# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ed78b37-0a7a-5359-851b-19b3aa5a90ec
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-05-17
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 17.05.2017 BB.2017.46
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2017-46_2017-05-17.pdf

## Full Text

Decisione del 17 maggio 2017 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré, 

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Rosemary Patrizi Dos Anjos, 

c/o avv. Christof Affolter,  

Reclamante 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Indennizzo dell'imputato in caso di assoluzione o di ab-

bandono del procedimento (art. 429 e segg. CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2017.46 

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 Fatti: 

A. Il 22 febbraio 2017 il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC) 

ha disposto l'abbandono ex art. 319 CPP del procedimento penale avviato nel 

2012 nei confronti di A. per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis 

CP e di corruzione di pubblici ufficiali stranieri ex art. 322septies CP (v. act. 1.15).  

 

Contestualmente il MPC si è pronunciato anche in merito alla richiesta di inden-

nità formulata dall’interessato il 30 gennaio 2017, nella quale postulava un ri-

sarcimento di EUR 185'000.– a titolo di riparazione e d’indennizzo delle spese 

sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali e 

fr. 15'000'000.– a titolo di riparazione del torto morale (v. act. 1.16). Il MPC ha 

riconosciuto all'istante, in parziale accoglimento della sua istanza, un inden-

nizzo di fr. 1'500.–, respingendo la richiesta d’indennizzo del torto morale (v. act. 

1.15 pag. 6). 

 

 

B. Con reclamo del 3 marzo 2017 A. è insorto avverso la succitata decisione di-

nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulando, in 

riforma di quanto deciso dal MPC, quanto già evidenziato in sede di istanza 

d’indennizzo (v. act. 1).  

 

 

C. Nelle sue osservazioni del 17 marzo 2017 il MPC ha chiesto, nella misura della 

sua ammissibilità, la reiezione integrale del reclamo (v. act. 5).  

 

 

D. Con replica del 27 marzo 2017, trasmessa al MPC per conoscenza (v. act. 8) il 

reclamante ha in sostanza ribadito le conclusioni espresse in sede ricorsuale 

(v. act. 7). 

 

 

 

 Diritto: 

 

1. 

1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a CPP e 37 cpv. 1 della legge federale del 

19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le de-

cisioni e gli atti procedurali del pubblico ministero.  

 

Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissi-

bilità dei ricorsi che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambito, 

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dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP non-

ché GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer Strafprozessordnung, 

tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la giurisprudenza 

citata).  

 

1.2 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di abbandono del 

MPC, il reclamo è ricevibile sotto il profilo degli art. 322 cpv. 2 e 396 cpv. 1 CPP. 

La legittimazione del reclamante, destinatario della decisione impugnata e da 

essa direttamente toccato nei propri interessi giuridici di natura patrimoniale, è 

pacifica (v. art. 321 cpv. 1 lett. a, 322 cpv. 2 e 382 cpv. 1 CPP).  

 

1.3 Giusta l’art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le viola-

zioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la 

denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei 

fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c). 

 

 

2. Nel suo reclamo A. postula la riforma della decisione impugnata, nel senso che 

gli venga riconosciuta “la riparazione e l’indennizzo per le spese sostenute ai 

fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali pari ad Euro 185'000.– “ 

nonché “la riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi dei suoi 

interessi personali e patrimoniali per una somma pari a fr. 15'000'000.– (v. act. 

1 pag. 10). Il MPC gli ha riconosciuto unicamente un indennizzo di fr. 1'500.– 

(v. act. 1.15 pag. 6). 

 

2.1 Giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP, se è pienamente o parzialmente assolto o 

se il procedimento nei suoi confronti è abbandonato, l’imputato ha diritto a un’in-

dennità per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti 

procedurali.  

 

Quali spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei diritti procedurali ai 

sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. a CPP si intendono in particolare i costi di difesa 

dell’imputato, allorquando la presenza di un patrocinatore era necessaria giusta 

l’art. 130 CPP e gli stessi costi sono direttamente legati al procedimento ed ai 

relativi atti preliminari, e risultano indispensabili per un’accurata ponderazione 

degli interessi (v. a questo titolo il Messaggio del 21 dicembre 2005 sull’unifica-

zione del diritto di procedura penale, FF 2006 pag. 1329 e GRIESSER, Kommen-

tar zur Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], 2a ediz., Zurigo/Basi-

lea/Ginevra 2014, n. 4 ad art. 429 CPP, secondo cui il CPP fa riferimento alla 

giurisprudenza precedente; v. a questo proposito tra gli altri DTF 115 IV 156 

consid. 2c pag. 159; sentenza del Tribunale penale federale BK.2005.4 del 

19 dicembre 2006, consid. 2.2).  

 

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La retribuzione dell'avvocato, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

deve stare in un rapporto ragionevole con la prestazione fornita e la responsa-

bilità del libero professionista, in considerazione della natura, dell'importanza, 

della complessità, delle difficoltà particolari in fatto o in diritto della causa, del 

tempo consacrato dal difensore allo studio e alla trattazione dell'incarto, segna-

tamente quello destinato ai colloqui e alle udienze presso le autorità di ogni 

istanza, e il risultato ottenuto (DTF 122 I 1 consid. 3a; 117 Ia 22 consid. 3a).  

 

2.1.1 Litigioso è innanzitutto il calcolo del dispendio orario di cui si è fatto carico l’avv. 

Patrizi Dos Anjos per la difesa del suo assistito. Secondo il reclamante, il MPC 

avrebbe a torto riconosciuto solo 6.5 delle 600 ore che la patrocinatrice avrebbe 

effettivamente dedicato alla sua difesa (v. act. 1 pag. 3 e seg.). Egli afferma di 

aver “dovuto difendersi in sede civile e penale davanti a vari Tribunali, in diffe-

renti giurisdizioni” (v. act. 1 pag. 4). Egli sostiene che l’importanza e la comples-

sità della fattispecie unita alla grossa mole di documenti esaminati renderebbe 

del tutto congrua una tariffa oraria di fr. 300.– per un totale di 600 ore suddivise 

in circa tre anni di assistenza legale internazionale, aggiungendo che il proce-

dimento penale avrebbe sortito effetti di portata globale coinvolgendo vari Stati 

in varie lingue. Il MPC, dal canto suo, afferma che l’attività della difesa nell’am-

bito del procedimento penale svizzero si sarebbe limitata a richieste di acquisi-

zione di documentazione ed altre comunicazioni in genere (v. act. 1.15 pag. 5). 

 

 Ora, premesso che l’avv. Patrizi Dos Anjos ha il suo studio legale a Milano e 

che, per il procedimento elvetico, ha eletto domicilio presso l’avv. Christof Affol-

ter a Lugano, risulta evidente, alla lettura del gravame e alla luce degli allegati 

forniti a sostegno, come le 600 ore di cui sopra riguardino essenzialmente l’at-

tività svolta dalla legale del reclamante all’estero nelle varie procedure penali e 

civili che hanno coinvolto il suo cliente. In questo senso, il reclamante afferma 

che l’attività difensiva all’estero sarebbe la diretta conseguenza delle informa-

zioni fornite dalla Svizzera per via rogatoriale alle autorità italiane e indiane. 

Orbene, fossero anche le misure istruttorie estere legate all’assistenza giudizia-

ria fornita dalle autorità elvetiche, non si vede per quale ragione il reclamante 

debba essere indennizzato da quest’ultime per atti intrapresi da autorità estere 

in procedimenti esteri tuttora in corso. L’autorità svizzera non ha fatto altro che 

eseguire e trasmettere atti – segnatamente gli interrogatori dei coimputati B. e 

C. – richiestigli dall’autorità estera, nel rispetto della normativa applicabile in 

materia di assistenza internazionale. Eventuali critiche in questo ambito avreb-

bero potuto essere semmai sollevate contestando le relative decisioni di chiu-

sura rogatoriali. Le valutazioni e l’utilizzo degli atti e delle informazioni, corret-

tamente trasmessi all’autorità rogante, nei procedimenti esteri sono di perti-

nenza del giudice estero, ragione per cui eventuali contestazioni legate ai mezzi 

di prova utilizzati dalle autorità di perseguimento estere vanno presentate alle 

competenti istanze estere. Il contenuto della replica è un’ulteriore dimostrazione 

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di come il reclamante pretenda, a torto, di essere indennizzato per attività difen-

sive espletate nell’ambito di procedimenti esteri (v. act. 7 pag. 3 e seg.). 

 

 In realtà, l’attività svolta dalla patrocinatrice del reclamante nell’ambito del pro-

cedimento elvetico figura alla rubrica 16.7 dell’incarto del MPC. Per gli onorari, 

il predetto ha presentato quattro fatture. Una del 23 febbraio 2015, intitolata 

“Fattura N. 4”, per “Diritti e Onorari” e per “Readdebito delle spese anticipate”, 

per un importo totale di EUR 30'000.–. Oltre a non specificare minimamente 

l’attività svolta, essa è stata indirizzata a D., a Dubai, e non al reclamante (v. act. 

1.13). La seconda, del 17 febbraio 2016, intitolata “Fattura N. 8”, con l’aggiunta 

“Tribunale di Busto Arsizio – Italia” e “Ministero pubblico Lugano – Svizzera”, 

concerne “Onorari”, “Spese generali”, “assicurazione responsabilità civile sviz-

zera”, “domiciliazione presso avv. Affolter” e “spese giudiziarie procedura con-

ciliazione Lugano”, per un totale di EUR 25'000.– (v. act. 1.13). Anche in tale 

fattura gli onorari non sono specificati, così come non sono specificate le spese 

generali. Inoltre, appare chiaro che le spese giudiziarie legate alla procedura di 

conciliazione a Lugano non possano essere messe a carico del MPC, visto che 

riguardano una procedura civile slegata da quella penale. Per il resto, si tratta 

di spese che sono normalmente già incluse negli onorari. La terza fattura, del 

17 marzo 2016, intitolata “Fattura N. 13”, anche qui con l’aggiunta “Tribunale di 

Busto Arsizio – Italia” e “Ministero pubblico Lugano – Svizzera”, per un importo 

di EUR 25'000.–, concerne “Onorari” e “Spese generali” che non sono assolu-

tamente specificati (v. act. 1.13). L’ultima fattura, del 30 gennaio 2017, intitolata 

“Avviso di notula” e l’aggiunta “Ministero pubblico Lugano – CH” riguarda ono-

rari per EUR 50'000.–, senza specificazione ulteriore (v. act. 1.13). Applicandosi 

nella fattispecie il diritto svizzero (v. art. 1 cpv. 1 CPP), è del resto a torto che il 

reclamante invoca, in sede di replica (v. act. 7 pag. 4 e seg.), la legislazione 

estera per affermare di non essere tenuto ad indicare nelle fatture la tariffa ora-

ria applicata e di poter individuare forfettariamente il compenso dovuto.  

 

 In definitiva, tenuto conto dell'impossibilità di esaminare gli onorari indicati dalla 

patrocinatrice del reclamante, del fatto che la gran parte dell’attività svolta dalla 

predetta riguarda in realtà procedure penali o civili estere, della natura, della 

durata e dello sviluppo del procedimento, nonché del grado di difficoltà della 

causa e degli atti istruttori compiuti, la scrivente autorità ritiene che la decisione 

del MPC di fissare a 6.5 ore il dispendio orario legato all’attività della patrocina-

trice del reclamante vada confermata. La censura va quindi respinta. 

 

2.1.2 Per quanto attiene alla tariffa oraria, il reclamante contesta l'importo di fr.  230.– 

fissato dal MPC. Egli reputa che, vista l'importanza e complessità della fattispe-

cie, la grossa mole di documenti esaminata, il coinvolgimento di vari Stati con 

varie lingue e la lunga durata della procedura, l'avv. Patrizi Dos Anjos si sia 

correttamente prevalsa di una tariffa di fr. 300.– l'ora.  

 

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 L’art. 12 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, 

le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; 

RS 173.713.162) prevede che l’indennità oraria ammonta almeno a fr. 200.– e 

al massimo a fr. 300.–, precisato che per gli spostamenti viene applicata una 

tariffa oraria di fr. 200.– (v. sentenza del Tribunale penale federale SN.2011.16 

del 5 ottobre 2011, consid. 4.1 con riferimenti). La remunerazione oraria di 

fr. 300.– esposta dal difensore si situa pertanto al limite massimo degli importi 

previsti nella suddetta disposizione. Secondo la prassi della Corte penale del 

TPF, se il caso non presenta difficoltà particolari, la tariffa oraria applicata am-

monta a fr. 230.– (v. sentenze del Tribunale penale federale SK.2011.10 del 

26 agosto 2011, consid. 8.1; SK.2010.27 del 12 maggio 2011, consid. 6.1; 

SK.2008.7 del 5 febbraio 2009, consid. 9). Ora, giova rilevare che in caso di 

procedure complicate che coinvolgono numerosi imputati, le prevedibili difficoltà 

di ordine giuridico non toccano necessariamente ogni singolo imputato, potendo 

essere la posizione processuale di ognuno diversa. Procedure lunghe e una 

grossa mole di atti non devono inoltre essere prese in considerazione nel qua-

dro della determinazione dell’indennità oraria (v. sentenza del Tribunale penale 

federale BB.2011.32 del 23 agosto 2011, consid. 3.2), visto che viene già tenuto 

in considerazione nel calcolo generale delle ore investite (v. concretamente in-

fra consid. 2.3.2).  

 

 Alla luce di quanto esposto, e tenuto conto delle natura e delle caratteristiche 

della fattispecie, l'applicazione della tariffa massima oraria di fr. 300.– richiesta 

dal reclamante non si giustifica in alcun modo. Va per contro riconosciuta, con-

formemente alla prassi di questa Corte in casi di normale complessità, un’in-

dennità oraria di fr. 230.– (v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2012.2 

del 1° marzo 2012, consid. 6.2). La decisione del MPC su questo punto deve 

pertanto essere confermata. 

 

2.2 Giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP, se è pienamente o parzialmente assolto o 

se il procedimento nei suoi confronti è abbandonato, l’imputato ha diritto a una 

riparazione del torto morale per lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi 

personali, segnatamente in caso di privazione della libertà. La commisurazione 

della riparazione del torto morale costituisce una decisione secondo l'equità, 

fondata di principio sull'apprezzamento e sulla ponderazione delle concrete cir-

costanze (DTF 123 II 210 consid. 2c), sicché eventuali paragoni non compor-

tano di per sé l'illiceità della somma stabilita nel singolo caso (DTF 127 IV 215 

consid. 2e; 125 III 412 consid. 2c/cc pag. 421). L'indennità deve essere fissata 

in funzione della gravità della lesione della personalità, tenendo conto di tutte le 

circostanze di fatto, segnatamente del pregiudizio all'integrità fisica e psichica, 

della reputazione di colui che si pretende leso, nonché della sua situazione fa-

migliare e professionale (DTF 128 IV 53 consid. 7a; 127 IV 215 consid. 2e; 113 

IV 93 consid. 3a pag. 98; 113 Ib 155 consid. 3b; sentenze del Tribunale federale 

1P.580/2002 del 14 aprile 2003, consid. 5.2; 1P.571/2002 del 30 gennaio 2003, 

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consid. 5; 4C.145/1994 del 12 febbraio 2002, consid. 5b; sentenze del Tribunale 

penale federale BK.2008.11+12 del 6 febbraio 2009, consid. 2.1.1; BK.2005.9 

del 12 ottobre 2005, consid. 2.1.1). 

 

 Nella fattispecie si rileva come il MPC abbia abbandonato il procedimento nei 

confronti di A. in data 22 febbraio 2017, quindi dopo quasi cinque anni dall'a-

pertura dell'inchiesta penale nei suoi confronti (marzo 2012). L'interessato, mai 

interrogato dal MPC, non ha per contro trascorso alcun giorno in detenzione 

preventiva in Svizzera. Ora, con il suo gravame, egli ha cercato di sostanziare 

il torto morale asserendo che l’assistenza giudiziaria fornita dalla Svizzera sa-

rebbe stata all’origine di svariate misure istruttorie e violazioni da lui subite 

all’estero, segnatamente in Italia. A tal proposito, si ribadisce che eventuali irre-

golarità in ambito di assistenza giudiziaria internazionale vanno se del caso fatte 

valere nell’ambito delle relative procedure rogatoriali. Non può in ogni caso es-

sere ritenuta responsabile l’autorità rogata per dichiarazioni a carico del recla-

mante rilasciate da coimputati in Svizzera (segnatamente B. e C.). Egli non può 

del resto invocare una riparazione del torto morale in relazione ad atti e valuta-

zioni probatorie, da lui criticati, compiuti da autorità estere in procedimenti 

esteri, peraltro non ancora conclusi. In questo ambito si inseriscono ad esempio 

i criticati mandati d’arresto internazionali spiccati da Paesi esteri (segnatamente 

Italia e India) tuttora validi, i quali avrebbero causato, a suo dire, danni gravis-

simi alla sua reputazione (v. act. 7 pag. 6 e seg.). Le sue richieste dovranno 

semmai essere presentate alle competenti autorità estere. Per quanto riguarda 

eventuali conseguenze legate al procedimento penale elvetico, si rileva che l’in-

sorgente non ha in realtà sostanziato nessuna lesione particolarmente grave 

dei suoi interessi personali. In definitiva, precisato che i normali disagi di natura 

psicologica causati da un procedimento penale non possono essere fonte di 

riparazione morale (v. SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxi-

skommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 11 ad art. 429 CPP), si costata 

che il reclamante non ha fatto valere sufficienti motivi a sostegno della sua ri-

chiesta. 

 

Visto quanto precede, la domanda di indennizzo per torto morale ai sensi 

dell’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP deve quindi essere integralmente respinta giac-

ché infondata. 

 

 

3. In conclusione, il reclamo va respinto. 

 

 

4. Giusta l'art. 428 cpv. 1, prima frase, CPP le parti sostengono le spese della 

procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. 

La tassa di giustizia è calcolata giusta gli artt. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8 

cpv. 3 RSPPF, ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.–.

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

 

 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 2'000.– è posta a carico del reclamante. 

 
Bellinzona, 18 maggio 2017  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Rosemary Patrizi Dos Anjos, c/o avv. Christof Affolter  

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro questa decisione non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.