# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 70b3efb7-9b1f-5dbd-a63b-2620cc50d2e9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-09-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 17.09.2004 14.2003.111
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2003-111_2004-09-17.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2003.111

  	
  Lugano

  17 settembre
  2004

  EC/sc/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente,

  Pellegrini e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Cassina,
  vicecancelliere

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
promossa con istanza 15 settembre 2003 da

 

	
   

  	
   AP1  

  patr. dall’AO0

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
    AO1  

  già patr. dall’  RA2 , ora patr. dall’RA0

   

  

 

tendente ad ottenere il rigetto provvisorio
dell’opposizione interposta dall’escusso al PE n. __________1 del 4/6 settembre
2003 dell’UE di Lugano;

 

 

sulla
quale istanza la Segretaria assessore della Pretura di Lugano, Sezione 5, con
sentenza 15 dicembre 2015 (recte: 15 dicembre 2003) ha così deciso:

 

 

"1.   L'istanza è respinta.

 

 2     La tassa di giustizia in fr.
1’000.--, da anticipare dalla parte istante, è posta a suo carico con l’obbligo
di rifondere alla controparte fr. 9'000.-- a titolo di indennità.”

 

 

Sentenza
dedotta tempestivamente in appello dal procedente che con atto 29 dicembre 2003
ha postulato in via principale l’accoglimento dell'istanza e in via subordinata
la retrocessione dell’incarto alla Pretura di Lugano, protestando tasse e ripetibili;

 

 

con
osservazioni 29 gennaio 2004 la parte appellata ha chiesto la reiezione del
gravame con protesta di spese e ripetibili;

 

 

esaminati
atti e documenti;

 

 

 

ritenuto

 

 

 

in fatto:

 

 

 

                                         A.  Con
PE n. __________ dell’UE di Lugano __________ AP1 ha escusso __________ AO1 per
l’incasso di fr. 15'500’000.-- oltre interessi al 5% dal 18 agosto 2003,
indicando quale titolo di credito “Loan agreement del 20 marzo 2003, Addendum
“B” del 2 aprile 2003, Addendum “D” del 30 giugno e Addendum “E” del 1. luglio
2003. Vaglia cambiario all’ordine del 7 marzo 2003 per fr. 14'364'000.--,
vaglia cambiario all’ordine del 17 giugno 2003 per fr. 900'000.-- e vaglia
cambiario all’ordine del 23 luglio 2003 per fr.   236'000.--.

                                              Interposta
tempestiva opposizione dall’escusso, il procedente ne ha chiesto il rigetto
provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 5.

 

 

 

                                         B.  Il
procedente fonda la propria pretesa sull’agreement del 20 marzo 2003 (doc. A),
sull’Addendum “B” del 2 aprile 2003 (doc. C), sull’Addemdum “D” del 30 giugno
2003 (doc. D1) e sull’Addendum “E” del 1. luglio 2003 (doc. D2).

                                              Il
procedente produce pure la fotocopia di tre vaglia cambiari sottoscritti da __________
AO1 (doc. E).

 

 

 

                                         C.  All’udienza
di contraddittorio l’escusso ha sollevato l’eccezione d’incompetenza della Pretura
di Lugano, ritenuto che il punto 8 dell’agreement doc. A “crea una clausola di
proroga di foro a favore del Tribunale arbitrale”.

                                              Nel
merito l’escusso ha riconosciuto di aver ricevuto l’importo indicato al punto 2
dell’istanza, ossia complessivi fr. 10'764'000.-- (fr. 8'004'000.-- il 21 marzo
2003 e fr. 2'760'000.-- il 24 marzo 2003, doc. B). __________ AO1 ha poi
chiesto “di ridurre l’importo degli interessi ad un tasso di interesse corrente
per un credito in bianco, che potrebbe essere del 6%; questo in applicazione
dell’art. 20 cpv. 2 CO, ciò per una nullità parziale”.

 

 

 

                                         D.  Con
sentenza 15 dicembre 2003 la Segretaria assessore della Pretura di Lugano,
Sezione 5, ha respinto l’istanza.

                                              La
prima giudice ha rilevato che l’agreement del 20 marzo 2003 (doc. A),
l’Addendum “B” del 2 aprile 2003 (doc. C), l’Addemdum “D” del 30 giugno 2003
(doc. D1) e l’Addendum “E” del 1. luglio 2003 (doc. D2), devono essere
considerati come non prodotti, ritenuto che gli stessi non sono stati
accompagnati dalla relativa traduzione in lingua italiana.

                                              A
mente della giudice di prime cure neppure è possibile concedere il rigetto
dell’opposizione sulla base delle cambiali prodotte solo in fotocopie. Per la
Segretaria assessore la mancanza di un “titolo per il rigetto dell’opposizione,
non può essere sanata neppure dal fatto che il legale della parte convenuta, in
sede di udienza di discussione, ha dichiarato di aver ricevuto l’importo
indicato al punto 2 dell’istanza”.

 

 

 

                                         E.  Contro
la sentenza pretorile si è tempestivamente aggravato __________ AP1 postulando
in via principale l’accoglimento dell’istanza di rigetto dell’opposizione ed in
via subordinata la retrocessione dell’incarto alla Pretura di Lugano e la
concessione di un termine di venti giorni per presentare la traduzione in
lingua italiana dei documenti redatti in lingua inglese.

                                              A
mente dell’appellante agli atti vi sarebbe valido titolo di rigetto
dell’opposizione per l’importo dedotto in esecuzione e la reiezione
dell’istanza da parte della prima giudice per mancata traduzione costituirebbe
formalismo eccessivo.

 

 

                                         F.  Con
osservazioni 29 gennaio 2004 __________ AO1, dopo aver nuovamente ammesso di
aver ricevuto un determinato importo ma inferiore a quello in esecuzione, si è
opposto al gravame con argomentazioni che, se del caso, saranno riprese in
seguito.

 

 

 

Considerato

 

 

 

in diritto:

 

 

 

                                      1.

 

                                      a)      La nozione di riconoscimento di debito constatato mediante
scrittura privata ex art. 82 cpv. 1 LEF, che non è definita dalla legge,
implica necessariamente il riconoscimento da parte dell’escusso o del suo
rappresentante di un'obbligazione in relazione ad una somma di denaro
determinata o facilmente determinabile. Il riconoscimento di debito può essere
dedotto anche da un insieme di documenti a condizione che da essi risultino gli
elementi necessari. Condizione essenziale è che la somma di denaro riconosciuta
sia facilmente determinabile secondo criteri oggettivi stabiliti in precedenza
e sottratti a possibilità di modifica unilaterale dipendente dalla volontà delle
parti (cfr. Cometta, Il
rigetto provvisorio dell’opposizione nella prassi giudiziaria ticinese in Rep 1989 p. 338 con riferimenti).
Anche un contratto può costituire in linea di principio riconoscimento di
debito, ritenuto l'ossequio delle peculiarità del caso di specie.

 

 

                                          b)  Il
giudice del rigetto accerta d'ufficio ed in ogni stadio di causa (quindi anche
in sede di appello) se la documentazione prodotta costituisce valido
riconoscimento di debito e se vi è identità fra il creditore, il debitore e il credito
indicati nel precetto esecutivo e nell'istanza con il creditore, il debitore ed
il credito di cui ai documenti prodotti (Cometta,
op. cit. in Rep 1989 pag.
331).

 

 

                                          c)  La
dichiarazione di riconoscimento di debito è una dichiarazione di volontà con la
quale il debitore si obbliga a pagare una certa somma di denaro; deve essere
chiara, esplicita, non equivoca, non discutibile o soggetta a interpretazione
(cfr. Panchaud/Caprez, Die
Rechtsöffnung, Zurigo 1980, § 1 n. 7 p. 3).

 

 

 

                                   2.         Nel
caso di specie l’istante fonda la domanda di rigetto dell’opposizione
sull’agreement del 20 marzo 2003 (doc. A), sull’Addendum “B” del 2 aprile 2003
(doc. C), sull’Addendum “D” del 30 giugno 2003 (doc. D1) e sull’Addemdum “E”
del 1. luglio 2003 (doc. D2), tutti documenti redatti in lingua inglese e privi
delle necessarie traduzioni in lingua italiana, motivo per il quale la prima
giudice li ha ritenuti non prodotti in conformità dell’art. 21 cpv. 2 LALEF.

                                               L’appellante
ritiene che la giudice di prime cure non poteva non prendere in considerazione
i documenti menzionati senza fissarle un breve termine per tradurli, a pena di
ledere il divieto del formalismo eccessivo.

                                               Secondo
il chiaro tenore dell’art. 21 cpv. 2 LALEF “i documenti allegati non redatti in
una delle lingue nazionali devono essere accompagnati dalla traduzione in
lingua italiana, viceversa si ritengono non prodotti”. L’art. 21 cpv. 3 LALEF,
riservando al creditore il diritto di riproporre una nuova istanza
nell’ossequio del prescritto linguistico, esclude addirittura implicitamente la
possibilità per il giudice di fissare un termine per sanare la mancata
produzione della traduzione in lingua italiana. La regola dell’art. 21 cpv. 2
LALEF è del resto solo un caso particolare del principio di perenzione del diritto
di produrre dei documenti dopo la chiusura del contraddittorio (cfr. art. 20
cpv. 2 LALEF).

                                               Come
evidenziato dal creditore, in DTF 102 I 35 ss. (citata in Panchaud/Caprez, op. cit., § 11 n.
4) il Tribunale federale ha effettivamente stabilito che l’autorità cantonale
che, avendo ricevuto entro il termine prescritto un atto redatto in lingua
diversa da quella ufficiale del cantone, non lo rinvia all'interessato perché
provveda entro un termine supplementare alla sua traduzione nella lingua
ufficiale, ma lo dichiara senz'altro inammissibile, dà prova di un formalismo
eccessivo parificabile ad un diniego di giustizia e viola pertanto l'art. 4
vCost. (oggi art. 30 cpv. 1 Cost.). La citata sentenza è stata prolata però
nell’ambito di una vertenza penale in cui il problema si pone in termini
decisamente diversi da quelli in esame, ritenuto che le conseguenze
dell’estromissione di un documento (in particolare di una traduzione)
dall’incarto sono infinitamente più pesanti nella procedura penale (o civile di
merito) che non in una procedura sommaria di rigetto dell’opposizione, in cui
resta sempre riservato il diritto di riproporre una nuova istanza, se del caso
nell’ossequio del prescritto linguistico (cfr. art. 21 cpv. 3 LALEF), di modo
che non si può ravvisare un caso di diniego di giustizia nell’applicazione
puntuale dell’art 21 cpv. 2 LALEF.

                                               Il
principio di celerità che informa il diritto federale esecutivo (cfr. art. 84
cpv. 2 LEF) non consente la fissazione di un termine supplementare per la
produzione della traduzione dei documenti redatti in una lingua non nazionale,
ritenuto che in simile ipotesi la procedura di rigetto sarebbe procrastinata
almeno del numero dei giorni del termine supplementare, senza contare eventuali
eccezioni relative alla correttezza della traduzione, nonché la necessità di
indire una seconda udienza qualora i documenti fossero stati prodotti solo in
sede di contraddittorio. 

                                               Il
rispetto del principio di celerità e dell’art. 21 LALEF prevalgono dunque
sull’interesse del ricorrente alla produzione tardiva di una traduzione la cui
necessità doveva essergli nota, di modo che la decisione pretorile è corretta:
i documenti A, doc. C, doc. D1 e doc. D2 hanno pertanto da ritenersi come non
prodotti.

 

 

 

                                    3.

 

                                    a)        Nella
procedura esecutiva ordinaria – non cambiaria – un vaglia cambiario valido
costituisce per il credito cambiario riconoscimento di debito dell'emittente,
anche se non è stato levato protesto. Lo stesso vale nei confronti
dell’avallante, ritenuto che questi è obbligato nello stesso modo di colui per
il quale l'avallo è stato dato (art. 1022 cpv. 1 CO per il rinvio dell'art. 1098 cpv. 3 CO; cfr. CEF 13 novembre 2002 [14.2002.62], cons.
2a; Daniel Staehelin,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/
Ginevra/Monaco, n. 152 ad art. 82 LEF, con rif.).

 

 

 

                                      b)      Documenti
prodotti in fotocopia e sostanzialmente non contestati siccome contrari al vero
sono suscettibili di principio, ove ne ricorrano i presupposti ex art. 82 LEF,
di costituire titolo idoneo al rigetto provvisorio dell'opposizione.

                                              L'imprescindibile
necessità della produzione dell'originale si ha invece per la cartavalore, la
cui peculiarità è evidenziata dalla definizione legale data dall'art. 965 CO
nel senso che titolo di credito (cartavalore) è ogni documento nel quale un
diritto è incorporato sì da non poter essere esercitato né trasferito senza il
documento medesimo: l'inscindibilità del diritto incorporato con il possesso
materiale del documento è quindi la caratteristica determinante dei titoli di
credito tant'è che il debitore non è tenuto ad adempiere la prestazione dovuta
se non contro consegna del titolo stesso (Cometta, op. cit. in Rep 1989
p. 338).

 

 

 

                                   c.         Nel
caso di specie il procedente ha prodotto solo le fotocopie dei vaglia cambiari
sui quali fonda le proprie pretese (doc. E). Questo modo di procedere ha però
conseguenze per chi se ne prevale. Infatti trattandosi di cartavalore ex art.
965 CO, i vaglia cambiari dovevano necessariamente essere prodotti all'udienza
di contraddittorio in originale, i diritti ivi incorporati potendo essere
esercitati dal creditore solo con la presentazione dei titoli. 

                                              Sebbene
la relativa censura non sia stata sollevata dall’escusso, la prima giudice
doveva, come in concreto ha fatto, rilevarla d’ufficio, siccome il giudice del
rigetto accerta d'ufficio e in ogni stadio di causa – quindi anche in sede
d'appello, e ciò a prescindere dalla presenza delle parti all’udienza di
primo grado e, se presenti, dalle ragioni da loro sostenute (CEF 30
giugno 1972 in re Faoro, Rep. 1972, p. 344, cons. 6; CEF 8 aprile
1974 in re De Vittori, Rep. 1975, p. 101) – se la
documentazione prodotta costituisce valido riconoscimento di debito (cfr. Cometta, op. cit., in Rep 1989, p. 331; Staehelin, op.cit., vol. I, n. 50 ad art. 84; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP,
vol. I, Losanna 1999, n. 73 ad art. 82 e n. 68 ad art. 84; Peter
Stücheli, Die
Rechtsöffnung, tesi Zurigo 2000, p. 112 ad c).

 

 

 

                                   4.

 

                                    a)        Il riconoscimento incondizionato del debito da parte del debitore
all’udienza di contraddittorio dinanzi al giudice del rigetto legittima il
rigetto dell’opposizione qualora esso sia stato verbalizzato (Panchaud/Caprez,
op. cit., § 9; JdT 1973 II 53; SJZ 1961 p. 372 n. 151; Jaeger/Walder/Kull/
Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, 4. ed., Zurigo
1997, n. 20 ad art. 82; Staehelin, op. cit., n. 18 ad art. 82).

 

 

                                         b)  Nel caso di specie all’udienza di contraddittorio l’escusso si è
limitato a riconoscere di aver ricevuto l’importo indicato al punto 2
dell’istanza, ossia complessivi fr. 10'764'000.-- (fr. 8'004'000.-- il 21 marzo
2003 e fr. 2'760'000.-- il 24 marzo 2003, doc. B). Egli non si è invece
riconosciuto, in modo incondizionato, debitore nei confronti del procedente per
siffatto importo. Il verbale dell’udienza tenutasi dinanzi alla Segretaria
assessore di Lugano il 15 dicembre 2003 non costituisce pertanto un
riconoscimento di debito (autonomo dall’agreement del 20 marzo 2003,
dall’Addendum “B” del 2 aprile 2003, dall’Addendum “D” del 30 giugno 2003,
dall’Addendum “E” del 1. luglio 2003 e dai tre vaglia cambiari prodotti solo in
fotocopia) da parte dell’escusso.

 

 

 

                                           5.    L'appello 29 dicembre 2003 di __________AP1, __________b, è
respinto.

                                                  Tassa di giustizia
e indennità seguono la soccombenza (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

 

 

Per i quali motivi,

richiamati
gli art. 82 cpv. 1 e 2, 84 cpv. 2 LEF; 20 cpv. 2, 21 cpv. 2 LALEF; 30 cpv. 1
Cost.; 965, 1022 cpv. 1, 1098 cpv. 3 CO; 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF)

 

 

pronuncia:

 

 

                                    1.         L’appello 29 dicembre 2003 di ____________________AP1, __________b,
è respinto.

 

 

                                   2.         La tassa di
giustizia del presente giudizio di fr. 1’500.--, è posta è posta a carico di __________
AP1, il quale rifonderà a __________o AO1 fr. 6'000.-- di indennità.

 

 

                                   3.   Intimazione:    -      RA0;

                                                                  -      AO0.

                                          Comunicazione
alla Pretura di Lugano, Sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                             Il
segretario