# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 248e9d6f-cfbc-57eb-b48c-6c17ac3b7489
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-09-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.09.2001 32.2000.110
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2000-110_2001-09-17.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2000.00110

   

  RG/sc

  	
  Lugano

  17 settembre 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Raffaele Guffi

  
	
   

  
						

 

 

statuendo sul ricorso del 13 novembre 2000
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 4 ottobre 2000 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 10 aprile 1992 l'assicurato, nato nel __________, è stato  posto al
beneficio di una rendita AI per un grado d'invalidità dell'80%. Con successiva
decisione 24 novembre 1997 l'UAI ha ridotto il grado d'invalidità al 59% con
consecutiva attribuzione di una mezza rendita a decorrere dal 1. dicembre 1997.

 

                               1.2.   In esito
agli accertamenti esperiti nell'ambito della procedura di revisione avviata nel
novembre 1999, per decisione 4 ottobre 2000, l'UAI ha confermato il grado
d'invalidità del 59% e il conseguente diritto ad una mezza rendita, non
riscontrando alcun peggioramento dello stato di salute né una diminuzione della
capacità lavorativa dell'assicurato. 

 

                               1.3.   Contro la
decisione amministrativa è tempestivamente insorto l'assicurato, rappresentato
dall'avv. __________, la quale ha postulato l'annullamento del provvedimento
impugnato e chiesto che l'interessato venga sottoposto a nuova valutazione
medica.

                                         Nel
gravame viene in particolare esposto:

 

" 
(…)

1.                                                                            In
data 31 agosto 1988 l'assicurato, di professione carpentiere, ha subito un
infortunio professionale, regolarmente assunto dalla __________ e
successivamente dall'assicurazione invalidità, a seguito della domanda dì
prestazioni Al del 12.12.1989, che ha erogato ed eroga tuttora le sue
prestazioni e più precisamente:

 

      -    dal
1.09.1989 al 30.11.1997 rendita intera riconoscendo un grado di invalidità
all'80%, decisione Ufficio Al del 10.04.1992;

      -    dal
1.12.1997 a tutt'oggi mezza rendita riconoscendo un grado di invalidità al 59%,
con decisione dell'Ufficio Al del 24.10.1997 (revisione), confermata con la
decisione del 4 ottobre 2000 qui contestata.

 

Il quadro clinico del signor
__________ a seguito dell'infortunio può così brevemente essere riassunto:

      ‑    distorsione
alla caviglia sinistra 31.8.1988, trattata con terapia conservativa con una
stecca di gesso per sette giorni;

      ‑    sintomatologia
dolorosa alla caviglia sinistra sempre lamentata dall'assicurato cui viene
diagnosticata una sindrome del tunnel tarsiale e viene pertanto sottoposto ad
intervento chirurgico il 28.4.1989: revisione del sinus tarsiale con
asportazione del tessuto cicatriziale;

      ‑    nuovo
intervento chirurgico il 7.2.1990: revisione della cicatrice e neurolisi del
nervo plantare esterno;

      ‑    perizia
della clinica __________ del 28.8.1990, diagnosi: sospetto neuroma del nervo
cutaneo dorsale laterale in st. dopo revisione del sinotarsi del 28.4.1989 e
revisione della cicatrice e neurolisi del 7.2.1990;

      ‑    2.2.1994:
intervento chirurgico alla Clinica __________: neurolisi del nervo cutaneo
dorsale laterale sinistro con revisione dell'articolazione tibiotarsica a
sinistra e asportazione di un piccolo frammento del processo anteriore del calcagno
sinistro;

      ‑    nel 1995 nuova distorsione della caviglia;

      ‑    dal
1995 l'assicurato presenta anche gravi problemi di natura psichica per i quali
viene ricoverato presso la Clinica __________ sia nel 1995 che nel 1997, con
peggioramento anche di tutti i sintomi legati all'apparato locomotorio con
predominanza di lombalgie, toracalgie irradianti a cintura, cervicalgie,
cefalee;

      ‑    dal
6.10.1998 in cura presso la Dr.ssa __________ (precedentemente presso il Dr.
__________ ed il Dr. __________) per affezione nervosa;

      ‑    dal
16.5.1999 al 16.6.1999 degenza presso la clinica di __________;

 

Come si evince, la fattispecie ha
occupato ed occupa i competenti uffici da molti anni e pertanto, per questioni
di economia processuale si reputa pertanto opportuno, seppur sia stato
presentato un breve riassunto del quadro clinico del ricorrente, approfondire i
referti medici sopracitati con riferimento unicamente alla sola decisione qui
impugnata.

 

Per il rimanente e per tutti gli
approfondimenti necessari, ci si limita a rinviare all'incarto Al, segnatamente
a tutta la documentazione medica agli atti nonché, per quanto necessario
all'incarto __________ già acquisito agli atti dall'Ufficio Al.

 

      Prove:  Si
richiama dall'Ufficio Al, Bellinzona, l'intero incarto relativo all'assicurato
__________ AVS no. __________, segnatamente tutta la documentazione medica.

 

 

3.                                                                            Nell'ambito
della revisione della rendita di invalidità fissata con decisione del 24
ottobre 1997, l'Ufficio Al ha in particolare assunto agli atti i rapporti allestiti
dalla Dr. Med. __________, psichiatra e psicoterapeuta che dal 1998 segue il
signor __________, e dalla Clinica di __________ presso la quale il ricorrente
è rimasto degente dal 16.5.1999 al 16.6.1999.

 

                                                                         Nel
rapporto 7 gennaio 2000 la Dr. Med. __________ così si esprime: "...
dall'inizio del 1999 il suo stato psichico ha subito un peggioramento con un
aumento di crisi di panico, dell'apatia, dell'umore di base depresso, insonnia
e diverse fobie (come ad esempio claustrofobia).

                                                                         A
tutto questo si sono aggiunti ulteriori problemi somatici (soprattutto mal di
schiena e disturbi di cervicali).

                                                                         A
mio avviso, visto il quadro clinico, è giustificato un aumento della rendita Al
al 80%.

      (la sottolineatura è dello scrivente).

 

Con ulteriore rapporto del 15 giugno
2000 la dottoressa precisa nuovamente: "... posso aggiungere che il suo
stato psichico ha subito un peggioramento dovuto a crisi di panico,
claustrofobia, apatia ed un umore di base depresso. Inoltre il paziente accusa
forti dolori alla schiena e disturbi cervicali che gli impediscono un
miglioramento del suo stato psichico.

 

Considerando quanto sopra, a mio
parere, un aumento della rendita AI dal 59% al 80% è più che
giustificata."

 

Come detto il signor __________ è
stato ricoverato presso la Clinica di __________ nel corso del 1999.

 

Il citato rapporto, oltre che porsi
in contrapposizione con quanto invece indicato dalla dr. med. __________,
indica un'abilità lavorativa al 100% per un lavoro non troppo pesante,
ritenendo nel contempo che "... in considerazione del contesto psico‑sociale
e della ormai protratta fase di inattività riteniamo alquanto improbabile una
ripresa lavorativa a breve scadenza ".

 

In considerazione di quanto sopra e
delle opposte risultanze dei rapporti medici, l'Ufficio Al avrebbe dovuto,
ritenuto come l'ultima decisione di revisione risale al 1997, sottoporre
l'assicurato ad una nuova valutazione medica, se del caso interdisciplinare, al
fine di avere un'ulteriore valutazione ma, soprattutto, per verificare ed
approfondire il peggioramento dello stato di salute del richiedente,
peggioramento peraltro già indicato come prevedibile nel referto allestito dal
__________ il 18.7.1997 (cfr. pag. 37).

 

In effetti stante come il quadro
clinico dell'assicurato presenti al momento attuale un evidente peggioramento
con la presenza di tutta una serie sintomatologie da mettersi in rapporto di
causalità naturale ed adeguata con l'infortunio del 1988, si chiede che venga
esperita una nuova approfondita perizia medica, la quale confermerà la bontà
della presente contestazione confermando un grado di invalidità dell'assicurato
perlomeno pari all'80%, ma in ogni caso superiore al 59% attualmente
riconosciuto." (Doc. _)

 

 

                               1.4.   Con risposta
di causa 23 maggio 2001, l'UAI si è riconfermato nella propria decisione
producendo una perizia psichiatrica a cura dell'__________ datata 8 maggio
2001, di cui si dirà - per quanto necessario - nei considerandi successivi.

 

                               1.5.   Con
osservazioni 24 agosto 2001 l'assicurato ha contestato le risultanze peritali.
Egli ha prodotto un certificato della dr.ssa __________ nel quale viene
attestato un peggioramento dello stato psichico a far tempo da inizio 1999 e
rilevata una completa incapacità lavorativa.  L'assicurato ha quindi chiesto di
essere sottoposto a perizia psichiatrica giudiziaria.

 

                                         Con
osservazioni 29 agosto 2001 l'UAI si è per contro riconfermato nella propria
domanda di giudizio opponendosi all'assunzione di ulteriori mezzi probatori.

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
D.C., I 623/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa G.H., H 304/99).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o diminuita in misura corrispondente oppure soppressa (cfr. art. 41 LAI). 

                                         La
revisione avviene d'ufficio o su domanda (cfr. art. 87 cpv. 1 OAI).

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante soppri­me, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (cfr. art. 88 a cpv. 1 OAI). 

                                         Analogamente,
in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del
cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da
tre mesi senza interruzione notevole (cfr. art. 88 a cpv. 2 OAI).

                                         Queste
norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STFA 29 maggio 1991 in re St., RCC 1984 pag. 137).

 

                               2.3.   Anche ai
fini della revisione del grado di invalidità fa stato l'art. 4 LAI, secondo il
quale per invalidità si intende l'incapacità di guadagno cagionata da un danno
alla salute (consid. 2.1).

                                         Perciò,
la costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione secondo l'art. 41 LAI non solo in caso di modifica rilevante dello
stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo
stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di
guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno
1994 in re P. P. p. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid.
1a; DTF 109 V 116, consid. 3 b; DTF 105 V 30).

 

                                         Affinché
sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni
cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da
influire sulla perdita di guadagno.

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI che prevede l'assegnazione
di un quarto di rendita se il grado d'invalidità è di almeno il 40%, una mezza
rendita quando il grado d'invalidità è di almeno il 50% e una rendita intera
quando l'invalidità raggiunge almeno il 66 2/3%.

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI, inoltre, l'invalidità è determinata stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.

                                         

                                         In ogni
caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta,
sia giudicata in modo diverso (RCC 1987, pag. 38, consid. 1a; STFA 29 aprile
1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

 

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita
a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 109 V 262; 105
V 30; Valterio, op. Cit. P. 268; Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung,
Serie: Rechtssprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo
1997, p. 258).

 

                               2.4.   Nel caso in
esame, con referto peritale 8 maggio 2001 gli specialisti dell'__________ - che
già avevano peritato l'assicurato in occasione della precedente procedura
sfociata con decisione 24 novembre 1997 (cfr. consid. 1.1) - sulla base degli
atti medici acquisiti all'incarto, delle indicazioni fornite dall'assicurato e
dopo aver eseguito un approfondito esame psichiatrico, hanno in particolare osservato
(le sottolineature sono del redattore):

 

" 
(…)

Aus psychiatrischer Sicht ergeben sich erneut
weder aus der Anamnese, den vorliegenden medizinischen Akten oder obiger
Untersuchungsbefunde Hinweise auf eine psychische Erkrankung im engeren Sinn.
Namentlich finden sich keinerlei Anhaltspunkte für das Vorliegen einer
Geisteskrankheit (Schizophrenie, manisch-depressives
Kranksein), einer hirnorganischen Störung (POS, Demenz) oder eines Suchtleidens
(Alkohol, Drogen, Medikamente). Aufgrund der oft das Theatralische erreichenden
Lebhaftigkeit, der guten affektiven Modulation ausserhalb der Themata
"Schmerzen" und "Beschwerden" und vor allem der Sthenizität
des Exploranden kann auch nicht von einer depressiven Störung mit
Krankheitswert gesprochen werden, zumal auch die wichtigsten
psychopathologischen Symptome wie Schuldgefühle, Interessenverlust,
Freudlosigkeit, Morgentief, Hemmungen, Appetit‑ und Gewichtsverlust,
Affektarmut, Insuffizienzgefühle, etc. fehlen.

 

Wegen der guten psychosozialen Bewährung selbst
unter den erschwerten Bedingungen in einem fremden Land ‑ immerhin
verbrachte der Explorand mehr als sein halbes Leben in der Schweiz ‑ darf
auch nicht von einer Persönlich­keitsstörung, also einer schweren Störung
des Verhaltens und der charakterlichen Konstitution gesprochen werden, ganz
abgesehen davon das sich diesbezüglich auch keinerlei Anhaltspunkte finden
lassen, wie etwa die typischen, tief verwur­zelten, anhaltenden
Verhaltensmuster, die sich in starren Reaktionen auf unter­schiedliche
persönliche und soziale Lebenslagen zeigen und in deutlichen Abwei­chungen im
Wahrnehmen, Denken, Fühlen und in Beziehungen zu anderen. Aus­serdem
beginnen Persönlichkeitsstörungen definitionsgemäss stets in der Kindheit oder
Adoleszenz, da sie hauptsächlich konstitutionell bedingt sind. Erst im
Erwachsenenalter auftretende Persönlichkeitsveränderungen entstehen als Folge
von schweren und anhaltenden Belastungen (beispielsweise Konzentrationslager­haft),
schweren psychischen Störungen (Schizophrenie) oder nach Hirnerkran­kungen oder
‑verletzungen. Dies alles war in casu nicht der Fall.

 

Einmal mehr sei in vorliegendem Zusammenhang
erwähnt, dass das Fehlen objektiver krankhafter somatischer Befunde nicht eo
ipso heisst, dass eine psy­chische Störung vorliegt. Vielmehr muss auch eine
solche auf positiven psychiatrischen Symptomen und Befunden beruhen, welche
sich in casu nicht finden lassen.

 

Nachdem gemäss diverser Berichte dem sich
ausweitenden subjektiven Be­schwerdebild des Versicherten kein objektiver
Befund zugrunde liegt und keine für die geltend gemachten Beschweren
verantwortliche pathologischen Verände­rungen festgestellt werden konnten, stellt
sich psychìatrischerseits die Frage nach dem Vorhandensein einer somatoformen
Störung resp. einer anhaltenden somato­formen Schmerzstörung. Eine solche
Diagnose darf aber nur dann gestellt werden, wenn ein andauernder, schwerer und
quälender Schmerz, der durch einen physiologischen Prozess nicht vollständig
geklärt werden kann, in Verbindung mit emotionalen Konflikten oder
psychosozialen Problemen gebracht werden kann, die dazu noch schwerwiegend
genug sein müssen, um als entscheidende ursächliche (nicht nachfolgende)
Einflüsse zu gelten.

 

Beim Exploranden konnte aber ein solcher
physiologischer Prozess seit der Knö­cheIkontusion links mìt knóchernem kleinem
Abriss des Kalkaneus im oberen Anteil des Processus articularis 1988 und den
nachfolgenden chirurgischen Ein­griffen 1989, 1990 und 1994 nie mehr euiert
werden. Selbst auf Befragen ver­neint er auch das
Vorliegen emotionaler Konflikte. Es bestehen hingegen aktuelle
psychosoziale (finanzielle) Probleme, aber als Folge und nicht als Ursache der
Arbeitsuntätigkeit, sodass die Diagnose einer somatoformen Störung
grundsätzlich nicht gestellt werden darf und die Arbeitsfähigkeit dadurch auch
nicht tangiert wäre, da der erwähnten Störung die Funktion eines
Kausalelements hinsichtlich einer eventuellen Arbeitsunfähigkeit nicht zukommt,
abgesehen davon, dass anhaltende somatoforme Schmerzstörungen kaum je geeignet
sind, die Arbeits­fähigkeit in grösserem Ausmass zu beeinträchtigen, einfach
weil die Betroffenen zu Hause die selben Schmerzen haben (oder nicht haben) wie
am Arbeitsplatz, dort aber etwas davon abgelenkt und nicht dauernd darauf
fokussiert sind.

 

Daher bliebe in casu nur noch die Diagnose einer
(nicht krankheitswertigen) Ent­wicklung körperlicher Symptome aus psychischen
Gründen. Dazu müssen kör­perliche Symptome bestehen, welche ursprünglich durch
eine gesicherte körper­liche Störung, Krankheit oder Behinderung
verursacht wurden und nun wegen des psychischen Zustands des Versicherten
aggraviert werden und länger anhalten.

Da eine klinisch relevante körperliche Störung beim
Versicherten mindestens noch im Jahre 1988 gesichert werden konnte, kommt diese
Diagnose durchaus in Frage, wobei aber dadurch noch nichts zur Arbeitsfähigkeit
gesagt ist.

 

Beim Versicherten zeigt sich einmal mehr die
nachvollziehbar unterschiedliche Wertung der subjektiven Schmerzäusserungen in
Therapie und Begutachtung: Der Schmerz ist, wenn überhaupt, im Experiment
messbar. Eine Aussage dazu, ob Schmerzen organisch oder psychisch bedingt sind,
ob ein Patient simuliert oder aggraviert oder umgekehrt Schmerzen verdrängt,
ist nicht möglich, denn der Schmerz bleibt unobjektivierbar. Daraus folgt seine
unterschiedliche Rolle in Therapie und Begutachtung. GrundIage der ärztlichen
Behandlung sind mögliche Gesundheitsschäden. Der Schmerz ist einer der
tragenden Pfeiler diagnostischen und therapeutischen Bemühens, das nur dort
seine Grenze findet, wo es wie auch vorliegend offensichtlich ungeeignet ist,
die subjektiven Klagen zu beeinflussen.

Die Begutachtung hingegen als GrundIage finanzieller
Entschädigung setzt bewie­sene Gesundheitsschäden voraus. Der Beweis
erfordert Objektivierbarkeit, allen­falls gesicherte ärztliche Erfahrung.
Dabei  steht die Glaubwürdigkeit eines Explo­randen für den Gutachter nicht zur
Disposition. Die Glaubwürdigkeit ist ein Rechtsbegriff und daher dem
Rechtsanwender, im Streitfall dem Richter vorbe­halten. Dass die diffusen und
subjektiven Symptome des Versicherten nicht objektivierbar sind, muss nicht
speziell betont werden, ansonsten kaum an eine psychische Störung gedacht
worden wäre.

 

Gemäss der International Association for the Study
of Pain (IASP) solIte aber eine Dauerrente nur bei erwiesener Schädigung mit
entsprechend bleibendem Charak­ter gewährt werden. Schmerzbedingte bzw. dem
Schmerz zugeschriebene psychi­sche Folgezustände dürfen, selbst wenn sie hier
vorhanden wären, nicht als Grundlage einer Dauerinvalidität in Betracht gezogen
werden.

 

Am Festhalten des Versicherten an seinem sich
ausweitenden Beschwerdekatalog dürften vor allem sekundäre, d.h.
bewusstseinsnahe, sicher aber bewusstseins­fähige Motive verantwortlich sein.
Eventuell fand er keinen Gefallen mehr an der doch eher strengen und nicht sehr
abwechslungsreichen Arbeit eines Zimmer­manns, oder er wollte einfach etwas
kürzer treten. Solche externen Einflüsse, welche sich in der Gestalt der
erwähnten sekundären, bewusstseinsnahen Motiven bemerkbar machen, Können etwa
Wünsche und Erwartungen an das soziale Kollektiv sein, die an sich noch keine
Störung des Wohlbefindens verursachen und daher nicht krankheitswertig sind,
unterstehen sie doch weitgehend der Steuerung durch den freien Willen. Ihr
Vorhandensein an sich stört das Wohlbefinden nicht, aber möglicherwelse ihre
Enttäuschung durch Nichterfüllung. Die eigentlichen Gründe für die Entstehung
solcher sekundären Motive wie Wünsche und Erwar­tungen sind in dem allen
Menschen eigenen Bedürfnis nach Besserstellung zu suchen. Beim Exploranden
kommt noch dazu, dass seine Chancen auf einen geeigneten Arbeitsplatz wegen der
langen Arbeitsabstinenz und dem doch schon fortgeschrittenen Alter sehr
schlecht sind. Der sekundäre Krankheitsgewinn ist vorliegend also relativ
gross.

 

Es lassen sich daher keine beruflicher oder
medizinischen Massnahmen nennen, welche geeignet wären, die aus psychiatrischer
Sicht voll erhaltene Arbeitsfähigkeit des Versicherten auch praktisch
umzusetzen, da nach dreizehnjähriger Arbeits­abstinenz kein Mensch den Rückweg
zu einer geregelten Arbeitstätigkeit schafft, was hauptsächlich damit zu tun
hat, dass man sich sehr schnell daran gewöhnt, den Tagesablauf ohne äusseren
Zwang selbst zu gestalten und zudem bei Herrn __________ keine wirtschaftliche
Notwendigkeit zur Wiederaufnahme einer Arbeits­tätigkeit besteht, da er
mittlerweile eine halbe einfache Rente der Invalidenver­sicherung sowie eine
Rente der __________ bezieht.

 

Praktisch alle psychischen und vegetativen
Symptome Können ‑ sofern eine körperliche Erkrankung ausserhalb des
Zentralnervensystems ausgeschlossen ist ‑auf nur drei Ursachengruppen
zurückgeführt werden: auf hirnorganische Erkran­kungen, auf endogene Psychosen
und auf persönlichkeitsbedingte Störungen wie abnorme Erlebnisreaktionen oder Psychopathien,
was alles ‑ wie erwähnt ‑ beim Versicherten nicht vorliegt.

 

Die Kompensation einer Störung hängt von Können und
Wollen ab. Die Zumut­barkeit einer Willensanspannung setzt die objektive
Möglichkeit und deren Zumut­barkeit voraus. Dabei können die
Zugriffsmöglichkeiten des freien Willens auf eine Störung durch körperliche
Behinderung eingeschränkt sein oder durch Interessen, wie zum Beispiel
Rentenwunsch, abnormale Erlebnisreaktion, abnorme Persön­lichkeitsentwicklungen,
Süchte, primäre Psychopathien, schwere Verstimmungen durch Hirnerkrankungen
oder endogene Psychosen manisch‑depressiver oder schizophrener Prägung
behindert bis aufgehoben sein. All dies war und ist, bis auf den Rentenwunsch,
beim Versicherten nicht der Fall.

 

Somit haben die von ihm geklagten subjektiven
Beschwerden keinen Krankheits­wert, da sie aus eigener Kraft überwunden werden
könnten. Die dazu nötige Wil­lensanspannung ist lhm zumutbar, da sie ohne
gesundheitliches Risiko einer objektiven Verschlimmerung möglich ist.

 

Wenn trotz sorgfältiger Untersuchung und bei
gebotener kritischer Würdigung der medizinischen Unterlagen und der
Vorgeschichte die Überwindbarkeit und die Unerheblichkeit der Störung
hinsichtlich der Arbeitsfähigkeit, ja noch nicht einmal eine plumpe Vortäuschung
der geklagten Störung ausgeschlossen werden Können, muss dies im Sinn von Art.
8 ZGB zulasten des Versicherten gehen.

 

Bei der individuellen und ganzheitlichen Analyse des
Falles kommt es nicht darauf an, wie und wie lange eine Mehrzahl von Patienten auf
bestimmte Störungen reagieren, sondern allein darauf, wie dies der Explorand
tut und ob er gesund­heitlich oder persönlich willens und fähig ist, sich
leidensmindernd einzusetzen. Nach obigen Ausführungen muss davon ausgegangen
werden, dass es dem Ver­sicherten einzig am erforderlichen Willen mangelt, was
sich aber nicht durch eine psychische Erkrankung begründen lässt. (…)"

(Doc. _)

 

                                         concludendo
che:

 

" 
(…)

Zusammenfassend sei festgehalten, dass sich der
Gesundheitszustand des Ver­sicherten seit der letzten Untersuchung im Jahre
1996 aus psychiatrischer Sicht nicht verändert, ganz sicher aber nicht
verschlechtert hat. (…)" (Doc. _)

 

                               2.5.   E' anzitutto
da ricordare che a proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della
procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che,
nell’ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti,
hanno forza probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducono a ritenerle inaffidabili ((DTF 123 V 176, DTF 122 V 161,
104 V 212; STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre
1996 in re G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1
p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, p. 332 ).

                                         Lo stesso
vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL 1986 p.
188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che, nell’ipotesi in cui si tratti di una lite in materia di
prestazioni, dall'art. 4 CF rispettivamente 6 CEDU, non può essere dedotto il
diritto di essere sottoposto ad una perizia medica esterna (DTF 122 V 157). 

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

 

                                         In
un’altra recente sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una
perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo il l’Alta Corte
questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che
sussiste un vincolo per cui l’istituto sarebbe obbligato a tenere in
particolare considerazione gli interessi specifici dell’assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C).

 

                                         Per quel
che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza della
vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a
favore del suo paziente (U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230).

 

                               2.6.   Per quanto
riguarda l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (cfr. DTF 102 V 165; ZAK 1984 pag. 607).

 

                                         A tale
riguardo l'Alta Corte ha avuto modo di precisare che 

 

" 
(…)

Zu den geistigen Gesundheitsschäden, welche in
gleicher Weise wie die körperlichen eine Invalidität im Sinne von Art. 4 Abs. 1
IVG zu bewirken vermögen, gehören neben den eigentlichen Geisteskrankheiten
auch seelische Abwegigkeiten mit Krankheitswert.

Nicht als Auswirkungen einer krankhaften
seelischen Verfassung und damit als IV-rechtlich nicht als relevant gelten
Beeinträchtigungen der Erwerbsfähigkeit, welche der Versicherte bei Aufbietung
allen guten Willens, Arbeit in ausreichendem Mass zu verrichten, zu vermeiden
vermöchte, wobei namentlich bei Psychopathien das Mass des Erforderlichen
weitgehend objektiv bestimmt werden muss. Er ist somit festzustellen, ob
und in welchem Masse ein Versicherter infolge seines geistigen
Gesundheitsschadens auf dem ihm nach seinen Fähigkeit offenstehenden
ausgeglichenen Arbeitsmarkt erwerbstätig sein kann. Dabei kommt es darauf an,
welche Tätigkeit zugemutet werden darf. Zur Annahme einer durch einen geistigen
Gesundheitsschaden verursachten Erwerbsunfähigkeit genügt es also nicht, dass
der Versicherte nicht hinreichend erwerbstätig ist; entscheidend ist vielmehr,
ob anzunehmen ist, die Verwertung der Arbeitsfähigkeit sei ihm sozialpraktisch
nicht mehr zumutbar oder - als alternative Voraussetzung - sogar für die
Gesellschaft untragbar. (ZAK - 1984, 342)."

 

                                         In
un'altra sentenza il TFA ha inoltre affermato che

 

" 
(…)

Folglich bedeutet eine fachärztlich festgestellte
psychische Krankheit nicht ohne weiteres auch das Vorliegen einer Invalidität.
Unabhängig von der Diagnose muss eine Beeinträchtigung der Leistungsfähigkeit
ausgewiesen sein und in ihrem Ausmass bestimmt sein. … Aufgrund dieser
ärztlichen Feststellungen ergibt sich indessen höchstens, dass die
Beschwerdeführerin behandlungsbedürftig ist. Daraus kann aber nicht auf einen
seelischen Gesundheitsschaden geschlossen werden, der eine IV-rechtliche
relevante Beeinträchtigung der Leistungsfähigkeit in ihrem Aufgabenbereich als
Hausfrau zur Folge hätte. (U EVG vom 28.8.1981 I.S. I. E. 2b)"

 

                               2.7.   In casu,
dalla perizia dell'__________ risulta che gli specialisti  hanno compiutamente
valutato il danno alla salute psichica lamentato dall'assicurato sulla base di
accertamenti approfonditi e completi, sono giunti a conclusioni logiche e
motivate, dal profilo psichiatrico e psicosomatico, quo alla capacità di lavoro
dell'assicurato.

 

                                         Infatti,
in esito alle loro approfondite e dettagliate esplorazioni i periti hanno in
particolare evidenziato l'assenza di una malattia psichica in senso stretto,
l'assenza di disturbi depressivi e di sintomi di natura psicopatologica. Essi
hanno parimenti escluso la presenza di un disturbo della personalità e
parimenti  evidenziato l'assenza di dolori e disturbi somatoformi suscettibili
di compromettere la capacità lavorativa dell'assicurato. I periti hanno quindi
concluso rilevando come rispetto al 1996 non vi è stato alcun peggioramento
dello stato di salute dal profilo psichiatrico.

 

                                         Agli atti
figurano alcune certificazioni della dr.ssa __________, medico curante, le
quali fanno stato di un peggioramento, a far tempo dal 1999, dello stato
psichico dovuto all'aumento di crisi di panico, dell'apatia, dell'umore di base
depresso, dell'insonnia, all'acutizzarsi di diverse fobie nonché all'aumento
dei dolori alla schiena e dei disturbi cervicali (cfr. doc. AI _). A mente
della dr.ssa __________ l'assicurato è da ritenere incapace al lavoro in misura
completa.

 

                                         A mente
dello scrivente Tribunale, la generica valutazione espressa dalla dr. essa
__________ non dimostra in modo convincente l'esistenza di un'incapacità
lavorativa per motivi psichici e non può essere ritenuta sufficiente per negare
forza probatoria piena alla motivata, approfondita e concludente valutazione
dei periti dell'__________. 

                                         Pertanto,
potendo già decidere sulla base degli atti contenuti nell'incarto, il TCA
respinge la richiesta relativa all'allestimento del nuovo referto peritale.

                                         A
proposito va infatti ricordato che, per costante giurisprudenza, quando
l'istruttoria da effet­tuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valu­tazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (RCC 1986 pag. 202
consid. 2 d; sentenza TFA del 3 dicembre 1993 in re M.T., sentenza TFA del 27
ottobre 1992 in re A.B.P., sentenza TFA del 13 febbraio 1992 in re M.O.,
sentenza TFA del 13 maggio 1991 in re A.A., sentenza TCA del 25 novembre 1991
in re G.M.; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274). Un tale
modo di procedere non lede il diritto di essere sentito sancito dall'art. 4 CF
(RCC 1986 pag. 202, consid. 2 d; RAMI 1985 pag. 238 consid. 2d; DTF 106 Ia 162
consid. 2b; Walter, "Il diritto alla prova in Svizzera" in Rivista
trimestrale di diritto e procedura civile, 1991, pag. 1292).

 

                                         Alla luce
della refertazione medica agli atti, richiamata la succitata giurisprudenza
federale in materia d'invalidità per motivi psichici, ritenuta altresì
l'assenza di elementi che consentano di ipotizzare una diminuzione, per motivi
fisici, della capacità lavorativa (accertata in occasione della precedente
procedura amministrativa, cfr. doc. AI _) in attività leggere, e considerato,
inoltre, come non vi sia stata una rilevante modifica delle condizioni
economiche dell'assicurato (cfr. doc. _), a giudizio di questa Corte le
premesse per una revisione della rendita non appaiono adempiute.

 

                                         La
decisione con cui l'UAI ha confermato il diritto ad una mezza rendita merita
pertanto di essere tutelata.

 

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti