# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 941ce1b2-94d9-5ec8-8496-2469058cd057
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-03
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 03.03.2025 SK.2024.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2024-45_2025-03-03.pdf

## Full Text

Sentenza del 3 marzo 2025 
Corte penale 

Composizione  Giudice penale federale Fiorenza Bergomi,  

Giudice unico, 

Cancelliere Lorenzo Rapelli  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

rappresentato dal Procuratore federale Sergio 

Mastroianni, 

 

e accusatore privato: 

 

B., rappresentato dall’avv. Nicolò Manna,   

 

 
contro 

 
 A., difeso dall'avv. di fiducia Andrea Bersani,  

 

 

Oggetto  Abuso di autorità e lesioni semplici 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

Numero dell ' incarto: SK.2024.45 

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SK.2024.45 

In fatto: 

A. Il 31 maggio 2023, a seguito di una segnalazione di aggressione/violenza 

presentata da B. nell'ambito di una visita al Pronto Soccorso dell'Ospedale 

Regionale di Lugano, il Ministero Pubblico della Repubblica e Cantone Ticino (di 

seguito: MP-TI) ha aperto un'istruzione contro ignoti agenti dalla Polizia dei 

Trasporti per titolo di abuso di autorità, disponendo la perquisizione dei sistemi 

di videosorveglianza della stazione ferroviaria di [...] ed il sequestro dei 

fotogrammi relativi all'intervallo di tempo compreso tra le ore 15.10 e le ore 16.35 

del 30 maggio 2023 (cfr. act. MPC 1-2023.08.04-1; 5-2023.06.12-1.4). 

B. In data 2 giugno 2023, B., citato a comparire dalla Polizia Cantonale ticinese, ha 

sporto querela costituendosi accusatore privato in relazione al suo fermo 

effettuato dalla Polizia dei Trasporti in data 30 maggio 2023 a [...] (cfr. act. MPC 

5-2023.06.12-1). 

C. Il 12 giugno 2023, il MP-TI ha richiesto al Ministero Pubblico della 

Confederazione (di seguito: MPC) di assumere la gestione del procedimento 

penale, richiesta che è stata confermata dal MPC il 28 giugno 2023 (cfr. act.  

MPC 2-2023.06.28-1).  

D. Il 24 luglio 2023 il MPC ha ordinato l'estensione dell'istruzione penale nei 

confronti di A. per titolo di abuso di autorità, lesioni semplici e vie di fatto (cfr. act. 

MPC 1-2023.07.24-1).   

E. Dopo aver interrogato diversi testimoni e l'imputato, svolgendo da ultimo un 

confronto tra quest'ultimo e l'accusatore privato, il MPC, con decreto di riunione 

e d’accusa del 20 giugno 2024, ha riunito l'istruzione e il giudizio della causa 

penale presso le autorità federali ed ha ritenuto A. autore colpevole di abuso di 

autorità e lesioni semplici. A. è stato condannato alla pena pecuniaria di 70 

aliquote giornaliere di CHF 140.– cadauna (totale di CHF 9'800.–) sospesa 

condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni. Oltre a ciò, A. è stato 

condannato al pagamento di una multa di CHF 1’000.– e gli sono stati posti a 

carico i costi del procedimento per CHF 500.– (cfr. act.  

MPC 3-2024.06.20-1). Sempre il 20 giugno 2024, il MPC ha abbandonato il 

procedimento condotto contro ignoti (cfr. act. MPC 3-2024.06.20-2). 

F. Il 27 giugno 2024, il difensore di A. ha interposto opposizione avverso il citato 

decreto d’accusa (cfr. act. MPC 3-2024.06.27-1). 

G. In data 29 luglio 2024, ritenendo l’assunzione di ulteriori prove non necessaria, il 

MPC ha confermato il citato decreto d’accusa e lo ha trasmesso al Tribunale 

penale federale giusta gli art. 355 cpv. 3 e 356 cpv. 1 CPP con la relativa 

opposizione (cfr. act. SK 3.100.001-002). 

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H. Il 12 agosto 2024 è stata comunicata la composizione della Corte e, il 1° ottobre 

2024, alle parti è stato impartito un termine per inoltrare le proprie proposte di 

prova o richiedere l’amministrazione di prove da parte del Tribunale come pure 

per quantificare e motivare la pretesa civile (cfr. act. SK 3.120.001-002; 

3.400.003). 

I. Il 4, rispettivamente 14 ottobre 2024, il difensore di A. ed il MPC hanno 

comunicato di non avere istanze probatorie da presentare (cfr. act. SK 3.521.002; 

3.510.002). L’11 novembre 2024, il patrocinatore dell'accusatore privato, quanto 

alla pretesa civile, si è riconfermato nelle richieste già fatte valere nella procedura 

dinanzi al MPC, maggiorate delle spese legali legate al dibattimento (cfr. act.  

SK 3.551.003). Il 13 novembre 2024 ha a sua volta comunicato di non avere 

istanze probatorie da presentare (cfr. act. SK 3.551.004).  

J. Con decreto ordinatorio del 19 novembre 2024, il Giudice unico ha comunicato 

alle parti la sua intenzione di procedere a tempo debito e d’ufficio ad acquisire 

agli atti l’estratto del casellario giudiziale svizzero relativo all’imputato, l’estratto 

dell’ufficio esecuzione e fallimenti aggiornato relativo all’imputato, la 

documentazione fiscale dal  2021 in avanti, nonché il formulario relativo alla 

situazione personale e patrimoniale dell’imputato, disponendo altresì il suo 

interrogatorio in occasione del dibattimento (cfr. act. SK 3.250.001-003). 

K. Il dibattimento si è svolto a Bellinzona nella Aula penale I del Tribunale penale 

federale il 10 febbraio 2025 (cfr. act. SK 3.310.001). 

 In sede dibattimentale il MPC ha chiesto di confermare il decreto d’accusa del  

20 giugno 2024, il cui tenore è il seguente (cfr. act. SK 3.721.019): 

- A. è colpevole dei reati di abuso di autorità (art. 312 CP) e di lesioni 

semplici (art. 123 CP). 

- La persona imputata viene pertanto sanzionata con una pena pecuniaria 

di 70 aliquote giornaliere a CHF 140.– cadauna, ammontante a 

CHF 9'800.–. L'esecuzione della pena pecuniaria viene sospesa per un 

periodo di prova di 2 anni. 

- La persona imputata viene inoltre sanzionata con una multa di 

CHF 1'000.– con l'avvertenza che in caso di mancato pagamento la 

stessa verrà sostituita con una pena detentiva di 10 (dieci) giorni. 

- Si rinvia l'accusatore privato B. per le sue pretese di natura civile e, 

precisamente, per il risarcimento delle spese legali, per la riparazione del 

torto morale e per ogni ulteriore somma che verrà richiesta legata ai danni 

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subiti, al competente foro civile in quanto in parte non liquide e sul cui 

giudizio sono necessarie altre assunzioni di prove. 

- l costi del procedimento, pari a CHF 500.–, sono a carico di A., oltre alle 

spese per il presente dibattimento. 

- II Cantone Ticino e incaricato dell'esecuzione della pena. 

 Il patrocinatore dell’accusatore privato ha a sua volta chiesto alla Corte di voler 

confermare i punti del decreto di accusa emanato nei confronti di A. relativi al 

reato di abuso di autorità (art. 312 CP) e di lesioni semplici (art. 123 CP). Quanto 

alle pretese civili, il patrocinatore dell’accusatore privato ha ribadito la sua 

richiesta di risarcimento delle spese di pronto soccorso (CHF 943.10) e un 

indennizzo per la riparazione del torto morale (CHF 1'000.–). Ha anche richiesto 

la rifusione delle spese legali sostenute, quantificate in CHF 9'621.70 come da 

nota professionale prodotta (cfr. act. SK 3.720.004). 

 Il difensore di A. ne ha postulato il proscioglimento. Ha poi richiesto un 

risarcimento in termini di ripetibili secondo la nota di onorario prodotta, per totali 

CHF 9'873.20. Nella denegata ipotesi di una condanna, ha concluso al rinvio al 

foro civile delle pretese fatte valere dall’accusatore privato (cfr. act.  

SK 3.720.009 e 3.821.004).  

L. La sentenza è stata comunicata in pubblica udienza il 3 marzo 2025 (cfr. act.  

SK 3.720.010). 

M. Il 10 marzo 2025 la difesa ha tempestivamente annunciato di interporre appello 

contro la sentenza del 3 marzo 2025 postulando che la stessa venisse motivata 

per iscritto (cfr. act. SK 3.940.001). 

Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 

necessario, nei considerandi che seguono. 

 

 

 

 

 

 

 

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In diritto: 

1. Competenza 

1.1 La Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza (TPF 2005 142 consid. 

2; 2007 165 consid. 1). 

1.2 Il perseguimento ed il giudizio dei reati di cui ai titoli diciottesimo e 

diciannovesimo del CP, soggiacciono alla giurisdizione penale federale se 

commessi da un membro di un’autorità federale o da un impiegato federale o 

diretti contro la Confederazione (art. 23 cpv. 1 lett. j CPP). Il reato contestato di 

abuso di autorità (art. 312 CP) rientra nel titolo diciottesimo del CP ma non quello 

di lesioni semplici (art. 123 CP). Se una causa penale sottostà sia alla 

giurisdizione federale sia a quella cantonale, il pubblico ministero della 

Confederazione può disporre la riunione dei procedimenti presso le autorità 

federali o le autorità cantonali (art. 26 cpv. 2 CPP).  

Nel caso in esame, il procedimento è stato effettivamente riunito presso le 

autorità federali (cfr. Fatti, lett. E).  

La presente causa soggiace dunque alla giurisdizione penale federale. 

1.3 In applicazione degli art. 2 cpv. 2 e 35 cpv. 1 della Legge federale 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 

173.71), la Corte penale è competente per statuire in primo grado sui casi che 

sottostanno alla giurisdizione federale.  

La competenza di questa Corte è quindi data. 

1.4 Per quanto attiene la composizione, fa stato l'art. 19 cpv. 2 CPP in virtù del rinvio 

dell'art. 36 cpv. 2 LOAP. Secondo questa disposizione la Confederazione e i 

Cantoni possono prevedere quale tribunale di primo grado un giudice unico 

incaricato di giudicare i crimini e i delitti, eccettuati quelli per i quali il pubblico 

ministero chiede una pena detentiva superiore a due anni, l’internamento 

secondo l’art. 64 CP, un trattamento secondo l’art. 59 CP o, nei casi in cui si 

debba contemporaneamente revocare la sospensione condizionale di una 

sanzione, una privazione della libertà superiore a due anni.  

In concreto, l’accusa ha chiesto che l’imputato venga condannato al pagamento 

di una pena pecuniaria e di una multa.  

La causa è pertanto di competenza del giudice unico. 

 

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2. Autorizzazione a procedere 

2.1 Giusta l'art. 15 cpv. 1 della Legge federale sulla responsabilità della 

Confederazione, dei membri delle autorità federali e dei funzionari federali (RS 

170.32) nessun procedimento penale può essere promosso, senza un permesso 

del Dipartimento federale di giustizia e polizia, contro un funzionario, per reati 

attenenti all’attività o alla condizione ufficiale del medesimo, purché non trattisi di 

reati concernenti la circolazione stradale. Per i membri del personale federale 

che non rientrano nei casi specifici citati nella disposizione, l'autorizzazione è 

rilasciata dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (cfr. art. 15 cpv. 1 e 2 

LResp; AUBRY GIRARDIN, Commentaire de la LTF, 3a ed. 2022, n. 74 ad art. 83 

LTF). 

2.2 A seguito di una decisione del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) 

del 27 aprile 2015, non è più necessaria l'autorizzazione per il perseguimento 

penale degli agenti della polizia dei trasporti (sentenza del Tribunale penale 

federale BB.2014.105 del 9 dicembre 2014, addendum a pag. 7).  

In tal senso, non vi sono dunque impedimenti a procedere. 

3. Validità del decreto d’accusa e dell’opposizione 

3.1 Giusta l’art. 352 cpv. 1 CPP, se nell'ambito della procedura preliminare i fatti sono 

stati ammessi dall'imputato oppure sono stati sufficientemente chiariti, il pubblico 

ministero emette un decreto d'accusa qualora, tenuto conto di un'eventuale 

revoca della sospensione condizionale di una pena o di un'eventuale revoca della 

liberazione condizionale, ritenga sufficiente una delle seguenti pene: una multa 

(lett. a), una pena pecuniaria non superiore a 180 aliquote giornaliere (lett. b), 

una pena detentiva non superiore a sei mesi (lett. d).  

3.2 L’art. 354 CPP prevede che il decreto d'accusa può essere impugnato entro dieci 

giorni con opposizione scritta al pubblico ministero dall’imputato, dall’accusatore 

privato, da altri diretti interessati o dal pubblico ministero superiore o generale 

della Confederazione e del Cantone nel rispettivo procedimento federale o 

cantonale (cpv. 1); ad eccezione di quella dell'imputato, l'opposizione va motivata 

(cpv. 2). Se è fatta opposizione, il pubblico ministero assume le ulteriori prove 

necessarie al giudizio sull'opposizione medesima (art. 355 cpv. 1 CPP). Assunte 

le prove, il pubblico ministero decide se confermare il decreto d'accusa, 

abbandonare il procedimento, emettere un nuovo decreto d'accusa o 

promuovere l'accusa presso il tribunale di primo grado (art. 355 cpv. 3 lett. a-d 

CPP). Secondo l’art. 356 cpv. 1 CPP, se decide di confermare il decreto 

d'accusa, il pubblico ministero trasmette senza indugio gli atti al tribunale di primo 

grado affinché svolga la procedura ordinaria giusta gli art. 328 e segg. CPP 

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(SCHMID/JOSITSCH, Schweizerische Strafprozessordnung - Praxiskommentar, 4a 

ediz. 2022, n. 1 ad art. 356 CPP). In tal caso, il decreto d'accusa è considerato 

come atto d'accusa (art. 356 cpv. 1 CPP). 

3.3 Il tribunale di primo grado statuisce sulla validità del decreto d'accusa e 

dell'opposizione (art. 356 cpv. 2 CPP). Se il decreto d'accusa non è valido, il 

giudice lo annulla e rinvia la causa al pubblico ministero affinché svolga una 

nuova procedura preliminare (art. 356 cpv. 5 CPP). Fra le cause che possono 

invalidare un decreto d’accusa rientrano: il mancato rispetto dei limiti di pena 

previsti dall’art. 352 CPP, la mancanza di una chiara ammissione dei fatti da parte 

dell’imputato (art. 352 cpv. 1) e la mancanza di un sufficiente chiarimento dei fatti 

(art. 352 cpv. 1). 

3.4 In concreto, tanto il decreto d’accusa del 20 giugno 2024 che l’opposizione datata 

27 giugno 2024 sono validi. 

4. Diritto applicabile  

4.1 L’art. 2 cpv. 1 CP prevede che il diritto penale materiale si applica alle infrazioni 

commesse dopo la sua entrata in vigore, consacrando il principio della non 

retroattività della norma penale; non sarebbe infatti solo iniquo, ma violerebbe 

altresì il principio nullum crimen sine lege contenuto nell’art. 1 CP, giudicare su 

crimini o delitti secondo una legge non ancora in vigore al momento della loro 

commissione (DTF 117 IV 369 consid. 4.d). Determinante è il momento in cui è 

stata compiuta l’azione (RIKLIN, Schweizerisches Strafrecht – Allgemeiner Teil I, 

4a ediz. 2013, §8 n. 5). 

4.2 L'art. 312 CP non ha subito alcuna modifica successiva ai fatti cui il MPC 

attribuisce rilevanza penale. Per quanto concerne l'art. 123 CP, il 1° luglio 2023 

è stato abrogato il secondo comma secondo il quale nei casi poco gravi di lesioni 

semplici il giudice può attenuare la pena (art. 48a). Venendo meno la forma 

privilegiata del reato, la nuova normativa non può essere considerata più 

favorevole e non costituisce dunque una lex mitior. Fa dunque stato la versione 

in vigore al momento dei fatti. 

5. Prescrizione 

5.1 I fatti si sono svolti il 30 maggio 2023. Non trattandosi di reati continuati o di atti 

successivi, la prescrizione decorre da tale data (art. 98 Iett. a CP). La 

comminatoria di pena per le lesioni semplici (art. 123 CP) è una pena detentiva 

sino a tre anni o una pena pecuniaria; per l’abuso di autorità una pena detentiva 

sino a cinque anni o una pena pecuniaria (art. 312 CP). Giusta l'art. 97 cpv. 1 

CP, l’azione penale si prescrive in 15 anni, se la pena massima comminata è una 

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pena detentiva superiore a tre anni (b), rispettivamente in 10 anni, se la pena 

massima comminata è una pena detentiva di tre anni (c). 

5.2 Manifestamente l’azione penale non è dunque prescritta. 

6. Imputazione e argomentazioni delle parti 

6.1 Il decreto d'accusa del MPC imputa ad A. il reato di abuso di autorità per avere, 

a [...] il 30 maggio 2023, sul marciapiede del binario n. 3 della stazione di [...], tra 

le ore 15:14:28 e 15:14:38 (ora, minuti e secondi come indicati dalle immagini 

video riprese all'interno del treno S10 [...] in data 30 maggio 2023 dalla VehType 

412_Kamera 23), in qualità di agente della Polizia dei trasporti con il grado di 

appuntato nello svolgimento del controllo dei documenti personali di B., che poco 

prima era stato fatto scendere dal treno S10 [...] insieme al suo amico C. tra le 

ore 15:14:12 e le ore 15:14:26 (ora, minuti e secondi come indicati dalle immagini 

video riprese all'interno del treno S10 [...] in data 30 maggio 2023 dalla VehType 

412_Kamera 23), a seguito di una risposta ritenuta offensiva rivolta nei suoi 

confronti da parte di B., intenzionalmente e con l'intento di recargli danno, 

abusato del suo potere colpendo con la mano aperta la faccia di quest'ultimo e 

facendolo cadere per terra e, successivamente, dopo averlo ammanettato con le 

braccia davanti e condotto insieme al collega D., B., C. e E. dal binario n. 3 

all'interno degli uffici della Polizia dei trasporti presso la stazione di [...], durante 

il controllo personale, del bagaglio e del test alcolemico dei tre summenzionati, 

intenzionalmente e con l'intento di recargli danno, abusato del suo potere 

colpendo B. con almeno tre sberle al volto, mentre quest'ultimo si trovava sempre 

ammanettato con le braccia davanti, provocandogli lesioni personali. Il MPC 

contesta all’imputato anche il reato di lesioni semplici, per avere, nelle 

circostanze di tempo e di luogo di cui sopra, intenzionalmente cagionato un 

danno al corpo e alla salute di B., provocandogli un trauma cranico minore, 

molteplici escoriazioni superficiali agli arti superiori e tumefazione al viso in 

assenza di segni per fratture delle ossa craniali, e setto nasale deviato, così come 

dal certificato medico agli atti del 30 maggio 2023 (cfr. act. SK 3.100.003-006). 

Secondo quanto sostenuto in sede di requisitoria dal MPC, i fatti contestati nel 

decreto di accusa sarebbero ricostruibili sulla base delle immagini video e sulle 

dichiarazioni dell’unico testimone presente, C. Per quanto concerne in particolare 

quanto avvenuto sulla banchina della stazione, le dichiarazioni dell’imputato non 

sarebbero credibili, poiché nei video non si riscontrerebbero tensioni o 

atteggiamenti aggressivi tra gli agenti e i ragazzi all’interno del treno. Non 

emergerebbero neppure segni di un tentativo di fuga da parte dell’accusatore 

privato, il quale, se avesse voluto allontanarsi, avrebbe avuto l’opportunità di farlo 

quando l’imputato è risalito sul treno per recuperare i bagagli. Le lesioni riportate 

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dall’accusatore privato – tra cui un trauma cranico minore e delle tumefazioni al 

viso – sarebbero d’altro canto compatibili con una caduta a terra provocata da 

uno schiaffo violento. Per l’accusa, l’ipotesi della “chiave a gomito” costituirebbe 

una mera copertura tesa a giustificare l’uso eccessivo della forza. Inoltre, tale 

tecnica non implicherebbe necessariamente la caduta al suolo della persona 

immobilizzata, né sarebbe stata necessaria per un soggetto in evidente stato di 

fiacchezza. L’abuso di autorità si sarebbe manifestato non soltanto nell’uso 

eccessivo della forza, ma anche nell’ingiustificato ammanettamento 

dell'accusatore privato, volto più a giustificare l’aggressione che a tutelare 

l’ordine e la sicurezza. Che la condotta contestata all’imputato realizzi un abuso 

di autorità, lo confermerebbe anche lo stato in cui si sarebbe venuta a trovare 

l’altra testimone, E. A seguito di questo intervento duro, sproporzionato e con toni 

accesi da parte dell’imputato, essa avrebbe infatti sofferto di uno stato di 

iperventilazione tanto che gli stessi agenti le avrebbero chiesto se fosse 

necessario chiamare un’ambulanza (cfr. act. SK 3.721.001-019). 

6.2 Il patrocinatore dell’accusatore privato ha in primo luogo osservato come, 

diversamente da quanto sostenuto dall’imputato, B. non avrebbe mai insultato A. 

sul treno. Relativamente a quanto accaduto sul marciapiede ferroviario, poi, il 

racconto di A. avrebbe scarsa attendibilità. In primo luogo, vi sarebbero delle 

evidenti contraddizioni tra il contenuto dei due rapporti redatti dall’imputato. 

Inoltre, sulla base dei filmati ripresi dalla videocamera all’interno del treno, vi 

sarebbe la certezza che B. sia caduto a terra e che A. gli si sia messo sopra. Non 

sarebbe credibile che nei dieci secondi incriminati, l’accusatore privato abbia 

insultato l’imputato, abbia cercato di sottrarsi alla sua presa, sia stato ripreso con 

la posizione di accompagnamento, gli si sia avvicinato in un secondo momento 

muso contro muso ed abbia, infine, nuovamente cercato di sottrarsi 

all’accompagnamento coatto. Per contro, non vi sarebbe alcun motivo di dubitare 

della veridicità delle dichiarazioni di C., il quale avrebbe riferito spontaneamente 

del “che cazzo vuoi”, non avrebbe attribuito alcun gesto violento all’altro agente 

presente ed avrebbe descritto l’ammanettamento secondo le stesse modalità 

utilizzate da A. In altri termini, C. non avrebbe cercato di “ingigantire” il racconto, 

né avrebbe omesso di riferire della risposta, secca e anche irrispettosa, di B. Per 

il denunciante, non vi sarebbero dunque dubbi quanto al fatto che A. abbia tirato 

un colpo a mano aperta sul volto di B. in reazione ad una risposta sgarbata, 

percepita come un affronto, una provocazione, da quest’ultimo. Anche su quanto 

svoltosi presso gli uffici della Polizia dei trasporti, la versione di A., secondo cui 

B. non sarebbe stato colpito con nessuna sberla e si sarebbe visto rimuovere le 

manette appena giunto sul posto, risulterebbe poco credibile. In primo luogo, E. 

avrebbe riferito di un attacco di panico, sopraggiunto proprio mentre 

succedevano i fatti contestati ad A., e non alla fine dei controlli come indicato nel 

rapporto allestito dall’agente. Il patrocinatore dell’accusatore privato ha espresso 

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dubbi anche sulla tesi difensiva dell’imputato, secondo cui il tasso alcolemico e 

la stanchezza per il lungo viaggio avrebbero potuto provocare un completo 

“black-out” nella ragazza, ritenendo invece più verosimile che tale reazione sia 

stata causata dalla vista dell’accusatore privato in lacrime, intento a proteggersi 

dai colpi. Per il resto, la parte civile ha osservato come le dichiarazioni di B. ed 

C. risulterebbero congruenti, lineari, e prive di una volontà di ingigantire i fatti, 

avendo entrambi riferito di sberle e mai di pugni. Le conseguenze dei colpi subiti 

dal denunciante sarebbero peraltro attestate dalla documentazione medica agli 

atti (cfr. act. SK 3.721.020-034).  

6.3 Il difensore di A. ha innanzitutto sottolineato la natura indiziaria del procedimento, 

evidenziando la necessità di un’attenta cautela nella valutazione delle risultanze 

istruttorie. Ha inoltre rimarcato il rischio che, attribuendo eccessivo peso ad alcuni 

elementi, il suo assistito potesse essere condannato ingiustamente per aver 

semplicemente svolto il proprio lavoro. Prima di analizzare le tre fasi 

dell’intervento, la difesa ha anche posto l’accento sul contesto in cui si sono svolti 

i fatti, evidenziando le difficoltà operative e decisionali che caratterizzano le 

situazioni di intervento. Ha sottolineato come una valutazione ex post, condotta 

in un ambiente distaccato e privo delle pressioni del momento, rischi di non 

tenere adeguatamente conto delle incertezze e delle criticità che l’operatore si 

trova ad affrontare nell’immediatezza dell’azione.  

Per quanto concerne l’incontro sul treno, la difesa ha evidenziato che gli agenti 

si sarebbero trovati di fronte a tre ragazzi in evidente stato di alterazione, 

presumibilmente non solo per l’alcol assunto, ma anche per l'uso di sostanze 

stupefacenti la sera precedente, in occasione di un matrimonio. Secondo la 

difesa, i tre ragazzi, addormentati in prima classe, sarebbero apparsi fin da subito 

in condizioni tali da giustificare un controllo, apparendo esausti, forse sotto 

l'effetto di birra e pasticche, come sarebbe stato confermato da alcune 

ammissioni. La difesa sostiene inoltre che gli agenti avrebbero agito 

correttamente nell’effettuare il controllo, come richiesto dal loro ruolo, anche per 

evitare possibili rimproveri per omissione di doveri d'ufficio. Secondo questa 

ricostruzione, se i tre ragazzi avessero collaborato mostrando i documenti, non 

vi sarebbe stato alcun motivo per farli scendere dal treno. Inoltre, la difesa ha 

contestato l'idea che il controllo si sia svolto senza responsabilità dei tre giovani, 

sottolineando come non si possa affermare con certezza che questi ultimi 

abbiano mantenuto un atteggiamento pacifico o collaborativo, anche perché il 

video sarebbe privo di audio, e pertanto non sarebbe possibile escludere che vi 

siano stati insulti o provocazioni rivolti agli agenti. A tal proposito, la difesa ha 

richiamato espressamente la frase “che cazzo vuoi”, pronunciata in detto 

contesto da B., a riprova dell’atteggiamento provocatorio e ostile da lui tenuto nei 

confronti degli agenti. Lo stesso B., si sarebbe anche toccato i genitali (lasciando 

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intendere, il difensore, che fosse in segno di sfida), gesto visibile nel filmato. La 

difesa ha pure sottolineato che la necessità di far scendere i ragazzi dal treno 

sarebbe dipesa, non da un arbitrario abuso d'autorità, ma dall’urgenza di far 

ripartire il treno, al fine di evitare ritardi e danni economici, considerando che 

trattenere il convoglio avrebbe comportato costi ingenti. 

Circa quanto avvenuto sulla banchina della stazione, la difesa ha sostenuto che 

non vi sarebbe alcuna prova certa circa l'effettivo svolgimento dei fatti, inclusa 

l'eventuale sberla. In tale prospettiva, le dichiarazioni rese da C. non potrebbero 

costituire l’unico fondamento per una condanna, in quanto caratterizzate da 

elementi di discontinuità e prive di riscontri oggettivi. La difesa ha inoltre 

sottolineato come la presunta perdita di sensi riferita dal denunciante rappresenti 

un’affermazione soggettiva, non supportata da elementi concreti, osservando 

altresì che, in ogni caso, il malessere potrebbe essere riconducibile a una caduta 

accidentale o all’assunzione di sostanze stupefacenti. Il difensore di A. ha poi 

richiamato il contenuto del manuale svizzero di polizia (ISP), il quale elenca 

diverse misure e modalità operative, ma al contempo riconosce l’ampia 

discrezionalità dell’agente, chiamato a prendere decisioni in frazioni di secondo 

in situazioni imprevedibili. La difesa ha inoltre evidenziato che, sebbene il 

soggetto potesse apparire esile, non vi sarebbero state certezze sulla sua 

possibile reazione né sulla presenza di oggetti potenzialmente pericolosi in suo 

possesso. Quanto al tragitto dal luogo del fermo agli uffici della polizia dei 

trasporti, la difesa ha osservato come C. avrebbe parlato di sberle anche in tale 

fase, circostanza però non riferita dallo stesso accusatore privato e che 

metterebbe in discussione la credibilità del teste. 

La difesa ha respinto con fermezza anche le accuse relative agli eventi avvenuti 

all'interno degli uffici della polizia dei trasporti, definendole prive di fondamento e 

frutto di pura fantasia. Ha sottolineato come nessuno degli agenti presenti, né 

della Polizia ferroviaria né della Cantonale, abbia confermato episodi di violenza 

da parte dell’imputato. Oltretutto, la testimone E. avrebbe dichiarato 

espressamente di non aver visto alcuna aggressione. La difesa ha dunque 

messo in dubbio la credibilità delle dichiarazioni accusatorie, evidenziando come 

i tre ragazzi – ed in particolare C., che assurgeva da avvocato della compagnia 

– verosimilmente irritati dall’accaduto, abbiano agito per mero spirito di rivalsa. 

Ha inoltre richiamato l’atteggiamento contraddittorio dei soggetti coinvolti, i quali, 

nonostante la disponibilità dell’imputato e del collega a chiamare un’ambulanza, 

avrebbero inizialmente rifiutato i soccorsi, preferendo recarsi in ospedale solo in 

un secondo momento e versare agli atti una serie di fotografie di cui non si 

comprenderebbe se siano o meno state scattate in ospedale. A fronte di queste 

incongruenze, la difesa ha criticato il MPC per non aver nemmeno approfondito 

la possibilità che le lesioni fossero preesistenti, ad esempio legate alla pratica di 

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SK.2024.45 

sport da combattimento come la thai boxe, accertata dalla documentazione 

prodotta dalla difesa. In quest’ottica, la difesa ha richiamato un precedente 

giurisprudenziale secondo cui ogni accusa di violenza da parte di un agente deve 

essere supportata da riscontri oggettivi e da certificati medici che attestino la 

compatibilità delle lesioni con le presunte modalità dell’intervento (cfr. sentenza 

del Tribunale federale 6B_683/2020 del 9 giugno 2021). Ha quindi ribadito la 

necessità di contestualizzare i fatti e ha invocato il principio in dubio pro reo, 

ritenendo che l’assenza di prove certe imponga l’assoluzione dell’imputato (cfr. 

act. SK 720.004-009). 

7. Accertamento dei fatti 

7.1 Principi 

7.1.1 Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice si avvale 

di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e 

l’esperienza. Questo disposto – che concretizza il principio della libera 

valutazione delle prove previsto all’art. 10 cpv. 2 CPP e quello della verità 

materiale di cui all’art. 6 cpv. 1 CPP – conferma come gli strumenti per 

l’accertamento della verità non siano soltanto quelli indicati agli art. 142 e segg. 

CPP – e, cioè, gli interrogatori dell’imputato (art. 157 e segg. CPP), dei testi (art. 

162 e segg. CPP), delle persone informate sui fatti (art. 178 e segg. CPP), le 

perizie (art. 182 e segg. CPP) e i mezzi di prova materiali (art. 192 e segg. CPP) 

– ma anche tutti quelli che, secondo l’evoluzione tecnica e scientifica, sono idonei 

a provarla. L’enumerazione non è esaustiva, non vi è un numerus clausus dei 

mezzi di prova utilizzabili. Pertanto, così come indicato dai commentatori, anche 

mezzi di prova non disciplinati dal CPP sono utilizzabili, purché leciti e purché il 

loro valore probante sia riconosciuto dalla scienza e/o dall’esperienza (BÉNÉDICT, 

Commentaire romand, 2a ediz. 2019, n. 2 ad art. 139 CPP; BERNASCONI, Codice 

svizzero di procedura penale, Commentario, 2010, n. 24 ad art. 10 CPP; 

GALLIANI/MARCELLINI, Codice svizzero di procedura penale, Commentario, 2010, 

n. 1 ad art. 139 CPP). I fatti irrilevanti, manifesti, noti all’autorità penale oppure 

già comprovati sotto il profilo giuridico non sono oggetto di prova (art. 139 cpv. 2 

CPP).   

7.1.2 In mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette, 

cioè su indizi (sentenze del Tribunale federale 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 

consid. 3.9; 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003 consid. 1.4). Un indizio è un 

elemento certo dal quale, attraverso un processo induttivo rigorosamente logico 

e basato su una valutazione complessiva, si può giungere a una conclusione 

sulla sussistenza o meno del fatto da provare (HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, 

Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, §59, n. 12 a 15 e relativi 

- 13 - 

SK.2024.45 

richiami). Un giudizio di colpevolezza può poggiare, mancando testimonianze 

oculari o prove materiali inoppugnabili, su indizi atti a fondare il convincimento 

del tribunale (sentenza del Tribunale federale 1P.333/2002 del 12 febbraio 2003, 

consid. 1.4). Se alcuni di essi possono rivestire un'importanza secondaria e 

rendere possibile, considerati isolatamente, soluzioni diverse, essi permettono, 

valutati globalmente, di escludere ogni ragionevole dubbio sulla colpevolezza 

dell'accusato (sentenze del Tribunale federale 6B_810/2009 del 17 novembre 

2009 consid. 1.2; 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2; 6P.37/2003 del 

7 maggio 2003 consid. 2.2; 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; WALDER, 

Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309).  

7.1.3 Secondo l’art. 10 cpv. 2 CPP, il giudice valuta liberamente le prove secondo il 

convincimento che trae dall’intero procedimento. Così come precisato dalla 

dottrina, il principio della libera valutazione delle prove non significa che i fatti 

possano venire accertati secondo il “buon volere del giudice” o secondo sue 

soggettive convinzioni (sentenza del Tribunale penale federale SK.2022.20 del 

19 settembre 2022, consid. VI, 1.2). Esso significa, invece, che chi giudica non è 

vincolato a regole scritte o non scritte riguardanti il valore delle prove, ma 

statuisce esclusivamente sulla scorta di un esame coscienzioso, dettagliato e 

fondato su criteri oggettivi di tutti gli elementi probatori in atti e di tutte le 

circostanze a carico e a scarico senza essere vincolato da norme sul valore 

probante astratto dei diversi mezzi di prova (DTF 133 I 33 consid. 2.1; 117 Ia 401 

consid. 1c/bb; BERNASCONI, op. cit., n. 15 e 16 ad art. 10 CPP; SCHMID, 

Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 3a ediz. 2018, n. 4 e 5 

ad art. 10 CPP; VERNIORY, Commentaire romand, op. cit., n. 27 e segg. ad art. 

10 CPP). Semplicemente, dunque, il principio della libera valutazione delle prove 

significa che non vi è una gerarchia dei mezzi di prova: per esempio, la 

deposizione di un teste non ha, di regola, maggior valore probante di quella di 

una persona informata sui fatti, di quella dello stesso imputato o di quella della 

parte lesa (sentenze del Tribunale federale 6B_936/2010 del 28 giugno 2011 

consid. 5; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010 consid. 1.2-1-4; 6B_1028/2009 del 

23 aprile 2010 consid. 2.3; BERNASCONI, op. cit., n. 21 ad art. 10 CPP; PIQUEREZ, 

Traité de procédure pénale suisse, 2a ediz. 2006, n. 744 ad § 100). Così, il giudice 

deve sempre formare il proprio convincimento unicamente sulla valutazione 

approfondita e oggettiva – di un determinato mezzo di prova (HOFER, op. cit., 

n. 58 e segg. ad art. 10 CPP; SCHMID, op. cit., n. 5 ad art. 10 CPP). 

7.1.4 Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove – di cui deve dare conto 

in sentenza con una congrua motivazione (sentenza del Tribunale federale 

6B_10/2010 del 10 maggio 2010 consid. 1.2) – il giudice dispone di un ampio 

potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1; 118 Ia 28 consid. 1b; sentenza 

del Tribunale federale 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.4.1). Esso 

- 14 - 

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valuta liberamente la sincerità delle dichiarazioni di qualsiasi parte e di altri 

partecipanti al procedimento (art. 104 e 105 CPP) e può decidere di tenere conto 

soltanto di quelle dichiarazioni dell’imputato che, dopo un procedimento di 

valutazione rigoroso, fondato su elementi oggettivi di cui deve dare conto nella 

motivazione della sentenza, appaiono convincenti e respingere quelle che, 

invece, appaiono dubbie (sentenza del Tribunale penale federale SK.2022.33 del 

25 marzo 2024, consid. II, 3.1.2). La libera valutazione delle prove implica ad 

esempio che, in caso di versioni contraddittorie (“la mia parola contro la tua”) 

oppure di versioni successive rese dall’imputato, il giudice può determinare quale 

sia la versione più credibile (VERNIORY, Commentaire romand, 2a ediz. 2019, n. 

34 ad art. 10 CPP). Spetta infatti al Tribunale formarsi un convincimento 

personale basato sugli elementi pertinenti del dossier e sulla credibilità dei 

protagonisti, verificando se le dichiarazioni sono comprensibili, coerenti, degne 

di fede e compatibili con gli altri mezzi di prova agli atti (sentenze del tribunale 

federale 6B_236/2016 del 16 agosto 2016 consid. 3.5.2; 6S.257/2005 del 

9 novembre 2005 consid. 1.1). Anche l'esperienza comune della vita può 

contribuire alla convinzione del giudice, e i fatti appresi da questa esperienza non 

devono essere dimostrati con prove contenute nel fascicolo (sentenza del 

tribunale federale 6B_860/2010 del 6 dicembre 2010 consid. 1.1). Nell’ambito del 

principio di libera valutazione delle prove, non vi è inoltre alcun ostacolo a 

considerare solo una parte delle dichiarazioni di un testimone o di una vittima 

ritenuti globalmente credibili (DTF 120 Ia 31 consid. 3; sentenza del tribunale 

federale TF 6B_614/2012 del 15 febbraio 2013 consid. 3.2.5).  

7.1.5 Con riferimento alla valutazione delle prove, il principio in dubio pro reo implica 

che il giudice penale non può dichiararsi convinto dell'esistenza di una fattispecie 

più sfavorevole all'imputato quando, secondo una valutazione oggettiva del 

materiale probatorio, sussistono dubbi che i fatti si siano verificati proprio in quel 

modo. La massima non impone che l'amministrazione delle prove conduca a una 

certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti e teorici non sono 

sufficienti, poiché sempre possibili, né una certezza assoluta può essere pretesa: 

il principio è disatteso solo quando il giudice penale avrebbe dovuto nutrire, dopo 

un'analisi globale ed oggettiva delle prove, rilevanti ed insopprimibili dubbi sulla 

colpevolezza dell'imputato (DTF 145 IV 154 consid. 1.1; 144 IV 345 consid. 

2.2.3.3 e rinvii). A completamento di ciò, va anche ricordato che l’imputato che 

rilascia dichiarazioni contraddittorie, non può invocare la presunzione 

d'innocenza per contestare le conclusioni sfavorevoli che il giudice potrebbe 

trarre dalle sue dichiarazioni (sentenze Tribunale federale 6B_562/2010 del 

28 ottobre 2010 consid. 2.1.1; 1P.428/2003 dell'8 aprile 2004 consid. 4.6). 

7.2 Nel caso che ci occupa la versione dell'accusatore privato differisce da quella 

dell'imputato. Questo giudice ha esaminato le varie fasi degli accadimenti: 

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l'incontro sul treno, quanto avvenuto sulla banchina del binario tre della stazione 

di [...], il tragitto dalla banchina agli uffici della Polizia dei trasporti presso la 

stazione di [...] e quanto intercorso all'interno degli stessi. 

7.3 Incontro sul treno S10 [...] 

7.3.1 Dichiarazioni dell'accusatore privato 

7.3.1.1 Nel suo verbale di denuncia del 2 giugno 2023, B. ha dichiarato di aver preso, il 

30 maggio 2023, un treno di rientro da un viaggio all'estero con l'intenzione di 

raggiungere il suo domicilio a Paradiso in compagnia dei suoi amici C. e E. Egli 

ha ammesso di aver bevuto delle birre durante il viaggio: una all'aeroporto di 

Mallorca, due in aereo e una all’aeroporto di Malpensa. L'accusatore privato ha 

anche precisato che dopo essersi addormentati, lui e i suoi due amici giungevano 

presso la stazione di [...], dove venivano svegliati da degli agenti della polizia dei 

trasporti vestiti con una maglietta blu chiara e con un giubbotto. Su domanda, B. 

ha negato di aver provocato in qualche modo gli agenti incontrati sul convoglio e 

di aver preso subito la sua valigia nell'ottica di lasciare il treno e tornare a Lugano 

(cfr. act. MPC 5-2023.06.12-1).  

7.3.1.2 Nel verbale di confronto del 27 ottobre 2023 l'accusatore privato ha riconfermato 

le sue dichiarazioni al riguardo precisando di non aver insultato A. all'interno del 

treno (cfr. act. MPC 12.4-2023.10.27-1).  

7.3.2 Dichiarazioni dell'imputato 

7.3.2.1 Sentito in qualità di imputato il 23 agosto 2023, A. ha dichiarato che l'intervento 

sul treno S10 [...] era stato predisposto in seguito a una segnalazione riguardante 

una persona con caratteristiche fisiche corrispondenti a quelle dell’accusatore 

privato, sospettata di spacciare cocaina anche a minorenni. Entrati sul convoglio, 

lui ed il collega D. notavano i tre che dormivano e che si trovavano “visibilmente 

sotto l'influsso dell'alcool ”. Dopo aver a suo dire verificato che B. rispondeva ai 

criteri indicati, i due agenti decidevano di procedere con il fermo. Secondo la 

ricostruzione fornita da A., lui e il collega tentavano di svegliare i viaggiatori, 

chiedendo loro di scendere e di mostrare un documento. In quel contesto B. gli 

avrebbe detto “ma vaffanculo” riempiendolo di insulti. A. prendeva quindi i bagagli 

dell’accusatore privato, per poi tornare verso di lui e accompagnarlo fuori dal 

treno. A detta dell’imputato, in tale frangente B. barcollava. Sempre secondo la 

versione dei fatti resa da A., il suo collega D. scendeva dal treno di lì a poco con 

C. e E. (cfr. act. MPC 13.1-2023.08.23-1).  

- 16 - 

SK.2024.45 

7.3.2.2 Nel verbale di confronto del 27 ottobre 2023 l'imputato si è integralmente 

riconfermato nelle proprie dichiarazioni, senza aggiungere nuovi elementi alla 

sua versione dei fatti (cfr. act. MPC 12.4-2023.10.27-1). 

7.3.2.3 Al dibattimento, l'imputato ha innanzitutto precisato che era stata la pattuglia dei 

colleghi – ai quali lui e D. avevano deciso di offrire supporto dopo averli incontrati 

di persona sulle scale – a ricevere la segnalazione. Ha poi dichiarato di aver 

notato i tre ragazzi “visibilmente sotto l’influsso di alcool”, rispettivamente in uno 

stato fisico alterato “perché dormivano con la bava alla bocca”, una volta salito a 

bordo del treno. Dopo averli svegliati, A. chiedeva loro i documenti per verificarne 

l'identità, in quanto era suo dovere accertarsi se tra loro vi fosse la persona 

ricercata. Secondo la versione fornita in aula, uno dei presenti consegnava 

immediatamente il documento al suo collega, mentre la ragazza e l'accusatore 

privato si rifiutavano di farlo o comunque opponevano resistenza. A detta di A., 

B., già in quel frangente lo aveva insultato ripetutamente compiendo un gesto 

offensivo nei suoi confronti andandosi a tastare i genitali (cfr. act. SK 3.731.001-

026). 

7.3.3 Testimonianze 

Sia gli amici dell'accusatore privato C. e E. che il collega poliziotto D. sono stati 

sentiti come testimoni nel corso della procedura preliminare. 

7.3.3.1 Sentito il 16 agosto 2023, C. ha confermato di essersi a sua volta appisolato sul 

treno nel viaggio in direzione della Svizzera. Ha ammesso di non essere stato 

completamente sobrio, pur sostenendo di essere pienamente cosciente. 

Secondo la sua versione dei fatti, gli agenti (n.d.r. A. e D.) svegliavano i ragazzi 

intimando loro di prendere gli effetti personali e di scendere dal treno. C. ha pure 

precisato che in tale frangente gli agenti avevano chiesto loro “i documenti in un 

modo molto aggressivo” e che il più aggressivo tra i due era A. D. scendeva 

quindi dal treno con E. (cfr. act. MPC 12.2-2023.08.16-1). 

7.3.3.2 Sempre il 16 agosto 2023 E. ha dichiarato di essere stata svegliata dalla polizia 

mentre era in compagnia degli amici. Ella ha a sua volta ammesso di aver fatto 

uso di alcolici prima del viaggio in treno. A suo dire, durante l'intervento gli agenti 

si sarebbero rivolti a loro con un tono piuttosto alto, che lei ha percepito come un 

po' aggressivo. La testimone ha affermato che i poliziotti avevano domandato 

loro i documenti aggiungendo che non volevano trattenere il treno troppo a lungo 

in stazione a [...], intimandogli di muoversi e di prendere i loro effetti personali per 

scendere dal convoglio (cfr. act. MPC 12.1-2023.08.16-1). 

7.3.3.3 In data 19 settembre 2023, D., intervenuto sui vagoni con A. a seguito di una 

segnalazione, ha dichiarato che lui e il collega avevano ricevuto un’unica 

- 17 - 

SK.2024.45 

descrizione riguardante una persona sospettata di spacciare in prima classe e 

che portava un cappellino. Il testimone ha riferito che B., al momento 

dell’intervento, indossava effettivamente un cappellino e che, a suo parere, i tre 

ragazzi davano l’impressione di essere “dei tossici”. D. ha anche confermato di 

aver svegliato i ragazzi perché dormivano, per poi chiedere loro i documenti di 

legittimazione. A suo dire, in questo contesto B. assumeva un atteggiamento 

strafottente nei confronti del collega e, a un certo punto, si toccava i pantaloni 

invitando A. a prendersi il documento da solo. Il testimone ha però anche 

precisato di non aver sentito offese o insulti da parte dell’accusatore privato (cfr. 

act. MPC 12.3-2023.09.19-1). 

 Altre risultanze istruttorie 

7.3.3.4 Nel rapporto di segnalazione da lui redatto il 1° giugno 2023, A. ha riportato che 

il 30 maggio 2023, alle ore 15:13, lui e l’agente D. si trovavano a supportare la 

pattuglia di turno, composta dal caporale F. e dall’agente G., presso il binario 2 

della stazione FFS di [...]. Secondo quanto riportato nel rapporto, l’intervento si 

rendeva necessario a causa della segnalazione della presenza, a bordo del treno 

S10 [...] proveniente da sud, di una persona sospettata di spacciare stupefacenti. 

Le informazioni disponibili indicavano che questi indossava un cappellino e si 

trovava nel vagone di prima classe. Poiché il treno era composto da due convogli, 

gli agenti si dividevano per individuare rapidamente il sospettato. Durante il 

controllo, venivano notate tre persone in prima classe. Una di queste sembrava 

corrispondere alla descrizione fornita, mentre un uomo appariva dormire con gli 

occhi semiaperti, la bocca aperta e bava visibile. Una ragazza, invece, era 

appoggiata al vetro alla sua destra. Gli agenti cercavano quindi di svegliarli per 

procedere al controllo delle identità. Dopo numerosi tentativi, tra scossoni e 

l’innalzamento del tono di voce, i tre si riprendevano. In risposta alla richiesta di 

identificazione, C. consegnava il proprio documento di legittimazione, mentre B., 

successivamente identificato, rispondeva con un atteggiamento altezzoso, 

invitando gli agenti a cercarsi il documento da soli. Il rapporto riporta inoltre i 

risultati di un test etanografico effettuato sulle persone fermate (cfr. act. MPC 

15.2-2023.07.11-1.B1.4-B.1.6). 

7.3.3.5 Il rapporto redatto da D. in data 31 maggio 2023 non differisce da quello di A. con 

riferimento a quanto descritto sub. consid. 7.3.4.1 (cfr. act. MPC 15.2-

2023.07.11-1.B1.7-B.1.9). Medesime considerazioni valgono per il rapporto 

allestito il 3 luglio 2023 dallo stesso A. (cfr. act. MPC 15.2-2023.07.11-1.B1.1-

B.1.2). 

7.3.3.6 Dalle registrazioni delle videocamere di sorveglianza presenti nel vagone, si 

evince che i tre ragazzi erano effettivamente accomodati in prima classe. Dopo 

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SK.2024.45 

essere saliti sul treno, gli agenti raccolgono un cappellino da terra e lo 

consegnano a B., ancora parzialmente assopito. In esito ad una breve 

discussione, che dalle immagini sembra svolgersi in modo calmo, gli agenti 

ricevono i documenti di C. Quindi le persone si alzano su invito degli agenti. A. 

porta fuori un bagaglio (cfr. registrazioni video, VehType 412_Kamera 22, 23, 

24). 

7.3.4 Accertamento della Corte 

7.3.4.1 Per quanto concerne l'incontro sul treno, questo Giudice ha innanzitutto preso 

atto del fatto che l'intervento sia stato effettivamente giustificato da una 

segnalazione che indicava la presenza di una persona sospettata di spaccio. 

Tuttavia, sebbene la descrizione potesse effettivamente corrispondere ai 

connotati di B., la segnalazione riguardava una sola persona e non un gruppo di 

ragazzi. La Corte ha anche constatato, sulla base di una valutazione complessiva 

degli atti, che lo stato dei soggetti fermati, visibilmente assonnati ed all'apparenza 

innocui, non si iscriveva in un quadro particolarmente allarmante come preteso 

dall'imputato. Peraltro, le dichiarazioni di A. sul comportamento dell'accusatore 

privato al momento dell'incontro sul treno non trovano riscontro nei video di 

sorveglianza che mostrano un'interazione invero piuttosto ordinata e una certa 

collaborazione da parte delle persone fermate. La questione del preteso gesto 

offensivo di B., che secondo A. si sarebbe toccato le parti intime nel mentre si 

rifiutava a fornire il proprio documento di identità, ancorché non decisiva o 

marginale che dir si voglia, non si evince in modo chiaro dal video di sorveglianza. 

La manifestazione in questione non è inoltre descritta in questi termini nei rapporti 

allestiti dagli agenti. Neppure si può ritenere a quanto riferito in aula da A., 

secondo il quale ancora sul convoglio, B. avrebbe iniziato ad insultarlo 

pesantemente in spagnolo. Sebbene i video siano privi di audio, in tale frangente 

non si denota particolare tensione o eccesso, tanto che, poco dopo, sia gli 

occupanti che gli agenti, lasciano il convoglio senza concitazione alcuna. Inoltre, 

D., a precisa domanda, ha riferito di non aver udito offese o ingiurie da parte del 

denunciante in detto frangente (cfr. supra consid. 7.3.3.3). 

7.3.4.2 A. ha preteso che i tre ragazzi risultavano “visibilmente sotto l'influsso 

dell'alcool ”. I tassi alcolemici riportati nei rapporti allestiti da quest’ultimo e da D. 

e riferibili a dei rilevamenti effettuati alle 15:30 sono pari a 0.80 mg/l per B., 0.47 

mg/l per C. e 0.72 mg/l per E. Eccetto quanto figura nei rapporti di polizia, non vi 

sono elementi agli atti a soggetto di tali test. Al dibattimento, A. ha precisato che 

erano state effettuate delle fotografie dello schermo dell’etilometro, le quali, come 

da prassi, erano state accluse alla documentazione relativa all’intervento. I tre 

ragazzi hanno ammesso un consumo di bevande alcoliche compatibile con i 

- 19 - 

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risultati. Il consumo dichiarato per quel giorno era di alcune birre, ma non va 

dimenticato che i tre arrivavano da un weekend di festa all’estero. 

I valori riportati nel rapporto equivalgono a concentrazioni qualificate di alcol nel 

sangue secondo i limiti previsti dalla Legge federale sulla circolazione stradale, 

ma si tratta comunque di valori che, secondo la letteratura scientifica, rientrano 

ampiamente nello stadio inferiore di intossicazione (fase di eccitazione). Tali 

concentrazioni possono condurre a una sintomatologia variegata, che include 

difficoltà di deambulazione, sonnolenza e sopore, ma non ad amnesie retrograde 

o perdite di coscienza. Per quanto riguarda in particolare il testimone C., il tasso 

alcolemico si colloca al limite inferiore del livello qualificato. Pertanto, i possibili 

effetti da considerare risultano più blandi, consistenti principalmente in 

disinibizione e logorrea (cfr. Pschyrembel Online, Alkoholintoxikation, consultato 

il 15.02.2025). Sulla base dei video di sorveglianza registrati all’interno della 

carrozza, osservando l’andatura dei tre soggetti, non emergono particolari 

difficoltà di deambulazione. Inoltre, da una prospettiva generale, sebbene le 

persone fermate non fossero sobrie, non si può ritenere che il loro stato abbia 

compromesso la loro percezione dei fatti. Infatti, sin dalla descrizione 

dell’incontro avvenuto sul treno, e – come si vedrà d’appresso – anche nel 

resoconto delle fasi successive, le dichiarazioni rese dai tre ragazzi risultano 

sostanzialmente convergenti e coerenti. La Corte ha valutato con cautela le loro 

dichiarazioni, ma, vista la loro sostanziale linearità, supportata da riscontri 

oggettivi, le ha ritenute attendibili. La credibilità dell’accusatore privato e dei 

testimoni, in particolare di C., il cui tasso alcolemico si situava nel limite inferiore 

della fase di eccitazione, non può quindi essere rimessa in discussione in virtù 

del solo riscontro etilometrico che figura nei rapporti allestiti dagli agenti. 

7.4 Banchina n. 3 della stazione di [...] 

7.4.1 Dichiarazioni dell'accusatore privato 

7.4.1.1 Il 2 giugno 2023, il denunciante ha dichiarato alla polizia cantonale che una volta 

sceso dal treno, perdeva i sensi per poi riprendere conoscenza subito dopo, 

trovandosi ammanettato con le mani davanti mentre gli agenti lo conducevano 

nei loro uffici. Ha inoltre evidenziato di non ricordare i dettagli dell'accaduto, 

precisando però che i suoi amici gli avevano riferito che uno degli agenti gli aveva 

dato una forte sberla e che in seguito era caduto a terra. Tuttavia, ha sottolineato 

di non poter confermare né il gesto né le ragioni che avrebbero potuto motivarlo, 

non avendo memoria della sberla stessa. Non di meno, a suo dire, l'amico C. gli 

ha riportato che a fronte delle richieste insistenti di mostrargli i documenti, egli si 

era rivolto malamente all'agente rispondendogli “che cazzo vuoi? ”. B. ha 

ipotizzato che la reazione dell'agente potesse essere collegata a un episodio di 

- 20 - 

SK.2024.45 

razzismo, ma ha concordato con chi lo stava interrogando che, se così fosse 

stato, sarebbe stato lecito attendersi un comportamento simile anche nei 

confronti di C. B. ha così sposato l’idea di chi lo interrogava, secondo cui la causa 

della percossa era probabilmente la conseguenza della frase da lui proferita, 

ossia la sua risposta “che cazzo vuoi? ” (cfr. act. MPC 5-2023.06.12-1).  

7.4.1.2 Nel corso dell’interrogatorio di confronto del 27 ottobre 2023, B. ha ribadito che 

era stato C. a raccontargli dell’episodio della sberla. Alla richiesta degli inquirenti 

di spiegare la mancanza di ricordi sull’accaduto, l’accusatore privato ha 

dichiarato di non sapere esattamente il motivo della sua mancanza di ricordi, ma 

ha ipotizzato che, considerando che la forza del colpo infertogli lo aveva fatto 

cadere a terra, ciò avrebbe potuto anche causargli un vuoto di memoria. Quo alle 

circostanze in cui si sarebbero svolti i fatti, B. si è nuovamente richiamato a 

quanto raccontatogli da C., secondo cui A. insisteva per ottenere i documenti 

mentre lui li stava cercando, e, a un certo punto, aveva risposto all’agente con 

l’espressione “che cazzo vuoi? ”. Ha inoltre dichiarato di non poter dire con 

certezza se avesse cercato di allontanarsi dal luogo o di andarsene, ma di 

ritenere improbabile tale eventualità (cfr. act. MPC 12.4-2023.10.27-1).  

7.4.2 Dichiarazioni dell'imputato 

7.4.2.1 Nell'interrogatorio del 23 agosto 2023, A. ha dichiarato che una volta lasciato il 

vagone, trovandosi con la parte lesa sul marciapiede del binario 3, quest'ultimo 

continuava ad insultarlo in lingua spagnola, come da lui stesso indicato nel 

rapporto. A mente dell'imputato, B., visibilmente ubriaco e arrabbiato, tentava di 

allontanarsi dal controllo di polizia mentre i due si trovavano tra i binari, in un’area 

interessata dal traffico ferroviario. In quel frangente, a detta di A. l’accusatore 

privato avrebbe violato la sua “sfera intima” avvicinando il volto al suo e 

pronunciando l’espressione “che cazzo vuoi? ”. A seguito di questo 

comportamento, l’imputato ha dichiarato di averlo ripreso con una posizione di 

accompagnamento, ma B. avrebbe nuovamente tentato di allontanarsi, 

nonostante fosse trattenuto. L’imputato ha affermato di avergli spiegato che non 

era necessario comportarsi in quel modo e che avrebbe dovuto seguirlo negli 

uffici per i controlli e per garantire la sicurezza sua, del collega e delle altre 

persone presenti, dopodiché decideva di immobilizzarlo a terra, utilizzando la 

tecnica della chiave al gomito prevista dal manuale dell’Istituto Svizzero di Polizia 

(ISP). A. ha convenuto che all'esecuzione della manovra, l’accusatore privato 

cadeva colpendo il suolo con il lato sinistro del corpo e del volto, per poi rigirarsi 

mentre si trovava a terra, permettendo così agli agenti di applicargli le manette 

sul davanti. Ha tuttavia negato categoricamente di averlo colpito con uno schiaffo 

in faccia. L'imputato ha anche affermato che al momento della colluttazione si 

trovava da solo sul marciapiede con l'accusatore privato e che l'agente D., sceso 

- 21 - 

SK.2024.45 

più tardi dalla carrozza assieme ad C. e E., lo aveva aiutato a far alzare B. una 

volta giunto sul posto (cfr. act. MPC 13.1-2023.08.23-1).  

7.4.2.2 Nel confronto con l'accusatore privato svoltosi il 27 ottobre 2023, A. si è 

sostanzialmente riconfermato nelle sue dichiarazioni. Quanto all’ordine di 

discesa dal treno, dopo essere stato posto di fronte a delle risultanze istruttorie 

incompatibili con le sue precedenti dichiarazioni, ha ammesso di aver ricordato 

male, visto che erano trascorsi tre mesi dai fatti (cfr. act. MPC 12.4-2023.10.27-

1). 

7.4.2.3 Al dibattimento l'imputato ha riferito di aver preso i bagagli dell’accusatore 

privato, averli portati sul marciapiede ed essere rientrato a riprendere B. Una 

volta all'esterno, il denunciante continuava a insultarlo in spagnolo, dapprima 

avvicinandosi a lui, per poi tentare di allontanarsi. Per questo motivo, lo afferrava 

per il braccio, intimandogli di restare nel punto indicato, poiché il controllo doveva 

proseguire e la situazione non era sicura. A. ha dichiarato di trovarsi sul 

marciapiede mentre il convoglio era fermo, ma con la circolazione ferroviaria 

attiva sul binario. Ha altresì evidenziato che lo stato alterato dell’accusatore 

privato, presumibilmente a causa dell’assunzione di sostanze alcoliche, lo 

rendeva un potenziale pericolo per sé stesso. In tale contesto, al fine di 

scongiurare il rischio di una caduta sui binari, riteneva opportuno trattenerlo e 

richiamarlo ripetutamente alla necessità di rimanere fermo. L'imputato ha inoltre 

riferito che, nonostante gli insulti ricevuti e la persistente tendenza 

dell’accusatore privato ad avvicinarsi in maniera eccessiva, egli continuava a 

esortarlo a mantenere una distanza di sicurezza e a adottare un comportamento 

consono alla situazione. Per il resto, l’imputato ha confermato che l’ultima frase 

proferita da B. prima della sua manovra era stata “che cazzo vuoi da me”, 

dopodiché quest’ultimo cercava di eludere il controllo e di andarsene. Posto di 

fronte a quanto indicato nel rapporto del 3 luglio 2023, secondo il cui tenore la 

manipolazione sarebbe stata da ricondurre al fatto che l’accusatore privato si era 

rifiutato di seguirlo piuttosto che di sottrarsi al controllo, l’imputato ha affermato 

di non intravvedere una contraddizione nei termini, ma semmai un’imprecisione 

linguistica. Quanto alle persone presenti, A. ha, in questo caso, confermato che 

C. aveva assistito alla scena. Circa la manipolazione da lui effettuata, l'imputato 

ha ribadito di aver eseguito una chiave al gomito, facendo cadere B. a terra. Egli 

ha ammesso che quest’ultimo, impattando con il marciapiede in cemento, si era 

ferito al volto e al gomito, riportando escoriazioni, cosa che l’imputato ha 

giudicato normale data la durezza della superficie. A. ha anche spiegato che la 

tecnica di atterramento è pensata per ridurre al minimo i danni, ma nella realtà, 

a differenza dell’addestramento, il rischio di impatti esiste, specialmente se la 

persona non è preparata o è alterata dall’alcol. Ha infine giustificato l’apposizione 

delle manette richiamando la necessità di garantire la sicurezza di tutti, in 

- 22 - 

SK.2024.45 

considerazione dello stato di alterazione e della reticenza al controllo mostrata 

da B. (cfr. act. SK 3.731.001-026).  

7.4.3 Testimonianze 

7.4.3.1 Nel verbale del 16 agosto 2023 C. ha affermato che sul marciapiede, B. stava 

cercando nel suo zaino il documento da mostrare all'agente. A mente del 

testimone, mentre A. lo sollecitava, l'accusatore privato, non essendo ancora ben 

sveglio, gli rispondeva male dicendogli “che cazzo vuoi? ”. A quel punto, 

l'imputato colpiva il volto di B. con la mano aperta facendolo cadere a terra. C. 

ha affermato di essersi trovato a circa un metro, un metro e mezzo di distanza e 

di aver alzato le mani per mostrare di non aver intenzione di fare nulla. A suo 

dire, sul posto giungeva anche D. al quale il testimone avrebbe mostrato le mani 

alzate per manifestare che non intendeva difendere l'accusatore privato o essere 

aggressivo (cfr. act. MPC 12.2-2023.08.16-1).  

7.4.3.2 Sempre il 16 agosto 2023 E. ha dichiarato di non sapere cosa sia avvenuto tra 

l'accusatore privato e l'imputato quando sono scesi dal treno in quanto gli agenti 

avevano fatto scendere prima B. La testimone ha precisato che al momento dei 

fatti si sentiva stanca e confusa e che, improvvisamente, aveva udito un forte 

rumore. Dopo aver sentito il rumore ha affermato aver notato l'accusatore privato 

“a terra con la faccia rivolta a terra” allorché “un poliziotto era sopra di lui e gli 

stava mettendo le manette”. Alla domanda se avesse visto uno dei due agenti 

colpire B., la testimone ha risposto di no, specificando di non poter ricordare un 

simile episodio. Ha aggiunto che un colpo potrebbe essere stato sferrato prima 

della caduta a terra dell’amico, ma ha sottolineato trattarsi solo di sue 

supposizioni, non avendo assistito direttamente alla scena (cfr. act. MPC 12.1-

2023.08.16-1). 

7.4.3.3 Nel verbale del 19 settembre 2023, D. ha affermato che nel momento in cui 

abbandonava il vagone, B. ed A. si trovavano già a terra, con l'imputato sopra 

l'accusatore privato. Quanto ad C., il teste ha dapprima dichiarato che 

quest'ultimo era sceso dal treno con lui e E., circa 30 secondi dopo B. ed A. 

Confrontato con le precedenti dichiarazioni di C., ha poi dichiarato che magari 

egli si trovava poco più avanti. D. ha affermato di non aver visto alcuna sberla e 

precisato che A. gli aveva detto che B. avrebbe tentato di scappare (cfr. act. MPC 

12.3-2023.09.19-1).  

7.4.4 Altre risultanze istruttorie 

7.4.4.1 Nel rapporto di segnalazione allestito il 1° giugno 2023 da A., quest’ultimo ha 

indicato che una volta giunto sul marciapiede ferroviario, chiedeva a B. se fosse 

in possesso di un documento d’identità. In risposta, quest’ultimo pronunciava 

- 23 - 

SK.2024.45 

l’espressione offensiva “che cazzo vuoi da me” seguita da altri insulti in lingua 

spagnola, tra cui “cabron, maricon, hijo de puta”, ecc. Sempre secondo quanto 

figura nel rapporto, l’accusatore privato tentava di sottrarsi al controllo facendo 

alcuni passi nella direzione opposta a quella indicatagli dagli agenti. A. ha 

specificato di aver richiamato l’uomo all’ordine verbalmente e di aver applicato 

una posizione di accompagnamento per trattenerlo, mentre attendeva l’arrivo del 

collega con la ragazza. In quel frangente, stando al rapporto, B. reagiva in 

maniera aggressiva, avvicinandosi al suo volto fino a violare la sua sfera intima, 

continuando a inveire con tono di voce alto. Successivamente, l’accusatore 

privato tentava di sottrarsi alla presa di accompagnamento. Considerata la 

pericolosità del luogo, a causa del traffico ferroviario in corso, A. ha sostenuto di 

aver deciso di immobilizzarlo a terra utilizzando una chiave al gomito. Durante 

questa manovra, B. urtava il lato sinistro del volto contro il suolo, procurandosi 

un’escoriazione al labbro. Nonostante le intimazioni, B. si chiudeva in sé stesso, 

portando le mani al petto, di modo che, A., per evitare ulteriori lesioni, decideva 

di applicare le manette frontalmente. D. interveniva quindi in supporto per 

sollevarlo da terra. Nel rapporto, A. ha inoltre precisato che, durante tutta questa 

fase, C. rimaneva fermo nella posizione indicatagli (cfr. act. MPC 15.2-

2023.07.11-1.B1.4-B.1.6). 

7.4.4.2 In un successivo rapporto dei fatti risalente al 3 luglio 2023, anch'esso redatto 

dall'imputato è indicato, prima della contestualizzazione del fermo 

dell'accusatore privato, che “l'individuo veniva intercettato e accompagnato 

presso gli uffici della Polizia ferroviaria da un'altra pattuglia di agenti composta 

da F. e G.”. Quanto alle circostanze intercorse sul marciapiede ferroviario, nel 

rapporto è riportato che alla richiesta di fornire un documento di identità, B. 

rispondeva “che cazzo vuoi da me”, proferendo altri epiteti in lingua spagnola. 

Circa i successivi avvenimenti, è fatto presente che il denunciante si era rifiutato 

di seguire gli agenti per procedere ai controlli di rito, impuntandosi a non volere 

lasciare il luogo. Per questo motivo, A. ha sostenuto di essersi visto costretto a 

metterlo al suolo per mezzo di una chiave al gomito onde applicargli le manette. 

Anche in questo secondo rapporto, l’agente ha precisato che l’accusatore privato 

picchiava il volto sul cemento, procurandosi una leggera escoriazione al labbro. 

È pure indicato che durante la fase di applicazione delle manette, C. e E. si 

trovavano a bordo del treno con il collega, intento a gestirli in quanto decisamente 

più collaborativi (cfr. act. MPC 15.2-2023.07.11-1.B1.1-B.1.2). 

7.4.4.3 Dalla videosorveglianza della carrozza si evince che A., dopo aver portato fuori 

un bagaglio (cfr. supra consid. 7.3.3.6), alle ore 15.14.11 secondo l’orario indicato 

dalla videocamera 23, rientra ed esce dal treno assieme a B., che non sembra 

presentare difficoltà di deambulazione. Alle 15.14.18 A. ritorna sulla soglia della 

porta scorrevole, lasciando B. solo sulla banchina della stazione per all’incirca 

- 24 - 

SK.2024.45 

una decina di secondi. Alle 15.14.20 abbandonava il convoglio anche C. Dopo 

aver diretto lo sguardo nella direzione del collega D. e di E., A. lascia 

definitivamente l’ingresso della porta e si dirige sulla banchina del binario 3 alle 

ore 15.14.28, dove già si trovavano B. e C. Una volta chiusesi le porte, si vede 

del movimento concitato nel quadrante in alto a destra dello schermo. Alle 

15.14.48 lasciano il vagone anche E. e l'agente D. (cfr. registrazioni video, 

VehType 412_Kamera 23). Anche le videocamere 22 e 24 hanno ripreso 

parzialmente gli spostamenti di cui sopra; va però segnalato come l’orario 

indicato – ma non l’intervallo di tempo tra uno spostamento e l’altro – risulti 

discordante rispetto a quello della videocamera 23 (cfr. registrazioni video, 

VehType 412_Kamera 22, 24). Le videocamere presenti in stazione non hanno 

inquadrato la zona. Dalle registrazioni relative all’entrata degli uffici della polizia 

dei trasporti si evince che a B. manca il piercing al sopracciglio (cfr. infra consid. 

7.5.4). 

7.4.4.4 Dalla lettera di dimissione allestita il 30 maggio 2023 all'Ospedale Regionale di 

Lugano, risulta che B. ha riferito di essere caduto a terra a seguito di uno schiaffo 

e di aver subito calci e schiaffi su tutto il corpo. In tale sede l'accusatore privato 

ha segnalato lievi vertigini e dolore all'orecchio sinistro e mascella lato sinistro. 

Nel referto è pure indicato ch'egli ha perso l'orecchino all'occhio destro ed è stata 

posta la diagnosi di trauma cranico minore con molteplici escoriazioni superficiali 

agli arti superiori e tumefazione al viso in assenza di segni per fratture ossa 

craniali. Il referto medico fa inoltre stato di una deviazione al setto nasale e, a 

livello di anamnesi, di un’amnesia pericircostanziale (cfr. act. MPC 5-2023.06.12-

1.22-30). 

7.4.5 Accertamento della Corte 

7.4.5.1 Riguardo a quanto avvenuto sulla banchina della stazione, si rileva che non vi 

sono immagini agli atti relative al perron del binario 3. Sulla base delle 

videocamere interne al vagone (cfr. registrazioni video, VehType 412_Kamera 

23) si evince nondimeno che:  

• alle ore 15.14.11 escono dal vagone B. e l’imputato; 

• alle ore 15.14.18 A. torna sulla soglia del vagone da solo; 

• alle ore 15.14.28 A. esce nuovamente dal vagone; poco dopo, all’incirca 

alle 15.14.38, si intravvede del movimento attraverso i vetri del vagone; 

alle ore 15.14.48 il movimento (verosimilmente la colluttazione) sembra 

terminare, e la verosimile posizione di B. è sdraiata a terra, sul perron.   

- 25 - 

SK.2024.45 

Da quanto precede si possono inferire due elementi. Anzitutto che, prima della 

nuova uscita di A. alle ore 15.14.28, B. si è trovato per una decina di secondi da 

solo sulla banchina ferroviaria. In secondo luogo, che vi sono una ventina di 

secondi nel corso dei quali A. si trova all'esterno del convoglio con B. e che dopo 

circa dieci secondi si intravvede del movimento attraverso i vetri del vagone.  

Poiché le dichiarazioni al soggetto di tutte le persone sentite risultano coerenti, è 

accertato che dopo tale fase, l'accusatore privato finisca per ritrovarsi a terra per 

mano di A., venendo poi ammanettato. Sulla base dei referti medici e dei video 

di sorveglianza, si può anche ritenere che l'accusatore privato abbia riportato 

delle lesioni e perso il piercing al sopracciglio dopo l'intervento dell'imputato. Le 

versioni dei presenti sono inoltre inequivocabilmente concordi quanto al fatto che 

“la messa a terra” da parte di A. sia intervenuta a seguito dell'affermazione “che 

cazzo vuoi ”, proferita da B. Ciò è sostenuto non solo da C. e, indirettamente, 

dall’accusatore privato, ma anche dalle stesse dichiarazioni rese in fase 

istruttoria dall’imputato.  

La versione alternativa proposta in sede di arringa dalla difesa, che, secondo il 

senso, ha tematizzato la questione del “che cazzo vuoi” già nel quadro della fase 

dell’incontro sul treno non è sorretta da alcuna testimonianza o riscontro 

oggettivo e non può essere seguita (cfr. act. SK 3.720.006-007: perché non vorrei 

che questo divenisse il processo del “che cazzo vuoi”. A tutti noi quando ci 

fermano, diamo il documento e non rispondiamo con quella frase lì, né 

insultiamo, né offendiamo. Ora, dal filmato io sono l’unico in quest’aula che 

sembrerebbe aver visto che B. si è messo la mano sui genitali. Io ho visto 

quell’immagine lì, si vede che sono l’unico. L’audio non c’è e allora mi dispiace 

ma se non c’è l’audio non veniamo a dire che sicuramente non hanno insultato, 

che sicuramente hanno collaborato, che sicuramente è stato un controllo 

tranquillo. Capisco che faccia comodo sostenere ciò. Ma non è andata così. E 

comunque non si può desumere da quelle immagini che sia andata così. Ed è 

grave che in un processo indiziario si giunga a concludere che i tre erano tranquilli 

e pacifici. I tre porcellini famosi della storia e A. il lupo cattivo. I tre non hanno 

collaborato. Avessero dato i loro documenti, nemmeno sarebbero scesi dal treno. 

E invece no. Perché evidentemente bisogna rispondere a chi ti fa il controllo. 

Perché evidentemente l’autorità che abbia poi la divisa della polizia cantonale, 

della polizia ferroviaria o di qualsiasi altra forza dell’ordine, è da vedere come un 

nemico: “che cazzo vuoi”). Lo stesso D., presente sulla carrozza al momento 

dell’intervento, ha precisato di non avere sentito né offese né insulti (cfr. supra 

consid. 7.3.3.3).  

7.4.5.2 Posto che colluttazione vi è stata, la Corte ha dovuto accertare quale sia stata la 

dinamica dell'intervento dell'agente, e meglio, se l'accusatore privato sia finito a 

- 26 - 

SK.2024.45 

terra a causa di una percossa (ovvero di una sberla a mano aperta) o di una 

manovra da manuale.  

Nel chiarimento di tale aspetto, questo Giudice ha in primo luogo osservato come 

– diversamente da quanto dichiarato a verbale dall'imputato il 23 agosto 2023 – 

dalle registrazioni video risulti inequivocabile che C. si trovasse all'esterno del 

convoglio già diversi secondi prima dell'arrivo di D. e di E. Ciò è peraltro conforme 

a quanto scritto dall'imputato nel rapporto del 1° giugno 2023, secondo il cui 

tenore, “durante questa fase, C. restava dove gli era stato chiesto” ed è stato 

ammesso anche dall’imputato in sede dibattimentale. Ne discende che detto 

testimone ha assistito direttamente agli eventi, ciò che rende la sua deposizione 

significativa in quanto trattasi della sola persona presente al momento dei fatti 

oltre all'imputato ed all'accusatore privato. C. presentava inoltre un tasso 

alcolemico relativamente contenuto e in ogni caso non tale da inficiare la sua 

percezione dei fatti. Inoltre, secondo quanto affermato in aula dal MPC, (cfr. 

audio dibattimenti, file 20250210114610, minuto 17.46) non risulta alcun 

procedimento aperto nei confronti di questa persona per falsa testimonianza, né 

vi sono state segnalazioni in tal senso da parte degli agenti coinvolti, e ciò 

nonostante A. abbia espressamente sostenuto che C. si sia inventato tutto (cfr. 

act. SK 3.731.017). Il teste non ha del resto omesso dettagli che potevano essere 

interpretati sfavorevolmente circa il comportamento di B., segnalando la sua 

risposta offensiva, che trova conferma nelle dichiarazioni dello stesso A., ciò che 

avvalora la deposizione di C. 

Nemmeno si può accogliere la tesi della difesa secondo cui il testimone avrebbe 

agito per mero spirito di rivalsa a causa del fermo stesso (cfr. supra consid. 6.3). 

Infatti, egli non ha segnalato alcun comportamento scorretto da parte dell’altro 

agente coinvolto, mentre, se il suo intento fosse stato esclusivamente ritorsivo, 

sarebbe stato logico aspettarsi che egli accusasse innanzitutto D., ossia colui 

che si era occupato principalmente di lui. Un ulteriore elemento da osservare è 

che il testimone C. verosimilmente non era a conoscenza dell'assenza di 

videocamere di sorveglianza sulla banchina della stazione. Anzi, è legittimo 

supporre che ne ritenesse probabile l’esistenza. Difficilmente, dunque, il 

testimone avrebbe rischiato di incorrere in una falsa testimonianza, consapevole 

del fatto che, se sulla banchina fossero state presenti videocamere di 

sorveglianza, qualsiasi versione non veritiera sarebbe stata facilmente smentita, 

con tutte le – pesanti – conseguenze del caso.  

Per quanto concerne poi la posizione di B., il quale, come visto, ha affermato di 

non ricordare direttamente gli eventi, questo Giudice ha ritenuto in primo luogo 

che quest’ultimo, allo scopo di corroborare la versione secondo cui sarebbe stato 

ingiustificatamente colpito, avrebbe potuto affermare di ricordarsi della sberla 

- 27 - 

SK.2024.45 

sferratagli da A.; il fatto che abbia dichiarato di non ricordare propende 

certamente in favore della sua sincerità ed è compatibile con la perdita di 

memoria allegata. L’assenza di ricordi diretti non è d’altro canto un fattore 

decisivo per la valutazione della colpevolezza, come invece sembra averlo 

adombrato la difesa; diversamente, per assurdo, non potrebbero esistere 

condanne per omicidio in quanto la vittima, per definizione, non può riferire degli 

eventi. 

7.4.5.3 Circa la dinamica dell'“atterramento”, diversi elementi hanno indotto la Corte a 

nutrire seri dubbi sulla versione fornita dall'imputato. In primo luogo, mal si 

comprende come l'accusatore privato avrebbe potuto tentare “di allontanarsi dal 

controllo di polizia in corso” e, nel frattempo, violare “la sfera intima” dell'imputato, 

concetto che per sua stessa natura implica un avvicinamento e non una fuga. 

Inoltre, nel rapporto da lui redatto il 3 luglio 2023, A. ha motivato la manovra sulla 

base del fatto che l'accusatore privato si sarebbe rifiutato di seguirlo, ostinandosi 

a non voler lasciare i luoghi. Si tratta, a non averne dubbio, di una diversa 

ricostruzione dei fatti che non implica alcun accenno alla fuga o ad un approccio 

minaccioso da parte dell'accusatore privato, risultando contraddittoria. 

Ricondurre tali divergenze a delle semplici imprecisioni linguistiche, come fatto 

dall’imputato in sede dibattimentale, equivale ad ignorare le contraddizioni 

logiche insite nelle diverse ricostruzioni dei fatti da lui proposte.  

Sempre a soggetto della pretesa fuga, va osservato che dalla videosorveglianza 

del vagone non emerge alcun indizio che B. stesse tentando di sottrarsi al fermo. 

Se questa fosse stata la sua reale intenzione, sarebbe stato ragionevole 

aspettarsi che, all’apertura delle porte scorrevoli, quest’ultimo si precipitasse a 

scappare, ipotesi tuttavia smentita dalle immagini. Dalla videosorveglianza si 

evince inoltre che B. si è trovato da solo sulla banchina della stazione per una 

decina di secondi (cfr. supra consid. 7.4.5.1) dopo che A. è tornato sulla soglia 

della porta rivolgendo lo sguardo al collega che si stava occupando degli altri 

ragazzi all’interno del vagone. Al dibattimento, l'imputato ha omesso di dichiarare 

di essere tornato sulla soglia, riferendo solo di aver preso i bagagli 

dell'accusatore privato, di averli portati sul marciapiede e di essere poi rientrato 

per accompagnarlo all’esterno. Si tratta però di un aspetto significativo. Infatti, in 

quel lasso di tempo, B., solo, non sorvegliato e per giunta già in possesso del 

suo bagaglio, avrebbe potuto tranquillamente darsi alla fuga se lo avesse voluto. 

D’altro canto, la versione dell’imputato, se valutata complessivamente, non 

appare compatibile nemmeno con la durata del periodo in cui A. e B. si sono 

trovati sul marciapiede della stazione. Come detto, tra il momento in cui A. esce 

nuovamente sul perron (15.14.28) e l’inizio del movimento che si intravvede dal 

finestrino (15.14.38), trascorrono all’incirca una decina di secondi (cfr. supra 

- 28 - 

SK.2024.45 

consid. 7.4.5.1). Ora, è inverosimile che l'accusatore privato abbia insultato 

l’imputato con vari epiteti in lingua spagnola, gli abbia detto “che cazzo vuoi” 

allorquando gli era stato chiesto nuovamente il documento, abbia tentato di 

sottrarsi alla sua presa, sia stato ripreso con la posizione di accompagnamento, 

gli si sia avvicinato nuovamente faccia a faccia e abbia, infine, cercato ancora 

una volta di sottrarsi all’accompagnamento coatto. 

7.4.5.4 Del resto, nemmeno i presunti “motivi di sicurezza” invocati da A. per giustificare 

un suo intervento “da manuale” appaiono credibili. B., per natura e corporatura, 

non poteva essere considerato una minaccia per un agente dell’esperienza e 

della corporatura di A. 

Le circostanze del caso indicano quindi che l’accusatore privato ha risposto in 

modo offensivo all’imputato, ciò che ha condotto alla sua reazione impulsiva e 

repentina, ossia a colpirlo con una sberla a mano aperta, compatibilmente a 

quanto sostenuto dall’unico testimone presente, C. Non a caso, una percossa 

rappresenta una tipica forma di ritorsione (“klassische Retorsion”) a un oltraggio 

verbale, anche quando è posta in essere da un agente di polizia (cfr. DTF 108 IV 

48, consid. 2b). A supportare questa interpretazione vi è anche la deposizione di 

E., la quale, pur non essendo stata direttamente presente al momento della 

manovra, ha riferito di aver udito un forte rumore mentre si accingeva a lasciare 

la carrozza. Tale rumore è conciliabile con una sberla avente quale conseguenza 

una rovinosa caduta e terra, ma non con un contenimento al suolo mediante una 

manovra di chiave al gomito, la quale è finalizzata ad immobilizzare la persona 

in modo controllato. Non per altro, solo una forte sberla ed una caduta violenta 

al suolo potevano avere conseguenze quali un trauma cranico ed un buco di 

memoria, così come referenziato dalla documentazione medica agli atti (cfr. 

supra consid. 7.4.4.4).  

7.4.6 Agli occhi della Corte, sulla base di un’oculata valutazione di insieme, appare che 

la reazione dell’imputato al “che cazzo vuoi ”, nelle specifiche circostanze del 

caso, sia stata quella di colpire B. con una sberla e non di effettuare una manovra 

di chiave al gomito secondo tecnica ISP. È quindi a maggior ragione plausibile 

che A. abbia colpito l’accusatore privato quale reazione – assolutamente non 

giustificata – alla frase proferita nei suoi confronti. La testimonianza di C., che ha 

visto A. colpire B., alla luce di tutto quanto descritto, risulta credibile. Altrettanto 

degna di fede, viste le specifiche circostanze del caso, sono le dichiarazioni del 

denunciante, secondo cui l’intervento dell’imputato, così come descritto 

dall’amico, gli ha causato un buco/vuoto di memoria. 

- 29 - 

SK.2024.45 

Questo Giudice ha dunque ritenuto che sulla banchina n. 3 della stazione di [...], 

l'accusatore privato è stato colpito al volto con una sberla a mano aperta da A. in 

risposta ad un'ingiuria, per poi finire a terra e venire ammanettato. 

7.5 Tragitto tra la banchina n. 3 e gli uffici della Polizia dei trasporti  

7.5.1 Dichiarazioni dell'accusatore privato 

7.5.1.1 Nel verbale di denuncia del 2 giugno 2023, l'accusatore privato ha dichiarato di 

essersi ripreso durante la salita delle scale del ponte ferroviario. Nel corso del 

medesimo interrogatorio ha poi ribadito di essere stato “portato nel loro ufficio (io 

camminavo con le mie gambe) e nel mentre il poliziotto continuava a colpirmi 

diverse volte in testa/faccia con le mani (non so quantificare quante volte e non 

mi pare fossero pugni ma delle manate e sberle) dicendomi adesso fai il figo” (cfr. 

act. MPC 5-2023.06.12-1).  

7.5.1.2 Posto di fronte alle dichiarazioni di cui sopra nell'interrogatorio di confronto del 

27 ottobre 2023, B. ha tenuto a precisare che durante il tragitto dal binario agli 

uffici della Polizia ferroviaria non ha ricevuto alcun colpo, lasciando 

implicitamente intendere che la formulazione “nel mentre” di cui sopra si riferiva 

a quanto accaduto al posto di polizia (cfr. act. MPC 12.4-2023.10.27-1). 

7.5.2 Dichiarazioni dell'imputato 

7.5.2.1 L'imputato non ha reso dichiarazioni specifiche sul tragitto tra la banchina n. 3 e 

gli uffici della Polizia dei trasporti (cfr. act. MPC 13.1-2023.08.23-1). 

Nell'interrogatorio di confronto, nonostante la suddetta precisazione 

dell'accusatore privato, egli si è limitato a ribadire le sue precedenti dichiarazioni 

(cfr. act. MPC 12.4-2023.10.27-1). Al dibattimento A. ha confermato di essersi 

recato in ufficio dopo aver ammanettato B. Quando gli è stato fatto notare che, 

dai video disponibili, i tre camminavano abbastanza diritti, l’imputato ha risposto 

affermativamente. L’imputato si è pure chiesto come fosse possibile che questi 

si sia svegliato sulle scale, dal momento che B. camminava sulle sue gambe. Ha 

inoltre precisato che, durante il tragitto, non era in contatto radio con i colleghi 

che avevano effettuato la segnalazione (cfr. act. SK 3.731.001-026). 

7.5.3 Testimonianze 

Alcuni dei testimoni presenti hanno fornito una deposizione a riguardo del tragitto. 

C. ha affermato che dopo l'intervento, A. “ha alzato B. e ci siamo recati assieme 

verso gli uffici della polizia” (cfr. act. MPC 12.2-2023.08.16-1). E. ha dichiarato 

che dopo essere stato ammanettato, l'accusatore privato veniva fatto rialzare e 

che lei ed C. lo avrebbero seguito. La teste ha anche affermato di non aver 

- 30 - 

SK.2024.45 

ricevuto richieste esplicite di “andare negli uffici” ma che gli agenti gli avrebbero 

“fatto capire che dovevamo seguirli ” (cfr. act. MPC 12.1-2023.08.16-1). Dal canto 

suo, D. ha precisato che dopo l'intervento “abbiamo quindi fatto la passerella che 

si trova in stazione e ci siamo recati negli uffici della polizia dei trasporti” (cfr. act. 

MPC 12.3-2023.09.19-1). 

7.5.4 Altre risultanze istruttorie 

Dalle registrazioni delle videocamere di sorveglianza poste nelle immediatezze 

degli uffici della Polizia dei trasporti, si nota il passaggio dell'accusatore privato, 

ammanettato sul davanti e scortato dall'imputato, alle ore 15.18.10 (cfr. 

videocamera - sbarra). I due entrano poi nel campo visivo di un'altra videocamera 

situata all'ingresso dell'edificio e sono visibili dalle ore 15.18.16 alle ore 15.18.33, 

per poi passare oltre la porta. B. risulta sempre munito di manette e 

accompagnato fisicamente da A. Al di là di qualche leggero strattone, non si 

notano episodi di violenza. Da un ingrandimento della registrazione video si può 

notare che all’accusatore privato manca il piercing al sopracciglio. Alle ore 

15.18.45 e le 15.19.03 giungono presso il posto di polizia anche C. e E. 

accompagnati senza coercizione da D. (cfr. videocamera - citofono portico). 

7.5.5 Accertamento della Corte 

Sulla base delle dichiarazioni concordanti e delle registrazioni video, la Corte ha 

concluso che non vi siano dubbi particolari sullo svolgimento dei fatti per quanto 

concerne questa fase: B. è stato accompagnato coattivamente negli uffici della 

Polizia dei trasporti dall'imputato e non vi sono state percosse, poco dopo sono 

giunti in loco anche C. e E. con l'agente D. I dubbi sollevati dall’imputato circa 

l’impossibilità che l’accusatore privato si sia “ripreso sulle scale” mentre 

camminava autonomamente non risultano giustificati. B. ha sì dichiarato di 

essersi ripreso mentre saliva le scale del ponte della ferrovia. Non ha però 

dichiarato che fino a quel momento fosse privo di coscienza ed impossibilitato a 

camminare. Non va del resto dimenticato che poco prima, sul perron numero 3, 

l’accusatore privato ha subito percosse con caduta a terra. La difesa, in sede di 

arringa ha sostenuto che C., avrebbe dichiarato che B. sarebbe stato colpito con 

delle sberle anche durante il tragitto, circostanza non riferita dall’accusatore 

privato e che dovrebbe far riflettere sulla credibilità del testimone. In realtà, dal 

verbale di interrogatorio non risultano affermazioni in tal senso da parte di C. 

Anzi, quest’ultimo, a precisa domanda dell’interrogante, ha affermato di non aver 

visto B. ricevere sberle durante il tragitto (cfr. act. MPC 12.2-2023.08.16-1.7). 

L’allegazione della difesa non trova quindi alcun riscontro ed anzi, fa sì che, la 

credibilità del testimone, già valutata positivamente dalla Corte (cfr. supra consid. 

7.4.5.2) non ne sia minimamente intaccata.  

- 31 - 

SK.2024.45 

7.6 Uffici della Polizia dei trasporti  

7.6.1 Dichiarazioni dell'accusatore privato 

7.6.1.1 Il 2 giugno 2023 B., che già aveva precisato di aver ricevuto delle sberle presso 

gli uffici della polizia dei trasporti (cfr. supra consid. 7.5.1), ha dichiarato che dopo 

aver raggiunto un locale con sedie e tavolo simil alluminio, gli agenti lo facevano 

sedere in compagnia dei suoi amici. L'accusatore privato ha precisato che in quel 

frangente egli era l'unico legato con le manette e di ricordare che ad un certo 

punto l'imputato lo faceva alzare in piedi con la faccia al muro ordinandogli di 

andare a cercare i documenti, salvo poi urlargli “chi cazzo ti ha detto di 

muoverti?”. A. lo afferrava quindi con la forza, con entrambe le mani, mettendolo 

a sedere nuovamente. B. ha poi dichiarato che, in tali circostanze, cadeva a terra 

per poi essere nuovamente sollecitato, con tono concitato, a rialzarsi e a 

muoversi, subendo un tale stress da crollare psicologicamente e scoppiare in 

lacrime (“avevo dolore, ero ammanettato ed inoltre avevo il gomito destro 

ricoperto di sangue [...] per questi motivi, oltre a tutto quello che è successo, 

crollavo nel pianto”). Il denunciante ha anche sostenuto che E., vedendolo in 

quello stato, cadeva vittima di un attacco di panico, circostanza che a mente 

dell'accusatore privato conduceva A. a smettere di trattarlo in malomodo 

permettendogli di sedersi. A suo dire, lui e E. erano rimasti sempre all'interno 

dello stesso locale, mentre C. veniva portato in un’altra stanza per un certo 

periodo di tempo. B. ha anche sostenuto che un'agente, identificato nella persona 

di H., fratello di una persona di sua conoscenza, gli aveva offerto un bicchiere 

d'acqua, rispettivamente tolto le manette. Infine, ha riferito che A., in un secondo 

tempo, cambiava definitivamente atteggiamento nei suoi confronti, mettendosi 

ad esempio a piegargli i vestiti. L'accusatore privato ha anche precisato che in 

tale frangente, C. aveva chiesto spiegazioni incalzando A., al che, lui stesso lo 

aveva invitato a desistere per evitare di subire a sua volta percosse. C. si 

accontentava del numero di matricola, che l’imputato forniva. Sempre a detta di 

B., in questo contesto A. si rivolgeva a E. chiedendole “perché stai così se non ti 

abbiamo fatto niente a te” (cfr. act. MPC 5-2023.06.12-1).  

7.6.1.2 Nell'interrogatorio di confronto del 27 ottobre 2023, l'accusatore privato ha 

innanzitutto precisato di aver ricevuto i colpi dentro gli uffici. In un primo momento 

ha asserito di non ricordare esattamente ma di credere di essere stato colpito al 

viso almeno tre volte dall’imputato, il quale, nel frattempo, gli diceva “fai il figo 

adesso?”. Più avanti nel verbale, su domanda, B. ha dichiarato che A. lo aveva 

colpito in sequenza ravvicinata, dandogli due o tre sberle, per poi andarsene e 

ritornare per colpirlo di nuovo. Anche in tale frangente, il denunciante non è stato 

in grado di quantificare con precisione il numero totale di sberle ricevute, salvo 

affermare essere state sicuramente più di quattro. Egli ha poi dichiarato di 

- 32 - 

SK.2024.45 

trovarsi già seduto nel momento in cui E., dopo averlo visto piangere 

ammanettato, cercando di coprirsi il viso, cominciava ad iperventilare. A 

proposito delle persone presenti, l'accusatore privato ha asserito di essere 

sempre stato nella stessa stanza in cui si trovavano E. ed A. C. veniva dal canto 

suo condotto in un altro locale, per un periodo di tempo che non ha saputo 

quantificare, ma sicuramente inferiore all’ora, durante il quale il denunciante 

riceveva altre sberle. Su domanda del difensore dell'imputato, B. ha confermato 

che E. si trovava “a un paio di panchine” da lui al momento della sua caduta e 

delle percosse, mentre C. e D. erano presenti solo “ad un certo punto”. Alla 

domanda su chi avesse assistito agli schiaffi da lui ricevuti, l'accusatore privato 

ha risposto che all’inizio, nel momento in cui veniva messo spalle al muro, era 

presente anche C. mentre E. lo era stata per tutto il tempo. Il denunciante ha 

pure precisato di essere caduto anche a terra allorché era seduto sulla sedia 

ammanettato (cfr. act. MPC 12.4-2023.10.27-1). 

7.6.2 Dichiarazioni dell'imputato 

7.6.2.1 Il 23 agosto 2023, A. ha ammesso di aver alzato la voce e ha sostenuto di aver 

tolto le manette a B. non appena giunto negli uffici, in quanto non vi era più alcun 

pericolo. L'imputato ha precisato di aver effettuato lui stesso la perquisizione 

dell’accusatore privato mediante palpazione da manuale ISP. Nel frattempo, B. 

piangeva e chiedeva scusa. A. ha preteso di aver detto a B. di stare tranquillo, 

che si sarebbe proceduto al controllo e che poi sarebbe potuto andare a casa. 

Ha anche indicato che sino a quel momento nessuno dei ragazzi aveva 

consegnato il documento. L’imputato ha confermato l’attacco di panico avuto da 

E. alla fine del controllo, e di aver chiesto sia a quest’ultima che a B. e ad C. se 

volessero un’ambulanza, domanda alla quale i tre avevano risposto 

negativamente. Secondo la sua versione dei fatti, i tre ragazzi, compreso C. 

erano sempre rimasti seduti sulla stessa panchina, nell’unica sala a disposizione 

e in sua presenza, dal momento che la cella era occupata dalla persona fermata 

dai colleghi. In questo contesto, l’imputato ha sostenuto di non aver provocato 

nessuno, di non aver tirato alcuna sberla e di aver riferito ad C. che, qualora 

avesse avuto qualcosa da recriminare sul suo operato, avrebbe potuto rivolgersi 

direttamente alla pattuglia della polizia cantonale giunta presso gli uffici per 

prendere in custodia la persona accusata di spaccio. Ha aggiunto di aver fornito 

ad C. il proprio codice o numero di matricola, ma non il nome. Al termine degli 

eventi, secondo l'imputato, C. si mostrava aggressivo, mentre B. era 

“estremamente gentile e continuava a piangere”. L'imputato ha affermato di 

averlo rassicurato, dicendogli che non era necessario piangere e che tali 

situazioni potevano capitare. C., invece, continuava a dirgli che intendeva 

denunciarlo e che a suo avviso non apparteneva alla “polizia vera”. A. 

accompagnava quindi tutti e tre alla porta attendendo sulla soglia per consentire 

- 33 - 

SK.2024.45 

l'ingresso della polizia cantonale. In quell'occasione, C. ribadiva che avrebbe 

sporto denuncia. È stato allora, ha precisato l'imputato, che C. veniva invitato a 

rivolgersi direttamente alla pattuglia appena giunta sul posto (cfr. act. MPC 13.1-

2023.08.23-1).  

7.6.2.2 Nel corso dell'interrogatorio di confronto del 27 ottobre 2023, A. si è limitato a 

confermare le sue precedenti dichiarazioni (cfr. act. MPC 12.4-2023.10.27-1). 

7.6.2.3 Al dibattimento, l’imputato ha in primo luogo contestualizzato il momento in cui 

avrebbe appreso del contestuale fermo del “vero spacciatore”, collocandolo 

durante il controllo effettuato negli uffici, ma non sapendo dire esattamente 

quando. Ha poi sottolineato che una volta giunte sul posto, le persone fermate 

venivano fatte accomodare su una panchina all’interno della zona di attesa 

mentre a B. venivano subito rimosse le manette. La perquisizione, effettuata sui 

due ragazzi, era finalizzata alla ricerca di mezzi di prova – essendo A. alla ricerca 

di uno spacciatore – o comunque ad accertarsi che non vi fosse nulla di 

pericoloso, essendo ad ogni modo prassi perquisire le persone fermate. A tal 

proposito, l'imputato ha precisato che si trattava di una semplice palpazione 

superficiale, pur riconoscendo l'esistenza di tecniche più specifiche e 

approfondite. Di fronte all'evidenza che quel tipo di controllo, poco invasivo, non 

fosse adeguato alla ricerca di stupefacenti, l'imputato ha ammesso che, 

probabilmente, in quel momento, lui ed il collega erano già a conoscenza del 

fermo del presunto spacciatore (testualmente: “probabilmente, in quel momento, 

quando abbiamo fatto la perquisizione solo per palpazione, avevamo già saputo 

che il presunto spacciatore era già stato fermato e quindi, portavamo 

semplicemente a termine il controllo”. L’imputato ha pure precisato di essere 

stato lui a controllare l’accusatore privato, mentre D. si occupava di C. Quanto a 

E., essa non veniva perquisita in quanto non c’era un’agente di sesso femminile 

né la necessità di farlo. Dal controllo dei documenti svolto da D. emergeva che 

C. e E. erano conosciuti alle banche dati per delle liti. Quanto al test etanografico, 

i cui risultati erano stati documentati mediante delle fotografie poi inserite nella 

banca dati, l’imputato ha osservato di non ricordare con precisione chi lo avesse 

effettuato a chi e di essere stato verosimilmente lui ad aver fatto soffiare i ragazzi 

nella cannuccia. Anche al dibattimento, l’imputato ha negato ogni gesto di 

violenza, sia nei confronti di B. che di C., definendo le loro dichiarazioni 

menzognere e sostenendo che il fermo si sarebbe svolto “senza problemi 

particolari”. Quanto all’offerta di chiedere l’intervento medico, denegata dalle 

persone fermate, essa è stata ricondotta alle escoriazioni di B. legate 

all’intervento e all’iperventilazione di E. (cfr. act. SK 3.731.001-026). 

  

- 34 - 

SK.2024.45 

7.6.3 Testimonianze 

Oltre agli amici dell'accusatore privato C. e E. ed al collega poliziotto D., nel corso 

della procedura preliminare sono stati sentiti come testimoni anche altri tre 

colleghi di A. 

7.6.3.1 Nel verbale del 16 agosto 2023 C. ha dichiarato che, appena arrivati nell'ufficio 

dal binario, A. spingeva un tavolo contro la parete, forse per sfogarsi o per 

dimostrare forza. Egli ha a sua volta affermato che lui e l'accusatore privato 

venivano messi contro la parete e perquisiti, ricevendo entrambi due calci per 

aprire le gambe. In quel momento, l'imputato gli avrebbe anche dato una piccola 

sberla sulla guancia, meno forte di quella data a B. sul marciapiede. A mente del 

teste, durante la perquisizione A. continuava a provocare l'accusatore privato, 

dicendogli “adesso continua a fare il figo” e lo colpiva in faccia più volte, 

quantificabili in circa cinque. Il testimone ha poi raccontato di essere stato portato 

in una stanza separata, dove veniva spogliato e perquisito, mentre B. e E. 

rimanevano nella prima stanza. Al suo ritorno, B. era ancora seduto e 

ammanettato, mentre l'imputato continuava a dargli sberle sul volto. In quel 

momento, E. iniziava a iperventilare. Il testimone ha quindi descritto un 

sentimento di impotenza nei confronti di A., il quale gli chiedeva in modo 

aggressivo se avesse qualcosa da dire. Secondo C., solo dopo aver rimesso gli 

effetti personali nello zaino dell'accusatore privato, l'imputato rimuoveva 

finalmente le manette a B. (cfr. act. MPC 12.2-2023.08.16-1).  

7.6.3.2 Sempre il 16 agosto 2023 E. ha asserito di essere rimasta con B., mentre C. 

veniva portato in un’altra stanza. Con loro era presente anche A.; la testimone 

non si è invece detta certa della presenza dell'agente D. Secondo E., durante la 

permanenza negli uffici, i poliziotti avevano controllato i loro i bagagli e chiesto 

loro i documenti d'identità. In tale frangente, gli agenti mantenevano un tono 

aggressivo, soprattutto l'imputato, che avrebbe urlato “cosa c'è nelle valigie? ”, 

“dove sono i documenti?”. La testimone ha anche descritto una perquisizione 

integrale su B., precisando che quest'ultimo avrebbe avuto le manette per la 

maggior parte del tempo. Nonostante non comprendesse l'italiano, E. ha 

sostenuto di aver notato che l'accusatore privato era molto nervoso, poiché non 

capiva il motivo dell’accaduto. La testimone ha poi riferito che, a questo punto – 

preoccupata per sé stessa, per l'accusatore privato e anche per C., di cui 

ignorava le condizioni dopo che era stato condotto in una stanza separata – 

veniva colta da un attacco di panico. E. ha inoltre dichiarato di non aver visto i 

poliziotti colpire direttamente B. all'interno dell'ufficio, ma di aver comunque 

notato che quest’ultimo presentava escoriazioni alle braccia e una contusione al 

naso. Testualmente, E. ha dichiarato “Dal punto di vista fisico posso dire che B. 

- 35 - 

SK.2024.45 

aveva delle escoriazioni alle braccia, il naso aveva una contusione, è stato 

picchiato in faccia” (cfr. act. MPC 12.1-2023.08.16-1). 

7.6.3.3 Sentito il 19 settembre 2023, D. ha dichiarato che, una volta arrivati in ufficio, lui 

e A. facevano sedere i tre ragazzi sulla panchina nella zona di controllo. Secondo 

la sua versione dei fatti, la situazione, all’arrivo negli uffici, era “tranquilla”. A. 

rimuoveva subito le manette all'accusatore privato, dopodiché venivano richiesti 

i documenti a E. ed a quest'ultimo. A mente di D., era stato A. ad eseguire la 

perquisizione, mentre egli si era allontanato per procedere al controllo dei 

documenti. A precisa domanda, il teste ha specificato di non aver visto alcuna 

sberla e che le persone fermate, pur non avendo precedenti per spaccio, erano 

noti per risse o liti. Ha pure sottolineato che dopo aver effettuato il rilevamento 

del tasso alcolemico, B. chiedeva scusa. Nel mentre, tuttavia, C. manifestava 

agitazione e E. iniziava a iperventilare. A precisa domanda circa l'eventuale 

spostamento di C. in un'altra stanza, D. ha risposto: “io non ho visto che lo 

portavano in un'altra stanza [...]. Quando siamo entrati negli uffici, li abbiamo fatti 

sedere, poi io mi sono assentato per fare il controllo nominativo e C. potrebbe 

essere stato portato in un'altra stanza, ma mi sembra strano”. Il testimone ha 

inoltre osservato che, dal momento in cui erano state tolte le manette 

all'accusatore privato, egli non aveva assistito a episodi di violenza fisica o 

verbale. Ha riferito, inoltre, che C. era stato informato della possibilità di rivolgersi 

agli agenti della Polizia cantonale per sporgere denuncia (cfr. act. MPC 12.3-

2023.09.19-1).  

7.6.3.4 L'agente della polizia dei trasporti F., sentito il 28 novembre 2023 in qualità di 

testimone, ha affermato di essere entrato nell'ufficio con il collega G. e la persona 

fermata in coda al treno appena dopo A. e D. Mentre compilavano i documenti 

per il trasferimento alla polizia cantonale, notava la ragazza che iperventilava e i 

colleghi che le chiedevano se avesse bisogno di un'ambulanza. F. ha affermato 

di non aver visto se B. o gli altri fossero ammanettati né A. tirare sberle; sebbene 

abbia sentito voci in spagnolo a tono alto, non era riuscito a carpirne il contenuto. 

Infine, ha asserito di ricordare le tre persone intente a parlare brevemente con la 

polizia cantonale