# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 409e12c7-41e1-56df-8ec8-66d5616c037d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-08-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.08.2020 A-2153/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-2153-2019_2020-08-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 

Decisione confermata dal TF con 

sentenza del 17.06.2021 (2C_741/2020) 

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-2153/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3  a g o s t o  2 0 2 0   

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Marianne Ryter, Annie Rochat Pauchard,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______,  

ricorrente 1, 

   

2. B._______,  

ricorrente 2, 

 

entrambi rappresentati dalla C._______,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Bern,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Imposta preventiva (riscossione). 

 

 

A-2153/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

La società anonima A._______, con sede a W._______, è stata costituita 

il 16 giugno 1997. Secondo il Registro di commercio, il suo scopo sociale 

è: 

« (…)».  

Di fatto, nel periodo dal 2007 al 2008, detta società si è invero però 

occupata della gestione del postribolo denominato « D._______ », ubicato 

a X._______, e meglio, della locazione di stanze a delle ragazze esercitanti 

la prostituzione (attività di affittacamere). 

Secondo il Registro di commercio, dal 25 gennaio 2007 al 12 ottobre 2009, 

il suo amministratore unico (« membro del consiglio ») è stato il signor 

E._______. A far tempo dal 30 ottobre 2009, detta carica è stata rivestita 

dalla signora F._______. 

B.  

Nel dicembre 2006 il signor B._______ ha acquistato lo stabile ove è 

ubicato il postribolo « D._______ ». Dal 2007 e fino alla sua chiusura 

definitiva in data 14 luglio 2012, a seguito di un intervento della sezione 

Tratta e sfruttamento esseri umani (TESEU) della Polizia cantonale e del 

Ministero pubblico del Cantone Ticino, il signor B._______ si è occupato 

della gestione del bar e dell’attività di affittacamere di detto postribolo. Nel 

2007, egli risultava quale dipendente della società A._______, nella 

funzione di gerente. 

C.  

II 18 giugno 2008, dopo essere venuto a conoscenza che lo stabile 

« D._______ » veniva utilizzato a fini di prostituzione, il Comune di 

X._______ ha inviato ai responsabili dell’affittacamere una risoluzione 

municipale nella quale si intimava la cessazione dell’attività non conforme 

alla destinazione dell’immobile. Siccome il postribolo non ha dato alcun 

seguito a tale lettera, né alle altre inviate in seguito, il 30 giugno 2010 la 

sezione TESEU ha fatto irruzione nei locali del « D._______ » sulla base 

di una procedura penale aperta dal Ministero pubblico cantonale. II 

Ministero pubblico cantonale ha poi provveduto a denunciare la situazione 

all’ispettorato della Divisione delle contribuzioni del Cantone Ticino, la 

quale a sua volta ha segnalato il caso alla Divisione affari penali e inchieste 

(DAPI) dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC).  

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Pagina 3 

D.  

II 19 settembre 2012, il Capo della DAPI ha autorizzato l’avvio di una 

procedura penale amministrativa nei confronti del signor B._______ 

sospettato di aver sottratto l’imposta preventiva alla Confederazione 

(cfr. art. 61 lett. a della legge federale del 13 ottobre 1965 sull’imposta 

preventiva [LIP, RS 642.21]), nonché di truffa fiscale (cfr. art. 14 della legge 

federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo [DPA, 

RS 313.0]), nell’ambito della gestione del postribolo « D._______ », 

suddivisa in attività di affittacamere e in attività di bar, in qualità di 

amministratore di fatto e di principale azionista delle tre società – tra cui la 

A._______ – che si sono occupate di tale gestione nei periodi fiscali 2007-

2010 (cfr. lettera di apertura dell’inchiesta penale del 19 settembre 2012 

della DAPI [in: « 13. Allegati Processo verbale finale [rapporto DAPI] » 

dell’incarto prodotto su chiavetta USB dall’AFC]):  

Periodo Affittacamere Bar 

2007-2008 A._______ H._______ 

2009-2010 G._______ H._______ 

 

Più concretamente, il signor B._______ era sospettato di aver incassato 

una parte della cifra d’affari conseguita da queste tre società nell’ambito 

della gestione del postribolo, prima che venisse da esse contabilizzata. 

A seguito dell’apertura dell’inchiesta, la DAPI ha poi effettuato diverse 

perquisizioni, interrogato le persone coinvolte, messo sotto sequestro beni 

e raccolto le prove necessarie ad appurare tali sospetti. 

E.  

In data 21 novembre 2014, la DAPI ha intimato al signor B._______ il 

processo verbale finale (di seguito: rapporto DAPI) relativo alla fattispecie 

nel quale ha riassunto le risultanze dell’inchiesta e le conclusioni alle quali 

è arrivata dopo aver analizzato l’apparato probatorio.  

F.  

II 6 novembre 2015, sulla base delle risultanze dell’inchiesta della DAPI e 

in particolar modo del rapporto DAPI, l’AFC ha ritenuto nei confronti della 

società A._______ la sussistenza prestazioni valutabili in denaro da lei 

concesse nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » al proprio 

azionista principale e di fatto, ovvero il signor B._______, nei periodi fiscali 

2007-2008, ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP  in combinato disposto con 

l’art. 20 cpv. 1 dell’ordinanza del 19 dicembre 1966 sull’imposta preventiva 

(OIPrev, RS 642.211), per un importo totale di 488'160 franchi. Detta 

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società avrebbe infatti rinunciato a favore del signor B._______ ad una 

parte degli utili di sua spettanza da lei conseguiti mediante l’attività di affitta-

camere del postribolo « D._______ » gestita dal signor B._______ in 

persona durante i periodi fiscali 2007-2008, omettendo altresì di 

contabilizzarla nei propri rendiconti. Per tale motivo, l’AFC le ha intimato 

un conteggio con una ripresa d’imposta preventiva di 170'856 franchi 

(= 35% di fr. 488'160), oltre accessori. 

Lo stesso giorno, l’AFC ha intimato un conteggio, di identico contenuto, al 

signor B._______, ritenuto beneficiario diretto di tali prestazioni, sulla base 

dell’art. 12 cpv. 1 e 2 DPA, in combinato disposto con l’art. 67 cpv. 1 LIP. 

Con scritto 7 dicembre 2015, il signor B._______ e la società A._______ – 

per il tramite della loro rappresentante – si sono opposti ai suddetti 

conteggi. 

G.  

Con due decisioni separate del 21 dicembre 2015, l’AFC ha confermato 

integralmente i due suddetti conteggi. 

H.  

Avverso le due predette decisioni, la società A._______ e il signor 

B._______ – per il tramite della loro rappresentante – hanno inoltrato 

reclamo separato in data 1° febbraio 2016. 

I.  

Con decisione su reclamo del 21 marzo 2019, l’AFC ha confermato le sue 

due precedenti decisioni 21 dicembre 2015 e respinto i due reclami. 

J.  

Avverso la predetta decisione su reclamo, la società A._______ (di seguito: 

società ricorrente 1 o ricorrente 1) e il signor B._______ (di seguito: 

ricorrente 2) – sempre per il tramite della loro rappresentante – hanno 

inoltrato un ricorso congiunto in data 6 maggio 2019 dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale, postulandone l’annullamento. In sostanza, essi 

contestano la ricostruzione della cifra d’affari della società ricorrente 1, 

nonché responsabilità solidale del ricorrente 2, in qualità di beneficiario 

delle prestazioni valutabili in denaro. Essi sollevano altresì la violazione del 

loro diritto di essere sentiti, nonché la prescrizione dei crediti d’imposta 

preventiva in oggetto. 

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Pagina 5 

K.  

Con decisione incidentale del 16 maggio 2019, il Tribunale amministrativo 

federale ha invitati i ricorrenti ha versare in solido un anticipo equivalente 

alle presunte spese processuali pari a 10'000 franchi. 

L.  

Avverso la predetta decisione incidentale, i ricorrenti – sempre per il tramite 

della loro rappresentante – hanno inoltrato ricorso 20 maggio 2019 dinanzi 

al Tribunale federale, contestando unicamente l’anticipo spese ivi richiesto, 

in quanto da loro considerato sproporzionato, nella misura in cui la causa 

A-2153/2019 sarebbe legata ad altre due cause parallele (A-2164/2019 e 

A-2165/2019), indicando altresì di trovarsi in stato d’indigenza. 

Con decreto 2C_475/2019 del 22 maggio 2019, il Tribunale federale ha poi 

trasmesso il predetto ricorso al Tribunale amministrativo federale per esse-

re trattato quale domanda di riduzione dell’anticipo spese richiesto. 

Con decisione incidentale del 6 giugno 2019, il Tribunale amministrativo 

federale ha accolto detta domanda e ridotto pertanto la richiesta di anticipo 

spese da 10'000 franchi a 3'500 franchi. 

M.  

Con risposta 5 settembre 2019, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato il rigetto del ricorso, prendendo posizione sulle censure sollevate 

dai ricorrenti e riconfermandosi nella propria decisione. 

N.  

Con replica 28 ottobre 2019, i ricorrenti hanno preso posizione sulla 

risposta dell’autorità inferiore. 

O.  

Con duplica 2 dicembre 2019, l’autorità inferiore ha a sua volta preso 

posizione sulla replica dei ricorrenti. 

P.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

  

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Pagina 6 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

dell’imposta preventiva – come in concreto – sono impugnabili dinanzi al 

Tribunale (cfr. art. 39 LIP, in combinato disposto con l’art. 32 LTAF). Il 

Tribunale è dunque competente per dirimere la presente vertenza. Fatta 

eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF come pure da 

eventuali normative speciali, la procedura dinanzi al Tribunale è di principio 

retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 cpv. 4 PA). Su riserva dell’art. 2 cpv. 1 

PA – che per inciso menziona dei principi comunque applicati per analogia 

dal Tribunale nell’ambito delle procedure in materia d’imposta preventiva – 

quanto precede vale altresì per la presente procedura di ricorso. 

1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (cfr. art. 20 

segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma 

previste dalla legge (cfr. art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione 

dell’AFC fondata sul diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che condan-

na i ricorrenti al pagamento di crediti d’imposta preventiva. Poiché la 

decisione impugnata comporta un onere pecuniario per i ricorrenti, gli 

stessi risultano legittimati a ricorrere ai sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA. Il ricorso 

essendo dunque ricevibile in ordine, lo stesso va esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

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sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

3.  

Nel loro gravame, i ricorrenti censurano innanzitutto la violazione da parte 

dell’autorità inferiore del loro diritto di essere sentiti, in quanto detta autorità 

avrebbe inspiegabilmente negato loro la possibilità di discutere di persona 

la ricostruzione della cifra d’affari della società ricorrente 1 e la loro 

proposta di decisione, così come da essi postulato con scritto 7 dicembre 

2015 (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 2 seg.). Ora, tale doglianza va qui 

esaminata prioritariamente dal Tribunale. 

3.1  

3.1.1 Il diritto di essere sentito è infatti una garanzia di natura formale, la 

cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa 

dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel 

merito (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 132 V 387 

consid. 5.1; DTAF 2009/36 consid. 7). Detto diritto, sancito dall’art. 29 

cpv. 2 Cost., garantisce all’interessato il diritto di esprimersi prima che sia 

resa una decisione sfavorevole nei suoi confronti (cfr. artt. 29 e 30 PA), il 

diritto di prendere visione dell’incarto (cfr. art. 26 PA), la facoltà di offrire 

mezzi di prova su fatti suscettibili di influire sul giudizio, di esigerne 

l’assunzione, di partecipare alla loro assunzione e di potersi esprimere 

sulle relative risultanze, nella misura in cui esse possano influire sulla 

decisione (cfr. art. 18 PA applicabile in ogni caso almeno per analogia 

dinanzi al Tribunale, malgrado la riserva dell’art. 2 cpv. 1 PA [cfr. {tra le 

tante} sentenza del TAF A-5446/2016 del 23 maggio 2018 consid. 2.2 con 

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rinvii]; art. 29 PA), nonché di ottenere una decisione motivata (cfr. art. 35 

PA; DTF 144 I 11 consid. 5.3; 135 II 286 consid. 5.1; [tra le tante] sentenza 

del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.1 con rinvii; THIERRY 

TANQUEREL, Manuel de droit administratif, 2a ed. 2018, n. 1528 segg.). 

Il diritto di essere sentito non comporta tuttavia per le parti il diritto di espri-

mersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere le 

loro ragioni per scritto (cfr. DTF 140 I 68 considd. 9.6.1 e 9.6.2; 130 II 425 

consid. 2.1; ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, 2002, 

n. 494; TANQUEREL, op. cit., n. 1537 con rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜH-

LER, op. cit., n. 3.86), né quello di ottenere – di principio – l’audizione di 

testimoni (cfr. DTF 130 II 425 consid. 2.1; [tra le tante] sentenza del TAF A-

777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 1.3.3 con rinvii). In particolare, nelle 

procedure in ambito fiscale e doganale, non sussiste alcun diritto ad 

un’udienza pubblica ex art. 6 n. 1 CEDU (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 3.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

op. cit., n. 3.170). 

3.1.2 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; 133 I 201 consid. 2.2; sen-

tenza del TF 1C_104/2010 del 29 aprile 2010 consid. 2.1; [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-5576/2018 del 5 dicembre 2019 consid. 3.1.3 con rinvii). 

3.2 Al riguardo, da un esame degli atti dell’incarto, il Tribunale osserva 

come, con scritto 7 maggio 2015 (cfr. atto n. 12 dell’inc. AFC), i ricorrenti – 

per il tramite della loro rappresentante – abbiano effettivamente postulato 

un incontro con l’autorità inferiore, al fine di discutere della ricostruzione 

della cifra d’affari della società ricorrente 1 eseguita dalla DAPI. Nel con-

tempo, essi hanno presentato per iscritto le proprie osservazioni, indicando 

i motivi nonché secondo quali criteri detta ricostruzione andrebbe 

rettificata. Da un esame dei due conteggi emessi il 6 novembre 2015 

(cfr. atti n. 11 e 12 dell’inc. AFC), risulta che l’autorità inferiore non si è però 

pronunciata né sulla richiesta d’incontro, né sulla richiesta di rettifica della 

ricostruzione della DAPI. A seguito di detti conteggi, con scritto 7 dicembre 

2015 (cfr. atto n. 9 dell’inc. AFC), i ricorrenti – sempre per il tramite della 

loro rappresentante – hanno dunque rinnovato la richiesta d’incontro con 

l’autorità inferiore per discutere della ricostruzione della DAPI. Con due 

decisioni del 21 dicembre 2015 (cfr. atti n. 7 e 8 dell’inc. AFC, pag. 2), tale 

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richiesta è stata allora formalmente respinta dall’autorità inferiore, a motivo 

che la stessa disponeva già di un incarto sufficientemente completo per 

statuire al riguardo. Ora, con reclamo 1° febbraio 2016 (cfr. atto n. 6 

dell’inc. AFC), i ricorrenti – sempre per il tramite della loro rappresentante 

– hanno impugnato le predette due decisioni, senza però sollevare alcuna 

violazione del loro diritto di essere sentiti in rapporto al rifiuto d’incontro 

dell’autorità inferiore. Tale violazione non è neppure stata da loro censurata 

nel successivo scritto 20 dicembre 2018 (cfr. atto n. 3 dell’inc. AFC), ove 

essi – sempre per il tramite della loro rappresentante – si sono di fatto 

limitati a sollecitare l’evasione dei due reclami. È dunque solo dinanzi allo 

scrivente Tribunale, che i ricorrenti hanno censurato detta violazione del 

loro diritto di essere sentiti (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 2).  

Sennonché, detta censura non appare qui fondata. Il Tribunale ricorda 

infatti che il diritto di essere sentito non comporta per le parti il diritto di 

esprimersi oralmente, essendo sufficiente che le stesse possano far valere 

le loro ragioni per scritto (cfr. consid. 3.1.1 del presente giudizio). Ora, da 

un esame degli atti, risulta chiaramente che i ricorrenti hanno avuto modo 

di contestare per iscritto la ricostruzione della DAPI, mediante scritto 

7 maggio 2015 e mediante reclamo 1° febbraio 2016, indicando i motivi per 

i quali la stessa sarebbe sbagliata e gli elementi che, secondo loro, andreb-

bero presi in considerazione nella ricostruzione della cifra d’affari della so-

cietà ricorrente 1 (segnatamente il prezzo delle camere, il numero di ospiti, 

il periodo di attività, ecc.). A sua volta, l’autorità inferiore si è pronunciata al 

riguardo in maniera dettagliata con decisione su reclamo del 21 marzo 

2019, indicando i motivi per cui non ha ritenuto quanto proposto dai ricor-

renti (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2). In tale contesto, si deve con-

siderare che il loro diritto di essere sentiti è stato sufficientemente rispettato 

dall’autorità inferiore, sicché non è ravvisabile alcuna sua violazione. Detta 

censura va pertanto qui respinta. Anche ad avere ancora dubbi – ciò che 

non è tuttavia qui il caso – dal momento che i ricorrenti hanno potuto 

nuovamente contestare la ricostruzione della DAPI in questa sede, che 

l’autorità inferiore ha preso nuovamente puntualmente posizione al riguar-

do e che il Tribunale avrà modo di esaminare a sua volta le loro censure, 

ogni eventuale violazione del loro diritto di essere sentiti va in ogni caso 

considerata come qui sanata (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio).  

4.  

Ciò posto, prima di proseguire nell’analisi del ricorso, il Tribunale deve 

preliminarmente sincerarsi altresì dell’eventuale prescrizione dei crediti 

d’imposta preventiva qui in oggetto, così come peraltro sollevato dai 

ricorrenti (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 1). 

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Pagina 10 

4.1  

4.1.1 La prescrizione è infatti una questione di diritto che va esaminata 

d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sollevata dall’assoggettato 

(cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; sentenza del TF 2C_243/2014 del 

4 dicembre 2014 consid. 5 con rinvio; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6; MICHAEL BEUSCH, Der Unter-

gang der Steuerforderung, 2012, pag. 278; STEPHANIE EICHENBERGER, in: 

Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 2006, n. 5 ad art. 30 

LTB). Poiché la prescrizione del credito fiscale – se constatata – comporta 

la perenzione della pretesa dell’autorità inferiore, la stessa va esaminata 

prioritariamente. 

4.1.2 La prescrizione dei crediti fiscali in materia di imposta preventiva è 

retta dall’art. 17 LIP. Per quanto riguarda fattispecie di carattere penale, 

determinante è invece la DPA, applicabile all’imposta preventiva virtù del 

rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.3; [tra le tante] 

sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 6.1.1; sentenza 

parziale e decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 

consid. 4.3.1 con rinvii). Giusta l’art. 12 cpv. 4 DPA, l’obbligo di pagamento 

o di restituzione non si prescrive finché non siano prescritte l’azione penale 

e l’esecuzione della pena. Riguardo alle contravvenzioni consistenti nella 

sottrazione o nella messa in pericolo di tasse o nell’ottenimento indebito di 

una restituzione, di una riduzione o di un condono di tasse ai sensi 

dell’art. 11 cpv. 2 DPA, la giurisprudenza ha avuto modo di precisare che – 

in base al diritto in vigore a partire dal 1° ottobre 2002 – il termine di 

prescrizione è di 7 anni (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.4; BEUSCH/MALLA, 

in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Schweizerischen 

Steuerrecht, Bundesgesetz über die Verrechnungssteuer, 2a ed. 2012 [di 

seguito: VStG-Kommentar], n. 51 segg. ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-

67 »). Tale è in particolare il caso in presenza di una sottrazione d’imposta 

ai sensi dell’art. 61 LIP, verosimilmente realizzata allorquando una società 

anonima fa una prestazione valutabile in denaro facilmente riconoscibile 

come tale dai partecipanti, senza tuttavia dichiarare e pagare spontane-

amente l’imposta preventiva. Il termine di prescrizione di 7 anni è sospeso 

durante i procedimenti d’opposizione, di reclamo o giudiziari circa l’obbligo 

di pagamento o restituzione (cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; DTF 143 IV 228 

consid. 5.1; cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 6.1.1; sentenza parziale e decisione incidentale del TAF A-

550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.3.1 con rinvii; BEUSCH/MALLA, 

VStG-Kommentar, n. 56 ad « Vorbemerkungen zu Art. 61-67 »). Secondo 

la recente giurisprudenza del Tribunale federale, per procedura di opposi-

zione ai sensi dell’art. 11 cpv. 3 DPA, va intesa la procedura che inizia con 

A-2153/2019 

Pagina 11 

l’emanazione della decisione dell’autorità fiscale che riconosce il contri-

buente debitore del credito litigioso. La prescrizione dell’azione penale e, 

di conseguenza, del credito fiscale è dunque sospesa a partire da questo 

momento (cfr. art. 12 cpv. 4 DPA; DTF 143 IV 228 consid. 5.7). 

4.1.3 Conformemente all’art. 98 CP – applicabile in virtù dell’art. 2 DPA – il 

termine di prescrizione di 7 anni decorre dal giorno in cui l’autore ha eser-

citato la sua attività colpevole, detto giorno non essendo tuttavia preso in 

conto nel calcolo del termine. Allorquando una società effettua una presta-

zione valutabile in denaro cedendo ad un azionista o ad una persona a lui 

vicina dei redditi non contabilizzati e ciò, in violazione della legislazione 

amministrativa federale, il termine di prescrizione inizia a decorrere soltan-

to all’indomani della data di consegna del bilancio erroneo, rispettivamente 

del conto erroneo – ovvero, del documento contabile nel quale non sono 

stati contabilizzati i ricavi ceduti agli azionisti o a persone vicine a quest’ulti-

mi – all’AFC (« [d]ie […] Verjährungsfrist […] beginnt erst nach dem Termin 

zu laufen, an dem die unrichtige Jahresrechnung bei der ESTV eingereicht 

wurde […] » in: sentenza del TF del 26 marzo 1987 consid. 5, in: ASA 56 

pag. 203 segg.; cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.5; sentenza parziale e 

decisione incidentale del TAF A-550/2016 del 22 giugno 2017 consid. 4.4.2 

con rinvii). In tal caso, l’attività colpevole ai sensi dell’art. 98 CP consiste 

nella consegna di documenti contabili irregolari alla competente autorità 

(cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 con-

sid. 6.1.2 con rinvii).  

4.2 In concreto, i crediti d’imposta preventiva oggetto della ripresa fiscale 

dell’autorità inferiore concernono i periodi fiscali 2007-2008 in rapporto a 

delle prestazioni valutabili in denaro nella forma di distribuzioni dissimulate 

di utile concesse dalla società ricorrente 1 a persone ad essa vicine, ai 

sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 

OIPrev, e meglio al qui ricorrente 2. Trattandosi di fatto di una sottrazione 

d’imposta, risulta qui applicabile il termine di prescrizione di 7 anni (cfr. con-

sid. 4.1.2 del presente giudizio). Detto ciò, occorre stabilire il giorno in cui 

l’autore ha esercitato la sua attività colpevole, il termine di prescrizione 

decorrendo l’indomani di tale data (cfr. consid. 4.1.3 del presente giudizio). 

Ora, secondo quanto indicato dall’autorità inferiore con risposta 5 settem-

bre 2019 (cfr. citata risposta, pag. 4) e risultante dall’incarto 

(cfr. A._______ modulo 103 anno 2007 allegato al rapporto DAPI del 

21 novembre 2014 di cui all’atto n. 13 dell’inc. AFC e contenuto della 

cartella denominata « 13. Allegati Processo verbale finale [rapporto 

DAPI] » dell’inc. AFC [per semplicità, qui di seguito ogni allegato verrà 

A-2153/2019 

Pagina 12 

designato come: allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC) i conti 2007 della 

società ricorrente 1 le sono stati inviati al più presto in data 4 febbraio 2009. 

Il termine di prescrizione di 7 anni ha quindi iniziato a decorrere 

all’indomani del loro invio, ovvero al più presto il 5 febbraio 2009 e sarebbe 

giunto a scadenza il 5 febbraio 2016. Sennonché, esso è stato validamente 

sospeso dall’autorità inferiore con decisione 21 dicembre 2015 e lo è 

rimasto durante la procedura di reclamo dinanzi all’AFC e quella 

successiva di ricorso dinanzi al Tribunale (cfr. consid. 4.1.2 del presente 

giudizio). Sempre secondo quanto indicato dall’autorità inferiore nella sua 

risposta e risultante dall’incarto (cfr. A._______ modulo 103 anno 2008 

[allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]), i conti 2008 della ricorrente 1 le sono 

stati inviati al più presto in data 12 marzo 2010. Il termine di prescrizione di 

7 anni ha quindi iniziato a decorrere all’indomani del loro invio, ossia al più 

presto il 13 marzo 2010 e sarebbe giunto a scadenza al più presto il 

13 marzo 2017. Sennonché, esso è stato validamente sospeso dall’auto-

rità inferiore con decisione 21 dicembre 2015 e lo è rimasto durante la 

procedura di reclamo dinanzi all’AFC e quella successiva di ricorso dinanzi 

al Tribunale (cfr. consid. 4.1.2 del presente giudizio). Ne discende che tutti 

i crediti fiscali oggetto della ripresa fiscale dell’autorità inferiore non sono 

ancora prescritti, sicché la censura dei ricorrenti va respinta. 

5.  

Ciò appurato, il Tribunale deve ora occuparsi delle censure di merito 

sollevate dai ricorrenti. A tal fine, preliminarmente, è qui doveroso precisare 

che l’oggetto del litigio e la fattispecie alla base della presente procedura 

(A-2153/2019) sono i medesimi di quelli alla base di due altre procedure 

parallele (A-2164/2019 e A-2165/2019). Per semplicità e maggiore chiarez-

za, qui di seguito il Tribunale esporrà dapprima il quadro generale, ripren-

dendo quanto indicato dalle precedenti autorità nella decisione impugnata 

e nel rapporto DAPI del 14 novembre 2014. 

Nel febbraio 2006, il ricorrente 2 ha costituito la società I._______, di cui è 

stato l’azionista maggioritario nonché l’amministratore unico. Il 

12 dicembre 2006, la signora J._______ ha venduto alla I._______ – 

società detenuta dal ricorrente 2 – la particella n. (…) del Registro fondiario 

definitivo (RFD) del Comune di X._______, sul quale è ubicato l’albergo-

bar « D._______ », invero un postribolo. Il bar fungeva da punto d’incontro 

tra le prostitute e i clienti, i quali venivano poi accompagnati e intrattenuti 

nelle camere soprastanti. Per poter usufruire delle camere, le ragazze 

pagavano una pigione (comprendente la cena) a chi gestiva l’attività. Nei 

periodi fiscali oggetto di esame da parte della DAPI (2007-2010), le tre 

A-2153/2019 

Pagina 13 

seguenti società hanno gestito il postribolo, suddiviso in attività di 

affittacamere e in attività di bar:  

Periodo Affittacamere Bar 

2007-2008 A._______ H._______ 

2009-2010 G._______ H._______ 

 

La contabilità delle tre società era tenuta dalla fiduciaria C._______, qui tra 

l’altro rappresentante dei ricorrenti. I ricavi delle società venivano conta-

bilizzati con un’unica scrittura alla fine del mese. Come pezze giustificative 

venivano utilizzati gli scontrini di cassa (per quanto concerne il bar) e delle 

tabelle riassuntive stilate dal ricorrente 2 sull’occupazione delle camere 

(per quanto riguarda l’affittacamere). Il ricorrente 2 che gestiva tutta 

l’attività, avrebbe incassato parte del denaro prima che esso potesse 

essere contabilizzato nelle relative società.  

Con tre decisioni su reclamo del 21 marzo 2019, l’autorità inferiore ha dun-

que provveduto a delle riprese d’imposta preventiva ex art. 12 cpv. 2 DPA 

in rapporto alle cifre d’affari che le predette tre società – tra cui la qui 

ricorrente 1 – avrebbero realizzato nell’ambito della gestione del postribolo 

« D._______ », ma omesso di contabilizzarle, versandole invece al loro 

azionista principale e amministratore di fatto, ovvero il qui ricorrente 2, nei 

periodi fiscali 2007-2010. Di fatto, si tratterebbe di prestazioni valutabili in 

denaro nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » ai sensi dell’art. 4 

cpv. 1 lett. b LIP nonché dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev. Nel caso qui in esame 

(A-2153/2019), la ripresa d’imposta preventiva ammonta a 170'856 franchi, 

oltre accessori. La stessa essendo qui recisamente contestata dai ricor-

renti, ritenuti responsabili solidali di detto importo, per il Tribunale si tratterà 

essenzialmente di esaminare se è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha 

proceduto nei loro confronti a detta ripresa d’imposta preventiva, sulla base 

di quanto constatato dalla DAPI.  

6.  

In tale ottica, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi 

applicabili alla fattispecie. 

6.1 La Confederazione può riscuotere un’imposta preventiva sul reddito dei 

capitali mobili (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost.; art. 1 cpv. 1 LIP). L’imposta pre-

ventiva è rimborsata al beneficiario della prestazione decurtata dell’impo-

sta (cfr. art. 1 cpv. 2 LIP).  

A-2153/2019 

Pagina 14 

6.2 Stante l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP, oggetto dell’imposta sono, tra l’altro, i 

redditi di capitali mobili da azioni, quote sociali, in società, a garanzia limi-

tata o cooperative, buoni di partecipazione e buoni di godimento, emessi 

da una persona domiciliata in Svizzera. Per i redditi di capitali mobili essa 

ammonta al 35% della prestazione imponibile (cfr. art. 13 cpv. 1 lett. a LIP). 

L’art. 20 cpv. 1 OIPrev considera reddito imponibile di azioni, ogni presta-

zione valutabile in denaro corrisposta dalla società ai titolari di diritti di 

partecipazione, o a terze persone loro vicine, che non abbia il carattere di 

rimborso delle quote di capitale sociale versato esistenti all’atto della 

prestazione (come ad esempio: dividendi, buoni, azioni gratuite, buoni di 

partecipazione gratuiti, eccedenze di liquidazione, ecc.). La nozione di 

prestazione valutabile in denaro ai sensi dell’art. 20 OIPrev corrisponde di 

principio a quella dell’art. 20 cpv. 1 lett. c LIFD (cfr. DTF 143 IV 288 con-

sid. 4.1; sentenze del TF 2C_123/2016 del 21 novembre 2017 consid. 3.3; 

2C_263/2014 del 21 gennaio 2015 consid. 5.1; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 2.4.1 con rinvii; A-458/2017 

del 23 agosto 2018 consid. 4.1.1; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 

consid. 2.4.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 consid. 3.1.2 con rinvii).  

In assenza di lacune sostanziali o d’irregolarità formali atte a mettere in 

dubbio la credibilità della contabilità del contribuente, come pure in 

assenza di una divergenza manifesta ed importante tra i risultati allibrati e 

lo stato reale di fatto, le autorità fiscali devono attenersi alla presunzione 

d’esattezza di cui fruisce tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3; 

106 Ib 311 considd. 3c e 3d; [tra le tante] sentenze del TAF A-3822/2016 

del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 

consid. 3.1.2; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité TVA, 2009, 

pag. 819 n. 60). 

6.2.1 Ai sensi dell’art. 20 cpv. 1 OIPrev, nella nozione di prestazione 

valutabile in denaro rientra altresì la cosiddetta « distribuzione dissimulata 

di utili » o « distribuzione occulta di utili » (« verdeckte Gewinausschüt-

tungen »). Per costante giurisprudenza, si è di fronte ad una simile 

prestazione valutabile in denaro, allorquando le tre seguenti condizioni 

cumulative risultano adempiute (cfr. DTF 143 IV 228 consid. 4.1; 140 II 88 

consid. 4.1; 138 II 57 consid. 2.2; sentenza del TF 2C_91/2018 del 

12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 

del 20 aprile 2020 consid. 2.4.2 con rinvio; A-458/2017 del 23 agosto 2018 

consid. 4.1.2 con rinvii):  

(1) La società effettua una prestazione senza ottenere un’adeguata 

controprestazione da parte del beneficiario, ciò che di fatto ne 

A-2153/2019 

Pagina 15 

comporta l’impoverimento economico. Tale prestazione non ha 

carattere di rimborso delle quote di capitale sociale.  

(2) Questa prestazione è corrisposta ad un titolare di diritti di 

partecipazione della società, ossia ad uno degli azionisti della società 

(titolare diretto) o a terze persone vicine a quest’ultimo (titolare 

indiretto). Essa trova il proprio fondamento esclusivamente in un 

rapporto di partecipazione alla società stessa: una simile prestazione 

deve procurare al suo beneficiario un vantaggio che in analoghe 

circostanze non sarebbe stato accordato alle medesime condizioni 

ad una terza persona non partecipe alla società, per cui la 

prestazione risulta insolita.  

(3) Il carattere insolito della prestazione, in particolare la sproporzione 

tra la prestazione e la controprestazione, deve essere riconoscibile 

per gli organi della società. 

A tal proposito, è qui doveroso precisare che nella prassi viene talvolta 

indicato che le condizioni cumulative da adempiere sono invero quattro. 

Ciò è dovuto al fatto che la seconda condizione sopracitata viene talvolta 

suddivisa a sua volta in due: (a) prestazione accordata ad un azionista o a 

una persona a lei vicina; (b) prestazione che non sarebbe stata accordata 

alle medesime condizioni ad un terzo (cfr. ad esempio, sentenza del TF 

2C_91/2018 del 12 settembre 2019 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 2.4.2). Ciò posto, va altresì 

precisato che le prestazioni che la società effettua a favore dei suoi 

azionisti o di terze persone a lui vicine, fondate su un’altra base giuridica 

che il rapporto di partecipazione, ad esempio su un contratto di diritto 

privato che avrebbe potuto essere concluso anche con un terzo estraneo 

alla società, non sono invece soggetti all’imposta preventiva (cfr. DTF 144 

II 427 consid. 6.1; 119 Ib 431 consid. 2b; sentenza del TF 2C_499/2011 del 

9 luglio 2012 consid. 4.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 del 

20 aprile 2020 consid. 2.4.4.1 con rinvii; A-458/2017 del 23 agosto 2018 

consid. 4.1.2; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.4.4 con rinvii; A-

3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.2). 

6.2.2 Quali prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribu-

zioni dissimulate di utile, valgono anche le rinunce a determinati proventi 

in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente 

riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa 

forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di 

« prelevamento anticipato dell’utile » o di « sottrazione previa dell’utile » 

(« Gewinnvorwegnahme »), anche se in realtà non ha per oggetto la 

A-2153/2019 

Pagina 16 

sottrazione di utili già concretamente confluiti nella società. Essa sussiste 

per l’appunto quando la società rinuncia interamente o parzialmente a degli 

introiti normalmente di sua spettanza, che vengono così incassati diretta-

mente dall’azionista o da una persona a lui vicina, rispettivamente quando 

quest’ultimi non forniscono una controprestazione che la società esigereb-

be da un terzo indipendente (cfr. DTF 119 Ib 116 consid. 2; 113 Ib 23 con-

sid. 2d; sentenze del TF 2C_91/2018 del 12 settembre 2019 consid. 3.2 

con rinvii; 2C_726/2009 del 20 gennaio 2010 consid. 2.2 con rinvii; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.1.3; A-

3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.1.3). 

6.2.3 Secondo la giurisprudenza, una terza persona vicina all’azionista ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev può essere una persona fisica imparentata con 

l’azionista o anche una persona giuridica ch’egli controlla. La prassi 

considera inoltre come vicini all’azionista i soggetti con cui quest’ultimo 

intrattiene delle relazioni personali o commerciali che dall’insieme delle 

circostanze appaiono come il vero motivo della prestazione imponibile. In 

particolare sono da ritenere tali quelle persone alle quali l’azionista 

permette di fare uso della società come se fosse la loro (cfr. [tra le tante] 

sentenze del TF 2C_177/2016 e 2C_178/2016 del 30 gennaio 2017 con-

sid. 4.3; 2C_377/2009 del 9 settembre 2009 consid. 2.2; 2A.342/2005 del 

9 maggio 2006 consid. 2.2; DTAF 2011/45 consid. 4.2 con rinvii; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.1.4; A-

5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.6 con rinvii; A-3822/2016 del 

19 dicembre 2017 consid. 4.1.4). 

6.3 L’obbligazione fiscale spetta al debitore della prestazione imponibile, il 

quale deve eseguirla dopo averne dedotto l’imposta preventiva (cfr. art. 10 

cpv. 1 in relazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP). Il beneficiario della prestazione 

è quindi – tenuto conto dell’obbligazione del debitore di trasferirgli l’imposta 

preventiva – il destinatario dell’imposta, ovverosia colui che sopporta il 

carico fiscale. Egli non ha tuttavia alcuna obbligazione procedurale da 

adempiere nel contesto della procedura di percezione dell’imposta 

preventiva; tali obblighi devono difatti essere adempiuti dal debitore della 

prestazione che è il soggetto fiscale (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-

458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.2; A-3822/2016 del 19 dicembre 

2017 consid. 4.2 con rinvii). 

6.4  

6.4.1 In materia di imposta preventiva, la dichiarazione e il pagamento del 

tributo sono rette dal principio dell’autotassazione, in applicazione del 

quale il contribuente ha l’obbligo di annunciarsi come tale all’AFC, senza 

A-2153/2019 

Pagina 17 

esservi sollecitato (cfr. art. 38 cpv. 1 LIP) e deve, alla scadenza dell’impo-

sta (cfr. art. 16 LIP), presentare spontaneamente all’AFC il rendiconto 

prescritto, corredato dei giustificativi e pagare in pari tempo l’imposta o 

compiere la notifica sostitutiva del pagamento (cfr. artt. 19 e 20 LIP; art. 38 

cpv. 2 LIP). Il contribuente è quindi il solo responsabile nella compilazione 

esatta dei moduli dei rendiconti e delle dichiarazioni d’imposta e dei 

questionari (cfr. art. 39 cpv. 2 lett. 1 LIP) nonché nel procedere con il 

versamento dell’imposta preventiva dovuta (cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.3.1; A-3822/2016 del 

19 dicembre 2017 consid. 4.3.1; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 

consid. 3.2.1 con rinvii). 

6.4.2 La prova dell’esistenza di una prestazione valutabile in denaro ai 

sensi dell’art. 20 OIPrev – e meglio dei tre/quattro relativi elementi costitu-

tivi (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio) – incombe all’AFC. Il criterio 

della prestazione « giustificata dall’uso commerciale », applicato in materia 

di imposte dirette non è un elemento costitutivo negativo di una prestazione 

valutabile in denaro. L’autorità fiscale deve in particolare apportare la prova 

che la società ha accordato a un azionista o a una persona vicina una 

prestazione valutabile in denaro senza ottenere una controprestazione 

adeguata. Se le prove addotte dall’AFC costituiscono degli indizi sufficienti 

in merito all’esistenza di una simile sproporzione, rispettivamente se la 

stessa rende verosimile la sussistenza di una prestazione valutabile in 

denaro, spetta allora al contribuente dimostrare il contrario. In tal caso, il 

contribuente può contestare il proprio assoggettamento all’imposta addu-

cendo la controprova atta a dimostrare che il criterio dell’uso commerciale 

è adempiuto (cfr. DTF 138 II 57 consid. 7.1; sentenza del TF 2C_91/2018 

del 12 settembre 2019 consid. 3.3; DTAF 2011/45 consid. 4.3.2.2 con rinvii; 

[tra le tante] sentenze del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 con-

sid. 1.6.3 seg. con rinvii; A-5691/2015 del 28 settembre 2017 consid. 3.2.2 

con rinvii). La controprova è apportata, allorquando la prova principale 

viene rovesciata. Non è tuttavia necessario che il Tribunale sia convinto 

dell’esattezza della contestazione (cfr. DTF 130 III 321 consid. 3.4; 120 II 

393 consid. 4b; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 4.3.2; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.7.3 con 

rinvii; A-3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3.2).  

In linea di massima, il principio dell’autotassazione (cfr. art. 38 LIP; con-

sid. 6.4.1 del presente giudizio) e l’obbligo di collaborare del contribuente 

(cfr. art. 39 LIP; consid. 6.4.3 del presente giudizio) non modificano la sud-

detta ripartizione dell’onere probatorio. Una violazione dell’obbligo di colla-

borare con conseguente mancanza di prove per l’autorità fiscale può però 

A-2153/2019 

Pagina 18 

eventualmente condurre ad un’inversione dell’onere probatorio (cfr. sen-

tenza del TAF A-6214/2018 del 20 aprile 2020 consid. 1.6.4 con rinvii). 

6.4.3 Giusta l’art. 39 LIP, la società contribuente deve dunque indicare 

coscienziosamente all’autorità fiscale tutti i fatti che possono essere impor-

tanti per l’accertamento dell’obbligazione fiscale o delle basi di calcolo 

dell’imposta; essa deve in particolare presentare, su richiesta, tutti i docu-

menti corredati dai giustificativi e da altra documentazione (cfr. lett. b). Se 

è vero che l’autorità fiscale non deve sostituire il proprio potere d’apprez-

zamento a quello della direzione commerciale della società contribuente, 

vero è anche che quest’ultima deve tuttavia provare che le prestazioni in 

questione sono giustificate dall’uso commerciale. Solo in tal modo, l’auto-

rità fiscale può sincerarsi che il motivo alla base del carattere insolito di 

dette prestazioni è puramente commerciale e non dovuto alle strette rela-

zioni personali o economiche in essere tra la società e il beneficiario delle 

prestazioni (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 2c con rinvii; sentenze del TF 

2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 4.3; 2A.342/2005 del 9 maggio 

2006 consid. 2.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 4.3.3; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 consid. 2.7.4; A-

3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3). 

Chi sostiene che un pagamento da esso incassato non lo concerne, deve 

essere in grado di provare tale allegazione producendo dei documenti 

giustificativi. Analogamente, chi effettua un pagamento senza che lo stesso 

risulti giustificato da alcun documento deve sopportare le conseguenze di 

una simile mancanza di prove, nel senso che deve attendersi che lo stesso 

venga qualificato a livello fiscale come una prestazione valutabile in denaro 

soggetta ad imposta preventiva. Inoltre, può sussistere una prestazione 

valutabile in denaro soggetta all’imposta preventiva, se appare ovvio che 

sono gli azionisti stessi della società ad essere i suoi beneficiari e se non 

è data un’altra spiegazione. Quando la società contribuente fa tutto quanto 

in suo potere per produrre tutte le prove e i documenti giustificativi richiesti 

dall’autorità fiscale ai sensi dell’art. 39 LIP, quest’ultima ne deve tenere 

conto nel proprio giudizio (cfr. sentenza del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 

2012 consid. 4.3 con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-458/2017 del 

23 agosto 2018 consid. 4.3.3; A-5444/2017 del 22 marzo 2018 con-

sid. 2.7.4 con rinvii; A-3822/2016 del 19 dicembre 2017 consid. 4.3.3). 

6.5  

6.5.1 Allorquando l’AFC accerta l’esistenza di una prestazione valutabile in 

denaro soggetta all’imposta preventiva, segnatamente nella forma di una 

distribuzione dissimulata di utili, la cui entità non è tuttavia chiaramente 

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quantificabile, essa ne stabilisce l’ammontare ricorrendo alla tassazione 

d’ufficio. Ciò è in particolare il caso, allorquando la società contribuente non 

adempie ai doveri impostigli dalla legge, rispettivamente non fornisce delle 

indicazioni affidabili oppure fornisce solo indicazioni insufficienti o errate. 

Le lacune nella tenuta della contabilità della società contribuente non devo-

no infatti né procurarle un vantaggio fiscale, né condurre ad una perdita 

d’imposta. Il ricorso alla tassazione d’ufficio deriva implicitamente dagli 

artt. 39 e 41 lett. a LIP. In tale contesto, quando esegue una tassazione 

d’ufficio, l’AFC deve fondarsi sul corso ordinario delle cose e sul compor-

tamento del contribuente. La tassazione d’ufficio deve permettere all’AFC 

di ricostruire la fattispecie imponibile, la più verosimile alla realtà. In caso 

di dubbi, l’AFC non è tenuta a tenere conto della fattispecie più favorevole 

al contribuente (cfr. sentenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 con-

sid. 5.5; 2C_502/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenze del TAF 

A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.4.1; A-122/2010 del 24 dicembre 

2010 considd. 6.1 e 6.2 con rinvii; A-351/2014 del 10 luglio 2014 con-

sid. 4.3.4 con rinvii [in materia di IVA]; MICHAEL BEUSCH, VStG-Kommentar, 

n. 9 ad art. 13 LIP con rinvii). 

Analogamente a quanto avviene in materia IVA, l’AFC deve scegliere il 

metodo di stima che meglio le permette di tenere in considerazione le ca-

ratteristiche della società contribuente in questione. Quali metodi di stima, 

entrano in linea di conto i metodi che tendono a completare o ricostruire 

una contabilità mancante e quelli che si fondano sui dati basati sull’espe-

rienza in rapporto ai risultati parziali incontestati derivanti dalla contabilità. 

Le parti probanti della contabilità e i documenti esistenti devono essere 

presi in considerazione, per quanto possibile, nella stima. Essi possono 

altresì servire di base di calcolo (cfr. sentenza del TAF A-458/2017 del 

23 agosto 2018 consid. 4.4.1; A-351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.4 

con rinvii [tassazione d’ufficio in materia IVA]).  

6.5.2 Nella procedura di ricorso il contribuente può contestare l’adempi-

mento dei presupposti per una stima, come pure la stima stessa delle cifre 

d’affari realizzate in quanto tali (cfr. per analogia, sentenza del TAF A-

351/2014 del 10 luglio 2014 consid. 4.3.6 con rinvii [tassazione d’ufficio in 

materia IVA]). Orbene, l’onere della prova in merito alla sussistenza dei 

presupposti per procedere ad una tassazione d’ufficio (primo stadio), come 

pure riguardo ai motivi alla base della conseguente stima (secondo stadio), 

incombono all’AFC. Ciò precisato, nell’esaminare la correttezza della stima 

effettuata dall’autorità inferiore il Tribunale amministrativo federale procede 

con un certo riserbo e non sostituisce il proprio potere di apprezzamento a 

quello di quest’ultima, se non in presenza di errori manifesti. Qualora i 

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presupposti per una tassazione d’ufficio siano dati, la prova che le valuta-

zioni svolte dall’AFC non sono corrette rispettivamente portano a risultati 

manifestamente errati spetta al contribuente (terzo stadio). In tale ottica, è 

necessario che il contribuente indichi chiaramente in che misura la pretesa 

fiscale debba essere minore di quella valutata dall’AFC, dimostrando che 

il risultato della valutazione è frutto di errori rilevanti (cfr. citata sentenza del 

TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii). Egli non può limitarsi a criticare 

in via del tutto generica le basi del calcolo, bensì deve dimostrare con dei 

documenti giustificativi che la stima effettuata dall’AFC è manifestamente 

erronea (cfr. sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 con-

sid. 2.5). Solo in tal caso il Tribunale sostituisce il suo potere d’apprezza-

mento a quello dell’autorità inferiore, correggendo la tassazione (cfr. citata 

sentenza del TAF A-351/2014 consid. 4.3.6 con rinvii; cfr. parimenti sen-

tenze del TF 2C_499/2011 del 9 luglio 2012 consid. 5.5; 2C_502/2008 del 

18 dicembre 2008 consid. 4.2; sentenza del TAF A-458/2017 del 23 agosto 

2018 consid. 4.4.2). 

6.6 Giusta l’art. 16 cpv. 1 lett. c LIP, l’imposta preventiva scade trenta giorni 

dopo che è sorto il credito fiscale. Per i redditi da capitale mobiliare, il 

credito fiscale sorge alla scadenza della prestazione imponibile (cfr. art. 12 

cpv. 1 LIP). Un interesse di mora del 5% annuo è dovuto, senza diffida, 

sugli importi di imposta non ancora pagati alle scadenze stabilite dal cpv. 1 

fino al giorno del pagamento (cfr. art. 12 cpv. 2 LIP in combinato disposto 

con l’art. 1 dell’ordinanza del 29 novembre 1996 del Dipartimento federale 

delle finanze concernente l’interesse di mora in materia d’imposta preven-

tiva [RS 642.212]; sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 

consid. 4.5; A-3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 3.3 

con rinvii).  

6.7  

6.7.1 Allorquando la sottrazione d’imposta ai sensi dell’art. 61 LIP è stabi-

lita con verosimiglianza, in virtù del rinvio dell’art. 67 cpv. 1 LIP, la riscos-

sione posticipata dei crediti d’imposta preventiva è retta dall’art. 12 DPA 

(cfr. sentenze del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.6.1; A-

3060/2015 e A-3113/2015 del 10 novembre 2015 consid. 4.1 con rinvii).  

6.7.2 L’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un’infrazione alla 

legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto riscossa, 

essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, e ciò 

indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. L’art. 12 

cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che ha fruito 

dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della 

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Pagina 21 

tassa elusa. Di conseguenza, quando una società effettua una prestazione 

valutabile in denaro a favore dei titolari di diritti di partecipazione, o a terze 

persone a lei vicine, senza deduzione dell’imposta preventiva sottratta 

(cfr. art. 20 cpv. 1 OIPrev in correlazione con l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP), 

quest’ultimi sono chiamati, sulla base dell’art. 12 cpv. 2 DPA, a restituire la 

somma di cui hanno indebitamente fruito. Accanto a dette persone bene-

ficiarie della prestazione valutabile in denaro, tenuta al pagamento è altresì 

la stessa società che l’ha erogata (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP in correlazione con 

l’art. 14 cpv. 1 LIP). Affinché l’art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre 

che sia oggettivamente stata compiuta un’infrazione penale. L’applicazione 

di questa norma non dipende per contro né da una responsabilità penale 

specifica, né da una colpa, né ancora dal promovimento di una procedura 

penale (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-3060/2015 e A-3113/2015 del 

10 novembre 2015 consid. 4.2 con rinvii). L’art. 12 cpv. 1 DPA permette 

dunque di procedere al recupero di una tassa (o un tributo) che non è stata 

percepita a seguito di un’infrazione alla legislazione amministrativa fede-

rale, anche qualora nessuno sia punibile. In virtù dell’art. 12 cpv. 3 DPA, la 

persona che, intenzionalmente, ha commesso l’infrazione o vi ha parte-

cipato risponde in solido, con le persone obbligate al pagamento secondo 

il cpv. 2, della somma da pagare o da restituire (cfr. [tra le tante] sentenza 

del TAF A-458/2017 del 23 agosto 2018 consid. 4.6.2). 

7.  

Stabiliti i principi applicabili, per poter verificare la fondatezza della ripresa 

d’imposta preventiva in oggetto, il Tribunale deve dapprima determinare se 

per i periodi fiscali dal 2007 al 2008 l’autorità inferiore poteva ritenere nei 

confronti della società ricorrente 1 la sussistenza di prestazioni valutabili in 

denaro soggette all’imposta preventiva ai sensi l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in 

combinato disposto con l’art. 20 cpv. 1 OIPrev, sulla base di quanto 

constatato dalla DAPI (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio).  

7.1  

7.1.1 Nella decisione impugnata, sulla base di quanto risultante dall’inchie-

sta penale della DAPI e in particolar modo dal rapporto DAPI del 21 novem-

bre 2014 (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC), l’autorità inferiore ha ritenuto nei 

confronti della società ricorrente 1 la sussistenza di prestazioni valutabili in 

denaro nella forma di « distribuzioni dissimulate di utile » al proprio azioni-

sta principale e amministratore di fatto, ovvero il ricorrente 2. La ricor-

rente 1 avrebbe infatti rinunciato a favore del ricorrente 2 ad una parte degli 

utili di sua spettanza, da lei conseguiti mediante l’attività di affittacamere 

del postribolo « D._______ » gestita dallo stesso ricorrente 2 durante i 

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Pagina 22 

periodi fiscali 2007-2008, omettendo altresì di contabilizzarla nei propri 

rendiconti (cfr. decisione impugnata, consid. 4).  

7.1.2 Più nel dettaglio, esaminando la contabilità della società ricorrente 1, 

allestita dalla fiduciaria C._______, la DAPI ha constatato che l’unica voce 

concernente i ricavi dell’attività commerciale nei relativi conti economici 

sarebbe stata la voce « Incasso camere ». La contabilizzazione di questi 

ricavi sarebbe avvenuta con una sola scrittura mensile, la quale si sarebbe 

basata, da quanto dichiarato dagli interessati, su delle tabelle che il ricor-

rente 2 avrebbe consegnato alla fiduciaria e sulle quali egli avrebbe 

elencato il numero nonché il nome delle ragazze, come pure il contratto di 

locazione. Queste tabelle si sarebbero a loro volta fondate sulle notifiche 

che il gerente avrebbe inviato all’Ente del turismo del Y._______. Non 

avendo tuttavia ritrovato dette tabelle e sospettando che l’affittacamere non 

abbia invero contabilizzato l’integralità dei ricavi, la DAPI ha cercato di 

ricostruire la cifra d’affari effettiva sulla base dei documenti raccolti in sede 

di inchiesta, in modo che si avvicinasse il più possibile alla realtà. Più 

concretamente, la DAPI ha dapprima ricostruito il prezzo delle camere e 

poi stabilito il numero delle ragazze presenti per notte. Essa ha poi molti-

plicato i vari elementi tra di loro per ottenere la cifra d’affari effettiva conse-

guita dalla società ricorrente 1 durante i periodi fiscali 2007-2018 (cfr. deci-

sione impugnata, consid. 4.1.1).  

Per quanto riguarda il prezzo delle camere, la DAPI ha ritenuto determi-

nante quanto affermato dallo stesso ricorrente 2, in quanto egli sarebbe 

stato l’unico gerente del « D._______ ». Esso sarebbe stato altresì l’unico 

ad incassare il denaro delle ragazze e ad occuparsi di redigere le tabelle 

sulle quali si sarebbe fondata la contabilità e di fornire alla fiduciaria le 

pezze giustificative riguardanti i costi di esercizio. In occasione 

dell’interrogatorio conclusivo della DAPI, nonché davanti alla Polizia 

cantonale, egli avrebbe infatti dichiarato di far pagare 150 franchi per 

ragazza a notte (= fr. 110 per l’affitto della camera + fr. 40 per la cena). Per 

ricostruire il numero di ragazze che hanno soggiornato al « D._______ », 

non avendo – come detto – a disposizione le tabelle servite alla contabilità, 

la DAPI ha dapprima richiesto all’Ente del turismo tutte le notifiche 

pervenute nei due anni in oggetto dalla società ricorrente 1. Dopo averle 

analizzate, essa le ha tuttavia ritenute incomplete, nella misura in cui 

secondo quest’ultime l’attività di affittacamere si sarebbe conclusa 

nell’agosto 2008, allorquando in realtà detta attività si sarebbe protratta fino 

all’intervento della TESEU nel 2010, senza tuttavia più contabilizzare i 

relativi ricavi. In tali circostanze, la DAPI ha dunque determinato il numero 

delle ragazze sulla base della media aritmetica tra quanto dichiarato dal 

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Pagina 23 

ricorrente 2 e quanto constatato dalla Polizia cantonale durante i controlli 

presso il « D._______ »: 

 2007 2008 

Ricorrente 2 01.07.2010 7.5 7.5 

Ricorrente 2 07.07.2010 7.5 7.5 

Ricorrente 2 05.12.2010 7.5 7.5 

Raid 25.01.2007 8  

Raid 26.07.2007 7  

Raid 03.01.2008  9 

Raid 22.08.2008  12 

Media 7.5 9 

 

Il numero di ragazze (7.5 nel 2007 e 9 nel 2008), così determinato, è poi 

stato moltiplicato per il prezzo della camera (fr. 150), al fine di stabilire la 

cifra d’affari giornaliera generata dall’attività del postribolo. Il risultato è poi 

stato infine moltiplicato per i 360 giorni dell’anno commerciale: 

2007 7.5 x fr. 150 x 360 = fr. 405'000 

2008 9    x fr. 150 x 360 = fr. 486'000 

 

Dalla cifra d’affari così ricostruita, la DAPI ha poi dedotto i ricavi già 

contabilizzati nei conti depositati e quelli contabilizzati dalla società 

H._______ come « ricavi vitto ragazze », ch’essa non ha preso in 

considerazione presso detta società che gestiva il bar connesso all’attività 

di affittacamere della società ricorrente 1: 

 2007 2008 

Cifra d’affari ricorrente 1 ricostruita fr. 405'000 fr. 486'000 

Cifra d’affari ricorrente 1 contabilizzata  fr. 215'200 fr.   53'200  

Cifra d’affari H._______ contabilizzata  fr. 110'120 fr.   24'320 

Cifra d’affari sottratta fr.   79'680 fr. 408'480 

 

La cifra d’affari totale non contabilizzata dalla ricorrente 1 è stata quindi 

fissata a 488'160 franchi (= fr. 79'680 + fr. 408'480) e qualificata di presta-

zioni valutabili in denaro effettuate da quest’ultima senza ottenere un’ade-

guata controprestazione. Detta ricostruzione è stata ripresa integralmente 

dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.2 seg.). 

7.1.3 Tenuto conto della posizione particolare del ricorrente 2 in seno alla 

società ricorrente 1 – per sua stessa ammissione, azionista maggioritario 

della società I._______ che possiede lo stabile « D._______ », nonché 

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Pagina 24 

amministratore di fatto delle tre società che hanno gestito detto postribolo, 

tra cui la qui società ricorrente 1 – e del suo ruolo principale quale unico 

gestore nell’attività di affittacamere, di cui conservava i relativi ricavi, 

l’autorità inferiore ha poi ritenuto che era lecito ritenerlo quale beneficiario 

dei ricavi non contabilizzati. Tali prestazioni non sarebbero state accordate 

alle medesime condizioni ad un terzo. Infine, la mancata contabilizzazione 

dei ricavi della società ricorrente 1 per quasi mezzo milione di franchi, non 

trovando alcuna giustificazione economica, avrebbe un carattere talmente 

insolito che difficilmente avrebbe potuto passare inosservato ai suo organi 

(cfr. decisione impugnata, considd. 4.2-4.3). 

7.2  

7.2.1 Visti gli atti dell’incarto – in particolar modo il rapporto DAPI del 21 no-

vembre 2014 (cfr. atto n. 13 dell’inc. AFC) e i relativi allegati, ovvero: i vari 

processi verbali d’interrogatorio (di seguito: PVI) del ricorrente 2 nonché 

delle parti sentite al riguardo, come pure la contabilità della società ricor-

rente 1 e gli atti dell’Ente del turismo del Y._______, ecc. (cfr. allegati 

all’atto n. 13 dell’inc. AFC) – quanto ritenuto dall’autorità inferiore e dalla 

DAPI appare non solo plausibile, ma del tutto convincente, sicché il Tribu-

nale non può che confermare le loro conclusioni.  

7.2.2 Più nel dettaglio, il Tribunale osserva innanzitutto come nel caso della 

società ricorrente 1 la sua contabilità, allestita dalla fiduciaria C._______, 

risulta effettivamente alquanto lacunosa. In effetti, se come dichiarato da 

un impiegato della fiduciaria – il signor K._______ – e dal ricorrente 2, la 

contabilizzazione dei proventi dell’attività di affittacamere veniva effettuata 

sulla base di tabelle allestiste dal ricorrente 2 e delle segnalazioni all’Ente 

del turismo del Y._______ (cfr. PVI ricorrente 2 del 19 giugno 2013, pag. 3 

[allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; PVI K._______ del 9 giugno 2013, 

pag. 3 seg. [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]), tuttavia dette tabelle non 

risultano agli atti e non sono neppure state prodotte dai ricorrenti né dinanzi 

alle precedenti autorità né dinanzi allo scrivente Tribunale. Così facendo, i 

ricorrenti non hanno però ottemperato al loro obbligo di collaborare 

(cfr. consid. 6.4.2 seg. del presente giudizio). Ciò puntualizzato, agli atti 

non vi è poi alcuna traccia di un qualsiasi giustificativo/fattura concernente 

i pagamenti delle stanze da parte delle prostitute. Da un esame delle 

schede contabili 2008 e 2009 agli atti (cfr. atti n. 21 e 22 dell’inc. AFC; al 

riguardo, si precisa che per il 2007 difetta agli atti la relativa scheda conta-

bile), risulta poi che la società ricorrente 1 registrava i proventi dell’attività 

di affittacamere sotto un’unica voce denominata « Incassi camere ». Sen-

nonché, tali elementi, in assenza di un qualsiasi giustificativo, non risultano 

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Pagina 25 

sufficienti per ritenere la contabilità della società ricorrente 1 come atten-

dibile e completa. In tali circostanze, i dubbi espressi dall’autorità inferiore 

e dalla DAPI circa le cifre d’affari realmente conseguite da detta società 

appaiono qui giustificati, sicché si deve ritenere che è a giusto titolo che le 

stesse hanno ricorso ad una stima – ovvero una tassazione d’ufficio – per 

ricostruire dette cifre d’affari e verificarne l’esattezza (cfr. consid. 6.5.1 del 

presente giudizio).  

Ora, la ricostruzione delle cifre d’affari della DAPI e dell’autorità inferiore – 

così come appena esposta poc’anzi (cfr. consid. 7.1.2 del presente giudi-

zio) – appare qui convincente. Al fine di evitare inutili ripetizioni, l’analisi 

dettagliata degli elementi di base utilizzati per la suddetta ricostruzione 

verrà esposta dal Tribunale nell’ambito dell’esame delle censure dei 

ricorrenti (cfr. consid. 8 del presente giudizio, a cui si rinviano le parti). Per 

quanto qui necessario, il Tribunale osserva come la ricostruzione della cifra 

d’affari conseguita dalla società ricorrente 1 nei periodi fiscali 2007-2008 

sulla base del numero medio di ragazze risultante dalle prime dichiarazioni 

del ricorrente 2 e dai vari controlli di polizia (7.5 per il 2007 e 9 per il 2008), 

del prezzo medio per notte di 150 franchi e del periodo di occupazione 

medio di 360 giorni risulti qui appropriata e fondata sulla documentazione 

agli atti. Sia l’autorità inferiore nella propria decisione, sia la DAPI nel 

proprio rapporto spiegano ogni tappa del calcolo alla base della predetta 

ricostruzione, nonché i motivi per cui esse hanno preso in considerazione 

determinati elementi di base per il calcolo (prezzo camera e numero di 

ragazze, periodo di occupazione delle camere, ecc.), scartandone altri 

considerati inattendibili (dati dell’Ente del turismo del Y._______, dati forniti 

dal ricorrente 2 successivamente alle prime dichiarazioni, ecc.). Una volta 

ricostruita la cifra d’affari, è poi a giusto titolo che la DAPI e l’autorità 

inferiore hanno dedotto i ricavi già contabilizzati dalla società ricorrente 1 e 

i ricavi contabilizzati dalla società H._______– attuale H._______ in 

liquidazione, società radiata il 16 novembre 2017 dal Registro di commer-

cio – in rapporto all’affittacamere, quest’ultima essendosi invero occupata 

solo del bar. In tali circostanze, si deve ritenere che è a giusta ragione che 

la DAPI e l’autorità inferiore hanno ritenuto la sussistenza di ricavi non con-

tabilizzati, senza alcuna giustificazione economica. Si deve dunque con-

siderare come adempiuta la prima condizione alla base della sussistenza 

di prestazioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio). 

7.2.3 Ciò posto, dagli atti risulta poi chiaramente che era il ricorrente 2 ad 

occuparsi personalmente dell’attività di affittacamere del « D._______ » e 

ad incassare i ricavi, sicché egli era l’unico ad avere un influsso diretto sia 

sugli investimenti che sull’utilizzo dei ricavi. Prova di ciò è data dallo stesso 

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ricorrente 2, il quale ha ammesso a più riprese non solo di essere l’azioni-

sta maggioritario della società I._______, proprietaria dello stabile ove è 

ubicato lo stabile « D._______ », ma anche l’amministratore di fatto delle 

tre società – tra cui la società ricorrente 1 – connesse alle attività di detto 

postribolo (cfr. ad esempio: PVI ricorrente 2 del 7 luglio 2012, pag. 2 seg. 

[allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente 2 15 marzo 2012, 

pag. 2 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]). Tale evenienza è stata altresì 

confermata da due altre persone: la signora J._______ (cfr. PVI J._______ 

del 2 luglio 2010, pagg. 3-5 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]) e il signor 

K._______ (cfr. PVI K._______ del 9 giugno 2013, pag. 5 [allegato all’atto 

n. 13 dell’inc. AFC]). Non si può pertanto che ritenere che era proprio il 

ricorrente 2, quale persona vicina alla società ricorrente 1, ad essere il 

beneficiario dei predetti ricavi. Tali prestazioni non sarebbero di certo state 

accordate alle medesime condizioni ad un terzo. La situazione ha poi un 

carattere talmente insolito, che gli organi della ricorrente 1 non potevano 

non notarla. In tali circostanze, si devono dunque considerare come 

adempiute pure la seconda e la terza condizione alla base la sussistenza 

di prestazioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio). 

7.2.4 Visto quanto precede, il Tribunale è di avviso che sia a giusto titolo 

che la DAPI e l’autorità inferiore hanno ritenuto nel caso della società 

ricorrente 1 la sussistenza di prestazioni valutabili in denaro nella forma di 

distribuzioni dissimulate di utile al ricorrente 2, soggette all’imposta preven-

tiva ai sensi l’art. 4 cpv. 1 lett. b LIP in combinato disposto con l’art. 20 

cpv. 1 OIPrev (cfr. consid. 6.2.1 seg. del presente giudizio).  

8.  

8.1 Ciò constatato, occorre ora verificare se i ricorrenti sono stati in grado 

di apportare la controprova secondo cui non sussisterebbero invero delle 

prestazioni valutabili in denaro (cfr. consid. 6.4.2 del presente giudizio).  

A tal proposito, va qui precisato che sia dinanzi all’autorità inferiore che 

dinanzi allo scrivente Tribunale, i ricorrenti si sono limitati a contestare la 

ricostruzione della cifra d’affari della società ricorrente 1 operata dalla 

DAPI, e meglio gli elementi di base del calcolo (il prezzo della camera per 

ragazza a notte, il numero di ragazze e il periodo di occupazione delle 

stanze, ecc.), negando in via generica la sussistenza di prestazioni valu-

tabili in denaro e sostenendo di avere invero presentato per detta società 

una contabilità completa per gli anni 2007-2008. I ricorrenti non hanno 

invece contestato che il ricorrente 2 fosse azionista maggioritario e ammini-

stratore di fatto della società ricorrente 1 e delle altre due società, nonché 

colui che ha gestito personalmente il postribolo « D._______ » e che ha 

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Pagina 27 

incassato i relativi ricavi, sicché tali elementi vanno considerati appurati. In 

tale frangente, per il Tribunale si tratta essenzialmente di verificare la 

correttezza della ricostruzione della cifra d’affari, tenuto conto delle 

censure dei ricorrenti. A tal fine, per maggiore comprensione, qui di seguito 

il Tribunale tratterà separatamente ogni elemento del calcolo contestato dai 

ricorrenti. 

8.2  

8.2.1 Ora, per quanto attiene alla contabilità della società ricorrente 1, i 

ricorrenti sottolineano che la stessa avrebbe presentato una contabilità 

attendibile, comprovando i ricavi sulla base delle notifiche inviate all’Ente 

del turismo e documentando i costi sostenuti (cfr. ricorso 6 maggio 2019, 

pagg. 1 e 3). 

8.2.2 Sennonché, quanto indicato dai ricorrenti non appare qui credibile. 

Come il Tribunale ha già avuto modo di accertare in precedenza (cfr. con-

sid. 7.2.2 del presente giudizio, a cui si rinviano le parti per i dettagli), vi 

sono infatti validi motivi per ritenere che invero la contabilità della società 

ricorrente 1 non fosse completa. Visti il mancato ritrovamento delle tabelle 

su cui il ricorrente avrebbe annotato i ricavi conseguiti con l’attività di affitta-

camere, l’assenza di un qualsiasi giustificativo relativo all’attività di affitta-

camere, la registrazione contabile dei relativi ricavi mediante un’unica voce 

« Incassi camere », nonché vista l’inaffidabilità delle notifiche all’Ente del 

turismo, sia la DAPI che l’autorità inferiore avevano infatti validi motivi per 

dubitare della correttezza della contabilità della società e procedere ad una 

ricostruzione della sua cifra d’affari. La generica censura dei ricorrenti nulla 

muta al riguardo. 

8.3  

8.3.1 Ciò posto, in merito al prezzo della camera, i ricorrenti sottolineano 

che quanto indicato dal ricorrente 2 durante i vari interrogatori corrispon-

derebbe alla tariffa base giornaliera, raramente applicata come tale. In tali 

occasioni, esso avrebbe dimenticato di precisare che nei periodi di magra, 

lo stesso sarebbe stato obbligato a concedere degli sconti. Essi sosten-

gono infatti che l’ubicazione del « D._______ » e la sua grandezza non 

potrebbe essere confrontata con altri ben più noti postriboli come 

« L._______ » o « M._______ ». Per promuovere l’attività, il 

« D._______ » avrebbe dovuto quindi offrire dei prezzi delle camere più 

vantaggiosi, concedendo degli sconti sulla tariffa di 150 franchi, composta 

da 110 franchi per la camera e 40 franchi per il vitto e le consumazioni delle 

ragazze. A comprova di ciò, essi rinviano ai PVI di sette ragazze da essi 

prodotti dinanzi all’autorità inferiore, dai quali si evincerebbe che i prezzi 

A-2153/2019 

Pagina 28 

applicati realmente erano di 30 franchi, 50 franchi, 60 franchi e che in 

alcuni casi le ragazze avrebbero anche soggiornato gratuitamente. Il fatto 

che le ragazze, per paura, non abbiano affermato di esercitare la prostitu-

zione, non inficerebbe la validità delle loro dichiarazioni. Essi ritengono in 

ogni caso che un valore di circa 40 franchi per il vitto delle ragazze andreb-

be dedotto dalla tariffa media. Tale ricavo essendo di pertinenza dell’attività 

del bar, andrebbe infatti attribuito alla società H._______ che si sarebbe 

occupata della sua gestione (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 3 seg.).  

8.3.2 Al riguardo, il Tribunale constata – così come giustamente già rilevato 

dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2) – che da un 

esame dei vari interrogatori effettuati dal Ministero pubblico e la Polizia 

cantonale emerge che il ricorrente 2 – si ricorda unico responsabile del 

« D._______ » e persona riconducibile alle società che hanno gestito 

l’attività di affittacamere e il bar di detto postribolo – ha dichiarato a più 

riprese nel 2010 che il prezzo giornaliero della camera per ragazza era di 

150 franchi (cfr. ad esempio, PVI ricorrente 2 del 1° luglio 2010, pag. 2 

[allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente 2 del 5 luglio 2010, 

pag. 3 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente 2 del 7 luglio 

2010, pag. 3 seg. [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]). Detto prezzo è 

stato poi confermato dallo stesso ricorrente 2, addirittura in ultima battuta 

in occasione dell’interrogatorio conclusivo della DAPI del 19 giugno 2013 

(cfr. PVI ricorrente 2 del 19 giugno 2013, pag. 4 [allegato all’atto n. 13 

dell’inc. AFC]).  

Il prezzo di 150 franchi è altresì stato confermato dagli altri testimoni coin-

volti nella faccenda. Ciò è segnatamente il caso del signor N._______ che 

ha lavorato presso il bar « D._______ », occupandosi talvolta anche della 

parte affittacamere, incassando i soldi e dando le chiavi alle ragazze 

(cfr. PVI N._______ del 5 luglio 2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 13 

dell’inc. AFC]). Pure la precedente proprietaria del postribolo fino alla 

vendita al ricorrente 2 nel 2007, la signora J._______, ha dichiarato che il 

prezzo della camera era di 150 franchi (= fr. 110 per la camera + fr. 40 per 

la cena) e che verosimilmente è rimasto tale (cfr. PVI J._______ del 2 luglio 

2010, pag. 7 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]). Lo stesso ricorrente 2 

ha poi dichiarato che era stata proprio la signora J._______ ad istruirlo in 

merito al modo di procedere e ai prezzi, confermando il prezzo di 

150 franchi (cfr. PVI del ricorrente 2 del 7 luglio 2010, pag. 4 [allegato 

all’atto n. 13 dell’inc. AFC]).  

In tali circostanze, il prezzo di 150 franchi ritenuto dalla DAPI e dall’autorità 

inferiore appare qui più che plausibile. 

A-2153/2019 

Pagina 29 

8.3.3 Ora, da un esame degli estratti dei PVI di sette ragazze prodotti dai 

ricorrenti dinanzi all’autorità inferiore in data 7 maggio 2015 (cfr. allegati 

n. 1-7 all’atto n. 12 dell’inc. AFC), ai cui essi fanno riferimento nel loro 

ricorso, il Tribunale constata fin da subito che gli stessi sono stati effettuati 

tra il 9 e il 15 marzo 2012. Le dichiarazioni delle ragazze non si riferiscono 

dunque ai periodi fiscali 2007-2008 qui in esame, bensì al 2012, sicché già 

per questo non possono essere in ogni caso presi qui in considerazione. 

Ma vi è di più, le dichiarazioni delle ragazze – che come detto concernono 

il periodo fiscale 2012 e sono dunque qui fuori luogo – non sono univoche 

e non possono qui essere ritenute attendibili, così come giustamente 

evidenziato dall’autorità inferiore, di cui si riportano le constatazioni 

(cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.2):  

 due dicono di non pagare nulla. Secondo una di loro, però, bisognerebbe 

far sì che il cliente effettui una consumazione al bar (costo di una 

consumazione fr. 50 al giorno); 

 tre sostengono di pagare una pigione di 50 franchi al giorno; 

 una dice che il ricorrente 2 le fa pagare 60 franchi al giorno, ma solo se ha 

avuto clienti. Se no, no chiede nulla; 

 una sostiene di pagare 30 franchi al giorno. 

La maggior parte delle ragazze (5 su 7) dice di non esercitare la prosti-

tuzione e nessuna ha mai firmato un contratto con il ricorrente 2 o possiede 

delle ricevute di pagamento riguardanti l’affitto delle camere. Può darsi che 

il prezzo delle camere sia variato nel 2012. Tuttavia le dichiarazioni delle 

ragazze del 2012, così discordanti tra di loro, non possono di certo essere 

trasposte ai periodi fiscali precedenti e dunque ai periodi fiscali 2007-2008 

qui in esame. In tali circostanze, si deve ritenere che è a giusta ragione che 

l’autorità inferiore e la DAPI non ne hanno tenuto conto. 

8.3.4 Alla luce di quanto precede, il prezzo asserito dai ricorrenti in sede 

ricorsuale – di fatto, lo stesso sostenuto dinanzi all’autorità inferiore in sede 

di reclamo – non può essere qui condiviso dal Tribunale, in quanto chiara-

mente inattendibile. Non si vede in particolare come il ricorrente 2 possa 

ora smentire quanto da lui dichiarato a più riprese nel 2010 e poi da lui 

confermato nel 2013. Tale atteggiamento appare infatti alquanto contrad-

ditorio. Il prezzo indicato dai ricorrenti non è peraltro corroborato dalla 

necessaria documentazione giustificativa, gli stessi non avendo prodotto 

alcuna fattura o ricevuta di pagamento a sostegno di tale tesi. Ora, non vi 

è chi non veda come tale modo di agire miri invero a ridurre l’importo della 

ripresa d’imposta preventiva in oggetto.  

A-2153/2019 

Pagina 30 

8.3.5 Neppure la richiesta di dedurre dal prezzo della camera i 40 franchi 

di vitto e attribuirli alla società H._______ può poi trovare qui accoglimento. 

Come spiegato dall’autorità inferiore e risultante anche dalle dichiarazioni 

del ricorrente 2 e della signora J._______ (cfr. al riguardo, consid. 8.3.2 del 

presente giudizio), il prezzo della camera di 150 franchi comprende infatti 

sia il vitto che l’alloggio. Per tale motivo, il Tribunale ritiene che è a giusta 

ragione che i 40 franchi di vitto sono stati attribuiti alla società ricorrente 1 

e dedotti dalla cifra d’affari della H._______. Ciò sancito, non va 

dimenticato che, in assenza dei giustificativi, la ricostruzione della cifra 

d’affari si fonda su una stima. Ora, come visto, i motivi che hanno portato 

la DAPI e l’autorità inferiore a tenere conto del vitto di 40 franchi nel prezzo 

della camera di 150 franchi e attribuirlo alle società che si sono occupate 

dell’affittacamere, appare qui convincente. In tali circostanze, il Tribunale 

non intravvede alcun valido motivo per discostarsene e modificare il calcolo 

nel senso auspicato dai ricorrenti.  

8.3.6 In definitiva, si deve ritenere che nulla agli atti permette di ritenere 

che il prezzo per camera a notte fosse inferiore ai 150 franchi ritenuti dalla 

DAPI e dall’autorità inferiore. È dunque a giusta ragione che la DAPI e 

l’autorità inferiore hanno preso in considerazione il prezzo di 150 franchi 

per ragazza a notte. Tale dato va dunque qui confermato.  

8.4  

8.4.1 Per quanto attiene al numero delle ragazze, i ricorrenti ritengono che 

gli annunci presentati all’Ente del turismo dovrebbero servire da base per 

la ricostruzione della cifra d’affari. Essi sostengono che il numero di 

ragazze sarebbe dipeso molto dai giorni. Nei mesi successivi alle retate 

intervenute in maniera regolare ogni sei mesi, il numero di ragazze sarebbe 

rimasto basso e molto inferiore rispetto al numero di ragazze constatato 

durante dette retate. Per questi motivi, essi ritengono congruo considerare 

una media di circa 6/7 ragazze (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 5).  

8.4.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come da un esame degli atti 

dell’incarto (cfr. in particolare, allegati all’atto n. 13 dell’inc. AFC) ancora 

una volta non risulti alcun documento o giustificativo indicante in maniera 

esatta e attendibile il numero giornaliero di ragazze che ha effettivamente 

occupato le stanze nel 2007 e nel 2008. In tale frangente, la presa in 

considerazione da parte della DAPI e dell’autorità inferiore della media 

aritmetica, ponderata in egual misura, tra quanto emerso dalle prime 

dichiarazioni del 2010 dello stesso ricorrente 2 (cfr. PVI ricorrente 2 del 

1° luglio 2010, pag. 2 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; PVI ricorrente 2 

del 7 luglio 2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]) e quanto 

A-2153/2019 

Pagina 31 

constatato dalla Polizia Cantonale e la TESEU in occasione di quattro reta-

te (cfr. al riguardo, Rapporto d’esecuzione Polizia cantonale, pag. 2 [alle-

gato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; Rapporto polizia, pag. 1 [allegato all’atto 

n. 13 dell’inc. AFC]) – così come già esposto dal Tribunale nella tabella 

riassuntiva al consid. 7.1.2 del presente giudizio, a cui si rinviano le parti – 

appare qui non solo appropriata, ma anche convincente. 

In totale assenza di documentazione contabile o giustificativa circa il nume-

ro effettivo di ragazze, la DAPI e l’autorità inferiore non potevano infatti che 

stabilire tale dato ricorrendo ad una stima, fondandosi sugli elementi a loro 

disposizione (cfr. considd. 7.2.2 e 6.5.1 del presente giudizio). Ciò posto, 

l’autorità inferiore ha anche spiegato i motivi per cui essa non ha invece 

preso in considerazione le dichiarazioni del ricorrente del 5 dicembre 2012 

(cfr. decisione impugnata, consid. 4.1.3): tali dichiarazioni si discostano 

troppo dal resto delle deposizioni e contraddicono persino quanto 

dichiarato dal ricorrente 2 nel 2010, in quanto egli ha indicato che la media 

delle ragazze era invero pari a 5/6 ragazze nel 2007, poi pari a 4 (cfr. PVI 

ricorrente 2 del 5 dicembre 2012, pag. 6 [allegato all’atto n. 13 

dell’inc. AFC]). Ora, però in un’altra occasione, proprio il ricorrente 2 ha 

dichiarato che raramente erano solo 4 ragazze (cfr. PVI ricorrente 2 del 

7 luglio 2010, pag. 4 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]). In tali circo-

stanze, il Tribunale ritiene che è a giusto titolo che l’autorità inferiore e la 

DAPI non hanno tenuto conto di detto dato. La media di 7.5 ragazze per il 

2007 e di 9 ragazze per il 2008 risulta dunque plausibile, sicché il Tribunale 

non intravvede un alcun valido motivo per discostarsene. 

8.4.3 Quanto indicato dai ricorrenti nel loro ricorso, secondo cui la presen-

za massima sarebbe invero stata di 6/7 ragazze al giorno, si discosta poi 

chiaramente dalle prime dichiarazioni del ricorrente 2 del 2010 (cfr. con-

sid. 8.4.2 del presente giudizio), sicché già per questo motivo appare poco 

credibile. La richiesta di prendere in considerazione le notifiche all’Ente del 

turismo del Y._______ non può essere qui condivisa, le stesse – come 

indicato dalla DAPI e dall’autorità inferiore – non essendo attendibili 

rispetto a quanto risultante dalle retate e dalle dichiarazioni del ricorrente 2 

e delle persone coinvolte. Può darsi che dopo le retate inizialmente il 

numero di ragazze fosse leggermente minore, ma nulla prova che lo stesso 

rimanesse basso in maniera permanente. Ciò posto, non va qui dimen-

ticato che il calcolo della DAPI e dell’autorità inferiore tiene conto di una 

media di tutti gli elementi riscontrati e considerati attendibili, lasciando da 

parte i valori invece poco plausibili o estremi. Basti pensare che nel calcolo 

della stima, esse non hanno ad esempio preso in considerazione il numero 

di 8/10 ragazze, rispettivamente di 15 ragazze indicato dal signor 

A-2153/2019 

Pagina 32 

N._______ (cfr. PVI N._______ del 5 luglio 2010, pag. 5 [allegato all’atto 

n. 13 dell’inc. AFC]). Tale dato, se preso in considerazione, avrebbe infatti 

aumentato la media aritmetica, in maniera sfavorevole ai ricorrenti. Allo 

stesso modo, la presa in considerazione unicamente della media proposta 

dai ricorrenti non farebbe che sfalsare il calcolo. Non vi è infatti chi non 

veda come il numero di ragazze proposto dai ricorrenti – ovvero una media 

di 6/7 ragazze – si discosti in maniera sproporzionata dai dati appurati dalla 

DAPI e dall’autorità inferiore. Ora, nel rapporto DAPI viene precisato che il 

postribolo « […] dispone di 8 camere doppie e dall’esperienza della DAPI 

il numero di ragazze in queste strutture è costante […] » (cfr. atto n. 13 

dell’inc. AFC, punto n. 3.3.6.1 in fine). Ne discende che i dati ritenuti dalla 

DAPI e l’autorità inferiore in base alle retate e alle prima dichiarazioni del 

ricorrente 2 anziché in base al numero di camere e alla loro potenziale 

occupazione massima – dato su cui dette autorità avrebbero di fatto anche 

potuto fondarsi in alternativa – sono piuttosto favorevoli ai ricorrenti. Per 

tale motivo, quanto proposto dai ricorrenti non può essere qui preso in 

considerazione. 

8.4.4 Visto quanto precede, si deve dunque ritenere che è a giusto titolo 

che la DAPI e poi l’autorità inferiore hanno tenuto conto di un numero 

medio giornaliero di ragazze pari a 7.5 per il 2007 e pari a 9 per il 2008, 

sicché tale dato va qui confermato.  

8.5  

8.5.1 Riguardo al periodo di occupazione delle stanze, i ricorrenti sottoli-

neano che l’esercizio sarebbe stato chiuso a partire dal 22 agosto 2008 e 

che – contrariamente a quanto ritenuto dall’autorità inferiore – la società 

ricorrente non avrebbe più ripreso l’attività. I giorni d’apertura nel 2008 

sarebbero dunque stati 232 e non 360. A comprova di ciò, essi indicano 

che il signor O._______, dipendente che si occupava di gestire la struttura 

di affittacamere, sarebbe stato lasciato a casa dopo l’ingiunzione comuna-

le. La cessazione delle notifiche all’Ente del turismo in agosto, comprove-

rebbero anch’essa la cessazione dell’attività di affittacamere. Essi precisa-

no che solo l’attività del bar avrebbe continuato a rimare aperto. I rapporti 

di polizia del 2010 metterebbero solo in evidenza che nel 2009 l’attività 

sarebbe ricominciata, ma gestita da un’altra società, ovvero la G._______. 

Essi ritengono che l’autorità inferiore non avrebbe portato alcuna prova a 

supporto che l’attività di affittacamere sarebbe proseguita dopo il mese di 

agosto 2008, sicché si tratterebbe di una mera supposizione (cfr. ricorso 

6 maggio 2019, pagg. 1-2 e 5; replica 28 ottobre 2019, pag. 2). 

A-2153/2019 

Pagina 33 

8.5.2 A tal proposito, il Tribunale non può che riagganciarsi a quanto indica-

to dall’autorità inferiore nella sua decisione (cfr. decisione impugnata, con-

sid. 4.1.4). In effetti, dagli atti dell’incarto l’asserita sospensione totale nel 

giugno 2008 delle attività di affittacamere del « D._______ », a seguito 

dell’intimazione del 18 giugno 2008 del Municipio di X._______ di cessare 

ogni attività (cfr. Comune di X._______ intimazione chiusura esercizio 

[risoluzione municipale], [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]), non risulta 

in alcun modo.  

Che, come risultante dalla lettera di disdetta 31 maggio 2008 prodotta dai 

ricorrenti (cfr. allegato 2 accluso al ricorso), di comune accordo, la società 

ricorrente 1 e un suo dipendente, il signor O._______, abbiano deciso 

d’interrompere la loro collaborazione in data 31 maggio 2008 con effetto al 

30 giugno 2008, non prova in alcun modo che l’attività d’affittacamere sia 

cessata nel mese di giugno 2008. Come visto, di fatto era il ricorrente 2 – 

per sua stessa ammissione – a gestire il postribolo e dunque l’attività di 

affittacamere. Ora, la partenza del signor O._______ non permette di certo 

di ritenere automaticamente che il ricorrente 2 abbia anch’esso smesso 

d’occuparsi dell’attività d’affittacamere. In ogni caso, non si intravvede poi 

alcun nesso causale tra detta disdetta del contratto di lavoro del 31 maggio 

2008 e l’intimazione del 18 giugno 2008 del Municipio di X._______ di 

cessare ogni attività intervenuta a quasi un mese e mezzo di distanza. 

L’asserzione dei ricorrenti secondo cui la disdetta sarebbe dovuta alla 

predetta intimazione comunale risulta pertanto chiaramente incorretta e 

priva di fondamento. 

Ciò sancito, dalla decisione impugnata e dagli atti dell’incarto, risulta piutto-

sto che malgrado l’intimazione comunale di cessare ogni attività, la società 

ricorrente 1 abbia invero continuato a notificare all’Ente del turismo i 

pernottamenti delle ragazze fino alla fine di agosto 2008 (cfr. Pernottamenti 

2008 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]). Vi è poi un rapporto della polizia 

giudiziaria del 13 aprile 2012, nel quale si afferma che la Polizia avrebbe 

effettuato diversi controlli a partire dall’ingiunzione municipale del 18 giu-

gno 2008, riscontrando il proseguimento delle attività e la presenza delle 

ragazze (cfr. detto rapporto, pag. 6 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]): 

« […] a partire da giugno 2008 (data della prima decisione municipale), la 

TESEU ha esperito diversi controlli di Polizia presso l’affittacamere D._______ 

riscontrando in tutte le occasioni una mancata ottemperanza alla decisione del 

Comune di X._______ da parte di B._______ (infatti sono sempre stati 

controllati nelle stanze ospiti di sesso femminile, nello specifico donne straniere 

sole – non accompagnate – e di giovane età […]) […] ». 

A-2153/2019 

Pagina 34 

Da quanto precede risulta altresì che l’affermazione dei ricorrenti secondo 

cui l’attività sarebbe proseguita solo per il bar del « D._______ » non è 

corretta. Già per questi motivi, quanto asserito dai ricorrenti appare 

alquanto poco credibile e non può essere qui condiviso.  

8.5.3 Per quanto attiene all’asserzione secondo cui l’attività sarebbe stata 

ripresa nel novembre 2008 da un’altra società, la G._______ – attuale 

G._______ in liquidazione, società radiata il 13 luglio 2011 dal Registro di 

commercio –, il Tribunale osserva come nulla agli atti permetta di ritenere 

tale evenienza. Le notifiche all’Ente del turismo da parte di detta società 

risultano essere iniziate solo a partire dal mese di gennaio 2009 (cfr. Per-

nottamenti 2008 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]; Pernottamenti 2009 

e 2010 [allegato all’atto n. 13 dell’inc. AFC]). In assenza totale di contabi-

lità, nulla prova che il passaggio di attività dalla società ricorrente 1 alla 

società G._______ sia intervenuto già a partire da novembre 2008, tant’è 

che neppure i ricorrenti sono stati in grado di provare tale evenienza. In tali 

circostanze, il Tribunale ritiene sensato considerare quale data di ripresa 

dell’attività da parte della G._______ la data del 1°gennaio 2009, così 

come ritenuto dalla DAPI e dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, 

consid. 4.1.4). 

8.5.4 Visto quanto precede, il Tribunale ritiene dunque sensato e plausibile 

considerare quale periodo di occupazione delle stanze un periodo di 

360 giorni per il 2007 e un periodo di 360 giorni per il 2008, così come pro-

posto dalla DAPI e dall’autorità inferiore. Peraltro, i ricorrenti non conte-

stano neppure il periodo di 360 giorni in quanto tale. Tale periodo è oltre-

tutto a loro favorevole, nella misura in cui la DAPI e l’autorità inferiore 

avrebbero eventualmente potuto prendere in considerazione l’anno civile 

(365 giorni/366 giorni [anno bisestile]) anziché l’anno commerciale 

(360 giorni). Anche tale parametro va dunque confermato. 

8.6 In definitiva, il Tribunale è di avviso che gli elementi di base del calcolo 

(numero di ragazze, prezzo della stanza e periodo di occupazione) presi in 

considerazione dalla DAPI e poi dall’autorità inferiore per la ricostruzione 

della cifra d’affari della società ricorrente 1 risultano plausibili e corroborati 

dai necessari elementi di prova (cfr. considd. 6.5.1-6.5.2 del presente giu-

dizio). Per tale motivo, il Tribunale non intravvede alcun valido motivo per 

discostarsene nel senso auspicato dai ricorrenti. I ricorrenti non sono infatti 

stati in grado di inficiare la loro validità, tant’è che non hanno prodotto alcun 

valido giustificativo a comprova delle loro asserzioni. Peraltro, quanto 

dichiarato dal ricorrente 2 in sede di reclamo e poi di ricorso si trova in 

totale contraddizione con le sue prime dichiarazioni rilasciate nel 2010 

A-2153/2019 

Pagina 35 

dinanzi alla DAPI. In tali circostanze, quanto asserito dai ricorrenti appare 

ancor più non attendibile, sicché non può essere qui condiviso dal Tribu-

nale. Ciò posto, la mera affermazione del ricorrente, non accompagnata 

dalla relativa documentazione a sua comprova, secondo cui una non 

meglio precisata autorità cantonale avrebbero tenuto in parte conto delle 

sue osservazioni (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 5) non gli è poi qui di 

alcun aiuto. In assenza di ulteriori precisazioni e della necessaria docu-

mentazione, per il Tribunale risulta infatti impossibile verificare tale circo-

stanza. Di fatto, non è dato di sapere che cosa sia esattamente stato preso 

in considerazione, per quale motivo, da quale autorità cantonale e in quale 

contesto preciso. Peraltro, non si vede quale sia il legame con la ripresa 

d’imposta preventiva in oggetto. 

8.7 Ciò appurato, i ricorrenti ritengono poi che in ogni caso dal calcolo della 

cifra d’affari della società ricorrente 1 andrebbero altresì dedotti i costi 

d’esercizio del 2008, che avrebbero generato una perdita d’esercizio di 

105'045 franchi (cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 3).  

Sennonché, come spiega l’autorità inferiore (cfr. risposta 26 giugno 2019, 

pag. 3), le perdite di esercizio 2008 non hanno alcuna influenza sulla rico-

struzione della cifra d’affari non dichiarata dalla società ricorrente 1, nella 

misura in cui essa è stata calcolata deducendo dalla cifra d’affari ricostruita 

la cifra d’affari che era effettivamente già stata contabilizzata. Non va poi 

dimenticato che non è un utile in quanto tale ad essere imposto all’imposta 

preventiva, bensì una prestazione valutabile in denaro. Tale elemento non 

avendo alcun influsso sul calcolo, non va quindi considerato. 

8.8 Sulla base dei considerandi che precedono, il Tribunale giunge alla 

conclusione che la ricostruzione della cifra d’affari effettuata dalla DAPI e 

poi ripresa dall’autorità inferiore va qui integralmente confermata, in quanto 

non solo appropriata, ma credibile e ben fondata sulle risultanze e sugli 

elementi dell’incarto. Nella misura in cui i ricorrenti non sono stati in grado 

di inficiare la ricostruzione della cifra d’affari della società ricorrente 1, 

rispettivamente di provare che non vi sono ricavi non contabilizzati da detta 

società o che le prestazioni sono giustificate dall’uso commerciale, si deve 

dunque ritenere come assodata la sussistenza di prestazioni valutabili in 

denaro nella forma di distribuzioni dissimulate di utile per un importo pari a 

79'680 franchi per il 2007 e pari a 408'480 franchi per il 2008, per un totale 

di 448'160 franchi. Di riflesso, si deve considerare la ripresa fiscale d’impo-

sta preventiva fissata a 170'856 franchi (= 35% di fr. 448'160), oltre acces-

sori, come corretta. 

A-2153/2019 

Pagina 36 

9.  

Ciò sancito, per quanto attiene alla cerchia delle persone tenute al 

pagamento della predetta ripresa d’imposta preventiva, qui contestata dai 

ricorrenti, il Tribunale rileva quanto segue. 

9.1 In presenza di una presunta sottrazione di imposta come nel caso in 

disamina, ovvero di un’infrazione alla legislazione amministrativa federale, 

la riscossione posticipata dell’imposta preventiva elusa è retta dall’art. 12 

DPA (cfr. consid. 6.7 del presente giudizio). In virtù dell’art. 12 cpv. 2 DPA 

assoggettati al pagamento retroattivo sono indubbiamente la società 

ricorrente 1 – che ha omesso di dichiarare le prestazioni valutabili in denaro 

– e il ricorrente 2, quale persona che ha fruito dell’indebito profitto, ovvero 

dei ricavi non contabilizzati dalla società ricorrente 1 (cfr. art. 10 cpv. 1 LIP 

in correlazione con l’art. 14 cpv. 1 LIP e l’art. 12 cpv. 2 DPA; considd. 6.3 e 

6.7.2 del presente giudizio). In quanto tali, la società ricorrente 1 e il ricor-

rente 2 sono solidalmente assoggettati al pagamento posticipato dell’impo-

sta preventiva dell’importo pari a 170'856 franchi, oltre accessori. 

9.2 Di parere diverso, nel loro ricorso, i ricorrenti contestano la solidarietà 

personale del ricorrente 2 in qualità di beneficiario delle prestazioni, soste-

nendo che la stessa dovrebbe decadere, poiché non sarebbero stati 

dimostrati né i benefici diretti per lui, né le prestazioni imponibili (cfr. ricorso 

6 maggio 2019, pag. 5).  

Sennonché si tratta di una censura generica, non corroborata dalle neces-

sarie prove, che non può trovare qui accoglimento alla luce delle risultanze 

dell’incarto. La sussistenza di prestazioni valutabili in denaro è stata resa 

più che verosimile dall’autorità inferiore e dalla DAPI, tant’è che i ricorrenti 

non sono stati in grado di apportare la prova contraria (cfr. consid. 8.7 del 

presente giudizio). Ora, come già rilevato in precedenza (cfr. consid. 7.2.3 

del presente giudizio) e ribadito dall’autorità inferiore dinanzi al Tribunale 

(cfr. risposta 5 settembre 2019, pag. 3), da un esame degli atti dell’incarto 

è già stato appurato che l’unico responsabile del postribolo – per stessa 

ammissione del diretto interessato – era il qui ricorrente 2, azionista mag-

gioritario della società detentrice dello stabile « D._______ » e nel 

contempo amministratore di fatto delle tre società che hanno gestito 

l’attività di affittacamere e bar del suddetto postribolo. Egli prendeva tutte 

le decisioni concernenti le attività del postribolo, incassava i soldi delle 

camere, stilava le tabelle in cui riportava il nome e il numero delle ragazze 

che soggiornavano nell’affittacamere e le portava, assieme ai rotolini di 

cassa del bar, alla fiduciaria C._______, affinché venisse stilata la contabi-

lità ufficiale della società. In quanto tale, egli può essere considerato quale 

A-2153/2019 

Pagina 37 

beneficiario dell’indebito profitto e conseguentemente quale persona 

tenuta al pagamento dell’imposta preventiva in oggetto ex art. 12 cpv. 2 

DPA (cfr. consid. 6.7.2 del presente giudizio). Detta censura va pertanto 

respinta. 

10.  

Da ultimo i ricorrenti asseriscono che l’autorità penale avrebbe calcolato 

per il periodo agosto 2008 – marzo 2012 un risarcimento compensatorio di 

289'000 franchi come risultante dall’allegato 3 accluso al loro ricorso. Tale 

decisione sarebbe stata da essi impugnata con ricorso. Essi chiedono 

dunque che, nel caso in cui questo importo venisse confermato, che lo 

stesso venga tenuto in considerazione dall’autorità inferiore per il periodo 

di competenza, considerandolo in deduzione dei ricavi della società ricor-

rente 1. L’importo compensatorio dovrebbe essere versato dal ricorrente 2 

allo Stato. Questo importo corrisponderebbe ai ricavi di carattere illecito 

(cfr. ricorso 6 maggio 2019, pag. 6). Dovendo essere restituita dal ricor-

rente 2, esso non potrebbe essere considerato come una prestazione in 

suo favore, bensì andrebbe dedotta dalla cifra d’affari determinata dall’au-

torità inferiore con la ricostruzione (