# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 54cf07eb-f3b2-5514-a505-09db0f5b0aab
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 22.05.2001 11.2000.42
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2000-42_2001-05-22.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2000.00042

  	
  Lugano

  22 maggio
  2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa n.__.____/_.___.___.(protezione
del figlio) della Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale
autorità di vigilanza sulle tutele, promossa il 1° dicembre 1999 dalla

 

	
   

  	
  __________ tutoria di __________ 

   

  
	
   

  	
  nei confronti di

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________, __________
  

  (patrocinata dall'avv. dott. __________ __________, __________) 

   

  

riguardo
alla custodia parentale e alle relazioni personali con la figlia __________ __________ (1984);

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti 

 

punti
di questione:     1.   Se deve essere accolto
l'appello presentato l'11 aprile 2000 da __________ __________ __________ contro la decisione emanata il 22
marzo 2000 dalla Divisione degli interni;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Dal
matrimonio fra __________ __________ e
__________ nata __________ (1958) sono nati i figli __________ (1979) e __________ (__________1984). __________ __________ è madre anche di __________ (1974),
nata da un precedente matrimonio. Dopo il decesso del marito (1985), nel 1989
__________ __________ __________ è
giunta con i figli in Svizzera, andando prima ad abitare a __________ e poi,
nel 1999, a __________. In seguito a una segnalazione della __________ dei minorenni, con risoluzione del 1°
dicembre 1999 la Delegazione tutoria di __________
ha – fra l'altro – privato la madre della custodia parentale, collocando
__________ presso l'istituto __________ di __________, senza diritto di visita per la
madre.

 

                                  B.   Il
16 dicembre 1999 __________ __________
__________ ha chiesto l'annullamento
della predetta decisione. La Divisione degli interni, Sezione degli enti locali
quale autorità di vigilanza sulle tutele, ha sentito la madre, la figlia e un
assistente sociale. Dopo di che, con decisione del 22 marzo 2000 ha respinto il
ricorso e ha istituito una curatela in favore della figlia sulla base dell'art.
308 cpv. 2 CC. Le spese, con una tassa di giustizia di fr. 200.–, sono state
poste a carico della ricorrente. 

 

                                  C.   Contro
la citata decisione __________ __________
__________ è insorta l'11 aprile 2000 con un appello nel quale chiede,
previa concessione dell'assistenza giudiziaria, la concessione di un diritto di
visita alla figlia almeno una volta il mese. La Delegazione tutoria di
__________ ha designato il 19 aprile
2000 __________ __________ quale
curatrice e ha comunicato il 26 agosto 1998 di ritenere impossibile stabilire
un diritto di visita.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il
1° gennaio 2001 è entrata in vigore la legge sull'organizzazione e la procedura
in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, con il relativo regolamento
di applicazione. L'art. 52 di tale legge prevede che le procedure pendenti al
momento della sua entrata in vigore sono decise dall'autorità competente in
base alle norme previgenti. Nella fattispecie è perciò applicabile il regolamento
sulle tutele e curatele del 18 gennaio 1951 (RTC, testo in vigore fino al 31
dicembre 2000). Ora, le decisioni dell'autorità di vigilanza sulle tutele sono
appellabili entro venti giorni alla Camera civile del Tribunale di appello
(art. 54a LAC, in vigore fino al 31 dicembre 2000 e art. 424 cpv. 3
CPC). Ciò vale anche per le misure di protezione del figlio, la cui competenza
incombe alla autorità tutorie (si vedano anche gli art. 20 lett. b, v e 22
lett. e RTC in vigore fino al 31 dicembre 2000). Tempestivo, l'appello è
pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Litigioso è unicamente il diritto di visita della madre, la quale
non contesta più la privazione della custodia né l'istituzione della curatela.
L'autorità di vigilanza, preso atto che la figlia non intende assolutamente
vedere la madre per avere “subito e sofferto troppo da lei in passato”, ha
accertato che i rapporti appaiono attualmente compromessi. Essa ha rilevato che
la madre respinge ogni responsabilità, attribuendo il disagio a una sorta di
doppia personalità della figlia e, soprattutto, all'influenza negativa della
sorellastra __________, mentre __________ si
lamenta del totale disinteresse, della sfiducia e dell'insofferenza che la
madre ha sempre manifestato nei suoi confronti. E siccome per lei, oggi, un
dialogo risulterebbe impossibile e fonte di sofferenza, l'autorità ha ritenuto
non potersi imporre a una ragazza di quasi 16 anni relazioni personali
rifiutate con tanta determinazione.

 

                                   3.   L'appellante
non nega che l'opinione della figlia vada presa in considerazione, ma reputa
che tale atteggiamento ostile non basti per impedirle ogni diritto di visita. Essa
contesta le asserzioni della figlia su presunti maltrattamenti e violenze.
Afferma che nemmeno il dott. __________
__________ ha espresso parere negativo sull'esercizio di un eventuale
diritto di visita, seppure sorvegliato. Sostiene dipoi che ciò non è
pregiudizievole per la figlia e assevera che visite graduali alla presenza di
un mediatore possono rivelarsi adeguate e finanche benefiche per entrambe.
L'appellante auspica in definitiva un diritto di visita di almeno un giorno al
mese.

 

                                   4.   Il genitore che non ha l'autorità parentale o la custodia del
figlio, nonché il figlio minorenne, hanno reciprocamente il diritto di conservare
le relazioni personali indicate dalle circostanze (art. 273 cpv. 1 CC). Nella
fissazione del diritto di visita non importa tanto trovare un equilibrio tra
gli interessi dei genitori, quanto disciplinare le relazioni tra genitori e
figlio nell'interesse di quest'ultimo. Determinante è sempre il bene del
figlio, da valutare secondo le circostanze, mentre gli interessi dei genitori
passano in secondo piano (DTF 123 III 451 consid. 3b). Tra le circostanze da
tenere in considerazione per fissare la durata e la frequenza degli incontri si
annoverano ad esempio l'età del figlio, lo stato di salute di quest'ultimo e
del genitore titolare del diritto alle relazioni personali, la distanza dai
rispettivi domicili, le esigenze del figlio (frequentazione della scuola, di
corsi ecc.), i desideri espressi dal figlio capace di discernimento e così via
(Hegnauer in: RDT 1998 pag. 174 e
Berner Kommentar, note 65 segg. ad art. 273 CC). L'opinione del figlio è viepiù
importante nella misura in cui, vista l'età e lo sviluppo del minorenne, tale
desiderio appaia come una decisione consolidata (DTF 124 III 93 consid. 2b con
riferimenti). Tale diritto può essere limitato, negato o finanche revocato
(art. 274 cpv. 2 CC) se il bene del figlio appare concretamente esposto a
pericolo, in particolare in caso di negligenze o di violenze fisiche o
psichiche (cfr. DTF 122 III 407 consid. 3b).

 

                                   5.   Quanto
al diritto di esprimersi del figlio, l'art. 314 n. 1 CC – nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2000 – dispone che prima di statuire l'autorità tutoria o
il terzo incaricato devono sentire in modo appropriato il minorenne, a meno che
la sua età o altri motivi gravi vi si oppongano. L'autorità tutoria ha ampia
facoltà di apprezzamento nella scelta dei modi di audizione, che deve adeguare
alle circostanze del caso (cfr. anche RDAT 2000-I pag. 184 nel mezzo). Nella
fattispecie la ragazza è stata sentita dal dott. __________ __________,
incaricato dalla Delegazione tutoria di allestire un rapporto su __________, e
dall'autorità di vigilanza medesima (verbale del 9 febbraio 2000). Il diritto
di essere sentito della figlia è quindi stato rispettato.    

 

                                   6.   Dagli
atti risulta che già nel 1998 __________ è
stata collocata presso la “__________
__________ ” di __________ poiché
tra madre e figlia era sorta un'ostilità che impediva una serena convivenza
(lettera 15 ottobre 1998 del Servizio sociale di __________ alla Delegazione tutoria di __________ nell'incarto trasmesso dalla DT). Già a quel
momento la ragazza, in una lettera indirizzata al sindaco di __________,
respingeva “l'idea di tornare definitivamente a casa” (lettera 11 dicembre 1998
nell'incarto trasmesso dalla DT). Successivamente, dopo un soggiorno dalla
nonna paterna in __________ durato dalla
fine del 1998 all'estate del 1999, nel novembre del 1999 __________ ha abbandonato l'abitazione della madre e si
è trasferita dalla sorellastra __________. Sentita il 9 novembre 1999
dall'autorità tutoria di __________, la giovane ha espresso l'intenzione di non
avere contatti con la madre perché “con lei non si può parlare, mi urla in
faccia, reagisce in modo isterico, è un continuo dissidio” (allegato 4 al doc.
2).

 

                                         Dal
rapporto del dott. __________ __________,
del Servizio medico-psicologico di __________, emerge che per la ragazza “la
conflittualità con la madre persiste da parecchio tempo, anzi sin dalla nascita
(‘io sono nata e le ho dato fastidio’)”. Allo specialista __________ ha riferito che per problemi di alcolismo la
madre era incapace di accudire i figli, i quali anzi si occupavano essi
medesimi della genitrice e della casa, il tutto senza un minimo di
riconoscenza. Costei le diceva solo cose cattive, tali da farla soffrire
enormemente e da indurla ad andarsene. Il perito ha rilevato che la ragazza
chiede di essere preservata da ogni contatto con la madre, almeno fin quando
non avrà raggiunto una buona maturità e solidità, e rifiuta categoricamente di
incontrare la genitrice anche solo durante visite sorvegliate poiché teme “al
massimo grado” che dopo le visite la si obbligherà a ritornare a casa, come è
accaduto nel passato. Per il dott. __________, __________ denota un'angoscia estrema al pensiero di
confrontarsi con la madre. Nelle sue conclusioni egli ha evidenziato che oggi
non sussistono le premesse per un riavvicinamento, suggerendo un intervento di
mediazione per tentare almeno di ristabilire qualche forma di vicendevole
comunicazione (rapporto del 2 marzo 2000, doc. 12). 

 

                                         __________ __________, incaricata dalla Delegazione
tutoria di seguire il caso, e diventata il punto di riferimento della ragazza
(con la quale si incontra una volta la settimana), ha affermato che
quest'ultima le ha raccontato di non voler più vedere o sentire la madre, né
tanto meno di voler rientrare al domicilio. Essa ha rilevato di avvertire un
disagio nella minorenne “quando si parla di un contatto possibile con sua
madre” (verbale 24 febbraio 2000, doc. 5). 

 

                                   7.   Sentita
personalmente dall'autorità di vigilanza, __________ ha dichiarato di non volerne più sapere di tornare a casa
poiché “la sola idea mi fa star male”, di opporsi fermamente a qualsiasi diritto
di visita, avendo subìto e sofferto troppo, di non voler nessun rapporto con la
madre e di non riconoscerla come tale. Essa ha raccontato che sin da piccola è
stata fisicamente e psicologicamente maltrattata, che la madre l'ha privata di
tutto, di ogni forma di affetto, che le capitava di andare a scuola con segni
di maltrattamenti e di essere convinta che la madre non può darle alcuna educazione
positiva (verbale 9 febbraio 2000, doc. 4). 

 

                                   8.   Visto
quanto precede, nel caso specifico risulterebbe fuori luogo imporre alla figlia
contatti con la madre. È possibile – come afferma l'appellante – che le
violenze fisiche e psichiche lamentate dalla figlia non siano state tali. Resta
il fatto però che determinati episodi sono stati vissuti dalla ragazza come
un'insoffribile forma di sopraffazione. Nelle condizioni descritte, e allo stato
attuale delle cose, non è dato a divedere in che misura la ripresa dei contatti
tra madre e figlia servirebbe al bene di quest'ultima. Tanto meno se si pensa
che __________ ha dato l'impressione di
essere sincera e spontanea, lontana da intenti manipolatori (doc. 5). 

 

                                         Si
aggiunga che il sostanziale positivo rendimento scolastico della ragazza (doc.
9) esclude ipotesi di un malessere generale o adolescenziale e conforta proprio
l'ipotesi di un disagio mirato, riconducibile al tormentato rapporto con la
madre. Una simile determinazione appare senz'altro il frutto di una decisione
consolidata, anzi cristallizzata se si pensa che è rimasta tale anche dopo
essere stata messa sotto pressione dallo psicologo (__________“non si smuove”:
doc. 12, pag. 2). Se ne conclude, nelle contingenze illustrate, che il
categorico rifiuto della figlia – ormai sedicenne – di intrattenere relazioni
con l'appellante va rispettato. Certo, il dott. __________ ha adombrato visite
sorvegliate alla presenza di mediatori, al momento però in cui la minorenne
sarà pronta a cominciare gli incontri (doc. 12, pag. 3). Tentare già adesso,
contro la volontà dell'interessata, di forzare tale situazione potrebbe
risultare dannoso, se non controproducente. Un intervento di mediazione ha
senso solo se entrambe le parti sono disposte al dialogo. Per ora la figlia non
dimostra alcuno spiraglio di apertura. A lei sola incombe pertanto di valutare
e di assumere, approssimandosi l'età adulta, la responsabilità del suo
atteggiamento, giusto o sbagliato che sia (cfr. DTF 126 III 221 consid. 2b con
riferimenti).

                                         

                                   9.   Dato
l'esito dell'appello, gli oneri processuali seguirebbero la soccombenza (art.
148 cpv. 1 CPC). In considerazione tuttavia della particolarità del caso e
della circostanza che, dal profilo umano, la domanda dell'appellante appare
soggettivamente comprensibile, si può eccezionalmente rinunciare al prelievo di
tasse o spese. Non si assegnano ripetibili alla Delegazione tutoria, che ha
agito come pubblico organismo nell'ambito delle proprie attribuzioni ufficiali
(v. l'art. 159 cpv. 2 OG per analogia). Quanto alla domanda di assistenza
giudiziaria formulata dall'appellante, essa non può essere accolta, poiché,
foss'anche dato il requisito dell'indigenza, oggettivamente difettava sin
dall'inizio, nel caso in rassegna, il requisito cumulativo della parvenza di
buon esito (art. 157 CPC). 

 

Per questi motivi,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la decisione impugnata è confermata.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese né si accordano ripetibili.

 

                                   3.   La domanda
di assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   4.   Intimazione:

                                         – avv.
dott. __________ __________, __________;

                                         –
Delegazione tutoria di __________.

                                         Comunicazione:

                                         –
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza
sulle tutele;

                                         –
__________ __________, __________,
__________.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario