# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 63ee0ef5-5180-5e24-a487-02ea45effe0d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-12-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.12.2022 D-5740/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5740-2022_2022-12-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5740/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 0  d i c e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Roswitha Petry;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Eritrea, 

patrocinata dalla signora Bianca Sonnini, (…),  

ricorrente,   
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 1° dicembre 2022 / (…). 

 

 

 

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Visto 

la domanda d’asilo che l’interessata ha presentato in Svizzera il (…) ottobre 

2022 (cfr. atto SEM (…) -1/1), 

l’estratto della banca dati dattiloscopica “CS-VIS” (cfr. atto 7/2), 

il verbale concernente il colloquio Dublino tenutosi il (…) ottobre 2022 (cfr. 

14/2), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti 12/2, 13/2, 21/2, 22/2, 23/2, 

25/2, 28/2 e 29/2), 

la domanda di presa a carico formulata dalla Segreteria di Stato della Mi-

grazione (di seguito: SEM) alle omologhe autorità svedesi (cfr. atto 15/7), 

la comunicazione di accettazione della presa a carico da parte delle auto-

rità svedesi del (…) novembre 2022 (cfr. atto 20/1), 

la decisione della SEM del (…) dicembre 2022, notificata il (…) dicembre 

2022 (cfr. atto 35/1), mediante la quale detta autorità non è entrata nel me-

rito della domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 

142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessata verso la Svezia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

il Tribunale) il (…) dicembre 2022 (cfr. timbro sul plico raccomandato; data 

d’entrata: 13 dicembre 2022) e per mezzo del quale l’insorgente ha con-

cluso alla sospensione, in via supercautelare, dell'esecuzione della deci-

sione ed alla concessione dell'effetto sospensivo; nel merito all’annulla-

mento della decisione impugnata e all’esame nazionale della domanda 

d’asilo; in subordine alla restituzione degli atti alla SEM per un comple-

mento istruttorio; con contestuale richiesta di esenzione dal pagamento 

delle spese di giudizio e del relativo anticipo e protesta di tasse e spese;  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

  

  

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e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico con l’approvazione di una seconda giudice 

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi). 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che, preliminarmente, occorre chinarsi sulle censure formali proposte dalla 

ricorrente nel proprio gravame, la quale ritiene che la SEM abbia accertato 

in modo inesatto i fatti giuridicamente rilevanti ed abbia pertanto violato il 

principio inquisitorio, 

che, contrariamente a quanto asserito dall’interessata, il Tribunale non in-

travvede nella decisione avversata alcun elemento giuridicamente rile-

vante non ritenuto dalla SEM nella propria valutazione, che in particolare 

lo stato valetudinario della ricorrente risultava completo al momento 

dell’emanazione della decisone e la SEM disponeva di tutti gli elementi per 

potersi pronunciare in merito senza attendere ulteriori accertamenti; che la 

predetta autorità si sia espressa sufficientemente ed in modo chiaro circa 

gli elementi che l’hanno portata a concludere che nella fattispecie non ri-

sultano esserci motivi che giustifichino l’applicazione della clausola di so-

vranità ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 Oasi 1 in relazione all’art. 17 cpv. 1 Re-

golamento Dublino III, che pure il rapporto tra la ricorrente e le figlie risul-

tava sufficientemente chiaro e non vi fosse la necessità di ulteriori accerta-

menti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-

dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un 

trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-

mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

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che durante il colloquio Dublino, posta segnatamente di fronte ad una pos-

sibile competenza svedese per la trattazione della sua domanda d’asilo, la 

richiedente ha riferito di non voler andare in Svezia; in quanto ivi non 

avrebbe nessuno, mentre in Svizzera risiederebbero le figlie, 

che nella querelata decisione, l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’esplicita accettazione della competenza da parte della Svezia ha escluso 

che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi 

dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-

mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 4 della Carta 

dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di 

seguito: CartaUE) e all’art. 3 CEDU; che del resto, il Paese in parola sa-

rebbe firmatario della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifu-

giati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30); che proseguendo nella propria analisi, 

la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione delle 

clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Du-

blino III, 

che vieppiù, in specie non emergerebbero motivi umanitari atti a giustificare 

l’applicazione della clausola di sovranità ex art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 

1 sull’asilo (OAsi 1; RS 142.311); che a tal proposito – dopo aver elencato 

le patologie affliggenti l’interessata – la SEM ha rilevato che lo stato di sa-

lute della medesima risulterebbe sufficientemente acclarato, e che le affe-

zioni che contraddistinguerebbero il suo quadro clinico non rivestirebbero 

una gravità tale da ostare al suo allontanamento; che d’altro canto la Sve-

zia disporrebbe di un’infrastruttura medica sufficiente ed accessibile al ri-

chiedente in base al diritto comunitario; che ad ogni modo, solo la capacità 

di trasferimento risulterebbe decisiva e che prima del suo rinvio le autorità 

svedesi sarebbero debitamente informate della situazione medica della ri-

chiedente in conformità degli art. 31 e 32 Regolamento Dublino III; che 

infine, la ricorrente non potrebbe avvalersi dell’applicazione dell’art. 8 

CEDU in quanto non è stata dimostrata alcuna relazione di dipendenza tra 

l’insorgente e le due figlie maggiorenni, 

che con il gravame l’insorgente si oppone ad un trasferimento in Svezia; 

che anzitutto, la SEM non avrebbe accertato in modo sufficiente il suo stato 

di salute ed il relativo stato di vulnerabilità, che inoltre l’autorità di prime 

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cure sarebbe incorsa in una violazione dell’art. 8 CEDU e dell’art. 16 RD 

III, in quanto non avrebbe considerato la sua urgenza di rimanere in Sviz-

zera insieme alle figlie, che non avendo in Svezia relazioni o affiliazioni di 

sorta, ella non avrebbe modo di integrarsi e sostenersi economicamente; 

che visti gli elementi indicati si imponeva l’applicazione della clausola di 

sovranità,  

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, detta autorità pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico 

del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (in-

glese: take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di de-

terminazione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2019 VI/7 consid. 4 a 6; 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, ai sensi dell’art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III, nel caso in cui 

l’interessato sia titolare di un visto scaduto da meno di 6 mesi e che 

quest’ultimo gli abbia effettivamente permesso l’ingresso nel territorio di 

uno Stato membro, lo Stato che ha rilasciato il visto sarà competente per 

l’esame della domanda di protezione internazionale,  

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che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata respinta 

la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato membro oppure 

si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 

lett. a Regolamento Dublino III), 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «CS-VIS», 

che l’interessata aveva ottenuto, dalle autorità svedesi, un visto Schengen 

con durata di validità dal (…) dicembre 2021 fino al (…) giugno 2022 ed un 

visto Schengen con durata di validità dal 20 dicembre 2017 al 20 giugno 

2018 (cfr. atto 7/2), 

che nell’ambito del colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del Regolamento 

Dublino III, l’insorgente ha negato di aver ottenuto un visto per la Svezia, 

che si sarebbe affidata ad un passatore per raggiungere la Svizzera e che 

il suo passaporto le sarebbe stato confiscato da quest’ultimo, che in Sviz-

zera vivrebbero le sue figlie ed in Svezia non avrebbe alcun conoscente, 

che questionata sul suo stato di salute, la richiedente ha indicato che sof-

frirebbe di diabete, non dormirebbe bene, avrebbe mal di testa, dolore ai 

fianchi, alle gambe, all’orecchio sinistro (non sopporta più i rumori) e alla 

mano sinistra (bruciatura) 

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che su questi presupposti, il (…) ottobre 2022, la SEM ha presentato alle 

autorità svedesi competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-

mento Dublino III, una richiesta di presa in carico fondata sull’art. 12 par. 4 

Regolamento Dublino III, riassumendo altresì la fattispecie e le tempistiche 

del viaggio che l’ha condotta in Svizzera (cfr. atto 15/7), 

che la Svezia ha espressamente accettato di prendere in carico la ricor-

rente in applicazione della summenzionata norma di legge (cfr. atto 20/1), 

che l’insorgente ha contestato nell’ambito del Colloquio di Dublino di aver 

ottenuto un visto Schengen, 

che dalla banca dati “CS-VIS” risulta tale visto Schengen, altresì compren-

sivo di una foto della ricorrente, che oltretutto avrebbe già ottenuto un visto 

analogo e per lo stesso periodo tra il 2017 ed il 2018, che di conseguenza 

è acclarato che la stessa abbia ottenuto tale visto, 

che a tal proposito, si rileva come il RD III non offre il diritto al richiedente 

l’asilo di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la sua domanda 

d’asilo verrà esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3), 

che pertanto la Svezia risulta essere lo Stato competente per l’esame della 

domanda di protezione internazionale,  

che negli stessi termini nemmeno vi sono fondati motivi di ritenere che in 

tale Stato sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2° frase Regolamento Dublino III), 

che il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 

1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

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status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. fra le tante: sentenza del Tribu-

nale D-4471/2020 del 15 settembre 2020), 

che né dagli atti all’inserto così come neppure da un esame delle argomen-

tazioni ricorsuali, è possibile desumere elementi atti a sovvertire le sopra-

citate presunzioni, 

che conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2ª frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che, proseguendo l’analisi, in virtù dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (OAsi 1, RS 

142.311), se «motivi umanitari» lo giustificano la SEM può entrare nel me-

rito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro 

Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame la ricorrente non ha dimostrato – né 

invero ha sostenuto – che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a 

prenderla in carico e ad esaminare la sua domanda di protezione in viola-

zione della direttiva procedura, 

che neppure ha sostenuto o ha apportato indizi seri e concreti suscettibili 

di dimostrare che in Svezia non rispetterebbero il principio del divieto di 

respingimento e, dunque, verrebbero meno ai loro obblighi internazionali 

rinviandola in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sareb-

bero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in 

un tale Paese, 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

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avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che dai fogli di trasmissione F2, emerge che la ricorrente soffre di obesità 

permagna, edema agli arti inferiori, insonnia tratta con Stilnox ed esito da 

calcoli renali bilaterali (cfr. atto 12/2), da una seconda visita è stato diagno-

sticato un rialzo glicemico e di colesterolo, da trattare con Metformina e 

con Atorvastatina (cfr. atto 13/2), dal seguente controllo è emerso che la 

ricorrente soffre di lombalgia, trattata con Dafalgan, Novalgin e Flectorparin 

(cfr. atto 23/2), dal controllo successivo il medico ha constato un migliora-

mento della situazione, prescrivendo il farmaco antiacido Pantoprazolo e 

la sospensione dell’Atorvastatina e l’introduzione di Listril (cfr. atto 25/2), 

successivamente all’insorgere di mal di testa non è stato prescritto alcun 

nuovo farmaco ed è stata adeguata la posologia di Listril (cfr. atto 28/2), 

mentre dall’ultimo referto medico emerge che la ricorrente abbia sofferto di 

gastrite virale curata con Domperidone e Pantoprazolo (cfr. atto 29/2), dagli 

atti non è evincibile che siano programmate ulteriori visite mediche, 

che, ciò posto, la situazione medica dell’insorgente non si iscrive manife-

stamente nella restrittiva giurisprudenza convenzionale, che il quadro va-

letudinario dell’interessata risulta acclarato e non bisognoso di ulteriori ac-

certamenti oltre che non contraddistinto da affezioni tali da porre l’interes-

sata gravemente ed irrimediabilmente a rischio con un trasferimento verso 

la Svezia, 

che del resto, la Svezia dispone notoriamente di infrastrutture mediche si-

mili a quelle elvetiche, in grado di assistere persone di età avanzata affette 

dalle problematiche sopra indicate, 

che tra le norme imperative che possono condurre all’applicazione delle 

clausole discrezionali rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. DTAF 2013/24 con-

sid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita 

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privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza e il cui 

scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni con la famiglia nu-

cleare, in particolare con il coniuge ed i figli minori (cfr. DTF 137 I 113 con-

sid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del TAF D-2393/2019 del 22 

maggio 2019), 

che seppure detto disposto, rispettivamente l’art. 13 Cost., non garanti-

scano il diritto a soggiornare in un determinato Stato, il diritto al rispetto 

della vita famigliare e privata può essere violato qualora ad uno straniero, 

la cui famiglia risiede in Svizzera, viene vietata la presenza in tale Paese e 

con ciò viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1), 

che la protezione conferita dalla norma convenzionale in oggetto non è as-

soluta, che un’ingerenza nella vita familiare è invero ammissibile se questa 

è prevista dalla legge e se costituisce una misura che, in una società de-

mocratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico, il be-

nessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della 

salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (cfr. art. 

8 par. 2 CEDU), che a questo titolo, incombe alle autorità procedere alla 

ponderazione dei differenti interessi in presenza, vale a dire, da una parte 

l’interesse dello Stato all’allontanamento dello straniero e, dall’altra, l’inte-

resse di quest’ultimo a mantenere le sue relazioni familiari, 

che secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, per poter invocare il 

diritto al rispetto della vita famigliare ex art. 8 CEDU lo straniero non sol-

tanto deve provare la presenza di una relazione stretta ed effettiva con una 

persona della sua famiglia, ma pure che quest’ultima sia beneficiaria di un 

diritto di presenza garantito o duraturo in Svizzera (cfr. tra le altre DTF 137 

I 351, consid. 3.1; 135 I 143 consid. 1.3.1; DTAF 2013/49 consid. 8.4.1 con 

rinvii, 2012/4 consid. 4.3 con giurisprudenza ivi citata), che occorre tuttavia 

sottolineare che tale prassi giurisprudenziale è stata elaborata nell’ambito 

dei casi di rifiuto del rinnovo di permessi soggiacenti alla legislazione ordi-

naria sugli stranieri ed è trasponibile solo con le dovute riserve nell’ambito 

delle fattispecie riguardanti i meccanismi del Regolamento Dublino III (cfr. 

in questo senso segnatamente sentenze del TAF E-8349/2015 del 23 ago-

sto 2017 consid. 5.2, E-2457/2016 del 9 maggio 2016 consid. 3.2; D-

7410/2014 e D-7547/2014 du sel 24 agosto 2015, consid. 7.7, E-6169/2014 

e E-6167/2014 del 16 dicembre 2014 consid. 5.3 ; Monnet Jean-Pierre, 

La jurisprudence du Tribunal administratif fédéral en matière de transferts 

Dublin, in Schengen et Dublin en pratique, questions actuelles, 2015, pag. 

433), 

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che la norma protegge innanzitutto i rapporti tra i coniugi nonché quelli tra 

genitori e figli minorenni che vivono in comunione (cfr. sentenza 

CorteEDU – Van der Heijden c. Paesi Bassi [Grande Camera], n. 

42857/05, 3 aprile 2012, § 50), che non di meno, le relazioni tra maggio-

renni (in particolare genitori e figli) possono essere eccezionalmente con-

siderate quando tra i famigliari esiste un particolare rapporto di dipendenza, 

come in caso di necessità di prodigare cure speciali per un handicap o una 

malattia grave (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 e 120 Ib 257 consid. 1e; sen-

tenza CorteEDU – Moretti e Benedetti c. Italia, n. 16318/07, 27 aprile 2010, 

§ 46), che a medesima soluzione si giunge anche considerando l’altra clau-

sola discrezionale prevista all’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III, se-

condo il cui tenore “laddove a motivo di una gravidanza, maternità recente, 

malattia grave, grave disabilità o età avanzata un richiedente sia dipen-

dente dall’assistenza del figlio, del fratello o del genitore legalmente resi-

dente in uno degli Stati membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore 

legalmente residente in uno degli Stati membri sia dipendente dall’assi-

stenza del richiedente, gli Stati membri lasciano insieme o ricongiungono il 

richiedente con tale figlio, fratello o genitore, a condizione che i legami fa-

miliari esistessero nel paese d’origine, che il figlio, il fratello, il genitore o il 

richiedente siano in grado di fornire assistenza alla persona a carico e che 

gli interessati abbiano espresso tale desiderio per iscritto”, che da questa 

formulazione si evince peraltro che la situazione di dipendenza presup-

pone l’esistenza di problemi di salute di una gravità che richiede un’assi-

stenza significativa nella vita quotidiana, nel senso di una presenza, di una 

sorveglianza o anche di un’assistenza e di un’attenzione permanente che 

solo un parente stretto è in grado di fornire (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 

8.3.3 e 8.3.5), che pertanto, la mera necessità di un sostegno emotivo o 

addirittura psicologico non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.5), 

che nel caso che ci occupa non si può a giusto titolo ritenere che “sia stata 

dimostrata una l’esistenza di elementi supplementari di dipendenza che 

vadano oltre i legami affettivi normali” (cfr. sentenza CorteEDU – A.W. 

Khan c, Regno Unito, n. 47486/06, 12 gennaio 2010, § 32), che in buona 

sostanza ed a prescindere dalla questione del diritto di presenza garantito 

o duraturo in Svizzera, l’insorgente non ha presentato alcuna allegazione 

né alcun mezzo di prova atto a dimostrare che il suo trasferimento pregiu-

dichi un’assistenza quotidiana indispensabile che vada al di là del sostegno 

morale fornito dai membri della famiglia che soggiornano in Svizzera, ri-

spettivamente che sia lei a beneficiare di una tale assistenza, che nella 

documentazione medica agli atti, non è invero fatta alcuna menzione 

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Pagina 12 

quanto alla necessità, per l’insorgente, di disporre di un sostegno continua-

tivo da parte di terze persone, 

che neppure gli scritti delle figlie dell’insorgente acclusi all’allegato ricor-

suale forniscono elementi atti a dimostrare una dipendenza tra familiari, in 

particolare con lo scritto mail del (…) novembre 2022 (cfr. allegato 4) una 

figlia indica che non avrebbe molto tempo libero per occuparsi della madre, 

che nemmeno lo scritto della seconda figlia del (…) novembre 2022 (cfr. 

allegato 6) è atto a dimostrare un qualsivoglia rapporto di dipendenza tra 

le parti, altresì considerato che le figlie non vivrebbero con la madre almeno 

dal loro trasferimento in Svizzera, avvenuto circa 10 anni or sono,  

che non si ravvisa pertanto un obbligo di applicare la clausola di sovranità 

ai sensi dell’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e che nemmeno le con-

dizioni previste dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III e l’art. 8 CEDU 

risultano date. 

che pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero 

tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Svezia, 

che infine, dagli atti non appaiono elementi per ritenere che l'autorità infe-

riore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento 

nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi umanitari, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali norme da parte 

della Svizzera, la Svezia risulta competente per l’esame della domanda 

d’asilo e d’allontanamento della ricorrente ai sensi del RD III ed è tenuta a 

prenderla in carico in ossequio alle condizioni poste dal medesimo, 

che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Svezia conformemente 

all’art. 44 LAsi, 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Svezia, confermata, 

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Pagina 13 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto, 

che altresì, per lo stesso motivo succitato, anche la richiesta volta all’esen-

zione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese processuali è 

divenuta senza oggetto, 

che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 

1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.- sono poste a carico della ricorrente. Il 

succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: