# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 09c1da9b-624c-5130-a3da-2c2aadbb12fb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-03-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 03.03.2015 12.2014.125
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2014-125_2015-03-03.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2014.125

  	
  Lugano

  3 marzo 2015/rn 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  Bozzini
  e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Verda
  Chiocchetti

  

 

 

sedente
per statuire nella causa – inc. n. OR.2014.8 della Pretura
della giurisdizione di Mendrisio sud – promossa con istanza (correttamente: petizione)
20 marzo 2014 da

 

	
   

  	
  CO
  1 

  già rappr. dalla RA 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE
  1 

  rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

quale “azione ordinaria
di accertamento negativo di credito art. 85a LEF”, volta ad accertare la
nullità del debito di fr. 5'951'539.80 oltre interessi di cui al PE n. __________
del 21 gennaio 2014 dell'UE di __________ “nonché le spese di tale precetto
pari a fr. 413.-”, a procedere alla cancellazione della procedura summenzionata
e a dichiararla temeraria;

 

domanda alla quale si è
opposta la convenuta, sia nel merito sia per errore nella procedura applicata,
che ha anche postulato la condanna di J__________ D__________ nonché
dell’amministratore della controparte al versamento di una multa disciplinare
di fr. 2'000.- ciascuno per malafede e temerarietà processuale;

 

ritenuto che il 5 maggio
2014 la terza Camera civile del Tribunale d’appello ha stralciato il reclamo
inoltrato il 16 aprile 2014 da CO 1 contro l’ordinanza 4 aprile 2014 con la
quale il Pretore aveva assegnato un termine di trenta giorni per versare un
anticipo di fr. 30'000.- per le presumibili spese di causa;

 

richiamato lo scritto 29
aprile 2014 dell’attrice – sempre rappresentata dalla RA 2 menzionata sopra –
con il quale ha comunicato al Pretore di ritirare la propria “istanza di
accertamento negativo del credito, considerando la vostra richiesta di anticipo
delle spese totalmente fuori dalla portata della nostra affiliata”;

 

domande sulle quali il
Pretore ha statuito con decisione 2 luglio 2014 stralciando dai ruoli la
procedura e ponendo la tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 500.-,
a carico dell’attrice, con l’obbligo di rifondere alla controparte fr. 1'500.-
a titolo di ripetibili;

 

reclamante la convenuta,
che con reclamo 23 luglio 2014 chiede la riforma del dispositivo n. 2 della
decisione querelata, nel senso di aumentare le ripetibili in suo favore a fr. 3'900.-,
con protesta di spese processuali e ripetibili di secondo grado;

 

ritenuto che il gravame
è stato intimato sia direttamente all’attrice (che non ha ritirato l’invio speditole
per plico raccomandato) sia alla rappresentante di quest’ultima;

 

mentre con risposta 12
settembre 2014 – sottoscritta da “J. D__________, Segretario RA 2” – CO 1 postula
che: “a) il ricorso dell’avv. RA 1 in rappresentanza della spettabile RE 1 (non
ci è dato a sapere se il mandante abbia legittimato l’avv. RA 1 a presentare
questo ricorso o si tratta semplicemente di una iniziativa propria priva di
qualsiasi autorizzazione del mandante), è respinto, di conseguenza: b) il
reclamo presentato con il numero di riferimento __________ inviato il 23 luglio
2014 è considerato un abuso di diritto e come tale va sanzionato; c) a titolo
di risarcimento morale, la RA 2 chiede un franco di danni morali; d) protestate
spese e ripetibili”;

 

preso atto dello scritto
17 settembre 2014 dell’avv. RA 1, che reputa l’atto di risposta “viziato da
condotta processuale querulomane e altrimenti abusiva a’ sensi dell’art. 132
PC”, di modo che dev’essere “rinviato al mittente senz’altre formalità, così
come “il signor D__________, redattore del medesimo, (..) sanzionato con una
multa non essendo, tra l’altro nuovo a simili atteggiamenti”;

 

nonché della
comunicazione 13 febbraio 2015 con cui J__________ D__________, su carta
intestata RA 2, afferma di non rappresentare più CO 1;

 

letti ed esaminati gli
atti ed i documenti prodotti;

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con istanza
(correttamente: petizione) 20 marzo 2014 CO 1 – rappresentata dalla “RA 2 (…), __________,
tramite il suo segretario J__________ D__________” (in seguito: RA 2; cfr. doc.
A) – ha convenuto dinanzi alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud RE
1. La causa è stata promossa quale “azione ordinaria di accertamento negativo
di credito art. 85a LEF” e volta ad accertare la nullità del debito di fr.
5'951'539.80 oltre interessi di cui al PE n. __________ del 21 gennaio 2014
dell'UE di __________ fatto spiccare nei suoi confronti dalla controparte,
nonché delle “spese di tale precetto pari a fr. 413.-”. L’attrice ha altresì
chiesto di procedere alla cancellazione della procedura summenzionata e di
considerare tale procedura temeraria e come tale di sanzionarla “con
l’aggravante che essa è stata interposta da uno studio legale che dovrebbe
conoscere in virtù della costante giurisprudenza del Tribunale federale i
doveri di un avvocato in Svizzera”. Con risposta 3 aprile 2013 la convenuta si
è opposta alle domande avversarie. Essa ha rilevato anzitutto che l’azione doveva
essere dichiarata inammissibile, perché da un lato proposta erroneamente sulla
base dell’art. 85a LEF, dall’altro, se trattata come azione ordinaria di
accertamento negativo, poiché non preceduta dall’obbligatorio tentativo di
conciliazione. La convenuta ha, poi, chiesto la reiezione della petizione nel
merito e la condanna di J__________ D__________ e dell’amministratore della
controparte al versamento di una multa disciplinare di fr. 2'000.- ciascuno per
malafede e temerarietà processuale. 

 

 

                            B.  Il
16 aprile 2014 l’attrice, rappresentata dalla RA 2, ha inoltrato un reclamo
dinnanzi la terza Camera civile del Tribunale d’appello contro l’ordinanza 4
aprile 2014 con la quale il Pretore le aveva assegnato un termine di trenta
giorni per versare un anticipo di fr. 30'000.- per le presumibili spese di
causa. Preso atto del ritiro del gravame, il 5 maggio 2014 il Presidente della
Camera adita ha stralciato il medesimo dai ruoli. Egli ha comunque evidenziato
che già di primo acchito la legittimazione alla rappresentanza di RA 2 sembrava
essere esclusa e che tale questione avrebbe dovuto comunque essere esaminata
dal Pretore.

 

 

                            C.  Con
scritto 29 aprile 2014 l’attrice – sempre rappresentata da RA 2 – ha comunicato
al Pretore di ritirare la propria “istanza di accertamento negativo del
credito, considerando la vostra richiesta di anticipo delle spese totalmente
fuori dalla portata della nostra affiliata”. Preso atto della desistenza
dell’attrice, con missiva 27 maggio 2014 la convenuta ha chiesto di tenere
conto nella fissazione delle ripetibili del fatto che si tratta di una
procedura ordinaria con un valore di causa di fr. 5'951'539.80 oltre interessi
e accessori e che ha comportato un impegno non indifferente segnatamente per
quanto attiene alle eccezioni d’ordine. A sostegno della propria motivazione
essa ha rinviato al contenuto della decisione della terza Camera civile del 5
maggio 2014 menzionata sopra. Statuendo con decisione 2 luglio 2014 il Pretore
ha stralciato dai ruoli la procedura e ha posto la tassa di giustizia e le
spese, di complessivi fr. 500.-, a carico dell’attrice, con l’obbligo di
rifondere alla controparte fr. 1'500.- a titolo di ripetibili.

 

 

                            D.  Con
reclamo 23 luglio 2014 la convenuta è insorta contro il querelato giudizio,
chiedendo la riforma del dispositivo n. 2 sulle spese giudiziarie e meglio di
aumentare le ripetibili in suo favore a fr. 3'900.-. Tale allegato è stato
intimato sia direttamente alla convenuta (che non ha ritirato l’invio per plico
raccomandato) sia alla rappresentante di quest’ultima. Con risposta 12
settembre 2014 – sottoscritta da “J. D__________, Segretario RA 2” – CO 1
postula che: “a) il ricorso dell’avv. RA 1 in rappresentanza della spettabile RE
1 (non ci è dato a sapere se il mandante abbia legittimato l’avv. RA 1 a presentare questo ricorso o si tratta semplicemente di una iniziativa propria priva
di qualsiasi autorizzazione del mandante), è respinto, di conseguenza: b) il
reclamo presentato con il numero di riferimento __________ inviato il 23 luglio
2014 è considerato un abuso di diritto e come tale va sanzionato; c) a titolo
di risarcimento morale, la RA 2 chiede un franco di danni morali”. Con scritto
17 settembre 2014 l’avv. RA 1 ha affermato che l’atto di risposta è “viziato da
condotta processuale querulomane e altrimenti abusiva a’ sensi dell’art. 132
PC”, di modo che dev’essere “rinviato al mittente senz’altre formalità, così
come “il signor D__________, redattore del medesimo, va sanzionato con una
multa non essendo, tra l’altro nuovo a simili atteggiamenti”. Entrambe le parti
protestano, infine, le spese giudiziarie della procedura di reclamo.

 

 

                            E.  Con
ordinanza 11 febbraio 2015 la Presidente di questa Camera ha chiesto all’avv. RA 1 di produrre la procura conferita dalla reclamante, non presente agli atti. Entro il
termine impartito questi ha prodotto quanto richiesto. Alla controparte è stata
inviata  – per plico raccomandato all’indirizzo risultante dall’estratto del
Registro di commercio – copia dell’ordinanza testé menzionata. La missiva non è
stata ritirata poiché, come emerge dall’indicazione postale affissa alla busta,
“il destinatario è irreperibile all’indirizzo indicato”. Il 13 febbraio 2015 RA
2 ha comunicato di non più rappresentare l’attrice.

 

e considerato

 

in diritto:              1.  La decisione sulle spese
giudiziarie, con cui il Pretore fissa le spese processuali e assegna le
ripetibili, è di regola parte della decisione finale (art. 104 cpv. 1 CPC) ed è
così impugnabile unitamente alla sentenza finale mediante appello se,
pronunciata in una controversia patrimoniale, il valore litigioso di
quest’ultima è di almeno fr. 10'000.- (art. 308 cpv. 1 lett. a e cpv.
2 CPC), oppure mediante reclamo, se il suo valore litigioso è inferiore a
quell’importo (art. 319 lett. a CPC). Giusta l’art. 110 CPC, laddove il
dispositivo in materia di spese è impugnato in modo indipendente è tuttavia
dato unicamente il rimedio del reclamo, e ciò a prescindere dal fatto che la
decisione finale possa essere impugnata mediante appello o reclamo (Trezzini in: Cocchi/Trezzini/Bernasconi,
Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, CPC, Lugano 2011,
p. 447), ritenuto che la competenza a statuire sul quel rimedio giuridico
spetterà alla Camera d’appello competente per il merito, nel primo caso quindi
– a dipendenza della materia – alla prima o alla seconda Camera civile, nel
secondo alla Camera civile dei reclami (III CCA, decisione inc. 13.2011.34 del
22 giugno 2011; II CCA, decisione inc. 12.2011.137 del 28 ottobre 2011).

 

 

                             2.  Nella fattispecie, essendo
stato impugnato a titolo indipendente il dispositivo pretorile in materia di
spese giudiziarie in una vertenza patrimoniale con un valore litigioso
superiore a fr. 10'000.-, questa Camera è senz’altro competente a statuire
sul reclamo della convenuta. Va detto, poi, che la causa  – sia che trattasi di
un’azione di disconoscimento di debito sia che, come indicato dall’attrice, sia
un’azione fondata sull’art. 85a LEF (sull’improponibilità di tale via qualora
l’escusso abbia interposto opposizione al precetto esecutivo si rinvia a DTF
128 III 334, 125 III 149; RtiD II-2005 82c pag. 785; II CCA, sentenza inc.
12.2012.56 del 4 maggio 2012) – è retta dalla procedura ordinaria, sicché alla
luce dell’art. 321 cpv. 1 e 322 cpv. 2 CPC sia il reclamo sia la risposta sono
tempestivi. 

 

 

                             3.  Dalla procura (doc. A)
emerge che “____________________rappresentante della spettabile CO 1 (…)
conferisce procura alla associazione RA 2 (…) tramite il suo segretario J__________
D__________ (…)”. Occorre quindi vagliare se RA 2 (posto che abbia la
personalità giuridica) possa validamente rappresentare in giudizio CO 1. Tale
questione è determinante per stabilire la validità dell’allegato di risposta 12
settembre 2014 al reclamo. 

 

                           3.1  Il giudice esamina
d’ufficio, in ogni stadio di causa, se sono dati i presupposti processuali
(art. 60 CPC; Zingg in: Berner
Kommentar, Berna 2012, vol. I, art. 1-149 ZPO, n. 19 e 23 ad art. 60; Trezzini, Commentario al Codice di diritto
processuale civile svizzero, CPC, pag. 203). L’art. 59 cpv. 2 CPC elenca in
maniera non esaustiva tali presupposti (“segnatamente”; Zingg, op. cit., n. 25 ad art. 59), tra i quali figura anche
la capacità di rappresentare una parte in giustizia (Zingg, op. cit., n. 62). Il difetto di tale presupposto
comporta l’inammissibilità dell’atto procedurale (Zingg, op. cit., n. 11 seg. e 16 ad art. 59, n. 52 ad art.
60; Trezzini, Commentario al
Codice di diritto processuale civile svizzero, CPC, pag. 168). 

 

                           3.2  Come rilevato dalla
convenuta RA 2 non risulta iscritta a Registro di commercio. La reclamante
reputa che non è quindi dato di capire quale sia la sua forma giuridica, se
abbia l’esercizio dei diritti civili e se J__________ D__________ sia abilitato
ad agire per essa (risposta 3 aprile 2014, pag. 4; cfr. anche reclamo, pag. 3).
Non vi è motivo, tuttavia, di approfondire tali questioni, dato che per i
motivi che seguono non sussiste in ogni caso una valida rappresentanza in
giudizio.

 

                           3.3  Giusta l’art.
68 cpv. 1 CPC ogni parte con capacità processuale può farsi rappresentare nel
processo. Il cpv. 2 del disposto testé menzionato elenca invece le persone autorizzate a esercitare la rappresentanza
professionale in giudizio. In particolare, alla lett. a il legislatore ha
stabilito che in tutti i procedimenti hanno tale capacità gli avvocati
legittimati a esercitare la rappresentanza dinanzi a un tribunale svizzero
giusta la LLCA. Le lett. da b a d dell’art. 68
cpv. 2 CPC concernono, invece, procedure differenti da quella di cui al
presente giudizio e sulle quali, quindi, non occorre soffermarsi. Come
recentemente sottolineato dal Tribunale federale, la limitazione prevista al
cpv. 2 summenzionato ha lo scopo di assicurare la qualità della rappresentanza,
nel senso che i requisiti personali e di formazione previsti dalla legge federale
sulla libera circolazione degli avvocati (art. 7 e 8 LLCA) siano riuniti
qualora il rappresentante agisca “a titolo professionale”. Non va dimenticato,
poi, che la LLCA impone anche il rispetto di determinate regole professionali
(art. 12 LLCA), sancisce l’obbligo di segreto professionale dell’avvocato (art.
13 LLCA) e prevede l’istituzione di un’autorità di sorveglianza degli avvocati
(art. 14 LLCA). Come recentemente spiegato dal Tribunale federale, l’art. 68
cpv. 1 lett. a CPC è stato previsto segnatamente nell’interesse della parte
rappresentata. Affinché sia messo in atto tale proposito, occorre far prova di
circospezione nell’ammissione di rappresentanti che non soddisfano i requisiti
summenzionati. Di conseguenza, nel definire se si è in presenza di una
rappresentanza “professionale” in giudizio non è unicamente determinante che
tale attività sia esercitata contro remunerazione, bensì la necessità di tutela
esiste già quando il rappresentante è disposto ad agire in un numero
indeterminato di casi. Questo intento si può inferire già dal fatto che
quest’ultimo sia disposto ad assumere mandati indipendentemente dal legame
personale con il rappresentato, poiché in tal caso la fiducia riposta da parte
del mandante si fonderebbe sulle capacità del rappresentante (per esempio
competenze tecniche o partecipazione a un’associazione o federazione che ha lo
scopo di tutelare determinati interessi) e quindi su criteri analoghi a quelli
alla base della scelta di un o una professionista (sentenza del Tribunale
federale inc. 5A_289/2014 del 21 ottobre 2014, destinata alla pubblicazione).

 

                           3.4  Dalla procura (doc. A)
emerge che “il mandante” (ossia “____________________rappresentante della spettabile
CO 1”) “si impegna a corrispondere al mandatario” (ovvero come detto
l’“associazione RA 2 (…) tramite il suo segretario J__________ D__________”) “a
prima richiesta, tutti gli acconti necessari all’esecuzione del mandato. Egli
si obbliga a rimborsare tutte le spese anticipate dal mandatario e a saldare i
suoi onorari ed esborsi. A pratica ultimata, il mandatario è autorizzato, nei
limiti delle sue pretese, a trattenere gli atti da lui redatti e a esercitare i
diritti di compensazione e di ritenzione previsti dalla legge fino alla
liquidazione di ogni ragione di dare e avere. Il mandante dichiara di cedere al
mandatario a titolo di garanzia le indennità per spese e ripetibili o crediti
che il mandante stesso vanta a seguito del presente mandato nei confronti dei
tribunali, amministrazione, parti avverse, parti contraenti o altri terzi, e
ciò fino a concorrenza delle pretese del mandatario”. È evidente, quindi, che
la rappresentanza è esercitata a titolo oneroso. Nella risposta 12 settembre
2014 – redatta da J__________ D__________ (segretario RA 2) su carta intestata RA
2 – è indicato che “in qualità di associazione padronale [RA 2] rappresenta i
propri iscritti”. Il rappresentante ammette, quindi, di esercitare un’attività
di rappresentanza in un numero indeterminato di casi e indipendentemente da
legami personali con il rappresentato. Tant’è che la rappresentanza si fonda
sul fatto che l’attrice sarebbe “iscritta” nell’“associazione padronale” RA 2.
Ne consegue che nella fattispecie RA 2 esercita una rappresentanza
professionale in giudizio ai sensi dell’art. 68 cpv. 2 lett. a CPC. 

 

                           3.5  Nella risposta 12 settembre
2014 RA 2 sostiene di rappresentare “i propri iscritti entro i limiti previsti
dal CPC ragione per cui, a parte la presenza in Tribunale, lasciata agli
avvocati iscritti all’albo secondo l’art. 68 CPC, la RA 2 fornisce consulenze
giuridiche in materia di diritto del lavoro e diritto esecuzioni e fallimenti e
procede ai primi atti di rappresentanza presso la controparte”. RA 2 sembra
quindi ammettere di essere consapevole di non poter esercitare la
rappresentanza dinanzi ai tribunali. Essa afferma, inoltre, che “i nostri
interventi restano circoscritti alle decisioni delle Preture o Tribunali che si
esprimono sulla ricevibilità o meno del gravame e sulla legittimazione a essere
parte in causa”. Sennonché l’affermazione non è pertinente poiché l’art. 68 CPC
non prevede eccezioni. Essa è inoltre contraddittoria, poiché nella fattispecie
la rappresentante si è espressa anche su questioni di merito. Ci si domanda,
poi, se la rappresentante, menzionando il “diritto esecuzioni e fallimenti”,
abbia inteso (seppur in tal caso erroneamente riferendosi all’attività di
“consulenza”) il contenzioso in tale ambito. Nell’istanza (correttamente:
petizione) essa ha invero spiegato di essere legittimata alla rappresentanza
poiché “l’art. 27 LEF si applica esclusivamente alla rappresentanza
professionale, e se il Cantone (come nel Cantone Ticino) non ha previsto alcuna
regola allora la rappresentanza va ammessa per la procedura esecutiva dinanzi
alle autorità esecutive in senso stretto (ovvero quelle di esecuzione,
fallimento e concordato), nonché l’accertamento negativo del credito” (pag. 1
seg.). Già si è detto sul concetto di rappresentanza professionale (sopra, consid.
3.3) e che nella fattispecie la rappresentante agisce in tal senso. La presente
causa, poi, è retta dalla procedura ordinaria (sopra, consid. 2) e, quindi,
tali argomentazioni non sono pertinenti. Nella sua decisione 5 maggio 2014
(inc. 13.2014.46) la terza Camera civile del Tribunale d’appello ha rilevato
che la procedura era ordinaria e che in ogni caso la legittimazione a
rappresentare non sarebbe data. Sulla base dell’art. 68 cpv. 2 lett. c CPC nel
Cantone Ticino occorre tenere conto della Legge sull’esercizio delle
professioni di fiduciario (LFid), il cui art. 3 considera fiduciario
commercialista chi svolge, tra l’altro, l’attività di consulenza e rappresentanza
di creditori, dei debitori e dei terzi nell’ambito della legge sull’esecuzione
e sui fallimenti, incasso crediti e risanamento di situazioni debitorie, e dove
l’art. 6 LFid prescrive che le persone giuridiche, le società di persone e le
ditte individuali possono esercitare le attività disciplinate dalla LFid solo
se al loro interno opera almeno un fiduciario autorizzato che svolge la propria
attività professionale nell’azienda e ha il diritto di firma iscritto nel
registro di Commercio. Ciò che non è il caso per la RA 2.

 

                           3.6  J__________ D__________ ha
sottoscritto i memoriali dell’attrice in qualità di “segretario RA 2”) e nella
risposta al reclamo ha affermato di non avere “una formazione giuridica se non
quella dei molti anni di fronte a diversi sindacati del Cantone Ticino. Non
essendo avvocato, giurista e nemmeno con un titolo simile, i nostri interventi
restano circoscritti alle decisioni delle Preture o Tribunali che si esprimono
sulla ricevibilità o meno del gravame e sulla legittimazione ad essere parte in
causa”. Non è chiaro se in tal modo egli sostenga di essere lui personalmente il
rappresentante di CO 1. Quand’anche così fosse, egli agisce quale “segretario RA
2” e per i medesimi motivi illustrati sopra (consid. 3.3) nella fattispecie
egli non può validamente rappresentare in giudizio.

 

                           3.7  In definitiva, RA 2 e J__________
D__________ non possono validamente rappresentare CO 1 in giudizio. La risposta
12 settembre 2014 è quindi irricevibile. Il reclamo è stato notificato  anche all’attrice
direttamente per plico raccomandato, che non è stato ritirato. Giusta l’art.
138 cpv. 3 CPC la notificazione è considerata avvenuta in caso di invio postale
raccomandato non ritirato, il settimo giorno dal tentativo di consegna
infruttuoso, sempre che il destinatario dovesse aspettarsi una notificazione.
Circa quest’ultima condizione, il Tribunale federale ha spiegato che ciò vale –
come nel caso precipuo – in presenza di un procedimento in corso (sentenza inc.
4A_660/2011 del 9 dicembre 2012, consid. 2.4.1). 

 

 

                             4.  L’11 febbraio 2015 la
Presidente di questa Camera ha assegnato un termine al legale della reclamante,
in applicazione dell’art. 132 cpv. 1 CPC, entro il quale produrre la procura
conferitagli (art. 68 cpv. 3 CPC). Posto che l’avv. RA 1 è iscritto
nell’apposito registro cantonale e che la procura è stata tempestivamente
versata agli atti, nulla osta al trattamento del reclamo.

 

 

                             5.  La reclamante impugna
unicamente il dispositivo n. 2 della querelata decisione, ossia quello inerente
alle spese giudiziarie. Il primo giudice ha fissato la tassa di giustizia e le
spese in complessivi fr. 500.-, ponendoli a carico dell’attrice, e ha obbligato
quest’ultima a versare alla controparte fr. 1'500.- a titolo di ripetibili. Secondo
la convenuta, le ripetibili in suo favore dovrebbero ammontare a fr. 3'900.-.

 

                           5.1  Per giurisprudenza invalsa
nella fissazione della tassa di giustizia e delle ripetibili il Pretore gode di
un ampio potere di apprezzamento, censurabile in seconda istanza solo in caso
di eccesso o di abuso, ciò che di regola non è il caso se gli importi
attribuiti rientrano tra i minimi ed i massimi delle tariffe applicabili (II
CCA, sentenze inc. 12.2011.78 del 6 maggio 2011, inc. 12.2012.112 del 24
settembre 2012, inc. 12.2012.181 del 14 maggio 2013 e inc. 12.2013.115 del 19
agosto 2013; III CCA, sentenza inc. 13.2011.3 del 14 febbraio 2011). In forza
del rinvio di cui all’art. 105 cpv. 2 CPC, le ripetibili devono essere
stabilite in base alle tariffe cantonali (art. 96 CPC), e meglio, in Ticino, in
base al Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di
assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (Regolamento sulle
ripetibili). L’art. 13 cpv. 2 del Regolamento dispone che se la causa non
termina con un giudizio di merito, in particolare in caso di ritiro del rimedio
giuridico, di desistenza o di irricevibilità, le ripetibili calcolate in base
alle norme precedenti possono essere ridotte in misura adeguata, ritenuto che in
base alla giurisprudenza (II CCA, sentenze inc. 12.2012.112 del 24 settembre
2012, inc. 12.2010.215 del 20 gennaio 2011 e inc. 12.2010.139 del 24 novembre
2010) questa disposizione va intesa secondo i dettami dell’art. 11 vTOA, ossia
nel senso che le ripetibili devono essere calcolate sulla base della nota
formula con cui l’onorario ad valorem (OV) viene mediato con quello ad
horam (OH) nel modo seguente: (2 x OV x OH)/(OV + OH) (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000, n.
36 segg. ad art. 150; sentenze del Tribunale federale inc. 4A_602/2012 e inc. 4A_604/2012
dell’11 marzo 2013).

 

                           5.2  Nel fissare le ripetibili il
Pretore ha considerato da un lato il valore di causa di fr. 5'951'539.80,
dall’altro che la convenuta ha dovuto unicamente produrre un allegato di
risposta a seguito dello stralcio della causa per desistenza dell’attrice. Il
primo giudice non ha applicato la formula summenzionata, e ha ritenuto che per
lo studio dell’incarto e la preparazione della risposta fossero sufficienti 5
ore alla tariffa oraria, in ragione del valore litigioso, di fr. 300.-. A detta
del Pretore le questioni da trattare non erano particolarmente difficili dal
profilo giuridico. 

 

                           5.3  La reclamante afferma, in
primo luogo, che in applicazione della percentuale minima prevista all’art. 11
Regolamento sulle ripetibili l’onorario ad valorem è di fr. 120'000.-. In
realtà, esso ammonta a fr. 119'030.80. Va detto, poi, che al contrario di
quanto indicato dalla convenuta per un valore che supera i fr. 5'000'000.-,
come nella fattispecie, il legislatore ha previsto unicamente l’applicazione di
una percentuale del 2%. Per quanto concerne, poi, quello ad horam essa
contesta l’impiego di tempo stabilito dal Pretore in sole 5 ore, reputando che
esso ammonta ad almeno 8 ore. La convenuta sostiene che vi erano numerose
eccezioni d’ordine da invocare e di difficile trattazione, quali l’ipotesi
della mancanza di una valida rappresentanza in giudizio (che le avrebbe
comportato l’onere di effettuare ricerche in merito con anche scambi epistolari
con la controparte, di cui al doc. 2) e il fatto che la succursale della
convenuta fosse del tutto estranea alla controversia, con la conseguenza che il
foro corretto non era quello adito dall’attrice. 

 

                        5.3.1  Per quanto riguarda la remunerazione
ad horam prevista all’art. 12 del Regolamento, in assenza di un
conteggio allestito dal patrocinatore del convenuto – che ad ogni modo
costituisce un documento facoltativo (Bohnet,
CPC commenté, Basilea 2011, n. 17 ad art. 105) – il suo dispendio orario
deve essere determinato dal giudice (art. 105 cpv. 2 CPC; Bohnet, op. cit., ibidem). Per quanto
concerne la prima argomentazione, ossia quella della carenza di una valida
rappresentanza in giudizio, va detto che non si intravvede dove risiederebbero
le copiose ricerche allegate dalla reclamante. In primo luogo, la risposta,
negativa, al quesito di sapere se J__________ D__________ sia legittimato alla
rappresentanza professionale in giudizio si esaurisce nella verifica del fatto
che egli non è iscritto nell’apposito registro cantonale. D’altra parte, né
dalla risposta 3 aprile 2014 (pag. 4 in alto) né dal doc. 2 summenzionato
emerge che la convenuta abbia dovuto intraprendere particolari ricerche al
riguardo. Lo stesso dicasi per la RA 2, ove la ricerca si è esaurita nel
verificare la sua iscrizione o meno nel Registro di commercio (cfr. risposta,
ibidem; doc. 2). La reclamante afferma, poi, che “anche le altre eccezioni
sollevate (…) non erano di poco conto” e menziona esplicitamente solo il fatto
che la succursale di __________ della convenuta “risulta del tutto estranea”.
Nella risposta 3 aprile 2014 la convenuta si è limitata, su questo aspetto, ad
affermare l’incompetenza del giudice adito poiché la succursale era del tutto
estranea alla fattispecie. Essa ha asserito che i rapporti contrattuali sono
intercorsi tra l’attrice e RE 1 (loc. cit., pag. 3 in mezzo). Al riguardo la convenuta ha prodotto dinanzi al primo giudice tre documenti che si
esauriscono in una pagina ciascuno (doc. 3, 4 e 5), affermando che si tratta
degli scritti che attestano la relazione contrattuale venuta in essere. Essa
ha, poi, prodotto un estratto del Registrar of Companies for England and
Wales (doc. 1), che attesta la sede a __________ della convenuta. Anche su
questo punto, quindi, non si intravvede ove risieda la particolare difficoltà
allegata dalla reclamante (“per nulla di facile soluzione”). Circa la censura
sull’esistenza di ulteriori eccezioni di ordine che “non erano di poco conto”,
la stessa, non ulteriormente sostanziata, sarebbe finanche inammissibile (art.
321 cpv. 1 CPC). Sia come sia, anche al riguardo il reclamo non potrebbe essere
accolto, dato che l’analisi intesa ad accertare se si trattava di un caso di
applicazione dell’art. 85a LEF (menzionato a pag. 2 della risposta 3 aprile
2014) non denotava particolari difficoltà. La reclamante afferma, infine, che
l’impegno di almeno 8 ore è giustificato “a maggior ragione se si considera che
la causa risulta del tutto temeraria e inoltrata in malafede come in malafede
sono le gratuite accuse rivolte verso il legale scrivente” (memoriale, pag. 6 in fondo). Tuttavia, quand’anche così fosse, ciò sarebbe da contemplare, se del caso,
nell’applicazione dell’art. 108 CPC (spese giudiziarie inutili) o
nell’infliggere una multa disciplinare (art. 128 cpv. 3 CPC) e non per
determinare il tempo profuso dal patrocinatore della parte nella trattazione
della pratica. 

 

                        5.3.2  Nello stabilire l’importo delle
ripetibili, il Pretore non ha applicato la nota formula (sopra, consid. 5.1). L’istanza
(correttamente: petizione) è di sole tre pagine e mezza, di cui la prima
indicante i ruoli procedurali e una prima richiesta di giudizio, e la penultima
e l’ultima pagina le richieste di giudizio. La motivazione dell’allegato si
esaurisce pertanto in due pagine, il cui contenuto tratta di questioni semplici
dal profilo giuridico e illustra sommariamente la fattispecie. I documenti
allegati al medesimo, poi, sono solo quattro, di facile esame. Infatti, si
tratta della procura conferita dall’attrice alla rappresentante in giudizio, di
una copia del precetto esecutivo 28 gennaio 2014, di un estratto del Registro
di commercio di RE 1 e di uno scritto 13 gennaio 2014 dell’avv. RA 1 all’attrice. La risposta è di 8 pagine ed è corredata da sette documenti. La prima
pagina indica i ruoli procedurali delle parti e le pag. 7 e 8 le richieste di
giudizio, sicché le argomentazioni della convenuta sono sviluppate in sole
cinque pagine. Si è già detto in precedenza che le censure d’ordine erano
semplici (consid. 5.3.1). L’illustrazione dei fatti ha richiesto poco più di
una pagina. Ne consegue che per l’allestimento della risposta e per le
ulteriori incombenze di causa, che in assenza di udienze si sono limitate al colloquio
con la cliente, l’onere di tempo necessario ad un legale mediamente diligente
può essere stimato, sulla base degli atti, in circa due ore e mezza di lavoro.
Si aggiunga che la redazione dello scritto 27 maggio 2014 (una paginetta
scarsa) – ove la convenuta chiede al Pretore di tenere in considerazione, nella
decisione di stralcio, il valore di lite e l’impegno “non indifferente
segnatamente per quanto attiene le eccezioni d’ordine” per la fissazione delle
ripetibili – non è necessaria ai fini della causa e non va quindi considerata
nella determinazione delle ripetibili. L’impegno orario stimato del
patrocinatore è quindi inferiore a quello di 5 ore stabilito dal Pretore. La
reclamante ha fatto valere una tariffa oraria di fr. 250.- (reclamo, pag. 6:
ciò si evince sia dall’indicazione di tale importo al paragrafo 5, sia dal
calcolo eeguito al paragrafo 6). Ne consegue che la retribuzione in base al
criterio ad horam può essere quantificata in fr. 625.-. Su queste
basi, in applicazione dell’art. 13 cpv. 2 del Regolamento e della predetta
formula, si arriva a un importo per ripetibili di circa fr. 1'245.-, che,
tenuto conto delle presumibili spese vive (art. 6 del Regolamento) e dell’IVA
(art. 14 cpv. 1 del Regolamento), può essere arrotondato a fr 1'500.-,
ossia l’importo stabilito dal Pretore. Il
dispositivo sulle spese giudiziarie di prima sede dev’essere pertanto
confermato nel suo risultato.

 

 

                             6.  Con scritto 17 settembre
2014 il patrocinatore della reclamante chiede che la risposta 12 settembre 2014
della controparte sia rinviata al mittente senz’altre formalità poiché viziata
da “condotta processuale querulomane e altrimenti abusiva ai sensi dell’art.
132 CPC. Egli postula, inoltre, che al rappresentante della controparte, J__________
D__________, sia inflitta una multa “non essendo, tra l’altro nuovo a simili
atteggiamenti”. Non vi è motivo di addentrarsi sulla prima censura, poiché come
evidenziato sopra (consid. 3) la risposta è comunque irricevibile per carenza
di una valida rappresentanza in giudizio. Per quanto concerne la seconda
domanda, va precisato, anzitutto, che essa è inammissibile poiché una parte (o
il suo patrocinatore) non ha qualità per esigere che siano prese delle sanzioni
disciplinari per preteso agire temerario della controparte o del suo
rappresentante. Nulla osta, tuttavia, a che essa attiri l’attenzione del
tribunale su questo aspetto e che ne auspichi l’adozione (sentenze del
Tribunale federale inc. 4C.363/2005 del 27 marzo 2006, consid. 8 e inc. 4C.236/1995 del 4 dicembre 1995, consid. 3; Trezzini,
Commentario al Codice di diritto processuale civile svizzero, CPC, pag. 542). Il
diritto di essere sentito di J__________ D__________ è stato rispettato, avendo
egli preso posizione sul contenuto del reclamo nella risposta. 

 

 

                             7.  L’art. 128 cpv. 3 CPC
prevede che in caso di malafede o temerarietà processuali, la parte e il suo
patrocinatore possono essere puniti con la multa disciplinare fino a fr. 2'000.-
e, in caso di recidiva, fino a fr. 5'000.-. Il Tribunale federale – seppur
riferendosi al CPC ginevrino vigente prima dell’introduzione di quello federale
– ha spiegato che una sanzione è giustificata qualora la persona da sanzionare moltiplica
le procedure inutili o si ostina a sostenere dei mezzi infondati (sentenza inc.
4P.38/2005 del 3 maggio 2005, consid. 3.3.2; DTF 120 III 107 consid. 4b e 111
Ia 148 consid. 4). In altre parole, il litigante temerario è colui che agisce o
si difende in giudizio con la consapevolezza del proprio torto o con
un’imprudenza esagerata che si concretizza nel mancato impiego di quel minimo
di diligenza sufficiente a far apparire l’ingiustizia della propria domanda o
risposta (Trezzini, Commentario al
Codice di diritto processuale civile svizzero, CPC, pag. 542). Nella risposta
12 settembre 2014 è indicato che RA 2 “in qualità di associazione padronale
rappresenta i propri iscritti entro i limiti previsti dal CPC ragione per cui,
a parte la presenza in tribunale, lasciata agli avvocati iscritti all’albo
secondo l’art. 68 CPC, la RA 2 fornisce consulenze giuridiche in materia di
diritto del lavoro e diritto esecuzioni e fallimenti e procede ai primi atti di
rappresentanza presso la controparte”. Per sua stessa ammissione il redattore
della medesima, J__________ D__________, sapeva quindi che tale allegato
sarebbe stato irricevibile. Egli ha poi soggiunto che “il sottoscritto
segretario della RA 2 non ha una formazione giuridica se non quella dei molti
anni di fronte a diversi sindacati del Cantone Ticino. Non essendo avvocato,
giurista e nemmeno con un titolo simile, i nostri interventi restano
circoscritti alle decisioni delle Preture o tribunali che si esprimono sulla
ricevibilità o meno del gravame e sulla legittimazione a essere parte in causa”
(pag. 1 in fondo e 2 in alto). Da un lato, i requisiti di una valida
rappresentanza in giudizio sono posti dall’art. 68 CPC e la distinzione da egli
evocata non trova, quindi, alcun riscontro giuridico. Dall’altro, con la
propria censura J__________ D__________ ammette di non poter validamente
rappresentare in giudizio, come persona fisica, CO 1. Sapendo, quindi, di non
essere legittimato alla rappresentanza in giudizio nell’ambito di una procedura
ordinaria, J__________ D__________ ha moltiplicato le procedure inutili poiché
inevitabilmente destinate all’insuccesso, introducendo un memoriale di risposta
manifestamente irricevibile. È peraltro evidente che in tal modo J__________ D__________
ha agito contro l’interesse della parte rappresentata. Dalla lettura del
memoriale in questione emerge, semmai, che egli ha usato tale mezzo processuale
per illustrare proprie convinzioni personali che nulla hanno a che vedere con
il contenzioso in questione. Basti citare, tra le altre, le sue allegazioni
circa il fatto che “tutti siamo a conoscenza dell’inflazione di avvocati nel
nostro Bel Cantone e che la concorrenza è feroce, ragione per cui molti
avvocati si spingono al limite della Legge e finiscono nelle patrie galere (…).
Altri avvocati propongono parcelle improbabili e non giustificate dal poco
lavoro effettuato, altri si specializzano in diritto commerciale a presso il
loro studio o una fiduciaria di facciata domiciliano molte società Ltd (quelle
di due sterline per intenderci …) e altri ancora cercano di spellare la
controparte perché i loro signori hanno studiato all’Università e sappiamo come
è duro e costoso… (…)”. In relazione all’avv. RA 1 direttamente, poi, J__________
D__________ ha affermato che “le critiche sulla redazione della istanza da
parte della RA 2 ben vengano se a farle è un principe del foro come si ritiene
quel personaggio che risponde al nome di avv. RA 1 (…) forse il nostro principe
del foro si sente protetto da qualche “santo” in Paradiso, ma prima o poi in
questo paese si fa giustizia e come in uno Stato di diritto ogni cosa viene
rimessa nel posto che le corrisponde (…) le invettive contro il sottoscritto
che lui medesimo considera molto limitato nelle sue conoscenze giuridiche,
dimostrano come egli voglia manipolare questa vertenza per fare un po’ di cassa
(…) mi domando se un personaggio del genere faccia bene alla categoria degli
Avvocati (…)”. Le considerazioni esposte nei confronti del legale della
reclamante non hanno nulla a che vedere con il procedimento giudiziario e
denotano un accanimento personale che non ha ragione di essere in un
procedimento giudiziario (cfr. sentenza del Tribunale federale inc. 5D_65/2014
del 9 settembre 2014, consid. 6.2). Se a ciò si aggiunge che J__________ D__________
ha promosso una causa giudiziaria milionaria pur essendo consapevole di non
avere le qualifiche professionali né le conoscenze richieste per la
rappresentanza in giudizio, se ne deve concludere che il suo comportamento è
stato processualmente temerario. In applicazione dell’art. 128 cpv. 3 CPC si
giustifica pertanto di infliggere a J__________ D__________ una multa
disciplinare di fr. 500.-. Nella commisurazione di tale importo si è tenuto
conto della gravità del comportamento e della circostanza che l’interessato non
ha tenuto conto delle avvertenze contenute nella decisione 5 maggio 2014 della
terza Camera civile. 

 

                             8.  Nella
risposta 12 settembre 2014 J__________ D__________ sostiene che “il reclamo (…)
va sanzionato”, poiché a suo dire vi è un abuso di diritto (richieste di
giudizio lett. b, pag. 6). Sebbene tale memoriale sia, come illustrato (sopra,
consid. 3), irricevibile, occorre soffermarsi su tale censura, dato che è
facoltà del tribunale verificare se ci si trova in un caso di applicazione
dell’art. 128 cpv. 3 CPC. Agli atti non vi è tuttavia alcun elemento in tal
senso. A nulla muta, peraltro, la motivazione di J__________ D__________,
secondo il quale l’avv. RA 1 “sa perfettamente che il suo ricorso è in perfetta
malafede perché non ci sono i presupposti né giudiziari e nemmeno di giurisprudenza,
perché il nostro principe del foro si dimentica che non ha a che fare con un
suo pari, non sono avvocato e lo ribadisco, ma soltanto il segretario di una associazione
padronale e come tale devo venir trattato a parità di trattamento come un sindacalista”
(pag. 5 in mezzo). A parte il fatto che non si comprende il nesso logico tra
l’asserita assenza di presupposti legali e la qualifica professionale del
rappresentante dell’attrice, la mera circostanza che un gravame, come nel
presente caso, sia respinto o dichiarato irricevibile non comporta la
dimostrazione che si è in presenza di un agire temerario della parte o del suo
rappresentante. 

 

 

                             9.  Nella
misura in cui è ricevibile il reclamo dev’essere respinto. Le spese processuali,
calcolate sulla base di un valore qui litigioso di fr. 2'400.- (fr. 3'900.- ./.
1'500.-) – determinante anche ai fini di un eventuale ricorso in materia civile
al Tribunale federale – seguono la soccombenza della reclamante (art. 106 CPC)
e sono stabilite in applicazione dell’art. 14 LTG. Già si è detto che la
risposta 12 settembre 2014 è irricevibile. Per il resto, la controparte, a cui
è stato notificato direttamente il reclamo, è rimasta silente, sicché non vi è
motivo di attribuirle ripetibili. Per quel che concerne la notifica della
presente decisione all’attrice, essa avverrà al recapito legale indicato nel
Registro di commercio. 

 

 

 

 

Per questi motivi,

 

 

 

 

 

decide:                 1.  Nella misura in cui è ricevibile il reclamo 23 luglio
2014 di RE 1, è respinto.

 

 

                             2.  Le
spese processuali di fr. 300.-, già anticipate dalla reclamante, restano a suo
carico. Non si assegnano ripetibili per la procedura di reclamo.

 

 

                             3.  A
J__________ D__________ è inflitta una multa disciplinare di fr. 500.-.

 

 

                             4.  Notificazione:

	
   

  	
  –;

  –;

  –.

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura della
giurisdizione di Mendrisio sud.

 

 

 

Per
 la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                               La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso
ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di
locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1 LTF); per valori
inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato
il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende
impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in
materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).