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**Case Identifier:** 8087243d-33c7-5e88-ad7c-a7d75b735865
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.02.2025 D-6839/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6839-2023_2025-02-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6839/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 11  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Manuel Borla;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento; 

decisione della SEM del 7 novembre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-6839/2023 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l’interessato ha depositato in Svizzera il 28 giugno 

2023 (cfr. atto SEM n. [{…}]- 3/2), 

l’audizione PARMNA del 7 agosto 2023 (cfr. atto SEM n. 13/9), 

il verbale d'audizione secondo l'art. 29 della legge sull'asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31) del 27 settembre 2023 (cfr. atto SEM n. 21/11, di 

seguito: il verbale),  

la decisione di passaggio alla procedura ampliata del 28 settembre 2023 

(cfr. atto SEM n. 22/2), 

la decisione del 7 novembre 2023, con la quale la SEM non ha riconosciuto 

all’interessato la qualità di rifugiato, ha respinto la sua domanda d'asilo e 

ha pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera, considerando l’ese-

cuzione di quest’ultima misura come possibile, ammissibile e ragionevol-

mente esigibile, 

il ricorso datato 11 dicembre 2023 (data d'entrata: 12 dicembre 2023), con 

il quale l’insorgente chiede al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

il Tribunale) l'annullamento della decisione avversata, il riconoscimento 

della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo, in subordine la conces-

sione dell’ammissione provvisoria, ancora più in subordine la trasmissione 

degli atti alla SEM per un complemento di istruzione, infine egli chiede 

l’esenzione dal pagamento di un anticipo delle spese di giustizia con pro-

testa di spese e ripetibili,  

gli allegati acclusi al gravame, tra cui la decisione impugnata, un docu-

mento attestante l’apertura di una procedura penale nei confronti dell’inte-

ressato, un dossier penale relativo alla zia dell’interessato, un dossier pe-

nale relativo ai nonni dell’interessato,  

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

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RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, in virtù dell'art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo (art. 3 e 7 LAsi), non trattandosi di questioni discrezionali, sono no-

zioni giuridiche che il Tribunale esamina liberamente (cfr. THOMAS SEGES-

SENMANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 

2/13, pag. 11-20); che, inoltre, il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della deci-

sione impugnata e neppure dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico, con l'approvazione di una seconda 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, in tal caso, la sentenza è motivata sol-

tanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nel caso concreto, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in 

virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, 

che d’entrata occorre analizzare le censure formali sollevate nel ricorso; 

che il ricorrente chiede infatti la restituzione degli atti all’autorità inferiore 

per procedere con una nuova decisione; che tuttavia tale domanda non è 

argomentata nell’allegato ricorsuale ed il Tribunale non intravvede, dagli 

atti, elementi che potrebbero far giungere a tale conclusione; che pertanto 

tale richiesta va respinta, 

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che, su domanda, la Svizzera, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi),  

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo; che sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che 

ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5); che sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni; che infatti, colui che è già stato vittima di per-

secuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove 

persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta; che 

sul piano oggettivo, invece, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti 

e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta 

probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che non sono 

pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche 

che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti), 

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); che per il resto, essendo la 

giurisprudenza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla 

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stessa per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1, 2013/11 consid. 

5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che, nel caso concreto, il richiedente, cittadino turco di etnia curda, di 

B._______, ha affermato di provenire da una famiglia con legami con il 

PKK e per tale motivo ha subito pressioni da parte statale; che in un’occa-

sione egli sarebbe stato seguito e prelevato da alcuni uomini su una (…) 

bianca, ammanettato, portato in un bosco, picchiato e minacciato con una 

pistola esortandolo a fare la spia; che tornato a casa egli sarebbe stato 

picchiato dal papà alcolizzato e ludopatico, in quanto il richiedente ha na-

scosto il pestaggio e ha indicato di essere caduto dalla moto; che la madre 

a sua volta gli ha consigliato di fuggire; che il richiedente si è pertanto na-

scosto per uno o due mesi da alcuni amici; che la polizia lo avrebbe ricer-

cato mostrando la sua foto nel quartiere in cui risiedeva; che la polizia lo 

avrebbe pure cercato presso la sua abitazione; che egli aveva l’intenzione 

di difendere i diritti dei curdi e ciò tramite la condivisione sui social network 

di foto e discorsi di esponenti politici curdi; che in caso di ritorno in patria 

egli teme il carcere; che egli ha prodotto a sostegno della propria domanda 

d’asilo unicamente la propria carta d’identità,  

che nella decisione impugnata, la SEM considera anzitutto inverosimili le 

allegazioni circa l’esistenza di procedure penali nei confronti del richie-

dente, in quanto egli non ha prodotto alcun mezzo di prova in tal senso e 

le sue dichiarazioni in merito sono vaghe e non dettagliate; che per quanto 

concerne l’episodio di minacce e violenze da parte della polizia , la SEM 

ritiene che, vista l’inesistenza di procedure penali nei confronti dell’interes-

sato e visto che le stesse sarebbero state circoscritte in un’area di Istanbul, 

egli potrà sottrarvisi recandosi in un’altra parte del paese; che infatti già 

durante la sua presenza in Turchia egli ha trovato rifugio presso degli amici 

in due quartieri differenti della città; che pertanto tali asseriti episodi non 

risultano rilevanti ai sensi della LAsi; che per quanto concerne l’esecuzione 

dell’allontanamento, l’autorità inferiore ha constatato che il richiedente è 

una persona giovane, celibe, in buona salute, ha vissuto in diversi quartieri 

di Istanbul che rappresentano delle alternative di domicilio; che egli ha 

esperienze lavorative come cameriere di ristorante oltre che di facchino e 

addetto delle pulizie in un albergo; che inoltre egli dispone di una rete fa-

miliare composta dalla madre, dal fratello e i nonni, 

che l’insorgente contesta tuttavia la valutazione dell’autorità inferiore; che 

egli non condivide la valutazione dell’autorità inferiore circa l’esistenza di 

una procedura penale in Turchia e in tal senso ha prodotto un mezzo di 

prova che attesterebbe l’apertura di una procedura penale nei suoi 

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confronti per il reato di propaganda di organizzazione terroristica; che tale 

procedura penale sarebbe di chiaro stampo politico e inoltre una zia sa-

rebbe membro del PKK e le autorità avrebbero aperto una procedura pe-

nale nei confronti dei suoi nonni; che per tali motivi egli non potrebbe sfug-

gire dalle molestie e persecuzioni recandosi in un’altra zona del Paese; che 

per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, la situazione gene-

rale in Turchia non sarebbe favorevole a un suo ritorno e inoltre egli sa-

rebbe stato vittima di violenza domestica, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica che le argomentazioni contenute nel ri-

corso non possono intaccare le corrette conclusioni alle quali è giunta l’au-

torità inferiore,  

che venendo ora all’analisi della rilevanza dei motivi addotti ex art. 3 LAsi, 

per quanto concerne gli asseriti abusi perpetrati da alcuni poliziotti  a bordo 

di una (…) Bianca, il Tribunale constata che non è stata raggiunta l’intensità 

sufficiente, necessaria per l’applicazione dell’art. 3 LAsi, poiché trattasi di 

un singolo episodio di minacce e violenza, perpetrata con un bastone da 

parte di persone vestite in civile, oltre che con una pistola al fine di intimo-

rire, per cui non risulta nemmeno chiaro se fossero effettivamente poliziotti 

(cfr. atto SEM 21/11, D64 e D35); che l’episodio manca pertanto dell’inten-

sità sufficiente per ammettere un serio pregiudizio per la vita, l’integrità fi-

sica e la libertà ai sensi dell’art. 3 LAsi; che, infatti, in difetto di concrete 

minacce rilevanti per la sua integrità, di evidenze probatorie attestanti le 

violenze subite da terzi, non si può affermare che le difficoltà sociali ren-

dano l’esistenza dell’insorgente impossibile o insopportabile ai sensi della 

legge sull’asilo; che per il resto il Tribunale rimanda alla decisione impu-

gnata per quanto riguarda la alternative di rifugio interne e ciò in quanto nei 

mesi durante i quali il ricorrente si è trasferito in altri quartieri della città di 

Istanbul egli non ha avuto problemi con le autorità (cfr. atto SEM n. 21/11, 

D59-D63), 

che, in generale, la sola appartenenza all'etnia curda non giustifica di prin-

cipio il riconoscimento di fondati timori di esposizione a persecuzioni rile-

vanti per l’asilo (cfr. ex pluris sentenze TAF E-6187/2023 del 13 febbraio 

2024 pag. 9; D-4237/2023 dell’11 ottobre 2023 pag. 7; D-3312/2023 del 28 

giugno 2023 consid. 5.4; D-1907/2023 del 18 aprile 2023 e D‑3786/2020 

del 27 giugno 2022 consid. 9.2.1), che, per il resto, si rinvia alle motivazioni 

indicate nella decisione impugnata, 

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che, per questi motivi, è quindi a giusto titolo che la SEM non ha ricono-

sciuto nelle persecuzioni addotte dall’interessato un carattere determinante 

per il riconoscimento della sua qualità di rifugiato, 

che in fase ricorsuale il ricorrente ha prodotto nuovi documenti, 

che il Tribunale può rinunciare all’esame (dell’autenticità) di quest’ultimi, 

siccome, pur volendo ammetterne l’autenticità e di riflesso l’effettiva esi-

stenza di una procedura penale, per i motivi di cui sotto non sussistono 

motivi d’asilo rilevanti,  

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d'o-

rigine o d'ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'es-

sere esposte a tali pregiudizi; sono pregiudizi seri segnatamente l'esposi-

zione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi), 

che per quanto concerne il presunto reato di propaganda di un’organizza-

zione terroristica, i documenti allegati attestano l’apertura di un’inchiesta e 

rispettivamente dell’emanazione di un mandato di arresto in data (…) no-

vembre 2022 (cfr. atto ricorsuale, allegato B); che in tal senso la documen-

tazione appare parziale e dalla stessa non emergono dettagli circa il reato 

imputatogli,  

che ad ogni modo, il ricorrente non ha un profilo politico di rilievo, non es-

sendo egli affiliato ad alcun partito politico (cfr. atto SEM n. 21/11, D37), 

che oltre a ciò, stando agli atti di causa egli è incensurato (cfr. atto SEM n. 

21/11, D14-D23), 

che in considerazione di quanto sopra, segnatamente del fatto che il ricor-

rente non ha precedenti penali e che difetta di un profilo politico rilevante, 

in caso di una (improbabile) condanna, non può essere ritenuto che egli 

venga condannato a una pena assortita da un politmalus sproporzionata-

mente severa oppure comportante la tortura o trattamenti disumani e de-

gradanti, e che vi sia dunque una probabilità significativa di un’imminente 

persecuzione rilevante ai fini dell'asilo (cfr. sentenze del TAF E-4103/2024 

dell’8 novembre 2024 [sentenza di riferimento] consid. 9.4; D-2219/2024 

del 28 novembre 2024 consid. 7.1; E-4468/2024 del 19 novembre 2024 

consid. 6.3), 

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che, di riflesso, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifu-

giato e la concessione dell'asilo, la decisione impugnata va quindi confer-

mata, 

che, di norma, se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell'unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Sviz-

zera (art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'a-

silo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'allontana-

mento, 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), il quale dispone che l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l'am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi), 

che, nel caso concreto, contrariamente a quanto sembra generalmente 

pretendere il ricorrente, non sussistono elementi ostativi all'esecuzione del 

suo allontanamento verso la Turchia,  

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, il ricorrente non può, per i motivi già enucleati, preva-

lersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispone della 

qualità di rifugiato (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, non v’è 

pure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e 

serio di essere esposto ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 

CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

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trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105), 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento risulta ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all'art. 83 cpv. 3 LStrI), 

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, in Turchia non vige attualmente un conte-

sto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità 

del territorio, nonostante la ripresa del conflitto curdo-turco e gli scontri ar-

mati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-est del Paese dal luglio 

2015 e gli sviluppi successivi al tentativo di colpo di Stato del luglio 2016; 

che nella propria recente giurisprudenza il Tribunale ha modificato la pre-

cedente prassi, non ritenendo più inesigibile l’allontanamento verso le pro-

vince di Hakkâri e Şırnak, dalla quale il ricorrente in ogni caso non proviene, 

(cfr. sentenza del TAF E-4103/2024 dell’8 novembre 2024 [sentenza di ri-

ferimento] consid. 13.4.8.),  

che, nel caso in disamina, l’interessato non può avvalersi di motivi ostativi 

individuali; che, invero, egli è giovane, in buona salute e non ha obblighi 

familiari; che egli dispone di alcune esperienze professionali, tra cui quella 

di cameriere, facchino e addetto alle pulizie in un albergo; che egli dispone 

in Turchia una rete familiare, composta dalla madre, dal fratello e dai nonni; 

che le asserite violenze perpetrate dal padre nei suoi confronti non risul-

tano aver alcun influsso sull’esecuzione dell’allontanamento, questo in 

quanto nei mesi precedenti al suo espatrio già non abitava più presso l’abi-

tazione del padre (cfr. atto SEM. 21/11, D35), 

che, ciò posto, il ricorrente è quindi perfettamente in grado di reinserirsi nel 

mercato del lavoro e, tramite le sue conoscenze e la famiglia, di trovare un 

nuovo alloggio, 

che l'esecuzione dell'allontanamento si rivela pertanto ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi), 

che non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'ese-

cuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all'art. 44 

LAsi),  

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che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell'allontanamento, 

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto i fatti giuridi-

camente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la de-

cisione non risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA);  

che il ricorso, manifestamente infondato, va quindi respinto, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la sentenza è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di fr. 750.-, sono poste a carico del ricorrente. Il 

succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: