# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3fb5d599-e788-5510-ae53-29dd89b8859c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-14
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 14.09.2015 14.2015.87
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2015-87_2015-09-14.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2015.87

  	
  Lugano

  14 settembre 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Simoni

  

 

 

statuendo nella causa __________ (opposizione al
sequestro) della Pretura della Giurisdizione di Mendrisio-Sud promossa con
istanza 29 dicembre 2014 da

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinata dall’avv.,)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

  (patrocinata dall’avv.,)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 23 aprile 2015 presentato dalla RE 1 SA
contro la decisione emessa il 10 aprile 2015 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Il 10 agosto 2011 la RE 1 (in seguito RE 1), in qualità di mutuante,
e la CO 1 in veste di mutuataria, hanno sottoscritto un contratto di mutuo (“loan
agreement”) di durata determinata, in forza del quale la prima si è
impegnata a trasferire alla seconda € 3'000'000.–
entro cinque giorni, da rimborsare entro tre anni. Le parti hanno convenuto un
tasso d’interesse del 2% superiore a quello Euribor a sei mesi, ma comunque non
inferiore al 3% annuo. Con tale prestito la mutuataria si è impegnata a estinguere
i debiti (precedentemente) assunti con la stipulazione di un contratto di
acquisto di azioni con la società I__________ (con sede a __________) “a
beneficio” della K__________ __________ di __________ (in seguito K__________).
Secondo il contratto di mutuo la mutuante era altresì autorizzata in ogni
momento, entro tre anni dalla sottoscrizione dello stesso, a convertire l’intero
importo mutuato e gli interessi nel frattempo maturati in una partecipazione
del 15% al capitale azionario della K__________. Alfine di garantire l’adempimento delle obbligazioni
da parte della CO 1, le parti hanno inoltre previsto che la società cipriota Y__________
avrebbe messo in pegno il 15% delle sue quote azionarie (pari al 50%) nella K__________, ciò che è avvenuto il 9 settembre 2011 con la conclusione di un contratto
di pegno d’azioni (“share pledge agreement”) tra la RE 1 e la Y__________.
Per quanto concerne la restituzione della somma prestata, il contratto prevedeva
– nel caso in cui l’importo mutuato non fosse stato usato per l’acquisto delle
azioni della K__________ – che il mutuo sarebbe dovuto essere rimborsato entro
15 giorni lavorativi dalla data di scadenza del contratto. Il giorno successivo
alla sottoscrizione del contratto di mutuo, la RE 1 ha versato a favore della CO
1 fr. 3'000'000.– su un suo conto presso la banca __________ di __________.

                            B.  A
seguito di due solleciti di pagamento inviati alla debitrice per gli interessi
scaduti, in cui la mutuante aveva reso attenta la mutuataria che in caso di
mancata corresponsione degli stessi, il contratto sarebbe stato disdetto e l’intero
importo preteso, con scritti del 6 e del 30 giugno 2014 la RE 1 ha quindi
sciolto il rapporto contrattuale con la CO 1 chiedendo alla debitrice la
restituzione della somma mutuata e i relativi interessi, per un totale di € 3'242'647.25.

                            C.  Con
istanza 18 dicembre 2014 diretta contro la CO 1 la RE 1 ha chiesto alla Pretura
della Giurisdizione di Mendrisio-Sud di decretare il sequestro: a) del
“conto no. __________ presso __________ __________, intestato a CO 1 e ogni altro
conto, deposito o bene depositato presso __________ __________, inclusi conti
intestati o di cui è avente diritto economico l’ADE della società CO 1, signor
D__________”; b) di altri conti e beni intestati alla CO 1 e a D__________
o solo a quest’ultimo – quale avente diritto econo­mico – presso la __________
di __________, così come “le azioni, i certificati azionari, certificati di
incorporazione o ogni bene o documento che attesti e incorpori la proprietà
della società CO 1 (…) intestata a D__________”
presso la società T__________ Ltd di __________, e di ogni altro bene di cui
risulta proprietario o avente diritto economico, il tutto fino a concorrenza di
€ 3'242'647.25, pari a fr. 3'893'900.–,
oltre agli interessi e alle spese. Quale titolo del
credito e causa del sequestro (art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF) l’istante ha indicato
il contratto di mutuo (“loan agreement”) sottoscritto con la debitrice
il 10 agosto 2011.

                            D.  Con
decreto dello stesso giorno il Pretore ha
accolto integralmente l’istanza e ordinato il sequestro di quanto richiesto,
oltre alla prestazione di una garanzia bancaria di fr. 400'000.– posta a carico
della sequestrante in virtù dell’art. 273 cpv. 1 LEF. Essendo il sequestro
stato eseguito l’indomani dagli Uffici d’esecuzione di Zurigo 1 e 2, con
istanza del 29 dicembre 2014 la CO 1 ha presentato opposizione al decreto di
sequestro al medesimo giudice. All’udienza
di discussione del 16 marzo 2015, la parte debitrice ha confermato la sua
opposizione, mentre la controparte ha concluso per la reiezione della stessa e
la conferma del decreto di sequestro.

                            E.  Statuendo
con decisione 10 aprile 2015 il Pretore ha parzialmente accolto l’opposizione e
confermato il sequestro limitatamente ai conti e agli altri beni o depositi
intestati alla CO 1 presso le banche __________ di Chiasso e __________ di
Zurigo, ponendo le spese processuali di fr. 1'500.– a carico delle parti
in ragione di metà ciascuno, compensate le ripetibili.

                             F.  Contro
la sentenza appena citata la RE 1 è insorta a questa
Camera con un reclamo 23 aprile 2015 per ottenerne l’annulla­­mento,
la reiezione integrale dell’opposizione al sequestro e la totale conferma dello
stesso. Con decreto del 24 aprile 2015 il presidente della Camera ha dichiarato
irricevibile la richiesta di concessione dell’effetto sospensivo postulata
dalla reclamante. Nelle sue osservazioni del 21 maggio 2015, la CO 1 ha
concluso per la reiezione del reclamo.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La sentenza impugnata – emanata in materia di opposizione al sequestro
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett.
a CPC e 278 cpv. 3 LEF) alla Camera di esecuzione e
fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG).

 

                           1.1  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 23 aprile 2015 contro la sentenza notificata al
patrocinatore della reclamante il 13 aprile, in concreto il reclamo, inoltrato
l’ultimo giorno del termine, è tempestivo.

 

                           1.2  Ci
si potrebbe chiedere se la CO 1 avesse davvero un interesse personale degno di
protezione a interporre opposizione al sequestro dei beni intestati a D__________
(v. in proposito la sentenza della CEF 140.2014.14-15 del 24 novembre 2014,
consid. 6). Non risulta però dagli atti che il sequestro sia stato comunicato a
D__________ né, di conseguenza, ch’egli abbia avuto modo
di opporvisi – anzi si evince il contrario dallo scritto dell’Ufficio d’esecuzione
di Zurigo 2 del 19 dicembre 2014 (doc. 3 accluso all’opposizione). Nelle
predette circostanze si può quindi considerare che la CO 1 fosse legittimata a
opporsi al sequestro anche a tutela dei beni di D__________ per evitargli danni
di cui egli avrebbe potuto poi ritenerla responsabile.

 

                           1.3  La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate
in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv.
1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di
designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia
i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione
della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero
pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale
5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3).

 

                           1.4  Secondo
l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.

 

                             a)  La
giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice
di prima istanza e verifica quindi sotto l’an­­golo della semplice
verosimiglianza se i presupposti del sequestro sono realizzati, riesaminando
liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320 lett. a CPC;
sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.3).

 

                            b)  La
Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della
giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), ma le parti possono far
valere fatti e mezzi di prova nuovi (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC), verificatisi sia prima che dopo l’emana­­zione della sentenza di primo
grado (cfr. sentenza della CEF 14.1999.82 del 10 aprile 2000, consid.
1.5/e) fino alla chiusura dello scambio degli allegati (sentenza della CEF
14.1999.3 del 5 luglio 1999, consid. 3). È ammessa solo la produzione di documenti
(art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 consid. 4.3). L’ac­­certamento
dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se
sono manifestamente errati o arbitrari (art. 320 lett. b CPC; DTF 138 III 234
consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire sull’esito
della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di prime cure
non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di prova, ha
omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha tratto
deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (cfr. per analogia:
sentenza del Tribunale federale 5A_739/2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i
rinvii; Jeandin in: CPC commenté, 2011, n. 5-6 ad art. 320 CPC con
rimandi).

                             2.  In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il
sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo
credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al
debitore (n. 3).

 

                           2.1  I
fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi –
che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un
“inizio di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano
realizzati, senza dover escludere la possibilità che si siano svolti in altro
modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In
particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata dal sequestrante
esiste per l’im­­porto enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al
fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè
né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione provvisoria
(DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza contraddittorio (per
garantire l’effetto sorpresa).

 

                           2.2  Il
decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o
dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso
giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro
– purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in
contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il
giudice non agisce d’ufficio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base
ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano stati
ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori
(art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della CEF
14.2011.113 dell’8 settembre 2011, consid. 6.5).
Sono inammissibili censure dirette non contro il decreto di sequestro ma contro
gli atti di esecuzione del sequestro (art. 275 LEF), affidati all’ufficio d’esecuzione
(art. 274 cpv. 1 LEF). Esse vanno fatte valere con ricorso all’autorità di
vigilanza nel senso dell’art. 17 LEF (DTF 129 III 207 consid. 2.3).

                             3.  Nella
decisione impugnata, fondandosi sul contratto di mutuo sottoscritto dalle parti
il Pretore ha anzitutto ritenuto verosimile l’esistenza del credito vantato
dalla reclamante e della causa del sequestro di cui all’art. 271 cpv. 1 n. 4
LEF, mentre egli non ha considerato che il credito fosse garantito da pegno,
rilevando come le azioni della K__________ costituite in pegno in ragione del
15% a favore della sequestrante non abbiano praticamente (più) alcun valore,
come dimostra la pesante situazione debitoria della società e il fatto che il
resto del pacchetto azionario è stato venduto per € 2.– il 26 dicembre 2013.
Giudicando sprovvista di ogni credibilità la valutazione di parte prodotta dall’opponente,
secondo cui il valore della società supererebbe € 10'000'000.–, il Pretore ha
confermato il sequestro su questo punto. 

 

                                  Per
contro egli ha seguito la CO 1, laddove essa ritiene che il sequestro dei beni
di proprietà dell’avente diritto economico D__________ debba essere revocato. A mente del primo giudice, infatti, la
sequestrante non ha dimostrato – neppure dal profilo della verosimiglianza –
che la debitrice abbia abusivamente intestato e trasferito
dei beni al suo preteso avente diritto economico allo scopo di renderli
inaccessibili ai creditori. E d’al­­tronde, rileva il Pretore, la RE 1 si è
liberamente impegnata – con tutti i rischi possibili – con una società panamense,
sottoscrivendo un contratto di cui D__________ non era parte. Per questo
motivo, non ravvisando nel caso di specie un’eccezione al concetto d’indipendenza
giuridica tra la società e il suo preteso beneficiario economico (“Durchgriff”),
non avendo la sequestrante reso verosimile un (quantomeno apparente) comportamento
abusivo né della CO 1 né di D__________, il Pretore ha ritenuto che il sequestro,
in quanto tocca beni che non sono di pertinenza della debitrice, andava
revocato.

                             4.  Nel
reclamo, la RE 1 si duole essenzialmente che il primo giudice non abbia
riconosciuto l’esistenza di un caso di Durchgriff – da essa invocata in
prima sede – malgrado che, a suo modo di vedere, gli indizi forniti e la
documentazione prodotta con l’istan­­za rendessero “altamente verosimile” che l’unico intento della società
panamense debitrice era di celare gli averi del suo avente diritto economico.
Al proposito, la reclamante denuncia un’abu­­siva
sottrazione di capitale, facendo valere che la CO 1 è stata costituita
unicamente per svolgere il ruolo di “parafulmine” a favore del suo
avente diritto economico (ciò che, a suo dire, al momento della sottoscrizione
del contratto di mutuo, non le era nota), e che, ad oggi, i conti depositati
presso la banca __________ sui quali era stato inizialmente versato l’importo
del mutuo non esistono più. Ora, a suo parere, l’opponente non ha portato alcun
elemento tale da sconfessare questa tesi, motivo per cui il Pretore avrebbe
dovuto respingere in toto l’opposizione al sequestro.

                             5.  Nelle
osservazioni al reclamo, la CO 1 ribadisce che la questione del Durchgriff
(che si potrebbe tradurre in italiano con le espressioni di “trasparenza” o di
“rimozione del velo corporativo” usate in francese e in inglese) dev’essere
esaminata alla luce del diritto dello Stato in cui è registrata (art. 154
LDIP), ossia del diritto panamense. Essa misconosce, tuttavia, che il quesito da risolvere in questa sede
non è quello, di merito, di sapere se accanto alla debitrice risponde del debito
pure il suo preteso avente diritto economico, bensì se il sequestro può anche
colpire beni formalmente intestati a nome di D__________, ancor­ch’egli
non sia menzionato quale debitore sul decreto di sequestro. Occorre, insomma,
distinguere tra trasparenza in tema di responsabilità (“Haftungsdurchgriff“)
e trasparenza patrimoniale (cfr. in materia di pignoramento: DTF 105 III
112 consid. 3a; in materia di sequestro: sentenza della CEF 14.2003.47 del 7 agosto
2003, RtiD 2004 II 769 n. 91c, consid. 3.2). 

                                  Orbene, il secondo aspetto ha natura puramente esecutiva ed è quindi
disciplinato esclusivamente dalla LEF (cfr. art. 18 LDIP). Certo, il
diritto civile applicabile cui riferirsi per determinare il proprietario o il
titolare di un determinato attivo è stabilito dalla LDIP, ma sta invece al
diritto esecutivo dello Stato in cui si svolge la procedura coatta – nella
fattispecie la LEF – definire i casi eccezionali in cui è possibile sequestrare
beni seppure formalmente intestati a terzi.

                             6.  Ora, per costante giurisprudenza del Tribunale federale il sequestro (a
modo del pignoramento) può colpire soltanto beni di proprietà del debitore o
crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112
consid. 3a), essendo al riguardo determinante in linea di principio la realtà
giuridica e non quella economica (DTF 107 III 104 consid. 1 e 106 III 89
consid. 2, con rinvii): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto
considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto
civile appartengono a una persona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato.
Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’i­­dentità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III
112 consid. 3a, 102 III 173 consid. II.3). Pertanto, nella misura in cui i beni
di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a
nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei
beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione
della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF
1991 III pag. 119; Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG III, 2a ed. 2010, n. 53-55 ad art. 271 e n. 31-33 ad art. 272 LEF), oppure che essi sono
stati trasferiti al terzo con un atto manifestamente abusivo (art. 2 cpv. 2 CC)
o comunque revocabile (art. 285 segg. LEF) tendente a danneggiare i creditori o
a favorirne alcuni a scapito di altri (sentenza della CEF 14.2005.67 del 18
ottobre 2005, consid. 3.3; RtiD 2006 I 770 n. 83c, consid. 3.4).

 

                           6.1  Da quanto appena esposto si evince che l’identità (o unità) economica
tra due persone (nel senso di un dominio economico dell’una sull’altra, v. Monsch/von der Crone, Durchgriff und wirt­schaftliche
Einheit, SZW/RSDA 2013 pagg. 452 segg. ad 3 e 457 ad IV) non giustifica da sola
il sequestro di beni appartenenti giuridicamente a terzi. Ciò può avvenire
soltanto in casi eccezionali, quando l’indipendenza giuridica della società è
invocata in modo abusivo, ovvero quando si è in presenza di vere e proprie
macchinazioni che hanno causato un danno qualificato a terzi (sentenza del Tribunale federale
5A_330/2012 del 17 luglio 2012, consid. 3.1, 3.2 e 5.3 con rinvii). Secondo la giurisprudenza già citata di questa Camera (CEF
14.2003.47, consid. 3.3 e 3.4, con diversi rinvii), l’invocazione dell’indipendenza
giuridica della società rispetto al suo dominus economico (o viceversa)
diventa manifestamente abusiva ove la società sia stata creata o utilizzata per
trasferirle beni del dominus all’unico scopo di porli al riparo del
creditore sequestrante oppure, al rovescio, quando la società (ma può anche
essere una persona fisica) trasferisce al dominus (o a un parente) i
propri beni per impedirne il sequestro e il pignoramento.

 

                           6.2  In concreto, la sequestrante non ha reso
verosimile e invero neppure allegato – come le incombeva – che la CO 1 avrebbe trasferito a D__________ i beni di cui è ora chiesto il sequestro
allo scopo di sottrarsi indebitamente ai propri obblighi nei confronti della RE
1. La sua tesi è invece che D__________ avrebbe abusivamente costituito la CO 1
quale “parafulmine” tra lui e la RE 1 all’unico scopo di ottenere la somma
mutuata per il tramite della “sua” società, mantenendo al riparo i propri averi
privati (reclamo, pagg. 5-6).

 

                             a)  Così argomentando, tuttavia, la
reclamante allude in realtà a un’estensione a D__________ della responsabilità
per il rimborso del mutuo. Coerentemente con le proprie allegazioni, essa
avrebbe però dovuto dirigere l’istanza di sequestro anche contro il preteso
avente diritto economico e non solo contro i suoi beni. Solo convenendo anche D__________ la reclamante sarebbe stata legittimata a chiedere il sequestro di qualsiasi bene di
lui limitandosi a renderne verosimile l’appartenenza, senza riguardo all’esistenza
di pregressi trapassi abusivi (v. DTF 105 III 112 consid. 3a e sentenza della
CEF 14.2003.47, consid. 3.2/a, citate sopra al consid. 5).
L’istante non poteva eludere tale esigenza semplicemente chiedendo di estendere
il sequestro richiesto contro la CO 1 ai beni di D__________. Sotto questo
profilo il reclamo si rivela infondato.

 

                            b)  Nemmeno
giova alla RE 1 affermare che la chiusura del conto della convenuta presso la
banca __________ di __________ sul quale era stato versato l’importo stabilito
nel contratto di mutuo dimostrerebbe l’esistenza di distrazioni o sottrazioni
di capitale abusive (reclamo, pag. 6 ad b). La reclamante pare così dimenticare
che lo stesso contratto di mutuo prevedeva che l’importo mutuato sarebbe dovuto
essere impiegato dalla mutuataria per estinguere i debiti (precedentemente)
assunti con la stipulazione di un contratto di acquisto di azioni (doc. 1
accluso all’istanza, art. 2). Pacifico,
quindi, che l’importo in questione non sarebbe rimasto a lungo sul conto della
convenuta.

 

                                  D’altronde, la sequestrante non ha
reso verosimile – e invero neppure allegato – che su quel conto (o su altri) vi
fossero al momento della sottoscrizione del mutuo altri fondi che sarebbero poi
stati distratti a favore di D__________. Poco importa al riguardo che la convenuta
non abbia, a mente della RE 1, apportato indizi o prove che infirmino la tesi
di quest’ultima, l’onere dell’alle­­gazione e della prova (al grado della
verosimiglianza) non potendo essere ribaltato sulla controparte (sentenza del
Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.5.1). In definitiva,
la reclamante è ben lungi dall’avere dimostrato errori manifesti del Pretore nell’accertare
i fatti da lei allegati. Infondato, il reclamo va respinto.

 

                             c)  Per
abbondanza, non è inutile aggiungere, ad ogni modo, che anche la pretesa estensione
a D__________ della responsabilità per il rimborso del mutuo non è stata resa
verosimile. Ch’egli potesse disporre a suo piacimento della CO 1 è già
perlomeno discutibile, il valore indiziario della dichiarazione di V__________,
cui rinvia la reclamante, non apparendo superare quello di semplici allegazioni
di parte, dal momento ch’egli ammette di essere figlio di __________, il quale
pare controllare la creditrice sequestrante ed essere all’origine del mutuo
(doc. 14 accluso all’istanza di sequestro, pag. 3). Quanto all’argomen­­tazione
proposta dalla sequestrante nel memoriale di risposta (ad 3a), si fonda su uno
schizzo a mano della stessa sequestrante (doc. B accluso alle osservazioni all’opposizione)
e su relazioni interpersonali tra D__________, __________ e __________, che
però non forniscono ancora indizi su quali fossero i rapporti di proprietà in
seno alla CO 1.

 

                                  Ma
soprattutto la reclamante non ha fornito neppure un inizio di prova del fatto
che, contrariamente a quanto figura nel contratto, il mutuo sarebbe stato
destinato a D__________ personalmente né che la mutuataria fosse solvibile al momento
della conclusione del contratto e che lo stesso D__________ l’abbia poi svuotata.
Non risulta neppure dagli atti che la CO 1 sia stata costituita all’unico scopo
di fare ottenere il mutuo a D__________, siccome la sua fondazione risale al
2006 (doc. L allegata all’op­­posizione) mentre il contratto è stato concluso solo
nel 2011. In realtà la RE 1 pare
essersi liberamente impegnata a conferire il mutuo a una società panamense e
non al suo preteso avente diritto economico, senza pretendere da lui garanzie
personali, pur sapendo che la mutuante “entrava a far
parte del costrutto di società offshore facenti capo a D__________” (reclamo,
pag. 5). In queste circostanze, sia come sia non apparirebbero quindi date quelle
circostanze eccezionali che avrebbero potuto giustificare di renderlo responsabile
del debito vantato dalla RE 1.

                             7.  La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), e le ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (RL 3.1.1.7.1) per il rinvio
dell’art. 96 CPC, seguono la soccombenza della reclamante (art. 106 cpv. 1 CPC). Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art.
112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 3'893'900.–, supera
agevolmente la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1
lett. b LTF. 

 

Per
questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

                             2.  Le
spese processuali di complessivi fr. 2'500.– relative al presente
giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico. La RE 1
rifonderà alla CO 1 fr. 5'000.– per ripetibili.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).