# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c1461764-4679-5bc2-8a34-d95d077d3617
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-12-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.12.2012 A-7148/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-7148-2010_2012-12-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte I 

A-7148/2010 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 9  d i c e m b r e  2 0 1 2  

Composizione 

 
Giudici Markus Metz (presidente del collegio),  

Pascal Mollard, Michael Beusch,  

cancelliera Sara Friedli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato da …, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Direzione del circondario delle dogane di Lugano,  

Via Pioda 10, casella postale 5525, 6901 Lugano,   

rappresentata dalla Direzione generale delle dogane (DGD), 

Divisione principale diritto e tributi, 

Monbijoustrasse 40, 3003 Berna,  

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Decisione sull'obbligo di pagamento. 

 

 

A-7148/2010 

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Fatti: 

A.  

Il 18 settembre 2009, la Sezione antifrode doganale della Direzione del 

circondario delle dogane di Lugano (di seguito: DCD), ha steso a carico di 

A._______ un processo verbale finale nel quale gli viene rimproverato di 

essersi reso colpevole di infrazioni alla Legge federale del 1° ottobre 

1925 sulle dogane (vLD, RU 42 409 e CS 6 475), alla Legge federale del 

2 settembre 1999 concernente l'imposta sul valore aggiunto (vLIVA, RU 

2000 1300), nonché alla Legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto 

penale amministrativo (DPA, RS 313.0).  

Secondo la DCD, dal 15 luglio 2003 al 30 novembre 2005, A._______ 

avrebbe rivendicato e ottenuto a torto, in quanto le relative condizioni non 

sarebbero state adempiute, la franchigia nel traffico rurale di confine per 

un totale di 1'373'910 chilogrammi di mais e di frumento, allestendo e 

presentando una documentazione giustificativa fittizia. 

B.  

Con decisione sull'obbligo di pagamento del 18 settembre 2009 e sulla 

base del processo verbale finale 18 settembre 2009, la DCD ha poi di-

chiarato A._______ assoggettato al pagamento dei tributi d'entrata 

dell'importo complessivo di fr. 567'811.70 (= fr. 459'197.-- di dazio doga-

nale + fr. 17'900.05 di imposta sul valore aggiunto + fr. 90'714.65 di inte-

ressi di mora), dovuti per il mais e il frumento che sarebbero stati impor-

tati in territorio svizzero senza sdoganamento conforme, sulla base 

dell'art. 12  cpv. 2 DPA, in concomitanza con l'art. 13 vLD, con l'art. 70 

della Legge federale sulle dogane del 18 marzo 2005 (LD, RS 631.0), 

nonché con l'art. 75 vLIVA. Secondo la DCD, per effetto delle infrazioni in-

dicate nel citato processo verbale, i suddetti tributi non sarebbero a torto 

stati riscossi, di modo che si giustificherebbe il loro recupero. 

C.  

Il 22 ottobre 2009, A._______ – per il tramite del suo patrocinatore – ha 

interposto ricorso (da lui designato quale reclamo) dinanzi alla Direzione 

generale delle dogane (di seguito: DGD) contro la predetta decisione. 

Protestando tasse, spese e ripetibili, egli ha postulato l'accoglimento del 

ricorso, con conseguente annullamento della decisione impugnata. In so-

stanza, egli ritiene che i crediti per i tributi doganali e l'IVA riferiti al 2003 

siano prescritti, ragione per cui solleva formale eccezione di prescrizione. 

Egli considera altresì che al frumento per animali e il mais importato dal 

15 luglio 2003 al 30 novembre 2005, l'autorità inferiore avrebbe applicato 

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le aliquote sbagliate, di modo che s'imporrebbe una riduzione dei dazi in 

applicazione delle aliquote corrette. Egli ritiene altresì che, poiché l'IVA è 

calcolata per ogni singola importazione, sulla somma del valore imponibi-

le franco frontiera Svizzera e del dazio dovuto, pure l'importo IVA da lui 

dovuto andrebbe ridotto, tenuto conto delle riduzioni di dazio a seguito 

dell'applicazione delle aliquote corrette. Egli postula infine che B._______ 

venga riconosciuto debitore solidale per il pagamento dei tributi in oggetto 

ai sensi dell'art. 12 cpv. 3 DPA (cfr. ricorso 22 ottobre 2009, pagg. 3 - 5). 

D.  

Nell'ambito della procedura penale parallela alla presente, con decreto 

penale 8 settembre 2010, la DGD ha condannato A._______ ad una 

multa di fr. 57'000.--, oltre spese di procedura dell'importo di fr. 3'500.--, 

sulla base degli artt. 74 cifra 9, 75 cpv. 1-2, 82 cifra 2 e 85 cpv. 2 vLD, 

dell'art. 128 LD, degli artt. 85 cpv. 1 e 89 vLIVA, sull'art. 103 della Legge 

federale del 12 giugno 2009 concernente l'imposta sul valore aggiunto 

(LIVA, RS 641.20), nonché sugli artt. 14 cpv. 2-3 e 15 DPA. A tale decreto 

penale, A._______ ha interposto opposizione con scritto 14 ottobre 2010, 

chiedendone in via principale l'annullamento o la riduzione della pena. 

E.  

Con scritto 29 settembre 2010, in applicazione degli artt. 8 e 47 cpv. 2 PA, 

la DGD ha trasmesso al Tribunale amministrativo federale il ricorso 22 ot-

tobre 2009 presentato dinanzi a lei da A._______ avverso la decisione 

18 settembre 2009 della DCD, quale ricorso omisso medio.  

F.  

Sempre nell'ambito della procedura penale parallela alla presente, con 

decisione penale 29 marzo 2011, la DGD ha poi rigettato l'opposizione 

interposta con scritto 14 ottobre 2010 A._______ al decreto penale 

8 settembre 2010, dichiarando quest'ultimo colpevole di infrazioni alla 

vLD, alla vLIVA e alla DPA, nonché condannandolo al pagamento di una 

multa di fr. 57'000.-- oltre alle spese di procedura dell'importo totale di 

fr. 5'710.--. 

G.  

A seguito della richiesta di giudizio di un tribunale formulata da A._______ 

il 11 aprile 2011, con scritto 13 settembre 2011 la DGD ha infine inoltrato 

tale domanda al Ministero pubblico di X._______, con preghiera di 

trasmetterla al tribunale competente. 

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H.  

Dopo aver dato a A._______ la possibilità di pronunciarsi in merito alla 

questione "omisso medio" con scritto 22 ottobre 2010, con decisione 

incidentale 19 luglio 2012, considerando come adempiuti i presupposti di 

cui all'art. 47 cpv. 2 PA, in virtù dell'art. 9 cpv. 1 PA il Tribunale ammini-

strativo federale si è dichiarato competente per statuire in merito al 

ricorso 22 ottobre 2009 presentato da quest'ultimo (di seguito: ricorrente) 

avverso la decisione sull'obbligo di pagamento 18 settembre 2009 della 

DCD, quale ricorso omisso medio. Nel contempo, lo scrivente Tribunale 

ha impartito un termine all'autorità per presentare la propria risposta al 

ricorso. 

I.  

Con risposta 30 agosto 2012, l'autorità inferiore contestando le allegazio-

ni del ricorrente, postula il rigetto del ricorso. In particolare essa contesta 

l'eccezione di prescrizione, nonché l'errata applicazione dell'aliquota. Es-

sa rileva poi che B._______ è stato riconosciuto solidalmente responsa-

bile del pagamento dei tributi nella decisione e nel decreto penale giusta 

l'art. 12 cpv. 3 DPA. Essa sottolinea infine che spetterebbe alla persona 

che paga i tributi all'importazione dovuti solidalmente agire in veste priva-

ta contro l'altra persona (cfr. risposta 30 agosto 2012, pag. 3 seg.). 

J.  

Con replica 5 ottobre 2012, il ricorrente ripropone gli aspetti fattuali per lui 

più rilevanti, che attesterebbero la sua buona fede, rispettivamente la ne-

gligenza delle autorità doganali (cfr. replica 5 ottobre 2012, pag. 1). Sul 

tema della prescrizione, rimanda a quanto indicato nel suo ricorso. Pren-

dendo poi atto che B._______ è stato dichiarato solidalmente responsabi-

le per il pagamento dei tributi nell'ambito del procedimento penale, reputa 

la richiesta in tal senso come superata. Prendendo altresì atto delle ali-

quote relative al granoturco per gli anni in questione riportate dagli estratti 

della tariffa doganale, ribadisce invece la contestazione esposta nel 

ricorso in merito al frumento, apportando alcune precisazioni al riguardo 

(cfr. replica 5 ottobre 2012, pag. 4 seg.).  

K.  

Con duplica 6 novembre 2012, l'autorità inferiore ritiene che il ricorrente 

non sia legittimato a richiamare il principio della buona fede. Le autorità 

doganali non avrebbero avvalorato esplicitamente l'affermazione del ricor-

rente sul fatto che il traffico rurale oggetto del contenzioso fosse perfetta-

mente conforme. Non competerebbe del resto alle autorità doganali verifi-

care in maniera approfondita l'autenticità e la veridicità della documenta-

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zione necessaria per il traffico rurale di confine. In merito ai dazi doganali 

applicati, essa sottolinea poi che gli stessi sono determinati in funzione 

degli elementi da cui dipendono, così come tali elementi esistevano og-

gettivamente al momento di varcare il confine. Oltre il confine, le autorità 

doganali non sarebbero più in grado di verificare con certezza quali sono 

le merci effettivamente introdotte nel territorio svizzero. Quest'ultime pos-

sono essere modificate o scambiate, di modo che tener conto di circo-

stanze successive al passaggio del confine rischierebbe di generare abu-

si e arbitri. 

L.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l'art. 31 della Legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), il Tribunale amministrativo fe-

derale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 della Legge 

federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 

172.021). Fatta eccezione per quanto prescritto direttamente dalla LTAF 

come pure da eventuali normative speciali, la procedura dinanzi allo scri-

vente Tribunale, nella misura in cui non concerne la procedura di imposi-

zione doganale (art. 3 lett. e PA), è retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 

cpv. 4 PA). I ricorsi presentati avverso le decisioni pronunciate nelle pro-

cedure in materia doganale sono di competenza del Tribunale ammini-

strativo federale (art. 33 lett. d LTAF). In particolare, il Tribunale ammini-

strativo federale è competente per statuire in merito ai ricorsi omisso 

medio presentati avverso le decisioni della DCD, allorquando – come nel 

caso concreto (cfr. decisione incidentale del Tribunale amministrativo fe-

derale A-7148/2010 del 19 luglio 2012, nonché decisione del Tribunale fe-

derale 2C_812/2012 del 20 settembre 2012 che conferma la competenza 

dello scrivente Tribunale in caso analogo a quello in esame) – sono dati i 

presupposti ai sensi dell'art. 47 cpv. 2 PA. Nelle procedure davanti al 

Tribunale amministrativo federale l'Amministrazione delle dogane è rap-

presentata dalla Direzione generale delle dogane (cfr. art. 116 cpv. 2 della 

Legge sulle dogane del 18 marzo 2005 [LD, RS 631.0]). 

 

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1.2  

1.2.1 Il 1° maggio 2007 sono entrate in vigore la LD e la relativa Ordinan-

za del 1° novembre 2006 sulle dogane (OD, RS 631.01). Giusta l'art. 132 

cpv. 1 LD, le procedure d’imposizione doganale pendenti all'atto dell'en-

trata in vigore della presente legge vengono concluse secondo il diritto 

previgente ed entro il termine assegnato dallo stesso. Nella misura in cui 

la fattispecie in esame concerne il periodo tra il 15 luglio 2003 e il 30 no-

vembre 2005, alla stessa risultano ancora applicabili la vLD e la relativa 

Ordinanza del 10 luglio 1926 della legge sulle dogane (vOLD, RU 42 461 

e CS 6 523). 

Per quel che riguarda invece la procedura, alla presente fattispecie risulta 

per contro di principio applicabile il nuovo diritto procedurale di cui alla 

LD, anche se in concreto sul piano materiale la fattispecie rimane sotto-

posta alla vLD (cfr. art. 132 LD; decisioni del Tribunale amministrativo 

federale A-3798/2009 del 27 marzo 2012 consid. 2.1, A-3197/2009 del 

10 maggio 2011 consid. 1.2 con rinvii e A-1528/2008 del 25 maggio 2010 

consid. 1.2 con rinvii).  

1.2.2 La LIVA è entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Fatto salvo l'art. 113 

LIVA, le disposizioni del diritto anteriore e le loro prescrizioni d'esecuzione 

rimangono ancora applicabili a tutti i fatti e i rapporti di diritto sorti durante 

la loro validità (art. 112 cpv. 1 LIVA). Nella misura in cui la fattispecie in 

esame concerne il periodo tra il 15 luglio 2003 e il 30 novembre 2005, alla 

stessa risulta applicabile materialmente l'allora vigente vLIVA, entrata in 

vigore il 1° gennaio 2001 (cfr. art. 94 cpv. 1 vLIVA; Decreto del Consiglio 

federale [DCF] del 29 marzo 2000, RU 2000 1344). 

1.3 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste 

dalla legge (art. 52 PA). L'atto impugnato è una decisione della DCD fon-

data sul diritto pubblico federale giusta l'art. 5 PA, che condanna il ricor-

rente al pagamento posticipato dei tributi doganali, il cui giudizio su ricor-

so è stato deferito allo scrivente Tribunale in virtù dell'art. 47 cpv. 2 PA. 

Poiché la decisione impugnata comporta un onere pecuniario per la ricor-

rente, quest'ultima risulta legittimata a ricorrere ai sensi dell'art. 48 cpv. 1 

PA. Visto quanto precede, il ricorso è ricevibile in ordine e deve essere 

esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere invo-

cati la violazione del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del po-

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tere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l'accertamento inesatto o in-

completo di fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b PA) e l'inadegua-

tezza (art. 49 lett. c PA; cfr. ANDRÉ MOSER/MICHAEL BEUSCH/LORENZ 

KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, Basilea 

2008, n. m. 2.149; ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN, Allge-

meines Verwaltungsrecht, 6. ed., Zurigo/San Gallo 2010, n. 1758 segg.).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi ad-

dotti (cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della deci-

sione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2007/41 

consid. 2; PIERRE MOOR/ETIENNE POLTIER, Droit administratif, vol. II, 

3. ed., Berna 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della massima inquisi-

toria e dell'applicazione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l'autorità 

competente procede difatti spontaneamente a constatazioni complemen-

tari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli 

atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; DTF 121 V 

204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3; ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, 

Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2. ed., 

Zurigo 1998, cifra 677). Secondo il principio di articolazione delle censure 

("Rügeprinzip") l'autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure 

che non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla con-

statazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanzia-

te (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. m. 1.55). Il principio inqui-

sitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dove-

re delle parti di collaborare all'istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 139 

consid. 2b).  

Il dovere processuale di collaborazione concernente in particolare il ricor-

rente che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, com-

prende, in particolare, l'obbligo di portare le prove necessarie, d'informare 

il giudice sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in 

caso contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della 

carenza di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 consid. 1; MOOR/POL-

TIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.).  

2.3 In merito all'esame delle decisioni di riscossione posticipata fondate 

sull'art. 12 DPA – come nel caso concreto – è importante precisare che 

sebbene la predetta disposizione sia contenuta in una legge penale a 

causa del suo legame con il diritto penale, la stessa è una norma di diritto 

fiscale, applicabile in materia di diritto doganale e in materia di IVA all'im-

portazione (cfr. PASCAL MOLLARD/XAVIER OBERSON/ANNE TISSOT BENE-

DETTO, Traité TVA, Basilea 2009, pag. 555 n. 468). La procedura giusta 

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l'art. 12 cpv. 1 e 2 DPA concernente l'obbligo pagamento dei tributi non 

pagati a causa di una infrazione alla legislazione amministrativa è una 

procedura amministrativa che si distingue chiaramente dalla procedura 

penale (cfr. decisione del Tribunale federale 2A.602/2003 del 10 maggio 

2004 consid. 3.2). Il credito fondato sull'art. 12 DPA è un credito fiscale 

(cfr. decisione del Tribunale federale 2A.602/2003 del 10 maggio 2004 

consid. 3.5). Ciò detto, esso può fondarsi su dei fatti stabiliti durante la 

procedura penale avviata dall'autorità doganale sulla base della DPA. I 

processi verbali e i documenti della procedura penale possono pertanto 

essere ripresi dal giudice amministrativo che deve apprezzarli alla luce 

delle regole del diritto amministrativo, in particolare della PA (MOL-

LARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., pag. 559 n. 491 seg. con rin-

vii; cfr. decisione del Tribunale amministrativo federale A-3925/2009 del 

27 febbraio 2012 consid. 4.4.1).  

3.  

In concreto, va dapprima rammentato che con decisione incidentale 

19 luglio 2012 lo scrivente Tribunale si è dichiarato competente per statui-

re in merito al presente gravame trattando il ricorso 22 ottobre 2009 pre-

sentato dal ricorrente avverso la decisione sull'obbligo di pagamento 

18 settembre 2009 della DCD, quale ricorso omisso medio. Orbene, la 

trattazione del suddetto ricorso omisso medio, presuppone che la decisio-

ne impugnata sia sufficientemente motivata (cfr. decisione del Tribunale 

amministrativo federale A-2925/2010 del 25 novembre 2010 con-

sid. 1.2.2.3). Prima d'entrare nel merito al riguardo, è pertanto opportuno 

verificare tale evenienza. 

3.1  

3.1.1 Il dovere per l'autorità di motivare la sua decisione deriva dal diritto 

di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale 

della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101). A livel-

lo procedurale, tale garanzia è concretizzata dall'art. 35 PA. Scopo di 

ottenere una decisione motivata è che il destinatario possa comprendere 

le ragioni della medesima e, se del caso, impugnarla in piena coscienza 

di causa e che l'autorità di ricorso possa esercitare il suo controllo 

(cfr. DTF 134 I 83 consid. 4.1, DTF 129 I 232 consid. 3.2 con riferimenti, 

DTF 126 I 97 consid. 2b). È quindi sufficiente che l'autorità si esprima 

sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o nell'altro sul 

giudizio di merito. L'autorità non è tuttavia tenuta a prendere posizione su 

tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, ma può 

limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione (cfr. DTF 

130 II 530 consid. 4.3, la già citata DTF 129 II 232 consid. 3.2; DTF 126 I 

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Pagina 9 

97 consid. 2b; decisione del Tribunale amministrativo federale A-

6258/2010 del 14 febbraio 2011 consid. 5.2.2 con riferimenti ivi citati; 

DTAF 2009/35 consid. 6.4.1; RENE RHINOW/HEINRICH KOLLER/CHRISTINA 

KISS/DANIELA THURNHERR/DENISE BRÜHL-MOSER, Öffentliches Prozessre-

cht, 2. ed., Basilea 2010, n. 437; LORENZ KNEUBÜHLER, Die Begründungs-

pflicht. Eine Untersuchung über die Pflicht der Behörden zur Begründung 

ihrer Entscheide, Berna/Stoccarda/Vienna 1998, pag. 29 segg.).  

3.1.2 Peraltro, la motivazione non deve necessariamente trovarsi nella 

decisione stessa; essa può anche trovarsi in un documento separato che 

sia stato portato a conoscenza dell'interessato o può discendere dal rinvio 

a una presa di posizione di un'altra autorità sempre portata a conoscenza 

dell'interessato (cfr. DTF 123 I 31 consid. 2c, DTF 113 II 204 consid. 2; 

LORENZ KNEUBÜHLER, in: Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schin-

dler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren 

[Kommentar VwVG], Zurigo 2008, n. 8 ad art. 35 PA; BLAISE KNAPP, Pré-

cis de droit administratif, 4. ed., Basilea 1991, pag. 150 seg.), basta che il 

destinatario sia in grado di procurarsi i documenti ai quali la decisione ri-

manda (cfr. ADELIO SCOLARI, Diritto amministrativo, Parte generale, Cade-

nazzo 2002, n. 535 con rinvii). L'ampiezza della motivazione non può 

tuttavia essere stabilita in modo uniforme. Essa va determinata tenendo 

conto dell'insieme delle circostanze della fattispecie e degli interessi della 

persona toccata nonché applicando i principi sviluppati dalla giurispruden-

za del Tribunale federale. La motivazione può anche essere sommaria, 

ma vi si devono perlomeno dedurre gli elementi essenziali sui quali l'auto-

rità si è fondata per rendere il proprio giudizio (cfr. SCOLARI, op. cit., 

n. 531 con i numerosi rinvii giurisprudenziali; decisione del Tribunale 

federale 2C_99/2011 del 6 ottobre 2011 consid. 3; decisione del Tribunale 

amministrativo federale A-3925/2009 del 27 febbraio 2012 consid. 4.2.1). 

3.1.3 A titolo eccezionale, la violazione dell'obbligo di motivazione può es-

sere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall'autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d'esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell'istanza inferiore 

(cfr. DTF 126 I 72 consid. 2 con numerosi rinvii, DTF 116 V 28 consid. 3, 

tra le molte decisioni del Tribunale amministrativo federale, A-6872/2010 

del 1° settembre 2011 consid. 2.1; BLAISE KNAPP, op. cit., pag. 150 seg.).  

3.2 In casu, la decisione sull'obbligo di pagamento del 18 settembre 2009 

della DCD risulta motivata in maniera sommaria. Essa si fonda prin-

cipalmente sul processo verbale finale 18 settembre 2009, al quale la 

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Pagina 10 

stessa rinvia. Nella risposta 30 agosto 2012, a cui è stata invitata l'autori-

tà inferiore, quest'ultima ha accennato sommariamente ai motivi per cui il 

ricorrente è tenuto al pagamento dei tributi in oggetto, rimandando per 

quanto concerne la fattispecie alla base di detta imposizione alla decisio-

ne penale 29 marzo 2011, nonché alla comunicazione 13 settembre 2011 

(cfr. docc. C.2.3 e A.2.7 dell'incarto prodotto dalla DGD con risposta 

30 agosto 2012 [di seguito: inc. DGD]). Per quanto concerne il diritto, la 

stessa si è invece limitata a rimandare agli atti della causa. Essa ha per 

contro preso puntuale posizione sulle censure sollevate dal ricorrente nel 

proprio ricorso, facendo preciso riferimento a quanto da lei già constatato 

nell'ambito del procedimento penale, indicando il documento determinan-

te, nonché il punto preciso ove ha trattato la censura (cfr. risposta 30 ago-

sto 2012, pag. 3 seg.). Con duplica 6 novembre 2012, l'autorità inferiore 

ha ulteriormente completato la propria motivazione.  

Orbene, in concreto ci si potrebbe domandare se una simile motivazione 

vada considerata sufficiente ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost., visti i nume-

rosi rinvii ad atti legati alla procedura penale e le spiegazioni sommarie 

contenute nella decisione, nonché nella risposta e nella duplica. Nondi-

meno dagli atti dell'incarto, non risulta che il ricorrente lamenti una 

qualsiasi voglia lesione del diritto di essere sentito. Dagli allegati prodotti 

dal ricorrente – segnatamente dal ricorso 22 ottobre 2009 – risulta anzi 

ch'egli ha preso posizione in maniera puntuale sulla decisione impugnata, 

indicando lui stesso i fatti pertinenti e i punti da lui contestati. In particolar 

modo, nell'allegato di replica 5 ottobre 2012 il ricorrente ha poi riassunto i 

fatti alla base del gravame, facendo lui stesso riferimento agli atti del 

procedimento penale.  

Dal momento che la decisione impugnata si fonda sulla medesima fatti-

specie alla base del procedimento penale, che i rinvii effettuati dall'autori-

tà inferiore sono precisi, nonché che le circostanze di fatto risultano chia-

re al ricorrente, si può concludere che quest'ultimo non ha subito alcun 

pregiudizio dalla motivazione addotta dall'autorità inferiore. In tali partico-

lari circostanze, la motivazione appare pertanto sufficiente. Ciò appurato, 

lo scrivente Tribunale può ora procedere all'esame di merito del presente 

gravame. 

4.  

Il ricorrente censura innanzitutto che i crediti fiscali relativi ai dazi dogana-

li e all'IVA per le importazioni avvenute nel 2003 sarebbero prescritti, di 

modo che la richiesta di pagamento avanzata dall'autorità inferiore sareb-

be perente. 

A-7148/2010 

Pagina 11 

4.1 La prescrizione è una questione di diritto che va esaminata d'ufficio 

dall'autorità e non necessita d'essere sollevata dall'assoggettato (cfr. de-

cisione del Tribunale federale 2C_551/2009 del 13 aprile 2010 con-

sid. 2.3; decisioni del Tribunale amministrativo federale A-1214/2011 del 

2 ottobre 2012 consid. 4.1 e A-2076/2008 del 6 gennaio 2011 consid. 4.2; 

MICHAEL BEUSCH, Der Untergang der Steuerforderung, Zurigo/Basilea/Gi-

nevra 2012, pag. 278). Ciò indicato, al fine si stabilire se i crediti in 

oggetto sono prescritti (cfr. consid. 4.3 del presente giudizio), va stabilito 

a priori il diritto applicabile e conseguentemente il termine stesso di 

prescrizione (cfr. consid. 4.2 del presente giudizio). 

4.2 La prescrizione, nella misura in cui concerne l'esistenza del credito 

fiscale, è di diritto materiale (cfr. decisione del Tribunale amministrativo 

federale A-1542/2008 del 20 aprile 2010 consid. 8.1 con rinvii; DTF 126 

II 1 consid. 2a con rinvii; RDAF 2003 II 498). Per questo motivo, alla stes-

sa risulta applicabile il diritto vigente al momento in cui le circostanze di 

fatto alla base del presente gravame hanno avuto luogo (cfr. consid. 1.2 

del presente giudizio). 

4.2.1 La vLD rispettivamente la vLIVA regolano la prescrizione allor-

quando il credito non sia stato riscosso a norma degli artt. 64 e 126 vLD, 

rispettivamente dell'art. 79 cpv. 1 vLIVA. Per quanto riguarda fattispecie di 

carattere penale, determinante è invece la DPA. Giusta l'art. 12 cpv. 4 

DPA, l'obbligo di pagamento o di restituzione non si prescrive finché non 

siano prescritte l'azione penale e l'esecuzione della pena (cfr. MICHAEL 

BEUSCH/JASMIN MALLA, Steuerstrafrecht – ein Entwirrungsversuch, in: 

Zweizerische Zeitschrift für Strafrecht [ZStrR], Vol. 130, Berna 2012, 

pag. 263). In materia di contravvenzioni, l'azione penale si prescrive in 

due anni (art. 11 cpv. 1 DPA). Se invece la contravvenzione consiste nella 

sottrazione o nella messa in pericolo di tasse, come nel caso in esame, il 

termine di prescrizione è di 5 anni. In caso d'interruzione della prescrizio-

ne, il termine non può essere prolungato di più della metà (cfr. art. 11 

cpv. 2 DPA). Per i delitti e le contravvenzioni, la prescrizione è sospesa 

durante i procedimenti d'opposizione, di reclamo o giudiziari circa l'obbli-

go di pagamento o restituzione (cfr. art. 11 cpv. 3 DPA; decisione del Tri-

bunale amministrativo federale A-1542/2008 del 20 aprile 2010 con-

sid. 8.2). Siffatta sospensione si applica sia alla prescrizione relativa, che 

a quella assoluta (cfr. DTF 119 IV 330 consid. 2; DTF 112 Ib 576 con-

sid. 13b, DTF 110 Ib 306 consid. 3b; decisione del Tribunale amministrati-

vo federale A-5828/2008 del 1° aprile 2010 consid. 8.1.1 con rinvii). 

A-7148/2010 

Pagina 12 

4.2.2 In merito alla predetta prescrizione, occorre tuttavia rilevare che in 

data 1° ottobre 2002 rispettivamente 1° gennaio 2007 sono entrate in vi-

gore la revisione concernente gli artt. 70 e segg. del Codice penale sviz-

zero del 21 dicembre 1937 (CP, RS 311.0; RU 2002 2986) e la revisione 

della parte generale del CP del 13 dicembre 2002 (RU 2006 3459) che, 

benché non abbiano toccato direttamente la DPA, hanno avuto conse-

guenze anche per il diritto penale amministrativo. Nell'ambito della prima 

revisione menzionata, il legislatore ha infatti previsto una norma di trasfor-

mazione (art. 333 cpv. 5 lett. b-c CP nella versione del 22 marzo 2002 

[RU 2002 2986]), poi ripresa nell'ambito della revisione successiva (le 

lett. b e c nella versione del 22 marzo 2002 sono rimaste immutate anche 

se sono ora contenute nell'art. 333 cpv. 6 CP) in base alla quale, fatto 

salvo l'art. 11 cpv. 3 DPA, le norme sull'interruzione e la sospensione 

della prescrizione dell'azione penale sono abrogate, mentre i termini di 

prescrizione dell'azione penale per tutte le contravvenzioni superiori a un 

anno sono stati raddoppiati (cfr. MICHAEL BEUSCH, in: Martin Zweifel/Peter 

Athanas/Maja Bauer-Balmelli [ed.], Kommentar zum Schweizerischen 

Steuerrecht, vol. II/3, Bundesgesetz über die Stempelabgaben [StG], Ba-

silea 2006, considerazioni introduttive ad artt. 45-50, n. 54 e segg.; JAN 

LANGLO, Prescription des infractions fiscales: le piège de l'article 333 

alinéa 6 CP, in: Archivi di diritto fiscale svizzero [ASA] vol. 75, pag. 433 e 

segg.). Secondo questa norma, i termini generali di prescrizione contenuti 

nella DPA sono ora quindi di 4 anni e di 10 anni ritenuto che, se risulta 

essere più lungo di quello dei delitti della medesima legge (art. 97 cpv. 1 

lett. c CP), il termine di prescrizione valevole per le contravvenzioni deve 

essere però ridotto in modo corrispondente (cfr. DTF 134 IV 328 con-

sid. 2.1; DTAF 2009/56 consid. 4.3; decisione del Tribunale amministrati-

vo federale A-1542/2008 del 20 aprile 2010 consid. 8.3). 

4.2.3 Per quel che concerne in particolare il termine di prescrizione di 

5 anni prevista per le contravvenzioni consistenti nella sottrazione o nella 

messa in pericolo di tasse o nell'ottenimento indebito di una restituzione, 

di una riduzione o di un condono di tasse ai sensi dell'art. 11 cpv. 2 DPA, 

si osserva che lo stesso, a seguito della sopracitata modifica entrata in 

vigore il 1° ottobre 2002, è stato raddoppiato (cfr. art. 333 cpv. 5 lett. b-c 

CP nella versione del 22 marzo 2002 [RU 2002 2986]; cfr. consid. 4.2.2 

del presente giudizio; cfr. parimenti decisione del Tribunale amministrativo 

federale A-5828/2008 del 1° aprile 2010 consid. 8.1.2). Nondimeno, poi-

ché il nuovo termine di prescrizione di 10 anni risulta più lungo di quello 

previsto per i delitti, la giurisprudenza ha ridotto quest'ultimo a 7 anni 

(cfr. DTF 134 IV 328 consid. 2.1 con rinvii).  

A-7148/2010 

Pagina 13 

In definitiva, in base al diritto in vigore a partire dal 1° ottobre 2002, il 

termine unico di prescrizione è dunque di 7 anni (cfr. art. 11 cpv. 2 DPA in 

relazione con l'art. 333 cpv. 6 lett. b CP e con DTF 134 IV 328 consid. 2.1 

che rinvia all'art. 97 cpv. 1 lett. c CP; decisione del Tribunale amministra-

tivo federale A-1542/2008 del 20 aprile 2010 consid. 8.5). 

4.3 In concreto, le importazioni litigiose sono avvenute tra il 15 luglio 2003 

e il 30 novembre 2005, ovvero successivamente all'entrata in vigore della 

modifica 1° ottobre 2002. La fattispecie che qui ci concerne rientra sotto 

l'art. 11 cpv. 2 DPA. Il termine di prescrizione applicabile alla presente 

fattispecie è pertanto di 7 anni (cfr. consid. 4.2.3 che precede). Detto 

termine ha iniziato a decorrere al più presto il 15 luglio 2003 ed è stato 

sospeso con il deposito del ricorso 22 ottobre 2009 avverso la decisione 

sull'obbligo di pagamento del 18 settembre 2009 dell'autorità inferiore, 

conformemente all'art. 11 cpv. 3 DPA. Orbene, a quel momento il termine 

di prescrizione di 7 anni, come giustamente rilevato dall'autorità inferiore, 

non era ancora perente. In tali circostanze, si deve pertanto concludere 

che nessuno dei crediti oggetto del presente gravame risulta prescritto. 

La censura del ricorrente non può dunque che essere respinta. 

5.  

Ciò stabilito, rimane ora da esaminare se l'imposizione delle importazioni 

in oggetto effettuata dall'autorità inferiore è corretta o meno (cfr. con-

sidd. 5.5 e 5.6 del presente giudizio). Detto esame implica dapprima che 

vengano rammentate le basi dell'imposizione doganale (cfr. consid. 5.1 

del presente giudizio), i casi particolari in cui è previsto un trattamento 

preferenziale della merce importata (cfr. consid. 5.2 del presente giudi-

zio), il caso speciale del traffico rurale di confine (cfr. consid. 5.3 del pre-

sente giudizio) e le conseguenze in caso di violazione della legislazione 

doganale, quale ad esempio la riscossione posticipata dei tributi doganali 

non versati a torto, e conseguentemente dell'IVA, in virtù dell'art. 12 DPA 

(cfr. consid. 5.4 del presente giudizio). 

5.1 Giusta la legislazione doganale (cfr. art. 7 LD, artt. 1 cpv. 1 e 21 cpv. 1 

vLD), le merci introdotte nel territorio doganale o asportate da esso sono 

soggette all'obbligo doganale (cfr. decisione del Tribunale amministrativo 

federale A-2925/2010 del 25 novembre 2010 consid. 2.1) e devono esse-

re tassate secondo la LD, rispettivamente la vLD, nonché la Legge fede-

rale del 9 ottobre 1986 sulla tariffa delle dogane (LTD; RS 632.10; 

cfr. decisioni del Tribunale amministrativo federale A-2934/2011 del 28 no-

vembre 2012 consid. 3.2.1 con rinvii e A-3798/2009 del 27 marzo 2012 

consid. 5.1.1). 

A-7148/2010 

Pagina 14 

5.1.1 Il regime doganale è fondato sull'autodichiarazione. In virtù di detto 

principio, tutte le merci che sono importate od esportate devono essere 

presentate all'ufficio doganale competente, poste sotto controllo doganale 

e dichiarate per lo sdoganamento dalla persona soggetta all'obbligo di 

denunzia (cfr. art. 6 vLD, analogamente art. 25 cpv. 1 LD). Detto in altri 

termini, la legge doganale impone alle persone soggette all'obbligo della 

denunzia doganale di prendere tutte le disposizioni necessarie, secondo 

la legge e i regolamenti, per l'esecuzione del controllo doganale stesso e 

stabilire l'obbligo di pagare il dazio (cfr. art. 29 cpv. 1 vLD, analogamente 

art. 25 cpv. 1 LD; cfr. parimenti decisioni del Tribunale amministrativo fe-

derale A-3798/2009 del 27 marzo 2012 consid. 5.1.2 e A-393/2009 del 

14 aprile 2011 consid. 3.1).  

5.1.2 Giusta l'art. 13 cpv. 1 vLD, il pagamento del dazio incombe alle per-

sone soggette all'obbligo della denunzia doganale e a quelle indicate 

nell'art. 9 vLD come pure alle persone per conto delle quali le merci sono 

state importate o esportate. Secondo l'art. 9 cpv. 1 vLD, sono in particola-

re soggette all'obbligo di denunzia doganale le persone che trasportano 

merci oltre il confine nonché i loro mandanti. Quanto disposto dagli artt. 9 

e 13 vLD è ripreso analogamente dall'attuale LD agli artt. 26 e 70 cpv. 2 

LD. Giusta gli artt. 13 cpv. 1 vLD e 70 cpv. 3 LD, i debitori doganali rispon-

dono solidalmente delle somme dovute. Il diritto di regresso fra di loro è 

retto dalle norme del diritto civile, e meglio dal Codice delle obbligazioni 

del 30 marzo 1911 (CO, RS 220; cfr. decisioni del Tribunale amministrati-

vo federale A-3798/2009 del 27 marzo 2012 consid. 5.1.3, A-5907/2008 

del 4 febbraio 2011 consid. 4.3, A-1482/2007 del 2 aprile 2008 consid. 4.4 

e A-1741/2006 del 4 marzo 2008 consid. 2.1).  

5.1.3 L'art. 1 cpv. 1 LTD precisa che tutte le merci importate o esportate 

attraverso la linea doganale svizzera devono essere sdoganate confor-

memente alla tariffa generale degli allegati 1 e 2, i quali informano circa i 

dazi all'importazione come pure circa l'eventuale contingente doganale. 

Giusta l'art. 21 cpv. 2 vLD il dazio, salvo altre disposizioni di tariffa, è 

riscosso in base alle aliquote, ai fattori determinanti in vigore il giorno nel 

quale comincia l'obbligo di pagamento, ovvero nel momento in cui la 

dichiarazione doganale viene accettata, oppure, in caso di non adempi-

mento dell'obbligo di dichiarazione, nel momento in cui la merce ha var-

cato il confine (cfr. art. 11 cpv. 1 e 2 vLD); di principio l'importo del dazio è 

determinato dalla natura, dalla qualità e dallo stato della merce al mo-

mento in cui essa è posta sotto controllo doganale (cfr. art. 23 vLD; deci-

sione del Tribunale amministrativo federale A-3925/2009 del 27 febbraio 

2012 consid. 5.1.4). 

A-7148/2010 

Pagina 15 

5.1.4 A seguito dell'Accordo del 15 aprile 1994 che istituisce l'Organiz-

zazione mondiale del commercio (RS 0.632.20), la Confederazione ha in-

trodotto dei prezzi soglia per certi prodotti agricoli e fissato dei contingenti 

doganali che determinano la quantità massima di un prodotto agricolo 

che può essere importato ad un'aliquota di dazio bassa, denominata "ali-

quota di dazio del contingente" (ADC). Le aliquote di dazio applicabili alle 

quantità che eccedono il contingente, denominate "aliquota di dazio fuori 

contingente" (ADFC) e "aliquota di dazio fuori contingente ridotta" (ADFC 

codice 1), sono state fissate dal Consiglio federale ad un livello più eleva-

to allo scopo volontario di dissuadere le importazioni. Tale opinione è 

condivisa dal Tribunale federale che ha chiaramente ammesso che i 

prezzi fissati per le importazioni fuori contingente hanno carattere proibi-

tivo (cfr. DTF 129 II 160 consid. 2.1, DTF 128 II 34 consid. 2b; decisioni 

del Tribunale federale 2A.262/2002 del 7 gennaio 2003 consid. 2 e 

2A.295/2001 del 6 novembre 2001 consid. 2b; decisioni del Tribunale am-

ministrativo federale A-3925/2009 del 27 febbraio 2012 consid. 5.1.5 e A-

3931/2008 del 19 luglio 2010 consid. 5.1; cfr. parimenti Messaggio del 

Consiglio federale del 26 giugno 1996 concernente la riforma della po-

litica agricola: Seconda tappa [Politica agricola 2002], FF 1996 IV 1, 

pag. 89 e segg.). 

5.1.5 L'importazione frumento e di mais, come pure le modalità d'asse-

gnazione dei rispettivi contingenti doganali, sono regolate dall'Ordinanza 

del 7 dicembre 1998 concernente l'importazione di prodotti agricoli 

(vOIAgr, RU 1998 3125 con successive modifiche; cfr. altresì l'attuale 

Ordinanza del 26 ottobre 2011 [OIAgr, RS 916.01]) che si fonda sulla Leg-

ge federale del 29 aprile 1998 sull'agricoltura (LAgr, RS 910.1; cfr. art. 10 

cpv. 4 lett. b e c LTD in relazione all'art. 21 seg. LAgr). L'importazione di 

alimenti per animali – tra cui anche il frumento e il mais – è attualmente 

regolamentata in maniera speciale dall'Ordinanza del 26 ottobre 2011 

concernente la produzione e l'immissione sul mercato degli alimenti per 

animali (OsAIA, RS 916.307) e dall'Ordinanza del Dipartimento federale 

dell'economia (DFE) del 26 ottobre 2001 concernente la produzione e 

l'immissione sul mercato degli alimenti per animali, additivi per alimenti 

per animali e alimenti dietetici per animali (OLAIA, RS 916.307.1) – le 

quali hanno sostituito l'Ordinanza del 26 maggio 1999 concernente la pro-

duzione e la messa in commercio degli alimenti per animali (Ordinanza 

sugli alimenti per animali, RU 1999 1780) – nonché dall'Ordinanza del 

25 aprile 2001 concernente la costituzione di scorte obbligatorie di cerea-

li, cereali speciali e alimenti ricchi di energia e di proteine per l'alimenta-

zione di animali (Ordinanza concernente la costituzione di scorte obbliga-

torie di cereali, RS 531.215.17).  

A-7148/2010 

Pagina 16 

5.1.6 Affinché un determinato prodotto agricolo possa essere importato 

generalmente l'importatore deve – su riserva delle deroghe all'obbligo di 

permesso previste espressamente dall'attuale OIAgr, rispettivamente 

dalla vOIAgr e dalle Ordinanze concernenti l'importazione di prodotti spe-

cifici – possedere sia un permesso generale d'importazione (PGI), sia una 

quota di contingente doganale sufficiente (cfr. artt. 1 seg., 13 cpv. 2 OIAgr 

e Allegato 4 OIAgr; cfr. decisione del Tribunale amministrativo federale A-

3925/2009 del 27 febbraio 2012 consid. 5.1.7 con rinvii). Per quel che 

concerne l'importazione di mais e frumento destinati all'alimentazione ani-

male, detto obbligo di permesso è previsto all'art. 2 cpv. 1 dell'Ordinanza 

concernente la costituzione di scorte obbligatorie di cereali. 

5.1.7 Ciò indicato, per quanto concerne in particolare l'importazione di 

cereali destinati al foraggiamento degli animali, va altresì precisato che 

fino al 1° luglio 2001 la legislazione allora applicabile, e meglio la Legge 

federale del 20 marzo 1959 concernente l'approvvigionamento del Paese 

con cereali [legge sui cereali; RU 1959 1021 con le successive modifi-

che], sottoponeva quest'ultima all'obbligo di denaturazione dei cereali. 

Detto obbligo di denaturazione è poi stato soppresso a partire dal 1° apri-

le 2006, con l'abrogazione della Legge sui cereali con effetto a partire dal 

1° luglio 2001 con l'entrata in vigore della Legge federale del 20 marzo 

2000 concernente l'abrogazione della legge sui cereali (RU 2001 1539; 

FF 1999 8173), nonché l'adattamento della tariffa doganale da parte del 

Consiglio federale per mezzo dell'Ordinanza del 1° marzo 2006 concer-

nente la modifica degli allegati alla legge sulla tariffa delle dogane e di 

altri atti legislativi nell'ambito della soppressione della denaturazione di 

cereali panificabili (RU 2006 867).  

5.1.8 In specifici casi la legislazione doganale prevede poi un trattamento 

preferenziale delle merci, segnatamente l'applicazione alle stesse di ali-

quote di dazio ridotte. Ciò è in particolare il caso per le merci per cui 

sussiste un "impegno d'impiego" (cfr. consid. 5.1.8.1 del presente giu-

dizio) o la cui origine, se provata, implica un'agevolazione doganale 

(cfr. consid. 5.1.8.2 del presente giudizio). 

5.1.8.1 Per le merci per cui sussiste un "impegno d'impiego" (definito qua-

le "impegno circa l'uso" sotto l'egida della vLD e della vOLD) – ossia l'im-

pegno di validità generale ad impiegare la merce solo per un determinato 

scopo, senza limitazioni per quanto concerne la quantità e la provenienza 

della merce nonché la durata (cfr. art. 2 lett. c dell'Ordinanza del 4 aprile 

2007 del Dipartimento federale delle finanze sulle agevolazioni doganali 

per le merci in base allo scopo d'impiego [OADo, RS 631.012]) – sia la 

A-7148/2010 

Pagina 17 

vLD che l'attuale LD prevedono la concessione dell'imposizione ad un'ali-

quota di dazio ridotta (cfr. art. 18 vLD e art. 40 vOLD, art. 14 LD e artt. 51 

e segg. OD; cfr. parimenti la vecchia Ordinanza del 20 settembre 1999 

sull'agevolazione doganale secondo l'impiego [vOADo, RU 1999 2474] e 

l'attuale OADo). La concessione dell'aliquota di dazio ridotta presuppone 

tuttavia la sussistenza della prova di siffatto "impegno d'impiego", in 

difetto della quale la predetta agevolazione non è ovviamente applicabile 

alla merce interessata. 

5.1.8.2 Ciò indicato, anche l'origine di determinate merci può dar luogo ad 

un trattamento preferenziale, rispettivamente ad una franchigia dai dazi, 

al momento del loro passaggio alla dogana (cfr. decisione del Tribunale 

amministrativo federale A-1750/2006 del 14 dicembre 2007 consid. 3.1 

con i numerosi rinvii). La Svizzera ha infatti concluso numerosi accordi 

internazionali in tal senso (cfr. al riguardo le decisioni del Tribunale 

amministrativo federale A-4259/2007 del 28 luglio 2008 consid. 3.1, A-

1482/2007 del 2 aprile 2008 consid. 4.5, A-1715/2006 del 9 novembre 

2007 consid. 2.2 e A-1883/2007 del 4 settembre 2007 consid. 3.2; REMO 

ARPAGAUS, in: Heinrich Koller/Georg Müller/Thierry Tanquerel/Ulrich Zim-

merli [ed.], Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Zollrecht, 

Vol. XII, 2. ed., Basilea 2007, n. 561; MARCO VILLA, La réglementation de 

l'origine des marchandises, Étude de droit suisse et de droit communau-

taire, Losanna 1998, pag. 117 e segg.). Per quanto riguarda i prodotti 

originari della Comunità economica europea (CEE), essi beneficiano di 

un trattamento preferenziale all'importazione in base all'Accordo del 

22 luglio 1972 tra la Confederazione svizzera e la CEE (RS 0.632.401 [di 

seguito: Accordo]; cfr. decisione del Tribunale amministrativo federale A-

4259/2007 del 28 luglio 2008 consid. 3.1). 

A norma del citato Accordo, il trattamento preferenziale è concesso dietro 

presentazione di un certificato di circolazione delle merci (CCM) EUR.1 o 

di una dichiarazione di origine su fattura (cfr. art. 16 cpv. 1 del Protocollo 

n. 3 del 28 aprile 2004 relativo alla definizione della nozione di "prodotti 

originari" e ai metodi di cooperazione amministrativa [Protocollo; RS 

0.632.401.3], già applicabile a partire dal 1° luglio 2002 [cfr. decisione 

n. 1/2004 del 28 aprile 2004 del Comitato misto Svizzera – UE che 

modifica il Protocollo n. 3 dell'Accordo relativo alla definizione della nozio-

ne di "prodotti originari" e ai metodi di cooperazione amministrativa, RS 

0.632.401.31; cfr. parimenti decisione del Tribunale federale 2C_99/2011 

del 6 ottobre 2011 consid. 4.2; decisione del Tribunale amministrativo fe-

derale A-4259/2007 del 28 luglio 2008 consid. 3.2). La presentazione 

della prova dell'origine della merce è la condizione sine qua non alla base 

A-7148/2010 

Pagina 18 

della concessione di un regime preferenziale (cfr. VILLA, op. cit., 

pag. 402). Pertanto, in assenza di una siffatta prova d'origine, non sussi-

ste alcun diritto ad un trattamento preferenziale della merce importata e 

dunque nessun diritto a che alla stessa vengano applicate delle aliquote 

preferenziali. 

5.2 In deroga a quanto indicato in precedenza (cfr. consid. 5.1 del presen-

te giudizio), la legislazione doganale prevede una regolamentazione spe-

ciale per quanto concerne il traffico rurale di confine, il quale – a certe 

determinate condizioni e solo in taluni casi – è soggetto all'esenzione dal 

dazio all'importazione. Il traffico rurale di confine è regolamentato 

dall'art. 14 cifre 19, 23 e 24, dagli artt. 28 e 58 vLD, come pure dagli 

artt. 24, 28, 34 e 115 vOLD (cfr. gli attuali artt. 8 cpv. 2 lett. j e 43 LD, 

nonché artt. 118-120 OD; cfr. parimenti decisioni del Tribunale ammini-

strativo federale A-2925/2010 del 25 ottobre 2010 consid. 2.2 seg. e A-

1673/2006 del 20 settembre 2007 considd. 2.1 seg.). Il traffico rurale di 

confine tra la Svizzera e la Repubblica Italia è altresì regolamentato dalla 

Convenzione tra la Svizzera e l'Italia del 2 luglio 1953 per il traffico di 

frontiera ed il pascolo (RS 0.631.256.945.41 [di seguito: Convenzione]). 

In caso di disaccordo tra la predetta Convenzione e il diritto doganale 

svizzero, va di principio applicata la Convenzione che, essendo di diritto 

internazionale, prevale sul diritto interno svizzero (cfr. DTF 136 III 168 

consid. 3.3.4, DTF 125 II 417 consid. 4c; decisione del Tribunale federale 

2C_743/2011 del 19 settembre 2010 consid. 5.1 e segg.; decisione del 

Tribunale amministrativo federale A-4762/2010 del 15 giugno 2011 con-

sid. 3.2 con i numerosi rinvii). Orbene, dal momento che in concreto, per 

quanto attiene alla fattispecie che qui ci occupa, le condizioni alla base 

del traffico rurale di confine oltre ad essere essenzialmente le stesse per 

entrambi i regimi giuridici non risultano problematiche, ci si riferirà qui di 

seguito sia alla Convenzione, che al diritto doganale svizzero. 

5.2.1 Diversamente dall'attuale LD (cfr. art. 43 cpv. 1 LD), la vLD non defi-

nisce la nozione di traffico rurale di confine. Secondo la predetta Conven-

zione, che designa il traffico rurale di confine quale traffico di frontiera, lo 

stesso consiste nel traffico di importazione e di esportazione (definitiva o 

temporanea) svolgentesi tra le due zone di frontiera (ossia le due strisce 

di territorio situato ai due lati del confine comune, che si estende di circa 

10 km, di cui fanno parte i Comuni elencati nell'Annesso I alla Convenzio-

ne), limitrofe e contigue, in quanto si tratti di scambi esclusivamente effet-

tuati dai relativi abitanti per i bisogni normali delle proprie singole eco-

nomie domestiche, o per la coltivazione e conduzione dei loro terreni 

(cfr. art. 1 della Convenzione). 

A-7148/2010 

Pagina 19 

5.2.2 Ai sensi dell'art. 2 cifra I e II lett. a della Convenzione, i frontalieri 

che hanno le loro aziende agricole e forestali nella zona di frontiera di uno 

dei due Stati (Svizzera e Italia) e che curino personalmente, come pro-

prietari, affittuari od usufruttuari la coltivazione o lo sfruttamento forestale 

di terreni situati nella contigua zona di frontiera dell'altro Stato, come pure 

le persone di loro famiglia ed i loro dipendenti, godono della franchigia da 

ogni diritto di entrata o di uscita e da ogni altra tassa o imposta, sui pro-

dotti greggi agricoli e forestali ottenuti dai terreni sopracitati e trasportati 

nell'altra zona dai proprietari, affittuari, usufruttuari o da persone della loro 

famiglia o dai loro dipendenti. I prodotti greggi sono quelli che non hanno 

subito altra manipolazione all'infuori di quella richiesta per la loro raccolta 

e il loro trasporto. Analogamente, l'art. 14 cifra 23 vLD prevede l'esenzio-

ne dal dazio all'importazione dei prodotti greggi del suolo – eccettuati 

quelli della vigna – provenienti da fondi situati nella zona economica este-

ra e coltivati dai loro proprietari, usufruttuari o affittuari, sempreché il colti-

vatore sia domiciliato nella zona economica svizzera e importi questi pro-

dotti egli stesso o per mezzo dei propri indipendenti. Ai sensi dell'art. 28 

cpv. 2 vOLD, sono considerati prodotti greggi del suolo i prodotti dei cam-

pi, dei prati, degli orti, dei frutteti, come pure la legna e la torba, in quanto 

non abbiano subito altra manipolazione all'infuori di quella necessaria per 

raccoglierli e trasportarli.  

5.2.3 Giusta l'art. 2 cifra V della Convenzione, i frontalieri che intendono 

usufruirne dovranno presentare ogni anno alla dogana del proprio Stato 

un certificato dell'Autorità comunale competente dell'altra zona, dal quale 

risulti l'ubicazione dei fondi, la loro estensione ed il genere delle culture, 

nonché il raccolto presunto. Secondo l'art. 28 cpv. 5 vOLD, le persone 

che vogliono usufruire della franchigia, devono presentare alla DCD com-

petente, entro il mese di aprile di ogni anno, un certificato ufficiale com-

provante la loro qualità di proprietari, usufruttuarie o affittuarie. Esse de-

vono altresì presentare la dichiarazione circa il raccolto presumibile delle 

singole coltivazioni indicando l'ufficio doganale dal quale i prodotti saran-

no importati.  

5.2.4 Allorquando difettano i presupposti alla base del regime speciale 

previsto per il traffico rurale di confine, alle merci importate risulta appli-

cabile il regime ordinario previsto dal diritto doganale per quest'ultime 

(cfr. consid. 5.1 del presente giudizio). 

5.3 Conformemente all'art. 72 vLIVA, la legislazione doganale è applicabi-

le all'importazione di beni, purché le disposizioni in ambito IVA non vi de-

roghino. L'IVA sull'importazione è infatti legata alla medesima operazione 

A-7148/2010 

Pagina 20 

che quella che fa nascere la pretesa doganale (cfr. decisione del Tribuna-

le federale 2A.90/1999 del 26 febbraio 2001 consid. 2b in: Steuer Re-

vue/Revue fiscale 56/2001 pag. 359). In linea di principio, il passaggio di 

un bene attraverso della linea doganale svizzera è sufficiente per determi-

nare l'imposizione dell'importazione (cfr. decisioni del Tribunale ammini-

strativo federale A-4480/2010 del 30 novembre 2011 consid. 2.1 seg. con 

i numerosi rinvii e A-8136/2010 del 1° novembre 2011 consid. 3.1). A te-

nore dell'art. 75 cpv. 1 vLIVA, sono contribuenti tutte le persone o società 

soggette all'obbligo di pagare il dazio. Le condizioni che reggono l'assog-

gettamento a tale obbligo ex artt. 9 e 13 vLD, nonché artt. 26 e 70 LD, 

sono parimenti pertinenti in tale occorrenza (cfr. decisione del Tribunale 

amministrativo federale A-4480/2010 del 30 novembre 2011 consid. 4.1).  

5.4 L'importazione di merci soggetta a dazio e all'IVA, in elusione dei 

disposti doganali, ottenendo l'ammissione in franchigia, allorquando dette 

merci non corrispondono alle condizioni prescritte per il traffico delle 

merci esenti dal dazio, costituisce un'infrazione alla legislazione fiscale 

applicabile (cfr. art. 74 cifra 9 vLD; art. 85 vLIVA). Giusta il rinvio degli 

artt. 80 vLD, 128 cpv. 1 LD e art. 88 vLIVA, l'art. 12 DPA è applicabile alle 

infrazioni doganali (cfr. decisione del Tribunale federale 2C_53/2011 del 

2 maggio 2011 consid. 2.6; decisione del Tribunale amministrativo federa-

le A-3798/2009 del 27 marzo 2012 consid. 5.2.1).  

5.4.1 L'art. 12 cpv. 1 lett. a DPA dispone che qualora, per un'infrazione 

alla legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto 

riscossa, essa deve essere pagata successivamente, interessi compresi, 

e ciò indipendentemente dalla punibilità di una determinata persona. 

L'art. 12 cpv. 2 DPA precisa che obbligata al pagamento è la persona che 

ha fruito dell'indebito profitto, segnatamente quella obbligata al pagamen-

to della tassa (cfr. artt. 9 e 13 vLD, artt. 26 e 70 cpv. 2 LD) o colui che ha 

beneficiato dell'indennità o del contributo (cfr. decisione del Tribunale fe-

derale 2C_53/2011 del 2 maggio 2011 consid. 2.6; decisione del Tribuna-

le amministrativo federale A-3798/2009 del 27 marzo 2012 consid. 5.2.2 

con rinvii).  

5.4.2 Affinché l'art. 12 cpv. 2 DPA trovi applicazione, occorre che sia og-

gettivamente stata compiuta un'infrazione penale (cfr. decisioni del Tribu-

nale federale 2C_53/2011 del 2 maggio 2011 consid. 2.6, 2C_456/2010 

del 7 marzo 2010 consid. 5.2 e 2A.1/2004 del 31 marzo 2004 consid. 2.1; 

DTF 129 II 160 consid. 3.2, DTF 115 Ib 358 consid. 3a, DTF 106 Ib 218 

consid. 2c; decisioni del Tribunale amministrativo federale A-3931/2008 

del 19 luglio 2010 consid. 6.3 e A-1741/2006 del 4 marzo 2008 con-

A-7148/2010 

Pagina 21 

sid. 2.2.3). L'applicazione di questa norma non dipende per contro né da 

una responsabilità penale specifica, né da una colpa, né ancora dal pro-

movimento di una procedura penale (cfr. decisioni del Tribunale federale 

2C_32/2011 del 7 aprile 2011 consid. 3.3, 2C_456/2010 del 7 marzo 2010 

consid. 5.2 e 2C_366-367-368/2007 del 3 aprile 2008 consid. 5; DTF 129 

II 160 consid. 3.2, DTF 106 Ib 218 consid. 2c; decisioni del Tribunale 

amministrativo federale A-2925/2010 del 25 novembre 2010 consid. 2.6 

con rinvii e A-1741/2006 del 4 marzo 2008 consid. 2.2.3 con rinvii; 

cfr.  MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, op. cit., pag. 556 n. 477; 

ANDREAS EICKER/FRIEDRICH FRANK/JONAS ACHERMANN, Verwaltungsstraf-

recht und Verwaltungsstrafverfahrensrecht, Berna 2012, pag. 92 e segg.; 

MICHAEL BEUSCH, in: Martin Kocher/Diego Clavadetscher, Zollgesetz 

[ZG], Berna 2009, n. 13 ad art. 70 LD e n. 37 seg. ad art. 85 LD). L'art. 12 

cpv. 1 DPA permette dunque di procedere al recupero di una tassa (o un 

tributo) che non è stata percepita a seguito di un'infrazione alla legislazio-

ne amministrativa federale, anche qualora nessuno sia punibile (cfr. deci-

sione del Tribunale amministrativo federale A-3798/2009 del 27 marzo 

2012 consid. 5.2.3 con rinvii). 

5.4.3 Giusta l'art. 12 cpv. 3 DPA, la persona che, intenzionalmente, ha 

commesso l'infrazione o vi ha partecipato risponde in solido, con le perso-

ne obbligate al pagamento secondo l'art. 12 cpv. 2 DPA, della somma da 

pagare o da restituire. La responsabilità solidale di cui all'art. 12 cpv. 3 

DPA concerne l'autore dell'infrazione e/o il compartecipe. Detta norma si 

applica all'autore e al compartecipe che non sono già assoggettati perso-

nalmente all'obbligo di pagamento in virtù dell'art. 12 cpv. 2 DPA. Per im-

pegnare la loro responsabilità solidale, l'autore e il compartecipe devono 

aver commesso infrazione intenzionalmente. Un'infrazione commessa per 

negligenza o per omissione non comporta infatti una responsabilità soli-

dale. A differenza dei cpv. 1 e 2 dell'art. 12 DPA – in virtù dei quali l'autori-

tà amministrativa può emanare delle decisioni d'assoggettamento suscet-

tibili di fare l'oggetto di misure d'esecuzione – il cpv. 3 dell'art. 12 DPA esi-

ge che sia un'autorità penale o giudiziaria a pronunciarsi in merito alla re-

sponsabilità solidale di una persona (cfr. EICKER/FRANK/ACHERMANN, op. 

cit., pag. 93 seg.; cfr. parimenti DTF 115 Ib 216 consid. 3a con rinvio a 

DTF 114 Ib 94 consid. 5c; decisione del Tribunale amministrativo federale 

A-3798/2009 del 27 marzo 2012 consid. 5.2.6 con rinvii).  

5.5  

5.5.1 In concreto, dagli atti dell'incarto prodotto dalla DGD con risposta 

30 agosto 2012 risulta che dal 15 luglio 2003 al 30 novembre 2005 il ri-

corrente ha rivendicato e ottenuto la franchigia nel traffico rurale di confi-

A-7148/2010 

Pagina 22 

ne per un totale di 1'373'910 kg di mais e di frumento (cfr. documenti giu-

stificativi e dichiarazioni per l'importazione [doc. 1 in: sottoincarto cartona-

to C.1.1 dell'inc. DGD]). Dall'inchiesta penale è poi risultato che in realtà 

le condizioni per beneficiare dell'esenzione prevista nel traffico rurale di 

confine non erano adempiute, di modo che le predette merci erano invero 

soggette sia ai dazi doganali, che all'IVA (cfr. in particolare, scritto 13 set-

tembre 2011 della DGD [doc. C.2.7 dell'inc. DGD], decisione penale 

29 marzo 2011 della DGD [doc. C.2.3 dell'inc. DGD] nonché il processo 

verbale finale 18 settembre 2009 a carico del ricorrente [in: sottoincarto 

cartonato C.1.2 dell'inc. DGD]). In effetti, gli esami esperiti dalle autorità 

doganali hanno permesso d'appurare l'esistenza di irregolarità, segnata-

mente che i prodotti importati non sono mai stati coltivati sui terreni di-

chiarati ai fini del traffico rurale di confine e che il contratto d'affittanza 

agraria alla base della dichiarata coltivazione dei terreni è falso. Di fatto, il 

ricorrente non avrebbe altresì mai affittato i terreni in questione e non 

avrebbe pertanto potuto disporre degli stessi. I cereali importati nel citato 

periodo non erano poi dei prodotti grezzi ai sensi degli artt. 14 cpv. 23 e 

58 vLD, dell'art. 28 cpv. 1 e 2 vOLD, nonché dell'art. 2 della Convenzione, 

bensì dei cereali essiccati (cfr. processo verbale finale 18 settembre 

2009, op. cit., pagg. 6-9). In tali circostanze, si deve pertanto concludere 

che è a giusta ragione che l'autorità inferiore ha conseguentemente prov-

veduto alla riscossione posticipata dei predetti tributi giusta l'art. 12 DPA. 

5.5.2 Ciò appurato, vanno ora stabilite le aliquote di dazio applicabili ai 

cereali e al mais importati tra il 15 luglio 2003 e il 30 novembre 2005. Al 

riguardo va subito rilevato che il ricorrente non contesta né l'assenza dei 

presupposti per ottenere la franchigia nel traffico rurale di confine, né le 

quantità di mais e frumento calcolate dall'autorità inferiore. Esso asseri-

sce unicamente che l'autorità doganale avrebbe applicato al mais e ai ce-

reali le aliquote di dazio errate.  

5.5.3 In merito, lo scrivente Tribunale procede dapprima all'esame dell'im-

posizione dei cereali. 

5.5.3.1 Per quanto concerne i cereali, il ricorrente nel proprio ricorso sot-

tolinea che secondo la tariffa pubblicata sul sito www.tares.ch, al frumento 

per animali andrebbe applicata la voce di tariffa 1001.9060, la quale nei 

rapporti con i paesi dell'Unione europea prevede un'aliquota di dazio di 

fr. 14.40 per 100 kg di peso lordo, nei limiti del contingente doganale pre-

ferenziale. L'aliquota normale ammonterebbe invece a fr. 16.-- per 100 kg 

di peso lordo. A suo avviso, l'aliquota di fr. 76.-- per 100 kg applicata dalle 

autorità doganali sarebbe in contrasto con la tariffa pubblicata. Egli sottoli-

http://www.tares.ch/

A-7148/2010 

Pagina 23 

nea poi che i cereali importati in Svizzera sarebbero stati destinati ad uso 

foraggero, così come accertato dalla stessa autorità nel processo verbale 

finale 18 settembre 2009 ove è scritto: "[…] al momento del passaggio del 

confine doganale i cereali in questione, di proprietà del sig. A._______, 

erano già interamente rivenduti alle ditte C._______ e D._______ quali 

mangimi per animali e venivano consegnati direttamente ai destinatari 

finali […]" (cfr. citato verbale di cui al sottoincarto cartonato C.1.2 

dell'inc. DGD, pag. 9), nonché dall'allegato n. 15 al citato verbale dove il 

prodotto sarebbe definito "frumento per animali". La destinazione forag-

giera risulterebbe altresì dalla dichiarazione rilasciata il 25 settembre 

2009 dalla C._______ (cfr. ricorso 22 ottobre 2009, pag. 3 seg.). 

Dall'altra parte, l'autorità inferiore – con rinvio nella propria risposta 

30 agosto 2012 a quanto illustrato al punto II.8 della decisione penale 

29 marzo 2011 e ai suoi allegati (cfr. doc. C.2.3 dell'inc. DGD, pag. 10 

seg.) – ha sottolineato che poiché i cereali non sono stati denaturati, agli 

stessi non può essere applicata l'aliquota di dazio prevista per il frumento 

per animali. Essa sostiene che in occasione del passaggio del confine il 

frumento deve essere denaturato (mediante colorazione dei cereali) al 

fine di evitare un impiego illecito. Dal momento che l'imposizione avviene 

sulla base della merce, così come essa si presenta al momento del pas-

saggio del confine, non occorrerebbe quindi tener conto di quanto avvie-

ne con la merce dopo il passaggio del confine e/o di cosa si intendeva 

farne. Essa ha poi indicato che il ricorrente non era titolare di una quota di 

contingente doganale e, d'altro canto, che l'applicazione dell'aliquota pre-

ferenziale per un prodotto originario dell'UE presuppone la presentazione 

di una prova dell'origine, che nella fattispecie difetterebbe. Sebbene la 

denominazione utilizzata dall'autorità inferiore sia fuorviante ("frumento 

per animali"), l'aliquota di dazio da lei applicata sarebbe dunque corretta 

(cfr. citato doc. C.2.3, pag. 10 seg.). 

Nella propria replica 5 ottobre 2012, ribadendo quanto appena indicato, il 

ricorrente sottolinea altresì che l'aliquota per il frumento ad uso foraggero 

andrebbe applicata indipendente dalla circostanza se il prodotto importato 

fosse denaturato o meno. A suo dire, la mancata denaturazione avrebbe 

semmai potuto condurre a una sanzione per aver violato un obbligo in tal 

senso, ammesso e concesso che, negli anni in questione, vi fosse una di-

sposizione di legge che stabiliva siffatto obbligo (cfr. replica 5 ottobre 

2012, pag. 4 seg.). Nella propria duplica 6 novembre 2012, l'autorità infe-

riore si è riconfermata in quanto indicato in precedenza, sottolineando 

che poiché le merci possono essere modificate o scambiate successiva-

mente al loro passaggio dal confine, tener conto delle circostanze che 

A-7148/2010 

Pagina 24 

intervengono successivamente rischierebbe di generare abusi e arbitri 

(cfr. citata duplica, pag. 2). 

5.5.3.2 Al riguardo, va rilevato che – come giustamente accennato, ma 

tuttavia non spiegato in dettaglio, dall'autorità inferiore (cfr. consid. 5.5.3.1 

del presente giudizio) – fino al 1° aprile 2006 la legislazione applicabile in 

materia d'importazione di frumento destinato all'alimentazione animale, 

esigeva che lo stesso venisse denaturato (cfr. consid. 5.1.5.2 del presen-

te giudizio). Orbene, dagli atti dell'incarto, come pure per stessa ammis-

sione del ricorrente, risulta che il frumento importato tra il 15 luglio 2003 e 

il 30 novembre 2005 è stato essiccato, ma non denaturato (cfr. processo 

verbale finale 18 settembre 2009, pag. 7 [in: sottoincarto cartonato C.1.2 

dell'inc. DGD]; processo verbale d'interrogatorio 14 maggio 2007, pag. 8 

[doc. 12 in: sottoincarto cartonato C.1.1 dell'inc. DGD]; processo verbale 

d'interrogatorio 15 ottobre 2008, pag. 3 [doc. 41 in: sottoincarto cartonato 

C.1.1 dell'inc. DGD]). Dal momento che di principio l'importo del dazio è 

determinato dalla natura, dalla qualità e dallo stato della merce al mo-

mento in cui essa è posta sotto controllo doganale (cfr. consid. 5.1.3 del 

presente giudizio), non occorre tener conto di quanto avviene con la mer-

ce successivamente al passaggio del confine. Orbene, può darsi che il 

frumento, una volta passata la frontiera, fosse effettivamente destinato 

all'alimentazione degli animali, così come più volte indicato dal ricorrente. 

Tuttavia dal momento che lo stesso non è stato denaturato, bensì essic-

cato, il ricorrente non può beneficiare dell'aliquota di dazio prevista per il 

frumento destinato all'alimentazione degli animali, difettando i presupposti 

di base per una tale imposizione.  

Ciò indicato, va altresì rilevato che dagli atti dell'incarto non risulta poi che 

il ricorrente fosse titolare di una quota di contingente doganale o di un 

permesso generale d'importazione giustificante l'applicazione di un'ali-

quota ridotta. Non emerge neppure la prova dell'origine europea delle 

merci importati che avrebbe potuto giustificare l'applicazione dell'aliquota 

preferenziale prevista per i prodotti originari dell'UE (cfr. consid. 5.1.8.2 

del presente giudizio), così come auspicato dal ricorrente. Non da ultimo, 

si osserva altresì come per le merci importate non sussista neppure un 

"impegno d'impiego", il quale avrebbe potuto giustificare l'applicazione di 

un'aliquota ridotta (cfr. consid. 5.1.8.1 del presente giudizio).  

Visto quanto precede, nonché come giustamente indicato dall'autorità 

inferiore, si deve dunque concludere che l'aliquota di dazio normale 

prevista per "il frumento non denaturato" alla voce di tariffa 1001.9039, in 

vigore al momento delle importazioni e pertanto applicabile ai cereali im-

A-7148/2010 

Pagina 25 

portati tra il 15 luglio 2003 e il 30 novembre 2005, era di fr. 76.-- per 

100 kg di peso lordo (cfr. distinta con descrizione della merce e calcolo 

dei tributi di cui all'allegato n. 15 annesso al processo verbale finale 

18 settembre 2009 a carico del ricorrente [in: sottoincarto cartonato C.1.2 

dell'inc. DGD]; estratti della tariffa doganale elettronica/Tares relativi agli 

anni 2003, 2004 e 2005 prodotti dall'autorità inferiore congiuntamente alla 

decisione penale 29 marzo 2011 [allegati al doc. C.2.3 dell'inc. DGD]). Ne 

discende, che i dazi doganali calcolati per il frumento importato tra il 

15 luglio 2003 e il 30 novembre 2005 risultano corretti, di modo che la 

decisione impugnata va su questo punto confermata. 

5.5.4 Ciò stabilito, rimane ora da esaminare l'imposizione del mais. 

5.5.4.1 Per quanto attiene invece al mais (granoturco), il ricorrente nel 

proprio ricorso sostiene che conformemente alla tariffa pubblicata sul sito 

www.tares.ch, allo stesso andrebbe applicata la voce di tariffa 1005.9030, 

la quale nei rapporti con i paesi dell'Unione europea prevede un'aliquota 

di dazio di fr. 18.50 per 100 kg di peso lordo nei limiti del contingente do-

ganale preferenziale. L'aliquota di dazio normale ammonterebbe invece a 

fr. 19.-- per 100 kg di peso lordo. A suo avviso, anche in questo caso l'ali-

quota di dazio applicata dalle autorità doganali sarebbe pertanto in con-

trasto con la tariffa pubblicata (cfr. ricorso 22 ottobre 2009, pag. 4). 

Al riguardo, l'autorità inferiore – sempre con rinvio nella propria risposta 

30 agosto 2012 a quanto illustrato al punto II.8 della decisione penale 

29 marzo 2011 e ai suoi allegati (cfr. doc. C.2.3 dell'inc. DGD, pag. 10 

seg.) – segnala che per il mais la denaturazione non è necessaria affin-

ché la merce venga imposta come prodotto destinato all'alimentazione 

animale. Essa sottolinea che anche in questo caso difettano la prova 

dell'origine dell'Unione europea nonché la rivendicazione della quota del 

contingente doganale al momento dell'importazione, le quali avrebbero 

giustificato l'applicazione di un'aliquota preferenziale. Anche in questo 

caso si applicherebbe dunque l'aliquota normale in vigore al momento 

delle importazioni.  

5.5.4.2 Come nel caso del frumento, va qui rilevato che dagli atti dell'in-

carto non emerge la prova dell'origine europea delle merci importate che 

avrebbe potuto giustificare l'applicazione dell'aliquota preferenziale previ-

sta per i prodotti originari dell'UE (cfr. consid. 5.1.8.2 del presente giudi-

zio), così come auspicato dal ricorrente. Non risulta neppure che lo stes-

so fosse titolare di una quota di contingente doganale. In tali circostanze, 

al mais importato tra il 15 luglio 2003 e il 30 novembre 2005 vanno dun-

http://www.tares.ch/

A-7148/2010 

Pagina 26 

que applicate le aliquote di dazio normali in vigore al momento delle pre-

dette importazioni per la voce di tariffa 1005.9030 concernente il grano-

turco per l'alimentazione di animali, così come giustamente indicato 

dall'autorità inferiore (cfr. distinta con descrizione della merce e calcolo 

dei tributi di cui all'allegato n. 15 annesso al processo verbale finale 

18 settembre 2009 a carico del ricorrente [in: sottoincarto cartonato C.1.2 

dell'inc. DGD]; estratti della tariffa doganale elettronica/Tares relativi agli 

anni 2003, 2004 e 2005 prodotti dall'autorità inferiore congiuntamente alla 

decisione penale 29 marzo 2011 [allegati al doc. C.2.3 dell'inc. DGD]).  

Per maggiore chiarezza, qui di seguito le tariffe indicate e prese in consi-

derazione dall'autorità inferiore vengono riassunte in maniera tabellare: 

periodo delle importazioni aliquota applicabile  

(voce di tariffa n. 1005.9030) 

dal 14 novembre 2003 al 2 dicembre 2003 fr. 18.-- per 100 kg di peso lordo 

dal 27 ottobre 2004 al 19 novembre 2004 fr. 26.-- per 100 kg di peso lordo 

dal 6 ottobre 2005 al 30 novembre 2005 fr. 21.-- per 100 kg di peso lordo 

 

Visto quanto precede, si deve concludere che i dazi doganali calcolati per 

il mais importato tra il 15 luglio 2003 e il 30 novembre 2005 risultano cor-

retti. La decisione impugnata va pertanto confermata per quanto concer-

ne l'imposizione del mais operata dall'autorità inferiore. 

5.6 In considerazione del fatto che lo scrivente Tribunale ha confermato il 

pagamento dei postulati dazi doganali, si giustifica parimenti il pagamento 

dell'importo richiesto a titolo d'IVA, il cui calcolo – come giustamente 

indicato dallo stesso ricorrente (cfr. sub. lett. C; ricorso 22 ottobre 2009, 

pag. 5), nonché dallo scrivente Tribunale (cfr. consid. 5.3 del presente 

giudizio) – si fonda sulla medesima operazione che quella che fa nascere 

la pretesa doganale e dunque sull'importo dovuto a titolo di dazi doganali.  

6.  

Non da ultimo, per quanto concerne la richiesta di riconoscimento di 

B._______ quale debitore solidale per il pagamento dei tributi in oggetto 

ai sensi dell'art. 12 cpv. 3 DPA espressa dal ricorrente con ricorso 

22 ottobre 2009, si ricorda che il suo esame non compete allo scrivente 

Tribunale, bensì alle autorità penali (cfr. consid. 5.4.3 del presente giu-

dizio). Detta richiesta sarebbe dunque irricevibile. Orbene, dal momento 

che l'autorità inferiore ha già avuto modo di riconoscere B._______ quale 

debitore solidale ai sensi dell'art. 12 cpv. 3 DPA nell'ambito del procedi-

mento penale parallelo (cfr. risposta 30 agosto 2012, pag. 4) e che lo 

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Pagina 27 

stesso ricorrente ha ritirato, a giusta ragione, la propria richiesta in tal 

senso (cfr. replica 5 ottobre 2012, pag. 4), non vi è più alcun motivo per 

attardarsi ulteriormente sulla stessa. 

7.  

Il ricorrente invoca infine la sua buona fede, ritenendo che le autorità 

doganali avrebbero manifestato in varie fasi di considerare conforme alle 

prescrizioni l'attività d'importazione da lui svolta, radicando in lui la con-

vinzione di operare correttamente e in buona fede (cfr. replica 5 ottobre 

2012, pagg. 2-4). 

7.1 Il principio della protezione della buona fede, inscritto all'art. 2 del Co-

dice civile svizzero del 10 dicembre 1907 (CC, RS 2010) è un principio 

giuridico generale valido anche in diritto pubblico, derivante direttamente 

dall'art. 9 Cost. (cfr. decisione del Tribunale amministrativo federale A-

393/2009 del 14 maggio 2011 consid. 5.2.4.2 con rinvii). Valido per l'insie-

me dell'attività dello Stato, il principio della buona fede conferisce all'am-

ministrato, a certe condizioni, il diritto di esigere dalle autorità che si con-

formino alle promesse o alle assicurazioni fattegli e che non tradiscano la 

fiducia posta in esse (cfr. DTF 131 II 627 consid. 6.1, DTF 130 I 26 con-

sid. 8.1, DTF 129 I 161 consid. 4; decisione del Tribunale amministrativo 

federale A-6956/2008 del 3 giugno 2010 consid. 4.1 con rinvii). Il principio 

della buona fede contraddistingue pure i rapporti tra le autorità fiscali e il 

contribuente; il diritto fiscale è tuttavia dominato dal principio della legali-

tà, di modo che il principio della buona fede risulta avere in questo ambito 

un'influenza più limitata, soprattutto nei casi in cui vi entri in collisione 

(cfr. art. 5 Cost.; cfr. inoltre sempre DTF 131 II 627 consid. 6.1, DTF 118 

Ib 312 consid. 3b; ERNST BLUMENSTEIN/PETER LOCHER, System des 

schweizerischen Steuerrechts, 6. ed., Zurigo 2002, pag. 28; decisione del 

Tribunale amministrativo federale A-5949/2008 del 18 ottobre 2010 con-

sid. 5.2). 

Secondo la giurisprudenza, un'indicazione o una decisione dell'ammi-

nistrazione possono obbligare quest'ultima ad acconsentire ad un ammi-

nistrato di appellarvisi, quand'anche esse risultassero errate, a condizione 

che (a) l'autorità sia intervenuta in una situazione concreta nei confronti di 

una persona determinata, (b) che abbia agito nei limiti delle sue compe-

tenze o presunte tali, (c) che l'amministrato non abbia potuto rendersi 

conto immediatamente dell'erroneità dell'indicazione ricevuta, (d) che in 

base a tale indicazione quest'ultimo abbia preso disposizioni concrete alle 

quali egli non potrebbe rinunciare senza subire un pregiudizio, infine (e) 

che la regolamentazione in materia non sia cambiata posteriormente al 

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Pagina 28 

momento in cui l'autorità ha formulato il suo avviso (fra le tante, DTF 131 

II 627 consid. 6.1 con rinvii; decisioni del Tribunale amministrativo federa-

le A-1374/2011 del 5 gennaio 2011 consid. 3 e A-1391/2006 del 16 gen-

naio 2008 consid. 2.3; BEATRICE WEBER-DÜRLER, Neuere Entwicklungen 

des Vertrauensschutzes, Schweizerisches Zentralblatt für Staats- und 

Verwaltungsrecht [ZBl] 103/2002, pag. 281 segg., con ulteriori rinvii a 

dottrina e giurisprudenza). La sola circostanza che l'autorità abbia lascia-

to trascorrere un periodo di tempo relativamente lungo o, a seconda dei 

casi, anche lungo, senza intervenire, non permette di appellarsi al princi-

pio della buona fede per mantenere una situazione illegale. Affinché ci si 

possa eccezionalmente avvalere di tale principio occorre che l'Autorità sia 

stata messa al corrente della situazione e che l'abbia poi lasciata sussi-

stere con piena cognizione di causa (cfr. DTF 107 Ia 121 consid. 1c; deci-

sione del Tribunale amministrativo federale A-5949/2008 del 18 ottobre 

2010 consid. 5.2; SCOLARI, op. cit., n. 630). 

7.2 Il predetto principio della buona fede, va tuttavia ben distinto dall'es-

sere in buona fede ai sensi dell'art. 3 CC (detta anche buona fede sogget-

tiva), ovvero l'assenza del sentimento d'agire contrariamente al diritto 

nonostante l'esistenza di un'irregolarità giuridica (cfr. PAUL-HENRI STEI-

NAUER/LAURENT BIERI, in: Pascal Pichonaz/Bénédict Foëx [ed.], Commen-

taire Romand, Code civil I, art. 1-359 CC, Basilea 2010, n. 4 ad art. 3 

CC). Al riguardo, senza entrare nei dettagli, è fondamentale sottolineare 

che benché il fatto d'essere in buona fede possa rivestire un certo ruolo in 

diritto penale, ciò non è tuttavia il caso in diritto amministrativo. L'ignoran-

za della legge, in casu del diritto doganale, non protegge infatti il privato 

sotto il profilo della buona fede (cfr. A-393/2009 del 14 maggio 2011 con-

sid. 5.2.4.2 con rinvii; SCOLARI, op. cit., n. 652). 

7.3 Nel caso concreto, il ricorrente adduce la propria buona fede soste-

nendo in sostanza di essersi sempre fidato delle rassicurazioni ottenute 

dalle autorità doganali. Egli indica che la medesima attività d'importazione 

sarebbe stata svolta prima del 2003 da E._______, con la collaborazione 

di B._______, senza che l'autorità doganale, dopo avere svolto una 

verifica in merito, intravvedesse elementi di illiceità. Egli ritiene poi di aver 

ottenuto delle rassicurazioni da B._______, in merito al contratto d'affitto 

dei terreni siti nel Comune di Y._______ (Italia) dichiarati come terreni 

utilizzati per la coltivazione del frumento e del mais importato nel traffico 

rurale di confine. Aggiunge altresì d'aver presentato all'Ufficio doganale di 

Z._______ il contratto d'affitto, che è stato da quest'ultimo accettato sen-

za riserve. Sottolinea inoltre che nel periodo dal 2003 al 2006, egli avreb-

be inoltrato alle autorità competenti dodici moduli n. 13.15, debitamente 

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Pagina 29 

vidimati e controfirmati per approvazione dall'ufficio tecnico del Comune 

di Y._______. Parimenti, la DCD avrebbe regolarmente vidimato e 

controfirmato i formulari ch'egli avrebbe inoltrato all'Ufficio doganale 

Z._______ tra il 2003 e il 2006, sancendo l'esenzione dai dazi doganali 

della merce importata. Tutto ciò, l'avrebbe dunque portato a fidarsi delle 

rassicurazioni date dalle autorità doganali e a considerare come corretta-

mente dichiarate le importazioni oggetto del presente litigio (cfr. replica 

5 ottobre 2012, pagg. 2-4). 

7.4 Sennonché, alla luce della giurisprudenza e della dottrina summen-

zionate, tali allegazioni non possono trovare conferma nell'applicazione 

del principio della buona fede ai sensi del consid. 7.1 che precede. Infatti, 

dagli atti di causa non si evince alcuna promessa o rassicurazione opera-

ta da parte delle autorità doganali in merito alla conformità del traffico ru-

rale di confine sulla quale il ricorrente potesse fare affidamento.  

Oltretutto, le autorità doganali che ricevono la documentazione necessa-

ria per il traffico rurale di confine non sono tenute ad esaminarne in modo 

approfondito l'autenticità e la veridicità. In effetti, in virtù del principio 

dell'autodichiarazione che governa il diritto doganale, alle persone tenute 

all'obbligo di denunzia viene attribuita una grande responsabilità, nonché 

un dovere accresciuto di diligenza nel compilare la dichiarazione dogana-

le. Se da un esame sommario della dichiarazione doganale, nonché dei 

documenti acclusi alla stessa, non traspare alcun errore o difetto formale 

apparente, la stessa viene accettata dall'autorità doganale competente, 

con conseguente liberazione della merce liberata. La persona soggetta 

all'obbligo di denunzia non deve però poter approfittare del fatto che 

l'Ufficio doganale competente non abbia riscontrato vizi di forma (cfr. deci-

sione del Tribunale amministrativo federale A-2934/2011 del 28 novembre 

2012 consid. 3.2.4 con rinvii).  

Nulla mutano alle predette conclusioni, le asserite rassicurazioni ricevute 

da B._______. Dette rassicurazioni sono infatti ininfluenti, dal momento 

che la protezione della buona fede non si applica nei rapporti tra privati. 

Lo stesso discorso vale analogamente per le asserite rassicurazioni 

ricevute dal Comune di Y._______. Si ricorda infatti che solo le rassicura-

zioni date dalle autorità doganali al ricorrente sono in grado di fondare, a 

determinate condizioni, la protezione della buona fede nei confronti di 

quest'ultime (cfr. consid. 7.1 del presente giudizio; DTF 131 II 627 con-

sid. 6.2). L'esistenza o meno d'indicazioni o informazioni ricevute da terzi 

è pertanto irrilevante.  

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Pagina 30 

Non da ultimo, si ricorda che per quanto concerne la riscossione a 

posteriori dei tributi doganali, rispettivamente dell'IVA, in virtù dell'art. 12 

cpv. 1 DPA, l'esistenza di una colpa non è richiesta. Che il ricorrente 

abbia dunque agito o meno in buona fede (cfr. consid. 7.2 del presente 

giudizio) – ciò che potrà, se del caso, essere appurato nell'ambito del pro-

cedimento penale parallelo tutt'ora pendente – nulla muta pertanto al fatto 

che lo stesso in virtù dell'art. 12 cpv. 1 e 2 DPA, è tenuto al pagamento 

dei tributi per la merce non dichiarata correttamente, quale persona obbli-

gata al pagamento dei tributi ai sensi degli artt. artt. 9 e 13 vLD (cfr. con-

sidd. 5.4.1 e 5.4.2 del presente giudizio). Detta censura non può pertanto 

che essere respinta. 

8.  

Visto quanto precede, il ricorso va respinto, con conseguente conferma 

della decisione impugnata. In considerazione dell'esito della lite, giusta 

l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese di procedura sono poste a carico del ricorren-

te soccombente (cfr. art. 1 segg. del Regolamento del 21 febbraio 2008 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammi-

nistrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono 

stabilite in fr. 12'500.-- (cfr. art. 4 TS-TAF], importo che verrà compensato 

con l'anticipo spese di fr. 12'500.-- versato dal ricorrente il 10 agosto 

2012. Al ricorrente non vengono assegnate indennità di ripetibili 

(cfr. art. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a 

contrario). 

  

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Pagina 31 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 

pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di fr. 12'500.-- sono poste a carico del ricorrente e 

interamente compensate con l'anticipo spese da lui versato. 

3.  

Non vengono assegnate indennità di ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Markus Metz Sara Friedli 

 
Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine 

di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 della 

legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). Il 

termine rimane sospeso dal settimo giorno precedente la Pasqua al 

settimo giorno successivo alla Pasqua incluso (art. 46 cpv. 1 lett. a LTF). 

Il termine rimane sospeso dal 15 luglio al 15 agosto incluso (art. 46 cpv. 1 

lett. b LTF). Il termine rimane sospeso dal 18 dicembre al 2 gennaio 

incluso (art. 46 cpv. 1 lett. c LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in 

una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei 

mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in 

possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di 

prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

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