# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5b7c4560-99a7-541c-aab1-c8126dc38feb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-06-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.06.2021 D-2718/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2718-2021_2021-06-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2718/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  g i u g n o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Andreas Trommer;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Siria,   

rappresentata dalla Signora Cristina Tosone,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 2 giugno 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2718/2021 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 10 feb-

braio 2021, 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 25 febbraio 2021 (cfr. 

atto SEM […]-17/2), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM F2 16/5, 28/2, 29/4, 31/2, 

35/2, 38/2, 39/2, 40/2, 41/2, 42/6, 46/5, 48/2, 49/2, 50/2, 51/3, 52/2, 60/2, 

61/2, 65/2, 71/2 e F4 59/5 e 62/4), 

il diritto di essere sentito sui rapporti medici (F4) del 01 giugno 2021 (cfr. 

atto SEM 66/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 2 giugno 2021, notificata il 4 giugno 2021 (cfr. atto SEM 69/1), mediante 

la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai 

sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il tra-

sferimento dell'interessata verso la Germania, 

il ricorso del 9 giugno 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 10 giugno 2021) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il 

quale la ricorrente ha concluso preliminarmente alla sospensione in via su-

percautelare dell'esecuzione della decisione e alla restituzione dell'effetto 

sospensivo; in via principale all'annullamento della decisione e alla restitu-

zione degli atti alla SEM per completamento dell'istruttoria, con contestuale 

domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso della di-

spensa dal versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che in applicazione dell'art. 111a LAsi si rinuncia allo scambio di scritti, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che nella querelata decisione l'autorità inferiore, dopo aver constatato l'e-

spressa ammissione di competenza da parte della Germania, ha escluso 

che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi 

dell'art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-

mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 CEDU o di 

violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella 

propria analisi, la SEM ha negato l'esistenza di motivi che impongano l'e-

same della domanda da parte della Svizzera ai sensi dell'art. 16 par. 1 Re-

golamento Dublino III, che anche se la vicinanza con la figlia della richie-

dente le sarebbe di beneficio dal punto di vista psicologico, non risulte-

rebbe esservi un legame di dipendenza ai sensi della suddetta disposi-

zione; che altresì l'autorità inferiore non avrebbe ritenuto l'esistenza di mo-

tivi che giustificherebbero l'applicazione della clausola di sovranità ai sensi 

dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e art. 29a cpv. 3 OAsi1; che in 

particolare, in merito alle condizioni di salute, i check-up effettuati non 

avrebbero evidenziato patologie gravi; che la situazione medica sarebbe 

quindi chiara e non risulterebbero problematiche mediche tali da rendere 

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inesigibile il trasferimento; che invero la Germania sarebbe legata alla di-

rettiva accoglienza e disporrebbe di infrastrutture mediche sufficienti, 

che nel proprio gravame la ricorrente rileva un accertamento incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti nonché una loro valutazione non conforme 

al diritto federale e internazionale; che in particolare, il rapporto medico 

specialistico del 20 maggio 2021 farebbe sì menzione della figlia dell'insor-

gente presente in Svizzera, ma non conterrebbe alcun riferimento sull'im-

patto della presenza della figlia sull'evoluzione dei disturbi psichiatrici; che 

altresì l'autorità inferiore non avrebbe risposto alla richiesta della rappre-

sentante legale in merito ad un esame più approfondito degli effetti che il 

ritorno in Germania provocherebbe sullo stato psicologico della ricorrente; 

che la proposta di completamento dell'istruzione medica appariva di rilievo 

per l'accertamento esaustivo dal momento che all'insorgente sarebbe stata 

diagnosticata una sindrome da disadattamento; che in mancanza di tali ac-

certamenti non si potrebbe escludere che l'allontanamento verso la Ger-

mania comporterebbe un rischio reale di rapido e irreversibile peggiora-

mento delle condizioni di salute comportando dunque una violazione 

dell'art. 3 CEDU: che infine la SEM si sarebbe limitata ad escludere gene-

ricamente l'applicazione della clausola di sovranità senza motivarla in 

modo specifico in relazione a tutte le circostanze del procedimento; che in 

particolare l'autorità inferiore non avrebbe considerato lo stato psicologico 

della ricorrente, l'isolamento vissuto in Germania, anche alla luce dello 

stigma subito dalla comunità musulmana e delle persecuzioni portate 

avanti dalla comunità dei Drusi; che il mancato esame di questi fattori sa-

rebbe ancora più grave alla luce del fatto che sarebbero proprio queste 

state le ragioni che avrebbero spinto l'insorgente a far ritorno in Siria a fine 

2019; che non si potrebbe dunque escludere che un eventuale allontana-

mento in Germania la condurrebbero nuovamente a ritornare in Siria, sol-

levando quindi la questione ulteriore del rispetto del principio di non refou-

lement diretto e indiretto;  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

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di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),  

che, nel caso di specie, l'insorgente ha presentato alla SEM il suo per-

messo di soggiorno tedesco in corso di validità al momento del deposito 

della domanda d'asilo, 

che il 1° marzo 2021, la SEM ha presentato alle autorità tedesche compe-

tenti una richiesta di presa in carico fondata sull'art. 12 par. 1 Regolamento 

Dublino III (cfr. atto SEM 24/12), 

che il l'8 marzo 2021, queste autorità hanno espressamente accettato il 

trasferimento della ricorrente verso la Germania, in applicazione della 

stessa disposizione (cfr. atto SEM 27/2), 

che, di conseguenza, la competenza della Germania, peraltro non conte-

stata in sede ricorsuale, è data, 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi-

che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (GU C 

364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE; cfr. art. 3 par. 2 2a frase Rego-

lamento Dublino III), 

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che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che giusta l'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III laddove a motivo di una 

gravidanza, maternità recente, malattia grave, grave disabilità o età avan-

zata un richiedente sia dipendente dall’assistenza del figlio, del fratello o 

del genitore legalmente residente in uno degli Stati membri o laddove un 

figlio, un fratello o un genitore legalmente residente in uno degli Stati mem-

bri sia dipendente dall’assistenza del richiedente, gli Stati membri lasciano 

insieme o ricongiungono il richiedente con tale figlio, fratello o genitore, a 

condizione che i legami familiari esistessero nel paese d’origine, che il fi-

glio, il fratello, il genitore o il richiedente siano in grado di fornire assistenza 

alla persona a carico e che gli interessati abbiano espresso tale desiderio 

per iscritto,  

che suddetta disposizione è direttamente applicabile e quindi impugnabile 

dinanzi al Tribunale (cfr. ATAF 2017 VI/5 consid. 8.3.2, e relativi riferimenti), 

che dalla formulazione dell'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III si evince 

che la situazione di dipendenza per motivi medici presuppone l'esistenza 

di problemi di salute di natura grave che richiedono un'assistenza sostan-

ziale nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, una supervisione o 

addirittura una cura e un'attenzione permanente che solo un parente stretto 

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è in grado di fornire (cfr. ATAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5; sentenza del 

Tribunale F-530/2021 dell'11 giugno 2021 consid. 5.2 e relativi riferimenti), 

che pertanto, il semplice bisogno di sostegno emotivo, o anche psicologico, 

non è tale da stabilire la relazione di dipendenza richiesta dall'art. 16 par. 1 

Regolamento Dublino III (cfr. ATAF 2017 VI/5 consid. 8.3.5), 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza, ciascuno Stato membro può de-

cidere di esaminare una domanda di protezione internazionale presentata 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non 

gli compete, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'au-

torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che il respingimento forzato di persone che soffrono di problematiche va-

letudinarie, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente in cir-

costanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente laddove 

la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o ter-

minale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua morte 

appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. 

contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 

7.1), 

che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

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che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi se l'accertamento dei fatti operato dall'autorità inferiore 

quanto alle affezioni di cui soffre l'insorgente e quanto al legame di dipen-

denza con la figlia presente in Svizzera sia stato o meno esaustivo, 

che alla luce del principio inquisitorio l'autorità competente deve infatti pro-

cedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente 

rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima, 

che alla ricorrente è stata diagnosticata una sindrome da disadattamento 

con disturbo prevalente di altri aspetti emozionali (ICD-10: F43.23) e rituali 

ossessivi (ICD-10: F42.1) in trattamento con una presa in carico psichia-

trica integrata, con regolari colloqui di controllo medico-psichiatrici ogni 3 

settimane unitamente a colloqui psicologici ogni 2 settimane (cfr. in parti-

colare F4 del 20 maggio 2021, atto SEM 62/4),  

che altresì, le è stata diagnosticata una lieve ipercolesterolemia che non 

necessita tuttavia di trattamento (cfr. F4 del 6 maggio 2021, atto SEM 

59/5), 

che il substrato fattuale non conteneva pertanto indicatori quanto all'esi-

stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-

denza convenzionale; che allo stesso modo, non vi erano elementi per so-

spettare che le patologie diagnosticate potessero raggiungere un tale li-

vello di gravità da configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed 

irreversibile dello stato valetudinario comportante delle intense sofferenze 

o una significativa riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento, 

che conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, al momento 

dell'emissione del provvedimento sindacato, il complesso fattuale era dun-

que sufficientemente delineato per giudicare del trasferimento dell'interes-

sata in Germania nel contesto di un procedimento Dublino, di modo che, 

nulla può essere rimproverato all'autorità inferiore, che non ha violato il 

principio inquisitorio, 

che per quanto riguarda la presenza della figlia della ricorrente in Svizzera, 

come a giusto titolo ritenuto dalla SEM, benché si riconosca che la vici-

nanza con la figlia potrebbe essere benefica dal punto di vista psicologico, 

non risulta esservi nella fattispecie un legame di dipendenza ai sensi 

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dell'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III; che infatti, dagli atti non risulta 

che l'insorgente sia "dipendente" da un'assistenza giornaliera permanente 

e sia quindi a carico della figlia conformemente alla suddetta disposizione 

ed alla giurisprudenza restrittiva applicabile in materia, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III, 

che per quanto riguarda invece la situazione valetudinaria attuale (cfr. 

DTAF 2010/44 consid. 3.6), non risultano esservi state evoluzioni significa-

tive, 

che per i disturbi psichiatrici l'insorgente non sta seguendo una terapia far-

macologica, ma necessita una presa a carico con regolari colloqui di con-

trollo medico-psichiatrici ogni 3 settimane unitamente a colloqui psicologici 

ogni 2 settimane (cfr. F4 del 20 maggio 2021, atto SEM 62/4), 

che non si può dunque ritenere che il suo trasferimento comporti delle gravi 

sofferenze dal profilo medico, a tal punto che, dopo l'arrivo in Germania, 

risulti necessaria una presa in carico medica immediata ed ininterrotta, 

che la Germania, in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, 

deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-

cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-

sistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),  

che è d’altronde notorio che tale Paese disponga di strutture mediche effi-

cienti,  

che altresì, prima del trasferimento, sarà inoltre premura delle autorità com-

petenti per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa 

e completa le autorità tedesche dell'arrivo e dei problemi di salute dell'in-

sorgente (cfr. art. 31 Regolamento Dublino III), 

che lo stato di salute dell'interessata non rappresenta quindi un ostacolo 

ad un trasferimento verso la Germania, 

che la ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a prenderla in carico ed a portare a termine la procedura rela-

tiva alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva procedura, 

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che, inoltre, ella non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, riviandola in un paese dove la sua vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinta in un tale paese, 

che un eventuale ritorno della ricorrente – su base volontaria – in Siria, non 

implicherebbe dunque una violazione del principio di non-refoulement, 

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra-

sferimento nello Stato in questione esporrebbe la ricorrente al rischio di 

essere privata del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegne in violazione della direttiva accoglienza, 

che da ultimo, le minacce da parte della comunità Drusa ch'ella avrebbe 

subito e rischierebbe di subire in Germania non hanno alcun influsso nel 

caso concreto; che la Germania è uno Stato di diritto con un’autorità di 

polizia funzionante, disposta ed in grado di offrire la protezione adeguata,  

ch'ella potrà dunque rivolgersi alle autorità di polizia laddove confrontata 

con problematiche di sorta, 

che, in altre parole, ella non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tor-

tura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania, 

che, ad ogni modo, appartiene alla ricorrente sollevare l'eventuale viola-

zione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto di-

nanzi alle autorità dello Stato in questione, 

che infine, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che l'autorità infe-

riore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Germania è competente dell'esame della domanda di 

asilo della ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a 

prenderla in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Re-

golamento Dublino III, 

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che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo della ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conforme-

mente all'art. 44 LAsi, posto che la ricorrente non possiede un'autorizza-

zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Germania, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 12 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: