# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f862891-225b-565c-8095-d6725527d183
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-04
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 04.03.2010 RR.2009.202
**Docket/Reference:** RR.2009.202
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2009-202_2010-03-04

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).

Sentenza del 4 marzo 2010 
II Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Cornelia Cova, Presidente, 
Giorgio Bomio e Roy Garré,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A. SA, rappresentata dall'avv. Luca Marcellini,  
 

Ricorrente 
 

   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO, 
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: RR.2009.202 

 

- 2 - 
 
 

Fatti: 

A. Il 31 gennaio 2008 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano 
ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, comple-
tata il 4 febbraio, il 6 maggio nonché il 23 luglio 2008, nell’ambito di un pro-
cedimento penale avviato nei confronti di B., C. e D. per riciclaggio. L'auto-
rità rogante avrebbe individuato operazioni di riciclaggio commesse tra l'Ita-
lia e la Svizzera nella seconda metà del 2005 dalle persone in questione, le 
quali per perseguire i propri fini si sarebbero avvalse della collaborazione di 
diversi professionisti operanti in Svizzera, Austria, Andorra ed altri Paesi 
dell'Est europeo, operazioni aventi come oggetto capitali provenienti dal 
dissesto finanziario del gruppo E. S.p.A. riconducibile a F. e G. D. ed altri 
sono pure indagati per riciclaggio ed appropriazione indebita in relazione al 
fallimento o all'impoverimento di altre società, reati che sarebbero stati 
commessi in Italia e in Svizzera tra il 1997 ed il 2001. Parallelamente all'i-
noltro di una richiesta di cattura degli indagati presenti in territorio elvetico e 
all'attivazione di una procedura estradizionale, l'autorità italiana, nella sua 
rogatoria, ha postulato l'esecuzione di diverse perquisizioni domiciliari di 
persone fisiche e giuridiche nonché l'audizione, in qualità testimoni, di de-
terminate persone. Tra le varie misure richieste figura la perquisizione della 
sede della società A. S.A. con sede a Lugano. 

 
 
B. Mediante decisioni del 7 febbraio, 9 maggio e 21 agosto 2008, il Ministero 

pubblico del Cantone Ticino è entrato in materia sulla domanda presentata 
dall'autorità italiana ordinando tutta una serie di misure, eseguite in diversi 
cantoni, ritenute utili all'esecuzione della rogatoria, fra le quali interrogatori 
di diverse persone, perquisizioni domiciliari presso persone fisiche e giuri-
diche, compresa la A. S.A., nonché perquisizioni bancarie, con relativi se-
questri di documentazione (v. atti 5, 65 e 80 dell'incarto del Ministero pub-
blico ticinese, in seguito MP/TI).  

 
 
C. Con decisione di chiusura del 20 maggio 2009 l'autorità d'esecuzione ha 

accolto la rogatoria, autorizzando la trasmissione all'autorità richiedente di 
tutta una serie di atti comprendenti, in sostanza, verbali d'interrogatorio 
concernenti diverse persone, rapporti d'esecuzione relativi a perquisizioni 
domiciliari e bancarie riguardanti diverse persone fisiche e giuridiche non-
ché banche, documentazione relativa a svariati conti bancari di pertinenza 
di diverse persone fisiche e giuridiche (v. act. 1.2). Negli atti destinati all'au-
torità rogante figura anche un rapporto d'esecuzione del 3 settembre 2008 
relativo alla perquisizione della A. S.A. con la documentazione selezionata 
concernente società menzionate in rogatoria. 

 

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D. Il 19 giugno 2009 A. S.A. ha interposto ricorso contro la suddetta decisione 

dinanzi alla II Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale postu-
landone, in via principale, l'annullamento, precisato che la documentazione 
sequestrata deve esserle restituita. In via subordinata, essa chiede che la 
decisione impugnata sia riformata nel senso che i files informatici non de-
vono essere trasmessi all'autorità rogante. 

 
A conclusione delle loro osservazioni del 24 e 27 luglio 2009 l’Ufficio fede-
rale di giustizia (in seguito: UFG) risp. il Ministero pubblico ticinese hanno 
postulato la reiezione del gravame.  
 
 

E. Con memoriale di replica del 10 agosto 2009 la ricorrente si è riconfermata 
nelle conclusioni espresse nel ricorso. 

 
 

F. Con dupliche del 18 e 24 agosto 2009 l'UFG risp. il Ministero pubblico tici-
nese hanno ribadito la loro posizione. 
 

 
 

 Diritto: 

1.  
1.1. In virtù degli art. 28 cpv. 1 lett. e della legge sul Tribunale penale federale 

del 4 ottobre 2002 (LTPF; RS 173.71) e 9 cpv. 3 del relativo Regolamento 
(RS 173.710) il primo grado di giurisdizione ricorsuale in materia di assi-
stenza giudiziaria internazionale compete alla II Corte dei reclami penali. 

 
1.2. I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italia-

na e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione eu-
ropea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata 
in vigore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera 
(CEAG; RS 0.351.1), dall'Accordo che completa e agevola l'applicazione 
della CEAG del 10 settembre 1998 (RS 0.351.945.41), entrato in vigore 
mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-
svizzero) nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 
dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e 
segg. (in materia di altra assistenza) della Convenzione di applicazione del-
l'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS). Di rilievo nella fattispecie 
è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca 
dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre, entrata in vigore 

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il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia 
(RS 0.311.53; in seguito: la Convenzione sul riciclaggio). 

 
1.3. Giova infine rammentare che alle questioni che il prevalente diritto interna-

zionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicitamen-
te, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza ri-
spetto a quello pattizio, si applicano la legge federale sull'assistenza inter-
nazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unita-
mente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, 
art. I n. 2 dell'Accordo italo-svizzero; DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 
consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). È fatto salvo il rispetto dei diritti fonda-
mentali (DTF 123 II 595 consid. 7c, con rinvii dottrinali). 

 
1.4. Il ricorso è stato tempestivamente interposto contro una decisione di con-

segna di mezzi di prova secondo l’art. 74 AIMP, resa dall’autorità cantonale 
di esecuzione. I requisiti di ammissibilità di cui agli art. 80k, così come 80e 
cpv. 1 in relazione con l’art. 25 AIMP, sono pacificamente dati. 

 
1.5. La ricevibilità del gravame presuppone tuttavia anche la legittimazione a ri-

correre dell'insorgente giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima dispo-
sizione, oltre all’UFG (art. 80h lett. a AIMP), ha diritto di ricorrere chiunque 
è toccato personalmente e direttamente da una misura d’assistenza giudi-
ziaria e ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modifi-
ca della stessa (art. 80h lett. b AIMP; v. anche l’art. 21 cpv. 3 AIMP per 
quanto concerne le persone contro cui è diretto il procedimento penale 
all’estero). Il concetto di persona toccata ai sensi dei predetti articoli di leg-
ge trova concretizzazione sia nella giurisprudenza che all'art. 9a OAIMP. 
Per essere considerato personalmente e direttamente toccato da una misu-
ra di assistenza giudiziaria internazionale, il ricorrente deve avere un lega-
me sufficientemente stretto con la decisione litigiosa (DTF 123 II 161 con-
sid. 1 d/aa). L’interesse da cui rampolla la qualità per agire può essere giu-
ridico o fattuale. Esso non deve necessariamente corrispondere a quello tu-
telato dalla norma invocata. Occorre però che il ricorrente sia toccato più di 
altri, rispettivamente del collettivo degli amministrati, in un interesse impor-
tante, risultante dalla sua posizione per rapporto all’oggetto della contesta-
zione. Un interesse degno di protezione esiste allorquando la situazione di 
fatto o di diritto del ricorrente può essere influenzata dall’esito della causa: 
è necessario che un eventuale accoglimento del ricorso gli procuri un van-
taggio di natura economica, materiale oppure ideale. Il ricorso proposto sol-
tanto nell’interesse della legge oppure di un terzo non è ammissibile (DTF 
126 II 258 consid. 2d; 125 II 356 consid. 3b/aa; 124 II 409 consid. 1 e/bb, 
499 3b pag. 504; 123 II 115 consid. 2a). Più concretamente, nel caso di 
una richiesta d’informazioni su un conto bancario è considerato personal-
mente e direttamente toccato il titolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP; 

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DTF 118 Ib 547 consid. 1d), così come nelle perquisizioni domiciliari questa 
qualità spetta al proprietario o al locatario (v. art. 9a lett. b OAIMP), rispetti-
vamente nell’ambito di misure concernenti un veicolo a motore al detentore 
dello stesso (v. art. 9a lett. c OAIMP). In via giurisprudenziale è stato altresì 
precisato che la legittimazione a ricorrere compete alla persona direttamen-
te sottoposta a una misura coercitiva (perquisizione, sequestro o interroga-
torio; DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; 127 II 198 con-
sid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 consid. 1b), mentre gli interessati 
toccati solo in maniera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto  
economico di un conto bancario, non possono impugnare tali provvedimenti 
(DTF 122 II 130 consid. 2b e rinvii).  

 
Alla luce di tutto quanto esposto, nella fattispecie A. S.A. è legittimata a ri-
correre contro la trasmissione all'autorità rogante del rapporto d'esecuzione 
del 3 settembre 2008 concernente la perquisizione effettuata presso la sua 
sede così come della relativa documentazione sequestrata in detta occa-
sione. La legittimazione ricorsuale fa per contro difetto per quanto riguarda 
la documentazione restante, la quale palesemente non ha nessuna rela-
zione con la ricorrente. 
 
 

2.  
2.1 La ricorrente ritiene che nel complemento di rogatoria del 23 luglio 2008 

l'autorità richiedente abbia descritto fatti privi di qualsiasi connessione con 
la rogatoria originaria del 31 gennaio 2008, fatti che potrebbero al massimo 
avere una connotazione fiscale, ma che vengono sussunti come reati di 
appropriazione indebita commessi da amministratori di società che hanno 
fatto ricorso ai servizi del commercialista D. In realtà, tale complemento di 
rogatoria riguarderebbe un procedimento penale distinto da quello all'origi-
ne della rogatoria del 31 gennaio 2008. Secondo la ricorrente, se il reato 
ipotizzato fosse stato di natura fiscale, l'autorità rogante non avrebbe potuto 
sostenere ai fini rogatoriali l'imputazione di riciclaggio, non essendo dato 
questo reato secondo il diritto svizzero se il reato presupposto non è un 
crimine. Con il complemento rogatoriale l'autorità estera avrebbe creato u-
n'apparente similitudine fra la fattispecie legata al fallimento della E. S.p.A. 
e altre società fallite, inserendovi inspiegabilmente anche la H. S.r.l., socie-
tà che non sarebbe fallita. In definitiva, la richiesta d'assistenza violerebbe 
l'art. 28 AIMP, nella misura in cui fornirebbe gli estremi di un procedimento 
diverso da quello in cui procede, con reati e persone diversi.  

 
2.2 La tesi ricorsuale non regge. Con il complemento del 23 luglio 2008 l'autori-

tà rogante ha chiesto alle autorità elvetiche di procedere all'audizione di te-
sti e alla raccolta di documentazione riguardanti diverse società che sareb-
bero entrate in contatto con D. o di cui quest'ultimo si sarebbe servito per 

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finalizzare le operazioni di riciclaggio che gli sono contestate. Risulta chiaro 
che le informazioni che possono essere ottenute grazie alle misure rogato-
riali in questione, pur toccando anche altre persone non menzionate nella 
rogatoria del 31 gennaio 2008, possono essere utili, da una parte, per evi-
denziare i vari canali che sarebbero stati utilizzati da D. per riciclare il dena-
ro distratto dalla E. S.p.A. e, dall'altra, per comprendere in generale le mo-
dalità d'azione messe in atto dallo stesso nella sua presunta attività di rici-
clatore. Nell'ambito dell'attività investigativa italiana D. avrebbe ammesso di 
essere il gestore occulto della società I. A.G. La sua segretaria avrebbe in-
dicato come società gestite dallo stesso anche la J. Ltd e la K. Ltd. Come 
emerge dal complemento rogatoriale del 23 luglio 2008, tali società sareb-
bero state utilizzate da D. per stipulare contratti fittizi di consulenze con so-
cietà italiane e per effettuare operazioni di compravendita fittizie in regime 
di triangolazione; lo stesso D. avrebbe ammesso che le società sarebbero 
state esterovestite al fine di consentire ai soggetti che vi ricorrevano, di ap-
propriarsi di ingenti somme di denaro distraendole dalle società delle quali 
erano amministratori, riciclandole in conti correnti aperti, per loro, anche in 
banche elvetiche (v. atto 74 MP/TI pag. 2). Nel medesimo documento ven-
gono descritte operazioni di riciclaggio poste in essere da D. mediante le 
società I A.G., J. Ltd, K. Ltd, L. S.A., M. S.a.r.l. a Nizza e N. Ltd a Londra. 
Risulta pertanto normale che l'autorità rogante abbia chiesto alla Svizzera 
l'audizione di persone che hanno avuto contatti con tali società nonché 
l'acquisizione di documentazione riguardante quest'ultime, precisato che ta-
le documentazione si trovava presso la sede della ricorrente. In definitiva, il 
fatto che la documentazione acquisita possa servire all'autorità italiana an-
che a perseguire altre persone che avrebbero approfittato dei servizi di D. 
per distrarre denaro da società da loro gestite nulla toglie all'utilità della do-
cumentazione litigiosa per la parte d'inchiesta relativa alla E. S.p.A. La cen-
sura in questo ambito va dunque respinta. 

 
 
3. Secondo l'insorgente l'ipotesi di ritenere adempiuto il principio della doppia 

punibilità in virtù dell'art. 14 DPA deve essere scartata, nella misura in cui 
l'ipotetico reato fiscale non sarebbe stato evocato dall'autorità rogante. Al 
massimo si sarebbe potuto prendere in considerazione il reato di sottrazio-
ne fiscale. Il principio in questione non sarebbe segnatamente stato rispet-
tato per H. S.r.l., società che non sarebbe fallita e che non avrebbe nessu-
na connessione con le altre società evocate. Le ipotesi di appropriazione 
indebita e/o truffa fiscale ai danni di tale società sarebbero da respingere, 
ciò che farebbe cadere l'accusa di riciclaggio.  
 

3.1 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 
quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente 
l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. 1 CEAG 

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e la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settem-
bre 1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 
p. 893 e segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta 
che l'assistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa 
solo se il fatto che ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile se-
condo il diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso al-
l'art. 64 cpv. 1 AIMP. 

 
 Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'autorità non si scosta dall'e-

sposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o al-
tre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 con-
sid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b pag. 121 e seg.). Il Tribunale non deve pro-
cedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella doman-
da di assistenza, ma deve semplicemente vagliare, limitandosi a un esame 
"prima facie", se i fatti addotti nella domanda estera - effettuata la dovuta 
trasposizione - sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricorda-
to che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener 
conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo 
previste (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa 
pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594; 
ROBERT ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière 
pénale, 3a ed., Berna 2009, n. 581, pag. 535). I fatti incriminati non devono 
forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla me-
desima qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188; 
ZIMMERMANN, op. cit., n. 581 pag. 535 e n. 584 pag. 537). 
 

3.2 L'art. 2 lett. a CEAG permette di rifiutare l'assistenza giudiziaria allorquando 
la domanda si riferisce a reati considerati dalla Parte richiesta come reati fi-
scali, approccio ribadito all'art. IV n. 2 Accordo italo-svizzero. Secondo 
l'art. 3 cpv. 3 AIMP, la domanda è irricevibile se il procedimento verte su un 
reato che sembra volto a una decurtazione di tributi fiscali o viola disposi-
zioni in materia di provvedimenti di politica monetaria, commerciale o eco-
nomica. Tuttavia, si può dar seguito a una domanda in ambito di "altra as-
sistenza" se il procedimento verte su una truffa in materia fiscale. Quest'ul-
tima deve essere interpretata sulla base dell'art. 14 cpv. 2 DPA, disposizio-
ne applicabile in virtù del rinvio previsto all'art. 24 cpv. 1 OAIMP. Una truffa 
fiscale è realizzata se l’autore, mediante inganno astuto, fa sì che l’ente 
pubblico si trovi defraudato di una tassa, un contributo o un’altra prestazio-
ne o venga a essere altrimenti pregiudicato nei suoi interessi patrimoniali 
(cfr. DTF 125 II 250 consid. 3a). La nozione d'inganno astuto corrisponde 
sostanzialmente a quella applicata in ambito di truffa ai sensi dell'art. 146 
CP (v. DTF 126 IV 165 consid. 2a; TPF 2008 12 consid. 5.4). Quando la 
domanda è presentata per il perseguimento di una truffa fiscale, la Svizze-
ra, in qualità di Stato richiesto, deroga alla regola secondo la quale l'autori-

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tà d'esecuzione non deve determinarsi sulla realtà dei fatti (v. DTF 118 Ib 
111 consid. 5b). Pur senza dover fornire prove indiscutibili sulla colpevo-
lezza della persona perseguita, lo Stato richiedente deve sostanziare l'esi-
stenza di sufficienti sospetti circa la commissione di una truffa fiscale 
(v. DTF 125 II 250 consid. 5b; 118 Ib 111 consid. 5b). Tali particolari esi-
genze hanno come scopo quello di evitare che le norme ostative all'assi-
stenza in materia economica e fiscale vengano raggirate (TPF 2007 150 
consid. 3.2.4; ZIMMERMANN, op. cit., pag. 282 n. 301 nota 482). Lo Stato ri-
chiedente non deve necessariamente allegare alla domanda i mezzi di pro-
va. È sufficiente ch'esso li indichi e ne renda verosimile l'esistenza (v. sen-
tenza del Tribunale federale 1A.183/1995 del 13 ottobre 1995, consid. 2d, 
citata da ZIMMERMANN, op. cit., pag. 599 n. 644 nota 689). 
 

3.3 In concreto, la documentazione sequestrata presso la ricorrente riguarde-
rebbe società che D., in generale, avrebbe utilizzato per compiere atti di ri-
ciclaggio a danno di varie società, comprese quelle menzionate nel com-
plemento rogatoriale del 23 luglio 2008. Nella misura in cui tale documen-
tazione potrebbe essere potenzialmente utile all'autorità rogante per meglio 
comprendere e/o chiarire anche gli atti di riciclaggio sopra descritti (v. supra 
consid. 2) legati al reato di bancarotta fraudolenta a danno della E. S.p.A., il 
principio della doppia punibilità è ossequiato, dato che, da una parte, il rea-
to di bancarotta fraudolenta, crimine ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CP, è previ-
sto anche dalla legislazione del nostro Paese all'art. 163 CP e, dall'altra, il 
riciclaggio è punibile in Svizzera in virtù dell'art. 305bis CP. Va qui precisato 
che, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, secondo la quale 
la vicenda legata alla H. S.r.l. sarebbe giuridicamente da separare dal dis-
sesto E. S.p.A., i vari atti di riciclaggio contestati a D. concernenti denaro 
proveniente da diverse società – atti che sarebbero stati commessi, occorre 
sottolinearlo, utilizzando sempre le medesime società riconducibili a D. e 
con le stesse modalità – sono evidentemente connessi e vanno trattati giu-
stamente in un'unica procedura nell'ambito della quale l'autorità rogante 
deve poter esaminare e confrontare tutti gli elementi raccolti riguardanti tut-
te le società impoverite. Ciò detto, e a titolo abbondanziale, si rileva che D., 
tramite le società I. A.G., K. Ltd e J. Ltd, avrebbe stipulato contratti di ces-
sione di merci e di beni strumentali con la H. S.r.l. per importi eccedenti i 
prezzi di mercato, acquisendo il denaro dato in eccedenza e mettendolo a 
disposizione dei soci e/o amministratori della H. S.r.l., dopo aver trattenuto 
una parte per sé (v. atto 74 MP/TI pag. 7-8 e 10). Se trasposti nel contesto 
giuridico elvetico, gli atti contestati a O., amministratore della H. S.r.l., sa-
rebbero sussumibili al reato di amministrazione infedele ai sensi dell'art. 
158 CP. Non va comunque dimenticato che, in caso di sospetto di riciclag-
gio, l'autorità richiedente non deve necessariamente provare la commissio-
ne di atti di riciclaggio o dell'infrazione a monte; semplici elementi che con-
cretizzano il sospetto sono sufficienti sotto il profilo della doppia punibilità 

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(sentenza del Tribunale penale federale RR.2008.8 del 23 luglio 2008, con-
sid. 2.2.2, con rinvii). La Svizzera deve così poter accordare la propria col-
laborazione allorquando il sospetto di riciclaggio è unicamente fondato sul-
l'esistenza di transazioni sospette in quanto tali (DTF 129 II 97 consid. 3.2). 
Ciò è segnatamente il caso quando ci si trova in presenza di transazioni 
sprovviste di giustificazione apparente, d'utilizzo di numerose società dislo-
cate in più Paesi o di prevenuti silenti per quanto attiene all'origine dei fondi 
(sentenza del Tribunale penale federale RR.2008.69-72 del 14 agosto 
2008, consid. 3.3, con rinvii). In presenza di simili transazioni l'importanza 
stesse delle somme in gioco rappresenta un ulteriore elemento di sospetto. 
Tale interpretazione corrisponde alla nozione di assistenza giudiziaria più 
ampia possibile menzionata agli art. 1 CEAG, 7 n. 1 e 8 Convenzione sul 
riciclaggio (sentenza del Tribunale penale federale RR.2008.16 del 23 lu-
glio 2008, consid. 2.2.2 e giurisprudenza citata) e sottesa adesso anche al-
la conclusione dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera, l'Unione Euro-
pea e la Comunità Europea (RS 0.362.31, già 0.360.268.1).  

  
Visto quanto precede, la questione di sapere se gli atti descritti in rogatoria 
corrispondono o meno in Svizzera ai reati di truffa fiscale ai sensi del-
l'art. 14 DPA può restare indecisa. La censura proposta dall'insorgente va 
dunque disattesa, nella misura in cui nel campo della piccola assistenza le 
misure di cooperazione sono ammesse a condizione che la doppia punibili-
tà sia data almeno per una fattispecie (sentenza del Tribunale federale 
1C.138/2007 del 17 luglio 2007, consid. 2.3 e rinvii). 

 
 

4. Dato che la rogatoria verterebbe unicamente su fatti concernenti D. estra-
nei a H. S.r.l., la ricorrente ritiene, infine, che la trasmissione di documenta-
zione concernente detta società violi il principio della proporzionalità. Tale 
principio sarebbe in ogni caso violato in caso di trasmissione all'autorità e-
stera dei files informatici, soprattutto quelli contenuti nella "chiave USB-
disk2go". Da una parte, molti di essi conterrebbero nominativi di altre socie-
tà e persone clienti della ricorrente che nulla avrebbero a che fare con le 
indagini italiane e, dall'altra, il sequestro di materiale informatico non sa-
rebbe stato richiesto dall'autorità rogante, ritenuto che tutto quanto doman-
dato sarebbe già presente in forma cartacea. I files informatici riassume-
rebbero e ripeterebbero i dati già contenuti nei documenti, con l'inconve-
niente tuttavia di comprenderne anche altri non richiesti ed estranei alla 
procedura. 
 

4.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una do-
manda di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero de-
ve essere lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. 
Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'oppor-

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tunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compi-
to all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e 
rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il 
principio della proporzionalità, nella limitata misura in cui può esser applica-
to in procedure rette dalla CEAG (DTF 121 II 241 consid. 3c; 113 Ib 157 
consid. 5a pag. 165; 112 Ib 576 consid. 13d pag. 603), sia manifestamente 
disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale fede-
rale RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3 non pubblicato in TPF 
2007 57) o se la domanda appaia abusiva, le informazioni richieste essen-
do del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 
121 II 241 consid. 3a). In base alla giurisprudenza l'esame va quindi limita-
to alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 
AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rile-
vanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c 
pag. 264; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). 
 

4.2 Nella fattispecie, l'utilità potenziale della documentazione di cui l'autorità 
rogata ha disposto la trasmissione è certamente data. Come già si è detto 
(v. supra consid. 2), tale documentazione riguarda società di cui D. si servi-
va per esercitare la sua presunta attività di riciclatore. Essendo accusato, 
insieme ad altri, di aver riciclato denaro proveniente dal dissesto della 
E. S.p.A., le informazioni concernenti il sistema di società - anche quelle si-
no ad ora sconosciute e/o utilizzate per depauperare altre società vittime - 
che D. avrebbe messo in atto per svolgere la sua presunta attività criminale 
sono certamente idonee far progredire le indagini italiane. Queste conside-
razioni valgono anche per la documentazione sequestrata riguardante la 
H. S.r.l., senza dimenticare evidentemente che l'autorità rogante deve poter 
esaminare tali atti per chiarire le responsabilità penali sia dell'amministrato-
re della H. S.r.l., O., anch'esso indagato in Italia, che di D. Per quanto attie-
ne ai files informatici oggetto della decisione impugnata, si rileva che l'auto-
rità d'esecuzione ha già operato una cernita dei dati presenti nella chiavetta 
USB marca disk2go, ritenendo unicamente i dati concernenti le società P., 
L. S.A., I. A.G., K. Ltd, J. Ltd e N. Ltd. Un'ulteriore cernita delle informazioni 
riguardanti ognuna di queste società non si giustifica, nella misura in cui, 
visto l'utilizzo che D. ne avrebbe fatto, tutte le informazioni relative a tali so-
cietà devono essere esaminate dall'autorità rogante, al fine di verificare l'e-
sistenza di eventuali ulteriori persone giuridiche o fisiche – si pensa soprat-
tutto a uomini di paglia o prestanomi – aventi avuto un ruolo nelle opera-
zioni di riciclaggio contestate a D. Quanto adottato è quindi da ritenersi 
conforme al principio della proporzionalità. Costatata la sufficiente relazione 
tra le misure d'assistenza richieste e l'oggetto del procedimento penale e-
stero (DTF 129 II 462 consid. 5.3; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 con-
sid. 2c), spetterà al giudice estero del merito valutare, da una parte, se dal-
la documentazione sequestrata emergono delle connessioni o delle analo-

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gie con i fatti perseguiti all'estero legati al dissesto della E. S.p.A. e, dall'al-
tra, se la documentazione in questione sarà utile a chiarire tutti i reati con-
testati a D., anche in relazione alla H. S.r.l. Riassumendo, la decisione im-
pugnata non viola dunque il principio della proporzionalità. 
 
 

5. Discende da quanto precede che il ricorso, nella misura della sua ammissi-
bilità, deve essere respinto. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 
cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 
1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 30 lett. b LTPF). La tassa di giusti-
zia è calcolata giusta l’art. 3 del Regolamento dell’11 febbraio 2004 sulle 
tasse di giustizia del Tribunale penale federale (RS 173.711.32), richiamato 
l'art. 63 cpv. 5 PA, ed è fissata nella fattispecie a fr. 5'000.-. 
 
 
 

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Per questi motivi, la II Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.- è posta a carico della ricorrente. Essa è 
coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 4 marzo 2010  
 
In nome della II Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
La Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Luca Marcellini 
- Ministero Pubblico del Cantone Ticino 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF).