# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4656a58-8682-5b3c-95b8-9e4b2faf1b7b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-10-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.10.2025 32.2025.44
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2025-44_2025-10-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2025.44

   

  BS

  	
  Lugano

  8
  ottobre 2025  

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco
  Bischof, cancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14
maggio 2025 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1  
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione
  del 31 marzo 2025 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio
  assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione
  federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  RI 1, nata nel 1969, da ultimo
professionalmente attiva a tempo parziale, nel dicembre 2023 ha presentato una
domanda di prestazioni AI (doc. 2; se non indicato diversamente i
documenti citati si riferiscono agli atti dell’Ufficio AI prodotti con la
risposta di causa).

 

                                  Esperita l’istruttoria, inclusa la
valutazione da parte del Servizio medico regionale dell’AI (SMR) del 22 ottobre
2024 (doc. 46) e l’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia
domestica del 20 gennaio 2025 (doc. 55), con decisione del 31 marzo 2025,
debitamente preavvisata, l’Ufficio AI ha respinto la domanda di prestazioni,
avendo determinato un grado d’invalidità non pensionabile del 39% (doc. 40
incarto AI).

                                  Considerata l’assicurata salariata
nella misura del 38% e casalinga il 62%, l’amministrazione ha stabilito il
grado d’invalidità mediante il cosiddetto metodo misto utilizzato per le
persone assicurate che esercitano un’attività lucrativa a tempo parziale.                                   

 

                          1.2.  Contro la suddetta decisione è
tempestivamente insorta l’assicurata, per il tramite di RA 1, chiedendo di
essere posta al beneficio di una rendita d’invalidità con un grado d’invalidità
del 50% dal 1° luglio 2024. Subordinatamente, chiede il rinvio degli atti
all’amministrazione per ulteriori accertamenti riguardanti le limitazioni in
ambito domestico ed il conseguente ricalcolo del grado d’invalidità a decorrere
dal 1° luglio 2024.

                                  Contesta la valutazione economica
operata dall’amministrazione, ossia la quota salariata fissata al 38%,
sostenendo invece che, senza il danno alla salute, avrebbe esercitato
un’attività pari al 50%. Contesta altresì l’accertamento eseguito per definire
le limitazioni per le persone che si occupano dell’economica domestica. A suo
dire l’utilizzo da parte dell’Ufficio AI delle tabelle statistiche della
Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (ESPA), edite dall’Ufficio
federale di statistica (UFS), quali dati di partenza per la definizione
dell’importanza delle singole mansioni, non sono affidabili in quanto – nel
caso specifico – non tengono debitamente conto delle ore impiegate alla cura di
un figlio disabile. Contestualmente l’assicurata chiede di essere posta al
beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

 

                          1.3.  Con la risposta di causa l’Ufficio AI
ha ribadito che l’assicurata va considerata quale salariata al 38% e la
validità dell’utilizzo delle tabelle ESPA. Ammette tuttavia di non aver ha
tenuto in considerazione la disabilità del figlio. Per questo motivo, apportando
una correzione dell’inchiesta per persone senza attività lucrativa, la
limitazione quale casalinga è stata fissata dalla Consulente ispettrice al
4,64% (al posto dello 0,87%) con conseguente grado d’invalidità complessivo del
41%. L’amministrazione propone pertanto, in parziale accoglimento del ricorso,
il riconoscimento di una rendita con un grado d’invalidità del 41% dal 1°
luglio 2024 (sei mesi dopo la presentazione della domanda d’invalidità ai sensi
dell’art. 29 cpv. 1 LAI. 

 

                          1.4.  Con scritto del 10 luglio 2025
l’assicurata, confermando la richiesta ricorsuale, ribadisce che da sana
avrebbe esercitato un’attività lavorativa almeno nella misura del 50%. Quanto
all’accertamento delle limitazioni nelle consuete mansioni, la ricorrente concorda
con la correzione proposta dall’amministrazione e pertanto ritiene priva di
oggetto la domanda di rinvio degli atti (XI).

 

                          1.5.  Chiamato dal TCA per una presa di
posizione, con osservazioni 23 luglio 2025 l’Ufficio AI, informando di aver
riesaminato la quota salariale aumentandola dal 38 al 44%, propone di
riconoscere una rendita per un grado d’invalidità del 47%, sempre dal 1° luglio
2024 (XIII).

 

                          1.6.  Da ultimo, con scritto 21 agosto 2025
l’insorgente ribadisce la volontà di esercitare, senza il danno alla salute,
un’attività misura almeno del 50%, che corrisponde alla quota parte salariata (XV).

 

considerato                 in diritto

                                  

                                  in
ordine

 

                          2.1.  La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto
2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                  nel
merito

 

                          2.2.  Va anzitutto rilevato che il 1°
gennaio 2022 è entrata in vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI
denominata “Ulteriore sviluppo dell’AI” e che concerne (anche) il
diritto alla rendita (cfr. RU 2021 705).

 

                                  Per
la disamina del diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto
in precedenza, di norma, occorre rifarsi alle regole generali del diritto
intertemporale secondo cui sono applicabili le disposizioni in vigore al
momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1,
pag. 446 seg. con riferimento a DTF 130 V 329).

 

                                  In tal senso il marg. 9100 CIRAI
(Circolare sull’invalidità e sulla rendita nell’assicurazione per l’invalidità,
valida dal 1° gennaio 2022) prevede che le disposizioni della LAI e dell’OAI
nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2022 sono applicabili a tutte le rendite il
cui diritto è nato a partire dal 1° gennaio 2022.

 

                                  Nella fattispecie concreta, dalla
decisione contestata risulta che l’eventuale diritto alla rendita sarebbe sorto
con effetto dal 1° luglio 2024, corrispondente ora anche al giorno in cui, secondo
la proposta di giudizio inoltrata dall’Ufficio AI con la risposta di causa e
con scritto 23 luglio 2025, l’assicurata sarebbe posta al beneficio di una
prestazione d’invalidità. 

 

                                  Ne consegue che fa stato il (nuovo)
diritto in vigore dal 1° gennaio 2022. 

 

                          2.3.  Nel caso concreto, per quel che concerne
la valutazione delle limitazioni relative alle mansioni domestiche, questo TCA
concorda con la proposta fatta dall’Ufficio AI nella risposta di causa –
accettata anche dall’assicurata –, e più precisamente: 

 

"  Per quel che
concerne invece la censura relativa alla mancata adeguata presa in
considerazione a disabilità del figlio dell'assicurata, la Consulente
ispettrice, nel qui di seguito allegato complemento di inchiesta - ha rivisto
la propria presa di posizione. Vista la prudenza del richiamo fra incarti, iri
prima battuta, la stessa - benché sia un'informazione direttamente influente
(peraltro in modo favorevole) per la fissazione del grado d'invalidità
dell'assicurata - non aveva infatti preso nozione dell’entità della disabilità
del di lei figlio.

Su quest'aspetto, nell'annotazione del 3
giugno 2025, si legge esaurientemente che: "(...) come rettamente
rilevato dall’avv. RA 1, le tabelle a cui l'UAl fa riferimento per determinare
il grado di invalidità, non considerano specificamente i figli disabili, poiché
ogni condizione di disabilità presenta caratteristiche uniche e richiede
interventi e cure differenti. Spetta quindi al consulente ispettore valutare,
caso per caso, la necessità di modificare obbligo di ridurre H danno (ORD) e il
bisogno di assistenza con gli eventuali impedimenti connessi. Sulla base
dell'art. 49f cpv. 1 let. b LAVS (applicabile grazie al rinvio dell’art. 66
cpv. 1 let. c LAI) ho quindi potuto visionare l'incarto Al del figlio minore
dell'assicurata, __________. Posto che egli presenta un quadro clinico incisivo
che è sfociato nell'assegnazione di un assegno per grandi invalidi di grado
elevato con supplemento per cure intensive di quattro ore dal mese di novembre
2016, ritengo corretto rivedere la mia valutazione eliminando l'esigibilità di
aiuto a carico dello stesso (che nell’inchiesta è stata in parte considerata al
50%). Di conseguenza, anche l’impedimento dell’assicurata nella presa a carico
del figlio viene modificato e aumentato al 50% (contro il 10” giustificato in
sede di prima inchiesta…”

Ricontrollando l'inchiesta, ella si è
poi':"(... ) accorta di non aver modificato la ponderazione delle
attività al punto 6)"Cura del giardino e delle aree adiacenti, cura di
animali domestici". Infatti, non essendo impegnata in queste mansioni, è
corretto togliere le 2 ore computate nella tabella."

Di conseguenza, la Consulente ispettrice
ha ricalcolato il grado d'invalidità per le mansioni consueta giungendo alla
conclusione che lo stesso ammonta al 4.64% (al posto dello 0.87%)”.

 

                                  Oggetto del contendere rimane pertanto
la definizione della quota parte relativa all’attività salariata.

 

                          2.4.  Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in
relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.

 

Gli elementi
fondamentali dell'invalidità sono dunque un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L'assurance invalidité, in: Meyer
(Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit,
2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).

 

Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante
da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro
ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale.
In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in
considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità
al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o
parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che
entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o
psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle
misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione
d'invalidità di cui agli artt. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere
giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita
se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni
consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante
provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità
al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole
interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al
40%.

 

Con il nuovo art. 28b LAI il legislatore ha voluto
introdurre un sistema di rendite (relativamente) lineare per la determinazione
dell'importo della rendita: se il grado d'invalidità è compreso tra il 50% e il
69%, la quota percentuale corrisponde al grado d'invalidità (cpv. 2), se il
grado di invalidità è uguale o superiore al 70% gli assicurati hanno diritto ad
una rendita intera (cpv. 3), mentre se il grado d'invalidità si pone tra il 40%
e il 49% si ha che al grado d'invalidità del 40% la quota percentuale è del 25%
di una rendita intera (un quarto di rendita) e per ogni grado di invalidità
supplementare si computa una quota del 2,5% (cpv. 4).

 

In virtù
dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che
esercita un'attività lucrativa si applica l'art. 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

Ai sensi
dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il
reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato
invalido (reddito da valido).

Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei
redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 pag. 84 consid. 1b; Duc, op.
cit., pag. 1476, n. 213).

Secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222).

 

                          2.5.  Nel
caso in cui, invece, l'interessato esercitava, prima di essere invalido (o
comunque avrebbe svolto in assenza dei fattori invalidanti), soltanto a tempo
parziale un'attività lucrativa, torna applicabile l'art. 28a cpv. 3 LAI, che
prevede che il grado di invalidità per questa attività è valutato
secondo l'articolo 16 LPGA. Se svolgeva anche le mansioni consuete, il grado di
invalidità per questa attività è valutato secondo il capoverso 2 e quindi
occorre determinare la parte dell'attività lucrativa e la parte dello svolgimento
delle mansioni consuete e valutare il grado di invalidità nei due ambiti.

Questo
metodo di graduazione dell'invalidità è detto "metodo misto".

 

L'art. 27
cpv. 1 OAI prevede che per mansioni consuete
secondo l'art. 7 cpv. 2 LAI di assicurati occupati nell'economia domestica si
intendono gli usuali lavori domestici nonché la cura e l'assistenza ai
familiari.

 

Secondo
l'art. 27bis cpv. 1 OAI, per valutare il grado d'invalidità degli assicurati
che esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale si sommano i seguenti
gradi d'invalidità:

a. il grado d'invalidità nell'ambito dell'attività lucrativa;

b. il grado d'invalidità nell'ambito delle mansioni consuete.

 

L'art. 27bis
cpv. 2 OAI dispone che per il calcolo del grado d'invalidità nell'ambito dell'attività
lucrativa:

a.  il
reddito senza invalidità è calcolato sulla base di un'attività lucrativa
corrispondente a un grado d'occupazione del 100 per cento;

b. il reddito con
invalidità è calcolato sulla base di un'attività lucrativa corrispondente a un
grado d'occupazione del 100 per cento e adeguato alla capacità funzionale
determinante;

c. la perdita di
guadagno percentuale è ponderata in funzione del grado d'occupazione che
l'assicurato avrebbe se non fosse divenuto invalido.

 

Per il
calcolo del grado d'invalidità nell'ambito delle mansioni consuete, per l'art.
27bis cpv. 3 OAI:

a. viene determinata
la quota percentuale che le limitazioni dell'assicurato rappresentano nello
svolgimento delle mansioni consuete rispetto alla situazione senza invalidità;

b. la quota di cui
alla lettera a viene ponderata in funzione della differenza tra il grado
d'occupazione di cui al capoverso 2 lettera c e un'attività lucrativa
esercitata a tempo pieno.

 

Secondo le spiegazioni pubblicate dall'Ufficio federale delle assicurazioni
sociali alla Modifica dell'ordinanza del 17 gennaio 1961 sull'assicurazione per
l'invalidità (OAI) – Valutazione dell'invalidità per gli assicurati che
esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale (metodo misto), per
stabilire se un'attività nell'ambito delle mansioni consuete possa essere
equiparata a un'attività lucrativa, è determinante il criterio dei terzi
e quindi bisogna chiedersi se, in caso di impossibilità dell'assicurato di
svolgerle da sé, si tratti di un'attività che può essere tipicamente eseguita
da terzi (persone o ditte) dietro pagamento (DTF 130 V 360 consid. 3.3.2). È
per esempio il caso di lavori domestici necessari come la pianificazione e
l'organizzazione della conduzione dell'economia domestica, la preparazione dei pasti
(inclusa la pulizia della cucina), la pulizia dell'abitazione, gli acquisti e
le altre mansioni nonché il bucato e la manutenzione dei vestiti. Se non
possono essere ripartite tra gli altri familiari nel quadro dell'obbligo di
ridurre il danno, infatti, queste attività dovranno essere affidate a servizi
esterni a pagamento (persone di servizio). Oltre ai citati classici lavori
domestici, va considerata anche la cura e l'assistenza ai familiari (art. 27
cpv. 1 OAI); rilevante è però che essi vivano nella stessa economia domestica
dell'assicurato.

 

Va ancora osservato che sia per i lavori domestici che per la cura e
l'assistenza ai familiari, non si tiene però conto delle attività che vengono
già svolte da terzi. Sono infatti prese in considerazione esclusivamente le
attività che vengono affidate a terzi a proprie spese solo dopo
l'insorgere del danno alla salute.

Se, per contro, l'assicurato ricorreva a prestazioni di terzi a proprie
spese già prima dell'insorgere del danno alla salute, allora per queste
attività non v'è una limitazione di cui tenere conto, dato che continuano a
essere svolte da terzi come prima.

Ritenuto come la modifica riguardante le mansioni consuete
nell'economia domestica ha dunque lo scopo di porre l'accento sulle attività
fondamentali di ogni economia domestica, le attività volontarie svolte al di
fuori dell'economia domestica – le attività artistiche e di pubblica utilità
vanno qualificate quali attività puramente ricreative, se non possono essere
eseguite da terzi dietro pagamento - non rientrano tra le attività equiparate a
un'attività lucrativa e quindi da considerare come mansioni consuete (DTF 125 V
157 consid. 5c/bb).

 

                          2.6.  Ritornando al caso in esame,
l’Ufficio AI ha quantificato la quota salariale al 38%, facendo in sostanza
riferimento al questionario del datore di lavoro (__________) del 6 aprile
2024. Nel citato questionario sono state indicate, quale tempo lavorativo prima
del danno alla salute (marzo 2023), circa 15 ore settimanali, che riportate
all’orario normale di 40 ore a settimana corrispondono al 37,5%, poi
arrotondati a 38%, del tempo lavorativo (cfr. punto 2.2. in doc. 13). 

                                  Con le osservazioni 23 luglio 2025
l’amministrazione ha in seguito corretto tale percentuale. Fondandosi sugli
stipendi per il periodo maggio 2022 – febbraio 2023, la Consulente ispettrice
ha stabilito una quota parte salariata del 44% (cfr. annotazione 18 luglio 2025
in doc. XIII/1).

                                  L’assicurata, specificando che
prima dell’incidente della circolazione (causa della successiva incapacità
lavorativa), aveva svolto attività lucrative al 100%, sostiene ora che, senza
il danno alla salute, avrebbe continuato a svolgere un’attività lucrativa nella
misura del 50%.

 

                                  Va qui ricordato che, al fine di
determinare il metodo applicabile per stabilire l'eventuale invalidità,
rispettivamente il tasso di occupazione, si deve anzitutto appurare se la
persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima
dell'insorgere dell'invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi
sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del
danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività
lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno un'attività lucrativa
immediatamente prima dell'insorgere dell'invalidità e se l'assicurato che non
esercitava un'attività lucrativa ne avrebbe esercitata una in futuro se non
fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve essere attribuita
all'attività che veniva svolta al momento dell'intervento del danno alla salute
invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non hanno subìto
modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da considerare
sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le condizioni
finanziarie, familiari, l'età dell'assicurato, la sua situazione professionale,
le affinità e la personalità dell'assicurato. A nessuno di questi elementi va
tuttavia attribuita un'importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato
raggiungimento del minimo d'esistenza nel caso del mancato esercizio di
un'attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile
attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V
195). Questa valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà
ipotetica dell’assicurato che, in quanto fatto interno, deve essere in regola
generale dedotta da indizi esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012 consid.
5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).

                                  Va ancora rilevato che il metodo di
calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti accertare quale
sarebbe stata l'attività esercitata dall'assicurato se non fosse stato invalido
(SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784 segg). 

 

                                  Orbene, prima dell’incidente (marzo
2023) l’assicurata era impiegata presso __________, con la quale aveva concluso
un contratto di lavoro su chiamata con inizio il 6 aprile 2022 (doc. A 17), per
una percentuale di occupazione, come visto sopra (cfr. consid. 1.5), nel
periodo maggio 2022 – febbraio 2023 del 44%. È altamente verosimile ritenere
che da sana essa avrebbe voluto e potuto incrementare la percentuale
lavorativa. In tal senso va fatto riferimento ai pertinenti indizi manifestanti
tale volontà: l’indicazione nella domanda di rendita compilata il 20 dicembre
2023 in cui l’assicurata aveva indicato che lavora come collaboratrice
domestica con un grado di occupazione del 50% (punto no. 5.4, pag. 7 incarto
AI); il verbale 22 marzo 2024 del primo colloquio nell’ambito dell’intervento
tempestivo dove il consulente aveva indicato alla voce “contratto di lavoro” un
60% (pag. 62 inc. AI). Infine, nel verbale 20 gennaio 2025 dell’inchiesta
economica si legge che “a detta dell’assicurata era impiegata al 50% e non
al 38% come da ripartizione a dossier” (pag. 126 inc. AI). 

                                

                                  In queste circostanze, pertanto, si
può concludere con il grado della verosimiglianza preponderante valido
nell'ambito delle assicurazioni sociali (fra le tante: DTF 139 V 218 consid.
5.3), che se non fosse subentrato il danno alla salute, l’assicurata avrebbe
esercitato un’attività lavorativa almeno nella misura del 50%.

 

                          2.7.  Visto quanto precede, tenuto conto di
una ripartizione del 50% quale salariata, con una limitazione medica del 100%,
il grado d’invalidità parziale per la parte salariata ammonta al 50%. Con una
quota parte del 50% nell’attività di casalinga, vista la limitazione del 4,64%,
il grado d’invalidità parziale quale casalinga si attesta al 2.42%. Di
conseguenza il grado d’invalidità complessivo, secondo il metodo misto,
corrisponde a 52,42% arrotondato per difetto conformemente alla giurisprudenza
(DTF 130 V 121) al 52%.

 

In
conclusione, l’assicurata ha diritto ad una rendita per un grado d’invalidità
del 52%, a decorrere dal 1° luglio 2024. 

 

                          2.8.  Secondo l'art. 69 cpv. 1fbis
LAI nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile in concreto (cfr.
anche la disposizione transitoria dell’art. 83 LPGA in combinazione con gli
art. 61 lett. a e fbis LPGA nel tenore in vigore dal 1° gennaio
2021) la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle
assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta
a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (cfr. DTF 133 V
402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                  In concreto, visto l’esito del
ricorso (il rinvio con esito aperto equivale a piena vittoria: STF 8C_859/2018
del 26 novembre 2018 consid. 5 con rinvio a DTF 137 V 210 consid. 7.1 pag. 271
con riferimento), le spese per fr. 500 vanno messe a carico dell’Ufficio AI, il
quale verserà pure le ripetibili alla ricorrente rappresentata da un legale. La
domanda di assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio per la procedura
ricorsuale diventa pertanto priva di oggetto (DTF 124 V 309, consid. 6 e, tra
le tante, STF 9C_335/2011 del 14 marzo 2012 consid. 5, STF 9C_206/2011 del 16
agosto 2011 consid. 5).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                             1.  Il ricorso è accolto.

                                  §   La decisione impugnata è
annullata.

§§ RI 1 ha diritto ad una rendita per un grado d’invalidità del 52% a
decorrere dal 1° luglio 2024. 

 

                             2.  Le spese per fr. 500 sono poste a
carico dell’Ufficio AI, il quale verserà all’insorgente fr. 2'000 a titolo di
ripetibili (IVA inclusa), ciò che rende priva di oggetto la domanda di
assistenza giudiziaria e gratuito patrocinio.

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                  L'atto di ricorso, in 3 esemplari,
deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere
una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                           Il
segretario di Camera

 

giudice Raffaele Guffi                                   Gianluca
Menghetti