# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bab4a2db-b3b3-59c2-b1ef-8ebe2c9e87ff
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-03-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.03.2016 D-1495/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1495-2015_2016-03-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-1495/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  m a r z o  2 0 1 6  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Esther Marti, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliera Zoe Cometti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Siria, 

patrocinata dall'avv. Ergin Cimen, 

Studio legale Bernasconi Martinelli Alippi & Partners, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza allontanamento); 

decisione della SEM del 3 febbraio 2015 / N (…). 

 

 

 

D-1495/2015 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L'interessata, cittadina siriana di religione cristiana e confessione siro-

ortodossa nonché di etnia assira, è nata ad al-Qamishli (arabo) rispettiva-

mente Qamişlo (curdo) nella provincia di al-Hasaka (arabo) rispettivamente 

Hesiçe (curdo) dove ha vissuto fino al suo espatrio avvenuto il 1° mag-

gio 2012. Munita di un visto Schengen per visita familiare (tipo C) rilasciato 

dalla rappresentanza svizzera a Beirut per la durata di 90 giorni è entrata 

legalmente in territorio elvetico il 4 maggio 2012 (cfr. verbale d'audizione 

del 9 agosto 2012 [di seguito: verbale 1], pagg. 1, 3 seg. e 6). 

A.b In data 24 luglio 2012 ha presentato domanda d'asilo in Svizzera per 

effetto della guerra in Siria e per timore di subire delle persecuzioni da parte 

dei curdi a cagione della sua appartenenza religiosa. Inoltre, a causa di 

problemi di salute, non sarebbe più in grado di vivere da sola in Siria  

(cfr. verbale 1, pagg. 6 e 8 e verbale d'audizione del 13 novembre 2013, 

pagg. 6 e 8). 

A.c Con decisione del 21 novembre 2013 l'Ufficio federale della migra-

zione (UFM, ora Segreteria di Stato della migrazione, SEM) ha respinto la 

succitata domanda d'asilo, mentre ha ritenuto attualmente non ragionevol-

mente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento verso la Siria conceden-

dole l'ammissione provvisoria. 

A.d Il Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), con sen-

tenza D-7235/2013 del 1° ottobre 2014, ha accolto il ricorso contro la sum-

menzionata decisione ed ha trasmesso gli atti di causa alla SEM per la 

pronuncia di una nuova decisione dopo verifica approfondita ed esauriente 

della situazione dei cristiani in Siria. 

B.  

Con decisione del 3 febbraio 2015, notificata alla richiedente in data 4 feb-

braio 2015 (cfr. atto A48/1), la SEM ha respinto nuovamente la domanda 

d'asilo ed ha disposto l'ammissione provvisoria. 

C.  

In data 6 marzo 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

9 marzo 2015), l'interessata è insorta contro detta decisione con ricorso 

dinanzi al Tribunale chiedendo, in via preliminare, d'ordinare un'istruttoria 

ai sensi delle prove richieste nel gravame nonché di procedere allo scam-

bio di scritti, ossia concedere alla ricorrente la facoltà di esprimersi circa la 

risposta al ricorso della SEM ed ordinare un dibattimento. Nel merito, ha 

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Pagina 3 

concluso all'accoglimento del ricorso, al riconoscimento della qualità di ri-

fugiato ed all'annullamento dei punti 1, 2, 3 e 6 del dispositivo della deci-

sione impugnata. Ha altresì presentato istanza di concessione dell'assi-

stenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese di 

giustizia e del relativo anticipo. 

A sostegno dell'atto ricorsuale, l'insorgente ha prodotto i seguenti 

documenti: 

– copia della decisione impugnata (all. A); 

– copia della busta d'intimazione con relativo numero del plico raccoman-

dato (all. B); 

– un articolo in lingua inglese dell'11 dicembre 2013 intitolato "Syria: US 

and UK suspend aid after Islamist fighters seize weapons stores" 

(all. D); 

– un articolo del 25 agosto 2014 intitolato "Iraq. Onu accusa Is di pulizia 

etnica. Siria pronta a cooperare con Usa" (all. E); 

– un articolo del 29 settembre 2014 intitolato "Iraq, primi raid aerei britan-

nici contro lo Stato Islamico" (all. F); 

– un articolo del 23 settembre 2014 intitolato "Primi raid Usa e alleati 

arabi in Siria. Obama: <Non è una battaglia solo americana>" (all. G); 

– un articolo del 23 settembre 2014 intitolato "Obama scaglia l'arma ae-

rea contro l'Is in Siria e spera in alleati arabi e curdi per l'offensiva di 

terra" (all. H); 

– un articolo del 5 ottobre 2014 intitolato "Isis, nuova ondata di raid Usa 

in Siria e Iraq" (all. I); 

– un articolo del 30 settembre 2014 intitolato "La situation humanitaire en 

Syrie continue de s'aggraver, prévient Valerie Amos" (all. L); 

– un articolo del 25 agosto 2014 intitolato "Isis: la Siria <apre> agli Stati 

Uniti. Onu, <in Iraq in corso pulizia etnica>" (all. M); 

– un articolo non recante data intitolato "Onu: <Pulizia etnica e religiosa 

in Iraq>. Siria apre a Usa" (all. N); 

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Pagina 4 

– un articolo del 26 agosto 2014 intitolato "<Iraq, pulizia etnica>. Siria 

chiama Obama" (all. O); 

– un articolo del 18 aprile 2014 intitolato "Syrie: une religieuse dénonce 

des crucifixions de chrétiens par des jihadistes" (all. P); 

– un articolo del 17 settembre 2014 intitolato "<Ieri Mosul oggi Aleppo>. 

I cristiani siriani e il terrore <di essere i prossimi. Si può morire in ogni 

ora>" (all. Q); 

– un articolo del 2 giugno 2014 intitolato "Siria: Fides a Raqqa jiahdisti 

ISIL sequestrano proprietà cristiani" (all. R); 

– una testimonianza e un rapporto in lingua inglese del U.S. Department 

of State del 10 settembre 2014 intitolato "ISIL's persecution of religious 

minorities in Iraq and Syria" (all. S); 

– la proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in 

Iraq e in Siria e l'offensiva dell'ISIS, inclusa la persecuzione delle mino-

ranze, 16 settembre 2014, doc. B8-0109/2014 (all. T); 

– un articolo del 25 febbraio 2015 intitolato "Siria, rapiti almeno 150 cri-

stiani <Alcuni già uccisi, chiese in fiamme>" (all. U); 

– un articolo in lingua inglese del 24 febbraio 2015 intitolato "Monitor: 

90 Christians abducted by ISIL in Syria" (all. V); 

– un articolo del 25 febbraio 2015 intitolato "Siria Cristiani nel mirino 

dell'ISIS" (all. Z); 

– un articolo in lingua inglese del 24 febbraio 2015 intitolato "ISIS ab-

ducts scores of Christians in northeastern Syria, groups say" (all. AA). 

D.  

Il Tribunale, con decisione incidentale dell'11 marzo 2015, ha invitato il pa-

trocinatore dell'insorgente a giustificarsi allegando una procura scritta at-

tuale. Dando seguito alla richiesta, il patrocinatore ha prodotto la procura 

(all. C) con scritto del 13 marzo 2015. 

E.  

Con decisione incidentale del 24 marzo 2015, il Tribunale ha accolto l'i-

stanza di concessione dell'assistenza giudiziaria a condizione che fosse 

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Pagina 5 

dimostrata con un'attestazione d'indigenza e su riserva di un eventuale fu-

turo cambiamento della situazione finanziaria della ricorrente. Il 

25 marzo 2015 l'insorgente ha prodotto l'attestazione di indigenza. 

F.  

In data 27 marzo 2015 il Tribunale ha trasmesso un esemplare del ricorso 

e copia dei relativi allegati alla SEM, dandole occasione di inoltrare una 

risposta al ricorso rispettivamente eventuali osservazioni. 

G.  

La SEM, con scritto del 9 aprile 2015, ha inoltrato le sue osservazioni, tra-

smesse all'insorgente per conoscenza, nelle quali ha rinviato ai conside-

randi della propria decisione e proposto la reiezione del gravame. 

H.  

Con scritto spontaneo del 13 agosto 2015, trasmesso alla SEM per cono-

scenza con la presente sentenza, l'insorgente ha portato all'attenzione del 

Tribunale il peggioramento della situazione di sicurezza nella regione di al-

Hasaka causato dal conflitto in essere. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

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Pagina 6 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Nell'atto di ricorso, l'insorgente chiede di ordinare un dibattimento giusta 

l'art. 57 cpv. 2 PA in modo da permettere alle parti di amministrare le prove 

e proporre le rispettive conclusioni. 

La domanda di ordinare un dibattimento, questo Tribunale la intende come 

domanda di assunzione di prove e non come richiesta di organizzare un 

dibattimento pubblico. Non di meno questo Tribunale considera il substrato 

fattuale esposto in maniera sufficiente per potersi esprimere, avendo la 

parte in causa avuto occasione, segnatamente nella precedente procedura 

sfociata in sentenza D-7235/2014 del 1° ottobre 2014, nell'atto ricorsuale 

del 6 marzo 2015 come pure nello scritto spontaneo del 13 agosto 2015, 

di potersi esprimere. Alla richiesta non è quindi dato seguito. 

È utile a questo punto precisare, a scanso di equivoci, che, in generale, 

secondo la giurisprudenza, l'obbligo di organizzare un dibattimento 

pubblico ai sensi dell'art. 6 cpv. 1 CEDU presuppone che la parte formuli 

una richiesta chiara ed inequivocabile: semplici domande di assunzione di 

prove, relative per esempio all'interrogatorio di parti o di testimoni oppure 

ad un sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo, a meno che 

siano formulate allo scopo di esporre il proprio punto di vista personale 

sulle risultanze probatorie davanti ad un tribunale indipendente (cfr. DTF 

130 II 425 consid. 2.4; sentenza del TF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013 

consid. 6.3). Ciò detto, nel caso concreto, pur ammettendo che la ricorrente 

non si sia limitata a presentare una semplice domanda di assunzione di 

prove, ma abbia chiesto di organizzare un dibattimento pubblico, ella non 

può fondarsi sull'art. 6 CEDU per dedurre il proprio diritto ad essere sentita 

oralmente poiché questa disposizione non si applica a vertenze in materia 

di diritto di asilo (cfr. DTF 132 I 229 consid. 6.2, DTF 130 I 388 consid. 5.1; 

HAEFLIGER/SCHÜRMANN, Die Europäische Menschenrechtskonvention und 

die Schweiz, 2a ed., 1999, pag. 147). 

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Pagina 7 

4.  

Preliminarmente si osserva che con sentenza di cassazione D-7235/2013 

il Tribunale ha accolto il ricorso dell'insorgente contro la decisione del 

21 novembre 2013 e ha trasmesso gli atti di causa alla SEM per la pronun-

cia di una nuova decisione alla luce dell'appartenenza alla religione cri-

stiana dell'insorgente ed al peggioramento della situazione di violenza ed 

insicurezza creatosi in Siria dopo il suo espatrio. Pertanto, oggetto del pre-

sente litigio in questa sede è esclusivamente la decisione riguardante il 

rifiuto della sua domanda d'asilo per motivi insorti dopo la fuga  

(cfr. sentenza del TAF D-7235/2013 del 1° ottobre 2014 consid. 8) nonché 

la pronuncia dell'allontanamento, essendo la stessa al beneficio dell'am-

missione provvisoria. 

5.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono ri-

fugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono espo-

ste a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appar-

tenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, 

ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono pre-

giudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità 

fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psi-

chica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi). 

6.  

6.1 Nella querelata decisione, la SEM ha considerato i motivi d'asilo invo-

cati dall'insorgente irrilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. Nel contempo non ha 

ravvisato la sussistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria. 

Secondo quanto evidenziato dall'autorità inferiore nel provvedimento 

impugnato, la percentuale di cristiani sull'insieme della popolazione 

sarebbe stimata attorno al 10%. Dallo scoppio della guerra civile il numero 

di cristiani che avrebbe cercato rifugio all'estero sarebbe esiguo dal 

momento che i cristiani avrebbero cercato rifugio in altre zone della Siria. 

Varie fonti avrebbero confermato che la maggior parte dei cristiani fuggiti 

all'estero sarebbe principalmente espatriata a causa dal conflitto in essere. 

Tuttavia, a dipendenza del luogo di residenza, potrebbe variare il tipo di 

minaccia nei confronti dei cristiani a causa della loro fede. In linea di 

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Pagina 8 

massima la popolazione cristiana residente nelle zone controllate dal 

governo siriano non avrebbe motivo di temere persecuzioni di natura 

prettamente religiosa. Nelle zone cadute in mano ai ribelli sarebbero invece 

rimasti pochissimi cristiani. Ciò sarebbe dovuto al pericolo di "barrel 

bombing" presente nelle zone controllate dall'opposizione ed assente nei 

territori controllati dal governo. I cristiani residenti nelle zone controllate 

dall'opposizione avrebbero possibilità molto limitate di praticare la loro fede 

nelle chiese. In tali territori la situazione dei cristiani rischierebbe di 

deteriorarsi qualora gli stessi venissero identificati quali sostenitori del 

governo: la causa di possibili misure di persecuzione non sarebbe di natura 

religiosa, bensì di natura politica quali avversari politici. Sebbene il governo 

e l'opposizione tentino di ottenere il supporto da parte della comunità 

cristiana, la maggior parte dei cristiani manterrebbe una posizione neutra, 

riuscendo ad ottenere un accomodamento con entrambi a seconda della 

regione di residenza. Sarebbero noti singoli casi di cristiani caduti nel 

mirino delle autorità siriane per aver sostenuto l'opposizione, tuttavia il 

carattere di tale persecuzione sarebbe di tipo politico e non religioso. 

Pertanto non vi sarebbero gli estremi per riconoscere una persecuzione 

sistematica dei cristiani da parte delle autorità siriane. 

Sempre a dire della SEM, diversa sarebbe la situazione della comunità 

cristiana residente nelle regioni controllate dal cosiddetto "Stato Islamico". 

Si tratterebbe essenzialmente di alcune regioni del nord e dell'est della 

Siria, in particolare le regioni di ar-Raqqa fino a Kobanê nell'immediata 

vicinanza della frontiera con la Turchia e di località situate lungo la valle 

dell'Eufrate verso l'Iraq. Ar-Raqqa sarebbe il centro del califfato instaurato 

nel nord della Siria. Nelle zone conquistate dallo "Stato Islamico" vigerebbe 

un regime fondato su precetti islamici severi. Il califfato sarebbe dotato di 

un'amministrazione e una giurisdizione propria: vi sarebbero state 

conversioni forzate di non-musulmani, soprattutto di cristiani e iazidi. Oltre 

a ciò vi sarebbero stati casi di pagamento forzato di tasse pro capite 

imposto ai cristiani come pure di divieto di praticare in pubblico una 

religione non musulmana. Sarebbero inoltre vietati il fumo, il consumo di 

alcol e l'ascolto di musica occidentale. Quasi tutti i cristiani residenti in tali 

regioni sarebbero fuggiti verso altre regioni della Siria perlopiù a nord-est 

in regioni controllate dal Partito curdo dell'unione democratica (Partiya 

Yekitîya Demokrat, PYD), oppure nelle regioni prevalentemente sotto il 

controllo delle autorità siriane situate nelle regione di Damasco e nelle 

montagne delle catene costiere a ovest del Paese, dove la popolazione 

cristiana sarebbe proporzionalmente aumentata dall'inizio della guerra 

civile. 

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L'agire dello "Stato Islamico" non colpirebbe soltanto le minoranze 

religiose, bensì anche importanti gruppi islamici quali sunniti e sciiti. Non si 

avrebbero dati attendibili riguardo al numero di vittime dello "Stato 

islamico". Se da un lato lo "Stato Islamico" e altri gruppi ribelli terrebbero 

migliaia di persone rinchiuse, dall'altro lato non vi sarebbero indicatori di 

esecuzioni pubbliche di cristiani perpetrate dallo "Stato Islamico" per motivi 

religiosi. Le vittime di esecuzioni pubbliche sarebbero prevalentemente 

combattenti di gruppi ribelli avversi o di attivisti politici che avrebbero 

opposto resistenza. In Siria sarebbero avvenuti pochissimi assassini di 

cristiani per motivi religiosi. 

La situazione dei cristiani in Siria e quindi la minaccia che pesa su di essi 

varierebbe da una regione all'altra. Solo una piccola parte dei cristiani in 

Siria sarebbe stata vittima di abusi: l'entità del fenomeno potrebbe pertanto 

essere considerata esigua. Le condizioni per il riconoscimento di una 

persecuzione collettiva della popolazione cristiana in Siria non sarebbero 

soddisfatte. 

Nell'insieme quindi, i motivi d'asilo dell'interessata non soddisferebbero le 

condizioni di rilevanza previste all'art. 3 LAsi e pertanto la SEM non le ha 

riconosciuto la qualità di rifugiato, ha respinto la sua domanda d'asilo ed 

ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera. 

6.2 Con ricorso, richiamati e precisati i fatti esposti in corso di procedura 

come pure i fatti circa l'andamento della guerra civile in Siria, l'insorgente 

ha contestato l'irrilevanza ritenuta dalla SEM circa i suoi motivi d'asilo. 

La ricorrente è dell'avviso che vi siano gli estremi per riconoscere la 

persecuzione collettiva dei cristiani da parte dello "Stato Islamico". L'ONU 

avrebbe accusato più volte lo "Stato Islamico" di pulizia etnica e religiosa: 

i jihadisti attaccherebbero sistematicamente uomini, donne e bambini in 

base alla loro appartenenza etnica, religiosa o settaria e condurrebbero in 

modo spietato tale pulizia nelle zone che sono sotto il loro controllo. I 

cristiani sarebbero tra i primi bersagli, verrebbero rapiti, uccisi, addirittura 

crocifissi se non accettano di convertirsi all'islam o se non pagano la tasse 

pro capite. Le chiese verrebbero occupate e dissacrate. Il Parlamento 

europeo avrebbe condannato gli atti terroristici commessi dallo "Stato 

Islamico" e deplorato le uccisioni indiscriminate e le violazioni dei diritti 

umani commessi dai terroristi jihadisti a danno di cristiani e di altre 

minoranze religiose od etniche. Nei villaggi conquistati dai gruppi 

fondamentalisti di matrice islamica sarebbe immediatamente imposta la 

shari'a. Oltre ad imporre alle donne cristiane l'obbligo di indossare il velo, 

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Pagina 10 

ai parroci sarebbe vietato celebrare messe. Due vescovi di Aleppo 

sarebbero stati rapiti ed un parroco sarebbe stato giustiziato. Sarebbe 

quindi notorio che i cristiani siano particolarmente soggetti a sequestri da 

parte delle milizie islamiche le quali chiederebbero dei riscatti esorbitanti 

per la loro liberazione. L'avanzata dei fondamentalisti islamici avrebbe 

permesso di definire le loro barbarie quale tentativo di procedere ad un 

vero e proprio genocidio nei confronti di coloro (e quindi anche dei cristiani) 

che non sarebbero (o non sposerebbero) la fede sunnita più oltranzista. In 

Siria sarebbe dunque in atto una pulizia etnica condotta da gruppi 

fondamentalisti di matrice islamica. 

Parimenti la ricorrente ha sottolineato come nella regione del suo villaggio 

d'origine, ossia la regione di al-Hasaka i fondamentalisti islamici avrebbero, 

proprio poco prima della presente procedura, attaccato villaggi cristiani. 

Avrebbero dissacrato chiese, bruciato case ed ucciso una decina di civili. 

Questi ultimi avrebbero inoltre rapito più di trecento cristiani. Gli attacchi in 

tale regione potrebbero continuare giacché al-Hasaka si trova nelle 

immediate vicinanze del confine con la Turchia e l'Iraq. L'intenzione dei 

terroristi sembrerebbe quella di aprire un varco con il confine turco e 

iracheno, vista la recente sconfitta sull'altro fronte a Kobanê. I cristiani 

sarebbero quindi bersagli diretti dei gruppi fondamentalisti di matrice 

islamica, avendo questi ultimi già conquistato la maggior parte del territorio 

siriano ed in particolare il nord-est del Paese, luogo in cui si troverebbe il 

villaggio natale della ricorrente, ossia al-Qamishli. Per questi motivi alla 

ricorrente dovrebbe essere riconosciuta la qualità di rifugiato. 

6.3 Nella risposta al ricorso, la SEM ha osservato che l'atto ricorsuale come 

pure i documenti allegati concernenti la situazione dei cristiani in Siria non 

conterrebbero fatti o mezzi di prova nuovi che potrebbero giustificare una 

modificazione della sua posizione. Di conseguenza ha rinviato ai propri 

considerandi confermandoli pienamente. 

6.4 Con scritto spontaneo la ricorrente ha indicato che la situazione dei 

cristiani nella provincia di al-Hasaka sarebbe peggiorata e che ivi sarebbe 

in atto una pulizia etnica dei cristiani operata dallo "Stato Islamico". 

7.  

7.1 Una persona può eccezionalmente allegare a fondamento della sua 

domanda d'asilo il timore di subire delle persecuzioni non mirate personal-

mente contro di lei. Nel caso in cui il richiedente l'asilo nel suo Paese d'o-

rigine o di provenienza appartiene ad un determinato gruppo di persone 

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Pagina 11 

esposto in maniera effettiva ed intensa a persecuzioni rilevanti ai sensi 

dell'asilo (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; 2013/21 consid. 9). 

7.2 Per invalsa prassi, il Tribunale riconosce la sussistenza di una perse-

cuzione collettiva solo a condizioni molto restrittive e la sola appartenenza 

ad un determinato gruppo vittima di persecuzioni non è sufficiente per mo-

tivare la qualità di rifugiato. Per essere rilevante ai fini dell'asilo, la perse-

cuzione in ragione della sola appartenenza ad un determinato gruppo di 

persone deve soddisfare le condizioni previste all'art. 3 LAsi circa l'intensità 

dei pregiudizi o il timore fondato. In primo luogo la persona interessata 

deve dimostrare la sua appartenenza ad un determinato gruppo di per-

sone. Dipoi v'è da verificare la sussistenza di una persecuzione mirata 

verso tale gruppo, ovvero bisogna valutare se i provvedimenti esistenti 

sono indirizzati contro un determinato gruppo di persone oppure in egual 

misura contro il resto della popolazione. I provvedimenti devono essere 

caratterizzati da una considerevole intensità. Quest'ultima è data allor-

quando il provvedimento implica un intervento che compromette la vita, 

lede l'integrità fisica, nonché, in caso di restrizione della libertà, è di consi-

derevole durata e frequenza. Questi pregiudizi intensi e mirati devono 

avere l'obiettivo di colpire quanto più possibile tutti i membri di una deter-

minato gruppo ed essere di una portata considerevole in relazione alla 

grandezza della comunità ("Verfolgungsdichte"). In tale contesto per ap-

prezzare la verosimiglianza della persecuzione è di rilievo soppesare i gravi 

pregiudizi effettivamente subiti in passato da una porzione considerevole 

dello stesso gruppo di persone (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2 con rinvii; 

2013/12 consid. 6 con rinvio; 2013/11 consid. 5.4.2 con rinvii). Solo ove le 

misure di persecuzione siano dirette contro tutti i membri della comunità, e 

siano nel contempo frequenti e persistenti, i singoli individui facenti parte 

di tale comunità potranno far valere con successo l'esistenza di un fondato 

timore di future persecuzioni (cfr. GICRA 1995 n. 1 consid. 6a). 

8.  

Ad oggi il Tribunale ha avuto modo di trattare solo in alcuni procedimenti la 

questione della persecuzione collettiva dei cristiani in Siria e non ne ha 

ravvisato la sussistenza (cfr. tra le altre, sentenze del TAF E-5549/2014 del 

10 giugno 2015 consid. 5.2.3; E-6712/2014 del 17 febbraio 2015 con-

sid. 5.2.2). 

Viene qui di seguito focalizzata la situazione dei cristiani (consid. 9.2) nel 

contesto della situazione attuale in Siria (consid. 9.1) ed esaminato se 

sussistono le condizioni per riconoscere una persecuzione collettiva 

(consid. 9.3-9.4). 

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Pagina 12 

9.  

9.1 Il Tribunale ha già avuto modo di esaminare e constatare la precarietà 

della situazione in Siria a seguito della perdurante guerra civile (cfr. DTAF 

2015/3 consid. 6.2.1-6.2.2). Va premesso che nel contesto del conflitto ri-

sulta difficile trovare informazioni affidabili, neutrali, verificabili e valide a 

lungo termine sulla situazione in Siria. Il conflitto è caratterizzato dal repen-

tino cambiamento del controllo esercitato dai partecipanti al conflitto su 

parti del territorio siriano. Questi ultimi approfittano dell'assenza o della mi-

nima presenza di giornalisti neutrali e organizzazioni non governative neu-

trali per diffondere ciascuno le proprie informazioni. Il regime diffonderebbe 

immagini e informazioni atte a discreditare l'opposizione – cosiddette forze 

ribelli – le quali avrebbero l'obiettivo di perseguitare i cristiani, mentre al 

contrario la propaganda dell'opposizione cercherebbe di dimostrare che le 

forze del regime avrebbero attaccato villaggi cristiani e che l'opposizione 

sarebbe in grado di proteggere gli stessi e le loro chiese dai bombarda-

menti del regime1)2)3). 

9.2 Prima dello scoppio della guerra civile, la minoranza cristiana in Siria 

rappresentava, secondo le differenti fonti, il 9%, il 10% o il 15% della po-

polazione siriana stimata a più di 22 mio.4)5)6). I musulmani sunniti rappre-

sentano la grande maggioranza della popolazione siriana seguiti dagli 

alauiti, ai quali appartiene il presidente siriano Bashar al-Assad. Prima della 

guerra, la gran parte dei cristiani era concentrata perlopiù nella città di 

Aleppo (nell'omonima provincia), nella valle del fiume Oronte e nella cosid-

detta "valle dei cristiani" a nord ovest della città di Homs vicino alla provin-

cia di Tartus; nella città e nei pressi di Damasco e nella città e nei pressi di 

al-Qamishli. Altre minori zone popolate da cristiani erano registrate in tutto 

il territorio siriano, segnatamente nelle province di Tartus, al-Lattakia, ar-

Raqqa e Idlib7). I cristiani in Siria appartengono alle seguenti distinte etnie: 

assiro-caldea-aramaica-siriaca, araba e armena8). Posto che i membri di 

tale comunità aderiscono a differenti confessioni del cristianesimo, appar-

tengono a distinte etnie e si concentrano in distinte regioni della Siria, si 

utilizzerà qui di seguito l'appellativo semplificato "cristiani". 

9.2.1 In tempi precedenti al conflitto in essere, i cristiani in Siria come altre 

minoranze sono state tollerate dal regime di al-Assad; i cristiani avevano 

la possibilità di praticare la propria religione fintanto che non si fossero op-

posti al regime9). Fonti indicano che nonostante i cristiani fossero una mi-

noranza in Siria avrebbero goduto di una certa protezione da parte di Ba-

shar al-Assad e dal padre (il quale ha condotto il regime precedente); cio-

nonostante è raro che un cristiano ricopra una carica importante: quest'ul-

tima è di principio destinata a un alauita o un sunnita10)11). 

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Pagina 13 

9.2.2 Dall'inizio delle manifestazioni contro il governo, i cristiani ed altre mi-

noranze avrebbero cercato di rimanere neutrali. Con l'intensificarsi del con-

flitto queste ultime si sarebbero tuttavia trovate obbligate a schierarsi e so-

stenere il regime oppure l'opposizione12)13). La maggioranza dei cristiani 

sostiene il regime per timore d'essere discriminati qualora la maggioranza 

sunnita si ritrovasse al potere14); tuttavia non si può partire dal principio che 

tutti i cristiani sostengano il regime. Si noti, per esempio, l'attivismo d'op-

posizione di intellettuali cristiani15) oppure la presenza di milizie di assiri 

cristiani nei territori autonomi curdi nel nord della Siria, l'una in principio 

filogovernativa (Sootoro) e l'altra (Sutoro) schierata contro il regime16). 

9.2.3 Con lo scoppio della guerra civile molti siriani cristiani sono fuggiti 

all'estero. La cifra stimata, secondo le diverse fonti, varia tra i 300'000 e i 

450'00017)18)19). Fino al mese di marzo 2014 i siriani che si sono spostati 

internamente sono più di sei milioni, mentre i siriani rifugiati registrati nelle 

nazioni vicine sono poco più di tre milioni20). Sembra che i cristiani più ab-

bienti abbiano potuto espatriare dalla Siria e recarsi in Libano oppure nei 

Paesi dell'ovest, mentre i cristiani che non hanno avuto tale possibilità sa-

rebbero fuggiti da città e regioni ad altre città o regioni della Siria dove la 

situazione sarebbe per loro meno pericolosa21)22). Si stima che la cosiddetta 

valle dei cristiani ha quadruplicato la sua popolazione dal 2011 grazie all'ar-

rivo di cristiani provenienti da Homs, Damasco e Aleppo23). È interessante 

sottolineare che più fonti hanno indicato che nonostante le frontiere del Li-

bano fossero dichiarate chiuse per i rifugiati siriani, un'eccezione per gli 

assiri cristiani è stata prevista24)25). 

9.2.4 I principali motivi di fuga dei cristiani dalla Sira sarebbero da ricon-

durre alle operazioni militari, ai bombardamenti, alla povertà e alla crimina-

lità. Per quanto concerne questi due ultimi punti è d'uopo rilevare che né i 

militari del regime né i militari dell'opposizione riceverebbero sufficienti 

mezzi per il loro mantenimento, pertanto ai checkpoint si sarebbero regi-

strati estorsioni oppure rapimenti26)27). Oltre la situazione di violenza, per i 

cristiani la causa della fuga potrebbe essere altresì il timore di essere presi 

di mira per la sola appartenenza religiosa28)29). Nonostante non siano i cri-

stiani il solo gruppo vittima della violenza accresciuta, la situazione per 

questi ultimi sarebbe precaria giacché le varie fazioni in conflitto li sospet-

terebbero di sostenere la fazione opposta30). Secondo un rapporto dell'AC-

NUR, le parti in conflitto tendono quindi a riconoscere un'opinione politica 

o un'affiliazione di gruppi di persone a dipendenza dall'appartenenza reli-

giosa, etnica, famigliare o dalla provenienza regionale31). Ad aggravare la 

situazione di per sé già tesa delle minoranze toccate dal conflitto siriano è 

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Pagina 14 

la presenza dello "Stato Islamico dell'Iraq e al-Sham" (ISIS) anche cono-

sciuto come "Stato Islamico dell'Iraq e del Levante" (ISIL) ed autoprocla-

matosi "Stato Islamico" (IS): le minoranze religiose presenti in Siria, tra cui 

quindi anche i cristiani, temerebbero di essere uccisi dall'organizzazione 

"Stato Islamico" o da altri gruppi estremisti qualora il governo siriano do-

vesse cadere32). Oltracciò la vulnerabilità dei cristiani sarebbe peggiorata 

a causa dell'ubicazione delle zone da loro abitate: tali zone avrebbero ac-

quisito una certa importanza a livello strategico e militare del conflitto in 

essere33). Per tutte queste ragioni, i cristiani in Siria sono fuggiti all'estero, 

si sono spostati internamente o stanno cercando di fuggire. 

9.3 La situazione dei cristiani in Siria varia non di meno a seconda della 

regione in cui si trovano e a seconda di chi vi esercita il controllo. Gli atti di 

violenza subiti dai cristiani, tali come omicidi, minacce, espulsioni e rapi-

menti non sono, in maniera generale, mossi da motivi religiosi, ma anche 

da ascrivere alla situazione di violenza generalizzata causata dalla guerra 

civile. Difatti in tutto il territorio siriano sarebbero poche le uccisioni di cri-

stiani motivate esclusivamente dall'appartenenza religiosa34). Se da un lato 

vi sono fonti che indicano che gli attacchi di stampo religioso contro i cri-

stiani sarebbero rari e che vi sarebbero casi di musulmani siriani che li 

avrebbero protetti dai jihadisti stranieri35), dall'altro lato, la fuga massiva dei 

cristiani dalla Siria lascerebbe presagire una situazione di assoluta preca-

rietà che sembra andare al di là della situazione di violenza generalizzata 

causata dalla guerra civile. Tra le mille vittime cristiane stimate non è tutta-

via chiaro se gli autori siano le forze governative o filogovernative oppure 

forze dell'opposizione e segnatamente gruppi islamisti, oppure entrambe 

le fazioni36). 

L'ACNUR considera i cristiani come gruppo a rischio di persecuzioni, ma 

anche altri gruppi quali i sunniti, alauiti, ismailiti, duodecimani, drusi e iazidi 

sarebbero nella stessa situazione. L'Alto Commissariato ha stilato inoltre 

una lista di gruppi etnici minoritari a rischio, tali come i curdi, i turkmeni, gli 

assiri, gli adighè e gli armeni37). Nonostante molte associazioni e 

rappresentanti cristiani indichino la presenza di esecuzioni di massa di 

persone appartenenti alla fede cristiana, le fonti non sono esplicitamente 

citate o menzionate come neppure le località precise di tali 

avvenimenti38)39). 

Posto ciò, vista la situazione di violenza generalizzata presente su tutto il 

territorio siriano, la sussistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani 

va analizzata secondo il luogo d'origine del richiedente l'asilo a seconda 

dell'entità statale o quasi statale o non statale che attualmente de facto 

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Pagina 15 

controlla quel determinato territorio giacché la situazione della minoranza 

cristiana in Siria può cambiare repentinamente a seconda degli sviluppi 

militari e strategici del conflitto in essere. Essendo la qui ricorrente 

originaria di al-Qamishli nella provincia di al-Hasaka il Tribunale focalizza il 

suo esame su tale regione e sulla rispettiva città. 

9.3.1 Nella provincia di al-Hasaka dal luglio 2012, allorquando parte delle 

truppe del regime si sono ritirate per andare a rafforzare la difesa di Aleppo 

e di Damasco, le milizie curde hanno riconquistato parte di tali territori  

(cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.7.5.1)40). L'Unità di protezione popolare 

(Yekîneyên Parastina Gel [YPG]) e l'Unità di protezione delle donne 

(Yekîneyên Parastina Jin [YPJ]) agiscono come forze armate delle autorità 

autonome curde dopo la dichiarazione di autonomia dei cosiddetti "cantoni" 

curdi siriani. Il PYD, il partito curdo più forte dei "cantoni" autonomi curdi – 

popolati in maggioranza da curdi ma anche da arabi, assiri e altre mino-

ranze41) – è molto impegnato ad estendere e rafforzare il suo controllo po-

litico e militare su gran parte della regione nord della Siria popolata da 

curdi. Tuttavia in tali regioni le forze armate del governo siriano sono pre-

senti e il PYD come l'YPG sono messi sotto pressione dall'organizzazione 

"Stato Islamico", la quale dall'inizio del 2014 ha il controllo di alcuni territori 

del nord-est della Siria. L'azione militare dell'organizzazione "Stato Isla-

mico" non è soltanto quella di attaccare le truppe del regime, bensì di con-

quistare la gran parte dei territori del nord controllati dai curdi. Nel settem-

bre del 2014 l'organizzazione "Stato Islamico" ha iniziato un attacco contro 

il PYD e l'YPG per conquistare Ayn al-Arab (arabo) rispettivamente Kobanê 

(curdo) nella provincia di Aleppo: tale attacco ha causato la fuga di più di 

190'000 persone verso la Turchia. All'infuori dei cosiddetti "cantoni" con-

trollati dai curdi, tra ottobre e novembre del 2014 la provincia nord di Idlib 

è stata teatro di un'offensiva attuata da parte di Jabhat al-Nusra, fronte 

estremista siriano legato ad al-Qaida, che ha avuto come risultato il con-

trollo della stessa e la partenza delle truppe del regime. La situazione nel 

territorio controllato dai curdi è precaria e repentini cambiamenti a livello 

militare e politico non possono al momento attuale essere esclusi (cfr. 

DTAF 2015/3 consid. 6.7.5.3). Ad al-Qamishli molti cristiani sono fuggiti 

all'estero e altrettanti vi hanno cercato rifugio scappando da Aleppo, Homs, 

ar-Raqqa e da città distrutte a causa dei bombardamenti oppure conqui-

state dagli islamisti radicali42). 

Testimone della pressione esercitata dall'organizzazione "Stato Islamico" 

sui territori controllati dai curdi è l'offensiva effettuata dal gruppo islamista 

nel febbraio 2015 presso le coste del fiume Khabur, popolate da assiri 

cristiani43), nella provincia di al-Hasaka. In tale occasione l'organizzazione 

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Pagina 16 

"Stato Islamico" ha rapito più di 200 assiri cristiani44)45)46). L'YPG e il 

Consiglio militare siriaco (Mawtbo Fullhoyo Suryoyo [MFS]), un corpo 

militare di cristiani assiri alleato dell'YPG47), hanno poi sferrato la 

controffensiva per evitare l'attraversamento del fiume Khabur e la 

conquista da parte dell'organizzazione "Stato Islamico" di Tall Tamer. La 

controffensiva ha avuto successo e l'organizzazione "Stato Islamico" ha 

dovuto per il momento retrocedere48). Nonostante nelle ultime settimane la 

nuova coalizione delle forze democratiche siriane (Syrian Democratic 

Forces [SDF]) – formate dall'YPG e da altre milizie – abbiano effettuato 

un'offensiva che ha permesso la retrocessione dell'organizzazione "Stato 

Islamico" verso il sud della provincia di al-Hasaka49), suddetta provincia non 

può tuttavia ancora essere definita del tutto stabile. 

9.3.2 La città d'origine della ricorrente, ossia al-Qamishli, è prevalente-

mente controllata da forze filogovernative e milizie curde come pure dalle 

milizie di assiri cristiani Sootoro e Sutoro. Attualmente l'organizzazione 

"Stato Islamico" non esercita alcun controllo sulla città di al-Qamishli. Ciò 

posto il Tribunale rileva che da parte del regime e delle forze filogovernative 

non vi sono attualmente elementi per riconoscere una persecuzione collet-

tiva dei cristiani per motivi religiosi poiché il regime tendenzialmente puni-

sce i suoi oppositori indistintamente dalla loro appartenenza religiosa50)51). 

Si sono registrati casi in cui i servizi segreti siriani hanno arrestato o con-

vocato per interrogatori dei cristiani, i quali, di regola, sono stati pronta-

mente liberati. Tuttavia vi sono due casi avvenuti nel 2012 nei quali un av-

vocato cristiano attivo per la difesa dei diritti dell'uomo è stato arrestato e 

non ancora condotto davanti ad un giudice, rispettivamente di uno scultore 

cristiano che è stato torturato fino alla morte52). I bombardamenti di quartieri 

cristiani, la susseguente distruzione di alcune chiese ed il peggioramento 

delle condizioni di vita dei cristiani che vivono nei territori controllati dal re-

gime e dalle forze filogovernative sono conseguenze del conflitto in essere 

le quali non possono essere ricondotte a una persecuzione intensa e mi-

rata contro la minoranza cristiana. Pertanto non si può concludere che il 

regime siriano abbia l'intenzione di perseguitare tutti i cristiani in Siria a 

causa della loro appartenenza religiosa: i cristiani non hanno attualmente 

il fondato timore di essere esposti a pregiudizi giusta l'art. 3 LAsi da parte 

dello stato siriano. Nemmeno da parte delle autorità curde che esercitano 

il controllo ad al-Qamishli vi è una persecuzione collettiva contro la mino-

ranza cristiana. Al di là di casi di criminalità dovuti alla situazione di violenza 

generalizzata non sono stati registrati casi di persecuzioni mirate ed in-

tense contro i cristiani. Al momento attuale non vi sono informazioni se-

condo le quali le autorità autonome curde abbiano perseguitato la mino-

ranza cristiana per la sola appartenenza religiosa. 

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Pagina 17 

9.4 In sunto, sulla scorta di quanto esaminato, al momento attuale non si 

può dunque concludere che ogni cristiano siriano abbia una forte probabi-

lità di essere perseguitato poiché, come esposto più sopra, la sussistenza 

della persecuzione collettiva potrebbe variare a seconda di chi controlla la 

regione d'origine del richiedente l'asilo cristiano. Pertanto al momento at-

tuale il Tribunale giunge a concludere che nella città di al-Qamishli non v'è 

attualmente una persecuzione collettiva dei cristiani, fatto salvo che perse-

cuzioni individuali per causa dell'appartenenza religiosa non possono es-

sere escluse. Nel caso in narrativa, la sola possibilità di essere vittima di 

gruppi islamisti radicali, come sollevato dalla ricorrente, da sola, senza ul-

teriori elementi fondati, non è ancora sufficiente per ammettere un timore 

fondato individuale di persecuzioni future. 

10.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

10.1 L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). Pertanto, anche sul punto di que-

stione della pronuncia dell'allontanamento, il ricorso non merita tutela e la 

decisione impugnata va confermata. 

10.2 V'è quivi da precisare che, visti i precedenti considerandi e lo sviluppo 

della situazione in Siria, non si può escludere che la ricorrente non sia con-

frontata con una situazione di pericolo in Siria. Tuttavia tale situazione di 

pericolo è contemplata esclusivamente dall'art. 83 cpv. 4 LStr (RS 142.20) 

il quale prevede che qualora nel Paese d'origine o di provenienza, lo stra-

niero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni 

quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica l'e-

secuzione dell'allontanamento non è esigibile. Il pericolo generale dovuto 

all'attuale situazione in Siria è stato correttamente analizzato dall'autorità 

inferiore poiché la stessa ha disposto alla ricorrente l'ammissione provvi-

soria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento. 

  

D-1495/2015 

Pagina 18 

11.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). 

12.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente. Cionono-

stante, avendo il Tribunale, con decisione incidentale del 24 marzo 2015, 

accolto l'istanza di assistenza giudiziaria giusta l'art. 65 cpv. 1 PA a condi-

zione che fosse dimostrata con un'attestazione di indigenza e l'inoltro di 

quest'ultima il 25 marzo 2015, non sono riscosse le spese processuali. 

13.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

(dispositivo ed elenco delle fonti consultate alle pagine seguenti) 

  

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Elenco delle fonti consultate: 

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Pagina 21 

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Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: