# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8cf93c0b-3576-5f69-8220-0e737161f309
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-09-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 13.09.2010 15.2010.105
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2010-105_2010-09-13.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2010.105

  	
  Lugano

  13 settembre
  2010

  CJ/fp/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  Walser e Roggero-Will

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques

  

 

 

statuendo sul ricorso 3 settembre 2010 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

l’operato dell’CO 1, e meglio contro gli avvisi
d’incanto emessi il 25 agosto 2010 nelle esecuzioni dei gruppi n. __________, __________,
__________ e __________ promosse nei confronti della la ricorrente da

 

	
   

  	
  1. PI 3 (es. n. 1147717-01)

  patrocinato dall’ PA 1 

  2. PI 2, Bellinzona (es. 1156385)

  3. PI 1 (es. n. 1196617-01, 1197775-02 1227097-01, 1227102-02, 1227112-02,
  1227117-01, 1242952-02, 1263515-02, 1263529-02, 1263744-02)

  rappr. da RA 1 

   

  

viste le
osservazioni preliminari 7 settembre 2010, con cui l’CO 1 si è opposto alla concessione
dell’effetto sospensivo;

 

esaminati
atti e documenti;

 

 

 

ritenuto
in fatto e considerato in diritto:

 

                                         che la
ricorrente si oppone all’asta di oggetti d’arte pignorati a favore di quattro
gruppi di esecuzioni in data 10 ottobre 2006 (gr. __________), rispettivamente
13 giugno 2007 (gr. __________) 5 ottobre 2007 (gr. __________) e 26 febbraio
2008 (gr. __________);

 

                                         che contrariamente
a quanto essa afferma senza dimostrazione, nessuna norma impone l’indicazione
dei rimedi giuridici nelle decisioni degli uffici d’esecuzione e fallimenti
(DTF 123 II 238; 98 Ib 338), a fortiori nel caso di specie, in cui l’avviso
d’incanto è stato allestito secondo il modello stabilito dal Tribunale federale
(mod. 30), il quale non menziona i rimedi giuridici;

 

                                         che la
possibilità d’impugnare ogni provvedimento degli uffici d’esecuzione con un
ricorso ai sensi dell’art. 17 LEF è del resto ben nota alla ricorrente, come
dimostra il presente ricorso e un’altro interposto nel 2009;

 

                                         che non
risulta dagli atti – né lo pretende la ricorrente – che le domande di realizzazione
che hanno portato alla fissazione dell’asta oggetto dell’impugnativa siano
state presentate più di un anno dopo l’esecuzione dei rispettivi pignoramenti,
quindi tardivamente ai sensi dell’art. 116 cpv. 1 LEF;

 

                                         che al
contrario gli atti con cui le domande di realizzazione sono a suo tempo debitamente
state comunicate all’escussa indicano chiaramente che le domande di realizzazione
relative alle esecuzioni del gruppo n. __________ sono state presentate il 23 aprile
2007 (es. __________), rispettivamente il 14 maggio 2007 (es. __________),
ovvero meno di un anno dopo l’esecuzione del pignoramento, avvenuta il 10
ottobre 2006, le domande del gruppo n. __________ il 12 luglio 2007 (pignoramento
eseguito il 13 giugno 2007), quelle del gruppo n. __________ il 15 novembre
2007 (pignoramento del 5 ottobre 2007) e quelle del gruppo n. __________ il 2
aprile 2008 (pignoramento del 26 febbraio 2008);

 

                                         che il fatto,
peraltro non sostanziato, secondo cui contro la ricorrente siano stati nel
frattempo emessi attestati di carenza di beni non costituisce secondo la legge un
motivo di perenzione delle esecuzioni a favore delle quali è stata indetta
l’asta, siccome nei quattro gruppi in questione non è stato emesso alcun atto
di carenza di beni;

 

 

                                         che del
resto, si evince da un controllo effettuato d’ufficio dalla Camera che i cinque
attestati di beni rilasciati nei confronti della ricorrente lo sono stati in
base a pignoramenti eseguiti nel 2009, ovvero successivamente all’esecuzione
dei pignoramenti che hanno portato alla contestata fissazione dell’asta, in
quanto l’Ufficio ha rinunciato a pignorare nuovamente gli stessi beni giusta
l’art. 110 cpv. 3 LEF, ritenendo che dopo il pagamento dei crediti dei quattro
gruppi, compresi interessi e spese, non vi sarà verosimilmente alcun’eccedenza
da potersi versare a creditori di gruppi successivi, decisione che è rimasta
incontestata;

 

                                         che la
legge non prevede che unitamente all’avviso d’incanto (il cui contenuto è, si
ricorda, imposto dal Tribunale federale) sia da comunicare anche un elenco dei
beni da realizzare, giacché tale elenco figura nel verbale di pignoramento, di
cui una copia è stata notificata all’escussa;

 

                                         che la
perenzione dell’esecuzione in virtù dell’art. 88 cpv. 2 LEF presuppone che la
domanda di continuazione dell’esecuzione sia stata presentata più di un anno
dopo la notifica del precetto esecutivo all’escusso – senza tenere conto della
durata della procedura di rigetto dell’opposizione –, ciò che in concreto la ricorrente
non afferma essere stato il caso e che comunque è contraddetto dagli atti
dell’Ufficio;

 

                                         che il
diritto esecutivo è per sua natura formalista, nel senso che impone all’ufficio
d’esecuzione e alle parti il rispetto di norme procedurali rigide, atte a
garantire uno svolgimento ordinato, continuato e per quanto possibile celere
dell’esecuzione;

 

                                         che in
particolare gli uffici d’esecuzione non godono quasi di alcun potere d’apprez­zamento
per quanto attiene alla decisione di dare seguito a domande di realizzazione
valide dal punto di vista formale (se non per quanto concerne le modalità
dell’asta, che nel caso concreto non sono però contestate), sicché lo spazio
per rimproveri di eccessivo formalismo nel decidere la realizzazione dei beni
pignorati è estremamente limitato;

 

                                         che nel
caso concreto le stime degli oggetti pignorati (fr. 15'000.- per il quadro di __________,
fr. 7'000.-- per il quadro con cornice dell’antica scuola toscana, fr. 8'000.--
per le litografie, fr. 1'500.-- per il bracciale da donna in oro-giallo e fr.
1'500.-- per l’acquaforte di __________), tutt’altro che di “mero valore affettivo”,
coprono ampiamente le spese di realizzazione ipotizzabili, sicché non sono date
le condizioni per una eventuale rinuncia d’ufficio alla realizzazione in
applicazione analogica degli art. 92 cpv. 2 e 127 LEF (cfr. Bettschart, Commentaire
romand de la LP, Basilea/Gine­vra/Monaco 2005, n. 6 ad art. 127);

 

                                         che il
principio dell’offerta sufficiente stabilito all’art. 126 LEF trova ad
applicarsi, in conformità con il suo testo, solo ai beni gravati da pegno;

 

                                         che non
si vede come l’asta di oggetti d’arte possa limitare la libertà economica della
ricorrente, attiva nel campo della consulenza legale;

 

                                         che
l’art. 27 Cost. garantisce infatti la libera scelta della professione, il
libero accesso a un’attività economica e il suo libero esercizio, ma non il
diritto di esercitarla senza pagare le imposte e altri debiti;

 

                                         che quand’anche
la pubblicazione dell’asta dovesse comportare conseguenze indirette e fattuali
negative sull’attività economica della ricorrente, ciò non costituisce ancora
una violazione della sua libertà economica e comunque tale pregiudizio troverebbe
la sua giustificazione in una legge formale – la LEF –, che permette appunto
l’espropriazione dei beni del debitore a favore dei propri creditori (ad
eccezione degli strumenti di lavoro indispensabili al’esercizio di un’attività
lucrativa redditizia ai sensi dell’art. 92 cpv. 1 n. 3 LEF);

 

                                         che il
ricorso va pertanto respinto, e ciò, in virtù dell'art. 9 cpv. 2 LPR, senza
ulteriori atti istruttori né notifica ai creditori (cfr.
Cometta, Commentario alla LPR,
CFPG n. 3, Lugano 1998, n. 2.2.2.1 ad art. 9);

 

                                         che di
conseguenza diventa priva di oggetto la domanda di concessione dell’effetto sospensivo;

 

                                         che non
si preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 61 cpv. 2
lett. a, e 62 cpv. 2 OTLEF).

 

 

Richiamati
gli art. 17, 20a, 88, 116, 125, 126 LEF; 27 Cost., 9 LPR, 61, 62 OTLEF;

 

pronuncia:                     

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano spese, né si assegnano indennità.

                                   3.   Intimazione
a RI 1, __________.

                                                                            

                                          Comunicazione
all’CO 1.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                                                Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contro la presente
decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 10 (dieci) giorni dalla notificazione,
rispettivamente entro 5 (cinque) giorni dalla notificazione nel caso in
cui la decisione impugnata è stata pronunciata nell’ambito di un’esecuzione
cambiaria.