non
può essere condivisa. L’istruttoria conferma che all’origine della vertenza tra
l’appellante e i promotori immobiliari vi era la comparsa di infiltrazioni
nell’autorimessa, che i promotori hanno rifiutato di riparare (verbale
assembleare del 6 ottobre 1984), ciò che ha indotto l’appellante a trattenere
fr. 30’000.– dal prezzo dovuto per l’acquisto delle unità immobiliari. Nella
causa avviata dai promotori immobiliari per il versamento del saldo sul prezzo
di acquisto, la convenuta si è opposta alla petizione, pretendendo in via
riconvenzionale un risarcimento per il mancato uso dei posteggi (inc.
__________). Essa ha proposto in quella circostanza agli altri comproprietari
di far valere la loro posizione di debitori per ottenere senza ulteriore
ritardo l’auspicato intervento di miglioria (lettera di __________ __________
del 18 luglio 1984, verbale assembleare del 5 ottobre 1985, pag. 2).

                                         Successivamente, benché
i comproprietari non abbiano mai esplicitamente aderito alla proposta
dell’appellante, su richiesta di quest’ultima tutti i comproprietari dei
parcheggi sono stati convocati all’assemblea straordinaria del 29 marzo 1986,
in esito alla quale hanno deciso di chiedere ai promotori una chiara proposta
di intervento e bei ungenügenden Sanierungsvorschlägen, gemeinsames
rechtliches Vorgehen und auch entsprechende Kosten-Aufteilung (lettera di
__________ __________ del 20 marzo 1986, verbale assembleare del 29 marzo
1986). In quella stessa occasione __________ __________ e il marito
dell’appellante sono stati incaricati di controllare costantemente la
situazione nell’autorimessa e di informare gli altri proprietari di parcheggi.
La comunione dei comproprietari non ha intrapreso comunque procedimenti giudiziari
nei confronti dei promotori. Il 18 febbraio 1987 la convenuta ha comunicato a
tutti i comproprietari che era stata allestita una perizia sui difetti
dell’opera nella procedura che la opponeva a __________ __________ e __________
__________, soggiungendo testualmente: 

                                         Für die Bestellung der Expertise musste ich eine
Vorzauszahlung über fr. 4’000.– leisten und ich mache alle Eigentümer darauf
aufmerksam, dass die gesamten daraus resultierenden Kosten, sofern das Gericht
diese Kosten nicht __________ /__________ überwälzt, zwischen den Eigentümer
__________ __________ __________ gerecht übernommen werden müssen. (...) Ohne
Ihren Gegenbericht innert 8 Tagen nehme ich an, dass Sie mit meinem Vorgang
einverstanden sind und eine Versammlung der Eigentümer um die Osternzeit ist
nach meiner Ansicht wieder unumgäglich. 

                                         In risposta a tale
comunicazione il comproprietario __________ ha aderito il 25 febbraio 1987 alla
proposta di suddividere i costi dell’operazione, a condizione che tutti i
comproprietari fossero d’accordo e si assumessero una parte degli oneri in
proporzione alle loro quote di proprietà. Il 25 luglio 1987 il comproprietario
__________ ha ribadito l’importanza e la priorità delle infiltrazioni
nell’autorimessa e ha auspicato un approfondimento del problema nella
successiva assemblea condominiale (doc. 8, lettera K). Gli altri comproprietari
non hanno reagito. Dopo di allora, i verbali si limitano a riprendere i
resoconti dell’appellante sull’evoluzione delle infiltrazioni nell’autorimessa
(verbale assembleare del 29 ottobre 1988 e del 28 ottobre 1989, doc. 8).

                                         Ora, alla luce delle
circostanze esposte non si può sostenere che l’assemblea dei comproprietari
abbia validamente autorizzato l’operato della convenuta e neppure che si sia
fatta garante dei relativi costi. Tale conclusione trova conferma anche negli
eventi successivi all’assemblea del 27 ottobre 1990. Come detto, la comunione
dei comproprietari non è, sin dal principio, intervenuta nella causa
riconvenzionale promossa dall’appellante. Non si può certo negare il suo
interessamento al risanamento dell’autorimessa e a un chiarimento sulla natura
dei danni. Ciò non significa, comunque, che essa abbia accettato di partecipare
in modo indiretto a una procedura giudiziaria a lei estranea, tanto più che
l’azione si è conclusa a solo beneficio dell’appellante, la quale ha ottenuto
una riduzione del prezzo di acquisto di fr. 5’000.– (sentenza del 5 giugno
1991). L’unico beneficio per la comunione dei comproprietari consisterebbe,
tutt’al più, nel disporre di una perizia giudiziaria in cui sono esaminati in
modo approfondito i difetti dell’autorimessa. Qualora una partecipazione ai
costi potesse essere ammessa, questa dovrebbe essere limitata così alle spese
peritali. Se non che, le due risposte allo scritto del 18 febbraio 1987 e il
silenzio della maggior parte dei comproprietari non sono di ausilio
all’appel-lante. Come si è visto (consid. 6), infatti, solo il consenso scritto
di tutti i membri può essere equiparato a una risoluzione sociale. Ininfluente
è infine il fatto che durante l’assemblea del 2 novembre 1991 i comproprietari,
presa conoscenza dell’esito della causa tra l’appellante e i promotori del
condominio e la possibilità di presentare appello, si siano interrogati
sull’opportunità di partecipare alle spese giudiziarie nell’eventualità di un
appello interposto dal marito dell’appellante. Essi hanno infatti deciso di
partecipare ai costi solo se quest’ultimo avesse diviso l’importo a suo tempo
trattenuto e avesse condotto la causa solo sui danni dell’autorimessa (doc. 8,
lett. H, pag. 2, n. 12: dass eine Beteiligung [an den Kosten] nur erfolgen
kann, wenn Herr __________ den zurückgestellten Betrag ordnungsgemäss begleicht
und die Klage nur bezüglich den aufgetretenen Schäden an der Garage führt).

                                         L’eventuale sostegno
finanziario della comunione, vincolato a precise condizioni, riguardava
pertanto la sola ipotesi di un appello e un eventuale accordo in tal senso non
implicava automaticamente una partecipazione agli oneri processuali di prima sede.
In ogni modo, le condizioni enunciate all’assemblea non si sono verificate già
per il fatto che la convenuta non ha presentato appello contro la sentenza del
5 giugno 1991 (inc. 2992). Il problema della partecipazione della comunione ai
costi giudiziari è stato ancora affrontato all’assemblea del 3 ottobre 1992: in
quell’occasione non è stato possibile trovare un accordo sulla ripartizione dei
costi affrontati dalla convenuta poiché quest’ul-tima sosteneva che le spese
avrebbero dovuto essere divise tra tutti i comproprietari in proporzione dei
rispettivi millesimi, mentre i titolari degli appartamenti ritenevano che i
costi riguardavano solo i comproprietari dell’autorimessa (doc. 8, lett. I,
pag. 2). 

                                         Concludendo, sulla
scorta dell’istruttoria non risulta che la comunione dei comproprietari abbia
autorizzato l’appellante a rappresentarla in giudizio, né tanto meno che abbia
deliberato l’assunzione dei costi giudiziari. L’appello si rivela pertanto infondato
e deve essere respinto.

                                   8.   Gli oneri processuali
seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC) e sono posti a carico
dell’appellante, che rifonderà alla controparte un’equa indennità per
ripetibili di appello.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 650.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
650.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1’500.– per
ripetibili d’appello.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Città.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria