# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3149f7d7-69d9-54fc-a364-cd569159e09b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-07-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 14.07.2005 52.2005.202
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2005-202_2005-07-14.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2005.202

   

  	
  Lugano

  14 luglio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano
  Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 10 giugno 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato dall' PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 8 giugno 2005 (n. 2729) del Consiglio
  di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
  decisione 25 aprile 2005 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi
  e dell'immigrazione, in materia di rilascio di un permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    21 giugno 2005 del
Dipartimento delle istituzioni,

-    21 giugno 2005 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) Il
cittadino guineano RI 1 (1° novembre 1985) è entrato in Svizzera il 9 agosto
2000 sotto le false spoglie di __________ (1° gennaio 1983), richiedendo l'asilo.

Con decisione 20 febbraio 2001, confermata su
ricorso il 27 aprile successivo dalla Commissione svizzera di ricorso in materia
di asilo (CRA), l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) non è entrato nel merito
della sua domanda.

 

b) Il 22 aprile 2002, il ricorrente è rientrato
nel nostro paese depositando una nuova domanda d'asilo ancora sotto falsa identità,
nella quale il 20 giugno 2002 l'UFR non è entrato in merito in quanto egli non
si era presentato a più riprese per l'audizione.

Dal 18 luglio 2002, egli si è reso irreperibile.

 

c) Con decreto d'accusa 20 marzo 2003, RI 1
è stato condannato dal Sostituto Procuratore pubblico a 45 giorni di detenzione,
sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, e all'espulsione
dal territorio elvetico per la durata di 3 anni per essere entrato e avere soggiornato
illegalmente in Svizzera da fine novembre/inizio dicembre 2002 fino al 19 marzo
2003.

 

d) Il 7 dicembre 2003 il ricorrente è
tornato in Svizzera e ha inoltrato una terza domanda d'asilo con l'identità di RI
1 nato il 1° gennaio 1983, dichiarando di voler restare nel nostro paese presso
suo figlio __________, nato il 9 novembre 2003 da una relazione con la cittadina
elvetica S.B.

Il 18 dicembre 2003, l'UFR ha considerato
anche questa domanda manifestamente infondata in quanto l'interessato non aveva
riconosciuto __________ e non aveva contatti con la madre di quest'ultimo e che
non vi fosse pertanto nessuna unità famigliare da proteggere. Dopo
vicissitudini che non occorre qui evocare, allo stesso è stato fissato un
ultimo termine con scadenza il 5 luglio 2004 lasciare il territorio elvetico.

Dal 6 luglio 2004, egli si è reso nuovamente
irreperibile.

Con decisione 16 luglio 2004, confermata dalla
CRA il 26 luglio successivo, l'UFR non è entrato nel merito della domanda di riesame
che l'interessato aveva introdotto il 12 luglio precedente.

e) Con decreto d'accusa 11 aprile 2005, confermato
dalla Pretura Penale il 3 maggio 2005, il Procuratore pubblico ha condannato il
ricorrente a 40 giorni di detenzione per violazione del bando e ricettazione,
revocandogli nel contempo la sospensione condizionale della pena di 45 giorni
inflittagli il 20 marzo 2003.

 

f) Il 10 febbraio 2005 il ricorrente ha
riconosciuto ufficialmente __________.

 

 

                                  B.   Con
decisione 25 aprile 2005, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento
delle istituzioni ha dichiarato irricevibile la domanda di RI 1 volta a ottenere
il rilascio di un permesso di dimora in Svizzera per vivere presso suo figlio.

Dopo avergli ricordato che doveva già
lasciare la Svizzera a seguito della decisione negativa sulla domanda d'asilo,
l'autorità dipartimentale ha ritenuto che egli non avesse alcun diritto alla
concessione del permesso perché viveva separato dalla madre di __________ e da
quest'ultimo. L'autorità ha inoltre indicato che sarebbe entrata nel merito di
ulteriori richieste solo dopo che egli avesse presentato una domanda di visto
presso una rappresentanza consolare elvetica competente per il suo luogo di domicilio.

Infine, ha negato l'effetto sospensivo in
caso di ricorso.

 

 

                                  C.   a) Contro
la predetta decisione dipartimentale, il 29 aprile 2005 RI 1 è insorto davanti
al Consiglio di Stato chiedendone l'annullamento e postulando la restituzione
dell'effetto sospensivo all'impugnativa.

Secondo il ricorrente, l'autorità di prime cure
doveva entrare nel merito della sua domanda di ricongiungimento famigliare, ritenendo
di averne diritto giusta l'art. 8 CEDU a seguito del legame con suo figlio.

 

b) Con sentenza 4 maggio 2005, il Presidente
della Pretura penale ha sospeso, con un periodo di prova di 2 anni, la pena dell'espulsione
decretata il 20 marzo 2003 nei confronti dell'insorgente dal Sostituto
Procuratore pubblico.

Preso atto di tale sentenza, il 2 giugno
2005 la Presidente del Consiglio di Stato ha accolto l'istanza di concessione
dell'effetto sospensivo al gravame.

 

c) Con giudizio 8 giugno 2005, il Consiglio
di Stato ha respinto, per quanto ricevibile, il ricorso interposto da RI 1
avverso la risoluzione dipartimentale del 25 aprile precedente.

Entrando nel merito della domanda, il
Governo ha ritenuto che l'interesse pubblico a non rilasciare il permesso di
dimora all'insorgente a causa del suo comportamento e dei suoi precedenti
penali fosse prevalente su quello dello stesso di soggiornare in Svizzera, dove
vive suo figlio __________ e con il quale non ha pressoché dei contatti.

In siffatte condizioni, ha concluso l'Esecutivo
cantonale, nella misura in cui era applicabile nella fattispecie, l'art. 8 CEDU
non appariva violato.

 

d) Il 10 giugno 2005, il ricorrente è stato
scarcerato.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento e postulando il rinvio
degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione.

Il ricorrente sostiene di avere diritto al
rilascio di un permesso di dimora giusta l'art. 8 CEDU in quanto padre di bimbo
di nazionalità svizzera e ritiene che la decisione dipartimentale che lo obbliga
a presentare dall'estero la domanda di visto d'entrata e di soggiorno in
Svizzera sia viziata da formalismo eccessivo.

Inoltre, soggiunge il ricorrente, entrando
nel merito della sua domanda di rilascio di un permesso di dimora, il Consiglio
di Stato avrebbe violato i suoi diritti di parte e commesso una reformatio in
peius.

Contesta infine la tassa di giudizio a suo carico,
rilevando che la Presidente del Governo ha accolto la sua istanza di restituzione
dell'effetto sospensivo al ricorso e vive in precarie condizioni economiche.

Anche in questa sede chiede la concessione dell'effetto
sospensivo al gravame.

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, se necessario, in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (art. 10
lett. a LALPS).

 

1.2. In ambito di polizia degli stranieri il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro
il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove
un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione
particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv.
1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425 consid. 1 con rinvii).

 

1.3. Lo straniero può, a seconda delle
circostanze, prevalersi del diritto al rispetto della vita privata e familiare
garantito dall'art. 8 CEDU per opporsi all'eventuale separazione della famiglia
e ottenere un permesso di dimora. Affinché tale norma sia applicabile, occorre
tuttavia che tra lo straniero che domanda un permesso di dimora e la persona
della sua famiglia che beneficia del diritto di risiedere in Svizzera
(cittadino svizzero o straniero titolare di un permesso di domicilio oppure di
dimora, in quest'ultimo caso soltanto se la certezza di vedersi rinnovato il
permesso di soggiorno, DTF 111 Ib 163 consid. 1a) esista una relazione stretta,
intatta, che sia effettivamente vissuta (DTF 127 II 60 consid. 1d/aa; 122 II 1
consid. 1e, 289 consid. 1c). Simili relazioni possono sussistere anche tra il
figlio e il genitore privo dell'affidamento e dell'autorità parentale (DTF 115
Ib 97 consid. 2e). In questi casi l'intensità del rapporto tra gli stessi può
risultare dai contatti regolari tenuti in altro modo, ad esempio con l'esercizio
del diritto di visita (cfr. Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal
fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 pag. 258; DTF 120
Ib 1 consid. 1d, 119 Ib 81 consid. 1c, 118 Ib consid. 1c).

 

In concreto, essendo figlio di una cittadina
elvetica, Liam ha un diritto certo a risiedere in Svizzera. Di conseguenza, la
prima condizione affinché RI 1 possa invocare l'art. 8 CEDU è adempiuta.

Per quanto riguarda invece le relazioni con suo
figlio, risulta che il ricorrente lo ha incontrato solo in un paio di occasioni
quando era in carcere (il 19 e il 24 aprile 2005: v. sentenza Pretura penale 4
maggio 2005, pag. 2 nel mezzo) e che ha avuto rari contatti telefonici con la
madre per avere informazioni sullo stesso (rapporto di esecuzione Polizia
cantonale del 16 febbraio 2005).

Ci si può pertanto chiedere se, date le
circostanze del caso, una simile modalità d'esercizio del diritto di visita sia
usuale e se il ricorso sia ammissibile anche sotto il profilo dell'art. 8 CEDU.

Sia come sia, la questione può rimanere
indecisa dal momento che, come si vedrà in seguito, il ricorso andrebbe
respinto nel merito.

 

1.4. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1
PAmm) e presentato da una persona legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è
pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza
istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Bisogna
innanzitutto osservare che il dipartimento ha dichiarato irricevibile la domanda
di RI 1 volta a ottenere il rilascio di un permesso di dimora in Svizzera a
titolo di ricongiungimento familiare, adducendo che egli non poteva prevalersi
di alcun diritto in tal senso. Inoltre lo ha invitato a presentare dall'estero eventuali
ulteriori richieste di entrata in Svizzera.

Ora, sapere se l'insorgente doveva inoltrare
la propria richiesta dall'estero può rimanere indeciso, dal momento che il
Consiglio di Stato è entrato in ogni caso nel merito della domanda.

Contrariamente a quanto assume l'insorgente,
agendo in questo modo il Governo non ha proceduto a una reformatio in peius. Il
Consiglio di Stato fruisce infatti di pieno potere cognitivo che gli consente
di esaminare liberamente, non solo le questioni di fatto e di diritto della
controversia sottoposta alla sua cognizione, ma anche di rivedere ogni problema
di apprezzamento e di opportunità. In altre parole, esso può sostituire il
proprio apprezzamento a quello della precedente istanza scegliendo la soluzione
che, a suo avviso, meglio risponde alle concrete circostanze del caso (Marco
Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, n. 1 ad
art. 56, con rif. giurisprudenziali e dottrinali; cfr. anche consid. B della
risoluzione governativa impugnata).

Si deve inoltre considerare che il
ricorrente ha potuto prendere posizione sulla decisione del Consiglio di Stato
nell'ambito del suo gravame al Tribunale cantonale amministrativo, il quale dispone
su questo aspetto di pieno potere cognitivo.

Di conseguenza, su questo punto il gravame
si rivela infondato.

 

 

                                   3.   Il diritto
al rispetto della vita privata e familiare di cui all'art. 8 CEDU non è
assoluto. Un'ingerenza nell'esercizio di tale diritto è ammissibile giusta l'art.
8 n. 2 CEDU se la stessa è prevista dalla legge e costituisce una misura che,
in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine
pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione
della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà
altrui. Se un permesso di soggiorno possa essere rilasciato - o rinnovato - in
base all'art. 8 CEDU è una questione che va vagliata effettuando una
ponderazione di tutti gli interessi pubblici e privati in gioco (DTF 122 II 1
consid. 2; 120 Ib 1 consid. 3c, 22 consid. 4a).

 

Per quanto concerne gli interessi pubblici,
va rammentato che la Svizzera pratica una politica restrittiva in materia di
soggiorno di stranieri, segnatamente per garantire un rapporto equilibrato tra
l'effettivo della popolazione svizzera e quello della popolazione straniera
residente, ed anche per migliorare la struttura del mercato del lavoro ed
assicurare un equilibrio ottimale dell'impiego (art. 16 LDDS e 1 OLS). Questi
scopi sono legittimi ai sensi dell'art. 8 n. 2 CEDU (DTF 120 Ib 1 consid. 3b,
22 consid. 4a) e devono essere presi in considerazione nell'ambito della ponderazione
degli interessi. Soltanto forti legami familiari dal profilo affettivo ed
economico possono avere la preminenza sugli stessi, facendoli passare in
secondo piano (DTF 120 Ib 1 consid. 3c). Determinante è, inoltre, il grado d'integrazione
dello straniero nel paese ospitante, per la definizione del quale vanno
considerati la durata effettiva del soggiorno in Svizzera e il comportamento assunto
dall'interessato durante questo periodo, sia sul piano generale sia su quello
professionale. In particolare va esaminato se, nel caso di specie, sussistono
altri motivi per rinviare o allontanare l'interessato, segnatamente se questi
ha infranto disposizioni penali o di polizia degli stranieri (DTF 122 II 1
consid. 1). In effetti, il rilascio di un permesso di dimora in virtù dell'art.
8 CEDU presuppone che lo straniero abbia avuto un comportamento irreprensibile.

 

Dal profilo dell'interesse privato al
rilascio di un'autorizzazione di soggiorno, va osservato che, in linea di
principio, un diritto di visita può essere esercitato anche quando il genitore
vive all'estero, adattandone se necessario le modalità (durata e frequenza).
Non è indispensabile che il genitore beneficiario del diritto di visita e il
figlio vivano nello stesso paese. Si deve piuttosto tener conto dell'intensità
del legame e della distanza che potrebbe separare lo straniero dalla Svizzera
qualora gli fosse negato un permesso di dimora, ossia del fatto che, a causa
della distanza, i già citati stretti legami familiari affettivi ed economici
non potrebbero essere mantenuti.

 

 

                                   4.   4.1. In
concreto, il 9 agosto 2000 e il 22 aprile 2002 RI 1 (nato il 1° novembre 1985) ha
richiesto l'asilo nel nostro paese sotto il falso nome di __________ (nato nel 1983).
Il 7 dicembre 2003 egli ha depositato una nuova domanda d'asilo, indicando di
chiamarsi effettivamente RI 1 ma fornendo una falsa data di nascita (1° gennaio
1983). Inoltre, dopo che le autorità federali non sono entrate nel merito delle
sue diverse domande, egli si è reso ogni volta irreperibile.

Non si può pertanto ritenere che il
ricorrente, nel corso delle sue diverse domande d'asilo, abbia tenuto un
comportamento esemplare.

Come se non bastasse egli ha pure interessato,
e a diverse riprese, le nostre autorità penali. Come menzionato in narrativa,
con decreto d'accusa 20 marzo 2003 il Sostituto Procuratore pubblico lo ha
condannato a 45 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo
di prova di 2 anni, e all'espulsione dal territorio elvetico per la durata di 3
anni, per essere entrato e soggiornato illegalmente in Svizzera dalla fine novembre/inizio
dicembre 2002 fino al 19 marzo 2003. Risulta pure che nel 2004 lo
Stadtrichteramt di Zurigo gli ha inflitto una multa di fr. 100.– per infrazione
alla LStup.

Inoltre, con decreto d'accusa 11 aprile 2005
confermato dalla Pretura Penale il 3 maggio 2005, egli è stato condannato a 40
giorni di detenzione per ricettazione e violazione del bando (entrata e
soggiorno illegale dall'inizio del mese di febbraio fino al 18 marzo 2005,
nonostante l'espulsione giudiziaria a suo carico) e gli è stata revocata la
sospensione condizionale della pena di 45 giorni inflittagli il 20 marzo 2003.
Va rilevato che in occasione del suo arresto avvenuto il 18 marzo 2005, il ricorrente
ha distrutto parzialmente il proprio passaporto allo scopo di sottrarsi all'ordine
di lasciare il territorio elvetico.

Da quanto precede risulta pertanto che se
fosse già al beneficio di un permesso di dimora, l'insorgente adempirebbe i
requisiti dell'art. 10 cpv. 1 LDDS, secondo cui uno straniero può essere
espulso quando è stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o un
delitto (lett. a) o quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettono
di concludere che non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente
nel Paese che lo ospita (lett. b).

Non porterebbe a diversa conclusione il
fatto che con sentenza 4 maggio 2005 il Presidente della Pretura penale ha
sospeso, con un periodo di prova di 2 anni, la pena dell'espulsione decretata
dal Sostituto Procuratore pubblico il 20 marzo 2003. Giova infatti ricordare
che l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue uno
scopo differente: il giudice penale tiene conto, anzitutto, del reinserimento
sociale dell'interessato. Per l'autorità amministrativa è invece determinante
il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici. Ne deriva che l'apprezzamento
effettuato dall'autorità di polizia degli stranieri può avere, nei confronti
dello straniero, ripercussioni più rigorose di quello dell'autorità penale (DTF
122 II 433 consid. 2b, 120 Ib 129 consid. 5, 114 Ib 1 consid. 3a).

 

4.2. Per quanto riguarda le relazioni dell'insorgente
con il figlio __________, il quale ha poco meno di due anni, va osservato che quest'ultimo
vive attualmente con la madre ed è stato riconosciuto dal padre solo il 10
febbraio 2005. Il ricorrente lo ha incontrato soltanto in un paio di occasioni,
peraltro proprio con l'inoltro della domanda di autorizzazione di soggiorno, e
non provvede nemmeno a mantenerlo. La nascita di suo figlio non gli ha impedito
inoltre di commettere i reati per cui è stato condannato l'11 aprile 2005.

Va pure rilevato che i rapporti con tra l'insorgente
e la madre di __________ continuano a essere molto tesi (v. scritto 16 giugno
2005 dell'Ufficio del patronato penale alla Polizia cantonale, prodotto dal
dipartimento con la risposta al gravame).

Considerata l'assenza di stretti legami
affettivi con il figlio, così come richiesti dalla giurisprudenza, bisogna quindi
ritenere che l'attuale relazione con __________ non è in ogni caso sufficiente per
considerare l'interesse privato di RI 1 prevalente su quello pubblico.

Giova inoltre ricordare che il suo rientro
in Patria è già stato considerato esigibile sia dal profilo tecnico che pratico
dall'autorità federale in materia di asilo (v. decisione 18 dicembre 2003 dell'UFR).

Certo, tenuto conto della lontananza la
partenza alla volta della Guinea gli renderà l'esercizio del diritto di visita
alquanto difficile. Il suo rientro in Patria non è tuttavia atto a creargli
ostacoli insormontabili dal momento che tale diritto potrà, con i dovuti adeguamenti,
continuare a essere esercitato nell'ambito di soggiorni turistici.

Inoltre dagli atti risulta che nel passato
il ricorrente ha già ottenuto un permesso di soggiorno in Olanda (v. decreto d'accusa
20 marzo 2003). Non è quindi escluso che egli possa riottenere un permesso di
soggiorno nei Paese Bassi, ciò che potrebbe relativizzare ulteriormente il
problema della lontananza da __________.

 

4.3. In conclusione, un'attenta ponderazione
di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere proporzionato il
provvedimento adottato dall'autorità inferiore sotto il profilo dell'art. 8
CEDU, nella misura in cui tale disposto è applicabile nel caso di specie.

 

 

                                   5.   Il
ricorrente si duole infine del fatto che il Governo gli ha posto gli oneri
processuali a suo carico.

A torto, in quanto la tassa e le spese di
giustizia seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

Non porta a diversa conclusione il fatto che
la Presidente del Consiglio di Stato abbia accolto l'istanza di restituzione
dell'effetto sospensivo al gravame, il decreto in parola avendo semplice valore
incidentale. L'importo di fr. 600.– a carico dell'insorgente appare peraltro
assai contenuto, se non addirittura insufficiente, per coprire gli oneri processuali.

Egli non può inoltre essere mandato esente
dal pagamento di tasse e spese di giustizia laddove invoca di essere indigente,
ritenuto che egli non ha mai presentato una domanda di assistenza giudiziaria
in tal senso.

 

 

                                   6.   In esito
alle considerazioni che precedono, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso
va respinto.

Con l'emanazione della presente decisione,
la domanda di concessione dell'effetto sospensivo al gravame, diviene priva di
oggetto.

La tassa di giustizia per questa sede,
commisurata al lavoro occasionato dall'impugnativa (che rasenta i limiti della
temerarietà), è posta a carico del ricorrente.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10
lett. a LALPS; 1, 4, 10, 11 LDDS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61, 65 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Nella
misura in cui è ricevibile, il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia e le spese, di complessivi fr. 1'000.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario