# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dfb08e51-e2da-5c12-be98-b46b19fdcce1
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.05.2021 D-2252/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2252-2021_2021-05-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2252/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Susanne Genner;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), 

Ucraina,   

rappresentato dal signor Rosario Mastrosimone,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 4 maggio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2252/2021 

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Fatti: 

A.  

L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 

(…) aprile 2021 (cfr. atto SEM n. […]-3/2), dopo essere stato fermato dalle 

guardie di confine elvetiche (cfr. atti SEM n. 13/2 e n. 14/15). 

B.  

Dai riscontri nella banca dati europea «EURODAC», risulta che il richie-

dente aveva già depositato delle domande d’asilo pregresse rispettiva-

mente: in E._______ il (…), nei F._______ il (…), in G._______ il (…) ed in 

Germania il (…) (cfr. atti SEM n. 9/2, n. 10/1 e n. 13/2). 

C.  

In data (…) aprile 2021, l’interessato è stato sentito nel corso di un verbale 

di rilevamento dei suoi dati personali (cfr. atto SEM n. 12/7), allorché il 

(…) aprile 2021 si è svolto con il medesimo il colloquio personale Dublino 

(cfr. atto SEM n. 18/3). 

D.  

D.a L’autorità svizzera preposta, il (…), ha richiesto all’omologa autorità te-

desca la ripresa in carico del richiedente l’asilo ai sensi dell’art. 18 par. 1 

lett. d del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III) (cfr. atti SEM n. 20/5, n. 21/1 e n. 22/1). 

D.b La Germania ha respinto la suddetta richiesta il (…) (cfr. atto SEM 

n. 26/2). 

D.c Con domanda datata (…), l’autorità elvetica competente, ha richiesto 

all’omologa autorità tedesca, il riesame ex art. 5 par. 2 del regolamento 

(CE) n. 1560/2003 della Commissione delle comunità europee del 2 set-

tembre 2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) 

n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determi-

nazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese 

terzo ([GU] L 222/3 del 05.09.2003; modificato parzialmente dal regola-

mento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Commissione del  

30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]; di seguito: Regolamento CE), 

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del loro rifiuto; sollecitando nuovamente quest’ultima a riprendere in carico 

l’interessato (cfr. atti SEM n. 27/2, n. 28/1 e n. 29/1). 

D.d Il (…), l’autorità tedesca ha accettato la ripresa in carico del medesimo 

(cfr. atto SEM n. 31/3). 

E.  

Per il tramite della decisione del 4 maggio 2021, notificata il giorno se-

guente (cfr. atto SEM n. 45/1), la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del richiedente ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

(RS 142.31) ed ha pronunciato il suo allontanamento (recte: il trasferi-

mento) verso la Germania, nonché l’esecuzione della predetta misura, di-

sponendo inoltre che un eventuale ricorso contro la decisione non abbia 

effetto sospensivo. 

F.  

Con ricorso datato 12 maggio 2021 (cfr. risultanze processuali), l’insor-

gente ha avversato il succitato provvedimento dell’autorità inferiore dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo, 

a titolo supercautelare, alla sospensione dell’esecuzione del trasferimento; 

e nel merito a titolo principale all’annullamento della decisione impugnata 

ed al rinvio degli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria. Altresì, 

ha presentato un’istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo.  

G.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una decisione in 

materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il ricorso è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e 

art. 52 cpv. 1 PA. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

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2.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 

lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a 

cpv. 2 LAsi). 

3.  

Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti. 

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Inoltre il Tribunale, adito con un ricorso contro 

una decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 con-

sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

5.  

In sede ricorsuale, l’insorgente ritiene che la SEM abbia accertato in modo 

incompleto ed inesatto i fatti giuridicamente rilevanti per l’esame della sua 

domanda d’asilo. Difatti l’autorità resistente non parrebbe aver svolto un 

accertamento esaustivo né in relazione al ritorno in Ucraina del richiedente 

l’asilo, come neppure in rapporto al “permesso” rilasciato al ricorrente dai 

F._______ – il quale sarebbe tuttavia stato centrale per la richiesta di rie-

same da parte della Svizzera alla Germania. Da ultimo, anche rispetto 

all’esame delle allegazioni del ricorrente circa i maltrattamenti che egli 

avrebbe subito in Germania, l’istruzione del caso di specie apparirebbe in-

completa. Così facendo, l’autorità inferiore avrebbe violato di convesso il 

diritto di essere sentito dell’insorgente, il suo obbligo di motivazione ed il 

principio inquisitorio. 

5.1 Nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio inquisi-

torio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’ac-

certamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi 

in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i fatti, l’auto-

rità si serve, se necessario, di documenti, di informazioni delle parti, di in-

formazioni e testimonianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12 

lett. a-e PA). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti quando la 

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decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro, v’è 

un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le 

circostanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 

e relativi riferimenti; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und 

Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369 seg.). 

5.2 Dal canto suo l’obbligo di motivazione di una decisione, discende dal 

diritto di essere sentito e dalla garanzia di un processo equo (art. 29 cpv. 2 

Cost. e art. 6 CEDU) e costituisce un presupposto essenziale per la verifica 

della fondatezza della decisione sia per le parti che per l’autorità di ricorso. 

Per adempiere a tali esigenze, è sufficiente che l’autorità menzioni, almeno 

brevemente, le proprie riflessioni sugli elementi di fatto e di diritto essen-

ziali; ovvero l’autorità è tenuta a riportare i motivi che l’hanno guidata e sui 

quali essa ha fondato il suo ragionamento, di modo che l’interessato possa 

rendersi conto della portata della stessa ed impugnarla in piena cono-

scenza di causa (cfr. DTF 142 II 154 consid. 4.2 e DTF 142 I 135  

consid. 2.1). L’autorità non deve invece pronunciarsi su tutti i motivi delle 

parti, ma può, al contrario, limitarsi alle questioni decisive (cfr. 

DTF 142 II 154 consid. 4.2). In altri termini, l’essenziale è che la decisione 

indichi chiaramente i fatti stabiliti e le deduzioni giuridiche tratte dalla fatti-

specie determinata (cfr. DTF 141 V 557 consid. 3.2.1). La motivazione può 

inoltre essere implicita e risultare dai diversi considerandi della decisione 

(cfr. DTF 141 V 557 consid. 3.2.1 con referenze citate; sentenza del 

TF 2C_341/2016 del 3 ottobre 2016 consid. 3.1.).  

5.3 Nel caso in parola, gli accertamenti effettuati dalla SEM hanno rivelato, 

dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», 

che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in Germania il  

(…) (cfr. atti SEM n. 9/2, n. 10/1 e n. 13/2); evenienza che è pure stata 

confermata dall’interessato durante il colloquio Dublino, aggiungendo di 

aver ricevuto una risposta negativa da parte della Germania alla sua do-

manda d’asilo (cfr. atto SEM n. 18/3). Sulla base di tali circostanze, l’auto-

rità resistente ha presentato alle autorità tedesche competenti, nei termini 

fissati all’art. 23 par. 2 una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 

par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM n. 20/5). Dopo un primo 

rifiuto da parte della Germania (cfr. atto SEM n. 26/2), ed una richiesta di 

riesame svizzera (cfr. atti SEM n. 27/2, n. 28/1 e n. 29/1), l’autorità tedesca 

competente ha accettato la ripresa in carico del ricorrente in data (…) (cfr. 

atto SEM n. 31/3), nel pieno rispetto dei termini regolamentari. Di conse-

guenza la competenza della Germania risulta di principio essere data nella 

fattispecie. Contrariamente a quanto affermato nel suo gravame dall’insor-

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gente, sulla base dei succitati elementi, non occorreva che l’autorità infe-

riore intraprendesse ulteriori accertamenti per appurare se il ritorno in 

Ucraina per il periodo dal (…) al (…) sia stato reso credibile dall’insorgente. 

Egli, come si vedrà anche in seguito (cfr. infra consid. 6.6), non ha appor-

tato alcun elemento di qualsivoglia consistenza per provare i suoi asserti. 

La sola evenienza che egli abbia ricevuto un certificato d’identità per richie-

denti l’asilo da parte dei F._______ valido dal (…) al (…) (cfr. atto SEM 

n. 14/15), non fa cessare la competenza della Germania come verrà espli-

cato anche dappresso (cfr. infra consid. 6.6-6.7). Per il resto, a differenza 

di quanto sostenuto dall’insorgente nel suo gravame, lo stesso risulta es-

sere un documento che è contenuto agli atti all’inserto, ed è citato nel rap-

porto del (…) delle (…), le quali lo hanno regolarmente messo in sicurezza 

come disposto dall’art. 10 cpv. 2 LAsi (cfr. atto SEM n. 14/15). Inoltre, si 

tratta di un documento di cui il richiedente ne risulta essere perfettamente 

a conoscenza (cfr. atto SEM n. 12/7, p.to 4.07, pag. 5), avendo peraltro 

espressamente rinunciato con la relativa sottoscrizione allo stesso (cfr. atto 

SEM n. 14/15). Le sue allegazioni ricorsuali contrarie, tese ad avere delle 

informazioni circa la tipologia, la durata e la validità del medesimo, risultano 

quindi essere del tutto pretestuose. Peraltro, se il rappresentante legale 

dell’insorgente avesse voluto conoscerne la natura, avrebbe potuto age-

volmente presentare una domanda di consultazione in tal senso all’autorità 

inferiore, ciò che risulta essere totalmente assente, e questo anche in fase 

ricorsuale. Del resto tale documento non è stato posto a fondamento della 

domanda di riesame della Svizzera alla Germania, ma quale elemento in-

diziario supplementare a sostegno del fatto che l’insorgente non abbia la-

sciato l’Europa, come da egli invece asserito, alla volta dell’Ucraina. In tal 

senso, non occorreva che la SEM, che ha invece fatto menzione in modo 

chiaro e sufficientemente completo alla domanda di riesame ed all’accet-

tazione della Germania nella decisione avversata, come pure alla do-

manda di ammissione del (…) ed al rifiuto della predetta richiesta da parte 

tedesca (cfr. p.to I/4-7, pag. 2 della decisione impugnata), citasse pure il 

suddetto documento rilasciato dai F._______ all’insorgente. Su tale punto, 

le restanti censure del ricorrente appaiono in realtà contestare l’apprezza-

mento che l’autorità inferiore ha adempiuto per determinare la competenza 

per l’esame della sua domanda d’asilo. Prova ne è, che nel suo gravame, 

egli lamenta che conformemente all’art. 19 par. 1 Regolamento Dublino III, 

la responsabilità di tale esame ricadrebbe sui F._______, e non sulla Ger-

mania, visto il permesso rilasciato dalle autorità (…). Tali argomenti dell’in-

sorgente, devono quindi essere esaminati nel merito, e le sue censure for-

mali del resto infondate, come verrà considerato di seguito, respinte.  

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5.4 Da ultimo, a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente nel suo gra-

vame, l’autorità inferiore ha preso in conto e discusso nella sua decisione 

– seppure brevemente – i supposti maltrattamenti che l’insorgente avrebbe 

subito in Germania, in modo sufficientemente circostanziato e dettagliato 

(cfr. p.to II, pag. 5). Asseriti maltrattamenti sui quali l’interessato si era inol-

tre potuto esprimere diffusamente nel corso del suo colloquio Dublino (cfr. 

atto SEM n. 18/3). Il ricorrente ha peraltro potuto impugnare con piena co-

noscenza di causa il provvedimento avversato. La SEM ha quindi adem-

piuto al suo obbligo di motivazione così come predisposto dalla legisla-

zione e dalla giurisprudenza in materia (cfr. supra consid. 5.2), nonché non 

si ravvisa sul punto alcun accertamento inesatto o incompleto dei fatti giu-

ridicamente rilevanti per la causa ex art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi – e di con-

vesso quindi pure di una violazione del principio inquisitorio da parte 

dell’autorità inferiore – o ancora di qualsivoglia violazione del suo diritto di 

essere sentito. 

5.5 Alla luce di quanto sopra, le censure formali, destituite di ogni fonda-

mento, sono quindi da respingere. 

6.  

6.1 Ciò posto, occorre ora determinare se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione in virtù della quale la predetta 

autorità non entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può 

partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-

nazionale, l’esecuzione della procedura d’asilo e d’allontanamento. 

6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in 

questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

6.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). La procedura 

di determinazione dello Stato membro competente è avviata non appena 

una domanda di protezione internazionale è presentata per la prima volta 

in uno Stato membro (cfr. art. 20 par. 1 Regolamento Dublino III). Nel caso 

di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – come nella pre-

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sente disamina – di principio non viene effettuato un nuovo esame di de-

terminazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). 

6.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

6.5 Lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III). 

6.6 Nel caso in narrativa, in relazione alla censura mossa dall’insorgente 

nel gravame circa l’incompetenza della Germania nella trattazione della 

sua domanda d’asilo, oltre a quanto già sopra evidenziato (cfr. supra  

consid. 5.3), occorre rilevare che, secondo l’art. 19 par. 2 Regolamento 

Dublino III, gli obblighi di cui all’art. 18 par. 1 del medesimo Regolamento, 

vengono meno se lo Stato membro competente può stabilire, quando gli 

viene chiesto di prendere o riprendere in carico un richiedente o un’altra 

persona ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. c o d, che l’interessato si è allonta-

nato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, sempre che l’in-

teressato non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di validità rila-

sciato dallo Stato membro competente. In proposito, si rimarca dapprima 

come la SEM, nella sua richiesta di ripresa in carico dell’insorgente del (…) 

indirizzata alle autorità tedesche, le ha informate adeguatamente ed in ma-

niera completa e corretta riguardo sia le dichiarazioni rese dall’interessato 

in merito al suo supposto soggiorno in Ucraina, che circa le sue domande 

d’asilo – successive a quella presentata in Germania il (…) – in ordine: in 

G._______, nei F._______ e da ultimo in E._______ (cfr. atto SEM n. 20/5), 

fornendo tutte le precisioni utili del caso. Con la domanda di riesame, ha 

inoltre annessa anche la copia del permesso per richiedenti l’asilo, che l’in-

teressato avrebbe ricevuto dalle autorità (…) (cfr. atti SEM n. 27/2, n. 28/1 

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e n. 29/1). È pertanto in completa conoscenza di causa che la Germania 

ha da ultimo accettato la ripresa in carico della SEM entro i termini previsti, 

divenendo lo Stato membro competente, non prevalendosi dell’art. 19 Re-

golamento Dublino III. Peraltro, lo stesso insorgente, nel corso del colloquio 

Dublino, ha dichiarato che in G._______ e nei F._______ non desidere-

rebbe ritornare, in quanto tali Stati membri lo rinvierebbero in Germania 

(cfr. atto SEM n. 18/3), allegazioni che fanno ulteriormente propendere sul 

fatto che la Germania sia stata precedentemente questionata anche dai 

F._______ circa una ripresa in carico dell’interessato. Le mere asserzioni 

dell’insorgente, circa il suo supposto soggiorno in Ucraina dal (…) al (…), 

non sono supportate dal benché minimo elemento concreto e dettagliato, 

e non risultano pertanto atte a rimettere in discussione la competenza della 

Germania per la trattazione del suo caso. Il fatto poi che egli abbia 

espresso la sua volontà di rientrare nel Paese d’origine, sia iscrivendosi al 

programma di rientro volontario (cfr. atto SEM n. 16/1), che asserendolo 

nel corso del colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 18/3) ed in sede ricorsuale 

(cfr. p.to 4, pag. 5 del ricorso), non fa cessare in alcun modo il seguito della 

procedura da parte dell’autorità inferiore per stabilire la competenza per la 

trattazione della sua domanda d’asilo. Invero, il ricorrente non ha mai di-

chiarato di volere ritirare quest’ultima, anzi con la presentazione del ricorso 

ha al contrario espresso il suo interesse al proseguimento della procedura 

d’asilo, in particolare ad una trattazione differente della stessa, proprio in 

punto alla determinazione dello Stato membro competente. Quindi, pure 

tale circostanza, non risulta adeguata per mutare l’apprezzamento del Tri-

bunale circa la competenza della Germania nella trattazione del proseguo 

della sua procedura d’asilo. In merito, giova da ultimo rammentare che 

l’evenienza secondo la quale la domanda d’asilo sia stata respinta in Ger-

mania (cfr. atti SEM n. 18/3 e n. 26/2), non mette in dubbio la competenza 

delle autorità di tale Paese per l’eventuale esecuzione del suo trasferi-

mento, rispettivamente per un eventuale regolamento delle condizioni di 

soggiorno se un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine (cfr. in 

tal senso anche le sentenze del Tribunale  

F-4436/2021 del 7 aprile 2021 consid. 3.3 e D-5996/2019 del 21 novem-

bre 2019 con ulteriore riferimento ivi citato). 

6.7 Visto tutto quanto precede, la responsabilità della Germania per il trat-

tamento della domanda d’asilo introdotta in Svizzera dal ricorrente è data. 

7.  

7.1 Nel caso in disamina non vi sono fondati motivi di ritenere che sussi-

stano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di ac-

coglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano 

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o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase 

Regolamento Dublino III). Invero, la Germania è legata alla CartaUE e fir-

mataria, della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tor-

tura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifu-

giati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiun-

tivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le di-

sposizioni. Di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, 

in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazio-

nale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. fra le tante, le sentenze del Tri-

bunale E-2049/2021 del 6 maggio 2021 consid. 7.2, E-1219/2021 del 

22 marzo 2021). 

7.2  

7.2.1 La succitata presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere con-

futata in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale 

Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; 2010/45 consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in 

presenza di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste 

dall’Unione europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale 

(cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Corte europea dei diritti 

dell’uomo [di seguito: CorteEDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

7.2.2 Nella fattispecie, come a giusto titolo ritenuto dall’autorità inferiore 

nella decisione impugnata, il Tribunale rileva anzitutto che all’occorrenza 

non risultano esservi degli elementi all’inserto che indichino che un rientro 

dell’interessato in Germania lo esporrebbe a dei trattamenti proibiti o sa-

rebbe contrario segnatamente all’art. 3 CEDU. Invero, se d’un canto egli 

ha allegato nel corso del colloquio Dublino di aver subito da parte di (…) 

agenti del Centro per richiedenti l’asilo (…), ove egli alloggiava, delle per-

cosse a causa del fatto che egli avrebbe denunciato gli agenti di sicurezza 

di tale Centro – che sarebbero degli ex richiedenti l’asilo provenienti 

dall’(…) H._______che avrebbero pregiudizi contro i cittadini ucraini e che 

eserciterebbero nei loro confronti della forza fisica – alle autorità federali 

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Pagina 11 

tedesche, finendo all’ospedale per (…) giorni (cfr. atto SEM n. 18/3). D’altro 

canto, egli non ha apportato alcuna prova che tali evenienze siano real-

mente accadute, asserendo dapprima che la documentazione inerente tali 

fatti sarebbe stata consegnata alle autorità (…) e subito dopo al suo rap-

presentante legale (…) (cfr. atto SEM n. 18/3). Come inoltre osservato 

dall’autorità inferiore nella decisione avversata, la Germania è uno Stato di 

diritto, che dispone di un’autorità di polizia funzionante, che è disposta ed 

in grado di offrire protezione. Ciò che è d’altronde pure confermato dagli 

stessi asserti dell’insorgente, in quanto avrebbe potuto depositare una de-

nuncia contro gli agenti di sicurezza presso la polizia tedesca, nonché 

quest’ultima sarebbe intervenuta a seguito della sua segnalazione. Il fatto 

tuttavia che le forze di polizia siano intervenute soltanto dopo (…) mesi, 

quindi implicitamente a mente dell’insorgente intempestivamente, come a 

ragione denotato dall’autorità resistente nel provvedimento avversato, non 

è supportato da alcun elemento a riprova dei suoi asserti. Da ultimo, si 

rimarca come la veridicità delle pregresse percosse da parte della polizia 

tedesca, sia messa fortemente in dubbio non soltanto dall’assenza di qual-

sivoglia documentazione a supporto e da elementi maggiormente circo-

stanziati circa tale evento, ma pure dal comportamento spesso irrispettoso 

e riottoso che il ricorrente ha tenuto anche in Svizzera sia contro gli agenti 

di sicurezza in vari episodi, che contro a volte anche gli stessi agenti di 

polizia intervenuti sul posto, che gli chiedevano soltanto, come da regola-

mento, di essere perquisito prima di poter accedere al Centro federale ove 

alloggiava, nel pieno rispetto dei diritti dell’insorgente (cfr. atti SEM n. 15/2, 

23/2, 24/2, 25/2, 30/3, 35/2, 39/2, 40/4, 49/2, 50/3, 51/2, 52/2 e 58/2). Per 

il resto, nulla permette di ritenere l’esistenza di una pratica attuale avverata 

di violazione sistematica delle norme comunitarie minime in materia da 

parte delle autorità tedesche. In tal senso, dagli atti all’inserto non è possi-

bile desumere indizi oggettivi, seri e concreti atti a comprovare che il tra-

sferimento in Germania esporrebbe effettivamente l’insorgente al rischio di 

vedere insoddisfatti i suoi bisogni esistenziali minimi secondo la direttiva 

accoglienza. Ciò che peraltro il ricorrente non solleva in alcun modo nel 

gravame. Come neppure v’è agli atti qualsivoglia indizio, che la domanda 

d’asilo dell’insorgente, non sia stata trattata dalla Germania secondo una 

procedura giusta ed equa. 

7.3 Di conseguenza, visto tutto quanto precede, l’applicazione dell’art. 3 

par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie. 

8.  

8.1 Secondo l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

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Pagina 12 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete. Tale disposizione è concretizzata, in diritto 

interno svizzero, dall’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). LA SEM, 

nell’applicazione della precitata norma dispone di potere di apprezzamento 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.).  

8.2 Nella fattispecie, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destina-

zione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la 

procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione della diret-

tiva procedura. Per di più, egli non ha fornito qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che la Germania non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell’osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, rinviandolo in un paese dove la sua 

vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da 

dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese. Del resto, agli atti 

non figurano elementi tali da indurre a concludere che un trasferimento 

nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di essere privato 

del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita indegna in 

violazione della direttiva accoglienza. 

8.3 L’insorgente non appare, da un esame d’ufficio delle insorgenze di 

causa, soffrire inoltre di problematiche mediche tali da risultare ostative al 

trasferimento nel contesto di una procedura Dublino (cfr. atti SEM n. 18/3, 

39/2, 40/4, 41/1, 42/1, 47/4, 55/2 e 56/2) e rientrante nelle casistiche di cui 

alla giurisprudenza topica della CorteEDU e del Tribunale in materia (cfr. 

sentenze della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 

segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Ciò che tra l’altro l’insorgente non solleva 

nel suo gravame, e sul quale punto si può quindi senz’altro rinviare alla 

decisione avversata, la quale risulta essere sufficientemente motivata ed 

esplicita in proposito (cfr. decisione SEM p.to II, pag. 4 seg.).  

8.4 Alla luce di quanto sopra, non traspaiono pertanto neppure elementi 

per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il 

suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è 

quindi alcun motivo di applicare la clausola discrezionale di cui all’art. 17 

par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III. Di conseguenza, in 

mancanza dell’applicazione di tale disposizione da parte della Svizzera, la 

Germania è competente per la ripresa in carico dell’insorgente in ossequio 

alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III. 

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Pagina 13 

9.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania con-

formemente all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’auto-

rizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). Pertanto, il 

ricorso deve essere respinto e la decisione dell’autorità inferiore, che rifiuta 

l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento del 

ricorrente dalla Svizzera verso la Germania, confermata. 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di sospen-

sione dell’esecuzione dell’allontanamento quale misura supercautelare, ri-

sulta essere senza oggetto. 

11.  

Per il medesimo motivo esposto al considerando precedente, anche la do-

manda del ricorrente tendente all’esenzione dal versamento di un anticipo 

sulle spese processuali, è senza oggetto. 

12.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria parziale dell’insorgente è 

respinta (art. 65 cpv. 1 PA) e le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

13.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: