# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 26f01050-c008-5569-b816-2f6ab4b68601
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.07.2003 35.2003.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2003-17_2003-07-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2003.17

   

  mm/cd

  	
  Lugano

  18 luglio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

statuendo sul ricorso del 13 marzo 2003 di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 20 dicembre 2002 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________
  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 15
agosto 1998, __________ - alle dipendenze del "__________" di
__________ in qualità di cameriere e, perciò, assicurato d'obbligo contro gli
infortuni presso la __________ - è scivolato ed è caduto lungo un dirupo da
un'altezza di dieci metri.

                                         A causa
di questo sinistro, l'assicurato ha riportato la lussazione del gomito
sinistro, la frattura del calcagno e del talo sinistro nonché la frattura
instabile della vertebra L2, lesione quest'ultima che ha necessitato di un
intervento di laminectomia eseguito presso il Servizio di neurochirurgia
dell'Ospedale regionale di __________.

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'assicuratore LAINF, il quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale del 1° febbraio 2002 (cfr. doc. _), la
__________ - dichiarato estinto il diritto alle prestazioni di corta durata a
contare dal 1° dicembre 2001 - ha riconosciuto a __________ una rendita di invalidità
del 62% nonché un'indennità per menomazione all'integrità del 40% (15% per
artrosi talo-calcaneare e 25% per esiti di frattura del corpo vertebrale di
L2). 

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurato (cfr.
doc. _), l'assicuratore infortuni, in data 20 dicembre 2002, ha sostanzialmente
confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 13 marzo 2003, __________, sempre patrocinato dall'avv.
__________, ha chiesto l'annullamento della querelata decisione su opposizione
(cfr. I, p. 7).

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della
propria pretesa:

 

" 
(…).

 

3) Nonostante la volontà ed il desiderio di guarire il
ricorrente non riuscì più a ristabilirsi completamente ed a tutt'oggi soffre:

 

- di cefalea diurna e notturna con partenza dalla sede occipito 

- nucale prevalente soprattutto a sinistra,
sensazioni vertiginose con sensazione di perdita di equilibrio;

- di algie urenti irradianti al trapezio
superiore, alla scapola, lungo il tricipite, lungo la porzione radiale ed
ulnare dell'avambraccio fino al I° dito della mano sinistra;

- lamenta parestesie sotto forma di formicolio ad entrambe le
mani, diffuso, che determinano, assieme alla cefalea, numerosi risvegli
notturni;

- al mattino si sente spossato, privo di energie e di
concentrazione a causa della permanente deprivazione di sonno;

- la mobilizzazione dal letto al mattino, soprattutto se la
temperatura è più rigida, è limitata a causa dei sintomi descritti e per
l'insorgenza di dolori paravertebrali dorsolombari profondi e superficiali a
livello della cicatrice post-operatoria; le algie tendono,
con il movimento, ad irradiarsi, a livello delle sincondrosi sacroiliache bilateralmente,
all'arto inferiore sin lungo il versante posteriore ed in parte al versante
anteriore della coscia, alla regione peritrocanterica con disestesie urenti. II
calcagno sin dal mattino è molto dolente ed il piede appare gonfio ed iperemico;

- la deambulazione in pianura è ridotta a 150 metri, in salita a
circa 50 metri: dopo aver salito 10-15 scalini il dolore dorsolombare ed
all'arto inferiore sinistro diventa insopportabile;

- debolezza all'arto inferiore sinistro e la possibilità di
bloccarsi con la schiena senza preavviso e per movimenti talvolta banali. La
stazione eretta e la posizione seduta sono dolorose e la sintomatologia algica
diviene insopportabile se non riesce a coricarsi ogni 30-45 minuti;

- talvolta vertigini.

 

Tutti questi problemi di salute, rilevati anche dall'Ufficio
__________ e dal perito della __________, Dr. __________,
hanno portato l'Ufficio stesso a concludere che il ricorrente è invalido,
in quanto soffre di un danno alla salute irreversibile che non migliorerà nè,
verosimilmente, peggiorerà.

 

Che il ricorrente si possa definire invalido e che in seguito
all'infortunio non possa più lavorare in qualità di cameriere non è contestato
né dal qui ricorrente, né dalla __________, né dall'Ufficio __________ che lo
ammise espressamente nella decisione 24.04.2002 impugnata dal signor __________
con ricorso 23.05.2002.

 

(…).

 

4) Nel ricorso del 23.05.2002 si faceva presente che si
contestava il grado di invalidità/perdita di guadagno. Grado che l'Ufficio
__________ fissò al 62 %.

 

Tale grado di invalidità si basava, anche, su una valutazione
medica (Doc. _) che fece il Prof. __________ per
l'ufficio __________ e che affermava in particolare:

"l'assicurato può ancora svolgere un'attività leggera in
posizione corporea alternata tra seduta / eretta con sollevamento e porto dei
pesi non superiore ai 10 Kg, in misura del 50 %..".

Questa valutazione medica, riportata dall'ufficio __________ nella
decisione 24.04.2002 emerge da una lettera del 22 agosto 2000 (Doc. _)
firmata, appunto, dal Prof. __________.

Questa lettera che non porta particolari motivazioni, dopo aver
esposto una condizione del paziente che non dimostra alcun miglioramento
rispetto alle condizioni successive all'intervento chirurgico, si limita ad
ipotizzare la possibilità che il signor __________ "possa raggiungere un
grado soddisfacente di capacità lavorativa".

La perizia (Doc. _) del Dr. __________ afferma, invece, che
l'attività che potrebbe svolgere il ricorrente è solo di un 20 % e che
l'instabilità di cui soffre il signor __________ non è limitata al trasporto di
pesi inferiori ai 10 kg, ma può intervenire anche solo spostando una tazzina di
caffè (v. ricorso 23.05.2002, Inc. 32.2002._).

 

II Dr. __________ a differenza del Dr. __________ valuta il
ricorrente, da un profilo medico, inabile al lavoro al minimo all'80 %.

 

Quanto affermato dal Dr. __________ viene confermato dalla perizia
che ha richiesto al Dr. Prof. __________, questo
Tribunale.

Si ricorda che, in seguito alle motivazioni addotte dal qui
ricorrente con il ricorso del 23 maggio 2002, questo Tribunale ha ordinato in
data 23 dicembre 2002 una perizia multidisciplinare al Prof.
__________ della Clinica __________, documento pervenuto al sottoscritto
legale in data 26 febbraio 2003.

 

II Prof. __________ conclude per una
invalidità ed incapacità lavorativa totale del signor __________ causata
dalla leptomeningite cronica, i dolori lombari, i dolori al tallone sinistro ed
al gomito tutti da imputarsi esclusivamente al trauma del 15.08.1998.

 

Quando, nel corso della perizia, gli vengono sottoposte ulteriori
domande sul piede sinistro, il perito si permette di dire: "non ho competenza. Quale che sia la prognosi
di questa lesione, quella generale rimarrà invariata" (perizia Dr.
__________ punto 8.8 pagina 15)

 

Nella perizia summenzionata si legge in particolare:

 

"6.1 II
trauma ..... è
stato certamente
violento (perizia Dr. __________ punto.6.1
pagina 10).

6.2 I disturbi
di cui (__________) si lamenta sono quelli tipici della leptomeningite
cronica fibroplastica della cauda equina: crampi soprattutto, dolori,
irritazione radicolare perenne, malessere, irritabilità, fastidio continuo. Si
deve credere alla luce delle anamnesi e del quadro della risonanza magnetica
nucleare che questi disturbi esistono per davvero e che a causa di essi il
signor __________, indipendentemente da quanto soffre per le conseguenze della
frattura del calcagno sn e della lussazione del gomito sn, è e rimarrà
totalmente invalido, a causa esclusivamente delle conseguenze del trauma del
15.08.98.

6.2 La
raccomandazione di riconoscere un'invalidità totale è ribadita dalla
considerazione che si tratta delle conseguenze di una lesione grave di colonna,
midollo e cauda equina. I disturbi neurogenici sono plausibili, e, data la loro
natura, non ben curabili (perizia Dr. __________ punto.6.2 pagina 11)...........é che l'intensità dei disturbi e dei fastidi può essere
così imprevedibile da rendere impossibile o aleatoria la programmazione di una
giornata, quindi ancor più di una giornata di lavoro (perizia Dr.
__________ punto.6.2 pagina 11).

7.5 Di regola
coloro i quali hanno subito un trauma dell'entità e della natura del signor
__________ - con riferimento particolare alla lesione a ridosso del midollo e
della parte prossimale della cauda equina - per la costanza dei disturbi, per
la loro imprevedibilità e per la scarsità dell'aiuto che può essere dato sono
invalidi in misura completa o quasi. Non vedo, nel caso del signor __________,
almeno ora, la concreta possibilità di un destino diverso. (perizia Dr.
__________ punto.7.5 pagina 12-13)"

 

(…).

 

5) Pendente la perizia di cui sopra la __________, ha
emesso, in data 20 dicembre 2002, il giudizio qui impugnato.

La chiarezza delle conclusioni del Prof. __________ rendono
inutile quanto sottoesposto a difesa del signor __________, ma la necessità
della contestazione della decisione qui impugnata, induce alla esposizione di
alcune brevi considerazioni.

 

La decisione 20.12.2002 della __________ che porta quale unica
prova, una lettera di un dottore loro consulente, Dr. Med. __________, senza
nessuna formazione in campo neurochirurgico, si basa su una affermazione dello
stesso, secondo la quale: "i dolori a livello cervicale
che lamenta il signor _________ sono sicuramente una manifestazione patologica-degenerativa,
in quanto i dolori a livello cervicale sono comparsi per la prima volta nel
settembre 2000...".

 

II Dr. __________ aggiunge che, se la colonna cervicale fosse
stata traumatizzata in occasione dell'infortunio (15.08.1998), si sarebbe
verificata già a quel momento una sintomatologia dolorante. Egli conclude,
affermando che una relazione di causalità naturale fra i disturbi cervicali e
l'infortunio non sussiste e che pertanto l'invalidità del 62%, riconosciuta
dall'ufficio __________, può essere confermata.

 

A mente, quindi, della _____________ e del Dr. __________ l'unica
variabile che può influenzare il grado di invalidità del 62 % sono i dolori
cervicali: poiché questi ultimi non si sarebbero manifestati subito dopo la
caduta nulla avrebbero a che fare con essa e, quindi, l'invalidità del signor
________ non potrebbe essere maggiore del 62 %.

 

(…).

 

7) Naturalmente l'opinione del Dr. __________, alquanto
semplicistica, non può soddisfare il qui ricorrente.

 

Infatti in presenza di poli-patologie invalidanti, come quelle di
cui soffre il signor __________, è quantomeno pretestuoso azzardare che la
mancanza di causalità tra l'infortunio e la cervicalgia può confermare una
invalidità non maggiore del 62%, come affermato dalla __________ e dal Dr.
__________.

 

Infatti il Dr. __________ ci fa ben capire che davanti al trauma
subito dal signor __________ la cervicalgia è cosa da poco, così come i
problemi al piede sinistro.

Egli conclude, infatti, chiaramente, all'invalidità totale
del signor __________ causata dalla leptomeningite cronica, i dolori
lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito, tutti da imputarsi
esclusivamente al trauma dei 15.08.1998 (Perizia Dr. __________ punto 6.2 p.10 e punto
7.2 p.12).

 

Suddetti disturbi creano l'invalidità totale del signor __________
per cui la presenza o meno di dolori cervicali, causati o non causati
dall'infortunio, é ininfluente.

 

Oltre a ciò il Dr. __________ scrive nella lettera di cui al Doc.
_ che il signor __________ ha sempre lamentato dolori cervicali e che questi
sono "normali" in seguito alla caduta ed al trauma da accelerazione-decelerazione
del rachide cervicale.

Egli giustifica quanto esposto con diversa dottrina dalla quale
appare chiaramente che il fulcro dell'evento di accelerazione-decelerazione è
la vertebra C6, che, guarda caso è vicina alla vertebra, C5 che è proprio una
delle vertebre più danneggiate del ricorrente.

 

(…).

 

8) La __________ ribadisce ancora l'opinione del Dr.
__________, che ritiene che il qui ricorrente può lavorare 4 ore al giorno (due
al mattino e due al pomeriggio) in un negozio di articoli leggeri, come una
tabaccheria.

II Dr. __________ ci fa notare, e non bisogna essere medici per
intuirlo, che la mattina, essendo la muscolatura ancora fredda e rimasta
immobile dalla sera precedente, presenta sicuramente più problemi che durante
il giorno. E che, quindi, il signor ________, il mattino,
non può lavorare.

Egli porta, inoltre, la riflessione sul fatto che anche gli
"articoli leggeri" (es. sigarette) non arrivano
confezionati singolarmente, ma in pacchi, spesso molto pesanti, che il signor
__________ non può ricevere e spostare.

La teoria del Dr. __________ è forse esprimibile sulla carta, ma
non realisticamente fattibile, quantomeno, non per il signor __________, date
le sue condizioni di salute.

 

II Perito Dr. Prof. __________, a questo
proposito afferma che: "l'intensità dei
disturbi e dei fastidi può essere così imprevedibile da rendere impossibile o
aleatoria la programmazione di una giornata, quindi ancor più di una giornata
di lavoro" (perizia Dr. __________ punto.6.2 pagina 11).

 

Non si può, quindi, che concludere, come dice il Dr. __________,
per una invalidità totale causata dalla leptomeningite cronica, i
dolori lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito, tutti da imputarsi
esclusivamente al trauma del 15.08.1998 e per una incapacità lavorativa
anch'essa totale.

 

(…).

 

9) Anche il grado di menomazione dell'integrità, ritenuto
dalla __________ del 40 %, va rivisto alla luce di quanto affermato ed emerso
dalla perizia del Prof. Dr. __________.

 

Infatti non si tratta più di sola artrosi talo - calcaneare ed
esiti di frattura del corpo L2 ed esiti di spondilodesi, ma si aggiungono a
questi disturbi traumi neurologici ben più gravi ed incurabili quali ad esempio
la leptomeningite cronica fibroplastica della cauda equina, causata, appunto,
come affermato dal Professore, dall'infortunio e dalla conseguente importante
lesione a ridosso del midollo e della parte prossimale della cauda equina,
oltre ai dolori lombari.

 

Ne segue, quindi, che in seguito a quanto affermato dal Prof. __________ anche il grado di menomazione dell'integrità
risulterà forzatamente maggiore del 40 % e deve, pertanto, essere ricalcolato"

                                         (I).

 

                               1.4.   Statuendo su
un ricorso interposto dall'assicurato il 23 maggio 2002, con pronunzia del 2
aprile 2003, questa Corte - basandosi essenzialmente sulle risultanze di una
perizia medica giudiziaria allestita dal Prof. dott. __________ - ha condannato
l'__________ a riconoscere a __________ una rendita di invalidità intera a far
tempo dal 1° agosto 1999.

 

                                         Questa
sentenza è nel frattempo cresciuta in giudicato incontestata.

 

                               1.5.   In risposta,
la __________ ha dichiarato volersi rimettere al giudizio di questa Corte
"… per quanto attiene al grado d'invalidità determinante per la fissazione
delle prestazioni in base alla LAINF" (V, p. 3).

 

                               1.6.   In replica,
__________ ha chiesto che il TCA abbia ad interpellare il Prof. dott.
__________ in merito all'entità della menomazione all'integrità (cfr. VII).

 

                                         Chiamato
a prendere posizione al riguardo, l'assicuratore LAINF convenuto ha affermato
di non opporsi alla richiesta formulata dall'assicurato (IX).

 

                               1.7.   In data 27
maggio 2003, il TCA ha chiesto al Prof. dott. __________ di quantificare la
menomazione all'integrità fisica di cui è portatore l'insorgente (X).

 

                                         La
risposta dello specialista è pervenuta il 2 giugno 2003 (XI) ed è stata
immediatamente intimata alle parti per osservazioni (XII).

 

                                         __________
ha preso posizione il 12 giugno 2003 (XIII), mentre la __________ lo ha fatto
in data 13 giugno 2003 (XIV + allegato). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

Nel merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000. Con la stessa sono state
modificate numerose disposizioni nel settore dell'assicurazione contro gli
infortuni. Poiché dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni sociali
non può, per principio, tenere conto di modifiche di legge e di fatto subentrate
successivamente al momento determinante della decisione in lite (cfr. SVR 2003
ALV Nr. 3; DTF 127 V 467 consid. 1; DTF 126 V 166 consid. 4b) e poiché,
inoltre, il Tribunale delle assicurazioni valuta la legalità di una decisione
in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata
emessa (cfr. SVR 2003 ALV Nr. 3; DTF 121 V 366 consid. 1b; qui: il 20 dicembre
2002), nel presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore fino al 31
dicembre 2002.

 

                               2.3.   Rendita
di invalidità

 

                            2.3.1.   Definizione
dell'invalidità

                                         L'art. 4
LAI definisce l'invalidità come la diminuzione della capacità di guadagno,
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.

 

                                         Lo stesso
con­cet­to vale negli altri set­tori delle assicura­zio­ni sociali e nello
stesso sen­so va letto l'­art. 18 cpv. 2 LAINF secondo cui "è considerato
invalido chi è presu­mi­bilmente altera­to nel­la sua ca­pacità di guada­gno in
modo per­manente o per un pe­riodo ri­levante." 

 

                                         Due sono
dunque di norma gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico)

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve i­noltre intercorrere un
nesso causale adeguato (fattore cau­sa­le). Nell'assi­cura­zione obbligatoria
contro gli infortuni dev'esserci per giun­ta un nesso causale adeguato tra il
dan­no alla salute e l'infortunio.

 

                            2.3.2.   Commisurazione
dell'invalidità

                                         Giacché
il danno alla salute e la perdita della capacità di guadagno devono essere in relazione
causale, il primo avrà giuridica rilevanza solo nella misura in cui riduca la
se­conda.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si mi­sura in base alla riduzione della
capacità di guada­gno e non se­condo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         Tuttavia,
poiché l'incapacità di guadagno importa uni­camente nella misura in cui dipende
da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in que­­­­­­­­stione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determi­nate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può an­co­ra svolgere la sua professione,
precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre
analoghe. 

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti, risp.
le precauzioni rese necessarie dal danno alla salute provocano sia nella
professione at­­­­­­­­tua­le che nelle altre relativamente confacenti.

                                         La
valutazione della ripercussione di simili inconvenienti sul piano reddituale
spetta invece all'amministrazione e, all'occorrenza, al giudice.

                                         L'invalidità,
evento di natura essenzialmente eco­nomica, si misura raffrontando il reddito
che l'as­sicu­rato avrebbe po­tuto con­seguire se non fosse divenuto invalido
con quello ch'e­gli può tuttora realiz­zare, benché invalido, sfruttando la
residua capacità lavora­tiva in at­tività da lui ragione­vol­mente esi­gi­bili
in condizioni normali del mer­cato del lavo­ro, pre­via adozione di even­tuali
provvedimenti integrativi (art. 28 LAI e 18 cpv. 2 ultima frase LAINF;
RAMI 1994 p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133)

 

                                         I due
redditi da porre a raffronto sono necessariamente ipote­ti­ci. L'ipotesi deve
però poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'é la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA del 30 giugno 1994 nella causa P., U 25/94).

                                         La
perdita di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno
computabile soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al
mercato del lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro
particolarmente stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato
esercita un'attività ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare
che sfrutti al massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito
corrisponde ad una prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991
U 130, p. 270ss. consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le
ragioni, inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale
della rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se,
sul mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego,
esigibile dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la
propria residua capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I.
Termine: reddito da invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'e­tà, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo
la giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno
considerate circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria.
Particolarità quali formazione professionale o conoscenza linguistiche carenti
hanno, in quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla
media. In tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi
da porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid.
5a, b). 

 

                                         Nel
valutare la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla
in capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato
del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella
situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino
(RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui all'art.
28 cpv. 4 OAINF:

 

"  Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività
lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è
essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono deter­minan­ti per valutare
il grado d'in­validità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza
età vittima di una danno alla salute della stessa gravità".

 

                                         II.
Termine: reddito conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invali­di­tà ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione an­tecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si
sarebbe mantenuta sostan­zialmente stabile (STFA del 15 dicembre 1992 nella
causa G.I.M.). Ci si discosterà da que­sta proiezione solo se le premes­se per
modifiche di qualche rilievo sono già da­te al momento del­l'infortunio o se
partico­lari circostanze ne rendono il ve­ri­ficar­si alta­mente proba­bile
(RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il
grado d'invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                            2.3.3.   La nozione
d'invalidità utilizzata nell'_________ corrisponde, di principio, a quella
considerata nell'assicurazione contro gli infortuni (e nell'assicurazione
militare), per cui la valutazione dell'invalidità deve normalmente condurre
allo stesso risultato, quando il danno alla salute è il medesimo (DTF 126 V 291
consid. 2a = Pratique VSI 2001, p. 79ss.; DTF 119 V 470 consid. 2b e
riferimenti ivi menzionati; cfr., pure, DTF 123 V 271 consid. 2a). Nondimeno,
secondo la giurisprudenza del TFA, delle divergenze non possono essere escluse
a priori (cfr. DTF 119 V 471 consid. 2b). In effetti, la valutazione
dell'invalidità operata da un assicuratore sociale non deve essere ritenuta
determinante, se basata su un errore di diritto oppure sull'esercizio
insostenibile di un potere d'apprezzamento (cfr. DTF 126 V 292, consid. 2b).

                                         Dopo
avere ricordato quale è stata l'evoluzione della sua giurisprudenza in materia
di coordinamento fra assicurazione per l'invalidità ed assicurazione contro gli
infortuni (cfr. consid. 2c), il TFA, nella DTF 126 V 288, ha inoltre precisato
quanto segue:

 

" 
d) An der hinsichtlich der Invaliditätsbemessung
koordinierenden Funktion des einheitlichen Invaliditätsbegriffes in den verschiedenen
Sozialversicherungszweigen ist festzuhalten. Auch der Entwurf vom 27. September
1990 zu einem Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts
(ATSG) sieht in Art. 22 für die Unfall-, die Militär- und die Invalidenversicherung
einen einheitlichen Invaliditätsbegriff vor. Nicht weiter rechtfertigen lässt
es sich hingegen, der Invaliditätsbemessung des einen Sozialversicherungsträgers
ungeachtet der diesem im Rahmen seiner Abklärungen zur Verfügung stehenden Möglichkeiten
und deren effektiven Ausnutzung im konkreten Fall generell mehr Gewicht beizumessen.
Zur Frage nach einem allfälligen Vorrang der Invaliditätsbemessung eines bestimmten
Versicherers enthält auch der Entwurf des ATSG keine Regelung. 

Die Einräumung solcher Prioritäten birgt die Gefahr
in sich, dem Verwaltungshandeln eines Versicherers weit über dessen Interessenbereich
hinaus reichende Auswirkungen zu verleihen, was zu einem Missverhältnis zwischen
der diesem zustehenden Entscheidungsbefugnis und den von ihm ausgelösten Konsequenzen
führen könnte. Dennoch ist danach zu trachten, unterschiedliche Invaliditätsannahmen
verschiedener mit demselben Fall befasster Versicherer zu vermeiden. Die Einheitlichkeit
des Invaliditätsbegriffes entbindet die verschiedenen Sozialversicherungsträger
zwar nicht davon, die Invaliditätsbemessung in jedem einzelnen Fall selbstständig
durchzuführen. Keinesfalls dürfen sie sich ohne weitere eigene Prüfung mit der blossen
Übernahme des von einem andern Versicherer festgelegten Invaliditätsgrades begnügen.
Eine derart weitgehende Bindungswirkung wäre nicht zu rechtfertigen. Es geht
indessen auch nicht an, dass die Invalidität in den einzelnen Sozialversicherungszweigen
völlig unabhängig von allenfalls schon getroffenen Entscheiden anderer Versicherer
festgelegt wird. Zumindest rechtskräftig abgeschlossene Invaliditätsschätzungen
dürfen nicht einfach unbeachtet bleiben. Vielmehr müssen sie als Indiz für eine
zuverlässige Beurteilung gewertet und als solches in den Entscheidungsprozess erst
später verfügender Versicherungsträger miteinbezogen werden. Dies verlangt auch
nach gewissen Mitwirkungsrechten des durch eine verfügungsmässige Festlegung der
Invalidität in einem Sozialversicherungsbereich tangierten andern Versicherers.
Im Unfallversicherungsrecht wird diesem Schutzbedürfnis ausdrücklich entsprochen,
indem Art. 129 Abs. 1 UVV vorsieht, dass die Verfügung eines Versicherers oder einer
andern Sozialversicherung, welche die Leistungspflicht des andern Versicherers berührt,
auch diesem andern Versicherer zu eröffnen ist (Satz 1), und dieser die gleichen
Rechtsmittel ergreifen kann wie die versicherte Person (Satz 2). Macht er von der
Möglichkeit, den Entscheid der andern Versicherung anzufechten, obschon ihm dieser
ordnungsgemäss eröffnet worden ist, nicht Gebrauch, hat er diesen grundsätzlich
gegen sich gelten zu lassen (RKUV 1998 Nr. U 305 S. 432). Zumindest wird er sich
die Vermutung der Richtigkeit der bereits vorhandenen Invaliditätsbemessung entgegenhalten
lassen müssen. Eine abweichende Festlegung der Invalidität kann in solchen Fällen
nur noch ganz ausnahmsweise in Frage kommen, wobei gegebenenfalls an deren Begründung
strenge Anforderungen zu stellen sind. Nicht zulässig ist es, eine an sich vertretbare
Ermessensausübung durch den zuerst verfügenden Versicherer ohne Vorliegen triftiger
Argumente durch einen andern - unter Umständen ebenfalls vertretbar erscheinenden
- Ermessensentscheid zu ersetzen. Anlass für ein Abweichen von einer bereits rechtskräftigen
Invaliditätsschätzung eines andern Versicherers könnten hingegen, nebst den bereits
in Erw. 2b aufgeführten, von der bisherigen Rechtsprechung anerkannten Gründen,
äusserst knappe und ungenaue Abklärungen sowie kaum überzeugende oder nicht sachgerechte
Schlussfolgerungen bieten."

                                         (DTF
succitata, consid. 2d - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Sulla
questione riguardante il coordinamento fra assicurazione per l'invalidità ed
assicurazione contro gli infortuni, vedi, inoltre, la STFA del 9 aprile 2003
nella causa C., U 164/02, consid. 2.2. e 2.3.. 

 

                            2.3.4.   Nel caso di
specie, con sentenza del 2 aprile 2003, il TCA - facendo proprie le risultanze
della perizia giudiziaria allestita il 20 febbraio 2003 dal Prof. dott.
__________, spec. FMH in chirurgia vertebromidollare presso la __________,
versata agli atti sub doc. _ - ha riconosciuto __________ completamente inabile
al lavoro, sia nella sua originaria professione di cameriere, sia in qualsiasi
altra attività, ed ha finalmente condannato l'__________ a versargli una
rendita di invalidità intera a decorrere dal 1° agosto 1999.

                                         Dalla
summenzionata pronunzia è utile riprendere i seguenti considerandi:

 

" 
(…).

 

2.6.                                Sulla
base delle risultanze degli atti contenuti nell’incarto, nonché degli
accertamenti medici eseguiti presso la __________ Klinik, il Dr. __________ ha
posto la seguente diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa:

 

      "(…).

      6.- Considerazioni

6.1. Il trauma sul tratto toracolombare
della colonna, sul mi­dollo spinale e sulla parte craniale della cauda equina
in se­guito al ruzzolone in un dirupo il 15 08 98 è stato certamente violento:
lo prova la frattura della seconda vertebra lombare, lo strappo della dura
madre, il reperto della RMN del 17 12 1999 (cfr. 5.2.2). Se le conseguenze
della frattura possono esser curate con un'operazione, che nel caso del Signor
__________ è stata eseguita tempestivamente e in modo ottimale, le conse­guenze
del trauma del tessuto nervoso sono spesso molto meno tranquille. Il cono
midollare è stato solo leggermente contu­so, tant'è che deficit neurologici
importanti non sono mai in­sorti. Ma la fibrosi leptomeningea può peggiorare,
senza che essa possa esser curata in modo causale e certo. La prognosi circa le
conseguenze di una simile lesione rimane dunque, qua­si cinque anni dopo il
trauma, ancora aperta.

6.2. Il Signor __________ ha voluto e
creduto di dover dimostrare e sottolineare in modo molto teatrale i disturbi
che lo tormen­tano nelle gambe (cfr. 5.1.): in realtà, fatta la tara della
necessità avvertita dal signor __________ di far valere le sue ra­gioni, i disturbi
di cui si lamenta sono quelli tipici della leptomeningite cronica fibroplastica
della cauda equina: cram­pi soprattutto, dolori, irritazione radicolare
perenne, malessere, irritabilità, fastidio continuo. Si deve credere, alla luce
dell'anamnesi e del quadro della RMN (cfr. 5.2.2), che questi disturbi esistono
per davvero e che a causa di essi il signor __________, indipendentemente da
quanto soffre per le conse­guenze della frattura del calcagno sn e della
lussazione del gomito sn, è e rimarrà totalmente invalido, a causa esclusiva­mente
delle conseguenze del trauma del 15 08 98.

 

6.3. La raccomandazione di
riconoscere un'invalidità totale è ribadita dalla considerazione che si tratta
delle conseguenze di una lesione grave di colonna, midollo e cauda equina. I di­sturbi
neurogenici sono plausibili, e, data la loro natura, non ben curabili.
Un'operazione per togliere una parte della leptomeninge ispessita ha un senso
solo se si dovesse svilup­pare una cisti liquorale importante. In caso di forti
dolori radicolari potrebbe esser presa in considerazione la stimola­zione delle
fascie posteriori del midollo spinale. Oggi tale indicazione, nonostante il
deficit minimo della sensibilità tattile nella gamba sn, non è data, perché non
sono presenti i tipici disturbi da deafferentazione. Spesso non si può far
altro che somministrare al paziente medicamenti sintomatici. Un'altra
caratteristica dei disturbi polimorfi della leptome­ningite cronica fibroplastica
e cistica spinale è che l'in­tensità dei disturbi e dei fastidi può esser così
imprevedi­bile da render impossibile o aleatoria la programmazione di una
giornata, quindi ancor più di una giornata di lavoro.

6.4. Certamente non traumatici sono i
malesseri che il signor __________ localizza nel segmento cervicale e dei quali
si rintrac­cia la prima notizia negli atti due anni dopo l'incidente, e dei
quali non si trova alcun appoggio nelle indagini con imma­gini.

 

      7.- Domande della parte convenuta

 

7.1. Quali patologie presenta
l'assicurato (con e senza influs­so sulla capacità lavorativa)?

La patologia determinante è la
lesione nella regione della punta del midollo spinale e della parte prossimale
della cauda equina. I disturbi provocati da questa lesione, anche se non ha
prodotto un deficit neurologico vistoso, sono credibili, intensi, e scarsamente
influenzabili da mezzi terapeutici. Ai disturbi di questa lesione si associano
quelli della frattura del calcagno sinistro (che dovrebbe esser presto operata,
ci ha detto il signor __________), e dei postumi della lussazione del go­mito
sinistro. Oggi il signor __________ lamenta dolori fortissimi nella nuca e nel
segmento cervicale: di essi non si è trovato il substrato morfologico, e,
comunque, non sono da riportare all'incidente del 15 08 98.

 

      7.2. Da quanto tempo?

I disturbi della leptomeningite
cronica, i dolori lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito sn sono da
imputare esclusivamente al trauma del 15 08 98. I dolori alla nuca e alle
spalle, non traumatici, vengono registrati per la prima volta due anni dopo
l'incidente del 15 08 98 e sono certamente non traumatici.

 

      7.3. Specifichi il perito quali sono i limiti funzionali
dell'assicurato.

Cfr. 6.1., 6.2. e 6.3. Già la
limitazione (funzionale? non si capisce bene che cosa significhi) oggettiva
della lesione to­raco-lombare a carico del midollo e della cauda sono suffi­cienti
ad individuare una limitazione molto importante: si tratta, accanto ai dolori
somatici, di dolori neuralgici da irritazione radicolare pressoché continui.
Inoltre la frattu­ra del calcagno sinistra è ancora dolorosa e richiederebbe un
nuovo intervento chirurgico.

 

7.4. La precedente attività di
cameriere è ancora proponibile? In caso affermativo, in quale misura?

I disturbi credibili e verosimili che
il signor __________ ha nella regione lombare e nelle gambe sono da soli
sufficienti ad im­pedirgli il lavoro di cameriere. Alla sua invalidità totale
contribuiscono poi le conseguenze della frattura del calcagno sinistro, la
condizione successiva a lussazione del gomito a sinistra e i dolori cervicali,
questi ultimi certamente non di natura traumatica.

 

7.5. Quale grado di capacità mantiene
l'assicurato nell'ambito di un'attività che rispetti i limiti indicati?

Di regola coloro i quali hanno subito
un trauma dell'entità e della natura del signor __________ - con riferimento
particolare alla lesione a ridosso del midollo e della parte prossimale della cauda
equina - per la costanza dei disturbi, per la loro imprevedibilità e per la
scarsità dell'aiuto che può esser dato, sono invalidi in misura completa o
quasi. Non vedo, nel caso del signor __________, almeno ora, la concreta
possibilità di un destino diverso.

 

7.6. E' possibile migliorare la
capacità lavorativa, rispetti­vamente la capacità in attività adeguate, tramite
eventuali provvedimenti d'integrazione?

E' ovvio che, una volta guarita la
lesione del calcagno sini­stro, un tale tentativo può esser fatto. Ritengo
comunque che le possibilità siano minime quando non nulle. Dolori neuroge­nici
cronici sono veramente molto, molto debilitanti.

 

      8.- Domande della parte attrice

 

8.1. Quali patologie presenta il
paziente; soffre di: cefalea diurna e/o notturna; sensazione di vertigi­ne;
perdita di equilibrio; algie urenti ed irradianti al tra­pezio superiore; algie
urenti ed irradianti alla scapola, lun­go il tricipite, lungo la porzione
radiale ed ulnare del­l'avambraccio fino al primo dito della mano sinistra;
pareste­sie sottoforma di formicolio ad entrambe le mani; dolori para­vertebrali
e dorsolombari; dolori anche a livello delle sin­condrosi sacroiliache; dolori
all'arto inferiore sinistro lun­go il versante posteriore ed anteriore della
coscia; dolori alla regione peritrocanterica; dolori al calcagno sinistro
soprattutto al mattino?

Dopo aver letto questa lista non di patologie
ma di disturbi ho pensato bene di non chiederne al signor __________
la conferma (non rimangono che pochi angoli del corpo che vengano risparmiati),
ma l'ho pregato di elencare i suoi disturbi in ordine di gravità attuale, senza
tralasciarne nessuno. Ne è sortita la lista di 3. Torno a ripetere: l'elenco di
8.1. è un sammel­surium di
ogni possibile disturbo senza possibilità di verifi­ca oggettiva. Se il signor
__________ non ha parlato d'altro di quanto elencato in 3. vuol dire che non
soffre che di quei di­sturbi, già di per sé sufficienti per compromettergli
proba­bilmente per sempre l'esistenza.

 

8.2 Quali altre patologie non
elencate al punto 1 presenta il paziente?

      Cfr. 3.

 

8.3 L'attuale stato di salute
dell'assicurato è da ritenersi stazionario?

Non con certezza. Un miglioramento
dei disturbi posttraumatici (tralasciamo qui i disturbi cervicali, certamente
non d'ori­gine traumatica) è possibile per quanto riguarda il tallone sinistro,
è possibile - non molto probabile - per quel che ri­guarda il dolore lombare, impossibile
per le irritazioni radi­colari alle gambe. La possibilità di un peggioramento
non è scomparsa, anche cinque anni dopo il trauma, per quanto spie­gato in
5.2.2, 6.1., 6.2.

 

8.4. Il paziente soffre di una
sindrome da insufficienza o in­stabilità lombare?

Non ne soffre dal punto di vista
clinico né da quello radiolo­gico. I suoi dolori lombari sono la conseguenza
del trauma, della vertebra fratturata, della contusione delle parti molli,
della necessità di tagliare la muscolatura genuina della schiena per poter
eseguire l'inevitabile operazione, ma non di una instabilità attuale. Le rx
lombari danno un reperto otti­mo. Una instabilità potrebbe venire col tempo,
come conseguen­za dell'ipercarico funzionale dei segmenti non fusi.

      8.4.1, 2, 3, 4: irrilevanti

 

      8.5. Il paziente soffre di fibromialgia?

      No, non c'è nessun sospetto di questa malattia.

 

8.6 Il paziente soffre di trauma distorsivo
cervicale manife­statosi in seguito alla caduta da 10 m.?

No, nessun elemento della
documentazione consente di ricondur­re gli attuali dolori cervicali al trauma
del 15 08 98.

 

      8.7. Il paziente soffre di spondilartrosi cervicale con mielo­patia?

      No.

 

8.8. Le domande 8 e 8.1. si
riferiscono alla lesione del piede sinistro di cui non ho competenza. Quale che
sia la progno­si di questa lesione, quella generale rimarrà invariata.

 

8.9. Viste le patologie di cui soffre
il paziente, in che mi­sura è incapace al lavoro nella sua professione di
cameriere.

      Ne è totalmente incapace.

 

8.10. Viste le patologie di cui
soffre [... si ventila l'opportunità di un'altra professione].

      Cfr. 7.6." (Doc. _).

 

2.7.                                Perché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami
approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia
stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della
situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(cfr. Ulrich Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989
p. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123).

                                A
proposito delle perizie mediche eseguite nell’ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell’ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili ((DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS
1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
Berna 1994, p. 332 ).

 

                                Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a/cc, cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p. 230).

 

2.8.                                In
caso di perizia giudiziaria, il giudice non si scosta senza motivi imperativi
dalle conclusioni del perito, il cui ruolo consiste proprio nella messa a
disposizione della giustizia della propria scienza medica, per fornire un'interpretazione
scientifica dei fatti (STFA del 12 novembre 1998 in re L.A; SVR 1998 LPP Nr. 16
p. 55; STFA non pubbl. del 14 aprile 1998 in re O.B; DTF 122 V 161; STFA non
pubbl. del 28 novembre 1996 in re G. F.; DTF 112 V 32 consid. 1a; DTF 107 V 174
consid. 3). Il giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario,
nel caso in cui il rapporto peritale contenga delle contraddizioni o sulla base
di una controperizia, richiesta dal medesimo tribunale, che conduca ad un altro
risultato (DTF 101 IV 130).

                                Egli
può discostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa opinione di
altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in dubbio
l'esattezza della perizia giudiziaria.

                                Va
tuttavia sottolineato che il perito giudiziario - contrariamente al perito di
parte o allo specialista che si esprime sotto un'altra veste - ha uno statuto
speciale nel senso ch'egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo
sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice penale, una funzione
qualificata al servizio della giurisprudenza (RCC 1986, pag. 201 consid. 2a).

                                Per
ciò che concerne il valore probante di un rapporto medico è inoltre
determinante il fatto che il rapporto sia completo nei punti litigiosi, si basi
su uno studio esteso, prenda in considerazione anche le lamentele espresse, sia
stato consegnato in piena conoscenza dell'incarto, sia chiaro nell'esposizione
delle relazioni mediche e nella valutazione della situazione medica e le
conclusioni dell'esperto siano motivate (RAMI 1991 pag. 311 consid. 1).

 

2.9.                                Nell'evenienza
concreta questo TCA non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le
conclusioni cui è pervenuto nella propria perizia il Prof. Dr. Med. __________,
specialista delle affezioni invalidanti di cui il ricorrente è portatore, dopo
aver preso in considerazioni tutte le patologie di cui è affetto l'assicurato
(lesione nella regione della punta del midollo spinale e nella parte prossimale
della cauda equina, frattura del calcagno sinistro e lussazione del gomito
sinistro).

                                Infatti,
il perito ha compiutamente valutato il danno alla salute lamentato
dall'assicurato sulla base di accertamenti approfonditi e completi, giungendo a
conclusioni logiche e motivate in merito alla capacità di lavoro. Lo
specialista ha valutato il ricorrente inabile al 100% sia nella sua precedente
professione di cameriere, sia in qualsiasi altra attività, escludendo
l’esecuzione di provvedimenti integrativi volti ad aumentare la capacità
lavorativa (cfr. doc. _).

                                Tale
valutazione conferma sostanzialmente quanto già espresso dal Dr. __________
nella perizia “privata” 28 febbraio 2002 (doc. _).

 

                                In
simili circostanze, dunque, alla perizia del Dr. __________ della __________ Klinik deve essere
attribuita forza probante piena conformemente ai succitati parametri
giurisprudenziali (cfr. consid. 2.7.).

                                Pertanto,
è da ritenere dimostrato con la certezza richiesta nel campo delle
assicurazioni sociali (cfr. DTF 121 V 208 consid. 6a; DTF 115 V 142 consid. 8b;
SVR 1996 Nr. 85 pag. 269; SVR 1996 LPC Nr. 22 pag. 263ss RAMI 1994 pag.
210/211) che ___________ è da ritenere totalmente inabile al lavoro nella
sua professione di cameriere così come in qualsiasi altra attività, a decorrere
dal 15 agosto 1998, e, a partire da tale data, non più collocabile in qualsiasi
altra attività lucrativa adeguata"

                                         (STCA
succitata - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Nel
frattempo, la sentenza del 2 aprile 2003 è cresciuta in giudicato incontestata.

 

                                         Nell'ottica
di stabilire se vi siano dei motivi pertinenti per scostarsi dal grado di
invalidità ritenuto nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, lo
scrivente Tribunale constata che, in base alle convincenti indicazioni fornite
dal Prof. __________, la totale invalidità presentata da __________ va ricondotta
- integralmente - ai postumi dell'infortunio del 15 agosto 1998, benché egli
lamenti pure dei disturbi, localizzati alla nuca ed alle spalle, di eziologia
morbosa:

 

" 
(…).

 

…: in realtà, fatta la tara della necessità
avvertita dal signor __________ di far valere le sue ragioni, i disturbi di cui
si lamenta sono quelli tipici della leptomeningite cronica fibroplastica della cauda
equina: crampi soprattutto, dolori, irritazione radicolare perenne, malessere,
irritabilità, fastidio continuo. Si deve credere, alla luce dell'anamnesi e del
quadro della RMN (cfr. 5.2.2.), che questi disturbi esistono per davvero e che
a causa di essi il signor __________, indipendentemente da quanto soffre per le
conseguenze della frattura del calcagno sn. e della lussazione del gomito sn.,
è e rimarrà totalmente invalido, a causa esclusivamente delle conseguenze
del trauma del 15.08.98.

 

 

(…).

 

 

I disturbi della leptomeningite cronica, i dolori
lombari, i dolori al tallone sinistro ed al gomito sn. sono da imputare
esclusivamente al trauma del 15.08.98. I dolori alla nuca e alle spalle, non
traumatici, vengono registrati per la prima volta due anni dopo l'incidente del
15.08.98 e sono certamente non traumatici"

                                         (doc. _,
p. 10 e 12). 

 

                                         In simili
condizioni, al giudizio cresciuto in giudicato, mediante il quale il TCA ha
stabilito il grado dell'invalidità presentata da __________, deve essere
riconosciuta forza vincolante, ciò che del resto la __________ stessa ha
esplicitamente riconosciuto (cfr. V, p. 2: "Poiché nella fattispecie non
vi sono motivi per i quali il grado di invalidità determinante per la
fissazione delle prestazioni dell'assicurazione invalidità e quello
determinante per il calcolo delle prestazioni dell'assicurazione obbligatoria
contro gli infortuni possano o debbano differire, …").

 

                                         In
conclusione, l'assicuratore infortuni convenuto deve essere condannato a
versare all'insorgente una rendita di invalidità corrispondente ad una totale
incapacità di guadagno, a far capo dal 1° dicembre 2001.

                                         Conformemente
all'art. 20 cpv. 2 LAINF, la succitata rendita d'invalidità dovrà essere
calcolata quale rendita complementare a quella percepita dall'__________.

 

                               2.4.   Indennità
per menomazione all'integrità

 

                            2.4.1.   Secondo l'art.
24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in seguito
all'in­fortunio, accusa una menomazione importante e dure­vole all'in­tegrità
fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non
deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.4.2.   L'art. 36
cpv. 1 OAINF definisce i pre­supposti per la concessione dell'indennità giusta l'art.
24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se vero­similmente
sussisterà tutta la vita al­meno con identica gravità ed importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa
valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche
dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

                                         La parte
della riparazione del torto morale contemplata dagli artt. 24ss. LAINF è,
dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno (segnatamente il pretium
doloris e il pregiudizio estetico) ne sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 121).

 

                            2.4.3.   Giusta l'art.
36 cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nel­l'Allegato
3 dell'OAINF. 

 

                                         Una
tabella elenca una serie di le­sioni indicando per cia­scuna il tasso normale
di indenni­z­zazione, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo
del guadagno assicu­rato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48, p. 235 consid. 2a e
sentenze ivi cita­te). Deve essere intesa come una norma valida "nel caso normale"
(cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate se­condo i 

                                         tas­si
previsti tabellarmente per menoma­zioni di ana­loga gra­vità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nes­suna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più
menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si terrà
adeguatamente conto di un aggravamento prevedibile della menomazione dell'integrità.
È esclusa la revisione.

 

                            2.4.4.   L'INSAI ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici
direttive di natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non
vincolano il giudice (cfr. RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia,
nella misura in cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire
la parità di trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con
l'annesso 3 all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF
116 V 157, consid. 3a).

 

                            2.4.5.   In concreto,
l'assicuratore LAINF convenuto ha assegnato all'assicurato un'indennità per
menomazione all'integrità del 40%, facendo riferimento all'apprezzamento
enunciato dal proprio medico fiduciario, il dottor __________, medico-chirurgo,
in occasione della visita medica di controllo del 2 febbraio 2001, nella quale
il citato sanitario si è così espresso:

 

" 
VALUTAZIONE DELLA MENOMAZIONE ALLA
INTEGRITÀ FISICA:

base legale articoli 24 e 25 LAINF; articolo 36,
all. 3 OAINF

 

 

Valutazione:                   40%       così
suddivisa

 

 

15% per
artrosi talo-calcaneare, anche in previsione di un futuro intervento di artrodesi,
secondo pubblicazione medica Suva, tabella 5.2;

25% per
esiti di frattura del corpo di L2 ed esiti di spondilodesi con conseguenti
permanenti dolori, più o meno intensi che aumentano dopo lavoro leggero secondo
pubblicazione medica Suva, tabella 7.2." 

                                         (doc. _,
p. 6).

 

                                         La
valutazione espressa dal dott. __________ è pure stata condivisa dall'altro
medico fiduciario della __________, il dott. __________, spec. FMH in
chirurgia, il quale ha sottolineato che i disturbi localizzati al rachide
cervicale non devono essere presi in considerazione poiché estranei
all'infortunio assicurato (cfr. doc. _).

 

                            2.4.6.   Con il
proprio ricorso, __________ ha preteso l'assegnazione di un'IMI maggiore a
quella riconosciutagli dall'assicuratore LAINF, facendo riferimento, per
l'essenziale, a quanto di nuovo è emerso dalla perizia giudiziaria eseguita dal
Prof. dott. __________:

 

" 
(…).

Infatti non si tratta più di sola artrosi talo-calcaneare
ed esiti di frattura del corpo L2 ed esiti di spondilodesi, ma si aggiungono a
questi disturbi, traumi neurologici ben più gravi ed incurabili quali ad esempio
la leptomeningite cronica fibroplastica della cauda equina, causata, appunto,
come affermato dal Professore, dall'infortunio e dalla conseguente importante
lesione a ridosso del midollo e della parte prossimale della cauda equina,
oltre ai dolori lombari.

 

(…)"

                                         (I, p.
7).

 

                                         Da notare
che, sempre in sede di ricorso, l'assicurato ha prodotto un rapporto, datato 1°
febbraio 2003, del dott. __________, neurochirurgo a __________, già autore
della perizia di parte del 28 febbraio 2002, in cui egli ha valutato nel 55% la
menomazione all'integrità fisica presentata da __________:

 

" 
(…).

 

Il grado di menomazione dell'integrità fisica
viene valutato dal Dr. __________ e Dr. __________ nel 40%, così suddivisa:

15% per artrosi talo-calcaneare

25% per esiti di frattura di L2 ed esiti di spondilodesi
etc.

 

Commento:

in base alla dinamica dell'incidente (caduta da
10-15 metri e cioè da un palazzo di circa 5-6 piani), i riscontri clinici
presentati dal paziente, all'anamnesi patologica precedente ed attuale, ai
riscontri radiologici del rachide cervicale e non ultimo in base alla
letteratura, si ritiene che la sindrome cervicale dell'assicurato é certamente
determinata dal trauma da accelerazione/decelerazione del rachide subito in
data 15.08.1998.

 

Il grado di menomazione dell'integrità fisica
viene valutato quindi nel 55% così suddivisa:

15% per artrosi talo-calcaneare

25% per esiti di frattura di L2 ed esiti di spondilodesi 

15% per esiti di trauma da accelerazione-decelerazione
del rachide cervicale con rettilineizzazione ed inversione in cifosi centrata
su C6 della lordosi fisiologica e spondilosi cervicale con protusioni discali"

                                         (doc. _)

 

                                         Dando
seguito ad una richiesta formulata dal ricorrente (cfr. VII), questa Corte, in
data 27 maggio 2003, ha interpellato il dott. __________, il quale è stato
invitato ad esprimersi a proposito dell'entità della menomazione all'integrità
fisica di cui __________ è portatore (cfr. X).

 

                                         Questa è
stata la risposta fornita dallo specialista in chirurgia vertebromidollare:

 

" 
(…).

Dopo avere riletto e ristudiato gli atti della
controversia __________ /__________. rispondo alla domanda della Sua lettera
del 27 05.03. Come è spiegato in modo particolare nel punto 6 (6.1., 6.2. e
6.3.) della perizia del 20 02 03, non esiste alcun dubbio circa la gravità
della lesione subita dal signor __________ il 15 08 98, una lesione le cui
conseguenze definitive non possono ancora essere esattamente valutate (cfr.
6.1). Il danno all'integrità fisica a seguito del trauma è superiore al 40%
riconosciuto dal Dottor __________ il 6 febbraio 2001, essendo del 40%
solamente il danno permanente vertebromidollare, cui si aggiunge il 15% del
danno al piede sn come è stato valutato dal Dott. __________. Ritengo pertanto
che il danno dell'integrità fisica sia fra il 55 e il 60%"

                                         (XI).

 

                                         La
__________ ha, da parte sua, sottoposto il referto del Prof. __________ al
dott. __________, il quale, in particolare, si è dichiarato d'accordo con il
suo apprezzamento della menomazione all'integrità:

 

" 
Ich verweise auf meine Beurteilung vom 19.11.2002.
Jetzt liegt ein

Gutachten von Prof. __________ vom 20.2.2003 vor. Prof. __________ als ausgewiesener Neurochirurge und Wirbelsäulenorthopäde hat
insbesonde­re die Situation des rein posttraumatisch bedingten Wirbelsäulenproblems
im lumbalen Bereich exakt ana­iysiert und kommt zum Schluss, dass hier massive leptomeningeale
Fibrosierungen im Bereiche der Cauda equina vorliegen, die
die ausserordentlichen Schmerzzustände dieses Versicherten voll erklären.
Zusätzlich bestehen die bekannten Probleme im linken Fersenbereich nach Kalkaneusfraktur
mit jetzt subtalarer Arthrose.

 

Anlässlich meiner ersten Beurteilung war ich mir
über diese Situation der Leptomeningen im caudalen Wirbelsäulenbereich nicht
bewusst. Es wurde dies nirgends derart exakt analysiert und ich bin damals in
Unwissenheit dieser Tatsache der Meinung gewesen, dass eine 50%ige
Arbeitsfähigkeit in einer angepassten Tätigkeit zumutbar sei. Nach den
eindrücklichen Untersuchungsbefunden von Prof. __________ muss ich mich aber korrigieren und bin mit ihm einig, dass auch in
einer angepassten Tätigkeit eine sinnvolle Arbeitsfähigkeit nicht mehr möglich
ist.

 

Hinsichtlich des Integritätsschadens schätze ich die
Situation am Rücken ohne Einbezug der nichtunfall­kausalen Halswirbelsäulenbeschwerden
aufgrund von Tabelle 7.2/3/+++ auf 40% ein. Zusätzlich resultiert eine mittelschwere
Arthrose des unteren Sprunggelenkes, wobei ich die diesbezügliche
Integritätsschädi­gung auf ca. 15% einschätze. Die beiden Werte können
kumuliert werden und es resultiert daraus aus meiner Sicht ein gesamter
Integritätsschaden von 55%.

 

Das Gutachten von Prof.
__________ erachte ich als aussagekräftig und
neutral" 

                                         (XIV 1).

 

                                         Chiamato
ora a pronunciarsi, il TCA non vede ragioni che gli impediscano di fare propria
la valutazione espressa dal Prof. dott. __________ - autorevole specialista
propria nella materia che qui interessa - secondo il quale al danno vertebromidollare
corrisponde una menomazione all'integrità del 40%, a cui si deve ancora aggiungere
un 15% per il danno al piede sinistro.

                                         Questo
giudizio è d'altronde stato esplicitamente approvato dal medico di fiducia
della __________ (cfr. XIV 1). 

 

                                         Pertanto,
questa Corte ritiene siano realizzati i presupposti per porre __________ al
beneficio di un'IMI del 55%. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto.

                                         §    La
decisione su opposizione del 20 dicembre 2002 della __________ è annullata.

                                         §§ La
__________ è condannata a versare all'assicurato una rendita di invalidità
corrispondente ad una totale incapacità lucrativa, a far tempo dal 1° dicembre
2001, nonché un'IMI del 55%. 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                         La
__________ verserà all'assicurato l'importo di fr. 1'700.-- (IVA inclusa) a
titolo di ripetibili.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti