# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 498e2832-a71a-58d6-9dce-09f106565bcb
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-01-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.01.2022 D-242/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-242-2022_2022-01-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-242/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 6  g e n n a i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Daniela Brüschweiler, Jeannine Scherrer-Bänziger,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Albania,   

patrocinato da Cristina Tosone,  

(…)  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino)  

ed allontanamento;  

decisione della SEM del 4 gennaio 2022 / N (…). 

 

 

 

D-242/2022 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino albanese, ha presentato una domanda d’asilo in  

Svizzera l’11 ottobre 2021 (cfr. atto SEM 4/2) unitamente al padre, alla ma-

dre ed ai fratelli (cfr. atto SEM 7/1). 

B.  

Il 20 ottobre 2021, con l’interessato si è tenuto un colloquio personale se-

condo l’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-

lamento Dublino III). In tale contesto, egli ha asserito di essere giunto in 

Italia nel 2014, Paese che gli avrebbe rilasciato un permesso di permesso 

di soggiorno valido sino al 28 giugno 2023 che ha consegnato all’autorità 

inferiore unitamente alla sua carta d’identità per stranieri (cfr. atti SEM 17/2 

e 18/2).  

C.  

In riscontro a quanto precede, l’autorità inferiore ha presentato agli omolo-

ghi italiani, il 26 ottobre 2021, una domanda di presa in carico dell’interes-

sato in virtù dell’art. 12 par. 1 o 3 Regolamento Dublino III.  

D.  

In data 10 dicembre 2021, la protezione giuridica, tramite corrispondenza 

scritta, ha segnatamente richiesto l’applicazione della clausola di sovranità 

in quanto la causa sarebbe collegata a quella dei genitori e della sorella 

(cfr. atto SEM 24/17). 

E.  

Con decisione del 4 gennaio 2022, notificata l’11 gennaio 2022 (cfr. atto 

SEM 26/3), l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo dell’interessato, ha pronunciato il suo allontanamento (recte: trasfe-

rimento) verso l’Italia, nonché l’esecuzione della predetta misura.  

In sunto, l’autorità inferiore ha ritenuto data la competenza dell’Italia per 

condurre il seguito della procedura di asilo e di allontanamento dell’interes-

sato. Ha a questo titolo giudicato irrilevante la presenza dei famigliari in 

Svizzera e osservato come si potrebbe partire dal presupposto che egli non 

verrebbe esposto a delle serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 

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Regolamento Dublino III e dell’art. 3 CEDU in caso di trasferimento 

(RS 0.101). In terzo luogo non vi sarebbero neppure dei motivi giustificanti 

l’applicazione degli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III, fi-

nanche alla luce dell’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311) e del fatto 

che la domanda d’asilo dei genitori e della sorella sarebbero oggetto di 

esame materiale in Svizzera. Quo ai timori rispetto alle azioni di terze per-

sone, egli potrebbe rivolgersi alle preposte autorità italiane onde ottenere 

protezione. 

F.  

Il 18 gennaio 2022 (cfr. tracciamento degli invii) il richiedente è insorto con-

tro la decisione dell’autorità di primo grado, postulando, in limine, la con-

cessione dell’effetto sospensivo al ricorso e – sino alla decisione in merito 

allo stesso – che venisse comunicato in via supercautelare all’autorità in-

caricata dell’esecuzione dell’allontanamento di astenersi dall’intraprendere 

tale misura; in via principale l’annullamento della decisione avversata e la 

trattazione nazionale della procedura d’asilo; contestualmente, la conces-

sione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento 

delle spese processuali e dal relativo anticipo, il tutto con protestate spese 

e ripetibili. 

G.  

Il 24 gennaio 2022, il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) ha ordinato la sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento quale 

misura supercautelare. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA, prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA. 

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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinnanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto risulta legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5) 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). Altresì si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 con-

sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4.  

4.1. L’insorgente censura una violazione del diritto di essere sentito e 

dell’obbligo di motivazione lamentando altresì un accertamento incompleto 

e inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti. A suo dire, l’autorità inferiore 

avrebbe misconosciuto alcuni fattori determinanti per l’applicazione della 

clausola di sovranità, la quale avrebbe garantito la coerenza delle decisioni 

adottate e la non separazione della famiglia, oltreché il rispetto dell’art. 8 

CEDU. Dipoi, la protezione giuridica sostiene di aver trasmesso alla SEM, 

l’11 novembre 2021 ed il 10 dicembre 2021, due scritti tesi a dimostrare 

l’imprescindibile connessione tra i motivi d’asilo del ricorrente e dei fami-

gliari senza ottenere risposta. Peraltro, solo il secondo sarebbe stato men-

zionato nel provvedimento impugnato. 

4.2. Il diritto di essere sentiti fa parte delle garanzie procedurali generali 

previste dalla Costituzione; esso è consacrato dall’art. 29 cpv. 2 Cost., e 

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comprende il diritto, per la persona interessata, di prendere conoscenza 

dell’incarto, di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una 

decisione sia emanata nei suoi confronti, di produrre delle prove pertinenti, 

di ottenere che sia dato seguito alle sue offerte in tal senso, di partecipare 

all’amministrazione delle prove essenziali o almeno di poter esprimersi sul 

suo risultato, se ciò può influenzare la decisione da emanare (cfr. sentenza 

del Tribunale F-5928/2018 del consid. 4.2) 

4.3. L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione ne è corollario fon-

damentale. Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a 

tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di impu-

gnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di eser-

citare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 consid. 5.1, 

136 I 184 consid. 2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 

2020 consid. 7.1). Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi 

in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può 

occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 

consid. 3.3). Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, 

almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo 

da consentire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in 

piena conoscenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I 

232 consid. 3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale fede-

rale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

4.4. La violazione del diritto di essere sentito, ritenuta la natura formale 

dello stesso, implica, di principio, l’annullamento della decisione impugnata 

a prescindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 132 V 387 

consid. 5.1; 127 V 431 consid. 3d). Secondo la prassi del Tribunale fede-

rale, tuttavia, una violazione del diritto di essere sentito può essere sanata 

nell’ambito di una procedura di ricorso qualora l’autorità adita goda dello 

stesso potere di esame di quella decidente (cfr. DTF 129 I 129 consid. 

2.2.3; 126 I 68 consid. 2; 124 II 132 consid. 2d). La riparazione del vizio 

deve però, segnatamente in presenza di gravi violazioni, rimanere l’ecce-

zione, non fosse altro perché la concessione successiva del diritto di es-

sere sentito costituisce solo un surrogato imperfetto (cfr. DTF 137 I 195 

consid. 2.3.2; 136 V 117 consid. 4.2.2.2; 135 I 279 consid. 2.6.1). Una ri-

parazione entra inoltre in considerazione solo se la persona interessata 

non abbia a subire pregiudizio dalla concessione successiva, rispettiva-

mente dalla sanatoria. In nessun caso, comunque, può essere ammesso 

che l’autorità pervenga ad un risultato che non avrebbe mai ottenuto pro-

cedendo in modo corretto (cfr. DTF 129 I 129 consid. 2.2.3). 

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4.5.  

4.5.1. Poste queste doverose premesse, il Tribunale rileva quanto segue. 

In primo luogo, non appare che l’autorità inferiore abbia omesso di espri-

mersi sulle condizioni di applicazione della clausola di sovranità. Nel prov-

vedimento querelato la SEM ha passato in rassegna detta disposizione non 

solo da un punto di vista generale, ma anche con particolare riferimento al 

fatto che le domande d’asilo dei famigliari fossero oggetto di esame mate-

riale in Svizzera. Così, mal si comprende quali debbano essere i fattori de-

terminanti tralasciati dalla SEM implicanti una carenza nella motivazione. 

In effetti, l’autorità resistente ha illustrato in maniera comprensibile e suffi-

cientemente differenziata le considerazioni da cui è stata guidata. Con ciò, 

si può partire dall’assunto che il ricorrente abbia potuto impugnare il prov-

vedimento avversato in piena cognizione di causa, come del resto dimo-

strato dallo strutturato allegato ricorsuale giunto a questo Tribunale ed in 

cui sono peraltro stati affrontati anche i principi in parola. Si rammenti dipoi 

che il semplice fatto che il ricorrente non condivida il punto di vista del SEM 

non implica alcuna violazione dell’obbligo di motivazione (cfr. cfr. sentenza 

del Tribunale D-2806/2018 del 6 ottobre 2021 consid. 4.5.2).  

4.5.2. Per quanto concerne poi gli scritti trasmessi all’attenzione dell’auto-

rità inferiore, è a giusto titolo che il ricorrente segnala come il primo dei due 

non sia stato debitamente registrato nell’indice degli atti inerente la proce-

dura N (…). A ben vedere, nonostante tale comunicazione sia stata rubri-

cata anche con detto riferimento, la SEM risulta averlo versato agli atti solo 

nel dossier riguardante la sorella (cfr. dossier SEM N […], atto 23/1) e non 

ne ha fatto menzione nella decisione avversata. Vero è però che il conte-

nuto del medesimo coincide, nella sostanza, con parte delle argomenta-

zioni addotte nel secondo e più dettagliato scritto (cfr. atto SEM 24/17), di 

cui è stato tenuto debitamente conto nella decisione impugnata. Conto te-

nuto anche di quanto esposto poc’anzi, non si può dunque ritenere che 

l’insorgente abbia subito un qualsivoglia vulnus da dette circostanze. Pe-

raltro, anche laddove si voglia dedurne una violazione del non espressa-

mente censurato obbligo di costituire un incarto completo (Aktenfüh-

rungspflicht), opponibile alle autorità amministrative (cfr. DTF 138 V 218 

consid. 8.1.2; sentenza del Tribunale D-1079/2018 del 17 dicembre 2019 

consid. 5.3), nel caso de quo il diritto di consultazione del ricorrente non ne 

risulta pregiudicato, atteso che l’atto mancante era a lui per ovvi motivi 

noto. 

4.5.3. Su questi medesimi presupposti ed atteso che il substrato fattuale 

per le condizioni di applicazione delle norme giuridiche topiche sia stato 

sufficientemente chiarito dall’autorità di prima istanza, nemmeno si ravvisa 

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una mancanza nell’accertamento dei fatti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1 e 

sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.2.1). 

4.6. Le doglianze vanno così respinte e nulla osta all’esame del merito 

della questione. 

5.  

A tal riguardo, l’insorgente invoca l’applicazione della clausola di sovranità 

e l’esame nazionale della sua domanda d’asilo. Egli menziona innanzitutto 

il quadro di contesto di cui al preambolo del Regolamento Dublino III, ci-

tandone i consid. 15, 16 e 17. Richiama dipoi le clausole discrezionali con-

cretizzate agli art. 16 e 17 del medesimo, ponendo in particolare enfasi sul 

par. 1 del secondo disposto. Qui, il ricorrente fa innanzitutto riferimento alla 

giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, secondo la 

quale l’opzione sarebbe intesa a concedere ad ogni Stato membro la fa-

coltà di decidere, in assoluta discrezionalità, se esaminare la domanda a 

livello nazionale sulla base di considerazioni di ordine politico, umanitario 

o pratico. Così, l’applicazione di detta clausola, che permetterebbe di ga-

rantire un esame approfondito delle domande e la coerenza delle decisioni 

adottate nonché la non separazione dei membri di una famiglia, andrebbe 

esaminata anche sulla base di altri fattori determinanti. Essa consentirebbe 

peraltro di garantire il rispetto dell’art. 8 CEDU e secondo un’interpreta-

zione estensiva sarebbe anche giustificata da considerazioni di carattere 

pratico. I motivi d’asilo di genitori e sorella sarebbero invero strettamente 

connessi e le problematiche da ricondurre innanzitutto all’attività di poli-

ziotto del padre. La vicenda sarebbe peraltro estremamente complessa, 

come confermato dall’attribuzione dei famigliari alla procedura ampliata. Lo 

stesso Tribunale avrebbe peraltro evidenziato l’importanza di un tratta-

mento coordinato che sarebbe inficiato dal trasferimento nel Paese confi-

nante, di modo che, risulterebbe illogico ed irragionevole lasciare che l’in-

sorgente sia l’unico membro della famiglia la cui domanda venga evasa in 

Italia. Peraltro, in specie si renderebbe necessaria la considerazione del 

principio dell’unità famigliare sancito all’art. 8 CEDU, atteso che il rapporto 

genitore figlio sarebbe tutelato dal disposto. Non vi sarebbero infatti gli 

estremi per mettere in discussione l’esistenza di un legame stretto ed ef-

fettivo e si potrebbe partire dall’assunto che la presenza in Svizzera degli 

altri membri della famiglia finisca per essere regolamentata. In conclusione, 

il ricorrente segnala come la domanda di ammissione inoltrata alle  

autorità italiane non conterrebbe alcuna firma ufficiale, cosa che pregiudi-

cherebbe la verifica del termine di cui all’art. 22 par. 7 Regolamento Dublino 

III. 

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Pagina 8 

6.  

6.1. Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e d’allontanamento. Prima di applicare la precitata dispo-

sizione, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una do-

manda di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III. Se in 

base a questo esame è individuato un altro Stato quale responsabile per 

l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa in carico del richiedente 

l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

6.2. Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La determina-

zione dello Stato membro competente avviene sulla base della situazione 

esistente al momento in cui il richiedente ha presentato domanda di prote-

zione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) – come nella presente 

evenienza – anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione 

dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è applicabile se, 

nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, 

quello precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella 

fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Contrariamente, nel caso 

di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). 

6.3. Tuttavia, qualora sia impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato 

membro inizialmente designato come competente in quanto si hanno fon-

dati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-

dura di asilo e nelle condizioni di accoglienza di richiedenti, che implichino 

il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la pro-

cedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente (art. 3 par. 2 Regolamento  

Dublino III). 

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Pagina 9 

6.4. Ai sensi dell’art. 12 par. 1 Regolamento Dublino III, se il richiedente è 

titolare di un titolo di soggiorno in corso di validità, lo Stato membro com-

petente per l’esame della domanda di protezione internazionale è quello 

che ha rilasciato tale titolo. Altresì, secondo l’art. 18 par. 1 lett. a Regola-

mento Dublino III, lo Stato membro competente in forza del precitato Re-

golamento è tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste 

agli art. 21, 22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un 

altro Stato membro. 

7.  

7.1. Nel caso in narrativa, l’insorgente ha dichiarato di essere stato posto 

al beneficio di un permesso di soggiorno italiano valido sino al 28 giugno 

2023, che ha consegnato all’autorità inferiore unitamente alla sua carta 

d’identità per stranieri. Su queste premesse, la SEM ha quindi inoltrato, alle 

autorità italiane competenti, una domanda di ammissione fondata sull’art. 

12 par. 1 o 3 Regolamento Dublino III. Sebbene la casella in cui andrebbe 

apposta la firma elettronica nel formulario standard non è stata debita-

mente compilata, va osservato che la richiesta è stata trasmessa crittogra-

fata e munita di firma elettronica per il tramite della rete di trasmissione 

Dublinet. Inoltre, dalla conferma di trasmissione emessa automaticamente 

da tale sistema si evince in modo inequivocabile anche la data in cui la 

domanda è stata inoltrata allo Stato richiesto (cfr. atto SEM 22/1), ossia il 

26 ottobre 2021, e, conseguentemente, pure il rispetto del termine per l’ac-

cettazione tacita di cui all’art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III. Questo 

Tribunale si è peraltro già confrontato con la tematica, ed ha ritenuto che 

le richieste così presentate non siano discutibili da un punto di vista formale 

(cfr. sentenza del Tribunale F-1900/2021 del 3 maggio 2021, consid. 6.1). 

In assenza di una risposta entro due mesi da parte delle autorità dello Stato 

di destinazione, la competenza dell’Italia risulta di principio essere data (cfr. 

all’art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III).  

7.2. D’altro canto, conto tenuto della maggiore età del ricorrente, la pre-

senza in Svizzera dei genitori, rispettivamente dei fratelli, non è inoltre atta 

a rimettere in discussione detta competenza (cfr. art. 2 lett. g Regolamento 

Dublino III).  

8.  

8.1. Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Italia, 

malgrado la procedura d’asilo ed il dispositivo d’accoglienza e di assistenza 

sociale in tale Stato membro siano in parte deficitarie, non vi sono fondati 

motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche che implichino il ri-

schio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della 

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Pagina 10 

Carta UE (cfr. sentenze del Tribunale F-4849/2021 del 9 novembre 2021; 

F-4693/2021 del 1° novembre 2021 consid. 5.1 e riferimenti citati; sen-

tenza di riferimento del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 con-

sid. 6.3 [prevista quale pubblicazione nelle DTAF]). Inoltre, l’entrata in vi-

gore del decreto-legge n. 130/2020 del 21 ottobre 2020 convertito in legge 

il 20 dicembre 2020 (legge del 18 dicembre 2020 n. 173/2020), ha contri-

buito al miglioramento importante delle condizioni di accoglienza dei richie-

denti l’asilo in Italia, anche ed in particolare per i casi di persone che ven-

gono trasferite nel predetto Paese in applicazione del Regolamento Du-

blino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale F-6330/2020 del 18 otto-

bre 2021 consid. 10.5; cfr. anche nello stesso senso la sentenza del Tribu-

nale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 10.2.7). Peraltro, l’Italia è le-

gata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della Conv. tortura, della Con-

venzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. Di con-

seguenza, il Paese in questione è presunto rispettare la sicurezza dei ri-

chiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della domanda se-

condo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme 

al diritto internazionale ed europeo, segnatamente riconoscendo ed appli-

cando le norme previste nella direttiva accoglienza e nella direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale (rifusione) (GU L 180/60 del 29.6.2013; 

di seguito: direttiva procedura). 

8.2. La presunzione testé riportata non è tuttavia assoluta e può essere 

confutata in presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previ-

ste dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito:  

CorteEDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09) 

o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispette-

rebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). 

8.3. Ciò non è tuttavia il caso in specie. Incomberà invero al ricorrente pre-

sentare una domanda d’asilo presso le autorità italiane competenti confor-

mandosi alle loro istruzioni, ciò che gli permetterà in particolare di benefi-

ciare delle prestazioni previste secondo la direttiva accoglienza. Nell’even-

tualità di effettivi maltrattamenti egli avrà facoltà di esporre tali circostanze 

già nell’ambito della prima accoglienza, dove vengono accertate segnata-

mente le condizioni di salute della persona e le vulnerabilità (cfr. la sen-

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Pagina 11 

tenza di riferimento del Tribunale F-6330/2020 consid. 10.5). Inoltre l’inte-

ressato non ha fornito alcun elemento concreto e circostanziato suscettibile 

di stabilire che le autorità italiane rifiuterebbero di prenderlo in carico e di 

esaminare la sua domanda di protezione internazionale, una volta che egli 

l’avrà depositata, né che le stesse non rispetterebbero il principio di non-

respingimento, e quindi violerebbero i loro obblighi internazionali rinvian-

dolo in un paese dove la sua vita, la sua integrità fisica o la sua libertà 

sarebbero seriamente minacciate, o ancora che rischierebbe di essere co-

stretto a recarsi in un paese siffatto. Egli neppure ha apportato degli indizi 

oggettivi, concreti e seri atti a dimostrare che sarebbe lui stesso privato 

durevolmente, una volta che avrà depositato una domanda d’asilo in Italia, 

dell’accesso a delle condizioni materiali minime d’accoglienza così come 

previste dalla direttiva accoglienza e che non potrà beneficiare dell’aiuto, 

anche rivolgendosi in caso di necessità alle varie organizzazioni caritative 

presenti su suolo italiano, per far valere i suoi diritti.  

8.4. Conseguentemente l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2ª frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie. 

9.  

9.1. Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete.  

9.2. Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell’applicazione di tale articolo, l’autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato 

il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l’au-

torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha fatto secondo criteri og-

gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia 

sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di motivi umani-

tari e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, 

il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il 

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Pagina 12 

Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. ibidem; sentenza del Tribunale D-5666/2017 consid. 4.4). 

9.3. Invece, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione 

contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui 

quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola 

di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale 

dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

10.  

10.1. Ebbene, in concreto va in primo luogo rilevato che l’insorgente ha 

dimostrato o reso verosimile, che le condizioni di esistenza in Italia rivesti-

rebbero un tale grado di difficoltà e di gravità da costituire un trattamento 

contrario agli art. 3 CEDU o ancora all’art. 3 Conv. tortura. Se poi, dopo il 

suo trasferimento in Italia, l’interessato dovesse essere costretto dalle cir-

costanze a condurre un’esistenza non conforme alla dignità umana, o se 

dovesse ritenere che il suddetto paese viola nei suoi confronti i suoi obbli-

ghi di assistenza, come pure la direttiva summenzionata, o in ogni altro 

modo mini i suoi diritti fondamentali, apparterrà a lui di far valere i suoi diritti 

direttamente presso le autorità italiane preposte, usando delle vie di diritto 

adeguate (cfr. art. 26 direttiva accoglienza), e ciò, se del caso fino alla Cor-

teEDU. Si rammenta altresì in merito come secondo giurisprudenza della 

CorteEDU, l’art. 3 CEDU non è interpretabile nel senso di obbligare gli Stati 

contraenti a garantire un diritto all’alloggio ad ogni persona che rileva della 

loro giurisdizione, né a fondare un dovere generale di fornire ai rifugiati 

un’assistenza finanziaria perché questi ultimi possano mantenere un certo 

livello di vita. Inoltre, il semplice allontanamento di una persona verso un 

paese ove la sua situazione economica risulta peggiore che non nello Stato 

contraente che lo espelle, non è essere sufficiente per raggiungere la so-

glia dei trattamenti inumani o degradanti proibiti dall’art. 3 CEDU, in quanto 

le persone che non sono cittadini di tale Stato ed ai quali è imposto un 

obbligo di lasciare il paese non possono, in principio, rivendicare il diritto di 

restare sul territorio di uno Stato contraente alfine di continuare a benefi-

ciare dell’assistenza e dei servizi medici, sociali o altri che sono forniti loro 

da tale Stato (cfr. le sentenze della CorteEDU, Naima Mohammed Hassan 

contro Paesi Bassi e Italia del 27 agosto 2013, 40524/10, par. 180; Mo-

hammed Hussein e altri contro Paesi Bassi e Italia del 2 aprile 2013, 

27725/10, par. 65-73; N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05, par. 42; Müslim contro Turchia del 26 aprile 2005, 53566/99, par. 

85). 

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Pagina 13 

10.2. Quo al preteso rischio di essere vittima di atti pregiudizievoli ad opera 

di terzi, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha ravvisato che l’Italia sia 

uno stato di diritto che dispone di un’infrastruttura di protezione funzionante 

e del tutto equiparabile a quella elvetica. Essa risulta peraltro del tutto ac-

cessibile all’interessato, dal momento che l’insorgente ha vissuto per molti 

anni in Italia e ne conosce gli usi e costumi. 

 

11.  

11.1. Tra le norme imperative di cui sopra rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. 

DTAF 2013/24 consid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al ri-

spetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corri-

spondenza e il cui scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni 

con la famiglia nucleare, in particolare con il coniuge ed i figli minori (cfr. 

DTF 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribu-

nale D-2393/2019 del 22 maggio 2019). 

11.2. Seppure detto disposto, rispettivamente l’art. 13 Cost., non garanti-

scano il diritto a soggiornare in un determinato Stato, il diritto al rispetto 

della vita famigliare e privata può essere violato qualora ad uno straniero, 

la cui famiglia risiede in Svizzera, viene vietata la presenza in tale Paese e 

con ciò viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1). 

La protezione conferita dalla norma convenzionale in oggetto non è asso-

luta. Un’ingerenza nella vita familiare è invero ammissibile se questa è pre-

vista dalla legge e se costituisce una misura che, in una società democra-

tica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il benessere 

economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o 

della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (cfr. art. 8 par. 2 

CEDU). A questo titolo, incombe alle autorità procedere alla ponderazione 

dei differenti interessi in presenza, vale a dire, da una parte l’interesse dello 

Stato all’allontanamento dello straniero e, dall’altra, l’interesse di quest’ul-

timo a mantenere le sue relazioni familiari.  

11.3. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, per poter invocare 

il diritto al rispetto della vita famigliare ex art. 8 CEDU lo straniero non sol-

tanto deve provare la presenza di una relazione stretta ed effettiva con una 

persona della sua famiglia, ma pure che quest’ultima sia beneficiaria di un 

diritto di presenza garantito o duraturo in Svizzera (cfr. tra le altre DTF 137 

I 351, consid. 3.1; 135 I 143 consid. 1.3.1; DTAF 2013/49 consid. 8.4.1 con 

rinvii, 2012/4 consid. 4.3 con giurisprudenza ivi citata). Occorre tuttavia sot-

tolineare che tale prassi giurisprudenziale è stata elaborata nell’ambito dei 

casi di rifiuto del rinnovo di permessi soggiacenti alla legislazione ordinaria 

sugli stranieri ed è trasponibile solo con le dovute riserve nell’ambito delle 

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Pagina 14 

fattispecie riguardanti i meccanismi del Regolamento Dublino III (cfr. in 

questo senso segnatamente sentenze del Tribunale E-8349/2015 del 23 

agosto 2017 consid. 5.2, E-2457/2016 del 9 maggio 2016 consid. 3.2; D-

7410/2014 e D-7547/2014 du sel 24 agosto 2015, consid. 7.7, E-6169/2014 

e E-6167/2014 del 16 dicembre 2014 consid. 5.3 ; MONNET JEAN-PIERRE, 

La jurisprudence du Tribunal administratif fédéral en matière de transferts 

Dublin, in Schengen et Dublin en pratique, questions actuelles, 2015, pag. 

433). Sono protetti, principalmente, i rapporti tra i coniugi nonché quelli tra 

genitori e figli minorenni che vivono in comunione (cfr. sentenza  

CorteEDU – Van der Heijden c. Paesi Bassi [Grande Camera], n. 42857/05, 

3 aprile 2012, § 50).  

11.4. Al contrario, nell’ambito del campo d’applicazione dell’art. 8 CEDU, 

le relazioni tra genitori e figli maggiorenni possono essere considerate solo 

eccezionalmente, ossia quando tra i famigliari esiste un particolare rap-

porto di dipendenza, come in caso di necessità di prodigare cure speciali 

per un handicap o una malattia grave (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 e 120 Ib 

257 consid. 1e; sentenza CorteEDU – Moretti e Benedetti c. Italia, n. 

16318/07, 27 aprile 2010, § 46). A medesima soluzione si giunge anche 

considerando l’altra clausola discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, che pure i ricorrenti non censurano e secondo il cui 

tenore “laddove a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia 

grave, grave disabilità o età avanzata un richiedente sia dipendente dall’as-

sistenza del figlio, del fratello o del genitore legalmente residente in uno 

degli Stati membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore legalmente 

residente in uno degli Stati membri sia dipendente dall’assistenza del ri-

chiedente, gli Stati membri lasciano insieme o ricongiungono il richiedente 

con tale figlio, fratello o genitore, a condizione che i legami familiari esi-

stessero nel paese d’origine, che il figlio, il fratello, il genitore o il richiedente 

siano in grado di fornire assistenza alla persona a carico e che gli interes-

sati abbiano espresso tale desiderio per iscritto”. Da questa formulazione 

si evince peraltro che la situazione di dipendenza presuppone l’esistenza 

di problemi di salute di una gravità che richiede un’assistenza significativa 

nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, di una sorveglianza o an-

che di un’assistenza e di un’attenzione permanente che solo un parente 

stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5). Per-

tanto, la mera necessità di un sostegno emotivo o addirittura psicologico 

non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 8.3.5). 

11.5. Ora, nel caso che ci occupa, trattandosi di una relazione tra familiari 

maggiorenni, essa non rientra di principio nel campo d’applicazione dell’art. 

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Pagina 15 

8 CEDU. Inoltre, non si può a giusto titolo ritenere che “sia stata dimostrata 

una l’esistenza di elementi supplementari di dipendenza che vadano oltre 

i legami affettivi normali” (cfr. sentenza CorteEDU – A.W. Khan c, Regno 

Unito, n. 47486/06, 12 gennaio 2010, § 32). In buona sostanza ed a pre-

scindere dalla questione del diritto di presenza garantito o duraturo in Sviz-

zera, il ricorrente non ha presentato alcuna prova concreta né alcun mezzo 

di prova atto a dimostrare che il suo trasferimento pregiudichi un’assistenza 

quotidiana indispensabile che vada al di là del sostegno morale fornito ai 

membri della famiglia che soggiornano in Svizzera, rispettivamente che 

esso stesso necessiti di beneficiare di una tale assistenza da parte loro.  

12.  

12.1. Così, non si ravvisa in concreto un obbligo di applicare la clausola di 

sovranità ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III. Nemmeno le 

condizioni previste dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III risultano 

date. 

12.2. Infine, nel caso in disamina non sussistono elementi per ritenere che 

l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di ap-

prezzamento in merito all’esistenza di motivi umanitari ai sensi dell’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1. Visto anche quanto precede, la sola possibilità di garantire 

un trattamento coordinato delle procedure d’asilo di tutta la famiglia per il 

tramite dell’esame nazionale della domanda dell’insorgente, rientra infatti 

nel novero delle questioni di opportunità per le quali questo Tribunale non 

dispone di potere di apprezzamento. Per il resto, la decisione può essere 

giudicata sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della nozione di mo-

tivi umanitari e conforme ai principi costituzionali. 

13.  

Di conseguenza la competenza dell’Italia per la presa in carico dell’insor-

gente in ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III va con-

fermata. 

14.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conforme-

mente all’art. 44 LAsi, posto che il succitato non possiede un’autorizza-

zione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

15.  

In siffatte circostanze non v’è più luogo di esaminare in maniera distinta le 

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Pagina 16 

questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-

rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/8 consid. 5.2 

e DTAF 2010/45 consid. 10.2). 

16.  

In conclusione, il ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità 

inferiore, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia 

il trasferimento del ricorrente dalla Svizzera verso l’Italia, confermata. 

17.  

La domanda dell’insorgente tendente alla concessione dell’effetto sospen-

sivo al ricorso, risulta essere senza oggetto, posto che il Tribunale ha sta-

tuito nel merito dello stesso. 

18.  

Per lo stesso motivo esposto al considerando precedente, pure la do-

manda dell’insorgente tendente alla concessione dell’esenzione dal versa-

mento di un anticipo sulle spese processuali, risulta essere senza oggetto. 

19.  

Le misure supercautelari pronunciate dal Tribunale il 24 gennaio 2022 de-

cadono con la presente decisione finale (cfr. SEILER HANSJÖRG, in:  

Waldmann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 54 ad art. 56 PA). 

20.  

Da ultimo, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono 

la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le con-

clusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di esito favorevole e potendo partire 

dal presupposto che l’insorgente sia indigente, v’è luogo di accogliere la 

domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

21.  

La pronuncia è quindi definitiva (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-242/2022 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento di spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: