# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d55cac0d-294d-5534-99a9-589f0c33132d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 09.03.2010 (publiziert) 90.1996.101
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-1996-101_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  90.1996.101

   

  	
  Lugano

  10 gennaio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo Anastasi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 10 settembre 1996 del

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. dal suo RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 16 luglio 1996 (n. 3742), con cui il
  Consiglio di Stato ha approvato la variante di piano regolatore del comune di
  __________ concernente l'inventario degli edifici situati fuori dalle zone
  edificabili;

  

 

 

 

vista la risposta 20 marzo 1997 della divisione della
pianificazione territoriale;

 

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 9
ottobre 1995 il consiglio comunale di __________ ha adottato la variante del
piano regolatore concernente l'inventario degli edifici situati fuori dalle
zone edificabili.

 

 

                                  B.   Il 16
luglio 1996 il Consiglio di Stato ha approvato la variante in oggetto, modificando
d'ufficio alcuni articoli delle norme di attuazione (NAPR) e negando la
presenza di nuclei meritevoli sul territorio comunale.

 

 

                                  C.   Il 10
settembre 1996 il RI 1 ha interposto ricorso contro il giudizio governativo
innanzi a questo tribunale, contestando le modifiche d'ufficio apportate dal
Governo. L'insorgente ha in particolare chiesto di:

 

a)     riconoscere
la presenza di nuclei meritevoli di conservazione così come da esso proposto;

b)     riassegnare
alla categoria "meritevole 1b" i rustici ubicati in questi nuclei che
erano stati valutati dal Consiglio di Stato come "diroccati 2";

c)      ripristinare
gli art. 43 cpv. 2 lett. 1b NAPR, che istituiva la categoria dei diroccati
ricostruibili, e l'art. 46 lett. f NAPR concernente la ricostruzione di tali diroccati;

d)     sopprimere
la restrizione imposta ad alcuni rustici, valutati come "meritevoli
1d", secondo cui trattavasi di "edifici con dimensioni esigue dove
non è permessa la trasformazione a scopo residenziale" e modificare, di
conseguenza, l'art. 43 cpv. 2 lett. 1d NAPR;

e)     approvare
l'art. 46 lett. d NAPR, per quanto concerneva il materiale che poteva essere
impiegato per il rifacimento del tetto e la possibilità di posare dei lucernari,
così come adottato dal consiglio comunale;

f)       
approvare l'art. 45 NAPR, che permetteva l'utilizzazione, a scopo di
residenza primaria, degli edifici ubicati fuori dalle zone edificabili nel
capoluogo di __________ e nel fondovalle della frazione di __________.

 

                                         L'insorgente
ha lamentato, soprattutto, una lesione della sua autonomia.

 

                                         La
divisione della pianificazione territoriale ha invece postulato la reiezione
dell'impugnativa.

 

 

                                  D.   Il 28
agosto 1997 ha avuto luogo un'udienza. Posteriormente alla stessa, con scritto
17 giugno 1999 il ricorrente ha chiesto di stralciare dai ruoli le domande
ricorsuali concernenti i punti a-d citati al considerando precedente. In
discussione restano pertanto unicamente i punti e-f.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del tribunale è data (art. 38 cpv. 1 LALPT), il ricorso è tempestivo
(art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4
lett. a LALPT). Il gravame è pertanto ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1. In Ticino vi è un numero considerevole di edifici
(rustici) e impianti che resta a testimonianza del recente passato. Questi
edifici e impianti, individuabili su tutto il territorio cantonale, rappresentano
sovente componenti essenziali del paesaggio culturale che, in assenza di essi,
risulterebbe impoverito. La conservazione degli stessi, pertanto, può essere opportuna
anche se sono situati fuori zona edificabile e se si rende necessario il
cambiamento della loro destinazione originaria, salvo, naturalmente, i casi in
cui la destinazione agricola può essere mantenuta. D'altra parte un cambiamento
di destinazione senza presupposti e limiti chiari e stretti può vanificare la
funzione originaria di testimonianza di questi edifici e alterare gravemente il
valore del paesaggio che li custodisce. Il cambiamento di destinazione diventa,
pertanto, una misura che permette, da un lato, la conservazione dell’edificio
stesso e, dall'altro, la creazione delle premesse necessarie per la cura delle
aree circostanti (cfr. scheda di coordinamento del piano direttore 8.5, nella
versione approvata e modificata dal Consiglio federale il 30 gennaio 2002,
capitolo "Situazione: problematiche, conflitti").

 

2.2. Dal punto di vista
del diritto federale l'art. 39 OPT, ai cpv. 2 e 3, pone le premesse e le
condizioni in base alle quali l'autorità cantonale competente può autorizzare, fuori
dalle zone edificabili, il cambiamento di destinazione di detti edifici e impianti
(cfr., in precedenza, l'art. 24 cpv. 2 e 3 dell'or abrogata OPT del 2 ottobre
1989, cpv. 2 e 4 dopo la modifica del 22 maggio 1996). Giusta tale disposizione:

 

"2.
I Cantoni possono autorizzare, siccome d'ubicazione vincolata, la modifica
dell'utilizzazione di edifici esistenti, protetti perché tipici del paesaggio,
se:

a. il
paesaggio e gli edifici formano un'unità degna di protezione e sono stati posti
sotto protezione nell'ambito di un piano di utilizzazione;

b. il
carattere particolare del paesaggio dipende dal mantenimento di tali edifici;

c. la
conservazione duratura degli edifici può essere garantita solo con il
cambiamento di destinazione; e

d. il
piano direttore cantonale contiene i criteri secondo cui va valutato il
carattere degno di protezione dei paesaggi e degli edifici.

 

3. Le autorizzazioni secondo
il presente articolo possono essere rilasciate soltanto se:

a. l'edificio non è più
necessario all'utilizzazione anteriore;

b. il cambiamento di
destinazione non comporta un edificio sostitutivo che non sia necessario;

c. l'aspetto esterno e la
struttura edilizia basilare restano sostanzialmente immutati;

d. è necessaria tutt'al più
una leggera estensione dell'urbanizzazione esistente e tutti i costi
d'infrastruttura, causati dal cambiamento completo di destinazione, sono
ribaltati sul proprietario;

e. la coltivazione agricola
delle rimanenti superfici e delle particelle limitrofe non è minacciata;

f. non vi si oppongono
interessi preponderanti (art. 24 lett. b LPT)."

 

Non è lecito eludere il principio della separazione tra zona
edificabile e zona non edificabile e la regolamentazione restrittiva concernente
le autorizzazioni eccezionali fuori dalle zone edificabili. L'art. 39 cpv. 2
OPT è, pertanto, correttamente attuato solo quando l'interesse pubblico al
mantenimento di un edificio mediante cambiamento dell'utilizzazione permette di
scostarsi dal menzionato principio della separazione; d'altro canto, la regolamentazione
in esame, nel suo insieme, non può essere applicata in modo così intenso da
mettere in discussione il principio stesso della separazione. L'essere degno di
protezione e la messa sotto protezione non devono essere, dunque, un pretesto
per giustificare una modifica dell'utilizzazione inammissibile giusta l'art. 24
LPT: occorre, pertanto, fissare esigenze sufficientemente elevate ai paesaggi
ed agli edifici sia per quanto concerne il riconoscimento della dignità di
protezione sia per quanto concerne l'intensità della messa sotto protezione.

 

                                         2.3. Nel
Cantone Ticino la problematica del cambiamento di destinazione degli edifici
esistenti, protetti perché elementi tipici del paesaggio, è stata affrontata
tramite la scheda di coordinamento 8.5 del piano direttore. Questa è volta ad assicurare la gestione e la protezione del
territorio fuori delle zone edificabili, permettendo il mantenimento e la
valorizzazione di edifici e impianti degni di protezione, situati fuori delle
zone edificabili, laddove essi costituiscono una componente essenziale del
paesaggio tradizionale locale (cfr. scheda citata, capitolo "Scopo del
coordinamento").

 

                                         Nella
versione approvata dal Consiglio federale il 30 gennaio 2002 e dallo stesso
modificata, questo strumento elenca in primo luogo i criteri per la
delimitazione dei paesaggi con edifici ed impianti degni di protezione (cfr. capitolo
"Attuazione del coordinamento, 1. Livello cantonale"). Il territorio cantonale, per il quale va esaminata
una messa sotto protezione comprende, dunque, i paesaggi caratterizzati dall'alternanza
tra foreste e spazi aperti e da aree alpestri al di sotto dei 2000 metri sul
mare, valorizzati dalla presenza di edifici rurali originali, ubicati fuori
dalle zone edificabili in modo raggruppato o isolato. Per una messa sotto
protezione non entrano in linea di conto il bosco ai sensi della legislazione
forestale, le superfici per l'avvicendamento colturale (SAC), le aree per
attrezzature, impianti o funzioni di interesse nazionale, cantonale o
regionale, infine le aree soggette a forti pericoli naturali accertati.

La scheda stabilisce, in seguito, come devono procedere - a
tale scopo - i comuni (cfr. capitolo "Attuazione del coordinamento, 2.
Livello comunale").

 

Questi devono anzitutto preparare la decisione sulla
protezione dei paesaggi degni di protezione, definendo il territorio che non
può entrare in linea di conto (come il bosco, le superfici, per l'avvicendamento
colturale, le zone di pericolo, le aree per attrezzature, impianti o funzioni di
interesse nazionale, cantonale o regionale), allestendo l'inventario degli
edifici e impianti fuori dalla zona edificabile, raccogliendo le informazioni
inerenti lo stato e l'utilizzazione del territorio, individuando gli elementi
naturali, definendo eventuali elementi storici e culturali specifici della
zona, rilevando le infrastrutture e i servizi esistenti.

Sulla scorta di tali elementi conoscitivi i comuni:

·  decidono in modo restrittivo sulla
protezione di paesaggi nel senso della scheda e ne delimitano, se del caso, il
perimetro dopo una ponderazione di tutti gli interessi in gioco;

·  decidono quali edifici, all'interno di
questo perimetro, proteggere;

·  indicano gli
edifici che vanno mantenuti a scopo agricolo;

·  definiscono le misure vincolanti atte a
garantire una gestione attiva e la protezione del paesaggio;

·  definiscono le norme di attuazione per la
protezione dei singoli edifici.

 

La scelta degli edifici da proteggere e, quindi, da
conservare, può essere effettuata solo dopo aver analizzato tutti gli edifici
compresi nel paesaggio protetto. Per effettuare questa scelta occorre partire
da una prima scelta sulla base dell'inventario: quest'ultima è, però, relativa,
nel senso che non può essere automaticamente riportata sugli edifici inclusi
nel perimetro dei paesaggi protetti.

 

Com'è a più riprese riconosciuto nel rapporto d'esame della
scheda 8.5 allestito dall'ufficio federale dello sviluppo territoriale
all'indirizzo del Consiglio federale, del 14 novembre 2001, gli inventari
costituiscono, di conseguenza, un'eccellente base per le ulteriori decisioni
(cfr. il rapporto citato, segnatamente cifra 3). 

 

L'inventario serve, quindi, in primo luogo, quale strumento di
analisi e di controllo della situazione del patrimonio costruito fuori dalla
zona edificabile; esso permette, in secondo luogo, di indicare quali edifici
sono degni di protezione e quali non lo sono secondo la classificazione
definita a questo scopo nelle direttive elaborate dal dipartimento cantonale
del territorio. Lo stato degli edifici, unitamente a quello del territorio che
sta loro intorno, costituiscono difatti degli elementi decisivi per la definizione
dei paesaggi da proteggere (cfr. allegato al testo della scheda approvata dal
Consiglio federale "Indicazioni operative complementari", cifra 2b).

 

Alla catalogazione degli edifici effettuata in sede di inventario
deve, tuttavia, far seguito un ulteriore, irrinunciabile passo: accertare quali
paesaggi, potenzialmente degni di protezione, vanno effettivamente posti sotto
tutela e quali edifici, potenzialmente degni di protezione, situati in questi
paesaggi, siano effettivamente da proteggere. Questo passo ha luogo,
formalmente, attraverso l'inserimento del perimetro dei paesaggi protetti,
della designazione delle costruzioni protette e delle relative disposizioni di
protezione nel piano del paesaggio del piano regolatore, analogamente a quanto
avviene per le altre zone di protezione (art. 28 cpv. 2 lett. f LALPT; cfr. scheda
di coordinamento 8.5, capitolo "Attuazione del coordinamento; 2. Livello
comunale"). L'elaborazione delle basi decisionali sotto forma di inventario
non basta, pertanto, per legittimare il rilascio di una licenza edilizia
relativa al cambiamento di destinazione degli edifici che questo strumento
designa come protetti, ossia meritevoli di conservazione (cfr. il rapporto
d'esame, cifra 2.453.1). Come spiega il rapporto d’esame allestito dall’ufficio
federale dello sviluppo territoriale alla cifra 2.464.1, la modificazione della
destinazione di un edificio che nell’inventario è stato assegnato segnatamente
alla categoria “meritevole 1a” (circa le classificazioni si veda il considerando
2.4. che segue) presuppone lo svolgimento delle seguenti ulteriori fasi:

·  il paesaggio, nel quale è situato, deve
essere effettivamente stato messo sotto protezione dopo aver ponderato tutti
gli interessi;

·  l’edificio medesimo deve essere stato
posto sotto protezione siccome elemento irrinunciabile di quel paesaggio;

·  nell’ambito della procedura
d’autorizzazione relativa al cambiamento d’utilizzazione dell’edificio, la
messa sotto protezione di paesaggio ed edificio deve rivelarsi giustificata e
le altre condizioni della legislazione federale, cantonale e comunale devono
essere soddisfatte.

 

2.4. L'inventario degli edifici situati fuori dalle zone
edificabili viene allestito, adottato ed approvato seguendo la procedura della
variante del piano regolatore (art. 41 cpv. 2 LALPT; 73 cpv. 3 LALPT). Gli
edifici vengono suddivisi nelle seguenti categorie:

 

 

1. Edifici meritevoli di conservazione:

 

a)  edifici
rustici finora prevalentemente utilizzati a scopo agricolo, per i quali è ammessa
la trasformazione (cambiamento di destinazione);

 

b)  edifici
rustici diroccati, che fanno parte di un nucleo meritevole di conservazione,
per i quali è ammessa la ricostruzione (cambiamento di destinazione); un nucleo
meritevole di conservazione - che legittima la ricostruzione di edifici
diroccati posti nello stesso - è costituito da un assieme di edifici che
rappresentano degli elementi emergenti del paesaggio e formano una struttura
edilizia unica, una trama architettonicamente valida e di pregio, ed hanno
caratteristiche particolari per le loro peculiarità paesaggistico - ambientali;

 

c)   edifici
rustici particolari con una destinazione specifica (oggetti culturali) che
vanno mantenuti (cappelle, mulini, grotti, forni del pane, torchi, nevere,
lavatoi ecc.) nell'interesse generale di salvaguardare il contenuto, la
tipicità e l'importanza storica della costruzione;

 

d)  edifici
rustici ancora utilizzati (o utilizzabili) a scopo agricolo, sia nelle
superfici per l'avvicendamento colturale che negli altri terreni inclusi nella
zona agricola del piano regolatore, che devono mantenere la loro destinazione attuale;

 

 

2. Edifici diroccati non ricostruibili:

edifici diroccati per i quali non esiste un interesse
pubblico alla loro ricostruzione in quanto non appartengono a nuclei o gruppi
di rustici meritevoli di conservazione;

 

3. Edifici rustici già trasformati:

edifici rustici già trasformati per i quali sono concessi interventi
di manutenzione ordinaria o, se ancora meritevoli, di recupero di parti originali;

 

4. Altri edifici rilevati:

Tutti gli altri edifici esistenti sul territorio quali case
d'abitazione, costruzioni agricole non tradizionali, autorimesse, baracche, capannoni,
ecc.. In questa categoria sono inclusi anche edifici originariamente rustici,
ma che in seguito a trasformazione hanno perso totalmente le loro
caratteristiche originali.

 

                                         2.5. In
campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è,
però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno
un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato
(art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno
potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma
anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità
incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità
loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro
compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente
sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il
diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più
appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad
intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun
criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario
rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli
scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro
sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b;
II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n.
78 consid. 6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per
poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una
modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   3.1. Nella
versione adottata dal consiglio comunale nella seduta del 9 ottobre 1995 l'art.
45 NAPR, che regolamenta - secondo il suo titolo - la "destinazione degli
edifici" posti fuori delle zone edificabili, aveva il seguente tenore:

 

                                         "Nella
zona dei monti l'utilizzazione a scopo di residenza primaria è di principio
esclusa.

                                         Nel
capoluogo di __________ e nel fondovalle della frazione di __________ è ammessa
l'utilizzazione sia a scopo primario sia a scopo secondario."

 

3.2. Al momento dell'approvazione della
variante il Consiglio di Stato ha tuttavia modificato d'ufficio la
menzionata norma come segue:

 

                                         "Fuori
delle zone edificabili l'utilizzazione a scopo di residenza primaria è di
principio esclusa. Quelle esistenti al momento dell'entrata in vigore
dell'inventario dei rustici situati fuori dalle zone edificabili possono essere
mantenute. In caso di cambiamento di destinazione esse devono però sottostare
alle disposizioni del presente capoverso."

 

La modifica non è stata particolarmente giustificata in
quella sede.

 

3.3. Il RI 1 contesta questa decisione. Afferma la sua
intenzione di poter sfruttare gli edifici posti fuori della zona edificabile
nel capoluogo __________ o (con __________ ____________________) e sul
fondovalle di __________. Sostiene che 32 edifici di __________ e 14 di __________
sono già utilizzati come residenza primaria; trattasi per la quasi totalità di
abitazioni comodamente accessibili, servite dalla rete di distribuzione dell'acqua
potabile e dell'energia elettrica; inoltre a __________ diverse costruzioni
sono allacciate od allacciabili alle fognature. Rileva inoltre che per la quasi
totalità della zona edificabile di __________ vige il vincolo di destinazione
primaria e che la separazione tra la zona edificabile e quella inedificabile
non è netta. L'art. 24 OPT non vieta infine la residenza primaria. La
controversa modifica d'ufficio lede pertanto la sua autonomia.

 

Nella risposta la divisione della pianificazione territoriale
accenna al fatto che l'obbligo della residenza secondaria risponde maggiormente
alla finalità di protezione perseguita dall'art. 24 cpv. 2 OPT (ripreso
dall'attuale art. 39 cpv. 2 OPT) ed all'obiettivo della separazione del
territorio edificabile da quello inedificabile.

 

3.4. La modifica imposta d'ufficio dal
Governo non trova sostegno in una specifica norma di diritto federale,
segnatamente negli art. 24 LPT e 39 cpv. 2 e 3 OPT (in precedenza art. 24 cpv.
2 e 3, rispettivamente 4 OPT) invocati da quest'ultimo, o cantonale; neppure
imprescindibili motivi pianificatori esigono che tutti gli edifici fuori zona
edificabile siano indiscriminatamente preclusi alla residenza primaria (cfr. diffusamente
su questa problematica le sentenze di questo tribunale in re comune di __________,
del 31 maggio 1999, pubbl. in RDAT II-1999 n. 27, e comune di __________ e lc,
del 18 ottobre 1999, inedita). Nella fattispecie non può nemmeno essere
sostenuto, per confortare l'interesse pubblico del provvedimento, che quest'ultimo
si proponga di impedire che l'abitazione prenda piede in zone discoste dal
centro abitato, obbligando il comune a dotarle di infrastrutture e servizi
costosi (cfr. RDAT II-1995 n. 31): in effetti, la norma proposta dal comune
esclude espressamente la possibilità di utilizzare a scopo di residenza
primaria gli edifici ubicati sui monti. Il divieto in oggetto, esteso a tutti
gli edifici posti fuori dalle zone edificabili, quindi anche a quelli che non
rientrano nella categoria dei rustici, lede pure il principio della
proporzionalità. Nulla vieta, se necessario, all'autorità competente di negare
il rilascio di licenze edilizie qualora non fossero adempiuti, nel singolo
caso, gli specifici requisiti del diritto federale, cantonale o comunale,
compresa l'eventualità che interessi preponderanti ai sensi dell'art. 24 lett.
b LPT e 39 cpv. 3 lett. f OPT si oppongano alla trasformazione di un edificio
in residenza primaria.

 

3.5. La risoluzione governativa impugnata
disattende, pertanto, il diritto e, di conseguenza, l'autonomia del comune. In
conclusione l'art. 45 NAPR va ripristinato come adottato da quest'ultimo.

 

 

                                   4.   4.1.
Approvando la variante il Consiglio di Stato ha pure modificato l'art. 46 lett.
d NAPR, il quale stabiliva che "nell'impossibilità di mantenere il
caratteristico tetto in piode sono ammesse coperture in tegole di cemento
grigie. In via eccezionale e per rispettare l'uniformità di copertura esistente
è possibile l'uso di altro materiale. La posa di lucernari è ammessa fino ad
una superficie di 1/3 di m2". Il Governo ha stralciato la possibilità
di utilizzare, in via eccezionale, materiale diverso dalle piode o dalle tegole
in cemento grigie, come pure di posare dei lucernari.

 

                                         4.2. Anche
in questo caso il Governo non ha giustificato la modifica. Tuttavia, contrariamente
a quanto era accaduto per l'art. 45 NAPR, nemmeno in sede di osservazioni al
ricorso l'autorità di approvazione ha fornito una spiegazione. La modifica è
pertanto rimasta immotivata, in dispregio del principio fondamentale di cui
all'art. 26 cpv. 2 PAmm, impedendo di fatto al tribunale di poterla sindacare. Si
impone pertanto, su questo oggetto, l'annullamento della risoluzione e la
retrocessione degli atti al Governo affinché fornisca congrua motivazione alla
modifica d'ufficio della normativa in discussione (art. 65 cpv. 2 PAmm).

 

 

                                   5.   Il tribunale
non preleva tassa di giudizio (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto e di conseguenza:

 

                                         §. L'art.
45 NAPR è approvato come adottato dal consiglio comunale di __________.

 

                                         §§. La
modifica d'ufficio dell'art. 46 lett. d NAPR è annullata. Gli atti sono
retrocessi al Consiglio di Stato affinché motivi la relativa decisione.

 

 

                                   2.   Non si
preleva tassa di giudizio.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                             Il
segretario