# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa34e4cf-0c47-5ffa-a3dd-3f316c64e5f3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-01-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.01.2024 D-176/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-176-2024_2024-01-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-176/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 6  g e n n a i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Regula Schenker Senn;  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

Georgia,   

patrocinato da Rosa Maisto,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 28 dicembre 2023 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 3 novem-

bre 2023 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM] n. [{…}] - 2/2),  

l’estratto della banca dati dattiloscopica “EURODAC” dell’8 novem-

bre 2023 dalla quale risultava che il ricorrente aveva già depositato una 

domanda d’asilo in Belgio il (…) novembre 2014, nei Paesi Bassi in data 

(…) luglio 2015 e in Francia il (…) dicembre 2021 (cfr. atto della SEM 

n. 9/1),  

il verbale del colloquio personale ex. art. 5 del regolamento (UE) n. 

604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che 

stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-

sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 

del 29.06.2013; di seguito: RD III) dell’interessato del 16 novembre 2023 

(cfr. atto della SEM n. 13/3),  

i documenti presentati dal richiedente, ovvero: dei biglietti aerei del (…) lu-

glio 2022 per viaggiare dalla Francia alla Georgia (cfr. atto della SEM 

n. 15/1), dei biglietti aerei del (…) ottobre 2023 per viaggiare dalla Georgia 

all’Ungheria (cfr. atto della SEM n. 16/1) e copia del fronte della carta 

d’identità dell’interessato (cfr. atto della SEM n. 17/1),  

la richiesta di ripresa in carico da parte dell’autorità svizzera preposta 

all’omologa francese in data 29 novembre 2023 in virtù dell’art. 18 par. 1 

lett. b RD III insieme alla documentazione prodotta dal richiedente (cfr. atto 

della SEM n. 19/8),  

l’accettazione di ripresa in carico da parte della autorità francesi dell’11 di-

cembre 2023 fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. atto della SEM 

n. 23/2),  

i fogli d’informazione medica (F2) riguardo alla situazione di salute dell’in-

teressato di cui si dirà, per quanto necessario, nei considerandi (cfr. atti 

della SEM n. 22/2, 24/3, 26/2, 28/2, 32/2 e 33/2),  

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la decisione della SEM del 28 dicembre 2023, notificata il 29 dicem-

bre 2023 (cfr. atto della SEM n. 30/1), mediante la quale l’autorità inferiore 

non è entrata nel merito della domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando al contempo l’allontanamento 

(recte: trasferimento) del richiedente dalla Svizzera verso la Francia, come 

pure incaricando il Canton Lucerna dell’esecuzione della decisione di tra-

sferimento e constatando inoltre l’assenza di effetto sospensivo di un even-

tuale ricorso contro la decisione,  

il ricorso dell’8 gennaio 2024 (cfr. timbro del plico raccomandato; data di 

entrata: 9 gennaio 2024) tramite il quale l’interessato è insorto dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro il succi-

tato provvedimento dell’autorità inferiore, chiedendo, in limine, la sospen-

sione dell’esecuzione della decisione in via supercautelare e la conces-

sione dell’effetto sospensivo al ricorso; nel merito, ha concluso all’annulla-

mento della decisione impugnata ed alla trasmissione degli di causa alla 

SEM per l’esame nazionale della domanda d’asilo; mentre, in subordine, 

ha postulato la restituzione degli atti alla SEM affinché effettui i necessari 

complementi istruttori; contestualmente, ha presentato istanza di assi-

stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo,  

i nuovi documenti prodotti con il gravame dall’insorgente ovvero due rap-

porti F2 del 3 gennaio 2024 (cfr. sub doc. 3), una copia fronte – retro della 

carta d’identità del ricorrente (cfr. sub doc. 4), una fotocopia del passaporto 

dell’interessato recante un timbro d’uscita dalla Georgia datata 30 otto-

bre 2023 (cfr. sub doc. 5), 2 ricevute di pagamento emesse dall’istituto dei 

pegni “(…)” rispettivamente l’11 febbraio 2023 e il 14 giugno 2023 (cfr. sub 

doc. 6),  

le misure supercautelari del 10 gennaio 2023 per il tramite delle quali il Tri-

bunale ha sospeso provvisoriamente l’esecuzione dell’allontanamento 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono,  

 

e considerato:  

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

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RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro delle deci-

sioni in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA ed occorre pertanto entrare nel merito del gravame,  

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi),  

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti,  

che con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata 

nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di 

una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 

2007/8 consid. 5),  

che ciò posto, occorre determinare se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione in virtù della quale la predetta 

autorità non entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può 

partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-

nazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento,  

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal RD III,  

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2),  

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15),  

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che la procedura di determinazione dello Stato membro competente è av-

viata non appena una domanda di protezione internazionale è presentata 

per la prima volta in uno Stato membro (cfr. art. 20 par. 1 RD III),  

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – 

come nella presente disamina – di principio non viene effettuato un nuovo 

esame di determinazione dello Stato membro competente secondo il capo 

III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),  

che, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo Stato membro che 

ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro competente 

prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato 

membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno (cfr. art. 18 par. 1 lett. d RD III),  

che nella presente disamina, gli accertamenti effettuati dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EU-

RODAC», che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Francia 

il 20 dicembre 2021 (cfr. atto della SEM n. 9/1), 

che l’autorità inferiore ha presentato alle autorità francesi competenti, nei 

termini fissati all’art. 23 par. 2 una richiesta di ripresa in carico fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. atto della SEM n. 19/8), 

che le autorità francesi hanno espressamente accettato al ripresa in carico 

del ricorrente, in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. atto della 

SEM n. 23/2),  

che la Francia ha così riconosciuto la sua competenza per trattare la do-

manda d’asilo dell’interessato,  

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che in sede ricorsuale, l’insorgente ritiene che la SEM abbia accertato in 

modo arbitrario, incompleto ed inesatto i fatti giuridicamente rilevanti per la 

causa, rigettando senza un’analisi approfondita i mezzi di prova ed i docu-

menti da lui presentati, 

che, contrariamente a quello che afferma il ricorrente, l’autorità inferiore ha 

preso in conto e discusso tali elementi nella sua decisione in modo suffi-

cientemente circostanziato e dettagliato (cfr. p.to II, pag. 3 seg.), 

che il ricorrente, con tale censura, contesta in realtà l’apprezzamento che 

la SEM ha adempiuto di tali documenti,  

che invero prova ne è che poco più avanti nel suo gravame, egli lamenta 

che l’autorità di prime cure non si sia ritenuta competente per l’esame della 

domanda d’asilo dell’insorgente malgrado, a mente sua, la responsabilità 

della Francia sarebbe cessata ai sensi dell’art. 19 par. 2 RD III, essendo 

che – sia grazie ai mezzi di prova presentati dall’insorgente che alle dichia-

razioni da lui rilasciate – sarebbe provato che l’interessato ha lasciato il 

territorio degli Stati membri da almeno tre mesi, 

che gli argomenti dell’insorgente devono quindi essere esaminati nel me-

rito, e la sua censura formale, del resto infondata come si vedrà anche 

dappresso, respinta,  

che secondo l’art. 19 par. 2 RD III, gli obblighi di cui all’art. 18 par. 1, ven-

gono meno se lo Stato membro competente può stabilire, quando gli viene 

chiesto di prendere o riprendere in carico un richiedente o un’altra persona 

ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. c o d, che l’interessato si è allontanato dal 

territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che l’interessato 

non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di validità rilasciato dallo 

Stato membro competente, 

che dapprima si osserva come la SEM, nella sua richiesta di ripresa in ca-

rico dell’insorgente del 29 novembre 2023 indirizzata alle autorità francesi, 

le ha informate adeguatamente ed in maniera completa e corretta riguardo 

sia le dichiarazioni rese dall’insorgente che la documentazione da lui pre-

sentata a supporto, fornendo tutte le precisioni utili del caso, nonché tra-

smettendo la stessa alle autorità francesi (cfr. atto della SEM n. 19/8),  

che pertanto, è in completa conoscenza di causa che la Francia ha am-

messo espressamente la sua competenza ed accettato la ripresa in carico 

del ricorrente in data 11 dicembre 2023 (cfr. atto della SEM n. 23/2), non 

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prevalendosi dell’art. 19 RD III, bensì prevalendosi dell’art. 18 par. 1 lett. d 

RD III,  

che resta tuttavia da determinare se, come sostiene il ricorrente nel suo 

gravame, la responsabilità della Francia è cessata per il fatto che egli 

avrebbe lasciato il territorio dello Stato membro tra il mese di luglio 2022 

ed il mese di ottobre 2023, periodo nel quale egli sarebbe rientrato nel suo 

Paese d’origine, come da egli dichiarato nel corso del colloquio Dublino 

(cfr. atto della SEM n. 13/3), 

che tali asserzioni non sono atte a rimettere in discussione la competenza 

della Francia per la trattazione del suo caso, 

che dapprima, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente nel ricorso in 

merito alla documentazione presentata in corso della procedura, anche il 

Tribunale ritiene non essere probante del suo effettivo allontanamento da-

gli Stati membri per ritornare in Georgia tra il mese di marzo 2022 ed il 

mese di ottobre 2023,  

che pure la nuova documentazione presentata con il gravame non è atta a 

rovesciare tale assunto,  

che in particolare, a parte le dichiarazioni rese dell’insorgente durante il 

colloquio Dublino nelle quali asserisce di essere rientrato dalla Francia alla 

Georgia verso marzo 2022 e di esservi rimasto fino a novembre 2023, nulla 

di quanto da lui prodotto prova che tali circostanze siano realmente avve-

nute,  

che relativamente ai biglietti aerei prodotti dall’interessato a seguito del col-

loquio Dublino si rileva che, come anche rettamente rilevato dall’autorità 

inferiore, non è possibile constatare se i biglietti in questione siano stati 

realmente utilizzati per viaggiare come asserito dall’interessato; che, anche 

nell’eventualità in cui fossero stati effettivamente utilizzati per viaggiare, tali 

documenti non comprovano in alcun modo che quest’ultimo si sia effettiva-

mente allontanato per almeno tre mesi dal territorio degli Stati membri; che 

per altro il ricorrente ha dichiarato durante il colloquio Dublino di aver viag-

giato da Lione a Kutaisi, mentre il biglietto aereo prodotto riporta l’arrivo del 

volo a Tbilisi (cfr. atti della SEM n. 13/3 e 15/1); che anche in merito all’ef-

fettiva titolarità dei biglietti, benché questi riportino il nome del ricorrente, si 

ritiene come quest’ultimo non abbia in alcun modo sostanziato d’averli per-

sonalmente acquistati nel corso della procedura e trattandosi di mere 

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stampe non è in alcun modo possibile determinarne la provenienza e l’au-

tenticità,   

che per quanto attiene i documenti prodotti con il gravame, ovvero la mera 

fotocopia di un passaporto (cfr. sub doc. 5) – peraltro presentante soltanto 

due pagine – e la fotocopia di due fatture relative ad un “piccolo versa-

mento per ripagare interessi” presso il banco dei pegni “(…)” (cfr. sub doc. 

6), si ritiene che gli stessi sono facilmente manipolabili e falsificabili per i 

bisogni della causa e inoltre non possono essere degli elementi sufficienti 

attestanti che l’interessato egli abbia lasciato lo spazio Schengen per vi-

vere da marzo 2022 a novembre 2023 in Georgia, 

che questo Tribunale ritiene, al contrario di quanto sostenuto nel gravame, 

che la documentazione presentata non sia atta a comprovare un effettivo 

allontanamento dello stesso dal territorio degli Stati membri per almeno tre 

mesi e che se il ricorrente fosse effettivamente ritornato nel proprio paese 

per oltre un anno, avrebbe potuto e dovuto presentare ulteriori mezzi di 

prova a comprova delle sue allegazioni, 

che, inoltre, egli non ha segnatamente invocato alcuna lacuna nella tratta-

zione della sua domanda d’asilo in Francia, né tantomeno ha apportato 

indizi oggettivi, concreti e circostanziati che permettano di ammettere che 

tale Stato membro non abbia proceduto ad un esame corretto della sua 

domanda d’asilo, ciò che egli d’altronde non allega, 

che visto quanto precede, la responsabilità della Francia per il trattamento 

della domanda d’asilo introdotta in Svizzera dal ricorrente è data, 

che, altresì, nel caso in disamina non vi sono fondati motivi di ritenere che 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a 

frase RD III), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del  

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

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che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 

