# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6ac58db4-072c-57fa-898a-f9f40cd34e8e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-08-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.08.2017 D-2147/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2147-2017_2017-08-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2147/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 8  a g o s t o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Barbara Balmelli, Gérald Bovier,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Stato sconosciuto, alias 

A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…), 

Eritrea, 

con la figlia 

C._______, nata il (…),  

Stato sconosciuto, alias 

C._______, nata il (…), alias 

C._______, nata il (…), 

Eritrea, 

entrambe rappresentate dal Signor Rosario Mastrosimone, 

SOS Antenna Profughi,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 9 marzo 2017 / N (…). 

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Fatti: 

A.  

A._______ e la figlia C._______, dichiaratesi cittadine eritree, di etnia ti-

grina e religione ortodossa, sono nate in Sudan dove avrebbero vissuto 

fino al loro espatrio avvenuto il sesto mese del 2015. Dopo aver attraver-

sato la Libia e l'Italia le interessate sono entrate illegalmente in Svizzera il 

5 luglio 2015 ed hanno depositato domanda d'asilo il medesimo giorno (cfr. 

verbale d'audizione del 9 luglio 2015 [di seguito: verbale 1], pag. 3 segg.). 

Sentita sui motivi d'asilo, A._______ ha dichiarato in sostanza e per quanto 

è qui di rilievo, di essere espatriata poiché in Sudan era diventato difficol-

toso vivere in quanto eritrea senza documenti. Inoltre il marito sarebbe pure 

espatriato e non avrebbe voluto che la figlia crescesse senza padre (cfr. 

verbale d'audizione del 31 gennaio 2017 [di seguito: verbale 2], D15).  

A sostegno della domanda d'asilo A._______ ha prodotto il certificato di 

matrimonio in originale rilasciato a Khartoum il (…) dall'(…).  

B.  

Con decisione del 9 marzo 2017, notificata l'11 marzo 2017 (cfr. risultanze 

processuali), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM), ha 

respinto la domanda d'asilo delle richiedenti, pronunciato contestualmente 

il loro allontanamento dalla Svizzera e ritenuto l'esecuzione del medesimo 

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

C.  

In data 10 aprile 2017 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

12 aprile 2017), le interessate sono insorte contro la summenzionata deci-

sione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) ed hanno concluso all'annullamento del provvedimento impu-

gnato ed alla restituzione degli atti di causa all'autorità di prime cure per 

una nuova valutazione in merito al riconoscimento della qualità di rifugiato 

ed alla concessione dell'asilo; in subordine per una nuova valutazione in 

merito alla sussistenza di ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento. Esse 

hanno altresì presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo anti-

cipo, con protestate spese e ripetibili.  

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D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti saranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra le suddette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una 

decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano 

un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono legittimate ad aggra-

varsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono ri-

fugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, sono 

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esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere 

conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 

2a frase LAsi). 

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per 

lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato 

è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha considerato innanzitutto che la 

richiedente non avrebbe reso verosimile la cittadinanza eritrea. In partico-

lare, ella non avrebbe presentato alcun documento che potesse compro-

vare la sua pretesa cittadinanza ed inoltre le sue dichiarazioni risultereb-

bero vaghe, contraddittorie ed illogiche. Ella avrebbe fornito dichiarazioni 

contrastanti in merito al luogo di nascita, mentre non avrebbe saputo dire 

nulla in merito ai suoi genitori ed alla sua pretesa origine eritrea. Infine, 

sarebbe illogico che l'interessata, essendo ancora una bambina, si sia 

preoccupata di ottenere dei documenti di identità invece di chiedere alla 

signora con cui viveva informazioni in merito ai genitori. Le dichiarazioni 

della richiedente non soddisferebbero le condizioni di verosimiglianza pre-

viste all'art. 7 LAsi e non potrebbe dunque esserle riconosciuta la qualità di 

rifugiato. Per quanto concerne le difficoltà riscontrate come persona resi-

dente clandestinamente in Sudan, la SEM ha considerato che concerne-

rebbero un paese terzo e pertanto non sarebbero rilevanti ai sensi 

dell'art. 3 LAsi. Di conseguenza, la SEM ha pronunciato l'allontanamento 

delle richiedenti dalla Svizzera. Per quanto concerne l'esecuzione dell'al-

lontanamento l'autorità di prime cure ha rilevato che la stessa non potrebbe 

essere impedita a causa di una grave violazione dell'obbligo di collaborare 

come in questo caso. In tali casi non spetterebbe alle autorità in materia 

d'asilo vagliare eventuali ostacoli all'allontanamento. Nella fattispecie l'e-

secuzione dell'allontanamento sarebbe ammissibile, ragionevolmente esi-

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gibile – alla luce dell'inverosimiglianza delle dichiarazioni nulla permette-

rebbe infatti di escludere che la richiedente non possegga una solida e 

densa rete famigliare e sociale nel suo effettivo Paese di origine – e possi-

bile (e ciò anche qualora il richiedente dissimuli la propria identità o nazio-

nalità).  

4.2 Con ricorso, le insorgenti contestano l'inverosimiglianza circa le loro 

origini eritree e ritengono che la SEM avrebbe semmai potuto e dovuto 

disporre ulteriori misure d'istruzione. In particolare, la ricorrente ritiene di 

avere sempre e coerentemente allegato di essere nata e cresciuta in Su-

dan ed in un solo passaggio dell'audizione federale avrebbe dichiarato di 

essere nata in Eritrea, per il che le considerazioni dell'autorità inferiore an-

drebbero dunque relativizzate. Le insorgenti non condividono neppure la 

valutazione dell'autorità inferiore per quanto concerne l'illogicità del com-

portamento. La ricorrente non avrebbe infatti eluso domande, né omesso 

di rispondere. Ella avrebbe inoltre fornito numerosi elementi sul proprio vis-

suto da cittadina eritrea sprovvista di un valido titolo di soggiorno in Sudan, 

avrebbe accennato alle pratiche necessarie per gli eritrei che tenterebbero 

di regolarizzare la propria posizione, così come avrebbe depositato un cer-

tificato di matrimonio in originale e svolto le audizioni in tigrino. Di conse-

guenza, sarebbe plausibile che le pretese lacune nelle allegazioni della ri-

corrente debbano ricondursi proprio alle peculiarità della sua condizione di 

esule eritrea in Sudan. In ogni caso, quand'anche le lacune dovessero es-

sere considerate così gravi da porre in serio dubbio la cittadinanza allegata, 

le ricorrenti ritengono necessario l'adozione di misure d'istruzione comple-

mentari. Per i medesimi motivi, le ricorrenti considerano che non potrebbe 

essere ritenuta una violazione grave dell'obbligo di collaborare. Di conse-

guenza, essendo la cittadinanza un fattore essenziale e preliminare all'e-

same della domanda d'asilo e degli ostacoli all'esecuzione dell'allontana-

mento, il provvedimento querelato andrebbe annullato.  

5.  

6. Nelle procedure d'asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità 

competente deve procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l'art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l'autorità deve occuparsi del cor-

retto e completo accertamento della fattispecie giuridicamente rilevante, 

amministrando in tal senso le prove a riguardo e procurandosi la documen-

tazione necessaria alla trattazione del caso (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). 

Il principio inquisitorio è tuttavia limitato dall'obbligo di collaborare delle 

parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.9; CHRISTOPH 

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AUER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über 

das Verwaltungsverfahren VwVG, 2008, ad art. 12 PA, n. 8, pagg. 192 

seg.). In particolare, ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 lett. a e b LAsi, il richiedente 

è tenuto a declinare le proprie generalità ed a consegnare i documenti di 

viaggio e d'identità. In tale ambito, la prova della cittadinanza di un richie-

dente asilo, in quanto componente dell'identità, soggiace ad un apprezza-

mento di verosimiglianza giusta i criteri di cui all'art. 7 LAsi (cfr. Giurispru-

denza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia 

d'asilo [GICRA] 2005 n. 8 consid. 3). L'autorità è però tenuta ad effettuare 

le necessarie misure di istruzione al fine di dissipare gli eventuali dubbi in 

merito all'origine del richiedente l'asilo (cfr. sentenza del TAF E-907/2015 

del 17 ottobre 2016 consid. 4.2) e ne è dispensata unicamente qualora le 

dichiarazioni sono manifestamente infondate (cfr. sentenza del TAF D-

3623/2014 del 9 luglio 2014 consid. 5; applicabile anche in casi concer-

nenti l'Eritrea: sentenza del TAF D-3736/2015 del 9 novembre 2015 con-

sid. 5). Perché una violazione dell'obbligo di collaborare possa essere 

identificata si presuppone tuttavia che la collaborazione sia possibile e che 

possa essere ragionevolmente esatta, conto tenuto delle circostanze. 

6.1 È ora necessario determinare se nel caso in disamina possa essere 

ritenuta una violazione dell'obbligo di collaborare da parte dell'insorgente 

che rende dunque impossibile la determinazione del suo paese d'origine.  

6.1.1 La ricorrente ha asserito di essere cittadina eritrea, di etnia tigrina e 

di essere nata e cresciuta in Sudan (cfr. verbale 1, pag. 3). All'età di sette 

anni è rimasta orfana di entrambi i genitori ed ha dunque vissuto con una 

vicina di casa (cfr. verbale 1, pag. 5). Ella ha inoltre dichiarato di non aver 

mai vissuto in Eritrea (cfr. verbale 1, pag. 3 e 8; verbale 2, D85). L'insor-

gente ha sostenuto entrambe le audizioni in tigrino e dichiarato di avere 

buone conoscenze della lingua araba (cfr. verbale 1, pag. 4; verbale 2, 

D70-D71). Pur non avendo fornito documenti d'identità a comprova della 

sua nazionalità la ricorrente ha consegnato in sede d'audizione sui motivi 

d'asilo il certificato di matrimonio originale nel quale viene indicata la sua 

nazionalità eritrea. L'interessata ha oltracciò spiegato di aver tentato di ot-

tenere dei documenti eritrei recandosi a Shagarab, ma non avendo docu-

menti quali il certificato di battesimo oppure documenti d'identità dei geni-

tori, non le hanno rilasciato un documento che le avrebbe permesso di re-

carsi all'Ambasciata eritrea in Sudan (cfr. verbale 2, D38-D41).   

6.1.2 Nel caso in disamina, il Tribunale ritiene che non può essere identifi-

cabile da parte dell'insorgente una violazione dell'obbligo di collaborare né 

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una dissimulazione della sua vera origine. Ella non ha infatti tentato di in-

gannare le autorità né ha mai nascosto di non aver vissuto in Eritrea, ma 

bensì ha subito indicato di essere nata e cresciuta in Sudan e di essere 

dunque stata socializzata in tale Paese. La SEM non ha contestato la ve-

rosimiglianza di tali allegazioni – ed in particolare la socializzazione in Su-

dan – limitandosi a ritenere che l'interessata non aveva reso verosimile la 

sua cittadinanza eritrea. L'autorità di prime cure non ha tuttavia effettuato 

delle istruzioni complementari al fine di determinare la cittadinanza della 

ricorrente (ad esempio una valutazione delle conoscenze dell'interessata 

in merito all'Eritrea e/o al Sudan) e nell'analisi non ha tenuto conto neppure 

del certificato di matrimonio originale fornito dall'interessata (nel quale ri-

sulta indicata la sua cittadinanza eritrea), né del fatto che effettivamente in 

Sudan esista una diaspora eritrea assai numerosa e le peculiarità di tale 

situazione (cfr. Dan Connell, Refugees, Ransoms and Revolt – An update 

on Eritrea, Middle East Report, n. 266 [spring 2013], pag. 35). A ciò si ag-

giunge inoltre il fatto che l'interessata non sia stata scolarizzata ed abbia 

perso i genitori all'età di sette anni. Su tali presupposti non si può dunque 

concludere che in specie la ricorrente abbia violato il suo obbligo di colla-

borare e/o dissimulato la propria identità. Pertanto, omettendo l'autorità di 

prime cure di determinare la reale cittadinanza dell'interessata per mezzo 

di ulteriori misure istruttorie, essa ha compiuto un accertamento incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi; cfr. sulla no-

zione: DTAF 2015/10 consid. 3.2 con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwal-

tungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, 

n. 1043, pagg. 369 seg.). 

7.  

Alla luce di quanto precede, essendo la questione della nazionalità una 

questione primordiale per il trattamento della domanda d'asilo, il ricorso è 

accolto, la decisione della SEM del 9 marzo 2017 è annullata e gli atti di 

causa sono rinviati all'autorità di prime cure (art. 61 cpv. 1 PA; DTAF 

2009/53 consid. 7.3; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, op. cit., n. 1155, pagg. 403 

seg.), la quale è invitata da una parte a determinare la nazionalità della 

ricorrente – con delle misure d'istruzione complementari – e dall'altra a pro-

nunciarsi nuovamente sui motivi d'asilo allegati dalla ricorrente e sull'ese-

cuzione dell'allontanamento.   

8.  

 

8.1 Visto l'esito della procedura non si prelevano spese processuali (art. 63 

cpv. 1 seg. PA). Di conseguenza, la domanda d'assistenza giudiziaria è di-

venuta senza oggetto.  

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Pagina 8 

8.2 Giusta l'art. 64 PA, l'autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o in 

parte, può, d'ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un'indennità per 

le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La parte 

vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla 

causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili de-

vono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una 

nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l'indennità dovuta 

alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa 

l'indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). 

Nella fattispecie, difettando una nota particolareggiata, l'indennità per 

spese ripetibili è fissata d'ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa 

in CHF 650.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all'IVA com-

presi) (art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF). 

9.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2147/2017 

Pagina 9 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto. La decisione della SEM del 9 marzo 2017 è annullata 

e gli atti di causa sono trasmessi alla SEM per la pronuncia di una nuova 

decisione ai sensi dei considerandi. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

La SEM rifonderà al ricorrente complessivamente CHF 650.– a titolo di 

spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: