# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8dc7222b-0a14-5e7f-b16f-7970484f1a50
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-03-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 31.03.2000 INC.1999.38615
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-38615_2000-03-31.html

## Full Text

N. 386.99.15/16 M                                                     Lugano,
31 marzo 2000

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 24/27 dicembre 1999 da

__________

e

__________

(entrambe
patrocinate dall’avv. __________)

avverso la
decisione 10 dicembre 1999, con la quale il Procuratore Pubblico avv.
__________ ha decretato il dissequestro di due relazioni bancarie presso
__________ intestate a __________ (avv. __________) nell’ambito del procedimento
penale pendente nei confronti di __________ (avv. dott. __________), __________
(avv. __________), __________, __________ e __________ (tutti patrocinati
dall’avv. __________);

lette le
osservazioni 29 dicembre 1999 dell’accusato, che si rimette al giudizio di
questo giudice; le osservazioni 5 gennaio 2000 della resistente __________ e
della __________, che si riconfermano nell’istanza di dissequestro e postulano
la reiezione del gravame; le osservazioni 7 gennaio dei coaccusati __________,
__________, __________ e __________, che chiedono la reiezione del gravame;
infine le osservazioni 5 gennaio 2000 del magistrato inquirente, che si
riconferma nella decisione impugnata;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP 2308/99/EM/EM;

ritenuto

in fatto:

A.

__________ è
stato tratto in arresto in data 4 giugno 1999, in virtù di corrispondente
ordine 1° giugno 1999 del competente Procuratore Pubblico, in quanto sospettato
di avere effettuato, nella sua qualità di operatore sul mercato dei cambi di
divise (“__________”), delle operazioni manipolate, traendo per sé e per terzi
un indebito profitto e causando, fra gli altri, alla parte civile e proprio
datore di lavoro __________ un danno patrimoniale (v. verbale MP 4 giugno 1999,
ore 08.40, inc. GIAR 386.99.1 doc. _). Il giorno successivo, questo giudice ha
confermato l’arresto, con contestuale intimazione della promozione d’accusa per
titolo di amministrazione infedele a scopo di lucro (inc. GIAR cit., doc. _).

 

B.

Dopo aver
inizialmente negato ogni addebito, già avanti a questo giudice __________ ha
ammesso le proprie responsabilità, confermando di aver scientemente e
volutamente posto in atto operazioni __________ a prezzi di sfavore per la
propria banca, andando d’accordo con l’acquirente, il quale sapeva che poteva
immediatamente rivendere quanto acquistato a condizioni di favore a prezzo di
mercato, e dividendo con lui l’utile conseguito (v. verbale GIAR cit., p. 2).
Ha ammesso, fra l’altro, operazioni con la società di brokeraggio __________, e
per essa con tale __________ (loc. cit., p. 4).

 

C.

Sulla scorta
di questi ed altri accertamenti, il Procuratore Pubblico – con la
collaborazione della parte civile __________ – ha disposto quegli
approfondimenti utili per chiarire il meccanismo schizzato supra: ciò
gli ha permesso, fra l’altro, di raccogliere fondati indizi di un attivo
coinvolgimento nelle malversazioni non solo del broker __________, bensì anche
di tre dei contitolari della __________, appunto __________, __________ e
__________, contro i quali l’accusa è stata promossa in tempi successivi (11
novembre 1999, v. inc. MP, doc. _; v. in proposito anche la decisione 12 agosto
1999 di questo giudice in re N., inc. GIAR 386.99.7).

 

D.

In prosieguo
di procedura, __________ e __________ hanno congiuntamente adito il magistrato
inquirente, postulando la liberazione (parziale) di due conti detenuti da
__________ con riversamento dell’importo a __________ all’unico scopo di
consentire a quest’ultima di procedere alla propria liquidazione volontaria e
di rimborsare i creditori (v. istanza 18 novembre 1999, agli atti MP doc. _,
pti. B.1-3. p. 3). Le istanti e qui resistenti affermano sostanzialmente,
producendo cospicua documentazione, che i fondi di cui chiedono la liberazione
sarebbero non solo di provenienza perfettamente lecita (loc. cit., pto. C p.
4), ma anzi di pertinenza della __________, entità giuridicamente e di fatto
totalmente indipendente dagli accusati e da __________ (loc. cit., pto. D p.
5-6).

 

E.

Le
reclamanti, dal canto loro, esordiscono motivando la propria legittimazione
ricorsuale con il fatto “che un dipendente del __________ ha eseguito
determinate operazioni a carico tanto del datore di lavoro quanto a carico
della __________ ” (reclamo, inc. GIAR doc. _, pto. 2 p. 2). Riassunti i
fatti, già noti alle parti (con una precisazione circa la “verosimile
correità” [loc. cit., pto. 3 p. 3] di altri due dipendenti delle
reclamanti), e la decisione impugnata (loc. cit., pto. 4 p. 3-4), nel merito
esse contestano prima di tutto l’asserita, ma non dimostrata, intenzione
dell’istante __________ di effettuare la propria liquidazione (loc. cit., pto.
5 p. 4); rilevano poi l’identità fra i tre accusati __________, __________ e
__________ con gli aventi diritto economico della __________ (ibid.). In diritto,
richiamati i noti principi degli artt. 59 ss. CPS (loc. cit., pto. 6 p. 4-5),
le reclamanti identificano i beni di cui si discute senz’altro con “una
somma in denaro conseguita dall’attività illecita” (loc. cit., p. 5), e
dunque con  “unechte Surrogate” passibili di confisca (ibid.), negano
alla __________ la prospettiva di un’esistenza autonoma (ibid.), e anzi
attribuiscono alla struttura predisposta dagli accusati le finalità di
un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260ter CPS (ibid.). Negano,
in altri termini, che la __________ sia entità indipendente dai tre accusati,
rispettivamente che abbia acquisito i valori in discussione fornendo
controprestazione adeguata (loc. cit., pto. 7 p. 6).

 

F.

Il
Procuratore Pubblico, con le proprie osservazioni (inc. GIAR doc. _), dà
preventivamente atto della legittimità della costituzione di parte civile delle
reclamanti, verosimilmente danneggiate dall’illecito agire del loro dipendente
__________ in correità con non meglio precisati esponenti di __________ (loc.
cit., p. 1-2). Giustifica tuttavia la decisione impugnata, basata
sull’indipendente natura giuridica di __________ per raffronto agli accusati
__________, __________ e __________, e pure sull’assenza di “risultanze
certe che l’importo provenga direttamente dai reati”, anzi con ragionevole
verosimiglianza che esso sia riconducibile all’attività lecita del __________
(loc. cit., p. 2). Invita poi a tener presente la natura dell’importo in
discussione, già posto a disposizione della __________, e la particolare natura
dei passivi ai quali __________ vorrebbe far fronte con il medesimo (ibid.).
Conclude indicando quale punto cruciale della questione l’effettiva “terzietà”
della __________ “ed i diritti di chi ha fornito prestazioni in questa
società senza partecipare ai reati” (loc. cit., p. 2), e postulando la
reiezione del reclamo (loc. cit., p. 3).

 

G. 

Le resistenti
__________ e __________, in sede di osservazioni (inc. GIAR doc. _), contestano
a titolo prudenziale la legittimazione attiva delle reclamanti: non avendo
avuto veste di parte nel procedimento penale, non conoscerebbero gli atti a
sufficienza per accertare il fondamento delle pretese risarcitorie vantate
dalle reclamanti, soprattutto sul quantum (loc. cit., pto. A p. 2). Nel
merito, ribadiscono l’effettività della decisione di porre la __________ in
liquidazione (loc. cit., pto. C.1.a p. 3); l’estraneità di __________,
__________ e __________ dalla società (loc. cit., pto. C.1.b p. 4); l’assenza
di indizi a favore dell’assunto secondo il quale la somma in discussione
rappresenti provento di reato (loc. cit., pto. C.2 p. 4), e anzi la prova che
il denaro sia di lecita provenienza (loc. cit., pto. C.2 p. 5); l’indipendenza
giuridica e di fatto del __________ (loc. cit., pto. C.3.a p. 5-6); l’esclusiva
spettanza dell’importo di US$ 500'000.— a favore della __________ (loc. cit.,
pto. C.3.b p. 6); infine, l’eccessiva severità che rappresenterebbe la messa in
fallimento della __________, in caso di rifiuto del dissequestro (loc. cit.,
pto. C.3.c p. 7).

 

H.

I tre
coaccusati __________, __________ e __________, anche loro invitati a
presentare osservazioni al reclamo, rilevano in ingresso l’assenza di una
qualsiasi legittimazione “sostanziale” delle reclamanti (osservazioni,
inc. GIAR doc. _, pto. 2 p. 2), che non saprebbero neppure circostanziare il
danno asseritamente subito (loc. cit., pto. 7 p. 6). Rilevano poi di non aver
mai rivendicato l’importo in discussione, né di essersi mai opposti alla sua
messa a disposizione dell’amministratore della __________ (loc. cit., nel
merito pto. 1 p. 3); sottolineano poi la natura operativa del __________, quale
holding del gruppo __________ (loc. cit., pti. 2 p. 3-4 e 3 p. 4); e richiamano
l’esistenza di uno specifico conto intestato ad una società del Costarica, sul
quale sarebbe confluito l’intero illecito (loc. cit., pto. 6 p. 5), da cui
deriva la presunzione che i conti di cui si chiede il dissequestro non
avrebbero alcuna relazione con le operazioni illecite (ibid.).

 

I.

L’accusato
__________, infine, nega di aver mai avuto un qualsiasi contatto professionale
con __________, il funzionario della reclamante __________ sospettato di aver
causato perdite al proprio datore di lavoro ed all’altra reclamante __________
(v. osservazioni, inc. GIAR doc. _, p. 2). Fa propria, inoltre, la conclusione
del magistrato inquirente, secondo il quale i fondi in oggetto non sarebbero
provento di reato, e sottolinea, quale ultimo elemento a favore del
dissequestro, la prevista destinazione dei fondi a scopo puntuale (loc. cit.,
p. 3).

Considerato

in diritto:

1.

Per esplicita
ammissione del Procuratore Pubblico (v. osservazioni, cit., p. 1), le
reclamanti sono parti civili nel procedimento penale in oggetto e, di
conseguenza, legittimate all’inoltro del presente gravame (art. 280 cpv. 2
CPP). Le obiezioni sollevate da altre parti coinvolte, come la carente
circoscrizione dell’entità dei danni asseritamente subiti da loro (v.
osservazioni delle resistenti, cit., pto. A p. 2; osservazioni degli accusati
__________, __________ e __________, cit., pto. 2 in ordine, p. 2), sono di
natura sostanziale e non meritano trattazione qui.

 

2.

            a)        Pur
nella rinnovata forma in vigore dal 1° agosto 1994, le norme sulla confisca
penale (artt. 58 ss. CPS) ribadiscono l’obbligo di confisca di ogni e qualsiasi
vantaggio patrimoniale ottenuto in maniera illecita: la definizione dei valori
patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS riprende le previgenti
dottrina e giurisprudenza (v. Niklaus Schmid, Das neue Einziehungsrecht
nach Art. 58 ff. StGB, in: RPS 113 [1995], p. 321 ss., pto. 4.2.1 p. 331 e nota
45, con rinvii). Sottostanno a tale tipo di confisca ai sensi dell’art. 59 cfr.
1 cpv. 1 CPS anche cosiddetti valori sostitutivi (“Surrogate”, v. Schmid,
cit., pto. 4.3.2, p. 334 ss.). Completamente rivisto è l’istituto della
confisca risarcitoria ai sensi dell’art. 59 cfr. 2 cpv. 1 CPS: essa permette al
giudice (di merito) di ordinare un risarcimento in favore dello Stato (con
eventuale successiva assegnazione alla parte lesa in applicazione dell’art. 60
CPS), se - pur essendo dati i presupposti per una confisca ex art. 59 cfr. 1
cpv. 1 CPS - i valori patrimoniali di cui all’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 CPS non
siano più reperibili (v. Schmid, cit., pto. 4.3.1, p. 333 s.; pto.
4.3.2, p. 336) oppure debbano venir attribuiti direttamente alla parte lesa in
applicazione dell’art. 59 cfr. 1 cpv. 1 ultima frase CPS (v. Schmid,
cit., pto. 4.4.1, p. 339). Infine, la misura può essere ordinata non solo nei
confronti dell’autore, bensì anche di terzi che abbiano beneficiato dei
proventi del reato, a meno che non trovino applicazione le eccezioni
contemplate all’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (art. 59 cfr. 2 cpv. 1 ultima frase
CPS; v. Schmid, cit., pto. 4.3.3, p. 336 ss.). Per non vanificare la
portata di questa norma, il magistrato inquirente può ordinare il sequestro di
tali beni a titolo probatorio, confiscatorio (art. 161 cpv. 1 e 2 lit. b CPP;
v. Schmid, cit., pto. 6.3, p. 362) oppure risarcitorio  (art. 59 cfr. 2
cpv. 3 CPS). Quest’ultimo genere di sequestro, ora previsto espressamente dal
diritto federale (v. Schmid, cit., pto. 4.3.4, p. 339, e nota 86)
sebbene concettualmente indipendente dalla procedura di confisca (ciò che è
desumibile dall’ultima frase della norma medesima), è nondimeno inteso come
misura cautelare atta a garantire in senso lato l’applicabilità degli artt. 59
cfr. 2 cpv. 1 e 60 CPS, e deve essere visto quale ulteriore sfaccettatura del
disegno legislativo, volto ad evitare che risulti privilegiato quell’autore che
si è liberato dei proventi del proprio reato, per rapporto a quello che invece
li ha conservati (Messaggio, pto. 223.5; Schmid, cit., pto.
4.3.1, p. 333; così già decisione 6 ottobre 1997 in re T.K e I.F., inc. GIAR
141.97.3 consid. 5 p. 5-6).

b)        Un ordine di perquisizione e sequestro bancario può
rappresentare un attentato ai diritti personali, o causarne un pregiudizio.
Come ogni misura d’inchiesta, pertanto, deve soddisfare tre presupposti
sostanziali: deve poggiare sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve
apparire necessario per il giudizio di merito (nel senso che deve essere
connesso con l’oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti processuali e
di giudizio, v. decisione 17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid.
2), infine deve essere rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard
Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin.
1441, 1454 e 1469, con rinvii). La verifica della fondatezza di questi
presupposti, per il doveroso scrupolo di rispetto dei diritti individuali, deve
essere costante negli incombenti dell’autorità inquirente e requirente, con
sempre accresciuta esigenza probatoria indiziante approssimantesi alla verità
materiale, a partire dal sospetto all’apertura del procedimento, che va in
seguito ed indilatamente approfondito con gli accertamenti probatori del caso
(v., in contesto più generale, Piquerez, cit., margin. 1116 ss.). La
misura ordinata dal Procuratore Pubblico deve inoltre essere rispettosa del
principio di proporzionalità (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR 516.97.3,
in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 360).

 

3.

A titolo di
premessa appare opportuno attirare l’attenzione delle parti sulla natura del
sequestro a suo tempo disposto dal Procuratore Pubblico, ed ora revocato: in
ragione del meccanismo che seguivano le operazioni delittuose poste a
compimento da parte degli accusati – e ben noto alle parti –, il sospetto che
covava più che legittimamente il magistrato inquirente era che su tutti i conti
riconducibili agli accusati fossero affluiti, per vie poco chiare, denari
provento di reato e, come tali, passibili di confisca.

A posteriori,
lo scopo primo del sequestro di allora appare essere stato dunque quello di
garantire la presenza di fondi provento di reato sino al processo, sì da permettere
alla Corte di merito, semmai, di dichiararne la confisca. Non vi è invece modo
di intravvedere valenza probatoria – neppure affermata dalle reclamanti – nel
sequestro dei due conti presso __________, bastando a tal fine la
documentazione bancaria nel frattempo acquisita dagli inquirenti.

Infine, e più
importante ancora, si deve constatare che al momento del sequestro non
sussisteva – né apparentemente sussiste oggi – la necessità di sottoporre a
sequestro valori patrimoniali degli accusati (di lecita provenienza) a tutela
dell’esecuzione del risarcimento (art. 59 cfr. 2 cpv. 3 CPS; v. supra,
consid. 2.a): l’eventualità che gli accusati possano non essere in grado di
risarcire eventuali danni da loro causati, o addirittura che intendano
sottrarsi a tale obbligo (art. 60 cpv. 1 CPS), non è stata neppure addotta da
alcuno, e tantomeno è stata resa verosimile. Significativamente, le reclamanti
fondano il rimedio di diritto sull’assunto che i fondi in discussione
rappresentino “unechte Surrogate” dell’originario provento di reato (v.
reclamo, cit., pto. 6 p. 5), e non sembrano invece voler motivare la propria
richiesta, appunto, con l’argomento che gli accusati non sarebbero in grado di
dar seguito ad un’eventuale condanna risarcitoria a loro carico. Viene in tal
modo a cadere una premessa necessaria per la messa in atto di un sequestro a
titolo puramente risarcitorio (v. già decisione 15 ottobre 1997 in re L.D. e
M.J., inc. GIAR 450.97.2, consid. 4 p. 5). 

 

4.

Va ora
affrontata la questione sulla provenienza dei fondi ora dissequestrati dal
Procuratore Pubblico. Premesso quanto sopra, la loro sequestrabilità – e dunque
il mantenimento del sequestro – sarebbe data unicamente nel caso in cui
apparisse verosimile che essi siano provento di reato, rispettivamente valori
sostitutivi del medesimo (v. anche le osservazioni delle resistenti, cit., pto.
C.2 p. 4). 

a)        Il magistrato inquirente ha accertato che, sulla scorta della
documentazione prodotta unitamente all’istanza di dissequestro, non era
possibile dimostrare una loro provenienza delittuosa (supra, consid. F).
D’accordo con il magistrato inquirente si sono espressi le resistenti e gli
accusati, nelle rispettive osservazioni (supra, consid. G-I), mentre che
secondo le reclamanti “è evidente che, trattandosi di una somma in denaro
conseguita dall’attività illecita e pure di una somma in denaro sequestrata,
non si può discutere se non di semplici elementi sostitutivi [...]. È così
smentita l’eventualità – appena accennata dal Procuratore pubblico – secondo la
quale potrebbe non esservi coincidenza fra gli accusati e la __________, da
essi detenuta e senza esistenza autonoma in una prospettiva economica, perché –
si completa – un terzo (ossia la stessa __________) avrebbe acquisito i valori
con una controprestazione adeguata a norma dell’art. 59 no. 1 cpv. 2 in fine CP”
(reclamo, cit., pto. 6 p. 5).

Nel passo
testé riportato sono trattati diversi punti, alcuni dei quali dati per
scontati: che si tratti di una somma di denaro (quale?) di provenienza
illecita; che la medesima consista in elementi sostitutivi dell’originario
provento di reato; che vi sia necessariamente identità economica fra gli
accusati e il __________, e che quest’ultima sia entità non operativa.

b)        Anche se essi lo negano fermamente, almeno per quanto
riguarda le operazioni svolte con le reclamanti (v. ad es. verbale MP
__________ 26 gennaio 2000, all’inc. MP s.n., p. 11; verbale MP __________ 26
gennaio 2000, agli atti MP s.n., p. 4), che __________, __________ e __________
siano coinvolti in operazioni sulle divise di carattere illecito, è ipotesi
accusatoria estremamente seria, fondata su concreti indizi di colpevolezza e
meritoria di approfondimento e, verosimilmente, giudizio di fronte alla
competente corte di merito: proprio per rispetto della competenza di giudizio
riservata al giudice del merito, non appare opportuno qui esaminare l’ipotesi
in dettaglio. Tuttavia, pur se sussistono concreti indizi di reato e
colpevolezza riguardo determinate operazioni, non è senz’altro lecito
semplificare e generalizzare al punto di dedurre apoditticamente che ogni e
qualsiasi introito generato dall’attività professionale dei tre accusati abbia
avuto carattere illecito. Ancor meno è lecito affermare, genericamente e senza
concreti riscontri, che eventuali somme provento di reato siano confluite,
direttamente o indirettamente (ovvero in quanto elementi sostitutivi), sulle
relazioni bancarie qui in discussione o, più genericamente, nella disponibilità
di __________ rispettivamente __________.

Anzi, a
questo stadio d’inchiesta appare più verosimile il contrario: l’istruttoria ha
sinora permesso di accertare che i proventi dei reati addebitati all’accusato
__________, da lui commessi con la collaborazione effettiva del broker (e pure
coaccusato) __________, confluivano su due conti detenuti dagli accusati
__________, __________ e __________ – per il tramite di una società costaricana
ed una fiduciaria – presso la Banca __________ (v., per la fattispecie, la
decisione 12 agosto 1999, inc. 386.99.7), dai quali il denaro veniva ritirato
per cassa, per poi essere distribuito agli interessati: il fatto che fra questi
ultimi figuri anche __________, l’ex funzionario di una delle due reclamanti, è
da considerarsi sicuramente indizio a favore della tesi delle reclamanti, che si
vogliono vittime di reati patrimoniali commessi ai loro danni. Nel contempo,
questi giri del denaro di spettanza di coloro che, presumibilmente, hanno
aiutato i responsabili della __________ nella commissione dei reati qui
inquisiti sembrano seguire un percorso ben determinato ed unico per numerosi
sospetti complici: il percorso scelto, unitario per tutti, si esaurisce con
prelevamenti in contanti dalla __________ e riversamenti su conti detenuti dai
sospetti complici (o correi) presso la __________ (v. verbale MP __________ 25
gennaio 2000, p. 10-11) o altrove (v. verbale MP __________ 26 gennaio 2000, p.
8), eventualmente per contanti (v. verbale MP __________ 26 gennaio 2000, p.
1).Parrebbe, allora, assai strano – ed anche parecchio imprudente – che i qui
resistenti, dopo essere riusciti a deviare i fondi di illecita provenienza
sulla loro relazione bancaria detenuta dalla società paravento costaricana,
facciano rientrare il medesimo denaro nei flussi commerciali regolari delle due
società __________ e __________., a loro facenti capo.

c)         Si deve poi rammentare che le relazioni bancarie di cui si
discute qui il dissequestro accordato dal Procuratore Pubblico erano state
alimentate con fondi provenienti dalla __________, pure essa – come la più nota
__________ – attiva nel campo dell’intermediazione di operazioni su divise, e
detenuta totalmente dal __________ (v. note al bilancio consolidato 1998, all.
13 all’istanza di dissequestro, ed il corrispondente rapporto dei revisori 18
maggio 1999, ibid., inc. MP doc. _; come qui, verbale MP __________ 25 gennaio
2000, p. 13; a verbale MP 26 gennaio 2000, p. 4, __________ dichiara invece che
la __________ apparterrebbe al __________). Ne fanno stato gli ordini di
bonifico bancario 18 giugno 1998 e 13 luglio 1998 (all. 9 e 10 all’istanza di
dissequestro, cit.), che si ritrovano puntualmente nella contabilità corrente
della __________ relativa al conto da essa detenuto presso __________ (all. 11
all’istanza di dissequestro, cit.). Ed i corrispondenti estratti conto attestano
due cose: da un lato, che entrambe le menzionate società hanno sempre avuto un
regolare afflusso ed un altrettanto regolare deflusso di capitali – ciò che,
senza volere effettuare qui un’analisi che sarebbe necessariamente astratta in
assenza di ulteriori dati, è da considerare perlomeno quale indizio contro
l’asserita funzione, per entrambe le società, di mera società di sede (ciò è
particolarmente vero per la __________, attiva tramite personale proprio, v.
verbale MP __________ 26 gennaio 2000, cit., p. 4). D’altro lato, un
superficiale esame degli accrediti sul conto __________ di titolarità della
__________ evidenzia come la quasi totalità dei medesimi riguardi importi
variabili, quand’anche sempre relativamente modesti, ma soprattutto riguardi cifre
tutt’altro che tonde – anzi, sempre cifre precise non solo al franco, ma
addirittura al centesimo: ciò appare poco compatibile con l’ipotesi che gli
accusati __________, __________ e __________ abbiano alimentato la relazione di
__________ con fondi di provenienza illecita, poiché in tal caso parrebbe più
logico trovare traccia di accrediti per cifre tonde. Il regolare, ripetuto
accredito di importi precisi al centesimo sembra piuttosto indicare che si
tratti di percentuali calcolate aritmeticamente, ed addebitate a clienti. Vi
sono, è vero, due operazioni che contrastano con quanto appena detto: una del 4
giugno 1998, per fr. 51'800.— ed espressamente indicata come “vers. __________
”, e l’altra del 30 luglio 1998, per fr. 592'200.—, che parrebbe un’operazione
di cambio lire/franchi. D’altra parte, proprio perché anomale rispetto alle
altre operazioni, esse non paiono sufficienti per dare concretezza
all’apodittica convinzione delle reclamanti, ovvero che sul conto __________
affluisse il provento dei reati. Inoltre, va rilevato che si tratta comunque di
operazioni risalenti all’estate 1998 – dunque anteriori alle prime operazioni
__________ accertatamente illecite.

 

5.

a)        Senza entrare nei dettagli – poiché non è in questa sede che
vanno rivelati i dettagli dell’organizzazione del gruppo __________, semmai da
accertare in sede civile in applicazione delle relative procedure –, l’esame
delle partecipazioni incrociate delle società del gruppo e degli accusati
__________, __________ e __________, fondato sulle note al bilancio consolidato
1998 (all. 13 all’istanza di dissequestro, inc. MP doc. _) e al verbale
dell’assemblea azionaria 20 ottobre 1999 (all. 1 all’istanza di dissequestro,
cit.), permette di constatare che questi ultimi sono stati fino in tempi recentissimi
gli effettivi, unici aventi diritto economico di tutto il gruppo, ed in
particolare tanto della __________ quanto della __________ (per quest’ultima
società, la situazione appare nebulosa: doveva essere apparentemente alienata
[v. scritto 15 novembre 1999 dello studio __________, all. 6 all’istanza di
dissequestro, inc. MP doc. _, e osservazioni, cit., pto. C.1.b p. 4], ma
l’affare sembra essersi arenato [v. verbale MP __________ 26 gennaio 2000, p.
4]).

b)        Tuttavia, accertato che gli indizi a favore dell’ipotesi di
una provenienza illecita (diretta o indiretta) dei fondi in discussione non
sono sufficientemente concreti, la questione dell’effettiva pertinenza
economica dei fondi medesimi, rispettivamente dell’indipendenza della titolare
dei conti __________ per rapporto agli accusati, perde totalmente di interesse:
atteso che, nel meccanismo della confisca penale, l’eccezione dell’acquisto in
buona fede da parte di terzi ignari della provenienza dei beni intende
unicamente salvaguardare la garanzia costituzionale della proprietà e le
relative regole di diritto civile sull’acquisizione della medesima (v. Schmid,
cit., pto. 4.5.1 p. 342; v. anche decisione 30 dicembre 1998 in re M.B., inc.
GIAR 114.97.2, consid. 4.b p. 5), la questione sarebbe divenuta d’attualità
unicamente qualora avesse potuto essere stabilita preventivamente l’illecita
provenienza dei fondi liberati dalla __________ a favore del __________
rispettivamente della __________. In altre parole, il fatto che le reclamanti
non abbiano reso sufficientemente verosimile che denaro di provenienza illecita
sia affluito prima sui conti della __________, poi da questa sui conti del
__________, rende superflua la verifica della asserita buona fede professata
dalle due società al momento in cui venivano bonificati loro i fondi in
discussione. Né tale ragionamento è nuovo: giova qui rammentare, di transenna,
che un’altra relazione bancaria facente capo al gruppo __________ è stata
liberata con decisione 20 settembre 1999 poiché “sulla relazione non
risultano esser stati accreditati proventi del reato oggetto d’indagine [...]”
(loc. cit., inc. MP doc. _).

c)         Parimenti senza interesse concreto è sapere nella pertinenza
economica di chi vanno i fondi dissequestrati. Che l’importo in discussione
debba essere considerato ancora parte dei beni del __________, oppure sia già
da considerare parte del patrimonio della __________, è semmai di interesse da
un punto di vista civilistico rispettivamente esecutivo: potrà interessare le
reclamanti sapere dove e contro chi procedere nel caso intendessero sequestrare
beni degli accusati a garanzia di un loro eventuale risarcimento, ma non
interessa il giudice penale, ritenuta l’assenza dei presupposti per un
sequestro confiscatorio rispettivamente risarcitorio.

d)        Non è neppure di soverchio interesse, poi, sapere a cosa
siano destinati gli importi in discussione: nessun utilizzo appare a priori
illecito, dovendosi semmai seguire altre vie per bloccarli e garantire in tal
modo l’esecuzione di eventuali pretese risarcitorie. Ovviamente, la dichiarata
destinazione dei fondi per la liquidazione della __________, con espressa
esclusione di ogni e qualsiasi versamento agli accusati (v. istanza, cit., pto.
B.2 p. 3), appare operazione anche eticamente giustificabile, ciò che ha
facilitato la decisione al magistrato inquirente, e di cui deve essere dato
debitamente atto agli accusati __________, __________ e __________, senza
l’accordo dei quali ciò non sarebbe stato possibile. Ma, come detto, la
questione non appare rilevante in questa sede.

e)        Ed anche l’eccessiva durezza che rappresenterebbe
un’eventuale messa in liquidazione della __________, infine, è argomento qui
senza peso, dato che – ancora una volta – non essendo provato che alla
__________ siano affluiti fondi di provenienza illecita o almeno beni
sostitutivi, l’art. 59 cfr. 1 cpv. 2 CPS (rispettivamente l’art. 59 cfr. 2 cpv.
1 ultima frase CPS) non è aprioristicamente applicabile. Che poi, siccome “comunque
controllata dagli accusati, [la __________] dovrà in ogni caso far fronte al
danno causato da coloro che agivano per suo conto” (reclamo, cit., pto. 7
p. 6), è ipotesi senz’altro plausibile, tuttavia estranea al procedimento
penale qui in discussione.

f)          Da ultimo, e abbondanzialmente, sia anche detto che la
manifesta incapacità delle reclamanti di apportare precisazioni sui presunti
illeciti commessi a loro carico, ed ancor più di quantificare (anche solo
approssimativamente) il proprio danno, porrebbe qualche problema anche per
rapporto alla proporzionalità del sequestro: potrebbe infatti anche darsi che
il provento di reato ai danni delle reclamanti sia di molto inferiore
all’importo di cui è in discussione il dissequestro (v. in merito il verbale MP
__________ 26 gennaio 2000, p. 10 s., ed il doc. _ dell’inc. MP, allegato al
precitato verbale), per cui un mantenimento integrale della misura restrittiva
sarebbe comunque ingiustificato.

 

6.

In
conclusione, il dissequestro parziale delle relazioni bancarie detenute dal
__________ presso __________, ordinato dal Procuratore Pubblico con l’avversata
decisione 10 dicembre 1999, merita integrale conferma anche con riferimento
alle modalità di sequestro, le quali non sono state impugnate. Ne discende che
il reclamo deve essere integralmente respinto con la presente decisione,
impugnabile entro 10 (dieci) giorni alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e con conseguenza di tassa e
spese a carico delle reclamanti soccombenti. Il necessario coinvolgimento nella
procedura di reclamo delle altre parti coinvolte, che hanno dovuto formulare
osservazioni, esige che siano loro assegnate congrue ripetibili, anch’esse a
carico delle reclamanti soccombenti (art. 9 cpv. 6 CPP per il principio e – in
assenza di specifica norma d’attuazione – in applicazione per analogia
dell’art. 150 CPC, v. ad es. sentenza 19 febbraio 1998 in re A.L., inc. CRP
60.96.407).

            

Per i quali
motivi

richiamati i
citati articoli di legge e gli artt. 280 ss. CPP

d e c i d e :

1.      Il
reclamo 24/27 dicembre 1999 del __________ e di __________ è respinto.

§   La decisione 10 dicembre 1999 del Procuratore
Pubblico __________, tramite la quale viene disposto il dissequestro parziale
(a concorrenza di US$ 500'000.—delle relazioni __________ intestate presso
__________, da __________, è integralmente confermata.

§§ Sono parimenti
confermate le modalità di dissequestro previste nell’ordine menzionato.

2.      La
tassa di giustizia di fr. 600.— e le spese di fr. 100.—, in tutto fr. 700.—,
sono poste a carico delle reclamanti soccombenti, con vincolo di solidarietà.

3.      Le
reclamanti verseranno i seguenti importi a titolo di ripetibili:

-    fr. 800.— a
favore delle istanti resistenti (avv. __________);

-    fr. 600.— a
favore degli accusati __________ (avv. __________);

-    fr. 200.— a
favore dell’accusato __________ (avv. __________).

4.      Contro
la presente decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi
penali del Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

 

5.      Intimazione:

-    avv. __________ per sé e per le reclamanti, con
copia delle osservazioni delle istanti resistenti, degli accusati __________,
nonché del Procuratore Pubblico;

-    avv.
__________, per sé e per le istanti resistenti, con copia delle osservazioni
degli accusati __________, nonché del Procuratore Pubblico;

-    avv.
__________, per sé e per gli accusati __________, nonché del Procuratore
Pubblico;

-    avv.
__________, per sé e per l’accusato __________ e con copia delle osservazioni
delle istanti resistenti, degli accusati __________, nonché del Procuratore
Pubblico;

-    avv. dott.
__________, per sé e per l’accusato __________, con copia delle osservazioni
delle istanti resistenti, degli accusati __________, nonché del Procuratore
Pubblico;

-    avv.
__________, per sé e per la parte lesa __________, con copia delle osservazioni
delle istanti resistenti, degli accusati __________, nonché del Procuratore
Pubblico;

-    Procuratore
Pubblico avv. __________, con copia delle osservazioni delle istanti resistenti
e degli accusati __________.

giudice __________