# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 76aafe69-ac69-5420-8a0b-3b6985b160fe
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-04-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.04.2022 D-4235/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4235-2021_2022-04-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4235/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  a p r i l e  2 0 2 2   

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Jeannine Scherrer-Bänziger, Nina Spälti Giannakitsas,  

Walter Lang, Contessina Theis,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Iraq,   

rappresentato dall’avv. MLaw Eliane Schmid, 

Rechtsanwältin,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 9 settembre 2021 / N (…). 

 

 

D-4235/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, dichiaratosi cittadino iracheno, ha depositato una domanda 

d’asilo in Svizzera il 18 giugno 2021 (cfr. atto della SEM n. [{…}]-1/2 e 

28/10, p.to 1.09 e p.to 1.11, pag. 3; p.to 5.05, pag. 5). 

B.  

Le ricerche effettuate in seguito dalla SEM, hanno permesso di accertare 

che, secondo la banca dati europea “EURODAC”, l’entrata illegale nello 

spazio Dublino del richiedente sarebbe stata registrata in Italia il  

12 maggio 2021 (cfr. atti SEM n. 8/1 e 9/1). Pertanto, l’autorità inferiore ha 

presentato all’autorità italiana preposta, in data 24 giugno 2021 (cfr. atti 

SEM n. 10/7, 11/1 e 12/1) una domanda di presa in carico dell’interessato 

ai sensi dell’art. 13 par. 1 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parla-

mento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e 

i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno de-

gli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) 

(Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di 

seguito: Regolamento Dublino III). 

C.  

Dal 24 giugno 2021 fino al 21 luglio 2021, l’interessato è stato ricoverato in 

regime volontario presso la C._______ (di seguito: D._______) di 

E._______ (nel F._______), con diagnosi alla dimissione di disturbo post-

traumatico da stress (ICD10: F43.1), ed impostazione di una terapia far-

macologica con l’indicazione della prosecuzione delle cure psichiatriche 

ambulatorialmente, nonché di algie al rachide trattate con terapia antidolo-

rifica (cfr. atti SEM n. 14/1, 15/3, 16/1, 17/1 e 23/3). Successivamente, dal 

23 luglio 2021 fino al 2 agosto 2021 (cfr. atti SEM n. 19/1 e 30/2) e dal 

2 agosto 2021 sino al 9 agosto 2021 (cfr. atti SEM n. 24/1, 25/1 e 31/2) il 

richiedente ha subito un secondo rispettivamente un terzo ricovero volon-

tario presso la D._______ di E._______, con la medesima diagnosi alla 

dimissione di disturbo post-traumatico da stress e nessuna problematica 

somatica segnalata, nonché l’adattamento del trattamento farmacologico. 

Ulteriori informazioni concernenti le precitate degenze, come pure relative 

alle visite psichiatriche ambulatoriali svolte dopo l’ultima dimissione dalla 

D._______ (cfr. atti SEM n. 27/2, 41/2, 45/2 e 54/2), nonché circa i consulti 

medici per le problematiche al setto nasale, i problemi di lombalgia, dentali 

ed alla vista dell’interessato (cfr. atti SEM n. 38/2, 39/2 e 40/3), verranno 

evocate, per quanto necessario, nei considerandi. 

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D.  

D.a Riferendosi al certificato medico rilasciato dal Dr. med. G._______ il 

6 luglio 2021 (cfr. atto SEM n. 16/1), la rappresentante legale dell’interes-

sato ha richiesto alla SEM, con scritto datato 23 luglio 2021, che quest’ul-

timo potesse essere trasferito in un Cantone di lingua tedesca, in quanto il 

solo sentire parlare italiano rievocherebbe in lui traumi trascorsi causando-

gli delle sofferenze psichiche. Altresì, ha chiesto di tenere conto delle rac-

comandazioni enunciate dal medico succitato in ordine alla necessità di 

svolgere dei colloqui brevi e di dilazionare nel tempo l’indagine sulla bio-

grafia del richiedente (cfr. atto SEM n. 18/1). 

D.b Con missiva del 26 luglio 2021, l’autorità inferiore ha risposto al succi-

tato scritto della rappresentante legale, informando la stessa che visto lo 

stadio procedurale in cui si troverebbe il suo assistito, risulterebbe troppo 

precoce pronunciarsi in merito alla sua richiesta di trasferimento. Ciò mal-

grado, la SEM avrebbe preso in considerazione l’evolversi dello stato va-

letudinario del suo assistito ed avrebbe valutato a tempo debito il da farsi 

(cfr. atto SEM n. 21/1). 

E.  

E.a Il 12 agosto 2021 l’interessato è stato sentito nell’ambito di un’audi-

zione sul rilevamento dei suoi dati personali (cfr. atto SEM n. 28/10), rispet-

tivamente il 17 agosto 2021 si è tenuto con lo stesso un colloquio perso-

nale in virtù dell’art. 5 Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM n. 33/3; di 

seguito: colloquio Dublino). In tali contesti, egli ha segnatamente dichiarato 

di essere giunto in Europa, attraverso l’Italia, il 12 maggio 2021, allorché la 

polizia italiana lo avrebbe fermato e gli avrebbe prelevato le impronte digi-

tali, ma non avrebbe invece fatto richiesta d’asilo. In Italia sarebbe rimasto 

dapprima per circa 16 giorni in quarantena ed in seguito sarebbe stato trat-

tenuto dai passatori che lo avevano fatto giungere sino a lì, poiché non 

aveva al momento il denaro per pagarli. Successivamente, dopo il paga-

mento di quanto dovuto, l’avrebbero invece fatto proseguire, giungendo in 

Svizzera. Nel contesto del colloquio Dublino, interrogato riguardo un’even-

tuale competenza dell’Italia nella trattazione della sua domanda d’asilo, 

egli si è opposto, asserendo che i passatori lo avrebbero minacciato di 

morte se lo avessero ritrovato in Italia, nonché che vivere in quest’ultimo 

Stato sarebbe per lui come vivere in Iraq. Questionato sempre in tale am-

bito circa il suo stato di salute, l’interessato ha dichiarato di avere diversi 

dolori, ovvero male alla schiena, al naso ed ai denti e di avere problemi alla 

vista. Peraltro, soffrirebbe pure di una sindrome che lo farebbe sentire a 

volte due persone differenti. All’infermeria del centro dove alloggia egli 

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avrebbe già segnalato i dolori somatici succitati, nonché avrebbe confer-

mato di essere già stato visitato da un medico per le problematiche di dop-

pia personalità evinte. 

E.b A fronte delle dichiarazioni rese dal richiedente a margine del verbale 

inerente al rilevamento dei dati personali del 12 agosto 2021, riguardanti la 

situazione nel suo paese d’origine e non direttamente legate con la sua 

domanda d’asilo (cfr. atto SEM n. 28/10, p.to 5.06, pag. 5 seg.), si è svolto 

con l’interessato, dopo il colloquio Dublino, pure un’audizione concernente 

presunti crimini contro il diritto internazionale e osservazioni rilevanti per la 

protezione dello Stato (cfr. atto SEM n. 35/3). I quesiti posti sono stati in-

terrotti per volontà dell’interessato, il quale non ha autorizzato le autorità di 

procedimento penale a contattarlo personalmente per ulteriori accerta-

menti in merito, ma ha dato il suo consenso alla trasmissione del verbale 

(cfr. atto SEM n. 36/2), che è seguito da parte della SEM all’autorità penal-

mente competente per il proseguo (cfr. atto SEM n. 37/2). 

F.  

Dopo la richiesta della funzionaria della SEM competente del 30 ago-

sto 2021 (cfr. atti SEM n. 42/2 e 43/2), il (…) preposto ha indicato gli ap-

puntamenti medici svolti dall’interessato e previsti per il futuro per il mede-

simo (cfr. atti SEM n. 42/2 e 43/2). 

G.  

G.a Tramite una missiva datata 31 agosto 2021, la rappresentante legale 

dell’interessato, dopo aver riportato alcuni fatti inerenti allo stato di salute 

di quest’ultimo, ha in particolare invitato l’autorità inferiore ad entrare nel 

merito della domanda d’asilo del richiedente, in quanto il precitato stato 

valetudinario richiederebbe del tempo prima di stabilizzarsi, sarebbe sotto-

posto ad una cura medica intensa, nonché vi sarebbe il rischio di un nuovo 

traumatismo dell’insorgente nel caso di un suo ritorno in Italia. Se tuttavia 

la SEM non ritenesse di dover entrare nel merito della sua domanda 

d’asilo, il rappresentante legale ha postulato che lo stato di salute dell’inte-

ressato ritenuto complesso, fosse verificato da uno specialista, nonché che 

venisse stilato un rapporto medico dettagliato (cosiddetto F4) in merito (cfr. 

atto SEM n. 44/2). 

G.b Con scritto dell’8 settembre 2021, l’autorità inferiore ha risposto nega-

tivamente alla richiesta della patrocinatrice del richiedente di stabilire un 

rapporto medico dettagliato, in quanto con le informazioni di cui dispor-

rebbe sullo stato di salute dell’insorgente, non necessiterebbe lo stesso di 

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un esame maggiore nel senso indicato dalla rappresentante legale (cfr. atto 

SEM n. 46/1). 

H.  

Per mezzo del messaggio elettronico del 10 settembre 2021, l’autorità el-

vetica competente ha informato la sua omologa italiana, che dato che 

quest’ultima non aveva risposto entro i termini legali previsti alla domanda 

di presa in carico della Svizzera, la competenza dell’Italia per l’esame della 

domanda d’asilo dell’interessato era data a far tempo dal 25 agosto 2021 

(cfr. atti SEM n. 48/1 e 49/2). 

I.  

Con decisione del 9 settembre 2021, notificata il 15 settembre 2021 (cfr. 

atto SEM n. 52/1) l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo dell’interessato, ha pronunciato il suo allontanamento (recte: trasfe-

rimento) verso l’Italia, e l’esecuzione del precitato provvedimento. Ha al-

tresì precisato che un eventuale ricorso contro la decisione non avrebbe 

avuto effetto sospensivo. 

J.  

Per il tramite del plico raccomandato del 22 settembre 2021 (cfr. risultanze 

processuali), l’interessato si è aggravato con ricorso al Tribunale ammini-

strativo federale (di seguito: il Tribunale) avverso la succitata decisione 

della SEM, chiedendo anzitutto la concessione dell’effetto sospensivo al 

ricorso e quale misura cautelare di informare le autorità di esecuzione che 

fino alla decisione in merito all’effetto sospensivo non procedano con mi-

sure d’esecuzione. Nel merito, ha concluso a titolo principale all’annulla-

mento della decisione impugnata ed alla restituzione degli atti alla SEM per 

nuova valutazione. A titolo eventuale ha postulato il riconoscimento della 

competenza della Svizzera nella trattazione della sua domanda d’asilo ed 

il suo conseguente esame materiale. Contestualmente, ha altresì presen-

tato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo. 

Al ricorso, l’insorgente ha segnatamente annesso la copia della conferma 

di ricezione della decisione della SEM da lui sottoscritta in data 15 settem-

bre 2021, nonché copia del foglio di trasmissione di informazioni mediche 

(cosiddetto F2) del 15 settembre 2021, già presente agli atti dell’autorità 

inferiore (cfr. atto SEM n. 54/2). 

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K.  

Il 23 settembre 2021, il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’esecu-

zione dell’allontanamento dell’insorgente, quale misura supercautelare (cfr. 

risultanze processuali). 

L.  

L’autorità inferiore, con comunicazione del 24 settembre 2021, ha infor-

mato l’autorità italiana preposta della pendenza del ricorso e l’ha avvisata 

che il termine di trasferimento ex art. 29 par. 1 Regolamento Dublino III non 

decorresse pertanto che a partire dal momento della decisione su ricorso, 

chiedendo quindi un’estensione del termine di trasferimento (cfr. atti SEM 

n. 59/1 e 60/4). 

M.  

Con scritto del 28 settembre 2021 (cfr. risultanze processuali), il ricorrente 

ha allegato un nuovo F2 datato 27 settembre 2021 (nel frattempo già as-

sunto anche agli atti della SEM, cfr. atto n. 61/2), inerente al consulto psi-

chiatrico avvenuto in medesima data, ove gli sarebbe stato prescritto il far-

maco Temesta a causa dell’insonnia. Ha peraltro segnalato nello stesso, 

come un ulteriore colloquio psichiatrico fosse previsto per il 7 ottobre 2021 

e che nel certificato medico succitato fosse nuovamente evidenziato il fatto 

che gli eventi da lui vissuti in Italia avrebbero avuto un influsso negativo sul 

suo stato di salute, il quale risultava già precario dai pregressi traumi oc-

corsigli in Iraq. Da ultimo si è riconfermato nelle sue motivazioni e conclu-

sioni ricorsuali. 

N.  

Per mezzo della missiva dell’8 ottobre 2021 (cfr. risultanze processuali), la 

rappresentante legale dell’insorgente ha inoltrato al Tribunale l’F2 del  

7 ottobre 2021 (nel frattempo pure annesso agli atti della SEM; cfr. atto 

n. 62/2) inerente alla visita psichiatrica effettuata dall’interessato in mede-

sima data, osservando come un prossimo consulto fosse previsto per il 

19 ottobre 2021, nonché sottolineando nuovamente come lo stato di salute 

dell’insorgente fosse serio e la terapia medicamentosa rimanesse in es-

sere, oltreché il suo vissuto in Italia avrebbe degli effetti negativi sul suo già 

precario stato di salute. Inoltre, nell’F2 succitato, si sarebbe indicata la ne-

cessità di pianificare un consulto anche per delle problematiche fisiche 

dell’insorgente. Visita medica per i lamentati problemi fisici dell’insorgente 

– sciatalgia alla gamba destra da diversi mesi e lombalgia persistente non-

ché nausea – che, secondo gli atti, si è tenuta il 12 ottobre 2021, e per i 

quali il medico curante ha compilato una richiesta RMN per protocollo  

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Bechterew, degli esami del sangue per escludere una sindrome infiamma-

toria, nonché prescritto il farmaco Vimovo per dieci giorni (cfr. F2 del 12 ot-

tobre 2021 agli atti SEM; atto n. 63/2). Quest’ultimo F2 è stato inoltrato an-

che dalla rappresentante legale dell’insorgente con scritto del 15 otto-

bre 2021 (cfr. risultanze processuali). 

O.  

Il 19 ottobre 2021, l’interessato ha avuto un ulteriore consulto psichiatrico 

di continuità (cfr. atto SEM n. 64/2). Lo stesso è stato poi anche inoltrato 

dalla rappresentante legale dell’insorgente in allegato al suo scritto del 

22 ottobre 2021 (cfr. risultanze processuali), dove ha in particolare sottoli-

neato come dal medesimo F2 risulterebbe che l’insorgente necessiti di re-

golari visite psichiatriche e che le sue attuali problematiche di salute sareb-

bero connesse con una ritraumatizzazione degli eventi accaduti all’insor-

gente in Italia. La rappresentante legale ha inoltre segnalato come, per i 

lamentati mal di schiena e nausea di cui soffrirebbe ancora l’insorgente, 

sarebbe stata prevista un’ulteriore indagine. 

P.  

Con scritto del 28 ottobre 2021 (cfr. risultanze processuali), la rappresen-

tante legale del ricorrente ha inoltrato al Tribunale il referto radiologico 

dell’interessato del 27 ottobre 2021 svolto secondo il protocollo Bechterew 

(nel frattempo assunto anche agli atti della SEM, cfr. atto n. 65/1), indi-

cando come all’insorgente sarebbe stata diagnostica un’osteonecrosi, che 

andrebbe correlata all’anamnesi per eventuali fattori di rischio. Ha poi os-

servato come il ricorrente sarebbe quindi, secondo gli atti probatori, ancora 

in trattamento e l’esito delle analisi sarebbe tutt’ora aperto. A mente sua, 

sarebbe quindi necessario attendere queste ultime, per conoscere i fatti 

giuridicamente rilevanti per la causa.  

Q.  

Per il tramite di un ulteriore scritto datato 10 novembre 2021 (cfr. timbro del 

plico raccomandato: inviato l’11 novembre 2021), la rappresentanza giuri-

dica dell’insorgente, ha trasmesso al Tribunale copia dell’F2 del 3 novem-

bre 2021, inerente ad un’ulteriore visita psichiatrica di decorso effettuata 

dal ricorrente. Nel medesimo scritto viene in particolare osservato come 

nel predetto F2 sia indicata la necessità di una visita internistica per persi-

stente lombalgia e nausea, nonché che il prossimo consulto dal profilo psi-

cologico è previsto per il 17 novembre 2021. Inoltre, viene nuovamente 

sottolineata l’importanza di effettuare una valutazione completa e detta-

gliata dello stato di salute del ricorrente. 

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R.  

Con missiva del 17 novembre 2021, la rappresentante legale del ricorrente 

ha inoltrato un nuovo F2 dell’11 novembre 2021 (già assunto anche agli atti 

SEM nel frattempo, cfr. atto n. 73/2) relativo ad un consulto medico-psi-

chiatrico dell’insorgente, osservando come, a causa della ripartizione 

dell’insorgente al F._______, lo stato di salute di questi sarebbe peggiorato. 

Ciò che, a mente della rappresentante legale, confermerebbe come un 

rientro del medesimo in Italia condurrebbe ad un importante aggravamento 

della sua salute e ad un ritraumatismo. Tali osservazioni sono nuovamente 

state reiterate dalla patrocinatrice dell’insorgente con scritto del 17 dicem-

bre 2021 al quale è stato annesso un certificato medico del 16 dicem-

bre 2021 del (…) di H._______ (cfr. risultanze processuali). 

S.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla legge sul Tribu-

nale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32) e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tri-

bunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA, prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinnanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto risulta legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

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Pagina 9 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). Altresì si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 con-

sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

3.  

La presente sentenza è resa dal Tribunale in conformità con l’art. 25 cpv. 2 

LTAF in relazione all’art. 32 cpv. 3 del Regolamento del Tribunale ammini-

strativo federale del 17 aprile 2008 (RTAF, RS 173.320.1). 

4.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

5.  

5.1 Nella propria decisione, l’autorità inferiore ha in primo luogo osservato 

come, a fronte delle risultanze di causa, l’Italia sarebbe competente per lo 

svolgimento della procedura di asilo e di allontanamento dell’insorgente. 

Inoltre, l’opinione da lui emessa circa il fatto che vivere in Italia equivar-

rebbe alla vita in Iraq, in quanto valutazione personale non appurata da 

alcun elemento concreto e non facente parte dei criteri previsti per la de-

terminazione dello Stato membro competente, non potrebbe essere presa 

in considerazione e non permetterebbe di confutare la competenza  

dell’Italia per condurre il seguito della sua procedura. In aggiunta, in caso 

di trasferimento verso tale Paese, si potrebbe partire dal presupposto che 

il ricorrente non sarà esposto a delle serie violazioni dei diritti dell’uomo in 

virtù dell’art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino III e dell’art. 3 CEDU 

(RS 0.101), che egli non verrà a trovarsi in una situazione esistenziale dif-

ficile, e non verrà trasferito nel suo Paese d’origine o di provenienza in 

violazione del principio di non-respingimento. In Italia non sussisterebbero 

inoltre delle carenze sistemiche nel suo sistema di accoglienza e di asilo ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III. In secondo luogo, l’autorità 

di prima istanza, ha ritenuto che non esisterebbero in casu dei motivi giu-

stificanti l’applicazione degli art. 16 par. 1 e art. 17 par. 1 del Regolamento  

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Dublino III. In relazione a quest’ultima norma, dopo aver ricostruito l’isto-

riato valetudinario dell’interessato, la SEM ha considerato come la situa-

zione medica dell’insorgente sia stata sufficientemente acclarata. Invero, 

le diagnosi ed i trattamenti necessari, sia dal lato psichico che somatico, 

sarebbero già conosciute rispettivamente in atto e non si riscontrerebbero 

ulteriori patologie se non quelle già diagnosticate od in cura. Dal profilo 

delle problematiche somatiche, in particolare le stesse sarebbero state 

identificate ed in trattamento o conclusesi e non presenterebbero comun-

que alcuna urgenza nel loro trattamento e nell’esecuzione di eventuali in-

terventi chirurgici, in particolare visto che ad esempio egli convivrebbe già 

da diversi anni con i dolori al setto nasale. Per quanto poi concerne la si-

tuazione psichica, pur ritenendo comprensibile che egli non voglia ritornare 

in Italia in quanto avrebbe fatto valere di aver ivi vissuto delle esperienze 

traumatiche come pure che la sua rappresentante legale indicherebbe un 

pericolo di nuova traumatizzazione nel caso di un suo allontanamento 

verso l’Italia, la SEM ha ritenuto dapprima come l’Italia disporrebbe di un’in-

frastruttura medica sufficiente. Inoltre sarebbe tenuta ai sensi dell’art. 19 

par. 1 della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza di richiedenti 

protezione internazionale (di seguito: direttiva accoglienza) a prestare le 

cure mediche adeguate. Pertanto, egli avrebbe d’un lato la possibilità di 

consultare un medico in Svizzera affinché lo prepari al meglio alla partenza 

verso l’Italia, e d’altro lato di proseguire il trattamento medico in Italia.  

La SEM ha altresì enunciato i mutamenti legislativi e pratici che sarebbero 

recentemente stati apportati al sistema di accoglienza italiano. In modo 

particolare, il nuovo assetto normativo, prevedrebbe la reintroduzione 

dell’iscrizione anagrafica dei richiedenti l’asilo nei registri comunali della 

popolazione residente, semplificandone di conseguenza l’accesso a pre-

stazioni quali le cure mediche; inoltre garantirebbe la permanenza continua 

di personale medico in tutti i centri di prima accoglienza. Questi ultimi 

avrebbero peraltro pure assunto le funzioni di prima assistenza, ovvero 

eseguirebbero la procedura d’identificazione, la formalizzazione della do-

manda d’asilo, lo screening sanitario e l’identificazione di eventuali vulne-

rabilità. A fronte di tali elementi, la SEM ha quindi rilevato come il sistema 

di prima accoglienza italiano garantirebbe d’un canto una presa in carico 

medica ed una rapida identificazione di eventuali vulnerabilità dei migranti, 

e d’altro canto la presa in carico medica ed i trattamenti sia per le malattie 

somatiche che per quelle psichiche. Inoltre, nei limiti dei posti disponibili, e 

dando priorità alle persone vulnerabili, l’accoglienza dei richiedenti l’asilo 

avverrebbe nel sistema di seconda accoglienza. In quest’ultimo i richiedenti 

asilo avrebbero diritto alle medesime prestazioni che le persone titolari 

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della protezione internazionale, ad eccezione di quelle destinate all’inte-

grazione. Ciò posto, l’autorità inferiore ha concluso che, allorché l’interes-

sato verrà trasferito in Italia, spetterà a lui presentarvi una domanda d’asilo 

per poter beneficiare delle prestazioni mediche alle quali egli ha diritto in 

virtù della direttiva accoglienza. In un passo successivo, la SEM ha osser-

vato come la situazione legislativa e ricettiva delle persone che necessite-

rebbero di una presa in carico medica immediata al momento del loro tra-

sferimento in Italia, rispetto a quanto descritto nella sentenza di riferimento 

del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019, sarebbe evoluta in modo 

positivo, e quindi lo stato di fatto in Italia, così come constatato all’epoca 

della predetta sentenza di riferimento, non risulterebbe più attuale. Prose-

guendo nell’analisi, l’autorità inferiore ha ritenuto come le problematiche di 

salute dell’insorgente non siano né di una gravità né di una specificità tale, 

in particolare in relazione al loro trattamento, da impedire un suo rinvio in 

Italia in quanto non contrario all’art. 3 CEDU ed alla giurisprudenza della 

Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: CorteEDU) presa nel pre-

detto ambito. Oltracciò, la SEM ha sottolineato come il Tribunale, nella sua 

sentenza D-2926/2021 del 19 luglio 2021, avrebbe confermato l’analisi 

della situazione italiana così come sopra esposta, stabilendo altresì che la 

richiesta di garanzie preliminari al trasferimento dei richiedenti l’asilo che 

soffrono di problemi medici gravi (somatici o psichici) alle autorità italiane, 

non si imporrebbe più in ogni situazione. In particolare i richiedenti l’asilo, 

che come nel caso dell’interessato non avrebbero mai inoltrato una do-

manda d’asilo in Italia, potrebbero accedere alle prestazioni assistenziali, 

comprensive anche delle cure e dei trattamenti necessari ed urgenti, dal 

loro arrivo in Italia.  

Da ultimo, l’autorità inferiore ha ritenuto non esserci in specie neppure al-

cun motivo umanitario ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311) 

in relazione all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, che ne imporrebbe 

un’applicazione di tale clausola di sovranità. Invero, circa le affermazioni 

da lui rilasciate riguardo alle minacce di morte rivoltegli dai passatori in  

Italia se dovesse farvi ritorno, come pure delle osservazioni presentante 

dalla sua rappresentante legale il 31 agosto 2021 in merito, per quanto ri-

sultino comprensibili i suoi timori, la SEM ha ritenuto che l’Italia sia uno 

Stato di diritto con un’autorità di polizia funzionante, disposta ed in grado 

di offrire la protezione adeguata. L’interessato potrà quindi rivolgersi all’au-

torità di polizia competente, nel caso fosse esposto a delle minacce con-

crete. A mente della SEM, neppure la sua situazione medica, visto quanto 

già precedentemente rilevato ed in particolare che delle problematiche so-

matiche soffrirebbe già da diversi anni – ciò che non l’avrebbe tra l’altro 

D-4235/2021 

Pagina 12 

impedito dall’effettuare il viaggio dall’Iraq alla Svizzera – motiverebbe l’ap-

plicazione della clausola di sovranità. Tale conclusione varrebbe anche 

considerando le modifiche legislative intercorse nel frattempo in Italia e la 

circostanza che l’insorgente non avrebbe alcun legame particolare con la 

Svizzera. 

5.2 Il ricorrente dal canto suo, nel ricorso, considera dapprima in ordine al 

suo stato di salute, che la SEM non avrebbe sufficientemente chiarito lo 

stesso. Invero, a differenza di quanto parrebbe concludere l’autorità preci-

tata nel provvedimento impugnato, la sua condizione clinica sarebbe di 

particolare importanza e vulnerabilità. Gli elementi raccolti dall’autorità in-

feriore circa lo stato valetudinario dell’insorgente, tramite meri F2, non sa-

rebbero in tal senso sufficienti per stabilire la situazione straordinaria del 

medesimo, che sarebbe supportata tuttavia dagli atti medici presenti all’in-

carto, ma ai quali l’autorità inferiore non avrebbe dato alcun seguito. Nel 

caso in esame risulterebbero però centrali le questioni del rischio di una 

nuova traumatizzazione del ricorrente e di violazione dell’art. 3 CEDU e la 

fattispecie andrebbe in tal senso chiarita. Rispetto poi ai vissuti dell’insor-

gente in Italia, il medesimo rileva come non sarebbe sufficiente, al contrario 

di quanto avrebbe motivato la SEM nella decisione avversata, rinviare alle 

autorità di polizia italiane, ma piuttosto sarebbe invece da valutare ed ap-

prezzare l’influsso che avrebbe un suo rinvio in Italia sul suo stato di salute, 

così come la questione della ragionevolezza e possibilità personale che 

egli avrebbe di fare ricorso a tale aiuto da parte delle autorità italiane. In tal 

senso, occorrerebbe pure prendere in considerazione l’ultimo F2 del 

15 settembre 2021, ove si osserverebbe che la situazione del ricorrente 

sarebbe peggiorata a causa delle vicende vissute in Italia, e ciò sullo 

sfondo degli eventi traumatizzanti già trascorsi in Iraq dal medesimo. Per-

tanto, a differenza della valutazione esposta dalla SEM nella decisione av-

versata, l’insorgente ritiene che nel suo caso sia necessario predisporre un 

rapporto peritale con lo stabilimento di un F4. Nel proseguo, la rappresen-

tante legale presenta il sistema che permetterebbe all’autorità inferiore di 

richiedere tale rapporto dettagliato, e che escluderebbe invece la possibi-

lità per i patrocinatori dei richiedenti l’asilo di indirizzarsi direttamente al 

personale medico per l’ottenimento di tale rapporto. Altresì, il ricorrente non 

avrebbe i mezzi finanziari per procurarselo personalmente. La SEM 

avrebbe peraltro misconosciuto nella sua valutazione dello stato valetudi-

nario dell’insorgente, che a causa del fatto che sarebbe assente un rap-

porto medico dettagliato, non avrebbe neppure elementi o indizi per valu-

tare a quale stadio lo stato di salute dello stesso si troverebbe e quali con-

seguenze un suo rinvio in Italia avrebbe in ordine ad un’eventuale e poten-

ziale ritraumatizzazione. Anche in relazione alle problematiche nasali, la 

D-4235/2021 

Pagina 13 

SEM non avrebbe erroneamente considerato che la terapia di sei setti-

mane prescritta all’interessato non sarebbe ancora terminata ed altresì che 

in relazione a ciò, degli appuntamenti medici successivi potrebbero risul-

tare necessari. L’autorità succitata non avrebbe oltracciò chiarito in che 

modo le problematiche fisiche sarebbero connesse con quelle psichiche, 

accontentandosi invece di enunciare le medesime nella decisione impu-

gnata come l’una indipendente dall’altra. Peraltro, la richiesta d’informa-

zioni al personale medico da parte dell’autorità inferiore daterebbe al 

30 agosto 2021, allorché la decisione sarebbe stata emanata il 9 settem-

bre 2021 e notificata unicamente il 15 settembre 2021. In merito a ciò, an-

che il Tribunale avrebbe ritenuto in una sua recente sentenza (la  

D-815/2019 del 1° marzo 2021), come nel caso di un trattamento neces-

sario e regolare, occorrerebbe stabilire con sicurezza che l’eventuale so-

spensione limitata dell’accesso al trattamento medico, non abbia delle con-

seguenze sullo stato di salute del ricorrente, in quanto il trasferimento 

dell’interessato risulterebbe altrimenti contrario all’art. 3 CEDU.  

Riferendosi poi a due pareri espressi dall’Organizzazione svizzera di aiuto 

ai rifugiati (di seguito: OSAR) del gennaio 2020 rispettivamente del giugno 

2021, come pure alla sentenza del Tribunale F-422/2021 dell’11 mag-

gio 2021, il ricorrente reputa che sebbene vi sia stato in teoria un muta-

mento parziale nel sistema d’accoglienza italiano, che avrebbe tolto alcune 

restrizioni imposte dal sistema normativo precedentemente in vigore, lo 

stesso non sarebbe in pratica in alcun modo tangibile. La situazione vi-

gente in Italia, sarebbe peraltro ulteriormente peggiorata a causa della pan-

demia legata al coronavirus (detto anche Covid-19) tutt’ora presente. Inol-

tre, a differenza di quanto parrebbe sostenere la SEM nel provvedimento 

sindacato, citando la sentenza della CorteEDU nella causa M.T. contro 

Paesi Bassi del 23 marzo 2021 (n. 46595/19), non risulterebbe che la 

stessa modifichi in alcun modo le condizioni poste dalla giurisprudenza 

precedente emessa dalla CorteEDU. Peraltro, in tale contesto, anche l’au-

torità inferiore parrebbe riconoscere che nel caso in esame si tratterebbe 

di una persona particolarmente vulnerabile, per la quale sarebbero dovute 

essere richieste le antecedenti garanzie necessarie. Anche l’unico riferi-

mento in proposito alla sentenza del Tribunale D-2926/2021 da parte 

dell’autorità inferiore non sarebbe convincente, in quanto i casi non sareb-

bero paragonabili, dato che nella fattispecie a differenza che nel caso ci-

tato, l’entità della sindrome post-traumatica da stress in combinazione con 

le allucinazioni e le voci che il ricorrente sentirebbe, così come le sue pro-

blematiche fisiche ed il rischio di un nuovo traumatismo non sarebbero 

D-4235/2021 

Pagina 14 

state acclarate. Le degenze stazionarie ripetute del ricorrente, dimostre-

rebbero che, senza ulteriori chiarimenti, non si possa partire dal presuppo-

sto di un normale decorso nella sua fattispecie.  

Il ricorrente conclude quindi che malgrado vi fossero sufficienti indizi che 

egli si trovasse in una costellazione straordinaria, l’autorità inferiore non 

avrebbe effettuato i necessari accertamenti, né prestato attenzione ai cer-

tificati medici inoltrati. Non vi sarebbe pertanto stata alcuna valutazione in-

dividuale della sua situazione, ciò che avrebbe comportato da parte della 

SEM la violazione del principio inquisitorio. Nello stesso tempo, l’autorità 

precitata, non avrebbe valutato in modo dettagliato le problematiche medi-

che nella decisione impugnata, né avrebbe reso attente le autorità italiane 

nella sua domanda dei problemi di salute dell’insorgente, come nemmeno 

richiesto alle medesime le garanzie necessarie. In tal senso, l’autorità infe-

riore avrebbe pure violato il suo obbligo di motivazione. 

6.  

6.1 Nel suo gravame l’insorgente lamenta essenzialmente un accerta-

mento insufficiente ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti riguardo 

al suo stato di salute, come pure una motivazione carente della decisione 

impugnata sotto tale aspetto; censure formali che risultano in primis da 

esaminare. 

6.2  

6.2.1 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell’accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all’autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

2a ed. 2013, n. 2.191; sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novem-

bre 2019 consid. 5.2, D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Una 

violazione del principio inquisitorio non implica in ogni caso l’automatica 

D-4235/2021 

Pagina 15 

retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal momento che il Tribunale 

resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale so-

luzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

6.2.2 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono 

aspetti disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di 

delimitare quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, 

n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di 

applicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/ 

BABEY in: Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG,  

2a ed. 2016, n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la deci-

sione; che l’autorità è convinta siano già stati provati o che si presumono 

veri a favore delle parti interessate non impongono lo svolgimento di inda-

gini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 

ad art. 12 PA). Onde circoscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio 

nel corso del procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione 

delle risultanze probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 

DTAF 2008/24 consid. 7.2). Allorquando l’autorità reputa chiare le circo-

stanze di fatto e che le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una 

propria convinzione, essa emana la propria decisione (cfr. sentenze del 

Tribunale D-114/2021 dell’11 maggio 2021 consid. 4.2, D-291/2021 del 

9 marzo 2021 consid. 7.3.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., 

n. 3.144). 

6.2.3 Così, sebbene nel diritto amministrativo la parte abbia di principio il 

diritto di richiedere l’assunzione di prove all’autorità (art. 33 cpv. 1 PA), una 

tale richiesta deve vertere su fatti suscettibili d’influenzare l’esito della pro-

cedura e che non si evincono già dall’incarto (cfr. DTF 131 I 153 consid. 3; 

sentenze del Tribunale D-291/2021 consid. 7.3.2, A-3056/2015 del 22 di-

cembre 2016 consid. 3.1.3). Nemmeno detta massima impedisce d’altro 

canto all’autorità di procedere ad un apprezzamento anticipato delle prove 

offerte (“antizipierte Beweiswürdigung”), e di negarne l’assunzione ove le 

stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del giudizio, non potendo in 

altri termini condurla a modificare la propria opinione (cfr. DTF 134 I 140 

consid. 5.3; sentenza del TF 1C_179/2014 del 2 settembre 2014 con-

sid. 3.2; sentenza del Tribunale A-6515/2010 del 19 maggio 2011 con-

sid. 4.3; THIERRY TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 2011, n. 1552 

con rinvii). Procedendo in tal senso in modo non arbitrario, l’autorità può 

porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3 con rinvii; 

D-4235/2021 

Pagina 16 

sentenza del TF 2C_720/2010 del 21 gennaio 2011 consid. 3.2.1; sen-

tenze del Tribunale D-6763/2018 dell’11 giugno 2020 consid. 9 e  

A-7392/2014 dell’8 agosto 2016 consid. 3.4.2.2; cfr. per tutto, tra le altre, la 

sentenza del Tribunale D-114/2021 consid. 4.3). 

6.2.4 I principi sopra esposti delimitano sia l’attività istruttoria dell’ammini-

strazione che quella del Tribunale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5; sentenza 

del Tribunale F-5065/2019 del 21 gennaio 2021 consid. 5.3; MOSER/ 

BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., pag. 19, n. marg. 1.49; 3.117 e seg., in par-

ticolare 3.144) e tornano applicabili anche nel contesto del chiarimento 

delle questioni di natura medica (cfr. le sentenze del Tribunale D-114/2021 

consid. 4.4, D-291/2021 consid. 7.3.3 e D-1665/2018 del 27 gennaio 2021 

consid. 8.3.5). 

6.2.5 Nel suo messaggio relativo al riassetto del settore, il Consiglio fede-

rale sottolineava come l’assistenza sanitaria per i richiedenti l’asilo dovesse 

essere garantita mediante consultazioni mediche in loco, possibilità di trat-

tamento ambulatoriale in ospedale o una visita medica in caso di necessità 

(cfr. Messaggio concernente la modifica della legge sull’asilo del 3 settem-

bre 2014, FF 2014 6917, 6940). Nella prassi, nel caso in cui il personale 

curante / servizio di assistenza reindirizzi il richiedente l’asilo presso un 

medico esterno, quest’ultimo allestisce, di norma, un breve referto nella 

forma di un “formulario F2”. Qualora la documentazione agli atti non per-

metta di determinare in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti, la 

SEM ordina di principio un rapporto più dettagliato, e meglio, la compila-

zione di un “formulario F4” da parte del curante. Nulla vieta inoltre al ricor-

rente di presentare ulteriori mezzi di prova al soggetto rispettivamente di 

rivolgersi autonomamente ad un medico (cfr. sentenze del Tribunale 

D-114/2021 consid. 4.5 e D-291/2021 consid. 7.3.4). Di principio, le auto-

rità svizzere non sono dal canto loro tenute a prendere in considerazione il 

potenziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora diagnosticate o so-

spettate, essendo determinante lo stato di fatto presente al momento della 

decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 consid. 3.6). 

6.3  

6.3.1 Nel caso in parola, al momento dell’emissione della decisione impu-

gnata l’incarto della Segreteria di Stato conteneva già ampia documenta-

zione medica attinente alla situazione valetudinaria del ricorrente (cfr. atti 

SEM n. 15/3, 16/1, 17/1, 19/1, 23/3, 24/1, 25/1, 26/1, 27/2, 30/2, 31/2, 38/2, 

39/2, 40/3, 41/2, 42/2 e 43/2). Segnatamente, dai certificati medici di dimis-

sione del 2 agosto 2021 (cfr. atto SEM n. 23/3) rispettivamente del 12 ago-

sto 2021 (cfr. atti SEM n. 30/2 e 31/2), riguardanti i tre ricoveri del ricorrente 

D-4235/2021 

Pagina 17 

presso la D._______ di E._______, si evince chiaramente sia la diagnosi 

alla dimissione di disturbo post-traumatico da stress – rimasta invariata sia 

in esito agli stessi che nei più recenti consulti medici psichiatrici ambulato-

riali (cfr. atti SEM n. 41/2, 45/2, 54/2, F2 del 7 ottobre 2021 rispettivamente 

del 19 ottobre 2021, del 3 novembre 2021 e dell’11 ottobre 2021; certifi-

cato medico del 16 dicembre 2021) – che il suo decorso clinico, come pure 

la terapia farmacologica impostata (all’uscita dall’ultima degenza in 

D._______ terminata il 9 agosto 2021 risulta la prescrizione di: Dalmadorm 

30 mg cpr, Haldol 1 mg cpr, Supradyn energy cpr eff orange, Valdoxan cpr 

pell 25 mg, Valium 10 mg cpr e Zyprexa Velotab 15 mg cpr). Circa il decorso 

di tale patologia, se nel primo ricovero in D._______ avvenuto dal 24 giu-

gno 2021 al 21 luglio 2021, si è inizialmente denotato un quadro clinico ca-

ratterizzato da aspetti dissociativi e simil-psicotici, verosimilmente legati a 

recenti eventi traumatici avvenuti nel paese d’origine, come pure una ra-

pida reattività agli stimoli ambientali ed alle interazioni sociali, con impor-

tanti iniziali quote di angoscia e presenza di idee di morte e sintomatologia 

dispercettiva, visiva ed uditiva, nonché insonnia centrale con presenza di 

incubi. Nel seguito della degenza, il ricorrente ha invece negato un’idea-

zione anticonservativa, presentandosi lucido e vigile, in assenza sia di flut-

tuazioni dello stato di coscienza che della sintomatologia dispercettiva pre-

cedentemente invece presente, nonché un beneficio nel mantenimento del 

sonno dall’introduzione del farmaco Flurazepam. Nell’ultima parte della de-

genza, il ricorrente avrebbe riferito benessere, una buona progettualità fu-

tura ed i congedi concordati in giornata avrebbero avuto esito positivo. Per 

quanto concerne il decorso clinico avvenuto durante la seconda degenza 

dal 23 luglio 2021 al 2 agosto 2021 (cfr. atto SEM n. 30/2), per riferite allu-

cinazioni visive ed il sentire a volte odore di sangue, non sarebbero invece 

stati osservati elementi clinici acuti suggestivi di scompenso psichico né il 

ricorrente avrebbe segnalato la presenza di dispercezioni sensoriali, rima-

nendo il pensiero libero da franchi deliri, né si sarebbero mai verificati mo-

menti di criticità o di tensione endopsichica, negando peraltro l’insorgente 

un’ideazione anticonservativa. Nell’ambito del terzo ricovero in D._______ 

(avvenuto il medesimo giorno della sua dimissione dalla seconda degenza 

e sino al 9 agosto 2021; cfr. atto SEM n. 31/2), che sarebbe incorso 

nell’ambito di un rifiuto del medesimo interessato di rientrare nel centro per 

richiedenti l’asilo assegnatogli esprimendo sentimenti di timore ed un in-

cremento della quota ansiosa, non si sarebbero neppure osservati dei sin-

tomi psicotici, rimanendo il pensiero dell’interessato focalizzato sulla richie-

sta di poter essere trasferito nel primo centro d’accoglienza che lo avrebbe 

ospitato. In riferimento a ciò, esprimendo dei sentimenti di angoscia e di 

paura riguardo al centro dove sarebbe stato collocato alla dimissione, ve-

rosimilmente su base traumatica. Successivamente si sono tenute delle 

D-4235/2021 

Pagina 18 

visite mediche di decorso dal profilo psichiatrico, rispettivamente il 24 ago-

sto 2021 – ove si è notato un quadro clinico peggiorato a seguito dell’inter-

vista effettuata con la SEM con presenza di flashbacks, arousal, insonnia 

ed ansia, legate al fatto di temere delle ripercussioni delle milizie che avreb-

bero ucciso la famiglia d’origine e l’adeguamento della terapia farmacolo-

gica: introduzione di Sertralin 50 mg, ed invece non più presenti Fluraze-

pam, Valium e Valdoxan precedentemente prescritti – (cfr. atto SEM 

n. 41/2); il 1° settembre 2021 (cfr. atto SEM n. 45/2) – con nuovo adatta-

mento della prescrizione della terapia ed aggiunta di Gaviscon sac – ed il 

15 settembre 2021 (cfr. atto SEM n. 54/2). Nel corso di quest’ultima, la te-

rapia farmacologica è stata nuovamente aggiustata, togliendo il farmaco 

Dalmadorm precedentemente invece prescritto (cfr. atto SEM n. 54/2). 

Come segnalato dallo stesso ricorrente con scritto del 28 settembre 2021 

(cfr. anche supra lett. M), un ulteriore consulto psichiatrico di decorso è 

stato svolto il 27 settembre 2021 (cfr. atto SEM n. 61/2), ove non ci sono 

state variazioni nella diagnosi, ed è stato introdotto in riserva Temesta 2,5 

mg 1cp in caso di insonnia e fissato il prossimo appuntamento al 7 otto-

bre 2021. Visita psichiatrica quest’ultima che è stata pure effettuata, con 

nuovo aggiustamento della terapia medicamentosa, in particolare vista la 

persistente insonnia, la prescrizione fissa del farmaco Temesta 2,5 mg. 

Inoltre, il medico psichiatra curante, ha segnalato la necessità per l’insor-

gente di una visita internistica per persistente lombalgia e nausea (cfr. atto 

SEM n. 62/2). Un ulteriore consulto psichiatrico di decorso si è poi tenuto il 

19 ottobre 2021, con diagnosi e terapia farmacologica rimaste invariate ri-

spetto alla precedente visita (cfr. atto SEM n. 64/2). Dal consulto medico-

psichiatrico effettuato il 3 novembre 2021 (cfr. atto SEM n. 66/2), si rileva 

come per una diagnosi rimasta invariata, la posologia e la terapia farmaco-

logica siano di nuovo state adattate, con in particolare la reintroduzione di 

Dalmadorm 30 mg, nonché con nuovamente l’indicazione della necessità 

di effettuare una visita internistica per persistente lombalgia e nausea (cfr. 

risultanze processuali). Infine, nell’F2 dell’11 novembre 2021, il medico psi-

chiatra presenta le medesime conclusioni già constatate nella precedente 

visita, denotando unicamente in aggiunta come la permanenza nel 

F._______, provocherebbe ansia ed angoscia all’interessato, e come in 

passato egli chiederebbe insistentemente di essere trasferito in Svizzera 

tedesca (cfr. atto SEM n. 73/2). Queste ultime osservazioni, sono state rei-

terate dal medico psichiatra curante anche con certificato medico del 16 di-

cembre 2021. Ora, da tali atti di causa, il Tribunale ritiene che dal profilo 

psichiatrico e psicologico, la SEM potesse partire dal presupposto che la 

situazione del ricorrente risultasse essere sufficientemente acclarata al 

momento dell’emanazione della decisione avversata, con una diagnosi po-

sta ed una terapia farmacologica impostata. A differenza quindi di quanto 

D-4235/2021 

Pagina 19 

concluso nel gravame dall’insorgente, in merito al suo stato di salute psi-

chico, lo scrivente Tribunale ritiene che l’autorità inferiore disponesse di 

sufficienti elementi per pronunciarsi sullo stesso, ciò che è peraltro stato 

argomentato ampiamente dalla SEM nella sua decisione avversata, pren-

dendo in considerazione in modo completo ed esatto anche tutta la docu-

mentazione medica disponibile fino all’emissione della decisione sotto tale 

aspetto (cfr. p.to I pag. 2 segg. e p.to II, pag. 6 segg. della decisione impu-

gnata), contro il parere emesso invece dal ricorrente. Attinente poi alle pro-

blematiche somatiche segnalate dall’insorgente nel corso del colloquio  

Dublino del 17 agosto 2021, occorre rilevare quanto segue. Dalla visita 

medica effettuata il 19 agosto 2021 presso un medico generico (cfr. atto 

SEM n. 38/2), risulta in particolare come egli soffra di dolori al naso ed alla 

testa, soprattutto frontale, a causa di una deviazione del setto nasale verso 

sinistra, con un flusso dell’aria molto difficile soprattutto a sinistra ed ORL 

restante nella norma. Per tali dolori è stata prescritta una cura con antin-

fiammatori per sei settimane, ed il medico ha segnalato come se tali fastidi 

non migliorassero, occorrerebbe prendere contatto con uno specialista 

ORL per valutare un intervento di settoplastica chirurgica. All’insorgente è 

stato inoltre diagnosticato un dolore sacroiliaco bilaterale, verosimilmente 

di origine non reumatica, ma piuttosto posturale, senza deficit neuromu-

scolari segnalati, per i quali gli antinfiammatori prescrittigli per i dolori al 

naso ed alla testa, dovrebbero avere un effetto pure per la schiena; nonché 

del dolore ai denti, senza ascessi o processi flogistici acuti visibili, per il 

quale è stato indicato un controllo dentistico da pianificare (cfr. atto SEM 

n. 38/2). Controllo che in seguito è avvenuto il 23 agosto 2021, con la cura 

di un ascesso parodontale al dente n. 26, e la conclusione di tale proble-

matica (cfr. atto SEM n. 40/3). Agli atti vi è altresì presente una visita me-

dica effettuata per i problemi alla vista il 19 agosto 2021 dall’interessato 

(cfr. atto SEM n. 39/2), ove è stata posta una diagnosi di cheratocono ec-

tasia, con la prescrizione di una ricetta per occhiali e l’indicazione della 

necessità di un’ulteriore visita oftalmologica per decidere la terapia. Con-

sulto ulteriore che risulta essere stato fissato per il 23 novembre 2021 (cfr. 

atto SEM n. 43/2). Il 12 ottobre 2021, il ricorrente è stato nuovamente visi-

tato sia per i dolori lombari che per la sciatalgia alla gamba destra, per i 

quali sono stati prescritti una risonanza magnetica, degli esami di labora-

torio per escludere una sindrome infiammatoria ed una terapia a base di 

Vimovo per dieci giorni (cfr. atto SEM n. 63/2). La risonanza magnetica è 

stata poi effettuata in data 26 ottobre 2021 (cfr. referto radiologico del 

27 ottobre 2021), con una diagnosi di discopatia L5-S1 con lieve contatto 

con S1 a sinistra, e piccolo focolaio di osteonecrosi della testa femorale 

destra. Alla luce di tali elementi, anche in relazione allo stato di salute fisico 

dell’insorgente, il Tribunale ritiene che la decisione dell’autorità inferiore 

D-4235/2021 

Pagina 20 

vada tutelata. Invero, per le problematiche al setto nasale, alla schiena ed 

alla gamba destra, le diagnosi ed i trattamenti necessari sono stati predi-

sposti. In tal senso, il fatto solo enunciato nel gravame dall’insorgente che 

le sei settimane di trattamento prescrittegli non sarebbero decorse – nel 

frattempo però essendo il caso, dato che la visita medica risale al 19 ago-

sto 2021 – non muta tale apprezzamento. Neppure la sola evenienza pro-

babile che egli possa in futuro necessitare di una valutazione specialistica 

ORL per valutare una soluzione di settoplastica chirurgica per i problemi al 

naso, non appare essere giuridicamente rilevante. Ciò in quanto, essendo 

stata posta in merito una diagnosi – e dall’anamnesi risulta peraltro che 

tale problematica era presente già da svariati anni come asserito dall’insor-

gente (cfr. atto SEM n. 38/2) – nonché il trattamento farmacologico neces-

sario ed adatto è stato impostato, la necessità e l’urgenza invece di tale 

eventuale ed ipotetica visita specialistica da effettuare in Svizzera – che 

avrebbe peraltro meramente lo scopo di valutare la possibilità di un poten-

ziale intervento chirurgico – non risulta essere provata né sostanziata, né 

in alcun modo ostativa all’emanazione di una decisione in merito ad un 

trasferimento dell’insorgente in Italia prima dell’eventuale esecuzione della 

stessa (cfr. in merito anche infra consid. 10.5). Per quanto concerne poi le 

problematiche dentali lamentate dall’insorgente, appare dagli atti di causa, 

come le stesse si siano definitivamente risolte. Infine, attinente ai disturbi 

alla vista, per i quali il ricorrente è già stato visitato una volta dall’oftalmo-

logo ed è stata posta sia la diagnosi che gli sono stati prescritti degli oc-

chiali, non appare neppure che occorra attendere l’ulteriore visita oftalmo-

logica prevista per decidere della terapia in tal senso il 23 novembre 2021. 

Difatti, a fronte di tale certificato medico come pure del decorso del tempo 

per il prossimo appuntamento previsto in merito, il Tribunale ritiene non 

esserci alcuna gravità particolare od urgenza di trattamento del medesimo, 

che non possa essere eventualmente effettuata anche in altro contesto ri-

spetto a quello elvetico, per di più in uno Stato come quello italiano che 

dispone di infrastrutture mediche sufficienti (cfr. anche in merito infra con-

sid. 10.5). Per il resto, non può essere seguita la tesi ricorsuale dell’insor-

gente che lamenta che l’autorità inferiore non avrebbe appurato in che 

modo le problematiche fisiche sarebbero connesse con quelle psichiche, 

in quanto dagli atti medici, le cause inerenti alle stesse patologie risultano 

essere sufficientemente chiare e quindi non aventi dal profilo dell’accerta-

mento dei fatti giuridicamente rilevanti alcun influsso. Con tale motivazione, 

in realtà il ricorrente parrebbe piuttosto censurare l’apprezzamento adem-

piuto dalla SEM circa la valutazione degli atti di causa relativi al suo stato 

di salute, che però non riguardano la questione dell’accertamento dei fatti, 

bensì il merito, e verrà quindi trattata dappresso (cfr. infra consid. 10.5). 

D-4235/2021 

Pagina 21 

Stessa conclusione vale mutatis mutandis anche per le considerazioni con-

tenute nel gravame in relazione alla possibilità di una ritraumatizzazione 

dell’insorgente nel caso di un suo rinvio in Italia ed un mancato accerta-

mento sotto tale aspetto da parte dell’autorità inferiore. Difatti, nella deci-

sione impugnata, in relazione a tale punto in questione presentato dalla 

rappresentante legale già nel suo scritto del 31 agosto 2021 (cfr. atto SEM 

n. 44/2), ed all’opposizione dell’interessato di rientrare in Italia visti i suoi 

vissuti dichiarati, la SEM si è sufficientemente espressa ed ha indicato i 

motivi per i quali sarebbe giunta ad altra conclusione rispetto a quella pre-

sentata dalla rappresentante legale (cfr. p.to II, pag. 7 seg. e pag. 10 seg.). 

Pertanto, il fatto solo che il ricorrente nel gravame non concordi con l’ap-

prezzamento esposto dall’autorità inferiore nel provvedimento sindacato, 

non risulta contrario al principio inquisitorio, né men che meno all’obbligo 

di motivazione che si impone in materia. Piuttosto, anche con tale censura 

in realtà l’insorgente intende ottenere un apprezzamento differente nel me-

rito rispetto a quello di cui all’impugnata decisione riguardo sia alla compe-

tenza dell’Italia nella trattazione del seguito della procedura d’asilo del ri-

corrente sia riguardo all’applicazione della clausola di sovranità, questioni 

che verranno dunque esaminate di seguito (cfr. infra consid. 10.5 e con-

sid. 11). Pertanto, anche tale censura, dal profilo formale, è quindi da re-

spingere. 

6.3.2 Riassumendo, senza volere in alcun modo sminuire lo stato valetudi-

nario psichico e somatico del ricorrente, allo stato attuale degli atti, appare 

indubbio come il substrato fattuale non contenga indicatori quanto all’esi-

stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-

denza convenzionale applicabile, che possano comportare una violazione 

di disposizioni internazionali così come postulato implicitamente nel gra-

vame dall’insorgente (cfr. infra consid. 9). Non vi sono difatti elementi agli 

atti per sospettare che le patologie diagnosticate – e ciò vale anche in esito 

alle problematiche al setto nasale, alla vista, alla schiena ed alla gamba 

destra – possano raggiungere un tale livello di gravità da configurare un 

rischio reale di peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudi-

nario comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita in caso di trasferimento del ricorrente in Italia, visto 

anche il contesto legislativo e fattuale ora vigente nello stesso Stato mem-

bro richiesto per l’accoglienza dei migranti (cfr. infra consid. 10, in partico-

lare consid. 10.4). Neppure si considera che fosse necessario effettuare 

degli accertamenti supplementari dal profilo medico, in particolare l’allesti-

mento di un rapporto F4 – così come postulato nel gravame dal ricorrente 

– per potersi determinare sulla fattispecie con cognizione di causa e ri-

guardo in particolare all’esecuzione dell’allontanamento del medesimo in 

D-4235/2021 

Pagina 22 

Italia tenuto conto delle questioni giuridiche che si ponevano, al momento 

dell’emissione del provvedimento sindacato. Invero, si ribadisce come gli 

atti all’incarto risultano sufficientemente limpidi dal profilo dello stato di sa-

lute dell’insorgente, con delle diagnosi e delle terapie sufficientemente de-

lineate, riguardo in particolare al complesso fattuale determinante per giu-

dicare del trasferimento dell’interessato in Italia. Conclusioni che non ven-

gono scalfite da alcun indizio sostanziato e concreto apportato dall’insor-

gente con il ricorso ed i suoi successivi scritti. Si può quindi partire dal pre-

supposto che la documentazione medica agli atti fosse completa ed esatta, 

anche dal profilo dello stato di salute dell’insorgente, al momento dell’ema-

nazione della decisione avversata, come dai principi sopra esposti (cfr. 

consid. 6.2). L’autorità inferiore non è dunque venuta meno al suo obbligo 

di procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridica-

mente rilevanti, e non ha di conseguenza neppure violato il principio inqui-

sitorio. La censura formulata in tal senso dal ricorrente, infondata, deve 

quindi essere integralmente respinta. 

6.4  

6.4.1 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è corollario fon-

damentale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26–35 PA). 

Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le per-

sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo 

da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-

nientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 

consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020 

consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in 

modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può 

occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 

consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, 

almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo 

da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in 

piena conoscenza di causa (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351,  

129 I 232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del TF 

2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

6.4.2 Tornando al caso di specie, riguardo alla situazione medica dell’in-

sorgente, la SEM appare essersi espressa in modo chiaro, esplicito, detta-

gliato e sufficientemente individualizzato, prima di trarre le sue conclusioni 

(cfr. p.to II, pag. 6 segg. della decisione impugnata). Una violazione del suo 

obbligo di motivare la decisione, non è quindi ravvisabile da parte dell’au-

torità inferiore, così come invece lamentato dall’insorgente nel gravame 

(cfr. p.to 37, pag. 12 del ricorso). Neppure la circostanza secondo la quale 

D-4235/2021 

Pagina 23 

nella sua richiesta di presa in carico dell’interessato all’Italia del 24 giu-

gno 2021 la SEM non abbia già indicato alle autorità italiane le patologie di 

cui l’interessato soffrirebbe, non appare essere lesiva in alcun modo di tale 

obbligo, come invece censurato nel gravame dal ricorrente (cfr. p.to 37, 

pag. 12 del ricorso). Invero, la richiesta di ammissione come quella per 

quest’ultimo, non deve già contenere, quale condizione necessaria per la 

validità della medesima, l’indicazione delle patologie e dei trattamenti di cui 

l’interessato in questione necessita (cfr. art. 18 par. 1 lett. a Regolamento 

Dublino III, che rinvia dal canto suo agli art. 21, 22 e 29 Regolamento  

Dublino III). Come invece indicato rettamente nella decisione impugnata 

(cfr. p.to II, pag. 10), tali aspetti verranno comunicati allo Stato membro 

richiesto poco prima del trasferimento dell’insorgente in conformità con gli 

art. 31 e 32 Regolamento Dublino III. Anche sotto tale profilo, la decisione 

avversata, risulta quindi essere sufficientemente motivata, chiara e com-

prensibile. Attinente infine alla censura ricorsuale quanto all’evenienza che 

la SEM non avrebbe richiesto delle garanzie all’Italia prima di emanare la 

decisione avversata, non si vede come la stessa possa riguardare una vio-

lazione dell’obbligo di motivazione, in quanto l’autorità inferiore ha indicato 

sufficientemente nel provvedimento impugnato le motivazioni per le quali 

ha ritenuto che la situazione dell’insorgente – specialmente dal profilo me-

dico – non richiedesse delle garanzie preliminari (cfr. p.to II, pag. 7 segg. 

della decisione avversata). Le sole circostanze che l’apprezzamento e la 

motivazione contenute nella medesima decisione non trovino accoglimento 

presso il ricorrente, non appaiono in alcun modo essere lesive dell’obbligo 

di motivazione imposto all’autorità inferiore, quanto piuttosto riguardano 

ancora una volta aspetti materiali della vertenza, che verranno pure trattati 

dappresso (cfr. infra consid. 10.4.3, 10.4.4 e 10.5.2).  

6.5 Ne discende quindi che, le doglianze formali espresse dal ricorrente 

circa l’accertamento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti rispetto 

alla sua situazione medica – e di conseguenza quindi pure in merito alla 

violazione del principio inquisitorio da parte dell’autorità resistente – non-

ché in rapporto alla violazione dell’obbligo di motivare la sua decisione da 

parte della SEM, vanno dunque recisamente respinte. 

7.  

7.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e d’allontanamento. Prima di applicare la precitata dispo-

sizione, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una do-

manda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III. Se in 

D-4235/2021 

Pagina 24 

base a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per 

l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico del richiedente 

l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

7.2 Ciò posto, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la do-

manda di protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, 

ossia quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7 – 15). 

La determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III). Nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) – 

come è il caso di specie – anche detta di ammissione, ogni criterio per la 

determinazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – 

è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Re-

golamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non 

trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). 

Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr.  

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). 

7.3 Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato 

membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-

dati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-

dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino 

il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-

cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 Regolamento  

Dublino III). 

7.4 Ai sensi dell’art. 13 par. 1 Regolamento Dublino III, quando è accertato, 

sulla base degli elementi di prova e delle circostanze indiziarie di cui ai due 

elenchi menzionati all’art. 22 par. 3 del Regolamento, inclusi i dati di cui al 

regolamento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha varcato illegalmente 

per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un paese terzo, la 

frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in questione è competente 

per l’esame della domanda di protezione internazionale. Detta responsabi-

D-4235/2021 

Pagina 25 

lità cessa 12 mesi dopo la data di attraversamento clandestino della fron-

tiera. Altresì, ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III, lo 

Stato membro competente in forza del precitato Regolamento è tenuto a 

prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 e 29 

– il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato membro. 

7.5 In deroga all’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti dal Regolamento 

(cfr. art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III, detta anche “clausola di sovra-

nità”). Inoltre, ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concre-

tizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” 

lo giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda. Al contrario, se il trasferimento del richiedente 

nel paese di destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto 

internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad 

applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda 

d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

8.  

Nel caso in parola, un confronto con la banca dati dell’unità centrale del 

sistema europeo “EURODAC” ha permesso di appurare che il ricorrente è 

stato interpellato ad I._______, in Italia, il 12 maggio 2021, allorché gli sono 

pure state rilevate le impronte dattiloscopiche (cfr. atti SEM n. 8/1 e 9/1). I 

precitati riscontri sono pure stati confermati dall’insorgente (cfr. atto SEM 

n. 33/3). Il medesimo ha altresì specificato di essere stato fermato dalla 

polizia italiana, la quale gli avrebbe rilevato le impronte digitali, e che in 

seguito sarebbe rimasto in Italia per circa un mese, di cui circa 16 giorni in 

quarantena e che poi i passatori, che lo avrebbero fatto giungere dalla  

J._______ all’Italia ed alloggiato in una stanza, non lo avrebbero fatto pro-

seguire alla volta della Svizzera, sino al pagamento richiesto da questi (cfr. 

atto SEM n. 33/3). La SEM ha inoltre presentato alle autorità italiane com-

petenti il 24 giugno 2021, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 secondo 

comma Regolamento Dublino III, una richiesta di ammissione fondata 

sull’art. 13 par. 1 del predetto Regolamento (cfr. atti SEM n. 10/7 e 11/1). 

Non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il termine previ-

sto all’art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III, l’Italia ha tacitamente ricono-

sciuto la propria competenza nella trattazione della domanda d’asilo in que-

stione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III). Di conseguenza, la compe-

tenza dell’Italia risulta di principio essere data, come tra l’altro comunicato 

D-4235/2021 

Pagina 26 

espressamente dalla SEM alle autorità italiane preposte il 10 settem-

bre 2021 (cfr. atto SEM n. 49/2). 

9.  

Il ricorrente, ritiene tuttavia implicitamente – citando segnatamente le sen-

tenze del Tribunale D-815/2021 del 1° marzo 2021 ed F-422/2021 

dell’11 maggio 2021, come pure la D-2926/2021 del 19 luglio 2021; ed al-

tresì due rapporti dell’OSAR del gennaio 2020 rispettivamente del giugno 

2021 – che vi sia il rischio, nel caso di un suo ritorno in Italia di violazione 

delle normative internazionali (cfr. anche supra consid. 6.3.2 e infra con-

sid. 10.4 e 10.5), visto il suo stato di salute, il pericolo di nuova traumatiz-

zazione dati i suoi trascorsi in tale Paese (cfr. anche supra consid. 6.3.1 e 

infra consid. 10.5.1), come pure le condizioni di accoglienza presenti in  

Italia (cfr. anche supra consid. 6.3.2 e infra consid. 10.4), che sarebbero 

peggiorate, nonostante i parziali mutamenti legislativi ivi avvenuti. Peraltro, 

la SEM non avrebbe richiesto le opportune garanzie alle autorità italiane, 

vista la sua situazione straordinaria, dovuta al suo stato valetudinario (cfr. 

anche supra consid. 6.4.2 e infra consid. 10.4 e 10.5.1 – 10.5.2). 

10.  

10.1 Al riguardo, occorre dapprima osservare come l’Italia è legata alla  

CartaUE e firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicem-

bre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 

sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo 

Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a 

tale titolo, le disposizioni. Di conseguenza, l’Italia è presunta rispettare la 

sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della 

propria domanda secondo una procedura giusta ed equa e garantire una 

protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, segnatamente ri-

conoscendo ed applicando le norme previste nella direttiva accoglienza e 

nella direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale (rifusione) (GU L 180/60 

del 29.6.2013; di seguito: direttiva procedura). Tale presunzione non è tut-

tavia assoluta e può essere confutata in presenza di violazioni sistemiche 

delle garanzie minime previste dall’Unione europea o dal diritto internazio-

nale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro 

Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09), o di indizi seri che, nel 

caso concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto interna-

zionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). 

D-4235/2021 

Pagina 27 

10.2 Da giurisprudenza costante di questo Tribunale, il sistema d’acco-

glienza e di procedura italiano non presenta delle carenze sistemiche (cfr. 

sentenze del Tribunale E-4060/2021 del 23 settembre 2021 consid. 6.3,  

D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 10.2.2 con ulteriori riferimenti ci-

tati). Tale conclusione è pure confermata dalla giurisprudenza resa sino ad 

oggi dalla CorteEDU (cfr. sentenze della CorteEDU Jihana Ali e altri contro 

Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 30474/14, §33; S.M.H. contro Paesi 

Bassi del 17 maggio 2016, 5868/13, §46; A.S. contro Svizzera del 30 giu-

gno 2015, 39350/13, §36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015, 

51428/10; Tarakhel contro Svizzera del 4 novembre 2014 [Grande Ca-

mera], 29217/12, §114 seg.; Mohammed Hussein e altri contro Paesi Bassi 

e Italia del 2 aprile 2013, 27725/10, §78). Il ricorrente non contesta peraltro 

nel suo ricorso tale conclusione ne apporta con il medesimo alcun ele-

mento fondato e concreto che possa comportare un cambiamento della 

medesima. 

10.3 Ne discende quindi che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Rego-

lamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie. 

10.4  

10.4.1 Riguardo al sistema di accoglienza in Italia, occorre in primo luogo 

considerare come la CorteEDU, nella sentenza Tarakhel contro Svizzera 

del 4 novembre 2014, ha osservato che, seppure la struttura e la situazione 

generale del dispositivo di accoglienza in Italia non sarebbe costitutivo, di 

per sé, di un ostacolo ad ogni rinvio di richiedenti l’asilo verso tale Paese; 

tuttavia a causa di seri dubbi quanto alla capacità del sistema d’acco-

glienza italiano, non si potrebbe scartare come senza fondamento l’ipotesi 

di un numero significativo di richiedenti l’asilo privati di alloggio o alloggiati 

in strutture sovraffollate, in condizioni di promiscuità, d’insalubrità o di vio-

lenza (cfr. sentenza della CorteEDU Tarakhel contro Svizzera succitata, 

§115). In tale contesto, la CorteEDU ha ritenuto come un rinvio di un nucleo 

famigliare con bambini sarebbe lesivo dell’art. 3 CEDU, se le autorità sviz-

zere non richiedessero delle garanzie preliminari ed individuali alle autorità 

italiane, d’un canto di una presa in carico adatta all’età dei bambini e, d’altro 

canto, della preservazione dell’unità famigliare (cfr. sentenza della  

CorteEDU Tarakhel contro Svizzera, §120 – 122). 

10.4.2 Per quanto concerne più specificatamente le persone che soffrono 

di problematiche valetudinarie, la CorteEDU ha statuito che il respingi-

mento forzato di tali persone costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU 

unicamente in circostanze eccezionali. Ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

D-4235/2021 

Pagina 28 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; cfr. 

anche al riguardo la DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito, la CorteEDU 

ha successivamente precisato in una sua sentenza, che una violazione 

dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi 

di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello 

Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, ra-

pido ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute comportante 

delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-

bre 2016, 41738/10, §181 segg.). 

10.4.3  

10.4.3.1 Nella sua sentenza D-2926/2021 del 19 luglio 2021 – citata sia 

nella decisione avversata che nel ricorso dall’insorgente – lo scrivente Tri-

bunale ha analizzato approfonditamente i cambiamenti legislativi avvenuti 

in Italia dall’entrata in vigore del decreto-legge n. 113/2018 del 4 otto-

bre 2018 (denominato: Disposizioni urgenti in materia di protezione inter-

nazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la fun-

zionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento 

dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni se-

questrati e confiscati alla criminalità organizzata [cfr. Gazzetta ufficiale 

della Repubblica italiana, Serie generale n. 231, 04.10.2018, < 

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2018/10/04/231/sg/pdf >, consultato 

da ultimo il 29.09.2021], conosciuto anche come “decreto Salvini”), conver-

tito nella sua legge d’applicazione in data 1° dicembre 2018 (cfr. Legge 

1° dicembre 2018, n. 132 [cfr. Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana, 

Serie generale n. 281, 03.12.2018, < https://www.gazzettaufficiale.it/eli/ 

gu/2018/12/03/281/sg/pdf >, consultato da ultimo il 29.09.2021], di seguito: 

legge n. 132/2018); come pure la giurisprudenza resa nel frattempo sia dal 

Tribunale che dalla CorteEDU (cfr. sentenza D-2926/2021 consid. 10.2.5 – 

10.2.8). L’analisi svolta dal Tribunale nella menzionata sentenza  

D-2926/2021 trova conferma anche nella sua più recente sentenza  

F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 (pubblicata quale sentenza di riferimento; 

cfr. in particolare consid. 10.3 – 10.6). In tale sentenza la precitata autorità 

tratta in particolare della questione inerente le garanzie necessarie per i 

nuclei famigliari in caso di una procedura Dublino verso l’Italia. In sunto, 

nella medesima, il Tribunale ha concluso come, tenuto conto dei cambia-

menti legislativi e fattuali concreti intervenuti con il nuovo sistema di acco-

glienza italiano dalle novelle legislative del dicembre 2020 entrate in vigore 

nel predetto Stato membro, il formulario “nucleo familiare”, come pure le 

D-4235/2021 

Pagina 29 

circolari emesse dall’Italia nel frattempo, le quali assicurano un alloggio nel 

sistema di seconda accoglienza (SAI), siano da ritenere come garanzie 

sufficientemente concrete ed individuali nel senso della giurisprudenza del 

Tribunale e della CorteEDU referenziata (cfr. sentenza F-6330/2020 con-

sid. 11.1 – 11.3). In una tale circostanza, un trasferimento degli interessati 

verso l’Italia non comporterebbe quindi una violazione dell’art. 3 CEDU (cfr. 

sentenza F-6330/2020 consid. 11.3).  

L’esame approfondito del sistema d’accoglienza italiano intrapreso dal  

Tribunale nelle surriferite sentenze, al quale può senz’altro essere rinviato 

per ulteriori dettagli – a parte quanto verrà ripreso dappresso (cfr. infra con-

sid. 10.4.3.2) – risulta essere tutt’ora attuale e non è scalfito da alcun ele-

mento concreto apportato dall’insorgente nel gravame.  

10.4.3.2 Il Tribunale, nelle summenzionate sentenze F-6330/2020 e  

D-2926/2021, ha segnatamente ritenuto come dall’entrata in vigore il  

20 dicembre 2020 della legge del 18 dicembre 2020 n. 173/2020, che ha 

convertito in legge il decreto-legge n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 (re-

cante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione interna-

zionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 

588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli 

esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all’uti-

lizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle 

persone private della libertà personale; cfr. Gazzetta Ufficiale della Repub-

blica Italiana, Serie generale n. 314, 19.12.2020, < https://www.gazzettauf-

ficiale.it/eli/gu/2020/12/19/314/sg/pdf >; < https://www.normattiva.it/uri-res/ 

N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-12-18;173!vig=2020-12-21 >, consultati da 

ultimo il 29.09.2021), sia stata intrapresa una vasta riforma del sistema 

d’accoglienza dei richiedenti l’asilo in Italia. Ciò in quanto delle disposizioni 

centrali del decreto Salvini sono state modificate ed il sistema di acco-

glienza ed integrazione, con il predetto decreto ristretto, è stato implemen-

tato, essendo nuovamente comparabile con quello precedente al decreto 

Salvini (cfr. sentenze F-6330/2021 consid. 10.5, D-2926/2021 con-

sid. 10.2.7). In seguito, il Tribunale ha analizzato le diverse fasi in cui il 

nuovo sistema di accoglienza italiano si svolge (cfr. sentenze F-6330/2021 

consid. 10.5, D-2926/2021 consid. 10.2.7). La fase preliminare consiste nel 

soccorso e nella prima assistenza, nonché nelle operazioni di identifica-

zione dei migranti. In base alle modifiche introdotte dal decreto-legge 

n. 130/2020 (ex art. 9 e 11), le funzioni di prima assistenza sono assicurate 

nei centri governativi e nelle strutture temporanee, mentre che le procedure 

di soccorso e di identificazione delle persone giunte sul territorio italiano 

irregolarmente si svolgono presso i cosiddetti “hotspot” (centri allestiti nei 

D-4235/2021 

Pagina 30 

luoghi di sbarco). Ciò con lo scopo di consentire le operazioni di prima as-

sistenza, screening sanitario, identificazione e somministrazione di infor-

mazioni in merito alle modalità di presentazione della domanda di prote-

zione internazionale o di partecipazione al programma di relocation. L’ac-

coglienza vera e propria, segue poi una struttura in due fasi: la fase di prima 

accoglienza, che viene assicurata all’interno dei centri governativi di prima 

accoglienza oppure nei Centri di accoglienza per i richiedenti asilo (CARA) 

ed i Centri di accoglienza (CDA), ove vengono espletate le procedure di 

identificazione (se non è già stato possibile eseguire tale operazione negli 

hotspot), di verbalizzazione e l’avvio della procedura di esame della do-

manda d’asilo, nonché l’accertamento delle condizioni di salute della per-

sona richiedente e di eventuali vulnerabilità. Soltanto in caso di esauri-

mento dei posti nei centri governativi, i richiedenti asilo possono essere 

ospitati nei centri di accoglienza straordinaria (CAS). Nelle strutture gover-

native di prima accoglienza, come pure nei CAS, sono definiti degli stan-

dard igienico-sanitari, abitativi e di sicurezza che devono essere assicurati. 

Prestazioni che sono erogate in tali centri consistono in: accoglienza ma-

teriale, assistenza sanitaria, assistenza sociale e psicologica, mediazione 

linguistico-culturale, somministrazione di corsi di lingua italiana e servizi di 

orientamento legale e al territorio, che sono specificate nel nuovo capito-

lato d’appalto adottato il 24 febbraio 2021. Inoltre sono assicurati il rispetto 

della sfera privata, comprese le differenze di genere, le esigenze connesse 

all’età, la tutela e la salute fisica e mentale dei richiedenti, l’unità dei nuclei 

familiari, l’adozione di misure necessarie per le persone portatrici di parti-

colari esigenze nonché di misure idonee a prevenire ogni forma di violenza, 

anche di genere, ed a garantire la sicurezza e la protezione dei richiedenti 

e del personale che opera presso i centri. Tuttavia, il finanziamento e la 

messa in atto di tali prestazioni, devono essere svolti con le risorse umane, 

finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o 

maggiori oneri a carico della finanza pubblica italiana (cfr. art. 4 comma 2 

decreto-legge n. 130/2020), che però prevedono comunque un piccolo in-

cremento dei costi preventivati rispetto alla situazione precedente, oltreché 

l’erogazione di un “pocket money” di 2,5 Euro al giorno a persona (fino a 

7,50 Euro per nucleo familiare), nonché una carta telefonica di 5 Euro. 

Sempre secondo il Tribunale (cfr. sentenza D-2926/2021 consid. 10.2.7), 

alcune fonti consultate – di cui uno dei rapporti dell’OSAR citati nel gra-

vame anche dal presente ricorrente – riporterebbero che malgrado l’intro-

duzione di tali prestazioni a livello legislativo, la quantità erogata delle me-

desime non coprirebbe gli effettivi bisogni reali e le risorse previste per le 

stesse non permetterebbero effettivamente di mettere in atto le prestazioni 

annunciate nel nuovo capitolato di appalto. Proseguendo, il Tribunale ri-

D-4235/2021 

Pagina 31 

porta come nella fase successiva della procedura, i richiedenti l’asilo ven-

gono accolti nel nuovo “Sistema di accoglienza e integrazione” (SAI; in pre-

cedenza SIPROIMI). Con tale sistema di seconda accoglienza, si ritorna 

da un sistema centralizzato ed orientato alla sicurezza dei centri di acco-

glienza governativi, ad un sistema di accoglienza decentralizzato, capillare 

e gestito da autorità locali, simile al sistema SPRAR precedente. Il SAI è 

nuovamente accessibile a tutti i richiedenti l’asilo, quindi pure per le per-

sone che vengono trasferite in Italia secondo il Regolamento Dublino III. 

Le persone vulnerabili, alle quali devono essere assicurate forme di assi-

stenza particolari nell’erogazione delle misure di accoglienza, godono di 

priorità nel trasferimento presso un centro di seconda accoglienza (SAI). 

Si tratta a tal proposito delle seguenti categorie di persone: minori, minori 

non accompagnati, disabili, anziani, donne in stato di gravidanza, genitori 

singoli con figli minorenni, vittime di tratta di esseri umani, persone affette 

da gravi malattie e o disturbi mentali, persone per le quali sia stato accer-

tato che hanno subito torture, stupri o altre gravi forme di violenza psicolo-

gica, fisica o sessuale, vittime di mutilazioni genitali (cfr. art. 17 del decreto-

legge n. 142/2015). Il sistema SAI è articolato in due livelli di prestazioni. Il 

primo livello, al quale possono accedere tutti i richiedenti protezione inter-

nazionale – anche se nei limiti dei posti disponibili – comprende, oltre alle 

prestazioni di accoglienza materiale (vitto e alloggio), l’assistenza sanitaria, 

l’assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, i 

corsi di lingua italiana ed i servizi di orientamento legale e al territorio. Sono 

previsti anche progetti specializzati per l’accoglienza ed il sostegno di per-

sone portatrici di specifiche vulnerabilità o di esigenze peculiari, quali ad 

esempio: persone disabili o con problemi di salute (fisica e mentale), minori 

stranieri non accompagnati, nuclei monoparentali, persone LGBT. Un se-

condo livello, è invece destinato alle persone già titolari della protezione 

internazionale. Per le medesime sono previste delle prestazioni aggiuntive, 

che comprendono l’orientamento al lavoro e la formazione professionale, 

e che sono quindi finalizzate all’integrazione nel sistema sociale italiano. 

L’obiettivo del SAI è quindi di garantire un’accoglienza differenziata e cali-

brata in funzione di ciascuna tipologia di richiedenti l’asilo o di persone che 

beneficiano già della protezione internazionale (cfr. per tutto la sentenza 

del Tribunale D-2926/2021 consid. 10.2.7; cfr. anche la sentenza  

F-6330/2020 consid. 10.5). Proseguendo ancora nelle sue considerazioni, 

il Tribunale ha in seguito denotato come dopo l’emanazione della sentenza 

n. 186 del 9/31 luglio 2020 della Corte Costituzionale italiana, che aveva 

dichiarato incostituzionali le normative del decreto Salvini che abolivano la 

possibilità per i richiedenti l’asilo di conseguire l’iscrizione anagrafica, con 

il decreto-legge n. 130/2020 – e l’art. 5bis introdotto nel decreto-legge 

D-4235/2021 

Pagina 32 

n. 142/2015 – si sancisce il diritto dei richiedenti l’asilo di richiedere l’iscri-

zione anagrafica (cfr. art. 3 del decreto-legge n. 130/2020). Con l’iscrizione 

anagrafica, viene loro rilasciata una carta d’identità per stranieri, che apre 

la possibilità di accesso facilitato a delle prestazioni locali, quali le cure 

mediche. Ulteriore novità che il decreto-legge n. 130/2020 ha introdotto, è 

il “permesso di soggiorno per protezione speciale”, che è valido per due 

anni ed è segnatamente previsto per i richiedenti asilo che non adempiono 

ai requisiti per il riconoscimento della protezione internazionale, ma che 

sarebbero esposti, in caso di rinvio nel loro paese d’origine, a tortura o a 

trattamenti disumani e degradanti. Inoltre viene rilasciato a persone per le 

quali vige un divieto di espulsione dal territorio italiano, qualora esistano 

fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale com-

porti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata o fami-

liare. Tale permesso di soggiorno, può essere convertito in un permesso di 

soggiorno per motivi di lavoro (cfr. per tutto la sentenza del Tribunale  

D-2926/2021 consid. 10.2.7; cfr. anche la sentenza F-6330/2020 con-

sid. 10.5). Inoltre, il permesso di soggiorno per cure mediche, è stato rifor-

mato, nel senso che l’espressione legalmente prevista precedentemente 

di “condizione di salute di particolare gravità”, è stata sostituita con “gravi 

condizioni psico-fisiche o derivanti da gravi patologie”, che di fatto estende 

la casistica dei possibili beneficiari e dà la possibilità di valutarne la gravità, 

anche tenendo conto di gravi patologie che hanno un decorso nel tempo 

(cfr. per tutto la sentenza del Tribunale D-2926/2021 consid. 10.2.7). In un 

passo successivo della sua analisi contenuta nella sentenza D-2926/2021 

(consid. 10.2.7), il Tribunale ha pure ritenuto che ciò che però non appari-

rebbe mutato con le novelle introdotte dal decreto-legge n. 130/2020, ri-

sulta essere invece la possibilità che alla persona richiedente l’asilo, che 

segnatamente ha lasciato il centro presso il quale era alloggiato senza mo-

tivazioni, o ancora che non si è presentato al centro designato o all’audi-

zione dinnanzi all’autorità competente per esaminare la sua domanda 

d’asilo, o altresì (a seguito di una procedura d’asilo terminata) rientra in 

Italia e deposita una domanda d’asilo che verrà trattata quale nuova do-

manda d’asilo, possa essere stato revocato il diritto alle misure di acco-

glienza (all’alloggio ed anche alle altre prestazioni materiali). Tale misura 

colpisce in particolare le persone che sono rinviate nel quadro del Regola-

mento Dublino III e che hanno già presentato una domanda d’asilo in Italia 

(i cosiddetti “take back”). 

10.4.3.3 Alla luce delle modifiche normative e fattuali sopra evidenziate, il 

Tribunale, nella sua sentenza D-2926/2021 del 19 luglio 2021 è giunto alla 

conclusione (cfr. consid. 11) che la richiesta di garanzie preliminari al tra-

D-4235/2021 

Pagina 33 

sferimento dei richiedenti l’asilo che soffrono di problemi medici gravi (so-

matici o psichici) alle autorità italiane, non si imponga più in ogni situazione. 

Invero, i richiedenti l’asilo, con le nuove disposizioni, hanno nuovamente 

accesso al sistema di seconda accoglienza, e le persone vulnerabili – tra 

le quali anche le persone con disabilità o affette da gravi patologie (fisiche 

o psichiche) – hanno un accesso prioritario alle strutture SAI (nel gennaio 

2021 i posti finanziati erano 30'049 ed i progetti disponibili 760, < 

https://www.retesai.it/i-numeri-dello-sprar/ >, consultato da ultimo il 

29.09.2021). Inoltre, anche dovessero essere alloggiate temporaneamente 

in strutture di prima accoglienza, le stesse beneficeranno comunque delle 

prestazioni necessarie, in particolare dell’assistenza sanitaria e del sup-

porto psicologico, che vengono garantite dal diritto (reintrodotto) all’iscri-

zione anagrafica, e vengono inoltre prese in considerazione già in tali strut-

ture particolari vulnerabilità dei richiedenti l’asilo. Per quanto concerne i 

richiedenti l’asilo che non hanno ancora depositato una domanda d’asilo in 

Italia, e che quindi in particolare non sono stati alloggiati in nessun centro 

di prima o di seconda accoglienza in Italia, prima della loro partenza dal 

predetto Stato membro del Regolamento Dublino III (i cosiddetti casi di 

“take charge”, art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), gli stessi po-

tranno quindi accedere, in linea di principio, alle prestazioni assistenziali, 

comprensive anche delle cure e dei trattamenti necessari ed urgenti, dal 

loro arrivo in Italia. Attinente invece ai richiedenti per i quali è stata richiesta 

una ripresa in carico (ovvero coloro che hanno già presentato una do-

manda d’asilo in Italia o la quale domanda d’asilo è stata respinta, art. 18 

lett. b – lett. d Regolamento Dublino III, i cosiddetti casi di “take back”), oc-

correrà valutare ogni singola fattispecie. Invero, nella categoria di questi 

ultimi richiedenti l’asilo, se affetti da gravi problematiche mediche, ora 

come prima, v’è la possibilità che agli stessi sia stato revocato il diritto all’al-

loggio dopo aver depositato la loro domanda d’asilo in Italia, essendo che 

la maggior parte di loro prima della partenza dal suolo italiano, avrà prece-

dentemente già alloggiato in un centro governativo di prima e/o di seconda 

accoglienza. In tale casistica, essi potranno quindi trovarsi, in caso di un 

trasferimento in Italia, oltre che senza un alloggio, anche privati delle cure 

e dell’assistenza medica immediate ed adatte alla loro situazione che vada 

al di là delle cure d’urgenza. In tali evenienze, occorrerà quindi, come già 

concluso dal Tribunale nella sentenza di riferimento E-962/2019 (cfr. con-

sid. 7.4.3), ancora richiedere delle garanzie preliminari circa l’accesso im-

mediato (ovvero dall’arrivo delle persone in parola in Italia) ad una presa in 

carico medica e ad un alloggio adatti, altrimenti il loro trasferimento sarà 

considerato come illecito (cfr. per tutto la sentenza del Tribunale  

D-2926/2021 consid. 11). 

D-4235/2021 

Pagina 34 

10.4.4 L’esame intrapreso dal Tribunale nella D-2926/2021, e di cui le ar-

gomentazioni rilevanti per il caso di specie sono state sopra riprese (cfr. 

supra consid. 10.4.3), non risulta in primo luogo essere posto in discus-

sione da nessuna considerazione riportata nel gravame, in particolar modo 

con riferimento a due rapporti dell’OSAR, peraltro analizzati e presi in con-

siderazione pure dalla scrivente autorità nella sua valutazione succitata 

(cfr. supra consid. 10.4.3). Neppure il mero riferimento alla sentenza 

F-422/2021 dell’11 maggio 2021, la quale risulta del resto precedente 

all’analisi dettagliata dello scrivente Tribunale summenzionata di cui alle 

sue sentenze F-6330/2020 e D-2926/2021, è atto a mutare l’apprezza-

mento sopra esposto riguardo al nuovo assetto del sistema di accoglienza 

italiano. Ciò vale anche per quanto riguarda l’asserzione ricorsuale che la 

situazione d’accoglienza italiana si sarebbe aggravata a causa della pan-

demia da coronavirus, in quanto quest’ultima non soltanto interessa tutto il 

Mondo, ma pure è per sua natura una circostanza temporanea, per la quale 

sono peraltro state adottate le misure urgenti e necessarie da parte italiana 

(cfr. in tal senso l’articolo della Camera dei deputati, Servizio Studi, “Emer-

genza Covid-19: le misure in materia di immigrazione”, 10 giugno 2021, < 

https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1215466.pdf?_16 

32927636610 >, consultato da ultimo il 29.09.2021). D’altronde l’asserto 

del ricorrente in tal senso, rappresenta una mera allegazione di parte, in 

quanto non risulta supportata dal benché minimo elemento concreto e so-

stanziato, e non è pertanto in grado di supportare una diversa valutazione 

rispetto a quanto sopra concluso riguardo al nuovo sistema d’accoglienza 

italiano, tutt’ora attivo. 

10.5  

10.5.1 Concernente poi la situazione valetudinaria dell’insorgente, occorre 

rilevare quanto segue. Dal profilo psichiatrico, se nel corso del primo rico-

vero disposto nella D._______ di E._______, erano stati in particolare se-

gnalati inizialmente degli aspetti dissociativi e simil-psicotici, verosimil-

mente legati a recenti eventi traumatici avvenuti in Iraq, nonché importanti 

quote di angoscia con presenza di idee di morte (cfr. atto SEM n. 23/3), 

situazione di salute che era stata ritenuta come di “estrema gravità” dal 

medico psichiatra curante (cfr. atto SEM n. 16/1). Tuttavia, già durante lo 

stesso, la sintomatologia dispercettiva, come pure l’ideazione anticonser-

vativa ed i problemi d’insonnia, erano scomparsi (cfr. atto SEM n. 23/3), e 

non appaiono essere stati più osservati dei sintomi afferenti alla sfera psi-

cotica né nell’arco del secondo ricovero (cfr. atto SEM n. 30/2), né rispetti-

vamente nel terzo (cfr. atto SEM n. 31/2). Il peggioramento dello stato di 

salute che è stato rimarcato successivamente al colloquio Dublino da parte 

del medico psichiatra curante il 24 agosto 2021 (cfr. atto SEM n. 41/2), non 

D-4235/2021 

Pagina 35 

è stato in seguito più segnalato dal medesimo nei consulti psichiatrici sus-

seguenti (cfr. atti SEM n. 45/2, 54/2, 61/2, 62/2, 64/2, 66/2 e 73/2), a diffe-

renza di quanto osservato dalla rappresentante legale nello scritto del 

17 novembre 2021, ciò che lascia propendere per un peggioramento tem-

poraneo ed un successivo nuovo miglioramento del medesimo con stabi-

lizzazione dello stato psichiatrico del ricorrente. Quest’ultimo del resto se-

gue una terapia farmacologica per il disturbo post-traumatico da stress di 

cui è affetto, nonché regolari appuntamenti dallo psichiatra, che se del caso 

adegua il trattamento farmacologico prescrittogli. Per quanto attiene il pro-

filo somatico, onde evitare inutili ridondanze, si rinvia a quanto già sopra 

considerato per le patologie di cui il ricorrente soffre tutt’ora e per le quali 

risulta in trattamento (cfr. supra consid. 6.3.1). Considerando con la mas-

sima attenzione tale suo stato di salute, e per quanto non si intenda in 

questa sede in alcun modo sminuirlo, il Tribunale ritiene che allo stato at-

tuale, non presenti una gravità tale da ritenere che, nel caso di un suo rinvio 

in Italia, vi sia il rischio reale che lo stesso – a causa della mancanza di 

cure adeguate nello Stato richiesto – si aggravi velocemente ed irrimedia-

bilmente, o ancora che comporti per il ricorrente delle sofferenze intense o 

una riduzione della possibilità di vita ai sensi della giurisprudenza referen-

ziata in materia (cfr. sentenza CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 di-

cembre 2016, §§180-193 con rinvii; cfr. anche la sentenza del Tribunale  

D-2819/2021 del 22 giugno 2021 consid. 8.3). Non vi sono peraltro ele-

menti che permettano di ritenere che allo stesso sia stato revocato in Italia 

il diritto ad un alloggio. Egli difatti, secondo le sue stesse asserzioni, dopo 

che gli erano state rilevate le impronte dattiloscopiche, si sarebbe allonta-

nato dal suolo italiano