# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 04342b8e-bbac-55f3-a569-e56a6bd7be02
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-08-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 14.08.2019 52.2019.14
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2019-14_2019-08-14.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2019.14

   

  	
  Lugano

  14 agosto 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Flavia
  Verzasconi, presidente,

  Matteo
  Cassina, Fulvio Campello

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Elisa
  Bagnaia

  

 

 

statuendo
sul ricorso dell'8 gennaio 2019 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione del 21 novembre 2018 (n. 5539) del Consiglio di Stato che ha
  respinto l'impugnativa inoltrata dall'insorgente avverso la risoluzione del
  24 gennaio 2018 con cui l'Ufficio del veterinario cantonale (UVC) ha fissato l'indennizzo
  per la vendita degli animali da reddito sequestrati;

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

A.   RI 1 gestiva nel
Comune di __________ un'azienda agricola per lo più dedita all'allevamento
bovino.

A seguito di fatti che non occorre qui evocare, con decisioni del 6 e del 9
giugno 2016 l'UVC le ha vietato di tenere animali da reddito a tempo
indeterminato e ha disposto il sequestro di tutto il bestiame presente nella
sua azienda. I provvedimenti sono stati impugnati prima al Consiglio di Stato e
poi al Tribunale cantonale amministrativo, il quale con parallelo, giudizio
odierno li ha confermati.

B.   Il 24 giugno 2016
l'UVC ha disposto la vendita del bestiame sequestrato, assegnando a RI 1 un
termine di 15 giorni per proporre dei nominativi di persone a cui cedere gli
animali, trascorso il quale vi avrebbe provveduto direttamente. Tale
risoluzione è passata in giudicato incontestata.

Eccettuati i diciannove bovini alienati direttamente dalla proprietaria, la
vendita del bestiame rimanente ha avuto luogo il 14 giugno 2017 mediante un'asta
organizzata dalla Commissione mercati bestiame Ticino (CMBT) al mercato di
Cresciano e il 3 luglio 2017 alla ditta __________ AG di __________ a
trattative private. 

Dopo avere dato modo a RI 1 di esprimersi preventivamente, con decisione del 24
gennaio 2018 l'UVC le ha riconosciuto un indennizzo di fr. 91'704.55 quale
provento netto della vendita degli animali, una volta dedotte le spese. 

 

 

C.   Con giudizio del 21
novembre 2018 il Consiglio di Stato ha respinto il gravame inoltrato da RI 1 contro
quest'ultima decisione dell'UVC. Il Governo ha in sostanza ritenuto che le
modalità di vendita applicate dall'UVC non fossero irregolari, che il prezzo
conseguito appariva adeguato e che le spese dedotte risultavano fondate e
ragionevoli. Ha quindi invitato RI 1 a far valere nelle opportune sedi civili
le richieste di risarcimento per eventuali danni subiti in seguito ad azioni o
omissioni di funzionari cantonali.  

 

 

D.   Avverso quest'ultimo
giudizio RI 1 insorge ora dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo
chiedendone l'annullamento e postulando che le sia riconosciuto un indennizzo
di fr. 137'298.27. Ritiene infatti che gli incassi realizzati con la vendita
della sua mandria da parte dell'UVC sarebbero insufficienti e che le spese
dedotte sarebbero ingiustificate o ad ogni modo a lei non imputabili.

 

E.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari
osservazioni.

La risposta dell'UVC è stata estromessa dall'incarto in quanto tardiva.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

1.    La competenza
del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 8 cpv. 2 della legge di
applicazione alla legge federale sulla protezione degli animali del 10 febbraio
1987 (LALPAn; RL 482.100). La legittimazione della ricorrente è certa (art. 9
cpv. 1 LALPAn e art. 65 cpv. 1 della legge
sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100)
e il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 2
LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere reso sulla base degli atti,
senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).

 

 

2.    Giusta l'art. 24
della legge sulla protezione degli animali del 16 dicembre 2005 (LPAn; RS 455)
e l'art. 7 cpv. 2 LALPAn, l'autorità competente interviene senza indugio se è
accertato che animali sono trascurati o tenuti in condizioni del tutto
inadeguate. Essa può sequestrare cautelativamente gli animali e collocarli in
un luogo adeguato a spese del detentore; all'occorrenza, li vende o li fa
abbattere. Il ricavo della realizzazione, dedotte le spese di procedura, spetta
al detentore degli animali (art. 24 cpv. 2 LPAn).

 

 

3.    Anzitutto occorre
precisare che la presente lite verte unicamente sull'ammontare dell'indennizzo
che è stato riconosciuto alla ricorrente in seguito alla realizzazione del
bestiame che le era stato sequestrato. Nella misura in cui RI 1 solleva ora
delle critiche all'indirizzo delle decisioni di sequestro degli animali e della
decisione del 24 giugno 2016 con cui era stata disposta la vendita dei bovini -
ormai passata in giudicato -, le stesse sono improponibili in quanto esulano chiaramente
dall'oggetto del contendere.

 

 

4.    4.1. La ricorrente rimprovera all'UVC di
avere venduto una quarantina di bovini alla ditta __________ AG con trattativa
privata. Sostiene che se fosse stata indetta anche per questi animali un'asta al
mercato di Cresciano gli introiti a suo favore sarebbero stati maggiori. Contesta poi alcune spese che le sono state imputate a
diminuzione dell'utile e meglio: l'ammontare del costo del trasporto di una cinquantina
di bovini da __________ a __________, quando il medesimo importo era stato
fatturato per il viaggio di andata nonostante vi fossero oltre settanta
animali; la spese di consegna di circa quaranta capi di bestiame a seguito
della vendita diretta alla __________ AG le quali sarebbero, a detta della
ricorrente, a carico dell'acquirente; le tariffe per il collocamento della
mandria a seguito del sequestro del giugno 2016 e le spese fatturate da __________
AG per lo spostamento e la macellazione di ventisei bovini a __________,
avvenuti il 5 luglio 2017.

4.2. Per quanto attiene gli incassi si rileva
che l'art. 24 LPAn e l'art. 7 cpv. 2 LALPAn, permettendo la vendita o l'uccisione
degli animali, attribuiscono all'autorità il diritto di disporre dei medesimi,
sottraendoli definitivamente al loro detentore. I citati disposti prevedono comunque
che al proprietario spetti il controvalore del suo bestiame, dedotte le spese
di procedura. In altre parole, a quest'ultimo deve essere garantita la stessa
situazione economica in cui si troverebbe se la vendita non fosse avvenuta, di
modo che, per effetto della medesima, non subisca danni né consegua vantaggi
pecuniari. La scelta dell'UVC di procedere per un certo numero di bovini alla
vendita a trattative private non presta il fianco a nessuna critica: l'autorità
non era tenuta ad assicurare un maggior guadagno alla ricorrente predisponendo
una vendita all'incanto (ciò che comunque avrebbe generato dei costi maggiori,
cfr. doc. G allegato al ricorso del 28 febbraio 2018 al Consiglio di Stato), né
tanto meno a far capo al mercato di Cresciano per permetterle di beneficiare
del contributo di vendita. __________ AG ha d'altronde acquistato i bovini al
prezzo indicato da Proviande, fissato mediante classificazione neutrale della
qualità degli animali da macello. Ne consegue che, come giustamente ritenuto
dal Consiglio di Stato, il provento ottenuto con la vendita della mandria della
ricorrente risulta corretto. 

Abbondanzialmente si rileva come la scelta dell'autorità
di prime cure risulti ancor più condivisibile se si considera che la stessa è
stata dettata anche da motivi di sicurezza (degli animali e del personale
addetto), visto che in occasione della vendita avvenuta a Cresciano il 14
giugno 2017 si erano riscontrate delle difficoltà d'ordine gestionale, di cui
la ricorrente stessa si era a suo tempo lamentata (cfr. doc. D allegato al
ricorso del 28 febbraio 2018 al Consiglio di Stato).

4.3. In merito alle spese poste in deduzione del ricavato va detto che il costo
del trasporto dei circa cinquanta bovini da __________ in Ticino è equivalente
a quello del viaggio di andata poiché sono comunque stati necessari tre camion
ed è stata coperta la stessa distanza (cfr. doc. F allegato al ricorso del 28
febbraio 2018 al Consiglio di Stato). Considerato altresì che in luglio gli
animali erano stati spartiti in più località ticinesi, come richiesto dalla
ricorrente, la fatturazione comprende anche il pernottamento dei conducenti. Per
le spese di consegna degli esemplari venduti a __________ AG non risulta che i
bovini siano stati acquistati a __________ come sostiene l'insorgente o che
accordi particolari siano stati pattuiti in merito. È dunque corretto che i
costi di trasporto siano stati posti a suo carico.

In merito poi alle tariffe per il collocamento degli animali presso __________
AG a seguito del sequestro, quest'ultima ditta ha fatturato l'importo
forfettario di fr. 7.- al giorno per ogni capo ciò che non appare né
esorbitante né abusivo, visto che essa ha foraggiato e accudito il bestiame. I
costi indicati dalla ricorrente, che si riferirebbero a suo dire a quanto
consigliato dalla Sezione dell'agricoltura per il solo foraggiamento, risultano
dunque inconferenti. L'unica posta di spesa che per contro non è imputabile
alla ricorrente è quella riferita al trasporto e alla macellazione di ventisei
bovini presso il macello di __________ per un importo complessivo di fr.
1'404.- (IVA inclusa). Gli animali consegnati a __________ AG il 3 luglio 2017 erano
infatti divenuti a tutti gli effetti proprietà di quest'ultima a quella data.
Pertanto le spese per il loro successivo trasporto e per la loro macellazione
non sono imputabili alla ricorrente, ma dovevano essere sostenute dalla stessa __________
AG.

A titolo abbondanziale occorre rilevare che, giusta l'art. 24 cpv. 2 LPAn, dal
ricavato della realizzazione devono essere dedotte le spese di procedura che nel
caso specifico l'UVC ha tuttavia omesso di imputare alla ricorrente. 

Per il resto, come correttamente indicato dal Governo cantonale, se la
ricorrente ritiene di aver subito un danno in seguito ad atti o
omissioni da parte di funzionari del Cantone, simili pretese vanno semmai fatte
valere secondo la procedura prevista dalla legge sulla responsabilità civile
degli enti pubblici e degli agenti pubblici del 24 ottobre 1988 (LResp; RL
166.100). 

 

 

5.    5.1. Stante quanto precede, il ricorso deve
essere parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.

5.2. Visto l'esito, la tassa di giustizia
segue la parziale soccombenza di RI 1 (art. 47 cpv. 1 LPAmm), l'UVC ne va
esente (art. 47 cpv. 6 LPAmm). Non si assegnano ripetibili per questa sede non
essendo la ricorrente patrocinata, mentre che lo Stato del Cantone Ticino rifonderà all'insorgente un'indennità, seppur ridotta, a titolo di ripetibili per
la procedura dinanzi al Governo cantonale (art. 49 cpv. 1 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.    Il ricorso è
parzialmente accolto.

§   Di conseguenza: 

1.1.    la risoluzione
del 21 novembre 2018 (n. 5539) del Consiglio di Stato è riformata come segue:

1.    
Il ricorso è parzialmente accolto
e la decisione del 24 gennaio 2018 dell'Ufficio del veterinario cantonale è
riformata nel senso che:

"1.    A RI 1 è riconosciuto un indennizzo di fr.
93'108.55 a seguito della vendita degli animali confiscatile con decisione amministrativa
del 24 giugno 2016."

 2.     La tassa di giudizio di fr. 500.- è posta a
carico della ricorrente secondo soccombenza. Lo Stato del Cantone Ticino
rifonderà all'insorgente, patrocinata, un'indennità di fr. 200.- a titolo di
ripetibili.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia di
fr. 1'200.- è posta a carico della ricorrente, cui va restituito l'importo di
fr. 300.- versato in eccesso a titolo di anticipo delle presunte spese processuali.
Non si assegnano ripetibili.

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                            La vicecancelliera