# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 63877d0f-a7e2-55c8-b023-77ec3955b7c3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-06-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.06.2017 35.2017.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-11_2017-06-19.html

## Full Text

Incarto
  n.

  35.2017.11

   

  mm

  	
  Lugano

  19 giugno 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 febbraio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 5 gennaio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 25 gennaio 2011, RI 1,
dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di giardiniere e,
perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1, è scivolato
nella vasca da bagno e, per evitare di cadere, si è aggrappato con la mano
sinistra a una maniglia, avvertendo un dolore alla spalla sinistra. Con
rapporto del 23 gennaio 2011, il neurologo dott. __________ ha diagnosticato
una plessopatia brachiale sinistra post-traumatica (cfr. doc. 20, p. 2). 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

                                         L’assicurato ha ritrovato
una piena capacità lavorativa a far tempo dal 1° marzo 2011 (cfr. doc. 40, p.
1). 

 

                               1.2.   Nel mese di settembre 2011,
all’assicuratore LAINF è stata annunciata una ricaduta dell’evento traumatico
del 25 gennaio 2011 (cfr. doc. 33), determinata da una recidiva della
sintomatologia dolorosa alla spalla sinistra con ipoestesia delle prime tre
dita e di parte del braccio (cfr. doc. 39).

 

                                         L’CO 1 ha riconosciuto la
propria responsabilità al riguardo. 

 

                               1.3.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 5 febbraio 2014,
l’amministrazione ha innanzitutto negato che i disturbi alla spalla sinistra e
al rachide cervicale costituissero ancora delle conseguenze naturali
dell’evento traumatico del gennaio 2011. Quindi - tenuto conto unicamente dei
postumi infortunistici residuali - all’assicurato è stato negato il diritto a
una rendita d’invalidità e a un’indennità per menomazione all’integrità (IMI). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dal __________ per conto dell’assicurato (cfr. doc. 174 e 182), in
data 5 gennaio 2017, l’assicuratore ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (cfr. doc. 214). 

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 2
febbraio 2017, RI 1, rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto che, annullata la
decisione su opposizione impugnata, gli atti vengano retrocessi
all’amministrazione per complemento istruttorio e nuova decisione “… che tenga
conto del peggioramento dello stato di salute …”, argomentando in particolare
quanto segue:

 

" (…).

Il signor RI 1 non condivide la decisione su opposizione della CO
1 e l’inoltro del presente gravame è quindi inevitabile.

 

La decisione impugnata è troppo rigida, severa e non tiene conto
del peggioramento dello stato di salute dell’interessato chiaramente da
ricondurre all’infortunio subito.

Prima RI 1 non ha mai avuto alcun problema a lavorare e a portare
pesi: oggi la situazione è completamente diversa e purtroppo non presenta
alcuna prognosi positiva.

I referti medici a cui fa riferimento la CO 1 per motivare la sua
decisione sono troppo ottimistici e sconfessati dalla triste realtà che vive il
ricorrente dal momento del suo infortunio.

Conformemente a quanto già deciso in ambito AI anche per quanto
attiene alla LAINF è sicuramente doveroso un esame più approfondito che si
chiede venga ordinato da cod. Lod. Tribunale.

 

RI 1 ancor oggi non può lavorare, le sue condizioni non gli
permetteranno mai più di poter lavorare quale giardiniere, ma anche in attività
più leggere un’inabilità di almeno il 50% è sicuramente data.

(…).” (doc. I, p. 2)

 

                               1.5.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V + allegati).

 

                               1.6.   In corso di causa, il
patrocinatore del ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione medica (doc.
VII + allegato e doc. VIII + allegato). 

 

                                         L’istituto assicuratore si
è pronunciato al riguardo in data 15 maggio 2017 (doc. X). 

 

                               1.7.   Il 14 giugno 2017 l’avv. RA 1
ha versato agli atti una certificazione del dott. __________ (allegato al doc.
XII). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto della lite è la
questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a negare all’assicurato il
diritto alla rendita d’invalidità, oppure no. 

 

                                         Preliminarmente, questa
Corte constata che, con l’opposizione del 27 febbraio 2014 (cfr. doc. 174 e 182),
l’insorgente non ha contestato l’estinzione del nesso di causalità naturale
tra, da una parte, i disturbi alla colonna cervicale e alla spalla sinistra e,
dall’altra, l’infortunio del 25 gennaio 2011 (su questo aspetto, si veda il
rapporto 29 agosto 2013 del dott. __________, spec. FMH in chirurgia della mano
e generale – doc. 159, p. 6: “Per quanto riguarda la problematica alla spalla
sinistra e alla colonna vertebrale cervicale vedasi esami RM sopra, non sono
presenti a questi livelli lesioni traumatiche, si può passare all’estinzione
del nesso causale fra l’infortunio del 25.01.2011 e la spalla sinistra e la
colonna vertebrale cervicale, questo a partire dal 01.09.2013.”), cosicché, su
questo punto, la decisione formale del 5 febbraio 2014 è cresciuta incontestata
in giudicato. 

                                         Per quanto riguarda il
rachide cervicale, è utile precisare che, in occasione del consulto del 10
marzo 2017, gli specialisti del Servizio di neurochirurgia del __________, diagnosticata
all’esame radiologico un’artrosi C5-C7, hanno negato la presenza di una lesione
discale con compressione radicolare o midollare (cfr. allegato al doc. VIII). 

                                         Sulla scorta di quanto
precede, il diritto alla rendita d’invalidità deve dunque essere valutato
prendendo in considerazione unicamente i disturbi legati alla plessopatia da
trazione a sinistra. 

 

                               2.2.   Giusta l'art. 18 cpv. 1
LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno
2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha
modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                               2.3.   L'invalidità, concetto essenzialmente
economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non
secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica
del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi
sulle conseguenze economiche di tale danno. 

 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente
esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua
capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di
lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a;
conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato,
che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di
lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'e­tà, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'in­validità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                               2.4.   Nella concreta evenienza, per
quanto riguarda la valutazione medica dell’esigibilità lavorativa a dipendenza
dei postumi residuali dell’infortunio del gennaio 2011 (in cui l’assicurato
aveva riportato una plessopatia brachiale neuroprassica minima – cfr. doc. 9),
l’assicuratore LAINF convenuto ha fatto capo al parere dei propri medici
fiduciari.

 

                                         In occasione della visita
di chiusura del 27 agosto 2013, diagnosticata una plessopatia da trazione del
plesso brachiale sinistro con persistenti disestesie e disturbo della
sensibilità delle dita I a III della mano sinistra, il dott. __________ ha così
descritto i limiti funzionali dipendenti dal danno alla salute infortunistico: 

 

" (…).

sollevare e portare pesi: l’assicurato può sollevare pesi molto
leggeri e leggeri fra i 5 e i 10 kg fino all’altezza dei fianchi senza
limitazione, pesi medi fra i 10 e i 25 kg fino all’altezza dei fianchi senza
limitazione, pesi pesanti fra i 25 e i 45 kg fino all’altezza dei fianchi
spesso, pesi molto pesanti oltre i 45 kg fino all’altezza dei fianchi di raro.
Può sollevare oltre l’altezza dei petto pesi fino e oltre i 5 kg. Maneggio di
attrezzi leggeri, di precisione medi senza limitazione, lavoro pesante e
manuale rozzo spesso, molto pesante di raro, non problemi nella rotazione delle
due mani. Posizione mobilità: lavori sopra la testa molto spesso, rotazione del
tronco senza limitazione, posizione seduta inclinata in avanti e in piedi
inclinata in avanti senza limitazione, posizione inginocchiata e di flessione
delle ginocchia senza limitazione. Posizione di lunga durata seduta e in piedi
o a libera scelta senza limitazione, salite le scale senza limitazione, su
scale a pioli spesso.

(…).” (doc. 159, p. 6)

 

                                         Nel corso del mese di
settembre 2013, l’amministrazione ha interpellato l’ex datore di lavoro
dell’insorgente, allo scopo di conoscere le mansioni che quest’ultimo era
chiamato a svolgere (cfr. doc. 163).

                                         Questo il tenore della risposta
fornita dalla __________ il 3 ottobre 2013:

 

" (…).

Il signor RI 1 svolgeva le seguenti attività:

 

Opere da muratore:

-  posa piode

-  costruzioni piccole murature in sasso

-  recinzioni con paletti in ferro

 

Opere da giardiniere:

-  sfoltitura piante

-  taglio erba

 

No, non doveva alzare pesi superiori ai 45 kg, al massimo fino a
25 kg.” (doc. 165) 

 

                                         Alla luce delle
indicazioni fornite dall’ex datore di lavoro, il dott. __________ ha ritenuto
l’assicurato abile al 100% nella sua precedente attività lavorativa (cfr. doc.
170). 

 

                                         Con decisione formale del
5 febbraio 2014, tenuto conto delle sole conseguenze infortunistiche
(plessopatia brachiale a sinistra), l’assicuratore resistente ha dichiarato RI
1 in grado di riprendere l’esercizio della professione di giardiniere a contare
dal 1° ottobre 2013 e, pertanto, in assenza di una qualsiasi perdita di
guadagno, gli ha negato il diritto alla rendita d’invalidità (cfr. doc. 173).

 

                                         In sede di opposizione,
l’assicurato ha prodotto una certificazione del suo medico curante specialista,
dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia, secondo il
quale “… il paziente può sollevare pesi molto leggeri fra i 5-10 kg fino
all’altezza dei fianchi senza limitazione e spesso anche pesi fino a 25 kg fino
all’altezza dei fianchi. Sconsiglierei il sollevamento ed il trasporto di pesi
maggiori. È inoltre sconsigliato il lavoro con le braccia elevate. Egli può
svolgere i lavori sia da seduto che in piedi e non vi è limitazione nella
flessione delle ginocchia o in posizione inginocchiata. Non vi sono limitazioni
concernenti il salire le scale.” (doc. 174). 

 

                                         L’CO 1 ha sottoposto le
considerazioni espresse dal dott. __________ al proprio medico di circondario,
il quale “rivalutando ancora la situazione, inclusa la clinica dell’assicurato
e rilevando che gli esami elettrofisiologici, RM del plesso brachiale sinistro
erano nella norma”, ha confermato l’apprezzamento dell’esigibilità lavorativa
contenuto nel referto relativo alla visita di chiusura del 27 agosto 2013 (cfr.
doc. 176, p. 2). 

 

                                         Prima di procedere
all’emanazione della decisione su opposizione impugnata, l’assicuratore ha ancora
sottoposto gli atti al dott. __________, spec. FMH in neurologia, attivo presso
la __________ di __________, il quale si era già espresso sul caso di specie in
due precedenti occasioni. 

                                         Queste, segnatamente, le considerazioni
da lui enunciate in data 14 dicembre 2016:

 

" (…).

Herr Dr. __________ als Kreisarztes CO 1 __________
formulierte am 29.8.2013 ein exakt ausformuliertes Zumutbarkeitsprofil wo die
Tätigkeiten des Versicherten im Einzelnen in ihrer Zumutbarkeit beschrieben
werden. Ich kann von meiner Seite keine weitere Ergänzung diesbezüglich
vornehmen, das formulierte Zumutbarkeitsprofil ist aus meiner Sicht zu stützen.
Ich hatte ja bereits in meiner Beurteilung vom 12.03.2013 angenommen, dass die
unfallbedingten Beschwerden mittlerweile weit in der Hintergrund getreten
seien, dieses unter anderem da der Patient zu diesem Zeitpunkt bereits
keinerlei spezifische antineuropathische Medikation mehr benötigte und
allenfalls gelegentlich Medikamente aus der Reserve (WHO Stufe I Analgetika)
einnahm.” (doc. 213, p. 3 – il corsivo è del redattore)

 

                                         In corso di causa, RI 1 ha
versato agli atti un’ulteriore certificazione del dott. __________, relativa a
una consultazione che ha avuto luogo il 6 marzo 2017. In quella sede, il medico
curante specialista ha riferito che l’assicurato “… presenta una nota sindrome
radicolare C5 a sinistra ed eventualmente C6 o C7 a sinistra in stato da trauma
contusivo-distorsivo della spalla sinistra nel gennaio 2011. Presenta una
plessopatia al braccio sinistro su neurinoma. Il paziente riferisce un
aggravamento della sintomatologia algica con ora anche dolori irradianti verso
il braccio destro e bruciore all’emi-viso sinistro. Ho prescritto al paziente
della fisioterapia per questa problematica. Nel decorso vi è dunque stato un
aggravamento della sintomatologia algica.” (allegato al doc. VII). 

 

                               2.5.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF
8C_862/2014 del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         E’ infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.6.   Nella concreta
evenienza, attentamente vagliata la documentazione medica presente all'inserto,
questo Tribunale non ha valide ragioni per scostarsi dall'apprezzamento
dell’esigibilità lavorativa espresso dal dott. __________ (e avallato dal
neurologo dott. von Hippel), secondo il quale, a fronte dei limiti funzionali
riscontrati a margine della visita di chiusura e delle mansioni indicate
dall’ex datore di lavoro, il ricorrente potrebbe ritornare a svolgere la sua
precedente attività di giardiniere (cfr. doc. 159 e 170). 

 

                                         Del resto, secondo il TCA,
dalla documentazione medica a disposizione non emergono elementi suscettibili
di generare dei dubbi, nemmeno lievi, circa la fondatezza della valutazione
enunciata dal medico __________. 

 

                                        Innanzitutto, per quanto
concerne il referto 29 gennaio 2014 del chirurgo ortopedico dott. __________
(cfr. doc. 174), esso non appare atto a supportare le obiezioni
dell’assicurato. In effetti, il medico curante specialista ha sì sconsigliato
il sollevamento/trasporto di pesi superiori ai 25 kg, tuttavia l’ex datore di
lavoro ha attestato che l’attività di giardiniere non comportava una tale
mansione (cfr. doc. 165: “No, non doveva alzare pesi superiori ai 45 kg, al
massimo fino a 25 kg.” – il corsivo è del redattore). Per quanto riguarda
invece le mansioni da svolgere con le braccia elevate, sconsigliate dal dott. __________
(ma non dal dott. __________), l’utilizzo di una scala, ad esempio nei lavori
di sfoltitura di piante, permetterebbe di svolgere l’operazione in questione
sempre a livello dell’orizzontale. 

                                         Parimenti irrilevante è il
rapporto 4 marzo 2017 dello stesso dott. __________ (cfr. allegato al doc.
VII). A prescindere dal fatto che la problematica interessante il rachide
cervicale non è di pertinenza dell’assicuratore convenuto (cfr. supra,
consid. 2.1) e che gli specialisti del Servizio di neurochirurgia dell’Ospedale
__________ di __________ hanno escluso l’esistenza di una sindrome radicolare
(cfr. allegato al doc. VIII, p. 2: “Il signor RI 1 presenta un’artrosi
cervicale a livello C5-C7 senza compressione midollare e senza compressione
radicolare” – il corsivo è del redattore), il dott. Del Notaro si è
limitato a riferire di un aggravamento soggettivo della sintomatologia
(“Il paziente riferisce un aggravamento della sintomatologia algica con ora
anche dolori irradianti verso il braccio destro e bruciore all’emi-viso
sinistro.”), senza pretendere che l’esigibilità lavorativa si sarebbe
modificata rispetto a quella da lui stesso descritta nel gennaio 2014. 

                                         Una conclusione analoga
s’impone anche per la certificazione 14 giugno 2017 del dott. __________, spec.
FMH in medicina interna, nella misura in cui vi si fa riferimento a una
patologia extra-infortunistica alla spalla destra (cfr. allegato al doc. XII),
per la quale l’assicuratore convenuto non può essere chiamato a prestare. 

 

                                         È vero che questo
Tribunale non ignora che, con la sentenza 32.2015.99 del 23 luglio 2015, ha
rinviato gli atti all’Ufficio AI affinché disponesse un approfondimento
peritale pluridisciplinare (reumatologico, neurologico e psichiatrico). Al
riguardo, occorre tuttavia rilevare che l’assicuratore LAINF, diversamente da
quello AI, è chiamato a rispondere unicamente del danno alla salute che si
trova in nesso causale naturale e adeguato con l’infortunio assicurato (in
concreto, della sola plessopatia da trazione a sinistra, ad esclusione
dei disturbi interessanti la spalla sinistra e la colonna cervicale). Da questo
punto di vista, il TCA ritiene che la fattispecie medica sia stata istruita a sufficienza,
di modo che si può senz’altro prescindere da un rinvio degli atti all’amministrazione.

 

                                         Inoltre, trattandosi della
supposta problematica psichica – un problema di elaborazione del dolore
(somatoforme) – degli accertamenti in merito non s’impongono. In effetti, come
ha correttamente sottolineato l’istituto assicuratore nella decisione su
opposizione (cfr. doc. 214, p. 8), in presenza di un infortunio insignificante
o leggero (qual è indubbiamente una caduta nella vasca da bagno – per delle
fattispecie analoghe, si vedano la STF 8C_291/2012 dell'11 giugno 2012,
riguardante il caso di un assicurato caduto dalle scale, riportando una
contusione alla caviglia sinistra e la STFA U 347/01 del 9 gennaio 2003 consid.
5.2, concernente un’assicurata scivolata su fondo ghiacciato che si era
procurata delle contusioni all’anca destra), l’adeguatezza del nesso di
causalità deve essere negata a priori.

 

                                         Ora, posto che
l’insorgente sarebbe in grado di riprendere l’esercizio, a tempo pieno e con un
rendimento completo, della sua precedente professione di giardiniere, egli non patisce
alcuna perdita di guadagno, di modo che l’assicuratore LAINF era legittimato a
negargli il diritto a una rendita d’invalidità. 

 

                                         La decisione su
opposizione impugnata deve pertanto essere confermata.

 

                               2.7.   Deve ancora essere esaminato
se l'assicurato può essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio, come da lui richiesto (cfr. doc. I, p. 4). 

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo
(DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         In concreto, risulta dagli
atti di causa che RI 1, vedovo, vive soltanto grazie all'aiuto finanziario
prestatogli da suo figlio __________, che lavora quale __________.

 

                                         In tali circostanze,
l'indigenza del ricorrente deve essere ammessa.

 

                                         Ritenuto, inoltre, che
anche le altre condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono adempiute,
l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va accolta.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è accolta.

 

                                   3.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti