# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5c748e37-a1ae-5066-bee8-c98b11703a5f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-10-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 05.10.2009 32.2009.126
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2009-126_2009-10-05.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2009.126

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  5 ottobre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 giugno 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 20 maggio 2009 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1965, precedentemente attivo quale lavapiatti, in data 30 settembre 2008 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti per le sequele
dell’infortunio occorsogli nell’aprile del 2008 scivolando dalle scale (doc. AI
14-1).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso l’UAI, con decisione del 20 maggio
2009 (doc. AI 36-1), preavvisata con progetto del 18 marzo 2009 (doc. AI 29-1),
ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato non essendo adempiuto
il requisito di un anno d’inabilità lavorativa (art. 28 cpv. 1 lett. b LAI).

                               1.3.   Contro
questa decisione il ricorrente, rappresentato da RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando il rinvio degli atti all’autorità di prime
per la determinazione del grado di invalidità, dopo un nuovo esame della
fattispecie.

 

                                         Sostanzialmente
il ricorrente ha contestato l’agire dell’UAI che ha fondato il proprio giudizio
sugli atti e le valutazioni che compongono l’incarto dell’assicuratore __________,
senza procedere ad una visita personalizzata come richiesto dal medico curante.
A mente dell’insorgente “la decisione qui avversata è carente di motivazione
e si fonda su un accertamento non accurato dei fatti rilevanti” (doc. I).

 

                               1.4.   In risposta
l’UAI, fondandosi sulla perizia infortunistica del Dr. __________ e quella
psichiatrica del Dr. __________, nonché sul rapporto del SMR, richiamata la giurisprudenza
sulla determinazione del concetto di invalidità nell’ambito dell’AI e della
LAINF, ha confermato il proprio provvedimento postulando la reiezione integrale
del ricorso (doc. IV).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA           H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT  I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato all’assicurato
il diritto ad una rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   La nozione
di invalidità in ambito AI coincide di massima con quella vigente in materia
LAINF (e di assicurazione militare), motivo per cui la determinazione della
stessa, anche se viene apprezzata indipendentemente dal singolo assicuratore
sociale, addebitabile ad un medesimo danno alla salute, conduce in via generale
ad un uguale tasso (DTF 127 V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con
riferimenti). Il TFA ha quindi ribadito la funzione coordinatrice del concetto
unitario dell’invalidità nei diversi settori delle assicurazioni sociali.
Questo per evitare che, in presenza della medesima fattispecie, diversi
assicuratori apprezzino in modo differente il grado d’incapacità la guadagno
(DTF 131 V 120). 

                                         Ciononostante,
il singolo assicuratore non è tenuto ad assumere automaticamente il grado
d’invalidità fissato da un altro assicuratore senza predisporre i propri
accertamenti, dall’altra parte esso non può determinare il tasso
dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente da quanto già deciso
da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia escluse delle differenti
valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V 292, 119 V 471). 

                                         In tal
senso, in una sentenza del 26 luglio 2000, pubblicata in DTF 126 V 128ss (cfr.
anche Pratique VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta Corte ha avuto modo di precisare che
quando un infortunio è l'unica causa dell'invalidità, l'AI deve in linea di
principio attenersi alla valutazione dell'invalidità cresciuta in giudicato in
ambito LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza di motivi pertinenti, può
essere determinato un diverso grado d'invalidità, ritenuto che una valutazione
diversa non basterebbe, neppure se fosse sostenibile o persino equivalente (DTF
131 V 123). 

                                         In una
decisione U183/98 dell'8 luglio 1999, il TFA ha stabilito che l'assicuratore
infortuni non deve scostarsi dalla valutazione dell'assicuratore AI, fintanto
che quest'ultimo si fonda su un'istruzione approfondita, sia dal profilo medico
che dal punto di vista professionale. Infine, gli organi dell'assicurazione
invalidità non sono vincolati e devono scostarsi dalla valutazione
dall’assicuratore infortuni, allorquando, ad esempio, quest'ultimo abbia
tralasciato di operare un raffronto dei redditi (AHI-Praxis 1998 p. 170).

 

L'aspetto del coordinamento è in seguito stato
relativizzato in successive sentenze nelle quali il Tribunale federale ha
ritenuto non vincolante la valutazione dell'invalidità da parte
dell'assicurazione infortuni o dell'assicurazione per l'invalidità l'altro
assicuratore (DTF 131 V 362; VSI 2004 pag. 182 consid. 4.3 pag. 186 [I 564/02];
cfr. inoltre pure la sentenza U 148/06 del 28 agosto 2007, consid. 6,
pubblicata in DTF 133 V 549).

                                         Il TFA ha
infatti statuito che l'assicuratore infortuni non è legittimato ad opporsi a
una decisione o a ricorrere contro una decisione su opposizione dell'Ufficio AI
riguardante il diritto alla rendita in quanto tale o il grado d'invalidità, e
la valutazione dell'invalidità dell'assicurazione per l'invalidità non esplica
effetti vincolanti nei suoi confronti (DTF 131 V 367 consid. 2.2.). 

                                         Il
medesimo principio vale anche nei confronti dell’Ufficio AI con riferimento
alla valutazione effettuata dall’assicuratore infortuni (STF U 148/2006 del 28
agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 549).

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

                               2.5.   Per chiarire
la situazione dal profilo medico l’UAI ha fatto riferimento alla perizia del
Dr. __________ e a quella del Dr. __________ svolte per conto dell’assicuratore
__________.

 

                                         Il Dr. __________,
specialista in chirurgia e esperto in medicina infortunistica, nel rapporto del
6 ottobre 2008, dopo aver illustrato l’anamnesi del paziente, i disturbi
soggetti, quelli oggettivi, lo stato generale e quello locale ha così concluso:

 

" 
(...)

CONCLUSIONE:

 

esiti di
infortunio in data 3-4 aprile 2008 in seguito al quale il paziente subì:

      ●   contusione gomito,
contusione in sede colonna cervicale e probabile contusione in sede colonna
cervicale e probabile contusione in sede lombosacrale.

 

Tutte le indagini
strumentali, radiologiche, cliniche, somatosensoriali non è stato riscontrato
alcuna componente di natura post-traumatica effettiva. Anzi vi è una netta
discrepanza fra la sintomatologia lamentata, la modalità, i tempi d'insorgenza
dei disturbi.

L'assicurato
asserisce che attualmente avverte un certo miglioramento pure permanendo dolori
specie in sede lombosacrale parestesie alla mano e piede destri e dolori in
sede cervicale.

 

CAUSALITÀ

 

La fattispecie in causa
non è più e non può essere più ammessa quale causa dei disturbi asseriti
dall'assicurato in assenza di lesioni morfologico strutturali ascrivibili ad
infortunio, evidenziabili a tutte le indagini esperite.

Le lievi alterazioni
degenerative non spiegano neppure la sintomatologia soggettiva lamentata dal
paziente in contrasto con l'obbiettività.

A prescindere
dall'aspetto causale e comunque non a carico dell'assicuratore Lainf si
potrebbe valutare l'eventuale componente psichica.

Il nesso di causalità
naturale viene a scemare con il 30.9.2008.

Le cure prescritte
possono essere onorate dall'assicuratore Lainf dopodiché a fronte di postumi
infortunistici non si giustifica il riconoscimento di ulteriori terapie.

 

PROCEDERE

 

Il paziente conclude le
cure in atto.

 

CAPACITÀ
LAVORATIVA:

 

dal 3.04.2008 inabilità
lavorativa al 100%.

A fronte dei postumi del
banale infortunio del 3.4.2008 il paziente viene dichiarato abile al lavoro in
misura completa dal 1.10.2008.

Ulteriore inabilità
lavorativa dovrà essere posta a carico della copertura perdita di salario per
malattia." (Doc. AI 65-4+5)

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del 4 dicembre 2008, dopo
aver riassunto la situazione attuale, il decorso, i dati soggettivi, l’anamnesi
del paziente e l’esame clinico ha posto la diagnosi di “Elaborazione dei
sintomi fisici per ragioni psicologiche (F68.0). Non segni psicopatologici di
rilevanza clinica con ripercussioni sulla capacità lavorativa” (doc. AI 71-6).

 

                                         Lo
specialista ha poi espresso la seguente valutazione conclusiva:

 

" 
(...)

Valutazione conclusiva ed esigibilità

 

Si tratta di un uomo 43enne, d'origine irachena,
da sette anni in Ticino con lo statuto di rifugiato politico, celibe, senza
antecedenti psichiatrici di rilievo, che dopo un banale infortunio avvenuto il
03.04.2008 (è scivolato dalle scale all'indietro), ha riportato una contusione
al gomito ed in sede della colonna cervicale e lombosacrale, senza perdita di
conoscenza, né nausea, vomito o cefalee. Sottoposto a numerose indagini
strumentali, radiologiche, cliniche (compreso un esame neurologico ed un
consulto neurochirurgico), non sono state riscontrate delle componenti di
natura post-traumatica. Ciò nonostante, lamenta delle parestesie alla mano
destra, debolezza all'arto superiore e all'arto inferiore destro, e dopo
diversi mesi sono anche insorte delle nausee, cefalee e capogiri. È stata
riscontrata una netta discrepanza fra la sintomatologia lamentata, la modalità
ed i tempi d'insorgenza dei disturbi per cui è stato postulata un'origine
funzionale associata a dolore, in assenza di un chiaro correlato allo status
neurologico. È stato anche evidenziato che la distribuzione del disturbo di
sensibilità è aspecifica. Anche gli esami radiologici hanno escluso fratture
del rachide e la RM cervicale non ha evidenziato alcuna mielo­radiculopatia.

 

A livello medico-psichiatrico non è finora stata
riscontrata alcuna sintomatologia clinica, né durante la degenza all'Ospedale
Regionale di __________ e neppure durante la degenza alla Clinica di __________.
L'assicurato non viene seguito da alcun psichiatra e non assume psicofarmaci.

 

La sua concezione personale della malattia
consiste nella sua ferma convinzione che i disturbi lamentati siano
completamente invalidanti e causati esclusivamente dall'incidente. Le sue
descrizioni, pur tendendo presenti gli aspetti trans-culturali e le
particolarità linguistiche, appaiono enfatizzate e a tratti poco credibili.
Egli tuttavia non lamenta alcun disturbo psichico dopo l'incidente, a parte dei
disturbi del sonno attribuiti alla sintomatologia algica.

 

All'esame oggettivo non sono evidenziabili dei
sintomi psicopatologici di rilevanza clinica. Ci sono delle evidenti e marcate
discrepanze tra i disturbi lamentati e l'atteggiamento/comportamento nella
situazione d'esame. Infatti egli non mostra alcun segno non verbale di
sofferenza, di irritabilità, d'insofferenza e neppure un modico abbassamento
del tono dell'umore. Non si riscontrano neppure segni deponenti per un ritiro
sociale, anedonia, segni di stanchezza mentale o abbassamento della spinta
vitale. La mimica e la gestica appaiono vivaci, l'attenzione rimane sostenuta,
non si notano deficit di concentrazione. A parte la difficoltosa deambulazione
eseguita unicamente con l'ausilio di due stampelle, non si notano altre
limitazioni.

Per questi motivi, il suo modo di presentare i
sintomi e il suo atteggiamento/comportamento durante la situazione d'esame,
lasciano presupporre, con grande probabilità, l'esistenza di un'estensione dei
sintomi e marcati segni d'aggravamento. Non sussistono dei segni deponenti per
un disturbo di personalità o per una modificazione duratura della personalità,
anche se ciò non esclude l'esistenza di una vulnerabilità e di ferite
narcisistiche che potrebbero essere legate alla sua condizione di migrante e
alle difficoltà di reperire un lavoro confacente alle sue qualifiche (meccanico
d'auto), mentre invece è ridotto ad un'attività di lavapiatti.

 

Al momento del presente esame clinico non si
riscontrano neppure i segni per una lieve sintomatologia depressiva che quasi
sempre accompagna un ipotetico disturbo somatoforme da dolore persistente.

La problematica principale è rappresentata dalla
sintomatologia algica che, se inquadrata diagnosticamente in un disturbo
somatoforme da dolori persistenti, può effettivamente portare ad un decorso
cronico. Nel caso presente non è tuttavia stato possibile determinare le
premesse tipiche endopsichiche e/o biografiche (malgrado lo statuto di
rifugiato politico), che avrebbero potuto portare ad un disturbo somatoforme
persistente o a una cosiddetta nevrosi conversiva.

Le circostanze del suo arrivo in Svizzera
rimangono tuttavia oscure, come pure le vere cause del decesso del padre. È
perlomeno singolare che i numerosi fratelli e sorelle abbiano continuato a
vivere, apparentemente senza particolari difficoltà, nel loro paese d'origine.
Infine, nel contesto del processo di migrazione, non sembrano esserci state
delle difficoltà di adattamento maggiori in quanto l'assicurato risulta ben
integrato nella comunità araba vivente nel Cantone, anche se, malgrado una
permanenza di sette anni, dispone di ridotte conoscenze linguistiche.

Ho tuttavia avuto l'impressione, nel corso del
colloquio, che egli capisse molto di più di quanto dichiarava. Era anche
evidente che l'amico che si era portato appresso, aveva una funzione più di
avvocato che di traduttore.

 

In conclusione, per i motivi sopra esposti, a
livello strettamente medico­psichiatrico, non ci sono dei sintomi
psicopatologici con conseguenze sulla capacità e sul funzionamento lavorativo.

Diagnosticamente si tratta, con grande
probabilità, di un'elaborazione di sintomi fisici per ragioni psicologiche (F
68.0) in cui si sviluppa una sindrome comportamentale di richiamo
dell'attenzione (istrionica), che può anche comprendere lamentele aggiuntive (e
in genere non specifiche) non d'origine fisica. Anche la motivazione legata
alla possibilità di compensi economici può essere un fattore motivante come
l'insoddisfazione per i risultati del trattamento. 

Nel caso presente sono molto probabili dei benefici
secondari come l'aumento d'attenzione da parte del mondo esterno, il
soddisfacimento dei bisogni di dipendenza con relativa delega di responsabilità
(agli amici). Ci sono inoltre degli evidenti segni d'aggravamento riscontrati
all'esame clinico e una scarsa motivazione che portano a comportamenti
autolimitanti.

 

Per valutare le prestazioni ancora esigibili
malgrado la presenza di eventuali disturbi soggettivi, le diagnosi devono
essere interpretate in riferimento alle possibili menomazioni a cui possono portare.
Occorre inoltre valutare lo sforzo ragionevolmente esigibile e le risorse
personali e sociali mobilizzabili da parte della persona.

Nel caso presente, in mancanza di una
psicopatologia psichiatrica maggiore e in assenza di residui somatici conseguenti
all'incidente subito, da un punto di vista psichiatrico e terapeutico, sarebbe
teoricamente indicata ed esigibile, malgrado i disturbi soggettivamente
lamentati, la ripresa di un'attività lavorativa regolare nella professione
precedentemente svolta, in misura completa a partire da subito.

 

L'assicurato dispone infatti di risorse personali
e sociali valide: una buona intelligenza, una vita sociale intatta, assenza di
malattie somatiche croniche, assenza di patologie psichiatriche gravi, intense
e durevoli. Intatte funzioni complesse dell'lo (capacità relazionali, controllo
degli impulsi e dell'affettività, spinta vitale, organizzazione delle difese).

 

In conclusione, non sono riscontrabili (e non lo
sono mai stati) dei segni psicopatologici di rilevanza clinica in causalità
naturale con l'evento infortunistico che è stato oggettivamente banale, senza
ripercussioni sull'integrità psicofisica.

 

Risposte alle vostre domande

 

      1.  Anamnesi e diagnosi

 

Risposta: vedi
sopra.

 

 

      2.  Problematiche soggettive/oggettivabili riferite dal
paziente:

      

 Risposta: vedi sopra.

 

 

      3.  Valutazione della capacità lavorativa nella
professione e in altre attività lavorative confacenti al suo stato di salute

 

Risposta: Non ci
sono menomazioni concrete o limitazioni, da un punto di vista
medico-psichiatrico per l'esercizio di un'attività lavorativa confacente alle
sue qualifiche.

 

 

      4.  Quali sono gli impedimenti oggettivi che rendono inabile
il paziente nella misura del 100%?

 

Risposta: da un
punto di vista medico-psichiatrico non ci sono impedimenti oggettivi di alcun
genere.

 

 

      5.  Ulteriore inabilità lavorativa
giustificata 

 

Risposta: no.

 

 

      6.  L'attuale cura medica è
appropriata?

 

Risposta: l'assicurato
non è in cura psichiatrica e non necessita di cure particolari in tale ambito.

 

 

      7.  Misure terapeutiche che possono aumentare la capacità
lavorativa 

 

Risposta: nessuna
dal lato medico-psichiatrico.

 

 

      8.  È necessario un cambiamento di
attività professionale? 

 

Risposta: no.

 

 

      9.  Eventuali osservazioni e
precisazioni

 

Risposta:
nessuna." (Doc. 71/6-12)

 

                               2.6.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico
ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

 

 

 

                                         In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         A questo
proposito va ricordato che l'art. 49 OAI così enumera i compiti dei servizi
regionali:

 

" 
1I servizi
medici regionali esaminano le condizioni mediche del diritto alle prestazioni.
Nel quadro della loro competenza medica specifica e delle istruzioni
specializzate di portata generale, essi sono liberi di scegliere i metodi
d'esame idonei.

 

2Se occorre, i
servizi medici regionali possono eseguire direttamente esami medici sugli
assicurati. Mettono per scritto i risultati degli esami. Una copia dei
risultati degli esame deve essere fornita agli assicurati. È fatto salvo
l'articolo 47 capoverso 2 LPGA.

 

3Per ogni caso
esaminato, i servizi medici regionali forniscono agli atti AI un rapporto
scritto con i necessari dati. Esso contiene i risultati dell'esame medico e una
raccomandazione sul seguito da dare, dal profilo medico, alla domanda di
prestazioni.

 

4I servizi
medici regionali sono disponibili a fornire consulenza agli uffici AI della
regione."

 

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

 

                                         L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée
par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants
font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre
de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les
conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                         Va
ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle
assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing
& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità
dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di
cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.
32.1999.124).

 

                               2.7.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni
peritali effettuate dal Dr. __________ in ambito LAINF (consid. 2.3) e dal Dr. __________,
in ambito assicurazione malattia, da considerare dettagliate, approfondite e
quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Per
quanto riguada le conseguenze dell’infortunio dal profilo somatico il
Dr. __________, spec. in chirurgia e esperto in medicina infortunistica, nel
rapporto del 6 ottobre 2008 all’indirizzo dell’assicuratore infortuni, ha
riferito che da tutte le indagini strumentali, radiologiche, cliniche e
somatosensoriali “non è stato riscontrato alcuna componente di natura
post-traumatica effettiva”. Secondo il perito vi è una netta discrepanza
fra la sintomatologia lamentata, la modalità e i tempi d’insorgenza dei
disturbi. In assenza di lesioni morfologico strutturali riconducibili
all’infortunio non può essere ammesso un nesso causale con i disturbi asseriti
dall’assicurato.

                                         “Le
lievi alterazioni degenerative non spiegano neppure la sintomatologia
soggettiva lamentata dal paziente in contrasto con l’obiettività” (doc. AI
65-5).

                                         L’insorgente
è valutato inabile al lavoro al 100% dal 3 aprile 2008, mentre dal 1° ottobre
2008 è considerato abile in misura piena (doc. AI 65-5).

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessato.

 

                                         Tali non
possono essere le certificazioni del medico curante Dr. __________, FMH in medicina
generale, che ha sempre attestato un’inabilità lavorativa al 100% a partire dal
3 aprile 2008 (cfr. doc. LAINF 21-1, 31-1, 55-1, 62-1, 63-1, doc. AI 31-1, 32-1,
35-1) senza tuttavia fornire una diagnosi divergente da quella posta dal Dr. __________.
Tali referti, stesi peraltro da un medico non specialista in reumatologia o
infortunistica, non forniscono alcun elemento oggettivo che possa inficiare le
conclusioni alle quali è giunto il perito interpellato dall’amministrazione. 

 

                                         Infine è
utile ricordare che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente
deciso che le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr.
STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un
valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al
suo paziente (cfr. RAMI
2001 U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V 161; STFA
del 10 ottobre 2003 nella causa C., U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Per quanto riguarda la patologia psichiatrica il ricorrente è
stato visitato, per conto dell’assicuratore __________, dal Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale nel referto del 4 dicembre 2008 ha diagnosticato una “Elaborazione dei sintomi fisici per ragioni psicologiche (F68.0). Non
segni psicopatologici di rilevanza clinica con ripercussioni sulla capacità
lavorativa” (doc. AI 71-6).

 

                                         Secondo
il Dr. __________ a livello strettamente medico-psichiatrico non ci sono dei
sintomi psicopatologici con conseguenze sulla capacità e sul funzionamento
lavorativo. “In mancanza di una psicopatologia
psichiatrica maggiore e in assenza di residui somatici conseguenti
all'incidente subito, da un punto di vista psichiatrico e terapeutico, sarebbe
teoricamente indicata ed esigibile, malgrado i disturbi soggettivamente
lamentati, la ripresa di un'attività lavorativa regolare nella professione
precedentemente svolta, in misura completa a partire da subito.”

 

                                         Il TCA
non ha motivo per distanziarsi nemmeno da tale valutazione peritale, che non è
del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessato.

                                         

                                         Nel rapporto del 22 dicembre 2008 del medico del SMR, Dr. __________,
vengono riprese le perizie del Dr. __________ (doc. AI 65-1), del Dr. __________
(doc. AI 71-1), il rapporto della degenza presso la clinica di riabilitazione
di __________ (doc. AI 53-1) e il referto dell’Ospedale regionale di __________
(doc. AI 47-1). 

                                         Il Dr. __________
ha quindi concluso che “in assenza di reperti obiettivabili e senza una
chiara patologia psichiatrica si deve ritenere che l’assicurato sia in grado di
svolgere un’attività malgrado i disturbi soggettivi” (doc. AI 26-2).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando le perizie del Dr. __________ e del Dr. __________ i
criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr.
consid. 2.6.), alle stesse può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato dal mese di gennaio 2009 è abile al lavoro al 100%, sia nella sua
precedente professione di lavapiatti che in ogni altra attività lavorativa.

                                         

                                         In considerazione
dell’incapacità lavorativa al 100% attestata in sede peritale dal Dr. __________
dal 3 aprile 2008 al 30 settembre 2008 e dalla decisione del 17 dicembre
2008 dell’assicuratore __________ che ha versato le indennità giornaliere fino
al 31 dicembre 2008 (doc. LAINF 73-2), non risulta assolto il criterio
dell’anno di incapacità lavorativa ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 lett. b. LAI.

 

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato, la
sua decisione formale del 20 maggio 2009 merita quindi conferma.

 

                               2.8.   L’assicurato
nel proprio atto ricorsuale ha chiesto che venga svolta una visita medica “personalizzata”
da parte del servizio competente (doc. I)

 

                                         Va
qui ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso. Visto l’esito della vertenza, le spese
per fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurato ricorrente.

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio Zocchetti