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**Case Identifier:** 825b4ba0-f733-5946-ba86-e8cb02453afc
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-12-16
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 16.12.2019 SK.2018.46
**Docket/Reference:** SK.2018.46
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2018-46_2019-12-16

## Full Text

Falsità in documenti ripetuta (art. 251 CP), riparazione del torto morale (art. 431 CPP) 
Rinvio TF;;Falsità in documenti ripetuta (art. 251 CP), riparazione del torto morale (art. 431 CPP) 
Rinvio TF;;Falsità in documenti ripetuta (art. 251 CP), riparazione del torto morale (art. 431 CPP) 
Rinvio TF;;Falsità in documenti ripetuta (art. 251 CP), riparazione del torto morale (art. 431 CPP) 
Rinvio TF

Sentenza del 16 dicembre 2019 
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Fiorenza Bergomi,  
Presidente del Collegio giudicante, 
Miriam Forni e Nathalie Zufferey, 
Cancelliera Aline Talleri  

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 
rappresentato dal Procuratore federale Alfredo Rezzonico, 

 
contro 

  
A., patrocinato dal difensore d’ufficio avv. Ernesto Ferro 

Oggetto 
 

Falsità in documenti ripetuta, riparazione del torto morale 
 
Rinvio del Tribunale federale (sentenza 6B_1011/2017 del 
23 luglio 2018) 

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2018.46 
 

- 2 - 

A. Con atto d’accusa del 22 gennaio 2015 il Ministero pubblico della Confederazione 
(in seguito: MPC) ha promosso l’accusa dinanzi alla Corte penale del Tribunale 
penale federale (in seguito: TPF) nei confronti, tra gli altri, di A. per titolo di 
ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, ripetuta falsità in documenti, 
conseguimento fraudolento di una falsa attestazione e ripetuta infrazione 
aggravata alla legge federale sugli stupefacenti. 

B. Con sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016 (in seguito: sentenza SK.2015.7) la 
Corte penale del TPF ha disposto l’abbandono del procedimento penale per titolo 
di ripetuto riciclaggio di denaro aggravato e ha riconosciuto A. autore colpevole 
di ripetuta falsità in documenti riguardo a quattro capi d’imputazione. La Corte 
penale del TPF lo ha prosciolto dai restanti capi d’accusa. A. è stato condannato 
a una pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere di fr. 10.-- cadauna, dedotto il 
carcere preventivo sofferto, e l’esecuzione della pena è stata sospesa per un 
periodo di prova di due anni. Egli è stato condannato al pagamento delle spese 
procedurali in ragione di fr. 8’000.--. La retribuzione del difensore d’ufficio è stata 
fissata in fr. 338'125.80 (IVA inclusa) a carico della Confederazione, con l’obbligo 
per A. di rimborsare alla Confederazione fr. 8’000.-- non appena le sue condizioni 
economiche glielo permetteranno. A copertura delle spese procedurali è stata 
inoltre ordinata la compensazione con i valori patrimoniali sequestrati e di 
pertinenza di A. La Corte penale del TPF ha infine riconosciuto ad A.  
fr. 75'000.--, oltre interessi del 5% dal 19 febbraio 2009, a titolo di riparazione del 
torto morale. 

C. Contro la succitata decisione del TPF, A. ha interposto ricorso in materia penale 
al Tribunale federale. Con sentenza del 23 luglio 2018 (sentenza del Tribunale 
federale 6B_1011/2017 del 23 luglio 2018) l’Alta Corte ha parzialmente accolto il 
gravame, annullando i punti n. 2, n. 4, n. 5 e n. 6 § 2, n. 7 e n. 8 del punto V. della 
sentenza impugnata, e rinviando la causa al TPF per un nuovo giudizio nel senso 
dei considerandi. 

D. A seguito del rinvio da parte dell’Alta Corte, la Corte penale del TPF ha aperto 
un nuovo procedimento, rubricato sub SK.2018.46. 

E. Mediante missiva del 2 agosto 2018, la Corte ha invitato le parti a presentare 
eventuali istanze probatorie.  

Su richiesta del patrocinatore di A. sono stati acquisiti agli atti il rapporto di attività 
della Commissione di sorveglianza sulle condizioni di detenzione del Canton 
Ticino per il periodo da maggio 2004 a maggio 2005 di data 30 maggio 2005 e il 
documento concernente la risposta del Consiglio di Stato del Canton Ticino a 
Interrogazione presentata da B. (numero r156.03-11-04, risoluzione numero 975 

- 3 - 

del 9 marzo 2004) (TPF p. 521.4.12), nonché il servizio televisivo “C.” (TPF p. 
265.3.4). Sempre su richiesta della difesa sono stati acquisiti agli atti parti 
dell’incarto 2009/191100083 della Staatsanwaltschaft III di Zurigo, relativi alle 
rubriche “D.” (ovvero alla trasmissione “C.”) e “Korrespondenz mit StA Milano” 
concernenti la corrispondenza avuta con la Procura di Milano (TPF p. 262.1.2-
202). 

F. I dibattimenti hanno avuto luogo il 18 novembre 2019; l’imputato si è 
regolarmente presentato in aula. 

G. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le seguenti conclusioni: 

G.1 Il MPC ha chiesto quanto segue: 
− conferma della condanna di A. comminata dalla Corte penale del TPF con la 

sentenza del 29 agosto 2016; 

−  decurtazione dell’indennizzo per torto morale giusta l’art. 430 cpv. 1 CPP; 

− conferma della presa a carico parziale delle spese del procedimento cagionate 
dall’imputato, stabilita nella sentenza SK.2015.7 del 29 agosto 2016. 

G.2 La difesa di A. ha postulato quanto segue: 

− abbandono del procedimento per l’imputazione al capo d’accusa 1.1.1; 

− abbandono, eventualmente proscioglimento, per le imputazioni ai capi d’accusa 
1.4.1.1.1, 1.4.1.1.2, 1.4.1.2.2 e 1.4.1.3.5 (art. 251 n. 1 CP); 

− proscioglimento dai restanti capi d’accusa; 

− spese procedurali interamente poste a carico della Confederazione; 

− conferma della retribuzione del difensore d’ufficio per la procedura SK.2015.7 
fissata in fr. 338'125.80 (IVA inclusa), importo a carico della Confederazione; 

− retribuzione del difensore d’ufficio per la presente procedura SK.2018.46 
secondo la nota d’onorario prodotta in sede dibattimentale; 

− pretese a titolo di indennizzo morale: 

• fr. 150'200.-- per i 751 giorni trascorsi in detenzione preventiva con interessi 
al 5% a partire dal 23 agosto 2004, eventualmente a partire dal 3 settembre 
2005, 

• fr. 9'900.-- per le misure sostitutive subite durante 495 giorni, con interessi 
del 5% a partire dal 3 dicembre 2007, 

• fr. 100'000.-- almeno con interessi del 5% a partire dal 23 agosto 2004 in 
considerazione dell’illegalità delle condizioni di carcerazione durante i tre 
mesi trascorsi presso le carceri pretoriali di Mendrisio, delle conseguenze 

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della carcerazione sulla sua situazione familiare, dell’impossibilità di 
partecipare al funerale del padre, dell’esposizione pubblica con le manette 
ai piedi e alle mani in occasione dell’accompagnamento ad una visita 
medica presso l’ospedale universitario di Zurigo e dell’ampio risalto dato 
dai mass media al procedimento penale tenendo conto in particolar modo 
anche della mancata protezione dell’accusato da parte dei vari ministeri 
pubblici e del giudice istruttore federale contro le ripetute lesioni della 
personalità e dell’appoggio conferito alla televisione nella produzione del 
film “C.” che ha manifestamente leso la personalità dell’accusato e gli ha 
impedito di riprendere una attività lucrativa per diversi anni. Sempre 
l’imputato ha rilevato che per la commisurazione dell’ammontare della 
riparazione del torto morale va considerato inoltre il danno da lui subito di 
oltre fr. 1 milione, almeno per l’impossibilità di svolgere un’attività lavorativa 
in seguito all’ampio risalto dato dai mass media ai fatti imputatigli. 

H. Il dispositivo della presente sentenza è stato letto in udienza pubblica in data 16 
dicembre 2019 con motivazione orale ai sensi dell’art. 84 cpv. 1 CPP, alla 
presenza dell’imputato. 

I. Con scritto del 20 dicembre 2019, il MPC ha richiesto la motivazione della 
presente sentenza ai sensi dell’art. 82 cpv. 2 CPP. Né la pubblica accusa, né la 
difesa hanno presentato annuncio d’appello contro la medesima ai sensi dell’art. 
399 cpv. 1 CPP. 

J. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 
necessario, nei considerandi che seguono. 

 
La Corte considera in diritto: 

1. Procedura a seguito del rinvio da parte del Tribunale federale 

1.1 Secondo l'art. 107 cpv. 1 LTF, il Tribunale federale non può andare oltre le 
conclusioni delle parti. L'Alta Corte può esaminare unicamente i punti della 
sentenza impugnata espressamente contestati dal ricorrente (DONZALLAZ, Loi sur 
le Tribunal fédéral, Commentaire, 2008, n. 4284 ad art. 107 LTF). In questo 
senso, l'eventuale annullamento può concernere unicamente quelle parti della 
sentenza per le quali il ricorso è stato accolto. Per tali parti, l'autorità che si 
occupa del nuovo giudizio giusta l'art. 107 cpv. 2 LTF è vincolata dalle 
considerazioni di diritto sviluppate dal Tribunale federale nella sua sentenza 
cassatoria, le quali devono essere riprese nella nuova decisione (DTF 135 III 334 
consid. 2.1). A causa dell’effetto vincolante delle decisioni di rinvio, sia il tribunale 

- 5 - 

destinatario del rinvio che le parti non possono ancorare il nuovo giudizio su fatti 
diversi da quelli già constatati o su opinioni giuridiche espressamente respinte 
mediante la sentenza di rinvio o addirittura non riportate nei considerandi (DTF 
143 IV 214 consid. 5.3.3 con rinvii). Questa giurisprudenza si basa sul principio 
che, in linea di massima, il procedimento penale si conclude con la sentenza 
dell’istanza cantonale superiore (DTF 117 IV 97 consid. 4a con rinvii). Fatti nuovi 
possono essere presi in considerazione unicamente se riguardano aspetti 
oggetto della decisione di rinvio, i quali non possono tuttavia né essere estesi né 
ancorati su di un nuovo fondamento giuridico (sentenza del Tribunale federale 
6B_534/2011 del 5 gennaio 2012 consid. 1.2 con rinvii). Se l’Alta Corte accoglie 
il ricorso e rinvia la causa all’istanza inferiore per nuovo giudizio, in virtù del diritto 
federale quest’ultima può trattare unicamente i punti della sentenza che sono 
stati cassati dal Tribunale federale. Le altre parti della sentenza permangono e 
devono essere riprese nella nuova decisione. A tal proposito, è decisiva la portata 
materiale della decisione dell’Alta Corte. La nuova decisione dell’istanza inferiore 
è quindi limitata a quella tematica che, secondo i considerandi dell’Alta Corte, 
necessita di nuovo giudizio. Per pronunciare il nuovo giudizio, non deve di 
conseguenza essere riavviato l'intero procedimento, ma unicamente quanto è 
necessario per ossequiare ai considerandi vincolanti della decisione del 
Tribunale federale (sentenze del Tribunale federale 6B_1431/2017 del 31 luglio 
2018 consid. 1.3 e rinvii citati; 6B_372/2011 del 12 luglio 2011 consid. 1.1.2). 

1.2 In concreto, l’Alta Corte ha parzialmente accolto il ricorso di A., rinviando la causa 
alla Corte penale per un nuovo giudizio in punto alla condanna per falsità in 
documenti ripetuta e sull’indennità per la riparazione del torto morale, nonché 
sulla decorrenza dell’interesse sul torto morale. 

L’esame del Collegio giudicante è pertanto limitato ai predetti quesiti e non vi è 
più la possibilità di statuire su quei punti della sentenza SK.2015.7 che non sono 
stati annullati dalla sentenza del Tribunale federale. Il dispositivo della sentenza 
SK.2015.7 deve pertanto essere nuovamente ripreso – per quel che concerne 
A. – ma quei punti che non sono stati annullati dalla pronuncia del Tribunale 
federale 6B_1011/2017 del 23 luglio 2018 e che non sono toccati 
dall’annullamento devono essere riportati, evidentemente immutati, nella 
presente pronuncia (v. considerando precedente). Per la motivazione di dette 
parti immutate si rimanda alla sentenza SK.2015.7. 

2. Sulle questioni pregiudiziali e incidentali 

2.1 In sede dibattimentale, la difesa ha sollevato le seguenti questioni pregiudiziali, 
chiedendo alla Corte di pronunciarsi prima di continuare il dibattimento: 

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- 6 - 

- prescrizione delle fattispecie rimproverate all’accusato nell’ambito 
dell’accusa di falsità in documenti riferite ai capi d’accusa 1.4.1.1.1, 1.4.1.1.2, 
1.4.1.2.2 e 1.4.1.3.5 dell’atto d’accusa del 22 gennaio 2015 e richiesta di 
abbandono del procedimento; 

- violazione da parte del MPC dell’obbligo di verbalizzazione di riunioni con le 
Procure di Zurigo, Milano e Varese; 

- violazione da parte degli inquirenti della presunzione di innocenza; 

- violazione da parte del MPC del principio della buona fede. 

 Le questioni pregiudiziali sollevate dal difensore di A. sono state contestate dalla 
pubblica accusa. 

2.2  

2.2.1 Per quanto attiene alla richiesta di abbandono per intervenuta prescrizione, la 
difesa ha ritenuto che la sentenza SK.2015.7, annullata dal Tribunale federale 
con l’accertamento della violazione del principio accusatorio, non si basa sulla 
fattispecie contenuta nell’atto d’accusa del MPC del 22 gennaio 2015. A mente 
del difensore di A., per i fatti elencati nell’atto d’accusa (che riguardano il periodo 
tra il 7 settembre 2001 e il 24 aprile 2003) non sarebbe ancora stata emessa 
alcuna sentenza e gli stessi sarebbero pertanto nel frattempo prescritti, non 
avendo la sentenza SK.2015.7 estinto la prescrizione ai sensi dell’art. 97 cpv. 3 
CP.  

2.2.2 Lo scrivente Collegio ha respinto la questione pregiudiziale sollevata indicando 
che la sentenza dell’agosto del 2016, che si è pronunciata sull’ipotesi di reato di 
cui ai punti 1.4.1.1.1, 1.4.1.1.2, 1.4.1.2.2, 1.4.1.3.5 dell’atto d’accusa del gennaio 
2015, costituisce un giudizio di primo grado a seguito del quale non può più 
intervenire la prescrizione ai sensi dell’art. 97 cpv. 3 CP (RIEDO, in: 
Niggli/Wiprächtiger (curatori), Commentario basilese, 2a ediz. 2014, n. 33 ad art. 
389 CPP). 

 La sentenza SK.2015.7, ancorché arbitraria, in quanto il Tribunale federale ha 
constatato una violazione del principio accusatorio, sui punti appena indicati, 
costituisce un giudizio di primo grado (ex art. 80 e segg. CPP) con la 
conseguenza che la prescrizione è estinta. 

 

2.3  

2.3.1 Le altre questioni pregiudiziali sollevate da A., in specie: la violazione da parte 
del MPC dell’obbligo di verbalizzazione di riunioni con le Procure di Zurigo, 

- 7 - 

Milano e Varese, la violazione da parte degli inquirenti della presunzione di 
innocenza e la violazione da parte del MPC del principio della buona fede sono 
anch’esse state respinte. In aula, la Corte ha precisato che le predette censure 
non costituiscono delle questioni pregiudiziali, piuttosto la difesa mira a che il 
Collegio giudicante constati delle violazioni. Esse di conseguenza non dovevano 
venire decise preliminarmente, ma se del caso sarebbero state oggetto di esame 
nell’ambito delle valutazioni del merito.  

2.3.2 La violazione da parte del MPC dell’obbligo di verbalizzazione di riunioni con le 
Procure di Zurigo, Milano e Varese e la violazione da parte degli inquirenti della 
presunzione di innocenza sono state invocate dalla difesa anche in sede di 
arringa dibattimentale, nell’ambito della quantificazione del torto morale richiesto 
da A.; le stesse vengono pertanto trattate al considerando 8, concernente le 
indennità (v. in particolare infra consid. 8.6 e 8.7 e segg.). 

2.3.3 Per quanto concerne invece l’asserita violazione del principio della buona fede 
da parte del MPC, la difesa ha sostenuto che già in occasione del dibattimento 
SK.2015.7 il MPC fosse a conoscenza del fatto che nei confronti di A. il Tribunale 
di Cagliari aveva emanato un decreto di archiviazione in data 4 maggio 2016 per 
il procedimento aperto a suo carico e assunto dalla Procura di Zurigo. L’imputato 
rimproverava pertanto alla Procura federale di non avere informato già in quella 
sede, né l’allora Corte giudicante, né il Tribunale penale federale, né la difesa 
dell’esistenza del predetto decreto di archiviazione, rilevante, stando ad A., ai fini 
dell’imputazione di riciclaggio. Tale contestazione non è stata ripresa nelle 
conclusioni dibattimentali. 

 L’ipotesi di riciclaggio di denaro non è stata oggetto del presente procedimento: 
nei confronti dell’imputato è stato infatti decretato l’abbandono per questa 
imputazione con la sentenza SK.2015.7 per intervenuta prescrizione dell’azione 
penale (non essendo data l’aggravante della banda). Ritenuto altresì che non si 
comprende quali siano le conclusioni che la difesa intende trarre dalla violazione 
del principio della buona fede, questo Collegio non ha ritenuto doversi chinare 
sulla pretesa violazione.  

 A titolo abbondanziale si rileva ad ogni modo che l’imputato non ha comprovato 
quanto da lui sostenuto, e meglio, che già nel 2016 il MPC fosse effettivamente 
a conoscenza del decreto di archiviazione italiano, decreto che non ha comunque 
alcun influsso sull’esito del procedimento che ci occupa, aperto a carico di A. per 
il reato di falsità in documenti ex. art. 251 n. 1 CP.  

3. Sul principio accusatorio 

- 8 - 

3.1 Secondo l'art. 9 cpv. 1 CPP, che sancisce il principio accusatorio, un reato può 
essere sottoposto a giudizio soltanto se, per una fattispecie oggettiva ben 
definita, il pubblico ministero ha promosso l'accusa contro una determinata 
persona dinanzi al giudice competente. Questo principio può essere dedotto 
anche dagli art. 32 cpv. 2 Cst. e 6 n. 3 CEDU, i quali non hanno tuttavia portata 
distinta. Il principio accusatorio è concretizzato con l'atto d'accusa. Secondo l’art. 
325 cpv. 1 CPP, l’atto d’accusa indica: (a) il luogo e la data; (b) il pubblico 
ministero che sostiene l’accusa; (c) il giudice cui è indirizzato; (d) l’imputato e il 
suo difensore; (e) il danneggiato; (f) in modo quanto possibile succinto, ma 
preciso, i fatti contestati all’imputato, specificando dove, quando, come e con 
quali effetti sono stati commessi; (g) le fattispecie penali che il pubblico ministero 
ritiene adempiute, con indicazione delle disposizioni di legge applicabili.  

 Il principio accusatorio assolve molteplici funzioni, in specie: la funzione della 
separazione dei ruoli, la funzione della delimitazione (Umgrenzungsfunktion), la 
funzione dell’immutabilità e quella dell’informazione (sentenza del Tribunale 
federale 6B_120/2019 del 17 settembre 2019 consid. 3.2 con ulteriori rinvii, 
NIGGLI/HEIMGARTNER in: Niggli/Heer/Wiprächtiger (curatori), Commentario 
basilese, 2a ediz. 2014, n. 16 ad art. 9 CPP). 

3.2 In concreto, la funzione della separazione dei ruoli stabilisce la separazione fra 
la persona che promuove l’accusa e quella che la giudica (NIGGLI/HEIMGARTNER, 
op. cit., n. 17 ad art. 9 CPP).  

 La funzione della delimitazione presuppone che l'oggetto del processo sia 
chiaramente circoscritto. Con il deposito dell’atto d’accusa, la causa pendente 
davanti al tribunale deve riguardare unicamente le fattispecie contenute nell’atto 
d’accusa stesso (sentenza del Tribunale federale 6B_292/2019 del 25.6.2019 
consid.1.1; NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 16-18 e 36 ad art. 9 CPP).  

La funzione dell’immutabilità esclude che l’accusa venga modificata liberamente 
nel corso del processo (NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 19 ad art. 9 CPP). Come 
risulta anche dall’art. 350 cpv. 1 CPP il principio di immutabilità vincola il giudice 
ai fatti descritti nell’atto di accusa. Dal giudizio ci si deve pertanto attendere che 
i fatti ritenuti siano identici a quelli contenuti nell’atto d’accusa 
(MOREILLON/PAREIN-REYMOND, Petit Commentaire, CPP, 2013, n. 4 ad art. 350 
CPP; NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 5 ad art. 350 CPP). Sempre l’art. 350 cpv. 
1 CPP precisa però che il giudice non è vincolato alla qualificazione giuridica 
ritenuta dall’accusa. Come stabilito dall’art. 344 CPP egli può scostarsi 
dall’apprezzamento giuridico formulato dal pubblico ministero, purché ne informi 
le parti presenti dando loro l'opportunità di pronunciarsi (sentenza del Tribunale 
federale 6B_993/2017del 20.8.2019 consid. 4.3.4). 

- 9 - 

 La funzione dell’informazione stabilisce che il prevenuto sappia con la necessaria 
precisione quali fatti gli sono rimproverati e a quali pene e misure rischia di essere 
condannato, affinché possa adeguatamente far valere le sue ragioni e preparare 
efficacemente la sua difesa (DTF 126 I 19 consid. 2a; sentenza del Tribunale 
federale 6B_993/2017 del 20 agosto 2019 consid. 4.3.4; NIGGLI/HEIMGARTNER, 
op. cit., n. 20 ad art. 9 CPP). La funzione di informazione è strettamente legata 
al diritto di essere sentito, secondo il quale le decisioni giudiziarie possono essere 
prese solo sulla base di fatti e prove che sono stati comunicati alle parti e per i 
quali hanno avuto la possibilità di esprimersi (NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 33 
ad art. 9 CPP). 

3.3 I presupposti disciplinati dall’art. 9 CPP devono essere adempiuti dall’atto 
d’accusa stesso, e non da interpretazioni ad opera del tribunale 
(NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 21a ad art. 9 CPP). L’atto d’accusa definisce la 
fattispecie, rispettivamente i rimproveri mossi alla persona accusata, e dunque 
gli elementi costitutivi del reato che sono oggetto di verifica presso tutti i gradi di 
giudizio (NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 28a ad art. 9 CPP). La condotta 
descritta nell’atto d’accusa deve contenere tutti gli elementi oggettivi e soggettivi 
necessari alla sussunzione dei fatti e delle norme giuridiche (sentenze del 
Tribunale federale 6B_510/2016 del 13.7.2017 consid. 3.1; 6B_266/2018 del 18 
marzo 2019 consid. 1.2). Il rimprovero mosso all’imputato deve risultare in modo 
preciso dall’atto d’accusa stesso, senza necessità di consultare l’incarto per un 
suo chiarimento (NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 1 ad art. 325 CPP). 
Circostanze senza rilevanza per la sussunzione non vanno inserite nell’atto 
d’accusa. Tuttavia, per motivi di comprensione può risultare necessario 
descrivere il contesto pertinente. Nella misura in cui a causa di un gran numero 
di elementi irrilevanti contemplati nell’atto d’accusa non risulta chiaro quali siano 
i fatti rimproverati all’imputato, il principio accusatorio è violato 
(NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 26 ad art. 325 CPP). 

3.4 La promozione dell’accusa non è impugnabile (art. 324 cpv. 2 CPP). In seguito 
al deposito dell’atto d’accusa presso l’autorità giudicante, chi dirige il 
procedimento procede ad un primo esame dell’accusa ai sensi dell’art. 329 cpv. 
1 lett. a CPP, che non viene svolto nell'ambito di una procedura formale conclusa 
con una decisione sull'ammissibilità o meno dell'accusa. La direzione del 
procedimento deve in particolare esaminare sommariamente se il 
comportamento contestato all'imputato è punibile penalmente e se sussistono 
sufficienti elementi a sostegno dell'accusa (sentenze del Tribunale federale 
1B_121/2013 del 3 maggio 2013 consid. 3.2 con rinvii; 1B_304/2011 del 26 luglio 
2011 consid. 3.2.2, nonché 1B_302/2011 di medesima data consid. 2.2.2).  

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- 10 - 

Se da tale esame, o successivamente durante il procedimento, risulta che non 
può ancora essere pronunciata una sentenza, il giudice sospende il 
procedimento. Se necessario, rinvia l’accusa al pubblico ministero affinché la 
completi o la rettifichi (art. 329 cpv. 2 CPP). Il giudice decide se mantenere 
pendente presso di sé una causa sospesa (art. 329 cpv. 3 CPP). 

3.5 Come già visto sopra, il principio dell’immutabilità esclude una libera modifica 
dell’accusa nel corso del processo (NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 19 ad art. 9 
CPP). Quale eccezione al principio accusatorio, una modifica o un’estensione 
dell’atto d’accusa è però possibile alle condizioni disciplinate dall’art. 333 CPP. 
Secondo l’art. 333 cpv. 1 CPP, il giudice dà al ministero pubblico la possibilità di 
modificare l’accusa se ritiene che i fatti ivi descritti potrebbero realizzare un’altra 
fattispecie penale. In tal caso però il ministero pubblico non è tenuto a modificare 
l'accusa (sentenza del Tribunale federale 6B_719/2017 del 10 settembre 2018 
consid. 2.2.2 con rinvii; STEPHENSON/ZALUNARDO-WALSER in: 
Niggli/Heer/Wiprächtiger (curatori), Commentario basilese, 2a ediz., 2014, n. 5a 
e 7 ad art. 333 CPP). Secondo l’art. 333 cpv. 2 CPP il giudice può inoltre 
consentire al ministero pubblico di estendere l’accusa quando, durante la 
procedura dibattimentale, viene a conoscenza di altri reati commessi 
dall’imputato. 

 Sia la modifica che l’estensione dell’accusa presuppongono che siano 
salvaguardati i diritti dell’imputato e dell’accusatore privato (art. 333 cpv. 4 CPP). 
Il ministero pubblico deve formulare l’accusa modificata o estesa in forma scritta 
e trasmetterla al tribunale e alle altre parti. Il tribunale deve quindi concedere ai 
rappresentanti delle parti un tempo ragionevole per discutere della nuova accusa 
con il mandante, se del caso il giudice deve interrompere il dibattimento 
(STEPHENSON/ZALUNARDO-WALSER, op. cit., n. 11 ad art. 333 CPP).  

L’eccezione al principio d’immutabilità tramite estensione dell’accusa risulta 
opportuna principalmente nei casi di delinquenza seriale, allorquando l'imputato 
ammette in aula ulteriori delitti simili a quelli già compresi nell’atto d’accusa. 
L’estensione consente infatti di evitare una nuova e lunga procedura preliminare 
e di giudicare l’intero complesso fattuale durante il processo già in corso. Anche 
se in contrasto con il principio accusatorio una tale estensione, accettata 
dall’imputato¸ è dunque chiaramente nel suo interesse 
(STEPHENSON/ZALUNARDO-WALSER, op. cit., n. 8 ad art. 333 CPP). L’estensione 
dell’accusa non è invece concessa se il procedimento ne dovesse risultare 
oltremodo complicato, se ne derivasse una diversa competenza giurisdizionale o 
se si tratta di un caso di correità o di partecipazione. In tali casi, il pubblico 
ministero avvia una procedura preliminare (art. 333 cpv. 3 CPP). 

- 11 - 

3.6 L’art. 325 cpv. 2 CPP prevede poi la possibilità di inoltrare un atto d’accusa 
alternativo o subordinato. Il pubblico ministero inoltra un atto d’accusa alternativo 
se ritiene che siano presenti sufficienti indizi per più di una variante fattuale. 
Queste non implicano necessariamente differenti valutazioni giuridiche. Il 
pubblico ministero può poi presentare un atto d’accusa subordinato, per il caso 
in cui l’atto d’accusa principale venga respinto. L’atto d’accusa subordinato si 
differenzia da quello alternativo per il fatto che, nel caso dell’atto d’accusa 
subordinato il giudice esamina la seconda fattispecie solo se non ritiene 
adempiuta la prima (NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 45-47 ad art. 325 CPP). 

3.7 Il giudice non può andare oltre la fattispecie descritta nell’atto d’accusa a 
svantaggio dell'imputato (sentenza del Tribunale federale 6B_116/2017 del 9 
giugno 2017 consid. 3.2). Una condanna che si fonda su una fattispecie diversa 
da quella indicata nell’atto d’accusa – non conseguentemente modificata o 
estesa ai sensi dell’art. 333 CPP – lede il principio accusatorio (DTF 126 I 19 
consid. 2c; sentenza del 6B_434/2019 del 5 luglio 2019 consid 2.3; 
NIGGLI/HEIMGARTNER, op. cit., n. 7 ad art. 325 CPP). Al tribunale non è vietato 
considerare una fattispecie più favorevole all’imputato se nell’atto d’accusa non 
sono indicate circostanze attenuanti (sentenza del Tribunale federale 
6B_205/2019 del 9 agosto 2019 consid. 1.2.1 con rinvii). Inoltre il principio 
accusatorio non è fine a sé stesso. Determinante è che all’imputato sia 
sufficientemente chiaro quale condotta gli viene rimproverata e di quale reato egli 
è accusato (sentenza del Tribunale federale 6B_550/2019 dell’8 luglio 2019 
consid. 2.2 con rinvii). Delle imprecisioni non sono rilevanti, qualora la persona 
accusata non ha dubbi in merito ai fatti che le vengono rimproverati e una difesa 
efficace è dunque possibile (sentenza del Tribunale federale 6B_1319/2016 del 
22 luglio 2017 consid. 2.1.2 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 
6B_292/2019 del 25 giugno 2019 consid.1.1). 

4. Sulla falsità in documenti 

4.1 Con la sentenza SK.2015.7, la Corte penale ha appurato che A. si è reso autore 
colpevole di ripetuta falsità in documenti ai sensi dell’art. 251 n. 1 CP, in relazione 
ai quattro formulari A di cui ai capi d’accusa 1.4.1.1.1, 1.4.1.1.2, 1.4.1.2.2 e 
1.4.1.3.5 dell’atto d’accusa del 22 gennaio 2015 (v. sentenza 
SK.2015.7 consid. VI.2 e punto V.2 del dispositivo). 

4.2 A. ha impugnato la sentenza della Corte penale lamentando la violazione del 
diritto di essere sentito, del principio accusatorio nonché degli art. 344 e 350 CPP 

- 12 - 

in relazione a tale condanna (sentenza del Tribunale federale 6B_1011/2017 del 
23 luglio 2018 consid. 2.1).  

L’Alta Corte ha giudicato fondato il ricorso di A. avendo la Corte penale, nella 
propria sentenza di condanna, ritenuto che nei quattro casi di cui ai capi d’accusa 
1.4.1.1.1, 1.4.1.1.2, 1.4.1.2.2 e 1.4.1.3.5 il denaro depositato sui conti bancari 
non fosse di pertinenza degli aventi economicamente diritto indicati dal MPC 
nell’atto d’accusa del 22 gennaio 2015, bensì delle società E. AG e F. GmbH, 
rispettivamente dei loro clienti. La Corte penale ha quindi accertato che, 
contrariamente a quanto stabilito dal MPC nell’atto d’accusa, G., H. e A. non 
erano gli aventi economicamente diritto dei valori patrimoniali depositati sulle 
relazioni bancarie ed ha implicitamente condannato A. per non avere indicato o 
fatto indicare sulla documentazione bancaria quali aventi diritto economici dei 
conti altre persone, diverse da quelle ritenute dal MPC nell’atto di accusa. A 
mente del Tribunale federale, non risultando che tale modificata impostazione 
accusatoria sia stata prospettata ad A. o che sia stata specificatamente oggetto 
del dibattimento, e trattandosi di un aspetto rilevante sul quale A. avrebbe potuto 
addurre argomentazioni a sostegno della sua difesa, occorreva garantire al 
ricorrente la possibilità di esprimersi in proposito. L’Alta Corte ha pertanto 
annullato il giudizio di condanna nei confronti di A., avendo la Corte penale violato 
il principio accusatorio e ha rinviato la causa all’istanza inferiore per un nuovo 
giudizio (v. sentenza del Tribunale federale 6B_1011/2017 del 23 luglio 2018 
consid. 2.3.2). 

4.3 Il carattere vincolante di quanto stabilito dall’Alta Corte sottostà alla condizione 
che, nel contesto della procedura di rinvio davanti alla Corte inferiore, non vi siano 
nuovi fatti, rispettivamente nuovi mezzi di prova ai sensi della procedura di 
revisione, che possano rimettere in discussione la base fattuale oggetto della 
sentenza di rinvio del Tribunale federale (DORMANN, in: 
Niggli/Uebersax/Wiprächtiger/Kneubührel (curatori), Commentario basilese, 
2018, n. 18 ad art. 107 LTF: “[…] Dabei beschlägt die Verbindlichkeit sowohl 
Punkte, bezüglich deren keine Rückweisung erfolgt (die also «definitiv» 
entschieden wurden), wie auch für diejenigen Erwägungen, welche den 
Rückweisungsauftrag umschreiben. Diesen Rahmen überschreitende neue 
Vorbringen rechtlicher und tatsächlicher Art sind im resp. in den nachfolgenden 
Verfahren unzulässig. Die Rechtskraftwirkung steht aber immer unter dem 
Vorbehalt, dass sich nicht aus dem Rückweisungsverfahren neue Tatsachen 
oder Beweismittel im Sinne der prozessualen Revision ergeben, welche die 
sachverhaltliche Grundlage des Rückweisungsurteils erschüttern. […]»). 

- 13 - 

 Questo Collegio giudicante rileva che, nell’ambito del presente procedimento, 
non sono emersi nuovi fatti o nuovi mezzi di prova che permettono di derogare 
alla regola secondo la quale quanto ritenuto dall’Alta Corte sia vincolante per 
l’autorità di rinvio.  

4.4 Alla luce dell’accertata violazione del principio accusatorio da parte del Tribunale 
federale, la scrivente Corte è vincolata alla fattispecie descritta nell’atto d’accusa 
del 22 gennaio 2015 e non vi si può discostare, così come invece avvenuto con 
la sentenza SK.2015.7, violando il diritto federale. Come visto anche al 
considerando 3.2 che precede, in virtù del principio dell’immutabilità sancito 
dall’art. 350 CPP, l’accusa non può più essere modificata nell’ambito della 
procedura di giudizio; sono riservati gli art. 329, 333 e 344 CPP 
(MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 2 in fine ad art. 9 CPP). 

4.5 L’art. 333 CPP consacra la possibilità di modificare o di estendere l’atto d’accusa 
dopo la promozione dell’accusa. Trattasi di un’eccezione al principio 
dell’immutabilità dell’atto d’accusa, sancita dal principio accusatorio (v. supra 
consid. 3.5). 

 Con riferimento al caso concreto, si rileva che oggetto della sentenza del 
Tribunale federale è, tra gli altri, la violazione del principio accusatorio riferito alla 
modifica da parte della Corte penale nella sentenza SK.2015.7 dell’impostazione 
accusatoria. In particolare, la Corte penale nella sentenza SK.2015.7 ha 
accertato che gli aventi economicamente diritto dei valori patrimoniali depositati 
sulle relazioni bancarie non erano le persone indicate nell’atto d’accusa, bensì le 
società E. AG e F. GmbH. Sulla base di questo accertamento, la Corte penale, 
nella sentenza SK.2015.7 ha quindi ravvisato a carico di A. il reato di ripetuta 
falsità in documenti in una fattispecie che si scosta da quella prospettata nell’atto 
d’accusa. Questa circostanza, che potrebbe implicare una modifica dell’atto 
d’accusa, non risulta essere né una modifica ai sensi del 333 cpv. 1 CPP, né 
un’estensione ai sensi del 333 cpv. 2 CPP. Non si tratta in effetti di fatti che 
realizzano un’altra fattispecie penale come disposto dall’art. 333 cpv. 1 CPP e 
neppure la Corte è venuta a conoscenza di nuovi reati commessi dall’imputato 
(art. 333 cpv. 2 CPP). 

 Si ha che l’art. 333 CPP non trova applicazione nel caso di specie. 

4.6 La Corte ha vagliato altresì l’eventualità di applicare nel caso in esame l’art. 344 
CPP. 

 La norma di cui all’art. 344 CPP prevede la possibilità di modificare unicamente 
la qualifica giuridica dei fatti descritti nell’atto d’accusa e non i fatti stessi, come 

- 14 - 

invece è avvenuto nel caso che qui ci occupa. È inoltre possibile procedere ai 
sensi dell’art. 344 CPP unicamente a condizione che tale modifica non giustifichi 
un cambiamento nella descrizione dei fatti contenuti nell’atto d’accusa 
(MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 3 e 4 ad art. 344 CPP). 

 Nella presente fattispecie, non costituendo la modifica dell’impostazione 
accusatoria operata dalla Corte penale nella sentenza SK.2015.7 un 
apprezzamento giuridico divergente dei fatti formulati dal pubblico ministero, l’art. 
344 CPP non trova applicazione. 

4.7 
 
4.7.1  Lo scrivente Collegio ha infine esaminato la possibilità di rinviare l’accusa al MPC 

ai sensi dell’art. 329 CPP, di cui già si è detto al considerando 3.4 che precede.  

 L’art. 329 CPP trova applicazione allorquando la valutazione degli elementi 
probatori, senza modifica della norma giuridica, necessiti di una diversa 
precisazione. 

  L’art. 329 cpv. 2 CPP viene applicato segnatamente nel caso in cui la fattispecie 
indicata nell’atto d’accusa necessiti di essere precisata essendovi degli elementi 
che rivelano una fattispecie leggermente diversa (STEPHENSON/ZALUNARDO-
WALSER, op. cit., n. 7 ad art. 333 CPP). In questa evenienza è opportuno un rinvio 
dell’accusa, nel rispetto della ricerca della verità materiale e perché questa si 
conformi anche ai nuovi riscontri probatori. Tutti i diritti delle parti devono in ogni 
caso essere rispettati (STEPHENSON/ZALUNARDO-WALSER, op. cit., n. 4 ad art. 329 
CPP). 

 L’art. 329 cpv. 2 CPP permette alla Corte – qualora siano adempiute determinate 
condizioni – di fornire al pubblico ministero la possibilità di modificare o 
completare l’atto d’accusa (sentenza del Tribunale federale 6B_993/2017 del 20 
agosto 2019 consid. 4.3.5). La norma non prevede un obbligo per il tribunale di 
rinviare l’accusa al ministero pubblico. Tale disposizione non mira a lasciare al 
ministero pubblico la facoltà di modificare la propria accusa a discrezione perché 
ritiene, ad esempio in un secondo tempo, che la stessa avrebbe potuto essere 
diversa (sentenza del Tribunale federale 6B_177/2019 del 18 marzo 2019 consid. 
3.2 in fine). 

 Il Collegio ha valutato se, nel caso che qui ci occupa – ovvero di fronte ad una 
sentenza del Tribunale federale che ha ritornato la causa a questa Corte per 
violazione del principio accusatorio – fosse opportuno o meno procedere 
comunque ad un rinvio dell’accusa conformemente a quanto disposto dall’art. 
329 cpv. 2 CPP.  

- 15 - 

4.7.2 I fatti che vengono qui imputati ad A. risalgono al periodo tra il settembre 2001 e 
l’aprile del 2003, l’indagine preliminare a carico dell’imputato è stata aperta il 5 
giugno 2003 e il suo arresto è avvenuto il 23 agosto 2004, quindi oltre 16 anni or 
sono. 

 L’accusa che ha coinvolto A. – che ad oggi è circoscritta al reato di falsità in 
documenti ex art. 251 n. 1 CP riferita a quattro formulari A – è già stata oggetto 
di due rinvii (risalenti al 28 febbraio 2012 e al 23 gennaio 2014) ai sensi dell’art. 
329 cpv. 2 CPP da parte della Corte penale del TPF al MPC. 

 In particolare: 

 un primo rinvio dell’accusa è avvenuto il 28 febbraio 2012 nel contesto del 
procedimento rubricato sub SK.2011.23 aperto a seguito dell’atto d’accusa di 
data 20 ottobre 2011. In quell’occasione la Corte aveva constatato delle violazioni 
del principio del contraddittorio e del diritto di partecipazione all’assunzione delle 
prove e rinviato l’accusa al MPC.  

 Un secondo rinvio dell’accusa è stato ordinato in data 23 gennaio 2014 nel 
procedimento rubricato sub SK.2013.31, a seguito dell’emanazione del nuovo 
atto d’accusa di data 29 agosto 2013. Il Collegio giudicante aveva constatato che 
i requisiti formali in materia di trascrizione e traduzione di intercettazioni 
telefoniche ed ambientali erano stati disattesi. 

 Il MPC ha poi emanato l’atto d’accusa di data 22 gennaio 2015, sfociato dapprima 
nella sentenza della Corte penale SK.2015.7 ed in seguito nella sentenza del 
Tribunale federale del 23 luglio 2018 (6B_1011/2017) che qui ci occupa. 

4.7.3 Il principio di celerità è garantito all’art. 5 CPP e dispone che le autorità penali 
avviano senza indugio i procedimenti penali e li portano a termine senza ritardi 
ingiustificati. Tale principio costituisce una sfaccettatura del divieto del diniego di 
giustizia e della garanzia ad un processo equo ai sensi degli art. 6 n. 1 CEDU, 
14 n. 3 lett. c Patto ONU II e 29 cpv. 1 Cst. 

 La questione a sapere se in una determinata fattispecie il principio di celerità è 
rispettato non deve essere affrontata in maniera astratta, bensì nel contesto di 
un apprezzamento globale degli elementi a disposizione dell’autorità giudicante 
in un caso concreto. Tre criteri, derivanti dalla giurisprudenza della Corte europea 
dei diritti dell’uomo e ripresi dal Tribunale federale (DTF 130 I 312 consid. 5.2), 
permettono di meglio effettuare la valutazione: la complessità del caso, 
l’attitudine dell’accusato e la conduzione del procedimento da parte delle 
competenti autorità istruttorie e giudicanti (HOTTELIER in: 

- 16 - 

Jeanneret/Kuhn/Perrier/Bepeursinge (curatori), Commentario romando, 2a ediz. 
2019, n. 12 ad art. 5 CPP). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, la 
violazione del principio di celerità può avere come conseguenze la diminuzione 
della pena, l’estinzione dell’azione penale per intervenuta prescrizione, 
l’esenzione della pena per l’imputato riconosciuto colpevole e, quale ultima ratio, 
l’emanazione di un decreto di abbandono (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., 
n. 13 ad art. 5 CPP, con rinvii giurisprudenziali). 

 Nel caso di specie, lo si ribadisce, i fatti che vengono qui imputati ad A., come 
pure l’avvio del procedimento penale a suo carico risalgono a oltre 16 anni or 
sono. L’iter procedurale nei confronti dell’imputato è stato riassunto nei 
considerandi che precedono. 

 Rimandare l’accusa al MPC ai sensi dell’art. 329 cpv. 2 CP per la terza volta, nel 
contesto di una procedura aperta a seguito di una sentenza del Tribunale 
federale, comporterebbe un ulteriore procrastinarsi del procedimento penale che 
perdura ormai da troppo tempo e che non appare più ammissibile. La Corte non 
può inoltre escludere che, in caso di emanazione di un nuovo atto d’accusa e 
dunque di un nuovo dibattimento, nel caso di specie, si potrebbe finanche 
giungere ad un abbandono del procedimento per una grave e insanabile 
violazione del principio di celerità (DTF 130 IV 54). 

 Alla luce di quanto sopra esposto, tutto ben ponderato, in concreto, un rinvio ai 
sensi dell’art. 329 cpv. 2 CPP non è ammissibile in virtù del principio di celerità. 

4.7.4 Le premesse per un rinvio dell’accusa giusta l’art. 329 cpv. 2 CPP possono 
manifestarsi durante l’intero procedimento. Nel caso in esame (come visto al 
considerando 4.7.2) fino ad oggi la Corte ha richiesto due volte al pubblico 
ministero di completare, rispettivamente modificare l’atto di accusa. Lo scrivente 
Collegio si è dunque chiesto se la concessione di un’ulteriore possibilità di rettifica 
dell’accusa ai sensi dell’art. 329 cpv. 2 CPP possa contrastare anche con il 
principio della parità delle armi, previsto all’art. 3 cpv. 2 lett. c CPP, oltre che agli 
art. 6 CEDU e 29 cpv. 1 e 2 Cst. 

 L’art. 3 cpv. 2 lett. c CPP, che garantisce la parità ed equità di trattamento a tutti 
i partecipanti al procedimento e il loro diritto di essere sentiti, consacra il principio 
del rispetto della parità delle armi (art. 6 CEDU). Il concetto di equità implica che 
le autorità sono tenute a trattare correttamente le persone implicate in un 
procedimento, rispettando la loro dignità e i loro diritti. Secondo il principio del 
rispetto della parità delle armi, ogni parte ha il diritto di vedersi offrire una 
ragionevole possibilità di presentare la propria causa in condizioni che non lo 

- 17 - 

pongono in una situazione nettamente svantaggiata rispetto alla parte avversa 
(MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 17 ad art. 3 CPP). 

La possibilità di un rinvio dell’accusa è fondamentale a garanzia 
dell’accertamento della verità materiale ma nel contempo tocca un contesto 
particolarmente sensibile in relazione al principio della parità delle armi. Anche 
se conforme all’art. 329 cpv. 2 CPP e se basato sulle considerazioni dell’Alta 
Corte – e dunque sicuramente non dettato da motivi arbitrari – un rinvio 
dell’accusa nel caso in esame, avrebbe rappresentato la terza opportunità di 
modifica concessa al MPC, a distanza di anni dall’apertura del procedimento, 
dopo che vi è già stato un dibattimento, una procedura di ricorso e una decisione 
dell’Alta Corte che ha accertato la violazione del principio accusatorio da parte 
del tribunale di prima istanza. Un ulteriore rinvio dell’accusa avrebbe perfino 
potuto indurre l’imputato a pensare – anche se a torto – che nei suoi confronti vi 
fosse un accanimento da parte della Corte. Si rileva anche che lo stesso pubblico 
ministero, ancorché ne aveva la facoltà (richiamato in particolare quanto disposto 
dall’art. 325 cpv. 2 CPP) ed era a conoscenza della sentenza del Tribunale 
federale, non ha in ogni caso ritenuto di dover modificare la sua impostazione 
accusatoria. 

4.8 Visto quanto precede, il Collegio giudicante è tenuto a valutare i fatti così come 
descritti nell’atto d’accusa del 22 gennaio 2015, in specie in merito agli aventi 
economicamente diritto ivi menzionati.  

4.9 Venendo ora alle quattro imputazioni di falsità in documenti qui in discussione, 
come si vedrà in seguito, questo Collegio è giunto a conclusioni diverse rispetto 
a quanto fatto valere da accusa e difesa. 

4.9.1 Nella requisitoria dibattimentale del 18 novembre 2019, il Procuratore federale 
ha confermato il contenuto dell’atto d’accusa del 22 gennaio 2015. Egli ha 
indicato che gli averi depositati sui conti bancari presso la banca I., la banca J. e 
la banca K. sono di origine illecita, in quanto sottratti a E. AG e F. GmbH. Tuttavia, 
avendo illegalmente acquisito tali valori, A., G. e H. ne sono diventati i reali 
beneficiari economici. Per l’accusa si deve quindi concludere che questi ultimi 
erano coloro che disponevano economicamente di tali valori patrimoniali e ne 
erano gli aventi economicamente diritto. A mente del Procuratore federale 
occorre infatti compiere una distinzione tra avente giuridicamente diritto e avente 
economicamente diritto. In base a quanto previsto da dottrina e giurisprudenza 
per l’art. 305ter CP, determinante è l’identità della persona che può 
economicamente disporre degli averi in conto, è indifferente se, all’origine di tale 
disponibilità economica, vi sia un’eventuale irregolarità giuridica. L’accusa ritiene 
indifferente se l’avente diritto della relazione non sia un avente diritto giuridico, 

- 18 - 

ossia se abbia acquisito la disponibilità degli averi in conto commettendo 
un’irregolarità giuridica o un reato.  

4.9.2 La difesa ha contestato quanto contemplato nell’atto d’accusa 22 gennaio 2015, 
affermando che le attestazioni dei rispettivi aventi diritto economico contenute 
nei formulari A presso le diverse banche sono state compilate correttamente, 
secondo la ripartizione delle commissioni percepite da A., G. e H. Nello specifico 
l’imputato ritiene, come peraltro dichiarato in occasione del suo interrogatorio 
dibattimentale del 18 novembre 2019, che i fondi depositati sulle relazioni oggetto 
dei capi d’accusa sono di sua pertinenza.  

4.9.3 Con riferimento agli averi depositati sul conto n. 1 intestato alla società L. Inc., 
presso la banca I. (capi d’accusa 1.4.1.1.1 e 1.4.1.1.2), A. ribadisce (come 
peraltro già sostenuto nel procedimento SK.2015.7) trattarsi di “Performance 
fees” spettanti anche a lui stesso e concordate con i clienti di E. AG e F. GmbH, 
nonché di utili (commissioni) derivanti da operazioni di cambio in valuta estera di 
spettanza di A., G. e H., accreditati inizialmente su un conto presso M. a Londra 
(aperto da G.) e poi confluiti sul conto intestato alla società L. Inc. presso la banca 
I. 

In merito al conto n. 2, intestato alla società N. SA, presso la banca J. (capo 
d’accusa 1.4.1.2.2) e al conto n. 3 denominato O. intestato ad A. presso la banca 
K. (capo d’accusa 1.4.1.3.5), la difesa indica che sugli stessi sono confluite le 
commissioni maturate dalle operazioni di cambio di valuta effettuate per conto 
dei clienti di E. AG e F. GmbH e che, in base agli accordi presi tra i soci, dovevano 
essere suddivise in ragione di un terzo ciascuno tra A., H. e G. 

 In particolare, in occasione del suo interrogatorio dibattimentale l’imputato ha 
dichiarato quanto segue: “Riconfermo che quei soldi che si trovano su questi 
conti sono i miei. Preciso che ho capito quanto mi ha letto la Presidente della 
Corte ma ripeto che i soldi su questi conti, come ho appena spiegato sopra, erano 
di mia pertinenza. La prova che quello che dico è corretto ovvero che i fondi che 
confluiscono su queste relazioni (quelle di cui ai formulari A di cui si è detto sopra) 
sono delle commissioni a me spettanti risulta dalla sentenza del Tribunale di 
Cagliari: a pagina 20 si legge “Risulta, infatti, assai difficile sostenere 
adeguatamente l’accusa in giudizio a fronte di vicende di straordinaria 
complessità la cui ricostruzione sia in fatto che in diritto appare caratterizzata di 
numerose lacune ed incertezze”. La Presidente della Corte mi chiede di spiegare 
cosa deduco dalla frase appena letta. Io dico che da questa frase risulta che non 
è mai stato indagato che i fondi di denaro riferiti alle relazioni bancarie di cui a 
questi 4 formulari A non fossero i miei.” (TPF p. 731.10) 

- 19 - 

 Nella sua arringa del 18 novembre 2019 il difensore di A. indica poi che la 
distribuzione di tali commissioni non è mai stata messa in discussione dal MPC 
ed è stata addirittura documentata. Al riguardo cita uno scritto del 13 giugno 2002 
di G. alla banca K., in cui viene indicato che le commissioni generate dall’attività 
commerciale devono essere trasferite su conti bancari a nome di N. SA, P. e Q. 
(MPC p. 12. 2.28). Cita inoltre l’interrogatorio del testimone R. dell’8 settembre 
2004, il quale ha dichiarato che esisteva un accordo secondo il quale H., G. e A. 
dovevano ricevere ciascuno un terzo delle commissioni trasferite (MPC p. 
12.1.75). 

 In merito al ruolo di A. in seno alle società E. AG e F. GmbH, l’imputato, in sede 
di dibattimento nella causa SK.2018.46, ha rinviato alle dichiarazioni da lui già 
rilasciate al dibattimento nel procedimento SK.2015.7. In quell’occasione egli ha 
riferito di avere iniziato a collaborare con le stesse a far tempo da maggio/giugno 
2001 diventandone azionista, forse due mesi dopo; inizialmente gli azionisti 
erano G., H., S. e T., nonché A., in ragione di un quinto ciascuno; in seguito alla 
fuoriuscita dei fratelli S. e T. rimasero A., G. e H. in ragione di un terzo ciascuno 
(TPF SK.2015.7 p. 930.144 e p.  930.176). L’azionariato era stato proposto ad A. 
da G., e A. non ha mai apportato alcun capitale; l’imputato ha pure ribadito che 
una delle condizioni dell’accordo fra di lui e G. era che le quote azionarie 
sarebbero rimaste presso G. (TFP SK.2015.7 p. 930.177).  

4.9.4 G. ha rilasciato dichiarazioni analoghe. In occasione dei suoi interrogatori del 16 
febbraio 2005 presso la Procura della Repubblica di Varese (MPC p. 18.18.1677 
e segg.) e del 22 ottobre 2008 dinanzi al Giudice per le indagini preliminari (MPC 
p. 18.11.28395) ha indicato che i soldi depositati sul conto L. Inc. sarebbero stati 
soldi di commissioni (MPC p. 18.18.1677 e segg.). Egli ha pure affermato, a più 
riprese, ad esempio il 21 aprile 2008 (MPC p. 13.38.433), che i soldi della 
relazione L. Inc. sarebbero stati poi divisi in tre parti: una per H., una per A. e una 
per G. stesso. 

 Si rileva al riguardo che, anche se le dichiarazioni di G. non possono essere 
utilizzate a sfavore dell’imputato, in quanto non è stato garantito il diritto al 
contraddittorio, queste restano utilizzabili a suo favore. 

4.10 Diverse invece le dichiarazioni di H. (rese nel rispetto del principio del 
contraddittorio, v. sentenza SK.2015.7 consid. VI, in particolare VI 2.2.1.3.1 e 
2.2.1.4.1), come pure quanto indicato nelle sentenze italiane emanate nei 
confronti di H. e G. in data 13 gennaio 2009 dal Giudice delle indagini preliminari 
(MPC p. 18.11.28765 per H. e p. 18.11.28772 per G.). 

- 20 - 

4.10.1 Per quanto attiene al conto n. 1 intestato alla società L. Inc., presso la banca I. 
(capi d’accusa 1.4.1.1.1 e 1.4.1.1.2), H., interrogato in data 14 settembre 2004 
dal MPC, ha dichiarato che la società L. Inc. faceva parte delle società create con 
l’intenzione di sottrarre denaro alla E. AG, in quanto vi era il timore che potessero 
essere sequestrati dalle autorità (MPC p. 13.6.6). Egli ha pure riferito che i soldi 
presi dalla E. AG e versati a favore delle società create a questo scopo, e meglio 
P., Q., N. SA, AA., BB. e L. Inc. – società, che avevano tutti nomi di clienti già 
esistenti, ad eccezione della società L. Inc. (MPC p. 13.6.7) – sarebbero stati dei 
clienti nel pool, e che tutti, ovvero H. stesso, G. e A., ne erano a conoscenza 
(MPC p. 13.6.8).  

Il 21 settembre 2005 davanti al MPC, H. ha pure dichiarato che: “Per quanto 
riguarda invece i trasferimenti di denaro a mio favore, di G. e di A.; è stata aperta, 
come già indicato, una relazione bancaria intestata alla L. Inc. Su questa 
relazione bancaria sono confluiti unicamente versamenti in contanti, per quanto 
mi ricordo io, di denaro che clienti nuovi versavano in contanti a favore della 
E. AG rispettivamente della F. GmbH affinché venissero investiti. Il conto doveva 
rimanere bloccato e i calcoli definitivi venivano fatti a fine anno. Nel caso in cui il 
cliente avesse versato importi superiori o inferiori rispetto a quanto generato 
come commissione, veniva comunque effettuato il versamento in contanti e 
quindi a fine anno eseguiti i calcoli definitivi. Sulla relazione bancaria L. Inc. io 
non ho mai eseguito prelievi in contanti. Per contro in un’occasione ho versato in 
contanti EUR 30’000.-- o 40’000.-- nel 2002, ma non ricordo esattamente 
quando. Nel 2002 ricordo di aver ricevuto da G. in contanti a novembre un bonus 
di EUR 50’000.-- e poi a fine dicembre avrei dovuto riceverne altri, non so quanti. 
Ricordo che chiesi a G. quanto ancora mi spettava e lui mi rispose che non 
poteva effettuare altri versamenti a mio favore in quanto aveva già utilizzato i 
soldi sul conto L. Inc. presso la banca I. per restituire ai clienti i soldi da loro 
portati a seguito di loro disdette.” (MPC cl. 457 act. 13.6.116 e seg.). Egli ha 
altresì confermato che tutto quanto spettava a G., A. e a lui stesso a titolo di 
bonus dovuto alle commissioni sarebbe finito sul conto L. Inc. (MPC p. 13.6.117). 

 H. ha ribadito la propria versione anche nel corso dell’interrogatorio di confronto 
con A., tenutosi il 1° febbraio 2006 (MPC p. 13.22.486). In occasione del verbale 
di confronto con A. del 14 febbraio 2006, H. ha poi confermato quanto da lui 
dichiarato in precedenza, e meglio: “Domanda: Signor H., Lei ha dichiarato che i 
versamenti in contanti sul conto L. Inc. presso la banca I. sono avvenuti 
utilizzando denaro consegnato dai clienti che doveva essere investito nel forex 
tramite E. AG e F. GmbH. Al posto di versare il denaro su conti E. AG e F. GmbH 
Lei, G. e A., con una sorta di compensazione, avete trattenuto e quindi versato 
sul conto della società L. Inc. le somme ricevute dai clienti, in base a vostri calcoli 
relativi a commissioni generate dal trading che si sarebbero accumulate su un 

- 21 - 

conto di E. AG/F. GmbH presso M. Conferma quanto indicato in particolare 
nell’interrogatorio del 21 settembre 2005? H.: Confermo. Credo che ho anche 
detto che il calcolo esatto si sarebbe fatto a fine anno. Domanda: Signor A., cosa 
ha da dire in merito? A.: Che siano commissioni non lo metto in dubbio, ma il 
calcolo e la provenienza non sono di mia conoscenza. Non so se sono soldi che 
hanno pagato i clienti o se sono soldi che G. ha richiamato da Londra e ha 
incassato.” (MPC p. 13.22.500). 

 Dalle sentenze italiane emanate nei confronti di H. e G. in data 13 gennaio 2009 
dal Giudice delle indagini preliminari (MPC p. 18.11.28765 per H. e p. 
18.11.28772 per G.), si evince in particolare che H. e G.: “[…] quali soci 
amministratori (apparentemente fino al 18 luglio 2003, data in cui le società in 
questione venivano cedute a CC. alias DD.) delle società E. AG e F. GmbH, 
entrambe con sede a Zurigo, dichiarate fallite dalla competente Autorità 
Giudiziaria Svizzera rispettivamente il 16.10.2003 e il 20.10.2003, in concorso tra 
loro e con A., socio e amministratore di fatto, […] distraevano e/o occultavano e/o 
dissipavano in tutto o in parte, attraverso una serie di transazioni bancarie, 
assolutamente prive di ragione economica ed estranee all’oggetto dell’attività 
societaria, valori patrimoniali non inferiori all’importo di 34.51 MILIONI CHF 
(come si desume tra l’altro dal verbale di interrogatorio di G. in data 12.04.2008), 
tra i quali in particolare gli importi che di seguito si indicano: […]” (MPC 
p. 18.11.28765 [H.]; p. 18.11.28772 [G.]). Tra questi importi risulta il trasferimento 
di fr. 967’073 a favore della società L. Inc., a proposito del quale il giudice italiano 
rileva quanto segue: “Dal settembre 2001 al giugno 2002, venivano trasferiti 
attraverso transazioni in contanti a favore del conto bancario presso la banca I. 
(filiale di Z.), intestato alla L. Inc., società con sede nelle British Virgin Islands, in 
vista di investimenti immobiliari da realizzare in Spagna, valori patrimoniali per 
l’importo complessivo di 967'073.-- CHF, provento delle “trattenute” effettuate da 
G., A. e H. sulle somme di denaro ricevute dai clienti di E. AG/F. GmbH […]” 
(MPC p. 18.11.28767 [H.]; p. 18.11.28775 [G.]). 

4.10.2 Con riferimento al conto n. 2, intestato a N. SA, presso la banca J. (capo d’accusa 
1.4.1.2.2) e conto n. 3 denominato O. intestato ad A. presso la banca K. (capo 
d’accusa 1.4.1.3.5), si rinvia a quanto già esposto al considerando 4.10.1 che 
precede per le dichiarazioni di H., aggiungendo che in sede di interrogatorio del 
1° febbraio 2006, egli ha ribadito che, per lui, i soldi transitati sulla banca J. e la 
banca K. erano soldi dei clienti (MPC p. 13.22.486). 

 Si richiama inoltre quanto ritenuto nelle sentenze italiane descritto sempre al 
considerando 4.10.1 che precede, con l’aggiunta che dalle stesse si evince che 

- 22 - 

tra gli importi distratti e/o occultati e/o dissipati da H. e G., in correità con A., 
risultano: 

- un bonifico di EUR 834’251.-- dal conto postale n. 4 intestato alla E. AG a 
favore del conto intestato alla società N. SA presso la banca J. (MPC p. 
18.11.28766 [H.]; p. 18.11.28774 [G.]); 

- un trasferimento di fr. 4,95 milioni a favore di EE. e FF.; denaro che dal conto 
postale di F. GmbH è transitato prima sui conti intestati alle società AA. e BB., 
successivamente sui conti cifrati GG., HH. e O. (che qui ci concerne), per poi 
venire versato sui conti intestati alla EE. e alla FF. (MPC p. 18.11.28765 [H.]; 
p. 18.11.28773 [G.]). 

4.10.3 Le dichiarazioni di A. rese al dibattimento del maggio 2016, come pure al 
dibattimento del novembre 2019, nonché l’affermazione contenuta a pagina 20 
della sentenza del Tribunale di Cagliari citata dall’imputato nel suo interrogatorio 
ed anche le affermazioni di G. (il quale, lo si ricorda, è stato condannato in Italia), 
esposte al considerando 4.9.4 che precede, non hanno convinto questo Collegio 
giudicante sul fatto che gli averi depositati sui conti intestati a L. Inc., N. SA e sul 
conto denominato O. fossero effettivamente delle “Performance Fees”, 
rispettivamente delle commissioni di pertinenza dell’imputato. Al riguardo si rileva 
che egli, come già indicato nella sentenza SK.2015.7 (v. consid. VI. 2.2.1.7), 
neppure ha sostanziato e comprovato le circostanze che gli avrebbero permesso 
di ottenere lecitamente le asserite commissioni di complessivi USD 4’800’000.--, 
a fronte di un’attività che il giudice italiano ha qualificato come distrattiva. A 
sostegno dell’ipotesi secondo cui detti fondi fossero stati di pertinenza degli 
aventi economicamente diritto indicati sul formulario A non vi è neppure una 
risultanza fiscale come da A. stesso dichiarato in occasione del dibattimento 
SK.2015.7 (TPF SK.2015.7 p. 930.218). 

Neppure sono sufficienti, a sostegno della tesi difensiva, le dichiarazioni del 
consulente bancario II. della banca I., interrogato in data 7 ottobre 2004 dal MPC 
(MPC p. 12.2.37 e segg.), secondo cui: “Gli scopi è perché queste tre persone si 
sono messe assieme per dei progetti immobiliari e per questo avevano deciso di 
aprire una società separata che non aveva nulla a che vedere con la E. AG o la 
F. GmbH. I soldi che venivano messi sulla L. Inc. erano fondi privati di queste tre 
persone.” (p. 12.2.39); “Erano dei pagamenti di bonus della loro attività come 
amministratori di queste società E. AG e F. GmbH.” (p. 12.2.40). Il consulente 
bancario infatti, altro non fa che riferire quanto indicatogli da A. e G. al momento 
dell’apertura del conto intestato a L. Inc. ed alla sottoscrizione dei formulari A. 
Indicazioni che vengono smentite dagli altri elementi probatori sopra citati. 

- 23 - 

La difesa nell’arringa del 18 novembre 2019, menziona, a sostegno del fatto che 
si sia di fronte a commissioni dovute ad A., lo scritto del 13 giugno 2002 inviato 
da G. alla banca K., come pure le dichiarazioni rese dal consulente bancario R. 
Contrariamente a quanto sostiene la difesa, tali indicazioni riportano solo quanto 
riferito da G. alla banca e non costituiscono degli elementi probatori sufficienti atti 
a convincere questa Corte.  

 L’attendibilità delle dichiarazioni di H. in merito alla provenienza dei fondi è 
supportata dal modello di gestione della società E. AG e F. GmbH, descritta nelle 
sentenze italiane, come pure dalle transazioni bancarie accertate. Esse denotano 
una logica intrinseca. H. ha inoltre confermato le sue dichiarazioni in 
contraddittorio. 

 Alla luce di tutto quanto sopra esposto, per quel che concerne l’origine dei fondi, 
sulla base delle sentenze italiane, nonché delle dichiarazioni di H., questa Corte 
ha raggiunto il convincimento che il denaro depositato sul conto n. 1 intestato a 
L. Inc. presso la banca I., sul conto n. 2 intestato alla società N. SA presso la 
banca J. e sul conto n. 3 denominato O. intestato ad A. presso la banca K., non 
fosse di pertinenza degli aventi diritto economico riportati sui formulari A, bensì 
delle società E. AG e F. GmbH, rispettivamente dei clienti di queste ultime. 
Questa circostanza non poteva sfuggire ad A., il quale, come risulta dalle sue 
stesse dichiarazioni sopra riportate, era attivo e operativo nelle società in 
questione al pari di G. e H., ed era, per quanto attiene ai conti O. e N. SA, 
firmatario del formulario A. 

4.10.4 In merito alla tesi dell’accusa, secondo la quale G., H. e A. erano coloro che 
disponevano economicamente di tali valori patrimoniali e ne erano gli aventi 
economicamente diritto, si precisa: 

 in discussione è la falsità o meno di quattro formulari A. Lo scopo di tali formulari, 
in una relazione d’affari, è quello di attestare l’identità dell’avente diritto 
economico, ossia della controparte diretta ed eventualmente del cliente che vi 
sta effettivamente dietro (Messaggio del Consiglio federale del 17 giugno 1996 
concernente la legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro nel 
settore finanziario - Legge sul riciclaggio di denaro, LRD, p. 1014). La nozione di 
avente diritto economico è stata mutuata dalla CDB (Convenzione relativa 
all’obbligo di diligenza delle banche). L’obbligo di identificare l’avente diritto 
economico vuole determinare la reale appartenenza economica dei fondi trattati, 
a prescindere dai semplici poteri di disposizione apparenti o formali (MINI, La lotta 
al riciclaggio di denaro [art. 305bis CP, LRD], Manuale di diritto finanziario vol. I, 
2017, n. 72, pag. 38).  

- 24 - 

 In merito al concetto di avente diritto economico, nella prassi bancaria italiana 
viene utilizzato il termine di “titolare effettivo” mentre nelle altre lingue si usa il 
termine wirtschaftlich Berechtigter, ayant droit économique, beneficial owner 
(BERNASCONI, Banche e imprese nel procedimento penale, strategie di diritto 
penale, civile, bancario, fiscale e rogatoriale, 2011, pag. 563 in fine). 

 Nel caso di specie, effettivi titolari dei fondi depositati sui conti sono le società 
E. AG e F. GmbH, rispettivamente i loro clienti (v. supra consid. 4.10.3 ultimo 
paragrafo). 

4.11  Alla luce di tutto quanto precede, A. deve pertanto essere prosciolto dall’accusa 
di falsità in documenti ai sensi dell’art. 251 n. 1 CP anche in relazione ai capi 
d’accusa 1.4.1.1.1, 1.4.1.1.2, 1.4.1.2.2 e 1.4.1.3.5 dell’atto d’accusa del 
22 gennaio 2015, dal momento che la fattispecie accertata in questa sede si 
discosta da quella del rinvio a giudizio e non potendo la scrivente Corte − come 
detto ai considerandi 4.4 e 4.8 che precedono − discostarsi da quanto ivi descritto 
senza violare il principio accusatorio. 

5. Sulle misure 

5.1 Con sentenza SK.2015.7, la Corte penale aveva ordinato il mantenimento del 
sequestro dei valori patrimoniali di pertinenza di A. di cui al punto 4.1 dell’atto 
d’accusa, e meglio di EUR 1’750.--, EUR 10’100.-- e USD 2’008.-- (compresi 
eventuali interessi), e ciò al fine di compensare le pretese derivanti dalle spese 
procedurali (art. 442 cpv. 4 CPP) (v. sentenza SK.2015.7 consid. IX.2.5 e punto 
V.7 del dispositivo). 

5.2 A seguito della sentenza di rinvio del Tribunale federale 6B_1011/2017 del 
23 luglio 2018 questo Collegio giudicante è chiamato a chinarsi nuovamente 
unicamente sull’eventuale mantenimento del sequestro dei valori patrimoniali 
esposti al considerando precedente; le confische e i dissequestri ordinati dalla 
Corte penale con sentenza SK.2015.7, non oggetto di rinvio da parte dell’Alta 
Corte, sono immutati (v. sentenza SK.2015.7 consid. IX.2.5 e punto VI del 
dispositivo). 

5.3 Ai sensi dell’art. 442 cpv. 4 CPP, le autorità penali possono compensare le loro 
pretese per spese procedurali con le pretese d’indennizzo della parte tenuta al 
pagamento, relative al medesimo procedimento penale, nonché con valori 
patrimoniali sequestrati. 

- 25 - 

5.4 Considerato l’esito della causa e ritenuto che le spese procedurali sono poste a 
carico della Confederazione (v. infra consid. 6.3 e 6.4), questo Collegio 
giudicante ordina il dissequestro dei valori patrimoniali di pertinenza di A. di cui 
al punto 4.1 dell’atto d’accusa, e meglio EUR 1’750.--, EUR 10’100.-- e 
USD 2’008.-- (compresi eventuali interessi). 

6. Spese e ripetibili 
  
6.1 Salvo contraria disposizione, l’art. 448 cpv. 1 CPP prevede che i procedimenti 

pendenti al momento dell’entrata in vigore del Codice di diritto processuale 
penale svizzero il 1° gennaio 2011, sono continuati secondo il nuovo diritto. Per 
la ripartizione delle spese giudiziarie e delle ripetibili si applicano gli art. 416 e 
segg. CPP. Esse sono calcolate secondo i principi fissati nel regolamento del 
Tribunale penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità 
della procedura penale federale anch’esso in vigore a far tempo dal 1° gennaio 
2011 (RSPPF; RS 173.713.162). L’art. 22 cpv. 3 RSPPF prevede 
espressamente la sua applicabilità alle cause pendenti al momento della sua 
entrata in vigore. 

 Le spese procedurali comprendono gli emolumenti e i disborsi (art. 1 cpv. 1 
RSPPF). Gli emolumenti sono dovuti per le operazioni compiute o ordinate dalla 
polizia giudiziaria federale e dal MPC nella procedura preliminare, dalla Corte 
penale nella procedura dibattimentale di primo grado, dalla Corte d’appello nelle 
procedure d’appello e di revisione e dalla Corte dei reclami penali del Tribunale 
penale federale nelle procedure di ricorso ai sensi dell’articolo 37 LOAP (art. 1 
cpv. 2 RSPPF). I disborsi sono gli importi versati a titolo di anticipo dalla 
Confederazione; essi comprendono segnatamente le spese della difesa d’ufficio 
e del gratuito patrocinio, di traduzione, di perizia, di partecipazione da parte di 
altre autorità, le spese postali e telefoniche ed altre spese analoghe (art. 1 cpv. 3 
RSPPF).  

  Gli emolumenti sono fissati in funzione dell’ampiezza e della difficoltà della causa, 
del modo di condotta processuale, della situazione finanziaria delle parti e 
dell’onere della cancelleria (art. 5 RSPPF). In caso di apertura di un’istruttoria, 
l’emolumento riscosso per le investigazioni di polizia si situa tra fr. 200.-- e 
fr. 50’000.-- (art. 6 cpv. 3 lett. b RSPPF). In caso di chiusura con un atto d’accusa 
(cfr. art. 324 e segg., 358 e segg., 374 e segg. CPP), l’emolumento relativo 
all’istruttoria oscilla tra fr. 1’000.-- e fr. 100’000.-- (cfr. art. 6 cpv. 4 lett. c RSPPF). 
Il totale degli emolumenti per le investigazioni di polizia e l’istruttoria non deve 
superare i fr. 100’000.-- (art. 6 cpv. 5 RSPPF). Nelle cause giudicate dalla Corte 

- 26 - 

penale nella composizione di tre giudici, l’emolumento di giustizia varia tra i 
fr. 1’000.-- e i fr. 100’000.-- (art. 7 lett. b RSPPF).  

6.2 Al termine del procedimento SK.2015.7, per A. risultavano le seguenti spese 
procedurali comprensive di emolumenti e disborsi: emolumenti istruttoria 
fr. 6’000.--, emolumenti di giustizia fr. 2’000.-- e disborsi fr. 27’329.05; tali spese 
procedurali erano state poste a carico di A. in ragione di fr. 8'000.-- (v. sentenza 
SK.2015.7 consid. XI, in particolare XI.3.6 e punto V.5 del dispositivo). 

6.3 A seguito della sentenza del Tribunale federale 6B_1011/2017 del 23 luglio 2018 
questo Collegio giudicante è chiamato a riesaminare se le spese procedurali del 
procedimento SK.2015.7 per fr. 8'000.-- debbano essere poste a carico di A. in 
ragione di fr. 8'000.--.  

 Visto l’esito della causa, le spese procedurali del procedimento SK.2015.7 sono 
poste a carico della Confederazione. 

6.4 Con riferimento al presente procedimento SK.2018.46, ricordato che ai sensi 
dell’art. 7 lett. b RSPPF, nelle cause giudicate dalla Corte penale nella 
composizione di tre giudici, l’emolumento di giustizia varia tra i fr. 1’000.-- e i 
fr. 100’000.--, la scrivente Corte ritiene che un emolumento di fr. 2'000.-- sia 
adeguato per una procedura come quella che qui ci riguarda.  

 Alla luce del proscioglimento di A. dalle imputazioni a suo carico, tale importo 
viene posto a carico della Confederazione.  

7. Difesa d’ufficio 

7.1 

7.1.1 Il difensore d’ufficio è retribuito secondo la tariffa d’avvocatura della 
Confederazione e l’autorità giudicante stabilisce l’importo della retribuzione al 
termine del procedimento (art. 135 cpv. 1 e 2 CPP). L’art. 135 cpv. 4 CPP 
prevede che non appena le sue condizioni economiche glielo permettano, 
l’imputato condannato a pagare le spese procedurali è tenuto a rimborsare la 
retribuzione alla Confederazione (lett. a) e a versare al difensore la differenza tra 
la retribuzione ufficiale e l’onorario integrale (lett. b). Secondo la giurisprudenza 
(sentenza del Tribunale federale 1P.285/2004 del 1° marzo 2005 consid. 2.4 e 
2.5, sentenza del Tribunale penale federale SK.2004.13 del 6 giugno 2005 
consid. 13), la designazione di un difensore d’ufficio necessario crea una 
relazione di diritto pubblico tra lo Stato e il patrocinatore designato ed è compito 

- 27 - 

dello Stato remunerare il medesimo, fermo restando che il prevenuto solvibile 
dovrà in seguito rimborsare tali costi. 

7.1.2 In applicazione degli art. 11 e 12 RSPPF le spese di patrocinio comprendono 
l’onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di vitto e di 
alloggio, nonché le spese postali e telefoniche. L’onorario è fissato secondo il 
tempo, comprovato e necessario, impiegato dall’avvocato per la causa e 
necessario alla difesa della parte rappresentata. L’indennità oraria ammonta 
almeno a fr. 200.-- e al massimo a fr. 300.--; essa è in ogni caso di fr. 200.-- per 
gli spostamenti. L’indennità oraria per le prestazioni fornite dai praticanti 
ammonta a fr. 100.-- (sentenza del Tribunale federale 6B_118/2016 del 20 marzo 
2017 consid. 4.4.2; sentenze del Tribunale penale federale SK.2010.28 del 1° 
dicembre 2011 consid. 19.2; SK.2015.4 del 18 marzo 2015 consid. 9.2). Secondo 
giurisprudenza costante, le spese e indennità delle procedure di ricorso sono 
indipendenti da quelle della procedura di fondo (sentenza del Tribunale federale 
6B_118/2016 del 20 marzo 2017 consid. 4.5.2; sentenze del Tribunale penale 
federale SK.2011.8 del 13 gennaio 2012 consid. 14.1; BB.2017.132 del 27 
settembre 2017 consid. 2.3.1). Di regola, le spese sono rimborsate secondo i 
costi effettivi; se circostanze particolari lo giustificano, invece dei costi effettivi 
può essere versato un importo forfettario (art. 13 RSPPF). Giusta l’art. 13 cpv. 2 
RSPPF sono rimborsati al massimo: per le trasferte in Svizzera, il costo del 
biglietto ferroviario di prima classe con l’abbonamento metà prezzo (lett. a); per 
il pranzo e la cena, gli importi di cui all’art. 43 dell’ordinanza del DFF del 
6 dicembre 2001 concernente l’ordinanza sul personale federale (lett. c); per 
fotocopia fr. 0.50, rispettivamente fr. 0.20 per grandi quantità (lett. e). L’imposta 
sul valore aggiunto (in seguito: “IVA”) dovrà pure essere presa in considerazione 
(cfr. art. 14 RSPPF). Va a tal proposito precisato che sino al 31 dicembre 2017 
l’aliquota applicabile era dell’8%; mentre dal 1° gennaio 2018 essa è del 7.7%. 

7.1.3 Nella fattispecie, l’indennità oraria è fissata a fr. 230.-- (IVA non compresa), come 
già stabilito dalla Corte nell’ambito della causa SK.2015.7. 

7.2 Al termine del procedimento SK.2015.7 la retribuzione del difensore d’ufficio, 
avv. Ferro, è stata fissata in fr. 338’125.80 (IVA inclusa) [fr. 85'227.70 + fr. 
101'523.20 + fr. 80'477.25 + fr. 27'636.10 + fr. 2'658.95 + fr. 39'042.-- + fr. 
1'560.60], importo a carico della Confederazione. Tuttavia, in considerazione del 
grado di proscioglimento, degli abbandoni occorsi durante il procedimento, 
nonché della sua situazione economica, A. è stato condannato al rimborso alla 
Confederazione di fr. 8’000.-- non appena le sue condizioni economiche glielo 
avrebbero permesso (art. 135 cpv. 4 CPP) (v. sentenza SK.2015.7 consid. XII, in 
particolare XII.6 e XII.7.2, nonché punto V.6 del dispositivo). 

- 28 - 

7.2.1 A seguito della sentenza del Tribunale federale 6B_1011/2017 del 23 luglio 2018 
questo Collegio giudicante è chiamato unicamente a riesaminare se A. debba 
essere condannato al rimborso alla Confederazione di fr. 8'000.-- (punto V.6 § 2 
del dispositivo della sentenza SK.2015.7), mentre l’importo della retribuzione del 
difensore d’ufficio per il procedimento SK.2015.7 è già stato definitivamente 
fissato. 

7.2.2 Ai sensi dell’art. 135 cpv. 4 CPP solo l’imputato condannato a pagare le spese 
procedurali può essere tenuto a rimborsare la retribuzione del difensore d’ufficio 
alla Confederazione.  

7.2.3 Ritenuto che A. viene prosciolto dall’imputazione di falsità in documenti ripetuta, 
la retribuzione del difensore d’ufficio per la causa SK.2015.7 rimane a carico della 
Confederazione. 

7.3 Per la presente procedura, in sede di dibattimento l’avv. Ferro ha presentato una 
nota professionale di fr. 11'175.-- a cui va aggiunto l’onorario per il dibattimento 
e l’IVA. 

7.4 La Corte ha provveduto a tassare la citata nota d’onorario nel modo seguente. 

7.4.1  Con riferimento all’onorario, lo stesso, come detto, ammonta a fr. 230.-- all’ora e 
non a fr. 300.-- come esposto dall’avv. Ferro. Un’indennità oraria di fr. 230.-- è 
ritenuta infatti adeguata per cause come quella qui in esame. La stessa era 
peraltro già stata stabilita nella sentenza SK.2015.7 e non vi è ragione per 
discostarsene in questa sede. 

7.4.2 L’avv. Ferro fa valere complessive 36 ore e 30 minuti per prestazioni profuse nel 
periodo tra il 31 luglio 2018 e il 17 novembre 2019, comprensive della trasferta 
fino a Bellinzona per il dibattimento. 

 In particolare egli espone complessive 23 ore e 15 per la preparazione del 
dibattimento e l’arringa difensiva. Lo scrivente Collegio giudicante, ritiene che un 
tale dispendio di tempo sia eccessivo nell’ambito del caso che qui ci occupa. Al 
riguardo si rileva come la fattispecie, riferita a quattro capi d’accusa per falsità in 
documenti, nonché le conclusioni addotte in occasione del dibattimento, siano 
quelle già fatte valere nel procedimento SK.2015.7 ed in sede di ricorso al 
Tribunale federale. Pertanto, per una corretta ed adeguata esecuzione del 
mandato di difesa degli interessi di A., un dispendio orario di complessive 15 ore, 
per la preparazione del dibattimento e del memoriale conclusivo (comprensivo 
dei contatti avuti con il cliente A.) è da ritenere congruo e proporzionale nel caso 
concreto. Non vengono pertanto riconosciute 8 ore e 15 minuti. 

- 29 - 

 Al dispendio orario quantificato dal difensore d’ufficio va però aggiunto l’onorario 
per il dibattimento del 18 novembre 2019 e il tempo per la comunicazione della 
sentenza del 16 dicembre 2019. Il dibattimento del 18 novembre 2019 ha avuto 
una durata di circa 10 ore e 15 minuti, ovvero dalle ore 9:30 alle 20:30, con un 
piccolo intervallo sul mezzogiorno di 45 minuti. La comunicazione della sentenza 
è stata della durata di circa un’ora; si stima inoltre che per le spiegazioni del caso 
al cliente sia adeguato riconoscere un’ulteriore ora di tempo. Si ha pertanto un 
dispendio orario di complessive 12 ore e 15 minuti. 

 Per la trasferta da Zurigo a Bellinzona, l’avv. Ferro ha esposto 2 ore e 30 minuti 
per il giorno del dibattimento. Si devono considerare ulteriori 2 ore e 30 minuti 
per il ritorno a Zurigo il giorno del processo, cui vanno aggiunte 
complessivamente 5 ore per l’andata e il ritorno il giorno della comunicazione 
della sentenza. Pertanto all’avv. Ferro viene riconosciuto un onorario di 10 ore 
per le trasferte, alle quali viene applicata un’indennità oraria di fr. 200.-- per un 
totale di fr. 2'000.--. 

 Ne consegue che all’avv. Ferro va accordato un dispendio di complessive 38 ore 
nell’ambito del presente procedimento penale, al quale viene applicata la tariffa 
oraria di fr. 230.--, per un totale di fr. 8’740.--. A tale onorario va aggiunto l’importo 
di fr. 2'000.-- a titolo di trasferte, per un ammontare complessivo di fr. 10’740.--. 

 Si osserva che l’importo di fr. 125.-- per il pernottamento esposto dall’avv. Ferro 
non viene riconosciuto, neppure è stato comprovato. 

7.4.3 La retribuzione del difensore d’ufficio avv. Ferro per la presente procedura viene 
pertanto fissata in fr. 11'567.-- (IVA inclusa) [fr. 8’740.-- (onorari: 38h*230fr/h) + 
fr. 2'000.-- (trasferte: 10h*200fr/h) + 827.-- (IVA 7.7%)]. 

 Tale importo viene posto a carico della Confederazione, dal momento che A. è 
prosciolto dalle imputazioni a suo carico. 

8. Indennità 

8.1 La Corte penale con sentenza SK.2015.7 ha accolto le pretese a titolo di 
indennizzo e riparazione del torto morale di A. limitatamente all’importo di 
fr. 75’000.-- (a titolo di torto morale), oltre interessi del 5% dal 19 febbraio 2009 
(v. sentenza SK.2015.7 consid. XIII.6 e punto V.8 del dispositivo). 

Tale aspetto della sentenza della Corte penale è stato oggetto di gravame presso 
il Tribunale federale, che ha accolto il ricorso di A. per quanto attiene alla 

- 30 - 

riparazione del torto morale nonché la decorrenza dell’interesse sulla medesima 
(sentenza del Tribunale federale 6B_1011/2017 del 23 luglio 2018 consid. 4 e 5). 
Lo scrivente Collegio giudicante dovrà pertanto chinarsi su tale problematica, 
mentre non potrà più chinarsi sulle pretese d’indennizzo a titolo di risarcimento 
del danno economico, pure esse oggetto di gravame presso l’Alta Corte, che in 
merito a tale aspetto ha però confermato il giudizio della Corte penale (sentenza 
del Tribunale federale 6B_1011/2017 del 23 luglio 2018 consid. 3). 

8.2 Se è pienamente o parzialmente assolto o se il procedimento nei suoi confronti 
è abbandonato, giusta l’art. 429 cpv. 1 CPP l’imputato ha diritto a: un’indennità 
per le spese sostenute ai fini di un adeguato esercizio dei suoi diritti procedurali 
(lett. a); un’indennità per il danno economico risultante dalla partecipazione 
necessaria al procedimento penale (lett. b); una riparazione del torto morale per 
lesioni particolarmente gravi dei suoi interessi personali, segnatamente in caso 
di privazione della libertà (lett. c). 

8.2.1 Per quel che concerne la riparazione del torto morale di cui all’art. 429 cpv. 1 
lett. c CPP, la base legale per il diritto al risarcimento dei danni e alla riparazione 
del torto morale è stata concepita nel senso di una responsabilità causale; lo 
Stato deve riparare la totalità del danno che presenta un nesso causale con il 
procedimento penale ai sensi del diritto della responsabilità civile (FF 2006 1231). 
Una lesione particolarmente grave è data pacificamente in casi di carcerazione 
preventiva o di carcerazione di sicurezza, e potrebbe essere data ad esempio 
pure in caso d’ispezioni corporali o in caso di perquisizioni domiciliari, in caso di 
risonanza mediatica o in ragione della durata del procedimento (MINI in: 
Commentario CPP, 2010, n. 7 ad art. 429 CPP; WEHRENBERG/FRANK, in: 
Niggli/Heer/Wichprächtiger (curatori), Commentario basilese, 2a ediz. 2014, 
n. 27 ad art. 429 CPP). Perché venga riconosciuta la riparazione del torto morale, 
la detenzione subita dall’imputato non deve essere stata illecita, ma è sufficiente 
che questa in seguito si riveli ingiustificata (WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 27 
ad art. 429 CPP). Per la determinazione della riparazione del torto morale in caso 
di detenzione preventiva occorre tenere conto della gravità della lesione della 
personalità, in analogia con l’art. 49 CO (DTF 135 IV 43 consid. 4.1; 113 IV 93 
consid. 3a). L’autorità competente dispone di un ampio potere d’apprezzamento 
nella determinazione della riparazione del torto morale (DTF 129 IV 22 
consid. 7.2). Nell’esercizio del suo potere d’apprezzamento il giudice deve tenere 
conto delle particolarità del caso specifico (WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 28 
ad art. 429 CPP). L’Alta Corte ritiene giustificata una riparazione di fr. 200.-- al 
giorno per detenzioni di corta durata, fintanto non vi siano circostanze 
straordinarie che giustifichino un’indennità più elevata (sentenza del Tribunale 
federale 6B_745/2009 del 12 novembre 2009 consid. 7.1). Se la carcerazione 

- 31 - 

preventiva dura più a lungo (diversi mesi), l’importo riconosciuto a titolo di 
indennizzo per ogni giorno di detenzione di regola viene diminuito e si attesta a 
fr. 100.-- al giorno, siccome il primo periodo di detenzione è quello che pesa 
maggiormente sull’imputato (sentenze del Tribunale federale 6B_574/2010 del 
31 gennaio 2011 consid. 2.3; 6B_745/2009 del 12 novembre 2009 consid. 7.1; 
sentenza del Tribunale penale federale SK.2014.3 del 7 agosto 2014 
consid. 14.1). 

8.2.2 Le pretese dell’imputato sono esaminate d’ufficio, ma l’autorità penale può 
invitare l’imputato a quantificarle e a comprovarle (art. 429 cpv. 2 CPP). Il Codice 
istituisce quindi un obbligo di collaborazione; se quest’obbligo è disatteso, ovvero 
se l’interessato non desse colpevolmente seguito alle richieste dell’autorità 
penale, la dottrina ritiene che la parte negligente perde il diritto alla sua pretesa 
giuridica e non potrà farla valere in altro modo (MINI, op. cit., n. 8 ad art. 429 CPP; 
SCHMID/JOSITSCH, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, 3a 
ediz. 2017, n. 14 ad art. 429 CPP; WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 31b ad 
art. 429 CPP). 

8.2.3 Ai sensi dell’art. 430 cpv. 1 CPP, l’autorità penale può ridurre o non accordare 
l’indennizzo o la riparazione del torto morale se l’imputato ha provocato in modo 
illecito e colpevole l’apertura del procedimento (lett. a); se l’accusatore privato è 
tenuto a indennizzare l’imputato (lett. b); o se le spese dell’imputato sono di 
esigua entità (lett. c). 

8.2.4 Inoltre, giusta l’art. 431 cpv. 1 CPP, se nei confronti dell’imputato sono stati 
illegalmente adottati provvedimenti coercitivi, l’autorità penale gli riconosce 
un’indennità e una riparazione del torto morale subito. Contrariamente all’art. 429 
CPP, l’art. 431 cpv. 1 CPP si applica indipendentemente dall’esito della 
procedura; gli art. 429 cpv. 1 CPP e 431 cpv. 1 CPP verranno applicati 
cumulativamente nel caso in cui il provvedimento coercitivo risulti sia 
ingiustificato che illecito (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 7 ad art. 431 
CPP; WEHRENBERG/FRANK, op. cit., n. 3a ad art. 431 CPP). L’indennità prevista 
dall’art. 431 cpv. 1 CPP, come del resto la riparazione del torto morale ai sensi 
dell’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP, non può essere estinta opponendo in 
compensazione quella dello Stato per le spese procedurali (DTF 140 I 246 
consid. 2.6.1). 

8.2.5 In caso di carcerazione preventiva o di sicurezza, l’imputato ha diritto a 
un’indennità e a una riparazione del torto morale adeguate nel caso in cui la 
durata della carcerazione ha ecceduto quella consentita e la privazione di libertà 
eccedente non può essere computata nelle sanzioni inflitte per altri reati (art. 431 
cpv. 2 CPP). L’art. 431 cpv. 2 CPP trova quindi applicazione nel caso in cui 

- 32 - 

l’imputato venga condannato a una pena di durata inferiore a quella della 
carcerazione preventiva già subita (MOREILLON/PAREIN-REYMOND, op. cit., n. 14 
ad art. 431). Una privazione della libertà di durata eccessiva deve se del caso 
essere dapprima computata nelle sanzioni inflitte per altri reati, nel medesimo o 
in un altro procedimento. La carcerazione preventiva o di sicurezza può essere 
computata anche nelle pene pecuniarie (art. 34 CP), nel lavoro di pubblica utilità 
(art. 37 CP) o nelle multe (art. 103 CP); in questi casi si applicheranno i tassi di 
commutazione previsti negli articoli 35, 36, 39 e 106 CP. L’indennizzo e la 
riparazione del torto morale sono concessi dallo Stato in base al libero 
apprezzamento dell’autorità competente (FF 2006 1232). 

8.2.6 Giusta l’art. 431 cpv. 3 CPP, il diritto di cui al capoverso 2 decade se l’imputato è 
condannato a una pena pecuniaria, a un lavoro di pubblica utilità o a una multa 
che in caso di conversione risulterebbe pari a una pena detentiva la cui durata 
non sarebbe notevolmente inferiore a quella della carcerazione preventiva o di 
sicurezza sofferta (lett. a), oppure se è condannato con la condizionale a una 
pena detentiva la cui durata eccede quella della carcerazione preventiva o di 
sicurezza sofferta (lett. b).  

8.2.7 Le differenze fra l’art. 429 CPP e l’art. 431 CPP sono almeno tre. Innanzitutto, 
l’art. 431 CPP prevede una responsabilità per atti illeciti, mentre l’art. 429 CPP 
stabilisce una responsabilità causale. Inoltre, la responsabilità dell’art. 431 CPP 
non presuppone l’abbandono o l’assoluzione per il danneggiato. Infine, il 
provvedimento all’origine del danno, all’art. 431 CPP, è ingiustificato, mentre che 
il danno risarcito in virtù dell’art. 429 CPP risulta da atti giustificati (MINI, op. cit., 
n. 2 ad art. 429 CPP). 

8.2.8 In generale, l’indennizzo e la riparazione di un torto morale si fanno secondo la 
forma di un capitale con interessi. Tuttavia, anche una rendita può entrare in 
discussione. Le pretese dell’imputato sono soggette a un tasso di interesse del 
5% a partire dal primo giorno di esigibilità delle prestazioni (MOREILLON/PAREIN-
REYMOND, op. cit., n. 4 e 5 alle note preliminari degli art. da 429 a 436 CPP). 
Secondo costante giurisprudenza dell’Alta Corte, nel danno rientra l’interesse a 
partire dal momento in cui si verifica l’evento dannoso. L’interesse del danno 
corre fino al pagamento del risarcimento e mira a collocare l’avente diritto nella 
posizione che avrebbe se la sua pretesa fosse soddisfatta il giorno dell’atto 
illecito, rispettivamente al momento del suo effetto economico. Anche sulle 
riparazioni del torto morale devono essere corrisposti interessi a partire 
dall’evento dannoso. Come per l’interesse del danno, l’interesse sulla riparazione 
del torto morale dal momento in cui si verifica la lesione persegue lo scopo di 
porre il creditore nella situazione in cui si troverebbe se il risarcimento gli fosse 

- 33 - 

versato già al momento della lesione della personalità, rispettivamente al 
verificarsi del danno morale. L’interesse fa parte della riparazione, la quale deve 
essere integralmente garantita alla persona danneggiata indipendentemente 
dalla durata della procedura fino alla fissazione definitiva dell’indennità, 
rispettivamente fino al pagamento della stessa. L’interesse deve compensare la 
mancata disponibilità dell’uso del capitale per il periodo tra la realizzazione 
dell’atto dannoso, rispettivamente i suoi effetti sulla personalità della vittima, e il 
versamento. Giusta l’art. 73 cpv. 1 CO, il tasso d’interesse è del 5%. Secondo la 
giurisprudenza, il momento della privazione della libertà personale costituisce, 
nel caso di una riparazione del torto morale ai sensi dell’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP 
per una carcerazione preventiva ingiustificata, l’evento dannoso che dà luogo alla 
corresponsione di interessi (v. sentenza del Tribunale federale 6B_1404/2016 del 
13 giugno 2017 consid. 2.2 e rinvii). 

8.3  In sede di dibattimento del 18 novembre 2019, A., a titolo di indennizzo e 
riparazione del torto morale ha richiesto fr. 150'200.-- per 751 giorni passati in 
detenzione preventiva, oltre interessi del 5% a partire dal 23 agosto 2004, 
eventualmente a partire dal 3 settembre 2005, nonché fr. 9’900.-- (pari a fr. 20.-- 
al giorno) per le misure sostitutive alla detenzione subite durante 495 giorni, oltre 
interessi del 5% a far tempo dal 3 dicembre 2007. Medesime richieste erano già 
state formulate in occasione del dibattimento SK.2015.7. 

 Con le proprie conclusioni, la difesa dell’imputato ha altresì formulato una 
richiesta di almeno fr. 100'000.--, oltre interessi del 5% a partire dal 23 agosto 
2004, “in considerazione dell’illegalità delle condizioni di carcerazione durante i 
tre mesi trascorsi presso le carceri Pretoriali di Mendrisio, delle conseguenze 
della carcerazione sulla sua situazione familiare, l’impossibilità di partecipare al 
funerale del padre, l’esposizione pubblica con le manette ai piedi e alle mani in 
occasione dell’accompagnamento ad una visita medica presso l’ospedale 
universitario di Zurigo e l’ampio risalto dato dai mass media al procedimento 
penale tenendo conto in particolar modo anche della mancata protezione 
dell’accusato da parte dei vari ministeri pubblici e del Giudice istruttore federale 
contro le ripetute lesioni della personalità e dell’appoggio conferito alla televisione 
nella produzione del film “C.” che ha manifestamente leso la personalità 
dell’accusato e gli ha impedito di riprendere un’attività lavorativa per diversi anni”. 
A. ha richiesto infine alla Corte di considerare, per la commisurazione 
dell’ammontare dell’indennizzo del torto morale, il danno da lui subito di oltre fr. 
1 milione per l’impossibilità di svolgere un’attività lavorativa a seguito dell’ampio 
risalto mediatico dato dai media ai fatti che gli sono stati imputati. 

- 34 - 

8.4 La Corte penale con sentenza SK.2015.7 ha già rilevato che A. è stato sottoposto 
a 752 giorni di carcerazione preventiva (dal 23 agosto 2004 al 13 settembre 2006) 
ed a 891 giorni (ovvero fino al 19 febbraio 2009) di misure sostitutive dell’arresto 
quali l’obbligo di depositare il passaporto, il divieto di lasciare il territorio svizzero 
e l’obbligo di presentarsi una volta alla settimana presso la Polizia giudiziaria 
federale di Zurigo.  

8.4.1 Dal momento che questo Collegio giudicante ha prosciolto A. dalle imputazioni 
di falsità in documenti a suo carico, il periodo di carcerazione preventiva subito 
da A. che dà diritto ad un risarcimento per torto morale corrisponde ai complessivi 
752 giorni che l’imputato ha trascorso in detenzione preventiva. 

8.4.2 Visto quanto precede, il torto morale subito da A. a seguito dell’intera 
carcerazione preventiva, rivelatasi ingiusta alla luce del suo proscioglimento, 
deve essere riparato in applicazione dell’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP. Per stabilire 
l’ammontare dell’indennità, tenuto conto di quanto previsto dalla dottrina per 
l’indennizzo del torto morale giusta l’art. 429 cpv. 1 lett. c CPP, considerata la 
lunga durata della detenzione da lui subita, la Corte ritiene debba essergli 
riconosciuta un’indennità giornaliera di fr. 100.-- per ognuno dei 752 giorni di 
carcerazione preventiva subita, pari quindi a un importo di fr. 75'200.-- oltre 
interessi del 5% dal 23 agosto 2004, giorno del suo arresto, momento in cui si è 
realizzato l’evento dannoso.  

8.4.3 Per quanto attiene alle misure sostitutive alla detenzione, è accertato che la 
libertà di movimento di A. è stata circoscritta alla Svizzera per un lungo periodo 
di oltre due anni (891 giorni) dopo la sua scarcerazione; si rammenta infatti che 
oltre al deposito del passaporto ed al divieto di lasciare il territorio svizzero, A. 
aveva l’obbligo di presentarsi settimanalmente presso la Polizia giudiziaria 
federale a Zurigo. Il fatto di doversi presentare all’autorità per oltre due anni ha 
certamente avuto un influsso sulla vita di A. Per più di cento settimane, un lungo 
periodo di tempo, egli ha dovuto recarsi in un posto di polizia. Quest’ultima 
misura, con le altre seppur meno incisive, vengono ritenute da questo Collegio 
giudicante senz’altro tali dall’avere avuto un impatto sulla sua vita. Non vi è 
dubbio che egli è stato assoggettato regolarmente al controllo da parte delle 
autorità e che la sua libertà è stata, seppur in maniera non esagerata, limitata. 

A giudizio della Corte l’importo giornaliero di fr. 20.-- richiesto da A. – pari a un 
quinto dell’importo riconosciuto per costante giurisprudenza per ogni giorno di 
carcerazione preventiva subita ingiustamente – pare eccessivo per le misure 
sostitutive a cui è stato sottoposto l’imputato. Non è infatti possibile comparare il 
patimento derivante dalla carcerazione preventiva a quello delle misure 

- 35 - 

sostitutive qui in esame. Alla luce di quanto sopra esposto, per ognuno degli 891 
giorni di misure sostitutive alla detenzione, ad A. vengono riconosciuti fr. 15.-- di 
indennità per torto morale ai sensi dell’art. 431 cpv. 2 CPP, per un totale di 
fr. 13'365.-- oltre a interessi del 5% a partire dal 13 settembre 2006. La Corte 
ritiene di dover far decorrere l’interesse del 5% a far tempo dal 13 settembre 2006 
– giorno in cui A. è stato scarcerato e hanno avuto inizio le misure sostitutive – 
momento in cui si è verificato l’evento dannoso. 

8.5 In sede di dibattimento SK.2015.7, e meglio nella sua arringa del 23 maggio 2016 
(TPF SK.2015.7 p. 925. 269-291), come pure con il ricorso del 14 settembre 2017 
al Tribunale federale (TPF SK.2015.7 p. 984.1-29), seppur senza una precisa 
quantificazione, la difesa di A. aveva fatto valere una violazione del suo diritto 
all’ora d’aria durante la detenzione presso le carceri Pretoriali di Mendrisio. 
Nell’ambito dell’attuale dibattimento (SK.2018.46), A. ha ribadito la propria 
richiesta di risarcimento senza tuttavia indicare e quantificare con precisione 
quanto lui fa valere per le condizioni di detenzione subite presso le Pretoriali di 
Mendrisio. Egli formula una pretesa di risarcimento di complessivi fr. 100'000.--, 
riferita a diverse lesioni della personalità che ritiene di avere subito (v. supra 8.3, 
ultimo paragrafo), ma senza adeguatamente specificare ogni singola richiesta. 

 Con scritto del 9 settembre 2018 (TPF p. 521.4-12), il difensore di A. ha prodotto 
agli atti il rapporto di attività del 30 maggio 2005 della Commissione di 
sorveglianza sulle condizioni di detenzione per il periodo da maggio 2004 a 
maggio 2005 e la risoluzione no. 975 del 9 marzo 2004 in risposta ad 
un’interrogazione di B. 

 Nel rapporto di attività del 30 maggio 2005 viene indicato che già nel 1996 il CPT 
(Comitato europeo contro la tortura e le pene o trattamenti inumani), in occasione 
di una visita in Svizzera, “raccomandava alle autorità del Cantone di utilizzare le 
celle delle Pretoriali solo per periodi di detenzione di 1-2 giorni al massimo”. 
 Con riferimento alla risoluzione 975 del 9 marzo 2004 del Consiglio di Stato, la 
stessa in merito all’ora d’aria indica che: “ora d’aria: nel carcere pretoriale di 
Bellinzona viene concesso il passeggio. A Mendrisio e nelle celle di sicurezza di 
Lugano il cosiddetto passeggio non può avere luogo, per cui si fa uso delle 
strutture di Bellinzona con più frequenza”.  

8.5.1 Dagli atti del procedimento risulta che A. è stato arrestato a Zurigo il 23 agosto 
2004. In data 26 agosto 2004 egli è stato trasferito presso le Pretoriali di 
Mendrisio (MPC p.6.17.44), dove è rimasto fino al 28 ottobre 2004 quando è stato 
portato dapprima nel carcere del Canton Zurigo, Zürich Flughafen (MPC 
p. 6.17.76 e segg.) e poi a Y. L’imputato è stato pertanto incarcerato presso le 

- 36 - 

Pretoriali di Mendrisio per complessivi 64 giorni (ovvero dal 26 agosto 2004 al 28 
ottobre 2004). 

8.5.2 Considerato che, come emerge dalla risoluzione 975 del 9 marzo 2004 del 
Consiglio di Stato, presso le Pretoriali di Mendrisio il cosiddetto passeggio non 
era possibile, si giustifica riconoscere ad A. un’indennità fondata sull’art. 431 cpv. 
1 CPP per le condizioni di carcerazione illegali per il periodo di 64 giorni che egli 
ha trascorso alle Pretoriali di Mendrisio. Sebbene l’imputato non abbia prodotto 
agli atti nessuna prova che lo concerne direttamente, si può ritenere, sulla base 
della risoluzione 975 e del rapporto di attività della Commissione di vigilanza 
sopra citati, pertanto di documenti ufficiali, che per quel lasso di tempo, il suo 
diritto all’ora d’aria sia stato leso. 
  

8.5.3 Per quanto attiene all’ammontare del risarcimento per la detenzione illegale, non 
quantificato in maniera precisa da A., tutto ben ponderato, questo Collegio ritiene 
che nel caso di specie, per i 64 giorni di detenzione presso le Pretoriali di 
Mendrisio, un importo di fr. 10'000.-- mensili pari a complessivi fr. 20'000.-- per 
un periodo di detenzione di poco più di due mesi sia adeguato a riparare il torto 
subito dall’imputato. Tale cifra è infatti paragonabile ad un salario mensile medio-
alto che, a mente della Corte, tiene conto delle sofferenze patite da A. per il 
periodo di detenzione durante il quale il suo diritto all’ora d’aria non è stato 
adeguatamente garantito. Con riferimento all’interesse del 5% lo stesso decorre 
dal 2 settembre 2004, ovvero a partire dalla seconda settimana di detenzione 
(momento in cui si è realizzato l’evento dannoso). Secondo la giurisprudenza del 
Tribunale federale infatti il diritto all’ora d’aria si ritiene leso a partire dalla 
seconda settimana di detenzione (DTF 106 Ia 277 consid. 8a e DTF 122 I 222 
consid. 4). 

8.6 Sempre in sede di dibattimento nell’ambito del procedimento SK.2015.7, con la 
sua arringa difensiva del 23 maggio 2016 (TPF SK.2015.7 p. 925.290), A. aveva 
invocato (a sostegno di una riduzione della pena) la violazione della sua 
presunzione di innocenza, data dalla partecipazione da parte del MPC e delle 
autorità italiane alla produzione del servizio televisivo “C.”, nel contesto del quale 
A. è stato definito un mafioso e un riciclatore di denaro. 

 Come risulta da quanto esposto al considerando 8.3 ultimo paragrafo che 
precede, nel contesto dall’attuale dibattimento, A. ha confermato la pretesa, 
senza quantificarla con precisione. La stessa si inserisce infatti nella richiesta 
complessiva di fr. 100'000.--. Si osserva altresì che la violazione della 
presunzione di innocenza è stata sollevata dalla difesa anche nelle questioni 

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preliminari all’inizio del dibattimento del 18 novembre 2019 (v. supra consid. 2.1 
e 2.3). 

8.6.1 Con lo scritto del 9 settembre 2018 (TPF p. 521.4-012) A. ha chiesto l’assunzione 
agli atti del servizio televisivo “C.”, a comprova di una violazione della sua 
personalità. L’imputato indica che la trasmissione è stata oggetto di oltre 100'000 
visualizzazioni online e riferisce che all’interno della stessa il nome di A. viene 
menzionato più volte in connessione anche con la mafia calabrese e con il 
riciclaggio di denaro. Inoltre precisa che vi è una parte in cui il MPC e la Procura 
di Varese verrebbero “ringraziati” per aver partecipato alla realizzazione del 
servizio. 

8.6.2 Con ulteriore richiesta del 16 ottobre 2019, sempre la difesa di A. ha richiesto al 
TPF l’acquisizione agli atti dalla Staatsanwaltschaft III des Kantons Zürich della 
documentazione da cui emergerebbe, tra l’altro, la partecipazione delle autorità 
inquirenti svizzere e del MPC alla produzione del servizio “C.” (TPF p. 521.20-
55). 

 La documentazione è stata trasmessa dalla Procura di Zurigo con scritto 23 
ottobre 2019 (TPF p. 262.1.2-202). 

8.6.3 Affinché un risarcimento ai sensi dell’art. 429 CPP per delle pubblicazioni 
apparse sui media possa essere concesso, la legge dispone che l’imputato sia 
stato pienamente o parzialmente assolto (art. 429 cpv. 1 CPP), che vi sia una 
lesione particolarmente grave degli interessi personali dell’imputato (art. 429 cpv. 
1 lett. c CPP) e che, su richiesta, l’imputato abbia quantificato e sostanziato le 
sue pretese (art. 429 cpv.