# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** de391c80-d8b4-58cc-b22c-d95c1953bee5
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-06-12
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 12.06.2018 S 2017 166
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2017-166_2018-06-12.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 17 166

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici von Salis, Meisser 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 12 giugno 2018

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,

B._____,

rappresentati da Z._____

ricorrenti

contro 

Cassa di compensazione AVS del Cantone dei Grigioni,

convenuta

concernente rendita AVS (restituzione)

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1. Con sentenza del ________ il Tribunale regionale pronunciava la 

separazione per tempo indeterminato dei coniugi A._____ e B._____. In 

seguito l'assicurata abitava a O.1._____, nello stabile ceduto ai figli e sul 

quale manteneva ancora un diritto di usufrutto, mentre il marito si stabiliva 

a partire dal 2008 a O.2._____. Dal 1. giugno 2008 B._____ beneficia di 

una rendita di vecchiaia anticipata.

2. Dal 1. novembre 2010 A._____ aveva diritto ad una prestazione 

complementare di fr. 1'319.--, in quanto da tale data esauriva il diritto a 

prestazioni da parte dell'assicurazione contro la disoccupazione, e dal 1. 

gennaio 2011 a una prestazione complementare di fr. 1'483.--, accanto 

alla rendita di invalidità. Nel calcolo venivano costantemente considerati 

dei costi di affitto di fr. 10'320.--. Di riflesso dal 2011 B._____ veniva posta 

al beneficio di prestazioni complementari per fr. 575.--. Tali prestazioni 

venivano poi regolarmente ricomputate e adeguate per gli anni 

successivi. Con il raggiungimento dell'età del pensionamento e il 

passaggio da una rendita d'invalidità ad una rendita AVS, il diritto a 

prestazioni complementari di A._____ si riduceva di conseguenza. 

3. Il 17 agosto 2017 A._____ e B._____ venivano informati che dal marzo 

precedente la competenza per il versamento della rendita di vecchiaia di 

ambedue i beneficiari sarebbe passata dalla cassa di compensazione 

C._____ alla Cassa di compensazione AVS del Cantone dei Grigioni (qui 

di seguito semplicemente cassa di compensazione) e che fosse in corso 

una revisione delle prestazioni. Poiché dall'agosto del 2014 i due 

beneficiari delle rendite di vecchiaia avrebbero condiviso lo stesso 

appartamento, prima occupato solo da A._____, si sarebbe reso 

necessario operare una limitazione massima delle rendite per coniugi con 

effetto retroattivo dal settembre 2014. In base alla decisione di 

restituzione del 17 agosto 2017, la rendita mensile di vecchiaia per 

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coniuge di B._____ ammonterebbe per il 2017 a fr. 1'554.-- anziché i 

fr. 1'929.-- da ultimo beneficiati. Dal settembre 2014 l'importo percepito in 

eccesso e oggetto della pretesa di restituzione ammonterebbe 

complessivamente a fr. 13'492.--. Per A._____ la rendita di vecchiaia per 

coniuge a cui avrebbe diritto nel 2017 sarebbe di fr. 1'832.-- e non 

fr. 2'237.-- come beneficiato. La prestazione indebitamente percepita e 

chiesta in restituzione dal settembre 2014 raggiungerebbe fr. 14'576.--. La 

tempestiva opposizione 14 settembre 2017, mediante la quale i due 

beneficiari di rendite di vecchiaia si opponevano alla limitazione della 

rendita per coniugi, insistendo sul fatto di condurre vite completamente 

distinte in spazi separati veniva respinta con decisione 17 novembre 

2017. 

4. Il 18 dicembre 2017, A._____ e B._____ adivano il Tribunale 

amministrativo dei Grigioni chiedendo che le due rendite di vecchiaia 

venissero loro corrisposte integralmente. Dopo la separazione legale essi 

non avrebbero mai ripreso a vivere assieme nel senso di una comunione 

di coppia, ma semplicemente alloggerebbero presso un parente in spazi a 

loro destinati e separati. Dal punto di vista sentimentale, economico, per 

quanto riguarda gli interessi e svaghi nonché l'organizzazione e gestione 

della propria esistenza i due ricorrenti sarebbero del tutto indipendenti 

l'una dall'altro, per cui non troverebbe alcuna giustificazione il limite 

massimo imposto alle due rendite (150 %) sulla base di un calcolo proprio 

ai coniugi.

5. Nella risposta di causa del 12/26 gennaio 2018, la cassa di 

compensazione postulava la reiezione del ricorso. Essendo tornati a 

vivere sotto lo stesso tetto, la separazione legale decretata giudizialmente 

nei confronti dei due istanti sarebbe divenuta obsoleta e la limitazione al 

150 % delle due rendite per coniugi non darebbe adito a critiche. 

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6. Replicando, i ricorrenti ribadivano di non fare una vita in comune e di non 

vivere in comunione domestica. La decisione impugnata violerebbe poi il 

loro diritto di audizione, non essendo stati debitamente informati sulla 

possibilità di chiedere nuovamente la separazione e non avendo potuto 

previamente determinarsi sulla richiesta di restituzione, la cui pretesa 

retroattiva sarebbe in ogni caso censurabile. Per il resto, i ricorrenti 

mettevano in dubbio la competenza della cassa di compensazione 

convenuta a chiedere la restituzione di prestazioni corrisposte da un'altra 

istituzione. 

7. Nella duplica del 5 marzo 2018, la cassa di compensazione si 

riconfermava nelle proprie precedenti allegazioni e proposte, 

sottolineando la propria competenza a chiedere la restituzione delle 

prestazioni e precisando di non essere incorsa in alcuna violazione del 

diritto di audizione. 

8. Il 17 aprile 2018 il Tribunale amministrativo esperiva un sopralluogo 

presso l'abitazione dei due ricorrenti, al quale prendeva parte la sola parte 

attrice al presente procedimento. Su quanto visto e sentito in detta sede 

come pure sulle successive osservazioni e sui documenti forniti dagli 

istanti il 9 maggio 2018 si dirà, per quanto utile ai fini del giudizio, nelle 

considerazioni di merito che seguono. 

Considerando in diritto:

1.1. Nell'ambito della replica, gli istanti sollevano la questione della 

competenza della cassa di compensazione convenuta a statuire sulle loro 

rendite di vecchiaia. Giusta l'art. 125 lett. d dell'ordinanza 

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sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (OAVS; RS 831.101), 

un cambiamento della cassa di compensazione competente a pagare le 

rendite ha luogo soltanto quando un avente diritto alla rendita beneficia di 

prestazioni complementari e se l'Ufficio federale ha autorizzato le 

competenti casse di compensazione a procedere al cambiamento. Come 

giustamente precisato dalla convenuta, le rendite di beneficiari di 

prestazioni complementari possono essere trasferite alla cassa di 

compensazione del cantone di domicilio nella misura in cui la cassa 

competente fino a quel momento si sia dichiarata d’accordo per principio. 

Nell'evenienza, il cambiamento è avvenuto con effetto a partire dal mese 

di marzo 2017, in accordo con la cassa di compensazione C._____, come 

emerge dallo scritto 13 gennaio 2017 della cassa di compensazione 

precedente e del 25 gennaio 2017 della nuova cassa di compensazione 

competente all'attenzione dei due ricorrenti. Sul mutamento riguardante il 

ricorrente non venivano sollevate opposizioni, mentre la ricorrente 

riteneva di non dover cambiare cassa di compensazione non essendo 

beneficiaria di prestazioni complementari. Come precisato nella 

comunicazione del 17 agosto 2017, essendo i coniugi, dal punto di vista 

del diritto civile, sempre ancora sposati (vedi anche le considerazioni di 

merito che seguono su detta questione), la competenza per versare la 

rendita di vecchiaia della ricorrente è pure passata alla cassa di 

compensazione del cantone di domicilio del marito (cfr. anche art. 64a 

LAVS).

1.2. Per gli istanti, sarebbe però improponibile che la cassa di compensazione 

ora competente possa pretendere la restituzione di prestazioni comunque 

versate in precedenza da un'altra istituzione. Anche questa censura non è 

pertinente. Prendendo in consegna l’incarto, la nuova cassa di 

compensazione diventa competente per tutte le disposizioni relative al 

caso di rendita in questione. Tale competenza può quindi riguardare le 

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modifiche di rendita, i versamenti retroattivi o i crediti in restituzione (vedi 

Direttive sulle rendite [DR] dell’assicurazione federale per la vecchiaia, i 

superstiti e l’invalidità, marginali 2034 e 2035).

2.1. Formalmente viene poi invocata una violazione del diritto di audizione sia 

perché gli istanti non sarebbero stati sentiti sulla questione di una 

eventuale restituzione sia per quanto riguarda la possibilità di chiedere 

nuovamente una sentenza di separazione. 

2.2. Per quanto riguarda la previa audizione degli istanti, l'art. 42 della legge 

federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; 

RS 830.1), prevede espressamente che le parti hanno il diritto di essere 

sentite, ma che non devono obbligatoriamente essere sentite prima di 

decisioni impugnabili mediante opposizione. La decisione in oggetto è un 

provvedimento impugnabile mediante opposizione, motivo per cui la 

censura non merita di essere discussa oltre. 

2.3. Nella risposta al ricorso, la cassa di compensazione adduceva che la 

sentenza di separazione pronunciata il 12 dicembre 1996 avrebbe perso 

validità a causa delle mutate circostanze di vita. Proseguiva poi 

precisando che "Il caso sarebbe diverso solo se la separazione fosse 

stata risp. fosse nuovamente constatata tramite decisione di un Tribunale, 

nonostante le circostanze sussistenti dal 18 agosto 2014. Tale decisione 

tuttavia non esiste". Riprendendo tale allegazione, gli istanti ritengono che 

la cassa di compensazione avrebbe dovuto avvertirli riguardo alla 

possibilità di chiedere un nuovo giudizio di separazione. La pretesa è 

pretestuosa dal punto di vista del diritto di audizione e comunque priva di 

fondamento anche materialmente, in quanto frutto di una errata 

interpretazione di quanto esposto in sede di risposta al ricorso. Vivendo 

da anni nello stesso appartamento (vedi considerando 3.2 che segue) e 

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quindi senza alcuna separazione di fatto, i ricorrenti non soddisfano più le 

condizioni di legge per la pronuncia di una separazione legale, 

separazione legale che cessa propriamente con la ripresa della vita in 

comune, anche se continua il regime della separazione dei beni (vedi 

sulla questione (DANIEL STECK, in Basler Kommentar, Zivilgesetzbuch I, 

art. 1 - 456, 5a edizione 2014, art. 117/118, marginali 7 e 14). 

3.1. In conformità a quanto stabilito all'art. 35 cpv. 1 della Legge federale su 

l'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS; RS 831.10), la 

somma delle due rendite per coniugi ammonta al massimo al 150 per 

cento dell'importo massimo della rendita di vecchiaia se entrambi i coniugi 

hanno diritto a una rendita di vecchiaia o uno dei coniugi ha diritto a una 

rendita di vecchiaia e l'altro a una rendita dell'assicurazione per 

l'invalidità. Per contro, non è prevista nessuna riduzione a scapito dei 

coniugi che non vivono più in comunione domestica in seguito ad una 

decisione giudiziaria. Secondo quanto previsto dalle Direttive sulle rendite 

(DR) dell’assicurazione federale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità 

alle due marginali 5510 e 5511, non sottostanno a limitazione le rendite 

individuali dei coniugi di cui è stata sospesa per ordine giudiziario la 

comunione domestica senza che sia stato ancora pronunciato il divorzio 

(art. 35 cpv. 2 LAVS). La comunione domestica dei coniugi può essere 

considerata sospesa se, nel quadro della procedura di divorzio o di 

separazione, il giudice ha accertato la separazione o se, durante la 

procedura di protezione dell’unione coniugale, la coppia è stata separata 

temporaneamente o per una durata indeterminata mediante decisione o 

accertamento del giudice. Alle rendite deve essere fissato un limite 

massimo se i coniugi continuano, malgrado tutto, a vivere insieme o 

riprendono a vivere in comunione domestica. Nella sentenza I 399/02 del 

30 aprile 2003 l'allora Tribunale federale delle assicurazioni affermava la 

legalità alla LAVS di tali specifiche direttive. Nella decisione C-587/2015 e 

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C-588/2014 del 2 giugno 2015, il Tribunale amministrativo federale pur 

precisando che a dette direttive emanate dell'ufficio federale delle 

assicurazioni sociali non potesse essere riconosciuto valore vincolante di 

legge per gli organi giudiziari, riconosceva però la necessità di osservare 

tali disposizioni, propriamente sulla questione riguardante la ripresa della 

vita in comune nel caso di coniugi separati legalmente, nella misura in cui 

la loro applicabilità permetta di ottenere nel caso concreto una giusta e 

adeguata interpretazione della normativa applicabile. In detta decisione, 

dopo che le due persone separate legalmente erano tornate a vivere 

assieme pur pretendendo di fare vite separate, il Tribunale amministrativo 

federale aveva ritenuto applicabile la limitazione della rendita per coniugi 

giusta l'art. 35 cpv. 1 LAVS. In principio quindi, agli organi giudiziari non è 

dato scostarsi da tali direttive senza che vi siano dei validi motivi, se esse 

permettono una convincente concretizzazione della normativa legale 

applicabile al fine di favorire un'attuazione uniforme del diritto e di 

garantire la parità di trattamento (DTF 133V 587, cons. 6.1 e 257 cons. 

3.2 nonché 133 II 305 cons. 8.1). 

3.2. Nell'evenienza, come si è potuto vedere anche in sede di sopralluogo, i 

due ricorrenti abitano un appartamento con entrate separate. La 

ricorrente ha una camera, un servizio e un tinello a sua esclusiva 

disposizione, mentre il ricorrente dispone di una camera e servizio a suo 

uso esclusivo. Il soggiorno del ricorrente è invece situato nello stesso 

locale dove si trova la cucina in comune, per cui questo locale viene, 

almeno per quanto riguarda l'angolo cucina, condiviso tra i due coinquilini. 

Per il resto, i due ricorrenti utilizzano il corridoio in comune. E' vero che 

detto corridoio è separato da una tenda, intesa a delimitare lo spazio della 

ricorrente da quello del ricorrente, ma in sostanza la ricorrente deve 

utilizzare tutto il corridoio per accedere ai propri spazi dall'esterno come 

anche il ricorrente deve passare oltre la tenda per recarsi in lavanderia. In 

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questo senso quindi il corridoio va considerato parte in comune. La 

ricorrente dispone poi di un servizio separato raggiungibile attraversando 

gli spazi comuni a tutta la casa. Come precisato in sede di sopralluogo, la 

ricorrente prenderebbe solo il caffe la mattina e cucinerebbe 

saltuariamente e comunque solo per se stessa nella cucina in comune, 

dove i cibi dei due assicurati sarebbero riposti separatamente negli 

armadi e nel frigorifero, mentre cucinerebbe regolarmente per altri 

familiari. Da tale descrizione dei locali e del vissuto quotidiano va 

concluso che gli istanti condividono lo stesso appartamento, pur avendo 

ognuno degli spazi gestiti in maniera del tutto personale. 

3.3. Per la cassa di compensazione, i due coniugi sarebbero tornati a vivere 

assieme nello stesso appartamento, nel senso che la ricorrente si 

sarebbe trasferita nell'appartamento di colui che legalmente resta suo 

marito. In effetti, il contratto di locazione a suo tempo sottoscritto dal 

ricorrente riguardava l'affitto di un appartamento di tre locali oltre alla 

cucina e alla sala da bagno (vedi contatto di locazione del 20 dicembre 

2007). Facendo astrazione del servizio destinato alla ricorrente e situato, 

come si è detto, al di fuori dell'appartamento condiviso dai ricorrenti, 

l'unità abitativa qui in discussione conta effettivamente 3 locali (due 

camere e un tinello), una cucina e un servizio. In sede di sopralluogo i 

ricorrenti contestavano fermamente che l'appartamento del ricorrente 

fosse condiviso anche dalla moglie, adducendo che mai il solo ricorrente 

avrebbe disposto di tutti questi spazi e che al trasferimento della 

ricorrente sarebbe preceduto un adeguamento dell'abitazione e la 

destinazione di spazi comuni della casa ad esclusivo uso dell'assicurata. 

Dagli atti all'incarto però la tesi sostenuta dalla cassa di compensazione 

sembra effettivamente essere debitamente comprovata dal contenuto del 

contratto di locazione. In sede di sopralluogo, i ricorrenti non hanno 

saputo indicare per quale motivo nell'ambito di detto contratto di locazione 

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del 2007 sarebbero stati indicati un numero di locali di cui l'istante non 

avrebbe effettivamente mai disposto. Giusta poi il contratto di locazione 

del 31 luglio 2014, la pigione mensile a carico del solo ricorrente sarebbe 

rimasta invariata per un importo di fr. 800.--; importo al quale andrebbero 

aggiunti fr. 60.-- di spese mensili. Per la ricorrente un contratto di 

locazione che preveda la corresponsione di una pigione non è agli atti. In 

sede di sopralluogo essa pretende di aver sottoscritto l'allegato al 

contratto di locazione (allegato nel quale viene stabilita la suddivisione 

personale dei locali) e di dover conseguentemente corrispondere circa fr. 

600.-- (con le spese fr. 800.--) mensili di pigione come il ricorrente. Una 

comprova che un affitto da parte della ricorrente sia stato corrisposto non 

è stata fornita e la pretesa stando alla quale i versamenti sarebbero stati 

fatti in contanti non è pure stata comprovata dai relativi regolari prelievi 

bancari, malgrado il Tribunale ne abbia fatta espressa richiesta in sede di 

sopralluogo. In questo senso, la tesi di fondo di controparte, stando alla 

quale la ricorrente sarebbe andata ad abitare nell'appartamento del 

ricorrente, appare verosimile e trova conferma anche nella 

documentazione versata agli atti e nell'assenza dei necessari giustificativi. 

Di fatto che i due ricorrenti versino distintamente il loro affitto per 

l'appartamento locato non è documentato e per la ricorrente non vi è 

alcuna comprova che un affitto sia mai stato anche effettivamente 

corrisposto. La pretesa che si tratti quindi di due locatari distinti e 

indipendenti non è stata comprovata. 

3.4. Per gli istanti, la loro forma di convivenza non avrebbe però più nulla a 

che vedere con una comunione domestica. Ognuno vivrebbe per conto 

proprio, avrebbe la propria vita ed i propri interessi e sarebbe del tutto 

indipendente dall'altro coinquilino. Contrariamente a quanto preteso nel 

ricorso questa questione non ha nell'evenienza la rilevanza determinante 

che i due assicurati intendono attribuirle. Altrimenti detto, dal momento 

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che due persone separate giudiziariamente tornano a vivere assieme, la 

loro situazione giuridica dal punto di vista del diritto delle assicurazioni 

sociali è quella di una normale copia di coniugi. Questo principio non vale 

invece per le persone divorziate. In DTF 137 V 82 cons. 5.5, il Tribunale 

federale non riteneva possibile paragonare ad una coppia sposata due 

persone divorziate che però continuavano a vivere in comunione 

domestica per motivi finanziari (vedi anche DTF 134 V 369 cons. 7.1), 

non essendo possibile per la cassa di compensazione verificare in detti 

casi, a parte il palese abuso di diritto, l'esistenza o meno di una 

comunione domestica. Per questo motivo, nell'ottica dell'art. 35 cpv. 1 

LAVS, il Tribunale federale sembra preferire in linea di principio, non da 

ultimo per motivi di praticabilità, la presa in considerazione dello stato 

civile (e una persona separata legalmente resta sposata) e non fondarsi 

sul tipo di vita che le persone conducono (vedi anche la decisione del 

Tribunale federale 9C_505/2014 del 9 luglio 2014). In ogni caso la 

distinzione che viene fatta in caso di convivenza tra divorziati e coppie 

separate legalmente si fonda su motivate differenze di fondo, ed esempio 

sul fatto che con il divorzio viene a cadere l'obbligo di assistenza e di 

mantenimento reciproci di cui all'art. 163 CC che per contro perdura per 

tutta la durata del matrimonio, anche in caso di separazione legale (vedi 

sulla questione anche DTF 137 V 82 cons. 5).

3.5. La soluzione scelta dagli organi incaricati dell'applicazione del diritto delle 

assicurazioni sociali e dagli organi giudiziari ha il vantaggio, facendo capo 

a situazioni familiari formali (ad esempio stato civile), di garantire da un 

lato la sicurezza del diritto e di dare all'amministrazione di massa la 

possibilità di evadere le diverse situazioni in base a dei principi praticabili 

e dimostrabili senza grandi dispendi di forze e tempo (vedi sulla questione 

THOMAS GÄCHTER in Fampra.ch 2005, pag. 844). Non può infatti essere 

tralasciata la difficoltà per l'amministrazione di stabilire se concretamente 

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due persone vivano in comunione domestica o in una economia 

domestica comune, dipendendo tale valutazione prevalentemente da 

allegazioni fatte da persone interessate ad un determinato esito della 

questione. Per questo, per il Tribunale amministrativo non vi sono 

neppure motivi validi per mettere in discussione tale soluzione 

prevalentemente formalistica. In questo senso, dopo che la coppia 

legalmente separata è tornata a vivere nello stesso appartamento, alle 

condizioni particolari esposte in precedenza, la separazione è divenuta 

caduca (DANIEL STECK, op. cit., art. 117/118 marginale 7) e quindi le due 

persone vanno considerate per quanto riguarda la normativa in materia di 

AVS alla stessa stregua di qualsiasi altra coppia di persone sposate. In 

questo senso la limitazione stando alla quale la somma delle due rendite 

per coniugi è al massimo il 150 per cento dell'importo massimo della 

rendita di vecchiaia va confermata.

4.1. In conformità a quanto previsto all'art. 17 cpv. 2 LPGA, ogni prestazione 

durevole accordata in virtù di una disposizione formalmente passata in 

giudicato è, d'ufficio o su richiesta, aumentata, diminuita o soppressa se 

le condizioni che l'hanno giustificata hanno subito una notevole 

modificazione. Operando una limitazione della rendita per coniugi al 150 

% dell'importo massimo della rendita di vecchiaia, il diritto dei due 

ricorrenti alla rispettiva rendita di vecchiaia subisce una riduzione 

propriamente a partire del momento (mese successivo) che è ripresa la 

coabitazione. Giusta il calcolo effettuato dalla cassa di compensazione, 

dal 1. settembre 2014 fino al 31 agosto 2017, la differenza tra 

l'ammontare delle rendite di vecchiaia al quale i due assicurati avrebbero 

giustamente avuto diritto e quello invece concretamente percepito come 

se fossero due persone separate a tutti gli effetti ammonta 

complessivamente a fr. 13'492.-- per la ricorrente e a fr. 14'576.-- per il 

ricorrente. Questi calcoli non vengono contestati, ma viene messo in 

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discussione il dovere di restituzione a partire dal settembre 2014. Per i 

due ricorrenti, la riduzione delle due rendite andrebbe eventualmente 

effettuata dal settembre 2017, ma non potrebbe comportare una richiesta 

di restituzione in base ad un calcolo retroattivo delle prestazioni percepite 

dal 1. settembre 2014. 

4.2. Come esposto in precedenza, con la ripresa della coabitazione si 

giustificava una limitazione della rendita per coniugi giusta l'art. 35 cpv. 1 

LAVS. Da tale data quindi, gli istanti hanno percepito delle prestazioni 

indebite. Giusta l'art. 25 cpv. 1 LPGA, le prestazioni indebitamente 

riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta 

se gli interessati erano in buona fede e verrebbero a trovarsi in gravi 

difficoltà. La restituzione e il suo eventuale condono vengono 

normalmente decisi in due fasi separate. Nella fattispecie, l'oggetto della 

lite riguarda unicamente il tema della restituzione. La cassa di 

compensazione non ha infatti ancora necessariamente potuto 

pronunciarsi su di una eventuale richiesta di condono. Nell'ambito del 

presente procedimento non è allora dato prevalersi della buona fede e 

della precaria situazione finanziaria per (implicitamente) chiedere anche il 

condono dell'obbligo di restituzione. L'obbligo di restituzione è di regola 

subordinato all'adempimento dei presupposti per la riconsiderazione o per 

la revisione processuale della decisione all'origine delle prestazioni in 

causa (DTF 130 V 318 cons. 5.2 con riferimenti). Di regola, l'adattamento 

delle prestazioni dell'assicurazione sociale avviene con effetto retroattivo 

(vedi sentenza del Tribunale federale 9C_744/2012 del 15 gennaio 2013 

cons. 4.1). 

4.3. Nel caso in oggetto la cassa di compensazione era abilitata a chiedere la 

restituzione delle prestazioni fornite indebitamente essendo adempiuti 

entrambi i presupposti per procedere al riesame delle originarie decisioni 

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di rendita di vecchiaia. Da un lato, infatti, le decisioni erano 

manifestamente errate perché erano chiaramente contrarie alla 

legislazione in materia che impone la limitazione delle rendite per coniugi 

(art. 35 cpv. 1 LAVS) e, d'altro canto, la loro rettifica assumeva una 

notevole importanza poiché aveva per oggetto una prestazione periodica 

(DTF 119 V 475 cons. 1c). Come già precisato, la questione di sapere se i 

due beneficiari fossero o meno in buona fede non ha direttamente alcuna 

influenza sul fatto che dette prestazioni siano state versate indebitamente. 

La restituzione delle prestazioni indebitamente percepite giusta l'art. 25 

LPGA, presume un calcolo retroattivo dell'indebito, e avviene 

indipendentemente da un'eventuale colpa di coloro che hanno ricevuto la 

prestazione (vedi SVA 1998 PC no. 9 cons. 6a). Ne consegue che i 

rispettivi importi chiesti in restituzione, il cui calcolo non è come tale 

contestato, non danno adito a critiche. 

4.4. Giova comunque qui ricordare, relativamente alla questione 

dell'inesigibilità di una richiesta di restituzione per una prestazione 

indebita versata da anni, che gli assicurati che beneficiano di prestazioni 

da parte dell'assicurazione sociale sottostanno all'obbligo di informare. 

Giusta l'art. 31 LPGA, gli aventi diritto, i loro congiunti o i terzi ai quali è 

versata la prestazione sono tenuti a notificare all'assicuratore o, secondo i 

casi, al competente organo esecutivo qualsiasi cambiamento importante 

sopraggiunto nelle condizioni determinanti per l'erogazione di una 

prestazione (cpv.1). Determinante per l'obbligo di informare è che sia 

subentrata una modifica importante delle condizioni per l'erogazione della 

prestazione che potrebbe influenzare il diritto a rendita e non che la 

prestazione venga anche successivamente modificata. Infatti, con 

l'obbligo di informare si vuole dare all'amministrazione la possibilità di 

verificare i presupposti a fondamento della prestazione, senza che debba 

necessariamente seguire anche una soppressione o una riduzione della 

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rendita (vedi sentenza del Tribunale amministrativo S 12 72 e 88). In 

principio, nell'elenco della fattispecie che meritano di essere segnalate 

all'organo competente viene elencato anche il rinnovo della comunione 

domestica di coppie separate giuridicamente e le cui rendite non sono più 

sottoposte a "plafonamento" (vedi decisioni del 17 agosto 2017 alla voce 

"Obbligo di informare"). Se quindi la cassa di compensazione fosse stata 

subitamente informata delle mutate circostanze di vita degli istanti, 

l'eventuale adeguamento delle due rendite di vecchiaia giusta l'art. 17 

LPGA avrebbe potuto avvenire in modo decisamente più tempestivo che 

tre anni dopo la ripresa della vita sotto lo stesso tetto.

5. In esito alle considerazioni che precedono, le decisioni sulla limitazione 

delle rendite di vecchiaia dei due ricorrenti e quelle di restituzione delle 

prestazioni versate indebitamente meritano conferma. Il ricorso è 

conseguentemente respinto. Giusta l'art. 61 lett. a LPGA la procedura è 

gratuita.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]

L'interposto ricorso è stato respinto dal Tribunale federale con sentenza del 21 

dicembre 2018 (8C_574/2018).