# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 507350ad-eb04-5d06-a516-4c70459d71b7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.07.2020 F-5470/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-5470-2019_2020-07-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-5470/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 8  l u g l i o  2 0 2 0     

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Jenny de Coulon Scuntaro,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,    

patrocinato dall'avv. Davide Loss,  

JLS avocats,  

Schanzeneggstrasse 3, casella postale,  

8027 Zurigo,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Formazione e perfezionamento. 

 

 

 

F-5470/2019 

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Fatti: 

A.  

A._______ (il ricorrente), cittadino pakistano nato il …, titolare di un 

“Diploma of Associate Engineer” (DAE; triennale) nonché di un “Bachelor 

of Sciences in Software Engineering” (BSSE; quadriennale), conseguiti in 

Pakistan rispettivamente nel 2011 e 2017, si è iscritto alla facoltà di scienze 

informatiche dell’Università della Svizzera italiana (USI) per il semestre 

autunnale 2019 – 2020, pagando la tassa d’iscrizione di fr. 4'000.–, e ciò al 

fine di partecipare al ciclo di studi biennale denominato “Master of Science 

in Software & Data Engineering” (MSDE).  

Da agosto 2017 a marzo 2019, il ricorrente ha lavorato come “Junior 

Software Engineer” presso l’impresa “B._______” (B) a Karachi.         

B.  

Il 16 aprile 2019, il ricorrente ha inoltrato all’Ambasciata di Svizzera in 

Pakistan (ASP), a Islamabad, una richiesta di visto Schengen di lunga 

durata (visto D) per formazione, corredata di diversi documenti, tra cui 

copie del suo passaporto, dei suoi diplomi, del certificato d’iscrizione 

all’USI, dello scritto “Visa History”, in cui attesta di essere stato ammesso 

all’ESIEE di Parigi per un “Master in International Computer Science”, 

rispettivamente al Politecnico di Torino per un altro master, nonché di una 

lettera dell’Ambasciata di Francia in Pakistan, del 28 giugno 2018, vertente 

sul rifiuto di concedergli il visto di lunga durata da lui richiesto a causa 

dell’impossibilità di sincerarsi che il suo soggiorno in Francia “ne 

présenterait pas un caractère abusif”.  

Il 30 aprile 2019, il ricorrente ha avuto un colloquio all’ASP, a seguito del 

quale quest’ultima, come risulta da una nota dell’incarto, ha maturato 

l’opinione che le informazioni da lui fornite non fossero credibili e che il suo 

rientro in Pakistan, a conclusione dei suoi studi in Svizzera, non fosse 

garantito.      

C.  

Il 1° luglio 2019, mediante messaggio elettronico inviato alla Segreteria di 

Stato della migrazione (SEM), il ricorrente ha chiesto ragguagli sullo stato 

della sua procedura. Il 2 luglio seguente, la SEM l’ha informato che, per 

ragioni di competenza, avrebbe dovuto rivolgersi alle autorità cantonali 

ticinesi. Il 30 luglio successivo, il ricorrente ha di nuovo contattato la SEM, 

la quale gli ha fatto notare di non essere ancora stata messa al corrente 

della sua procedura da parte dell’autorità competente ticinese.   

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D.  

Il 15 agosto 2019, avendo nel frattempo ricevuto la proposta del Servizio 

della popolazione del Cantone Ticino (SPCT) di accordare un permesso di 

dimora per formazione al ricorrente, la SEM ha chiesto al Servizio delle 

attività informative della Confederazione (SIC), tramite messaggio 

elettronico, se avesse delle obiezioni al riguardo. Lo stesso giorno, il SIC 

ha risposto alla SEM che “die Person ist beim NDB [SIC] nicht nachteilig 

verzeichnet. Zum heutigen Zeitpunkt bestehen von Seiten NDB keine 

Einwände, die gegen die Ausstellung einer Aufenthaltsbewilligung 

sprechen würden".        

E.  

Il 21 agosto 2019, la SEM ha comunicato al ricorrente di avere l’intenzione 

di rifiutare la proposta cantonale di approvare il rilascio di un permesso di 

dimora per formazione a suo favore, in particolare per “il fatto che lei, 

ventisettenne, è già in possesso di un diploma in patria, ciò che le ha 

permesso di essere professionalmente attivo”, concedendogli di esprimersi 

in proposito entro venti giorni dal ricevimento della comunicazione.    

F.  

Il 28 agosto 2019, rispondendo all’ultimo scritto della SEM, il ricorrente ha 

fatto pervenire alla medesima, mediante messaggio elettronico, una lettera 

di motivazione in inglese, con traduzione in italiano, nella quale ha 

puntualizzato di prefiggersi, con la partecipazione al MSDE, di “affinare le 

mie competenze esistenti apprendendo nuove e avanzate conoscenze 

[…], un’opportunità che non è attualmente offerta […] in Pakistan con 

tecnologia avanzata e avanzate strutture di ricerca […]. Dopo aver 

completato questo grado, sono ansioso di tornare nel mio paese d’origine 

per offrire i miei servizi di competenze avanzate impostate su software 

house rinomate”.       

G.  

Il 3 settembre 2019, la SEM ha negato al ricorrente l’autorizzazione 

d’entrata in Svizzera, rifiutandosi nel contempo di approvare il rilascio a 

suo favore di un permesso di dimora per formazione da parte del Cantone 

Ticino. La SEM ha notificato la decisione al ricorrente, per il tramite 

dell’ASP, il 17 settembre 2019.  

In compendio, riferendosi al contesto della politica migratoria svizzera in 

relazione alla formazione e al mercato del lavoro, la SEM considera che il 

ricorrente, grazie ai suoi due diplomi conseguiti in Pakistan, ha già potuto 

acquisire un’esperienza professionale, per cui non avrebbe, in definitiva, 

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“la necessità d’intraprendere degli studi in Svizzera”, e rileva inoltre che, 

“dal profilo dell’opportunità”, non vi sarebbero elementi che giustifichino il 

rilascio di un permesso di dimora per formazione, menzionando anche, a 

questo proposito, il rifiuto delle autorità francesi di accordargli il medesimo 

visto.           

H.  

Il 17 ottobre 2019, rappresentato dal suo legale, il ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo di annullare la 

decisione della SEM, di permettergli di entrare in Svizzera e di concedergli 

l’approvazione al rilascio del permesso di dimora per formazione, oppure, 

a titolo subordinato, di rinviare la causa alla SEM affinché emani una nuova 

decisione.  

In sostanza, il ricorrente pretende che le sue prospettive di carriera 

dipendano dall’ottenimento del MSDE (cfr. ricorso, §§ 19 a 21), 

rimproverando alla SEM, in questo rispetto, di aver accertato i fatti in modo 

scorretto e di aver abusato del suo potere d’apprezzamento (cfr. ricorso, 

§§ 22 a 53). Con riferimento al rifiuto delle autorità francesi di concedergli 

un visto D per formazione (cfr. ricorso, §§ 44 e 45), il ricorrente si lamenta 

che “letztlich liegt die Verweigerung der Zustimmung durch den 

Beschwerdegegner [SEM] – ohne dass er dies explizit ausführte – allein in 

der Tatsache begründet, dass der Beschwerdeführer pakistanischer 

Staatsangehöriger ist” (ricorso, § 49).    

I.  

Il 12 novembre 2019, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

invitato il ricorrente a versare, entro il 12 dicembre successivo, un anticipo 

equivalente alle presunte spese processuali di fr. 1'000.–, ciò che è 

avvenuto puntualmente.      

J.  

Il 2 dicembre 2019, il ricorrente ha inoltrato a questo Tribunale una 

conferma della sua ammissione al MSDE, “tutt’ora valida”, per il semestre 

primaverile 2020.  

K.  

Il 12 febbraio 2020, su invito di questo Tribunale, la SEM ha risposto al 

ricorso, limitandosi ad asserire di non ravvisare nuovi elementi per 

modificare il proprio apprezzamento della fattispecie.   

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L.  

L’11 marzo 2020, questo Tribunale ha trasmesso una copia della risposta 

della SEM al ricorrente, dandogli facoltà di replicare fino al 27 aprile 2020. 

Cionondimeno, il ricorrente non si è più manifestato.  

M.  

Il 28 luglio 2020, il ricorrente ha inoltrato a questo Tribunale, dall’aeroporto 

di Zurigo, uno scritto, con copia dell’attestato di immatricolazione all’USI 

relativo al semestre autunnale 2020 – 2021, mediante cui si è informato 

sullo stato della procedura.   

 

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

(TAF) del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 

dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei 

casi previsti all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 

LTAF.    

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 3 settembre 2019, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo 

Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso. Dato che la 

procedura verte su una decisione in materia di diritto degli stranieri 

concernente l’entrata e il soggiorno in Svizzera di una persona che non è 

cittadina di uno Stato membro dell’Unione europea, la presente sentenza 

non può essere impugnata davanti al Tribunale federale ed è quindi 

definitiva (cfr. art. 1 cpv. 2 LTAF in combinato disposto con l’art. 83 lett. c 

cifre 1 e 2 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 

173.110]; cfr. anche la sentenza del Tribunale federale 2D_11/2018 del 12 

giugno 2018 consid. 1.1).  

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

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della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). L’anticipo equivalente alle presunte spese processuali deve 

essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 PA). 

 

In concreto, il ricorrente, destinatario della decisione impugnata, ha 

presentato tempestivamente, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, il 

suo gravame, versando inoltre nel termine impartito l'anticipo di fr. 1’000.– 

relativo alle presunte spese processuali. Ne discende che il ricorso è 

ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.  

2.  

2.1 Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale 

dispone di un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, 

compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, 

all'accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, 

come pure, salvo nel caso in cui un’autorità cantonale ha giudicato come 

autorità di ricorso, all'inadeguatezza (in tedesco: “Unangemessenheit”; in 

francese: “inopportunité”; artt. 49 e 54 PA).  

L’adeguatezza “bezeichnet – anders als die Rechtmässigkeit – den 

Handlungs- und Kontrollmassstab innerhalb des Ermessens der 

Verwaltung, d.h. dort, wo die Steuerung durch Rechtsnormen gering ist 

oder ganz wegfällt […]. Angemessen bedeutet sodann den Umständen des 

Einzelfalls angemessen. Als unangemessen gilt daher, wenn die 

Verwaltung einem Schematismus folgt und die Umstände des Einzelfalls 

ausser Acht lässt […]. Angemessen bedeutet weiter, dass alle für den 

Entscheid relevante Interessen berücksichtigt und gegeneinander 

abgewogen werde […]. Zur Angemessenheitskontrolle gehört ferner die 

Prüfung, ob es eine zweckmässigere, angemessenere Lösung gibt […]” 

(cfr. BENJAMIN SCHINDLER, in: Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin 

Schindler [editori], Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren – 

Kommentar, 2a ed., 2019, nn. 35 e 37 a 39 ad art. 49 PA).     

2.2 È determinante, in primo luogo, la situazione fattuale al momento del 

giudizio (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali). In 

proposito, questo Tribunale accerta d'ufficio i fatti, con l'ausilio, dove 

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necessario, dei mezzi di prova previsti dalla legge, ossia documenti, 

informazioni delle parti, informazioni o testimonianze di terzi, sopralluoghi 

e perizie (art. 12 PA: massima inquisitoria), le parti essendo comunque 

tenute a cooperare in diversi modi (artt. 13 cpv. 1, 49 e 52 cpv. 1 PA). 

Tuttavia, esso procede spontaneamente a constatazioni fattuali 

complementari rispetto a quanto risulta dagli atti solamente se ciò appare 

indicato. Esso ammette le prove offerte dalle parti se paiono idonee a 

chiarire i fatti, apprezzandole liberamente (art. 33 cpv. 1 PA nonché artt. 37 

e 40 della legge federale del 4 dicembre 1947 di procedura civile [PC, SR 

273], in relazione con l'art. 19 PA). 

2.3 Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni 

delle parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del 

litigio, siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in 

melius”) o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 

62 cpv. 1 a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: 

Christoph Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], op. cit., n. 8 ad 

art. 62 PA). Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai 

motivi del ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del 

diritto).  

3.  

Il presente litigo verte sul rifiuto della SEM di approvare la proposta del 

SPCT di accordare al ricorrente un permesso di dimora per formazione 

(decisione impugnata, punto 2 del dispositivo), con il contestuale diniego 

di autorizzazione ad entrare in Svizzera (decisione impugnata, punto 1 del 

dispositivo).   

4.  

Sono applicabili alla fattispecie, nel loro tenore in vigore fino al 3 settembre 

2019, data della decisione impugnata (cfr., per più dettagli, la sentenza TAF 

F-1169/2017 del 17 giugno 2019 consid. 2.4), la legge federale sugli 

stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RU 2019 1413), rinominata legge 

federale sugli stranieri e la loro integrazione dal 1° gennaio 2019 (LStrI, RS 

142.20), designazione ripresa di seguito, l’ordinanza sull’ammissione, il 

soggiorno e l’attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA, RS 142.201), 

nella quale sono formulate disposizioni d’esecuzione della LStrI, nonché 

l'ordinanza del 13 agosto 2015 del Dipartimento federale di giustizia e 

polizia (DFGP) concernente i permessi sottoposti alla procedura di 

approvazione e le decisioni preliminari nel diritto in materia di stranieri 

(ODFGP, RS 142.201.1).   

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5.  

5.1 La LStrI disciplina il soggiorno degli stranieri in Svizzera, fissando in 

particolare le condizioni d’entrata e di partenza (artt. 1 e 5 LStrI). Oltre a 

detenere un documento di legittimazione riconosciuto per il passaggio del 

confine e, se richiesto, un visto, a disporre dei mezzi finanziari necessari al 

soggiorno e a non costituire un pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblici 

né per le relazioni internazionali della Svizzera, lo straniero deve offrire 

garanzia che partirà dalla Svizzera se prevede di soggiornarvi soltanto 

temporaneamente (art. 5 cpv. 1 e 2 LStrI). Nell’esercizio del loro potere 

discrezionale, le autorità competenti tengono conto, in particolare, degli 

interessi pubblici e della situazione personale dello straniero (art. 96 cpv. 1 

LStrI). 

5.2 Secondo l’art. 10 LStrI, per un soggiorno di tre mesi al massimo senza 

attività lucrativa lo straniero non necessita di un permesso; se nel visto è 

fissato un soggiorno di durata inferiore, vale questa durata (cpv. 1). Lo 

straniero che intende soggiornare in Svizzera per oltre tre mesi senza 

attività lucrativa necessita di un permesso. Il permesso va chiesto prima 

dell’entrata in Svizzera all’autorità competente per il luogo di residenza 

previsto (cpv. 2).  

5.3 Gli artt. 18 a 29 LStrI fissano le condizioni d’ammissione in Svizzera 

dello straniero per soggiorni con attività lucrativa e soggiorni senza attività 

lucrativa, per i quali, agli artt. 32 a 35, sono previsti i relativi permessi, ossia 

il permesso di soggiorno di breve durata (art. 32: un anno al massimo), il 

permesso di dimora (art. 33: oltre un anno), il permesso di domicilio (art. 

34: durata illimitata) e il permesso per frontalieri (art. 35). 

5.4 I permessi sono rilasciati dal Cantone, mentre la SEM è competente 

per l’approvazione del rilascio e del rinnovo dei permessi di soggiorno di 

breve durata e di dimora, nonché del rilascio dei permessi di domicilio (artt. 

40 cpv. 1 e 99 LStrI in combinato disposto con l’art. 85 cpv. 1 OASA). La 

SEM può negare l’approvazione, limitarla nel tempo o vincolarla a 

condizioni e oneri; essa nega l’approvazione per il primo rilascio o per la 

proroga di un permesso, se le condizioni d’ammissione non sono adempite 

(art. 86 cpv. 1 e cpv. 2 lett. a OASA).  

È sottoposto per approvazione alla SEM, segnatamente, il rilascio del 

permesso di dimora per allievi, studenti, dottorandi, post dottorandi, ospiti 

accademici, persone che beneficiano di un congedo sabbatico e titolari di 

una borsa di studio della Confederazione, se cittadini di Paesi associati a 

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un elevato rischio di compromissione della sicurezza interna o esterna 

della Svizzera o di elusione delle prescrizioni legali in materia di soggiorno; 

la SEM stila l’elenco di tali Paesi e lo aggiorna regolarmente (art. 2 lett. a 

ODFGP).  

Questo elenco, nel quale figura anche il Pakistan, è contenuto nell’allegato 

al numero 1.3.2.1 lett. b delle Istruzioni LStrI della SEM (consultabili in linea 

via il link: https://www.sem.admin.ch/sem/it/home/publiservice/weisungen-

kreisschreiben/auslaenderbereich.html; per hyperlink inserito al numero 

1.3.2.1 lett. b delle Istruzioni LStrI, si accede all’allegato in questione).    

5.5  In conformità con l’art. 27 cpv. 1 LStrI, lo straniero può (in tedesco: 

“Ausländerinnen und Ausländer können […]”; in francese: “Un étranger 

peut […]”) essere ammesso in Svizzera per seguire una formazione o una 

formazione continua se: (a) la direzione dell’istituto scolastico conferma 

che la formazione o la formazione continua può essere intrapresa; (b) vi è 

a disposizione un alloggio conforme ai suoi bisogni; (c) dispone dei mezzi 

finanziari necessari; e (d) possiede il livello di formazione e i requisiti 

personali necessari per seguire la formazione o la formazione continua 

previste. Gli artt. 23 e 24 OASA precisano queste condizioni.   

L’art. 27 cpv. 1 LStrI è una regola di natura potestativa (“Kann-Vorschrift”), 

ciò che implica che, pure nell’ipotesi in cui uno straniero soddisfi tutte e 

quattro le condizioni cumulative, egli non gode di un diritto all’ottenimento 

di un permesso di dimora per formazione, a meno che una norma federale 

particolare o un trattato non gli accordi un tale diritto (cfr, tra le altre, la 

sentenza TAF C-4995/2011 del 21 maggio 2012 consid.7.1).    

In applicazione dell’art. 96 cpv. 1 LStrI (cfr. consid. 5.1), la valutazione 

relativa all’ammissione in Svizzera a scopo formativo, al di là delle quattro 

condizioni cumulative espressamente formulate all’art. 27 cpv. 1 LStrI, 

concerne anche la necessità di svolgere degli studi presso un istituto 

svizzero (cfr., in particolare, la sentenza TAF F-6868/2017 del 6 febbraio 

2019 consid. 9.2). Lo stesso deve dirsi per l’opportunità di concedere 

l’ammissione in Svizzera al fine di effettuare una determinata formazione 

(cfr. art. 49 lett. c PA [consid. 2.1]).    

In questo contesto, secondo una prassi consolidata, “la priorité sera 

donnée aux jeunes étudiants désireux d'acquérir une première formation 

en Suisse. Parmi les ressortissants étrangers déjà au bénéfice d'une 

première formation acquise dans leur pays d'origine, seront prioritaires 

ceux qui envisagent d'accomplir en Suisse un perfectionnement 

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professionnel constituant un prolongement direct de leur formation de 

base” (sentenza TAF C-5909/2012 del 12 luglio 2013 consid. 7.2, che 

riassume bene la giurisprudenza costante di questo Tribunale).    

6.  

6.1 In concreto, il ricorrente ha potuto iscriversi all’USI per intraprendere il 

ciclo di studi MSDE (cfr. consid. A e J), per cui non vi sono motivi di credere 

che egli non soddisfi la prima e la quarta condizione dell’art. 27 cpv. 1 LStrI. 

Egli ha inoltre saldato la tassa d’iscrizione di fr. 4'000.–, senza contare che 

l’USI non può aver mancato di verificare la sua situazione finanziaria 

generale, dimodoché si può presumere che egli adempi anche la terza 

condizione dell’art. 27 cpv. 1 LStrI. Peraltro, non sussistono ragioni di 

pensare che egli non potrebbe trovare un alloggio adeguato a Lugano o 

altrove in Ticino, cosicché pure la seconda condizione dell’art. 27 cpv. 1 

LStrI sarebbe data. In questo senso, limitatamente alle condizioni esplicite 

dell’art. 27 cpv. 1 LStrI, il ricorrente potrebbe essere ammesso in Svizzera 

per partecipare al MSDE.  

Ciò premesso, si tratta ora di verificare in che misura il ragionamento della 

SEM, relativo alla necessità e all’opportunità, negate, di accordare al 

ricorrente la possibilità di svolgere il MSDE a Lugano, sia sostenibile sotto 

il profilo degli artt. 49 PA e 96 cpv. 1 LStrI.  

6.2 Quanto alla necessità di ammettere il ricorrente in Svizzera, si deve 

innanzitutto rilevare che egli ha già ottenuto due diplomi in Pakistan, 

compiendo in totale sette anni di studio. A conclusione di questa duplice 

formazione tecnico-universitaria, egli ha lavorato quasi due anni, in qualità 

di ingegnere, presso l’impresa pakistana B (cfr. consid. A). Questa sua 

esperienza professionale si è svolta con successo, come risulta dalla 

lettera di B “To Whom It May Concern”, del 1° marzo 2019, nella quale il 

ricorrente è descritto come “dedicated and self-motivated employee. He is 

a good team player with impressive communication skills”, e che si 

conclude con la formula di auguri “we wish him good luck for his Master 

studies in Switzerland”.  

A partire da questi dati, si deve constatare che il ricorrente non può essere 

annoverato tra gli studenti che desiderano acquisire una prima formazione 

in Svizzera (cfr. consid. 5.5), e che, con ogni probabilità, ha lasciato il suo 

posto di lavoro, di propria iniziativa, per effettuare il MSDE a Lugano. 

Altrimenti detto, se non avesse avuto questo intento, egli avrebbe 

verosimilmente continuato a lavorare presso B o avrebbe cercato un’altra 

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impresa nello stesso settore in Pakistan, ciò che testimonia, in definitiva, 

dell’adeguatezza della sua duplice formazione tecnico-universitaria alle 

esigenze del mercato del lavoro pakistano.   

Cionondimeno, è ancora doveroso fare una riflessione sul rapporto tra il 

BSSE, in quanto bachelor, e il MSDE, in quanto master. In generale, non 

vi sono dubbi che un master costituisce la continuazione o il prolungamento 

diretto del bachelor, nella misura in cui “con il master, in quanto secondo 

diploma universitario nel sistema di Bologna, si mira ad ampliare e ad 

approfondire le conoscenze acquisite durante il bachelor” (si veda il link: 

https://www.orientamento.ch/dyn/show/9647?lang=it). In questo senso, si 

deve riconoscere che la scelta del ricorrente è ragionevole e che il MSDE 

può anche essere visto in un’ottica di perfezionamento professionale (cfr. 

consid. 5.5). Tuttavia, questa valutazione non implica che il ricorrente abbia 

la necessità di effettuare proprio il MSDE presso l’USI per dare una svolta 

alla sua carriera. Del resto, il ricorrente stesso sembra essere cosciente di 

ciò, se si considera che ha potuto iscriversi sia all’ESIEE di Parigi, sia al 

Politecnico di Torino, ma che non ha ottenuto il visto da parte delle autorità 

francesi, e che ha rinunciato a chiedere lo stesso visto alle autorità italiane, 

come si evince dal suo scritto “Visa History” (cfr. consid. B), in cui egli 

afferma, tra l’altro: “I gave priority to France because of its superiority in 

providing higher education. Therefore, I applied for a long term visa in 

France instead of Italy”. Ora, questi fatti confermano che, per la ricerca di 

un posto di master in un ateneo europeo, il ricorrente si è lasciato guidare 

essenzialmente dalla propria convenienza in funzione di un ipotetico o 

reale rating degli istituti considerati, cosicché la scelta della Svizzera non è 

manifestamente il risultato di una necessità.   

Pertanto, diversamente da quanto sostiene il ricorrente nell’impugnativa, 

non si può rimproverare alla SEM, in violazione dell’art. 49 lett. a PA, di 

aver ecceduto il proprio potere d’apprezzamento o di averne abusato nel 

considerare che egli non ha dimostrato a sufficienza di avere la necessità 

d’intraprendere degli studi in Svizzera. Inoltre, la SEM ha effettuato questo 

apprezzamento, nonostante l’opinione contraria del ricorrente, dopo avere 

accertato in modo completo i fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b 

PA). Ne deriva che, sotto il profilo della necessità, il rifiuto della SEM di 

approvare il rilascio al ricorrente di un permesso di dimora per compiere 

degli studi in Svizzera, è conforme al diritto.              

6.3 Rispetto all’opportunità di ammettere il ricorrente in Svizzera a scopo 

formativo, la questione sembra vertere in buona parte, come tendono a 

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suggerire la decisione impugnata e il ricorso (cfr. consid. G e H), sulla sua 

cittadinanza pakistana.   

In proposito bisogna sottolineare che il Pakistan fa parte dei “Paesi 

associati a un elevato rischio di compromissione della sicurezza interna o 

esterna della Svizzera o di elusione delle prescrizioni legali in materia di 

soggiorno” (cfr. consid. 5.4), e che, per questa ragione, la SEM ha creduto 

bene di chiedere al SIC se detenesse informazioni rilevanti sul ricorrente, 

ottenendo una risposta negativa (cfr. consid. D). A partire da questo 

riscontro è legittimo presumere, benché ciò non risulti esplicitamente dalla 

decisione impugnata, che la cittadinanza pakistana del ricorrente non 

abbia influito, o comunque non in maniera determinante, sul rifiuto della 

SEM di approvare il rilascio del permesso di dimora per formazione da 

parte del Cantone Ticino. Questo significa che non si può biasimare la SEM 

di avere peccato di schematismo nei confronti del ricorrente con riferimento 

alla sua cittadinanza (cfr. consid. 2.1). Su questa scia, si osservi che se egli 

avesse chiesto alla SEM di consultare l’incarto, avrebbe ricevuto, con ogni 

probabilità, una copia anonimizzata del messaggio elettronico del SIC del 

15 agosto 2019 (cfr. consid. D), ciò che gli avrebbe permesso di meglio 

capire i motivi della SEM. In questo senso, l’affermazione del ricorrente che 

il rifiuto dell’approvazione poggerebbe soltanto sulla sua cittadinanza 

pakistana (cfr. consid. H), si rivela essere un’illazione più che una censura 

ponderata e ben argomentata.     

Per il resto, nella decisione impugnata, la SEM si riferisce in modo 

generale, menzionando l’art. 3 cpv. 3 LStrI, all’interesse pubblico della 

Svizzera a gestire la propria politica migratoria come meglio crede, tenendo 

conto “dell’evoluzione demografica, sociale e sociopolitica […], senza 

perdere di vista che l’ammissione di uno straniero è una decisione 

autonoma appartenente ad ogni Stato sovrano, fatti salvi gli obblighi legati 

al diritto internazionale pubblico”. In proposito, non rimane che constatare, 

nonostante il suo carattere generale, la pertinenza di questo richiamo alla 

natura della politica migratoria della Svizzera, che fondamentalmente non 

differisce da quella degli altri Stati. In questo rispetto, va però sottolineato 

che, proprio perché la Svizzera è uno Stato sovrano e che gestisce la sua 

politica migratoria autonomamente, la SEM non avrebbe dovuto riferirsi 

nella decisione impugnata, qualunque sia stato il suo proposito, al rifiuto 

delle autorità francesi di rilasciare al ricorrente un visto di lunga durata per 

formazione a causa del possibile abuso della sua richiesta. È comunque 

doveroso aggiungere che la questione dell’assenza di garanzia del rientro 

in Pakistan del ricorrente, paventata dall’ASP (cfr. consid. B), non è stata, 

in definitiva, tematizzata nella decisione impugnata.       

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Di conseguenza, anche dal punto di vista dell’opportunità (adeguatezza) ai 

sensi dell’art. 49 lett. c PA, il rifiuto di approvare il rilascio al ricorrente di un 

permesso di dimora per svolgere degli studi in Svizzera, regge ad una 

verifica giudiziale esercitata nel rispetto del potere d’apprezzamento della 

SEM.             

7.  

Siccome il ricorrente non ottiene alcun permesso di dimora per formazione, 

è pure a giusto titolo che la SEM gli ha negato l’autorizzazione ad entrare 

in Svizzera a questo scopo.   

8.  

In conclusione, tenuto conto di quanto precede, la decisione impugnata è 

conforme al diritto federale ed opportuna (art. 49 PA), per cui il ricorso deve 

essere respinto.    

9.  

Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, considerato l’esito negativo del ricorso, le spese processuali 

di fr. 1’000.– sono poste a carico del ricorrente e prelevate sull’anticipo, 

dello stesso importo, da lui già versato.   

Per la stessa ragione, al ricorrente non si attribuiscono indennità per spese 

ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA a contrario). Si osservi ancora che la SEM, in 

quanto autorità federale, non ha diritto a un'indennità a titolo di ripetibili (art. 

7 cpv. 3 TS-TAF).   

 

 

  

 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.   

2.  

Le spese processuali di fr. 1’000.– sono poste a carico del ricorrente e 

prelevate sull’anticipo, dello stesso importo, da lui già versato.  

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili.   

4.  

Comunicazione: 

– al ricorrente (raccomandata);  

– alla SEM (incarto SIMIC … restituito).  

 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

 

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