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**Case Identifier:** 9e272664-15e2-5c20-96dd-50198c70417a
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-06-06
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 06.06.2023 SK.2022.4
**Docket/Reference:** SK.2022.4
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2022-4_2023-06-06

## Full Text

Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. CPP)
Rinvio da parte del Tribunale federale
;;Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. CPP)
Rinvio da parte del Tribunale federale
;;Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. CPP)
Rinvio da parte del Tribunale federale
;;Procedura indipendente di confisca (art. 376 e segg. CPP)
Rinvio da parte del Tribunale federale

Ordinanza del 6 giugno 2023  
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Fiorenza Bergomi,  

Presidente del Collegio giudicante, 

Monica Galliker e Alberto Fabbri, 

Cancelliera Aline Talleri  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

rappresentato dal Procuratore federale Stefano Herold,    

 

contro 

  A., patrocinato dall’avv. Tuto Rossi 

 

 

Oggetto 

 

Procedura indipendente di confisca (art. 376 

e segg. CPP) 

Rinvio da parte del Tribunale federale 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2022.4 

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SK.2022.4 

Fatti: 

A. Con decisione del 17 dicembre 2014, il Ministero pubblico della Confederazione 

(in seguito: MPC) ha aperto un’istruzione penale nei confronti di B. per titolo di 

organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CP e riciclaggio di denaro giusta 

l’art. 305bis CP. Il procedimento è stato condotto sub SV.14.1675. Lo stesso 

giorno, B. è stato arrestato dagli inquirenti della Polizia giudiziaria federale 

(act. SK 131.510.443). 

B. Il procedimento penale traeva origine dall’operazione denominata “D.” condotta 

dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di I-Milano, 

che aveva portato all’arresto, in data 16 dicembre 2014, di numerose persone, 

tra cui K. e A., in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere 

emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di          

I-Milano il 5 dicembre 2014 (act. MPC 3.1.8 e segg. e act. SK 131.510.443). 

C. Con ordine di perquisizione e sequestro generalizzato di data 23 dicembre 2014, 

il MPC ha ordinato, tra l’altro, il blocco dei saldi attivi presenti sulle relazioni 

bancarie intestate, tra gli altri, a A. (act. MPC 7.1.1.1 e segg.).  

Con decreto del 24 dicembre 2014, Il MPC ha ordinato all’Ufficio dei registri di 

Mendrisio, il sequestro con blocco del registro fondiario del mappale n. 1 RFD 

Chiasso, in comproprietà di B., C. e A. (act. MPC 7.11.1.1.1 e seg.). 

D. In data 28 aprile 2016 il procedimento penale è stato esteso anche nei confronti 

di C. per titolo di riciclaggio di denaro aggravato ai sensi dell’art. 305bis n. 2 CP, 

di falsità in documenti giusta l’art. 251 n. 1 CP, nonché di infrazione alla legge 

federale sugli stranieri, nello specifico, per titolo di inganno alle autorità ex 

art. 118 cpv. 1 LStr, e nei confronti di E. per falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP) 

e riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP) (act. SK 131.510.444). 

In seguito, il 28 dicembre 2016, il MPC ha esteso il procedimento penale nei 

confronti di B. pure per titolo di infrazione alla legge federale sugli stranieri, nello 

specifico per titolo di inganno nei confronti delle autorità giusta l’art. 118 

cpv. 1 LStr (act. SK 131.510.444). 

E.  Sul versante italiano, si rileva come il procedimento penale a  carico di A. sia 

sfociato nella sentenza del 16 dicembre 2015 del Tribunale di Milano, con la 

quale egli è stato condannato in primo grado alla pena di undici anni e tre mesi 

di reclusione per associazione di tipo mafioso (art. 416 bis del codice penale 

italiano [in seguito: CP-IT]), usura (art. 644 CP-IT), estorsione (art. 629 CP-IT), 

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incendio (art. 423 CP-IT), nonché reati in ambito di stupefacenti (ai sensi del 

D.P.R. n. 309 del 9 ottobre 1990) (act. MPC 3.1.11 e segg., 18.1.1071 e segg.). 

 Alla luce della sentenza di primo grado di condanna italiana, in data 10 maggio 

2016, il MPC ha emanato nei confronti di A. un decreto di non luogo a procedere, 

in applicazione dell’art. 310 cpv. 1 lett. c CPP in combinazione con l’art. 8 cpv. 2 

lett. c e cpv. 3 CPP. In medesimo decreto, il MPC ha mantenuto il sequestro sulla 

quota (50/100) di A. dell’immobile in comproprietà sito sulla part. n. 1 RFD di 

Chiasso, per ragioni di opportunità, sino alla definizione del procedimento penale 

nei confronti degli altri due comproprietari, ossia B. e C. (act. MPC 3.1.8 e segg.). 

 Sempre con riferimento al procedimento italiano, con sentenza del 17 ottobre 

2016, la Corte di Appello di Milano, riformando il giudizio di primo grado, ha 

aumentato la pena nei confronti di A. a 12 anni e 2 mesi di reclusione 

(act. SK. 131.510.3 e segg.).  

 In data 24 aprile 2018, la Corte Suprema di Cassazione italiana, seconda 

sezione, ha rigettato il ricorso presentato da A., di modo che la sentenza del 

24 aprile 2018 della Corte d’Appello è divenuta irrevocabile dal 26 aprile 2018 

(act. SK. 131.510.5 e 131.510.320 e segg.). 

F. In merito al procedimento condotto in Svizzera nei confronti di B., C. e E., con 

atto d’accusa del 25 agosto 2017, il MPC ha promosso l’accusa dinanzi alla Corte 

penale del Tribunale federale (in seguito: TPF) nei confronti dei tre imputati per 

tutte le ipotesi di reato formulate a loro carico (act. SK 131.510.444).  

G. I pubblici dibattimenti sono stati indetti a partire dal 4 dicembre 2017.  

Gli imputati B. e C. si sono presentati all’apertura dei pubblici dibattimenti, 

contrariamente all’imputata E. (act. SK 131.510.445). 

La Corte, preso atto dell’assenza dell’imputata E., regolarmente citata ai 

dibattimenti di primo grado, ha disgiunto il procedimento condotto nei suoi 

confronti (act. SK 131.510.445), che ha quindi avuto un decorso separato. 

 A., possibile terzo aggravato da atti procedurali ai sensi dell’art. 105 cpv. 1 

lett. f CPP, non è stato invitato a presenziare ai dibattimenti e non ha, quindi, 

potuto parteciparvi. 

H.  Con sentenza SK.2017.44 del 29 dicembre 2017 la Corte penale del TPF ha 

riconosciuto B. autore colpevole di partecipazione a un’organizzazione criminale, 

di ripetuto riciclaggio di denaro, nonché di ripetuto inganno nei confronti della 

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autorità, e C. autore colpevole di riciclaggio di denaro aggravato, di ripetuta falsità 

in documenti, nonché di ripetuto inganno nei confronti delle autorità.  

 Contestualmente, per quanto qui di rilievo, il TPF ha ordinato, tra l’altro, la 

confisca della quota di comproprietà di 50/100 del fondo n. 1 RFD di Chiasso, di 

spettanza di A. (cfr. sentenza SK.2017.44 dispositivo n. III. 1.2), del 50% di 

spettanza di A. dei valori patrimoniali presenti, al momento del passaggio in 

giudicato della pronuncia, sulla relazione n. 1 intestata a B., C. e A. presso la 

Banca F. sa (cfr. sentenza SK.2017.44 dispositivo n. III. 1.6) e sul conto n. 4 

intestato a “G. SA, RFD 1 Chiasso” presso la Banca H. (cfr. sentenza SK.2017.44 

dispositivo n. III. 1.9). 

I. Contro la decisione del TPF, A. ha interposto ricorso in materia penale al 

Tribunale federale, impugnando il dispositivo n. III 1.2 (act. SK.2017.44 

p. 129.984.10). Con sentenza 6B_842/2018 del 13 gennaio 2022, l’Alta Corte ha 

accolto il gravame, annullando la sentenza impugnata limitatamente al n. III 1.2 

del dispositivo e disponendo il rinvio della causa al TPF affinché si pronunciasse 

nuovamente sulla misura dopo aver accordato a A. la facoltà di esercitare il suo 

diritto di essere sentito. 

J. A seguito del rinvio da parte del Tribunale federale, la Corte penale del TPF ha 

aperto un nuovo procedimento, rubricato sub SK.2022.4. 

 Per quanto di interesse per il presente procedimento, si osserva che anche C. ha 

impugnato davanti al Tribunale federale la sentenza SK.2017.44 emanata nei 

suoi confronti. L’Alta Corte ha parzialmente accolto il suo ricorso (sentenza 

6B_838/2018 del 13 gennaio 2022 act. SK 131.510.375 e segg.), rinviando la 

causa al TPF, che ha quindi aperto un nuovo procedimento rubricato sub 

SK.2022.2.  

 In merito a E., si rileva come la stessa, con la sentenza SK.2017.71 del 

27 marzo 2018, sia stata condannata per riciclaggio di denaro e falsità in 

documenti (act. SK 131.510.553 e segg.). Anch’essa ha impugnato il giudizio 

davanti al Tribunale federale, che ha parzialmente accolto il gravame e rinviato 

la causa a questo Tribunale per un nuovo giudizio (sentenza 6B_917/2018 del 

13 gennaio 2022 act. SK 131.510.404 e segg.). È stato quindi aperto un nuovo 

incarto rubricato sub SK.2022.3.  

 Si precisa che il MPC aveva aperto un procedimento penale, rubricato sub 

SV.14.1675, che è il medesimo alla base degli incarti che poi si sono susseguiti 

davanti al TPF e al Tribunale federale. Nel contesto del procedimento del MPC 

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SV.14.1675 è stato ordinato il sequestro dell’immobile n. 1 RFD Chiasso di cui 

anche A. era comproprietario. 

K. Con scritto del 20 aprile 2022, la Direzione del procedimento ha chiesto al MPC, 

al patrocinatore di A. e al difensore di C. se erano d’accordo o meno ad unire i 

procedimenti rubricati sub SK.2022.2, concernente C. e SK.2022.4, concernente 

A. (act. SK 131.400.1 e seg.). 

 Tutte le parti si sono opposte all’unione dei due incarti. In particolare, il MPC, il 

2 maggio 2022 (act. SK 131.510.1 e seg.) ha indicato trattarsi di due procedimenti 

con oggetti ben distinti e senza un legame oggettivo tra loro. L’avv. Postizzi, nella 

sua lettera di medesima data (act. SK 131.662.1 e seg.), ha ritenuto, tra l’altro, 

che “la procedura nei confronti di A. deve essere una procedura indipendente di 

confisca e non coinvolgere altri soggetti giuridici”. Infine, l’avv. Rossi, con missiva 

4 maggio 2022 (act. SK 131.521.2), ha addotto che A. aveva un ruolo 

processuale diverso da quello di C., che, a seguito delle note pronunce del 

Tribunale federale, l’origine dei fondi era un aspetto che interessava solo A. e 

che gli argomenti toccati dall’avv. Postizzi (difensore di C.) sarebbero stati diversi 

e a sé stanti. 

 La Direzione della procedura, in data 6 maggio 2022, preso atto delle posizioni 

delle parti, ha comunicato loro che non avrebbe proceduto all’unione degli incarti, 

dal momento che, peraltro, nulla ostava a una trattazione separata degli stessi 

(act. SK 131.400.3 e seg.).  

L. Con scritto del 1° giugno 2022, il MPC ha trasmesso una comunicazione 

spontanea di informazioni della Procura di Milano con allegate copia della 

sentenza del 17 ottobre 2016 (n. 6767) della Corte d’Appello di Milano, nonché 

copia della sentenza del 24 aprile 2018 della Corte Suprema di Cassazione 

(Registro Generale 52348-2017), emanate nei confronti, tra gli altri, di A., 

chiedendone l’acquisizione agli atti (act. SK. 131.510.3 e segg.). 

M. Mediante missiva dell’8 giugno 2022, la Corte ha invitato le parti a presentare 

eventuali istanze probatorie, indicando nel contempo le prove che sarebbero 

state assunte d’ufficio (act. SK 131.400.5 e seg.). Il 27 giugno 2022, il MPC ha 

comunicato di non avere istanze probatorie da formulare (act. SK. 131.510.326), 

mentre l’avv. Rossi, con lettera del 30 agosto 2022, ha presentato delle istanze 

probatorie (act. SK 131.521.28).  

 Con decreto del 29 dicembre 2022, la Direzione della procedura ha decretato 

l’acquisizione agli atti degli incartamenti delle cause SK.2017.44 e 2017.71, come 

da elenco di medesima data (act. SK 131.665.1 e segg.), della sentenza del 

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17 ottobre 2016 (n. 6767) della Corte d’Appello di Milano, nonché della sentenza 

del 24 aprile 2018 della Corte Suprema di Cassazione (registro generale 52348-

2017), emanate nei confronti di A., dell’estratto del registro fondiario aggiornato 

relativo alla part. n. 1 RFD di Chiasso, dell’estratto aggiornato del casellario 

giudiziale italiano di A. (act. SK 131.250.1 e segg.). 

N. In data 7 settembre 2022, il MPC ha chiesto a questo Tribunale di ordinare il 

sequestro delle pigioni attuali e future riferite alla quota parte di comproprietà di 

A. derivanti dalla locazione dell’immobile di cui al mappale n. 1 RFD Chiasso (che 

non erano mai state bloccate in precedenza), al fine di salvaguardare l’oggetto 

del dibattimento. La pubblica accusa ha infatti anticipato di voler richiedere la 

confisca, sia del 50% dell’immobile, sia delle pigioni derivanti dalla locazione dello 

stesso (act. SK 131.510.342 e segg.). 

 Con scritto del 15 dicembre 2022, il patrocinatore di A. si è opposto al sequestro 

degli averi (act. SK 131.521.33 e segg.). 

O. Con ordinanza del 29 dicembre 2022 (SN.2022.17), la Corte ha ordinato il 

sequestro, nelle mani di BB. SA. e dell’Ufficio di esecuzione di Mendrisio, degli 

averi patrimoniali, già presenti e quelli futuri, derivanti dalla gestione della quota 

parte C (50/100) dell’immobile part. n. 1 RFD di Chiasso (act. SK 131.910.1.1 e 

segg.). 

 Al riguardo si osserva che, nella documentazione agli atti risulta esservi un 

mandato, conferito tra gennaio e febbraio 2017, a BB. SA., (in qualità di 

mandataria) da parte di A., C. e B. (in qualità di mandanti), concernente 

l’amministrazione della part. n. 1 RFD Chiasso di cui i mandanti erano 

comproprietari (act. MPC 15.11.1 e segg.). Inoltre, in data 10 ottobre 2017, 

l’Ufficio di esecuzione di Mendrisio ha conferito, sempre a BB. SA., un mandato 

di amministrazione immobiliare “coatta” concernente la quota parte C (50/100) 

della part. n. 1 RFD Chiasso intestata a A., nell’ambito di una procedura esecutiva 

a carico di quest’ultimo che ha condotto al sequestro della quota parte del fondo 

(act. SK 131.665.2244 e segg.) 

 Per quanto attiene alla succitata procedura esecutiva, con scritto del 22 luglio 

2022 l’Ufficio di esecuzione di Mendrisio ha comunicato che il ricavato della 

gestione della quota parte C 50/100 della part. n. 1 RFD Chiasso, intestata a A., 

ammontava a fr. 191'411.18 al 30 giugno 2022 (act. SK. 131.510.340 e seg.).  

 Dalla lettera dell’8 agosto 2022, inviata dall’Ufficio di esecuzione allo Studio 

legale dell’avv. Rossi, si evince che parte dei fr. 191'411.18, e meglio 

fr. 38'125.11 (stato all’8 agosto 2022), sono depositati presso il conto dell’Ufficio 

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esecuzioni presso la Banca I., mentre la differenza è depositata presso BB. SA. 

(act. SK. 131.521.36). 

P. In data 11 gennaio 2023, il MPC è stato citato al dibattimento (act. SK 131.320.1 

e seg.) previsto a partire dal 22 marzo 2023, mentre l’avv. Rossi è stato invitato 

a parteciparvi in veste di patrocinatore del terzo aggravato (act. SK. 131.351.1 e 

segg.).     

Q. La Corte, con scritto del 14 febbraio 2023 (act. SK 131.400.20) ha invitato le parti 

a comunicarle eventuali questioni pregiudiziali ai sensi dell’art. 339 cpv. 2 CPP. 

 In data 15 febbraio 2023, il MPC ha comunicato di non avere questioni 

pregiudiziali da sollevare al dibattimento (act. SK 131.510.370). 

 Con scritto del 20 febbraio 2023 (act. SK 131.521.56), l’avv. Rossi ha sollevato 

l’intervenuta prescrizione assoluta, lasciando valutare alla Corte se trattare tale 

eccezione come una questione pregiudiziale ex art. 339 cpv. 2 CPP (v. infra 

consid. 6.6). 

R. In data 13 marzo 2023, il MPC ha prodotto agli atti le seguenti sentenze, a cui 

avrebbe fatto riferimento nella sua requisitoria (act. SK 131.510.373 e seg.): 

− copia della sentenza del Tribunale federale 6B_838/2018 del 

13 gennaio 2022 concernente C. (act. SK 131.510.375 e segg.); 

− copia della sentenza del Tribunale federale 6B_917/2018 del 

13 gennaio 2022 concernente E. (act. SK 131.510.404 e segg.); 

− copia della sentenza di primo grado del 29 dicembre 2017 emanata dalla 

precedente Corte del TPF nei confronti di B. e C. (SK.2017.44) (act. 

SK 131.510.441 e segg.); 

− copia della sentenza di primo grado del 27 marzo 2018 emanata dalla 

precedente Corte del TPF nei confronti di E. (SK.2017.71 (act. 

SK 131.510.553 e segg.). 

Tali sentenze sono state trasmesse all’avv. Rossi il 14 marzo 2023 (act. 

SK 131.400.24 e segg.). 

La Direzione del procedimento, con lettera del 16 marzo 2023, ha pure acquisito 

agli atti e trasmesso alle parti, le seguenti sentenze italiane, facenti parte del 

precedente incarto SK.2017.44 (act. SK 131.400.26): 

− sentenza del Tribunale di Milano del 16 dicembre 2015 emanata nei 

confronti, tra gli altri, di A. (act. MPC 18.1.1071-1817); 

 

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− sentenza della Corte d’appello di Milano del 27 ottobre 2016 emanata nei 

confronti di K. (act. MPC 18.1.80242-80652). 

 

S. A seguito della ricezione di queste due ulteriori sentenze, con scritto del 16 marzo 

2023, i patrocinatori di A. hanno inoltrato un’istanza di rinvio del dibattimento (act. 

SK 131.521.58b). L’istanza è stata respinta dalla Direzione del procedimento in 

data 17 marzo 2017 (act. SK 131.400.27 e segg.). La domanda di rinvio è stata 

ripresentata al dibattimento e nuovamente respinta (cfr. verbale principale dei 

dibattimenti act. SK 131.720.1 e segg.).  

T. Il 21 marzo 2023, il giorno prima dell’inizio del dibattimento, gli avv. Rossi e 

Salvini hanno presentato una “Istanza di dissequestro (art. 267 CPP) con nullità 

di una procedura illegale e inesistente e con subordinata istanza di ricusazione 

dell’intera Corte penale (artt. 56 e segg. CPP)” (in seguito: istanza di dissequestro 

act. SK 131.521.59 e segg.). 

U. I dibattimenti hanno avuto luogo il 22 e 23 marzo 2023, alla presenza del MPC e 

dei patrocinatori di A., avv. Tuto Rossi e avv. Damiano Salvini. 

V. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le seguenti conclusioni: 

V.1 Il MPC ha chiesto: 

− la confisca ex art. 70 cpv. 1 CP della quota di comproprietà del 50% del fondo 

n. 1 RFD di Chiasso intestata a A. e del relativo rendimento derivante dalle 

pigioni pagate dai locatari del palazzo sito sul predetto fondo, calcolate in 

fr. 215'055.— (stato al 28 febbraio 2023); 

− la confisca ex art. 72 CP della quota di comproprietà del 50% del fondo n. 1 

RFD di Chiasso intestata a A. e del relativo rendimento derivante dalle pigioni 

pagate dai locatari del palazzo sito sul predetto fondo, calcolate in 

fr. 215'055.— (stato al 28 febbraio 2023) e depositate sui conti bancari 

dell’Ufficio di esecuzione di Mendrisio e di BB. SA.. Ciò in base allo scopo 

dell’art. 72 CP, che consiste nel privare le organizzazioni criminali (nel caso 

concreto la ‘ndrangheta) delle proprie risorse finanziarie; 

− la reiezione di eventuali pretese di indennizzo di A. ex art. 434 CPP. 

 

V.2 Secondo i patrocinatori di A. si è di fronte all’assenza di una piattaforma giuridico 

processuale che permetta di pronunciare qualsiasi tipo di confisca. Ciò 

premesso, essi hanno formulato le seguenti conclusioni: 

− richiesta di dissequestro della quota dell’immobile di Chiasso di A., 

unitamente a tutti i frutti depositati presso terzi, nelle sue mani; 

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− richiesta di riconoscimento integrale della loro nota professionale. 

W. Il dispositivo dell’ordinanza è stato letto in udienza pubblica in data 

6 giugno 2023, con una breve motivazione orale, alla presenza dei patrocinatori 

di A., oltre che del MPC. Al termine dell’udienza la presente ordinanza è stata 

intimata brevi manu alle parti. 

X. In merito all’istanza di ricusazione presentata dai patrocinatori di A. il 

21 marzo 2023 (act. SK 131.521.59 e segg.) e ulteriormente motivata in aula (cfr. 

verbale principale dei dibattimenti act. SK 131.720.1 e segg.), la stessa è stata 

respinta dalla Corte dei reclami penali del TPF con decisione BB.2023.66 del 

20 aprile 2023 (act. SK 131.921.1.53 e segg.). 

Y.  Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 

necessario, nei considerandi che seguono. 

  

La Corte considera in diritto: 

1. Procedura a seguito del rinvio del Tribunale federale 

 

1.1 Secondo l'art. 107 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale non può andare oltre le 

conclusioni delle parti. L'Alta Corte può esaminare unicamente i punti della 

sentenza impugnata espressamente contestati dal ricorrente (DONZALLAZ, Loi sur 

le Tribunal fédéral, Commentaire, 2008, n. 4284 ad art. 107 LTF). In questo 

senso, l'eventuale annullamento può concernere unicamente quelle parti della 

sentenza per le quali il ricorso è stato accolto. Per tali parti, l'autorità che si 

occupa del nuovo giudizio giusta l'art. 107 cpv. 2 LTF è vincolata dalle 

considerazioni di diritto sviluppate dal Tribunale federale nella sua sentenza 

cassatoria, le quali devono essere riprese nella nuova decisione (DTF 135 III 334 

consid. 2.1). A causa dell’effetto vincolante delle decisioni di rinvio, sia il tribunale 

destinatario del rinvio che le parti non possono ancorare il nuovo giudizio su fatti 

diversi da quelli già constatati o su opinioni giuridiche espressamente respinte 

mediante la sentenza di rinvio o addirittura non riportate nei considerandi (DTF 

143 IV 214 consid. 5.3.3 con rinvii). Questa giurisprudenza si basa sul principio 

che, in linea di massima, il procedimento penale si conclude con la sentenza 

dell’istanza cantonale superiore (DTF 117 IV 97 consid. 4a con rinvii). Fatti nuovi 

possono essere presi in considerazione unicamente se riguardano aspetti 

oggetto della decisione di rinvio, i quali non possono tuttavia né essere estesi né 

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ancorati su di un nuovo fondamento giuridico (sentenza del Tribunale federale 

6B_534/2011 del 5 gennaio 2012 consid. 1.2 con rinvii). Se l’Alta Corte accoglie 

il ricorso e rinvia la causa all’istanza inferiore per nuovo giudizio, in virtù del diritto 

federale, quest’ultima può trattare unicamente i punti della sentenza che sono 

stati cassati dal Tribunale federale. Le altre parti della sentenza permangono e 

devono essere riprese nella nuova decisione. A tal proposito, è decisiva la portata 

materiale della decisione dell’Alta Corte. La nuova decisione dell’istanza inferiore 

è quindi limitata a quella tematica che, secondo i considerandi dell’Alta Corte, 

necessita di nuovo giudizio. Per pronunciare il nuovo giudizio, non deve di 

conseguenza essere riavviato l'intero procedimento, ma unicamente quanto è 

necessario per ossequiare ai considerandi vincolanti della decisione del 

Tribunale federale (sentenze del Tribunale federale 6B_1431/2017 del 31 luglio 

2018 consid. 1.3 e riferimenti citati; 6B_372/2011 del 12 luglio 2011 consid. 

1.1.2). 

1.2 In concreto, con la sentenza SK.2017.44 del 29 dicembre 2017, il TPF ha 

ordinato nei confronti di A. la confisca dei seguenti oggetti/valori patrimoniali (act. 

SK 131.510.548): 

− quota di comproprietà di 50/100 del fondo n. 1 RFD di Chiasso, di spettanza 

di A. (dispositivo n. III. 1.2); 

− 50%, di spettanza di A., dei valori patrimoniali, presenti al momento del 

passaggio in giudicato della presente pronuncia, sulla relazione n. 1 intestata 

a B., C. e A. presso la Banca F. (dispositivo n. III. 1.6); 

− 50%, di spettanza di A., dei valori patrimoniali, presenti al momento del 

passaggio in giudicato della presente pronuncia, sulla relazione n. 4 intestata 

a “G. SA, RFD 1 Chiasso”, presso la Banca H. (dispositivo n. III. 1.9). 

 

A. ha impugnato la sentenza SK.2017.44 limitatamente al dispositivo III. 1.2, 

lamentando una violazione di tutte le garanzie procedurali, segnatamente del suo 

diritto di essere sentito ex art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera (Cost.; RS 101), non avendogli concesso, il TPF, la 

possibilità di esprimersi in merito alla confisca, nonostante un tale diritto sussista 

anche per i terzi aggravati (art. 329 cpv. 4 CPP) (act. SK.2017.44 p. 129.984.8). 

L’Alta Corte ha accolto il ricorso di A., accertando la violazione, da parte del TPF, 

del suo diritto di essere sentito, per avere ignorato, nel pronunciare la confisca, 

la sua posizione di terzo aggravato da atti procedurali. Il Tribunale federale ha 

quindi annullato la sentenza SK.2017.44, limitatamente al punto n. III. 1.2 del 

dispositivo, rinviando la causa alla Corte penale per un nuovo giudizio in punto 

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alla confisca della quota di comproprietà di 50/100 del fondo n. 1 RFD di Chiasso, 

di spettanza di A. 

1.3 L’esame del Collegio giudicante è pertanto limitato al predetto quesito e non vi è 

più la possibilità di statuire su quei punti della sentenza SK.2017.44, riferiti a A. 

che non sono stati annullati dal Tribunale federale. Il dispositivo della sentenza 

SK.2017.44 deve pertanto essere nuovamente ripreso – per quel che concerne 

A. – ma quei punti che non sono stati annullati dalla pronuncia del Tribunale 

federale 6B_842/2018 del 13 gennaio 2022 e che non sono toccati 

dall’annullamento vanno riportati, evidentemente immutati, nella presente 

pronuncia. 

2. Competenza elvetica 

2.1 Nell’ottica della facoltà di confisca di cui all’art. 72 del Codice penale svizzero 

(CP; RS 311.0) che, come si vedrà in seguito (cfr. infra consid. 8), è in concreto 

applicabile, occorre dapprima verificare se, nel presente caso, sussiste la 

giurisdizione elvetica. La confisca prevista dall’art. 72 CP, come quella di cui al 

previgente art. 59 vCP, presuppone che la giurisdizione elvetica sia competente 

per perseguire la persona a cui appartengono i valori patrimoniali, per 

partecipazione o sostegno a un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter 

CP. La competenza del giudice svizzero in materia di repressione 

dell’organizzazione criminale non deve però essere sminuita. Al riguardo, va 

rilevato che l’art. 260ter n. 3 CP prevede infatti la punibilità anche di chi commette 

il reato all’estero, se l’organizzazione esercita o intende esercitare l’attività 

criminale in tutto o in parte in Svizzera. Inoltre, pure colui che amministra i fondi 

dell’organizzazione è punibile secondo l’art. 260ter CP, siccome sostiene in tal 

modo l’organizzazione stessa. Di conseguenza, sussiste giurisdizione svizzera, 

e dunque facoltà di ordinare la confisca nel nostro Paese, se i fondi sono gestiti 

in Svizzera da un membro dell’organizzazione criminale o mediante uno 

strumento utilizzato a sua insaputa (DTF 134 IV 185 consid. 2.1; sentenza del 

Tribunale federale 6B_144/2011 del 16 settembre 2011, consid. 2.2; ordinanza 

del Tribunale penale federale SK.2014.54 del 27 maggio 2015 consid. 2).  

2.2 Nella presente fattispecie, l’immobile oggetto della presente procedura di 

confisca, ovvero la quota di comproprietà di 50/100 del fondo n. 1 RFD di 

Chiasso, come pure gli averi derivanti dalla locazione dello stesso, si trovano in 

Svizzera dove erano e sono tuttora gestiti. 

La giurisdizione elvetica è pertanto data, essendo in casu in presenza di valori 

patrimoniali e di un oggetto materiale, siti e gestiti nel nostro paese (cfr. TPF 2011 

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18 consid. 2.2.1-2.2.3; sentenza del Tribunale penale federale BB.2013.128, 

BP.2013.60 del 22 gennaio 2014 consid. 2). 

3. Giurisdizione federale 

3.1 La Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza giurisdizionale 

(TPF 2005 142 consid. 2; 2007 165 consid. 1; sentenza del Tribunale penale 

federale SK.2014.13 del 25 agosto 2014 consid. 1). 

Nel caso di specie, il procedimento riguarda la confisca di valori patrimoniali di 

un’organizzazione criminale. Ora, in presenza dei reati di criminalità organizzata, 

finanziamento del terrorismo e criminalità economica, l’art. 24 CPP prevede la 

giurisdizione federale se i medesimi sono stati commessi prevalentemente 

all’estero o siano stati commessi in più Cantoni e il centro dell’attività penalmente 

rilevante non possa essere localizzato in uno di essi. 

Ne discende che la competenza della scrivente Corte è data.  

3.2 Inoltre, secondo la giurisprudenza dell’Alta Corte, considerati i principi 

dell’efficienza e della celerità della procedura penale, dopo la formulazione 

dell’atto di accusa, la Corte penale del TPF può negare l’esistenza della 

competenza giurisdizionale federale solo per motivi particolarmente validi 

(DTF 133 IV 235 consid. 7.1).  

Nel caso in esame, in forza della giurisprudenza del Tribunale federale sopra 

citata (DTF 133 IV 235 consid. 7.1), la Corte penale ammette la propria 

competenza, non intravvedendo motivi particolarmente validi per declinarla, 

ritenuto inoltre che non sono state sollevate eccezioni né per quanto riguarda la 

giurisdizione svizzera in quanto tale, né per quanto riguarda quella federale. 

4. Competenza del Collegio e procedura 

4.1 Come visto, la procedura che ci occupa origina dalla sentenza del Tribunale 

federale, che ha annullato la confisca ordinata dalla precedente Corte del TPF 

nei confronti di A., nel contesto della quale quest’ultimo, quale terzo aggravato, 

non ha potuto prendere parte. Oggetto della presente procedura è quindi 

unicamente la decisione circa la confisca o meno di quanto posto sotto sequestro 

a A. 

Ne deriva che questo procedimento viene trattato come una procedura 

indipendente di confisca ai sensi dell’art. 376 e segg. CPP.  

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4.2 I patrocinatori di A. sostengono che la procedura condotta dal TPF sia sui generis 

e non contemplata dal CPP. Essi indicano di avere cercato, senza successo, di 

comprendere “il ruolo di A. nell’ambito del suo non meglio precisato procedimento 

penale”, “l’esatto oggetto di questo procedimento” e “le norme materiali e/o 

procedurali che lo regolano”. A loro dire il procedimento sarebbe pertanto “illegale 

e inesistente” e non vi sarebbe quindi nessuna base legale per mantenere i valori 

patrimoniali in sequestro, che andrebbero quindi dissequestrati (cfr. Istanza di 

dissequestro, act. SK 131.521.59 e segg. e verbale principale dei dibattimenti 

act. SK 131.720.1 e segg.).  

Gli avv. Rossi e Salvini ritengono che, stando a quanto stabilito dal Tribunale 

federale, A. sia un terzo aggravato ex art. 105 cpv. 1 lett. f CPP nell’ambito del 

procedimento contro B. e C. (act. SK 131.521.68). Di conseguenza, la confisca 

della quota di comproprietà di sua spettanza sarebbe ancora possibile 

esclusivamente nell’ambito del predetto procedimento (come confisca 

accessoria), non essendo possibile la procedura di confisca indipendente ex art. 

376 e segg. CPP, la quale, peraltro, sarebbe limitata a casi specifici non 

adempiuti in questo caso (act. SK 131.521.59 e segg. e verbale principale dei 

dibattimenti act. SK 131.720.1 e segg.). Lamentano che il procedimento 

concernente B. e C. si sarebbe nel frattempo chiuso con il dibattimento contro C. 

e che, anche questa volta, ad A. sarebbe stato precluso il diritto di parteciparvi.  

La presente procedura di confisca, sarebbe pertanto contra legem, poiché 

condotta al di fuori di un procedimento penale, ritenuto inoltre che, nel 2016, il 

MPC ha emanato un decreto di non luogo a procedere nei confronti di A. e 

quest’ultimo, secondo i patrocinatori, sarebbe quindi stato prosciolto in Svizzera 

(verbale principale dei dibattimenti act. SK 131.720.1 e segg.).  

4.3 Ai sensi dell’art. 376 CPP, si svolge una procedura indipendente di confisca 

quando occorre decidere sulla confisca di oggetti o di valori patrimoniali al di fuori 

di un procedimento penale. Questo tipo di procedura è applicabile allorquando 

una confisca deve essere decisa indipendentemente da una procedura penale 

ordinaria. Ciò è il caso quando un procedimento penale non ha luogo 

segnatamente perché l’autore è sconosciuto o deceduto, il reato è prescritto, 

oppure l’autore è giudicato all’estero ma il prodotto del reato si trova in Svizzera 

(CONTI/TUNIK, Commentaire romand, 2a ediz. 2019, n. 10 ad art. 376 CPP).  

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, un procedimento penale 

ordinario “non ha luogo” laddove il ministero pubblico decreta un non luogo a 

procedere ai sensi dell’art. 310 CPP (DTF 142 IV 383 consid. 2.1 e CONTI/TUNIK, 

op. cit., n. 10 ad art. 376 CPP). 

  

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4.4  

4.4.1 Si osserva innanzitutto come i valori patrimoniali oggetto del presente 

procedimento siano stati sequestrati ai sensi dell’art. 263 CPP, in vista, tra le altre 

motivazioni, anche di una confisca in virtù dell’art. 72 CP. In particolare, la quota 

parte del 50% dell’immobile di cui al mappale n. 1 RFD di Chiasso di spettanza 

di A. è stata bloccata con ordine del MPC di data 24 dicembre 2014 nell’ambito 

del procedimento rubricato sub SV.14.1675 (act. MPC 7.11.1.1.1 e seg.), mentre 

la quota parte di spettanza di A. delle pigioni derivanti dalla locazione 

dell’immobile è stata sequestrata da questa Corte con ordinanza SN.2022.17 del 

29 dicembre 2022 (act. SK 131.910.1.1 e segg.).  

Nel procedimento SV.14.1675, il MPC in data 10 maggio 2016 ha emanato nei 

confronti di A. un decreto di non luogo a procedere in applicazione dell’art. 310 

cpv. 1 lett. c CPP in combinazione con l’art. 8 cpv. 2 lett. c e cpv. 3 CPP (act. 

MPC 3.1.8 e segg.), dal momento che egli era stato condannato in Italia per 

associazione di tipo mafioso e altri reati. Si precisa come il MPC non abbia mai 

aperto l’istruzione formale ex art. 309 CPP contro A. e quest’ultimo non abbia 

mai avuto veste di imputato nell’incarto indicato sopra; egli, nell’ambito 

dell’inchiesta condotta contro B., C. e E. (SV.14.1675) è infatti stato interrogato 

(in via rogatoriale) quale persona informata sui fatti e non come persona accusata 

(act. MPC 12.12.3). Di conseguenza, si può ritenere che, contro di lui, in Svizzera 

non ha avuto luogo alcun procedimento penale (cfr. DTF 142 IV 383 consid. 2.1). 

Contrariamente a quanto sostengono i suoi patrocinatori, egli in Svizzera non è 

stato prosciolto (come visto infatti non è stato neppure inchiestato). A. è per 

contro stato giudicato all’estero (cfr. supra Fatti E). Ne discende che, la procedura 

prevista agli art. 376 e segg. CPP è, a mente di questo Collegio, corretta per il 

caso che ci occupa.  

4.4.2 Si ribadisce che il procedimento SV.14.1675 aperto dal MPC, nell’ambito del 

quale è stato ordinato anche il sequestro dell’immobile di Chiasso, è il medesimo 

alla base del decreto di non luogo a procedere emanato nei confronti di A., 

nonché degli incarti che si sono poi susseguiti davanti al TPF (SK.2017.44 e 

2017.71) e al Tribunale federale (6B_838/2018, 842/2018 e 917/2018). A seguito 

dei rinvii dell’Alta Corte (sentenze del Tribunale federale 6B_838/2018 [C.]; 

842/2018 [A.] e 917/2018 [E.] del 13 gennaio 2022), il TPF ha aperto tre 

procedimenti (SK.2022.2 [C.], 2022.3 [E.] e 2022.4 [A.]) aventi oggetti distinti (cfr. 

supra Fatti J). Questa Corte, procedendo in questo modo, si è peraltro allineata 

con quanto effettuato dall’Alta Corte che aveva emanato lei stessa tre sentenze 

distinte a seguito dei ricorsi presentati da C., A. e E. 

Come meglio si vedrà nel seguito (cfr. infra consid. 8), la presente procedura di 

confisca che concerne A., benché avesse il medesimo substrato procedurale, 

ovvero l’incarto SV.14.1675, può essere considerata indipendente dalla 

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procedura penale ordinaria contro B. e C. Infatti, i reati alla base della confisca 

oggetto della presente ordinanza, sono quelli per i quali A. è stato condannato in 

Italia in via definitiva (cfr. supra Fatti E), e non quelli per i quali B. e C. sono stati 

rinviati a giudizio nel procedimento SK.2017.44, rispettivamente quelli per i quali 

C., a seguito di rinvio del Tribunale federale, è comparso nuovamente in aula 

nell’ambito del procedimento SK.2022.2. La richiesta di questo Collegio del 

20 aprile 2022 (act. SK 131.400.1) di unire i due procedimenti (SK.2022.2 e 

SK.2022.4, cfr. supra Fatti K), come si evince dallo scritto del 6 maggio 2022 alle 

parti, era dettata da ragioni di opportunità e di economia processuale (act. 

SK 131.400.1 e seg.). Inoltre, il fatto che la precedente Corte del TPF abbia 

pronunciato la confisca (ex art. 72 CP) dei valori patrimoniali di pertinenza di A., 

quale terzo aggravato, nell’ambito del procedimento penale SK.2017.44 a carico 

di B. e C., non significa che una procedura indipendente di confisca non sia ora 

possibile, soprattutto dopo il rinvio dell’Alta Corte e la separazione dei 

procedimenti, nonché la sentenza del 24 aprile 2018 della Corte Suprema di 

Cassazione italiana, successiva al giudizio del TPF del 29 dicembre 2017 

(SK.2017.44). 

Neppure il Tribunale federale, nella sentenza di rinvio 6B_842/2018 del 

13 gennaio 2022, al considerando 3 a cui fa riferimento l’avv. Rossi, si esprime 

circa la non possibilità di procedere con una procedura indipendente di confisca 

ai sensi dell’art. 376 e segg. CPP. L’Alta Corte (citando la sentenza 1B_660/2020 

del 25 marzo 2021 consid. 2.2) ha precisato che, ancorché si sia in presenza di 

un decreto di non luogo a procedere, è ancora possibile accordare all’insorgente 

(A.) i diritti connessi alla sua veste di terzo aggravato (cfr. sentenza di rinvio 

6B_842/2018 del 13 gennaio 2022 consid. 3 paragrafo 2).      

4.4.3 Infine la Corte fa rilevare che lo stesso avv. Rossi, patrocinatore di A., interpellato 

dalla Direzione del procedimento, con scritto 4 maggio 2022 ha auspicato che il 

procedimento concernente C. (SK.2022.2) fosse trattato separatamente da 

quello di A. (SK.2022.4), poiché quest’ultimo rivestiva un ruolo processuale 

completamente diverso da quello di C. e a seguito delle note sentenze dell’Alta 

Corte, l’origine dei fondi era un aspetto che interessava solo A. (act. 

SK 131.521.2). Per il Collegio, quanto indicato dal patrocinatore di A. al 4 maggio 

2022 è in contraddizione con quanto da egli sollevato circa la procedura “illegale 

e inesistente” e, oltre ad essere al limite della buona fede processuale, costituisce 

pertanto un venire contra factum proprium, come, tra l’altro, fatto rilevare anche 

dalla Corte dei reclami penali del TPF nella decisione BB.2023.66 del 

20 aprile 2023 sulla ricusa di questo Collegio (cfr. supra Fatti X).  

4.4.4 Il rappresentante legale di A. non può essere neppure seguito laddove, 

nell’istanza di dissequestro ha indicato di non avere compreso né quale fosse la 

posizione processuale del suo assistito, né quale fosse l’oggetto del presente 

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procedimento. Questi elementi sono stati chiaramente definiti nella sentenza di 

rinvio del Tribunale federale di cui l’avv. Rossi era destinatario.  

L’oggetto del procedimento, il ruolo di A. e la procedura adottata da questo 

Collegio erano noti fin dall’inizio ai suoi patrocinatori, che l’hanno accettata sia 

mediante i loro scritti, tra i quali proprio quello del 4 maggio 2022 (act. 

SK 131.521.2), sia per atti concludenti. Infatti, fino al giorno prima del 

dibattimento, data in cui è stata presentata l’istanza di dissequestro, nessuna 

contestazione è stata sollevata in merito alla procedura adottata. Si precisa che, 

il fatto che si sarebbe tenuto un dibattimento era noto alle parti almeno dal 

9 maggio 2022, quando la Corte ha comunicato loro le prime date da riservare 

per il processo (act. SK 131.310.1).  

4.5 Alla luce di quanto precede, la presente procedura, contrariamente alla pretesa 

illegalità e inesistenza sollevata dai patrocinatori di A., ha – per questo Collegio 

– una base legale, ossia quella prevista dagli art. 376 e segg. CPP. Onde 

garantire nella misura più ampia possibile i diritti procedurali del terzo aggravato, 

anche alla luce dell’accertata violazione del diritto di essere sentito stabilita nella 

sentenza di rinvio, ha indetto dei pubblici dibattimenti (cfr. infra consid. 7.6 e 7.7).  

4.6 Nell’ambito di una procedura indipendente di confisca giusta gli art. 376 e segg. 

CPP, un’eventuale decisione del giudice è emanata in forma di decreto – giudice 

unico – o di ordinanza – collegio – (art. 377 cpv. 4 in fine CPP).  

4.7 Giusta l’art. 36 cpv. 1 della legge federale sull’organizzazione delle autorità penali 

della Confederazione (LOAP; RS 173.71), le corti penali giudicano nella 

composizione di tre giudici. Il cpv. 2 della medesima norma prevede tuttavia che 

il presidente della corte giudica quale giudice unico nei casi di cui all’art. 19 cpv.  

2 CPP; egli può delegare questo compito a un altro giudice. 

4.8 Non essendo in concreto dato alcuno dei casi di cui all’art. 19 cpv. 2 CPP, la 

procedura in oggetto è di competenza di una composizione a tre giudici. 

Inoltre, come noto, la presente procedura si inserisce in un incarto nell’ambito del 

quale la decisione era già stata presa da un’autorità collegiale. 

Ne consegue che, la presente pronuncia riveste la forma dell’ordinanza. 

5. Diritto applicabile 

5.1 L’art. 2 cpv. 1 CP prevede l’applicazione del CP solo nei confronti di chi commetta 

un crimine o un delitto dopo la sua entrata in vigore, consacrando il principio della 

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non retroattività della norma penale; non sarebbe infatti solo iniquo, ma 

violerebbe altresì il principio nullum crimen sine lege contenuto nell’art. 1 CP, 

giudicare su crimini o delitti secondo una legge non ancora in vigore al momento 

della loro commissione (DTF 117 IV 369 consid. 4.d). Costituisce deroga a 

questo principio la regola della lex mitior di cui all’art. 2 cpv. 2 CP, la quale 

prevede che il diritto penale materiale si applichi alle infrazioni commesse prima 

della sua entrata in vigore se l’autore è giudicato posteriormente e se il nuovo 

diritto gli è più favorevole della legge in vigore al momento dell’infrazione. 

La determinazione del diritto più favorevole si effettua paragonando il vecchio e 

il nuovo diritto, valutandoli però non in astratto ma nella loro applicazione nel caso 

di specie (DTF 119 IV 145 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6S.449/2005 del 24 gennaio 2006 consid. 2; RIKLIN, Revision des Allgemeinen 

Teils des Strafgesetzbuches – Fragen des Übergangsrechts, AJP/PJA 2006, 

pag. 1471 e segg., pag. 1473). Qualora la condotta fosse punibile sia in virtù delle 

previgenti legislazioni che di quella in vigore, bisognerebbe comparare le 

differenti sanzioni contemplate nella vecchia e nella nuova legge, la pena 

massima comminabile essendo tuttavia di rilevanza decisiva (DTF 135 IV 113 

consid. 2.2). Il nuovo diritto trova applicazione se obiettivamente esso comporta 

un miglioramento della posizione del condannato (principio dell’obiettività), a 

prescindere quindi dalle percezioni soggettive di quest’ultimo (DTF 114 IV 1 

consid. 2a; sentenza del Tribunale federale 6B_202/2007 del 13 maggio 2008 

consid. 3.2). In ossequio al principio dell’alternatività, il vecchio ed il nuovo diritto 

non possono venire combinati (sentenza del Tribunale federale 6B_312/2007 del 

15 maggio 2008 consid. 4.3). In questo senso, non si può ad esempio applicare 

per il medesimo fatto, da un lato, il vecchio diritto per determinare l’infrazione 

commessa e, dall’altro, quello nuovo per decidere le modalità della pena inflitta. 

Se entrambi i diritti portano allo stesso risultato, si applica il vecchio diritto 

(DTF 134 IV 82 consid. 6.2; 126 IV 5 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6B_442/2012 dell’11 marzo 2013 consid. 3.1). Unicamente le disposizioni di 

diritto materiale seguono il principio della lex mitior, le norme di procedura 

essendo rette dal principio tempus regis actum, che le rende applicabili sin dalla 

loro entrata in vigore (DTF 117 IV 369 consid. 4d). 

5.2 L’art. 72 CP si fonda sulla possibilità conferita al giudice di confiscare i valori 

patrimoniali di cui un’organizzazione criminale ha la facoltà di disporre e sulla 

presunzione che i valori appartenenti a una persona che abbia partecipato a una 

simile organizzazione o l’abbia sostenuta sono sottoposti, fino a prova del 

contrario, alla facoltà di disporre dell’organizzazione.  

Secondo le sentenze italiane, A. ha commesso i reati per i quali è stato 

condannato nel periodo tra il secondo semestre del 2009 e il 16 dicembre 2014, 

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data del suo arresto (act. SK 131.510.18); l’immobile di cui alla part. n. 1 RFD di 

Chiasso è stato acquistato mediante l’esercizio di un diritto di compera in data 

14 maggio 2013 (act. MPC 8.6.269 e seg.) e risulta essere stato locato a partire 

dal 26 luglio 2013 (act. MPC 7.8.4.9.3 e segg.). 

Ora, dal 2009 ad oggi le normative elvetiche sul reato di organizzazione criminale 

hanno subito delle modifiche. Occorre dunque verificare quale sia la versione 

dell’art. 260ter CP da applicare nell’ambito della presente decisione. 

5.3  

5.3.1 Il testo dell’art. 260ter vCP in vigore dal 1° gennaio 1994 al 30 giugno 2021 era 

così formulato: 

1. Chiunque partecipa a un’organizzazione che tiene segreti la struttura e i suoi 

componenti e che ha lo scopo di commettere atti di violenza criminali o di 

arricchirsi con mezzi criminali, chiunque sostiene una tale organizzazione nella 

sua attività criminale, è punito con la reclusione sino a cinque anni o con la 

detenzione [con la revisione del diritto sanzionatorio in vigore dal 

1° gennaio 2007, la pena è divenuta: “con una pena detentiva sino a cinque anni 

o con una pena pecuniaria”]. 

2. Il giudice può attenuare la pena (art. 48a) se l’agente si sforza d’impedire la 

prosecuzione dell’attività criminale dell’organizzazione.  

3. È punibile anche chi commette il reato all’estero, se l’organizzazione esercita 

o intende esercitare l’attività criminale in tutto o in parte in Svizzera. L’articolo 3 

capoverso 2 è applicabile. 

5.3.2 Dal 1° luglio 2021, il nuovo testo (testo in vigore) dell’art. 260ter CP prevede che: 

1 È punito con una pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria 

chiunque: 

a. partecipa a un’organizzazione che ha lo scopo di: 

1. commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi criminali, o 

2. commettere atti di violenza criminali volti a intimidire la popolazione o a 

costringere uno Stato o un’organizzazione internazionale a fare o ad omettere un 

atto; o 

b. sostiene una tale organizzazione nella sua attività. 

2 Il capoverso 1 lettera b non si applica ai servizi umanitari forniti da 

un’organizzazione umanitaria imparziale, quale il Comitato internazionale della 

- 19 - 

SK.2022.4 

Croce Rossa, conformemente all’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra 

del 12 agosto 1949. 

3 Se esercita un’influenza determinante all’interno dell’organizzazione, l’autore è 

punito con una pena detentiva non inferiore a tre anni. 

4 Il giudice può attenuare la pena (art. 48a) se l’autore si sforza di impedire la 

prosecuzione dell’attività dell’organizzazione. 

5 È punibile anche chi commette il reato all’estero, se l’organizzazione esercita o 

intende esercitare l’attività criminale in tutto o in parte in Svizzera. L’articolo 7 

capoversi 4 e 5 è applicabile. 

5.3.3 La modifica si è resa necessaria in quanto, sebbene il Consiglio federale 

ritenesse nel 2010 ancora soddisfacente l’art. 260ter vCP a livello di applicazione 

e di utilità (Messaggio del Consiglio federale del 14 settembre 2018 concernente 

l’approvazione e la trasposizione della Convenzione del Consiglio d’Europa per 

la prevenzione del terrorismo con relativo Protocollo addizionale nonché il 

potenziamento del dispositivo penale contro il terrorismo e la criminalità 

organizzata, FF 2018 5439, 5475), negli anni successivi le autorità inquirenti, in 

particolare federali, e parte della dottrina hanno criticato segnatamente il vincolo 

della segretezza al fine di poter applicare tale norma (FF 2018 5439, 5477 e seg.; 

cfr. ENGLER, Basler Kommentar, 4a ediz. 2019, n. 8 ad art. 260ter CP con 

riferimenti).  

Complice la trasposizione in Svizzera della Convenzione del Consiglio d’Europa 

per la prevenzione del terrorismo e il relativo Protocollo addizionale, il Consiglio 

federale, su richiesta della Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli 

Stati, ha pertanto proposto una modifica materiale dell’art. 260ter CP in modo da 

rispondere alla mutata scena e alle critiche espresse dagli addetti ai lavori 

(FF 2018 5439, 5476). Il Consiglio federale ha dunque promosso la rimozione 

dell’elemento della segretezza quale fondamentale per l’applicazione della 

norma penale relativa alle organizzazioni criminali, elemento che, sebbene non 

ha più carattere imperativo, “continuerà ad essere considerato nell’ambito della 

valutazione generale del potenziale criminale di un’organizzazione tanto quanto 

altri elementi come la gerarchia, la ripartizione dei compiti, la durata 

dell’esistenza, la professionalità e la capacità di imporsi”, precisando che “gli 

elementi citati non devono essere soddisfatti cumulativamente; 

un’organizzazione criminale può essere definita tale anche se ne soddisfa solo 

uno” (FF 2018 5439, 5478). 

L’elemento della segretezza è dunque stato “declassato” ad elemento da 

considerare, assieme ad altri, nell’ambito della valutazione generale del 

potenziale criminale di un’organizzazione; il Consiglio federale, nel proprio 

- 20 - 

SK.2022.4 

Messaggio, ha sottolineato l’importanza della proporzionalità all’interno 

dell’analisi della fattispecie penale di cui all’art. 260ter CP. In questo senso, è stato 

anche sottolineato che il declassamento dell’elemento della segretezza non porta 

a un allargamento sproporzionato del cerchio di interessati dalla norma penale in 

questione, ma risponde a un bisogno pragmatico formulato dagli addetti ai lavori, 

motivato anche dalla volontà della Svizzera di fornire una migliore assistenza 

internazionale in materia penale (FF 2018 5439, 5478; TRECHSEL/VEST, 

Praxiskommentar, 4a ediz. 2021, n. 1 ad art. 260ter CP). 

“L’adeguamento mira a facilitare il lavoro degli inquirenti in un aspetto cruciale e 

ad ampliare la portata della disposizione anche nel campo dell’assistenza 

giudiziaria in materia penale, senza ridurre la determinatezza della norma né 

estenderne in modo sproporzionato il campo di applicazione”. L’art. 260ter 

continuerà “ad essere applicato solamente a gruppi di persone che presentano 

un elevato grado di pericolosità nei confronti dei quali, data la loro conformazione, 

portata o forza, i tradizionali strumenti del diritto penale, calibrati su reati singoli, 

difficilmente ottengono risultati consistenti” (FF 2018 5439, 5478 e seg.). 

5.3.4 Se ne conclude che la nuova formulazione dell’art. 260ter CP, capace di 

abbracciare un numero maggiore di fattispecie rispetto al testo in vigore sino al 

30 giugno 2021, e che pure prevede quale pena edittale massima la detenzione 

di dieci anni (rispetto alla pena massima previgente della reclusione/detenzione 

di cinque anni), non risulta essere più favorevole né al reo né al terzo toccato da 

una proposta di confisca. Applicabile è pertanto il diritto previgente.  

6. Prescrizione 

6.1 La prescrizione del diritto alla confisca ai sensi dell’art. 72 CP è regolata all’art. 

70 cpv. 3 CP (HIRSIG-VOUILLOZ, Commentaire romand, 2a ediz. 2021, n. 26 ad 

art. 72 CP). In generale, il diritto svizzero prevede un termine di prescrizione del 

diritto alla confisca pari a sette anni oppure della stessa durata di quello relativo 

all’infrazione di base, se essa soggiace a un termine di prescrizione più lungo 

(art. 70 cpv. 3 CP). 

6.2 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale e la dottrina, qualora il reato 

alla base della confisca sia stato commesso all’estero, il termine di prescrizione 

della confisca si calcola in primo luogo secondo il diritto estero (DTF 126 IV 255 

consid. 4c; BAUMANN, Basler Kommentar, op. cit., n. 64 ad art. 70/71 CP; DUPUIS 

et al., Petit Commentaire, 2a ediz. 2017, n. 28 ad art. 70 CP; HIRSIG-VOUILLOZ, 

op. cit., 2a ediz. 2021, n. 63 ad art. 70 CP; TRECHSEL/JEAN-RICHARD, 

Praxiskommentar, op. cit., n. 15 ad art. 70 CP).  

- 21 - 

SK.2022.4 

Nel caso di specie, si impone dunque di determinare il termine di prescrizione del 

reato sulla base del diritto italiano. 

6.3  

6.3.1 Nell’ordinamento penale italiano, il termine di prescrizione di un reato corrisponde 

al massimo della pena edittale stabilita dalla legge, ma non comunque inferiore 

a sei anni se si tratta di un delitto e a quattro anni se si tratta di una 

contravvenzione (art. 157 comma 1 CP-IT). Nel caso in cui la legge preveda 

un’aggravante, si tiene conto per il calcolo della prescrizione dell’aumento 

massimo di pena previsto da siffatta circostanza (art. 157 comma 2 CP-IT). 

Quando invece la normativa prevede congiuntamente o alternativamente una 

pena pecuniaria e una pena detentiva, al fine di calcolare il termine di 

prescrizione, si osserva unicamente la pena detentiva (art. 157 comma 4 CP-IT). 

In presenza di pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria, si applica 

invece il termine di tre anni (art. 157 comma 5 CP-IT). Infine, la prescrizione non 

si estingue per i reati per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo, anche 

come effetto dell’applicazione di circostanze aggravanti – art. 157 comma 8 CP-

IT – (cfr. ordinanza del Tribunale penale federale del 19 luglio 2022 SK.2022.15 

consid. 6.2; PECCIOLI, in: Padovani [curatore], Le fonti del diritto italiano – Codice 

penale, tomo I, 7a ediz. 2019, n. 1 e segg. ad art. 157 CP-IT; TRABACCHI, in: 

Dolcini/Marinucci [curatori], Codice penale commentato, tomo I, 3a ediz. 2011, 

n. 1 e segg. ad art. 157 CP-IT). Nel caso del reato di associazione di tipo mafioso 

di cui all’art. 416bis CP-IT, si può desumere che la prescrizione è di quindici anni 

per la partecipazione a un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più 

persone secondo il comma 1, nonché di vent’anni se l’associazione è armata 

secondo il comma 4, sulla base delle pene edittali previste dalle predette 

disposizioni legali. Se le attività economiche di cui gli associati intendono 

assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, 

il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono 

aumentate da un terzo alla metà (secondo il comma 6). 

6.3.2 Nel presente caso, dalle motivazioni della sentenza italiana della Corte d’Appello 

di Milano del 17 ottobre 2016, si evince che A. è stato condannato per il reato di 

cui all’art. 416bis CP-IT comma 1, 3, 4 (act. MPC 18.1.1774, 1798 e seg.): il 

massimo della pena edittale è, per tali reati, di trent’anni (vent’anni aumentati 

della metà, quindi di 10 anni, in virtù di quanto previsto al comma 6), periodo che 

corrisponde pertanto al termine di prescrizione sia del reato che, in concreto, del 

diritto di ordinare la confisca. 

Per quanto attiene al momento in cui la prescrizione ha iniziato a decorrere, dalle 

sentenze italiane (sentenza del 16 dicembre 2015 del Tribunale di Milano, 

Sezione VII Penale [act. MPC 18.1.1071 se segg.] e sentenza del 17 ottobre 2016 

della Corte di Appello di Milano, Sezione III Penale [act. SK 131.510.3 e segg.] 

- 22 - 

SK.2022.4 

che ha confermato il giudizio di primo grado aumentando la pena) emerge – nella 

trattazione del reato di cui al capo d’accusa n. 1 (art. 416bis CP-IT) – che 

l’infrazione è stata commessa nel periodo tra il secondo semestre del 2009 e il 

16 dicembre 2014, data dell’arresto degli imputati (tra cui vi era anche A.). 

L’infrazione di cui all’art. 416bis CP-IT si configura come “figura speciale” rispetto 

all’associazione a delinquere (PADOVANI [curatore], Le fonti del diritto italiano – 

Codice penale, tomo II, 7a ediz. 2019, n. 3 ad art. 416bis CP-IT) ed è di natura 

permanente (PADOVANI [curatore], op. cit., n. 4.1 ad art. 416 CP-IT); in questo 

contesto, il dies a quo del termine di prescrizione corrisponde all’ultimo giorno in 

cui il reato è stato perpetrato (art. 158 comma 1 CP-IT; PECCIOLI, op. cit., n. 1.1 

ad art. 158 CP-IT), quindi, in concreto il 16 dicembre 2014, momento dell’arresto. 

I giudizi italiani hanno infatti ritenuto la continuazione tra il reato associativo e gli 

altri reati contestati agli imputati (usura, estorsione, incendio, nonché reati in 

ambito di stupefacenti), commessi in attuazione del programma criminoso 

dell’associazione a delinquere di stampo mafioso (act. MPC 18.1.1807).  

6.3.3 Il diritto penale italiano prevede che il decorso del termine di prescrizione si 

interrompe con l’emanazione di una sentenza di condanna (art. 160 comma 

1 CP-IT). Quale sentenza di condanna si intende quella che accerta una 

responsabilità penale e applica una sanzione (PECCIOLI, op. cit., n. 2 ad art. 160 

CP-IT). L’interruzione ha come effetto che la prescrizione comincia nuovamente 

a decorrere dal giorno dell’interruzione (art. 160 comma 3 CP-IT; PECCIOLI, op. 

cit., n. 4 ad art. 160 CP-IT), con la precisione che il termine di prescrizione non 

può essere dilatato oltre un certo limite, rispettivamente di un quarto, della metà 

o di due terzi a dipendenza delle qualità personali del reo (cfr. art. 161 comma 

2 CP-IT; PECCIOLI, op. cit., n. 2 ad art. 161 CP-IT). 

6.3.4 In specie, avendo il decorso del termine di prescrizione trentennale preso avvio 

al più presto il 16 dicembre 2014 (dies a quo), ed essendo al più tardi stato 

interrotto dalla sentenza di appello (cfr. ordinanza del Tribunale penale federale 

SK.2022.15 del 19 luglio 2022 consid. 6.2), questo non è manifestamente ancora 

scaduto, nemmeno alla data odierna.  

Al riguardo, occorre ancora rilevare come la conclusione del giudice italiano in 

punto alla permanenza del reato rivesta particolare rilevanza nella presente 

disamina, e ciò alla luce della contiguità funzionale della giustizia italiana con il 

reato presupposto della confisca ex art. 72 CP qui postulata. In effetti, il giudice 

del merito italiano dell’infrazione di associazione di tipo mafioso di cui 

all’art. 416bis CP-IT risulta meglio attrezzato del giudice svizzero della procedura 

indipendente di confisca nell’apprezzare l’esistenza e la portata dell’associazione 

succitata, il dispiego delle sue attività nonché il grado e la durata di appartenenza 

di singoli membri o sostenitori, fattispecie tutte occorse in Italia (ordinanze del 

Tribunale penale federale SK.2022.15 del 19 luglio 2022 consid. 6.2 e 

- 23 - 

SK.2022.4 

SK.2014.54 del 27 maggio 2015 consid. 3). Le considerazioni che precedono 

sono del resto in sintonia con il principio di mutuo riconoscimento delle sentenze 

(cfr. infra consid. 8.4.1). 

6.4 La Corte rileva che, anche volendo analizzare la questione della prescrizione 

secondo il diritto svizzero, come proposto dal MPC nella requisitoria (act. 

SK 131.721.34 e segg.), la stessa non sarebbe comunque intervenuta. 

 Secondo la giurisprudenza del Tribunale penale federale, in alcuni casi la 

questione della prescrizione del diritto alla confisca risultante da un’infrazione di 

base commessa all’estero era già stata risolta prettamente sulla base del diritto 

svizzero (cfr. ordinanza del Tribunale penale federale SK.2014.54 del 27 maggio 

2015 consid. 3 e decisione del Tribunale penale federale BB.2010.97 del 

27 gennaio 2011 consid. 2.3). 

Questa Corte, come visto al precedente considerando 6.2, reputa comunque 

applicabile, sulla questione della prescrizione, il diritto estero. Cionondimeno, 

volendo analizzare tale questione dal profilo del diritto penale elvetico, va rilevato 

che il termine di prescrizione per ordinare la confisca è di sette anni; se il 

perseguimento del reato alla base soggiace a una prescrizione più lunga, questa 

si applica anche alla confisca (art. 70 cpv. 3 CP; decisione del Tribunale penale 

federale BB.2015.77 dell’8 dicembre 2015 consid. 3; DUPUIS et al., op. cit., n. 27 

ad art. 70 CP). Gli art. 97 e 98 CP si applicano per analogia (DTF 141 IV 305 

consid. 1.4; sentenze del Tribunale federale 6B_122/20017 dell’8 gennaio 2019 

consid. 18.2.2 e 6B_592/2016 del 13 gennaio 2017 consid. 3.2; BAUMANN, op. 

cit., n. 63 ad art. 70/71 CP). La prescrizione del diritto di confiscare non inizia a 

decorrere prima della fine della facoltà dell’organizzazione criminale di disporre 

dei valori patrimoniali, rispettivamente prima che la persona interessata si sia 

staccata dall’organizzazione (sentenza del Tribunale federale 6B_144/2011 del 

16 settembre 2011 consid. 4.2; DTF 134 IV 185 consid. 2.1; decisione del 

Tribunale penale federale BB.2014.157 del 16 marzo 2015 consid. 2.2; SCHMID 

in: SCHMID [edit.], Kommentar Einziehung, Organisiertes Verbrechen, 

Geldwäscherei, tomo I, 2007, § 2/CP 70-72, pag. 233, n. 223), quindi nel presente 

caso inizierebbe a decorrere dal 16 dicembre 2014. In generale, fintantoché il 

perseguimento dell’infrazione di base non è prescritto, non lo è neppure il diritto 

alla confisca (sentenze del Tribunale federale 6B_1199/2018 del 6 agosto 2019 

consid. 2.2 e 6B_122/2017 dell’8 gennaio 2019 consid. 18.2.3). 

L’organizzazione criminale ex art. 260ter CP prevede una pena massima di cinque 

anni (cfr. supra consid. 5.3.1 e 5.3.4) e, di conseguenza, il suo perseguimento 

soggiace a una prescrizione di quindici anni (art. 97 cpv. 1 lett. b CP). Risulta 

dunque che il diritto alla confisca derivante da tale reato si prescrive anch’esso 

in quindici anni come previsto dal diritto svizzero a partire dal 1° ottobre 2002 (v. 

- 24 - 

SK.2022.4 

art. 70 cpv. 3, 97 cpv. 1 lett. b, 98 lett. c CP). Sulla base dell’art. 70 cpv. 3 vCP, 

come pure dell’art. 97 cpv. 3 CP, e secondo la prassi, se prima della scadenza 

del termine di prescrizione è stata pronunciata una sentenza di prima istanza 

relativa all’infrazione di base, la prescrizione relativa al diritto di confisca si 

estingue (DTF 141 IV 305 consid. 1.4; sentenza del Tribunale federale 

6B_425/2011 del 10 aprile 2012 consid. 4.3; DUPUIS et al., op. cit., n. 28 ad art. 

70 CP; HIRSIG-VOUILLOZ, op. cit., n. 62 ad art. 70 CP). 

 In relazione al caso di specie, il termine di prescrizione avrebbe cessato di 

decorrere a partire dalla prima sentenza di condanna emanata il 16 dicembre 

2015 dal Tribunale di Milano, rispettivamente con la sentenza di Appello del 

17 ottobre 2016 (cfr. supra consid. 6.3.4). Si ha che il diritto alla confisca non è 

prescritto neppure secondo il diritto svizzero. 

6.5 Alla luce delle considerazioni precedenti, sia seguendo il termine di prescrizione 

trentennale del diritto penale italiano, sia seguendo quello quindicennale del 

diritto penale svizzero, risulta che il diritto alla confisca non è prescritto. 

6.6 A., con scritto del 20 febbraio 2023 (act. SK 131.521.56), come pure in sede di 

arringa dibattimentale (act. SK 131.721.58 e segg. e verbale principale dei 

dibattimenti act. SK 131.720.1 e segg.), ha invocato la prescrizione assoluta. I 

suoi rappresentanti legali ritengono che la prescrizione sia iniziata a decorrere 

nel 1995 con i versamenti e i bonifici che hanno alimentato il conto n. 2; 

operazioni che sarebbero costitutive di ipotetici atti di riciclaggio, ammesso e non 

concesso che i fondi avessero origine criminale, circostanza che contestano. A 

loro dire, secondo il diritto svizzero, il denaro sul conto n. 2 avrebbe potuto quindi 

essere confiscato al più tardi nel 2010 (in applicazione degli art. 70, 97 e 305bis 

CP). Con il che sarebbe intervenuta la prescrizione. 

Per le ragioni esposte in precedenza (cfr. supra consid. 6.3 e 6.4), la tesi di A. 

non può essere seguita. Come visto, essendo il reato alla base della confisca la 

partecipazione di A. ad un’organizzazione criminale, il termine di prescrizione è 

iniziato a decorrere dall’arresto di quest’ultimo e non nel 1995, momento in cui è 

stato alimentato il conto n. 2.  

7. Sulla violazione del diritto di essere sentito  

7.1 Il diritto di essere sentito, garantito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. e sancito dall'art. 107 

CPP, assicura alle parti la facoltà di esprimersi prima che sia presa una decisione 

che le tocca nella loro situazione giuridica. Tale diritto comprende il diritto di 

consultare gli atti, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di partecipare alla 

- 25 - 

SK.2022.4 

loro assunzione o perlomeno di potersi esprimere sui risultati, in quanto possano 

influire sul giudizio che dovrà essere adottato (DTF 146 IV 218 consid. 3.1.1). 

Il diritto di essere sentito deve essere garantito alle parti ex art. 104 CPP, come 

pure agli altri partecipanti al procedimento direttamente lesi nei loro diritti ai sensi 

dell’art. 105 cpv. 2 CPP, nella misura necessaria alla tutela dei loro interessi 

(BENDANI, Commentaire romand, op. cit., n. 3 ad art. 107 CPP). Il diritto di essere 

sentito non è assoluto e trova il suo limite nell’interesse legittimo che ogni 

interessato può fare valere. Occorre infatti che l’esercizio del diritto di essere 

sentito appaia necessario alla salvaguardia degli interessi giuridicamente protetti. 

Spetta al giudice, e non alle parti o agli altri partecipanti, apprezzare la necessità 

di esercitare un tale diritto (ibidem). 

7.2 In concreto, A. è terzo aggravato da atti procedurali ai sensi dell’art. 105 cpv. 

2 CPP, in quanto direttamente toccato da un’eventuale misura di confisca. Egli 

dispone quindi dei diritti procedurali spettanti alle parti nella misura necessaria 

alla tutela dei suoi interessi (BENDANI, op. cit., n. 25 ad art. 105 CPP). 

  Agli avv. Rossi e Salvini era noto il ruolo del loro patrocinato (cfr. supra consid. 

4.4.4). Questa Corte ha sempre qualificato A. come (possibile/potenziale) terzo 

aggravato da atti procedurali. I termini “potenziale” e “possibile” sono stati 

utilizzati poiché, a seguito della sentenza del Tribunale federale, una confisca 

non era ancora stata pronunciata. Nel verbale del procedimento il nome di A. 

risulta inserito nella finca “imputato”. Si tratta ovviamente di una svista legata al 

“modello” dell’elenco atti.  

7.3 Il terzo toccato da una proposta di confisca è legittimato a partecipare al 

dibattimento o a presentare proprie richieste scritte se non compare 

personalmente (art. 338 cpv. 2 e 3 CPP; cfr. sentenza del Tribunale federale 

6B_68/2018 del 7 novembre 2018 consid. 2.3.1). Se non compare 

personalmente al dibattimento, i diritti procedurali del terzo toccato da una 

proposta di confisca (come ad esempio, proporre istanze probatorie ex art. 345 

CPP, esporre e motivare le proprie proposte, art. 346 cpv. 1 lett. c., esercitare il 

diritto di essere sentito in caso di modifica/estensione dell’accusa ex art. 333 cpv. 

4 CPP) possono essere garantiti dal patrocinatore (cfr. HAURI/VENETZ, Basler 

Kommentar 2a ediz. 2014, n. 7 ad art. 338 CPP). 

7.4 Il Tribunale federale, nella sentenza 6B_842/2018 del 13 gennaio 2022, ha 

ritenuto che A., quale terzo toccato da una proposta di confisca, fruendo dei diritti 

procedurali spettanti alle parti (art. 105 cpv. 2 CPP), avrebbe dovuto essere 

destinatario di una citazione a comparire, affinché potesse esercitare il suo diritto 

di essere sentito. Il Tribunale federale ha rilevato che A. non ha partecipato al 

dibattimento e non ha presentato richiesta scritte, malgrado avesse per legge la 

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SK.2022.4 

possibilità di farlo in quanto terzo aggravato da un sequestro nell’ottica di una 

possibile confisca, in quanto non risulta essere stato invitato a prendere parte al 

dibattimento. 

Accogliendo il suo gravame, l’Alta Corte ha accertato che, nell’ambito del 

precedente procedimento SK.2017.44, vi è stata una violazione del diritto di 

essere sentito, dal momento che l’allora Corte penale ha ignorato la veste di terzo 

aggravato da atti procedurali di A., non avendogli concesso la possibilità di 

esprimersi e di far valere le proprie ragioni. 

7.5 Come detto, a seguito della sentenza del Tribunale federale, questa Corte ha 

indetto un pubblico dibattimento con inizio il 22 marzo 2023; in data 

11 gennaio 2023, ha citato il MPC e invitato il patrocinatore del terzo aggravato 

da atti procedurali A., l’avvocato Rossi, a parteciparvi.  

A., al momento dell’invio delle citazioni, come pure al momento del dibattimento, 

risultava essere detenuto in Italia. Dal momento che egli era (e lo è tuttora) 

patrocinato da un legale (al quale è stato pure concesso il gratuito patrocinio a 

far tempo dall’11 febbraio 2022, act. SK 131.910.2.1 e segg.), la Corte ha ritenuto 

che la partecipazione del suo avvocato al dibattimento fosse ampiamente 

sufficiente per garantire il suo diritto di essere sentito, riservata la facoltà di A. di 

potersi comunque esprimere presentando in tempo utile, per il tramite del 

patrocinatore, delle richieste scritte (art. 338 cpv. 3 CPP). Infatti, come risulta 

dall’art. 338 CPP, se non compare personalmente al dibattimento, i diritti 

procedurali del terzo toccato da una proposta di possono essere garantiti dal 

patrocinatore. 

Poiché si trattava di dirimere una questione puramente tecnico-giuridica, 

l’audizione personale di A. non appariva necessaria per l’accertamento dei fatti, 

tanto che, neppure il suo legale ne ha richiesto l’audizione (act. SK 131.250.4). 

Indipendentemente da ciò, la Direzione della procedura, nel decreto ordinatorio 

sulle prove del 29 dicembre 2022, ha indicato che, qualora A. avesse voluto 

essere sentito personalmente al dibattimento, avrebbe dovuto comunicarlo al 

TPF, tramite il proprio patrocinatore, nel termine di 20 giorni dall’intimazione del 

decreto ordinatorio. Questo per poter permettere l’allestimento in tempo utile una 

domanda di assistenza giudiziaria alle competenti autorità italiane (act. 

SK 131.250.5). Entro il termine assegnato e neppure in seguito, A. non ha chiesto 

a questa Corte di essere sentito personalmente al dibattimento. 

7.6 Al dibattimento del 22 e 23 marzo 2023, i patrocinatori di A., avv. Rossi e 

avv. Salvini, si sono presentati e hanno fatto valere i diritti del loro patrocinato, 

- 27 - 

SK.2022.4 

nonché formulato le loro contestazioni, richieste e conclusioni in merito alla 

confisca postulata dal MPC, a nome e per conto del loro assistito.  

Si precisa che in entrata del dibattimento, questa Corte ha comunicato alle parti 

che il presente procedimento sarebbe stato trattato come una procedura 

indipendente di confisca ai sensi dell’art. 376 segg. CPP. Come visto, nonostante 

l’art. 377 cpv. 4 CPP, in combinato disposto con l’art. 356 cpv. 6 CPP, non 

prescriva imperativamente la procedura orale, questa Corte, onde garantire nella 

misura più ampia possibile i diritti procedurali del terzo aggravato, anche alla luce 

dell’accertata violazione del diritto di essere sentito stabilita nella sentenza di 

rinvio, ha indetto dei pubblici dibattimenti (cfr. supra consid. 4.5).  

Inoltre, nel decreto ordinatorio del 29 dicembre 2022, la Direzione del 

procedimento ha offerto a A. la possibilità di richiedere di essere sentito 

personalmente al dibattimento, facoltà esercitabile solo con un processo. 

7.7 Ne discende che le garanzie procedurali offerte in concreto ad A., vanno oltre 

quanto deducibile dagli art. 66 CPP e 6 CEDU in materia di oralità e diritto ad un 

processo equo (cfr. DENYS, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en 

matière d’immédiateté de l’administration des preuves, in forumpoenale 5/2018 

p. 407; Valentini, Contradditorio, immediatezza, oralità nella giurisprudenza della 

Corte E.D.U., in: ARCHIVIO PENALE 2016, n. 22, pag. 14 e segg.). Si giustifica 

infatti accordare al terzo aggravato da atti procedurali, mutatis mutandis, il diritto 

ad un’equa e pubblica udienza, previsto dall’art. 6 CEDU, che di regola viene 

riconosciuto ad un imputato. 

7.8 I patrocinatori di A., in aula, hanno invocato una violazione del diritto di essere 

sentito di A., per non essere stato invitato a partecipare al dibattimento che si è 

tenuto il 7 e 8 marzo 2023 nei confronti di C. A loro dire, il procedimento contro 

C., era l’unico in cui avrebbe potuto essere pronunciata la confisca (cfr. supra 

consid. 4.2).  

Questo argomento non può trovare accoglimento posto come, lo si rammenta, lo 

stesso avv. Rossi, nel suo scritto del 4 maggio 2022, in risposta alla richiesta di 

questa Corte di unire i procedimenti SK.2022.4 (concernete A.) e SK.2022.2 

(concernente C.), ha comunicato di propendere per la loro disgiunzione (act. 

SK 131.521.2). In particolare, il patrocinatore ha espressamente indicato che: 

“Innanzitutto, A. riveste un ruolo processuale completamente diverso di quello di 

C.”, “Inoltre, a seguito delle note pronunce del TF, l’origine dei fondi è un aspetto 

che interessa soltanto A. e non C.”, “Il lavoro che svolgerà il collega Avv. Mario 

Postizzi, con tutta evidenza, toccherà tutt’altri argomenti diversi e a sé stanti”. Da 

tale scritto emerge che il procedimento a carico di C. non era di interesse per 

quanto riguardava la posizione di A. Inoltre, non solo A. si è opposto all’unione 

- 28 - 

SK.2022.4 

dei due procedimenti, ma egli non ha neppure richiesto di potere essere presente 

al dibattimento contro C., avendo egli esplicitamente dichiarato di avere una 

posizione processuale diversa da quella di C. e che l’oggetto da trattare 

nell’ambito della sua posizione a seguito del Tribunale federale era circoscritto. 

La procedura adottata è quella prevista dalla legge (cfr. supra consid. 4.4 e 4.5). 

Quanto sollevato dai patrocinatori di A. non può quindi essere né condiviso, né 

tutelato.  

7.9 Alla luce di tutto quanto precede, nell’ambito del presente procedimento, a A., 

terzo aggravato da atti procedurali, in specie persona toccata da una proposta di 

confisca, è stato ampiamente garantito il suo diritto di essere sentito. 

8. Sulla confisca 

8.1 Come visto, a seguito della sentenza 6B_842/2018 del 13 gennaio 2022 del 

Tribunale federale, la Corte è chiamata a statuire nuovamente sulla proposta di 

confisca della quota di comproprietà di 50/100 del fondo n. 1 RFD di Chiasso, di 

spettanza di A. (cfr. Sentenza SK.2017.44 dispositivo n. III. 1.2, annullato), 

essendo stata ordinata in violazione del diritto di essere sentito. Inoltre, questo 

Collegio si pronuncia sul destino degli averi derivanti dalla locazione 

dell’immobile, sequestrati con ordinanza del 29 dicembre 2022 (act. 

SK. 131.910.1.1 e segg.). 

8.2  

8.2.1 In occasione del dibattimento, il MPC ha ribadito la richiesta di confisca della 

quota parte dell’immobile. Si rammenta che il mappale n. 1 RFD di Chiasso era 

stato bloccato con ordine del MPC del 24 dicembre 2014 (act. MPC 7.11.1.1.1 e 

segg.). 

Il Procuratore federale, come già anticipato con gli scritti del 7 settembre 2022 

(act. SK 131.510.342 e segg.) e del 21 dicembre 2022 (act. SK 131.510.355 e 

seg.), in aula, ha postulato anche la confisca delle pigioni attuali e future, derivanti 

dalla locazione dell’immobile, limitatamente alla quota parte di comproprietà del 

50% di A. Con riferimento al sequestro di tali averi si rimanda a quanto esposto 

ai considerandi Fatti N e O supra.  

Le richieste di confisca sono state formulate in applicazione sia dell’art. 70 cpv. 

1 CP, sia dell’art. 72 CP. 

8.2.2 Oltre agli argomenti sollevati da A. e già trattati nella presente ordinanza (cfr. 

supra consid. 4.2, 6.6 e 7.8), egli, tramite i patrocinatori, ha invocato che una 

- 29 - 

SK.2022.4 

confisca non sia possibile, né ai sensi dell’art. 70 CP, né ex art. 72 CP. I 

rappresentanti legali sostengono infatti che A., nel 1995, quando sono stati 

generati i valori patrimoniali che hanno alimentato il conto n. 2 e che sono serviti 

per l’acquisto dell’immobile, non partecipava né sosteneva nessuna 

organizzazione criminale. Inoltre, stando a quanto A. avrebbe riferito loro, i fondi 

avrebbero origine lecita e deriverebbero dal provento della sua attività lavorativa, 

non dichiarato al fisco italiano (cfr. infra consid. 8.7).  

8.3 Il giudice ordina la confisca dei valori patrimoniali che costituiscono il prodotto di 

un reato o erano destinati a determinare o a ricompensare l'autore di un reato, a 

meno che debbano essere restituiti alla persona lesa allo scopo di ripristinare la 

situazione legale (art. 70 cpv. 1 CP). Il giudice, indipendentemente dalla punibilità 

di una data persona, ordina la confisca degli oggetti che hanno servito o erano 

destinati a commettere un reato o che costituiscono il prodotto di un reato se tali 

oggetti compromettono la sicurezza delle persone, la moralità o l'ordine pubblico 

(art. 69 cpv. 1 CP). Oggetto di confisca ai sensi dell’art. 70 CP possono essere 

anche i rendimenti effettivamente ottenuti attraverso i valori patrimoniali prodotto 

di reato, segnatamente le pigioni derivanti dalla locazione di un immobile 

(sentenze del Tribunale federale 6B_735/2016 del 24 ottobre 2017 consid. 4.2.3; 

6B_528/2012 del 28 febbraio 2013 consid. 6.2.2; BAUMANN, op. cit., n. 33 ad art. 

70/71 CP). 

8.3.1 La confisca di valori patrimoniali in relazione con un reato ha carattere repressivo: 

ha lo scopo di impedire che il reo profitti dell'infrazione da lui commessa, evitando 

in tal senso che il crimine paghi (DTF 106 IV 336 consid. 3b/aa; 104 IV 228 

consid. 6b). Costituisce prodotto di reato ogni valore in relazione diretta ed 

immediata con il reato stesso. Quando il prodotto originale dell'infrazione è 

costituito da valori propri a circolare, quali biglietti di banca o moneta scritturale, 

ed è stato trasformato a più riprese, esso resta confiscabile fino a che la sua 

traccia documentaria (Papierspur, trace documentaire, paper trail) può essere 

ricostruita in maniera tale da stabilire il legame con l'infrazione (DTF 129 II 453 

consid. 4.1 p. 461; sentenza del Tribunale federale 1B_185/2007 del 

30 novembre 2007 consid. 9). In questo senso la conversione di una somma di 

denaro in un'altra valuta o in carte valori non fa ostacolo alla confisca (DUPUIS et 

al., op. cit., n. 7 ad art. 70 CP). Nel caso di un'organizzazione criminale, la 

confisca in Svizzera presuppone che le autorità elvetiche siano competenti per 

perseguire la persona proprietaria dei valori a titolo di partecipazione o sostegno 

ad un'organizzazione criminale (principio della doppia punibilità). La confisca è 

pure possibile se i valori sono gestiti in Svizzera da un membro 

dell'organizzazione o da uno strumento utilizzato a sua insaputa (DTF 134 IV 185 

consid. 2.1, pubblicato anche in SJ 2008 I pag. 325 e segg.). Soggiacciono alla 

- 30 - 

SK.2022.4 

confisca dell’art. 72 CP sia i beni materiali, sia i valori incorporali come conti 

bancari (HIRSIG-VOUILLOZ, op. cit. n. 19 ad art. 72 CP). 

8.3.2 L'art. 72 CP, entrato in vigore il 1° gennaio 2007 e che ha ripreso quanto era già 

contemplato all’art. 59 n. 3 vCP (in essere già dal 1° agosto 1994), è stato 

espressamente concepito per facilitare la confisca di valori patrimoniali 

appartenenti alle organizzazioni criminali (sentenza del Tribunale federale 

1S.16/2005 del 7 giugno 2005 consid. 2.2). Secondo tale disposizione, devono 

essere confiscati tutti i valori patrimoniali di cui un'organizzazione criminale ha la 

facoltà di disporre, qualunque sia la loro origine ed il loro precedente utilizzo; non 

importa, a tal proposito, che si tratti di valori patrimoniali di origine lecita o illecita. 

Infatti, si tratta di colpire l'organizzazione criminale anche nell'ambito delle sue 

attività economiche legali (SEELMANN/THOMMEN, in: Jürg-Beat Ackermann 

[curatore], Kommentar Kriminelles Vermögen - Kriminelle Organisationen, vol. I, 

2018, n. 34 ad art. 72 CP; BAUMANN, op. cit., n. 1 ad art. 72 CP). 

I valori appartenenti a una persona che abbia partecipato o sostenuto 

un'organizzazione criminale (art. 260ter CP) sono presunti sottoposti, fino a prova 

del contrario, alla facoltà di disporre dell'organizzazione (art. 72 seconda frase 

CP). Se la persona interessata è in grado di provare l'assenza del potere o della 

volontà di disporre dell'organizzazione criminale, la presunzione cade 

(cfr. decisioni del Tribunale penale federale BB.2015.77 dell'8 dicembre 2015 

consid. 3.2.2 e BB.2020.62 del 15 luglio 2020 consid. 2.2). La prova che un 

determinato valore patrimoniale è stato acquistato legalmente dalla persona 

interessata non è atta, da sola, a invalidare la presunzione. Questo può essere 

solo il caso allorquando mediante tale prova si riesce a dimostrare l'assenza della 

facoltà di disporre dell'organizzazione (cfr. sentenze del Tribunale federale 

1B_79/2007 del 27 novembre 2007 consid. 4; 1S.16/2005 del 7 giugno 2005 

consid. 2.2; TPF 2011 18 consid. 3.4). 

8.3.3 La confisca di valori patrimoniali giusta l’art. 72 CP può dunque ricorrere 

solamente qualora si sia in presenza di un’organizzazione criminale, a cui la 

persona interessata ha partecipato o che ha sostenuto ai sensi dell’art. 260ter CP. 

Il riferimento a quest’ultima disposizione indica chiaramente che non è più 

richiesta la prova di un vincolo con il reato anteriore, ma la confisca implica 

comunque un comportamento anteriore punibile (cfr. Messaggio del Consiglio 

federale del 30 giugno 1993 concernente la modificazione del Codice penale 

svizzero e del Codice penale militare [Revisione delle norme sulla confisca, 

punibilità dell’organizzazione criminale, diritto di comunicazione del finanziere], 

FF 1993 III 193, 227). Punto di partenza è segnatamente l’idea che i valori 

patrimoniali che sottostanno alla facoltà di disporre di un’organizzazione 

- 31 - 

SK.2022.4 

criminale sono, da un canto, con grande probabilità d’origine delittuosa e che, 

d’altro canto – fatto potenzialmente pericoloso – essi serviranno a commettere 

ulteriori reati, permettendo all’organizzazione di proseguire l’attività criminale. A 

differenza della confisca tradizionale, improntata esclusivamente sulla 

provenienza dei beni da confiscare, la confisca definita all’art. 72 CP intende 

piuttosto esplicare un effetto preventivo, privando l’organizzazione criminale della 

base finanziaria (FF 1993 III 193, 226). 

8.4  Nella fattispecie, A. è stato condannato, con sentenza del 16 dicembre 2015 del 

Tribunale di Milano, alla pena di undici anni e tre mesi di reclusione per 

associazione di tipo mafioso (art. 416bis CP-IT) e altri reati, pena aumentata dalla 

Corte di Appello di Milano a 12 anni e 2 mesi di reclusione (act. SK 131.510.3 e 

segg.). Con sentenza del 24 aprile 2018, la Corte Suprema di Cassazione 

italiana, seconda sezione, ha rigettato il ricorso interposto avverso la 

summenzionata pronuncia della Corte d’Appello (act. SK. 131.510.320), 

confermando in tal guisa, in via definitiva, la condanna inflitta ad A. per 

associazione di tipo mafioso e altri reati, e ciò dal secondo semestre del 2009 al 

16 dicembre 2014.  

8.4.1 Ora, salvo circostanze eccezionali, la Svizzera, avendo aderito allo spazio 

Schengen, non può sottrarsi a determinati principi di diritto penale europeo ad 

esso sottesi come quello del mutuo riconoscimento delle sentenze (decisioni del 

Tribunale penale federale BB.2020.62 del 15 luglio 2020 consid. 2.3, BB.2019.64 

del 5 agosto 2019 consid. 2.3.1, BB.2018.29 del 28 giugno 2018 consid. 2.3.3, 

BB.2014.157 del 16 marzo 2015 consid. 3.3.1 e rinvii), tanto più in ambiti come 

quello del riciclaggio e del crimine organizzato, in cui la tendenza non solo 

europea ma internazionale, coerentemente seguita anche dal legislatore svizzero 

(cfr. ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a 

ediz. 2014, pag. 98 e segg., nonché Messaggio del Consiglio federale del 

26 ottobre 2005 concernente la Convenzione delle Nazioni Unite contro la 

criminalità organizzata transnazionale, del Protocollo addizionale per prevenire, 

reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini e del 

Protocollo addizionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e 

via aria, FF 2005 5961 e segg.), è quella di creare un sistema globalmente 

sempre più integrato, il quale presuppone, anche al di là del precipuo campo 

dell’assistenza giudiziaria, la reciproca fiducia degli Stati interessati. In questo 

senso, a maggior ragione con Stati come l’Italia che vantano una consolidata 

tradizione di cooperazione con il nostro Paese, non da ultimo consacrata in un 

Accordo complementare alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in 

materia penale (RS 0.351.945.41), si impone non solo al giudice dell’assistenza 

ma anche al giudice penale svizzero del merito un considerevole riserbo nello 

scostarsi dagli accertamenti effettuati dalle autorità giudiziarie dello Stato estero 

- 32 - 

SK.2022.4 

(sentenze del Tribunale penale federale BB.2020.62 del 15 luglio 2020 consid. 

2.3, BB.2019.64 del 5 agosto 2019 consid. 2.3.1, BB.2018.29 del 28 giugno 2018 

consid. 2.3.3; BB.2014.157 del 16 marzo 2015, consid. 3.3.1). 

8.4.2 Alla luce di quanto precede, non vi è ragione per questa Corte di scostarsi dalle 

considerazioni espresse dalle autorità italiane nelle sopraccitate sentenze, 

secondo cui è stata accertata in via definitiva la partecipazione di A. ad 

un’associazione di tipo mafioso ex art. 416bis CP-IT (cfr. supra consid. 8.4). 

8.5 Nell’esame della presente fattispecie, si impone di verificare se ricorra il requisito 

della doppia punibilità tra l’art. 260ter CP ed i fatti alla base della condanna da 

parte delle autorità italiane per il reato di associazione di tipo mafioso giusta l’art. 

416bis CP-IT a carico di A.  

8.5.1 L’art. 260ter vCP, entrato in vigore il 1° agosto 1994, è stato inserito 

nell’ordinamento penale elvetico in virtù della sottoscrizione da parte della 

Svizzera delle normative internazionali di lotta al crimine organizzato (GODENZI, 

Strafbare Beteiligung am kriminellen Kollektiv, 2015, pag. 221 e segg.; 

TRECHSEL/VEST, op. cit., n. 1 ad art. 260ter CP). 

La nozione di organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter n. 1 vCP (cfr. anche 

art. 305bis n. 2 lett. a CP) in vigore dal 1994, è definita in modo più restrittivo di 

quella di gruppo, di associazione ai sensi dell’art. 275ter CP o di banda ai sensi 

dell’art. 139 n. 3 cpv. 2, 140 n. 3 cpv. 1 CP o dell’art. 19 n. 2 lett. b LStup.  

Più precisamente, secondo il diritto svizzero, un’organizzazione criminale implica 

l’esistenza di un gruppo strutturato di almeno tre persone, generalmente di più, 

progettato per durare in modo indipendentemente da un cambiamento nella 

composizione del proprio organico e caratterizzato, in particolare, dal rispetto 

delle regole, dalla distribuzione dei compiti, dalla mancanza di trasparenza e 

professionalità che prevale nelle varie fasi della propria attività criminale; si pensi 

in particolare ai gruppi che caratterizzano la criminalità organizzata, i gruppi 

terroristici, ecc. Questa organizzazione deve quindi mantenere segrete la sua 

struttura interna ed i suoi componenti. La discrezione generalmente associata ai 

comportamenti criminali non è sufficiente; deve trattarsi di un occultamento 

qualificato e sistematico, che non deve necessariamente riguardare l’esistenza 

dell’organizzazione stessa ma la struttura interna di quest’ultima e la cerchia dei 

suoi membri e ausiliari. Inoltre, l’organizzazione deve perseguire lo scopo di 

commettere atti criminali di violenza o di ottenere un reddito con mezzi criminali. 

Con particolare riguardo all’arricchimento con mezzi criminali, presuppone che 

l’ente si adoperi per ottenere vantaggi patrimoniali illeciti mediante la 

commissione di reati; si tratta in particolare dei delitti contro il patrimonio e i 

crimini previsti dalla legge federale sugli stupefacenti (DTF 132 IV 132 consid. 

- 33 - 

SK.2022.4 

4.1.1; 129 IV 271 consid. 2.3.1; sentenza del Tribunale federale 6S.463/1996 del 

27 agosto 1996 consid. 4b, pubblicata in SJ 1997 pag. 1). 

La formulazione abbastanza generale dell’art. 260ter CP è stata voluta dal 

legislatore al fine di concedere al giudice un ampio margine di apprezzamento su 

quali organizzazioni rientrino effettivamente nella citata norma penale, che non 

deve comprendere prettamente le organizzazioni di stampo mafioso, ma anche 

quelle terroristiche o altre, giacché perseguono tutte un medesimo obiettivo, 

ossia la commissione di crimini violenti (Messaggio del Consiglio federale del 

25 giugno 2002 concernente le Convenzioni internazionali per la repressione del 

finanziamento del terrorismo e per la repressione degli attentati terroristici con 

esplosivo nonché la modifica del Codice penale e l'adeguamento di altre leggi 

federali, FF 2002 4815, 4859; v. anche DTF 145 IV 470 consid. 4.7.1). Il Consiglio 

federale, nel proprio Messaggio, aveva difatti sottolineato, quale elemento 

cruciale, la commissione di reati violenti per appurare l’esistenza di 

un’organizzazione criminale (FF 2002 4815, 4861). Il compito di definire 

giuridicamente quale tipo di organizzazione e quale tipo di sostegno a 

quest’ultima, ricada sotto l’art. 260ter CP, è poi stato lasciato alla giurisprudenza, 

che si è sviluppata segnatamente sull’esame dell’art. 260ter CP in rapporto alla 

doppia punibilità, secondo cui occorre determinare se la struttura e le particolarità 

dell’organizzazione in esame potrebbero prima facie giustificare un’applicazione 

dell’art. 260ter CP (DTF 145 IV 470 consid. 4.7.1 e 4.7.2; 142 IV 175 consid. 5.9). 

In sostanza, dunque, un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter vCP è 

caratterizzata da quattro elementi: il numero di partecipanti (i), la struttura 

organizzativa (ii), la legge dell’omertà (iii) e lo scopo criminale (iv) (CORBOZ, Les 

infractions en droit suisse, vol. II, 3a ediz. 2010, n. 1 ad art. 260ter CP). 

 Secondo giurisprudenza e dottrina, corrispondono in particolare alla nozione di 

organizzazione criminale sia le associazioni di stampo mafioso che quelle 

finalizzate al terrorismo (DTF 132 IV 132 consid. 4.1.2; TPF 2008 80 consid. 4.2.1 

pag. 82; decisione del Tribunale penale federale BB. 2022.95 del 18 novembre 

2022 consid. 2.2.4; HANS VEST, Delikte gegen den öffentlichen Frieden 

[Art. 258 – 263 StGB], Commentario, 2007, n. 15 ad art. 260ter CP). La Corte 

penale del Tribunale penale federale ha già avuto modo di affermare che 

l’organizzazione denominata ‘ndrangheta calabrese corrisponde oggettivamente 

alla nozione di organizzazione criminale così come sviluppata dalla 

giurisprudenza e dalla dottrina (cfr. TPF 2010 29 consid. 3.1).  

 

8.5.2 Dalle sentenze italiane di condanna, in particolare dei fratelli K., J. e A. (e meglio 

sentenza della Corte d’appello di Milano del 27 ottobre 2016 nei confronti di K., 

act. MPC 18.1.80514 e segg.; e sentenza della Corte d’appello di Milano del 

- 34 - 

SK.2022.4 

17 ottobre 2016 nei confronti di J. e A., act. SK 131.510.6 e segg.), come pure 

dalla sentenza SK.2017.44 emanata il 29 dicembre 2017 nei confronti di B. e C. 

(act. SK 131.510.441 e segg.) e dalla sentenza SK.2017.71 emanata il 27 marzo 

2018 nei confronti di E. (act. SK 131.510.553 e segg.), è emerso che negli anni 

‘80 e nella prima metà degli anni ‘90 era attivo, nel milanese, un consesso 

criminale ‘ndranghetistico, capeggiato da L., al quale appartenevano, sin dalle 

sue origini, pure K. e J., i quali nel tempo avevano rivestito ruoli sempre più 

incisivi, arrivando a fiancheggiare L. Il sodalizio era dedito al narcotraffico, attività 

che permetteva di conseguire importanti guadagni illeciti e che si è protratta fino 

all’arresto delle figure di spicco della cosca, tra cui il capo L., nonché K. e J., 

avvenuto negli anni Novanta per mano degli inquirenti italiani. 

 

 Dai predetti giudizi italiani riguardanti K., J. e A., risulta che, K. e J., dopo avere 

scontato la pena per la condanna per appartenenza all’organizzazione criminale 

del gruppo L., ne hanno ripreso le attività criminali. A loro volta e unitamente al 

fratello A., hanno avuto un ruolo verticistico in una compagine ‘ndranghetista, 

sempre attiva nel milanese e che aveva solidi legami con la cosca M., operante 

in Calabria e di cui L. era stato, appunto, il principale esponente nella realtà 

milanese. K. e J. ricoprivano ruoli apicali, mentre A. aveva una posizione 

subordinata ai fratelli. Il sodalizio dei fratelli A. praticava metodi mafiosi e 

costituiva una realtà criminale ben strutturata, concepita per durare in modo 

stabile e indipendente dai suoi componenti pro tempore, contraddistinta dalla 

segretezza e le cui attività economiche erano finanziate con il profitto del 

narcotraffico e dell’usura.  

8.5.3 Per quanto concerne A., egli, con sentenza del 16 dicembre 2015 del Tribunale 

di Milano, Sezione VII Penale, è stato condannato, unitamente ad altre persone, 

per i reati di associazione di tipo mafioso (art. 416bis CP-IT), usura (art. 644 CP-

IT), estorsione (art. 629 CP-IT), incendio (art. 423 CP-IT), nonché reati in ambito 

di stupefacenti (act. MPC 18.1.1071 e segg. e 1812 e seg.). Con particolare 

riferimento all’art. 416bis CP-IT, le autorità italiane hanno ritenuto che A., nel 

periodo tra la seconda metà del 2009 e il 16 dicembre 2014, ha fatto parte (quale 

partecipante) dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, espressione in 

Lombardia della “famiglia” CC., operante da anni sul territorio di Milano e 

provincia sin dagli anni Ottanta, la cui esistenza ed operatività era già stata 

accertata con sentenze passate in giudicato dal Tribunale e dalla Corte di Assise 

di Milano nel settembre e novembre 1997 e nel maggio 1998.  

 

 

- 35 - 

SK.2022.4 

Stando alla sentenza: 

 

“Tutto questo non ha impedito che egli, nel presente contesto processuale, sia 

stato riconosciuto responsabile di estorsioni, usure, tentato incendio, violazione 

della legge stupefacenti e partecipazione all'associazione per il narcotraffico sulle 

base di specifici elementi correlati alle singole contestazioni in ordine alle quali si 

è ravvisata la sua penale responsabilità. 

 

Tutti questi delitti sono stati perpetrati talvolta con l'impiego del metodo mafioso 

ed altre volte per incrementare l'area di operatività ed incidenza del consorzio 

criminale. In relazione a molti di tali reati è stata contestata e riconosciuta la 

circostanza aggravante di cui all'art. 7 d.l. n. 152/1991. 

 

Nell'esecuzione di tali illeciti il ruolo di A. è stato tutt'altro che neutro o da 

spettatore delle autonome iniziative intraprese dai fratelli. Egli – sia consentito 

non riandare a tutte le condotte descritte e nemmeno riassumerle, 

sostanzialmente per ragioni di economia processuale – ha partecipato 

consapevolmente alla consumazione dei reati recando un proprio apporto 

specifico eziologicamente rilevante. 

 

Certo: la sua condotta differisce da quella di K. e J. i quali, già condannati per 

associazione mafiosa, più esplicitamente hanno assunto un ruolo direttivo e di 

primo piano nei vari affari intrapresi. A. è prezioso perché è il fratello rimasto 

incensurato e costituisce la faccia presentabile negli affari che la consorteria 

tesse; si presta – lui o la moglie – ad intestazioni societarie ed assume la titolarità 

di rapporti economici che egli coltiva, tuttavia, sotto le direttive e nell'interesse dei 

fratelli che in esse riversano principalmente il frutto della cessione” (act. 

MPC 18.1.1777). 

Il 17 ottobre 2016, la Corte di Appello di Milano, Sezione III Penale, ha 

confermato la condanna di A., rideterminando (aumentandola) unicamente la 

pena nei suoi confronti (act. SK 131.510.3 e segg. pag. 298). Con sentenza del 

24 aprile 2018, la Corte Suprema di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato 

da A. (act. SK 131.510.320), per cui le condanne per il reato di associazione di 

stampo mafioso e gli altri reati sono cresciute in giudicato. 

8.5.4 Visto quanto precede, considerato come A. è stato condannato   in Italia per il 

reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, e più precisamente di 

appartenenza alla ‘ndrangheta calabrese (v. supra consid. 8.5.2 e 8.5.3), il 

requisito della doppia punibilità è dato. 

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SK.2022.4 

8.6 Occorre poi valutare se sia dato il requisito della facoltà di disporre 

dell’organizzazione criminale. In effetti, secondo la normativa legale, i valori 

appartenenti a una persona che ha partecipato ad una simile organizzazione o 

l’ha sostenuta sono presunti sottoposti, fino a prova del contrario, alla facoltà di 

disporre dell’organizzazione. 

8.6.1 La facoltà di disporre è da ricollegare alla nozione di disponibilità fattuale. La 

disponibilità fattuale è definita come il potere effettivo esercitato su una cosa, 

conformemente alle regole della vita in società. Essa presuppone 

necessariamente la possibilità e la volontà di possedere tale cosa. 

L’organizzazione criminale esercita la propria facoltà di disporre quando ha la 

disponibilità fattuale sui beni in questione, potendone disporre in qualsiasi 

momento per raggiungere i suoi obiettivi. Determinante è dunque una nozione 

economica e non puramente giuridica di potere di disporre sui valori patrimoniali 

in questione (decisioni del Tribunale penale federale BB.2020.62 del 15 luglio 

2020 consid. 2.2.1 e BB.2014.157 del 16 marzo 2014 consid. 3.2.1; ordinanza 

del Tribunale penale federale SK.2022.15 del 19 luglio 2022 consid. 9.1).  

L’apprezzamento della facoltà di disporre dell’organizzazione criminale su valori 

patrimoniali è da riferirsi al lasso temporale durante il quale vi è stata 

partecipazione o sostegno all’organizzazione e concerne valori patrimoniali 

pervenuti nella disponibilità del soggetto durante il medesimo periodo (sentenza 

del Tribunale federale 6B_422/2013 del 6 maggio 2014 consid. 10.1; decisione 

del Tribunale penale federale BB.2014.4 del 9 maggio 2014 consid. 4.3). Nel 

caso in esame, con mente alle conclusioni del giudice del merito italiano 

(cfr. supra consid. 8.5.3), il lasso di tempo entrante in linea di conto si estende 

pertanto dal secondo semestre del 2009, al 16 dicembre 2014, data dell’arresto 

di A. 

8.6.2 Con riferimento alla part. n. 1 RFD di Chiasso, di cui A. è comproprietario in 

ragione del 50%, si rileva quanto qui di seguito. 

 

L’immobile di cui alla part. n. 1 RFD a Chiasso, è stato acquistato in comproprietà 

da C. (in ragione del 10%), B. (in ragione del 40%) e A. (in ragione del 50%). Per 

la compravendita, il 1° marzo 2013, i tre comproprietari hanno sottoscritto un 

diritto di compera per un importo di fr 3'300'000.– (act. MPC 7.8.4.7.1 e segg.), 

esercitato il 14 maggio 2013 (act. MPC 8.6.269 e seg.). L’acquisto immobiliare è 

stato finanziato da C., B. e A. mediante un credito ipotecario di fr. 1'500'000.– 

presso la Banca F., nonché con l'apporto di mezzi propri dei tre acquirenti per 

fr. 1'800'000.– (cfr. Rapporto di analisi sul finanziamento dell’immobile di W. a 

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SK.2022.4 

Chiasso della divisione Analisi Finanziaria Forense FFA del MPC del 

2 maggio 2016, act. MPC 11.1.4).  

 

In specie, A., per l’acquisto dell’immobile, risulta avere immesso 

complessivamente