# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e4637cd-faa8-5019-9c4d-d7a4455acc2e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-11-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.11.2016 35.2016.59
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2016-59_2016-11-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2016.59

   

  mm

  	
  Lugano

  7 novembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Sarah Socchi (in sostituzione di Ivano
  Ranzanici, astenuto)

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 luglio 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione dell’8 giugno 2016 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 8 dicembre 2014, RI 1,
nata nel 1989, dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di
ausiliaria di pulizie e, perciò, assicurata d’obbligo contro gli infortuni
presso l’CO 1, è caduta nel rimuovere le foglie da una scala, lamentando,
secondo il rapporto 27 febbraio 2015 del dott. __________, delle dorsolombalgie
e la contusione del piede destro (doc. 16).

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 22 luglio 2015,
l’assicuratore ha dichiarato estinto il proprio obbligo a prestazioni a contare
dal 1° agosto 2015, in quanto, da quella data in poi, i disturbi presentati
dall’assicurata non si sarebbero più trovati in nesso di causalità naturale con
l’evento traumatico del dicembre 2014 (doc. 35).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’assicurata personalmente (cfr. doc. 36), in data 8 giugno 2016,
l’amministrazione ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr.
doc. 44). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 7
luglio 2016, RI 1 ha chiesto che, annullata la decisione su opposizione
impugnata, l’CO 1 venga condannato a ripristinare il diritto alle prestazioni
legali a decorrere dal 1° agosto 2015, argomentando che la posizione dell’assicuratore
“… non può essere in alcun modo accettata da me, considerato in particolare
quanto sostenuto dalla Dr.ssa __________, Rhumatologue FMH di __________
(medico curante periodo di residenza a __________), la quale indica nel
rapporto (DOC 1 rapp. Del 10.09.2015), che i disturbi di salute attuali sono dovuti
all’infortunio del 08 dicembre 2014. Mi oppongo pertanto formalmente alla
chiusura del presente caso di infortunio già con effetto al 31.07.2015 e
pretendo il riconoscimento delle prestazioni assicurative anche per il periodo
successivo. La presente opposizione dovrà pertanto essere accolta in tale
misura.” (doc. I). 

 

                               1.4.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.5.   In corso di causa,
l’insorgente ha prodotto un rapporto, datato 21 luglio 2016, della dott.ssa __________
(cfr. doc. B). 

 

                                         Il 28 luglio 2016,
l’assicurata ha osservato che il parere medico su cui l’assicuratore ha fondato
la propria decisione di chiusura non sarebbe affidabile in quanto “… questo Dr.
non mi ha mai vista e analizzata, e continuo sotto trattamento a causa di
questo incidente 08.12.2014, per questo non posso accettare la decisione di CO
1.” (doc. VII).

 

                               1.6.   Nel corso del mese di agosto
2016, il TCA ha richiamato dall’assicurata il referto e le immagini della RMN
del bacino del 3 maggio 2016 (cfr. doc. XI + allegati), documentazione che è
poi stata trasmessa all’istituto assicuratore (doc. XII).

 

                               1.7.   In data 23 settembre 2016, l’CO
1 ha versato agli atti un apprezzamento del dott. D. __________ (cfr. allegato
al doc. XV). 

 

                                         L’assicurata si è
pronunciata in merito il 3 ottobre 2016 (doc. XVIII + allegati). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Sul piano formale,
l’assicurata rimprovera all’amministrazione di avere ritardato oltremodo l’emanazione
della propria decisione su opposizione (cfr. doc. I). In tal modo, la
ricorrente solleva implicitamente una violazione del principio di celerità.

 

                                         Al riguardo, il TCA deve
limitarsi a constatare che la censura di ritardata giustizia risulta
intempestiva e priva di oggetto, avendo l’assicuratore LAINF convenuto nel
frattempo emesso la richiesta decisione su opposizione (cfr. doc. 44).

 

                               2.2.   Nel merito, l’oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a
sopprimere il diritto alle prestazioni a far tempo dal 1° agosto 2015, oppure
no. 

 

                               2.3.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a
seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegna­zione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti, il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da attendersi un sensi­bile
migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano
a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si
può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew,
Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna
1992, p. 41ss.).

                                         Se, al momento
dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro canto, nella
misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione
all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                               2.4.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso di causalità tra infortunio e danno sia possibile ma
non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.5.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

 

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un
effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Nel caso di specie, dalle tavole processuali emerge che
l’amministrazione ha fondato la decisione di porre fine alle prestazioni a
contare dal 1° agosto 2015, sul parere del proprio medico __________ (cfr. doc.
44, p. 4). 

 

                                         In effetti,
con apprezzamento del 18 giugno 2015, il dott. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica, ha dichiarato che la caduta dalla posizione eretta, priva
di energia cinetica elevata, ha comportato un peggioramento solo transitorio
dello stato anteriore del rachide, con lo status quo sine raggiunto a
distanza di 7 mesi dal trauma iniziale (cfr. doc. 30).

 

                                         Unitamente
alla propria impugnativa, la ricorrente ha prodotto un referto, datato 10
settembre 2015, della dott.ssa __________, spec. FMH in reumatologia. Il medico
curante specialista ha in particolare segnalato che, nel corso del mese di
aprile 2015, RI 1 aveva lamentato un dolore lancinante a livello
dell’articolazione sacroiliaca destra dopo una marcia di 4 chilometri.
Successivamente, i dolori erano localizzati alla regione peritrocanterica
destra con descrizione da parte dell’assicurata di uno scatto. La radiografia
del bacino e un’ecografia dell’anca destra non avevano evidenziato né displasia
né versamento, né tendiniti né borsiti, né ancora asimmetria dell’inserzione
dei muscoli gluteali sul grande trocantere. Ella ha quindi concluso trattarsi
certamente di uno scatto della facia lata, classico in talune morfologie
(cfr. doc. 51). 

 

                                         In data 3 maggio 2016,
l’assicurata è stata sottoposta a una RMN del bacino. Dal relativo referto
risulta la presenza di una “… leggera forma di miotendinite attorno alla
porzione posteriore del grande trocantere con interessamento della giunzione
miotendinea del gluteo medio destro ed il tratto ileo-tibiale adiacente.
Associata anche una lieve entesite a livello dell’inserzione postero-laterale
del tendine gluteo medio destro.” (doc. C 19).

 

                                         Con rapporto 21 luglio
2016, la dott.ssa __________, spec. FMH in fisiatria e riabilitazione, ha
refertato, all’esame clinico, una scoliosi lombare sinistra convessa, una
posteriorità delle apofisi trasverse delle vertebre lombari a destra, una
disfunzione e algia sacro-iliaca destra, un emibacino destro in anteriorità, un
astragalo destro in anteriorità, come pure una tendinite reattiva a livello del
medio gluteo e piriforme destro. 

                                         La specialista
privatamente consultata dalla ricorrente ha sostenuto che la “… torsione
sacrale e disfunzione astragalica destra probabilmente si sono venute a creare
durante il trauma – nell’impatto al suolo a livello del gluteo destro (dicembre
2014) – che ha causato disfunzioni strutturali nelle articolazioni sacro-iliaca
destra, del rachide lombare con contratture reattive dei muscoli del piano
pelvico e medio gluteo e piriforme, e dell’articolazione sotto-astragalica
destra.” (doc. B).

 

                                         Pendente causa, l’CO 1 ha
prodotto un apprezzamento del dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica e traumatologia, attivo presso il Centro __________ a (doc. XV 1). 

                                         Innanzitutto, questo sanitario
ha affermato di concordare con il dott. __________ in merito al
fatto che l’assicurata sia rimasta vittima di un trauma diretto a bassa
velocità, osservando al riguardo che, inizialmente, non erano stati refertati
“… ematomi o raccolte ma soltanto una sensibilità a livello del rachide
lombare, dopo impatto sul sacro.”. D’altro canto, egli ha sottolineato che la
RMN del 12 gennaio 2015 “… non ha mostrato un reperto compatibile con una
sofferenza radicolare, ma la presenza di una banale discopatia L5/S1con bulging
discale paramediano bilateralmente – predominante nella fattispecie a sinistra,
vuol dire del lato opposto ai disturbi – ma senza evidenza da ambo i lati di
conflitto tra il disco intervertebrale e le radici.”. 

                                         In queste
condizioni, in base alle conoscenze mediche attuali e all’assenza di altre
diagnosi, ci si sarebbe aspettata “… una risoluzione dei sintomi legati alla
caduta in qualche giorno o al massimo qualche settimana.”. Pertanto, in “…
assenza di peggioramento anche di uno stato preesistente (si veda ancora le
osservazioni sull’assenza di sostrato anatomico capace di spiegare le
lombosciatalgie non deficitarie apparse secondariamente), la definizione di uno
status quo sine dopo sei mesi era sicuramente più che giustificata.”.

                                         Per quanto concerne
le diagnosi ritenute dalla dott.ssa __________, il dott. __________ ha
precisato che, ad eccezione dell’ultima, le altre sono tipiche della medicina
manuale o dell’osteopatia e, soprattutto, che esse non trovano corrispondenza
nella medicina classica. In merito alla pretesa tendinite al gluteo medio,
il medico fiduciario ha fatto valere che tale diagnosi è stata posta dal
radiologo che eseguì la RMN del 3 maggio 2016, vista la “… presenza di una
formazione cistica (piccola erosione geodica) a livello dell’inserzione del
tendine gluteo medio.”. Egli ha inoltre spiegato che “si ritiene la diagnosi di
tendinite nel gluteo medio quando vi è una clinica corrispondente e soprattutto
quando ci sono segni di rottura parziale o di borsite a livello dell’inserzione
tendinea. Nella fattispecie, non vi è dalla signora RI 1, né lacerazione
tendinea, né borsite. La piccola cavità geodica descritta dal dott. __________,
corrisponde infatti ad una conformazione un po’ particolare del grande
trocantere, con persistenza di un solco periferico tra la parte alta e la parte
bassa della grande tuberosità femorale, corrispondente ad esiti di fusione dei
nuclei di crescita. La stessa immagine si trova anche a sinistra. Aggiungerò
che l’esame ecografico richiesto dalla dott.ssa __________ ha al contrario
concluso all’assenza d’argomenti per una tendinite nel gluteo medio.”. 

                                         Secondo il dott. __________,
che si tratti di una tendinite nel gluteo medio oppure (più probabilmente) di
una coxa saltans, “… esse non possono essere messe in nesso di causalità
naturale probabile con l’infortunio dell’otto di dicembre 2014, prima perché
sono patologia morbose e di norma non risultano da contusioni dirette,
dopodiché perché non vi è nozione di un qualsiasi trauma inizialmente a questo
livello e, finalmente, perché chiaramente i disturbi in sede peritrocanterica
destra sono apparsi in modo secondario, in seguito ad un lungo periodo con
sintomi non ben spiegabili su base anatomica.”. 

 

                               2.7.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista alcun dubbio, a proposito
della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo
l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei
diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli
assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei
medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra
questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le
certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         E’ infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV n. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.8.   Chiamato ora a pronunciarsi
nella concreta evenienza, il TCA ritiene che all’apprezzamento enunciato dai dottori
__________ e __________, entrambi specialisti proprio
nella materia che qui interessa, possa essere attribuita piena forza probante.

                                         In particolare, il dott. __________
ha infatti proceduto a un’analisi approfondita della fattispecie, spiegando in modo
puntuale i motivi per i quali, a suo avviso, occorre distanziarsi dalla
valutazione enunciata dalla dott.ssa __________. 

 

                                         Innanzitutto, va rilevato
che la diagnosi di anca a scatto (“coxa saltans”) - la cui presenza è
stata definita come probabile dal dott. __________ - era stata posta anche
dalla reumatologa dott.ssa Vuala nel suo referto datato 10 settembre 2015 (cfr.
doc. 51: “Il s’agit certainement d’un ressaut du facia lata qui
est classique dans certaines morphologies.” – il corsivo è del redattore). 

                                         La reumatologa appena
citata non si era però pronunciata in merito all’eziologia di tale patologia. Da
parte sua, il medico fiduciario dell’CO 1 ha invece precisato che l’anca a
scatto di norma non insorge a causa di una contusione diretta, che comunque,
nel caso concreto, non risulta che la regione in questione sia rimasta
coinvolta nella caduta del dicembre 2014 e che la relativa sintomatologia è
apparsa con un certo tempo di latenza (cfr. doc. XV 1, p. 7). 

                                         In proposito, questa Corte
osserva che l’affezione in discussione riguarda al massimo il 5% della
popolazione, in prevalenza la fascia di età tra i 15 e i 40 anni e più
frequentemente le donne rispetto agli uomini. Essa trae tipicamente origine da
un sovraccarico (“overuse”), con una maggiore incidenza in quelle
attività che implicano ripetute flessioni ed estensioni dell’anca (cfr.
www.physio-pedia.com/Snapping_Hip_Syndrome). 

                                         Inoltre, dalla pregressa
documentazione, in particolare dal rapporto 27 febbraio 2015 del dott. __________
(primo medico che ha avuto in cura la ricorrente) si evince che in effetti la
caduta ha interessato la regione sacrale e non quella peritrocanterica destra (cfr.
doc. 16: “chute dans l’escalier avec impact sur le sacrum” – il corsivo
è del redattore). Del resto, non è un caso se i primi accertamenti radiologici
hanno riguardato proprio il rachide (e il piede destro – cfr. doc. 9 e 10). 

                                         Infine,
dal referto della dott.ssa __________ emerge che i disturbi in sede
peritrocanterica sono insorti, al più presto, nel mese di aprile 2015 (cfr. doc.
51: “Au cours du mois d’avril 2015 elle a présenté une douleur brutale de la
sacroiliaque droite suite à une marche de 4 km qui a nécessité
l’hospitalisation aux urgences et un traitement par morphine et
anti-infiammatoires. Lorsque je l’ai revue, les douleurs siègeaient surtout
dans la région péritrochanterienne droite et la patiente décrivait un ressaut.”
– il corsivo è del redattore). 

 

                                         D’altro
canto, gli specialisti interpellati dall’amministrazione meritano di essere
seguiti anche nella misura in cui hanno sostenuto che il trauma vertebrale
subito dall’assicurata può avere solo temporaneamente aggravato lo stato
anteriore del rachide.

                                         Del resto, la loro tesi
si concilia con la dottrina medica dominante, secondo la quale, dopo traumi
quali contusioni o distorsioni alla colonna vertebrale, lo stato anteriore del
rachide può, di regola, considerarsi ristabilito trascorsi alcuni mesi a
contare dall'evento traumatico (3-4 mesi in caso di trauma alla regione lombare
e 6-9 mesi, al massimo un anno, in presenza di preesistenti alterazioni
degenerative - cfr. STFA U 250/06 del 17 luglio 2007, consid. 4.2), come se
l'infortunio non fosse mai sopraggiunto (cfr. Bär/Kiener, Traumatismes
vertébraux, in Informations médicales N. 67/décembre 1994, p. 45 ss.,
contributo in cui viene illustrata, con dovizia di riferimenti, la posizione
della dottrina medica dominante in materia appunto di traumi vertebrali; si
veda pure E. Morscher/G. Chapchal, Schäden des Stütz- und Bewegungsapparates
nach Unfällen: Wirbelsäule, in Versicherungsmedizin, Hrsg. E. Baur, U.
Nigst, Berna 1973; 3. Auflage 1985).

                                         Questa tesi dottrinale è
stata peraltro recepita dalla giurisprudenza. Quindi, secondo il Tribunale
federale, un aggravamento post-traumatico (senza lesione strutturale associata)
di uno stato degenerativo anteriore della colonna vertebrale, precedentemente
asintomatico, cessa di produrre i propri effetti trascorsi dai sei ai nove
mesi, al più tardi dopo un anno (cfr. SVR 2009 UV Nr. 1 p. 1; STF
8C_562/2010 del 3 agosto 2011 consid. 5.1, 8C_314/2011 del 12 luglio 2011
consid. 7.2.3, 8C_416/2010 del 29 novembre 2010 consid. 3.3 e 8C_679/2010 del
10 novembre 2010 consid. 3.3).

 

                                         In questo contesto, a
conferma del fatto che una semplice caduta dalla posizione eretta non è atta a
causare delle lesioni strutturali a livello del rachide, è utile richiamare le indicazioni
fornite dal dott. __________, spec. FMH in neurochirurgia, già Primario presso
il Reparto di neurochirurgia dell'Ospedale __________ di __________, in una
perizia da lui elaborata per conto di questa Corte nella causa 35.1998.78,
concernente un assicurato che era rimasto vittima, nel 1989 e nel 1997, di due
cadute dalle scale con contusione, segnatamente, del rachide lombo-sacrale. In
sintesi, secondo il perito giudiziario, traumi alla colonna vertebrale quali
quelli riportati dall’assicurato in occasione dei succitati due eventi
infortunistici, provocano tutt’al più delle lesioni alle parti molli ma non
sono idonei a causare né delle lesioni definitive alla colonna vertebrale, né
un aggravamento direzionale di preesistenti segni degenerativi dei dischi
intervertebrali.

 

                                         Nel caso di specie, l’CO
1 ha riconosciuto il proprio obbligo a prestazioni fino al 31 luglio 2015,
dunque per oltre sette mesi, ciò che appare conforme ai principi giurisprudenziali
appena citati. 

 

                                         Per quanto concerne il piede
destro, dove la dott.ssa __________ ha riscontrato una disfunzione
dell’astragalo (cfr. doc. B), se è vero che quella parte del corpo è rimasta
coinvolta nella caduta (in questo senso, si veda il certificato 27 febbraio
2015 del dott. __________ – doc. 16: “Contusion du pied droit”), è altrettanto
vero che l’esame radiologico effettuato il 12 dicembre 2014 non aveva evidenziato
anomalie né ossee né alle parti molli (cfr. doc. 10) e soprattutto che, nel
prosieguo (sino al consulto dell’aprile 2016 presso la fisiatra succitata), non
sono più stati refertati disturbi a quel livello (cfr. doc. 24 e doc. 51). 

 

                                         A proposito
dell’affermazione contenuta nello scritto 3 ottobre 2016 dell’insorgente,
secondo cui vi sarebbero ancora delle cure suscettibili di migliorare il suo
stato di salute, ragione per la quale l’assicurato non avrebbe potuto
sospendere le proprie prestazioni (cfr. doc. XVIII, p. 2), questo Tribunale si
limita a ricordare che il diritto alle cure sanitarie (così come quello a tutte
le altre prestazioni previste dalla legislazione sull’assicurazione contro gli
infortuni) presuppone necessariamente l’esistenza di un nesso di causalità,
naturale e adeguato, tra i disturbi e l’infortunio. 

 

                                         In esito alle
considerazioni che precedono, valutate le prove secondo il criterio della
verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), TCA ritiene dimostrato che, a far tempo dal 1° agosto 2015, i
disturbi lamentati dall’insorgente non costituivano più una conseguenza
naturale dell’infortunio del mese di dicembre 2014. 

 

                                         Di conseguenza, l’CO 1 era
legittimato a porre fine alle proprie prestazioni a partire da quella data. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti