# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9cf95bf9-74c7-5f17-8d72-3b08b0a997ae
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-10-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.10.2009 D-1571/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1571-2009_2009-10-12.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1571/2009/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 2  o t t o b r e  2 0 0 9

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Bruno Huber, Fulvio Haefeli, 
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Bosnia e Erzegovina,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM dell'11 marzo 2009 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1571/2009

Fatti:

A.
Il  24  gennaio  2001,  l'interessato,  cittadino  della  Bosnia  e 
Erzegovina - unitamente alla sua attuale ex moglie e alle loro figlie (la 
prima nata nel 1996 e la seconda nata nel 2000]) - ha presentato una 
prima domanda d'asilo in Svizzera. Con decisione del 30 marzo 2001, 
l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR, attualmente, e di seguito UFM) ha 
respinto  la  menzionata  domanda  d'asilo  ed  ha  pronunciato 
l'allontanamento dei richiedenti dalla Svizzera. In data 3 agosto 2004, 
l'allora Commissione di ricorso in materia di asilo (CRA) ha respinto il 
ricorso presentato dai richiedenti contro la suddetta decisione. 

B.
Dopo la separazione dei coniugi nell'ottobre 2004 ed il ritorno in Patria 
dell'interessato nel  gennaio 2005,  il  (...),  alla  moglie  e alle  figlie  del 
ricorrente è stata concessa l'ammissione provvisoria in Svizzera.

C.
Il  3  aprile  2006,  l'interessato  ha  presentato  una  seconda  domanda 
d'asilo  in  Svizzera.  Con  decisione  del  26  aprile  2006,  l'UFM  ha 
respinto  tale  domanda  ed  ha  pronunciato  l'allontanamento 
dell'interessato dalla Svizzera. Il 10 luglio 2006, la CRA ha respinto il 
ricorso  presentato  dal  richiedente  contro  la  suddetta  decisione 
dell'UFM. 

D.
Dopo  la  conclusione  della  seconda  procedura  d'asilo,  secondo  le 
dichiarazione  dell'interessato,  egli  sarebbe  rimasto  in  Svizzera  e 
sarebbe  rientrato  in  Patria  solo  alla  fine  di  luglio  2008  (cfr. verbale 
d'audizione del 3 febbraio 2009). 

E.
L'(...)  è  stato  pronunciato  dal  Tribunale  di  B._______,  il  divorzio  del 
ricorrente  dalla  moglie.  Quest'ultima  e  le  figlie  sono  ad  oggi  al 
beneficio di un permesso di dimora tipo B.

F.
Il  13  gennaio  2009,  l'interessato  ha  presentato  una  terza  domanda 
d'asilo in Svizzera. Ha dichiarato, nella sostanza e per quanto è qui di 
rilievo (cfr. verbali d'audizione del 3 e del 25 febbraio 2009), di essere 

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rimasto in Svizzera dopo la conclusione infruttosa della sua seconda 
procedura d'asilo  terminata nel  luglio  2006. Egli  sarebbe rientrato in 
Patria,  al  suo domicilio  insieme alla  madre,  nel  mese di  luglio 2008. 
Nell'ottobre 2008, all'interessato sarebbe stato rifiutato il  visto per la 
Svizzera per vedere le sue figlie. A comprova, egli avrebbe presentato 
in questa procedura copia della risposta dell'Ambasciata di Svizzera a 
C._______. Nel novembre 2008, egli avrebbe fatto visita per qualche 
tempo ai  suoi familiari  in D._______. Nel gennaio 2009, l'interessato 
sarebbe  nuovamente  espatriato  per  migliorare  la  sua  situazione 
personale  e  rivedere  le  sue  figlie,  rispettivamente  a  causa  della 
situazione politica  vigente  in  Bosnia  e  di  piccoli  problemi  legati  alle 
elezioni. 

G.
L'11 marzo 2009, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda 
ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  e  della  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31). Detto Ufficio ha anche pronunciato 
l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento  verso  la  Bosnia-Erzegovina  siccome  lecita, 
esigibile e possibile. 

H.
Lo stesso giorno, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo federale (TAF) contro la citata decisione dell'UFM. Ha 
chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione impugnata e la 
trasmissione  degli  atti  di  causa  all'autorità  inferiore  per  una  nuova 
decisione  nel  merito  e,  in  via  sussidiaria,  il  riconoscimento  della 
qualità  di  rifugiato  o  la  concessione dell'ammissione  provvisoria. Ha 
altresì  presentato  una  domanda  d'esenzione  dal  versamento 
dell'anticipo a copertura delle presumibili spese processuali. 

I.
Il 20 marzo 2009, il TAF ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di motivi 
particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  sulla  procedura 
amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere al 
ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  delle  presumibili  spese 
processuali. Nel contempo, ha invitato l'autorità inferiore a presentare 
una risposta al ricorso. 

J.
Il  31  marzo  2009,  l'UFM,  nell'ambito  della  risposta  al  ricorso,  ha 
proposto la reiezione del gravame.

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K.
Il 2 aprile 2009, il TAF ha concesso al ricorrente la facoltà di introdurre 
l'atto di replica.

L.
Il ricorrente non ha presentato ad oggi alcun atto di replica.

Diritto:

1.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi  contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art.  31  e  33  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo federale del 17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32], art. 105 
della  LAsi  e  art.  83  lett.  d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 PA nonché all'art. 108 
cpv. 2 LAsi. 

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv. 2  PA,  applicabile  per  rimando  dell'art.  37 
LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinate  la  lingua  della 
decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua. 

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano. 

4.
Nella  decisione  impugnata,  l'autorità  inferiore  ha  constatato  che  le 
precedenti procedure d'asilo sono definitivamente concluse. Per di più, 
i  fatti  posteriori  alla  conclusione  delle  precedenti  procedure  d'asilo 
addotti  dal  ricorrente,  non  sarebbero  propri  a  motivare  la  qualità  di 
rifugiato o determinati per la concessione della protezione provvisoria. 
Infatti,  le  allegazioni  dell'insorgente  -  le  quali  si  riferirebbero  alla 
situazione  politica  nel  suo  Paese,  alle  sue  difficili  condizioni  di  vita 

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nonché  al  desiderio  di  poter  rivedere  le  sue  figlie  -  non  sarebbero 
concrete e rilevanti secondo l'art. 3 LAsi. D'altronde, l'UFM ha rilevato, 
da un lato, che il ricorrente non avrebbe ricorso contro la decisione di 
rifiuto per il  rilascio del visto per la Svizzera e, dall'altro lato che, se 
fosse stato veramente  necessario,  egli  avrebbe potuto  depositare la 
sua domanda d'asilo all'Ambasciata di  Svizzera a C._______. Infine, 
l'autorità  inferiore  ha  considerato  che  né  la  situazione  politica  o 
economica del Paese d'origine, né altri motivi relativi alla persona del 
ricorrente  o  dal  punto  di  vista  tecnico  e  pratico,  si  opporrebbero 
all'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente.

5.
Nel gravame, l'insorgente ha fatto valere che la sua domanda d'asilo si 
fonderebbe  su  fatti  nuovi  che  avrebbero  dovuto  portare  ad  una 
decisione  nel  merito.  Egli  ha,  altresì,  asserito  di  trovarsi  in  una 
situazione  di  disperazione.  Infatti,  la  situazione  sarebbe  terribile  in 
Bosnia, dove - sebbene egli abbia combattuto in guerra e rischiato la 
sua  vita  per  quelli  che  governavano  -  oggi  non  vorrebbero 
riconoscergli alcun diritto. Inoltre, in detto Paese, egli non avrebbe più 
nulla  e nessuno,  tranne sua madre. In  Svizzera -  dove egli  avrebbe 
trascorso molti anni - vi sarebbero per lui gli affetti più cari, ovvero le 
sue figlie,  alle  quali  sarebbe molto  attaccato,  e  la  cui  lontananza lo 
farebbe  soffrire  terribilmente.  L'ammissione  provvisoria  gli 
permetterebbe  di  prendersi  cura  di  loro  e  di  assumere  le  sue 
responsabilità di padre. Infine, il ricorrente ha allegato - per il tramite di 
un  certificato  rilasciatogli  dal  Centro  (recte:  ORS  service  ag, 
assistenza  dei  richiedenti  l'asilo  e  dei  rifugiati)  -  di  avere  problemi 
psichici,  a  causa della  guerra e della  situazione di  lontananza dalle 
sue figlie.

6.
Nella risposta al ricorso, l'UFM ha proposto la reiezione del gravame, 
in  sostanza  per  i  motivi  indicati  nel  provvedimento  litigioso.  In 
aggiunta, l'autorità inferiore ha rilevato che il ricorrente ha allegato di 
avere  problemi  psichici,  ovvero  una  depressione  reattiva.  Secondo 
detto  Ufficio,  il  trattamento  di  tali  disturbi  sarebbe  generalmente 
assicurato  in  Bosnia  e  Erzegovina,  dove  potrebbe  usufruire  delle 
infrastrutture mediche presenti.

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7.
Giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  e  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda d'asilo se il richiedente è già stato oggetto in Svizzera di una 
procedura d'asilo terminata con una decisione negativa o se, mentre 
era pendente la procedura d'asilo, è rientrato nel Paese d'origine o di 
provenienza,  a  meno  che  dall'audizione  non  emerga  che  siano 
intervenuti nel frattempo fatti propri a motivare la qualità di rifugiato o 
determinanti per la concessione della protezione provvisoria. 

7.1 Preliminarmente,  il  TAF  osserva  che  le  precedenti  procedure 
d'asilo  si  sono  definitivamente  concluse  con  la  crescita  in  giudicato 
della  decisione  dell'UFR  del  30 marzo 2001,  rispettivamente  del 
26 aprile 2006.

7.2 Per  quanto  attiene  ai  motivi  d'asilo  addotti  nella  presente 
procedura,  questo  Tribunale  osserva  che  il  ricorrente  non  ha 
presentato,  all'infuori  di  generiche  censure,  argomenti  o  prove 
suscettibili  di giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella di 
cui all'impugnata decisione, in sostanza per le ragioni già indicate nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato (art. 109 cpv. 3 LTAF 
in relazione all'art. 6 LAsi e all'art. 4 PA). Basti rilevare, da un lato, che 
il  ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  concretizzare  gli  asseriti 
problemi - legati a questioni politiche o alla situazione politica del suo 
Paese - che avrebbe avuto tornando in Patria (cfr. verbali d'audizione 
del 3 febbraio 2009 pag. 5 e del 25 febbraio 2009 D6 pag. 3). Egli ha 
asserito  di  essere  stato  trattato  in  malo  modo come se non avesse 
nessun diritto,  quando si  rivolgeva per  un problema,  un documento, 
facendo  riferimento  alla  presenza  di  una  persona  dirigente 
nell'amministrazione  (cfr.  verbale  d'audizione  del  3  febbraio  2009 
pag. 5). In occasione dell'audizione federale del 25 febbraio 2009, egli 
ha poi riferito di aver avuto piccoli problemi che l'avrebbero indotto a 
scappare,  in  particolare  legati  alle  elezioni  comunali,  in  cui  egli 
sarebbe stato l'unico a non votare (cfr. D14-15 pag. 4 e D26 pag. 5); 
egli ha affermato altresì di non poter ritornare in Bosnia perché non gli 
piace né la  politica,  né la  comunità e non avrebbe amici  (cfr. D13), 
come  pure  perché  avrebbe  paura  di  se  stesso,  in  quanto  potrebbe 
uccidere qualcuno, avendo egli fatto la guerra e avendo così dato ad 
altri la possibilità di studiare (cfr. D7-12 pagg. 3-4). In sede di ricorso, 
l'insorgente  non  ha  fornito  alcuna  precisazione  sui  suoi  problemi  in 
Patria, limitandosi ancora ad una semplice allegazione circa la guerra 
che  avrebbe  combattuto  e  la  mancanza  di  riconoscimento  dei  suoi 

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diritti (cfr. ricorso pag. 2). Le sopraevocate dichiarazioni del ricorrente 
si  limitano  manifestamente  a  semplici  allegazioni  di  parte  vaghe, 
incoerenti e senza alcuna logica, di modo che non v'è che concludere 
all'inverosimiglianza, nonché all'irrilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi dei 
fatti  addotti  dal  medesimo, tanto  più che ha dichiarato di  non avere 
avuto problemi con terze persone o con le autorità del suo Paese (cfr. 
verbale  d'audizione  del  3  febbraio  2009  pag.  5).  Dall'altro  lato, 
l'insorgente ha espressamente dichiarato che il  motivo principale per 
cui è ritornato in Svizzera è rivedere e stare vicino alle sue figlie (cfr. 
verbali d'audizione del 3 febbraio 2009 pag. 5 e del 25 febbraio 2009 
D6 pag. 3 e D30 pag. 5), ciò che ha altresì ribadito in sede di ricorso 
(cfr.  ricorso  pag.  2);  tale  argomento  tuttavia  -  come  rettamente 
evidenziato dall'UFM - non rientra palesemente nella nozione di  seri 
pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. In conclusione, quindi, tutti  i motivi 
fatti valere dal ricorrente - come facilmente riconoscibili, inverosimili e 
irrilevanti - non costituiscono di per sé un indizio proprio a giustificare 
la qualità di rifugiato ai sensi dell'art. 3 LAsi, tanto meno determinante 
per la concessione della protezione provvisoria. 

8.
Da quanto esposto, discende che in materia di non entrata nel merito il 
ricorso,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita 
tutela e la decisione impugnata va confermata. 

9.

9.1 A  titolo  preliminare,  questo  Tribunale  osserva  che  il  diritto  di 
soggiorno  in  base  al  principio  dell'unità  della  famiglia  espresso 
all'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti  dell'uomo e 
delle  libertà  fondamentali  del  4  novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101) 
presuppone  un  legame  familiare  vissuto  ed  intatto  con  un  membro 
della  famiglia  presente  in  Svizzera,  il  quale  -  inoltre  -  dev'essere 
titolare  di  un  diritto  di  soggiorno  certo  in  Svizzera  (ein  "gefestigtes 
Anwesenheitsrecht") ovvero in caso di cittadinanza svizzera, ma anche 
di possesso di un permesso di dimora o di soggiorno basato su una 
pretesa  giuridica  (v.  Sentenza  del  Tribunale  federale  2C_758/2007 
consid. 5.1  del  10  marzo  2008,  2C_80/2007  consid.  2.2  del 
25 luglio 2007,  2A.421/2006  consid.  1.2  del  13  febbraio  2007, 
2A.621/2006 consid. 4.1 del 3 gennaio 2007; Decisioni  del  Tribunale 
federale [DTF] 130 II 281 consid. 3.1 pag. 261, DTF 126 II 335 consid. 
2a pag. 339 e pag. 382 e segg., DTF 125 II 633 consid. 2e pag. 639, 

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DTF  124  II  361  consid.  1b  pag.  364  e  relativi  riferimenti; 
Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 
in  materia  d'asilo  [GICRA]  2005  n.  23  consid. 3.1-3.3;  GICRA 2002 
n. 7 consid. 5b/bb, GICRA 2001 n. 21 consid. 8c/bb; sentenza del TAF 
D-6582/2006  del  27  aprile  2009  consid. 5.3).  Alla  protezione  giusta 
l'art.  8  CEDU  possono  appellarsi  i  membri  del  nucleo  familiare,  il 
coniuge  ed  i  figli  minorenni.  Secondo  la  giurisprudenza  di  codesto 
Tribunale, anche il concubino che forma con il rifugiato una comunità 
durevole analoga al matrimonio può beneficiare di tale protezione (cfr. 
GICRA  1993  n.  24;  inoltre  art.  1a  lett.  e  dell'Ordinanza  1  sull'asilo 
relativa  a  questioni  procedurali  dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS 
142.311], secondo la quale sono equiparati ai coniugi anche i partner 
registrati). Inoltre, vengono compresi dall'art. 8 CEDU anche i rapporti 
tra  tutti  i  familiari  prossimi,  i  quali  potrebbero  rivestire  un  ruolo 
importante in seno alla famiglia. Come vita familiare estesa, gli organi 
di Strasburgo hanno altresì riconosciuto il rapporto tra nonni e abiatici, 
zii  e  nipoti  nonché tra fratelli. Nei  rapporti  dei  familiari  all'infuori  del 
nucleo  familiare,  l'appello  al  principio  dell'unità  della  famiglia 
presuppone  -  oltre  ad  un  rapporto  prossimo,  vero  e  vissuto  -  un 
rapporto  di  dipendenza  (cfr.  la  Sentenza  del  Tribunale  federale 
2A.145/2002  del  24 ottobre  2002  consid.  3.2-3.5,  DTF  129  II  11 
consid. 2 pag. 14, DTF 120 Ib 257 consid. 1d-f pag. 26 segg.).

9.2 La  questione  a  sapere  se  una  persona  può  prevalersi dell'art. 
8 CEDU  sopraevocato  è,  per  principio,  competenza  dell'autorità 
cantonale di polizia degli stranieri, alla quale la persona interessata è 
tenuta  ad  avanzare  la  domanda  per  il  rilascio  di  un  permesso  di 
dimora. Infatti, è all'autorità di polizia degli stranieri che spetta l'esame 
dell'esistenza delle condizioni per il  rilascio di suddetto permesso (v. 
DTF  122  II  1  e  relativi  riferimenti;  GICRA  2001  n.  21  consid. 8d, 
GICRA 2001 n. 24 consid. 6, GICRA 2000 n. 30 consid. 4; sentenza 
del TAF D-8007/2008 del 16 febbraio 2009 consid. 7.2; D-6582/2006 
del  27 aprile 2009  consid. 5.3).  Se  il  richiedente  ha  già  inoltrato 
dinanzi all'autorità di polizia degli stranieri un'istanza per il rilascio di 
dimora, dopo il respingimento della domanda d'asilo, l'UFM non deve 
pronunciare l'allontanamento; se è invece già stato il caso, il Tribunale 
può annullare la decisione, in seguito ad un esame pregiudiziale sulla 
sussistenza,  di  massima,  di  un  diritto  al  rilascio  di  un  permesso  di 
dimora ai sensi dell'art. 8 CEDU (v. GICRA 2001 n. 24 consid. 9-11). 

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9.3 Nella  fattispecie,  dagli  atti  di  causa  non  risulta  che  il  ricorrente 
abbia  inoltrato  un'istanza  dinanzi  all'autorità  competente  di  polizia 
degli  stranieri  tendente  al  rilascio  di  un  permesso  di  dimora  in 
applicazione dell'art. 8 CEDU. In siffatte circostanze, e conto tenuto di 
quanto  esposto  ai  considerandi  precedenti  (consid.  9-  9.1/  9.2), 
l'esame dell'applicazione dell'art. 8 CEDU esula dalla competenza di 
codesto  Tribunale,  il  quale  nel  caso  di  specie  non  è,  di  principio, 
nemmeno tenuto ad esaminare se per il ricorrente sussiste in generale 
un diritto ai sensi della suddetta norma. 

9.4  A titolo  abbondanziale,  tuttavia,  il  TAF osserva che dagli  atti  si 
evince che il ricorrente si è separato dalla moglie nell'ottobre 2004 e il 
divorzio è stato legalmente pronunciato l'(...), mentre che l'ex-moglie e 
le loro due figlie (la prima nata nel 1996 e la seconda nel 2002) hanno 
ottenuto nell' (...) l'ammissione provvisoria in Svizzera ed ora sono al 
beneficio di un permesso di dimora tipo B. Insomma, l'insorgente non 
vive più con la moglie e le figlie già dal 2004. Per di più, dagli atti di 
causa, non vi sono indizi che il ricorrente, negli anni successivi, abbia 
intrattenuto una relazione con le figlie, malgrado egli abbia dichiarato 
di  essere  rimasto  in  Svizzera  dopo  la  conclusione  della  seconda 
procedura  d'asilo,  tra  il  2006  e  il  2008  rispettivamente  di  essere 
entrato in Svizzera per vedere le sue figlie (cfr. verbale d'audizione del 
3 febbraio 2009 pag. 5) e, sebbene abbia asserito di essere, dal punto 
di vista affettivo, molto legato alle figlie (cfr. ricorso pag. 2), di sentirle 
al  telefono nonché  di  essere  in  buoni  rapporti  con le  stesse  e  l'ex-
moglie,  tanto  che  sarebbe  stato  da  loro  dieci  giorni  (cfr.  verbale 
d'audizione del 25 febbraio 2009 D27 pag. 5). Allo stato attuale delle 
cose,  non  si  può  partire  dal  presupposto  che  vi  sia  un  rapporto 
prossimo,  vissuto  e  intatto  tra  il  ricorrente  e  le  sue  figlie, 
rispettivamente con la madre delle stesse. Infine, aggiungasi che, se 
l'insorgente -  come da egli  affermato -  è al  beneficio  di  un diritto di 
visita  illimitato,  secondo  la  sentenza  di  divorzio  (cfr.  verbale 
d'audizione del 3 febbraio 2009 pag. 5), egli potrà esercitare tale diritto 
segnatamente attraverso dei soggiorni turistici in Svizzera (v. Sentenza 
del  Tribunale  federale  2c_80/2007).  D'altronde,  il  ricorrente  avrebbe 
usufruito  di  tale  possibilità  solo  una  volta  nel  2005  e  una  volta  nel 
2008  (cfr.  verbale  d'audizione  del  3  febbraio  2009  pagg.  3-4)  -  a 
distanza di tre anni - senza tuttavia utilizzare le possibili vie di ricorso 
contro  le  decisioni  negative  ottenute  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
25 febbraio 2009 D23 pag. 5). Visto quanto precede, di conseguenza, 

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la pronuncia dell'allontanamento nei confronti dell'insorgente non lede 
il principio dell'unità della famiglia espresso all'art. 44 cpv. 1 LAsi. 

10.
Ritenuto  quanto  precede,  il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in 
virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare 
l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi e art. 44 cpv. 1 
LAsi  nonché  art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni 
procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

11.

11.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20). 
Giusta  l'art.  83  cpv.  1  LStr,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile  (art. 83 cpv. 4 LStr). 

11.2 Dalle  carte  processuali  -  per  gli  stessi  motivi  citati  al 
considerando 7 del presente giudizio - non emergono elementi da cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in 
Bosnia e Erzegovina possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione 
federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 
101), l'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 
1951  (Conv.,  RS  0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento) 
nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre il  ricorrente in patria al rischio 
reale ed immediato di  trattamenti  contrari  all'art. 3 CEDU o all'art. 3 
della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 
inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105).

11.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento del ricorrente è ammissibile. 

12.

12.1 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento riconducibili  all'art. 83 cpv. 4 LStr, il  TAF osserva 
che  in  Bosnia  e  Erzegovina non vige  attualmente  una  situazione di 
guerra, guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme 
della popolazione nella totalità del territorio nazionale. 

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12.2 Quanto alla situazione personale del ricorrente, il TAF rileva che 
egli è ancora giovane, ha delle conoscenze delle lingue, nonché gode 
di  un'esperienza  professionale  nell'attività  di  (...),  (...)  e  (...)  (cfr. 
verbale  d'audizione  del  3 febbraio 2009 pag. 2).  Inoltre,  l'autore  del 
gravame  può  beneficiare,  in  Patria,  di  un'importante  rete  sociale, 
ritenuto  che  sua  madre  si  trova  ancora  in  loco,  così  come  le  sue 
sorelle, di cui non v'è motivo di credere che egli non conosca l'indirizzo 
(cfr.  ibidem  pag.  3).  Infine,  i  problemi  medici  di  cui  l'insorgente  ha 
preteso  soffrire  nel  gravame,  in  particolare  problemi  psichici 
(depressione  reattiva)  -  ritenuto  oltretutto  che  non  sono  stati  né 
concretizzati  né corroborati  da un rapporto medico dettagliato -  non 
costituiscono  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare 
un'ammissione  provvisoria  (GICRA 2003 n. 24),  senza  che  ad  un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza dell'insorgente  in  Svizzera  per  motivi  medici.  In  siffatte 
circostanze, non v'è nemmeno motivo di credere che il trattamento di 
simili disturbi psichici non possa essere, se necessario, assicurato nel 
Paese d'origine del ricorrente. 

12.3 Per  conseguenza,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  anche 
ragionevolmente esigibile. 

13.
Infine, non risultano impedimenti  neppure dal  profilo  della possibilità 
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Il  ricorrente, 
usando della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento 
indispensabile al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è dunque 
pure possibile. 

14.
Pertanto,  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è 
ammissibile  ragionevolmente  esigibile  e  possibile. Per conseguenza, 
anche in materia d'allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va 
disatteso e la querelata decisione confermata.

15.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dell'insorgente 
(art. 63 cpv. 1  e  cpv. 5 PA nonché  art. 3 lett. a  del  regolamento  sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento) 
- UFM, Divisione soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- E._______ (in copia) 

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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