# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 89c3acc0-9659-583e-ba42-af4e498bba04
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 09.03.2010 (publiziert) 52.2003.276
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2003-276_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2003.276

   

  	
  Lugano

  5 novembre 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 5 settembre 2003 di

 

 

	
   

  	
   

  rappr. Dal

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 19 agosto 2003 (n. 3480) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 24 giugno 2003 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rinnovo del permesso
  di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    10 settembre 2003 del
Dipartimento delle istituzioni;

-    16 settembre 2003 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) Il 28
gennaio 2000 il cittadino keniano __________ (1965) si è sposato nel proprio
Paese d'origine con __________ (1964), di nazionalità elvetica e madre di due
figli, __________ (1990) e __________ (1993), nati da un precedente matrimonio.

                                         Per
vivere insieme alla moglie, il 29 febbraio 2000 il ricorrente è stato
autorizzato a entrare in Svizzera, dove ha ottenuto un permesso di dimora,
regolarmente rinnovato, l'ultima volta fino al 28 gennaio 2003.

                                         Durante
il suo soggiorno nel nostro Paese, l'interessato ha cambiato diversi posti di
lavoro, rimanendo a volte disoccupato.

 

                                         b) Il 21
gennaio 2001 __________ è stato raggiunto dai figli __________ (25 maggio 1990)
e __________ (11 agosto 1992), nati da precedenti relazioni, i quali sono stati
posti al beneficio di un permesso di dimora di medesima durata e scadenza di
quello del padre.

 

                                         c) Il 23
maggio 2002 è nata in __________ da una relazione extraconiugale con
__________, madre di __________, la terza figlia di __________.

 

 

                                  B.   a) Il 20
gennaio 2003 i coniugi __________ si sono separati di fatto. L'11 febbraio 2003
__________ ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano l'adozione di una
serie di misure di protezione dell'unione coniugale. Il 20 marzo successivo, il
Pretore ha stralciato dai ruoli l'istanza, in quanto le parti stavano trattando
l'accordo completo per regolamentare la loro vita in modo autonomo,
autorizzandoli a vivere separati.

                                         Della
crisi coniugale e della successiva separazione la moglie del ricorrente ha informato
l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri con lettere del 15
gennaio e 13 febbraio 2003, affinché ne tenesse conto per la decisione di
rinnovo del permesso di dimora al marito.

 

                                         b) Il 26
maggio 2003, il ricorrente ha comunicato all'Ufficio regionale degli stranieri
di Lugano di aver ricomposto la comunione domestica.

                                         Il 13
giugno 2003, tramite il proprio legale, __________ ha tuttavia precisato alla
medesima autorità che il marito era tornato a vivere presso di lei nel corso
del mese di aprile, perché privo di alloggio e di entrate, escludendo una
ripresa della vita coniugale.

 

                                         c)
Fondandosi sulle premesse emergenze, il 24 giugno 2003 la Sezione dei permessi
e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di non rinnovare
l'autorizzazione di soggiorno a __________.

                                         L'autorità
ha considerato manifestamente abusivo, da parte dell'insorgente, appellarsi al
connubio con __________ per ottenere il rinnovo del proprio permesso di dimora.

                                         Il
provvedimento, esteso ai figli __________ e __________, è stato reso sulla base
degli art. 4, 7, 9, 12, 16 LDDS e 8 ODDS.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 19 agosto 2003 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________.

                                         Riassunti
i fatti salienti, il Governo ha ritenuto che non sussistesse più tra
l'insorgente e la moglie Monica una comunione coniugale di fatto, rilevando in
particolare come quest'ultima avesse a più riprese escluso da tempo l'esistenza
di una sincera relazione sentimentale con il marito, il quale aveva continuato
a frequentare la precedente compagna durante i suoi frequenti soggiorni in
__________.

                                         In questo
senso, ha soggiunto l'Esecutivo cantonale, non portava a diversa conclusione il
fatto che la moglie dell'insorgente avesse dichiarato, durante la procedura ricorsuale,
di aver ricomposto la comunione matrimoniale perché suo marito le aveva
garantito di aver definitivamente troncato la relazione extraconiugale, ritenendo
tale affermazione escogitata per puri fini di causa.

                                         Considerata
la breve durata del soggiorno in Svizzera, il Governo ha considerato esigibile
il rientro in __________ dell'interessato e dei suoi figli.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando, in via
principale, il rinnovo del permesso di dimora per sé e per i figli __________ e
__________, e, in via del tutto subordinata, il rinvio degli atti all'autorità
inferiore affinché emani un nuovo giudizio dopo aver esaminato l'esigibilità
del suo rientro in Patria a causa dei suoi problemi di salute.

                                         Contesta
di invocare il vincolo matrimoniale in maniera manifestamente abusiva. Asserisce
che la breve separazione di fatto dalla moglie era dettata dalla necessità di
verificare la solidità del loro legame a seguito della relazione extraconiugale
che egli aveva intrattenuto in __________ con __________. Sostiene che la ripresa
della comunione domestica è ora reale e sincera.

                                         Contesta
l'esigibilità dal suo rientro in Patria, perché egli è affetto da sindrome HIV
e necessita di una terapia antiretrovirale in Svizzera.

                                         Chiede
infine che venga concesso l'effetto sospensivo al gravame.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

                                         1.2. In
ambito di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di un
permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove un diritto all'ottenimento di
un simile permesso si fonda su una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv. 1 lett. n. 3 OG e 4
LDDS; DTF 128 II 145 consid. 1.1.1, 127 II 161 consid. 1a con rinvii).

 

                                         1.3.
Giusta l'art. 7 cpv. 1 prima frase LDDS, il coniuge straniero di un cittadino
svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga di un permesso di dimora. Ai
fini dell'applicazione della suddetta norma, è determinante unicamente
l'esistenza di un vincolo matrimoniale giuridicamente valido (DTF 119 Ib 417 e
segg. consid. 2c).

                                         In
concreto, __________ è attualmente sposato con una cittadina elvetica. Di conseguenza
egli ha, in linea di principio, diritto al rinnovo del permesso di dimora.

                                         Pertanto,
potendo la decisione impugnata essere dedotta davanti al Tribunale federale
mediante un ricorso di diritto amministrativo, si deve concludere che la competenza
di questo Tribunale a statuire sull'impugnativa inoltrata da __________ è data.
Se il permesso sollecitato possa essergli rifiutato è una questione di merito.

                                         Dal canto
loro, __________ e __________ sono al beneficio di un permesso di dimora per
vivere insieme al padre (ricongiungimento famigliare). Di conseguenza, il
destino del loro permesso di soggiorno dipende dall'esito del ricorso inoltrato
da __________.

 

                                         1.4. Il
gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro
legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere
evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). Non
spetta infatti a questo Tribunale supplire alle carenze di accertamento delle
autorità inferiori.

 

 

                                   2.   2.1. Per
costante giurisprudenza vi è abuso di diritto laddove un determinato istituto
giuridico è invocato per realizzare interessi che il medesimo istituto non si
prefigge di tutelare (DTF 121 I 367, consid. 3b). In relazione all'art. 7 LDDS,
ciò è il caso allorquando il coniuge straniero di un cittadino svizzero si
richiama ad un matrimonio che sussiste solo a livello formale, unicamente per
ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso di soggiorno: un simile scopo
non risulta in effetti tra quelli tutelati dalla norma in questione (DTF 128 II
145, consid. 2.2.).

 

                                         2.2.
Giova ricordare che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, l'esistenza
di una situazione di abuso non deve essere ammessa con eccessiva facilità e va
esaminata soltanto se non vi sono prove di un matrimonio fittizio (DTF 127 II
49 consid. 5a e rif., 121 II 97 segg.; cfr. anche Wurzburger, La jurisprudence récente
du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in RDAF 53/1997 276).

                                         In
particolare non vi è abuso di diritto già per il fatto che i coniugi vivono
separati o perché tra loro è pendente una procedura di divorzio. Nel formulare
l'art. 7 LDDS, il legislatore ha infatti volontariamente omesso di far
dipendere il diritto del coniuge straniero di un cittadino svizzero
all'ottenimento di un permesso di soggiorno dall'esistenza di una comunione
matrimoniale di fatto (DTF 121 II 97 segg.): è per contro necessario che vi
siano concreti indizi tali da ritenere che i coniugi non siano (più) intenzionati
a condurre una vita in comune e rimangano uniti dal vincolo matrimoniale
soltanto per ragioni di polizia degli stranieri (DTF 127 II 49, consid. 5a e
rif.).

                                         In altre
parole, il fatto che i coniugi vivano separati non è altro che un elemento -
più o meno importante a seconda delle circostanze - tra i tanti che la
competente autorità deve prendere in considerazione per valutare se sia data
una delle fattispecie contemplate dall'art. 7 cpv. 2 LDDS e per negare, se del
caso, il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno al coniuge straniero
di un cittadino svizzero.

 

 

                                   3.   3.1. Come
già accennato in narrativa, il 28 gennaio 2000 __________ si è sposato in
__________ con __________. Il 29 febbraio successivo egli è quindi stato autorizzato
a entrare in Svizzera.

                                         Due anni
e mezzo più tardi, nel luglio 2002, __________ ha avviato presso la Pretura del
Distretto di Lugano una procedura di misure protettrici dell'unione coniugale
sostenendo che già dopo qualche mese di matrimonio il marito si disinteressava
della vita coniugale, rincasava solo per lavarsi e dormire o non rincasava del
tutto, la maltrattava (minacce e vie di fatto per impedirle di avviare una
procedura di separazione o divorzio) e intratteneva relazioni con la
connazionale __________, già madre di __________, abitando presso la stessa
durante i suoi soggiorni in __________ e inviandole somme di denaro. L'ordine
intimato dal Pretore del Distretto di Lugano a __________ di lasciare
l'abitazione coniugale entro 5 giorni è stato tuttavia sospeso su richiesta
delle parti ancora nel corso dello stesso mese di luglio, perché l'insorgente
aveva promesso di cambiare il suo comportamento e di troncare la relazione
extraconiugale dalla quale il 23 maggio 2002 aveva avuto un'altra figlia.

                                         Con
l'accordo della moglie, il 20 gennaio 2003 __________ ha lasciato l'appartamento
coniugale insieme ai figli per un periodo di riflessione (v. scritti 13
febbraio 2003 dell'avv. __________, legale di __________; 4 febbraio 2003
dell'avv. __________, patrocinatore del ricorrente nella causa civile; nota
interna 24 gennaio 2003). Adducendo che il marito la maltrattava e non aveva
troncato la relazione con __________, l'11 febbraio 2003 __________ ha chiesto
nuovamente al Pretore l'adozione di misure di protezione dell'unione coniugale.
Questi ha poi stralciato dai ruoli l'istanza il 20 marzo successivo, perché i
coniugi __________ stavano trattando l'accordo completo per regolamentare la
loro vita autonomamente, autorizzandoli a vivere separati.

                                         Della
crisi coniugale e della successiva separazione, __________ aveva già informato
l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri con lettere del 15
gennaio e 13 febbraio 2003, affinché ne tenesse conto per decidere se rinnovare
il permesso di dimora al ricorrente.

                                         Il 26
maggio 2003, __________ ha comunicato all'Ufficio regionale degli stranieri di
__________ di essere tornato a vivere con la moglie nel corso del mese precedente.
Il 13 giugno successivo, tramite il proprio legale, __________ ha invece sostenuto
che la ripresa della comunione domestica era dovuta al fatto che il marito era
privo di alloggio e di entrate ed ha escluso una ripresa della vita coniugale
con il ricorrente, soggiungendo quanto segue:

"Nel corso
dei colloqui intercorsi con il marito, la mia cliente aveva infatti indicato al
marito che l'unica possibilità esistente per ricomporre la grave turbativa
presente nell'unione coniugale risiedeva nella cessazione da parte del marito
dall'intrattenere ogni tipo di contatto e/o relazione con la precedente
compagna del signor __________.

Nonostante i
buoni propositi espressi, il marito ha tuttavia seguitato a mantenere i
contatti con la suddetta persona. Ciò risulta in modo evidente dall'allegata
documentazione da cui risulta che il signor __________ ha regolarmente inviato
ingenti somme di denaro in __________ alla signora __________. Ne consegue
pertanto come la signora __________ sia più che mai risoluta ad ottenere lo
scioglimento dell'unione coniugale mediante divorzio. Peraltro, occorre
evidenziare come la presente si è in parte resa necessaria in ragione della
volontà della signora __________ di sottrarsi alle pressioni a cui viene sottoposta
affinché sottoscriva una dichiarazione attestante la regolare ripresa della
vita coniugale, fatto questo che, come detto, non corrisponde alla
realtà".

 

                                         3.2.
Fondandosi sulle premesse emergenze e in particolare sulle dichiarazioni rilasciate
dalla moglie in alcune occasioni, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione
ha ritenuto che non sussistesse più una relazione sentimentale tra i coniugi
__________ e ha pertanto considerato manifestamente abusivo, da parte del ricorrente,
appellarsi al connubio per ottenere il rinnovo del proprio permesso di dimora.

                                         Il
Consiglio di Stato ha confermato la decisione dipartimentale, soggiungendo che
non portava a diversa conclusione il fatto che la moglie dell'insorgente avesse
dichiarato, durante la procedura ricorsuale, di aver ricomposto la comunione
matrimoniale dopo che suo marito le aveva garantito di aver definitivamente troncato
la relazione extraconiugale, ritenendo tale affermazione escogitata per puri
fini di causa.

 

 

                                   4.   4.1. In
primo luogo rilevato che le autorità inferiori non hanno esaminato se i coniugi
__________ avessero concluso un matrimonio fittizio, ma hanno valutato la
fattispecie direttamente dal profilo dell'abuso di diritto, ammettendo tale circostanza.

                                         Questa
conclusione non può però essere condivisa, in quanto gli elementi ritenuti non
dimostrano in maniera del tutto convincente che il ricorrente si appelli ad un
legame matrimoniale ormai svuotato di qualsiasi contenuto al solo fine di poter
continuare a risiedere nel nostro Paese.

In particolare, dalle prove agli atti, non si può ancora dedurre che di fatto
__________ abbia condotto in questi ultimi anni la sua vera vita coniugale in
__________ con __________, mentre il legame intrattenuto in Svizzera con la moglie
sarebbe di pura facciata.

                                         È vero
che con la sua ex compagna egli ha intrattenuto, anche dopo il matrimonio con
__________, delle relazioni alquanto strette, prova ne è la nascita il 23
maggio 2002 di una figlia comune; tale circostanza non permette però ancora di
affermare che il vincolo coniugale con la moglie esista ormai soltanto a livello
formale. Innanzitutto nulla è dato sapere circa la frequenza e la durata
effettiva dei suoi soggiorni in __________, soprattutto prima della nascita
della sua terza figlia, per cui il rimprovero che il Consiglio di Stato ha
mosso all’insorgente di aver vissuto per lunghi tratti nel proprio Paese
d’origine, disinteressandosi completamente del proprio coniuge, non può
oggettivamente essere verificato. Inoltre non appaiono comprovate le affermazioni,
secondo cui egli inviava regolarmente ingenti somme di denaro a __________ e
non contribuiva all'economia domestica in Svizzera. Non sono certo i due
isolati versamenti di fr. 393.– e fr. 181.– del 12 e 22 maggio 2003 in favore
della ex compagna, i cui bollettini sono stati versati agli atti, che
permettono di avvalorare tale tesi, ritenuto in particolare che l'insorgente
potrebbe avere degli obblighi di mantenimento se non verso la ex compagna,
quantomeno verso la figlia avuta con la stessa fuori dal matrimonio.

                                         Per
quanto attiene più specificatamente alle relazioni con la moglie, le stesse appaiono
poco chiare. Se è da un lato è incontestabile che tra i coniugi __________ sono
ben presto sorte delle difficoltà, dall’altro è comunque difficile comprendere
sino a che punto le medesime abbiano determinato una rottura definitiva del
vincolo matrimoniale. In particolare si deve rilevare che quanto affermato
dalla moglie nella prima istanza per l’adozione di misure a protezione
dell’unione coniugale, in merito al fatto che il ricorrente rincasava solo per
lavarsi e dormire o non rincasava del tutto e la maltrattava con minacce e vie
di fatto per impedirle di avviare una procedura di separazione o di divorzio,
non è stato oggetto di alcuna verifica, neppure in sede civile, per cui
dev’essere valutato con dovuta cautela.

                                         Nel
gennaio 2003 il ricorrente ha invero lasciato l'appartamento coniugale, apparentemente
"per un periodo di riflessione" concordato con la moglie per
verificare la solidità del loro legame a seguito della relazione
extraconiugale. Tre mesi più tardi la comunione domestica è però stata
ripristinata. Che la ripresa della convivenza sia stata reale e sincera è
perlomeno dubbio, ritenuto che il 13 giugno successivo __________ ha informato
l'autorità dipartimentale che il marito era tornato a vivere insieme a lei
unicamente perché privo di alloggio e di entrate. D'altra parte, però,
__________ non è mai stato interrogato dall'autorità di prime cure al fine di
accertare la qualità delle sue relazioni con la moglie, in particolare dopo che
quest'ultima aveva informato il Dipartimento che il marito la sottoponeva a
imprecisate pressioni intimidatorie affinché sottoscrivesse una dichiarazione
attestante la regolare ripresa della vita coniugale.

                                         Di conseguenza,
visto che nel ricorso dinnanzi al Consiglio di Stato __________ aveva
dichiarato di aver perdonato il marito e di aver ricomposto la comunione coniugale
a tutti gli effetti (v. scritto 12 agosto 2003), il Governo non poteva ancora
concludere, sulla base delle scarse prove agli atti, che l'asserita riconciliazione
tra i coniugi fosse chiaramente stata escogitata per puri fini di causa.

                                         Non va
peraltro dimenticato che l'unica condizione posta da __________ per ripristinare
la comunione coniugale era che il marito troncasse la relazione con __________;
condizione da ella più volte ribadita nel corso delle diverse procedure civili
inoltrate nei confronti del marito e riconfermata nel corso della presente procedura.

                                         Le prove
agli atti si rivelano pertanto insufficienti per potersi pronunciare nel merito
della vertenza. Le autorità inferiori si sono in effetti per lo più fondate su
dichiarazioni univoche della moglie del ricorrente, rilasciate principalmente
nell’ambito delle due procedure di protezione dell'unione coniugale avviate da
quest’ultima, e quindi in un contesto di aperta conflittualità con il marito.
Certo, tali affermazioni potevano dar luogo a dei sospetti; le stesse andavano
tuttavia verificate dall’autorità amministrativa prima di poter essere
utilizzate nei confronti del ricorrente per negargli il rinnovo del permesso di
dimora.

                                         In
particolare la Sezione dei permessi e dei passaporti prima e il Consiglio di
Stato poi, avrebbero dovuto chiarire meglio l'intensità dei contatti dell'insorgente
con la moglie, la sua presenza effettiva al domicilio coniugale con i suoi
effetti personali, come pure le sue entrate e i suoi obblighi di mantenimento
verso la figlia nata in __________ e la madre della stessa.

 

                                   5.   Stante
quanto precede, si giustifica annullare la decisione impugnata e rinviare gli
atti direttamente alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione per economia di
giudizio, affinché provveda ad accertare se la ripresa della comunione
domestica di __________ con la moglie, al di là dei vari alti e bassi durante
il matrimonio, sia reale e sincera oppure se vi sia effettivamente una rottura
definitiva del vincolo coniugale e a partire da quando.

                                         L'autorità
dipartimentale dovrà inoltre accertare l'intensità dei contatti dell'insorgente
con la moglie, la sua presenza effettiva al domicilio coniugale, le sua
situazione finanziaria e i suoi obblighi di mantenimento verso la figlia nata
in __________ e la madre della stessa, e richiamerà se necessario gli incarti
presso la Pretura del Distretto di Lugano relativi alle procedura di misure
protettrici dell'unione coniugale inoltrate dalla moglie, procedendo in
particolare ad interrogare i coniugi. Mal si comprende infatti come mai
l'autorità di prime cure, nonostante ne avesse manifestato l'intenzione nella
nota interna del 19 febbraio 2003, non mai abbia sentito formalmente in
contraddittorio __________ e __________, al fine di verificare le varie dichiarazioni
rilasciate da quest’ultima nell'ambito della presente procedura e delle due
cause civili da ella avviate tra il 2002 e il 2003.

 

 

                                   6.   Il ricorso
va pertanto accolto e le risoluzioni del Consiglio di Stato e della Sezione dei
permessi e dell'immigrazione annullate.

                                         Visto
l'esito del ricorso, si prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia e
delle spese. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà all'insorgente, assistito da
un consulente giuridico, un'adeguata indennità per ripetibili (art. 31 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 4, 7 LDDS; 100 cpv. 1 lett. b n. 3;
10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 31, 43, 46, 60, 61, 65 PAmm;

 

 

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto come ai considerandi.

§.  Di conseguenza sono annullate:

a)    la
risoluzione 19 agosto 2003 (n. 3480) del Consiglio di Stato;

b)    la
decisione 24 giugno 2003 (ST 131) del Dipartimento delle istituzioni, Sezione
dei permessi e dell'immigrazione.

 

 

                                   2.   Gli atti
sono rinviati alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione per nuova decisione
previo completamento dell'istruttoria.

 

 

                                   3.   Non si
prelevano né tassa di giustizia né spese.

 

 

                                   4.   Lo Stato
del Cantone Ticino rifonderà al ricorrente fr. 1'800.– a titolo di ripetibili.

 

 

                                   5.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      6.   Intimazione
  a:

  	
   

   

  

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario