# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c020edd6-55aa-5ef2-89ec-ce8c98e4f627
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-09-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.09.2021 31.2021.6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2021-6_2021-09-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  31.2021.6

   

  FS

  	
  Lugano

  6 settembre 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 1° febbraio 2021 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 16 dicembre 2020 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

in relazione alla fallita:  FA 1 

                                         radiata da RC il 13
gennaio 2021

 

 

chiamati in causa:        1. TERZ 1

                                             rappr. da: __________

                                        2. TERZ 2

 

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   La FA 1, con sede a __________,
è stata iscritta a Registro di commercio il 17 dicembre 2015 (data di
pubblicazione nel FUSC, cfr. estratto RC informatizzato agli atti).

                                         Negli anni dal 2016 al 2018,
l’organo formale era così composto (date di pubblicazione nel FUSC):

 

•   RI 1

    dal 17.12.2015
al 09.07.2018*      gerente

    *dimissioni il 04.05.2018

 

•   __________

    dal 17.12.2015
al 06.02.2018       socio presidente gerenza

 

•   __________

    dal 17.12.2015                                 socio
gerente

 

                               1.2.   La società è stata affiliata
alla Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) in qualità di datrice di lavoro dal 1.
gennaio 2016 (doc. 3; vedi anche doc. 4/64/B).

 

                                         Con decreti del 17 maggio
e del 12 settembre 2018 della Pretura del Distretto di __________ sono state
dichiarate l’apertura del fallimento della società rispettivamente la
sospensione della procedura ai sensi dell’art. 230 LEF (pubblicazione FUSC del
21 settembre 2018) (doc. 3).

 

                                         La Cassa ha insinuato
all'Ufficio fallimenti del Distretto di __________ il proprio credito di CHF
100'978.45 a titolo di contributi paritetici AVS/Al/IPG/AD e AF non soluti per
gli anni dal 2016 al 2018, dopo controllo del datore di lavoro (doc. 3).

 

                                         La procedura di fallimento
è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivo siccome nessun creditore
ha anticipato le spese come richiesto e la ragione sociale è stata radiata
d’ufficio in applicazione delle disposizioni dell’art 159 cpv. 5 lett. a ORC
(cfr. estratto RC agli atti).

 

                               1.3.   Costatato di avere subìto un
danno, con decisione del 14 agosto 2020 (doc. 3), confermata con decisione su
opposizione del 16 dicembre 2020 (doc. 1), la Cassa ha chiesto a RI
1 (quale ex gerente e in via solidale con __________ per analogo periodo ed
importo e con __________ limitatamente all’importo di fr. 86'864.30) il
risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 91’159.75 per contributi paritetici
non soluti dalla società negli anni dal 2016 al 2018 (quest’ultimo sino al mese
di marzo).

 

                               1.4.   Con il presente ricorso RI 1,
tramite l’avv. RA 1 – chiesta, in via pregiudiziale, la sospensione
della procedura amministrativa in attesa di conoscere l’esito di quella penale –,
ha impugnato la suddetta decisione su opposizione chiedendone l’annullamento.

                                         Contesta una sua
intenzionalità o negligenza grave adducendo che “(…) era gerente di FA 1
unicamente a titolo fiduciario, per cui egli non poteva agire motu proprio. A
capo della gerenza effettiva della società vi erano i due soci-gerenti TERZ 1 e
TERZ 2. La funzione del ricorrente in seno alla società era quella di
amministratore fiduciario residente non operativo. In questa veste, egli si
occupava, mediante la __________, della contabilità e degli stipendi, sulla base
dei documenti che i due soci-gerenti gli sottoponevano (Vl del ricorrente del
23 luglio 2020, pag. 2 rr. 36-41 e pag. 3 rr. 33-35 e rr. 41-43). […] Inoltre,
il gerente che, dando prova della prudenza e della diligenza necessarie, fonda
la sua attività, rispettivamente la sua inattività su un'interpretazione erronea
dei fatti, non incorre in negligenza. […] In concreto, era
esclusivamente il signor TERZ 1 a occuparsi della fatturazione e dei pagamenti
(Vl del ricorrente del 23 luglio 2020, pag. 3 r. 30 e segg.). Egli informava il
ricorrente sui possibili incassi e sul fatto che con essi avrebbero fatto
fronte anche al pagamento degli oneri sociali (Vl del ricorrente del 23 luglio
2020, pag. 4 rr. 9-12). (…)” (I, pagg. 5 e 6). Sostiene che non vi sia un
nesso causale tra il suo comportamento diligente e il danno subìto dalla Cassa,
che in ogni caso lo stesso sarebbe interrotto dal comportamento illecito dei
due soci gerenti e che la decisione sarebbe arbitraria nonché carente nella
motivazione adducendo che “(…) la Cassa non si china sulla ripartizione
delle mansioni tra i gerenti della società, perdendo inoltre di vista che il
comportamento doloso dei due soci-gerenti, in particolare di TERZ 1, è
interruttivo del nesso di causalità naturale e adeguato tra il danno subito
dalla Cassa e l'obbligo di controllo e vigilanza del ricorrente nella sua
qualità di gerente, in quanto quest'ultimo è stato tratto in inganno dalle
dichiarazioni dei due soci-gerenti e dalle pezze giustificative che gli sono
state sottoposte. (…)” (I, pagg. 6 e 7). Rileva che “(…) non appena si è
accorto della mancanza di liquidità della società, si è prodigato per capirne i
motivi (pag. 4 rr. 20-21), rimanendo in carica sino a maggio del 2018 per non
dimissionare in tempo inopportuno. […] Quando ha potuto appurare che la
situazione finanziaria della società era dovuta alla gestione impropria da
parte dei due soci-gerenti, il ricorrente ha immediatamente presentato le
proprie dimissioni, durante la seduta straordinaria della gerenza del 4 maggio
2018. Ne discende che, non gli si può nemmeno rimproverare di non aver dimissionato
per tempo. (…)” (I, pagg. 7 e 8) e contesta l’importo chiesto in
risarcimento rilevando che “(…) l'ammontare del danno della Cassa di
compensazione non si fonda sulla documentazione pertinente, secondo la
giurisprudenza, per stabilire la base di calcolo e non è sufficientemente
dimostrato. (…)” (I, pag. 8). Sostiene pure che “(…) l'audizione dei
testimoni e il richiamo agli atti dell'Incarto dell’Ufficio fallimenti e della
procedura penale in corso è determinante per accertare se si può imputare al
ricorrente una grave negligenza per violazione dell'obbligo di controllo e di
vigilanza riguardo al pagamento dei contributi paritetici AVS e per valutare se
vi siano validi motivi di discolpa di natura a interrompere il nesso causale tra
un'eventuale omissione da parte del ricorrente e il danno subito dalla Cassa. (…)”
(I, pag. 9) concludendo che “(…) nonostante l'apprezzamento del giudice
penale non sia vincolante per le autorità amministrative, l'esito della
procedura penale può rivelarsi determinante per delucidare la responsabilità
delle persone coinvolte. In quest'ottica, il ricorrente reitera la sua
richiesta di sospensione la [ndr. recte: della] procedura amministrativa
fino alla definizione delle responsabilità penali. (…)” (I, pag. 9).

 

                               1.5.   Con la risposta di causa –
oltre a comunicare al TCA di aver proceduto anche contro TERZ 1 e TERZ 2 che
hanno lasciato crescere in giudicato le decisioni di risarcimento danni emesse
nei loro confronti – la Cassa, con argomentazioni di cui si dirà, se
necessario, in seguito, si è confermata nelle proprie allegazioni e, rilevato
che “(…) la fattispecie è chiara e la decisione impugnata - contrariamente a
quanto affermato dal ricorrente e già argomentato al riguardo dalla Cassa - motivata
e documentata e pertanto non vi sono motivi né per assumere le prove qui
riproposte né per sospendere la causa sino alla definizione delle
responsabilità penali, visto pure che per l'applicazione dell'art. 52 LAVS i parametri
di valutazione sono diversi rispetto a quelli penali. (…)” (III, pag. 4),
postula la reiezione dello stesso.

 

                               1.6.   Con scritto del 15 marzo 2021
il ricorrente ha notificato i mezzi di prova di cui chiede l’assunzione (V,
trasmesso alla Cassa per conoscenza con possibilità di formulare eventuali
osservazioni scritte; VI).

 

                               1.7.   Con decreto 24 marzo 2021 il
vicepresidente del TCA ha chiamato in causa TERZ 1 e TERZ 2 (VII).

 

                                         TERZ 2 si è determinato in
merito con scritto pervenuto al TCA il 12 aprile 2021 (X e allegati X/1-3
trasmessi per osservazioni al ricorrente e alla Cassa; XI).

 

                                         Con lettera del 15 aprile
2021 la Cassa ha comunicato al TCA di non avere osservazioni da formulare al
proposito informandolo che “(…) a seguito di intervenuti pagamenti da parte
di un altro convenuto, l’ammontare del saldo a carico del signor RI 1 ammonta
ora a CHF 90'759.75. (…)” (XII trasmesso alle parti per conoscenza; XV).

 

                                         TERZ 1, con scritto del 19
aprile 2021 – tramite l’avv. RA 2 e dopo la chiesta proroga del termine
(VIII e IX) –, si è determinato in merito alla chiamata in causa
postulando la reiezione del ricorso inoltrato da RI 1 (XIII e allegati XIII/1-2
trasmessi alle parti per osservazioni; XIV).

 

                                         La Cassa, con scritto del
26 aprile 2021, ha comunicato al TCA di non avere osservazioni confermandosi in
quanto già esposto (XVIII).

 

                                         Il ricorrente, con scritto
del 3 maggio 2021 – dopo la chiesta proroga del termine (XVI e XVII) –,
ha preso posizione sulle osservazioni formulate dai chiamati in causa (XIX e
allegato XIX/1).

 

                                         TERZ 2, con scritto del 28
maggio 2021 – dopo che, vista la richiesta in quel senso, il vice
presidente del TCA gli ha comunicato che non sono dati gli estremi per la
designazione di un patrocinatore d’ufficio e prorogato il termine (XX e XXI) –,
ha formulato le proprie osservazioni (XXII e allegati XXII/1-9).

 

                                         Con scritti del 2 giugno 2021
sono stati notificati, per conoscenza con facoltà di presentare eventuali
osservazioni scritte, i seguenti documenti: al ricorrente i doc. XVIII, XX, XXI
e XXII+1/9 (XXIII); alla Cassa i doc. XIX+1, XX, XXI e XXII+1/9 (XXIV);
all’avv. RA 2 i doc. XVIII, XIX+1, XX, XXI e XXII+1/9 (XXV) e a TERZ 2 i doc.
XVIII e XIX+1 (XXVI).

                                         Le osservazioni del 14
giugno dell’avv. RA 2 (XXVII e allegato XXVII/1) e quelle del 16 giugno 2021 di
TERZ 2 (XXIX con allegati XXIX/1-4) sono state notificate alle parti per conoscenza
(XXVIII e XXX).

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   In virtù dell'art. 52 cpv. 1
LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato
violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni
dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi
l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di
contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la
negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata
violazione delle prescrizioni legali.

                                         La
giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con
riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend",
cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur
Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e
adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito per
mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid.
5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).

                                         Secondo l'art. 14 cpv. 1
LAVS (e gli artt. 34 segg. OAVS) al datore di lavoro spetta l’obbligo (di
diritto pubblico) di conteggiare e versare i contributi (Pratique VSI 1994 pag.
108 consid. 7a con riferimenti; DTF 114 V 221). Il venire meno a questo obbligo
costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e
comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid.
2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a e 192 consid. 2a; RCC 1985
pag. 646 consid. 3a e 650 consid. 2).

 

                                         Nell’ipotesi in cui il
datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la
pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i
suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV
Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento
al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi
dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in
DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di
compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso
in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la
cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi
organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito
del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa
anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura
di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des
Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991,
pag. 163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001
AHV Nr. 6). Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una
società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato
assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114
V 214 e sentenze ivi citate). Va rilevato che il cpv. 2 dell’art. 52 LAVS,
entrato in vigore il 1° gennaio 2012, prevede che “se il datore di lavoro è
una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i membri
dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o della
liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse
rispondono solidalmente per l’intero danno”.

 

                                         I soci gerenti e i gerenti
di una Sagl rispondono dei danni causati dal non pagamento dei contributi sociali
come gli organi di una società anonima. Pertanto nell'ambito della
responsabilità ex art. 52 LAVS, il socio gerente (e il gerente) di una Sagl
deve essere parificato ad un amministratore di una società anonima (DTF 126 V
238 = Pratique VSI 2000, pagg. 226-229; cfr. anche Pratique VSI 2002 pag. 177
segg.; STF H 20/01 del 21 giugno 2001). Il suo comportamento nell’ambito della
gestione va quindi valutato secondo gli stessi criteri applicati agli
amministratori di questa società (STF 9C_788/ 2007 del 29 ottobre 2008; STF H
95/04 dell’8 marzo 2005, STF H 337/01 del 23 gennaio 2003; STCA 31. 2011.6
dell’11 ottobre 2011 con riferimenti).

 

                                         Il Tribunale federale ha
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio
2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).

 

                                         Nel caso in esame, a
seguito della dichiarazione di fallimento della FA 1 (cfr. consid. 1.2), la
Cassa ha rettamente chiesto (in via sussidiaria) a RI 1(gerente, con diritto di
firma individuale, fino al 4 maggio 2018, data delle dimissioni; cfr. consid.
1.1 e doc. 4/1-2) il risarcimento ex art. 52 LAVS.

 

                               2.2.   Costituiscono elementi del
danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del
salariato che quella del datore di lavoro (STF H 166/02 del 28 ottobre 2002
consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI 1994
pag. 104); i contributi della disoccupazione (STF H 346/01 del 4 ottobre 2002
consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni
familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis
OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg.
369-370 confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STF H 113/00 del 24 ottobre 2000
consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe
inflitte dalla Cassa (STF H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre
1996).

                                         Secondo costante
giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa,
mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).

                                         Tuttavia va ricordato che,
in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in
caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo
del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995
pag. 397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).

 

                                         Nel caso in esame, come
accennato (cfr. consid. 1.3), oggetto del danno è il mancato versamento dei
contributi AVS/AI/IPG/AD e AF per gli anni dal 2016 al 2018 (quest’ultimo sino
al mese di marzo), così come risulta dai conteggi allestiti secondo la relativa
dichiarazione dei salari e le fatture d’acconto emesse per il periodo indicato
(doc. 3/1-3), dagli specchietti con dettaglio dell’evoluzione incasso per gli
anni dal 2016 al 2018 (doc. 8, 9 e 10) e dagli “Estratti conto – Contributi
paritetici” per gli stessi anni (doc. 4/6-8).

 

                                         Il ricorrente, in
particolare, sostiene che, conformemente alla giurisprudenza, “(…) in
assenza di notifica della massa salariale, la Cassa si debba fondare sugli
acconti trimestrali stabiliti sulla base della massa salariale dell’anno
precedente e quindi, in concreto, al massimo CHF 360'000.00 (SVR 2002 AHV Nr.
10 consid. c/aa; STF H 282/01 del 27 febbraio 2002) e non sulla base delle
decisioni di tassazione d'ufficio come ha fatto la Cassa. Peraltro, nel
conteggio no. __________ del 1º febbraio 2019 della massa salariale relativa al
2017 figurano CHF 276'859.90 per "diversi", senza che tale importo
sia attribuito ad alcun dipendente della società. Per questo motivo non si può
ritenere che questo importo sia dimostrato. (…)” (I, pag. 8).

                                         Al riguardo questo
Tribunale può fare proprio e confermare quanto addotto pertinentemente dalla
Cassa nella decisione impugnata e meglio: “(…) - dichiarazioni dei salari 2017 e 2018 su dati
valutati dalla Cassa Si osserva che le stesse sono state
allestite dal Servizio ispettorato il 1º febbraio 2019 [ndr. cfr. doc. 4/12
e 4/13] in quanto l'allora socio gerente non era al corrente della situazione
e l'ex gerente non ha mai dato seguito alle loro telefonate. Per la compilazione
di tali dichiarazioni non ci si è basati solamente sulle richieste d'acconto
emesse per gli anni in questione, ma anche sulla documentazione reperita
all'Ufficio fallimenti e su quella all'incarto riguardante l'indennità
d'insolvenza. Si precisa inoltre che la responsabilità del signor RI 1 per
gli anni 2017 e 2018 non è stata stabilita in base alle dichiarazioni dei
salari in parola ed ai conseguenti conteggi di chiusura successivi al
fallimento, bensì in base alle fatture di acconto emesse e scadute nel periodo
di carica dell'opponente e che egli non ha onorato. Per l'anno 2018 per
contro, in considerazione di quanto previsto dalla giurisprudenza, il danno
imputato (cfr. conteggio allegato alla decisione risarcitoria, saldo acconti gennaio-marzo
2018: CHF 13'560.60) è stato limitato dal conteggio di chiusura, favorevole
all'opponente, siccome inferiore all'importo degli acconti richiesti e non
onorati. […] - tassazioni
d’ufficio ex art. 38 OAVS Le tassazioni d'ufficio ex art. 38
OAVS, inviate per raccomandata alla società il 22 gennaio 2018 [ndr. cfr.
doc. 4/30 e 4.32], sono state calcolate sulla scorta dell'allora base di
calcolo degli acconti alfine di procedere al rigetto delle opposizioni ai
relativi precetti esecutivi. La base di calcolo di CHF 450'000.00 è stata
comunicata per iscritto alla Cassa proprio dal signor RI 1 in data 6 aprile
2017 (doc. agli atti) [ndr. cfr. doc. 4/71]. Si rileva
inoltre che le decisioni di tassazioni d'ufficio sono cresciute in giudicato
incontestate e quindi non possono essere ora, per meri motivi di opportunità,
contestate. Per gli stessi motivi l'asserito obbligo della Cassa di stabilire
gli acconti per l'anno 2017 sulla base di CHF 360'000.00 - cifra che peraltro
non trova risconto in alcuna documentazione - è destituita di ogni fondamento,
anche in considerazione del fatto che contravverrebbe a quanto stabilito
dall'art. 35 cpv. 2 OAVS relativo all'obbligo del datore di lavoro di
comunicare alla Cassa un congruo volume di salari per una conseguente corretta
fatturazione degli acconti (cfr. supra punto 7.2). (…)” (doc. 1, punto 7.3,
pagg. 16-18; le sottolineature sono del redattore).

                                         Anche avuto riguardo alle
contestazioni formulate con lo scritto 15 ottobre 2020 (cfr. doc. 5;
complemento dell’opposizione 16 settembre 2020 sub doc. 2 dopo ricezione degli
atti relativi alla procedura di risarcimento sub doc. 4), il TCA fa proprie e
conferma le puntuali e precise osservazioni – peraltro rimaste
incontestate – formulate dalla Cassa secondo cui “(…) l'asserita
cessazione dell'attività da settembre 2017 non trova riscontro nei salari
ricostruiti dal Servizio ispettorato per gli anni 2017 (1-12) e 2018 (1-3)
rilevati in sede fallimentare e tramite l'incarto dell'insolvenza. Del resto,
dal verbale d'interrogatorio del 1º giugno 2018 del signor TERZ 2 all'Ufficio
fallimenti di __________ (agli atti) [ndr. cfr. doc. 4/10] risulta che i
contratti con i dipendenti sono stati tutti disdetti da quest'ultimo (il
decreto di fallimento della Pretura di __________ è del 18 maggio 2018). Anche
dagli atti relativi all'istanza di fallimento ex art. 190 LEF (agli atti) [ndr.
cfr. doc. 4/64] risulta chiaramente che la società è stata attiva anche dopo
il mese di settembre 2017. - incongruenze
nei saldi degli estratti conto 2016 e 2017: Anno 2016:
l'estratto conto del 19 aprile 2018 non tiene conto della rettifica inerente al
diritto agli AF riconosciuti del 24 aprile 2018 per CHF 6'600.00 che ha
aggravato l'importo dello scoperto. Anno 2017: l'estratto conto del 19 aprile
2018 non tiene conto della rettifica inerente al diritto agli AF riconosciuti
del 22 febbraio 2019 per CHF 2'563.90 che ha aggravato l'importo dello
scoperto. La censura dell'opponente in tale contesto, oltre che destituita di fondamento,
è comunque ininfluente sulla sua persona in quanto il saldo ad egli imputato
per tali anni è inferiore agli importi finali insinuati in sede fallimentare
proprio perché non sono state considerate le rettifiche AF citate, essendo le stesse
successive alle sue dimissioni. (…)” (doc. 1, punto 7.3, pag. 17).

 

                                         L’importo complessivo di
fr. 91’159.75, ottenuto sommando lo scoperto per il 2016 di fr. 27'467.95 (cfr.
il conteggio sub doc. 3/1 secondo relativa dichiarazione dei salari), con quello
del 2017 di fr. 59'796.35 (cfr. il conteggio sub doc. 3/2 secondo le fatture
d’acconto emesse per quest’anno) e fr. 3'895.45 per il 2018 (limitatamente ai
primi tre mesi da gennaio a marzo) – così come risulta dal doc. 3/3 nel
quale è evidenziato: “(…) Responsabilità limitata a CHF 3'895.45, come da
conteggio di chiusura del 22.02.2019 (somma salari: CHF 30'860.00) (…)”
(doc. 3/3; vedi anche doc. 4/8 e 4/13) –, è quindi da ritenere
adeguatamente comprovato, ricordato altresì come conformemente alla legge (art.
41bis OAVS) e alla succitata giurisprudenza, le spese di amministrazione, gli
interessi moratori e le spese di diffida e esecutive costituiscono elementi del
danno risarcibile unitamente ai contributi paritetici rimasti scoperti.

                                         Giova qui ribadire che,
avendo l’amministrazione debitamente documentato le proprie pretese, in
applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso
di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del
danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag.
397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).

                                         In concreto il ricorrente –
limitandosi, anche dopo aver ricevuto gli atti relativi alla procedura di
risarcimento (cfr. doc. 4 e 6), a sostenere in modo del tutto generico che “(…)
l'ammontare del danno della Cassa di compensazione non si fonda sulla
documentazione pertinente, secondo la giurisprudenza, per stabilire la base di
calcolo e non è sufficientemente dimostrato. (…)” (I, pag. 8) – non
ha contestato validamente l’importo del danno.

 

                               2.3.   Per definizione, il danno
considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione
in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro,
segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag.
99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono
innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di
esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i
contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art. 14 cpv.
1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo di conteggiare e
versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto
pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) e il venire
meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi
dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI
1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a, 192
consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).

                                         Inoltre – anche se ciò non
è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di lavoro deve preoccuparsi
dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il prelevamento e la
trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne
consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, lo
stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha
violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.4.   La cassa di compensazione che
constata di aver subìto un danno in seguito alla non osservanza delle
prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni
paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli
artt. 34 e segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi
di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213). È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei
contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta,
ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità. Affinché un
simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che
il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi
di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). L’obbligo del datore di lavoro e dei
suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di
conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Frésard,
op. cit., RSA 1987 pag. 7).

 

                               2.5.   Ai sensi
della giurisprudenza del TF si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura della diligenza
richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve
generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della
stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634
consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, Die
Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53). I
fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili
a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura
questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto
della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il
tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle
responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta
(DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus,
op. cit., pag. 52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG,
in Der Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658). La giurisprudenza ritiene
che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei
contributi configura una grave negligenza (DTF 108 V 186 segg. consid. 1b).

 

                               2.6.   Costituisce motivo di
giustificazione il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il pagamento dei
contributi per fare fronte a una mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in
questo modo di salvare l'impresa che versa in una delicata situazione
finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai sensi
dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora altri
crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la
sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i
contributi dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La questione
decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro all'epoca
credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi
sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale
atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo
responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe
nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668 seg. pag. 156 segg.; vedi anche Meyer, Die
Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur Arbeitgeberhaftung;
in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali, 2006, pag. 25 segg. e
35 segg.; cfr. anche STF H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c e DTF 123 V
244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha precisato che la ditta che
attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati
deve prendere delle misure drastiche e immediate (STF H 170/01 del 23 luglio
2002 consid. 4.6. con riferimenti e H 336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La
giurisprudenza federale ha ribadito che l’organo della società deve prestare
particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto che la
ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STF H 446/00 del 31 agosto 2001
consid. 4a).

                                         Quindi l’illiquidità della
società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non
sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza
(STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

                                         Da distinguere dal caso in
cui il datore di lavoro non versa i contributi per salvare l’azienda, la cui
omissione può costituire motivo di giustificazione, vi è quello in cui il
mancato pagamento in occasione della cessazione dell’attività può eventualmente
rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi segnatamente
con riferimento a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e
ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri
obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere
sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei
contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la
giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile
dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3
con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696 segg. pag. 163
segg.; cfr. anche Meyer, op. cit., pag. 36). Va poi ricordato che per
giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il differimento
dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti venivano
effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STF 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                               2.7.

                            2.7.1.   Il ricorrente non adduce la
benché minima ragione per la quale la FA 1 non ha pagato i contributi
paritetici per gli anni dal 2016 al 2018 (quest’ultimo fino al mese di marzo), per
un importo di fr. 91’159.75 (importo confermato da questo Tribunale per
le ragioni esposte al consid. 2.2), così come fatto valere dalla Cassa
nella decisione del 14 agosto 2020 confermata con decisione su
opposizione del 16 dicembre 2020 (cfr. consid. 1.3).

 

                                         In particolare, quanto al
fatto invocato dall’insorgente stante il quale “(…) all’epoca il ricorrente
aveva suggerito ai soci-gerenti di procedere all'iscrizione di un'ipoteca
legale a garanzia dei crediti maturati nei confronti di __________ (ditta che
ha dettato la rovina economica di FA 1) e tentare, in questo modo, di arginare
i problemi di liquidità. A questo scopo era necessario rivolgersi ad un legale
che potesse occuparsi dell'incasso. Tuttavia, TERZ 1 e TERZ 2 si erano affidati
all'Avv. __________ che non ha proceduto alla richiesta di iscrizione
dell'ipoteca legale (Vl del ricorrente del 23 luglio 2020 pag. 3 rr. 22-26 e
pag. 6 rr. 32 a 41). (…)” (I, pag. 7), va ricordato che secondo costante
giurisprudenza (STCA 31.2019.3 del 7 febbraio 2020, consid. 2.10; 31.2018.12 e
31.2018.22 del 2 dicembre 2019, consid. 2.9, entrambe con riferimenti) la
responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in
relazione alla gestione della società per sé stessa né a eventuali cause di un
fallimento. In questo contesto, l’argomentazione secondo la quale la __________
avrebbe dettato la rovina economica di FA 1 non costituisce di per sé motivo di
giustificazione o di discolpa per il mancato versamento degli oneri sociali.

 

                            2.7.2.   Nella misura in cui –
adducendo che “(…) il grado di diligenza che si può ragionevolmente esigere
dipende dalle competenze a cui si è astretti. Ritenere il contrario
significherebbe imputare ai membri della gestione una responsabilità oggettiva,
ovvero indipendente da qualsivoglia intenzione o negligenza grave (aspetto
soggettivo), non prevista dalla legge (art. 52 LAVS) e dunque contraria al principio
della legalità (art. 5 cpv. I Cost.). (…)” (I, pag. 5) – l’insorgente
volesse fare valere che l’art. 52 LAVS non istituisce una responsabilità
causale, va rilevato che “(…) la realtà giudiziaria è però andata in
sostanza nel senso di una responsabilità causale con possibilità di
giustificazione o di discolpa (…)” (Cometta, “Il diritto societario in
taluni suoi aspetti di diritto penale, assicurativo sociale e contabile”, in:
Temi scelti di diritto societario, collana rossa CFPG n. 29, Lugano 2002, pag.
30 con riferimenti giurisprudenziali e dottrinali).

 

                                         Al riguardo il TF, nella
DTF 121 V 242, ha puntualizzato che “(…) nach ständiger Rechtsprechung nicht
jede Verletzung der öffentlichrechtlichen Aufgaben der Arbeitgeberin als
Institution der Versicherungsdurchführung ohne weiteres als qualifiziertes
Verschulden ihrer Organe im Sinne von Art. 52 AHVG zu werten ist (BGE 108 V 186
Erw. 1b und 193 Erw. 2b; ZAK 1985 S. 576 Erw. 2 und 619 f. Erw. 3a). Das
absichtliche oder grobfahrlässige Missachten von Vorschriften verlangt vielmehr
einen Normverstoss von einer gewissen Schwere. Dagegen kann beispielsweise die
relativ kurze Dauer des Beitragsausstandes sprechen (vgl. das nicht
veröffentlichte Urteil Q. vom 22. November 1993), wobei aber immer eine
Würdigung sämtlicher konkreten Umstände des Einzelfalles Platz zu greifen hat.
Die Frage der Dauer des Normverstosses ist somit ein Beurteilungskriterium,
welches im Rahmen der Gesamtwürdigung zu berücksichtigen ist und im Sinne der
Rechtsprechung zu den Entlastungsgründen (BGE 108 V 186 f. Erw. 1b, 200 f. Erw.
1) zur Verneinung der Schadenersatzpflicht führen kann. Insoweit im nicht
veröffentlichten Urteil Q. vom 22. November 1993 für die Verneinung der Grobfahrlässigkeit
allein auf die kurze Dauer der Verletzung der Beitragszahlungspflicht
abgestellt wurde, kann daran nicht festgehalten werden. (…)” (DTF 121 V
243, consid. 4b, pag. 244).

                                         La nostra massima Istanza
giudiziaria si è confermata nella propria giurisprudenza e nella STF H 134/02
del 30 gennaio 2003 ha riaffermato che è, ad esempio, possibile imputare agli
amministratori solo una negligenza lieve se il buco contributivo è corto (pochi
mesi), se precedentemente la ditta ha pagato regolarmente i contributi e se la
società non ha l'abitudine di sospendere il pagamento dei contributi sociali
per pagare altri debiti più pressanti, finanziando in questo modo illecitamente
la propria impresa (in argomento vedi anche DTF 108 V 196).

 

                                         Nella fattispecie concreta,
conformemente alla succitata giurisprudenza –
visto anche quanto incontestatamente addotto dalla Cassa nella decisione su
opposizione impugnata e meglio che “(…) proprio nel periodo di carica del signor
RI 1, la Cassa è stata confrontata con il cronico differimento del pagamento
dei contributi da parte della FA 1. Infatti, a seguito dell'entrata in mora
della società con il pagamento dei contributi, la Cassa ha proceduto dal mese
di luglio 2016 all'invio di diffide di pagamento e, dal mese di agosto 2017
all'avvio di procedure esecutive, che hanno portato all'irrecuperabilità dei
contributi. Conseguentemente l'opponente è stato ritenuto responsabile del mancato
intero pagamento del conguaglio dell’anno 2016, di quello degli acconti del
2017, nonché delle prime tre mensilità del 2018, queste ultime limitate,
secondo la giurisprudenza, al conteggio di chiusura. (…)” (doc. 1, punto
7.2, pag. 14, la sottolineatura è del redattore) – e per i motivi di seguito esposti, all’insorgente non è
possibile imputare solo una lieve negligenza.

 

                            2.7.3.   Nella sua veste di gerente con
diritto di firma individuale della FA 1 a RI 1 incombevano gli obblighi di
diligenza e vigilanza della carica ricoperta.

                                         Occorre infatti ribadire
che, secondo giurisprudenza (cfr. consid. 2.1), i soci gerenti e i gerenti di
una Sagl rispondono dei danni causati dal non pagamento dei contributi sociali
come gli organi di una società anonima. Pertanto nell'ambito della
responsabilità ex art. 52 LAVS, il socio gerente (e il gerente) di una Sagl
deve essere parificato ad un amministratore di una società anonima. Il suo
comportamento nell’ambito della gestione va quindi valutato secondo gli stessi
criteri applicati agli amministratori di questa società.

                                         A tal riguardo ai sensi
dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore spetta l’alta vigilanza
sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne
l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni.
L’amministratore deve di principio informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STF H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF
114 V 219 = RCC 1989 pag. 116; cfr. anche STF 29 agosto 1997
nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i
contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei
dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (STF H 171/02 del 2 dicembre 2003, H
310/02 del 11 novembre 2003, H 33/03 del 8 ottobre 2003 e H 208/00 + H 209/00
del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, op. cit., pag. 165). In caso
contrario si finirebbe per legittimare la figura dell'uomo di paglia (STF 365/01
del 15 aprile 2002 consid. 5, H 234/00 del 27 aprile 2001 consid. 5d). In tale
contesto, nella sentenza H 160/99 dell'8 novembre 1999, il TF ha rilevato in
particolare che "scopo della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr.) è
di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione non può
essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente
impegnativa e di poca responsabilità".

 

                                         Al ricorrente – che
per altro non indica né tantomeno dimostra i motivi per cui esso non avrebbe
potuto adempiere ai suoi compiti di gerente – incombeva
l’obbligo di controllare che il pagamento dei contributi venisse effettuato. Questa
omissione costituisce, come detto (cfr. consid. 2.5), una grave violazione del
dovere di diligenza di un organo societario.

                                         In concreto RI 1 non
poteva, nella sua veste di gerente, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo.
Al riguardo, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115).

                                         All’insorgente, che
nemmeno adduce e tantomeno documenta di essersi debitamente attivato nella sua
veste di organo formale della società affinché i contributi paritetici
venissero regolarmente versati, non può che essere imputata una negligenza
grave, avendo segnatamente omesso di compiere quanto doveva apparire importante
a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze riconducibili alla
funzione ricoperta.

                                         Va qui rilevato che la Cassa,
nella decisione su opposizione impugnata, ha inoltre, incontestatamente,
addotto che “(…) ha potuto rilevare una violazione grave dell'obbligo di
comunicare, previsto dall'art. 35 cpv. 2 OAVS, ciò che ha avuto come
conseguenza per la società di pagare per l'anno 2016 acconti mensili
manifestamente inferiori al dovuto. Infatti, la Cassa ha fatturato gli acconti
per il 2016 sulla scorta di una somma mensile dei salari di CHF 41'666.65,
rispettivamente una base di calcolo annuale di CHF 500'000.00 (come da
dichiarazione dei salari dell'anno 2015 controfirmata dall'opponente, doc. agli
atti [ndr. cfr. doc. 4/66]). Per contro, l'ammontare effettivo dei
salari per l'anno 2016 è risultato essere di CHF 727'297.00 [ndr. cfr. doc.
6/2; dichiarazione anche questa sottoscritta dal ricorrente]. Ciò significa che
l'ammontare dei salari effettivi per il 2016 è risultato essere del 45.46% più alto
rispetto alla somma utilizzata per il calcolo degli acconti. Il fatto che la
società fosse gestita sulla base di equilibri delicati, in particolare giovando
di un finanziamento indiretto, dovuto a: - cronico differimento dei pagamenti;
- fatturazione di acconti manifestamente inferiori al dovuto per il 2016; -
mancato pagamento di diversi acconti e del conguaglio 2016; ha fatto sì che
l'opponente trasferisse il rischio imprenditoriale sulle assicurazioni sociali,
ciò che la giurisprudenza federale identifica come comportamento gravemente
negligente (STF 9C_701/2018 del 27 novembre 2018), impegnando, nell'ottica di
un nesso di causalità diretta, la sua responsabilità ex art. 52 LAVS. Ma vi è
di più. La società, e per essa i suoi organi tra cui l'opponente, non ha presentato
la dichiarazione dei salari dell'anno 2017 come prescritto dall'art. 36 cpv. 2
OAVS, vale a dire il 30 gennaio 2018, allorquando il signor  era ancora in
carica. (…)” (doc. 1, punto 7.2, pagg. 15 e 16).

 

                            2.7.4.   In merito alle ulteriori
censure sollevate con il ricorso a sostegno dell’inesistenza di una negligenza
grave (cfr. consid. 1.4) va osservato quanto segue.

 

                                         Il fatto di aver
asseritamente assunto la carica di gerente della FA 1 a “titolo fiduciario”,
che a capo della “gerenza effettiva” vi sarebbero stati i soci gerenti TERZ
2 e TERZ 1 e che sarebbe stato esclusivamente quest’ultimo ad occuparsi della
fatturazione e dei pagamenti non giova al ricorrente. Infatti, lo si ribadisce,
quale organo formale (gerente della Sagl), all’insorgente pertoccavano degli
obblighi di diligenza e di controllo accresciuti e inalienabili (in argomento
vedi anche la STF 9C_359/2019 del 16 settembre 2019, consid. 3; 9C_722/2015 del
31 maggio 2016, consid. 3.3 e la STF H 13/03 del 21 maggio 2003, consid. 3).

                                         In questo senso va
confermato quanto rilevato, sempre nella decisione su opposizione impugnata,
dalla Cassa e meglio che “(…) in merito all'assunzione di una carica a
titolo fiduciario, si osserva che, per quanto attiene alla responsabilità
attribuita nell'ambito della procedura ex art. 52 LAVS, tale circostanza è
irrilevante, poiché l’accettazione della funzione di organo formale di una
società comporta l’assunzione di precisi obblighi (STF 29 ottobre 2008, 9C
788/07; STF H 1 71/02 del 2 dicembre 2003). […] A mente della
giurisprudenza, un amministratore diligente non può estraniarsi dai problemi
della società, evidenziando che altri si occupavano della gestione (STCA del 30
settembre 1998 inc. n. 31.97.00013-14). L'eventuale circostanza che all'interno
della società fossero state definite delle competenze specifiche per il
pagamento degli oneri sociali, non è rilevante ai fini della responsabilità ex
art. 52 LAVS (STF H 13/03 del 21 maggio 2003 e STCA del 16 dicembre 2009 inc.
n. 31.2008.15). Il fatto che un amministratore non abbia competenza alcuna per
quanto riguarda i pagamenti non costituisce motivo liberatorio o di discolpa (STF
H 210/99 del 5 ottobre 2000 e STCA del 20 marzo 2012 inc. n. 31.2011.9). Si
rileva, inoltre, che limitare i propri compiti, tralasciando la questione contributiva,
è contrario a quanto legge e giurisprudenza prevedono. La circostanza che altre
persone abbiano esercitato il potere effettivo nell'ambito della società quali
organi di "fatto" non scarica l'opponente dalla sua responsabilità di
organo formale (STF H 195/92 del 30 marzo 1993 e STCA del 7 agosto 1996 inc. n.
31.94.4). Il mancato uso del potere decisionale che il mandato gli conferiva
non scagiona l'opponente dalla propria responsabilità ex art. 52 LAVS (STCA del
13 febbraio 1995 inc. n. LAVS 52 2-3-4-5/88), ritenuto che la violazione delle
norme legali è possibile anche per omissione. (…)” (doc. 1, punto 6, pagg.
6, 8 e 9).

                                         Il ricorrente, quale
gerente della FA 1 – in applicazione analogica a quanto stabilito dal TF
nel caso di un organo formale di una SA –, non può, facendo leva sulla
posizione degli altri due soci gerenti, liberarsi dalle proprie responsabilità
se il suo comportamento costituisce ugualmente una grave violazione dei doveri
che incombono a un organo formale di una Sagl e non è giustificato da
particolari circostanze (STF 9C_195/2009 del 2 febbraio 2010 consid. 4.2 e la
giurisprudenza ivi citata).

                                         In questo senso è dunque a
torto che – oltretutto in modo generico e senza debitamente comprovare e
tantomeno documentare – l’insorgente sostiene che “(…) la decisone
della Cassa di compensazione è arbitraria (art. 9 Cost.) e carente nella
motivazione (art. 29 cpv. 2 Cost.): la Cassa non si china sulla ripartizione
delle mansioni tra i gerenti della società, perdendo inoltre di vista che il
comportamento doloso dei due soci-gerenti, in particolare di TERZ 1, è
interruttivo del nesso di causalità naturale e adeguato tra il danno subito
dalla Cassa e l'obbligo di controllo e vigilanza del ricorrente nella sua
qualità di gerente, in quanto quest'ultimo è stato tratto in inganno dalle
dichiarazioni dei due soci-gerenti e dalle pezze giustificative che gli sono
state sottoposte. (…)” I, pag. 6).

                                         Del resto, a ragione e
questo Tribunale può fare proprio, la Cassa ha inoltre puntualizzato che “(…)
in ogni caso occorre sottolineare che in base alla giurisprudenza si può
pretendere da un organo formale con una specifica formazione economica che
disponga di sufficienti conoscenze gestionali e contabili tali da consentirgli
di comprendere tempestivamente l’evolversi della situazione finanziaria […] di
agire di conseguenza. Nel caso di specie il signor RI 1 risulta essere iscritto
all'albo dei fiduciari quale commercialista e a registro di commercio quale
organo formale di diverse società e oltre a ciò è già stato oggetto in
precedenza di diverse decisioni risarcitorie ex art. 52 LAVS. L'opponente non
poteva quindi misconoscere, da un lato, che far parte di una società comporta
dei doveri e dei rischi (STF H 208/00 e 209/00 del 28 aprile 2003; STF H 403/01
del 28 maggio 2011) anche in relazione al mancato pagamento dei contributi, e
dall'altro gli strumenti per non incorrere in una responsabilità personale. (…)”
(doc. 1, punto 6, pagg. 10 e 11).

 

                                         Quanto al fatto di essersi
asseritamente fidato dei due soci gerenti, tanto da non ritenere di dover
verificare l’adempimento delle loro mansioni, va rilevato come non può
assurgere a motivo di discolpa il fatto di essersi fidato delle rassicurazioni
da parte di terzi circa l’andamento degli affari della società e quindi anche
circa il pagamento degli oneri sociali. Fidarsi di quanto detto rispettivamente
delle affermazioni rassicuranti di terzi senza verificarne la veridicità
configura un comportamento negligente (in questo senso cfr. Frésard, op. cit.,
RSA 1991 pag. 165 punto 8; cfr. anche STF H 349/01 dell’11 settembre 2002
consid. 2.4). La fiducia che si ripone in terze persone non è quindi
circostanza idonea a giustificare il mancato pagamento dei contributi nei
confronti della Cassa (in argomento, cfr. STF H 5/02 del 31 gennaio 2003,
consid. 5.3; STCA 31.2002.29 del 24 marzo 2003, consid. 2.7.1).

                                         Del resto, in modo del
tutto generico e senza provare documentando, l’insorgente si è limitato a
sostenere che “(…) egli non ha mai avuto motivi per mettere in discussione
il loro operato [ndr.: si riferisce ai soci gerenti], posto peraltro che
questo era suffragato dalla documentazione di cui disponeva. (…)” (I, pag.
6).

                                         L’insorgente non indica né
tantomeno dimostra i motivi per cui egli non avrebbe potuto adempiere ai suoi
compiti di gerente, nemmeno ha minimamente provato e tantomeno documentato di
essere stato impedito nello svolgere le proprie funzioni e/o di essere stato
ingannato mediante raggiri di rilevanza penale e che a causa degli stessi non
poteva essergli imputata una negligenza grave (in argomento cfr. la STF H
152/05 del 7 febbraio 2006).

                                         In particolare, avuto
riguardo alla “Denuncia / Querela penale” del 5 ottobre 2017, questo Tribunale
rileva che si tratta della querela sporta da TERZ 2 nei confronti dell’altro
socio gerente per il reato di appropriazione indebita (cfr. doc. X/3). Infatti,
in quell’ambito, dal verbale d’interrogatorio presso la Polizia Cantonale del
23 luglio 2020 (doc. 6/1), risulta che il ricorrente è stato “(…) interrogato
in qualità di persona informata sui fatti (art. 178 CPP) nell'ambito del
procedimento a carico di TERZ 1 __________1983, per titolo di: - appropriazione
indebita (art. 138 cifra 1 CP) - amministrazione infedele aggravata
(art. 158 cifra 2 CP) sub. - amministrazione infedele aggravata (art.
158 cifra 1 cpv. 3 CP) in relazione ai fatti seguenti, ovvero alla querela
sporta da TERZ 2 __________1984 in data 05.10.2017, rispettivamente in
data 28.11.2017. (…)” (doc. 6/1, pag. 1).

                                         In concreto, lo si
ribadisce, all’insorgente va imputata una negligenza grave per aver omesso di
compiere quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole
nell'ambito delle incombenze riconducibili alla funzione ricoperta e la
responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in
relazione alla gestione della società per sé stessa né a eventuali cause di un
fallimento.

 

                                         Inoltre, essendosi occupato,
come risulta dagli atti, di questioni legate ai contributi AVS – vedi,
in particolare, le dichiarazioni dei salari e degli assegni familiari per gli
anni 2015 e 2016 di fr. 500'000.00 rispettivamente di fr. 727'297 datate 31
gennaio 2016 e 3 febbraio 2017 da lui sottoscritte (doc. 4/66 e 6/2) nonché la “Domanda
di modifica dei contributi in acconto” del 6 aprile 2017 con indicata una
nuova somma salariale annua di fr. 450'000.00 a valere dal 1. gennaio 2017 pure
da lui sottoscritta (doc. 4/71) – e dovendo pertanto conoscere la
situazione aziendale (si rinvia qui anche alle ulteriori pertinenti
considerazioni sviluppate dalla Cassa al punto 6.1 della decisione su
opposizione impugnata estrapolate dal succitato verbale d’interrogatorio presso
la Polizia Cantonale del 23 luglio 2017 sub doc. 6/1), questo Tribunale non può
che confermare quanto concluso dalla Cassa e meglio che “(…) il
comportamento dell'insorgente è, quindi, in relazione di causalità naturale ed
adeguata con il danno subito dalla Cassa (STF H 13/03 del 21 maggio 2003; STF H
65/01 del 13 maggio 2002). (…)” (doc. 3, punto 6.1, pag. 13).

                                         Va qui pure ricordato che
nell’ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi
all’influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile ossia
inoltrare immediatamente le sue dimissioni (STF H/268/01 e STF H/269/01 del 5
giugno 2003), ciò che l’insorgente non ha fatto aspettando il 4 maggio 2018 per
farlo (cfr. doc. 4/1 e 4/2).

 

                            2.7.5.   Nella misura in cui RI 1
volesse fare valere un’esclusiva gestione della società da parte di terzi (in
casu de soci gerenti TERZ 1 e TERZ 2), va osservato che, secondo la
giurisprudenza federale, l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nel presente
ambito per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione alla
gravità dell'errore commesso dai presunti responsabili (in argomento STF
9C_675/2009 del 3 maggio 2010, consid. 6.5 e la giurisprudenza e dottrina ivi
citata; STF H 238/98 del 13 novembre 2000, consid. 4b; Pratique VSI 1996 pag.
306). Determinante è che le circostanze addotte dall’insorgente, come visto
sopra, non costituiscono motivi sufficienti per esonerarlo dalla sua
responsabilità e per escludere quindi l’esistenza di una negligenza grave.

                                         Non meritano qui pertanto di
essere approfondite né la presa di posizione 3 maggio 2021 dell’insorgente
avuto riguardo alle osservazioni presentate dai chiamati in causa (XIX e
XIX/1), né quelle di quest’ultimi nei rispettivi scritti 28 maggio 2021 (XXII e
XII/1-9) e 14 giugno 2021 (XXVII e XXVII/1).

                                         Va qui infatti ricordato
che secondo giurisprudenza, accordi tra ex amministratori in merito
all’assunzione di responsabilità per il mancato pagamento dei contributi sono,
secondo giurisprudenza federale, ininfluenti nel rapporto esterno con la Cassa,
trattandosi di mera questione interna, eventualmente di regresso, tra i singoli
responsabili e non assurgono a motivo di discolpa (STF 9C_195/2009 del 2 febbraio
2010 consid. 4.2, 9C_788/2007 del 29 ottobre 2008 consid. 3.3. con riferimenti;
STF H 208/00 e STF H 209/00 del 28 aprile 2003).

 

                            2.7.6.   In queste circostanze, non
avendo adempiuto (per tutti i motivi sopra esposti) agli obblighi cha la carica
di gerente della società gli imponeva e non essendo dati dei motivi di
giustificazione o discolpa (cfr. consid. 2.6), RI 1 deve essere ritenuto
responsabile ex art. 52 LAVS del danno subìto dalla Cassa.

 

                               2.8.   Avuto riguardo alle prove
richieste (cfr. consid. 1.6 e V) questo Tribunale rileva quanto segue.

 

                                         Il ricorrente chiede
innanzitutto il “(…) richiamo degli atti del procedimento, di cui all’inc.
2017.9201 del Ministero pubblico, avviato nei confronti di TERZ 1
(socio e presidente della gerenza di FA 1 dal 17 dicembre al 6 febbraio 2018) per titolo di appropriazione indebita
(art. 138 CP), amministrazione infedele (art. 158 CP) e cattiva gestione (art.
165 CP), in relazione alla sua attività in seno alla società, a seguito
della querela sporta nei suoi confronti da TERZ 2 (socio gerente di FA 1 dal 17
dicembre 2015 fino alla liquidazione della società). (…)” (V, punto 1a, pag.
1) sostenendo che “(…) è stato raggirato dal signor TERZ 1 e dal signor TERZ
2, che lo hanno astutamente indotto a credere che gli oneri sociali, oggetto di
questo contenzioso, erano o sarebbero comunque stati saldati, garantendo se del
caso il loro impegno a farlo personalmente. (…)” (V, punto 1a, pag. 2).

 

                                         Secondo il TCA non è
necessario richiedere gli atti penali del succitato procedimento (sul
tema dell'apprezzamento anticipato delle prove, fra le tante cfr. cfr. STF
9C_847/2017 del 31 maggio 2018 consid. 5.1; 9C_35/2018 del 29 marzo 2018
consid. 6 e DTF 130 II 425 consid. 2.1 pag. 211 con rinvii) ed attendere
l'esito della querela a carico di TERZ 1 sporta da TERZ 2 ritenuto, da una
parte, che non si vede, ritenute le considerazioni sviluppate al consid. 2.7
che hanno permesso di concludere per l’esistenza di una negligenza grave, come
ciò possa influenzare l’esito della vertenza che qui ci occupa e, dall’altro
lato, che l’asserito raggiro subìto ad opera del signor TERZ 1 e del signor TERZ
2 è rimasto allo stadio di puro parlato senza apporto di elementi probatori
concreti.

                                         Secondo costante
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato dalle
constatazioni e dall'apprezzamento del giudice penale, né per quello che
concerne le prescrizioni violate, né per quel che attiene la valutazione della
colpa commessa (STF H 33/03 dell'8 ottobre 2003, consid. 5.6; STF H 411/01 del
5 marzo 2003, consid. 5 e STF H 194/01 del 4 febbraio 2002, consid. 2a).

                                         Egli si scosta tuttavia
dalle constatazioni di fatto del giudice penale soltanto qualora i fatti
stabiliti in sede di procedura penale e la loro qualificazione giuridica non
siano convincenti o si fondino su considerazioni specifiche di diritto penale
prive di rilievo dal profilo del diritto delle assicurazioni sociali (DTF 125 V
242 consid. 6a e sentenze ivi citate; STF H 33/03 dell'8 ottobre 2003, consid.
5.6 e STF H 184/98 del 17 febbraio 1999, consid 4b).

                                         Inoltre, dato che per
l'applicazione dell'art. 52 LAVS i parametri di valutazione sono diversi, non
occorre in principio sospendere la procedura in attesa delle conclusioni della
vicenda penale (STF H 411/01 del 5 marzo 2003, consid. 5).

                                         Tuttavia, nell'ipotesi in
cui la procedura penale dovesse apportare elementi decisivi che permettano di
scostarsi da quanto deciso nell'ambito del diritto delle assicurazioni sociali,
al ricorrente rimarrebbe comunque riservata la facoltà, a determinate condizioni,
di adire questo Tribunale con un'istanza di revisione ai sensi dagli artt. 24 e
seg. Lptca (in argomento cfr. STF H 393/01 del 27 gennaio 2003, consid. 2.6 e STF H 340/98 del 30 marzo1999, consid. 2b).

 

                                         Riguardo al “(…)
richiamo degli atti dell'Ufficio fallimenti di __________ (…)”
(V, punto 1b, pag. 3) – a
prescindere dal fatto che la giurisprudenza federale non ammette una richiesta
in termini generici di edizione di documenti, atteso che è preciso dovere
dell'interessato indicare con esattezza i documenti utili a dimostrare il
fondamento delle tesi formulate, potendosi da lui esigere (a maggiore ragione
se patrocinato) che proceda in modo selettivo e mirato all'offerta e produzione
dei mezzi di prova rilevanti per il giudizio e non incombendo ai giudici
cantonali il compito di supplire ad eventuali carenze in tal senso (cfr., tra
le altre, STF H 5/02 del 31 gennaio 2003, consid. 4.3; STF H 10 + 45/01 del 16
settembre 2002, consid. 4.3.2; STF H 170/01 del 23 luglio 2002, consid. 3.3; STF
H 444/00 del 25 giugno 2002, consid. 4d e STF H 153/01 del 5 novembre 2001,
consid. 4c.) –, per quanto detto
sopra (cfr. consid. 2.7), questo Tribunale, già sulla base degli atti, ha
potuto concludere che il ricorrente ha omesso di compiere quanto doveva
apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di gerente di una Sagl.

 

                                         In questo senso anche la
richiesta degli interrogatori di TERZ 1, TERZ 2, __________ e dell’avv. __________
(V, punto 2, pag. 3) va respinta.

 

                                         Non è pertanto necessario
procedere ad ulteriori atti istruttori.

 

                                         Infatti, se da una parte
la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo
delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile – le prove
necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati,
ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze della
carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

                                         Va ricordato che per
costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito ai sensi dell'art. 29
cpv. 2 Cost. deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per l'interessato di
fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello
di poter prendere visione dell'incarto, di partecipare all'assunzione delle
prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 127 I 56, 126
I 16, 124 V 181, 375). Sono in ogni caso ammesse soltanto le prove
giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono inoltre essere
respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già chiara, i mezzi di
prova che non porterebbero alcun chiarimento alla fattispecie o, ancora, che
sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta (DTF 120 V 360).
Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o
al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di
giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Dieterle/Kieser, op. cit., pag. 212; Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 1998, pag. 39 no.
111 e pag. 117 no. 320; DTF 122 II 469, 122 III 223). In tal caso non sussiste
una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2
Cost. (SVR 2001 IV N. 10 pag. 28; DTF 124 V 94).

 

                               2.9.   Visto tutto quanto precede il
ricorso va dunque respinto e la decisione su opposizione impugnata confermata.

 

                                         Confermato (cfr. consid.
2.2) il danno subito dalla Cassa per un importo di complessivi fr. 91’159.75,
vista la comunicazione del 15 aprile 2021 della Cassa al TCA secondo cui “(…)
a seguito di intervenuti pagamenti da parte di un altro convenuto, l’ammontare
del saldo a carico del signor RI 1 ammonta ora a CHF 90'759.75. (…)” (XII),
RI 1 deve versare, a saldo, alla Cassa la somma di fr. 90'759.75.

 

                             2.10.   L’art. 61 lett. a LPGA, in
vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice,
rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio
e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un
comportamento temerario o sconsiderato.

 

                                         In data 1° gennaio 2021 è
entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora
unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e di regola pubblica.
Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA
secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è
soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

                                         Secondo l’art. 82a LPGA
(disposizione transitoria; RU 2021 358), ai ricorsi pendenti dinanzi al
tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del
21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

 

                                         In concreto, il ricorso è
datato 1° febbraio 2021, pertanto è applicabile il nuovo diritto.

 

                                         Il Tribunale federale, in
una sentenza 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 consid. 4.4.1., ha evidenziato che “(…)
eliminando il principio della gratuità generalizzata di cui all'art. 61 lett. a
LPGA, il legislatore federale non ha voluto imporre in maniera generalizzata
per tutta la Svizzera l'applicazione di spese giudiziarie al di fuori del campo
di applicazione dell'art. 61 lett. f bis LPGA, ma ha lasciato ai Cantoni la
libertà di disciplinare la questione. Nulla impedisce a un Cantone in tale
contesto di prevedere la gratuità della procedura integralmente o soltanto per
alcune controversie (FF 2018 1334; BU 2018 S 668 segg; BU 2019 N 329 segg.). Se
però un Cantone desidera imporre spese al di fuori del campo di applicazione
dell'art. 61 lett. f bis LPGA, trattandosi di un tributo causale, deve
prevedere una base legale formale chiara ed esplicita (art. 127 Cost.; DTF 145
I 52 consid. 5.2; 143 I 227 consid. 4.3.1; 124 I 241 consid. 4a, con
riferimenti; UELI KIESER, Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil
des Sozialversicherungsrechts ATSG, 2020, n. 209 ad art. 61 LPGA).”

 

                                         Nel Cantone Ticino, come
rilevato dall’Alta Corte nella citata STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021
consid. 4.4.3., “vige tuttora il principio della gratuità generalizzata (art.
29 cpv. 1 Lptca/TI)”.

 

                                         Ne discende che nel
presente caso non si riscuotono spese giudiziarie.

 

                             2.11.   Siccome TERZ 1, chiamato in
causa e rappresentato da un legale, postulando “(…) che il ricorso del
signor RI 1 venga respinto. (…)” (XIII, pag. 2) risulta essere vittorioso,
egli ha diritto ad un’indennità per ripetibili da porre a carico del ricorrente
soccombente (STF H 204/00 del 26 agosto 2002 consid. 6 e STF K 8/06 del 10
luglio 2006 consid. 7; Zünd, Kommentar zum Gesetz über das
Sozialversicherungsgesricht des Kantons Zurich, Zurigo 1999, § 34 N. 3 pag. 239
con riferimenti).

 

                             2.12.   Il TF, nella DTF 137 V 51,
chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del ricorso in materia di
diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità del datore di lavoro
per il danno risultante dalla violazione delle prescrizioni in materia di AVS,
ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico interposto contro un
giudizio sulla responsabilità del datore di lavoro nei confronti di una cassa
di compensazione fondata sull’art. 52 cpv. 1 LAVS è ammissibile solo qualora il
valore litigioso raggiunga il limite di fr. 30'000.-- o in presenza di una
questione di diritto di importanza fondamentale (circa l’interpretazione in un
senso largo della nozione di “responsabilità dello Stato” ai sensi dell’art. 85
cpv. 1 lett. a LTF vedi Margit Moser-Szeless, Le recours en matière de droit
public au Tribunal fédéral dans le domaine des assurances sociales – aspects
choisis, in HAVE 2010 pag. 342; Mélanie Fretz, La responsabilité selon l’art.
52 LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE 2009 pag. 249;
cfr. inoltre anche DTF 135 V 98 nella quale il TF si è pronunciato circa
l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la responsabilità del
titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione per
il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e DTF 134 V 138 nella
quale l’Alta Corte si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso in tema
di responsabilità dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo
evidenziando, in particolare, che l’eventuale presupposto della “questione di
diritto di importanza fondamentale” – presupposto questo che, secondo l’art. 85
cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico
anche se il valore litigioso non raggiunge i fr. 30'000.-- – deve essere
dimostrata dal ricorrente).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                         §    RI
1 è condannato a versare alla Cassa CO 1 la somma di fr. 90'759.75 a saldo.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. RI 1 verserà a TERZ
1 fr. 700.-- per ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati.

                                         Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al
Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

 

                                         In
materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo
della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.
30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i
fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF).

                                         Qualora
non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113
LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti