# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** deb09c3b-f5f5-5e4b-8c11-0955d0661c3d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-04-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.04.2003 35.2002.53
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2002-53_2003-04-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2002.53

   

  mm

  	
  Lugano

  11 aprile
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Presidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 luglio 2002 di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 18 giugno 2002 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 26
agosto 1994, __________ - gerente del __________ ed assicurato facoltativamente
contro gli infortuni presso la __________ - è scivolato ed è caduto con il
piede destro in un tombino aperto.

                                         A causa
di questo sinistro, l'assicurato ha riportato - stando al certificato medico 26
settembre 1994 del dott. __________ - una distorsione dell'avampiede con
possibile lesione legamentaria metatarsofalangea II e III dito (cfr. doc. _).

 

                                         Il caso è
stato assunto dalla __________, la quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Nel
prosieguo - a causa di persistenti disturbi localizzati all'estremità inferiore
destra - __________ è stato sottoposto a tre interventi operatori (riposizione
ed osteosintesi con filo di Kirschner il 25 ottobre 1994; resezione articolare
media, badasierung ed osteotomia subcapitale II dito secondo Helal nonché
asportazione di tessuto fibroso dell'articolazione MO a destra l'11 novembre
1996; osteotomia correttiva del metatarsale I, osteotomia della falange basale
MP1 secondo Akin e ricostruzione di MP2 tramite osteotomia di M2 e M3 il 6
dicembre 1999). 

 

                                         Tutti e
tre questi interventi sono stati autorizzati dall'assicuratore LAINF, il quale
ne ha pure assunto i relativi costi.

 

                               1.3.   Dopo avere
sentito il parere del proprio medico di fiducia (cfr. doc. _), la __________,
con decisione formale del 22 marzo 2002, ha dichiarato __________ totalmente
abile al lavoro a far tempo dal 1° giugno 2000 e, perciò, gli è stato negato il
diritto ad una rendita di invalidità.

                                         D'altro
canto, all'assicurato è stata riconosciuta un'indennità per menomazione
all'integrità del 5% (cfr. doc. _). 

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurato
(cfr. doc. _), l'assicuratore infortuni, in data 18 giugno 2002, ha
sostanzialmente ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _). 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 10 luglio 2002, __________, sempre patrocinato dall'avv.
__________, ha chiesto, in via principale, che la __________ venga condannata a
versare ulteriori prestazioni LAINF anche dopo il 31 maggio 2000 e, in via
subordinata, che l'incarto venga retrocesso all'assicuratore convenuto affinché
provveda a completare gli atti medici e si pronunci di nuovo sul diritto alle
prestazioni (cfr. I, p. 6).

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno delle
proprie pretese ricorsuali:

 

" 
(…).

Giusta l'art. 19 cpv. 1 LAINF, "il diritto
alla rendita nasce qualora dalla continuazione della cura medica non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato". In
concreto emerge dai più recenti atti medici acquisiti al fascicolo che una
continuazione delle terapie in favore del ricorrente, non sia ormai più
indicata (cfr. referto __________, p. 15 § 6; rapporto 30.3.2001 Prof. Dr.
__________; rapporto 13.6.2000 Dr. __________). Pacifico quindi l'adempimento
del requisito di cui sopra. 

 

6/ È invalido chi è presumibilmente alterato
nella sua capacità di guadagno in modo permamente o per un periodo rilevante (art.
18 cpv. 2 LAINF). Nella fattispecie risulta che il danno alla salute riportato
dal ricorrente in occasione dell'infortunio del 26.8.1994, non gli consenta più
di esercitare a pieno la sua attività professionale. Sussiste quindi una
diminuzione della sua capacità lavorativa., con conseguente perdita di
guadagno. Sostenere il contrario non è serio e contrasta in modo palese con i
numerosi , univoci referti specialistici , contenuti nel fascicolo
dell'assicuratore convenuto. Per un'incapacità lavorativa parziale si sono
espressi, tra gli altri: il Prof. dr. __________ (incaricato dalla __________)
nella sua perizia del 18.2.1998 (doc. _, pag. 8, n° 7.2); il dr. __________
ortopedico consultato dal __________ (perizia del 7.9.2001, pag. 10, § E.2 in
fine - doc. _); il Prof. dr. __________, nel suo certificato del 15.11.2001
(doc. _).La concorde opinione espressa dai succitati specialisti ortopedici,
non può essere messa in dubbio dal dr. __________, chirurgo, il quale, nel suo
referto del 14 marzo 2002, per confortare la propria posizione, si rifà
esclusivamente al rapporto del 13.6.2000 del dr. __________, (doc. _).
Quest'ultimo, tuttavia, in una disamina assai sommaria, asserisce di non avere
avuto a disposizione documenti radiologici recenti, riservandosi di
"procedere ad una valutazione più adeguata" non appena gli fossero
state sottoposte le ultime radiografie realizzate. Evidentemente, un simile
certificato medico (che non accerta assolutamente nulla), non può essere
considerato sufficiente mezzo di prova per respingere le giustificate richieste
di prestazioni, avanzate dal sig. __________.

 

7/ Nell'impugnata decisione (consid. 4) la
Compagnia convenuta afferma che "le valutazione mediche agli atti
permettono di concludere che nessuna incapacità lavorativa e quindi nessun
grado d'invalidità è dovuta per le conseguenze dell'evento infortunistico del
26.8.1994". Controparte interpreta in modo del tutto personale la copiosa
documentazione specialistica in suo possesso.

Intanto, contrariamente a quanto sostiene la
convenuta, la perizia del __________ del 7.9.2001, al § F.1 "diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa", ha indicato le seguenti patologie: a)
metatarsalgia II-III del piede ds con recidiva di alluce valgo su stato dopo
molteplici interventi all'avampiede ds (ottobre 1994, novembre 1996, dicembre
1999); b) metatarsalgia II e-III del piede sin. su alluce valgo, dito II sin. a
martello; c) sindrome depressiva reattiva di grado lieve, con somatizzazioni
d'ansia; d) sindrome lombospondilogena prevalente a ds., su turbe degenerative.

Tutte queste affezioni sono in nesso di causalità
sia naturale, sia adeguata, con l'infortunio del 26.8.1994. prima di tale data
il ricorrente non aveva mai subito alcuna incapacità lavorativa: né a causa
degli alluci valgo (ai piedi ds. e sin.), né per depressione, né infine per
dolori dorsali. L'incidente in oggetto ha causato al sig. _________ una
distorsione dell'avampiede ds. con lesione dell'articolazione metarasofalagea
della dita II e III. Le cure prestategli (medicamentose, fisioterapiche,
interventi chirurgici, ecc.) sono durate sino a due anni or sono, ma non hanno
permesso di migliorare in modo significativo la situazione. Permane un
importante deficit di appoggio, prevalentemente sul piede destro. 

Non occorre essere degli specialisti in ortopedia
per rendersi conto che l'impossibilità di suddividere correttamente il peso su
entrambi i piedi, ha costretto il sig. __________ a sovraccaricare l'arto
sinistro. Con il conseguente insorgere dei disturbi lamentati all'avampiede
sinistro, diagnosticati da tutti i medici che lo hanno visitato. È poi
evidente, anche agli occhi di un profano, che il difetto di appoggio ha
obbligato il ricorrente a mantenere un'anomala posizione eretta; ciò che, alla
lunga ha compromesso pure la stabilità della sua colonna vertebrale. Non per
niente la sindrome lombospondilogena si è manifestata prevalentemente a destra.
Ma anche la lieve sindrome depressiva, che affligge il sig. __________, è una
conseguenza dell'evento del 26.8.1994. Il ricorrente, nella circostanza, ha
subito una lesione di media gravità, che - come detto - ha comportato
innumerevoli terapie e durature sofferenze, che permangono tuttora. In seguito
all'infortunio, l'insorgente non ha più potuto riprendere il proprio lavoro, se
non parzialmente. Egli è stato riconosciuto invalido al 41% dall'__________. Ha
dovuto rinunciare all'attività fisica, svolta in precedenza. Le prospettive per
l'avvenire sono tutt'altro che esaltanti. In simile situazione, qualsiasi
persona normale sarebbe stata inevitabilmente colpita da sindrome depressiva.

Quanto precede risulta da un'attenta lettura
degli atti medici, acquisiti all'incarto LAINF della __________, e giustifica
l'erogazione di una rendita d'invalidità, il cui grado dovrà essere stabilito
applicando il metodo straordinario, essendo il sig. __________ gerente
indipendente di un albergo (in società con la consorte), coadiuvato da altri
famigliari nell'espletamento di tale attività.

Ove codesto Consesso non ritenesse sufficiente la
copiosa documentazione medica a disposizione, sin d'ora si chiede
l'allestimento di una perizia giudiziale specialistica (da effettuare presso un
qualificato centro ospedaliero ortopedico), atta a stabilire le patologie che
affliggono il ricorrente, il nesso di causalità naturale esistente con
l'infortunio del 28.8.1994, nonché la loro influenza sulla capacità lavorativa
dell'interessato.

 

(…).

 

8/ In concreto, nemmeno sussistono preesistenti
fattori estranei all'infortunio, che ne avrebbero aggravato le conseguenze.
Certo non sono tali gli alluci valgo (presenti in ambedue i piedi del
ricorrente), dal momento che si tratta di particolarità anatomiche senza alcun
carattere patologico. Tanto più che gli alluci valgo di cui sopra, prima
dell'infortunio non hanno mai cagionato la benché minima incapacità lucrativa.
Ciò che, del resto, controparte nemmeno pretende. Di modo che alcuna, eventuale
riduzione della postulata rendita d'invalidità appare giustificata ex art 36
cpv. 2 LAINF. 

 

9/ In questa sede, il ricorrente ribadisce,
infine, la richiesta già formulata con l'opposizione del 19.4.2002, nel senso
che gli vengano riconosciuti i mezzi ausiliari (scarpe ortopediche e solette
ortopediche) previsti all'art. 1 OMAINF e alla cifra 4 dell'elenco ivi
allegato. (…)" (I) 

 

                               1.5.   In risposta,
la __________ ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. IV). 

 

                               1.6.   In corso di
causa, il TCA ha interpellato il dott. __________, Primario del reparto di
ortopedia e traumatologia dell'Ospedale regionale di __________, autore del
referto 23 agosto 2001 accluso alla perizia del __________, il quale è stato
invitato a rispondere ad alcuni quesiti riguardanti i disturbi al piede destro
(VIII).

 

                                         La
risposta del dott. __________ è pervenuta il 4 febbraio 2003 (XII)

 

                                         In data
12 febbraio 2003, questa Corte ha nuovamente preso contatto con il succitato
specialista, invitandolo a volere puntualmente motivare la risposta da lui
fornita al quesito n. 3 (XIII).

 

                                         La presa
di posizione complementare del dott. __________ data del 21 febbraio 2003
(XVI).

 

                                         Alle
parti è stata accordata la facoltà di presentare le loro osservazioni (XVII).

 

                                         La
____________ ha prodotto un rapporto, datato 12 marzo 2003, del dott.
__________ (cfr. XIX + allegato).

                                         __________,
da parte sua, ha essenzialmente ribadito la necessità che il TCA abbia ad
ordinare l'allestimento di una perizia medica giudiziaria (cfr. XXI). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. Con la stessa sono state
modificate numerose disposizioni nel settore dell'assicurazione contro gli
infortuni. Poiché dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali
non può, per principio, tenere conto di modifiche di legge e di fatto subentrate
successivamente al momento determinante della decisione in lite (cfr. SVR 2003
ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b) e poiché,
inoltre, il Tribunale delle assicurazioni valuta la legalità di una decisione
in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata
emessa (cfr. SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 121 V 366 consid. 1b; qui: il 18 giugno
2002), nel presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore fino al 31
dicembre 2002.

 

                               2.3.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione a sapere se la __________ era
legittimata a dichiarare ___________ totalmente abile al lavoro a far tempo dal
1° giugno 2000 e, quindi, a negargli il diritto ad una rendita di invalidità. 

 

                               2.4.   Giusta l'art.
6 cpv. 1 LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d'infortuni professionali, d'infortuni non
professionali e di malattie professionali.

                                         Il cpv. 3
recita, da parte sua, che l'assicurazione effettua inoltre le prestazioni per
lesioni causate all'infortunato durante la cura medica. 

                                         La
portata di quest'ultima disposizione è precisata dall'art. 10 OAINF, a mente
del quale l'assicurato ha diritto alle prestazioni anche per lesioni corporali
occorsegli durante un esame medico ordinato dall'assicuratore o reso necessario
da altre circostanze. 

                                         Adottando
questa disposizione il legislatore ha coscientemente operato una suddivisione
dei rischi tra l'assicurazione contro gli infortuni e quella per le malattie.
Pertanto, l'assicurazione contro gli infortuni risponde di ogni lesione
provocata dalla cura (trattamento medico) successiva a infortuni assicurati,
senza che l'atto lesivo rientri necessariamente nella nozione d'infortunio o
sia dovuto ad un errore medico o lesione corporale penalmente perseguibile (DTF
118 V 286, consid. 3b; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi
sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 58s.). 

                                         Nondimeno,
la responsabilità è limitata ai danni alla salute che sono stati causati da
provvedimenti terapeutici applicati in seguito ad un infortunio. L'assicuratore
contro gli infortuni deve intervenire soltanto per quei danni che si trovano in
una relazione di causalità, naturale ed adeguata, con misure terapeutiche o provvedimenti
diagnostici resisi necessari a seguito dell'infortunio assicurato. Per contro,
non cadono nel campo di applicazione degli artt. 6 cpv. 3 LAINF e 10 OAINF,
atti od omissioni in nesso di causalità con malattie e che quindi non
appartengono alla cura medica ai sensi dell'art. 10 LAINF. L'assicuratore
infortuni non deve rispondere delle conseguenze di un danno alla salute
completamente estraneo all'infortunio assicurato, anche qualora queste
conseguenze (ad esempio, un infarto cardiaco) avrebbero potuto essere evitate
se solo il medico incaricato dall'assicuratore avesse tempestivamente posto la
diagnosi (cfr. RAMI 2002 U 463, p. 428ss., nonché dottrina e giurisprudenza ivi
citate). 

 

                               2.5.   Giusta l'art.
10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art.
16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a seguito
d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegna­zione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da
attendersi un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita di invalidità o un'indennità unica in capitale:
l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle prestazioni
sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità
per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.6.   Conformemente
alla costante giurisprudenza, la nozione di incapacità di lavoro è identica in
tutti i campi dell'assi­curazione sociale: viene considerata incapace di lavoro
la persona che per motivi di salute non è più in grado di svolgere la propria
attività o lo è soltanto in misura ridotta oppure, ancora, soltanto con il
rischio di aggravare il suo stato di salute (DTF 111 V 239 consid. 1b; A. Maurer,
Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, vol. I, Berna 1979, p. 286ss.; Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 91). 

                                         La
questione a sapere se l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura
giustificante il riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata
sulla base dei fatti forniti dal medico.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determi­nate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può an­co­ra svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività.

                                         Determinante
ai fini della graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque
l'apprezzamento medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro
che effetti­vamente risulta dall'impedimento (cfr. RAMI 1987 K 720 p. 106 consid.
2, U 27 p. 394 consid. 2b e giuri­sprudenza ivi citata; RJAM 1982 n. 482 p. 79 consid.
2).

                                         L'assicurato
che rinuncia a utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto
i provvedimenti da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria
capacità lavorativa è, ciò nono­stante, giudicato per l'attività che egli
potrebbe esercitare dimostrando buona volontà. 

                                         Carenze
di volontà risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in
considerazione nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere,
tutt'al più, considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro
causa é da ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111
V 239 consid. 1b e 2a; RAMI 1986 K 664 p. 56; 1987 K 720 p. 105 consid 2; 1987
U 27 p. 393 consid. 2b; 1989 K 798 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 91).

 

                               2.7.   Nondimeno, è
utile ricordare che presupposto essenziale per l'erogazione di prestazioni da
parte dell'assicurazione contro gli infortuni è l'esistenza di un nesso di causalità
naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità,
morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46; cfr. pure sentenza inedita 17
ottobre 1989 in re F.).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.8.   Il diritto a
prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità
adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361 consid.
5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza
ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117
V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet
des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents
obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.9.   Diversa
invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere
psichico, dove la nozione di causalità adeguata assume un'importanza
fondamentale. 

                                         In merito
all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura
psichica manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi
ripetutamente e la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde
trasformazioni. 

                                         Di questa
evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è
riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante
nell'insieme delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe psicogene
non si misura più per rapporto alle reazioni di una persona
"normale"); in DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può
essere negata se alla luce della personalità pretraumatica dell'assicurato
l'infortunio non è, con le circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza);
in RAMI 1988 U 47 pag. 225 in cui il TFA ha ribaltato la precedente
formulazione negativa esigendo che l'infortunio rivesta "una certa
importanza" per rapporto a tutto il complesso delle circostanze; e infine
in DTF 115 V 133, in cui la somma istanza ha ritenuto utile procedere ad una
classificazione degli infortuni sulla base di criteri oggettivi anziché
fondarsi direttamente sul modo in cui la vittima ha vissuto ed elaborato il
trauma. 

                                         Il TFA
conferisce valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio (Unfallerlebnis)
ma all'evento infortunistico come tale (Unfallereignis), valutato
oggettivamente (objektivierte Betrachtungsweise) in funzione del modo in cui é
avvenuto l'infortunio propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid. 5; RAMI
1992 U 154 p. 246ss).

 

"  A
seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre
categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio"

 

                                         Di regola
l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi
("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli
infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla
salute psichica").

                                         Per
contro, nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha
leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad esempio
caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a priori
(RAMI 1992 U 154, p. 246ss.). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la causa
fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da ricercare in
fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione costituzionale.
"E' noto per esperienza che gli infortuni della presente categoria, data
la loro minima importanza, non possono influire sulla salute psichica
dell'infortunato".

                                         Per
quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli
"eventi che non possono essere classificati nelle due predette
categorie" - l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente
riferimento all'evento infortunistico.

 

"  Occorre
piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che
sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto
diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di
apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e
l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme
all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica."

 

                                         I criteri
di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

 

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

 

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

 

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

 

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

 

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

 

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Il TFA
opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.

 

                                         Gli
infortuni medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro
relativa gravità:

 

                                         -  infortuni
la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina
addirittura agli infortuni della categoria superiore;

 

                                         -  infortuni
di media gravità all'interno della categoria medio-        grave;

 

                                         -  infortuni
di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni
insignificanti o leggeri).

 

                                         Nel primo
caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.

                                         Nel
secondo bisogna nuovamente distinguere:

 

                                         -  se
un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga
dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura),
l'adeguatezza è ammessa; 

 

                                         -  in
caso contrario occorre l'intervento di più fattori.

 

                                         Nel terzo
sottogruppo è richiesta alternativamente:

 

                                         -  la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o

                                         -  la
particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Solo a
queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.

                                         Se
però queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano
altre cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla
predisposizione costituzionale della vittima.

                                         Può
essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono
particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche
se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta,
l'infortunio avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa
gli altri fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega
all'irrilevanza la sua eventuale particolare vulnerabilità. 

                                         Non
importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in
ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri
traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.

                                         In RAMI
1995 U 215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va
effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto
dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.

 

                             2.10.   Nel caso di
specie, con la decisione formale del 22 marzo 2002, confermata in sede di
opposizione, la __________ ha dichiarato estinto il diritto alle prestazioni di
corta durata, in quanto da ulteriori provvedimenti terapeutici non vi era più
da attendersi un sensibile miglioramente delle condizioni di salute di
__________.

                                         D'altro
canto - tenuto unicamente conto dei postumi infortunistici residuali al piede
destro - l'assicurato è stato dichiarato in grado di riprendere, a tempo pieno
e con un rendimento completo, la sua attività di gerente di un albergo a
contare dal 1° giugno 2000 e, perciò, gli è stato negato il diritto ad una
rendita di invalidità. 

                                         Infine,
__________ è stato posto al beneficio di un'IMI del 5% (cfr. doc. _).

 

                                         La
decisione di riconoscere il ricorrente totalmente abile al lavoro nella sua
abituale professione (e, quindi, di rifiutargli il versamento di una rendita di
invalidità), è stata presa fondandosi, essenzialmente, sul rapporto allestito
il 14 marzo 2002 dal dott. __________, medico-chirurgo:

 

" 
(…).

CAPACITÀ LAVORATIVA:

 

scalare di inabilità lavorativa per l'intervento
del 6.12.1999: si ricorda che il paziente è stato sottoposto ad intervento
all'alluce per alluce valgo e ricostruzione metatarsofalangea II quest'ultima
da ritenersi in nesso causale con l'infortunio del 1994 (l'alluce valgo per
contro non ha nessun collegamento con l'evento del 1994).

Inabilità lavorativa in misura totale per 4 mesi
(solo per il problema interessante il II raggio); ulteriore inabilità
lavorativa in misura del 50% fino al 31.5.2000; a partire dal 1.6.2000 nessuna
inabilità lavorativa per i postumi infortunistici interessanti il II raggio del
piede destro. Questo, ritenuto il riscontro clinico del dott. _________, il
quale esaminò il paziente in data 30.5.2000 accertando una recidiva sub-totale
dell'alluce valgo; inoltre dolori principali localizzati in sede plantare sulla
testa del IV. dito e, parzialmente, del V. dito a cui si aggiungono le diagnosi
con influsso sulla capacità lavorativa riscontrate da parte dell'Assicurazione
Invalidità ossia metatarsalgia II-III piede destro con recidiva di alluce
valgo, metatarsalgia II-III piede sinistro su alluce valgo e dito II a
martello, sindrome depressiva reattiva di grado lieve con somatizzazioni di
ansia in struttura di personalità a tratti anancastici, sindrome lombospondilogena
prevalente a destra su turbe degenerative. Come si può rilevare vi è una
situazione pressoché simile del piede destro e sinistro." 

                                         (doc. _).

                                         Con il
proprio ricorso, __________ contesta di avere ritrovato una piena capacità
lavorativa nell'attività di gerente, facendo sostanzialmente valere che i
disturbi di cui soffre, siano essi fisici che psichici, diagnosticati grazie
alla perizia realizzata dal __________ per conto dell'__________, sarebbero
tutti delle naturali conseguenze dell'infortunio dell'agosto 1994. 

                                         In questo
ordine di idee, egli rileva che l'assicurazione per l'invalidità l'ha
riconosciuto invalido nella misura del 41% e, pertanto, posto al beneficio di
un quarto di rendita a far tempo dal 1° agosto 1995 (cfr. I, p. 4s.).

 

                             2.11.   La nozione di
invalidità utilizzata nell'__________ corrisponde, di principio, a quella
considerata nell'assicurazione contro gli infortuni (e nell'assicurazione
militare), per cui la valutazione dell'invalidità deve normalmente condurre
allo stesso risultato, quando il danno alla salute è il medesimo (DTF 126 V 291
consid. 2a = Pratique VSI 2001, p. 79ss.; DTF 119 V 470 consid. 2b e
riferimenti ivi menzionati; cfr., pure, DTF 123 V 271 consid. 2a). Nondimeno,
secondo la giurisprudenza del TFA, delle divergenze non possono essere escluse
a priori (cfr. DTF 119 V 471 consid. 2b). In effetti, la valutazione
dell'invalidità operata da un assicuratore sociale non deve essere ritenuta
determinante, se basata su un errore di diritto oppure sull'esercizio
insostenibile di un potere d'apprezzamento (cfr. DTF 126 V 292, consid. 2b).

                                         Dopo
avere ricordato quale è stata l'evoluzione della sua giurisprudenza in materia
di coordinamento fra assicurazione per l'invalidità ed assicurazione contro gli
infortuni (cfr. consid. 2c), il TFA, nella DTF 126 V 288, ha inoltre precisato
quanto segue:

 

" 
d) An der hinsichtlich der Invaliditätsbemessung
koordinierenden Funktion des einheitlichen Invaliditätsbegriffes in den verschiedenen
Sozialversicherungszweigen ist festzuhalten. Auch der Entwurf vom 27. September
1990 zu einem Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts
(ATSG) sieht in Art. 22 für die Unfall-, die Militär- und die Invalidenversicherung
einen einheitlichen Invaliditätsbegriff vor. Nicht weiter rechtfertigen lässt
es sich hingegen, der Invaliditätsbemessung des einen Sozialversicherungsträgers
ungeachtet der diesem im Rahmen seiner Abklärungen zur Verfügung stehenden Möglichkeiten
und deren effektiven Ausnutzung im konkreten Fall generell mehr Gewicht beizumessen.
Zur Frage nach einem allfälligen Vorrang der Invaliditätsbemessung eines bestimmten
Versicherers enthält auch der Entwurf des ATSG keine Regelung. 

Die Einräumung solcher Prioritäten birgt die Gefahr
in sich, dem Verwaltungshandeln eines Versicherers weit über dessen Interessenbereich
hinaus reichende Auswirkungen zu verleihen, was zu einem Missverhältnis zwischen
der diesem zustehenden Entscheidungsbefugnis und den von ihm ausgelösten Konsequenzen
führen könnte. Dennoch ist danach zu trachten, unterschiedliche Invaliditätsannahmen
verschiedener mit demselben Fall befasster Versicherer zu vermeiden. Die Einheitlichkeit
des Invaliditätsbegriffes entbindet die verschiedenen Sozialversicherungsträger
zwar nicht davon, die Invaliditätsbemessung in jedem einzelnen Fall selbstständig
durchzuführen. Keinesfalls dürfen sie sich ohne weitere eigene Prüfung mit der blossen
Übernahme des von einem andern Versicherer festgelegten Invaliditätsgrades begnügen.
Eine derart weitgehende Bindungswirkung wäre nicht zu rechtfertigen. Es geht
indessen auch nicht an, dass die Invalidität in den einzelnen Sozialversicherungszweigen
völlig unabhängig von allenfalls schon getroffenen Entscheiden anderer Versicherer
festgelegt wird. Zumindest rechtskräftig abgeschlossene Invaliditätsschätzungen
dürfen nicht einfach unbeachtet bleiben. Vielmehr müssen sie als Indiz für eine
zuverlässige Beurteilung gewertet und als solches in den Entscheidungsprozess erst
später verfügender Versicherungsträger miteinbezogen werden. Dies verlangt auch
nach gewissen Mitwirkungsrechten des durch eine verfügungsmässige Festlegung der
Invalidität in einem Sozialversicherungsbereich tangierten andern Versicherers.
Im Unfallversicherungsrecht wird diesem Schutzbedürfnis ausdrücklich entsprochen,
indem Art. 129 Abs. 1 UVV vorsieht, dass die Verfügung eines Versicherers oder einer
andern Sozialversicherung, welche die Leistungspflicht des andern Versicherers berührt,
auch diesem andern Versicherer zu eröffnen ist (Satz 1), und dieser die gleichen
Rechtsmittel ergreifen kann wie die versicherte Person (Satz 2). Macht er von der
Möglichkeit, den Entscheid der andern Versicherung anzufechten, obschon ihm dieser
ordnungsgemäss eröffnet worden ist, nicht Gebrauch, hat er diesen grundsätzlich
gegen sich gelten zu lassen (RKUV 1998 Nr. U 305 S. 432). Zumindest wird er sich
die Vermutung der Richtigkeit der bereits vorhandenen Invaliditätsbemessung entgegenhalten
lassen müssen. Eine abweichende Festlegung der Invalidität kann in solchen Fällen
nur noch ganz ausnahmsweise in Frage kommen, wobei gegebenenfalls an deren Begründung
strenge Anforderungen zu stellen sind. Nicht zulässig ist es, eine an sich vertretbare
Ermessensausübung durch den zuerst verfügenden Versicherer ohne Vorliegen triftiger
Argumente durch einen andern - unter Umständen ebenfalls vertretbar erscheinenden
- Ermessensentscheid zu ersetzen. Anlass für ein Abweichen von einer bereits rechtskräftigen
Invaliditätsschätzung eines andern Versicherers könnten hingegen, nebst den bereits
in Erw. 2b aufgeführten, von der bisherigen Rechtsprechung anerkannten Gründen,
äusserst knappe und ungenaue Abklärungen sowie kaum überzeugende oder nicht sachgerechte
Schlussfolgerungen bieten."

                                         (DTF
succitata, consid. 2d - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         In
concreto, il grado di invalidità stabilito dall'________ non può essere
applicato anche in ambito LAINF, nella misura in cui - contrariamente a quanto
preteso in sede di ricorso - una parte dei disturbi accusati dall'insorgente
non costituiscono una conseguenza dell'evento traumatico assicurato.

 

                                         Questa
Corte constata che l'infortunio del 26 agosto 1994 ha interessato
esclusivamente l'avampiede destro, sede di una distorsione (cfr. doc.
_).

                                         Dal
referto peritale allestito dal __________ il 7 settembre 2001 emerge,
nondimeno, che __________ presenta disturbi (limitandosi a quelli che hanno
un'incidenza sulla capacità lavorativa), oltre che all'estremità inferiore
destra, anche a livello psichico, al rachide lombare nonché al piede sinistro
(cfr. doc. _, p. 11). 

 

                                         Lo stato
di salute psichico del ricorrente è stato valutato, nell'ambito degli
accertamenti pluridisciplinari predisposti dall'__________, dal dott.
__________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia.

                                         Questo sanitario
ha diagnosticato una "sindrome depressiva reattiva di grado lieve con
somatizzazione d'ansia in paziente con tratti di personalità anancastici",
patologia responsabile di una incapacità lavorativa massima del 20% (cfr. VII
2, p. 4).

                                         È vero
che il dott. __________ non ha discusso l'eziologia di questi disturbi. Lo
scrivente Tribunale ritiene tuttavia di potersi esimere dall'ordinare una
perizia giudiziaria per chiarire questo specifico aspetto, poiché, anche
nell'ipotesi in cui ne venisse accertata l'origine traumatica, l’obbligo
contributivo dell’assicuratore infortuni convenuto dovrebbe comunque essere
negato, facendo difetto l’adeguatezza del nesso di causalità, questione che
deve essere valutata alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115 V 133ss..

                                         Infatti,
l’infortunio occorso ad __________ - un banale trauma distorsivo al piede
destro, a seguito della caduta in un tombino aperto - può senz’altro venir
classificato nella categoria degli infortuni leggeri: secondo la
giurisprudenza del TFA, in questo caso, l’adeguatezza del nesso di causalità
può essere negata a priori (cfr. RAMI 1992, U 154, p. 248s.; STFA del 9 gennaio
2003 nella causa C., U 347/01, consid. 5.1 e del 25 febbraio 2003 nalla causa
E., U 78/02, consid. 5.3). 

                                         Sulla
scorta di quanto precede, è a ragione che la __________ ha negato la propria
responsabilità a proposito delle turbe psichiche lamentate dall'assicurato.

 

                                         ______________
soffre inoltre, come visto, di disturbi alla regione lombare, nonché al piede
sinistro.

                                         Al proposito,
occorre osservare, in primo luogo, che quanto sostenuto dall'assicurato in sede
di ricorso - ossia che questi disturbi costituirebbero una conseguenza indiretta
dell'evento infortunistico assicurato (cfr. I, p. 5: "Non occorre essere
degli specialisti in ortopedia per rendersi conto che l'impossibilità di
suddividere correttamente il peso su entrambi i piedi, ha costretto il sig.
__________ a sovraccaricare l'arto sinistro. Con il conseguente insorgere dei
disturbi lamentati all'avampiede sinistro, diagnosticati da tutti i medici che
lo hanno visitato. È poi evidente, anche agli occhi di un profano, che il
difetto di appoggio ha obbligato il ricorrente a mantenere un'anomala posizione
eretta; ciò che, alla lunga ha compromesso pure la stabilità della sua colonna
vertebrale. Non per niente la sindrome lombospondilogena si è manifestata
prevalentemente a destra") - rappresenta una semplice dichiarazione di
parte che non appare supportata da nessuna certificazione medica, motivo per
cui, già per questa ragione, non é meritevole di essere fatta propria dallo
scrivente Tribunale. 

                                         Del
resto, l'argomento secondo il quale esisterebbe un legame causale fra, da un
lato, l'infortunio e, dall'altro, i disturbi al rachide lombare ed
all'estremità inferiore sinistra, siccome questi ultimi si sarebbero
manifestati soltanto dopo di esso, è privo di qualsiasi pertinenza scientifica.

                                         Occorre
infatti ricordare che la giurisprudenza del TFA insegna che, per il solo fatto
d’essere apparso dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere
ritenuto una sua conseguenza, secondo l’adagio “post hoc, ergo propter hoc”
(DTF 119 V 341s. consid. 2b/bb con riferimenti; STFA del 3 aprile 1997 nella
causa V., inedita; cfr., pure, Th. Frei, Die Integritätsentschädigung nach Art.
24 und 25 des Bundesgesetzes über die Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998,
p. 30, nota 96).

 

                                         In
secondo luogo, e a proposito dei disturbi dorsali, la tesi secondo la quale essi sarebbero stati indirettamente provocati dal
danno riportato dal ricorrente all'arto inferiore destro, appare invero
smentita da diverse perizie specialistiche ordinate dal TCA in altre procedure ricorsuali.

                                         Ad
esempio, nella causa T., sfociata nella sentenza del 4 maggio 2000, inc. n.
35.1999.92-93, i periti giudiziari, dottori __________ e ________, ambedue
Primari presso la Clinica di chirurgia ortopedica dell'Ospedale __________,
hanno indicato che solo in casi eccezionali lo
zoppicare possa condurre ad un sovraccarico del
rachide:

 

" 
Kann der Sachverstädige bestätigen, dass
es eine übliche und geläufige Erscheinung ist. Also als klinisch anerkannte
Tatsache, dass ein körperlicher Schaden an einem unteren Beinteil, wie im Fall
T., im Laufe der Jahre zu degenerativen Pathologien, mit Invaliditätsfolgen, im
Beckenbereich bzw. in der Wirbelsäule führt?

Nein, ein Hinken führt nicht zu einer Überlastung
der Wirbelsäule, solange keine schweren Deformationen vorliegen. Schwere
Deformationen sind Veränderungen mit einer Beinlängendifferenz von > 5 cm
oder einer Situation bei Hüftarthrodese, oder einer Muskelschwäche wie sie
beispielsweise nach einer Poliomyelitis zu beobachten ist. Zudem müssen die
Veränderungen sehr lange einwirken bis sie symptomatisch werden. Bei Herr T.
ist die Deformation/Beeinträchtigung des Gangbildes mässig, die Dauer eher kurz
und bildgebend sind keine über die Altersnorm hinausgehende Veränderungen der
Wirbelsäule feststellbar"

                                         (perizia
7.3.2000 della Clinica di chirurgia ortopedica dell'__________,
p. 8s.). 

 

                                         Il caso
di __________ non rientra fra quelli limite enumerati dai dottori __________ e
__________. 

                                         Da un
lato, dagli atti di causa risulta che l'assicurato presenta un arto inferiore
più corto dell'altro di un solo centimetro (cfr. doc. _, p. 3: "La gamba sx
è più lunga di 1 cm della gamba destra, …"). 

                                         Dall'altro,
i disturbi in sede lombo-sacrale sono apparsi, in maniera più significativa,
nel corso del 1996, quindi a distanza di circa 2 anni dall'infortunio (doc. _,
p. 1: "… già da anni soffre i disturbi più o meno marcati, ma dall'agosto
dell'anno scorso [del 1996, n.d.r.] sono peggiorati al passaggio lombosacrale
con qualche volta irradiazioni, cioè pseudo-irradiazioni lungo la coscia e la
parte inferiore della gamba dx dorso-laterale fin sopra la caviglia";
cfr., comunque, il certificato 24 ottobre 1995 del dott. __________, in cui si
fa già accenno alla presenza di una sindrome lombovertebrale [doc. _]). 

                                         Al
riguardo, va sottolineato che nella fattispecie poc'anzi evocata, la sindrome
lombare è insorta circa 8 anni dopo l'evento traumatico che ha
interessato il piede destro e quindi ne è stata negata la natura traumatica.

 

                                         Da notare
che un discorso analogo deve pure valere per i disturbi al piede sinistro, così
come indicato dal medico di circondario dell'__________, dott. __________,
spec. FMH in chirurgia ortopedica, in un suo rapporto citato nella STCA del 10
febbraio 2003 nella causa R., inc. 35.2002.82, consid. 2.10., cresciuta in
giudicato ("È ben conosciuto che soltanto un accorciamento di una gamba di
più di 6 cm può provocare dolori alla schiena oppure all'altra gamba").

 

                                         In esito
alle considerazioni che precedono, è dunque a ragione che la __________ ha
valutato la capacità lavorativa del ricorrente facendo astrazione dai disturbi
di natura psichica, così come da quelli che interessano la regione lombare ed
il piede sinistro. 

                                         Se ne
deduce, quindi, che non si può ritenere l'assicuratore LAINF vincolato dalla
valutazione dell'invalidità effettuata dall'__________. 

 

                             2.12.   Dalle tavole
processuali - in particolare dal referto del 14 marzo 2002 del dott. __________
- si evince che la __________ ha definito la capacità lavorativa di __________
(e, in ultima analisi, pure il suo diritto ad una rendita di invalidità) in
maniera scalare a partire dall'ultimo intervento operatorio a cui è stato
sottoposto (6 dicembre 1999), prendendo in considerazione unicamente la
ricostruzione della metatarsofalangea II (cfr. doc. _, p. 2). 

 

                                         Con
riferimento all'art. 36 cpv. 2 LAINF, l'assicuratore LAINF l'ha ritenuto
inapplicabile, siccome, citiamo: "… nel caso concreto debbono essere
valutate le sole conseguenze dell'infortunio assicurato in base alla
consolidata giurisprudenza (DTF 121 V 133)" (IV, p. 4). 

 

                                         Il modo
di precedere scelto dall'assicuratore LAINF convenuto non può essere condiviso
dal TCA.

 

                                         Secondo l'art.
36 cpv. 2 LAINF, le rendite di invalidità, le indennità per menomazione
all'integrità e le rendite per superstiti sono adeguatamente ridotte se il
danno alla salute o la morte è solo in parte imputabile all'infortunio (prima
frase). Per la riduzione delle rendite non si terrà tuttavia conto delle
affezioni anteriori non pregiudizievoli alla capacità di guadagno (seconda
frase). 

                                         L'applicazione
di questa disposizione presuppone che l'infortunio ed un evento non assicurato
abbiano causato assieme il danno alla salute. Per contro, l'art. 36 cpv. 2
LAINF, non è applicabile quando l'infortunio e l'evento non assicurato abbiano
provocato dei danni senza correlazione reciproca, che necessitano di terapie
differenti, ad esempio, perché interessano parti diverse del corpo. In questo
caso, le conseguenze dell'infortunio assicurato vanno valutate separatamente
(cfr. DTF 126 V 117 consid. 3a, 121 V 333 consid. 3c, 113 V 58 consid. 2 ed i
riferimenti ivi menzionati). 

                                         La
riduzione di una rendita di invalidità secondo l'art. 36 cpv. 2 seconda
frase LAINF è legittima soltanto se il preesistente stato patologico, che
ha causato il danno alla salute unitamente all'infortunio, già prima di
quest'ultimo evento era all'origine di una riduzione della capacità di
guadagno. Al proposito, occorre rilevare che, secondo il tenore letterale e lo
scopo di questa disposizione, non è sufficiente una riduzione della capacità
lavorativa. Affinché si possa procedere ad una riduzione della rendita, è necessario
che lo stato patologico preesistente abbia carattere invalidante e che
l'incapacità lucrativa insorta già prima dell'infortunio, abbia raggiunto un
grado importante (cfr. DTF 121 V 331s. consid. 3b; RAMI 1996 U 244 p. 148ss. consid.
6b). 

 

                                         In data
26 agosto 1994, __________ ha riportato un trauma distorsivo all'avampiede
destro con lussazione del II dito.

                                         Il 25
ottobre 1994, egli è stato sottoposto, da parte del dott. __________, ad un
intervento chirurgico di riposizione del dito lussato ed osteosintesi con filo
di Kirschner, i cui costi sono andati a carico della __________ (cfr. doc. _ e
doc. _). 

                                         Dopo
appena 3 giorni il materiale di osteosintesi ha dovuto essere asportato a causa
di un'infezione (doc. _).

                                         In
ragione della persistenza dei disturbi all'avampiede destro, soprattutto alla
stazione eretta, in data 23 ottobre 1995, l'insorgente è stato visitato dal
medico di fiducia della __________, dott. __________, il quale - tenuto conto
dei soli postumi infortunistici (una sub-anchilosi del II raggio con sub-lussabilità
della metatarsofalengea del piede destro) - ha dichiarato l'assicurato
totalmente abile al lavoro a decorrere dal 20 novembre 1995 (cfr. doc. _).

                                         In
realtà, quanto stabilito dal dott. __________ non é stato concretizzato dall'assicuratore
LAINF, e ciò alla luce delle indicazioni contenute nel rapporto 30 maggio 1996
del Prof. dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica, il quale,
diagnosticata una "chiara sublussazione della falange base
dell'articolazione MP II a destra con importante dolore della testa metatarsale
II che è in posizione abb. plantare per il fatto di questa lussazione", ha
consigliato l'esecuzione di una "«Débasirung», ossia una
resezione della parte prossimale della falange di base di circa 4-5 mm +
incisione della capsula articolare MP II plantare" (doc. _).

                                         Questa
operazione è stata eseguita l'11 novembre 1996 da parte dello stesso Prof.
__________ (doc._.) ed i relativi costi sono nuovamente stati assunti
dall'assicuratore convenuto (cfr. doc._).

                                         Nonostante
quest'ultimo passo terapeutico, la situazione a livello del piede destro non è
sensibilmente migliorata, se è vero che, ancora nel mese di marzo 1997, il
Prof. __________ riferiva che, citiamo: "il dito II destro operato in
novembre (v. rapporto) è abbastanza mobile e meno dolente, però è sempre in
posizione di leggera estensione dorsale a causa dell'alluce valgo a esso
sottostante. Attualmente il paziente lamenta forti metatarsalgie al dito III e
IV, e come detto al dito II ma meno spiccate, con formazione di calli alla
pianta del piede (doc. _).

                                         Interpellato
dalla __________ in merito, il Prof. __________, in data 2 aprile 1997, ha
riconosciuto che anche i disturbi accusati alle dita III e IV, erano da
imputare all'evento infortunistico (cfr. doc. _).

                                         In data 9
ottobre 1997, il ricorrente è stato periziato, per conto dell'assicuratore
infortuni, presso il Servizio di chirurgia ortopedica dell'Ospedale cantonale
di __________.

                                         A mente
dei sanitari friborghesi, i disturbi lamentati da __________ ("douleurs plantaires
II-III et dorsales II à droite avec dysesthésies locales et une sensibilité aux
changements de temps") andavano ricondotti, in parte (ca. 25%), allo stato
post-operatorio e, in parte, ad un difetto d'appoggio dell'avampiede destro
(cfr. doc. _, p. 6). 

                                         Con
scritto del 3 febbraio 1999, il Prof. __________ ha fatto stato di un dito II
sempre in posizione di contrattura di flessione, imputando tale fenomeno, da un
lato, alla testa falangea del II dito in posizione plantare con retrazione e raccorciamento
del tendine estensore e, dall'altro, all'alluce valgo con metatarso varo che
spinge il II dito verso valgo e verso l'alto. Egli ha quindi proposto, la
correzione dell'alluce valgo, seppur asintomatico, e la revisione del II dito con
allungamento del tendine estensore (cfr. doc. _).

                                         In data
29 ottobre 1999, il ricorrente ha privatamente consultato il Prof. dott.
__________, spec. FMH in chirurgia ortopedica. 

                                         Secondo
questo specialista, __________ presentava un piede destro piatto con metatarsalgie
da ipercarico a livello del II e III dito, ritenendo perciò indicata una
completa ricostruzione dell'avampiede (cfr. doc. _). 

                                         Il 6
dicembre 1999, il Prof. __________ ha quindi sottoposto l'assicurato ad una
osteotomia correttiva del metatarsale I, osteotomia della falange basale MP1
secondo Akin e ricostruzione di MP2 tramite osteotomia di M2 e M3 (cfr. doc.
_). Anche in questo caso, la __________ ha riconosciuto la propria
responsabilità (cfr. doc. _). 

                                         Nel
prosieguo, il decorso post-operatorio è stato complicato dall'insorgenza di una
distrofia di Sudeck (cfr. doc. _).

 

                                         In data
30 maggio 2000, l'assicurato è stato visitato dal dott. __________, Primario
del reparto di ortopedia dell'Ospedale regionale di __________. 

                                         All'esame
clinico, il dott. __________ ha constatato una recidiva subtotale della
deformazione in valgo dell'alluce, con discreti dolori mediale e, globalmente,
una rigidità delle articolazioni metatarso-falangea del I, II e III dito, con
disturbi principalmente localizzati in sede plantare sotto la testa del IV dito
(doc. _).

 

                                         Con
certificazione del 20 marzo 2001, il Prof. dott. __________ ha indicato che,
citiamo: "… l'alluce destro è in buona posizione e ben caricato. Il II
dito metatarsale funzionalmente è molto caricato, il III metatarsale, il IV metatarsale
come pure le dita presentano delle metatarsalgie reattive con formazioni
callose. La mobilità è ridotta alle dita I, II, III e IV" (cfr. doc. _). 

                                         Nel corso
del mese di agosto 2001, __________ ha soggiornato presso il __________, dove è
stato sottoposto a degli accertamenti pluridisciplinari per conto
dell'assicurazione per l'invalidità. 

                                         In data
16 agosto 2001, egli è stato visto dal dott. __________, attualmente Primario
del reparto di ortopedia-traumatologia dell'Ospedale regionale di __________. 

                                         Queste le
conclusioni contenute nel relativo referto del 23 agosto 2001:

 

" 
(…).

I disturbi lamentati dal paziente sono credibili
e non sussiste alcuna tendenza ad aggravarli. Il mio esame clinico mostra la
persistenza di un difetto di appoggio dell'avampiede destro con deformazione
residuale dell'alluce e persistenza di metatarsalgia II-III. Sul piano
professionale il paziente svolge le attività di albergatore indipendente e
cuoco. La problematica del piede destro rappresenta quindi una chiara
limitazione nelle attività da svolgere in piedi. Ritengo quindi che il paziente
non presenta una significativa limitazione nelle sue attività amministrative,
mentre nelle sue attività di cuoco, di gestione e di controllo si può valutare
un'incapacità del 40-50%"

                                         (VII 3,
p. 2 in fine).

 

                                         In data
24 ottobre 2002, ai fini dell'istruttoria di causa, lo scrivente Tribunale ha
interpellato il dott. __________, invitandolo a rispondere ai seguenti quesiti:

 

" 
(…).

Ai fini dell'istruttoria di causa - tenuto conto
del fatto che, in occasione dell'infortunio del 26 agosto 1994, __________ ha
lamentato una lussazione del II dito del piede destro e che, nel prosieguo,
egli è stato sottoposto a molteplici interventi operatori (cfr. riassunto degli
atti contenuto nella perizia 7.9.2001 del __________: riposizione ed osteosintesi
con filo di Kirschner il 25 ottobre 1994; resezione articolare media, badasierung
ed osteotomia subcapitale II dito secondo Helal nonché asportazione di tessuto
fibroso dell'articolazione MO a destra l'11 novembre 1996; osteotomia
correttiva del metatarsale I, osteotomia della falange basale MP1 secondo Akin
e ricostruzione di MP2 tramite osteotomia di M2 e M3 il 6 dicembre 1999) - la
invitiamo a volere rispondere ai seguenti quesiti:

 

1. A suo avviso, è o meno corretto affermare che - tenuto conto
dei soli postumi dell'infortunio dell'agosto 1994, rispettivamente, delle
sequele dei provvedimenti terapeutici resisi necessari nel prosieguo -
__________ ha ritrovato una piena capacità lavorativa a far tempo dal giugno
2000? Voglia, p.f., motivare la sua risposta.

 

2. I disturbi da lei osservati al piede destro dell'assicurato e che
si trovano all'origine della certificata incapacità lavorativa, sono da
considerare totalmente estranei all'infortunio del 26 agosto 1994,
rispettivamente, agli atti terapeutici che ne sono seguiti?

 

3. È o meno possibile distinguere nettamente i disturbi
(eventualmente) ancora provocati dal danno alla salute in relazione di
causalità naturale con l'infortunio dell'agosto 1994 (rispettivamente, con le
sequele delle misure terapeutiche resesi necessarie nel prosieguo) da quelli
invece da ricondurre a fattori extra-infortunistici? (…)" (VIII)

 

                                         Queste le
risposte fornite dal chirurgo ortopedico il 30 gennaio 2003:

 

" 
(…).

Ad 1.

Ho visto il paziente unicamente in data 16.8.01.

Non posso giudicare la capacità lavorativa nel
2000. Mi sembra improbabile che le sue condizioni fisiche siano state tali da
avere una capacità lavorativa totale.

 

Ad 2.

No.

 

Ad 3.

No (…)" (XII)

 

                                         Il 12
febbraio 2003, il TCA ha ripreso contatto con il dott. __________, al quale è
stato chiesto di puntualmente motivare la risposta da lui fornita al quesito n.
3 (cfr. XIII).

 

                                         Questo il
contenuto del suo rapporto 21 febbraio 2003:

 

" 
(…).

A livello del piede destro il Sig. __________
presenta una sintomatologia di metatarsalgia (dolore a livello delle testine
dei metatarsi) dovuta a un iper-appoggio locale. Questa sintomatologia comparsa
dopo l'infortunio del 1994 è da considerare come conseguenza di tale
infortunio. Purtroppo la configurazione anatomica dell'avampiede del Sig.
_________ , con presenza di un alluce valgo e di una relativa iper-mobilità del
I° raggio, rappresenta pure una causa possibile di metatarsalgia. Risulta
dunque impossibile distinguere nettamente i disturbi causati dal danno alla
salute in relazione di causalità naturale con l'infortunio dell'agosto 1998
(rispettivamente con le sequele delle misure terapeutiche resesi necessarie ne
prosieguo) da quello invece da ricondurre a fattori extra infortunistici."
(XVI) 

 

                                         Chiamato
dalla _____________ a prendere posizione riguardo alle risposte fornite al TCA
dal dott. __________, il dott. __________, in data 12 marzo 2003, ne ha
contestato la fondatezza, osservando:

 

" 
(…).

Il dott. __________ esaminò il paziente
unicamente una volta (come lui stesso sottoscrive nel suo certificato) il
16.8.2001 su incarico dell'Assicurazione Invalidità senza, per altro, essere
chiamato ad esprimersi sulla questione della causalità. In questo contesto, lo
specialista affermò, inizialmente, che poiché tutti i disturbi intervennero
dopo l'infortunio del 1994, tutto  fosse da considerare post-infortunistico:
naturalmente sappiamo bene come il "post hoc ergo propter hoc" non
esiste in ambito infortunistico e pertanto tale ragionamento non è accettabile.D'altro
canto, tuttavia, sempre lo specialista nella ulteriore risposta del 21.2.2003
riconosce esservi anche delle altre componenti indipendenti da infortunio,
sottolineando quantunque come per lui resti impossibile distinguere i disturbi
causati dall'infortunio e quelli di natura non infortunistica. Ora, se da un
lato possa essere comprensibile il fatto di questo mancato distinguo poiché
egli non fu chiamato ad esprimersi da AI riguardo la causalità, d'altra parte
egli omette di segnalare che, nella medesima valutazione esperita per AI, lui
stesso riscontrò anche a livello del piede sinistro (mai infortunato
quindi) una metatarsalgia ai raggi II-III su alluce valgo e secondo dito a
martello.

Malgrado tali contraddizioni, resta evidente e si
conferma ulteriormente il fatto che la persona esaminata fosse comunque
portatrice di sintomatologia pressoché sovrapponibile ad entrambi i piedi su
una configurazione anatomica bilaterale praticamente identica. Sostanzialmente
su questi elementi, giunsi alle conclusioni peritali con la conseguente
valutazione di definizione che riconfermo.

(…)"
(XIX 3) 

 

                                         Attentamente
valutata la documentazione poc'anzi riassunta, il TCA, in primo luogo,
considera dimostrato, con un sufficiente grado di verosimiglianza, che i
disturbi lamentati da ____________ all'avampiede destro siano, almeno in parte,
ancora riconducibili all'infortunio del 26 agosto 1994, rispettivamente, ai
provvedimenti terapeutici successivamente applicatigli. 

                                         Ciò -
oltre ad essere stato esplicitamente ammesso dal dott. __________ (cfr. XII,
risposta al quesito n. 2) - non appare invero neppure contestato
dall'assicuratore LAINF convenuto, il quale ha riconosciuto all'assicurato un'IMI
del 5% (cfr. doc. _), proprio per tenere conto della memomazione dell'integrità
risultante dai postumi residuali all'avampiede destro. Posto come l'esistenza
di un nesso di causalità naturale (ed adeguata) costituisca un presupposto
necessario per fondare il diritto alle prestazioni - a prescindere dalla loro
natura (cfr., in questo senso, DTF
127 V 102ss.) - la
__________, qualora avesse inteso dichiarare completamente estinto il legame
causale con l'infortunio, avrebbe logicamente dovuto negare all'assicurato anche
il diritto all'IMI. 

 

                                         In
secondo luogo, occorre pure ritenere che il quadro dei disturbi è a tal punto
complesso che una chiara differenziazione fra disturbi di natura traumatica e
disturbi derivanti invece da fattori extra-infortunistici (particolare configurazione
anatomica dell'avampiede destro, caratterizzata dalla presenza di una recidiva
di alluce valgo), si avvera decisamente difficoltosa (cfr., al proposito, il
rapporto 21.2.2003 del dott. __________, acquisito agli atti sub XVI). 

                                         In questo
senso, il TCA non può condividere l'opinione, espressa dalla __________,
secondo cui l'art. 36 cpv. 2 LAINF risulterebbe in concreto inapplicabile e che
occorrerebbe valutare separatamente le conseguenze dell'infortunio
assicurato.

                                         Al
proposito, va segnalato che in una sentenza del 7 agosto 2001 nella causa K., U
240/99, consid. 3a - parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss. - il
TFA ha deciso in questo stesso modo, trattandosi di un assicurato che aveva
riportato una contusione del nervo ulnare, lamentando finalmente una paresi
ulnare prossimale con punto di partenza a livello del gomito destro.
Successivamente, egli aveva pure presentato degli impedimenti nella mobilità
della spalla destra. Orbene, in questa fattispecie, la Corte federale ha applicato
l'art. 36 cpv. 2 seconda frase LAINF, sottolineando l'impossibilità di
chiaramente separare, l'uno dagli altri, il danno alla salute di origine
infortunistica ed i disturbi alla spalla destra, e ciò già da un punto di vista
anatomico, considerato il percorso del nervo ulnare nella regione
dell'avambraccio e della spalla. Il danno infortunistico al gomito destro è
quindi stato giudicato suscettibile di influenzare la funzionalità della spalla
destra:

 

" 
(…).

Aufgrund dieser auf einer umfassenden Berücksichtigung
der Vorakten, der geklagten Beschwerden sowie der objektiven Untersuchungsbefunde
beruhenden Aussagen, welche auch von den Ärzten der SUVA nicht in Zweifel gezogen
werden, lassen sich der unfallbedingte Gesundheitsschaden und die Beeinträchtigung
der Schulterbeweglichkeit nicht klar voneinander trennen, und zwar schon rein anatomisch
aufgrund des Verlaufes des Nervus ulnaris im Oberarm- und Schulterbereich nicht.
Der unfallbedingte Gesundheitsschaden im Bereich des Ellenbogens erscheint somit
durchaus geeignet, die Funktionen des Schultergelenkes zu beeinflussen. Davon geht
auch Prof. Dr. med. ________ aus, wenn er sagt, die Folgen der Kontusion des Nervus
ulnaris beschränkten sich nicht auf die sensible Ulnarisparese, sondern es sei insgesamt
eine erhebliche Funktionsbehinderung des ganzen rechten Armes entstanden. Dass
die Ellenbogen-Verletzung in keinem Zusammenhang mit der resp. einer allfälligen
(vorbestandenen) Periarthropathie an der Schulter steht, wie Dr. med.
P.________ in seiner Stellungnahme vom 26. November 1996 schreibt, leuchtet ohne
weiteres ein. Dies hindert indessen nicht die Feststellung, dass im Sinne eines
neurologischen Zusammenhangs in Bezug auf die Beeinträchtigung im Bereich von Ellenbogen
und Hand rechts sowie der Schulter rechts zwei sich überschneidende Krankheitsbilder
vorliegen. Dieser Konnex ergibt sich daraus, dass gemäss Bericht des Dr. med.
R.________ vom 15. November 1995 bei bestimmten Armbewegungen, insbesondere bei
Armstreckung starke Schmerzen u.a. an der Beugeseite des ulnaren Vorderarmes auftreten,
welche, wie dargelegt, zum Oberarm und zur Schulter ausstrahlen und zumindest auf
diese Weise deren Beweglichkeit einschränken. Da Hinweise in den Akten fehlen, dass
vor dem Unfall die Erwerbsfähigkeit wegen Affektionen im rechten Schulterbereich
erheblich vermindert war, ist entgegen Vorinstanz und _______die Behinderung im
Gebrauch dieses Körperteils bei der Invaliditätsbemessung selbst dann zu berücksichtigen,
wenn sie auf einen unfallfremden (degenerativen) Vorzustand oder eine spätere Erkrankung
zurückzuführen wäre (Art. 36 Abs. 2 zweiter Satz UVG)"

                                         (STFA
succitata). 

 

                                         A
proposito delle obiezioni sollevate dal dott. __________ nel suo referto del 12
marzo 2003, il Tribunale osserva quanto segue.

 

                                         Il fatto
che il dott. __________ abbia periziato __________ nel quadro degli
accertamenti predisposti dall'assicurazione per l'invalidità, non gli ha certo
impedito, in seguito, di discutere, con cognizione di causa, anche l'aspetto
eziologico. 

                                         Con il
suo rapporto del 30 gennaio 2003, lo specialista in chirurgia ortopedica ha
risposto negativamente alla questione a sapere se i disturbi constatati a
livello dell'avampiede destro fossero da considerare completamente estranei
all'infortunio assicurato, rispettivamente, alle misure terapeutiche
successivamente poste in atto (cfr. VIII e XII, risposta al quesito n. 2). 

                                         Con il
suo secondo referto, il dott. __________ ha indicato, coerentemente, che i
disturbi accusati dal ricorrente all'avampiede destro hanno un'origine multifattoriale,
in parte traumatica, in parte morbosa (cfr. XVI).

                                         Non è
pertanto ravvisabile alcuna contraddizione nel suo agire. 

 

                                         È vero
che il dott. __________ ha visitato l'assicurato una sola volta. Tuttavia,
anche il dott. __________ ha avuto modo di esaminare ____________ in una sola
occasione, per di più nel lontano mese di ottobre 1995 (cfr. doc. _).

                                         D'altro
canto, non può neppure essere ignorato che già allora il medico fiduciario
della __________ aveva ritenuto - a posteriori erroneamente - che le sequele
dell'evento traumatico dell'agosto 1994 non rappresentavano più un ostacolo
all'esercizio dell'attività lavorativa dell'insorgente. 

 

                                         In sede
di decisione su opposizione, l'assicuratore LAINF ha rilevato che i medici del
__________ hanno enumerato, fra le diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa, proprio lo "stato dopo sublussazione traumatica metatarsofalangea
II al piede ds., nell'agosto 1994, trattata due volte con osteosintesi nel 1994
e nel 1996" (cfr. doc. _ in fine). 

                                         Per
questa ragione, la __________ ha, da parte sua, negato l'esistenza di
un'incapacità lavorativa.

                                         Al
proposito, a prescindere dal fatto che non è per nulla chiaro da dove i dottori
__________ e __________ abbiano potuto trarre una simile conclusione -
certamente non dal referto 23 agosto 2001 del dott. __________, il quale, come
ha sottolineato il medico fiduciario della __________, non si è espresso
riguardo alla causalità (cfr. VII 3) - essa appare in contraddizione con quanto
gli stessi due sanitari hanno indicato a pagina 11 del loro rapporto peritale,
ossia che ha un influsso sulla capacità lavorativa la "metatarsalgia
II-III al piede ds. con recidiva di alluce valgo su stato dopo molteplici
interventi dell'avampiede ds." (cfr. VII 3, p. 11), ricordato che
questi interventi chirurgici - effettuati con il consenso dell'assicuratore
LAINF, che ne ha pure assunto i relativi costi - sono stati eseguiti, almeno in
parte, per la cura di un danno alla salute causato dall'infortunio assicurato
(cfr. consid. 2.4.). 

 

                                         In
conclusione, nella concreta evenienza - posto come dagli atti all'inserto non
emerga affatto che, anteriormente all'infortunio dell'agosto 1994, __________
abbia presentato un'incapacità lucrativa a causa di una particolare
conformazione dell'avampiede destro - in ossequio all'art. 36 cpv. 2 seconda
frase LAINF, la __________ avrebbe dovuto valutare la capacità lavorativa
dell'assicurato (e, di conseguenza, anche il suo eventuale diritto ad una
rendita di invalidità), prendendo in considerazione lo stato del piede
destro nel suo insieme. 

 

                             2.13.   Con il
proprio gravame, __________ ha pure chiesto che gli vengano riconosciuti i
mezzi ausiliari (scarpe ortopediche e solette ortopediche), previsti all'art. 1
OMAINF e alla cifra 4 dell'elenco ivi allegato (cfr. I, p. 5).

 

                                         In
realtà, né con la decisione formale del 22 marzo 2002 (cfr. doc. _) né,
tantomeno, con quella su opposizione del 18 giugno 2002 (cfr. doc. _),
l'assicuratore LAINF convenuto si è pronunciato a proposito della suddetta
pretesa dell'assicurato. Anche con la propria risposta di causa, l'assicuratore
convenuto si è astenuto dall'esprimersi nel merito della questione. 

                                         In
siffatte condizioni - ricordato che, per costante giurisprudenza, la decisione
impugnata costituisce il presupposto ed il contenuto della contestazione
sottoposta all'esame giudiziale (cfr. DTF 110 V 51 consid. 3b e giurisprudenza ivi
citata; DTF 122 V 36 consid. 2a; SVR 1997 UV81, p. 294; STFA 12.10.1998 in re
G.; STCA 24.10.1991 in re N. G., 4.5.1992 in re G. V., 3.9.1998 in re C. e
9.4.1999 in re G. V.) - questa Corte non può esaminare questo specifico
aspetto.

                                         La
__________ è comunque invitata a volersi pronunciare - senza indugio - circa il
diritto dell'assicurato al rimborso dei costi per l'acquisto di scarpe e
solette ortopediche.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto.

                                         §    La
decisione del 18.6.2002 della __________ è annullata.

                                         §§ L'incarto
è retrocesso alla __________ affinché renda una nuova decisione sul diritto
alla rendita di invalidità dell'assicurato, conformemente ai considerandi. 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         La
__________ verserà all'assicurato l'importo di 

                                         fr.
1'500.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili. 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti