# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4badd9a0-13cf-53ed-b77b-a7dda0da9108
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.10.2010 32.2010.118
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-118_2010-10-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.118

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  18 ottobre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 maggio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 12 aprile 2010 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1965, attiva quale operaia presso la __________ di __________, in data 4
maggio 2009 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti segnalando
di essere affetta da “Sindrome lombovertebrale cronica. Epicondilopatia
omero radiale cronica con st. da denervazione” (doc. AI 21-1/7).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 12 aprile
2010 (doc. AI 58-1), preavvisata con progetto dell’11 febbraio 2010 (doc. AI
53-1), ha respinto la richiesta di prestazioni AI dell’assicurata non essendo
il grado d’invalidità pensionabile.

 

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dal RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e
l’attribuzione di una mezza rendita d’invalidità dal mese di novembre 2009
(doc. I).

 

                                         A mente
della ricorrente vi è “un danno alla salute notevolmente maggiore di quanto
non riconosciuto dall’amministrazione e che sicuramente essa non è in grado di
riprendere un’attività lavorativa in misura superiore al 50%” (doc. I).

 

                               1.4.   In data 10
agosto 2010 il RA 1 ha trasmesso lo scritto del 15 luglio 2010 della Dr.ssa __________
(doc. C1), l’esame elettroneurografico del 7 luglio 2010 dell’Ospedale
Regionale di __________ (C2), i certificati medici del 23 maggio 2008 e del 15
marzo 2010 del Dr. __________ (doc. C3, C6), lo scritto dell’11 maggio 2010 del
Dr. __________ dell’Ospedale Regionale di __________ (C4), e il referto del 23
aprile 2010 dell’__________ di __________ (doc. C5).

 

                               1.5.   L’UAI, in
risposta, sulla base della valutazione peritale del Dr. __________, svolta per
conto dell’assicuratore malattia, e quella del SMR, ha confermato il proprio
provvedimento e postulato la reiezione integrale del ricorso (doc. XII+bis).

 

                               1.6.   Il 24 agosto
2010 l’insorgente si è riconfermato nelle proprie allegazioni ricorsuali
richiamando la valutazione del medico curante Dr. __________ (doc. XIV).

 

                                         Il
doc. XIV è stato trasmesso all’UAI per conoscenza (doc. XV).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; 

                                         STFA H
335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00
del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26
ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha negato
all’assicurata il diritto a prestazioni.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito
da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Nella
decisione impugnata l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni
dell’assicurata fondandosi in primo luogo sulla valutazione del 6 marzo 2009
del Dr. __________, spec. FMH in malattie reumatiche, fisiatria e
riabilitazione, il quale dopo aver illustrato l’anamnesi della paziente, lo
stato reumatologico, quello neurologico periferico e la radiologia ha posto la
seguente diagnosi:

 

" 
(…)

Diagnosi

 

-         
Esiti da denervazione dell'epicondilo laterale
del gomito destro per epicondilopatia omero‑radiale cronica (operazione
del 26.11.2008) con persistente irritazione tendoperiostale locale

-         
Sindrome lombovertebrale cronica, attualmente
moderata a netta con/da 

▪ alterazioni
funzionali rilevanti 

▪ turbe statiche
del rachide (piatto con deviazione scoliotica destroconvessa) 

▪ alterazioni
degenerative: secondo RM del 2005 condrosi L4/5 ed osteocondrosi L5/S1” (doc.
LaMal 6-4)

 

                                         Lo
specialista ha così concluso la propria valutazione:

 

" 
(…)

La
situazione attuale è compromessa anche dalla schiena, giustificando quindi
ulteriormente un'inabilità lavorativa completa del 100% come certificata.
Considerando la buona motivazione della paziente ed il decorso che ella
descrive come parzialmente favorevole c'è da sperare che essa ricuperi la sua
capacità lavorativa entro un mese circa. Sarà allora da considerare abile al
lavoro al 50% per il lavoro svolto secondo le descrizioni fornite ed al 100%
per un'attività consone alle limitazioni sopra. E' probabile che questa valutazione
rimanga quella definitiva” (doc. LaMal 6-6).

 

                                         L’UAI ha
quindi ulteriormente valutato lo status clinico dell’assicurata il 9 febbraio
2009 presso il SMR. 

                                         Nel
rapporto medico di medesima data la Dr.ssa __________, spec. in medicina del
lavoro, ha posto la seguente diagnosi e valutazione:

                                      

" 
(…)

Diagnosi:

-       Esiti da denervazione dell'epicondilo laterale del gomito destro per
epicondilopatia omero‑radiale cronica (operazione del 26.11.2008) con
persistente irritazione tendoperiostale locale

-       Sindrome lombovertebrale cronica, attualmente da moderata a netta
con/da 

•
alterazioni funzionali rilevanti

•
turbe statiche del rachide (piatto con deviazione scoliotica destroconvessa)

•
alterazioni degenerative: secondo RM del 2005 condrosi L4/5 ed osteocondrosi L5/S1

 

Valutazione/conclusione:

 

L’A ha
presentato una IL 100% dal 10.11.2008 al 05.04.2009 ed una IL 50% dal 06.04.2009
al 03.10.2009.

 

Nel
tempo la postazione di lavoro e gli ausili per il sollevamento ed trasporto di
pesi messi a disposizione dell'A, sono stati migliorati ed ottimizzati nel
riguardo delle condizioni di salute dell'A stessa, che riconosce l'attività
lavorativa attuale come leggera/molto leggera.

 

Il
coinvolgimento di Al suggerito dal dr. __________ nella sua valutazione del
06.03.2009, per trovare una sistemazione adeguata della postazione di lavoro
dell'A riguardo al suo stato di salute, preferibilmente nella ditta dove lavora
da circa 30 anni è stato quindi messo in atto.

 

È
stato redatto un puntuale mansionario con sopralluogo del collocatore Sig. __________,
dell'attività effettivamente svolta dall'A presso la ditta __________.

 

Attualmente
l'attività viene svolta in piedi e senza possibilità di lavorare in posizione
seduta, con posture mai fisse e prolungate: infatti è necessario che l'addetta
segua il lavoro con costante movimento.

 

L’A
riceve le buste che contengono le punte delle penne, ne effettua un controllo
qualità a campione, utilizzando una piccola macchina che ha funzione di
calibro.

 

La
mansione prevede inoltre l'alimentazione del macchinario che assembla le punte
delle penne, che viene effettuata alzando tali buste di peso inferiore a 5 kg.

 

Anche
gli spostamenti sono su brevi tragitti e nella movimentazione di pesi vi è
l'ausilio dì un sollevatore per movimentare e trasportare (10 m) la paletta da depositare in magazzino.

 

L'attività
abituale dell’A risulta quindi rispettosa dei limiti già descritti dal Dr. __________
nel marzo 2009.” (doc. AI 51-1).

 

 

                               2.4.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte
und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.5.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni
peritali effettuate dal Dr. __________ in ambito LaMal e dal SMR, da
considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri
giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Il Dr. __________, spec. FMH in malattie reumatiche, fisiatria
e riabilitazione, ha infatti sottoposto l’assicurata ad un accurato esame
reumatologico, per conto dell’assicuratore malattia, e nel referto peritale del 6 marzo  2009 ha diagnosticato “Esiti da denervazione
dell'epicondilo laterale del gomito destro per epicondilopatia omero‑radiale
cronica (operazione del 26.11.2008) con persistente irritazione tendoperiostale
locale. Sindrome lombovertebrale cronica, attualmente moderata a netta con/da ▪
alterazioni funzionali rilevanti ▪ turbe statiche del rachide (piatto con
deviazione scoliotica destroconvessa) ▪ alterazioni degenerative: secondo
RM del 2005 condrosi L4/5 ed osteocondrosi L5/S1”
(doc. LaMal 6-4).

 

                                         Per quanto riguarda la
capacità lavorativa lo specialista ha indicato che al momento della valutazione
(6 marzo 2009), vi era un'inabilità lavorativa completa del
100%. Tuttavia, in considerazione della buona motivazione della paziente e del
decorso parzialmente favorevole, il medico ha ritenuto che entro un mese
l’assicurata avrebbe potuto recuperare la capacità lavorativa al 50% per il
lavoro svolto ed al 100% per un'attività adeguata (doc. LaMal 6-6).

 

                                         Nell’esame svolto dal
Servizio medico regionale (SMR), in data 9 febbraio 2010, la Dr.ssa __________,
spec. in medicina del lavoro, ha integralmente confermato la diagnosi del Dr. __________
e indicato la capacità lavorativa dell’assicurata del 100% dal 10 novembre 2008
al 5 aprile 2009, al 50% dal 6 aprile 2009 al 3 ottobre 2009 e successivamente
un’inabilità del 20%, intesa come riduzione di tempo (doc. AI 51-1).

 

                                         Il medico ha quindi
rilevato che la postazione di lavoro e gli ausili per il sollevamento ed il
trasporto di pesi sul posto di lavoro sono stati migliorati e ottimizzati in funzione
delle condizioni di salute dell’assicurata che riconosce l’attività lavorativa
attuale come leggera/molto leggera. L’attività viene infatti svolta in piedi e
senza possibilità di lavorare in posizione seduta, con posture mai fisse e
prolungate nel rispetto dei limiti fissati dal Dr. __________ (doc. AI 51-6).

 

                                     Il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione peritale del
Dr. __________ e da quella del SMR, che non sono del resto state smentite da
certificati medico-specialistici attestanti delle patologie invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Tale non
può essere il referto del Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, che in
data 15 marzo 2010 ha posto una diagnosi sovrapponibile a quella del Dr. __________
e del SMR: 

 

" 
(…)

-         
Brachialgia dx. in esiti da operazione con
denervazione dell'epicondilo laterale dei gomito dx. (26.11.2008) con
persistenti dolori. 

-         
Sindrome lombo‑vertebrale cronica in
presenza di alterazioni statico‑degenerative e funzionali irrilevanti
(doc. C6).

 

                                         Il medico
curante ha quindi espresso le seguenti considerazioni:

 

“(…)

Si tratta di una paziente che presenta da oltre
20 anni una problematica di lombalgie croniche e per questo sarebbe stata
valutata in sede Al poiché questa assicurazione prenda a carico un corsetto
ortotico che la paziente porta sul posto di lavoro. Dal 2008 vi si aggiunge
un'epicondilopatia cronica dell'arto superiore dx. con residui dolori dopo
intervento chirurgico. Tutte queste patologie, in particolare quelle della
schiena porta una limitazione importante della capacità lavorativa, come
descritta nella perizia del dr. __________ che condivido pienamente. Da questa
perizia si evince che la paziente presenta ormai delle problematiche croniche
per cui anche in un lavoro adattato come da lui descritto (con le cui
valutazioni mi trovo completamente d'accordo) non può essere svolto in misura
superiore al 50% e questo in maniera definitiva. Non riesco a capire con quale
procedimento, e dopo la visita di quale medico specialista, l'Al abbia preso
una decisione contraria rispetto al dr. __________ e descritto una capacità
lavorativa dell'80% a partire dal 4.10.2009. 

Per la presa a carico non rimane che quella già
nota, a sapere fansantalgici in riserva, fisioterapia occasionale,
eventualmente in caso di forti dolori, nuove infiltrazioni di derivati
cortisonici. Da prendere sempre in considerazione un'eventuale spondilodesi,
anche se i risultati sulla capacità lavorativa, sono spesso nulli.” (doc. C6).

 

                                         Questa
Corte deve tuttavia rilevare che il Dr. __________, contrariamente a quanto
sostenuto dal Dr. __________, nel referto del 6 marzo 2009 ha specificato che “Considerando la buona motivazione della paziente ed il decorso che ella
descrive come parzialmente favorevole c'è da sperare che essa ricuperi la sua
capacità lavorativa entro un mese circa. Sarà allora da considerare abile al
lavoro al 50% per il lavoro svolto secondo le descrizioni fornite ed al 100%
per un'attività consone alle limitazioni sopra” (la sottolineatura è
del redattore) (doc. Lamal 6-6).

 

                                         In
considerazione dei limiti funzionali indicati dal Dr. __________ e delle sue
indicazioni: “Ritengo quindi d’obbligo coinvolgere l’AI per trovare una
sistemazione adeguata della paziente al suo stato di salute, preferibilmente
nella ditta dove lavora da ormai quasi 30 anni” (cfr. doc. LaMal 6-5), l’Ufficio
AI (signor __________) ha valutato il mansionario dell’assicurata in seno alla __________
di __________, dopo che l’attività in seno all’azienda è già stata adeguata al
momento dell'insorgenza dei problemi di schiena (doc. AI 47-3).

 

                                         Dallo
stesso emerge che RI 1 svolge le seguenti attività:

 

" 
(…)

-         
ricezione di buste contenente punte di penne;

-         
controllo qualità (misurazione dei pezzi) a
campione;

-         
inserire il contenuto delle buste nell’apposita
macchina;

-         
ritirare i sacchetti imballati contenenti il
giusto numero di punte;

-         
mettere i sacchetti chiusi ermeticamente nelle
scatole;

-         
con l’ausilio di un sollevatore trasportare la
paletta di scatole per ca. 10 m e poi depositarla in magazzino” (doc. AI 47-1).

 

                                         Il medico
del SMR, Dr. __________, ha quindi evidenziato come l’attività lavorativa venga
svolta in piedi e senza possibilità di lavorare in posizione seduta, con
posture fisse e prolungate. L’assicurata riceve le buste che contengono le
punte delle penne, ne effettua un controllo qualità a campione, utilizzando una
piccola macchina che ha funzione di calibro.

 

                                         L’attività
prevede quindi l'alimentazione del macchinario che assembla le punte delle
penne, che viene effettuata alzando tali buste di peso inferiore a 5 kg. Gli spostamenti sono su brevi tragitti e nella movimentazione di pesi vi è l'ausilio di un
sollevatore per movimentare e trasportare (10 m) la paletta da depositare in magazzino.

 

                                         Secondo
il medico del SMR l'attività abituale dell’insorgente risulta quindi rispettosa
dei limiti già descritti dal Dr. __________ nel marzo 2009 (doc. AI 51-6).

 

                                         La
ricorrente ha, altresì, allegato il referto del Dr. __________ del 23 maggio
2008 che tuttavia è antecedente sia alla valutazione del Dr. __________ che a
quella del SMR. Nello stesso inoltre veniva unicamente diagnosticata
l’epicondilite radiale e precisate le terapie a cui la ricorrente si stava
sottoponendo (terapia ad onde d’urto) (doc. C3).

 

                                         Per
quanto riguarda lo scritto dell’11 maggio 2010 del Dr. __________, primario del
__________ dell’Ospedale Regionale di __________, nello stesso lo specialista
dopo aver riassunto brevemente i trattamenti subìti dalla paziente, ha rilevato
la presenza di una stenosi in C5/C6 e C6/C7 che non influisce in modo sensibile
con il quadro clinico. Veniva dunque consigliata una valutazione neurologica
(doc. C4).

 

                                         L’aspetto
neurologico è quindi stato valutato con esame elettroneurografico del 7 luglio
2010 (doc. C2) da parte della Dr.ssa __________, capo clinica del __________
dell’Ospedale Regionale di __________. 

                                         Dal
referto è emerso un EMG normale, in particolare “nessun’evidenza per una
sofferenza neurogena nel miotoma C6 o C7dx, non sindrome del tunnel carpale dx”
(doc. C2).

 

                                         Infine,
anche il breve scritto della Dr.ssa __________, FMH in medicina generale, non
permette a questa Corte una diversa valutazione della fattispecie. La
dottoressa __________,  medico curante e non specialista in reumatologia, si è
infatti limitata a riassumere le visite alle quali è stata sottoposta la
paziente e ad indicare come più adeguata una capacità lavorativa duratura del
50%, sia per la problematica cervicale e cervicobrachiale destro che per la
problematica lombare (doc. C1).

                                          

                                         È utile ricordare che la
nostra Massima Istanza ha ripetutamente deciso che le certificazioni del medico
curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U
202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del
rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP
1/2002, p. 83]; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; STFA del 10 ottobre 2003 nella causa C.,
U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La
preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de
Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Il
medico del SMR, Dr. __________, nelle annotazioni del 16 agosto 2010,
confrontato con la nuova documentazione medica, ha riconfermato la valutazione
del Dr. __________ e del SMR e precisato come la valutazione effettiva del
posto di lavoro corrispondesse in gran parte ai limiti funzionali e ad
un’esigibilità lavorativa dell’80% (doc. XII bis).

 

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In conclusione, rispecchiando la perizia del Dr. __________ e del
SMR i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza
(cfr. consid. 2.4.), alle stesse può essere fatto riferimento. 

                                     Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle
conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V
233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;
Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi
Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche
Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.
221), è da ritenere dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,
che l’assicurata a partire dal 4 ottobre 2009 sia abile al lavoro nella misura
dell’80% sia nella sua attuale attività lavorativa che in attività adeguate.

 

                               2.6.   Appurato che
la ricorrente conserva una capacità lavorativa residua dell’80% nella propria
attività e in attività adeguate, nelle quali è in grado di conseguire, mettendo
a frutto la sua capacità lavorativa residua, un reddito corrispondente all’80%
del reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), ritiene che
l’incapacità lucrativa della ricorrente ammonta al 20% (cfr. al riguardo DTF
114 V 310 consid. 3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto
2008).

                                         Va qui
rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al
massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,
presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è
arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato
inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

 

                                         Alla luce
di quanto appena esposto occorre dunque ribadire che,  nel caso concreto, la
ricorrente presenta un grado d’invalidità del 20% che non giustifica
l’erogazione di una rendita d’invalidità.

 

                               2.7.   A titolo
abbondanziale, va osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente del
20%, ella potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione
professionale.

 

                                         L’art.
17 LAI prevede in particolare che:

 

" 
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

 

                                         Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione
professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid.
2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

 

                                         Nel caso
di specie, tuttavia, la consulente in integrazione professionale ha rilevato
che il contratto di lavoro è ancora in vigore e l’attività abituale è ritenuta
adeguata. Dunque “si reputa di non dover mettere in atto alcuna proposta
formativa” (doc. AI 52-2).

 

                                         Visto
quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.

                                         

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata
fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-       sono poste a
carico della ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’assicurata ricorrente.                                     

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti