# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 813b97a7-6e3e-5065-ae36-ad4b12c1c4b4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-06-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.06.2006 38.2005.106
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2005-106_2006-06-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2005.106

   

  rs/sc

  	
  Lugano

  12 giugno
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 dicembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22
  novembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 22 novembre 2005 la Cassa CO 1 (di seguito la
Cassa) ha confermato la precedente decisione del 12 ottobre 2005 (cfr. doc. 20)
con cui aveva negato all’assicurato il diritto alle indennità di disoccupazione
a decorrere dal 2 settembre 2005, in quanto non aveva compiuto il periodo di
contribuzione e non poteva essere esonerato dall’adempimento dello stesso.

 

                                         La cassa
al riguardo si è così espressa:

 

" 
(...)

Nel suo caso durante il periodo dal 2 settembre
2003 al 1° settembre 2005 non può dimostrare alcun periodo contributivo e può
comprovare unicamente 8 mesi di studio all'estero.

Dalla sua opposizione del 16 novembre 2005 non si
evince alcun nuovo elemento che possa modificare la nostra decisione numero
335/05, pertanto riconfermiamo la nostra decisione di non diritto." (Doc.
A)

 

                               1.2.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale ha chiesto di essere posto al
beneficio dell’indennità di disoccupazione richiesta.

                                         A
motivazione della propria pretesa ricorsuale egli ha rilevato:

 

" 
(...)

-   se è vero che il ricorrente ha trascorso all'estero per un
periodo di studio solo 8 mesi, è altrettanto vero che se il collocatore, prima
della sua partenza per i periodi di studio, lo avesse informato che al suo
rientro non avrebbe più potuto beneficiare dell'indennità di disoccupazione se
il periodo di studio durava meno di 12 mesi, il qui ricorrente avrebbe senza
alcun problema prolungato di 4 mesi il suo soggiorno all'estero;

-   il Tribunale federale in una sentenza C 192/04 del 14 settembre
2005 ha chiaramente stabilito che gli Uffici regionali di collocamento (Urc)
devono avvisare i disoccupati se rischiano di perdere il diritto alle indennità
giornaliere;

-   nella fattispecie il ricorrente non è stato informato della
necessità di trascorrere all'estero per studio almeno 12 mesi ed il collocatore
ha pertanto commesso un grave errore.

                                                                           Se
debitamente informato dal collocatore competente, il qui ricorrente avrebbe
senza alcun problema potuto prolungare il soggiorno di studio o recarsi in un
altro Paese sempre per studiare ed adempiere così le condizioni di legge per
poter beneficiare, al suo rientro in Patria, delle indennità di disoccupazione.
(...)" (Doc. I)

 

                               1.3.   La Cassa, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione del ricorso con argomenti di cui
si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.4.   Pendente
causa questa Corte ha richiamato dall’URC di __________, come del resto
richiesto anche dalla patrocinatrice dell’assicurato (cfr. doc. I), l’incarto
completo di quest’ultimo (cfr. doc. V).

 

                                         L’incarto
citato è pervenuto a questa Corte il 16 marzo 2006 (cfr. doc. VI).

 

                               1.5.   Alle parti è
stato assegnato un termine di dieci giorni per visionare l’incarto dell’URC e
presentare osservazioni in merito (cfr. doc. VII, VIII).

 

                                         L’avv. RA
1 non ha fatto uso della facoltà offertale di esprimersi sulla documentazione
richiamata.

 

                                         La cassa,
da canto suo, ha comunicato di non ritenere necessari l’esame dell’incarto
dell’URC e di riconfermarsi nella risposta di causa (cfr. doc. IX).

 

                               1.6.   Il doc. IX è
stato inviato per conoscenza alla patrocinatrice dell’assicurato (cfr. doc. X).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è il diritto dell’assicurato all’apertura di un nuovo termine quadro
a decorrere dal 2 settembre 2005, segnatamente la questione se egli ha
adempiuto il periodo contributivo annuale oppure si può avvalere di motivi di
esonero, rispettivamente se l’amministrazione ha violato l’art. 27 LPGA
relativo al proprio obbligo di informazione e consulenza.

 

                               2.3.   L’art. 9
cpv. 1 LADI prevede che per la riscossione della prestazione e per il periodo
di contribuzione vigono termini quadro biennali, sempre che la presente legge
non disponga altrimenti.

                                         In virtù
del cpv. 2 il termine quadro per la riscossione decorre dal primo giorno nel
quale sono adempiuti tutti i presupposti per il diritto alla prestazione.

                                         Il
termine quadro per il periodo di contribuzione decorre due anni prima di tale
giorno (cfr. art. 9 cpv. 3 LADI).

                                         Secondo
il cpv. 4 se il termine quadro per la riscossione è scaduto e l'assicurato
pretende di nuovo l'indennità di disoccupazione, termini quadro biennali sono
nuovamente applicabili alla riscossione e al periodo di contribuzione sempre
che la legge non disponga altrimenti.

 

                               2.4.   L'assicurato
ha, in effetti, diritto all'indennità di disoccupazione, tra l’altro, se ha
compiuto o è liberato dall'obbligo di compiere il periodo di contribuzione
(cfr. art. 8 cpv. 1 lett. e LADI).

 

                                         Secondo
l'art. 13 cpv. 1 LADI, ha adempiuto il periodo di contribuzione colui che,
entro il termine quadro (art. 9 cpv. 3 LADI), ha svolto durante almeno 12 mesi
un'occupazione soggetta a contribuzione.

                                         L'art. 2
cpv. 1 lett. a LADI stabilisce che è tenuto a pagare i contributi
all'assicurazione contro la disoccupazione (assicurazione) il salariato (art.
10 LPGA) che è assicurato obbligatoriamente ed è tenuto a pagare contributi per
il reddito di un'attività dipendente giusta la legge federale del 20 dicembre
1946 sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS).

                                         L'obbligo
di adempiere al periodo di contribuzione è dunque ossequiato quando
l'assicurato, quale dipendente, prova di aver svolto, nel pertinente termine
quadro, un'occupazione soggetta a contribuzione e di aver percepito durante
almeno dodici mesi un salario determinate ai sensi dell'art. 5 cpv. 2 LAVS
(cfr. DTF 122 V 249, consid. 2b, pag. 250-251 e la giurisprudenza ivi citata).

 

                                         L'art. 13
cpv. 2 lett. b LADI stabilisce inoltre che quali periodi di contribuzione sono
parimenti computati i servizi militari, civili e di protezione civile svizzeri
e i corsi obbligatori di economia domestica di almeno 3 settimane consecutive a
giornata intera

 

                               2.5.   L'art. 14
LADI, che regola l'esenzione dall'adempimento del periodo di contribuzione,
prevede, tra l'altro, che sono esonerate dall’adempimento del periodo di
contribuzione le persone che, entro il termine quadro (art. 9 cpv. 3), durante
oltre dodici mesi complessivamente, non sono state vincolate da un rapporto di
lavoro a seguito di una formazione scolastica, a condizione che durante almeno
10 anni siano state domiciliate in Svizzera, e non hanno quindi potuto
soddisfare i relativi obblighi (cfr. art. 14 cpv. 1 lett. a LADI).

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi circa l'esonero dall'adempimento del periodo di contribuzione ai
sensi dell'art. 14 cpv. 1 lett. a LADI nel caso di un assicurato che, dopo aver
interrotto alla fine del primo anno scolastico una formazione in
"Betriebsökonomie", si è sottoposto a dei test dai quali è emersa la
sua idoneità ad una formazione quale insegnante, il Tribunale federale delle
assicurazioni (TFA) ha, in particolare, sviluppato le seguenti considerazioni.

 

" 
(…)

2.2 Nach Art. 14 Abs. 1 lit. a AVIG ist von der
Erfüllung der Beitragszeit befreit, wer innerhalb der Rahmenfrist (Art. 9 Abs.
3 AVIG) während insgesamt mehr als zwölf Monaten wegen Schulausbildung,
Umschulung oder Weiterbildung nicht in einem Arbeitsverhältnis stand und
deshalb die Beitragszeit nicht erfüllen konnte. Nach der Rechtsprechung gilt
als Ausbildung im Sinne von Art. 14 Abs. 1 lit. a AVIG jede systematische, auf
der Grundlage eines ordnungsgemässen, rechtlich oder zumindest faktisch
anerkannten (üblichen) Lehrganges beruhende Vorbereitung auf eine künftige
erwerbliche Tätigkeit (SVR 1995 ALV Nr. 46 S. 135 Erw. 2a; ARV 1991 Nr. 8 S. 85
Erw. 3a mit Hinweis). Als Abschluss der Ausbildung gilt jener Zeitpunkt, in
welchem der Student oder die Studentin davon Kenntnis erhält, dass er die
Schlussprüfung mit Erfolg bestanden hat (SVR 1995 ALV Nr. 46 S. 135 Erw. 3b;
ARV 1977 Nr. 5 S. 26). Nachbesserungen von Diplomarbeiten oder Wiederholungen
von Prüfungen zählen grundsätzlich ebenfalls zur Ausbildungsdauer.
Vorausgesetzt ist, dass die entsprechenden Vorbereitungen und Arbeiten zeitlich
intensiv sind und die versicherte Person von der Erfüllung der
Kontrollvorschriften abhalten sowie dass diese zusätzliche Zeit - wie die
Ausbildung selbst - genügend überprüfbar ist (ARV 2000 Nr. 28 S. 147 mit
Hinweisen).

Es ist davon auszugehen, dass der Lehrgang an der
Schule A.________ die erwähnten Anforderungen erfüllt, wobei offen bleiben
kann, ob es sich dabei um eine Aus- oder einer Weiterbildung handelt. Das
Schuljahr, welches vom 22. Oktober 2001 bis Ende September 2002 dauerte,
hinderte jedoch für sich allein genommen den Beschwerdeführer nicht, wie es
Art. 14 Abs. 1 lit. a AVIG verlangt, während mehr als zwölf Monaten daran, ein
Arbeitsverhältnis einzugehen und die Beitragszeit zu erfüllen. Ob die
anschliessende Phase der Information über berufliche Möglichkeiten allenfalls
unter bestimmten Voraussetzungen einer Aus- oder Weiterbildung gleichzusetzen
oder als Bestandteil einer solchen anzusehen wäre, muss vorliegend nicht
geprüft werden. Vorauszusetzen wäre in jedem Fall - entsprechend der zitierten
Praxis zu Nachbesserungen von Arbeiten und Wiederholungen von Prüfungen - eine
hinreichend überprüfbare zeitliche Beanspruchung, deren Ausmass einer Erfüllung
der Kontrollvorschriften (Art. 17 AVIG) entgegen steht. Der mit der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde aufgelegten Karte des aufgesuchten Berufs- und
Laufbahnberaters ist aber lediglich zu entnehmen, dass am 29. Oktober 2002 von
14.00 bis ca. 17.30 Uhr Tests durchgeführt wurden und am 5. November 2002 ab
15.30 Uhr deren Auswertung (wohl im Rahmen einer Besprechung) stattfand. Eine
zeitlich intensive Tätigkeit, welche den Beschwerdeführer von der Erfüllung der
Kontrollvorschriften abgehalten hätte, liegt unter diesen Umständen nicht vor.
Verwaltung und Vorinstanz sind daher mit Recht zum Ergebnis gelangt, die
Voraussetzungen einer Befreiung von der Erfüllung der Beitragszeit seien nicht
erfüllt, und haben deshalb einen Anspruch auf Arbeitslosenentschädigung
verneint. (…)." 

(cfr. STFA del 2 settembre 2003 nella causa K., C
157/03)

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DLA 2005 N. 10 pag. 132 segg., il TFA ha ribadito che la
ripetizione di esami fa parte in genere della durata della formazione, a
condizione, tuttavia, che in particolare il tempo supplementare necessario,
come peraltro la formazione stessa, sia sufficientemente controllabile. Un periodo
di un anno e otto mesi per prepararsi e sostenere gli esami di avvocatura è
eccessivo.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DLA 2005 N. 18 pag. 207 segg. l’Alta Corte ha stabilito
che un periodo di pratica che permette a un assicurato di completare le conoscenze
teoriche acquisite all’università facendo un’esperienza pratica in un settore
specifico rientra nel campo d’applicazione dell’art. 14 cpv. 1 lett. a LADI,
rispettivamente dell’art. 25 LAVS, anche se tale pratica non costituisce una
condizione necessaria per la formazione acquisita. 

                                         Contestualmente
il TFA, per quanto attiene alla nozione di formazione ai sensi dell'art. 14
cpv. 1 lett. a LADI, segnatamente nell'ambito di uno stage, ha osservato che:

 

" 
(…)

Est réputée formation au sens de l'art. 14 al. 1 let.
a LACI toute préparation à une activité lucrative future fondée sur un cycle de
formation (usuel) réglementaire, reconnu juridiquement ou, à tout le moins, de fait
(ATF 122 V 44 consid. 3c/aa; DTA 2000 no 28 p. 146
consid. 1b; SVR 1995 ALV no 46 p. 135 consid. 3b). Cette définition correspond
à celle de la formation en tant que condition de la prolongation, au-delà de l'accomplissement
du 18ème anniversaire, du droit à la rente d'orphelin de l'AVS, au sens de
l'art. 25 al. 5 LAVS, en vigueur depuis le 1er janvier 1997 et qui reprend en substance
la teneur de l'art. 25 al. 2 aLAVS (arrêts non publiés J. du 29 octobre 1996, H
211/96, et F. du 14 avril 1986, C 148/85).

 (…)

3. 

3.1 La juridiction cantonale a jugé que le stage
de six mois accompli à l'étranger constituait une période de formation au sens
de l'art. 14 al. 1 let. a LACI. Elle a considéré que ce stage effectué dans le domaine
de l'éducation sanitaire et environnementale, supervisé par une psychologue, ne
constituait pas un premier emploi, dès lors que l'intéressée, bien que nourrie et
logée, n'avait pas perçu de rémunération. Selon les premiers juges, cette activité
avait permis de compléter les connaissances théoriques acquises à l'université
par une expérience pratique en rapport avec la matière apprise, effectuée dans
le cadre d'une institution soutenue par diverses organisations internationales et
de nature à valoriser directement un titre universitaire. Aussi, cette activité
était-elle comparable à un stage dans un institut de recherche aux Etats-Unis, financé
par le Fonds national de la recherche scientifique, dont le Tribunal administratif
du canton de Vaud avait reconnu le caractère de formation complémentaire, voire
de perfectionnement professionnel au sens de l'art. 14 al. 1 let. a LACI 

3.2 En l'occurrence, il y a lieu de se ranger à
l'avis des premiers juges selon lequel le stage accompli au à l'étranger a
permis à l'intéressée de compléter les connaissances théoriques acquises à
l'université par une expérience pratique en rapport avec la matière apprise. Dans la mesure où la notion de formation au sens de l'art. 14 al. 1 let.
a LACI correspond à celle de l'art. 25 al. 5 LAVS, il ne paraît pas indiqué de poser
une exigence supplémentaire en ce sens que le stage doit constituer un complément
nécessaire à la formation acquise, comme le soutient le recourant. Un tel critère
est certes déterminant en ce qui concerne le droit à des prestations au titre des
mesures destinées à prévenir et à combattre le chômage au sens des art. 59 ss
LACI (cf. ATF 111 V 276; DTA 1991 n° 13 p. 111 consid. 1b/bb). En ce qui
concerne la libération des conditions relatives à la période de cotisation, en revanche,
la loi n'a pas pour but d'en faire bénéficier seulement les assurés qui accomplissent
une formation minimale. Au contraire, l'assurance-chômage a intérêt à ce que soient
libérés temporairement des conditions relatives à la période de cotisation les assurés
désireux d'accéder au marché de l'emploi qui 

suivent une formation au-delà du niveau minimum
requis actuellement. (…)" 

 

                                         Nella
medesima sentenza l'Alta Corte ha inoltre sviluppato le seguenti considerazioni
riguardo al momento in cui si era conclusa la precedente formazione
universitaria dell'assicurata:

 

" 
Par sa décision du 2 mars 2001, la caisse a dénié
à l'assurée le droit de se prévaloir d'un motif de libération des conditions relatives
à la période de cotisation, motif pris qu'elle avait suivi une formation universitaire
durant 9 mois et 22 jours seulement pendant le délai-cadre applicable (du 10 janvier
1999 au 9 janvier 2001). Elle a considéré que l'intéressée avait terminé sa formation
universitaire le 1er novembre 1999. Toutefois, sur le vu de l'attestation d'obtention
de la licence en psychologie délivrée par l'Université X.________ le 1er novembre
1999, l'assurée ne s'est pas présentée à l'examen de techniques projectives.
C'est seulement le 21 février 2000 qu'elle a réussi l'examen dans cette
branche, après avoir suivi les cours correspondants durant le semestre d'hiver
1999-2000. Du moment que cet examen fait partie intégrante de la licence, force
est de considérer que la formation universitaire n'a pris fin que le 21 février
2000, conformément à la jurisprudence selon laquelle la correction de travaux
de diplôme ou la répétition d'examen est assimilée à la période de formation
(DTA 2000 n°28 p. 144). Vu ce qui précède, l'assurée a suivi une formation universitaire
pendant plus de 12 mois durant le délai-cadre applicable, de sorte qu'elle était
libérée des conditions relatives à la période de cotisation (cf. art. 14 al. 1
LACI). Le recours se révèle ainsi mal fondé."

 

                                         Infine il
TFA ha rilevato che:

 

" 
(…)

Selon la jurisprudence constante, il doit exister
un lien de causalité entre les motifs de libération énumérés à l'art. 14 al. 1
LACI et l'absence d'une durée minimale de cotisation (ATF 121 V 342 consid. 5b et
la référence; SVR 1999 ALV no 7 p. 19 consid. 2a; DTA 1998 no 19 p. 96 s.
consid. 3). La preuve stricte de la causalité, dans une acception scientifique,
ne doit pas être exigée; l'existence d'un lien de causalité doit déjà être admise
lorsqu'il apparaît crédible et concevable que l'une des circonstances énumérées
à l'art. 14 al. 1 LACI a empêché l'intéressé d'exercer une activité soumise à cotisation
(cf. ATF 121 V 344 consid. 5c/bb, 119 V 55 consid. 3b).

(…)" (cfr. DLA 2005 N. 18 pag. 207 segg.)

 

                                         Circa la
necessità di un nesso causale tra l'inadempimento del periodo di contribuzione
e il motivo d'esonero, in un'altra decisione del 17 novembre 2003 nelle causa
E. e G., C 234/02 e 235/02, nel caso di due assicurati che, visti gli impegni
di studio ("medizinische-therapeutische Grundausbildung" presso una
ditta e "zusätzlichen Weiterbildungen"), chiedevano di essere
esonerati dal periodo di contribuzione, la nostra Massima Istanza ha, tra l'altro,
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

4.3 Aus den Stundenplänen der Beschwerdeführer
geht hervor, dass sie morgens am Montag und Samstag jeweils um 09.00 Uhr und an
den übrigen Tagen jeweils um 10.00 Uhr zu lernen begannen. Am Nachmittag lernten
sie nach einer zweistündigen Mittagspause (12.00 bis 14.00 Uhr) jeweils bis
17.00 Uhr (Ausnahmen: Schulbesuch montags von 13.00 bis 22.30 Uhr und jeweils
dienstags von 11.30 bis 13.30 Uhr und 17.00 bis 19.00 Uhr). Der Sonntag war ihr
freier Tag. Aus diesen Stundenplänen ergibt sich, dass sie im ersten Semester
im Durchschnitt je ca. 36,5 Wochenstunden für den Schulbesuch, den Sprachkurs
und das Lernen aufwendeten. Im zweiten Semester (Beginn am 27. August 2001) kam
die Vorlesung mit zwei Wochenstunden hinzu, was einen Wochenaufwand von 38,5
Stunden ergibt.

 

Im Vergleich mit der betriebsüblichen
wöchentlichen Arbeitszeit von 41,7 Stunden im Jahre 2001 (Die Volkswirtschaft,
Heft 10/2003, S. 98 Tabelle B9.2) hatten die Beschwerdeführer mithin pro Woche
eine disponible Zeit von fünf Stunden im ersten und von drei Stunden im zweiten
Semester, um einer beitragspflichtigen Arbeit nachzugehen. Zudem hätten sie die
Möglichkeit gehabt, anstatt der Kurse, die sie regelmässig zwei bis drei
Stunden pro Woche offenbar als Selbstständigerwerbende erteilten (ansonsten
wären sie als Beitragszeit anzurechnen), eine beitragspflichtige Beschäftigung
auszuüben. Um nötigenfalls einen zusammenhängenden mehrstündigen Freiraum für
eine solche Arbeit zu schaffen, wäre es den Beschwerdeführern angesichts der
relativ kurzen und überblickbaren Dauer der Ausbildung möglich und zumutbar
gewesen, die Lernzeiten auch auf die Abende und den Sonntag zu verschieben.
Nach dem Gesagten fehlt es an der erforderlichen Kausalität zwischen der Nichterfüllung
der Beitragszeit und der Ausbildung, da eine Arbeit von wenigen Stunden pro
Woche eine genügende Beitragszeit bildet (SVR 1999 ALV Nr. 7 S. 20 Erw. 2c).

(…)" (cfr. STFA del 17 novembre 2003 nelle
cause E. e C., C 234/02 e C 235/02)

 

                               2.6.   Gli Svizzeri
che rimpatriano dopo un soggiorno di oltre un anno in uno Stato che non è
membro né della Comunità europea né dell’Associazione europea di libero scambio
(AELS) sono esentati per un anno dall’adempimento del periodo di contribuzione,
purché possano certificare di avere svolto un’attività dipendente all’estero.
Alle stesse condizioni sono esonerati dall’adempimento del periodo di
contribuzione i cittadini degli Stati membri della Comunità europea o dell’AELS
il cui permesso di domicilio non è scaduto. Il Consiglio federale stabilisce
inoltre a quali condizioni gli stranieri il cui permesso di domicilio non è
scaduto e che non sono cittadini di uno Stato membro della Comunità europea o
dell’AELS e il cui permesso di domicilio non è scaduto, sono esentati
dall’adempimento del periodo di contribuzione se rientrano in Svizzera dopo un
soggiorno all’estero di oltre un anno (cfr. art. 14 cpv. 3 LADI).

 

                               2.7.   In merito al
rapporto tra l'art. 13 e l'art. 14 LADI, in una sentenza pubblicata in DLA 2004
N. 26 pag. 269 segg., il TFA ha ribadito la sussidiarietà delle regole circa
l'esenzione dall'adempimento del periodo di contribuzione secondo l'art. 14
LADI rispetto al periodo minimo di contribuzione secondo l'art. 13 LADI.

                                         L'Alta
Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

3.2 Der Gesetzgeber geht deswegen von einem
überjährigen Befreiungstatbestand nach Art. 14 AVIG - im Extremfall: von 12
Monaten und 1 Tag - aus, weil der Versicherte bei kürzerer (12monatiger oder
unterjähriger) Dauer des Befreiungstatbestandes die Möglichkeit hat, sich durch
bezahlte unselbstständige Erwerbstätigkeit das Mindestbeitragsjahr nach Art. 13
Abs. 1 AVIG zu sichern. Entgegen der Auffassung des kantonalen Gerichts hat
diese Überlegung nach wie vor Gültigkeit, weil bei unterjährigen
Befreiungstatbeständen auch unter der Herrschaft des seit 1. Januar 1998
geltenden zweiten Satzes von Art. 13 Abs. 1 AVIG in der zweijährigen
Rahmenfrist Raum für den geforderten Beitragsnachweis verbleibt. Wie das seco
in seiner Vernehmlassung zutreffend bemerkt, hat der Gesetzgeber anlässlich der
Neufassung von Art. 13 Abs. 1 AVIG auf den 1. Juli 2003 am bisherigen Konzept
(Trennung von Art. 13 und Art. 14 AVIG) festgehalten, und dies obgleich er die
12monatige Mindestbeitragszeit nun zum allgemeinen (nicht erst bei einer
zweiten Rahmenfrist) zu beachtenden Anspruchserfordernis gemacht hat. Wenn aber
der Gesetzgeber im Rahmen einer Revision, in Kenntnis einer zur alten Regelung
ergangenen Rechtsprechung, an einer bestimmten Konzeption festhält - hier der
Subsidiarität der Befreiungstatbestandsregelung nach Art. 14 AVIG im Vergleich
zur Mindestbeitragszeit nach Art. 13 AVIG -, geht es nicht an, unter dem alten
Recht (hier die bis 30. Juni 2003 gültig gewesenen Normen) eine neue Praxis zu
begründen, welche der bestätigten legislatorischen Regelungsabsicht
zuwiderliefe (vgl. BGE 126 V 466 f. Erw. 3a-c zum erneuten Bestehen der
Karenzzeit als Voraussetzung für den Anspruch auf Ergänzungsleistungen). Die
Verfügung der Arbeitslosenkasse vom 3. Dezember 2002 ist nach dem Gesagten
rechtens.

(…)" (cfr. DLA 2004 N. 26, consid. 3.2., pag. 270-271)

 

                                         Contestualmente
il TFA ha pure confermato che non è possibile cumulare periodi di contribuzione
con periodi di esonero:

 

" 
(…)

Ebenfalls zutreffend ist, dass eine Kumulation
von Beitragszeiten mit Befreiungszeiten nicht zulässig ist (BGE 121 V 342 unten
f.; ARV 1995 Nr. 29 S. 167 Erw. 3b/aa). (…)" 

(cfr. DLA 2004 N. 26, consid. 1, pag. 270)

 

                               2.8.   L’Alta
Corte, pronunciandosi in merito a un caso ticinese, con sentenza del 22
febbraio 2006, nella causa K., C 224/04, ha confermato il giudizio del TCA che
aveva respinto il ricorso inoltrato da un’assicurata contro una decisione su
opposizione di una Cassa con cui le era stato negato il diritto alle indennità
di disoccupazione, poiché non aveva compiuto il periodo di contribuzione, né
poteva essere esonerata dall’adempimento dello stesso.

 

                                         La nostra
Massima Istanza ha segnatamente rilevato:

 

" 
(…)

2.

Nell’evenienza concreta,
l'interessata si è iscritta al collocamento facendo richiesta di indennità di
disoccupazione a far tempo dal 3 novembre 2003. Il termine quadro in esame si
estende pertanto la periodo dal 3 novembre 2001 al 2 novembre 2003.

 

Come risulta, in
particolare, dalle dichiarazioni rese dalla ricorrente medesima in occasione
della compilazione del formulario di richiesta delle prestazioni in lite, essa,
durante tale termine quadro, ha svolto attività lavorativa presso la Oficina de
Turismo di B. (S.) dal 31 maggio al 31 agosto 2002, presso la Schweizer Skischule
di S. dal 20 dicembre 2002 al 21 aprile 2003 e presso la Snow-sports School M.
in A. dal 28 giugno al 21 settembre 2003. Ora, alla luce di questi dati si deve
concludere, con i primi giudici, che l'interessata non ha adempiuto l'onere
contributivo minimo secondo l'art. 13 cpv. 1 LADI nei due anni precedenti la
domanda. Pure a ragione la Corte cantonale ha poi ritenuto che l'insorgente non
poteva nemmeno beneficiare di un motivo di esenzione ai sensi dell'art. 14 cpv.
1 lett. a LADI. Infatti, pur tenendo conto del fatto che tra il 3 settembre
2001 e l'11 aprile 2002 l'insorgente ha frequentato il quinto ed ultimo
semestre alla Scuola superiore alberghiera e del turismo di B., concluso con il
conseguimento del diploma di operatrice di turismo, e anche ammettendo che il
corso intensivo di spagnolo seguito dal 6 al 31 maggio 2002 ed il successivo
periodo di pratica assolto dal 31 maggio al 31 agosto 2002 presso la Oficina de
turismo di B. configurassero una formazione nel senso della predetta norma,
l'interessata - che a S. e in A. ha lavorato quale maestra di sci - non ha
superato complessivamente il limite di 12 mesi, durante i quali non sarebbe
stata vincolata da un rapporto di lavoro per motivi di formazione. La
valutazione della precedente istanza merita infine di essere condivisa anche
nella misura in cui essa autorità ha stabilito che l'assicurata non poteva
neppure prevalersi del motivo di esenzione di cui all'art. 14 cpv. 3 LADI. Il
soggiorno di quest'ultima in A. non è infatti durato oltre un anno." (STFA
del 22 febbraio 2006 nella causa K., C 224/04, consid. 2)

 

                                         In
un'altra sentenza del 9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, attinente a un
caso ticinese relativo a un assicurato che quale motivo di esonero
dall’adempimento del periodo minimo di contribuzione ha invocato, oltre a un
periodo di studi presso un’università in Svizzera fino all’ottenimento del
diploma e a due soggiorni all’estero, lo svolgimento dell’attività di ricerca
concernente la stesura di un progetto di dottorato, il TFA ha in particolare
osservato:

 

" 
(…)

Il nuovo motivo di esenzione dall’adempimento del
periodo contributivo addotto dall’interessato in sede federale, e meglio lo
svolgimento dell’attività di ricerca relativa alla stesura di un progetto di
dottorato, non modifica l’esito del gravame. Il lavoro di ricerca in esame non
può infatti essere assunto quale formazione ai sensi della giurisprudenza di
questa Corte, la quale ha già avuto modo di statuire che uno studio
autodidattico in relazione con un proprio progetto di ricerca non è
sufficientemente controllabile e non rientra perciò nella fattispecie giuridica
giustificante l’esenzione dall’adempimento del periodo di contribuzione (DLA
1990 no. 2 pag. 21).” (STFA del 9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid.
5)

 

                               2.9.   Nell’evenienza
concreta dagli atti di causa risulta che l’assicurato ha svolto un
apprendistato di commercio presso la __________ di __________ dal 1° settembre
2000 al 30 giugno 2003 (cfr. doc. 6, 7, 8).

                                         Il 28
luglio 2003 il ricorrente si è iscritto in disoccupazione con effetto dal 2
settembre 2003, dichiarando di essere alla ricerca di un impiego a tempo pieno
quale impiegato di commercio (cfr. doc. 9).

                                         Egli ha
controllato la disoccupazione fino al mese di novembre 2003 (cfr. doc. 19).

 

                                         Dopo
avere svolto alcuni soggiorni all’estero, e meglio in __________, __________ e __________,
per l’apprendimento del tedesco, dello spagnolo e dell’inglese (cfr. doc. 23-27),
l’assicurato si è nuovamente annunciato per il collocamento nel mese di giugno
2005 (cfr. doc. 3).

 

                                         Il
termine quadro biennale per la riscossione delle prestazioni (cfr. art. 9
LADI), iniziato il 2 settembre 2003, è scaduto il 1° settembre 2005 (cfr. doc.
III).

 

                                         Il
ricorrente, il 18 settembre 2005, con effetto dal 2 settembre 2005, ha
postulato l’apertura di un nuovo termine quadro (cfr. doc. 21).

                                         La Cassa
ha respinto tale domanda, ritenendo che egli non ha adempiuto il periodo di
contribuzione, né poteva essere esonerato da questo obbligo (cfr. doc. A, 20). 

 

                                         Il
ricorrente non ha contestato il fatto di non avere compiuto il periodo minimo
di contribuzione, né la circostanza di non poter essere esentato da tale
obbligo. Egli sostiene piuttosto che il collocatore ha commesso una colpa grave
non informandolo della necessità di svolgere all’estero un periodo di studi di
almeno dodici mesi per poter ancora beneficiare, al rientro in Svizzera, delle
prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. doc. I).

 

                             2.10.   Questa Corte
constata che in effetti l’assicurato nel termine quadro per il periodo di
contribuzione rilevante, che in casu va dal 2 settembre 2003 al 1° settembre
2005 (cfr. art. 9 cpv. 1 e 3 LADI), non ha compiuto il periodo minimo di
contribuzione di dodici mesi ai sensi degli art. 8 cpv. 1 lett. e e 13 cpv. 1
LADI (cfr. consid. 2.4.).

 

                                         Dalla
“Domanda d’indennità di disoccupazione” del 18 settembre 2005 emerge che in
tale lasso di tempo il ricorrente non ha esercitato alcuna attività lavorativa
soggetta a contribuzione (cfr. doc. 21).

 

                             2.11.   A ragione,
poi, la Cassa ha ritenuto che l’assicurato non può essere esonerato
dall’adempimento del periodo di contribuzione ai sensi dell’art. 14 cpv. 1
lett. a LADI.

 

                                         Dalle
tavole processuali si evince che nel termine quadro di contribuzione pertinente
il ricorrente è stato per alcuni periodi all’estero per motivi di studio, conseguendo
i relativi diplomi linguistici.

                                         Più
precisamente, dal mese di gennaio al mese di aprile 2004, l’assicurato è stato
a __________ in __________, dove ha ottenuto il diploma “__________” e “__________”
(cfr. doc. 23, 24).

                                         Nel lasso
di tempo tra il mese di novembre e di dicembre 2004 egli è poi stato, per
quattro settimane, a __________ - __________ - superando l’esame di spagnolo
livello base (cfr. doc. 25).

                                         Infine da
marzo agli inizi di giugno 2005 il medesimo ha svolto 13 settimane di corso di
inglese a __________ in __________ (cfr. doc. 26, 27).

                                         Globalmente,
quindi, l’assicurato è stato all’estero per apprendere le lingue straniere
circa otto mesi.

 

                                         In simili
circostanze, anche ammettendo che i corsi svolti all’estero e i diplomi
conseguiti configurino una formazione ai sensi dell’art. 14 cpv. 1 lett. a LADI
(al riguardo cfr. STFA del 22 febbraio 2006 nella causa K., C 224/04 consid. 2,
riprodotta al consid. 2.8.), complessivamente il ricorrente non ha superato il
limite di dodici mesi durante i quali non sarebbe stato vincolato da un
rapporto di lavoro per motivi di formazione (cfr. consid. 2.5.).

                                         Il
ricorrente medesimo ha peraltro riconosciuto di avere “…trascorso all’estero
per un periodo di studio solo 8 mesi” (cfr. doc. I).

 

                                         Per
inciso è utile rilevare, inoltre, che dei periodi di permanenza all’estero dopo
la fine di un corso di lingue non vanno considerati formazione ai sensi
dell’art. 14 cpv. 1 lett. a LADI, in quanto l’eventuale studio autodidattico
non è sufficientemente controllabile (cfr. STFA del 9 maggio 2006 nella causa
V., C 241/04, consid. 5).

 

                                         In
concreto, pertanto, non sono ossequiate le condizioni per poter esentare un
assicurato dall’adempimento del periodo di contribuzione sulla base dell’art.
14 cpv. 1 lett. a LADI.

 

                                         Il
ricorrente non può, infine, neppure essere esonerato in applicazione dell'art.
14 cpv. 3 LADI, siccome, come visto, il suo soggiorno in __________ non è
durato oltre un anno, né ha mai certificato di avervi svolto un’attività
dipendente (cfr. consid. 2.6.).

 

                             2.12.   L’assicurato,
sia nell’opposizione che nel ricorso, ha addotto che né la Cassa, né l’URC lo hanno
informato circa la necessità di svolgere all’estero un periodo di studi di
oltre dodici mesi per potere beneficiare anche al rientro in Svizzera delle
prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. doc. I, 19).

 

                                         Da uno
scritto del 10 dicembre 2003 del ricorrente all’URC di __________, trasmesso
dall’amministrazione stessa al TCA, risulta in effetti che egli ha chiesto di
provvedere alla chiusura del suo caso, poiché dal mese di gennaio 2004 sarebbe
partito per un soggiorno linguistico in __________ della durata di sei mesi
(cfr. doc. VI 49).

 

                                         E’,
pertanto, pacifico che l’assicurato, quando ha richiesto la cancellazione della
propria iscrizione dalla disoccupazione alla fine del 2003, ha avvertito gli
organi preposti all’applicazione della LADI della sua partenza per l’estero al
fine di apprendere una lingua straniera.

 

                                         Dalla documentazione
all’inserto emerge che l’URC nulla ha eccepito riguardo alla durata del
prospettato corso all’estero.

                                         La Cassa,
del resto, non ha sostenuto il contrario (cfr. doc. III).

 

                             2.13.   In simili
condizioni il TCA deve, dunque, esaminare se l’amministrazione ha o meno
violato il proprio dovere di informazione e consulenza.

 

                                         Il 1° gennaio 2003 è
entrato in vigore l'art. 27 della legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) che regola la “Informazione e
consulenza”.

                                         Questa nuova importante
disposizione legale ha il seguente tenore:

 

"  1
Gli assicuratori e gli organi esecutivi delle singole assicurazioni sociali,
nei limiti delle loro competenze, sono tenuti ad informare le persone
interessate sui loro diritti e obblighi.

 

2 Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla
consulenza in merito ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia
gli assicuratori nei confronti dei quali gli interessati devono far valere i
loro diritti o adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono
ricerche onerose, il Consiglio federale può prevedere la riscossione di
emolumenti e stabilirne la tariffa.

 

3 Se un assicuratore constata che un assicurato o i
suoi congiunti possono rivendicare prestazioni di altre assicurazioni sociali,
li informa immediatamente."

 

                                         L'art. 27 LPGA sancisce,
in particolare, per l'amministrazione un dovere di carattere collettivo,
generale e permanente di fornire informazioni (cpv. 1) e il diritto soggettivo
e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un parere su ciò che
conviene fare) su un caso preciso e su esplicita richiesta, che può essere
fatto valere in giustizia (cpv. 2) (Su questi aspetti cfr. in particolare STFA del 14 settembre 2005 nella causa Regionales Arbeitsvermittlungszentrum
Rapperswil c/ F., C 192/04, consid. 4.1., pubblicata in DTF 131 V 472; STFA
del      9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; STFA del   28
ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, consid. 4.2.; E. Imhof
- CH Zünd, "ATSG und Arbeitslosenversicherung" in SZS 2003 pag. 291
seg. (306); E. Imhof, "Anhang zur Vertiefung von art. 27 ATSG über
Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe" in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, "Du droit d'être renseigné et conseillé par
les assureurs et les organes d'exécution des assurances sociales art. 27
LPGA" in SZS 2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, "ATSG - Kommentar",
ad art. 27 pag. 317 e pag. 318-321).

                                         In materia di
assicurazione contro la disoccupazione questa disposizione della LPGA ha
apportato notevoli miglioramenti per gli assicurati nel senso che l'obbligo di
informare non è più limitato ad alcuni aspetti puntuali, fissati nelle
disposizioni legali (cfr. DTF 124 V 125, in particolare 221-222; DLA 2000 pag.
95) ma è stato generalizzato (cfr. E. Imhof - Ch. Zünd, art. cit, in STZ 2003
pag. 307).    

 

                                         Il
capoverso 1 dell’art. 27 LPGA prevede un obbligo di informazione generale e
permanente nei confronti di una cerchia indeterminata di persone, che non deve
avvenire unicamente su richiesta degli interessati, bensì regolarmente e
d’ufficio, e a cui viene fatto fronte ad esempio tramite la consegna di
opuscoli informativi, direttive, inserzioni, internet, ecc. (cfr. STFA del
9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 6; DTF 131 V 476 consid. 4.1.;
DLA 2002 pag. 194).

 

                                         Per
quanto attiene al diritto alla consulenza enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va
segnalato che ogni assicurato può esigere che il proprio assicuratore gli
fornisca consulenza in merito ai suoi diritti e obblighi. Quest'obbligo concerne
soltanto l'ambito di competenza dell'assicuratore in questione e le
informazioni possono esse fornite anche da non giuristi, come del resto prima
dell'entrata in vigore della LPGA. Contrariamente alle informazioni di
carattere generale, la consulenza deve riferirsi al caso specifico (cfr. FF
1999 IV 3953).

                                         Inoltre
tale diritto non è limitato alle persone assicurate, tuttavia deve esistere uno
stretto rapporto con l'assicurazione interpellata, nel senso che la consulenza
deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono o che possono sorgere tra la
persona che ha richiesto le informazioni e l'assicurazione interessata (cfr. U.
Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 18 pag. 321).

 

                             2.14.   Riguardo, più
specificatamente, all’art. 27 cpv. 2 LPGA, il Tribunale federale delle
assicurazioni in una sentenza del 14 settembre 2005 nella causa Regionales
Arbeitsvermittlungszentrum Rapperswil c/ F., C 192/04, pubblicata in DTF 131 V
472, nel caso di un assicurato ritenuto inidoneo al collocamento, in quanto il
lasso di tempo fra la presentazione della domanda e l’inizio del soggiorno
linguistico che avrebbe effettuato all’estero - di cui aveva peraltro informato
i funzionari dell’ufficio regionale di collocamento durante il primo colloquio
- era troppo breve per poterlo collocare, ha stabilito che ai sensi dell’art.
27 cpv. 2 LPGA, gli assicurati devono essere resi attenti che il loro
comportamento può pregiudicare il diritto alle prestazioni. Nella fattispecie
l’ufficio regionale di collocamento avrebbe dovuto avvertire l’assicurato che
la prevista partenza a breve scadenza non permetteva di collocarlo. 

                                         Il TFA
ha, tuttavia, accolto il ricorso dell’ufficio regionale di collocamento e
rinviato gli atti al Tribunale cantonale, al fine di appurare se il soggiorno
avrebbe potuto essere rinviato e se l’assicurato secondo la verosimiglianza
preponderante era disposto a posticiparlo. 

                                         In caso
affermativo, l’amministrazione deve rispondere della sua omissione - che
implica la tutela della buona fede dell’assicurato - ed erogare, quindi, a
quest’ultimo le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione.

                                         L’Alta
Corte, in particolare ha rilevato:

 

" 
(…)

1.  Es steht fest und ist unbestritten, dass der
Beschwerdegegner wegen des beabsichtigten fünfmonatigen Auslandaufenthalts (ab
6. Februar 2004) in den zweieinhalb Monaten, die ihm zwischen Antragstellung
und Abreise zur Verfügung standen, nicht vermittlungsfähig (Art. 8 Abs. 1 lit.
f AVIG in Verbindung mit Art. 15 Abs. 1 AVIG; BGE 126 V 522 Erw. 3a mit
Hinweisen) war. Streitig und zu prüfen ist, ob das RAV seine Beratungspflicht gemäss
Art. 27 Abs. 2 ATSG verletzt hat, wenn es den Versicherten nicht bereits anlässlich
des Erstgespräches vom 18. Dezember 2003 auf die möglicherweise fehlende
Vermittlungsfähigkeit aufmerksam gemacht hat. Ist dies zu bejahen, stellt sich
weiter die (im angefochtenen Entscheid ebenfalls bejahte) Frage, ob dies zur
Folge hat, dass der Versicherte gestützt auf vertrauensschutzrechtliche
Grundsätze so zu stellen ist, wie wenn seine Vermittlungsfähigkeit gegeben
wäre.

 

2.  Gemäss Art. 27 des - im vorliegenden Fall
anwendbaren – Bundesgesetzes über den Allgemeinen Teil des
Sozialversicherungsrechts (ATSG) vom 6. Oktober 2000 sind die
Versicherungsträger und Durchführungsorgane der einzelnen Sozialversicherungen
verpflichtet, im Rahmen ihres Zuständigkeitsbereiches die interessierten
Personen über ihre Rechte und Pflichten aufzuklären (Abs. 1). Jede Person hat
Anspruch auf grundsätzlich unentgeltliche Beratung über
ihre Rechte und Pflichten. Dafür zuständig sind die Versicherungsträger, denen
gegenüber die Rechte geltend zu machen oder die Pflichten zu erfüllen sind. Für
Beratungen, die aufwändige Nachforschungen erfordern, kann der Bundesrat die
Erhebung von Gebühren vorsehen und den Gebührentarif festlegen (Abs. 2). Stellt
ein Versicherungsträger fest, dass eine versicherte Person oder ihre
Angehörigen Leistungen anderer Sozialversicherungen beanspruchen können, so
gibt er ihnen unverzüglich davon Kenntnis (Abs. 3).

 

  Nach der gleichzeitig mit dem ATSG am 1. Januar
2003 in Kraft gesetzten Ausführungsbestimmung des Artikels 19a AVIV klären die
in Artikel 76 Absatz 1 Buchstaben a-d AVIG genannten Durchführungsstellen die
Versicherten über ihre Rechte und Pflichten auf, insbesondere über das
Verfahren der Anmeldun und über die Pflicht, Arbeitslosigkeit zu vermeiden und
zu verkürzen (Abs. 1). Die Kassen klären die Versicherten über die Rechte und
Pflichten auf, die sich aus dem Aufgabenbereich der Kassen (Art. 81 AVIG)
ergeben (Abs. 2). Die kantonalen Amtsstellen und die regionalen
Arbeitsvermittlungszentren (RAV) klären die Versicherten über die Rechte und
Pflichten auf, die sich aus den jeweiligen Aufgabenbereichen (Art. 85 und 85b
AVIG) ergeben (Abs. 3).

 

  Der Aufgabenbereich der von den Kantonen zu errichtenden
(Art. 85b Abs. 1 Satz 1 AVIG) RAV ist im AVIG nicht näher umschrieben. In Art.
85b Abs. 1 Satz 2 und 3 AVIG wird lediglich festgehalten, dass die Kantone den
RAV Aufgaben der kantonalen Amtsstelle übertragen und ihnen die Durchführung
der Anmeldung zur Arbeitsvermittlung übertragen können. Im Kanton St. Gallen schreibt
Art. 6 der Verordnung über regionale Arbeitsvermittlungszentren vom 13.
November 1995 und 19. März 1996 vor, dass die RAV eine Auskunftsstelle der
kantonalen Arbeitslosenkasse betreiben (Abs. 1 lit. h), dass sie die Vermittlungsfähigkeit
von Arbeitslosen überprüfen (Abs. 1 lit. i [in Kraft seit 1. März 2001]) und
dass sie Fälle entscheiden, die der kantonalen Amtsstelle von den Kassen
unterbreitet werden (Abs. 1 lit. k [in Kraft seit 1. März 2001]).

 (…)

Wo die Grenzen der in Art. 27 Abs. 2 ATSG
statuierten Beratungspflicht in generell-abstrakter Weise zu ziehen sind,
braucht vorliegend nicht entschieden zu werden. Aufgrund
des Wortlautes ("Jede Person hat Anspruch auf [...] Beratung über ihre
Rechte und Pflichten."; "Chacun a le droit d'être conseillé [...] sur
ses droits et obligations."; "Ognuno ha diritto [...] alla consulenza
in merito ai propri diritti e obblighi.") sowie des Sinnes und Zwecks der
Norm (Ermöglichung eines Verhaltens, welches zum Eintritt einer den
gesetzgeberischen Zielen des betreffenden Erlasses entsprechenden Rechtsfolge
führt) steht mit Blick auf den vorliegend zu beurteilenden Sachverhalt fest,
dass es auf jeden Fall zum Kern der Beratungspflicht gehört, die versicherte
Person darauf aufmerksam zu machen, dass ihr Verhalten (vorliegend: der Antritt
eines Auslandaufenthaltes im Februar 2004) eine der Voraussetzungen des Leistungsanspruches
(vorliegend: die Anspruchsvoraussetzung der Vermittlungsfähigkeit) gefährden
kann.

 

  5.  Unterbleibt eine Auskunft entgegen
gesetzlicher Vorschrift oder obwohl sie nach den im Einzelfall gegebenen
Umständen geboten war, hat die Rechtsprechung dies der Erteilung einer
unrichtigen Auskunft gleichgestellt (BGE 124 V 221 Erw. 2b, 113 V 71 Erw. 2,
112 V 120 Erw. 3b; ARV 2003 S. 127 Erw. 3b, 2002 S. 115 Erw. 2c, 2000 S. 98
Erw. 2b; vgl. auch MEYER-BLASER, Die Bedeutung von Art. 4 Bundesverfassung für
das Sozialversicherungsrecht, in: ZSR 1992 2. Halbbd., S. 299 ff., S. 412 f.).
Abgeleitet aus dem Grundsatz von Treu und Glauben, welcher den Bürger in seinem
berechtigten Vertrauen auf behördliches Verhalten schützt, können falsche
Auskünfte von Verwaltungsbehörden unter bestimmten Voraussetzungen eine vom
materiellen Recht abweichende Behandlung des Rechtsuchenden gebieten. Gemäss Rechtsprechung
und Doktrin ist dies der Fall, 1. wenn die Behörde in einer konkreten Situation
mit Bezug auf bestimmte Personen gehandelt hat; 2. wenn sie für die Erteilung
der betreffenden Auskunft zuständig war oder wenn die rechtsuchende Person die
Behörde aus zureichenden Gründen als zuständig betrachten durfte; 3. wenn die
Person die Unrichtigkeit der Auskunft nicht ohne weiteres erkennen konnte; 4.
wenn sie im Vertrauen auf die Richtigkeit der Auskunft Dispositionen getroffen
hat, die nicht ohne Nachteil rückgängig gemacht werden können, und 5. wenn die
gesetzliche Ordnung seit der Auskunftserteilung keine Änderung erfahren hat (BGE
127 I 36 Erw. 3a, 126 II 387 Erw. 3a; RKUV 2000 Nr. KV 126 S. 223; zu Art. 4
Abs. 1 aBV ergangene, weiterhin geltende Rechtsprechung: BGE 121 V 66 Erw. 2a
mit Hinweisen). In analoger BGE 131 V 472 S. 481 Anwendung
dieser Grundsätze (wobei die dritte Voraussetzung diesfalls lautet: wenn die
Person den Inhalt der unterbliebenen Auskunft nicht kannte oder deren Inhalt so
selbstverständlich war, dass sie mit einer anderen Auskunft nicht hätte rechnen
müssen) wurde in Fällen unterbliebener Auskunftserteilung unter anderem
entschieden, dass es einer versicherten Person nicht zum Nachteil gereichen
darf, wenn die Verwaltung sie nicht auf die Pflicht, sich möglichst frühzeitig,
spätestens jedoch am ersten Tag, für den sie Arbeitslosenentschädigung
beansprucht, zur Arbeitsvermittlung zu melden und die Kontrollvorschriften zu
erfüllen, hinweist (Urteil A. vom 13.  August 2003, C 113/02) oder wenn ihr das
Arbeitsamt entgegen gesetzlicher Vorschrift anlässlich der Anmeldung keine
Stempelkarte abgibt, weil dies einer unterbliebenen mündlichen Belehrung
gleichkommt (nicht veröffentlichtes Urteil Z. vom 21. August 1995, C 94/95).

 

  Es sind keine Gründe ersichtlich, diese
Gleichstellung von pflichtwidrig unterbliebener Beratung und unrichtiger
Auskunftserteilung nach der Kodifizierung einer umfassenden Beratungspflicht im
ATSG aufzugeben, dies um so weniger als diese Folgen einer Verletzung der
Beratungspflicht in den Sitzungen der Kommission für soziale Sicherheit und
Gesundheit vom 8. Mai (Protokoll S. 9) und 11./12. September 1995 (Protokoll S.
12) diskutiert worden sind. Im Übrigen wird auch in der Lehre die Auffassung
vertreten, dass eine ungenügende oder fehlende Wahrnehmung der Beratungspflicht
gemäss Art. 27 Abs. 2 ATSG einer falsch erteilten Auskunft des
Versicherungsträgers gleichkommt und dieser in Nachachtung des
Vertrauensprinzips hiefür einzustehen hat (KIESER, a.a.O., S. 320, N 17 zu Art.
27; IMHOF/ZÜND,

a.a.O., S. 317; FREIVOGEL, a.a.O., S. 96; zu alt Art.
16 KVG: EUGSTER, a.a.O., Rz 406 und FN 1031).

 

  6.  Nach dem in Erw. 4 hievor Ausgeführten steht
fest, dass das RAV (in dessen Zuständigkeit im Übrigen nach Art. 6 Abs. 1 lit.
i der kantonalen Verordnung über regionale Arbeitsvermittlungszentren vom 13.
November 1995 und 19. März 1996 gerade auch die Beurteilung der
Vermittlungsfähigkeit fällt) den Beschwerdegegner am 18. Dezember 2003, als er
seine Pläne betreffend Auslandaufenthalt bekannt gab, darauf hätte hinweisen
müssen, dass sein Verhalten die Anspruchsvoraussetzung der
Vermittlungsfähigkeit gefährden kann.

 Bevor indessen die von der
Vorinstanz ohne weiteres zur Anwendung gebrachten vertrauensschutzrechtlichen
Grundsätze greifen, bleibt zu prüfen, ob sich die Unterlassung dieser
Information zum Zeitpunkt des Erstgespräches für den Versicherten nachteilig
ausgewirkt hat. Es ist aufgrund der Akten nicht mit dem erforderlichen Beweisgrad
der überwiegenden Wahrscheinlichkeit (BGE 126 V 360 Erw. 5b, 125 V 195 Erw. 2,
je mit Hinweisen) erstellt, dass hinsichtlich der Möglichkeit, den
Auslandaufenthalt zu verschieben, in der Zeit zwischen dem 18. Dezember 2003
(Termin des Erstgespräches) und der Zustellung der Verfügung vom 20. Januar
2004 (mit welcher die Vermittlungsfähigkeit verneint wurde) eine Änderung zu
Ungunsten des Versicherten eingetreten ist. Vielmehr finden sich in den Akten
hiezu nur die Darstellungen des Versicherten, wonach er bezüglich des
Zeitpunktes des Auslandaufenthaltes flexibel gewesen wäre (Einsprache vom 31.
Januar 2004) bzw. den Auslandaufenthalt entsprechend den Bedürfnissen eines
potentiellen (temporären) Arbeitgebers hinausgeschoben hätte (Beschwerde vom
24. Februar 2004), und die Behauptung, dass die Möglichkeit der Verschiebung
bis Ende Dezember 2004 bestanden hätte (Replik vom 27. Mai 2004). In diesem
Sinne beanstandet das RAV in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zu Recht, dass
die Vorinstanz aufgrund der blossen Parteibehauptung ohne weitere Prüfung beispielsweise
der Stornierungsbedingungen angenommen hat, dass der Versicherte bei
rechtzeitiger Information ohne weiteres in der Lage gewesen wäre, den
Sprachaufenthalt (z.B. auf Ende 2004) zu verschieben. Die Sache wird daher an
die Vorinstanz zurückgewiesen, damit sie den Beschwerdegegner auffordere, den
Nachweis für die in der Zeit zwischen dem 18. Dezember 2003 und der Zustellung
der Verfügung vom 20. Januar 2004 eingetretene Änderung in der Möglichkeit, den
Auslandaufenthalt zu verschieben, zu erbringen. Ist der Versicherte dazu nicht
in der Lage, hätte er, der aus der unbewiesen gebliebenen Tatsache Rechte
ableiten wollte, die Folgen der Beweislosigkeit zu tragen (vgl. BGE 115 V 142 Erw.
8a) und könnte die Verwaltung nicht verpflichtet werden, nach den Regeln des
Vertrauensschutzes für die am 18. Dezember 2003 unterbliebene
Auskunftserteilung einzustehen. Kann hingegen der erforderliche Nachweis
erbracht werden, wird die Vorinstanz der Frage nachzugehen haben, ob der BGE 131 V 472 S. 483 Versicherte, wäre er im Dezember 2003
über die möglicherweise fehlende Vermittlungsunfähigkeit aufgeklärt worden, mit
Blick auf den geplanten Studienbeginn mit überwiegender Wahrscheinlichkeit
bereit gewesen wäre, mit dem Sprachaufenthalt zuzuwarten, nachdem dies - wie
das RAV zu Recht geltend macht - unter Umständen eine Verschiebung des
Studienbeginns um ein Jahr zur Folge gehabt hätte." (DTF 131 V 472
consid. 1-2; 4.3.-6)

 

                                         In
un’altra sentenza del 28 ottobre 2005 nella causa W., C 157/05 la nostra
Massima Istanza ha deciso che l’amministrazione, in applicazione dell’art. 27
cpv. 2 LPGA, non appena al corrente degli elementi fattuali del caso, e dunque
già all’inizio del versamento delle indennità di disoccupazione, avrebbe dovuto
informare l’assicurato del fatto che, occupando all’interno di una Sagl una
posizione analoga a quella di un datore di lavoro (e meglio fino al 12 gennaio
2003 era socio gerente con diritto di firma individuale e dal 13 gennaio 2003
socio senza diritto di firma), il suo diritto alle prestazioni (il termine
quadro per la riscossione delle prestazioni era iniziato il 1° gennaio 2003)
era minacciato. Il TFA ha inoltre indicato che tale omissione andava equiparata
a un’informazione erronea e che, in casu, i presupposti della protezione della
buona fede dell’assicurato erano adempiuti. 

                                         Il
ricorso contro la decisione del Tribunale cantonale che aveva confermato il
diniego del diritto alle indennità di disoccupazione è stato, conseguentemente,
accolto e gli atti rinviati all’ufficio del lavoro al fine di accertare se l’assicurato,
nel caso in cui fosse stato correttamente informato, avrebbe o meno
immediatamente richiesto la cancellazione della sua iscrizione, quale socio
gerente senza diritto di firma, a registro di commercio. 

                                                                                

                                         Per contro in una sentenza
del 21 dicembre 2005 nella causa AWA c/A., C 9/05 il TFA si è chinato sul caso
di un assicurato che dopo essersi licenziato dal suo ultimo posto di lavoro ha
iniziato nel mese di settembre 2002 un’attività indipendente, percependo a tale
fine il capitale di libero passaggio del secondo pilastro. Il 19 maggio 2003
egli si è iscritto in disoccupazione. La Cassa ha trasmesso all’Ufficio del
lavoro la fattispecie per decisione. Tramite un formulario compilato
dall’assicurato nel mese di settembre 2003 l’Ufficio del lavoro è stato
informato, da un lato, che se lo stesso avesse reperito un impiego, avrebbe
interrotto immediatamente la sua attività indipendente. Dall’altro, che
l’assicurato, mediante la sua attività, voleva comunque raggiungere
economicamente e imprenditorialmente l’indipendenza, ciò che implicava un
elemento di durata. 

                                         L’Alta Corte ha deciso che
l’Ufficio del lavoro, in simili condizioni, ha a ragione negato il diritto alle
indennità di disoccupazione da maggio 2003.

                                         L’amministrazione, solo
dopo aver ottenuto, nel mese di settembre 2003, queste indicazioni, era in
grado di farsi un quadro della situazione professionale dell’assicurato.

                                                                                Pertanto in quel caso non si trattava di un
comportamento futuro dell’assicurato, bensì dell’attività indipendente
esercitata fino a quel momento. Non era, quindi, possibile per
l’amministrazione invitare l’assicurato ai sensi dell’art. 27 LPGA a riflettere
su un’azione progettata che minacciava il diritto alle prestazioni. 

 

                                         Per
un’analisi approfondita della differenza tra la DTF 131 V 472 e la STFA del 28
ottobre 2005 nella causa W., C 157/05, da un parte, e la STFA del 21 dicembre
2005 nella causa AWA c/A.,   C 9/05, dall’altra, cfr. STCA del 20 marzo 2006
nella causa A., 38.2005.90.

 

                                         Infine in
una sentenza dell’8 maggio 2006 nella causa B., C 301/05 l’Alta Corte, pur
stabilendo che nel caso di un’assicurata che si è iscritta in disoccupazione
continuando a mantenere la carica di consigliera di amministrazione della ditta
in cui aveva lavorato come dipendente l’amministrazione, non rendendola attenta
che l’iscrizione a RC comprometteva il suo diritto alle indennità, aveva
violato il proprio dovere di consulenza di cui all’art. 27 cpv. 2 LPGA, ha
precisato che ciò non implicava automaticamente il riconoscimento del diritto
alle prestazioni.

                                         Nella
fattispecie esaminata dagli atti risultava, in effetti, che l’assicurata, anche
se fosse stata avvisata tempestivamente, non si sarebbe dimessa immediatamente
dal CdA, in quanto essa sperava di poter riavviare l’attività. Di conseguenza
alla stessa è stato negato il diritto alle indennità di disoccupazione fino al
momento in cui l’assemblea generale straordinaria non ha accettato le sue
dimissioni.

 

                             2.15.   L’evenienza
concreta si distingue dalle fattispecie giudicate dal TFA - la DTF 131 V 472 è
stata espressamente invocata dalla rappresentante dell’assicurato (cfr. doc. I)
- in cui l’amministra-zione non ha reso attenti degli assicurati al momento
della loro iscrizione in disoccupazione del fatto che il loro comportamento
avrebbe potuto pregiudicare la realizzazione di una delle condizioni del
diritto alle indennità (cfr. consid. 2.14.). 

                                      

                                         In
concreto, in primo luogo, l’assicurato non pretende che nei suoi confronti sia
stata omessa un’informazione che l’avrebbe indotto a cambiare comportamento o
progetto così da poter beneficiare nell’immediato delle indennità di
disoccupazione. 

                                         Il
ricorrente, in effetti, fa valere che il mancato ossequio dell’obbligo di consulenza
sarebbe avvenuto non al momento della sua iscrizione per il collocamento e
quindi della sua richiesta di prestazioni - come invece nei casi su cui si è
pronunciata la nostra Massima Istanza -, bensì allorché egli è uscito dalla
disoccupazione. 

                                         In
secondo luogo, quando l’assicurato ha chiesto la cancellazione della sua
iscrizione per il collocamento, alla fine del 2003, correva un termine quadro
per la riscossione di prestazioni - dal 2 settembre 2003 al 1° settembre 2005.

                                         Pertanto,
nel momento in cui il ricorrente ha comunicato all’URC che nel mese di gennaio
2004 si sarebbe recato in __________ per un soggiorno linguistico di sei mesi
(cfr. doc. VI 49), il suo progetto non pregiudicava in nessun modo il suo
diritto alle prestazioni. Per il presente, infatti, egli non ne domandava più. Per
il futuro prossimo, se al rientro dalla __________ - previsto, secondo quanto
riferito all’URC, nel mese di giugno-luglio 2004 - non avesse reperito un
impiego, avrebbe potuto ancora beneficiare di indennità, visto che il relativo
termine quadro sarebbe scaduto solo il 1° settembre 2005.

 

                                         Non
risulta poi che l’amministrazione sia stata in qualche modo contattata
dall’assicurato posteriormente al dicembre 2003 prima della nuova iscrizione
nel mese di giugno 2005.

 

                                         L’art. 27
cpv. 2 LPGA non implica d’altronde un dovere di consulenza relativo a eventuali
diritti futuri, bensì unicamente in relazione a un caso specifico concreto
(cfr. consid. 2.13.).

                                         In casu
non si trattava di un caso specifico concreto, visto che l’assicurato nel mese
di dicembre 2003 aveva proprio richiesto di chiudere il suo incarto presso
l’assicurazione disoccupazione (cfr. doc. VI 49)

 

                                         Lo scopo
dell’assicurazione contro la disoccupazione è, del resto, quello di garantire
agli assicurati un’adeguata compensazione della perdita di guadagno a causa,
segnatamente, della disoccupazione attuale o imminente (cfr. art. 1a, 7, 8, 10
LADI) e non della disoccupazione che in un futuro mediamente lontano potrebbe
verificarsi.

 

                                         Questa
Corte ritiene, pertanto, che nel presento caso l’amministrazione - a
prescindere dalla questione di sapere se la problematica dell’esenzione del
periodo di contribuzione riguardi o meno l'ambito di competenza dell’URC o se comunque
l’assicurato potesse e dovesse riconoscerne l’eventuale incompetenza (cfr.
consid. 2.13.; al riguardo cfr. anche STFA del 18 marzo 2005 nella causa Oeffentliche
Arbeitslosenkasse Baseland c/ B., C 18/05) -, non avvertendo alla fine del 2003
l’assicurato che se non avesse effettuato, a decorrere dal gennaio 2004, oltre
dodici mesi di formazione ai sensi dell’art. 14 cpv. 1 lett. a LADI, non
avrebbe potuto essere esentato dal periodo di contribuzione nell’ipotesi in cui
alla fine del termine quadro corrente, ossia nel settembre 2005, avesse dovuto
ancora ricorrere all’assicurazione contro la disoccupazione, non ha violato
l’art. 27 cpv. 2 LPGA.

 

                                         In
concreto l'amministrazione non ha neppure violato l’art. 27 cpv. 1 LPGA
afferente all’obbligo di informazione generale dell’amministrazione. 

                                         In effetti,
per motivi di praticabilità ed economicità al dovere di informare non può
essere riconosciuta una estensione tale da implicare l’obbligo di informare in
modo automatico e sistematico, tramite prospetti generali o altro, gli
assicurati che hanno già in corso un termine quadro per la riscossione delle
prestazioni dell’assicurazione disoccupazione in merito al comportamento da assumere
per poter in seguito beneficiare di un ulteriore termine quadro. 

                                         Ciò vale
a più forte ragione se si pone mente al fatto che attualmente una persona
giovane che dispone di una formazione commerciale ed ha soggiornato in
molteplici Paesi esteri, come è il caso per l’assicurato, può far capo a ogni
tipo di informazione tramite internet o comunque può rivolgersi alla propria
cassa di disoccupazione o a una di sua scelta per ottenere i relativi opuscoli
(al riguardo cfr. STFA del 9 maggio 2006 nella causa V., C 241/04, consid. 7).

 

                                         La
censura formulata dal ricorrente risulta, di conseguenza, infondata.

 

                             2.16.   Alla luce di
tutto quanto esposto, occorre concludere che nel caso di specie rettamente la
Cassa ha negato all'assicurato il diritto alle indennità di disoccupazione a
decorrere dal 2 settembre 2005.

                                                                                                                                             

                                         La
decisione su opposizione impugnata va, dunque, confermata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella
impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o
del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti