# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3abb764c-a1ec-5a00-9150-4e380b7c809c
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-16
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 16.03.2010 S 2010 6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2010-6_2010-03-16.pdf

## Full Text

S 10 6

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 16 marzo 2010

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni complementari

1. Dopo una lunga procedura giudiziaria, con decisione 5 dicembre 2008, …, 

nato nel 1959, veniva posto al beneficio di un quarto di rendita d’invalidità dal 

1. novembre 2004 al 29 febbraio 2008. Per il periodo successivo, l’assicurato 

veniva ritenuto invalido solo in ragione del 23% per cui la rendita veniva 

soppressa. Nell’ambito del tempestivo ricorso interposto contro il rifiuto di una 

rendita d’invalidità dal 1. marzo 2008 sono attualmente in corso ulteriori 

accertamenti e il conseguente grado d’invalidità non è ancora stato 

definitivamente stabilito. 

2. Per il periodo per il quale era stato posto al beneficio di un quarto di rendita 

d’invalidità, l’assicurato faceva richiesta di prestazioni complementari. Con 

decisione 9 ottobre 2009, l’Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei 

Grigioni, Cassa di compensazione AVS (qui di seguito semplicemente cassa 

di compensazione), respingeva la richiesta adducendo l’eccedenza delle 

entrate in seguito al computo di un reddito ipotetico per persona solo 

parzialmente invalida. Il reclamo interposto contro la decisione di rifiuto veniva 

respinto il 23 novembre 2009. 

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 11 

gennaio 2010, … chiedeva l’annullamento del provvedimento impugnato e un 

calcolo del diritto alla prestazione complementare comprendente unicamente 

il reddito effettivamente conseguito dalla moglie l’anno precedente la nascita 

del diritto ed esente da un qualsivoglia reddito ipotetico per persona 

parzialmente invalida. Nelle spese andrebbero poi computati anche i costi di 

riscaldamento assuntisi dal locatario in ragione dell’importo forfetario di fr. 

840.-- all’anno. Ispirandosi alla legislazione vigente per le prestazioni 

complementari correnti - che considera computabile un reddito ipotetico al più 

presto sei mesi dopo aver notificato tale cambiamento al beneficiario affinché 

abbia il tempo di prendere i necessari provvedimenti - il ricorrente chiede di 

poter beneficiare dello stesso trattamento, ovvero che il computo di un reddito 

ipotetico possa essergli imposto solo per il futuro dopo sei mesi di 

avvertimento e non con effetto retroattivo, non avendo all’epoca della 

decisione sul diritto a prestazioni complementari più alcuna possibilità di 

prendere dei provvedimenti, trattandosi di prestazioni per un periodo 

retroattivo. L’istante reputa poi di essere riuscito comunque a dimostrare di 

non aver potuto mettere a buon frutto la propria residua capacità lucrativa, 

essendo stato dichiarato inabile al lavoro dai medici e non collocabile da parte 

degli addetti all’assicurazione contro la disoccupazione. Essendo poi le spese 

di riscaldamento escluse dal contratto di locazione ed a carico del locatario, 

andrebbe computato un importo forfetario per dette spese di fr. 840.--.

4. Nella propria presa di posizione la cassa di compensazione riteneva del tutto 

giustificato il computo di un reddito ipotetico, sussistendo in base alle 

conclusioni dell’assicurazione per l’invalidità una residua abilità lucrativa che 

l’interessato avrebbe potuto sfruttare. Giusta la prassi del Tribunale federale, 

la mancanza di idoneità al collocamento giusta le disposizioni in materia di 

disoccupazione non escluderebbe il computo di un reddito ipotetico. 

L’analogica applicazione di un periodo di attesa di sei mesi non troverebbe 

alcuna giustificazione, essendo la situazione del ricorrente diversa da quella 

di coloro che già beneficiano di una prestazione corrente. 

5. Replicando il ricorrente si riconfermava nelle proprie precedenti allegazioni, 

mentre la cassa di compensazione rinunciava a una dettagliata duplica, 

rinviando alle conclusioni proposte precedentemente. 

Considerando in diritto:

1. Oggetto del contendere è il calcolo effettuato dalla Cassa di compensazione 

per stabilire il diritto alla prestazione complementare del ricorrente. 

2. In virtù di quanto previsto all’art. 9 cpv. 5 lett. c della legge federale sulle 

prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e 

l’invalidità (LPC), il Consiglio federale disciplina il conteggio dei proventi da 

attività lucrativa che si può ragionevolmente pretendere da persone 

parzialmente invalide. Fondandosi su tale delega, l’art. 14a dell’ordinanza 

sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti 

e l’invalidità (OPC-AVS/AI), stabilisce che agli invalidi si computi in linea di 

massima come reddito dell’attività lucrativa qualsiasi importo effettivamente 

conseguito durante il periodo determinante (cpv. 1). Per gli invalidi di età 

inferiore a 60 anni, il reddito dell’attività lucrativa computato corrisponde 

almeno all’ammontare massimo destinato alla copertura dei bisogni vitali delle 

persone sole secondo l’art. 10 cpv. 1 lett. a no. 1 LPC, aumentato di un terzo, 

per un grado d’invalidità fra il 40 e meno del 50 per cento (cpv. 2 lett. a). 

Questa disposizione è stata considerata conforme alla legge (DTF 117 V 156 

cons. 2c, 115 V 93 cons. 3 e DAS 2007 PC no. 5 cons. 2). I redditi ipotetici di 

cui all’art. 14a cpv. 2 OPC-AVS/AI costituiscono delle presunzioni legali 

secondo le quali la persona parzialmente invalida può di regola conseguire gli 

importi limite fissati. La presunzione può essere inficiata se si prova che motivi 

oggettivi e soggettivi (quali ad esempio la formazione insufficiente o il difetto 

di conoscenze linguistiche) impediscono o rendono difficile la realizzazione di 

un reddito (DTF 131 II 662 cons. 5.2, 117 V 156 cons. 2c e riferimenti, 117 V 

202 nonché sentenza del 25 febbraio 2009 8C_140/2008 cons. 8.2.1). In ogni 

caso, la riduzione di una prestazione complementare in corso in seguito al 

computo di un reddito minimo giusta gli art. 14a cpv. 2, non può essere 

effettuata prima dello scadere di un termine di sei mesi a decorrere dalla 

notifica della decisione relativa (art. 25 cpv. 4 OPC-AVS/AI). 

3. Per il ricorrente, in applicazione di quest’ultimo disposto, il reddito ipotetico 

non avrebbe comunque potuto essere preso in considerazione con effetto 

retroattivo, essendo per l’istante impossibile ovviare ora a quanto ritenuto 

determinante per il passato. Il termine di sei mesi di cui all’art. 25 cpv. 4 OPC-

AVS/AI vorrebbe però propriamente permettere agli interessati di prendere le 

necessarie misure prima della presa di una decisione a loro sfavorevole. La 

tesi di ricorso non merita protezione. Il termine semestrale di cui all’art. 25 cpv. 

4 OPC-AVS/AI si riferisce alle prestazioni in corso ed è una disposizione a 

garanzia dei diritti acquisiti, nel senso che una prestazione finora riconosciuta 

non può, senza preavviso, essere improvvisamente soppressa a seguito del 

computo di un reddito ipotetico. La situazione dell’istante non è però 

paragonabile a quella di coloro che già godono di una prestazione 

complementare, ma semmai va equiparata alla situazione nella quale si 

trovano tutti gli assicurati che richiedono per la prima volta la prestazione 

complementare e che in qualità di invalidi parziali si vedono computare un 

reddito minimo sul quale non hanno avuto la possibilità di previamente 

determinarsi. A questi assicurati resta solo la possibilità di cercarsi 

un’occupazione nel limite della loro abilità lucrativa - come vuole del resto il 

principio della limitazione del danno (DTF 130 V 99 cons. 3.2) - elemento che 

in termini di diritto alla prestazione è comunque irrilevante, essendo nel 

calcolo già stato considerato un reddito ipotetico minimo sotto il quale non è 

dato scendere. 

4. a) Il ricorrente ritiene comunque di essere riuscito a dimostrare che motivi 

oggettivi e soggettivi gli impedirebbero la realizzazione di un qualsiasi reddito. 

Anche questa argomentazione non può essere condivisa. Nel 2004 l’istante, 

nato nel 1959, aveva 45 anni e risultava lavorare nel nostro paese già almeno 

da 20 anni. Attualmente risiede nel nostro Cantone con moglie e figlia e vive 

del provento dell’attività lavorativa della moglie, impiegata presso la locale 

casa anziani e, in parte, presso il comune. Nel ricorso non vengono addotti 

problemi di soggiorno o l’impossibilità di svolgere determinati lavori per 

insufficiente conoscenza della lingua, anche se l’assicurato non padroneggia 

perfettamente l’italiano. Anche la lunga assenza dal mondo del lavoro è 

essenzialmente imputabile alla convinzione dell’istante di essere inabile in 

una misura decisamente superiore a quanto in seguito accertato dagli organi 

dell’assicurazione per l’invalidità nell’ambito di attività confacenti al suo stato 

di salute e non alle difficoltà di trovare un altro posto di lavoro. Anche il fatto 

che egli avesse in precedenza svolto solo lavori manuali non modifica le sorti 

del giudizio, in quanto già nel 2004 erano state segnalate all’istante tutta una 

serie di attività ancora oggettivamente esercitabili sia per quanto riguardava 

la formazione che gli aspetti linguistici (vedi STA S 04 161 dell’11 gennaio 

2005). 

b) Per l’assicurato, il rifiuto deciso sarebbe poi ingiustificato, poiché solo dopo la 

decisione di rendita del 5 dicembre 2008, avrebbe saputo di essere 

considerato solo parzialmente (e non completamente) invalido. Anche questa 

motivazione non giova alla causa dell’istante. E’ vero che la decisione 

riguardante il definitivo diritto ad un quarto di rendita d’invalidità per il periodo 

dal 2004 al 2008 veniva intimata all’assicurato solo nel dicembre del 2008, 

dopo una lunga vicenda giudiziaria. Come il Tribunale federale ha però già 

confermato, contravverrebbe al principio dell’obbligo della riduzione del 

danno, principio ancorato nel diritto delle assicurazioni sociali (DTF 123 V 233 

cons. 3c, 117 V 278 cons. 2b, 400 e riferimenti) e giusta il quale ogni 

assicurato deve fare quanto da lui ritenuto esigibile per ovviare o attenuare 

per quanto possibile le conseguenze dell’invalidità, se l’assicurato a seguito 

del procedimento giudiziario ancora in corso potesse appellarsi all’art. 14a 

OPC-AVS/AI per non mettere a buon frutto la residua abilità lucrativa stabilita 

dagli organi dell’assicurazione per l’invalidità (DAS 2007 PC no. 5). In 

precedenza poi l’istante aveva interposto ricorso contro la decisione di rifiuto 

di prestazioni di rendita del 14 agosto 2003, essendo stato allora reputato 

abile in misura completa in attività leggere. Anche se tale provvedimento 

veniva il 26 febbraio 2007 annullato dal Tribunale federale, l’assicurato non 

può pretendere di aver sempre confidato sull’assenza di una qualsiasi abilità 

lucrativa residua, ma come l’esito della controversia ha poi dimostrato egli 

doveva necessariamente sapere che era ritenuto ancora in larga misura abile 

in attività confacenti. La conferma di una sensibile residua abilità in attività 

confacenti era pertanto nota all’assicurato almeno già dal 14 agosto del 2003, 

ovvero da prima dell’insorgere del diritto a prestazioni complementari nel 

2004. 

c) Il ricorrente ritiene censurabile che gli venga computato un reddito per 

invalidità parziale, quando tra il 2004 e il 2008 era stato dichiarato inabile al 

lavoro e pertanto ritenuto non idoneo al collocamento da parte 

dell’assicurazione contro la disoccupazione. In principio, nella valutazione del 

grado d’impedimento e quindi per stabilire l’entità della residua abilità lucrativa 

la cassa di compensazione è tenuta a fondarsi sui dati accertati dagli organi 

dell’assicurazione per l’invalidità (DTF 117 V 205 cons. 2b e cons. 2c non 

pubblicato della DTF 127 V 248; decisioni del 25 febbraio 2009 8C_140/2008, 

del 9 ottobre 2007 P 35/06 e del 2 maggio 2007 P 3/07). Come giustamente 

addotto anche dalla cassa di compensazione, le decisioni in merito 

all’inidoneità al collocamento non sono state dal Tribunale federale ritenute 

vincolanti per la cassa di compensazione (DTF 109 V 29, sentenze del 9 

ottobre 2007 P 35/06, del 3 marzo 2004 P 55/03 e del 17 agosto 2005 P 

40/04). Basti poi al proposito ricordare che il curante dott. med. …, accertava 

nei confronti degli organi dell’assicurazione per l’invalidità il 23 febbraio 2003 

di ritenere il paziente inabile al lavoro completamente nella precedente attività 

di manovale, ma considerava non vi fossero controindicazioni né in termini di 

rendimento né per l’orario di lavoro per attività confacenti come autista di 

funicolare o custode fattorino (vedi STA S 04 161 dell’11 gennaio 2005 pag. 

6). Ne consegue che dalla decisione d’inidoneità al collocamento del 4 giugno 

2004 l’istante non può dedurre diritti a proprio favore. Per questo Giudice, 

l’istante non è in tali condizioni riuscito ad inficiare la presunzione stando alla 

quale il conseguimento di un reddito per invalidità parziale entro i limiti ritenuti 

era del tutto esigibile. Per questo il computo del reddito ipotetico operato 

merita piena conferma.   

5. Poiché viene in questa sede confermato il computo di un reddito ipotetico, la 

questione del computo del valore forfetario per le spese di riscaldamento non 

si pone neppure, non essendo una simile presa in considerazione idonea ad 

accordare all’istante il diritto alla prestazione. Infine, l’istante chiede una 

verifica del computo dei redditi di sua moglie non essendo possibile 

controllare che nel calcolo siano stati presi in considerazione i redditi dell’anno 

precedente la richiesta. In principio, il calcolo della prestazione corrente, 

avviene in base al reddito conseguito l’anno civile precedente la richiesta, non 

essendo possibile stabilire a priori a quanto potrà ammontare il reddito per 

l’anno corrente. Se invece il calcolo riguarda una prestazione retroattiva, 

avendo l’autorità convenuta a disposizione i fattori fiscali, il calcolo del reddito 

va effettuato in base ai dati effettivi in applicazione non del primo, ma del 

secondo capoverso dell’art. 23 OPC-AVS/AI. Per questo, nell’evenienza, il 

diritto alla prestazione riferita all’anno 2004 è stato stabilito in base al reddito 

effettivamente conseguito dalla moglie in detto anno e si è a ragione operato 

in base allo stesso principio anche per gli anni successivi.

6. In conclusione, il computo del reddito ipotetico operato merita conferma e il 

ricorso deve essere respinto. Giusta l’art. 61 LPGA la procedura è gratuita 

(lett. a) e la cassa di compensazione convenuta non ha diritto al rimborso delle 

ripetibili (lett. f e contrario).

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.