2010/45 consid. 7.4 e 7.5); che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in pre-

senza di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. 

DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e 

Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09), 

che come a giusto titolo ritenuto dall’autorità inferiore nella decisione impu-

gnata, il Tribunale rileva anzitutto che all’occorrenza non risultano esservi 

degli elementi all’inserto che indichino che un rientro dell’interessato in 

Francia lo esporrebbe a dei trattamenti proibiti o sarebbe contrario segna-

tamente all’art. 3 CEDU,  

che del resto nel suo gravame l’interessato non si prevale a ragione di al-

cun rischio di violazione da parte della Francia in ordine a quanto sopra 

descritto,  

che per il resto, nulla permette di ritenere l’esistenza di una pratica attuale 

avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie minime in ma-

teria da parte delle autorità francesi, 

che in tal senso, dagli atti all’inserto non è possibile desumere indizi ogget-

tivi, seri e concreti atti a comprovare che il trasferimento in Francia espor-

rebbe effettivamente l’insorgente al rischio di vedere insoddisfatti i suoi bi-

sogni esistenziali minimi secondo la direttiva accoglienza, 

che, conseguentemente, visto tutto quanto precede, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si giustifica nel caso di specie, 

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che giusta l’art. 17 par. 1 RD III («clausola di sovranità»), in deroga ai criteri 

di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro può decidere di esa-

minare una domanda di protezione internazionale presentata da un citta-

dino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli com-

pete; che tale disposizione è concretizzata in diritto interno svizzero 

dall’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedu-

rali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

che qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, le 

autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-

dura, 

che per di più, egli non ha fornito qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che la Francia non rispetterebbe il principio del di-

vieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell’ossequio dei suoi 

obblighi internazionali, rinviandolo in un paese dove la sua vita, integrità 

corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischie-

rebbe di essere respinto in un tale paese, 

che in proposito, occorre ancora rilevare come una decisione definitiva di 

rifiuto dell’asilo e di allontanamento verso il Paese d’origine, non costitui-

sce, di per sé, una violazione del principio di non-respingimento, e che ap-

parterrà pertanto all’interessato, se del caso, di prevalersi delle vie di diritto 

previste dalla legislazione francese in vista di una riconsiderazione della 

sua domanda d’asilo, segnatamente se egli stima che esista attualmente 

un rischio di violazione del principio di non-respingimento (cfr. tra le altre la 

sentenza del Tribunale D-1654/2021 del 19 aprile 2021), 

che del resto agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che altresì l’insorgente non soffre di problemi medici tali da risultare ostativi 

al trasferimento nel contesto di una procedura Dublino,  

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che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tor-

tura in caso di esecuzione del trasferimento in Francia, 

che infine, non risultano neppure esserci elementi che permettano di rite-

nere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprez-

zamento di cui dispone nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.; art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi); che in tali 

evenienze il Tribunale non può sostituire il suo apprezzamento a quello 

dell’autorità inferiore, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) RD III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Francia è competente dell’esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi del RD III ed è tenuto a riprenderlo in carico in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 RD III, 

che, è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dell’insorgente dalla Svizzera verso la Francia, confer-

mata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che le misure cautelari statuite dal Tribunale il 10 gennaio 2024 decadono 

con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-

mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad 

art. 56 PA). 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria totale dell’insorgente è re-

spinta (art. 65 cpv. 1 PA, art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi), 

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che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dal versamento delle 

spese processuali e di gratuito patrocinio, è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

Data di spedizione: