# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ed78f929-1db8-5a7d-9fe4-4f8696231f79
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-06-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.06.2020 D-6290/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6290-2018_2020-06-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6290/2018, D-6320/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  g i u g n o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Simon Thurnheer, Daniela Brüschweiler 

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con i figli 

B._______, nata il (…), 

C._______, nato il (…), 

Turchia,    

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; decisioni della SEM del 15 ottobre 

2018. 

 

 

 

D-6290/2018, D-6320/2018 

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Visto: 

le domande d’asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera l’11 

agosto 2018, 

i verbali relativi alle audizioni di A._______ del 16 agosto 2018 e del 1° 

ottobre 2018, 

i verbali relativi alle audizioni di B._______ del 17 agosto 2018 e del 3 

ottobre 2018, 

i verbali relativi alle audizioni di C._______ del 16 agosto 2018 e del 2 

ottobre 2018, 

le decisioni della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) del 

15 ottobre 2018, notificate il giorno medesimo, (cfr. risultanze processuali) 

con cui tale autorità ha respinto le succitate domande d’asilo e pronunciato 

l’allontanamento dei richiedenti dalla Svizzera nonché l’esecuzione dello 

stesso in quanto ammissibile, esigibile e possibile, 

i ricorsi del 5 novembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d’entrata: 7 novembre 2018), per mezzo dei quali gli interessati hanno 

concluso all’annullamento delle decisioni impugnate, al riconoscimento 

della qualità di rifugiato ed alla concessione dell’asilo in Svizzera; in 

subordine alla retrocessione degli atti all’autorità inferiore per la pronuncia 

di una nuova decisione; in via ancor più subordinata alla concessione 

dell’ammissione provvisoria; altresì hanno presentato due distinte 

domande di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo con protestate tasse, spese e ripetibili, 

le conferme di ricevimento dei gravami indirizzate l’8 novembre 2018 ai 

ricorrenti, 

lo scritto di A._______ e di C._______ del 28 novembre 2018, con cui 

veniva trasmessa copia di un manoscritto in lingua straniera che la 

ricorrente ha definito come “lettera di un amico che spiega la mia situazione 

e le minacce cui sono sottoposta”,  

la comunicazione di B._______ del 28 novembre 2018, con la quale 

venivano trasmesse copie di dei mezzi di prova in lingua straniera che la 

ricorrente ha designato come “lettera del mio ex datore di lavoro con 

pressioni e minacce nei miei confronti”; “comunicazioni di informazioni 

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rispetto alla mia situazione e a ricerche nei miei confronti”; “lettera 

esplicativa di mio padre riguardo alla mia situazione e alla sua evoluzione, 

anche rispetto alle minacce nei miei confronti”,  

le ulteriori separate missive del 2 aprile 2019 che riproponevano i medesimi 

documenti riassumendone il contenuto con maggiore dettaglio, 

la decisione incidentale del 16 aprile 2020, per il cui tramite il Tribunale ha 

richiesto a A._______ e a C._______ di produrre una traduzione del 

summenzionato mezzo di prova nella procedura D-6290/2018, 

la traduzione inoltrata dai precitati il 22 maggio 2020 previa concessione di 

una proroga del termine da parte del Tribunale, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi), 

che la presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1), 

che fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

che la SEM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 PA, 

che i ricorrenti sono toccati dalle decisioni impugnate e vantano un 

interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione delle 

stesse (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA), per il che sono legittimati ad aggravarsi 

contro di esse, 

che i requisiti relativi ai termini di ricorso (vecchio art. 108 cpv. 1 LAsi), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti, 

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che occorre pertanto entrare nel merito dei gravami, 

che le impugnative che fanno riferimento alla medesima fattispecie, 

quand’anche presentate separatamente, possono essere congiunte in una 

sola procedura a qualsiasi stadio della causa (cfr. MOSER/BEUSCH 

/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2.ed., 

2013, n° 3.17),  

che in specie, posto l’adempimento del summenzionato presupposto, 

risulta giudizioso congiungere le procedure,  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che gli insorgenti, cittadini turchi di etnia turca, hanno lasciato assieme il 

loro paese d’origine il 1° agosto del 2018, giungendo in Svizzera l’11 agosto 

successivo, 

che a sostegno delle loro domande d’asilo e nel contesto del rilevamento 

delle generalità hanno addotto quanto segue: 

A._______ avrebbe vissuto a Istanbul da sola, dopo aver divorziato dal marito, col 
quale sarebbe rimasta in buoni rapporti per il bene dei figli. Nella città sul Bosforo, 
ella avrebbe esercitato l’attività di estetista. Avrebbe deciso di espatriare con i suoi 
due figli dopo essere stata oggetto di pressioni religiose poiché non si copriva il 
capo e non praticava il digiuno vivendo l’islam in maniera non radicale. Nel mese 
di aprile del 2018, A._______ avrebbe assistito ad un comizio elettorale del Partito 
Democratico dei Popoli (HDP) in televisione, durante il quale sarebbe intervenuto 
(…), cosa che la avrebbe avvicinata alle idee di tale compagine politica. Su tali 
presupposti, la richiedente asilo avrebbe preso marginalmente parte a due 
manifestazioni di organizzate dal partito e svoltesi tra aprile e maggio. 
L’interessata avrebbe pure votato per l’HDP alle elezioni presidenziali del 24 
giugno del 2018. Dipoi, alcuni sconosciuti avrebbero iniziato a fermarla per strada, 
a telefonarle, ad offenderla e a chiederle i motivi peri i quali non viveva la religione 
in modo più ortodosso. Sarebbe stata anche minacciata di morte telefonicamente 
da ignoti che conoscevano il suo indirizzo e il luogo in cui vivevano i suoi figli (cfr. 
verbale […], pag. 2 e seg. e verbale […], pag. 2 e seg.). 

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La figlia maggiore, B._______, si sarebbe trasferita dal padre a Izmir dopo il 
divorzio dei genitori. In tale luogo sarebbe stata attiva segnatamente quale 
commessa e successivamente in qualità di responsabile in alcuni negozi di 
giocattoli. Durante l’adolescenza la ricorrente avrebbe preso coscienza di essere 
agnostica. Nel corso del primo mese di frequentazione dell’Università nel 2010, 
poi abbandonata dopo il primo anno, la richiedente l’asilo sarebbe stata invitata a 
partecipare ad un gruppo di discussione per studenti sulla religione musulmana da 
un suo compagno di classe. Dopo aver inizialmente accettato, si sarebbe quindi 
iscritta lasciando propri dati su un modulo di partecipazione ed avrebbe 
presenziato ad una di queste discussioni. Tuttavia, dopo soli 10 minuti, ella 
avrebbe compreso che le tematiche non le interessavano e si sarebbe allontanata. 
Nei giorni successivi, diversi studenti che non conosceva avrebbero cominciato a 
chiamarla "senza religione", e la avrebbero emarginata. In due occasioni, mentre 
si trovava all’Università, avrebbe quindi fatto l’oggetto di episodi di bullismo da 
parte di altri studenti. In riscontro a tali avvenimenti, l’interessata avrebbe deciso 
di interrompere gli studi. Nel 2013 avrebbe manifestato per la causa ambientalista 
rimediando delle manganellate. Tra il 2013 ed il 2015, alcune persone la avrebbero 
ripetutamente avvicinata per tentare di convincerla a fare parte di un altro gruppo 
di discussione religioso, ma la ricorrente non avrebbe accettato. Nel 2017, ella 
avrebbe poi riscontrato dei problemi sul posto di lavoro. Avendo preso le difese di 
un collega curdo spesso in contrasto con gli altri collaboratori, questi la avrebbero 
accusata di sostenere l’HDP e offesa in diversi modi. La sua divisa sarebbe stata 
tagliuzzata e la bicicletta con la quale si recava al lavoro sarebbe stata 
vandalizzata. B._______ avrebbe quindi chiesto il trasferimento in un altro 
negozio, laddove non avrebbe più riscontrato problemi per i motivi di cui sopra. 
Nel marzo del 2018 sarebbe però stata vittima di un tentativo di aggressione 
mentre tornava dal cinema durante la notte, riuscendo però a sottrarvisi senza 
conseguenze. Nell’aprile 2018 avrebbe partecipato ad una manifestazione 
dell’HDP (cfr. verbale […], pag. 2 e seg. e verbale […], pag. 2 e seg.). 

Il figlio minore, rispettivamente fratello delle precitate, C._______, si sarebbe a sua 
volta trasferito dal padre ad Izmir due anni prima dell’espatrio. Durante il percorso 
scolastico egli sarebbe stato oggetto di pressioni a causa del suo disinteresse per 
le questioni religiose. Avendo dichiarato di non credere in Dio, gli insegnanti lo 
avrebbero indirizzato da una figura di riferimento per gli scolari la quale avrebbe 
cercato di convincerlo del contrario. Da allora sarebbe stato obbligato a 
presenziare regolarmente a dei colloqui con il predetto referente. Gli stessi maestri 
avrebbero affrontato a più riprese l’argomento con lui, causandogli disagio. Per di 
più, l’Imam della moschea vicino casa lo avrebbe invitato ad iscriversi ad un corso 
di Corano, invito che C._______, con l’appoggio del padre, avrebbe declinato. Ciò 
avrebbe fatto sì che l’Imam parlasse negativamente di lui. Durante il decimo anno 
di scuola, il nuovo direttore lo avrebbe richiamato nel suo ufficio, sgridato senza 
un’apparente motivo e minacciato di allontanarlo da scuola. Il suo referente lo 
avrebbe però confortato facendo presente che il direttore non aveva il potere di 
espellerlo (cfr. verbale […], pag. 2 e seg., verbale […], pag. 2 e seg.; verbale […], 
pag. 2 e seg., verbale […], pag. 2 e seg.). 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e 

lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato; che esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che nelle decisioni qui avversate, l’autorità inferiore, previo richiamo della 

teoria della protezione, ha considerato integralmente irrilevanti i motivi 

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d’asilo addotti da B._______ segnatamente in quanto sprovvisti di nesso 

causale con l’espatrio e privi dell’intensità tale da rendere insopportabile la 

sua vita nel paese d’origine; che ha pure ritenuto inverosimili le presunte 

pressioni religiose subite da A._______ così come le minacce causate 

dalle opinioni politiche pro HDP; che ha altresì giudicato irrilevanti le 

problematiche scolastiche e con l’Imam addotte da C._______, siccome su 

tale base non vi sarebbe modo di ritenere che questi rischiasse di essere 

sottoposto ad una persecuzione con grande probabilità ed in un futuro 

prossimo, 

che nei rispettivi gravami, gli interessati contestano le sovraesposte 

conclusioni; che B._______ ritiene che l’interruzione negli atti 

pregiudizievoli sarebbe da ricondurre a dei “cambiamenti di vita” da lei 

stessa messi in atto; che si tratterebbe inoltre di una sommatoria di episodi 

non sempre riconducibili ai medesimi autori ma accomunati nelle loro 

origini; che in questo senso, ella non avrebbe ad ogni modo potuto contare 

sulla protezione dello Stato turco, causa stessa dell’oppressione religiosa 

e politica; che dal canto suo, A._______ ritiene di aver reso verosimili i 

propri motivi di fuga e propone una diversa lettura delle sue allegazioni 

rispetto a quella di cui alla censurata decisione; che la gravità delle 

pressioni cui sarebbe stato sottoposto C._______ sarebbe d’altro canto 

incontestabile, vista la lesione permanente della libertà di pensiero ed 

espressione di un minore; che le persecuzioni a cui gli insorgenti sarebbero 

stati esposti andrebbero analizzate alla luce della situazione di cui 

sarebbero vittime gli aleviti in Turchia e del progressivo irrigidimento sociale 

in atto nel paese,  

che le tesi ricorsuali non possono essere seguite, 

che sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali 

pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della 

vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano 

una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi); che inoltre, 

occorre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile 

(art. 3 cpv. 2 in fine LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà quindi 

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riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente 

riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) 

d’essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una 

persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5), 

che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti 

dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, 

nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, 

sociale o politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di 

future persecuzioni (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che dal punto di vista oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che 

non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni 

ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. 

DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che il timore di essere perseguitato presuppone inoltre l’esistenza di 

minacce attuali e concrete; che in tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve 

intercorrere un nesso causale temporale; che quest’ultimo è da 

considerarsi decaduto, in regola generale, allorquando tra l’ultima 

persecuzione subita e l’espatrio è trascorso un lasso di tempo 

relativamente lungo; che a norma della giurisprudenza, la qualità di 

rifugiato non può quindi più essere riconosciuta quando la fuga medesima 

interviene dai sei a dodici mesi dopo la fine delle persecuzioni; che vanno 

tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettivamente plausibili o 

valide ragioni di natura personale atti a giustificare una partenza differita 

dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; DTAF 2009/51 

consid. 4.2.5).  

che il nesso di causalità fa parimenti difetto se l’abbandono del paese sia 

da imputare a cause non riconducibili alle persecuzioni subite sino ad allora 

(cfr. DTAF 2010/14 consid. 2.4, WALTER KÄLIN, Grundriss des 

Asylverfahrens, 1990, pag. 129), 

che le persecuzioni che sono dovute a terzi e non ad organi governativi, 

non rivestono un carattere determinante per il riconoscimento della qualità 

di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in questione non accordi la 

protezione necessaria all’interessato; che infatti, secondo il principio della 

sussidiarietà della protezione internazionale, si può esigere da un 

richiedente asilo che egli abbia dapprima esaurito nel suo Paese d’origine, 

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le possibilità di protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali, 

prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato terzo; che secondo 

prassi, l’effettiva protezione nel Paese d’origine non è da intendersi quale 

garanzia di protezione individuale a lungo termine contro persecuzioni non-

statali: nessuno Stato ha la capacità di garantire ovunque e in qualunque 

momento l’assoluta sicurezza ai propri cittadini; che occorre al contrario 

che vi sia a disposizione una struttura di protezione funzionante ed 

efficiente che renda possibile un procedimento penale, segnatamente 

organi di polizia e ordinamento giuridico ottemperanti (cfr. DTF 138 II 513 

consid. 7.3, DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 

consid. 6.1; cfr. fra le altre anche la sentenza del Tribunale E-6009/2017 

del 4 luglio 2018 consid. 3), 

che alla luce di ciò, i presupposti per il riconoscimento dello statuto di 

rifugiato agli insorgenti non risultano in specie riuniti, 

che in primo luogo, si deduce facilmente dai verbali che il motivo principale 

dell’abbandono della Turchia da parte di A._______ e C._______ pare 

riconducibile alla ricerca di una migliore situazione congiunturale in 

Svizzera e non tanto al timore di essere sottoposti ad atti pregiudizievoli,  

che la prima, chiamata a riferire delle ragioni che la avrebbero decisa a 

lasciare il paese, ha infatti menzionato l’ammirazione verso l’Europa (cfr. 

verbale […], pag. 7) allorché il figlio ha parlato innanzitutto del sistema di 

istruzione e del fatto di essersi conformato ad una decisione dei famigliari 

(cfr. verbale […], pag. 4), 

che allo stesso modo che come rettamente segnalato dall’autorità inferiore, 

buona parte delle vicissitudini addotte da B._______ non adempiono ai 

requisiti di causalità sopraelencati (cfr. decisione impugnata […], pag. 3-5), 

che i ricorrenti, laddove censurano problematiche che non li riguardano 

direttamente, quali il clima di violenza verso persone ed animali e 

l’insicurezza, paiono del resto per larghi tratti riferirsi alla situazione 

generale in Turchia (cfr. ad esempio verbale […], pag. 7, verbale […], pag. 

17), ossia a questioni che non configurano una persecuzione mirata 

pertinente in materia d’asilo (Organisation suisse d’aide aux réfugiés, 

Manuel de la procédure d’asile et de renvoi, 2016, pag. 171), 

che per il resto va osservato come in Turchia, nonostante la confessione 

islamica sunnita – sul modello del laicismo sancito da Mustafa Kemal 

Ataturk – sia ampiamente maggioritaria, la libertà di religione nel senso di 

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libertà di confessione individuale sia garantita a livello costituzionale; che 

si può partire dall’assunto che lo Stato turco salvaguardi in larga misura 

anche a livello concreto la libertà individuale di credo e di religione (cfr. 

sentenza del Tribunale D-4477/2016 del 24 aprile 2018 consid. 4.1; si veda 

anche la sentenza del Tribunale E-4983/2019 del 14 ottobre 2019, che 

delimita la questione anche rispetto all’apostasia), 

che con ciò, sebbene non si possa escludere – a seconda dell’ambiente 

sociale specifico – una possibile discriminazione delle persone con un 

diverso o mancante orientamento religioso, le turbative recensibili non 

sono generalmente dell’intensità richiesta per il riconoscimento dello 

statuto di rifugiato (cfr. sentenze del Tribunale E-6190/2019 del 10 

dicembre 2019 e D-2545/2019 del 13 giungo 2019),  

che quanto in concreto deducibile dagli atti di causa non smentisce tale 

evidenza, atteso che le problematiche addotte dagli insorgenti e causate 

dal loro modo di vivere – o meglio, non vivere – la religione non 

raggiungono un grado di intensità tale da rendere impossibile la loro 

permanenza nel paese d’origine (cfr. sulla nozione DTAF 2010/28 consid. 

3.3.1.1),  

che ciò è a maggior ragione il caso delle vicissitudini allegate da 

C._______, che nonostante quanto sostenuto nel gravame, paiono 

moderate e ad ogni modo attenuate dal clima rassicurante presente in 

famiglia, 

che non di meno, v’è anche da segnalare che A._______ e B._______ non 

hanno ricondotto le minacce, le ingiurie ed i soprusi subiti ad azioni statali, 

per il che, fa in casu pure difetto il prerequisito della sussidiarietà,  

che alle autorità turche è infatti per principio riconosciuta capacità di 

protezione (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1948/2018 del 12 

giugno 2018 consid. 4 e E-5271/2013 del 13 marzo 2015 consid. 5.4.1),  

che le interessate non avevano inoltre motivi sufficienti per non farvi capo 

(cfr. le generiche giustificazioni delle insorgenti; verbale […] pag. 14; 

verbale […], pag. 16), visto che le circostanze specifiche del caso in 

disamina non permettono, ad esse sole, di concludere che la protezione gli 

sarebbe stata rifiutata (cfr. situazione apparentabile nella sentenza del 

Tribunale D-3326/2015 del 30 dicembre 2016 consid. 8.4),  

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che va altresì osservato come il semplice fatto di essere un simpatizzante 

e di partecipare a manifestazioni indotte dall’HDP, partito legale 

rappresentato nel parlamento, non permetta di riconoscere un rischio di 

esposizione a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi e ciò anche tenendo 

conto della situazione generale in Turchia e del profilo di rischio delle 

interessate (cfr. sentenza del Tribunale E-2227/2020 del 12 maggio 2020), 

che pertanto, i motivi d’asilo addotti dagli insorgenti non sono rilevanti in 

materia d’asilo, e ciò a prescindere dalla verosimiglianza delle allegazioni 

di A._______, 

che i mezzi di prova prodotti nel corso della procedura ricorsuale, dalla cui 

descrizione e parziale traduzione addotta dai ricorrenti medesimi non è 

deducibile alcun elemento atto ad inficiare quanto precede ed in particolare 

la possibilità di fare capo alla protezione statale – lasciando semmai 

intendere trattarsi di dichiarazioni di compiacenza –, non permettono di 

addivenire ad un diverso esito, 

che in definitiva, i ricorrenti non possono vantare alcun fondato timore 

d’essere esposti a pregiudizi determinanti in materia d’asilo, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI), 

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che nelle decisioni impugnate, la SEM ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile,  

che nei rispettivi allegati ricorsuali, gli insorgenti ritengono che anche tale 

conclusione debba essere disattesa, 

che tuttavia, anche agli occhi del Tribunale, non vi sono in casu elementi 

ostativi all’esecuzione dell’allontanamento verso la Turchia, 

che anzitutto i ricorrenti non possono, per i motivi già enucleati, prevalersi 

del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) né di un rischio 

personale, concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in 

relazione all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105), 

che pertanto l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile (art. 44 LAsi 

in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che inoltre, stante il fatto che in Turchia non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica e che 

la situazione personale della ricorrente non dia adito a dubbi quanto al 

rischio di una messa in pericolo concreta, l’esecuzione dell’allontanamento 

risulta parimenti ragionevolmente esigibile (art. 44 LAsi in relazione 

all’art. 83 cpv. 4 LStrI), 

che nemmeno la situazione personale degli interessati risulta 

d’impedimento all’esecuzione dell’allontanamento, non essendovi dubbi 

quanto al fatto che essi possano finire vittime di una situazione di minaccia 

esistenziale, segnatamente visto il loro buono stato di salute, le esperienze 

professionali pregresse e la presenza di una rete sociale in loco, 

che infine, nemmeno risultano impedimenti sotto il profilo della possibilità 

dell’esecuzione del provvedimento, 

che di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

le decisioni dell’autorità inferiore vanno confermate, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali sono divenute senza oggetto,  

D-6290/2018, D-6320/2018 

Pagina 12 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 

PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che tuttavia, non essendo state le conclusioni ricorsuali al momento 

dell’inoltro dei gravami d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole 

e potendo partire dal presupposto che i ricorrenti siano indigenti, v’è luogo 

di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-6290/2018, D-6320/2018 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Le procedure D-6290/2018 e D-6320/2018 sono congiunte. 

2.  

I ricorsi sono respinti. 

3.  

Le domande di assistenza giudiziaria sono accolte. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli