# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dbdbad6a-ffd8-56b4-8ca8-149f2dd2a33e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.06.2005 32.2004.111
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2004-111_2005-06-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2004.111

   

  BS/td

  	
  Lugano

  2 giugno 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 29 novembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21 ottobre
  2004 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1949 e professionalmente attivo quale funzionario __________ (__________; cfr.
attestato 28 agosto 2003 del datore di lavoro, doc. AI 7), a seguito di uno
scompenso ansiosodepressivo reattivo, principalmente dovuto alle innovazioni introdotte
sul posto di lavoro (cfr. rapporto 31 marzo 2003 dello psichiatra curante, dr. __________:
doc. AI 2), in data 25 ottobre 2002 ha smesso di lavorare. 

                                         A partire
dal 7 febbraio 2003 egli ha ripreso la sua attività lucrativa al 50% per poi cessarla
definitivamente il 13 febbraio 2003 (cfr. certificato 13 giugno 2003 del medico
cantonale aggiunto e rapporto 3 ottobre 2003 dr. __________, entrambi in doc.
AI 10).

Nel mese di agosto 2003 l’assicurato ha inoltrato una domanda di prestazioni AI
per adulti facendo presente di soffrire di depressione (doc. AI 1).

Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
psichiatrica eseguita dal dr. __________, attivo presso __________ di __________,
con decisione 27 luglio 2004 l’Ufficio AI ha respinto la domanda di
prestazioni, rilevando quanto segue:

 

" 
Dalla documentazione medico-specialistica
acquisita all'incarto, ed in particolare dalla perizia allestita oggettivamene
dal Dr. __________, non si evincono affezioni invalidanti ai sensi di legge,
infatti il perito non ha posto alcuna diagnosi invalidante e l'inabilità lavorativa
concernente esclusivamente il posto di lavoro precedentemente occupato.

Considerate le premesse di cui sopra non è
possibile ammettere l'esistenza di una diminuita capacità di guadagno, e quindi
d'invalidità, rilevato che lei è inseribile in qualsiasi attività, eccezion
fatta presso il precedente impiego." (Doc. AI 20)

 

                               1.2.   Con
decisione 21 ottobre 2004 l’Ufficio AI ha respinto la tempestiva opposizione
dell’assicurato e confermato il diniego di prestazioni, argomentando:

 

" 
Per quanto concerne la perizia specialistica
richiesta dall'Ufficio AI e condotta dal Dr. __________ dell'Institut für __________,
__________ (di seguito __________) di __________, occorre sottolineare che la
medesima valuta in maniera completa i punti litigiosi, si fonda su atti già presenti
nell'incarto e approfonditi da ulteriori esami, considera tutti i mali
lamentati dall'assicurato, è stata stabilita in piena coscienza dei suoi
antecedenti (anamnesi) ed espone con chiarezza le risultanze. Le conclusioni
dell'esperto sono ben motivate e non sono ravvisabili contraddizioni o indizi
che facciano dubitare della loro attendibilità. Pertanto alla perizia medica va
attribuita piena forza probatoria in base ai principi giurisprudenziali
sviluppati dal TFA (DTF 125 V 351 ss., 104 V 31).

 

Per quanto concerne le modalità di svolgimento
della perizia si osserva che l'assicurato ha ricevuto la comunicazione 2
dicembre 2003 dallo scrivente Ufficio che segnalava la necessità di procedere
ad un accertamento medico da effettuarsi presso il Dr. __________ a __________
con formale indicazione dei mezzi di diritto per ricusare il perito n caso di
motivi pertinenti. L'assicurato non ha sollevato alcuna obiezione in merito ed
ha collaborato pienamente con il perito (cfr. pag. 10 del rapporto peritale del
Dr. __________) durante la perizia medico legale con durata prevista di ca. 1 ½
ora (cfr. convocazione 11.12.2003 inoltrata all'assicurato __________),
accompagnato dalla consorte espressasi anch'essa durante l'espletamento della
perizia (pag. 7 perizia). L'obiezione dell'assicurato risulta quindi essere
infondata in quanto non pone dubbi sullo svolgimento regolare della perizia.

 

Stante quanto precede, sulla base di affidabili e
concludenti risultanze specialistiche, emerge che l'assicurato non è affetto da
danni alla salute invalidanti e risulta essere completamente abile al lavoro
nella sua attività.

L'incapacità lavorativa dovuta a depressione
reattiva potrebbe insorgere se l'assicurato ritorna al precedente posto di
lavoro dove sono insorti problemi di tipo relazionale-lavorativo dovuto a
cambiamenti organizzativi ai quali l'assicurato non si è adattato.

 

L'impossibilità per __________ di trovare un
lavoro all'assicurato non equivale ad una comprova della sua inabilità
lavorativa, bensì del momento di crisi che vige sul mercato del lavoro.
Ritenuto che non vi è invalidità se l'incapacità al guadagno non è dovuta a
danno alla salute ma imputabile ad altri fattori (motivi estranei
all'invalidità cfr. RCC 1989 p. 322), quali, ad esempio, le ragioni economiche (RCC
1984 p. 361) come disoccupazione, crisi, mancanza o calo delle possibilità di
lavoro in una determinata regione o in un determinato settore, l'argomentazione
sollevata dall'assicurato è infondata e per nulla pertinente." (Doc. AI
29)

 

                               1.3.   Contro la decisione
su opposizione RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato al TCA un
tempestivo atto di ricorso con cui ha chiesto l’allestimento di una perizia
giudiziaria, rispettivamente il riconoscimento di prestazioni assicurative.

Con riferimento al rapporto dello psichiatra curante (dr. __________) ed alla
risposta 10 agosto 2004 della __________ in merito alla non reperibilità nell’__________
di un posto di lavoro rispecchiante le indicazioni esposte dal perito, il
ricorrente sostiene di non poter svolgere, oltre alla propria professione,
nessun’altra attività lucrativa.

Egli ha poi ribadito le censure sollevate in sede di opposizione riguardo
all’attendibilità del perito:

 

" 
Non da ultimo occorre sottolineare che purtroppo
l'AI per i propri esami specialistici invia i propri assicurati sempre e
comunque da esperti, oltre che chiaramente di parte, con poca e comunque non
sufficiente comprensione della lingua italiana. Se nel caso di inabilità dovuta
prettamente a motivi fisici ciò può funzionare, diventa pressoché improponibile
quando si pone la valutazione di problematiche legate alla sfera psichica
dell'assicurato.

Ciò d'altra parte vale ancor di più nel caso
concreto per il qui ricorrente, che è stato ascoltato e quindi peritato per una
durata di venti, dicasi venti minuti, e questo contrariamente a quanto
detto dall'AI nella sua decisione qui gravata, dove indica che la durata è
stata di un'ora e mezza! In effetti sulla carta era indicata una simile durata,
in concreto il tutto si è svolto e lo si ribadisce in venti minuti.

 

A fronte di conclusioni chiaramente contrapposte
e meglio fatte da chi cura da ormai due anni un paziente, affermazioni
confermate pure dal medico cantonale, e da un perito di parte che ha parlato
con lo stesso per venti minuti, francamente sorgono dei dubbi. Questi dubbi
sono ancor più fondati se si scontrano con il palese parere espresso pure dal
medico cantonale che ritiene il ricorrente incapace al lavoro in modo totale,
affermazione questa supportata da chi oggi ancora, dopo due anni, segue e cura
il ricorrente.

 

Fatte queste premesse si ritiene necessario, e in
questo senso se ne fa esplicita richiesta, venga allestita una perizia neutra,
ordinata da codesto lodevole Tribunale." (Doc. I)

 

                               1.4.   Con risposta
di causa 17 dicembre 2004 l’amministrazione ha invece postulato la reiezione
del ricorso, sottolineando la validità della perizia psichiatrica eseguita dal
dr. __________, il cui referto è stato redatto in tedesco ma dopo un colloquio
approfondito e dettagliato in italiano con il peritanto, motivo per cui essa ha
sostenuto come il rapporto 13 aprile 2004 del perito adempia ai parametri
giurisprudenziali in materia di valore probatorio degli atti medici.

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e
poiché il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si
basa di regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel
presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1°
gennaio 2003.

                                         Dal 1°
gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione
della LAI.

 

                                         Per
quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a
–70) sono applicabili all’assicurazione per l’invalidità, sempre che la legge
non preveda espressamente una deroga.

 

                                         Va al riguardo fatto presente che recentemente il TFA ha precisato
che i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità,
di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre
prestazioni durevoli) formulati dalla LPGA corrispondono alle nozioni
precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità (DTF 130 V 343).

                               2.2.   Oggetto del
contendere è sapere se l’insorgente ha diritto ad una rendita d’invalidità.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Va
altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire
se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a
e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c;
Scartazzini, op. cit, pag. 232; Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation
de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza
citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                               2.4.   Nell’evenienza
concreta, RI 1 è stato peritato dal 

                                         dr.
__________, specialista in psichiatria presso __________. 

                                         Nel
rapporto 13 aprile 2004 lo specialista, esaminata la documentazione medica
contenuta agli atti, esposta dettagliatamente l’anamnesi e dopo aver
predisposto un esame psichiatrico, non ha riscontrato l’esistenza di una
patologia psichiatrica invalidante.

Egli ha in particolare accertato una sindrome di
assestamento che, secondo la classificazione psichiatrica internazionalmente
riconosciuta, dura da uno a sei mesi: "Aufgrund dieser vielfältigen
Aktivitäten, der aktuell auch auf Befragen fehlenden depressiven Symptomen
sowie der Angaben seiner Ehefrau kann aktuell nicht auf eine psychische Störung
von Krankheitswert, namentlich nicht auf eine Depression, erkannt werden. Der
Versicherte selbst gibt lediglich an, längere Autofahrten und den Kontakt zu
Mitmenschen zu meiden, und seine Ehefrau schildert ihn als eher schweigsamer
und nervöser als früher. Dies entspricht auch dem üblichen Verlauf von
Anpassungsstörungen, welche definitionsgemäss, das heisst gemäss dem internaional
gültigen und auch in der Schweiz seit über 10 Jahren verbindlichen
Diagnosesystem der Weltgesundheitsorganisation WHO, ICD-10, zwischen einem
Monat und maximal einem halben Jahr andauern".

In merito alla capacità lavorativa il perito ha
evidenziato:

 

" 
Aufgrund des neuen Vorgestezten, resp. des
Systemwechsels, scheint eine Rückkehr zum alten Arbeitsplatz illusorisch,
würden sich doch beim Versicherten sehr schnell wieder eine depressive
Symtpmatik und allenfalls eine Angstsymptomatik entwickeln. Von Oktober 2002
bis etwa Mitte 2003 bestand aufgrund der Akten eine vollständige
Arbeitsunfähigkeit. Dem üblichen Verlauf solcher Anpassungsstörungen folgend,
erholte sich der Versicherte zusehends, und auch das psychische Zustandsbild
verbesserte sich, sodass heute keine krankheitswertige psychische Störung mehr
diagnostiziert werden kann. Die vom Versicherte und seiner Ehefrau
geschilderten Befindlichkeitsstörungen qualifizieren nicht für eine Krankheit
im engeren Sinn. Mithin hat sich auch die Arbeitsfähigkeit verbessert."
(Doc. AI 16)

                                         Sostenendo quindi come l’assicurato, causa l’ambiente lavorativo,
non possa essere nuovamente occupato nella sua originaria professione, il dr. __________
ha comunque ribadito l’assenza di una patologia psichiatrica invalidante,
individuando nel peritando l’esigibilità a svolgere un’attività presso altri
datori di lavoro (“Ausser am angestammten Arbeitsplatz ist der Versicherte
jedem Arbeitgeber zumutbar aufgrund der noch leichten Befindlichkeitsstörungen”;
doc. AI 16 pag. 15).

                                         Egli ha
altresì specificato che in un posto di lavoro tranquillo, possibilmente senza
stress, dove l’assicurato ed il suo operato vengano valorizzati, la capacità
lavorativa risulterebbe essere piena (“An einem ruhigen, möglichst
stressfreien, den Versicherten und seine Arbeit achteten und respektierenden
Arbeitsplatz dürfte eine vollschichtige Arbeitsfähigkeit erreicht werden”
; doc. AI 16 pag. 16). 

Di conseguenza, non riscontrando l’esistenza di un’affezione invalidante, l’Ufficio
AI ha respinto la domanda di prestazioni.

                               2.5.   Va ricordato che affinché un rapporto medico
abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in maniera
completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto
di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena
conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle
correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le
conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI
3/1997 pag. 123).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS
1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 111).

                                         Infine,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve
esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.6.   Il
ricorrente contesta le conclusioni del perito, facendo in particolare
riferimento alla certificazione del suo psichiatra curante.

Nel rapporto 31 marzo 2003 il dr. __________ aveva evidenziato che il suo
paziente “ha presentato uno scompenso ansiosodepressivo reattivo” e che attualmente
accusa problemi di concentrazione, d’attenzione ed incubi notturni.
Evidenziando dei miglioramenti a seguito del periodo di riposo dal lavoro,
accompagnato da misure psicofarmacologiche e psicoterapeutiche, il succitato
sanitario aveva tuttavia escluso una ripresa lavorativa a medio termine e considerato
l’assicurato inabile al 100%, sostenendo che “a lungo termine è ancora
difficile prevedere le sue potenzialità reinseritive professionali” (doc.
AI 2).

                                         

Con rapporto 3 ottobre 2003 sempre il dr. __________, posta la diagnosi di
disturbo ansioso depressivo con somatizzazione, ha concluso che:

" 
a mio modo di vedere, questo assicurato è da
considerare inabile al lavoro nella misura superiore all’80% nella sue abituali
funzioni. Considerata la sua psicopatologia non vedo nemmeno opportuno dei
provvedimenti di reintegrazione o di reinserimento professionale. Egli non è
più in grado di adattarsi a nuovi mansioni professionali e secondo il mio
parere è da considerare inabile al lavoro nella misura sopraccitata." (doc.
AI 11)

Quanto alle possibilità di poter trovare una professione confacente al suo
stato di salute, nel mese di agosto 2004 l’assicurato ha chiesto alla __________
se lo __________ fosse in grado di offrigli un posto di lavoro che tenesse
conto delle indicazioni espresse dal dr. __________ (sub doc. AI 24).

Con lettera 10 agosto 2004 il succitato ufficio ha fra l’altro evidenziato che
“…  prima di procedere alla prospettazioni della disdetta rapporto d’impiego
avevamo svolto questa ricerca purtroppo con esito negativo “ (sub doc. AI
24).

Sulla scorta di questa circostanza, con scritto 17 agosto 2004 il dr. __________
ha concluso:

 

" 
In conclusione,
non vedo come una persona dopo più di trent'anni di attività amministrativa in
seno allo __________ possa essere reinserita in un "altro contesto
professionale".

Questa sua situazione d'incertezza ha portato il
signor __________ a sviluppare nuovamente una sintomatologia ansioso depressiva
con momenti d'intolleranza, difficoltà di sonno, problemi di concentrazione,
ideazioni auto ed eteroclastiche, insofferenza ed irascibilità.

A mio modo di vedere il signor __________ non è
più inseribile per ora in qualsiasi contesto lavorativo e questo al 100%.

Non posso escludere che se il signor RI 1 dovesse
vivere una maggiore tranquillità personale, a dipendenza della sua situazione
socio lavorativa, egli potrebbe riacquisire le competenze perse per i problemi
ansioso depressivi." (Doc. AI 24)

                               2.7.   In merito al
referto del dr. __________ il ricorrente ha sostenuto come la visita peritale
sia durata solo venti minuti e come il colloquio sia stato tenuto in lingua tedesca.

Riguardo a queste censure l’amministrazione, nella decisione su opposizione, ha
sottolineato che l’assicurato al momento della designazione del perito mediante
delibera del 2 dicembre 2003 non ha sollevato obiezione alcuna (doc. AI 14), che
ha presenziato e collaborato pienamente al colloquio (cfr. perizia pag. 10) insieme
alla di lui moglie, la quale ha pure potuto esprimersi liberamente (cfr.
perizia pag. 7), e che, facendo riferimento convocazione peritale (non
contenuta agli atti), la durata della perizia era prevista per un'ora e mezza.
Infine, in sede di risposta l’Ufficio AI ha aggiunto che il rapporto steso in
tedesco si basa su un colloquio tenutosi in italiano.

Occorre qui rilevare che il TFA ha in principio riconosciuto il diritto
dell’assicurato a che le misure di accertamento medico ordinate dall’Ufficio AI
vengano svolte nella propria lingua madre, motivo per cui è compito del
peritando inoltrare all’amministrazione od eventualmente al giudice una simile
richiesta ( STFA inedite del 23 novembre 1999 nella causa S [I 541/99], del 5
dicembre 1994 nella causa K [ I 66/94], entrambe citate in SVR 2004 IV Nr.29
consid. 4.1.1).

In un’altra sentenza del 10 agosto 2001 pubblicata in DTF 127 V 219 l’Alta
Corte, facendo riferimento ad una perizia di un servizio di accertamento
medico, ha precisato che in linea di massima deve essere dato
seguito alla domanda di un assicurato volta a chiedere lo svolgimento dell’accertamento
in una lingua ufficiale della Confederazione che conosce. Altrimenti, l'interessato
può pretendere non solo di essere assistito da un interprete in occasione degli
esami medici, ma anche di ottenere gratuitamente una traduzione del referto
peritale. 

Va piuttosto rilevato che in una sentenza non pubblicata del 2003, il TFA ha evidenziato
l’importanza, nell’ambito di una perizia psichiatra, di una comprensione
ottimale tra perito ed assicurato. Un buon accertamento peritale presuppone che
entrambi dispongano di un conoscenza linguistica approfondita. Se invece il
perito, continua l’Alta Corte, non padroneggia la lingua dell’assicurato, per
motivi obbiettivi e medici egli deve avvalersi dell’aiuto di un interprete. In
tal caso l’esperto può invitare l’assicurato a procurarsi un interprete
professionale o una sua persona di fiducia. Trattandosi di una misura
istruttoria, i costi dell’intervento di traduzione sono presi a carico
dell’amministrazione ai sensi dell’art. 69 cpv. 2 OAI (STFA inedita del 25
luglio 2003 nella causa L., I 642/01, consid. 3.1 e consid. 3.2, riportata
nella sentenza 30 dicembre 2003 pubblicata in SVR 2004 IV Nr. 29 consid.
4.1.2). 

In una successiva pronunzia del 30 dicembre 2003, il TFA ha poi precisato che, nonostante
la difficoltà di comprensione, la perizia non eseguita nella lingua madre
dell’assicurato oppure senza l’ausilio di un interprete non costituisce una
violazione del diritto di essere sentito. L’Alta Corte ha tuttavia rimarcato come
sia decisivo valutare se, dal punto di visto dell’amministrazione delle prove, in
simili circostanze si possa fare pieno affidamento alle risultanze dell’accertamento
peritale, risultanze che servono per esprimersi in merito alle chieste prestazioni
assicurative ( SVR 2004 IV Nr. 29 consid. 4.2.2).  

Orbene, a prescindere dall’esaminare la portata dell’accertamento peritale in
discussione (con la lettera dell’agosto 2004 alla __________ il ricorrente, riportando
stralci del referto peritale, ha comunque dimostrato di avere una buona
conoscenza della lingua tedesca, sub doc. AI 24), resta innanzitutto
incontestato il fatto che l’assicurato, a seguito delle difficoltà consecutive
alla ristrutturazione del suo posto di lavoro, ha sviluppato una depressione
reattiva con conseguente inabilità lavorativa. In tal senso le attestazioni
dello psichiatra curante riportate nel considerando precedente sono inequivocabili.

Va qui ricordato che generalmente le depressioni reattive non sono considerate
affezioni invalidanti, poiché di regola sono facilmente influenzabili e
scompaiono dopo poco tempo, ad esempio se viene meno la causa di tale affezione
(DTF 127 V 294 consid. 4a con riferimento alla sentenza del TFA non pubblicata
del 28 dicembre 1981, 585/79; Meyer-Blaser, op. cit., pag. 17).

Conformemente alla giurisprudenza del TFA, inoltre, affinché il danno alla
salute psichico possa essere considerato invalidante occorre che lo stesso sia
di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi
della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 p.
169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; ZAK 1984 p.
342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p.
128).

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…) 

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile.
Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può,
nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che
il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In
quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui
ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di
guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 30 giugno
2004 nella causa W., I 166/03, consid. 3C)."

 

                                         Ora, senza
voler banalizzare la situazione psichica in cui l’assicurato si trova e
tantomeno sminuire la portata dei rapporti stesi dello psichiatra curante, a
mente di questa Corte in casu non sono date le succitate restrittive condizioni
giurisprudenziali per ammettere, ai sensi dell’AI, l’esistenza di una danno
alla salute psichico. 

Dalla descrizione dello status (Befunderhebung: pag. 8 s) eseguita del dr. __________,
non risulta che l’assicurato presenti le caratteristiche per riconoscere
un’invalidità psichica.  

D’altra parte nel rapporto 17 agosto 2004 lo stesso dr. __________, seppur
valutando un’incapacità lavorativa del 100% in qualsiasi contesto lavorativo,
ha comunque sottolineato gli effetti benefici susseguiti all’interruzione del
precedente rapporto lavorativo ( “… Questo arresto della sua attività
lavorativa ha migliorato lo stato clinico da un punto di vista dell’umore. Ora
dorme meglio ed i suoi stati d’ansia sono diminuiti. Ha ripreso ad essere
attivo in seno alla famiglia. La sua stabilità dell’umore ed il suo stato di
tensione sono diminuiti grazie all’interruzione delle relazioni nei suoi
confronti da parte dei suoi superiori…”), tant`è che ha intravisto uno
sbocco professionale alternativo (“ Non posso escludere che se il signor RI
1 dovesse vivere una maggiore tranquillità personale, a dipendenza della sua
situazione socio lavorativa, egli potrebbe riacquistare le competenze perse per
i problemi ansioso depressivi”; doc. AI 24).

Al riguardo va fatto presente che, conformemente al principio dell’obbligo di
ridurre il danno, l’assicurato è tenuto ad intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) - se
necessario intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate;
cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997,
pag. 221).

Pertanto, secondo questa
Corte la problematica psichiatrica è limitata „unicamente“ al contesto
lavorativo in cui l’assicurato si era trovato, ciò che non esclude che egli
presenti, almeno sino al momento della decisione su opposizione, le necessarie
risorse per svolgere altrove un’attività lucrativa nello stesso campo
professionale di quello precedentemente esercitato. 

                                         Infine, come
rettamente evidenziato dall’Ufficio AI nella risposta di causa, l’impossibilità
dello __________ di trovare all’assicurato un’occupazione lavorativa s’inserisce
piuttosto in un’ottica economica e non medica. 

 

                                         Con
certificato 17 agosto 2004 il dr. __________ ha evidenziato che, a seguito della
risposta negativa 10 agosto 2004 dello __________, si è creata una “situazione
d’incertezza (che) ha portato il signor RI 1 a sviluppare nuovamente una
sintomatologia ansioso depressiva con momenti d’intolleranza, difficoltà di sonno,
problemi di concentrazione, ideazioni auto ed eteroclastiche, insofferenza ed
irascibilità”, motivo per cui l’assicurato “non è più inseribile
per ora in qualsiasi contesto lavorativo e questo al 100%.” (doc. AI 24).

Alla luce di questo ultimo atto medico, richiamato l’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI,
che prevede l’inizio del diritto alla rendita dopo un anno d’incapacità al
lavoro almeno del 40% in media senza notevoli interruzioni, spetterà se del
caso all’assicurato presentare una nuova domanda di prestazioni alla quale allegherà
la pertinente documentazione medica attestante l’esistenza di un danno alla
salute psichica di rilevante durata a decorrere dall’agosto 2004.

                                      

                                         In conclusione,
visto quanto sopra, rettamente l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto
a prestazioni assicurative.

Ne consegue la conferma della decisione amministrativa e la reiezione del
ricorso.

                               2.8.   L'assicurato ha chiesto al TCA di ordinare una
perizia psichiatrica. 

 

Al proposito si
osserva che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove; cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce degli atti di causa, questo Tribunale ritiene la fattispecie
sufficientemente chiarita, motivo per cui non sono necessari ulteriori
accertamenti. 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti