# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0b255871-ba14-5600-9243-1d1b4afecdda
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-04-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.04.2007 32.2006.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-51_2007-04-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.51

   

  FS/td

  	
  Lugano

  17 aprile 2007

   

  	
  In nomedella
  Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo
sul ricorso del 21 febbraio 2006 di

 

	
   

  	
  RI
  1 

  rappr.
  da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro
  

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione su opposizione del 25 gennaio 2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio
  assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1
  Caselle

   

  in
  materia di assicurazione federale per l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1951, da ultimo attivo quale rappresentante fino al mese di maggio
2002, dal 1° maggio 2003 beneficiava di una rendita intera per un grado
d’invalidità del 100%(doc. AI 32/1-4 e 31/1-2).

 

                               1.2.   A
conclusione della procedura di revisione, avviata nel gennaio 2005 (doc. AI
37/1-2, 38/1-3 e 39/1) e dopo aver esperito gli accertamenti medici ed economici
del caso, tra cui una perizia reumatologica a cura del dr. __________, con decisione
25 novembre 2005 (doc. AI 51/1-5), l’Ufficio AI ha ridotto le prestazioni e
riconosciuto all’assicurato il diritto a tre quarti di rendita adducendo:

 

"  (…)

In fase di prima revisione delle prestazioni di rendita intera,
attualmente erogata dal maggio 2003, si è potuto appurare che nella professione
abituale quale rappresentante (il cui reddito da sano attualizzato
ammonta a Fr. 49'874.--) la capacità lavorativa rimane totalmente
compromessa.

 

Tuttavia lo stato attuale di salute permette all'assicurato di espletare
parzialmente nella misura del 50% diverse attività lavorative e di conseguenza
guadagnare un reddito. Le attività considerate ragionevolmente esigibili sono
sotto elencate. Entrano in linea di conto lavori leggeri, con limitazione dell'orario
di lavoro a metà tempo con riduzione del rendimento del 10-20% (in
considerazione delle pause di riposo). L'attività dovrebbe inoltre permettere
all'assicurato di alternare la posizione seduta ed eretta (ogni 30-60 minuti).

 

Nel settore terziario  sono configurabili come attività esigibili
i lavori legati alla sorveglianza che permettono l'alternanza della postura, ad
es. il responsabile di un parcheggio privato/pubblico, l'addetto alla
portineria o il portiere di notte. Bisogna però considerare queste attività
come delle occasioni più uniche che rare in quanto le offerte di lavoro di
questo genere sono veramente esigue. L'assicurato potrebbe anche svolgere
l'attività di venditore / consulente senza qualifica in un negozio a conduzione
familiare sfruttando le precedenti esperienze professionali oppure il fattorino
(prestando attenzione ai carichi che non devono superare mi 10 kg). Anche l'attività
svolta come "serviceman" (portare le auto al collaudo, trasporto /
recupero di autovetture in panne in un garage, ricezione dei clienti, rispondere
al telefono, …) potrebbe essere esigibile. Bisogna però tener conto del fatto
che si tratta di un'attività occasionale, sporadica che non garantisce una
continuità e quindi non permette di profilare un eventuale recupero della
capacità di guadagno.

 

Nel settore secondario, a causa delle diagnosi mediche vi sono
maggiori difficoltà reintegrative, ad esempio in quei contesti in cui il lavoro
è organizzato attorno ad una catena di montaggio (impossibile effettuare pause
o cambiare mansione ogni 30-60 minuti in quanto rallenta tutto il ciclo produttivo!).
A titolo indicativo si potrebbe pensare ad attività di assemblaggio, stampa,
rifinitura, lucidatura, sorveglianza, o di produzione nel campo della
micromeccanica, dell'industria farmaceutica o alimentare, nei settori
dell'abbigliamento, confezione dei montaggi di componenti elettromeccaniche o
elettroniche. La possibilità di alternare la postura non esiste in tutti i
posti di lavoro ma in diversi casi i datori di lavoro, conoscendo il problema,
organizzano il ciclo produttivo in modo tale d'acconsentire ai loro dipendenti
d'alzarsi per brevi periodi, ad es. per consegnare il prodotto finito ad altre
postazioni di trasformazione o prelevare il materiale da altre postazioni.

 

Oltre a ciò l'orientatrice AI indica che il reddito esigibile in
attività adeguate allo stato di salute debba essere ridimensionato
ulteriormente del 17% in considerazione dei seguenti parametri:

- 7% per lavori leggeri

- 10% in considerazione della scarsa formazione professionale, dell'età
e del lungo periodo di inattività

 

Considerati tutti fattori sopra esposti si conclude che il reddito da
invalido viene valutato pari a Fr. 18'667.--.

 

 

 

	
  Reddito annuale esigibile:

  senza invalidità CHF 49874.-

  con invalidità CHF 18667.-

  Perdita di guadagno CHF 31207.- = Grado d'invalidità 63%

  

(…)." (doc. AI 51/3-4)

 

                               1.3.   A
seguito dell’opposizione interposta dall’assicurato, con decisione su opposizione
25 gennaio 2006 (doc. AI 56/1-5) l’Uf-ficio AI ha confermato la riduzione a tre
quarti di rendita osservando:

 

"  (…)

4.  In
sede di opposizione l'assicurato indica che il suo stato di salute, rispetto alle
precedenti valutazioni, non avrebbe subito delle modifiche. Come visto il danno
alla salute è stato valutato, sia al momento della concessione della rendita
intera, sia in sede di revisione, a mezzo di esame peritale. Il Dr. __________,
specialista FMH reumatologia e medicina interna, in base agli accertamenti
medici precedenti, all'anamnesi remota, sistemica, socioprofessionale e
osteo-articolare, ai dati soggettivi dell'assicurato e alle constatazioni
obiettive, con rapporto peritale del 14 giugno 2004 aveva ritenuto l'assicurato
totalmente inabile in qualsiasi tipo di attività, mentre con il nuovo rapporto
dell'11 luglio 2005 ha ritenuto lo stesso ancora in grado di svolgere a metà
tempo attività leggere, con riduzione del rendimento del 10-20%, constatando
quindi, in occasione della seconda visita e in contrapposizione a quanto
affermato dall'assicurato in sede di opposizione, un certo miglioramento della
capacità lavorativa.

Per
quanto attiene al valore probatorio degli esami peritali, si rammenta che
secondo costante giurisprudenza, le perizie mediche eseguite nell'ambito della
procedura amministrativa da medici riconosciuti specializzati hanno forza
probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla
base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducano a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176).

In
casu le valutazioni espresse dal Dr. __________ risultano essere complete,
motivate e coerenti e non offrono alcun spunto di critica, risultando del tutto
conformi ai criteri sovraesposti.

 

Le
osservazioni inoltrate in sede di opposizione, corredate dalle certificazioni
mediche del Dr. __________ e del Dr. __________, sono state sottoposte per
competenza al vaglio del Servizio Medico Regionale dell'AI (SMR). Quest'ultimo,
per il tramite del Dr. __________, ha potuto in sostanza indicare che le
constatazioni dei medici curanti non si discostano da quelle del perito. In effetti
il Dr. __________, in occasione della prima valutazione del 14 giugno 2004,
aveva ritenuto possibile un apprezzamento dell'esito delle misure di riabilitazione
soltanto dopo altri sei mesi di terapia, già ritenendo possibile il reinserimento
dell'assicurato in un'attività lavorativa a tempo parziale (metà tempo)
rispettante le limitazioni mediche elencate a pagina 8 del citato rapporto peritale.

La
perizia dell'11 luglio 2005 ha poi praticamente specificato che anche per
un'attività a metà tempo, il rendimento effettivo risulta essere diminuito in misura
del 10-20%.

(…)"
(doc. AI 56/3-4)

 

                               1.4.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dalla RA 1, ha presentato un
tempestivo ricorso al TCA postulando il ripristino della rendita intera.

 

                                         L’assicurato
ha contestato l’asserito miglioramento dello stato di salute, l’esistenza di
un’attività lavorativa adeguata a lui accessibile e la valutazione economica.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto la reiezione del ricorso rilevando
che l’assicurato solleva le stesse obiezioni già trattate in sede di
opposizione e non produce ulteriori mezzi di prova

 

                               1.6.   Con
scritto 13 marzo 2006 l’assicurato ha comunicato al TCA di rinunciare a
presentare altri mezzi di prova.

 

                               1.7.   Con
lettera 12 marzo 2007 il TCA ha chiesto al Dr. __________ di precisare in quale
misura globalmente l’assicurato va ritenuto abile al lavoro in attività adeguate
(doc. VI).

 

                                         Con
lettera 20 marzo 2007 il Dr. __________ ha risposto che “(…) in un lavoro
adeguato, per il paz. a margine risulta una capacità lavorativa del 50% (a metà
tempo per quanto riguarda l’orario di lavoro). Da questo 50% occorre ancora
dedurre un 10-20% al massimo (limitazione del rendimento), per cui risulta in definitiva
una capacità lavorativa residua del 40-45% in un’attività lavorativa adeguata
(…)” (doc. VII).

 

                                         I
doc. VI e VII sono stati trasmessi alle parti con facoltà di presentare
osservazioni scritte.

 

                                         L’Ufficio
AI è rimasto silente mentre l’assicurato ha comunicato al TCA di rinunciare a
presentare osservazioni.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pp. 190s; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è la valutazione medica e economica operata dall’Ufficio AI che,
ritenuto lo stato valetudinario migliorato rispetto al momento di assegnazione
della rendita e considerato il grado d’invalidità ottenuto dal confronto dei redditi,
ha ridotto il diritto a prestazioni (da una rendita intera a tre quarti di rendita)
dalla fine del mese che segue l’intimazione della decisione.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello
ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità
lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali
del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique
VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di regola – non
si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

                                         Al proposito va precisato che, secondo una
sentenza pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto
dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto
alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta Corte ha
anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi
sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

 

                               2.4.   Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di
una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande
invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si
ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del
grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è
stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il
grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è
modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3
OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno
per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente
o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso
3.

 

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione
non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto
invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un
cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC
1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la
revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di
guadagno.

 

                                         Giusta
l’art. 88 bis cpv. 2 lett. a OAI la riduzione della rendita o dell’assegno per
grandi invalidi è messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese
che segue la notifica della decisione.

 

                               2.5.   Nell’evenienza
concreta l’assicurato contesta innanzitutto che il suo stato di salute
sarebbe notevolmente migliorato.

 

                                         Nell’ambito
della richiesta di prestazioni AI del giugno 2003 (doc. AI 1/1-7), il dr. __________,
medico SMR, nella proposta 30 ottobre 2003 – posta la diagnosi di “(…) stato
dopo discectomia L4/5 con impianto di protesi 9.1.2003 per instabilità
segmentarla – diabete mellito tipo 2 – arteriopatia periferica stadio I (…)” e
ritenuto che “(…) l’inabilità lavorativa è causata in prima linea dalla
patologia lombare mentre le diagnosi collaterali non sono al momento di
carattere invalidante (…)” (doc. AI 17/1) – aveva indicato di procedere ad una
perizia reumatologica a cura del dr. __________ per stabilire la capacità di
lavoro residua.

 

                                         Nel
rapporto 16 gennaio 2004 il dr. __________, poste le seguenti diagnosi:

 

"  Diagnosi principale

Sindrome lomboradicolare L4 a sinistra

     -  stato dopo impianto protesi discale L4/5 1.2003 (__________)

     -  stato dopo fenestrazione
microchirurgica L3/4 a sinistra per compressione L4 a sinistra il 7.11.2003 (__________,
__________)

 

Ulteriori diagnosi con influsso sulla CL

Arteriopatia periferica stadio 2°

 

Ulteriori diagnosi senza influsso sulla CL

Diabete mellito tipo 2” (doc. AI 23/1)

 

                                         ha
espresso la seguente raccomandazione:

 

"  (…)

L’assicurato è stato rioperato il 7.11.2003 alla __________, quindi si
giustifica a tuttora una IL del 100%. Il decorso postoperatorio risulta
favorevole.

Procedere: prevedere una perizia reumatologica Dr. __________ per
primavera 2004 per valutare capacità lavorativa residua in attività abituale e
in attività adeguata.

(…)” (doc. AI 23/1)

 

                                         Nella
perizia reumatologica 14 giugno 2004 (doc. AI 27/1-8) il dr. __________, FMH in
reumatologia e medicina interna, aveva posto la seguente diagnosi:

 

"  A.4.1     Diagnosi con ripercussioni sulla capacità
lavorativa:

 

Sindrome lombovertebrale cronica con:

-     
St.d. discectomia ed
impianto di protesi discale L4/5 (09.01.2003).

-     
St.d. erniectomia L3/L4
foraminale sx (07.11.2003).

-     
Discopatia L5/S1.

-     
Periartropatia coxae a
sx.

-     
Decondizionamento
fisico.

 

A.4.2     Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa:

 

PSH semplice, tendinotica a sx.

Arteriopatia periferica.

Diabete mellito tipo II, non insulinodipendente." (doc. AI 27/6)

 

                                         Dopo
aver espresso la seguente “valutazione e prognosi”:

 

"  (…)

Si tratta dunque di un paz. 53 anni che presenta esiti di due interventi
neurochirurgici, nel gennaio e nel novembre 2003. Questi interventi hanno
permesso di limitare di molto i disturbi radicolari del paz., sia dal lato
algico sia per quanto riguarda i deficit neurologici. Attualmente persiste una sind. lombovertebrale piuttosto pronunciata mentre dal lato
neurologico non vi sono deficit importanti, con residuo unicamente di un lieve
deficit sensitivo che comunque non disturba il paz. e non é rilevante dal punto
di vista funzionale.

I due interventi neurochirurgici relativamente ravvicinati, di cui soprattutto
il primo é da considerare come molto invasivo, necessitano dunque di un periodo
riabilitativo lungo, tutt'ora in corso. È dunque comprensibile che in questo
momento l'assicurato proviene da un prolungato periodo di relativa inattività
fisica.

 

Nel decorso é lecito aspettarsi un certo miglioramento generale, anche
se con ogni probabilità il paz. resterà limitato principalmente dalla sind. lombovertebrale.

(…)." (doc. AI 27/7)

 

                                         circa
le conseguenze sulla capacità di lavoro e d’integrazione il perito ha osservato:

 

"  (…)

B.    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI LAVORO

 

A causa dell'affezione discale
e degli interventi
neurochirurgici l'assicurato risulta inabile al lavoro al 100% dal marzo 2002 a
tuttora.

 

Attualmente, considerando il bloccaggio lombare ed i dolori residui,
l'assicurato non é in grado di svolgere la sua attività precedente e ciò in
modo probab. definitivo.

 

C.    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE:

 

C.1  É possibile effettuare provvedimenti
d'integrazione? Sono in corso o previsti?

 

È tuttora in corso in trattamento riabilitativo attivo e passivo,
condotto sia in piscina sia in palestra, con notevole impegno di tempo da parte
del paz. In questo momento non vedo altre possibilità terapeutiche che
protrebbero dare risultati migliori. I prossimi 6 mesi possono comunque essere
considerati decisivi sulle possibilità di recupero funzionale del paz..

 

C.2  É possibile migliorare la capacità di lavoro sul posto di lavoro
attuale?

No.

 

C.3  L'assicurato è in grado di svolgere altre attività?

In questo momento é preclusa all'assicurato anche la possibilità di
esercitare un'attività lavorativa leggera e teoricamente adeguata.

 

Dopo ulteriori 6 mesi di terapia riabilitativa, dunque a distanza di un
anno dall'ultimo intervento neurochirurgico, potrebbe eventualmente essere
presa in considerazione un'attività lavorativa a metà tempo.

Ciò a condizione che il paz. possa muoversi regolarmente evitando
posture monotone per più di 30-60 min., evitare posizioni
inergonomiche (in particolar flessione e/o torsione lombare) e sollevare pesi
superiori a 5-10 kg (in modo ergonomico). Entrano dunque in linea di conto solo
lavori leggeri e soprattutto lavori d'ufficio per i quali l'assicurato ha una
buona esperienza professionale (pratiche doganali e d'ufficio, import-export).

A distanza di almeno sei mesi occorrerebbe dunque rivalutare il paz. per
definire

nuovamente l'esigibilità e la possibilità di una riformazione professionale.

(…)." (doc. AI 27/7-8)

 

                                         Il
dr. __________, nel rapporto medico 13 agosto 2004 (doc. AI 29/1-2), ha espresso
la seguente raccomandazione:

 

"  (…)

Valutazione peritale Dr. __________ del 14.6.2004: regressione dei
disturbi radicolari, persistenza di sindrome lombovertebrale. Permane una IL
del 100% per qualsiasi attività. Viene proposta una rivalutazione a distanza di
almeno 6 mesi per valutare l’eventuale ricupero della capacità lavorativa per
un’attività leggera a tempo parziale.

 

Procedere: ad rendita con revisione per inizio 2005." (doc. AI
29/2)

 

                                         Con
decisione 29 ottobre 2004 l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato il
diritto ad una rendita intera da 1° maggio 2003 (doc. AI 32/1-4).

 

                                         In
sede di procedura di revisione, avviata nel gennaio 2005 (doc. AI 38/1), nel
questionario 20 gennaio 2005 (doc. AI 37/1-2), circa il suo stato di salute
l’assicurato ha posto una crocetta sia sulla risposta “peggiorato” – precisando
nel “periodo invernale” – che su quella “rimasto invariato” (doc. AI 37/1).

                                         Il
dr. __________, FMH in medicina interna, nel suo rapporto di decorso 27 gennaio
2005 ha attestato uno stato di salute stazionario precisando che le diagnosi
non sono modificate e che il decorso e l’evoluzione delle constatazioni è “immutato
dall’ultimo certificato” (doc. AI 39/1). Nel rapporto medico 28 luglio 2003
(doc. AI 13/1-3) il dr. __________ aveva attestato che nell’ultima attività
esercitata l’assicurato era inabile al 100% dal 7 maggio 2002 e, per quanto
riguardava la possibilità di svolgere altre attività, aveva osservato: “(…)
event. un lavoro a risparmio della schiena sarebbe da discutere con il paz. un
reinserimento prof. (…)” (doc. AI 13/3).

 

                                         Nelle
annotazioni 2 marzo 2005 il dr. __________ ha rilevato che “(…) per valutare
l’evoluzione ed eventuale ricupero di una certa capacità lavorativa quale
rappresentante o in altra attività più confacente [sottoporre] ad nuova
valutazione peritale da parte del Dr. __________ che ha già peritato
l’assicurato in giugno 2004 (…)” (doc. AI 41/1).

 

                                         Nella
perizia reumatologica 11 luglio 2005 (doc. AI 44/1-7) il dr. __________, poste
le diagnosi note con ripercussioni sulla capacità lavorativa, ha rilevato che
“(…) rispetto alla precedente perizia dell’aprile 2004 lo status è poco
cambiato, anche se la mobilità lombare è leggermente migliorata, nonostante un
trattamento fisioterapico regolare tuttora in corso (2 sedute di fisioterapia
passiva e 3 di fisioterapia attiva ogni settimana). A distanza di ormai quasi
18 mesi dall’ultimo intervento neurochirurgico occorre dunque ritenere
stabilizzata la situazione, anche se vi è ancora un lieve margine di miglioramento
(…)” (doc. AI 44/5-6) e – dopo aver confermato che “(…) occorre ritenere una
inabilità lavorativa completa e con ogni probabilità definitiva per quanto
riguarda la sua attività lavorativa precedente di rappresentante della Ditta __________
per il __________ (…)” (doc. AI 44/6) –, circa la possibilità di svolgere altre
attività, ha concluso che “(…) sono naturalmente precluse all’assicurato tutte
quelle attività che presumono degli sforzi a livello lombare così come delle
posizioni ergonomiche sfavorevoli ripetute o prolungate. Dal punto di vista
medico-teorico riterrei che entrano in considerazione solo ancora delle
attività leggere, con limitazioni dell’orario di lavoro (metà tempo e per
rendimento 10-20%), giustificato dato che il paz. deve poter inserire delle
piccole pause di riposo. L’attività dovrebbe inoltre permettere all’assicurato
di alternare la posizione seduta ed eretta. Con un tale orario di lavoro
sarebbe inoltre garantita una possibilità di continuare il trattamento riabilitativo.
Il paz. ha esercitato questo tipo di lavoro per molti anni dal 1973 al 1997. Il
suo ultimo impiego in ufficio risale dunque a 8 anni or sono, per cui vi
sarebbe un evidente problema di aggiornamento delle conoscenze. In questo
momento riterrei tuttavia che una riconversione professionale non sia nelle
possibilità del paz. (…)” (doc. AI 44/7).

 

                                         Il
ricorrente contesta la succitata valutazione adducendo le diverse valutazioni
operate dal dr. __________, FMH in neurologia – “(…) è poco verosimile che,
visto lo stato di salute dell’assicurato sia possibile un’attività lavorativa
anche solo parziale nei settori lavorativi proposti teoricamente nell’ambito
degli accertamenti eseguiti dall’AI (…)” (doc. AI 52/5) – e dal dr. __________ –
“(…) le attività proposte dall’orientatore non sono proponibili per le malattie
sopraelencate che limitano costantemente: - sindrome pseudoradicolare e
arteriopatia sia anche - delle strette misure dietetiche del diabete (doc. AI
52/3).

                                         In
questo senso l’assicurato ha osservato che “(…) laddove il Giudice delegato del
Tribunale dovesse ravvedere gli estremi, il ricorrente si sottoporrà volentieri
ad una perizia medica multidisciplinare, che tenga conto delle altre patologie
riferite dai medici curanti e si pronunci sul reale grado di capacità lavorativa
(…)” (doc. I, pag. 6).

 

                               2.6.   Perché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni
dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA 26
agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993
nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p.
189). In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa,
nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere
in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la Corte federale ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non
devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354).

 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V
31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, pag. 230).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                               2.7.   Dopo
attento esame degli atti all’inserto, ritenute le conclusioni a cui è giunto il
dr. __________ nella perizia 11 luglio 2005 (doc. AI 44/1-7) – alla quale va
riconosciuta forza probatoria piena conformemente alla giurisprudenza citata
(consid. 2.6) – e per i motivi che seguono, questo Tribunale deve ritenere
valide le conclusioni formulate dal perito.

 

                                         In
particolare, per quanto riguarda il certificato medico 5 dicembre 2005 del dr. __________,
va rilevato che il curante non evidenzia delle patologie su cui non si sia già
espresso il perito – “(…) il paz.
è in cura per una insufficienza segmentaria L4/5 – stato dopo discectomia L4/L5
con ascesso anteriore e apertura del legamento longitudinale post. nell’ambito
di un intervento di artroplastica discale il paz. soffre di insufficienza segmentaria
e dolori in sede paravertebrale lombare inferiore sia in inclinazione laterale
che in estensione e disturbi pseudoradicolari dell’arto inf. sin. (…)” – e che, non esprimendosi chiaramente sulla
capacità lavorativa residua né producendo documentazione medica atta ad avallare
le sue affermazioni, si è limitato ad osservare che “(…) il suo stato di salute
è compromesso dai fatti [ndr.: dal fatto] che soffre di un diabete mellito II
con arteriopatia periferica degli arti inf. bulbite recidivante su assunzione
di AINS. Le attività proposte dall’orientatore non sono
proponibili per le malattie sopraelencate che limitano costantemente: -
sindrome pseudoradicolare e arteriopatia sia anche - delle strette misure
dietetiche del diabete. Ritengo che vista la comorbidità, che lo stato di
salute del Signor RI 1 dalla prima valutazione AI non sono di miglioramento (…)”
(doc. AI 52/3).

                                         Va
qui poi rilevato che, nel rapporto di decorso 27 gennaio 2005 (doc. AI 39/1),
il dr. __________ ha attestato uno stato di salute stazionario e che, nel
certificato medico a cui rinvia per quanto riguarda il decorso e l’evoluzione
delle constatazioni, non aveva escluso la possibilità di svolgere altre
attività “(…) event. un lavoro a risparmio della schiena (…)” (doc. AI 13/3).
Inoltre, lo stesso dr. __________ non ha mai contestato il fatto che nelle sue
perizie il dr. __________ abbia menzionato l’arteriopatia periferica e il
diabete mellito tipo II non insulinodipendente quali diagnosi senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa (doc. AI 44/5 e 27/6).

 

                                         Anche
il dr. __________, nel certificato medico 16 dicembre 2005 (doc. AI 52/5), pone
le patologie su cui il perito si è già espresso e, senza esprimersi chiaramente
sulla capacità lavorativa residua, si è limitato a concludere che “(…) è poco
verosimile che, visto lo stato di salute dell’assicurato sia possibile
un’attività lavorativa anche solo parziale nei settori lavorativi proposti
teoricamente nell’ambito degli accertamenti eseguiti dall’AI (…)” (doc. AI
52/5). Anche nell’esame clinico 16 dicembre 2005 il dr. __________ non si è pronunciato
con chiarezza sugli effetti delle patologie sulla capacità lavorativa e ha solo
rilevato che “(…) complessivamente, in assenza di rilevanti deficit
sensitivo-motori, vi è un’importante sindrome algica lombare e alla gamba
sinistra in seguito ai due interventi lombari del 2003. Si tratta di una
sintomatologia sicuramente importante e limitante per gran parte delle attività
lavorative (…)” (doc. 52/4).

 

                                         Visto
che il dr. __________ e il dr. __________, oltre a non esprimersi compiutamente
circa gli effetti sulla capacità lavorativa, non pongono delle diagnosi su cui
il perito non si sia già espresso e visto che il dr. __________, a differenza di
quanto concluso nella perizia 14 giugno 2004 – “(…) in questo momento è preclusa
all’assicurato anche la possibilità di esercitare un’attività lavorativa
leggera e teoricamente adeguata (…)” (doc. AI 27/8) – nella perizia 11 luglio
2005, ritenuta la situazione stabilizzata, ha ritenuto che “(…) dal punto di
vista medico-teorico riterrei che entrano in considerazione solo ancora delle
attività leggere, con limitazione dell’orario di lavoro (metà tempo e per
rendimento 10-20%), giustificato dato che il paz. deve poter inserire delle
piccole pause di riposo. L’attività dovrebbe inoltre permettere all’assicurato
di alternare la posizione seduta ed eretta. Con un tale orario di lavoro
sarebbe inoltre garantita una possibilità di continuare il trattamento
riabilitativo (…)” (doc. AI 44/7), questo Tribunale deve concludere che a
ragione l’Ufficio AI ha concluso per un miglioramento dello stato di salute
dell’assicurato. Il miglioramento va infatti visto nella circostanza che in
occasione della seconda perizia 11 luglio 2005, ritenuta la situazione stabilizzata
a distanza di quasi 18 mesi dall’ultimo intervento neurochirurgico, il perito
ha potuto confermare, anche se non nella misura auspicata, una capacità
lavorativa residua in attività adeguate.

 

                                         Anche
il dr. __________, medico SMR, nelle sue annotazioni 17 gennaio 2006 ha
concluso che “(…) le constatazioni dei Dr.es __________ e __________ non
discostano sostanzialmente da quelle del perito. Effettivamente, il perito
aveva ritenuto possibile all’occasione della prima perizia del 14 giugno 2004
un apprezzamento dell’esito delle misure di riabilitazione soltanto dopo altri
sei mesi di terapia ritenendo possibile il reinserimento in un’attività
lavorativa a tempo parziale (½ tempo) a condizione che rispetti le limitazioni
elencate nella perizia (p. 7). La seconda perizia dell’11 luglio 2005 ha praticamente
confermato un decorso stazionario, il miglioramento auspicato non si è
verificato, anzi si specifica che anche per un’attività a ½ tempo il rendimento
sarebbe diminuito in misura del 10-20% (…)” (doc. AI 55/1).

 

                                         Va
qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella causa B. (I
938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici
SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico
SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

"  (…)

3.2 L'on ne saurait
certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation
médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et
l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF
123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne
signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et
médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre
une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des
autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1
supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui
du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional
de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué
par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste,
aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur
l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.
(…).”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03, consid. 3.2)

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
della perizia 11 luglio 2005 del dr. __________ (doc. AI 44/1-7), il TCA non
ravvisa motivi che giustifichino l’esperimento di una perizia pluridisciplinare
e, come accertato (cfr. doc. VII, riprodotto al consid. 1.7), deve concludere
che da un punto di vista medico complessivamente va riconosciuta una capacità
lavorativa residua del 40-45% in un’attività adeguata (cfr. doc. VII).

 

                               2.8.   Il
ricorrente contesta che dal punto di vista medico egli sarebbe abile al lavoro
nella misura e nelle attività indicate dalla consulente in integrazione
professionale e sostiene che anche l’Ufficio AI, per un motivo o l’altro, ha
riconosciuto che buona parte di quelle professioni non possono essere da lui
svolte. Egli rileva altresì che il reddito da invalido considerato è superiore
a quello realmente ottenuto senza invalidità e che allo stesso andrebbe
riconosciuta la riduzione massima possibile del 25%.

 

                                         Al
riguardo, va innanzitutto rilevato che la contestazione relativa alla capacità
lavorativa dell’assicurato dal punto di vista medico non ha nessuna ragione
d’essere, ritenuto che, come ampiamente visto in precedenza (cfr. consid. 2.7),
le sue condizioni di salute sono state accuratamente e dettagliatamente
valutate in sede medica.

 

                                         Quanto
alla reperibilità sul mercato del lavoro di attività ancora esigibili – nonostante
le rispettive difficoltà da tenere presenti – la consulente ha fatto riferimento
a concrete attività leggere e ripetitive nei settori terziario e secondario
(vedi il rapporto finale 20 ottobre 2005 della consulente in integrazione
professionale sub doc. AI 46/1-3).

                                         Va
qui innanzitutto ricordato che, conformemente alla giurisprudenza del TFA, di
fronte ad un ampio ventaglio di attività semplici e ripetitive presenti sul
mercato, è sufficiente che venga fatto riferimento alle tabelle statistiche
salariali di quel settore (STFA inedita 5 giugno 2001 in re A, I 324/00, consid. 2b).

                                         Inoltre,
conformemente ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle
assicurazioni sociali, all’assicurato incombe l’obbligo di diminuire il danno,
mettendo a frutto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una
nuova professione.

                                         Dalla
persona assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti
esigibili che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso
concreto, quali la sua capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali,
l’età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il
mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata dell’attività lavorativa
(DTF 113 V 28 consid. 4; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

                                         Ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e
quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità
professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto
teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum
IVG, Zurigo 1997, pag. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità
congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK
1984 pag. 347).

                                         Ciò non è il caso se l'attività
ammissibile è possibile solo in forma talmente limitata, che il mercato
generale del lavoro praticamente non la conosce o se il suo esercizio è reso possibile
solo grazie alla collaborazione irrealistica di un datore di lavoro medio (cfr.
ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht,
3a edizione, Berna 2003, pag. 124).

                                         Infine,
il TFA, in una sentenza del 25 febbraio 2003 nelle cause P. (U 329-330/01), ha
ribadito che se da una parte è compito dell’amministrazione rispettivamente del
giudice indicare possibilità di lavoro concrete, dall’altra non vanno poste
esigenze troppo elevate:

 

"  (…)

4.7 La tesi cantonale, in quanto conforme alla giurisprudenza federale,
va senz'altro confermata. In effetti, contrariamente a quanto ritiene
l'assicurata, questa Corte ha già ripetutamente statuito in casi con
limitazioni funzionali analoghe che esiste un mercato del lavoro sufficiente in
cui realizzare la propria capacità lavorativa residua (consid. 2b non
pubblicato della sentenza DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda
anche sentenza del 4 aprile 2002
 in re W., I 401/01, consid.
4c.). Si tratta segnatamente del mercato occupazionale aperto a personale
femminile non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in
cui vi è una sufficiente offerta di occupazioni, in particolare appunto
nell'industria, in cui possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e
controllo, che non comportano aggravi fisici e con possibilità di cambiare
frequentemente posizione (RCC 1980 pag. 482 consid. 2). In tale ambito bisogna
pure considerare la ancor giovane età dell'interessata con conseguente
presumibile buon potenziale di adattamento ad una nuova professione (cfr. SVR
1995 UV no. 35 pag. 106 consid. 5b; e contrario sentenza già citata del 4
aprile 2002 in re W. consid. 4a-d).

 

Inoltre se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate.

È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di
fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato
che questa Corte ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività
nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio,
compiti di controllo e sorveglianza (VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda
nuovamente sentenza del 4 aprile 2002
 in re W. consid. 4c).

Certo, non si misconoscono gli sforzi e gli inconvenienti che la messa a
profitto della residua capacità lavorativa dell'interessata comporterà.

Tuttavia, essi non appaiono sproporzionati né inesigibili, ricordato
altresì che per un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali
l'assicurato ha l'obbligo di intraprendere tutto quanto può da lui essere
ragionevolmente preteso per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze
delle sue affezioni invalidanti (DTF 127 V 297 consid. 4b/cc; DTF 113 V 28
consid. 4a e riferimenti; cfr. anche DTF 115 V 52 consid. 3d e 114 V 285
consid. 3).

 

In quanto infondato su questo punto il ricorso di P.________ va quindi respinto.
(…)."

 

                                         In
concreto, tenuto conto degli aspetti medico valetudinari e vista la
giurisprudenza appena esposta, questo TCA ritiene che sul mercato del lavoro
equilibrato che entra in considerazione vi sono delle attività esigibili da
parte dell’assicurato. Specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel
settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di
mera sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono
particolari attitudini intellettuali e che possono essere
svolte sia in posizione seduta che eretta (per es. attività d’incasso,
d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità
anche di variare frequentemente la postura.

 

                                         In
merito all’aspetto economico il TCA rileva quanto segue.

 

                                         L’amministrazione, considerando un reddito da
valido di fr. 49’874.-- e un reddito da invalido – calcolato partendo da un salario di fr. 52'919.-- (secondo
i rilevamenti statistici editi dall’Ufficio federale, settore privato,
categoria 4, Canton Ticino, valore mediano aggiornato al 2004) e dopo aver
considerato una capacità lavorativa del 50% con una diminuzione del rendimento
del 15% e praticato una riduzione del 17% (7% per lavori leggeri e 10% in
considerazione della scarsa formazione professionale, dell’età e del lungo
periodo di inattività) – di fr.
18’667.--, ha stabilito una capacità di guadagno residua del 37% e quindi un
grado d'invalidità del 63%.

 

                                         Il
reddito da valido di fr. 49'874.-- (aggiornato al 2004) non é stato contestato
dall’assicurato.

 

                                         Per
quanto riguarda al reddito da invalido da prendere in considerazione al
momento del raffronto dei redditi, va fatto presente che,
conformemente ad una recente giurisprudenza, il TFA ha stabilito che sono
esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i
dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1
dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di
statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori
in relazione alle grandi regioni (STFA 12 ottobre 2006 nella causa S., U 75/03,
e del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

                                         Tale
circostanza non ha alcuna ripercussione sul caso in esame, essendo i valori
nazionali superiori a quelli regionali considerati dall’Ufficio AI.

 

                                         Nel
caso concreto tuttavia il reddito ipotetico da invalido per un’attività adeguata
a tempo pieno (l’Ufficio AI ha considerato un salario ipotetico di fr. 52'919.-- valido nel 2004) supera il reddito che il ricorrente avrebbe conseguito senza la malattia
continuando a svolgere l’attività precedente, ciò che giustifica, secondo la
giurisprudenza (cfr. AHI 1999, pag. 329 consid. 1; ZAK 1989, pag. 458s. consid.
3b; STFA del 26 gennaio 2006 nella causa M., I 379/05, consid. 2.5.4; STFA del
5 dicembre 2003 nella causa S., I 630/02, consid. 2.2.2 e STFA del 2 dicembre
2002 nella causa R., I 53/02, consid. 3.3), una riduzione del reddito da invalido.

 

                                         Tale
reddito (reddito ipotetico da invalido per un’attività adeguata a tempo pieno) ammonta
dunque a fr. 49’874.-- (per un altro caso in cui il TCA ha operato in questo modo vedi la
STCA del 15 novembre 2006 nella causa G. [35.2005.144]).

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione,
cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione
percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita
ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto delle varie
particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V
80 consid. 5b/cc).

 

                                         In
una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., (I 147/05), il TFA ha proceduto
ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,
che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere
un’attività adeguata in misura del 60%. La nostra Corte federale ha ritenuto
suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile
dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute
(10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%).

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., (U 420/04) - riguardante
un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di
domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo
dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione
del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumtbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”).

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

"  Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato
alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi
non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa
T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47
anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un
fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un
mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età
e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello
retributivo.

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I
138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione
sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni,
dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore
dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04,
consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un
permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un
fattore di riduzione.

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.),
la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna
applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di
invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR
1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa
la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare
disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss.
consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U
80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune
circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad
esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto
che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle
assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale
corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata
alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso
concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano
l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque
giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo
senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in
cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione
(15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività
leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in
cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle
difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella
causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del
15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della
riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003
nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha
applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al
danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di
servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione)."

(STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                                         Nella concreta evenienza, l’amministrazione ha applicato sul reddito
statistico da invalido una riduzione
del 17% (7% per lavori leggeri e 10% in considerazione della scarsa formazione
professionale, dell’età e del lungo periodo di inattività).

 

                                         Il
TCA rileva che, conformemente alla giurisprudenza federale e cantonale appena
esposta, anche volendo applicare la deduzione massima possibile del 25% del
reddito da invalido (come auspicato dal ricorrente), l’assicurato non
raggiunge un grado d’invalidità che giustificherebbe il diritto alla rendita intera.
Infatti, considerata una capacità lavorativa residua in
un’attività adeguata del 42.5% (il dr. __________ ha indicato una capacità lavorativa
residua del 40-45%; doc. VII) e applicata una riduzione del 25%, si ottiene un
reddito da invalido pari a fr. 15'897.35 (fr. 49’874.-- x 42.5% ridotto del 25%). Confrontando
il reddito da invalido con quello da valido, si ottiene poi un grado d’invalidità
del 68.12% che giustifica il diritto a tre quarti di rendita ([fr. 49'874.-- –
fr. 15'897.35]
: fr. 49'874.-- x 100 = 68.12%).

 

                                         In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, a ragione l’Ufficio AI ha
ridotto, in via di revisione, il diritto a prestazioni dell’assicurato, da una
rendita intera a tre quarti, a contare

 

                                         dal
mese che segue l’intimazione della decisione 25 novembre 2005 (doc. AI 51/4)
(cfr. art. 88bis. OAI).

 

                                         Allo
stesso risultato, vale a dire ad un grado d’invalidità che giustifica il
diritto a tre quarti di rendita, si giungerebbe anche volendo aggiornare i
redditi da valido e da invalido al 2006.

 

                                         La
decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso respinto.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti