# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e1fe2d6c-cc69-5d6d-8dde-b0cf04ca01b6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.03.2010 D-6212/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6212-2006_2010-03-31.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6212/2006/dei
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3 1  m a r z o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Gérald Bovier;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
B._______, nata il (...), e la figlia
C._______, nata il (...),
Bielorussia (Belarus),
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 
18 ottobre 2006 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6212/2006

Fatti:

A.
Il  20  settembre  2006,  gli  interessati,  cittadini  bielorussi  con  ultimo 
domicilio  a  D._______,  hanno  inoltrato  per  sé  e,  in  veste  di 
rappresentanti,  per  la  loro  figlia  minorenne  una  domanda  d'asilo  in 
Svizzera. Hanno dichiarato, in sostanza e per quanto è qui di  rilievo 
(cfr. verbali d'audizione del 26 settembre 2006 e dell'11 ottobre 2006) 
di essere espatriati a metà (...) per il timore di essere incarcerati. Essi, 
infatti, sarebbero stati fermati nell'(...) prima di prendere parte ad una 
manifestazione.  Durante  il  fermo,  dei  poliziotti,  segnatamente  degli 
agenti  speciali  del  distaccamento  della  polizia  antisommossa 
denominata  "OMON",  li  avrebbero  percossi  dopo  aver  trovato  degli 
striscioni  a  carattere  politico  (con  le  scritte  "Bielorrussia  libera"  e 
"Bielorussia  in  Europa")  nella  loro  vettura.  Il  ricorrente  è  stato  poi 
incarcerato  per  quindici  giorni.  Durante  la  prigionia  del  marito,  la 
ricorrente  avrebbe  denunciato  i  fatti  subiti  in  Procura  (la  denuncia 
sarebbe  stata  accettata,  rispettivamente,  secondo  un'altra  versione, 
non  accettata  in  quanto  ella  non  avrebbe  potuto  presentare  un 
certificato  medico  attestante  le  violenze subite)  e,  successivamente, 
subito una perquisizione al proprio domicilio, durante la quale la polizia 
avrebbe rinvenuto un volantino. Ella sarebbe quindi stata convocata al 
posto di polizia di D._______. Lì sarebbe stata interrogata ed accusata 
di  ingiurie  contro  il  Presidente  ed  il  regime  politico  bielorusso,  di 
teppismo e di  resistenza alle  autorità. Anche il  marito,  nel  frattempo 
rilasciato,  sarebbe  stato  convocato,  interrogato  per  quattro  ore  ed 
accusato  di  divulgazione di  idee antigovernative e  di  resistenza agli 
agenti di polizia. Ai ricorrenti sarebbe stata comunicata l'apertura di un 
procedimento penale nei loro confronti e di  rischiare da tre a cinque 
anni di carcere. Entrambi i ricorrenti avrebbero inoltre dovuto garantire 
per iscritto di non lasciare la Bielorussia. A seguito di tali fatti, il datore 
di lavoro della ricorrente, venutone a conoscenza, l'avrebbe costretta a 
licenziarsi. Avendo la polizia sequestrato la vettura dei ricorrenti con la 
quale  l'insorgente  si  recava  al  lavoro  a  E._______,  egli  non  ha 
neanch'esso più potuto esercitare la sua professione. Fino all'espatrio 
avvenuto nel (...),  i  ricorrenti  avrebbero vissuto dei  loro risparmi. Tra 
(...)  e  (...),  ai  ricorrenti,  che  non  si  sarebbero  mai  rivolti  ad  un 
avvocato, non sarebbe più occorso niente di rilevante. 

Ad audizioni avvenute, la ricorrente ha esibito, quale mezzo di prova, 
una foto non datata che la ritrae in volto.

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B.
Il  18  ottobre  2006,  l'UFM  ha  respinto  la  domanda  d'asilo 
degl'interessati.  Nello  stesso  tempo,  ne  ha  pronunciato 
l'allontanamento dalla  Svizzera e ritenuto lecita,  esigibile e possibile 
l'esecuzione dell'allontanamento verso la Bielorussia. 

C.
Il  17  novembre  2006,  gli  interessati,  per  il  tramite  del  loro 
patrocinatore,  hanno  inoltrato  ricorso  dinanzi  alla  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo (CRA) contro la citata decisione 
dell'UFM,  chiedendo  la  conferma  dell'effetto  sospensivo  e,  in  via 
principale,  l'annullamento  del  provvedimento  impugnato,  il 
riconoscimento  della  qualità  di  rifugiati  e  la  concessione  dell'asilo, 
rispettivamente, in via subordinata, la trasmissione degli atti di causa 
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  valutazione  ed  il  riconoscimento 
della  qualità  di  rifugiato.  In  subsubordine,  hanno  chiesto  la 
concessione dell'ammissione provvisoria.

D.
La  CRA,  con  decisione  incidentale  del  12  dicembre  2006,  ha 
autorizzato  i  ricorrenti  a  soggiornare  in  Svizzera  sino  a  fine  della 
procedura ed ha rinunciato, ritenuta la sussistenza di motivi particolari 
(art. 63 cpv. 4  della legge federale sulla procedura amministrativa del 
20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere il versamento di un 
anticipo a copertura delle presumibili spese processuali.

Diritto:

1.
1.1 Il  Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art. 31 e art. 33 lett. d della legge 
sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
[LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del  26 giugno 1998 
[LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Dal 1° gennaio 2007, il  TAF giudica, in quanto sia competente, i 
ricorsi pendenti al 31 dicembre 2006 presso le commissioni federali di 
ricorso  o  d'arbitrato  o  presso  i  servizi  dei  ricorsi  dei  dipartimenti.  Il 
giudizio si svolge secondo il nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 
LTAF).

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1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni  transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
di ammissibilità di cui agli artt. 48, 50 e 52 PA.

3.
3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. Sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.
Giusta  l'art. 111a cpv. 1  LAsi,  il  TAF può rinunciare  allo  scambio  di 
scritti.

6.
Nella  decisione  impugnata,  l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  che  le 
dichiarazioni  dei  richiedenti  non  sarebbero  verosimili,  in  quanto 
contraddittorie  e  vaghe  su  punti  essenziali  ed  incompatibili  con 
l'esperienza  generale  di  vita  o  la  logica  dell'agire.  Essi,  infatti,  si 
sarebbero  entrambi  contraddetti  in  merito  ai  ferimenti  subiti  dalla 
polizia e l'interessata avrebbe reso versioni discordanti anche circa la 
collocazione temporale dell'allegata denuncia alle  autorità  rispetto al 
fermo della polizia subito a fine (...). Inoltre, il comportamento assunto 
dai  richiedenti  a  seguito  delle  convocazioni  in  polizia  sarebbe 
assolutamente  inattendibile,  nel  senso  che,  se  avessero  realmente 
temuto di essere imprigionati ingiustamente, essi non avrebbero atteso 
diversi  mesi  pirma di  fuggire. Inconcepibile  sarebbe inoltre  che essi 
non si  siano mai  rivolti  ad  un avvocato,  nonostante  l'apertura  di  un 

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procedimento penale nei loro confronti e il rischio di essere condannati 
ad una pena detentiva di  vari  anni. Infine, l'interessato avrebbe reso 
dichiarazioni  vaghe,  sommarie  e  stereotipate  sulla  sua  detenzione, 
benchè abbia trascorso in carcere quindici  giorni. L'UFM ha peraltro 
tassato  la  fotografia  della  richiedente versata agli  atti  come inatta  a 
dimostrare  l'attendibilità  dei  motivi  d'asilo  addotti  dagli  insorgenti, 
essendo sprovvista di  data. Per di  più, l'autorità  inferiore ha ritenuto 
che, in caso di  rientro in  Patria,  gli  interessati  non rischierebbero di 
essere  esposti  concretamente  ad  una  pena  o  ad  un  trattamento 
contrario  all'art.  3 della  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti 
dell'uomo e  delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre  1950  (CEDU, 
RS 0.101). Da ultimo, né la situazione politica vigente in Bielorussia, 
né  altri  motivi  si  opporrebbero  ragionevolmente  ad  un  rientro  dei 
richiedenti  in  Patria.  Oltre  che  possibile  ed  esigibile,  l'esecuzione 
dell'allontanamento sarebbe infine pure possibile. 

7.
Nel gravame, gli insorgenti, richiamati i fatti sostanzialmente esposti in 
sede di audizione, hanno dapprima rilevato che le dichiarazioni della 
ricorrente  circa  il  suo  fermo  non  sarebbero  incongruenti,  bensì 
rappresenterebbero  una  semplice  inesattezza,  peraltro  corretta 
dall'insorgente medesima nel corso dell'audizione. La questione, poi, a 
sapere  se  il  ricorrente  abbia  subito  uno  o  più  colpi  (vista  la 
contraddizione  sollevata  dall'UFM  su  tale  aspetto,  peraltro  da 
qualificarsi  come mera inesattezza secondo i  ricorrenti  e sulla quale 
ritengono che l'insorgente avrebbe dovuto essere udito), risulterebbe 
essere  irrilevante  alla  luce  del  fatto  che  tutti  gli  altri  elementi  del 
racconto esposto sarebbero concordanti tra loro, sia in relazione alla 
prima  audizione  del  ricorrente,  che  in  relazione  alle  audizioni  della 
moglie.  Pertanto  egli  avrebbe,  a  prescindere  dell'insignificante 
divergenza di cui parola, reso dichiarazioni verosimili. Per la censura 
dell'UFM circa il  lungo tempo trascorso tra gli  eventi  alla  base della 
loro  domanda ed  il  loro  espatrio  e  la  rinuncia  a  consultarsi  con  un 
avvocato, gli  autori  del  gravame rimandano alle dichiarazioni  rese in 
fase  di  audizione,  a  loro  dire  attendibili.  A  sostegno  della 
verosimiglianza  dei  loro  motivi  d'asilo  e  a  dimostrazione  della 
preoccupante  situazione  dei  diritti  umani  in  Bielorussia,  essi 
rimandano alla  Risoluzione del  Parlamento europeo (di  seguito: PE) 
del  16  febbraio  2006  sulla  situazione  in  Bielorussia  in  vista  delle 
elezioni  presidenziali  del  19 marzo  2006,  allegandone  il  testo,  e 
all'assegnazione del Premio Sacharov 2006 da parte del PE al leader 

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dell'opposizione  bielorussa,  che  fu  tratto  in  arresto  e  detenuto  per 
quindici  giorni  in  occasione  di  una  manifestazione  di  protesta 
successiva alle elezioni presidenziali, accludendo al ricorso un articolo 
tratto  dal  sito  internet  dell'Università  di  Padova.  In  merito 
all'esecuzione dell'allontanamento, i ricorrenti invocano l'art. 3 CEDU, 
rischiando,  a  loro  dire,  l'arresto  e  torture  in  caso  di  rientro  in 
Bielorussia.  Non  avendo  alcuna  possibilità  di  rifugio  interno  e  vista 
l'attuale delicata situazione del Paese circa il rispetto dei diritti umani, 
infine, l'esecuzione del rinvio non sarebbe ragionevolmente esigibile.

8.

8.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

8.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza ai sensi dell'art. 7 LAsi delle dichiarazioni determinanti 
rese da un richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un 
grado di convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante 
sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti  secondaria 
(v.  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 
ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 n. 21).  In  altri  termini,  le 
dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni, 
precise,  ovvero  non  generiche  e  non  suscettibili  di  diversa 
interpretazione (altrettanto o più verosimile),  e concordanti,  o meglio 
non in  contrasto fra loro  e nemmeno con altri  dati  o  elementi  certi. 
Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  dev'essere  il  frutto  di  una 
valutazione  complessiva,  e  non  esclusivamente  atomizzata,  delle 
singole  allegazioni  decisive,  in  modo  da  consentire  di  limitare  al 
minimo il  rischio dell'approssimazione, ovvero il  pericolo di fondare il 
giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica, 
semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (v.  GICRA  2005  n.  21 
consid. 6.1).

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9.

9.1 Questo Tribunale osserva che le dichiarazioni rilevanti in materia 
d'asilo rese dai ricorrenti s'esauriscono in mere affermazioni di parte, 
in  parte contraddittorie  tra loro e contrarie  alla  logica dell'agire,  non 
corroborate  da  elementi  di  seria  consistenza,  e,  per  questo, 
inverosimili. In particolare, per quel che riguarda le contraddizioni nel 
racconto dei ricorrenti, il TAF, onde evitare inutili ripetizioni, rimanda a 
quanto  sollevato  dall'UFM  nella  decisione  impugnata.  Inoltre,  il  TAF 
rileva  che  non  risulta  per  niente  logico  che  i  ricorrenti  abbiano 
aspettato quasi sei mesi dall'asserito fermo a (...) per lasciare il  loro 
Paese:  se  il  loro  timore  di  essere  incarcerati  fosse  stato  reale  e 
fondato,  ci  si  potrebbe  attendere  che  si  fossero  adoperati  il  più 
velocemente possibile per espatriare, cosa che dagli atti non traspare 
abbiano fatto. La giustificazione resa per tale esitazione, vale a dire la 
mancanza  di  documenti  e  la  volontà  di  trovare  "le  persone  giuste" 
(verbale della ricorrente del 26 settembre 2006 [di seguito verbale A] 
pag. 5, verbale della ricorrente dell' 11 ottobre 2006 [di seguito verbale 
B]  pag.  8/D65  e  verbale  del  ricorrente  del  26  settembre  2006  [di 
seguito verbale C] pag. 5), non convincono, perchè non pertinenti  in 
relazione  al  rischio  d'incarcerazione  fatto  valere  dai  ricorrenti.  Lo 
stesso dicasi per la spiegazione presentata circa il fatto di non avere 
mai cercato l'aiuto di un avvocato (cioè lo statuto di funzionario statale 
di tutti gli avvocati in Bielorussia e l'inesperienza dei ricorrenti con le 
autorità,  cfr. verbale  B  pag. 12/D113-116). Inattendibile  risulta  poi  il 
comportamento  assunto  dai  ricorrenti  durante  l'asserito  fermo  di 
polizia  prima  di  partecipare  ad  una  manifestazione  di  protesta: 
nonostante sapessero che il  capo del KGB avrebbe, a loro dire (cfr. 
verbale  C  pag.  5  e  verbale  del  ricorrente  dell'11  ottobre  2006  [di 
seguito verbale D] pag. 3/D23), pubblicamente minacciato chi, dopo le 
elezioni presidenziali, si sarebbe recato a dimostrazioni di tale genere, 
essi non hanno esitato a dichiarare ai funzionari di polizia lo scopo e la 
destinazione  del  loro  viaggio,  pur  essendo  coscienti  di  cosa  tale 
comportamento  avrebbe  potenzialmente  potuto  provocare.  Tutt'altro 
che comprensibile è altresì la decisione degli  insorgenti di espatriare 
alla  luce  del  fatto  che,  dopo  le  asserite  accuse  mosse  nei  loro 
confronti  nell'(...),  non  sia  loro  più  successo  niente  di  rilevante  (cfr. 
verbale B pag. 7/D60),  e senza che essi  si  siano, eccetto una volta 
nello  stesso  (...),  neanche  più  informati  sullo  stato  della  procedura 
penale che sarebbe stata avviata nei  loro confronti  (cfr. ibidem pag. 
8/D64). Inoltre,  si  rilevi  come i  ricorrenti  non  abbiano  versato  alcun 

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mezzo di  prova a dimostrazione né di  tale  accuse,  né degli  asseriti 
arresti,  né delle convocazioni  in polizia,  né della denuncia presso la 
Procura, né della dichiarazione con cui si sarebbero impegnati a non 
lasciare il  Paese, e come il motivo presentato a giustificazione di ciò 
(cfr. verbale B pag. 4/D23) sia, da una parte, del tutto inconferente e, 
dall'altra, altresì discordante rispetto al lasso di tempo trascorso fino 
all'espatrio. Peraltro, l'unico mezzo di prova versato agli atti, vale a dire 
la foto ritraente il volto della ricorrente, non è suscettibile di modificare 
il  giudizio  d'inverosimiglianza  a  cui  giunge  il  TAF. Essa,  infatti,  non 
presentando alcuna data né qualsivoglia indicazione di tempo o luogo, 
non  permette  di  stabilire  alcun  legame  di  causalità  tra  gli  ematomi 
visibili  sul viso della ricorrente e le da lei allegate percosse subite a 
fine  (...)  da  parte  di  forze  di  polizia  bielorusse,  e,  pertanto,  di 
ammettere  che  ella  sia  stata  esposta  alla  volontà  persecutoria,  ai 
sensi dell'art. 3 LAsi, delle autorità statali bielorusse. A prescindere da 
quanto  esposto,  si  rilevi  come i  ricorrenti  hanno  confermato  di  non 
occuparsi  di  politica  (cfr.  ibidem  pag.  8/D66)  e  di  aver  del  resto 
dichiarato  di  non  poter  non  partecipare,  "come  cittadini",  alla 
manifestazione di F._______ (cfr. ibidem pag. 8/D66). Si può pertanto 
chiaramente  concludere  che  i  ricorrenti  non  sono persone né attive 
politicamente  in  Bielorussia,  né  particolarmente  esposte  per  le  loro 
opinioni  politiche,  e  pertanto,  non  rientrano  in  una  delle  categorie 
potenzialmente nel mirino di misure persecutorie in detto Paese, come 
lo  sono invece i  responsabili  dei  movimenti  di  opposizione,  persone 
particolarmente  attive  in  questi  ultimi,  attivisti  per  i  diritti  umani  e 
persone che lavorano per dei  media critici  nei  confronti  del  governo 
(cfr.  a  tale  proposito  Sentenza  del  TAF  del  2  novembre  2007 
E- 4458/2006 consid. 3).  Del  resto,  neanche  le  allegazioni  ricorsuali 
dei ricorrenti (oltre al rimando ai fatti già esposti in sede di audizione 
ed alla loro presunta veridicità) sono idonee a scartare i dubbi circa la 
verosimiglianza  della  vicenda  a  fondamento  della  loro  domanda 
d'asilo. In effetti, esse si limitano a congetture di parte non corroborate 
da alcun elemento valido e consistente.

Inoltre, la documentazione presentata in sede ricorsuale – al contrario 
di quanto vorrebbero far credere gli insorgenti (cfr. ricorso pag. 4/p. 5 
ed allegati al ricorso) – non è atta a comprovare la verosimiglianza del 
loro  racconto,  né  tantomeno  la  loro  esposizione  personale  a 
persecuzioni rilevanti ai sensi della LAsi: sia la Risoluzione del PE del 
16 febbraio 2009, che l'articolo concernente l'assegnazione del Premio 
Sacharov  al  leader  dell'opposizione  bielorussa  a  fine  2006,  infatti, 

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tematizzano  la  situazione  generale  dei  diritti  umani  in  Bielorussia  e 
non presentano alcun riferimento concreto ai ricorrenti, ragione per cui 
non possono essere considerati rilevanti nella fattispecie.

In  ragione  di  quanto  esposto,  vi  è  ragione  di  concludere 
all'inverosimiglianza della vicenda resa dai ricorrenti a sostegno della 
loro domanda d'asilo. 

Inoltre,  non  è  ancora  stato  constatato  che  cittadini  bielorussi 
avrebbero rischiato di essere incarcerati al rientro in Bielorussia per il 
mero  fatto  di  avere  inoltrato  una  domanda  d'asilo  all'estero  (cfr. 
Sentenza del TAF del 2 novembre 2007 E-4458/2006 consid. 3), come 
allega invece la  ricorrente  ad ulteriore  sostegno della  sua domanda 
d'asilo (cfr. verbale B pag. 14/D124). 

Per  abbondanza,  poi,  si  noti  che,  anche  nel  caso  in  cui  l'allegata 
perdita  del  posto di  lavoro della  ricorrente (ella  ha infatti  allegato di 
aver dovuto licenziarsi su pressione del suo datore di lavoro, venuto a 
conoscenza  degli  allegati  problemi  avuti  con  le  forze  di  polizia,  cfr. 
verbale B pag. 2/D10-11) avesse rappresentato, anche in legame ad 
un'eventuale  difficoltà  a  trovare  una  nuova  occupazione,  un  non 
trascurabile  peso  morale,  questo  non  costituirebbe  tuttavia  una 
pressione  psichica  insopportabile  ai  sensi  dell'art.  3  cpv.  2  LAsi  e 
sarebbe pertanto irrilevante ai fini della presente procedura. La perdita 
e la ricerca di un posto di lavoro, infatti, non sono al punto tale gravi da 
poter essere considerati seri pregiudizi ai sensi della LAsi (cfr. a tale 
proposito  Sentenza del  TAF del  14 luglio  2008 E-4257/2006 consid. 
4.2.2). 

9.2 Visto  quanto  precede,  codesto  Tribunale  ritiene  che  l'UFM  ha 
rettamente  considerato  che  i  motivi  presentati  dai  ricorrenti  non 
adempiono le condizioni previste dall'art. 3 LAsi. Pertanto, sui punti di 
questione del riconoscimento della qualità di rifugiato, rispettivamente 
della  concessione  dell'asilo,  il  ricorso,  destituito  d'ogni  e  benché 
minimo  fondamento,  non  merita  tutela  e  la  decisione  impugnata  va 
confermata.

10.

10.1 Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio 
federale  pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne 

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ordina  l'esecuzione.  Tiene  però  conto  del  principio  dell'unità  della 
famiglia (art. 44 cpv. 1 LAsi).

10.2 I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi,  art.  44  cpv.  1  LAsi,  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

10.3

10.3.1 Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
l'art. 83 della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri 
(LStr, RS  142.20) prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile  (cpv.  3), 
esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento di 
una  di  queste  condizioni,  l'Ufficio  federale  dispone  l'ammissione 
provvisoria  (art.  83  cpv.  1  LStr).  Per  l'esame  della  possibilità, 
dell'ammissibilità e dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento è 
determinante la situazione al momento della presa di decisione.

10.3.2 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  9  del  presente 
giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  in 
Bielorussia  possa  violare  l'art.  25  cpv. 2  della  Costituzione  federale 
della  Confederazione  Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101), 
l'art. 33 della Convenzione sullo statuto die rifugiati del 28 luglio 1951 
(Conv.,  RS 0.142.30),  l'art. 5  LAsi  (divieto  di  respingimento) nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 
(LStr., RS 142.20).

La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr. non si esaurisce, altresì, nel principio 
del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere 
esposto, nel  Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti 
contrari a dette disposizioni; spetta all'interessato di rendere plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

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Nel caso concreto, non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui 
essi potrebbero essere esposti in caso di rimpatrio al rischio reale ed 
immediato ("real risk") di un trattamento contrario a siffatte disposizioni 
(cfr.  GICRA  2001  n.  16  consid.  6a  con  relativi  riferimenti).  In  altri 
termini,  essi  non  hanno  saputo  fornire  un  insieme  d'indizi,  oppure 
presunzioni,  sufficientemente  gravi,  precisi  e  concordanti  quo ad un 
pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti che si ritengono contrari 
alle  norme legali  precitate. Infine,  in  virtù  della  giurisprudenza della 
Corte europea dei diritti dell'uomo, la situazione generale che regna in 
un Paese non comporta, ad essa sola, l'illiceità del rimpatrio secondo 
le  disposizioni  della  Convenzione  (cfr.  ibidem  consid.  6a  e 
GICRA 1995  n.  12  consid.  10a  pagg.  110  e  seg.  nonché  relativi 
riferimenti):  in  altre  parole,  la  difficile  situazione  generale  dei  diritti 
umani in Bielorussia, come la denunciano i ricorrenti nel gravame, in 
ogni caso non lascia apparire l'esecuzione dell'allontanamento in tale 
Paese come di per sé inammissibile.

Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle 
norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 

10.3.3 Dalle  carte  processuali  non  emergono  neppure  ostacoli  dal 
profilo  dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  situazione 
personale dei ricorrenti (art. 83 cpv. 4 LStr).

10.3.3.1 Come  noto,  in  Bielorussia  non  vige  attualmente  una 
situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  di  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  sull'integralità  del  territorio 
nazionale.  Da  questo  profilo,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è 
pertanto ragionevolmente esigibile. 

10.3.3.2 Quanto alla  situazione personale dei  ricorrenti,  i  medesimi, 
avendo  da  poco  sorpassato  i  (…)  anni,  sono  tuttora  giovani  e 
dispongono  entrambi  di  esperienza  professionale,  la  ricorrente 
(...) anni quale (...) (cfr. verbale A pag. 2 e verbale B pag. 2/D7-9) ed il 
ricorrente  (...)  anni  in  veste di  (...)  (cfr. verbale  C pag. 2). Entrambi 
hanno lavorato fino a poco prima dell'espatrio,  guadagnando, a dire 
della ricorrente, addirittura "molto bene" (cfr. verbale B pag. 3/D-16). 
Alla luce di ciò e delle loro conoscenze linguistiche (cfr. verbale A e C 
pag. 2),  si  può  ammettere  che  saranno in  grado,  facendo rientro  in 
Patria,  di  ricostruirsi  un'esistenza,  se del  caso anche grazie all'aiuto 
dei loro parenti (come ad esempio il padre ed il cugino del ricorrente 
[cfr. verbale C pag. 3 e verbale D pag. 2/D6]).  Vi è dunque motivo di 

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formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive 
possibilità di un loro adeguato reinserimento sociale e professionale in 
Bielorussia. In  tale  contesto  va oltretutto  notato  che difficoltà  socio-
economiche a cui  è confrontata la maggiore parte della popolazione 
non  sono  sufficienti  per  ammettere  una  situazione  minacciante 
l'esistenza (cfr. GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1), ragione per cui delle 
difficoltà  iniziali  di  reinserimento  non  sono  di  per  sé  ostative 
all'esecuzione dell'allontanamento. 

Del  resto,  di  nessun  aiuto  ai  ricorrenti  è  l'allegazione  ricorsuale 
secondo cui il loro rimpatrio non sarebbe ragionevolmente esigibile in 
quanto  essi  non  disporrebbero  di  "nessuna  possibilità  di  rifugio 
interno"  (cfr.  ricorso  pag.  5).  Premesso  che  un'alternativa  di  rifugio 
interna non rientra nell'esame dell'esigibilità dell'esecuzione del rinvio, 
bensì riguarda unicamente i motivi d'asilo (art. 3 LAsi) e che, pertanto, 
si  presuppone  che  i  ricorrenti  abbiano  fatto  un  utilizzo  errato  del 
termine, intendendo invece evocare un'alternativa di soggiorno interno 
al Paese, l'allegata assenza di quest'ultima nel gravame s'esaurisce in 
mera  affermazione  di  parte  non  suffragata  da  alcun  elemento 
concreto.  I  ricorrenti,  infatti,  hanno  ommesso  di  indicare  le  ragioni 
concrete per le quali, a loro dire, non esisterebbe per loro la garanzia 
del minimo vitale da una parte a D._______, e, dall'altra, in altre zone 
della  Bielorussia.  Di  conseguenza,  il  rimando  ricorsuale  risulta  del 
tutto inconferente, tantopiù che nel caso concreto, per i ricorrenti non 
vi è ad ogni modo la necessità di un'alternativa di soggiorno interno.

In  aggiunta,  la  durata  del  soggiorno  dei  ricorrenti  in  Svizzera  non 
costituisce  neanch'essa  una  ragione  ostativa  all'esecuzione 
dell'allontanamento. Infatti, essi hanno trascorso circa tre anni e mezzo 
nel nostro Paese e, pertanto, un lasso di tempo corto, ragione per cui 
non v'è motivo di ritenere che i ricorrenti, in caso di allontanamento dal 
nostro  Paese,  subiranno  uno  sradicamento  culturale  importante, 
ritenuto altresì che il loro grado d'integrazione dal profilo socioculturale 
è maggiore in Bielorussia che in Svizzera. Lo stesso dicasi per la figlia 
minorenne dei ricorrenti: ella, infatti, quasi (...), oltre ad aver vissuto la 
maggior parte della sua vita in Bielorussia, si trova in un'età in cui non 
dispone ancora di una rete sociale propria ed è tuttora principalmente 
legata ai genitori.

10.3.3.3 Infine, i ricorrenti non hanno preteso nel gravame di soffrire 
di gravi problemi di salute che possano giustificare la loro ammissione 

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provvisoria (v. sulla problematica GICRA 2003 n. 24), senza che ad un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  loro 
permanenza in Svizzera per motivi medici.

10.3.3.4 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie.

10.3.4 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr). 
Infatti, gli insorgenti, usando della dovuta diligenza potranno procurarsi 
ogni  documento  necessario  al  rimpatrio  (art.  8  cpv.  4  LAsi). 
L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile.

10.3.5 Di conseguenza, anche in materia d'allontanamento e relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata.

11.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art.  111a  cpv.  2  LAsi)  dal  giudice  unico  con 
l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

12.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a: 

- rappresentante dei ricorrenti (Raccomandata)
- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 

interno; in copia)
- G._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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