# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 36c18c9b-7c9c-557e-be0e-729e272a78ac
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-10-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.10.2015 D-4597/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4597-2015_2015-10-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-4597/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  o t t o b r e  2 0 1 5  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Thomas Wespi, Daniela Brüschweiler, 

cancelliera Zoe Cometti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Siria, 

patrocinata dall'avv. Yasar Ravi, 

Studio legale De Polo & Ravi, 

ricorrente, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione della SEM del 15 luglio 2015 / N (…). 

 

 

 

D-4597/2015 

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Fatti: 

A.  

L'interessata, cittadina siriana, ha depositato domanda d'asilo in Svizzera 

il 19 maggio 2015. Il 24 aprile 2015 la stessa aveva depositato domanda 

d'asilo in Austria dopo essere transitata dalla Bulgaria e Romania  

(cfr. verbale d'audizione del 2 giugno 2015 [di seguito: verbale], pagg. 1 e 

7 seg. e atto A3/1). 

In occasione del diritto di essere sentito in vista dell'applicazione 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), la richiedente ha indicato di non 

voler tornare né in Austria né in Romania in quanto in Svizzera risiederebbe 

il di lei marito (cfr. verbale, pagg. 9 seg.). 

B.  

Con decisione del 15 luglio 2015, notificata all'interessata in data 

20 luglio 2015 (cfr. atto A28/1), la Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM) non è entrata nel merito 

della succitata domanda d'asilo sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il trasferimento della richiedente verso la Romania. 

C.  

In data 27 luglio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

28 luglio 2015) l'interessata è insorta contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), 

chiedendo l'annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento 

della qualità di rifugiato, allegando un certificato medico del 23 luglio 2015. 

Altresì ha richiesto la concessione dell'effetto sospensivo come pure 

dell'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle 

spese di giudizio e del relativo anticipo, e del gratuito patrocinio. 

D.  

Il Tribunale, con provvedimento del 28 luglio 2015, ha sospeso 

provvisoriamente l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente. 

E.  

Il 29 luglio 2015 l'incarto originale della SEM è pervenuto al Tribunale. 

F.  

Il Tribunale, con ordinanza del 29 luglio 2015, ha esentato la ricorrente dal 

versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali, 

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indicando che sull'istanza di concessione dell'assistenza giudiziaria e del 

gratuito patrocinio avrebbe deciso in prosieguo di procedura, ha trasmesso 

copia del ricorso e del relativo allegato alla SEM e l'ha invitata ad inoltrare 

una risposta entro un termine fissato il 13 agosto 2015. 

G.  

In data 11 agosto 2015 la SEM ha presentato la risposta al ricorso, 

trasmessa all'insorgente con opportunità di replica, nella quale ha proposto 

la reiezione del gravame. 

H.  

Con replica del 28 agosto 2015, trasmessa alla SEM con possibilità di 

esprimersi in duplica, l'insorgente ha presentato le osservazioni in merito 

alla risposta al ricorso. 

I.  

L'11 settembre 2015 la SEM ha inoltrato la duplica, trasmessa alla 

ricorrente, con la quale ha nuovamente proposto la reiezione del gravame. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1. Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta eccezione 

per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell'art. 31 

LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle 

autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr. 

art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 

PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

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1.2. Nell'ambito di un ricorso contro una decisione di non entrata nel merito, 

l'autorità di ricorso si limita, secondo prassi, a esaminare se l'autorità 

inferiore ha rifiutato a giusto titolo di entrare nel merito della domanda 

d'asilo. Pertanto l'oggetto suscettibile di essere impugnato non può essere 

esteso alla questione della concessione dell'asilo e quindi del 

riconoscimento della qualità di rifugiato, che presuppone una decisione nel 

merito della domanda stessa (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2). 

Di conseguenza, la conclusione ricorsuale tendente al riconoscimento 

della qualità di rifugiato è inammissibile. 

Nei citati limiti, occorre dunque entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di una 

domanda d'asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo 

cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

3.1. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda d'asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III). Se in base a questo esame è individuato un altro 

Stato quale responsabile per l'esame della domanda d'asilo, la SEM 

pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, 

di ripresa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione. 

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3.2. Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso 

di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per 

la determinazione dello Stato membro competente – enunciato al capo III 

– è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 

Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non 

trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). La 

determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento 

Dublino III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-

Verordnung, Das Europäische Asylzuständigkeitssystem, stato al 

1° febbraio 2014, Vienna 2014, ad art. 7, n. 4). Contrariamente, nel caso di 

una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), di principio non 

viene effettuato un nuovo esame di determinazione dello Stato membro 

competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 con rinvii). 

Ai sensi dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al 

capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente. Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento 

verso un altro Stato membro designato in base ai criteri del capo III o verso 

il primo Stato membro in cui la domanda è stata presentata, lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione diventa lo Stato 

membro competente. 

3.3. Lo Stato membro competente in forza del Regolamento Dublino III è 

tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato 

membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza titolo 

di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III). 

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Gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c-d Regolamento Dublino III vengono 

meno se l'interessato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per 

almeno tre mesi, sempre che l'interessato non sia titolare di un titolo di 

soggiorno in corso di validità rilasciato dallo Stato membro competente 

(art. 19 par. 2 Regolamento Dublino III). 

3.4. Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete. 

Inoltre, ai sensi del secondo paragrafo della succitata disposizione, lo Stato 

membro nel quale è manifestata la volontà di chiedere la protezione 

internazionale e che procede alla determinazione dello Stato membro 

competente, o lo Stato membro competente, può, in ogni momento prima 

che sia adottata una prima decisione sul merito, chiedere a un altro Stato 

membro di prendere in carico un richiedente al fine di procedere al 

ricongiungimento di persone legate da qualsiasi vincolo di parentela, per 

ragioni umanitarie fondate in particolare su motivi famigliari o culturali, 

anche se tale altro Stato membro non è competente ai sensi dei criteri 

definiti agli art. 8-11 e 16 Regolamento Dublino III. Le persone interessate 

debbono esprimere il loro consenso per iscritto (art. 17 par. 2 Regolamento 

Dublino III, «clausola umanitaria»). 

4.  

4.1. Nella querelata decisione, la SEM ha considerato che nonostante la 

richiedente abbia indicato di non aver depositato domanda d'asilo in 

Romania, le autorità rumene avrebbero confermato che la stessa ha 

depositato domanda d'asilo il 18 aprile 2015. Pertanto la Romania sarebbe 

lo Stato membro competente. Oltracciò la richiedente non sarebbe sposata 

civilmente con quello che definisce suo marito ed i due non potrebbero 

avvalersi di una relazione stabile visto che non avrebbero convissuto 

insieme e si sarebbero frequentati solamente un mese nel settembre del 

2014 in Turchia allorquando il presunto marito sarebbe giunto per 

conoscerla e sposarla religiosamente. I due non potrebbero dunque 

avvalersi della nozione di familiari giusta l'art. 2 lett. g Regolamento 

Dublino III. Pertanto non essendoci gli estremi per applicare la clausola di 

sovranità, la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ed ha 

pronunciato il trasferimento dell'interessata verso la Romania. 

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4.2. Con ricorso, richiamando i fatti esposti in corso di procedura ed 

aggiungendo che nel frattempo sarebbe incinta, l'insorgente ha contestato 

la decisione di non entrata nel merito della SEM. In primo luogo la ricorrente 

ha indicato di non aver depositato domanda d'asilo in Romania: ivi sarebbe 

stata sottoposta unicamente a un esame dattiloscopico senza essere stata 

sentita circa i suoi motivi d'asilo. In secondo luogo, qualora il Tribunale 

confermi la competenza della Romania, vi sarebbero gli estremi per 

applicare la clausola di sovranità. La ricorrente sarebbe attualmente incinta 

e soffrirebbe di hyperemesis (certificato medico allegato al ricorso) e non 

sarebbe in grado di intraprendere il viaggio verso la Romania. In Romania 

dovrebbe dunque affrontare una gravidanza difficile in assenza del marito. 

Essendo una persona vulnerabile e alla luce della sentenza della 

CorteEDU Tarakhel contro Svizzera del 4 novembre 2014, 29217/12, la 

Svizzera avrebbe dovuto ottenere dalla Romania delle garanzie individuali 

al fine di tutelare l'insorgente e prevenire un'eventuale violazione dell'art. 3 

CEDU da parte delle autorità rumene. Inoltre l'allontanamento della 

ricorrente dalla Svizzera violerebbe il principio dell'unità della famiglia 

giusta l'art. 8 CEDU: con il trasferimento in Romania la ricorrente ed il 

presunto marito sarebbero separati come pure il nascituro con il padre. 

B._______ sarebbe titolare di un permesso C ed avrebbe dunque un diritto 

di presenza assicurato o duraturo in Svizzera. Nonostante non vi siano 

documenti a comprova di un matrimonio civile, gli stessi sarebbero una 

coppia sposata a tutti gli effetti: avrebbero celebrato il matrimonio religioso 

in Turchia e da quando l'insorgente si trova in Svizzera risiederebbe presso 

il compagno. La gravidanza della ricorrente sarebbe dipoi un indizio della 

loro volontà di costituire una famiglia. Il trasferimento della ricorrente 

implicherebbe dunque una violazione dell'art. 8 CEDU. 

4.3. Nella risposta al ricorso, la SEM ha osservato che le informazioni 

fornite dalle autorità rumene non collimerebbero con quelle fornite 

dall'insorgente. La Romania ha confermato che la stessa avrebbe 

depositato domanda d'asilo il 18 aprile 2015 ed il 13 maggio 2015 la 

domanda d'asilo sarebbe stata respinta. La competenza della Romania 

sarebbe dunque data e non vi sarebbero elementi per concludere alla 

violazione da parte delle autorità rumene della direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale (rifusione) (GU L 180/60 del 29.6.2013, di seguito: direttiva 

procedura). Quo all'unità della famiglia la ricorrente non potrebbe invocare 

l'art. 8 CEDU: nonostante B._______ abbia un diritto di presenza 

assicurato o duraturo la relazione tra i due non potrebbe essere sussunta 

a una relazione stretta ed effettiva. Essi avrebbero convissuto solo dal 

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19 maggio 2015, ossia dall'inizio della procedura d'asilo della ricorrente in 

Svizzera. Si sarebbero dipoi frequentati solamente un mese nel settembre 

del 2014 allorquando B._______ si sarebbe recato in Turchia per 

incontrare personalmente la ricorrente e sposarla religiosamente. La 

gravidanza all'undicesima settimana non trasformerebbe dunque la loro 

relazione in una relazione stretta ed effettiva, essendo la stessa troppo 

recente. La loro relazione non potrebbe dunque definirsi come concubinato 

giusta l'art. 1 lett. a dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni 

procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). Per quanto 

concerne l'assenza di garanzie fornite dalla Romania circa il trasferimento 

della ricorrente, la SEM ha indicato che le stesse, come indicato nella 

sentenza della CorteEDU non concernono il trasferimento di richiedenti 

verso la Romania, bensì verso l'Italia. La stessa non potrebbe dunque 

invocare una violazione dell'art. 3 CEDU a causa del suo statuto di donna 

sola con hyperemesis e dell'assenza di garanzie per un'accoglienza 

dignitosa in Romania. Visto tutto quanto sopra, la SEM non ha applicato la 

clausola di sovranità non sussistendo motivi concreti: la ricorrente non 

potrebbe avvalersi di una relazione stretta ed effettiva con B._______ e la 

gravidanza come pure la hyperemesis non sarebbero motivi sufficienti per 

modificare la posizione dell'autorità inferiore giacché la Romania 

disporrebbe di infrastrutture mediche che potranno assicurare i controlli 

medici necessari e la nascita del bambino. Lo stato di salute della ricorrente 

sarà preso in considerazione al momento dell'organizzazione del 

trasferimento in Romania e questa ultima sarà debitamente informata in 

merito al suo stato di salute ed ai trattamenti medici necessari 

conformemente agli art. 31 seg. Regolamento Dublino III. 

4.4. Con replica l'insorgente ha contestato l'analisi della SEM circa la 

competenza della Romania. Se da un lato la Romania ha accettato di 

riprendere in carico la ricorrente, dall'altro lato lo Stato membro non 

avrebbe garantito alla stessa il diritto d'informazione previsto all'art. 4 

Regolamento Dublino III. Ella sarebbe stata interrogata dalle autorità 

rumene in assenza di un interprete e non sarebbe stata informata sui propri 

diritti. Ciò sarebbe corroborato dall'assenza agli atti della SEM di indizi che 

potrebbero attestare il contrario. Quo alla relazione con B._______ e ai 

problemi di hyperemesis la ricorrente ha reiterato sostanzialmente quanto 

già addotto nel gravame. 

4.5. Nelle osservazioni in duplica, la SEM, rinviando alla risposta al ricorso, 

ha riaffermato la competenza della Romania giacché la stessa avrebbe 

confermato la sua competenza tramite l'accettazione di ripresa in carico 

dell'insorgente. Altresì la ricorrente non avrebbe prodotto nessun elemento 

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suscettibile di confutare che la procedura d'asilo alla quale quest'ultima è 

stata sottoposta sia stata eseguita nel rispetto del Regolamento Dublino III 

e della direttiva procedura. Circa le censure sollevate dall'insorgente, 

secondo le quali vi sarebbe una violazione dell'art. 8 CEDU e l'impossibilità 

di poter eseguire il trasferimento dell'insorgente a causa dell'hyperemesis, 

la SEM ha reiterato quanto già presentato nell'atto responsivo. 

5.  

Nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURODAC», 

che la ricorrente ha inoltrato domanda d'asilo in Austria il 25 aprile 2015 

(cfr. atto A3/1). In data 10 giugno 2015 la SEM ha dunque presentato alle 

autorità austriache competenti una richiesta di ripresa in carico fondata 

sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto. A13/5). Il 

12 giugno 2015 le autorità austriache non hanno accettato la competenza, 

indicando che la stessa cadrebbe sulla Romania, avendo quest'ultima 

accettato la ripresa in carico della richiedente allorquando l'interessata ha 

depositato domanda d'asilo in Austria. Ciononostante il trasferimento 

dall'Austria verso la Romania non ha avuto luogo in quanto la richiedente 

si sarebbe sottratta (cfr. atto A16/1). 

Sulla base della risposta austriaca, il 17 giugno 2015 la SEM ha presentato 

alle autorità rumene competenti, nei termini fissati all'art. 24 par. 2 

Regolamento Dublino III, una richiesta di ripresa in carico fondata questa 

volta sull'art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III giacché le autorità 

rumene avevano accettato la domanda formulata dalle autorità austriache 

di ripresa in carico della ricorrente, indicando che la domanda d'asilo è 

stata respinta il 13 maggio 2015 (cfr. atto A22/7). Il 15 luglio 2015, queste 

autorità hanno espressamente accettato la ripresa in carico ed il 

trasferimento della ricorrente verso la Romania, in applicazione della 

stessa disposizione (cfr. atto A26/1). 

Nonostante la ricorrente contesti di aver depositato domanda d'asilo in 

Austria ed in Romania, il Tribunale ritiene che vi sono sufficienti elementi e 

indizi per poter concludere alla competenza della Romania per il 

trattamento della sua domanda d'asilo conformemente al Regolamento 

Dublino III. 

Di conseguenza la competenza della Romania è data. 

6.  

Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Romania, non 

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vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche che 

implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 4 CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 secondo comma Regolamento 

Dublino III). La Romania è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, 

della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 

inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni. 

Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della loro domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. 

direttiva procedura e direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei 

richiedenti protezione internazionale [rifusione] [GU L 180/96 del 

29.06.2013, di seguito: direttiva accoglienza]). Tali direttive abrogano e 

sostituiscono le vecchie direttive 2005/85/CE (art. 53 direttiva procedura) e 

2003/9/CE (art. 32 direttiva accoglienza) con effetto dal 21 luglio 2015; le 

stesse possono essere invocate a partire da tale data dai singoli dinanzi ai 

giudici nazionali nei confronti dello Stato, ove quest'ultimo non abbia 

recepito nei termini tale direttiva nel diritto interno o non l'abbia recepita 

correttamente (cfr. sentenza della CGUE del 24 novembre 2011 C-468/10 

e C-469/10, ASNEF e FECEMD/Administración del Estado punto 51). 

Conseguentemente, visto tutto quanto precede l'applicazione dell'art. 3 

par. 2 secondo comma Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie. 

7.  

La ricorrente impugna la decisione giacché il trasferimento verso la 

Romania violerebbe l'unità della famiglia giusta l'art. 8 CEDU ed il 

trasferimento stesso sarebbe pericoloso a causa della gestazione e 

dell'hyperemesis. Con tali censure la ricorrente fa riferimento esplicito alla 

clausola di sovranità di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III 

(clausole discrezionali) rispettivamente all'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, 

disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di 

sovranità. Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo 

giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche quando, 

giusta il Regolamento Dublino III, un altro Stato è competente per il 

trattamento della domanda. Se il richiedente l'asilo invoca motivi umanitari 

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Pagina 11 

per opporsi al trasferimento, il Tribunale si limita ad esaminare se la SEM 

ha esercitato il suo potere discrezionale in modo conforme alla legge. 

L'applicazione della clausola di sovranità è obbligatoria qualora il 

trasferimento violi la CEDU o altre norme di diritto internazionale alle quali 

la Svizzera è legata (cfr. sentenza del TAF E-641/2014 del 13 marzo 2015 

consid. 8 [prevista per la pubblicazione]). 

7.1. Preliminarmente la ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di 

destinazione non sia intenzionato a riprenderla in carico. Inoltre la stessa 

non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto suscettibile di 

dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetti il principio del divieto di 

respingimento e, dunque, venga meno al rispetto dei suoi obblighi 

internazionali, riviandola in un paese dove la sua vita, integrità corporale o 

libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere 

respinta in un tale paese. Altresì nulla permette di concludere che la 

domanda d'asilo sia stata trattata in modo lacunoso. In tutta evidenza, il 

trasferimento della ricorrente in Romania non la espone al rischio di 

respingimento a catena, quindi di rinvio in un Paese dove la sua vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate. Si rilevi infatti 

che tramite l'esame della domanda da parte di un unico Stato membro 

(«one chance only») il Regolamento Dublino III intende far fronte al 

fenomeno delle domande d'asilo multiple («asylum shopping»). 

Agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un 

trasferimento nello Stato in questione esponga la ricorrente al rischio di 

essere privata del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza. In altre parole, ella non ha 

fornito indizi seri suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la 

sua situazione personale siano tali da contravvenire all'art. 4 CartaUE, 

all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura. Ad ogni modo, appartiene alla 

ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, 

utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello Stato in 

questione. 

Vista inoltre la censura ricorsuale secondo la quale le autorità rumene non 

avrebbero garantito i diritti previsti dal Regolamento Dublino III, il Tribunale 

ricorda che la ricorrente potrà invocare il rispetto della direttiva procedura 

presso le competenti autorità rumene. 

7.2. Per quanto concerne l'asserita violazione dell'art. 8 CEDU, il Tribunale 

rileva che, come correttamente rilavato dall'autorità inferiore, la ricorrente 

non può avvalersi del rispetto dell'unità della famiglia. È possibile dedurre 

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per i concubini un diritto al rispetto della vita famigliare giusta l'art. 8 CEDU 

qualora si possa elevare la relazione come "vita famigliare" prendendo in 

considerazione elementi come la coabitazione, la durata della stessa e la 

presenza di figli comuni (cfr. sentenza della CorteEDU Serife Yigit contro 

Turchia del 2 novembre 2010, 3976/05, §§ 93 seg. e § 96 con rinvii; DTF 

137 I 113 consid. 6.1). Per unione duratura s'intende un'unione di vita di 

una certa durata tra due persone di carattere in principio esclusivo, la quale 

presenta una componente tanto spirituale quanto fisica ed economica, 

talvolta pure designata come unione di tetto, di tavolo e di letto (cfr. DTAF 

2012/4 consid. 3.3.2). Per invocare il diritto al rispetto della vita famigliare 

ex art. 8 CEDU, lo straniero non soltanto deve provare la presenza di una 

relazione stretta ed effettiva con una persona della sua famiglia, ma pure 

quest'ultima deve avere un diritto di presenza assicurato o duraturo in 

Svizzera (cfr. DTAF 2013/49 consid. 8.4.1 con rinvii, 2012/4 consid. 4.3 con 

giurisprudenza ivi citata). In casu è pacifico che B._______ ha un diritto di 

presenza duraturo in Svizzera, tuttavia la relazione tra i due non può essere 

definita come duratura ed effettiva. Prima del loro incontro in Turchia il 

14 settembre 2014 si sarebbero parlati per circa un mese al telefono. 

B._______ sarebbe poi rimasto un mese in Turchia per sposarsi 

religiosamente con la ricorrente per poi tornare in Svizzera da solo. 

Ritenuto che il matrimonio religioso non è stato dimostrato con qualsivoglia 

documento e che la convivenza dura da quattro mesi, ovvero dall'inizio 

della procedura d'asilo in Svizzera, non si può partire dal presupposto che 

la relazione dei due sia duratura. Pertanto il fatto di essere incinta non è 

allo stadio attuale un indizio, a lui solo, atto ad elevare la loro relazione 

come duratura, stretta ed effettiva. Con il trasferimento dell'interessata 

verso la Romania il Tribunale non ravvede quindi una violazione dell'art. 8 

CEDU. 

7.3. Parimenti, il problema medico di hyperemesis legato alla sua 

gestazione non implica una violazione dell'art. 3 CEDU in caso di 

trasferimento della ricorrente. Si rilevi che il respingimento forzato di 

persone che soffrono di problemi medici non è suscettibile di costituire una 

violazione dell'art. 3 CEDU, a meno che la malattia dell'interessato non si 

trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al punto che la sua morte appaia 

come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro 

Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Ciò 

non è all'occorrenza il caso della ricorrente, la quale stando al rapporto 

medico agli atti soffre di hyperemesis ed il medico ha unicamente 

sconsigliato di affrontare attualmente dei viaggi. Il Tribunale parte dal 

principio che la Romania dispone di infrastrutture mediche sufficienti. Dipoi, 

in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, la Romania deve 

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provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la 

necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di 

assistenza psichica (art. 19 par. 1 seg. direttiva accoglienza). L'insorgente 

può quindi essere trasferita in Romania nelle modalità descritte nelle 

osservazioni della SEM dell'11 agosto 2015 e dell'11 settembre 2015 (cfr. 

risposta pag. 3 e replica pag. 2). Del resto non vi è motivo di dubitare che 

l'autorità preposta comunichi allo Stato in questione la situazione medica 

della ricorrente (art. 31 seg. Regolamento Dublino III). Come 

correttamente rilevato dall'autorità inferiore nella sua risposta al ricorso, e 

conformemente all'art. 31 Regolamento Dublino III, le autorità rumene 

saranno debitamente informate dello stato di salute dell'insorgente al 

momento dell'organizzazione del trasferimento. Pertanto il Tribunale 

conferma anche su questo punto la posizione dell'autorità inferiore. 

7.4. In conclusione si rammenta che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere discrezionale (cfr. sentenza del TAF E-

641/2014 del 13 marzo 2015 [prevista per la pubblicazione]). Con 

l'abrogazione della lett. c dell'art. 106 cpv. 1 LAsi, entrato in vigore il 

1° febbraio 2014, il potere d'esame del Tribunale si è ridotto e pertanto il 

Tribunale può e deve unicamente controllare se l'autorità inferiore ha 

esercitato il suo potere discrezionale ovvero valutare se la SEM ha fatto 

uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti. 

Qualora fosse il caso il Tribunale non può sostituire il suo potere 

discrezionale con quello della SEM. 

Nella presente fattispecie, non ci sono elementi per ritenere che l'autorità 

inferiore ha esercitato in maniera arbitraria il suo potere discrezionale. 

8.  

Di conseguenza, in mancanza dell'applicazione della clausola di sovranità 

da parte della Svizzera, la Romania è competente per l'esame della 

domanda d'asilo della ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è 

tenuta a riprenderla in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 Regolamento Dublino III. 

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d'asilo della ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso la Romania conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che la stessa non possiede un'autorizzazione di 

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soggiorno in Svizzera (art. 32 lett. a OAsi 1). In siffatte circostanze, non vi 

è più luogo di esaminare in maniera distinta le questioni relative 

all'esistenza di un impedimento all'esecuzione del trasferimento per i motivi 

giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), dal momento che detti 

motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro 

di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2010/45 consid. 10). 

Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione della 

SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda d'asilo e pronuncia il 

trasferimento dalla Svizzera verso la Romania, confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell'effetto sospensivo è divenuta senza oggetto. 

10.  

Con la presente sentenza le misure supercautelari pronunciate il 

28 luglio 2015 sono revocate. 

11.  

11.1. Visto l'esito della procedura, le spese processuali che seguono la 

soccombenza sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni al 

momento dell'inoltro del gravame d'acchito sprovviste di possibilità di esito 

favorevole e considerato che sulla base delle circostanze del caso 

d'ispecie si può concludere allo stato d'indigenza senza ulteriori 

accertamenti, v'è luogo di accogliere l'istanza di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia. 

11.2. Quo alla domanda di accordo del gratuito patrocinio, affinché ad una 

persona priva dei necessari mezzi sia riconosciuto il gratuito patrocinio 

occorre, secondo l'art. 29 cpv. 3 Cost., che i suoi interessi siano colpiti in 

misura importante e che il caso presenti difficoltà tali, dal profilo fattuale e 

da quello giuridico, da rendere necessaria l'assistenza di un avvocato (cfr. 

DTF 130 I 180 consid. 2.2 e 128 I 225 consid. 2.5.2 con giurisprudenza ivi 

citata). Inoltre, la necessità del gratuito patrocinio non viene meno per il 

solo fatto che una procedura sia retta dal principio inquisitorio. Tuttavia, in 

tal caso per la nomina di un difensore d'ufficio può essere adottato un metro 

di giudizio più restrittivo (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della 

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Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2000 n. 6 

consid. 10). 

Nel caso di specie, la causa non presenta difficoltà in fatto ed in diritto tali 

da necessitare l'intervento di un avvocato, conto tenuto anche del fatto che 

la procedura dinanzi al Tribunale, seppure in misura attenuata, è retta dal 

principio inquisitorio. Di conseguenza non sono adempiute le condizioni cui 

all'art. 65 cpv. 2 PA e la domanda di accordo del gratuito patrocinio è 

respinta. 

12.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 28 luglio 2015 sono revocate. 

3.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal 

pagamento delle spese processuali, è accolta. Non si prelevano spese 

processuali. 

4.  

La domanda di accordo del gratuito patrocinio è respinta. 

5.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

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