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**Case Identifier:** 1f489040-4f51-5ab2-a299-5e0637d602c6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-09-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.09.2021 A-6541/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-6541-2019_2021-09-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-6541/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  s e t t e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Michela Bürki Moreni (presidente del collegio),  

Claudia Pasqualetto Péquignot, Maurizio Greppi,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall'avv. Andrea Sanna,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Direzione del circondario delle dogane IV,  

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
rapporto di lavoro di diritto pubblico  

(decisione disciplinare del 7 novembre 2019). 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

A._______ è entrato nell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) il 

1° gennaio 1983 in qualità di aspirante guardia di confine con un grado 

d’impiego del 100%. Dopo aver terminato il periodo di formazione è stato 

attribuito a varie unità organizzative della Regione IV, da ultimo al posto 

guardie di confine Ticino, con sede a …, nella funzione di guardia di confine 

con il grado di sergente (sgt).  

B.   

B.a In data 11 maggio 2019 il sgt A._______ ha svolto il turno di servizio 

mobile in qualità di capo pattuglia dalle ore 11.30 alle ore 20.00 con il ca-

porale (cpl) B._______, incaricato della guida del veicolo. I compiti attribuiti 

alla pattuglia dal capo dell’impiego, sgt. C._______, consistevano nell’ese-

guire dapprima dei controlli ai valichi secondari alla ricerca di stupefacenti 

ed in seguito un primo blocco alle ore 13.00 in zona …, all’altezza del de-

puratore e un secondo a … all’uscita dell’autostrada.  

B.b Tramite rapporto informativo del 16 maggio 2019 il sgt C._______ ha 

segnalato al capoposto aiutante (aiut) D._______ una serie di comporta-

menti inadeguati tenuti dal cpl B._______ durante il suddetto turno di ser-

vizio, segnatamente  

 non aver fatto moneta alla cassa accessoria al momento opportuno 

e aver in questo modo causato il ritardo all’appuntamento delle ore 

13.00; 

 aver mendacemente segnalato al superiore la necessità di eseguire 

una sosta per il rifornimento del veicolo di servizio, con il solo in-

tento di fermarsi a bere un caffè e esserglisi rivolto in maniera irri-

verente e sarcastica, una volta colto sul fatto, sfidandolo a prender 

nota di quanto avvenuto; 

 aver tenuto un comportamento inadeguato in occasione della ri-

chiesta del superiore di incassare uno sdoganamento. 

Il sgt C._______ ha quindi precisato di aver eseguito a fine turno a un col-

loquio verbale con il collaboratore, per fargli presente i tre episodi – non 

contestati da quest’ultimo – e per comunicargli che il suo capo squadra 

(sgtm E._______) sarebbe stato informato dei fatti. 

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C.  

C.a Il 16 maggio 2019, su richiesta del capoposto aiut D._______, sia il sgt 

A._______ che il cpl B._______ hanno redatto un rapporto sui fatti accaduti 

l’11 maggio 2019.  

C.b Il medesimo giorno l’aiut D._______ ha a sua volta preso posizione 

sull’accaduto nei confronti del Comando della Regione guardie di confine 

IV (di seguito CGCF IV). Dopo aver esposto i risultati dei riscontri eseguiti, 

ha ritenuto che nel turno di servizio in parola il cpl B._______ ha dimostrato 

un’attitudine contrario codice di comportamento ed ha concluso che il sgt 

A._______ si era rivelato inadeguato come responsabile della pattuglia, in 

quanto avrebbe dovuto imporsi sul collega e impedirgli di agire sconvenien-

temente. Egli ha tuttavia proposto provvedimenti unicamente nei confronti 

del cpl B._______. 

C.c  

C.c.a Il 29 maggio 2019 il CGCF IV ha aperto un’inchiesta disciplinare nei 

confronti del sgt A._______ per i fatti occorsi l’11 maggio 2019.  

C.c.b Il 3 luglio 2019 l’interessato è stato interrogato in qualità di imputato 

dall’aiut D._______.  

C.c.c Il 26 agosto 2019 il CGCF IV ha trasmesso a A._______ il risultato 

dell’inchiesta disciplinare avviata a suo carico infliggendogli una multa di-

sciplinare di fr. 50, in quanto dall'esame della fattispecie risulterebbe in 

modo inequivocabile che il sergente, guardia di confine con oltre trenta anni 

di servizio ed esperienza, è venuto meno ai suoi doveri di servizio, per non 

aver controllato nessun autoveicolo durante circa tre ore di servizio mobile, 

rispettivamente per aver tollerato passivamente e senza intervenire, nella 

sua funzione di capo pattuglia, il comportamento inadeguato alla situazione 

nei confronti dei colleghi, superiori e terzi del collega cpl B._______, in quel 

momento a lui subordinato e “con il suo comportamento è venuto meno 

alle aspettative riposte dal suo superiore durante l'esecuzione del servizio 

di sorveglianza, mancando di diligenza, affidabilità e responsabilità quale 

agente guardia di confine, ma anche quale capo pattuglia”. 

In particolare sono stati segnalati i seguenti comportamenti inadeguati:  

 Sosta di circa 5 minuti, subito dopo l’inizio del turno, presso un di-

stributore di benzina di … per l'acquisto di un panino e di una bibita 

da parte di entrambi gli agenti.  

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 Nessun controllo di veicoli nella prima fase del turno di servizio dalle 

ore 12.00 alle ore 13.15 in zona … e dintorni e durante la presenza 

nella zona di … fino alle ore 15.30  

 Approvvigionamento della moneta per la cassa mobile, di cui il cpl 

B._______ era responsabile, effettuato presso un distributore di 

benzina anziché nell'ufficio doganale, all'inizio del turno, durante la 

preparazione del servizio. Le direttive non sono state seguite per 

comodità e per non dover compilare la modulistica necessaria. 

 Mancato rispetto dell'orario (ore 15.00) stabilito dal sgt C._______ 

per il posto di blocco in zona …, giungendo la pattuglia A._______-

B._______ con 15 minuti di ritardo. 

 Sosta di almeno 15 minuti presso un distributore di benzina di ... 

con il solo intento di bere un caffè – nonostante al capo dell'impiego 

fosse stato comunicato, alle ore 13.50, dal cpl B._______ di doversi 

fermare per fare rifornimento di benzina al veicolo di servizio – an-

ziché recarsi immediatamente nella zona di sorveglianza asse-

gnata alla pattuglia (…). II veicolo di servizio era stato posteggiato 

in una zona non visibile dalla carreggiata. La mendacità e l'inattitu-

dine dell’agente si sono palesate al momento dell’ingresso del sgt 

C._______ nel medesimo esercizio pubblico. Alla vista del supe-

riore il cpl B._______ ha richiesto lo scontrino della benzina alla 

commessa malgrado – come in seguito accertato dal sgt 

C._______ – il rabbocco di carburante non fosse mai avvenuto, né 

tantomeno era necessario; si è inoltre rivolto a quest’ultimo con iro-

nia invitandolo a prender nota di quanto avvenuto (sosta per il 

caffè).  

 Comportamento sgarbato nei confronti del sgt C._______ nell’ese-

cuzione di un suo ordine relativo all'incasso di uno sdoganamento 

e di una multa al valico di ...-strada. 

D.  

Con presa di posizione del 25 settembre 2019 il sgt A._______ ha dichia-

rato di aver tenuto un comportamento consono alla propria posizione e alla 

situazione di fatto, coscienzioso dei propri obblighi di servizio e di non aver 

mancato ai propri doveri. Ha inoltre segnalato che durante il periodo in que-

stione non erano emersi motivi sufficienti atti a giustificare controlli sui vei-

coli. Ha infine lamentato che nel provvedimento disciplinare non si tiene 

conto dell’impeccabile stato di servizio prestato durante trentasette anni, 

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alla cui luce un semplice avvertimento sarebbe stata la misura disciplinare 

più adeguata.  

E.  

Con decisione disciplinare del 7 novembre 2019, il CGCF IV, ha comminato 

all’interessato una multa disciplinare di 50 franchi, considerando il compor-

tamento tenuto da quest’ultimo una violazione degli obblighi professionali 

per grave negligenza. Il provvedimento è stato giustificato dal fatto che con 

il suo comportamento il sgt A._______ è venuto meno alle aspettative ri-

sposte dal suo superiore durante l’esecuzione del servizio di sorveglianza, 

mancando di diligenza, affidabilità e responsabilità come agente e come 

capo pattuglia. 

F.  

Con ricorso del 9 dicembre 2019 A._______ (qui di seguito il ricorrente) ha 

impugnato la predetta decisione al TAF, chiedendone l’annullamento. Ri-

badendo le motivazioni già evocate in sede di osservazioni, su cui si tor-

nerà se del caso nei considerandi in diritto, egli ha precisato, tra l’altro, che 

non era in grado di impedire la maggior parte dei comportamenti inoppor-

tuni e che pertanto, non essendo comprovato alcun errore, la misura disci-

plinare è infondata. In subordine ha aggiunto che in ogni caso nessuna 

grave negligenza era data né nella mancanza di blocchi né nel presunto 

mancato ammonimento del collega.  

G.  

Con osservazioni del 10 gennaio 2020 il CGCF IV (qui di seguito l’autorità 

di prima istanza) ha contestato le allegazioni del ricorrente riconfermandosi 

nella propria posizione. Ha quindi chiesto di confermare la decisione impu-

gnata e di respingere il ricorso addossando le spese al ricorrente.  

H.  

Con osservazioni finali del 19 febbraio 2020 il ricorrente si è riconfermato 

nelle proprie allegazioni e conclusioni di causa. Lo stesso ha fatto il CGCF 

IV.  

I.  

Su richiesta della giudice dell’istruzione con osservazioni del 2 marzo 2021 

(doc. TAF 7 e 8) l’autorità inferiore ha preso posizione sulla dichiarazione 

del ricorrente secondo cui “il comportamento del cpl. B._______ era fatto 

notorio da tempo all’interno del circondario (sarebbe stato quindi superfluo 

segnalarlo al superiore)”. 

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Pagina 6 

J.  

Ulteriori argomenti di fatto e di diritto verranno ripresi, per quanto necessa-

rio, qui di seguito. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale (di seguito il Tribunale o TAF) giu-

dica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della Legge federale del 

20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), ema-

nate dalle autorità menzionate all’art. 33 della Legge del 17 giugno 2005 

sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le ecce-

zioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad esso 

è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 LTAF). 

1.2 Nella presente fattispecie l’atto del 7 novembre 2019 costituisce una 

decisione ai sensi dell’art. 5 PA, emessa dal CGCF IV in materia di rapporto 

di lavoro, che conformemente all’art. 36 cpv. 1 della Legge federale del 

24 marzo 2000 sul personale federale (LPers, RS 172.220.1) nonché 

all’art. 33 lett. d LTAF, è impugnabile con ricorso davanti al Tribunale am-

ministrativo federale. 

1.3 Pacifica è la legittimazione ricorsuale del ricorrente, essendo lo stesso 

destinatario della decisione e avendo un interesse a che la stessa venga 

qui annullata (art. 48 PA). Il ricorso è poi stato interposto tempestivamente 

(art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di conte-

nuto previste dalla legge (art. 52 PA). 

1.4 Il ricorso è pertanto ricevibile e deve essere esaminato nel merito.  

2.  

2.1 Oggetto del contendere è la fondatezza della decisione disciplinare con 

cui il CGCF IV ha inflitto al ricorrente una multa di 50 franchi in quanto 

avrebbe violato per grave negligenza i suoi obblighi professionali (art. 99 

cpv. 3 OPers). 

2.2 Il ricorrente contesta dal canto suo di aver commesso una qualsiasi 

violazione dell’art. 20 LPers (e in ogni caso non grave) in relazione ai propri 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/9208c720-7ed2-4a2f-bca0-c8efef97c0cb?source=document-link&SP=3|a4tady
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/2dc1cb16-a63f-4d9b-8b3f-39a8bfe8831a?source=document-link&SP=3|a4tady
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/8a5dd572-7de5-4501-9bc3-2950bbd021ab?source=document-link&SP=3|a4tady

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obblighi nei confronti del datore di lavoro, chiedendo pertanto l’annulla-

mento della decisione impugnata.  

3.  

3.1 Con ricorso al TAF possono essere invocati la violazione del diritto fe-

derale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento 

(cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridi-

camente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’inadeguatezza (cfr. art. 49 

lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bunde-

sverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149). 

3.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della mas-

sima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia limitati: 

l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constatazioni com-

plementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o 

dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 consid. 1 con rinvii; 

122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 consid. 3.3). 

Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rügeprinzip ») l’auto-

rità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non appaiono evi-

denti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e presenta-

zione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 V 234 

consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio inqui-

sitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere 

delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 425 con-

sid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere proces-

suale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che inter-

pone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in partico-

lare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice sulla 

fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso contrario 

arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove 

(cfr. art. 52 PA; DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1; 

MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pagg. 293 segg.). 

3.3 Nella giurisprudenza e nella dottrina è ammesso che il Tribunale – an-

che se dispone di un potere di cognizione completo – eserciti il suo potere 

d’apprezzamento con riserbo qualora si tratti di questioni legate stretta-

mente a delle circostanze di fatto o a questioni tecniche (cfr. DTAF 2008/23 

http://links.weblaw.ch/BVGE-2008/23

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consid. 3.3). Tale è il caso, in materia di diritto del personale federale, per 

quanto concerne l’esame del criterio dell’adeguatezza in rapporto alla va-

lutazione delle prestazioni di un impiegato, del rapporto di fiducia tra datore 

di lavoro e impiegato, della responsabilità di assicurare una corretta ese-

cuzione dei compiti di un’unità amministrativa, nonché della classificazione 

delle funzioni (« Stelleneinreihung »). In caso di dubbio, il Tribunale non si 

discosta infatti dalla posizione assunta dall’autorità di prima istanza rispet-

tivamente non sostituisce il proprio apprezzamento a quello di quest’ultima 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-969/2014 dell’11 novembre 2014 con-

sid. 2; A-524/2014 del 23 giugno 2013 consid. 2.3; A-1876/2013 del 6 gen-

naio 2014 consid. 2.3). Detta riserva non impedisce tuttavia al Tribunale 

d’intervenire qualora la decisione impugnata appaia oggettivamente inop-

portuna (cfr. DTAF 2007/34 consid. 5; sentenza del TAF A-5541/2014 del 

31 maggio 2016 consid. 2.1 con rinvii; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

op. cit., n. 2.160). 

4.  

4.1  

4.1.1 Il ricorrente lamenta il mancato adempimento delle condizioni poste 

per la pronuncia delle misure disciplinari. Richiamati gli artt. 20, 25, 34 cpv. 

2 e 36 LPers, nonché le relative disposizioni dell’OPers, egli ritiene che 

l’istruttoria non abbia dimostrato alcun errore da parte sua e, in subordine, 

che nessuna negligenza grave possa essere ascritta al comportamento 

che egli ha tenuto durante il turno di servizio dell’11 maggio 2019; in altre 

parole, egli avrebbe tenuto un comportamento consono alle circostanze e 

la ricostruzione dei fatti eseguita dall’autorità inferiore, sulla quale si fonda 

la decisione impugnata, sarebbe imprecisa.  

4.1.2 Di parere opposto l’autorità di prima istanza che rimprovera al sgt 

A._______ di essere venuto meno alle aspettative riposte in lui dal suo 

superiore durante l’esecuzione del turno di servizio, mancando di diligenza, 

affidabilità e responsabilità quale guardia di confine e quale capo pattuglia, 

circostanza che costituisce una violazione per negligenza grave degli ob-

blighi professionali. 

4.2  

4.2.1 Giusta l’art. 25 LPers il datore di lavoro prende le misure necessarie 

per garantire la corretta esecuzione dei compiti (cpv. 1). A tale scopo egli 

può pronunciare un avvertimento rispettivamente comminare una multa nei 

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confronti del dipendente (cvp. 2 lett. b). Il datore di lavoro dispone di potere 

discrezionale nella scelta delle "misure necessarie" (secondo la giurispru-

denza relativa all'art. 26 LPers [ora abrogato], cfr. sentenza TAF A-

372/2012 del 25 maggio 2012 consid. 5.2). Tale potere deve essere eser-

citato debitamente (“pflichtgemäss”), cioè la decisione deve essere legit-

tima e adeguata. Va da sé che i principi costituzionali come il divieto di 

commettere arbitrio, il principio dell’uguaglianza di trattamento e quello 

della proporzionalità devono essere rispettati (tra le tante TAF A-1849/2013 

del 20 agosto 2013 consid. 5.1). 

4.2.2 La pronuncia di misure disciplinari soggiace all’adempimento di con-

dizioni cumulative. In primo luogo l’impiegato deve avere violato i propri 

obblighi professionali per negligenza (art. 99 cpv. 2 OPers), intenzional-

mente o per negligenza grave (art. 99 cpv. 3 OPers); tale violazione può 

essere avvenuta anche fuori dall’orario di servizio, a condizione che ciò 

abbia delle conseguenze negative sul rapporto di lavoro (cfr. sentenze del 

TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3; A-2180/2016 del 30 ago-

sto 2016 consid. 3.1.2; A-4586/2014 del 24 marzo 2015 consid. 3.3.2). In 

secondo luogo, affinché possa essergli mosso un rimprovero, il collabora-

tore deve avere avuto conoscenza della disposizione violata e deve aver 

avuto la possibilità di conformarsi alla stessa (cfr. sentenze del TAF A-

180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3; WALTER HINTERBERGER, Diszip-

linarfehler und Disziplinarmassnahmen im Recht des öffentlichen Dienstes, 

1986, pp. 130 ss). Infine la violazione deve essere constatata nel quadro 

di un’inchiesta disciplinare terminata (cfr. artt. 98 e 99 cpv. 1 OPers).  

5.  

In concreto si tratta quindi di determinare l’adempimento delle condizioni 

cumulative poste a fondamento della multa di 50 franchi quale misura di-

sciplinare. 

5.1 Giusta l’art. 20 LPers l’impiegato è tenuto a svolgere con diligenza il 

lavoro impartito (dovere di diligenza) nonché a tutelare gli interessi del suo 

datore di lavoro (dovere di fedeltà; cfr. sentenze del TAF  

A-2663/2017 14 marzo 2018 consid. 3.3; A-6111/2016 del 26 luglio 2017 

consid. 4.1.2). La loro violazione sussiste in particolare nell’ipotesi di com-

portamenti illegali e penalmente reprensibili, ma anche di comportamenti 

sconvenevoli nei confronti dei superiori o dei colleghi di lavoro (cfr. sen-

tenze del TAF A-4312/2016 del 23 febbraio 2017 consid. 5.5.3; A-

5420/2015 dell’11 dicembre 2015 consid. 3.3 segg. con rinvii). Le esigenze 

poste dal dovere di fedeltà in relazione ad una determinata funzione e po-

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sizione dell’impiegato sono distinte per ogni rapporto di lavoro e vanno de-

terminate nel singolo caso sulla base delle circostanze e degli interessi 

concreti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-59/2017 del 17 maggio 2017 

consid. 5.4.1 con rinvii). Il dovere di diligenza si concretizza nel diritto di 

impartire istruzioni da parte del datore di lavoro e nel dovere di osservanza 

di dette istruzioni da parte dell’impiegato (cfr. art. 321c CO, in combinato 

disposto con l’art. 6 cpv. 2 LPers). L’inosservanza implica altresì la viola-

zione di un obbligo legale (cfr. sentenza del TAF A-6111/2016 del 26 luglio 

2017 consid. 4.1.2 con rinvii). Secondo la giurisprudenza la gravità delle 

mancanze riscontrate dev’essere valutata di caso in caso alla luce della 

funzione e dei compiti affidati all’impiegato. Ancorché vincolato al rispetto 

del principio della proporzionalità, nella valutazione del comportamento e 

della misura necessaria, il datore di lavoro è investito di una grande libertà 

di apprezzamento (cfr. sentenza del TAF A-880/2009 del 16 giugno 2009 

considd. 4.3 e 4.4 con rinvii). 

5.2 Va ancora osservato che, a differenza dell’art. 321a cpv. 1 CO, il dovere 

di fedeltà contemplato dalla LPers comporta un "doppio obbligo di fedeltà" 

(doppelte Loyalitätsverpflichtung), nella misura in cui il lavoratore sottopo-

sto alla LPers, oltre alla tutela degli interessi pubblici del proprio datore di 

lavoro (obbligo di fedeltà particolare), ha parimenti l’obbligo di fedeltà – 

nella veste di cittadino – nei confronti dello Stato (obbligo di fedeltà gene-

rale). Tale dovere garantisce il buon funzionamento dell’amministrazione 

pubblica, alfine di preservare la fiducia dei cittadini ([tra le tante] sentenze 

del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3.3; A-969/2014 dell’11 

novembre 2014 consid. 5.2.2 con rinvii). 

5.3 Infine i rappresentanti delle forze dell’ordine di polizia, a cui vanno pa-

rificate le guardie di confine, i cui corpi sono chiamati a svolgere compiti di 

ordine pubblico e di sicurezza, hanno l’obbligo accresciuto, rispetto agli altri 

funzionari dell’amministrazione, di mantenere, sia durante il servizio sia nel 

tempo libero, un comportamento impeccabile (sentenza del TF 

8C_146/2014 del 26 giugno 2014 consid. 5.5; sentenze del TAF  

A-4464/2015 del 23 novembre 2015 consid. 3.4.2; A-4586/2014 

del 26 marzo 2015 consid. 3.4.3). Essi devono assicurare la messa in pra-

tica delle diverse prescrizioni legali e, e se del caso, assicurarne il rispetto 

con la forza. Infine l’estensione del dovere di fedeltà nella sfera privata del 

collaboratore dipende non solamente dalla funzione ricoperta, ma pure 

dalla natura e dalla sensibilità del campo in cui egli presta servizio (cfr. [tra 

le tante] sentenza TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3.4). 

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5.4 La gravità delle mancanze riscontrate dev’essere valutata di caso in 

caso alla luce della funzione e dei compiti affidati all’impiegato oggetto di 

inchiesta disciplinare. In fattispecie in cui – a causa del ruolo ricoperto dal 

dipendente in questione – la fiducia assume maggiore rilievo, giurispru-

denza e dottrina riconoscono all’autorità il diritto di tenere particolarmente 

conto di questo aspetto (DTF 101 Ia 298 consid. 6; PETER HÄNNI, Perso-

nalrecht des Bundes, in: HEINRICH KOLLER et al. (ed.), Schweizerisches 

Bundesverwaltungsrecht, vol. I/2, 3a ed. 2017, n. 239). 

6.  

In concreto, al ricorrente vengono contestati alcuni fatti a lui direttamente 

imputabili, riguardo ai quali si osserva quanto segue.  

6.1 Innanzitutto, sebbene non risulti dimostrato che la pattuglia A._______-

B._______ abbia effettivamente svolto un controllo a ... tra le ore 12.00 e 

le 13.15 – le versioni degli interessati nella deposizione del 16 maggio 2019 

non coincidono al riguardo ed anzi il sgt A._______ ha ribadito in sede di 

interrogatorio, il 3 luglio 2019, di non aver svolto controlli ed in seguito ha 

dichiarato di essersene dimenticato – neppure emerge dagli atti che le cir-

costanze concrete giustificassero l’esecuzione di particolari controlli sui 

veicoli in transito nella zona di competenza della suddetta pattuglia. Gli 

elementi a disposizione di questo Tribunale non giustificano la formula-

zione di un rimprovero al ricorrente per la mancata esecuzione di controlli 

mirati sui veicoli, tanto più che a entrambi gli agenti – guardie di confine 

con una decennale esperienza sul campo – deve essere riconosciuta una 

certa latitudine di giudizio ed un margine di apprezzamento nel valutare se 

una determinata situazione richieda il blocco di un veicolo o meno. Su que-

sto aspetto, nessuna critica può pertanto essere mossa al ricorrente. 

6.2 Il ricorrente ha per contro confermato che la pattuglia 

A._______/B._______, poco dopo l’inizio del turno, si è fermata, senza an-

nunciarlo al capo dell’impiego, presso il distributore F._______ dove en-

trambi gli agenti hanno acquistato un panino e una bottiglietta d’acqua. Tale 

circostanza – confermata da entrambi gli agenti nei rispettivi rapporti e in-

terrogatori – pur non costituendo in sé una mancanza particolarmente 

grave agli obblighi di servizio, denota comunque una certa leggerezza 

(nello specifico del capo pattuglia), nella gestione delle pause durante il 

turno di servizio e nel rispetto delle regole che impongono agli agenti di 

annunciare al capo dell’impiego le eventuali soste. È pertanto corretto che 

tale episodio venga considerato nella ponderazione complessiva del caso.  

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Pagina 12 

6.3 Vi è poi la questione relativa al ritardo della pattuglia all’appuntamento 

delle ore 13.00 a .... In qualità di capo pattuglia il sgt A._______ era re-

sponsabile dell’osservanza degli orari e degli itinerari attribuiti dal capo 

dell’impiego alla pattuglia. Proprio per questo, accortosi del leggero ritardo 

– allorquando gli agenti si trovavano presso la rotonda del G._______, dun-

que a meno di due minuti di auto dal luogo fissato per l’incontro – ha chiesto 

al collega di dare gas e di recarsi al posto di controllo per rispettare le tem-

pistiche” (cfr. dichiarazioni del 16 maggio 2019 e verbale d’interrogatorio 

del 3 luglio 2019). Il lieve ritardo scaturito sarebbe rientrato nel limite del 

tollerabile, risultando senz’altro giustificabile e non necessitando di una 

particolare comunicazione (che avrebbe richiesto quasi più tempo della co-

pertura del tragitto mancante). Dopo che il cpl B._______, di propria inizia-

tiva e senza consultarlo, ha deviato dal percorso, allungando la strada, con 

l’intento di fermarsi al distributore per fare moneta, il sgt A._______ ha tut-

tavia ritenuto opportuno avvisare il capo dell’impiego del ritardo della pat-

tuglia. 

Orbene, a mente di questo Tribunale, l’episodio non può essere giudicato 

unicamente alla luce del ritardo di un quarto d’ora della pattuglia all’appun-

tamento, bensì di quanto fatto dal ricorrente e di quanto era concretamente 

in suo potere fare in tale circostanza. Certo, teoricamente, essendosi ac-

corto del leggero ritardo, quest’ultimo non avrebbe dovuto tollerare né la 

deviazione, né la sosta per fare moneta, esigendo dal collega di raggiun-

gere immediatamente il punto di incontro per il blocco. Dal lato pratico, tut-

tavia, essendo l’episodio racchiuso in una manciata di minuti, occorre chie-

dersi se concretamente gli era possibile intervenire. Dagli atti emerge che 

il ricorrente è stato preso alla sprovvista dalla manovra del collega e non si 

poteva certo esigere da lui che mettesse mano al volante o tirasse il freno 

a mano per costringere il cpl B._______ a ritornare sul percorso più rapido. 

Neppure poteva impedire a quest’ultimo di fermarsi al distributore e 

quand’anche fosse riuscito a convincerlo a ripartire immediatamente, 

dell’ulteriore ritardo si sarebbe ormai comunque accumulato. A ben vedere, 

una volta fermatisi (alle 13.08) egli ha fatto l’unica cosa che concretamente 

era in suo potere fare, ossia avvisare del ritardo il capo dell’impiego e spie-

garne le ragioni. Al sgt A._______ può pertanto essere rimproverata la di-

strazione che avrebbe causato un lieve ritardo della pattuglia. Non può tut-

tavia essere ritenuto responsabile delle scelte avventate e unilaterali fatte 

dal cpl B._______ alla guida del veicolo di servizio, che per rimediare 

all’inadempienza commessa all’inizio del turno (allorquando per ragioni di 

comodità aveva omesso di recuperare la moneta mancante dalla cassetta 

di sicurezza adibita a tale scopo presso il Posto guardie di confine Ticino 

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Pagina 13 

di ...), ha di fatto causato il ritardo di un quarto d’ora. In definitiva, pur es-

sendo a capo della pattuglia, il sgt A._______ non disponeva di alcun 

mezzo concreto atto ad impedire che il collega agisse come ha fatto e che 

la pattuglia arrivasse in ritardo. Ne consegue che per tale evento non può 

essere imputata al ricorrente una violazione dei doveri professionali per 

negligenza e quindi tantomeno per negligenza grave, non essendogli stato 

possibile in concreto conformarsi ad essi (consid. 4.4). 

6.4 Al ricorrente viene inoltre contestato di aver tollerato il comportamento 

inadeguato del collega, non richiamandolo a uno svolgimento del servizio 

corretto e adeguato alla situazione, né facendo rapporto al proprio supe-

riore riguardo all’accaduto.  

6.4.1 Il ricorrente ha spiegato come il rapporto con il cpl B._______ possa 

essere talvolta difficile, allorquando assume dei comportamenti inadeguati, 

ammettendo tuttavia che per evitare di instaurare un cattivo rapporto di 

lavoro non sempre ritiene opportuno riprenderlo (cit.: “tenerlo al 

guinzaglio”). Egli ha precisato che il collega è un agente professionalmente 

capace, nella misura in cui possa decidere autonomamente le modalità di 

esecuzione del servizio, ma ha altresì riconosciuto che quest’ultimo fatica 

ad accettare le decisioni o le proposte degli altri colleghi, e ciò 

indipendentemente dal loro grado. Nel contesto del turno di servizio dell’11 

maggio 2019 il ricorrente ha sostenuto di aver manifestato in più occasioni 

il proprio disappunto al collega (cfr. dichiarazioni del 16 maggio 2019), ma 

che alla luce del particolare temperamento di quest’ultimo aveva rinunciato 

a riprendere per l’ennesima volta un agente con molti anni di servizio alle 

spalle (cfr. verbale d’interrogatorio del 3 luglio 2019).  

6.4.2 Occorre pertanto passare in rassegna i singoli episodi contestati al 

cpl B._______, per definire se realisticamente si poteva esigere dal sgt 

A._______ che agisse con più fermezza, imponendosi, in quanto capo pat-

tuglia, per evitare che il collega perpetrasse tali comportamenti non con-

formi alle disposizioni di servizio. 

6.4.2.1 All’inizio del turno di servizio, in quanto responsabile della cassa 

accessoria, il cpl B._______ non ha rispettato le direttive che impongono 

di recuperare la moneta mancante dalla cassetta di sicurezza adibita a tale 

scopo presso il Posto guardie di confine Ticino di ..., unicamente per ragioni 

di comodità. Nel rapporto del 16 maggio 2019 il sgt A._______ ha riferito 

di essere venuto a conoscenza della mancanza di moneta all’inizio del 

turno, quand’ancora la pattuglia si trovava in garage e di aver chiesto al 

collega di farla in cassa; la richiesta è tuttavia respinta dal cpl B._______ 

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Pagina 14 

che non voleva perdere tempo a compilare la modulistica. Nel proprio rap-

porto il cpl B._______, ha dichiarato di aver comunicato al collega la scelta 

di fermarsi a far moneta unicamente al momento in cui la pattuglia si stava 

dirigendo a fare il blocco a .... Tale circostanza viene confermata anche dal 

ricorrente che ha dichiarato di essere stato preso alla sprovvista dalla 

scelta del collega. 

Occorre quindi chiedersi se il sgt A._______, in quanto capo pattuglia po-

teva e doveva esigere dal collega il rispetto delle direttive relative al cambio 

di moneta, tanto più che la pattuglia si trovava ancora all’interno dell’auto-

rimessa. Tale modo di procedere, avrebbe certo procrastinato di alcuni mi-

nuti la partenza – richiedendo la compilazione degli appositi formulari – 

avrebbe tuttavia permesso di evitare la sosta al distributore H._______ che 

ha ulteriormente incrementato il ritardo all’appuntamento delle 13.00 per 

approntare il blocco in zona .... Al riguardo si osserva che al momento della 

scoperta della mancanza di moneta (all’inizio del turno), tale sviluppo degli 

eventi, dettati dalle scelte del collega e il ritardo che ne è seguito, non po-

teva essere previsto in alcun caso dal ricorrente. Oltre a ciò, essendo il cpl 

B._______ responsabile della tenuta della cassa accessoria, non si vede 

come il sgt A._______ avrebbe potuto convincere il collega a rispettare 

delle procedure di sua esclusiva competenza, a cui questi aveva dichiarato 

di volersi sottrarre. Anche in tale ipotesi il capo pattuglia non era nelle con-

dizioni di poter rispettare/far rispettare le disposizioni in vigore (consid. 4.4).  

In simili circostanze l’unico strumento di cui il sgt A._______ era in pos-

sesso per garantire non tanto il corretto svolgimento del turno in questione, 

ma per eventualmente prevenire un tale comportamento da parte del col-

lega in futuro, era quello di fare rapporto sull’accaduto alla fine del turno. 

Riguardo all’opportunità di procedere in tal modo si tornerà tuttavia nei con-

siderandi che seguono (cfr. consid. 6.4.3).  

6.4.2.2 È quindi seguito l’episodio della sosta per il caffè al distributore di 

.... Al riguardo va rilevato che il ricorrente ha dichiarato di non aver sentito 

il cpl B._______ informare il sgt C._______ della necessità di fare riforni-

mento, né di essere stato informato di tale esigenza dal collega e tanto-

meno di aver prestato attenzione al livello del carburante. Ciò posto e no-

nostante la pattuglia avesse ricevuto l’ordine di recarsi immediatamente 

nella zona del …, dagli atti non risulta che il ricorrente abbia in qualche 

modo reagito quando il cpl B._______, senza informarlo, si è fermato al 

distributore di ..., posteggiando il veicolo di servizio – senza effettuare rifor-

nimento – in una zona non visibile dalla carreggiata. Non è pertanto noto 

se il sgt A._______ si sia opposto o meno a tale sosta ingiustificata, né se 

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Pagina 15 

al riguardo vi sia stata una discussione fra i due colleghi. Di tale circo-

stanza, d’altro canto, sarebbe comunque difficile portare la prova e, come 

per la deviazione per il cambio di moneta, non si vede come il sgt 

A._______ avrebbe potuto impedire al cpl B._______, alla guida del vei-

colo, di fermarsi o di deviare dal percorso previsto. Ad ogni buon conto, tale 

aspetto può rimanere indeciso dal momento che entrambi gli agenti sono 

poi entrati nell’esercizio pubblico, sostandovi per almeno un quarto d’ora 

(cfr. rapporto aiut D._______) con il solo intento di bere un caffè. È lì infatti 

che sono stati avvicinati dal sgt C._______, che ha chiesto spiegazioni ri-

guardo alla sosta. Il ricorrente ha dichiarato di non aver udito la conversa-

zione fra il cpl B._______ e il superiore, riferisce tuttavia di aver sentito il 

collega chiedere alla commessa lo scontrino per il rifornimento di benzina 

che lui sapeva non essere stato eseguito. Nuovamente occorre quindi chie-

dersi se in quanto capo pattuglia, il ricorrente avrebbe dovuto immediata-

mente reagire, richiamando seduta stante il collega per il comportamento 

mendace volto a salvare le apparenze ed ingannare il superiore e chia-

rendo con quest’ultimo immediatamente la situazione. La risposta al que-

sito dovrebbe senz’altro essere affermativa. Senonché non vi sono abba-

stanza elementi per determinare se il sgt A._______ ha concretamente 

avuto la possibilità di agire in tal senso. Partendo dal presupposto che il 

sgt A._______ non era a conoscenza della comunicazione fatta via radio 

dal collega al superiore circa la necessità di effettuare il rifornimento – fatto 

non contestato – non aveva ragione di credere che il collega stesse ten-

tando di raggirare il sgt C._______. Certo, la richiesta fatta dal cpl 

B._______ alla cassiera avrebbe potuto apparirgli strana, ma null’altro. 

Tanto più che è stato lui a pagare la consumazione di tutti (compresa del 

sgt C._______ e della gcf I._______), non trovandosi verosimilmente ac-

creditato alcun importo per il presunto rifornimento di benzina. Per tali mo-

tivi, non è dato sapere se il ricorrente si sia accorto del tentativo di raggiro 

e nell’affermativa quando e quanto tempo avrebbe avuto bisogno per de-

terminarsi ad agire di conseguenza; a tal proposito non è noto neppure se 

il ricorrente era sufficientemente vicino al superiore, se quest’ultimo si è 

trattenuto dopo la conversazione con il cpl B._______ (e se del caso 

quanto) o viceversa se gli agenti stessi si siano trattenuti nel locale dopo 

tale episodio o meno.  

In simili condizioni non restava che la possibilità di eventualmente fare rap-

porto a fine turno. 

Riguardo poi al comportamento irrispettoso e sarcastico mostrato dal cpl 

B._______ nei confronti del superiore, non era certo compito del sgt 

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Pagina 16 

A._______ rimproverare il collega, dal momento che avrebbe potuto prov-

vedervi seduta stante il diretto interessato nel caso lo avesse voluto.  

Ne consegue che il comportamento tenuto in tale circostanza dal ricorrente 

non può dirsi del tutto irreprensibile solo in relazione alla sosta non auto-

rizzata per bere un caffè, che è stata effettivamente fatta.  

6.4.3 Alla luce degli episodi elencati, alla fine del turno di servizio, il ricor-

rente avrebbe di norma dovuto fare rapporto ai superiori riguardo al com-

portamento contrario ai doveri di servizio tenuto dal cpl B._______. Nel 

caso di specie tuttavia, contrariamente a quanto ritenuto dall’autorità di 

prima istanza, ciò non era necessario dal momento che il superiore era già 

a conoscenza di tali comportamenti e aveva provveduto personalmente a 

fine turno a informare l’interessato.  

Nel proprio rapporto del 16 maggio 2019 (pag. 2) il sgt C._______ ha infatti 

riferito all’aiut D._______ di aver eseguito a fine turno un colloquio verbale 

con il cpl B._______. In tale occasione gli ha fatto presente i tre episodi nei 

quali era stato riscontrato un comportamento riprovevole, non contestati 

dall’interessato, avvisandolo che tali fatti sarebbero stati comunicati al suo 

capo squadra (sgtm E._______).  

Si rammenta al riguardo che, in occasione del turno di servizio dell’11 mag-

gio 2019, il sgt C._______ svolgeva la funzione di capo impiego e pertanto 

era il diretto superiore del sgt A._______ e del cpl B._______. Orbene, dal 

momento che i fatti in parola erano già noti al diretto superiore – che non 

soltanto era presente al momento in cui parte degli stessi si sono svolti, ma 

che a fine turno, come detto, ha pure richiamato all’ordine il cpl B._______ 

per gli stessi e fatto rapporto ai superiori – è quindi legittimo chiedersi 

cos’altro ancora avrebbe dovuto fare il sgt A._______. A mente di questo 

Tribunale, il ricorrente era legittimato a credere che la questione fosse or-

mai chiusa – tanto più che non risulta dagli atti che al momento del collo-

quio del cpl B._______ con il sgt C._______, quest’ultimo abbia ritenuto 

necessario convocarlo per chiedere maggiori delucidazioni – e che, quindi 

alla luce dello sviluppo degli eventi a fine turno, non fosse più necessario 

da parte sua informare il superiore su fatti di cui quest’ultimo era già a co-

noscenza. Non pare pertanto corretto punirlo per aver omesso di fare un 

rapporto che qualsiasi persona ragionevole messa al suo posto avrebbe 

ritenuto essere oggettivamente superfluo.  

6.5  

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Pagina 17 

6.5.1 In conclusione alla luce di quanto appena esposto, questo Tribunale 

riconosce che alcuni comportamenti del ricorrente in occasione del turno 

di servizio dell’11 maggio 2019 costituiscano una violazione degli obblighi 

professionali. Al ricorrente può in particolare essere rimproverato di aver 

eseguito due soste, dapprima per rifornirsi di cibo e in seguito per fare una 

pausa caffè, senza aver chiesto previamente l’autorizzazione del superiore 

(benché in tale occasione sia stato il collega, alla guida del veicolo di ser-

vizio, a decidere unilateralmente di sostare al distributore di benzina con 

tale intento). Può inoltre essergli contestato, nel limite degli eventi da lui 

controllabili, di aver contribuito al ritardo della pattuglia all’appuntamento 

fissato dal superiore.  

Alla luce della pluriennale esperienza alle spalle il sgt A._______ era 

senz’altro in grado di riconoscere che tali leggerezze e distrazioni erano in 

contrasto con l’obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro. Tali man-

chevolezze, a mente di questo Tribunale, possono tuttavia configurare 

tutt’al più una negligenza, non tuttavia grave come ritenuto dall’autorità di 

prima istanza. Del resto il suo diretto superiore sgt. C._______ a fine turno 

non aveva avviato (né prospettato) nei suoi confronti alcun procedimento, 

così come neppure l’aiut. D._______, non aveva proposto dei provvedi-

menti. 

6.5.2 Al ricorrente non può per contro essere contestato di non aver richia-

mato all’ordine il proprio collega – non disponendo concretamente dei 

mezzi per farlo – né per non aver fatto rapporto ai superiori – dal momento 

che questi erano già informati di tutti i comportamenti scorretti del cpl 

B._______. Ne segue che non si può affermare che il sgt A._______ abbia 

tollerato, in modo contrario ai propri doveri professionali verso il CGCF IV, 

le manchevolezze del collega. 

In buona sostanza, il sgt A._______ pur in grado di riconoscere che i ripe-

tuti comportamenti sconvenienti del cpl B._______ erano in contrasto con 

l’obbligo di fedeltà nei confronti del datore di lavoro, non aveva alcun 

mezzo per concretamente adempiere al proprio dovere di fedeltà e dili-

genza, imponendo al collega un comportamento conforme.  

6.5.3 Limitatamente agli episodi a lui direttamente imputabili, le prime due 

condizioni per l’adozione di una misura disciplinare sono quindi di principio 

soddisfatte (cfr. consid. 4.2). Anche l’ultima condizione cumulativa, ossia 

la conclusione dell’inchiesta amministrativa risulta in concreto adempiuta.  

A-6541/2019 

Pagina 18 

7.  

Occorre quindi esaminare l'adeguatezza del provvedimento disciplinare 

adottato. 

7.1 L'art. 25 cpv. 2 LPers fornisce esempi di varie misure che il datore di 

lavoro può adottare per garantire l'ordinato svolgimento dei compiti (cfr. 

consid. 4.3). L’art. 99 OPers, richiamato l’art. 25 LPers, precisa le misure 

disciplinari che possono essere adottate dal datore di lavoro ponendo dei 

distinguo: in particolare per gli impiegati che violano i loro obblighi profes-

sionali per negligenza possono essere prese misure quali l’avvertimento e 

la modifica dell’ambito di attività (cpv. 2), mentre per coloro che violano i 

loro obblighi professionali, intenzionalmente o per negligenza grave, pos-

sono essere adottate, oltre alle misure di cui al cpv. 2, misure quali la multa 

fino a 3'000 franchi (cpv. 3). Nella valutazione per una o l’altra misura il 

datore di lavoro deve tenere presente la finalità ultima delle misure disci-

plinari, le quali non perseguono lo scopo di sanzionare il collaboratore, 

quanto piuttosto sono tese a produrre e creare un comportamento degno 

della funzione da parte del collaboratore per il futuro (cfr. PETER HELBING, 

in: Portmann/Uhlmann [ed.], Bundespersonalgesetz [BPG], Stämpflis Han-

dkommentar, 2013, art. 25 n. 12; cfr. pure HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, All-

gemeines Verwaltungsrecht, 8a ed. 2020, n. 1506; sentenza del TAF A-

180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.2). 

7.2  

7.2.1  

7.2.1.1 Il principio della proporzionalità dev’essere rispettato in ogni attività 

dello Stato. Sancito in linea di massima dall’art. 5 cpv. 2 della Costituzione 

federale del 18 aprile 1999 della Confederazione Svizzera (Cost., RS 101), 

esso impone, come condizione necessaria ad ogni restrizione dei diritti fon-

damentali, che vi sia un rapporto ragionevole fra lo scopo d’interesse pub-

blico perseguito ed il mezzo scelto per realizzarlo (cfr. HÄFELIN/MÜL-

LER/UHLMANN, op. cit., pag. 118 n. 514 segg.). 

7.2.1.2 Il principio di proporzionalità si compone di tre elementi che devono 

essere cumulativamente presenti: quello dell’idoneità, della necessità e 

quello della proporzionalità in senso stretto (cfr. DTF 136 I 17 consid. 4.4; 

135 I 246 consid. 3.1; 130 II 425 consid. 5.2; 124 I 40 consid. 3). Un prov-

vedimento è idoneo se consente di raggiungere lo scopo d’interesse pub-

blico perseguito o se può dare un contributo non trascurabile al suo rag-

giungimento (cfr. DTF 128 I 310 consid. 5b/cc). La necessità esiste se il 

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Pagina 19 

risultato desiderato non può essere raggiunto allo stesso modo con una 

misura altrettanto adatta, ma meno drastica per la persona interessata (cfr. 

DTF 130 II 425 consid. 5.2). Infine, il provvedimento è giustificato solo se 

esiste un rapporto ragionevole tra i fini e i mezzi (la cosiddetta proporzio-

nalità in senso stretto), ciò che presuppone che in ogni caso l’autorità pro-

ceda alla ponderazione tra l’interesse pubblico perseguito e il contrapposto 

interesse privato leso (cfr. DTF 136 I 29 consid. 4.2; 129 I 12 consid. 6 – 9; 

sentenza del TAF A-416/2020 consid.6.4).  

 

7.2.1.3 Per quanto concerne l’interesse pubblico della funzione oggetto 

della misura, il Tribunale adito menziona che CGCF, corpo armato sottopo-

sto alla disciplina militare, ha per compito non solo di riscuotere tasse do-

ganali, ma anche di assicurare la sicurezza ai confini dello Stato, nonché 

di compiere funzioni di sorveglianza dell’immigrazione. In questo contesto 

l’esercizio di questi compiti riveste senza dubbio un interesse pubblico. 

Pure d’interesse pubblico è la fiducia che si può riporre nella persona che 

esercita, in qualità di guardia di confine, tale funzione pubblica. 

7.2.1.4 In quanto sanzioni amministrative, le misure disciplinari hanno, fra 

le altre, la funzione di mantenere l'ordine, di far rispettare i doveri d'ufficio 

e di preservare la reputazione e l'affidabilità delle autorità amministrative 

(HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, op. cit., par. 1506; TOBIAS JAAG, in: Biag-

gini/Häner/ Saxer/Schott [Hrsg.], Fachhandbuch Verwaltungsrecht, Zurigo 

2015, par. 23.65; ANDREA HÜLSMANN, Disziplinarische Verantwortlichkeit im 

öffentlichen Dienst, Diss., Berna 2014, p. 82 s.).  

7.3 Nel caso concreto, l’autorità di prima istanza, sulla base dell'indagine 

disciplinare eseguita, ha ritenuto sussistere delle violazioni degli obblighi 

professionali per grave negligenza. Nell’intento di garantire nuovamente 

l’esecuzione del servizio e ristabilire l’ordine, come pure di correggere un 

comportamento ritenuto scorretto, secondo l’art. 99 cpv. 3 lett. c OPers ha 

comminato al ricorrente una multa di 50.- franchi.  

Orbene, avendo constatato questo Tribunale che il comportamento del sgt 

A._______ è certo contrario ai doveri professionali, ma non assurge al 

grado di negligenza grave, è pertanto sulla base dell’art. 99 cpv. 2 OPers 

che andrà eventualmente sanzionato il ricorrente.  

Già solo per questo motivo la decisione impugnata non può essere confer-

mata.  

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Pagina 20 

7.4 Occorre quindi valutare quale sia nel caso concreto la giusta misura 

disciplinare che può essere inflitta al ricorrente. 

7.4.1 L'avvertimento è la misura disciplinare più blanda prevista dalla legge 

ed figura fra le possibili misure che l’autorità può comminare in caso di 

violazione dei doveri professionali per negligenza semplice (art. 99 cpv. 2 

let. a OPers). Un avvertimento informa chiaramente l’interessato che il suo 

comportamento non è stato corretto e che il datore di lavoro non è disposto 

a tollerarlo. In tal senso, il collaboratore ha la possibilità di correggere il 

proprio comportamento ed è avvertito che la reiterazione di comportamenti 

inappropriati comporterà sanzioni più severe (cfr. Sentenza del TAF A-

416/2020 del 28 aprile 2021 consid. 6.5.2.2 e riferimenti ivi citati). 

7.4.2 Questo Tribunale rileva che ci sono anche altri mezzi di natura am-

ministrativa per qualificare la cattiva condotta, come il richiamo informale, 

il rimprovero o l’ammonimento. Questi mezzi possono essere utilizzati 

senza tuttavia – come nel caso delle misure disciplinari legali – peggiorare 

la posizione giuridica del dipendente colpevole, trattandosi di provvedi-

menti che non verranno considerati quale precedente disciplinare in caso 

di una successiva violazione dei doveri professionali (cfr. ALEXANDER LO-

CHER, Verwaltungsrechtliche Sanktionen, ZStöR Nr. 210, Zurigo 2013, par. 

194; HÄNNI, op. cit., p. 472). Una soluzione amichevole è talvolta preferibile 

all’emanazione di un provvedimento disciplinare. Un tale accordo crea più 

accettazione e può raggiungere l'obiettivo che si prefigge la misura disci-

plinare non solo meglio, ma anche più velocemente. Questo approccio ri-

spetta anche il dovere di cura del datore di lavoro e tiene conto dell'avan-

zamento economico e professionale del dipendente. (cfr. sentenza LPP A-

6432/2018 del 10 febbraio 2020 E. 3.3.1; LOCHER, op. cit., par. 185, 194; 

JAAG, loc. cit., 23.65, 23.73; UHLMANN/BUKOVAC, op. cit., p. 368; HINTER-

BERGER, op. cit., p. 44 s.). A tal proposito, giova rilevare che l'ordinamento 

giuridico (cfr. art. 25 LPers, art. 99 OPers) non contiene alcuna espressa 

indicazione da parte del legislatore relativa a un obbligo del datore di lavoro 

di agire in un certo modo. Il datore di lavoro ha pertanto la possibilità di 

esaminare il caso concreto sotto il profilo dell’opportunità, scegliendo se 

del caso di astenersi dall’infliggere anche la più mite delle misure discipli-

nari legali nel caso in cui ritenga che un'altra misura può assicurare in modo 

più duraturo un comportamento futuro conforme ai doveri professionali 

(questo spostamento dal diritto disciplinare punitivo verso una regolamen-

tazione delle violazioni dei doveri d'ufficio basata su soluzioni consensuali 

e che garantisca in ultima analisi l'ordinato svolgimento dei compiti era già 

stato introdotto dalla legge federale del 30 giugno 1927 sull’ordinamento 

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dei funzionari [Ordinamento dei funzionari, OF, RS 175.221.10] e confer-

mata nella revisione delle disposizioni valida fino alla fine del 2000 [art. 30 

segg. OF; cfr. Sentenza del TAF A-416/2020 del 28 aprile 2021 consid. 

6.5.2.1 e riferimenti citati). La decisione di rinunciare alla disciplina formale 

deve essere presa indipendentemente dalla gravità della violazione del do-

vere.  

Decidendo di imporre una misura disciplinare, il datore di lavoro oltrepassa 

per contro il confine esistente fra la soluzione amichevole (composta da 

misure amministrative nel quadro della gestione del personale) e la solu-

zione autoritaria (che prevede appunto l’uso di misure disciplinari). 

7.4.3 Nell’evenienza concreta, avendo pronunciato una misura disciplinare 

l’autorità di prima istanza ha chiaramente dimostrato la volontà di andare 

oltre alla soluzione amichevole, sanzionando a livello disciplinare un’attitu-

dine e dei comportamenti che non è disposta a tollerare nuovamente in 

futuro. Tale scelta dell’amministrazione, alla luce del riserbo che questo 

Tribunale deve mostrare nell’esaminare le decisioni dell’autorità di prima 

istanza (consid. 3.3), deve essere rispettata e non può essere rimessa in 

discussione in questa sede.  

7.4.4 Alla luce di quanto precede, questo Tribunale ritiene che nel caso 

concreto all’intenzione del sgt A._______ debba essere pronunciato un av-

vertimento.  

7.4.4.1 Sotto il profilo dell’idoneità, visto il grande margine di manovra e di 

apprezzamento concesso agli agenti che svolgono il servizio mobile, che 

presuppone un elevato grado di responsabilità e senso del dovere, una 

misura disciplinare è infatti senz’altro idonea a restaurare la fiducia in seno 

al CGCF IV e da parte dei superiori.  

7.4.4.2 Pure l’esigenza della necessità è adempiuta: le manchevolezze ri-

scontrate durante il turno di servizio dell’11 maggio 2019 da parte del sgt 

A._______ rendono senz’altro necessaria l’adozione di provvedimenti di-

sciplinari volti a scongiurare il ripetersi del medesimo comportamento in 

futuro, a maggior ragione considerato che i dipendenti del CGCF sotto-

stanno – come detto – ad una disciplina militare.  

7.4.5 Per quanto attiene infine alla proporzionalità in senso stretto, la mi-

sura proposta da questo Tribunale, alla luce della violazione degli obblighi 

professionali per negligenza semplice e delle circostanze personali dell’in-

teressato (che era già stato oggetto nel 2018, a seguito della violazione 

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delle norme della circolazione stradale, di una procedura disciplinare sfo-

ciata in un ammonimento), nonché delle misure previste dall’art. 99 cpv. 2 

OPers, l’ammonimento risulta essere la più mite delle misure pronunciabili. 

Rispetto all'obiettivo perseguito dall’amministrazione la comminazione di 

un ammonimento, rappresenta a mente di questo Tribunale il mezzo più 

adeguato per raggiungere l'obiettivo prefissato. 

8.  

Visto quanto precede, il ricorso è parzialmente accolto. Il considerando 1 

della decisione impugnata è parzialmente riformato nel senso che al sgt 

A._______ viene inflitto un ammonimento. 

9.  

9.1 In base all’art. 34 cpv. 2 LPers, la procedura di ricorso è gratuita tranne 

nei casi di temerarietà. Nella fattispecie si rinuncia quindi alla riscossione 

di spese di procedura.  

9.2 Visto l’esito della lite, segnatamente il parziale accoglimento del gra-

vame, il ricorrente, che si è avvalso dei servizi di un rappresentante pro-

fessionale, ha diritto alla rifusione di indennità a titolo di ripetibili (cfr. art. 64 

cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse 

e sulle spese ripetibili, nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

derale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Non essendo stata fornita una nota d’ono-

rario dettagliata, richiamati gli art. 8 e seg. TS-TAF, la Corte, basandosi 

sugli atti componenti l’incarto e tenendo conto di tutte le circostanze del 

caso, dell'importanza della causa, del grado di difficoltà del caso nonché 

dell'entità del lavoro svolto dal rappresentante legale – redazione di un me-

moriale di ricorso di sette pagine presentata il 9 dicembre 2019 e le brevi 

osservazioni del 19 febbraio 2020 – ritiene che il pagamento di un importo 

di CHF 2'000 a titolo di spese si riveli equo nel presente caso.  

 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto.  

A-6541/2019 

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2.  

Il considerando 1 della decisione del 7 novembre 2019 è riformato come 

segue: 

1. Al sergente A._______ viene inflitto un ammonimento. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Al ricorrente è riconosciuta un’indennità per spese ripetibili di fr. 2'000.-, 

posta a carico dell’autorità di prima istanza.  

5.  

Comunicazione a: 

– rappresentante del ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (atto giudiziario) 

 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Michela Bürki Moreni Luca Rossi 

 

Rimedi giuridici: 

Le decisioni del Tribunale amministrativo federale in ambito di rapporti di 

lavoro di diritto pubblico possono essere impugnate davanti al Tribunale 

federale a condizione che concernano controversie di carattere patrimo-

niale il cui valore litigioso sia pari almeno a 15'000 franchi rispettivamente 

– se ciò non è il caso – nelle quali si ponga una questione di diritto di im-

portanza fondamentale (art. 85 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 LTF). Se non si tratta 

di una contestazione a carattere pecuniario, il ricorso è ricevibile soltanto 

nella misura in cui concerna la parità dei sessi (art. 83 lett. g LTF). Se il 

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ricorso in materia di diritto pubblico è ammissibile, esso deve essere inter-

posto, nel termine di 30 giorni dalla notificazione della decisione conte-

stata, presso il Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna 

(art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti 

in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei 

mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in pos-

sesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova de-

vono essere allegati (art. 42 LTF). 

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