# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fee43770-632f-51be-aadd-649de690f2db
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.10.2018 32.2017.217
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-217_2018-10-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.217

   

  BS

  	
  Lugano

  1° ottobre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 dicembre 2017 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 23 novembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1970, operaia, nel
febbraio 2016 ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. 5
inc. AI). 

 

                               1.2.   Raccolta la necessaria
documentazione medica, tenuto conto della perizia psichiatrica ordinata da
questo TCA in una vertenza in ambito di assicurazione complementare contro le
malattie (inc. 36.2016.115), con rapporto finale 8 luglio 2017 il dr. med. __________
del SMR (Servizio medico regionale dell’Ufficio AI) ha ritenuto un’incapacità
lavorativa del 50% in ogni attività (doc. 41 inc. AI).

                                         Sulla base delle
risultanze mediche, l’Ufficio AI ha proceduto al raffronto dei redditi, giungendo
a definire un grado d’invalidità del 35%. 

                                         Di conseguenza con
decisione del 23 novembre 2017, preavvisata il 25 luglio 2017, l’amministrazione
ha respinto la domanda di prestazioni e contestualmente ha ingiunto ex art. 21
cpv. 4 LPGA all’assicurata di sottoporsi alle dovute cure psichiatriche. 

                                         

                               1.3.   Contro la succitata decisione
l’assicurata, rappresentata dal sindacato RA 1, ha interposto il presente
tempestivo ricorso, postulandone l’annullamento ed il riconoscimento del
diritto ad una mezza rendita. Rileva di essere attiva al 50% presso lo stesso
datore di lavoro di prima del danno alla salute dove sfrutta al massimo la sua
residua capacità lavorativa. Sostiene pertanto, in applicazione del cosiddetto
raffronto percentuale, il diritto ad una mezza rendita. Qualora si dovesse
applicare il raffronto dei redditi, sostiene parimenti che debba essere
applicato il cosiddetto gap salariale, nonché una riduzione sociale del reddito
da invalida di almeno 15%. Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto
necessario, nel prosieguo.

 

                               1.4.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI, ritenendo che, in virtù dell’obbligo di ridurre il danno, è
ragionevole che l’assicurata metta a maggior profitto le conseguenze del danno
alla salute in un'altra professione, conferma l’utilizzo del raffronto dei
redditi. Ritiene di non dover applicare il gap salariale essendosi l’assicurata
accontenta di una retribuzione bassa, confermando l’assenza di riduzione
sociale. 

 

                               1.5.   Con osservazioni 7 febbraio
2018 l’assicurata si è riconfermata nelle argomentazione ricorsuali (VI),
seguite da osservazioni 19 febbraio 2018 dell’amministrazione (VIII). 

 

 

considerato                    in diritto

                                         

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione o meno l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto ad
una rendita. 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

                                         Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht,
Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46). 

 

Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la
giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V
30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).       

 

                                         Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.3.   Per costante giurisprudenza
(cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la
denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF
125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         

                               2.4.   Nella presente fattispecie, come
detto (cfr. consid. 1.2.) nell’ambito della vertenza giudiziaria relativa
all’assicurazione complementare contro le malattie l’assicurata è stata
peritata dal dr med. __________. Con rapporto 23 marzo 2017 il perito ha posto
la diagnosi di episodio depressivo grave senza sintomi psicotici (ICD-10:
F32.2), sfociata in sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media
gravità con sintomi biologici (ICD-10: F33.11) (doc. 33 incarto Cassa malati).

 

L’incapacità lavorativa è stata definita nella misura del 50% dal
30 maggio 2016 sia nell’abituale attività di operaia sia in attività adeguate,
preceduta a partire dal febbraio 2015 da periodi di totale inabilità alternati
ad abilità parziale del 50% (cfr. anche, al riguardo, rapporto finale 8 luglio
2017 del SMR, doc. 41 inc. AI).

 

                                         Alla
succitata coerente valutazione medico-teorica va prestata adesione. Del resto
la STCA del 21 settembre 2017 non è stata contestata. 

 

                               2.5.   Occorre
ora determinare il grado d’invalidità.

                                         L’amministrazione
ha applicato il metodo ordinario (cfr. consid. 2.3), il cui calcolo è stato
esposto nella decisione impugnata. Dallo stesso è risultato un grado
d’invalidità non pensionabile.

 

                                         L’assicurata
sostiene invece che debba essere applicato il raffronto percentuale, motivo per
cui a fronte di un’incapacità lavorativa del 50% essa ha diritto ad una mezza
rendita. Rileva come tuttora continui a lavorare al 50% presso il medesimo
datore di lavoro, dal quale è sempre stata apprezzata. Evidenzia inoltre che la
nuova situazione lavorativa non ha comportato un declassamento di categoria
salariale ma di funzione, potendo essa svolgere mansioni adeguate al suo stato
di salute, percependo un salario superiore ai livelli minimi prescritto dal
relativo contratto di categoria. A mente della ricorrente sarebbe pertanto
illogico e infondato pretendere un cambiamento di datore di lavoro per svolgere
un’altra attività leggera.  

 

                                         Secondo giurisprudenza
riassunta in STF 9C_225/2016 del 14 luglio 2016, se la persona
interessata non sfrutta in maniera completa e ragionevolmente esigibile la
capacità lavorativa residua, il reddito da invalido va di principio determinato
alla luce dei dati forniti dalle statistiche salariali come risultano
segnatamente dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita
dall'Ufficio federale di statistica (ISS; DTF 126 V 75 consid. 3b pag. 76 con riferimenti). Tuttavia, è possibile derogare a questo
principio e fissare la perdita di guadagno direttamente in base all'incapacità
di lavoro operando un confronto percentuale (“Prozentvegleich”). Questo
metodo costituisce una variante ammissibile del raffronto dei redditi basato su
dati statistici: il reddito da valido è preso in considerazione nella misura
del 100%, mentre il reddito da invalido è preso in considerazione tenendo conto
dell'incapacità lavorativa, la differenza percentuale corrisponde in tal modo
al grado d'invalidità (sentenze 8C_628/2015 del 6 aprile 2016 consid. 5.3.5 e
8C_211/2013 del 3 ottobre 2013 consid. 4.1 con i riferimenti pubblicata in SVR
2014 UV n. 1 pag. 1; Meyer/Reichmuth, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung [IVG], 3 aed. 2014, n. 35 e seg. ad art. 28 a
LAI). L'applicazione di questo metodo si giustifica quando il salario da valido
e quello da invalido sono fissati in base agli stessi dati statistici, oppure
quando il lavoro precedentemente svolto è ancora possibile (perché il
contratto di lavoro per esempio non è stato sciolto), oppure quando questo
lavoro offre le migliori possibilità di reintegrazione professionale (perché
per esempio il salario prima dell'invalidità è superiore a quello da invalido)
(sottolineatura del redattore; sentenze 9C_310/2009 del 14 aprile 2010 consid.
3.2 e 8C_294/2008 del 2 dicembre 2008 consid. 6.4.1).”

 

Ora, dal questionario del
datore di lavoro compilato il 4 aprile 2016 risulta che l’assicurata dal 3
dicembre 2001 lavora quale operaria, attività ridotta al 50% (dalle 7.30 alle
11.30) dal 15 gennaio 2016 per motivi di salute, percependo un salario
corrispondente all’effettivo rendimento (doc. 12 inc. AI), come del resto è
stato accertato dal consulente in integrazione professionale (cfr. rapporto 6
aprile 2016 in doc. AI 16). Anche in sede peritale del 26 marzo 2017 risulta
che lei è operativa dalle 7.30 alle 11.30 risultando alla fine del turno
esausta (pag. 34 inc. Cassa malati). Dal punto di vista medico, rispondendo
alla domanda volta a sapere se “conformemente al suo stato di salute
psichiatrico RI 1 poteva/può continuare a svolgere dal 15 gennaio 2016 la sua
attività lucrativa di operaia”, il perito dr. med. __________ ha risposto
che “tenuto conto dello stato psicoaffettivo precario in cui versava in quel
momento la Sig.ra RI 1 poteva a mio avviso lavorare in qualità di operaia (con
un mansionario riveduto notevolmente al ribasso rispetto a quello
precedentemente svolto) nella misura del 50%” (pag. 37 inc. Cassa malati). 

 

                                         Orbene, questo TCA non
misconosce, in relazione alle conseguenze economiche dell'incapacità
lavorativa, il principio secondo cui l'assicurato è tenuto all'obbligo di
ridurre le conseguenze economiche negative del danno alla salute.

                                         In virtù di tale obbligo,
l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per
ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità,
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 22 consid. 4a
pag. 28; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è
quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado
di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid.
4a pag. 28; RCC 1968 pag. 434).

 

                                         Tuttavia, non è assodato
che dall’assicurata sia esigibile, dal punto di vista medico ed economico, un
cambiamento di attività. 

                                         Dalla perizia giudiziaria
non può essere tratta alcuna informazione al riguardo, mentre con annotazioni
22 novembre 2017 lo psichiatra del SMR, dr. med. __________, senza aver visto
l’assicurata, ha ritenuto che “dal lato medico-assicurativo si conferma che
la capacità lavorativa 50% è esigibile in ogni attività che rispetti i limiti
funzionali. L’assicurata sarebbe in grado d’inserirsi in un’altra attività di
tipo semplice e ripetitivo” (pag. 205 inc. AI). 

                                         Dal punto di vista
economico, con rapporto 22 novembre 2017 il consulente IP ha in particolare
rilevato:

 

" (…) si
ritiene quindi che il mercato del lavoro offra sufficiente attività di tipo
semplice e ripetitivo che possano essere ritenute esigibili e compatibili con
la situazione dell’assicurata, le quali non presuppongono l’apprendimento di
conoscenze e competenze particolari (come ad esempio l’ausiliaria di pulizia,
l’aiuto cucina in un piccolo esercizio e/o mensa – citate nel rapporto de.
24.04.2017).

Inoltre parte delle competenze acquisite nella sua abituale
attività di operaria possono essere traferite in altri ambiti professionali
(anche all’esterno del settore metallurgico), come ad esempio l’assemblaggi, il
montaggio, la lucidatura, la pulizia… di pezzi/prodotti di materiali diversi
(meccanici, gomme, plastiche, …).

 

Pertanto analizzando la situazione nel suo complesso, si conferma
che l’assicurata potrebbe essere integrata in attività adeguate nella misura
del 50%” (…)” (doc. 54 inc. AI).

 

                                         Non va tuttavia
dimenticato che dal mese di dicembre 2001 l’assicurata lavora come operaria
presso lo stesso datore di lavoro, con una retribuzione, senza il danno alla
salute, superiore ai salari minimi del relativo contratto collettivo (cfr. in
tal senso le osservazioni 19 febbraio 2018 dell’Ufficio AI, VIII) e dal 15
gennaio 2016 con un pensum lavorativo del 50% corrispondente all’effettivo
rendimento (cfr. questionario del datore di lavoro del 4 aprile 2016 dove
risulta anche che il salario orario con il danno alla salute è rimasto invariato,
doc. 12 inc. AI). 

                                         Questo TCA non misconosce
che l’assicurata abbia le competenze per svolgere un’attività semplice e ripetitiva
come ritenuto dal consulente IP. Non vanno tuttavia dimenticate le limitazioni
d’ordine psichico elencate dal SMR stesso nel rapporto 8 luglio 2017 (“limitata
nell’organizzazione dei compiti, ridotta flessibilità, ridotta capacità di
impiegare le proprie competenze, ridotta persistenza, ridotta assertività,
difficoltà con gli altri” (pag. 129 inc. AI), condizioni che sono
rispettate nell’abituale attività presso lo stesso datore di lavoro da cui
lavora oramai da oltre 16 anni. 

                                         Non ritenendo questo TCA
un cambiamento di attività ragionevole, sussistendo quindi, secondo la
succitata giurisprudenza, i motivi per fissare la perdita di guadagno sulla
base dell’incapacità lavorativa (raffronto percentuale dei redditi), all’assicurata
va riconosciuto un grado d’invalidità del 50%.

                                         Ritenuto che l’inizio
dell’incapacità lavorativa di grado rilevante è iniziato nel febbraio 2015, al
momento della scadenza dell’anno di attesa il grado d’inabilità è del 50%, eccetto
il successivo non rilevante breve periodo d’inabilità al 100% (11.04.2016 –
29.05.2016), il diritto alla mezza rendita nasce il 1° febbraio 2016 

 

                                         Visto quanto precede, la
questione del gap salariale risulta essere superflua non senza rilevare che,
come giustamente evidenziato dall’Ufficio AI nelle osservazioni 19 febbraio
2018, il reddito senza invalidità percepito dall’assicurata era superiore al
salario minimo previsto dal Contratto collettivo di lavoro nel settore
dell’industria metalmeccanica ed elettrica per la regione Ticino (art. 15.2 del
CCL) e che, secondo giurisprudenza, in questo caso quanto allora percepito non
può essere preso in considerazione come salario sotto la media ai fini della
prassi relativa al parallelismo dei redditi (cfr. STF 8C_634/2016 del 25 aprile
2017 consid. 4.3 con riferimento alle STF 8C_537/2016 dell’11 aprile 2017
consid. 6.1 e 8C_141/206 del 17 maggio 2016 consid. 5.2.2.3). 

 

                                         Visto tutto quanto
precede, in accoglimento del ricorso, l’assicurata ha diritto ad una mezza
rendita dal 1° febbraio 2016. Ne consegue l’annullamento della decisione
impugnata, mentre il ricorso va accolto. 

 

                               2.6.   Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da un sindacato (DTF cfr. 122 V
278), ha diritto ad un’indennità per ripetibili (art.
61 cpv. 1 lett. g LPGA).

                                      

                               2.7.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto l’esito della
vertenza le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto.

                                         §
   La decisione 23 novembre 2017 è annullata.

                                         §§ RI
1 ha diritto ad una mezza rendita dal 1° febbraio 2016.

 

                                   2.   Le
spese di fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà alla
ricorrente fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti