# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dba291e4-79c0-5a7a-b210-69562553ce08
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-06-25
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 25.06.2014 9.2013.242
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2013-242_2014-06-25.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2013.242

  	
  Lugano

  25 giugno 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Franco
  Lardelli

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  vicecancelliera

  	
   

  Dell'Oro

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patr.
  da: PR 1 

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda l’istituzione di una curatela di rappresentanza e gestione
  (art. 394-395 CC)

  

 

 

giudicando
sul reclamo del 25 ottobre 2013 presentato da RE 1 contro la decisione emessa
il 4 ottobre 2013 (risoluzione n. 454/13) dall'Autorità regionale di protezione
__________ (in seguito, Autorità di protezione);

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

in fatto

                                  A.   Dall’unione fra C__________ C__________ e A__________ J__________,
ora B__________, sono nati i figli G__________ (1993) e RE
1 (1995). I genitori, non sposati, hanno sottoscritto il 13
novembre 2003 una convenzione circa l’esercizio dell’autorità parentale
congiunta, l’obbligo di mantenimento, la cura e le relazioni personali, ratificata il 26/28 novembre 2003 dalla Commissione tutoria competente
all’epoca. 

                                         A seguito della
separazione tra C__________ C__________ e A__________
B__________, l’autorità tutoria è stata chiamata più volte ad
intervenire a protezione dei due minori, tenuto conto della conflittualità
esistente tra i genitori e delle difficoltà nell’esercizio del diritto di
visita del padre.

 

                                  B.   In data
22 giugno 2010 la Commissione tutoria regionale __________, ha istituito in
favore di RE 1 e G__________ una curatela educativa ai sensi dell’art. 308 CC
(ris. n. 282/10). Al curatore è stato conferito, in particolare, il compito di
sostenere i genitori nell’organizzazione delle relazioni personali con i
minori, di coordinare la presa a carico di RE 1 da parte del medico e di mantenere
i contatti con la scuola e i terapeuti della Fondazione O__________. RE 1
presenta infatti un ritardo dello sviluppo cognitivo e un disturbo della coordinazione
centrale (cfr. lettera 19 febbraio 2010 del medico curante; vedi anche rapporto
peritale 8 luglio 2009, pag. 9, nota 3: “ritardo evolutivo con segni di
paresi cerebrale a predominanza inferiore”).

 

                                  C.   Il 25 gennaio 2013 RE
1 è divenuto maggiorenne. Di conseguenza, con decisione del 15 maggio 2013
(ris. n. 197/13) l’Autorità regionale di protezione __________ – nel frattempo
subentrata alla Commissione tutoria – ha revocato la curatela educativa in
essere. In considerazione del sostegno fornitogli dalla famiglia, l’Autorità di
protezione ha ritenuto di non dover istituire alcuna particolare misura in suo
favore sulla base del diritto di protezione degli adulti (cfr. verbale udienza
di discussione 7 marzo 2013, pag. 2).

 

                                  D.   Con scritto del 4
settembre 2013 A__________ e H__________ B__________ hanno
segnalato all’Autorità di protezione che RE 1, dopo le ferie trascorse in Italia
col padre, non ha più fatto rientro al domicilio. Riferiscono che egli “è
convinto e influenzato dal padre che potrà prendere l’appartamento in affitto
di suo padre per vivere da solo e avere tutta la libertà che desidera”,
mentre sembra che C__________ C__________ sia in realtà stato sfrattato da tale
appartamento. Informano poi l’Autorità che RE 1 è stato recentemente ricoverato
in ospedale, una volta perché “svenuto per aver fumato troppe sigarette”
e una seconda volta “per aver perso conoscenza a causa di un abuso di alcol”.
Secondo i coniugi B__________, RE 1 avrebbe subìto un vero e proprio lavaggio del
cervello da parte del padre. Non riuscendo più a gestire la situazione,
chiedono l’immediato intervento dell’Autorità di protezione.

 

                                  E.   Raccolte informazioni
aggiornate sulla situazione di RE 1 presso l’O__________, il pronto soccorso
dell’Ospedale di __________ e Pro Infirmis, l’Autorità di
protezione ha convocato un’udienza “per la presentazione della curatrice”
(lettera 17 settembre 2013). 

                                         All’Autorità
di protezione è successivamente pervenuto uno scritto, firmato da RE 1, in cui
veniva affermato quanto segue: “chiedo gentilmente di sapere con precisione
prima del 2 ottobre 2013 ore 14.00, a cosa mira questa convocazione. Se
l’intento mira alla presentazione di una curatrice, vi comunico sin da ora che
sono in possesso di tutte le mie facoltà fra cui anche quella di intendere e di
volere, ho un padre che mi aiuta nel risolvere i miei problemi, quindi ritengo
che una curatrice non è necessaria, quindi rigetto totalmente questo vostro
intento” (lettera 27 settembre 2013). 

                                         L’Autorità
di protezione non ha risposto a tale scritto, ritenendo che non fosse opera
dell’interessato ma del padre.

 

                                  F.   All’udienza
di discussione del 2 ottobre 2013 RE 1 è stato accompagnato da un’operatrice
dell’O__________. Con riferimento allo scritto del 27 settembre 2013 non è
stato “in grado se non marginalmente di spiegarne il contenuto” (verbale,
pag. 1). Egli non si è opposto alla prospettata misura di protezione – curatela
di rappresentanza e gestione dei beni, eventualmente con una limitazione
parziale dell’esercizio dei diritti civili – “pur non sapendo esprimersi al
riguardo” (verbale, pag. 2). In tale occasione gli è quindi stata
formalmente presentata la curatrice CUR 1.

 

                                  G.   Con risoluzione n.
454/2013 del 4 ottobre 2013 l’Autorità di protezione ha formalmente istituito
in favore di RE 1 una curatela di rappresentanza e gestione, privandolo nel
contempo dell’esercizio dei diritti civili in relazione a determinati negozi
giuridici. CUR 1 è stata nominata curatrice.

 

                                  H.   A tale decisione ha
fatto seguito una lettera, datata 25 ottobre e sottoscritta dal reclamante, in
cui questi chiedeva l’annullamento (“invalidazione”) del verbale di
udienza del 2 settembre 2013 (e della sua firma ivi apposta), asserendo di
essere stato raggirato dall’Autorità di protezione “perché i suoi contenuti
non corrispondono a quanto mi era stato detto verbalmente”. Egli si
opponeva inoltre all’istituzione della misura (“voglio essere libero e
responsabile della gestione della mia vita”, “se ho dei problemi li
risolverò con mio padre”), alla nomina della curatrice e al fatto che la
retribuzione di quest’ultima venisse fatta con i suoi averi. Chiedeva inoltre
il conferimento dell’effetto sospensivo e comunicava di aver cambiato domicilio
da M__________ a P__________.

 

                                    I.   Con scritto del 4
novembre 2013 RE 1 ha presentato formalmente reclamo contro la suddetta
risoluzione per il tramite di un legale, riconfermandosi nelle argomentazioni
già proposte. Ha inoltre comunicato di abitare presso il padre a P__________ e
ha postulato l’audizione di quest’ultimo prima dell’emanazione di una decisione.

 

                                  L.   In data 31 ottobre
2013 l’Autorità di protezione, nel trasmettere a questa Camera lo scritto del
25 ottobre 2013 ha osservato come “esso non sia con tutta evidenza stato
redatto dal signor RE 1, che da una semplice audizione appare del tutto incapace
di redigere un testo del genere”, bensì dal padre, C__________ C__________.
L’Autorità di protezione ha ribadito che RE 1 non è assolutamente in grado di
gestirsi ed è estremamente influenzabile: “da quando il suo caso è seguito
da parte dell’autorità è sempre stato conteso dai genitori, in particolare dal
padre che ha però dimostrato di non comprenderne i bisogni, le difficoltà e
soprattutto ha dimostrato di non essere in grado di occuparsene”.
Sottolinea che la curatela sia indispensabile, e che nessuno dei famigliari
deve fungere da curatore. Postula che le spese non siano messe a carico di RE 1,
il reclamo non essendo manifestamente opera sua.

 

                                  M.   Per il tramite di un
altro legale, con lettera 2 dicembre 2013 RE 1 ha chiesto l’assegnazione di un
termine per completare il reclamo, formulando nel contempo l’ammissione
all’assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio. Il Presidente della Camera
di protezione gli ha invece assegnato un termine di 20 giorni per replicare
alle osservazioni 31 ottobre 2013 dell’Autorità di protezione. 

 

                                  N.   Con replica 7 gennaio
2014, RE 1 ha ribadito di non ritenere necessaria una curatela, essendo in
grado di compiere autonomamente tutti gli atti quotidiani della vita ed essendo
capace di discernimento. Egli lamenta il fatto che dalla decisione impugnata
non si comprenda quale sia lo stato di bisogno che giustifica l’adozione del
provvedimento, e che non sia stata fatta alcuna perizia specialistica a tal fine.
Fa inoltre valere delle irregolarità procedurali, in particolare la mancata
intimazione della segnalazione presentata da parte della madre e la composizione
incompleta dell’Autorità al momento della deliberazione. 

                                         L’Autorità di protezione
non ha duplicato.

 

 

 

Considerato

 

 

 

in diritto

                                   1.   Con l'entrata in
vigore della modifica del 19 dicembre 2008 del Codice civile in materia di
protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto di filiazione,
l’autorità giudiziaria competente per giudicare i reclami contro le decisioni
delle Autorità regionali di protezione concernenti maggiorenni e minorenni è la
Camera di protezione del Tribunale di appello, che giudica nella composizione
di un giudice unico (art. 450 CC in relazione con gli art. 314 cpv. 1 e 440
cpv. 3 CC; art. 48 lett. f n. 7 LOG; art. 2 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto [LPMA]).

                                         Riguardo alla procedura
applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre
riferirsi in via sussidiaria alle norme sulla procedura di ricorso davanti al
Tribunale cantonale amministrativo (cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n.
6611, del 7 marzo 2012, concernente la modifica della LTut, pag. 8). Per
effetto delle norme transitorie della nuova Legge sulla procedura
amministrativa (art. 113 cpv. 2 LPAmm), entrata in vigore il 1° marzo 2014,
nelle procedure di reclamo contro le decisioni emanate dalle Autorità di
protezione prima di tale data continua a trovare applicazione l’ormai abrogata
Legge di procedura per le cause amministrative (in particolare, l’art. 74b
vLPamm).

 

                                   2.   RE 1
critica la risoluzione impugnata lamentando delle irregolarità procedurali. Il
reclamante eccepisce in primo luogo la violazione del principio di essere
sentito, nella misura in cui la segnalazione presentata dalla madre
all’Autorità di protezione non gli è mai stata trasmessa, in spregio dell’art.
39 LPMA e nonostante le richieste in tal senso (replica, punto 2.2, pag. 4-5).

 

                               2.1.   Il
diritto di essere sentito è una garanzia costituzionale di natura formale, la
cui violazione comporta, di principio, l'annullamento della decisione
impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo nel merito (DTF 137
I 195 consid. 2.2; STF del 29 novembre 2013, inc. 5A_699/3013, consid. 2.2). Il
diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) implica varie facoltà,
segnatamente quella di esprimersi sugli elementi essenziali prima che una
decisione sia presa (DTF 133 I 270 consid. 3.1; STF del 3 dicembre 2013, inc.
5A_540/2013, consid. 3.1.1), ma non garantisce di per sé stesso il diritto di
esprimersi oralmente (DTF 125 I 209 consid. 9b; STF del 3 dicembre 2013, inc.
5A_540/2013, consid. 3.1.1). Eccezionalmente, una violazione del diritto
d'essere sentito commessa da un'autorità inferiore può, in determinate
situazioni, essere sanata dall'autorità di ricorso o reputarsi sanata qualora
l'interessato possa far valere le sue argomentazioni davanti a un'autorità di
ricorso munita di pieno potere cognitivo in fatto e in diritto (DTF 137 I 195
consid. 2.3.2; 133 I 201 consid. 2.2). 

 

                                         In materia
di protezione dell'adulto, il diritto di essere sentito va oltre le prerogative
che derivano dalla norma costituzionale suddetta. L'art. 447 cpv. 1 CC garantisce
infatti alla persona interessata – non al curatore, né ad altre persone coinvolte
(Auer/Marti, Basler Kommentar,
Erwachsenenschutz, Basilea 2012, ad art. 447 CC n. 13) – il diritto di essere
sentito personalmente e oralmente dall'autorità di protezione che decide la
misura. Eccezioni a questo principio sono ammissibili se l'audizione appare
sproporzionata a motivo delle circostanze (Messaggio concernente la
modifica del CC, protezione degli adulti, diritto delle persone e diritto della
filiazione del 28 giugno 2006, FF 2006 pag. 6466; Auer/Marti, Basler Kommentar, Erwachsenenschutz,
ad art. 447 CC n. 26 e seg.; Sentenza CDP del 28 gennaio 2014, inc. 9.2013.286,
consid. 4). L'audizione costituisce tra l'altro un mezzo per l'autorità di
delucidare i fatti e farsi un'opinione personale sullo stato mentale della persona
interessata e sulla necessità di ordinare o di mantenere una misura di
protezione (Auer/Marti, Basler
Kommentar, Erwachsenenschutz, ad art. 447 CC n. 4 e 10; Rosch/Büchler/Jakob, Das neue Erwachsenenschutzrecht,
Basilea 2011, ad art. 447 CC n. 7; Sentenza CDP del 28 gennaio 2014, inc.
9.2013.286, consid. 4). Il diritto all'audizione orale esiste solo davanti
all'autorità di protezione; contrariamente a ciò che prevale in materia di
ricovero a scopo d'assistenza (art. 426 e seg. CC; DTF 139 III 257 consid.
4.3), la persona interessata da una misura di curatela non ha il diritto di
essere sentita nuovamente oralmente davanti all'autorità di ricorso (STF del 3
dicembre 2013, inc. 5A_540/2013, consid. 3.1.1; STF del 14 maggio 2014, inc.
5A_290/2014, consid. 3.2.2; Sentenza CDP del 28 gennaio 2014, inc. 9.2013.286,
consid. 4).

 

                                         L'art. 401
CC prevede la possibilità per l'interessato di proporre all'autorità di protezione
la designazione di una determinata persona quale curatore (cpv. 1); se
l'interessato non gradisce quale curatore una data persona, per quanto
possibile l'autorità gli dà soddisfazione (cpv. 2). L'autorità di protezione –
pena la violazione del diritto di essere sentito – è tenuta ad attirare
l'attenzione dell'interessato sulla sua possibilità di formulare una proposta
e, se essa verrà formulata, ad esaminarla (STF del 3 dicembre 2013, inc.
5A_540/2013, consid. 3.1.2; Sentenza CDP del 28 gennaio 2014, inc. 9.2013.286,
consid. 4).

 

                                         A livello
cantonale, l’art. 37 LPMA legittima a chiedere l’adozione di misure di protezione
a favore di una persona maggiorenne l’interessato, il coniuge, il partner
registrato, i discendenti, i genitori, gli zii, i fratelli, i nipoti e il municipio
del Comune di dimora abituale. AI sensi dell’art. 38 LPMA l’istanza, motivata,
va presentata per iscritto all’autorità regionale di protezione con allegati i
documenti disponibili e l’indicazione delle prove eventualmente da assumere.
Giusta l’art. 39 LPMA, che concretizza il diritto di essere sentito, l’autorità
regionale di protezione trasmette copia dell’istanza all’interessato (cpv. 1);
se lo ritiene utile può fissargli un termine di 15 giorni per presentare
osservazioni scritte, riservato il diritto di essere sentito personalmente
(cpv. 2). 

 

                               2.2.   Nella
fattispecie, la risoluzione impugnata scaturisce dalla segnalazione del 4
settembre 2013 di A__________ e H__________ B__________, menzionata
esplicitamente nella decisione impugnata (“preso atto della segnalazione 4
settembre 2013 della signora B__________, madre dell’interessato, con la quale
si comunica dell’avvenuta partenza di RE 1 dal domicilio e delle difficoltà di
sostenerlo nella sua gestione personale”) e mediante la quale viene chiesto
all’Autorità di protezione un immediato intervento a tutela del figlio. 

 

                                         Dagli atti,
tuttavia, non risulta che tale segnalazione sia mai stata trasmessa
all’interessato, né prima dell’adozione della risoluzione contestata, né
successivamente, dopo l’esplicita richiesta in tal senso del suo legale (cfr.
doc. 7). L’Autorità di protezione non contesta tale circostanza, né adduce
l’esistenza di interessi pubblici o privati prevalenti che giustifichino tale
modo di procedere (cfr. art. 23 cpv. 5 LPMA). Tale modo di procedere contrasta
la chiara norma di cui all’art. 39 cpv. 1 LPMA e viola il diritto di essere
sentito di RE 1. 

 

                                         Va inoltre
sottolineato che una componente essenziale del diritto di essere sentito
consiste nella facoltà di esprimersi sugli elementi pertinenti del caso prima
che una decisione sia presa. Tale precetto non è stato rispettato in concreto,
nella misura in cui RE 1, senza alcuna precedente comunicazione, è stato
convocato “per la presentazione della curatrice” (cfr. convocazione 17
settembre 2013). Una tale citazione rivela che l’Autorità di protezione, prima
ancora di sentire l’interessato, ha già valutato le circostanze del caso e
deciso che una curatela deve essere istituita. Per tacere del fatto che un tale
modo di procedere svuota del suo senso l’audizione personale dell’interessato,
che in materia di protezione dell'adulto – salvo circostanze particolari – è
prescritta dalla legge anche per permettere all’Autorità di farsi un'opinione
personale sullo stato della persona e sulla necessità della misura di
protezione. 

 

                                         Ma il modo
di agire dell’Autorità di protezione viola il diritto di essere sentito di RE 1
anche sotto un altro aspetto. Come visto, l’art. 401 cpv. 1 CC e la relativa
giurisprudenza sviluppata dall’Alta Corte sanciscono il diritto per
l’interessato di proporre una sua persona di fiducia quale curatore prima che
l’Autorità gliene designi uno, e l’obbligo per quest’ultima di attirare
espressamente l’attenzione su questa facoltà (oltre che di vagliare seriamente,
in seguito, tale proposta). Con la convocazione del 17 settembre 2013 l’Autorità
di protezione dimostra invece di non voler permettere a RE 1 di esercitare tale
facoltà, avendo già individuato in CUR 1 – citata anch’ella all’udienza per
essergli presentata – la persona da nominare quale sua curatrice, prima ancora
di avere un qualsiasi contatto con l’interessato. Anche a tale riguardo, il
diritto di essere sentito di RE 1 non è dunque stato rispettato. 

 

                                         In
considerazione di quanto sopra, e vista la natura formale del diritto di essere
sentito, la decisione impugnata deve essere annullata. Il reclamo merita dunque
accoglimento.

 

                                   3.   RE 1
solleva ulteriori censure di tipo procedurale.

                                         Secondo
l’insorgente, nel caso concreto l’Autorità di protezione non ha “deliberato
a numero completo dei suoi membri”, la risoluzione oggetto del gravame essendo
infatti “sottoscritta unicamente da Presidente e segretaria”. Non
trattandosi di una decisione cautelare, a suo avviso tale lacuna implica
l’assoluta nullità della risoluzione (replica, punto 2.3, pag. 5).

 

                               3.1.   La
censura non merita accoglimento. L’Autorità di protezione deve effettivamente
deliberare a numero completo, riservate le misure cautelari urgenti (art. 440
cpv. 2 CC; art. 10 cpv. 1 LPMA; v. anche art. 8 cpv. 1 Regolamento della
legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e
dell’adulto [ROPMA]). Da tale principio non si può comunque
dedurre che le decisioni hanno validità unicamente se personalmente
controfirmate da tutti i membri del collegio. La censura deve dunque essere
respinta senza ulteriore disamina. 

 

                               3.2.   Occorre
tuttavia evidenziare che la procedura che ha condotto all’adozione della
decisione impugnata presenta delle anomalie.

                                         Anzitutto,
secondo quanto indicato sulla risoluzione, essa costituisce una “decisione
in via di circolazione”. Ora, ai sensi dell’art. 8 cpv. 2 ROPMA il
presidente può decidere della deliberazione in via di circolazione eccetto per
l’adozione, la revoca o la modifica di misure di protezione. Pertanto nel caso
concreto, trattandosi dell’istituzione di una curatela, l’Autorità di
protezione non poteva deliberare secondo tale modalità. 

 

                                         L’indicazione
secondo cui la decisione (n. 454) è stata adottata in via di circolazione degli
atti appare comunque in contrasto con l’esistenza di un “verbale della
seduta telefonica” in cui l’Autorità di protezione, dopo discussione tra
tutti i membri del collegio, decide l’istituzione della curatela in questione
(“dopo discussione, l’ARP decide: 1. In favore di RE 1 è istituita una curatela di rappresentanza e gestione …”; trattasi sempre della decisione n.
454). Sembrerebbe quindi che, correttamente, la decisione sia stata presa
mediante una deliberazione collegiale dell’Autorità di protezione e che
l’indicazione “decisione in via di circolazione” costituisca un refuso
(come anche l’indicazione di un’istanza datata 28 febbraio 2013, di cui non vi
è traccia agli atti). In realtà, osservando il timbro apposto sul verbale in
questione, emerge che la decisione impugnata non è stata adottata a seguito di
quella discussione: la seduta telefonica in questione ha infatti avuto luogo il
10 ottobre 2013, ovvero sei giorni dopo l’emanazione della risoluzione
impugnata, che risulta essere stata intimata già il 4 ottobre 2013 (cfr. timbro
apposto in calce). 

                                         Un tale modo
di procedere si rivela del tutto irrito e non permette di comprendere – né di
controllare – l’esatto svolgimento della procedura. Esso non può essere
avallato da questa Camera, che richiama dunque l’Autorità di protezione ad un
maggior rigore formale. 

 

                                         Per inciso,
si segnala inoltre che dal verbale dell’udienza di discussione del 2 ottobre
2013 non è dato di capire in che composizione sia stato sentito RE 1, nella
misura in cui – pur essendo stati indicati tutti i nominativi dei membri
dell’Autorità sia nell’intestazione che in calce al verbale (senza
l’indicazione “assenti scusati”, cfr. ad esempio verbale incontro 18 novembre
2010) – né il membro permanente né il delegato risultano aver firmato alcuna
pagina del verbale. Sebbene l’interessato non abbia il diritto di essere sentito
dall’Autorità di protezione al completo (cfr. art. 447 cpv. 2 CC a contrario; Auer/Marti, Basler Kommentar,
Erwachsenenschutz, ad art. 447 CC n. 16; Schmid,
Erwachsenenschutz, Kommentar, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 447 CC n. 7), il
verbale deve comunque dar conto di quanto accaduto durante l’udienza e
permettere di capire chi era presente (cfr. art. 235 CPC; v. anche Schmid, Erwachsenenschutz, Kommentar, ad
art. 447 CC n. 6), ciò che non è invece il caso nella fattispecie. 

 

                                   4.   Gli
oneri processali seguono la soccombenza e sono dunque posti a carico
dell’Autorità di protezione, che rifonderà a RE 1 fr. 800.- a titolo di
ripetibili. 

                                         Visto
l'esito del reclamo e il diritto a ripetibili, la domanda di assistenza
giudiziaria deve essere considerata priva di oggetto (cfr. STF del 18 luglio
2012, inc. 2C_182/2012, consid. 6.3; STF del 7 agosto 2009, inc. 5A_389/2009,
consid. 7; Sentenza CDP dell’11 marzo 2014, inc. 9.2013.175, consid. 6;
Sentenza CDP del 4 giugno 2014, inc. 9.2014.18, consid. 9).

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo è accolto.

                                         Di
conseguenza, la risoluzione n. 454/2013 del 4 ottobre 2013 è annullata e gli
atti sono ritornati all’Autorità regionale di protezione __________.

 

                                   2.   La
domanda tendente all’ammissione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito
patrocinio è priva di oggetto.

 

                                   3.   Gli
oneri del reclamo consistenti in:

                                         a)  tassa di
giustizia    fr.     100.–

                                         b)  spese                       fr.       50.–

                                                                                fr.     150.–

 

                                         sono posti a carico dell’Autorità
regionale di protezione __________, che rifonderà fr. 800.– a RE 1 a titolo di
ripetibili.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  -
  

  -
  

   

  Comunicazione:

  -
  

   

  

 

 

 

Il
presidente                                                         La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.