# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9e93ae96-debb-5736-900d-9aae1aa0027d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.12.2018 35.2018.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2018-96_2018-12-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2018.96

   

  mm

  	
  Lugano

  12 dicembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 settembre 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22 agosto 2018 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 3 novembre 2016, RI 1,
dipendente dell’agenzia di lavoro interinale __________ di __________ in
qualità di aiuto gessatore e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni
presso l’CO 1, ha subito una distorsione al ginocchio sinistro nel tentativo di
trattenere una carriola che si stava per rovesciare. Egli ha in tal modo
riportato la lesione del legamento crociato anteriore (doc. 10) che è stata
oggetto d’intervento operatorio il 4 maggio 2017 (doc. 36). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   Alla chiusura del caso, con
decisione formale del 20 luglio 2018, l’amministrazione ha negato all’assicurato
il diritto a una rendita d’invalidità e a un’indennità per menomazione
dell’integrità (IMI) (doc. 88).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dal RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 95), in data 22 agosto
2018, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc. 98). 

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 21
settembre 2018, RI 1, sempre rappresentato dall’RA 1, ha chiesto che gli atti
vengano rinviati all’CO 1 affinché proponga “… nuove DPL (…) più consone alla
situazione di quest’ultimo e a quella di un mercato del lavoro equilibrato.”. 

                                         A sostegno della propria
pretesa, l’insorgente fa valere che sarebbe “… alquanto improbabile che il
ricorrente, sprovvisto di una formazione non avendo effettuato altri studi dopo
la terza media, la mancanza di esperienza, l’età, gli impedimenti fisici, una
carenza di istruzione (egli ha sempre svolto l’attività di aiuto nei cantieri),
e non da ultimo lo statuto di frontaliere possa ambire a lavorare nella
preponderanza dei settori presi in considerazione nelle DPL.”. Egli ha quindi
sollevato obiezioni in merito all’applicabilità al caso di specie di quattro
delle cinque DPL ritenute dall’amministrazione (“orologiaio qualificato
incassatura”, “aiuto di ufficio”, “fattorino di distribuzione” e “affilatore”)
(cfr. doc. I).

 

                               1.4.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V). 

 

                               1.5.   In replica, la patrocinatrice
del ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione, specificatamente delle
dichiarazioni dei datori di lavoro interessati (di cui è stata pure chiesta
l’audizione testimoniale), e si è riconfermata nelle proprie conclusioni (doc.
VII + allegati). 

 

                                        L’assicuratore resistente
si è espresso al riguardo in data 14 novembre 2018 (doc. IX). 

 

                                         La patrocinatrice di RI 1
ha ancora avuto modo di far valere le proprie ragioni il 21 novembre 2018 (doc.
XI). 

 

 

 

                                         in diritto

                                         

                                         in ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_699/2014 del
31 agosto 2015, in particolare consid. 5.2, 5.3 e 6.1; STF 8C_452/2011 del 12
marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011, consid. 2.1; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e
H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00
del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29
gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag.
190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre
1999. Vedi pure: STF 9C_807/2014 del 9 settembre 2015; STF 9C_585/2014 dell’8
settembre 2015).

 

                                         nel merito

 

                               2.2.   Litigiosa è la questione di
sapere se l’istituto convenuto era legittimato a negare all’assicurato il
diritto a una rendita d’invalidità, oppure no. 

 

                                         Giusta l'art. 18 cpv. 1
LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno
2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha
modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                               2.3.   L'invalidità, concetto essenzialmente
economico, si misura in base alla riduzione della capacità di guadagno e non
secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica
del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi
sulle conseguenze economiche di tale danno. 

 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività ragionevolmente
esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al massimo la sua
capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una prestazione di
lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss. consid. 4a;
conferma di giurisprudenza).

 

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile dall'assicurato,
che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua capacità di
lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

 

 

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'e­tà, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'in­validità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                               2.4.   Nella presente fattispecie,
il TCA constata che la valutazione dell’esigibilità lavorativa espressa dal
dott. __________, specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia, a
margine della visita di chiusura del 19 aprile 2018 (doc. 77, p. 5 s.), non è
stata contestata dal ricorrente (cfr. doc. I). 

 

                                         Contestato è per contro
l’aspetto economico della determinazione del grado d’invalidità, e meglio l’entità
del reddito da invalido. 

                                         Al proposito, con
l’impugnativa viene fatto valere che l’assicurato non potrebbe svolgere quattro
delle cinque attività di cui alle DPL considerate dall’amministrazione, e ciò
tenuto conto del suo stato di salute infortunistico, della sua formazione
scolastica e professionale, della sua età e del suo statuto di frontaliere. 

                                         Trattandosi della
professione di operaio orologiero presso la ditta __________, il
ricorrente potrebbe tutt’al più venir assunto “… quale operaio non qualificato,
e non nella funzione proposta dalla DPL, che intrinsecamente prevede già
diversa esperienza nel settore.” (doc. I, p. 4). A proposito dell’aiuto
ufficio presso __________, non si tratterebbe in realtà “… di un lavoro
vero e proprio, ma di un progetto di reinserimento. (…). In aggiunta a ciò si
specifica che è un’associazione parapubblica, basata sulla scala stipendi dello
Stato. Ricordiamo a questo punto che il sig. RI 1 è un lavoratore frontaliero,
e come tale, ha pochissime speranze di essere assunto presso qualsiasi attività
lavorativa statale o parastatale.” (doc. I, p. 5). Per quanto riguarda
l’attività di fattorino di distribuzione presso le __________, RI 1
osserva che, essendo il datore di lavoro un ente parapubblico, “… se paragonati
al settore privato classico, gli stipendi sono molto più altri della media. In
aggiunta, per la natura stessa dell’azienda di riferimento, si rimanda
nuovamente al doc. G, che conferma chiaramente la tendenza a non assumere
frontalieri in queste posizioni. Il sig. RI 1 non avrebbe alcuna possibilità di
essere assunto in questa posizione.” (doc. I, p. 6). Infine, in merito
all’attività di affilatore presso la ditta __________, l’insorgente
afferma di non comprendere “… il motivo per cui si prenda in considerazione
un’attività così limitata e specifica, piuttosto che una posizione più “aperta”
come quella da noi suggerita: statisticamente, è indubbio che i posti a
disposizione in quella funzione sono più numerosi rispetto a quelli per il più
specialistico “affilatore” (doc. I, p. 6). 

 

                                         In sede di replica, la
patrocinatrice dell’assicurato ha versato agli atti le dichiarazioni dei datori
di lavoro interessati. 

                                         __________ della __________
ha in particolare indicato che “chi non ha fatto una scuola, un corso di
specializzazione o ha comunque diversi anni di esperienza, non è assolutamente
in grado di svolgere questo lavoro. Non è possibile assumere una persona che
fino al giorno prima ha svolto altri lavori di tutt’altro tipo.” (doc. M). 

                                         __________, direttore
dell’__________, ha precisato segnatamente che “… per accedere ad un processo
di assunzione presso il nostro laboratorio protetto è necessario possedere dei
requisiti minimi che il vostro assistito sembrerebbe, per le informazioni in
nostro possesso, non avere.” (doc. N). 

                                         __________, Caposettore risorse
umane delle __________, ha dichiarato che “presso le __________, che contano
ormai 380 collaboratori, è presente un solo frontaliere, impiegato in azienda
dal lontano 1988. La politica aziendale è quella di favorire l’impiego di
personale indigeno.” (doc. O). 

                                         __________, HR Manager
della __________, ha affermato che per il posto di lavoro di affilatore “…
vengono richieste delle competenze specifiche nel campo dell’affilatura e
costruzione di utensili. Nella fattispecie si richiede esperienza pluriennale,
conoscenza del disegno tecnico, utilizzo di affilatrici manuali, programmazione
affilatrici CNC e utilizzo di strumenti di misura (calibri-micrometri e
comparatori). L’unica posizione che non richiede delle competenze specifiche è
quella dell’ausiliario di reparto che peraltro risulta essere molto faticosa
poiché prevede la pulizia giornaliera di tutti … e pulizia generale delle
infrastrutture.” (doc. P). 

 

                                         Chiamata a prendere
posizione sulla documentazione prodotta, l’istituto assicuratore ha confermato
l’uso delle DPL scelte, rilevando in particolare che “alcune delle allegazioni
riportate nella documentazione prodotta dal signor RI 1, contenenti esigenze
supplementari per i vari posti rispetto a quelle dichiarate per l’allestimento
ed il completamento delle DPL, sono talmente divergenti che lasciano seri dubbi
in merito alla buona fede di chi le ha rilasciate. Le DPL sono il frutto di
quanto indicato dai datori di lavoro che vengono chiamati regolarmente a
confermare le loro indicazioni e che hanno, in ogni momento, diritto e dovere
di comunicare eventuali cambiamenti. La CO 1 si è pertanto fondata a giusta
ragione sulle DPL contestate dal ricorrente. Ragion per cui le stesse sono fede
facenti.”. 

                                         D’altro canto,
l’amministrazione fa valere che, anche qualora il reddito da invalido venisse
stabilito in base ai salari statistici (anziché in base al metodo delle DPL),
l’esito della vertenza non muterebbe (“Confrontando il salario da valido (fr.
55'780.90) con il salario da invalido riferito al mercato equilibrato del
lavoro (2016, indicizzato al 2018) e, tenuto conto di una deduzione sociale
massima del 10%, pari a fr. 60'846.46, si giunge ad un grado di invalidità
addirittura negativo.”) (doc. IX). 

 

                                         Riguardo a quest’ultimo
aspetto, in data 21 novembre 2018, la rappresentante del ricorrente ha
osservato segnatamente che “…, invece di ammettere il proprio errore di
valutazione ed utilizzare delle DPL più consone al caso concreto, CO 1 si
rintana nel più sicuro universo delle tabelle RSS federali, che, come affermato
più volte, non sono assolutamente riguardevoli della situazione economica e
salariale ticinese.” (doc. XI, p. 2). 

 

                               2.5.   Trattandosi della
determinazione del reddito da invalido, la giurisprudenza federale si fonda sui
criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V
472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in
maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti). Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono,
conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle
statistiche salariali. La questione a sapere se, e in quale misura al caso, i salari
fondati su dati statistici debbano essere ridotti, dipende dall'insieme delle
circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione
addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione
è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una
deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto
delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione.

 

                                         Nella seconda sentenza di
principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da
invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL
(“Descrizione dei posti di lavoro”). 

 

                                         In quella sede, la nostra
Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL,
l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei
posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento. 

 

                                         L’Alta Corte,
relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA 1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA 13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I
222/04).

 

                                         In una sentenza
32.2007.165 del 7 aprile 2008 questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del
20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido
conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario
medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va
ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. Grisanti, Nuove regole per la
valutazione dell’invalidità., in: RtiD II-2006, p. 311 seg., in particolare p.
326-327) (…)”. 

 

                                         Con sentenza 8C_399/2007
del 23 aprile 2008 al consid. 6.2, il Tribunale federale ha lasciato aperta la
questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore
fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di
regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 p. 45 consid.
6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza
pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto
rilevante un gap salariale del 4%).

                                         La questione è stata
definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima
Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito diverge di
almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso è
considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4
p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni -, un
parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però
soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le
condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze
personali e professionali sono interdipendenti, nel senso che i medesimi
fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contemporaneamente
una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per circostanze
personali e professionali.

 

                                         Questa giurisprudenza è
stata confermata ancora di recente dal TF, segnatamente nella DTF 141 V 1
consid. 5.

 

                               2.6.   Nel caso
concreto, il TCA prende atto delle dichiarazioni rilasciate dai datori di
lavoro interessati dalle DPL utilizzate dall’amministrazione, il cui tenore fa apparire
come piuttosto irrealistiche le possibilità di un reinserimento professionale
dell’assicurato in quelle aziende (cfr. doc. M-P). 

                                         La questione
non deve tuttavia essere ulteriormente approfondita, in quanto, anche volendo ammettere
che talune delle DPL indicate dall’CO 1 non sono compatibili con la situazione
dell’insorgente, ciò non basterebbe ancora per riconoscere all’assicurato il
diritto a una rendita d’invalidità, per i motivi illustrati qui di seguito. 

 

                                         Innanzitutto,
il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare che, nel caso in cui le
DPL prodotte dall’CO 1 non soddisfino le condizioni poste dalla giurisprudenza,
il giudice cantonale delle assicurazioni sociali può rinviare la causa
all’amministrazione affinché completi la sua inchiesta economica oppure
determinare lui stesso il reddito da invalido in applicazione dei dati
statistici risultanti dalla RSS. Si tratta di una facoltà lasciata
all’apprezzamento del giudice (cfr. STF 8C_199/2017 del 6 febbraio 2018 consid.
5.2 e riferimenti ivi menzionati). 

 

                                         Nel caso di
specie, questo Tribunale ritiene che il reddito da invalido possa essere
validamente stabilito in base ai salari statistici periodicamente pubblicati
dall’Ufficio federale di statistica. In questo contesto, è utile segnalare
che, nella DTF 129 V 472 consid. 4.2.2, l’Alta Corte ha verificato, in base a
una valutazione statistica compiuta dall’CO 1, che il salario medio risultante
dalle DPL si situava soltanto leggermente sotto quello secondo la RSS (in
questo senso, si veda pure la STF 8C_647/2013 del 4 giugno 2014 consid. 7.2 e
la STCA 35.2014.20 del 28 luglio 2014 consid. 2.7., cresciuta incontestata in
giudicato). 

 

                                         Ora,
utilizzando i dati forniti dalla tabella RSS 2016 TA 1,
l’assicurato, svolgendo nel 2016 una professione che presuppone qualifiche
inferiori (livello di qualifica 1) nel settore privato svizzero (a proposito
della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001
U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in
media, un salario mensile lordo pari a fr. 5'340. Riportando questo dato su
41.7 ore, esso ammonta a fr. 5'566.95 mensili oppure a fr. 66'803.40
per l'intero anno (fr. 5'566.95 x 12). Dopo adeguamento all'indice dei
salari nominali, si ottiene, per il 2017, un reddito annuo di fr. 67'070.61 (+
0.4%) e, per il 2018, di fr. 67'405.96 (+ 0.5%).

 

                                         Per quanto riguarda la
questione del gap salariale, va rilevato che, in una sentenza
8C_141/2016 e 8C_142/2016 del 17 maggio 2016 consid. 5.2.2.3, il TF ha
stabilito che non erano dati i presupposti per aumentare il reddito da valido,
allorquando quest’ultimo è superiore al salario usuale del settore (in quella
fattispecie, quello dell’edilizia), determinato in base al salario minimo d’assunzione
previsto da un contratto collettivo di lavoro (in questo senso, si vedano pure
la STF 8C_537/2016 dell’11 aprile 2017 consid. 6, in cui la Corte federale ha
precisato che questa giurisprudenza è applicabile, mutatis mutandis, ad
altri settori nei quali è stato concluso un contratto nazionale o un contratto
collettivo di lavoro, e la STF 8C_643/2016 del 25 aprile 2017 consid. 4.3).

                                         Nella presente
fattispecie, in base al contratto collettivo di lavoro per il settore del
prestito di personale, a cui il Consiglio federale ha conferito obbligatorietà
generale con decreto del 29 marzo 2016 (con validità sino al 31 dicembre 2018),
il salario minimo per i lavoratori non qualificati in Ticino ammonta nel 2018 a
fr. 39'900/anno, rispettivamente a fr. 45'760/anno per quelli
formati (sempre in Ticino). Pertanto, che si voglia considerare RI 1 un
lavoratore non qualificato oppure formato, il reddito annuo che egli avrebbe
realizzato nel 2018 per un’occupazione a tempo pieno quale
dipendente della __________ (fr. 55'780.90) (cfr. doc. 87,
p. 1; dato non contestato), è in ogni caso superiore a quello risultante
dal CCL, di modo che non entra in linea di conto una decurtazione del reddito
statistico da invalido a tale titolo. 

 

                               2.7.   In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         Nella concreta evenienza,
l’assicuratore convenuto sostiene che la deduzione massima sul reddito
statistico da invalido sarebbe del 10% (doc. IX, p. 2).

                                         Considerato il riserbo di
cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali nel sostituire il
proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, 132 V
393 consid. 3.3), questo Tribunale ritiene che, proponendo l’applicazione di una
decurtazione del 10%, l’CO 1 non abbia abusato del proprio potere di
apprezzamento. Mediante la riduzione in questione, l’istituto convenuto ha
infatti debitamente tenuto conto degli effetti legati alla menomazione
infortunistica.

 

                                         Le circostanze evidenziate
con il ricorso non appaiono atte a giustificare una più ampia riduzione
percentuale.

                                         In
proposito, va rilevato che il TF ha più volte negato la rilevanza del fattore
"età" in relazione a lavoratori ausiliari, siccome essi “… auf dem
massgebenden hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt (Art. 16 ATSG)
grundsätzlich altersunabhängig nachgefragt werden und sich das Alter bei
Männer-Hilfsarbeitertätigkeiten im Anforderungsniveau 4 (einfache und
repetitive Tätigkeiten) ab dem 40. Altersjahr bis zum Lebensalter 63/65 sogar
lohnerhöhend auswirkt (LSE 2002 Tabelle TA9 S. 55, LSE 2004 Tabelle TA9 S. 65;
vgl. auch AHI 1999 S. 237 E. 4c; Urteile U 11/07 vom 27. Februar 2008, E. 8.3,
und 8C_223/2007 vom 2. November 2007, E. 6.2.2).“ (STF 8C_319/2007 del 6 maggio
2008 consid. 8.3; in questo senso, si vedano pure la STF 8C_712/2012 del
30 novembre 2012 consid. 4.2.3, la STF 8C_361/2011 del 20 luglio 2011, la STF
8C_373/2008 del 28 agosto 2008 consid. 5.2.2.2 e la STF 8C_292/2009 del 10
giugno 2009 consid. 5.2.1).

                                         D’altra parte, il fatto di
avere una limitata formazione professionale non giustifica ulteriori
decurtazioni, considerato che le attività adeguate entranti in linea di conto
(livello di qualifica 4, semplici e ripetitive) non richiedono né un’esperienza
professionale diversificata né un grado d’istruzione particolare (cfr., in
questo senso, la DTF 137 V 71 consid. 5.3. e SVR 2002 Nr. UV 15 p. 49 consid.
3b; RCC 1991 p. 332 consid. 3b; STF 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 consid.
2.3.). Un discorso analogo vale anche per l’assenza di esperienza in taluni
ambiti di attività (cfr. STF 8C_103/2018 del 25 luglio 2018 consid. 5.2, 9C_467/2012
del 25 febbraio 2013 consid. 4.3.2).

                                         Infine, in una sentenza
8C_610/2017 del 3 aprile 2018 consid. 4.4, l’Alta Corte ha stabilito che,
tenuto conto delle disposizioni dell’Allegato I all’ALC, un lavoratore
cittadino di uno Stato membro non è a priori svantaggiato rispetto a un
lavoratore svizzero in ragione della sua nazionalità e del suo statuto di
frontaliere. 

 

                                         Il reddito da invalido,
tenuto conto di una decurtazione del 10%, ammonta dunque a fr. 60'665.36.

 

                                         Ora, confrontando i fr. 60'665.36
al reddito che l’insorgente avrebbe potuto conseguire senza il danno alla
salute, e cioè fr. 55'780.90, risulta che egli non subisce alcuna perdita di
guadagno a dipendenza dei postumi residuali dell’infortunio accaduto nel
novembre 2016.

 

                                         In queste condizioni, la
decisione su opposizione impugnata mediante la quale all’assicurato è stata
negata una rendita d’invalidità, deve essere confermata. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti