# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3fd24d72-9867-56e6-854d-c0d453ea9025
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-06-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.06.2019 D-2804/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2804-2019_2019-06-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2804/2019 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  g i u g n o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Claudia Cotting-Schalch, Yanick Felley, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iran,   

patrocinato dal lic. iur. Mario Amato,  

SOS Protezione giuridica - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 28 maggio 2019 / N (…) 

 

 

 

D-2804/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadino iraniano originario di B._______, ha depositato una 

domanda d’asilo in Svizzera il (…) maggio 2019 (cfr. atti 1040772-1/2 e 

1040772-2/1).  

B.  

Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM), hanno permesso di accertare che secondo la banca dati 

«EURODAC» l’interessato aveva già depositato una domanda d’asilo in 

Italia il (…) febbraio 2010 (cfr. atto 1040772-7/1). 

C.  

Il (…) maggio 2019 la SEM ha presentato alle autorità italiane, una richie-

sta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) 

n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-

sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 

del 29.06.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) (cfr. atto 1040772-

9/5). La stessa è rimasta senza riscontro da parte delle autorità italiane 

preposte. 

D.  

Il richiedente è stato sentito il (…) maggio 2019 in merito ai suoi dati per-

sonali (cfr. atto 1040772-15/6) rispettivamente il (…) maggio 2019 per il 

colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento Dublino III, con 

contestuale diritto di essere sentito in merito all’eventuale competenza 

dell’Italia per la trattazione della sua domanda d’asilo nonché sul suo stato 

di salute (cfr. atto 1040772-18/2).  

E.  

Con decisione del 28 maggio 2019, notificata il 29 maggio 2019 (cfr. atto 

1040772-30/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo (LAsi, RS 

142.31), pronunciando nel contempo l’allontanamento [recte: trasferi-

mento] dell’interessato verso l’Italia, come pure incaricando il C._______ 

di eseguire la decisione di trasferimento e togliendo l’effetto sospensivo ad 

un eventuale ricorso contro la decisione. 

D-2804/2019 

Pagina 3 

F.  

Il 6 giugno 2019 (cfr. risultanze processuali) l’interessato è insorto con ri-

corso contro la suddetta decisione dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: il Tribunale) chiedendo in limine la sospensione dell’al-

lontanamento in via supercautelare e la concessione dell’effetto sospen-

sivo al gravame; in via principale l’annullamento della decisione avversata 

e la ritrasmissione degli atti alla SEM per un nuovo esame delle allegazioni 

e la trattazione nazionale della procedura d’asilo; contestualmente e con 

protesta di spese e ripetibili la concessione dell’assistenza giudiziaria, nel 

senso della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo 

anticipo. 

G.  

Gli atti di causa della SEM sono stati ricevuti dal Tribunale il 7 giugno 2019. 

In medesima data, è stato aggiunto agli atti il rapporto medico del (…) giu-

gno 2019 del Dr. med. D._______, relativo allo stato di salute ed al tratta-

mento seguito da A._______ (cfr. atto 1040772-31/2). 

H.  

Con ordinanza del 7 giugno 2019, il Tribunale ha sospeso provvisoria-

mente, a titolo di misure supercautelari, l’esecuzione del trasferimento. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione per 

le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 LTAF, 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità 

menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) 

e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

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Pagina 4 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi) alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Al-

tresì si rammenta che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la 

fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 

consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1. Nella decisione avversata, la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo presentata dall’interessato. L’Italia sarebbe infatti compe-

tente per la trattazione della medesima così come per l’attuazione dell’al-

lontanamento dell’interessato. Quest’ultimo non avrebbe del resto conte-

stato detta competenza nell’ambito del diritto di essere sentito concessogli. 

D’altronde, non vi sarebbero fondati motivi per ritenere che sussistano delle 

carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di acco-

glienza dei richiedenti l’asilo in Italia ex art. 3 cpv. 2 Regolamento Dublino 

III, che comportino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai 

sensi dell’art. 4 della CartaUE o dell’art. 3 CEDU. Peraltro, il Paese in que-

stione, sarebbe firmatario della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) oltre che della CEDU, e non 

sussisterebbero degli elementi concreti che indichino che l’Italia non rispetti 

i suoi obblighi internazionali e che la sua procedura di asilo e di allontana-

mento non sia attuata nel rispetto delle precitate disposizioni internazionali. 

