# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 79f6b461-ae44-52e9-9fb9-7026a2878d5c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-08-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 18.08.2021 17.2021.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2021-35_2021-08-18.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2021.35-37

  	
  Locarno

  18 agosto 2021/as 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Angelo Olgiati, giudice presidente,

  Manuela Frequin Taminelli e Matteo Galante

  

 

	
  segretario:

  	
  Gabriele Monopoli, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sugli appelli

 

	
   

  	
  19 febbraio 2021 di

   

  AP1

   

  rappr. dall'avv. DI1

   

  1° marzo 2021 di

   

  AP2

   

  rappr. dall'avv. DI2

   

  1° marzo 2021 del

   

  procuratore pubblico, 6901 Lugano

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 30 ottobre 2020 dalla Corte
  delle assise criminali (motivazione scritta intimata il 10 febbraio 2021) nei
  confronti di AP1, AP2 e 

  

 

	
   

  	
  IM1

   

  rappr. dall' DI3

  

 

 

esaminati gli atti;

 

ritenuto che

 

                                  A.   Con atto d’accusa (in
seguito: AA) n. 158/2020 del 6 agosto 2020 il procuratore pubblico ha promosso
l’accusa nei confronti di IM1, ritenendolo autore colpevole di:

 

                                 “1.   rapina aggravata 

per avere il 05 luglio 2019
a Molinazzo di Monteggio, Ponte Cremenaga, Ponte Tresa ed altre località non
meglio precisate del Cantone Ticino, a Gaggiolo (Italia), Lavena Ponte Tresa
(Italia), Clivio (Italia), Porto Ceresio (Italia), in zona Bevera del Comune di
Arcisate (Italia), tratto Pedemontana (Italia), Tradate (Italia), Cislago
(Italia), Viggiù (Italia), Cantello (Italia), Olgiate Comasco (Italia),
Castelnuovo (Italia), Locate Varesino (Italia) ed altre località non meglio
precisate dell’Italia, in correità con AP1 (giunto in estradizione dalla
Polonia il 30 luglio 2020), F. (per il quale è stato emanato mandato di cattura
internazionale), AP2 (per il quale è stato emanato mandato di cattura
internazionale), G. (per il quale è stato emanato mandato di cattura
internazionale), V. (per il quale verrà emanato mandato di cattura
internazionale) e M. (per il quale verrà emanato mandato di cattura
internazionale), ognuno con il proprio ruolo, commesso un furto usando violenza
contro una persona minacciandola di un pericolo imminente alla vita o
all’integrità corporale o rendendola incapace di opporre resistenza, agendo
come associato ad una banda intesa a commettere rapine (cfr. sub. 3 del
presente atto di accusa), munendosi di un’arma da fuoco e dimostrandosi
particolarmente pericoloso, in particolare per il numero di persone implicate e
le modalità organizzative, tecniche ed operative messe in atto per perpetrarla,
effettuando sopralluoghi, ripartendosi con precisione i compiti, munendosi di
armi da fuoco, disturbatori di frequenze, nastro adesivo e fascette di
plastica, e meglio per avere nel corso dei primi mesi dell’anno 2019 V.
contattato F. e G. ed indicato loro che si doveva perpetrare una rapina ai
danni di un furgone portavalori della ditta Loomis in territorio di Molinazzo
di Monteggio, procurandosi AP1 la vettura Audi A3 risultata rubata il 25 marzo
2019 a Tradate (Italia), procurandosi F. le targhe di polizia TI _____
(risultate rubate in data 16/17 maggio 2019 a San Pietro di Stabio), G.
contattato negli ultimi giorni di giugno 2019 IM1 che partiva da Maenza per
raggiungere Monza, in treno, effettuato unitamente a G., F., AP1 e AP2 dei
sopralluoghi, asseritamente in territorio italiano, ma con visuale suoi luoghi
prescelti, al fine di determinare gli orari di arrivo presso la banca
Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio del furgone portavalori della ditta Loomis
da rapinare, deciso unitamente a G., F., AP1 e AP2, di compiere l’atto
delittuoso il 05 luglio 2019, incontratosi il mattino del 05 luglio 2019 con AP1
e AP2 al Bar ______ di Gaggiolo (Italia) per poi essere raggiunti da F. e G.,
esercizio pubblico lasciato per salire quale passeggero anteriore sul veicolo
MERCEDES classe A targato (I) _______ con F. alla guida e G. sul sedile
passeggero posteriore mentre AP1 e AP2 li seguivano in sella ai loro scooter, M.
avendo preso posizione in un bar vicino alla dogana di Ponte Tresa (Svizzera)
per avvisare i correi del passaggio del furgone della ditta Loomis, telefonata
avvenuta verso le ore 09:00/09:05, raggiunto la Svizzera e recuperato il
veicolo AUDI A3 con AP1 alla guida, prendendo posto sul sedile del passeggero
anteriore e G. e AP2 sui sedili passeggeri posteriori, raggiunto l’uscita della
banca Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio, atteso, sempre a bordo del veicolo
a motore AUDI A3, che ACP autista del furgone portavalori della ditta Loomis,
lasciasse i locali della Banca Raiffeisen e raggiungesse il suo mezzo
meccanico, bloccato, unitamente a G., ACP facendolo cadere a terra e
trattenendolo al suolo per poi farlo salire sulla parte posteriore del furgone
della ditta Loomis, sotto la minaccia di un’arma da fuoco da parte di G., G.
sottraendo, nel contempo, la pistola Glock modello 17,9 mm parabellum con 17
proiettili in uso a ACP, preso posto sul sedile anteriore del furgone della
ditta Loomis e azionato il disturbatore di frequenze allo scopo di impedire la
localizzazione del mezzo meccanico, messosi AP2 alla guida del furgone e funto
da staffetta AP1 e F. alla guida dei veicoli a motore AUDI A3, rispettivamente,
MERCEDES classe A, G. preso posto all’interno della parte posteriore del
furgone della ditta Loomis tenendo sotto controllo di un’arma da fuoco ACP e
chiedendogli il funzionamento, il grado di sicurezza, il tipo di apertura, il
tempo necessario a far scattare l’allarme, la presenza di inchiostro nelle
valigette contenenti il denaro, preso il telefono di ACP per spegnerlo e
gettarlo all’esterno del finestrino del furgone della ditta Loomis quando già
si trovavano in territorio italiano, così da evitare di essere localizzati,
direttisi in Italia per giungere in zona Bevera al sito denominato “letamaia”,
precedentemente indicato da AP1, atteso il ritorno di AP1 che era andato a
procurarsi degli attrezzi per procedere all’apertura delle valigette poste
all’interno del furgone della ditta Loomis, aperto 8 valigette contenenti
denaro con l’aiuto di una mazza, G. legato ACP con delle fascette, fuggito
all’arrivo dei Carabinieri prendendo posto sul sedile del passeggero anteriore
del veicolo AUDI A3 con alla guida AP2 e quale passeggero posteriore G. mentre AP1
si dava alla fuga a piedi, sottratto così gli importi di CHF 3'040'445 in
banconote miste, Euro 207'175.00 in banconote miste, CHF 6'000.00 in monete e
una pistola Glock modello 17,9 mm parabellum con 17 proiettili ai danni della
ditta Loomis;

 

                                   2.
  sequestro di persona e rapimento

per avere, il 05 luglio
2019 dalle ore 09:10 circa alle ore 11:50 circa a Molinazzo di Monteggio e sino
al raggiungimento della “letamaia” in zona Bevera (Italia), in correità con AP1
(giunto in estradizione dalla Polonia il 30 luglio 2020), F. (per il quale è
stato emanato mandato di cattura internazionale), AP2 (per il quale è stato
emanato mandato di cattura internazionale), G. (per il quale è stato emanato
mandato di cattura internazionale), V. (per il quale verrà emanato mandato di
cattura internazionale) e M. (per il quale verrà emanato mandato di cattura
internazionale), ognuno con il proprio ruolo, indebitamente tenuto sequestrata
una persona o averla privata in altro modo della libertà personale o rapito una
persona con violenza o minaccia, e meglio per avere sequestrato e rapito ACP a
Molinazzo di Monteggio quando si apprestava a salire sul furgone della ditta
Loomis, dapprima bloccandolo a terra e poi facendolo salire nel retro del
furgone della ditta Loomis, tenendolo G. sotto controllo con la minaccia di
un’arma, durante tutto il tragitto da Molinazzo di Monteggio alla “letamaia” in
zona Bevera (Italia);

 

                                   3.
  atti preparatori punibili (alla rapina associato ad una banda) 

per avere preso,
conformemente a un piano, concrete disposizioni tecniche od organizzative la
cui natura ed estensione mostra che si accingeva a compiere una rapina in
banda, e meglio nel periodo 23 settembre 2019/24 ottobre 2019 a Colverde
(Italia), Grandate (Italia), Como (Italia), Ponte Faloppia, Coldrerio, Balerna,
Bruzzella, Novazzano e altre località non meglio precisate della Svizzera e
dell’Italia in correità con P., MA., G. e VO., eseguito numerosi sopralluoghi,
appostamenti e pedinamenti di almeno 4 obiettivi da rapinare con anche ricerca
di vie di fuga, incontrato in più occasioni i correi e intrattenuto numerosi
contatti telefonici con i correi, in particolare per avere 

 

il 23 settembre 2019 verso
le ore 06:25, il 25 settembre 2019 alle ore 06:26, il 27 settembre 2019 alle
ore 06:24, il 30 settembre 2019 alle ore 06:26, il 02 ottobre 2019 alle ore
06:14, 07 ottobre 2019 alle ore 06:14, il 09 ottobre 2019 alle ore 06:17, il 10
ottobre 2019 alle ore 06:10, 21 ottobre 2019 alle ore 06:21, il 22 ottobre 2019
alle ore 06:13 VO. entrato in territorio di Colverde (Italia) alla guida del
veicolo FIAT Punto targato (I) BT682ZT, in suo uso, per avvertire i correi dei
movimenti dell’obiettivo E. quando lasciava il suo domicilio di Colverde
(Italia) per entrare la mattina dal valico di Ponte Faloppia per recarsi al
posto di lavoro a Coldrerio,

 

il 02 ottobre 2019 alle ore
08:09:25 il veicolo BMW X3 targato (I) ________, di proprietà di IM1, entrato
in territorio svizzero transitando dal valico di Ponte Faloppia seguendo
l’obiettivo E. che entrava alle ore 08:09:37 in territorio svizzero a bordo del
veicolo FORD Fiesta (I) _______, dal valico di Ponte Faloppia,

 

il 02 ottobre 2019 alle ore
08:47 il veicolo BMW X3 targato (I) ________, di proprietà di IM1, lasciato il
territorio svizzero transitando dal valico di Chiasso Brogeda,

 

il 04 ottobre 2019 alle ore
07:21 apparso a Novazzano in Via Torraccia 9 (antenna alla quale si allacciava
la sua utenza _____________), alle ore 07:43 apparso a Balerna in Via G. Guisan
20 (antenna alla quale si allacciava l’utenza ___________, in suo uso), alle
ore 08:04 apparso a Novazzano in Via Torraccia 9 (antenna alla quale si
allacciava l’utenza __________, in suo uso) e lasciato poi il territorio
svizzero alle ore 08:27 quando l’obiettivo E. si trovava già in territorio svizzero
(ore 08:07 valico di Ponte Faloppia),

 

il 08 ottobre 2019 alle ore
06:39, presso il parchetto del McDonald’s di Grandate (Italia), incontratosi
con F., G. e P., per poi alle ore 07:02 direttosi con VO., a bordo del veicolo
BMW X3 targato (I) _______ in direzione Colverde (Italia) seguito da F. e G. a
bordo della vettura FIAT 500 targata (I) _______, in uso a F.,

 

il 08 ottobre 2019 restato
a Colverde (Italia) e consegnato la sua vettura BMW X3 targata (I) _______ a
uno dei correi, che entrava alle ore 08:06 in territorio svizzero dal valico di
Ponte Faloppia, raggiunto Via Monte Generoso a Coldrerio, sostava di fronte
alla Banca Raiffeisen della Campagnadorna, altro possibile obiettivo, dalle ore
08:17 alle ore 08:44, e lasciava il nostro territorio alle ore 08:53, 

 

il 09 ottobre 2019 alle ore
07:59 il veicolo OPEL Astra targato (I) _______ in uso a F. entrato in
territorio svizzero dal valico di Ponte Faloppia mentre che l’obiettivo E. entrava
in territorio svizzero a bordo del veicolo FORD Fiesta (I) _______, dal valico
di Ponte Faloppia, 

 

il 10 ottobre 2019 emerso
dall’intercettazione ambientale (ore 07:15) del veicolo BMW X3 targato (I) _______ di sua proprietà quanto da lui indicato al correo P. “stamattina
devi vedere che fa … Stai tranquillo … ti avvicini … quando carica la borsa,
vedi se è pesante la borsa … se è una borsa da dieci chili si vede …” riferito
all’obiettivo E.,

 

il 10 ottobre 2019 alle ore
07:38 dall’intercettazione ambientale del veicolo BMW X3 targato (I) _______
emersa la conversazione tra P. (B) e MA. (C) “… (C) E tu ogni mattina vieni
qua da solo? (B) Sì! (C) Qui quant’è che state più o meno? (B) Mi faccio
un’altra settimana! (C) Sì? … No ma invece la mattina qua? (B) No, un’oretta e
lo facciamo … Al massimo un’oretta (C) Com’è che si chiama l’altro ragazzo? …
(B) _________…”, riferita all’obiettivo E.,

 

il 10 ottobre 2019 alle ore
07:47 P. e MA., a bordo del veicolo BMW X3 targato (I) _______ (di proprietà di
IM1), il primo alla guida e la seconda come passeggero anteriore, entrati in
Svizzera dal valico di Ponte Faloppia, ed emersa dall’intercettazione
ambientale la conversazione tra P. (A)
e MA. (B) “… (B) Non chiama? … Ma è possibile che non chiami? (A) Eh se non
parte, se non viene! (A) Eh già doveva partir! (A) otto meno cinque, otto, otto
e cinque massimo … (A) Dieci giorni che sto facendo questo scherzo! …”,
riferito all’obiettivo E.,

 

il 10 ottobre 2019 alle ore
08:08 P., a bordo del veicolo BMW X3 targato (I) ________ (di proprietà di IM1),
con passeggera anteriore, MA., posteggiato la vettura sul sedime del
distributore ENI di Via G. Bernasconi a Mendrisio, per poi raggiungere alle ore
08:19 i posteggi di Via Monte Generoso a Coldrerio, posteggiare il veicolo,
dirigersi in direzione Via S. Gottardo, raggiungere l’esercizio pubblico Bar ______
e alle ore 08:38 raggiungere l’ingresso della Banca Raiffeisen di Coldrerio,
altro obiettivo di rapina,

 

il 10 ottobre 2019 alle ore
08:41 dall’intercettazione ambientale del veicolo BMW X3 targato (I) _______
emersa la conversazione tra P. (A)
e MA. (B) “… (B) Andiamo? (A) Sì, sì … La borsa era bella pesante, vai a
sapere che cazzarola c’aveva dentro … (B) Va beh, speriamo, almeno avete capito
… no, era bella carica … no? … Secondo me più che oro, ha soldi! (A) Se era,
era oro, perché nella borsa fatta … i soldi comunque per quanto sia, non hanno
il peso dell’oro! (B) Boh, io non me ne intendo, a me basta che poi si
monetizza! … (B) Speriamo che era lei, ma sicuramente … se ha detto mio papà
che era partita …”, riferito all’obiettivo E.,

 

il 14 ottobre 2019, al
mattino, incontratosi con i correi F. e G. ed emersa dall’intercettazione
ambientale del veicolo BMW X3 targato (I) ________ che egli ha riferito agli
stessi “Ma tu parli quando facciamo il portavalori? … quando usciamo da là
il camion, il portavalori, facciamo la strada delle montagne? …” riferito
ad altro obiettivo di rapina,

 

il 14 ottobre 2019 alle ore
08:09 il veicolo FORD Fiesta (I) ________, condotto dall’obiettivo E. entrato
in territorio svizzero transitando dal valico di Ponte Faloppia e seguito dal
veicolo BMW X3 targato (I) ________ con alla guida di IM1 (entrata in Svizzera
ore 08:10),

 

il 23 ottobre 2019 alle ore
06:40 raggiunto unitamente a F. (a bordo dei veicoli in loro uso) il territorio
di Colverde (Italia), dove risiedono E. e L., obiettivi di rapina,

 

il 23 ottobre 2019
dall’intercettazione ambientale del suo veicolo BMW X3 targato (I)   emerso che
egli ha riferito al correo F. di un ulteriore obiettivo di rapina da
individuarsi in uomo che conduce un veicolo Peugeot con targhe (italiane) “___”,
poi identificato in L.,

 

il 23 ottobre 2019 ore
01:00 dall’intercettazione ambientale del suo veicolo BMW X3 targato (I) ________,
emersa la sua conversazione con il correo F.(B) “… (B) Possiamo uscire da
dove … ascolta … no, no, no, che bigolo, non c’è bisogno neanche di fare così …
si arriva su in altro, si taglia i quattro ferri che dividono l’Italia alla
Svizzera! … Non sei mai venuto … è dentro nei boschi … è qui … e scendiamo di
qua … (A) E si devono tagliare le sbarre? (B) Quattro sbarre, quattro paletti
così di ferro … (A) E là ci sono le vasche dove buttare le cose! … Perché
queste sono importanti, perché se no fanno quel rumore di merda! … Che poi in
dieci minuti si aprono tutte le valigie … oh, con quattro colpi … con quattro
colpi le rompiamo tutte … tanto se c’è la mazza grossa, io, ogni colpo ne
aprivo una io …”, riferito ad altro obiettivo di rapina,

 

il 24 ottobre 2019
incontratosi con il correo F. a Como (Italia),

 

il 24 ottobre 2019 atteso a
Colverde (Italia) il passaggio della vettura TOYOTA Yaris targata (I) ________
di L., ulteriore obiettivo di rapina, e intrattenuto diversi colloqui
telefonici tra le ore 06:55 e le ore 06:59 con i correi per poi seguire detto
veicolo da Colverde (Italia) a Ponte Faloppia, Balerna e Pedrinate, ed essere
quindi fermato dalla Polizia e successivamente arrestato,

 

                                   4.
  infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni 

per avere, il 05 luglio
2019 a Ponte Cremenaga, introdotto in territorio svizzero dall’Italia, senza
averne diritto, una pistola destinata alla commissione della rapina di cui sub.
1 del presente atto di accusa;

 

                                   5.
  passeggero in un veicolo a motore sottratto 

per avere, il 05 luglio
2019 sulla tratta Ponte Cremenaga/Molinazzo di Monteggio e ritorno, circolato
sul veicolo AUDI A3 con apposte targhe di polizia TI ______ (risultate rubate
in data 16/17 maggio 2019 a San Pietro di Stabio), sapendo che tale veicolo era
stato sottratto;”.

 

                                  B.   Con AA n. 200/2020
del 15 ottobre 2020, il procuratore pubblico ha promosso l’accusa anche nei
confronti di AP1 e AP2, ritenendoli autori colpevoli di:

 

                                 “A.   In
correità tra loro e in correità con IM1, G., F., M., V.

 

                                   1.   rapina
aggravata 

per avere nel periodo marzo
2019/05 luglio 2019 a Molinazzo di Monteggio, Ponte Cremenaga, Ponte Tresa ed
altre località non meglio precisate del Cantone Ticino, a Gaggiolo (Italia),
Lavena Ponte Tresa (Italia), Clivio (Italia), Porto Ceresio (Italia), in zona
Bevera del Comune di Arcisate (Italia), tratto Pedemontana (Italia), Tradate
(Italia), Cislago (Italia), Viggiù (Italia), Cantello (Italia), Olgiate Comasco
(Italia), Castelnuovo (Italia), Locate Varesino (Italia) ed altre località non
meglio precisate dell’Italia, in correità con IM1 (già oggetto di promozione
dell’accusa), F. (per il quale è stato emanato mandato di cattura
internazionale), G. (per il quale è stato emanato mandato di cattura
internazionale), V. (per il quale verrà emanato mandato di cattura
internazionale) e M. (per il quale verrà emanato mandato di cattura
internazionale), ognuno con il proprio ruolo, commesso un furto usando violenza
contro una persona minacciandola di un pericolo imminente alla vita o
all’integrità corporale o rendendola incapace di opporre resistenza, agendo
come associato ad una banda intesa a commettere rapine, munendosi di un’arma da
fuoco e dimostrandosi particolarmente pericolosi, in particolare per il numero
di persone implicate e le modalità organizzative, tecniche ed operative messe
in atto per perpetrarla, effettuando sopralluoghi, ripartendosi con precisione
i compiti, munendosi anche di disturbatori di frequenze, nastro adesivo e
fascette di plastica, e meglio per avere nel corso dei primi mesi dell’anno 2019
V., indicato quale mente della rapina da IM1, contattato F. e G. indicando loro
che si doveva perpetrare una rapina ai danni di un furgone portavalori della
ditta Loomis, il 23 aprile 2019 AP1 contattato telefonicamente V., V.
contattato telefonicamente, il 18 maggio 2019, F., procurandosi AP1 la vettura
AUDI A3 risultata rubata il 25 marzo 2019 a Tradate (Italia), procurandosi F. le
targhe di polizia TI ______ (risultate rubate in data 16/17 maggio 2019 a San
Pietro di Stabio), G. contattato, negli ultimi giorni di giugno 2019, IM1 che
partiva da Maenza per raggiungere Monza, in treno, effettuato unitamente a IM1,
G. e F. dei sopralluoghi, asseritamente in territorio italiano, ma con visuale
sui luoghi prescelti, al fine di determinare gli orari di arrivo presso la
banca Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio del furgone portavalori della ditta
Loomis da rapinare, deciso unitamente a IM1, G. e F. di compiere l’atto
delittuoso il 05 luglio 2019, incontratisi il mattino del 05 luglio 2019 con IM1
al Bar ______ di Gaggiolo (Italia) per poi essere raggiunti da F. e G., esercizio
pubblico lasciato per mettersi alla guida dei loro rispettivi scooter YAMAHA
T-MAX targato (I) ______ (di proprietà di AP2), AP1 a bordo del motoveicolo
YAMAHA T-MAX targato (I) ______ (di proprietà di _____________) per seguire il
veicolo MERCEDES classe A targato (I) _________ (di proprietà di ___________)
ma in uso a F., che si poneva alla  guida, e con IM1 sul sedile passeggero
anteriore e G. e sul sedile passeggero posteriore, lasciato così la località di
Gaggiolo (Italia) transitando da Porto Ceresio (Italia) verso Ponte Tresa
(Svizzera), raggiunto la Svizzera e recuperato il veicolo AUDI A3 TI ______ con
AP1 alla guida, IM1 prendendo posto sul sedile del passeggero anteriore e G. e AP2
sui sedili passeggeri posteriori, M. avendo preso posizione in un bar vicino
alla dogana di Ponte Tresa (Svizzera) per avvisare telefonicamente i correi del
passaggio del furgone della ditta Loomis, telefonata avvenuta verso le ore
09:00/09:05, raggiunto l’uscita della banca Raiffeisen di Molinazzo di
Monteggio, atteso, sempre a bordo del veicolo a motore AUDI A3 TI ______, che ACP
autista del furgone portavalori della ditta Loomis, lasciasse i locali della
Banca Raiffeisen e raggiungesse il suo mezzo meccanico, IM1, unitamente a G.,
bloccato ACP facendolo cadere a terra e trattenendolo al suolo per poi farlo
salire sulla parte posteriore del furgone della ditta Loomis, sotto la minaccia
di un’arma da fuoco da parte di G., G. sottraendo, nel contempo, la pistola
Glock modello 17,9 mm parabellum con 17 proiettili in uso a ACP, messosi AP2 alla
guida del furgone della ditta Loomis e funto da staffetta AP1 e F. alla guida
dei veicoli a motore AUDI A3 TI ______, rispettivamente, MERCEDES classe A
targato (I) ________, IM1 preso posto sul sedile anteriore del furgone della
ditta Loomis e azionato il disturbatore di frequenze allo scopo di impedire la
localizzazione del mezzo meccanico, G. preso posto all’interno della parte
posteriore del furgone della ditta Loomis tenendo sotto controllo di un’arma da
fuoco ACP e chiedendogli il funzionamento, il grado di sicurezza, il tipo di
apertura, il tempo necessario a far scattare l’allarme e la presenza di
inchiostro delle valigette contenenti il denaro, IM1 preso il telefono di ACP
per spegnerlo e gettarlo all’esterno del finestrino del furgone della ditta
Loomis quando già si trovavano in territorio italiano, così da evitare di
essere localizzati, direttisi in Italia per giungere in zona Bevera al sito
denominato “letamaia”, precedentemente indicato da AP1, atteso il ritorno di AP1
che era andato a procurarsi degli attrezzi per procedere all’apertura delle
valigette poste all’interno del furgone della ditta Loomis, aperto 8 valigette
contenenti denaro con l’aiuto di una mazza, G. legato ACP con delle fascette di
plastica, fuggiti all’arrivo dei Carabinieri mettendosi AP2 alla guida del
veicolo a motore AUDI A3 TI ______, con passeggero anteriore IM1 e passeggero
posteriore G., mentre AP1 si dava alla fuga a piedi, incontratisi, dopo la
fuga, con i correi IM1, F. e G. per procedere alla spartizione della refurtiva,
sottratto così gli importi di CHF 3'040'445 in banconote miste, Euro 207'175.00
in banconote miste, CHF 6'000.00 e 1 pistola Glock modello 17,9 mm parabellum
con 17 proiettili ai danni della ditta Loomis;

 

                                   2.
  sequestro di persona e rapimento

per avere, il 05 luglio
2019 dalle ore 09:10 circa alle ore 11:50 circa a Molinazzo di Monteggio e sino
al raggiungimento della “letamaia” in zona Bevera (Italia), in correità con IM1
(già oggetto di promozione dell’accusa), F. (per il quale è stato emanato
mandato di cattura internazionale), G. (per il quale è stato emanato mandato di
cattura internazionale), V. (per il quale verrà emanato mandato di cattura
internazionale) e M. (per il quale verrà emanato mandato di cattura
internazionale), indebitamente tenuto sequestrata una persona o averla privata
in altro modo della libertà personale o rapito una persona con violenza o
minaccia, e meglio per avere sequestrato e rapito ACP a Molinazzo di Monteggio
quando si apprestava a salire sul furgone della ditta Loomis, dapprima IM1
bloccandolo a terra e poi facendolo salire nel retro del furgone della ditta
Loomis, tenendolo G. sotto controllo con la minaccia di un’arma, durante tutto
il tragitto da Molinazzo di Monteggio alla “letamaia” in zona Bevera (Italia);

 

                                   B.   AP2

 

                                   3.
  infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni 

per avere, il 05 luglio
2019 a Ponte Cremenaga, introdotto in territorio svizzero dall’Italia, senza averne
diritto, una pistola destinata alla commissione della rapina di cui sub. 1 del
presente atto di accusa;

 

                                   4.
  passeggero in un veicolo a motore sottratto 

per avere, il 05 luglio
2019 sulla tratta Ponte Cremenaga/Molinazzo di Monteggio, circolato sul veicolo
AUDI A3 con apposte targhe di polizia TI ______ (risultate rubate in data 16/17
maggio 2019 a San Pietro di Stabio), sapendo che tale veicolo era stato sottratto;”.

 

                                  C.   Il pubblico
dibattimento dinanzi alla Corte delle assise criminali si è svolto il 28 e il
30 ottobre 2020. All’inizio, la presidente della prima Corte ha esteso l’accusa
nei confronti di IM1 e di AP2 (punto 1 dei rispettivi AA) all’ipotesi di reato
di cui all’art. 97 cpv. 1 lett. a LCStr (abuso della licenza e delle targhe) per
avere usato, il 5 luglio 2019 e nelle circostanze descritte al punto 1 degli AA
158/2020 e 200/2020, sul veicolo Audi A3, le targhe TI ______ risultate rubate
in data 16/17 maggio 2019 a San Pietro di Stabio.

 

                                  D.   Esperito il
dibattimento, con sentenza del 30 ottobre 2020 (motivazione scritta intimata il
10 febbraio 2021), la Corte delle assise criminali ha dichiarato:

 

IM1 autore colpevole di:

 

                               “1.1.   rapina
aggravata

siccome commessa come associato a una banda intesa a
commettere furti o rapine, a Molinazzo di Monteggio, il 5 luglio 2019, in
correità con terze persone e, nella sua forma semplice, con AP1 e AP2, ai danni
di Loomis Schweiz AG, Chiasso, con una refurtiva denunciata di fr. 3'046'445.-,
Eur 207'175.- e una pistola Glock modello 17.9 mm parabellum con 17 proiettili;

 

                                1.2.   rapimento

per avere, il 5 luglio 2019, in correità con AP1, AP2
e terzi, rapito, a Molinazzo di Monteggio e fino al raggiungimento della
“letamaia” in zona Bevera (Italia), ACP;  

 

                                1.3.   infrazione
alla LF sulle armi e sulle munizioni

per avere, senza diritto, il 5 luglio 2019, a Ponte
Cremenaga, introdotto sul territorio svizzero una pistola giocattolo simile a
un revolver di colore nero, priva del
tappo rosso sull’estremità della canna;

 

                                1.4.   furto d’uso di un veicolo (passeggero in un veicolo a
motore sottratto)

per avere, il 5 luglio 2019, da Ponte Cremenaga a
Molinazzo di Monteggio, circolato sul veicolo Audi A3 risultata rubata il 25
marzo 2019 a Tradate (Italia);

 

                                1.5.   abuso della licenza e delle targhe

per avere usato, il 5 luglio 2019, nelle circostanze
di cui al punto 1.1 del dispositivo, sul veicolo Audi A3 risultata rubata il 25
marzo 2019 a Tradate (Italia), la targa TI ______ che non era stata rilasciata
per lui né per tale veicolo;”

 

e lo ha invece prosciolto dall’imputazione di furto d’uso
(passeggero in un veicolo a motore sottratto) di cui al punto 5 dell’AA 158/2020
limitatamente all’aver circolato sul veicolo Audi A3 nella tratta Molinazzo di
Monteggio/Ponte Cremenaga, nonché dall’imputazione di atti preparatori punibili
di cui al punto 3 dell’AA, così come, per quanto attiene al punto 1 dell’AA,
dall’aggravante dell’arma da fuoco e da quella della pericolosità speciale
(disp. n. 4);

 

AP1 autore colpevole di:

 

                               “2.1.   rapina

Commessa
a Molinazzo di Monteggio, il 5 luglio 2019, in correità con IM1, AP2 e terze
persone, ai danni di Loomis Schweiz AG, Chiasso, con una refurtiva denunciata
di fr. 3'046'445.-, Eur 207'175.- e una pistola Glock modello 17.9 mm
parabellum con 17 proiettili;

 

                                2.2.   rapimento

per
avere, il 5 luglio 2019, in correità con IM1, AP2 e terzi, rapito, a Molinazzo
di Monteggio e fino al raggiungimento della “letamaia” in zona Bevera (Italia),
ACP;”

 

e lo ha invece prosciolto dalle aggravanti della banda, dell’arma
da fuoco e della pericolosità speciale di cui al punto 1 dell’AA 200/2020
(disp. n. 5);

 

AP2 autore colpevole di:

 

                               “3.1.   rapina

commessa a Molinazzo di Monteggio, il 5 luglio 2019,
in correità con IM1, AP1 e terze persone, ai danni di Loomis Schweiz AG,
Chiasso, con una refurtiva denunciata di fr. 3'046'445.-, Eur 207'175.- e una
pistola Glock modello 17.9 mm parabellum con 17 proiettili;

 

                                3.2.   rapimento

per avere, il 5 luglio 2019, in correità con IM1, AP1
e terzi, rapito, a Molinazzo di Monteggio e fino al raggiungimento della
“letamaia” in zona Bevera (Italia), ACP;  

 

                                3.3.   infrazione
alla LF sulle armi e sulle munizioni

per avere, senza diritto, il 5 luglio 2019, a Ponte
Cremenaga, introdotto sul territorio svizzero una pistola giocattolo simile a
un revolver di colore nero, priva del
tappo rosso sull’estremità della canna;

 

                                3.4.   furto d’uso di un veicolo (passeggero in un veicolo a
motore sottratto)

per avere, il 5 luglio 2019, da Ponte Cremenaga a
Molinazzo di Monteggio, circolato sul veicolo Audi A3 risultata rubata il 25
marzo 2019 a Tradate (Italia);

 

                                3.5.   abuso della licenza e delle targhe

per avere usato, il 5 luglio 2019, nelle circostanze
di cui al punto 3.1 del dispositivo, sul veicolo Audi A3 risultata rubata il 25
marzo 2019 a Tradate (Italia), la targa TI ______ che non era stata rilasciata
per lui né per tale veicolo;”

 

e lo ha invece prosciolto dalle aggravanti della banda, dell’arma
da fuoco e della pericolosità speciale di cui al punto 1 dell’AA 200/2020
(disp. n. 6).

 

Di conseguenza, 

 

-  IM1 è
stato condannato alla pena detentiva di 4 anni e 5 mesi, da dedursi il carcere
preventivo e di sicurezza sofferto (disp. 7.1);

 

-  AP1 è
stato condannato alla pena detentiva di 4 anni e 8 mesi, da dedursi il carcere
preventivo e di sicurezza sofferto, nonché quello estradizionale (disp. 7.2);

 

-  AP2 è
stato condannato alla pena detentiva di 4 anni e 7 mesi, da dedursi il carcere
preventivo e di sicurezza sofferto (disp. 7.3).

 

Ad IM1 non è stata revocata la sospensione condizionale della pena
detentiva di 2 anni e 6 mesi per ripetuta rapina di cui alla sentenza del 31
agosto 2016 della Corte delle assise criminali (disp. 8). 

 

A AP1 è stata revocata la sospensione condizionale della pena
pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 30.- ciascuna di cui al decreto
d’accusa del 15 maggio 2018 del Ministero pubblico del Cantone Ticino per
entrata illegale (disp. 9). 

 

Per tutti e tre gli imputati è stata inoltre ordinata l’espulsione
ex art. 66a CP per un periodo di 12 anni (disp. 10, 11 e 12) e sono stati
condannati a versare all’accusatore privato ACP fr. 3'000.- (in solido tra
loro) a titolo di risarcimento per torto morale (disp. 13).

 

In applicazione dell’art. 192 cpv. 1 CPP è stato ordinato il
mantenimento agli atti di tutti i reperti probatori dal n. rep. _______ a ________
sequestrati ad IM1 (disp. 14) e di quelli dal n. rep. _____ a ______
sequestrati a AP1 (disp. 16), e, deduzione fatta della tassa di giustizia,
delle spese procedurali e dei disborsi per la retribuzione del suo difensore
d’ufficio, nei confronti di IM1 è stata ordinata la confisca di fr. 273.60
(disp. 15). Infine, la tassa di giustizia di fr. 6'000.- e le spese procedurali
sono state poste a carico dei condannati, in solido, con ripartizione interna
in misura di 1/3 ciascuno (disp. 17), mentre le spese per le difese d’ufficio
sono state sostenute dallo Stato (disp. 18), con l’obbligo, per i condannati,
di rifonderle integralmente non appena le loro condizioni economiche glielo
permettano, con la sola eccezione di IM1, tenuto a rifonderle solo in ragione
di 4/5 (disp. 18.1-18.5).

 

                                  E.   Mentre IM1 ha
accettato il giudizio della Corte precedente, AP1, AP2 e il procuratore
pubblico hanno tempestivamente annunciato di volere interporre appello e, dopo
avere ricevuto la motivazione scritta della sentenza, hanno confermato tale
volontà con dichiarazioni del 19 febbraio 2021 (AP1) e del 1° marzo 2021 (il
procuratore pubblico e AP2).

 

AP1 ha precisato di impugnare i seguenti punti del
dispositivo:

-  2, 2.1, 2.2 (colpevolezza
per i reati di rapina e rapimento);

-  7.2 (pena);

-  9 (revoca della
sospensione condizionale della precedente condanna);

-  11
(espulsione);

-  13 (torto
morale);

-  17 (tasse e
spese);

-  18 (rifusione
delle spese per il gratuito patrocinio).

 

AP2 ha precisato di impugnare i seguenti punti del
dispositivo:

-  3, 3.1, 3.2,
3.3, 3.4, 3.5 (colpevolezza per i reati di rapina, rapimento, infrazione alla
LArm, furto d’uso, abuso della licenza e delle targhe);

-  7.3 (pena);

-  12
(espulsione);

-  13 (torto
morale);

-  17 (tasse e
spese);

-  18.3 (rifusione
delle spese per il gratuito patrocinio).

 

Il procuratore pubblico ha precisato di impugnare i
seguenti punti del dispositivo riguardanti IM1:

-  4
(limitatamente al proscioglimento di IM1 dall’imputazione di atti preparatori
di rapina);

-  7.1 (pena di
IM1).

 

                                  F.   I punti n. 1.1, 1.2,
1.3, 1.4, 1.5, 4 (limitatamente ai proscioglimenti dall’imputazione di furto
d’uso di cui al punto 5 dell’AA [parziale] e dalle aggravanti dell’arma da
fuoco e della pericolosità speciale di cui al punto 1 dell’AA), 5, 6, 8, 10,
14, 15, 16, 18.1 e 18.2 del dispositivo della sentenza impugnata sono incontestati.

 

                                  G.   In appello non sono
state formulate istanze probatorie e il pubblico dibattimento si è tenuto il 18
giugno 2021. A conclusione dei loro interventi:

 

-  il procuratore
pubblico ha chiesto la conferma integrale del primo giudizio per AP2 e AP1. Con
riferimento ad IM1, ha chiesto che egli sia condannato anche per il reato di
atti preparatori punibili di rapina, chiedendo una pena complessiva di 5 anni;

 

-  la difesa di
AP2 ha chiesto il proscioglimento del proprio assistito dai reati di sequestro
di persona e rapimento, infrazione alla LArm e infrazioni alla LCStr (punti
3.2-3.5 del dispositivo del giudizio impugnato). Ha invece ritirato l’appello
in relazione ai punti 3.1, 12 e 13 del medesimo dispositivo. Ha chiesto inoltre
che venga nuovamente commisurata la pena, e che questa sia fissata in un
massimo di 3 anni e 5 mesi;

 

-  il difensore di
AP1 ha chiesto il proscioglimento del proprio assistito dal reato di sequestro
di persona e rapimento con conseguente condanna ad una pena massima di 3 anni e
6 mesi per il solo reato di rapina semplice. Per il resto, ha dichiarato che la
sentenza impugnata non è più contestata;

 

-  il
patrocinatore di IM1 ha chiesto il respingimento dell’appello del procuratore
pubblico e che la pena inflitta al suo assistito dalla prima Corte sia
diminuita in virtù dell’art. 404 cpv. 2 CPP.

 

A fronte delle modifiche apportate durante il dibattimento dai
patrocinatori di AP2 e AP1 ai loro rispettivi appelli, sono cadute le
contestazioni relative anche ai punti 2.1, 3.1, 9, 11, 12 e 13 del dispositivo
del giudizio impugnato. 

 

Considerato,

 

in fatto e in diritto:      

                                         

                                   1.   Vita, situazione
finanziaria e precedenti penali degli imputati

 

                                1.1   IM1

 

Sulla vita e la situazione finanziaria di IM1 - nato nel ____,
cittadino italiano residente a Maenza nel Lazio - si rimanda, in applicazione
dell’art. 82 cpv. 4 CPP, al consid. 1 (pp. 45-49) della sentenza impugnata, al
cui proposito durante il dibattimento d’appello l’imputato non ha apportato
particolari aggiunte. Dall’estratto del suo casellario giudiziale svizzero (AI
39) risulta una condanna del 7 ottobre 2016 per rapina (commissione reiterata),
per cui gli è stata inflitta la pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, di cui 2
anni sospesi per un periodo di prova di 3 anni. Dalla sentenza di condanna
acquisita agli atti (AI 41) si evince che è stato condannato per aver rapinato,
in tre distinti episodi, tre persone anziane, a _____________________, per una
refurtiva di complessivi fr. 230.-. Dall’estratto del suo casellario giudiziale
italiano (AI 51) risultano:

-  una condanna
del 21 giugno 1999 per resistenza a un pubblico ufficiale continuato in
concorso, per cui gli è stata inflitta una pena di 4 mesi e 15 giorni di
reclusione, sospesa condizionalmente;

-  una condanna
del 16 marzo 2018 per due danneggiamenti, per cui gli è stata inflitta una pena
di 6 mesi e 15 giorni di reclusione, sospesa condizionalmente.

 

                                1.2   AP1

 

Sulla vita e la situazione finanziaria di AP1 – nato nel ____,
cittadino italiano residente a Viggiù (I) – si rimanda, in applicazione
dell’art. 82 cpv. 4 CPP, al consid. 2 (pp. 49-50) della sentenza impugnata, al
cui proposito durante il dibattimento d’appello l’imputato non ha apportato
particolari aggiunte. Dall’estratto del suo casellario giudiziale svizzero (AI
212) risulta una condanna del 27 luglio 2018 per entrata illegale, per cui gli
è stata inflitta la pena pecuniaria di 20 aliquote giornaliere da fr. 30.-
ciascuna (pena sospesa per un periodo di prova di 2 anni) e una multa di fr.
100.-. Dall’estratto del suo casellario giudiziale italiano (AI 228), alla cui
lettura si rimanda, risultano 17 provvedimenti tra condanne (di cui una per
omicidio in concorso) e modifiche alle esecuzioni delle pene.

 

                                1.3   AP2

 

Sulla vita e la situazione finanziaria di AP2 – nato nel ____,
cittadino italiano residente a Tradate (I) – si rimanda, in applicazione
dell’art. 82 cpv. 4 CPP, al consid. 3 (p. 51) della sentenza impugnata, al cui
proposito durante il dibattimento d’appello l’imputato non ha apportato
particolari aggiunte. Dall’estratto del suo casellario giudiziale svizzero (AI
211) risulta incensurato, mentre da quello del suo casellario giudiziale italiano
(AI 221), alla cui lettura si rimanda, risultano 25 provvedimenti tra condanne
(di cui una per omicidio in concorso) e modifiche alle esecuzioni delle pene.

 

                                   2.   Avvio dell’inchiesta e
circostanze dell’arresto

 

Sull’avvio dell’inchiesta e le circostanze dell’arresto si rinvia,
nuovamente in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, ai consid. 4-8 della
sentenza impugnata (pp. 51-54). In estrema sintesi, alcuni mesi dopo la rapina
del 5 luglio 2019 di cui si dirà in seguito, grazie al lavoro degli inquirenti
i tre imputati sono stati identificati come possibili autori e per ognuno di
loro è stato emanato un mandato di cattura. IM1 è stato arrestato in Ticino,
AP1 è stato estradato dalla Polonia e AP2 si è consegnato spontaneamente alle
autorità presso il valico di Chiasso-Strada (AI 265, p. 1).

 

                                   3.   Oggetto dell’appello

 

Dapprima IM1 durante l’istruttoria, ed in seguito anche AP1 e AP2
al dibattimento d’appello, tutti hanno ammesso di avere partecipato alla rapina
al furgone portavalori della Loomis Schweiz SA avvenuta il 5 luglio 2019 e
l’accertamento della loro colpevolezza su questo punto è pertanto passato in
giudicato (non avendo IM1 appellato, ed avendo AP1 e AP2 ritirato il loro
appello in proposito). 

 

Per il resto, mentre IM1 - come già accennato - ha accettato il
primo giudizio, AP2 e AP1 contestano il reato di sequestro di persona e
rapimento del conducente del portavalori ACP. Oltre a ciò, AP2 contesta anche
le altre infrazioni per cui è stato condannato: due alla LCStr e una alla LArm.
Di conseguenza, anche le loro pene sono oggetto d’appello.

 

Il procuratore pubblico ha, come detto, appellato il primo
giudizio solo per quanto concerne IM1, chiedendo che venga condannato anche per
aver effettuato degli atti preparatori di rapina alcuni mesi dopo i fatti del 5
luglio 2019 e di conseguenza il magistrato inquirente postula un aumento della
pena.

 

                                   4.   Sequestro di persona e
rapimento 

 

                               4.1.   Il punto 2 dell’AA 158/2020
e il punto 2 dell’AA 200/2020, confermati dall’istanza precedente, imputano ad
IM1 rispettivamente a AP1 e AP2 il reato di sequestro di persona e rapimento
(art. 183 CP) per avere sequestrato e rapito il conducente del furgone
portavalori della Loomis Schweiz SA, ACP, durante la rapina di cui al punto 1
dei rispettivi AA.

 

Con il loro appello AP1 e AP2 chiedono il proscioglimento da
questa imputazione, sostenendo che il sequestro di ACP è stato meramente
funzionale alla rapina (poiché egli era loro necessario per avviare il furgone
e per ricevere le indicazioni necessarie ad aprire in tutta sicurezza le
valigie contenenti il denaro) ed è pertanto assorbito dal reato di rapina (art.
140 CP). 

Subordinatamente sostengono che, se anche egli fosse stato
trattenuto oltre il necessario, ciò sarebbe avvenuto solamente da quando lo
hanno legato prima di darsi alla fuga: pertanto, trovandosi in quel momento già
sul territorio italiano, i fatti non possono ricadere sotto la giurisdizione
Svizzera.

 

                               4.2.   accertamento dei
fatti

 

                                         Per l’accertamento dei
fatti circoscritto a quanto attiene all’imputazione qui in esame, la Corte si è
fondata in particolare sulle dichiarazioni del conducente del furgone portavalori
ACP, delle quali non vi è motivo di dubitare essendo le stesse al riguardo
costanti, lineari e confermate sia dai riscontri oggettivi sia - nei loro
tratti essenziali - dalle dichiarazioni degli imputati. 

 

In estrema sintesi, il 5 luglio 2019 il trio composto da IM1, AP2
e G. ha materialmente preso possesso del furgone portavalori della Loomis
Schweiz SA intorno alle ore 9:11 a Molinazzo di Monteggio, mentre AP1 e F. facevano
da “staffette” con altri due veicoli (AI 181, p. 3; AI 186, p. 5; verb. dib.
d’appello, p. 3). Il conducente del furgone portavalori, ACP, è stato
sequestrato e portato in Italia all’interno del furgone, in una zona denominata
“la letamaia”, nei pressi di Bevera (in provincia di Varese) e trattenuto fino
alle 11:45 circa. E meglio come segue.

 

Alle 9:10 circa del 5 luglio 2019 ACP stava ritornando sul suo
furgone dopo aver effettuato una consegna di denaro alla banca Raiffeisen di
Molinazzo di Monteggio. Mentre percorreva a piedi il breve tratto che separava
la banca dal furgone posteggiato è stato assalito di sorpresa da G. e
IM1 (AI 181, p. 3), messo a terra e fatto salire sul retro del furgone
portavalori sotto la minaccia di una pistola finta che poteva essere scambiata
per una vera (AI 4, p. 2-13). Alla guida del furgone si è messo il terzo
rapinatore, AP2, e a ACP è subito stato chiesto di spiegare come accendere il
furgone. Una volta riusciti - quasi subito - nell’intento (AI 4, p. 13), i
rapinatori si sono diretti verso il valico di Ponte Cremenaga, varcato alle ore
9:15 circa (AI 73, n. 141). Percorsi i primi 50 metri circa dalla partenza, a
ACP è stato chiesto di specificare se nel suo telefonino avesse il GPS (AI 4,
p. 15). Nel seguito del viaggio, ACP ha riferito di essere stato richiesto
anche di fornire informazioni sulle valigie F.te all’interno del furgone e
contenenti il denaro, ed in particolare di specificare il loro grado di
sicurezza, le tempistiche che avevano (per esempio, per quanto tempo potevano
rimanere sganciate dal Rack [n.d.r. armadio contenitore elettronico
posto nel retro del furgone in cui vengono riposte e agganciate le valigie
durante i trasporti]), il loro tipo di apertura. ACP ha segnatamente spiegato
loro che, una volta estratte le valigie, vi sono 5 minuti di tempo a
disposizione prima che queste inizino a emettere l’allarme acustico ed
esplodano rendendo inutilizzabile il contenuto. Poi, richiesto sul sistema di
protezione (n.d.r. sistema di sicurezza, liquido o fumogeno, volto a compromettere
l’utilizzabilità del denaro contenuto nelle valigette) ha spiegato ai
rapinatori che all’interno delle valigie c’erano degli aghi che avrebbero
bucato i sacchetti in cui era contenuto il denaro e sarebbe poi uscito un
liquido che avrebbe macchiato le banconote. Gli è quindi stato chiesto di
specificare il colore dell’inchiostro e ACP ha loro risposto che poteva essere
blu, verde, giallo, rosso o nero (AI 4, p. 15).

 

In seguito i rapinatori gli hanno domandato anche di spiegargli a
cosa servisse il “telecomandone compreso di display e chiavetta”
attaccato al Rack, e ACP ha risposto che serve al tecnico per
“resettare” le valigie in caso di malfunzionamento (AI 4, p. 15). Sempre
durante il viaggio e sotto minaccia della finta pistola, gli sono state chieste
informazioni sui numeri annotati a fianco dei nomi dei clienti presenti sul suo
“foglio giornaliero”, e ACP ha detto loro che erano i numeri delle valigie
contenenti denaro che si trovavano sul furgone, mentre non ha saputo dirgli
quali tra quelle fossero le più piene. Dopo che ACP ha fornito loro queste
informazioni, gli è stato chiesto se avesse anche un telefono personale, e
rispondendogli affermativamente, gliel’ha dovuto consegnare. In seguito gli è
stato domandato anche se avesse dei documenti: ha quindi consegnato la sua
carta d’identità e la tessera di legittimazione della Loomis SA (AI 4, p. 16).
A quel punto, IM1 (denominato da ACP “uomo 1”), dopo aver visto tali documenti,
gli ha detto “se succede qualcosa so chi sei e dove abiti, ti veniamo a
prendere” (AI 4, p. 17). 

 

Secondo l’impressione di ACP, IM1 (“l’uomo 1”) era il capo della
banda, G. (“l’uomo 2”) era quello che lo teneva sotto controllo ed il
responsabile del jummer (n.d.r. disturbatore di frequenze usato dai
rapinatori durante il tragitto in furgone) e AP2 (“l’uomo 3”) l’autista (AI 4,
p. 17). Le equivalenze che permettono di attribuire il sopra riferito numero di
uomo al singolo imputato si fondano sulle convergenti dichiarazioni di AP2 e
IM1 riguardanti le posizioni dei rapinatori nel furgone (AI 181, p. 3; verb.
dib. d’appello, p. 3).

 

Quindi, verso le ore 10:00 (AI 73, n. 162-retro) sono giunti a
destinazione, in quello sterrato e discosto luogo di campagna che i rapinatori
avevano scelto per l’apertura delle valigie, denominato “la letamaia”. Lì, ACP
ha detto loro che se il furgone si fosse spento non sarebbe più ripartito e i
sequestratori hanno pertanto tenuto sempre acceso il motore, ancorché fossero
ormai fermi. Dal momento dell’arrivo è poi trascorsa circa un’ora e mezza
poiché i rapinatori si erano accorti di non avere gli strumenti idonei ad
aprire le valigie, per cui AP2 e AP1 sono partiti alla ricerca di mazze idonee
ad assolvere tale compito. Durante l’attesa gli autori rimasti sul posto,
indispettiti dall’attesa, hanno provato ad aprire una valigia con l’accetta che
avevano con sé ma senza risultato e hanno chiesto a ACP di inserirla nuovamente
nel Rack (nel verbale seguente, AI 13, p. 4, ACP ha riferito che era
stato invece G. a rimettere la valigia nel Rack, ma – posto come non sia
in dubbio la sua credibilità – ciò è probabilmente da attribuire a
un’imprecisione e va ritenuta la prima versione che ha fornito poiché più
prossima ai fatti e, in ogni caso, nel dubbio va ritenuta quella più favorevole
agli imputati che, come si vedrà, è proprio la prima). Trascorsi 5 o 10 minuti
da quel tentativo, hanno fatto ritorno i correi che nel frattempo avevano
trovato le mazze ed è iniziata l’apertura delle valigie, operazione durata
circa 10 minuti. Terminata questa fase, G. ha messo le fascette ai polsi di
ACP, dicendogli di stare fermo una o due ore e poi di chiamare aiuto,
spiegandogli come arrivare a un bar nelle vicinanze. Da quel momento ACP non ha
più sentito nulla poiché i rapinatori se ne erano andati (AI 13, p. 5). Erano
le 11:40 (AI 73, n. 174-retro) quando i sequestratori sono fuggiti a bordo
della loro Audi (tranne AP1, che è fuggito a piedi) e 5 minuti dopo i
carabinieri - che stavano nel frattempo arrivando poiché per un momento il GPS
del furgone aveva ripreso a funzionare, inviando la propria posizione alla
centrale della Loomis SA - hanno trovato ACP nel furgone e lo hanno liberato
(AI 4, p. 19; AI 13, p. 5). 

 

                               4.3.   sussunzione

                                      

                            4.3.1.   L’art. 183 n. 1 CP
punisce il sequestro di persona nonché il rapimento, stabilendo che chiunque
indebitamente arresta o tiene sequestrata una persona o la priva in altro modo
della libertà personale (cpv. 1) nonché chiunque rapisce una persona con
violenza, inganno o minaccia (cpv. 2) è punito con una pena detentiva sino a cinque
anni o con una pena pecuniaria.

                                         Sulla differenza tra
sequestro di persona e rapimento, vedasi segnatamente la DTF 141 IV 10 consid.
4.3, pag. 13. Si noti che rientra nella figura di reato di cui all’art. 183 n.
1 cpv. 1 (sequestro di persona) anche il trasportare qualcuno forzatamente in
un mezzo di trasporto ("ein erzwungener Transport in einem
Verkehrsmittel”: Andreas Donatsch,
StGB/JStG Kommentar, Mit weiteren Erlassen und Kommentar zu den
Strafbestimmungen des SVG, BetmG und AuG/AIG, 2018, ad art. 183 n. 3 con rinvii
giurisprudenziali), ad esempio un’automobile (STF 6B_1064/2013 del 10 marzo
2014). 

 

                                         In realtà, giustamente, le
difese degli imputati non contestano la realizzazione dei presupposti oggettivi
e soggettivi di tale reato: sostengono, tuttavia, che nel caso concreto il
reato è assorbito da quello di rapina poiché ACP è stato sequestrato solo per
il tempo necessario a commetterla e la sua presenza era meramente funzionale a
quest’ultiP.

 

                           4.3.2.  Secondo la
giurisprudenza del Tribunale federale il reato di sequestro di persona (art.
183 CP) è assorbito da quello di rapina (art. 140 CP) se la privazione della
libertà avviene nell’ambito della rapina, di cui serve i fini e non va oltre a
quanto necessario per il compimento della rapina stessa (STF 6B_27/2020 del 20
aprile 2020 consid. 1.3.3; DTF 129 IV 61 consid. 2.1, confermata in STF
6B_1095/2009 del 24 settembre 2010, consid. 2.2 e dottrina citata). Se le
predette circostanze risultano date, fondamentalmente non si può parlare di una
nuova azione rispettivamente di una nuova decisione di agire. Al contrario,
effettuando una valutazione naturale, entrambe le azioni appaiono come un’unità
e rappresentano, pertanto, piuttosto singole azioni all’interno di un agire
complessivo.

                                         In questo contesto
anche la sussistenza di una vicinanza temporale tra le azioni costituisce un
criterio, nel senso che tale vicinanza di tempo può essere così stretta che gli
atti appaiono omogenei, formanti un tutt’uno. In particolare, la finalità - ovverosia
mettere al sicuro il bottino nel compimento della rapina - spiega in tali casi
l’assorbimento della privazione di libertà da parte del reato di rapina, poiché
il fatto di prendere dei provvedimenti per potere conservare il bottino rientra
necessariamente nel concetto di rapina. 

                                         Da quanto sopra
descritto vanno invece distinte le azioni finalizzate ad assicurarsi la
fuga (STF 6B_27/2020 del 20 aprile 2020 consid. 1.3.3; 6B_1095/2009 del 24
settembre 2010, consid. 2.2 e dottrina citata).

 

esame del concorso tra il reato di sequestro di persona e
rapimento (art. 183 CP) da un lato e rapina (art. 140 CP) dall’altro nel caso
concreto

 

                            4.3.3.   Nel caso concreto i
rapinatori hanno sequestrato ACP poiché era loro necessario alla commissione
della rapina: dapprima per avviare il furgone, in seguito, durante il viaggio,
per ottenere tutta una serie di informazioni essenziali (segnatamente, sul funzionamento
delle valigette e sulle misure di sicurezza di cui erano dotate, sul
funzionamento del Rack che le conteneva, su quali fossero - tra le
valigie presenti nel Rack - quelle che contenevano denaro e su quali
fossero quelle con più contenuto). Una volta giunti a destinazione, i
rapinatori hanno nuovamente fatto capo a ACP per reinserire una valigia nel Rack.
Aperte quelle valigie che il tempo a loro disposizione ha permesso, ACP è stato
immediatamente legato con delle fascette ai polsi e lasciato da solo nel
furgone, mentre i rapinatori col bottino si davano alla fuga. 

                                         Sui fini perseguiti
dagli autori in relazione al mantenimento della presenza di ACP, così si è espresso
proprio quest’ultimo: 

 

“non erano molto organizzati come
banda […] lo hanno [il colpo] gestito in maniera un po' improvvisata […] Mi
sono reso conto che non avevano nessuna idea di come era strutturato il mio
furgone e di come erano fatte le valigie per il trasporto del denaro. È forse
per questo motivo che mi hanno sequestrato”.

 

La privazione della libertà che ACP ha dovuto subire è stata
prettamente funzionale al raggiungimento dello scopo della rapina, senza
eccederne la misura necessaria. La fattispecie ricalca per molti versi i
complessi fattuali alla base della STF 6B_1095/2009 del 24 settembre 2010, in
cui i malviventi dopo le rapine negli appartamenti avevano legato le vittime e
se ne erano andati, lasciando per l’appunto le vittime legate: il Tribunale
federale si è pronunciato per l’assorbimento, spiegando che prendere le
precauzioni necessarie a conservare il bottino è una parte concettuale della
rapina (consid. 2.2).

 

Del resto, gli atti compiuti dagli imputati formano un’unità
naturale e appaiono come un concatenarsi di singoli atti nell’ambito di
un’attività globale, finalizzata all’ottenimento e alla conservazione del
contenuto delle valigie. Anche l’unità temporale particolarmente stretta (sul
tema della sua importanza  vedasi la DTF 98 IV 314, con le
precisazioni di cui alla DTF 129 IV 61 consid. 2.1) indica che ci si trova in
presenza di una pluralità di atti al servizio di un’unica attività globale. 

 

Ciò posto, la tesi accusatoria non può essere seguita per più
motivi laddove vorrebbe che, appena ricevute le prime informazioni, i
rapinatori avrebbero dovuto (affinché il reato di sequestro di persona e
rapimento possa essere considerato assorbito da quello della rapina) rilasciare
ACP sul ciglio della strada poiché la sua presenza non era più necessaria:

 

in primo luogo, non avendo i rapinatori alcuna conoscenza del
funzionamento dei sistemi di sicurezza del furgone e delle valigie (se non per
le informazioni ricevute man mano proprio da ACP), liberare quest’ultimo prima
di essere effettivamente riusciti a mettere le mani sul contenuto delle valigie
sarebbe stato un gesto azzardato che li avrebbe esposti al rischio di
ritrovarsi in difficoltà al momento dell’apertura delle valigie senza avere qualcuno
che conoscesse il sistema per aiutarli;

 

in secondo luogo, così facendo, oltre all’ottenimento del bottino
avrebbero messo a rischio anche la sua conservazione: se ACP, lasciato libero
sul ciglio della strada, fosse riuscito a incontrare qualcuno prima del
previsto - già solo, per esempio, fermando una macchina di passaggio -, avrebbe
potuto immediatamente allertare le forze dell’ordine e segnalare loro l’ultima
posizione e la direzione dei malviventi, nonché dar loro altre informazioni,
fornendogli così una concreta chance di coglierli ancora sul fatto. Ciò
che peraltro sarebbe verosimilmente avvenuto, considerato che i rapinatori
hanno impiegato oltre un’ora e mezza ad aprire le valigie;

 

infine, va ancora ricordato come secondo il Tribunale federale
prendere le precauzioni minime per darsi una concreta possibilità di conservare
quanto appena maltolto (segnatamente legando la vittima prima di fuggire), va
considerato una parte concettuale della rapina (cfr. sopra consid. 4.3.2): è di
fatto quanto avvenuto, essendo stato ACP legato con le fascette proprio prima
che i rapinatori lo lasciassero per darsi col bottino alla fuga. Diverse
sarebbero state le valutazioni se i rapinatori, aperte le valigie e messe le
mani sul bottino, avessero portato ACP con loro durante la fuga, ma così non è
stato.

 

In applicazione della giurisprudenza federale sopracitata risulta
che nel caso di specie il reato di sequestro di persona e rapimento è assorbito
da quello di rapina e l’appello di AP1 e AP2 su questo punto va accolto. Essi
sono, pertanto, prosciolti dall’imputazione in oggetto.

 

                               4.4.   Gli effetti dei
considerandi precedenti riguardanti il reato di sequestro di persona e
rapimento sulla posizione di IM1 – art. 392 CPP        

 

                            4.4.1.   L’art. 392 CPP prevede
che nel caso in cui soltanto alcune delle persone imputate o condannate nel
medesimo procedimento abbiano interposto ricorso e questo sia stato accolto, la
decisione impugnata è annullata o modificata anche a favore di coloro che non
hanno fatto ricorso se la giurisdizione di ricorso ha valutato diversamente i
fatti e i considerandi sono applicabili anche alle altre persone coinvolte
(cpv. 1). Se necessario, prima di decidere la giurisdizione di ricorso sente
gli imputati e i condannati che non hanno ricorso, il pubblico ministero e
l’accusatore privato (cpv. 2). Lo scopo dell’art. 392 CPP – la cui applicazione
è obbligatoria – è di evitare delle domande di revisione ulteriori (STF
6B_786/2019 del 4 febbraio 2020 consid. 1.1).

 

                            4.4.2.   La presente fattispecie
si attaglia alla norma citata nella misura in cui ne adempie tutti i
presupposti con riferimento ad IM1, che non ha interposto appello. Infatti,
stabilire se la presenza di ACP sia stata necessaria o meno per garantirsi il
bottino pertiene all’accertamento dei fatti. La prima Corte ha accertato che “una
volta ottenuti i codici e aver ottenuto le informazioni necessarie all’apertura
delle valigette, informazioni che i malviventi hanno ricevuto già nei primi
momenti, non era più necessario trattenere il medesimo [ACP]” (consid. 31,
p. 78 del giudizio impugnato). Questa Corte, invece, ha accertato che i
rapinatori hanno fatto capo alle conoscenze di ACP ben oltre i “primi
momenti” e che egli è stato trattenuto dai rapinatori allo scopo di portare
a termine la rapina, garantendosi l’accesso al bottino e il suo mantenimento. 

 

Ciò posto, e ritenuto che i relativi
considerandi sopra indicati (4.2 e, di riflesso, 4.3) valgono anche per IM1 in
quanto concernono dei fatti commessi in correità, la norma citata deve essere applicata.

Come previsto dal cpv. 2 della norma e dalla dottrina (Lieber, Zürcher
Kommentar StPO, 2020, art. 392 n. 8; Calame, CR-CPP, 2019, art. 392 n. 3;
Ziegler / Keller, BSK, 2014, art. 392 n. 4), prima di decidere
sull’applicazione del disposto sono stati informati per scritto IM1, il procuratore
pubblico e l’accusatore privato ACP, ed è stata data loro la possibilità di
esprimersi in proposito (CARP XX-XXII).

 

IM1 deve pertanto essere prosciolto dall’imputazione di sequestro
di persona e rapimento di cui al punto 2 dell’AA 158/2020.

 

                                   5.   Infrazione alla LArm (AP2)

 

                               5.1.   Il punto B.3 dell’AA
200/2020 imputa a AP2 il reato di infrazione alla LArm (art. 33 LArm), per aver
introdotto in Svizzera dall’Italia, il 5 luglio 2019 a Ponte Cremenaga (giorno
della rapina), una pistola (n.d.r. finta, ma che poteva essere scambiata per
vera) destinata alla rapina commessa quel giorno. L’istanza precedente ha
confermato l’AA mentre l’imputato, con il suo appello, chiede il
proscioglimento sostenendo che non vi siano elementi per ritenere né che
l’abbia introdotta lui in Svizzera né che sia stata importata dall’Italia
proprio quel giorno.

 

                               5.2.   Premesso che secondo
le definizioni elencante all’art. 4 cpv. 1 lett. g LArm per “arma” si intendono
anche le imitazioni di armi, scacciacani e armi soft air che per il loro
aspetto possono essere scambiate per armi vere, l’art. 33 cpv. 1 lett. a LArm
punisce segnatamente chiunque intenzionalmente senza diritto introduce armi sul
territorio svizzero.

 

                               5.3.   Da parte sua, AP2 ha
dichiarato di essersi limitato a fungere da autista il giorno della rapina,
senza sapere pressoché nulla del piano e senza portare con sé alcuno strumento
per commetterla, ma solo prendendo in consegna (una volta giunti in Svizzera)
un sacchetto nero da IM1, contenente un martello e delle fascette (verb. dib.
d’appello, p. 3).

                                         Che AP2 al momento
della rapina avesse effettivamente quel sacchetto lo ha dichiarato anche IM1
stesso (sebbene senza dire che glielo aveva fornito lui; AI 186, p. 7),
specificandone meglio il contenuto poiché gli era stato mostrato in fotografia
(AI 186, doc. 2), ovverosia: un martello, un nastro adesivo, un’accetta e delle
fascette. Ciò che ha confermato ancora al dibattimento di primo grado (verb.
dib. di primo grado, p. 6). 

 

Sulla pistola, invece, le uniche informazioni agli atti provengono
da IM1 e dall’autista ACP:

-  IM1 ha
dichiarato che la pistola l’aveva G. quel giorno (AI 181, p. 3) e che era
sempre G. ad aver avuto l’incarico di procurarsela (AI 186, p. 5);

-  ACP ha indicato
che la pistola in oggetto (revolver scura) la teneva l’uomo che stava nel retro
del furgone con lui (AI 4, p. 12), ovvero G.. 

 

                               5.4.   Questi elementi,
valutati nel loro insieme, non permettono di ritenere che quel giorno la
pistola l’abbia importata in Svizzera AP2. Nemmeno vi sono elementi per
ritenere che l’abbia fatto uno degli altri partecipanti secondo un piano con
lui condiviso, al quale - fosse anche solo per dolo eventuale - AP2 si era associato
prima di passare la dogana (escludendo, quindi, anche una correità, che in ogni
caso non è contemplata dall’AA; sulla nozione di correità cfr. DTF 135 IV 152 consid.
2.3.1 e STF 6B_755/2019 del 28 agosto 2019 consid. 1.3.3). 

Egli va, pertanto, prosciolto.

 

                                   6.   Furto d’uso di un
veicolo e abuso della licenza e delle targhe (AP2)

 

                               6.1.   Il punto B.4 dell’AA
200/2020 e l’estensione del punto 1 di quello stesso AA avvenuta all’inizio del
primo dibattimento (sentenza impugnata, p. 15) imputano a AP2, in relazione al
fatto che abbia viaggiato come passeggero sull’Audi utilizzata per commettere
la rapina (rivelatasi poi rubata e munita di targhe rubate) i reati di furto
d’uso di un veicolo (per aver viaggiato quale passeggero in un veicolo a
motore sottratto, art. 94 cpv. 1 lett. b LCStr) e abuso della licenza
e delle targhe (per aver usato su quel veicolo delle targhe rubate, art. 97
cpv. 1 lett. a LCStr). L’istanza precedente ha confermato le imputazioni,
evidenziando che “sono inoltre chiaramente riunite le condizioni del reato
di abuso delle targhe e di furto d’uso” (consid. 34 del giudizio
impugnato), senza tuttavia spiegare il fondamento di quelle perentorie
conclusioni. AP2, con il suo appello, le contesta, affermando che non sapeva
che l’Audi e le targhe fossero rubate.

 

                            6.2.1.   Il reato di furto
d’uso di un veicolo, di cui all’art. 94 cpv. 1 lett. b LCStr, sanziona
colui che circola su un veicolo come passeggero sapendo sin dall’inizio che
tale veicolo è stato sottratto.

 

                            6.2.2.   Il reato di abuso della
licenza e delle targhe, di cui all’art. 97 cpv. 1 lett. a LCStr,
punisce colui che usa licenze o targhe di controllo che non sono state
rilasciate per lui né per il suo veicolo. La norma deriva dall’art. 10 LCStr
cpv. 1 e 4 (DTF 98 IV 55 consid. 1a), giusta il quale i veicoli a motore, per
essere ammessi alla circolazione, devono essere provvisti della licenza di
circolazione e delle targhe di controllo (cpv. 1) e il conducente deve sempre
portare con sé le licenze e presentarle agli organi di controllo che le
richiedessero (cpv. 2). 

 

                               6.3.   Dagli atti emerge che
l’Audi è stata rubata il 25 marzo 2019 a Tradate nel contesto di un furto in
una villa (AI 163, p. 4), ed è stata portata da AP1, mentre le targhe (rubate
tra il 16 e il 17 maggio 2019 a San Pietro di Stabio, AI 163 p. 4) sono state
procurate da F. (VI IM1: AI 181 p. 2, AI 186 p. 5). L’Audi è poi stata condotta
da IM1, rimanendo in territorio italiano, il giorno prima della rapina, fin nei
pressi della dogana (senza varcarla), dove è stata posteggiata (AI 181 p. 2; AI
186 p. 5). In proposito, IM1 ha dichiarato di aver visto l’Audi la prima volta
in Italia già con quelle targhe e di non sapere come AP1 e F. abbiano fatto a
procurarsela (AI 181, p. 2). Il giorno della rapina, invece, è stato AP1 a
guidarla, varcando il confine con a bordo IM1, AP2 e G. in qualità di
passeggeri (AI 181, p. 3).

 

                            6.4.1.   Agli atti, in
definitiva, non vi sono elementi che permettono di concludere con la necessaria
certezza che AP2 effettivamente sapesse che l’Audi come tale era stata rubata.
Del resto anche l’altro veicolo che è servito per la rapina, ovvero la Mercedes
guidata da Francesco F., non risulta dagli atti che fosse stato rubato. 

                                         In assenza di prove
sufficientemente convincenti che suffraghino la tesi secondo cui egli sapesse
sin dall’inizio (prenderne conoscenza durante il tragitto non essendo
sufficiente: Weissenberger,
Kommentar Strassenverkehrsgesetz und Ordnungsbussengesetz, Mit Änderungen nach
Via Sicura, 2015, ad art. 94 n. 11) che il veicolo come tale su cui avrebbe
viaggiato era stato sottratto, AP2 deve pertanto essere prosciolto
dall’imputazione di furto d’uso di un veicolo. 

                                         

                            6.4.2.   Per quanto concerne invece
il reato di abuso della licenza e delle targhe, questo può essere commesso solo
dal conducente o dal detentore del veicolo, che sono le uniche persone
suscettibili di fare uso delle licenze e delle targhe (Jeanneret, CSCR, 2015,
art. 97 n. 1.3; Jeanneret, Les dispositions pénales de la Loi sur la
circulation routière [LCR], 2007, art. 97 n. 12). Il semplice passeggero, a
meno che non abbia istigato il conducente a commettere il reato, non è punibile
(Jeanneret, Les dispositions pénales de la Loi sur la circulation routière
[LCR], 2007, art. 97 n. 30).

 

AP2, che dagli atti risulta - in Svizzera - avere circolato
sull’Audi solo in qualità di passeggero e non avere avuto alcun ruolo nel
reperimento e nell’apposizione delle targhe rubate (AI 181, p. 2-3; AI 186, p.
5; verb. dib. d’appello, p. 3), va prosciolto da questa imputazione poiché
manca per lui un elemento essenziale del reato, ovvero la qualità di detentore
o conducente (da cui deriva l’obbligo di mostrare le targhe e le licenze, e
dunque, la possibilità di farne “uso” ai sensi dell’art. 97 cpv. 1 lett. a
LCStr).

 

                               6.5.   Gli effetti dei
considerandi precedenti riguardanti il reato di abuso della licenza e delle
targhe sulla posizione di IM1 – art. 404 cpv. 2 CPP

 

                            6.5.1.   Giusta l’art. 404 CPP,
il tribunale d’appello esamina la sentenza di primo grado soltanto riguardo ai
punti impugnati (cpv. 1), ma può esaminare a favore dell’imputato anche i punti
non impugnati per impedire decisioni contrarie alla legge o inique (cpv. 2). 

Il ricorso all’utilizzo del secondo capoverso della norma deve
avvenire con riserbo, segnatamente per evitare sentenze manifestamente
sbagliate in cui l’errore sarebbe chiaramente messo in luce (STF 6B_492/2018
del 13 novembre 2018 consid. 2.2). L’art. 404 cpv. 2 CPP è principalmente
utilizzato nei casi di un’errata applicazione qualificata del diritto da parte
dell’istanza precedente accompagnata da una limitazione dell’appello alla sola
pena: l’obiettivo
è di evitare che la Corte d’appello debba pronunciarsi su una base
materialmente o formalmente sbagliata (DTF 147 IV 93 consid. 1.5.2; STF
6B_496/2020 del 11 gennaio 2021 consid. 2.5.2; 6B_360/2020 dell’8 ottobre 2020
consid. 1.5.2, destinata alla pubblicazione; 6B_349/2016 del 13 dicembre 2016
consid. 2.3). Secondo Riklin, bisogna pensare a dei punti incontestati che
condurrebbero materialmente a dei risultati palesemente sbagliati, come
l’intervenuta prescrizione, una querela non valida o dei motivi che, in altri
contesti, permetterebbero di estendere l’ammissione del ricorso ai condannati
che non hanno fatto appello ex art. 392 CPP (Riklin, StPO Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung mit JStPO, StBOG und weiteren Erlassen,
2014, art. 404 n. 2). Se la Corte
d’appello valuta di utilizzare l’art. 404 cpv. 2 CPP deve prima informare le
persone coinvolte nella procedura e dare loro la possibilità di esprimersi (DTF
147 IV 93 consid. 1.5.2; STF 6B_496/2020 del 11 gennaio 2021 consid. 2.5.2;
6B_360/2020 dell’8 ottobre 2020 consid. 1.5.2, destinata alla pubblicazione; 6B_349/2016
del 13 dicembre 2016 consid. 2.3).

 

                            6.5.2.   Anche IM1 è stato
giudicato autore colpevole di abuso della licenza e delle targhe, benché, come
visto, anch’egli, per quanto concerne la Svizzera fosse stato solo passeggero
dell’Audi con le targhe rubate e nemmeno lui, stando agli atti, risulta aver
avuto alcun ruolo nel reperimento e nell’apposizione delle targhe rubate (AI
181, p. 2). Come visto sopra per AP2 (consid. 6.4.2), in queste circostanze una
condanna costituisce un palese errore, poiché manca un elemento essenziale del
reato, ossia la qualità di conducente o detentore del veicolo (e dunque, anche
la sola possibilità di fare “uso” delle targhe ai sensi della norma). Onde
evitare che questa Corte abbia a commisurare la pena di IM1 - compito obbligato
già solo in virtù dell’appello del procuratore pubblico - fondandosi su una
base materialmente sbagliata, anche IM1, benché non abbia impugnato questo
punto, deve essere prosciolto dal reato di abuso della licenza e delle targhe in
applicazione dell’art. 404 cpv. 2 CPP e della giurisprudenza federale
sopracitata. Prima di decidere in proposito sono stati informati IM1 e il procuratore
pubblico, ed è stata data loro la possibilità di esprimersi in proposito (CARP
XX e XXII). 

 

                                   7.   Atti preparatori
punibili di rapina (imputati ad IM1)

 

Il punto 3 dell’AA 158/2020 imputa ad IM1 il reato di atti
preparatori punibili di rapina (art. 260bis cpv. 1 lett. d. e cpv. 3
CP) per avere, tra il 23 settembre e il 24 ottobre 2019 in Italia e in Ticino,
in correità con P., MA., G. e VA., eseguito preparativi volti a
rapinare almeno 4 obiettivi. L’AA menziona:

- 
E. e L.;

- 
la banca Raiffeisen della Campagnadorna;

- 
la banca Raiffeisen di Coldrerio;

- 
un furgone portavalori.

 

L’istanza precedente ha prosciolto IM1 poiché ha
ritenuto che per E.  e L. si trattasse di atti preparatori di furto, come tali
non punibili, mentre per le due banche ha ritenuto che “le emergenze
processuali non permettono di concludere che IM1 avesse già maturato una
volontà di delinquere di un'intensità tale da doversi ragionevolmente ammettere
che egli avrebbe persistito nel suo proposito criminale” (sentenza
impugnata, p. 78). Il procuratore pubblico, con il suo appello,
ne chiede invece la condanna.

 

                               7.1.   Il reato di atti preparatori punibili di rapina

 

L’art. 260bis cpv. 1 lett. d CP prevede che sia punito
con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria chiunque
prende, conformemente a un piano, concrete disposizioni tecniche o
organizzative la cui natura ed estensione mostrano che egli si accinge a
commettere una rapina. È parimenti punibile chi commette gli atti preparatori
all’estero, se i reati così preparati dovessero essere commessi in Svizzera.
L’articolo 3 capoverso 2 CP è applicabile (cpv. 3).

 

Questa disposizione riguarda gli atti anteriori al tentativo. Una
semplice intenzione o dei vaghi progetti non sono sufficienti. È necessario che
l’autore abbia preso delle disposizioni concrete e che lo abbia fatto
conformemente ad un piano. È dunque necessario che l’autore abbia compiuto più
atti e che questi appaiano come dei preparativi che s’iscrivono in un’impresa
riflettuta (STF 6B_482/2020 del 7 ottobre 2020 consid. 2.1; DTF 111 IV 155
consid. 2b; STF 6B_1159/2018 del 18 settembre 2019 consid. 3.3.2). Non è
tuttavia necessario che il piano sia di una precisione tale da rapportarsi a
un’infrazione già definita quanto al luogo, al momento e alla maniera di agire. Per disposizioni
tecniche o organizzative ai sensi dell’art. 260bis CP si
intendono segnatamente quelle azioni attraverso le quali l’autore si procura i
mezzi pratici per commettere l’infrazione, per esempio il fatto di procurarsi
un’arma, e quelle azioni attraverso le quali l’autore prepara l’operazione e ne
mette a punto lo svolgimento, come ad esempio individuare i luoghi. È inoltre ancora
necessario che la natura e l’estensione delle disposizioni prese indichino che
l’autore si appresta a passare all’esecuzione del reato, ovvero che, per la
loro natura ed estensione, le azioni compiute siano tali da potersi
ragionevolmente ritenere che l’autore persevererà nella sua volontà delittuosa
che tali azioni esprimono fino al compimento del reato (STF 6B_482/2020 del 7
ottobre 2020 consid. 2.1; 6B_1159/2018 del 18 settembre 2019 consid. 3.3.2; DTF
111 IV 155 consid. 2b).

 

                               7.2.   accertamento dei fatti

 

Per una panoramica delle dichiarazioni di IM1 si
rimanda ex art. 82 cpv. 4 CPP ai consid. da 16 a 19 della sentenza impugnata
(pag. 68-75).

 

                            7.2.1.   E.  e L.

 

In estrema sintesi, a seguito delle indagini svolte
gli inquirenti hanno contestato ad IM1 di avere, in correità con P.,
MA., G. e V., pedinato in più occasioni E. quando al mattino
lasciava la sua abitazione a Colverde (Italia) e in automobile entrava in
Svizzera dal valico di Ponte Falloppia per recarsi al suo
posto di lavoro a Coldrerio. Gli è altresì stato contestato di aver pedinato anche
L., residente nel palazzo contiguo a quello di E., quando anch’egli si recava
in Svizzera in automobile.

 

Sulla base degli interrogatori di E. e L. gli
inquirenti hanno concluso al loro riguardo che in realtà “risulta che non
facciano trasporti di valuta”, e che 

 

“Nonostante ciò, E. è stata
pedinata più volt[e] presso il suo posto di lavoro a Coldrerio, mentre L. è
stato pedinato sicuramente il giorno dell'arresto di IM1. È verosimile credere
che gli autori stessero verificando le informazioni frammentarie in loro
possesso con lo scopo di intercettare quale tra questi faceva il trasporto di
valuta oppure lavorava in un qualsiasi ufficio con disponibilità di denaro
contante e/o oggetti preziosi. Siccome L. e E. abitano nella stessa via, siamo
dell'avviso che il gruppo criminale detenesse l'informazione secondo la quale
in quel luogo abitava qualcuno che trasportasse valori, motivo per cui l'azione
d'osservazione e pedinamento era finalizzata all'individuazione dell'obiettivo
da colpire.” (AI 163, p. 79).

 

IM1, da parte sua, ha ammesso di aver pedinato due
volte L. (AI 191, p. 3-4) e che l’8 ottobre 2019 V. era alla guida della sua
auto poiché incaricato da F. di seguire L. (AI 191, p. 5), affermando comunque
che l’intenzione era quella di sottrarre la borsa contenente oro o contanti a
E. tramite un furto da eseguire in territorio italiano, precisando che tuttavia
“Non sapevamo neppure bene chi trasportava cosa, se lei o il marito [in
riferimento a L.]. L’idea era comunque quella di prendere la borsa in Italia”
(verb. dib. di primo grado, p. 10-11). 

 

Se, da un lato, quei pedinamenti rappresentano delle
misure organizzative volte a conoscere le abitudini dei soggetti pedinati,
dall’altro va innanzitutto detto che non emerge - come evidenziato poc’anzi
riferendosi agli accertamenti degli inquirenti - che il binomio L./E.
effettivamente trasportasse dei valori, di modo che non diviene un automatismo
certo che IM1 avrebbe necessariamente perseverato sino all’esecuzione del
reato.

Avesse IM1 comunque ritenuto che il binomio L./E.,
contrariamente a quanto valutato dagli inquirenti, trasportasse davvero dei
valori, non se ne conosce l’ubicazione finale che essi avrebbero avuto, di modo
che non si può escludere che quegli eventuali valori avrebbero poi potuto
essere oggetto di furto (per esempio nottetempo). Detto diversamente, a
quest’ultimo riguardo agli atti non vi sono elementi sufficienti per escludere
del tutto che la sottrazione degli eventuali valori sarebbe potuta avvenire
effettivamente tramite un furto in Italia (o in Svizzera che sia), come
dichiarato da IM1, essendo una tesi non sconfessata dalle risultanze
istruttorie. In applicazione del principio in dubio pro reo, stando così le
cose, non può pertanto che essere ritenuta la versione di IM1, in quanto a lui
più favorevole (art. 10 cpv. 3 CPP). Ricordato dunque che gli atti preparatori
di furto non sono punibili, il suo proscioglimento per queste fattispecie deve
essere confermato.

 

                            7.2.2.   Le due banche
Raiffeisen e il furgone portavalori

 

L’AA imputa ad IM1 anche di aver effettuato atti
preparatori per rapinare altri tre obiettivi, rimproverandogli:

 

- 
di avere prestato la sua auto, l’8 ottobre 2019 a Colverde (IT), a uno dei
correi, che l’ha usata per entrare in Svizzera alle 8:06 da Ponte Falloppia e
ha sostato dalle 8:17 alle 8:44 davanti alla Banca Raiffeisen della
Campagnadorna, lasciando la Svizzera alle 8:53;

 

- 
il fatto che il 10 ottobre 2019, a bordo della sua auto vi erano P. e MA., che
l’hanno usata per

 

     “raggiungere alle ore 08:19 i posteggi di Via
Monte Generoso a Coldrerio, posteggiare il veicolo, dirigersi in direzione Via
S. Gottardo, raggiungere l’esercizio pubblico Bar _____ e alle ore 08:38
raggiungere l’ingresso della Banca Raiffeisen di Coldrerio, altro obiettivo di
rapina” (AA 158/2020, punto 3),

 

- 
di avere parlato il 14 e il 23 ottobre di rapinare un portavalori, in
particolare di avere progettato una via di fuga dalla Svizzera verso l’Italia
per non passare dalla dogana, consistente nel pre-tagliare quattro paletti di
ferro o di cemento in una zona boschiva, così da poterli abbattere con poca
fatica al momento del passaggio e nell’avere determinato un luogo (che non è
stato, però, specificato nelle conversazioni) per l’apertura delle valigette in
cui sarebbero state presenti delle “vasche dove buttare le cose”, “perché
se no fanno quel rumore di merda!”, precisando “Che poi in dieci minuti
si aprono tutte le valigie” (cfr. AI 73, n. 340, 342, 343, 357, 359, 360).

 

IM1, in proposito, ha sempre escluso di essere stato
intenzionato a commettere un’altra rapina in Svizzera, arrivando ad ammettere
solamente che magari F. stava organizzando una rapina a un camion di profumi in
Italia (AI 191, p. 4). Tesi, quest’ultima, oltre che poco verosimile,
incompatibile con il contenuto delle conversazioni che si riferiscono
espressamente ad un portavalori che deve essere portato fuori dalla Svizzera.
Tuttavia, nulla permette di ritenere che – oltre a un progetto di via di fuga –
fossero stati pianificati altri dettagli del colpo (obiettivo, modalità,
tempistica, ecc.) o fosse stata effettivamente presa una qualsiasi misura
tecnica o organizzativa concreta. 

 

Per quanto concerne le due banche Raiffeisen, il
fatto che altri membri del gruppo (segnatamente P. e MA.) abbiano sostato in
due occasioni con l’auto di IM1 - una volta dinanzi alla banca Raiffeisen della
Campagnadorna (8 ottobre) e un’altra volta dinanzi alla banca Raiffeisen di
Coldrerio (10 ottobre) - appare più da ricondurre, sulla base del contesto
generale, ai pedinamenti posti in essere nei confronti di E. e L. che non a
degli appostamenti aventi ad oggetto le banche. Ciò poiché, per la prima circostanza
(8 ottobre), gli orari sono quelli dei pedinamenti di quel periodo nei
confronti di L. ed E. (ovvero intorno alle ore 8 del mattino), mentre per la
seconda circostanza (10 ottobre) vi sono le intercettazioni ambientali
provenienti dall’auto di IM1 in cui si trovavano P. e MA. da cui emerge chiaramente
che l’obiettivo del loro appostamento era E., non una banca, come già si evince
da alcuni brevi estratti che qui si riportano a titolo esemplificativo:

 

“Se non viene alle otto e
mezza poi possiamo pure rientrare”, “entriamo che l’aspettiamo la bitch!”, “E
lei di solito dove va?”,” Secondo me era quella!”, “La borsa era bella pesante,
vai a sapere che cazzarola c’aveva dentro!”, “Secondo me viene qua a
prendere…no?”, “E allora è lei sicuro!”, “era bella carica…no?” “sì!”, “Secondo
me più che oro, ha soldi!” (AI 73 n. 347-351).

 

Pertanto, per quanto della progettazione di una via
di fuga dalla Svizzera si fosse effettivamente parlato, resta che non vi è
alcun piano individuabile nei confronti di un portavalori o di una delle due
banche Raiffeisen menzionate nell’AA che abbia raggiunto una concretezza
sufficiente ad applicare l’art. 260bis CP.

 

                               7.3.   Conclusioni

 

Stante quanto sopra, nessuna delle fattispecie
rimproverate a IM1 dall’AA assurge – ancora – a configurare il reato di atti
preparatori punibili di rapina, ognuna per le sue motivazioni. Non può pertanto
che discenderne il respingimento dell’appello del procuratore pubblico e la
conferma del proscioglimento pronunciato dall’istanza precedente.

 

                                   8.   Commisurazione
della pena

 

                            8.1.1.   Per l’art. 47 cpv. 1
CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita
anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la
pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa
è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene
giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli
obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne,
secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o
la lesione. 

 

                                         Fondamentale, dunque, per
la definizione della pena è, giusta l’art. 47 cpv. 1 CP, stabilire la colpa
dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4). 

 

In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica la
giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da
considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate
all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal
profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene
giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten),
elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto
designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di
esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).

 

Vanno, poi, considerati, dal profilo soggettivo (subjektive
Tatkomponenten), i moventi e gli obiettivi perseguiti e la possibilità che
l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la
libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità
nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid.
2a; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). Nella
categoria dei moventi e degli obiettivi perseguiti ricadono innanzitutto
stimoli interni, come ad esempio l’avidità. In relazione alla libertà
dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e meglio della
situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio situazioni
d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da giustificare
un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del 21 settembre
1998 concernente la modifica del Codice penale svizzero e del Codice penale
militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag.
1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).

 

Determinata, così, la colpa globale dell’imputato (“Gesamtverschulden”),
il giudice deve indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi,
determinare, nei limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata.

 

                            8.1.2.   Così come indicato
dall’art. 47 cpv. 1 in fine CP e precisato dal Tribunale federale (in
particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una
ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati
all’autore (“Täterkomponenten”), ovvero della sua vita anteriore (antecedenti
giudiziari o meno), della reputazione, della situazione personale (stato di
salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva,
ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale
così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid.
5.7; DTF 129 IV 6 consid. 6.1; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010
consid. 2.2.2; cfr. anche STF 6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5). Con
riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato che la misura della
pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente
per intero se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere l'autore dal
compiere altri reati (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica
del Codice penale svizzero e del Codice penale militare nonché una legge
federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid.
4; STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, STF 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.2;
STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2). La legge ha, così, codificato
la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni che
ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c; DTF 127
IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia
soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere
proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008, STF 6B_81/2008, STF 6B_90/2008 del 14
ottobre 2008 consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2; STF
6B_14/2007 del 17 aprile 2007 consid. 5.2 e riferimenti;
Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und
Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).

 

                            8.1.3.   Il
Tribunale federale ha spesso ricordato che, nell’ambito della commisurazione
della pena, un confronto con altri casi è di principio problematico, visti i
numerosi parametri che entrano in considerazione. Una certa disparità di
trattamento in questa materia è normalmente riconducibile al principio
dell’individualizzazione delle pene, voluto dal legislatore (ad esempio STF
6B_913/2018 del 28 marzo 2019 consid. 5.3 con rinvio alla DTF 141 IV 61 consid.
6.3.2). 

 

                            8.1.4.   Secondo l’art. 49 cpv.
1 CP (che sancisce il cosiddetto principio dell’inasprimento della pena),
quando per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione
di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena
prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata. Non può
tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata ed è in
ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena.

 

                               8.2.   IM1

 

                            8.2.1.   L’istanza precedente ha
condannato IM1 alla pena detentiva di 4 anni e 5 mesi. Al dibattimento
d’appello la difesa ha chiesto che questa sia diminuita in virtù dell’art. 404
cpv. 2 CPP, mentre l’accusa, considerata la postulata condanna per il reato di
atti preparatori punibili di rapina, ha chiesto una pena complessiva di 5 anni
di detenzione.

 

                            8.2.2.   IM1 risponde
complessivamente di:

 

-  rapina
aggravata (banda), reato per cui è prevista una pena detentiva non inferiore a
due anni (art. 140 cpv. 1 e cpv. 3 CP);

-  infrazione alla
LArm, reato per cui è prevista una pena detentiva
fino a tre anni o una pena pecuniaria (artt. 4 cpv. 1 lett. g nonché 33 cpv. 1
lett. a LArm);

-  furto d’uso di
un veicolo (passeggero in un veicolo a motore sottratto), reato per cui è
prevista una pena detentiva fino a tre anni o una pena pecuniaria (art. 94 cpv.
1 lett. b LCStr).

 

                            8.2.3.   rapina aggravata
(banda)

 

Dal profilo oggettivo, il risultato dell’attività illecita è stato
importante tanto per la privazione della libertà che ha dovuto subire il
conducente ACP, durata più di due ore e mezza, quanto per la lesione al
patrimonio dell’AP Loomis Schweiz SA (denunciata per fr. 3'046'445.- ed €
207'175.-, oltre ad una pistola Glock). 

Quanto alla modalità d’esecuzione – nella concreta fattispecie
intesa segnatamente come livello di organizzazione, preparazione,
professionalità – essa si situa nella fascia medio-alta del reato: se da un
lato vi sono stati degli aspetti di improvvisazione (in particolare in
relazione alle peculiarità tecniche per il funzionamento del furgone
portavalori e dei sistemi di sicurezza, nonché all’apertura delle valigette,
aspetti per i quali, comunque, è stato fatto in buona parte affidamento su
ACP), dall’altro il colpo è nondimeno stato studiato per parecchi giorni, con
appostamenti e organizzandosi anche con un terzo che fungeva da “palo” (AI 181,
p. 2; AI 186, p. 4). La rapina è avvenuta munendosi di un disturbatore di
frequenze, di un’auto rubata a cui sono state applicate delle targhe ticinesi,
anch’esse rubate, senza dimenticare l’ulteriore accorgimento di accompagnarsi
nella fuga con due ulteriori veicoli che fungevano da staffetta in ausilio al
portavalori. 

IM1 ha avuto un ruolo centrale nella fattispecie: ha partecipato
in prima persona a bloccare ACP con fare aggressivo (AI 181, p. 3), ha portato
e attivato il disturbatore di frequenze (AI 181, p. 3; AI 186, p. 5; AI 193, p.
3), ha poi anche ripetutamente minacciato ACP per avere le informazioni che
voleva e per garantirsi il suo silenzio (AI 4, pp. 15, 16, 22). Ha man mano
indicato la strada a AP2 che si trovava alla guida per arrivare al luogo
prestabilito in cui aprire le valigie e ha dato le direttive ai correi nel
furgone, tanto da apparire a ACP come il capo (AI 4, p. 14). Infine, ha aperto
le valigie con le mazze (AI 181, p. 3). Già solo per l’importanza del suo
contributo materiale alla rapina, la sua colpa è qualificata, ma a incidere in
modo particolarmente negativo è soprattutto il comportamento tenuto nei
confronti della vittima ACP. Se, da un lato, le ripetute minacce di “scassarlo”
(AI 4, pp. 15-16) ancora possono non essere ritenute straordinarie per colui
che in un gruppo di rapinatori assume il ruolo del “cattivo”, dall’altro, il
fatto di avergli preso - in un momento in cui era già oltremodo fragile e
spaventato - i documenti per poi dirgli “se ci succede qualcosa, sappiamo
chi sei, dove abiti e ti veniamo a prendere” indica una modalità
d’esecuzione riprovevole e ha causato alla vittima strascichi psicologici che
potevano tranquillamente esserle risparmiati (“Questa è l’unica parte di
tutto quello che è accaduto che non vivo bene. Questa minaccia mi ha scosso ed
è questo il pensiero che non mi fa dormire sonni tranquilli”, VI ACP, AI 4,
p. 22). La colpa oggettiva di IM1 risulta pertanto grave.

 

Dal profilo soggettivo (subjektive Tatkomponenten) IM1 non
aveva bisogno di delinquere per vivere (AI 38, all. 2, p. 2; AI 203, n. 26
manoscritto). Nondimeno, egli non ha esitato a spostarsi dal suo domicilio per
effettuare – a 750 km di distanza – una rapina e qualifica negativamente la sua
colpa il fatto che egli abbia agito per levarsi degli sfizi quali comprarsi una
BMW X3 (AI 186, p. 9; AI 281, p. 3), una BMW serie 3 (AI 186, p. 9), una moto
Honda GL 1.800 Goldwing e un iPhone XR (AI 203, n. 20-21 manoscritti; AI 73, n.
245-248; AI 201, all. 1, p. 9; AI 163, all. 32, all. 7). Questa Corte non crede
infatti alla sua fortuita vincita non documentata di € 70'000.- ad un casinò
proprio (guarda caso) nel periodo seguente la rapina (AI 181, p. 5; AI 231, p.
7), con cui avrebbe comprato tutti i veicoli, versione venuta peraltro in
sostituzione della precedente, secondo la quale aveva trovato per terra un
borsello con € 50'000.- a Milano (AI 111, p. 6; AI 181, p. 5). Il fatto di
essersi determinato a prendere possesso di un furgone portavalori a mezzo di
rapina in pieno giorno davanti ad una banca indizia infine di una volontà
delittuosa non trascurabile. La sua colpa soggettiva è globalmente medio-grave.

 

Nelle circostanze descritte, la pena ipotetica per questo reato
(rapina eseguita in banda) nella concreta fattispecie è di 4 anni e 3
mesi di pena detentiva.

 

                            8.2.4.   infrazione alla LArm
e furto d’uso di un veicolo (passeggero in un veicolo a motore sottratto)

 

A qualificare la colpa - per il resto, media - di IM1 in entrambe
le infrazioni è il fatto che abbia agito al fine di commettere una rapina. Valutate
tutte le circostanze del caso concreto, adeguata alla sua colpa è - per
entrambi i reati - solo una pena detentiva e va dunque applicato l’art. 49 cpv.
1 CP. La pena detentiva ipotetica sinora commisurata va dunque aumentata di 1
mese per ognuna delle due infrazioni, portando ad un aggravio complessivo di
2 mesi.

 

                            8.2.5.   circostanze
personali

 

Dalla sua vita anteriore IM1 non può trarre sconti di pena, anzi.
A questo proposito, infatti, a spiccare sono soprattutto i suoi precedenti.

Il precedente italiano del 7 settembre 2018 per duplice
danneggiamento (AI 51) incide negativamente, seppur in modo lieve anche perché
i fatti risalgono al 2014.

A qualificare in maniera più importante la sua colpa è la
circostanza che egli abbia commesso i fatti oggetto del presente giudizio
durante il periodo di prova della sua condanna svizzera del 7 ottobre 2016 (AI
39) per aver commesso tre rapine a danno di anziani in Ticino (in due occasioni
la vittima era un ottantenne, in una occasione si è trattato di una donna di
settantaquattro anni): in quell’occasione gli era stata inflitta una pena di 2
anni e 6 mesi di detenzione, di cui 2 anni sospesi condizionalmente per un
periodo di prova di 3 anni. Il fatto che nonostante ciò egli abbia commesso
un’altra rapina in Svizzera ancora prima che scadesse il suo periodo di prova
non può che portare a ritenere che da questa precedente condanna – e malgrado
la fiducia in lui riposta dalle autorità (che gli hanno sospeso gran parte
dell’esecuzione della pena) – egli non abbia tratto alcun insegnamento e
l’effetto deterrente che dovrebbe derivare da una carcerazione sospesa è stato,
nel suo caso, del tutto inefficace.

Per tacere del fatto che IM1 nemmeno ha tenuto un comportamento
corretto in carcere: è vero che, giustamente, è da attendersi (vorauszusetzen)
l’adozione di un comportamento corretto in carcere, di modo che esso non
permette sconti di pena in base alla giurisprudenza del Tribunale federale (si
veda ad esempio STF 6B_738/2014 del 25 febbraio 2015 consid. 3.4;
STF 6B_974/2009 del 18 febbraio 2010 consid. 5.5; Wiprächtiger/Keller, Basler
Kommentar, 2019, ad art. 47 n. 142b). Il fatto è che al momento del
dibattimento d’appello il comportamento in carcere di IM1 gli era già valso ben
4 sanzioni (CARP XIX): una per atti di violenza verbale contro il personale,
due per atti di violenza fisica contro i carcerati e un’altra per
danneggiamento. Il suo comportamento dopo i fatti, quindi, non permette di
concludere che il suo autore abbia dato prova di ravvedimento. 

 

A suo favore va invece considerata la collaborazione durante
l’ultima parte dell’inchiesta, benché intervenuta solo a seguito di una serie
di interrogatori in cui, ormai, gli era già stato mostrato un puzzle quasi
completo. IM1 si è di fatto sostanzialmente limitato ad ammettere l’evidenza,
fornendo alcuni tasselli mancanti ma senza comunque cogliere l’occasione per
dire finalmente tutta la verità in relazione alla rapina, compreso il destino
del suo provento. 

Nondimeno, ad attenuare senz’altro la sua pena vi è – come detto –
quel contributo che IM1 ha fornito agli inquirenti e che ha permesso di
ricostruire alcuni pezzi mancanti della vicenda, agevolando e velocizzando la
chiusura dell’inchiesta.

 

A questo elemento si possono aggiungere anche le condizioni di
detenzione più restrittive del normale a causa della pandemia di covid-19
nonché il fatto che l’avere dato prova di una certa collaborazione gli ha reso
la vita più difficile in carcere, circostanza che IM1 ha ribadito in modo
credibile anche al dibattimento di appello.

 

Tenuto pertanto conto di tutte le appena citate circostanze
personali dell’autore, considerate cioè – da un lato – quelle componenti che
aggravano la pena (in primis il sopra riferito precedente specifico, per di più
durante il periodo di prova, ancorché questa presa in considerazione debba
avvenire sempre nell’ottica della colpa per i fatti sottoposti ora a giudizio)
e – dall’altro – quelle componenti che riducono la pena, ovvero nel caso
concreto una certa collaborazione da parte di IM1 e le surriferite condizioni
di detenzione, si può tutto sommato pervenire a operare un aumento di pena pari
alla successiva riduzione e pertanto a confermare la pena ipotetica di 4 anni e
5 mesi. 

 

                            8.2.6.   La pena è interamente
da espiare, già solo poiché superiore ai 3 anni (artt. 42 e 43 CP).

 

                               8.3.   AP1

 

                            8.3.1.   L’istanza precedente ha
condannato AP1 alla pena detentiva di 4 anni e 8 mesi. Al dibattimento
d’appello, la difesa in considerazione:

-  del suo ruolo
minore nella rapina;

-  della sua
situazione economica non rosea;

-  del fatto che
abbia risarcito la vittima, versando la sua quota parte di quanto stabilito
dall’istanza precedente;

-  dell’assenza di
precedenti specifici;

-  della sua
collaborazione in appello;

-  del fatto che,
a differenza dei correi, non sia imputato anche di infrazione alla LArm e alla
LCStr;

 

ha chiesto che questa sia ridotta ad un massimo 3 anni e 6 mesi.

L’accusa ha chiesto invece la conferma del primo giudizio.

 

                            8.3.2.   AP1 risponde di rapina,
reato per cui è prevista una pena detentiva da 6 mesi a 10 anni (art. 140 cpv.
1 CP).

 

                            8.3.3.   rapina 

 

Dal profilo oggettivo, il risultato dell’attività illecita (privazione
della libertà di ACP e lesione del patrimonio della Loomis) e la componente
comune delle modalità d’esecuzione sono quelli già descritti in particolare nei
primi due capoversi del consid. 8.2.3 (eccezion fatta, quindi, per gli
specifici comportamenti avuti dal solo IM1), avendo essi agito in correità. Per
quanto - delle modalità d’esecuzio