# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c00fa5a7-ce61-5a99-99d9-43dcbcecabc7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-04-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 02.04.1999 52.1998.203
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-203_1999-04-02.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00203

   

  	
  Lugano

  2 aprile 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  1° settembre 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patrocinato
  dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 25 giugno 1997 (n. 3151) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 21 marzo 1997
  con la quale il Dipartimento delle finanze e dell'economia, Sezione
  dell'agricoltura, gli ha negato l'autorizzazione di impiantare un vigneto sul
  proprio fondo n. __________ situato nel comune di __________ in zona agricola
  (SAC);

  

 

 

vista la risposta 22 ottobre 1997 del
Consiglio di Stato;

 

 

richiamata la sentenza 15
gennaio 1998 del Tribunale federale;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 27 gennaio 1997
__________ ha chiesto alla Sezione dell'agricoltura del Dipartimento delle
finanze e dell'economia l'autorizzazione ad impiantare un vigneto di 400 mq su
un suo fondo (part. n. __________ RFD), situato nella campagna di __________ in
località __________. Il vigneto avrebbe dovuto essere destinato a coprire il
fabbisogno del richiedente giusta l’art. 6 cpv. 2 del regolamento cantonale
sulla viticoltura, l'enologia e lo smercio dei prodotti viti-vinicoli del 19
maggio 1993, (RVit; BU 1993, 212 seg.), allora vigente. 

 

 

                                  B.   Con decisione 21 marzo 1997
la Sezione dell'agricoltura ha respinto l'istanza, ritenendo che il vigneto si
ponesse in contrasto con le esigenze di protezione del territorio agricolo in
quanto situato fuori della zona viticola, su una superficie di avvicendamento
delle colture (SAC), definita dal PD e ripresa dal PR di __________ che era
appena stato approvato dal Consiglio di Stato.

 

 

                                  C.   Adìto da __________, il
Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame con giudizio 25 giugno 1997.

Fondandosi sugli art. 2 cpv. 1 e 2 del decreto federale del
19 giugno 1992 sulla viticoltura (DFV; RS 916.140.1) e 6 cpv. 2 RVit, nonché
sull'art. 16 OPT (RS 700.1), combinato con l'art. 6 cpv. 2 lett. a LPT,
l'Esecutivo cantonale ha in sostanza ritenuto che nel comprensorio agricolo
SAC, definito dal PR entrato in vigore il 12 marzo 1997, non potessero essere
insediati vigneti ad uso domestico. A suo avviso il diniego dell'autorizzazione
assicurerebbe l'utilizzazione razionale del suolo preconizzata dagli art. 1 e 3
LPT. L'autorità cantonale non avrebbe abusato del potere di apprezzamento
conferitole dalla legge, né disatteso i principi della proporzionalità e della
parità di trattamento.

 

 

                                  D.   Con ricorso di diritto
pubblico 1° settembre 1997 __________ è insorto contro la risoluzione
governativa innanzi al Tribunale federale, postulandone l'annullamento. In
estrema sintesi egli ha lamentato una violazione degli art. 4 (divieto
dell'arbitrio, parità di trattamento, diritto di essere sentito) e 22 ter Cost
(garanzia della proprietà).

Il Consiglio di Stato ha proposto la conferma del giudizio
impugnato.

Con giudizio 15 gennaio 1998, il Tribunale federale ha
dichiarato inammissibile il gravame, trasmettendo gli atti al Tribunale cantonale
amministrativo in forza dell'art. 98a OG.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   Il ricorso è ricevibile in
ordine per i motivi illustrati dalla sentenza 15 gennaio 1998 del Tribunale
federale di cui si è detto in narrativa, alla quale si rinvia per brevità
d’esposizione.

Il presente giudizio può essere reso sulla base degli atti,
senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). Il sopralluogo chiesto dall'insorgente
non appare invero idoneo a procurare a questo tribunale la conoscenza di
ulteriori fatti rilevanti per il giudizio.

 

 

                                   2.   2.1. L'art. 43 prima frase
della legge federale concernente il promovimento dell’agricoltura e la
conservazione del ceto rurale del 3. ottobre 1951 (LFAgr; RS 910.1) demanda
alla Confederazione il compito di stabilire, con il concorso dei Cantoni, un
catasto viticolo in cui sono designate e delimitate le regioni adatte alla produzione
vinicola (cfr. art. 5 dell’Ordinanza concernente la viticoltura e lo smercio
dei prodotti viticoli; RS 916.140). Il catasto viticolo non ha valenza
pianificatoria (Bandli, Bauen ausserhalb der Bauzonen, pag. 167, nota 133).

L'art. 2 cpv. 1 DFV vieta “l'impianto di vigneti fuori della
zona viticola”. “Questo divieto”, soggiunge tuttavia il cpv. 2 di tale norma,
“non si applica ai proprietari e affittuari di fondi non ancora vignati se, per
il proprio fabbisogno, mettono a vigna una superficie non superiore a mq 400”.

Al Cantone è data facoltà di “stabilire una superficie
massima inferiore, prescrivere distanze minime rispetto ad altri fondi vignati
e subordinare ad autorizzazione l'impianto di tali vigneti”.

 

2.2. In esecuzione dei compiti assegnati ai cantoni dal
diritto federale, il Consiglio di Stato ha emanato il regolamento sulla viticoltura,
l’enologia e lo smercio dei prodotti viti-vinicoli del 19 marzo 1993, al quale
è subentrato il regolamento sulla viticoltura del 28 marzo 1997 attualmente in
vigore (RVit; RL 8.2.1.1.).

L’art. 6 cpv. 1 RVit, di tenore identico all’art. 6
dell’ordinamento previgente, si limita a ribadire il divieto di impiantare di
vigneti fuori della zona viticola sancito dall’art. 2 cpv. 1 DFV. Non va quindi
oltre stabilito dal diritto federale.

L’art. 6 cpv. 2 RVit assoggetta invece ad autorizzazione
l’impianto di vigneti destinati a coprire il fabbisogno personale. Fa quindi
uso della facoltà concessa ai cantoni dall’art. 2 cpv. 2 DFV di assoggettare ad
autorizzazione l’impianto dei piccoli vigneti che il diritto federale ammette
in deroga al divieto di impiantarne fuori della zona viticola. La competenza a
rilasciare simili autorizzazioni è attribuita alla Sezione dell'agricoltura. Il
diritto cantonale non ha fatto uso né della facoltà di ridurre la superficie
massima al di sotto dei 400 mq, né della facoltà di imporre distanze rispetto
ad altri fondi vignati. L’art. 6 cpv. 2 RVit ha unicamente posto come
condizione che i beneficiari di queste autorizzazioni “non dispongano di altre
superfici vitate, in proprietà o in affitto, di uguali dimensioni, oppure di
superfici potenzialmente vignabili in zona viticola”.

Il rilascio dell'autorizzazione è stato inoltre subordinato
al preavviso delle istanze competenti “in materia di pianificazione, protezione
della natura, del paesaggio e delle foreste” (art. 6 cpv. 3 RVit).

 

2.3. In concreto, il controverso vigneto è previsto fuori
della zona viticola. Di principio soggiace quindi al divieto sancito dall’art.
2 cpv. 1 DFV e ribadito dall’art. 6 cpv. 1 RVit.

Il vigneto non supera la superficie di 400 mq ed è destinato
a soddisfare il fabbisogno del richiedente, che non dispone di altre superfici
vitate o di superfici potenzialmente vignabili in zona viticola. Entra quindi
in considerazione per un’autorizzazione in deroga fondata sugli art. 2 cpv. 2
DFV e 6 cpv. 2 RVit.

Rispondendo alle condizioni poste da quest’ultima
disposizione e non sussistendo d’altro canto impedimenti riferiti alle esigenze
di protezione della natura, del paesaggio o delle foreste, resta soltanto da
esaminare se l'autorizzazione possa essere negata in seguito all’inclusione del
fondo nella zona agricola SAC definita dal PR di __________ conformemente alle
vincolanti indicazioni del PD.

 

2.4. Le SAC sono parte dei territori idonei all'agricoltura
ai sensi dell'art. 6 cpv. 2 lett. a LPT (art. 16 OPT). Esse sono costituite
dalle superfici coltive idonee comprendenti soprattutto i prati artificiali in
rotazione, come pure i prati naturali confacenti alla campicoltura. Esse sono
assicurate con provvedimenti pianificatori e vengono designate in funzione
delle condizioni climatiche, delle caratteristiche del suolo e della forma del
terreno come pure nel rispetto delle necessità dell'equilibrio ecologico (art.
16 cpv. 2 OPT). Il loro scopo è di assicurare, in periodi perturbati, una base
sufficiente per l'approvvigionamento del Paese (cfr. DFGP, Sachplan
Fruchtfolgeflächen - FFF, 1992, pag. 11 seg.).

Nelle SAC non rientra "la superficie dei terreni
destinati alla viticoltura, censiti dal catasto viticolo" (cfr. Piano
settoriale SAC, pag. 18; Messaggio n. 3952, del 2.6.1992, del Consiglio di
Stato concernente l'approvazione delle schede di coordinamento e le
rappresentazioni grafiche del piano direttore relative al territorio agricolo e
l'evasione dei ricorsi presentati contro il contenuto delle stesse, pag. 13
segg., in: Verbali del Gran Consiglio, 1993, sess. ord. aut., pag. 746 segg.).

 

2.5. Orbene, le considerazioni che precedono portano necessariamente
a concludere che l’assegnazione del fondo del ricorrente alla zona agricola SAC
non costituisce un valido motivo per rifiutare l’autorizzazione richiesta. 

Contrariamente a quanto assume il Consiglio di Stato, l’art.
6 cpv. 2 RVit non riserva alla Sezione dell’agricoltura alcun margine
discrezionale in ordine alla definizione delle condizioni che devono essere
soddisfatte ai fini del conseguimento di autorizzazioni per l’impianto di
vigneti ad uso domestico fuori delle zone viticole. Anche se è formulato in
termini potestativi, l’art. 6 cpv. 2 Rvit stabilisce in modo esaustivo i
presupposti per il rilascio di simili autorizzazioni. Né potrebbe essere
altrimenti, stante che l’art. 2 cpv. 1 DFV, al quale si riallaccia, lascia ai
cantoni soltanto la facoltà: a) di assoggettare l’impianto di vigneti ad uso
domestico all’obbligo del permesso, b) di prescrivere distanze minime rispetto
ad altri fondi vignati e c) di stabilire una superficie massima inferiore a
quella di 400 mq indicata dal diritto federale.

Il decreto federale su cui si fonda il provvedimento in esame
persegue d’altronde soltanto finalità riferite alla tutela della viticoltura
(cfr. art. 1 DFV). Non persegue in particolare obbiettivi di natura
pianificatoria. I cantoni non possono quindi subordinare il rilascio di
autorizzazioni per l’impianto di vigneti ad uso domestico fuori della zona
viticola a condizioni estranee agli obbiettivi perseguiti dal DFV. Non possono
segnatamente perseguire finalità di natura pianificatoria attraverso
provvedimenti retti dal DFV e dalle norme cantonali d’esecuzione di tale
decreto. Le SAC non possono pertanto essere salvaguardate attraverso provvedimenti
fondati sul DFV e sul diritto cantonale esecutivo. 

Irrilevante, ai fini del rilascio dell’autorizzazione in
oggetto, è dunque la circostanza che il vigneto si situi all’interno di una zona
agricola SAC. Né è di rilievo il fatto che le zone viticole non fanno parte
delle zone SAC. 

Attraverso l'autorizzazione prevista dall’art. 6 cpv. 2 RVit
la Sezione dell’agricoltura è chiamata unicamente ad accertare che il vigneto è
destinato a coprire il fabbisogno personale del richiedente, che la superficie
non supera i 400 mq e che il richiedente non dispone di altre superfici vitate
o potenzialmente vignabili in zona viticola. Non è chiamata anche ad esprimersi
sulla conformità del vigneto con le disposizioni pianificatorie ed edilizie concretamente
applicabili alla zona in cui è previsto. L'autorizzazione che rilascia non è di
natura edilizia. La Sezione dell’agricoltura non è quindi nemmeno tenuta a
verificare l’idoneità del terreno preso in considerazione. Né deve valutare la
qualità del vino che potrà essere prodotto. Deve soltanto accertare che il
vigneto soddisfa le condizioni poste dall’ordinamento viti-vinicolo e può
quindi beneficiare dell’eccezione al divieto di impiantare vigneti fuori della
zona viticola, prevista dagli art. 2 cpv. 2 DFV e 6 cpv. 2 RVit.

In quest’ottica, del tutto superflui, oltre che fuorvianti,
appaiono i preavvisi che la Sezione dell’agricoltura è tenuta a raccogliere
presso i servizi del Dipartimento del territorio menzionati dall’art. 6 cpv. 3
RVit.

 

 

                                   3.   Sulla scorta delle
considerazioni che precedono il ricorso va dunque accolto, annullando, siccome
lesive del diritto, le decisioni delle autorità inferiori e rinviando gli atti
alla Sezione dell’agricoltura affinché rilasci l'autorizzazione richiesta.

Visto l'esito, si prescinde dal prelievo di una tassa di
giustizia e delle spese. Lo Stato del Cantone Ticino deve però rifondere al
ricorrente, assistito da un legale, un'adeguata indennità per ripetibili (art.
31 PAmm).

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 4 e 22 ter Cost; 1, 3, 6 LPT; 16 OPT; 2 DFV;  6 e 11 RVit;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso è accolto.

§.  Di conseguenza sono annullate:

1.1.   la risoluzione 25 giugno 1997 (n.
3151) del Consiglio di Stato;

1.2.   la decisione 21 marzo 1997 della
Sezione dell'agricoltura del Dipartimento delle finanze e dell'economia.

 

 

                                   2.   Gli atti sono ritornati alla
Sezione dell'agricoltura affinché rilasci a __________ l'autorizzazione richiesta.

 

 

                                   3.   Non si prelevano né tasse di
giustizia né spese. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà al ricorrente fr.
800.– a titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  
	
   

  	
   

  

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario