# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b8962df0-aa85-5b67-9c49-3f21822afae2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-11-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.11.2015 11.2015.90
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2015-90_2015-11-11.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2015.90

  	
  Lugano,

  11 novembre 2015/jh

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati

  

 

 

sedente
per statuire nella causa SO.2012.3382 (protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con istanza del 3 agosto 2012 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (ora
  patrocinata dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (ora
  patrocinato dall'avv. PA 2),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 19 ottobre 2015 presentato da AP 1 contro il decreto cautelare emesso dal
Pretore il 6 ottobre 2015;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AO 1 (1963), cittadino italiano,
e AP 1 (1975), cittadina romena, si sono sposati a __________ (Varese) il 25
settembre 2010. A quel momento essi avevano già un figlio, P__________, nato a __________
il 25 settembre 2009. Nel marzo del 2011 i coniugi si sono stabiliti a __________
e il 3 agosto 2012 AP 1 ha postulato dinanzi al Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 6, misure a protezione dell'unione coniugale. Alla prima
udienza del 3 settembre 2012 le parti si sono accordate sull'affidamento cautelare
di P__________ alla madre, sul diritto di visita del padre e sul contributo alimentare
che questi avrebbe versato per il figlio. A una successiva udienza del 19 novembre
2012 il Pretore ha nominato a P__________ un curatore educativo, che con
decisione del 25 febbraio 2013 la Commissione tutoria regionale 6 ha designato
nella persona di __________ B__________. In esito a un'udienza del 23 aprile
2013 i coniugi si sono poi intesi nel senso che il figlio rimanesse
cautelarmente affidato alla madre. Essi hanno definito inoltre un calendario
preciso in conformità del quale il padre avrebbe esercitato il diritto di visita.

 

                            B.  Su richiesta del Pretore,
l'Ufficio cantonale dell'aiuto e della protezione, Settore famiglie e
minorenni, ha consegnato l'11 novembre 2013 un'indagine socio-ambientale sulla
situazione del figlio, proponendo una serie di provvedimenti che con decreto
cautelare del 6 dicembre 2013 il Pretore ha omologato e dichiarato
immediatamente esecutivi. In seguito, mediante decisione del 13 maggio 2014,
l'Autorità regionale di protezione 6 (già Commissione tutoria regionale) ha
sostituito il curatore educativo, nominando __________ C__________ in
sostituzione di __________ B__________. Il 14 maggio 2014 si è tenuta davanti
al Pretore una nuova udienza, nel corso della quale i coniugi si sono impegnati
ad applicare “alla lettera” le istruzioni del curatore e quelle dell'Ufficio
dell'aiuto e della protezione, accordandosi sul fatto che P__________ sarebbe
rimasto “con la madre in settimana e con il padre durante il week-end”, AO 1
impegnandosi a prendere il figlio il venerdì all'asilo e a riportarlo all'asilo
il lunedì mattina. Il Pretore ha omologato l'accordo seduta stante.

 

                            C.  Con “ordinanza” del 14
luglio 2015 il Pretore ha proposto ai coniugi di regolare l'assetto del figlio
a conclusione delle misure protettrici dell'unione coniugale confermando
l'affidamento di P__________ alla madre, disponendo che il ragazzo rimanesse
con quest'ultima “in settimana” e fosse preso in consegna dal padre il venerdì sera
fino al lunedì mattina, disciplinando il diritto di visita del convenuto
durante le vacanze estive, mantenendo la curatela educativa, invitando
l'Ufficio dell'aiuto e della protezione a continuare la vigilanza e ponendo a
carico di AO 1 un contributo alimentare per il figlio di fr. 500.– mensili (assegni
familiari non compresi), la madre assumendo da parte sua il premio della cassa
malati. AP 1 ha dichiarato il 29 luglio 2015 di accettare la proposta. AO 1 ha
comunicato invece il 19 agosto 2015 di respingerla, rivendicando egli medesimo la
custodia di P__________, prospettando alla moglie un diritto di visita identico
al suo e chiedendo per il figlio un contributo alimentare di fr. 1500.–
mensili (assegni familiari non compresi).

 

                            D.  Il 22 settembre 2015 ha
avuto luogo un incontro del Pretore con il curatore educativo e il responsabile
dell'Ufficio dell'aiuto e della protezione, incontro dal quale è scaturita – fra
l'altro – “l'opportunità di inserire i seguenti cambiamenti”:

                                  1.  P__________
è domiciliato presso il padre.

                                         2.  Pi__________
sta con il padre tutte le settimane, dal lunedì sera, dopo la scuola, fino al
giovedì mattina.

                                         3.  P__________
sta con la madre dal giovedì a mezzogiorno fino al sabato mattina (se la madre
lavora), rispettivamente fino al lunedì mattina (se la madre non lavora).

