# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cc0534df-0932-5984-a77d-8fab91ee4391
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-06-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.06.2001 39.2001.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2001-21_2001-06-19.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2001.00021

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  19 giugno 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 febbraio 2001
di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 24 gennaio 2001 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 24
gennaio 2001 la Cassa cantonale per gli assegni di famiglia ha preso la
seguente decisione formale nei confronti di __________:

 

" 
(…)

L'art. 11 della Legge sugli assegni di famiglia (di seguito: LAF),
determina a quale dei due genitori debba essere riconosciuta al titolarità del
diritto all'assegno fondandosi unicamente su due elementi: la custodia del
figlio e l'attività salariata svolta dai due genitori.

Secondo l'art. 11 cpv. 1 lett. a) LAF, nel caso in cui la custodia
del figlio sia affidata ad entrambi i genitori, la madre, se esercita
un'attività salariata con pari grado d'occupazione del padre, ha diritto all'assegno.

 

Il Tribunale Cantonale delle Assicurazioni (di seguito: TCA) è
stato chiamato a statuire in merito all'applicazione dell'art. 11 cpvv. 2 e 3
LAF; l'interpretazione che il TCA ha dato ai concetti di custodia e di attività
salariata può sicuramente essere estesa all'art. 11 cpv. 1 LAF. Appare infatti
insostenibile interpretare diversamente, a dipendenza del capoverso che viene
applicato alla fattispecie concreta, concetti uguali contenuti in una stessa
disposizione di legge; diversamente si creerebbero notevoli disparità di
trattamento tra gli assicurati.

 

Dalla documentazione trasmessaci, abbiamo rilevato che la madre
svolge un'attività salariata in Italia, con un grado d'occupazione pari al suo.
In applicazione dell'art. 11 cpv. 1 LAF e della relativa giurisprudenza del
TCA, non sussistono quindi più i presupposti affinché la nostra Cassa possa
ancora riconoscerle la titolarità del diritto all'assegno.

 

Tuttavia, onde evitare disparità di trattamento nei confronti di
altri assicurati per i quali la mutazione è stata imposta unicamente con
decorrenza 1° gennaio 2001, contrariamente a quanto comunicatole in precedenza,
il diritto all'assegno in favore dei suoi due figli, __________ nato il 1°
novembre 1992 e __________ nato il 13 ottobre 2000, le sarà riconosciuto fino
al 31 dicembre 2000 anziché fino al 31 ottobre 2000.

Nel corso della prossima settimana provvederemo a trasmettere al
suo datore di lavoro, __________, una nuova autorizzazione." (Doc. _)

 

                               1.2.   Contro
questa decisione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA.
Il suo patrocinatore postula il versamento dell'assegno anche dopo il 1°
gennaio 2001, argomentando:

 

"  Nella
decisione impugnata si fa riferimento alle Sentenze 2 settembre 1999 e 18
settembre 2000 di codesto lodevole TCA.

 

Entrambe raffigurano una precisa fattispecie. In particolare,
conformemente all'art. 11, cpv. 3 LAF, il genitore che non ha la custodia del
figlio ed ha un'attività salariata, ha diritto all'assegno se l'altro genitore
non ha un'attività salariata.

 

Il presente caso è assolutamente diverso.

 

Il ricorrente ha la custodia del figlio, in quanto vive
regolarmente con la madre dei suoi figli __________ e __________, in regime di
matrimonio.

 

Non è, quindi, separato e ha diritto all'assegno, in quanto la
moglie e madre di __________ e __________ non lavora in Svizzera.

 

Va precisato che, come da documento allegato (doc. _), la moglie
__________, occupata regolarmente in Italia, non percepisce assegni famigliari,
superando il reddito.

 

La presa di posizione della Cassa cantonale per gli assegni
famigliari è oltremodo penalizzante per i frontalieri, già confrontati con
altre norme della legge sugli assegni di famiglia, che li pongono in posizione
deteriore (cfr. art. 21, lett. a) LAF).

 

E' notorio, inoltre, che la legge sugli assegni famigliari
italiana, prevede il diritto all'assegno, a condizione che non venga conseguito
un determinato reddito (doc. _).

 

Come da documento citato, se entrambi i genitori lavorano
(soprattutto se uno dei due percepisce lo stipendio in Svizzera) il limite è
superato e il diritto all'assegno viene a cadere.

 

E' evidente che l'artificiosa e teorica applicazione dell'art. 11,
lett. a) LAF, nel caso in esame, costituisce una contraddizione in termini,
poiché la madre, ai sensi della legislazione italiana, pur lavorando
regolarmente nella vicina Penisola, non ha diritto agli assegni di famiglia.

 

Negare il diritto al signor _________, significa non riconoscere
che il nostro legislatore ha formulato l'art. 11 LAF presupponendo l'ipotesi
che entrambi i genitori lavorino in Svizzera, altrimenti si arriverebbe al
paradosso di concedere artificiosamente un diritto secondo la legge svizzera a
chi, nel caso in esame la moglie signora __________, non può farlo valere in
forza della legge italiana.

 

C'è da aggiungere che il diritto agli assegni è sempre stato
riconosciuto secondo la legge in vigore, fino alla modifica della prassi
intervenuta in questi mesi.

 

Ne deriva un marcato malcontento per migliaia di lavoratori e
lavoratrici." (Doc. _)

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 17 maggio 2001 la Cassa propone di respingere il ricorso e
osserva:

 

" 
(…)

1.      In data 26
ottobre 2000 il ricorrente ha depositato una richiesta per assegni di famiglia
per il secondo figlio __________, nato il 13.10.2000. Il ricorrente è occupato
quale salariato al 100% presso la __________ dal 4 maggio 1998 (doc. _).
Precedentemente al 26 ottobre 2000 il datore di lavoro del ricorrente era in
possesso di una regolare autorizzazione relativa all'assegno di base per il
figlio __________, nato il 01.11.1992.

Dalla richiesta di prestazioni si può
evincere che pure la moglie, signora __________, è occupata quale salariata al
100% presso la __________.

 

Con corrispondenza 10 novembre 2000 la
resistente ha comunicato al ricorrente che il diritto all'assegno di base per
il figlio __________ avrebbe potuto essere concesso soltanto fino al 31 ottobre
2000 e che il diritto all'assegno per il figlio ________ non avrebbe potuto
essere concesso (doc. _)

 

2.      Con
decisione 24 gennaio 2001 la resistente ha respinto la richiesta di presta­zioni,
in applicazione dell'art. 11 cpv. 1 lett. a) LAF che dispone che allorquan­do
la custodia del figlio è affidata ad entrambi i genitori ed entrambi esercitano
una attività salariata con pari grado di occupazione, sia la madre ad aver
diritto all'assegno.

 

                                                                      Il
ricorrente ritiene che la decisione della resistente sia penalizzante per i
fron­talieri, già confrontati con altre norme della LAF che li pongono in
posizione deteriore rispetto ad altre categorie di salariati. Il ricorrente
ricorda inoltre che la Legislazione italiana sugli assegni famigliari commisura
l'importo della relativa prestazione al reddito della famiglia fino ad un
determinato limite di reddito, che risulta spesso superato se uno dei due genitori
lavora in Ticino.

                                                                      In
conclusione, il ricorrente ritiene che l'applicazione, nella fattispecie,
dell'art. 11 cpv. 1 lett. a) LAF sia artificiosa e teorica.

 

3.      Con le
sentenze 17 settembre 1998 in re E. C., 2 settembre 1999 in re F, Z. e 18
settembre 2000 in re A. A. il TCA si era pronunciato sulla questione del­la
titolarità del diritto all'assegno allorquando il figlio si trova all'estero o
in altro Cantone. Con queste sentenze il TCA ha considerato inapplicabili gli
artt. da 8b a 81 Reg. LAF, che il Consiglio di Stato aveva emanato in
applicazione dell'art. 11 cpv. 4 LAF, e concluso che le fattispecie andavano
risolte applican­do l'art. 11 cpv. 3 LAF, in virtù del quale "il
genitore che non ha la custodia del figlio ed ha un'attività  salariata ha diritto
all'assegno se l'altro genitore non ha un'attività salariata".

                                                                      Relativamente
alla questione topica, in realtà il TCA ha prolato altre sentenze; vengono
comunque qui riportate soltanto le tre summenzionate, che sono le più
rappresentative e sono sempre state confermate in seguito dal TCA.

 

3.1.   La sentenza
19.09.1998 in re E.C. trattava la fattispecie di un padre frontaliero,
divorziato, salariato al 100% per un datore di lavoro assoggettato alla LAF; il
figlio era affidato per sentenza di divorzio alla madre, non salariata,
che viveva in Italia. Mentre la resistente aveva negato il diritto al padre, in
applicazione dell'art. 8b Reg. LAF, il TCA aveva accordato il diritto
all'assegno di base, in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF.

 

                                                                      La
sentenza 02.09.1999 in re F. Z. trattava la fattispecie di un padre divorzia­to,
salariato per un datore di lavoro assoggettato alla LAF; il figlio era affidato
per sentenza di divorzio alla madre, salariata a tempo pieno in Italia e
residen­te in Italia. Con questa sentenza il TCA aveva confermato
l'applicabilità dell'art. 11 cpv. 3 LAF e negato il diritto all'assegno,
indipendentemente dal fatto che la madre, in Italia, non beneficiasse della
prestazione familiare previ­sta dalla Legislazione italiana.

 

                                                                      La
sentenza 18.09.2000 in re A. A. trattava la fattispecie di una madre, che aveva
la custodia del  figlio e lavorava al 10% presso un datore di lavoro
assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un altro Cantone; in
virtù di tale legislazione la madre non aveva diritto all'assegno. Il padre,
per contro, era salariato al 100% per un datore di lavoro assoggettato alla LAF
e postula­va il diritto all'assegno. Anche in questo caso il TCA aveva negato
il diritto, sempre in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF.

3.2.   Le citate
sentenze del TCA (come pure le altre riportate alla nota 1) sono state rese in
applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF, che disciplina il diritto all'assegno
allorquando soltanto uno dei genitori ha la custodia del figlio.

 

                                                                      È
però opinione della resistente che le considerazioni del TCA espresse con la
succitata giurisprudenza debbano essere estese mutatis mutandis ai cpvv.
1 e 2 della medesima disposizione di legge.

                                                                      Non
sarebbe, infatti, ammissibile, alla luce del principio di parità di trattamento,
di interpretare il concetto di "attività salariata" nell'art. 11 cpv.
3 LAF diversa­mente dall'art. 11 cpvv. 1 e 2 LAF. Se, in effetti, per questo
Tribunale il campo di applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF deve
essere esteso alle attività salaria­te svolte per un datore di lavoro
assoggettato alla legislazione sugli assegni di famiglia di un altro Cantone
(cfr. citata sentenza in re A.A.), risp. alle attività salariate svolte per un
datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli as­segni di famiglia di
uno Stato estero (cfr. citate sentenze in re E.C. e F.Z.), lo deve forzatamente
essere pure per l'art. 11 cpv. 1 e l'art. 11 cpv. 2 LAF. Per una medesima
disposizione di legge il campo di applicazione personale non può, in effetti,
essere diverso.

 

                                                                      Ora,
è ben vero che l'art. 11 cpv..3 LAF è una norma particolare nel contesto
dell'art. 11 LAF: in effetti conferisce, in via eccezionale, il diritto
all'assegno al genitore salariato che non ha la custodia del figlio, mentre che
negli altri due capoversi dell'art. 11 LAF le due condizioni (custodia ed
attività salariata) sono cumulative. È altresì vero che sia per l'art. 11 cpv.
1 LAF come pure per l'art. 11 cpv. 2 LAF è la custodia ad essere condizione
preminente per l'ottenimento del diritto, in conformità peraltro a quanto
disposto dall'art. 4 LAF e che, in quest'ottica, l'art. 11 cpv. 3 LAF
costituisce a tutti i titoli la sola ed unica eccezione, perché fa sì che la
condizione dell'attività salariata diventi prioritaria ri­spetto alla
condizione della custodia.

                                                                      Non
va però dimenticato che la resistente ha sempre sostenuto (si vedano, al
riguardo, le argomentazioni sviluppate in sede di risposta di causa per
l'incarto E.C. di cui alla succitata sentenza 19.09.1998), che l'art. 11 cpvv.
1‑3 LAF an­dava applicato solo e soltanto quando l'attività salariata del
o dei genitori era svolta per un datore di lavoro assoggettato alla legge  giusta
gli artt. 6 e 13 LAF (che ne delimitava il campo di applicazione personale),
mentre che per quelle fattispecie ove un genitore esercitava una attività
salariata per un datore di lavoro assoggettato alla legge mentre l'altro per un
datore di lavoro assog­gettato alla legislazione sugli assegni familiari di un
altro Cantone, risp. ad una legislazione estera sugli assegni di famiglia
andava, semmai, preso in conside­razione l'art. 11 cpv. 4 LAF e, quindi, le
relative norme del Reg. LAF.

                                                                      In
particolare, per la fattispecie qui in esame, sarebbe stato preso in conside­razione
l'art. 8c cpvv. 1 e 2 Reg. LAF: il diritto all'assegno sarebbe quindi stato
riconosciuto al ricorrente in virtù del fatto che egli aveva la custodia del
figlio ed era salariato per un datore di lavoro assoggettato alla legge;
l'importo dell'assegno sarebbe stato commisurato al suo grado di occupazione,
senza prendere in considerazione l'attività salariata dell'altro genitore in
Italia e/o il fatto che quest'ultimo percepisse già, per lo stesso figlio, un
assegno familiare in virtù della rispettiva legislazione estera.

 

                                                                      Sennonché,
con le succitate sentenze questo Tribunale ha ritenuto che l'art. 11 (cpv. 3)
LAF dovesse applicarsi indipendentemente dal genere di attività salariata
svolta, cioè se per un datore di lavoro assoggettato alla legge oppure per un
datore di lavoro assoggettato alla legislazione sugli assegni familiari di un
altro Cantone oppure ancora per un datore di lavoro assoggettato alla legi­slazione
sugli assegni familiari di un altro Stato. Contrariamente a quanto di­sposto
dal Consiglio di Stato con il regolamento di applicazione, in sostanza questo
Tribunale ha ritenuto che laddove dovesse combinarsi l'attività salariata di un
genitore per un datore di lavoro sottoposto alla LAF con un'altra attività
salariata svolta per un datore di lavoro di un altro Cantone o all'estero
andasse sempre applicato l'art. 11 (cpv. 3) LAF.

                                                                      A
mente della resistente, per le considerazioni sopra esposte relative al campo
di applicazione personale, diveniva inevitabile concludere che la titolarità
del diritto all'assegno ai sensi di tutto l'art. 11 LAF dovesse essere
determinata in­dipendentemente dal luogo (altro Cantone o estero) ove si
trovava il figlio, indipendentemente dal luogo (altro Cantone o estero) nel
quale l'altro genitore (cioè quello che non è salariato per un datore di lavoro
sottoposto alla LAF) esercitava la sua attività lavorativa ed, infine,
indipendentemente dal fatto se quest'ultimo, se salariato, beneficiasse o meno
di un assegno di famiglia per il figlio, previsto dalla relativa legislazione
(di un altro Cantone o estera).

                                                                      Se
così non si avesse voluto che fosse, questo Tribunale avrebbe preferibil­mente
dovuto tutelare le norme di regolamento codificate dal Consiglio di Stato e
considerare, semmai, che le stesse andassero completate allo scopo di con­templare
la necessaria soluzione legislativa per casistiche quali quelle trattate nelle
tre sentenze sopra illustrate.

 

4.      È
indiscusso che, nella fattispecie, la custodia del figlio sia affidata ad
entrambi i genitori. È  pure indiscusso che, entrambi, esercitano una attività
salariata con pari grado di occupazione (100%), anche se l'uno per un datore di
lavoro sot­toposto alla LAF, mentre l'altro per un datore di lavoro italiano,
sottoposto alla relativa Legislazione sugli assegni di famiglia.

 

Per le considerazioni sopra esposte
alla fattispecie torna applicabile l'art. 11 cpv. 1 lett. a) LAF, per il quale
in siffatte circostanze la titolarità del diritto com­pete alla madre.
Ritenuto che la stessa non è salariata per un datore di lavoro sottoposto alla
LAF (art. 13 LAF), in virtù dell'art. 6 LAF non le può essere rico­nosciuto il
diritto all'assegno di famiglia; e ciò indipendentemente dal fatto che ella non
sia al beneficio della relativa prestazione familiare italiana.

 

         La decisione della resistente merita quindi di essere
confermata.

 

5.      In
occasione della sua adozione, il Parlamento cantonale aveva espresso
l'esplicita volontà di riservarsi la possibilità di rivedere la LAF, dopo un
periodo di 4 anni dalla sua introduzione. La LAF prevede in effetti, all'art.
77, una valutazione della stessa da parte del Gran Consiglio entro il 31
dicembre 2001, sul­la base di un rapporto allestito dal Consiglio di Stato
all'indirizzo del  Parlamen­to.

 

                                                                      Intendimento
primario di tale valutazione legislativa (questo è il marginale dell'art. 77
LAF) era quello di operare un'analisi dell'efficacia della legge, sia dal punto
di vista del contenimento del  fenomeno della povertà dovuta alla na­scita di
un figlio ‑ con particolare riferimento all'assegno integrativo ed a
quello di prima infanzia ‑ come pure quella di valutarne i costi. In
vista di trovare so­luzioni legislative più adeguate a talune fattispecie,
conformemente alle espe­rienze accumulate dalla resistente in questi anni ed
alla giurisprudenza del TCA, è però intendimento del Consiglio di Stato di
procedere altresì ad una ve­ra e propria revisione della legge, sia per quanto
concerne l'assegno integrati­vo e quello di prima infanzia, ma anche per
l'assegno di base e quello per giovani in formazione/giovani invalidi.

                                                                      Si
può quindi anticipare che, per quanto concerne i primi due tipi di assegno, fra
gli altri anche la titolarità del diritto verrà rivista, in particolare laddove
è ne­cessario procedere ad un coordinamento delle attività salariate dei due
genito­ri, allorquando l'una è svolta per un datore di lavoro sottoposto alla
LAF mentre l'altra è svolta per un datore di lavoro sottoposto ad un'altra
legislazione (can­tonale o estera) sugli assegni di famiglia, nonché per
rispondere alle esigenze connesse con l'entrata in vigore dell'Accordo sulla
libera circolazione delle persone." (Doc. _)

 

                               1.4.   Il 22 maggio
2001 il patrocinatore dell'assicurato ha trasmesso al TCA uno scritto del
seguente tenore:

 

"  in
merito all'incarto in oggetto, preso atto della risposta di causa dell'istituto
delle assicurazioni sociali, richiamiamo i doc _, relativi all'assegno per il
nucleo famigliare previsto dalla legislazione italiana, presentati in occasione
della risposta di causa 8 maggio 2001, F.C., L. C., incarto no. 39.2001.00008.

 

Si sottolinea che la normativa applicabile nella vicina Penisola,
prevede, come già enunciato, il diritto all'assegno per nucleo famigliare, a
condizione che non si superi, a livello famigliare, un determinato reddito.

 

Se entrambi i coniugi lavorano, soprattutto uno dei due in
Svizzera, i limiti vengono facilmente superati e, quindi, l'assegno italiano
non può essere percepito.

 

Inoltre, la suddetta prestazione sociale viene corrisposta, sulla
base del pieno riconoscimento della parità dei diritti, al marito o alla
moglie, in base ad una libera scelta, assunta a livello di singolo nucleo
famigliare.

 

Le differenze rispetto alla legislazione svizzera sono così
marcate e sostanziali che, come già indicato nel ricorso, un'impalcatura
giuridica con cui si estenda artificiosamente alla moglie del signor __________
l'applicabilità della legislazione svizzera, appare oltremodo
illegittima." (Doc. _)

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Secondo
l'art. 2 cpv. 1 LAF titolare del diritto all'assegno di famiglia è il genitore.

                                         È
considerato genitore dalla legge il genitore naturale, adottivo, affiliante e
biologico (art. 2 cpv. 2 LAF).

                                         L'assegno
di famiglia è riconosciuto per il figlio proprio e adottivo, nonché per il
figlio del coniuge e per l'affiliato (art. 3 cpv. 1 LAF).

 

                                         L'art. 4
LAF prevede che il genitore che ha la custodia del figlio, di regola, ha
diritto all'assegno.

 

                                         Il
capitolo I della legge, dedicato all'assegno di base, stabilisce agli art. 6 e
seg. le condizioni per poter avere diritto a questa prestazione.

                                         In
particolare l'art. 6 precisa che:

 

"  Il
salariato ha diritto all'assegno, per il figlio, se:

  a) è occupato nel
Cantone ed è alle dipendenze di un datore di lavoro          sottoposto alla
legge;

  b) è residente nel
Cantone ed è occupato fuori dal Cantone, se è alle           dipendenze di un
datore di lavoro sottoposto alla legge.

 

  Il salariato ha
diritto, per il figlio, ad un solo assegno."

 

                                         L'art. 11
LAF stabilisce invece che:

 

"  Se
la custodia del figlio è affidata ad entrambi i genitori, ha diritto
all'assegno:

  a)   la madre, se
entrambi i genitori esercitano un'attività salariata a  tempo pieno o
un'attività salariata a tempo parziale, ma con pari       grado di occupazione;

  b)   il genitore che
esercita l'attività salariata a tempo pieno, se l'altro            genitore
esercita un'attività salariata a tempo parziale;

  c)   il genitore con
il grado di occupazione più elevato, se entrambi i             genitori
esercitano un'attività salariata a tempo parziale;

  d)   il genitore che
esercita un'attività salariata, se l'altro genitore non           ha alcuna
attività salariata. (cpv. 1)

 

 

  Se uno solo dei
genitori ha la custodia del figlio ed entrambi esercitano un'attività
salariata, ha diritto all'assegno il genitore che ha la custodia del figlio.
(cpv. 2)

 

  Il genitore che non
ha la custodia del figlio ed ha un'attività salariata ha diritto all'assegno se
l'altro genitore non ha un'attività salariata. (cpv. 3)

 

  Il regolamento di
applicazione definisce e disciplina casi particolari. (cpv. 4)"

 

 

                                         Secondo
l'art. 8c Reg. LAF (un solo genitore è frontaliero):

 

"  Il
genitore frontaliero è titolare del diritto se ha la custodia del figlio. (cpv.
1)

  L'importo
dell'assegno si determina in base al suo grado di occupazione. (cpv. 2)

  Se il genitore ed il
suo coniuge sono entrambi frontalieri, per la determinazione dell'importo
dell'assegno si applica, per analogia, l'art. 18 LAF. (cpv. 3)"

 

 

                                         L'art. 8d
(entrambi i genitori sono frontalieri) prevede invece che:

 

"  Se
entrambi i genitori sono frontalieri ed entrambi hanno la custodia del figlio,
la titolarità del diritto si determina conformemente all'art. 11 cpv. 1 LAF.
(cpv. 1)

  L'importo totale
dell'assegno si determina conformemente all'art. 18 LAF. (cpv. 2)

  Se entrambi i
genitori sono frontalieri ma uno soltanto ha la custodia del figlio, la
titolarità del diritto si determina conformemente all'art. 11 cpv. 2 LAF.
L'importo totale dell'assegno si determina conformemente all'art. 18 LAF. (cpv.
3)"

 

 

                               2.2.   Negli scorsi
anni questo Tribunale è stato chiamato a pronunciarsi a più riprese sul diritto
all'assegno di base nel caso di assicurati senza la custodia del figlio.
Il TCA ha concluso che in applicazione dell'art. 11 cpv. 3 LAF, questi
assicurati hanno diritto all'assegno di base se il loro coniuge non ha
un'attività salariata.

                                         Poiché il
conferimento del diritto all'assegno anche in assenza del fondamentale
presupposto della custodia costituisce un eccezione (e quindi va interpretata
restrittivamente), secondo il TCA, nel contesto dell'art. 11 cpv. 3 LAF, se il
coniuge esercita un'attività lucrativa a tempo pieno o anche a tempo parziale
fuori Cantone o all'estero, l'assicurato non ha diritto all'assegno di base
(per l'esposizione dettagliata dei motivi con riferimento anche al Messaggio
del Consiglio di Stato e ai lavori parlamentari, cfr. in particolare la STCA
del 17 settembre 1998 nella causa E.S., 39.98.8, pubblicata in "Leggi
cantonali sugli assegni familiari". Ed. UFAS, Berna, settembre 2000 pag.
47-51; la STCA del 19 ottobre 1998 nella causa L.M., 39.98.19, pubblicata in
Leggi cantonali sugli assegni familiari, pag. 51-54; la STCA del 2 settembre 1999
nella causa F.Z., 39.99.39; la STCA del 18 settembre 2000, 39.2000.11; la STCA
del 21 novembre 2000 nella causa F.P.G., 39.2000.14).

 

 

                               2.3.   L'amministrazione
ritiene a torto che la giurisprudenza appena riassunta, che trae origine da una
norma di regolamento (dichiarata dal TCA contraria alla legge) con la quale
si negava in modo sistematico l'assegno di base ai lavoratori o alle
lavoratrici frontaliere che non avevano la custodia del figlio (cfr. art.
8c cpv. 1 Reg. LAF: "il genitore frontaliero è titolare del diritto se ha
la custodia del figlio"), debba essere applicata anche agli assicurati che
hanno la custodia del figlio.

                                         In realtà
la custodia del figlio realizza il fondamentale presupposto introdotto dal
legislatore con la nuova LAF (ciò che è peraltro già stato dettagliatamente
esposto nella citata sentenza E.C. alla quale si rinvia. Basta qui ricordare
che il Messaggio del Consiglio di Stato sottolinea che "è la custodia ad
essere condizione preminente per l'ottenimento del diritto" ed ancora
"il legislatore intende porre quale condizione per l'ottenimento di ogni
genere di assegno la custodia del figlio: ha quindi diritto all'assegno - di
regola - soltanto il genitore che ne ha la custodia").

                                         Per
questo motivo il lavoratore o la lavoratrice frontaliera che hanno la custodia
del figlio e che esercitano un'attività salariata ai sensi dell'articolo 6 LAF hanno
diritto all'assegno.

 

                                         Nella
presente fattispecie l'assicurato, coniugato ed avente la custodia dei figli
__________ e __________, esercita un'attività salariata a tempo pieno in
Ticino. Sua moglie esercita invece un'attività a tempo pieno in Italia e non ha
dunque un'attività salariata ai sensi dell'art. 6 LAF.

                                         In simili
condizioni il ricorrente ha diritto all'assegno di base, fondato sull'art. 11
cpv. 1 lett. d LAF e sull'art. 8c cpv. 1 e cpv. 2 Reg. LAF.

 

                                         A titolo
abbondanziale va rilevato che non potevano certo sfuggire all'amministrazione
sia il contenuto e l'esito del dibattito parlamentare (ampiamente riprodotto
nella già citata sentenza E.C. del 17 settembre 1998) sia la successiva
iniziativa parlamentare del 30 novembre 1998 dell'on. __________ (cfr. D.
Cattaneo, "La legge sugli assegni di famiglia: caratteristiche, sentenze e
problemi aperti" in Il diritto pubblico ticinese nel terzo millennio, RDAT
I 2000 pag. 121 seg. (127)).

                                         Come
segnalato dalla Cassa cantonale nella risposta di causa (cfr. consid. 1.3), sta
dunque al legislatore, in occasione dell'imminente prima revisione della LAF,
apportare delle modifiche all'attuale ordinamento, se lo riterrà opportuno.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto e la decisione impugnata è annullata.

                                         § Di conseguenza __________
ha diritto all'assegno di base per i figli __________ e __________.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

                                         La Cassa
verserà a __________ fr. 800.-- a titolo di spese ripetibili.

 

                                 3.-   Intimazione
alle parti.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti