# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 375b3839-8f21-5f90-9a0c-0e454e3e9f6b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-09-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.09.2025 D-1283/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1283-2024_2025-09-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1283/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  s e t t e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Camilla Mariéthoz Wyssen;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 1. A._______, nata il (…), 

2. B._______, nato il (…), e i loro figli 

3. C._______, nata il (…), 

4. D._______, nato il (…), 

5. E._______, nato il (…), 

6. F._______, nato il (…), 

Turchia,   

tutti patrocinati da Elisabetta Luda,  

(…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 26 gennaio 2024 / N (…). 

 

D-1283/2024 

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Visto 

le domande d’asilo che gli interessati, cittadini turchi di etnia curda prove-

nienti dalla provincia di Sirnak, hanno presentato in Svizzera il 20 novem-

bre 2022, rispettivamente il 4 settembre 2023 (cfr. atti della Segreteria di 

Stato della migrazione [di seguito: SEM o autorità inferiore] n. (…)-4/2, 5/2, 

6/2, 7/2, 50/2 e 51/2), 

i verbali di rilevamento dei dati personali relativi ai richiedenti 1 e 2 (genitori) 

del 28 novembre 2022 (cfr. atti SEM n. 29/8 e 30/9), 

i verbali delle audizioni approfondite sui motivi d’asilo svolte con i richie-

denti 1, 2 e 3 il 21 novembre 2023, rispettivamente il 22 novembre 2023 

(cfr. atti SEM n. 72/15, 74/11 e 76/7), 

la decisione del 26 gennaio 2024, notificata il 29 gennaio 2024, con cui la 

SEM non ha riconosciuto lo statuto di rifugiati ai medesimi, ha respinto la 

loro domanda d’asilo e pronunciato il loro allontanamento dalla Svizzera, 

nonché l’esecuzione di tale misura (cfr. atto SEM n. 93/21), 

il ricorso inoltrato il 28 febbraio 2024 dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale o TAF) (data d’entrata: 29 febbraio 2024; 

cfr. risultanze processuali), con cui i ricorrenti hanno postulato, in via prin-

cipale, l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento dello 

statuto di rifugiati e la concessione dell’asilo in Svizzera; in via subordinata, 

l’ammissione provvisoria in tale Paese per inammissibilità e/o inesigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento; essi hanno presentato altresì istanza 

di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo, come pure di gra-

tuito patrocinio, con protesta di spese e ripetibili, 

lo scritto del 18 settembre, con cui i ricorrenti hanno trasmesso nuovi mezzi 

di prova al Tribunale (cfr. atto TAF n. 4),  

 

e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

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che, in virtù dell’art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5),  

che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi d’asilo (artt. 

3 e 7 LAsi), sono nozioni giuridiche che il Tribunale esamina liberamente 

(cfr. THOMAS SEGESSENMANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im 

Asylbereich, in: Asyl 2/13, pag. 11-20); che il Tribunale non è inoltre vinco-

lato dai motivi e dalle argomentazioni addotte dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA), 

né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico con l’approvazione di una seconda 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, di riflesso, la sentenza è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in virtù 

dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, non avendo il ricorrente addotto nuovi fatti o mezzi 

di prova dirimenti per il giudizio, 

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

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esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5), 

che, giusta l’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve inoltre provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che, in particolare, sono inverosimili le 

allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); che la dottrina e la giurispru-

denza riconoscono determinati elementi per riconoscere la verosimiglianza 

delle allegazioni: quest’ultime devono essere sufficientemente fondate, 

concludenti e plausibili (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1), 

che, nella sua recente sentenza di riferimento E-4103/2024 dell’8 novem-

bre 2024, il Tribunale ha trattato la rilevanza delle procedure penali turche 

avviate per i reati di insulto al presidente (art. 299 del codice penale turco 

[Türk Ceza Kanunu, di seguito: TCK]) e di propaganda a favore di un’orga-

nizzazione terroristica secondo l’art. 7 cpv. 2 della legge antiterrorismo 

turca (legge n. 3713, di seguito: Legge antiterrorismo), 

che, anzitutto, esso ha stabilito che il semplice fatto che siano pendenti 

delle inchieste penali presso il ministero pubblico turco per i reati succitati 

– anche in combinazione tra loro – non costituisce un fondato timore di 

subire, con probabilità preponderante, delle persecuzioni in un prossimo 

futuro ai sensi dell’art. 3 LAsi (sentenza del TAF E-4103/2024 dell’8 no-

vembre 2024 consid. 8.8 [sentenza di riferimento]), 

che il Tribunale ha poi ritenuto che tali procedure penali assumono una 

rilevanza per l’asilo soltanto se ricorrono cumulativamente le seguenti con-

dizioni: il tribunale turco competente apre una procedura giudiziaria repu-

tando fondato l’atto d’accusa pronunciato dal ministero pubblico, vi è una 

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preponderante probabilità di una condanna in un futuro prossimo, la con-

danna si fonda su un motivo di persecuzione ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 LAsi 

e la pena inflitta ha un’intensità rilevante per la qualità di rifugiato sotto il 

profilo dell’art. 3 cpv. 2 LAsi (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.2); che, 

a tale riguardo, è stato segnatamente rilevato che, negli ultimi anni, soltanto 

il 10% delle inchieste penali per il reato di insulto al presidente hanno por-

tato ad una condanna e che, per quanto attiene al reato di propaganda per 

organizzazione terroristica, tale percentuale è leggermente inferiore (cfr. 

consid. 8.4); che, per determinare se le azioni o le dichiarazioni della per-

sona richiedente d’asilo (in particolare sui social media) sono suscettibili di 

comportare una persecuzione illegittima per uno Stato di diritto e, nel con-

tempo, rilevante per la qualità di rifugiato, occorre procedere a un esame 

individuale tenendo conto di tutte le specifiche circostanze del caso con-

creto (cfr. consid. 8.5); che, infine, non sussistono valide ragioni per am-

mettere che, in maniera generale, le persone oggetto di tali procedure pe-

nali debbano temere un politmalus in senso assoluto o relativo, nel senso 

di una pena sproporzionatamente severa oppure comportante la tortura o 

trattamenti disumani e degradanti (per la rilevanza di un procedimento pe-

nale ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato, cfr. DTAF 2020 VI/4 

consid. 6.2; 2014/28 consid. 8.3.1; 2013/25 consid. 5.1; Giurisprudenza ed 

informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GI-

CRA] 1996 n. 34 consid. 3 e 4); che per definire l’esistenza di un politmalus 

o di motivi comprovanti il rischio di una pena detentiva più lunga, occorre 

invece procedere ad un esame del caso concreto considerando, in partico-

lare, la presenza di fattori di rischio come i precedenti penali della persona 

interessata e il suo eventuale profilo politico di rilievo; che, nel caso di reati 

commessi sui social media, anche le circostanze in cui vengono effettuate 

le corrispondenti pubblicazioni possono fornire indicazioni rilevanti in que-

sto senso (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 8.7), 

che, nella propria richiesta, il ricorrente 2 ha sostanzialmente addotto che 

le autorità turche gli avrebbero reiteratamente richiesto di imbracciare le 

armi e di prestare la propria collaborazione; che, delle volte, i gendarmi si 

sarebbero recati presso l’abitazione familiare nelle prime ore del mattino, 

sottoponendo l’intero nucleo a maltrattamenti; che l’interessato sarebbe 

inoltre stato oggetto di percosse da parte dei gendarmi in varie occasioni; 

che, il 20 ottobre 2022, egli sarebbe stato arrestato dalle autorità turche, le 

quali gli avrebbero chiesto di portare le armi, minacciandolo; che vi sarebbe 

inoltre una procedura penale aperta nei propri confronti a causa delle con-

divisioni fatte sui social media; che egli teme, in caso di ritorno in patria, di 

essere arrestato e incarcerato, 

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che la ricorrente 1 ha dichiarato di essere espatriata poiché le autorità tur-

che avrebbero reiteratamente richiesto al coniuge (ricorrente 2) di arruo-

larsi quale miliziano e di imbracciare le armi a favore dei militari; che i me-

desimi si sarebbero frequentemente recati presso l’abitazione familiare, 

mettendola a soqquadro e prelevando il marito, il quale sarebbe poi rien-

trato, la sera stessa o il giorno successivo, con ematomi e lividi sul corpo, 

conseguenti alle percosse subite; che, infine, quattro o cinque giorni prima 

dell’espatrio, i militari avrebbero nuovamente prelevato il marito dall’abita-

zione, avvertendolo che, qualora avesse rifiutato le loro richieste, non gli 

avrebbero più concesso alcuna tregua; che, dal canto suo, la ricorrente 3 

(figlia maggiorenne) ha dichiarato di non avere motivi d’asilo propri, ma di 

essere espatriata poiché, a seguito dell’espatrio dei genitori, i gendarmi si 

sarebbero presentati presso l’abitazione familiare in Turchia chiedendo no-

tizie degli stessi, 

che, in estrema sintesi, la SEM ritiene nella decisione avversata che le di-

chiarazioni del richiedente 2 relative ai propri motivi di espatrio, alle perse-

cuzioni subite dalle autorità turche affinché egli portasse le armi e diven-

tasse un loro collaboratore, all’asserito arresto del 20 ottobre 2022 e alle 

minacce ricevute in tale occasione e alle percosse subite dai gendarmi non 

soddisfino le condizioni di verosimiglianza disposte all’art. 7 LAsi; che le 

dichiarazioni delle ricorrenti 1 e 3 risulterebbero essere parimenti inverosi-

mili; che i mezzi di prova versati agli atti non permetterebbero di sostenere 

la verosimiglianza delle allegazioni del ricorrente 2; che, inoltre, anche con-

siderati la procedura d’inchiesta basata sul reato di propaganda terroristica 

e il relativo mandato di accompagnamento coattivo, sarebbe altamente im-

probabile che in patria egli rischi di essere oggetto, in un futuro prossimo, 

di una persecuzione determinante per il diritto dell’asilo; che, infine, egli 

avrebbe, molto verosimilmente, avviato o fatto avviare consapevolmente la 

procedura penale in Turchia al fine di creare motivi soggettivi e ottenere 

protezione in Svizzera, ciò che costituirebbe un abuso di diritto non meri-

tevole di tutela, 

che, censurando la violazione del diritto federale (artt. 3 e 7 LAsi), l’insor-

gente 2 contesta la valutazione dell’autorità opponente, affermando so-

stanzialmente che le persecuzioni subite in patria sarebbero rilevanti e le 

sue dichiarazioni in merito sarebbero verosimili, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica tuttavia che le argomentazioni ricorsuali 

non intaccano le corrette conclusioni alle quali è giunta l’autorità inferiore 

per i motivi che seguono, 

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che, come correttamente rilevato dalla SEM, le dichiarazioni del richiedente 

2 in ordine ai propri motivi di espatrio, alle persecuzioni subite dalle autorità 

turche affinché egli imbracciasse le armi e collaborasse con esse, all’asse-

rito arresto del 20 ottobre 2022 e alle minacce ricevute in tale occasione e 

alle percosse inflitte dai gendarmi risultano essere inverosimili ai sensi 

dell’art. 7 LAsi e, in particolare, vaghe, stereotipate e, a tratti, contraddito-

rie; che egli ha segnatamente dichiarato che “(…) le autorità turche mi chie-

devano di portare le armi e diventare un loro collaboratore e io non volevo 

fare questo” (cfr. atto SEM n. 72/15 D15); che, invitato a fornire maggiori 

precisazioni in merito, egli si è limitato a ribadire che “Le autorità mi chie-

devano di portare le armi e di diventare un loro collaboratore. Dalle loro 

parti lo chiamano G._______. Siccome io sono della zona e conosco bene 

tutte le vallate ed i villaggi, era per questo che mi chiedevano di diventare 

un loro miliziano. Io non volevo assolutamente, non volevo assolutamente 

combattere altri curdi” (cfr. atto SEM n. 72/15 D22); che, nonostante gli sia 

stata offerta una duplice occasione per circostanziare ulteriormente le pro-

prie allegazioni (cfr. atto SEM n. 72/15 D23-24), egli si è nuovamente limi-

tato a ripetere sostanzialmente il proprio racconto in modo generico e ste-

reotipato, senza aggiungere elementi atti a rendere credibile che tali eventi 

siano realmente occorsi in prima persona; che, contrariamente a quanto 

sollevato nel ricorso, tali imprecisioni non possono essere imputate al suo 

basso livello di scolarizzazione, ritenuto che, qualora egli avesse effettiva-

mente vissuto episodi di tale impatto, egli sarebbe in ogni caso stato in 

grado di descriverli in modo più dettagliato, personale e circostanziato; che, 

inoltre, le dichiarazioni delle ricorrenti 1 e 3 – caratterizzate da frasi ridon-

danti, vaghe e stereotipate – risultano essere parimenti inverosimili; che 

per i dettagli in merito all’analisi della verosimiglianza, conviene rinviare 

alle corrette motivazioni contenute nella decisione avversata, a cui si pre-

sta adesione (cfr. art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell'art. 6 LAsi),  

che neppure i mezzi di prova versati agli atti – segnatamente cinque foto-

grafie raffiguranti abitazioni parzialmente distrutte (cfr. mezzo di prova SEM 

[di seguito: mdp SEM] n. 10) e sei fotografie ritraenti uomini in uniforme 

militare e alcune donne (cfr. mdp SEM n. 9) – permettono di corroborare la 

verosimiglianza delle dichiarazioni del ricorrente principale, 

che, infine, il Tribunale osserva che agli atti non risulta esservi né un man-

dato d’arresto, né un atto d’accusa in merito alla procedura penale per il 

reato di propaganda a favore di un’organizzazione terroristica; che, per-

tanto, va di principio esclusa l’esistenza di una procedura penale rilevante 

per l’asilo ai sensi della giurisprudenza succitata; che, ad ogni buon conto, 

quanto allegato dal ricorrente 2 non giustifica l’esistenza di un timore 

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fondato di eventuali arresti o incarcerazioni una volta rientrato nel Paese 

d’origine; che, infatti, si può ragionevolmente escludere che l’interessato 

sarà esposto al rischio di trattamenti contrari ai diritti fondamentali 

dell’uomo; che, non avendo precedenti penali, non si può ritenere a priori 

che egli verrà condannato ad una pena detentiva pluriennale senza condi-

zionale in quanto, secondo la prassi dei tribunali turchi in relazione al reato 

in questione, viene di norma pronunciata una pena condizionale (cfr. art. 

51 TCK) (cfr. sentenza TAF E-4103/2024 consid. 8.7.1); ch’egli non pre-

senta inoltre un profilo politico di rilievo (cfr. atto SEM n. 72/15 D56-D57); 

che tale procedura penale non costituisce pertanto un valido motivo d’asilo; 

che i mezzi di prova versati agli atti relativi a tale procedura sono conse-

guentemente irrilevanti e la questione della loro autenticità può essere la-

sciata aperta (cfr. mdp SEM n. 2-7 e 11-23); che anche i mezzi di prova 

ulteriormente trasmessi dai ricorrenti – menzionanti il mandato di accom-

pagnamento coattivo nei confronti del ricorrente 2 e non un mandato d’ar-

resto – sono privi di pertinenza (cfr. atto TAF n. 4); che le generiche censure 

sollevate nel ricorso non permettono di sovvertire tali conclusioni, 

che i timori espressi dal ricorrente 2 si rivelano pertanto infondati sotto il 

profilo dell’art. 3 LAsi, 

che, in esito, la decisione impugnata va pertanto confermata per quanto 

concerne il riconoscimento della qualità di rifugiati e la concessione 

dell’asilo, 

che, di norma, se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi); che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle 

quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontana-

mento dalla Svizzera (cfr. artt. 14 cpv. 1 e 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordi-

nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrl, il quale dispone che l’esecuzione dell’al-

lontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrl), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrl) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrl); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone 

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l’ammissione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, nel caso concreto, contrariamente a quanto sembrano generalmente 

pretendere i ricorrenti, non sussistono elementi ostativi all’esecuzione del 

loro allontanamento verso la Turchia, 

che a norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, i ricorrenti non possono, per i motivi già enucleati, 

prevalersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispon-

gono della qualità di rifugiati (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, 

non v’è neppure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, 

concreto e serio di essere esposti ad un trattamento proibito, in relazione 

all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105),  

che l’esecuzione dell’allontanamento risulta pertanto ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, nonostante la ripresa del conflitto curdo-

turco e degli scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-

est del Paese dal luglio 2015 (in particolare: Batman, Diyarbakir, Mardin, 

Siirt, Urfa e Van, per quanto riguarda le province di Hakkari e Sirnak cfr. la 

sentenza E-4103/2024 consid. 13.4), nonché gli sviluppi successivi al ten-

tativo di colpo di Stato del luglio 2016, in Turchia non vige attualmente un 

contesto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'inte-

gralità del territorio (cfr. sentenza E-4103/2024 consid. 13.2 e 13.4.8), 

che, a conferma di tale valutazione, il PKK ha inoltre dichiarato un cessate 

il fuoco immediato con la Turchia in data 1° marzo 2025 (cfr. comunicato 

dpa del 1° marzo 2025, citato secondo NZZ online, https://www.nzz.ch/in-

ternational/pkk-verkuendet-waffenstillstand-mit-der-tuerkei-ld.1873453, 

consultato il 2 settembre 2025), 

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che l’esecuzione dell’allontanamento nella provincia di Sirnak non è più in 

principio inesigibile, ma l’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento 

verso tale regione deve essere esaminata caso per caso (cfr. la sentenza 

E-4103/2024 consid. 13.4), 

che, nello specifico, il Tribunale osserva che, sebbene gli interessati pro-

vengano dalla provincia di Sirnak, né in sede di audizione né nel ricorso 

essi hanno evidenziato concrete criticità riconducibili agli eventi sismici che 

hanno interessato tale area; che si rileva, altresì, come il ricorrente 2 versi 

in buone condizioni di salute e disponga di una significativa esperienza 

professionale, maturata sia quale (…) e (…), sia nell’ambito del (…), attività 

quest’ultima esercitata mediante (…) di sua proprietà; che, come egli 

stesso ha più volte sottolineato, la sua situazione economica in patria è 

sempre stata favorevole; che egli vanta inoltre conoscenze linguistiche del 

turco e del curdo; che egli risulta proprietario di una grande casa in cui 

attualmente dimorano due figli, nonché di altri terreni siti in Turchia, dai 

quali potrebbe eventualmente trarre profitto; che, in Turchia, egli può altresì 

fare affidamento sul sostegno dei figli maggiorenni, con i quali intrattiene 

rapporti positivi e che risultano professionalmente attivi, nonché sui fratelli 

e sulle sorelle della ricorrente 1, con cui quest’ultima mantiene buone rela-

zioni; che, alla luce di tali circostanze e nonostante la sua età, egli risulta 

pertanto in grado di reperire un’eventuale sistemazione alternativa in Tur-

chia, nonché di intraprendere un’attività lavorativa idonea a garantire il so-

stentamento della propria famiglia; che la ricorrente 1 versa parimenti in 

buone condizioni di salute e ha sempre svolto l’attività di casalinga, occu-

pandosi altresì della cura degli (…) di proprietà familiare, attività che potrà 

proseguire in patria; che, infine, con riguardo ai figli, dagli atti non emer-

gono elementi ostativi al loro allontanamento dalla Svizzera; che, inoltre, 

l’interesse superiore dei ricorrenti minorenni, così come protetto dall’art. 3 

della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.107), 

non risulta essere contrario all'esecuzione di un loro allontanamento (per 

l’apprezzamento da svolgere in tale contesto cfr. DTAF 2009/51 consid. 

5.6; 2009/28 consid. 9.3.2 e rif. cit.); che, anche tenuto conto del tempo di 

permanenza in Svizzera, non sussistono elementi per concludere che un 

allontanamento dei ricorrenti 4, 5 e 6 equivarrebbe ad uno sradicamento 

dal territorio svizzero, tale da pregiudicare il loro sviluppo ed equilibrio; che 

essi verranno infatti allontanati con i genitori, i quali potranno continuare a 

occuparsi degli stessi sia dal profilo educativo che affettivo; che le generi-

che censure sollevate nel ricorso non permettono di sovvertire tali conclu-

sioni, 

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che l’esecuzione dell’allontanamento si rivela dunque anche ragionevol-

mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che non risultano dipoi impedimenti dal profilo della possibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),  

che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell’allontanamento,  

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giu-

ridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la 

decisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA),  

che il ricorso va quindi respinto, 

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto, 

che essendo state le richieste di giudizio sprovviste di probabilità di esito 

favorevole al momento dell’inoltro del ricorso, la domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese proces-

suali (art. 65 cpv. 1 PA), come pure l’istanza volta alla concessione del gra-

tuito patrocinio (art. 102m LAsi), sono respinte, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che, in principio, la sentenza non può essere impugnata con ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d cifra 1 

LTF), 

che il presente giudizio è quindi definitivo, 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le domande di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio sono respinte. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: