# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4cf004f2-b20b-54c2-b3ce-ccf1029ba13c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-05-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.05.2010 D-3242/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3242-2010_2010-05-11.pdf

## Full Text

Corte IV
D-3242/2010/cac
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l l ' 1 1  m a g g i o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione di Bruno Huber, giudice;
cancelliere Jean-Marie Meraldi.

A._______,
B._______,
C._______,
D._______,
Serbia,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 28 aprile 2010 / N (...)

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-3242/2010

Visto: 

la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in data (…) in 
Svizzera,

i verbali d'audizione del (…) e del (...),

la  decisione  dell'UFM del  28 aprile 2010,  notificata  personalmente  il 
giorno stesso (cfr. risultanze processuali), 

il ricorso inoltrato dagli insorgenti il 5 maggio 2010 (cfr. timbro del plico 
raccomandato)  e,  contestualmente,  la  domanda  d'assistenza 
giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal  versamento  delle  spese 
processuali,

la copia dell'incarto dell'UFM, pervenuto via fax a codesto Tribunale in 
data 6 maggio 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS 172.021), 
dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM  in  materia  d'asilo  (art.  31  e 
art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 
sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi, l'oggetto suscettibile d'essere impugnato 
non può essere esteso alla questione della concessione dell'asilo, che 
presuppone una decisione nel merito della domanda stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

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che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
all'art. 52 PA nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione impugnata; che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua; che, pertanto, la presente 
sentenza va redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui motivi d'asilo, gli interessati hanno 
dichiarato di essere sia cittadini serbi che kosovari, di essere di etnia 
rom, di aver vissuto in Kosovo fino al (...) ed in seguito a E._______, 
Serbia, fino al loro espatrio avvenuto il (...),

che i ricorrenti hanno affermato di essere espatriati per timore di dover 
subire ulteriori  persecuzioni in seguito alle minacce ricevute da parte 
della polizia serba il giorno di detto espatrio; che, peraltro, dal (...) in 
poi sarebbero stati vittime di molteplici persecuzioni, sia da parte delle 
autorità che di cittadini serbi; che il marito ha affermato di essere stato 
trattenuto e maltrattato a più riprese dalla polizia serba; che la moglie 
ha allegato di avere subito minacce da parte del personale ospedaliero 
serbo  in  occasione  del  suo  primo  parto,  motivo  per  cui  avrebbe 
partorito il suo secondogenito a casa,

che,  nella  decisione  del  28 aprile 2010,  l'UFM ha  constatato,  da  un 
lato, che il Consiglio federale ha inserito la Serbia nel novero dei Paesi 
sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate dai 
richiedenti  sono  inverosimili,  di  modo  che  non  emergerebbero  dalle 
carte  processuali  degli  indizi  d'esposizione  degli  interessati  a 
persecuzioni in caso di rientro in Serbia,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure pronunciato l'allontanamento degli interessati dalla Svizzera e la 
sua esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile, 

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che, peraltro, detta esecuzione è stata pronunciata solo a destinazione 
della  Serbia  e  che  un  ritorno  dei  ricorrenti  in  Kosovo  non  è  stato 
contemplato nella decisione dell'UFM,

che, nel ricorso, i richiedenti hanno ribadito di essere sia cittadini serbi 
che kosovari; che, in merito ai loro motivi d'asilo, hanno contestato la 
decisione  dell'UFM  rimandando  in  sostanza  alle  allegazioni  rese 
durante le audizioni; che hanno affermato, inoltre, di essere in pericolo 
di  morte  in  caso di  ritorno in  Kosovo; che a prova di  detto  pericolo 
hanno depositato le dichiarazioni di due cittadini kosovari risiedenti in 
Italia;  che,  in  aggiunta,  hanno  allegato  che  anche  l'allontanamento 
verso la Serbia sarebbe impossibile,

che,  in  conclusione,  i  ricorrenti  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento  della  decisione  impugnata  e,  in  via  sussidiaria,  la 
concessione  dell'asilo;  che  hanno,  altresì,  presentato  una  domanda 
d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle 
spese processuali

che,  giusta  l’art.  34  cpv.  1  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda  d’asilo,  se  il  richiedente  proviene  da  uno  Stato  che  il 
Consiglio  federale  ha  designato  come  sicuro  secondo 
l'art. 6a cpv. 2 lett. a  LAsi,  a  meno  che  non  risultino  indizi  di 
persecuzione, 

che, da un lato, allorquando il Consiglio federale ha inserito un Paese 
nel  novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli 
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza ridotto (GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247),

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che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente inserito,  in  data 
6 marzo 2009, la Repubblica della Serbia nel novero dei Paesi esenti 
da  persecuzioni,  sussiste di  massima una presunzione d'assenza di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  i  ricorrenti  non  sono  riusciti  ad  invalidare  la 
presunzione  d'assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare, gli insorgenti non hanno presentato, all'infuori di generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento  litigioso,  pur  tenendo  conto  di  un  grado  di 
verosimiglianza ridotto,

che,  in  particolare,  gli  insorgenti  si  sono  gravemente  contraddetti  a 
riguardo del fatto all'origine del loro espatrio in quanto, dal canto suo, il 
ricorrente ha affermato che l'incursione dei poliziotti sarebbe avvenuta 
il giorno che hanno lasciato la casa, mentre la ricorrente ha affermato 
che  i  poliziotti  si  sarebbero  presentati  al  loro  domicilio  già  nei  due 
giorni precedenti (cfr. audizione del ricorrente del [...], audizione della 
ricorrente del [...]); che le spiegazioni fornite in merito non convincono 
(cfr. Complemento d'audizione del ricorrente del [...]); che il ricorrente, 
dopo  aver  ribadito  di  essere  fuggito  in  modo  improvviso,  si  è 
contraddetto dichiarando di aver informato il proprio datore di lavoro di 
detto  espatrio  già  il  giorno  stesso,  quindi  prima  dell'ultima,  in  tale 
senso  decisiva,  persecuzione  (cfr. audizione  del  ricorrente  del  [...]); 
che entrambi  i  ricorrenti  non sono stati  in grado di  esporre in modo 
coerente  la  prima  persecuzione,  subita  presumibilmente  nel  (...), 
affermando che il loro primogenito, nato in verità nel (...), era presente 
al  momento  dei  fatti  (cfr. audizione del  ricorrente  del  [...],  audizione 
della  ricorrente  del  [...]  nonché  Complemento  di  audizione  del 
ricorrente del [...]); che, infine, non soccorrono gli  insorgenti neppure 
gli  articoli  di  giornale  presentati  come  mezzi  di  prova,  in  quanto  il 
ricorrente  non ha saputo  determinare  in  maniera convincente  né gli 
autori (polizia o giornalisti) né la funzione del F._______; che, peraltro, 
come  rettamente  rilevato  dall'UFM,  data  la  scarsa  plausibilità  delle 
spiegazioni in merito a tali articoli, la loro reale forza probatoria è così 
inficiata; che, infine le due dichiarazioni di cittadini kosovari, depositate 

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in  sede  di  ricorso,  in  merito  alla  situazione  in  Kosovo  non  sono  di 
alcuna rilevanza nella fattispecie, ritenuto che un rinvio in tale Paese 
non è oggetto della decisione impugnata,

che, pertanto, alla luce delle sovraesposte considerazioni che toccano 
gli  elementi  essenziali  del  racconto  dei  ricorrenti,  v'è  ragione  di 
ritenere  che  sono  manifestamente  inverosimili  le  allegazioni  dei 
ricorrenti circa le asserite persecuzioni di cui sarebbero stati oggetto in 
Serbia,  senza  che  sia  necessario  evocare  ulteriori  elementi 
inattendibili  della  loro  vicenda  oppure  la  pertinenza  delle 
contraddizioni rilevate dall'UFM,

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  in 
Serbia possa violare l'art. 25 cpv. 2  della  Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr,  RS 142.20)  o  esporre  i  ricorrenti  in  patria  al  rischio  reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101),  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Serbia non 
vige  attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale,

che,  pertanto,  nel  caso  di  specie,  non  risultano  manifestamente 
esservi indizi di persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 
punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

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che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità dell'allontanamento quanto alla situazione personale dei 
ricorrenti;  che,  infatti,  i  medesimi  sono  giovani;  che  il  ricorrente  ha 
avuto modo di  lavorare nel  settore dell'edilizia  e che intratteneva un 
ottimo rapporto con il suo datore di lavoro (cfr. audizione del ricorrente 
del  [...]);  che,  peraltro,  il  padre  del  ricorrente  e  la  sorella  vivono  in 
Serbia;  che,  pertanto,  i  ricorrenti  dispongono  in  Patria  di  una  rete 
familiare in grado di aiutarli  per il loro reinserimento; che, per di più, 
secondo  il  ricorrente,  sua  sorella  avrebbe  una  buona  situazione 
finanziaria, ritenuto che suo marito sarebbe attivo nel commercio (cfr. 
audizione del ricorrente [...]); che, infine, avendo vissuto loro stessi per 
(...)  anni non vi è motivo di ritenere che non dispongano di una rete 
sociale più ampia,

che,  peraltro,  i  ricorrenti  non hanno,  altresì,  preteso nel  gravame di 
soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  loro 
ammissione  provvisoria  (cfr.  GICRA  2003  n.  24),  senza  che  ad  un 
esame  d'ufficio  degli  atti  in  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza in  Svizzera  per  motivi  medici;  che,  infatti,  i  problemi  di 
salute allegati dal ricorrente non sono corroborati da nessun certificato 
medico (cfr. audizione del ricorrente del [...]), mentre quelli riscontrati 
da sua moglie e dai suoi figli sono risultati essere delle bagatelle (cfr. 
segnalazioni di casi medici ORS service AG),

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr); che i ricorrenti,  sono in possesso delle loro carte 
d'identità;  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure 
possibile,

che,  per  conseguenza,  anche in  materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata,

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che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  infine,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità 
d'esito favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della 
dispensa  dal  versamento  delle  spese  processuali,  è  respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
La  domanda di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrenti (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno, per l'incarto N (...)  (per corriere interno; 

in copia)
- G._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Jean-Marie Meraldi

Data di spedizione:

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