# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 79bef2a1-9fc2-5351-814d-893edb3a7af5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.04.2025 D-305/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-305-2025_2025-04-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-305/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  a p r i l e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Walter Lang;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Turchia, 

patrocinata da Ali Tüm,  

(…) 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 23 dicembre 2024 / N (…). 

 

 

 

D-305/2025 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessata, cittadina turca, di etnia curda, ha depositato una do-

manda d’asilo in Svizzera il 14 agosto 2023. In medesima data la figlia 

(procedura N[…]) e il figlio (procedura N […]) hanno altresì presentato una 

domanda d’asilo.  

 

A.b Il 14 febbraio 2024, la SEM ha svolto un’audizione approfondita sui 

suoi motivi d’asilo ai sensi dell’art. 29 LAsi (RS 142.31).  

 

La richiedente a sostegno della propria domanda d’asilo ha addotto di aver 

sempre sostenuto politicamente il partito HDP con l'intento di difendere la 

lingua e la cultura curde. A partire dal 2020, sempre con questa finalità, ha 

iniziato a condividere contenuti sui social media, prevalentemente video 

ripresi da altri utenti, in cui denunciava la situazione della popolazione 

curda e le discriminazioni subite, con una frequenza regolare, talvolta su-

periore a una volta alla settimana. A causa di queste attività, nella prima 

settimana del marzo 2023 è stata convocata presso la stazione di polizia 

di B._______, dove le è stato chiesto di rendere una deposizione. In 

quell'occasione, lei ha negato ogni responsabilità, ipotizzando che il suo 

account Facebook fosse stato violato. Gli agenti le hanno chiesto quindi se 

anche gli account dei suoi figli fossero stati vittima dello stesso fatto, per 

poi rilasciarla, avvertendola però che sarebbe stata riconvocata. Cinque 

giorni dopo, anche i suoi due figli sono stati convocati dalla polizia. Di fronte 

a questa situazione, si è consultata con il suo avvocato, il quale le ha con-

sigliato di lasciare il Paese, sostenendo che le autorità non l'avrebbero più 

lasciata tranquilla. Ha deciso così di seguire tale consiglio, non potendo 

immaginare che suo figlio, appena uscito da un ciclo di chemioterapia per 

la leucemia, potesse affrontare un periodo di detenzione. È pertanto espa-

triata insieme al figlio, raggiungendo la Svizzera il 23 marzo 2023 per via 

aerea, utilizzando il passaporto verde, seguita qualche giorno dopo dalla 

figlia, ed ha trovato inizialmente ospitalità per tre mesi presso sua sorella 

P., che aveva acquisito la cittadinanza svizzera per matrimonio. Anche in 

Svizzera, per un periodo, ha continuato a condividere contenuti sui social 

media, interrompendo definitivamente tale attività nel giugno 2023. Infine, 

il 14 agosto 2023 ha depositato una domanda d’asilo, dopo aver conside-

rato tale soluzione come ultima possibilità e avendo sperato fino a quel 

momento di poter fare ritorno in Turchia, poiché per lei non era logico ab-

bandonare la sua intera vita: suo figlio infatti si sottoponeva ancora a tera-

pie contro la leucemia e sua figlia frequentava l'università. Considerato che 

nel suo Paese è accusata di essere una terrorista, teme che, qualora 

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facesse ritorno in patria, sarebbe condannata a una pena severa, torturata 

e incarcerata. 

La richiedente ha fornito la seguente documentazione (in copia): 

– altra decisione 4.10.2024 (MdP1) 

– mandato di accompagnamento coattivo 4.10.2024 (MdP 2) 

– verbale di udienza 17.9.2024 (MdP 3) 

A.c In data 4 dicembre 2024 la SEM ha concesso il diritto di essere sentito 

alla ricorrente circa la propria valutazione di falsità dei mezzi di prova pro-

dotti (MdP 1 e 2). 

B.  

Con decisione del 23 dicembre 2024, la SEM non ha riconosciuto all’inte-

ressata la qualità di rifugiata, ha respinto la sua domanda d’asilo e pronun-

ciato il suo allontanamento dalla Svizzera. 

C.  

C.a Avverso la decisione succitata, la ricorrente è insorta dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chiedendo in via prin-

cipale l'annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della 

qualità di rifugiata e la concessione dell’asilo, la concessione dell’ammis-

sione provvisoria, la congiunzione con la procedura del figlio, la presenta-

zione di una domanda d’ambasciata e la trattazione della procedura in te-

desco e, in subordine, la trasmissione degli atti all’autorità inferiore per una 

nuova decisione. Ella presenta altresì un’istanza di assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e dal rela-

tivo anticipo con protesta di spese e ripetibili. Al ricorso, ella acclude la 

procura, la decisione impugnata, un mandato di arresto, una decisione di 

carcerazione, uno scritto dell’avvocato turco, un verbale giudiziario turco, 

una richiesta di proroga del termine e una procedura di divorzio turca. 

C.b Con decisione incidentale del 20 febbraio 2025, il Tribunale ha definito 

quale lingua procedurale l’italiano, ha respinto la domanda di assistenza 

giudiziaria e ha invitato la ricorrente a versare un anticipo entro il 7 marzo 

2025. Il successivo 5 marzo 2025 la ricorrente ha versato l’anticipo richie-

sto. 

  

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Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (artt. 6 e 105 LAsi; art. 31‒ 33 

LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. 

a-c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-

deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è inoltre vincolato né dai motivi e dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. art. 62 cpv. 4 PA; DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

3.1 Nella decisione avversata, la SEM ritiene sostanzialmente che l’aper-

tura di un procedimento penale nei suoi confronti per il reato di apparte-

nenza ad un’organizzazione terroristica armata risulti inverosimile. Ciò in 

quanto i documenti giudiziari prodotti presentano diversi indicatori di falsi-

ficazione. La ricorrente non ha inoltre fatto utilizzo del diritto di essere sen-

tito concesso dalla SEM circa la falsificazione di tali mezzi di prova. Inoltre, 

l’esposizione dei fatti di cui si avvale quali motivi d’asilo è risultata vaga e 

carente di dettagli. Dipoi, la ricorrente ha indicato di essere sentita per de-

porre ad inizio marzo 2023, mentre la data del reato risulterebbe essere il 

17 marzo 2023. Risulta inoltre contrario alla logica dell’agire espatriare 

dalla Turchia per timore di ripercussioni, per poi attendere oltre 4 mesi in 

Svizzera per presentare una domanda d’asilo. La SEM vista l’inverosimi-

glianza dei motivi addotti non ha ritenuto necessario analizzare la rilevanza 

dei motivi d’asilo addotti. Non risulterebbero dipoi ostacoli all’esecuzione 

dell’allontanamento e ciò anche in quanto ella durante i primi mesi di per-

manenza in Svizzera aveva la volontà di rientrare in Turchia. 

3.2 Censurando la violazione del diritto federale, la ricorrente contesta la 

valutazione dell’autorità inferiore. In particolare ella sostiene che le proprie 

dichiarazioni circa la procedura penale aperta nei suoi confronti in Turchia 

non siano vaghe. Inoltre i documenti sarebbero originali e ciò sarebbe com-

provato da uno scritto di un avvocato turco e di uno scritto redatto da due 

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cancellieri, documenti allegati in copia al ricorso. Per quanto concerne la 

contraddizione circa la data del reato posteriore alla data del verbale effet-

tuato, ella indica di aver spiegato durante il verbale che sarebbe stata sen-

tita nelle prime settimane di marzo e non nella prima e inoltre le autorità 

turche indicherebbero in modo generale la data del reato. Ella avrebbe inol-

tre atteso più di 4 mesi per presentare la domanda d’asilo una volta giunta 

in Svizzera con la speranza che le autorità turche abbandonassero la pro-

cedura penale nei suoi confronti. Inoltre ella avrebbe problemi con il marito 

che avrebbe tentato di uccidere e con il quale vi sarebbe una procedura di 

divorzio in corso, documenti altresì allegati al ricorso. Per quanto concerne 

l’esecuzione dell’allontanamento la stessa non sarebbe possibile in quanto 

il figlio maggiorenne oggetto di una separata procedura è in cura chemio-

terapica in Svizzera e la madre non avrebbe i mezzi finanziari per le cure 

di cui ha bisogno. 

4.  

Per quel che riguarda anzitutto la richiesta di congiunzione della presente 

causa con quella del figlio (dossier della SEM N […], di cui alla procedura 

del Tribunale D-298/2025), si rileva anzitutto che le impugnative che fanno 

riferimento alla medesima fattispecie, quandanche presentate separata-

mente, possono essere congiunte in una sola procedura a qualsiasi stadio 

della causa (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessie-

ren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. 3.17). 

Nella presente disamina le due cause inerenti alla ricorrente e al figlio 

(quest’ultimo di cui al ruolo D-298/2025), che sono pure state oggetto di 

due decisioni separate da parte della SEM, per quanto pongano simili que-

siti giuridici non riguardano essenzialmente fattispecie coincidenti in ogni 

loro punto. Non appare pertanto giudizioso congiungere le cause. Tuttavia 

il Tribunale avrà cura che le medesime siano evase parallelamente. En-

trambi i ricorsi, compreso quello della sorella maggiorenne sono infatti va-

lutati e decisi nello stesso momento dal medesimo collegio giudicante 

5.  

5.1  

5.1.1 Su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

5.1.2 Sono rifugiate le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima resi-

denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

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nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pre-

giudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile. Occorre tenere conto dei motivi di 

fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). La nozione di 

fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua defini-

zione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un ele-

mento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha dei 

motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere 

(elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un 

futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli 

antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni 

anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo reli-

gioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato ti-

more di future persecuzioni. Sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’es-

sere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un fu-

turo prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, non sono sufficienti indizi che indicano mi-

nacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o 

meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5). 

5.1.3 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve inoltre 

provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qua-

lità di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una proba-

bilità preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). La dottrina e la giurisprudenza 

riconoscono determinati elementi per riconoscere la verosimiglianza delle 

allegazioni: le indicazioni del ricorrente devono essere, in primo luogo suf-

ficientemente fondate, in secondo luogo concludenti e, in terzo luogo plau-

sibili. Il richiedente dev’essere, inoltre, credibile. La credibilità delle affer-

mazioni del ricorrente viene, segnatamente, messa in dubbio se egli na-

sconde degli elementi importanti o se rifiuta di collaborare con l’autorità 

all’accertamento dei fatti. Il giudizio sulla verosimiglianza non deve ridursi 

a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allega-

zione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essen-

ziali a favore e contrari ad essa; decisivo sarà dunque determinare, da un 

punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fatti-

specie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1). 

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5.2  

5.2.1 A fronte di un’attenta valutazione degli atti di causa, il Tribunale giu-

dica che, nel caso concreto, non sussistono valide ragioni per discostarsi 

dalla decisione avversata in merito all’inverosimiglianza dei motivi addotti 

dalla ricorrente (art. 7 LAsi).  

5.2.2  

5.2.2.1 Per quanto concerne la descrizione relativa all’apertura di una pro-

cedura penale in Turchia e il relativo interrogatorio da parte della polizia 

durante la prima settimana di marzo 2023, il Tribunale condivide la conclu-

sione dell’autorità di prime cure. Infatti, i fatti sono stati allegati in modo 

vago e generico, privo di dettagli (cfr. atto SEM n. 20/10, D30). La ricorrente 

è stata inoltre vaga altresì circa la natura delle condivisioni sui social net-

work che avrebbe effettuato, nonostante le numerose domande poste dalla 

SEM. In tal senso non risulta nemmeno comprova agli atti dell’effettiva esi-

stenza delle asserite condivisioni (cfr. atto SEM n. 20/10, D34-52). 

5.2.2.2 La ricostruzione cronologica dei fatti effettuata dalla ricorrente pre-

senza inoltre delle incongruenze. Ella ha infatti indicato di essere stata sen-

tita dalla polizia durante la “prima settimana del mese di marzo 2023” (cfr. 

atto SEM n. 20/10, D30), mentre dai mezzi di prova prodotti, la cui autenti-

cità sarà analizzata di seguito, il reato imputato a lei e ai figli sarebbe stato 

commesso in data 17 marzo 2023. Confrontata con tale incongruenza dalla 

SEM, ella si è limitata ad indicare, in modo erroneo, che la data del 17 

marzo 2023 sarebbe stata la data dell’apertura della procedura (cfr. atto 

SEM n. 20/10, D53). In sede ricorsuale il rappresentante legale giustifica 

tale incongruenza adducendo a vaghi errori di traduzione, che tuttavia non 

risultano dal verbale dell’audizione, in ogni caso sottoscritto dalla ricorrente 

e dal suo rappresentante legale. Egli inoltre indica che le autorità turche 

indicherebbero in modo vago la data del reato, giustificazione che non può 

essere seguita. 

5.2.3  

5.2.3.1 Venendo ora all’analisi degli atti giudiziari prodotti dalla ricorrente 

(MdP1, 2 e 3), il Tribunale conferma che gli stessi presentino diversi ele-

menti di falsificazione. Per quanto concerne i MdP 1 e 2, le indicazioni ivi 

presente circa la persona firmataria degli atti non sono correte e inoltre la 

persona stessa che ha firmato non può averlo fatto. I numeri di riferimento 

della procedura non possono poi corrispondere alla prassi delle autorità 

giudiziarie turche. Tra i due documenti, che dovrebbero far parte della me-

desima procedura, le disposizioni legali citate risultano incoerenti. I docu-

menti allegati al ricorso non soccorrono in tal senso la ricorrente. Infatti la 

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lettera dell’avvocato turco non può che essere considerata come di parte. 

Mentre la dichiarazione da parte di due asseriti cancellieri del Tribunale non 

è equiparabile a una dichiarazione ufficiale. In realtà tale modo di agire al 

fine di confermare l’autenticità dei mezzi di prova risulta alquanto singolare. 

Infatti, l’asserito avvocato turco avrebbe senz’altro potuto produrre, in 

modo semplice, un estratto digitale del profilo edevlet della ricorrente. In tal 

senso la domanda effettuata dalla ricorrente in sede ricorsuale al fine di 

effettuare una domanda d’ambasciata non è stata in alcun modo motivata 

e va pertanto respinta, in quanto sia l’autorità inferiore, sia il Tribunale 

hanno sufficientemente costatato gli elementi di falsificazione presenti ne-

gli atti giudiziari prodotti. 

5.2.3.2 Concludendo, la ricorrente, altresì con l’utilizzo di mezzi di prova 

falsi, non ha reso verosimile l’apertura di una procedura penale nei suoi 

confronti in Turchia. 

5.2.4 In sede ricorsale la ricorrente solleva, per la prima volta, di temere 

che in caso di ritorno in Turchia ella possa avere problemi con il marito. Egli 

avrebbe tentato di ucciderla in passato e per questo motivo ella ha presen-

tato un’istanza di divorzio, allegata al ricorso. Il Tribunale constata che du-

rante l’audizione sui motivi d’asilo della ricorrente ella non ha mai allegato 

nulla circa problematiche relative al marito, limitandosi ella a indicare di 

avere procedura di divorzio ancora in corso, in quanto non è riuscita a rag-

giungere un accordo. Inoltre ella non è in contatto con il marito, che si tro-

verebbe in Turchia (cfr. atto SEM n. 20/10, D22). Dipoi ella ha indicato di 

non aver avuto altri problemi in Turchia, oltre l’asserita procedura penale 

(cfr. atto SEM n. 20/10, D32-33). In tal senso sollevare tale problematica 

unicamente in sede ricorsuale appare strumentale, oltre che contradditorio 

rispetto a quanto indicato in sede di audizione e pure rispetto alle sue in-

tenzioni. Ella ha infatti indicato di aver voluto tornare in Turchia durante i 

primi 4 mesi di permanenza in Svizzera e ciò con la speranza che il suo 

avvocato risolvesse la sua asserita problematica penale (cfr. atto SEM n. 

20/10, D59-61). Tale modo di agire non contempla particolari problemati-

che con il marito. In ogni caso, ella ha già avuto modo di avviare una pro-

cedura di divorzio e non è in contatto con il marito. Pertanto, in caso di 

effettivo pericolo a seguito di un ritorno in Turchia ella potrà rivolgersi alle 

forze di polizia per ottenere protezione.  

5.3 In esito, i motivi addotti dagli interessati non risultano verosimili ai sensi 

dell’art. 7 LAsi e nemmeno determinati ai sensi dell’art. 3 LAsi. Di riflesso, 

le motivazioni contrarie contenute nel gravame vanno integralmente re-

spinte poiché infondate. Per quanto concerne il riconoscimento della 

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qualità di rifugiata e la concessione dell’asilo, la decisione impugnata va 

pertanto confermata.  

6.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

di principio l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione (art. 

44 LAsi). La ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (cfr. art. 14 cpv. 

1 e 2 e 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 

2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pro-

nuncia di tale misura. 

7.  

7.1 In punto all’esecuzione dell’allontanamento, la ricorrente afferma gene-

ricamente, senza confrontarsi con la decisione avversata, che la stessa 

non sarebbe ragionevolmente esigibile a causa della situazione di salute 

del figlio. Tale argomentazione non risulta pertinente alla presente proce-

dura. Lo stato di salute del figlio verrà trattato separatamente nella deci-

sione che lo riguarda. 

7.2 Per rinvio dell'art. 44 LAsi, l’esecuzione dell'allontanamento è regola-

mentata dall'art. 83 della LStrI (RS 142.20), il quale dispone che la stessa 

dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) 

e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr). Qualora non sia adempiuta 

una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria in Sviz-

zera (art. 83 cpv. 1 LStrI). 

7.3 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. A tale proposito, la ricorrente non 

può, per i motivi già enucleati, prevalersi del principio del divieto di respin-

gimento in quanto non dispone della qualità di rifugiata (art. 5 cpv. 1 LAsi). 

Inoltre, non v’è motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, 

concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in relazione 

all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105), considerato inoltre ch’ella gode di un buono stato di 

salute (cfr. atti SEM n. 15/2 e 20/10, D4). L’esecuzione dell'allontanamento 

risulta pertanto ammissibile.  

 

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Pagina 10 

7.4  

7.4.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.  

7.4.2 Per invalsa giurisprudenza, nonostante la ripresa del conflitto curdo-

turco e degli scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-

est del Paese dal luglio 2015, nonché gli sviluppi successivi al tentativo di 

colpo di Stato del luglio 2016, in Turchia non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità del 

territorio (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 13.2 e 13.4.8). Posta l’attuale 

situazione nelle provincie colpite dai terremoti avvenuti nel 2023, dalle quali 

l’insorgente non proviene, l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento 

dev’essere esaminata caso per caso qualora la persona interessata sia 

originaria di queste zone (cfr. sentenza del TAF E‑1308/2023 del 19 marzo 

2024 consid. 11.2.7 e 11.3.1 [sentenza di riferimento]). 

7.4.3 Nel caso concreto, l’insorgente, originaria di C._______, non pro-

viene dalle province in cui vige attualmente un contesto di violenza gene-

ralizzata o che sono fortemente colpite dagli effetti dei sismi occorsi feb-

braio 2023. Per il resto, va osservato la ricorrente è una persona adulta, 

generalmente in buona salute. Ella durante l’audizione non ha fatto riferi-

mento a problematiche economiche in Turchia. Ella, coi figli, potrà reinse-

rirsi nella sua rete sociale che aveva in precedenza e potrà sfruttare la sua 

esperienza quale badante al fine di generare un reddito. Ciò posto, l'ese-

cuzione dell'allontanamento si rivela ragionevolmente esigibile. 

7.5 Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI), in quanto l’insor-

gente, usando della necessaria diligenza, potrà procurarsi ogni documento 

indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 

12). 

7.6 La decisione avversata va quindi confermata anche in materia di ese-

cuzione dell'allontanamento.  

8.  

In esito, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure accertato in 

modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 

Lasi e art. 49 PA). La stessa non è nemmeno incorsa in un abuso del suo 

potere d’apprezzamento in relazione alla misura dell’allontanamento 

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Pagina 11 

pronunciata. Di riflesso, il ricorso deve essere respinto e la decisione av-

versata integralmente confermata. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali pari a CHF 750.- vanno 

poste a carico della ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; art. 3 

lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tale importo viene prelevato dall’anticipo versato dalla ri-

corrente in data 5 marzo 2025. 

10.  

La presente sentenza è definitiva e non può essere impugnata mediante 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

D-305/2025 

Pagina 12 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.-, sono poste a carico della ricorrente. 

Tale importo viene prelevato dall’anticipo versato dalla ricorrente in data 5 

marzo 2025. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

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