# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c29f3a80-2ccd-57bb-b183-f737e3fae66b
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-06-25
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 25.06.2020 R 2019 97
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2019-97_2020-06-25.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 19 97

5a Camera  

Presidenza Racioppi
Giudici Meisser, Audétat 
Attuario Paganini

SENTENZA 

del 25 giugno 2020

nella vertenza di diritto amministrativo 

A._____,
ricorrente

contro 

Comune di X._____,
rappresentato dall'avv. lic. iur. Fabrizio Keller,

convenuto
e

B._____ und C._____,
convocati

concernente domanda di costruzione (notifica)

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1. Il 4 dicembre 2012 il Municipio dell'allora Comune di Y._____ (oggi: 

Comune di X._____) ha rilasciato a A._____ una licenza edilizia per 

l'innalzamento fino a massimo 60 cm dell'annesso est all'edificio principale 

e per la ristrutturazione del tetto di detto annesso con isolamento e 

sostituzione con copertura in lamiera zincata. L'immobile è situato sulla 

particella 1045 in zona nucleo, in cui vige l'obbligo di copertura del tetto in 

piode per edifici principali. Questa licenza è stata confermata dal Tribunale 

amministrativo in rigetto del ricorso del vicino B._____ con sentenza 10 

ottobre 2013. Ciononostante, l'intervento autorizzato non è stato eseguito. 

2. Con licenza edilizia del 7 marzo 2017 il Municipio ha autorizzato, ai sensi 

di una modifica della domanda presentata nel 2012, la notifica di A._____ 

ricevuta il 30 gennaio 2017 di copertura del tetto dell'annesso con tegole in 

cemento (e non più con lamiera zincata). Per il resto, il Municipio ha ripreso 

la licenza del 4 dicembre 2012, prolungandola fino al 7 marzo 2018. Anche 

sulla scorta di questa licenza i lavori non sono però stati eseguiti. 

3. Il 15 settembre 2017 il Municipio ha ricevuto un'ulteriore notifica di A._____ 

datata 14 settembre 2017, in cui questa chiedeva di poter eseguire la posa 

dell'isolamento termico del tetto nonché l'innalzamento e l'allineamento 

della falda dell'annesso con il tetto principale onde ottenere una falda unica 

che intendeva ricoprire in tegole di cemento. 

4. Dopo che la notifica ha fatto oggetto di verifiche e pareri, tra l'altro da parte 

dell'Ufficio per lo sviluppo del territorio dei Grigioni (UST), il quale, a 

differenza del Servizio monumenti, non intravedeva le condizioni per 

concedere un'eccezione all'obbligo di copertura in piode, con decisione 20 

febbraio 2019 il Comune decretava di non poter accettare la notifica, 

essendo necessaria una regolare domanda di costruzione. A._____, 

tuttavia, ha solamente ripresentato la notifica, completando l'incarto con il 

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piano in prospettiva dell'intervento allestito dall'arch. D._____ (consulente 

edile del Comune). Ella ha poi fatto riferimento al parere del Servizio 

monumenti dei Grigioni del 2 maggio 2018, secondo cui esso concedeva 

eccezionalmente la possibilità di sostituire il tetto esistente con nuove 

tegole di cemento di colore scuro. 

5. Il Municipio ha quindi deciso di pubblicare l'incarto come domanda edilizia. 

L'esposizione pubblica definitiva è avvenuta dal 31 luglio 2019 al 19 agosto 

2019. Durante questo periodo di pubblicazione, in data 14 agosto 2019 il 

Municipio ha comunicato a A._____ di prevedere la concessione di una 

deroga per coprire il tetto con tegole di cemento quale soluzione transitoria 

in forma di manutenzione con unificazione dell'annesso al tetto principale 

e posa dell'isolamento senza innalzamento del tetto. Questa proposta non 

è stata finalizzata da parte del Comune, siccome il 19 agosto 2019 B._____ 

e C._____ hanno inoltrato una formale opposizione alla domanda di 

costruzione (risp. notifica pubblicamente esposta) del 14 settembre 2017. 

Il 31 agosto 2019 A._____ ha presentato le proprie osservazioni a detta 

opposizione. 

6. Con decisione 16 ottobre 2019 il Municipio ha respinto la "notifica lavori 

così come presentata" specificando che "un'eventuale domanda di 

costruzione dovrà essere riproposta nel rispetto della Legge edilizia (LE) 

tenendo anche conto di quanto compreso come contenuto nella sentenza, 

riferito all'oggetto specifico (precedente domanda di costruzione) del 

Tribunale amministrativo del 10 ottobre 2013. Comunque 

nell'interpretazione della stessa da parte del Municipio". Nella motivazione 

il Municipio ha concluso che: 

"1. Il Municipio nel caso sia provata la non possibilità a livello statico dell'edificio, 

tenendo conto come annotazione che parte della motivazione può essere 

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addebitata ad interventi passati inappropriati, eseguiti su parte della struttura 

portante. 

2. Tenendo conto di quanto emanato nella sentenza del Tribunale amministrativo del 

10.10.2013, in particolare: 

1. Che un’elevazione dello stabile può essere tenuta in considerazione con le 

dovute deroghe e con il solo scopo di ricomporre, anche se parzialmente, 

l'architettura dello stabile stesso. 

2. Che un’eventuale elevazione delle murature porti ad ottenere una pendenza 

del tetto del 50 % nel rispetto della Legge edilizia comunale.

3. Che l’elevazione sia contenuta nei parametri ristretti necessari alla riproposta 

storica/architettonica, tenendo però anche conto del rispetto del diritto di terzi. 

4. Che per una copertura in piode sia accertata una non possibilità esecutiva 

(sovraccarico del peso della copertura in piode), nel caso potrà essere 

valutata, come per altro espresso dal Tribunale amministrativo, una copertura 

con lamiera piatta grigia aggraffata. 

5. Che sia proposta una domanda di costruzione completa, come richiesto dalla 

Legge edilizia comunale, nel rispetto di quanto espresso sul presente 

documento e nel diritto di terzi. 

Se date le premesse il Municipio può essere disposto ad analizzare ed eventualmente 

rilasciare una licenza edilizia, anche in deroga alla Legge stessa."

7. Avverso questa decisione A._____ (qui di seguito: ricorrente) ha inoltrato 

ricorso al Tribunale amministrativo del Cantone dei Grigioni il 25 novembre 

2019 chiedendo, in annullamento di essa, che l'incarto sia ritornato al 

Municipio perché conceda la sistemazione dell'edificio come alla variante 

del 14 settembre 2017.

8. Nella presa di posizione del 28 gennaio 2020 il Comune di X._____ (qui di 

seguito: convenuto) chiedeva il rigetto del ricorso. 

9. Nel secondo scambio di scritti le parti si riconfermavano nei loro petiti. 

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10. Nella presa di posizione del 23 aprile 2020 B._____ e C._____ (qui di 

seguito: convocati) chiedevano il rigetto del ricorso e di conseguenza la 

conferma della decisione impugnata. 

11. Nella triplica del 6 maggio 2020 la ricorrente manteneva invariati i propri 

petiti.

Considerando in diritto:

1. La competenza del Tribunale amministrativo per giudicare sulla decisione 

impugnata del 16 ottobre 2019 è data dall'art. 49 cpv. 1 lett. a della legge 

sulla giustizia amministrativa (LGA; CSC 370.100). La legittimazione della 

ricorrente è pacifica (cfr. art. 50 LGA). Essendo tempestivo e rispondendo 

alle condizioni di forma (cfr. art. 52 cpv. 1 e art. 38 LGA) il ricorso è dunque 

ricevibile.

2. Controverso è il rigetto della notifica del 14 settembre 2017 dei lavori 

concernenti l'innalzamento e l'allineamento con il tetto principale della falda 

dell'annesso nonché l'isolamento e la copertura dell'intero tetto con tegole 

in cemento in procedura semplificata. Le tegole in cemento dell'edificio 

principale a due falde verrebbero riutilizzate, mentre quelle sulla falda 

dell'annesso verrebbero sostituite (si noti che dagli atti non risulta 

chiaramente se quelle attuali siano in ardesia risp. tipo Schiefer oppure di 

Eternit).

3. Anzitutto si precisa che i lavori richiesti, non possono fare oggetto di una 

procedura semplificata (risp. di notifica).

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3.1. Giusta l'art. 50 cpv. 1 dell'Ordinanza cantonale sulla pianificazione 

territoriale (OPTC; CSC 801.110), la procedura semplificata per il rilascio 

della licenza edilizia viene applicata a progetti di costruzione subordinati 

per i quali non si attendono opposizioni, segnatamente in caso di: modifiche 

minori di progetti di costruzione già autorizzati (cifra 1); misure edilizie non 

visibili dall'esterno, che sono conformi alla zona e che non determinano 

cambiamenti riguardo al volume di traffico o all'utilizzazione (cifra 2). 

Secondo l'art. 50 cpv. 2 OPTC, la procedura semplificata per il rilascio della 

licenza edilizia viene applicata inoltre a progetti di costruzione che secondo 

l'art. 40 OPTC sono esentati dall'obbligo della licenza edilizia, ma che sono 

assoggettati alla procedura semplificata per il rilascio della licenza edilizia 

conformemente alla legge edilizia comunale (cfr. anche art. 86 cpv. 3 della 

Legge cantonale sulla pianificazione territoriale [LPTC; CSC 801.100]).

3.2. Nel caso di specie ci si doveva attendere delle opposizioni ai lavori previsti. 

Inoltre, già solo per via dell'allineamento dei due tetti, i relativi lavori non 

rientrano nei progetti di costruzione esentati dall'obbligo di licenza edilizia 

secondo l'art. 40 cpv. 1 OPTC, segnatamente lavori di riparazione ai sensi 

dell'art. 40 cpv. 1 cifra 1, e assoggettati alla procedura di notifica secondo 

la legislazione comunale del convenuto. Il convenuto ha segnalato che la 

ricorrente può presentare un'ordinaria domanda di costruzione e che in 

un'ordinaria procedura si valuterà soprattutto anche la possibilità di una 

deroga. La ricorrente è già stata sollecitata con decisione 20 febbraio 2019 

(doc. 10 convenuto) a voler inoltrare una regolare domanda di costruzione 

entro un termine di 30 giorni, cosa che questa però non ha fatto, limitandosi 

a completare l'incarto. Il fatto che il convenuto abbia pubblicato una notifica 

non è previsto dalle norme procedurali (cfr. art. 51 cpv. 1 seconda frase 

OPTC: "Si rinuncia alla posa di modine e all'esposizione pubblica, 

compresa la pubblicazione". Irrilevante è dunque il fatto che il convenuto 

abbia proceduto a un'esposizione pubblica della notifica del 14 settembre 

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2017 e che la pubblicazione sia avvenuta per due volte (la domanda 

pubblicata il 19 luglio è stata ripubblicata il 31 luglio 2019). Il convenuto ha 

peraltro precisato che la ripubblicazione è avvenuta a causa di una svista 

nella prima pubblicazione che non era stata esposta nell'albo di Z._____. 

A tal proposito va aggiunto che quale organo di pubblicazione ufficiale per 

l'esposizione di domande di costruzione (cfr. art. 45 cpv. 2 LE), secondo la 

risoluzione municipale del 29 agosto 2017 riportata dalla ricorrente, è 

designato unicamente il sito del portale (www.X._____.ch); tuttavia il 

convenuto espone le domande edilizie anche nei rispettivi albi delle 

frazioni. 

3.3. Visto che occorre una procedura ordinaria per il rilascio di una licenza 

edilizia, passa in secondo piano l'opposizione dei qui convocati e il quesito 

se la loro opposizione del 19 agosto 2019 era tempestiva o meno risp. se 

questi erano legittimati. Pure la ricorrente, del resto, afferma che oggetto 

del suo gravame è la mancata autorizzazione e non l'accoglimento o meno 

dell'opposizione dei convocati. Ad ogni modo, non occorre chinarsi oltre su 

questi punti (opposizione, ripubblicazione, pubblicazione di una notifica), 

perché irrilevanti ai fini del giudizio sulla domanda se il convenuto poteva 

respingere la notifica in questione.

4. Dal profilo formale, la ricorrente censura una motivazione carente della 

decisione impugnata.

4.1. Dal diritto di essere sentito codificato nell'art. 29 cpv. 2 della Costituzione 

federale della Confederazione Svizzera (Cost.; RS 101) la giurisprudenza 

ha dedotto l'obbligo dell'autorità di motivare le proprie decisioni. Una 

decisione risulta essere sufficientemente motivata, allorquando la parte 

interessata è messa nelle condizioni di rendersi conto della sua portata e 

di poter far uso con piena cognizione di causa dei rimedi di diritto a sua 

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disposizione per impugnare la medesima dinanzi a un'istanza giudiziaria 

superiore. Per questa ragione è sufficiente che l'autorità menzioni, almeno 

brevemente, i motivi che l'hanno spinta a decidere in un senso piuttosto 

che in un altro. Essa non deve per contro pronunciarsi su tutti gli argomenti 

sottopostile, ma può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, 

atte a influire sulla decisione di merito (DTF 139 IV 179 consid. 2.2; STF 

4A_248/2013 consid. 3). Il diritto di essere sentiti è una garanzia di natura 

formale, la cui violazione in linea di principio comporta l'annullamento della 

decisione impugnata, indipendentemente dalle prospettive di successo del 

ricorso. Secondo giurisprudenza, tale violazione può tuttavia essere sanata 

se la parte lesa ha la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso 

con pieno potere d'esame. Tuttavia, una simile riparazione deve essere 

l'eccezione e non è fondamentalmente ammessa, eccetto se la violazione 

dei diritti procedurali della parte lesa non è particolarmente grave. Tuttavia, 

una riparazione della violazione del diritto di essere sentiti può comunque 

giustificarsi anche in presenza di un vizio grave, qualora un rinvio 

costituirebbe una vana formalità e provocherebbe soltanto un 

prolungamento inutile della procedura, cosa che sarebbe incompatibile con 

l'interesse della parte toccata affinché la sua causa sia decisa entro un 

termine ragionevole (cfr. DTF 142 II 218 consid. 2.8.1).

4.2. Dalla decisione impugnata non emergono chiaramente i motivi che hanno 

indotto il convenuto a respingere la notifica dei lavori. In fase di ricorso, 

tuttavia, il convenuto a ovviato a questo vizio di carenza di motivazione. 

Siccome sui punti discussi il Tribunale ha piena cognizione, il vizio può 

dunque ritenersi sanato, sebbene questo errore formale vada debitamente 

considerato nella retribuzione delle spese in caso di sconfitta della 

ricorrente. Posto che la lesione del diritto di essere sentiti verrà – se del 

caso – considerata nei costi, non appare necessario chinarsi sull'ulteriore 

critica della ricorrente in forma di lesione del diritto di essere sentiti per 

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diniego di accesso agli atti, secondo cui il convenuto non le avrebbe 

trasmesso la presa di posizione del Servizio monumenti dei Grigioni del 3 

(recte: 2) maggio 2018, che nel frattempo si trova agli atti. 

5. La ricorrente ritiene che la licenza edilizia originaria del 2012 sarebbe 

ancora in essere. La licenza edilizia del 4 dicembre 2012 con modifica del 

7 marzo 2017 sembra in effetti essere ancora valida, dato che il convenuto 

ha prorogato la sua validità (conformemente all'art. 91 cpv. 2 LPTC) fino al 

26 giugno 2021 come da lettera del 26 giugno 2019 (doc. 14 ricorrente). 

Questa licenza del 4 dicembre 2012/7 marzo 2017 (doc. 8 e 3 convenuto) 

autorizza – per quanto qui di interesse – l'innalzamento (fino a massimo 60 

cm) dell'annesso, la ristrutturazione del tetto di detto annesso con 

isolamento e sostituzione con copertura in tegole in cemento. Non sono 

autorizzati pertanto né la ricopertura (oltre a isolamento) del tetto 

dell'edificio principale, in riutilizzo delle stesse tegole di cemento, né 

l'allineamento del tetto a due falde dell'edificio principale con quello a una 

falda dell'annesso. Questi lavori – definiti "variante" dalla ricorrente, 

siccome il consulente architettonico e il tecnico comunale hanno optato per 

l'allineamento dei due tetti (cfr. 10 ricorrente), sono oggetto della notifica 

del 14 settembre 2017. 

6. La ricorrente non sembra contestare il fatto che – come si vedrà più sotto 

– gli edifici principali a Z._____ debbano avere il tetto in piode, e che, di 

conseguenza, un rivestimento in tegole di cemento non è conforme alla LE, 

bensì il fatto che non le è stata concessa una deroga. Sebbene il convenuto 

abbia segnalato la sua disponibilità a valutare una deroga in un'eventuale 

procedura ordinaria, per ragioni di economia processuale ma anche di 

diritto si entra nel merito delle censure della ricorrente sollevate in questa 

sede. 

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7. La ricorrente invoca una violazione del principio di parità di trattamento in 

relazione a deroghe all'obbligo di copertura in piode precedentemente 

concesse dal convenuto per edifici principali. 

7.1. Giusta l'art. 13 cpv. 4 lett. c LE nel piano generale delle strutture possono 

essere delimitate, tra le altre, le aree con l’obbligo del tetto in piode: entro 

queste aree valgono le disposizioni particolari degli art. 36 (Zona nucleo 

[N]) e 37 (Zona ampliamento nucleo [AN]) LE. Nella zona qui di rilevanza 

(N), le aree con l’obbligo della copertura in piode in stile tradizionale sono 

stabilite nei relativi piani generali delle strutture. L’obbligo sussiste solo per 

l’edificio principale. Per aggiunte e piccole costruzioni come legnaie, 

conigliere, pollai e simili è permesso l’uso di altri materiali di copertura. Il 

materiale usato verrà concordato preliminarmente con il consulente 

architettonico. Per le zone senza obbligo del tetto in piode i tetti devono 

tener conto della struttura del nucleo (art. 36 cpv. 5 LE).

7.2. L'art. 6 cpv. 1 LE prescrive che, se esistono condizioni straordinarie e 

l'osservanza delle disposizioni legali costituisce un rigore sproporzionato, 

l'autorità edilizia può concedere delle deroghe a singole norme, purché in 

tal modo non si ledano interessi pubblici. 

7.3.1. Per giurisprudenza e dottrina, un atto normativo viola il principio di 

uguaglianza quando, tra casi simili, fa distinzioni che nessun ragionevole 

motivo in relazione alla situazione da regolare giustifica di fare o sottopone 

a regime identico situazioni che presentano tra loro differenze tali da 

rendere necessario un trattamento diverso (DTF 141 I 78 consid. 9.1). 

7.3.2. Il diritto all'uguaglianza di trattamento nell'illiceità può essere ammesso, 

eccezionalmente, soltanto quando, non in un caso isolato e neppure in 

alcuni casi, bensì secondo una prassi costante un'autorità deroga alla 

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legge e dà a divedere che anche in futuro non deciderà in modo conforme 

alla legge. Allora il cittadino ha diritto di esigere di beneficiare anch'egli 

dell'illegalità, sempre che ciò non leda altri interessi legittimi. Qualora 

un'autorità esplicitamente riconosca l'illegittimità di una determinata prassi 

anteriore e affermi chiaramente di volersi in futuro conformare alla legge, il 

principio dell'uguaglianza di trattamento deve cedere il passo a quello della 

legalità (STF 2C_409/2012 consid. 2.2 con rinvii).

7.4. Le deroghe a cui fa riferimento la ricorrente riguardano la frazione di 

Y._____ e non quella di Z._____. Tuttavia, si rileva che le particelle 

menzionate dalla ricorrente n. 137 e 732 RF del Comune convenuto, 

frazione di Y._____, si trovano entrambe in zona nucleo, come quella in 

discussione n. 1045 nella frazione di Z._____, e che per entrambe le 

frazioni fa stato la Legge edilizia dell'ex Comune di Y._____. 

L'argomentazione del convenuto secondo cui il valore architettonico-

paesaggistico delle due frazioni del Comune convenuto sarebbe diverso 

così come lo sarebbero le pianificazioni per queste due frazioni non può 

essere condivisa. Certo, per queste frazioni vi sono dei piani diversi (in 

particolare vi sono due piani delle strutture [PGS]), ma va notato che nella 

relazione sulla revisione totale della pianificazione locale dell'ex Comune di 

Y._____ del 4 giugno 2004 si menzionava: "I vecchi nuclei di Y._____, 

Y.1._____, Y.2._____ e Z._____ rappresentano un patrimonio storico-

culturale non indifferente. II piano generale delle strutture è lo strumento 

che deve garantire la gestione, nei migliori dei modi, di questo patrimonio. 

Non bisogna inoltre trascurare l'importante ruolo che deve assumere il 

consulente architettonico per la riuscita di quest'operazione." Non sembra 

dunque che per queste due frazioni si intendesse differenziare circa 

l'importanza del valore architettonico dei rispettivi nuclei. D'altra parte, 

secondo i PGS digitalizzati di queste due frazioni, se a Z._____ in tutto il 

nucleo vige l'obbligo del tetto in piode, ad Y._____ invece, sono designate 

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delle specifiche aree dove vale questo obbligo. In una di esse si trova in 

parte la particella n. 137 – presa a paragone dalla ricorrente –, mentre l'altra 

particella menzionata dalla ricorrente (n. 732) non è situata in una di queste 

aree. Ne discende che, pur ammesso che il convenuto abbia concesso una 

deroga all'obbligo di copertura in piode per l'edificio principale sulla 

particella n. 137, questo unico esempio non basta per ammettere una 

prassi di tolleranza dell'illegalità, o meglio, di deroga dalla norma. Piuttosto, 

ammesso che per questo unico caso sia stata concessa un'eccezione, 

l'applicazione di una deroga in casi isolati dimostra che il convenuto non 

abusa e non restringe arbitrariamente il suo potere discrezionale 

accordatogli dall'art. 6 cpv. 1 LE. L'appello al principio dell'uguaglianza di 

trattamento è quindi infondato. Di conseguenza, si può rinunciare alla 

richiesta di assunzione agli atti dei dossier relativi alle opere sui succitati 

mappali.

8. Inoltre, la ricorrente sostiene che la variante (con allineamento dei tetti, 

come da notifica del 14 settembre 2017) rifiutata dal convenuto, sarebbe 

stata concertata con quest'ultimo. Parafrasando, la ricorrente fa quindi 

valere una violazione del principio dell'affidamento, rimproverando al 

convenuto un comportamento contraddittorio.

8.1.1. Il principio della buona fede (art. 5 cpv. 3 e art. 9 Cost.) – da cui derivano 

anche il divieto dell'abuso di diritto e il divieto d'adottare un comportamento 

contraddittorio – vale per l'insieme dell'attività statale e conferisce al 

cittadino il diritto, a determinate condizioni, di esigere dalle autorità che 

queste si conformino alle precise promesse o assicurazioni che gli hanno 

rilasciato e non disattendano la fiducia che egli ha riposto nelle medesime. 

In particolare, l'autorità deve astenersi da adottare dei comportamenti 

idonei a ingannare il cittadino e non deve poter trarre profitto dalle 

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conseguenze di una propria scorrettezza o mancanza (STF 

2P.173/2002/2A.389/2002 consid. 5.2 con rinvii). 

8.1.2. Il divieto di comportamento contradditorio prevede che la stessa autorità 

non si discosti senza validi motivi da una posizione che ha preso in maniera 

vincolante nei confronti di un rispettivo cittadino in una concreta procedura 

(cfr. TSCHANNEN/ZIMMERLI/MÜLLER, Allgemeines Verwaltungs-recht, 4a ed., 

2014, § 22 n. 22). 

8.1.3. Secondo la giurisprudenza, un’informazione di un'autorità al cittadino 

(anche se errata) può vincolare quest’ultima esercitando effetto giuridico 

alle seguenti condizioni:

- che l’autorità abbia fornito un’informazione senza riserva;

- che l'informazione si riferisca a una situazione concreta concernente il 

cittadino;

- che l’ufficio, che ha fornito l'informazione, fosse competente per farlo o 

che il cittadino avesse fondati motivi per ritenere che lo fosse;

- che il cittadino non abbia potuto rendersi conto immediatamente 

dell'inesattezza dell’informazione ricevuta;

- che, confidando nelle informazioni ricevute, il cittadino abbia adottato 

disposizioni che non potrebbe revocare senza subire pregiudizio;

- che il diritto applicabile non sia cambiato dal momento in cui 

l'informazione è stata rilasciata;

- che l’interesse alla corretta applicazione del diritto oggettivo non 

oltrepassi quello alla tutela dell’affidamento (cfr. per tutto STF 

2C_486/2014/2C_487/2014 consid. 2.2 con rinvii). 

Quanto appena detto vale non solo in merito a informazioni ma pure 

riguardo a promesse fatte dalle autorità (cfr. DTF 126 II 377 consid. 3a). 

Quali conseguenze giuridiche di una lesione del legittimo affidamento 

entrano in considerazione il vincolo dell'autorità alla base di affidamento, 

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p.es. nel senso che una promessa fatta acquisisce carattere vincolante, 

oppure sussidiariamente, l'indennizzo del danno alla fiducia se il vincolo 

dell'autorità alla base di affidamento non è attuabile o se non appare 

opportuno a causa di interessi pubblici preponderanti (cfr. TSCHANNEN/ 

ZIMMERLI/MÜLLER, op. cit., § 22 n. 14 con riferimenti). 

8.2. Stando alla ricorrente, sarebbe stata l'autorità comunale a indurla a 

formulare la domanda di variante del 14 settembre 2017. Questa sarebbe 

stata la conseguenza di pregressi accordi e discussioni con l'allora tecnico 

comunale, con il sindaco e con il Municipio. Il convenuto ribatte che la 

ricorrente confonderebbe un'autorizzazione con una discussione 

preliminare. Né il tecnico comunale né il sindaco né una delegazione del 

Municipio avrebbero potuto vincolare il Municipio, che, quale autorità 

edilizia, sarebbe la sola autorità competente a rilasciare decisioni. Il 

principio della buona fede non potrebbe dunque essere invocato per 

decisioni rilasciate da un'autorità o un organo incompetente. 

8.3. La ricorrente ha allegato diversi scritti, tra cui un'e-mail del sindaco dell'11 

giugno 2019 (doc. 6) in cui questi prospetta – tra l'altro – il rilascio di una 

licenza per la ricopertura del tetto principale nonché una lettera del 14 

gennaio 2019 (doc. 7) in cui il Municipio si dichiara pronto ad accettare la 

notifica del 14 settembre 2017 senza procedere a pubblicazione e a 

rilasciare il permesso edilizio a condizione di copertura completa (edificio 

principale e annesso) in zinco-titanio o ad accettare detta notifica 

procedendo all'esposizione pubblica nel caso la ricorrente volesse eseguire 

la copertura completa in tegole di cemento. Con lettera del 22 gennaio 2019 

(doc. 7.1) la ricorrente ha rifiutato questa proposta. Anche nell'ulteriore 

corrispondenza allegata, non si trova alcuna decisione del Municipio, quale 

autorità edilizia (cfr. art. 4 cpv. 1 LE), che autorizzi quanto notificato dalla 

ricorrente. La ricorrente, inoltre, non poteva dunque fare affidamento su 

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promesse del sindaco o altri funzionari perché incompetenti per una 

decisione di rilascio di una licenza edilizia. 

8.4. Tuttavia, nella lettera del 14 agosto 2019 (doc. 14 convenuto) il Municipio, 

dopo aver interpellato consulenti, esperti e uffici competenti, aveva 

comunicato alla ricorrente quanto segue:

"L'Esecutivo prevede di concedere una deroga per coprire il tetto in questione con le tegole 

di cemento già presenti attualmente. Solo per l'annesso ci sarebbe un cambiamento da 

lastre di eternit a tegole di cemento.

Il tetto non ha una pendenza sufficiente per essere coperto con piode, secondo gli esperti 

non è abbastanza ripido e un tetto completo in titan zinc non sarebbe esteticamente 

proponibile.

Un’eventuale licenza sarebbe una soluzione transitoria in forma di manutenzione, con 

l’unificazione dell’annesso al tetto principale e con la posa dell'isolazione senza 

innalzamento del tetto.

Un’eventuale licenza sarebbe legata ad un vincolo futuro di elaborare un progetto di 

risanamento definitivo con un tetto in piode."

Il Municipio, quale Autorità edilizia, ha quindi di fatto promesso alla 

ricorrente di autorizzare quanto da lei notificato, seppure in via transitoria. 

E ciò durante il periodo di (ri-)pubblicazione della domanda, per cui risulta 

ancora più difficile spiegare il dietrofront nella decisione qui impugnata di 

rifiuto del 16 ottobre 2019 con l'inoltro dell'opposizione dei convocati, 

siccome bisognava aspettarsi l'eventualità di un inoltro di un'opposizione. 

La ricorrente non ha però adottato delle disposizioni irrevocabili senza 

subire pregiudizio confidando in questa promessa, per cui non può 

appellarsi alle conseguenze di vincolo derivanti dal legittimo affidamento. 

D'altra parte, il principio della buona fede e del divieto di comportamento 

contradditorio appaiono disattesi, cosa che per motivi di interesse pubblico 

preponderante non giustifica il riconoscimento di un vincolo del convenuto 

a suddetta promessa, ma comporta perlomeno l'accollamento in toto dei 

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costi di questa procedura al convenuto nel caso di soccombenza della 

ricorrente. 

9. Da ultimo, non è nemmeno dato l'asserito uso inammissibile del potere 

discrezionale da parte del convenuto. In primo luogo, si ricorda che, vista 

la clausola discrezionale di cui al summenzionato art. 6 LE, il convenuto 

gode di un certo margine di discrezionalità nella concessione di deroghe, 

che il Tribunale deve rispettare. In secondo luogo, senza voler anticipare 

troppo la decisione del convenuto in un'eventuale procedura ordinaria, 

secondo un giudizio prima facie va detto, innanzitutto, che l'UST sembra 

essere del parere che una deroga non può essere concessa. Nella nota 

agli atti del 10 dicembre 2012 (doc. 12 convenuto) l'arch. E._____ ha infatti 

segnatamente riferito:

"Nel caso in questione non sono riconoscibili condizioni straordinarie (perizia statica: tutti 

i tetti di piode sono pesanti allo stesso modo, tutti i tetti tradizionali sono di piode e durano 

da anni: se l’edificio in questione è malmesso, cioè non è in misura di sostenere il peso 

delle piode, andrà riparato/rinforzato di conseguenza) e nemmeno l'osservanza costituisce 

un rigore sproporzionato, giacché tutti i tetti del nucleo sottostanno allo stesso obbligo. Il 

fattore prezzo non è rilevante: al momento della decisione pianificatoria del vincolo già ha 

fatto oggetto della ponderazione degli interessi. Inoltre, il prezzo come argomento vale per 

ogni tetto nell'area vincolata. Infine, l’ammissione di un’eccezione basata sul solo fattore 

prezzo significherebbe lo svuotamento di significato della norma (ogni altro proprietario si 

appellerebbe allo stesso principio rendendo la norma inapplicabile)."

Appaiono così inficiati gli argomenti contrari alla ricostruzione del tetto in 

piode esposti nella perizia ingegneristica del 25 gennaio 2011 allegata alla 

notifica del 14 settembre 2017 (doc. 4 ricorrente). A ciò nulla cambia che 

l'ex tecnico comunale e il consulente architettonico abbiano preferito la 

soluzione di allineamento delle falde dell'edifico principale e dell'annesso 

per formare un unico tetto (a due falde; cfr. doc. 10). Tantomeno sembra 

rivelarsi utile per la ricorrente la valutazione del Servizio monumenti dei 

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Grigioni, il quale, da un lato, in via del tutto eccezionale ha concesso la 

possibilità di sostituzione delle tegole esistenti con delle tegole in cemento 

più scure, incorporando l'annesso laterale nella stessa pendenza del tetto 

principale. Dall'altro lato però, detto Servizio ha pure precisato che qualora 

in futuro si dovessero eseguire dei lavori di miglioria, sistemazione o 

consolidamento alla parte strutturale dell'edificio, quest'ultimi devono 

essere realizzati in modo tale da permettere una nuova copertura in piode 

(cfr. presa di posizione del Servizio citato del 2 maggio 2018 [doc. 11 

convenuto]). Siccome i lavori notificati dalla ricorrente comprendono anche 

l'isolamento del tetto dell'edificio principale e quindi una sua miglioria, la 

decisione di rifiuto del convenuto sembra conciliarsi anche con l'opinione di 

detto Servizio. Ad ogni modo, a prescindere da questa presa di posizione, 

in fin dei conti la decisione spetta al convenuto. 

10. Indipendentemente da quanto già stabilito nella sentenza di questo 

Tribunale R 13 57 del 10 ottobre 2013, la decisione di rifiuto della notifica 

del 14 settembre 2017 dei rispettivi lavori non può essere contestata, per 

cui il ricorso va respinto e la decisione impugnata del 16 ottobre 2019 

confermata. 

11. La sopra constatata violazione del diritto di essere sentiti nonché del 

principio della buona fede giustifica tuttavia l'accollamento dei costi di 

questa procedura pari a CHF 2'000.-- al convenuto. Ripetibili non ne 

vengono assegnate.

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Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di CHF 2'000.--

- e le spese di cancelleria di CHF 390.--

totale CHF 2'390.--

il cui importo sarà versato dal Comune di X._____ entro trenta giorni dalla 

notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze del 

Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. [Rechtsmittelbelehrung]

4. [Comunicazioni]