# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ccd94699-be88-5054-b7ae-20164b030c10
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-02-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.02.2022 D-523/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-523-2022_2022-02-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-523/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 6  f e b b r a i o  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Chiara Piras, giudice unica,  

con l'approvazione della giudice Regula Schenker Senn;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Etiopia,   

patrocinato da Giuseppina Santoro,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 25 gennaio 2022 / N (…). 

 

 

 

D-523/2022 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera l'11 novem-

bre 2021 (recte: 10 novembre 2021), 

il confronto con il sistema centrale d'informazione sui visti (CS-VIS) dal 

quale è risultato che l'interessato era titolare di un visto rilasciato dal con-

solato italiano ad Addis Abeba il 18 dicembre 2019 e valido dal 24 dicembre 

2019 al 23 dicembre 2021 per entrate multiple nello Spazio Schengen, 

la richiesta di presa in carico fondata sull'art. 12 par. 2 del Regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato 

membro competente per l'esame di una domanda di protezione internazio-

nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo 

o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] 

L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento Dublino III) presen-

tata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) alle com-

petenti autorità italiane in data 12 novembre 2021, 

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 19 novembre 2021 ed al 

colloquio personale Dublino del 24 novembre 2021, 

l'assenza di risposta da parte delle competenti autorità italiane, 

la documentazione medica agli atti,  

la decisione della SEM del 25 gennaio 2022, notificata il 26 gennaio 2022, 

mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda 

d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell'interessato 

verso l'Italia, 

il ricorso del 2 febbraio 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 3 febbraio 2022) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con il 

quale il ricorrente ha concluso anzitutto alla sospensione in via supercau-

telare dell'esecuzione della decisione ed alla restituzione (recte: conces-

sione) dell'effetto sospensivo al ricorso; in seguito all'annullamento della 

decisione impugnata ed alla restituzione degli atti all'autorità inferiore per 

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completamento dell'istruttoria; con contestuale domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali,  

le misure supercautelari del Tribunale del 3 febbraio 2022 che sospende-

vano provvisoriamente l'esecuzione dell'allontanamento,  

lo scritto del ricorrente del 4 febbraio 2022 con allegato il documento me-

dico del 1° febbraio 2022, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dalla giudice unica, 

con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la deci-

sione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel colloquio Dublino il ricorrente, posto di fronte alla possibile compe-

tenza dell'Italia per l'analisi della sua domanda d'asilo, non la ha esplicita-

mente contestata, limitandosi ad asseverare di non volervi fare ritorno poi-

ché non conoscerebbe bene la situazione in tale Paese e non vi sarebbe 

un bell'ambiente (cfr. atto SEM […]-25/3), 

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che nella querelata decisione l'autorità inferiore, dopo aver constatato la 

tacita ammissione di competenza da parte dell'Italia, ha escluso che nello 

Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 

par. 2 Regolamento Dublino III o un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 

della Convenzione del 4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti 

dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101) o di violazione del 

principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria ana-

lisi, la SEM ha negato l'esistenza di motivi che impongano l'applicazione 

della clausola discrezionale di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III; 

che da ultimo, non vi sarebbero in casu delle problematiche mediche osta-

tive al trasferimento, 

che nel proprio ricorso l'insorgente ritiene che l'accertamento medico sa-

rebbe incompleto poiché i documenti medici agli atti (F2) risulterebbero per 

natura succinti e non particolarmente dettagliati; che in particolare, sarebbe 

incompleta la valutazione psichiatrica e quindi anche quella in merito al 

trattamento necessario, agli eventuali possibili rischi conseguenti a un tra-

sferimento in Italia e sarebbe assente quella relativa ai rischi specifica-

mente correlati ad un'interruzione ed al trattamento ritenuto necessario e 

non ancora definitivo; che l'autorità inferiore avrebbe dovuto richiedere la 

redazione di un rapporto dettagliato F4 prima di emettere la decisione im-

pugnata; che altresì, risulterebbe assente una valutazione concreta, indivi-

dualizzata e conforme alle circostanze di specie rispetto alla possibilità per 

il ricorrente di accedere in Italia al trattamento necessario di natura psichia-

trica, la cui esatta entità e articolazione non sarebbero stati ancora chiariti 

con certezza; che pertanto la decisione andrebbe annullata; che infine, 

questo quadro generale indurrebbe a ritenere come probabile una viola-

zione dell'art. 3 CEDU in caso di rinvio in Italia in mancanza di garanzie 

adeguate su un alloggio sicuro ed un accesso alle cure mediche, 

che giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

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nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

ogni criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enu-

merato al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati 

all'art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Re-

golamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerar-

chia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 2019 

VI/7 consid. 4 a 6; 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione dello Stato membro competente prosegue 

l'esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro 

possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),  

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che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che nel caso di specie, un confronto con CS-VIS, ha permesso di appurare 

che l'insorgente è titolare di un visto valido dal 24 dicembre 2019 al 23 di-

cembre 2021 per entrate multiple nello Spazio Schengen rilasciato dall'Ita-

lia, 

che il 12 novembre 2021, la SEM ha presentato alle autorità italiane com-

petenti, nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III, una ri-

chiesta di presa in carico fondata sull'art. 12 par. 2 Regolamento Dublino 

III,  

che l'Italia, non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il 

termine previsto all'art. 22 par. 1 e 6 Regolamento Dublino III, ha tacita-

mente riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda 

di asilo in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),  

che di conseguenza, la competenza dell'Italia risulta di principio essere 

data, 

che malgrado la procedura d'asilo ed il dispositivo d'accoglienza e di assi-

stenza sociale in tale Stato siano in parte deficitarie, non vi sono fondati 

motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche che implichino il ri-

schio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Car-

taUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III; sentenze del Tri-

bunale F-4849/2021 del 9 novembre 2021; F-4693/2021 del 1° novembre 

2021 consid. 5.1 e riferimenti citati; sentenza di riferimento del Tribunale  

E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6.3 [prevista per la pubblica-

zione]), 

che inoltre, l'entrata in vigore del decreto-legge n. 130/2020 del 21 ottobre 

2020 convertito in legge il 20 dicembre 2020 (legge del 18 dicembre 2020 

n. 173/2020), ha contribuito al miglioramento importante delle condizioni di 

accoglienza dei richiedenti l'asilo in Italia, anche ed in particolare per i casi 

di persone che vengono trasferite nel predetto Paese in applicazione del 

Regolamento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale  

F-6330/2020 del 18 ottobre 2021 consid. 10.5; cfr. anche nello stesso 

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senso la sentenza del Tribunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 con-

sid. 10.2.7), 

che in ogni caso, l'Italia è legata alla CartaUE e firmataria della CEDU, della 

Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o tratta-

menti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Con-

venzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 

1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a que-

stioni procedurali dell'11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), disposizione 

che concretizza in diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 

par. 1 Regolamento Dublino III), se «motivi umanitari» lo giustificano la 

SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il Rego-

lamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento 

della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che nel caso di specie, non avendolo ancora fatto, spetta in primo luogo al 

ricorrente, in caso di trasferimento in detto Paese, presentare al più presto 

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una domanda d'asilo alle autorità italiane competenti e rispettare le loro 

istruzioni, ciò che gli permetterà di beneficiare dei diritti previsti dalla diret-

tiva accoglienza (cfr. sentenza del Tribunale F-5109/2020 del 2 dicembre 

2021), 

che il ricorrente non ha del resto apportato indizi seri e concreti suscettibili 

di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del 

divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi interna-

zionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà 

sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto 

in un tale Paese, 

che egli nemmeno ha fornito elementi atti a comprovare che le sue condi-

zioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire 

all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura in caso di 

esecuzione del trasferimento in Italia, 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche mediche, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unicamente 

in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnatamente lad-

dove la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto avanzato 

o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferimento, la sua 

morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza della Cor-

teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 

consid. 7.1),  

che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.), 

che sempre in questo contesto, nelle procedure di ripresa in carico, le au-

torità svizzere devono richiedere a titolo preventivo agli omologhi italiani 

delle garanzie scritte individuali di presa a carico immediata per i richiedenti 

asilo affetti da problematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi 

(cfr. sentenze del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 7.4.3 

e D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 11), 

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che tali garanzie non sono necessarie nel caso in cui si tratti di procedure 

di presa in carico; che invero, i richiedenti potranno accedere, in linea di 

principio, alle prestazioni assistenziali, comprensive anche delle cure e dei 

trattamenti necessari ed urgenti, dal loro arrivo in Italia (cfr. sentenza del 

Tribunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 consid. 11), 

che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l'insorgente sia stato o meno 

esaustivo, e dall'altra se queste ultime rientrino o meno nelle casistiche 

testé enucleate, 

che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-

tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che al momento dell'emissione della decisione impugnata, l'incarto della 

SEM conteneva già diversi mezzi di prova riguardanti la situazione medica 

dell'insorgente; che dagli stessi risultava in maniera chiara che lo stato di 

salute dell'insorgente, a cui sono stati diagnosticati (…) – in trattamento 

con (…) e (…) e consultazioni psichiatriche con cadenza regolare – (…) – 

attualmente ben controllato con (…) ed una dieta normocalorica – ed una 

sospetta (…) – la cui terapia è terminata – non si iscrivesse nella restrittiva 

giurisprudenza convenzionale né tantomeno che rientrasse nelle casisti-

che per cui, a causa di un rischio di peggioramento serio ed immediato 

delle affezioni, occorreva richiedere garanzie individualizzate, 

che dal profilo psichico le condizioni del richiedente asilo sono peraltro da 

considerarsi stabili, non essendovi stata alcuna variazione rispetto alla dia-

gnosi (cfr. atti SEM 30/2, 31/2, 32/2, 35/2, 36/2, 43/2); che le turbe psichi-

che di cui soffre non risultano essere di particolare gravità ed il trattamento 

che sta seguendo non presenta eccezionali specificità ed è disponibile an-

che in Italia, 

che lo stato di salute dell'insorgente risulta dunque essere stato sufficien-

temente acclarato (cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 

9 marzo 2021 consid. 7) e non risulta ostativo all'esecuzione del trasferi-

mento né implica la necessità di ottenere delle garanzie dalle autorità ita-

liane, trattandosi altresì di un caso di presa in carico (cfr. sentenze della 

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CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposh-

vili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg; DTAF 

2011/9 consid. 7.1; sentenza del Tribunale D-2926/2021 del 19 luglio 2021 

consid. 11), 

che l'Italia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-

ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica 

(cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che peraltro, un'eventuale iniziale difficoltà ad accedere a prestazioni di 

psicoterapia può essere messa in conto senza che ci si debba attendere 

delle conseguenze drastiche sulla sua salute, 

che egli potrà dipoi ovviare a possibili complicazioni nell'ottenimento dei 

farmaci che gli sono stati prescritti venendo trasferito con una riserva suf-

ficiente, 

che in ogni caso, le prestazioni di pronto soccorso risultano sostanzial-

mente garantite in Italia (cfr. sentenza del Tribunale D-2926/2021 del 19 lu-

glio 2021 consid. 12.1), 

che altresì, prima del trasferimento, sarà premura delle autorità competenti 

per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa e com-

pleta le autorità italiane dell'arrivo e dei problemi di salute dell'insorgente 

(cfr. art. 31 Regolamento Dublino III), 

che agli atti non figurano del resto elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un'esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi 

obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

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diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l'eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per 

ritenere che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità), 

che di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuta a prenderlo in 

carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento 

Dublino III, 

che quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge fede-

rale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrl, 

RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di 

non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2015/18 consid. 5.2), 

che visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di resti-

tuzione (recte: concessione) dell'effetto sospensivo, così come di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali, sono divenute senza oggetto, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

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che visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che con la presente decisione finale le misure supercautelari ordinate dal 

Tribunale il 3 febbraio 2022 decadono (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-

mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad 

art. 56 PA), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-523/2022 

Pagina 13 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: