# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 974956be-4dca-5e85-b943-b1338975c1c1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-04-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.04.2020 D-1924/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1924-2018_2020-04-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1924/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  a p r i l e  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Esther Marti, 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato (…), 

Sri Lanka,   

rappresentato dal signor Rosario Mastrosimone,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; decisione della SEM del  

1° marzo 2018 / N (…). 

 

 

 

D-1924/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il (…) novembre 2015, l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in 

Svizzera (cfr. atto A2/2), dopo che la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) aveva respinto in data (…) una richiesta di estensione di 

autorizzazione d’entrata in Svizzera formulata per lui da parte del padre – 

quest’ultimo riconosciuto quale rifugiato con concessione dell’asilo in Sviz-

zera con decisione dell’autorità inferiore del (…) (cfr. dossier SEM N […]) 

– così come concesso già alla madre ed alla sorella (cfr. atto A1/3). Queste 

ultime sono in seguito state ammesse, nello statuto di rifugiato del marito 

rispettivamente padre, ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 LAsi (cfr. dossier SEM N 

[…]; decisione della SEM del […]; cfr. anche atto A5/4). 

B.  

Durante l’audizione sulle generalità tenutasi il (…) dicembre 2015 (cfr. atto 

A8/11, di seguito: verbale 1), il richiedente asilo ha segnatamente riferito di 

essere di nazionalità srilankese, di etnia tamil, con ultimo domicilio a  

B._______, nel distretto di C._______, Provincia (…). In tale luogo avrebbe 

vissuto da un amico dal (…) sino al suo espatrio avvenuto il (…) otto-

bre 2015, mentre che in precedenza avrebbe abitato con la sua famiglia 

nucleare a D._______, sempre nel distretto di C._______. Il padre sarebbe 

espatriato dallo Sri Lanka circa nell’(…) o (…) 2005, mentre la madre e la 

sorella lo avrebbero seguito in Svizzera nel (…) 2015. Egli avrebbe lasciato 

il suo Paese d’origine a causa delle ricerche del padre perpetrate da inve-

stigatori del governo, che si sarebbero recati presso una conoscente, non-

ché per raggiungere i suoi famigliari – padre, madre e sorella – presenti in 

Svizzera. A lui personalmente non sarebbe mai occorsa alcuna problema-

tica né con le autorità del suo Paese d’origine, non essendo in particolare 

mai stato ricercato dalle stesse, né con terze persone. Non avrebbe inoltre 

alcun membro della sua famiglia che farebbe parte delle LTTE (acronimo 

per “Liberation Tigers of Tamil Eelam”), non sapendo in particolar modo se 

il padre facesse parte delle stesse, in quanto sarebbe partito quando lui 

era molto giovane. Ha altresì dichiarato di essere espatriato legalmente, 

con il suo passaporto e senza alcun visto – ottenuto personalmente presso 

le competenti autorità nel (…) del (…) – partendo dall’aeroporto di 

E._______ e recandosi dapprima a F._______ (in G._______), per poi pro-

seguire verso la H._______ e la I._______ (cfr. verbale 1, p.to 1.08 segg., 

pag. 3 segg.).  

D-1924/2018 

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A supporto della sua domanda d’asilo, il richiedente ha prodotto la sua 

carta d’identità originale (cfr. verbale 1, p.ti 4.01 e 4.03, pag. 6 e atti A18/16, 

D3 segg., pag. 2 seg. e A19). 

C.  

Nel corso dell’audizione sui motivi d’asilo del (…) marzo 2016 (cfr. atto 

A18/16, di seguito: verbale 2), l’interessato ha dichiarato, per quanto qui di 

rilievo, che dopo la partenza del padre, egli sarebbe stato spesso interro-

gato da appartenenti al CID (acronimo in inglese per “Criminal Investigation 

Departement”) in merito ai suoi eventuali contatti con il padre, il quale sa-

rebbe stato membro delle LTTE, e se sapesse dove egli risiedesse. In 

un’occasione, sarebbe pure stato condotto in un campo a J._______ da 

membri del CID, per essere interrogato sul conto del padre e se egli for-

nisse delle informazioni. In tale frangente, la madre sarebbe venuta al 

campo, e lo avrebbero lasciato partire con la medesima. L’ultima visita de-

gli affiliati del CID a casa sua, sarebbe occorsa nel (…) dell’anno 2015, 

mentre egli non si trovava al domicilio, e la madre gli avrebbe riportato che 

questi ultimi avrebbero affermato che se egli fosse rientrato a casa, 

avrebbe dovuto presentarsi al loro campo. A tale ingiunzione lui però non 

avrebbe dato alcun seguito, in quanto avrebbe avuto timore di essere mal-

menato dai medesimi. Dopo la partenza della madre e della sorella dallo 

Sri Lanka, temendo di restare solo in casa visti i frequenti interrogatori da 

parte degli appartenenti al CID, lui si sarebbe trasferito da una cugina a 

K._______. Anche lì però, mentre egli era assente, la cugina gli avrebbe 

riportato che degli affiliati del CID sarebbero passati a casa sua per cer-

carlo. Pertanto, egli sarebbe partito immantinente da un amico, ove sa-

rebbe rimasto sino alla sua partenza dal Paese d’origine. Egli ha infine 

espresso il timore di ritornare in patria, in quanto se i membri del CID lo 

arrestassero a causa delle problematiche che avrebbe riscontrato il padre 

in Sri Lanka, potrebbe subire dei maltrattamenti da parte loro (cfr. verbale 

2, D131, pag. 12). 

D.  

Con decisione del 1° marzo 2018, notificata al più presto il 2 marzo 2018 

(cfr. risultanze processuali), la Segreteria di Stato non ha riconosciuto la 

qualità di rifugiato all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pro-

nunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera nonché l’esecuzione 

dello stesso provvedimento, siccome ammissibile, ragionevolmente esigi-

bile e possibile. 

E.  

Per il tramite del ricorso datato 3 aprile 2018 (cfr. risultanze processuali), il 

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Pagina 4 

ricorrente è insorto avverso la suddetta decisione al Tribunale amministra-

tivo federale (di seguito: il Tribunale). Egli, in via principale, ha concluso 

alla restituzione degli atti di causa all’autorità inferiore per un nuovo esame 

in merito al riconoscimento della qualità di rifugiato. In primo subordine, ha 

postulato la concessione dell’ammissione provvisoria, mentre che, in se-

condo subordine, che gli atti siano restituiti alla SEM per un nuovo esame 

inerente gli ostacoli all’esecuzione del suo allontanamento. Infine, egli ha 

presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso di concedergli 

l’esenzione dal pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo, 

il tutto con protesta di spese e ripetibili. 

F.  

Con decisione incidentale del 15 gennaio 2019, il Tribunale ha autorizzato 

il ricorrente a soggiornare in Svizzera sino a conclusione della procedura 

ed ha respinto la sua istanza d’assistenza giudiziaria, parimenti invitandolo 

a versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presumibili spese pro-

cessuali, entro il 30 gennaio 2019 (cfr. risultanze processuali). Il ricorrente 

ha versato tempestivamente l’anticipo richiesto in data 29 gennaio 2019 

(cfr. risultanze processuali). 

G.  

Con missiva dell’11 marzo 2019, il rappresentante legale del ricorrente ha 

prodotto uno scritto datato (…), in lingua inglese e firmato dal sedicente 

(…) L._______ (di seguito: doc. 1). A mente del mandatario dell’insorgente, 

lo stesso documento riporterebbe i fatti narrati dal ricorrente e si evince-

rebbe che l’incolumità dell’interessato non sarebbe assicurata in patria. 

Pertanto, ha confermato le conclusioni esposte dal suo assistito con il gra-

vame. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-

torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal 

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Pagina 5 

1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019 la legge federale sugli stranieri 

del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-

minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). 

Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati 

nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4) sono rimasti invariati dalla LStr 

alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denominazione. 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). 

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto  

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a  

cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

 

 

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4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). Sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi).  

4.2 Chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di rifugiato è resa 

verosimile quando l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che, 

su punti importanti, sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

5.  

5.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore ritiene in primo luogo che 

il ricorrente non abbia reso verosimile di essere stato ricercato dalle auto-

rità srilankesi in ragione delle attività del padre. Questo in quanto le sue 

allegazioni in merito, risulterebbero superficiali e poco concrete, in partico-

lare per quanto attiene le supposte visite dei membri del CID nel 2015. 

Inoltre il suo soggiorno presso la cugina, sarebbe stato allegato soltanto 

nel corso della seconda audizione, non avendo invece alcun riscontro nella 

precedente, e senza che egli abbia fornito alcuna spiegazione in merito alla 

tardività di tale asserto. Anche il comportamento da lui tenuto a seguito 

della visita degli uomini del CID a casa della cugina, non sarebbe compa-

tibile con quello di una persona ricercata dalle autorità, come pure queste 

ultime avrebbero avuto il tempo ed i mezzi necessari per trovarlo negli anni 

antecedenti il suo espatrio. In secondo luogo, la SEM ha rilevato che non 

vi sarebbero dei fattori di rischio pregressi alla partenza del richiedente dal 

Paese d’origine, né dagli atti emergerebbero degli indizi contrari, atti a de-

durre che, in caso di un suo ritorno in Sri Lanka, egli potrebbe attirare l’at-

tenzione delle autorità di tale Stato e subire pertanto delle persecuzioni 

rilevanti ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

5.2 Nel suo gravame, il ricorrente avversa le predette conclusioni della 

SEM. Innanzitutto, egli disquisisce in merito alle presunte incongruenze ri-

levate nelle sue allegazioni. Circa la mancanza di dettagli nell’esposizione 

delle visite dei membri del CID, le stesse deriverebbero dal fatto che egli, 

durante buona parte delle medesime, fosse ancora (…), mentre che du-

rante la visita presso il domicilio della cugina lui non sarebbe invece stato 

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presente, ed avrebbe pertanto riportato quanto riferitogli dalla parente in 

merito. Tali elementi, poiché spesso appresi indirettamente, non dovreb-

bero, a mente sua, esplicare delle conseguenze decisive sul convinci-

mento dell’autorità in punto alla verosimiglianza delle sue asserzioni, e 

questo anche poiché esisterebbero dei motivi oggettivi che farebbero rite-

nere plausibile che lui possa essere preso di mira da parte delle autorità, 

in particolare a causa del profilo del padre. Per quanto attiene invece la 

tardiva indicazione del soggiorno presso la cugina, anche se non risulte-

rebbe a verbale, l’insorgente afferma che egli lo avrebbe menzionato du-

rante le audizioni, e non si potrebbe escludere che si sia trattato di un di-

sguido durante la verbalizzazione o di una mera distrazione da parte sua. 

Proseguendo nell’analisi, il ricorrente ritiene che circa la supposta discre-

panza inerente la sua richiesta di rilascio del passaporto, seppure egli lo 

abbia spiegato con la presenza di un amico in sede di audizione, se si rite-

nesse tale aspetto decisivo, sarebbe necessario un ulteriore approfondi-

mento in merito da parte dell’autorità di prime cure, ciò che non sarebbe 

invece stato fatto, a torto, nel corso d’audizione. Il richiedente ritiene poi 

che la sua domanda d’asilo sarebbe stata presentata essenzialmente a 

causa del timore di persecuzioni riflesse che egli nutrirebbe in ragione del 

ruolo ricoperto dal padre in seno alle LTTE. Anche citando la  

giurisprudenza del Tribunale esposta nella sentenza E-1866/2015 del  

15 giugno (recte: luglio) 2016, a causa del profilo della sua famiglia, e visto 

il contesto plausibile e verosimile raccontato dall’interessato di continue ri-

cerche del padre da parte delle autorità, a mente del ricorrente egli sarebbe 

esposto ad un rischio di persecuzioni rilevanti ex art. 3 LAsi. A fronte di tali 

elementi, gli atti andrebbero restituiti alla SEM per una nuova valutazione 

dei fattori di rischio specifici attinenti l’insorgente e segnatamente in merito 

al ruolo ricoperto dal padre nelle LTTE ed al rischio che l’interessato sia 

esposto a delle persecuzioni riflesse, anche a causa del suo ormai lungo 

soggiorno all’estero. 

6.  

Il Tribunale ritiene che il ricorrente non ha presentato argomenti o prove 

suscettibili di giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui 

all’impugnata decisione. Le sue allegazioni decisive in materia d’asilo si 

esauriscono infatti in affermazioni contraddittorie, inconsistenti ed illogiche, 

non corroborate da alcun elemento di prova significativo. 

6.1 A titolo esemplificativo, egli ha rilasciato delle dichiarazioni incongruenti 

nelle due audizioni circa i motivi determinanti il suo espatrio. Dapprima egli 

ha invero affermato che a lui personalmente non sarebbe mai successo 

alcunché, non essendo mai stato ricercato dalle autorità srilankesi, né 

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avendo avuto alcuna problematica con le stesse, essendo partito dal suo 

Paese d’origine in quanto degli investigatori del governo si sarebbero recati 

da una conoscente chiedendo di suo padre (cfr. verbale 1, p.to 7.01 segg., 

pag. 7). Nel corso della seconda audizione, ha invece sostenuto una ver-

sione molto differente di tali eventi, asserendo che anche lui sarebbe stato 

interrogato da membri del CID svariate volte sul conto del padre, in un’oc-

casione sarebbe stato condotto dagli stessi nel loro campo per essere que-

stionato, nonché sarebbero andati alla sua ricerca sia nell’(…) del 2015, al 

suo domicilio a M._______, che presso la cugina nel (…) del 2015 (cfr. 

verbale 2, D106 segg., pag. 10 segg.). Inoltre, sempre durante la predetta 

audizione, egli ha esposto che il genitore sarebbe stato membro delle 

LTTE, e che tale notizia l’avrebbe appresa dalla madre allorché era ancora 

piccolo (cfr. verbale 2, D102 seg., pag. 10 e D135 segg., pag. 12). Tale 

asserzione, risulta però in modo lampante dissonante rispetto a quanto 

narrato nel corso della prima audizione, ove l’insorgente non aveva alcuna 

certezza in ordine all’appartenenza del padre alle LTTE. Le spiegazioni che 

egli ha fornito per motivare tali importanti dissonanze su degli elementi de-

terminanti per il suo espatrio (cfr. verbale 2, D151 segg., pag. 14), per la 

loro inconsistenza, appaiono puramente interlocutorie e non risultano in al-

cun modo convincenti ed esplicative. Tuttavia, vi sono ulteriori contraddi-

zioni che minano nel loro complesso la veridicità delle dichiarazioni espo-

ste dal ricorrente. Invero, se dapprima egli riferisce che avrebbe mutato il 

suo domicilio recandosi presso la cugina a K._______, a seguito della par-

tenza della madre dallo Sri Lanka – che sarebbe avvenuto nell’(…) del 

2015 –, poiché avrebbe avuto paura di rimanere solo in casa a causa dei 

continui interrogatori da parte dei membri del CID (cfr. verbale 2, D106 

segg., pag. 10). In seguito, quando l’incaricato della SEM ha iniziato a por-

gli dei quesiti più precisi in merito al numero ed alle modalità di tali visite, 

egli ha iniziato a modificare i precedenti asserti, affermando dapprima che 

egli non si sarebbe mai trovato in casa durante le ultime incursioni degli 

uomini del CID, per concludere infine che l’ultima visita alla quale egli sa-

rebbe stato personalmente presente, risalirebbe addirittura a quando lui 

frequentava il (…) anno scolastico, ovvero al periodo degli anni 2009-2010 

(cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4; verbale 2, D40 segg., pag. 5 e D118 

segg., pag. 11 seg.). Altresì incoerenti appaiono alcune sue dichiarazioni 

in merito allo svolgimento del suo viaggio d’espatrio. Se in primo luogo egli 

ha affermato di essere partito da B._______ per recarsi a E._______ in 

autobus (cfr. verbale 1, p.to 5.02, pag. 6), in secondo luogo invece ha mo-

dificato tale asserzione, narrando invece di essersi recato all’aeroporto con 

un Van ed accompagnato dall’amico N._______ nonché dall’autista del 

mezzo (cfr. verbale 1, D63, pag. 7). Inoltre, se dapprima egli ha sostenuto 

che sarebbe espatriato via aerea legalmente, con il suo passaporto e 

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senza alcun visto, non essendo necessario dato che atterrava a F._______ 

(cfr. verbale 1, p.to 5.01, pag. 6), nonché non avrebbe mai richiesto né ot-

tenuto nessun visto (cfr. verbale 1, p.to 2.05, pag. 5), sorprendentemente 

egli invece ha sostanzialmente modificato tali asserti nel corso della suc-

cessiva audizione, dichiarando di essere partito per l’G._______ con un 

passaporto recante un visa turistico (cfr. verbale 2, D68, pag. 7). Interro-

gato anche in merito a tale discrepanza, oltreché allegare tutt’altro rispetto 

a quanto presente nel primo verbale sulle generalità che gli è stato riletto e 

che egli ha pure sottoscritto, ovvero che egli avrebbe spiegato durante tale 

audizione di aver ottenuto un visa all’aeroporto di F._______ contro paga-

mento da parte del passatore (cfr. verbale 2, D150, pag. 13), tale asser-

zione risulta pure incoerente con quanto precedentemente addotto. Invero 

con tale motivazione egli fornisce una terza versione del contenuto del pas-

saporto con il quale sarebbe espatriato, ovvero il visa sarebbe stato otte-

nuto in un secondo tempo, all’arrivo all’aeroporto di F._______, e non in-

vece prima della sua partenza dallo Sri Lanka, come asserito precedente-

mente (cfr. verbale 2, D68, pag. 7). 

6.2 Diverse dichiarazioni esposte dall’interessato risultano parimenti 

troppo generiche ed insussistenti per dare l’impressione che egli abbia vis-

suto realmente i fatti narrati. A titolo d’esempio, egli è sempre stato molto 

vago sia riguardo alle incursioni al domicilio che avrebbero effettuato gli 

uomini del CID, riferendo unicamente che gli avrebbero posto dei quesiti in 

merito al padre, ma senza fornire ulteriori dettagli sostanziali (cfr. verbale 

2, D106 segg., pag. 10), in particolare riguardo alle attività che avrebbe 

esercitato il padre in seno alle LTTE (cfr. verbale 2, D102 segg., pag. 10 e 

D132 segg., pag. 12). Anche riguardo all’unica volta che egli sarebbe stato 

condotto dagli investigatori del governo nel loro campo di J._______ per 

essere interrogato, malgrado i quesiti puntuali posti dal funzionario della 

SEM, il ricorrente non ha dimostrato maggiore concretezza nelle sue as-

serzioni. Invero, oltreché non ricordarsi la data di quando sarebbe avvenuto 

tale evento, egli ha unicamente riferito che lo avrebbero interrogato in me-

rito agli eventuali contatti che intratteneva con il padre e se fosse lui che 

dava delle informazioni, senza tuttavia aggiungere alcuna ulteriore infor-

mazione sostanziale, segnatamente in merito allo svolgimento della sua 

presa in custodia da parte degli affiliati al CID e di come si sarebbe effetti-

vamente svolto l’interrogatorio, a parte narrare che la madre sarebbe ve-

nuta a prenderlo ed i membri del CID lo avrebbero lasciato partire (cfr. ver-

bale 2, D109 segg., pag. 10 seg.).  

6.3 Per di più, il comportamento tenuto dal ricorrente a seguito delle sup-

poste ricerche da parte dei membri del CID, non risulta conforme con il 

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timore che egli ha dichiarato di nutrire nei confronti degli stessi (cfr. verbale 

2, D131, pag. 12) ed incompatibile con quello di una persona che è ricer-

cata da parte delle autorità srilankesi, come a giusta ragione sostenuto 

dalla SEM nella decisione impugnata. Egli invero avrebbe continuato a 

svolgere la sua vita quotidiana senza apparenti mutamenti significativi, 

dapprima recandosi a scuola (cfr. verbale 2, D40 segg., pag. 5 e D140, 

pag. 13), ed in seguito svolgendo la sua attività lavorativa sino all’espatrio 

(cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4; verbale 2, D47 segg., pag. 5 seg. e 

D125, pag. 11), come pure andando a richiedere personalmente un passa-

porto prima della sua partenza (cfr. verbale 1, p.to 4.02, pag. 6; verbale 2, 

D10, pag. 3), o ancora occupandosi tranquillamente del giardino assieme 

al marito della cugina (cfr. verbale 2, D122, pag. 11). Interrogato anche in 

merito a tale comportamento incongruente, il ricorrente non ha saputo for-

nire alcuna spiegazione plausibile, anzi dimostrandosi nelle sue allegazioni 

nuovamente incoerente, asserendo che spesso avrebbe dormito presso 

degli amici o delle conoscenze (cfr. verbale 2, D141 seg., pag. 13). Anche 

il fatto che egli si sarebbe recato con un amico per richiedere il suo passa-

porto (cfr. verbale 2, D146 segg., pag. 13), non appare essere esplicativa 

dell’incompatibilità dimostrata tramite il suo comportamento con delle ricer-

che frequenti da parte delle autorità nei suoi confronti. 

6.4 Alla luce di quanto sopra considerato, come a ragione sostenuto nella 

decisione avversata dall’autorità inferiore, il ricorrente non ha reso verosi-

mili i suoi motivi di protezione. Le allegazioni generiche e per lo più interlo-

cutorie contenute nel gravame per spiegare le incongruenze ed illogicità 

rilevate dalla SEM, non sono atte a modificare tale conclusione. Neppure il 

mezzo di prova presentato dall’insorgente con lo scritto dell’11 marzo 2019 

(sub doc. 1), risulta essere dimostrativo della credibilità delle sue asser-

zioni. Invero, oltreché contenere delle allegazioni di parte non supportate 

da alcun elemento o mezzo probatorio, lo scritto del (…) (sub doc. 1) con-

tiene pure delle informazioni discrepanti rispetto a quanto sostenuto dall’in-

sorgente in corso di procedura, ovvero che egli sarebbe stato prelevato 

una volta da persone sconosciute ed in seguito rilasciato dopo essere stato 

torturato, o ancora che la madre e la sorella avrebbero lasciato lo Sri Lanka 

dopo che il marito di una zia sarebbe stato ucciso dall’esercito srilankese. 

7.  

7.1 Resta tuttavia ancora da esaminare se il ricorrente abbia un timore og-

gettivamente fondato di essere esposto, in caso di un suo ritorno in Sri 

Lanka, a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Questo, in ragione del 

trascorso del padre come pure dello statuto che la sua famiglia nucleare 

avrebbe in Svizzera, nonché per il fatto che l’interessato sarebbe ormai 

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assente da molto tempo dalla patria, come egli sostiene nel suo ricorso, 

combinati eventualmente con altri fattori di rischio (cfr. sentenza del Tribu-

nale E-1866/2015 del 15 luglio 2016 consid. 8.4 e 8.5 [pubblicata quale 

sentenza di riferimento]), di modo che si giustificherebbe di riconoscergli la 

qualità di rifugiato. 

7.2 Nel caso di specie, malgrado i cambiamenti politici recenti intervenuti 

in Sri Lanka, il ricorrente non appare essere una persona suscettibile di 

essere considerata dalle autorità srilankesi, come dotata di una volontà e 

di una capacità di ravvivare il conflitto etnico nel suo Paese (cfr. sentenza 

di riferimento del Tribunale precitata, in particolare consid. 8.5.3; cfr. anche 

tra le altre le sentenze del Tribunale D-488/2019 del 25 marzo 2020  

consid. 4, E-6653/2018 del 20 marzo 2020 consid. 4). In Sri Lanka egli in-

vero non è mai stato registrato o riconosciuto quale affiliato alle LTTE, e 

salvo supposizioni di legami da parte del padre nel predetto gruppo, che 

non risultano da parte sua in alcun modo concretizzati ed in relazione al 

suo timore di incorrere in persecuzioni per questo motivo da parte delle 

autorità srilankesi – visto anche quanto già sopra ritenuto inverosimile –, 

non vi sono altri famigliari stretti che abbiano avuto qualsivoglia legame 

con le LTTE (cfr. verbale 1, p.to 7.02, pag. 7; verbale 2, D102 segg., 

pag. 10). Secondo la giurisprudenza summenzionata, un tale profilo è tut-

tavia esatto per ritenere un fondato timore di persecuzione futura in caso 

di ritorno in Sri Lanka, la sola esistenza di sospetti da parte delle autorità 

srilankesi, fondati o meno, di legame attuale o passato con le LTTE non 

risulta invece sufficiente (cfr. sentenza di riferimento precitata,  

consid. 8.5.3). In tal senso, la mera supposizione dichiarata nel corso della 

procedura di prima istanza (cfr. verbale 2, D131, pag. 12) e nel gravame 

dal ricorrente, di subire in caso di rientro in patria dei pregiudizi da parte 

della autorità governative srilankesi a causa del presunto trascorso del pa-

dre nelle LTTE, non risulta un elemento sufficiente per riconoscergli un tale 

profilo di rischio. Inoltre egli non ha mai riscontrato alcuna problematica – 

a parte quanto già precedentemente ritenuto inverosimile (cfr. supra  

consid. 6) – con le autorità o con terze persone nel suo paese d’origine, 

segnatamente non avendo mai esercitato alcuna attività politica (cfr. ver-

bale 1, p.to 7.02, pag. 7; verbale 2, D99 segg., pag. 10). L’interessato non 

si può prevalere neppure di un rischio reale e concreto di persecuzione 

riflessa dall’evenienza dei suoi famigliari in Svizzera, avendo il padre otte-

nuto lo statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo a titolo originario, men-

tre che la madre e la sorella li hanno ottenuti a titolo derivato ai sensi 

dell’art. 51 cpv. 1 LAsi (cfr. dossier SEM N […]). Invero, visto quanto già 

sopra ritenuto inverosimile, egli non è riuscito a rendere credibile di essere 

entrato in modo specifico nel mirino delle autorità srilankesi in ragione delle 

D-1924/2018 

Pagina 12 

problematiche riscontrate dal padre, o a causa della fuga di quest’ultimo, 

intervenuta, secondo le dichiarazioni dell’interessato già nel (…) o (…) 

dell’anno 2005 (cfr. verbale 1, p.to 2.01, pag. 4), quindi ben precedente-

mente la sua partenza dallo Sri Lanka. Inoltre non risulta che i suoi fami-

gliari siano stati ricercati al loro domicilio neppure dopo la sua partenza, 

ritenendo peraltro che le allegazioni di ricerche da parte di persone scono-

sciute presso le case dei suoi parenti e dei suoi conoscenti contenute nello 

scritto del (…) (sub doc. 1) – visto che le ricerche del ricorrente già quando 

egli si trovava nel suo Paese d’origine, sono state ritenute inverosimili – 

non siano in alcun modo provate o sostenute da elementi credibili. Altresì, 

il solo fatto, in quanto tamil, di aver depositato una domanda d’asilo in Sviz-

zera, preso a sé stante, non espone il ricorrente a dei trattamenti proscritti 

dalle disposizioni internazionali in caso di un suo ritorno in Sri Lanka (cfr. 

sentenza della CorteEDU, R.J. contro Francia del 19 settembre 2013, 

10466/11, §§ 37 e 39; cfr. anche sentenza di riferimento succitata, consid. 8 

e 9; DTAF 2011/24 consid. 8.4 e 10.4). Neppure le sole evenienze di aver 

lasciato il suo paese d’origine, di aver introdotto una domanda d’asilo 

all’estero, come pure della durata del suo soggiorno all’estero, della prove-

nienza dalla Provincia (…) e di avere (…) anni d’età (cfr. sentenza di riferi-

mento succitata, consid. 9.2.4), non costituiscono degli elementi sufficienti, 

presi a sé stanti o sommati – anche con gli elementi di rischio succitati –, 

per destare i sospetti delle autorità srilankesi. Tali fattori, confermano tutt’al 

più che egli possa essere interrogato dalle autorità srilankesi al suo ritorno, 

ma non sono atti a fondare un timore oggettivo di rappresaglie da parte 

delle stesse (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 preci-

tata consid. 9.2.2 segg.; cfr. anche la sentenza del Tribunale E-4703/2017 

e E-4705/2017 del 25 ottobre 2017 [sentenza in parte pubblicata in 

DTAF 2017 VI/6] consid. 4.4 e 4.5). Per quanto concerne poi il fatto che 

egli non sia più munito di un passaporto nazionale, egli potrebbe essere 

sanzionato dalle autorità del suo Paese d’origine con una multa da 50’000 

a 100’000 rupie, ma tale sanzione non può essere considerata come un 

serio pregiudizio ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza di riferimento 

E-1866/2015 precitata consid. 8.4.4).  

Infine, non vi sono ulteriori elementi all’incarto che rendano verosimile che 

egli possa attirare l’attenzione delle autorità srilankesi a causa dell’attuale 

contesto politico e di sicurezza del Paese in questione e che debba per-

tanto temere di subire delle persecuzioni rilevanti in materia d’asilo. Segna-

tamente, non v’è all’ora attuale alcun motivo per ritenere che il cambia-

mento di potere in Sri Lanka abbia comportato un rischio di persecuzione 

collettiva di interi gruppi di persone. Per il resto, la situazione conflittuale 

D-1924/2018 

Pagina 13 

tra (…) e le autorità srilankesi si è nel frattempo normalizzata. Nel con-

tempo hanno inoltre fatto ritorno in patria liberamente o coattivamente, dei 

richiedenti l’asilo, senza che fossero interrogati all’aeroporto di E._______ 

in merito a conoscenti o abbiano riscontrato qualsivoglia problematica una 

volta rientrati al proprio domicilio (cfr. in tal senso anche le sentenze del 

Tribunale D-1466/2020 del 23 marzo 2020 consid. 5.5 e E-1156/2020 del 

20 marzo 2020 consid. 6.2). 

8.  

Visto quanto precede, sulla questione del riconoscimento della qualità di 

rifugiato e della concessione dell’asilo, il ricorso è respinto e la decisione 

avversata è confermata. 

9.  

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’Ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; DTAF 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è 

pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

10.  

10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-

namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

10.2 Visto quanto già sopra considerato (cfr. consid. 6–8), il ricorrente non 

ha reso verosimile che in caso di un suo ritorno nel Paese d’origine, egli 

sarebbe esposto a dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, il 

principio del divieto di respingimento espresso all’art. 5 LAsi non trova ap-

plicazione in specie. Inoltre, per le stesse ragioni succitate, ed a differenza 

di quanto sostenuto nel gravame in proposito, egli non è stato in grado di 

stabilire di avere un profilo che possa interessare in modo particolare le 

autorità srilankesi al suo ritorno. Non si scorge neppure nel suo caso l’esi-

stenza di elementi seri ed avverati che fondino un rischio reale e  

concreto di essere sottoposto ad un trattamento proscritto ai sensi  

dell’art. 3 CEDU o dell’art. 3 della Convenzione del 10 dicembre 1984 con-

tro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105) in caso di un suo ritorno nel Paese d’origine. 

L’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente risulta pertanto ammissi-

bile ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi. 

D-1924/2018 

Pagina 14 

10.3  

10.3.1 In ordine all’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, il ricor-

rente nel suo gravame, a differenza di quanto sostenuto nella decisione 

impugnata dall’autorità inferiore circa il fatto che non esisterebbero degli 

ostacoli al suo allontanamento, ritiene che la SEM non abbia chiarito suffi-

cientemente se egli disponga di una certezza di un alloggio, così come 

delle sue effettive possibilità di reintegrazione in patria, citando a supporto 

nuovamente la sentenza di riferimento del Tribunale E-1866/2015 già men-

zionata.  

10.3.2 In merito, si constata dapprima come il Tribunale abbia da ultimo 

analizzato la situazione vigente in Sri Lanka rispetto al quesito inerente 

l’esigibilità dell’esecuzione di richiedenti l’asilo respinti, in particolare di  

etnia tamil, nella sentenza di riferimento E-1866/2015 già citata (cfr. ibidem,  

consid. 13.2–13.4), la quale risulta tutt’ora attuale, malgrado gli avvicenda-

menti politici e sociali intervenuti recentemente e già sopra considerati (cfr. 

supra consid. 7.2). Nella predetta sentenza il Tribunale ha in particolare 

stabilito che l’esecuzione dell’allontanamento verso la Provincia (…) (ad 

esclusione però della regione del Vanni secondo la definizione contenuta 

nella DTAF 2011/24 consid. 13.2.2.1, questione lasciata aperta ed esplici-

tata in seguito nella sentenza di riferimento D-3619/2016 del  

16 ottobre 2017 consid. 9.4.2–9.4.3 e 9.5, in particolare consid. 9.5.9) dello 

Sri Lanka – in casu distretto di C._______ – è ragionevolmente esigibile se 

sono adempiuti i criteri individuali di esigibilità. Segnatamente deve sussi-

stere l’esistenza di una sufficiente rete familiare e sociale che possa sup-

portare il richiedente, così come di prospettive sicure che permettano di 

assicurargli un reddito minimo ed un’abitazione (cfr. ibidem, con-

sid. 13.3.3). 

10.3.3 Nel caso in disamina, al contrario di quanto sostenuto nel ricorso 

dall’insorgente, le condizioni precitate sono adempiute. Invero il ricorrente, 

giovane ed in buona salute – non essendo ravvisabili agli atti di causa dei 

problemi medici che sarebbero ostativi al suo rinvio, avendo in particolare 

l’interessato asserito di godere di buona salute (cfr. verbale 1, p.to 8.02, 

pag. 7 seg.) –, dispone di una buona formazione scolastica e professionale 

quale (…) ed (…) (cfr. verbale 2, D40 segg., pag. 5) e può vantare di 

un’esperienza professionale di diversi anni quale (…) insieme all’amico 

N._______ (cfr. verbale 1, p.to 1.17.05, pag. 4 e verbale 2, D47 seg., pag. 5 

seg.), che potranno essergli utili per il suo reinserimento. Tra l’altro quanto 

guadagnava dalla sua attività lavorativa, risultava sufficiente per la sua sus-

sistenza, come da egli stesso confermato (cfr. verbale 2, D91 seg., pag. 9). 

Egli dispone inoltre di un’ampia rete famigliare – segnatamente di diversi 

D-1924/2018 

Pagina 15 

zie e zii tutt’ora in Sri Lanka, tutti viventi nel distretto di C._______ (cfr. 

verbale 2, D52 segg., pag. 6) come pure una cugina a K._______, sempre 

nel distretto di C._______ (cfr. verbale 2, D28 segg., pag. 4) – nonché di 

diversi amici, che l’avrebbero aiutato ed alloggiato anche in passato (cfr. 

verbale 2, D28 segg., pag. 4 seg.; D49 segg., pag. 5 seg.; D142 seg., 

pag. 13), che potranno sostenerlo, in caso di necessità, per i suoi bisogni 

primari ed il suo riadattamento in patria. Su tali presupposti, l’esecuzione 

dell’allontanamento del ricorrente è pure da ritenersi ragionevolmente esi-

gibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione con l’art. 44 LAsi). Altresì, la censura 

sollevata in subordine nel gravame inerente il presunto accertamento ine-

satto ed incompleto dei fatti determinanti da parte della SEM sul punto in 

questione dell’esigibilità dell’allontanamento, risulta pure da disattendere. 

Invero l’autorità inferiore ha citato gli elementi corretti, pertinenti e completi 

per l’apprezzamento degli ostacoli all’allontanamento del ricorrente nella 

decisione impugnata (cfr. punto III/2, pag. 4 seg.) e non risulta pertanto ne-

cessario procedere con ulteriori complementi istruttori come suggerito 

dall’insorgente nel ricorso. 

10.4 In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento risulta pure possi-

bile. Al momento attuale infatti, a parte un’eventuale maggiore difficoltà tec-

nica ed amministrativa di organizzazione del viaggio di rimpatrio dovuta 

alla pandemia di Coronavirus (detto anche “Covid-19”) attuale, non risulta 

che lo stesso sia impossibile. In tale contesto si rileva come, soltanto una 

posticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento, non con-

duce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso le sentenze del 

Tribunale D-1556/2020 del 3 aprile 2020 consid. 10.5 e D-1282/2020 del 

25 marzo 2020 consid. 5.5). Tuttavia, l’esecuzione dell’allontanamento 

non potrà aver luogo che allorché sarà conforme ai piani di sicurezza sani-

tari decisi dagli Stati interessati (cfr. sentenza del Tribunale E-6856/2017 

del 6 aprile 2020 consid. 9). Inoltre il ricorrente, se del caso, è tenuto ad 

intraprendere ogni passo necessario presso la competente rappresen-

tanza del suo Paese d’origine in vista dell’ottenimento dei documenti che 

gli permettano il rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34  

consid. 12). 

11.  

Ne discende che con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi) e per quanto censurabile non è inopportuna  

(art. 49 PA; DTAF 2014/26 consid. 5), per il che il ricorso va respinto. 

D-1924/2018 

Pagina 16 

12.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese  

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo 

spese versato il 29 gennaio 2019. 

13.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-1924/2018 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare è prelevato sull’anticipo spese versato il 29 gennaio 2019. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: