# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b91a748b-a08a-56c7-a3ec-d2bc6630c9c8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-01-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 12.01.2015 12.2014.154
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2014-154_2015-01-12.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2014.154

  	
  Lugano

  12 gennaio 2015/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  Bozzini
  e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa a procedura ordinaria – inc. n. __________ della Pretura
del Distretto di Bellinzona – promossa con petizione 16 luglio 2012 da 

 

	
   

  	
  CO
  1 __________

  rappr. da RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RE
  1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

volta
ad ottenere la condanna del convenuto al pagamento di fr. 37'101.20 oltre
interessi al 5% dal 30 maggio 2007;

 

ed
ora sull’istanza di ricusa presentata il 3 aprile 2014 dal convenuto nei
confronti del Pretore aggiunto del Distretto di Bellinzona avv. PI 1, avversata
da quest’ultima e dall’attrice, e che il Pretore del Distretto di Riviera ha
respinto con decisione 6 settembre 2014, ponendo a carico dell’istante la tassa
di giustizia e le spese di complessivi fr. 470.– e un’indennità per
ripetibili di fr. 1'300.– (inc.__________);

 

reclamante
il convenuto, che con atto 22 settembre 2014 chiede di riformare il querelato
giudizio nel senso di accogliere l’istanza di ricusa e di trasmettere l’incarto
al Pretore del Distretto di Bellinzona avv. __________, con la condanna dello
Stato al pagamento della tassa di giustizia e delle spese e di un’indennità di
ripetibili di fr. 1'300.– in suo favore; protestando altresì tasse, spese
e ripetibili di seconda istanza;

 

mentre l’attrice con
risposta 20 ottobre 2014 postula la reiezione del gravame, pure con protesta di
spese e ripetibili cifrate in fr. 2'000.–;

 

letti ed esaminati gli
atti;

 

 

ritenuto

 

in
fatto e in diritto:

 

 

                             1.  Con petizione 16 luglio
2012 CO 1 ha convenuto in giudizio presso la Pretura del Distretto di
Bellinzona l’avv. RE 1, chiedendone la condanna al versamento di
fr. 37'101.20 oltre interessi al 5% dal 30 maggio 2007. A detta dell’attrice l’avvocato, nell’ambito del mandato da lei conferitogli nel periodo 2005-2010
per due procedure (una causa di stato e una pratica successoria), ha trattenuto
indebitamente la cifra ora rivendicata a titolo di acconto sulle sue note
professionali (cfr. petizione 16 luglio 2012, __________). Durante lo
svolgimento del mandato l’avv. RE 1 avrebbe infatti incassato sul suo conto un
importo complessivo di fr. 575'507.60, dai quali avrebbe effettuato in nome
e per conto della cliente pagamenti per fr. 520'006.80. Del restante –
dedotti fr. 18'399.60 che il Consiglio di moderazione il 17 dicembre 2009 aveva
quantificato quale onorario dell’avvocato per le pratiche di divorzio e
successione (doc. G accluso alla petizione 16 luglio 2012) – CO 1 chiede dunque
la restituzione (petizione 16 luglio 2012, pag. 6 ad 10). Con risposta del 20
dicembre 2012, RE 1 si è opposto integralmente alla petizione, contestando
l’indebito arricchimento rimpoveratogli e ritenendo ad ogni modo di aver svolto
il proprio mandato prestando 330 ore di lavoro per un mandato generale (“il
mandato generale di consigliarla e rappresentarla in ogni genere di pratica”,
risposta 20 dicembre 2012, pag. 2 ad 1), non limitato alle sole procedure di
divorzio e di successione così come addotto dall’attrice. Con gli
allegati di replica (31 gennaio 2013) e di duplica (11 marzo 2013) le parti
hanno sostanzialmente ribadito le rispettive posizioni. 

 

                             2.  All’udienza del 18 aprile
2013, le parti hanno prodotto ciascuna le proprie prove, opponendosi
parzialmente a quanto offerto dalla controparte. Con decisione del 22 aprile
2013 il Pretore aggiunto ha statuito sulle richieste di prova, escludendo, per
quanto qui d’interesse, il richiamo domandato dal convenuto dell’incarto
relativo a G__________ C__________, figlia minorenne dell’attrice, presso la
sua curatrice, l’avv. C__________ G__________. All’udienza del 20 agosto 2013,
il convenuto ha di nuovo postulato che tale domanda di edizione venisse accolta
dalla giudice di prime cure, la quale l’ha ammessa dandone ordine, con
richiesta di edizione del 21 agosto 2013, assegnando nel contempo alla
curatrice un termine per presentare eventuali osservazioni. L’avv. C__________
G__________, con lo scritto del 18 settembre 2013, si è opposta alla produzione
dei documenti richiesti. Il convenuto, con osservazioni del 14 novembre 2013, ha affermato che la curatrice, nell’ambito del proprio mandato, ha avuto modo di venire a
conoscenza “di una porzione di realtà importante in relazione al mandato
conferito dall’attrice al convenuto” (osservazioni 14 novembre 2013, pag. 2
ad 2), ritenendo altresì necessario il suo svincolo dal segreto professionale
per collaborare all’accertamento della verità – a suo parere volutamente
distorta dall’attrice nei suoi memoriali – visto “l’interesse superiore di G__________
C__________ a stabilire la verità su un importante capitolo della storia della
sua vita” (osservazioni 14 novembre 2013, pag. 7 ad 33 e pag. 6 ad 31). Il
convenuto ha inoltre prodotto, a comprova di quanto da lui sostenuto, nuovi
documenti (doc. 18 a 33). L’attrice, dal canto suo, ha contestato lo scritto di
parte convenuta, rilevandone l’estraneità del contenuto rispetto alla vertenza
iniziale, come pure l’intempestività dei documenti prodotti (cfr. scritto 26
novembre 2013).

 

                             3.  Con decisione 14 febbraio
2014, il Pretore aggiunto ha accolto l’opposizione della curatrice avv. C__________
G__________ alla richiesta di edizione dell’intero incarto concernente la
minorenne, considerando peraltro le allegazioni del convenuto e i relativi
documenti irricevibili. La giudice di prime cure ha ritenuto che il segreto
professionale invocato dal terzo richiesto doveva trovare protezione, ritenendo
invece che a torto il convenuto si prevaleva dell’interesse superiore della
figlia dell’attrice, estranea alla vertenza. In relazione ai documenti
allegati, il Pretore aggiunto ha peraltro considerato che questi non potevano
più essere prodotti a quello stadio procedurale, perché avrebbero dovuto essere
addotti nella fase di scambio degli allegati scritti. 

 

                             4.  In data 3 aprile 2014,
l’avv. RE 1 ha chiesto la ricusa del Pretore aggiunto del Distretto di
Bellinzona avv. PI 1, e la trasmissione degli atti al Pretore del medesimo
distretto avv. __________. Il convenuto ha sostanzialmente ritenuto che la
giudice di prime cure fosse prevenuta nei suoi confronti, venendo così meno
alla sua imparzialità (istanza di ricusazione, pag. 2 ad 3). A mente del
ricusante il Pretore aggiunto è stato influenzato da un pregiudizio collettivo
esistente nei suoi confronti, che lo vorrebbe qualificare come un “avvocato
che agisce in assoluta malafede” (istanza di ricusazione, pag. 3 ad 8-9);
tale preconcetto è tale che in alcuni casi “l’occhio di chi fu chiamato a
giudicare alcune fattispecie fu almeno inconsciamente condizionato da un
pregiudizio che cagionò errori e offese alla sua dignità personale e
professionale” (istanza di ricusazione, pag. 6 ad 21). Il convenuto ritiene
che anche in questa vertenza vi sono motivi oggettivi e soggettivi per dubitare
dell’imparzialità della giudice, la quale avrebbe proposto – in una prima
occasione durante l’udienza del 18 aprile 2013 – una transazione, chiedendo al
convenuto se fosse disposto a versare all’attrice un importo di
fr. 15'000.–. Tale proposta, secondo quanto spiega il ricusante, gli
sarebbe apparsa come un anticipo di giudizio prematuro e immotivato, tale da
destare apprensione sull’imparzialità del magistrato (istanza di ricusazione,
pag. 3 ad 7). In secondo luogo il ricusante ritiene che – a fronte delle gravissime
accuse formulate nei suoi confronti dall’attrice – il Pretore aggiunto ha anche
rifiutato di acquisire i documenti prodotti con le osservazioni del 14 novembre
2013, impedendo in tal modo di ricostruire i fatti a dimostrazione del
carattere diffamatorio delle allegazioni di controparte (istanza di
ricusazione, pag. 8 ad 27-30). Con le osservazioni del 14 aprile 2014 l’attrice
CO 1 ha postulato la reiezione dell’istanza, rilevandone tra l’altro
l’intervenuta perenzione e contestando che vi sia mai stata una proposta di
transazione in occasione dell’udienza del 18 aprile 2013.

 

                             5.  Con decisione 6 settembre
2014 il Pretore viciniore del Distretto di Riviera ha respinto l’istanza di
ricusazione, ponendo a carico del ricusante la tassa di giustizia e le spese di
complessivi fr. 470.– e le ripetibili di fr. 1'300.– in favore
dell’attrice. Il giudice viciniore ha ritenuto che i fatti invocati
dall’istante non erano tali da fondare il motivo di ricusa dell’art. 47 cpv. 1
lett. f CPC. Il Pretore viciniore ha ritenuto che la proposta transattiva
scaturita dalla giudice di prime cure – se mai ve n’è stata una – non fa
emergere motivi tali da far credere che la stessa sia prevenuta nei confronti
dell’istante. D’altro canto, prosegue il giudice viciniore, la giudice ricusata
ha in buona parte ammesso le prove richieste dal convenuto, rifiutandone altre
perché prodotte intempestivamente o perché non sufficientemente circostanziate
e ha negato l’esistenza di errori grossolani o gravi violazioni da parte della
giudice ricusata. Per quel che concerne l’asserito pregiudizio generale che
avrebbe influenzato l’atteggiamento del magistrato e che il ricusante ha spiegato
con la descrizione di alcuni eventi passati, il Pretore viciniore ha
sostanzialmente rilevato che gran parte di queste vicende esulano dalla vertenza
in esame e nemmeno sembrano aver influenzato la giudice in modo tale che la
stessa si fosse già fatta un’opinione sull’esito della vertenza. Da ultimo il
Pretore viciniore ha rilevato che l’istanza di ricusa è carente anche dal punto
di vista della sua tempestività, poiché essa è stata presentata dopo un mese e
mezzo dalla scoperta del presunto motivo di ricusa (del 14 febbraio 2014), a
fronte di un termine di una decina di giorni per inoltrare l’istanza
contemplato dalla giurisprudenza. 

 

                             6.  Con il reclamo 22 settembre
2014, avversato dall’attrice CO 1 con la risposta del 20 ottobre 2014, il ricusante
chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di
ricusa e di trasmettere l’incarto al Pretore del Distretto di Bellinzona avv. __________,
al quale era stato assegnato inizialmente, e di porre la tassa di giustizia e
le spese a carico dello Stato, il quale dovrebbe essere condannato a
rifondergli fr. 1'300.– a titolo di ripetibili. Egli rimprovera
innanzitutto al Pretore viciniore di aver ignorato parecchi episodi posti a
fondamento dell’istanza di ricusazione, accertando in tal modo arbitrariamente
i fatti e rendendo impossibile al convenuto la dimostrazione dei presupposti
oggettivi e soggettivi dell’istanza di ricusazione (reclamo, pag. 7 ad 30-31).
Nello specifico, il reclamante rimprovera al Pretore di non aver accertato “l’irrazionalità
e la fallacia con le quali in passato a più riprese, anche in una procedura
facente parte della presente fattispecie […], il convenuto
è stato tacciato di agire in malafede o è stato escluso con modalità di totale
negazione della persona, elementi suscettibili di rendere verosimile un
pregiudizio negativo generalizzato nei confronti del contenuto, atto a
influenzare in alcune circostanze decisione emanate da autorità” (reclamo,
pagg. 7-8 ad 31), come pure di non aver appurato che con la transazione proposta
dalla giudice ricusata, la stessa riconosceva implicitamente una certa
credibilità alle “menzogne contenute negli allegati dell’attrice”
(reclamo, pag. 8 ad 31). Il Pretore viciniore non ha neppure accertato, a detta
del reclamante, che la giudice ricusata ha escluso dall’incarto senza alcuna
motivazione il contenuto delle osservazioni del 14 novembre 2013 come pure la
produzione dei resoconti dettagliati allegati. Per di più il Pretore viciniore
non ha assodato che il magistrato ricusato non ha rilevato che vi erano gli
estremi per ritenere in mala fede il comportamento di CO 1 che avrebbe potuto
giustificare se del caso l’avvio di un procedimento disciplinare e penale nei
suoi confronti (reclamo, pag. 8 ad 31). Tutti questi fatti non accertati, secondo
il reclamante, non hanno permesso stabilire se vi fossero motivi per dubitare
dell’imparzialità del Pretore ricusato (reclamo, pag. 8 ad 32). La sentenza
impugnata è quindi, a detta del reclamante, insufficientemente motivata sia in
fatto che in diritto (reclamo, pag. 9 ad 32-33). L’insorgente da ultimo
ripropone la tesi secondo cui la giudice di prime cure avendo tollerato l’agire
in mala fede dell’attrice (che ha violato a suo parere l’art. 52 CPC), senza
aver voluto accertare le false accuse indirizzate nei suoi confronti, e non
avendo, invece, ammesso la prova da lui richiesta con la decisione del 14
febbraio 2014, ha confermato l’impressione già avuta del reclamante di mancare
d’imparzialità (reclamo, pag. 12 ad 47). In conclusione, il reclamante afferma
che il lasso di tempo intercorso tra la decisione del 14 febbraio 2014
(intimatagli il 20 febbraio) e l’istanza di ricusa introdotta il 3 aprile 2014 è
ragionevole e non può essere considerato tardivo (reclamo, pag. 13 ad 56).

 

                             7.  Secondo l’art. 50 cpv. 2
CPC la decisione sulla domanda di ricusazione ai sensi dell’art. 47 e segg. CPC è impugnabile mediante reclamo. Giusta l’art. 48 lett. b
cifra 2 LOG l’autorità competente a occuparsi del reclamo contro la decisione
sulla domanda di ricusa in materia di diritto delle obbligazioni è la seconda
Camera civile del Tribunale d’appello.

 

                             8.  L’art. 320 CPC prevede che
con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a)
e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). Il reclamo
dev’essere motivato (art. 321 cpv. 1 CPC), nel senso che, relativamente
all'applicazione del diritto, in esso occorre spiegare almeno in modo conciso,
riferendosi all'oggetto del litigio, in cosa consiste la violazione e su quali
punti il giudizio contestato viene impugnato. Quanto all'accertamento dei
fatti, la definizione di “manifestamente errato” corrisponde a quella
dell'arbitrio, per cui il reclamante non può limitarsi a criticare la decisione
impugnata come in una procedura d'appello, dove l'autorità di ricorso gode di
cognizione libera, opponendo semplicemente la propria opinione a quella del
primo giudice; egli deve invece dimostrare, attraverso un'argomentazione chiara
e dettagliata, che l'autorità inferiore ha emanato una decisione manifestamente
insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con
il senso di giustizia ed equità; non basta segnatamente che il reclamante
affermi l'arbitrarietà della decisione impugnata adducendo considerazioni
generiche (II CCA 29 ottobre 2013 inc. n. 12.2013.104, 18 novembre 2013 inc. n.
12.2013.71, 10 marzo 2014 inc. n. 12.2013.191). Nella procedura di reclamo,
salvo casi che qui non ricorrono (art. 326 cpv. 2 CPC), non sono ammesse né
nuove conclusioni, né l’allegazione di nuovi fatti, né la produzione di nuovi
mezzi di prova (art. 326 cpv. 1 CPC). In questa sede, il reclamante allega per
la prima volta il doc. C: nuovo, questo mezzo di prova è inammissibile.

 

                             9.  La ricusa si inserisce nel
quadro delle misure volte a garantire uno svolgimento ordinato del processo. La
garanzia del diritto a un tribunale indipendente e imparziale, istituita
dall’art. 30 cpv. 1 Cost. e dall’art. 6 CEDU – che su questo punto hanno la
medesima portata – permette di esigere la ricusa di un giudice la cui
situazione o comportamento possono suscitare dubbi sulla sua imparzialità; essa
mira ad evitare che circostanze estranee al processo possano influenzare il
giudizio a favore o a detrimento di una parte (DTF 138 I 1 consid. 2.2).

                                  La ricusa rimane tuttavia una
misura d’eccezione che, per non intralciare il buon funzionamento della
giustizia, dev’essere ammessa soltanto in presenza di motivi gravi ed oggettivi
che permettono di dubitare dell’imparzialità del giudice. Non è necessario che
venga accertata un’effettiva prevenzione del giudice, dato che una disposizione
d’animo non può essere dimostrata: bastano circostanze concrete idonee a
suscitare l’apparenza di una prevenzione e a far sorgere un rischio di
parzialità. Ciononostante, ai fini del giudizio possono venir tenute in
considerazione solo circostanze constatate oggettivamente: la semplice
affermazione della parzialità basata sui sentimenti soggettivi di una parte non
è sufficiente per fondare un dubbio legittimo (DTF 138 I 1 consid. 2.2, 134 I
238 consid. 2.1). In altre parole, la parte può personalmente risentire certi
atteggiamenti del magistrato come determinati da parzialità, ma decisivo è
unicamente sapere se le sue apprensioni soggettive possono considerarsi
oggettivamente giustificate (TF 29 novembre 2007 1B_222/2007 consid. 3.2.3, in
RtiD 2008 II p. 23 segg., 3 febbraio 2010 4A_486/2009 consid. 2). 

 

                           10.  La tempestività della
domanda di ricusazione va esaminata in primo luogo, prima ancora di entrare nel
merito delle critiche mosse dal reclamante al Pretore viciniore. Giusta l’art.
49 cpv. 1 CPC “la parte che intende ricusare una persona che opera in seno a
un'autorità giudiziaria deve presentare al giudice la relativa domanda non
appena è a conoscenza del motivo di ricusazione. Deve rendere verosimili i
fatti su cui si fonda la domanda”. Secondo consolidata giurisprudenza del
Tribunale federale, la domanda di ricusazione deve essere tempestiva nel senso
che la parte deve farla valere immediatamente, alla prima occasione utile dopo
averne avuto conoscenza. Una richiesta tardiva comporta infatti la perenzione
del diritto a chiedere la ricusazione, poiché rappresenta una violazione del
principio della buona fede (DTF 138 I 1, consid. 2.2; DTF 134
I 20, consid. 4.3.1; DTF 132 II 485 consid. 4.3; DTF 129 III 445, consid.
4.2.2.1; DTF 119 Ia 221, consid. 5; sentenza del Tribunale federale
4A_210/2011 del 1° settembre 2011). Dal momento che l’art. 51 cpv. 1 CPC impone
alla parte di chiedere, entro 10 giorni da quando è venuta a conoscenza del motivo
di ricusazione, l’annullamento e la ripetizione degli atti cui ha partecipato
la persona tenuta alla ricusazione, si può ritenere che anche il termine per
chiedere la ricusazione non possa essere superiore. Questo però sempre che, in
quel periodo di 10 giorni, non siano appuntate udienze o fissati termini per il
compimento di atti giudiziari perché allora la domanda di ricusazione deve
essere presentata prima o contemporaneamente a queste attività processuali (Cocchi/Trezzini/Bernasconi, Commentario
al Codice di diritto processuale civile svizzero, 2010, pag. 83 e 84 ad art.
49, Brunner/Gasser/Schwander, ZPO
– Schweizerische Zivilprozessordnung Kommentar, n. 3 ad art. 49).

 

                           11.  Nel caso concreto, il
Pretore aggiunto ha statuito sulle richieste di prova il 22 aprile 2013,
escludendo il richiamo dell’incarto relativo alla figlia minorenne dell’attrice
proposto dall’avv.RE 1. Successivamente, dopo aver deciso invece di ammetterlo,
a seguito dell’opposizione interposta dalla curatrice della minore, con decisione
14 febbraio 2014 la giudice ha accolto l’opposizione e ha (di nuovo) deciso di
non procedere né con la richiesta di edizione dell’intero incarto di G__________
C__________ né con l’audizione testimoniale della curatrice, escludendo
pertanto dall’incarto anche le allegazioni formulate dal convenuto con le sue
osservazioni del 26 novembre 2013 e i relativi documenti. Il convenuto ha
presentato l’istanza di ricusa il 3 aprile 2014 precisando che già a partire
dall’udienza del 18 aprile 2013, quando a suo parere la giudice ricusata ha formulato
una proposta transattiva, ha iniziato ad avere la sensazione che il magistrato
avesse perso “l’imparzialità necessaria per istruire in modo completo ed
esaustivo la pratica ed emanare un giudizio equo” (istanza di ricusazione,
pag. 3 ad 8). Solo a seguito della decisione presa il 14 febbraio 2014 però il
convenuto si è ulteriormente convinto che il Pretore aggiunto fosse parziale e
propenso a seguire ogni richiesta dell’attrice, impedendo l’accertamento del
carattere mendace di parecchie sue allegazioni di causa (istanza di
ricusazione, pag. 8 ad 30): tale decisione, a mente del convenuto, ha dato
quindi “corpo e intensità a una precedente sensazione di ingiustizia” (reclamo,
pag. 13 ad 56). Ora, come lo stesso reclamante ammette, l’istanza di
ricusazione è stata introdotta 40 giorni dopo la notifica della decisione del
14 febbraio 2014, che egli sostiene aver ricevuto il 20 febbraio 2014 (reclamo,
pag. 4 ad 17). A prescindere dal momento in cui detta decisione è pervenuta
all’avv. RE 1, tuttavia, l’istanza di ricusa è stata inoltrata ben oltre 5
settimane dopo la decisione pretorile sulle prove. Come detto (v. consid. 10),
invece, la domanda di ricusazione deve essere fatta valere immediatamente alla
prima occasione in cui la parte può venire a conoscenza di un motivo di ricusazione,
ossia al massimo 10 giorni dopo la scoperta di tale indizio, pur tenendo conto
delle verifiche che l’eventuale istante deve poter effettuare prima di
procedere con la richiesta di ricusa del magistrato. L’apparente prevenzione può risultare talvolta in modo
progressivo, sulla scorta di circostanze convergenti, che se cumulate possono
implicare una parvenza di parzialità del magistrato: in questo caso si ammette
che la domanda di ricusazione può essere fatta valere al più presto a partire
dalla scoperta del’ultimo atto esperito (Tappy
in: CPC commenté, 2011, nn. 12-13 ad art. 49 CPC). Nella fattispecie,
l’impressione di parzialità avuta dal convenuto si è man mano accentuata, fino
al momento in cui (il 14 febbraio 2014) egli se n’è convinto. Nel periodo
successivo di 10 giorni – dove non vi sono state altre udienze né sono stati
fissati termini per il compimento di atti giudiziari – il convenuto non ha però
presentato alcuna istanza di ricusazione: solo dopo più di 40 giorni egli ha
introdotto il suo allegato. Nulla muta al riguardo che egli abbia dovuto
consultare numerosi e complessi dossier per poter redigere un atto “inusuale
e delicato” (reclamo, pag. 4 ad 17): dal momento in cui egli s’è persuaso
di un’apparente parzialità nei suoi confronti avrebbe dovuto agire nei giorni
seguenti avvalendosi del suo motivo di ricusazione, a maggior ragione essendo
già sorta in lui tale sensazione nel corso dell’udienza del 18 aprile 2013,
ossia quasi un anno prima. La lamentela è dunque tardiva e il relativo diritto
alla censura perento. Tanto basta per respingere il reclamo, senza che sia
necessario esaminare le altre critiche del ricusante. 

 

                           12.  È quindi superfluo chinarsi,
come ha fatto con scrupolo e dovizia di particolari il Pretore viciniore prima
di esaminare la tempestività dell’istanza, sui remoti avvenimenti giudiziari
che hanno visto protagonista il convenuto e che gli hanno suscitato la
soggettiva convinzione di essere portatore di un’etichetta pubblica tale da
suscitare nei magistrati un’influenza negativa nei suoi confronti. 

 

                           13.  In conclusione, quindi, il
reclamo va respinto e la decisione impugnata confermata. Gli oneri processuali
e le ripetibili della procedura di seconda istanza, calcolati sulla base di un
valore litigioso di fr. 37'101.20 nella procedura di merito, seguono la
soccombenza (art. 106 CPC) e sono stabiliti in applicazione degli art. 14 LTG e
11 del Regolamento sulle ripetibili. 

 

Per questi motivi, 

 

decide:

 

                             1.  Il reclamo 22 settembre
2014 dell’avv. RE 1 è respinto.

 

                             2.  Le spese processuali in
complessivi fr. 1'000.–, già anticipati dal reclamante, restano a suo
carico. RE 1 rifonderà a CO 1 fr. 1'400.– a titolo di ripetibili. 

 

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
  -;

  -.

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Bellinzona e di Riviera.

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                               Il vicecancelliere                

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario è dato ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il valore litigioso ammonta
a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro (art. 74 cpv. 1
LTF); per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne
una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Il
ricorso è tra l’altro ammissibile contro decisioni pregiudiziali e incidentali
notificate separatamente e concernenti la competenza o domande di ricusazione
(art. 92 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).