# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 50feeade-00a5-559b-8708-8f28561d240c
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-11-07
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 07.11.2018 SK.2018.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2018-8_2018-11-07.pdf

## Full Text

Sentenza del 7 novembre 2018 
Corte penale 

Composizione  Giudice penale federale Giuseppe Muschietti,  

Giudice unico, 

Cancelliera Francesca Pedrazzi  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERA-

ZIONE, rappresentato dal Procuratore federale 

Sergio Mastroianni, 

 

contro 

  

A., patrocinato dal difensore di fiducia avv. 

Costantino Castelli, 

Oggetto 

 

Rappresentazione di atti di cruda violenza; infrazione 

alla legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e 

"Stato islamico" nonché le organizzazioni associate 

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2018.8 

 

- 2 - 

Fatti: 

A. Il 25 maggio 2016, il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) 

ha aperto un’istruzione penale nei confronti di B. per titolo di infrazione all’art. 2 

della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le 

organizzazioni associate (p. 1.0.1 e seg.). Il procedimento è stato condotto sub 

SV.16.0735-MAS.  

B. Vista la denuncia della Polizia giudiziaria federale del 4 agosto 2016 (p. 5.0.45 e 

segg.), il 9 agosto del medesimo anno il procedimento è stato esteso pure nei 

confronti di A. per titolo di organizzazione criminale (art. 260ter CP), violazione 

dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” 

nonché le organizzazioni associate (RS 122) e rappresentazione di atti di cruda 

violenza (art. 135 CP) (p. 1.0.3 e seg.).  

C. In data 12 maggio 2017 il procedimento nei confronti di B. è stato disgiunto dal 

procedimento n. SV.16.0735-MAS e condotto sub SV.2017.0770-MAS (p. 1.0.4 

e segg.).  

D. Il 22 novembre 2017, il MPC ha emesso un primo decreto d’accusa nei confronti 

di A. per il reato di rappresentazione di atti di cruda violenza (art. 135 cpv. 1 CP) 

e per violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e 

“Stato islamico” nonché le organizzazioni associate (p. 3.0.19 e segg.) nonché 

un decreto d’abbandono per il reato di organizzazione criminale (art. 260ter CP) 

e violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato 

islamico” nonché le organizzazioni associate, in relazione ai fatti descritti nella 

decisione (p. 3.0.23 e segg.). 

L’allora difensore d’ufficio di A. in data 4 dicembre 2017 ha interposto 

opposizione avverso il decreto d’accusa (p. 3.0.30 e segg.). 

E. Il 13 febbraio 2018, il MPC ha dunque emesso un nuovo decreto d’accusa nei 

confronti di A. per titolo di rappresentazione di atti di cruda violenza (art. 135 

cpv. 1 CP) e per violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi “Al-

Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate (p. 3.0.33 e segg.). 

In data 2 marzo 2018 l’attuale difensore di A. ha interposto opposizione avverso 

il nuovo decreto d’accusa (p. 3.0.37). 

F. Il MPC, con scritto dell’8 marzo 2018, ha quindi trasmesso il fascicolo al Tribunale 

penale federale (in seguito: TPF) per lo svolgimento della procedura 

dibattimentale (art. 356 cpv. 1 CPP), confermando nel contempo il decreto 

- 3 - 

d’accusa (p. 13.100.1 e seg.). La procedura è stata aperta e condotta dalla Corte 

penale con il numero di ruolo SK.2018.8. 

G. La Corte, in ossequio all’art. 344 CPP, tramite scritto del 5 giugno 2018 ha 

comunicato alle parti di riservarsi di apprezzare i fatti descritti al capo d’accusa 

n. 2 del decreto d’accusa anche nell’ottica di una possibile infrazione ai sensi 

dell’art. 135 cpv. 1 CP (p. 13.300.8). 

H. I pubblici dibattimenti si sono tenuti l’8 ottobre 2018. A. si è regolarmente 

presentato in aula. 

I. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le seguenti conclusioni: 

I.1. Il MPC ha chiesto: 

- che l’imputato venga riconosciuto autore colpevole di violazione dell’art. 135 

CP; 

- che l’imputato venga riconosciuto autore colpevole di violazione dell’art. 2 

della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le 

organizzazioni associate; 

- che l’imputato venga condannato a una pena pecuniaria di 160 aliquote 

giornaliere di fr. 30.-- cadauna, pena sospesa condizionalmente con un 

periodo di prova di due anni; 

- che l’imputato venga sanzionato con una multa di fr. 1'000.-- e, in caso di 

mancato pagamento intenzionale, a una pena detentiva sostitutiva di 

33 giorni; 

- che venga riconfermato il dispositivo n. 4, n. 5 e n. 6 del decreto d’accusa del 

13 febbraio 2018; 

- che le spese del procedimento vengano poste a carico dell’imputato; 

- che le autorità del Cantone Ticino vengano designate quale autorità di 

esecuzione. 

I.2. La difesa di A. ha postulato: 

- il proscioglimento dell’imputato dall’accusa di violazione dell’art. 135 cpv. 1 

CP; 

- il proscioglimento dell’imputato dall’accusa di violazione dell’art. 2 della legge 

federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le 

organizzazioni associate; 

- in applicazione dell’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, che gli sia riconosciuto un 

risarcimento per le spese legali sostenute ai fini dell’adeguato esercizio dei 

suoi diritti processuali, come da istanza separata; 

- a titolo di indennità per torto morale giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP, l’importo 

di fr. 2'000.-- più interessi al 5% annuo dall’8 ottobre 2018. 

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J. Il dispositivo della sentenza è stato letto in udienza pubblica in data 7 novembre 

2018, con motivazione orale ai sensi dell’art. 84 cpv. 1 CPP, alla presenza 

dell’imputato. 

K. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 

necessario, nei considerandi che seguono. 

 

La Corte considera in diritto: 

1. Sulle questioni pregiudiziali ed incidentali 

1.1 Giurisdizione elvetica 

1.1.1 La Corte si è anzitutto chinata sulle condizioni di luogo delimitanti il campo 

d’applicazione del Codice penale, scandagliando, in altre parole, la ricorrenza o 

meno della giurisdizione elvetica. 

1.1.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 CP il Codice penale si applica a chiunque commette un 

crimine o un delitto in Svizzera. In forza dell’art. 8 cpv. 1 CP, che consacra il 

principio dell’ubiquità, un crimine o un delitto si reputa commesso tanto nel luogo 

in cui l’autore lo compie o omette di intervenire contrariamente al suo dovere, 

quanto in quello in cui si verifica l’evento. Per quel che attiene ai delitti commessi 

mediante internet, secondo la dottrina e la giurisprudenza il luogo di commissione 

dell’atto è quello in cui l’autore si trova nel momento in cui effettua le 

manipolazioni necessarie alla diffusione o alla conservazione dei contenuti illeciti 

(DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/BERGER/MAZOU/RODIGARI, Code pénal, Petit 

Commentaire, 2a ed. 2017, n. 17 ad art. 8 CP e riferimenti ivi citati). 

1.1.3 Nel caso in esame, come si vedrà in seguito (v. infra, consid. 3.4), al momento 

della commissione degli atti rimproveratigli l’imputato si trovava a U., in Svizzera; 

la giurisdizione elvetica è pertanto pacifica.  

1.2 Competenza federale  

1.2.1 La Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza (TPF 2005 142 

consid. 2; 2007 165 consid. 1; sentenza del Tribunale penale federale 

SK.2014.13 del 25 agosto 2014 consid. 1).  

1.2.2 All’imputato è contestata anche la violazione dell’art. 2 cpv. 1 e 2 della legge 

federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni 

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associate. Giusta l’art. 2 cpv. 3 della predetta legge federale, il perseguimento e 

il giudizio dei reati commessi in violazione della stessa sottostanno alla 

giurisdizione federale; ne discende che la competenza della scrivente Corte è 

pacifica.  

1.2.3 Inoltre, secondo la giurisprudenza dell’Alta Corte, considerati i principi 

dell’efficienza e della celerità della procedura penale, dopo la formulazione 

dell’atto di accusa, la Corte penale del Tribunale penale federale può negare 

l’esistenza della competenza giurisdizionale federale solo per motivi 

particolarmente validi (DTF 133 IV 235 consid. 7.1). Pertanto la competenza 

federale andrebbe comunque ammessa, non riconoscendo questa Corte alcun 

motivo particolarmente valido per negarla. 

2. Sul diritto applicabile 

2.1 L’art. 2 cpv. 1 CP prevede l’applicazione del Codice penale solo nei confronti di 

chi commetta un crimine o un delitto dopo la sua entrata in vigore, consacrando 

il principio della non retroattività della norma penale; non sarebbe infatti solo 

iniquo, ma violerebbe altresì il principio nullum crimen sine lege contenuto 

nell’art. 1 CP, giudicare su crimini o delitti secondo una legge non ancora in 

vigore al momento della loro commissione (DTF 117 IV 369 consid. 4.d).  

2.2 Costituisce deroga a questo principio la regola della lex mitior di cui all’art. 2 

cpv. 2 CP, la quale prevede che il diritto penale materiale si applichi alle infrazioni 

commesse prima della data della sua entrata in vigore se l’autore è giudicato 

posteriormente e se il nuovo diritto gli è più favorevole della legge in vigore al 

momento dell’infrazione.  

2.3 La determinazione del diritto più favorevole si effettua paragonando il vecchio e 

il nuovo diritto, valutandoli però non in astratto ma nella loro applicazione nel 

caso di specie (sentenza del Tribunale federale 6S.449/2005 del 24 gennaio 

2006 consid. 2; DTF 119 IV 145 consid. 2c; RIKLIN, Revision des Allgemeinen 

Teils des Strafgesetzbuches; Fragen des Übergangsrechts, in AJP/PJA 2006 

p. 1473). Qualora la condotta fosse punibile sia in virtù delle previgenti 

legislazioni che di quella in vigore, bisognerebbe comparare le differenti sanzioni 

contemplate nelle vecchie e nella nuova legge, la pena massima comminabile 

essendo tuttavia di rilevanza decisiva (DTF 135 IV 113 consid. 2.2). Il nuovo 

diritto trova applicazione se obiettivamente esso comporta un miglioramento 

della posizione del condannato (principio dell’obiettività), a prescindere quindi 

dalle percezioni soggettive di quest’ultimo (DTF 114 IV 1 consid. 2a; sentenza 

- 6 - 

del Tribunale federale 6B_202/2007 del 13 maggio 2008 consid. 3.2). In 

ossequio al principio dell’alternatività, il vecchio ed il nuovo diritto non possono 

venire combinati (sentenza del Tribunale federale 6B_312/2007 del 15 maggio 

2008 consid. 4.3). In questo senso, non si può ad esempio applicare per il 

medesimo fatto, da un lato, il vecchio diritto per determinare l’infrazione 

commessa e, dall’altro, quello nuovo per decidere le modalità della pena inflitta. 

Se entrambi i diritti portano allo stesso risultato, si applica il vecchio diritto (DTF 

134 IV 82 consid. 6.2; 126 IV 5 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6B_33/2008 del 12 giugno 2008 consid. 5.1). 

2.4 Il 1° gennaio 2018 è entrata in vigore la revisione del diritto sanzionatorio nel CP 

(RU 2016 1249; FF 2012 4181). La nuova normativa proposta si prefigge, da un 

lato, di ridurre la molteplicità delle sanzioni possibili – il lavoro di pubblica utilità 

cessa infatti di essere considerato una pena a se stante divenendo una forma di 

esecuzione – e, dall’altro, di ripristinare in parte le pene detentive di breve durata 

(FF 2012 4193).  

2.5 Nella fattispecie, siccome i fatti rimproverati ad A. sarebbero occorsi prima 

dell’entrata in vigore della revisione del diritto sanzionatorio, occorrerà 

determinare quale sia il diritto più favorevole all’imputato; l’analisi concreta potrà 

avvenire unicamente nell’ambito della commisurazione della pena (v. infra, 

consid. 5). 

3. Sulla rappresentazione di atti di cruda violenza 

3.1 Il magistrato requirente al capo d’accusa n. 1 rimprovera ad A. l’infrazione di cui 

all’art. 135 CP per avere, dal settembre 2016 al febbraio 2017, a U. e in altre 

località non meglio precisate, condiviso sulla bacheca del suo profilo pubblico 

Facebook “A.” cinque video e due fotografie che mostrano atti di cruda violenza 

verso esseri umani. 

La Corte tramite scritto del 5 giugno 2018 ha comunicato alle parti di riservarsi di 

valutare i fatti descritti al capo d’accusa n. 2 del decreto d’accusa anche 

nell’ottica di una possibile infrazione ai sensi dell’art. 135 cpv. 1 CP (v. supra, 

consid. G). 

3.2 Giusta l’art. 135 CP, chiunque fabbrica, importa, tiene in deposito, mette in 

circolazione, propaganda, espone, offre, mostra, lascia o rende accessibili 

registrazioni sonore o visive, immagini o altri oggetti o rappresentazioni che, 

senza avere alcun valore culturale o scientifico degno di protezione, mostrano 

con insistenza atti di cruda violenza verso esseri umani o animali e pertanto 

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offendono gravemente la dignità umana, è punito con una pena detentiva sino a 

tre anni o con una pena pecuniaria. 

3.2.1 Secondo il messaggio del Consiglio federale, l’art. 135 CP costituisce 

un’infrazione di messa in pericolo astratta della vita e dell’integrità della persona 

(FF 1985 II p. 939; TPF SK.2007.4 del 21 giugno 2007 consid. 6.2.1).  

3.2.2 La definizione degli elementi costitutivi riguardanti i mezzi utilizzati (mass media 

o altri supporti) e il comportamento punibile corrisponde testualmente a quella 

utilizzata nell’art. 197 CP riguardante la pornografia; le due disposizioni 

differiscono dunque solo per la natura delle rappresentazioni punibili: in un caso 

si tratta della pornografia, nell’altro della brutalità. Questa formulazione esplica 

l’idea centrale che ha ispirato l’introduzione dell’art. 135 CP: esattamente come 

per la pornografia, le rappresentazioni di atti brutali possono urtare 

profondamente il senso morale o, ciò che è più grave, influenzare il 

comportamento – in particolare dei giovani – in modo nefasto tanto per questi 

che per la società. Vi è da temere che simili rappresentazioni possano incitare 

ad un comportamento grossolanamente brutale verso gli altri esseri umani (FF 

1985 II 937). 

3.2.3 Ai sensi dell’art. 135 CP le rappresentazioni della violenza sono punibili quando 

illustrano con insistenza degli atti di crudeltà verso esseri umani. Secondo il 

Consiglio federale “un atto è di cruda violenza se nella realtà causerebbe alla 

vittima sofferenze particolarmente intense, sia fisiche che morali. Molto spesso 

queste sofferenze non sono causate dall’intensità di un unico atto di violenza, ma 

dal modo in cui la violenza è esercitata, dalla sua durata o dalla sua ripetizione. 

Ciò presuppone inoltre che l’autore sia alieno da qualsiasi forma di emozione 

umana. L’insistenza, altra caratteristica della rappresentazione illecita, richiede 

che questa sia destinata a rimanere impressa nella coscienza dell’osservatore. 

La rappresentazione non deve però essere necessariamente lunga o reiterata: 

una rappresentazione unica, se intensa, può parimenti soddisfare alle condizioni 

della legge” (FF 1985 II p. 937). Concretamente, in questa categoria possono 

segnatamente rientrare botte, tagli, coltellate nonché l’impiego di sostanze 

chimiche o di corrente elettrica (HAGENSTEIN, Commentario basilese, 4a ed. 2019, 

n. 22 ad art. 135 CP). 

3.2.4 Per rientrare nel campo d’applicazione dell’art. 135 CP le rappresentazioni 

devono inoltre essere prive di valore culturale o scientifico degno di protezione. 

L’apprezzamento quanto all’esistenza o meno dei predetti valori spetta al giudice 

(CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. 1, 3a ed. 2010, n. 28 ad art. 135 

CP). Giusta il messaggio del Consiglio federale, “sono prive di valore culturale le 

rappresentazioni che illustrano atti di cruda violenza a mero scopo di svago o di 

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divertimento. Non devono essere confuse con i documentari o le opere artistiche 

il cui scopo è di illustrare, in modo da prevenire, le conseguenze della violenza 

individuale o collettiva e di suscitare o rafforzare il senso critico dell’osservatore. 

Quando la rappresentazione della violenza rimane in questo contesto, senza cioè 

né glorificarla né minimizzarla, si può dire ch’essa riveste valore culturale. 

Affinché abbia valore scientifico, la rappresentazione della violenza dev’essere 

indispensabile all’insegnamento o alla ricerca.” (FF 1985 II p. 938).  

3.2.5 Per quel che attiene all’elemento soggettivo, l’infrazione di cui all’art. 135 CP è 

intenzionale. Per quel che attiene alla conoscenza del carattere violento della 

rappresentazione, è sufficiente che l’autore sia a conoscenza dell’opinione del 

pubblico in generale (CORBOZ, op. cit., n. 29 ad art. 135 CP).  

3.3 La Corte ha anzitutto constatato che i video e le fotografie di cui all’atto d’accusa 

sono stati pubblicati sulla piattaforma sociale Facebook, in particolare sul profilo 

di “A.” (ID 1). Il profilo in questione era pubblico, vale a dire che qualunque 

persona iscritta alla piattaforma in questione poteva accedere liberamente ai 

contenuti ivi pubblicati. Ciò è in particolare evincibile dal fatto che nei fermo 

immagine (screen capture) del profilo Facebook in esame agli atti 

(v. segnatamente la rubrica 10.200.31), in alto a destra è visibile il pulsante 

denominato “Add Friend”, rispettivamente “Aggiungi agli amici”. Il profilo di A. e i 

relativi contenuti erano quindi consultabili da qualunque utilizzatore, anche da chi 

non era “amico” di A. sulla piattaforma sociale, ed erano pertanto accessibili al 

pubblico.  

3.4 La Corte ha inoltre ritenuto che il profilo Facebook “A.” (ID 1) era riconducibile 

esclusivamente all’imputato, come peraltro da egli stesso ammesso, da ultimo 

nella sede dibattimentale. Il profilo in questione era stato creato da un amico di 

A. ed era a uso esclusivo dell’imputato; nessuno oltre a lui aveva la possibilità di 

accedervi. Egli accedeva al suo profilo Facebook tramite il suo telefono cellulare, 

tramite un cellulare senza scheda SIM e, in precedenza, anche tramite l’IPad 

(p. 13.2.36). A., nella sede dibattimentale, ha dichiarato di avere pubblicato i 

filmati su Facebook dal suo domicilio di U. (p. 13.930.6 e seg.). 

3.5 La Corte si è in seguito chinata sul contenuto dei filmati e delle immagini di cui 

all’atto d’accusa, per determinare se le stesse mostrano con insistenza atti di 

cruda violenza verso esseri umani o animali, offendendo pertanto gravemente la 

dignità umana.  

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3.5.1 Filmato condiviso in data 30 settembre 2016 

3.5.1.1 Per quel che attiene al video in esame, l’inquadratura iniziale mostra un masso 

posato a terra e due persone in tuta mimetica che si avvicinano al masso e lo 

sollevano. Viene poi inquadrato un uomo sdraiato a terra, sul fianco, con le mani 

dietro la schiena e col capo appoggiato su di un sasso. Il masso 

precedentemente sollevato dalle due persone viene scaraventato sulla testa 

dell’uomo a terra; si sente il rumore dell’impatto. La vittima a seguito del colpo si 

contorce e si sdraia supina. L’inquadratura laterale mostra chiaramente una ferita 

sul lato sinistro del suo capo e del sangue che fuoriesce dall’orecchio sinistro. 

Cambia l’inquadratura e si vede che il sangue esce sia dal naso che dalla bocca 

della vittima, a fiotti, e gli imbratta tutto il viso. L’immagine poi si sofferma sul suo 

viso completamente ricoperto di sangue. In sovrimpressione compare per pochi 

secondi l’immagine di un uomo – che sembra intubato – e poi viene inquadrato il 

corpo della vittima insanguinata mentre esala gli ultimi respiri. Infine compare una 

scritta color fuoco su sfondo nero. Dopo circa 15 secondi dall’inizio del filmato 

compare in sovrimpressione, in alto a destra, una bandiera nera con scritta 

bianca. Per tutta la durata del filmato, in sottofondo si sentono dei canti. 

3.5.1.2 Il filmato è di buona qualità audio e video ed è montato con maestria. La Corte 

ha difatti constatato che esso presenta professionalità nella preparazione, nel 

confezionamento e nella produzione del video – della durata complessiva di circa 

quaranta secondi – e dell’esecuzione della vittima, che viene rappresentata in 

modo quasi professionale nella sua brutalità. Difatti, inizialmente viene 

inquadrata la pietra che verrà poi usata per la lapidazione; essa è di notevoli 

dimensioni e peso, siccome sono necessarie ben due persone per sollevarla da 

terra. Viene poi rappresentata la lapidazione di una persona sdraiata a terra e 

inerme che, già solo per la modalità dell’esecuzione stessa, è particolarmente 

scioccante e raccapricciante. Inoltre, l’inquadratura si sofferma in maniera quasi 

morbosa sul sangue che fuoriesce a fiotti dal corpo della vittima, sulla sua 

sofferenza fisica e sui suoi ultimi respiri prima di perire. L’intensità dell’atto di 

violenza e la sua crudeltà si evincono chiaramente dal filmato in questione, che 

per la sua brutalità è senz’altro destinato a rimanere impresso nella coscienza 

dell’osservatore.  

3.5.1.3 Alla luce di quanto precede, la Corte ha ritenuto che il filmato in questione 

rappresenta atti di cruda violenza ai sensi dell’art. 135 CP. 

3.5.2 Filmato condiviso in data 3 dicembre 2016 

3.5.2.1 Nel video in esame si vede una persona che viene scaraventata a terra e in 

seguito viene colpita ripetutamente con un oggetto contundente – verosimilmente 

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una sbarra metallica – da un uomo che indossa la tuta mimetica. Si odono 

chiaramente sia il suono dei colpi inferti sia le voci di incitamento dei presenti. In 

seguito, altri individui – alcuni in tuta mimetica – aggrediscono con pugni e calci 

la vittima che si trova già a terra. Si vede una persona tenere sollevato uno 

pneumatico, e in seguito lo pneumatico è chiaramente visibile per terra, accanto 

alla vittima.  

3.5.2.2 A mente della Corte, lo scenario nel filmato potrebbe essere di combattimento, 

rispettivamente di guerra. La qualità del filmato non è eccellente, mentre l’audio 

è nitido. Il video dura più di un minuto e per tutta la sua durata si vedono più 

persone infierire intensamente con calci, pugni e mediante oggetti contro un 

uomo che si trova a terra inerme. Trattasi di un filmato rappresentante atti di 

violenza gratuita nei confronti di un essere umano non in grado di difendersi, da 

parte di più aggressori, che a tratti infieriscono sulla vittima anche a mezzo di un 

oggetto contundente. La vittima si trova a terra, come se fosse spazzatura, e il 

contesto del filmato è degradante e scioccante per lo spettatore. Nella realtà, le 

ferite inferte alla vittima le causerebbero indubbiamente enorme sofferenza fisica 

e psicologica; sofferenza duratura nel tempo e con conseguenze a lungo termine. 

Dalle immagini si evince chiaramente il disprezzo per la vita e per la sofferenza 

altrui, e traspare altresì del sadismo.  

3.5.2.3 Alla luce di quanto precede, la Corte ha ritenuto che il filmato in questione 

rappresenta atti di cruda violenza ai sensi dell’art. 135 CP. 

3.5.3 Filmato condiviso in data 18 gennaio 2017 

3.5.3.1 Nel video succitato si vedono diversi individui a dorso nudo – verosimilmente 

uomini – incappucciati, legati e appesi per le mani. Si vedono delle persone, di 

cui alcune in tuta mimetica, che si avvicinano con una fiamma alle persone 

legate. Si sentono chiaramente i gemiti delle persone legate. In due casi è ben 

riconoscibile l’aggressore che tiene una candela accesa sopra le persone legate, 

con la fiamma rivolta verso il basso, in modo da far colare la cera bollente sulla 

schiena delle vittime. Si vede inoltre un aggressore colpire più vittime nella parte 

superiore anteriore del corpo, con quello che sembra essere un bastone. Si vede 

altresì una vittima che si contorce dal dolore per i colpi inferti da un aggressore 

che indossa i pantaloni della tuta mimetica, anche se l’arma utilizzata non è 

riconoscibile.  

3.5.3.2 Trattasi di un filmato che mostra atti di tortura col fuoco nonché percosse ripetute 

a danno di esseri umani legati, incappucciati e quasi completamente denudati; 

esseri umani indifesi completamente alla mercé dei loro torturatori. Gli atti di 

violenza vengono perpetrati su più vittime, che vengono torturate una dopo l’altra, 

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in vari modi, in maniera organizzata e sistematica. L’intensità della violenza 

risulta dal modo in cui essa è esercitata, ripetutamente, da più aggressori su più 

vittime e in più modi. A mente della Corte, le immagini evocano quelle del 

bestiame condotto al macello, e sono pertanto gravemente lesive della dignità 

umana. Inoltre esse rimangono impresse nella coscienza dell’osservatore. 

3.5.3.3 Alla luce di quanto precede, la Corte ha ritenuto che il filmato in questione 

rappresenta atti di cruda violenza ai sensi dell’art. 135 CP. 

3.5.4 Filmato condiviso in data 27 gennaio 2017 

3.5.4.1 Nel video si vede una persona seminuda appesa a una corda, con tutti gli arti 

legati dietro la schiena. In particolare, i gomiti e le caviglie sono legati fra loro. 

Sul fondoschiena della predetta persona poggia un mattone chiaro, e all’inizio 

del filmato in piedi sopra il mattone c’è un’altra persona, che in seguito scende a 

terra. Si vede anche una terza persona, che dà uno scossone col piede alla 

persona legata e la fa dondolare. 

3.5.4.2 Malgrado il fatto che il filmato sia privo di audio, dallo stesso si evince 

chiaramente l’insistenza e la crudeltà degli atti perpetrati ai danni della vittima, 

che risulta essere assolutamente indifesa e completamente alla mercé dei suoi 

aggressori. Già solo il modo in cui la vittima è stata legata – con tutti e quattro gli 

arti piegati dietro la schiena, costringendo le articolazioni delle spalle e delle 

anche in una posizione assolutamente innaturale – è senz’altro atta a provocarle 

un’enorme sofferenza sia fisica che psichica. Il fatto che sulla sua schiena sia 

stato posato un mattone, per aumentare ancora di più il peso e la conseguente 

pressione sulle articolazioni, è atto ad aumentare se possibile ancor più la 

sofferenza della vittima. La presenza di una persona in piedi sul masso rende 

l’atto commesso ancor più sadico. La tortura perpetrata ai danni della vittima ha 

certamente richiesto preparazione – legare la vittima in posizione innaturale con 

una corda, appenderla, appoggiare il sasso, far salire sul sasso uno degli 

aggressori – di cui le immagini condivise, della durata di una ventina di secondi, 

sono solo il risultato. Le immagini in esame sono, per la loro intensità e brutalità, 

atte a rimanere impresse nella coscienza degli spettatori. 

3.5.4.3 Alla luce di quanto precede, la Corte ha ritenuto che il filmato in questione 

rappresenta atti di cruda violenza ai sensi dell’art. 135 CP. 

3.5.5 Filmato condiviso in data 17 febbraio 2017 

3.5.5.1 Nel filmato sono visibili più scene di esecuzioni sommarie di civili, perpetrate con 

fucili d’assalto da soggetti che indossano tuta mimetica e casco. In sottofondo si 

- 12 - 

sente una persona che canta e sono perfettamente udibili i colpi delle armi da 

fuoco. Le prime vittime sono quattro uomini. Sotto la minaccia dei fucili d’assalto 

vengono fatti scendere da un’automobile bianca; scendono con le mani alzate 

sopra la testa e col capo chino e vengono fatti disporre in fila l’uno accanto 

all’altro. Dapprima uno degli aggressori colpisce le vittime con un colpo di fucile 

ciascuno, in seguito un altro aggressore finisce le vittime con una raffica di colpi 

del fucile automatico. Le tre vittime seguenti si trovano all’interno di un’abitazione 

e vengono giustiziate; nel caso di due di loro, si vede chiaramente che tengono 

le mani sopra la testa prima di venire fucilate. Alla fine del video si vedono un 

uomo, una donna e un bambino che escono da un’abitazione con le mani alzate 

sopra la testa, sotto la minaccia dei fucili d’assalto, e si dispongono in fila uno di 

fianco all’altro.  

3.5.5.2 Il video, della durata di circa 40 secondi, mostra varie esecuzioni sommarie a 

danno di civili disarmati e indifesi, con le mani alzate in segno di resa. L’intensità 

della violenza risulta sia dal numero di esecuzioni che dal modo in cui esse 

vengono perpetrate; gli aggressori non si accontentano di colpire le vittime una 

volta, ma le finiscono e infieriscono sui loro corpi con raffiche di colpi.  

3.5.5.3 Alla luce di quanto precede, la Corte ha ritenuto che il filmato in questione 

rappresenta atti di cruda violenza ai sensi dell’art. 135 CP. 

3.5.6 Filmato condiviso in data 22 febbraio 2017 

3.5.6.1 Nel video si vede una persona in posizione supina che viene tenuta ferma con la 

schiena a terra e le gambe rialzate da almeno cinque aggressori. In particolare, 

uno di questi blocca il torace della vittima con una gamba, mettendosi quasi a 

cavalcioni sul suo petto, e le tiene una mano sul viso. Gli aggressori collaborano 

fra loro per immobilizzare tutto il corpo della vittima e in particolare la sua gamba 

sinistra, che viene bloccata in posizione rialzata, per permettere loro di colpirla a 

turno con un oggetto contundente, con lo scopo evidente di recidere l’arto, o 

comunque di danneggiarlo irreparabilmente. Difatti, alla fine del filmato sull’arto 

in questione è ben visibile una ferita aperta, nonostante la qualità delle immagini 

non sia eccellente. 

3.5.6.2 Dalle immagini si evince la brutalità usata dagli aggressori, che agiscono in 

gruppo, con estrema violenza e insistenza – il filmato dura circa un minuto – ai 

danni di un uomo già a terra indifeso. In particolare, si sente la forza e l’intensità 

dei colpi inferti, che sono perfettamente udibili fra le voci concitate degli 

aggressori. 

- 13 - 

3.5.6.3 Alla luce di quanto precede, la Corte ha ritenuto che il filmato in questione 

rappresenta atti di cruda violenza ai sensi dell’art. 135 CP. 

3.5.7 Immagine condivisa in data 22 febbraio 2017 

3.5.7.1 Nella fotografia si vede una persona seduta a terra, insanguinata, col capo chino 

e fasciato, e con la gamba sinistra verosimilmente lesa. Vi è del sangue anche a 

terra.  

3.5.7.2 La persona è ferita e insanguinata – la perdita di sangue è bene evincibile dalla 

presenza di una chiazza di sangue a terra e sull’individuo stesso – e ciò è atto, 

nella realtà, a causarle gravi sofferenze fisiche.  

3.5.7.3 A mente della Corte, l’immagine in esame è sicuramente degradante per la 

dignità umana. Detta immagine non rappresenta però, presa a sé stante, quale 

fotogramma, già un atto di violenza che nella realtà comporterebbe una grave 

sofferenza fisica o psichica. Pertanto, la sua condivisione su Facebook non può 

realizzare la fattispecie di cui all’art. 135 CP. 

3.5.8 Seconda immagine condivisa in data 22 febbraio 2017 

3.5.8.1 Nella fotografia si vedono più persone a terra, prone e a torso nudo, con le mani 

legate dietro la schiena e legate fra di loro. Davanti a loro vi è una persona che 

imbraccia un’arma da fuoco a canna lunga, e vi sono anche altre persone.  

3.5.8.2 A mente della Corte, l’immagine in esame è sicuramente degradante per la 

dignità umana. Detta immagine non rappresenta però, presa a sé stante, quale 

fotogramma, già un atto di violenza che nella realtà comporterebbe una grave 

sofferenza fisica o psichica. Pertanto, la sua condivisione su Facebook non può 

realizzare la fattispecie di cui all’art. 135 CP. 

3.6 Per rientrare nel campo d’applicazione dell’art. 135 CP le rappresentazioni 

devono inoltre essere prive di valore culturale o scientifico degno di protezione. 

La Corte ha rilevato che tutte le rappresentazioni di cui all’atto d’accusa difettano 

di valore culturale o scientifico degno di protezione. Difatti, non si tratta di 

documentari o di opere artistiche il cui scopo sarebbe d’illustrare scene di 

violenza per prevenire le conseguenze della violenza individuale o collettiva e 

risvegliare il senso critico al riguardo. 

3.7 Per quel che attiene all’elemento soggettivo del reato, la Corte ha anzitutto 

constatato che A. al momento di condividere i video in questione aveva piena 

consapevolezza del carattere cruento dei filmati in esame. Le dichiarazioni rese 

- 14 - 

nella sede dibattimentale, segnatamente “Si sta male quando si guarda un video 

del genere, perché usano una violenza cruda contro una persona” (p. 13.930.9); 

“[…] Questo video rappresenta violenza contro l’uomo, come tutti gli altri video” 

(p. 13.930.11), non lasciano dubbio alcuno al riguardo. Con mente al video 

condiviso in data 30 settembre 2016, egli ha pure dichiarato che guardandolo 

non stava bene (p. 13.930.11). Ciononostante, egli ha condiviso i video sul suo 

profilo Facebook, rendendoli di fatto accessibili ad altri. 

A mente della Corte, A. era indubbiamente consapevole che condividendo sul 

suo profilo Facebook dei contenuti, questi sarebbero stati resi accessibili a terze 

persone. Nel corso dell’inchiesta egli ha dapprima dichiarato che il profilo era 

aperto a tutti e che non sapeva neppure come fare a limitare i visitatori 

(p. 13.2.36). Nella sede dibattimentale, quando gli è stato chiesto se il suo profilo 

fosse pubblico, egli ha risposto affermativamente; in seguito però ha dichiarato 

di non essere stato al corrente che il profilo fosse aperto al pubblico, e di aver 

voluto condividere i contenuti con i suoi amici su Facebook. Visto quanto 

precede, è indubbio che A. volesse condividere i filmati almeno con la sua cerchia 

di “amici” (p. 13.930.12). Non premurandosi in alcun modo di limitare la 

condivisione a questi ultimi, e non informandosi neppure quanto alla possibilità 

di una tale limitazione, egli ha comunque accettato il rischio di rendere accessibili 

i filmati a tutti gli utilizzatori della rete sociale. 

La Corte ha inoltre preso atto che A. ha dichiarato a più riprese di avere condiviso 

i filmati perché era contro la violenza. Tale affermazione è stata ribadita pure 

nella sede dibattimentale (v. p. 13.930.6 e segg.). Tuttavia, a domanda della 

Corte volta a sapere se egli avesse espresso in qualche modo il suo 

apprezzamento riguardo alla portata del video, A. ha dichiarato di non avere 

scritto niente, ribadendo di avere condiviso i video perché era contro la violenza 

(p. 13.930.7 e segg.); una tale asserita motivazione, a mente della Corte, nulla 

cambia comunque quanto alla punibilità della condivisione.  

Alla luce di quanto precede, la Corte ha ritenuto che A. ha agito con intenzione, 

perlomeno con dolo eventuale. 

3.8 Alla luce di quanto sopra esposto, A. è riconosciuto autore colpevole di ripetuta 

rappresentazione di atti di cruda violenza ai sensi dell’art. 135 CP, e ciò in 

relazione ai sei video di cui all’atto d’accusa. Per le due immagini di cui all’atto 

d’accusa va invece pronunciato il proscioglimento, non trattandosi a mente della 

Corte di rappresentazioni di atti di cruda violenza.  

- 15 - 

4. Sulla violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” 

e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate 

4.1 Al capo d’accusa n. 2 ad A. viene rimproverato di avere, il 30 settembre 2016 alle 

ore 12:52, intenzionalmente fatto propaganda a favore del gruppo vietato “Stato 

islamico” sostenendo così i loro obiettivi e le loro azioni, e ciò condividendo sulla 

bacheca del suo profilo pubblico Facebook “A.” un video, raffigurante al minuto 

00:00:15, in alto a destra quale logo la bandiera usata dallo stato islamico che 

sventola, commettendo in tale modo una violazione dell’art. 2 della legge federale 

che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni 

associate. 

4.2 Giusta l’art. 1 della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” 

nonché le organizzazioni associate, sono vietati: il gruppo “Al-Qaïda” (lett. a); il 

gruppo “Stato islamico” (lett. b); i gruppi che succedono al gruppo “Al-Qaïda” o al 

gruppo “Stato islamico” o che operano sotto un nome di copertura nonché le 

organizzazioni e i gruppi che, per quanto riguarda la condotta, obiettivi e mezzi, 

corrispondono al gruppo “Al-Qaïda” o al gruppo “Stato islamico” o operano su 

loro mandato (lett. c).  

Ai sensi dell’art. 2 della medesima normativa, chiunque partecipa sul territorio 

svizzero a uno dei gruppi o a una delle organizzazioni vietati secondo l’art. 1, 

mette a disposizione risorse umane o materiale, organizza azioni 

propagandistiche a loro sostegno o a sostegno dei loro obiettivi, recluta adepti o 

promuove in altro modo le loro attività, è punito con una pena detentiva sino a 

cinque anni o con una pena pecuniaria. 

4.2.1 La legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le 

organizzazioni associate è entrata in vigore il 12 dicembre 2014, in sostituzione 

della previgente ordinanza dell’Assemblea federale del 23 novembre 2011. Lo 

scopo della legge federale urgente era quello di continuare a punire le attività dei 

precitati gruppi, così come tutti gli atti che mirano a sostenerli materialmente o 

con risorse di personale (FF 2014 7715).  

4.2.2 La normativa mira a proteggere la sicurezza pubblica, e ciò già prima della 

commissione di reati. Secondo il Messaggio del Consiglio federale, la minaccia 

dello “Stato islamico” si manifesta già tramite una propaganda aggressiva. Esiste 

il rischio che questa propaganda induca persone residenti in Svizzera a 

perpetrare attentati o ad aderire ad altre organizzazioni terroristiche (FF 2014 

7715; sentenza del Tribunale federale 6B_948/2016 del 22 febbraio 2017 

consid. 4.1). 

- 16 - 

4.3 La Corte si è già chinata sul filmato in questione nell’ottica della rappresentazione 

di atti di cruda violenza (v. supra, consid. 3, in particolare 3.5.1), constatando 

segnatamente che A. lo ha condiviso personalmente sul suo profilo Facebook, 

rendendolo accessibile al pubblico. 

4.4 La Corte ha preso atto che A., nelle more del dibattimento, ha dichiarato di non 

avere notato la bandiera quando ha condiviso il filmato, in particolare: “Quando 

ho condiviso non ho notato che c’era una bandiera. Perché sono piccole. 

Guardavo il video”; “Non ho notato, perché si guarda il video non la bandiera. Già 

guardando questo video non stavo bene” (p. 13.930.11). 

4.5 A mente della Corte occorre però considerare le immagini già descritte al 

considerando 3.5.1 – e portanti sull’esecuzione di un prigioniero in tuta colorata 

in un ambiente desertico – nel loro contesto complessivo, comprensivo 

dell’ambientazione delle stesse, del sottofondo musicale, e tenendo altresì conto 

del contesto storico attuale. Con il che, il logo che compare al minuto 00:00:15 – 

nel quadro del filmato nel suo insieme – evoca d’acchito l’emblema del gruppo 

terroristico “Stato islamico” e viene indubbiamente associato all’ISIS.  

4.6 Per quel che attiene all’elemento soggettivo del reato, la Corte ha ritenuto che A. 

ha visionato il filmato prima di condividerlo sul suo profilo Facebook. Pur 

ammettendo che egli non abbia notato il dettaglio del logo che compare in alto a 

destra al minuto 00:00:15, in considerazione del contesto storico e grafico del 

filmato, condividendolo sul suo profilo Facebook egli ha senz’altro accettato il 

rischio di promuovere in altro modo le attività dello “Stato islamico”, realizzando 

pertanto l’infrazione nella forma del dolo eventuale. 

4.7 Alla luce di quanto precede, la Corte ha ritenuto che A. si è reso autore colpevole 

di violazione dell’art. 2 della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato 

islamico” nonché le organizzazioni associate, e ciò per aver promosso in altro 

modo le attività dello “Stato islamico”. 

4.8 Se con un’azione vengono infrante due o più norme penali, nessuna delle quali 

esclude l’altra (o le altre), si parla di concorso ideale e l’autore è punito per tutte 

come all’art. 49 cpv. 1 CP (DTF 133 IV 297 consid. 4.1). Nel caso in esame, vi è 

concorso proprio fra l’art. 135 CP e la violazione dell’art. 2 della legge federale 

che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni 

associate, siccome le due norme proteggono beni giuridici ben distinti. 

Nel caso in esame, per la condivisione del filmato del 30 settembre 2016, A. è 

pertanto riconosciuto autore colpevole di rappresentazione di atti di cruda 

violenza ai sensi dell’art. 135 CP e di violazione dell’art. 2 della legge federale 

- 17 - 

che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni 

associate. 

5. Sulla pena 

5.1 A. è riconosciuto autore colpevole di ripetuta rappresentazione di atti di cruda 

violenza ai sensi dell’art. 135 CP e di violazione dell’art. 2 della legge federale 

che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni 

associate. 

Come esposto in precedenza (v. supra, consid. 2), i reati ritenuti a suo carico 

sono stati commessi prima del 1° gennaio 2018, data dell’entrata in vigore della 

revisione del diritto sanzionatorio; in applicazione dell’art. 2 cpv. 2 CP occorre 

quindi determinare in concreto quale diritto risulta più favorevole per la fissazione 

e la scelta della pena che dovrà essere concretamente inflitta. 

5.2 Il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della sua vita 

anteriore e delle sue condizioni personali, nonché dell’effetto che la pena avrà 

sulla sua vita (art. 47 cpv. 1 CP). La colpa è determinata secondo il grado di 

lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la 

reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché, tenuto conto 

delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di 

evitare l’esposizione a pericolo o la lesione (art. 47 cpv. 2 CP). I criteri da 

prendere in considerazione per la fissazione della pena sono essenzialmente gli 

stessi che venivano applicati nel quadro della giurisprudenza relativa al 

previgente art. 63 CP (DTF 129 IV 6 consid. 6.1; sentenza del Tribunale federale 

6B_360/2008 del 12 novembre 2008 consid. 6.2). Non diversamente dal vecchio 

diritto, la pena deve essere determinata ponderando sia la colpevolezza del reo 

che l’effetto che la sanzione avrà su di lui. 

5.3 Oltre a valutare il grado di colpevolezza, il giudice deve dunque tenere conto dei 

precedenti e della situazione personale del reo, nonché della sua sensibilità alla 

pena. Il grado di colpevolezza dipende anche dalla libertà decisionale di cui 

l’autore disponeva: più facile sarebbe stato per lui rispettare la norma infranta, 

più grave risulta la sua decisione di trasgredirla e pertanto anche il suo grado di 

colpevolezza; e viceversa (DTF 127 IV 101 consid. 2a; 122 IV 241 consid. 1a; 

sentenza 6B_547/2008 del 5 agosto 2008 consid. 3.2.2). Parimenti al vecchio 

art. 63 CP, il nuovo art. 47 CP conferisce al giudice un ampio margine di 

apprezzamento (sentenza del Tribunale federale 6B_207/2007 del 6 settembre 

2007 consid. 4.2.1, pubblicata in forumpoenale 2008, n. 8 p. 25 e seg.). In virtù 

- 18 - 

del nuovo art. 50 CP – che recepisce i criteri già fissati in precedenza dalla 

giurisprudenza (cfr. Messaggio del Consiglio federale concernente la modifica 

del Codice penale svizzero del 21 settembre 1998, FF 1999 1747) – il giudice 

deve indicare nella sua decisione quali elementi, relativi al reato e al suo autore, 

sono stati presi in considerazione per fissare la pena, in modo tale da garantire 

maggiore trasparenza nella commisurazione della pena, facilitandone il 

sindacato nell’ambito di un’eventuale procedura di ricorso (sentenza 

6B_207/2007 loc. cit.). Il giudice non è obbligato ad esprimere in cifre o in 

percentuali l’importanza attribuita a ciascuno degli elementi citati, ma la 

motivazione del giudizio deve permettere alle parti e all’autorità di ricorso di 

seguire il ragionamento che l’ha condotto ad adottare il quantum di pena 

pronunciato (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2c p. 105). 

5.4 Quando per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione di più 

pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena prevista per il 

reato più grave aumentandola in misura adeguata, ritenuto che non è possibile, 

tuttavia, aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata per tale 

reato, e che il giudice è in ogni caso vincolato al massimo legale del genere di 

pena (v. art. 49 cpv. 1 CP). La pronuncia di una pena unica in applicazione del 

principio dell’inasprimento della pena è possibile unicamente ove il giudice 

irroghi, nel caso concreto, pene dello stesso genere per ognuna delle norme 

violate; non basta che le disposizioni penali applicabili comminino (parzialmente) 

pene dello stesso genere (v. a questo proposito DTF 144 IV 217 consid. 3 e 

segg., consid. 3.6). Il reato più grave è quello per il quale la legge commina la 

pena più grave, non quello che, date le circostanze del caso, appare come il più 

grave dal profilo della colpevolezza (DTF 93 IV 7 consid. 2b). La determinazione 

della pena complessiva ex art. 49 cpv. 1 CP presuppone, secondo la 

giurisprudenza, anzitutto la delimitazione della cornice edittale per il reato più 

grave, per poi procedere, entro detta cornice, con la fissazione della pena di base 

per l’infrazione più grave. Dopodiché occorre, in forza del principio del cumulo 

giuridico, procedere all’adeguato aumento della pena di base sulla scorta degli 

altri reati. In altre parole, il giudice deve, in un primo tempo, e in considerazione 

dell’insieme delle circostanze aggravanti così come attenuanti, determinare 

mentalmente la pena di base per il reato più grave. In un secondo tempo, il 

giudice deve adeguatamente aumentare, in considerazione delle ulteriori 

infrazioni, la pena, al fine di fissare una pena complessiva, fermo restando il fatto 

che, anche in questo secondo stadio, si dovrà tener conto delle circostanze 

aggravanti e attenuanti peculiari alle infrazioni in parola (sentenze del Tribunale 

federale 6B_865/2009 del 25 marzo 2010 consid. 1.2.2; 6B_297/2009 del 

14 agosto 2009 consid. 3.3.1; 6B_579/2008 del 27 dicembre 2008 consid. 4.2.2, 

con rinvii). Se vi è concorso di reati il giudice ha l’obbligo d’aggravare la pena 

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- 19 - 

(DTF 103 IV 225). La pronuncia di una pena unitaria, intesa come considerazione 

complessiva di tutte le infrazioni da giudicare, non è possibile (DTF 144 IV 217 

consid. 3.5; DTF 6B_559/2018 del 26 ottobre 2018 consid. 1.4). Tuttavia, 

allorquando le differenti infrazioni sono strettamente collegate tra loro sia dal 

punto di vista materiale che temporale, in maniera tale da non poterle distinguere 

e giudicare separatamente, il giudice non viola il diritto federale se fissa 

globalmente la pena senza determinare una pena ipotetica per ogni singola 

infrazione (DTF 144 IV 217 consid. 2.4 e 4.3; sentenza del Tribunale federale 

6B_523/2018 del 23 agosto 2018 consid. 1.2.2, 6B_1216/2017 dell’11 giugno 

2018 consid. 1.1.1).  

5.5 Modifiche del diritto sanzionatorio 

5.5.1 Per quel che attiene alle modifiche apportate dalla riforma del diritto sanzionatorio 

(v. supra, consid. I.2.5), la Corte rileva anzitutto che, con mente alla pena 

detentiva, con la revisione è stata reintrodotta la possibilità per il giudice di 

pronunciare pene detentive di breve durata – meno di sei mesi – con o senza la 

condizionale.  

La durata minima della pena detentiva inoltre è stata fissata in tre giorni, salvo 

per pene detentive pronunciate in sostituzione di una pena pecuniaria (art. 36 

CP) o di una multa (art. 106 CP) non pagate (art. 40 cpv. 1 CP).  

Le condizioni per pronunciare una pena detentiva in luogo di una pena pecuniaria 

sono inoltre state codificate all’art. 41 CP.  

5.5.2 Con mente alla pena pecuniaria, con la revisione l’ammontare delle aliquote 

giornaliere è stato limitato a un minimo di tre aliquote e un massimo di 

180 aliquote (art. 34 cpv. 1 CP), mentre il diritto previgente prevedeva un 

massimo di 360 aliquote (art. 34 cpv. 1 vCP) e il minimo – non regolamentato 

dalla legge – era di una aliquota giornaliera (DUPUIS/MOREILLON/PIGUET/ 

BERGER/MOZOU/RODIGARI, op.cit., n. 11 ad art. 34 CP).  

L’importo dell’aliquota giornaliera – precedentemente non regolamentato dalla 

legge – è stato fissato in fr. 30.-- con la possibilità di ridurlo eccezionalmente fino 

a fr. 10.--, mentre l’importo massimo di fr. 3’000.-- ad aliquota è rimasto invariato 

(art. 34 cpv. 2 vCP e CP). 

5.5.3 Per quel che attiene alla sospensione condizionale della pena, è d’uopo rilevare 

che il diritto previgente prevedeva la sospensione condizionale delle pene 

pecuniarie, del lavoro di pubblica utilità e delle pene detentive della durata di sei 

mesi a due anni (art. 42 cpv. 1 vCP), mentre il nuovo diritto prevede la 

- 20 - 

sospensione delle pene pecuniarie e delle pene detentive di durata non superiore 

a due anni (art. 42 cpv. 1 CP).  

Ai sensi sia della normativa previgente che di quella attuale, il giudice di regola 

sospende l’esecuzione della pena se una pena senza condizionale non sembra 

necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti, a 

condizione che l’autore, nei cinque anni prima del reato, non sia stato condannato 

ad una pena detentiva di almeno sei mesi (art. 42 cpv. 2 vCP), rispettivamente a 

una pena detentiva superiore a sei mesi (art. 42 cpv. 2 CP); in tale ipotesi, la 

sospensione sarebbe possibile soltanto in presenza di circostanze 

particolarmente favorevoli. La concessione della sospensione condizionale può 

essere rifiutata anche perché l’autore ha omesso di riparare il danno 

contrariamente a quanto si poteva ragionevolmente pretendere da lui (art. 42 

cpv. 3 vCP e CP). 

Secondo la nuova normativa il giudice non può più cumulare a una pena 

condizionalmente sospesa una pena pecuniaria senza condizionale; la possibilità 

di cumulare una multa resta invece intatta (art. 42 cpv. 4 vCP e CP). 

5.5.4 Per quel che attiene invece alla sospensione parziale della pena, con la revisione 

è stata anzitutto soppressa la possibilità di sospendere parzialmente 

l’esecuzione della pena pecuniaria (art. 43 cpv. 1 CP).  

Ai sensi del nuovo art. 43 CP, il giudice può dunque sospendere parzialmente 

l’esecuzione di una pena detentiva di un anno a tre anni se necessario per tenere 

sufficientemente conto della colpa dell’autore, mentre il diritto previgente 

permetteva di sospendere parzialmente l’esecuzione di una pena pecuniaria, di 

un lavoro di pubblica utilità o di una pena detentiva di un anno a tre anni se 

necessario per tenere sufficientemente conto della colpa dell’autore (cpv. 1); la 

parte da eseguire, in entrambe le normative, non può eccedere la metà della 

pena (cpv. 2); e, in caso di sospensione parziale dell’esecuzione della pena 

detentiva, la parte sospesa e la parte da eseguire devono essere di almeno sei 

mesi. Inoltre, le norme sulla concessione della liberazione condizionale (art. 86 

CP) non sono applicabili alla parte da eseguire (cpv. 3).  

Giusta l’art. 44 cpv. 1 CP, rimasto invariato, se il giudice sospende del tutto o in 

parte l’esecuzione della pena, al condannato è impartito un periodo di prova da 

due a cinque anni. Sul piano soggettivo, il giudice deve formulare una prognosi 

sul futuro comportamento del condannato, basandosi su un apprezzamento 

globale che tenga conto delle circostanze dell’infrazione, degli antecedenti del 

reo, della sua reputazione e della sua situazione personale al momento del 

giudizio. Da prendere in considerazione sono tutti gli elementi che permettono di 

- 21 - 

chiarire il carattere del condannato nel suo insieme, nonché le sue opportunità di 

ravvedimento. Nel fare questo non è ammissibile sopravvalutare determinati 

criteri a scapito di altri comunque pertinenti. Il giudice deve motivare la sua 

decisione in maniera sufficiente (v. art. 50 CP); la sua motivazione deve 

permettere di verificare se si è tenuto conto di tutti gli elementi pertinenti e come 

essi sono stati ponderati (v. DTF 134 IV 1 consid. 4.2.1; 128 IV 193 consid. 3a; 

118 IV 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale federale 6B_713/2007 del 4 marzo 

2008 consid. 2.1, pubblicato in SJ 2008 I p. 279 e seg.). 

5.5.5 Nel caso concreto, la Corte ha ritenuto che per A. il previgente regime 

sanzionatorio sarebbe indubbiamente più favorevole rispetto alla vigente 

normativa; difatti, applicando in casu il previgente diritto sanzionatorio, la 

maggiore estensione edittale della pena pecuniaria consente di irrogare tale 

genere di pena anziché una pena detentiva, essendo tal ultimo genere di pena 

più afflittivo rispetto alla pena pecuniaria (DTF 6B_559/2018 del 26 ottobre 2018 

consid. 1.1.1; sentenza del Tribunale federale 6B_905/2018 del 7 dicembre 2018 

consid. 4.3.2). Conseguentemente, alla presente fattispecie si deve applicare il 

regime sanzionatorio previgente. 

5.6 Nel quadro dell’esame di cui all’art. 49 cpv. 1 CP, la violazione dell’art. 2 della 

legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le 

organizzazioni associate si rivela essere il reato più grave, punito con una pena 

detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria. Tale cornice edittale 

delimita l’esame del giudice, chiamato a procedere, entro detta cornice edittale 

per l’appunto, con la fissazione della pena di base per il reato più grave. La durata 

massima della pena detentiva è di venti anni (art. 40 CP). Siccome in presenza 

di più reati il giudice non può aumentare di oltre la metà il massimo della pena 

comminata (v. supra, consid. 5.4), la pena detentiva edittale non potrà comunque 

eccedere i sette anni e sei mesi (5 anni + ½ di cinque anni).  

5.6.1 La Corte ha accertato che A. ha frequentato le scuole elementari e due anni di 

scuole medie in Turchia. Dopo avere interrotto gli studi a causa dei problemi 

economici della sua famiglia, egli ha iniziato a lavorare come pastore e 

agricoltore presso l’azienda agricola paterna, attività che ha svolto fino ai 17/18 

anni. A 20 anni egli ha prestato servizio militare a Istanbul nel corpo della marina 

turca per 18 mesi, e in seguito ha lavorato in diverse fabbriche, fino al giorno 

della sua partenza per la Svizzera. A. ha conosciuto la sua futura moglie – una 

cittadina turca che era a beneficio di un permesso B in Svizzera – quando lei si 

trovava in Turchia. Nel 1996 si sono sposati e l’anno successivo A. si è trasferito 

in Svizzera grazie al ricongiungimento familiare. Da quest’unione sono nati tre 

figli. In Svizzera egli inizialmente ha lavorato come addetto alle pulizie, per poi 

- 22 - 

lavorare come magazziniere fino al 31 gennaio 2017, quando ha perso il lavoro 

(p. 13.2.16 e segg.). Egli è stato disoccupato fino ad ottobre 2018, quando ha 

firmato due contratti di lavoro su chiamata come addetto alle pulizie (p. 13.930.3 

e seg.) 

Quanto alla sua situazione patrimoniale, A. fino al 31 agosto 2018 ha percepito 

l’indennità di disoccupazione, pari a fr. 3'769.--. Attualmente per la sua attività di 

addetto alle pulizie percepisce fr. 18.-- lordi all’ora, rispettivamente fr. 16.-- lordi 

all’ora, a seconda della ditta per cui lavora. Sua moglie percepisce una rendita di 

invalidità di fr. 1'400 mensili. I tre figli della coppia vivono coi genitori e sono a 

loro carico. Quanto alle uscite fisse, le stesse ammontano a fr. 1'370.-- per l’affitto 

e fr. 564.-- per la cassa malati di tutta la famiglia, importo già al netto dei sussidi 

(v. p. 13.930.2 e segg.). 

Egli non possiede immobili in Svizzera, mentre in Turchia ha una casa di sua 

proprietà e dei terreni in comproprietà coi suoi fratelli (p. 13.2.23). Il valore 

complessivo sarebbe di fr. 60'000.--, da dividere tra 13 fratelli (p. 13.930.4). 

A. non ha precedenti penali in Svizzera (p. 13.221.2) e a suo carico non risultano 

né esecuzioni né attestati di carenza beni (p. 13.261.6). Nell’ambito della 

commisurazione della pena, l’incensuratezza è stata considerata in maniera 

neutra (v. DTF 136 IV 1 consid. 2.6.4). 

5.6.2 Con mente alle componenti oggettive e soggettive della colpevolezza, per quel 

che attiene al reato più grave – la violazione della legge federale che vieta i gruppi 

“Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate – la Corte ha 

ritenuto anzitutto che l’infrazione commessa da A. porta su un unico filmato. 

Inoltre la portata di questa condivisione – benché non sia da sminuire alla luce 

della legislazione federale applicabile in materia – non raggiunge un’intensità 

particolare. La Corte ha pure considerato che l’atto in sé non ha comportato un 

livello di intensità preparatoria ed esecutiva tale da intravvedervi una particolare 

energia criminale. 

5.6.3 Alla luce di quanto testé indicato, la Corte ha valutato la colpa di A. in punto alla 

violazione della legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” 

nonché le organizzazioni associate come lieve, e ritiene dunque adeguata, a 

titolo di pena ipotetica di base, una pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere.  

5.7 Ritenuta la presenza di ulteriori infrazioni quali la ripetuta violazione 

dell’art. 135 CP occorre, in forza del principio del cumulo giuridico, procedere 

all’aumento della pena in misura adeguata e parimenti apprezzare nel loro 

complesso le eventuali circostanze aggravanti e quelle attenuanti la pena. 

- 23 - 

Considerato che le sei violazioni dell’art. 135 CP sono strettamente collegate fra 

loro, sia dal punto di vista materiale che temporale, la Corte procede all’aumento 

della pena ipotetica di base con mente alla ripetuta violazione dell’art. 135 CP 

valutata nel suo insieme (v. supra, consid. 5.4). 

Per ciò che riguarda la ripetuta violazione dell’art. 135 CP, la Corte ha ritenuto 

che l’infrazione porta su ben sei video. La Corte ha d’altro canto considerato che 

gli atti di condivisione in sé non hanno però comportato un livello di intensità 

preparatoria ed esecutiva tale da intravvedervi una particolare energia criminale, 

e ciò nonostante la ripetitività che contraddistingue l’infrazione in questione. Al 

riguardo, la presenza di ben sei video fa sì che la colpa non possa più essere 

ritenuta quale lieve. 

Alla luce di quanto sopra indicato, la Corte ritiene che la colpa di A. in relazione 

alla ripetuta violazione dell’art. 135 CP è già non più lieve. 

5.8 Alla luce di quanto sopra esposto, ponderate tutte le circostanze, la Corte giudica 

adeguata una pena pecuniaria complessiva di 240 aliquote giornaliere di  

fr. 30.-- cadauna. 

Va rilevato che, per il calcolo dell’aliquota, la Corte ha ritenuto la situazione 

patrimoniale indicata dall’imputato, e di cui supra al consid. 5.6.1.  

5.9 La Corte ritiene che la sospensione condizionale della pena può essere 

concessa. Difatti, nel caso concreto le condizioni formali per la concessione della 

condizionale ai sensi dell’art. 42 CP sono pacificamente date e, soggettivamente, 

a mente della Corte non vi sono elementi che ostacolino una prognosi favorevole. 

Ad A. è impartito un periodo di prova di due anni, senz’altro sufficiente per 

verificare che il condannato permanga meritevole del beneficio della 

condizionale. 

5.10 Come previsto dall’art. 44 cpv. 3 CP, A., in occasione della comunicazione orale 

della sentenza, è stato inoltre reso esplicitamente attento quanto all’importanza 

e alle conseguenze della sospensione condizionale della pena (p. 13.920.7). 

6. Sulle misure 

6.1 Il giudice, indipendentemente dalla punibilità di una data persona, ordina la 

confisca degli oggetti che hanno servito o erano destinati a commettere un reato 

o che costituiscono il prodotto di un reato se tali oggetti compromettono la 

- 24 - 

sicurezza delle persone, la moralità o l’ordine pubblico (art. 69 cpv. 1 CP). Il 

giudice può ordinare che gli oggetti confiscati siano resi inservibili o distrutti 

(art. 69 cpv. 2 CP). 

6.2 Nel caso in esame, il MPC ha formulato le richieste seguenti (v. supra, 

consid. I.1; v. p. 13.100.5 [decreto d’accusa del 13 febbraio 2018]). 

6.2.1 Anzitutto, il MPC ha postulato la revoca del sequestro ordinato il 10 aprile 2017 

(p. 8.200.30 e segg.) e la conseguente restituzione ad A. dei seguenti reperti: n. 

02.01.0001 (1 iPod n. 2 memoria 8GB); n. 02.01.0009 (1 SIM Card Sunrise senza 

numero); n. 02.01.0010 (1 chiavetta USB 16GB Traxdata, nr. 3); n. 02.01.0011 

(1 chiavetta USB verde Zambon); n. 02.01.0016 (2 custodie per CD: 1 custodia 

nera/blu contenente 12 CD/DVD e 1 custodia nera contenente 35 CD/DVD); 

n. 02.01.0017 (1 PC marca HP senza riferimento, con relativo caricatore); 

n. 02.12.0001 (Documentazione cartacea dattiloscritta, copia libretto famiglia, 

contenitori con 13 CD).  

6.2.2 Inoltre, il MPC ha richiesto la revoca del sequestro ordinato il 10 aprile 2017 e la 

restituzione ad A. – previo passaggio in giudicato della sentenza e cancellazione 

delle rappresentazioni di cruda violenza rinvenute – dei seguenti reperti: 

n. 02.02.0001 (1 Samsung Galaxy senza SIM con caricatore, IMEI n. 4); 

n. 02.02.0003 (1 cellulare Samsung IMEI n. 5 con SIM n. 6); n. 02.02.0005 (1 

Tablet Samsung GSM GT - P3100 Galaxy IMEI n. 7). 

6.2.3 Infine, il MPC ha chiesto che venga ordinata la distruzione delle copie forensi dei 

dispositivi e dei supporti acquisiti, dopo il passaggio in giudicato della decisione. 

6.3 Considerato l’esito della causa, la Corte ordina che gli oggetti di cui al punto 4 e 

5 del decreto d’accusa del 13 febbraio 2018 (p. 13.100.3 e segg.) vengano 

restituiti ad A., previa cancellazione dei filmati di cui al punto 2 del dispositivo 

della presente sentenza. 

7. Sulle spese e ripetibili 

7.1 Per la ripartizione delle spese giudiziarie e delle ripetibili si applicano gli art. 416 

e segg. CPP. Esse sono calcolate secondo i principi fissati nel regolamento del 

Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità 

della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). Le spese procedurali 

comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1 RSPPF). Gli emolumenti 

sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla PGF e dal MPC nella 

procedura preliminare, dalla Corte penale del Tribunale penale federale nella 

- 25 - 

procedura di prima istanza, e dalla Corte dei reclami penali del Tribunale penale 

federale nelle procedure di ricorso ai sensi dell’art. 37 LOAP (art. 1 cpv. 2 

RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a titolo di anticipo dalla 

Confederazione; essi comprendono segnatamente le spese della difesa d’ufficio 

e del gratuito patrocinio, di traduzione, di perizia, di partecipazione da parte di 

altre autorità, le spese postali e telefoniche ed altre spese analoghe (art. 1 cpv. 3 

RSPPF). Gli emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà 

della causa, del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle 

parti e dell’onere della cancelleria (art. 5 RSPPF). In caso di apertura di 

un’istruttoria, l’emolumento riscosso per le investigazioni di polizia si situa tra i 

fr. 200.-- e i fr. 50’000.-- (art. 6 cpv. 3 lett. b RSPPF). In caso di chiusura con un 

atto d’accusa (cfr. art. 324 e segg., 358 e segg., 374 e segg. CPP), l’emolumento 

relativo all’istruttoria oscilla tra fr. 1’000.-- e fr. 100’000.-- (cfr. art. 6 cpv. 4 lett. c 

RSPPF). Il totale degli emolumenti per le investigazioni di polizia e l’istruttoria 

non deve superare fr. 100’000.-- (art. 6 cpv. 5 RSPPF). Nelle cause giudicate 

dalla Corte penale davanti al giudice unico, l’emolumento di giustizia varia tra i 

fr. 200.-- e i fr. 50’000.-- (art. 7 lett. a RSPPF). 

7.2  

7.2.1 Per quanto riguarda la procedura preliminare, il MPC fa valere costi del 

procedimento dell’ordine di fr. 2’000.--, a carico di A. In risposta alla Corte, che 

ha chiesto ragguagli in proposito, il MPC ha informato che l’importo di fr. 2’000.-

- “[…] ingloba gli emolumenti forfettari comprensivi di parte dei disborsi, anche in 

considerazione della situazione economica precaria in cui versa l’imputato” (TPF 

p. 13.510.3). 

Tenuto conto di quanto esposto al considerando precedente e alla luce della 

complessità della causa e della durata del procedimento, la Corte ritiene 

giustificato un emolumento di fr. 2'000.--, il quale è adeguato per procedure come 

quella in esame. 

7.2.2 L’emolumento relativo all’attività di questo Tribunale (art. 7 lett. a RSPPF) è 

fissato a fr. 1'000.--.  

Vi è inoltre da segnalare che per i dibattimenti si è reso necessario l’ausilio di un 

interprete, i cui costi – pari a fr. 745.-- – non possono essere addebitati ad A., e 

ciò in virtù dell’art. 426 cpv. 3 lett. b CPP.  

7.2.3 Alla luce di quanto sopra esposto, le spese procedurali ammontano 

complessivamente a fr. 3'000.--. 

- 26 - 

7.3 Giusta l’art. 426 CPP, in caso di condanna l’imputato sostiene le spese 

procedurali. Sono eccettuate le sue spese per la difesa d’ufficio ed è fatto salvo 

l’articolo 135 cpv. 4 CPP. Ai sensi dell’art. 425 CPP, l’autorità penale può 

dilazionare la riscossione delle spese procedurali oppure, considerata la 

situazione economica della persona tenuta a rifonderle, ridurle o condonarle. Il 

Messaggio del Consiglio federale concernente l’unificazione del diritto 

processuale penale (FF 2006 1228) menziona che per gli emolumenti e per i 

disborsi l’autorità può tenere conto della situazione finanziaria della persona che 

vi è assoggettata. L’autorità penale può decidere di ridurre o di condonare le 

spese procedurali allorquando il loro importo risulta troppo elevato oppure 

disproporzionato, e ciò al fine d’evitare che il pagamento delle spese procedurali, 

considerata la situazione della persona condannata al loro pagamento, appaia 

come una pena supplementare o riduca le possibilità di reinserimento sociale 

della persona condannata al loro pagamento; l’autorità dispone di un ampio 

potere d’apprezzamento (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, Petit Commentaire, 

Code de Procédure pénale, 2a ed. 2016, n. 3 ad art. 425 CPP; CHAPUIS in: 

Commentaire romand, Code de procédure penale suisse, 2011, n. 1 ad art. 425 

CPP). La sospensione e il condono delle spese procedurali hanno pure lo scopo 

di non mettere a rischio la risocializzazione dell’imputato condannato (SCHMID, 

Praxiskommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2a ed. 2013, n. 4 ad 

art. 425 CPP; DOMEISEN, Commentario basilese, 2a ed. 2014, n. 3 ad art. 425 

CPP). 

7.3.1 La Corte ritiene che, in considerazione del proscioglimento pronunciato nei suoi 

confronti, e per non mettere a rischio la risocializzazione del condannato, le 

spese procedurali debbano essere poste a suo carico unicamente in ragione di 

fr. 2'000.--.  

7.4 Ai sensi dell’art. 442 cpv. 4 CPP, le autorità penali possono compensare le loro 

pretese per spese procedurali con le pretese d’indennizzo della parte tenuta al 

pagamento relative al medesimo procedimento penale, nonché con valori 

patrimoniali sequestrati.  

7.4.1 Nel caso concreto, a copertura delle spese procedurali viene pertanto ordinata la 

compensazione con le pretese d’indennizzo di cui al consid. 9 infra (art. 442 cpv. 

4 CPP).  

- 27 - 

8. Sulla difesa d’ufficio 

8.1 Il difensore d’ufficio è retribuito secondo la tariffa d’avvocatura della 

Confederazione e l’autorità giudicante stabilisce l’importo della retribuzione al 

termine del procedimento (art. 135 cpv. 1 e 2 CPP). Se il mandato del difensore 

d’ufficio viene revocato durante l’istruzione, l’indennità deve essere stabilita già 

in tale fase (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 6 ad art. 135 CPP; 

HARARI/ALIBERTI in Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, 

op. cit., n. 1 ad art. 135 CPP). L’art. 135 cpv. 4 prevede che non appena le sue 

condizioni economiche glielo permettano, l’imputato condannato a pagare le 

spese procedurali è tenuto a rimborsare la retribuzione alla Confederazione 

(lett. a) e a versare al difensore la differenza tra la retribuzione ufficiale e 

l’onorario integrale (lett. b). Secondo la giurisprudenza (sentenza del Tribunale 

federale 1P.285/2004 del 1° marzo 2005 consid. 2.4 e 2.5; sentenza del 

Tribunale penale federale SK.2004.13 del 6 giugno 2005 consid. 13), la 

designazione di un difensore d’ufficio crea una relazione di diritto pubblico tra lo 

Stato e il patrocinatore designato ed è compito dello Stato remunerare il 

medesimo, fermo restando che il prevenuto solvibile dovrà in seguito rimborsare 

tali costi. 

In applicazione degli art. 11 e 12 RSPPF le spese di patrocinio comprendono 

l’onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di vitto e di 

alloggio, nonché le spese postali e telefoniche. L’onorario è fissato secondo il 

tempo, comprovato e necessario, impiegato dall’avvocato per la causa e 

necessario alla difesa della parte rappresentata. L’indennità oraria ammonta 

almeno a fr. 200.-- e al massimo a fr. 300.--; essa è in ogni caso di fr. 200.-- per 

gli spostamenti. L’indennità oraria per le prestazioni fornite dai praticanti 

ammonta a fr. 100.-- (sentenza del Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 

2017 consid. 4.4.2, sentenze del Tribunale penale federale SK.2010.28 del 

1° dicembre 2011 consid. 19.2; SK.2015.4 del 18 marzo 2015 consid. 9.2). 

Secondo giurisprudenza costante, le spese e indennità delle procedure di ricorso 

sono indipendenti da quelle della procedura di fondo (sentenze del Tribunale 

penale federale BK.2015.5 del 21 dicembre 2010 consid. 3.7; SK.2011.8 del 

13 gennaio 2012 consid. 14.1; SK.2011.27 del 19 agosto 2014; sentenza del 

Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 2017 consid. 4.5.2). Di regola, le 

spese sono rimborsate secondo i costi effettivi; se circostanze particolari lo 

giustificano, invece dei costi effettivi può essere versato un importo forfettario 

(art. 13 RSPPF). Giusta l’art. 13 cpv. 2 RSPPF sono rimborsati al massimo: per 

le trasferte in Svizzera, il costo del biglietto ferroviario di prima classe con 

l’abbonamento metà prezzo (lett. a); per il pranzo e la cena, gli importi di cui 

all’articolo 43 dell’ordinanza del DFF del 6 dicembre 2001 concernente 

- 28 - 

l’ordinanza sul personale federale (lett. c); per fotocopia fr. 0.50, rispettivamente 

fr. 0.20 per grandi quantità (lett. e). L’imposta sul valore aggiunto (in seguito: 

“IVA”) dovrà pure essere presa in considerazione (cfr. art. 14 RSPPF). Va a tal 

proposito precisato che sino al 31 dicembre 2017 l’aliquota applicabile era 

dell’8%; dal 1° gennaio 2018 essa è del 7.7%. 

Nella fattispecie, l’indennità oraria è fissata a fr. 230.-- (IVA non compresa), come 

da prassi in casi d’ordine corrente dinanzi a questa Corte (sentenza del Tribunale 

penale federale SK.2012.31 del 26 settembre 2012 consid. 3; sentenza del 

Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 2017 consid. 4.4.2). 

8.2 Con decisione del 2 marzo 2017 il MPC ha designato l’avv. Giuseppe Giannella 

quale difensore d’ufficio di A. a far tempo dal 22 febbraio 2017 (cl. X p. 16.2.4 e 

seg.). Il 24 gennaio 2018, l’avv. Castelli si è manifestato presso il MPC in qualità 

di difensore di fiducia di A., in sostituzione del difensore d’ufficio avv. Giannella, 

allegando una procura datata 22 gennaio 2018 (v. p. 16.2.28 e seg.). 

8.3 La Corte ha rilevato che le note d’onorario presentate dall’avv. Giannella il 

6 aprile 2017 (p. 16.2.14 e seg.) e il 13 ottobre 2017 (p. 3.0.12 e seg.) sono già 

state tassate con decisione del MPC del 22 novembre 2017 (p. 3.0.16 e segg.). 

8.4 Per quel che concerne la nota d’onorario del 26 marzo 2017, per le prestazioni 

profuse dall’avv. Giannella dal 7 novembre 2017 al 24 gennaio 2018 (p. 13.721.3 

e seg.), la Corte riconosce la nota d’onorario così come presentata dal legale, 

senza apportare modifica alcuna. All’allora difensore d’ufficio di A. vengono 

pertanto riconosciuti fr. 1’592.35 (IVA inclusa). 

8.5 L’indennità dovuta al difensore d’ufficio è posta a carico della Confederazione. 

Tuttavia, il condannato è tenuto a risarcire fr. 1'592.35 alla Confederazione, non 

appena la sua situazione economica glielo permetterà (art. 135 cpv. 4 lett. a 

CPP). 

9. Sulle indennità 

9.1 Se è pienamente o parzialmente assolto o se il procedimento nei suoi confronti 

è abbandonato, giusta l’art. 429 cpv. 1 CPP l’imputato ha diritto a: un’indennità 

per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali 

(lett. a); un’indennità per il danno economico risultante dalla partecipazione 

necessaria al procedimento penale (lett. b); una riparazione del torto morale per 

lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi personali, segnatamente in caso 

di privazione della libertà (lett. c). 

- 29 - 

9.1.1 Per quel che attiene alle spese legali di cui all’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, lo Stato 

è tenuto ad indennizzare le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei 

diritti procedurali dell’accusato prosciolto; trattasi delle spese assunte per la 

difesa di fiducia, le spese del difensore d’ufficio essendo a carico della 

Confederazione. Vengono indennizzati il patrocinio, se era necessario, nonché 

le spese, se appaiono adeguate (MINI, Commentario CPP, 2010, n. 5 ad art. 429 

CPP). 

9.1.2 Per quel che concerne la riparazione del torto morale di cui all’art. 429 cpv. 1 

lett. c, la base legale per il diritto al risarcimento dei danni e alla riparazione del 

torto morale è stata concepita nel senso di una responsabilità causale; lo Stato 

deve riparare la totalità del danno che presenta un nesso causale con il 

procedimento penale ai sensi del diritto della responsabilità civile (FF 2006 1231). 

Una lesione particolarmente grave è data pacificamente in casi di carcerazione 

preventiva o di carcerazione di sicurezza, e potrebbe essere data ad esempio 

pure in caso d’ispezioni corporali o in caso di perquisizione domiciliari, in caso di 

risonanza mediatica o in ragione della durata del procedimento (MINI, op. cit., n. 7 

ad art. 429 CPP; WEHRENBERG/FRANK, Commentario basilese, 2a ed. 2014, n. 27 

ad art. 429 CPP). L’autorità competente dispone di un ampio potere 

d’apprezzamento nella determinazione della riparazione del torto morale (DTF 

129 IV 22 consid. 7.2). Nell’esercizio del suo potere d’apprezzamento il giudice 

deve tenere conto delle particolarità del caso specifico (WEHRENBERG/FRANK, 

op. cit., n. 28 ad art. 429 CPP). L’indennità prevista dall’art. 431 cpv. 1 CPP, 

come del resto la riparazione del torto morale ai sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. c 

CPP, non può essere estinta opponendo in compensazione quella dello Stato 

per le spese procedurali (DTF 140 I 246 consid. 2.6.1). 

9.2 A. ha postulato anzitutto il riconoscimento di un’indennità per le spese legali 

sostenute ai fini dell’adeguato esercizio dei suoi diritti processuali, pari a 

complessivi fr. 8'808.25, e ciò in applicazione dell’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, 

Inoltre, a titolo di indennità per torto morale giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP, 

egli ha richiesto il riconoscimento di fr. 2'000.-- più interessi al 5% annuo 

dall’8 ottobre 2018. 

9.2.1 Nel caso concreto, in considerazione del proscioglimento di A. dall’accusa di 

rappresentazione di atti di cruda violenza in relazione a due immagini, a mente 

della Corte si giustifica il riconoscimento di un’indennità per le spese legali 

sostenute pari a fr. 500.--.  

9.2.2 A. ha altresì richiesto il riconoscimento di una riparazione del torto morale pari a 

fr. 2'000.-- più interessi al 5% annuo dall’8 ottobre 2018. Al riguardo, egli motiva 

la sua istanza sulla scorta dell’intervento della polizia presso la sua abitazione, 

- 30 - 

della perquisizione, della traduzione forzata, e delle misure d’inchiesta alle quali 

egli è stato sottoposto, adducendo parimenti che l’inchiesta penale avrebbe avuto 

risvolti negativi a livello familiare. A tal proposito, v’è da rilevare come le misure 

d’inchiesta e i disagi ad esse strutturalmente connessi, e a cui si riferisce A. nella 

sua istanza, sono da imputare alle infrazioni oggetto d’abbandono, tramite 

decreto d’abbandono del 22 novembre 2017 (p. 3.0.23 e segg.), da parte del 

MPC (v. supra, consid. D).  

Le pretese avanzate da A., e connesse col complesso fattuale allora definito 

dall’abbandono, sono pertanto già state esaustivamente trattate e decise in tale 

sede procedurale. Non risulta peraltro che A. abbia interposto reclamo contro 

detto decreto d’abbandono, che ha acquisito forza di cosa giudicata formale.  

- 31 - 

La Corte pronuncia: 

1. A. è assolto dal capo d’accusa di rappresentazione di atti di cruda violenza, 

limitatamente alle due fotografie pubblicate in rete il 22 febbraio 2017. 

2. A. è riconosciuto autore colpevole di: 

2.1 ripetuta rappresentazione di atti di cruda violenza, con riferimento ai filmati di cui 

ai capi d’accusa n. 1 e n. 2; 

2.2 violazione dell’art. 2 della Legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato 

islamico” nonché le organizzazioni associate, con riferimento al capo d’accusa 

n. 2. 

3. A. è condannato ad una pena pecuniaria di 240 aliquote giornaliere di fr. 30.-- 

cadauna. 

La pena pecuniaria è sospesa per un periodo di prova di due anni. 

4. Gli oggetti sequestrati sono restituiti ad A., previa cancellazione dei filmati di cui 

al punto 2 del dispositivo. 

5. A. è condannato al pagamento delle spese procedurali in ragione di fr. 2'000.--. 

6. La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Giuseppe Gianella è fissata in 

fr. 1’592.35 (IVA inclusa), importo a carico della Confederazione. 

A. è condannato al rimborso alla Confederazione di fr. 1’592.35 non appena le 

sue condizioni economiche glielo permetteranno (art. 135 cpv. 4 CPP). 

7. Le pretese a titolo di indennizzo sono accolte in ragione di fr. 500.-- (art. 429 

cpv. 1 lett. a CPP). 

8. A copertura delle spese procedurali viene ordinata la compensazione con le 

pretese d’indennizzo (art. 442 cpv. 4 CPP). 

 

  

- 32 - 

In nome della Corte penale 

del Tribunale penale federale 

 

 

Il Giudice unico La Cancelliera 

 

Il testo integrale della sentenza viene notificato a: 

- Ministero pubblico della Confederazione, Procuratore federale Sergio 

Mastroianni 

- Avv. Costantino Castelli  

Dopo il passaggio in giudicato la sentenza sarà comunicata a: 

- Ministero pubblico della Confederazione in quanto autorità d’esecuzione (testo 

integrale) 

- Ufficio della migrazione del Cantone Ticino (art. 82 cpv. 1 OASA) 

 

Informazione sui rimedi giuridici 

 

Reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

Il reclamo contro i decreti e le ordinanze, nonché gli atti procedurali della Corte penale del Tribunale penale 
federale, eccettuate le decisioni ordinatorie, deve essere presentato e motivato per scritto entro 10 giorni alla 

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 393 cpv. 1 lett. b e art. 396 cpv. 1 CPP; art. 37 cpv. 
1 LOAP). 
Il reclamo contro la decisione che fissa la retribuzione del difensore d’ufficio deve essere presentato e motivato 
per scritto entro 10 giorni alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (art. 135 cpv. 3 lett. a e 

art. 396 cpv. 1 CPP; art. 37 cpv. 1 LOAP). 
Mediante il reclamo si possono censurare: a. la violazione del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere 
di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia; b. l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti; 
c. l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 CPP). 
 
Ricorso al Tribunale federale 

Le decisioni finali della Corte penale del Tribunale penale federale sono impugnabili mediante ricorso al 
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione 

(art. 78, art. 80 cpv. 1, art. 90 e art. 100 cpv. 1 LTF). 
Il ricorrente può far valere la violazione del diritto federale e del diritto internazionale (art. 95 lett. a e b LTF). 
Egli può censurare l’accertamento dei fatti soltanto se è stato svolto in modo manifestamente inesatto o in 
violazione del diritto ai sensi dell’articolo 95 LTF e l’eliminazione del vizio può essere determinante per l’esito 
del procedimento (art. 97 cpv. 1 LTF). 
 
 
 
 
   Spedizione: 21 dicembre 2018