# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eeadd8e0-5cde-5326-ad3b-3469106456ac
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-01-30
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 30.01.1998 15.1996.00158
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-1996-00158_1998-01-30.html

## Full Text

Incarto n.

  15.96.00158

  	
  Lugano

  30 gennaio 1998 /MR/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di
  esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente, 

  Pellegrini e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Baur Martinelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo
sul ricorso 2 settembre 1996

 

	
   

   

  	
  __________

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

l’operato
dell’Ufficio di esecuzione del Distretto __________ e meglio contro l'elenco
oneri del 21 agosto 1996, nelle esecuzioni in via di realizzazione del pegno
immobiliare __________ promosse da

 

	
   

  	
  __________  

   

  contro

   

  

 

richiamato
il decreto presidenziale 2 ottobre 1996, con il quale al reclamo non è stato
concesso l’effetto sospensivo;

 

viste le
osservazioni 6 settembre 1996 del Comune  __________, 11 settembre 1996, 16
settembre 1996 __________ e 17 settembre 1996 dell’UE;

 

esaminati atti e
documenti;

 

 

ritenuto 

 

 

in fatto:                     A.   Nella
procedura in via di realizzazione del pegno immobiliare n. __________ promossa dall’__________
(in seguito __________) contro __________ mediante precetto esecutivo 12/16
gennaio 1996 dell’Ufficio Esecuzione __________, lo stesso istituto ha chiesto
con domanda 17 luglio 1996 la vendita delle particelle __________ e n.
__________ intestate all’escusso.

 

                                  B.   In
data 23 luglio 1996 l’UE  __________ ha inviato per raccomandata agli
interessati, e a __________ per rogatoria, copia dell’avviso di incanto unico
relativo alle due particelle oggetto dell’ esecuzione con l’indicazione, tra
l’altro, della data, dell’ora e del luogo dell’incanto (29 novembre 1996 alle
ore 15.00 a __________, del termine per le insinuazioni di oneri fondiari (16
agosto 1996) e del termine a partire dal quale si sarebbero potute consultare
le condizioni d’asta (13 novembre 1996). Identico avviso d’incanto è stato
pubblicato sul FUC n. __________ del __________.

 

                                  C.   Con
domanda 18 agosto 1996, __________ ha presentato la domanda di vendita della
particella n. __________ anche nell’ambito dell’esecuzione in via di
realizzazione del pegno immobiliare n. __________, pure da lei promossa contro
__________ con __________ dicembre 1996/2 gennaio 1996.

 

                                  D.   In
data 21 agosto 1996 __________ ha comunicato per raccomandata agli interessati,
a __________ per rogatoria, l’elenco oneri relativo alle due particelle n.
__________ e n. __________e riferito alle esecuzioni n. __________.

 

                                  E.   Con
reclamo 2/4 settembre 1996 __________ chiede l’annullamento dell’elenco oneri
21 agosto 1996 rispettivamente la sua rettifica con conseguente nuovo deposito,
asseverando in sostanza che siccome nell’elenco oneri impugnato non vi è alcun
accenno sul destino “del mobilio e degli altri impianti” - dei quali egli
dichiara essere il proprietario e che si trovano negli immobili da realizzare -
“un terzo ovvero l’aggiudicatario potrebbe ritenere che, acquistando
all’incanto i due immobili (...) abbia acquistato anche il mobilio e gli altri
impianti”; a mente del reclamante occorrerebbe invece rendere “noto al pubblico
in modo chiaro, vale a dire prima e durante la vendita all’incanto e nella
pubblicazione” che il mobilio e gli altri impianti non sono di proprietà
dell’escusso, bensì del reclamante, e (...) “che con l’aggiudicazione
l’aggiudicatario non acquisterà alcun mobilio e alcun altro impianto”. Inoltre
egli rileva che gli “devono essere garantiti (...) dopo la data della vendita
all’incanto la possibilità di accedere agli immobili (...) e il tempo
necessario per prelevare la sua proprietà”.

 

                                  F.   Delle
osservazioni delle altre parti interessate si dirà, se necessario, in seguito. 

 

Considerando

 

 

in diritto:                  1.   Per
l’art. 644 cpv.2 CC sono accessori le cose mobili che, secondo il concetto
usuale del luogo o secondo la manifesta intenzione del proprietario, sono
durevolmente destinate all’uso, al godimento o alla conservazione della cosa
principale e che vi furono annesse, connesse o altrimenti poste perché
servissero alla medesima. Accanto ad elementi oggettivi (la durevole
destinazione all’uso, al godimento o alla conservazione della cosa principale
da un lato rispettivamente l’annessione o connessione con la medesima
dall’altro), la nozione di accessorio contiene anche un elemento di carattere
soggettivo: l’attribuzione della qualità di accessorio dall’uso locale oppure
dalla manifesta volontà del proprietario (cfr. Paul-Henri Steinauer, Les droits
réels, Vol. I, 3a. ed., Berna 1997, § 28 n.1081 ss. p.298 ss; Tuor/ Schnyder/ Schmid,
Das Schweizerische Zivilgesetzbuch, 11. ed. Zurigo 1995, § 88 p.668 s.). Se la
cosa principale è un fondo, il proprietario che intende attribuire a
determinati oggetti la qualità di accessori (del medesimo), può chiedere che ne
sia fatta menzione a registro fondiario (cfr. art. 946 cpv. 3 CC): in tal caso
si avrà la presunzione che gli oggetti ivi menzionati sono accessori del fondo,
e ciò fino a quando non venga provato il contrario (per l’assenza di uno o
alcuni degli elementi oggettivi richiesti dall’ art. 644 cpv. 2 CC, non
bastando infatti la sola volontà del proprietario, anche se confermata nella
menzione a registro fondiario, alla qualifica di accessorio, cfr. Steinauer, op.cit.
Vol. I, § 28 n.1101 ss. p.302 e Steinauer, op.cit. Vol. III, 2a. ed. Berna
1996, § n.2725, p.1423 e rif. ; Kurt Amonn, Ausgewählte Probleme der Zwangsverwertung
von Grundstücken, in: BlSchK 1985, p. 8). Se da un lato la menzione a registro
fondiario non è sufficiente per qualificare un oggetto come accessorio,
dall’altro essa non è neppure necessaria, la volontà del proprietario potendosi
manifestare anche in altro modo oppure la qualità di accessorio derivando in
concreto dall’uso locale.

                                         La
qualità di accessorio di una cosa mobile fa sì che quest’ultima sia presunta
seguire lo stesso destino giuridico della cosa principale (cfr. art. 644 cpv.1
CC); in particolare, fatta salva una convenzione contraria tra le parti, il
diritto di pegno costituito su un fondo si estende anche agli accessori (art.
805 CC; cfr. Arthur Meier-Hayoz, Berner Kommentar, n. 73 e 76 ad art. 644 e 645
CC; Steinauer, Les droits réels, Vol. III, § 82 n. 2726 s. p. 143).

 

                                   2.   Nell’esecuzione
in via di realizzazione del pegno immobiliare la realizzazione si opera secondo
le disposizioni degli art. da 122 a 143 LEF (per il rinvio dell’art. 156 primo
periodo LEF) e degli art. da 85 a 121 RFF, rispettivamente, per quanto qui di
rilievo, degli art. da 29 a 42 RFF, questi ultimi applicabili tuttavia secondo l’art.
102 RFF per analogia. In particolare va tenuto presente che
nell’esecuzione in via di realizzazione del pegno, al contrario dell’esecuzione
in via ordinaria, non vi è necessità di esecuzione del pignoramento, il
substrato esecutivo essendo già definito dal pegno a garanzia del credito
dedotto in esecuzione (cfr. K. Amonn/D. Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs-
und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, §9 n.13 p.66 e §32 n.2 ss. p.261).

 

                                  a)   L’art.
34 cpv. 1 lett. a RFF stabilisce che l’elenco oneri deve contenere tra l’altro
“l’indicazione del fondo da vendersi, degli eventuali accessori (art. 11) e del
valore di stima quali risultano dal verbale di pignoramento. Nell’ambito di
un’esecuzione in via realizzazione immobiliare - dove non si ha pignoramento -
siffatta norma, per il rinvio dell’art. 102 RFF, va applicata nel senso che
sono da iscriversi nell’elenco oneri gli oggetti menzionati nel registro
fondiario come accessori (art. 805 cpv.2 e 946 cpv.2 CC) oppure il cui
carattere di accessorio sia dubbio (cfr. art. 11 cpv.2 primo periodo RFF),
mentre non occorre indicare gli oggetti che secondo l’uso del luogo sono
senz’altro considerati come parti costitutive o accessori del fondo (art. 11
cpv.1 RRF) (cfr. DTF 59 III 77 ss). In altri termini l’organo esecutivo può
prescindere dall’inserire d’ufficio come accessori nell’elenco oneri oggetti
che si trovano nell’immobile solo quando sulla loro qualità di accessorio vi
sia certezza secondo l’uso del luogo, sia in senso positivo che evidentemente
in senso negativo, non dovendosi cioè iscrivere neppure oggetti manifestamente
non accessori. Ai creditori pignoratizi resta tuttavia riservata la facoltà di
chiedere, entro il termine di contestazione dell’elenco oneri, che vengano
iscritti come accessori del fondo anche altri oggetti oltre a quelli indicati
d’ufficio. In tal caso l’organo esecutivo è tenuto in linea di principio a far
luogo alla domanda (cfr. art. 38 cpv.1 RFF e art. 11 cpv.3 RFF). Eventuali
contestazioni che dovessero sorgere sul carattere accessorio di oggetti
iscritti nell’elenco oneri saranno esaminate e decise dal giudice di merito
nella procedura di appuramento dell’elenco oneri (cfr. art. 11 cpv.4 RFF in
relazione all’art. 38 cpv.2 RFF; sull’assegnazione dei ruoli e del  termine per
agire cfr. in particolare l’ art. 19 delle Istruzioni della Camera delle
esecuzioni e dei fallimenti del tribunale federale in tema di formulari e altri
atti concernenti la realizzazione forzata dei fondi del 7 ottobre 1920/ 29
novembre 1976/ 22 luglio 1996; Meier-Hayoz, op. cit., n.104s. ad art. 644 e 645
CC). 

                                   3.   In
concreto nell’elenco oneri  21 agosto 1996 impugnato non vi è alcuna
indicazione di cose mobili iscritte come accessori, in particolare non sono
iscritti come accessori gli oggetti indicati dal reclamante come “il mobilio e
gli altri impianti che si trovano negli immobili” (reclamo, p. 2) con
riferimento a un inventario annesso quale doc.2 __________ ”) e dei quali egli
rivendica la proprietà.

                                         Dall’estratto
fondiario agli atti relativo alle part. n. __________ e n. __________ non
risulta alcuna menzione di accessori, né risulta che sia stata fatta richiesta
d’iscrizione degli oggetti reclamati dal ricorrente da parte di creditori pignoratizi
(art. 38 cpv. 1 RFF). In siffatte condizioni, i beni mobili di cui
all’inventario doc. 2 potrebbero essere realizzati con i fondi oggetto dell’
esecuzione soltanto qualora secondo l’uso locale fossero senz’altro da
considerare accessori dei fondi, ciò che invece con tutta evidenza non è il
caso, atteso che nel Cantone Ticino neppure i mobili di un albergo sono
considerati tali (cfr. Rep. 1929, p. 365). Né lo stesso creditore pignoratizio
ha del resto mai preteso il contrario (cfr. osservazioni __________, p.2). Gli
oggetti indicati dal reclamante non sono pertanto inclusi nella
realizzazione dei fondi, e ciò senza necessità di esplicita indicazione in tal
senso nell’elenco oneri (o nelle condizioni di asta), come sembra volere il
reclamante, e impregiudicata la questione - che esula manifestamente da questa
procedura - relativa alla proprietà sugli stessi.

 

                                         Ne
consegue che il reclamo __________ va respinto. 

 

 

                                   4.   Non
si prelevano spese (art. 61 cpv. 2 lett. a OTLEF) e non si assegnano indennità
(art. 62 cpv. 2 OTLEF), perché così è disciplinato per normativa di diritto
federale.

 

                                         Richiamati
gli art. 136, 140 e 156 LEF, 11, 34, 37, 38, 45 e 102 RFF, 644, 645, 805 e 946
CC 

 

 

pronuncia:              1.   Il
reclamo 2 settembre 1996 ____________________, è respinto.

 

                                   2.   Non
si prelevano spese, né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Contro
questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni
e dei fallimenti del Tribunale federale a __________, per il tramite della
scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in
conformità dell’art. 19 LEF.

 

                                   4.   Intimazione
a:      -   __________

 

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale
autorità di vigilanza

Il
presidente                                                                           La
segretaria