# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a0a5bce7-d4e2-5f5b-a8b8-a55526c1934d
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-09-24
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Strafkammer 24.09.2008 BK 2008 35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_005_BK-2008-35_2008-09-24.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 24 settembre 2008 Comunicata per iscritto il: 
BK 08 35

Decisione
Camera di gravame

Presidenza Vicepresidente Bochsler
Giudici Rehli e Hubert 
Attuario Crameri

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Visto il gravame 

di X., danneggiata ed impugnante, rappresentata dall'avv. lic. iur. Piercarlo Plozza, 
Via Santa Maria, 7742 Poschiavo,

contro

il decreto d'abbandono della Procura pubblica dei Grigioni del 14 luglio 2008, 
comunicato il 18 luglio 2008, in re della danneggiata ed impugnante contro Y., 
imputato e resistente, rappresentato dall'avv. dott. iur. Luca Tenchio, Obere 
Plessurstrasse 36, 7000 Coira, 

concernente lesioni colpose gravi,

è risultato:

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A. La situazione di fatto qual'era fino al momento in cui é stata resa la 
decisione della Camera di gravame del Tribunale cantonale dei Grigioni del 16 
gennaio 2008, comunicata il 4 febbraio 2008 (BK 07 48), oggetto del decreto 
d'abbandono della Procura pubblica dei Grigioni del 4 settembre 2007, é stata 
illustrata in quella decisione, a cui si rinvia. Con essa la Camera di gravame ha 
tutelato il gravame di X., annullato l'anzidetto decreto d'abbandono e rinviato la 
causa all'autorità d'inchiesta per nuovo trattamento, segnatamente per l'apertura di 
un procedimento penale per gravi lesioni colpose contro il proprietario dei cavalli Y., 
il completamento degli accertamenti e nuovo decreto. A motivo in sostanza é stato 
censurato, dal profilo formale, che nei confronti del proprietario dei cavalli non era 
stato aperto un procedimento penale, che il giudice istruttore aveva delegato alla 
segretaria l'interrogatorio dell'imputato, nel merito, che la recinzione del pascolo per 
i cavalli non adempiva le raccomandazioni del Servizio per la prevenzione degli 
infortuni nell'agricoltura (SPIA) ed il pascolo includeva un sentiero per passeggiatori, 
che era inoltre una via di collegamento delle frazioni A. e B. coi fondi agricoli. 

B. Ripreso, il 18 febbraio 2008, il procedimento penale e proseguito 
contro Y., il giudice istruttore ha ispezionato il luogo dell'infortunio, fatto redigere 
una planimetria ed interrogato l'imputato e C., il padre della danneggiata. Y. ha 
deposto che la recinzione era costituita da paletti di plastica portanti due nastri 
elettrici di colore giallo. Il primo nastro si trovava a circa 30 cm dal terreno, il secondo 
a circa 95/100 cm. Non ricordava più se aveva montato una maniglia isolante per 
permettere il passaggio ai pedoni. Essendoci sulla via una staccionata di legno, a 
questa aveva attaccato il filo della recinzione. Inoltre che l'unico suo timore era che 
i cavalli potessero fuggire su una strada. Per la gente essi non rappresentavano un 
pericolo, poiché non erano aggressivi. Prova era che con alcuni pezzi di pane erano 
stati ricondotti nel recinto senza alcun problema. A suo giudizio il comportamento 
del genitore era stato un po' irresponsabile, tanto più che aveva con sé la bambina 
(atto 3.17). C. ha messo a verbale di non aver pensato che precedere i cavalli, senza 
averli sott'occhio e quindi senza poter mantenere un'adeguata distanza dagli stessi, 
poteva essere pericoloso. Ha altresì confermato di non aver visto se il nastro 
elettrico era munito di una maniglia, che permetteva di staccarlo dal paletto. 
Raggiunto con i cavalli il prato cintato, aveva notato che alcuni paletti col filo erano 
per terra (atto 3.18). Stando alla planimetria i paletti portavano solo un nastro 
elettrico; doppio era unicamente per pochi metri presso la staccionata di legno (atto 
3.12). Agli atti sono stati messi il referto peritale della Z. della Scuderia nazionale 
svizzera di Avenches VD (atto 1.18) nonché gli opuscoli informativi "Posa corretta 

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di recinti elettrici" (atto 3.10) e "L'Allevamento" (atto 3.11) del SPIA, inoltrati dal 
rappresentante della danneggiata. 

Con decreto del 14 luglio 2008, comunicato il 18 luglio 2008, il procedimento 
è stato di nuovo abbandonato.

C. Contro il decreto d'abbandono X., l'8 agosto 2008, é nuovamente 
insorta con gravame dinanzi alla Camera di gravame e ne ha chiesto l'annullamento 
con protesta di spese e ripetibili.

La Procura pubblica ha proposto la reiezione del gravame. Y. ha postulato, 
protestando spese e ripetibili, che il gravame, in quanto ricevibile, sia respinto. 

La Camera di gravame considera :

1. Ai sensi dell'art. 138 LGP il gravame alla Camera di gravame del Tri-
bunale cantonale dei Grigioni può esser proposto contro i decreti e le decisioni di 
gravame del Procuratore pubblico nonché contro gli atti degli organi inquirenti da lui 
approvati. Legittimato ad inoltrarlo è chiunque è colpito dagli stessi e fa valere un 
interesse tutelabile alla sua abrogazione o modifica. Segnatamente la persona dan-
neggiata può aggravarsi contro il decreto d’abbandono (art. 139 cpv. 1 LGP). Il gra-
vame va presentato per iscritto entro 20 giorni da quando l’interessato ha avuto 
conoscenza della decisione impugnata (art. 139 cpv. 2 LGP). Esso deve contenere 
una richiesta ed una motivazione; mezzi di prova disponibili sono da allegare (art. 
33 cpv. 1 e 2 LGA). Ferita gravemente, X. è danneggiata ai sensi dell’art. 139 cpv. 
1 LGP e di conseguenza legittimata ad impugnare il decreto con cui è stata abban-
donata l’inchiesta. Da lei il gravame è poi stato proposto nella dovuta forma e tem-
pestivamente. Esso è perciò ricevibile in ordine.

2. Contro il decreto d’abbandono può esser proposto gravame per illega-
lità o inadeguatezza (art. 138 LGP). Con questo rimedio l'impugnante può far valere 
non solo la violazione di diritto ma anche la disattenzione del potere d'apprezza-
mento; tuttavia soltanto l'eccesso o l'abuso di codesto potere è sindacabile da parte 
della Camera di gravame. Un decreto d'abbandono è adeguato e resiste al controllo 
del potere discrezionale se sulla scorta del risultato dell'istruttoria è da concludere 
che all'indiziato non può esser messo a carico un reato (PTC 1995 no. 45). Il giudice 
istruttore deve quindi occuparsi del risultato dell'istruttoria sotto due aspetti. Da una 
parte devono essere raccolti e valutati i mezzi di prova. L'abbandono della proce-
dura si rivela giustificato se una valutazione complessiva degli stessi porta alla so-

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stenibile conclusione che una condanna è improbabile, che quindi l'imputato sa-
rebbe assolto. Dall'altra parte l'abbandono premette forzatamente che sia fondato 
su un risultato definitivo; oggettivamente non devono più esserci dei mezzi proba-
tori, che potrebbero influenzarlo in senso contrario (Padrutt, Kommentar zur Straf-
prozessordnung des Kantons Graubünden, Chur 1996, art. 82 LGP cifra 3.3). 

3. Nella fattispecie la Procura pubblica ha esaminato e negato la 
commissione di lesioni colpose (art. 125 cpv. 1 CP) da parte di Y. ed al riguardo 
nell'impugnato decreto d'abbandono ha addotto due motivazioni. 

Nella prima essa ha in sostanza ritenuto che l'omissione imputata al 
proprietario dei cavalli non é stata ipoteticamente causale per il grave ferimento 
della bambina. A suo dire la conseguenza della fuga dei cavalli consisteva nel fatto 
che questi pascolavano tranquillamente nel prato dinnanzi alla casa C. e non 
rappresentavano alcun pericolo. Se vi fosse stato un pericolo, il padre non avrebbe 
corso il rischio di mettere a repentaglio l'incolumità fisica sua ed in particolare della 
figlia e ciò neppure su insistenza di quest'ultima, riconducendo i cavalli nel recinto. 
Voler riconoscere un nesso causale ipotetico tra la condotta omissiva dell'imputato 
e il ferimento della bimba equivarrebbe dilatare in modo arbitrario la causalità.

Qualora si volesse ravvedere un nesso causale ipotetico tra l'omissione di Y. 
e l'evento - ha proseguito l'autorità d'inchiesta nella seconda motivazione - al 
proprietario dei cavalli una negligenza non era imputabile, poiché detto nesso era 
stato interrotto dal comportamento irresponsabile del babbo della bambina. A tal 
proposito ha rinviato alla relazione peritale della Z., secondo cui, vista la giovane 
età dei cavalli, era probabile una reazione esplosiva, come una scalciata. Pure 
l'invidia del cibo altrui - adescati con pane i cavalli erano stati condotti nel prato 
recintato - e il fatto che alla loro fuga era stata posta fine avevano probabilmente 
alimentato un simile comportamento. Per il perito il provvedimento preso dal padre 
nei confronti dei cavalli sconosciuti era inappropriato. Opportuno sarebbe stato 
l'aiuto di persone esperte, p. es. del proprietario dei cavalli, della polizia o di esperti 
di cavalli.

4. L'impugnante insorge contro ambedue le motivazioni del querelato 
decreto. Contro la prima la sua critica é fondata. 

4.1 Il comportamento rimproverato all'imputato é qualificato come un reato 
per omissione improprio (art. 11 CP). La questione é quindi quella di sapere se tra 
l'aver omesso di cintare debitamente il prato ed il ferimento della bambina v'é una 
causalità ipotetica. Detto in altre parole, si tratta di accertare se, agendo come 

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avrebbe dovuto, l'autore avrebbe verosimilmente evitato l'evento dannoso. Al 
riguardo é determinante chiarire se in caso di intervento l'infortunio non si sarebbe, 
con un alto grado di probabilità, prodotto. Per la sua natura, la causalità ipotetica é 
difficile da stabilire. Una parte della dottrina ricorre perciò alla cosiddetta teoria del 
rischio accresciuto, che si accontenta dell'aumento del rischio che l'evento si realizzi 
(Trechsel/Jean-Richard, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 
Zürich/St. Gallen 2008, art. 12 n. 41; Schubarth, Kommentar zum schweizerischen 
Strafrecht, Besonderer Teil, 1. Band, Bern 1982, art. 117 n. 12 seg. e 47-55). La 
giurisprudenza si riferisce soprattutto alla teoria della probabilità ed esige che sia 
dimostrato che, se l'agente avesse agito secondo la diligenza imposta dalle 
circostanze, il danno non sarebbe verosimilmente accaduto (DTF 116 IV 306 cons. 
2a, 115 IV 191 cons. 2, 115 IV 206 cons. 5b). La distinzione tra queste teorie non 
deve essere sopravvalutata. In entrambe le teorie trattasi di determinare se l'agente, 
omettendo colposamente di agire, ha in modo prevedibile - ossia in misura non 
irrilevante - aumentato il rischio che l'evento si producesse (Donatsch, 
Sorgfaltsbemessung und Erfolg beim Fahrlässigkeitsdelikt, 1987, pagg. 284 segg.).

4.2 A ragione, come fa valere l'impugnante, per determinare più 
precisamente quali erano i doveri imposti a Y. dalla prudenza ci si può riferire alle 
raccomandazioni del SPIA. Per pascoli per cavalli queste prevedono dei recinti 
dell'altezza minima di 150 cm con pali di legno stabili e con almeno tre o quattro 
nastri elettrici ben visibili, che devono esser messi ad una distanza verticale di circa 
40 cm l'uno dall'altro. Il menzionato servizio è stato concepito nel 1984 quale 
fondazione indipendente. Basandosi sull'art. 51 dell'ordinanza del 19 dicembre 1983 
sulla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali (ordinanza sulla 
prevenzione degli infortuni, OPI, RS 832.30), esso, quale organizzazione 
specializzata, ha assunto il compito di promuovere la sicurezza sul lavoro nelle 
aziende agricole. Senza dubbio questo servizio ha la competenza di rilasciare delle 
raccomandazioni in materia (DTF 131 III 115 cons. 2.3). La citata raccomandazione 
mostra come dev'essere recintato un pascolo per cavalli, affinché sia minimizzato il 
pericolo, che cavalli incustoditi possono arrecare. Essa concretizza la misura di 
diligenza, a cui deve soddisfare il proprietario di cavalli. In concreto la struttura della 
cinta elettrica del resistente non ossequiava questi requisiti. A ciò s'aggiunge che 
egli, senza plausibile motivo, ha incluso nel recinto un sentiero per passeggiatori, 
aumentando così il rischio. Che la sua cinta non scongiurava il pericolo era a lui 
noto, poiché, per sua stessa deposizione, temeva che i cavalli potessero fuggire su 
una strada (atto 3.17 pag. 2). Ma dei cavalli incustoditi non causano dei danni 
unicamente se si trovano su una strada. Fuori discussione é poi che i paletti di 

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plastica usati possono essere rovesciati anche da cavalli, che rispettano la 
recinzione, specie se si spaventano, e che pure cavalli non aggressivi possono 
mettere terzi in pericolo. La concreta evenienza l'ha dimostrato. Ne viene che il 
resistente, disattendendo la raccomandazione SPIA, ha violato il suo dovere di 
diligenza.

4.3 Per prassi un comportamento antidoveroso é in senso naturale 
causale se esso risulta essere una condizione necessaria per l'incidente, anche se 
non costituisce la causa unica o immediata del successo. Con questa "conditio sine 
qua non-formula" é esaminato un processo causale ipotetico, vale a dire cosa 
sarebbe accaduto senza il comportamento contrario al dovere; una in questo modo 
presunta causalità naturale non si lascia provare con sicurezza, per cui basta se il 
comportamento dell'agente é almeno con un alto grado di probabilità la causa del 
successo. In caso di un'omissione la questione é unicamente quella della causalità 
ipotetica. Tra l'omissione e l'evento v'é causalità, se l'adempimento del dovere 
avrebbe con un alto grado di probabilità impedito l'infortunio (DTF 116 IV 306 cons. 
2a).

4.4 Stando alla deposizione di C. alcuni paletti col filo erano per terra 
quando ha raggiunto con i cavalli il prato cintato (atto 3.18 pag. 2). Una recinzione 
con pali di legno stabili, alti almeno 150 cm e con tre o quattro nastri elettrici ben 
visibili, corrispondente alla raccomandazione SPIA, inoltre che non includeva il 
sentiero per passeggiatori, avrebbe con un alto grado di probabilità impedito la fuga 
dei cavalli e di conseguenza il ferimento della bambina. In simili circostanze, 
contrariamente all'assunto della Procura pubblica, secondo cui i cavalli incustoditi 
pascolavano tranquillamente e non rappresentavano alcun pericolo, tra l'omissione 
da parte dell'imputato e l'infortunio v'é una causalità ipotetica, essendo l'omissione 
esser stata una conditio sine qua non dell'incidente. Infatti se il recinto fosse stato 
costruito regolarmente i cavalli con un alto grado di probabilità non avrebbero potuto 
prendere il largo e la bimba non sarebbe stata ferita. L'autorità d'inchiesta 
misconosce manifestamente la nozione della causalità ipotetica. 

Per quanto concerne la causalità, specioso é poi l'argomento del resistente. 
Egli nega l'esistenza di un "nesso causale adeguato" tra la violazione del suo dovere 
di diligenza e le lesioni subite dall'impugnante. Sennonché, se egli avesse costruito 
una cinta regolamentare, non vi sarebbe un comportamento antidoveroso e la 
questione della causalità "adeguata" non si porrebbe. Altra é invece la situazione 
nel caso di un recinto non regolamentare, da cui i cavalli possono fuggire. Cavalli 
incustoditi mettono terzi in pericolo. Dato che la cinta non rispondeva alla 

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raccomandazione SPIA, i cavalli hanno potuto prendere il largo. L'omissione é 
quindi stata la causa del pericolo posto dai cavalli incustoditi. Nell'evenienza 
concreta la questione non é poi quella del nesso causale adeguato, bensì quella 
della causalità ipotetica. Come é sopra esposto, il comportamento imputato al 
proprietario dei cavalli é reputato un reato per omissione improprio. Trattandosi di 
un reato per omissione la possibilità di scongiurare il pericolo (la possibilità d'agire 
e la causalità ipotetica) subentra al posto del nesso causale adeguato del reato 
d'evento per commissione (Seelmann, Basler Kommentar, Strafrecht I, 2. Aufl. 
2007, art. 11 n. 26 segg.). In effetti se non c'é un'azione forzatamente non v'é un 
nesso causale tra l'azione e l'evento. Il nesso causale c'é unicamente tra l'azione 
ed il successo. Tra l'omissione del resistente ed il danno arrecato dai suoi cavalli 
incustoditi esiste quindi una causalità ipotetica, non un nesso causale adeguato.

5. Nella seconda motivazione la Procura pubblica ritiene che pur 
ammettendo l'esistenza della causalità ipotetica tra l'omissione e l'evento, essa é 
stata interrotta dal comportamento irresponsabile del padre della bambina. 

5.1 La causalità ipotetica é interrotta e perde allora la sua rilevanza 
giuridica, se altre cause concomitanti, quali l'imprudenza di un terzo o della vittima, 
costituiscono circostanze del tutto eccezionali od appaiono dovute ad un 
comportamento talmente imprudente, da non poter essere previste. 
L'imprevedibilità di una causa concomitante non basta tuttavia, di per sé, ad 
interrompere la causalità ipotetica. Occorre che detta causa abbia una gravità tale 
da risultare la causa più probabile e più immediata dell'evento considerato e da far 
passare in seconda linea le altre cause, in particolare l'omissione dell'agente, che 
hanno contribuito a produrlo (Jenny, Basler Kommentar, Strafrecht I, 2. Aufl. 2007, 
art. 12 n. 74 segg.; Trechsel/Jean-Richard, op. cit., art. 12 n. 27; DTF 131 IV 148 
cons. 5.2, 127 IV 65 cons. 2.d, 122 IV 20 cons. 2.c bb).

5.2 Il padre che seguito dalla sua figlia di sei anni precede quattro giovani 
cavalli e che di conseguenza, non avendoli sott'occhio, non é in grado di mantenere 
la dovuta distanza dagli stessi commette un'imprudenza talmente grave, che se-
condo l'andamento generale delle cose e secondo l'esperienza generale della vita 
é idonea a produrre un incidente. Anche docili cavalli, che si lasciano adescare con 
del pane, possono scalciare, sicché da loro, in particolare dalle loro gambe poste-
riori dev'essere mantenuta distanza. Ciò non é possibile, dato che inosservati, i ca-
valli possono avvicinarsi. Se dei cavalli non cavalcati o non attaccati al carro devono 
essere portati fuori dalla stalla, vanno condotti con la cavezza o meglio con la briglia 
e il conduttore deve tenersi all'altezza della testa. È in effetti eccezionale portare dei 

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cavalli estranei in un recinto precedendoli anziché seguendoli, specie se c'é anche 
una bambina. Di massima il mandriano stesso, che conosce le bestie, le conduce 
al pascolo seguendole. Pertanto alla questione di sapere se il padre, precedendo 
con la bimba i cavalli, ha posto una causa concomitante va risposto affermativa-
mente. La gravità della sua imprudenza é tale, che risulta essere la causa più 
probabile e più immediata del ferimento della bambina e fa passare in seconda linea 
l'omissione del resistente. Che il comportamento del padre non era imprevedibile, 
come obietta l'impugnante, é irrilevante, poiché l'imprevedibilità di una causa 
concomitante di per sé non basta ad interrompere la causalità ipotetica. Neppure 
l'eccezione che il padre, inesperto di cavalli, non era in grado di riconoscere il 
pericolo, può esser mossa, poiché egli ha deposto di non aver pensato che 
precedere i cavalli, senza averli sott'occhio e quindi senza poter mantenere 
un'adeguata distanza dagli stessi, poteva essere pericoloso (atto 3.18 pag. 2). Lui 
stesso non ha quindi preteso che non sapeva che condurre dei cavalli precedendoli 
era pericoloso.

6. Per le considerazioni che precedono, la pretesa dell'impugnante si ri-
vela infondata e l'impugnato decreto d'abbandono merita di essere confermato sulla 
base della sua seconda motivazione. Pertanto il gravame va respinto.

7. I costi della procedura di gravame vanno così a carico dell'impu-
gnante; il resistente ha diritto ad una congrua indennità a titolo di ripetibili (art. 160 
cpv. 1 e 4 LGP).

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La Camera di gravame decide:

1. Il gravame é respinto.

2. I costi della procedura di gravame di fr. 600.-- vanno a carico dell'impugnante, 
che inoltre rifonde al resistente un'indennità a titolo di ripetibili di fr. 2'500.-- 
(IVA inclusa).

3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia penale ai 
sensi dell’art. 78 LTF al Tribunale federale. Questo è da inoltrare al Tribunale 
federale per iscritto, entro 30 giorni dalla notificazione della decisione col 
testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l’ammissibili-
tà, il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli 
artt. 29 segg., 78 segg. e 90 segg. LTF.

4. Comunicazione a: