# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a1df488b-8647-53d6-a1a7-b8e2ea5c35f1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-07-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.07.2018 D-795/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-795-2016_2018-07-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-795/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 5  l u g l i o  2 0 1 8  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Jürg Marcel Tiefenthal, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…), 

Eritrea,   

rappresentata dal Signor Rosario Mastrosimone,  

Antenna Profughi, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza allontanamento);  

decisione della SEM dell’8 gennaio 2016 / N (…). 

 

 

 

D-795/2016 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadina eritrea di etnia tigrina, è cresciuta ad C._______ e da 

ultimo è vissuta a D._______ (chiamato dalla ricorrente E._______, cfr. ad 

esempio: verbale d’audizione sulle generalità del 19 novembre 2014 [di se-

guito: verbale 1], p.to 2.01, pag. 4 e p.to 5.01, pag. 7 e F._______, cfr. ad 

esempio: verbale d’audizione sui motivi d’asilo del 18 novembre 2015 [di 

seguito: verbale 2], D21, pag. 3 e D23, pag. 4) nella Nus Zoba C._______. 

Nel febbraio del 2014 è espatriata verso il G._______ dove sarebbe rima-

sta due settimane prima di recarsi in H._______. Dopo aver ottenuto un 

visto d’entrata per motivi di ricongiungimento famigliare, l’interessata è par-

tita in aereo da I._______ ed è entrata legalmente in Svizzera il (…) no-

vembre 2014. Il 13 novembre 2014 ha depositato una domanda d’asilo (cfr. 

atto A1 e verbale 1, pag. 3 segg.).  

B.  

Sentita sui motivi d’asilo la richiedente ha dichiarato di essere espatriata, 

poiché in Eritrea non avrebbe ricevuto le cure mediche necessarie e le au-

torità non le avrebbero accordato il permesso di recarsi legalmente 

all’estero per poter curare i suoi problemi di salute. Inoltre, sarebbe stata 

arrestata e detenuta due volte per aver tentato di lasciare illegalmente il 

Paese. La prima incarcerazione risalirebbe al 2011 ed il secondo arresto e 

detenzione tra la fine del 2012 e la fine del 2013 (cfr. verbale 2, D92 segg., 

pag. 10 segg.). 

A sostegno della sua domanda d’asilo la richiedente ha allegato la se-

guente documentazione: 

- il contratto di lavoro di interprete e mediatore interculturale del 19.10.2015 

tra J._______, (…), e B._______; 

- la dichiarazione di collaborazione del 10 novembre 2015 del signor 

K._______. 

C.  

Con decisione dell’8 gennaio 2016, notificata l’11 gennaio 2016, la Segre-

teria di Stato della migrazione (SEM; già Ufficio federale della migrazione, 

UFM), ha respinto la domanda d’asilo della richiedente – riconoscendole 

tuttavia la qualità di rifugiato per motivi soggettivi insorti dopo la fuga – ed 

ha pronunciato contestualmente il suo allontanamento, ponendola tuttavia 

al beneficio dell’ammissione provvisoria in Svizzera per inammissibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento. 

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Pagina 3 

D.  

Con ricorso dell’8 febbraio 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 9 febbraio 2016), l’insorgente ha concluso all’accoglimento del 

ricorso ed alla concessione dell’asilo. In subordine ella ha postulato la re-

stituzione degli atti all’autorità inferiore per una nuova valutazione circa la 

concessione dell’asilo. Altresì, la ricorrente ha presentato una domanda di 

assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle 

spese di giustizia e del relativo anticipo, con protesta di spese e ripetibili.  

A sostegno del ricorso l’interessata ha allegato i seguenti documenti: 

- copia del rapporto del 22 novembre 2015 della rappresentante di un’isti-

tuzione di soccorso sull’audizione sui motivi d’asilo dell’insorgente del 

18 novembre 2015; 

- copia dello scritto 3 marzo 2014 della signora L._______ all’M._______. 

E.  

Il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con decisione 

incidentale del 31 marzo 2016, ha accolto l’istanza di concessione dell’as-

sistenza giudiziaria della ricorrente a condizione che fosse dimostrata con 

un’attestazione d’indigenza. Pertanto, ha invitato la stessa a produrre 

un’attestazione d’indigenza oppure a versare un anticipo di CHF 600.– a 

copertura delle presunte spese processuali, con comminatoria d’inammis-

sibilità del ricorso in caso d’inosservanza.  

F.  

Con scritto del 15 aprile 2016, anticipato via fax, l’insorgente ha trasmesso 

al Tribunale la copia delle decisioni dell’N._______ del (…) per i mesi di-

cembre 2015 – febbraio 2016. 

G.  

La SEM, con risposta al ricorso del 25 aprile 2016, trasmessa alla ricor-

rente per informazione, ha proposto la reiezione del gravame, rinviando e 

confermando i considerandi del provvedimento impugnato. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

 

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Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA.  

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vin-

colato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giu-

ridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stata riconosciuta la 

qualità di rifugiato alla ricorrente per motivi soggettivi insorti dopo la fuga 

ex art. 54 LAsi, e di conseguenza essendo la stessa stata posta al benefi-

cio dell’ammissione provvisoria con decisione dell’8 gennaio 2016, non 

avendo altresì l’insorgente censurata la pronuncia dell’allontanamento in 

sede ricorsuale, oggetto del presente litigio risulta pertanto essere esclusi-

vamente la questione della concessione dell’asilo. 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha considerato anzitutto inverosimili 

ai sensi dell’art. 7 LAsi le allegazioni della richiedente circa i motivi d’asilo. 

Le stesse sarebbero infatti contraddittorie. Segnatamente, l’insorgente 

avrebbe indicato di temere di rischiare la vita in caso di ritorno in Eritrea, 

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poiché non si sarebbe presentata al servizio militare. Tuttavia, nel corso 

della prima audizione non avrebbe né accennato all’obbligo di prestare ser-

vizio militare e neppure che avrebbe temuto per la sua vita per non aver 

rispettato tale ordine. In merito al fallito tentativo di espatrio nel maggio 

2012, ella avrebbe inoltre addotto dapprima di essere riuscita a fuggire e 

di essere tornata a casa sua ed in un secondo momento avrebbe invece 

sostenuto che dopo la fuga si sarebbe recata dalla sua madrina. Concer-

nente la seconda detenzione, l’interessata avrebbe allegato di essere stata 

liberata, salvo poi affermare che sarebbe invece riuscita a fuggire grazie 

alla complicità di un guardiano. Ulteriori incoerenze sono ravvisate dall’au-

torità di prime cure circa le dichiarazioni dell’insorgente in merito al suo 

luogo di residenza prima dell’espatrio, nonché in merito alle modalità di 

attraversamento del confine eritreo. Infine, le sue dichiarazioni non sareb-

bero rimaste costanti neppure in merito ai documenti d’identità, affermando 

dapprima di aver ottenuto personalmente la carta d’identità nel 2011 e di 

averla persa nel 2012 mentre tentava di espatriare, salvo poi contraddirsi 

adducendo di non averne mai posseduto una. Alla luce di tali elementi, la 

SEM è quindi giunta alla conclusione che alla ricorrente non debba essere 

concesso l’asilo, vista l’inverosimiglianza dei motivi allegati prima 

dell’espatrio.  

4.2 Con ricorso, ripresi i fatti esposti in corso di procedura, l’insorgente ri-

tiene che la decisione impugnata sarebbe il risultato di un accertamento 

inesatto ed incompleto dei fatti di rilievo. Preliminarmente la ricorrente os-

serva che soltanto per una delle incongruenze menzionata nella decisione 

avversata, le sarebbe stato accordato il diritto di essere sentita dall’autorità 

di prime cure durante il corso delle audizioni. Inoltre, la valutazione nega-

tiva della predetta autorità sulla verosimiglianza delle sue allegazioni sa-

rebbe fondata esclusivamente su presunte contraddizioni presenti tra le di-

chiarazioni da lei rese durante le audizioni federali. L’autorità inferiore non 

avrebbe invece contestato le sue allegazioni né sotto il profilo della loro 

consistenza, né sotto quelli della logicità e plausibilità e non avrebbe dun-

que erratamente proceduto ad un esame complessivo delle medesime. Per 

quanto attiene la mancata menzione, nel corso della prima audizione, del 

timore di effettuare il servizio militare contestatole dalla SEM, a mente della 

ricorrente tale presunta lacuna sarebbe ascrivibile ad una lettura frammen-

taria dei verbali d’audizione. Ella avrebbe infatti indicato di non aver rice-

vuto il permesso per espatriare per motivi di salute, poiché non avrebbe 

effettuato il servizio militare, concentrandosi maggiormente nell’esposi-

zione dei primi. A dire dell’insorgente ciò sarebbe dovuto alla diversa natura 

delle audizioni, nonché al limitato spazio di espressione che si avrebbe du-

rante l’audizione sulle generalità. Per questi motivi la ricorrente adduce che 

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avrebbe potuto dettagliare in modo più approfondito ed esplicito l’ovvia 

connessione tra l’impossibilità di lasciare il Paese d’origine ed il mancato 

assolvimento degli obblighi militari soltanto durante l’audizione sui motivi. 

Per quanto concerne l’incongruenza rilevata dalla SEM in merito alle sue 

dichiarazioni circa le modalità di attraversamento del confine, l’insorgente 

conferma la versione narrata in sede di seconda audizione nella quale 

avrebbe fornito un importante numero di dettagli e le allegazioni risultereb-

bero secondo le stessa coerenti e logiche. Il fatto di non aver menzionato 

nell’audizione sulle generalità il tratto percorso a piedi, dipenderebbe, a 

mente dell’insorgente, esclusivamente dalla natura sommaria della stessa. 

Circa l’incoerenza ravvisata dall’autorità di prime cure in riferimento alle 

sue asserzioni sulla carta d’identità, la ricorrente osserva che finché si è 

agli studi sarebbe utilizzata la carta studentesca, mentre la carta d’identità 

di durata illimitata si richiederebbe e otterrebbe soltanto una volta terminati 

gli studi. Ella non avrebbe mai posseduto una carta d’identità ed il docu-

mento andato perso nel tentativo di espatrio del 2012 sarebbe la carta stu-

dentesca. Le ulteriori contraddizioni sottolineate dalla SEM nell’atto impu-

gnato sarebbero da una parte imputabili alla diversa natura delle due audi-

zioni federali e d’altra parte alle sue competenze linguistiche, in quanto l’in-

sorgente si esprimerebbe molto bene in italiano ed avrebbe risposto diret-

tamente in tale idioma ad una parte dei quesiti posti nel corso dell’audizione 

sulle generalità, rendendo così particolarmente frenetica l’alternanza delle 

domande e delle risposte ed incidendo sull’accuratezza della loro trascri-

zione – e ciò malgrado non risulti dal verbale dell’audizione. Al contempo, 

le sue dichiarazioni evidenzierebbero un grado di dettaglio e coerenza lo-

gica considerevoli che sarebbe possibile solo per una persona che ha ef-

fettivamente vissuto quanto narrato. In merito al comportamento succes-

sivo al fallito tentativo di espatrio del maggio 2012, la ricorrente conferma 

di essersi stabilita presso la sua madrina, dicendosi convinta di averlo in-

dicato in entrambe le audizioni. L’insorgente conferma anche la versione 

verbalizzata in sede d’audizione federale circa gli eventi della fuga 

dall’ospedale, e rammenta di aver fornito in merito un resoconto estrema-

mente dettagliato e plausibile. Ulteriore elemento che sostiene la veridicità 

della sua seconda incarcerazione sarebbe inoltre che la madre ne avrebbe 

esplicitamente fatto menzione al momento della richiesta di rilascio di 

un’autorizzazione d’entrata per motivi di ricongiungimento familiare per l’in-

teressata. Infine quo alle incongruenze rilevate dalla SEM in merito al viag-

gio d’espatrio, la ricorrente conferma di essere partita da O._______, men-

tre nel corso della prima audizione si sarebbe confusa indicando 

D._______ quale luogo di partenza, ciò che corrisponderebbe invero al 

punto di partenza del tentativo di espatrio precedente. Nel complesso ella 

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ritiene di aver fornito un catalogo di elementi qualitativamente e quantitati-

vamente molto convincente e, malgrado qualche incongruenza, queste ul-

time non potrebbero inficiare la verosimiglianza dei motivi d’asilo da lei ad-

dotti, in quanto relative unicamente a elementi di dettaglio. In conclusione 

ella postula che, se si dovesse considerare verosimile la fuga dall’ospedale 

presso il quale sarebbe stata ricoverata dopo aver perso conoscenza in 

carcere, sarebbe da concederle l’asilo in Svizzera. 

5.  

Occorre anzitutto rilevare che anche se di regola il richiedente dovrebbe 

essere confrontato con le proprie dichiarazioni contraddittorie, per poter 

fornire delle spiegazioni in merito, tale principio non costituisce un diritto 

procedurale per l’interessato deducibile dal diritto di essere sentito (art. 29 

segg. PA e art. 29 cpv. 2 Cost.), bensì lo stesso principio trae origine 

dall’obbligo per l’autorità giudicante di accertare in modo esatto e completo 

i fatti giuridicamente rilevanti (art. 12 PA). Se la fattispecie resta insufficien-

temente delucidata e l’atto omesso non può essere sanato nella procedura 

ricorsuale, la fattispecie sarà da rinviare all’autorità di prime cure per nuova 

decisione (cfr. Giurisprudenza ed informazione della Commissione sviz-

zera di ricorso in materia di asilo [GICRA] 1994 n. 13 consid. 3b). Poiché il 

Tribunale dispone dello stesso potere di cognizione della SEM circa l’ac-

certamento di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), visto 

quanto sopra e per i motivi che verranno esposti in seguito, nella presente 

disamina la censura sollevata dalla ricorrente in merito al fatto di non es-

sere stata confrontata con le proprie dichiarazioni contraddittorie durante 

le audizioni federali, è infondata. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

 

6.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Oc-

corre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem-

minile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi). 

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6.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e re-

lativi riferimenti). Sebbene sia vero che alle dichiarazioni rilasciate nel 

corso della prima audizione, tenuto conto del carattere sommario della 

stessa, non può che essere conferito un valore probatorio limitato, le con-

traddizioni possono essere ritenute rilevanti per l’esame della verosimi-

glianza delle allegazioni se le stesse risultano chiare e portano su punti 

essenziali dei motivi d’asilo. In particolare, se alcuni avvenimenti vengono 

invocati in seguito tra i motivi principali per la richiesta d’asilo, mentre in 

sede di audizione sommaria non sono stati nemmeno accennati, la diver-

genza può essere ritenuta determinante (cfr. DTAF 2009/51 consid. 4.2.3; 

GICRA 2005 n. 7 consid. 6.2.1. con riferimenti citati). 

 

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6.4 A mente di questo Tribunale le allegazioni dell’insorgente in materia 

d’asilo non adempiono le condizioni di verosimiglianza ai sensi 

dell’art. 7 LAsi. 

 

6.4.1 Nelle allegazioni della ricorrente sono anzitutto identificabili delle in-

congruenze. In particolare, le dichiarazioni dell’insorgente in merito all’ar-

resto da parte delle autorità eritree nel 2012, con le conseguenti detenzione 

e fuga dall’ospedale di P._______, risultano contraddittorie. Invero, né le 

date dell’arresto né la causa della sua partenza dalla prigione di Q._______ 

(cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8 e verbale 2, D132 segg., pag. 16 segg.) 

risultano coincidere. Ella ha infatti in un primo tempo indicato di essere 

stata arrestata nell’ottobre del 2012 e rilasciata nell’ottobre 2013 (cfr. ver-

bale 1, p.to 7.02, pag. 8), mentre nel corso dell’audizione successiva, la 

ricorrente ha tuttavia collocato l’arresto alla fine di novembre 2012 (cfr. ver-

bale 2, D133, pag. 17), e la sua prigionia sarebbe cessata circa nel dicem-

bre 2013, a seguito della fuga dall’ospedale nel quale sarebbe stata con-

dotta dopo uno svenimento avuto in carcere (cfr. verbale 2, D140 segg., 

pag. 18). A questo proposito, non dissipano i dubbi in merito alla verosimi-

glianza di tali avvenimenti neppure le allegazioni fornite dall’insorgente in 

sede di audizione sui motivi d’asilo, ovvero che in merito alle date determi-

nanti del secondo arresto e della partenza dalla prigione, ella avrebbe pre-

sentato una stima, come neppure quelle ricorsuali, dove la ricorrente con-

ferma unicamente la versione data durante la seconda audizione. Ella non 

fornisce infatti una giustificazione in merito alle importanti incongruenze 

succitate, che stupiscono maggiormente tenuto conto che ella avrebbe su-

bito tale secondo arresto ed incarcerazione di quasi un anno, in condizioni 

di prigionia e di salute molto difficili (cfr. verbale 2, D132 segg., pag. 16 

segg. e D140, pag. 18). 

Il discorso non differisce neppure per quanto concerne le dichiarazioni del 

viaggio d’espatrio rese dall’insorgente. La ricorrente ha invero inizialmente 

riferito di non aver visto nulla durante il viaggio d’espatrio, in quanto sa-

rebbe stata nascosta a bordo di un camion sino all’arrivo in G._______ (cfr. 

verbale 1, p.to 5.01, pag. 7). In un secondo momento, l’insorgente ha in-

vece allegato di aver attraversato la città di R._______ ed altre località 

ignote, oltre ad aver descritto il paesaggio circostante (cfr. verbale 2, D151 

segg., pag. 20), nonché di aver attraversato il confine dell’Eritrea a piedi 

con uno zio (cfr. verbale 2, D158, pag. 21). Altresì, l’ordine spazio-tempo-

rale come pure il mezzo utilizzato per la fuga, appaiono notevolmente di-

scordanti tra le due audizioni. L’insorgente ha dapprima dichiarato di es-

sere espatriata nel febbraio 2014, partendo da D._______ con una vettura 

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e da S._______ avrebbe proseguito il viaggio, nascosta a bordo di un ca-

mion che trasportava degli alimentari (cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 7), 

salvo poi asserire di essere invece partita da O._______ alla fine del di-

cembre 2013, insieme ad uno zio che l’avrebbe condotta sino in G._______ 

con una vettura (cfr. verbale 2, D150 segg., pag. 20 segg.). Interrogata su 

questo punto, l’insorgente ha affermato che un pick-up ed un camion sa-

rebbero la stessa cosa, in quanto anche sul primo si potrebbero caricare 

delle merci (cfr. verbale 2, D193, pag. 24). Una tale spiegazione non ap-

pare nella fattispecie sostenibile, in quanto trattasi palesemente di due vei-

coli di tipologia differente, e non risulta pertanto sufficiente per giustificare 

delle incongruenze così importanti. Tali incoerenze risultano maggiormente 

incomprensibili proprio per le dichiarate buone conoscenze linguistiche 

della ricorrente della lingua italiana (cfr. verbale 1, p.to 1.17.03, pag. 4; ver-

bale 2, D52 segg.), allegate nuovamente anche nel gravame (cfr. ricorso, 

pag. 6). Perciò, a differenza di quanto sostenuto dalla ricorrente nel ricorso, 

l’insorgente non poteva assolutamente fraintendere quanto richiesto 

dall’interrogante in italiano e tradotto nell’idioma tigrinia durante il corso 

della prima audizione, come pure quanto trascritto in seguito nel verbale 

d’audizione da lei sottoscritto. 

6.4.2 Il Tribunale, indipendentemente dal fatto che la SEM ha riconosciuto 

la qualità di rifugiato alla ricorrente, poiché avrebbe lasciato illegalmente 

l’Eritrea e sarebbe in età di prestare il servizio militare in patria, rileva che 

le medesime considerazioni suesposte valgono anche per quanto riguarda 

le dichiarazioni della ricorrente circa le convocazioni per il servizio militare 

dichiarate soltanto in un secondo tempo. Nel corso della prima audizione 

l’insorgente non aveva infatti minimamente menzionato di aver ricevuto 

delle convocazioni per svolgere lo stesso (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8). 

Soltanto nel corso della seconda audizione, e dopo essere stata interrogata 

più volte su come avesse fatto ad evitare il servizio militare (cfr. verbale 2, 

D94 segg., pag. 10), l’interessata ha asserito che in un ufficio amministra-

tivo al quale si sarebbe rivolta, le avrebbero precisato la sua sezione mili-

tare, e che per questo motivo sarebbe espatriata (cfr. verbale 2, D105, 

pag. 12). Anche la convocazione che avrebbe ricevuto nel gennaio 2012 

per presentarsi al servizio militare, condizione che le avrebbero posto le 

autorità militari per essere rilasciata dalla prima detenzione, viene addotta 

dalla ricorrente soltanto nel corso della seconda audizione (cfr. verbale 2, 

D117, pag. 14), mentre precedentemente non ne aveva neppure accen-

nato (cfr. verbale 1, pag. 8). Essendo tuttavia tali eventi di importanza fon-

damentale, in quanto avrebbero infine determinato l’insorgente ad abban-

donare precipitosamente il suo Paese d’origine, per evitare l’arruolamento 

(cfr. verbale 2, D105, pag. 12), non si comprende perché l’insorgente non 

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avrebbe potuto addurli già durante l’audizione sulle generalità, ciò che non 

è giustificabile con il carattere sommario di quest’ultima audizione.  

6.4.3 Visto quanto sopra, i mezzi di prova prodotti dalla ricorrente non per-

mettono neppure una diversa valutazione della fattispecie. Lo scritto della 

madre dell’insorgente all’M._______ del marzo 2014, può annoverarsi tra 

le dichiarazioni di parte, il cui valore probatorio risulta essere esiguo e non 

comprovante in alcun modo la verosimiglianza della seconda incarcera-

zione della ricorrente. Neppure l’opinione espressa dalla rappresentante 

dell’opera assistenziale nel rapporto prodotto dalla ricorrente, peraltro non 

vincolante per il Tribunale, non è atto a fondare un diverso giudizio della 

presente disamina. 

6.4.4 Ne viene dunque che, alla luce delle suesposte considerazioni, si può 

a diritto considerare che le dichiarazioni della ricorrente risultino inverosi-

mili, in quanto la versione dei fatti resa non potrebbe essere considerata, 

nel complesso, in preponderanza veritiera. 

7. A titolo abbondanziale il Tribunale ritiene che le dichiarazioni circa il 

primo arresto della ricorrente, quandanche verosimili, non siano rilevanti 

ex art. 3 LAsi. 

 

7.1 Si rammenta dapprima che nel caso in cui un atto pregiudizievole rile-

vante in materia d’asilo si sia già prodotto al momento della fuga, si può 

partire dalla presunzione che un fondato timore di esposizione a seri pre-

giudizi ulteriori sia dato (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, 

1990, pag. 127; OSAR [ed.], Manuel de la procédure d’asile e de renvoi, 

2a ed., Berna 2016, pag. 194 e riferimenti citati). Perché sia pertinente nella 

nozione di rifugiato, è tuttavia necessario che la situazione di persecuzione 

sia ancora attuale. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve intercorrere 

un nesso causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi decaduto, in 

regola generale, allorquando tra l’ultima persecuzione subita e l’espatrio è 

trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della giurispru-

denza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando 

la fuga medesima interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle perse-

cuzioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettiva-

mente plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una 

partenza differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 

DTAF 2009/51 consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità 

e la concretezza delle minacce implica altresì la persistenza di un legame 

di causalità materiale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo 

stesso si ritiene interrotto allorquando al momento della pronuncia della 

D-795/2016 

Pagina 12 

decisione nel paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo 

delle circostanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un ri-

schio concreto di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni 

imperiose che permettano di derogare alla condizione dell’attualità del bi-

sogno di protezione; DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità ma-

teriale fa parimenti difetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di 

essere perseguitato sia originato da cause che non siano riconducibili alle 

persecuzioni subite sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, op. cit., pag. 129 e, 

a titolo esemplificativo, sentenza del Tribunale D-1877/2014 del 15 otto-

bre 2015 consid. 4.1). 

 

7.2 Nel caso in disamina, il primo arresto dell’insorgente avvenuto nel 

2011, non soddisfa le esigenze di attualità e di concretezza del timore fon-

dato ai sensi delle fonti sopraesposte. È infatti incontestabile che secondo 

le stesse dichiarazioni dell’insorgente, ella è ritornata presso il suo domici-

lio nel gennaio 2012 (cfr. verbale 2, D117, pag. 14) e che sino al suo espa-

trio definitivo dall’Eritrea, avvenuto nel gennaio o nel febbraio 2014 (cfr. 

verbale 1, p.to 1.17.05; verbale 2, D145 segg., pag. 19 e D190, pag. 24), 

sono trascorsi ben due anni. Come visto sopra (consid. 6), non ritenendo 

verosimili né le dichiarate convocazioni per svolgere il servizio militare, né 

il secondo arresto e detenzione tra la fine del 2012 sino alla fine del 2013, 

come neppure che l’espatrio definitivo sia avvenuto nelle circostanze de-

scritte dall’interessata, il lungo periodo trascorso dall’insorgente in patria 

dopo il primo arresto, risulta uscire chiaramente dai termini temporali rite-

nuti dalla giurisprudenza in merito per riconoscerle la qualità di rifugiato. 

Anche se dagli atti all’incarto risultano verosimili dei problemi di salute della 

ricorrente, quando ancora si trovava nel suo paese d’origine, segnata-

mente dei disturbi enterici e delle emorroidi – per queste ultime sarebbe 

stata operata in H._______ nella primavera 2014 (cfr. atto A27/18 e verbale 

1, p.to 7.02, pag. 8) – le stesse non sembrano essere delle patologie suffi-

cientemente gravi per ammettere che la stessa sia rimasta in tale lasso di 

tempo nel proprio Paese, senza che le accadesse nulla di rilevante. Suc-

cessivamente a tale primo arresto, ovvero almeno a partire dal gennaio 

2012, risulta invero dalle dichiarazioni della ricorrente, che ella avesse ri-

preso la sua quotidianità (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 8 e verbale 2, D117 

segg., pag. 14 seg.), senza essere mai stata ricercata dalle autorità eritree 

conseguentemente il primo arresto (cfr. verbale 2, D92 segg.). Infine, dalle 

asserzioni della ricorrente, risulta che neppure il padre, l’unico parente 

stretto della medesima che vivrebbe ancora in Eritrea, abbia subito delle 

ripercussioni dalla presunta partenza illegale dal paese d’origine dell’insor-

gente (cfr. verbale 2, D25 segg., pag. 4 seg.). 

D-795/2016 

Pagina 13 

7.3 Visto quanto precede, ritenendo il nesso causale temporale tra l’atto di 

persecuzione – ovvero il primo ed unico arresto e detenzione nel 2011 – e 

l’espatrio dal suo Paese d’origine, come pure il nesso di causalità materiale 

tra lo stesso ed il bisogno di protezione, interrotti; tale motivo non risulta 

rilevante ai fini della concessione dell’asilo a titolo originario. 

8.  

Non soccorrono la ricorrente neppure le doglianze ricorsuali circa il fatto 

che se fosse giunta in Svizzera prima del compimento della maggiore età, 

alla stessa sarebbe stato concesso l’asilo a titolo derivato dalla madre giu-

sta l’art. 51 LAsi; come pure che i fratelli e le sorelle avrebbero tutti ottenuto 

l’asilo in Svizzera, in quanto non risultano elementi determinanti per la con-

cessione dello stesso. Difatti si ricorda che è il richiedente l’asilo che deve 

provare o rendere verosimile la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi in 

relazione con l’art. 3 LAsi; cfr. anche OSAR [ed.], op. cit., pag. 294 segg.) 

e che la concessione dell’asilo ad altri familiari, sulla base di eventi diffe-

renti da quelli motivanti la richiesta d’asilo dell’insorgente, non comportano 

la concessione dell’asilo a quest’ultima. 

9.  

Infine è d’uopo constatare che, secondo lo stesso senso delle dichiarazioni 

dell’interessata ed alla luce di quanto sopra, i motivi causali dell’espatrio 

della ricorrente siano da ricondurre sostanzialmente alle sue problematiche 

di salute (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 8) che, per quanto verosimili ed 

incresciose, non risultano pertinenti in materia d’asilo in quanto non con-

template nei motivi esaustivi della definizione dello statuto di rifugiato così 

come stabiliti all’art. 3 cpv. 1 LAsi (cfr. tra le tante: sentenza del Tribunale 

D-2960/2017 del 27 giugno 2017). 

10.  

Visto tutto quanto precede, il ricorso in materia di concessione dell’asilo a 

titolo originario all’insorgente non merita tutela, e la decisione impugnata 

va confermata. 

11.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 

D-795/2016 

Pagina 14 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Ciononostante, avendo il Tribunale con decisione 

incidentale del 31 marzo 2016, accolto l’istanza di assistenza giudiziaria 

giusta l’art. 65 cpv. 1 PA della ricorrente, non sono riscosse spese proces-

suali. 

13.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.  

D-795/2016 

Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

 

 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

 

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