                                  Le parti
non sono state convocate all'incontro e nemmeno hanno ricevuto il “verbale
interno”.

 

                            E.  Statuendo in via cautelare
il 6 ottobre 2015, il Pretore ha decretato, fra l'altro, quanto segue:

                                  1.  Con
effetto immediato P__________ è domiciliato presso il padre.

                                         2.  Con
effetto immediato P__________ sta con il padre tutte le settimane, dal
lunedì sera, dopo la scuola, fino al giovedì mattina. P__________ sta con la
madre dal giovedì a mezzogiorno fino al sabato mattina (se la madre lavora),
rispettivamente fino al lunedì mattina (se la madre non lavora).

                                  Il
decreto cautelare è stato emanato senza spese.

 

                             F.  Contro la decisione appena
citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 19 ottobre 2015 per
ottenere che il decreto in questione sia annullato e sia “ripristinata la situazione
fissata con l'ordinanza 14 luglio 2015”. L'appello non è stato comunicato a AO
1 per osservazioni.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Le “decisioni di prima istanza
in materia di provvedimenti cautelari” sono appellabili, fermo restando che, qualora
si tratti di controversie patrimoniali, l'appello è ammissibile unicamente ove il
valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata
fosse di almeno 10 000 franchi (art. 308 cpv.
1 lett. b combinato con il cpv. 2 CPC). Se la controversia patrimoniale non
raggiunge tale valore, la decisione di primo grado in materia di provvedimenti
cautelari è suscettiva solo di reclamo (art. 319 lett. a CPC). Tanto nell'uno
quanto nell'altro caso, in ogni modo, la decisione dev'essere stata presa dal
giudice dopo avere dato modo alla controparte di esprimersi. Decreti “superprovvisionali”
non possono essere oggetto di appello né di reclamo (FF 2006 pag. 6729 in
alto). Ciò vale non solo quando il giudice accolga un'istanza supercautelare,
ma anche quando la respinga (DTF 137 III 419 consid. 1.3 con numerosi
richiami). Tanto nell'uno quanto nell'altro caso, infatti, egli deve ancora
sentire la parte convenuta (art. 265 cpv. 2 CPC).

 

                             2.  Nella fattispecie il
Pretore ha proposto alle parti con “ordinanza” del 14 luglio 2015 – come detto
(lett. C) – di regolare l'assetto di P__________ a conclusione delle misure
protettrici dell'unione coniugale confermando l'affidamento del figlio alla
madre e disponendo che questi rimanesse con lei “in settimana”, mentre il padre
lo avrebbe preso in consegna il venerdì sera all'asilo e lo avrebbe riportato
all'asilo il lunedì mattina. Accettata da AP 1, la proposta è stata respinta il
19 agosto 2015 da AO 1. È pertanto decaduta. Dopo di allora i coniugi non hanno
più compiuto atti processuali né hanno più partecipato a udienze. Essi non sono
stati convocati, in particolare, né all'incontro del Pretore con il curatore
educativo e il responsabile dell'Ufficio del­l'aiuto e della protezione né
hanno ricevuto il relativo “verbale interno” del 22 settembre 2015 o hanno
avuto notizia di tale protocollo. I provvedimenti di cui al decreto cautelare
impugnato (domicilio del figlio presso il padre, autorizzazione di quest'ultimo
a tenere il figlio con sé fino al giovedì mattina, lasciandolo alla madre solo
dal giovedì al lunedì successivo o dal giovedì al sabato, quando essa ha i
turni di lavoro) si devono a un'iniziativa del Pretore, sia pure d'intesa con
il curatore educativo e il responsabile dell'Ufficio del­l'aiuto e della
protezione. Sta di fatto ch'esse non sono state oggetto di alcun contraddittorio.

 

                             3.  Nelle circostanze descritte
il decreto cautelare appellato non può ritenersi emesso dopo avere dato modo
alle parti di esprimersi. Si tratta dunque di decreto “superprovvisionale” nel
senso del­l'art. 265 CPC. Per di più, esso è privo di motivazione. Certo, nel
medesimo il Pretore rileva che “la situazione della famiglia” è preoccupante,
che provvedimenti cautelari si impongono a tutela del figlio, che il contributo
alimentare a carico del padre va annullato perché ormai ogni genitore dovrà
garantire il mantenimento del figlio “nel tempo con lui”, ma non indica nemmeno
sommariamente in che consistano simili preoccupazioni, perché il bene del
minorenne sarebbe concretamente a rischio e quali riflessioni giustifichino concretamente
le misure prese (anziché altre). Questa Camera non sarebbe pertanto in grado,
comunque sia, di sindacare la fondatezza della decisione. Quanto al “verbale interno”
del 22 set­tembre 2015 in cui figurano le conclusioni cui sono giunti il
Pretore, il curatore educativo e il responsabile del­l'Ufficio del­l'aiuto e
della protezione, esso non è stato comunicato alle parti. L'appellante non
essendo stata sentita in proposito, il documento non può essere considerato ai
fini del giudizio.

 

                             4.  Ne segue che l'indicazione
dei rimedi giuridici in calce al decreto cautelare impugnato, secondo cui alle
parti era dato appello entro 10 giorni, risulta erronea. In luogo di ciò, il Pretore
avrebbe dovuto conferire senza indugio alle parti il diritto di esprimersi (oralmente o per scritto) e in seguito statuire a
norma dell'art. 265 cpv. 2 CPC. È quanto egli dovrà ancora fare. Il
decreto cautelare emanato “previo contraddittorio” sarà poi regolarmente impugna­bile.
Introdotto contro una decisione non suscettiva di ricorso, nella fattispecie il
rimedio giuridico di AP 1 va così dichiarato irricevibile.

 

                             5.  Le spese della decisione
odierna seguirebbero la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Non si deve
trascurare tuttavia che l'appellante è stata indotta a ricorrere da
un'indicazione fallace dei rimedi giuridici. È vero che in presenza di un avvocato
un'erronea indicazione delle vie di ricorso
non comporta di regola alcun pregiudizio
(D. Staehelin in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuen­berger, Kommentar zur Schweizerischen ZPO, 2ª
edizione, n. 28 ad art. 238 con
richiamo), sempre che il legale possa accorgersi dello sbaglio con una rapida
consultazione dei testi di legge (cfr. DTF 135 III 494 consid. 4.4; da
ultimo: sentenza del Tribunale federale 5A_878/2014 del 17 giugno 2015 consid.
3, in: RSPC 2015 pag. 437). Nel caso specifico tuttavia la situazione era equivoca,
il Pretore avendo adottato un decreto “nelle more” (recte: nelle more
istruttorie), salvo non avere ancora iniziato alcuna istruttoria sulla modifica
dell'assetto cautelare riguardante il figlio. Nel dubbio, il legale non poteva
quindi essere certo che il decreto fosse “superprovvisionale”. Ciò giustifica
di non prelevare spese. Non si pone per altro problema di ripetibili, l'appello
non essendo stato comunicato a AO 1 per osservazioni.

 

                             6.  La richiesta di gratuito
patrocinio avanzata dall'appellante merita accoglimento, seppure in via eccezionale,
per le ragioni che precedono. Circa l'indennità che spetta al patrocinatore
d'ufficio, incombeva all'avvocato esibire una nota professionale. In mancan­za
di ciò, si procede per apprezzamento (sentenza del Tribunale federale
2C_421/2011 del 9 gennaio 2012, consid. 9.3; cfr. anche DTF 141 I 73 in fondo).
Ora, l'appello presentato da AP 1 consiste in di 9 pagine di cronistoria e di
considerazioni generali, la motivazione specifica esaurendosi in venti righe a
pag. 10. Un avvocato ragionevolmente sollecito non avrebbe verosimilmente profuso
nell'assolvimento di un simile mandato più di quattro ore di lavoro (retribuite
fr. 180.– l'una: art. 4 cpv. 1 del regolamento sulla tariffa per i
casi di patrocinio d'ufficio e di assistenza giudiziaria: RL 3.1.1.7.1), cui si
può aggiungere una mezz'ora per le prestazioni accessorie (telefonate, comunicazioni),
le spese (10%) e l'IVA (8%). In ultima analisi si giustifica pertanto di fissare
l'indennità di patrocinio, nel caso specifico, in fr. 1000.– complessivi.

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  L'appello è irricevibile.

 

                             2.  Non si riscuotono spese.

 

                             3.  AP 1 è ammessa al beneficio del
gratuito patrocinio da parte dell'avv.. Lo Stato del Cantone Ticino verserà per
lei al patrocinatore d'ufficio un'indennità di fr. 1000.–.

 

                             4.  Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv.;

  –
  avv.;

  – Stato del Cantone Ticino, Ufficio
  dell'incasso e delle pene alternative, Torricella (in estratto, dispositivo
  n. 3).

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).