L’autorità inferiore, nel proseguo della sua decisione, non ha ritenuto ap-

plicabili, nella fattispecie, gli art.16 cpv. 1 e 17 cpv. 1 (clausola di sovranità) 

Regolamento Dublino III, in quanto i problemi medici dell’interessato non 

sarebbero di una gravità tale da costituire una violazione dell’art. 3 CEDU; 

l’Italia sarebbe tenuta, in virtù della direttiva 2013/33/UE del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’ac-

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coglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva ac-

coglienza], a prestare le cure mediche adeguate, ed al minimo, l’accesso 

alle cure di pronto soccorso nonché ai trattamenti essenziali per malattie e 

disturbi psichiatrici gravi. I predetti trattamenti medici adeguati sarebbero 

presunti dallo Stato in questione, anche a seguito dell’entrata in vigore il 

5 ottobre 2018 del decreto Salvini, in quanto il decreto stesso menzione-

rebbe esplicitamente che l’accesso ai servizi forniti sul territorio italiano, 

quindi anche al sistema sanitario nazionale, sarebbero assicurati ai richie-

denti l’asilo allo stesso titolo delle persone residenti in Italia. Inoltre, sol-

tanto la capacità al trasferimento sarebbe decisiva per il proseguo della 

procedura Dublino. Quest’ultima, in applicazione degli art. 31 e 32 del Re-

golamento Dublino III, verrebbe considerata dalla SEM al momento dell’or-

ganizzazione del trasferimento dell’interessato verso l’Italia, ovvero infor-

mando le autorità italiane della sua situazione valetudinaria e dei tratta-

menti che necessita. Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore, ha in-

fine ritenuto non applicabile l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo rela-

tiva a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). In-

vero, non vi sarebbero indizi concreti atti ad indicare che le autorità italiane 

non offrirebbero all’interessato la protezione adeguata contro eventuali mi-

nacce o aggressioni da parte di terzi né che egli si troverebbe in una situa-

zione esistenziale critica, potendo rivolgersi sia alle autorità competenti che 

a numerose organizzazioni caritative presenti in loco, per ottenere un al-

loggio e l’assistenza sociale di cui necessita. 

4.2. L’insorgente, nel suo ricorso, dopo aver presentato ed ampliato gli ele-

menti fattuali, avversa la suddetta valutazione dell’autorità di prima istanza. 

Egli ricorda anzitutto di essere affetto da una sindrome depressiva ricor-

rente episodio di media gravità, di assumere una terapia farmacologica a 

base di (…) e (…), nonché di necessitare di una presa in carico psichiatrica 

e psicoterapeutica, come attestato dai diversi certificati medici prodotti e 

già agli atti. Proseguendo egli rileva, appoggiandosi anche sul parere di 

diversi rapporti internazionali e giurisprudenza internazionale, oltreché 

sulla sentenza del Tribunale D-835/2019 del 6 marzo 2019, che il nuovo 

assetto normativo del diritto d’asilo previsto in Italia – successivo al decreto 

Salvini – non gli assicurerebbe più il diritto ad essere alloggiato in un centro 

SPRAR, nonché ad avere accesso all’assistenza psicologica e alle altre 

cure mediche di cui egli necessita. L’insorgente ritiene inoltre che nella de-

cisione avversata, la SEM non abbia esaminato in modo adeguato e con-

cretamente il nuovo quadro normativo del diritto d’asilo in Italia ed il funzio-

namento delle strutture d’accoglienza nello stesso Paese, che non gli ga-

rantirebbero l’accesso alle cure mediche di cui necessita né la disponibilità 

di un alloggio. Il ricorrente conclude che la SEM, considerati i precedenti 

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certificati medici agli atti, avrebbe dovuto attendere l’esito della visita me-

dica del (…), prima di pronunciarsi in merito. 

 

5.  

5.1. Nella presente disamina, occorre determinare se la SEM poteva fare 

applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione che prevede che  

di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente 

può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato 

internazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. 

5.2. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

5.3. Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di prote-

zione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La de-

terminazione dello Stato membro competente avviene sulla base della si-

tuazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda 

di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III; 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). Contrariamente, nel caso 

di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come è il caso 

di specie – di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello Stato membro competente secondo il capo III Regolamento Du-

blino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con riferimenti citati). 

5.4. Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impos-

sibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente desi-

gnato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condi-

zioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato membro 

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che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro compe-

tente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro 

Stato membro possa essere designato come competente. Qualora non sia 

possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro designato 

in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui la do-

manda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la procedura di 

determinazione diventa lo Stato membro competente. 

5.5. Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in os-

sequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui 

domanda è in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro 

Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza 

un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III). 

6.  

Nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», 

che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Italia il (…) feb-

braio 2010 (cfr. atto 1040772-8/1). Di conseguenza, il (…) maggio 2019 la 

SEM ha presentato alle autorità italiane, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 

Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atti 1040772-9/5, 

1040772-10/1 e 1040772-11/3). La stessa è rimasta senza riscontro da 

parte delle autorità italiane preposte.  

Di conseguenza, la competenza dell’Italia, peraltro non contestata dal ri-

corrente, risulta di principio essere data nella fattispecie. 

7.  

7.1. Quanto alle condizioni di accoglienza nella vicina penisola, occorre in-

nanzitutto rammentare che l’Italia è legata alla CartaUE e fa parte della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Conv. rifugiati, oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni. Inoltre, malgrado sia 

notorio che le autorità italiane sono confrontate a dei seri problemi in ma-

teria di accoglienza dei richiedenti l’asilo, i quali potrebbero riscontrare 

delle importanti difficoltà dal punto di vista dell’alloggio, delle condizioni di 

vita, così come, a seconda delle circostanze, dell’accesso alle cure medi-

che (cfr. Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati [OSAR]: Aufnahmebe-

dingungen in Italien. Zur aktuellen Situation von Asylsuchenden und Schu-

tzberechtigten, insbesondere Dublin-Rückkehrenden in Italien, agosto 

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2016; sentenza del Tribunale F-805/2019 del 21 febbraio 2019), la situa-

zione non risulta a tal punto grave da poter essere equiparata a quella ri-

tenuta per la Grecia (cfr. sentenze della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e 

Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09; Mohammed Hussein contro Paesi 

Bassi e Italia del 2 aprile 2013, 27725/10; Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12, §114; decisione della CorteEDU Jihana Ali e 

altri contro Svizzera e Italia del 27 ottobre 2016, 30474/14, §33). 

7.2. Su tali presupposti, bisogna partire dall’assunto che il rispetto della si-

curezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della 

propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una prote-

zione conforme al diritto internazionale ed europeo da parte dello Stato in 

questione sia presunto (cfr. precitata direttiva accoglienza e direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]).  

7.3. Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 

7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni siste-

matiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi seri 

di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09). 

7.4. Ora, nel caso di specie nessun indizio serio indica che le autorità ita-

liane abbiano violato il diritto dell’interessato all’esame della sua domanda 

d’asilo nell’ambito di una procedura equa o che abbiano rifiutato di garan-

tirgli una protezione conforme al diritto europeo. Altresì il ricorrente non ha 

dimostrato il mancato rispetto del divieto di respingimento da parte dell’Ita-

lia né tantomeno l’esistenza di un rischio di contravvenzione della direttiva 

procedura. Dagli atti non si desumono inoltre indizi oggettivi, concreti e seri, 

che in Italia – ove il ricorrente vi ha trascorso diversi anni e vi è pure ritor-

nato dopo il suo soggiorno in E._______ (cfr. atto 1040772-18/2) – sarebbe 

durevolmente privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni 

di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza in caso di trasferi-

mento in Italia, o che le autorità italiane preposte non gli concederebbero, 

se sollecitata, la protezione necessaria ed adeguata contro atti perseguibili 

commessi da terzi. 

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Pagina 9 

7.5. La giurisprudenza ha del resto già avuto modo di rilevare che l’entrata 

in vigore del censurato “Decreto Salvini” non è ad esso solo un elemento 

tale da permettere di rimettere in discussione la giurisprudenza costante 

del Tribunale in merito alle condizioni di accoglienza (cfr. tra le tante sen-

tenze del Tribunale F-2209/2019 del 16 maggio 2019, E-1489/2019 del 

9 aprile 2019 consid. 6.2 e riferimenti citati).  

7.6. Conseguentemente l’applicazione dell’art. 3 par. 2 del Regolamento 

Dublino III è rettamente stata esclusa dall’autorità resistente. 

8.  

8.1. Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete.  

8.2. Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha eserci-

tato il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se 

l’autorità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri 

oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione 

sia sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di motivi 

umanitari e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere 

sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzio-

nalità – il Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello 

della SEM (cfr. ibidem; sentenza del Tribunale D-5666/2017 del 

19 marzo 2018 consid. 4.4). 

8.3. Al contrario, quando il trasferimento del richiedente nel Paese di desti-

nazione contravvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. 

tortura, l’autorità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di so-

vranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 

consid. 8.2.1). 

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Al riguardo, la CorteEDU ha precisato che il respingimento forzato di per-

sone che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una 

violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell’interessato non si 

trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia 

come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A 

tal proposito, la CorteEDU ha successivamente precisato in una sua sen-

tenza, che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qua-

lora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di tratta-

menti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un 

reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle con-

dizioni di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa 

riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili 

contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.). 

8.4. In considerazione delle recenti modifiche nel sistema di accoglienza in 

Italia il Tribunale ha ritenuto giustificato, in alcuni casi specifici (tra cui 

quello citato nell’allegato ricorsuale), retrocedere gli atti all’autorità di prima 

istanza per lo svolgimento di ulteriori accertamenti atti a sincerarsi che la 

presa a carico sia adeguata. Si tratta in particolare delle casistiche impli-

canti persone vulnerabili, ossia segnatamente le persone che soffrono di 

problemi di salute acuti ed i nuclei famigliari fragili (cfr. sentenze del Tribu-

nale D-2039/2019 del 7 maggio 2019, D-1689/2019 del 15 aprile 2019,  

D-835/2019 del 6 marzo 2019).  

8.5. Tale costellazione non è tuttavia equiparabile alla presente fattispecie. 

Come lo si evince dai referti medici agli atti, l’insorgente risulta infatti sof-

frire di una sindrome depressiva ricorrente episodio attuale di media gra-

vità, per la quale sarebbe stata iniziata una presa in carico psichiatrica e 

psicoterapeutica, ed assumerebbe quali medicamenti (…) (un ansiolitico), 

(…) (un ipnotico) e (…) (un anti-depressivo), oltreché aver allegato di avere 

tentato più volte il suicidio in passato, e di avere male (…) ed (…), nonché 

di soffrire di forti mal di testa (cfr. atti 1040772-20/2, 1040772-21/8, 

1040772-26/5, 1040772-31/2). Le problematiche valetudinarie in que-

stione, seppure non si voglia in questa sede sminuirne la portata, non per-

mettono tuttavia di qualificarlo quale persona vulnerabile né tantomeno di 

ritenere che il suo trasferimento verso l’Italia rischi di esporlo a trattamenti 

contrari alle obbligazioni internazionali sottoscritte dalla Svizzera ed incom-

patibili con la giurisprudenza precitata (cfr. sentenze del Tribunale E-

2428/2019 del 24 maggio 2019, F-2209/2019 del 16 maggio 2019). Infatti, 

la sua situazione di salute, con una diagnosi acclarata ed una terapia già 

impostata, non risulta ostativa al trasferimento del ricorrente in Italia. 

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Quest’ultimo non ha inoltre dimostrato di non essere in grado di viaggiare 

o che il suo trasferimento verso l’Italia rappresenterebbe un pericolo con-

creto per la sua salute, né ha stabilito che la patologia depressiva di cui 

soffre sarebbe di una gravità tale che necessiterebbe, in modo imperativo, 

il proseguo in Svizzera del trattamento in corso, in quanto vi sarebbe altri-

menti il rischio di porre la sua vita o la sua salute gravemente in pericolo 

(cfr. sentenza del Tribunale D-5099/2018 del 26 settembre 2018). Infine, 

dagli atti all’incarto risulta che egli era già a conoscenza del suo stato de-

pressivo e che assumeva già dei farmaci – anche se non ne ricordava i 

nomi – per le sue patologie, già prima di essere visitato da un medico in 

Svizzera (cfr. atto 1040772-21/8). Non vi è dunque alcun motivo di dubitare 

circa il fatto che la terapia psichiatrica e psicoterapeutica ed il trattamento 

prescritto in Svizzera, possano essere proseguiti in Italia, tale Paese dispo-

nendo inoltre di strutture mediche simili a quelle esistenti in Svizzera. 

8.6. In ogni caso, va rammentato che lo Stato di destinazione, in quanto 

firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti 

ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le 

prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di 

gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro 

tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se 

necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 

direttiva accoglienza). Incomberà inoltre alle autorità svizzere trasmettere 

alle autorità italiane, anticipatamente ed in modo appropriato, le informa-

zioni che permettono una presa in carico medica dell’interessato, adeguata 

e conforme alla patologia di cui è affetto. In tal senso, non vi è motivo di 

dubitare che l’autorità preposta comunichi allo Stato in questione la situa-

zione medica dell’insorgente (cfr. art. 31 e 32 Regolamento Dublino III), 

come d’altronde già rilevato anche dall’autorità inferiore nella decisione im-

pugnata. Ad ogni modo se, dopo il suo ritorno in Italia, l’interessato dovesse 

essere costretto dalle circostanze e condurre un’esistenza non conforme 

alla dignità umana, o se dovesse ritenere che tale Paese viola i suoi obbli-

ghi di assistenza nei suoi confronti, così come la direttiva precitata, o in 

ogni altro modo violi i suoi diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sol-

levare l’eventuale violazione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di 

diritto, dinanzi alle autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva ac-

coglienza; fra le altre: sentenza del Tribunale E-2428/2019). 

8.7. Per quanto riguarda il rischio di agiti suicidari evocati dal ricorrente du-

rante il colloquio Dublino del (…) maggio 2019 (cfr. atto 1040772-18/2) e 

nel foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2) del (…) mag-

gio 2019 (cfr. atto 1040772-21/8), risulta opportuno ricordare che dei rischi 

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o delle minacce di suicidio non obbligano la Svizzera dall’astenersi 

dall’esecuzione del trasferimento, dal momento che le autorità prendono 

delle misure concrete alfine di prevenirne la realizzazione, ad esempio or-

ganizzando un trasferimento con un accompagnamento medico, se ciò do-

vesse risultare necessario, e informando debitamente le autorità italiane 

della situazione medica dell’interessato (cfr. sentenza del Tribunale F-

2175/2019 del 15 maggio 2019 con riferimenti citati). 

8.8. Conseguentemente, in assenza di un rischio di violazione degli obbli-

ghi internazionali della Svizzera e di elementi che permettano di ritenere 

che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di 

apprezzamento, l’applicazione della clausola di sovranità non si impone 

nella presente fattispecie. 

9.  

9.1. È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata in materia della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che lo stesso non possiede un’autorizzazione di sog-

giorno in Svizzera (cfr. art. 32 cpv. 1 lett. a OAsi 1).  

9.2. In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-

sid. 5.2 e relativi riferimenti). 

10.  

Il ricorso è respinto e la decisione della SEM che rifiuta l’entrata in materia 

della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento dell’interessato dalla 

Svizzera verso l’Italia confermata. 

11.  

Con la presente sentenza, le misure supercautelari pronunciate il 7 giu-

gno 2019 sono revocate. 

12.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di conces-

sione dell’effetto sospensivo è divenuta senza oggetto. 

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Pagina 13 

13.  

Altresì, per lo stesso motivo citato al consid. 12, la domanda tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, risulta pure senza oggetto. 

14.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire 

dal presupposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di accogliere la do-

manda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Pagina 14 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 7 giugno 2019 sono revocate. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

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