# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eb0734ae-1b6d-58fd-8e9f-5d9c1901aae0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-03-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.03.2017 B-3069/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-3069-2016_2017-03-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 

Decisione confermata dal TF con 

sentenza del 30.06.2017 (2C_405/2017) 

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte II 

B-3069/2016 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 9  m a r z o  2 0 1 7   

Composizione 

 
Giudici Francesco Brentani (presidente del collegio),  

Ronald Flury, Eva Schneeberger,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

…,     

patrocinato dall'avv. Andrea Daldini,  

Studio legale Bernasconi Martinelli Alippi & Partners, 

Via Lucchini 1,  

casella postale 5271, 6901 Lugano,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Autorità federale di sorveglianza dei revisori ASR, 

casella postale 6023, 3001 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Revoca delle abilitazioni ad esercitare la funzione di periti 

revisori (decisione dell’11 aprile 2016). 

 

 

 

B-3069/2016 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

Rispettivamente il … 2009 e il … 2014, l'Autorità federale di sorveglianza 

dei revisori (di seguito, l'autorità inferiore o l’ASR) ha autorizzato 

A._______ (di seguito, il ricorrente) e la ditta individuale “…”, con sede a 

… (di seguito, la ditta individuale; CHE-…), ad esercitare la funzione di 

periti revisori, con iscrizione in tali qualità, a decorrere dalla notifica delle 

relative decisioni, nel registro pubblico dei revisori (nn. di registro … e …, 

rintracciabili sull’apposito sito dell’ASR all’indirizzo elettronico: …).       

B.  

B.a Mediante delibera n. …, emanata il … 2013 dalla Commissione 

nazionale italiana per le società e la borsa (CONSOB), al ricorrente sono 

state applicate due “sanzioni amministrative”: una “pecuniaria” di euro 

3'000'000.- (art. 187ter [Manipolazione del mercato] cpv. 1 e 3 lett. a del 

Decreto legislativo [D. Lgs.] 58/1998: “Salve le sanzioni penali quando il 

fatto costituisce reato, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria 

di cui al cpv. 1 [da euro ventimila a euro cinque milioni] chiunque pone in 

essere operazioni od ordini di compravendita che forniscano o siano idonei 

a fornire indicazioni false o fuorvianti in merito all'offerta, alla domanda o al 

prezzo di strumenti finanziari”), e una “accessoria” consistente nella 

“perdita temporanea dei requisiti di onorabilità” per un periodo di 

ventiquattro mesi (art. 187quater cpv. 1 e 2 D. Lgs. 58/1998: “L'applicazione 

delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente capo 

importa la perdita temporanea [durata non inferiore a due mesi e non 

superiore a tre anni] dei requisiti di onorabilità per gli esponenti aziendali 

ed i partecipanti al capitale dei soggetti abilitati, delle società di gestione 

del mercato, nonché per i revisori e i consulenti finanziari abilitati all'offerta 

fuori sede […]), con ingiunzione alla … SA (CHE-…), avente sede a … e 

presieduta dal ricorrente, di pagare, in qualità di obbligata in solido, 

l’importo della sanzione pecuniaria.  

Per scrupolo di chiarezza, i fatti alla base della delibera si riferiscono alla 

compravendita di azioni di una holding finanziaria che il ricorrente aveva 

effettuato tra il 2009 e il 2010, su apposito mandato, quasi esclusivamente 

in negoziazione continua, allo scopo di contenere il deprezzamento delle 

stesse entro limiti non sospetti agli occhi dei creditori della holding, ciò che 

la CONSOB ha qualificato di manipolazione del mercato.                

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B.b Con sentenza del … 2014, la Corte d’appello (prima sezione civile) di 

Roma (di seguito, la CAR) ha rigettato l’opposizione del ricorrente contro 

la delibera della CONSOB. Questa sentenza è cresciuta in giudicato senza 

essere stata impugnata, circostanza di cui si dirà più in dettaglio, se 

necessario, nel prosieguo.    

C.  

Su richiesta dell’autorità inferiore, il ricorrente ha fornito ragguagli in merito 

ai procedimenti italiani il 27 febbraio 2015. Egli ha precisato, in particolare, 

di non avere interposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della CAR 

per il motivo che la Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU), nella 

sentenza del 4 marzo 2014, divenuta definitiva il 7 luglio seguente, relativa 

alla causa Grande Stevens e altri c. Italia (ricorsi nn. 18640/10, 18647/10, 

18663/10, 18668/10 e 18698/10), aveva statuito “a chiare lettere che, nella 

misura in cui una sanzione amministrativa assurga quantitativamente (per 

entità e/o per tipo di sanzione) ad una sanzione di carattere penale, non è 

possibile per lo Stato che ha erogato tale pena giudicare una seconda volta 

la stessa persona, per gli stessi fatti, nell’ambito di un procedimento penale 

[…] considerato che l’applicazione del principio “ne bis in idem” comporta 

la crescita in giudicato del primo procedimento, i patrocinatori italiani 

consigliarono [al ricorrente] di rinunciare ad interporre ricorso in 

Cassazione, così da poter garantire la crescita in giudicato di tale decisione 

e poter così far valere il principio del “ne bis in idem” nel procedimento 

penale” (scritto del 27 febbraio 2015, pag. 3). Il ricorrente ha inoltre rilevato 

che i fatti della vicenda italiana non concernerebbero per nulla la sua 

attività di revisore, esercitata da oltre trent’anni con competenza e 

precisione, e che essi non sarebbero rilevanti in Svizzera né dal punto di 

vista amministrativo, né da quello penale (scritto del 27 febbraio 2015, 

pagg. 3 e 4). 

Su domanda dell’autorità inferiore, il ricorrente le ha trasmesso una copia 

della sentenza della CAR tramite lettera del 10 luglio 2015, nella quale ha 

peraltro ribadito di non avere impugnato detta sentenza, di cui afferma di 

non avere accettato gli argomenti, che non avrebbero “nessuna attinenza, 

né diretta né indiretta” con la sua attività di revisore, per ragioni di strategia 

processuale.      

  

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Pagina 4 

D.  

Mediante scritto dell’11 settembre 2015, intitolato “diritto di audizione”, 

l’autorità inferiore ha prospettato al ricorrente e alla sua ditta individuale, 

dopo avere descritto le circostanze della fattispecie ed esposto il diritto e 

la giurisprudenza applicabili, la revoca delle loro rispettive abilitazioni di 

periti revisori, concedendo loro, prima di emanare qualsiasi decisione, il 

diritto di prendere posizione sui fatti accertati e sulla loro qualificazione 

giuridica.        

E.  

Con memoriale del 12 ottobre 2015, ricordando per cominciare i motivi che 

lo avevano indotto a non impugnare la sentenza della CAR, il ricorrente ha 

rilevato che i fatti ritenuti dalla CONSOB, da lui non accettati, non 

sarebbero comunque sufficientemente precisi per tirare conclusioni sulla 

sua integrità personale quale revisore, e che sarebbe innanzitutto 

necessario chiarire “se sia ammissibile che un’autorità di vigilanza svizzera 

tenga conto di una decisione pronunciata da un’autorità estera e che possa 

tenere conto del diritto estero”; egli ha inoltre espresso il parere che 

bisognerebbe, d’altro canto, stabilire se gli ordini di compravendita delle 

azioni della holding finanziaria “siano stati idonei a fornire indicazioni false 

oppure se siano stati idonei a fornire indicazioni fuorvianti. Si tratta di una 

differenza fondamentale, proprio dal punto di vista della rilevanza rispetto 

all’idoneità ad esercitare la funzione di controllo”; infine, egli ha affermato 

che, nel caso in cui i fatti ritenuti dalla CONSOB si considerassero come 

avvenuti, il comportamento da essa attribuitogli non parrebbe avere 

necessariamente influito sulla sua attività di revisore, e che, ad ogni modo, 

visto il tempo intercorso tra i detti fatti e la delibera della CONSOB, si 

giustificherebbe al massimo la pronuncia di un ammonimento da parte 

dell’autorità inferiore.   

F.  

L’11 aprile 2016, basandosi sui fatti riportati nella delibera della CONSOB 

e nella sentenza della CAR, l’autorità inferiore ha emanato una decisione 

mediante la quale ha congiunto le procedure del ricorrente e della sua ditta 

individuale (dispositivo, punto 1), ha revocato per tre anni le loro abilitazioni 

ad esercitare la funzione di periti revisori, cancellando la loro iscrizione nel 

registro pubblico dei revisori (dispositivo, punti 2 e 3), con la precisazione 

che il ricorrente rimaneva soggetto agli obblighi di notifica previsti dalla 

legge durante il periodo di revoca (punto 4), e che doveva saldare un 

emolumento pari a fr. 3'500.– una volta la decisione cresciuta in giudicato 

(punto 5).        

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G.  

Il 17 maggio 2016, il ricorrente e la sua ditta individuale hanno impugnato 

questa decisione davanti al Tribunale amministrativo federale (TAF), 

chiedendo in sostanza l'annullamento o la riforma della stessa per 

violazione del diritto federale, e ciò sotto i profili del diritto di essere sentito, 

della motivazione riguardo alla presa in conto della delibera della 

CONSOB, della commisurazione della sanzione, del principio della 

proporzionalità e della mancata comminatoria della revoca, con la 

conseguente pronuncia di un ammonimento o della revoca di un anno 

dell’abilitazione ad esercitare come periti revisori. Il ricorrente e la sua ditta 

individuale hanno in particolare ribadito quanto già sostenuto negli scritti 

del 27 febbraio e 12 ottobre 2015.  

H.  

Tramite decisione incidentale del 18 maggio 2016, questo Tribunale ha 

invitato il ricorrente e la sua ditta individuale a versare un anticipo, 

equivalente alle presunte spese processuali, di fr. 3'000.– entro il 10 giugno 

2016, ciò che è avvenuto puntualmente il 20 maggio 2016, e ha quindi 

trasmesso all'autorità inferiore un esemplare del ricorso, impartendole un 

termine entro il 17 giugno 2016 per inoltrare la risposta e produrre l'incarto 

completo, numerato e corredato di un indice degli atti.   

I.  

L'autorità inferiore ha risposto al ricorso il 15 giugno 2016, postulandone il 

rigetto in base agli stessi argomenti di quelli già esposti nella decisione 

impugnata, precisati brevemente in funzione di una parte delle censure 

ricorsuali. 

J.  

Il 16 giugno 2016, questo Tribunale ha trasmesso un esemplare della 

risposta dell’autorità inferiore al ricorrente e alla sua ditta individuale, 

concludendo nel contempo lo scambio degli scritti salvo ulteriori misure 

istruttorie o memorie delle parti.                

 

 

 

 

 

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Diritto: 

1.  

1.1 In virtù dell’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF, riservate le eccezioni elencate all’art. 32 LTAF.  

In concreto, l’autorità inferiore è un istituto di diritto pubblico con personalità 

giuridica propria (art. 28 cpv. 2 della legge federale del 16 dicembre 2005 

sull'abilitazione e la sorveglianza dei revisori [LSR, RS 221.302]), fa quindi 

parte delle dette autorità (art. 33 lett. e LTAF), e il suo provvedimento 

dell’11 aprile 2016, che non rientra nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce 

una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 lett. a PA, dimodoché questo 

Tribunale è competente a giudicare i presenti ricorsi. 

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore o è stato privato della possibilità di farlo, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha un interesse degno 

di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 cpv. 

1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro trenta giorni dalla 

notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e contenere le conclusioni, 

i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma del ricorrente o del suo 

rappresentante, con allegati, se disponibili, la decisione impugnata e i 

documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 cpv. 1 PA). L’anticipo 

equivalente alle presunte spese processuali deve essere saldato entro il 

termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA).   

In concreto, l’impugnativa del ricorrente è ammissibile nella misura in cui è 

stata presentata tempestivamente e nel rispetto dei requisiti previsti dalla 

legge, e visto che l'anticipo di fr. 3'000.–, relativo alle presunte spese 

processuali, è stato versato nel termine impartito, per cui non sussistono 

ostacoli all'esame sostanziale del litigio.  

Per contro, non godendo della capacità processuale, una ditta individuale 

non può agire o essere convenuta in giudizio, ma solo il titolare della stessa 

dispone di queste facoltà, cosicché l’impugnativa della ditta individuale del 

ricorrente è inammissibile (sentenza del Tribunale federale 2C_487/2016 

del 23 novembre 2016, e sentenza TAF B-6746/2012 del 15 gennaio 2013; 

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cfr. anche la decisione del Tribunale commerciale del Canton Zurigo 

[Handelsgericht], del 5 agosto 2015, ZR 114/2015 pag. 228, punto 2.16, 

con i riferimenti dottrinali).              

2.  

2.1  Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa al Tribunale amministrativo federale (effetto 

devolutivo del ricorso), il quale dispone di un pieno potere di cognizione 

riguardo all'applicazione del diritto, compreso l'eccesso o l'abuso del potere 

di apprezzamento, all'accertamento inesatto o incompleto dei fatti 

giuridicamente rilevanti, e, di principio, all'inadeguatezza (art. 49 e 54 PA).  

2.2 Questo Tribunale accerta d'ufficio i fatti, con l'ausilio, dove necessario, 

dei mezzi di prova previsti dalla legge, ossia documenti, informazioni delle 

parti, informazioni o testimonianze di terzi, sopralluoghi e perizie (art. 12 

PA: massima inquisitoria), le parti essendo comunque tenute a cooperare 

in diversi modi (art. 13 cpv. 1, 49 e 52 cpv. 1 PA). Tuttavia, esso procede 

spontaneamente a constatazioni fattuali complementari rispetto a quanto 

risulta dagli atti solamente se ciò appare indicato. Esso ammette le prove 

offerte dalle parti se paiono idonee a chiarire i fatti, apprezzandole 

liberamente (art. 33 cpv. 1 PA nonché art. 37 e 40 della legge federale del 

4 dicembre 1947 di procedura civile [PC, SR 273], in relazione con l'art. 19 

PA). Esso è vincolato dalle conclusioni delle parti (principio dispositivo), a 

meno che siano soddisfatte le condizioni per concedere di più, di meno o 

un'altra cosa rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 a 3 PA: massima 

dell'ufficialità), ma non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso (art. 

62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto o “iura novit 

curia”).   

3.   

3.1 Conformemente alle regole generali del diritto intertemporale sono 

applicabili le disposizioni in vigore al momento della realizzazione dello 

stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce 

conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445, consid. 1, con riferimento a DTF 

130 V 329). Se si tratta di disposizioni formali, vale il principio generale 

secondo il quale, di regola, esse entrano immediatamente in vigore (DTF 

130 V 4, consid. 3.2; sentenza TAF B 3771/2012 del 12 marzo 2013, 

consid. 1.4.3.1).  

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3.2 In concreto bisogna rilevare che la LSR è entrata in vigore il 1° 

settembre 2007, e che ha subìto una modifica entrata in vigore il 1° gennaio 

2013, e un'ulteriore modifica entrata in vigore il 1° gennaio 2015. Tenuto 

conto che i fatti rimproverati al ricorrente si sono svolti nel 2009 e 2010, è 

applicabile la versione della LSR in vigore fino alla fine del 2012. Ciò 

precisato, è opportuno sottolineare che i singoli articoli della LSR che 

trovano qui applicazione (cfr. in prosieguo), sono rimasti pressoché 

immutati anche dopo il 2012, per cui le menzionate modifiche legislative 

non influiscono sul giudizio della causa. Lo stesso discorso vale per le 

disposizioni applicabili dell'ordinanza del 22 agosto 2007 sull'abilitazione e 

la sorveglianza dei revisori (OSRev, RS 221.302.3).  

4.  

La LSR disciplina l'abilitazione e la sorveglianza delle persone che 

forniscono servizi di revisione (art. 1 cpv. 1 LSR), e persegue lo scopo di 

assicurare che i servizi di revisione siano forniti conformemente alle 

prescrizioni ed ai requisiti di qualità (art. 1 cpv. 2 LSR). La definizione dello 

scopo è determinante per l'interpretazione della LSR (Messaggio 

concernente la modifica del Codice delle obbligazioni [obbligo di revisione 

nel diritto societario] e la legge federale sull’abilitazione e la sorveglianza 

dei revisori del 23 giugno 2004, di seguito: Messaggio LSR, FF 2004 3545 

segg.; RETO SANWALD / LORIS PELLEGRINI, Revision ohne Zulassung, 

Auswirkungen im Straf-, Verwaltungs- und Zivilrecht, in: Der Schweizer 

Treuhänder [ST] 2010, pag. 640 e segg.).   

5.  

5.1 Le persone fisiche e le imprese di revisione che forniscono servizi di 

revisione necessitano di un'abilitazione (art. 3 cpv. 1 LSR in relazione con 

l'art. 1 OSRev). Una persona fisica è abilitata ad esercitare la funzione di 

perito revisore o di revisore se adempie i requisiti in materia di formazione 

e di esperienza professionale ed è incensurata (art. 4 cpv. 1 e 2 nonché 5 

cpv. 1 LSR). Il richiedente è abilitato se gode di buona reputazione e se 

non vi sono altre circostanze personali dalle quali si deduce che non può 

garantire un'attività di controllo ineccepibile. Occorre segnatamente 

prendere in considerazione: (a) le condanne penali e (b) gli atti di carenza 

beni esistenti (art. 4 cpv. 1 e 2 OSRev).  

5.2 La sorveglianza sui revisori compete all'ASR (art. 28 cpv. 1 LSR), che 

decide, su domanda, in merito all'abilitazione di revisori, periti revisori ed 

imprese di revisione sotto sorveglianza statale (art. 15 cpv. 1 LSR), e tiene 

un registro, pubblico ed accessibile in Internet, delle persone fisiche e delle 

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imprese di revisione abilitate (art. 15 cpv. 2 LSR). L'ASR può revocare 

l'abilitazione a tempo determinato o indeterminato a un revisore o perito 

revisore che non adempie più le condizioni per l'abilitazione di cui agli 

articoli 4 a 5 LSR; se le condizioni per l'abilitazione possono essere 

ristabilite, la revoca gli è dapprima comminata (art. 17 cpv. 1 LSR). 

6.  

6.1 La nozione di buona reputazione è una cosiddetta nozione giuridica 

indeterminata, concretizzata dall'art. 4 OSRev, ma per il resto soggetta ad 

interpretazione (sentenze TAF B-1355/2011 del 5 ottobre 2011, consid. 

4.1.1, e B-5065/2011 del 3 maggio 2012, consid. 3.1).  

6.2 L'autorità inferiore dispone di un ampio margine di apprezzamento per 

esaminare la questione se le mancanze da lei riscontrate pregiudicano la 

condotta professionale e la buona reputazione del ricorrente e se egli non 

è in grado di garantire un esercizio degno di fiducia della propria attività di 

revisione. Tuttavia, la medesima autorità deve sempre osservare il 

principio della proporzionalità, vale a dire che, per negare la buona 

reputazione, la mancanza riscontrata deve essere affetta da una certa 

gravità e deve stare in un rapporto ragionevole con il rifiuto, rispettivamente 

il ritiro dell'abilitazione (sentenze del Tribunale federale 2C_505/2010 del 

7 aprile 2011, consid. 4.3 con rinvii, e 2C_528/2016 del 15 novembre 2016, 

consid. 6.4; cfr. anche, a titolo esemplificativo, le sentenze TAF 

B-1355/2011 del 5 ottobre 2011, consid. 4.1.2, B-5065/2011 del 3 maggio 

2012, consid. 3.2, e B-1826/2013 del 7 gennaio 2015, consid. 2.3).  

6.3 Le nozioni di buona reputazione, rispettivamente di garanzia di 

un'attività di controllo ineccepibile, devono essere interpretate con uno 

sguardo ai compiti particolari dell'organo di revisione, attenendosi ai relativi 

disposti in materia di sorveglianza dei mercati finanziari ed in osservanza 

della prassi che il Tribunale federale ha sviluppato in tale ambito (sentenze 

del Tribunale federale 2C_505/2010 del 7 aprile 2011, consid. 4.2, e 

2C_834/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.2; sentenza TAF B-5065/2011 

del 3 maggio 2012, consid. 3.3).  

Per la garanzia di un'attività di controllo ineccepibile vanno, in principio, 

considerati diversi elementi quali l'integrità, la scrupolosità e l'accuratezza 

irreprensibile, intesi come componenti specifiche professionali della 

reputazione, oppure la stima, il rispetto e la fidatezza, intese come 

caratteristiche generali (sentenza del Tribunale federale 2C_834/2010 

dell'11 marzo 2011, consid. 3.2; URS BERTSCHINGER, in: ROLF 

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WATTER / URS BERTSCHINGER (editori), Basler Kommentar, 

Revisionsrecht, Basilea 2011, n. 44 ad art. 4 LSR).  

A seconda delle circostanze, anche attività che esorbitano da quelle 

inerenti alle funzioni di revisore e perito revisore, sono suscettibili di 

influenzare l'apprezzamento dell'attività di controllo ineccepibile (DTF 129 

II 438, consid. 3.3). Un'attività di controllo ineccepibile richiede competenza 

tecnica e un comportamento corretto nelle relazioni d'affari, con cui si 

intendono in primo luogo l'osservanza dell'ordinamento giuridico, 

segnatamente del diritto in materia di revisione, del diritto civile e penale e 

il rispetto del principio della buona fede (sentenza del Tribunale federale 

2C_834/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.2; sentenza TAF B-6373/2010 

del 20 aprile 2011, consid. 2.4). Per questo motivo, violazioni 

dell'ordinamento giuridico e del principio della buona fede si rivelano 

incompatibili con l'esigenza di un'attività di revisione ineccepibile (DTAF 

2008/49, consid. 4.2.2 e segg., e sentenza TAF B-5115/2009 del 12 aprile 

2010, consid. 2.2).  

Infine, la giurisprudenza ha precisato che i motivi della violazione degli 

obblighi e gli effetti concreti che ne derivano, non sono di principio rilevanti 

per la questione della garanzia di un'attività di controllo ineccepibile (DTAF 

2008/49, consid. 4.3.1).  

6.4 L'analisi della buona reputazione, rispettivamente della reputazione 

ineccepibile, deve pure tenere conto delle circostanze attenuanti o positive, 

e del loro effetto sulla stessa reputazione (sentenza TAF B-7967/2009 del 

18 aprile 2011, consid. 5.2.1 e segg.), nella misura in cui l'autorità inferiore 

ne sia a conoscenza (DTAF 2008/49, consid. 5.1). Dette circostanze non 

devono essere valutate automaticamente come attenuanti, ma di principio 

apprezzate in modo neutrale, in maniera analoga alla valutazione 

dell'assenza di precedenti penali nel diritto penale (DTF 136 IV 1, consid. 

2.6.4). La reputazione è determinata sulla base delle mancanze avveratesi 

anteriormente (sentenza del Tribunale federale 2C_834/2010 dell'11 marzo 

2011, consid. 6.2, in riferimento alla dimensione temporale) o di fatti 

recenti. Devono essere considerate anche circostanze personali 

attenuanti, come ad esempio la capacità di valutazione del carattere illecito 

del comportamento, il risarcimento e la riparazione del danno (in analogia 

all'art. 53 del Codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 [CP, RS 311.0]), 

il ripristino dello stato conforme al diritto o il carattere eccezionale della 

mancanza (sentenza TAF B 4465/2010 del 3 novembre 2011, consid. 4.2.4, 

con ulteriori riferimenti), nonché il tempo trascorso dalle violazioni 

commesse (sentenza TAF B-7967/2009 del 18 aprile 2011, consid. 5.2.2). 

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Pagina 11 

7.  

In concreto occorre innanzitutto confrontarsi con il problema che il 

ricorrente ha sollevato nel suo scritto del 27 febbraio 2015 e nel suo 

memoriale del 12 ottobre 2015, e che risolleva presentemente (ricorso, §§ 

33 a 35), senza darvi una vera e propria risposta, ma invitando questo 

Tribunale a “chiarire preliminarmente [questa] questione fondamentale” 

(ricorso, § 33), relativo all’ammissibilità o meno dell’utilizzo da parte 

dell’autorità inferiore, a fondamento della sua decisione, della fattispecie 

italiana come parte integrante di atti (decisione della CONSOB / sentenza 

della CAR) di pubbliche autorità estere (in tedesco, “hoheitliche Akte”).       

7.1 Presupposto che, come precisato dal Tribunale federale in una recente 

sentenza civile, le sentenze (svizzere) sono documenti idonei a provare i 

fatti sui quali poggiano, perlomeno finché non ne sia stabilita l’inesattezza 

(sentenza del Tribunale federale 5A_657/2014 del 27 aprile 2015, consid. 

9.2; cfr., per la procedura amministrativa federale, l’art. 12 lett. a PA), la 

specificità e la problematicità del presente caso deriva dalla circostanza, 

non contestata, che l’autorità inferiore si sia servita di una fattispecie estera 

(la manipolazione del mercato azionario italiano nel 2009 e 2010), 

accertata da un’autorità amministrativa estera (la CONSOB) in una 

decisione cresciuta in giudicato in Italia (delibera del … 2013, confermata 

dalla CAR mediante sentenza del … 2014), per revocare al ricorrente (e 

alla sua ditta individuale) l’autorizzazione ad esercitare la professione di 

perito revisore in Svizzera.  

7.2 Ai sensi della giurisprudenza del Tribunale federale, nell’ambito del 

diritto pubblico vige fondamentalmente il principio della territorialità, 

secondo il quale il diritto pubblico svizzero è, di principio, applicabile 

solamente a fattispecie che si sono svolte in Svizzera. Ciononostante, il 

diritto pubblico svizzero, in linea con il cosiddetto “principio degli effetti o 

delle ripercussioni nel Paese” (in tedesco, “Auswirkungsprinzip”), inteso 

come espressione particolare del principio della territorialità, può 

applicarsi, se del caso, anche a fattispecie estere, senza alcuna norma 

particolare, purché esse si ripercuotano in misura sufficiente sul territorio 

svizzero. Se questa condizione non è adempiuta, il diritto pubblico svizzero 

può applicarsi a fattispecie estere solamente in quanto ciò risulti chiaro a 

sufficienza da una norma determinata, in particolare dal suo oggetto. 

L’applicazione ratione loci di disposizioni legali del diritto pubblico si valuta 

anche in funzione del loro senso e del loro scopo, a meno che si debba 

concludere, da una norma del diritto di rango superiore, sia essa di natura 

costituzionale o internazionale, che le dette disposizioni non possono 

B-3069/2016 

Pagina 12 

trovare applicazioni al di fuori del territorio della collettività che le ha 

emanate (DTF 133 II 331, consid. 6.1).        

In questo quadro, in cui si inserisce perlomeno parzialmente la trattazione 

della presente causa, conviene da subito notare due cose. In primo luogo, 

la manipolazione del mercato azionario italiano è avvenuta nel 2009 e 

2010, quando la Svizzera, a parte l’art. 161bis (manipolazione dei corsi) del 

Codice penale (CP, RS 331.0), nel frattempo abrogato, non conosceva 

ancora, nella propria legislazione amministrativa (diritto della vigilanza sui 

mercati finanziari), una tale infrazione: la manipolazione del mercato era 

dichiarata illecita (“nicht zulässig”) semplicemente al § 23 della Circolare 

FINMA 2008/38 (regole di condotta sul mercato di valori mobiliari), ma è 

solo a partire dal 1° maggio 2013, che essa è stata introdotta nel diritto 

della vigilanza (art. 33f della legge federale sulle borse e il commercio di 

valori mobiliari del 24 marzo 1995 [LBVM, RS 954.1], poi sostituito, con 

effetto dal 1° gennaio 2016, dall’art. 155 della legge federale sulle 

infrastrutture del mercato finanziario e il comportamento sul mercato nel 

commercio di valori mobiliari e derivati, del 19 giugno 2015 [LInFi, RS 

958.1]). In secondo luogo, la delibera della CONSOB concerne anche 

qualsiasi (potenziale) attività di revisione del ricorrente in Italia (cfr. l’art. 

187quater cpv. 1 e 2 D. Lgs. 58/1998, citato al consid. B.a), per cui bisogna 

riconoscere che la sanzione “accessoria” consistente nella “perdita 

temporanea dei requisiti di onorabilità per un periodo di ventiquattro mesi” 

è assimilabile alla revoca dell’abilitazione ad esercitare la funzione di perito 

revisore, pronunciata dall’autorità inferiore mediante la decisione qui 

impugnata. La delibera della CONSOB non può però essere riconosciuta 

e eseguita in Svizzera, nemmeno la sua parte pecuniaria (sanzione di euro 

3'000'000.-), trattandosi di una decisione amministrativa nel campo del 

diritto pubblico (la legge federale sul diritto internazionale privato del 18 

dicembre 1987 [LDIP, RS 291] e la Convenzione di Lugano del 30 ottobre 

2007 [CLug, RS 0.275012] non sono applicabili). Questo significa che il 

carattere di regiudicata in Italia della delibera della CONSOB non può 

essere trasposto in nessun modo in Svizzera (cfr. J. KREN KOSTKIEWICZ, 

Grundriss des schweizerischen Internationalen Privatrechts, Berna 2012, 

§§ 136 e 137). 

7.3  

7.3.1 È innegabile che la fattispecie litigiosa in quanto tale, sopravvenuta 

all’estero, esorbita dalla giurisdizione della Confederazione in virtù dei 

principi di sovranità e di territorialità, ciò che implica che né l’autorità 

inferiore, né qualsiasi altra autorità svizzera, come per esempio la FINMA, 

B-3069/2016 

Pagina 13 

non sono di per sé competenti ad emanare una decisione sanzionatoria 

della detta manipolazione del mercato azionario italiano. La situazione 

sarebbe diversa se esistesse un criterio di collegamento, per analogia con 

il diritto internazionale privato, sufficiente e preponderante della fattispecie 

con la Svizzera, come per esempio potrebbe essere il domicilio in Ticino o 

il fatto di avere operato da Lugano, senza necessità comunque, in 

concreto, di vagliare più attentamente queste circostanze per le ragioni che 

saranno esposte in seguito (cfr. THOMAS MERKLI, Landesbericht der 

Schweiz – Internationales Verwaltungsrecht: Das Territorialitätsprinzip und 

seine Ausnamen, Vaduz 2002, nel quadro del “XIII. Treffen der obersten 

Verwaltungsgerichtshöfe Österreichs, Deutschlands, des Fürstentums 

Liechtenstein und der Schweiz”, cap. 2 e 4, punto 4.1, consultabile 

all’indirizzo elettronico: http://www.bger.ch/fr/index/federal/federal-inherit-

template/federal-publikationen/federal-richter-publikationen.htm).  

Oppure se ci fosse un’esplicita base legale nell’ordinamento giuridico 

svizzero, sul modello dell’art. 2 cpv. 2 della legge federale sui cartelli e altre 

limitazioni della concorrenza del 6 ottobre 1995 (LCart, RS 251: “[La LCart] 

è applicabile a fattispecie che esplicano i loro effetti in Svizzera, anche se 

si sono verificate all'estero”) o dell’art. 16cbis della legge federale sulla 

circolazione stradale del 19 dicembre 1958 (LCStr, RS 741.01: “(cpv. 1) 

Dopo un'infrazione commessa all'estero, la licenza per allievo conducente 

o la licenza di condurre è revocata se: a. all'estero è stato pronunciato un 

divieto di condurre; e b. l'infrazione commessa è medio grave o grave 

secondo gli articoli 16b e 16c LCStr; (cpv. 2) Per stabilire la durata della 

revoca della licenza devono essere adeguatamente considerate le 

conseguenze, per la persona interessata, del divieto di condurre 

pronunciato all'estero. La durata minima della revoca può essere ridotta. 

Per le persone che non figurano nel registro delle misure amministrative 

(art. 104b LCStr), la durata della revoca non può eccedere la durata del 

divieto di condurre pronunciato all'estero nel luogo dell'infrazione)”, anche 

in combinato disposto con gli art. 2 e 3 della Convenzione europea sugli 

effetti internazionali della decadenza del diritto di condurre un veicolo a 

motore (RS 0.741.16), in vigore per la Svizzera dal 28 aprile 1983 (cfr. 

MERKLI, op. cit., cap. 3 e 4, punto 4.3; a titolo illustrativo, sentenza del 

Tribunale federale 1C_353/2015 del 21 dicembre 2015, consid. 2.4; Foglio 

federale [FF] 2007 6889 a 6896; cfr. anche, a livello dell’Unione europea, 

la Convenzione relativa alle decisioni di ritiro della patente di guida, che 

prevede l’applicazione da parte dello Stato di residenza, fatte salve le 

eccezioni esplicitamente enumerate, di qualsiasi decisione di ritiro della 

patente di guida emessa dallo Stato dell’infrazione [art. 3, 4 e 6], in EUR-

Lex - 41998A0710(01)).  

B-3069/2016 

Pagina 14 

La legislazione sulla vigilanza dei revisori non conosce però norme 

analoghe.        

7.3.2 Fatte queste considerazioni, nel presente caso è certo che l’autorità 

inferiore non ha sanzionato, mediante la decisione qui impugnata, la 

manipolazione del mercato azionario italiano in virtù del diritto svizzero (in 

questa ipotesi, competente sarebbe stata piuttosto la FINMA [cfr. tuttavia 

sopra, consid. 7.2]), ma che si è servita della fattispecie italiana per 

misurarne i possibili effetti sulla reputazione del ricorrente in quanto perito 

revisore operante in Svizzera. In questo senso, anche volendo intravedere 

nel modo di procedere dell’autorità inferiore una violazione del principio “ne 

bis in idem” (divieto di un secondo giudizio) internazionale o 

transnazionale, date le circostanze del caso concreto che vedono implicate 

l’Italia e la Svizzera, bisogna rilevare che, secondo la giurisprudenza del 

Tribunale federale, il detto principio non è applicabile nei rapporti tra due o 

più Stati (DTF 123 II 464, consid. 2b; cfr. anche Corte di cassazione penale 

italiana, sentenza 12 giugno – 8 luglio 2014, n. 29664: “[Benché il principio 

“ne bis in idem” costituisca] un principio tendenziale cui si ispira oggi 

l'ordinamento internazionale […] [non può] considerarsi, rispetto alle 

sentenze straniere, come principio generale di diritto riconducibile alla 

categoria delle norme del diritto internazionale generalmente riconosciuto 

[…]”, consultabile all’indirizzo: http://www.archiviopenale.it/risorsa/ne-bis-

in-idem-internazionale-cass-pen-sez-i-12-giugno-2014-s-s/, da ultimo 

visionato il 2.11.16; ROBERT ROTH, Ne bis in idem transnational: vers de 

nouveaux paradigmes?, del febbraio 2009, consultabile all’indirizzo: 

www.unige.ch/droit/static/.../roth/nouveauxParadigmes.pdf).  

In riferimento, perlomeno implicito, al detto principio, per quanto è dato di 

capire, il ricorrente evoca la “pratica” dell’ex Commissione federale delle 

banche e della FINMA, “le quali non hanno negato la garanzia di attività 

irreprensibile ai numerosissimi membri del consiglio di amministrazione e 

della direzione di tutte quelle banche svizzere che sono state oggetto di 

procedimenti penali per sistematiche e prolungate violazioni di norme di 

diritto fiscale e sulla borsa negli USA e in altri paesi occidentali” (ricorso, § 

35). Senza bisogno di addentrarsi in una discussione approfondita su 

questo punto, ai fini della presente procedura basta rilevare che il merito 

del litigio si rapporta alla revoca dell’abilitazione di perito revisore di cui il 

ricorrente, con la sua ditta individuale, è il titolare, e che nel caso di una 

banca, diversamente da quanto sembra suggerire il ricorrente, non sono i 

membri del suo consiglio d’amministrazione o della sua direzione i titolari 

dell’autorizzazione, ma la banca stessa in quanto persona giuridica (cfr. 

art. 3 e 23quinquies cpv. 1 della legge federale sulle banche e le casse di 

B-3069/2016 

Pagina 15 

risparmio dell’8 novembre 1934 [LBCR, RS 952.0]). Sia come sia, 

l’affermazione del ricorrente non è per nulla sostanziata e, ad ogni modo, 

quest’ultimo non può ricavarne alcun effetto positivo per la sua causa, 

considerato che un’eventuale parità di trattamento nell’illegalità potrebbe 

essere eccezionalmente tutelata soltanto se ciò corrispondesse ad una 

prassi illegale costante della stessa autorità di vigilanza competente, ossia 

in concreto l’ASR, dalla quale essa non intenda scostarsi. Ora, non risulta 

in alcun modo, e il ricorrente non ne apporta la prova, che l’autorità inferiore 

abbia in passato istituito una qualsivoglia prassi, analoga a quella da lui 

evocata, contraria alla legislazione in materia di revisione (cfr. DTF 134 V 

34, consid. 9).            

7.4 Tutto sommato, alla luce delle riflessioni che precedono, bisogna 

concludere che l’autorità inferiore, nell’esercizio delle sue funzioni, può, di 

principio, revocare l’abilitazione al ricorrente per gli effetti presumibili della 

manipolazione del mercato azionario italiano sulla sua reputazione nel 

nostro paese, anche se ciò equivale, in definitiva, a punirlo due volte come 

revisore (prima in Italia e poi in Svizzera [bis]) per la medesima condotta 

(manipolazione del mercato azionario italiano [in idem]). Considerato che 

il diritto della vigilanza in materia di revisione è regolato autonomamente 

dalla Svizzera e dall’Italia, senza che sussistano norme di coordinazione, 

e tantomeno di armonizzazione, sotto forma di un trattato bilaterale o 

multilaterale, l’autorità inferiore è pertanto libera, nell’espletamento delle 

sue specifiche funzioni, di applicare la LSR, e qualsiasi altra disposizione 

pertinente, alla fattispecie litigiosa anche in assenza di una base legale 

esplicita, analoga agli art. 2 cpv. 2 LCart e 16cbis LCStr (cfr. MERKLI, op. 

cit., cap. 4). Ciò appare inoltre opportuno e necessario, nella prospettiva 

della realizzazione delle finalità d’interesse pubblico perseguite dalla LSR, 

alla luce del “principio degli effetti nel Paese”, nonché in conformità con il 

senso e lo scopo della stessa legge (cfr. consid. 7.2), atteso che la delibera 

della CONSOB, come già mostrato, esplica i suoi effetti unicamente in Italia 

(cfr., a titolo comparativo, DTAF 2015/53, consid. 4.3.4 e 4.3.5).    

7.5 Si può ancora osservare, per concludere, che dall’incarto non risulta in 

che modo l’autorità inferiore sia venuta a conoscenza della delibera della 

CONSOB, visto che il ricorrente non l’ha informata in proposito (su questa 

questione, cfr. consid. 10.2). Non vi sono però nemmeno elementi, e il 

ricorrente non ne avanza alcuno, che potrebbero far pensare che l’autorità 

inferiore si sia procurata la delibera in modo illecito, ciò che porrebbe la 

questione del suo utilizzo come mezzo di prova, per analogia con la 

procedura civile (art. 152 cpv. 2 del codice di procedura civile del 

19 dicembre 2008 [CPC, RS 272]) o penale (art. 139 e segg. del codice di 

B-3069/2016 

Pagina 16 

procedura penale del 5 ottobre 2007 [CPP, RS 321.0]), questione che non 

è regolata né dalla PA (cfr. sentenza TAF A-6453/2014 del 9 dicembre 

2015, consid. 6.2), né dal diritto della vigilanza sui revisori. È comunque 

più che verosimile che l’autorità inferiore o si sia servita dell’assistenza 

amministrativa internazionale (art. 27 LSR), anche se manca qualsiasi 

accordo di cooperazione con l’Italia in questo campo, sul modello di quelli 

conclusi con la Germania (“Absichtserklärung zur Zusammenarbeit 

zwischen der Abschlussprüferaufsichtskommission und der RAB”) e la 

Francia (“Protocole de coopération entre le Haut Conseil du commissariat 

aux comptes et l’ASR”), oppure abbia puntualmente consultato, magari in 

base ad un apposito sistema di allarme, il sito Internet della CONSOB, 

dove la delibera n. … è pubblicata senza essere anonimizzata (http://..., da 

ultimo visionato il 2.11.16).   

8.  

Di conseguenza, facendo uso della fattispecie italiana come fondamento 

della decisione qui impugnata, l’autorità inferiore non ha violato, di 

principio, il diritto federale (art. 49 PA).        

9.  

Malgrado che non abbia interposto ricorso in cassazione contro la 

sentenza della CAR, il ricorrente afferma di non avere accettato e di non 

accettare la descrizione dei fatti ritenuta dalle autorità italiane (ricorso, §§ 

4 a 16). Egli sostiene che la rinuncia a ricorrere contro la detta sentenza è 

scaturita dalla strategia processuale consistente nell’eccepire, davanti alle 

autorità penali italiane, che il loro procedimento avrebbe violato il principio 

“ne bis in idem” alla luce della sentenza della Corte EDU relativa alla causa 

Grande Stevens e altri c. Italia, del 4 marzo 2014 (cfr. consid. C e E). Sia 

come sia, il ricorrente può censurare, davanti a questo Tribunale, 

l’accertamento inesatto o incompleto di qualsiasi fatto giuridicamente 

rilevante, dunque anche la fattispecie litigiosa (art. 49 lett. b PA; cfr. consid. 

2), poco importando che la delibera della CONSOB sia cresciuta in 

giudicato in Italia (cfr. consid. 7.2 in fine). Ciò ricordato, bisogna però 

constatare che egli si limita, nel suo ricorso, a dichiarare di non riconoscere 

la fattispecie accertata dalla CONSOB e confermata dalla CAR, senza 

indicare quali fatti contesta precisamente e, soprattutto, senza mostrare la 

loro eventuale pertinenza per l’esito del presente ricorso. Di conseguenza, 

la censura secondo cui l’autorità inferiore si sarebbe basata, in definitiva, 

su fatti non sufficientemente o non correttamente accertati, violando così il 

diritto federale (art. 49 lett. b PA), non è per nulla sostanziata e risulta 

pertanto infondata.       

B-3069/2016 

Pagina 17 

10.  

Il ricorrente intravede una violazione del suo diritto di essere sentito nel 

fatto che l’autorità inferiore gli abbia rimproverato, solamente nella 

decisione impugnata, ma non già nello scritto dell’11 settembre 2015 (cfr. 

consid. D), di non averle comunicato di essere stato oggetto della delibera 

della CONSOB. Egli pretende che le conseguenze di questo modo di agire 

siano insanabili in questa sede, “trattandosi di un difetto riferito ad un 

principio procedurale fondamentale, stabilito addirittura nella Costituzione 

federale”, difetto che gli avrebbe impedito di “far valere le proprie 

considerazioni in fatto e in diritto prima della decisione qui impugnata”, 

come pure di proporre, in particolare, l’audizione di testimoni (ricorso, §§ 

17 a 22 e 43).    

10.1 Il diritto di essere sentiti è una garanzia costituzionale di carattere 

formale (art. 29 della Costituzione federale del 18 aprile 1999 [Cost., RS 

101]). La sua violazione comporta l'annullamento della decisione 

impugnata, indipendentemente dalle probabilità di successo nelle questioni 

di merito (DTF 132 V 387, consid. 5 con rinvii). Eccezionalmente, una 

violazione del diritto di essere sentiti, occorsa nella procedura precedente, 

può reputarsi sanata se il ricorrente può esporre la propria causa davanti 

ad un'autorità di ricorso che esamina con pieno potere cognitivo tutte le 

questioni che avrebbero potuto porsi dinanzi all'autorità inferiore se 

quest'ultima avesse sentito regolarmente il ricorrente (DTF 132 V 387, 

consid. 5 con rinvii). Il diritto di essere sentiti include i diritti di esaminare 

gli atti, di essere informato dall'autorità e di pronunciarsi, prima del rilascio 

di una decisione, sulle memorie delle parti, sulle osservazioni delle autorità, 

nonché sugli atti usati come mezzi di prova, quali scritture, perizie, pareri e 

preavvisi di organi e uffici interessati, deposizioni testimoniali, verbali e 

decisioni notificate (ADELIO SCOLARI, Diritto Amministrativo, Parte 

Generale, 2002, n. 483 e segg.). Ciò precisato, il diritto di essere sentiti non 

implica il diritto di esprimersi oralmente davanti all'autorità (DTF 134 I 140, 

consid. 5.3). Anche la procedura davanti al Tribunale amministrativo 

federale si svolge essenzialmente per scritto, non esistendo un diritto a 

prendere posizione oralmente (sentenza TAF C-3597/2012 del 7 marzo 

2013, consid. 3). 

10.2 In concreto non è superfluo ribadire che il ricorrente può formulare 

tutte le censure, formali e sostanziali, che desidera davanti a questo 

Tribunale (cfr. consid. 2 e 9), esattamente come fa con il suo ricorso. Ora, 

rispetto alla procedura davanti all’autorità inferiore, quest’ultima ha 

consentito al ricorrente, in conformità con l’art. 30 cpv. 1 PA (audizione 

preliminare), di esprimersi sulla sua situazione (scritto dell’11 settembre 

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Pagina 18 

2015), occasione di cui egli si è servito inoltrando il memoriale del 

12 ottobre 2015 (cfr. consid. D e E). Il fatto che l’autorità inferiore abbia 

puntualizzato solamente nella decisione impugnata l’inottemperanza da 

parte del ricorrente dell’obbligo d’informazione e di notificazione, il quale, 

se non sussisteva esplicitamente già nel 2013, quando la CONSOB ha 

emanato la sua delibera, non poteva comunque costituire per il ricorrente 

una sorpresa, visto che egli doveva essere necessariamente al corrente di 

questo suo obbligo perlomeno dal momento dell’entrata in vigore, il 1° 

gennaio 2015, del nuovo art. 15a LSR ([cpv. 2] “Le persone e le imprese di 

cui al capoverso 1 lettere a e b devono notificare senza indugio all'autorità 

di sorveglianza, in forma scritta, i fatti importanti concernenti l'abilitazione 

o la sorveglianza”). Per riprendere le parole dell’autorità inferiore, “il fatto 

che la sentenza [della CAR] non sia stata comunicata è chiaro, 

inequivocabile e non contestato” (risposta al ricorso, del 15 giugno 2016). 

Di riflesso, non si capisce per quale motivo, e il ricorrente non dà 

spiegazioni in proposito, la violazione da lui sollevata non sarebbe sanabile 

in questa sede. Riguardo ai testimoni, il ricorrente non solo non li nomina, 

ma nemmeno precisa in che misura essi avrebbero potuto apportare 

elementi fattuali rilevanti, capaci di influire, in fase di audizione, 

sull’intenzione dell’autorità inferiore di revocargli l’autorizzazione ad 

esercitare come perito revisore, e, in questa sede, sull’esito del ricorso.  

10.3 In virtù di queste considerazioni bisogna concludere che la censura 

relativa alla violazione del diritto di essere sentiti è infondata.         

11.  

Il ricorrente pretende che l’autorità inferiore abbia applicato l’art. 4 cpv. 1 

LSR in modo errato (ricorso, §§ 23 a 32), ciò che equivale a far valere una 

violazione del diritto federale (art. 49 lett. a PA).     

11.1 La matrice della sua argomentazione è una lettura prettamente 

penalistica del termine “incensurato” utilizzato all’art. 4 cpv. 1 LSR (nella 

versione tedesca: “unbescholteter Leumund”; nella versione francese: 

“réputation irréprochable”). Ora, se è vero che il termine “incensurato” può 

venire inteso nel senso di non oggetto di condanne penali, non si può 

invece concordare con il ricorrente quando afferma che il termine “viene da 

sempre e da tutti riferito esclusivamente alle condanne di carattere penale 

[…]” (ricorso, § 25). Infatti, questa accezione non è l’unica, e nemmeno la 

principale, come si può evincere consultando diversi dizionari italiani (per 

es., www.treccani.it: [“Incensurato: non censurato, che non ha mai dato 

occasione a censura, a riprensione morale – condotta i.; persona 

incensurabile e incensurata. Nel linguaggio giuridico, di persona che non 

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Pagina 19 

ha precedenti né penali né giudiziari”). In questo senso appaiono infruttuosi 

i tentativi del ricorrente di mostrare che il Consiglio federale, nel 

concretizzare l’art. 4 cpv. 1 LSR mediante l’art. 4 OSRev, avrebbe in fin dei 

conti oltrepassato la delega legislativa accordatagli dal legislatore (ricorso, 

§§ 25, 30 e 31), oppure di teorizzare una differenza semantica fra le tre 

versioni ufficiali dell’art. 4 cpv. 1 LSR per desumerne che dovrebbe 

prevalere, in concreto, quella italiana (ricorso, §§ 27 a 29), oppure ancora 

di circoscrivere, per i propri bisogni argomentativi, il significato della 

nozione di “attività di controllo ineccepibile” formulata all’art. 4 OSRev 

(ricorso, § 32).  

11.2 Per questi motivi s’impone la conclusione che la censura relativa 

all’erronea applicazione dell’art. 4 cpv. 1 LSR è infondata.  

12.  

Il ricorrente critica “l’insufficienza del contenuto della delibera della 

CONSOB” per apprezzare la sua idoneità, dal punto di vista reputazionale, 

ad esercitare la funzione di perito revisore (ricorso, §§ 36 a 40). In verità, 

più che censurare la fattispecie italiana (cfr. consid. 9), egli manifesta il suo 

disaccordo con gli effetti che l’autorità inferiore ha attribuito alla detta 

fattispecie sulla sua reputazione, ciò che corrisponde a sollevare un motivo 

vertente sulla violazione del diritto federale (art. 49 lett. a PA).      

12.1 Come esposto in precedenza (consid. 6), la nozione di buona 

reputazione è una nozione giuridica indeterminata che l’autorità inferiore 

interpreta in funzione dell’ampio margine di apprezzamento di cui dispone. 

Contrariamente a quanto sembra credere il ricorrente, questa nozione non 

presenta solo una dimensione professionale, ma anche generale, relativa 

alle caratteristiche della personalità (stima, rispetto, fidatezza) e al 

comportamento in conformità con gli imperativi dell’ordine giuridico e con 

la buona fede nelle relazioni d’affari (cfr. consid. 6.3). Alla luce di questa 

notevole valenza giuridica e morale della nozione di buona reputazione 

appare chiaro che le sanzioni amministrative pronunciate dalla CONSOB 

per manipolazione del mercato azionario italiano (multa di euro 3'000'000.– 

e perdita per ventiquattro mesi dei requisiti di onorabilità anche come 

revisore; cfr. consid. B.a), sono suscettibili di intaccare la reputazione del 

ricorrente, sotto il profilo della sua integrità e della sua fidatezza, 

nell’esercizio della sua funzione di perito revisore in Svizzera: esse 

concernono infatti un delitto contro il patrimonio (manipolazione del 

mercato o dei corsi) che, come per esempio la truffa (art. 146 CP) o la 

falsità in documenti (art. 251 CP), non si rapporta necessariamente 

direttamente ai compiti essenziali di un revisore (“Kernbereich [der] 

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Pagina 20 

Aufgaben als Revisor”, sentenza del Tribunale federale 2C_591/2010 del 

15 marzo 2011, consid. 4), ma il cui effetto negativo sulla fiducia nell’attività 

di revisione non può tuttavia essere misconosciuto (cfr., per analogia, DTF 

129 II 438, consid. 3.3.2). Peraltro, il fatto che non siano stati avviati 

procedimenti penali nel nostro paese contro il ricorrente (ricorso, § 40) non 

pregiudica, come si può desumere da quanto precede, l’apprezzamento, 

nell’ottica della LSR, delle conseguenze della manipolazione del mercato 

azionario italiano sulla sua buona reputazione quale perito revisore 

esercitante in Svizzera. Infine, il ricorrente fa valere, come circostanza 

attenuante, il fatto di avere sempre svolto la sua attività di perito revisore 

in modo irreprensibile (ricorso §§ 44 a 47). Ora, un revisore può fregiarsi di 

godere di una buona reputazione solamente se fa prova di una condotta 

ineccepibile, la quale deve essere, per legge, la sua condotta normale, 

dimodoché essa non può costituire una circostanza attenuante, come 

invece possono esserlo, per esempio, fatti puntuali quali il risarcimento e 

la riparazione del danno o il ripristino dello stato conforme al diritto (cfr. 

consid. 6.4). Cionondimeno, non si può non rilevare che l’autorità inferiore, 

venuta a conoscenza della delibera della CONSOB, avrebbe potuto, per 

scrupolo di diligenza e, se del caso, per dare ancora più peso alle sue 

conclusioni, procedere alla verifica di uno o più mandati di revisione 

eseguiti dal ricorrente allo scopo di determinare se esistesse pure una 

fattispecie meramente svizzera che avrebbe potuto condurre, 

autonomamente o in combinazione con la fattispecie italiana, alla 

pronuncia della revoca dell’abilitazione. Il fatto che non abbia deciso di 

agire così, non significa però che l’autorità inferiore abbia istruito il caso in 

maniera lacunosa.       

12.2 Tenuto conto di queste considerazioni si deve concludere che 

l’autorità inferiore, valutando che la fattispecie italiana intacca la 

reputazione del ricorrente come perito revisore in Svizzera, non ha violato 

il diritto federale, per cui la corrispondente censura risulta essere infondata.       

13.  

Si tratta ora di verificare se la revoca in sé, e la sua durata di tre anni, 

corrispondano in concreto, alla luce dell'ampio margine d'apprezzamento 

dell'autorità inferiore (cfr. consid. 6.2), ai requisiti della proporzionalità, ciò 

che il ricorrente nega (ricorso, §§ 48 a 51).        

14.  

14.1  In generale, l'attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse 

ed essere proporzionata allo scopo (art. 5 cpv. 2 Cost.). In particolare, 

B-3069/2016 

Pagina 21 

l'autorità non può adoperare un mezzo coattivo più rigoroso di quanto 

richiesto dalle circostanze (art. 42 PA). Da un punto di visto analitico, il 

principio della proporzionalità viene suddiviso in tre regole: l'idoneità, la 

necessità e la proporzionalità in senso stretto (DTF 136 I 17, consid. 4.4; 

135 I 246, consid. 3.1; 130 II 425, consid. 5.2; e 124 I 40, consid. 3e). La 

prima impone che la misura scelta sia atta al raggiungimento dello scopo 

d'interesse pubblico fissato dalla legge (DTF 128 I 310, consid. 5b/cc), la 

seconda che, tra più misura idonee, si scelga quella che incide meno 

fortemente sui diritti privati (DTF 130 II 425, consid. 5.2), e la terza, detta 

anche regola della preponderanza dell'interesse pubblico, che l'autorità 

proceda alla ponderazione tra l'interesse pubblico perseguito e il 

contrapposto interesse privato, valutando quale dei due deve prevalere in 

funzione delle circostanze (DTF 129 I 12, consid. 6 a 9).  

14.2 Rispetto alla regola dell'idoneità bisogna rilevare che la LSR si 

prefigge di garantire l'erogazione di prestazioni in materia di revisione da 

parte di specialisti in grado di assicurare la qualità e la regolarità dei loro 

servizi. Il principio dell'abilitazione obbligatoria permette precisamente di 

sincerarsi che queste esigenze siano adempiute. In questo senso la revoca 

dell'abilitazione, espressamente prevista dall'art. 17 cpv. 1 LSR, è una 

misura che permette di raggiungere il fine perseguito dalla legge, il quale, 

secondo la giurisprudenza, consiste nella tutela degli investitori, delle 

persone che dispongono di partecipazioni minoritarie e dei creditori, 

nonché nella sorveglianza delle imprese di revisione per migliorare la 

qualità dei loro servizi e consolidare la fiducia nell'istituto medesimo della 

revisione contabile (sentenze del Tribunale federale 2C_505/2010 del 

7 aprile 2011, consid. 4.3, e 2C_528/2016, consid. 7.1; cfr. anche, a titolo 

illustrativo, sentenze TAF B-2440/2008 del 16 luglio 2008, consid. 6.3, e 

B-2807/2008 del 7 aprile 2011, consid. 5.2.4 ). Siccome l'idoneità della 

revoca dell'abilitazione, quale misura per ristabilire la fiducia del pubblico 

nella qualità e affidabilità dei servizi di revisione, è contemplata dalla legge 

stessa, questo Tribunale non può che constatarla anche nel caso concreto 

(art. 190 Cost.). 

14.3  

14.3.1  Rispetto alla regola della necessità occorre sottolineare che le altre 

misure, di natura diversa dalla revoca e meno incisive, previste dalla LSR, 

non sono suscettibili di applicarsi nel presente caso. Infatti, per quanto 

riguarda la comminatoria, prevista all'art. 17 cpv. 1 LSR, essa non entra in 

linea di conto, dal momento che il ricorrente, malgrado ne disconvenga 

(ricorso, §§ 52 e 53), non avrebbe potuto ristabilire immediatamente le 

B-3069/2016 

Pagina 22 

condizioni per l'abilitazione in ragione del fatto che la manipolazione del 

mercato azionario italiano si era nel frattempo conclusa esplicando i suoi 

effetti in modo irrevocabile (sentenza del Tribunale federale 2C_528/2016, 

consid. 7.2, e sentenza TAF B-853/2011 del 27 luglio 2012, consid. 5). 

Relativamente all'ammonimento, consacrato all'art. 18 LSR, misura 

richiesta dal ricorrente a titolo sussidiario (ricorso, §§ 54 e 58), esso 

concerne unicamente le persone fisiche attive per conto di imprese di 

revisione sotto sorveglianza statale (sentenza TAF B-3988/2010 del 

31 maggio 2011, consid. 3.3), ipotesi non realizzata in concreto. Da notare 

che l’art. 17 cpv. 1 in fine LSR (“[…] Se la revoca dell'abilitazione è 

sproporzionata, l'autorità di sorveglianza ammonisce [la persona fisica 

abilitata o l’impresa di revisione abilitata] per scritto”), in vigore dal 1° 

gennaio 2015, non è temporalmente applicabile in concreto (art. 43a LSR; 

cfr. consid. 3), e che comunque, se dovesse per ipotesi esserlo, non 

entrerebbe materialmente in considerazione dato che la revoca, in 

concreto, non è una misura sproporzionata (sentenza del Tribunale 

federale 2C_528/216, consid. 7.1 e 7.2 in fine). Oltre a quanto precede, 

può essere ancora pertinente aggiungere che non è formalmente del tutto 

corretto affermare che siano passati più anni dalla commissione della detta 

manipolazione, considerato che la sentenza della CAR è cresciuta in 

giudicato solamente all’inizio dell’estate 2014, senza dimenticare il fatto, 

già menzionato (cfr. consid. 10.2), che lo stesso comportamento del 

ricorrente, il quale ha infranto il suo dovere di comunicazione non 

avvertendo l’autorità inferiore di essere stato oggetto della delibera della 

CONSOB, ha pure avuto un certo effetto dilatorio sull’intera procedura. Ne 

discende che la revoca dell'abilitazione, non essendo applicabili nella 

fattispecie alternative meno incisive, quali la comminatoria o 

l'ammonimento, deve essere riconosciuta anche come necessaria.  

14.3.2 In relazione alla durata di tre anni della revoca, che il ricorrente 

sorprendentemente non tematizza, limitandosi a proporre nel petito una 

durata di un anno, l’autorità inferiore ha optato per questa soluzione in base 

allo schema che adotta abitualmente in funzione delle diverse fattispecie, 

secondo il quale le violazioni gravi della legislazione sulla revisione 

comportano una revoca di una durata di tre o quattro anni (decisione 

impugnata, § 21).  

Riguardo alla gravità dell’infrazione alla legislazione finanziaria italiana 

commessa dal ricorrente, è necessario fare alcune precisazioni. Dalla 

formulazione stessa della delibera della CONSOB si palesa che la 

sanzione pecuniaria prevale, per importanza, sulla perdita dei requisiti di 

onorabilità (cfr. consid. B.a). La delibera pronuncia infatti una sanzione 

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Pagina 23 

amministrativa pecuniaria di euro 3'000'000.- (sanzione massima di euro 

5'000'000.-), la quale importa, come conseguenza accessoria, la perdita 

dei requisiti di onorabilità per un periodo di ventiquattro mesi (durata 

massima di tre anni). Ora, la sanzione pecuniaria pronunciata corrisponde 

al 60% della sanzione massima e la corrispondente perdita dei requisiti di 

onorabilità rappresenta all’incirca il 66% della durata massima. In base a 

queste percentuali si deve concludere che la delibera della CONSOB ha 

sanzionato, in termini relativi, un’infrazione mediamente grave della 

legislazione finanziaria italiana, anche se l’importo della sanzione 

pecuniaria di euro 3'000'000.- può sembrare, in termini assoluti, elevato. 

Appare infatti ragionevole presupporre che una violazione grave debba 

implicare una sanzione pecuniaria pari almeno al 70 o 75% della sanzione 

pecuniaria massima, con la conseguente durata della perdita accessoria 

dei requisiti di onorabilità. Stando così le cose, l’autorità inferiore, che 

peraltro non ha la competenza, diversamente dalla CONSOB, di 

pronunciare sanzioni pecuniarie, non può considerare che la violazione 

della legislazione finanziaria italiana commessa dal ricorrente, qualificabile 

solo di mediamente grave, si traduca di riflesso in una violazione grave 

della legislazione svizzera sulla revisione (perdita della buona 

reputazione). Si pone quindi la questione se la revoca dell’abilitazione di 

perito revisore per una durata di tre anni sia proporzionata al carattere 

mediamente grave dell’infrazione finanziaria commessa dal ricorrente in 

Italia. In proposito occorre precisare che l’autorità inferiore è di principio 

libera nell’apprezzare se, e in che misura, un comportamento all’estero può 

ledere la buona reputazione di un perito revisore attivo in Svizzera, però 

deve pure considerare, parallelamente, se è già stata pronunciata una 

sanzione all’estero e, nell’affermativa, la natura della stessa.          

Ora, nella prospettiva della valutazione della proporzionalità in senso lato, 

è necessario addurre, innanzitutto, che il ricorrente ha verosimilmente già 

espiato in Italia la perdita dei requisiti di onorabilità durante ventiquattro 

mesi, la sentenza della CAR, cresciuta in giudicato incontestata, essendo 

stata emanata il … 2014; dal canto suo, la revoca pronunciata dall’autorità 

inferiore non è ancora esecutiva, il presente ricorso avendo effetto 

sospensivo, senza contare un eventuale ricorso al Tribunale federale, da 

cui il rischio di un importante scarto temporale tra la sanzione italiana e la 

sanzione svizzera, ciò che potrebbe implicare, in prospettiva, un aumento 

del peso specifico di ognuna di esse a scapito del ricorrente. In secondo 

luogo, non va scordato che la manipolazione del mercato commessa dal 

ricorrente si è svolta all’estero, in Italia, dove egli è stato 

conseguentemente sanzionato sul piano amministrativo dalla CONSOB, la 

cui delibera è stata sottoposta al controllo giudiziario della CAR. In terzo 

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Pagina 24 

luogo, non si può sottacere il fatto che, secondo la concezione giuridica 

vigente in Svizzera, la sanzione pecuniaria di euro 3’000'000.–, benché nel 

Decreto legislativo italiano 58/1998 (cfr. consid. B.a) sia considerata di 

mera natura amministrativa e che, nella sistematica dello stesso Decreto, 

risulti mediamente severa, come sopra dimostrato, è assimilabile ad una 

sanzione dal carattere penale (in tedesco, “strafähnlicher Charakter”; cfr., 

a titolo illustrativo, DTF 133 II 331, consid. 4.2, e sentenza TAF B-581/2012 

del 16 settembre 2016, consid. 5.1), da cui, in definitiva, la necessità di 

pronunciare una revoca non eccessivamente rigida, che tenga anche conto 

della sanzione già inflitta in Italia. S’impone perciò una riduzione a due anni 

della revoca, in conformità con lo schema che l’autorità inferiore applica 

d’abitudine, secondo il quale una violazione di gravità media comporta una 

revoca di uno o due anni (decisione impugnata, § 21).     

14.4 Rispetto alla regola della proporzionalità in senso stretto, il ritiro 

dell'abilitazione influisce senza ombra di dubbio sull'attività professionale 

del ricorrente, e quindi in una certa misura anche sulla sua libertà 

economica (art. 27 Cost), ma non è assimilabile ad un divieto d'esercizio 

della sua professione (sentenza del Tribunale federale 2C_528/2016, 

consid. 6.4; cfr. anche, a titolo illustrativo, sentenza TAF B 7689/2009 del 

21 luglio 2010, consid. 5.4). Egli può infatti continuare a fornire tutti quei 

servizi che non sono riservati dalla legge a periti revisori e revisori abilitati 

(art. 2 lett. a LSR), come per esempio la revisione dei conti di 

un'associazione di piccola o media importanza o di società che impiegano 

meno di dieci persone a tempo pieno, le quali, al posto di rinunciare 

completamente alla revisione ("opting out"), hanno deciso di sottoporre i 

loro conti annuali ad un controllo autonomo che non deve necessariamente 

soddisfare le disposizioni legali ("opting down"; Messaggio LSR 2004 3575 

e 3576). In virtù della sua esperienza nel campo della revisione è indubbio 

che il ricorrente potrebbe continuare ad esercitare la sua professione per 

una società di revisione oppure in modo indipendente come consigliere o 

per conto di un'impresa abilitata, in quest'ultimo caso, però, senza poter 

firmare i rapporti di revisione in qualità di revisore responsabile ai sensi 

dell'art. 6 cpv. 1 lett. c LSR (sentenza TAF B 2807/2008 del 19 agosto 2008, 

consid. 5.2.4). Così stando le cose, la prevalenza dell'interesse pubblico 

all'erogazione sul territorio svizzero di servizi di revisione contabile di 

qualità ineccepibile, ristabilita mediante la revoca dell'abilitazione, per la 

tutela delle persone interessate (azionisti, investitori e creditori), non 

prevarica gli interessi privati professionali del ricorrente in modo 

inammissibile (in tedesco, "Zumutbarkeit"), dimodoché la preponderanza 

dell'interesse pubblico è data.  

B-3069/2016 

Pagina 25 

15.  

Di conseguenza, non resta che constatare che l’autorità inferiore, 

pronunciando una revoca di tre anni dell'abilitazione del ricorrente 

all'esercizio della funzione di perito revisore, ha oltrepassato il proprio 

potere d’apprezzamento (art. 49 lett. a PA), benché ampio, e violato il 

principio della proporzionalità. Ne discende che il ricorso deve essere 

parzialmente accolto e i punti 2 e 3 del dispositivo della decisione 

impugnata devono essere riformati, nel senso che la durata della revoca è 

ridotta a due anni.   

Da notare che questa soluzione è conforme alla prassi amministrativa e 

giudiziaria (cfr., per esempio, le sentenze TAF B-786/2011 del 28 giugno 

2011, B-4251/2012 del 23 settembre 2013 e B-2765/2013 del 20 marzo 

2014), la quale parte dal presupposto che il venir meno della garanzia di 

un'attività irreprensibile, a causa della perdita della buona reputazione, è 

prevedibilmente sanabile dopo un certo lasso di tempo, e questo Tribunale 

si sente vincolato a questa interpretazione della legge.  

16.  

In sintesi, il ricorso è parzialmente accolto e i punti 2 e 3 della decisione 

impugnata sono riformati, nel senso che la durata della revoca 

dell’abilitazione del ricorrente all’esercizio della funzione di perito revisore 

è ridotta a due anni.  

17.  

17.1  

17.1.1 Secondo l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese processuali, ossia una tassa 

di decisione, le tasse di cancelleria nonché gli esborsi, sono di regola 

addossate alla parte soccombente, a meno che essa soccombi solo 

parzialmente, nel qual caso le spese processuali sono ridotte.  

In concreto, tenuto segnatamente conto della particolarità e della relativa 

complessità della questione sull’ammissibilità o meno dell’utilizzo da parte 

dell’autorità inferiore, a fondamento della sua decisione, della fattispecie 

italiana, appare giustificato fissare le spese processuali a fr. 3'000.–. 

Tuttavia, dato l'esito della procedura parzialmente favorevole al ricorrente, 

e ciò a concorrenza di un terzo rispetto alla sua pretesa principale di 

annullare la revoca dell’abilitazione, le dette spese devono essere ridotte a 

fr. 2’000.–, dimodoché al ricorrente sono restituiti fr. 1'000.– da prelevare 

sull’anticipo di fr. 3'000.– da lui versato il 20 maggio 2016.    

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Pagina 26 

17.1.2 Il ricorrente chiede che le “spese di prima istanza […] vengano 

assunte a carico dello Stato” (ricorso, punto V del petito), ossia, in altre 

parole, egli invita questo Tribunale a ripartire diversamente, nel caso di 

accoglimento totale o parziale del suo ricorso, le spese del procedimento 

davanti all’autorità inferiore, le quali ammontano a fr. 3'500.– (decisione 

impugnata, punto 5 del dispositivo).  

In proposito, bisogna innanzitutto rilevare che non esistono norme nella PA 

e nella LTAF, oppure norme speciali nella LSR, che autorizzino 

esplicitamente questo Tribunale a procedere in tale senso (cfr. 

WALDMANN/WEISSENBERGER [ed.], Praxiskommentar 

Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed., 2016, nn. 1 a 3 ad art. 63 PA e n. 1 

ad art. 64 PA; AUER/MÜLLER/SCHINDLER [ed.], VwVG – Kommentar 

zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren, 2008, n. 1 ad art. 63 

PA; cfr. pure, a titolo di paragone, l’art. 67 della legge sul Tribunale federale 

del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]: “Se modifica la decisione 

impugnata, il Tribunale federale può ripartire diversamente le spese del 

procedimento anteriore”, l’art. 18 cpv. 3 del Codice di procedura civile del 

19 dicembre 2008 [CPC, RS 272]: “Se statuisce essa stessa, l’autorità 

giudiziaria superiore pronuncia anche sulle spese giudiziarie della 

procedura di prima istanza”, e l’art. 144 cpv. 1 della legge federale 

sull’imposta federale diretta del 14 dicembre 1990 [LIFD, RS 642.11]: “Le 

spese procedurali davanti alla commissione cantonale di ricorso sono 

poste a carico della parte soccombente; se il ricorso è ammesso 

parzialmente, le spese sono ripartite proporzionalmente”).  

In secondo luogo, è necessario considerare la natura dell’emolumento di 

fr. 3'500.– in quanto “tassa causale” (in tedesco, “Kausalabgabe”), che il 

ricorrente avrebbe dovuto ad ogni modo pagare per l’attività istruttoria 

dell’autorità inferiore, anche se quest’ultima gli avesse in definitiva revocato 

l’abilitazione solamente per due anni. In terzo luogo, è assolutamente 

doveroso puntualizzare che l’origine del procedimento istruito dall’autorità 

inferiore risiede nella condotta, incompatibile con le esigenze delle 

legislazioni finanziarie italiana e svizzera, del ricorrente stesso: altrimenti 

detto, se egli non avesse commesso la manipolazione del mercato 

azionario italiano, non sarebbe incorso nelle spese di procedura 

(emolumento) davanti all’autorità inferiore. In quarto luogo, anche volendo 

fare astrazione per un momento da quanto precede, il ricorrente non ha 

contestato davanti a questo Tribunale l’importo dell’emolumento, come 

avrebbe potuto fare, limitandosi ad esigere che esso sia messo a carico 

dello Stato (ricorso, punto V del petito).  

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Pagina 27 

In conclusione, si appalesa senza ombra di dubbio che, in linea con il 

principio di causalità (in tedesco, “Verursacherprinzip”), non sarebbe 

conforme all’equità, e nemmeno opportuno, ammesso che sia in accordo 

con il principio di legalità, procedere ad una ripartizione proporzionale tra il 

ricorrente e l’autorità inferiore delle spese procedurali di prima istanza. Per 

questi motivi, non può essere dato seguito alla richiesta del ricorrente.            

17.2 A tenore dell’art. 64 cpv. 1 PA, l’autorità di ricorso, se ammette il 

ricorso in tutto o in parte, può, d’ufficio o su domanda, assegnare al 

ricorrente un’indennità per le spese indispensabili e relativamente elevate 

che ha sopportato. Quest’ultime devono essere comprovate da una nota 

particolareggiata, senza la quale l’indennità è fissata in base all’incarto in 

funzione del tempo necessario alla rappresentanza, tenuto conto che la 

tariffa oraria per gli avvocati oscilla tra un minimo di fr. 200.– e un massimo 

di fr. 400.–, imposta sul valore aggiunto (IVA) non compresa (art. 7 cpv. 1, 

9, 10 cpv. 1 e 2 e 14 del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Occorre ancora precisare, a scanso di 

equivoci, che l’art. 64 PA non autorizza a corrispondere spese ripetibili nella 

procedura amministrativa di prima istanza (DTF 132 II 47, consid. 5.2; cfr. 

WALDMANN/WEISSENBERGER [ed.], op. cit., n. 1 ad art. 64 PA).  

In concreto, in assenza di una nota d’onorario, è giustificato attribuire al 

ricorrente, considerati l’esito della procedura nonché il contenuto e 

l’ampiezza del ricorso, un’indennità per spese ripetibili ridotta di fr. 1’500.– 

(IVA inclusa), da addebitare all’autorità inferiore (art. 64 cpv. 2 PA).  

17.3 Dal canto suo, l’autorità inferiore, in quanto autorità federale di prima 

istanza, non ha diritto per principio a nessuna indennità a titolo di ripetibili 

(art. 7 cpv. 3 TS-TAF).      

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 28 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto e i punti 2 e 3 del dispositivo della 

decisione impugnata sono riformati, nel senso che la durata della revoca 

dell’abilitazione del ricorrente, e della sua ditta individuale, all’esercizio 

della funzione di perito revisore è ridotta a due anni.    

2.  

Per il resto, in quanto ammissibile, il ricorso è respinto. 

3.  

Le spese processuali, fissate a fr. 3'000.–, sono messe a carico del 

ricorrente in ragione di fr. 2'000.–, e dedotte dal suo anticipo di fr. 3'000.–. 

I rimanenti fr. 1’000.– gli saranno restituiti dopo il passaggio in giudicato 

della presente sentenza.   

4.  

Al ricorrente è assegnata un’indennità per spese ripetibili ridotta di 

fr. 1'500.–, a carico dell’autorità inferiore.  

  

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Pagina 29 

5.  

Comunicazione: 

– al ricorrente (atto giudiziario; allegato: formulario “indirizzo per il 

pagamento”);    

– all’autorità inferiore (nn. di rif. …; atto giudiziario).  

 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Francesco Brentani Dario Quirici 

 
 

 

 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: 30 marzo 2017