# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8e2f8353-2fd8-58d5-ac9d-346fddda40dc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 09.03.2010 (publiziert) 80.2004.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2004-23_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2004.23

  	
  Lugano

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Alessandro Soldini, presidente,

  Stefano
  Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario:

  	
  Andrea Pedroli, vicecancelliere

  

 

statuendo sul ricorso del 23 febbraio 2004

 

in materia di:                 IC/IFD 01/02 intermedia

 

	
  presentato da:

  	
  __________ _ __________ __________ 

  rappr. da: _________ __________ 

   

  
	
   

  	
   

  	 

 

ritenuto 

 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   I
coniugi __________ e __________ __________ -__________, sposatisi nel 1988, si
sono separati il 1° giugno 2001 ed il loro divorzio è stato pronunciato il 16
dicembre 2002.

                                         Con
decisione del 9 dicembre 2002, l'Ufficio di tassazione di Locarno notificava ad
entrambi i coniugi la tassazione intermedia per separazione, relativa tuttavia
al reddito e alla sostanza del solo marito. Il reddito imponibile era
commisurato in fr. 27'616 per l'IC ed in fr. 29'516 per l'IFD; la sostanza in
fr. 126'365.

 

 

                                   2.   Il
contribuente, rappresentato dallo Studio legale __________ -__________ -__________,
interponeva reclamo contro la suddetta decisione, in data 17 gennaio 2003.
Contestava l'aliquota applicata, chiedendo di essere tassato come coniugato con
figli a carico, e postulava la deduzione per figli a carico, con riferimento al
contributo al mantenimento del figlio __________, affidato congiuntamente ai
genitori.

                                         Con
scritto del 5 agosto 2003, l'Ufficio di tassazione chiedeva al contribuente di
documentare i motivi dell'inoltro ritardato del reclamo. La rappresentante del
reclamante spiegava dapprima telefonicamente di avere computato i termini
includendovi le ferie giudiziarie. Poi, con scritto del 12 agosto 2003,
argomentava invece che la decisione, benché datata 9 dicembre 2002, era stata
intimata, per posta semplice, solo il 13 gennaio 2003 e che comunque l'onere
della prova dell'intimazione era a carico dell'Ufficio di tassazione.

                                         L'autorità
fiscale dichiarava irricevibile il gravame, con decisione dell'8 settembre
2003, sottolineando che nel reclamo non si faceva alcun accenno ad un disguido
postale bensì veniva pacificamente ammesso che l'intimazione era avvenuta il 9
dicembre 2002. La successiva affermazione in merito all'intimazione avvenuta
solo il 13 gennaio 2003 appariva pertanto lesiva del principio della buona
fede.

                                         A titolo abbondanziale,
l'Ufficio precisava poi che il reclamo avrebbe dovuto essere respinto anche nel
merito.

 

 

                                   3.   In
data 22 gennaio 2004, l'avv. __________ __________ si rivolgeva all'Ufficio di
tassazione, chiedendo che la decisione dell'8 settembre 2003, di cui aveva
appreso da una telefonata all'Ufficio di tassazione l'avvenuta intimazione al
suo cliente, fosse correttamente intimata a lei, quale patrocinatrice del
contribuente.

                                         L'Ufficio
respingeva la richiesta, con decisione del 23 gennaio 2004, argomentando di non
avere ricevuto alcuna procura prima del 22 gennaio 2004 e di avere quindi
correttamente notificato la decisione direttamente al contribuente.

 

 

                                   4.   Con
ricorso del 23 febbraio 2004, __________ __________ __________, rappresentato
dallo Studio legale __________ -__________ -__________, chiede nuovamente la
deduzione per figli a carico dal reddito imponibile e la deduzione sociale di
fr. 30'000 dalla sostanza imponibile.

                                         In
ordine, contesta il rifiuto dell'autorità di tassazione di intimare
correttamente la decisione su reclamo allo studio legale rappresentante del
contribuente, adducendo che la pretesa di disporre della procura costituirebbe
un eccesso di formalismo. 

                                         Quanto
alla tempestività del reclamo a suo tempo interposto dinanzi all'Ufficio di
tassazione, rileva che la frase scritta in apertura del reclamo, in merito alla
data della notificazione della decisione stessa, non doveva intendersi nel
senso voluto dal fisco.

 

 

                                   5.   5.1.

                                         In primo
luogo, deve essere esaminata la questione della tempestività del ricorso in
esame. 

                                         L'Ufficio
di tassazione ne sostiene infatti implicitamente la tardività, essendosi rifiutato
di intimare nuovamente la decisione su reclamo alla rappresentante del contribuente,
dopo che ella si era rivolta all'autorità di tassazione argomentando di avere appreso
che la decisione era stata invece indirizzata allo stesso contribuente rappresentato.
Secondo l'Ufficio, una nuova intimazione della decisione non si giustificherebbe,
non essendo la rappresentanza stata debitamente provata mediante procura
scritta.

                                         Il
ricorrente ritiene invece che, essendo il reclamo stato redatto su carta
intestata dello studio legale ed avendo un funzionario dell'Ufficio conferito
telefonicamente con la legale rappresentante in merito al reclamo stesso, il
rapporto di rappresentanza sarebbe stato sufficientemente comprovato.  

 

                                         5.2.

                                         Quando il
contribuente è assistito da un rappresentante e il potere di rappresentanza è
provato e noto all'autorità fiscale, gli atti devono essere intimati al o anche
al rappresentante. Ciò in virtù delle norme sul mandato (cfr. p. es. CDT n. 268
del 7 settembre 1987 in re R.F. SA; CDT n. __________.__________.__________ dell'11
ottobre 1996 in re R.B.). L'autorità fiscale è pertanto tenuta a rivolgersi
direttamente al rappresentante, fintanto che la revoca del mandato non le venga
comunicata (cfr. Masshardt/Tatti,
Commentario IFD, Lugano 1985, n. 2 all'art. 100 DIFD, p. 431; Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura
di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Basilea/Francoforte 2000, vol.
I, tomo 2b, art. 117 LIFD, n. 21 ss., pp. 209-211). Se non procede in tal modo,
nessun pregiudizio risultante dalla notificazione irregolare può essere posto a
carico del contribuente (cfr. DTF 113 Ib 296).

                                         In altri
termini, se il contribuente ha conferito procura al proprio rappresentante, perché
quest'ultimo riceva notificazioni da parte dell'autorità fiscale, in
applicazione dei princìpi sulla rappresentanza, con la notifica al
rappresentante si considera avvenuta la notifica al contribuente (Stähli, Die Rechtsstellung des Steuervertreters,
Berna/Stoccarda/Vienna 1994, p. 113).

 

                                         5.3.

                                         A tale
proposito, si ricorda che né l’art. 117 LIFD né l’art. 190 LT, che disciplinano
la rappresentanza contrattuale, richiedono la forma scritta, per la procura.
Una procura scritta deve essere prodotta solo su richiesta esplicita
dell’autorità fiscale (Agner/Jung/Steinmann,
Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, n. 1 ad art.
117 LIFD, p. 400).

                                         Ma, se
anche fosse previsto dalla legge l’obbligo di allegare al ricorso la procura,
l’autorità giudiziaria non potrebbe semplice-mente dichiarare irricevibile il
gravame, senza incorrere in un eccesso di formalismo. Secondo il Tribunale
federale, l’autorità deve permettere alle parti di riparare, in un termine
determinato, certi vizi che possono esserlo, oppure rettificare d'ufficio deter-minate
irregolarità. Vi rientra in particolare proprio il caso del-l'assenza di
procura scritta a favore del rappresentante (DTF 108 Ia 104, 104 Ia 404, 94 I
524, 92 I 15; cfr. anche Egli, La
protection de la bonne foi dans le procès, in:  Giurisdizione co-stituzionale e
giurisdizione amministrativa, Zurigo e Lugano 1992, p. 234; inoltre Stähli, op. cit., p. 107).

 

                                         5.4.

                                         Nel caso
in esame, la notifica della tassazione intermedia del 9 dicembre 2002 è stata
impugnata con reclamo del 17 gennaio 2003, presentato dal signor __________
__________ __________ rappresentato dallo studio __________ -__________ -__________,
__________. È vero, come osserva l'autorità di tassazione, che fra gli allegati
non si menziona la procura, ma vi è nondimeno la precisazione secondo cui
"procura a disposizione".

                                         Va poi
rilevato che lo scritto del 5 agosto 2003, con cui l'Ufficio di tassazione chiedeva
al contribuente di documentare i motivi dell'inoltro tardivo del reclamo, era
stato indirizzato proprio allo Studio legale menzionato, evidentemente in
qualità di rappresentante contrattuale del reclamante.

                                         Non si
può negare allora che l'Ufficio avesse ammesso l'esistenza di una procura a
favore dello studio legale in questione e che avrebbe, coerentemente, dovuto
notificare quest'ultimo la decisione su reclamo.

 

                                         5.5.

                                         Certo, ci
si potrebbe chiedere se il contribuente, ricevuta la decisione su reclamo l'8
settembre 2003, non avrebbe dovuto segnalare con una maggiore sollecitudine il
difetto all'autorità di tassazione o almeno avvertire la propria legale
dell'avvenuta notificazione. 

                                         Infatti,
il destinatario di un'omessa o irregolare notificazione di una decisione ha sì
il diritto d'impugnarla anche dopo la scadenza del termine di ricorso
ordinario, ma non può differire la sua azione a piacimento: secondo il
principio della buona fede, non appena è a conoscenza dell'esistenza di una
decisione che lo riguarda, egli deve agire tempestivamente, onde salvaguardare
i propri diritti (ZBl 95/1994 p. 529 consid. 2b; DTE 112 Ib 417 consid. 2d p.
422, 107 Ia 72 consid. 4a p. 76, 102 Ib 93 consid. 3).

                                         Anche se
il tempo trascorso non è trascurabile, si può nondimeno ritenere che il contribuente
stesso possa avere in buona fede considerato che la decisione fosse stata
notificata anche al suo rappresentante contrattuale.

 

                                         5.6.

                                         Il
ricorso contro la decisione su reclamo dell'8 settembre è pertanto ricevibile
in ordine.

 

 

                                   6.   6.1.

                                         Altra
questione d'ordine è quella della ricevibilità del reclamo a suo tempo
interposto contro la notifica della tassazione del 9 dicembre 2002.

                                         Il
gravame in questione è infatti stato inoltrato solo il 17 gennaio 2003. Come
ricordato in narrativa, l'Ufficio di tassazione,  con scritto del 5 agosto
2003, ha chiesto al contribuente di documentare i motivi dell'inoltro ritardato
del reclamo. La rappresentante del reclamante ha spiegato dapprima
telefonicamente di avere computato i termini includendovi le ferie giudiziarie.
Poi, con scritto del 12 agosto 2003, ha argomentato invece che la decisione,
benché datata 9 dicembre 2002, era stata intimata, per posta semplice, solo il
13 gennaio 2003 e che comunque l'onere della prova dell'intimazione era a
carico dell'Ufficio di tassazione.

                                         L'autorità
fiscale ha dichiarato irricevibile il gravame, sottolineando che nel reclamo
non si faceva alcun accenno ad un disguido postale bensì veniva pacificamente
ammesso che l'intimazione era avvenuta il 9 dicembre 2002. La successiva affermazione
in merito all'intimazione avvenuta solo il 13 gennaio 2003 apparirebbe pertanto
lesiva del principio della buona fede.

 

                                         6.2.

                                         L'art.
206 cpv. 1 LT stabilisce che contro la tassazione è consentito interporre reclamo
scritto all'autorità che ha emesso la tassazione nel termine di 30 giorni
dall'intimazione della stessa. L'art. 192 precisa che tale termine, stabilito
dalla legge, è perentorio, essendo prevista una deroga solo quando esiste un
motivo di restituzione in intero del termine, vale a dire quando è provato che
l'inosservanza del termine è da attribuire a servizio militare, malattia,
assenza dal cantone o altri gravi motivi riguardanti il contribuente o il suo
rappresentante (art. 192 cpv. 5 LT).

                                         Gli
articoli 132 e 133 LIFD prevedono analoghe disposizioni in materia di imposta
federale diretta.

 

                                         6.3.

                                         Per
intimazione o notificazione di un atto si intende la consegna materiale del documento
o di un suo esemplare al destinatario (cfr. ASA 45 p. 471; Guldener, Schweizerisches Zivilprozessrecht,
Zurigo 1979, p. 250 s.; Cocchi/Trezzini,
Codice di procedura civile ticinese annotato, Lugano 1993, p. 180 s.; Knapp, Grundlagen des Verwaltungsrecht,
4a ediz., vol. I, Basilea 1992, p. 157; CDT n. 144 del 15 maggio 1986 in re
D.R.; CDT n. 494 del 12 dicembre 1986 in re K.B.). La tassazione si considera
notificata il giorno in cui viene debitamente intimata, e non al momento in cui
il contribuente ne prende atto. Determinante è che la tassazione entri nella
sfera di potere (“Herrschaftsbereich”) del destinatario (Känzig/Behnisch, Direkte Bundessteuer,
2a ediz., vol. III, Basilea 1992, n. 3 ad art. 74 DIFD, p. 33).

 

                                         6.4.

                                         L'autorità
può notificare un atto con lettera semplice oppure mediante invio postale
raccomandato. Dal profilo giuridico, la differenza fondamentale concerne
l'onere della prova circa l'effettiva comunicazione di un atto e la data in cui
la stessa ha avuto luogo. Infatti, nel caso della notifica di una decisione con
lettera semplice, l'amministrazione deve assumere l'onere della prova in base
alla regola dell'art. 8 CCS: questa norma, che ha una portata generale e che si
applica sia in diritto privato, sia in diritto pubblico, stabilisce che ove la
legge non stabilisca altrimenti, chi vuol dedurre il suo diritto da una
circostanza di fatto da lui asserita, deve fornirne la prova (DTF 114 III 54,
99 Ib 359). Ora, in caso di invio di una decisione per lettera semplice,
l'accertamento del giorno della notifica – determinante per la decorrenza del
termine d'impugnazione (DTF 115 Ia 17, 113 Ib 297) – può risultare difficile,
specie se il destinatario si è spogliato della busta che la conteneva: in
questa evenienza incombe però all'autorità l'onere di provare la data in cui è
effettivamente avvenuta la notificazione, non potendosi imporre all'interessato
l'obbligo di conservare tutte le buste contenenti una comunicazione proveniente
da un'autorità, in previsione di eventuali controversie circa l'osservanza di un
termine (DTF 99 Ib 359; Catenazzi,
Le insidie dell'invio non raccomandato di atti giudiziali ed amministrativi,
RTT 1974, p. 65 ss.). Più volte, il Tribunale federale ha quindi attirato
l'attenzione delle autorità sui pericoli che sono insiti negli invii con
lettera semplice, adducendo esplicitamente che le controversie relative
all'effettiva comunicazione degli atti possono essere evitate soltanto
ricorrendo ad una notifica mediante lettera raccomandata o contro avviso di
ricevimento: in altre parole, se un'autorità vuole essere sicura che un suo
invio giunga al destinatario, deve allora notificarlo con lettera raccomandata
(DTF 101 Ia 8, 99 Ib 362, 61 I 8; ASA 27 p. 358; Catenazzi, op. cit., p. 66; Corti,
L'intimazione delle decisioni secondo l'art. 14 LPamm, in RDAT II-1995 p. 284
s.; Messaggio del Consiglio di Stato n. __________ del 3 aprile 1996: Modifica,
volta ad abolire l'obbligo di intimare gli atti e le decisioni mediante invio
postale raccomandato, dell'art. 14 della Legge di procedura per le cause
amministrative).

 

                                         6.5.

                                         Secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale, la mancata o anomala notificazione di
una decisione amministrativa, come pure l'omessa o difettosa indicazione del
rimedio giuridico, non devono cagionare alcun pregiudizio alle parti (art. 107
cpv. 3 OG e art. 38 PA; DTF 115 Ia 19 consid. 4a, 112 Ia 310 consid. 3). La
facoltà del destinatario di invocare vizi formali trova tuttavia il suo limite
nel principio della buona fede (DTF 107 Ia 72 consid. 4a p. 76; RDAT 1989 n. 28
p. 87 consid. 5). Il destinatario di un'omessa o irregolare notificazione di
una decisione ha sì il diritto di impugnarla anche dopo la scadenza del termine
di ricorso ordinario, ma non può differire la sua azione a piacimento. Al
contrario, deve agire a salvaguardia dei propri diritti, non appena a conoscenza
dell'esistenza di una decisione che lo riguarda (ZBl 95/1994 p. 529 consid. 2b;
DTF 112 Ib 417 consid. 2d p. 422, 107 Ia 72 consid. 4a p. 76, 102 Ib 93 consid.
3; STF del 13 giugno 1996 in re E.M., inedita, consid. 5a; inoltre Knapp, Grundlagen
des Verwaltungsrechts, 4a ediz., vol. II, Basilea 1993, n. 1920).

 

                                         6.6.

                                         Venendo
all'esame della fattispecie, a prescindere dal tenore della conversazione
telefonica intercorsa fra la rappresentante del contribuente e un funzionario
dell'Ufficio di tassazione, non si può non rilevare che il reclamo del 17
gennaio 2003 si apre con la seguente affermazione:

                                         In
ordine

                                         In virtù
dell'art. 206 LT, contro la decisione di tassazione il contribuente può
reclamare per iscritto all'autorità di tassazione entro trenta giorni dalla
notificazione. Ritenuto che la notifica data del 9 dicembre 2002, il reclamo
ossequia il termine di cui sopra.

 

                                         Ora,
tenuto conto del fatto che si tratta di un reclamo redatto e sottoscritto da un
legale e non da un profano, si deve partire dal presupposto che, quando vi si
parla di "notificazione", ci si riferisca, come ricordato in
precedenza (v. supra, consid. 6.3.), alla "consegna materiale del
documento o di un suo esemplare al destinatario". E allora, l'unica
spiegazione dell'apparente incongruenza fra l'affermazione per cui la decisione
può essere impugnata entro trenta giorni e quella successiva per cui il reclamo
ossequia tale termine deve essere ricercata proprio nella (errata) convinzione
che il termine in questione sia sospeso dalle ferie giudiziarie. Se, come
sostenuto nello scritto del 12 agosto 2003, la decisione fosse stata intimata
al contribuente solo il 13 gennaio 2003, si dovrebbe concludere che la frase
contenuta all'inizio del reclamo è completamente priva di coerenza logica, poiché
giustifica la tempestività del reclamo a partire dalla data in cui la decisione
non è stata notificata.

                                         A tale
riguardo, si deve ricordare che il principio della buona fede vincola non solo
l'autorità ma anche l'amministrato (Knapp,
Grundlagen des Verwaltungsrechts, Basilea 1992, vol. I, n. 499, p. 107; Moor, Droit administratif, vol. I, II ediz.,
Berna 1994, p. 433). In tale prospettiva, alla luce del reclamo, la lettera del
12 agosto 2003 si potrebbe configurare come un venire contra factum proprium.

                                         La
questione può peraltro essere lasciata aperta, dal momento che l'Ufficio di tassazione
si è comunque pronunciato, a titolo abbondanziale, anche sul merito del reclamo
e che anche il ricorso ora in esame, nel merito, appare infondato.

 

 

                                   7.   7.1.

                                         Come già
ricordato, nel merito il ricorrente postula il riconoscimento delle deduzioni
di fr. 8'000 dal reddito e di fr. 30'000 dalla sostanza, in considerazione del
fatto che ha un figlio a carico.

 

                                         7.2.

                                         Gli
articoli 34 cpv. 1 lett. a LT e 35 cpv. 1 lett. a LIFD consentono
la deduzione di un importo di fr. 8'000 per l'IC e di fr. 5'100 per l'IFD dal
reddito netto, per ogni figlio minorenne, a tirocinio o agli studi fino al
25.mo anno di età, al cui sostentamento il contribuente provvede.

 

                                         7.3.

                                         Secondo
la prassi delle autorità fiscali federale e cantonale, in caso di custodia alternata del figlio da
parte dei due genitori, e in assenza del versamento da un genitore all'altro di
un contributo per il mantenimento del figlio o in caso di parità dei contributi
dell'uno e dell'altro genitore, il criterio determinante sarà l'importanza
della custodia esercitata da ciascun genitore. Se, ciononostante, uno dei
genitori versa un contributo finanziario all'altro, allora questo caso è
considerato come se non ci fosse una custodia alternata. Di conseguenza, il
genitore che non vive con il figlio ha diritto alla deduzione del contributo di
mantenimento ma non alla deduzione per figli. Per le stesse ragioni, al
genitore che non vive con il figlio si applica l'aliquota per contribuenti non
coniugati, mentre all'altro genitore spetta quella più vantaggiosa (Circolare n. 7 dell'Amministrazione federale delle contribuzioni,
Imposizione della famiglia secondo la legge federale sull'imposta federale
diretta (LIFD); attribuzione dell'autorità parentale congiuntamente a genitori
non coniugati e prosecuzione dell'esercizio in comune dell'autorità parentale
da parte dei genitori separati o divorziati, p. 4; Circolare n. __________/__________
del 1° febbraio 2001 della Divisione delle contribuzioni, par. 2.3 e 4.3.; v.
anche Locher, Kommentar zum Bundesgesetz
über die direkte Bundessteuer, Therwil/Basilea 2001, ad art. 35 LIFD, n. 46, p.
879 e ad art. 36, n. 15, p. 895).

                                         

                                         7.4.

                                         Le stesse
considerazioni possono essere estese anche alla deduzione prevista dall'art. 48
lett. b LT, secondo cui sono dedotti dalla sostanza netta, per ogni
figlio minorenne al cui sostentamento il contribuente provvede, 30'000.--
franchi. 

                                         Ne consegue
che la decisione impugnata, che ha negato al ricorrente la deduzione per figlio
a carico, appare ineccepibile, anche nel merito.

 

 

                                   8.   Nella misura in cui è ricevibile, il ricorso è peranto respinto
nel merito.

 

  

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 231 LT e 144 LIFD 

 

 

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

 

 

                                   1.   Nella
misura in cui è ricevibile, il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese
processuali consistenti:

                                         a. nella
tassa di giustizia di                                  fr.    400.–

                                         b. nelle
spese di cancelleria di complessivi       fr.       80.–

                                         per un
totale di                                                       fr.    480.–

                                         sono a
carico del ricorrente.

 

                                   3.   Intimazione
alle parti.

 

                                   4.   In materia
di IC, il presente giudizio è definitivo (art. 230 cpv. 3 LT). Esso può essere
impugnato mediante ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale in
Losanna, nella misura in cui concerne una materia disciplinata nei titoli
secondo a quinto e sesto, capitolo 1 della LAID (art. 73 cpv. 1 LAID).

                                         Per l'IFD
è ammesso il ricorso entro 30 giorni al Tribunale federale in Losanna (art. 146
LIFD).

                                      

 

 

 

 

           

	
  terzi implicati

  	
  1. _PINT1 

  2. _PINT2 

   

  

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: