# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5f256e8f-c779-58f8-98a6-4341f9c9926f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-07-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 17.07.2019 12.2018.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2018-1_2019-07-17.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2018.1

  	
  Lugano

  17 luglio 2019/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bellotti

  

 

 

sedente per statuire nella
causa - inc. n. OR.2012.23 della
Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord - promossa con petizione 30
ottobre 2012 da

 

	
   

  	
  AO
  1  

  patrocinata dall’  PA 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP
  1  

  patrocinato dall’  PA 1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui l’attrice ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento
di fr. 412’913.55

oltre interessi del 7% dal 12 settembre 2007 quale risarcimento dei
danni a fronte di una

sua responsabilità quale organo societario;

 

domanda avversata dal convenuto, che ha postulato la reiezione
della petizione, e che il

Pretore ha parzialmente accolto con decisione 16 novembre 2017
limitatamente a fr.

410’866.55 oltre interessi al 5% dal 12 settembre 2007;

 

appellante il convenuto, che con appello 29 dicembre 2017 ha
chiesto la riforma del

querelato giudizio nel senso di respingere la petizione e l’ammissione
al gratuito

patrocinio, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre l’attrice con risposta 20 settembre 2018 ha postulato la
reiezione del gravame,

pure con protesta di spese e ripetibili;

 

richiamata la decisione 20 aprile 2018 (inc. 12.2018.2) con la
quale questa Camera ha

respinto la richiesta dell’appellante di ammissione all’assistenza
giudiziaria;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

ritenuto

 

in fatto:

                                  A.   Con contratto di
lavoro 16 marzo 2000, AP 1 è stato assunto da AO 1, società attiva nell’ambito
dei trasporti e delle spedizioni nazionali e internazionali e dell’importazione
ed esportazione di merci, in qualità di direttore della società (doc. B). In
tale qualità è stato iscritto nel Registro di commercio, con diritto di firma
individuale. Dal 9 dicembre 2004 egli è pure divenuto membro del consiglio
d’amministrazione, con potere di firma immutato (doc. A).

 

                                  B.   Il 31 marzo 2006, in
nome e per conto diAO 1, AP 1 ha firmato un contratto di costituzione di pegno
in favore di __________ SA, avente quale oggetto in particolare tutte le
cartevalori, i crediti, denaro e beni patrimoniali societari esistenti presso
la banca, per garantire ogni pretesa creditoria di questa verso __________, __________
doc. C), persona terza senza alcun legame con la società. Con contratto di
medesima data, __________ SA ha concesso a __________ un credito di fr. 400’000.-,
allo scopo di acquisire la partecipazione azionaria di maggioranza della __________
SA, __________” (Doc. D). Tale contratto è stato pure sottoscritto da AP 1 sempre in nome e per conto della AO 1 quale
garante. Successivamente, tale credito è stato rinnovato il 31 ottobre 2006, il
6 novembre 2006, il 6 marzo 2007, il 14 maggio 2007 e il 12 giugno 2007. I
relativi contratti sono stati pure sempre sottoscritti da AP 1 per conto di AO
1 quale garante tramite il contratto di pegno già menzionato (doc. D e edizione
documenti da __________ SA).

 

                                  C.   Il 27 luglio 2007 AP
1 è stato cancellato dal Registro di commercio sia quale direttore, sia quale
membro del CdA della società (doc. A). 

 

                                  D.   Con comunicazione 24
agosto 2007 indirizzata a AO 1 all’attenzione di AP 1 __________ SA ha chiesto
alla garante il rimborso del credito concesso a __________, nel frattempo
salito a 410’040.05, entro il 31 agosto 2007, “come da accordi intrapresi
con il vostro __________, Direttore con diritto di firma individuale della
vostra spettabile società” (doc. E). Con successivo scritto 31 agosto 2007
la banca ha comunicato a AO 1, sempre all’attenzione di AP 1, il suo accordo al
posticipo del rimborso della somma, ascesa a fr. 410’866.55, come da accordi
con quest’ultimo (doc. F). Con le stesse modalità, in data 12 settembre 2007 __________
SA, riferendosi all’intesa raggiunta con AP 1 di procedere al rimborso mediante
addebito dell’importo sulla relazione bancaria della società, ha confermato l’addebito,
con valuta 12 settembre 2017 (doc. G). Tale identico importo (fr. 410’866.55)
risulta pure da un contratto di mutuo, invero recante una data anteriore (20
aprile 2007), sottoscritto da AP 1 in nome e per conto di AO 1 con __________, ove
la società concedeva a quest’ultimo un mutuo oneroso (interessi al 7%) per sostenerlo
nello sviluppo di __________ SA Group. Quale garanzia, la controparte offriva
in pegno svariati macchinari (doc. H). Giusta quanto si evince dal relativo
estratto del Registro di commercio, la __________ SA Group è fallita il __________.
__________ ha successivamente offerto, a garanzia del suo debito, pure
un’abitazione.

 

                                  E.   Il 4 marzo 2011 AO 1
ha avviato un’esecuzione in via di pignoramento per l’importo di fr. 410’866.55
nei confronti di __________, che si è tuttavia conclusa con l’ottenimento, in
data 18 ottobre 2011, di un attestato di carenza beni (cfr. edizione documenti
dalla parte attrice e doc. L).

 

                                  F.   Con petizione 30
ottobre 2012, previo rilascio dell’autorizzazione ad agire, AO 1 ha convenuto AP
1 innanzi alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Nord chiedendo la sua
condanna al pagamento di fr. 412’913.55 oltre interessi del 7% dal 12 settembre
2007 quale risarcimento del danno patito dalla società. Essa ha affermato di
non essere stata al corrente né di avere tantomeno approvato il contratto di
costituzione di pegno con __________ SA né il successivo contratto di mutuo con
__________, entrambi sottoscritti dal convenuto abusando del suo potere di
firma, in quanto l’operazione nulla aveva a che vedere con lo scopo societario
e le sue attività. Ha pure rimarcato di avere rinvenuto il contratto di mutuo
(doc. H) negli archivi societari solo dopo la partenza del convenuto, che il
documento è stato redatto a posteriori per giustificare l’operazione e che tale
posizione di credito è stata da lui celata nel bilancio, inserendola nella voce
contabile che raggruppava i prestiti infragruppo, dunque pure denominati “__________”.

 

                                  G.   Con risposta 6
febbraio 2013 AP 1 si è opposto alla petizione, sostenendo in sintesi che la
società, e in particolare l’allora presidente del CdA __________ e il suo
contabile __________, erano al corrente dell’operazione e che essa poteva
essere considerata come rientrante nello scopo sociale, nell’interesse della
società e conforme alla sua prassi di effettuare degli investimenti
diversificati. Pertanto, egli sarebbe stato legittimato a concludere tali
contratti e non avrebbe violato alcun suo dovere. A suo dire, la società
avrebbe da parte sua avuto una grave colpa nell’insorgere del danno, non avendo
agito tempestivamente per recuperare il credito da __________, in particolare
realizzando le garanzie da lui ricevute (cfr. doc. H) prima che la società __________
fallisse.

 

                                  H.   Con replica 6 marzo
2013 e duplica 19 aprile 2013, le parti si sono riconfermate nelle loro
antitetiche posizioni. Esperita l’istruttoria e raccolte le conclusioni
scritte, il Pretore con sentenza 16 novembre 2017 ha parzialmente accolto la
petizione dell’attrice, condannando AP 1 a versarle fr. 410’866.55 oltre
interessi al 5% dal 12 settembre 2007 a titolo di risarcimento del danno
provocato (responsabilità dell’organo societario ai sensi dell’art. 754 CO).

 

                                    I.   Con appello 29
dicembre 2017, avversato dalla controparte con risposta 20 settembre 2018, il
convenuto è insorto contro il giudizio pretorile, chiedendo la riforma del
giudizio impugnato nel senso di respingere la petizione, l’ammissione al
gratuito patrocinio e protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi. Con
decisione 20 aprile 2018 (inc. 12.2018.2), questa Camera ha respinto la
richiesta dell’appellante di ammissione all’assistenza giudiziaria.

 

E considerato

in diritto:

 

                                   1.   Giusta l’art. 308
cpv. 1 lett. a CPC sono impugnabili con appello le decisioni finali di prima
istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso
secondo l’ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr. 10’000.-
(cpv. 2). In concreto, la decisione impugnata è una decisione finale in una
controversia dal valore superiore ai fr. 10’000.-. Pacifica è dunque
l’appellabilità del giudizio impugnato entro il termine di 30 giorni (art. 311
CPC). Nella fattispecie, l’impugnata decisione 16 novembre 2017 è stata
notificata all’appellante il 17 novembre 2017, per cui l’appello 29 dicembre 2017,
tenuto conto delle ferie giudiziarie, è senz’altro tempestivo. Si può quindi
procedere all’esame del gravame.

 

                                   2.   Con l’appello, AP 1 censura
due accertamenti pretorili relativi ai presupposti di cui all’art. 754 CO: la
violazione di un dovere e il nesso causale adeguato.

 

                                   3.   Il primo giudice ha
accertato una violazione dell’art. 718a CO da parte del convenuto, e meglio un’abuso
delle facoltà di rappresentanza a lui conferite (“Vertretungsbefugnis”).
Nello specifico, egli non poteva in buona fede ritenere il negozio giuridico
concretamente stipulato conforme allo scopo sociale, rispettivamente in grado
di promuoverlo, poiché l’operazione era volta a permettere alla __________ di
sviluppare la produzione di puntine per le penne a sfera, ambito che nulla
aveva a che vedere con l’attività societaria (trasporti e spedizioni), così
come confermato dal teste __________. Inoltre, essa non poteva essere
considerata parte di una politica societaria di differenziazione degli
investimenti, non essendo una tale prassi stata dimostrata. 

 

                                3.1   L’appellante con la
sua censura sostiene dapprima che solo in casi eccezionali un atto giuridico
può essere considerato contrario allo scopo sociale e dunque non compreso nel
potere di rappresentanza di un organo: vietate sarebbero solo quelle operazioni
escluse dallo scopo della società. Egli tuttavia si limita a ripetere una tesi
già esposta in prima sede (cfr. risposta 6 febbraio 2013, p. 11-12) senza
confrontarsi con quanto osservato dal primo giudice, non distinguendo
opportunamente le facoltà di rappresentanza di un organo a livello interno (“Vertretungsbefugnis”,
“rechtliches Dürfen”) e il potere di rappresentanza esterna, ovvero il
potere di vincolare la società verso terzi tramite la conclusione di negozi
giuridici.

 

                                3.2   Come già esposto
nell’impugnata decisione (consid. 2.4.2, p. 12-13), alla quale si rinvia, nei
confronti di un terzo in buona fede, l’art. 718a CO viene interpretato in modo
esteso, sia per sua tutela, sia a protezione del commercio giuridico, nel senso
che la società, tramite l’agire dell’organo, viene vincolata non solo per
quanto riguarda negozi giuridici utili, rispettivamente che rientrano nell’attività
abituale della società, bensì pure per quelli inconsueti che coinvolgono anche
solo indirettamente lo scopo sociale e che potrebbero obiettivamente
promuoverlo, ovvero che non sono da questi espressamente esclusi (DTF 4A_617/2013,
consid. 5.1; DTF 111 II 284, consid. 3b; Watter,
in: Honsell/Vogt/Watter [ed.],
Basler Kommentar OR II, 2016, n. 2 seg. ad art. 718a CO). Simili negozi sono
dunque vincolanti per la società indipendentemente da sue concrete direttive o
prassi che il terzo non poteva conoscere (DTF 4A_147/2014 del 19 novembre 2014,
consid. 3.2.5; DTF 4A_617/2013, consid. 5.1). Ciò vale a livello esterno (“Vertretungsmacht”,
“rechtliches Können”), ma non a livello interno, siccome un organo che
ha il potere di vincolare la società tramite determinati atti non è
necessariamente autorizzato a farlo. In altre parole, il potere di
rappresentanza è spesso più esteso delle facoltà e delle autorizzazioni
interne. Tali limitazioni possono derivare dal contratto di lavoro, da regolamenti,
direttive, istruzioni o anche implicitamente dall’organizzazione e dal campo di
attività della società. Determinati atti giuridici possono pertanto costituire
un abuso del potere di rappresentanza anche se non espressamente vietati,
poiché contravvengono alla volontà presunta della società e ai suoi scopi. Ciò presuppone
un esame delle circostanze del caso concreto, per accertare se l’organo potesse
in buona fede ritenere il negozio giuridico stipulato conforme allo scopo
sociale oppure in grado di promuoverlo. Ove ciò sia negato, ne consegue una
violazione dei doveri dell’organo e può far sorgere una sua responsabilità per
i danni causati alla società, soprattutto laddove l’atto concluso in suo nome è
per essa vincolante (Watter, op.
cit., n. 7 ad art. 718a CO).

 

                                3.3   Nella fattispecie,
l’appellante non contesta che l’ambito di attività della __________ SA Group fosse
del tutto estraneo a quello dell’attrice, né torna a sostenere, come aveva
fatto in prima sede, che altri membri del CdA, in particolare __________, fossero
al corrente o avessero approvato la contestata operazione. Sostiene invece che,
contrariamente a quanto accertato dal primo giudice, l’operazione conclusa era
compresa nei suoi poteri di rappresentanza poiché era atta a promuovere lo
scopo societario e rientrava in un’usuale prassi dell’attrice di
diversificazione degli investimenti, dimostrata in particolare dall’investimento
in una società assicurativa e dalla gestione di uno yacht, come confermato in
sede istruttoria e in particolare dal teste __________, mentre il teste __________
non sarebbe attendibile in quanto personalmente interessato alla controversia. Trattavasi
peraltro non tanto di un investimento nello sviluppo della __________ SA Group,
quanto piuttosto di un mutuo con interesse favorevole da rimborsare in tempi
brevi, assicurato tramite garanzie a tutela dell’incasso, considerato pure che
la debitrice avrebbe avuto a breve sufficienti beni a disposizione per far
fronte al rimborso e che essa sarebbe potenzialmente potuta diventare una
cliente della società. L’operazione avrebbe dunque avuto per scopo la
generazione di utili per la società, rispettivamente una massimizzazione dei
profitti.

 

                                3.4   Ora, con riferimento
all’asserita diversificazione degli investimenti da parte dell’attrice e alla
sua dimostrazione, la questione relativa allo yacht, appena accennata
dall’appellante senza alcun concreto riferimento, nemmeno trova riscontro negli
atti introduttivi (art. 317 CPC) o negli atti istruttori. Quanto al progetto dell’attrice
volto a costituire una propria società assicurativa, confermato dal teste __________,
il primo giudice ha già accertato che il progetto non poteva supportare
l’esistenza di una tale asserita politica d’investimento, avendo l’attrice
semplicemente deciso di adempiere una sua necessità (ovvero di essere
assicurata) tramite una propria società, mentre i suoi investimenti in società
terze riguardavano ditte attive nel campo dei trasporti oppure prestiti
infragruppo (circostanza in effetti confermata non solo da __________, ma pure
da __________, pure membro del CdA, e da __________). Non confrontandosi la
censura appellatoria sufficientemente con tali accertamenti e limitandosi
invece a riproporre una propria tesi, essa è dunque irricevibile per carente motivazione
(art. 310 e 311 CPC), oltre a essere infondata nel merito. 

 

                                3.5   Pertanto, d’accordo
con il primo giudice, se ne deve concludere non solo che l’operazione
realizzata dal convenuto (concessione di garanzia, rispettivamente di un mutuo)
riguardasse un’attività estranea allo scopo societario, ma pure che l’attrice
investiva e concedeva prestiti limitatamente a società facenti parte del gruppo
__________ oppure attive nell’ambito dei trasporti. Alla luce degli scopi e
delle attività societarie, il convenuto non poteva dunque in buona fede
ritenersi autorizzato a concludere i negozi giuridici in questione. Che essi, a
dire dell’appellante, mirassero al conseguimento di un reddito mediante
pattuizione di interessi del 7% e di un rimborso a breve termine nulla muta a
tal riguardo. Evidentemente, a fronte di un campo di attività societario ben
limitato, non si può ammettere che un organo, pure con diritto di firma
individuale, possa effettuare a sua discrezione qualsiasi tipo di operazione
che presenti un’opportunità di profitto. Nemmeno può bastare in tal senso
l’argomentazione dell’appellante, in ogni caso mai avanzata negli allegati
introduttivi e dunque inammissibile (art. 317 CPC), che la __________ SA Group sarebbe
in futuro potuta diventare una cliente dell’attrice, avvalendosi ai suoi
servizi per il trasporto di merci: trattasi di una mera ipotesi di parte del
tutto generica e priva di riscontri oggettivi. 

 

                                3.6   Non essendo il
convenuto autorizzato, a livello interno, a concedere la garanzia e il mutuo in
questione in nome e per conto dell’attrice, è dunque solo a livello abbondanziale
che si sottolineano i dubbi in merito all’asserita sicurezza e redditività dell’operazione.
Ciò non solo alla luce del suo concreto esito e dei rischi in essa insiti, ma
pure della sua evoluzione. Difatti, inizialmente (31 marzo 2006), il convenuto
ha impegnato la società in un contratto di pegno rinnovato più volte (cfr.
consid. B) che non stabiliva in alcun modo controprestazioni quali il
versamento di interessi. Un tale contratto è stato stipulato più di un anno
dopo. Esso riporta la data del 20 aprile 2007, ma potrebbe in effetti risalire
a un periodo successivo in considerazione dello specifico importo ivi riportato
(cfr. consid. D), come già osservato dal primo giudice (impugnata decisione,
consid. 2.4.2, p. 10) e non debitamente contestato nell’appello. Più
specificamente, esso potrebbe risalire ad agosto 2007 o a un periodo
successivo, ovvero a un momento in cui, per stessa ammissione di __________, la
__________ SA Group versava già in difficoltà finanziarie (cfr. deposizione del
23 giugno 2014, p. 5).

 

                                3.7   Per tutti questi
motivi, la decisione pretorile di ammettere una violazione dei doveri
dell’organo da parte del convenuto resiste alla critica e dev’essere
confermata.

                                      

                                   4.   L’appellante critica
il Pretore pure per aver accertato il nesso di causalità adeguata fra il suo
agire e il danno, rispettivamente per avere negato l’interruzione del nesso
causale per grave colpa dell’attrice, che invece a suo dire avrebbe potuto
impedire l’insorgere del danno attivandosi tempestivamente per recuperare
l’importo da __________.

 

                                4.1   Nello specifico, il
primo giudice ha osservato che il danno (fr. 410’866.55) si è verificato nel
momento in cui la banca ha operato l’addebito sul conto dell’attrice (12
settembre 2007). Era inoltre oggettivamente prevedibile che la sottoscrizione
di una garanzia per un prestito concesso da una banca a una terza società
potesse provocare un danno nel momento in cui la banca si fosse avvalsa della
garanzia. Siccome l’attrice non era a conoscenza del contratto di mutuo (doc.
H), non le poteva peraltro essere rimproverato di non aver realizzato le garanzie
ivi offerte per recuperare l’importo in questione, considerato pure che la
redazione di tale contratto poteva in effetti essere successiva alla richiesta
di pagamento della banca (cfr. sopra, consid. B e 3.6) e che l’abitazione
offerta in garanzia dal debitore nemmeno gli apparteneva.

                                         Il Pretore ha poi
ritenuto che la ricezione, da parte dell’attrice, degli scritti raccomandati
della banca (doc. E, F e G) poteva essere presunta, siccome inviati alla sede
sociale in un momento in cui il convenuto aveva già terminato la sua attività.
Essa poteva pertanto essere a conoscenza del pegno (averi bancari) e della sua
imminente realizzazione, ma non avrebbe verosimilmente potuto impedirla,
siccome vincolata nei confronti della banca, quale terzo in buona fede, dal
contratto di garanzia. Il primo giudice ha pure osservato che la posizione
creditoria nei confronti di __________ era visibile nei bilanci societari dal
2007 e poteva essere individuata al momento della relativa verifica, ovvero nel
2008. Tuttavia, in tale momento il danno si era già verificato. 

                                         Nessuno dei citati motivi
poteva dunque interrompere il nesso causale adeguato fra la violazione e il
danno.

 

                                4.2   Con l’appello, il
convenuto non contesta il vincolo dell’attrice al contratto di pegno stipulato
con la banca (doc. C), né sostiene che l’attrice poteva impedire la
realizzazione del pegno (e meglio l’addebito sul suo conto). Egli invece
sostiene che, contrariamente a quanto accertato dal Pretore, il danno non si è
realizzato al momento dell’addebito, ma è insorto solamente quando l’attrice
non ha potuto incassare il suo credito nei confronti di __________. Essa
avrebbe dovuto essere a conoscenza dell’operazione e del credito con la
ricezione delle comunicazioni bancarie del mese di agosto 2007 (doc. E, F e G),
rispettivamente nel 2008, al momento della verifica dei bilanci. Peraltro, la
società doveva pure essere a conoscenza del contratto di mutuo e delle relative
garanzie, poiché il suo dipendente __________ ne era al corrente. Conseguentemente,
avrebbe dovuto avviare tempestivamente opportuni accertamenti e attivarsi per
ottenere il pagamento di quanto dovuto. Avendo atteso ben quattro anni prima di
agire, è stata dunque la negligenza attorea a determinare il mancato incasso
dell’importo, con conseguente interruzione del nesso di causalità adeguata.
Subordinatamente, l’appellante sostiene che tale negligenza dovrebbe essere
comunque tenuta in considerazione.

 

                                4.3   Con riferimento
all’insorgenza del danno si può in effetti ritenere che, secondo la vigente
dottrina e giurisprudenza, fondata sull’esame dello stato del patrimonio prima
e dopo l’evento in questione (“Differenztheorie”), non si può di
principio ammettere la presenza di un danno qualora alla diminuzione di una
posizione attiva corrisponda il contemporaneo aumento di una diversa posizione
attiva oppure la diminuzione di una posizione passiva. Ciò si verifica ad
esempio quando una società paga un proprio debito o concede un prestito: nel
primo caso, attivi e passivi diminuiscono specularmente. Nel secondo caso, la
liquidità della società diminuisce, ma nel contempo si registra negli attivi
una posizione creditoria verso terzi. In quest’ultimo caso, sono le prospettive
negative di recuperare l’importo rispettivamente la certezza di non poterlo più
incassare a determinare l’insorgere di un danno. Nella presente fattispecie,
laddove si possa ammettere che, in seguito all’addebito effettuato dalla banca
in data 12 settembre 2017, sia sorta una corrispondente pretesa creditoria
verso __________, e meglio tramite surrogazione (art. 110 cifra 1 CO) oppure
tramite il contratto di mutuo, valgono le stesse riflessioni. La problematica in
casu ha rilevanza solo qualora si ammetta l’interruzione del nesso causale
adeguato, questione che verrà affrontata qui di seguito.

 

                                4.4   A questo stadio della
procedura è pacifico che l’attrice non è stata informata della stipulazione del
contratto di pegno e del successivo contratto di mutuo né dal convenuto, né dal
suo dipendente __________ (responsabile finanziario e amministrativo), che ne era
al corrente. Giusta quanto riferito da quest’ultimo, è stato il convenuto, suo
diretto superiore, ad avviare l’operazione e a gestirla, in particolare
trattando con la banca e con __________, rassicurandolo pure che __________ era
già informato. Il contabile ha conseguentemente confermato di non essersi mai
riferito a quest’ultimo, e di non averlo coinvolto nemmeno nei successivi infruttuosi
tentativi di recupero del credito nei confronti del debitore, da lui effettuati
unitamente al convenuto dopo l’addebito dell’importo sul conto societario (teste
__________, deposizione del 12 maggio 2014, p. 4-6). 

                                         A tal riguardo il
Pretore ha osservato che, siccome solo __________,
e non i vertici della società, era al corrente del contratto di mutuo di cui al
doc. H e delle relative garanzie, la società non ne era a conoscenza. In altre
parole, la conoscenza del solo dipendente non poteva bastare, rispettivamente
non poteva essere imputata alla società. A tal riguardo l’appellante, limitandosi
ad affermare che siccome __________ ne era al corrente, anche la società ne era
al corrente, senza alcuna ulteriore spiegazione, non oppone al giudizio
pretorile una critica circostanziata, bensì si limita a contrapporvi una
propria tesi, ciò che costituisce carente motivazione e rende la censura
irricevibile. 

                                         A titolo abbondanziale, di
regola si possono imputare alla società le conoscenze dei propri organi (cfr.
art. 55 CC) e non di semplici dipendenti. La questione è controversa in
dottrina e giurisprudenza, che a dipendenza del caso concreto propone
un’imputazione della conoscenza (“Wissenszurechnung”) di dipendenti con
posizione qualificata o funzioni particolari, oppure di quelle conoscenze che
l’organo, in presenza di un corretto flusso di informazioni e una corretta
organizzazione, avrebbe avuto a disposizione (DTF 4C.335/1999 del 25 agosto
2000, consid. 5; DTF 4C.26/2000 del 6 settembre 2000, consid. 2 c) aa); DTF 109
II 338, consid. 2b; Von
der Crone/Reichmuth, Aktuelle Rechtsprechung zum Aktienrecht, SZW/RSDA
4/2018, p. 410 seg.; Abegglen,
Wissenszurechnung bei der juristischen Person und im Konzern, bei Banken und
Versicherungen, Stämpfli 2004, p. 11 seg., 28 seg. e 46 seg.; Kiss-Peter, Glaube und Verschulden bei
mehrgliedrigen Organen, BJM 1990, p. 281 seg.).  Ciò non sembra essere
il caso nella fattispecie, non solo a fronte del ruolo di __________,ma anche
di quanto da lui dichiarato, ovvero che il convenuto l’aveva rassicurato sul
coinvolgimento di __________, ostacolando così il flusso di informazioni. La
questione in casu non deve essere approfondita, in mancanza di
pertinenti argomentazioni dell’appellante. 

 

                                4.5   Per contro, come già
accertato dal primo giudice, non vi sono agli atti elementi per ritenere che le
comunicazioni della banca relative al contratto di pegno (doc. E-G) non siano
state recapitate o siano state trafugate, seppure sia __________, sia __________
abbiano dichiarato di non averle mai visionate. Inoltre, il credito verso __________
era inserito in contabilità ed era dunque individuabile perlomeno nel 2008, in
occasione della verifica dei bilanci, seppure inserito senza alcuna
specificazione in un sottoconto relativo ai prestiti infragruppo e ai prestiti
a ditte terze attive nel mondo dei trasporti (doc. I; teste __________,
deposizione del 12 maggio 2014, p. 5 e teste __________, deposizione del 23
giugno 2014, p. 2).          

                                         

                                4.6   In sostanza,
l’accertamento pretorile secondo cui la società non sapeva dell’esistenza del
contratto di mutuo e delle relative garanzie resiste alla critica e dev’essere
confermato. Si può d’altra parte ammettere una sua lieve negligenza nella
misura in cui era in grado di conoscere l’esecuzione dell’addebito, scoprire
l’esistenza del credito nei confronti di __________ e compiere con agio i necessari
accertamenti, conoscendo il suo contabile i dettagli dell’operazione. Che
tuttavia l’appellante si avvalga di ciò per negare la propria responsabilità,
laddove egli è stato la causa primaria delle lacune informative societarie, è contrario
alla buona fede. La questione non è tuttavia rilevante per il presente
giudizio, per i motivi che seguiranno.

 

                                4.7   Con l’appello, il
convenuto sostiene che l’attrice, rivolgendosi per tempo a __________ e
realizzando le garanzie (macchinari) da questi offerte, avrebbe potuto impedire
l’insorgere del danno. Peraltro, già in prima sede egli rimproverava
all’attrice che essa avrebbe dovuto agire prima che la __________ SA Group
fallisse.

                                         Ora, è innanzitutto
opportuno ribadire che, nella fattispecie, l’attrice ha maturato un credito,
rispettivamente stipulato un contratto con il solo __________ a titolo
personale. Egli era dunque il suo debitore, non la __________ SA Group. Come
detto, vigono poi parecchi dubbi sul reale momento di stipulazione del doc. H,
siccome la data ivi indicata appare sospetta. È poi accertato che l’attrice non
fosse al corrente dell’esistenza del contratto e delle garanzie. Inoltre, nulla
si sa a proposito dei citati macchinari, se non quanto dichiarato da __________
in merito al loro valore (svariati milioni di franchi, cfr. deposizione del 23
giugno 2014, p. 4) e quanto indicato al punto IV del contratto stesso, ovvero
che si trattava di una serie di macchinari di cui a un allegato A neppure agli
atti e nemmeno prodotto da __________ nell’ambito dell’edizione documenti a lui
rivolta. Per il resto, il doc. H menziona solamente che due di essi erano già
stati venduti a una terza società. Ma vi è di più: nemmeno risulta che __________
fosse il reale proprietario degli stessi. Dall’istruttoria è difatti emerso come
essi fossero di proprietà di __________ SA Group (teste __________, deposizione
del 12 maggio 2014, p. 4; teste __________, deposizione del 23 giugno 2014, p.
4). Risulta dunque che il debitore ha offerto come pegno a garanzia di un suo
debito personale dei beni che nemmeno gli appartenevano, come del resto è già
stato accertato dal primo giudice con riferimento alla citata abitazione (cfr.
consid. D e 4.1). È pure bene sottolineare non solo che la __________ SA Group
è fallita nella prima metà del 2008 (cfr. consid. D), ma anche che, secondo
quanto dichiarato dallo stesso __________, le sue difficoltà finanziarie si
sono manifestate già verso il mese di agosto 2007, ovvero prima ancora che la
banca effettuasse l’addebito (12 settembre 2007). Infine, l’appellante nemmeno
sostiene che l’attrice doveva essere a conoscenza di tale precaria situazione
finanziaria e dunque agire immediatamente.   

                                         Per tutti questi motivi, non
solo non si poteva pretendere dall’attrice che procedesse alla realizzazione
delle garanzie in questione alla fine del 2007/inizio del 2008, ma non è anche
dimostrato che, se l’avesse fatto, avrebbe impedito l’insorgere del suo danno.

 

                                4.8   Quanto all’asserito
dovere, da parte dell’attrice, di escutere più tempestivamente __________, si
osserva preliminarmente che, di principio, è nel diritto di un creditore
scegliere il momento in cui procedere al recupero del suo credito entro i
termini di prescrizione, rispettivamente scegliere in che modo procedere, ad
esempio tramite trattative private oppure con un’immediata esecuzione. In
effetti, si potrebbe ammettere un’obbligo di azione immediata laddove ciò fosse
necessario per impedire il danno, oppure nell’ottica di una sua limitazione. L’appellante
tuttavia non sostanzia in alcun modo l’eventuale solvibilità di __________
negli anni precedenti all’effettiva escussione, se non riferendosi alle
garanzie di cui si è già detto, né sostiene che si potesse prevedere un
peggioramento della sua situazione finanziaria. Al contrario, vi sono numerosi
elementi agli atti che fanno dubitare di una sua effettiva solvibilità sin
dall’inizio dei fatti di cui trattasi. Innanzitutto, la __________ SA, prima di
concedergli il credito, ha preteso una garanzia, che non ha fornito lui, né
tantomeno __________ SA Group, bensì l’attrice tramite lo stesso convenuto. Il
teste __________, impiegato della banca, ha inoltre confermato che il credito e
la relativa garanzia sono stati più volte rinnovati, siccome __________ non era
in grado di restituire l’importo ottenuto (deposizione del 12 maggio 2014, p.
1-2). Oltretutto risulta dagli atti che, dopo l’addebito bancario, il convenuto
e __________ si sono concretamente attivati per ottenere il rimborso del mutuo,
senza successo (teste __________, deposizione del 12 maggio 2014, p. 5-6, cfr.
anche risposta di causa del 6 febbraio 2013, p. 5 e 7).

 

                                4.9   Da tutto ciò ne
consegue che l’appellante non ha dimostrato che l’attrice avesse l’obbligo di
agire anticipatamente nei confronti di __________ (precedentemente al 2011), né
che facendolo essa avrebbe recuperato il debito o parte di esso, evitando o
riducendo dunque il suo danno. La decisione del primo giudice di negare
l’interruzione del nesso di causalità adeguata per grave concolpa della società
danneggiata dev’essere dunque confermata.

 

                                   5.   A fronte di quanto
sopra esposto, nemmeno si può ammettere, da parte dell’attrice, una negligenza
tale da imporre una riduzione del risarcimento ai sensi dell’art. 44 CO,
ritenuto pure che l’appellante si limita soltanto a un vago accenno alla
questione.

 

                                   6.   Per tutti questi
motivi, l’appello deve essere respinto. Le spese giudiziarie, calcolate sulla
base di un valore litigioso di fr. 410’866.55, seguono la soccombenza
dell’appellante.

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il RTar

 

decide:

 

                                   1.   L’appello 29
dicembre 2017 di AP 1 è respinto.

 

                                   2.   Le spese processuali
della procedura d’appello, pari a fr. 8’000.-, sono a carico dell’appellante,
che rifonderà all’appellata fr. 8’000.- per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -    

     

  -      

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
della Giurisdizione di Mendrisio-Nord

 

 

Per la
 seconda Camera civile del Tribunale d’appello

 

Il presidente                                                  La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

 

Nelle cause a carattere
pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30’000.- è dato ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF).
Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli
stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117
LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).