# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4cc21f3a-ff5a-5ff0-b252-5be898196e87
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-05-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 12.05.2003 52.2003.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-1_2003-05-12.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.1

   

  	
  Lugano

  12 maggio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Werner Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 30 dicembre 2002 di

 

 

	
   

  	
  __________, __________, 

  patrocinato dall'avv. __________, __________, 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 3 dicembre 2002 (n. 5802) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 4 ottobre 2002 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rinnovo del permesso
  di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    10 gennaio 2003 del
Dipartimento delle istituzioni;

-    14 gennaio 2003 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il
cittadino angolano __________ (1965) è entrato in Svizzera il 23 marzo 1994, richiedendo
l'asilo. Il 18 luglio 1994, l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) ha respinto
la sua domanda, ammettendolo tuttavia provvisoriamente nel canton Ticino
(permesso F), in virtù della situazione che regnava nel suo Paese d'origine.
Con decisione 21 aprile 1997, confermata il 23 aprile 1998 dal Dipartimento
federale di giustizia e polizia (DFGP), l'UFR ha revocato l'ammissione
provvisoria all'interessato, ritenendo esigibile il suo rientro in Angola.

                                         Il
termine di partenza fissatogli dall'autorità per lasciare il territorio
elvetico è stato più volte prorogato, perché __________ inoltrava istanze di
revisione, di riesame e scritti con cui invocava l'impossibilità di rientrare
in Patria.

                                         Irreperibile
dal 28 ottobre 1998, __________ ha notificato il 2 agosto 1999 al competente
Ufficio regionale degli stranieri il proprio arrivo in via __________ a
__________, affermando di non aver mai lasciato il cantone. In attesa che
l'autorità federale si chinasse sulla nuova domanda di riesame e di ottenere i
documenti di viaggio per rimpatriarlo, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione
ha posto il ricorrente al beneficio di un permesso per richiedenti l'asilo N.

 

 

                                  B.   Il 24
agosto 2001 __________ si è sposato a __________ con la cittadina elvetica
__________ nata __________ (1957), ottenendo a partire da quella data un permesso
di dimora annuale per vivere insieme alla moglie. Dopodiché, egli ha ritirato
la domanda d'asilo.

                                         Durante
il suo soggiorno in Svizzera, il ricorrente ha interessato le autorità giudiziarie
e la polizia (multe per danneggiamento, piccoli furti, infrazione alla legge
federale sul trasporto pubblico) e ha lavorato in nero, rimanendo pure
disoccupato e a carico dell'assistenza pubblica.

 

 

                                  C.   a)
Interrogata dalla Polizia cantonale in merito alla sua relazione matrimoniale,
il 20 agosto 2002 __________ ha dichiarato di aver lasciato alla fine di
febbraio 2002 l'appartamento coniugale (monolocale) di via __________ a
__________, trasferendosi dapprima presso la __________ __________ in via
__________ e poi in un monolocale in via __________, perché il marito la maltrattava,
non rincasava e non lavorava, affermando di non voler tornare a vivere con lo
stesso.

 

                                         b)
Fondandosi sulle premesse emergenze, il 4 ottobre 2002 il Dipartimento delle
istituzioni ha deciso di non rinnovare il permesso di dimora ad __________, in
quanto egli si era separato dalla moglie dopo una breve convivenza e non vi
erano elementi atti a ritenere che i coniugi volessero riconciliarsi.

                                         La
decisione è stata resa sulla base degli art. 4, 7, 12, 16 LDDS e 8 ODDS.

 

                                         c) L'8
ottobre 2002 la moglie del ricorrente ha informato il dipartimento che la separazione
dal marito era provvisoria.

 

 

                                  D.   Con
giudizio 3 dicembre 2002 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa interposta da __________, senza tuttavia chinarsi
sulla sua richiesta di replicare.

                                         Secondo
il Governo, visto che non sussisteva più tra i coniugi un legame sentimentale,
ha considerato manifestamente abusivo, da parte dell'insorgente, appellarsi al
connubio per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno.

                                         L'Esecutivo
cantonale ha inoltre rilevato che l'interessato non poteva invocare la protezione
sancita dall'art. 8 CEDU, in quanto la relazione coniugale non era più intatta,
e ha ritenuto esigibile il suo rientro in Angola, dove vivevano i famigliari,
segnatamente i suoi tre figli.

                                         Il
Governo ha poi soggiunto che __________ aveva dimostrato incapacità a integrarsi
nella realtà elvetica, segnatamente perché aveva interessato le autorità giudiziarie
e la polizia, aveva lavorato in nero ed era rimasto disoccupato e a carico dell'assistenza
pubblica.

 

 

                                  E.   Contro la
predetta pronunzia governativa, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo chiedendo, in via principale, di annullarla e postulando
il rinnovo del suo permesso di dimora, in via del tutto subordinata, di rinviare
gli atti al Consiglio di Stato per nuovo giudizio e, in via ancora più subordinata,
di indire un'udienza in contraddittorio.

                                         In primo
luogo il ricorrente ritiene che il Governo, non chinandosi sulla sua richiesta
di replicare, abbia violato il suo diritto di essere sentito.

                                         Egli fa
poi valere la violazione del principio di uguaglianza, perché nel 1997 il dipartimento
avrebbe comunicato ad un legale che, dopo un soggiorno di cinque anni, il coniuge
straniero di un cittadino svizzero conserva il permesso di soggiorno, indipendentemente
dalla durata del matrimonio. A tale scopo, egli sostiene di soggiornare nel
nostro Paese dal 1994.

                                         Contesta
in seguito di aver contratto un matrimonio fittizio e di invocare il vincolo matrimoniale
in maniera manifestamente abusiva, sottolineando di aver convissuto con la
moglie durante tre anni prima del matrimonio e non escludendo di riconciliarsi
con la stessa. Invoca poi la protezione della vita famigliare sancita dall'art.
8 CEDU.

                                         Infine,
egli si duole che il Consiglio di Stato ha respinto la domanda di assistenza
giudiziaria e di gratuito patrocinio, che formula anche in questa sede.

 

 

                                  F.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato,
quest'ultimo con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo e la legittimazione attiva di
__________, coniugato con una cittadina svizzera (art. 7 LDDS), sono date dagli
art. 100 lett. b n. 3 OG, 10 lett. a LALPS e 43 PAmm.

                                         Il
ricorso, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm), è dunque ricevibile in ordine.

 

                                         1.2. Il
giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv.
1 PAmm). Non occorre infatti sentire l'insorgente. Né la legislazione cantonale
né quella federale, d'altronde, garantiscono alla parte il diritto di essere
udita oralmente, essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie
ragioni per iscritto (DTF 117 II 132 consid. 3b, p. 137 e rinvii; Scolari, Diritto
amministrativo, parte generale, N. 141 e 146).

                                         Non è
nemmeno necessario richiamare dal dipartimento l'imprecisato scritto del 1997
con cui l'autorità avrebbe comunicato a un legale che dopo un soggiorno di
cinque anni il coniuge straniero di un cittadino svizzero può conservare il
permesso di soggiorno indipendentemente dalla durata del matrimonio.

                                         In
concreto, non vi è nessuna disparità di trattamento con il caso menzionato, già
per il fatto che il ricorrente soggiorna in modo continuo e regolare in
Svizzera da meno di cinque anni. Giova ricordare che egli ha ottenuto un
permesso di dimora il 24 agosto 2001, per essersi sposato con una cittadina
elvetica.

 

 

                                   2.   2.1. La
natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati innanzi tutto
dalla normativa procedurale cantonale. Se questa risulta insufficiente, vale la
garanzia minima dedotta dall'art. 29 Cost., norma che assicura all'interessato
il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima
che sia emanata una decisione e che gli garantisce anche il diritto di
partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse,
di determinarsi a riguardo e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118
Ia 17; STF 7 giugno 1996 in re Moretti).

 

                                         2.2. In
concreto, il ricorrente rimprovera al Consiglio di Stato di aver violato il suo
diritto di essere sentito per non avergli concesso la facoltà di replicare.
Nella risposta al ricorso, il dipartimento lo avrebbe rimproverato, per la
prima volta, di non essersi adattato alla realtà elvetica.

                                         Sennonché,
l'asserita violazione del diritto di essere sentito invocata dal ricorrente è
stata in ogni caso sanata tramite l'inoltro del gravame dinnanzi a questo Tribunale.

 

 

                                   3.   Il
Consiglio di Stato ha argomentato che, invocando il vincolo coniugale esistente
solo formalmente, il ricorrente commetteva un abuso manifesto del diritto.

                                         Cadono
pertanto nel vuoto gli argomenti addotti dall'interessato volti a confutare l'esistenza
della natura fittizia delle nozze, segnatamente il fatto che egli avrebbe frequentato
la moglie già diversi anni prima del matrimonio.

 

 

                                   4.   L'art. 7
cpv. 1 prima frase LDDS dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero
ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Questo diritto -
soggiunge il cpv. 2 della medesima norma - non sussiste se il matrimonio è
stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio
degli stranieri, segnatamente quelle sulla limitazione del loro effettivo. Il
permesso può anche essere negato in caso di abuso di diritto. L'abuso sussiste
quando un diritto viene invocato per realizzare degli interessi che la legge,
che prevede tale diritto, non vuole proteggere (Häfelin/Müller, Grundriss des
Allgemeinen Verwaltungsrechts, p. 133; Imboden/Rhinow, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, n. 74 e 78). Sono dati segnatamente gli estremi
dell'abuso, allorquando lo straniero si richiama ad un matrimonio che sussiste
solo formalmente unicamente per ottenere il rilascio o il rinnovo di un
permesso di dimora (cfr. DTF 121 II 97 consid. 4). Soltanto l'abuso manifesto
dev'essere preso in considerazione (cfr. DTF 121 II 97 consid. 4). Una separazione
di fatto dei coniugi non provoca necessariamente la perdita del diritto a un
permesso di soggiorno (DTF 118 Ib 150 consid. 3b). Tale soluzione è stata
scelta al fine di evitare che la presenza in Svizzera dello straniero dipenda
dalla volontà del coniuge. Si è infatti inteso garantire al cittadino straniero
il diritto di richiedere egli stesso l'adozione di misure di protezione
dell'unione coniugale, segnatamente anche il diritto alla separazione giusta
l'art. 175 CC, senza per ciò dover temere di essere allontanato dalla Svizzera.

 

 

                                   5.   5.1. In
concreto nel febbraio 2002, dopo appena 6 mesi di matrimonio, i coniugi si sono
separati, organizzando ciascuno autonomamente la propria vita. Interrogata il
20 agosto 2002 dalla Polizia cantonale, __________ ha peraltro dichiarato di
non voler tornare a vivere con il marito, perché egli la maltrattava, non rincasava
e non lavorava.

 

                                         5.2. Da
quanto precede, con l'unione coniugale gravemente turbata e da parecchio tempo
esistente solo dal lato formale, __________ ha manifestamente commesso abuso di
diritto, invocando il suo matrimonio per poter continuare a soggiornare in
Svizzera.

                                         Ne
consegue che è venuto meno lo scopo del soggiorno del ricorrente in Svizzera e
con esso la ragione che a suo tempo aveva giustificato il rilascio del permesso
di dimora in suo favore. Va ricordato che lo scopo dell'art. 7 LDDS è quello di
permettere e assicurare una vita famigliare in Svizzera.

                                         In
siffatte circostanze, a ragione il dipartimento ha deciso di non rinnovare il
permesso di dimora al ricorrente. Il Consiglio di Stato ha giustamente
confermato la risoluzione dipartimentale. Esso ha peraltro ritenuto ipotetica
la ripresa della vita in comune dei coniugi __________, in quanto pochi giorni
dopo l'emanazione della decisione dipartimentale, __________ si era limitata ad
affermare di non escludere una riconciliazione con il marito (v. dichiarazione
8 ottobre 2002).

 

                                         5.3.
Risalendo ad almeno un anno fa, la separazione dei coniugi __________ dura
ormai da lungo tempo, ritenuto pure che moglie e marito hanno convissuto soltanto
sei mesi.

                                         Con uno
scritto del 10 febbraio 2003 prodotto dinnanzi al Tribunale, i coniugi sostengono
adesso di essere tornati a vivere insieme e di alloggiare nel monolocale di via
__________ a __________ di __________.

                                         Ora, se
si considera il decorso della relazione matrimoniale, appare dubbio che
l'asserita, improvvisa, riconciliazione dei coniugi __________ proprio durante
la procedura ricorsuale sia reale e sincera. Il solo fatto di vivere allo
stesso recapito dopo un anno di separazione, non significa ancora che i coniugi
abbiano la volontà di ricomporre un'autentica unione coniugale, in altre parole
che tra di loro si sia infine creata una vera e propria relazione sentimentale.
La loro asserita riconciliazione appare quindi piuttosto escogitata per puri
fini di causa.

 

                                   6.   Visto
quanto precede, il ricorrente non potrebbe nemmeno prevalersi di una vita famigliare
intatta e vissuta ai sensi dell'art. 8 CEDU, al fine di ottenere il rilascio di
un permesso di soggiorno in base a questo disposto, non essendovi (più) stata
vita famigliare. E' peraltro incontestata l'esigibilità del suo rientro in Patria.

 

 

                                   7.   Va inoltre
rilevato che durante il suo soggiorno in Svizzera __________ ha interessato le
autorità giudiziarie e la polizia (multe per danneggiamento, piccoli furti, contravvenzioni
alla legge federale sul trasporto pubblico), ha lavorato in nero ed è caduto a
carico dell'assistenza pubblica, denotando in tal modo di non essersi adattato
all'ordinamento vigente ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS (v.
risoluzione governativa ad H, pagg. 14 e 15, cui si rimanda per brevità).

 

 

                                   8.   A ragione
il Consiglio di Stato ha respinto la domanda di concessione dell'assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio, visto che il ricorso era privo di esito
favorevole sin dall'inizio.

                                         Respingendo
tale domanda entro breve termine contemporaneamente al giudizio di merito, il
Governo non ha peraltro violato la procedura in materia di assistenza giudiziaria
(art. 5 e 11 Lag).

 

 

                                   9.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere respinto, così come la
pedissequa domanda di assistenza giudiziaria, il gravame essendo manifestamente
destinato all'insuccesso sin dall'inizio (art. 14 Lag).

                                         Tassa e
spese di giustizia, seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 4, 7, 9, 10, 12 LDDS; 8 ODDS; 8
CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 5, 11, 14 Lag; 3, 18, 28,
43, 46, 60, 61 PAmm;

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza __________ (1965),
cittadino Angolano, è tenuto a lasciare il territorio cantonale entro il 30
giugno 2003 notificandone la partenza al competente ufficio regionale degli
stranieri.

 

 

                                   2.   La domanda
di concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è
respinta.

 

 

                                   3.   Tassa e
spese di giustizia, per complessivi fr. 800.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   4.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      5.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario