# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c2e40a93-6fd0-520c-8207-8d7e447e6876
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-09-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.09.2025 F-308/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-308-2021_2025-09-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-308/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  4  s e t t e m b r e  2 0 2 5    

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yannick Antoniazza-Hafner, Susanne Genner,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

…,   

patrocinata dall'avv. Yasar Ravi, 

Studio legale e notarile,  

Via Soldino 22,  

6903 Lugano,  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Casi personali particolarmente gravi; decisione della SEM  

del 14 dicembre 2020. 

 

 

 

F-308/2021 

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Fatti: 

A.  

Il 20 dicembre 1999, A._______ (la ricorrente), cittadina della Repubblica 

del Portogallo nata il …, si è sposata in Ticino con un cittadino svizzero (cfr. 

incarto SEM, pag. 34).   

Il 24 marzo 2000, l’Ufficio della migrazione del Canton Ticino (UMCT) ha 

concesso alla ricorrente un permesso di dimora B per ricongiungimento 

familiare valido fino al 19 dicembre 2000, rinnovato l’anno seguente (cfr. 

incarto SEM, pagg. 35 e 40). 

Il 26 agosto 2002, la ricorrente ha ottenuto un permesso B CE/AELS, 

prolungato nel dicembre successivo per cinque anni (cfr. incarto SEM, 

pagg. 48 e 52).    

Nel corso del 2005 i coniugi hanno sospeso la loro comunione domestica 

(cfr. incarto SEM, pag. 140). 

B.  

Il 17 novembre 2007, la ricorrente ha dato alla luce un bambino avuto dal 

suo nuovo convivente, un cittadino spagnolo nato il …, residente in Ticino, 

titolare di un permesso di domicilio, e attivo come broker assicurativo (cfr. 

incarto SEM, pagg. 84 a 86 nonché 326 e 327).   

Il 7 ottobre 2008, l’UMCT ha respinto una prima richiesta della ricorrente 

volta ad acquisire un permesso di domicilio C CE/AELS, rinnovandole 

invece il permesso B CE/AELS fino al 19 dicembre 2012, “tenuto conto 

della sua situazione finanziaria e debitoria” (cfr. incarto SEM, pagg. 78 e 

82).    

Il 1° aprile 2009, il convivente della ricorrente ha riconosciuto il bambino 

con lei concepito e l’UMCT ha attribuito a quest’ultimo un permesso di 

domicilio C CE/AELS (cfr. incarto SEM, pagg. 326, 327 e passim).      

C.  

Il 1° marzo 2013, la ricorrente ha cominciato a lavorare come segretaria a 

metà tempo, per una durata indeterminata, con un salario mensile lordo di 

fr. 1'500.– (cfr. incarto SEM, pagg. 117 a 120).  

Il 13 febbraio 2014, l’UMCT ha rigettato la seconda domanda della 

ricorrente intesa a conseguire un permesso di domicilio C per cittadini 

dell’Unione europea (UE)/AELS, prolungandole invece il permesso B 

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UE/AELS fino al 19 dicembre 2017, “tenuto conto della sua delicata 

situazione debitoria” (cfr. incarto SEM, pag. 128).   

Il 17 dicembre 2014, la Pretura di Lugano ha pronunciato il divorzio della 

ricorrente (cfr. incarto SEM, pagg. 138 a 140).       

D.  

Il 17 aprile 2018, l’UMCT ha respinto la terza richiesta della ricorrente 

finalizzata ad ottenere un permesso C UE/AELS, prorogandole invece il 

permesso B UE/AELS fino al 19 dicembre 2018, e questo “ritenuti tutti gli 

interessi pubblici e privati in gioco, osservato che vive in Svizzera dal 1999 

unitamente a suo figlio, esercita attività lucrativa parziale, beneficia delle 

indennità di disoccupazione e la sua situazione debitoria è delicata” (cfr. 

incarto SEM, pagg. 197 a 200).      

E.  

L’11 aprile 2019, la ricorrente si è rivolta all’UMCT per ottenere il rinnovo 

del suo permesso B UE/AELS, esibendo in particolare la documentazione 

relativa alla sua situazione finanziaria e a quella del suo convivente. Ha 

inoltrato degli estratti del registro delle esecuzioni, che rivelano esecuzioni 

pendenti per fr. 44'397.80 a suo carico e 53'218.85 a carico del suo 

convivente, con, rispettivamente, 126 e 151 attestati di carenza di beni 

totalizzanti fr. 89'187.10 e 123'481.45. Ha pure trasmesso cinque conteggi 

paga del suo convivente, da gennaio a maggio 2019, in qualità di broker 

impiegato della “…” (assicuratore malattia svizzero), facenti stato di salari 

mensili netti di fr. 5'536.85, 39'783.30 (salario + boni per raggiungimento 

degli obbiettivi), 6'576.60, 6'731.80 e 7'371.80 (cfr. incarto SEM, pagg. 209 

a 266).               

Il 24 luglio 2019, l’UMCT ha sottoposto per approvazione alla Segreteria di 

Stato della migrazione (SEM) l’istanza della ricorrente che ha classificato 

come “Domanda di riconoscimento di un caso particolarmente grave 

secondo l’art. 30 cpv. 1 lett. b LStrI [Legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione del 16 dicembre 2005, RS 142.20] in relazione con l’art. 31 

OASA [Ordinanza sull’ammissione, il soggiorno e l’attività lucrativa del 24 

ottobre 2007, RS 142.201]  e l’art. 8 CEDU [Convenzione europea dei diritti 

dell’uomo, RS 0.101]”, puntualizzando di assimilare la situazione della 

ricorrente ad un “caso umanitario poiché la straniera ha in comune con il 

cittadino spagnolo […], titolare di un permesso C […], un figlio […]” (cfr. 

incarto SEM, pagg. 267 a 271).            

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F.  

Il 29 agosto 2019, la SEM ha informato la ricorrente di avere l’intenzione di 

rifiutare di approvare il rinnovo del suo permesso B UE/AELS, fissandole 

un termine fino al 30 settembre successivo per esprimersi in proposito (cfr. 

incarto SEM, pagg. 276 e 277).  

Il 14 settembre 2019, la ricorrente ha preso posizione sullo scritto della 

SEM, invitandola a “considerare tutto l’insieme” e non solo il fatto che ha 

“alcuni debiti” e che le sue “entrate attuali potrebbero non dare molte 

speranze”. In particolare, la ricorrente ha rilevato che convive con il suo 

compagno, residente in Svizzera da “più di 30 anni”, da tredici anni, 

insieme al quale alleva il figlio comune, specificando che “il principale a 

portare lo stipendio a casa è sempre stato il mio compagno, in quanto se 

io andavo a lavorare regolarmente quello che avrei guadagnato sarebbe 

andato per pagare una babysitter. Per questo motivo io ho sempre avuto 

piccoli lavori di contorno”. La ricorrente ha aggiunto di aver cominciato a 

cercare lavoro a tempo pieno da un paio d’anni, ma che “non è facile 

trovare”, tanto più che, “(come si può vedere in svariati controlli del servizio 

psicologico di mio figlio) sia io che il mio compagno dobbiamo fare 

attenzione che nostro figlio si senta sempre protetto, ed un’eventuale 

partenza della madre potrebbe portare a un crollo psicologico del 

bambino”. La ricorrente ha informato inoltre la SEM che, tra il 2014 e il 

2016, il suo compagno è rimasto senza lavoro, da cui “grosse difficoltà 

economiche” e “la maggior parte dei debiti”, ma che, dal 2017, egli ha “un 

lavoro stabile con il quale potremmo rientrare nei nostri debiti”, il cui salario 

“non dà tante possibilità mensili ma […] un bonus importante a marzo […]”, 

ed ha concluso che “personalmente ho iniziato tre lavori di contorno che 

singolarmente non porteranno a grosse cifre ma assieme danno un minimo 

di aiuto in casa” (cfr. incarto SEM, pagg. 278 e 279).              

G.   

Il 24 settembre 2019, la SEM ha invitato la ricorrente a completare le sue 

osservazioni entro l’11 ottobre seguente, segnatamente in relazione alle 

attività lucrative svolte (cfr. incarto SEM, pagg. 280 e 281).  

Il 9 ottobre 2019, la ricorrente ha fatto pervenire alla SEM una serie di 

documenti non numerati, tra cui: riguardo a suo figlio, due verbali d’udienza 

dell’Autorità regionale di protezione (ARP), del 30 maggio 2016 e 6 

febbraio 2017, due rapporti del Servizio di sostegno pedagogico del 

comune di …, del 2 maggio e 10 novembre 2016, e un rapporto del Servizio 

medico-psicologico cantonale, del novembre 2016; rispetto al proprio 

percorso lavorativo, cinque certificati di salario del 2004, 2005, 2006, 2014 

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e 2015, facenti stato rispettivamente di un reddito lordo annuo di fr. 6'118.– 

(4.5 mesi), 13'770.–, 12'911.–, 15'154.–  e 17'218.– come “donna delle 

pulizie”, un contratto di lavoro “a ore su chiamata” come “addetta alle 

pulizie”, dell’11 aprile 2014, con uno stipendio orario lordo di fr. 22.–, 

disdetto nel 2016, un attestato della cassa di disoccupazione OCST del 21 

giugno 2016, relativo all’apertura di un termine quadro d’indennizzo 

valevole dal 2 maggio 2016 al 1° maggio 2018, con un’indennità giornaliera 

di fr. 69.50, relativo al periodo di contribuzione dal 2 maggio 2014 al 1° 

maggio 2016, un contratto di lavoro, né datato né firmato, come “ausiliaria 

delle pulizie” per cinque ore settimanali presso uno studio medico a partire 

dal 1° agosto 2015, di durata indeterminata, con un salario orario lordo di 

fr. 23.90 (fr. 478.– lordi mensili), munito delle relative buste paga per i mesi 

di aprile, maggio, giugno e agosto 2017, nonché una polizza di libero 

passaggio del 15 maggio 2015, attestante un avere di vecchiaia di fr. 

2'367.60 al 1° gennaio 2015, e un certificato di previdenza del 3 febbraio 

2017, indicante una prestazione d’uscita di fr. 903.55 al 1° gennaio 2017 

(cfr. incarto SEM, pagg. 282 a 332).            

H.  

Il 14 dicembre 2020, la SEM si è rifiutata di approvare il rinnovo del 

permesso di dimora della ricorrente, ingiungendole di lasciare la Svizzera 

entro il 28 febbraio 2021, con la comminatoria dell’applicabilità di mezzi 

coercitivi nel caso contrario.  

In sostanza, dopo avere rimarcato che la ricorrente “è attiva in modo 

parziale e marginale, percependo un salario modesto ed insufficiente al 

suo mantenimento”, la SEM, in base alla “(limitata) documentazione a 

disposizione”, le misconosce la qualità di lavoratrice ai sensi dell’ l’Accordo 

tra la Confederazione svizzera, da una parte, e la CE e i suoi Stati membri, 

dall’altra, sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999, in 

vigore dal 1° giugno 2002 (ALC, RS 0.142.112.681; cfr. decisione, pagg. 3 

e 5). In seguito, la SEM afferma che “durante il suo soggiorno [la ricorrente] 

ha cumulato importanti debiti privati e ha (per un certo periodo) beneficiato 

di AFI [assegni familiari integrativi cantonali] / API [assegni di prima infanzia 

cantonali]”, e sostiene che il suo convivente, “pure oberato di debiti, non 

possa fornirle le garanzie finanziarie necessarie”, concludendo che “un 

eventuale diritto al soggiorno attualmente non sussiste” secondo l’ALC. La 

SEM prosegue quindi la sua analisi in applicazione del diritto interno 

svizzero, ossia essenzialmente la LStrI e l’OASA, nonché della CEDU, 

come proposto dall’UMCT, e nega che vi siano gravi motivi che giustificano 

una proroga del soggiorno della ricorrente. In proposito, la SEM mette 

l’accento sull’“importante situazione debitoria” della ricorrente, asserendo 

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che “sia forse eccessivo ritenere che vi sia nel [suo] caso inosservanza 

dell’ordine pubblico”, ma che “è incontestato che la [sua] presenza in 

Svizzera comporti perlomeno un’esposizione a pericolo dello stesso” 

(decisione, pag. 9). La SEM riconosce alla ricorrente “il rispetto dei valori 

della Costituzione federale e le competenze linguistiche”, negando invece 

che “parteci alla vita economica” o che possa far valere “un’eventuale 

formazione” nonostante “il suo soggiorno di lunga durata” (decisione, pagg. 

9 e 10). Per finire, sotto il profilo dell’art. 8 CEDU, la SEM esprime l’opinione 

che “l’interesse pubblico ad un’ingerenza quale misura necessaria, 

segnatamente per l’ordine pubblico, risulta dagli aspetti negativi rilevati 

nella valutazione circa l’integrazione della [ricorrente], in special modo in 

riferimento al considerevole accumulo di debiti privati” (decisione, pag. 11), 

da cui il rifiuto di approvare la proroga del soggiorno della ricorrente (cfr. 

incarto SEM, pagg. 337 a 349).       

I.   

Il 21 gennaio 2021, tramite il suo legale, la ricorrente ha adito il Tribunale 

amministrativo federale (TAF), chiedendo fondamentalmente di annullare 

la decisione della SEM e di concederle il rinnovo del suo permesso B 

UE/AELS. All’impugnativa ha allegato i documenti A a F, tra cui i certificati 

di salario del suo convivente per il 2019 e il 2020, con redditi annui netti di 

fr. 172'014.– e 224'379.– (doc. C), il proprio certificato di salario, con le 

relative distinte mensili, per il 2020, facente stato di un reddito annuo netto 

di fr. 5'595.– (doc. E), nonché una dichiarazione del suo convivente, del 20 

gennaio 2021, nella quale egli afferma, in particolare, di essere “[…] in 

pieno possesso di mezzi a sufficienza per garantire un degno tenore di vita 

alla mia compagna […]” (doc. D), e gli estratti del registro delle esecuzioni 

a carico del suo convivente, passate da fr. 58'869 nel 2019 a fr. 35'579 ad 

inizio 2021, e a proprio carico, diminuite da fr. 40'961 nel 2019 a fr. 35'247 

ad inizio 2021 (doc. F).  

In succinto, la ricorrente asserisce di avere diritto al rinnovo del suo 

permesso di dimora in applicazione sia dell’ALC che della normativa 

svizzera (LStrI, OASA) e dell’art. 8 CEDU. In modo particolare, nell’ottica 

dell’ALC, sostiene di avere i mezzi finanziari sufficienti, a prescindere dalle 

entrate della sua attività lavorativa, per non dover ricorrere all’assistenza 

sociale, e ciò grazie al reddito del suo convivente (cfr. ricorso, pagg. 4 a 6). 

Dal punto di vista del diritto interno svizzero, la ricorrente sostiene che la 

sua situazione individuale configura un “caso di rigore”, un caso personale 

particolarmente grave, di cui adempirebbe tutte le condizioni, ossia la 

padronanza dell’italiano, il rispetto dell’ordine e della sicurezza pubblici e 

dell’ordinamento costituzionale, come pure la partecipazione alla vita 

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economica, dato che “si è sempre prodigata nella ricerca di un impiego ed 

ha sempre mantenuto un’attività lavorativa, seppure marginale. La 

percentuale di attività lavorativa è dovuta anche al fatto che […] si occupa 

delle faccende domestiche familiari” (ricorso, pagg. 6 a 8). La ricorrente 

mette anche in risalto il fatto che, se fosse costretta a lasciare la Svizzera, 

ciò avrebbe “ripercussioni gravissime in quanto costringerebbe [suo figlio] 

tredicenne, con difficoltà scolastiche e ad inizio adolescenza, a ritrovarsi 

lontano dalla propria madre, solo e privo del supporto che la stessa 

attualmente gli fornisce, dato che è lei ad occuparsi prevalentemente di lui” 

(ricorso, pag. 9). A complemento di queste riflessioni la ricorrente ribadisce 

di non aver “mai dipeso dall’aiuto sociale” durante il suo soggiorno più che 

ventennale in Svizzera, “dove ha appreso perfettamente gli usi, i costumi e 

la lingua” (ricorso, pagg. 10 e 11), concludendo che, alla luce di tutti gli 

argomenti da lei esposti, il non rinnovo del suo permesso B UE/AELS 

sarebbe anche contrario all’art. 8 CEDU.               

J.  

Il 1° febbraio 2021, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

richiesto alla ricorrente di versare, entro il 3 marzo successivo, un anticipo 

equivalente alle presunte spese processuali di fr. 1'200.–, ciò che è 

avvenuto il 17 febbraio 2021.  

Questo Tribunale ha quindi dato avvio allo scambio degli scritti tra le parti 

in causa.    

K.  

Il 20 maggio 2021, la SEM ha risposto al ricorso, limitandosi in sostanza a 

chiederne il rigetto con la conferma della decisione impugnata. Riguardo 

ad una “possibile proroga [del permesso di soggiorno] quale persona che 

non esercita un’attività economica”, la SEM è del parere che, nonostante 

“la mutata situazione professionale” del convivente della ricorrente e le 

“conseguenti garanzie finanziarie circa il sostentamento” di quest’ultima, 

“le condizioni legali non possano considerarsi adempite” a causa della loro 

“(per quanto migliorata) problematica situazione debitoria”.    

L.  

Il 24 agosto 2021, la ricorrente ha replicato e, dopo aver rimproverato alla 

SEM di non essersi confrontata con gli argomenti formulati nel ricorso, 

riafferma le proprie riflessioni e conclusioni.  

M.  

Il 12 marzo 2025, per aggiornare i dati di fatto risultanti dall’incarto, questo 

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Pagina 8 

Tribunale ha sottoposto alla ricorrente quattro domande vertenti sulla sua 

situazione personale e familiare nonché finanziaria e lavorativa, invitandola 

a rispondervi entro il 22 marzo seguente. 

Il 14 aprile 2025, dopo aver ottenuto una proroga del termine, la ricorrente 

ha inoltrato le sue risposte corredate dei documenti G a N. La ricorrente 

conferma che suo figlio vive con lei e il suo convivente e che frequenta 

l’I…a …, che lei lavora come donna delle pulizie per uno studio medico e 

per “…”, con rispettivi salari annui netti di circa fr. 6000.– e 18'000.– nel 

2024 (doc. H e I), che il suo convivente percepisce un reddito annuo netto 

di fr. 170'000.– in media secondo i dati del 2023 e 2024 (doc. L), che lei ha 

ancora un debito verso la sua cassa malati …, pari a fr. 49'254.15 al 3 

febbraio 2021, e uno, non quantificato, verso l’AVS (doc. M), e che il suo 

convivente è riuscito ad azzerare tutti i propri debiti (doc. N), anche quelli 

di natura fiscale sorti “negli ultimi anni, […], pari a circa fr. 40’000-60'000.– 

[…]”, per i quali aveva ricevuto dei precetti esecutivi rimasti poi senza 

seguito.                   

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF.   

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 14 dicembre 2020, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA in materia di diritto 

degli stranieri sul soggiorno in Svizzera di una persona che è cittadina di 

uno Stato membro dell’UE, dimodoché questo Tribunale è competente a 

conoscere del presente ricorso in quanto autorità di grado precedente al 

Tribunale federale (TF; cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l’art. 11 §§ 1 

e 3 ALC, nonché l’art. 83 lett. c cifra 2 a contrario della legge sul Tribunale 

federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).  

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Pagina 9 

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). Un eventuale anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali deve essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 

PA). 

In concreto, la ricorrente è particolarmente toccata dalla decisione della 

SEM, di cui è la destinataria, ha presentato la sua impugnativa in modo 

tempestivo e nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, versando inoltre 

l’anticipo spese richiestole, per cui essa è ammissibile e nulla osta quindi 

all’esame del merito del litigio.       

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale 

ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante la situazione 

fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), ciò che 

implica che questo Tribunale deve tenere conto anche dei fatti rilevanti 

intervenuti dopo la decisione impugnata, i cosiddetti “nova” (cfr. BENJAMIN 

SCHINDLER, in: Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], 

Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, 

n. 31 ad art. 49 PA; cfr. anche, tra le altre, la sentenza del TAF F-6368/2019 

del 26 ottobre 2020 consid. 5.5 con i rinvii). 

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”) 

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: 

Auer/Müller/Schindler, op. cit., n. 8 ad art. 62 PA). Questo Tribunale non è 

invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del ricorso (“iura novit curia”, 

art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto).  

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Pagina 10 

3.  

La controversia verte sul rifiuto della SEM, per i motivi che saranno qui di 

seguito analizzati, di approvare la proposta dell’UMCT di rinnovare alla 

ricorrente, come cittadina dell’UE, il suo permesso di dimora B UE/AELS.    

Sia precisato che, conformemente alla giurisprudenza consolidata del TF 

in materia, l’oggetto della lite nella procedura d’approvazione davanti alla 

SEM è considerato il diritto di soggiornare in Svizzera in virtù di ogni 

pertinente base legale, e non è quindi limitato dal contenuto della proposta 

cantonale (cfr. sentenza del TF, a cinque giudici, 2C_800/2019 del 7 

febbraio 2020 consid. 3.4, nonché la DTAF 2020 VII/2 consid. 4 e 5, 

allineatasi su questa sentenza del TF, e la sentenza del TAF F-6395/2019 

del 14 febbraio 2022 consid. 4.1).  

4.  

È innanzitutto necessario determinare il diritto che regge la controversia 

ratione temporis, personae e materiae. 

4.1 L’ALC, in vigore dal 1° giugno 2002, è applicabile alla fattispecie, dato 

che la ricorrente è una cittadina portoghese e, come tale, gode dei diritti in 

esso consacrati (libertà di circolazione), i quali consistono nel diritto 

d’ingresso (art. 3 ALC e art. 1 § 1 allegato I ALC) nonché nel diritto di 

soggiorno per i lavoratori dipendenti (art. 4 ALC e artt. 6 a 11 allegato I 

ALC), per gli autonomi (art. 4 ALC e artt. 12 a 16 allegato I ALC), per i 

prestatori di servizi (art. 5 ALC e artt. 17 a 23 allegato I ALC) e per le 

persone che non esercitano un’attività economica (art. 6 ALC e art. 24 

allegato I ALC).   

4.2 Questi diritti possono essere limitati soltanto da misure, come per 

esempio un divieto d’entrata o il rifiuto di un permesso di soggiorno, che 

siano giustificate da motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica 

sanità (cfr. artt. 1 § 1 e 5 § 1 allegato I ALC). Le nozioni di ordine pubblico, 

di pubblica sicurezza e di pubblica sanità, secondo l’art. 5 § 1 allegato I 

ALC, vanno intese nel senso definito dalla direttiva 64/221/CEE del 

Consiglio del 25 febbraio 1964 e dalla relativa giurisprudenza della Corte 

di giustizia delle Comunità europee (CGCE; dal 1° dicembre 2009, la Corte 

di giustizia dell’Unione europea [CGUE]), precedente la sottoscrizione 

dell’ALC (art. 5 § 2 allegato I ALC in relazione con l’art. 16 § 2 ALC). Così, 

le deroghe alla libera circolazione garantita dall'ALC devono essere 

interpretate in modo restrittivo. Al di là della turbativa insita in ogni 

violazione della legge, il ricorso di un'autorità nazionale alla nozione di 

ordine pubblico presuppone il sussistere di una minaccia attuale, effettiva 

F-308/2021 

Pagina 11 

e sufficientemente grave di un interesse fondamentale per la società. In 

quest’ottica, una condanna penale può essere considerata per limitare i 

diritti conferiti dall'ALC soltanto se, dalle circostanze che l'hanno originata, 

emerga un comportamento personale costituente una minaccia attuale per 

l'ordine e la sicurezza pubblici (cfr. DTF 139 II 121 consid. 5.3, 134 II 10 

consid. 4.3, 130 II 176 consid. 3.4.1 e 129 II 215 consid. 7.4 con i rinvii alla 

giurisprudenza della CGCE/CGUE; cfr. inoltre, in relazione alla revoca di 

un permesso di domicilio e al non rinnovo di un permesso di dimora, la 

sentenza del TF 2C_479/2018 del 15 febbraio 2019 consid. 3.4 con i 

riferimenti giurisprudenziali).   

5.  

La legislazione svizzera pertinente, qui appresso esposta, è applicabile nel 

suo tenore al momento del rilascio della decisione impugnata, ossia il 14 

dicembre 2020.     

I Cantoni sono competenti a rilasciare e rinnovare i permessi di dimora, 

salvo nei casi soggetti all’approvazione da parte della SEM (cfr. artt. 40 cpv. 

1 e 99 LStrI in combinato disposto con l’art. 85 cpv. 1 OASA e con l’art. 28 

dell’ordinanza del 22 maggio 2002 concernente l’introduzione graduale 

della libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE e i suoi Stati 

membri nonché tra gli Stati membri dell’AELS [OLCP, RS 142.203]; cfr. 

anche l'ordinanza del 13 agosto 2015 del Dipartimento federale di giustizia 

e polizia/DFGP concernente i permessi sottoposti alla procedura di 

approvazione e le decisioni preliminari nel diritto in materia di stranieri [OA-

DFGP, RS 142.201.1]). In particolare, è sottoposta all’approvazione della 

SEM, a decorrere dal 15 aprile 2018, il rilascio di un permesso di dimora in 

virtù degli artt. 30 cpv. 1 lett. b LStrI e 31 OASA nonché dell’art. 8 CEDU 

(artt. 3 lett. f e 5 lett. d OA-DFGP), così come proposto dall’UMCT nel caso 

in esame. La SEM può negare l’approvazione, limitarla nel tempo o 

vincolarla a condizioni ed oneri; essa nega l’approvazione per il primo 

rilascio o per la proroga di un permesso, se le condizioni d’ammissione non 

sono adempite (art. 86 cpv. 1 e cpv. 2 lett. a OASA).  

In concreto, né la SEM né, a maggior ragione, questo Tribunale sono 

vincolati dalla proposta dell’UMCT del 24 luglio 2019 (cfr. consid. E), e 

possono dunque discostarsi dall’apprezzamento della situazione effettuato 

dall’autorità cantonale (cfr. sentenza del TAF F-1628/2019 del 14 ottobre 

2019 consid. 4.2).  

 

F-308/2021 

Pagina 12 

6.  

6.1 A favore dei cittadini degli Stati membri della CE e della Svizzera, l’ALC 

si prefigge di conferire, in particolare, il diritto di soggiorno alle persone che 

svolgono, sul territorio delle parti contraenti, un’attività economica 

dipendente, e il diritto di rimanervi alle persone che hanno cessato la 

propria attività economica dipendente (cfr. art. 1 lett. a ALC in combinato 

disposto con gli artt. 4 e 6 allegato I ALC). Il diritto di soggiorno e di accesso 

a un’attività economica è garantito, fatte salve le disposizioni dell’art. 10 

ALC (disposizioni transitorie ed evoluzione dell’Accordo), e in conformità 

alle disposizioni dell’allegato I (art. 4 ALC). In accordo con l’allegato I, le 

parti contraenti disciplinano in particolare il diritto di rimanere sul territorio 

di una parte contraente dopo che la persona interessata ha cessato la 

propria attività economica (art. 7 lett. c ALC).  

 

6.2 Nella misura in cui l’applicazione dell’ALC implica nozioni di diritto 

comunitario, si tiene conto della giurisprudenza pertinente della 

CGCE/CGUE. La giurisprudenza della Corte successiva alla firma dell’ALC 

è comunicata alla Svizzera. Per garantire il corretto funzionamento 

dell’ALC, il Comitato misto (cfr. art. 14 ALC) determina, su richiesta di una 

delle parti contraenti, le implicazioni di tale giurisprudenza (art. 16 § 2 ALC).  

 

6.3 L’art. 6 allegato I ALC prevede che il lavoratore dipendente cittadino di 

una parte contraente (lavoratore dipendente) che occupa un impiego di 

durata uguale o superiore a un anno al servizio di un datore di lavoro dello 

Stato ospitante riceve una carta di soggiorno della durata di almeno cinque 

anni a decorrere dalla data del rilascio, automaticamente rinnovabile per 

almeno cinque anni. In occasione del primo rinnovo, la validità della carta 

di soggiorno può essere limitata, per un periodo non inferiore ad un anno, 

qualora il possessore si trovi in una situazione di disoccupazione 

involontaria da oltre dodici mesi consecutivi (§ 1). La carta di soggiorno in 

corso di validità non può essere ritirata al lavoratore per il solo fatto che 

non è più occupato, quando lo stato di disoccupazione dipenda da una 

incapacità temporanea di lavoro dovuta a malattia o a infortunio, oppure 

quando si tratti di disoccupazione involontaria debitamente constatata 

dall’ufficio del lavoro competente (§ 6).  

 

6.4 In virtù del principio di parità di trattamento, formulato all’art. 9 allegato 

I ALC, il lavoratore dipendente cittadino di una parte contraente non può 

ricevere sul territorio dell’altra parte contraente, a motivo della propria 

cittadinanza, un trattamento diverso da quello riservato ai lavoratori 

dipendenti nazionali per quanto riguarda le condizioni di impiego e di 

F-308/2021 

Pagina 13 

lavoro, in particolare in materia di retribuzione, licenziamento, 

reintegrazione professionale o ricollocamento se disoccupato (§ 1). Il 

lavoratore dipendente e i membri della sua famiglia […] godono degli stessi 

vantaggi fiscali e sociali dei lavoratori dipendenti nazionali e dei membri 

delle loro famiglie (§ 2).   

Al riguardo è utile sottolineare, per scrupolo di chiarezza, che “mentre i 

cittadini degli Stati membri che si spostano per cercare un impiego 

beneficiano del principio della parità di trattamento solo per l’accesso al 

lavoro, quelli che hanno già avuto accesso al mercato del lavoro possono 

pretendere, […], gli stessi vantaggi sociali e fiscali dei lavoratori nazionali” 

(sentenza CGCE Collins, C-138/02, del 23 marzo 2004, punto 31).  

6.5 L’ALC, in quanto trattato internazionale, deve essere interpretato in 

buona fede in base al senso comune da attribuire ai suoi termini nel loro 

contesto ed alla luce del suo oggetto e del suo scopo (art. 31 § 1 della 

Convenzione di Vienna sui diritti dei trattati del 23 maggio 1969 [CVDT, RS 

0.111], valida per la Svizzera dal 6 giugno 1990). Ai fini dell'interpretazione 

di un trattato, il contesto comprende essenzialmente il testo, il preambolo 

e gli allegati (art. 31 § CVDT). Oltre che del contesto, si tiene anche conto, 

in particolare, di ogni ulteriore pratica seguita nell'applicazione del trattato 

con la quale venga accertato l'accordo delle parti relativamente 

all'interpretazione del trattato (art. 31 § 3 CVDT).  

Nell’ottica di un’interpretazione teleologica dell’ALC è d’ausilio il principio 

del cosiddetto “effet utile” (“effetto utile”, “Effektivitätsgrundsatz”), 

sviluppato dalla CGCE/CGUE affinché le norme europee applicabili, 

soprattutto quelle del diritto primario, esplichino piena efficacia in 

conformità con il loro oggetto e il loro scopo (cfr., per es., le sentenze della 

CGCE del 6 ottobre 1981, Broekmeulen, C-246/80, § 16, e del 17 

settembre 2002, Muñoz, C-253/00, § 28, nonché, per analogia, la sentenza 

del TF 2C_743/2017 del 15 gennaio 2018 consid. 4.2, e DTAF 2019 VII/3; 

cfr. anche BIEBER/EPINEY/HAAG/KOTZUR, Die Europäische Union – 

Europarecht und Politik, 13a ed., 2019, § 9 nn. 18 e 19).  

7.  

La nozione di lavoratore/lavoratrice ai sensi del diritto comunitario ha una 

portata autonoma rispetto al diritto degli Stati membri e, pertanto, la sua 

caratterizzazione non può dipendere da considerazioni nazionali (cfr., in 

particolare, le sentenze del TF 2C_289/2017 del 4 dicembre 2017 consid. 

4.2 e 2C_1061/2013 del 14 luglio 2015 consid. 4.2; cfr. anche la sentenza 

del TAF F-3168/2015 del 6 agosto 2018 consid. 5.5; cfr. GREGOR T. 

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Pagina 14 

CHATTON, Die Arbeitnehmereigenschaft gemäss Freizügigkeitsabkommen 

– eine Bestandaufnahme, in: Migrationsrecht in der Europäischen Union 

und im Verhältnis Schweiz – EU [Alberto Achermann/Astrid Epiney/Raffael 

Gnädiger {ed.}], nonché CHRISTINE KADDOUS/DIANE GRISEL, Libre 

circulation des personnes et des services, 2012, pagg. 187 a 248).        

7.1 In conformità ad una giurisprudenza costante della CGCE/CGUE, 

l’acquisizione dello status di lavoratore/lavoratrice nell’ambito della libera 

circolazione implica, parallelamente alla prestazione da fornire, “l’esistenza 

degli elementi costitutivi di un qualsiasi rapporto di lavoro subordinato, 

ovverosia il rapporto di subordinazione e la corresponsione di una 

retribuzione” (sentenza Raccanelli, C-94/07, del 17 luglio 2008, punto 34; 

cfr. DTF 141 II 1 consid. 2.2.3). La nozione di lavoratore “non deve essere 

interpretata restrittivamente. Deve essere qualificato come lavoratore una 

persona che svolga attività reali ed effettive, restando escluse quelle attività 

talmente ridotte da potersi definire puramente marginali e accessorie” 

(sentenza Neidel, C-337/10, del 3 maggio 2012, punto 23). In quest’ottica, 

la CGCE/CGUE ha evidenziato che “le  norme  relative  alla  libera  

circolazione  dei  lavoratori  riguardano   anche   coloro   che   svolgono   o   

che  intendono   svolgere   soltanto   un'attività  subordinata  a  orario  ridotto  

e  che  percepiscono  o  percepirebbero,  per  questo  motivo,  solo  una  

retribuzione  inferiore  a  quella  minima  garantita  nel  settore  considerato”, 

ribadendo però che “mentre il lavoro ad orario ridotto non è escluso dalla 

sfera d'applicazione delle norme relative alla libera circolazione dei 

lavoratori […] dette norme garantiscono solo la libera circolazione di coloro 

che esercitano o intendono esercitare un'attività economica” (sentenza 

Levin, C-53/81, del 23 marzo 1982, punti 16 e 17; cfr. DTF 141 II 1 consid. 

2.2.4). 

 

7.2 Per verificare il carattere reale ed effettivo, dunque economico, 

dell’attività lavorativa svolta, è necessario “fondarsi su criteri obiettivi e 

valutare nel loro complesso tutte le circostanze del caso di specie, 

riguardanti la natura sia delle attività interessate sia del rapporto di lavoro 

di cui trattasi” (sentenza Ninni-Orasche, C-417/01, del 6 novembre 2003, 

punto 27). Così, è lecito “tener conto del carattere irregolare e della durata 

limitata delle prestazioni effettivamente compiute nell'ambito di un contratto 

di lavoro saltuario”, per cui “un numero assai esiguo di ore può costituire 

un indice del fatto che le attività esercitate sono meramente marginali ed 

accessorie” (sentenza Raulin, C-357/89, del 26 febbraio 1992, punto 14). 

Cionondimeno, “il fatto che il reddito del lavoratore non sia sufficiente per 

soddisfare tutte le sue necessità non può privare l’interessato della 

qualifica di persona attiva […] un’attività dipendente che produca un reddito 

F-308/2021 

Pagina 15 

inferiore al minimo vitale o la cui durata normale non superi nemmeno le 

dieci ore settimanali non impedisce di qualificare chi la svolge come 

lavoratore […] indipendentemente dal livello limitato della retribuzione 

ottenuta da un’attività professionale e dal numero di ore ad essa dedicate, 

non si può escludere che detta attività, alla luce di una valutazione 

complessiva del rapporto di lavoro in questione, possa essere considerata 

[…] come reale ed effettiva e, quindi, idonea a conferire a chi la esercita lo 

status di lavoratore” (sentenza Genc, C-14/09, del 4 febbraio 2010, punti 

25 e 26). Per contro, non hanno un carattere economico, e non sono quindi 

reali ed effettive, quelle attività che “rappresentano solo uno strumento per 

la rieducazione o il reinserimento degli interessati”, laddove “il lavoro 

retribuito, modellato sulle capacità fisiche e psichiche del singolo, ha come 

finalità il recupero, in tempi più o meno lunghi, della capacità di occupare 

un posto di lavoro ordinario o l'accesso ad un'esistenza il più possibile 

normale” (sentenza Bettray, C-344/87, del 13 maggio 1989, punto 17). In 

questo quadro, “la natura giuridica sui generis del rapporto di lavoro 

riguardo al diritto nazionale, come del resto la produttività più o meno 

elevata dell'interessato o l'origine delle risorse per la retribuzione o anche 

il livello limitato di quest'ultima non possono avere alcuna conseguenza 

sulla qualità di lavoratore ai sensi del diritto comunitario” (sentenza Trojani, 

C-456/02, del 7 settembre 2004, punto 16; cfr. la sentenza del Tribunale 

federale 2C_761/2015 del 21 aprile 2016 consid. 4.2.1).  

8.  

8.1 In accordo con l’art. 22 OLCP, ai cittadini dell’UE e dell’AELS o ai loro 

familiari che possono prevalersi di un diritto di rimanere in Svizzera giusta 

le disposizioni dell’ALC o della Convenzione AELS, ossia dopo avere 

cessato la propria attività economica, è rilasciato un permesso di dimora 

UE/AELS.    

Secondo le “Istruzioni OLCP” (I-OLCP) della SEM, “il diritto di rimanere è 

volto a garantire l’ulteriore permanenza nello Stato di residenza dopo la 

fine dell’attività lucrativa […]. I beneficiari del diritto di rimanere continuano 

a fruire dei diritti acquisiti in qualità di lavoratori (mantenimento del diritto 

alla parità di trattamento con gli indigeni), anche se non beneficiano più 

dello statuto di lavoratori. Il diritto di rimanere sussiste, di principio, 

indipendentemente dal fatto che l’interessato percepisca o no un eventuale 

contributo sociale o eventuali prestazioni complementari. Esso si estende 

anche ai familiari, indipendentemente dalla loro cittadinanza. Le persone 

che non hanno mai svolto un’attività lucrativa nello Stato di residenza non 

possono avvalersi del diritto di rimanere. Possono avvalersi del diritto di 

F-308/2021 

Pagina 16 

rimanere soltanto i cittadini UE/AELS che hanno esercitato un’attività 

lucrativa in Svizzera nel quadro dell’ALC e che hanno quindi beneficiato 

dei diritti conferiti ai lavoratori secondo tale Accordo” (I-OLCP del gennaio 

2021, punto 10.3.1, reperibili all’indirizzo elettronico seguente: 

https://www.sem.admin.ch/sem/it/home/publiservice/weisungen-

kreisschreiben/fza.html). 

8.2 In accordo con l’art. 61a cpv. 4 LStrI, in caso di cessazione involontaria 

del rapporto di lavoro dopo i primi dodici mesi di soggiorno, il diritto di 

soggiorno dei cittadini di uno Stato membro dell’UE o dell’AELS titolari di 

un permesso di dimora si estingue sei mesi dopo la cessazione del 

rapporto di lavoro. Se il versamento dell’indennità di disoccupazione si 

protrae oltre il termine di sei mesi, il diritto di soggiorno si estingue sei mesi 

dopo il termine del versamento dell’indennità. 

Dal canto suo, l’art. 23 cpv. 1 OLCP prevede, in particolare, che i permessi 

di dimora UE/AELS possono essere revocati o non essere prorogati se non 

sono più adempite le condizioni per il loro rilascio.  

In proposito, il Tribunale federale ha precisato che una persona attiva può 

perdere il suo status di lavoratore o lavoratrice dipendente ai sensi dell’ALC 

(“eine arbeitnehmende Person [kann] ihren freizügigkeitsrechtlichen Status 

als unselbständig erwerbstätige Person verlieren”), se (1) è disoccupata 

per propria scelta (“freiwillig arbeitslos”), (2) si può inferire dal suo 

comportamento che non ha più nessuna prospettiva reale (“keinerlei 

ernsthafte Aussichten”) di ritrovare un altro lavoro entro un termine 

ragionevole (“in absehbarer Zeit”), oppure (3) il suo comportamento in 

generale deve essere qualificato come abusivo (“ihr Verhalten gesamthaft 

als rechtsmissbräuchlich bezeichnet werden muss”), in particolare se ha 

ottenuto l’autorizzazione in base ad un lavoro fittivo o di corta durata 

(“fiktive bzw. zeitlich kurze Erwerbstätigkeit”) al solo scopo di beneficiare di 

migliori prestazioni sociali nello Stato membro in questione (DTF 141 II 1 

consid. 2.2.1 con i riferimenti).          

9.  

Per facilitare l’analisi del caso in base ai dati di fatto disponibili conviene 

distinguere il lungo soggiorno in Svizzera della ricorrente in due periodi 

approssimativi: 2004-2018 (inizio dell’attività lavorativa fino all’esaurimento 

del termine quadro di disoccupazione) e 2019-2025 (inizio della procedura 

d’approvazione fino al complemento istruttorio nel quadro della presente 

procedura).  

F-308/2021 

Pagina 17 

9.1 La ricorrente ha soggiornato in Svizzera ininterrottamente dal 1999, 

dapprima con suo marito, poi con il suo convivente e il loro figlio comune, 

è incensurata sia in Svizzera che in Portogallo (cfr. incarto SEM pagg. 91, 

102, 213 e 229), non ha mai percepito, e non percepisce, prestazioni 

d’assistenza sociale (cfr. incarto SEM, pagg. 66 e 196). Si osservi che gli 

AFI/API cantonali, a cui si riferisce di passaggio la SEM nella decisione 

impugnata (cfr. consid. I [incarto SEM, pagg. 68 a 70]), costituiscono delle 

“misure di sostegno della politica familiare”, le cui prestazioni, tra l’altro, 

non sono rimborsabili, e non pertengono dunque all’assistenza sociale 

(cfr., per più dettagli, la DTF 141 II 401 consid. 4 a 6 che si riferisce all’art. 

62 cpv. 1 lett. e LStrI; cfr. anche: www4.ti.ch, alle rubriche “Dipartimento 

della sanità e della socialità”, “Istituto delle assicurazioni sociali”, 

“Prestazioni e contributi”, “Persone”, “Famiglie e figli”).      

9.2 Ciò posto, la ricorrente ha lavorato in Ticino, come si può evincere con 

sufficiente chiarezza dai documenti disponibili, nel 2004, 2005, 2006, 2014 

e 2015, beneficiando in aggiunta di un periodo d’indennizzazione da parte 

dell’assicurazione contro la disoccupazione dal maggio 2016 al maggio 

2018 (cfr. incarto SEM, pagg. 292 e 293 [consid. G]), il quale è considerato 

un periodo di occupazione secondo l’ALC (cfr. consid. 6.4 e 8.2), ed ha 

ugualmente esercitato un’attività lucrativa durante il 2020 (cfr. ricorso, doc. 

E [consid. I]). In proposito si deve notare che la SEM non si è posta la 

questione di sapere se la ricorrente abbia mai acquisito (perso/riacquisito) 

lo status di lavoratrice durante il suo intero soggiorno svizzero, limitandosi 

ad affermare, in relazione agli anni 2019 e 2020, di non avere “dimostrato 

di adempiere le condizioni per essere considerata una lavoratrice ai sensi 

dell’ALC” (decisione impugnata, pag. 5).   

Ora, in applicazione della giurisprudenza della CGCE/CGUE (cfr. consid. 

7), così come mutuata dal TF, questo Tribunale reputa, alla luce di una 

valutazione complessiva dei rapporti di lavoro della ricorrente (cfr. consid. 

G e 7.2), che quest’ultima abbia acquisito in passato lo status di lavoratrice 

ai sensi del diritto europeo. Infatti, i redditi annui del 2004 (fr. 6'118.– su 4.5 

mesi), 2005 (fr. 13'770.–) e 2006 (fr. 12'911.–), benché non cospicui, non 

sono “purement symbolique[s]”, ma sono il frutto di un’attività economica 

reale ed effettiva, esercitata regolarmente su un periodo di tre anni nel 

quadro di rapporti di lavoro subordinati, per cui non hanno avuto un 

carattere meramente marginale ed accessorio. Questa conclusione 

s’impone anche apprezzando i fatti del caso in conformità al principio 

dell’effetto utile del diritto primario della libera circolazione ripreso nell’ALC 

(cfr. sentenza del TF 2C_1061/2013 del 14 luglio 2015 consid. 4.4).            

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Pagina 18 

9.3 Si tratta a questo punto di stabilire se la ricorrente abbia potuto perdere 

lo status di lavoratrice dopo il 2006. A questo proposito va sottolineato che 

l’UMCT ha sempre rinnovato il permesso di dimora della ricorrente, da 

ultimo nel 2008 e nel 2014 per circa tre anni, e nel 2018 per un po’ meno 

di un anno, quindi anche dopo il suo divorzio, senza considerare il genere 

delle sue attività lucrative, e la sua situazione debitoria, come un ostacolo 

proibitivo (cfr. incarto SEM, pagg. 35, 40, 90, 130 e 203 [consid. B, C e D]). 

Soprattutto, i redditi della ricorrente sono chiaramente aumentati, rispetto 

a quelli del 2004, 2005 e 2006, nel 2014 (fr. 15'154.–) e 2015 (fr. 17'218.– 

[consid. G]). In questo contesto fattuale, seguendo la giurisprudenza del 

TF (cfr. consid. 8.2), questo Tribunale non intravede motivi per credere che 

la ricorrente abbia perso lo status di lavoratrice ai sensi dell’ALC, dato che 

era attiva o percepiva un’indennità di perdita di guadagno (cfr. consid. G), 

e che non si poteva reputare che non fosse in grado di migliorare la sua 

situazione lavorativa, sul piano salariale, entro un termine ragionevole, e 

ancora meno le si poteva rimproverare di aver ottenuto il permesso di 

dimora in maniera abusiva. A questo si deve aggiungere, in un’ottica 

allargata, che il suo compagno realizzava oggettivamente, come broker 

assicurativo impiegato della “…”, un reddito più che sufficiente, in 

particolare alla luce dei boni che poteva percepire, per provvedere al 

sostentamento (parziale) della sua compagna e del loro figlio, e che ha 

soggettivamente avuto la volontà di agire in questo modo (cfr. consid. E e 

I). Comunque sia, anche se si volesse ammettere che la ricorrente abbia 

perso, a un certo punto del suo percorso professionale dal 2004 fino al 

2018, il suo status di lavoratrice, bisognerebbe riconoscere che l’avrebbe 

recuperato nel 2014 e consolidato nel 2015. Invece, dopo la fine del 

periodo di disoccupazione protrattosi dal 2 maggio 2016 al 1° maggio 2018, 

è lecito reputare, sulla base dei dati forniti dall’incarto (cfr. consid. F, G e I), 

che la ricorrente abbia perso con ogni probabilità il suo status di lavoratrice 

secondo l’ALC, questione che non influisce comunque sull’esito del litigio 

e che può pertanto rimanere aperta (cfr. consid. 9.4). Si aggiunga che la 

ricorrente ha potuto continuare a soggiornare in Svizzera grazie al suo 

permesso B UE/AELS fino a quando è scaduto, ossia il 19 dicembre 2018 

(cfr. consid. D), e poi oltre, nelle more della procedura d’approvazione e 

della presente procedura, fino ad oggi.           

9.4 Durante il periodo dal 2019 al 2025, la ricorrente è per converso riuscita 

a recuperare il suo status di lavoratrice, come mostrano indubitabilmente 

le nuove informazioni, comprovate, fornite recentemente dalla ricorrente su 

richiesta di questo Tribunale (cfr. consid. M). In effetti, dalle medesime si 

può evincere che la ricorrente realizza un reddito netto annuo di fr. 24'000.– 

(18'000 + 6'000) all’incirca, ossia fr. 2'000.– netti mensili, e che il suo 

F-308/2021 

Pagina 19 

convivente, con il quale vive e che la sostiene concretamente insieme al 

loro figlio comune perlomeno dal 2017 (cfr. consid. F, I e M), percepisce un 

salario annuo netto pari a fr. 170'000.– in media.              

9.5 Di conseguenza, vista l’attuale situazione lavorativa della ricorrente, il 

rifiuto della SEM di approvare il rinnovo del permesso B UE/AELS della 

ricorrente non è più conforme all’ALC (diritto di soggiornare come 

lavoratrice).     

10.  

In relazione alla “situazione debitoria” della ricorrente, caratterizzata da un 

“considerevole accumulo di debiti privati”, che la SEM identifica come 

l’elemento principale che giustificherebbe il non rinnovo del suo permesso 

di dimora (cfr. decisione impugnata, pagg. 9 e 11 [consid. H]), occorre 

sottolineare che, secondo il Tribunale federale, essa non rappresenta in sé, 

qualunque sia la sua importanza, un elemento per restringere la libertà di 

circolazione ai sensi dell’art. 5 § 1 allegato I ALC. Come ben illustrano le 

parole del TF: “[…] la jurisprudence impose une approche restrictive 

s'agissant des limitations au principe de la libre circulation des personnes 

au sens de l'art. 5 par. 1 annexe I ALCP, une telle limitation étant de 

manière générale admise en présence d'un comportement contraire au 

droit pénal, lorsque l'ensemble des circonstances du cas d'espèce 

démontrent que l'intéressé représente une menace actuelle et réelle d'une 

certaine gravité pour l'ordre public suisse […]. Or, la situation 

catastrophique du recourant 1 sous l'angle du droit des poursuites prouve 

uniquement son incapacité à faire face à ses obligations financières. L'on 

ne voit toutefois pas en quoi elle serait propre à fonder une menace grave 

affectant un intérêt fondamental de la société au sens exigé par la 

jurisprudence […], rendue en lien avec l'art. 5 par. 1 annexe I ALCP 

[…]”  (sentenza del TF 2C_479/2018, già citata, consid. 3.4; cfr. anche la 

DTAF 2019 VII/4 consid. 12.2).    

Quindi, i debiti privati della ricorrente non sono un criterio utilizzabile per 

determinare se la sua presenza in Svizzera metta in pericolo l’ordine e la 

sicurezza pubblici. Del resto, la stessa SEM riconosce, a mezze parole, 

che non si può rimproverare alla ricorrente di minacciare l’ordine e la 

sicurezza pubblici svizzeri a causa della sua situazione debitoria (cfr. 

decisione impugnata, pag. 9 [consid. H]). Ad abundantiam va rilevato che 

sia la ricorrente che il suo convivente avevano cominciato a ridurre i loro 

debiti, come si può evincere dal doc. F allegato al ricorso (cfr. consid I), da 

cui si ricava che la prima li aveva diminuiti del 15% circa (35'247.64 : 

40'961.70 x 100), mentre il secondo del 40% (35'579.24 : 58'869 x 100), 

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Pagina 20 

ciò che era di buon augurio per il futuro. Questa valutazione è peraltro in 

parte avvalorata dalle nuove informazioni, comprovate, fornite di recente 

dalla ricorrente su richiesta di questo Tribunale, specialmente per quanto 

attiene al suo convivente, il quale è riuscito a sanare completamente la sua 

situazione debitoria grazie al suo lavoro di broker assicurativo che esercita 

dal 2017 (cfr. consid. F, I e M).  

11.  

Nella misura in cui la ricorrente ha diritto al rinnovo del suo permesso B 

UE/AELS in virtù dell’ALC, le disposizioni della LStrI e delle norme che la 

concretizzano, in particolare l’art. 31 cpv. 1 OASA e l’art. 20 OLCP (cfr. 

decisione impugnata, pagg. 7 a 10), non sono applicabili (cfr. art. 2 cpv. 1 

e 2 LStrI).  

Questo vale anche, fondamentalmente, per l’art 8 CEDU (diritto al rispetto 

della vita privata e familiare; cfr. decisione impugnata, pag. 11), il quale 

può, a determinate condizioni, conferire il diritto ad un permesso di 

soggiorno (cfr. DTF 144 I 266 consid. 3.9 nonché la sentenza del TF 

2C_800/2019 del 7 febbraio 2020 consid. 1.1 e 3.4.3; cfr. anche la 

sentenza del TAF F-6395/2019 del consid. 4.2).   

12.  

In conclusione, il rifiuto della SEM del 14 dicembre 2020 di approvare la 

proposta dell’UMCT di rinnovare il permesso B UE/AELS della ricorrente, 

contravviene all’ALC (cfr. art. 49 lett. a PA). Pertanto, il ricorso deve essere 

ammesso e la decisione impugnata annullata.    

Statuendo direttamente sulla controversia, questo Tribunale concede così 

l’approvazione alla proposta dell’UMCT di rinnovare il permesso di dimora 

B UE/AELS della ricorrente (cfr. sentenza del TAF F-1628/2019 del 14 

ottobre 2019 consid. 7.2).  

13.  

13.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

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Pagina 21 

In concreto, tenuto conto dell’esito del ricorso, non si prelevano spese 

processuali e il relativo importo di fr. 1'200.–, già pagato dalla ricorrente, le 

sarà restituito una volta che la presente sentenza sarà cresciuta in 

giudicato.   

13.2 Considerato che il ricorso è ammesso, la ricorrente ha diritto a 

un’indennità per le spese necessarie derivanti dalla causa (spese ripetibili: 

artt. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF).  Dato che la ricorrente non ha 

presentato alcuna nota delle spese fatturatele dal suo patrocinatore, 

l’indennità deve essere fissata sulla base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 

TS-TAF). Ora, alla luce dell’ampiezza e del contenuto del ricorso e dei 

successivi scritti, che rispecchiano, in definitiva, la complessità del litigio, è 

appropriato attribuire alla ricorrente un’indennità per spese ripetibili di fr. 

1'500.–, a carico della SEM.  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

F-308/2021 

Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto.  

2.  

La decisione della SEM del 14 dicembre 2020 è annullata e il rinnovo del 

permesso B UE/AELS della ricorrente è approvato.  

3.  

Non si prelevano spese processuali e l’importo di fr. 1'200.–, versato a 

questo titolo dalla ricorrente, le sarà restituito dopo la crescita in giudicato 

della presente sentenza.  

4.  

Alla ricorrente è attribuita un’indennità per spese ripetibili di fr. 1'500.–, a 

carico della SEM.   

5.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente e alla SEM. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

 

Daniele Cattaneo 

 

Dario Quirici 

  

 

 

 

F-308/2021 

Pagina 23 

 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

F-308/2021 

Pagina 24 

Comunicazione: 

– alla ricorrente (atto giudiziario);  

– al Dipartimento federale di giustizia e polizia, Palazzo federale ovest, 

3003 Berna (atto giudiziario);  

– alla SEM (n. di rif. …; allegati: esemplare della replica della ricorrente, 

del 24 agosto 2021, e del suo scritto del 14 aprile 2025 con i documenti 

annessivi G a N, per conoscenza).