# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2b65b2f0-4a31-5878-91ea-37d06f7e4009
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-10-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.10.2004 38.2004.39
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2004-39_2004-10-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2004.39

   

  FS/td

  	
  Lugano

  26 ottobre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice
  Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 maggio 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 aprile 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro Ufficio giuridico, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 19
novembre 2003 la Cassa Disoccupazione __________, __________ ha sottoposto alla
Sezione del lavoro Ufficio giuridico per decisione (cfr. art. 81 cpv. 2 LADI)
il seguente caso concernente RI 1:

 

" 
La persona summenzionata si è iscritta presso la
nostra cassa a decorrere dall'8 ottobre 2003 ed è alla ricerca di un'attività a
tempo parziale.

 

La signora RI 1 è alle dipendenze della ____________________
SA di __________ quale consulente, responsabile filiale. Il 30.06.2003 la
società (lettera firmata dalla stessa assicurata) ha intimato la disdetta del
rapporto di lavoro per il 30.09.2003 a seguito del forte calo del mercato del
lavoro. Il 01.10.2003 è stata riassunta nella misura del 50%.

 

Dall'estratto del Registro di Commercio risulta
come l'assicurata ricopra la carica di amministratrice unica, con firma
individuale, della ditta __________ SA, __________.

 

Questioni che devono formare oggetto di una
decisione

 

Vista la fattispecie, l'assicurata può essere
ritenuta idonea al collocamento?" (cfr. doc. 8)

 

                                         Con
decisione dell'11 dicembre 2003 la Sezione del lavoro Ufficio giuridico ha
stabilito che l'assicurata é ritenuta inidonea al collocamento, argomentando:

 

" 
(…)

Nel caso in esame l'assicurata è amministratrice
unica della __________ __________ SA di __________.

 

Vista la carica ricoperta presso la società
menzionata si ritiene che abbia un interesse commerciale all'attività
dell'azienda, che sia impegnata a cercare sbocchi economici e non sia quindi
disponibile per il mercato del lavoro alle condizioni normalmente richieste da
un datore di lavoro.

 

Considerato inoltre che è occupata a tempo
parziale, si è pure confrontati con una riduzione temporale dell'attività (lavoro
ridotto) ai sensi dell'art. 10 cpv. 2bis LADI.

 

Ciò è pure confermato dal fatto che l'assicurata
ha rinunciato allo stipendio per affrontare i pagamenti mensili della società,
ha dovuto licenziare la segretaria ed è occupata nella misura del 50% nella speranza
di una ripresa dell'attività.

 

Si rende attenta l'assicurata che l'introduzione
di una eventuale opposizione non modifica gli obblighi di controllo per la
durata della stessa (…)." (cfr. doc. 5)

 

                                         In
precedenza, il 21 novembre 2003, l'ispettore __________ della Sezione del
lavoro Ufficio giuridico ha scritto all'assicurata una lettera del seguente
tenore:

 

" 
Gentile signora RI 1,

 

il 19.11.2003 la Cassa disoccupazione __________
di __________ ci ha sottoposto per decisione la pratica inerente la sua
richiesta di prestazioni dell'assicurazione contro la disoccupazione.

 

Dalla documentazione in nostro possesso risulta
che ha compiuto il periodo di contribuzione presso la __________ SA, società
della quale risulta essere amministratrice unica.

 

Vista la carica ricoperta presso l'azienda
menzionata, si ritiene abbia un interesse all'attività commerciale della
stessa, sia impegnata a trovare sbocchi economici alla società e non sia quindi
disponibile per il mercato del lavoro alle condizioni normalmente richieste da
un datore di lavoro.

Visto quanto precede si prospetta una decisione
di inidoneità al collocamento e di conseguenza il rifiuto delle indennità di
disoccupazione a far tempo dal 1° ottobre 2003.

 

La domanda di prestazioni deve inoltre essere
respinta in quanto si ritiene di essere confrontati con una riduzione
temporanea dell'attività (art. 10 cpv. 2bis LADI).

 

La invitiamo a formulare eventuali osservazioni
scritte, entro 10 giorni dal ricevimento della presente.

 

Non ricevendo alcuna risposta entro il termine
fissato procederemo all'emissione di una decisione in base agli atti in nostro
possesso." (cfr. doc. 4/C)

 

                                         L'assicurata,
con lettera, pervenuta alla Sezione del lavoro Ufficio giuridico il 2 dicembre
2003 e datata erroneamente 28 ottobre 2003 (cfr. doc. 6), ha risposto alla
Sezione del lavoro Ufficio giuridico quanto segue:

 

" 
Egregio signor __________,

 

la presente per chiarire alcuni punti sulla
vostra decisione del 21.11.2003 (arrivata solo il 26.11.2003).

 

1.   Come
già spiegato a lei durante la mia conversazione telefonica del 26.11.2003 non
riesco a capire una decisione del genere perché ho fatto richiesta per una
disoccupazione come qualsiasi impiegata ha diritto di chiederla e di riceverla.

2.   Faccio
notare che mi vengono trattenute annualmente le quote di disoccupazione dal mio
salario e questo da quando esiste questa legge perché sono solo una dipendente
stipendiata della __________ come si può documentare in tutti i sensi. Essendo
per caso anche l'amministratrice della società non è di certo un vantaggio per
me in questi tempi difficili e duri che ha colpito il nostro campo della __________.
Per questo motivo ho rinunciato da diversi mesi al mio stipendio per poter
affrontare i pagamenti mensili della società come affitto (da mesi non posso
più pagare) e lo stipendio della nostra segretaria che ho dovuto licenziare per
fine dicembre 2003 per i motivi spiegati sopra.

3.   Naturalmente
potevo andare anche al 100% in disoccupazione e chiudere la società ma non
credo che sarebbe una soluzione migliore per il Cantone. Così invece chiedo
solo il 50% sperando che il lavoro si riprenda anche perché personalmente ho
consumato tutti i miei risparmi e non posso più affrontare i miei pagamenti
mensili – p.e. le tasse ecc. (…)." (cfr. doc. 4/B)

 

                               1.2.   A seguito
dell'opposizione interposta dall'assicurata il 13 gennaio 2004 (cfr. doc. 4),
la Sezione del lavoro Ufficio giuridico, in data 5 aprile 2004, ha emanato una
decisione su opposizione con la quale ha confermato la precedente decisione e,
in particolare, ha rilevato che:

 

 

" 
(…)

3. Dall'esame degli atti risulta che l'assicurata ha prodotto alla
Cassa di disoccupazione due contratti di lavoro: il più remoto stipulato con la
__________ AG di __________, il più recente con la __________ AG di __________.
Tuttavia, la domanda d'indennità di disoccupazione del 17 ottobre 2003 riporta
quale ultimo datore di lavoro la __________ SA di __________, società
regolarmente iscritta a Registro di Commercio del distretto di __________ a far
tempo dal 7 gennaio 1993 e che da tale data ha nella persona dell'opponente la
propria amministratrice unica. Pure la disdetta del rapporto di lavoro, la
comunicazione della parziale riassunzione e l'attestato di guadagno intermedio
per il mese di ottobre 2003 fanno riferimento alla società con sede a __________
e sono sottoscritti dall'assicurata.

 

4. Ora, considerato che l'opponente ha realizzato il proprio periodo
contributivo presso la società di cui da molti anni è l'amministratrice unica,
che alla disdetta ha fatto seguito una immediata riassunzione a tempo parziale
sottoscritta per la società dall'assicurata stessa, che l'assicurata ha
affermato di avere addirittura rinunciato a diversi mesi di stipendio per far
fronte agli obblighi della società, la signora RI 1 non può certamente essere
considerata una semplice dipendente. Ella è invece – come nel caso della
giurisprudenza richiamata in precedenza – a tal punto legata e interessata alle
sorti della __________ SA di __________ da essere esclusa dal diritto alle
indennità di disoccupazione. Ella non può, in virtù dei suoi legami con la
società in parola, essere ritenuta idonea al collocamento.

 

Inoltre, tenuto
conto del fatto che l'annuncio in disoccupazione è stato causato da una
riduzione del lavoro, ci si trova pure confrontati con una riduzione temporanea
del lavoro (art. 10 cpv. 2bis LADI), che imporrebbe la valutazione
del caso nell'ottica delle norme relative alle indennità per lavoro ridotto (in
seguito ILR). Ammettere la concessione di indennità di disoccupazione equivarrebbe
a permettere un aggiramento delle disposizioni che limitano il diritto alle ILR
(Art. 31 cpv. 3 lett. c LADI) (…)." (cfr. doc. A1)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l'assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel
quale ha rilevato che:

 

" 
(…)

Con la presente Vi comunico che inoltro ricorso
alla decisione della Sezione del Lavoro, Bellinzona, perché come impiegata
stipendiata della __________ SA non riscontro alcun beneficio di salario e
nemmeno posso decidere l'andamento del mercato del lavoro che non dà segni di
miglioramenti (creazioni di nuovi posti di lavoro ed assunzioni di personale
qualificato, nei rami e settori dove la __________ è attiva da oltre 20 anni).

 

L'anno 2003 è stato al quanto negativo per la
selezione e ricerca di clientela potenziale e le previsioni per il 2004 non
fanno ben sperare, quindi anche impegnandomi maggiormente non riuscirei
ugualmente a modificare il corso del mercato e trovare altri sbocchi economici
(…)." (cfr. doc. I)

 

                               1.4.   Nella sua
risposta del 28 giugno 2004 la Sezione del lavoro Ufficio giuridico ha chiesto
di respingere il ricorso e si è riconfermata nelle proprie allegazioni (cfr.
doc. IV).

 

                               1.5.   Con
ulteriore scritto del 15 luglio 2004 l'assicurata ha comunicato al TCA di non
avere ulteriori osservazioni da formulare (cfr. doc. VI).

 

                                         Il doc.
VI è stato notificato alla Sezione del lavoro Ufficio giuridico per conoscenza
(cfr. doc. VII).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della presente vertenza è la questione di sapere se l'assicurata deve essere o
meno ritenuta idonea al collocamento.

 

                                         In tale
contesto va ricordato che il 1° luglio 2003 è entrata in vigore la terza
revisione della LADI, accettata dal popolo il 24 novembre 2002 (cfr. FF N.14
del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg., RU N. 24 del 24 giugno 2003 pag. 1728
segg.).

 

                                         Il nuovo
tenore dell'art. 15 cpv. 1 LADI non ha modificato i presupposti necessari per
poter considerare un assicurato idoneo al collocamento e quindi la
giurisprudenza sviluppata in precedenza mantiene tutta la sua validità.

                                         Infatti,
secondo l'art. 15 cpv. 1 LADI, nel tenore in vigore fino al 30 giugno 2003,
"Il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace e
autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata.". A questa formulazione
il nuovo testo, in vigore dal 1° luglio 2003, aggiunge solo "(…) e a
partecipare a provvedimenti di reintegrazione".

Inoltre, nel Messaggio
concernente la revisione della legge federale sull'assicurazione contro la
disoccupazione del 28 febbraio 2001, il Consiglio federale, circa l'art. 15
LADI, ha rilevato che:

 

" 
Art. 15 Idoneità
al collocamento

 

Secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, l’idoneità al collocamento comporta in particolare anche la
disponibilità dell’assicurato a essere collocato, vale a dire la sua volontà di
accettare un lavoro adeguato e di seguire le istruzioni degli organi dell’AD in
materia di ricerca di un posto di lavoro, assegnazione a un posto di lavoro o a
un programma di lavoro temporaneo (PLT) ecc. E' pertanto decisivo il
comportamento dell’assicurato. L’idoneità al collocamento che è stata negata
può quindi essere nuovamente ottenuta se l’assicurato modifica radicalmente il
suo comportamento e non solo se accetta di partecipare a un provvedimento
isolato. E' quanto intende esprimere la nuova nozione di «provvedimenti di
reintegrazione» che comprende tutti i provvedimenti (compresi i colloqui di
consulenza e di controllo)."

(cfr. FF N 23 del 12 giugno
2001, pag. 2002

 

                               2.3.   Fondamentale
presupposto per il riconoscimento del diritto all'indennità di disoccupazione
è, tra l'altro, che l'assicurato sia idoneo al collocamento (cfr. art. 8 cpv. 1
lett. f LADI).

                                         L'idoneità
al collocamento deve essere valutata da un duplice punto di vista.

                                         Oggettivamente
l'assicurato deve essere idoneo al collocamento per le sue condizioni fisiche e
mentali (cfr. DLA 2001 consid. 1 pag. 146; DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102,
DLA 1998 consid. 1a pag. 265, DLA 1995 pag. 173, DLA 1995 pag. 63; DTF 125 V
51, consid. 6a pag. 58 e DTF 123 V 214, consid. 3 pag. 216, entrambe con
riferimenti; U. Stauffer "Die Arbeitslosen-versicherung", Schultess
Polygraphischer Verlag, Zurigo 1984, pag. 34 - 41 e, per il vecchio diritto:
DTF 110 V 208 consid. 1).

                                         Soggettivamente
la sua situazione personale deve essere tale da non impedirgli praticamente di
essere collocato. Ciò implica dunque, oltre che la volontà, anche la
disponibilità dell'assicurato a cercare ed accettare un'occupazione adeguata ai
sensi dell'art. 16 LADI, senza restringere oltremodo le possibilità di
collocamento, ponendo ad esempio condizioni di orario, di durata ed altre
ancora più strettamente legate alla sua persona (cfr. DLA 2001 consid. 1 pag.
146; DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102, DLA 1998 consid. 1b pag. 265, DLA 1995
pag. 54; DLA 1993/1994 pag. 222; DTF 125 V 51, consid. 6a pag. 58 e DTF 123 V
214, consid. 3 pag. 216, entrambe con riferimenti; DTF 120 V 388; DTF 115 V
436; DLA 1993/94, pag. 54; DLA 1992 pag. 123; DLA 1992 pag. 127; DLA 1992 pag.
131-132; DLA 1992 pag. 135-136; DTF 112 V 137 consid. 3; DTF 112 V 217 consid.
la; DLA 1986 n. 21; DLA 1986 n. 26; per il vecchio diritto cfr. DTF 109 V 275
consid. 2.a, 108 V 101; DLA 1977 n. 15, 1979 n. 7, 1980 n. 24, 38, 40, 1982 n.
2).

L'assicurato dimostra una sufficiente
disponibilità al collocamento quando può dedicare un ragionevole tempo
all'esercizio di un'attività lucrativa e quando il numero di datori di lavoro
in grado di assumerlo non è eccessivamente esiguo (cfr. DTF 113 V 137 consid. 3
= DLA 1986 n. 20).

                                         Vi è
invece inidoneità al collocamento, ad esempio, quando un assicurato per motivi
personali o familiari non può o non vuole impegnare la sua capacità lavorativa
come normalmente lo pretende un datore di lavoro.

                                         Assicurati
che, a causa di ulteriori impegni o di particolari circostanze personali,
vogliono lavorare soltanto durante certi giorni o durante un certo numero di
ore settimanali, possono essere riconosciuti idonei al collocamento soltanto
molto condizionatamente.

                                         Quando
l'assicurato è talmente limitato nella scelta di un occupazione da rendere
molto incerto il ritrovamento di un posto di lavoro occorre pronunciare
l'inidoneità al collocamento. Il motivo della limitazione nelle possibilità di
lavoro non ha nessuna importanza (DLA 1998 consid. 3a pag. 101-102, DLA 1998
consid. 1b pag. 265, DLA 1995 pag. 59; DTF 120 V 388, DLA 1992 pag. 123, DTF
112 V 137 consid. 3, DTF 112 V 217, DLA 1986 n. 21 e n. 26; per il vecchio
diritto cfr.: DTF 110 V 208, 109 V 275 consid. 2; DLA 1982 n. 10, 1980 n. 38,
1979 n. 7, 1977 n. 16 e n. 27).

                                         L'idoneità
al collocamento dell'assicurato non deve inoltre essere ostacolata dal mancato
rispetto di norme di diritto pubblico (cfr. Stauffer, op.cit., pag. 37 e pag.
53-56).

                                         Riguardo
a quest'ultimo aspetto va sottolineato che se e fintanto che l'assicurato non
beneficia di un'autorizzazione di lavoro l'idoneità al collocamento, e, di
conseguenza, il diritto all'indennità di disoccupazione, deve essere negato
(cfr. SVR 2001 ALV Nr. 3, pag. 5, DTF 125 V 465; DTF 120 V 379 - 380; DTF 120 V
395; DLA 1993/1994, pag. 12; vedi inoltre Nussbaumer, op. cit., cifra marginale
217, pag. 87 e Gerhards, "Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungsgesetz", Vol. I, note 10 e 55 all'art. 15).

                                         L'Alta
Corte ha ribadito la propria giurisprudenza in una sentenza del 21 agosto 2003
nella causa C. (C 3/03) e, confermando il precedente giudizio di questo
Tribunale, ha, tra l'altro, osservato che:

 

" 
(…)

Giusta l'art. 8 cpv. 1 lett. f LADI l'assicurato
ha diritto all'indennità di disoccupazione se, adempiute altre condizioni
previste dalla legge, egli è idoneo al collocamento. L'art. 15 cpv. 1 LADI
sancisce che il disoccupato è idoneo al collocamento se è disposto, capace ed
autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata. L'idoneità al collocamento
comprende pertanto due elementi: da un lato, l'assicurato deve essere in grado
di fornire un lavoro - più particolarmente di esercitare un'attività lucrativa
salariata - senza essere impedito per ragioni inerenti alla sua persona; da un
altro lato, egli deve essere disposto ad accettare un'occupazione adeguata ai
sensi dell'art. 16 LADI, ciò che implica non solo la volontà di assumere una
simile attività quando l'occasione si presenta, ma pure una disponibilità
sufficiente per quanto riguarda il tempo che egli può consacrare ad un impiego
offerto e per quel che concerne il numero dei potenziali datori di lavoro (DTF
125 V 58 consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 con riferimento). L'esercizio durevole
di un'attività indipendente, rispettivamente l'esame delle possibilità di
farlo, non esclude a priori il diritto a indennità di disoccupazione. In
effetti, tale agire è compatibile con l'obbligo legale di ridurre il danno se
l'assicurato intraprende sforzi sufficienti per trovare un impiego salariato.
Determinante è, come già detto, se la persona interessata va ritenuta o meno
idonea al collocamento. Essa non va considerata tale se tra l'altro non ha
intenzione oppure non è in grado di esercitare un'attività dipendente, in
quanto ha intrapreso - o intende intraprendere - un'attività indipendente,
nella misura in cui non può più essere collocata quale dipendente, non lo
desideri oppure non possa offrire ad un datore di lavoro tutta la disponibilità
normalmente esigibile. L'idoneità al collocamento va ammessa con particolare
riserva se, a causa di altri obblighi o di circostanze personali speciali,
l'assicurato intende esercitare un'attività lucrativa solo durante determinati
orari della giornata o della settimana. Un disoccupato va infatti considerato inidoneo
al collocamento se la possibilità di trovare un impiego è molto incerta a causa
del limite troppo grande posto nella scelta dei posti di lavoro (DTF 112 V 327
consid. 1a e riferimenti ivi citati). Detta idoneità deve in particolare essere
negata quando l'esercizio dell'attività indipendente o le pratiche per dar
avvio alla stessa sono talmente estesi da non poter più essere svolti al di
fuori del normale orario di lavoro; tale principio non è tuttavia applicabile
qualora l'occupazione in questione è esercitata in vista dell'ottenimento di un
guadagno intermedio ai sensi dell'art. 24 LADI. In tale ipotesi, a titolo di
attività indipendenti entrano in linea di conto unicamente occupazioni
transitorie, limitate nel tempo e che necessitano di investimenti limitati
(sentenza del 17 dicembre 2002 in re F. consid. 1, C 88/02). (…)"

(cfr. STFA del 21 agosto 2003 nella causa C., C
3/03, consid. 3)

 

                                         In
un'altra sentenza del 7 giugno 2004 nella causa C. (C87/02), la nostra Massima
Istanza ha sottolineato che:

 

 

" 
(…)

6.

6.1Come già detto nel considerando 3, giusta
l'art. 8 cpv. 1 lett. f LADI l'assicurato ha diritto all'indennità di
disoccupazione se, adempiute le ulteriori condizioni previste dalla legge, egli
è idoneo al collocamento. L'art. 15 cpv. 1 LADI, nel tenore vigente sino al 30
giugno 2003, stabilisce che il disoccupato è idoneo al collocamento se è
disposto, capace ed autorizzato ad accettare un'occupazione adeguata.
L'idoneità al collocamento comprende pertanto due elementi: da un lato,
l'assicurato deve essere in grado di fornire un lavoro - più particolarmente di
esercitare un'attività lucrativa salariata - senza essere impedito per ragioni
inerenti alla sua persona; dall'altro, egli deve essere disposto ad accettare
un'occupazione adeguata ai sensi dell'art. 16 LADI, ciò che implica non solo la
volontà di assumere una simile attività quando l'occasione si presenta, ma pure
una disponibilità sufficiente per quanto riguarda il tempo che egli può
consacrare ad un impiego offerto e per quel che concerne il numero dei
potenziali datori di lavoro (DTF 125 V 58 consid. 6a, 123 V 216 consid. 3 con
riferimento).

 

6.2 Per quanto riguarda la disponibilità, da un
punto di vista temporale, a svolgere attività lavorativa, il Tribunale federale
delle assicurazioni ha già sentenziato che un assicurato che per motivi
familiari o personali non può o non vuole offrire ad un datore di lavoro tutta
la disponibilità normalmente esigibile non può di principio essere considerato
idoneo al collocamento. L'idoneità va pertanto ammessa con molto riserbo nel
caso in cui, a causa per esempio di altri obblighi o circostanze personali
particolari, un assicurato desidera svolgere un'attività lucrativa solo durante
determinate ore della giornata o della settimana rispettivamente all'infuori
dell'orario lavorativo del coniuge. Un disoccupato dev'essere infatti
considerato inidoneo al collocamento nel caso in cui la scelta dei posti di
lavoro è talmente limitata da rendere alquanto incerta la possibilità di
trovare un impiego (DTF 123 V 216 consid. 3, 120 V 388 consid. 3a con
riferimenti; cfr. pure DLA 1991 no. 2 pag. 20 consid. 3a, 1977 no. 27 pag.
141). Determinanti sono a tal proposito le prospettive concrete di trovare
un'occupazione sul mercato generale del lavoro concernente il richiedente,
tenuto conto della situazione congiunturale concreta e di tutte le ulteriori
circostanze, in particolare anche del tipo di attività svolta (DLA 1991 no. 3
pag. 24 consid. 3a; cfr. pure sentenza del 2 settembre 2003 in re S., C 108/03,
consid. 1.3).

 

6.3 Il lavoratore in posizione professionale
analoga a quella di un datore di lavoro non ha in via di massima diritto,
ritenuta l'inidoneità al collocamento, a indennità di disoccupazione. Ciò vale
segnatamente quando l'assicurato intende intraprendere un'attività indipendente
e se le pratiche per avviare simile attività sono talmente avanzate da impedire
in sostanza l'esercizio di ogni altro lavoro, rispettivamente nel caso in cui
egli ha potuto determinare personalmente fino a quale momento sarebbe sussistito
il rapporto di lavoro in qualità di dipendente (DTF 112 V 327 consid. 1a e
riferimenti; sentenza del 20 ottobre 2000 in re C., C 26/00, consid. 1; DLA
1993/1994 no. 30 pag. 216 consid. 3b). Neppure può essere considerato idoneo al
collocamento colui che, come amministratore unico della ditta o come
amministratore di fatto della stessa, assume, pur non qualificando la propria
attività quale acquisizione di clienti, tutti i compiti suscettibili di
mantenere il buon funzionamento di un'impresa (cfr. DTF 112 V 327 consid. 1a e
sentenze ivi citate; DLA 1998 no. 32 pag. 176 consid. 2; sentenze del 20
ottobre 2000 in re C., C 26/00, consid. 1 e del 23 dicembre 1999 in re F., C
341/98, consid. 2; cfr. pure DTF 123 V 236 consid. 7).

 

6.4 Se, per contro, l'interessato può esercitare
tale attività al di fuori dell'orario normale di lavoro, è idoneo al
collocamento. Il fatto che l'assicurato cerchi di attuare un'attività
indipendente è infatti di per sé conciliabile con l'obbligo di ridurre il
danno, se egli intraprende sforzi sufficienti per trovare un impiego. Quali
attività indipendenti intermedie entrano quindi in linea di conto quelle di
natura transitorie, limitate nel tempo e che comportano investimenti minimi
(DLA 2002 no. 5 pag. 55 consid. 2b e dottrina citata).

(…)." (cfr. STFA del 7 giugno 2004 nella
causa C., C 87/02)

 

                                         Il TFA ha
così concluso che, in quel caso, l'assicurato era idoneo al collocamento in
quanto l'attività indipendente da lui svolta dopo il licenziamento comportava
la conclusione della sua precedente attività e non la continuazione della
stessa.

                                         Essa
poteva pertanto venire considerata un'attività transitoria che comportava
investimenti minimi e quindi compatibile con l'assunzione di un'attività
lavorativa a tempo pieno.

                                         Inoltre
l'assicurato ha effettivamente reperito un lavoro all'80% che ha accettato
malgrado l'attività si svolgesse fuori cantone.

 

                                         Il TFA ha
pure stabilito che l'idoneità al collocamento non è soggetta a graduazioni nel
senso che esisterebbero situazioni intermedie tra l'idoneità al collocamento e
l'inidoneità al collocamento (idoneità parziale). E' invece dal profilo della
perdita di lavoro computabile (art. 11 cpv. 1 LADI) che occorre esaminare in
che misura una persona assicurata è disposta o in grado di assumere un'occupazione
adeguata a tempo pieno (cfr. DLA 2001 N. 5, consid. 2, pag. 78; DTF 126 V 124,
consid. 2, pag. 126, DTF 125 V 51, consid. 6a, pag. 58 e riferimenti).

                                         Al
riguardo, in una decisione del 12 maggio 2004 nella causa G., C 287/03, il TFA
ha, tra l'altro, ribadito che:

 

" 
(…)

On ajoutera que, selon la jurisprudence, l'aptitude
au placement n'est pas sujette à fractionnement. Il convient
en effet de distinguer entre aptitude au placement et perte de travail à prendre
en considération. La seconde est déterminée, en principe, en relation avec le
dernier rapport de travail (ATF 126 V 126 consid. 2, 125 V 58 s. consid. 6);
mais si, par la suite, la disponibilité de l'assuré est réduite, en ce sens,
par exemple, qu'il n'est plus en mesure d'accepter qu'un emploi à mi-temps, il subit
une perte de travail partielle, ce qui entraîne une réduction proportionnelle
de l'indemnité journalière (voir l'exemple chiffré in : ATF 125 V 59 consid.
6c/aa ; v. aussi DTA 2001 n° 5 p. 78 consid. 2).

 

Si un assuré n'est disposé à accepter qu'un travail
à temps partiel, on pourra admettre son aptitude au placement dans le cadre
d'une perte de travail partielle. Il appartiendra alors à l'assuré de démontrer
sa disponibilité pour un emploi à temps partiel en effectuant les recherches d'emploi
adéquates (arrêt non publié H. du 15 janvier 2004 [C 313/02], consid. 2.2).

(…)." (cfr. STFA del 12 maggio 2004 nella
causa G., C 287/03)

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, in talune circostanze, gli assicurati che godono di
una situazione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non
possono beneficiare dell'indennità di disoccupazione.

 

                               2.4.   In una
decisione pubblicata in DTF 123 V 234 il TFA ha stabilito che il lavoratore in
posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha diritto
all'indennità di disoccupazione se, dopo essere stato licenziato dalla società
anonima, continua ad essere l'azionista unico ed il solo amministratore della
ditta.

 

                                         In una
sentenza relativa a un caso ticinese, chiamato a pronunciarsi nel caso in cui
ad un assicurato, vista la sua posizione analoga a quella di un datore di
lavoro, è stato confermato l'ordine di restituzione di prestazioni ricevute
indebitamente, il TFA ha confermato il precedente giudizio di questo Tribunale
e ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

la precedente istanza ha
quindi rettamente precisato che si è segnatamente in presenza di un errore
manifesto allorquando vengono assegnate indennità di disoccupazione ad un
lavoratore trovantesi in una posizione analoga a quella di un datore di lavoro
e che, dopo essere stato licenziato, in elusione delle norme in materia di
indennità per lavoro ridotto (art. 31 cpv. 3 lett. c LADI), continua a lavorare
a tempo parziale e a determinare o comunque a influenzare in maniera rilevante
le decisioni del datore di lavoro (sentenze del 6 luglio 2001 in re B. [C
274/99], I. [C 278/99] e O. [C 279/99], a contrario),

 

nel caso di specie, gli
accertamenti esperiti dai primi giudici hanno permesso di evidenziare non solo
che l'insorgente - il cui nome e la cui attività coincidono con la ditta (art.
944, 950 CO) e con la ragione sociale della datrice di lavoro -, è (già) stato
azionista maggioritario della società nonché, eccezione fatta per gli
apprendisti, unico dipendente della stessa, ma anche che l'incarico di
amministratore unico è stato trasferito dal ricorrente al sessantaseienne
padre, S.________, autore dell'atto di licenziamento e contestuale riassunzione
a tempo parziale del figlio come pure della risposta alla Cassa disoccupazione
con la quale egli indicò di non essere a conoscenza degli azionisti della
società, malgrado all'assemblea straordinaria del 31 ottobre 1997 fossero
presenti tutte le azioni,

stante quanto precede, si
giustifica senz'altro di ritenere, insieme ai primi giudici, che il ricorrente
abbia rivestito una posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro
anche in seguito alle sue dimissioni da amministratore unico ed alla disdetta -
con contestuale riassunzione al 50% - del rapporto di lavoro, ed abbia così
inteso, in elusione delle norme in materia di indennità per lavoro ridotto,
alle quali l'interessato non avrebbe altrimenti potuto avere diritto (art. 31
cpv. 3 lett. c LADI; DTF 122 V 273 consid. 4), costruire una situazione
giuridica suscettibile, a mente sua, di giustificare il riconoscimento di
prestazioni assicurative (cfr. DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 2), in tali
condizioni, è a ragione che la Cassa e la Corte cantonale hanno ritenuto essere
dati i presupposti per riconsiderare le decisioni informali con le quali
all'assicurato sono state versate le indennità di disoccupazione e per
domandarne la restituzione,

(…)." (cfr. STFA del 15
luglio 2003 nella causa O., C 217/02)

 

                                         In un
altro caso ticinese, chiamata a pronunciarsi su una domanda di condono, in una
decisione del 16 giugno 2003, l'Alta Corte ha confermato il precedente giudizio
cantonale e, in particolare, ha osservato che:

 

" 
(…)

4.2 Come rilevato dalla Corte cantonale, non
possono passare inosservate le circostanze che hanno contraddistinto la
vicenda. In particolare, non sfugge che la società datrice di lavoro, peraltro
appartenente al padre della ricorrente, abbia disdetto, per diminuzione del
lavoro, il rapporto di lavoro all'interessata, amministratrice unica di detta
società, e le abbia nel contempo, in maniera atipica (sentenza inedita del 2
febbraio 1999 in re G., C 114/98, consid. 3b), garantito la ripresa dello
stesso a partire dal 1° marzo 1996 - come poi effettivamente è avvenuto -
mettendola in seguito nella possibilità di beneficiare di un secondo termine di
riscossione di prestazioni.

 

4.3 I fatti così esposti ed accertati dalla
precedente istanza inducono a pensare, insieme a quanto già precedentemente
evidenziato nell'ambito della procedura di restituzione, che l'interessata,
sottacendo (come si deve giustamente ritenere, in assenza di elementi
istruttori contrari: cfr. DLA 2000 no. 25 pag. 122 consid. 2a) la propria
posizione di amministratrice unica all'interno della società di famiglia
datrice di lavoro e facendo capo alle indennità di disoccupazione, abbia inteso
eludere le disposizioni relative alle indennità per lavoro ridotto, alle quali
non avrebbe altrimenti avuto diritto, ritenuto che, giusta l'art. 31 cpv. 3
lett. c LADI, tali prestazioni sono precluse, tra l'altro, alle persone che,
come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo
dell'azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni
del datore di lavoro, come anche ai loro coniugi occupati nell'azienda, e che,
secondo giurisprudenza, indipendentemente dalla partecipazione al capitale e
dal numero dei membri del consiglio (DTF 123 V 237 consid. 7a e
riferimenti), è considerato detenere una simile posizione un membro del
consiglio di amministrazione - e, quindi, a maggior ragione l'amministratore
unico di una SA familiare. (…)"

(STFA del 16 giugno 2003 nella causa G., C
130/02)

 

                                         Nella già
citata STFA del 7 giugno 2004 nella causa C. (C 87/02) l'Alta Corte si è
riconfermata nella propria giurisprudenza e, tra l'altro, ha osservato che:

 

" 
(…)

4.

4.1 Secondo la giurisprudenza, il lavoratore che
gode di una situazione professionale analoga a quella di un datore di lavoro
non ha diritto all'indennità di disoccupazione se, malgrado sia stato
formalmente licenziato dalla ditta, continua a determinarne le scelte oppure a
influenzarle in maniera determinante. Se così non fosse, tramite una
disposizione relativa all'indennità di disoccupazione verrebbe elusa la
regolamentazione in materia di indennità per lavoro ridotto, in particolare
l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (DTF 123 V 237 seg. consid. 7b/bb; sentenza del
16 dicembre 2003 in re E., C 301/02, consid. 2.1; DLA 2000 no. 14 pag. 67).
Giusta tale disposizione non hanno infatti diritto all'indennità per lavoro
ridotto le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un
organo decisionale supremo dell'azienda, determinano o possono influenzare
risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi
occupati nell'azienda (si veda in proposito DTF 120 V 525 consid. 3b). In tal
senso esiste quindi uno stretto parallelismo tra il diritto alle indennità per
lavoro ridotto e quello a indennità di disoccupazione.

 

4.2 Diversa è invece la situazione nel caso in
cui il lavoratore dipendente, che si trova in una posizione assimilabile a
quella del datore di lavoro, lascia definitivamente la ditta a seguito della
sua chiusura. Lo stesso discorso vale se la ditta continua ad esistere, ma il
dipendente, tuttavia, in seguito alla disdetta del suo contratto, interrompe
ogni legame con la società. In tal caso egli può di principio pretendere
indennità di disoccupazione (DTF 123 V 238 seg.; SVR 2001 ALV no. 14 pag. 41
seg. consid. 2a; DLA 2000 no. 14 pag. 70 consid. 2; sentenza del 22 novembre
2002 in re R., C 37/02, consid. 3).

 

4.3 Al riguardo questa Corte ha inoltre
ripetutamente statuito che il fatto di subordinare il versamento di indennità
di disoccupazione all'interruzione di ogni legame con la società di cui la
persona interessata era alle dipendenze può apparire rigoroso a seconda delle
circostanze del caso concreto. Nondimeno, non si devono dimenticare i motivi
che giustificano questa condizione, segnatamente il controllo della perdita di
lavoro del disoccupato, che è uno dei presupposti necessari per percepire le
indennità di disoccupazione (art. 8 cpv. 1 lett. b LADI). Se infatti un tale
controllo può essere facilmente eseguito nel caso di un dipendente che perde il
lavoro, perlomeno parzialmente, ciò non è il caso per quanto concerne le
persone che occupano una posizione dirigenziale che, malgrado siano state
formalmente licenziate, continuano a svolgere un'attività per conto della
società nella quale lavoravano. Grazie alla posizione di cui beneficiano
all'interno della ditta possono in effetti influenzare la perdita di lavoro che
subiscono, ciò che rende la loro disoccupazione difficilmente controllabile
(sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02, consid. 4).

 

Inoltre, fintanto che un dirigente mantiene dei
legami con la sua società, non soltanto è impossibile controllare la perdita di
lavoro che subisce, ma esiste pure la possibilità che egli decida di perseguire
lo scopo sociale (DLA 2002 no. 28 pag. 183; sentenza del 22 novembre 2002 in re
R., C 37/02). In tal caso, eccezion fatta per un esame a posteriori delle
circostanze - che è contrario al principio secondo cui questo esame ha luogo
nel momento in cui si statuisce sul diritto dell'assicurato -, è quindi
impossibile determinare se le condizioni legali sono adempiute. Del resto con
la citata condizione non viene perseguito l'abuso in sé stesso, bensì il
rischio d'abuso (sentenza del 14 aprile 2003 in re F., C 92/02, consid. 4).

(…)." (cfr. STFA del 7 giugno 2004 nella
causa C., C 87/02)

 

                                         Secondo
il TFA, dunque, il lavoratore che gode di una posizione professionale
paragonabile a quella di un datore di lavoro non ha diritto alle indennità di
disoccupazione quando, benché formalmente licenziato da una società, continua a
determinare le decisioni del datore di lavoro o a influenzarle in maniera
decisiva.

 

                                         La
situazione è invece differente quando il salariato, trovandosi in una posizione
assimilabile a quella di un datore di lavoro, lascia definitivamente l'impresa
a causa della sua chiusura; in questo caso non è ravvisabile un comportamento volto
ad eludere la legge. Lo stesso vale nel caso in cui l'impresa continua ad
esistere ma il salariato, a seguito della rottura del contratto di lavoro,
interrompe definitivamente tutti i legami con la società. In entrambi i casi,
l'assicurato può, in principio, pretendere l'indennità di disoccupazione.

 

                                         Infatti,
il TFA vuole, da una parte, evitare una possibile elusione della legge e,
dall'altra parte, impedire che un assicurato possa beneficiare indebitamente
delle indennità di disoccupazione.

 

                                         Diversa è
pure la situazione dell'assicurato che, pur conservando una posizione analoga a
un datore di lavoro presso una ditta, si iscrive in disoccupazione dopo aver
lavorato quale dipendente per una durata di almeno sei mesi presso un'altra
ditta. In quel caso il diritto alle indennità va ammesso.

 

                                         Infatti,
chiamata a pronunciarsi circa il diritto alle indennità nel caso di un
assicurato che, conservando la sua posizione di membro del consiglio di
amministrazione di una X SA, dopo essere stato impiegato dal 1° novembre 1998
fino al 30 aprile 2003 quale dirigente presso la stessa SA, in seguito ha
lavorato presso una terza ditta per circa 2 mesi (dal 1° giugno al 22 luglio
2003) e poi si è iscritto al collocamento, la nostra Massima Istanza ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

2.2 Es liegt die Konstellation vor, dass ein
Versicherter in einer ersten Firma die Anstellung aufgibt, jedoch die
arbeitgeberähnliche Position beibehält, hernach in einem Drittbetrieb eine neue
Stelle antritt, diese verliert und daraufhin Arbeitslosenentschädigung
beantragt. Zu dieser Situation hat das Eidgenössische Versicherungsgericht im
Urteil W. vom 31. März 2004, C 171/03 (ndr.: pubblicata in SVR 2004 ALV Nr.
15), einen Grundsatzentscheid gefällt und festgehalten, dass eine derartige
Person auf Grund der Entlassung aus dem Drittbetrieb trotz andauernder
arbeitgeberähnlicher Stellung in der ersten Firma dann Anspruch auf
Arbeitslosenentschädigung erheben kann, wenn die Beschäftigung im Drittbetrieb
in analoger Anwendung von Art. 37 Abs. 4 lit. a AVIV wenigstens sechs Monate
gedauert hat. Nach Ablauf dieser Zeitspanne überwiegt die Tatsache, dass in der
Anstellung im Drittbetrieb Beiträge an die Arbeitslosenversicherung entrichtet
werden, gegenüber dem Risiko eines Missbrauchs, der durch die anhaltende
arbeitgeberähnliche Stellung entstehen könnte. Vorliegend hat der Versicherte
in der Y.________ AG nur knapp zwei Monate gearbeitet, erfüllt somit die
Mindestdauer von sechs Monaten Anstellungszeit im Drittbetrieb nicht. Deshalb
hat er keinen Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung. Daran vermögen die
Argumente der Vorinstanz zu Gunsten des Versicherten nichts zu ändern.
Ungeachtet der Tatsache, dass die Stelle des Geschäftsführers in der ersten
Firma anderweitig besetzt worden ist, behielt der Beschwerdegegner dank seines
Verwaltungsratsmandats die Möglichkeit, auf die Betriebsführung Einfluss zu
nehmen, und zwar ohne dass er sich erst selbst wieder hätte einstellen lassen
müssen. Zudem stand ihm weiterhin frei, auch in anderer Position erneut in
diese Firma einzusteigen. Die Rechtsprechung gemäss BGE 123 V 236 Erw. 7 will
nicht nur dem ausgewiesenen Missbrauch an sich begegnen, sondern bereits dem
Risiko eines solchen, welches der Ausrichtung von Arbeitslosenentschädigung an
arbeitgeberähnliche Personen inhärent ist (Urteil F. vom 14. April 2003, C 92/02). Ein Vergleich mit dem
von der Vorinstanz zitierten Urteil des Eidgenössischen Versicherungsgerichts
in Sachen D. vom 24. Dezember 2003, C 61/00, scheitert daran, dass das erwähnte
Urteil W. erst später erging und der im Fall D. betroffene Versicherte nach
Verlust der Beschäftigung im eigenen Betrieb auf Ende April 1997 während eines
Jahres eine Ausbildung absolvierte und hernach von Mai 1998 bis Februar 1999,
also während mehr als sechs Monaten, in einem Drittunternehmen gearbeitet hat.

(…)." (cfr. STFA del 16 settembre 2004 nella
causa E., C 71/04)

 

                                         Inoltre,
sulla questione a sapere se un assicurato può determinare o influenzare
risolutivamente le decisioni del datore di lavoro ai sensi dell'art. 31 cpv. 3
lett. c LADI, nella sentenza del 2 giugno 2004 nella causa N. (C 219/03), il
TFA ha, tra l'altro, osservato che:

 

" 
(…)

2.4 Nach der Rechtsprechung muss bei
Arbeitnehmern, bei denen sich aufgrund ihrer Mitwirkung im Betrieb die Frage
stellt, ob sie einem obersten betrieblichen Entscheidungsgremium angehören und
ob sie in dieser Eigenschaft massgeblich Einfluss auf die
Unternehmensentscheidungen nehmen können, jeweils geprüft werden, welche
Entscheidungsbefugnisse ihnen aufgrund der internen betrieblichen Struktur
zukommen. Amtet ein Arbeitnehmer als Verwaltungsrat, so ist eine massgebliche
Entscheidungsbefugnis im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG bereits ex lege
(vgl. Art. 716-716b OR) gegeben. Handelt es sich um einen mitarbeitenden
Verwaltungsrat, so greift der persönliche Ausschlussgrund des Art. 31 Abs. 3
lit. c AVIG ohne weiteres Platz, und es bedarf diesfalls keiner weiteren
Abklärungen im Sinne von BGE 120 V 525 f. Erw. 3b (BGE 122 V 272 Erw. 3 mit
Hinweisen). Gemäss ARV 1996/1997 Nr. 10 S. 52 Erw. 3a und b spielen die
Aufgabenbereiche und die interne Aufgabenteilung ebenso wenig eine Rolle wie
der Umfang der Beteiligung. In jenem Fall wurde eine Anspruchsberechtigung
verneint, obwohl das Leistungen beanspruchende Verwaltungsratsmitglied nur
Kollektivunterschrift besass und lediglich mit 2 % am Aktienkapital beteiligt
war.

(…)." (cfr. STFA del 2 giugno 2004 nella
causa N., C 219/03)

 

                                         In questo
contesto va ancora rilevato che sempre secondo il TFA la posizione di socio gerente
di una Sagl é equiparabile a quella di un membro del consiglio di
amministrazione di una SA (cfr. STFA del 22 novembre 2002 nella causa R., C
37/02 e STFA del 30 agosto 2001 nella causa B., C 71/01).

 

                               2.5.   Nella
presente fattispecie questo Tribunale rileva innanzitutto che, prima di
emettere la decisione con la quale ha stabilito che l'assicurata é ritenuta
inidonea al collocamento, l'amministrazione le ha sottoposto gli argomenti
sollevati dalla Cassa nel suo "Caso sottoposto per decisione" e le
proprie costatazioni rendendola espressamente attenta che si prospetta una
decisione di inidoneità al collocamento e di conseguenza il rifiuto delle
indennità di disoccupazione (cfr. doc. 4/C riprodotto al consid. 1.1).

                                         L'assicurata
ha preso posizione in merito (cfr. doc. 4/B riprodotto al consid. 1.1).

                                         Pertanto
l'amministrazione ha rispettato il diritto di essere sentita dell'assicurata
sancito dall'art. 29 cpv. 2 Costituzione federale (cfr. inoltre l'art. 42 della
legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali [LPGA] e
STFA del 23 giugno 2003 nella causa S., C 49/93, consid. 3.2; STFA del 22
aprile 2003 nella causa J., C87/01, consid. 3; STFA del 6 agosto 2002
nella causa C, C 91/02, consid. 1a; RAMI 2002 pag. 77, consid.
3d, pag. 83; SVR 2002 ALV Nr. 4 pag. 9; DTF 126 V 130 = SVR 2001 ALV Nr. 12
pag. 37).

 

                               2.6.   Dagli atti
di causa risulta che l'assicurata si è iscritta al collocamento l'8 ottobre
2003 rivendicando il diritto alle indennità di disoccupazione dal 1° ottobre
2003 (cfr. doc. 13 e 14).

 

                                         Nella
"Domanda d'indennità di disoccupazione" l'assicurata ha, tra l'altro,
indicato che il suo ultimo datore di lavoro è stata la __________ SA, __________
e che per questa ditta essa lavorerà ancora nella misura del 50% a contare dal
1° ottobre 2003 (cfr. doc. 14).

 

                                         L'assicurata
è iscritta a Registro di Commercio, fin dalla sua iscrizione avvenuta il 7
gennaio 1993, quale amministratrice unica con firma individuale della __________
SA, __________ (cfr. doc. 10).

 

                                         Visti i
precedenti contratti di lavoro sottoscritti con la __________ AG, __________
(cfr. doc. 12/c e 12/D) e ritenuta la natura di succursale della __________ SA,
__________ (cfr. doc. 10), il TCA ha inoltre consultato l'atto di costituzione
di quest'ultima società.

                                         Dallo stesso
risulta che l'assicurata ha sottoscritto 98 azioni al portatore (su 100) del
valore nominale di fr. 1'000.-- cadauna della SA. Inoltre, dal contratto del 18
dicembre 1992 (trattasi della "Convenzione" tra la __________ AG, __________
e la __________ SA, __________, a cui l'atto di costituzione rinvia e di cui
all'inserto C) risulta, in particolare, che:

 

" 
(…)

1. La __________, rappresentata dal presidente del consiglio di
amministrazione ed azionista unico, signor __________, dichiara di vendere il
mobilio ed installazioni, le macchine, l'impianto di elaborazione elettronica,
comprensivo del software (vedi allegato A.) così come ogni altro oggetto,
documento, ecc., destinato all'esercizio della succursale di __________, alla __________
con effetto al 31 dicembre 1992.

 

    La ragione sociale __________ può essere utilizzata.

 

2. La __________ mette a disposizione della __________ gli uffici
citati, nello stato in cui si trovano contro impegno di ripresa da parte della __________,
con effetto a far capo dal 1. gennaio 1993, del rapporto di lavoro pluriennale
esistente.

 

3. La __________ svincola la signora RI 1 dalla clausola di non
concorrenza come da contratto di lavoro 1.5.1985.

(…)."

 

                                         Quale
amministratrice unica l'assicurata ha sottoscritto i seguenti documenti:

 

                                         -  "Resiliazione
totale del Contratto di Lavoro" della __________ SA, __________ del 30
giugno 2003 con effetto al 30 settembre 2003 (cfr. doc. 12/A);

                                         -  "Attestato
del datore di lavoro" della __________ SA, __________ del 17 ottobre 2003
(cfr. doc. 12);

                                         -  "Attestato
di guadagno intermedio" del mese di ottobre 2003 rilasciato dalla __________
SA, __________ il 7 novembre 2003 (cfr. doc. 11/A) e

                                         -  la
lettera del 1° settembre 2003 "Riassunzione parziale" con la quale la
__________ SA, __________ ha assunto l'assicurata a tempo parziale (50%) a
contare dal 1° ottobre 2003 (cfr. doc. 9).

 

                                         Come
sopra visto (cfr. consid. 2.2), secondo il TFA: "(…) Il lavoratore in
posizione professionale analoga a quella di un datore di lavoro non ha in via
di massima diritto, ritenuta l'inidoneità al collocamento, a indennità di
disoccupazione. (…)." (cfr. STFA del 7 giugno 2004 nella causa C., C
87/02).

 

                                         Alla luce
degli atti dell'incarto questo Tribunale ritiene che a ragione
l'amministrazione ha ritenuto che la ricorrente è inidonea al collocamento.

                                         Infatti,
da una parte la __________ SA, __________ non ha cessato la propria attività
(tant'è che l'assicurata è stata riassunta con un contratto di lavoro a tempo
parziale, 50%, a contare dal 1° ottobre 2003), d'altra parte, anche dopo la
disdetta del rapporto di lavoro con effetto al 30 settembre 2003 (cfr. doc.
12/A), l'assicurata ha mantenuto una posizione professionale analoga a quella
di un datore di lavoro.

                                         Al
riguardo va qui ricordato che l'amministratrice di una SA gode ex lege di una
posizione analoga a quella di un datore di lavoro potendo essa influenzare
risolutivamente le decisioni dello stesso (cfr. consid. 2.4).

 

                                         E' quindi
verosimile ritenere che l'assicurata, anche se dichiara di essere occupata per
la __________ SA, __________ solo nella misura del 50% di un'attività a tempo
pieno (al riguardo di rilievo è pure il fatto che la durata normale del lavoro
nell'azienda e quella dell'assicurata era di 60 ore settimanali; cfr. doc. 12
punto 5 e 6), in realtà è alla ricerca di clientela per la società in modo da
poter accrescere la propria occupazione.

 

                               2.7.   Il diritto
alle indennità di disoccupazione va comunque rifiutato anche alla luce della
giurisprudenza federale riprodotta al consid. 2.4.

 

                                         Al
proposito va qui rilevato che, con lettera del 1° settembre 2003, visto il
leggero miglioramento del mercato del lavoro, la __________ SA, __________ ha
riassunto l'assicurata a tempo parziale (50%) dal 1° ottobre 2003 (cfr. doc.
9).

 

                                         Pertanto,
anche se licenziata, l'assicurata non ha interrotto ogni contatto con la SA sua
datrice di lavoro. Ora, vista la sua posizione di amministratrice unica alla
stessa resta aperta la possibilità di riassumersi a tempo pieno nel caso il
lavoro della __________ SA, __________ dovesse aumentare.

 

                                         In simili
circostanze, il TCA deve confermare la decisione impugnata.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti