# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0c650454-16c9-5e36-b600-dec083d64077
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 20.09.2000 INC.1998.99112
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1998-99112_2000-09-20.html

## Full Text

N. 991.98.12 L                                                           Lugano,
20 settembre 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

Claudio Lepori

 

 

sedente per statuire sul reclamo
presentato il 7 settembre 2000 da

 

__________(patrocinato dal lic.
iur. __________)

 

contro la decisione 25 agosto
2000 del Procuratore pubblico avv. Marco Bertoli in materia di
allestimento della perizia sulla documentazione medica e clinica sequestrata
nel procedimento pendente contro il reclamante per titolo di truffa e falsità
in documenti;

 

 

viste le osservazioni 12
settembre 2000 del magistrato inquirente, che postula la reiezione del reclamo;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

1.

 

______________, medico
psichiatra, venne arrestato il 1. dicembre 1998 con promozione dell'accusa nei
suoi confronti per titolo di truffa e falsità in documenti, reati commessi con
varie modalità in danno di pazienti, casse malati, assicurazioni sociali e
cause farmaceutiche, in particolare attraverso fatturazioni di prestazioni
professionali mai eseguite.

 

 

 

 

 

 

 

2.

 

Con decreto 30 marzo 1999 (doc.
58 dell'inc. MP 5725/98), il Procuratore pubblico ha nominato quale perito
giudiziario il dott. __________, affidandogli il mandato di esaminare la "documentazione
medica e clinica sequestrata" allo scopo di "stabilire, a mano
dei riscontri oggettivi e delle registrazioni mediche ed amministrative,
l'effettiva durata dei periodi di degenza presso le cliniche, rispettivamente
le prestazioni offerte in clinica e presso lo studio medico", con
l'indicazione dell' "ammontare della sovrafatturazione posta in atti e,
se del caso, con quali modalità".

Giunto alla fase conclusiva della
stesura della conseguente perizia, con lettera 21 luglio 2000 (doc. 239
dell'inc. MP) il dott. __________ ha chiesto al magistrato inquirente
l'autorizzazione a far capo alle prestazioni del tipografo __________ per la
numerazione e la fotocopiatura dell'elaborato peritale, comprendente
documentazione di complessive circa 10'000 pagine. Sollecitato a dare opportuno
consenso (doc. 240 e 243 inc. MP), lapidariamente il 23 agosto 2000 il
patrocinatore dell'accusato ha espresso il suo disaccordo, in attesa semmai di
una decisione formale motivata (doc. 244 inc. MP). Allora il Procuratore pubblico,
con atto del 25 agosto 2000 (doc. 245 inc. MP), ha deciso l'affidamento del
descritto incarico, ritenuta la necessità della numerazione per garantire
ordine ai documenti ed atteso che una tale operazione potrebbe essere
difficilmente svolta presso i servizi statali (solo manualmente, quindi con
"possibilità di errore, dispendio di tempo e accesso alle riservate
informazioni ad opera di più persone"), di contro migliore essendo la
soluzione meccanica, per la quale "il privato tipografo fornirebbe solo
il supporto tecnico quale ausiliario del perito".

 

 

3.

 

Il reclamo in discussione -
tempestivo e prodotto dall'accusato specificamente legittimato (art. 280 ss.
CPP) - contesta le scelte del Procuratore pubblico e vuole che sia il perito
stesso dott. __________ a procedere a numerazione e fotocopiatura del referto
peritale, senza veruna ("in nessun caso") possibilità di far
capo all'aiuto di terzi. A mente del reclamante ed in ossequio all'art. 146
cpv. 4 CPP, problemi speciali che consentono la nomina di periti ausiliari,
possono solo attenere a necessità di particolari conoscenze per dare risposta
ai quesiti e non a risolvere problemi di natura organizzativa, come alla "ratio
legis" (men che illustrata) ed al conforto dell'interpretazione
letterale della citata norma. Quindi vi è opposizione all'incarico esterno, ma
anche all'interno dello Stato, con espressione di dubbi sulle reali capacità
(con tra parentesi il seguente interrogativo. "organizzative"?)
del perito, tanto che "l'attendibilità della perizia traballa".
In conclusione l'impugnata decisione viola il principio della proporzionalità
(per il lungo tempo di una settimana per la consegna del lavoro), è
manifestamente arbitraria ("non solo per il risultato a cui giunge, ma
già solo per le motivazioni che ne stanno alla base") e non rispetta
il diritto dei pazienti 

 

 

 

 

alla riservatezza delle
informazioni, la protezione della sfera privata, il diritto di essere sentito e
quello a un equo processo.

 

Il Procuratore pubblico postula
la reiezione del gravame, sostanzialmente per le ragioni da lui già fatte
presenti all'accusato. Trattandosi di un referto peritale "estremamente
copioso", risulta indispensabile una puntuale numerazione, attraverso
un'operazione meccanica che risulta "migliore, più celere e meglio
permette di evitare che terzi conoscano i contenuti della perizia". Si
tratta d'altro canto di soluzione che corrisponde alle norme processuali, la
perizia dovendo essere rassegnata nella forma scritta (art. 146 cpv. 2 CPP),
mentre non si richiede al perito di personalmente stampare, fotocopiare,
rilegare il testo: qui poi sarebbe assurdo imporre al dott. __________ la
timbratura per numerazione, a ragione dei costi, dei tempi e della
disponibilità del professionista. Il tipografo risulterebbe ausiliario del
perito, con vincolo del segreto professionale a norma dell'art. 321 CP e con
intervento regolato da precise modalità

 

 

4.

 

Si deve convenire con il
reclamante che il tecnico tipografo, al quale vi è intenzione di affidare
numerazione e riproduzione di documenti peritali, non è un perito ausiliario
secondo l'art. 146 cpv. 4 CPP.

Questa norma configura infatti un
collaboratore della giustizia nell'assunzione delle prove per sue cognizioni
speciali come all'art. 142 cpv. 1 CPP e quindi un vero e proprio perito
giudiziario (tanto che viene investito dell'incarico con il giuramento o la
promessa: art. 145 CPP) per un settore particolare che non rientra nella
specializzazione del primo perito, ma che è necessario indagare per la
completezza del referto per così dire principale (si pensi al medico legale che
deve far capo al patologo o al chimico, oppure allo psichiatra, sussidiato per
la testistica dallo psicoterapeuta, oppure ancora all'ingegnere civile, al
quale occorre un esperto in resistenza dei materiali). Ciò non toglie che il
perito possa avvalersi di ausiliari in senso generico di aiutante o
collaboratore (Devoto-Oli 1992), che eseguono unicamente compiti materiali,
come esemplificato nelle osservazioni del Procuratore pubblico: è assurdo
pretendere che vengano esclusivamente assunte dal perito giudiziario semplici e
comunque dispendiose (tenuto conto delle mansioni e dei costi dell'esperto)
operazioni manuali, quali stampa e riordino del referto, ma anche in altri
ambiti ad esempio lo sviluppo di fotografie oppure la tensione di una bindella
metrica (ardua in ogni modo per una persona sola). Se è quindi vero che la ratio
legis (menzionata, ma non esplicitata nel reclamo) non vuole un perito
ausiliario come all'art. 146 cpv. 4 CPP per numerazione e fotocopiatura di
referto e connessa documentazione, è del tutto pacifico che di questi
incombenti può essere incaricato un qualsiasi collaboratore. Il reclamo in
proposito è destituito di qualsivoglia fondamento, per non dire di buon senso
(quando non emargina irrispettosamente e fuori tema sulle "reali
capacità" del dott. __________, per di più e tra altro, ma con
stucchevole 

 

 

 

 

 

contraddizione, per non aver egli
richiesto "tempestivamente l'intervento di un ausiliario",
tanto che addirittura "l'attendibilità della perizia traballa",
dimenticando che le speciali cognizioni del medico legale non comprendono
abilità manuale alla fotocopiatura, alla rilegatura e quant'altro di simile).

Così come per la (non seria)
asserita offesa a proporzionalità (perché la numerazione meccanica
durerebbe...circa una settimana: e quanto allora quella manuale?), si tralascia
di affrontare le censurate pretese di violazione del diritto di essere sentito
e di quello ad un equo processo (non motivate e comunque incomprensibili), per sottolineare
che la preoccupazione per la riservatezza delle informazioni, la tutela delle
sfera personale ed anche la salvaguardia del segreto istruttorio è stata
recepita tanto dal dott. __________ (il quale, prima di procedere all'incarico,
ha interpellato il magistrato inquirente), quanto dal Procuratore pubblico (che
ha inteso far capo alla figura dell'ausiliario - sia pure impropriamente, per
quanto detto sopra - appunto per evitare fuga di informazioni).

A torto tuttavia il Procuratore
pubblico ritiene il tecnico tipografo vincolato al segreto professionale con
riferimento all'art. 321 CP: egli lo sarà al segreto d'ufficio, con attenzione
agli art. 110 cfr. 4 e 320 CP. Infatti il perito giudiziario - che non sempre
corrisponde ai professionisti elencati esaustivamente nell'art. 320 CP (si
pensi all'ingegnere o all'esperto d'arte) - non viene a conoscenza di segreti a
ragione dell'esercizio della sua professione, ma nello svolgimento di
un'attività appunto giudiziaria, quale funzionario in senso largo (Gérard
Piquerez, Procédure pénale suisse, Zürich 2000, al n. 2124), sottoposto altresì
alle disposizioni processuali disciplinari (art. 30 ss. CPP): ed anche
l'ausiliario-collaboratore, di cui è qui discorso, rientra nello stesso
concetto.

 

 

5.

 

Il reclamo, perlomeno ai limiti
della temerarietà, è di conseguenza respinto con la presente decisione
definitiva (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP, e contrario), con carico di tassa e
spese giudiziarie all'accusato, come alla sua soccombenza.

 

 

 

 

Per i quali motivi,

 

 

 

 

 

visti i citati articoli di legge,

 

 

 

 

 

 

 

decide:

 

 

 

1.      Il reclamo è respinto.

 

 

2.      La tassa di giustizia di fr. 600.- e le spese di fr. 30.- sono
a carico di ___________.

 

 

3.      La presente decisione è
definitiva.

 

 

4.      Intimazione:

 

- lic. iur. __________, per sé e per il reclamante (con copia delle
osservazioni del magistrato inquirente)

 

- Procuratore pubblico avv. Marco Bertoli, sede (con gli atti dell'inc.
MP 5725/1998 di ritorno).

 

 

 

 

 

                                                                                     giudice
Claudio Lepori