# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2b2a08da-7aad-56e3-8f2c-90e024da1b83
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-06-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 07.06.2016 11.2014.28
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2014-28_2016-06-07.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2014.28

  	
  Lugano,

  7 giugno 2016/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Giannini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OA.2007.27 (risarcimento
del danno per impossibilità di esercitare un usufrutto) della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 2, promossa con petizione del 10 gennaio 2007
da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall' PA 2) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato
  dall' PA 1),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello dell'11 aprile 2014 presentato da AP
1 contro la sentenza emessa dal Pretore il 6 marzo 2014; 

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  Il
14 marzo 2003 AP 1 (1952) ha acquistato per complessivi fr. 1 070 000.– la proprietà per piani
n. 9080 (appartamento n. 15), pari a 56/1000 della
particella n. 167 RFD di __________, e una quota di 4/44 della proprietà per piani n. 9083
(diritto esclusivo su due posteggi nell'autorimessa n. 18), unità pari a 46/1000 della medesi­ma
particella n. 167. Contestualmente egli ha gravato la proprietà per piani n.
9080 e la quota di 4/44 relativa alla proprietà
per piani n. 9083 di un diritto di usufrutto a vita in favore di lui e della sua
convivente AO 1 (1958). L'iscrizione nel registro fondiario è avvenuta il
10 giugno 2003. In seguito i due si sono stabiliti nell'appartamento. Se
non che, nel gennaio del 2006 essi hanno troncato la loro relazione e AO 1 si è
trasferita altrove. AP 1 abita tuttora nell'appartamento insieme con la moglie __________,
da lui sposata nell'agosto successivo.

 

                            B.  Non
potendo più esercitare l'usufrutto, il 10 gennaio 2007 AO 1 si è rivolta al Pretore
del Distretto di Lugano, sezione 2, perché condannasse AP 1 a versarle fr.
1000.– mensili dal 1° febbraio 2006 con interessi al 5% dal 28 febbraio 2006,
dal 31 mar­zo 2006 e così di seguito fino all'estinzione della servitù.
Nella sua risposta del 16 aprile 2007 AP 1 ha postulato il rigetto della petizione
e in via riconvenzionale ha chiesto la cancellazione dell'usufrutto, subordinatamente – nel caso in cui l'usufrutto
fosse stato confermato – la condanna di AO 1 al paga­mento di fr. 86 811.15 “quale quota a suo carico” degli
oneri generati dalla proprietà per piani n. 9080 e dalla quota di 4/44 relativa alla proprietà per piani
n. 9083, oltre a un mezzo degli oneri dovuti per interessi ipotecari,
spese condominiali, costi di manutenzione della casa e del giardino in quanto
non fossero compresi nella somma di fr. 86 811.15.
AO 1 ha replicato il 14 maggio 2007, ribadendo la sua domanda e proponendo di respingere
la riconvenzione. AP 1 ha duplicato il 14 giugno 2007, sollecitando una
volta ancora il rigetto dell'azione principale e l'accoglimento della propria
riconvenzione. 

 

                            C.  L'udienza
preliminare ha avuto luogo il 5 luglio 2007 e l'istruttoria, cominciata il 7
settembre 2007, è terminata il 25 febbraio 2013. Al dibattimento finale le
parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo memoriale
del 5 marzo 2013 AO 1 ha reiterato le propria azione, aumentando l'importo richiesto
a fr. 1100.– mensili dalle medesime scadenze, non sen­za proporre nuovamente di
respingere la riconvenzione. Nel proprio allegato del 7 marzo 2013 AP 1 ha concluso
ulteriormente per il rigetto della petizione e per l'accoglimento della
riconvenzione, aumentando a fr. 97 821.–
la pretesa subordinata nel caso in cui l'usufrutto fosse stato confermato.

 

                            D.  Statuendo
il 6 marzo 2014, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, nel senso che
ha condannato AP 1 a versare a AO 1 l'importo di fr. 753.– mensili dal febbraio
del 2006 al marzo del 2008 e di fr. 688.– mensili dall'aprile del 2008 fino
all'estinzione del diritto di usufrutto, più gli interessi di mora al 5% su
ognuna delle mensilità scadute a partire dall'ultimo giorno del mese. La tassa
di giustizia di fr. 3000.–, le spese di fr. 500.– e i costi della perizia
sono stati posti per un quinto a carico dell'attrice e per il resto a carico
del convenuto, con obbligo per quest'ultimo di rifondere all'attrice fr. 6000.–
a titolo di ripetibili. La riconvenzione è stata invece respinta e la relativa
tassa di giustizia di fr. 2000.– con le spese di fr. 300.– sono state
addebitate a AP 1, tenuto a rifondere a AO 1 fr. 8000.– per ripetibili.

 

                            E.  Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello dell'11
aprile 2014 nel quale chiede di riformare il giudizio impugnato respingendo la
petizione e accogliendo la sua riconvenzione, nel senso di ordinare la cancellazione
dell'usufrutto o – subordinatamente – di condannare AO 1 a rimborsargli fr. 97 821.– per la metà delle spese da lui
sopportate, sin dal­l'acquisto della proprietà immobiliare, a titolo di
interessi ipotecari, spese condominiali e costi di manutenzione. Nelle sue
osservazioni del 28 maggio 2014 AO 1 propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Fino alla loro conclusione davanti alla giurisdizione
adita i procedimenti pendenti al momento dell'entrata in vigore del Codice di
diritto processuale civile svizzero continuavano a essere disciplinati dalla
legge anteriore (art. 404 cpv. 1 CPC). Alle impugna­zioni si applica invece –
come in concreto – il diritto in vigore al momento della comunicazione della
decisione (art. 405 cpv. 1 CPC). Le sentenze emanate dai Pretori dopo il 31
dicembre 2010 con la procedura ordinaria degli art. 165 segg. CPC ticinese sono
appellabili pertanto entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC),
sempre che, ove si tratti di controversie patrimoniali, il valore litigioso
raggiungesse almeno fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella
decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella
fattispecie tale presupposto è dato, ove appena si consideri l'ammontare della
domanda formulata in subordine dall'attore riconvenzionale. Quanto alla tempestività
del ricorso, la decisione impugnata è pervenuta al legale del convenuto il 13
marzo 2014. Depositato l'11 aprile 2014, l'appello in esame è quindi tempestivo.

 

                             2.  Nella sentenza impugnata il
Pretore ha constatato che l'atto di compravendita immobiliare del 14 marzo 2003
prevedeva esplicitamente un usufrutto “vita natural durante dei due beneficiari”,
senza alcuna limitazione di tempo e senza la benché minima condizione
risolutiva in caso di cessazione della convivenza, quantunque ciò potesse
prevedersi facilmente. Il che non lasciava spazio a interpretazioni circa la
durata della servitù (art. 738 CC). Per di più – ha proseguito il primo giudice
– AP 1, di intelligenza superiore alla media, non poteva intendere altrimenti la
costituzione del­l'usufrutto, sicché invano egli si valeva di una dichiarazione
del 25 novembre 2005 in cui AO 1 accettava di cancellare la servitù al momento
in cui fossero stati “chiariti e risolti i problemi sorti dopo la rottura del
rapporto affettivo esistente in precedenza, sia i problemi legati alla
situazione professionale, sia alla sua situazione abitativa”. Anzi,
rifiutandosi di svincolare il notaio rogante (che AO 1 intendeva far testimoniare)
dal segreto professionale, AP 1 dimostrava di non essersi saputo cautelare “da
situazioni come quella poi verificatasi”. Pretendere di radiare l'usufrutto
nelle condizioni descritte appariva dunque temerario.

 

                                  Ciò posto, ha continuato il
Pretore, impossibilitata a usare e godere della servitù, a ragione AO 1
chiedeva di essere indennizzata. E il perito giudiziario ha determinato il valore
netto dell'usufrutto a favore di lei in fr. 753.– mensili nel febbraio del 2006,
rispettivamente in fr. 688.– mensili nell'aprile del 2008. Da tali risultanze,
definite serie e convincenti, il primo giudice non ha ritenuto di scostarsi,
onde la condanna di AP 1 a versare a AO 1 fr. 653.– mensili dal febbraio del 2006
fino al mar­zo del 2008 e fr. 688.– mensili dall'aprile del 2008 in poi, oltre
gli interessi di mora al 5% su ogni singolo importo scaduto a partire dal­l'ultimo
giorno del mese. L'azione principale è stata accolta così entro tali limiti e
la domanda principale della riconvenzione (intesa alla cancellazione
dell'usufrutto) respinta.

 

                                  Quanto alla domanda
riconvenzionale subordinata con cui AP 1 chiedeva il versamento di fr. 97 821.– come partecipazione alle spese
condominiali, ai costi di manutenzione del­l'abi­ta­zio­ne e del giardino
durante il periodo della convivenza, il Pretore l'ha respinta con l'argomento
che, certo, di per sé tali oneri sarebbero stati a carico di AO 1, ma che alla
costituzione dell'usufrutto le parti avevano tacitamente convenuto la loro assunzione
da parte di AP 1. Tant'è – ha soggiunto il Pretore – che mai prima di intentare
l'azione riconvenzionale questi ha preteso una qualsivoglia partecipazione di AO
1. Esigerla a distanza d'anni – egli ha concluso – configura un manifesto abuso
di diritto che non può trovare protezione.

 

                             3.  Nell'appello AP 1 fa valere
anzitutto di “essere stato forzato dalla donna a stabilire l'usufrutto a favore
di lei”. Essa infatti aveva condotto le trattative in vista di acquistare la
proprietà per piani, aveva chiesto una perizia a una sua amica, aveva ottenuto
il finanziamento dalla banca in cui aveva lavorato e aveva fatto rogare l'atto
pubblico da un notaio suo amico d'infanzia, tentando finanche – invano – di
farsi intestare metà della proprietà immobiliare. L'appellante affer­ma di non
avere svincolato il notaio dal segreto professio­nale perché quegli nemmeno
aveva parlato con lui della servitù e non aveva sondato le sue reali
intenzioni. Le quali consistevano nel concedere sì un usufrutto vitalizio a AO
1, ma solo se anche la convivenza fosse stata vitalizia. Ciò risulterebbe “dal
semplice buon senso comune”, come pure da una lettera del 6 dicembre 2005
in cui AO 1 ammetteva che l'usufrutto in favore di lei era stato concepito per
tutelare il suo diritto di abitare nell'appartamento “qualora fosse successo
qualcosa a te” (doc. 2). Tanto che dopo la fine della convivenza l'interessata
non ha rivendicato compensi finanziari, a dimostrazione del fatto ch'essa
medesima considerava l'usufrutto decaduto in caso di separazione, come risulta
dalla dichiarazione del 25 novembre 2005 evocata dal Pretore (doc. 10), salvo
ritrattare poi con i fatti l'impegno assunto. La reale volontà delle parti
rimaneva tuttavia quella – assevera l'appellante – che l'usufrutto si sarebbe
estinto se fosse finita la convivenza.

 

                                  a)   Il
contenuto di una servitù dipende in primo luogo dall'iscrizio­ne (art. 738 CC).
Se questa è chiara, non rimane spazio per alcuna esege­si. Se è poco chiara,
incompleta o sommaria, il contenuto della servitù si interpreta secondo l'atto
costitutivo, in base alla reale e comune volontà delle parti o, se tale volontà
non può essere stabilita, in base alle regole della buona fede. Se nemmeno
l'atto costitutivo permette di definire il contenuto della servitù,
l'estensione del diritto va determinata facendo capo al modo in cui la servitù
è stata esercitata per molto tempo, pacificamente e in buona fede (RtiD 

                                       I-2009
pag. 646 consid. 7; più recentemente: DTF 137 III 446 consid. 2.2). Nella
fattispecie la servitù – e l'usufrutto è una servitù personale (art. 745 segg.
CC) – è stata così costituita (doc. A: clausola
n. 6 del rogito n. 1227 del notaio Alfredo Berta, Brissago):

                                       A carico del foglio PPP 9080 e della quota I di comproprietà di 4/44 del
foglio PPP 9083 del fondo base particellare 167 RFD Savosa e a favore dei
signori AO 1 e PD Dr. med. AP 1, il PD Dr. med. AP 1 dichiara di costituire un
diritto di usufrutto vita natural durante dei due beneficiari.

                                               Il diritto
di usufrutto verrà iscritto a registro fondiario a cura del notaio rogato
(senza limitazione nel tempo).

 

                                  b)  La
formulazione che precede è – come rileva il Pretore – chiara e univoca, di modo
che di per sé non lascia spazio a interpretazioni. L'appellante sembra
sostenere che anche per le parti la formulazione era chiara e univoca, nel senso
però che l'usufrutto vitalizio si sarebbe estinto qualora fosse finita la
conviven­za. Ci si può domandare se, dandosi una definizione oggettivamente inequivocabile
della servitù nell'atto costitutivo, una parte – sia pure al contratto originario
– possa opporre un'interpretazione soggettiva (art. 18 CO). La questione è
dubbia, ma può rimanere irrisolta poiché, comunque sia, nel caso specifico
l'appellante non ha dimostrato che alla firma del rogito AO 1 dovesse
comprendere la clausola n. 6 nel senso che l'usufrutto vitalizio si sarebbe
estinto anzitempo nel caso in cui le parti si fossero separate. È pacifico che
una simile interpretazione faccia comodo all'appellante. Non può dirsi per
contro – nemmeno da lungi – che un tale significato della clausola si imponesse
secondo il “semplice buon senso comune”. Al contrario: AO 1 poteva anche
reputare il diritto di usufrutto come acquisito una volta per tutte, a maggior
ragione ove si consideri che in caso di separazione una convivente non può contare
su indennizzi pecuniari né su contributi di mantenimento né, tanto meno, su
prestazioni previdenziali. Il preteso “buon senso comune” non esimeva dunque l'appellante
dal dimostrare che l'attrice desse per certa la condizione risolutiva.

 

                                  c)   L'appellante
invoca una lettera del 6 dicembre 2005 in cui AO 1 ricordava come l'usufrutto
fosse stato costituito per tutelare il suo diritto di abitare nell'appartamento
“qualora fosse successo qualcosa a te” (doc. 2). Da tale affermazione non si
desume nemmeno di scorcio, tuttavia, che secondo l'attrice l'usufrutto
vitalizio si sarebbe estinto in caso di separazione. Quanto alla dichiarazione
del 25 novembre 2005 in cui AO 1 accettava di cancellare la servitù in suo
favore al momento in cui fossero stati “chiariti e risolti i problemi sorti
dopo la rottura del rapporto affettivo esi­stente in precedenza, sia i problemi
legati alla situazione professionale, sia alla sua situazione abitativa” (doc.
10), non si vede come da ciò dovrebbe arguirsi che l'usufrutto si sarebbe
estinto in caso di cessata convivenza. Se mai la dichiarazione dimostra che la
servitù si sarebbe potuta cancellare a determinate condizioni, su cui si
tornerà in seguito (consid. 4). Asserire sulla base di quella dichiarazione che
la reale volontà delle parti al momento di firmare il rogito fosse di vincolare
l'usufrutto vitalizio a una convivenza vitalizia non è tuttavia sostenibile.

 

                                  d)  Si
aggiunga che – come sottolinea il Pretore – se l'usufrutto si sarebbe dovuto
estinguere alla fine della convivenza, nulla impediva all'appellante di far
rogare tale condizione nell'atto pubblico. Anche perché egli non poteva ignorare
secondo la normale esperienza e il consueto andamento delle cose che un
concubinato può finire con una separazione. Senza dimenticare poi che lo stesso
appellante è stato in grado di rifiutare la pretesa di AO 1, la quale voleva
farsi intestare mezza comproprietà immobiliare. Se egli non ha chiesto ragguagli
al notaio in merito all'usufrutto – come ammette nell'appello, adducendo di non
avere svincolato il notaio dal segreto professionale perché non aveva parlato
con lui della servitù – non può quindi dolersi ora della sua imprevidenza (da
lui medesimo definita “eccessiva condiscendenza”: memoriale, pag. 15 in fondo).
Che poi l'appellante sia stato “forzato dalla donna a stabilire l'usufrutto”
non è un'asserzione seria, l'appellante medesimo non indicando un solo mezzo
coercitivo di cui l'attrice avrebbe fatto uso. Le malevoli espressioni da lui
rivolte all'attrice non giovano dunque alla sua posizione né dimostrano – men
che meno – la comune intenzione di subordinare la durata vitalizia della
servitù alla durata vitalizia della convivenza. Al proposito l'appello si rivela
privo di fondamento.

 

                             4.  Afferma l'appellante che,
ad ogni modo, nella citata dichiarazione del 25 novembre 2005 (doc. 10) AO 1 ha
accettato di rinunciare alla servitù non appena fossero stati “chiariti e risolti
i problemi sorti dopo la rottura del rapporto affettivo esi­stente in precedenza,
sia i problemi legati alla situazione professionale, sia alla sua situazione
abitativa”. Tali problemi – egli allega – sono stati risolti nel frattempo: la
questione legata all'esistenza di un contratto di lavoro è oggetto di una
decisione passata in giudicato (II CCA, sentenza inc. 12.2009.118 del 31 maggio
2010) e la questione logistica si è risolta da sé, AO 1 avendo lasciato
spontaneamente l'abitazione di Savosa nel gennaio del 2006. In tali condizioni sussistono
i presupposti perché l'usufrutto sia cancellato.

 

                                  L'argomentazione non può essere
condivisa. I “problemi legati alla situazione professionale” di AO 1 saranno
anche stati “chiariti e risolti” con la sentenza citata dall'appellante, nonostante
l'esito sfavorevole di quella causa per l'attrice (che ha ottenuto fr. 6388.30
rispetto ai fr. 146 042.60 richiesti). Non
sono stati “definiti e risolti” invece i problemi “legati alla situazione abitativa”
di lei solo perché essa se n'è andata spontaneamente da S____. È vero che nel
settembre del 2006 l'appellante le aveva offerto la divisione dell'alloggio “in
due parti autonome” (doc. G). È altrettanto vero però che di fronte al rifiuto
dell'interessata egli ha tenuto per sé l'uso dell'intera proprietà, senza mai
prospettare nemmeno per ipotesi l'eventualità di trasferirsi altrove, foss'anche
dietro compenso. La questione logistica è dunque rimasta irrisolta, tant'è che
con l'attuale causa AO 1 chiede il risarcimento del danno dovuto
all'impossibilità di esercitare la servitù. Anche al riguardo l'appello manca perciò
di consistenza.

 

                             5.  In subordine – ossia nel caso
in cui l'usufrutto non fosse da cancellare per avvenuta estinzione o rinuncia –
l'appellante fa valere che AO 1 non ha diritto ad alcun indennizzo, non essendo
egli tenuto a ciò da alcun obbligo legale e non avendo egli mai preso impegni
contrattuali. In via di ulteriore subordine egli contesta inoltre le risultanze
della perizia assunta sul valore della servitù, rimproverando allo specialista
“modalità di calcolo inutilmente complicate”, aleatorie e teoriche per
determinare il valore locativo del­l'abitazione quando sarebbe bastato
applicare il “cosiddetto metodo comparativo”. La proprietà per piani essendo
inserita in una serie di case a schiera – egli soggiunge – “se si ha la pigione
pagata per alcune di queste case gemelle, si ha la pigione di tutte” con risultati
più concreti e attendibili. E siccome paragonando la locazione pagata da chi
occupa le unità n. 8, 13 e 16 – egli continua – si ottiene una media di
fr. 1477.80 mensili, inferiore alle spese accertate dal perito per l'unità
n. 15, in definitiva nulla egli deve all'attrice. A titolo ancor più subordinato
l'appellante chiede altresì di “annullare” la sentenza impugnata perché il
Pretore lo ha condannato a versare una somma fissa dal­l'aprile del 2008 in poi,
ammontare che non può valere per tutta la vita dell'attrice.

 

                                  a)   Un
usufruttuario ha diritto, per principio, al pieno godimento della cosa (art.
745 cpv. 2 CC), sicché il proprietario deve concedergliene il possesso. In caso
contrario egli può esigere la consegna del bene in via d'azione, salvo
rinunciare e pretendere il danno che deriva dall'inadempimento (art. 107 cpv. 2
CO per analogia; Farine Fabbro,
L'usufruit immobilier, Friburgo 2000, pag. 141 a metà). In concreto l'appellante

                                       non
nega che AO 1 sia impossibilitata a godere il (com)possesso dell'alloggio, da
lui occupato con la moglie. Invano ripete perciò di non avere preso nei
confronti di lei alcun impegno contrattuale e a torto pretende che nessun obbligo
legale sorreggerebbe la pretesa di risarcimento oggetto dell'attuale causa. Su
questo punto l'appello non merita altra disamina.

 

                                  b)  Quanto
alla perizia giudiziaria assunta sul valore dell'usufrutto, il giudice apprezza
liberamente la forza probatoria di un simile mezzo istruttorio (art. 157 CPC).
Trattandosi di conoscenze professionali particolari, tuttavia, egli può
scostarsi dall'opinione dello specialista soltanto per ragioni importanti che
gli spetta di indicare, come per esempio qualora la perizia denoti incoerenze o
attribuisca un senso o una portata inesatta ai documenti o alle dichiarazioni
cui essa si riferisce. Ciò vale in specie qualora
l'esperto non abbia risposto a domande, qualora le sue conclusioni appaiano
manifestamente contraddittorie o fondate su accertamenti di fatto erronei oppure
se il referto risulti viziato da difetti così evidenti e riconoscibili da non
sfuggire nemmeno a un esame non specialistico. In circostanze del genere
il giudice deve appurare se, sulla base di altre prove e delle osservazioni
formulate dalle parti, serie obiezioni finiscano per far vacillare le conclusioni
del perito. Se le conclusioni di lui si rivelano dubbie su questioni essenziali,
per fugare i dubbi il giudice può essere tenuto finanche ad assumere prove
complementari (DTF 136 II 547 consid. 3.2, 133
II 391 consid. 4.2.3, 130 I 337 consid. 5.4.2, confermate nella
sentenza 5A_501/2013 del 13 gennaio 2014, consid. 6.1.3.2).

 

                                  c)   Nella
fattispecie non si riscontrano gli estremi appena descritti. La perizia è
chiara e non presenta incoerenze, errori, fraintendimenti né lacune. Le
risposte dello specialista sono univoche, facilmente comprensibili e prive di
contraddizioni. L'esperto ha diffusamente spiegato anche perché ha determinato
il valore locativo facendo capo al metodo asso­luto, basato sul singolo alloggio,
e non sul metodo relativo, basato sulla pigione comparativa (delucidazione
scritta del 12 ottobre 2012, pag. 3, risposta n. 2). Le argomentazioni con cui
l'appellante contesta i criteri tecnici adottati dal perito non possono dunque
trovare ascolto. Tanto meno ove si considerano pervenire da un profano,
sprovvisto di precipue cognizioni in materia. A ragione il Pretore si è
attenuto pertanto alle conclusioni del referto (sentenza impugnata, pag. 6),
dalle quali non aveva ragioni oggettive per distanziarsi.

 

                                  d)  Nella
misura poi in cui appellante chiede di “annullare” la sentenza impugnata perché
il Pretore lo ha condannato a versare una somma fissa dall'aprile del 2008 in
poi (fr. 688.– mensili), la censura è doppiamente irricevibile. Intanto perché
l'appello è un rimedio giuridico riformatorio,
non cassatorio (RtiD I-2014 pag. 806 consid. 3a). A parte l'eccezione
del­l'art. 318 cpv. 1 lett. c CPC, estranea al caso in rassegna, un appellante
deve indicare come debba essere modificata concretamente la decisione di primo
grado. Richieste volte al mero annullamento della decisione impugnata sono inammissibili
(DTF 137 III 618 consid. 4.2 con riferimenti). Oltre a ciò, pretese in denaro
vanno cifrate (DTF 137 III 619 consid. 4.3 con riferimenti), quand'anche
tendano alla riduzio­ne di una condanna pecuniaria. Ciò vale persino nelle cau­se
rette dal principio inquisitorio (DTF 137 III 620 consid. 4.5 con riferimenti)
e in quelle in cui il giudice non è vincolato alle conclusioni delle parti (DTF
137 III 621 consid. 5 con riferimenti). Nella fattispecie l'appellante non
quantifica nemmeno per ordine di grandezza il diverso ammontare dovuto all'attrice
dopo l'aprile del 2008. La sua richiesta cade dunque nel vuoto.

 

                             6.  Da ultimo l'appellante
conclude, in via di ulteriore subordine, perché nel caso in cui l'usufrutto sia
confermato l'attrice sia chiamata a rifondergli fr. 97 821.– per la metà delle spese da lui sopportate, sin dal­l'acquisto
della proprietà immobiliare (marzo del 2003), a titolo di interessi ipotecari,
spese condominiali e costi di manutenzione. Egli contesta che sia intervenuto
un accordo tacito nel senso di esonerare AO 1 da tali oneri durante la convivenza
e respinge, a maggior ragione, l'abuso di diritto rimproveratogli dal Pretore. Anzi,
egli assevera, sarebbe “a senso unico” ravvisare un accordo tacito circa
l'esenzione dell'attrice da quegli oneri, ma negare un accordo tacito circa
l'estinzione del­l'usufrutto in caso di separazione.

 

                                  a)   La
sola circostanza di indugiare nel far valere una pretesa non è sufficiente per
configurare un abuso nel senso del­l'art. 2 cpv. 2 CC. A tal fine
occorrono altri elementi che facciano apparire l'esercizio della pretesa incompatibile
con

                                       l'inerzia
del­l'avente diritto. Tale può essere il caso qualora l'inazione di costui arrechi
pregiu­dizio alla controparte, impedendole – per esempio – di verificare
l'entità della pretesa (DTF 131 III 443 con richiami di dottrina e di giurisprudenza).
Che in concreto l'appellante abbia atteso quattro anni per esigere il rimborso
della metà degli interessi ipotecari, delle spese condominiali e dei costi di
manutenzione non basta quindi per connotare un abuso di diritto, né l'attesa
risulta avere recato pregiudizio a AO 1. Di per sé la pretesa subordinata
avanzata da AP 1 con la riconvenzione non può qualificarsi perciò come un atto
di malafede.

 

                                  b)  Sta
di fatto che nel caso specifico – come ha accertato il Pretore (sentenza
impugnata, pag. 7) – durante la convivenza l'appellante non risulta avere mai
invitato AO 1 a farsi carico della metà degli oneri generati dalla proprietà
immobiliare (art. 765 cpv. 1 CC). Solo quando l'attrice ha promosso l'attuale
causa egli ha avanzato (e quantificato) per la prima volta simile pretesa in
via riconvenzionale. Il primo giudice ne ha desunto che in realtà durante la
convivenza AP 1 era d'accordo di assumere tutti gli oneri della proprietà per
piani e che l'intenzione di esigerne il rimborso per la metà è maturata solo in
seguito, quando egli si è visto chiedere dal­l'attrice il risarcimento del danno
dovuto all'impossibilità di esercitare l'usufrutto dopo la fine della
convivenza. Onde il rimprovero di un comportamento contraddittorio e, quindi,
abusivo.

 

                                  c)   Nell'appello
AP 1 non pretende di avere chiesto alcuna partecipazione di AO 1 agli interessi
ipotecari, alle spese condominiali o ai costi di manutenzione fra il 2003 e il
2007. Non asserisce nemmeno che AO 1 fosse d'accordo di rifondergli metà degli
esborsi o che egli abbia fatto fronte a quegli oneri con riserva o che abbia
dovuto pagare unicamente perché debitore solidale. A ben vedere, egli non contesta
neppure di avere maturato l'intenzione di esigere il parziale rimborso degli
oneri dopo essersi visto convenire in giudizio dall'attrice per il risarci­mento
del danno dovuto all'impossibilità di esercitare l'usufrutto dopo la separazione.
Comunque sia, tutto si ignora sui motivi per cui l'appellante ha preso a suo
carico fin dall'inizio la totalità degli oneri. E chi paga volontariamente un indebito
può esigerne la restituzione solo ove dimostri di avere pagato credendosi
erroneamente debitore (art. 63 cpv. 1 CO). L'appellante non adombra nulla
del genere. Anche su quest'ultimo punto l'appello vede dunque la sua sorte segnata.

 

                             7.  Le spese del giudizio
odierno seguono la soccombenza dell'appellante (art. 106 cpv. 1 CPC). AO 1, che
ha formulato osservazioni tramite un legale, ha diritto a un'equa indennità per
ripetibili. 

 

                             8.  Quanto ai rimedi giuridici
esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge ampiamente la soglia di fr. 30 000.– nella prospettiva dell'art. 74 cpv.
1 lett. b LTF (sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  Nella misura in cui è
ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                             2.  Le spese processuali di fr. 4000.–
sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 5000.–
per ripetibili.

 

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è ammissibile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno
30 000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile
il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario
in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).