# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 19c65f5e-c57a-5e1b-a5a7-336f0a5cdfb7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-10-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 17.10.1997 14.1997.00113
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-1997-00113_1997-10-17.html

## Full Text

Incarto n.

  14.97.00113

  	
  Lugano

  17 ottobre 1997 /MR/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di
  esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta
  dei giudici:

  	
  Cometta, presidente, 

  Pellegrini e  Zali

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baur Martinelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo
nella causa a procedura sommaria senza contraddittorio di cui all'inc. n.
__________ della Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, a dipendenza
dell'istanza dell'istanza di sequestro del 17 settembre 1997 di

 

	
   

  	
  __________

   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________

   

  

 

istanza
sulla quale la Segretaria assessore della Pretura del Distretto di Lugano,
Sezione 4, ha statuito con decisione 26 settembre 1997;

 

decisione
dedotta in appello dal creditore sequestrante che con atto 30 settembre 1997
chiede sia giudicato:

 

      “1.  L’appello è accolto.

 

       2.   Di
conseguenza la decisione impugnata è modificata nel senso che alle voci “
oggetti da sequestrare” del decreto di sequestro del 26 settembre 1997 della
Pretura del distretto di Lugano, sezione 4, viene radiata la clausula che
recita: ”purché il fondo gravato non sia già oggetto di pignoramento o
sequestro” con conseguente integrale accoglimento dell’istanza di sequestro del
17 settembre 1997.

                                      

       3.   Protestate tasse,
spese e ripetibili.”

 

 

ritenuto

 

in fatto:

 

 

                                  A.   Nel
luglio 1996 __________ ha chiesto il sequestro delle unità PPP n. __________,
__________ e __________, fondo base part. n. __________ RFD __________,
intestate a __________, membro del consiglio di amministrazione della società
__________, per un credito di fr. 435’000.-- oltre accessori derivante da
compravendita immobiliare. Il sequestro è stato concesso con decreto 16 luglio
1996 della Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, sulla base dell’art. 271
cpv. 1 n. 4 vLEF ed eseguito dall’Ufficio esecuzione del Distretto di Lugano
(sequestro n. __________). __________ ha quindi promosso l’ esecuzione a
convalida del sequestro (esecuzione n. __________), che ha portato al
pignoramento delle unità PPP sequestrate (cfr. verbale di pignoramento del 12
agosto 1997 doc. P inc.n. __________).

 

                                  B.   Con
istanza 17 settembre 1997 __________ ha chiesto per lo stesso credito il
sequestro delle tre cartelle ipotecarie al portatore gravanti in primo grado
ciascuna una delle tre unità PPP oggetto del precedente sequestro, e meglio la
CI al portatore di nominali fr. 350’000.-- gravante in primo grado il foglio
PPP n. __________, fondo base part. __________ RFD __________, la CI al
portatore di nominali fr. 350’000.-- gravante in primo grado il foglio PPP n.
__________, fondo base part. __________ RFD __________ e la CI al portatore di
nominali fr. 260’000.-- gravante in primo grado il foglio PPP n. __________,
fondo base part. __________ RFD __________ (tutte iscritte a registro fondiario
il 25 luglio 1995 con dg. n. __________, n. __________ rispettivamente
n.__________). Nella sua istanza __________ afferma in particolare (cfr. p. 4):

                                         -     di
essere venuto a conoscenza “del fatto che le cartelle ipotecarie fatte
iscrivere dalla debitrice sono tuttora depositate presso l’Ufficio del registro
fondiario di Lugano”;

                                         -     che
“detti titoli ipotecari appartengono alla proprietaria del fondo e cioè alla
debitrice e sono quindi sequestrabili”;

                                         -     di
vedersi d’altra parte costretto a chiederne il sequestro, la loro messa in
circolazione potendo infatti “ridurre il valore dei beni di cui è già stato
chiesto ed ottenuto il sequestro”.

 

                                  C.   Con
decreto 26 settembre 1997 la Segretaria assessore della Pretura del Distretto
di Lugano, sezione 4, ha accolto l’istanza, nel senso di concedere il sequestro
delle tre cartelle ipotecarie, sulla base dell’art. 271 cpv. 1 n.4 LEF, con la
seguente precisazione:

 

                                         “purché
il fondo gravato non sia già oggetto di pignoramento o sequestro”.

 

                                  D.   Con
appello 30 settembre 1997 __________ è insorto contro siffatta decisione,
postulando la radiazione dalla stessa della precisazione sopra indicata e il
conseguente integrale accoglimento dell’istanza di sequestro 17 settembre 1997,
asseverando in sostanza:

                                         -     che
dal verbale di pignoramento delle unità PPP si deduce che il valore di stima
loro attribuito dall’Ufficio esecuzione ammonta a fr. 116’460.--; 

                                         -     che
pur ammettendo che il valore commerciale potrebbe essere superiore a quello
indicato, esso non lo sarà in misura tale da garantire la copertura del credito
dedotto in esecuzione e di quello incorporato nelle cartelle ipotecarie;

                                         -     che
pertanto se le cartelle finissero nelle mani di un terzo la garanzia ottenuta
dall’appellante con il sequestro del fondo (recte: delle tre unità PPP) ne
sarebbe svuotata di ogni reale valore;

                                         -     che
d’altra parte “le cartelle ipotecarie incorporano beni che sono suscettibili di
essere sequestrati” e “la debitrice è in ogni tempo in condizione di disporre
delle cartelle ipotecarie in questione e di consegnarle a terzi in buona fede;”

                                         -     che
“i diritti di questi ultimi in caso di realizzazione delle quote PPP già sotto
sequestro comprometterebbero definitivamente la già poco felice posizione del
creditore”;

                                         -     che
infine in diritto la formula adottata dalla Pretura susciterebbe molte
perplessità;

                                         -     che
infatti “se si parte dall’assunto di diritto secondo il quale la cartella
ipotecaria non è un’estensione del fondo” e che quindi non si possono invocare
misure cautelari ex art. 98 LEF per trattenere le cartelle ipotecarie a tutela
del diritti del creditore che già ha ottenuto il sequestro del fondo, “riesce
difficile capire perché per il semplice fatto che il fondo è colpito da
sequestro o da pignoramento non si possa più chiedere il sequestro delle
cartelle ipotecarie che lo gravano”, 

                                         -     che
“piuttosto se ne dovrebbe dedurre che trattandosi di due distinti beni nulla
osta al sequestro”.

 

                                         Quale
misura provvisionale l’appellante chiede che sia fatto ordine
all’Ufficio di Esecuzione di Lugano “di prendere in custodia fino ad ulteriore
disposizione del Giudice” le tre cartelle depositate presso l’Ufficio dei
registri di Lugano, oppure, in via alternativa, che sia fatto ordine
all’Ufficio dei registri medesimo “di non spossessarsi se non su espressa
autorizzazione del Giudice” delle cartelle ivi depositate.  

 

 

Considerando 

 

 

in diritto:

 

                                   1.   Con
la decisione impugnata la Segretaria assessore ha concesso il sequestro delle
cartelle ipotecarie indicate dal creditore, tuttavia con la precisazione “purché
il fondo gravato non sia già oggetto di pignoramento o sequestro”.

 

                                  a)   Per
crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni
del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1
a 5 LEF). Nel Cantone Ticino competente per la concessione del sequestro è il
Pretore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF), rispettivamente, per valori non
superiori a fr. 1’000.--, il Giudice di pace (art. 14 cpv. 1 LALEF e art. 5
cpv. 1 LOG), del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal
creditore. La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta
dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio. Prima di concedere il
sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal
creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito,
di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272
LEF).

 

                                  b)   Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti può fare opposizione al giudice
del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278
cpv. 1 LEF). In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli
art. 20 e ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli
interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF). La nuova
decisione (sull’opposizione) può essere impugnata entro dieci giorni
all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) - nel
Cantone Ticino alla Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio
dell’appello (art. 18 e 22 LALEF e art. 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente,
in caso di valore inferiore agli 8’000.-- franchi, alla Camera di cassazione
civile con ricorso per cassazione (art. 15, 16, 17 e 22 LALEF e art. 5, 13 e 22
lett. b LOG) - e le parti possono avvalersi di fatti nuovi (art. 278 cpv. 3
secondo periodo LEF).

                                         

                                  c)   L’opposizione
al decreto di sequestro e l’impugnazione della decisione sull’opposizione,
oltre che la possibilità di addurre nova davanti all’autorità di seconda
istanza, sono tra le novità più significative apportate alla procedura di
sequestro dalla recente revisione della LEF, in vigore dal 1° gennaio 1997. La
via dell’opposizione è tuttavia ammessa soltanto in caso di concessione del
sequestro: essa è infatti aperta a chi è toccato nei suoi diritti dal
sequestro, sia esso il debitore o un terzo (cfr. art. 278 cpv. 1 LEF), non
invece al creditore in caso di non concessione del sequestro. Contro la
decisione che rigetta integralmente o parzialmente una domanda di sequestro il
legislatore federale ha infatti consapevolmente rinunciato a istituire un
rimedio di diritto, lasciando tale  facoltà ai singoli Cantoni, come già
riconosceva il diritto previgente (cfr. DTF 119 III 92 cons. 1; 91 III 28;
Messaggio concernente la revisione della legge federale sulla esecuzione e sul
fallimento dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III 123; K. Amonn/ D. Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, § 51 n.66 p.419;
B. Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR
1997/II, p. 481; R. Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p.255 e 257; K. Spühler,
Novità in materia di sequestro e di accertamento di ritorno a miglior fortuna
nella nuova legge federale sulla esecuzione e sul fallimento, in: La revisione
della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento, Atti della giornata di
studio del 9 ottobre 1995, CFPG Vol. 16, p. 103; D. Gasser, Das Abwehrdispositiv
der Arrestbetroffenen nach revidiertem  SchKG, in: ZBJV 1994, p. 605).

 

                                  d)   Nel
Ticino la normativa cantonale non prevede espressamente un rimedio contro la
decisione che respinge totalmente o parzialmente una domanda di sequestro. Non
lo prevedevano le norme cantonali in vigore prima della revisione della LEF (e
fino alla metà del 1997) - in particolare gli art. da 385 a 388 CPC e la Legge
cantonale di applicazione della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento
dell’8 marzo 1911 (LALAEF) nel tenore previgente - , né lo prevedono quelle
introdotte con la Legge (cantonale) concernente l’adeguamento del diritto
esecutivo cantonale alla revisione del 16 dicembre 1994 della Legge federale
sulla esecuzione e sul fallimento del 12 marzo 1997, in vigore dal 6 giugno
1997 (BU 1997, p. 269 ss.). In particolare sulle impugnazioni contro decisioni
giudiziarie in tema di esecuzione e fallimento (cfr. art. 22 LALEF) il primo
(termini per impugnare) e il terzo (effetto sospensivo) capoverso dell’ attuale
norma si limitano a riprendere il terzo rispettivamente il quarto capoverso dell’abrogato
art. 388 CPC, l’art. 22 cpv. 2 LALEF stabilisce esplicitamente l’
inammissibilità dell’appello e del ricorso adesivi, mentre l’art. 22 cpv. 4
LALEF prevede nei limiti imposti dal diritto federale la facoltà delle parti di
avvalersi di fatti nuovi. Tuttavia già sotto il regime della normativa previgente
questa Camera nella sentenza 20 marzo 1996 in re H.H. J.P. c. L.S. aveva
ritenuto di modificare la propria giurisprudenza nel senso di ammettere il
rimedio dell’appello - nei limiti della competenza appellabile del Pretore -
contro la decisione che rifiuta totalmente o parzialmente una domanda di
sequestro, e ciò in consonanza con la giurisprudenza sviluppata in materia di
concordato. Siffatta nuova giurisprudenza, e i motivi che l’hanno ispirata - in
particolare “le esigenze di tutela dei diritti delle parti improntate alla
massima apertura e derivate da un’interpretazione della Costituzione federale
secondo lo spirito del tempo”, “la parità di trattamento, (...) avuto riguardo
a evidenti discordanze nella variegata prassi giudiziaria cantonale (...)” e
l’assenza di un’ipotesi di danno derivante da un appello infondato al debitore,
“cui non viene intimato né l’atto di appello né la sentenza” - restano tuttora
validi, anche dopo le modifiche legislative nel frattempo entrate in vigore, di
modo che merita integrale conferma. Va tuttavia sottolineato che nell’ambito dell’appellazione
contro il rifiuto parziale o integrale del sequestro, come è la regola nelle
procedure d’impugnazione (cfr. art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), non sono ammessi nova:
l’art. 22  cpv. 4 LALEF richiama infatti esplicitamente l’art. 174 LEF (in tema
di fallimento) e l’art. 278 cpv. 3 LEF, norma quest’ultima che riguarda
soltanto l’appello contro la decisione sull’opposizione in caso di concessione
del sequestro. 

 

                                   2.   Ammessa
nel principio la proponibilità di un appello del creditore contro una decisione
di rigetto - totale o parziale - della domanda di sequestro, occorre esaminare
se nel caso concreto si è in presenza di una decisione appellabile nei termini
considerati. Infatti con la decisione impugnata la Segretaria assessore,
ritenendo resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito dedotto in
esecuzione e di una delle cause di sequestro invocate (domicilio all’estero del
debitore, art. 271 cpv. 1 n.4 LEF), nonché l’esistenza e appartenenza alla
debitrice delle tre cartelle ipotecarie indicate nell’istanza, ha concesso il
sequestro, tuttavia con la nota precisazione. Ora è proprio l’aggiunta di
quell’indicazione l’ oggetto specifico della contestazione, il creditore
postulandone infatti con l’appello la radiazione dal decreto di sequestro. Si
tratta allora di esaminare il senso e la portata di tale aggiunta, avuto
riguardo al fatto che, come sopra esposto, per il creditore la via dell’appellazione
è aperta soltanto contro la decisione che rigetta - sia pure anche solo
parzialmente - la domanda di sequestro. 

 

                                  a)   Nel
caso in esame oggetto del sequestro sono tre cartelle ipotecarie al portatore
di cui si afferma essere titolare la debitrice, proprietaria dei fondi su cui
tali cartelle sono costituite. In quanto cartelle ipotecarie al portatore
detenute dal proprietario del fondo gravato esse sono paragonabili dal profilo
del diritto esecutivo ai titoli di pegno eretti a nome del proprietario del
fondo (“Eigentümerpfandtitel” cfr. DTF 115 II 151; P. Tuor/ B. Schnyder/ J. Schmid,
Das Schweizerische Zivilgesetzbuch, 11. ed., Zurigo 1995, p. 765, i quali
parlano anche di “Eigentümergrundpfandtitel” (p. 769); P. Simonius/ Th. Sutter,
Schweizerisches Immobiliarsachenrecht, Basilea et. al. 1990, p. 247 s. n.6 e 7,
che da parte loro parlano di “Eigentümerschuldbriefe”). Ora se da una parte è
vero, come afferma l’appellante, che siffatti titoli di pegno, siano essi
cartelle ipotecarie al nome del proprietario del fondo oppure al portatore e in
possesso dal proprietario del fondo, sono in linea di principio pignorabili, in
quanto rappresentano comunque un valore convertibile in denaro (cfr. H. Fritzsche/
H. U. Walder, Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem Recht, Vol. I,
Zurigo 1984, § 23 n.30 p.292 s.; P. Tuor/ B. Schnyder/ J. Schmid, op. cit., p.
771; anche art. 13 cpv. 1 RFF), dall’altra parte va ricordato che da tempo la
giurisprudenza federale ne ha escluso la pignorabilità, e con essa la sequestrabilità,
in determinati casi, in particolare appunto quando il fondo sia già pignorato
(cfr. DTF 65 III 33; 91 III 75s. cons. 4c; 104 III 17 cons. 2b; 113 III 146
cons. 4b). Tale giurisprudenza è stata ora codificata in termini assoluti ed
univoci al secondo capoverso del nuovo art. 13 cpv. 2 RFF, in vigore dal 1°
gennaio 1997, secondo il quale una volta pignorato il fondo è escluso un
pignoramento dei titoli di pegno del proprietario.

 

                                  b)   Concesso
un sequestro dall’autorità giudiziaria, l’organo esecutivo deve in linea di
principio limitarsi a dare seguito al decreto di sequestro, senza verificarne
le condizioni materiali: il suo potere d’esame è infatti assai limitato se
raffrontato a quello del giudice del sequestro. L’ufficio esecuzione deve
tuttavia esaminare la regolarità formale del decreto di sequestro, nel senso
che vi siano tutte le indicazioni previste dalla LEF, e procedere al sequestro
in conformità alle norme sul pignoramento in quanto compatibili con la natura
del sequestro (art. 275 LEF; cfr. DTF 107 III 37). In particolare l’esecuzione
deve essere rifiutata quando il sequestro è stato ottenuto in violazione
manifesta del principio della buona fede ex art. 2 CC (DTF 112 III 51; 108 III
104s. e 120s; 107 III 38 cons.4), quando i beni da sequestrare non esistono
(DTF 107 III 37s; 105 III 141; 80 III 87), sono fuori della giurisdizione del
circondario di esecuzione (DTF 107 III 37; 80 III 126; 75 III 26 cons.1), per
ammissione del creditore o per evidenza manifesta appartengono a un terzo (DTF
109 III 124 cons. 6; 105 III 114 cons. 4, 104 III 58s. cons.3), per ammissione
del creditore o per evidenza manifesta appartengono a uno stato estero e si
riferiscono a fatti ex iure imperii  (DTF 108 III 109), oppure sono
impignorabili (DTF 107 III 37; 106 III 106; 76 III 34s; P.-R. Gilliéron, Poursuite
pour dettes, faillite et concordat, 3. ed., Losanna 1993, p. 384; H. Fritzsche/
H. U. Walder, Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem Recht, Vol. II,
Zurigo 1993, §58 p. 472 s. n.15; K. Amonn/ D. Gasser, op.cit. , §51 p.416 n. 49
e 50). Contro il rifiuto dell’organo esecutivo a eseguire il sequestro resta
comunque riservata la via del ricorso all’autorità di vigilanza (art. 17 LEF;
cfr. K. Amonn/ D. Gasser, op.cit., §51 p.421 n.76).

 

                                  c)   Ora
nel caso concreto scaturisce dalla normativa applicabile l’impignorabilità
delle cartelle ipotecarie a nome del proprietario, rispettivamente al portatore
in possesso del proprietario del fondo, quando il fondo su cui gravano è già
pignorato. L’aggiunta apportata dalla Segretaria assessore nel decreto di
sequestro impugnato risulta pertanto del tutto superflua, e alla luce del
chiaro tenore del nuovo art. 13 cpv. 2 RRF va anzi evitata: anche in assenza
della stessa l’ufficio esecuzione, nel procedere all’esecuzione del decreto di
sequestro, avrebbe dovuto tenere comunque conto dell’art. 13 cpv. 2 RFF e, dopo
aver constatato che le unità PPP sui cui gravano le cartelle ipotecarie in
esame erano già oggetto di (precedente) pignoramento, avrebbe dovuto rifiutare
l'esecuzione del sequestro. L’aggiunta indicata nel decreto di sequestro non
costituisce quindi alcuna limitazione al sequestro, per il resto formalmente
concesso, che non sia già stabilita dalla normativa applicabile e alla quale
l’organo esecutivo non debba già attenersi. Essa non ha maggiore portata delle
indicazioni, altrettanto superflue, del tipo “nei limiti della pignorabilità”,
oppure “fino a concorrenza del credito” spesso inserite d’ufficio dall’autorità
che concede il sequestro, l’organo esecutivo non potendo comunque ope legis
sequestrare beni che non siano pignorabili rispettivamente non potendo
sequestrare più di quanto necessario a coprire il credito (con accessori) per
il quale è chiesto il sequestro. In questo senso l’aggiunta d’ufficio “purché
il fondo gravato non sia già oggetto di pignoramento o sequestro” non può
essere considerata alla stregua di un parziale rifiuto della domanda di
sequestro così come vorrebbe intendere l’appellante. Ne discende quindi l’irricevibilità
dell’appello. 

 

                                   3.   L’esito
del gravame comporta anche la caducità delle domande cautelari, con le quali
l’appellante ha chiesto che sia fatto ordine all’Ufficio esecuzione “di
prendere in custodia fino ad ulteriore disposizione del Giudice” le tre
cartelle depositate presso l’Ufficio dei registri”, oppure, in via alternativa,
che sia fatto ordine all’Ufficio dei registri medesimo “di non spossessarsi
(delle stesse) se non su espressa autorizzazione del Giudice”. Alla luce della
stessa giurisprudenza federale citata relativa alla limitata pignorabilità di
cartelle ipotecarie a nome del proprietario (escusso) rispettivamente al
portatore, quando il fondo sia già pignorato (in particolare le decisioni
pubblicate in DTF 91 III 75s. cons. 4c; 104 III 17 cons. 2b; 113 III 146 cons.
4b) la questione della presa in custodia delle cartelle non sequestrate si pone
comunque in connessione al precedente pignoramento delle unità PPP e va
attentamente esaminata nell’ambito di quella procedura. Si impone quindi di
trasmettere indilatamente l’incarto all’autorità cantonale di vigilanza perché
esamini la questione e se del caso adotti i provvedimenti che riterrà
necessari. 

 

                                   4.   Tassa
di giustizia e indennità seguono la soccombenza (art. 48, 61 cpv. 1 e 62 cpv.1
OTLEF).

 

 

Richiamati gli art. 271 ss. LEF, art. 22
LALEF e, per le spese, la vigente OTLEF,

 

 

pronuncia:

 

                                    I.   L’appello
del 30 settembre 1997 __________, è dichiarato irricevibile.

 

                                   II.   L’intero
incarto, unitamente alla presente decisione, è trasmesso all’Autorità cantonale
di vigilanza nel senso del cons. 3.

 

                                  III.   La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 1’000.--, già anticipata
dall’appellante, resta a suo carico. 

 

                                 IV.   Intimazione
alla sola parte appellante.

                                         

                                    §   Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, e all’Ufficio di esecuzione
del Distretto di Lugano.

 

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                                         
La segretaria: