# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1782d547-34f5-5bd7-953e-dc8c0af6945d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 20.12.2010 11.2008.104
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2008-104_2010-12-20.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2008.104

  	
  Lugano

  20 dicembre
  2010/rs

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretario:

  	
  Pontarolo, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa n.396.2003/R.86.2008
(filiazione: relazioni personali) della Divisione degli interni, Sezione degli
enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele che oppone la

 

	
   

  	
   AP 1  

   (patrocinata dall'  PA 1 )

   

  
	
   

  	
   a

  	 

 

	
   

  	
    CO 2  (I)

   

  per quanto riguarda la
  regolamentazione del diritto di visita paterno

  alla figlia 

   

   E__________ __________
  (2002)

   

   disciplinato dalla

   

  Commissione tutoria regionale 2, Mendrisio;

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

posti i seguenti

punti di questione:     1.   Se
dev'essere accolto l'appello del 24 luglio 2008 presentato da AP 1 contro la
decisione emessa il 3 luglio 2008 dall'Autorità di
vigilan­za sulle tutele;

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 15 maggio 2002 AP 1 (1962) ha dato alla luce una figlia, E__________,
che è stata riconosciuta il 2 luglio 2002 da AO 1 (1959), cittadino italiano. Il
5 dicembre 2002 la Commissione tutoria regionale 2 ha omologato una convenzione sottoscritta dai genitori il 23 agosto 2001, la quale contemplava –
tra l'altro – un diritto di visita paterno a E__________ dalle ore 13.00 alle
16.00 nello studio medico della madre a __________, la prima volta il 19 dicembre
2002 e in seguito due martedì ogni mese fino al 27 mag­gio 2003.

 

                                  B.   Su
richiesta di CO 2, con decisione del 15 luglio 2003 la Commissione
tutoria regio­nale ha modificato la disciplina del diritto di visita, fissando
quest'ultimo la domenica, ogni 15 giorni, per tre ore consecutive, al punto d'incontro
__________ a __________, in forma accompagnata. Tale decisione è stata
confermata da questa Camera, su appello di AP 1, con sentenza del 30 agosto
2004 (RtiD I-2005 pag. 778 n. 59c). Un ricorso per riforma presentato
dall'appellante al Tribunale federale è stato respinto nella misura in cui era ammissibile con sentenza 5C.211/2004 del 9 marzo 2005.

 

                                  C.   L'11
giugno 2007 AP 1 si è rivolta alla Commissione tutoria
regionale per ottenere, sulla scorta di un parere della psicologa __________ di
__________, la sospensione del diritto di visita paterno. L'indomani CO 2 ha
chiesto alla medesima autorità che gli fossero garantiti incontri di tre ore
ogni due settimane senza sorveglianza, oltre a regolari colloqui telefonici, e
che fosse approfondita la possibilità di estendere il diritto di visita. All'udienza
del 7 luglio 2007 le parti hanno ribadito le loro domande.

 

                                  D.   CO 2
ha poi sollecitato la Commissione tutoria regio­nale il 7 agosto, 17 agosto e
19 settembre 2007 a ripristinare – sotto comminatoria di pena – il suo diritto
di visita, che AP 1 gli impediva di esercitare. Senza esito, di modo che il 10
ottobre 2007 egli ha introdotto ricorso per denegata giustizia all'Autorità di
vigilanza. Statuendo il 3 giugno 2008, quest'ultima
ha parzialmente accolto il ricorso, nel senso che ha invitato la
Commissione tutoria regionale a trattare senza indugio la richiesta presentata
il 12 giugno 2007 da CO 2. Un appello presentato il 23 giugno 2008 da AP 1
contro tale decisione è stato respinto in quanto
ricevibile da questa Camera con sentenza del 14 agosto
2008 (inc. 11.2008.88).

 

                                  E.   Il 19
giugno 2008 la Commissione tutoria regionale ha fissato il diritto di visita
paterno la domenica, ogni quindici giorni, per due ore consecutive al punto
d'incontro della __________ “in
forma accompagnata”, con comminatoria penale alla madre
nel caso in cui non ottemperasse alla decisione e non riprendesse la figlia dopo
le visite. Adita il 27 giugno 2008 da AP 1, con sentenza
del 3 luglio 2008 l'Autorità di vigilanza ha confermato tale decisione, dichiarata immediatamente esecutiva.

 

                                  F.   Contro
la decisione appena citata AP 1 è insorta con un appello del 24 luglio 2008 a questa Camera in cui ha chiesto, previa restituzione dell'effetto sospensivo, di riformare il
giudizio impugnato, annullando la decisione della Commissione tutoria regionale.
Con decreto del 25 agosto 2008 il presidente della Camera ha dichiarato la restituzione
dell'effetto sospensivo senza interesse, giacché avrebbe comportato il
ripristino della regolamentazione disposta dalla Commissione tutoria regionale
il 15 luglio 2003 (ed esteso addirittura la durata delle visite
quindicinali da due a tre ore consecutive). Invitato a presentare osservazioni all'appello,
CO 2 non ha reagito. Nemmeno la Commissione tutoria regionale ha formulato
osservazioni, limitandosi a proporre il 15 novembre 2010 di respingere l'appello.

 

                                  G.   Il 12 marzo 2009 il presidente della Commissione tutoria regionale 6, divenuta competente in seguito al trasferimento di AP 1 (con la
figlia) da __________ a __________, ha sospeso in via provvisionale il diritto
di visita a CO 2 sulla scorta di un rapporto intermedio dello psicologo __________,
incaricato a suo tempo dalla Commissione tutoria regionale 2 di peritare le capacità parentali dei genitori. All'udienza del 6
aprile 2009, destinata al contraddittorio, CO 2 ha postulato il ripristino
delle sue relazioni personali con la figlia. AP 1, sposatasi nel frattempo con __________,
non si è opposta alla ripresa degli incontri, salvo rivendicare “modalità
confacenti al bene della figlia”. Il 7 agosto 2009 lo psicologo __________ ha
rilasciato la sua relazione. A un successivo contraddittorio del 12 novembre
2009 CO 2 ha sollecitato la ripresa del suo diritto di visita “con
l'inserimento di una terza persona”. AP 1 ha avversato tale proposta. Non risulta
che la Commissione tutoria regionale 6 abbia statuito in via prov­visionale
dopo il contraddittorio né, tanto meno, che essa abbia disciplinato il diritto di visita nel merito.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
decisioni emesse dall'Autorità di vigilanza sulle tutele, comprese quelle che disciplinano
il diritto di visita dei genitori (art. 275 cpv. 1 CC), sono appellabili nel termine
di venti giorni a questa Camera (art. 48 della legge sull'organizzazione e la
procedura in materia di tutele e curatele, dell'8 marzo 1999, cui rinvia anche l'art.
39 LAC). La procedura è quella degli art. 307 segg. CPC, con le particolarità
dell'art. 424a CPC. Tempestivo, l'appello in esame è dunque ricevibile.

 

                                   2.   Con decisione del 12 marzo 2009 il presidente della Commissione
tutoria regionale 6 ha – come detto – provvisionalmente sospeso il diritto di
visita a CO 2. Si tratta di una decisione meramente cautelare, la quale inibisce
tuttavia la regolamentazione degli incontri disposta il 15 luglio 2003 dalla Commissione
tutoria regionale 2. Sapere se quest'ultima rispondesse o non rispondesse al
bene della figlia è, di conseguenza, una questione superata. Ciò rende l'appello
privo d'interesse giuridico. E una procedura senza interesse giuridico va stralciata
dai ruoli (art. 351 cpv. 1 CPC). 

 

                                   3.   Nelle
circostanze descritte rimane da giudicare sugli oneri processuali e le
ripetibili della procedura d'appello. Ora, nel caso in cui un appello divenga
senza oggetto o senza interesse giuridico per le parti si applica, in via
analogica, l'art. 72 della procedura civile federale (RtiD I-2004 pag. 488
consid. 7 con rinvii). Il tribunale dichiara quindi il processo terminato e sta­tuisce
con motivazione sommaria sulle spese, “tenendo conto dello sta­to delle cose
prima del verificarsi del motivo che termina la lite”. Ne segue che in concreto
occorre valutare sommariamente quale probabilità di buon esito avrebbe avuto
l'appello se il diritto di visita non fosse stato sospeso dal presidente della Commissione
tutoria regionale 6.

 

                                   4.   L'Autorità
di vigilanza sulle tutele rimproverava a AP 1 di comportarsi in modo contraddittorio
e di gestire a piacimento la disponibilità della figlia per i diritti di visita
paterni. Prova ne era che nell'autunno del 2007 costei aveva accompagnato E__________
dal padre, sottoponendo a quest'ultimo un calendario delle visite, a condizione
che egli fosse d'accordo di sospendere la procedura pendente davanti
all'autorità tutoria. Secondo l'Autorità di vigilanza ciò dimostrava altresì che
il bene di E__________ non era a repentaglio e che CO 2 non aveva rinunciato
alle relazioni personali con la figlia. E in mancanza di controindicazioni una
sospensione del diritto di visita non entrava in linea di conto, tanto meno considerando
che le operatrici della __________ erano in grado di assicurare controllo e
protezione alla minorenne.

 

                                   5.   Nell'appello
l'interessata deplorava che l'Autorità di vigilanza sulle
tutele le imputasse atteggiamenti contraddittori e negava che il suo comportamento
fosse volto a eliminare ogni regolamentazione giudiziaria del diritto di visita
paterno. Sosteneva di non essersi mai opposta alle relazioni personali tra
padre e figlia, ma di avere tentato di approntare un sistema di incontri con
modalità meno rigide, in un ambiente più familiare, a suo parere più adeguato.
Sia come sia, a mente sua il diritto di visita disciplinato dalla Commissione
tutoria regionale 2 era pregiudizievole per la figlia, la quale dopo gli
incontri con il padre denotava segni psicosomatici di angoscia. Ciò giustificava
in definitiva la sospensione degli incontri.

 

                                   6.   Dalla
perizia dallo psicologo __________, del 7 agosto 2009, risulta – in sintesi –
che il conflitto tra genitori aveva destato in E__________ immagini negative circa
la figura paterna. Per lo specialista tali dissidi hanno concorso a determinare
i problemi e le difficoltà che accompagnano lo sviluppo psicoaffettivo della
bambina. E__________ e il padre si sono incontrati come due estranei. Fragile e
impaurita, la figlia ha cercato l'appoggio della madre, senza trovarlo, di modo
che la separazione da lei ha assunto connotazioni traumatiche e la figlia non
ha più voluto incontrare il genitore. Per lo specialista, prima di riallacciare
relazioni tra padre e figlia occorre che la madre “integri e accetti” CO 2 come
genitore. CO 2, da parte sua, deve prepararsi agli incontri con la figlia e a
riprendere le relazioni con AP 1. Ciò è possibile solo attraverso una
mediazione. Per lo psicologo, se E__________ continua la psicoterapia e i
genitori si prestano a una mediazione, una ripresa dei contratti tra padre è
figlia è possibile senza rischi. CO 2 però deve realmente accettare la mediazione,
superando le distanze geografiche e le difficoltà dei costi.

 

                                         In
definitiva, per il perito, il diritto di visita alla __________ non è più
proponibile. D'altro lato gli incontri tra padre e figlia dovranno, all'inizio,
essere frequenti, seppure di breve durata, in modo da agevolare il lavoro di
mediazione. Essi dovranno svolgersi inoltre nell'ambiente della bambina, dove questa
potrà “simbolizzare la figura paterna e separarsi da quella materna”, cui si
appoggia, per investire nella figura del padre come genitore autonomo. Considerato
che il riavvicinamento potrà rivelarsi di difficile attuazione, il
professionista auspica l'istituzione di una curatela educativa per monitorare correttamente
eventuali responsabilità dei genitori nell'impedire o nell'ostacolare lo
svolgimento dell'intervento terapeutico.

 

                                   7.   Da
quanto si è testé riassunto discende che, non fosse divenuto senza interesse
giuridico, verosimilmente l'appello sarebbe stato – almeno in parte ­– accolto. Il diritto di visita fissato dalla Commissione
tutoria regionale 2 il 19 giugno 2008 (due ore consecutive ogni quindici giorni
al punto d'incontro della __________, pur “in forma accompagnata”) sarebbe apparso ormai inattuabile, vista la lunga interruzione subìta
(almeno dal maggio 2007), ancorché per volontà della madre. D'altro canto non si
sarebbe giustificato nemmeno di sospendere le relazioni personali sine die,
come proponeva AP 1, il padre della bambina non potendo semplicemente essere messo
dinanzi al fatto compiuto. Certo, la psicoterapeuta __________ auspicava tale
soluzione (e-mail del 20 giugno 2009 nell'incarto della CTR 6), ma per tacere
del fatto che essa è stata ingaggiata ed è retribuita da AP 1, lo psicologo__________
ha indicato che una ripresa dei contatti tra padre e figlia è possibile e
gioverebbe alla figlia stessa, sempre che questa continui la psicoterapia e che
i genitori inizino un percorso di mediazione (perizia, pag. 15). Entrambe le
condizioni apparivano date: la figlia continua a recarsi dalla psicoterapeuta e
i genitori non si oppongono di principio a una mediazione (osservazioni alla
perizia di AP 1, del 30 settembre 2009, e di CO 2, del 1° ottobre 2009, nel fascicolo
della CTR 6).

 

                                         Ciò
posto, sarebbe apparso evidente che a medio termine il rapporto tra padre e
figlia sarebbe stato da ricuperare, tanto più che – di regola – l'interazione
di un minorenne con entrambi i genitori è un fattore essenziale per lo sviluppo
psichico e per il processo di ricerca d'identità (DTF 130 III 590 consid.
2.2.2  con riferimenti). Né la ripresa delle relazioni personali poteva dipendere
semplicemente dal beneplacito della madre, che non detiene un diritto di veto e non è l'unica depositaria del bene della
minorenne. Né si sarebbe potuto dar credito unicamente alla psicoterapeuta
incaricata da AP 1, la cui imparzialità ed equanimità non potevano essere
presunte. Se per un verso si sarebbe verosimilmente giustificato dunque di
sospendere temporaneamente il diritto di visita, per altro verso sarebbe necessario
attuare le misure di accompagnamento raccomandate dallo psicologo __________. Si
sarebbe dovuto incaricare quindi la Commis­sione tutoria regionale di designare
una persona neutra incaricata di sentire la minorenne, di vigilare a che questa
continuasse la terapia e a che i genitori intraprendessero una mediazione. Tale
persona avrebbe poi dovuto riferire con regolarità alla Commissione. Sulla base
di ciò la Commissione avrebbe dovuto elaborare un program­ma di avvicinamento
tra padre e figlia, facendo capo eventualmente a uno
specialista con qualifiche in campo psicologico o psicoterapeutico, fino al ristabilimento di normali rapporti personali.

 

                                   8.   Lo
stralcio dell'appello dai ruoli non esime da un richiamo, per quanto il
Tribunale d'appello sia una giurisdizione di ricorso e non una superiore
autorità di vigilanza, sicché questa Camera non è abilitata a intervenire
d'ufficio né a impartire istruzioni. Se invero, come sembra evincersi dagli
atti, la Commissione tutoria regionale 6 non ha più
intrapreso alcunché dopo la decisione provvisionale adottata dal presidente il
12 marzo 2009, il caso denota una disfunzione evidente
(e non sarebbe il primo che coinvolge tale autorità: I CCA, sentenza inc.
11.2009.68 del 6 maggio 2009, consid. 11). Ciò richiede una nuova segnalazione
all'Autorità di vigilanza perché proceda alle verifiche che si impongono.

 

                                   9.   Per
tornare ai costi dell'attuale decreto di stralcio, determinante è che qualora
l'appello non fosse diventato senza interesse giuridico, la tassa di
giustizia e le spese avrebbero seguito per principio
la vicendevole soccombenza delle parti (art. 148 cpv. 2 CPC). Non
bisogna dimenticare tuttavia che, rinunciando a proporre la reiezione
dell'appello, CO 2 non può essere chiamato a sopportare oneri (v. Rep. 1997
pag. 137 consid. 4). La Com­missione tutoria regionale, intervenuta come ente
incaricato di compiti di diritto pubblico senza interessi pecuniari
nell'esercizio delle sue attribuzioni ufficiali, sarebbe andata a sua volta
esente da oneri (art. 68 cpv. 3 LTF per analogia). Equitativamente si sarebbe
giustificato così, anche per quanto riguarda l'appellante, di rinunciare a ogni
prelievo. Per quel che concerne le ripetibili, la parziale reciproca
soccombenza delle parti avrebbe verosimilmente giustificato di compensarle.

                                      

                                10.   Circa
i rimedi giuridici esperibili contro il presente decreto sul piano federale
(art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), le decisioni inerenti alla regolamentazione del
diritto di visita sono impugnabili con ricorso in
materia civile senza riguardo a questioni di valore (cfr., sull'art. 44 vOG,
DTF 112 II 291 consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

decreta:                   1.   L'appello
è dichiarato senza interesse e la causa è stralciata dai ruoli. 

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse o spese. Le ripetibili sono compensate.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
    
  ; ;

  –
  Commissione tutoria regionale 2, .

  

                                         Comunicazione
a:

                                         –
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle
tutele;

                                         – Commissione
tutoria regionale 6, Agno.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art.
100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.