# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be26da58-be25-53f4-b20f-30dae04040c3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-05-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.05.2020 32.2019.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2019-86_2020-05-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2019.86

   

  FC

  	
  Lugano

  25 maggio 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 maggio 2019 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 15 marzo 2019 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Con decisione 22 giugno 2016,
preavvisata il 13 marzo 2016 (doc. AI 89), l’Ufficio AI - sulla base della
documentazione medica raccolta, fra la quale una perizia __________, del
rapporto d’inchiesta per l’attività professionale allestito dal consulente in integrazione
professionale il 13 ottobre 2014 e delle annotazioni 12 gennaio e 5 ottobre
2015 del medico SMR (doc. AI 67, 86, 88, 103) - ha riconosciuto a RI 1, nato
nel 1964, di professione giardiniere indipendente, vittima il 4 dicembre 2010
di un incidente automobilistico con politrauma e in particolare frattura del
femore sinistro e del collo femorale laterale sinistro, il diritto ad una
rendita intera d’invalidità per il periodo dal 1. dicembre 2011 al 31 gennaio 2014
(doc. AI 114). L’assicurato, rappresentato dall’avv. __________, ha impugnato
tale decisione sulla base di nuova documentazione, contestando la valutazione
medica ed economica e chiedendo l’annullamento della decisione querelata e il
riconoscimento del diritto alla rendita anche dopo il 31 gennaio 2014. In
sostanziale accoglimento di quanto postulato dall’Ufficio AI nella sua risposta
di causa, e della relativa adesione di principio manifestata dall’insorgente,
il TCA, mediante pronuncia del 28 novembre 2016, ha accolto il ricorso,
annullato la decisione contestata e rinviato gli atti all’amministrazione per
ulteriori accertamenti economici e medici in riferimento alla nuova
documentazione prodotta dal ricorrente, con la precisazione che restava fermo “il
diritto ad una rendita intera dal 1. dicembre 2011 al 31 gennaio 2014”
(inc. 32.2016.84). 

 

                               1.2.   L’Ufficio AI ha quindi
proceduto ad ulteriori accertamenti, segnatamente interpellando il consulente
professionale e facendo eseguire una nuova valutazione pluridisciplinare a cura
del __________ (perizia del 17 luglio 2018), sulla base della quale, con
progetto di decisione del 19 luglio 2018 e decisione del 15 marzo 2019 – ammessa
un’inabilità lavorativa completa in ogni attività dal 12 dicembre 2010, con una
ripresa di un’abilità del 70% nell’attività abituale di giardiniere e dell’80%
in attività leggere adeguate a far tempo dal 1. novembre 2013 e, quindi, nuovamente
un’inabilità completa in ogni attività dal 1. gennaio 2015 – ha attribuito
all’assicurato una rendita intera dal 1. dicembre 2011 sino al 31 gennaio 2014,
ovvero dopo tre mesi dal constatato miglioramento, e quindi nuovamente dal 1
gennaio 2015.

 

                               1.3.   Con ricorso 3 maggio 2019, pervenuto
il 6 maggio 2019, l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha postulato
l’annullamento della decisione contestata ed il riconoscimento della rendita
intera anche nel periodo dal 1. febbraio 2014 al 31 dicembre 2014. Contesta in
particolare la valutazione medica effettuata dall’amministrazione e anche gli
aspetti economici, segnatamente la commisurazione del reddito da valido. Postula
inoltre di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito
patrocinio (doc. I).

 

                               1.4.   Nella risposta del 29 maggio
2019 l’Ufficio AI, sollevata l’intempestività del gravame, nel merito ha
postulato la reiezione del ricorso, rimandando alle argomentazioni esposte
nella decisione impugnata.

 

                               1.5.   In data 4 giugno 2019 il
ricorrente, tramite il suo legale, ha prodotto documentazione atta a comprovare
la tempestività del gravame e ha in seguito fatto pervenire i documenti comprovanti
la situazione economica (doc. IX e XIII).                                                      

                                         

considerato                    in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   Per quel che concerne la
tempestività del ricorso, secondo l'art. 69 cpv. 1 LAI, in deroga agli art. 52
e 58 LPGA, le decisioni degli uffici AI cantonali sono impugnabili direttamente
al tribunale delle assicurazioni del luogo dell’ufficio AI. In virtù dell’art.
60 cpv. 1 LPGA il ricorso deve essere interposto entro 30 giorni dalla
notificazione della decisione o della decisione contro cui l'opposizione è
esclusa.

 

                                         Un invio raccomandato è
reputato notificato al momento in cui il destinatario l’ha ricevuto.
Generalmente un secondo invio e la susseguente ricezione non modificano tale
risultato; essi sono giuridicamente irrilevanti (DTF 119 V 94 consid. 4b/aa con
riferimenti). L'onere della prova circa l'atto e il momento della notifica di
una decisione amministrativa incombe, di principio, all'autorità che intende
trarne conseguenze giuridiche (DTF 124 V 402 consid. 2a). La prova della
notifica di un atto, che deve essere determinata almeno con il grado della
verosimiglianza preponderante richiesto in materia di assicurazioni sociali
(DTF 124 V 402 consid. 2b, 121 V 6 consid. 3), può tuttavia risultare
dall'insieme delle circostanze o da altri indizi (DTF 105 III 46 consid. 3; DLA
2000 no. 25 pag. 121).

 

                                         Nel caso concreto, il
legale dell’assicurato ha sostenuto che la decisione 15 marzo 2019 è stata
notificata al precedente rappresentante dell’assicurato, avv. __________,
inviata per posta semplice, il 20 marzo 2019. Detta circostanza risulta
confermata da un’email del 21 marzo 2019 dell’avv. __________ e dalla
produzione della copia della busta di invio della decisione recante il timbro
postale di invio (per posta semplice) del 18 marzo 2019 (doc. IX/1 e 2). 

In sede di risposta,
l’amministrazione ha confermato di aver inviato il provvedimento contestato mediante
posta ordinaria e non raccomandata. 

Ora, trattandosi del 19 marzo
2019 di giorno festivo, a ragione l’avv. RA 1 fa falere che la decisione, incontestatamente
inviata il 18 marzo 2019 per posta semplice, non può conseguentemente essere
pervenuta prima del 20 marzo 2019 (doc. IX e IX/1 e 2). Tenuto conto quindi
della sospensione dei termini per le ferie pasquali (art. 11 lett. a Lptca), il
termine di ricorso è venuto a scadere il 4 maggio 2019.

                                         Il gravame, datato 3
maggio 2019 e recapitato all’ufficio postale il medesimo giorno, risulta quindi
tempestivo. 

                                         

                                         nel merito

 

                               2.2.   Controverso
è il diritto dell’assicurato a prestazioni di invalidità nel periodo dal febbraio
al dicembre 2014, ritenuto per contro che il diritto ad una rendita intera dal 1.
dicembre 2011 al 31 gennaio 2014 e nuovamente dal 1. gennaio 2015 è pacificamente
acquisito. 

                                         Il
ricorrente contesta in particolare che a far tempo dal 1. novembre 2013 (e sino
alla fine del 2014) le sue condizioni di salute siano temporaneamente migliorate
al punto da determinare una diminuzione dell’inabilità lavorativa dal 100% (precedentemente
riconosciutagli dal 4 dicembre 2010, giorno dell’incidente stradale) sino al 30%
nell’attività di giardiniere e al 20% in attività leggere adeguate. 

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht,
Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46). Secondo l'art.
28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali
provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc,
op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina
n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto
conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale
del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1. gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'
(even-tuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone
intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA,
decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita
(DTF 129 V 222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del
13 giugno 2003, consid. 4.1).

 

                               2.4.   Per costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica
decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente,
la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per
analogia le regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (fra le tante cfr. DTF 131 V
164, 131 V 120 e 125 V 143). 

 

                                         Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA).

                                         Qualsiasi
cambiamento importante delle circostanze suscettibile di incidere sul grado
d’invalidità e, quindi, sul diritto alla rendita, può fondare una revisione
giusta l’art. 17 LPGA. La rendita può essere oggetto di revisione non soltanto
nel caso di una modifica sensibile dello stato di salute, ma anche qualora le
conseguenze dello stesso sulla capacità di guadagno, pur essendo esso stato
rimasto immutato, abbiano subito una modificazione notevole (DTF 130 V 349
consid. 3.5, 113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390
consid. 1b).

                                         Una semplice
valutazione diversa delle circostanze di fatto, che sono rimaste
sostanzialmente invariate, non giustifica comunque una revisione ai sensi
dell’art. 17 LPGA (DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b).

                                         

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità
al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole
(art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di
revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di
una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC
1984 p. 137).

 

                                        Circa gli
effetti della modificazione di un diritto ad una rendita d’invalidità (o ad un
assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI stabilisce che la
riduzione o la soppressione della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è
messa in atto il più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la
notifica della decisione.

                                         L’art. 88bis
cpv. 2 lett. b OAI prevede che la riduzione o la soppressione della rendita o
dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto retroattivamente dalla data in
cui avvenne la modificazione determinante se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato o se quest’ultimo
ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77
OAI.

 

                               2.5.   Secondo la giurisprudenza del TFA, nei casi in cui il calcolo dei redditi risulti particolarmente
difficile, occorre che la graduazione dell’invalidità avvenga, ispirandosi al
metodo specifico applicabile alle persone non esercitanti un’attività lucrativa
(art. 27 OAI), eccezionalmente secondo il metodo straordinario.

                                         Capita
in particolare nel caso di indipendenti, dove un calcolo sufficientemente
preciso dei redditi da porre a confronto sia escluso (Pratique VSI 1998 p. 121;
pag. 255; SVR 1996 IV Nr. 74 p. 213ss. consid. 2b; RAMI 1996 p. 36 consid. 3b e
3c; DTF 104 V 137 consid. 2c; DTF 97 V 57; DTF 104 V 139;
DTF 105 V 154ss consid. 2a; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Losanna
1995, p. 456).

                                         L’invalidità è allora stabilita secondo la riduzione del rendimento
nella situazione concreta in cui si svolge l’attività (Pratique VSI 1999 pag.
121s; Valterio, op. cit., p. 199). Perciò l’invalidità
sarà valutata considerando le ripercussioni economiche dovute alla riduzione
del rendimento sulla situazione concreta dove si svolge l’attività
dell’assicurato divenuto invalido (DTF 105 V 151). 

                                         In
tal caso si procede a paragonare le attività svolte prima e dopo la
sopravvenienza del danno alla salute, riferendosi al metodo specifico applicato
a coloro i quali non svolgono attività lucrativa (art. 27 OAI; Pratique VSI
1998 p. 122 consid. 1a). La differenza sostanziale tuttavia con quest’ultimo
metodo consiste nel fatto che il grado di invalidità non viene stabilito
direttamente sulla base del raffronto tra le attività. Dapprima, infatti, sulla
base di tale raffronto, si constata l’impedimento dovuto al danno, poi si
valutano gli effetti di tale impedimento sull’incapacità di guadagno (metodo
straordinario; Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a; SVR 1996
IV Nr. 74 p. 213ss consid. 2b; DTF 105 V 151, 104 V 138). Una
determinata limitazione della capacità produttiva funzionale può, non deve
tuttavia forzatamente, produrre una perdita di guadagno della medesima entità
(Pratique VSI 1998 pag. 123 consid. 1a).

                                         Se
si volesse, nel caso di persone attive, fondarsi esclusivamente sul risultato
ottenuto dal confronto delle attività, si violerebbe il principio legale
secondo cui per questa categoria di assicurati l'invalidità deve essere
stabilita in base all'incapacità di guadagno (DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2; VSI 1998 pag. 122 consid. 1a e pag. 257 consid. 2b; cfr. in
particolare STFA inedite del 27 agosto 2004
 in re I, I 543/03 e del 12 maggio 2004 nella causa T., I 540/02).

                                         Secondo
giurisprudenza infine, il metodo straordinario è spesso applicato alle persone
con attività lucrativa indipendente o comunque nei casi in cui anche solo uno
dei redditi determinanti per il raffronto non può essere accertato o stimato in
maniera affidabile (STFA I 543/03 del 27 agosto 2004 consid. 4.3
e I 224/01 del 22 ottobre 2001 consid. 2b; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 205).

 

                                         Nel caso di un indipendente, il TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale
federale) ha precisato che il solo raffronto tra l’utile realizzato prima e
quello conseguito dopo l’incidente, non conduce a conclusioni affidabili per
quel che riguarda la perdita di guadagno che dipende dall’invalidità. In
effetti, troppi fattori influenzano gli utili di un’azienda, come ad esempio la
situazione congiunturale e la situazione concorrenziale, di conseguenza le
oscillazioni sono dovute anche ad aspetti estranei all’invalidità. Di
conseguenza il TFA ha stabilito che i soli documenti contabili non sono dei
mezzi idonei a stabilire in maniera affidabile i redditi ipotetici (RAMI 1996
p. 34, p. 36 consid. 3b; DTF 104 V 137 consid. 2c; STCA 32.2013.165 del 28
luglio 2014, consid. 2.3).

 

                               2.6.   Per
quanto attiene l’esame delle conseguenze del danno alla salute dal profilo
economico e, quindi, la determinazione del grado di inabilità, richiamato
l’art. 16 LPGA e quanto già esposto al consid. 2.3 che precede, va ricordato
che l'invalidità
nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere
economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275
consid. 4a). I dati
economici risultano pertanto determinanti. 

                                         Al
medico compete la valutazione dello stato di salute del peritando, della misura
e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace al lavoro. Il medico
stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute limita l’interessato
nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita in particolare alle
funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo la sua esperienza di
vita entrano in linea di conto nel caso concreto (Meyer-Blaser, op. cit., p.
227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143 consid. 2, 114 V 314 consid.
3c).

                                         D’altro
canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base
alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 228, Omlin, Die Invalidità in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

                                         In
particolare, al fine di determinare l'incapacità al guadagno mediante il metodo
ordinario di cui all’art. 16 LPGA, occorre porre in confronto il reddito che
l'assicurato avrebbe conseguito senza il danno (reddito da valido) con quello
risultante dalle attività esigibili nonostante il danno alla salute (reddito da
invalido). Determinante per il raffronto dei redditi ipotetici è il momento
dell'inizio dell’eventuale diritto alla rendita, tenuto conto che
l'amministrazione deve considerare inoltre eventuali rilevanti modifiche dei
redditi di riferimento intervenute sino all'emanazione della decisione
contestata (cfr. consid. 2.2.).

 

                                         In
ogni modo, ai fini dell'accertamento
dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e
quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta
di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le
capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un
concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, op cit. p.
212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale
di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). 

                                      

                                         Va
ancora la pena di rilevare che, secondo la giurisprudenza federale, per
accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità (reddito
da valido) è decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza
preponderante, quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del
diritto alla rendita, se fosse sano (STFA I 782/03 del 24 maggio
2006; I 475/01 del 13 giugno 2003 e U 243/99 del 23 maggio 2000; RAMI
1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96
consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più concretamente possibile.
Determinante è dunque il reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire
tenuto conto delle competenze professionali come pure delle circostanze
personali per un prospettato avanzamento professionale (quali la frequentazione
di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi
concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure
RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b). Considerato come di regola bisogna
presumere che senza il danno alla salute l’assicurato avrebbe continuato la
precedente attività, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno conseguito,
adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari (RKUV 2000
n. U 400 p. 381 e riferimenti). 

                                         Per
quel che concerne la determinazione del reddito di un indipendente, si
deve tener conto in particolare delle attitudini professionali e personali e
del genere di attività della persona assicurata, come pure della situazione
economica e dell'andamento della sua azienda (RCC 1961 pag. 338) prima
dell'insorgere dell'invalidità. In mancanza di dati affidabili, il reddito
medio o il risultato d'esercizio di aziende simili possono fungere da base per
valutare il reddito ipotetico (RCC 1962 pag. 125). Il reddito di tali aziende
non può tuttavia essere equiparato direttamente al reddito ipotetico senza
invalidità (RCC 1981 pag. 40). In tutti i casi deve essere fatta astrazione del
reddito che non proviene dall'attività personale dell'assicurato, come il
good-will, l'interesse derivante dal capitale investito o la parte di reddito attribuibile
alla collaborazione di famigliari (RCC 1971 pag. 432; cfr. Valterio op. cit.,
pag. 206; Peter, Die Koordination von Invalidenrenten, Zurigo 1997 pag. 65 e il
marginale 3030 della Circolare sull'invalidità e la grande invalidità
nell'assicurazione per l'invalidità (CIGI) edita dall’UFAS, nella versione in
vigore dal 1° gennaio 2000; cfr. al riguardo anche STCA 32.2002.154 del 29
ottobre 2003, 32.2003.15 del 27 ottobre 2003).

 

                                         Per
quel che concerne invece il reddito da invalido, lo stesso deve essere determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (cfr. DTF 126 V 76
consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto
guadagno, in particolare perché come nel caso in esame l'assicurato non ha
intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da
contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità,
può essere ricavato dai rilevamenti di statistici ufficiali, editi dall'Ufficio
federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali
regioni e categorie di lavoro  (Pratique VSI 2002 pag. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 pag. 332 consid. 3c, 1989 pag. 485).

                                         Inoltre, va rilevato che,
secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della
particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non
possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in
lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello
medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul
salario teorico statistico che, a seconda delle circostanze, può arrivare sino
a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc, recentemente confermato in
Pratique VSI 2002 pag. 64; STCA 32.2013.165 del 28 luglio
2014, consid. 2.4).

 

                               2.7.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che esso può portare ad un’invalidità se è di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di avvalersi
della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298
consid. 4c). Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

"
(…) Tra i danni alla salute
psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai
sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie
mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non
sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non
costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni
della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di
buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere
apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in
quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute
mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre,
tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere
quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire
l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute
psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)"
(STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid. 3.2)

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998,
consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il
riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio
2007).

                                         

                                         In
una sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281 il
Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi
(cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di
lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono
stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso
particolare e senza risultati predefiniti. In particolare la presunzione
secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno
sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

                                         Infine,
in due sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e 143 V 418), il Tribunale
federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura illustrata nella DTF
141 V 281 deve ora essere applicata all’esame di tutti i casi nei quali è
richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, in particolare anche
nell’eventualità di depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr.
comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch). 

                                         Alla
luce di questa nuova prassi, dunque, per tutte le malattie psichiche, comprese
le depressioni da lievi fino a medio-gravi, occorrerà applicare una procedura
probatoria fondata su indicatori. Ciò comporta, in particolare, la modifica
della precedente giurisprudenza del TF per la quale le depressioni da lievi
fino a medio-gravi erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fosse stata
dimostrata una “resistenza alle terapie”, ponendo ora quale questione decisiva,
per tutte le affezioni psichiche, quella di sapere se la persona interessata
riesca a presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova
di un’inabilità lavorativa invalidante.

                                      

 

                                         Infine,
val la pena ancora precisare che per la giurisprudenza affinché un esame medico
in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse
condizioni (cfr. DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata. 

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto
(STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

 

                               2.8.   Per costante giurisprudenza
(cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare
l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 261 consid. 4; 115 V 134 consid. 2; 114 V 314 consid. 3c; 105 V 158 consid. 1). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; U 329/01 e U
330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; 122 V 160 consid. 1c;
Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in
der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche esterne (art. 44 LPGA) eseguite nell'ambito
della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria
piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; 122 V 161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189). 

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3),
poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico
curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
2010, ad art. 28a, pag. 353) e che il solo fatto che uno o più medici
curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre
nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010
del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Nell’ambito dell’evasione
della domanda di prestazioni  presentata dall’assicurato nel giugno 2011 a
seguito dei postumi dell’incidente stradale subito il  4 dicembre 2010, con un
politrauma e in particolare una frattura diafisaria del femore e del collo
femorale sinistri, l’amministrazione ha acquisito gli atti medici e
interpellato i curanti, fatto esperire una perizia a cura del dr. __________,
reumatologo (cfr. in merito al consid. 2.11.2; referto 16 aprile 2013, doc. AI
30) e ha ordinato l’esecuzione di una valutazione multidisciplinare. Nella
perizia eseguita il 6 giugno 2014, sulla base di referti di natura
reumatologica, ortopedica, neurologica e psichiatrica, il __________, poste le
diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “Sindrome mista
ansioso-depressiva su disadattamento, meralgia parestetica sin su irritazione
del nervo cutaneo laterale femorale”, ha concluso che l’assicurato, nella
sua attività di giardiniere, era da considerare inabile nella misura totale dal
dicembre 2010 al 1. novembre 2013 (sei mesi dopo l’intervento di asportazione
del materiale di osteosintesi al femore sinistro) e del 30% in seguito; in
un’attività adeguata invece inabile totalmente dal dicembre 2010 e quindi del
20% dal novembre 2013 (doc. AI 67). 

 

                                         Considerati quindi i
rapporti 10 giugno 2014 e 12 gennaio 2015 del SMR (che ha fatto proprie le
conclusioni del __________, doc. AI 68, 86), il rapporto d’inchiesta per
l’attività professionale del 13 ottobre 2014 (doc. AI 78), con progetto di
decisione del 13 marzo 2015, ammessi i gradi di inabilità lavorativa fissati
dal SMR, effettuato il confronto dei redditi ottenendo un grado di invalidità
del 50% nell’aprile 2013 e del 20% da novembre 2013, ha prospettato il
riconoscimento di una rendita intera dal 1. dicembre 2011 al 31 luglio 2013, e
una mezza rendita dal 1. agosto 2013 al 31 gennaio 2014 (doc. AI 89). Valutata
la documentazione prodotta dall’assicurato, segnatamente una valutazione del 12
maggio 2015 del dr. __________, chirurgo (per il quale l’assicurato in
un’attività leggera adatta era abile nella misura del 50%, ma era inabile
completamente come giardiniere, doc. AI 98), richiesta anche un’ulteriore presa
di posizione del __________ (doc. AI 91, 98, 102), e visto il rapporto finale
SMR del 5 ottobre 2015 (con il quale i periodi di inabilità sono stati
ridefiniti nel senso di inabilità totale in ogni attività dal dicembre 2010 al
1. novembre 2013 e in seguito del 30% come giardiniere e del 20% in un’attività
adeguata; doc. AI 103), con decisione del 22 giugno 2016 l’Ufficio AI ha
riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1. dicembre 2011 (alla
scadenza dell’anno di attesa) fino al 31 gennaio 2014 (3 mesi dopo il
miglioramento ex art. 88a cpv. 1 OAI; doc. AI 114).

                                         Il
ricorrente ha contestato queste conclusioni di fronte al TCA (inc. 32.2016.84) producendo
una valutazione delle capacità funzionali EFL eseguita il 13/14 luglio 2016
dallo studio di fisioterapia __________ nonché una perizia del dr. __________
del 13 luglio 2016, nel quale l’internista, poste le diagnosi di “Limitazione
funzionale dolorosa coxo femorale sinistra residua in stato dopo frattura
diafisaria femore sinistro, frattura collo femorale laterale sinistro, Garden
I, sindrome cervico vertebrale su alterazioni degenerative maggiori tra C5 e
C6, Sindrome lombo vertebrale su alterazioni degenerative dal L3 a Sl,
osteocondrosi maggiore tra L5 a Sl, Gonalgia sx su: Condropatia Il grado
compartimento mediale, versamento articolare”, confermando uno stato di
salute invariato rispetto alla valutazione eseguita per il __________ dal dr. __________
il 28 febbraio 2014, riferendosi alla capacità lavorativa successiva
all’infortunio del dicembre 2010 ha, fra l’altro, attestato che “nella
sua attività di giardiniere, in considerazione delle diagnosi nuovamente
accertate e del test EFL, si ritiene medicalmente giustificata e continua una
incapacità lavorativa 100% in abituale attività”. In un’attività leggera
adeguata allo stato di salute e rispettosa dei limiti funzionali: descritti nel
test EFL, secondo il perito l’assicurato era inabile al 100% dal 4 dicembre 2010,
al 50% dall’aprile 2013 e al 20% dal 1. novembre 2013. Il dr. __________ ha nondimeno
sottolineato la necessità di istruire la componente psichiatrica (doc. L allegato
al ricorso). Alla luce di questa documentazione e della presa di posizione
dell’Ufficio AI, il quale ha postulato la retrocessione degli atti, questo TCA,
mediante pronuncia del  28 novembre 2016, ha accolto il ricorso dell’assicurato
e rinviato gli atti all’amministrazione affinché, “effettuati i necessari
accertamenti medici ed economici - giustificandosi tra l’altro un esame da
parte dei periti della compatibilità dei limiti funzionali e dello stato
valetudinario complessivo con l’attività di giardiniere da ultimo svolta -
stabilisca in modo chiaro e attendibile l’effettiva capacità lavorativa
dell’assicurato per il periodo successivo al 1. novembre 2013, tanto nella sua
attività abituale quanto in un’attività adeguata, e, quindi, effettuata una
corretta e completa valutazione economica, dopo aver stabilito correttamente i
redditi di riferimento per la determinazione del grado d’invalidità, si
determini nuovamente, mediante l’emissione di una decisione, sul diritto di RI
1 a prestazioni anche successivamente al 31 gennaio 2014” (inc.
32.2016.84). 

                                         

                             2.10.   Ritornatigli
gli atti, l’Ufficio AI, interpellati i medici curanti, ha ordinato una nuova perizia
pluridisciplinare. Dal referto datato 17 luglio 2018 risulta che il __________
ha fatto capo a consultazioni specialistiche esterne di natura psichiatrica
(dr.ssa __________), reumatologica (dr. __________), ortopedica (dr. __________)
e neurologica (dr. __________) e sulla base delle risultanze dei singoli
consulti e degli accertamenti eseguiti presso il centro d’accertamento, ha
posto le seguenti diagnosi:

 

"
(…)

5.1    Diagnosi con influenza sulla capacità
lavorativa:

 

.   Disturbo postraumatico da stress
(ICD-10-GM F43.10)/Disturbo da stress postraumatico con espressione ritardata
(DSM-V 309.81 ).

.   Disturbo depressivo ricorrente
episodio di media gravità in atto, con rischio suicidale (ICD-10-GM
F33.1)/Disturbo depressivo maggiore, episodio singolo, moderato, con ansia, con
rischio suicidale (DSM-V 296.32).

.   Modificazione duratura della personalità
dopo esperienza catastrofica (ICD-10-GM F62.0).

.   Disturbo da dolore con fattori somatici
e psichici (ICD-10-GM- 2016 F45.41)/Disturbo da sintomi somatici persistente
(moderato/grave) (DSM V 300.82).

 

.   Sindrome lombospondilogena cronica con/su:

alterazioni degenerative conformi all'età senza neuro
compressione.

 

.   Meralgia parestetica con/su:

    lesione grave del nervo femorocutaneo laterale di
sin.

.   Pregresso politrauma, incidente
della circolazione stradale, 4.12.2010 con/su:

    pregressa frattura diafisaria del femore sin. tipo
C3.2,

    pregressa frattura del collo femorale sin. tipo
Garden 1,

pregressa riduzione osteosintesi con chiodo gamma 3 lungo,
5.12.2010,

pregressa asportazione di materiale di osteosintesi
del femore sin. e correzione di 2 ernie muscolari, 7.5.2013,

    ernia muscolare della fascia lata a sin.,

pregresse escoriazioni varie, falda di liquido intraddominale,
rabdomiolisi secondaria.

 

.   Sindrome cervicovertebrale cronica. (…)” (pag. 20
del doc. AI 163)

                                         

                                         Dopo
aver elencato anche una serie di patologie senza influsso sulla capacità
lavorativa, proceduto ad un’esaustiva valutazione particolare e globale, in
sede di discussione peritale (punto no. 6 della perizia) i periti hanno
ritenuto invalidanti le affezioni psichiatriche (in misura dell’80% in
qualsiasi attività lavorativa), reumatologiche (del 30% come giardiniere e del
20% in attività leggere), neurologiche (del 10% nella sua attività e dello 0% in
attività leggere adeguate) e ortopedica (inabilità completa come giardiniere e
dell’80% in attività leggere). Per quanto concerneva la problematica
psichiatrica i periti del __________ hanno precisato che “la riduzione della
capacità lavorativa psichiatrica prolungata è iniziata a partire al più tardi
da novembre 2013 con un'iniziale sindrome mista ansioso-depressiva su
disadattamento come ben decritto dal Dr. med. __________ nel suo consulto del
2014. In seguito l'A. non è stato curato come dovuto (l'A. ha abbandonato la
presa in carico psichiatrica) e vi è stata un’evoluzione "in un
peggioramento con l'insorgenza di un disturbo depressivo maggiore, su base
eziopatogenetica di un PTSD che non elaborato, ha permesso che si associasse un
disturbo da Sintomi Somatici e la modificazione della personalità". Non
avendo nessun rapporto psichiatrico, la nostra consulente ipotizza che
l'attuale riduzione della capacità lavorativa psichiatrica sia da far partire,
ipoteticamente da inizio 2015”. 

.                                       Globalmente
essi hanno concluso che l’assicurato era totalmente inabile sia come
giardiniere in proprio che in ogni attività lavorativa, precisando che “la
diminuzione della capacità lavorativa è dovuta in primis alla patologia
psichiatrica e anche alle patologie somatiche (rachide, arto inferiore sin)”
(doc. AI 163 pag. 28). Hanno inoltre precisato di aver parzialmente sommato tra
di loro le diminuzioni della capacità lavorativa dovuta alle varie patologie a
livello psichiatrico e somatico e che le predette conclusioni sulla capacità
lavorativa potevano essere ritenute valide dal gennaio 2015, considerato come “si
constata un peggioramento a livello psichiatrico nel corso del 2014,
dopo la perizia __________ redatta il 6.6.2014” (cfr. nel dettaglio ancora
al consid. 2.11.2).

 

                                         Riprese
le conclusioni della perizia __________, con rapporto finale 19 luglio 2018 il
SMR ha ammesso un’inabilità completa in ogni attività a far tempo dal gennaio
2015, rimandando per le inabilità precedenti al rapporto finale del 10 giugno
2014 (doc. 165). 

                                         Di
conseguenza, interpellato il consulente professionale (doc. AI 164), con
progetto del 19 luglio 2018 l’Ufficio AI ha proposto la concessione di una
rendita intera dal 1. dicembre 2011 al 31 gennaio 2014 e nuovamente dal 1.
gennaio 2015 (doc. AI 167). 

                                         In
sede di osservazioni l’assicurato, tramite il suo patrocinatore, ha contestato queste
conclusioni, segnatamente circa l’ammesso miglioramento transitorio della
capacità lavorativa a far tempo dal mese di novembre 2013 (fino alla fine del
2014). Tali censure sono state sottoposte al __________, il quale, in uno
scritto del 22 novembre 2018, ha confermato le conclusioni peritali (doc. AI 182).

                                         Di
conseguenza, mediante decisione del 15 marzo 2019, l’Ufficio AI ha concluso
quanto segue:

 

" (…)

Decidiamo pertanto:

Dal 1. dicembre 2011, ovvero alla scadenza dell'anno d'attesa, il
signor RI 1 ha diritto ad una rendita intera (grado Al del 100%). Questo
diritto è limitato al 31 gennaio 2014, tre mesi dopo il constatato
miglioramento (art. 88a, cpv 1, OAI).

Dal 01 gennaio 2015 il signor RI 1 ha nuovamente diritto ad una
rendita intera (grado Al del 100%).

 

Esito degli accertamenti:

A seguito della sentenza del Tribunale Cantonale delle
Assicurazioni (TCA), datata 28 novembre 2016, abbiamo provveduto alla
rivalutazione della richiesta di prestazioni Al del signor RI 1.

A seguito della richiesta di prestazioni Al abbiamo provveduto a
sottoporre la documentazione medica raccolta durante la fase istruttoria, con
particolare riferimento alla perizia del __________ del mese di aprile 2018, al
nostro Servizio Medico Regionale (SMR), il quale ha ritenuto corretto
giustificare i seguenti periodi di inabilità lavorativa presentati, con relative
percentuali:

 

Attività abituale:

100% dal 12.12.2010

30% dal 01.11.2013

100% dal 01.01.2015

Attività adeguata:

100% dal 12.12.2010

20% dal 01.11.2013

100% dal 01.01.2015

 

Le percentuali sopra indicate sono da intendere come riduzione del
rendimento sull'arco di un'intera giornata lavorativa.

Abbiamo quindi provveduto a calcolare la perdita di guadagno.

Dal profilo salariale, la giurisprudenza imposta dall'Alta Corte
federale indica che sono esclusivamente applicabili, in difetto d'indicazioni
economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di
riferimento TA1 dell'inchiesta sulla struttura dei salari edita

dall'Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili
dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni
(STFA 12 ottobre 2006 nella causa s., U 75/03, e del 5 settembre 2006 nella
causa P., l 222/04). Sempre in base alla giurisprudenza federale, tali

redditi possono ancora essere diminuiti nella misura massima del
25%, e ciò al fine di considerare quei fattori che nel caso di specie sono
suscettibili di influenzare il reddito che l’assicurato potrebbe percepire,
quali ad esempio le limitazioni addebitabili al danno alla

salute, l'età, la nazionalità, il grado di occupazione (cfr. DTF
126 V 75).

 

Salario da valido:

Quale salario da valido viene preso a riferimento quello
determinato nell'inchiesta indipendenti datata 09 ottobre 2014.

Il signor RI 1 ha intrapreso la nuova attività nel 2006 e proprio
nel 2010, anno dell’infortunio, ha ricevuto una grande commessa che lo ha
portato ad ottenere un reddito elevato. Si ritiene più rappresentativo
procedere con la media dei dati fiscali dal 2007 al 2010 ed aggiornali al 2012
(ultimo aggiornamento possibile all’epoca dell'inchiesta). Si è ritenuto corretto
considerare anche il guadagno del 2010, nonostante sia un reddito guadagnato durante
l'anno dove è intervenuto il danno alla salute. Ne scaturiva un reddito pari a
CHF

54'017.- annui, che aggiornati al 2012 corrispondevano a CHF
54'998.- annui.

Possiamo ora provvedere all'aggiornamento per gli anni successivi:

 

2013: CHF 55'405.-

2014: CHF 55'836.-

 

In data 04 aprile 2017 il Servizio Ispettorato ha inoltre provveduto
a prendere posizione rispetto alla documentazione inoltrata in sede di ricorso.
All'ufficio viene contestata, a livello economico, la definizione del reddito
da valido dell'assicurato definito in sede d'inchiesta a CHF 54'998.- lordi
(2012).

Per tale definizione abbiamo preso in considerazione tutti gli anni
di attività di indipendente dell'assicurato e cioè dal 2007 al 2010. L'attività
è iniziata nel corso del 2006 di conseguenza non viene considerato nella media
perché risultato non di un anno fiscale completo.

Nonostante il danno alla salute sia subentrato durante l'anno
2010, e più precisamente il 12 dicembre 2010 essendo l'anno praticamente
concluso ed inoltre perché molto favorevole abbiamo considerato nella media
anche tale anno.

Riguardo alla contestazione che vorrebbe che tale dato venisse
ulteriormente migliorato per via dei 19 giorni mancanti di lavoro per terminare
l'anno riteniamo non sia fattibile in quanto non possiamo modificare risultati
aziendali e fiscali.

 

In sede d'inchiesta l'assicurato ha dichiarato che il lavoro
svolto nel 2010 è frutto di un grosso mandato che sarebbe terminato a
conclusione dei lavori. Ciò significa che tale entrata è stata frutto di un
mandato ben preciso e non vi è evidenza alcuna che anche in futuro l'assicurato
avrebbe potuto beneficiare degli stessi risultati aziendali.

Riguardo i mandati per l'anno 2011 per i quali viene presenta
della documentazione firmata dai clienti osserviamo quanto segue:

 

Doc. C: viene presentato un preventivo datato 26 ottobre 2010 pari
a CHF 15'680.-. Tale è un preventivo ma che non può in alcun modo provare che il
lavoro sarebbe stato eseguito dall'assicurato in assenza del danno alla salute.

Doc. D: dichiarazione del Sig. __________ datata 25 giugno 2012
della quale vista la forma e la datazione del documento non ha alcun fondamentò
legale per poter ritenere che tale lavoro sarebbe stato effettivamente eseguito.

Doc. E: dichiarazione del Sig. __________ datata 20 giugno 2012
della quale vista la forma e la datazione del documento non ha alcun fondamento
legale per poter ritenere che tale lavoro sarebbe stato effettivamente
eseguito.

Doc. F: dichiarazione del Sig. __________ datato 21 giugno 2012
della quale vista la forma e la datazione del documento non ha alcun fondamento
legale per poter ritenere che tale lavoro sarebbe stato effettivamente
eseguito.

Doc. G: dichiarazione del Sig. __________ datato 20 giugno 2012
della quale vista la forma e la datazione del documento non ha alcun fondamento
legale per poter ritenere che tale lavoro sarebbe stato effettivamente
eseguito.

Doc. H: dichiarazione del Sig. __________ datato 20 giugno 2012
della quale vista la forma e la datazione del documento non ha alcun fondamento
legale per poter ritenere che tale lavoro sarebbe stato effettivamente eseguito

 

Visto quanto sopra il reddito da valido non può che essere
confermato.

Perdita di guadagno dicembre 2011 (scadenza anno d'attesa):

Sulla base della documentazione medica acquisita in fase
d'istruttoria, esaminata dal nostro Servizio Medico Regionale (SMR), si ritiene
giustificato riconoscere lì signor RI 1 un'inabilità lavorativa totale in
qualsiasi attività lucrativa.

 

Perdita di guadagno novembre 2013:

Nel caso concreto, senza il danno alla salute nella sua abituale
professione il signor RI 1 nell'anno 2013 avrebbe potuto conseguire CHF
55'405.-.

 

Malgrado il danno alla salute e con una capacità lavorativa
dell'80% in attività adeguate, avrebbe invece potuto conseguire CHF 44'648.-
(tabella RSS elaborata dall'Ufficio federale di statistica, settore maschile,
attività semplici e ripetitive, valore mediano, riduzione del 1 5%).

Il confronto dei redditi permette quindi di determinare una
perdita di guadagno e quindi un grado Al pari al 20%. Il calcolo utilizzato è
mostrato qui di seguito:

 

Confronto dei redditi:

senza invalidità CHF 55'405.00

con invalidità CHF 44'648.00

Perdita di guadagno CHF 10'757.00 = Grado d'invalidità 20%

 

 

Perdita di guadagno gennaio 2015:

Sulla base della documentazione medica acquisita in fase
d'istruttoria, esaminata dal nostro Servizio Medico Regionale (SMR), si ritiene
giustificato riconoscere al signor RI 1 un'inabilità lavorativa totale in
qualsiasi attività lucrativa.

Il diritto ad una rendita insorge dopo un anno d'attesa
ininterrotto dall'inizio della malattia di lunga durata (Art. 28 cpv 1, lett b,
LAI).

 

Osservazioni al progetto:

Abbiamo preso atto delle osservazioni inoltrate in data 14 agosto
2018.

Per quello che concerne l'aspetto medico abbiamo provveduto a
sottoporre nuovamente il dossier del signor RI 1 all’attenzione dell'SMR, che
con scritto del 20 agosto 2018 ha provveduto a richiedere alcune precisazioni
al __________. In data 23 novembre 2018 riceviamo risposta da parte del __________.
Con annotazione del 07 dicembre 2018 l'SMR comunicava che le precedenti
valutazioni mediche effettuate e riportate nel progetto del 19 luglio 2018
erano confermate.

Per quello che concerne l'aspetto economico non possiamo che
rimandare, in risposta ai punti sollevati in fase di audizione, alla presa di
posizione del 04 aprile 2017 del Servizio Ispettorato, già riportata nel
summenzionato progetto.

In ragione di quanto sopra il progetto del 19 luglio 2018 viene confermato.
(…)” (doc. AI 185)

 

                                         Il ricorrente insorge in
questa sede ritenendo che la sua situazione valetudinaria non sia stata
adeguatamente valutata e che il reddito da valido sia stato fissato in modo
errato.

 

                             2.11.
  Nel caso concreto, questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di
salute del ricorrente sia stato accuratamente vagliato dall’amministrazione
prima dell’emissione della decisione impugnata, dopo attenta analisi della
documentazione medica agli atti, non può concordare totalmente con le
conclusioni dell’Ufficio AI. In effetti, se la documentazione medica agli atti
consente con la necessaria chiarezza di confermare la conclusione in merito
alla capacità lavorativa relativamente al periodo successivo all’infortunio del
dicembre 2010 sino alla fine di ottobre 2013 e nuovamente dal gennaio 2015, essa
non permette per contro di confermare quanto concluso relativamente al periodo
dal 1. novembre 2013 sino alla fine del 2014. Questa Corte non condivide in
particolare la conclusione per la quale a far tempo dal 1. novembre 2013
l’assicurato abbia avuto un miglioramento temporaneo delle condizioni di salute
tale da comportare un aumento della capacità lavorativa dallo 0% al 70%
nell’attività come giardiniere e all’80% in un’attività leggera adeguata. E
meglio per le ragioni che seguono.

 

                           2.11.1   Innanzitutto
questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione del __________
del 17 luglio 2018 per quanto riguarda le conclusioni circa l’inabilità
lavorativa totale al momento della valutazione stessa e quantomeno con effetto
dal 1. gennaio 2015. 

In effetti, richiamata la
giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici di cui al
considerando 2.8., questo Tribunale non intravede ragioni che gli impediscano
di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del __________, i quali
hanno compiutamente valutato, sino al momento della resa della decisione
contestata – per
costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini
dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati
fino al momento della resa della decisione contestata (DTF 132 V 215
consid. 3.1.1 pag. 220 con riferimenti) – le differenti affezioni di cui
l’assicurato è portatore, giungendo ad una conclusione logica e priva di
contraddizioni che stabilisce un’inabilità lavorativa totale nell’attività
abituale così come in attività adeguate. I periti hanno elencato
le diverse affezioni con influsso sulla capacità lavorativa, tutte da
sostanzialmente ricondurre al politrauma subito in occasione dell’infortunio
subito il 4 dicembre 2010, segnatamente da un lato quelle somatiche in
relazione alla frattura diafisaria del femore e del collo femorale sinistri,
con soprattutto la conseguente meralgia parestetica con/su lesione grave
del nervo femorocutaneo laterale di sinistra, e dall’altro quelle psichiatriche
( in particolare il disturbo postraumatico da stress – PTSD- , il disturbo
depressivo ricorrente con rischio suicidale e ansia, e la modificazione
duratura della personalità e il disturbo da sintomi somatici persistente; cfr.
al consid. 2.10 in esteso, doc. AI 163 pag. 20).

 

                                         In effetti, per quanto riguarda innanzitutto la componente psichiatrica,
l’assicurato è stato valutato dalla dr.ssa __________, la quale ha
evidenziato la presenza di un PTSD non rielaborato e ancora attivo e bloccante,
in relazione all’incidente subito nel dicembre 2010. Secondo la perita
l’abilità lavorativa dell’assicurato era del 20% come giardiniere, rilevato
come la riduzione era da attribuire alla presenza dei sintomi di un PTSD in comorbidità
di un disturbo depressivo con rischio suicidale ed un disturbo da sintomi
somatici persistente. I sintomi principali erano “sentimento diminuito in
senso generale della forza, dell'energia e della vitalità, inclusi la debolezza,
la fiacchezza, il rapido esaurimento fisico e mentale, la stanchezza e il malessere
fisico legato ad un dolore persistente, vissuto con modalità tipiche del disturbo
somatoforme in modo eccessivo; un'importante irritabilità ed una grave insonnia.
Inoltre vi sono disturbi della concentrazione, con ruminazioni mentali non ossessive;
disforia, irritabilità e ritiro sociale importante”. La perita ha
raccomandato la presa a carico da parte del curante dr. __________ con terapia
EMDR, ritenendo che dopo 6-8 mesi di terapia vi sarebbe potuto essere una
ripresa della capacità lavorativa nella misura del 50%. 

                                         Per
quanto riguarda invece la componente ortopedica, l’assicurato è stato
attentamente valutato dal dr. __________, il quale, riportato con attenzione lo
status ortopedico, rilevando che se dal punto di vista osseo vi era una consolidazione
e nessun segno di patologia a livello dell'articolazione, erano tuttavia presenti
degli importanti dolori nevralgici da ricondurre ad una lesione nervosa cronica
riportata nel trauma del 2010. A suo avviso l’assicurato era da ritenere
inabile in misura completa come giardiniere ed abile al lavoro nella misura del
20% in un'attività senza sforzo fisico da svolgere in posizione seduta, e
questo in ragione dei forti dolori cronici.

 

                                         Considerate
queste conclusioni, frutto di un’attenta valutazione del caso e considerate altresì
le perizie allestite dal perito reumatologo dr. __________ (per il quale
l’assicurato era abile come giardiniere nella misura del 70% e in un'attività
adatta dell’80%) e dal neurologo dr. __________ (per il quale dal punto di
vista neurologico vi era una diminuzione della capacità lavorativa del 10% come
giardiniere mentre che in lavori leggeri, che non richiedano il mantenimento a
lungo di posture fisse, non vi era nessuna incapacità), il __________ ha a
ragione concluso che, tenendo conto di tutte le patologie e delle relative
conseguenti inabilità da sommare parzialmente, al momento della perizia
l’assicurato era da considerare completamente inabile in ogni attività
lavorativa. 

A dette conclusioni, frutto di
un’accurata valutazione della situazione e che del resto sono condivise sia
dall’amministrazione che dall’assicurato e sono pertanto incontestate, questo
Tribunale deve aderire.

 

                          2.11.2.   Controversa è per contro la
conclusione circa l’evoluzione dell’inabilità lavorativa nel tempo. 

Il __________, al quesito di
sapere “da quando (mese e anno) la capacità lavorativa indicata dal perito
nell’attività abituale può essere considerata valida?”, ha risposto come
segue:

 

" Da gennaio
2015 e continua.

Si constata un peggioramento a livello psichiatrico nel corso del
2014, dopo la perizia __________ redatta il 6.6.2014.

Abbiamo parzialmente sommato fra di loro le diminuzioni della capacità
lavorativa dovute alle varie patologie a livello psichiatrico e somatico.”
(quesito 8.1.3)

Inoltre al quesito peritale di
“Valutare l'evoluzione dello stato di salute dell'A. dal 2014 ad oggi, rispettivamente
la capacità lavorativa per l'abituale attività e per attività adeguate, da
quando possono essere considerate tali, con menzione delle limitazioni
funzionali residue” (quesito 11.1) il __________ ha risposto:

 

" Vi è stato
un peggioramento nel corso del 2014 dopo la perizia __________ redatta il 6.6.2014.
Valutiamo dunque la capacità lavorativa dello 0% come giardiniere in proprio ed
in attività adatta a partire dal gennaio  2015. La presenza di sintomi di un
disturbo da stress postraumatico in comorbidità di un disturbo depressivo con rischio
suicida ed un disturbo da sintomi somatici persistente limitano la capacità
lavorativa dell'A. Inoltre l'A. è limitato dalla sintomatologia all'arto inferiore
di sin.” (quesito 11.1)

 

E, ancora, sull’evoluzione dei disturbi
lamentati a seguito dell’incidente del dicembre 2010 si è espresso come segue:

 

" Per i
disturbi a livello psichico la nostra consulente si esprime nel seguente modo.

L'evoluzione dei disturbi che hanno portato ad una
riduzione della capacità lavorativa psichiatrica prolungata è iniziata a partire
al più tardi da novembre 2013 con una iniziale sindrome mista
ansiosa-depressiva su disadattamento, come
ben descrive il Dr. med. __________ nel suo consulto del giugno 2014, per poi non curato come dovuto (l'A. ha abbandonato la presa
in carico psichiatrica) evolvere in un peggioramento con l’insorgenza di un
disturbo depressivo maggiore, su base eziopatogenetica
di un PTSD che non rielaborato ha

permesso che si associasse un disturbo da Sintomi Somatici
e la modificazione della personalità. Non
avendo agli atti nessun rapporto di tipo psichiatrico, si può ipotizzare
l'ulteriore aggravamento psichico, dall'anamnesi in cui vi è l'uscita di casa della figlia e la condizione di separati in casa
della coppia, per cambiamento dei
comportamenti e di personalità dell'A. da circa 3-4 anni. Quindi Ia nostra
consulente ipotizza che l'attuale riduzione della capacità lavorativa psichiatrica sia da far partire, ipoteticamente
dall'inizio 2015.

Dal punto di vista somatico vi è stata una guarigione
della frattura femorale di sin. Vi è la
persistenza della meralgia parestetica del  nervo cutaneo femorolaterale sin. Vi è la persistenza della meralgia parestetica del nervo cutaneo femorolaterale
sin.” (doc. AI 163 pag. 31 e 32, (quesito
11.2.2.; le sottolineature sono della redattrice)

 

                                         In
sostanza il __________, partendo dalle conclusioni della sua precedente perizia
del 6 giugno 2014 - per la quale l’assicurato era da considerare inabile
totalmente in ogni attività lavorativa dal dicembre 2010, con una ripresa della
capacità lavorativa del 70% come giardiniere e dell’80% in attività leggere
adeguate dal 1. novembre 2013 – ritiene che in seguito, e meglio “nel
corso del 2014”, sia intervenuto un peggioramento che ha portato infine nuovamente
alla perdita completa della capacità lavorativa da gennaio 2015. 

                                         Ora,
tutto ben considerato, e per i motivi che seguono, queste conclusioni, basate
espressamente su delle mere “ipotesi”, non possono essere condivise.

 

                                         Per
quanto in effetti riguarda innanzitutto la valutazione ortopedica, il
dr. __________, specialista in chirurgia ortopedica e traumatologia,
viceprimario dell’Ospedale __________ __________, nella sua valutazione del 30
maggio 2018 per il __________, eseguita dopo valutazione clinica
dell’assicurato, l’esecuzione di esami approfonditi e la valutazione degli atti
all’inserto, ha concluso ammettendo un’inabilità lavorativa completa. Nel suo
referto ha, tra l’altro, rievocato attentamente l’evoluzione dei problemi
dell’assicurato a seguito dell’incidente, sottolineando come in sostanza i dolori
a livello dell’anca e dell’arto sinistro siano rimasti sempre costanti malgrado
gli interventi subiti (inclusa la rimozione del chiodo nel femore nel maggio
2013) e i programmi riabilitativi, continuando egli sempre a zoppicare e
presentando un segno di Trandelenbourg positivo, con dolori all’inguine
latero-dorsale sia durante la deambulazione che da fermo o seduto. Ha esposto
come segue quanto constatato:

 

"
(…) Secondo il mio parere, la frattura a livello della diafisi femorale
e del collo del femore non sono da menzionare nuovamente poiché chiare. Queste
sono state a mio parere l'inizio di una catena di altre patologie che hanno
influenzato la capacità lavorativa del paziente. Non viene mai menzionato che il
paziente è stato incarcerato per più di due ore nella sua automobile in una
posizione che creava una

tensione massimale sul nervo sciatico. Come descritto
nella letteratura e poi anche diagnosticato dal collega Dr. med. __________ in
data 24.02.2014, la meralgia parestetica del nervo sciatico può esistere anche
senza che una diagnosi via ENMG risulti positiva. Secondo il mio parere la posizione
che ha avuto il paziente durante il

trauma, congiuntamente alle fratture subite, hanno
provocato una lesione nervosa cronica che persiste nella clinica fino ad oggi.
Ciò spiegherebbe la sua incapacità lavorativa costante.

Per quanto concerne le altre tre diagnosi menzionate all’inizio
di questo documento, queste non sono più una limitazione per il paziente per
ciò che concerne l'abilità professionale.

La persistenza dei dolori che secondo me proviene
dalla meralgia, è una ragione per la quale il paziente non riesce a ritrovare un
suo ritmo professionale. Per giustificare la diagnosi di meralgia à stata
spiegata sopra la mia opinione relativa allo strappo ed al periodo di più di 24
ore in totale tra l'incidente con trauma, il salvataggio del paziente e
l'operazione può aver causato delle lesioni croniche.

 

2. Valutazione della capacità lavorativa in
percentuale

Il paziente svolgeva la professione di giardiniere nella
sua ditta indipendente. Lui aveva un lavoro fisico dove doveva fare diversi
movimenti, come flessione e estensione e sforzo sugli arti inferiori. Secondo
il mio parere il paziente non è più in grado di effettuare questo lavoro
specifico.

3. Da quando esiste una riduzione
della capacità lavorativa prolungata

Secondo il mio parere la riduzione della capacità
lavorativa del paziente, dal momento dell'incidente fino ad oggi al 100 % è comprensibile
e spiegabile con la meralgia. Non penso che un'evoluzione positiva è ancora possibile
poiché siamo a più dì otto anni dall'infortunio e su questi dolori cronici si
sono aggiunte delle componenti psicosomatiche che rendono difficile trovare un livello
con meno o senza dolore.

Mi permetto esporre questo parere dopo aver studiato
gli atti con i pareri dei colleghi chirurghi come anche il parere di Dr. med. __________
psichiatra FMH a __________, la valutazione di Dr. med. __________ reumatologo FMH
a __________, l’avviso del dr. med. __________ neurologo FMH a __________ e di
Dr. med. __________ psicoterapeuta FMH a __________.”

 

                                         Richiesto
quindi sulla prognosi, il perito ha affermato che a suo avviso il paziente non
avrebbe più potuto svolgere una professione che richieda sforzo fisico nel
mondo del lavoro e che lo stato di salute sarebbe rimasto permanente. 

                                         In
merito alla giustificazione della diminuzione della capacità lavorativa nell'attività
finora svolta, egli ha affermato:

 

" (…) Con i dolori
cronici che lui presenta a livello dell'arto inferiore sinistro non è più
capace di muovere/mettere dello sforzo su questa gamba. La giustificazione,
come anche già sopra descritto, non va ricercata nella parte ossea dove abbiamo
una consolidazione e nessun segno di patologia più approfondita a livello
dell'articolazione, o infezione. l dolori che il paziente presenta sono nevralgici.
Questa è quindi la sua limitazione. Come anche descritto prima si tratta anche
di un problema psicosomatico che però non rientra nelle mie competenze.”

 

                                         Il
perito ha quindi confermato la sua conclusione di completa inabilità lavorativa
dal momento dell’incidente, escludendo una possibilità di miglioramento e di
reintegrazione. 

In sostanza lo specialista in
ortopedia, dopo aver descritto la situazione del paziente e la sua evoluzione
nel tempo successivamente all’infortunio del dicembre 2010, ha posto l’accento
sui forti dolori nevralgici di cui soffre l’interessato, causati a suo parere
da una lesione nervosa cronica, causata dalla posizione avuta durante il trauma
e le fratture e al periodo superiore alle 24 ore tra l’avvenuto trauma e
l’operazione cui l’assicurato è stato sottoposto. A suo avviso la riduzione
totale della capacità lavorativa sarebbe da ricondurre alla meralgia
parestetica del nervo sciatico posttraumatica e sarebbe quindi da considerare inalterata
dal giorno stesso dell’incidente. 

Agli atti risulta inoltre un
ulteriore scritto del 13 giugno 2018 del medesimo perito ortopedico nel quale, richiesto
dal __________ in merito alle sue conclusioni, ha confermato con forza la sua
valutazione dichiarando “sulle conclusioni della perizia in oggetto rimango
fermo poiché non penso che l’assicurato possa tornare a lavorare più del 20%.
(…) Come già descritto nella mia perizia anche se le fratture ortopediche non
danno più una limitazione nella mobilizzazione, il paziente non è in grado di
tornare al lavoro in quanto ha tutt’ora forti dolori cronici. La mia
conclusione si spiega con l’origine (causa) dei dolori del paziente provocati dalle
fratture subite con il trauma. Che queste ragioni vadano oggi ricercate più
approfonditamente in campo psichiatrico o in quello neurologico, non cambia la
situazione. Poiché questa è già la terza perizia da voi richiesta, mi sono
permesso di comunicarvi il mio punto di vista e di dargli una percentuale di
inabilità lavorativa più alta in modo pragmatico”. (doc. AI pag. 858). 

                                         Ora,
tali conclusioni, tratte su un approfondito esame della situazione e un accurato
approfondimento degli atti all’inserto, comprese le valutazioni degli altri
specialisti, appaiono ben motivate e convincenti e questo Tribunale deve
condividerle.  

                                         

                                         Del
resto occorre osservare che simili conclusioni erano state sostanzialmente espresse
anche dal dr. __________, chirurgo perito certificato SIM, già in precedenza chiamato
a peritare l’assicurato per conto dell’assicuratore infortuni nel maggio 2012
(doc. AI pag. 733), che nella sua valutazione del 12 maggio 2015 aveva pure
espresso critiche alla precedente valutazione ortopedica allestita l’11 aprile
2014 nell’ambito della perizia __________ del 6 giugno 2014 dal dr. ___________
(per il quale per la diagnosi posta, “esiti di frattura diafisaria del
femore sx. C3.2 più frattura del collo femorale laterale sx”, non vi era
più alcuna inabilità lavorativa in alcuna attività lavorativa, doc. AI pag. 408).
Nella sua perizia (di ben 17 pagine) il dr. __________, dopo aver
esaurientemente valutato la situazione, ha concluso che l’assicurato era
inabile in misura completa nella sua attività di giardiniere e ciò dal momento
dell’incidente, mentre che dopo l’asportazione del materiale di osteosintesi il
7 maggio 2013 (e dopo il periodo di recupero) poteva essere considerato abile
nella misura del 50% in un’attività leggera e confacente da svolgersi prevalentemente
da seduti, questo tuttavia “senza sommare le invalidità parziali dell’anca
sinistra, dell’affezione neurologica e dell’affezione psichiatrica” (doc.
AI pag. 556). Poste le diagnosi di “disturbi funzionali all’anca sx, con
iniziali segni di coxartrosi dopo frattura diafisaria del femore sin. e
frattura del collo femorale laterale sin tipo Garden 1, stato dopo artroscopia
del ginocchio sin nel marzo 2011, dopo asportazione del materiale di
osteosintesi al femore sin e correzione di due ernie muscolari omolaterali alla
coscia lat sin il 7 maggio 2013 oltre a disturbi funzionali all’anca sin con
iniziale coxartrosi sin, meralgia parestetica sinistra e sindrome mista ansioso-depressiva
su disadattamento”, alle domande peritali aveva risposto come segue:

 

" Il
paziente soffre come conseguenza dell'incidente del 4.12.2010 di disturbi funzionali
dell'anca sin. su base di un'iniziale coxartrosi con importanti limitazioni
attive e passive della mobilità dell'anca sin. con segni di risparmio alla
gamba sin. come espressione di scarico della gamba sin. nella deambulazione. Secondo
il neurologo Dottor __________ e con l'accordo del sottoscritto soffre di una
meralgia parestetica sin. Secondo lo psichiatra Dottor __________ soffre di una
sindrome mista ansioso-depressiva su disadattamento.

II paziente secondo il reumatologo Dottor __________
soffre da anni per disturbi alla colonna vertebrale con alterazioni osteocondriche
C5-C6 e in minor misura C6-C7 e C5-C6 con
minima spondilosi anteriore e posteriore,
non in relazione con l'infortunio subito.

Da anni soffre di disturbi della colonna lombare con
alterazioni

osteocondrotiche a livello L4-L5 soprattutto L5-Sl con
condrosi L3-L4

e spondilosi anteriore L3-L4, L4-L5 e L5-Sl.

Anche questa affezione non è in relazione con l'infortunio
subito.

Per quel che concerne i disturbi all'anca questi non
hanno un

miglioramento da quando è stato operato la prima volta,
anche

l'asportazione del materiale da osteosintesi non ha
migliorato la

situazione. C'è sempre una limitazione funzionale
importante e segni di risparmio della gamba sin.. Anche la meralgia parestetica
è

probabilmente conseguenza dell'infortunio subito.”

 

                                         Richiesto
sull’evoluzione dello stato clinico e dei disturbi aveva risposto:

 

" Il
paziente non è migliorato per quel che concerne la sintomatologia all'anca sin.
malgrado l'asportazione del materiale da osteosintesi.

Ci sono disturbi funzionali dell'anca sin. con segni
di coxartrosi secondo le nuove lastre del
bacino del febbraio 2015 e l'MRI dell'anca sin. In più il paziente, secondo gli specialisti, neurologo e
psichiatra, ha sviluppato una meralgia parestetica alla gamba sin. ed ha
sviluppato anche una sindrome mista
ansioso-depressiva su disadattamento dopo l'infortunio.”

 

                                         In
merito alle valutazioni del dr. __________ e del dr. __________ nell’ambito
della perizia del __________ del 6 giugno 2014 si era così espresso:

 

" Il Dottor __________
competente reumatologo nella sua perizia del28 febbraio 2014 si limita ad
esaminare la colonna vertebrale. Non esamina in modo esteso l'anca sin. dicendo
che il paziente fa resistenza e blocca il movimento con atteggiamento
difensivo. 

Questo argomento non convince: ogni medico che si occupa di traumatologia
sa che ci sono sempre metodi da usare durante l'esame per affrontare atteggiamenti
difensivi da parte del paziente.

Parla di alterazioni osteocondrotiche della colonna
cervicale e anche della colonna lombare
pre-esistenti all'infortunio e giudica la capacità lavorativa nel senso che non c'è ripercussione dovuta
alle diagnosi reumatologiche.

Per quel che concerne il Dottor __________,
ortopedico, constatiamo che il suo esame
obiettivo è molto scarso, Non misura i movimenti attivi e passivi dell’anca sin., non misura le circonferenze,
non si esprime sulla documentazione immagini
sia RX classiche, sia MRI.

Non prende posizione per quel che concerne la capacità
lavorativa, non prende posizione per quel che concerne il giudizio dei medici
che hanno visto il paziente in precedenza (Dottor __________), non si esprime sulla
perizia reumatologica del Dottor __________, spec. Reumatologo che come il
dottor __________ non vede più il paziente
lavorare come giardiniere indipendente.

Non sì esprime sulle osservazioni del sottoscritto in
occasione della perizia del 23.9.11 e del
23.12.11.

E' quindi difficile seguire le conclusioni del Dottor __________
per quel che concerne l'esigibilità. Addirittura dichiara una capacità lavorativa
del 100º/o per questo paziente che ha lavorato come giardiniere indipendente,
lavoro pesante durante il quale costruiva muretti, posteggi, muri in sasso
effettuava potature di piante d'alto fusto,
tagliava legna, ecc. 

Le conclusioni del Dottor __________ non sono per niente
convincenti e contro ogni criterio sopra indicato.”
(doc. AI pag. 555)

 

                                         Dette
motivazioni, frutto di un’attenta valutazione del caso, appaiono convincenti e
la conclusione del dr. __________, per la quale l’assicurato era da ritenere
inabile in misura completa come giardiniere dal momento dell’incidente e per la
quale dall’autunno 2013 in attività leggere si arrivava ad un’incapacità
lavorativa del 50% tuttavia “senza sommare le invalidità parziali dell’anca
sinistra, dell’affezione neurologica e dell’affezione psichiatrica”, merita
di essere condivisa. 

                                         

                                         Sia
detto per inciso che a simili conclusioni era giunto in sostanza anche il dr. __________,
reumatologo, nella perizia allestita per l’AI il 16 aprile 2013, nella quale,
posta la diagnosi di “dolori residui con disturbi funzionali dell’anca sx in
stato dopo frattura diafisaria del femore sx e frattura del collo femorale sx
tipo Garden I, io 4.12.10, trattata cruentemente con chiodo Gamma 3, con ernie
muscolari del tensor fascia latae, postoperatorie, oltre a cervicalgie su turbe
statico-degenerative dal 4.12.10”, aveva concluso che l’assicurato non avrebbe
più potuto svolgere un lavoro fisicamente impegnativo come quello di
giardiniere. Dopo un ulteriore periodo di incapacità lavorativa completa (di
tre sino sei mesi) dopo l’asportazione del chiodo prevista per il 30 aprile
2013 (poi effettivamente eseguita il 7 maggio 2013), secondo il perito
l’assicurato avrebbe potuto esercitare al 50% un’attività “molto leggera”
da svolgere da seduto, con possibilità di cambiare posizione una volta l’ora e
evitare di camminare più di 10-15 minuti e sollevare pesi (doc. AI pag. 284). 

                                         Nel
medesimo periodo, il dr. __________, internista curante, esprimendosi dopo
l’asportazione del chiodo avvenuta il 7 maggio 2013, con rapporto medico dell’8
ottobre 2013, aveva indicato uno stato di salute stazionario con un’inabilità
completa dal giorno dell’incidente nel dicembre 2010 con relativo politrauma, a
dipendenza dei vari postumi ortopedici e neurologici causantigli una
limitazione funzionale alla mobilizzazione dell’arto inferiore oltre
all’insorgenza di una sindrome ansioso depressivo che provocava dei problemi 
di ansia e di insonnia (doc. AI 42). Queste conclusioni erano peraltro state
sostanzialmente ribadite dal medesimo curante anche un anno dopo, con
certificato del 15 dicembre 2014 laddove egli aveva confermato la persistenza
dei dolori e delle limitazioni funzionali nell’arto inferiore sinistro (oltre
all’esistenza della problematica psichica; doc. AI pag. 476) e nuovamente anche
in quello del 12 febbraio 2018 (doc. AI pag. 729).

                                          

                                         Già
alla luce di queste costatazioni – che documentano una situazione dal punto di
vista ortopedico (e nevralgico)  compromessa, e che sembrano escludere
l’intervento di un pur minimo miglioramento della capacità lavorativa con
effetto dal novembre 2013, ma al contrario documentano una situazione
stazionaria stabile e anzi volta alla cronicizzazione dei dolori –   non appare
condivisibile la conclusione dell’amministrazione per la quale, tenendo conto peraltro
di tutte le patologie e quindi anche dei problemi psichiatrici (i quali per ammissione
del __________ andrebbero sommati a quelli somatici), nel periodo dal novembre
2013 al dicembre 2014 l’assicurato poteva essere considerato temporaneamente abile
addirittura nella misura del 70% come giardiniere e dell’80% in un’attività
leggera adeguata. 

 

                                        La
conclusione dell’amministrazione non appare condivisibile a maggior ragione
considerando anche la sfera psichiatrica, ove peraltro si sottolinei nuovamente
che il __________ ha espressamente concluso che le inabilità somatiche e quelle
psichiatriche siano parzialmente da sommare (cfr. punto 8.1.3 doc. AI pag. 808).

                                         Va
ricordato che nell’ambito della perizia __________ del 6 giugno 2014 l’assicurato
era stato peritato il 10 marzo 2014 dal dr. __________, il quale aveva rilevato
come l’assicurato avesse sviluppato l’anno precedente una sintomatologia
ansioso depressiva, causata dall’incidente subito, che aveva richiesto di
essere seguito dal collega psichiatra dr. __________. Diagnosticata una
sindrome mista ansioso-depressiva su disadattamento (ICD10-F43.2) aveva
valutato ad un’incapacità lavorativa del 20%, sottolineando tuttavia che la
prognosi restava incerta (doc. AI pag. 414). 

                                         Tale
conclusione non appariva tuttavia supportata dalla documentazione agli atti. In
particolare lo psichiatra curante dr. __________, nel certificato del 17
ottobre 2013 (e quindi pochi mesi prima della visita eseguita dal dr. __________),
riferendo del paziente che aveva preso in cura dall’11 marzo 2013, ritenendo la
prognosi non buona vista la cronicizzazione, aveva concluso che per le sole
problematiche psichiatriche vi era una completa inabilità lavorativa dal 4
dicembre 2010 (doc. AI pag. 318). Anche il dr. __________, come detto, nella
certificazione dell’8 ottobre 2013 aveva segnalato l’insorgenza di
problematiche psichiatriche con valenza invalidante (doc. AI pag. 306).

                                         A
seguito del rinvio degli atti da parte del TCA (con sentenza del 28 novembre
2016; cfr. consid. 1.1), il dr. __________ era stato chiamato nuovamente ad
esprimersi e in data 2 febbraio 2018 aveva confermato la completa inabilità
lavorativa per “stato ansiodepressivo con grave esaurimento in parte
reattivo al grave conflitto coniugale e alla situazione sociale dal 2013”, sottolineando
la grande sofferenza lamentata dal paziente per i dolori all’anca sinistra e precisando
che la situazione si era ulteriormente aggravata rispetto al 2013 (doc. AI pag.
723).

                                         Dal
canto suo nell’ambito della perizia __________ del 17 luglio 2018, nella già menzionata
valutazione del 21 maggio 2018 (cfr. consid. 2.11.1), sulla base di due
consulti clinici, la dr.ssa ___________, poste le diagnosi di “Disturbo
postraumatico da stress(ICD-1(-GM F43.10)/Disturbo da stress postraumatico con espressione
ritardata (DSM-V 309.81 ), Disturbo depressivo ricorrente episodio di media
gravità in atto, con rischio suicidale (ICD-10-GM F33.1)/Disturbo depressivo
maggiore, episodio singolo, moderato, con ansia, con rischio suicidale (DSM-V
296.32), Modificazione duratura della personalità dopo esperienza catastrofica
(ICD-alO-GM F62.0), Disturbo da dolore con  fattori somatici e psichici
(ICD-10-GM- 2016 F45.41)/Disturbo da sintomi somatici persistente
(moderato/grave) (DSM V 300.82)”, ha quindi riferito dei sentimenti di angoscia
e tristezza provati dall’assicurato, confermando lo sviluppo di un PTSD (
disturbo post traumatico da stress) non rielaborato, ancora attivo, ancora
bloccante, a seguito dell’incidente che il paziente reputa come inizio di un
importante cambiamento della sua vita e della sua persona. Riferiva di aver
contattato anche il dr. __________, il quale le aveva riferito di “aver
visto per poche volte nel 2013/14, per poi ritrovarselo all'inizio di quest’anno
in una condizione di grave peggioramento, che lui attribuisce alle difficoltà famigliari,
che peraltro sono la conseguenza del PTSD, e che non aveva avuto sufficienti informazioni
per comprendere appieno la situazione”. La perita ha tra l’altro esposto
quanto segue:

 

" 
(…) Posso esprimere il mio punto di vista specialistico , riscontrando
la presenza di criteri diagnostici diffusamente sopra esposti, che si intersecano,
e posso completare le diagnosi, che i colleghi hanno formulato precedentemente
con le seguenti, a  mio avviso più complete e attuali, in cui vengono
confermati i criteri diagnostici per il disturbo da sintomi somatici, quali i
sintomi somatici procurano disagio ed hanno portato ad alterazioni
significative della vita quotidiana; presenza di pensieri sproporzionati e persistenti
circa la gravità dei propri sintomi (ruminazioni mentali non ossessive);
livello costantemente elevato di ansia; tempo ed energie eccessive dedicati ai
sintomi somatici e preoccupazioni riguardanti la salute”

 

                                         La
consulente ha quindi valutato l’assicurato abile al lavoro nella misura del 20%
in ogni attività e, richiesta in merito all’evoluzione dell’abilità lavorativa,
ha esposto che a suo avviso la riduzione della capacità lavorativa psichiatrica
prolungata era iniziata a partire al più tardi da novembre 2013 con un'iniziale
sindrome mista ansioso-depressiva su disadattamento come ben decritto dal dr. __________
nel consulto del 2014, evoluto in seguito, poiché non curato come dovuto, "in
un peggioramento con l'insorgenza di un disturbo depressivo maggiore, su base eziopatogenetica
di un PTSD che non rielaborato, ha permesso che si associasse un disturbo da
Sintomi Somatici e la modificazione della personalità". 

                                         La
perita ha quindi osservato che “non avendo nessun rapporto psichiatrico, posso
ipotizzare l’ulteriore aggravamento psichico, dall’anamnesi in cui vi è
l’uscita di casa della figlia e la condizione di separati in casa della coppia,
per cambiamento dei comportamenti e di personalità dell’assicurato da circa
tre/quattro anni. Quindi ipotizzo che l’attuale riduzione della capacità
lavorativa psichiatrica sia da far partire, ipoteticamente dall’inizio 2015”
(le sottolineature sono della redattrice).

                                         Per
la dr.ssa __________, la riduzione della capacità lavorativa era  giustificata
dalla presenza dei sintomi di un PTSD (disturbo da stress post traumatico) in comorbidità
di un disturbo depressivo con rischio suicidale ed un disturbo da sintomi somatici
persistente. I sintomi principali erano un sentimento diminuito in senso
generale della forza, dell'energia e della vitalità, inclusi la debolezza, la
fiacchezza, il rapido esaurimento fisico e mentale, la stanchezza e il malessere
fisico legato ad un dolore persistente, vissuto con modalità tipiche del disturbo
somatoforme in modo eccessivo; un'importante irritabilità ed una grave insonnia.
Inoltre vi erano disturbi della concentrazione, con ruminazioni mentali non ossessive,
disforia, irritabilità.

                                         

                                         Ora,
alla luce di queste conclusioni peritali a ragione l’assicurato censura
l’amministrazione laddove ha ammesso un miglioramento delle condizioni
dell’assicurato a far tempo dal 1. novembre 2013. È per contro proprio in
questo periodo che la perita situa l’inizio del peggioramento delle condizioni
psichiatriche, laddove l’iniziale sindrome mista ansioso-depressiva su disadattamento
già segnalata dal dr__________ nella valutazione del 2014, e che per il dr. __________
comportava in ogni modo un’inabilità lavorativa completa (cfr. certificato del
17 ottobre 2013, doc. AI pag. 316), era quindi peggiorata lasciando insorgere un
disturbo depressivo maggiore, su base eziopatogenetica di un PTSD, e, quindi, un
disturbo da sintomi somatici con modificazione della personalità. La
conclusione di inabilità lavorativa della perita situata ad inizio 2015, è
quindi stata formulata espressamente a titolo di mera “ipotesi”, in assenza di
rapporti psichiatrici relativi a quel periodo.

                                         Sia
osservato che la perita aggiunge anche che tale deduzione si baserebbe anche
sulle circostanze emerse dall’anamnesi, segnatamente l’uscita di casa della
figlia a causa della modifica della personalità del padre e la condizione di
separati in casa della coppia, essendo questi fattori causati dal cambiamento importante
dei comportamenti e della personalità dell’assicurato. Ora, considerato come
dall’anamnesi riportata dalla perita (doc. AI pag. 823) risulta che l’uscita di
casa della figlia, a causa della forte tensione in casa, sia avvenuta “da
circa quattro anni”, rispetto ai colloqui avvenuti con la perita e il
paziente nell’aprile 2018, ben si può a maggior ragione concludere che il
deterioramento delle condizioni psichiche dell’assicurato, che la dr.ssa __________
indica subentrato “dal 2014”, fosse avvenuto in maniera rilevante (e in
ogni modo a tal punto da compromettere il clima all’interno della famiglia) ben
prima della fine del 2014. Se quindi invero nel corso del 2014 la situazione è
verosimilmente progressivamente peggiorata, si può con ogni verosimiglianza
ritenere che il graduale peggioramento delle affezioni psichiche abbia inciso
sulla capacità lavorativa in misura rilevante, e sicuramente almeno nella
misura del 50% in media, poi divenuta dell’80%, già a partire dalla prima metà
del 2014. 

 

                                         Tutto
ben considerato quindi, tenendo conto da un lato delle conclusioni del
perito ortopedico dr. __________, per il quale l’inabilità lavorativa era
sostanzialmente presente in maniera costante dall’infortunio, con un’abilità
del 20% in attività leggere adeguate, di quelle dei dr. __________ (abilità
lavorativa del 50% in attività leggere da fine 2013 per le sole conseguenze
ortopediche/reumatologiche/neurologiche) e dr. __________ (abilità in attività
leggera del 50%, sempre per le sole conseguenze somatiche), e dall’altro
delle conclusioni dello psichiatra curante dr. __________ nelle attestazioni
del 17 ottobre 2013 e del 2 febbraio 2018 (inabilità completa dall’incidente),
così come di quelle della dr.ssa __________ (per la quale l’inabilità era da
considerare dell’80% in ogni attività dal gennaio 2015, al termine di un
peggioramento graduale iniziato “al più tardi da novembre 2013”) questo
Tribunale non ritiene affatto comprovato, con il grado della verosimiglianza preponderante
richiesto in materia di assicurazioni sociali (cfr. DTF 138 V 218 consid. 6,
125 V 195 consid. 2 e riferimenti), che a far tempo dal novembre 2013 sia
subentrato un temporaneo miglioramento delle condizioni di salute
dell’assicurato tale da aumentare la capacità lavorativa in attività adeguate
dallo 0% all’80%. Pare piuttosto vero il contrario. Questo a maggior ragione se
si considera che nel periodo in questione non è intervenuto alcun fatto nuovo
(anzi la situazione descritta dai vari specialisti così come i sintomi
lamentati dall’assicurato sono sempre stati sostanzialmente gli stessi, tutt’al
più con peggioramento di quelli psichici) e che, malgrado l’assenza di fatti
nuovi, dal 1. gennaio 2015 (e quindi pochi mesi dopo) sia nuovamente stata certificata
un’inabilità lavorativa completa in ogni attività (per motivi sia psichici che
somatici) e infine anche che, come concluso dal __________ nella perizia del 17
luglio 2018 (doc. AI pag. 808 consid. 8.1.3), le varie diminuzioni della
capacità lavorativa dovute alle patologie somatiche e psichiatrica sono da
sommare parzialmente fra di loro.

                                         Tutto
ben considerato questo Tribunale ritiene quindi che la situazione valetudinaria
dell’assicurato non abbia subito, successivamente all’incidente nel dicembre
2010, modificazioni rilevanti, se non nel senso di un peggioramento,
segnatamente con la cronicizzazione dei dolori derivanti dalle lesioni ortopediche,
in particolare la meralgia parestetica, e l’aggiungersi  di patologie
psichiatriche invalidanti. 

                                         Ne
deriva in particolare, sulla base degli atti di causa, che la conclusione di un
avvenuto miglioramento delle condizioni dell’assicurato con effetto da novembre
2013 non può essere confermata. Deve per contro essere ammessa dal momento
dell’incidente (4 dicembre 2010) una completa inabilità come giardiniere e in
ogni attività adeguata.  

 

                             2.12.   Visto quanto precede,
considerata la persistente e continuata inabilità lavorativa totale dal
dicembre 2010, all’assicurato va riconosciuta una rendita intera dal 1.
dicembre 2011.

                                         Ne discende che può
restare in questa sede aperto, in quanto non più di rilievo, l’esame della
valutazione economica operata dall’amministrazione per calcolare il grado di
invalidità relativamente al periodo in cui all’assicurato era stata
riconosciuta un’abilità parziale del 70% rispettivamente 80% (dal 1. novembre
2013 al 31 dicembre 2014; cfr. in esteso la decisione contestata riportata al
consid. 2.10). 

                                         Il Tribunale si limita
nondimeno a rilevare, per completezza e considerate le ripetute censure mosse
dal ricorrente in merito alla definizione del reddito da valido applicata in
sede di confronto dei redditi, che il calcolo operato dall’amministrazione
appare di principio conforme alla prassi (cfr. consid. 2.3, 2.5 e 2.6). 

                                         Questo TCA condivide in
particolare l’applicazione del metodo ordinario per il calcolo del grado di
invalidità, mettendo a confronto il reddito conseguito dall’assicurato prima
dell’insorgere del danno alla salute e confrontandolo quindi con il reddito
conseguibile in un’attività leggera adeguata dedotto dai dati statistici,
ricordato come per la giurisprudenza anche per i lavoratori indipendenti il
grado di invalidità va di principio stabilito secondo il metodo del raffronto
dei redditi, a meno che questi non possano essere accertati in maniera
attendibile oppure lo siano solo con un dispendio eccessivo (cfr. DTF 135 V 58;
cfr. pure STF 8C_308/2008 del 24 settembre 2008 consid. 2.2; 9C_886/2011, 9C_899/2011 del 29 giugno 2012; STCA
32.2018.148 del 1° luglio 2019, consid. 2.5 e STCA 32.2018.160 del 26 agosto
2019, consid. 2.9). 

                                         Pure appare condivisibile il
procedere dell’Ufficio AI, laddove, basandosi sul dettagliato rapporto
d’inchiesta per l’attività professionale indipendente del 13 ottobre 2014, ha
considerato quale reddito “da valido” la media dei redditi conseguiti
dall’assicurato tra il 2006 e il 2010, tenendo conto dei relativi redditi
fiscali lordi, giungendo ad un importo di fr. 54’017.- lordi, poi aggiornati al
2012 a fr. 54'998.-.  (inc. AI pag. 447; reddito 2006: 25'315, 2007: 29'603,
2008: 21'047, 2009: 42'777, 2010: 122'640, 2011: 131'400 e 2012: 9.500). Tale
conclusione, giudicata dal responsabile a ragione la più rappresentativa e la
più favorevole per l’assicurato - laddove ha pure ritenuto non opportuno
considerare il reddito dell’anno 2006, anno in cui l’assicurato ha intrapreso
la nuova attività, mentre ha incluso nel calcolo anche il guadagno conseguito
nel 2010, malgrado si trattasse dell’anno in cui è intervenuto l’infortunio,
essendo al momento dello stesso, il 4 dicembre 2010, l’anno praticamente
co