# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b8767122-0e1e-5093-80a8-33c464b3a3e2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-01-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.01.2024 38.2023.57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2023-57_2024-01-15.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  38.2023.57

   

  rs

  	
  Lugano

  15 gennaio 2024        

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, cancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 ottobre 2023 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7 settembre 2023 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Con decisione su opposizione del 7 settembre
2023 la Cassa CO 1 (in seguito: Cassa) ha confermato la precedente decisione
del 15 giugno 2023 (cfr. doc. 303) con la quale ha negato a RI 1 –annunciatosi
per il collocamento presso l’Ufficio regionale di collocamento di __________ il
10 febbraio 2023 con effetto dal 1° marzo 2023, dichiarando una disponibilità lavorativa
del 100% (cfr. doc. 284) – il diritto all’indennità di disoccupazione,
ritenendo che il medesimo, da un lato, non potesse essere considerato residente
in Svizzera, dall’altro, fosse da qualificare quale vero frontaliere.

                                  L’amministrazione
ha rilevato:

 

" (…)

2.     Dalla
documentazione agli atti, dall’opposizione e successivi accertamenti, si
constata quanto segue:

-       
Il Signor RI 1 ha un’abitazione di proprietà in Inghilterra

-       
La moglie ed il figlio vivono in Inghilterra

-       
Il qui opponente ha affermato di recarsi in Inghilterra presso la sua
famiglia ogni due settimane prima dell’iscrizione in disoccupazione, mentre
due/tre volte alla settimana da quando è iscritto in disoccupazione 

-       
In Svizzera vive presso un appartamento, condiviso con un amico

 

3.     Applicando
l’abituale criterio della probabilità preponderante valido nel settore delle
assicurazioni sociali (STF 8C_794/2016 consid. 4.1), la Cassa deve pertanto
concludere che l’opponente non ha particolari interessi personali né familiari
in Ticino e ribadisce quanto già sostenuto nella sua decisione qui impugnata ed
in particolare che il centro delle relazioni personali del Signor RI 1 si trova
in Inghilterra, dove vive la moglie ed il figlio, con il quale conserva il
rapporto più stretto.

In Inghilterra il qui
opponente risulta proprietario di un’abitazione, mentre in Svizzera convive con
il proprietario dell’appartamento.

La Svizzera non può
essere considerata il luogo in cui si trova la sua residenza ai sensi della
giurisprudenza federale, la quale esige come terza condizione che si sia creato
nel nostro Paese il centro delle relazioni personali (cfr. STF 8C_592/2015 del
23 novembre 2015; DTF 138 V 186 pag. 192).

Di conseguenza sotto
questo profilo la decisione della Cassa è corretta e merita conferma.

 

4.     Visto
quanto precede, tenendo anche conto della sua situazione famigliare complessiva
(immobile di proprietà in Inghilterra, moglie e figlio in Inghilterra), a mente
della Cassa è verosimile che l’assicurato rientri in Inghilterra almeno una
volta alla settimana, come dichiarato da parte sua.

Di conseguenza, la
Cassa ritiene che il Signor RI 1 possa essere considerato un vero frontaliere
ai sensi del diritto internazionale. (…)” (Doc. A1)

 

                          1.2.  Contro
la decisione su opposizione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, il 9
ottobre 2023, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, chiedendo
l’annullamento della stessa e il pieno riconoscimento del diritto all’indennità
di disoccupazione a far tempo dal 1° marzo al 23 agosto 2023 (cfr. doc. I pag.
8).

 

                                  A sostegno della propria pretesa
la parte ricorrente ha segnatamente addotto che già nel corso del periodo di
impiego a __________ la famiglia di RI 1 risiedeva nel Regno Unito, dove il
medesimo si recava con una certa regolarità per trascorrere alcuni giorni e
periodi di ferie con la moglie e il figlio __________, nato nel 2010, presso la
dimora famigliare di proprietà a __________.

                                  È stato precisato che
l’insorgente, quando si è ritrovato senza lavoro, è sì rientrato più di
frequente nel Regno Unito, tuttavia ha sempre mantenuto il centro di interessi
a __________, luogo in cui ha continuato a essere residente, a far fronte ai
suoi oneri fiscali e a cercare una nuova attività professionale, effettuando
svariati colloqui di lavoro e presentando diverse domande di impiego.

                                  L’avv. RA 1, per conto del
ricorrente, ha inoltre affermato, da un lato, che quest’ultimo si recava
regolarmente a __________ per intrattenere la sua rete sociale, composta di
diversi amici che svolgono una professione simile alla sua con i medesimi
interessi, colleghi e potenziali datori di lavoro. In proposito sono stati
elencati dei nominativi di persone con le quali l’assicurato aveva - sia nel
periodo in cui era impiegato in Svizzera che quando si è trovato in
disoccupazione - solide relazioni professionali e di amicizia che gli hanno
permesso di tessere una rete sociale di una certa caratura e livello.

                                  Dall’altro, che __________ è il
centro degli interessi della famiglia di RI 1, ma non il suo che è a __________.
Al riguardo è stato spiegato che l’assicurato e la moglie si sono trasferiti
anni fa nel Regno Unito per motivi di lavoro e non perché quello fosse il loro
reale centro di interessi per ogni campo della vita, come pure che, quando il
medesimo si è recato a __________ per lavorare, la sua famiglia è rimasta a __________,
soprattutto per permettere al figlio di continuare la scuola lì, dove la moglie
è attiva quale consulente in un’importante società di audit.

                                  La parte ricorrente ha
sottolineato che per la famiglia di RI 1, __________ era una meta perfetta per
trasferirsi e che questa era la loro intenzione una volta terminata la scuola
primaria da parte di __________.

                                  Il rappresentante dell’insorgente
ha asserito che è chiaramente logico che l’assicurato, a seguito del
licenziamento, sia rimasto per alcuni periodi più lunghi a __________, visto
che ha dovuto rimettere in sesto le idee per preparare il dossier di richiesta
di impiego nel modo più completo possibile e che, non riuscendo a trovare un
posto di lavoro a lui confacente in Ticino e in Svizzera, si è adoperato per
cercare lavoro nei Paesi confinanti e nel Regno Unito. Buona parte dei Paesi in
cui poteva cercare lavoro erano d’altronde più facilmente raggiungibili da __________,
con i suoi molteplici aeroporti, che non da __________. L’insorgente non aveva,
però, l’intenzione di stabilirsi nel Regno Unito per proseguire la sua vita,
bensì solo per non essere di peso alla Cassa.

                                  È stato aggiunto che l’assicurato,
dopo il licenziamento, avendo più tempo, si è recato a __________ più spesso,
anche per trascorrere qualche giorno di vacanza con la famiglia, quando non era
impegnata con il lavoro e la scuola.

                                  La parte ricorrente ha
puntualizzato che l’assicurato ha deciso di vivere in Ticino in un appartamento
con un suo amico, semplicemente perché vi era stata l’occasione per entrambi di
condividere le spese di un’abitazione molto bella e accogliente, così da non
dovere intaccare troppo i suoi beni e non essere troppo di peso sulla moglie
(cfr. doc. I).

 

                          1.3.  Nella sua risposta del 31 ottobre
2023 la Cassa ha proposto di respingere l’impugnativa, ribadendo in particolare
che il centro delle relazioni personali di RI 1 resta presso la moglie e il
figlio all’estero. Al riguardo l’amministrazione ha evidenziato che “(…) durante
il periodo estivo 2023 l’insorgente ha diretto la propria posta all’indirizzo
di __________ (cfr. email 13 agosto 2023 inviato dall’assicurato alla Cassa),
che durante il periodo di disoccupazione egli si recava in Ticino (da __________)
sia per trovare lavoro che per visitare gli amici ma che per il tempo rimanente
dimorava presso la propria abitazione con la sua famiglia nel Regno Unito, che
in data 24 luglio 2023, l’Ufficio regionale di collocamento gli ha notificato
una decisione di sanzione per non aver comprovato ricerche di lavoro per il
mese di giugno 2023. (…)” (cfr. doc. III pag. 4-5).

                                  La Cassa ha concluso asserendo che,
in applicazione dell’abituale criterio della verosimiglianza preponderante, il
ricorrente nemmeno aveva più l’intenzione di conservare una residenza effettiva
in Svizzera (cfr. doc. III pag. 5).

 

                          1.4.  Il 3 novembre 2023 il presidente
del TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare
eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. IV). Esse, nonostante la proroga
concessa alla parte ricorrente su sua richiesta (cfr. doc. V; VI), sono rimaste
silenti.

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Oggetto della presente vertenza è
la questione di sapere se RI 1 abbia diritto, oppure no, alle indennità di
disoccupazione dal 1° marzo al 19 agosto 2023 (e non al 23 agosto come
richiesto nel petitum del ricorso; cfr. doc. i pag. 8), ritenuto che dal
20 agosto 2023 il suo nominativo è stato annullato dalla banca dati COLSTA,
avendo reperito un nuovo impiego quale “__________” a __________ (cfr. doc. 47;
44; I pag. 7; III pag. 5).

 

                          2.2.  Nel
ricorso l’insorgente ha fatto innanzitutto valere, perlomeno
implicitamente, la violazione dell’obbligo di motivare la decisione su
opposizione del 7 settembre 2023, e quindi una lesione del diritto di essere
sentito da parte dell’amministrazione (cfr. doc. I pag. 7).

 

                                  Il diritto di essere sentito, di cui
all’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende, fra l’altro, la pretesa di ottenere una
decisione motivata, che impone all'autorità di pronunciarsi nei considerandi
sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse addotti. Tale
obbligo intende evitare che l'autorità, nell'esercizio dei suoi poteri
decisionali, si lasci guidare da ragioni non pertinenti e, d'altro canto,
consentire al cittadino di farsi una chiara idea della portata della decisione
che lo riguarda per poterla, se del caso, impugnare. A tal fine ogni atto
decisionale deve menzionare, anche se brevemente, le considerazioni che ne
hanno determinato il convincimento e l’hanno dunque spinta a decidere in un
senso piuttosto che nell’altro. L’autorità non è tenuta a prendere
esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di diritto, ma può
limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni di parte atte a
influire sul giudizio (cfr. 8C_532/2022 del 17 maggio 2023 consid. 4.1.; STF
8C_293/2021 del 1° marzo 2023 consid. 6.1.; STF 8C_673/2021 del 24 marzo 2022
consid. 2.2.; STF 8C_555/2021 del 24 novembre 2021 consid, 5.2.2.; STF
9C_660/2020 del 20 luglio 2021 consid. 4.2.; STF 8C_754/2018 del 7 marzo 2019
consid. 6.2.; STF 9C_603/2015 del 15 aprile 2016 consid. 5.1.; DTF 141 V 557
consid. 3.2.1.; STF 9C_112/2010 del 15 febbraio 2011 consid. 3.2.).

 

                                  Nella presente fattispecie, alla
luce dei principi giurisprudenziali appena esposti, questa Corte non ravvisa
delle lacune dal profilo della motivazione della decisione su opposizione del 7
settembre 2023, atteso che da quest’ultima emergono chiaramente le ragioni per
le quali la Cassa ha negato al ricorrente il diritto alle indennità di
disoccupazione, e meglio poiché, da un lato, non ha la residenza in Svizzera ex
art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, visto che il centro delle sue relazioni personali
non è in Svizzera, bensì nel Regno Unito dove abitano la moglie e il figlio.

                                  Dall’altro, dal profilo del
diritto internazionale il medesimo deve essere considerato quale vero
frontaliere, per cui la domanda di prestazioni di disoccupazione va inoltrata
al suo Stato di residenza (cfr. doc. A1; consid. 1.1.).

                                

                                  Del
resto l’insorgente, rappresentato da un avvocato (cfr. doc. I), ha potuto
rendersi conto della portata della decisione su opposizione emessa nei suoi
confronti, visto che l'ha impugnata dinanzi a questo Tribunale.

 

                                  Pertanto
la decisione su opposizione del 7 settembre 2023 non risulta carente nella
motivazione.

 

                          2.3.  Uno dei presupposti da adempiere
per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione
è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c LADI).

 

                                  Questo concetto di
residenza, basato sul principio del divieto di esportazione di prestazioni, esige
una residenza effettiva in Svizzera, così come l'intenzione di conservarla
durante un certo periodo e di farne, durante questo tempo, il centro delle
proprie relazioni personali (cfr. STF 8C_298/2022 del 14 settembre 2022 consid.
2.4.; STF 8C_432/2021 del 20 gennaio 2022 consid. 4.3., pubblicata in
DTF 148 V 209 e in SVR 2022 ALV Nr. 19 pag. 63). In tal senso, la
presenza di sole relazioni professionali, ancorché molto intense, con la
Svizzera non sono sufficienti. La nozione di residenza secondo la LADI
ha un carattere autonomo e si distingue sia dal domicilio civile (art. 13 cpv.
1 LPGA e 23 CC) sia dalla dimora abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA) sia ancora dal
domicilio secondo la legislazione sugli stranieri (cfr. DTF 125 V 465 consid.
2a pag. 466 seg.). Determinanti ai fini del giudizio sono gli aspetti oggettivi
e non quelli soggettivi, segnatamente l'intenzione della persona assicurata (cfr.
STF 8C_163/2019 del 5 agosto 2019 consid. 4.1.; STF 8C_60/2016 del 9 agosto
2016 consid. 2.4.2; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017,
massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281).

 

                                  Al riguardo cfr. pure STF
8C_440/2022 del 23 febbraio 2023 consid. 4.1.; 4.2. e STF 8C_172/2022 del 28
novembre 2022 consid. 3.; STF 8C_245/2016 del 19 gennaio 2017 consid. 2.

 

                                  In una sentenza pubblicata in DLA
2016 n° 10 pag. 227 il Tribunale federale ha ribadito che l’articolo 8 LADI
stabilisce che per aver diritto alle indennità di disoccupazione un assicurato
deve risiedere in Svizzera (cpv. 1 lett. c). Questa condizione vale anche per i
cittadini svizzeri residenti in uno Stato dell’UE. In tal caso si applicano
anche l’ALC e il Regolamento n. 883/2004, benché il diritto comunitario non
specifichi la questione del domicilio e lasci che siano le legislazioni
nazionali a farlo. Se, in quella situazione, l’assicurato non risiede in
Svizzera e non soddisfa quindi il presupposto di cui all’articolo 8 capoverso 1
lettera c LADI, la competenza sulle prestazioni non è dunque della Confederazione.

 

                                  In una sentenza 8C_420/2017 del
21 giugno 2017 il Tribunale federale ha dichiarato manifestamente inammissibile
il ricorso inoltrato contro la sentenza 38.2016.72 del 24 aprile 2017 con la
quale il TCA aveva considerato un assicurato frontaliere vero, argomentando:

 

" (…) che il
ricorrente non si confronta con le motivazioni del Tribunale cantonale delle
assicurazioni, il quale, fondandosi sugli atti al fascicolo e sulle di lui
dichiarazioni, ha spiegato le ragioni per cui facesse difetto una residenza in
Svizzera a norma dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI,

che in modo particolare la Corte cantonale ha
accertato, negando un centro delle relazioni personali in Svizzera, come il
ricorrente avesse dimora in un monolocale arredato, precedentemente in albergo
o da terze persone, fosse proprietario in Italia di una parte di casa, ove era
domiciliata la di lui madre, e di un appartamento occupato dalla compagna e dai
propri figli peraltro iscritti in scuole della Lombardia, luogo in cui vi
faceva ritorno settimanalmente, nonché egli con la sua famiglia non abbia mai
avuto l'intenzione di trasferirsi in Svizzera,

che il ricorrente si limita a evocare genericamente
in poche righe un "dovere di genitore", corsi extra lavorativi e
diplomi conseguiti in Svizzera, nonché asseriti rientri settimanali in Italia
mai effettuati. (…)”

 

                                  Con sentenza
8C_186/2017 del 1° settembre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag.
281, il Tribunale federale ha confermato la STCA 38.2016.57 del 6
febbraio 2017 che aveva stabilito che un assicurato aveva la residenza
all’estero. Si trattava di un ricorrente nato a __________, che all'età
di tre anni si era trasferito con la madre e i fratelli in Italia. In Svizzera
era attivo come falegname, era iscritto all'anagrafe degli italiani residenti
all'estero e mentre lavorava risiedeva in locazione a __________ in un
appartamento di 2.5 locali con il fratello. Le spese dell'abitazione erano
divise fra il ricorrente, suo fratello e i genitori. Egli era in possesso di un
veicolo, il quale non era ancora stato sdoganato. Il ricorrente rientrava nel
fine settimana in Italia. Il suo profilo Facebook indicava il proprio domicilio
in Italia ed egli era vicepresidente di un'associazione sportiva come pure
tesserato a una federazione italiana. Il TCA ha concluso che il centro delle
relazioni professionali era in Svizzera, mentre quello delle relazioni
personali, era in Italia.  

 

                                  In un’altra sentenza 8C_163/2019
del 5 agosto 2019, massimata in RtiD
I-2020 N. 44 pag. 253-254, l’Alta Corte ha confermato la STCA 38.2018.7 del 28
gennaio 2019 aveva stabilito che un assicurato aveva la residenza all’estero.

                                  Si trattava di un assicurato di
nazionalità italiana, in possesso di un permesso B rilasciato nel gennaio 2013,
nonché di un permesso C da novembre 2017 e la cui famiglia – composta della
moglie e di tre figli minorenni – abitava in Italia (in una villetta di
proprietà) vicino all’appartamento dei suoceri dove, in prima battuta, ha
dichiarato di recarsi una volta alla settimana e che, non avendovi la residenza
ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, non aveva diritto a percepire le
indennità di disoccupazione in Svizzera a decorrere dal 1° luglio 2017.

 

                                  In
una sentenza 8C_326/2020 del 4 agosto 2020, pubblicata in DLA 2020 N. 12 pag.
377 e seg., l'Alta Corte, nel caso di un assicurato titolare di un permesso B
la cui famiglia viveva in Spagna, ha ribadito che il diritto all’indennità di
disoccupazione presuppone, tra l’altro, che la persona assicurata risieda in
Svizzera, che la nozione di residenza non è da intendersi nel senso di
domicilio secondo il diritto civile (art. 23 e segg. CC), ma come il luogo in
cui la persona ha la dimora abituale. Il Tribunale federale ha dunque
confermato che, dal profilo della LADI, è richiesto che l’assicurato risieda
effettivamente in Svizzera, abbia l’intenzione di continuare a risiedervi e che
vi abbia contemporaneamente il centro delle proprie relazioni personali
(consid. 3).

 

                                  A tale riguardo cfr. STF 8C_380/2020 del 24 settembre 2020, pubblicata in DLA 2021 N. 1 pag. 83 e
segg.

 

                                  Con
giudizio 8C_632/2020 dell’8 giugno 2021 - nel caso di un assicurato che prima
ha riferito di essersi trasferito all’estero nel gennaio 2019, dove aveva
acquistato con la propria compagna un’abitazione nella quale quest’ultima si
era trasferita e risiedeva, e che, poi, ha affermato di aver traslocato il mese
successivo presso i genitori della donna, nel Canton Ginevra, dove disponeva
gratuitamente di una camera - l’Alta Corte ha stabilito che la sua residenza si
trovava all’estero. Il Tribunale federale, conformemente alla sua costante
giurisprudenza ha infatti ritenuto determinante, malgrado l’assicurato avesse
una fitta rete di relazioni personali in Svizzera, dove, non da ultimo,
risiedeva il figlio nei confronti del quale, però, il ricorrente esercitava i
propri diritti di visita regolarmente all’estero, il centro d’interessi di
quest’ultimo. Esso in concreto coincideva con il luogo in cui abitava la
compagna dall’assicurato e quindi all’estero (cfr. consid. 5.1.).

                                                                   

                                  Con sentenza 8C_172/2022 del 28
novembre 2022 il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da un
assicurato contro la STCA 38.2021.86 del 7 febbraio 2022 e ha confermato la
rilevanza, nella valutazione della residenza ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett.
c LADI, della condizione relativa al centro degli interessi personali,
stabilendo che, in quel caso, il centro delle relazioni personali
dell’interessato si trovava in Italia, ove risiedeva la moglie (la quale,
nonostante fosse stato asserito che era previsto che avrebbe raggiunto il
marito in Svizzera, nel periodo determinante non poteva viaggiare a causa di
motivi di salute e delle restrizioni di movimento imposte dalla pandemia di Covid)
e dove egli si recava quasi ogni fine settimana, come pure ogni volta che aveva
le ferie. Il ricorrente non era, dunque, da considerarsi residente nel nostro
Paese dove, nell’appartamento di tre e mezzo locali che locava, aveva costituito
una dimora secondaria.

                                  L’Alta Corte ha in particolare sottolineato:

 

"
4.2.2. (…) la questione del luogo in cui si concentravano le relazioni
personali del ricorrente deve essere esaminata sulla base dei fatti constatati
e non sulla base di una situazione ipotetica, a prescindere dalle ragioni
invocate. In ogni caso, non è stato arbitrario per il Tribunale cantonale
considerare che tra maggio e ottobre 2021 il ricorrente aveva il centro dei
suoi interessi personali in Italia, dove si recava quasi ogni fine settimana e
ogni volta che aveva le ferie. 

(…).

 

4.2.4. (…)

È vero che, nel caso di
coniugi che non hanno un luogo di residenza comune, il centro degli interessi
personali di uno di essi può trovarsi nel luogo in cui lavora, se questo luogo
è diverso da quello in cui vive l'altro coniuge. Se questo fosse stato il caso
del ricorrente, egli non si sarebbe recato in Italia ogni fine settimana per
stare con la moglie. Il Tribunale cantonale ha infine ritenuto che il centro
delle relazioni personali del ricorrente era, per il periodo in questione, in
Italia, perché era lì che trascorreva tutto il suo tempo libero. La circostanza
che abbia raggiunto la moglie in un appartamento di sua proprietà non fa che
avvalorare il fatto che il centro dei suoi interessi personali (rispetto a
quelli professionali) era in Italia. Si tratta, inoltre, di criteri puramente
oggettivi che sono stati dedotti dalle prove dei movimenti del ricorrente. In
effetti, dai fatti accertati dal Tribunale cantonale risulta che tra maggio e
ottobre 2021 il ricorrente è stato in Italia ogni fine settimana (ad eccezione
delle settimane da 44 a 53 nel 2020 e delle settimane da 1 a 6 nel 2021 in cui
non gli è stato possibile a causa delle restrizioni imposte dal Covid), a volte
partendo già il giovedì sera e rientrando in Svizzera il lunedì successivo. Non
sono arbitrarie le conclusioni del Tribunale cantonale secondo cui il centro
delle sue relazioni personali era in Italia. 

(…).

 

4.2.6. Il
ricorrente sostiene inoltre che, riconoscendo il suo diritto all'indennità di
disoccupazione solo a partire dal momento in cui la moglie era domiciliata in
Svizzera, la Cassa e il Tribunale cantonale avrebbero violato le disposizioni
della LADI dal punto di vista della moglie, poiché per raggiungere il marito in
Svizzera, ella avrebbe dovuto essere licenziata.  

Sia il ricorrente che
la moglie sono liberi di scegliere la loro residenza comune o separata e il
luogo delle rispettive attività professionali, ma non spetta al regime
dell'assicurazione contro la disoccupazione assumersi le conseguenze delle loro
scelte personali. Nel caso di specie, non è contestato che il ricorrente
risiedesse effettivamente in Svizzera e vi avesse lavorato per diversi anni.
Tuttavia, alla luce dei fatti accertati dal Tribunale cantonale, privi di
arbitrarietà, esso ha potuto concludere senza violare il diritto federale che
il centro degli interessi personali del ricorrente si trovava in Italia durante
il periodo in questione.”.

 

                                  Infine, con giudizio 8C_440/2022
del 23 febbraio 2023, il Tribunale federale ha confermato la STCA 38.2022.18
del 3 giugno 2022 relativa al diniego del diritto a indennità di disoccupazione
nei confronti di un assicurato a causa del mancato adempimento dell’art. 8 cpv.
1 lett. c LADI. 

                                  La nostra Massima Istanza ha
precisato che in effetti il centro delle relazioni personali del ricorrente si
trovava in Italia, a Campione d’Italia, ove risiedeva in particolare la moglie
e dove disponevano di un’abitazione spaziosa. Il medesimo non era, quindi, da
considerarsi residente nel nostro Paese, dove era ospitato dalla figlia della
propria consorte. Il TF ha rilevato che l’entità dei rapporti personali dell’assicurato
con la figliastra non risultava peraltro essere mai stata specificata.

 

                                  Cfr. fra le tante anche STF
8C_703/2017 del 29 marzo 2018; STF 8C_157/2016 del 24 marzo 2016; STCA
38.2017.43 del 25 ottobre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 62 pag. 282; STCA
38.2018.3 del 27 agosto 2018; STCA 38.2019.51 dell’11 novembre 2019; STCA
38.2020.51 del 25 gennaio 2021; la STF 8C_177/2021
del 12 marzo 2021 e la STCA 38.2020.49 del 1° febbraio 2021; STCA
38.2020.74 del 15 marzo 2021, la STCA 38.2021.49 del 30 giugno 2021, la STCA
38.2021.82 del 5 ottobre 2021.

 

                          2.4.  Nella presente evenienza dalle
carte processuali emerge che RI 1 (1975), cittadino italiano in possesso di un
permesso B di dimora UE/AELS rilasciato il 18 marzo 2019 e valido fino al 17
marzo 2024 (cfr. doc. 282; 283), ha conseguito la laurea in __________ presso
l’Università __________ nel 1998 e nel 2003 ha ottenuto un dottorato presso lo stesso
ateneo in __________ (cfr. doc. 287).

                                  Dopo aver lavorato dal 2004 al
2019 a __________ per __________ (2004-2007), __________ (2007-2009), __________
(2009-2013) e __________ (2013-2019), dal 2019 al 31 marzo 2021 è stato alle
dipendenze di __________ a __________, come “__________” (cfr. doc. 286-287;
259).    

                                  Dal 1° aprile 2021 al 1° gennaio
2022 è stato attivo come indipendente per la __________ (cfr. doc. 209).

                                  Il 1° dicembre 2021 l’insorgente
ha concluso sempre con la __________ un mandato di consulenza ai sensi degli
art. 394 segg. CO con inizio il 1° gennaio 2022. L’onorario onnicomprensivo pattuito
ammontava a fr. 1'500.-- mensili (cfr. doc. 314-315; 173-185; 187-196; 198-199;
201-203). L’attività è terminata il 31 maggio 2023 (cfr. doc. 208; 207).

                                  Il 1° gennaio 2022 egli ha pure
iniziato a lavorare per __________ (la cui ragione sociale dal 1° luglio 2023 è
stata cambiata con la denominazione __________; cfr. doc. 66; estratto RC
reperibile nel sito www.zefix.ch) quale “__________”, in virtù di un contratto
di durata indeterminata che prevedeva un salario annuo lordo di fr. 69'000.-- e
un orario di lavoro standard di 40 ore settimanali (cfr. doc. 246-247).

                                  La SA ha disdetto il contratto di
impiego il 30 dicembre 2022 con effetto dal 28 febbraio 2023 a causa di una
riorganizzazione aziendale (cfr. doc. 233; 231).

 

                                  L’assicurato, il 10 febbraio
2023, si è iscritto in disoccupazione a partire dal 1° marzo 2023, dichiarando
una disponibilità lavorativa del 100% (cfr. doc. 284; 222).

 

                                  Dall’attestato del datore di
lavoro del 17 aprile 2023 emerge che la durata normale del lavoro
dell’assicurato era di 10 ore settimanali (la durata normale del lavoro
nell’azienda era di 40 ore settimanali) e che l’ultimo salario mensile percepito
corrispondeva a fr. 1'720.-- (cfr. doc. 231-232).

 

                                  In effetti il ricorrente, il 16
maggio 2023, ha dichiarato che “a partire dall’inizio del 2023, ho svolto
poche ore per __________ (n.d.r.: __________) (…)” (cfr. doc. 207).

 

                                  Il 10 giugno 2023 l’assicurato ha
risposto al “Questionario - Residenza e centro degli interessi in Svizzera”,
indicando segnatamente di essere proprietario di un’abitazione a __________ (__________)
dove abitano la moglie e il figlio, nato nel 2010 (cfr. consid. 1.2.).

                                  Egli ha precisato di vivere in
Ticino in un appartamento sito in __________ di 120 m2, con terrazzo, due
camere da letto, due bagni e ampio salone con cucina, che condivide con un
amico, proprietario dello stesso, il quale, possedendo altri immobili, ad
esempio a __________, non lo occupa regolarmente e gli ha offerto ospitalità
nel periodo di ricerca d’impiego.

                                  Inoltre l’insorgente ha asserito di
aver soggiornato all’estero prima dell’iscrizione in disoccupazione “un
weekend ogni 2 settimane” al fine di “visitare mio figlio a __________”,
mentre dal giorno dell’iscrizione in disoccupazione “2-3 volte” settimanalmente
(cfr. doc. 99-102).

 

                                  Con decisione del 15 giugno 2023
la Cassa gli ha negato il diritto a indennità di disoccupazione dal 1° marzo
2023, in quanto, dal profilo del diritto interno, la residenza del medesimo si
situa nel Regno Unito dove vivono le persone con le quali ha il rapporto più
stretto, ossia i propri familiari. Secondo la parte resistente, poi, dal
profilo del diritto internazionale l’assicurato non può essere parificato a un
falso frontaliere, poiché, avendo confermato in sede di audizione di rientrare
settimanalmente in Inghilterra, egli deve essere considerato quale vero
frontaliere (cfr. doc. 303).

 

                                  RI 1 ha interposto opposizione il
7 luglio 2023, rilevando di trovare umiliante di dover ancora provare la sua
residenza dopo quattro anni di lavoro e di contributi in Svizzera. Egli ha affermato,
da un lato, che la scelta di risiedere presso una persona che gli ha offerto
ospitalità è dettata dalla necessità di ridurre il consumo di liquidità in un
periodo di pressione economica. Dall’altro, che il fatto di viaggiare regolarmente
da e verso l’Inghilterra da quando ha iniziato a lavorare in Ticino nel 2019
non gli ha impedito di concentrare la sua vita professionale e la crescita
delle sue relazioni personali in Svizzera.

                                  L’assicurato ha concluso asserendo
che “(…) il centro dei miei guadagni, e quindi della mia attività lavorativa
e personale, sia __________ dal 2019” (cfr. doc. 92-93).

 

                                  Il 24 luglio 2023 l’URC ha
sospeso il ricorrente per cinque giorni dal diritto all’indennità di
disoccupazione per non avere svolto alcuna ricerca di lavoro nel mese di giugno
2023 (cfr. doc. 69).

 

                                  La Cassa, l’8 agosto 2023, ha
posto all’assicurato alcuni quesiti, inviando il relativo scritto all’indirizzo
di __________, __________ (cfr. doc. 65), tuttavia il plico postale è stato ritrasmesso
al mittente, in quanto non poteva essere spedito all’estero, e meglio a __________
(cfr. doc. 62; 64).

                                  Interpellato al riguardo dalla
parte resistente il 13 agosto 2023 tramite un messaggio di posta elettronica
(cfr. doc. 62), RI 1, lo stesso giorno, ha indicato che “in realtà ho
ridiretto la posta al mio indirizzo di __________ per il periodo estivo”,
che l’indirizzo di __________ era rimasto il medesimo in __________ e che “per
accelerare i tempi (dato che nei prossimi 10 giorni sarò in Inghilterra), vi
chiederei di usare direttamente il mio indirizzo di __________: __________”
(cfr. doc. 62).

 

                                  Il 14 agosto 2023 la Cassa ha
inviato uno scritto all’assicurato al suo recapito di __________ con il quale
gli ha trasmesso copia della lettera dell’8 agosto 2023 e della busta,
invitandolo a voler prendere posizione in merito entro il termine di quindici
giorni (cfr. doc. 54).

 

                                  Il ricorrente ha dato seguito
agli scritti dell’8 e del 14 agosto 2023 tramite un messaggio di posta
elettronica del 7 settembre 2023, in cui ha precisato che da quando vive e
lavora a __________, ovvero da marzo 2019, ha potuto maturare una serie di
relazioni che lo legano professionalmente e socialmente alla città. Al riguardo
ha elencato dieci nominativi di colleghi, spesso poi diventati amici,
frequentati regolarmente in questi anni per ragioni professionali e personali.
Egli ha pure allegato copia di una mailing list di colleghi e clienti basati in
Ticino e incontrati sistematicamente per discutere gli aspetti tecnici di un
determinato prodotto sul quale ha lavorato in __________.

                                  L’assicurato ha specificato che a
livello personale ha avuto modo di conoscere e frequentare anche molte persone
al di fuori dell’ambito professionale, come ad esempio i gestori di vari locali
della città (__________, __________, __________, __________, ecc.) e amici
conosciuti e frequentati al di fuori del mondo della finanza, in particolare un
avvocato, un fiduciario e un consulente.

                                  L’insorgente ha in seguito
dichiarato di essere rientrato in Inghilterra presso la sua abitazione
regolarmente nei fine settimana (non tutti) fino al periodo della
disoccupazione, impegni di lavoro permettendo. Dopo l’iscrizione in
disoccupazione ha passato alcuni periodi a __________ tornando nel Regno Unito con
la regolarità precedente (ovvero tendenzialmente nel fine settimana), ma
trascorrendovi anche una/due settimane - intensificando le ricerche di impiego
su __________ e all’estero - o viaggiando in altri Paesi (Italia, Francia) in
connessione alle ricerche di lavoro.

                                  Il medesimo ha puntualizzato che i
suoi familiari hanno vissuto con lui a __________ per un periodo di alcuni mesi
e che considerano il Ticino come una destinazione per la famiglia quando suo
figlio avrà completato la scuola primaria.

                                  L’assicurato ha, infine,
affermato di mai avere posseduto azioni della __________, ma di essere stato
membro del CdA, carica da cui non ha dimissionato per cercare di utilizzarla
come leva per recuperare gli stipendi arretrati. Per lo stesso motivo egli ha
mantenuto il ruolo di membro del CdA con firma collettiva a due in seno alla __________,
ragione sociale in cui è stata cambiata la __________ dal 1° luglio 2023, della
quale non possiede azioni (cfr. doc. 33-35; 66; estratto RC).

 

                                  Nel frattempo, e meglio il 31
agosto 2023, l’URC ha annullato il nominativo dell’assicurato dalla banca dati
COLSTA quale persona in cerca di impiego a far tempo dal 20 agosto 2023, avendo
reperito un’occupazione dal 21 agosto 2023 quale “__________” presso __________
a __________ (cfr. doc. 47; 44). 

 

                                  Con decisione su opposizione del
7 settembre 2023 la Cassa ha confermato il precedente provvedimento del 15
giugno 2023, evidenziando che il centro delle relazioni personali
dell’insorgente si trova nel Regno Unito, dove vivono la moglie e il figlio, e
che il medesimo può essere considerato un vero frontaliere ai sensi del diritto
internazionale (cfr. doc. A1; consid. 1.1.).

 

                          2.5.  Chiamata a pronunciarsi, questa
Corte ritiene utile ribadire che, dal profilo del diritto interno, un
assicurato ha diritto alle indennità di disoccupazione se risiede in Svizzera
ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, ossia se ha la residenza effettiva in
Svizzera, nonché l’intenzione di conservarla durante un certo periodo e di
farne il centro delle proprie relazioni personali (cfr. consid. 2.3.). Da tali presupposti deriva che è di fatto
esclusa la possibilità di avere contemporaneamente più di un domicilio (cfr.
STF 8C_298/2022 del 14 settembre 2022 consid. 2.4.).

                                  Giova, altresì, evidenziare che la
presenza di sole relazioni professionali, ancorché molto intense, con la
Svizzera non è sufficiente (cfr. STF 8C_326/2020 del 4 agosto 2020 consid. 3;
STF 8C_280/2019 del 5 settembre 2019 consid. 3.1.; STF 8C_163/2019 del 5 agosto
2019 consid. 4.1., massimata in RtiD I-2020 N.
44 pag. 253-254).

                                  Secondo l’Alta Corte l’accento va
posto sulle proprie relazioni personali in Svizzera (cfr. 8C_186/2017
del 1° settembre 2017, consid. 5.3., massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag.
281).

 

                                  Inoltre va osservato che, secondo
la giurisprudenza federale, la nozione di residenza secondo la LADI ha un
carattere autonomo e si distingue sia dal domicilio civile (art. 13 cpv. 1 LPGA
e 23 CC), sia dalla dimora abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA) sia ancora dal
domicilio secondo la legislazione sugli stranieri (cfr. consid. 2.1.; DTF 125 V 465 consid.
2a pag. 466 seg.).

 

                                  In una sentenza 8C_703/2017 del
29 marzo 2018 consid. 3.1. il Tribunale federale ha ribadito che possedere un
indirizzo ufficiale in Svizzera, rispettivamente pagarvi le imposte non è
determinante se altri indizi consentono di concludere all’esistenza di una
residenza abituale all’estero (cfr. pure STF 8C_245/2016 del 19 gennaio 2017
consid. 2).

 

                                  Al riguardo cfr. pure STF
8C_440/2022 del 23 febbraio 2023 consid. 4.1.; 4.2. e STF 8C_172/2022 del 28
novembre 2022 consid. 3, citate sopra.

 

                                  Con giudizio 8C_380/2020 del 24
settembre 2020 l’Alta Corte ha peraltro confermato il concetto di residenza
secondo la LADI, sottolineando che questo presupposto non deve essere adempiuto
soltanto quando si realizza il caso di assicurazione (cioè quando viene aperto
il termine quadro), bensì deve valere durante tutto il periodo per il quale
vengono pretese le prestazioni.

 

                                  In concreto, come visto (cfr.
consid. 2.4.), la moglie di RI 1, __________, cittadina britannica (cfr. doc.
213), e il figlio, __________, nato nel 2010 (cfr. doc. 281), vivono a __________
in un’abitazione di proprietà del ricorrente. Nella capitale del Regno Unito,
dove la famiglia RI 1 si è trasferita anni fa, la moglie è attiva
professionalmente quale consulente in un’importante società di audit e il
figlio frequenta la scuola (cfr. consid. 1.2.).

                                  L’assicurato, del resto, ha
dichiarato, da una parte, di essere rientrato a __________ regolarmente nei
fine settimana - anche se non in tutti - prima della disoccupazione. Dall’altra,
che nel periodo successivo all’annuncio per il collocamento si è recato nel
Regno Unito con la regolarità precedente (ossia tendenzialmente nei fine
settimana), trascorrendovi però anche una o due settimane.

                                  Al riguardo va evidenziato che il
13 agosto 2023 l’insorgente ha indicato alla Cassa, alla quale era stata
ritornata una lettera inviatagli a __________ l’8 agosto 2023 (cfr. doc. 65;
62; 64), di aver fatto rispedire nel periodo estivo la posta a lui destinata al
suo indirizzo di __________ (cfr. doc. 62).

                                  I genitori dell’assicurato
vivono, invece, in Italia in provincia di __________ in un’abitazione di loro
proprietà (cfr. doc. 100).

 

                                  In Ticino, d’altro canto, il
ricorrente disponeva a __________, in __________, unicamente di un appartamento
condiviso, benché ampio, con un amico, il quale, sebbene non lo occupasse
regolarmente, né è comunque il proprietario e gli ha offerto ospitalità (cfr.
doc. 99; 102). 

                                  L’insorgente ha indicato che la
scelta di abitare presso l’amico era dettata dalla necessità di ridurre il
consumo di liquidità, e quindi le spese, in un periodo di pressione economica e
di incertezza, come è il periodo di disoccupazione (cfr. doc. 92; I pag. 7).

                                  Tuttavia dall’estratto relativo all’insorgente del sistema
informatico concernente la banca dati MOVPOP che gestisce l’anagrafe del
Cantone Ticino (cfr. Legge di applicazione della legge federale
sull’armonizzazione dei registri e concernente la banca dati movimento della
popolazione, RL 144.100) emerge che RI 1 ha risieduto in __________ dal 18
marzo 2019, ossia da quando è giunto in Svizzera da __________ per iniziare a
lavorare presso __________ (cfr. consid. 2.4.).

 

                                  In simili condizioni, il TCA deve
concludere che nel periodo in questione (1° marzo - 19 agosto 2023; cfr.
consid. 2.1.) il centro degli interessi personali, soprattutto quelli
familiari, dell’insorgente, in applicazione dell’abituale
criterio della probabilità preponderante valido nel settore delle assicurazioni
sociali (cfr. STF 8C_631/2022
del 24 marzo 2023 consid. 5.5.; STF 8C_440/2022 del 23
febbraio 2023 consid. 4.5.; STF
8C_545/2021 del 4 maggio 2022 consid. 3.1.; STF 8C_520/2020 del 3 maggio 2021
consid. 6.1.2.; STF 8C_671/2020 del 14 aprile 2021 consid. 3.2.; STF
8C_742/2019 dell’8 maggio 2020 consid. 7.3.; DTF 146 V 51 consid. 5.1.; STF 8C_651/2018 del 1° febbraio 2019; STF 8C_794/2016 del 28
aprile 2017 consid. 4.1.; STF 9C_316/2013 del 25 febbraio 2014
consid. 5.1.; STF 8C_999/2010 del 15 marzo 2011; STF 8C_911/2010 del 10 marzo
2011 consid. 3.2; STF 8C_909/2010 del 1° marzo 2011; DTF 129 V 177 consid. 3
pag. 181; DTF 126 V 353 consid. 5b pag. 360; DTF 125 V 193 consid. 2 pag. 195),
era nel Regno Unito, e meglio a __________, dove risiedono la moglie e il
figlio minorenne.

                                  Il
ricorrente non ha, infatti, concretizzato un legame con il Ticino, tale da
poterlo considerare il luogo in cui si trova, utilizzando dei criteri
oggettivi, la sua residenza ai sensi della giurisprudenza federale (cfr. consid.
2.3.), la quale esige, come visto sopra, quale terza condizione che si sia
creato nel nostro Paese il centro delle relazioni personali e non soltanto di
quelle professionali (cfr. STF 8C_172/2022 del 28 novembre 2022 consid. 4.3.;
STF 8C_298/2022 del 14 settembre 2022 consid. 2.4.; STF 8C_432/2021 del 20
gennaio 2022 consid. 4.3.; pubblicata in DTF 148 V 209 e in SVR 2022 ALV Nr. 19
pag. 63; STF 8C_592/2015 del 23 novembre 2015; DTF 138 V 186 pag. 192:
“Lebensmittelpunkt”; STF C 227/05 dell’8 novembre 2006, consid. 4 non
pubblicato in DTF 133 V 137 “Schwerpunkt ihrer Lebensbeziehungen” all’estero;
DTF 133 V 178: “Esse vi soggiornano piuttosto per mero scopo lavorativo e
una volta terminato il rapporto di lavoro non hanno più motivo di rimanervi,
bensì ritornano nel loro luogo di residenza, là dove si trova il centro dei
loro interessi”).

                                  Terza
condizione per valutare la residenza nel nostro Paese, quella appena indicata,
che non è da ritenersi meno importante delle altre. In tal senso, si veda la
recente sentenza STF 8C_172/2022 del 28 novembre 2022, già citata in precedenza
(cfr. consid. 2.3.).

 

                                  Il
centro delle relazioni professionali è peraltro dimostrato attraverso la
realizzazione della prima condizione (residenza effettiva), che chiede
all’assicurato di essere presente nel nostro mercato del lavoro (cfr. DTF 125 V
465).

 

                                  Il ricorrente stesso,
nell’opposizione, ha affermato che il “(…) il centro dei miei guadagni, e
quindi della mia attività lavorativa e personale, sia __________ dal 2019”
(cfr. doc. 93; consid. 2.4.), sottolineando così piuttosto l’aspetto
professionale della sua residenza in Svizzera.

 

                                  Al riguardo è utile osservare che
ai fini della risoluzione della vertenza si
rivela ininfluente il fatto che l’assicurato abbia degli amici e dei conoscenti
in Ticino (cfr. doc. I; 33-35; 93; consid. 1.2.; 2.4.). Non è infatti
certamente escluso intrattenere dei rapporti di amicizia in uno Stato differente
da quello in cui si risiede. Al riguardo giova ricordare che l’Alta Corte nella
DTF 133 V 137 consid. 4.5., menzionata sopra, ha stabilito che non basta avere
amici e conoscenti in Svizzera per creare il
centro delle proprie relazioni personali nel nostro Paese.

 

                                  In
proposito cfr. pure STF 8C_172/2022 del 28 novembre 2022 consid. 4.2.1. (cfr.
consid. 2.3.).

 

                                  Nemmeno è di ausilio al
ricorrente l’asserzione secondo cui “per la famiglia di RI 1 __________ era
una meta perfetta per trasferirsi e che questa era la loro intenzione una volta
terminata la scuola primaria da parte di __________” (cfr. doc. I; consid.
1.2.).

                                  Anche volendo ammettere che
l’assicurato intendeva stabilirsi in Svizzera con la famiglia il centro dei
suoi interessi personali nel periodo determinante per la vertenza (1° marzo -
19 agosto 2023; cfr. consid. 2.1.) era a __________ dove a quel momento
risiedevano la moglie e il figlio, i quali, visto il desiderio dei genitori di
continuare a mandare __________ a scuola nel Regno Unito, non si sarebbero
comunque ancora trasferiti (cfr. STF 8C_172/2022 del 28 novembre 2022 consid.
4.2.2., menzionata al consid. 2.3.).

 

                                  Non va, infine, dimenticato che l’assicurato
ha lasciato definitivamente la Svizzera nell’agosto 2023, quando ha reperito
una nuova occupazione a __________ (cfr. doc. 44). 

 

                                  A ragione, dunque, nella
decisione su opposizione del 7 settembre 2023 la Cassa ha stabilito che il
presupposto dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI non è nel caso di specie realizzato
(cfr. STF 8C_172/2022 del 28 novembre 2022, già menzionata; STF 8C_632/2020
dell’8 giugno 2021; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017,
massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281, già citata e con cui è
stata confermata la STCA 38.2016.57 del 6 febbraio 2017; STCA 38.2023.43 del 28
agosto 2023; STCA 38.2022.47 del 19 settembre 2022, pubblicata in RtiD I-2023
N. 77 pag. 406 segg.; STCA 38.2019.51 dell’11 novembre 2019; STCA 38.2016.15
del 12 luglio 2016; STCA 38.2015.49 del 18 aprile 2016).

 

                          2.6.  Vista la conclusione alla quale il
TCA è giunto al precedente considerando, si tratta ora di stabilire se
l’assicurato possa ottenere le prestazioni della LADI sulla base delle
disposizioni di diritto internazionale (cfr. DTF 133 V 172; DTF 131 V 222; STF
8C_273/2015 del 12 agosto 2015; DTF 139 V 88; Rubin, in "Commentaire de la
loi sur l'assurance-chômage”, Schulthess Editions Romandes,
Ginevra-Zurigo-Basilea, 2014, pag. 683 n. 24).

 

                                  Il 1° giugno 2002 è entrato in
vigore l'"Accordo tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da
una parte, e la Confederazione Svizzera, dall'altra, sulla libera circolazione
delle persone" (ALC) e in particolare il suo Allegato II regolante il
coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (cfr. DTF 130 V 145 consid.
3 pag. 146; DTF 128 V 315, con
riferimenti [RS 0.142.112.681]). 

                                  Fino al 31 marzo 2012 le parti
contraenti, in virtù dell'art. 1 cpv. 1 dell'Allegato II ALC, elaborato sulla
base dell'art. 8 ALC e facente parte integrante dello stesso (art. 15 ALC), in
unione con la sezione A di tale allegato, applicavano tra di loro il
Regolamento (CEE) n. 1408/71 (sentenza 9C_593/2013 del 3 aprile 2014, consid. 5.2,
pubblicata in DTF 140 V 98) relativo all'applicazione dei regimi di sicurezza
sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari
che si spostano all'interno della Comunità [RS 0.831.109.268.1]), come pure il
Regolamento (CEE) n. 574/72 del Consiglio, del 21 marzo 1972, concernente le
modalità di applicazione del Regolamento (CEE) n. 1408/71 relativo
all'applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai
lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all'interno della
Comunità (RS 0.831.109.268.11), oppure disposizioni equivalenti. L'art. 121
LADI, entrato in vigore il 1° giugno 2002, rinviava, alla lett. a, all'ALC e a
questi due Regolamenti di coordinamento (cfr. SVR 2006 AHV n. 24 pag. 82
consid. 1.1, C 290/03, DTF 133 V 173).

 

                                  Una decisione del Comitato misto
del 31 marzo 2012 (RU 2012 2345) ha attualizzato il contenuto dell’Allegato II
all’ALC con effetto dal 1° aprile 2012, prevedendo che le Parti avrebbero
applicato tra di loro il Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e
del Consiglio del 29 aprile 2004 relativo al coordinamento dei sistemi di
sicurezza sociale, modificato dal Regolamento (CE) n. 988/2009 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 (cfr. DTF 139 V 88; SVR 2014 ALV
Nr. 9; DTF 140 V 98 consid. 5.2) e il Regolamento (CE) n. 987/2009 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 16 settembre 2009 che stabilisce le
modalità di applicazione del Regolamento (CE) n. 883/2014 relativo al
coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale.

 

                                  Il Regolamento (CE) n. 883/2004
(RS 0.831.109.268.1) non permette di far valere alcun diritto per il periodo
anteriore alla data della sua applicazione (cfr. DTF 138 V 392 consid. 4.1.3).

 

                                  Questi regolamenti sono stati
modificati dal Regolamento (UE) n. 465/2012 del Parlamento europeo e del
Consiglio del 22 maggio 2012 (GU L 149 dell’8.6.2012 pag. 4) in vigore per la
Svizzera dal 1° gennaio 2015 (cfr. RU 2015 343 e 345; RS 0831.109.268.1; cfr. B. Kahil-Wolff, “Le Réglement UE
465/2012, la nouvelle Convention Suisse-US et d’autres développements en termes
d’assujettissement aux assurances sociales in SZS/RSAS 2015 pag. 438 seg.; STF
8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1; DTF 142 V 590 consid. 4.2 pag. 592
seg.; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017, massimata in
RtiD I-2018 N. 61 pag. 281).

 

                                  L’art. 11 del Regolamento (CE) n.
883/2004 stabilisce al cpv. 1 che le persone sono soggette alla legislazione di
un singolo Stato membro e al cpv. 3 lett. a che una persona che esercita
un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro è soggetta alla
legislazione di tale Stato membro.

 

                                  In materia di assicurazione
contro la disoccupazione lo Stato competente è per principio quello nel quale
l’assicurato ha esercitato da ultimo la sua attività lavorativa dipendente
(cfr. STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017, massimata in
RtiD I-2018 N. 61 pag. 281; DTF 142 V 590 consid. 4.2; DTF 139 V 88; STF
8C_273/2015 del 12 agosto 2015 consid. 3.1; Rubin,
op.cit., pag. 683).

                                  Per quel che concerne i
lavoratori frontalieri il legislatore comunitario ha previsto delle regole
differenti.

                                  Secondo l’art. 1 lett. f del
Regolamento (CE) n. 883/2004 si intende per «lavoratore frontaliero» qualsiasi
persona che esercita un’attività subordinata o autonoma in uno Stato membro e
che risiede in un altro Stato membro, nel quale ritorna in linea di massima
ogni giorno o almeno una volta la settimana.

 

                                  In effetti viene considerato
lavoratore frontaliero anche chi rientra almeno una volta la settimana nel
proprio Stato di residenza (cfr. DTF 133 V 176: “(…) dove, di massima,
ritorna ogni giorno o almeno una volta alla settimana (a tal proposito il seco
ricorda giustamente che il predetto Regolamento è applicabile a tutti i
lavoratori che riempiono le suddette condizioni di lavoratore frontaliero,
indipendentemente dal fatto che abbiano la stessa qualifica ai sensi del
diritto della polizia degli stranieri). (…)”).

 

                                  Gli assicurati frontalieri in
disoccupazione completa (cfr. art. 1a cpv. 1 lett. a LADI) devono chiedere le
prestazioni di disoccupazione nel loro Stato di residenza, sulla base dell’art.
65 par. 2 1a frase del Regolamento (“La persona che si trova in disoccupazione
completa e che, nel corso della sua ultima attività subordinata o autonoma,
risiedeva in uno Stato membro diverso dallo Stato membro competente e continua
a risiedere in tale Stato membro o ritorna in tale Stato si mette a
disposizione degli uffici del lavoro nello Stato membro di residenza. Fatto
salvo l'articolo 64, la persona che si trova in disoccupazione completa può a
titolo supplementare, porsi a disposizione degli uffici del lavoro dello Stato
membro nel quale ha esercitato la sua ultima attività subordinata o autonoma.”)
e dell’art. 65 par. 5 lett. a del Regolamento (“Il disoccupato di cui al
paragrafo 2, prima e seconda frase, riceve le prestazioni in base alla
legislazione dello Stato membro di residenza come se fosse stato soggetto a
tale legislazione durante la sua ultima attività subordinata o autonoma. Tali
prestazioni sono erogate dall'istituzione del luogo di residenza.”; cfr. Rubin, op.cit., pag. 683).

 

                                  Nella STF 8C_186/2017
del 1° settembre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281, il
Tribunale federale ha ricordato che la possibilità dei frontalieri in
disoccupazione completa di porsi a disposizione degli
uffici del lavoro dello Stato membro nel quale ha esercitato la sua ultima
attività è una “(…) facoltà (e non un obbligo), che esclude il
versamento di prestazioni in denaro, permette al lavoratore frontaliere di
ottenere un aiuto in più al collocamento (DTF 142 V 590
consid. 4.3 pag. 593 seg.; sentenza dell'11 aprile 2013 Corte di giustizia
dell'Unione europea C-443/11 Jeltes e.a., punti 31 e 32).”  

                                  Da notare che i costi per il
rischio disoccupazione dei frontalieri è ripartito fra lo Stato di lavoro e
quello di residenza (cfr. Rubin,
op. cit., pag. 684: “L’institution suisse rembourse, sur domande de
l’institution étrangère, la totalité des prestations versées aux frontaliers
durant les premiers mois d’indemnisation (détails: art. 65 par. 6 a 8 du Regl. [CE]
883/2004)”; risposta del Consiglio federale del 16 novembre 2013 ad
un’interpellanza 13.3716 del consigliere nazionale Lorenzo Quadri denominata
“Uso improprio, da parte dell’Italia, dei fondi di disoccupazione dei
frontalieri”: “Dal 1° aprile 2012, la Svizzera applica il Regolamento (CE) nr.
883/2004, che prevede segnatamente il rimborso allo Stato di residenza,
competente per l’indennizzo dei frontalieri disoccupati, delle indennità
versate durante i primi tre o cinque mesi di disoccupazione (a seconda della
durata del rapporto di lavoro individuale)”).

 

                          2.7.  In una sentenza pubblicata in DTF
142 V 590 il Tribunale federale ha considerato frontaliera un’assicurata di
nazionalità svizzera domiciliata in Francia che rimaneva a Ginevra, dove
disponeva di una camera, a dormire al massimo una o due volte per settimana (“Sur
la base de l'ensemble de ces éléments, il convient d'admettre que la recourante
- qui rentrait plusieurs fois par semaine en France - répondait à la définition
de travailleuse frontalière au sens du règlement”). In effetti, avuto
riguardo delle situazioni familiare e abitativa (in Francia aveva acquistato
una casa) della ricorrente, il suo statuto fiscale particolare e la circostanza
che ella in passato avesse dimorato a lungo in Svizzera, dove esercitava il suo
lavoro, non sono atti a creare una residenza in Svizzera a norma dell'art. 65
del Regolamento n. 883/2004 e dell'art. 11 del Regolamento n.
987/2009.

 

                                  In applicazione delle
disposizioni del Regolamento sopra citate, con sentenza 38.2014.51 del 15
dicembre 2014, questa Corte ha confermato il diniego del diritto a indennità di
disoccupazione ad un assicurato, in quanto egli andava considerato un vero
lavoratore frontaliere, rientrando durante il fine settimana presso la propria
famiglia in Italia, dove si trovava, del resto, il centro dei suoi interessi
personali, soprattutto quelli familiari.

 

                                  Al
riguardo cfr. pure STF 8C_440/2022 del 23 febbraio 2023 consid. 5., già menzionata,
che ha avallato la STCA 38.2022.18 del 3 giugno 2022 con la quale un assicurato
era stato ritenuto frontaliere vero; STF 8C_186/2017
del 1° settembre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281, già menzionata;
STF 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, massimata in RtiD II-2016 n. 63 pag. 309,
che ha confermato la STCA 38.2015.6 del 25 giugno 2015 relativa a un vero
frontaliere; STCA 38.2021.82 del 22 novembre 2021; STCA 38.2021.49 del 30
agosto 2021; STCA 38.2020.49 del 1° febbraio 2021, il
cui ricorso all’Alta Corte è stato ritenuto inammissibile nella sentenza
8C_177/2021 del 12 marzo 2021 e citato da
Daniele Cattaneo, “COVID-19: les premiers arrêts du Tribunal des
assurances du canton du Tessin”, in: Assurances sociales et pandémie de
Covid-19 a cura di Sylvie Pétremand, Ed. Stämpfli, 2021, pag. 181 – 209
(186-187); STCA 38.2015.9 del 15 giugno 2015,
il cui ricorso al TF è stato dichiarato inammissibile con giudizio 8C_521/2015
del 9 settembre 2015; STCA 38.2014.51 del 15 dicembre 2014.

 

                          2.8.  Il Regolamento (CE) 883/2004
prevede inoltre all’art. 65 par. 2 terza frase che il disoccupato diverso dal
lavoratore frontaliero, che non ritorna nel suo Stato membro di residenza, si
mette a disposizione degli uffici del lavoro nell’ultimo Stato membro alla cui
legislazione era soggetto (cfr. Rubin,
op.cit. pag. 683).

 

                                  Questa disposizione regola la
situazione di taluni assicurati che hanno mantenuto la loro residenza in uno
Stato diverso da quello dell’ultimo impiego (cfr. DTF 131 V 229) e che non sono
dei lavoratori frontalieri.

 

                                  Questi assicurati hanno un
diritto d’opzione tra le prestazioni dello Stato in cui hanno lavorato e quello
in cui risiedono (cfr. DTF 131 V 228).

 

                                  Il Tribunale federale ha
stabilito che della categoria dei lavoratori diversi dai
frontalieri (frontalieri "non veri") fanno parte segnatamente
i lavoratori stagionali, i lavoratori operanti nel settore dei trasporti
internazionali, i lavoratori che esercitano normalmente la loro attività sul
territorio di vari Stati membri e i lavoratori occupati da un'impresa
frontaliera (cfr. DTF 133 V 140; DTF 133 V 169 (176-177); STF 8C_273/2015 del
12 agosto 2015, consid. 3.5.1-3.5.2; STF 8C_656/2009 del 14 aprile 2010; decisione
U2 della Commissione amministrativa per il coordinamento dei sistemi di
sicurezza sociale del 12 giugno 2009 riguardante il campo d’applicazione
dell’articolo 65, paragrafo 2, del Regolamento (CE) n. 883/2004 di cui la
Svizzera tiene conto dal 1° aprile 2012, la quale non fornisce in ogni caso un
elenco esaustivo dei beneficiari (cfr. Circolare ID 883 emessa dalla SECO il 1°
giugno 2016 p.to A31)).

 

                                  Con sentenza 8C_432/2021
del 20 gennaio 2022, pubblicata in DTF 148 V 209 e in
SVR 2022 ALV Nr. 19 pag. 63, già citata sopra, la nostra Massima
Istanza ha statuito che i falsi frontalieri secondo l'art. 65 n. 2 terza
frase del Regolamento n. 883/ 2004 hanno diritto in caso di disoccupazione
completa alle prestazioni dello Stato dove hanno lavorato per l'ultima volta,
nella misura in cui non tornano nel proprio Stato di domicilio e in
quest'ultimo Stato non si mettono a disposizione del collocamento. I falsi
frontalieri, che erano occupati in Svizzera e hanno la loro residenza
all'estero, possono in queste condizioni scegliere se essi desiderano far
valere il loro diritto all'indennità di disoccupazione in Svizzera (consid.
5.3).

                                  In quel caso di specie il TF ha
confermato l’operato del Tribunale cantonale del Vallese che aveva riconosciuto
il diritto alle indennità di disoccupazione ad un assicurato, al beneficio di
un permesso L, che, dalla sua entrata in Svizzera nell’aprile 2019 all’annuncio
per il collocamento nel novembre 2019, aveva lavorato (senza alcuna
precisazione circa i giorni e gli orari di lavoro; da un’affermazione
dell’assicurato risultante dalla sentenza del Tribunale cantonale del Vallese
S1 21 16 del 25 maggio 2021 consid. C formulata nel ricorso davanti a tale
autorità, secondo cui trascorreva ogni fine settimana in Svizzera, sembrerebbe,
però, emergere implicitamente che il ricorrente non lavorasse nei fine
settimana) nel settore edile (presso un datore di lavoro che l’aveva poi
riassunto per la stagione seguente da marzo 2020), alloggiando in una camera
presa in locazione dal datore di lavoro vicino al cantiere e la cui famiglia
(moglie e tre figli) risiedeva in Italia a un’ora e mezza di auto (che però era
a disposizione della moglie), rispettivamente tre ore di treno.

                                  L’Alta Corte ha deciso che la
questione di sapere se la Corte cantonale avesse violato il diritto federale
stabilendo che il ricorrente viveva per la maggior parte del tempo in Svizzera
e che qui aveva il centro dei suoi interessi personali non necessitava di essere
chiarita definitivamente. In effetti l’assicurato, visto che non rientrava in
Italia almeno una volta alla settimana bensì occasionalmente, non era un vero
frontaliere, ma doveva essere qualificato, quale falso frontaliere con diritto
di opzione tra le prestazioni dello Stato in cui aveva lavorato e quello in cui
risiedeva.

                                  Il Tribunale federale ha
precisato che l’esigenza della residenza in Svizzera ai sensi dell’art. 8 cpv.1
lett. c LADI decade per i falsi frontalieri che fanno valere il diritto alle prestazioni
di disoccupazione in Svizzera. L’assicurato in questione si era del resto messo
a disposizione senza riserve per un collocamento in Svizzera, effettuava
ricerche di lavoro più volte alla settimana e di conseguenza manteneva stretti
rapporti con il mercato del lavoro svizzero. La riassunzione nel 2020, in vista
già al momento dell’annuncio in disoccupazione, dimostrava altresì che egli
voleva continuare a essere attivo in Svizzera e che rinunciava a un rientro nel
suo Stato di residenza.

                                  L’Alta Corte ha statuito che,
pertanto, non andava determinato se gli organi di applicazione della LADI
avessero violato l’art. 27 LPGA. Risultava comunque che l’amministrazione non
aveva reso attento il ricorrente del diritto di scelta in qualità di falso frontaliere.

 

                          2.9.  In relazione più
specificatamente alla giurisprudenza di questo Tribunale va evidenziato che lo
statuto di lavoratore falso frontaliere è stato riconosciuto da questa Corte
nelle sentenze 38.2015.30 del 20 novembre 2015, menzionata sopra, e STCA 38.2015.53
del 2 dicembre 2015 relative ad assicurati con permesso B che
sono stati attivi in Svizzera uno come caposquadra minatore dal 2010 al 2013,
l’altro quale carpentiere dal 2011 al 2014 presso il medesimo cantiere e
alloggiavano nelle baracche del cantiere.

 

                                  Al riguardo cfr.
pure STCA 38.2015.17 del 23 novembre 2015, già citata sopra.

 

                                  Anche con sentenza 38.2015.39 del
9 marzo 2016 questo Tribunale ha qualificato quale lavoratrice falsa
frontaliera un’assicurata al beneficio di un permesso tipo L e attiva quale
cuoca in virtù di contratti d’impiego di durata determinata in ambito
turistico, ciò che implicava, perlomeno nell’alta stagione, un impegno
lavorativo nei giorni feriali e nei giorni festivi, impedendole il rientro
regolare nel suo Stato di residenza.

 

                                  In una sentenza 38.2016.15 del 12
luglio 2016, questo Tribunale ha negato che un assicurato che lavorava in
Svizzera e la cui famiglia abitava in Italia in una casa di proprietà fosse un
vero frontaliere e l’ha considerato un falso frontaliere, in quanto la sua situazione
(presso una società di impieghi temporanei che talvolta lo occupavano anche
durante i fine settimana) era assimilabile a quella dei lavoratori stagionali.

 

                                  Pure con la STCA 38.2020.53 del
14 dicembre 2020 questo Tribunale ha riconosciuto ad un assicurato la qualità
di frontaliere “non vero” avendo egli lavorato, negli ultimi cinque anni, a
bordo di una nave, mantenendo sempre la propria residenza nel nostro Cantone,
dove tornava regolarmente tra una crociera e l’altra e stabilito che questi
aveva, pertanto, il diritto di esercitare il diritto di opzione tra lo Stato di
lavoro e quello di residenza, ciò che egli ha fatto iscrivendosi agli organi
dell’assicurazione contro la disoccupazione nel nostro Cantone.

 

                                  Il TCA, in un giudizio 38.2021.30
del 30 agosto 2021, dopo aver constatato, da un lato, che l’assicurato
(pizzaiolo presso un campeggio al
beneficio di contratti di durata determinata) aveva dichiarato di
rientrare in Italia dalla propria famiglia (a 46 km dal suo luogo di lavoro)
una volta al mese, dall’altro, che gli erano stati pagati diversi giorni liberi non goduti sull’arco
dell’intero rapporto di lavoro, ha rinviato gli atti alla Sezione del
lavoro per appurare i giorni e gli orari di lavoro, come pure se il medesimo
avesse dimorato effettivamente in Svizzera nel periodo di disoccupazione
e decidere se si trattasse di un falso frontaliere.

 

                                  Con sentenza 38.2022.22 del 16
agosto 2022, pubblicata in RtiD I-2023 N. 76 pag. 395 segg., nel caso di un
assicurato che ha lavorato come operaio edile tramite agenzie di collocamento e
prestito del personale in virtù di contratti di missione per attività
temporanee svolgendo giornate lavorative nei giorni feriali di 6, 8, 8.50 o 9
ore al giorno, considerando in particolare che la sua residenza all’estero, e
meglio in Sicilia, non gli permetteva, nonostante il sabato e la domenica non
lavorasse, di rientrare frequentemente presso la sua famiglia, questa Corte ha
ritenuto che la sua situazione era assimilabile a quella dei lavoratori
stagionali il cui luogo di lavoro si trova in uno Stato differente rispetto a
quello di residenza e che rientrano nella categoria dei falsi frontalieri che
possono beneficiare del diritto di opzione, ossia possono scegliere di mettersi
a disposizione degli organi competenti in ambito di assicurazione contro la
disoccupazione del Paese in cui hanno esercitato l’ultima attività lavorativa
oppure del Paese di residenza. Il TCA, in quel caso, ha quindi accolto il
ricorso presentato dall’interessato, ma, ritenuto che in concreto la documentazione agli atti non forniva indicazioni chiare circa la
dimora effettiva in Svizzera dell’assicurato nel periodo a fare tempo
dall’iscrizione in disoccupazione ha ritenuto che tale
questione dovesse ancora essere approfondita dall’amministrazione, cui ha
quindi rinviato gli atti.

 

                                  In una sentenza
38.2014.10 del 6 agosto 2014 massimata in RtiD I-2015 Nr. 54 pag. 782-784 e già
citata al consid. 2.4, non è, per contro, stato ritenuto lavoratore falso
frontaliere un assicurato, al beneficio di un permesso B dall’aprile 2012 e
iscrittosi in disoccupazione da giugno 2013, che rivestiva una posizione
dirigenziale (guadagno assicurato di fr. 9'625) con contratto di durata
determinata (aprile 2012 - giugno 2013), dispensato poi anzitempo, nel dicembre
2012, dal prestare la propria attività lavorativa. Egli, inoltre, aveva
trascorso la maggior parte del tempo tra dicembre 2012 e giugno 2013
all’estero.

 

                                  Neppure è stato
riconosciuto lo statuto di falso frontaliere nel giudizio 38.2015.44 del 18
maggio 2016 concernente un assicurato, in possesso di un permesso di
dimora B dal 1° giugno 2012, che dall’aprile 2010 è stato legato – fino al
licenziamento nel 2014 – alla stessa ditta in qualità dapprima di segretario e
poi come responsabile di specifici settori tramite un contratto d’impiego di
durata indeterminata che prevedeva una durata settimanale del lavoro di
mediamente 42 ore suddivise in cinque giorni lavorativi.

 

                                  In una sentenza
38.2016.62 del 15 marzo 2017 il TCA ha concluso che non si era in presenza di
un falso frontaliere nel caso di un assicurato che rientrava ogni quindici
giorni in Italia, vista la tipologia del lavoro svolto (tagliapietre, lavoro in
cava), la durata (per 12 anni presso la stessa ditta), il tipo di contratto (di
durata indeterminata che lo occupava dal lunedì al venerdì).

                                  Nel giudizio 38.2019.51
dell’11 novembre 2019, già menzionato, relativo a un’assicurata ritenuta vera
frontaliere, questa Corte ha rilevato che ad ogni modo, “anche volendola
considerare, per pura ipotesi di lavoro, quale falsa frontaliera, non potrebbe
trarre alcun vantaggio al riguardo, visto che non ha comunque rinunciato a un
rientro in Italia, suo Paese di residenza” dove ha reperito un lavoro circa
sei mesi dopo il suo annuncio per il collocamento.

 

                                  Infine, in una sentenza 38.2022.47
del 19 settembre 2022, pubblicata in RtiD I-2023 N.
77 pag. 406 segg., il TCA, anche nell’ipotesi in cui
quell’assicurato non fosse stato qualificato come vero frontaliere, ha lasciato
insoluta la questione a sapere se gli dovesse, o meno, essere riconosciuto lo
stato di falso frontaliere, ritenuto che quand’anche ciò fosse stato il
caso, egli non avrebbe potuto trarre alcun vantaggio al riguardo, visto che non
aveva comunque rinunciato a un rientro in Italia, suo Paese di residenza, dove
aveva altresì iniziato a svolgere una nuova attività lavorativa.

 

                                  In proposito cfr. STCA 38.2022.72
del 16 gennaio 2023; 38.2021.82 del 22 novembre 2021; STCA
38.2021.30 del 30 agosto 2021.

 

                        2.10.  Nella presente fattispecie la parte
resistente ha considerato l’assicurato quale vero frontaliere, in quanto è
verosimile che il medesimo rientrasse nel Regno Unito almeno una volta alla
settimana (cfr. doc. 303; A1).

 

                                  Il ricorrente ha, però,
affermato, il 10 giugno 2023, compilando il “Questionario - residenza e centro
degli interessi in Svizzera”, di essere tornato a __________ nel periodo
antecedente alla disoccupazione “un weekend ogni 2 settimane” (cfr. doc.
100; consid. 2.4.).

                                  È vero che il 7 settembre 2023,
rispondendo a dei quesiti postigli dalla Cassa, egli ha precisato di essere rientrato
in Inghilterra presso la sua abitazione, fino al periodo della disoccupazione,
regolarmente nei fine settimana.

                                  È altrettanto vero, tuttavia, che
il medesimo ha specificato che non tornava tutti i fine settimana (cfr. doc.
34, consid. 2.4.).

                                  Per quanto concerne il lasso di
tempo successivo all’iscrizione all’URC, l’assicurato ha dichiarato di aver
trascorso alcuni periodi a __________, tornando nel Regno Unito con la
regolarità precedente (ovvero tendenzialmente nel fine settimana), ma
trascorrendovi anche una - due settimane - intensificando le ricerche di
impiego su __________ e all’estero - o viaggiando in altri Paesi (cfr. doc. 34;
consid. 2.4.).

                                  La questione relativa alla frequenza
con la quale l’assicurato rientrava a __________ non merita in ogni caso di
ulteriori approfondimenti, poiché, anche volendo considerare che dal profilo
del diritto internazionale l’insorgente non è un vero frontaliere che si recava
nel Regno Unito almeno una volta alla settimana, l’esito della lite non è
comunque quello da lui auspicato, come verrà meglio esposto nei prossimi
considerandi.

 

                        2.11.  In concreto l’assicurato, in
possesso di un permesso B (cfr. consid. 2.4.), ha lavorato in Svizzera dal
marzo 2019 nel settore della finanza (cfr. doc. 34; consid. 2.4.), beneficiando
da ultimo di un contratto di durata indeterminata concluso con __________ il 1°
dicembre 2021 con effetto dal 1° gennaio 2022 che prevedeva un orario di lavoro
standard di 40 ore settimanali (cfr. doc. 246-252).

 

                                  In Ticino egli alloggiava a __________
ospitato da un amico nell’appartamento di proprietà di quest’ultimo, mentre la
moglie e il figlio vivevano a __________, dove il ricorrente ha dichiarato di
recarsi, quando lavorava, regolarmente, ma non tutti i fine settimana, a
seconda degli impegni di lavoro (cfr. doc. 34).

 

                                  Ne
discende, anche alla luce della più recente giurisprudenza federale (cfr. STF 8C_432/2021 del 20 gennaio 2022, pubblicata in DTF 148 V 209 e in SVR 2022 ALV Nr. 19 pag. 63, riassunta al consid. 2.8., che ha confermato il riconoscimento delle
indennità di disoccupazione quale falso frontaliere, dopo alcuni mesi di
attività in Svizzera nel settore dell’edilizia, a un assicurato in possesso di
un permesso L che alloggiava in una camera presa in locazione dal datore di
lavoro, con moglie e figli in Italia a tre ore di treno e che aveva rinunciato
a un rientro nel suo Stato di residenza), occorre chiedersi se il ricorrente, considerando
la sua residenza nel Regno Unito (cfr. consid. 2.5.; in proposito va osservato
che il Tribunale federale ha stabilito che nelle relazioni euro-internazionali
in materia di sicurezza sociale il domicilio viene determinato dal luogo in cui
si trova il centro principale degli interessi; cfr. il consid. 4.3.3. della STF C 101/04 del 9 maggio 2007, pubblicata in DTF 133 V
367; Patricia Usinger-Egger, Ausgewählte Rechtsfragen des
Arbeitslosenversicherungsrechts im Verhältnis Schweiz-EU, in: Thomas Gächter
[editore], Das europäische Koordinationsrecht der sozialen Sicherheit und die
Schweiz, Erfahrungen und Perspektiven, Zurigo/Basilea/Ginevra 2006, pag. 37 e
39, note 24 e 38), vada trattato quale lavoratore falso frontaliere
(cfr. consid. 2.8.-2.9.).

                                  Al riguardo cfr. pure STCA
38.2022.22 del 16 agosto 2022, pubblicata in RtiD I-2023 N. 76 pag. 395 segg. e
STCA 38.2022.47 del 19 settembre 2022, pubblicata
in RtiD I-2023 N. 77 pag. 406 segg., menzionate al consid. 2.8.

 

                                  Nel
caso in esame, però, tale quesito può restare insoluto, poiché l’insorgente,
quand’anche vada ritenuto quale falso frontaliere, non potrebbe trarre alcun
vantaggio al riguardo, visto che non ha comunque rinunciato a un rientro nel
Regno Unito, suo Paese di residenza, dove del resto a __________ nell’agosto
2023 ha iniziato a svolgere una nuova attività lavorativa, come dichiarato dal
medesimo (cfr. doc. 44; consid. 2.1.; 2.4.; STF 8C_186/2017 del 1° settembre
2017 consid. 7.7., massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281, menzionata sopracitata:
“(…) Quand'anche dovesse essere considerato
falso frontaliere non potrebbe trarre alcun vantaggio al riguardo. Dall'art. 65
comma 2 terza frase del Regolamento n. 883/2004 alla persona che si trova in
disoccupazione, la quale non è frontaliere ("falso frontaliere";
"unechter Grenzgänger"), a cui ancora è permesso un diritto di
opzione, il ricorrente non può far derivare alcunché, siccome, come è anche
stato ampiamente dimostrato dalla Corte cantonale (consid. 5.2, 5.3 e 7.6), non
ha rinunciato a un rientro nel suo paese di residenza (sentenza citata
8C_60/2016 consid. 4.2.2 con riferimenti) (…)”; STF 8C_60/2016 del 9
agosto 2016 consid. 4.2.2.: “(…) Der Beschwerdeführer wendet sich gegen den ihm zuerkannten Status
eines Grenzgängers. Doch selbst wenn er nicht als echter Grenzgänger behandelt
würde, ergäbe sich daraus nichts zu seinen Gunsten. Denn aus dem in Art. 65
Abs. 2 Satz 3 der Verordnung 883/2004 dem Arbeitslosen, der kein Grenzgänger
ist ("unechter Grenzgänger"), noch zugebilligten Wahlrecht, vermag
der Beschwerdeführer deshalb nichts abzuleiten, weil er nach dem zuvor
Erwogenen gerade nicht auf eine Rückkehr in seinen Wohnmitgliedstaat (EU-Land
F.________) verzichtet hat (vgl. dazu DERN, a.a.O., N. 19 f. zu Art. 65; FUCHS,
a.a.O., N. 8 und 15 zu Art. 65; ARNO BOKELOH, Die soziale Sicherung der
Grenzgänger, ZESAR 04.14 S. 172). (…)”; STCA 38.2019.51
dell’11 novembre 2019 consid. 2.7.), a differenza dell’assicurato di cui alla
STF 8C_432/2021 del 20 gennaio 2022, pubblicata in DTF 148 V 209
e in SVR 2022 ALV Nr. 19 pag. 63 (cfr. STCA 38.2022.47 del 19 settembre 2022 consid. 2.9., pubblicata
in RtiD I-2023 N. 77 pag. 406 segg., già citata).

 

                                  Va, altresì, ricordato che il
ricorrente, a partire dall’iscrizione in disoccupazione (cfr. consid. 2.9.),
per sua stessa ammissione, si recava nel Regno Unito tendenzialmente nei fine
settimana, restandovi poi per periodi più lunghi, di una o due settimane (cfr.
consid. 2.4.) e che il medesimo, nel periodo estivo 2023, aveva incaricato la
Posta di rispedire a __________ le lettere a lui indirizzate a __________,
chiedendo anche alla Cassa di utilizzare direttamente il suo indirizzo di __________
(cfr. doc. 62; consid. 2.4.).

                                  Anche
dal profilo del diritto internazionale, dunque, va negato all’assicurato il
diritto all’indennità di disoccupazione nel nostro Paese.

 

                       2.12.  Abbondanzialmente va osservato che,
come già sottolineato da questa Corte in una sentenza 38.2015.12 del 5 febbraio
2016 è indubbio che tale soluzione, ossia l’esclusione dal diritto alle
indennità di disoccupazione in Svizzera, può risultare svantaggiosa per
l’assicurato. Ciò deriva, tuttavia, dall’assenza di armonizzazione del livello
delle prestazioni di sicurezza sociale a livello europeo (cfr. Daniele Cattaneo, “Assurance-chômage et
droit du travail: quelques cas tessinois” in Rèmy Wyler/Anne Meier/Sylvain Marchand (ed.), Regards croisé
sur le droit du travail: Liber Amicorum pour Gabriel Aubert, Ginevra/Zurigo
2015, Schulthess Editions Romandes, pag. 90-91) e dalla scelta di porre
a carico dei Paesi di residenza i lavoratori frontalieri in disoccupazione
completa (sui motivi cfr. DTF 133 V 169, consid. 6.2-6.3 pag.
176-178).

                                  Su questo aspetto, Cueni, “Où les frontaliers sont-ils
assurés” in La Vie économique 3/2021 pag. 10 seg., ricorda che: 

 

" (…) Des efforts sont déployés depuis plusieurs années au sein de
l’UE pour modifier les compétences en cas de chômage complet. Si le système
change, c’est le pays où l’activité professionnelle était exercée qui versera
l’allocation de chômage et non plus le pays de domicile. Les pays qui
souhaitent cette réforme, comme la France ou le Portugal, sont en effet d’avis
que c’est au pays qui perçoit les cotisations, donc à celui qui emploie les
frontaliers, de verser les prestations. Les pays qui s’opposent à la réforme,
notamment l’Allemagne et le Luxembourg, estiment en revanche que le versement
des allocations de chômage doit rester du ressort du pays de domicile, auquel
incombe aussi la réinsertion professionnelle de la personne concernée. Aucun
accord n’a été trouvé pour le moment. (…).” (pag. 12).

 

Al riguardo giova segnalare che il 2 maggio
2023 il Consigliere federale Guy Parmelin, a proposito della mozione 21.3522
“No all’indennità di disoccupazione per i frontalieri UE da parte della
Svizzera” depositata il 4 maggio 2021 dal gruppo dell’Unione democratica di
Centro (“ll Consiglio federale è incaricato
di indicare chiaramente all'Unione europea che la Svizzera non adotterà il
cambiamento di responsabilità riguardo alle indennità di disoccupazione per i
frontalieri previsto nell'ambito della revisione del regolamento dell'UE
883/2004 relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. La
Svizzera deve respingere con determinazione il fatto che sia l'ultimo Stato
d'impiego e non quello di residenza ad assumersi l'onere finanziario legato al
pagamento delle indennità di disoccupazione. Il mandato negoziale deve essere
formulato di conseguenza.”), ha auspicato, a nome del Consiglio
federale, la reiezione della stessa da parte del Consiglio nazionale,
affermando:

 

" Le
Conseil fédéral a proposé le 18 août 2021 le rejet de la motion, car la
procédure de réforme actuellement en cours dans l'Union européenne ne permet
pas encore à la Suisse de se prononcer en connaissance de cause. Cet avis, par
ailleurs identique à celui du 15 mai 2019 en réponse à la motion 19.3032 de la
même teneur, est toujours valable.

En effet, l'Union européenne tente depuis plusieurs années de modifier la
teneur du règlement de l'Union européenne no 883/2004, toutefois les
modifications sont controversées et les Etats membres n'ont pas réussi jusqu'à
présent à trouver un accord. Lors de la dernière séance du groupe de travail du
29 mars 2023, la proposition de compromis présentée par la présidence suédoise
n'a pas trouvé le quorum nécessaire pour être approuvée.

En conséquence, en l'absence de texte définitif ainsi que d'une offre de
reprise dans les accords bilatéraux entre la Suisse et l'Union européenne,
l'établissement d'un mandat de négociation à ce sujet apparaît comme prématuré.

Le Conseil fédéral suit attentivement l'évolution du dossier. Il ne manquera
pas d'informer le Parlement le moment venu. (…)”

                                  Il 2 maggio 2023 il Consiglio
nazionale ha respinto la mozione (cfr. https://www.parlament.ch/it/ratsbetrieb/amtliches-bulletin/amtliches-bulletin-die-verhandlungen?SubjectId=60549).

 

                                        Per inciso va
rilevato che nella sua seduta del 15 dicembre 2023 il Consiglio federale ha
approvato il progetto di mandato negoziale con l’Unione europea (UE).
Quest’ultimo contiene le linee guida dei negoziati che avranno inizio dopo
l’approvazione definitiva del mandato al termine delle consultazioni del
Parlamento e dei Cantoni. ll
principale obiettivo dell’Esecutivo è stabilizzare e ampliare la via bilaterale
con l’UE (cfr. https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-99463.html).

 

                        2.13.  La parte ricorrente, nell’impugnativa,
ha indicato quali prove l’audizione di alcuni testi, persone con le quali “il
signor RI 1 intratteneva solide relazioni sia dal punto di vista professionale
che pure di amicizia che gli ha permesso di tessere una rete sociale di una
certa caratura e livello (…)” (cfr. doc. I pag. 4).

 

                                  Questa Corte, considerato che i
documenti già presenti all’incarto consentono al TCA di emanare il proprio
giudizio, ritiene che l’assunzione di ulteriori prove non potrebbe mettere in
luce nuovi elementi concreti ai fini della risoluzione della vertenza. 

 

                                  Di conseguenza in casu si
prescinde dall’audizione dei testi proposti dall’insorgente (cfr. STF 8C_172/2022
del 28 novembre 2022 consid. 4.2.1., già citata sopra).

                                

                                  A tale proposito va rammentato che conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio
conduca l'amministrazione o il giudice, in base a un apprezzamento coscienzioso
delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve
essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non
potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle prove), si
rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STF 9C_357/2023 del 17 agosto 2023
consid. 4.2.1.; STF 8C_146/2022 del 23 gennaio 2023 consid. 6.1.; STF 9C_399/2021
del 20 luglio 2022 consid. 4.2.; STF 9C_689/2020 del 1° marzo 2022 consid.
4.2.; STF 9C_779/2020 del 7 maggio 2021 consid. 5.2.; STF 8C_611/2019 dell’11
maggio 2020 consid. 5.2.; STF 8C_139/2019 del 18 giugno 2019 consid. 3.3.; STF
9C_35/2018 del 29 marzo 2018 consid. 6; STF 9C_588/2017 del 21 novembre 2017
consid. 7.2.; STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.4.; STF 8C_794/2016
del 28 aprile 2017 consid. 4.2.; STF 9C_737/2012 del 19 marzo 2013; STF
8C_556/2010 del 24 gennaio 2011 consid. 9), senza che ciò costituisca una
lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr.
DTF 124 V 94 consid. 4b; 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                        2.14.  Alla
luce di tutto quanto esposto sopra, la decisione su opposizione emessa dalla Cassa
il 7 settembre 2023, con cui al ricorrente è stato negato il diritto
all’indennità di disoccupazione dal 1° marzo 2023, deve essere confermata.

 

                        2.15.  L’art. 61 lett. a
LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve
essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la
tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla
parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

 

Il 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica
della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve
essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in
vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie
relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge
interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può
imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o
sconsiderato. 

 

Nel caso concreto, trattandosi di prestazioni LADI,
in relazione alle quali il legislatore non ha previsto di prelevare le spese,
non si riscuotono spese giudiziarie (cfr. STCA 38.2023.30 del 28 agosto 2023
consid. 2.11.; STCA 38.2023.11 del 5 giugno2023 consid. 2.15.; STCA 38.2023.2
del 3 aprile 2023 consid. 2.9.; STCA 38.2022.87 del 16 gennaio 2023 consid.
2.14.; STCA 38.2022.57 del 3 ottobre 2022 consid. 2.15.; STCA 38.2022.52 del 22
agosto 2022 consid. 2.10.; STCA 38.2022.20 del 25 aprile 2022 consid. 2.9.;
STCA 38.2021.89 del 7 febbraio 2022 consid. 2.11.).

 

                                  Sul
tema cfr. anche STF 9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF 9C_368/2021 del 2
giugno 2022; SVR 2022 KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16 febbraio 2022); STF
9C_394/2021 del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 (al riguardo
cfr. Ares Bernasconi, Actualités
du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les tribunaux
cantonaux des assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin 2019, in
SZS/RSAS 2/2022 pag. 107).

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                             1.  Il ricorso è respinto.

 

                             2.  Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta
invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma
del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti