# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 718d12b9-25e4-5591-9802-fd1dd68b9a7c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-12-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 29.12.1997 11.1996.147
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-147_1997-12-29.html

## Full Text

Incarto n.

  11.95.00084

  11.96.00147

  	
  Lugano

  29 dicembre 1997/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  Bernasconi, vicepresidente, 

  Giani e Pellegrini (quest’ultimo in sostituzione 

  della
  presidente Epiney-Colombo, astenutasi)

  
						

 

	
  segretaria:

  	
  Baranovic

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __________.__________.__________
(____________________) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6 (azione
di divorzio), promossa con petizione del
17 novembre 1988 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________ -__________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________ __________ __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se deve essere accolto l’appello del 28 ottobre 1994 presentato
da __________ __________ contro il decreto cautelare emesso il 

                                              19
febbraio 1993 del Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

                                         2.
  Se deve essere accolta l’appello del 13 settembre 1996 presentato da
__________ __________ contro la sentenza emessa il 19 luglio 1996 dal medesimo
Pretore;

                                         3.
  Se deve essere accolta l’istanza di ammissione al beneficio dell’assistenza
giudiziaria presentata il 15 ottobre 1996 da __________ __________ __________;

                                         4.
  Il giudizio sulle spese e ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.
  __________ __________ __________ (1955), cittadino colombiano, e __________
__________ (1955) si sono sposati a __________ il __________ 1985. Dal loro
matrimonio è nato un figlio, __________, il __________ __________ 1985. Il 20
maggio 1986 il marito ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6,
l’adozione di misure a protezione dell’unione coniugale, in particolare
l’affidamento del figlio __________ alla madre, riservato il suo diritto di
visita. Con decreto cautelare dell’11 giugno 1986 il Segretario assessore, statuendo
in luogo e vece del Pretore, ha affidato il figlio alla madre e ha fissato in
un pomeriggio ogni settimana (di regola il sabato) il diritto di visita del
padre, obbligato a consegnare alla moglie i propri documenti d’identità. 

 

                                  B.   Il 7 gennaio 1987
__________ __________ ha instato per il tentativo di conciliazione. L’11 marzo
1987 il marito ha postulato l’adozione di misure provvisionali, in specie la
conferma delle misure adottate l’11 giugno 1986. All’udienza dell’11 marzo 1987
i coniugi si sono accordati nel senso di attribuire __________ alla madre di
fissare il diritto di visita in un pomeriggio ogni settimana, con l’obbligo per
il padre di consegnare il proprio passaporto alla baby-sitter. Il tentativo di
conciliazione è decaduto infruttuoso il 2 aprile 1987. 

 

                                  C.   Il 12 giugno 1987,
durante l’esercizio del diritto di visita, __________ __________ __________ ha
rapito il figlio ed è partito all’estero. Dopo lunghe ricerche __________ è
stato ritrovato il 4 marzo 1988 negli Stati Uniti e la madre lo ha riportato in
Svizzera. Il 13 marzo 1988 __________ __________ ha instato per un nuovo
tentativo di conciliazione e ha chiesto l’adozione di misure provvisionali, tra
cui la soppressione del diritto di visita del padre, che è stata accolta inaudita
parte dal Pretore il giorno successivo. Dopo che con decreto cautelare
del 20 aprile 1989 il Pretore ha confermato la soppressione del diritto di
visita del padre, con sentenza del 2 agosto 1989 la 

                                         I Camera civile del
Tribunale di appello, accogliendo parzialmente un appello di __________
__________ __________, ha fissato in un pomeriggio ogni mese tale diritto, ha
designato a __________ un curatore con l’incarico di seguire l’esercizio del
diritto medesimo e ha obbligato il padre a consegnare al curatore il proprio passaporto
durante le sue visite (inc. __________/__________). Un ricorso per diritto
pubblico presentato da __________ __________ è stato respinto dal Tribunale federale
il 7 novembre 1989. 

 

                                  D.   Dopo la reiezione di
due istanze provvisionali presentate il 

                                         15 novembre 1989 e 21
marzo 1990, tendenti alla soppressione del diritto di visita, il 30 gennaio
1991 la madre ha nuovamente chiesto la medesima misura, ribadita con istanza
del 19 febbraio 1993. Il 20 luglio 1994 si è tenuta la discussione finale delle
due ultime istanze e con decreto cautelare del 5 settembre 1994 il Pretore le
ha respinte entrambe. Insorta contro tale decreto con un appello del 21
settembre 1994, __________ __________ conclude perché il giudizio impugnato sia
riformato nel senso di accogliere le sue istanze del 30 gennaio 1991 e 19
febbraio 1993. Nelle sue osservazioni del 28 ottobre 1994 __________ __________
__________ propone di respingere il gravame e di confermare il giudizio
impugnato (inc. __________.__________.__________).

                                         

                                  E.   Nel frattempo, il 17
novembre 1988 __________ __________ ha chiesto il divorzio e l’affidamento del
figlio, senza diritto di visita per il padre. Nella sua risposta del 13
febbraio 1989 __________ __________ __________ non si è opposto al divorzio e
all’affidamento del figlio alla madre, ma ha rivendicato il proprio diritto di
visita. Nel successivo scambio di atti scritti ogni parte ha mantenuto le
proprie posizioni, l’attrice ribadendo la sua opposizione al diritto di visita.

 

                                  F.   Ultimata
l’istruttoria, nel corso della quale il dott. __________ __________ ha rilasciato
il 20 febbraio 1995 un referto peritale, ogni parti ha presentato un memoriale
scritto. Nelle sue conclusioni del 9 maggio 1996 __________ __________ ha riaffermato
le proprie richieste, postulando inoltre un contributo alimentare di fr. 650.–
per il figlio. In via subordinata ha chiesto che il diritto di vista del padre
fosse sospeso fino al 15° anno di età di __________. Dal canto suo __________
__________ __________, ribadendo la sua domanda intesa a esercitare il diritto
di visita, si è in sostanza rimesso al giudizio del Pretore. Le parti hanno
rinunciato al dibattimento finale.

 

                                  G.   Statuendo il 19
luglio 1996, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato __________ alla
madre, ha obbligato il padre a versare un contribuito alimentare per il figlio
di fr. 400.– mensili fino al 13° anno di età e di fr. 500.– mensili fino alla
maggiore età, ha fissato il diritto di visita al padre in un pomeriggio ogni
mese fino al 

                                         31 dicembre 1997, da
esercitare sul territorio svizzero previa consegna del passaporto, e di due
pomeriggi ogni mese (alter-nativamente ogni due settimane) dal 1° gennaio 1998,
senza limitazioni geografiche, confermando __________ __________ come curatore
di __________. A quest’ultimo sono stati conferiti speciali poteri, in
particolare riguardo all’esercizio del diritto di visita e all’evoluzione dello
stesso. Le spese, con una tassa di giustizia di 

                                         fr. 2’000.–, sono state
poste a carico delle parti in ragione di metà ciascuno, compensate le
ripetibili. __________ __________ __________ è stato ammesso al beneficio
dell’assistenza giudiziaria.

 

                                  H.   Contro la citata
sentenza __________ __________ è insorta con appello del 13 settembre 1996 nel quale
chiede che, in riforma del giudizio pretorile, il convenuto sia privato del
diritto di visita. In via subordinata essa postula la sospensione di tale diritto
fino al 15° anno di età del figlio. Nelle sue osservazioni del 15 ottobre 1996
__________ __________ __________ propone di respingere l’appello e insta per il
beneficio dell’assistenza giudiziaria.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Litigiosa è, in concreto,
la concessione del diritto di visita al padre stabilita dal Pretore sia in via
provvisionale (decreto cautelare del 5 settembre 1994) sia nel merito (sentenza
del 19 luglio 1996). Trattandosi della stessa causa fondata su medesimi fatti e
con conclusioni identiche, si giustifica di trattare i due appelli con un’unica
motivazione.

 

                                    I.   Sull’appello del 13
settembre 1996

 

                                   2.   Il Pretore,
ricordato come la procedura avesse richiesto due perizie giudiziarie (l’una del
12 agosto 1988, del dott. __________, e l’altra del 20 febbraio 1995, del dott.
__________) e due rapporti fatti allestire dall’attrice (l’uno dell’11 aprile
1988, del dott. __________, e l’altro dell’8 dicembre 1990, della dott.
__________ __________ -__________), ha ritenuto più costruttivo individuare le
affinità tra i vari referti piuttosto che le eventuali contraddizioni,
sottolineate invece dall’attrice. Egli ha accertato così che dal 1988 si è
verificata nel figlio un’evoluzione armoniosa nell’approccio verso il padre,
nel senso che se all’inizio la figura paterna denotava scarsa importanza, con
il passare del tempo essa si è viepiù impressa nella mente del ragazzo. Pur
deplorando il comportamento del padre, che aveva rapito __________ in tenera
età, il primo giudice ha constatato che il figlio ha mantenuto viva l’immagine
del genitore, tanto che manifestava la volontà di conoscerlo. Valutato il
genere di vita condotto dal convenuto, pur senza esprimere certezze il Pretore
ha relativizzato il rischio di un nuovo rapimento, sicché per finire ha
riconosciuto al convenuto il diritto di visita. Quanto alle modalità di
esercizio, egli ha ordinato l’immediato ripristino delle relazioni tra padre e
figlio in un pomeriggio al mese, vincolando l’esercizio di tale diritto a una
serie di misure da adottare dal curatore designato.

 

                                   3.   In caso di divorzio
o di separazione il giudice, udito il parere dei genitori (e occorrendo
dell’autorità tutoria) ordina le misure necessarie circa l’esercizio
dell’autorità parentale dei genitori e le loro relazioni personali con i figli
(art. 156 cpv. 1 CC). Le relazioni personali del coniuge con i figli toltigli e
il suo contributo per mantenerli sono regolati secondo le disposizioni sugli
effetti della filiazione (cpv. 2). Nella determinazione di tali relazioni è
decisivo il bene del figlio (DTF 122 III 406 consid. 3a), sul cui sviluppo
psichico, fisico e morale esse non devono influire negativamente. Al giudice
compete un ampio potere di apprezzamento (DTF 120 II 235 consid. 4a), che gli
permette di scegliere la soluzione più adeguata al singolo caso, mettendo a
confronto gli interessi del figlio e dei genitori. Nell’ambito del diritto di
filiazione vige la massima ufficiale illimitata e il principio inquisitorio; il
giudice di ogni grado non è legato perciò alle dichiarazioni delle parti né
alle loro offerte di prova: egli chiarisce la fattispecie di propria iniziativa
(DTF 122 III 408 consid. 4).

 

                                   4.   L’appellante pone
l’accento sulle risultanze del rapporto allestito l’8 dicembre 1990 dalla dott.
__________ __________ -__________ (doc. U), dal quale risulta – in particolare
– che al figlio va garantita l’assoluta fiducia nel rapporto con la madre e che
il diritto di visita del padre è controindicato e anzi dannoso per la salute
psichica dello bambino. A parere della specialista, inoltre, solo attraverso
l’indiscussa e sicura relazione con la madre __________ potrà crescere con
un’immagine interna del padre biologico, legittimo e idealizzabile che gli
permetterà dapprima “di soddisfare con validi sostituti in modo trasferale i
suoi bisogni affettivi verso la figura paterna”; in seguito, nel momento in cui
egli sarà responsabile della sua vita, potrà decidere se rivedere o no il padre
(rapporto, pag. 27). La madre paventa infine il rischio di una nuova
sottrazione del minore da parte del padre, del quale evidenzia le differenze
culturali.

 

                                   5.   Non è contestato che
la soppressione del diritto di visita del padre si riconduce al rapimento del
bambino. Senza trascurare la gravità dell’accaduto, tale fatto è nondimeno
l’unico elemento che deponga per la sospensione del diritto di visita preteso
dalla madre. Invero l’art. 274 cpv. 2 CC prevede la possibilità di negare o
revocare il diritto alle relazioni personali, e ciò a tutela del figlio e non
come punizione per l’uno o l’altro genitore (DTF 118 II 24 consid. 3c),
tuttavia simile provvedimento ha natura estrema e va applicato solo ove misure
meno incisive non permettano di conseguire lo stesso risultato. Il Tribunale
federale ha avuto modo di affermare recentemente che il diritto di visita, a
determinate circostanze, può essere concesso anche al genitore che ha abusato
del figlio qualora ciò risponda al bene del figlio (DTF 129 II 233 consid.
3b/aa). Ne discende che nella fattispecie occorre stabilire se il diritto alle
relazioni personali sia pregiudizievole per il bene del ragazzo.

                                         

                                   6.   Dal fascicolo
processuale non emergono elementi che inducano a ritenere il diritto di visita
come tale dannoso per il figlio. Certo, la dottoressa __________ -__________
sostiene che il diritto è controindicato e nocivo per la salute psichica di
__________, ma la sua valutazione si riferisce alla situazione del momento in
cui ha steso il referto, nel dicembre 1990, referto che si basa solo sulla
versione dei fatti esposta dalla madre e dal figlio. Da allora sono passati sei
anni e l’ultimo specialista che ha visitato __________ non ha definito
controproducente la ripresa delle relazioni tra il bambino e il padre. Nella
sua perizia del 20 febbraio 1995 il dott. __________ __________ ha spiegato
anzi che __________ “negli ultimi anni è cresciuto, e perciò si trova in una
fase evolutiva diversa da quella durante la quale si tentava di trovare
soluzione alla fine degli anni 80” (pag. 10). Egli ha rilevato invero che, di
per sé, il ragazzo non ha necessariamente bisogno di conoscere il padre, anche
perché, grazie all’aiuto della madre, ha sviluppato un’im-magine paterna e un
modello maschile; se non che, nel manifestare una certa curiosità verso la
figura del padre, un vero e proprio interesse su ripresenterà in lui molto
probabilmente nell’ado-lescenza, ragione per cui il perito ha concluso che,
“per non trasformare il padre in una figura completamente ignota e per evitare
che la curiosità di trasformi in mito, si dovrebbe rendere possibile un
contatto tra padre e figlio, che però non dovrebbe essere troppo frequente
(perizia, pag. 11). Alla delucidazione orale del 6 settembre 1995 il dott.
__________ ha precisato inoltre le sue conclusioni, specificando da un lato che
“il bambino ha espresso al perito una certa curiosità di conoscere il padre,
senza per ora lasciarlo entrare in un rapporto esistenziale, o nella sua
intimità che egli per ora divide unicamente con la madre” (verbali, pag. 3;
risposta, pag. 11 e 12), e dall’altro che – contrariamente a quanto asserisce
l’appellante – sussiste il pericolo che il padre, lasciato ignoto, divenga un mito
per il figlio e pertanto non possa essere da quest’ultimo valutato con criteri
ideali (risposta n. 20). 

 

                                         L’importanza della figura
paterna era già stata evidenziata – del resto – sia dal dott. __________, per
il quale se, a quel momento, la figura del padre aveva scarsa importanza, nel
tempo avrebbe rappresentato per __________ un elemento importante della sua
evoluzione (perizia dell’11 aprile 1988), sia dal dott. __________, incaricato
di esperire la prima perizia giudiziaria, per il quale __________ non ha messo
in atto un meccanismo di diniego rispetto al padre, ma al contrario ha
dimostrato di averne mantenuto un’im-magine nella memoria. Quest’ultimo perito
ha per altro concluso che l’annullamento della figura paterna rischierebbe di
alimentare in __________ ansie e sensi di colpa, che potrebbero riflettersi
negativamente sulla formazione della sua identità (perizia del 12 agosto 1988).

 

                                   6.   Che le relazioni tra
i genitori siano travagliate è fuori discussione, così come palesi differenze
di cultura hanno sicuramente concorso a rendere difficili i loro rapporti
personali, tuttavia ciò non significa che i contatti tra padre e figlio debbano
essere annichiliti. Il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto di
mantenere con loro le relazioni adeguate alle circostanze e tale prerogativa
scaturisce dai loro diritti della personalità (DTF 120 Ia 375 consid. 4a). Il
diritto di visita, in particolare, deve essere concesso anche se il suo
esercizio può causare conflitti (DTF 118 II 242 consid. 2c); un suo rifiuto
presuppone che esso sia chiaramente in contrasto con il suo scopo (DTF 118 II
242). Valutando tutte le circostanze nel loro insieme, quest’ultimo estremo non
ricorre nella fattispecie. È vero che il padre non ha più alcun contatto con
__________ dal 1988, ma nulla induce a ritenere ch’egli sia totalmente estraneo
al figlio, unica condizione che permetterebbe eventualmente di negare o
revocare il diritto alle relazioni personali. La mancanza di contatti
epistolari o telefonici è del resto contestata dall’interessato (osservazioni,
pag. 3). Inoltre non risulta che il padre si sia completamente disinteressato
del figlio, tant’è che dal 1988 si batte per riprendere le relazioni personali
con lui. Che egli poi non sia riuscito a incontrare il ragazzo è dovuto anche,
in parte, all’atteggiamento della madre, senz’altro comprensibile, ma non
necessariamente consono al bene del ragazzo.

 

                                   7.   L’appellante reputa
che il diritto di visita sia pericoloso o addiritura dannoso e che l’ipotesi di
un nuovo rapimento non possa essere esclusa. Il Pretore, da parte sua, ha
definito il rischio non attuale, visto il genere di vita condotto ora dal padre
e l’età di __________ (sentenza, pag. 8). 

 

a)   Dal
fascicolo processuale si evince che il dott. __________, il quale contrariamente
alla dott. __________ -__________ ha incontrato il convenuto, ha affermato che
lo stato psichico di lui è del tutto normale e che la sua personalità non
lascia intravedere particolari abnormi (perizia, pag. 8). Egli ha escluso l’esi-stenza
sia di grossolani sviluppi o di malattie psicotiche, come schizofrenie o
malattie maniaco-depressive, sia disturbi della personalità (delucidazione
orale del 6 settembre 1995, pag. 5 risposta n. 16). Ha soggiunto che, pur non
potendo escludere totalmente la possibilità di un ratto, tale eventualità gli
risultava minimissima (delucidazione orale del 6 settembre 1995, pag. 6
risposta n. 18). Inoltre il Pretore, confermando al figlio la designazione di
un curatore (art. 308 cpv. 2 CC), ha chiesto a quest’ultimo di approfondire la
situazione familiare del padre a __________, in modo da sapere se il diritto di
visita possa essere esercitato anche all’estero. All’appellante non giova
nemmeno evocare il precedente menzionato da Verena Bräm in AJP/PJA 7/94 (pag. 904), già per il fatto che
ignorandosi i motivi per i quali in quel caso il Tribunale federale ha annullato
la sentenza cantonale non è dato a dividere alcun parallelo con la fattispecie odierna;
anzi, ancora recentemente il Tribunale federale ha avuto modo di precisare che
il rischio astratto di un’influenza negativa sul figlio non è sufficiente per
subordinare l’esercizio del diritto di visita alla presenza di un
accompagnatore (DTF 122 III 408 consid. 3c).

 

b)   Dal
fascicolo processuale risulta anche, per la verità, che il perito non ha potuto
escludere in maniera assoluta l’ipotesi di un danno psicologico, ma lo stesso
perito ha indicato che una simile evenienza può essere facilmente riscontrata
con un colloquio e un esame pedo-psicologico (delucidazione orale del 6 settembre
1995, pag. 8 risposta n. 23). Il Pretore, del resto, ha incaricato il curatore
di far controllare ogni sei mesi, da parte del Servizio medico-psicologico, lo
sviluppo delle relazioni tra padre e figlio, di far allestire un rapporto
sull’andamento del diritto di visita, di far vigilare psichiatricamente
l’evolvere della situazione e di informare immediatamente la Delegazione
tutoria (con copia alla Pretura) ove dovessero manifestarsi problemi sul
diritto di visita. Che tali misure siano insufficienti non è preteso nemmeno dall’appel-lante,
la quale si limita a giudicare i provvedimenti complessi e – a torto –
vessatori. In realtà, con simili misure, l’ipotesi di nuocere o anche solo di
pregiudicare il bene del figlio appare remota, se non improbabile.

 

                                   8.   L’appellante
concede, in via subordinata, che si autorizzi un diritto di visita del padre
dal 15° anno di età del figlio, momento in cui il figlio sarà in grado di
decidere se rivedere il padre. La proposta è troppo restrittiva. Come ha
illustrato il perito, il tempo non migliorerà la capacità di __________ di
affrontare il rapporto con il padre, sicché dopo cinque anni il convenuto sarà
una persona ancora più estranea (delucidazione orale del 6 settembre 1995, pag.
7 risposta 23). Il che non solo non appare conforme al bene del figlio, ma –
dopo quanto si è accertato in precedenza – rischia addirittura di apparire
controproducente.

 

                                   9.   Per quanto attiene
all’esercizio del diritto di visita, l’appellante censura come vessatorie le modalità
stabilite dal Pretore. Ora, la disciplina del diritto di vista è lasciata al
libero apprezzamento del giudice (DTF 120 II 235 consid. 4a), il quale esamina
e valuta tutte le circostanze rilevanti. Nella fattispecie la regolamentazione
fissata dal primo giudice appare prudente e adeguata. Essa risponde alla
situazione attuale, considera le difficoltà iniziali dovute alla separazione
tra padre e figlio, tiene conto del presumibile evolversi della situazione e
tende a parare eventuali problemi che dovessero insorgere. Le modalità per
l’esercizio del diritto di visita suggerite dal perito cercano di conciliare la
sicurezza dell’incontro con il benessere del ragazzo: la madre può scegliere
una persona di sua fiducia, ma che gode anche della fiducia del figlio e del
padre, la quale si possa “integrare” nei loro incontri in maniera tranquilla,
senza causare traumi. L’esercizio del diritto di visita alla presenza di un accompagnatore,
la designazione di un curatore che vigili con imparzialità e cognizione di causa,
l’obbligo per quest’ultimo di presentare rapporti anche al giudice ove la
regolamentazione non dovesse rispondere alle aspettative o la situazione
dovesse evolvere sfavorevolmente, sono misure giuste e opportune, che
rispondono agli imperativi di prudenza ed equilibrio dettati dalle contingenze.
L’appello deve pertanto essere respinto e il giudizio impugnato confermato. 

 

                                   II.   Sull’appello del 21
settembre 1994

 

                                10.   L’emanazione della
sentenza di merito rende senza oggetto la procedura cautelare, salvo per quanto
attiene al giudizio sulle spese e le ripetibili, motivato in appresso.

 

                                  III.   Sulle spese e le
ripetibili

 

                                11.   Gli oneri processuali
dell’appello di merito seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). La domanda
di assistenza giudiziaria presentata dall’appellato diviene priva d’oggetto,
potendo egli coprire le proprie spese legali grazie all’indennità per ripetibili
che gli è assegnata con la sentenza odierna. Per quel che è del decreto cautelare,
tenuto conto che la madre postulava la soppressione del diritto di visita con
le stesse argomentazioni esposte nell’appello di merito, il gravame, a un esame
meramente sommario, non avrebbe avuto migliori possibilità di successo. Spese e
ripetibili seguono quindi la medesima sorte (art. 72 della Procedura civile
federale, per analogia).

 

Per questi motivi,

 

viste sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello del 13 settembre 1996
è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 900.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
950.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1’200.– per
ripetibili di appello.

 

                                   3.   La domanda di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ __________ è dichiarata priva
d’oggetto.

 

                                   4.   L’appello del 28
ottobre 1994 è dichiarato senza oggetto ed è stralciato dai ruoli. 

 

                                   5.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 150.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
200.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte di fr. 400.– per
ripetibili di appello.

 

                                   6.   Intimazione a:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

                                         

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

Il
vicepresidente                                                    La segretaria