# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 97763c0e-6015-5059-ab43-ace6fc10c879
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-11-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.11.2022 A-2708/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-2708-2020_2022-11-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 

Il TF non è entrato nel merito del 

ricorso con decisione del 07.12.2022 

(2C_946/2022) 

 
    
 

 
 

  

 

 Corte I 

A-2708/2020 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  n o v e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 

 
Giudici Annie Rochat Pauchard (presidente del collegio),  

Emilia Antonioni Luftensteiner, Iris Widmer,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,…,   

rappresentato dalla B._______,…,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d’informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
assistenza amministrativa (CDI CH-IT). 

 

 

 

A-2708/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il 23 novembre 2018 l’Agenzia delle Entrate, Ufficio Cooperazione 

Internazionale Italia – autorità dello Stato richiedente italiano (di seguito: 

autorità richiedente italiana) – ha presentato dinanzi all’Amministrazione 

federale delle contribuzioni (AFC) una domanda raggruppata di assistenza 

amministrativa in materia fiscale fondata sull’art. 27 della Convenzione del 

9 marzo 1976 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica Italiana per 

evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia 

di imposte sul reddito e sul patrimonio (RS 0.672.945.41; di seguito: CDI 

CH-IT), in combinato disposto con la lett. ebis del relativo Protocollo 

aggiuntivo (in vigore dal 13 luglio 2016, anch’esso pubblicato nella 

RS 0.672.945.41; RU 2016 2769, 2771), nonché sull’accordo amichevole 

denominato Accordo amministrativo del 27 febbraio 2017/2 marzo 2017 tra 

le autorità competenti della Confederazione Svizzera e dell’Italia sullo 

scambio di informazioni attraverso richieste di gruppo (« Agreement 

between the Competent Authorities of the Swiss Confederation and Italy 

on exchange of information through group requests »; non pubblicato nella 

RS di diritto federale; di seguito: Accordo amministrativo), precisando 

quanto segue circa i soggetti interessati in Italia: 

« […] Ai sensi dell’articolo 2 dell’Accordo amministrativo tra Autorità competenti 
del 2/03/2017 la presente richiesta riguarda i contribuenti italiani cd. 
“Recalcitranti”, cioè i contribuenti italiani i cui nomi sono sconosciuti e che sono 
identificabili attraverso i seguenti criteri nel periodo dal 23 febbraio 2015 al 
31 dicembre 2016: 

a. è o è stato titolare di uno o più conti presso C._______, ora D._______; 

b. il titolare del conto ha o ha avuto un indirizzo di domicilio o di residenza in 
Italia (sulla base della documentazione in possesso di C._______, ora 
D._______); 

c. il titolare dell’attività finanziaria ha ricevuto una lettera di C._______, ora 
D._______ in cui è stata annunciata la chiusura forzata del conto/conti 
bancari salvo egli fornisca a C._______, ora D._______, istituto di credito 
l’autorizzazione del modello “Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione 
Volontaria (Voluntary DiscIosure)” o ogni altra prova del rispetto delle 
proprie obbligazioni fiscali relativamente a tale conto/conti;  

d. nonostante tale lettera, il titolare del conto non ha fornito a C._______, ora 
D._______, prove sufficienti del rispetto degli obblighi fiscali. 

Con riferimento al criterio di cui al punto c., si precisa che l’Amministrazione 
fiscale italiana è in possesso di copia della lettera (vedi allegato 1) che 
C._______ ha inviato ai propri clienti italiani per chiedere agli stessi se, in 
relazione alle attività detenute presso l’istituto di credito, fossero “compliant” 
con riferimento alla normativa fiscale italiana. L’istituto di credito inoltre ha 
informato i clienti italiani che, qualora non avessero fornito evidenza di tale 
“compliance” fiscale i rapporti finanziari sarebbero stati sottoposti a restrizioni, 
in particolare mediante il blocco dei prelevamenti in contanti, a limitazioni 

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sostanziali per quanto riguarda l’effettuazione di bonifici e trasferimenti titoli, 
prevedendo inoltre la possibilità di introdurre ulteriori restrizioni con riferimento 
all’utilizzo di carte di debito e di credito, assegni e mezzi di pagamento. Si 
ritiene che tale lettera, prospettando sostanziali limitazioni all’operabilità del 
conto, in caso di mancata prova della conformità fiscale, abbia assolto al 
medesimo scopo della “lettera tipo” riferita all’articolo 4 dell’Accordo 
amministrativo in oggetto, non potendosi negare la conclusione per 
l’equivalenza sostanziale delle lettere in questione, se non a rischio di rendere 
in larga parte inoperativa e limitata nello scopo la disposizione citata e, più in 
generale, l’Accordo amministrativo in oggetto. 

Si precisa che non sono interessati dalla presente richiesta i soggetti che 
integrano i requisiti di cui all’articolo 3 del citato Accordo amministrativo. 

Ai sensi dell’articolo 4 dell’Accordo amministrativo si precisa che i criteri di 
selezione alla base della presente richiesta sono quelli previsti negli articoli 2 
e 3 dell’Accordo amministrativo. L’utilizzo combinato di tali criteri di selezione 
conduce a un sospetto di evasione fiscale in quanto consente di individuare 
contribuenti italiani che non hanno correttamente adempiuto agli obblighi 
previsti dalla normativa fiscale italiana. A tal fine occorre anche considerare che 
i contribuenti italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi detenuti 
all’estero, corrispondendo le relative imposte […] ». 

La lettera a cui si riferisce l’autorità richiedente italiana nella propria 

domanda raggruppata, da lei acclusa quale allegato 1, è una lettera della 

banca C._______/D._______ datata 3 febbraio 2014. 

A.b Circa le ragioni e finalità fiscali per le quali l’autorità richiedente italiana 

richiede le informazioni concernenti i soggetti interessati in Italia descritti 

poc’anzi, essa ha precisato quanto segue: 

« […] Da una parziale analisi dei dati estrapolati dalle istanze, e dalla relativa 
documentazione di supporto, presentate dai contribuenti italiani nell’ambito 
dello speciale programma di collaborazione volontaria previsto dalla legge 
15 dicembre 2014, n. 186, risulta che circa 7.000 contribuenti italiani hanno 
aderito alla Voluntary Disclosure chiedendo di regolarizzare le infedeltà ed 
omissioni dichiarative commesse in relazione alla detenzione di attività finan-
ziarie (inclusi conti bancari) presso l’istituto di credito elvetico C._______ 
(C._______).  

Si evidenzia, inoltre, che l’Amministrazione fiscale italiana è in possesso di 
copia della lettera che C._______ ha inviato ai propri clienti italiani 
(cfr. Allegato1) la cui equivalenza sostanziale con la “lettera” menzionata 
neIl’Accordo amministrativo è stata già argomentata al punto 12 sopra. 

Con riferimento agli appena citati aspetti si ritiene, pertanto, che un 
considerevole numero di contribuenti italiani detenga o abbia detenuto presso 
C._______ attività finanziarie in relazione alle quali: 

 non ha assolto agli obblighi previsti dall’ordinamento tributario italiano in 
materia di monitoraggio fiscale (obbligo di indicazione degli asset detenuti 
all’estero nel quadro RW della dichiarazione dei redditi),  

 non ha correttamente dichiarato, né ai fini delle imposte sul reddito delle 
persone fisiche, né ai fini dell’imposta sul valore delle attività finanziarie 
detenute all’estero, i redditi ottenuti dal possesso di tali attività e conse-
guentemente, 

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 non ha fornito alla banca sufficienti prove del suo adempimento degli 
obblighi fiscali previsti dalla normativa italiana […] ». 

A.c In considerazione degli elementi a sua disposizione, l’autorità richie-

dente italiana ha dunque richiesto all’AFC le seguenti informazioni per il 

periodo fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016: 

« […] Entro i Iimiti fissati dalla Convenzione contro le doppie imposizioni e 
l’Accordo amministrativo in vigore tra ltalia e Svizzera, si richiedono tutte le 
informazioni in possesso di C._______, ora D._______, in merito ai conti 
detenuti presso l’istituto di credito, nel corso del periodo tra il 23 febbraio 2015 
ed il 31 dicembre 2016, da soggetti residenti in Italia cd. “titolari recalcitranti di 
attività finanziarie” (recalcitrant account holders) in particolare si richiede: 

a. informazioni anagrafiche dei “recalcitrant account hoIders” (cognome, no-
me, data di nascita e ultimo indirizzo noto risultante dalla documentazione 
bancaria); 

b. numero identificativo del conto o dei conti detenuti presso C._______, ora 
D._______; 

c. saldo al 28 febbraio 2015 e 31 dicembre 2016 di tutti i conti detenuti dai 
“recalcitrant account holders” […] ». 

B.  

B.a Con decreto di edizione del 29 marzo 2019, l’AFC ha esortato la banca 

C._______ – nonché la banca D._______ che è subentrata a quest’ultima 

nel 2016 – a identificare tutte le persone interessate dalla domanda rag-

gruppata italiana di assistenza amministrativa sulla base dei criteri di 

ricerca ivi citati. Di fatto, le è stato richiesto di trasmettere le informazioni 

richieste solo per i clienti che, in conformità alla giurisprudenza del Tribu-

nale federale, erano a conoscenza della lettera della banca e non hanno 

comprovato la loro conformità fiscale né prima né dopo questa lettera. Essa 

ha altresì invitato la banca ad informare le persone interessate/legittimate 

a ricorrere circa la procedura di assistenza amministrativa in questione. 

B.b Con scritto 16 aprile 2019, E._______ – in nome e per conto della 

banca C._______/D.________ – si è espressa in merito al decreto di 

edizione del 29 marzo 2019 dell’AFC esprimendo dubbi sul fatto che la 

lettera 3 febbraio 2014 della banca, allegata alla domanda raggruppata 

italiana di assistenza amministrativa e al suddetto decreto, fosse stata 

effettivamente inviata ai clienti domiciliati in Italia. Dalle ricerche interne 

della banca un tale scritto non è stato infatti trovato. Essa ha dunque 

invitato l’AFC ad esprimersi circa la legittimità della lettera 3 febbraio 2014.  

B.c Con scritto 13 maggio 2019, la banca C._______/D._______ ha 

ulteriormente precisato di aver rinvenuto una lettera di contenuto analogo 

alla lettera 3 febbraio 2014, ma indicante una data postuma e mai inviata 

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ai clienti. Essa ha altresì indicato di aver rinvenuto altre lettere, con un testo 

analogo, ma inviate ad una data successiva. 

B.d Con scritto 7 giugno 2019, la E._______ ha – in nome e per conto della 

banca C._______/D._______ – nuovamente postulato che l’AFC si 

pronunci sulla legittimità della lettera 3 febbraio 2014. 

B.e Con scritto 14 giugno 2019, l’AFC ha risposto agli scritti della banca 

C._______/D._______, indicando di non aver alcun motivo per dubitare 

dell’autenticità della lettera 3 febbraio 2014 e che, in tutta probabilità, tale 

lettera fosse stata inviata in realtà nel 2015 o più tardi, riportando una data 

inavvertitamente sbagliata. In tale contesto, essa ha invitato nuovamente 

la banca ad estendere le sue ricerche anche agli anni successivi, effettuan-

do una ricerca sistematica sulla base del decreto di edizione del 29 marzo 

2019 e a comunicare i risultati di detta ricerca entro il 5 luglio 2019. 

B.f Con scritto 4 luglio 2019, la banca C._______/D._______ ha 

presentato all’AFC i risultati della ricerca sistematica condotta dalla società 

F._______ allegando un rapporto finale di tale ricerca. In sintesi è stato 

indicato che una lettera quasi identica datata 20 febbraio 2015 – allegata 

in copia – è stata identificata e inviata a oltre 10'000 clienti dell’istituto 

bancario.  

Tempo dopo, essa ha trasmesso le informazioni richieste ed indicato di 

aver inviato lo scritto d’informazione dell’AFC alle persone legittimate a 

ricorrere/interessate in data 2 dicembre 2019. 

C.  

C.a Con pubblicazione nel Foglio federale del (…), l’AFC ha informato nelle 

tre lingue ufficiali la cerchia delle persone interessate in merito alla 

domanda di assistenza amministrativa italiana e al loro obbligo di indicare 

il loro indirizzo svizzero, in caso di domicilio in Svizzera, rispettivamente di 

designare un rappresentante autorizzato a ricevere le notificazioni in 

Svizzera, in caso di domicilio in Italia, entro 20 giorni dalla suddetta 

pubblicazione. In questo contesto è stato altresì indicata la possibilità di 

optare per la procedura semplificata e che, in caso contrario, l’AFC avrebbe 

emesso una decisione finale per ogni procedura. In assenza di indicazione 

di un indirizzo di notifica, l’AFC avrebbe proceduto alla relativa pubblica-

zione in forma anonima sul Foglio ufficiale. 

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C.b Con scritto 17 dicembre 2019, il signor A._______ ha designato quale 

sua rappresentante autorizzata a ricevere le notificazioni in Svizzera la 

fiduciaria G._______. 

C.c Con scritto 25 febbraio 2020, l’AFC ha informato il signor A._______ – 

per il tramite della sua rappresentante – in merito alle informazioni che 

intendeva trasmettere all’autorità richiedente italiana, trasmettendogli gli 

atti dell’incarto su chiave USB e impartendogli un termine per prendere 

posizione al riguardo.  

C.d Nel termine impartito, il signor A._______ – dopo aver avuto accesso 

alla chiave USB in data 26 febbraio 2020 – non si è espresso al riguardo. 

C.e Con decisione finale del 27 aprile 2020, l’AFC ha concesso l’assi-

stenza amministrativa all’autorità richiedente italiana, per quanto concerne 

il signor A._______. 

D.  

Avverso la decisione finale del 27 aprile 2020 dell’AFC, il signor A._______ 

(di seguito: ricorrente) – sempre per il tramite della fiduciaria G._______ – 

ha inoltrato ricorso 25 maggio 2020 dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale, postulandone in sostanza l’annullamento.  

E.  

E.a Con sentenza di principio (« pilota ») A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020, il Tribunale amministrativo federale ha respinto il ricorso di due per-

sone interessate dalla domanda raggruppata italiana di assistenza ammini-

strativa italiana del 23 novembre 2018. 

E.b Avverso la predetta sentenza, le persone interessate hanno inoltrato 

ricorso 3 marzo 2020 dinanzi al Tribunale federale. Con sentenza 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale federale ha respinto il loro 

ricorso e confermato, sotto vari aspetti, l’ammissibilità della predetta 

domanda raggruppata italiana e la conseguente trasmissibilità delle infor-

mazioni richieste dall’autorità richiedente italiana. 

E.c A seguito della sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 del Tribu-

nale federale, il Tribunale amministrativo federale ha ripreso il trattamento 

delle restanti procedure interessate dalla predetta domanda raggruppata. 

Più concretamente, esso ha invitato i ricorrenti interessati a voler indicare 

preliminarmente s’essi – alla luce della sua sentenza di principio  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020, nonché della sentenza del Tribunale 

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federale 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 – desideravano o meno man-

tenere il loro ricorso, precisando che, in caso di mancata presa di posizione 

nel termine impartito, esso sarebbe partito dal presupposto ch’essi desi-

derano mantenere il ricorso. 

E.d Nello specifico, il ricorrente – rappresentato dalla B._______, 

subentrata alla G._______ – non si è espresso al riguardo nel termine 

impartito. 

E.e Con risposta 31 maggio 2022, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato la reiezione del ricorso. La risposta è stata inviata al ricorrente il 

2 giugno 2022. 

F.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 
Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA, su riserva delle eccezioni 

di cui all’art. 32 LTAF, che non trovano qui applicazione. In particolare, le 

decisioni pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa 

internazionale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia 

imposizione – in casu la CDI CH-IT – possono essere impugnate dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 

della legge federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa 

internazionale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).  

Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Alle domande raggruppate di assistenza amministrativa, 

con cui vengono richieste delle informazioni relative ad un gruppo di perso-

ne non identificate nominalmente, ma tramite un modello di comporta-

mento identico, risulta applicabile la LAAF nella sua versione in vigore dal 

1° gennaio 2017 (RU 2016 5059), nonché la relativa ordinanza del 

23 novembre 2016 sull’assistenza amministrativa internazionale in materia 

fiscale (OAAF, RS 651.11), in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2017 (RU 

2016 4877). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della convenzione 

applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della CDI 

CH-IT. Presentata il 23 novembre 2018, la domanda di assistenza litigiosa 

– che, come confermato dal Tribunale federale, costituisce una domanda 

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raggruppata (cfr. sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 

consid. 3) – rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 

LAAF a contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle 

disposizioni generali della procedura federale, su riserva di disposizioni 

specifiche della LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la 

legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). 

Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito. 

1.3 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del 

ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 1.3 con rinvii).  

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/ 

KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, 

n. 2.149).  

2.2 Di principio, il Tribunale amministrativo federale dispone del pieno 

potere di cognizione (cfr. art. 49 PA). Determina i fatti e applica il diritto 

d’ufficio (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Nondimeno, esso si limita – di principio – 

alle censure sollevate ed esamina altri punti solo nella misura in cui gli 

argomenti delle parti o l’incarto lo richiedano (cfr. DTF 135 I 91 consid. 2.1; 

122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2014/24 consid. 2.2). 

2.3 Tuttavia, quando il Tribunale federale accoglie un ricorso e rinvia la 

causa all’autorità precedente secondo l’art. 107 cpv. 2 della legge del 

17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110), l’autorità alla 

quale è rinviata la causa è limitata nella sua cognizione dalla motivazione 

della sentenza di rinvio, nel senso che è vincolata da ciò che è già stato 

deciso dal Tribunale federale (cfr. DTF 135 III 334 considd. 2 e 2.1; 133 III 

201 consid. 4.2 [giurisprudenza tutt’ora valida sotto l’egida della LTF]; [tra 

le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.4.3). 

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Nella misura in cui la fattispecie e la base legale sono identiche, la sen-

tenza del Tribunale federale ha valore di precedente per il Tribunale 

amministrativo federale: si tratta dunque di determinare se detto pre-

cedente è applicabile al caso concreto o se si tratta di una nuova questione 

giuridica, che può essere valutata liberamente solo dallo scrivente Tribu-

nale. In concreto, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il 

Tribunale federale ha confermato l’ammissibilità della domanda raggrup-

pata di assistenza amministrativa italiana del 23 novembre 2018, già san-

cita dallo scrivente Tribunale con sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020 (cfr. fatti, sub lett. E.a e E.b). Vista la sentenza del Tribunale federale, 

la cognizione dello scrivente Tribunale è limitata dalla motivazione di 

questa sentenza, così come lo sarebbe stata da una sentenza di rinvio, nel 

senso che è vincolato da ciò che è già stato deciso definitivamente dal 

Tribunale federale. In altre parole, lo scrivente Tribunale deve basarsi sui 

considerandi della predetta sentenza e non può discostarsi dalle argomen-

tazioni giuridiche del Tribunale federale su tutti i punti sui quali quest’ultimo 

si è pronunciato, cosicché l’unico margine di manovra che il Tribunale sta-

tuente conserva riguarda le questioni lasciate aperte dalla sentenza del 

Tribunale federale e le conseguenze che ne derivano (cfr. [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.4.3 con rinvii). 

3.  

In concreto, oggetto del litigio è la decisione finale del 27 aprile 2020 

dell’autorità inferiore, con cui quest’ultima ha accolto la domanda raggrup-

pata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, per 

quanto concerne il qui ricorrente. 

In tale contesto, qui di seguito verranno innanzitutto richiamati i principi 

applicabili alla presente fattispecie.  

3.1  

3.1.1 L’assistenza amministrativa con l’Italia è retta dall’art. 27 CDI CH-IT, 

che riprende integralmente il testo dell’art. 26 del Modello di convenzione 

dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE; 

di seguito: MC OCSE; cfr. Messaggio del 12 agosto 2015 concernente l’ap-

provazione di un Protocollo che modifica la Convenzione tra la Svizzera e 

l’Italia per evitare le doppie imposizioni, FF 2015 5631, 5635 e 5637 [di 

seguito: Messaggio CDI CH-IT; cfr. sentenza del TF 2C_73/2021 del 

27 dicembre 2021 consid. 3.1). La CDI CH-IT e il Protocollo aggiuntivo, che 

ne fa parte integrante, vanno considerati come un’unità interpretativa. Nella 

loro versione attuale, in vigore dal 13 luglio 2016 e modificata dagli artt. I e 

II del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015, l’art. 27 CDI CH-IT e le 

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Pagina 10 

disposizioni del Protocollo aggiuntivo – in particolare la lett. ebis del Proto-

collo aggiuntivo – trovano applicazione per quelle domande di informazioni 

presentate al 13 luglio 2016 o dopo tale data, che si riferiscono a fatti e, o, 

circostanze esistenti o realizzate il 23 febbraio 2015 o dopo questa data 

(cfr. art. III par. 2 del Protocollo di modifica del 23 febbraio 2015; RU 2016 

2769, 2771; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5637). Tale è segna-

tamente il caso della presente domanda raggruppata italiana di assistenza 

amministrativa, presentata il 23 novembre 2018 e riguardante il periodo 

fiscale dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016 (cfr. sentenza del TF 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 3.2; sentenza del TAF  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 3.3.1). Come confermato dal 

Tribunale federale, l’art. 27 CDI CH-IT e la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo 

– qui applicabili sul piano intertemporale – rappresentano una valida base 

legale per la predetta domanda raggruppata (cfr. sentenza del TF 

2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 3.3). 

3.1.2 Nello specifico, la domanda raggruppata italiana di assistenza ammi-

nistrativa del 23 novembre 2018 – oltre a fondarsi sull’art. 27 CDI CH-IT e 

la lett. ebis del Protocollo aggiuntivo – si fonda altresì sull’Accordo ammini-

strativo. Per quanto attiene alla natura giuridica dell’Accordo amministra-

tivo, il Tribunale federale ha sancito che si tratta di un accordo amichevole 

di portata generale (« Generelle Verständigungsvereinbarung » o « Kon-

sultationsvereinbarung »), stipulato su iniziativa degli Stati stessi, ispirati al 

modello proposto dell’art. 25 cpv. 3 MC OCSE e contemplato, per quanto 

concerne il caso concreto, dall’art. 26 cpv. 3 CDI CH-IT (cfr. sentenza del 

TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 5.3). Nel caso di specie, non 

è determinante stabilire se l’Accordo amministrativo sia o meno « vinco-

lante ». Detto accordo non può infatti comunque contraddire lo spirito e gli 

scopi della CDI CH-IT sulla quale esso è fondato (cfr. art. 25 cpv. 3 MC 

OCSE; art. 26 cpv. 3 CDI CH-IT) e dev’essere applicato sulla scorta di 

un’interpretazione conforme a quest’ultima. Esso non può dunque rilevarsi 

più restrittivo della CDI CH-IT ed escludere l’assistenza amministrativa in 

una situazione nella quale la trasmissione delle informazioni è conforme 

alla suddetta Convenzione. Un’interpretazione dell’Accordo amministrativo 

permette così di stabilire chiaramente che le condizioni previste nell’accor-

do non sono che un esempio – ispirato alle condizioni poste dal Tribunale 

federale nella DTF 143 II 136 per ammettere una domanda raggruppata – 

delle situazioni nelle quali la Confederazione Svizzera avrebbe concesso 

l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia per le domande rag-

gruppate da essa formate. Stipulando detto accordo, gli Stati contraenti 

intendevano semplicemente descrivere uno dei possibili scenari nei quali 

una siffatta domanda avrebbe dovuto essere accolta, senza però limitare 

A-2708/2020 

Pagina 11 

questa possibilità allo scenario descritto nell’accordo. Del resto, l’Accordo 

amministrativo stesso non prevede in modo esplicito che l’assistenza am-

ministrativa andrebbe negata a domande raggruppate rispettose della CDI 

CH-IT e del Protocollo aggiuntivo, ma formulate in contesti che non corri-

spondono esattamente a quanto previsto nell’accordo in discussione. 

Appare del tutto illogico che gli Stati contraenti, i quali, adottando la nuova 

lett. ebis del Protocollo aggiuntivo, hanno dichiarato di voler interpretare le 

esigenze di una domanda di assistenza amministrativa in modo da garan-

tire uno scambio d’informazioni il più ampio possibile (cfr. lett. ebis cifra 3 

del Protocollo aggiuntivo; Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 5636), ab-

biano voluto poi stipulare un accordo contenente delle condizioni vincolanti 

specifiche, non contemplate né nella CDI CH-IT, né nel Protocollo aggiun-

tivo. Ne consegue che nessun ricorrente può dedurre alcunché dall’Accor-

do amministrativo per opporsi all’ammissione della domanda raggruppata 

italiana in oggetto (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 5.4).  

3.2  

3.2.1 La domanda di assistenza amministrativa deve indicare gli elementi 

figuranti alla lett. ebis cifra 2 del Protocollo aggiuntivo, ovvero: (i) l’identità 

della persona oggetto del controllo o dell’inchiesta; (ii) il periodo di tempo 

oggetto della domanda; (iii) la descrizione delle informazioni richieste, 

nonché indicazioni sulla forma nella quale lo Stato richiedente desidera 

ricevere tali informazioni dallo Stato richiesto; (iv) lo scopo fiscale per cui 

le informazioni sono richieste; (v) se sono noti, il nome e l’indirizzo del 

detentore presunto delle informazioni richieste (cfr. [tra le tante] sentenza 

del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.1). 

Dette esigenze vanno interpretate nella maniera più larga possibile al fine 

di garantire lo scambio effettivo d’informazioni. Nel caso delle domande 

raggruppate, l’esigenza legata all’identificazione del contribuente (i) non 

trova applicazione in quanto tale, la lett. ebis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo 

prevedendo espressamente che i contribuenti possono essere identificati 

anche in altro modo. Né la CDI CH-IT, né il Protocollo aggiuntivo forniscono 

tuttavia indicazioni circa gli altri modi per identificare i contribuenti, diversa-

mente che dall’utilizzo di un nome. In tale contesto, tenuto altresì conto che 

– come sancito poc’anzi (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio) – l’Accor-

do amministrativo costituisce un mero esempio di applicazione della CDI 

CH-IT che non ne può né estendere, né restringere l’applicazione, occorre 

dunque far riferimento a quanto sancito dalla LAAF e l’OAAF, nella loro 

versione in vigore a far tempo dal 1° gennaio 2017 (cfr. RU 2016 5059; RU 

2016 4877), le quali disciplinano le disposizioni procedurali per rispondere 

alle domande raggruppate (cfr. Messaggio CDI CH-IT, FF 2015 5631, 

A-2708/2020 

Pagina 12 

5636; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.1; 

parimenti circa il carattere della LAAF quale legge di esecuzione delle CDI, 

DTF 143 II 224 consid. 6.1; 143 II 136 considd. 4.1-4.4).  

3.2.2 Più precisamente, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

trova applicazione l’art. 3 cpv. 1 OAAF, nella misura in cui concretizza le 

regole di diritto internazionale relative alle domande raggruppate (cfr. DTF 

143 II 628 consid. 5.3; 143 II 136 consid. 6.2; sentenza del TAF  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 4.1.2). Secondo detta disposi-

zione, una domanda raggruppata deve contenere le seguenti indicazioni: 

a. una descrizione dettagliata del gruppo oggetto della domanda nonché dei fatti 

e delle circostanze all’origine della domanda; 

b. una descrizione delle informazioni richieste nonché indicazioni sulla forma 

nella quale lo Stato richiedente desidera ricevere tali informazioni; 

c. lo scopo fiscale per il quale le informazioni sono richieste; 

d. i motivi per cui si presuppone che le informazioni richieste si trovino nello 

Stato richiesto oppure in possesso o sotto il controllo del detentore delle 

informazioni residente in tale Stato; 

e. il nome e l’indirizzo del detentore presunto delle informazioni, se sono noti; 

f. un commento del diritto applicabile; 

g. un’esposizione chiara e basata su fatti dei motivi per cui si presuppone che i 

contribuenti del gruppo oggetto della domanda non abbiano rispettato il diritto 

applicabile; 

h. una spiegazione in cui si illustra che le informazioni richieste aiuterebbero a 

determinare la conformità alla legge dei contribuenti del gruppo; 

i. se il detentore delle informazioni o un altro terzo ha contribuito attivamente al 

comportamento non conforme alla legge dei contribuenti del gruppo, una 

descrizione di questo contributo; 

j. la dichiarazione che la domanda soddisfa le prescrizioni legali e normative 

nonché la prassi amministrativa dello Stato richiedente, cosicché l’autorità 

richiedente, qualora esse fossero di sua competenza, possa ricevere tali 

informazioni in applicazione del suo diritto o nel quadro ordinario della sua 

prassi amministrativa; 

k. la dichiarazione che lo Stato richiedente ha esaurito le fonti di informazione 

usuali secondo la sua procedura fiscale interna. 

3.3  

3.3.1 Espresso all’art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT, il requisito della rilevanza vero-

simile delle informazioni – ovvero, la condizione « verosimilmente rile-

vante » – per l’applicazione della Convenzione o della legislazione fiscale 

interna degli stati contraenti è la chiave di volta del sistema di scambio 

d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii). Esso ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio pos-

sibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere una 

A-2708/2020 

Pagina 13 

ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing expe-

dition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari 

fiscali di un determinato contribuente non è verosimile (cfr. lett. ebis del 

Protocollo aggiuntivo; DTF 146 II 150 consid. 6.1.1 con rinvii; sentenza del 

TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 4.1 con rinvii). Detto requi-

sito è adempiuto allorquando, al momento della formulazione della doman-

da, esiste una ragionevole probabilità che le informazioni richieste si 

rilevino pertinenti. Poco importa se, una volta fornita, un’informazione risulti 

per finire non pertinente (cfr. sentenza del TF 2C_764/2018 del 7 giugno 

2019 consid. 5.1). Non spetta allo Stato richiesto rifiutare una domanda di 

assistenza o la trasmissione d’informazioni, solo perché da lui considerate 

prive di pertinenza per l’inchiesta o il controllo sottostante. L’apprezza-

mento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni richieste è 

infatti in primo luogo di competenza dello Stato richiedente (cfr. DTF 145 II 

112 consid. 2.2.1; 144 II 206 considd. 4.2 e 4.3; [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.3; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.3). 

3.3.2 Una domanda di informazioni non costituisce una « fishing expe-

dition » per il semplice fatto che essa non precisa il nome o l’indirizzo (o 

entrambi) del contribuente oggetto di un controllo o di inchiesta fiscale. 

L’identificazione del contribuente deve ciononostante essere possibile con 

altre modalità, sulla base delle informazioni trasmesse dallo Stato richie-

dente (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2). Ciò è il caso delle domande 

raggruppate, che identificano i contribuenti interessati mediante un modello 

di comportamento, la lett. ebis cifra 3 del Protocollo aggiuntivo precisando 

infatti che la condizione « verosimilmente rilevante » può essere soddi-

sfatta anche nei casi relativi ad una pluralità di contribuenti, identificati con 

il nome oppure altrimenti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020 consid. 4.2.2.2). Le condizioni per ammettere 

l’esistenza di una « fishing expedition » sono severe, sicché tale figura va 

ammesso solo in via eccezionale (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.1.2; 

sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 consid. 4.1). 

3.3.3 Secondo la consolidata giurisprudenza del Tribunale federale, le 

domande di assistenza amministrativa che, come quella in esame, non 

identificano nominalmente le persone interessate devono essere sotto-

poste a un esame più approfondito, allo scopo di escludere la sussistenza 

di una « fishing expedition » (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 

consid. 7.2.3 seg.). Il Tribunale federale ha così stabilito, riferendosi segna-

tamente al MC OCSE che, nella propria domanda, l’autorità richiedente 

A-2708/2020 

Pagina 14 

deve cumulativamente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 143 II 136 con-

sid. 6.1.2; 143 II 628 consid. 5.2; sentenza del TF 2C_73/2021 del 

27 dicembre 2021 consid. 4.2): 

1) fornire una descrizione dettagliata del gruppo, esponendo i fatti e le 

circostanze specifiche che l’hanno spinta a formulare la domanda 

portata alla richiesta; 

2) illustrare il diritto (fiscale) applicabile e spiegare perché vi sono delle 

ragioni per supporre che i contribuenti appartenenti al gruppo non 

hanno rispettato i propri obblighi, e meglio hanno violato il diritto fiscale; 

3) dimostrare che le informazioni richieste sono atte a far sì che i 

contribuenti facenti parte del gruppo adempiano i propri obblighi fiscali. 

Per quanto attiene alla seconda di queste condizioni, il Tribunale federale 

ha precisato che l’autorità richiedente deve fornire degli elementi fattuali 

che lascino supporre che le persone appartenenti al gruppo hanno adottato 

un comportamento contrario al diritto (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 

sentenza del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 5.2; parimenti 

art. 3 cpv. 1 lett. g OAAF). Devono sussistere elementi concreti in merito 

alla violazione degli obblighi fiscali; le domande di assistenza amministra-

tiva formate senza sospetti di sorta, a mero scopo d’imposizione, non sono 

ammissibili (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 136 consid. 6.1.2; 

sentenza del TF 2C_695/2017 del 29 ottobre 2018 consid. 5.2). Per contro, 

lo Stato richiedente non deve dimostrare, con una probabilità prossima alla 

certezza, che il comportamento del contribuente è contrario al diritto fisca-

le; dei sospetti concreti sono sufficienti (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2). 

Per determinare se i sospetti esposti sono sufficienti in quest’ottica occorre 

fondarsi sull’insieme delle circostanze (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2). Il 

Tribunale federale ha segnatamente ammesso l’esistenza di sospetti suffi-

cienti in un caso nel quale una banca svizzera aveva inviato ai propri clienti 

una lettera informandoli che avrebbe posto fine alla relazione contrattuale 

qualora essi non le avessero fornito la prova della loro « compliance » 

fiscale nei confronti dello stato richiedente. Secondo il Tribunale federale, 

in un caso del genere, nei confronti dei clienti che non avevano ottemperato 

a questa richiesta, preferendo quindi porre fine alla relazione contrattuale, 

vi erano sospetti sufficienti di una violazione del diritto fiscale (cfr. DTF 143 

II 136 consid. 6.3; sentenza del TF 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021 

consid. 4.2).  

3.4  

3.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 7 lett. c LAAF) trova applicazio-

ne, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, nell’ambito 

A-2708/2020 

Pagina 15 

dello scambio d’informazioni ai sensi delle CDI (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 7.1; 143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 

del 10 maggio 2021 consid. 2.4.1). Lo Stato richiesto è dunque vincolato 

alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assistenza, 

nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediatamente 

confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contradizioni 

manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] sentenza del TAF 

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.1; parimenti sentenza del 

TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.1).  

3.4.2 La buona fede di uno Stato è presunta nelle relazioni internazionali 

(principio dell’affidamento), ciò che implica, nel presente contesto, che lo 

Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio le allegazioni dello 

Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. In tal caso, il 

principio dell’affidamento non si oppone ad una domanda di chiarimento 

allo Stato richiesto; il rovesciamento della presunzione della buona fede di 

uno Stato dovendosi in ogni caso fondare su fatti constatati e concreti 

(cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.2; 

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.2). 

3.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa 

se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su informa-

zioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 lett. c 

LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle do-

mande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei reati 

effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempimento 

delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si presume la 

violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 II 202 

consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio della 

buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione con 

le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti in 

Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de l’art. 26 

MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’ambito 

dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspettarsi 

che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, in 

particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c 

LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-

zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione 

che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo 

Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare 

una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra 

A-2708/2020 

Pagina 16 

gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa 

su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine 

lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente 

a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF 

2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola 

la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo 

Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung ») 

che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-

zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta 

comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i 

dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effetti-

vamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza; 

cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e 

la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF  

A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.4.3; A-5662/2020 del 10 mag-

gio 2021 consid. 2.4.3). 

3.5 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette infor-

mazioni (cfr. art. 27 cpv. 1 CDI CH-IT). La giurisprudenza ha ricordato il 

carattere personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richie-

dente non può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto 

tramite l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti 

dalle leggi di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che 

fornisce le informazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 

146 I 172 consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Sviz-

zera può ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un accor-

do di assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 

consid. 2.6; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6). 

3.6  

3.6.1 Lo Stato richiedente deve altresì rispettare il principio della sussidia-

rietà (cfr. lett. ebis cifra 1 del Protocollo aggiuntivo). In assenza di elementi 

concreti, rispettivamente di seri dubbi al riguardo, non vi è alcuna ragione 

per rimettere in discussione l’adempimento del principio della sussidiarietà, 

allorquando uno Stato presenta una domanda di assistenza amministra-

tiva, in ogni caso quando lo stesso dichiara di aver sfruttato tutte le fonti 

d’informazione abituali previste dalla sua procedura fiscale interna prima di 

richiedere informazioni o di aver agito conformemente alla Convenzione 

(cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; sentenze del TF 2C_73/2021 del 

A-2708/2020 

Pagina 17 

27 dicembre 2021 consid. 8 con rinvii; 2C_904/2015 dell’8 dicembre 2016 

consid. 7.2; [tra le tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 

2021 consid. 2.7.1; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.1).  

3.6.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussi-

diarietà risulta, di principio, violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza. Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 3.3.1 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenze del 

TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.7.2; A-5662/2020 del 

10 maggio 2021 consid. 2.7.2). 

3.7 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 3.3.1 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenze del TAF A-1761/2021 del 2 dicembre 2021 consid. 2.8;  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8). 

4.  

Stabiliti i principi qui applicabili, lo scrivente Tribunale rileva come in 

concreto la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 

23 novembre 2018, alla base della presente procedura di ricorso, sia già 

stata oggetto – come detto (cfr. fatti, sub lett. E) – della sentenza pilota 

dello scrivente Tribunale A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 e, successi-

vamente, della sentenza di principio del Tribunale federale 2C_73/2021 del 

27 dicembre 2021. In sunto, il Tribunale federale ha sancito – alla stregua 

dello scrivente Tribunale – che sulla base di detta domanda va concessa 

A-2708/2020 

Pagina 18 

l’assistenza amministrativa all’Italia. Poiché detta sentenza è qui vincolante 

in qualità di precedente giuridico dell’Alta Corte (cfr. consid. 2.3 del presen-

te giudizio), segnatamente per quanto attiene alla questione dell’ammis-

sibilità di detta domanda, non vi è di principio alcuna possibilità per il Tribu-

nale di rifiutare l’assistenza amministrativa in deroga alle conclusioni 

dell’Alta Corte.  

Ne discende che solo le censure sollevate dal ricorrente in correlazione 

con degli elementi su cui il Tribunale federale non si è pronunciato nella 

predetta sentenza 2C_73/2021, possono essere, di principio, ancora 

esaminate in dettaglio dallo scrivente Tribunale. Per quanto attiene alle 

censure già evase dal Tribunale federale, lo scrivente Tribunale – come 

detto, essendo materialmente vincolato – non può invece discostarsi da 

quanto ritenuto dall’Alta Corte, sicché il loro esame deve limitarsi a richia-

mare quanto già deciso nella citata sentenza 2C_73/2021 e ad applicarlo 

al caso concreto. Detto in altri termini, nell’esaminare le censure del 

ricorrente, in questa sede ci si riferirà principalmente alla citata sentenza 

2C_73/2021 – laddove il Tribunale federale si sia già espresso al riguardo 

– e/o, per quanto necessario, alla successive/precedenti sentenze 

emanate dal Tribunale statuente al riguardo, tra cui la sentenza pilota  

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020. 

4.1 Sul piano formale, con sentenza federale 2C_73/2021 del 27 dicembre 

2021, il Tribunale federale ha sancito – perlomeno implicitamente dichia-

randola ammissibile – che la domanda raggruppata italiana di assistenza 

amministrativa del 23 novembre 2018 adempie le esigenze formali di 

contenuto di cui alla lett. ebis del Protocollo aggiuntivo e dell’art. 3 cpv. 1 

OAAF. Ciò è altresì quanto sancito più nel dettaglio dallo scrivente Tribu-

nale, con sentenza A-1296/2020 del 21 dicembre 2020. Per quanto qui 

necessario, il Tribunale ribadisce come detta domanda contenga la lista 

delle informazioni necessarie alla sua ammissione, e meglio: l’indicazione 

del periodo fiscale (dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016); una descri-

zione dettagliata del gruppo oggetto della domanda nonché dei fatti e delle 

circostanze alla sua origine sulla base di un modello di comportamento ai 

sensi degli artt. 2 e 3 dell’Accordo amministrativo, allo scopo di identificare 

un gruppo specifico di contribuenti considerati recalcitranti (i cosiddetti 

« recalcitrant account holders ») secondo i criteri ivi esposti; la descrizione 

delle informazioni richieste (informazioni specifiche sui contribuenti recalci-

tranti); l’indicazione dello scopo fiscale (la verifica del corretto adempimen-

to degli obblighi di dichiarazione delle attività detenute presso un interme-

diario estero e dei correlati redditi da contribuenti residenti in Italia) e delle 

imposte interessate (imposta sul reddito delle persone fisiche, imposta sul 

A-2708/2020 

Pagina 19 

valore delle attività finanziarie detenute all’estero, obblighi discendenti 

dalla legge relativa al monitoraggio fiscale per l’amministrazione dell’impo-

sta sui redditi delle persone fisiche); i motivi per cui si presume che le infor-

mazioni si trovino in Svizzera e l’indicazione del detentore delle informa-

zioni (banca C._______/D._______); la descrizione dei motivi per cui si 

presume che i contribuenti del gruppo non hanno rispettato la normativa 

fiscale italiana (contribuenti che non si sono conformati alla normativa 

fiscale italiana e/o non hanno fornito alla banca una prova del rispetto dei 

loro obblighi fiscali, dopo aver ricevuto da detta banca una lettera d’infor-

mazione in merito a tali obblighi fiscali e contenente la comminatoria della 

chiusura forzata del conto bancario, in caso di mancato ossequio); così 

come l’indicazione secondo cui la domanda è conforme alla legislazione e 

alla prassi amministrativa dell’Italia, ossequia il principio di sussidiarietà e 

di specialità, ecc. (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020 consid. 5). In tale contesto, ogni eventuale censura relativa al difetto 

dei requisiti formali non può che essere respinta. 

4.2 Pure sul piano materiale, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 

2021, il Tribunale federale ha confermato che la domanda raggruppata 

italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018 è ammissibile, 

così come già sancito dallo scrivente Tribunale, con sentenza A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020. In estrema sintesi, detta domanda non costituisce 

una « fishing expedition » (cfr. consid. 4.2.1 del presente giudizio) e non 

viola né il principio della buona fede (cfr. consid. 4.2.2 del presente giudi-

zio), né quello della sussidiarietà (cfr. consid. 4.2.3 del presente giudizio).  

4.2.1 Più nel dettaglio, con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il 

Tribunale federale – alla stregua dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza del 

TAF A-1296/2021 del 21 dicembre 2020 consid. 6, a cui si rinviano le parti) 

– ha innanzitutto confermato in modo qui materialmente vincolante che la 

domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novem-

bre 2018 non costituisce una « fishing expedition » e che le informazioni 

richieste adempiono la condizione della rilevanza verosimile, nella misura 

in cui adempie i tre requisiti elaborati dalla giurisprudenza permettenti di 

escludere l’esistenza di una « fishing expedition » (cfr. consid. 3.3.3 del 

presente giudizio per un elenco esaustivo di detti tre requisiti): detta 

domanda (1) fornisce una descrizione dettagliata del gruppo sulla base di 

un modello di comportamento, esponendo i fatti e le circostanze specifiche 

che hanno spinto l’autorità richiedente italiana a formulare la domanda 

(cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.1), (2) espone il diritto 

(fiscale) e spiega perché vi sono ragioni per supporre che i contribuenti 

appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi (violato il diritto 

A-2708/2020 

Pagina 20 

fiscale) (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2), e (3) 

dimostra che le informazioni richieste possono portare all’adempimento 

degli obblighi fiscali (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.3).  

Ciò sancito, riguardo in particolare alla seconda condizione, il Tribunale 

rileva più nel dettaglio quanto segue. 

4.2.1.1 Per quanto attiene al diritto fiscale applicabile, il Tribunale federale 

ha sancito che, sebbene la domanda dell’autorità richiedente italiana non 

lo esponga con precisione (indicando per esempio le norme di diritto tribu-

tario italiano pertinenti per il caso di specie), essa indica chiaramente che 

« i contribuenti italiani sono tenuti a dichiarare tutte le attività e i redditi de-

tenuti all'estero, corrispondendo le relative imposte » (domanda raggrup-

pata, punto n. 12 in fine). Per l’Alta Corte, una tale menzione è sufficiente 

a dimostrare che il diritto tributario italiano impone ai propri contribuenti di 

indicare nella dichiarazione fiscale la totalità dei redditi e della sostanza 

mondiali (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2). 

4.2.1.2 Circa invece gli elementi fattuali all’origine del sospetto che le 

persone appartenenti al gruppo non hanno rispettato i propri obblighi fiscali, 

il Tribunale rileva come la domanda raggruppata indichi che qui interessati 

sono i cosiddetti contribuenti italiani recalcitranti, ovvero quei contribuenti 

italiani che durante il periodo fiscale interessato erano titolari di uno o più 

conti presso la banca C._______/D._______, domiciliati o residenti in Italia 

e non hanno reagito alla lettera inviata da detta banca che gli informava 

dei loro obblighi fiscali di regolarizzare i propri conti secondo la normativa 

fiscale italiana, minacciandoli in caso contrario di sostanziali limitazioni 

all’operabilità del loro conto, assimilate dall’autorità richiedente italiana ad 

una chiusura forzata del loro conto. Il fondamento su cui poggia la presun-

zione del mancato rispetto della normativa fiscale italiana risiede dunque 

nel fatto che, nonostante la lettera della banca, i contribuenti italiani hanno 

omesso di fornire prove sufficienti del rispetto dei loro obblighi fiscali. Detto 

fondamento presuppone dunque che una tale lettera sia stata effettivamen-

te notificata ai clienti della banca C._______/D._______ e che gli stessi 

non abbiano reagito, rispettivamente non abbiano fornito la prova 

dell’adempimento dei loro obblighi fiscali (cfr. sentenza del TAF A-

1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.2). 

A tal proposito, il Tribunale federale ha confermato che il presente caso è 

del tutto comparabile alla situazione esaminata nella DTF 143 II 136, dove 

esso ha ammesso l’esistenza di sospetti sufficienti di una violazione del 

A-2708/2020 

Pagina 21 

diritto fiscale (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.3), così come sancito dal Tribu-

nale statuente (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 

consid. 6.1.3). Anche nel caso in disamina, infatti, la banca ha inviato ai 

propri clienti italiani una lettera nella quale indicava che, qualora gli interes-

sati non avessero fornito la prova di essere in regola con il fisco italiano, le 

loro relazioni finanziarie presso la banca sarebbero state sottoposte a 

restrizioni. Come nella DTF 143 II 136, poi, la domanda raggruppata forma-

ta dall’autorità richiedente italiana riguardava appunto i contribuenti che 

avevano ricevuto una lettera di questo tipo e non avevano fornito alla banca 

prove sufficienti del rispetto dei propri obblighi fiscali. Il Tribunale federale 

ha dunque ritenuto che la presenza di concreti sospetti in merito alla 

violazione dei propri obblighi fiscali da parte dei membri del gruppo oggetto 

della domanda deve essere ammessa anche nel caso di specie (cfr. citata 

sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2).  

Ciò posto, in presenza di un tale modello di comportamento, lo scrivente 

Tribunale ricorda che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

essenziale per l’ammissibilità della domanda raggruppata – e dunque la 

sua delimitazione rispetto alle « fishing expeditions » inammissibili – è la 

prova che i contribuenti abbiano preso conoscenza di una tale lettera, alla 

quale non hanno dato seguito. Nel caso di un « fermo banca » (ossia la 

trattenuta della corrispondenza presso la banca a disposizione del cliente) 

si può partire dal presupposto che un cliente della banca consulti regolar-

mente la propria corrispondenza bancaria, in ogni caso nel termine di un 

anno. Non è infatti credibile – visti i rischi economici di una corrispondenza 

in fermo banca (p. es. la finzione della notifica che determina il decorrere 

dei termini) e gli sviluppi attuali nell’ambito del diritto fiscale internazionale 

– che un cliente non prenda conoscenza degli scritti della banca durante 

un anno (cfr. DTF 143 II 136 consid. 6.4.3; sentenza del TAF A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020 consid. 6.1.3). 

4.2.1.3 Per quanto attiene più in particolare alla problematica dell’esistenza 

o meno della lettera 3 febbraio 2014 allegata alla domanda raggruppata 

italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, il Tribunale 

federale ha sancito che poco importa che detta domanda menzionasse in 

un primo tempo una lettera 3 febbraio 2014, il cui invio effettivo ai clienti 

della banca non ha potuto essere dimostrato. La descrizione del modello 

di comportamento contenuta nella domanda in parola prevedeva infatti, in 

modo generico, che « [...] il titolare dell’attività finanziaria ha ricevuto una 

lettera di C._______, ora D._______ in cui è stata annunciata la chiusura 

forzata del conto/conti bancari salvo egli fornisca [alla banca] 

l'autorizzazione del modello “Direttiva Risparmio UE per la Collaborazione 

A-2708/2020 

Pagina 22 

Volontaria (Voluntary Disclosure)” o ogni altra prova del rispetto delle 

proprie obbligazioni fiscali relativamente a tale conto/conti […] ». Il 

Tribunale federale ha poi rilevato che, in corso di procedura, è emerso che 

una lettera dal contenuto analogo è stata inviata dalla banca 

C._______/D._______ il 20 febbraio 2015 a oltre 10'000 clienti e che le 

informazioni trasmesse da detta banca all’autorità inferiore si riferiscono a 

quest’ultima lettera. In tale contesto, il Tribunale federale ha sancito che il 

riferimento alla lettera del 3 febbraio 2014 non ha quindi alcuna 

conseguenza sull’ammissibilità della predetta domanda raggruppata 

(cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 4.3.2). Tale è altresì la 

conclusione dello scrivente Tribunale, che nella sentenza pilota A-

1296/2020 del 21 dicembre 2020 ha sancito che il fatto che la lettera 

3 febbraio 2014 non sia quella che è stata effettivamente inviata ai clienti 

della banca C._______/D._______, non rende automaticamente 

inammissibile la domanda raggruppata, dal momento che è appurato che 

un’altra lettera della predetta banca, di contenuto analogo e datata 

20 febbraio 2015, è stata effettivamente trasmessa ai clienti, così come 

prescritto dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. sentenza del TAF 

A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 considd. 6.5.1-6.5.3). 

Ora, riguardo poi al tenore della lettera 20 febbraio 2015 della banca 

C._______/D._______ (minaccia di restrizioni all’utilizzo del conto) che 

non corrisponde esattamente a quanto esposto nella predetta domanda 

raggruppata (minaccia di chiusura forzata del conto), il Tribunale federale 

ha confermato quanto sancito dallo scrivente Tribunale (cfr. citata sentenza 

del TF 2C_73/2021 consid. 6.2; sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 di-

cembre 2020 consid. 6.5.4). Il Tribunale federale ha infatti sancito che 

questo elemento non porta ad escludere gli interessati dal modello di com-

portamento descritto dall’autorità richiedente italiana nella propria doman-

da. Effettivamente, alla base dell’esigenza relativa alla ricezione di una 

lettera della banca contenente la minaccia della chiusura del conto, vi era 

il proposito di identificare i clienti il cui comportamento destava sufficienti 

sospetti di una violazione dei propri obblighi fiscali. Il modello di compor-

tamento descritto nella domanda raggruppata serviva appunto a limitare la 

stessa ai clienti che non erano in regola con il fisco italiano, in quanti questi 

ultimi erano posti davanti al dilemma consistente nello scegliere se (i) 

dichiarare i propri averi all'autorità italiana, oppure (ii) chiudere il conto. In 

tale ottica, come ritenuto dallo scrivente Tribunale, l’Alta Corte ha sancito 

che le restrizioni al conto preannunciate nella lettera 20 febbraio 2015 era-

no di una tale gravità che nessun cliente le avrebbe tollerate, se non per 

motivi di evasione fiscale. Tali restrizioni erano così significative (divieto di 

prelevamento in contanti, forte limitazione a bonifici e trasferimenti di titoli), 

A-2708/2020 

Pagina 23 

da rendere la continuazione della relazione finanziaria praticamente inutile 

per il cliente non in regola con il fisco. La minaccia di simili restrizioni era 

dunque assimilabile alla minaccia di chiusura forzata del conto, in quanto 

le due misure avevano in concreto lo stesso effetto dissuasivo. A ciò si 

aggiunge che, secondo il Protocollo aggiuntivo, il riferimento a informazioni 

verosimilmente rilevanti ha lo scopo di « garantire uno scambio di informa-

zioni in ambito fiscale il più ampio possibile » (lett. ebis cifra 3 del Protocollo 

aggiuntivo), ciò che si oppone all’adozione di un approccio eccessivamente 

formalista (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 consid. 6.2). 

4.2.2 Con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-

rale – come lo scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 

21 dicembre 2020 consid. 7.1, a cui si rinviano le parti) – ha poi confermato 

che la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 

23 novembre 2018 non viola l’art. 7 lett. c LAAF relativo al principio della 

buona fede, nella misura in cui non vi è alcun indizio del fatto che detta 

domanda sarebbe stata fondata su atti illeciti (reati ai sensi del diritto 

svizzero), segnatamente in correlazione con la lettera 3 febbraio 2014 della 

C._______/D._______ ivi allegata (cfr. citata sentenza del TF 2C_73/2021 

consid. 7.2; parimenti consid. 3.4.3 del presente giudizio circa i requisiti per 

ammettere una violazione del principio della buona fede). L’Alta Corte ha 

infatti indicato che il semplice fatto che la predetta lettera 3 febbraio 2014 

non sia in concreto stata spedita ai clienti della banca, e che ne sia invece 

poi stata inviata una – dal contenuto quasi identico – il 20 febbraio 2015, 

non prova nulla quanto alla provenienza illecita di tale lettera. La forte so-

miglianza tra questi due documenti esclude del resto che la lettera 3 feb-

braio 2014 sia un falso creato a bella posta dall’autorità richiedente italiana 

a sostegno della sua domanda raggruppata. Il Tribunale federale ha altresì 

ribadito che, tenuto conto della presunzione della buona fede dello Stato 

richiedente, non occorre – salvo nel caso in cui tale presunzione va rove-

sciata, ciò che non è qui il caso – provarne l’esistenza (cfr. citata sentenza 

del TF 2C_73/2021 consid. 7.2). Detto in altri termini, nella fattispecie, 

l’autorità inferiore e l’autorità richiedente italiana non erano dunque tenute 

a fornire la prova del rispetto del principio della buona fede, rispettivamente 

l’autorità inferiore non aveva motivo di indagare ulteriormente al riguardo 

(cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 del 21 dicembre 2020 consid. 7.1.2). 

4.2.3 Con sentenza 2C_73/2021 del 27 dicembre 2021, il Tribunale fede-

rale – al pari dello scrivente Tribunale (cfr. sentenza del TAF A-1296/2020 

del 21 dicembre 2020 consid. 7.2, a cui si rinviano le parti) – ha altresì 

confermato che la domanda raggruppata italiana di assistenza ammini-

strativa del 23 novembre 2018 rispetta il principio della sussidiarietà. L’Alta 

A-2708/2020 

Pagina 24 

Corte ha in particolare ribadito che, in assenza di elementi concreti che vi 

si oppongono, non vi è ragione di rimettere in discussione le spiegazioni 

fornite dall’autorità richiedente italiana in merito al rispetto del principio 

della sussidiarietà, in concreto l’indicazione secondo cui « […] sono stati 

esauriti tutti i mezzi interni di indagine fatta eccezione per quelli che avreb-

bero dato luogo a difficoltà sproporzionate […] » (cfr. citata sentenza del 

TF 2C_73/2021 consid. 8; parimenti consid. 3.6.2 del presente giudizio). 

4.3 Ora, nel suo gravame, il ricorrente censura la violazione del principio 

della sussidiarietà, nella misura in cui l’autorità richiedente italiana si sareb-

be mai rivolta dapprima a lui per chiedergli le informazioni, prima di inoltrare 

la domanda raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 

23 novembre 2018. A suo avviso, la mera dichiarazione contenuta in detta 

domanda, secondo cui sarebbero stati esauriti i mezzi interni di indagine, 

non sarebbe sufficiente. L’autorità inferiore avrebbe dovuto indagare al 

riguardo (cfr. ricorso 25 maggio 2020, pag 2). A suo avviso, la predetta 

domanda raggruppata italiana andrebbe poi considerata come una 

« fishing expedition », giacché la stessa sarebbe andata a colpire situazio-

ni in cui la conformità fiscale dei contribuenti con il fisco italiano sarebbe 

già stata manifesta, segnatamente i contribuenti « compliant » con la nor-

mativa fiscale italiana, ovvero i titolari di relazioni bancarie non tenute ad 

obblighi di monitoraggio e pertanto alla compilazione del Quadro RW del 

Modello Unico. Non differenziando tra contribuenti ottemperanti e non gli 

obblighi fiscali italiani, detta domanda costituirebbe dunque una « fishing 

expedition » (cfr. ricorso 25 maggio 2020, pagg. 2-3). Per finire, egli conte-

sta l’applicabilità all’assistenza amministrativa internazionale – e dunque 

anche al suo caso – della giurisprudenza del Tribunale federale relativa alla 

finzione della notifica delle lettere della banca in « fermo banca », a pre-

scindere dalla presa di conoscenza effettiva, da lui considerata spropor-

zionata e come conducente a delle situazioni manifestamente contrarie al 

sentimento di giustizia e ed equità, giacché s’egli fosse stato adegua-

tamente informato presso il proprio domicilio, lo stesso avrebbe adottato 

diverse strategie e condotte evitando in questo modo di venir colpito dalla 

domanda raggruppata in oggetto. Nel suo caso, egli non avrebbe mai rice-

vuto presso il suo domicilio una lettera da parte della banca che lo informa-

va circa le restrizioni ai servizi bancari nel caso in cui non fosse stata fornita 

alcuna prova di conformità fiscale, bensì unicamente la lettera datata 

2 dicembre 2019 della banca, con cui quest’ultima lo avrebbe informato 

dell’avvio della procedura (cfr. ricorso 25 maggio 2020, pag. 3). 

Sennonché tali censure non possono che essere qui respinte. Gli argo-

menti sollevati dal ricorrente circa l’ammissibilità materiale della domanda 

A-2708/2020 

Pagina 25 

raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018, 

non sono infatti nuovi o tali da rimettere in discussione quanto già sancito 

dallo scrivente Tribunale con sentenza pilota A-1296/2020 del 21 dicembre 

2020 e dal Tribunale federale con sentenza di principio 2C_73/2021 del 

27 dicembre 2021 (cfr. considd. 4.1 e 4.2 del presente giudizio). È la 

predetta domanda raggruppata in quanto tale che è stata ritenuta ammis-

sibile dal Tribunale federale. Ora, questa stessa domanda è alla base della 

presente procedura di ricorso, sicché non si può seguire il ricorrente allor-

quando esso ritiene – contrariamente a quanto stabilito dal Tribunale fede-

rale – che la domanda non sia conforme alla CDI CH-IT. Per quanto attiene 

in particolare alla censura della finzione della notifica in « fermo banca », 

qui ininfluente, il Tribunale rileva poi come il ricorrente – contrariamente a 

quanto da egli indicato – non abbia in ogni caso subito alcun pregiudizio di 

alcun genere, lo stesso avendo invero non solo preso conoscenza della 

lettera 20 febbraio 2015 della banca, ma anche deciso successivamente di 

chiudere il proprio conto (cfr. atto n. 18.2 dell’incarto prodotto dall’autorità 

inferiore su chiave USB [di seguito: inc. AFC], pagg. 2 e 3). 

5.  

Constatata l’ammissibilità della domanda raggruppata italiana di assisten-

za amministrativa del 23 novembre 2018, occorre ancora stabilire se il 

ricorrente rientra o meno nel modello di comportamento (lecitamente) ivi 

descritto dall’autorità richiedente italiana. 

A tal proposito, lo scrivente Tribunale rileva come, da un esame degli atti 

dell’incarto – e meglio dalla documentazione fornita dalla banca 

C._______/D._______ (cfr. atto n. 18.2 dell’inc. AFC) –, risulti chiaramente 

che durante il periodo interessato dalla predetta domanda raggruppata, il 

ricorrente era titolare di un conto bancario presso la banca 

C._______/D._______. Da detta documentazione risulta altresì che il 

ricorrente non solo ha ricevuto la lettera 20 febbraio 2015 della predetta 

banca (cfr. atto n. 18.2, pag. 2), ma ne ha anche preso effettivamente 

conoscenza. Se il ricorrente – come da lui indicato nel suo gravame 

(cfr. ricorso 24 maggio 2020, pag. 1) – ha dato ordine alla banca di 

trattenere la corrispondenza, dagli atti risulta che lo stesso si è recato in 

banca nei mesi di aprile e luglio 2015 e che per finire abbia deciso di 

chiudere il proprio conto bancario (cfr. atto n. 18.2, pag. 3). In tali 

circostanze, vi è motivo di presumere ch’esso abbia avuto conoscenza di 

detto scritto. Secondo quanto giustamente indicato dall’autorità inferiore 

(cfr. decisione impugnata, consid. 8), il ricorrente non ha reagito a detta 

lettera comprovando la sua conformità fiscale, sicché lo stesso rientra nel 

modello di comportamento descritto nella domanda raggruppata. In tali 

A-2708/2020 

Pagina 26 

circostanze, nel suo caso la trasmissione delle informazioni risulta dunque 

ammissibile. 

6.  

6.1 In conclusione, lo scrivente Tribunale deve constatare che la domanda 

raggruppata italiana di assistenza amministrativa del 23 novembre 2018 

adempie tutti i requisiti formali e materiali alla base della sua ammissibilità. 

Nella misura in cui il qui ricorrente rientra nel modello di comportamento 

alla sua base, è dunque a giusta ragione che l’autorità inferiore ha conces-

so nei suoi confronti l’assistenza amministrativa in materia fiscale all’Italia. 

Il Tribunale non intravvede pertanto alcun valido motivo per respingere la 

domanda di assistenza in oggetto o annullare la decisione impugnata, così 

come invece postulato dal ricorrente nel suo gravame.  

6.2 Ciò sancito, va da ultimo ancora sottolineato che le persone menzio-

nate nella documentazione bancaria sono protette dal principio della spe-

cialità di cui all’art. 27 cpv. 2 CDI CH-IT, precisato dalla giurisprudenza del 

Tribunale federale (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). Tenuto conto 

dell’esistenza di diverse concezioni in ordine alla portata del principio di 

specialità sia sul piano nazionale che internazionale, in particolare sulla 

sua componente personale, è qui opportuno che l’autorità inferiore informi 

espressamente l’autorità richiedente italiana in ordine alle restrizioni d’uso 

delle informazioni trasmesse (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio; pari-

menti sentenza del TAF A-5309/2019 del 3 dicembre 2020 consid. 5.6). 

L’autorità inferiore dovrà dunque precisare e riferire all’autorità richiedente 

italiana quanto sancito al punto n. 2 del dispositivo del presente giudizio. 

6.3 In definitiva, la decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso 

del ricorrente integralmente respinto, con le precisazioni all’attenzione 

dell’autorità inferiore di cui al consid. 6.2 circa il principio di specialità. 

7.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico del ricorrente qui integralmente soccom-

bente (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 

5'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente 

dall’anticipo spese di 5'000 franchi da lui versato a suo tempo. Non vi sono 

poi i presupposti per l’assegnazione al ricorrente di indennità a titolo di 

spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 

TS-TAF a contrario). 

A-2708/2020 

Pagina 27 

 

8.  

Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa 

internazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia 

di diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine 

ricorsuale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammis-

sibile soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fonda-

mentale o se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante 

ai sensi dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il 

solo competente a determinare il rispetto di tali condizioni. 

(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

 

  

A-2708/2020 

Pagina 28 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

L’autorità inferiore deve informare l’autorità richiedente italiana che le 

informazioni trasmesse e ottenute nel quadro della assistenza ammini-

strativa richiesta possono essere utilizzate unicamente nel procedimento 

che riguarda il signor A._______ conformemente all’art. 27 cpv. 2 CDI CH-

IT. 

3.  

Le spese processuali di 5'000 franchi sono poste a carico del ricorrente. 

Alla crescita in giudicato del presente giudizio, il succitato importo verrà 

interamente detratto dall’anticipo spese di 5'000 franchi versato a suo 

tempo dal ricorrente. 

4.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente e all’autorità inferiore. 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Annie Rochat Pauchard Sara Pifferi 

 

  

A-2708/2020 

Pagina 29 

Rimedi giuridici: 

Contro le decisioni nel campo dell’assistenza amministrativa internazionale 

in materia fiscale può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico 

al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 10 giorni dalla 

sua notificazione, soltanto se concerne una questione di diritto di 

importanza fondamentale o se si tratta per altri motivi di un caso 

particolarmente importante ai sensi dell’art. 84 cpv. 2 LTF (art. 82, art. 83 

lett. h, art. 84a, art. 90 e segg. e 100 cpv. 2 lett. b LTF). Il termine è reputato 

osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, 

all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza 

diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno del termine 

(art. 48 cpv. 1 LTF). Negli atti scritti occorre spiegare perché la causa 

adempie siffatta condizione. Inoltre, gli atti scritti devono essere redatti in 

una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei 

mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in 

possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova 

devono essere allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: 

 

  

A-2708/2020 

Pagina 30 

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. (…); atto giudiziario)