# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 926580e9-e064-5aad-8fa6-01f6eed5aace
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 12.07.2017 S 2016 132
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2016-132_2017-07-12.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 16 132

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici Moser, Meisser
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 12 luglio 2017

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,

rappresentato dall'Avvocato Gianpiero Raveglia,

ricorrente

contro 

Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (SUVA), 

rappresentato dall'Avvocato Mattia Alessandro Ferrari,

convenuto

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. A._____, lavorava da anni quale muratore per la B._____, Impresa di 

costruzioni SA. Durante il periodo invernale il lavoratore era posto al 

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beneficio dell'indennità di disoccupazione anche se seguitava a lavorare 

saltuariamente per il precedente datore di lavoro, per cui restava 

obbligatoriamente assicurato contro infortuni e malattie professionali. Il 17 

dicembre 2010, dopo una cena di Natale organizzata dal datore di lavoro, 

il dipendente scivolava sul ghiaccio, cadeva faccia avanti, e riportava la 

frattura delle due spalle. L'istituto nazionale svizzero di assicurazioni 

contro gli infortuni (qui di seguito assicuratore infortuni) riconosceva il 

proprio obbligo di indennizzo per l'infortunio non professionale e versava 

le prestazioni legali. Mentre la spalla sinistra veniva inizialmente trattata 

conservativamente, il 22 dicembre 2010 alla spalla destra veniva praticato 

un intervento di osteosintesi che il 13 maggio 2016 richiedeva 

l'asportazione delle viti, rivelatesi troppo lunghe e d'ostacolo ai movimenti 

della spalla. Un tentativo di ripresa del lavoro il 14 novembre 2011 falliva 

immediatamente e l'assicurato veniva poi licenziato. A seguito dello 

sviluppo di una necrosi, il 13 giugno 2012 alla spalla destra veniva 

impiantata una protesi inversa che però il 18 giugno 2013 doveva essere 

sostituita in quanto nel frattempo si era instaurata una infezione low 

grade. In seguito l'assicurato lamentava sempre maggiori disturbi alla 

spalla sinistra. Poiché anche in detta sede si era instaurata una necrosi, il 

1. aprile 2014 veniva praticato un intervento di protesi totale anatomica 

anche alla spalla sinistra. Una ripresa dal lavoro non era più possibile 

malgrado l'assicurato fosse stato sottoposto a intensivi trattamenti 

fisioterapici e fosse stato ripetutamene degente per cure riabilitative. 

2. Nel frattempo l'assicurato aveva iniziato a dare segni di problemi di 

carattere psichico che venivano attribuiti alle preoccupazioni per il futuro, 

alla perdita della capacità lavorativa e del lavoro. A partire del 30 

settembre 2014, la situazione clinica dell'assicurato sembrava stabilizzarsi 

e quindi l'assicuratore infortuni prevedeva la chiusura della cura medica 

con l'attribuzione in data 27 marzo 2015 di un'indennità per menomazione 

dell'integrità del 40 % ed una rendita d'invalidità del 20 % con effetto dal 

1. ottobre 2014. Contro tale decisione veniva interposta opposizione.

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3. Ancora nel mese di gennaio 2015, l'assicurato si fratturava il femore 

destro e doveva sottoporsi ad un intervento per la posa di un chiodo 

gamma. Il 1. ottobre 2015 si rendeva necessario un intervento di 

conversione della protesi anatomica alla spalla sinistra in protesi inversa 

che andava a carico dell'assicuratore infortuni. L'11 luglio 2016, 

l'assicuratore infortuni revocava allora la decisione 27 marzo 2015 e 

riconosceva all'assicurato il diritto ad una rendita d'invalidità del 29 % con 

effetto dal 1. ottobre 2014. La tempestiva opposizione presentata 

dall'assicurato in data 12 settembre 2016, nell'ambito della quale veniva 

richiesta la presa a carico da parte dell'assicuratore anche della 

sintomatologia di carattere psichico e dei disturbi in sede femorale, veniva 

respinta con decisione 15 settembre 2016. 

4. Nel ricorso interposto il 19 ottobre 2016 davanti al Tribunale 

amministrativo, A._____ sembrava erroneamente impugnare la decisione 

11 luglio 2016, postulava l'annullamento della decisione 19 settembre 

2016 (recte: 15 settembre 2016) e chiedeva in primo luogo un 

complemento d'istruttoria mediante esame pluridisciplinare - in 

coordinazione con l'ufficio AI presso il quale sarebbe stata depositata una 

richiesta di prestazioni - ed il riconoscimento di almeno una mezza rendita 

d'invalidità. L'istante chiede un completo chiarimento della sintomatologia 

invalidante di cui sarebbe portatore, tenuto conto anche della componente 

psichica - indubbiamente insorta a seguito dell'infortunio patito nel 

dicembre 2010 - e della patologia al femore, pure da considerare come 

una conseguenza della debilitazione insorta dopo l'infortunio assicurato. 

L'istante non sarebbe mai stato peritato da medici esterni all'assicuratore 

infortuni e una delle valutazioni fatte sarebbe avvenuta solo in base agli 

atti, senza una visita del paziente, e andrebbe considerata incompleta in 

quanto viziata in più punti. Per il resto, non avendo inviato al legale le 

relazioni mediche, come promesso, prima del rilascio della decisione, 

l'assicuratore infortuni sarebbe incorso in una violazione del diritto di 

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audizione. Attualmente, l'assicurato sarebbe completamente inabile al 

lavoro e quindi il suo grado d'invalidità a carico dell'assicuratore infortuni 

dovrebbe essere almeno del 50 %. 

5. Nella risposta di causa dell'8 novembre 2016, l'assicuratore infortuni 

concludeva alla reiezione integrale del ricorso. Le limitazioni determinanti 

per la fissazione del grado d'invalidità sarebbero unicamente quelle 

riconducibili alle due spalle. L'evento del 2010 andrebbe assegnato alla 

categoria degli infortuni di leggeri per cui lo sviluppo di una problematica 

psichica non potrebbe cadere sotto la responsabilità dell'assicuratore 

infortuni. Tantomeno riconducibile all'infortunio assicurato sarebbe la 

frattura del femore e le sue conseguenze. Per questo non ci sarebbe 

alcun motivo per procedere ad ulteriori indagini mediche o per coordinare 

gli accertamenti previsti dall'AI. 

6. Replicando il 5 dicembre e duplicando il 15 dicembre 2016, le parti si 

riconfermavano essenzialmente nelle loro precedenti allegazioni e 

proposte, che verranno riprese, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle 

considerazioni di merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1. a) Materialmente, la controversia verte sul grado d'invalidità dell'istante, 

mentre non è contestata l'indennità per menomazione dell'integrità. Oltre 

ad addurre una violazione del diritto di audizione, l'istante chiede ulteriori 

accertamenti di carattere medico e una definizione del grado d'invalidità 

comprensiva della patologia psichica e femorale di cui è portatore.

b) Il 1. gennaio 2017 sono entrate in vigore le nuove disposizioni della legge 

federale sull'assicurazione contro gli infortuni (LAINF; RS 832.20). Giusta 

le disposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015, le 

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prestazioni assicurative per infortuni avvenuti prima dell'entrata in vigore 

della modifica del 25 settembre 2015 e per malattie professionali insorte 

prima di questa data sono effettuate secondo il diritto anteriore. Per 

quanto ha tratto al diritto procedurale, le nuove disposizioni non 

apportano alcun cambiamento rispetto al diritto previgente. 

2. a) Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito - esplicitamente 

disciplinato all'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale (Cost.; RS 101) – 

deve in particolare essere dedotto il diritto dell'interessato di esprimersi su 

tutti i punti essenziali di un procedimento prima della resa di una 

decisione sfavorevole nei suoi confronti (DTF 133 I 277 cons. 3. 1, 126 I 

16 cons. 2a/aa, 124 I 51 cons. 3a), di fornire prove riguardanti i fatti 

suscettibili di influire sul provvedimento, di poter prendere visione 

dell'incarto, di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne 

conoscenza e di determinarsi in proposito (DTF 132 V 370 cons. 3. 1 e 

riferimenti). In sostanza, il diritto di essere sentito, quale diritto di 

partecipazione al procedimento, comprende tutte quelle facoltà che 

devono essere riconosciute a una parte affinché possa efficacemente far 

valere la propria posizione nella procedura (DTF 135 II 286 cons. 5. 1). In 

quanto garanzia costituzionale di natura formale, la violazione del diritto di 

audizione implica l'annullamento della decisione impugnata, 

indipendentemente dalle possibilità di successo di fondo del ricorso (DTF 

137 I 195 cons. 2.2, 135 I 187 cons. 2.2 e rinvii nonché 121 I 330 cons. 

2a). 

b) Nell'ambito delle assicurazioni sociali, in conformità a quanto sancito 

all'art. 49 cpv. 3 della legge federale sulla parte generale del diritto delle 

assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), le decisioni sono accompagnate 

da un avvertimento relativo ai rimedi giuridici e devono essere motivate se 

non corrispondono interamente alle richieste delle parti. L'art. 42 LPGA 

sembra però relativizzare il diritto di audizione prevedendo che "le parti 

hanno il diritto di essere sentite, ma che non devono obbligatoriamente 

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essere sentite prima di decisioni impugnabili mediante opposizione". 

L'istante è consapevole della disposizione di cui all'art. 42 LPGA, ma 

ritiene che la particolare situazione del caso in oggetto – quale la revoca 

di un altro provvedimento, la promessa trasmissione della 

documentazione medica e la richiesta di una perizia neutrale – avrebbe 

giustificato il diritto di meglio partecipare alla presa della decisione di 

rendita. 

c) Per questo giudice, pur comprendendo almeno in parte soggettivamente 

la tesi di parte attrice, non è dato concludere ad una violazione del diritto 

di audizione. Come non viene neppure contestato la decisione dell'11 

luglio 2016 era reputata sostituire quella del 27 marzo 2015. Si trattava 

pertanto di una nuova decisione che godeva delle stesse possibilità di 

impugnazione del provvedimento precedente e che essendo deferibile 

all'assicuratore infortuni mediante opposizione non necessitava 

formalmente di una previa audizione dell'interessato giusta i dettami della 

LPGA. L'istante ammette che con la decisione impugnata gli siano state 

trasmesse anche le tre relazioni mediche che aveva richiesto. La 

promessa fatta dall'assicuratore infortuni a questo proposito era quella di 

trasmettere la documentazione "appena pronta", ma non erano state fatte 

assicurazioni quanto alla possibilità di esprimersi prima del rilascio della 

nuova decisione sulle nuove valutazioni mediche. Ne consegue che 

l'istante è certamente stato in grado di impugnare la decisione 11 luglio 

2016 mediante opposizione con piena conoscenza di causa per cui è 

escluso che si possa parlare di una violazione del diritto di audizione. Il 

fatto che egli abbia richiesta una perizia neutrale, non muta le sorti del 

giudizio e non ha alcuna diretta pertinenza con la salvaguardia del diritto 

di audizione, ma è una questione che ha tratto all'esame materiale del 

contenzioso ed in particolare alla questione di sapere se l'istruttoria 

condotta da controparte permetta un giudizio conclusivo sulla questione 

dell'esigibilità o se invece si impongano altri accertamenti. Come 

giustamente rilevato dall'assicuratore infortuni, il semplice fatto di basare il 

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proprio giudizio su atti redatti da medici interni all'amministrazione non 

accorda all'interessato, nell'ottica del diritto di audizione, il diritto ad una 

perizia esterna neutrale (vedi sul tema DTF 135 V 465). Infatti, un medico 

alle dipendenze dall'assicuratore infortuni non può essere considerato in 

virtù di tale rapporto già come prevenuto e imparziale.  

d) Infine, l'istante censura che uno degli ortopedici non abbia visitato 

personalmente l'assicurato ed abbia quindi redatta una perizia sulla 

semplice base degli atti. Giusta la giurisprudenza del Tribunale federale 

anche tale modo di agire non costituisce ancora una violazione del diritto 

di audizione, per quanto il medico disponga di sufficienti elementi risultanti 

da altri accertamenti personali (sentenza del Tribunale federale 

8C_184/2013 del 7 giugno 2013 cons. 2.5 e cfr. ad esempio anche 

sentenze 9C_223/2014 del 4 giugno 2014 cons. 6.1 e riferimenti, 

8C_947/2011 del 27 gennaio 2012 cons. 4.2, 9C_839/2008 del 29 ottobre 

2009 cons. 5.4 con riferimento). Nell'evenienza in parola, per la 

valutazione meramente ortopedica, l'apprezzamento era avvenuto sia da 

parte del medico circondariale che aveva visitato il paziente sia da parte 

di un secondo specialista. Ne consegue che non è dato intravvedere 

nell'operato dell'assicuratore infortuni una violazione del diritto di 

audizione in quanto sulla base di un ammissibile apprezzamento 

anticipato delle prove, detto assicuratore poteva reputare la fattispecie 

sufficientemente chiarita e quindi prescindere dal disporre ulteriori 

accertamenti e rinunciare a chiedere una perizia esterna. La questione di 

sapere se tale conclusione sia pure lecita, ha tratto all'esame materiale 

della controversia. 

3. a) Conformemente all'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti 

dalla legge, le prestazioni assicurative sono effettuate in caso d'infortuni 

professionali, d'infortuni non professionali e di malattie professionali. La 

nozione d'infortunio è definita all'art. 4 LPGA. L'assicurazione infortuni è di 

carattere causale. Il diritto a prestazioni assicurative sussiste dal 

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momento in cui il danno alla salute sia in relazione causale naturale ed 

adeguata con l'infortunio. Cause, nel senso della causalità naturale, sono 

tutte le circostanze senza le quali un determinato evento non si sarebbe 

potuto verificare o si sarebbe verificato in altro modo o in altro tempo. 

Affinché si ammetta l'esistenza di un nesso di causalità naturale, non 

occorre che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla 

salute. È sufficiente che l'evento, unitamente ad altri fattori, abbia 

comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica 

dell'assicurato (DTF 129 V 181 cons. 3.1; 126 V 361 cons. 5c, 119 V 337 

cons. 1 e 118 V 289 cons. 1b, con i rispettivi riferimenti). È questione di 

fatto lo stabilire se tra l'evento infortunistico e il danno alla salute esista un 

nesso di causalità naturale. Su questa questione assicurazione e giudice 

si determinano secondo il principio della probabilità preponderante, 

essendo la sola possibilità di una relazione causale insufficiente a fondare 

un diritto a prestazioni assicurative (DTF 129 V 181 cons. 3.1 e 402 cons. 

4.3.1; 119 V 339 cons. 1 e 118 V 289 cons. 1b con i rispettivi riferimenti). 

Per l'apprezzamento delle prove, assicurazione e giudice si attengono, di 

regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a 

giustificarne la loro disattenzione (DTF 113 V 311 ss. e sentenza del 

Tribunale federale 8C_814/2011 del 12 gennaio 2012 cons. 2.2). 

b) Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone 

pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi 

summenzionati. Un evento è da ritenere causa adeguata di un 

determinato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e 

l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto 

come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in linea 

generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 cons. 3.2 e 

405 cons. 2.2, 125 V 461 cons. 5a, 117 V 361 cons. 5a e 382 cons. 4a e 

sentenze ivi citate). La giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità 

adeguata, quale fattore restrittivo della responsabilità dell'assicurazione 

contro gli infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non 

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gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal 

momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più 

singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza 

medica (DTF 127 V 102 cons. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365). 

c) Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi 

psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri oggettivi 

(DTF 123 V 104 cons. 3e, 115 V 138 cons. 6-7, 405 cons. 4-6). Il 

Tribunale federale ha in particolare classificato gli infortuni, a seconda 

della loro dinamica, nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in 

quella degli eventi gravi e in quella di grado medio. Per procedere a tale 

classificazione, non si deve considerare il modo in cui l’infortunio è stato 

vissuto dall’interessato ma piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da 

un punto di vista oggettivo. Nei casi d'infortunio insignificante (battere 

leggermente la testa o slogarsi il piede) o leggero (fare una caduta o 

scivolata banale) l'esistenza di un nesso di causalità adeguata può di 

regola essere negata a priori. Secondo l'esperienza della vita e ritenute le 

cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può, in effetti, 

essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici 

particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale 

da provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. 

Se l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del 

nesso di causalità adeguata fra l'evento e la successiva incapacità 

lucrativa dovuta a disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta, 

poiché secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, gli 

infortuni gravi sono, in realtà, idonei a provocare danni invalidanti alla 

salute psichica. Sono considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi 

che non possono essere classificati nelle due predette categorie. La 

questione circa l'esistenza di un rapporto di causalità adeguata non può 

essere risolta riferendosi unicamente all'evento stesso. Occorre piuttosto 

tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che sono 

strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto 

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diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio 

di apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose 

e l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme 

all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno (sentenza del 

Tribunale federale 8C_518/2012 del 27 maggio 2013 cons. 6.2). Nel caso 

di infortuni medio-leggeri, la causalità adeguata va ammessa qualora le 

circostanze si cumulino (adempimento di quattro criteri) o rivestano 

un'importanza particolare (sentenze del Tribunale federale 8C_259/2016 

del 23 gennaio 2017 cons. 6.2, 8C_211/2011 del 22 agosto 2011 cons. 5 

e 8C_622/2010 del 3 dicembre 2010 cons. 4.1 in fine).

4. Accanto alla sintomatologia alle due spalle, l'assicurato presenta dei 

disturbi di carattere psichico quali un episodio depressivo di media gravità 

con sintomi biologici in sindrome ricorrente (ICD-10 F33.11), un disturbo 

della personalità ansioso (ICD-10 F60.06) e abuso e danno da alcool in 

astinenza (F10.1) che la curante dott. med. C._____ ritiene ormai di 

carattere invalidante (vedi relazione dell'8 luglio 2015). Per la psichiatra i 

disturbi psichici sarebbero insorti a seguito dell'infortunio, con la perdita 

del posto di lavoro, "difficoltà ad accettare il lungo iter con le operazioni 

chirurgiche" e l'incapacità lavorativa in qualità di muratore nonché la 

paura del futuro (vedi relazioni del 2 marzo 2012, 15 luglio 2013, 15 

ottobre 2013, 16 giugno 2014 e 8 luglio 2015). Inoltre dopo la rottura del 

femore, la posa di un chiodo gamma, l'insorgenza di una infezione e la 

posa di una protesi all'anca a mente dell'istante dovrebbero sussistere, in 

termini di esigibilità, anche delle importanti limitazioni a seguito di tale 

patologia. Per l'assicurato tutta questa molteplicità di disturbi andrebbe a 

carico dell'assicuratore infortuni. 

5. a) Per giudicare in merito alla causalità adeguata dei disturbi psichici con 

l'infortunio assicurato, le parti divergono già sulla qualifica dell'evento 

stesso che per l'assicuratore infortuni andrebbe assegnato alla categoria 

degli infortuni leggeri, mentre per l'istante si tratterebbe di un evento di 

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gravità medio-leggera. In effetti, una distinzione tra infortunio leggero e 

medio-leggero non è sempre facile. Nella sentenza U 145/02 del 2 

dicembre 2002 cons. 3.2, la caduta con rottura della testa del femore in 

caso di gelicidio veniva assegnata agli infortuni di carattere leggero, 

mentre nella sentenza 8C_211/2011 del 22 agosto 2011, la questione 

veniva lasciata aperta per un assicurato che durante il trasporto di un 

telaio per finestre scivolava battendo la spalla e la coscia sinistra a terra e 

riportava la lesione del muscolo sovraspinato della spalla (rottura della 

cuffia rotatoria). Nella sentenza U 285/05 del 22 marzo 2006 veniva 

qualificata - quale infortunio al limite dell'evento di entità medio-leggera - 

una caduta a terra spostando delle casse di plastica con ferimento della 

testa, del gomito e del ginocchio. Alla stessa categoria venivano 

assegnati la caduta durante la doccia con ferimento della testa, collo e 

schiena (U 344/02 del 10 ottobre 2003) o una caduta all'indietro sul 

ghiaccio con botta in testa (U 299/03 del 20 aprile 2004).

b) Nell'evenienza in oggetto, la dinamica dell'accaduto giusta quanto 

riportato dall'istante all'ispettore del convenuto in occasione dell'incontro 

del 18 febbraio 2011 è riassumibile come segue: dopo la cena della ditta, 

l'istante in compagnia del capo-operaio è uscito dal ristorante e ha 

percorso pochi metri per recarsi alla macchina di un amico. Mentre 

scendeva lungo la stradina tra il ristorante e il posteggio è scivolato sul 

ghiaccio ed è caduto in avanti. Quella notte c'erano 16 ° sotto zero. 

Avendo le mani in tasca, il ricorrente non è riuscito a parare la caduta ed 

ha battuto a terra le spalle, la testa e il naso. L'accompagnatore lo ha 

aiutato a rialzarsi e lo ha scortato fino agli alloggi della ditta. Il giorno dopo 

i dolori erano troppo forti ed è stata chiamata l'ambulanza. Il ricovero 

ospedaliero confermava la rottura delle teste omerali a destra ed a 

sinistra. Per questo giudice, in base allo svolgimento della caduta 

l'infortunio va qualificato come di gravità media al limite dell'infortunio 

lieve. Certo la dinamica della caduta come tale non riveste ancora 

carattere eccezionale ed il fatto che l'assicurato abbia immediatamente 

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potuto contare sull'aiuto di qualcuno per rialzarsi ed andare a letto, senza 

che risentisse la necessità di un immediato ricovero ospedaliero, lasciano 

effettivamente supporre che l'accaduto fosse stato risentito almeno sul 

momento e soggettivamente come un infortunio da poco, anche se un 

eventuale consumo alcoolico, modesto a detta dell'assicurato, potrebbe 

aver turbato la capacità di percezione dell'infortunato (vedi la trascrizione 

del colloquio telefonico del 29 agosto 2011, atto no. 79 di parte 

convenuta). Valutando però l'accaduto da un punto di vista oggettivo, va 

ritenuto che la caduta sul ghiaccio è stata sicuramente fulminea e di una 

certa intensità vista la rottura di ambedue le spalle, che l'assicurato ha 

battuto la testa e il naso venendo a trovarsi faccia a terra prima di 

realizzare cosa stesse accadendo e poter schermare la caduta con le 

mani. Nella sua dinamica complessiva ed oggettiva l'evento non può 

essere classificato come un caso lieve, ma la sua attribuzione ad un 

infortunio di entità media al limite del infortunio leggero rende 

decisamente meglio giustizia all'accaduto. 

c) I criteri da applicare in caso di evoluzione psichica abnorme sono le 

circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare 

spettacolarità dell'infortunio, la gravità o particolare caratteristica delle 

lesioni lamentate, la specifica cura medica protratta e gravosa, i notevoli 

disturbi, la cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti 

dell'infortunio, il decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti 

intervenute, nonché la rilevante incapacità lavorativa malgrado la 

dimostrazione degli sforzi compiuti (cfr. DTF 134 V 109 cons. 10.3; 

sentenza 8C_424/2009 del 22 febbraio 2010 cons. 4.2).

d) Non può essere contestato che né le circostanze nelle quali è avvenuto 

l'infortunio né la dinamica dello stesso siano contraddistinti da 

drammaticità o spettacolarità nel senso richiesto della giurisprudenza. Per 

quanto riguarda la caratteristica delle lesioni riportate va effettivamente 

fatto rilevare che la rottura di ambedue le spalle ha certamente limitato 

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l'assicurato drasticamente. Mentre la semplice rottura di una spalla lascia 

la persona infortunata pur sempre nella situazione di poter badare in larga 

misura a se stessa - almeno nelle azioni quotidiane usuali grazie magari 

all'impiego di maggior tempo e prendendo alcuni semplici accorgimenti o 

cambiando certe abitudini - la rottura di ambedue gli omeri comporta 

invece una notevole perdita di autonomia, con una stretta dipendenza da 

terze persone anche nelle attività quotidiane e intime della vita, basti 

pensare al vestirsi, all'igiene personale, al pettinarsi o al tagliare delle 

vivande. In questo senso quindi la limitazione attribuibile a tali lesioni è 

certamente notevole anche se solitamente perdura per un tempo limitato 

che può essere da quattro ad otto settimane per raggiungere una certa 

stabilità e da 12 settimane per il riacquisto di una certa forza muscolare. 

In questo senso quindi, contrariamente a quanto addotto dall'assicuratore 

infortuni, non è dato concludere che le lesioni come tali non abbiano 

comportata una perdita inizialmente pressoché completa e poi parziale di 

autonomia. Certo la prognosi era favorevole, almeno all'inizio, e quindi era 

dato contare su di un pronto recupero della funzionalità. In realtà invece, 

giusta i rapporti del 18 febbraio e del 3 maggio 2011 l'assicurato doveva 

due mesi dopo l'infortunio ancora essere aiutato a lavarsi e tagliare la 

carne e cinque mesi dopo a mettersi la giacca. Concretamente, questa 

questione può comunque essere lasciata aperta.  

e) Il criterio della specifica cura medica protratta e gravosa va considerato 

come soddisfatto. Dopo le due lesioni alle spalle, l'assicurato è stato 

sottoposto ad un intervento di osteosintesi (1), la persistenza di forti dolori 

rendeva necessario l'allontanamento delle viti troppo lunghe 5 mesi dopo 

l'intervento (2). Un anno dopo, a causa dell'istaurarsi di una necrosi ad 

ambedue le spalle seguiva l'impianto di una protesi alla spalla destra (3) 

dopo asportazione della placca. Si sviluppava allora un'infezione low 

grade, che rendeva necessaria la sostituzione della protesi il 18 giugno 

2013 (4). Con il subentrare di disturbi anche alla spalla sinistra, 

all'assicurato veniva impiantata una protesi normale il 1. aprile 2014 (5), 

- 14 -

che però doveva essere sostituita il 1. ottobre 2015 con una protesi 

inversa (6). Durante questi cinque anni di cure mediche, l'assicurato era 

inoltre degente dal 20 giugno al 26 luglio 2011 a Bellikon per 

riabilitazione, dall'11 al 17 novembre 2012 a Bellinzona per incipienti 

dolori alle spalle, dal 27 dicembre 2012 al 16 gennaio 2013, dal 2 al 31 

luglio 2013, dal 3 al 23 novembre 2013 e dal 5 aprile al 2 maggio 2014 a 

Novaggio per riabilitazione. Che per le fratture alle teste omerali destra e 

sinistra la cura medica si sia protratta oltre i normali termini indicati in 

precedenza non vi è alcun dubbio. Quanto al tipo di cura - che accanto 

agli antidolorifici e l'intensa fisioterapia è stata però anche caratterizzata 

da sei interventi operatori e da altrettante degenze di riabilitazione o per la 

cura della patologia – questa va indubbiamente considerata come 

gravosa, già per la serietà degli interventi operatori subiti, la degenza 

forzata in nosocomi a scopo di cura e riabilitazione, nonché per il dolori e 

le limitazioni che hanno fatto seguito a dette operazioni e che hanno 

indubbiamente drasticamente inciso sulla qualità di vita dell'assicurato 

(vedi sentenze del Tribunale federale 8C_209/2008 del 2 dicembre 2008 

cons. 5.4, in cui il presupposto è stato negato per della cure decisamene 

meno incisive di quelle del caso in oggetto come pure 8C_174/2011 del 1. 

giugno 2011 cons. 2.4 e 8C 327/2008 del 16 febbraio 2011 cons. 4.2 

dove la terapia si limitava a sedute di fisioterapia o a regolari controlli 

sanitari o indagini mediche). 

f) Nella decisione su opposizione viene messo in dubbio che il criterio della 

specifica cura medica protratta e gravosa sia soddisfatto in quanto i primi 

disturbi di carattere psichico sarebbero già stati accusati dall'istante il 25 

novembre 2011, ovvero 11 mesi dopo l'infortunio. La tesi ed il richiamo 

alle due sentenze del Tribunale federale 8C_647/2013 e 8C_312/2007 

non sono convincenti. In primo luogo la diagnosi allora posta dalla curante 

dott. med. C._____ di reazione ansioso-depressiva da disadattamento 

(ICD-10 F43.22) e uso dannoso di alcool (ICD-10 F10.1) non corrisponde 

alla diagnosi posta attualmente che accanto al consumo alcolico evoca un 

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episodio depressivo di media gravità con sintomi biologici in sindrome 

ricorrente (ICD-10 F33.11) e un disturbo della personalità ansioso (ICD-

10 F60.06). Del resto nell'attestazione del 2 marzo 2012 la psichiatra e 

psicoterapeuta non certificava alcuna inabilità lavorativa, ma reputava per 

il momento incerta la prognosi lavorativa, mentre la valutazione che 

l'esperta fa dell'abilità lavorativa in data 8 luglio 2015 è ben diversa: dal 

punto di vista psichico l'abilità lavorativa era ridotta al 100 % a tempo 

indeterminato. Ai fini del presente giudizio è comunque decisivo che la 

successiva lunghezza della cura non possa essere essenzialmente da 

attribuire a fattori psichici bensì ad una chiara indicazione somatica. Ne 

consegue che l'argomentazione e la giurisprudenza citate per contestare 

il soddisfacimento di questo criterio non si rivelano pertinenti. 

g) Durante questi cinque anni l'assicurato ha dovuto convivere con dolori alle 

spalle e limitazioni funzionali gravi e continue, per cui il criterio dei 

notevoli disturbi è pure soddisfatto come non sembra neppure contestato 

da controparte. Per contro non è dato concludere ad cura medica errata o 

che abbia aggravato notevolmente gli esiti dell'infortunio. Per la frattura 

delle teste omerali le terapie applicate sia quella conservativa che quella 

su intervento di osteosintesi erano corrette. Le viti troppo lunghe erano 

state allontanate solo cinque mesi dopo l'intervento e non un anno dopo 

come avviene normalmente per l'asportazione del materiale di 

osteosintesi. Un secondo intervento in caso di posa di materiale 

d'osteosintesi rientra però nel normale decorso di cura. In questo senso 

non è dato concludere che la cura medica abbia in qualche modo 

aggravato gli esiti dell'infortunio. Infatti, il fatto che si sia in seguito 

instaurata una necrosi ad ambedue le spalle, dimostra che tale 

evoluzione non possa essere ascritta al materiale d'osteosintesi o in 

generale alla cura praticata, ma tale patologia costituisce una delle tante 

complicazioni che possono insorgere dopo una frattura omerale, senza 

che vi possa essere una responsabilità dei curanti. Anche l'infezione low 

grade è una possibile complicazione di un intervento chirurgico come 

- 16 -

l'impianto di una protesi, ma non può essere ricondotta ad un errore 

medico. Probabilmente l'assicurato ha un sistema immunitario debilitato, 

giacché anche l'impianto a livello del femore ha successivamente 

comportato complicazioni analoghe a quelle riscontrate a livello delle 

spalle. Per quanto riguarda la posa di una protesi normale e la successiva 

necessità di sostituire la stessa con una inversa, la conclusione è la 

stessa. A priori non era dato sapere che l'impianto di una protesi inversa 

meglio si sarebbe adattata alla muscolatura della spalla dell'istante. 

Nell'ottica della cura medica, l'impianto delle protesi era dettato dalle 

necrosi e il risultato che attualmente presenta l'istante non è stato 

aggravato dalla sostituzione delle protesi. 

h) Soddisfatto è invece il criterio inerente al decorso sfavorevole della cura e 

alle complicazioni rilevanti intervenute. Come prima complicazione della 

cura per quanto riguarda la spalla destra può essere nell'evenienza 

evocato l'intervento di osteosintesi con viti troppo lunghe (nel rapporto del 

24 aprile 2012 si parla di completo sfondamento della testa omerale e 

protrusione delle viti), in seguito l'insorgenza di una necrosi e poi di 

un'infiammazione dopo la posa della protesi. In questo senso i primi tre 

interventi alla spalla destra sono stati seguiti da un'evoluzione diversa da 

quella normale. Quanto alle complicazioni per la spalla sinistra va evocata 

l'insorgenza di una necrosi e poi la scelta della protesi anatomica anziché 

di quella inversa. Alla posa della protesi anatomica era allora seguita la 

certo non gradevole sensazione che il braccio potesse cadere (vedi 

relazione del 15 ottobre 2013 della dott. med. C._____) con 

l'accertamento di una sublussazione della protesi verso anteriore (vedi 

rapporto dell'8 luglio 2015 del dott. med. D._____) e la presa di coscienza 

che meglio conciliabile con la muscolatura della spalla del paziente fosse 

una protesi inversa. Pur non potendo parlare di errore medico, è invece 

d'obbligo concludere al subentrare di complicazioni importanti che nella 

loro globalità non solo hanno ritardato per anni il processo di guarigione, 

ma che hanno lascito delle pesanti sequele nel senso di una "importante 

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limitazione funzionale alle due spalle (vedi referto del dott. med. E._____ 

del 27 maggio 2016 a pag. 5). 

i) Dal dicembre 2010 all'ottobre 2014 l'assicurato è stato inabile al lavoro e 

la sua completa inabilità nell'attività di muratore è stata sempre accertata 

dal curante e dai medici che lo hanno operato. Durante questo lasso di 

tempo vi è stato un tentativo di ripresa dal lavoro che però non ha dato i 

risultati sperati e il lavoratore era costretto a lasciare il lavoro due ore 

dopo, senza che l'insuccesso potesse essere attribuito a mancanza di 

volontà o di sforzi da parte dell'assicurato. I disturbi ancora sempre 

lamentati venivano in seguito resi oggettivabili dalla presenza di una 

necrosi. Nessuno in seguito ha poi mai contestata l'inabilità lavorativa 

completa in qualità di muratore medicalmente accertata dal profilo 

ortopedico. Ne consegue che anche questo criterio va nella fattispecie 

ritenuto soddisfatto. 

l) Giusta le considerazioni che precedono e vista la soddisfazione di almeno 

quattro dei criteri sopra indicati, i disturbi psichici lamentati dall'assicurato 

devono allora essere posti in relazione causale naturale ed adeguata con 

l'infortunio assicurato per cui l'assicuratore infortuni è tenuto a valutare la 

loro eventuale incidenza sulla capacità lucrativa sulla base di una 

valutazione specialistica che tenga complessivamente conto dei disturbi 

psichici e somatici. Già per questo motivo il ricorso deve essere accolto e 

gli atti rinviati all'assicuratore infortuni per l'espletamento dei necessari 

accertamenti e la presa di una nuova decisione di rendita. Non si 

giustifica allora un esame della validità delle conclusioni in termini di 

esigibilità operate dai due ortopedici alle dipendenze della parte 

convenuta in ricorso. 

6. Il 4 gennaio 2015 l'assicurato cadeva delle scale e riportava la rottura del 

femore. Come non viene neppure contestato, all'epoca non era più 

assicurato presso l'assicuratore infortuni convenuto. Per l'assicurato 

- 18 -

anche questa patologia sarebbe però una conseguenza dell'infortunio 

assicurato subito nel 2010. La tesi, sostenuta per la prima volta in sede di 

opposizione 12 settembre 2016, ad un anno e mezzo dall'evento, va 

recisamente respinta. A prescindere dal fatto che entro i termini di cui 

all'art. 45 LAINF non è stato notificato all'assicuratore alcun infortunio, 

non vi sono neppure indizi che lascino anche solo supporre che l'evento 

del gennaio 2015 abbia una relazione con il traumatismo alle spalle subito 

5 anni prima. In nessuna delle numerose documentazioni mediche degli 

ultimi 5 anni viene fatto accenno ad una eventuale instabilità nella 

deambulazione dell'assicurato a seguito della patologia alle spalle per cui 

la pretesa è priva di qualsivoglia ben fondato. Basti al proposito ricordare 

che nell'opposizione presentata in data 12 maggio 2015, l'assicurato 

stesso non pretendeva neppure che la rottura del femore potesse essere 

in relazione con l'infortunio assicurato del 2010. Anche la comunicazione 

dell'assicuratore infortuni del 26 novembre 2015, mediante la quale per i 

disturbi alla gamba destra per esiti da frattura pertrocanterica non veniva 

riconosciuta la responsabilità dell'assicuratore infortuni, non suscitava 

alcuna reazione da parte dell'interessato. Non essendo quindi riuscito a 

rendere neppure plausibile una relazione tra la rottura del femore e 

l'evento del 2010, la decisione è sfavorevole a quella parte - ovvero 

l'assicurato - che intende dedurre un suo diritto da una circostanza di fatto 

che è rimasta non provata (DTF 117 V 261 cons. 3b e 114 V 213 cons. 5 

con riferimenti nonché sentenza del Tribunale federale 9C_354/2011 del 

9 marzo 2012 cons. 4).

7. Lamentando dei disturbi di carattere ortopedico e psichico riconducibili 

alla caduta del 2010, l'assicurato dovrà essere sottoposto ad un esame in 

questi due ambiti di competenza medica, onde determinare l'incapacità 

complessiva medico-teorica. L'assicurato chiede un accertamento 

pluridisciplinare in coordinazione con l'ufficio dell'assicurazione invalidità 

per gli assicurati residenti all'estero (UAIE). Anche se la proposta 

potrebbe rivelarsi condivisibile sotto più punti di vista, essendo possibile 

- 19 -

chiedere agli esperti un giudizio in merito agli impedimenti riscontrati 

dall'assicurato che siano in relazione con l'infortunio (spalle e psichici) e 

quelli che invece non lo sono (altri fattori invalidanti quali disturbi all'anca 

ed eventuali altre patologie), non spetta al Tribunale amministrativo 

ordinare una coordinazione degli accertamenti, senza che vi sia al 

riguardo una espressa base legale. La LPGA si esprime infatti sulla 

coordinazione delle prestazioni, ma non su quella degli accertamenti 

medici. Considerata però l'intera l'anamnesi medica dell'istante e la 

gravosità della cura alla quale è stato finora sottoposto, in termini di 

esigibilità una coordinazione delle indagini mediche nel senso proposto 

nel ricorso sarebbe altamente auspicabile. 

8. In conclusione, il ricorso è accolto e la decisione su opposizione del 15 

settembre 2016 è annullata e gli atti vengono rinviati all'assicuratore 

infortuni per la presa di una nuova decisione dopo l'esplicazione degli 

accertamenti medici necessari nel senso esposto nei considerandi. Giusta 

l'art. 61 LPGA la procedura è gratuita (lett. a). Per la procedura davanti al 

Tribunale amministrativo, ha diritto alle ripetibili il ricorrente che vince la 

causa in applicazione all'art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA, fermo restando che 

un giudizio di rinvio equivale sotto questo aspetto al pieno accoglimento 

del ricorso (DTF 132 V 215 cons. 6.2 e 110 V 54 cons. 3a nonché 

sentenza del Tribunale federale U 199/02 del 10 febbraio 2004 cons. 5). 

Ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 dell'ordinanza sulla determinazione dell'onorario 

degli avvocati (OOA; CS 310.250), viene considerata corrente una tariffa 

oraria fra i 210 e i 270 franchi. Conformemente alla nota d'onorario 

introdotta il 23 dicembre 2016, vengono conteggiate 19 ore e 55 minuti di 

onorario a fr. 250.-- e dei costi per un ammontare di fr. 439.--. Giusta però 

la prassi di questo giudice (sentenze del Tribunale amministrativo S 16 

49, S 15 93 e V 13 2), i costi che come quelli fatturati nell'evenienza non 

corrispondono alle spese vive (come quelli per una fotocopia di fr. 2.--) 

vengono stabiliti dal tribunale mediante l'applicazione di una percentuale 

del 3 %. Ne consegue che le ripetibili pari a fr. 4'979.15 di onorario e fr. 

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149.40 di spese ammontano a fr. 5'128.55. Vivendo l'assicurato all'estero 

non vi è addebito dell'IVA. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. Gli atti vengono 

ritornati all'assicuratore infortuni per l'esperimento dei necessari 

accertamenti medici nel senso dei considerandi e la resa di una nuova 

decisione. 

2. La procedura è gratuita.

3. L'istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni versa a 

A._____ fr. 5'128.55 (senza IVA) a titolo di ripetibili. 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]

L’interposto ricorso al Tribunale federale è stato respinto con sentenza del 16 

ottobre 2018 (8C_585/2017).