# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d46e8c2b-71e3-50f1-89a8-a7b3403b7f83
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1999-04-19
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Zollrekurskommission 19.04.1999 JAAC 64.42
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_016_JAAC-64-42--_1999-04-19.pdf

## Full Text

JAAC 64.42

Decisione della Commission federale di ricorso in
materia doganale del 19 aprile 1999 nella causa P.

[CRD 1998-006]

Droit pénal administratif. Infraction à la législation douanière.
Responsabilité solidaire. Décision de constat. Motivation du recours en
rapport avec l’objet du litige.

- Dans la mesure où l’art. 12 al. 3 DPA pose comme condition à
l’assujettissement solidaire à la prestation que le tiers ait commis
intentionnellement l’infraction ou y ait participé, il revient à l’autorité
pénale ou judiciaire de trancher cette question. De son côté, l’autorité
administrative chargée de se prononcer sur l’assujettissement
doit se limiter, dans une décision de constat, à fixer les redevances
objectivement éludées, sous réserve d’une décision ou d’un jugement
pénal reconnaissant la responsabilité du tiers (consid. 2b).

- Rendue d’office lorsqu’une responsabilité solidaire entre en ligne de
compte, la décision de constat au sens de l’art. 124 OLD sert uniquement
à déterminer les limites de la procédure pénale, en établissant les
bases de calcul des redevances. A ce titre, elle doit indiquer les sortes
de marchandises concernées, leur quantité ainsi que le montant des
droits d’entrée éludés qui résulte de l’application du tarif ou d’autres
dispositions légales. Dans ce contexte, l’autorité administrative ne se
prononce nullement sur l’aspect pénal de la question, lequel sera réglé
dans le cadre d’une procédure pénale ultérieure (consid. 2c).

- L’autorité doit déclarer irrecevable un recours qui ne conteste pas les
bases de calcul des redevances, mais traite uniquement de la question
de la culpabilité (consid. 3c).

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Verwaltungsstrafrecht. Verletzung der Zollgesetzgebung.
Solidarhaftung. Feststellungsverfügung. Beschwerdebegründung im
Verhältnis zum Streitgegenstand.

- Soweit Art. 12 Abs. 3 VStrR für die Begründung der solidarischen
Haftbarkeit verlangt, dass der Dritte die Widerhandlung vorsätzlich
begangen oder daran teilgenommen hat, ist diese Frage durch die
Strafbehörden zu beurteilen. Die Verwaltungsbehörde, welche über
die Nachforderung befindet, muss sich in einer Feststellungsverfügung
darauf beschränken, die umgangenen Gebühren unter Vorbehalt einer
strafrechtlichen Verurteilung des Dritten festzuhalten (E. 2b).

- Die für den Fall, dass eine solidarische Leistungspflicht in Frage
steht, von Amtes wegen zu erlassende Feststellungsverfügung nach
Art. 124 ZG dient einzig der Festlegung der Berechnungsgrundlagen
der Abgaben für das strafrechtliche Verfahren. Sie soll die Art und
Menge der betroffenen Waren und den Betrag der vorenthaltenen
Abgaben, welcher sich aus dem anwendbaren Tarif und den weiteren
anwendbaren Gesetzesbestimmungen ergibt, bezeichnen. In diesem
Zusammenhang äussert sich die Verwaltungsbehörde nicht zu
strafrechtlichen Aspekten, welche im Rahmen eines nachfolgenden
strafrechtlichen Verfahrens zu beurteilen sind (E. 2c).

- Die Rekurskommission darf auf eine Beschwerde, welche die
Berechnungsgrundlagen der Abgaben nicht anficht, sondern einzig die
Frage des Verschuldens behandelt, nicht eintreten (E. 3c).

Diritto penale amministrativo. Infrazione alla legge federale
sulle dogane. Responsabilità solidale. Decisione di accertamento.
Motivazione del ricorso rispetto all’oggetto della vertenza.

- Nella misura in cui l’art. 12 cpv. 3 DPA subordina l’obbligo solidale
alla prestazione alla condizione che il terzo abbia commesso
intenzionalmente l’infrazione o vi abbia partecipato, spetta all’autorià
penale pronunciarsi su tale questione. L’autorità amministrativa
incaricata di emanare una decisione di assoggettamento deve pertanto
limitarsi, in una decisione di accertamento, a fissare gli importi evasi
oggettivamente, con riserva di una decisione o di un giudizio penale che
riconosce la responsabilità di un terzo (consid. 2b).

- Se una responsabilità solidale entra in linea di conto, la decisione di
accertamento emanata d’ufficio giusta l’art. 124 OLD deve unicamente
servire a regolare i limiti del procedimento penale, fissando le basi di
calcolo delle tasse. In questo senso, essa deve indicare i generi di merce
di cui è questione, la loro quantità, come pure l’ammontare dei tributi
d’importazione evasi, che risulta dall’applicazione della tariffa o da
altre disposizioni legali. In tale contesto, l’autorità amministrativa
non si pronuncia affatto sull’aspetto penale della fattispecie, aspetto
che sarà invece regolato nel corso di un ulteriore procedimento penale
(consid. 2c).

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- L’autorità deve dichiarare irricevibile un ricorso che non contesta le
basi di calcolo dei tributi, ma si riferisce unicamente alla questione
della colpevolezza (consid. 3c).

A. Durante un controllo eseguito il 21 marzo 1994 da funzionari della
Direzione delle dogane di Lugano presso la ditta A. SA è stato accertato
che nel periodo dal 23 gennaio 1992 al 21 marzo 1994 erano stati impiegati
illegalmente per la propulsione di motori 15 011 litri di olio da riscaldamento
(per la propulsione di quattro trattori agricoli, due escavatori, un compressore,
un piccolo veicolo da cantiere [dumper] e un autocarro ). I funzionari hanno
inoltre rinvenuto una riserva di olio da riscaldamento di 1600 litri, pure
destinati alla propulsione delle summenzionate macchine.

B. Il 31 maggio 1994, la Direzione delle dogane di Lugano, tramite il Servizio
inquirente, ha notificato a P. un processo verbale finale, nel quale gli veniva
rimproverato di aver utilizzato olio da riscaldamento per la propulsione di
motori e di aver in tal modo commesso un’infrazione alla legge federale sulle
dogane del 1° ottobre 1925 (LD, RS 631.0) nonché al decreto del Consiglio
federale del 29 luglio 1941 che istituisce un’imposta sulla cifra d’affari (DCA, RS
6 176 e le ulteriori modifiche che figurano nella RU).

C. I medesimo giorno, il Servizio inquirente di Lugano ha emanato una
decisione d’accertamento. L’ammontare totale dei tributi evasi era fissato
a Fr. 13 097.80, inclusi i tributi per la scorta di 1600 litri (dazi e sopraddazi
per un ammontare di Fr. 11 558.70, tassa statistica di Fr. 64.- e imposta sulla
cifra d’affari di Fr. 1475.10). Con scritto del 6 luglio 1994, P. ha inoltrato ricorso
contro la decisione d’accertamento, chiedendone l’annullamento. Il ricorrente
ha motivato la propria richiesta adducendo essenzialmente di non aver
ordinato in modo doloso l’uso di olio da riscaldamento per la propulsione
di motori e di non essere obbligato al pagamento dei tributi evasi ai sensi
dell’art. 12 cpv. 3 della legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale
amministrativo (DPA, RS 313.0). Il ricorrente faceva inoltre valere che l’olio
da riscaldamento era stato usato per la propulsione di macchine da cantiere e
che una parte del dazio avrebbe pertanto dovuto essergli restituita a tale titolo,
circostanza di cui si deve tener conto all’atto della determinazione dei tributi
da pagare.

D.Mediante decisione del 30 aprile 1998, la Direzione generale delle dogane
(DGD) ha dichiarato irricevibile il ricorso, poiché una decisione d’accertamento
poteva essere impugnata solo per quanto concerneva la determinazione
delle basi per il calcolo dei tributi evasi o, in caso d’infrazione dei divieti, per
l’esattezza della classificazione tariffaria operata e che non si trattava invece
di statuire sull’obbligo di pagamento del ricorrente né su di un’eventuale
restituzione ulteriore dei tributi. Siccome P. non contestava il calcolo effettuato,
anzi, ne confermava l’esattezza, e non rimetteva neppure in questione la
tarifficazione, non era necessario entrare nel merito del ricorso.

E. Con memoriale del 3 giugno 1998, P. (di seguito: il ricorrente) ha interposto
ricorso dinnanzi alla Commissione federale di ricorso in materia doganale.
Egli postula l’annullamento della decisione del 30 aprile 1998 della DGD,
nonché, di conseguenza, di quella del Servizio inquirente datata del 31 maggio

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1994 e domanda inoltre che le spese delle istanze inferiori siano messe a carico
della DGD. Richiamandosi alla motivazione del gravame del 6 luglio 1994,
il ricorrente afferma di non poter accettare la maniera di procedere della
DGD nella fattispecie, trovandosi egli chiamato e coinvolto in una procedura
che gli è estranea. Del resto, la DGD avrebbe dovuto esaminare le eccezioni
sollevate nel ricorso del 6 luglio 1994 e relative al diritto di un funzionario
di pronunciare d’ufficio una decisione d’accertamento nei confronti di una
persona che non ha nulla a che vedere con la procedura in questione.

Invitata a presentare le proprie osservazioni, nella risposta del 25 agosto 1998
la DGD ha proposto di dichiarare irricevibile il ricorso e di addossare le spese
all’interessato.

Ulteriori fatti saranno ripresi, per quanto necessario, nei seguenti
considerandi.

Estratti dei considerandi:

1. (...)

2.a. La legge federale sul diritto penale amministrativo prevede che
l’amministrazione può prendere due distinte decisioni; essa prevede da una
parte la procedura sull’obbligo di pagamento o di restituzione (art. 63 DPA) e
dall’altra la procedura penale caratterizzata dalla pronuncia di un decreto di
repressione (art. 62 DPA), con la possibilità di deferire la decisione dinnanzi ad
una giurisdizione penale (art. 73 segg. DPA; [DTF 115 Ib 218 consid. 3a, DTF 114
Ib 98 consid. 5b]).

b. Secondo l’art. 12 cpv. 1 lett. a DPA qualora, in seguito ad un’infrazione alla
legislazione amministrativa federale, a torto una tassa non è stata riscossa, è
stata restituita, ridotta o condonata, la tassa, interessi compresi, sarà pagata
successivamente, indipendentemente dalla punibilità di una determinata
persona. Obbligata al pagamento o alla restituzione è la persona che ha fruito
dell’indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamento della tassa
(art. 12 cpv. 2 DPA). Tuttavia, la persona che, intenzionalmente, ha commesso
l’infrazione o vi ha partecipato, risponde in solido, unitamente alle persone
tenute al versamento in base al secondo capoverso, del pagamento o della
restituzione della somma (art. 12 cpv. 3 DPA).

Se, in virtù dei primi due capoversi dell’art. 12 DPA, l’autorità amministrativa
può emanare una decisione d’assoggettamento suscettibile d’essere posta
in esecuzione (DTF 115 Ib 219 consid. 3a), la responsabilità solidale ai
sensi dell’art. 12 cpv. 3 DPA dev’essere invece stabilita dall’autorità penale
o giudiziaria (Kurt Hauri, Verwaltungsstrafrecht [VStrR], Berna 1998,
pagg. 39 seg.). Infatti, l’obbligo di pagamento o di restituzione previsto dai
primi due capoversi non rappresenta una sanzione di diritto penale. Ne
deriva che, per poter pronunciare tale obbligo, è sufficiente la presenza di
un’infrazione obiettiva alla legislazione amministrativa federale, mentre
non è necessaria una colpa, o, a maggior ragione, una condanna penale. Per
quanto concerne l’art. 12 cpv. 3 DPA, le cose sono invece diverse. Nella misura
in cui quest’ultima disposizione subordina l’obbligo solidale alla prestazione
alla condizione che il terzo abbia commesso intenzionalmente l’infrazione
o vi abbia partecipato, tale quesito esula dalla competenza dell’autorità
amministrativa che statuisce sull’obbligo stesso. Quest’ultima deve pertanto
limitarsi a fissare gli importi evasi oggettivamente, una decisione od un

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giudizio penale che riconosce la responsabilità di un terzo rimanendo riservati
(DTF 115 Ib 219 consid. 3a, ed il rinvio alla DTF 114 Ib 99 seg. consid. 5c). A
ciò servono appunto le decisioni del tipo di quelle previste all’art. 124 cpv. 2
dell’ordinanza del 10 luglio 1926 della legge sulle dogane (OLD, RS 631.01).

c. Conformemente all’art. 124 cpv. 2 OLD, il funzionario inquirente emana
d’ufficio una decisione d’accertamento a tenore del primo capoverso, allorché
entra in linea di conto una corresponsabilità dell’imputato giusta l’art. 12
cpv. 3 DPA o allorché le circostanze sembrano altrimenti esigerlo. Risulta dal
primo capoverso che la decisione d’accertamento verte sulle basi del conteggio
dei tributi o, in caso d’infrazione dei divieti, sulla classificazione tariffale,
menzionate nel processo verbale finale redatto nei confronti dell’imputato.

Come menzionato più sopra, dal momento che la questione dell’obbligo
solidale ai sensi dell’art. 12 cpv. 3 DPA non è di competenza dell’autorità
amministrativa, ne deriva che piuttosto che rappresentare una decisione
statuente sull’obbligo e suscettibile d’esecuzione (cfr. art. 12 cpv. 1 e 2 DPA),
la decisione d’accertamento di cui all’art. 124 cpv. 2 OLD, fissando le basi di
calcolo dei tributi, serve piuttosto a stabilire i limiti della procedura penale
(decisione della Commissione federale di ricorso in materia doganale del
3 novembre 1998, in re K. S., [ZRK 1997-018], consid. 7a). In questo senso, essa
deve indicare i generi di merce di cui è questione, la loro quantità, come pure
l’ammontare dei tributi d’importazione evasi, che risulta dall’applicazione
della tariffa o da altre disposizioni legali (DTF 115 Ib 219 consid. 3a; vedi anche
la decisione non pubblicata della Commissione federale di ricorso in materia
doganale del 19 giugno 1997, in re P. S., [ZRK 1996-008], consid. 1b). Così
facendo, l’autorità amministrativa non si pronuncia affatto relativamente
all’aspetto penale della fattispecie, aspetto che sarà invece regolato nel
corso di un’ulteriore procedimento penale (decisione non pubblicata della
Commissione federale di ricorso in materia doganale del 3 dicembre 1992, in
re F. B., [CRD 1991-785], consid. 3). Essa si limita a fissare la quota massima
dei tributi che possono essere imposti a titolo solidale (DTF 115 Ib 220
consid. 3c; decisioni non pubblicate della Commissione federale di ricorso
in materia doganale del 10 ottobre 1992, in re G. F., [ZRK 1990-751], consid. 1b,
dell’8 marzo 1991, in re M. O., [ZRK 1989-699], consid. 1).

Del resto, l’autorità amministrativa può pure restringere sin dall’inizio il
campo d’istruzione del giudice penale, limitando la lista delle merci per le
quali entrerebbe in considerazione un’eventuale colpevolezza del prevenuto.
Tale modo di procedere non pregiudica affatto l’attività delle autorità penali,
ma restringe semplicemente il loro margine di manovra agli elementi
menzionati nella decisione d’accertamento. In questo senso, una decisione
non mettendo che una parte dei tributi elusi - sempre con riserva della
condanna penale - a carico del prevenuto, essa rappresenta un vantaggio
per quest’ultimo, poiché l’autorità penale non dovrà pronunciarsi sulla
colpevolezza relativa agli altri tributi non compresi nella suddetta quota
parte. Inoltre, la decisione d’accertamento limitata ad una quota parte dei
tributi elusi non impedisce all’autorità penale di diminuire ulteriormente
l’ammontare definitivo imputabile al contravventore. Infatti, la decisione
d’accertamento fissa l’importo massimo che l’amministrazione potrà se del
caso reclamare al terzo. L’autorità penale potrà abbassare questa somma,
in funzione delle risultanze relative alla colpevolezza. In base all’esito
del procedimento penale, le cifre fissate nella decisione d’accertamento

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_115_Ib_220&resolve=1

saranno più o meno modificate verso il basso e solamente l’ammontare così
determinato potrà essere oggetto di una procedura d’esecuzione (DTF 115 Ib
219 seg. consid. 3b).

3.a. Nella fattispecie, la Commissione di ricorso constata in primo luogo che le
autorità doganali, pronunciando una decisione d’accertamento nei confronti
del ricorrente, non hanno fatto altro che rispettare le vigenti disposizioni legali.
Infatti, una responsabilità solidale dello stesso ai sensi dell’art. 12 cpv. 3 DPA
entrando in linea di conto per l’inchiesta penale, le autorità doganali erano
tenute ad emanare una decisione d’accertamento dei tributi elusi, e ciò in base
all’art. 124 cpv. 2 OLD.

Per quanto concerne il contenuto della decisione in parola, la Commissione
adita rileva che lo stesso corrisponde di principio a quanto stabilito
dall’art. 124 cpv. 2 OLD e dalla giurisprudenza, ossia al fatto che una decisione
di accertamento deve unicamente servire a regolare i limiti del procedimento
penale, fissando le basi di calcolo delle tasse, senza tuttavia pregiudicare in
alcun modo la responsabilità penale della persona coinvolta nella procedura
d’accertamento. Al massimo, ci si può chiedere se la cifra due del dispositivo
della decisione impugnata, che stabilisce che il ricorrente sarà probabilmente
dichiarato solidalmente responsabile del pagamento dei tributi fissati nella
stessa decisione, non sia inappropriato, nella misura in cui esso fa già fin d’ora
allusione a come si concluderà il procedimento penale previsto dalle autorità
doganali e potrebbe in tal senso essere percepito quale pregiudizio. Tuttavia,
questa cifra del dispositivo essendo redatta in maniera chiaramente ipotetica,
è opportuno considerarla come inesistente ed ammettere che essa non ha
alcun effetto nei confronti del ricorrente.

Il benfondato della decisione d’accertamento essendo stato ammesso, si tratta
ora di valutare la sorte che la DGD ha riservato al ricorso del 6 luglio 1994.

b. Nel proprio memoriale ricorsuale inoltrato contro la decisione
d’accertamento pronunciata dalla Direzione delle dogane di Lugano, il
ricorrente aveva invocato il fatto di essere amministratore della società
unicamente dal 3 febbraio 1994. Di conseguenza, egli non avrebbe avuto
precedentemente la possibilità di rendersi conto della situazione. Egli
non aveva mai avuto l’intenzione di frodare il fisco e la sola persona che
l’aveva esplicitamente denunciato in occasione dell’inchiesta penale non
era degna di essere creduta, trattandosi di un ex dipendente che aveva
dovuto essere licenziato a causa di gravi infrazioni. Ne risulta che da un
punto di vista giuridico egli non aveva agito intenzionalmente, ma semmai
negligentemente. La decisione impugnata era quindi sprovvista di ogni
fondamento. Nessuno dei due capoversi dell’art. 12 DPA, e più particolarmente
il terzo, poteva essere applicato nei suoi confronti. A titolo sussidiario, rilevava
che il calcolo dei tributi effettuato dalla Direzione delle dogane di Lugano
era corretto, ad eccezione del fatto che l’olio da riscaldamento era stato
utilizzato per macchine da cantiere, ciò che autorizza il rimborso di una
parte dei tributi, in base all’ordinanza federale sulla restituzione dei diritti
sui carburanti. Bisognava dunque considerare tale circostaza nel calcolo
dell’esatto ammontare di quanto egli doveva versare.

c. Tenuto conto della giurisprudenza citata al considerando 2c di cui
sopra, la Commissione di ricorso non può che confermare la decisione
di non entrata in materia pronunciata dalla DGD. Infatti, è evidente che

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la motivazione del ricorrente si riferisce unicamente alla questione di
sapere se egli può essere considerato responsabile della non percezione dei
tributi richiesti. Ora, tale questione non può essere oggetto della decisione
d’accertamento, la quale, come visto più sopra, deve limitarsi - senza affatto
creare un pregiudizio - a determinare l’ammontare massimo dei tributi
elusi che potranno essere richiesti al ricorrente nel caso in cui la sua totale
responsibilità ai sensi dell’art. 12 cpv. 3 DPA dovesse essere riconosciuta
nell’ambito del procedimento penale.

In una decisione d’accertamento ai sensi dell’art. 124 cpv. 2 OLD, solo i
differenti elementi fiscali constatati, vale a dire il peso, la quantità ed il
tipo di merce considerati, possono rappresentare oggetto della vertenza.
Nella fattispecie, il ricorrente poteva per esempio rimettere in discussione
la quantità dei litri d’olio da riscaldamento ritenuta od il numero della tariffa
applicata dalle autorità doganali. Tuttavia, il ricorrente stesso ha affermato
nel suo ricorso che il calcolo dei tributi effettuato dalla Direzione delle dogane
di Lugano risultava corretto. Certo, egli faceva tra l’altro valere che l’autorità
non aveva tenuto conto del fatto che una parte dei tributi avrebbe potuto
essere successivamente rimborsata, dal momento che l’olio da riscaldamento
era stato utilizzato come carburante per macchine di cantiere. Ma, come
giustamente precisato dalla DGD nella sua decisione, neppure la questione di
un eventuale successivo rimborso dei tributi rappresenta parte dell’oggetto
del contendere nella decisione d’accertamento, la quale stabilisce unicamente
l’ammontare dei tributi che sono stati elusi al momento dell’importazione. Per
il resto, tutta l’argomentazione del ricorrente si riferisce al problema della sua
eventuale colpevolezza. Questa non potrà essere esaminata se non nel corso
del procedimento penale che deve ancora essere avviato dall’Amministrazione
federale delle dogane e che resta espressamente riservato nella decisione
d’accertamento.

Pertanto, fa d’uopo considerare che, nella misura in cui il ricorrente non
rimette in questione le basi di calcolo e l’ammontare dei tributi evasi
- elementi che, soli, possono essere attaccati trattandosi di decisione
d’accertamento - a giusta ragione la DGD non ha esaminato nel merito il suo
ricorso del 6 luglio 1994.

4. Le considerazioni che precedono conducono la Commissione adita a
respingere il ricorso, nella misura in cui lo stesso è ricevibile, e a confermare
la decisione della DGD del 30 aprile 1998.

(...)

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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 64.42 - Decisione della Commission federale di ricorso in materia doganale del 19

aprile 1999 nella causa P. [CRD 1998-006]

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 2000
Année

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Band 64
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Das Dokument wurde durch das Schweizerische Bundesarchiv und die Bundeskanzlei konvertiert.

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Il documento è stato convertito dall'Archivio federale svizzero e della Cancelleria federale.

	Decisione della Commission federale di ricorso in materia doganale del 19 aprile 1999 nella causa P. [CRD 1998-006]