# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7a66a813-5866-5ca6-b7f2-2cfeb048ad9c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-03-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.03.2015 D-5405/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5405-2014_2015-03-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-5405/2014, D-5391/2014, D-5395/2014, D-
5402/2014 

 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  1 7  m a r z o  2 0 1 5  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Martin Zoller, Fulvio Haefeli,  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 

 
 

Parti 

 
A.________, nato il (…), 

Siria,  

(…), 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione  

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore. 

 

Oggetto 

 
Visto per ragioni umanitarie (asilo) in favore di B._______ e 

famiglia, C._______ e famiglia, D._______ e E._______;  

decisioni dell'UFM del 28 agosto 2014, (…) / (…) / (…)/(…). 

 

 

D-5405/2014, D-5391/2014, D-5395/2014, D-5402/2014 

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Fatti: 

A.  

In data 11 luglio 2014 B._______ e famiglia, C._______ e famiglia, 

D._______ e E._______ – cittadini siriani membri della stessa famiglia – 

hanno sollecitato il rilascio di un visto Schengen presso la rappresentanza 

svizzera a Istanbul (Turchia) per recarsi in Svizzera presso l'ospite, 

A._______, fratello di D._______ e di E._______, nonché cognato di 

B._______ e di C._______.  

B.  

Con quattro decisioni del 15 luglio 2014 la rappresentanza svizzera a Istan-

bul ha respinto, mediante modulo standard Schengen, le richieste di rila-

scio del visto umanitario.  

C.  

In data 2 agosto 2014 A._______ ha inoltrato opposizione in atto unico 

all'Ufficio federale della migrazione (UFM, ora Segreteria di Stato della mi-

grazione, SEM) contro le summenzionate decisioni della rappresentanza 

svizzera a Istanbul ed ha versato l'anticipo sulle spese. Ha rilevato che 

contrariamente da quanto ritenuto dall'Ambasciata i richiedenti avrebbero 

giustificato lo scopo e le condizioni di soggiorno. Gli interessati vorrebbero 

venire in Svizzera unicamente per "riposarsi" per tre mesi dalla guerra e 

per dimenticare un po' la Siria. I costi per il loro soggiorno sarebbero poi 

coperti, avendo il ricorrente diversi amici e conoscenti che lo sosterrebbero. 

Le condizioni per il rilascio di un visto sarebbero pertanto riempite. Inoltre, 

qualora i richiedenti dopo lo scadere del visto dovessero essere ammessi 

provvisoriamente in Svizzera, le autorità potrebbero comunque esortarli a 

lasciare la Svizzera poiché l'ammissione provvisoria potrebbe essere revo-

cata in qualunque momento.   

D.  

Con decisioni del 28 agosto 2014 l'UFM ha respinto l'opposizione del 

2 agosto 2014 ed ha confermato il rifiuto dell'autorizzazione d'entrata nello 

spazio Schengen. Tenuto conto dell'insieme delle circostanze, della situa-

zione personale dei richiedenti, nonché della situazione socioeconomica 

prevalente nel loro Paese d'origine, la partenza dallo spazio Schengen alla 

fine del soggiorno previsto non sarebbe sufficientemente garantita. L'auto-

rità inferiore non potrebbe infatti escludere che essi, una volta giunti nello 

spazio Schengen, desiderino restarvi nella speranza di trovarvi condizioni 

di vita migliori. Le condizioni per il rilascio di un visto Schengen tipo C non 

sarebbero pertanto adempiute. Inoltre, circa le condizioni relative al rilascio 

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di un visto di validità territoriale limitata (VTL) per motivi umanitari nel caso 

concreto non sarebbe stato dimostrato che la vita e l'integrità fisica degli 

interessati sarebbe direttamente, seriamente e concretamente minacciate 

nel paese di origine o in quello di residenza. I richiedenti non si trovereb-

bero in una situazione di rigore particolare che renderebbe indispensabile 

l'intervento delle autorità. Le argomentazioni addotte non consentirebbero 

pertanto di autorizzare l'entrata degli interessati nemmeno sulla scorta di 

un VTL per motivi umanitari.  

E.  

In data 22 settembre 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 23 settembre 2014), l'ospite in Svizzera è insorto con atto unico con-

tro le suddette decisioni dell'UFM dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale (di seguito: il Tribunale). Egli rileva innanzitutto che lo scopo e le con-

dizioni di soggiorno sarebbero verosimili, i richiedenti avrebbero infatti for-

nito tutti i documenti necessari. Non sarebbe poi chiaro perché dopo l'a-

brogazione delle Istruzioni del 4 settembre 2013 inerenti il rilascio agevo-

lato di visti per visita a familiari siriani (di seguito: Istruzioni Siria, 

< http://www.ejpd.admin.ch/dam/data/bfm/rechtsgrundlagen/weisun-

gen/auslaender/einreise-ch/20130904-weis-SYR-i.pdf >) vengono ancora 

fissati degli appuntamenti con le Ambasciate quand'anche le autorità sa-

prebbero che alla scadenza del visto un ritorno nel Paese d'origine non 

sarebbe possibile e dunque quasi tutte le richieste sarebbero respinte. La 

guerra ha poi obbligato gli interessati nonché molte altre famiglie a fuggire. 

La fuga sarebbe costata moltissimi soldi, avrebbe costretto i richiedenti a 

vendere le loro proprietà ed ora vivrebbero in Turchia in grande povertà e 

miseria. Gli interessati vorrebbero venire in Svizzera per "riposarsi" per tre 

mesi dalla guerra e per dimenticare un po' la Siria. I costi per il loro sog-

giorno sarebbero coperti e i richiedenti non avrebbero l'intenzione di re-

stare in Svizzera a lungo termine. Un ritorno volontario in Patria dopo la 

fine della guerra sarebbe poi sicuro, i richiedenti avrebbero l'intenzione di 

tornare in Siria alla fine della guerra. In secondo luogo, la situazione dei 

richiedenti in Turchia sarebbe molto difficile a seguito della loro entrata e 

del loro soggiorno illegale, nonché a causa del rifiuto delle cure mediche. 

Pertanto essi avrebbero tentato di ritornare in Siria per poi tornare nuova-

mente in Turchia. Molti siriani rischierebbero il ritorno in Siria poiché a 

causa dei costi molto alti delle cure mediche e dell'assenza di permesso di 

soggiorno non verrebbero curati in Turchia. I rifugiati siriani sarebbero inol-

tre sfruttati e maltrattati nei Paesi limitrofi alla Siria come la Turchia, il Li-

bano, la Giordania o il Nord Iraq. I richiedenti non disporrebbero di mezzi 

finanziari sufficienti e sarebbero senza permesso di soggiorno in Turchia. 

Nelle grandi città della Turchia migliaia di bambini mendicano sulle strade 

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e non possono andare a scuola, vivono in povertà e miseria. A sostegno di 

tali allegazioni il ricorrente ha fornito l'indirizzo Internet di un documentario 

in cui verrebbe riportata la situazione dei siriani in Turchia. In più, i rifugiati 

siriani non sarebbero più i benvenuti in Turchia ed inoltre, con l'aumento 

dei numeri di rifugiati, ormai più di un milione, le risorse diminuiscono. I 

cittadini siriani, malgrado abbiano potuto scappare dalla guerra civile, vi-

vono in grande povertà nei Paesi limitrofi alla Siria. I rifugiati necessitano 

di cure mediche, acqua, vestiti e cibo. La situazione sarebbe insopportabile 

e molto complicata, senza permesso di soggiorno in Turchia non si ver-

rebbe curati. Per di più, i rifugiati che si trovano all'esterno di campi profughi 

non sarebbero sostenuti in nessun modo. I campi profughi sarebbero so-

vraffollati e la Turchia richiederebbe l'aiuto di organizzazioni internazionali. 

I rifugiati siriani sarebbero sfruttati come manodopera a basso costo. Di 

conseguenza, una permanenza a lungo termine dei richiedenti in Turchia 

non sarebbe possibile poiché sarebbe legata a dei costi altissimi, i quali 

non potrebbero essere sostenuti da essi. Oltracciò, i richiedenti non sareb-

bero sostenuti finanziariamente dalle autorità turche e non sarebbero assi-

curati contro le malattie. Infine, l'ospite in Svizzera e ricorrente, con l'aiuto 

di garanti e della Croce Rossa Svizzera, è in grado di assumere i costi dei 

richiedenti e di ospitarli. Il ricorrente potrebbe inoltre assicurare l'uscita 

dalla Svizzera entro il termine stabilito. I richiedenti non avrebbero l'inten-

zione di rimanere per sempre in Svizzera, ma vorrebbero poi ritornare in 

Patria e anche qualora i richiedenti dopo lo scadere del visto dovessero 

essere ammessi provvisoriamente in Svizzera, le autorità potrebbero co-

munque esortarli a lasciare la Svizzera poiché l'ammissione provvisoria po-

trebbe essere revocata in qualunque momento.  

F.  

Con decisione incidentale del 7 ottobre 2014, il Tribunale ha congiunto le 

quattro cause ed ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria ed ha 

invitato il ricorrente a versare un anticipo di 1'200.– CHF a copertura delle 

presunte spese processuali (art. 63 cpv. 4 e 5 PA) entro il 22 ottobre 2014 

con comminatoria d'inammissibilità del ricorso in caso di decorso infrut-

tuoso del termine. 

G.  

In data 9 ottobre 2014 il ricorrente ha tempestivamente versato al Tribunale 

il succitato anticipo spese. 

H.  

Con ordinanza del 28 ottobre 2014, il Tribunale ha invitato l'UFM ad inol-

trare una risposta al ricorso. 

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I.  

Con osservazioni del 5 novembre 2014, trasmesse in data 7 novem-

bre 2014 (notificata il 10 novembre 2014 [cfr. tracciamento degli invii]) al 

ricorrente con possibilità di replica, l'UFM ha confermato le decisioni impu-

gnate e proposto la reiezione del gravame considerando che in sede di 

ricorso non sarebbero state addotte argomentazioni che permetterebbero 

di modificare il suo apprezzamento. I richiedenti non potrebbero invocare 

le agevolazioni previste dalle Istruzioni Siria e non adempirebbero i criteri 

né per il rilascio di un visto Schengen tipo C né per un visto di validità ter-

ritoriale limitata (VTL) per motivi umanitari. Il ricorrente non ha preso posi-

zione entro il termine stabilito sulle osservazioni dell'UFM.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. In particolare, le decisioni 

di rifiuto dell'autorizzazione d'entrata nello spazio Schengen rese dall'UFM 

(art. 33 lett. d LTAF) possono essere impugnate dinanzi al Tribunale, che 

statuisce in via definitiva (art. 83 lett. c cifra 1 LTF). 

La procedura dinanzi al Tribunale è retta dalla PA in quanto la LTAF non 

disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

A._______, che ha precedentemente inoltrato opposizione davanti all'UFM 

(cfr. scritto del 2 agosto 2014, atto 2), è particolarmente toccato dalle deci-

sioni impugnate e vanta un interesse degno di protezione all'annullamento 

o alla modificazione della stessa, è pertanto legittimato ad aggravarsi con-

tro di essa (art. 48 cpv. 1 PA). Il suo ricorso soddisfa i requisiti relativi ai 

termini di ricorso (art. 50 cpv. 1 PA), alla forma e al contenuto (art. 52 cpv. 1 

PA).  

Occorre dunque entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

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federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-

certamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti e l'inade-

guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato 

come autorità di ricorso (art. 49 PA). Il Tribunale applica d'ufficio il diritto 

federale nella procedura ricorsuale e non è vincolato in alcun caso dai mo-

tivi del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione 

di fatto al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e giurispru-

denza ivi citata). 

3.  

La legislazione svizzera sugli stranieri non garantisce né il diritto d'entrata 

in Svizzera né il rilascio di un visto. La Svizzera, come tutti gli altri Stati non 

è tenuta ad autorizzare di principio l'entrata di stranieri nel suo territorio. 

Tale decisione viene presa dalla Svizzera autonomamente in accordo con 

il diritto internazionale pubblico (cfr. DTAF 2014/1 consid. 4.1.1 con rinvii). 

Tuttavia la normativa di Schengen, ripresa dalla Svizzera con la conclu-

sione degli accordi d'associazione a Schengen, limita le prerogative degli 

Stati firmatari in quanto, da un lato, la regolamentazione prevede delle con-

dizioni uniformi per l'entrata nello spazio Schengen e del rilascio dei relativi 

visti e, dall'altro, obbliga gli Stati firmatari a rifiutare l'entrata e il rilascio di 

un visto qualora le condizioni previste non siano adempiute. Inoltre, se l'au-

torità competente per statuire sulla domanda di visto conclude all'adempi-

mento delle condizioni per l'ottenimento del visto e che non esiste alcun 

motivo di rifiuto, il visto deve essere in principio rilasciato al richiedente. 

Nell'effettuare questo esame l'autorità dispone di un grande margine di ap-

prezzamento. Di conseguenza, come il Tribunale l'ha già rilevato a più ri-

prese nella sua giurisprudenza, la normativa di Schengen non conferisce 

né un diritto all'entrata nello spazio Schengen né un diritto al rilascio di un 

visto (cfr. ibidem). 

Inoltre, malgrado i Tribunali svizzeri e le autorità siano autonomi nell'appli-

cazione e nell'interpretazione dell'acquis di Schengen, in quanto non esiste 

un obbligo giuridico di tenere conto dell'interpretazione data dalla Corte di 

giustizia dell'Unione europea (CGUE), il Tribunale, contribuisce all'applica-

zione e interpretazione uniforme del diritto Schengen. Di conseguenza, 

tiene conto della giurisprudenza della CGUE evitando di scostarsene 

senza motivi oggettivi (cfr. DTAF 2014/1 consid. 4.1.2 con rinvii). 

4.  

Le disposizioni sulla procedura in materia di visto nonché sull'entrata in 

Svizzera e sulla partenza dalla Svizzera si applicano soltanto in quanto gli 

Accordi di associazione alla normativa di Schengen, elencati nell'allegato 1 

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numero 1 della legge federale sugli stranieri (LStr, RS 142.20), non con-

templino disposizioni divergenti (art. 2 cpv. 4 e 5 LStr). 

Per quanto riguarda le condizioni d'entrata in Svizzera per un soggiorno 

non superiore a 90 giorni, l'art. 2 cpv. 1 dell'ordinanza concernente l'entrata 

e il rilascio del visto del 22 ottobre 2008 (OEV, RS 142.204) rinvia al rego-

lamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 

marzo 2006 che istituisce un codice comunitario relativo al regime di attra-

versamento delle frontiere da parte delle persone (Codice frontiere Schen-

gen [GU L 105 del 13.4.2006 pag. 1-32]) il cui art. 5 è stato modificato da 

ultimo dal regolamento (UE) n. 610/2013 (GU L 182 del 29.6.2013). Le 

condizioni d'entrata così previste corrispondono, sostanzialmente, alle con-

dizioni poste dall'art. 5 LStr (cfr. DTAF 2009/27, consid. 5.1 e 5.2). 

I richiedenti devono essere in possesso di uno o più documenti di viaggio 

validi che consentano di attraversare la frontiera e se richiesto, di un visto 

valido (lett. a e b), nonché giustificare lo scopo e le condizioni di soggiorno 

e disporre di mezzi finanziari sufficienti (lett. c e art. 14 par. 1 lett. a-c del 

regolamento [CE] n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti [Codice dei 

visti, GU L 243/1 del 15.11. 2009, pag. 1-58]). Inoltre, non devono essere 

segnalati nel Sistema d'informazione Schengen (SIS) ai fini della non am-

missione e non essere considerati una minaccia per l'ordine pubblico, la 

sicurezza interna, la salute pubblica o le relazioni internazionali di uno degli 

Stati membri (lett. d ed e). Infine, sarà valutata in modo particolare la vo-

lontà del richiedente di lasciare gli Stati membri di Schengen, prima della 

scadenza del visto richiesto (art. 21 par. 1 Codice dei visti; art. 5 cpv. 2 

LStr). Segnatamente, egli deve offrire garanzia che lascerà lo spazio 

Schengen alla scadenza del visto richiesto (cfr. ibidem, nonché 

DTAF 2014/1 consid. 4.4). 

Ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 OEV, i cittadini di uno degli Stati di cui all'allegato I 

del regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio, del 15 marzo 2001, che 

adotta l'elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del 

visto all'atto dell'attraversamento delle frontiere esterne e l'elenco dei paesi 

terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo (GU L 81 del 21.3.2001, 

pag. 1, modificato da ultimo dal regolamento (UE) n. 509/2014 [GU L 149 

del 20.5.2014, pag. 67]), sono soggetti all'obbligo del visto per entrare in 

vista di un soggiorno di durata non superiore a 90 giorni.  

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Se le condizioni di rilascio di un visto uniforme per lo spazio Schengen non 

sono adempiute uno Stato membro può rilasciare un visto di validità terri-

toriale limitata per motivi umanitari o di interesse nazionale oppure in virtù 

di obblighi internazionali (art. 2 cpv. 4 e art. 12 cpv. 4 OEV, art. 25 par. 1 

lett. a Codice dei visti e art. 5 par. 4 lett. c Codice frontiere Schengen). 

5.  

L'UFM può dunque in determinati casi accordare un visto di validità territo-

riale limitata (di seguito: VTL; art. 11a lett. c OEV), derogando alle condi-

zioni generali previste dalla normativa di Schengen concernenti il rilascio 

dei visti esposte qui sopra. 

Con la modifica urgente della legge sull’asilo, del 28 settembre 2012, il 

Parlamento ha deciso di sopprimere la possibilità di depositare domande 

di asilo presso le ambasciate svizzere all’estero (art. 20 aLAsi, RU 1999 

2262). L'abrogazione di tale disposizione ha reso necessario la possibilità 

di accordare la protezione della Svizzera alle persone direttamente e gra-

vemente minacciate che si trovano all'estero. In virtù dell'art. 2 cpv. 4 OEV, 

nel tenore in vigore dal 1° ottobre 2012, e conformemente alla normativa 

di Schengen, l'UFM può, in determinati casi, accordare un visto d'entrata 

in Svizzera per motivi umanitari, derogando alle condizioni generali previ-

ste dalla normativa di Schengen concernenti il rilascio dei visti.  

La persona che entra in Svizzera in virtù di un visto umanitario deve depo-

sitare una domanda d'asilo in Svizzera. Se non deposita tale domanda do-

vrà lasciare la Svizzera dopo un soggiorno di tre mesi. 

Un visto umanitario può essere rilasciato se, nel caso concreto, si può rite-

nere che la vita o l'integrità fisica di una persona sono direttamente, seria-

mente e concretamente minacciate nel suo paese d'origine o di prove-

nienza. La persona interessata deve trovarsi in una situazione di partico-

lare emergenza che renda indispensabile l'intervento delle autorità, di qui 

la necessità di concederle un visto d'entrata in Svizzera. Ciò può essere il 

caso per esempio in situazioni di conflitto armato particolarmente gravi, si-

tuazioni di guerra particolarmente cruente o per sfuggire a una minaccia 

personale reale e imminente. La domanda di visto va esaminata con cura 

tenendo conto della minaccia attuale, della situazione personale e della 

situazione prevalente nello Stato d'origine o di provenienza. È imperativo 

esaminare attentamente le specificità della domanda di visto. Se l'interes-

sato si trova già in uno Stato terzo, di norma si può considerare che non è 

più minacciato. Le condizioni d'entrata nel quadro della procedura di rila-

scio del visto sono pertanto più restrittive di quelle vigenti nel quadro delle 

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domande dall'estero (cfr. Messaggio del Consiglio federale del 26 mag-

gio 2010 concernente la modifica della legge sull'asilo, FF 2010 3889, 3923 

e 3924; cifra 2 dell'Istruzione dell'UFM del 25 febbraio 2014 relativa alle 

domande di visto per motivi umanitari [di seguito: Istruzione visto umanita-

rio], < https://www.bj.admin.ch/content/dam/data/bfm/rechts 

grundlagen/weisungen/auslaender/einreise-ch/20120928-weis-visum-hu-

manitaer-i.pdf >, che sostituisce l'Istruzione dell'UFM del 28 settem-

bre 2012 [di seguito: Istruzione del 28 settembre 2012], 

< https://www.bfm.admin.ch/dam/data/bfm/rechtsgrundlagen/weisun-

gen/auslaender/einreise-ch/20120928-weis-visum-humanitaer-alt-i.pdf >). 

6.  

Preliminarmente, il Tribunale rileva che, conformemente all'art. 4 cpv. 1 

OEV, essendo la Siria contemplata nell'allegato I del regolamento (CE) 

n. 539/2001, gli invitati, quali cittadini siriani, soggiacciono all'obbligo del 

visto.  

6.1 In sede ricorsuale l'insorgente sostiene che i richiedenti adempiono le 

condizioni per il rilascio di un visto Schengen tipo C. 

Come rettamente ritenuto dall'autorità inferiore nelle decisioni impugnate, 

tenuto conto della situazione di guerra civile e violenza generalizzata in 

Siria, nonché della situazione personale dei richiedenti, senza mezzi finan-

ziari e senza più un alloggio in Patria poiché hanno venduto tutto ciò che 

possedevano, così come la situazione di pericolo in cui dichiarano di tro-

varsi sia in Siria che in Turchia, la partenza dei ricorrenti alla scadenza del 

visto non può essere ritenuta nella fattispecie. Pertanto, un visto Schengen 

tipo C non può essere rilasciato in quanto le condizioni per il rilascio non 

sono adempiute.  

6.2 Al Tribunale non resta dunque che analizzare se nella fattispecie i ri-

chiedenti adempiono le condizioni per il rilascio di un visto di validità terri-

toriale limitata (VTL) per motivi umanitari ai sensi dell'art. 2 cpv. 4 OEV e 

della relativa Istruzione visto umanitario. 

Preliminarmente, va rilevato che il Tribunale non è vincolato dalle istruzioni 

emesse dall'UFM. Tuttavia, senza un valido motivo non dovrebbe scostar-

sene in quanto queste istruzioni garantiscono soprattutto la parità di tratta-

mento e permettono un'interpretazione adeguata al caso di specie delle 

norme giuridiche applicabili (cfr. DTF 137 V 1 consid. 5.2.3, 132 V 200 con-

sid. 5.1.2; DTAF 2011/1 consid. 6.4; MOOR/FLÜCKIGER/MARTENET, Droit ad-

ministratif, Vol. I, 3a ed. 2012, pagg. 427-430). 

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In secondo luogo, come rettamente rilevato dall'autorità inferiore nel que-

relato provvedimento, le allegazioni del ricorrente non hanno permesso di 

dedurre che i richiedenti si trovano in una situazione di particolare emer-

genza in cui la loro vita o la loro integrità fisica è direttamente, seriamente 

e concretamente minacciata da rendere necessario l'intervento delle auto-

rità svizzere.  

Innanzitutto, i richiedenti non si trovano più in Siria, ma sono in Turchia. 

Trovandosi già in uno Stato terzo si può, di principio, considerare che essi 

non siano più minacciati (cfr. cifra 2 Istruzione visto umanitario). Tuttavia, 

ciò non implica di per sé la rinuncia dell'analisi della sussistenza in uno 

Stato terzo di una situazione di particolare emergenza per i richiedenti. Per 

questa ragione, il Tribunale concentra la sua analisi sull'eventuale esi-

stenza di una minaccia in Turchia per i richiedenti. A tal proposito, essi non 

hanno conseguito ad esporre fatti o comprovare una situazione di pericolo 

concreto, hanno infatti fatto unicamente riferimento in maniera generaliz-

zata alla disagevole situazione dei rifugiati siriani in Turchia, indicando che 

in tale Paese gli stessi non disporrebbero di alcun permesso di soggiorno 

e vivrebbero in condizione di clandestinità. La situazione dei rifugiati siriani 

in Turchia a causa della guerra civile in corso in Siria è conosciuta dal Tri-

bunale. Attualmente più di 1,5 milioni di rifugiati siriani si trovano in Turchia. 

Nonostante il governo turco abbia aperto diversi campi d'accoglienza al 

confine con la Siria, la maggior parte dei rifugiati siriani vive in condizione 

precaria nelle grandi città turche ed è causa di crescenti tensioni con la 

popolazione locale. Al di fuori di tali campi, l'approvvigionamento di beni di 

prima necessità è nettamente più complicato  

(cfr. D-2778/2014 consid. 3.6.3 con rinvio). Sebbene il Tribunale riconosca 

la precarietà e la difficoltà che tale situazione implica, dagli atti non appare 

nessun indizio che permetta di ritenere che la vita o l'integrità fisica dei 

richiedenti sia direttamente, seriamente e concretamente minacciata o che 

essi si trovino in una situazione di particolare emergenza che rende indi-

spensabile l'intervento delle autorità. Pertanto, la summenzionata situa-

zione precaria, da sola, non è nella fattispecie decisiva. Di conseguenza, 

come rettamente ritenuto dall'UFM, e in mancanza di elementi atti a rite-

nere il contrario, il Tribunale è tenuto a confermare il rifiuto del rilascio di 

un VTL per motivi umanitari.  

7.  

Visto quanto precede, lo scrivente Tribunale ritiene che l'autorità inferiore 

ha rettamente negato agli interessati il rilascio di un visto di validità territo-

riale limitata per motivi umanitari.  

D-5405/2014, D-5391/2014, D-5395/2014, D-5402/2014 

Pagina 11 

8.  

Ne discende che l'UFM, con le decisioni impugnate, non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento, non ha accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti e le decisioni non 

sono inadeguate (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

9.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 1'200.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Esse sono prelevate sull'anticipo di 

CHF 1'200.– versato dal ricorrente il 9 ottobre 2014.  

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5405/2014, D-5391/2014, D-5395/2014, D-5402/2014 

Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 1'200.– sono poste a carico del ricorrente. 

Esse sono prelevate sull'anticipo di CHF 1'200.– versato il 9 ottobre 2014.  

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e alla rappresen-

tanza svizzera ad Istanbul.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

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