# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dc612c5d-518b-5e2a-ad87-9d01aa78aaaa
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2000-01-24
**Language:** it
**Title:** Bundesgericht Eidgenössisches Versicherungsgericht 24.01.2000 H 180/99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BGer/CH_BGer_016_H-180-99_2000-01-24.html

## Full Text

[AZA] 

H 180/99 Ws 

    
  IIa Camera 
  
 

 

composta dei giudici federali Meyer, Borella e Gianella, 

supplente; Schäuble, cancelliere 

 

    
  Sentenza del 24 gennaio 2000 
  
 

 

nella causa 

 

B.________, avvocato, ricorrente, rappresentato dall'avv. 

P.________, 

 

contro 

 

Cassa cantonale di compensazione, Via Canonico Ghiringhel- 

li 15a, Bellinzona, opponente, 

 

e 

 

Tribunale cantonale delle assicurazioni, Lugano 

 

    
  F a t t i : 
  
 

 

    A.- B.________, avvocato, è stato amministratore 

unico, con firma individuale, dal 5 marzo 1992 al 2 maggio 

1996, della A.________ SA, costituita nel 1973, con sede a 

S.________ dal marzo 1992 (in precedenza a L.________). 

S.________, procuratrice, aveva pure diritto di firma 

individuale dal 5 marzo 1992 al 31 dicembre 1994. 

    La società, malgrado avesse la sede a S.________, è 

stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione di 

Bellinzona, con effetto dal 1° aprile 1992, previo consenso 

della Cassa cantonale vallesana di compensazione. 

    Con sentenza 17 dicembre 1997 della Pretura di 

L.________ la ditta è stata dichiarata fallita. In seguito 

ad impugnazione della declaratoria di decozione, l'11 

febbraio 1998 la Camera di esecuzione e fallimenti del 

Tribunale d'appello del Cantone Ticino ha respinto 

l'appello e dichiarato il fallimento senza preventiva 

esecuzione della A.________ SA, con effetto dal 17 febbraio 

1998. 

    Il 12 giugno 1997 la Cassa ha reso una decisione me- 

diante la quale, constatato di aver subito un danno di 

fr. 795'992.30 a causa del mancato versamento dei contribu- 

ti paritetici dovuti dalla fallita nel periodo dall'aprile 

1992 al marzo 1996, ne ha preteso il pagamento da 

B.________, con vincolo di solidarietà con P.________, 

H.________, entrambe amministratrici della società dal 22 

maggio 1996, e D.________, organo di fatto della stessa, 

per analogo periodo e importo e con S.________ per 

fr. 383'741.60. Il procedimento amministrativo contro 

quest'ultima venne in seguito abbandonato. 

 

    B.- A seguito dell'opposizione dell'interessato, la 

Cassa ha promosso nei suoi confronti una petizione al Tri- 

bunale delle assicurazioni del Cantone Ticino, postulandone 

la condanna al risarcimento del predetto importo, in solido 

con D.________, P.________ e H.________. 

    Per giudizio 15 aprile 1999 l'adita istanza giudizia- 

ria ha accolto la petizione contro B.________, ritenendolo 

responsabile del danno, malgrado avesse anticipato fr. 

200'000.-, tentato di salvare l'attività della fallita e 

chiesto, ma solo nell'aprile 1996, il fallimento della 

società. 

 

    C.- Contro il giudizio cantonale l'interessato, patro- 

cinato dall'avv. P.________, insorge al Tribunale federale 

delle assicurazioni con un ricorso di diritto amministrati- 

vo. Postula, in via principale, l'annullamento della 

querelata pronunzia e, in via subordinata, il rinvio del- 

l'incarto all'istanza inferiore per procedere all'audizione 

dei testi richiesti e far allestire una perizia che 

stabilisca l'effettiva situazione economica della fallita 

fra il gennaio 1992 e il maggio 1996. Dei motivi invocati 

si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto. 

    La Cassa propone la reiezione del gravame, mentre 

P.________, H.________, D.________ e l'Ufficio federale 

delle assicurazioni sociali hanno rinunciato a determi- 

narsi. 

 

    
  D i r i t t o : 
  
 

 

    1.- a) Qualora la lite non verta sull'assegnazione o 

il rifiuto di prestazioni assicurative, il Tribunale fede- 

rale delle assicurazioni deve limitarsi ad esaminare se il 

giudizio di primo grado abbia violato il diritto federale, 

compreso l'eccesso o l'abuso del potere d'apprezzamento, 

oppure se l'accertamento dei fatti sia manifestamente 

inesatto, incompleto od avvenuto violando norme essenziali 

di procedura (art. 132 OG in relazione con gli art. 104 

lett. a e b e 105 cpv. 2 OG). 

 

    b) Il Tribunale federale delle assicurazioni può sta- 

tuire sulla pretesa di risarcimento danni soltanto in quan- 

to essa si riferisca a contributi di diritto federale. Nel- 

la misura in cui litigiosi siano in concreto danni addebi- 

tabili al mancato pagamento di contributi di diritto canto- 

nale, il ricorso di diritto amministrativo è irricevibile 

(v. DTF 119 V 80 consid. 1b e sentenze ivi citate). 

 

    2.- a) I giudici cantonali hanno condannato il ricor- 

rente al risarcimento di fr. 795'992.30, in solido con 

P.________, H.________ e D.________, per contributi 

impagati riferiti al periodo dall'aprile 1992 al marzo 

1996. Essi hanno tralasciato di assumere i mezzi di prova 

richiesti, ritenendoli ininfluenti ai fini del giudizio, 

visto che agli atti già vi erano sufficienti elementi per 

decidere. 

 

    b) B.________ contesta questa tesi e insiste 

sull'importanza dell'assunzione dei mezzi di prova richie- 

sti, in particolare sull'audizione dell'avv. F.________ in 

qualità di patrocinatore della A.________ SA nella procedu- 

ra di fallimento, il quale potrebbe confermare che vi era 

un gruppo industriale interessato a rilevare la ditta. Per 

questo motivo, egli avrebbe contattato la Cassa per cono- 

scere la reale situazione debitoria della società e per 

chiedere una proroga che gli fu peraltro concessa. Il ri- 

corrente ritiene che da questa testimonianza si possa dimo- 

strare che la pretesa della Cassa sarebbe sensibilmente in- 

feriore, o nulla, se solo la stessa avesse operato con la 

necessaria diligenza: infatti, se l'amministrazione avesse 

consentito ad un'ulteriore proroga della procedura di fal- 

limento - perché le trattative in corso con un gruppo este- 

ro erano praticamente giunte a buon fine -, essa avrebbe 

sicuramente potuto usufruirne. 

    Il ricorrente è inoltre dell'opinione che l'audizione 

di D.________, P.________ e S.________ possa scagionarlo da 

qualsivoglia ipotesi di negligenza grave, perché i 

"maneggi" operati dagli interessati nell'ambito della ditta 

italiana S.________ SpA ha per certo causato un danno 

irreparabile alla A.________ SA. 

    B.________ sottolinea poi la necessità di esperire una 

perizia allo scopo di sostanziare la riuscita della nota 

operazione e di dimostrare che, al momento della decadenza 

della sua funzione quale amministratore unico, l'organo di 

revisione aveva certificato la solvibilità della società. 

    Infine, il ricorrente è dell'avviso che vi sia una 

concolpa della Cassa, la quale non ha fatto uso della dili- 

genza e dell'attenzione che ci si poteva da lei legittima- 

mente attendere, avuto riguardo all'ingente ammontare della 

pretesa scoperta. Si tratta infatti di cifre che avrebbero 

dovuto richiedere una particolare attenzione, non potendo 

tale importo essere considerato come ordinaria amministra- 

zione. In particolare, la Cassa si sarebbe dovuta determi- 

nare ben prima del rilascio degli attestati di carenza beni 

il 13 giugno 1996, non essendo ammissibile né tollerabile 

che un'amministrazione permetta una tale lievitazione. 

 

    3.- a) In primo luogo, B.________ ravvisa, dal profilo 

formale, una violazione del suo diritto di essere sentito 

nell'ambito dell'istruzione della causa da parte del 

Tribunale cantonale, nella misura in cui non sono stati 

assunti i mezzi di prova offerti con atti 15 dicembre 1997 

e 18 giugno 1998. 

    Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere 

sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per 

l'interessato di esprimersi prima della resa di una deci- 

sione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire 

prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedi- 

mento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quel- 

lo di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne 

conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 124 I 51 con- 

sid. 3a, 242 consid. 2, 124 II 137 consid. 2b, 124 V 181 

consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate). 

    Se però gli accertamenti svolti d'ufficio permettono 

all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un 

apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla con- 

vinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza 

preponderante, e che ulteriori misure probatorie non po- 

trebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assu- 

mere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; 

Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, 

pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Ver- 

waltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e 

pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a 

ed., pag. 274; cfr. anche DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 

III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 con- 

sid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una viola- 

zione del diritto di essere sentito (DTF 124 V 94 

consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

    Va pure ricordato che nell'ambito dell'accertamento 

dei fatti e della valutazione delle prove il giudice di me- 

rito dispone di un ampio potere di apprezzamento. Per cen- 

surare un asserito accertamento arbitrario dei fatti o 

un'asserita valutazione arbitraria delle prove non è suffi- 

ciente che il ricorrente critichi semplicemente la decisio- 

ne impugnata o che contrapponga a quest'ultima una propria 

valutazione, per quanto essa sia sostenibile o addirittura 

preferibile; egli deve bensì dimostrare per quale motivo la 

valutazione delle prove da lui criticata sarebbe manifesta- 

mente insostenibile, si trovi in chiaro contrasto con la 

situazione di fatto, si fondi su una svista manifesta o 

contraddica in modo urtante il sentimento della giustizia e 

dell'equità (DTF 123 I 5 consid. 4a, 122 I 66 consid. 3a, 

121 I 114 consid. 3a). 

 

    b) In concreto, il ricorrente sostiene che le testimo- 

nianze di D.________, P.________ e S.________ siano 

rilevanti per poter accertare in modo inequivocabile che 

nulla gli è imputabile e che la causa del dissesto fi- 

nanziario dell'A.________ SA è riconducibile unicamente 

allo scorretto comportamento di queste persone. 

    Ora, occorre dapprima rilevare che B.________ ha 

sottoscritto il 25 febbraio 1992 i contratti di compra- 

vendita di attivi liberi stipulati fra la N.________ SA, di 

cui D.________ era amministratore delegato, la M.________ 

SA, con D.________ presidente della società, entrambe in 

moratoria concordataria, e la ditta di cui egli era 

amministratore unico. Sapeva pure che i macchinari che 

l'A.________ SA avrebbe acquisito per un importo 

complessivo di fr. 2'581'420.28 (fr. 1'791'623.18 dalla 

N.________ SA e fr. 789'797.10 dalla M.________ SA) 

sarebbero in seguito stati rivenduti alla ditta italiana 

S.________ SpA per fr. 5'175'147.- oltre a fr. 44'800.- per 

spese di trasporto, pari a 7,35 miliardi di lire. 

    Dall'esame degli atti emerge inoltre che B.________ 

sapeva che P.________, S.________ e, in particolare, 

D.________ avevano interessi patrimoniali anche in altre 

società. Dal processo verbale di constatazione 30 dicembre 

1993 dell'Ufficio provinciale imposta sul valore aggiunto 

di Latina, ricevuto dal ricorrente mediante fax il 

7 gennaio 1994, si evince infatti quanto segue. D.________ 

era amministratore delegato e azionista nella misura del 

20% della S.________ SpA, azionista maggioritario (60%) 

della F.________ SA - la quale era a sua volta azionista al 

5% della S.________ SpA - nonché socio e azionista 

minoritario, nella misura di 9 milioni di lire, della 

U.________. P.________, dal canto suo, era presidente, 

socia e azionista maggioritaria, nella misura di 81 milioni 

di lire, della U.________ Srl - la quale aveva acquistato 

macchinari dalla A.________ SA - nonché rappresentante 

legale e presidente, dall'8 giugno 1989, della S.________ 

Srl di T.________, fallita il 21 gennaio 1993 - società 

quest'ultima che aveva acquistato macchinari dalla 

U.________ Srl. S.________, infine, era amministratrice 

della U.________ Srl dal 25 maggio 1993 e rappresentante 

legale nonché amministratrice delegata della S.________ Srl 

di T.________ dal 25 marzo 1991. 

    A B.________ non potevano pertanto sfuggire, già 

dall'inizio del 1994, quelli che nel suo ricorso di diritto 

amministrativo qualifica siccome "maneggi", ossia at- 

titudini gestionali poco trasparenti, di D.________, 

P.________ e S.________. Va inoltre osservato che il 

ricorrente, malgrado ben sapesse con chi aveva a che fare, 

ha rinunciato a sporgere querela penale nei confronti di 

D.________ e S.________, benché fosse venuto a conoscenza 

dei vari prelevamenti effettuati da quest'ultima verso la 

fine del 1993, per un importo di 746 milioni di lire, pari 

a fr. 749'332.50, presumibilmente consegnati a D.________. 

    Ne consegue che i primi giudici non hanno violato il 

diritto di essere sentito, rifiutando l'audizione di 

D.________, P.________ e S.________. Essi potevano le- 

gittimamente considerare che gli atti dell'incarto già 

bastavano a chiarire la fattispecie e che ulteriori accer- 

tamenti sarebbero stati ininfluenti. 

 

    c) Il ricorrente chiede pure il rinvio dell'incarto 

all'istanza cantonale perché sia sentito quale teste l'avv. 

F.________, patrocinatore della fallita nella procedura di 

decozione sfociata nella sentenza d'appello 11 febbraio 

1998, ritenuto che la sua deposizione potrebbe chiarire 

quanto accaduto nell'imminenza della dichiarazione di 

fallimento della A.________ SA. 

    Agli atti figura una lettera 6 aprile 1998 dell'avv. 

F.________ a A.________, commissario del concordato della 

M.________ SA e della Nuova S.________ SA, da cui risulta 

che poco dopo aver ottenuto una proroga dalla Cassa gli fu 

recapitata la sentenza della Camera di esecuzione e falli- 

menti del Tribunale d'appello ticinese che dichiarava il 

fallimento della A.________ SA. 

    Orbene, i fatti cui fa riferimento B.________ sono 

avvenuti tra dicembre 1997 e gennaio 1998, mentre la Cassa 

ha emanato la decisione secondo l'art. 52 LAVS nei suoi 

confronti il 12 giugno 1997. Ne consegue che la testi- 

monianza dell'avv. F.________ risulterebbe ininfluente ai 

fini della valutazione della colpa del ricorrente, ritenuto 

altresì che malgrado le parti avessero concordato il 

pagamento dello scoperto entro il 15 gennaio 1998 questo 

non avvenne. Detto altrimenti, è irrilevante prospettare 

dilazioni di pagamento per dimostrare la solvibilità della 

società, quando è già del tutto certo che tale ipotesi non 

è confortata da elementi fattuali seri, come risulta in 

termini incontrovertibili dalla sentenza d'appello 11 

febbraio 1998. Infatti, l'A.________ SA non solo non ha 

reso verosimile la sua solvibilità, ma nemmeno ha dimo- 

strato di aver estinto il debito e di aver depositato l'im- 

porto a favore del creditore. 

    Anche in questo caso si deve concludere che i primi 

giudici si sono correttamente determinati rifiutando l'au- 

dizione dell'avv. F.________, atteso che non basta 

prospettare ipotesi remote di risanamento aziendale, prive 

di qualsivoglia possibilità di riscontro oggettivo, ma 

occorrono fatti idonei a dimostrare che le trattative non 

si riducano a puro parlato. 

    Ipotizzare un salvataggio aziendale nel breve spazio 

di tempo che intercorre tra il giudizio di primo grado sul 

fallimento e quello d'appello - notoriamente celere avuto 

riguardo al principio di celerità che connota il diritto 

esecutivo federale - rasenta la temerarietà, tanto più che 

nemmeno B.________ vi aveva creduto quando la S.________ 

SpA gli aveva comunicato, il 1° febbraio 1996, la ripresa 

dei "programmi di acquisti dalla sua azienda". Infatti, il 

successivo 29 aprile il ricorrente ha chiesto al giudice 

del fallimento di S.________ la declaratoria di decozione 

della società. 

 

    d) Infine, il ricorrente ha chiesto l'allestimento di 

una perizia allo scopo di dimostrare che se non fosse stato 

pronunciato il fallimento, le trattative sarebbero per cer- 

to continuate e la fallita sarebbe stata in grado di salda- 

re il suo debito verso la Cassa, ritenuto che l'organo di 

revisione certificava la solvibilità della società. 

    Ora, dal rapporto di revisione 23 maggio 1996, riferi- 

to al bilancio intermedio al 30 aprile 1996, si evince una 

perdita di bilancio di fr. 1'568'632.43 (fr. 1'242'479.33 

perdita riportata + fr. 326'153.10 perdita aziendale al 

30 aprile 1996). I revisori hanno pure precisato che, es- 

sendo le pretese dei creditori non più coperte, per so- 

vraindebitamento della società, è stato necessario chiedere 

all'assemblea l'attuazione di misure di risanamento. Si è 

pertanto effettuata una postergazione di complessivi 

fr. 1'623'493.75, così ripartita: fr. 262'073.75 per rinun- 

cia parziale di alcune poste riferite a D.________ e 

P.________, fr. 1'361'420.- per "possibile" postergazione 

di parte del credito della massa concordataria Nuova 

S.________ SA e M.________ SA. 

    I revisori hanno poi rilevato che vi era uno scoperto 

per oneri sociali (AVS, INSAI, Cassa malati, Imposte alla 

fonte e LPP) per complessivi fr. 1'603'798.50. Inoltre è 

opportuno evidenziare che il rapporto di revisione è carat- 

terizzato da una visione perlomeno ottimista della realtà 

aziendale. Ad esempio, è indicata una posta per "scorta 

merce" valutata in fr. 2'985'584.-, riferita a due tipi di 

"magazzini": uno ubicato a L.________ e altri, detti 

C.________, siti in F.________, G.________ e S.________. I 

revisori hanno accettato questo importo, senza fare 

accertamenti particolari, accontentandosi in pratica dei 

dati forniti da D.________, basati su sue liste manuali. 

Detto altrimenti, l'accettazione acritica di una posta 

significativa e di importo rilevante sulla base dei dati 

incontrollabili forniti da persona interessata, come pure 

l'ipotesi di ulteriore postergazione di una posta di 

fr. 1'361'420.-, di accettazione peraltro dubbia, non con- 

sentono di concludere nel senso dei revisori, secondo cui 

l'A.________ SA, una volta effettuato il risanamento, 

poteva essere in grado di continuare ad esistere, aumentan- 

do il suo giro d'affari, potendo così di conseguenza copri- 

re i debiti ancora scoperti. 

    Ne consegue che una perizia contabile risulterebbe del 

tutto superflua, come del resto B.________ doveva e poteva 

sapere già sulla base del rapporto 29 aprile 1996 - per 

certo causale alla sua istanza di fallimento di stessa data 

- commissionato alla D.________ SA di G.________, da cui 

risulta che vi erano scritturazioni fittizie e sopravvalu- 

tazioni di attivi, tali da pregiudicare irreparabilmente la 

vita economica della società. La richiesta di una perizia 

volta in sostanza a dimostrare che la fallita sarebbe stata 

ancora risanabile, benché B.________ si fosse dimostrato in 

precedenza di ben altro avviso sulla base di precisi dati 

di fatto da lui ritenuti affidabili, è ai limiti del 

temerario e costituisce, nella migliore delle ipotesi, un 

tentativo disperato di aggrapparsi a elementi inconsistenti 

pur di continuare a sperare. 

    Non sussiste quindi, anche in questo caso, violazione 

alcuna del diritto di essere sentito del ricorrente. 

 

    4.- Va ora accertato se si realizzi la responsabilità 

giusta l'art. 52 LAVS di B.________ nella sua qualità di 

amministratore unico della A.________ SA dal 5 marzo 1992 

al 2 maggio 1996. 

    La giurisdizione cantonale ha già correttamente ricor- 

dato, nei considerandi del querelato giudizio, che i pre- 

supposti a fondamento dell'obbligo di risarcimento ai sensi 

del citato disposto sono, oltre all'esistenza di un danno, 

la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di con- 

tributi paritetici da parte del datore di lavoro e l'inten- 

zionalità o la negligenza grave di quest'ultimo. In sostan- 

za, l'obbligo di conteggiare e versare i contributi da par- 

te del datore di lavoro - nella cui nozione sono compresi 

pure gli organi di una società anonima - è un compito pre- 

scritto dal diritto pubblico. A questo riguardo il Tribuna- 

le federale delle assicurazioni ha più volte rilevato che 

il venir meno a detto compito costituisce violazione di 

prescrizioni ai sensi dell'art. 52 LAVS e comporta il ri- 

sarcimento integrale del danno (DTF 118 V 195 consid. 2a). 

A questa esposizione può essere fatto riferimento e presta- 

ta adesione. 

    Va evidenziato inoltre che l'organo di una società 

anonima deve prestare particolare attenzione alla scelta 

del personale al quale affida la gestione degli affari im- 

portanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni 

che egli dà (cura in instruendo) e alla sorveglianza (cura 

in custodiendo). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare 

affinché i contributi vengano regolarmente versati (DTF 108 

V 202 consid. 3a). Tale dovere risulta accresciuto quando 

si tratti di un amministratore unico, ritenuto che se è ve- 

ro che quest'ultimo può delegare compiti - tra cui quello 

di curare che i contributi vengano pagati - è pure esatto 

che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni de- 

legate siano effettivamente svolte. 

    Quale organo egli in sostanza è tenuto ad informarsi 

periodicamente sull'andamento dell'azienda, in particolare 

sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, 

studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed 

agendo per correggere irregolarità. Se dalle informazioni 

raccolte sorge il sospetto di una gestione scorretta o ne- 

gligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, 

l'amministratore deve intervenire affinché le prescrizioni 

siano rispettate (DTF 114 V 223 consid. 4a). 

 

    5.- In concreto è accertato che la Cassa ha subito un 

danno, per il mancato pagamento dei contributi paritetici 

dovuti dalla fallita nel periodo dall'aprile 1992 al marzo 

1996, pari a fr. 795'992.30. Questo importo viene ora chie- 

sto al ricorrente. Egli non ne contesta il calcolo. Fa solo 

valere di non essere tenuto al risarcimento, non essendo 

adempiuti nei suoi confronti i requisiti posti dall'art. 52 

LAVS e dalla giurisprudenza che lo interpreta. Adduce inol- 

tre una concolpa della Cassa, la quale non avrebbe agito 

con il grado di diligenza e tempestività richiesto dal- 

l'elevato importo scoperto nei suoi confronti. 

 

    a) Com'è noto, il ricorrente è stato amministratore 

unico della A.________ SA dal 5 marzo 1992 al 2 maggio 

1996. Egli, per sua stessa ammissione, sapeva che la socie- 

tà versava in gravi difficoltà finanziarie. Con lettera 

5 febbraio 1994 aveva infatti precisato a D.________ di non 

averlo denunciato penalmente per aver prelevato, a sua 

insaputa, oltre fr. 600'000.- dal conto intestato alla fal- 

lita (cfr. consid. 3b) per non pregiudicare le trattative 

in corso con la G.________ SpA, società di gestioni e par- 

tecipazioni industriali che si sarebbe impegnata a sotto- 

scrivere il 60% del capitale sociale della S.________ SpA. 

Gli aveva inoltre chiesto quali garanzie potessero es- 

sere ragionevolmente fornite alla A.________ SA per con- 

sentirne il pareggio dei conti senza doverla far fallire. 

In conclusione aveva proposto, alternativamente, di au- 

mentare il capitale sociale per coprire le perdite, di tro- 

vare una soluzione per forzare la G.________ SpA a con- 

cludere le trattative in senso positivo, di chiedere il 

fallimento della società o di domandare la liquidazione. 

    Con ulteriore scritto del 9 febbraio 1994, B.________ 

- in risposta a D.________, che aveva indicato uno scoperto 

per oneri sociali a fine dicembre 1993 di fr. 350'000.- - 

aveva precisato di ritenere in fr. 750'000.- l'importo 

effettivo dovuto. Ciò anche sulla base della sua lettera 25 

marzo 1992 alla Cassa cantonale vallesana di compensazione, 

nella quale rendeva noto che la A.________ SA aveva alle 

sue dipendenze da 29 a 35 impiegati. 

    Malgrado l'interessato avesse inoltre palesato molte- 

plici dubbi sulle trattative con la G.________ SpA e 

asseverato che vi era molta improvvisazione in tutta 

l'operazione, egli ha palesemente manifestato l'intenzione 

di continuare a collaborare per trovare una soluzione 

soddisfacente, a condizione di versare i contributi 

impagati alle assicurazioni sociali, recuperare i prestiti 

e ottenere, se possibile, un concordato. 

 

    b) Visto quanto precede, le affermazioni di B.________ 

non possono essere considerate quale esimente, ritenuto che 

egli, malgrado sia stato al corrente già con certezza 

dall'inizio del 1994 - a ricezione, il 7 gennaio 1994, del 

fax riferito al processo verbale di constatazione del 30 

dicembre 1993, rispettivamente il 5, 7 e 9 febbraio 1994, 

dopo lo scambio epistolare con D.________ - tanto delle 

difficoltà in cui versava l'A.________ SA quanto del 

comportamento poco corretto di D.________ ed P.________, ha 

però ritenuto opportuno continuare a sperare contro ogni 

logica che si operasse il risanamento della società, 

procrastinando così il pagamento dei contributi 

sociali. Benché il ricorrente disponesse della tanto attesa 

conferma del 1° febbraio 1996 da parte della S.________ SpA 

della ripresa delle trattative entro breve termine, il 29 

aprile 1996 ha però chiesto il fallimento della società, 

dimostrando per atti concludenti di non poter credere a 

conclusioni positive. A tale determinazione non è estranea 

la relazione resa a B.________ dalla D.________ SA in 

connessione al mandato di revisione conferitole prima del 

26 febbraio 1996. 

    Omettere di dare disposizioni affinché fossero pagati 

regolarmente i contributi alle assicurazioni sociali, pur 

sapendo che vi era mora e che si trattava di importi ingen- 

ti perché riferiti a dipendenti in numero da 29 a 35, è se- 

gno di negligenza non indifferente del datore di lavoro, 

suscettibile di far sorgere la responsabilità dell'ammini- 

stratore unico, cui incombeva per legge la massima vigilan- 

za nella conduzione e nel controllo della società. Infatti, 

la perdita dei contributi da parte della Cassa deriva da 

una grave negligenza dell'amministratore, che ha differito 

il pagamento, quando già gli era noto il serio pericolo che 

i contributi non potessero essere pagati. A nulla gli giova 

poi affermare di aver più volte reso responsabile 

D.________ dell'obbligo di dover pagare i contributi 

paritetici, atteso che concolpe altrui in questi termini 

non costituiscono esimente. 

    Orbene, il ricorrente non ha fatto quello che chiunque 

nella sua situazione e con pari formazione professionale 

avrebbe sicuramente fatto tra fine 1993 e inizio 1994: di- 

mettersi, dopo aver provveduto agli adempimenti che gli 

art. 725 e 725a CO imponevano, senza attendere fino al 

29 aprile 1996. 

    Ne consegue che B.________ dovrà risarcire il danno 

alla Cassa. 

 

    c) Va ora esaminato se esiste, come lo pretende il ri- 

corrente, concolpa della Cassa tale da interrompere il nes- 

so adeguato di causalità tra l'operato dell'amministratore 

e il danno. 

    A questo riguardo il Tribunale federale delle assicu- 

razioni ha già avuto modo di stabilire che l'obbligo del 

datore di lavoro di risarcire il danno può essere ridotto 

in applicazione per analogia dell'art. 4 LResp, rispettiva- 

mente dell'art. 44 cpv. 1 CO, qualora e nella misura in cui 

causa adeguata del danno o del suo aggravamento sia stata 

una grave violazione del dovere di diligenza da parte del- 

l'amministrazione (DTF 122 V 185 segg.). Secondo l'art. 70 

cpv. 1 lett. b LAVS, le associazioni fondatrici, la Confe- 

derazione e i Cantoni rispondono dei danni causati dagli 

organi della cassa o da qualsiasi funzionario o impiegato 

della cassa violando, intenzionalmente o per negligenza 

grave, le prescrizioni. 

    Ora, dalla documentazione agli atti si evince che il 

9 novembre 1992 la Cassa aveva diffidato la A.________ SA 

per il mancato pagamento dei contributi per il 3° trimestre 

1992, pari a fr. 5'100.-, e che l'11 dicembre seguente ave- 

va chiesto l'emissione di un precetto esecutivo. Risulta 

poi che il 3 marzo 1993 l'amministrazione aveva nuovamente 

diffidato la società, per il mancato pagamento riferito al 

4° trimestre 1992, e che il 4 maggio 1993 l'aveva precetta- 

ta per l'importo di fr. 5'100.-. In data 13 dicembre 1994 - 

dopo aver ricevuto, il 25 novembre 1994, la distinta dei 

salari 1992 dalla ditta - la Cassa ha allestito il conteg- 

gio di chiusura e il 13 gennaio 1995 ne ha chiesto il paga- 

mento. Il 30 marzo 1995 ha diffidato la ditta e il 28 apri- 

le di quell'anno l'ha precettata per fr. 161'634.80. Lo 

scoperto 1992, di complessivi fr. 171'834.80, è sfociato 

nell'attestato di carenza beni 13 giugno 1996 di 

fr. 172'062.85. 

    Per il 1993, la Cassa ha attuato la medesima procedura 

del 1992, nel senso che - dopo aver allestito il conteggio 

di chiusura, chiesto il pagamento e diffidato la società - 

il 28 aprile 1995 l'ha precettata per fr. 207'274.80, otte- 

nendo il 13 giugno 1996 un attestato di carenza beni per 

fr. 207'702.80. 

    Anche per il 1994 - dopo aver chiesto l'8 giugno, il 

7 settembre e il 7 dicembre 1994 il pagamento dei contri- 

buti - la Cassa è stata costretta l'8 aprile 1995 a nuova- 

mente diffidare la società e a multarla il 16 maggio 1995. 

Il 27 luglio 1995 essa ha allestito il conteggio di chiu- 

sura 1994 per fr. 187'166.60, mentre il 2 febbraio e il 

15 aprile 1996 ha rispettivamente diffidato e precettato la 

A.________ SA per il medesimo importo. L'amministrazione ha 

ricevuto il 13 giugno 1996 un ulteriore attestato di caren- 

za beni per fr. 5'318.60 riferito al 3° trimestre 1994 e un 

altro riferito al 4° trimestre per fr. 5'249.10, nonché un 

attestato del 29 aprile 1997 per fr. 195'367.45 riferito al 

periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 1994. 

    Le modalità d'incasso con il corollario di diritto 

esecutivo si sono reiterate anche nel 1995 e l'ammontare 

scoperto è risultato essere di fr. 182'766.10. La Cassa ha 

ottenuto altri 5 attestati di carenza beni per complessivi 

fr. 138'180.85 riferiti al periodo da gennaio a ottobre 

1995, rilasciati tra il 13 e il 18 giugno 1996, nonché un 

ulteriore attestato del 29 aprile 1997 per fr. 48'210.20 

riferito ai contributi paritetici per il periodo dal 

1° gennaio al 31 dicembre 1995. 

    Infine, per il periodo ancora entrante in linea di 

conto da gennaio a marzo 1996, la Cassa, dopo aver diffida- 

to ogni mese la società, l'ha precettata per un importo di 

fr. 46'950.-. 

    Da quanto esposto risulta che l'amministrazione, dopo 

aver diffidato la A.________ SA nel novembre 1992 e marzo 

1993 ed averla precettata nel dicembre 1992 e maggio 1993, 

è rimasta praticamente inattiva per quasi due anni (fino al 

13 gennaio 1995). Orbene, questa inattività determina per 

certo una violazione del dovere di diligenza da parte 

dell'amministrazione. È però pure evidente che tale carenza 

non è causale in relazione al danno. Infatti, l'am- 

ministratore unico sapeva sin dall'inizio del 1994 dell'in- 

gente ammontare, da lui valutato in circa fr. 750'000.-, 

che la A.________ SA doveva alle assicurazioni sociali. 

Detto altrimenti, i quasi due anni di inoperosa attesa del- 

la Cassa non potevano indurre in errore il ricorrente sul 

dovere della società di pagare i contributi sociali, del 

cui notevole ammontare B.________ era ben conscio. Inoltre 

questi era pure cosciente dei suoi doveri perché aveva con- 

fermato a D.________ che non intendeva essere in nessun 

modo coinvolto penalmente per il mancato pagamento dei 

contributi. Il ricorrente non ha però tratto le debite 

conclusioni che un amministratore unico di società anonima, 

tanto più se avvocato, avrebbe dovuto trarre: dimettersi o 

disporre - controllando che ciò avvenisse effettivamente - 

affinché fossero regolarmente versati i contributi che man 

mano divenivano esigibili e ammortizzati gli arretrati. 

    Ne consegue che non sono dati i due presupposti cumu- 

lativi richiesti dalla giurisprudenza per rendere la Cassa 

corresponsabile del danno. B.________ dovrà pertanto 

rifondere a quest'ultima l'intero importo scoperto, 

solidalmente con P.________, H.________ e D.________. 

 

    6.- La lite non concernendo l'assegnazione o il rifiu- 

to di prestazioni assicurative ai sensi dell'art. 134 OG, 

la procedura è onerosa. 

 

    Per questi motivi, il Tribunale federale delle assicu- 

razioni 

 

    
  p r o n u n c i a : 
  
 

 

I.In quanto ricevibile, il ricorso di diritto ammini- 

    strativo è respinto. 

 

II.Le spese giudiziarie, fissate a fr. 16'000.-, sono po- 

    ste a carico del ricorrente e saranno compensate con 

    le garanzie prestate da quest'ultimo. 

 

III.La presente sentenza sarà intimata alle parti, al Tri- 

    bunale cantonale delle assicurazioni, Lugano, all'Uf- 

    ficio federale delle assicurazioni sociali, nonché a 

    P.________, H.________ e D.________. 

 

 

Lucerna, 24 gennaio 2000 

In nome del 

                    

Tribunale federale delle assicurazioni  

Il Giudice presidente la IIa Camera: 

 

Il Cancelliere: