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**Case Identifier:** d172cb21-b4b2-597a-9537-7816aa841fbb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.10.2023 D-456/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-456-2021_2023-10-31.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-456/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 1  o t t o b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Chiara Piras, Yanick Felley,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato da Patrizia Testori,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 5 gennaio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-456/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) maggio 2020. 

A.b Il (…) maggio 2020 si è tenuto con il medesimo il verbale di rileva-

mento dei suoi dati personali, allorché invece in data (…) maggio 2020 il 

richiedente è stato sentito in un colloquio Dublino. Nel corso dei medesimi 

egli ha segnatamente dichiarato, di avere avuto quale ultimo indirizzo e 

domicilio ufficiale nel Paese d’origine, il villaggio di B._______, sito nel di-

stretto di C._______, nella provincia di D._______. Egli sarebbe espatriato 

dall’Afghanistan nel (…) o nel (…) del (…), entrando in Europa attraverso 

la E._______ all’inizio del (…), rispettivamente circa nel mese di (…) del 

(…), dove avrebbe depositato una domanda d’asilo il (…), non avendo tut-

tavia ricevuto alcuna decisione in merito. A seguito di ricerche intraprese 

dalla SEM presso le autorità (…), con scritto del 5 giugno 2020, l’autorità 

inferiore ha comunicato all’interessato che la sua domanda d’asilo sarebbe 

stata esaminata in Svizzera, e che la procedura Dublino sarebbe di conse-

guenza stata conclusa. 

A.c Il (…) giugno 2020 con il richiedente si è svolta un’audizione portante 

in particolare sui suoi motivi d’asilo (di seguito denominata: A1).  

In tale contesto egli ha segnatamente dichiarato come dal (…) dell’anno 

(…) (secondo il calendario persiano, ovvero equivalente al mese di […] nel 

calendario gregoriano) sino al (…) dell’anno (…) (secondo il calendario 

persiano; […] nel calendario gregoriano), egli avrebbe studiato presso la 

scuola militare (…) a F._______, dapprima effettuando (…) nell’(…) poi sa-

rebbe entrato all’(…). Non avrebbe avuto alcun grado militare. Il (…) il pa-

dre, che sarebbe stato (…), che (…), sarebbe stato ucciso dai talebani. Egli 

avrebbe appreso il decesso del genitore tramite una chiamata telefonica 

da parte dello zio (…). Nel (…) dell’anno (…) (secondo il calendario per-

siano; equivalente al […]), presso il suo domicilio familiare sarebbe stata 

recapitata una lettera di minaccia nei suoi confronti da parte dei talebani. 

Lui avrebbe appreso di tale evento dal fratello minore, che lo avrebbe con-

tattato telefonicamente ed in seguito, su sua richiesta, gli avrebbe inviato 

la fotografia della lettera ricevuta. Il richiedente avrebbe denunciato la rice-

zione dello scritto dei talebani ai servizi di sicurezza dell’(…). Tuttavia, gli 

sarebbe stato risposto che non potevano assicurare la sua protezione. Te-

mendo di essere ucciso dai talebani come il padre, anche a causa della 

sua appartenenza all’esercito ed alla sua etnia hazara e fede sciita, egli 

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avrebbe deciso di lasciare l’Afghanistan, espatriando verso il G._______. 

Altresì egli ha sostenuto che nella loro zona essi sarebbero sempre stati 

sotto attacco da parte dei kuchi e dei talebani, e questi ultimi sarebbero 

sempre stati attorno al suo villaggio, entrando e uscendo dal medesimo a 

loro piacimento ed una volta avrebbero pure preso in mano l’intero di-

stretto. 

A supporto dei suoi asserti, egli ha depositato in copia: la fotografia della 

sua taskara (cfr. atti della SEM, mezzo di prova [di seguito: MdP] n. 10); 

dodici fotografie che lo ritrarrebbero durante gli anni di scuola ed all’(…) 

(cfr. MdP n. 1); la carta bancaria dell’esercito (cfr. MdP n. 2); la tessera 

d’identità della scuola militare (cfr. MdP n. 3); la tessera d’identità dell’(…) 

(cfr. MdP n. 4); un attestato sportivo (cfr. MdP n. 5); la lettera dei talebani 

(cfr. MdP n. 6); il diploma della scuola militare (cfr. MdP n. 7); il certificato 

della (…) (cfr. MdP n. 8); un’attestazione sportiva (cfr. MdP n. 9). 

A.d Con decisione del 3 luglio 2020, l’autorità inferiore non ha riconosciuto 

la qualità di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo ed 

ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, tuttavia concedendo-

gli l’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-

mento. 

A.e Contro il succitato provvedimento, l’interessato ha introdotto, in data 

20 luglio 2020, un ricorso al Tribunale amministrativo federale (di seguito il 

Tribunale). Con il medesimo, il ricorrente ha in particolare prodotto in origi-

nale, alcuni documenti già versati in copia agli atti della SEM (cfr. supra 

lett. A.c; e meglio i MdP n. 2-4, n. 6, n. 7, n. 8 e n. 10). Il Tribunale, con 

sentenza D-3700/2020 dell’11 agosto 2020, ha accolto il gravame, nel 

senso che la decisione impugnata è stata annullata e la causa è stata rin-

viata alla SEM per completamento dell’istruttoria e la pronuncia di una 

nuova decisione ai sensi dei considerandi.  

B.  

A seguito della succitata sentenza, l’autorità inferiore ha assegnato il caso 

alla procedura ampliata con decisione del 24 agosto 2020 ed il (…) dicem-

bre 2020 ha tenuto un’audizione integrativa con l’interessato riguardante i 

suoi motivi d’asilo (di seguito denominata: A2).  

C.  

Con decisione del 5 gennaio 2021, l’autorità inferiore ha nuovamente ne-

gato la qualità di rifugiato al richiedente, nonché respinto la sua domanda 

d’asilo. Ha altresì pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, 

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concedendogli tuttavia l’ammissione provvisoria, in quanto l’esecuzione 

della predetta misura non sarebbe attualmente ragionevolmente esigibile. 

Senza mettere in discussione la frequentazione della scuola militare in  

Afghanistan da parte dell’interessato, l’autorità inferiore ha dapprima con-

siderato che le sue allegazioni circa il proprio timore legato al ruolo ed alla 

morte del padre risulterebbero inverosimili, in quanto le stesse sarebbero 

generiche, vaghe ed a tratti anche contraddittorie. Il MdP n. 8, non sarebbe 

in tale contesto ed in una valutazione globale degli elementi presentati, atto 

a cambiare tale valutazione. L’autorità inferiore, alla luce di ciò, nutrirebbe 

anche fondati dubbi sul fatto che il padre sia mai stato in qualche modo 

(…). Altresì, non soddisferebbero le condizioni di verosimiglianza, neppure 

gli asserti del richiedente in relazione al suo timore legato al fatto del rice-

vimento della lettera di minaccia da parte dei talebani, in quanto risultereb-

bero nell’insieme fumosi, stereotipati ed a tratti contraddittori ed illogici. 

Con riferimento al MdP n. 6, la SEM ha concluso che il richiedente non 

avrebbe spiegato in modo convincente come ne sarebbe venuto in pos-

sesso, presentando delle allegazioni incongruenti; inoltre si tratterebbe di 

una copia indirizzata a lui e non del documento originale così come da egli 

dichiarato. Da ultimo, tali lettere di minaccia da parte dei talebani, come 

pure già constatato dal Tribunale, risulterebbero avere un valore probatorio 

molto limitato, anche se presentate in originale. Proseguendo nell’analisi, 

la SEM ha considerato che il ricorrente, quale ex studente militare a 

F._______, non avrebbe un timore fondato, dal profilo oggettivo, di essere 

sottoposto, a persecuzioni concrete e dirette contro la sua persona con 

grande probabilità ed in un prossimo futuro. Per quanto riguarda infine i 

suoi asserti circa il fatto di essere sempre stati attaccati e disturbati dai 

kuchi e dai talebani, come pure discriminati, l’autorità inferiore ha rilevato 

che una persecuzione collettiva degli hazara non sussisterebbe in Afgha-

nistan ed inoltre ad egli in tale contesto non sarebbe mai accaduto nulla di 

concreto. 

D.  

Tramite il ricorso del 2 febbraio 2021 (cfr. risultanze processuali), l’insor-

gente ha impugnato la suddetta decisione al Tribunale, chiedendo a titolo 

principale l’annullamento della predetta nei punti del dispositivo da 1 a 3, il 

riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo. A titolo 

eventuale, ha concluso alla restituzione degli atti alla SEM per un nuovo 

esame delle allegazioni ed un complemento istruttorio. Ha altresì presen-

tato istanza d’assistenza giudiziaria totale, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, nonché di 

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gratuito patrocinio, con la nomina di Patrizia Testori quale patrocinatrice 

d’ufficio. 

Nel suo gravame, il ricorrente ha innanzitutto ritenuto come l’autorità infe-

riore abbia tenuto conto nella sua decisione soltanto degli elementi a sfa-

vore per esprimersi sulla verosimiglianza delle sue allegazioni, non proce-

dendo quindi ad una valutazione generale, prendendo in considerazione 

anche gli elementi a favore. A mente sua, invece, le sue dichiarazioni sa-

rebbero sostanziate, dettagliate, precise e concrete – anche confermate 

dai mezzi di prova da lui presentati – e non sussisterebbero nelle mede-

sime delle incoerenze che non possano essere giustificate dalla differenza 

di lunghezza delle due audizioni e da problematiche dovute alla traduzione. 

Peraltro le medesime sarebbero plausibili con riferimento alle informazioni 

disponibili e conosciute sull’Afghanistan ed il ricorrente apparirebbe in ge-

nerale una persona credibile. Segnatamente, se la lettera dei talebani 

fosse stata ritenuta dalla SEM un falso materiale, l’insorgente ha chiesto 

che vengano indicati gli elementi che apparirebbero viziati, così da rispet-

tare il diritto delle parti al contraddittorio, nonché in caso di dubbio sull’au-

tenticità del mezzo di prova presentato, che esso sia sottoposto a perizia 

da parte dell’autorità inferiore. Proseguendo nell’analisi, riferendosi alla 

giurisprudenza resa dal Tribunale in merito alle categorie di persone che 

hanno un profilo di rischio specifico in Afghanistan, egli ha sostenuto di 

averne uno elevato pure lui. Ciò in quanto (…) di un (…) in Afghanistan, 

che avvalorerebbe ancor più la verosimiglianza delle persecuzioni dei tale-

bani nei suoi confronti e la ricezione della lettera di minaccia da parte dei 

medesimi. Ha quindi formulato l’ipotesi che già di per sé il fatto di essere 

stato studente dell’(…), riconosciuta (…), costituirebbe un motivo suffi-

ciente per il riconoscimento di persecuzioni rilevanti in materia d’asilo. Egli 

ha quindi ritenuto che delle ricerche più approfondite in merito da parte 

della SEM, sarebbero state opportune, per valutare il suo profilo di rischio. 

Inoltre, sia la funzione sia la visibilità del padre nella sua (…), accrescereb-

bero ancora di più il suo profilo di rischio. Invero, al suo proprio già alto 

profilo di rischio, andrebbe aggiunto quale rischio supplementare quello di 

una persecuzione riflessa a causa del ruolo svolto dal padre del ricorrente 

nella (…). 

Al ricorso è stata annessa quale nuova documentazione ed in copia: il de-

scrittivo delle attività svolte per la pratica dalla rappresentante legale; un 

articolo tratto da (…) in inglese intitolato: “(…)”; un articolo del (…) in lingua 

inglese intitolato: “(…)”; un articolo dell’(…), in lingua inglese, dal titolo: 

“(…)”; un articolo del (…) del (…), in inglese, intitolato: “(…)”; un articolo 

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dell’(…), in inglese, dal titolo: “(…)”; l’attestato d’indigenza dell’insorgente 

del 22 gennaio 2021. 

E.  

Con decisione incidentale del 16 febbraio 2021, il Tribunale ha respinto 

l’istanza d’assistenza giudiziaria totale, chiedendo parimenti al ricorrente il 

versamento, entro il 3 marzo 2021, di un anticipo di CHF 750.– a copertura 

delle presumibili spese processuali. Il medesimo anticipo è stato corrispo-

sto tempestivamente dall’insorgente in data 22 febbraio 2021 (cfr. risul-

tanze processuali). 

F.  

Il Tribunale ha quindi, con ordinanza del 28 aprile 2022, invitato la SEM a 

presentare una risposta al ricorso entro il 13 maggio 2022. Con risposta 

datata 13 maggio 2022 l’autorità inferiore ha proposto il respingimento del 

ricorso. Innanzitutto, nelle sue osservazioni responsive, l’autorità resistente 

ha confermato il suo giudizio sull’inverosimiglianza delle allegazioni dell’in-

sorgente, malgrado le argomentazioni contrarie esposte nel ricorso. Ha poi 

esaminato se, a seguito dell’ascesa al potere dei talebani, la situazione di 

pericolo dell’insorgente si sia aggravata a tal punto da poter ora ammettere, 

a differenza di quanto ritenuto nella decisione avversata, un timore fondato 

di persecuzione pertinente ai sensi dell’asilo. Tale analisi l’ha portata a ne-

gare lo stesso dal profilo oggettivo, in quanto il profilo di rischio dell’insor-

gente non presenterebbe alcun elemento aggravante, per l’unica caratteri-

stica di semplice studente (…), vista l’inverosimiglianza delle persecuzioni 

da lui subite da parte dei talebani. Inoltre, non vi sarebbe alcuna persecu-

zione collettiva degli hazara, sia per la loro etnia sia per la loro fede sciita, 

in Afghanistan. Infine, data l’inverosimiglianza del ruolo del padre e le cir-

costanze del decesso di quest’ultimo, non sussisterebbero agli atti elementi 

che possano configurare un rischio sufficientemente fondato di persecu-

zione riflessa per il ricorrente. 

G.  

Il 20 giugno 2023, l’insorgente ha avuto modo di presentare la sua replica. 

Nella medesima egli sottolinea la verosimiglianza dei suoi asserti, che sa-

rebbero pure sostenuti dai mezzi di prova da lui presentati in originale, spe-

cialmente per quanto attinenti alla morte del padre ed alla lettera dei tale-

bani ricevuta. In merito a questi ultimi documenti originali annessi al ricorso, 

l’autorità inferiore avrebbe violato il diritto, in quanto essa avrebbe ritenuto 

presuntivamente falsi i mezzi di prova suddetti, senza tuttavia far svolgere 

una perizia degli stessi e senza indicare gli elementi che farebbero presup-

porre una falsificazione materiale. Inoltre, la SEM non avrebbe tenuto conto 

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nel giudizio espresso d’inverosimiglianza, della giovane età dell’insorgente 

all’epoca e del fatto che in Afghanistan i figli di giovane età e le donne non 

sarebbero ammessi alla condivisione delle informazioni, per quanto con-

cernente il ruolo svolto dal padre. L’autorità resistente avrebbe poi, a torto, 

negato un profilo di rischio elevato al ricorrente, anche sulla scorta della 

giurisprudenza resa dal Tribunale in merito. In particolare, la SEM sarebbe 

venuta meno al suo obbligo di ricercare tutti gli elementi e le prove che 

possano essere utili per giudicare il caso, parendo segnatamente non es-

sersi documentata sull’importanza dell’(…) frequentata dall’insorgente, e 

ciò in quanto non si sarebbe espressa sui numerosi link ed articoli citati nel 

ricorso, che documenterebbero l’importanza di tale (…).  

H.  

Con duplica del 13 luglio 2023, l’autorità inferiore ha informato il Tribunale 

di voler mantenere le sue motivazioni e conclusioni già precedentemente 

esposte. In particolare, il ricorrente non avrebbe fornito alcun elemento 

concreto per supportare la tesi che la SEM non avrebbe motivato a suffi-

cienza il suo giudizio circa l’inverosimiglianza dei suoi asserti, esprimendo 

invero sul punto soltanto una diversa opinione. Inoltre, riguardo alla pre-

sunta esigenza avanzata dal ricorrente che la SEM avrebbe dovuto sotto-

porre i mezzi di prova ad una perizia, prima di statuire sull’inverosimiglianza 

dei suoi asserti, ha rammentato che anche in precedenti cause il Tribunale 

abbia statuito come le lettere minatore, anche se presentate in originale, 

non abbiano alcun valore probatorio, in quanto possono essere facilmente 

falsificate. 

I.  

Per il tramite della triplica del 31 luglio 2023, il ricorrente ha potuto presen-

tare le sue osservazioni in merito. Nella medesima egli ha ritenuto come 

nelle sentenze del Tribunale citate dall’autorità inferiore nella sua duplica, 

il Tribunale non si sia basato esclusivamente sullo scarso o nullo valore 

probatorio delle lettere minatorie per pronunciarsi sul giudizio d’inverosimi-

glianza dei ricorrenti in oggetto, bensì analizzando in modo globale anche 

gli altri elementi presenti nelle fattispecie. Spetterà quindi al Tribunale, an-

che nella presente disamina, effettuare una valutazione complessiva di 

tutte le allegazioni e di tutti i mezzi di prova prodotti dal ricorrente. Segna-

tamente, l’insorgente presenterebbe due motivi particolari che provereb-

bero le sue allegazioni di essere oggetto della persecuzione dei talebani, 

ovvero il fatto di essere figlio di (…), ucciso dai talebani, che (…), nonché 

(…) nell’(…), che era la (…) in Afghanistan e quasi totalmente (…). 

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Le suddette osservazioni di triplica sono state inoltrate per conoscenza alla 

SEM dal Tribunale con ordinanza del 2 agosto 2023, nella quale la scri-

vente autorità ha pure decretato la conclusione dello scambio di scritti. 

J.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a e art. 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo il ricorrente stato posto 

al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento nella decisione avversata del 5 gennaio 2021, oggetto 

del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la deci-

sione riguardante il rifiuto del riconoscimento della qualità di rifugiato e 

della concessione dell’asilo, nonché dell’allontanamento dell’insorgente 

(cfr. KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrech-

tspflege des Bundes, 3a ed. 2013, pag. 298). 

4.  

4.1 Nel suo ricorso, e nelle sue memorie successive, l’insorgente rimpro-

vera all’autorità resistente in particolare che per l’esame della 

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verosimiglianza abbia tenuto conto soltanto degli elementi a sfavore, non 

procedendo invece ad una valutazione generale, considerando anche gli 

elementi a favore della credibilità dei suoi asserti. La SEM non avrebbe 

altresì esaminato a sufficienza alcuni dei mezzi di prova prodotti in originale 

ed avrebbe mancato al suo obbligo d’istruzione e di motivazione su tale 

punto. Nella sua replica, egli fa inoltre valere una carenza d’istruzione e di 

motivazione anche circa l’importanza dell’(…) frequentata dall’insorgente 

(cfr. replica, pag. 3 segg.). Riguardo poi alcune delle contraddizioni rilevate 

dall’autorità inferiore nella decisione avversata, il ricorrente solleva che le 

stesse potrebbero essere state causate dall’erroneità della traduzione da 

parte dell’interprete presente, in quanto egli avrebbe richiesto durante l’au-

dizione integrativa un interprete di etnia hazara onde evitare problemi di 

comprensione, facendo quindi valere – almeno implicitamente – una viola-

zione del suo diritto di essere sentito. È opportuno esaminare tali censure 

d’ordine formale d’ingresso, in quanto potrebbero condurre alla cassazione 

della decisione impugnata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 

II 218 consid. 2.8.1 e rif. cit.; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1 e rif. cit.). 

4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Fatti che non 

sono rilevanti per la decisione; che l’autorità è convinta siano già stati pro-

vati o che si presumono veri a favore delle parti interessate non impongono 

lo svolgimento di indagini supplementari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/ 

BABEY, in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Allorquando l’autorità reputa chiare 

le circostanze di fatto e che le prove assunte le abbiano permesso di for-

marsi una propria convinzione, essa emana la propria decisione (cfr. sen-

tenze del Tribunale D-114/2021 dell’11 maggio 2021 consid. 4.2,  

D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.3.1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/ 

KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, 

n. 3.144, pag. 241).  

4.3 Dal canto suo, il diritto di essere sentito, disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 

Cost. (RS 101) comprende segnatamente il diritto per l’interessato di con-

sultare l’incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne 

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l’assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative 

risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr.  

DTF 135 II 286 consid. 5.1, 135 I 279 consid. 2.3). La portata della facoltà 

di esprimersi non può essere determinata in maniera generale ma dev’es-

sere definita sulla base degli interessi concretamente in gioco. Il concetto 

a monte è che alla parte in causa debba essere concessa la facoltà di met-

tere in evidenza il suo punto di vista in maniera efficace (cfr. DTAF 2013/23 

consid. 6.1.1 e relativi riferimenti; ed a titolo esemplificativo la sentenza del 

Tribunale D-4781/2021 dell’8 novembre 2021 consid. 6.2). 

4.4 L’obbligo di motivazione è inoltre corollario fondamentale del diritto di 

essere sentito. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e 

a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impu-

gnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di eser-

citare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 

136 I 184 consid. 2.2). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronun-

ciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; 

essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. 

DTF 133 III 439 consid. 3.3). Per adempire a queste esigenze è necessario 

che essa menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua 

decisione, in modo da consentire agli interessati di apprezzarne la portata 

(cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351, 129 I 232 consid. 3.2; sentenza 

del Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2; 

DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2). 

4.5 In materia d’asilo, le audizioni si svolgono se necessario in presenza di 

un interprete (cfr. art. 29 cpv. 1bis LAsi e art. 19 cpv. 2 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]), la SEM non rinunciandovi in pratica che allorché il richie-

dente ha una padronanza sufficiente di una lingua ufficiale (cfr. sentenza 

E-5796/2020 del 27 aprile 2023 consid. 3.1.3). 

4.6  

4.6.1 Ora, concernente l’esame della verosimiglianza, a differenza di 

quanto sostenuto dall’insorgente nel gravame, occorre constatare come 

dalla decisione impugnata sia chiaramente evincibile che la SEM si sia 

espressa sui diversi elementi rilevanti esposti dall’insorgente durante le sue 

audizioni – anche ed in particolare sui mezzi di prova da lui presentati – 

valutandoli peraltro globalmente, e prendendo in considerazione per tale 

esame sia gli indizi a favore sia quelli a sfavore della veridicità dei suoi 

asserti (cfr. p.to II/1, pag. 4 segg. della decisione avversata). La circostanza 

che l’autorità precitata abbia ritenuto le allegazioni dell’insorgente 

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Pagina 11 

inverosimili, non rappresenta in alcun modo una violazione del principio 

inquisitorio da parte della SEM, ma discende da un apprezzamento di tali 

dichiarazioni da parte della predetta autorità, quindi da una questione di 

merito. 

4.6.2  

4.6.2.1 L’insorgente, ha inoltre rimproverato alla SEM di non aver esami-

nato in modo soddisfacente, anche per il tramite di una perizia se non li 

ritenesse autentici, la dichiarazione resa sul decesso del padre da parte 

della (…), nonché la lettera dei talebani, depositati dall’insorgente in origi-

nale. Inoltre l’autorità inferiore non avrebbe motivato adeguatamente su 

tale punto la sua decisione ed avrebbe così violato (implicitamente; nel ri-

corso egli parla di “diritto delle parti al contraddittorio”; cfr. ricorso, p.to 2, 

pag. 6) il suo diritto di essere sentito (cfr. ricorso, p.to 2, pag. 6; replica, 

pag. 2 seg.).  

4.6.2.2 Nel provvedimento avversato, l’autorità inferiore ha in realtà proce-

duto come disposto dal Tribunale al consid. 10 della sua sentenza  

D-3700/2020 dell’11 agosto 2020, ovvero analizzando sia la verosimi-

glianza delle dichiarazioni dell’insorgente riguardo al ruolo esercitato dal 

padre ed al decesso di quest’ultimo, sia la verosimiglianza delle sue alle-

gazioni in merito al timore legato alla ricezione della lettera di minaccia da 

parte dei talebani e poiché avrebbe frequentato la scuola e l’(…) (cfr. p.to 

II/1, pag. 4 segg.). Nella predetta decisione, la SEM ha valutato che alla 

luce delle importanti inverosimiglianze constatate nella narrazione dell’in-

sorgente circa gli elementi succitati ed in una valutazione globale, il mezzo 

di prova n. 8 (ovvero lo scritto della […], cfr. p.to I/8 della decisione avver-

sata), non fosse atto a mutare tale conclusione (cfr. p.to II/1, pag. 6). Al-

tresì, il mezzo di prova n. 6, ovvero la lettera dei talebani (cfr. p.to I/8 della 

decisione impugnata), non è stato ritenuto attendibile dalla SEM, non sol-

tanto poiché tale documento avrebbe un valore probatorio molto limitato in 

quanto facilmente acquistabile, bensì pure poiché ha ritenuto poco plausi-

bile che l’insorgente abbia potuto tutto d’un tratto procurarsi l’originale della 

lettera in questione, viste le sue allegazioni rese in passato in merito, non-

ché si tratterebbe di una copia a lui indirizzata e non del documento origi-

nale come da lui asserito (cfr. p.to II/1, pag. 7 seg. della decisione avver-

sata). Risulta quindi da quanto precede, che l’autorità inferiore non soltanto 

si sia espressa in modo puntuale su tali mezzi di prova, ma che ne abbia 

esposto sufficientemente le ragioni per le quali sia giunta, in un apprezza-

mento globale degli elementi all’incarto, alla conclusione d’inverosimi-

glianza della narrazione dell’insorgente sui punti in questione. Contraria-

mente quindi a quanto postulato dal ricorrente nel gravame, la SEM non 

D-456/2021 

Pagina 12 

aveva alcun obbligo di procedere ad un’analisi più dettagliata, né men che 

meno ad effettuare una perizia (cfr. anche infra consid. 5.2.6), dei mezzi di 

prova succitati, essendo che la motivazione della SEM in merito si fonda 

sulle circostanze rilevanti per il suo giudizio come prescritto dalla giurispru-

denza, e che il ricorrente ha potuto – dal tenore delle sue argomentazioni 

ricorsuali – pienamente intenderne la portata (cfr. supra consid. 4.4). Pe-

raltro, egli ha potuto nel seguito della procedura ricorsuale, come pure an-

che la SEM, avere l’occasione di esprimersi nuovamente su tali aspetti.  

4.6.2.3 Alla luce di quanto precede, non v’è quindi luogo di ritenere che la 

SEM abbia violato il suo obbligo istruttorio e di motivazione in rapporto con 

i mezzi di prova prodotti dall’insorgente. Il fatto che il predetto contesti l’ap-

prezzamento che l’autorità intimata ha effettuato di tali documenti, costitui-

sce una questione di merito, che verrà esaminata di seguito (cfr. infra con-

sid. 5.2.6). 

4.6.3 Quanto poi sollevato soltanto in fase di replica dall’insorgente, ovvero 

che l’autorità inferiore non avrebbe sufficientemente istruito e motivato la 

sua decisione in merito all’importanza a (…) dell’(…) seguita dall’insor-

gente nel suo Paese d’origine, mancando di esprimere un proprio parere 

circa le numerose fonti ed articoli presentati dall’insorgente con il ricorso 

(cfr. pag. 3 seg. della replica), non può essere in alcun modo seguito. In-

vero, come appare chiaramente sia nella decisione avversata (cfr. p.to II/2, 

pag. 8 seg.) sia nella risposta al ricorso (cfr. pag. 2), l’autorità inferiore si è 

determinata in modo specifico sul profilo di rischio dell’insorgente, tuttavia 

non ritenendo che la qualifica di studente dell’(…), per la sua sola frequen-

tazione, lo faccia ritenere come potenzialmente inviso ai talebani. Il Tribu-

nale non ritiene quindi che l’autorità inferiore dovesse istruire ulteriormente 

tale punto in questione, non essendo peraltro ravvisabile dalle motivazioni 

espresse dalla SEM in merito, che essa non si sia documentata a suffi-

cienza in rapporto all’(…) in Afghanistan succitata. Per il resto, essa non 

aveva alcun obbligo di citare e pronunciarsi sulle fonti e gli articoli presen-

tati dall’insorgente nel suo ricorso in modo specifico, avendo chiaramente 

espresso i motivi per i quali non ritenesse dato un profilo di rischio partico-

lare dell’insorgente (cfr. supra consid. 4.4). Pertanto, anche da questo pro-

filo, non si può ritenere che la SEM abbia violato il suo dovere d’istruzione 

e di motivazione. Il fatto che l’insorgente non concordi con tale valutazione 

dell’autorità inferiore, ancora una volta, non riguarda una questione for-

male, bensì di merito, che verrà quindi pure trattata di seguito (cfr. infra 

consid. 5.3). 

 

D-456/2021 

Pagina 13 

4.6.4  

4.6.4.1 Per quanto poi attiene alla censura dell’insorgente che vi siano stati 

dei possibili errori di traduzione da parte dell’interprete presente durante le 

audizioni, che avrebbero ingenerato delle incoerenze non volute nelle alle-

gazioni del ricorrente, in particolare con riferimento a chi avesse recapitato 

la lettera dei talebani presso il suo domicilio famigliare in Afghanistan (cfr. 

p.to 3, pag. 8 seg. del ricorso), si osserva quanto segue. 

4.6.4.2 In specie il ricorrente ha dichiarato di comprendere bene l’interprete 

presente all’inizio di ciascuna delle due audizioni sui motivi (cfr. A1, D1, 

pag. 1 seg.; A2, D1 seg., pag. 1). Seppure effettivamente risulti che il ricor-

rente abbia richiesto per la tenuta della seconda audizione, un interprete di 

etnia hazara, poiché avrebbe avuto dei dubbi che se avesse utilizzato delle 

parole tipiche del dialetto hazaraghe l’interprete potesse non compren-

derlo, dopo che la funzionaria incaricata della SEM gli ha fatto presente le 

ragioni per le quali non avrebbero dato seguito a tale richiesta, ha comun-

que riferito di comprendere bene la traduttrice presente (cfr. A2, D2, 

pag. 2). Peraltro, analizzando i verbali delle due audizioni dell’interessato, 

non può essere in alcun modo evinto una qualsivoglia difficoltà incontrata 

dall’insorgente sul piano della comunicazione, che gli avrebbe impedito di 

rispondere chiaramente ai quesiti posti dalla funzionaria preposta della 

SEM e di esporre liberamente i suoi motivi d’asilo. Nulla indica quindi che 

le dichiarazioni dell’insorgente possano essere state mal comprese o tra-

dotte. Peraltro, né il ricorrente, né la rappresentante legale presente du-

rante entrambe le audizioni, non ha formulato alcuna lamentela o nota alla 

traduzione delle dichiarazioni dell’insorgente o nei confronti dell’interprete, 

a parte già quanto sopra evinto. Durante la rilettura di entrambi i verbali di 

audizione sui motivi, il ricorrente si è soltanto limitato a formulare due pre-

cisazioni riguardo alle allegazioni rese (cfr. A1, pag. 17; A2, pag. 23). Al 

termine di entrambe le audizioni, egli ha peraltro apposto la sua firma, at-

testando così anche che le sue dichiarazioni gli erano state lette frase per 

frase e tradotte in una lingua che egli comprende e che corrispondevano 

alle sue affermazioni. 

4.6.4.3 Visto quanto precede, non v’è quindi alcun elemento che permetta 

di considerare che le due audizioni sui motivi del ricorrente non siano state 

condotte in modo adeguato. In particolare, non appaiono esserci stati dei 

problemi di comprensione che abbiano alterato la portata delle allegazioni 

del ricorrente e condotto quindi l’autorità inferiore a stabilire in modo ine-

satto ed incompleto i fatti giuridicamente rilevanti. Di conseguenza, anche 

la censura (implicita) di violazione del diritto di essere sentito del ricorrente, 

D-456/2021 

Pagina 14 

in rapporto alla traduzione nei verbali delle sue allegazioni, deve essere 

respinta. 

4.7 Ne discende quindi che, tutte le censure formali esposte dal ricorrente 

nel gravame contro il provvedimento impugnato, devono essere respinte. 

5.  

Viene d’ingresso già segnalato, come anche il Tribunale, in accordo con 

l’autorità resistente, ritenga verosimili gli studi effettuati dal ricorrente 

presso la scuola militare e poi l’(…) a F._______, viste le sue allegazioni 

coerenti e sostanziate fatte in proposito (cfr. A1, D14 segg., pag. 3 segg.; 

A2, D63 segg., pag. 8), nonché i mezzi di prova prodotti a sostegno dei 

suoi asserti (cfr. MdP n. 1, n. 2, n. 3, n. 4 e n. 7; cfr. anche A1, D133 segg., 

pag. 14). 

Ciò posto, occorre di seguito esaminare se è corretto che la SEM abbia 

considerato che le dichiarazioni dell’insorgente circa i suoi motivi d’asilo 

non soddisferebbero le condizioni di verosimiglianza poste all’art. 7 LAsi.  

5.1  

5.1.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le dispo-

sizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

5.1.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). 

5.1.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi ri-

conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconosci-

bili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5). Sul piano sog-

gettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, 

D-456/2021 

Pagina 15 

segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua ap-

partenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. In-

fatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di 

avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che 

ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non 

sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipoteti-

che che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano. Devono in-

vece sussistere prove sufficienti di una minaccia concreta passibile di in-

durre chiunque si trovi nella stessa situazione a temere la persecuzione 

(cfr. DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2010/57 consid. 2.5). Perché sia pertinente 

nella nozione di rifugiato, è tuttavia necessario che la situazione di perse-

cuzione sia ancora attuale (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1; 2011/50 con-

sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati; DTAF 2010/57 consid. 4.1; WALTER KÄLIN, 

Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 125 seg.). 

5.1.4 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-

denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa 

per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

5.2  

5.2.1 Nella presente disamina, il Tribunale, considera le allegazioni del ri-

corrente in riferimento al ruolo ed all’uccisione del padre, come pure in rap-

porto al ricevimento della lettera di minacce dei talebani, contraddittorie ed 

illogiche su dei punti essenziali.  

5.2.2 Innanzitutto riguardo al decesso del padre del ricorrente, secondo gli 

asserti di quest’ultimo avvenuto per mano dei talebani, occorre rilevare 

come l’insorgente sia stato incoerente in più punti della sua narrazione. In 

primo luogo, durante la prima audizione sui motivi d’asilo egli, in merito a 

chi e a cosa gli sarebbe stato riferito riguardo al decesso del padre, ha 

riportato unicamente (cfr. A1, D48 segg., pag. 6) che l’avrebbe appreso 

D-456/2021 

Pagina 16 

tramite una telefonata da parte dello zio (…), che gli avrebbe riferito come 

il padre sarebbe “(…)” (cfr. A1, D50, pag. 6), senza aggiungere ulteriori det-

tagli se non che i mediatori avrebbero risposto alla gente che il padre fosse 

stato ucciso dai talebani (cfr. A1, D55, pag. 7). Salvo però che, poco prima, 

il ricorrente aveva fornito tutt’altra risposta in proposito, affermando che si 

trattasse dei talebani che avevano ucciso il padre, in quanto egli era (…) 

nonché (…), (…) (cfr. D52 seg., pag. 6 seg.), senza tuttavia nominare in 

alcun modo che si sarebbe appreso dai mediatori chi fossero i mandanti 

dell’uccisione del padre. Durante l’audizione integrativa, ha invece ricon-

dotto il fatto che si sarebbe appreso che i talebani avevano ucciso il padre, 

ad un’iniziativa dello zio (…), che si sarebbe rivolto alla gente ed ai rappre-

sentanti del popolo che mediavano con i talebani dopo il decesso del pa-

dre, chiedendo di trovare il colpevole della morte di quest’ultimo. I mediatori 

si sarebbero quindi rivolti ai talebani, che avrebbero confermato di aver 

ucciso loro il genitore dell’insorgente (cfr. A2, D96 segg., pag. 11). In se-

condo luogo, egli ha raccontato che non ci sarebbe stata soltanto una te-

lefonata dello zio, bensì una seconda, nonché in un primo tempo che dei 

dettagli sulla morte del padre li avrebbe ricevuti da parte della madre sol-

tanto allorché si trovava già in H._______ (cfr. A2, D147 segg., pag. 16 

segg.). Tuttavia, allorché al ricorrente gli è stato chiesto perché avesse ri-

chiesto tali dettagli soltanto una volta giunto in H._______, egli ha in modo 

contraddittorio, riferito che invece la madre avrebbe confermato unica-

mente quanto già riportatogli dallo zio (…) (cfr. A2, D161 segg., pag. 17). 

Peraltro, sorprendentemente, allorché in precedenza aveva riferito che du-

rante la prima chiamata lo zio (…) gli aveva riportato soltanto della morte 

del padre (cfr. A1, D49 seg., pag. 6; A2, D148 segg., pag. 16), egli ha in-

trodotto incoerentemente la causa del decesso del padre, ovvero che gli 

avrebbero (…), informazione che pure avrebbe saputo dallo zio (…) nel 

corso della prima telefonata (cfr. A2, D168 segg., pag. 17 seg.). Ora, alla 

luce di tali discrepanze, le spiegazioni fornite dall’insorgente nel ricorso per 

appianare le stesse, ovvero che le informazioni sul decesso del padre gli 

sarebbero giunte in momenti diversi, nonché che sarebbe ovvio che i tale-

bani abbiano ucciso (…) con (…) e quindi non lo avrebbe specificato spon-

taneamente (cfr. p.to 2, pag. 6 del ricorso), non sono in alcun modo con-

vincenti. In particolare, a differenza di quanto osservato nel ricorso che la 

SEM non gli avesse posto prima alcuna domanda atta a sapere come fosse 

stato ucciso il padre, si denota come già nella prima audizione, gli erano 

stati posti due quesiti in tal senso (cfr. A1, D46 seg., pag. 6), ma l’insor-

gente non ha in alcun modo fornito questo dettaglio, che è sopravvenuto, 

in modo peraltro contraddittorio come già sopra rilevato, soltanto durante 

la seconda audizione. 

D-456/2021 

Pagina 17 

5.2.3 Anche in merito a chi avrebbe notificato la lettera dei talebani al suo 

domicilio, nonché le circostanze in cui egli avrebbe appreso della stessa, 

si ravvisano nelle sue dichiarazioni diverse incoerenze.  

Invero, riguardo al modo in cui sarebbe giunto lo scritto dei talebani, l’in-

sorgente ha allegato nel corso della prima audizione che sarebbe stato il 

(…) con il mediatore “I._______” che avrebbero recapitato lo stesso presso 

il suo domicilio (cfr. A1, D37 seg., pag. 5). Durante invece la seconda au-

dizione, egli ha fornito una tutt’altra versione, ovvero asserendo che oltre 

che al (…), vi sarebbero stati anche il mediatore  

“J._______” ed un talebano che avrebbero portato assieme al (…) ed al 

mediatore I._______ la lettera di minaccia a casa sua (cfr. A2, D14 segg., 

pag. 3). Ora, tale incongruenza non appare essere insignificante come in-

vece vorrebbe far intendere il ricorrente nel suo gravame. Non convince 

neppure la spiegazione fornita dall’insorgente in audizione, che ha ricon-

dotto la medesima discrepanza al fatto che la funzionaria incaricata non gli 

avrebbe posto dei quesiti per conoscere tutti i dettagli e non vi sarebbe 

stato il tempo (cfr. A2, D18, pag. 3). Difatti, come si evince dalla prima au-

dizione, egli ha avuto ampio modo di rispondere già in tale sede riguardo 

a come ed a chi avrebbe recapitato la lettera dei talebani (cfr. A1, D37 seg., 

pag. 5), e non si desume in alcun modo, neppure dal resto degli atti della 

SEM, come egli non avrebbe avuto il tempo di esprimersi liberamente ed 

ampiamente su tali tematiche. Circa poi la censura sollevata con il ricorso 

di un presunto errore di traduzione che scuserebbe la contraddizione suc-

citata, si è già detto sopra (cfr. consid. 4.6.4), e la si ritiene meramente 

pretestuosa. Invero, si aggiunge come dagli asserti resi dall’insorgente a 

verbale, non vi sia alcuna possibilità d’interpretare diversamente i suoi as-

serti, come invece preteso nel gravame (cfr. p.to 3, pag. 8 del ricorso), ma 

che dalla semplice lettura se ne evinca un’interpretazione univoca, come 

già sopra esposta. 

Altresì, anche per quanto concerne la cronologia dei fatti che avrebbero 

portato alla conoscenza da parte sua della lettera di minaccia da parte dei 

talebani, i suoi asserti non sono stati più coerenti. Egli ha difatti dichiarato 

in prima battuta, ripetendolo per ben due volte, che il fratello l’avrebbe chia-

mato per avvisarlo l’indomani o il giorno seguente della notifica al domicilio 

famigliare della lettera dei talebani (cfr. A1, D18 e D20, pag. 4). Contraddi-

cendo i precedenti asserti, l’insorgente ha invece affermato nella seconda 

audizione, che il fratello lo avrebbe chiamato lo stesso giorno della conse-

gna della lettera (cfr. A2, D28, pag. 4). Come riportato chiaramente nella 

decisione della SEM, i predetti asserti, sono riferiti in modo limpido al giorno 

cronologico rispetto alla notifica della lettera di minaccia in cui il fratello gli 

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Pagina 18 

avrebbe comunicato la notizia (cfr. p.to II/1, pag. 7 della decisione avver-

sata), e non, come invece riportato a torto nel ricorso, al momento in cui il 

fratello gli avrebbe spedito la fotografia della lettera (cfr. ricorso, p.to 3, 

pag. 8). Non si ravvisano invece delle incongruenze, che tra l’altro non 

sono neppure sollevate nel provvedimento impugnato, riguardo al fatto che 

il ricorrente abbia asserito che avrebbe ricevuto la fotocopia della lettera di 

minaccia il medesimo giorno della telefonata del fratello (cfr. A1, D128, 

pag. 13; A2, D29, pag. 4). Anche per quanto concerne il tempo che ci 

avrebbe messo il fratello per inviargli la fotografia della lettera di minaccia, 

le dichiarazioni dell’insorgente non coincidono. Nella prima audizione egli 

ha difatti asserito che ci sarebbe voluta qualche ora perché lui potesse 

scendere dalla (…) e tornasse a casa (cfr. A1, D128, pag. 13); quando in-

vece sorprendentemente nella seconda audizione, egli ha affermato che la 

loro casa avrebbe distato circa (…) o (…) minuti in totale dalla (…) dove lo 

avrebbe chiamato il fratello (cfr. A2, D22 e D29, pag. 4). Tale incongruenza, 

non può certo essere spiegata con il fatto che il ricorrente avrebbe raccon-

tato le circostanze ad egli successe molto più dettagliatamente nella se-

conda audizione rispetto alla prima, come argomentato nel ricorso (cfr. p.to 

3, pag. 8).  

5.2.4 Peraltro, rispetto al ruolo di (…) che il padre avrebbe esercitato nella 

(…), risulta del tutto illogico che d’un canto il ricorrente abbia asserito che 

salvo un solo quesito posto al genitore, egli non avrebbe mai parlato dell’at-

tività di quest’ultimo con il medesimo (cfr. A2, D124 segg., pag. 13 seg.), 

nonché che avrebbe compreso che egli era (…) da sé mentre cresceva 

(cfr. A2, D114 segg., pag. 13), e poiché lo avrebbe visto (…) (cfr. A2, D132 

segg., pag. 14 seg.); e d’altro canto sia comunque riuscito a fornire alcuni 

elementi circa il ruolo che avrebbe esercitato il padre. Invero, egli ha riferito 

che il padre avrebbe (…), avrebbe (…) e che egli sarebbe stato (…) (cfr. 

A2, D104 segg., pag. 12 segg.). Questi ultimi elementi però, egli non ha 

dichiarato di averli appresi da qualcuno o direttamente dal padre, bensì 

appaiono basarsi su sue mere deduzioni, in contrasto con l’unica informa-

zione che avrebbe appreso effettivamente dal padre, ovvero le ragioni che 

lo avrebbero spinto a non richiedere un salario per il suo lavoro di (…) (cfr. 

A2, D124, pag. 13 seg.). Tale illogicità nei suoi asserti, conferma ancora 

maggiormente il giudizio d’inverosimiglianza in merito al ruolo di (…) che 

avrebbe avuto il padre del ricorrente in patria. Le argomentazioni proposte 

nel gravame dall’insorgente (cfr. p.to 1, pag. 4 seg. del ricorso), non sono 

atte a modificare la predetta valutazione. 

A ciò si aggiunge che anche il comportamento dei talebani, che gli avreb-

bero notificato una lettera secondo gli asserti dell’insorgente in quanto lo 

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Pagina 19 

avrebbero voluto uccidere (cfr. A1, D14 segg., pag. 3 seg.; A2, D43 segg., 

pag. 6; D55 segg., pag. 7 seg.; D83, pag. 10; D177 seg., pag. 18; D181 

seg., pag. 19; D192, pag. 20), e che a seguito della morte del padre avreb-

bero pure preso il controllo della loro zona (cfr. A2, D38, pag. 5; D191, 

pag. 20; D205, pag. 21), risulta poco plausibile. Infatti, se veramente fos-

sero stati interessati a lui, appare poco credibile che si siano accontentati 

unicamente di recapitare una lettera al suo domicilio famigliare, senza ef-

fettuare alcuna perquisizione domiciliare né richiedere ulteriori informazioni 

sul suo conto ai famigliari – in particolare alla madre ed al fratello che si 

trovavano ancora lì – come invece si sarebbe atteso dai medesimi, se-

condo le informazioni note sulle ricerche intraprese dai talebani nel conte-

sto afghano, allorché prendono di mira una persona. 

5.2.5 Considerate nel loro insieme, le dichiarazioni dell’insorgente sia con-

cernenti il ruolo del padre ed il suo decesso, sia relative alla ricezione di 

una lettera da parte dei talebani, non risultano pertanto essere verosimili. 

Di conseguenza, neppure le circostanze da egli allegate successivamente 

al ricevimento della lettera ed ai motivi che lo avrebbero condotto all’espa-

trio – ovvero il timore di essere ucciso da parte dei talebani a causa del 

ruolo svolto dal padre, come pure per il fatto che egli sarebbe stato consi-

derato una minaccia dal gruppo precitato in quanto avrebbe fatto parte 

dell’esercito nazionale ed avrebbe collaborato per questo con gli (…) (cfr. 

A1, D67 seg., pag. 8; D83, pag. 9; D88 segg., pag. 10; A2, D56 seg., pag. 7 

seg.; D183 segg., pag. 19) – non possono essere ritenuti credibili. 

5.2.6 Per quanto poi attiene ai mezzi di prova prodotti durante la procedura 

di prima istanza ed in fase ricorsuale, nonché gli asserti dell’insorgente in 

merito, gli stessi non sono in grado di rimettere in discussione l’apprezza-

mento che precede e non apportano alcuna credibilità maggiore alle di-

chiarazioni del ricorrente in merito alle circostanze succitate.  

5.2.6.1 Segnatamente, per quanto concerne il certificato rilasciato dalla 

(…) (cfr. MdP n. 8), che confermerebbe l’uccisione da parte dei talebani del 

padre del ricorrente, anche fosse ritenuta l’originalità del documento, così 

come proposto dall’insorgente nel suo gravame, anche sulla scorta di 

quanto già visto sopra, il suo contenuto non può essere ritenuto autentico. 

Difatti, esso può essere annoverato ad una dichiarazione di parte, il cui 

valore probatorio è molto ridotto. In particolare, concernente la descrizione 

dell’attività che avrebbe effettuato il padre del ricorrente, viene dichiarato 

che egli avrebbe partecipato attivamente anche all’ “(…)”, ruolo che non 

era stato per nulla citato nella prima audizione sui motivi dall’insorgente 

(cfr. A1, D83 segg., pag. 9 seg.; D116 segg., pag. 12 seg.), quando invece 

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Pagina 20 

sorprendentemente egli nella seconda audizione dichiara ad un certo 

punto che il padre sarebbe stato anche “(…)” (cfr. A2, D108, pag. 12). Tali 

asserti, che peraltro non coincidono propriamente con quanto precede 

scritto nel certificato della (…), che parla di (…) e non di (…), pare essere 

stato introdotto dall’insorgente nella seconda audizione, per rendere mag-

giormente credibili i suoi asserti in conformità con il mezzo di prova testé 

descritto, che però come visto fa planare ancora maggiori dubbi circa la 

veridicità dei suoi asserti e l’autenticità di tale documento. Quanto poi mo-

tivato nel ricorso a favore della verosimiglianza di quest’ultimo, ovvero che 

lo stesso sarebbe stato sottoscritto dalle più alte cariche locali nonché che 

questi ultimi non sarebbero stati presenti al momento dell’uccisione del pa-

dre del ricorrente, ma che si sarebbero accordati circa l’emissione di un 

documento ufficiale che provasse tale fatto (cfr. ricorso, p.to 2, pag. 5 seg.), 

non è atto a sovvertire le conclusioni del Tribunale sopra riportate, in merito 

in particolare alle incoerenze tra gli asserti dell’insorgente ed il contenuto 

del mezzo di prova presentato. Alla luce di tali considerazioni, una perizia 

sullo stesso come richiesto dal ricorrente nel gravame, che proverebbe 

eventualmente la sua originalità ma non la sua autenticità, non appare es-

sere di alcuna utilità.  

5.2.6.2 Riguardo poi alla lettera di minaccia dei talebani (cfr. MdP n. 6), si 

denota innanzitutto che i ruoli che avrebbe adempiuto il ricorrente, secondo 

la traduzione del mezzo di prova in questione, e segnatamente “(…)” non 

coincidono in alcun modo con il reale ed unico ruolo di studente dell’(…) 

allegato dall’insorgente. La presenza di tale affermazione, non è peraltro 

spiegata né nominata in alcun modo nel contenuto riportato dall’insorgente 

del medesimo scritto (cfr. A1, D35 seg., pag. 5). È soltanto nell’ambito della 

sua replica (cfr. pag. 4 e pag. 5), che il ricorrente riprende alcune informa-

zioni contenute in tale scritto, senza tuttavia spiegarne con elementi con-

creti e convincenti i motivi, ma soltanto ritenendo che si trattasse di quanto 

creduto dai talebani. Peraltro, come considerato a ragione dalla SEM, an-

che il Tribunale rileva che tale documento può essere facilmente confezio-

nato e falsificato e che riveste pertanto una forza probatoria molto limitata 

(cfr. sentenze del Tribunale E-5796/2020 succitata consid. 5.5, E-383/2023 

del 24 febbraio 2023), e ciò anche se prodotto in originale (cfr. sentenza 

del Tribunale D-2544/2020 del 1° febbraio 2023 consid. 6.8). In tale conte-

sto, anche una perizia sul mezzo di prova in questione, non avrebbe potuto 

condurre ad alcun cambiamento di valutazione, e pertanto non risultava di 

alcuna utilità né men che meno necessaria, come invece sollevato dal ri-

corrente nel gravame. Visto quindi quanto precede, a ragione la SEM non 

ha ritenuto che tale mezzo di prova potesse dimostrare la verosimiglianza 

della minaccia di morte dell’interessato da parte dei talebani.  

D-456/2021 

Pagina 21 

5.2.7 Ne discende quindi che il ricorrente, in una valutazione complessiva, 

non ha reso verosimili le sue allegazioni né circa il ruolo svolto dal padre e 

le circostanze del suo decesso, né di essere stato concretamente minac-

ciato da parte dei talebani, e pertanto non ha neppure reso verosimile il 

timore di subire da questi ultimi delle persecuzioni determinanti, in un futuro 

prossimo e secondo un’elevata probabilità, nel caso di un suo ritorno nel 

Paese d’origine a causa di tali circostanze che l’avrebbero condotto 

all’espatrio. 

5.3  

5.3.1 Resta ancora da esaminare se, in ragione della sua frequentazione 

della scuola e dell’(…), nonché della situazione vigente attualmente in Af-

ghanistan, il ricorrente possa ritenere di avere, come lo pretende nel gra-

vame, un timore fondato di persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi da parte 

dei talebani, nel caso di un suo ritorno nel suddetto Paese. 

5.3.2 Come già argomentato dalla SEM sia nella decisione avversata (cfr. 

p.to II/2, pag. 8 seg.), sia nella sua risposta al ricorso (cfr. pag. 2), il Tribu-

nale ha ammesso l’esistenza di categorie di persone particolarmente espo-

ste a dei rischi di persecuzioni future nel caso di un loro ritorno in  

Afghanistan (cfr. fra le altre le sentenze del Tribunale E-3099/2023 del 

26 luglio 2023 consid. 4.2.1 con rif. cit., E-5415/2020 del 21 giugno 2023 

consid. 5.3, D-5800/2016 del 13 ottobre 2017 [pubblicata quale sentenza 

di riferimento]). Tra queste, vi figurano in particolare le persone che i tale-

bani considerano, a torto o a ragione, vicine al governo o alla coalizione 

internazionale, o che sono sospettate di essere impregnate da valori occi-

dentali e che non si fondano più sulla società afghana. Le persone che 

possiedono un tale profilo, rischiavano di essere vittime d’intimidazioni, di 

rapimenti o ancora di uccisioni, già prima dell’ascesa al potere dei talebani 

nell’agosto del 2021 (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 succitata 

consid. 4.2.1 con ulteriori rif. cit., D-2487/2022 del 7 luglio 2022 con-

sid. 8.2.1). 

Le constatazioni che precedono risultano ancora d’attualità alla luce della 

situazione vigente in Afghanistan (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 

succitata consid. 4.2.1, E-5415/2020 succitata consid. 5.3, D-893/2023 del 

1° maggio 2023 consid. 6.2, D-2415/2022 del 24 marzo 2023 con-

sid. 10.2). Per quanto il livello di violenza cieca nel paese sia globalmente 

diminuito dalla presa di potere da parte dei talebani nell’agosto del 2021, 

tuttavia il comportamento futuro dei membri di tale gruppo rimane ancora, 

all’ora attuale, imprevedibile e vi è pertanto luogo di ammettere che i profili 

che prendevano di mira prima della loro ascesa al potere, possano ancora 

D-456/2021 

Pagina 22 

essere in modo generale esposti a maggiori rischi, tenuto conto delle ca-

pacità e del controllo territoriale accresciuti di questo attore. Numerose ag-

gressioni contro delle persone appartenenti a gruppi a rischio sono difatti 

state documentate a partire dal mese di agosto 2021. Tuttavia le stesse 

non appaiono essere sistematiche o di natura uniforme (cfr. sentenze del 

Tribunale E-3099/2023 succitata consid. 4.2.1, E-5415/2020 succitata con-

sid. 5.3 con riferimenti citati). Per quanto concerne più in particolare le per-

sone appartenenti al vecchio regime, vi è luogo di rilevare che diversi fattori 

– ovvero le informazioni contradditorie e non numerose relative alle politi-

che applicate dai talebani, le differenze a livello regionale così come le di-

vergenze d’applicazione da parte dei membri talebani degli ordini che ema-

nano dalla direzione centrale di questo gruppo – rendono difficile la valuta-

zione del rischio per le persone che corrispondono a questo profilo. Tutta-

via, tenuto conto delle persecuzioni passate e delle segnalazioni indicanti 

che le medesime risultano sempre essere degli obiettivi, le persone che 

sono considerate come costituenti un bersaglio prioritario dai talebani, se-

gnatamente coloro che occupavano dei posti strategici nelle unità militari, 

di polizia e d’investigazione, così come i membri del potere giudiziario, pre-

sentano generalmente un rischio accresciuto di persecuzioni future in caso 

di un loro ritorno in Afghanistan. Deve tuttavia trattarsi di persone che si 

sono particolarmente esposte, al punto d’aver attirato l’attenzione dei tale-

bani in modo specifico su di loro. Trattandosi delle altre persone che adem-

piono tale profilo, occorre tenere conto nel quadro della valutazione indivi-

duale, tendente a determinare se esista un grado ragionevole di probabilità 

che il richiedente sia vittima di persecuzione, di altre circostanze che hanno 

un’incidenza sul rischio, quali la regione d’origine, il sesso, le inimicizie per-

sonali o ancora l’implicazione effettiva in conflitti locali (cfr. sentenze del 

Tribunale E-3099/2023 succitata consid. 4.2.1 con ulteriori rif. cit.,  

E-5415/2020 succitata consid. 5.3).  

Il Tribunale ricorda inoltre che se delle persecuzioni si estendono, a fianco 

alla persona toccata primariamente, anche a membri della famiglia e pa-

renti, sussiste una persecuzione riflessa (per il concetto di persecuzione 

riflessa cfr. DTAF 2007/19 consid. 3.3 con rif. cit.). Secondo la giurispru-

denza dello scrivente Tribunale, l’appartenenza famigliare ad una persona 

la quale è esposta ad un rischio di persecuzione accresciuto in  

Afghanistan, può condurre ad una persecuzione riflessa. Ciò è in partico-

lare il caso di (ex) appartenenti alla polizia o alle forze di sicurezza, di au-

torità del governo o di persone vicine al governo (cfr. sentenza del Tribu-

nale D-5392/2022 del 30 giugno 2023 consid. 8.3 con ulteriore rif. cit.). 

D-456/2021 

Pagina 23 

5.3.3 Come già sopra ritenuto, l’insorgente non ha reso verosimili né le mi-

nacce rivoltegli personalmente da parte dei talebani allorché si trovava an-

cora in Afghanistan (cfr. supra consid. 5.2.3 e 5.2.6 seg.) né il ruolo di (…) 

svolto dal padre nel suo Paese d’origine e l’uccisione di questi per mano 

talebana (cfr. supra consid. 5.2.2, 5.2.4, 5.2.6 seg.). Egli non ha pertanto 

reso verosimile né di essere stato preso di mira concretamente da parte 

dei talebani, né che questi conoscessero effettivamente la sua frequenta-

zione quale studente dell’(…) a F._______. Le affermazioni del ricorrente, 

in cui i talebani avrebbero effettuato degli attacchi nel sito dove anche lui 

studiava (cfr. A1, D70 segg., pag. 8; D79 segg., pag. 9; A2, D198 segg., 

pag. 21), nonché nel villaggio dove egli avrebbe abitato (cfr. A1, D27 segg., 

pag. 4 seg.; A2, D193 segg., pag. 20), sono da ricondurre esclusivamente 

alla situazione d’insicurezza e di violenza presente nel Paese d’origine, che 

concerneva in modo generale, tutte le persone ivi presenti, senza tuttavia 

che il ricorrente, con le stesse, dimostri o renda perlomeno verosimile che 

i talebani volessero colpirlo personalmente ed individualmente per uno dei 

motivi di cui all’art. 3 LAsi. Invero, egli era un semplice (…) dell’(…) a 

F._______, uno tra i tanti (cfr. A1, D63 segg., pag. 7 seg.; A2, D58, pag. 8), 

senza alcun grado militare (cfr. A1, D64 segg., pag. 7 seg.), né ha mai as-

serito di aver esercitato una funzione particolare in seno all’esercito né oc-

cupato un grado implicante una qualsivoglia responsabilità. Inoltre, vista 

l’inverosimiglianza dei suoi asserti riguardo al padre, una persecuzione ri-

flessa nei suoi confronti a causa della famigliarità con il medesimo, è da 

escludere. Alla luce di tali circostanze, non v’è quindi alcuna ragione di 

pensare che egli possa essere stato identificato quale bersaglio (prioritario 

o meno) da parte dei talebani, o lo possa divenire in un prossimo futuro, 

vista la sua mera frequentazione della scuola e dell’(…). Tale conclusione 

non viene modificata neppure considerando le allegazioni presentate in 

fase ricorsuale dall’insorgente. In particolare, la sentenza del Tribunale D-

3480/2019 del 27 maggio 2020 citata dal ricorrente nella sua replica (cfr. 

pag. 5), presenta una fattispecie con una costellazione del tutto differente 

dalla presente, e quindi non può assurgere ad esempio di confronto. Per di 

più, le citazioni nel ricorso di articoli di testate giornalistiche, alcuni anche 

prodotti in annesso al ricorso, essendo di portata generale, non sono in 

grado di provare i pretesi rischi concreti di persecuzione da parte dei tale-

bani nei confronti del ricorrente.  

In tale contesto, e viste le numerose inverosimiglianze ed illogicità già so-

pra rilevate in merito alla narrazione dell’insorgente, risulta essere infon-

dato il timore che il ricorrente rischi di essere preso di mira dai talebani 

nell’ipotesi di un suo ritorno in Afghanistan, per la sua sola frequentazione 

della scuola e dell’(…) a F._______.  

D-456/2021 

Pagina 24 

5.3.4 Tenuto conto del profilo dell’insorgente sopra considerato, vi è luogo 

di ritenere che né la sua provenienza dal distretto di C._______ (cfr. 

n. 12/9, p.to 2.01 seg., pag. 4; A2, D66, pag. 8), né la sua etnia hazara o 

ancora il suo credo sciita (cfr. A1, D27, pag. 4; D145, pag. 15), costitui-

scono degli indizi concreti supplementari che permettano di considerare 

che il ricorrente sarebbe particolarmente esposto a persecuzioni da parte 

dei talebani, nel caso di un suo ritorno in Afghanistan. A questo proposito, 

il Tribunale rammenta che la sola appartenenza all’etnia hazara, non costi-

tuisce un motivo rilevante suscettibile di fondare un timore di futura perse-

cuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi e che le condizioni molto elevate poste dalla 

giurisprudenza per ammettere una persecuzione collettiva degli hazara in  

Afghanistan, non sono adempiute (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2; 2013/12 

consid. 6; 2013/11 consid. 5.3.2; sentenza del Tribunale E-5415/2020 suc-

citata consid. 5.4.4). L’apprezzamento in tal senso va mantenuto anche a 

seguito dell’ascesa al potere dei talebani nell’agosto del 2021, in quanto 

nessuna informazione permette di concludere che gli hazara, quale gruppo 

etnico, sia minacciato in maniera generale di persecuzioni pertinenti in ma-

teria d’asilo (cfr. sentenza del Tribunale E-5415/2020 succitata con-

sid. 5.4.4 con ulteriori rif. cit.). 

5.3.5 Per quanto poi attiene ai riferimenti del ricorrente nelle sue allegazioni 

circa la situazione generale in Afghanistan, o nel suo distretto, o ancora a 

membri famigliari ancora viventi nel Paese d’origine (cfr. A1, D27 segg., 

pag. 4 seg.; A2, D202 segg., pag. 21 seg.), occorre rammentare che l’inte-

ressato non ha raccontato di avere avuto dei problemi particolari con i ta-

lebani né attirato la loro attenzione in qualche modo, salvo quanto già rite-

nuto inverosimile sopra. Le circostanze difficili di vita in un Paese determi-

nato, a cui ogni persona può essere genericamente sottoposta in un dato 

Stato, non rientrano difatti all’evidenza in uno dei motivi pertinenti ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 LAsi. Peraltro, i rischi legati alla situazione vigente in  

Afghanistan, sono stati presi in considerazione dalla SEM, concedendo 

all’insorgente l’ammissione provvisoria in Svizzera.  

5.3.6 Visto quanto precede, il Tribunale ritiene che non esista nel caso di 

specie, una congiunzione di fattori di rischio significativi che rendano alta-

mente probabile che l’interessato sia oggettivamente fondato a temere di 

essere vittima di una persecuzione determinante in materia d’asilo in caso 

di ritorno in Afghanistan, e ciò in un prossimo futuro. 

6.  

In virtù di quanto sopra, non potendo l’insorgente prevalersi né di allega-

zioni verosimili giusta l’art. 7 LAsi né di persecuzioni determinanti ex art. 3 

D-456/2021 

Pagina 25 

LAsi, il suo ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato e 

di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione avversata va 

quindi confermata. 

7.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44 

LAsi). 

L’insorgente, nel suo ricorso, ha impugnato genericamente nelle conclu-

sioni, anche il punto 3 della decisione avversata (cfr. cifra 1 delle conclu-

sioni ricorsuali, pag. 14 del ricorso) concernente la pronuncia del suo al-

lontanamento, senza tuttavia fornire alcuna argomentazione specifica in 

merito. Ora, visto quanto precede, e non adempiendo il ricorrente le condi-

zioni in virtù delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare 

l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché 

art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 

2011/24 consid. 10.1), il Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento, respingendo di conseguenza la conclusione esposta 

dall’insorgente nel ricorso in tal senso. 

8.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso è respinto. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente e prelevate 

sull’anticipo spese versato il 22 febbraio 2021 (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). 

10.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

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Pagina 26 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-456/2021 

Pagina 27 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente e 

sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 22 feb-

braio 2021. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: