# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 10c813f0-325f-53b5-85c2-913e887c9f0c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-11-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.11.2021 A-649/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-649-2021_2021-11-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 

Il TF non è entrato nel merito del 

ricorso con decisione del 14.12.2021 

(2C_964/2021) 

 
 
    
 

  

  

 

 Corte I 

A-649/2021 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 5  n o v e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Annie Rochat Pauchard (presidente del collegio),  

Raphaël Gani, Emilia Antonioni Luftensteiner,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall’avv. Edy Salmina,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Servizio per lo scambio d’informazione in materia fiscale SEI, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
assistenza amministrativa (CDI CH-FR). 

 

 

 

A-649/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’11 maggio 2016 la « Direction générale des finances publiques fran-

çaise » (di seguito: DGFP o autorità richiedente francese), ha presentato 

una domanda di assistenza amministrativa dinanzi all’Amministrazione fe-

derale delle contribuzioni (AFC), fondata sull’art. 28 della Convenzione del 

9 settembre 1966 tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica France-

se, modificata, intesa ad evitare la doppia imposizione in materia di imposte 

sul reddito e sulla sostanza nonché a prevenire la frode e l’evasione fiscale 

(RS 0.672.934.91; di seguito: CDI CH-FR), nonché sull’Accordo del 25 giu-

gno 2014 che modifica il protocollo addizionale alla CDI CH-FR (RU 2016 

1195; di seguito: Accordo 2014; pubblicato in parte sotto RS 0.672.934.91). 

A.b Nella sua domanda, la DGFP ha dichiarato che un’indagine della 

procura di Bochum e delle perquisizioni presso le succursali tedesche della 

banca UBS nel maggio 2012 e nel luglio 2013 avevano portato al seque-

stro di dati relativi a contribuenti francesi legati a conti aperti presso la 

banca UBS (Switzerland) AG (di seguito: UBS). L’autorità richiedente 

francese ha precisato di aver chiesto all’amministrazione fiscale tedesca, 

con lettera del 20 aprile 2015, di fornirle queste informazioni sulla base 

della Direttiva n. 2011/16/UE. Il 3 luglio 2015, le autorità fiscali tedesche le 

avrebbero inviato i seguenti documenti: 

 una lista « A » contenente 1'130 conti bancari con identificazione 

precisa dei contribuenti, tutti con un codice « domizil » francese;  

 una lista « B » relativa al 2006 e una lista « C » relativa al 2008, 

entrambe contenenti riferimenti a conti bancari legati a persone 

registrate con un codice « domizil » francese. Queste due liste 

rappresentavano un totale di oltre 45'161 numeri di conto diversi.  

L’autorità richiedente francese ha indicato che, per quanto riguarda la 

lista A, le ricerche effettuate dalle autorità fiscali francesi hanno permesso 

di dimostrare che la quasi totalità (97%) delle persone interessate erano 

residenti fiscali francesi. Inoltre, una prima serie di controlli su questa lista, 

riguardante un terzo dei conti in essa contenuti, ha permesso di dimostrare 

l’affidabilità di questa lista e l’esistenza di una frode. Per quanto riguarda i 

conti bancari anonimi (liste B e C), l’autorità richiedente francese ha indi-

cato di aver confrontato queste liste con: i) i dati (numeri di conto) ricevuti 

dalle autorità fiscali svizzere nel quadro dell’accordo bilaterale tra l’Unione 

europea e la Svizzera sulla fiscalità del risparmio; ii) i numeri di conto dei 

contribuenti che hanno regolarizzato la loro situazione presso le autorità 

fiscali francesi e; iii) le informazioni già ottenute nel quadro dell’assistenza 

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amministrativa con la Svizzera. Essa ha aggiunto che i trattamenti effettuati 

hanno permesso d’identificare 4'782 numeri di conti elencati nelle liste B e 

C, effettivamente legati a residenti fiscali francesi.  

L’autorità richiedente francese ha precisato che, tenuto conto del contesto 

di cui sopra, esisteva un’elevata probabilità che una parte dei conti non 

identificati nelle liste B e C (cioè precisamente 40'379 conti bancari) non 

fosse stata dichiarata dai presunti contribuenti francesi. La DGFP ha 

indicato che l’identificazione delle persone legate ai conti bancari non iden-

tificati nelle liste B e C era essenziale per verificare se i presunti contri-

buenti francesi avevano adempiuto ai loro obblighi fiscali.  

A.c Sulla base di questi fatti, l’autorità richiedente francese ha rivolto 

all’AFC le seguenti domande, riguardanti gli anni dal 2010 al 2014 per 

l’imposta sul reddito e gli anni dal 2010 al 2015 per l’imposta di solidarietà 

sulla sostanza [il testo che segue corrisponde alla trascrizione del cap. 6, 

pag. 4 della domanda di assistenza dell’11 maggio 2016]: 

Veuillez indiquer, pour chaque compte listé en annexe : 

a) Les noms/prénoms, dates de naissance et adresse la plus actuelle 

disponible dans la documentation bancaire de  

i) son/ses titulaire(s), 

ii) son/ses ayant(s) droit économique(s) selon le formulaire A,  

iii) toute autre personne venant aux droits et obligations de ces 

deux derniers. 

b) Les soldes au 01/01/2010, 01/01/2011, 01/01/2012, 01/01/2013, 

01/01/2014 et 01/01/2015. 

B.  

B.a Con decreto di edizione del 10 giugno 2016, l’AFC ha chiesto alla 

banca UBS di fornire i documenti e le informazioni richieste, invitandola 

altresì ad informare le persone interessate e legittimate a ricorrere in merito 

all’avvio della procedura di assistenza amministrativa. 

B.b L’AFC ha altresì informato le persone interessate e legittimate a 

ricorrere in merito all’avvio della procedura di assistenza amministrativa e 

agli elementi essenziali della domanda mediante pubblicazione nel Foglio 

federale del 26 luglio 2016. 

C.  

La banca UBS ha trasmesso le informazioni richieste all’AFC, mediante 

consegne parziali nel periodo dal 24 giugno 2016 al 28 luglio 2017.  

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D.  

L’AFC ha trasmesso al signor A._______ – per il tramite del suo 

patrocinatore – l’integralità degli atti dell’incarto in data 20 settembre 2016, 

22 settembre 2016, 15 maggio 2017 e 27 luglio 2017. 

E.  

A seguito di un incontro del 22 giugno 2017 tra l’autorità richiedente fran-

cese e l’autorità competente svizzera – avviato con lettera 23 agosto 2016 

della banca UBS che informava l’AFC della sussistenza di seri timori che 

l’autorità richiedente francese non rispettasse il principio di specialità – 

l’AFC ha preteso dall’autorità richiedente francese la garanzia che le infor-

mazioni trasmesse sarebbero state comunicate solo alle persone e alle 

autorità menzionate nell’art. 28 par. 2 CDI CH-FR e utilizzate solo per gli 

scopi ivi elencati. L’AFC ha ricevuto queste garanzie in uno scambio di 

lettere dell’11 luglio 2017 (accordo amichevole) e con lettera della DFPG 

dello stesso giorno (cfr. DTF 146 II 150, fatti sub lett. B.c; sentenze del TAF 

A-3045/2020, A-3047/2020 e A-3048/2020, tutte del 29 marzo 2021 

consid. 1.4.3 [il TF ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro dette senten-

ze: 2C_316/2021, 2C_319/2021 e 2C_320/2021 tutte del 30 aprile 2021] 

nonché A-1534/2018, A-1555/2018, A-1562/2018 e A-1563/2018 del 

3 agosto 2020, fatti sub lett. E; decisione finale dell’AFC, pagg. 27 segg.). 

F.  

F.a Il 9 febbraio 2018, l’AFC ha emanato otto decisioni finali nei confronti 

di alcune persone interessate – tra cui la banca UBS, alla quale il Tribunale 

amministrativo federale ha riconosciuta la qualità di parte con sentenza  

A-4974/2016 del 25 ottobre 2016 – concedendo l’assistenza amministra-

tiva all’autorità richiedente francese. 

F.b Il 9 marzo 2018 la banca UBS ha impugnato le suddette decisioni finali 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale, postulando il loro annulla-

mento, come pure l’annullamento del decreto di edizione dell’AFC inviatole 

il 10 giugno 2016 (cfr. fatti, sub lett. B.a). Con sentenza A-1488/2018 del 

30 luglio 2018, il Tribunale amministrativo federale ha accolto questi ricorsi 

per quanto ammissibili e annullato le decisioni finali del 9 febbraio 2018 

nonché il decreto di edizione del 10 giugno 2016 dell’AFC.  

F.c Avverso la predetta sentenza, l’AFC ha inoltrato ricorso 10 agosto 2018 

dinanzi al Tribunale federale. Con sentenza 2C_653/2018 del 26 luglio 

2019, pubblicata quale DTF 146 II 150, il Tribunale federale ha accolto il 

ricorso dell’AFC e annullato la predetta sentenza, confermando così la 

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validità del decreto di edizione del 10 giugno 2016 e delle decisioni finali 

del 9 febbraio 2018 dell’AFC. 

G.  

A seguito della DTF 146 II 150, l’AFC ha ripreso il trattamento delle proce-

dure interessate dalla domanda 11 maggio 2016 della DGFP, preceden-

temente sospese in attesa di conoscere la posizione del Tribunale federale. 

A tal fine, l’AFC ha inviato una lettera informativa alle persone che hanno 

indicato un indirizzo attuale in Svizzera o un rappresentante in Svizzera 

autorizzato a ricevere le notifiche, nella quale ha comunicato loro le 

informazioni che intendeva trasmettere all’autorità richiedente francese e 

concesso loro un termine di 10 giorni per prendere posizione per iscritto. 

Su richiesta, l’AFC ha concesso l’accesso all’incarto. 

H.  

Con scritto 31 agosto 2020, il signor A._______ – per il tramite del suo 

patrocinatore – si è opposto alla concessione dell’assistenza amministra-

tiva, nonché alla trasmissione all’autorità richiedente francese delle infor-

mazioni e/o documenti che lo concernono. 

I.  

Con decisione finale del 13 gennaio 2021, notificata al signor A._______ – 

per il tramite del suo patrocinatore – quale persona interessata, l’AFC ha 

concesso l’assistenza amministrativa all’autorità richiedente francese. 

J.  

J.a Avverso la predetta decisione finale, il signor A._______ (di seguito: 

ricorrente) – per il tramite del suo patrocinatore – ha interposto ricorso 

12 febbraio 2021 dinanzi al Tribunale amministrativo federale. Protestando 

tasse, spese e ripetibili, egli postula il suo annullamento e che non venga 

accordata alcuna assistenza amministrativa né trasmesso alcun docu-

mento e/o informazione all’autorità richiedente francese, in relazione a lui. 

J.b Con risposta 14 giugno 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato la reiezione del ricorso. 

J.c Con replica 23 luglio 2021, il ricorrente – per il tramite del suo patroci-

natore – si è pronunciato al riguardo, riconfermandosi nel proprio ricorso. 

K.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

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Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

pronunciate dall’AFC nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale ai sensi delle convenzioni di doppia imposizione – in 

casu la CDI CH-FR – possono essere impugnate dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 5 cpv. 1 della legge 

federale del 28 settembre 2012 sull’assistenza amministrativa internazio-

nale in materia fiscale [LAAF, RS 651.1] e art. 17 cpv. 3 LAAF).  

Per quanto concerne il diritto interno, l’assistenza amministrativa interna-

zionale in materia fiscale è retta dalla LAAF, in vigore dal 1° febbraio 2013 

(RU 2013 231). Sono fatte salve le disposizioni derogatorie della conven-

zione applicabile nel singolo caso (cfr. art. 1 cpv. 2 LAAF), in concreto della 

CDI CH-FR. Presentata l’11 maggio 2016, la domanda di assistenza 

litigiosa rientra nel campo di applicazione di detta legge (cfr. art. 24 LAAF 

a contrario). Per il rimanente, la procedura di ricorso è retta dalle 

disposizioni generali della procedura federale, su riserva di disposizioni 

specifiche della LAAF (cfr. art. 19 cpv. 5 LAAF; art. 37 LTAF). 

1.2 Il ricorso è stato interposto nel rispetto delle esigenze di contenuto e di 

forma previste dalla legge (cfr. art. 50 cpv. 1 PA e art. 52 PA). Pacifica è la 

legittimazione ricorsuale del ricorrente (cfr. art. 48 PA; art. 19 cpv. 2 LAAF). 

Il ricorso è ricevibile in ordine e va pertanto esaminato nel merito. 

1.3 Il ricorso ha effetto sospensivo ex lege (cfr. art. 19 cpv. 3 LAAF). 

L’eventuale trasmissione di informazioni da parte dell’autorità inferiore non 

può intervenire che alla crescita in giudicato della decisione di rigetto del 

ricorso (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 

2021 consid. 1.3 con rinvii).  

1.4  

1.4.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

1.4.2 Di principio, il Tribunale amministrativo federale dispone del pieno 

potere di cognizione (cfr. art. 49 PA). Determina i fatti e applica il diritto 

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d’ufficio (cfr. art. 62 cpv. 4 PA). Nondimeno, esso si limita – di principio – 

alle censure sollevate ed esamina altri punti solo nella misura in cui gli 

argomenti delle parti o l’incarto lo richiedano (cfr. DTF 122 V 157 con-

sid. 1a; 121 V 204 consid. 6c). 

1.4.3 Tuttavia, quando il Tribunale federale accoglie un ricorso e rinvia la 

causa all’autorità precedente secondo l’art. 107 cpv. 2 della legge del 

17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110), l’autorità alla 

quale è rinviata la causa è limitata nella sua cognizione dalla motivazione 

della sentenza di rinvio, nel senso che è vincolata da ciò che è già stato 

deciso dal Tribunale federale (cfr. DTF 133 III 201 consid. 4.2 [giurispru-

denza tutt’ora valida sotto l’egida della LTF]; 135 III 334 considd. 2 e 2.1; 

[tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 con-

sid. 1.4.3). Nel caso concreto, l’autorità inferiore ha emesso otto decisioni 

finali il 9 febbraio 2018 (cfr. fatti, sub lett. F.a). Dette decisioni finali sono 

state impugnate dinanzi al Tribunale federale, che ha dichiarato ammissi-

bile la domanda di assistenza amministrativa dell’11 maggio 2016 presen-

tata dalla Francia – qualificata di « domanda collettiva » (cfr. al riguardo, 

consid. 3.1 del presente giudizio) – in una sentenza di principio pronunciata 

in pubblica udienza il 26 luglio 2019 (cfr. DTF 146 II 150; cfr. fatti, 

sub lett. F.c). Vista la sentenza del Tribunale federale, la cognizione del 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale) è limitata dalla mo-

tivazione di questa sentenza, così come lo sarebbe stata da una sentenza 

di rinvio, nel senso che è vincolato da ciò che è già stato deciso definitiva-

mente dal Tribunale federale. In altre parole, il Tribunale deve basarsi sui 

considerandi della DTF 146 II 150 e non può discostarsi dalle argoment-

azioni giuridiche del Tribunale federale su tutti i punti sui quali quest’ultimo 

si è pronunciato, cosicché l’unico margine di manovra che il Tribunale con-

serva riguarda le questioni lasciate aperte dalla sentenza del Tribunale 

federale e le conseguenze che ne derivano (cfr. [tra le tante] citata sen-

tenza del TAF A-5662/2020 consid. 1.4.5 con rinvii). 

1.5  

1.5.1 Il ricorrente censura innanzitutto una grave violazione del suo diritto 

di essere sentito in correlazione con la motivazione della decisione impu-

gnata, da lui considerata insufficiente poiché del tutto generica e non indi-

vidualizzata. L’autorità inferiore si sarebbe infatti limitata a delle considera-

zioni generiche, comuni a migliaia di altre decisioni in merito all’assistenza 

amministrativa senza alcun al suo caso particolare e alle censure da lui 

sollevate nella sua presa di posizione del 31 agosto 2020, tant’è che il suo 

nome verrebbe menzionato solo nel rubrum e nel dispositivo (cfr. ricorso 

12 febbraio 2021, punti 6-10; replica 23 luglio 2021, punto 2).  

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Tale censura di natura formale va qui esaminata prioritariamente dal 

Tribunale, considerato come la violazione del diritto di essere sentito può, 

di principio, comportare l’annullamento della decisione impugnata, indipen-

dentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel merito (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2; DTAF 2009/36 consid. 7). 

1.5.2  

1.5.2.1 Il diritto di essere sentito, sancito a livello costituzionale dall’art. 29 

cpv. 2 Cost. e a livello procedurale dall’art. 34 PA, implica in particolare il 

dovere per l’autorità di motivare in maniera chiara la sua decisione, ovvero 

in modo che il destinatario possa comprendere le ragioni della medesima 

e, se del caso, impugnarla in piena coscienza di causa e che l’autorità di 

ricorso possa esercitare il suo controllo (cfr. DTF 142 II 49 consid. 9.2; 134 

I 83 consid. 4.1; 133 III 439 consid. 3.3). È quindi sufficiente che l’autorità 

si esprima sulle circostanze significative atte ad influire in un modo o 

nell’altro sul giudizio di merito. L’autorità non è tuttavia tenuta a prendere 

posizione su tutti i fatti, le censure e i mezzi di prova invocati dal ricorrente, 

ma può limitarsi ad esporre le sole circostanze rilevanti per la decisione 

(cfr. DTF 143 III 65 consid. 5.2; 142 IV 249 consid. 1.3.1; [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.1).  

1.5.2.2 Il diritto di far amministrare le prove costituisce anch’esso un 

aspetto del diritto di essere sentito. Esso presuppone che il fatto da provare 

sia rilevante, che il mezzo probatorio proposto sia necessario per consta-

tarlo e che la domanda sia formulata nelle forme e nei termini prescritti. 

Conformemente all’art. 33 cpv. 1 PA, l’autorità ammette dunque i mezzi di 

prova offerti dalla parte se risultano idonei a chiarire i fatti. Questa garanzia 

costituzionale permette all’autorità di porre un termine all’istruzione, allor-

quando le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria con-

vinzione e che essa, procedendo in modo non arbitrario ad un apprezza-

mento anticipato delle prove proposte, è convinta che le stesse non 

potrebbero condurla a modificare la sua opinione. L’autorità può dunque 

rinunciare all’amministrazione di certe prove proposte senza violare il diritto 

di essere sentito delle parti (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 

consid. 3.3; [tra le tante] sentenze del TAF A-2845/2020 del 19 luglio 2021 

consid. 2.3 con rinvii; A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.2). 

1.5.2.3 Nell’ambito dell’assistenza amministrativa internazionale in materia 

fiscale, l’informazione delle persone legittimate a ricorrere prevista dalla 

LAAF (cfr. art. 14 LAAF) nonché il diritto di partecipazione ed esame degli 

atti (cfr. art. 15 LAAF) concretizzano il diritto di essere sentito (cfr. sentenza 

del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.2.3). 

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Pagina 9 

1.5.2.4 A titolo eccezionale, la violazione del diritto di essere sentito può 

essere sanata nella procedura di ricorso, se i motivi determinanti sono stati 

addotti in risposta dall’autorità, se il ricorrente ha potuto commentarli in un 

successivo memoriale e, soprattutto, se il potere d’esame della giurisdi-

zione competente non è più ristretto di quello dell’istanza inferiore (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 135 I 187 consid. 2.2). Tale riparazione deve tutta-

via rimanere l’eccezione ed è ammissibile, di principio, solo nel caso di una 

violazione non particolarmente grave dei diritti procedurali della parte lesa. 

Ciò sancito, una tale riparazione può altresì giustificarsi, anche in presenza 

di una violazione grave, qualora l’annullamento della decisione impugnata 

e il rinvio della causa all’autorità inferiore costituiscano una mera formalità 

e conducano ad un inutile prolungamento della procedura incompatibile 

con l’interesse delle parti ad una risoluzione celere della vertenza (cfr. DTF 

142 II 218 consid. 2.8.1; 138 I 97 consid. 4.1.6.1; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 1.5.3). 

1.5.3 In concreto, circa la censura della violazione del diritto di essere 

sentito in rapporto alla motivazione generica/standardizzata delle decisioni 

finali dell’autorità inferiore in correlazione alla domanda di assistenza am-

ministrativa francese dell’11 maggio 2016, il Tribunale si è già pronunciato 

nell’ambito della sentenza di principio A-5662/2020 del 10 maggio 2021 

(consid. 1.5.4), giungendo alla conclusione che la stessa è conforme alle 

esigenze di motivazione poste dal diritto di essere sentito e appare giustifi-

cata nel contesto di un’amministrazione che emana decisioni di massa, 

come nel caso delle procedure di assistenza amministrativa. Nella misura 

in cui detta sentenza è cresciuta in giudicato – il Tribunale federale non 

essendo entrato nel merito al riguardo (cfr. sentenza del TF 2C_435/2021 

del 2 giugno 2021) – il Tribunale non ha qui motivo di discostarsene. 

Per quanto qui necessario, il Tribunale osserva – analogamente a quanto 

ritenuto nell’ambito della causa A-5662/2020 – che se è vero che nella 

decisione impugnata l’autorità inferiore espone in maniera standardizzata, 

senza riferimento esplicito alla presa di posizione del ricorrente, i motivi per 

i quali essa ritiene che le informazioni vadano trasmesse all’autorità richie-

dente francese, rispettivamente in motivi per cui la domanda di assistenza 

amministrativa francese vada accolta, vero è anche che tale motivazione 

standardizzata non pregiudica tuttavia il suo diritto di essere sentito. 

Nonostante l’uso di paragrafi standardizzati – il cui uso appare giustificato 

nel contesto di un’amministrazione che emana decisioni di massa – gli 

argomenti giuridici esposti dall’autorità inferiore nella decisione impugnata 

risultano chiari e permettono di comprendere le ragioni per cui le censure 

sollevate dal ricorrente con scritto 31 agosto 2020 non sono state da lei 

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Pagina 10 

considerare come decisive. Tale è segnatamente il caso per la richiesta di 

chiarimento e di informazioni supplementari circa la sospetta provenienza 

illecita dei dati all’origine della predetta domanda. L’autorità inferiore ha 

infatti vagliato la censura della provenienza illecita delle liste e la questione 

inerente la necessità di un ulteriore accesso agli atti per chiarire la loro 

provenienza (cfr. decisione impugnata, consid. 6). Lo stesso vale per la 

censura relativa alla pertinenza legale del criterio del codice domicilio 

« 111 » francese  nelle liste della banca UBS, tenuto conto che il ricorrente 

aveva il suo domicilio fiscale in Italia e non in Francia durante il periodo 

fiscale interessato. L’autorità inferiore ha infatti spiegato perché detto crite-

rio va considerato attendibile e permette di fondare la rilevanza verosimile 

delle informazioni richieste (cfr. decisione impugnata, consid. 4.6). 

In altri termini, da un esame della decisione impugnata, risulta che la stessa 

è sufficientemente motivata affinché il ricorrente possa comprenderne la 

portata e contestarla con cognizione di causa, così come richiesto dal dirit-

to di essere sentito (cfr. consid. 1.5.2.1 del presente giudizio), ciò che 

peraltro egli ha fatto. Con ricorso 12 febbraio 2021 e con replica 23 luglio 

2021, il ricorrente ha potuto infatti contestare pienamente in questa sede 

detta decisione, indicando i motivi per cui ritiene la domanda di assistenza 

amministrativa francese come inammissibile, rispettivamente perché i suoi 

dati non dovrebbero essere trasmessi all’autorità richiedente francese. 

Anche ad avere ancora dubbi al riguardo, ogni eventuale violazione del suo 

diritto di essere sentito in rapporto alla motivazione standardizzata della 

decisione impugnata – ciò che, come visto, non è tuttavia qui il caso – va 

comunque considerata come sanata in questa sede (cfr. consid. 1.5.2.4 del 

presente giudizio), dal momento che il ricorrente ha potuto esporre nuova-

mente le sue censure e che il Tribunale entrerà nel loro merito, per quanto 

necessario, nel contesto del presente giudizio.  

Visto quanto precede, detta censura va pertanto respinta. 

2.  

2.1  

2.1.1 L’assistenza amministrativa con la Francia è retta dall’art. 28 CDI CH-

FR, fondato sul Modello di convenzione dell’Organizzazione per la coope-

razione e lo sviluppo economico (OCSE; di seguito: MC OCSE), e dal n. XI 

del Protocollo addizionale alla CDI CH-FR (di seguito: Protocollo addizio-

nale; anch’esso pubblicato sotto RS 0672.934.91). Dette disposizioni, risul-

tanti dall’Accordo aggiuntivo del 27 agosto 2009 alla CDI CH-FR (RU 2010 

5683; di seguito: Accordo aggiuntivo), si applicano alla presente domanda 

A-649/2021 

Pagina 11 

(cfr. art. 11 par. 3 dell’Accordo aggiuntivo; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.1.1). 

L’art. 28 CDI CH-FR, nel suo nuovo tenore, trova applicazione per quelle 

domande di scambio di informazioni concernenti qualsiasi anno civile o 

esercizio a partire dal 1° gennaio 2010 (cfr. art. 11 par. 3 dell’Accordo 

aggiuntivo). La giurisprudenza ammette a tale titolo che lo stato della 

sostanza di un conto all’ultimo giorno di un anno fiscale debba essere 

trattato allo stesso modo che il primo giorno dell’anno fiscale immedia-

tamente successivo (cfr. sentenza del TF 2C_1087/2016 del 31 marzo 

2017 consid. 3.4 [in nesso con la CDI CH-FR]; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.1.1). 

2.1.2 Il n. XI del Protocollo addizionale è stato modificato dall’Accordo del 

25 giugno 2014 che modifica il Protocollo addizionale, entrato in vigore il 

30 marzo 2016 (di seguito: Protocollo 2014; FF 2011 3419). Queste modifi-

che concernono unicamente i casi nei quali i nomi delle persone interessa-

te non sono conosciute dallo Stato richiedente (cfr. sentenza del TAF  

A-5066/2016 del 17 maggio 2018 consid. 4.1). Tra le modifiche, il n. XI 

par. 3 del Protocollo addizionale – relativo all'identificazione della persona 

interessata – è stato modificato dall’art. 1 par. 1 del Protocollo 2014. Prima 

della sua modifica, questa disposizione richiedeva allo Stato richiedente di 

fornire il nome e un indirizzo della persona oggetto del controllo o dell’in-

chiesta e, se disponibile, qualsiasi altro elemento che faciliti l’identificazio-

ne della persona (data di nascita, stato civile, ecc.). L’attuale versione del 

n. XI par. 3 lett. a del Protocollo addizionale, così come modificato 

dall’art. 1 par. 1 del Protocollo 2014, prevede ora che l’identità della perso-

na oggetto del controllo o dell’inchiesta può risultare dall’indicazione del 

nome di questa persona o da qualsiasi altro elemento che ne permetta 

l’identificazione (circa gli sviluppi del contesto della modifica del n. XI del 

Protocollo addizionale, cfr. DTF 146 II 150 consid. 5.2.3; sentenze del TAF 

A-1534/2018, A-1555/2018, A-1562/2018 e A-1563/2018 del 3 agosto 

2020 consid. 2.3). 

L’art. 2 par. 2 dell’Accordo 2014 prevede che lo stesso è applicabile alle 

domande di scambio di informazioni concernenti qualsiasi anno civile o 

esercizio a partire dal 1° gennaio 2010. L’art. 2 par. 3 dell’Accordo 2014 

prevede che, nonostante le disposizioni del par. 2, l’art. 1 par. 1 dell’Accor-

do 2014 è applicabile alle domande di scambio di informazioni relative a 

fatti avvenuti a partire dal 1° febbraio 2013. Nella DTF 146 II 150, il Tribu-

nale federale ha ritenuto che l’interpretazione dell’art. 2 par. 3 dell’Accor-

do 2014 – alla luce del suo scopo, del suo contesto e delle circostanze 

A-649/2021 

Pagina 12 

della sua conclusione – rende ammissibili le domande raggruppate unica-

mente per ottenere informazioni relative a periodi a partire dal 1° febbraio 

2013 (cfr. DTF 146 II 150 considd. 5.3 segg. e consid. 5.6). Conformemen-

te all’art. 2 par. 2 dell’Accordo 2014 e al n. XI par. 3 lett. a del Protocollo 

addizionale, l’assistenza amministrativa deve tuttavia essere di principio 

concessa per i periodi a partire dal 1° gennaio 2010 se – come in concreto 

– viene presentata una domanda collettiva (« Listenersuchen ») in cui le 

persone interessate possono essere identificate per mezzo di numeri di 

conto bancari noti (cfr. consid. 3.1 del presente giudizio, circa qualifica 

della presente domanda; DTF 146 II 150 consid. 5.6; cfr. [tra le tante] 

sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.1.2). 

2.2 La domanda di assistenza amministrativa deve indicare gli elementi 

figuranti al n. XI par. 3 del Protocollo addizionale, ovvero: (a) l’identità della 

persona oggetto del controllo o dell’inchiesta, informazione che può risulta-

re dall’indicazione del nome di questa persona o da qualsiasi altro elemen-

to che ne permetta l’identificazione; (b) il periodo oggetto della domanda; 

(c) una descrizione delle informazioni ricercate, in particolare la loro natura 

e la forma in cui lo Stato richiedente desidera ricevere le informazioni dallo 

Stato richiesto; (d) lo scopo fiscale per cui le informazioni sono state richie-

ste e, (e) nella misura in cui sono noti, il nome e l’indirizzo delle persone 

per le quali vi è motivo di ritenere che siano in possesso delle informazioni 

richieste (il detentore delle informazioni; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.2). 

2.3 Espresso all’art. 28 par. 1 CDI CH-FR, il requisito della rilevanza vero-

simile delle informazioni – ovvero, la condizione « verosimilmente rile-

vante » – per l’applicazione della Convenzione o della legislazione fiscale 

interna degli stati contraenti è la chiave di volta del sistema di scambio 

d’informazioni (cfr. DTF 144 II 206 consid. 4.1 con rinvii). Esso ha lo scopo 

di garantire uno scambio di informazioni in ambito fiscale il più ampio 

possibile, senza tuttavia consentire agli Stati contraenti di intraprendere 

una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (« fishing 

expedition ») o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli 

affari fiscali di un determinato contribuente non è verosimile. Detto requisito 

è adempiuto allorquando, al momento della formulazione della domanda, 

esiste una ragionevole probabilità che le informazioni richieste si rilevino 

pertinenti. Poco importa se, una volta fornita, un’informazione risulti per 

finire non pertinente (cfr. sentenza del TF 2C_764/2018 del 7 giugno 2019 

consid. 5.1). Non spetta allo Stato richiesto rifiutare una domanda di 

assistenza o la trasmissione d’informazioni, solo perché da lui considerate 

A-649/2021 

Pagina 13 

prive di pertinenza per l’inchiesta o il controllo sottostante. L’apprezza-

mento del requisito della rilevanza verosimile delle informazioni richieste è 

infatti in primo luogo di competenza dello Stato richiedente (cfr. DTF 145 II 

112 consid. 2.2.1, 144 II 206 considd. 4.2 e 4.3; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.3). 

2.4  

2.4.1 Il principio della buona fede (cfr. art. 7 lett. c LAAF) trova applicazio-

ne, quale principio d’interpretazione e d’esecuzione dei trattati, nell’ambito 

dello scambio d’informazioni ai sensi delle CDI (cfr. DTF 146 II 150 con-

sid. 7.1; 143 II 202 consid. 8.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-5662/2020 

del 10 maggio 2021 consid. 2.4.1). Lo Stato richiesto è dunque vincolato 

alla fattispecie e alle dichiarazioni presentate nella domanda di assistenza, 

nella misura in cui quest’ultime non possono essere immediatamente 

confutate (« sofort entkräftet ») in ragione di errori, lacune o contradizioni 

manifeste (cfr. DTF 142 II 218 consid. 3.1; [tra le tante] citata sentenza del 

TAF A-5662/2020 consid. 2.4.1).  

2.4.2 La buona fede di uno Stato è presunta nelle relazioni internazionali 

(principio dell’affidamento), ciò che implica, nel presente contesto, che lo 

Stato richiesto non può, di principio, mettere in dubbio le allegazioni dello 

Stato richiedente, a meno che sussistano dei seri dubbi. In tal caso, il 

principio dell’affidamento non si oppone ad una domanda di chiarimento 

allo Stato richiesto; il rovesciamento della presunzione della buona fede di 

uno Stato dovendosi in ogni caso fondare su fatti constatati e concreti 

(cfr. DTF 146 II 150 consid. 7.1; 143 II 202 considd. 8.7.1 e 8.7.4; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.2). 

2.4.3 Non si entra nel merito di una domanda di assistenza amministrativa 

se viola il principio della buona fede, « in particolare se si fonda su informa-

zioni ottenute mediante reati secondo il diritto svizzero » (cfr. art. 7 lett. c 

LAAF). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale relativa alle do-

mande di assistenza fondate sui dati rubati, per reati vanno intesi dei reati 

effettivamente punibili in Svizzera. Ciò presuppone, oltre all’adempimento 

delle condizioni oggettive della norma penale svizzera di cui si presume la 

violazione, la competenza ratione loci della Svizzera (cfr. DTF 143 II 202 

consid. 8.5.6). L’art. 7 lett. c LAAF mira a concretizzare il principio della 

buona fede nell’ambito dell’assistenza amministrativa in correlazione con 

le domande fondate su delle informazioni ottenute mediante reati puniti in 

Svizzera (cfr. XAVIER OBERSON, La mise en oeuvre par la Suisse de l’art. 26 

MC OCDE, in: IFF Forum für Steuerrecht 2012, pag. 17). Nell’ambito 

dell’assistenza amministrativa in materia fiscale, la Svizzera può aspettarsi 

A-649/2021 

Pagina 14 

che lo Stato richiedente si comporti in modo corretto nei suoi confronti, in 

particolare in relazione a situazioni che possono rientrare nell’art. 7 lett. c 

LAAF, e che rispetti gli impegni assunti in merito alle modalità di applica-

zione della CDI interessata. Se questo sia il caso o meno è una questione 

che deve essere decisa in ogni singolo caso. Fatto salvo il caso in cui lo 

Stato richiedente acquista dati rubati in Svizzera allo scopo di presentare 

una domanda di assistenza amministrativa, il principio della buona fede tra 

gli Stati non è violato per il solo fatto che la domanda di assistenza si basa 

su dati di origine illecita. Inoltre, il rifiuto di uno Stato di confermare l’origine 

lecita dei dati che hanno portato alla domanda non è di principio sufficiente 

a qualificare l’approccio come contrario alla buona fede (cfr. sentenza TF 

2C_648/2017 del 17 luglio 2018 consid. 3.4). Peraltro, una domanda viola 

la fiducia legittima che la Svizzera può riporre nell’impegno preso dallo 

Stato richiedente, se quest’ultimo fornisce la garanzia (« Zusicherung ») 

che nessuno dei dati rubati a una banca sul territorio svizzero sarà utiliz-

zato nel contesto di una domanda di assistenza amministrativa e presenta 

comunque una tale domanda, in relazione causale diretta o indiretta con i 

dati rubati. In tal caso, se si è in presenza di dati provenienti da reati effetti-

vamente punibili secondo il diritto svizzero (ai sensi della giurisprudenza; 

cfr. DTF 143 II 202 consid. 8.5.6), l’art. 7 lett. c LAAF trova applicazione e 

la Svizzera deve rifiutare l’assistenza (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.4.3). 

2.5  

2.5.1 La domanda di assistenza amministrativa non deve essere presen-

tata unicamente allo scopo di intraprendere una ricerca generalizzata e 

indiscriminata di informazioni (« fishing expedition »; DTF 146 II 150 

consid. 6.1.2; 144 II 206 consid. 4.2; 143 II 136 consid. 6). Il divieto delle 

« fishing expeditions » corrisponde al principio della proporzionalità 

(cfr. art. 5 cpv. 2 Cost.), al quale deve conformarsi ogni domanda di assi-

stenza amministrativa (cfr. DTF 139 II 404 consid. 7.2.3). Ciò indicato, non 

è atteso dallo Stato richiedente che ognuna delle sue richieste conduca 

necessariamente a una ricerca fruttuosa corrispondente (cfr. [tra le tante] 

sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.1). 

2.5.2 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le domande di 

assistenza amministrativa che non identificano nominalmente le persone 

interessate devono essere sottoposte a un esame più attento per escludere 

la fishing expedition (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 139 II 404 con-

sid. 7.2.3 seg.). A tal fine, il Tribunale federale ha elaborato i tre seguenti 

criteri con riferimento al Commentario OCSE sull’art. 26 del Modello OCSE 

(cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.1.3; 143 II 136 consid. 6.1.2): 

A-649/2021 

Pagina 15 

1) la domanda deve fornire una descrizione dettagliata del gruppo, 

descrivendo i fatti e le circostanze specifiche che l’hanno portata alla 

richiesta; 

2) la domanda deve spiegare la legge (fiscale) applicabile e indicare 

perché vi sono motivi per ritenere che i contribuenti del gruppo non 

abbiano adempiuto ai loro obblighi, ovvero violato la legge fiscale; 

3) la domanda deve dimostrare che le informazioni richieste possono 

portare all’adempimento degli obblighi riconducibili dei contribuenti 

fiscali appartenenti al gruppo. 

Benché detti criteri siano stati sviluppati in primo luogo in riferimento alle 

domande raggruppate ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF, il Tribunale federale 

ha ritenuto in varie sentenze che gli stessi, per motivi di coerenza, vadano 

altresì applicati al fine di distinguere le domande collettive ammissibili  dalle 

« fishing expeditions » vietate (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; 143 II 628 

consid. 5.1). Per quanto concerne la domanda collettiva francese di assi-

stenza amministrativa dell’11 maggio 2016 qui in oggetto (cfr. consid. 3.1 

del presente giudizio, circa la qualifica della presente domanda), il Tribu-

nale federale ha confermato la propria giurisprudenza e ricordato che tali 

criteri sono applicabili (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6.2.2; [tra le tante] sen-

tenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.5.2). 

2.6 Il principio della specialità esige che lo Stato richiedente utilizzi le infor-

mazioni ricevute dallo Stato richiesto unicamente nei confronti delle perso-

ne e dei comportamenti per i quali esso ha richiesto ed ottenuto dette infor-

mazioni (cfr. art. 28 CDI CH-FR). La giurisprudenza ha ricordato il carattere 

personale del suddetto principio, nel senso che lo Stato richiedente non 

può utilizzare nei confronti di terzi le informazioni che ha ricevuto tramite 

l’assistenza amministrativa, a meno che questa possibilità risulti dalle leggi 

di entrambi gli Stati e l’autorità competente dello Stato che fornisce le infor-

mazioni autorizzi tale utilizzo (cfr. DTF 147 II 13 consid. 3.4; 146 I 172 

consid. 7.1.3). Sulla base del principio dell’affidamento, la Svizzera può 

ritenere che lo Stato richiedente, con il quale è legato da un accordo di 

assistenza amministrativa, rispetterà il principio della specialità (cfr. [tra le 

tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.6). 

2.7  

2.7.1 Lo Stato richiedente deve altresì rispettare il principio della sussidia-

rietà. In assenza di elementi concreti, rispettivamente di seri dubbi al 

riguardo, non vi è alcuna ragione per rimettere in discussione l’adem-

pimento del principio della sussidiarietà, allorquando uno Stato presenta 

una domanda di assistenza amministrativa, in ogni caso quando lo stesso 

A-649/2021 

Pagina 16 

dichiara di aver sfruttato tutte le fonti d’informazione abituali previste dalla 

sua procedura fiscale interna prima di richiedere informazioni o di aver 

agito conformemente alla Convenzione (cfr. DTF 144 II 206 consid. 3.3.2; 

2C_904/2015 dell’8 dicembre 2016 consid. 7.2; [tra le tante] sentenza del 

TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.1).  

2.7.2 Il principio della sussidiarietà non implica per lo Stato richiedente 

d’esaurire l’integralità delle fonti di informazione, bensì quelle abituali. Una 

fonte d’informazione non può più essere considerata come « abituale » se 

comporta uno sforzo sproporzionato per lo Stato richiedente – rispetto a 

una domanda di assistenza amministrativa – o se le probabilità di successo 

sono considerate molto basse (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). Il principio della sussi-

diarietà risulta, di principio, violato, se lo Stato richiedente ha già emanato 

una decisione sui punti per i quali richiede l’assistenza e non fornisce 

alcuna spiegazione comprovante ch’esso intende riconsiderare tale deci-

sione. Ciò sancito, non è escluso che uno Stato richiedente possa neces-

sitare di informazioni in merito ad una procedura già conclusa, ad esempio 

se ha motivo di pensare che la decisione possa essere oggetto di revisione. 

In tal caso, la Svizzera è tuttavia in diritto d’aspettarsi una spiegazione al 

riguardo, affinché sia possibile comprendere ciò che motiva la domanda di 

assistenza). Il criterio decisivo per la concessione dell’assistenza ammini-

strativa rimane la rilevanza verosimile delle informazioni richieste (cfr. al 

riguardo, consid. 2.3 del presente giudizio; cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.7.2). 

2.8 Devono essere rispettate pure le norme procedurali applicabili nello 

Stato richiedente e nello Stato richiesto. L’AFC dispone tuttavia dei poteri 

procedurali necessari per imporre alle banche di fornire tutti i documenti 

richiesti che soddisfano la condizione (cfr. consid. 2.3 del presente giudi-

zio) della rilevanza verosimile (cfr. DTF 142 II 161 consid. 4.5.2; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.8). 

2.9 Una domanda di assistenza amministrativa può avere quale scopo 

quello d’accertare la residenza fiscale di una persona (cfr. DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Può succedere che un contribuen-

te, considerato dallo Stato richiedente come uno dei suoi residenti fiscali 

secondo i criteri del suo diritto interno, possa essere considerato come 

residente fiscale di un altro Stato secondo i criteri del diritto interno di 

quell’altro Stato. Tuttavia, per costante giurisprudenza, la determinazione 

della residenza fiscale a livello internazionale è una questione di merito che 

non deve essere affrontata dallo Stato richiesto allo stadio dell’assistenza 

A-649/2021 

Pagina 17 

amministrativa (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.1; 142 II 218 consid. 3.6). 

Allorquando la persona interessata dalla domanda di assistenza ammini-

strativa è considerata da due Stati come uno dei suoi contribuenti, la que-

stione della conformità alla Convenzione, in concreto, ai sensi dell’art. 28 

par. 1 in fine CDI CH-FR, deve essere valutata alla luce dei criteri applicati 

dallo Stato richiedente per considerare questa persona come uno dei suoi 

contribuenti. In questo contesto, il ruolo della Svizzera in quanto Stato 

richiesto non è quello di statuire lei stessa nell’ambito della procedura di 

assistenza amministrativa sull’esistenza di un conflitto di residenza, ma si 

limita a verificare che il criterio di assoggettamento fiscale a cui fa ricorso 

lo Stato richiedente sia tra quelli previsti dalla disposizione della Conven-

zione applicabile alla determinazione della residenza fiscale (cfr. DTF 145 

II 112 consid. 3.2; 142 II 161 consid. 2.2.2). Lo Stato richiedente non è 

tenuto ad aspettare l’esito della controversia sul principio della residenza 

fiscale, prima di presentare una domanda di assistenza amministrativa, 

tanto più che la richiesta può anche essere destinata a consolidare la sua 

posizione sulla residenza fiscale del contribuente interessato. In effetti, in 

questa fase, lo Stato richiedente chiede specificamente informazioni per 

determinare se i suoi sospetti sul legame fiscale con il suo territorio della 

persona interessata dalla richiesta sono fondati. Inoltre, lo Stato richie-

dente deve poter fare una richiesta anche in caso di conflitto effettivo di 

residenza, per ottenere dallo Stato richiesto i documenti che sosterebbero 

il suo credito in concorrenza con quello di quest’ultimo o di uno Stato terzo. 

In particolare, occorre tenere conto della situazione in cui un contribuente 

soggetto a un’imposizione illimitata in Svizzera o in uno Stato terzo e di 

fatto residente nello Stato richiedente, ad esempio perché ha mantenuto la 

sua residenza permanente in tale Stato (cfr. DTF 142 II 218 cosid. 3.7; 142 

II 161 consid. 2.2.2). Se il conflitto di competenza si concretizza, spetterà 

al contribuente interessato dalla doppia imposizione lamentarsi presso le 

autorità competenti, cioè le autorità nazionali degli Stati interessati, secon-

do i rimedi previsti dal diritto interno (cfr. DTF 142 II 161 consid. 2.2.2); se 

del caso, la doppia imposizione internazionale sarà evitata mediante le 

regole di determinazione della residenza fiscale internazionale previste 

dalla convenzione applicabile tra gli Stati interessati o mediante il ricorso 

alla procedura amichevole (cfr. art. 27 par. 1 CDI CH-FR; DTF 145 II 112 

consid. 2.2.2; 142 II 218 consid. 3.7; [tra le tante] sentenza del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 2.9). 

3.  

In concreto, la domanda di assistenza amministrativa francese dell’11 mag-

gio 2016, alla base della presente procedura, è già stata oggetto – come 

detto (cfr. fatti, sub lett. F) – di una procedura pilota. Questa si è conclusa 

A-649/2021 

Pagina 18 

dinanzi al Tribunale federale con la sentenza di principio DTF 146 II 150. Il 

Tribunale federale ha sancito che sulla base di detta domanda va concessa 

l’assistenza amministrativa alla Francia. Poiché detta sentenza vincola lo 

scrivente Tribunale (cfr. consid. 1.4.3 del presente giudizio), segnatamente 

per quanto attiene alla questione dell’ammissibilità di detta domanda, non 

vi è di principio alcuna possibilità per il Tribunale di rifiutare l’assistenza 

amministrativa in deroga alle conclusioni del Tribunale federale  

Le seguenti considerazioni preliminari, che affrontano la questione dell’am-

missibilità della predetta domanda, si limitano quindi principalmente a un 

breve riassunto delle conclusioni pertinenti del Tribunale federale material-

mente vincolanti per lo scrivente Tribunale. 

3.1 Sul piano formale, il Tribunale federale ha sancito – perlomeno impli-

citamente dichiarandola ammissibile – che la domanda di assistenza am-

ministrativa francese dell’11 maggio 2016 adempie le condizioni formali. 

Per quanto qui necessario, il Tribunale rileva in particolare come detta 

domanda contenga la lista delle informazioni necessarie alla sua ammis-

sibilità, e meglio: l’identità delle persone oggetto del controllo o dell’inchie-

sta, risultante dai numeri menzionati nella lista acclusa alla domanda che 

si riferiscono a conti detenuti presso la banca UBS (cifra 2); il nome del 

titolare delle informazioni, cioè la banca UBS (cifra 3); il periodo coperto 

dalla domanda, ossia dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2015 (cifra 4); lo 

scopo fiscale alla base della domanda, ossia l’imposta sul reddito e sulla 

sostanza (cifra 4); nonché una descrizione delle informazioni richieste 

(cifra  6). La domanda dell'11 maggio 2016 contiene quindi tutti gli elementi 

menzionati al n. XI par. 3 del Protocollo aggiuntivo (cfr. [tra le tante] 

sentenza del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 4.2).  

La domanda di assistenza amministrativa francese dell’11 maggio 2016 – 

che non contiene né i nomi né gli indirizzi delle persone interessate, ma 

che si fonda su una lista di circa 40'000 numeri di conto e altri numeri 

bancari sulla base della quale l’AFC ha potuto identificare le persone 

interessate – è una « domanda collettiva » e non una domanda raggrup-

pata ai sensi dell’art. 3 lett. c LAAF (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4). A tal 

proposito, il Tribunale federale ha precisato che, secondo la giurispruden-

za, le domande che riguardano un certo numero di persone che identifica-

no per nome o per mezzo di una lista contenente numeri – come i numeri 

di carta di credito o di conto bancario – devono essere considerate come 

una somma di domande individuali. Per motivi di economia procedurale, 

l’autorità richiedente riunisce queste singole domande in una domanda 

comune o collettiva, sebbene in linea di principio potrebbe anche formularle 

A-649/2021 

Pagina 19 

singolarmente (cfr. DTF 146 II 150 consid. 4.4; 143 II 628 considd. 4.4 e 

5.1; [tra le tante] citata sentenza del TAF A-5662/2020 consid. 4.2).  

3.2 Sul piano materiale, il Tribunale federale ha in particolare già avuto 

modo di sancire che detta domanda collettiva non costituisce una fishing 

expedition e che le informazioni richieste adempiono la condizione della 

rilevanza verosimile (cfr. DTF 146 II 150 consid. 6; [tra le tante] citata 

sentenza del TAF A-5662/2020 consid. 5.1.2).  

4.  

Ciò premesso, qui di seguito, verranno esaminate le censure sollevate dal 

ricorrente in correlazione all’adempimento delle condizioni materiali, 

facendo riferimento alla DTF 146 II 150 – laddove il Tribunale federale si 

sia già espresso al riguardo – e/o, per quanto necessario, alle successive 

sentenze emanate dal Tribunale statuente al riguardo. 

4.1  

4.1.1 Innanzitutto, il ricorrente sostiene che vi sarebbe motivo di ritenere la 

domanda di assistenza amministrativa francese dell’11 maggio 2016 come 

inammissibile ex art. 7 lett. c LAAF, facendo valere la sussistenza di un 

dubbio circa la provenienza dei dati che l’autorità richiedente francese pone 

alla sua base, circostanza che l’autorità inferiore non avrebbe sufficien-

temente appurato. In detta domanda verrebbe fatto riferimento a un’inchie-

sta condotta dal ministro pubblico di Bochum e relative perquisizioni ope-

rate, nel maggio 2013 e luglio 2013, presso succursali tedesche della ban-

ca UBS. I dati reperiti in quell’occasione sono poi stati richiesti dall’ammini-

strazione francese a quella tedesca. A mente del ricorrente, vi sarebbero 

dunque elementi anche di pubblica notorietà che giustificherebbero una 

richiesta di chiarimento circa i dati all’origine della domanda in oggetto. Egli 

fa valere di aver già chiesto all’autorità inferiore, con scritto 31 agosto 2020, 

di comunicargli se i dati acquisiti dalle autorità tedesche (vale a dire entrati 

in suo possesso illegalmente o a seguito di un atto illegale di chi li ha ven-

duti) siano, direttamente o indirettamente, all’origine della domanda. Tale 

richiesta di informazioni – a suo avviso fondamentale, per permettergli di 

valutare l’argomentazione contenuta nella decisione impugnata – non 

avrebbe però ricevuto alcuna risposta dall’autorità inferiore. Così facendo, 

essa avrebbe dunque leso il suo diritto di essere sentito (cfr. ricorso 

12 febbraio 2021, punti 11-18). Neppure nella sua risposta 14 giugno 2021, 

l’autorità inferiore avrebbe preso posizione al riguardo violando nuova-

mente il suo diritto di essere sentito (cfr. replica 23 luglio 2021 punto 4). 

A-649/2021 

Pagina 20 

4.1.2 Al riguardo, il Tribunale osserva come circa la censura della 

violazione del principio della buona fede da parte dell’autorità richiedente 

francese, rispettivamente dell’art. 7 lett. c LAAF in correlazione all’asserita 

origine illecita dei dati alla base della domanda di assistenza amministra-

tiva francese dell’11 maggio 2016 – non trattata dal Tribunale federale nella 

DTF 146 II 150 –, lo stesso si sia già pronunciato, giungendo alla conclu-

sione che tale censura è infondata (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF  

A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.2).  

Più nel dettaglio, il Tribunale ha dapprima esaminato i fatti descritti dall’au-

torità richiedente francese nella predetta domanda in merito all’origine dei 

dati, osservando quanto segue (cfr. citata sentenza del TAF A-5662/2020 

consid. 5.2.2). Dai predetti fatti risulta che un’indagine condotta dalla pro-

cura di Bochum e le visite a domicilio effettuate nelle filiali tedesche della 

banca UBS nel maggio 2012 e nel luglio 2013 hanno portato al sequestro 

di dati riguardanti contribuenti francesi legati a conti aperti presso la banca 

UBS in Svizzera. Questi dati sono stati comunicati alla DGFP dalle autorità 

fiscali tedesche in seguito a una richiesta della Francia sulla base della 

Direttiva n. 2011/16/UE (cfr. fatti, sub lett. A.b). Inoltre, nella decisione 

finale impugnata, l’autorità inferiore afferma che le autorità fiscali tedesche 

avrebbero dichiarato – nell’ambito di una procedura parallela di assistenza 

amministrativa – che i dati in questione erano memorizzati su un server 

nazionale della UBS Deutschland AG a Francoforte. Il server di backup 

conteneva i backup dei computer dei dipendenti di UBS Deutschland AG, 

compreso il computer di un dipendente di UBS Deutschland AG contenente 

i dati in questione. L’autorità inferiore precisa inoltre che in questo contesto, 

il 18 gennaio 2017 il Ministero pubblico della Confederazione ha aperto 

un’inchiesta contro ignoti per possibili violazioni dell’art. 47 della legge fe-

derale dell’8 novembre 1934 sulle banche e le casse di risparmio (LBCR, 

RS 952.0) e dell’art. 273 CP. Secondo una dichiarazione presentata dalla 

banca UBS nell’ambito di questa inchiesta, nell’agosto 2012 il Land tede-

sco della Renania Settentrionale-Vestfalia ha acquistato un CD di dati con-

tenente informazioni sui clienti registrati presso la banca UBS in Svizzera. 

Sulla base di questo CD di dati, le autorità tedesche avrebbero condotto 

inchieste contro numerosi clienti tedeschi della banca UBS. Nell’ambito di 

queste inchieste, la procura di Bochum avrebbe effettuato diverse perqui-

sizioni nella sede centrale della banca UBS Deutschland AG a Francoforte 

e in altre sedi UBS in Germania. Durante la perquisizione della sede della 

banca UBS Deutschland AG a Francoforte, il Ministero pubblico avrebbe 

sequestrato una grande quantità di dati fisici ed elettronici, tra cui i dati in 

questione riguardanti i clienti registrati in Svizzera. L’autorità inferiore affer-

ma inoltre che questa esposizione dei fatti è confermata dal mandato di 

A-649/2021 

Pagina 21 

perquisizione emesso dalla procura di Bochum il 3 luglio 2013, fornito dalla 

banca UBS nell’ambito della presente procedura di assistenza amministra-

tiva (cfr. decisione impugnata, consid. 6.4). 

In tale contesto, il Tribunale ha ricordato che la questione della sussistenza 

di eventuale comportamento costitutivo di una violazione del principio della 

buona fede va esaminato nel singolo caso. Ai sensi della giurisprudenza 

del Tribunale federale, lo Stato richiedente viola il principio della buona fede 

allorquando non rispetta un’eventuale impegno a non utilizzare dati prove-

nienti da atti effettivamente punibili secondo il diritto svizzero e inoltra 

comunque una domanda che presenta un nesso causale diretto o indiretto 

con tali dati o nel caso in cui è provato ch’esso ha acquistato dei dati acqui-

siti illegalmente per fondare la sua domanda (cfr. citata sentenza del TAF 

A-5662/2020 consid. 5.2.3; parimenti consid. 2.4.3 del presente giudizio). 

In proposito, per quanto concerne la domanda di assistenza amministrativa 

francese dell’11 maggio 2016, il Tribunale ha constatato quanto segue. 

Nello specifico l’autorità richiedente francese non si è mai impegnata a non 

inoltrare una domanda fondata sui dei dati rubati (cfr. citata sentenza del 

TAF A-5662/2020 consid. 5.2.3.1). In assenza di un tale impegno, il sempli-

ce fatto che la domanda si fondi su dati eventualmente rubati non basta, a 

lui solo, a ritenere la sussistenza di un comportamento dello Stato richie-

dente contrario alla buona fede. Ora, il Tribunale penale federale – ovvero 

un Tribunale svizzero competente – ha sì concluso che la vendita dei dati 

alla Germania costituisce un reato penale ai sensi del diritto svizzero 

(cfr. sentenza del TPF SK.2016.34 del 21 gennaio 2019). Nonostante que-

sto atto sia punibile secondo il diritto svizzero, non vi è tuttavia alcun nesso 

di causalità sufficientemente stretto tra questo atto – ossia la vendita di dati 

al Land tedesco della Renania Settentrionale-Vestfalia – e la predetta do-

manda francese, poiché la catena della causalità è stata interrotta da fattori 

esterni, come le successive indagini condotte dalle autorità tedesche. La 

predetta domanda francese non si fonda direttamente sui dati ottenuti 

illegalmente, bensì su quelli rinvenuti durante le perquisizioni effettuate 

nelle succursali tedesche della banca UBS, successivamente comunicati 

alla Francia sulla base della Direttiva n. 2011/16/UE. Non è peraltro possi-

bile ritenere che l’autorità richiedente francese abbia acquistato dei dati 

acquisiti illegalmente ai sensi del diritto svizzero per fondare la propria 

domanda (cfr. citata sentenza del TAF A-5662/2020 consid. 5.2.3.2).  

Ora, gli argomenti sollevati dal ricorrente non sono tali da rimettere in 

discussione quanto precede, sicché la sua censura non può che essere qui 

respinta. In tale contesto, il fatto che l’autorità inferiore abbia o meno dato 

seguito alla sua richiesta di informazioni complementari circa il carattere 

A-649/2021 

Pagina 22 

illecito o meno dei dati alla base della domanda di assistenza francese non 

ha poi qui alcuna influenza, dal momento che un tale accertamento non 

appare in ogni caso come necessario, in quanto a tale quesito il Tribunale 

ha risposto in questa sede, precisando che detta domanda non si fonda 

direttamente su dati ottenuti illegalmente. Non occorre dunque indagare 

ulteriormente al riguardo. Ogni eventuale violazione del suo diritto di essere 

sentito in correlazione con tale censura va in ogni caso considerata come 

sanata (cfr. considd. 1.5.2.4 e 1.5.3 del presente giudizio). 

4.2  

4.2.1 Il ricorrente censura poi l’assenza di elementi che facciano ritenere 

l’esistenza di ragioni sufficienti di sospetto nei suoi confronti relativamente 

ai suoi obblighi verso il fisco francese. In sostanza, egli contesta la perti-

nenza legale del codice di domicilio « 111 » francese – a suo avviso, un’in-

dicazione vaga e generica, di tipo statistico – quale criterio per ritenere che 

una determinata persona abbia mancato ai suoi eventuali obblighi verso il 

fisco francese in correlazione con un conto bancario associato a tale 

codice. Nel suo caso, le sole indicazioni di domicilio presenti sul documento 

che l’autorità inferiore intende trasmettere, indicherebbero, semmai, indiriz-

zi del ricorrente non in Francia ma in Italia. Nessuna indicazione appari-

rebbe, per contro, relativa al territorio francese. In altri termini, l’autorità 

richiedente francese non avrebbe esplicitato alcun elemento che conduca 

a ipotizzare il ricorrente come contribuente francese (cfr. ricorso 12 feb-

braio 2021, punti 19-26; replica 23 luglio 2021, punto 3).  

4.2.2 Anche al riguardo, il Tribunale osserva come lo stesso si sia già 

pronunciato circa la rilevanza verosimile del codice di « Domizil » e delle 

liste B e C allegate alla domanda di assistenza amministrativa francese 

dell’11 maggio 2016, nonché l’incidenza delle censure relative alla conte-

stazione del domicilio su detta rilevanza verosimile, tenuto conto di quanto 

sancito dal Tribunale federale nella DTF 146 II 150 (cfr. [tra le tante] sen-

tenze del TAF A-5662/2020 del 10 maggio 2021 consid. 5.1).  

Più nel dettaglio, il Tribunale ha già avuto modo di sancire che i codici di 

domicilio francese che figurano nelle liste B e C costituiscono criteri suffi-

cienti per ritenere le persone che figurano in queste liste come imponibili in 

Francia nel periodo in esame (cfr. citata sentenza del TAF A-5662/2020 

consid. 5.1 con rinvio). Ciò è ulteriormente corroborato dalla sentenza del 

Tribunale federale DTF 146 II 150, che ha ritenuto – almeno implicitamente 

nel ritenere ammissibile la predetta domanda francese – che questi codici 

di domicilio costituiscono dei criteri sufficienti per l’imposizione, ed espli-

A-649/2021 

Pagina 23 

citamente al consid. 6 che le informazioni richieste soddisfano la condizio-

ne della rilevanza verosimile ai sensi dell’art. 28 par. 1 CDI CH-FR. In tali 

circostanze, tenuto altresì conto del fatto che è appurato che il qui ricor-

rente – contrariamente a quanto da lui sostenuto – figura, per il tramite di 

un numero di conto bancario a lui riconducibile, con un codice di domicilio 

francese « 111 » nella lista Excel allegata alla domanda di assistenza 

amministrativa francese, si deve dunque ritenere che il criterio di assog-

gettamento fiscale invocato dallo Stato richiedente francese nello specifico, 

ossia quello del domicilio, sia apparentemente plausibile (cfr. citata sen-

tenza del TAF A-5662/2020 consid. 5.1.3). 

Ciò sancito, la questione a sapere se il criterio del domicilio concorra con 

un criterio d’assoggettamento fiscale dello Stato terzo in cui il ricorrente 

sostiene di essere stato domiciliato fiscalmente nel periodo interessato 

dalla domanda non deve invece essere esaminata dal Tribunale. In pre-

senza di un conflitto di residenza, la Svizzera deve di principio limitarsi, in 

qualità di Stato richiesto, a verificare se il criterio d’assoggettamento invo-

cato dallo Stato richiedente è contemplato dalla norma convenzionale 

applicabile concernente la determinazione formale del domicilio. Il Tribu-

nale non dispone infatti né dei mezzi materiali, né della competenza forma-

le per statuire sul conflitto di residenza allorquando riceve una domanda di 

assistenza (cfr. citata sentenza del TAF A-5662/2020 consid. 5.1.3; pari-

menti consid. 2.9 del presente giudizio).  

Il fatto che sul documento allegato alla decisione impugnata che l’autorità 

inferiore intende trasmettere figuri alla sezione domicilio la dicitura Italia 

anziché Francia, nulla toglie pertanto alla validità del criterio del codice 

domicilio francese utilizzato dall’autorità richiedente francese nella propria 

domanda. Spetterà infatti all’autorità richiedente francese valutare la perti-

nenza di tale informazione per l’eventuale imposizione fiscale del ricorrente 

in Francia (cfr. consid. 2.3 del presente giudizio). 

Ancora una volta, gli argomenti sollevati dal ricorrente non sono tali da 

rimettere in discussione quanto precede, sicché la sua censura va respinta. 

5.  

Da ultimo, in via subordinata e in riferimento ai suoi dati che l’autorità 

inferiore intende trasmettere all’autorità richiedente francese, il ricorrente 

solleva che quello relativo al 1° gennaio 2015 non sarebbe di nessuna 

utilità potenziale (conto chiuso, dicitura n/a). La trasmissione andrebbe 

dunque comunque limitata agli anni 2010-2014, escludendo il dato riferito 

al 2015 (cfr. ricorso 12 febbraio 2021, punto 27). 

A-649/2021 

Pagina 24 

Sennonché tale richiesta non può trovare qui accoglimento. È qui infatti 

doveroso ricordare che il requisito della rilevanza verosimile delle informa-

zioni richieste è adempiuto allorquando, al momento della formulazione 

della domanda, esiste una ragionevole probabilità che tali informazioni si 

rilevino pertinenti (cfr. consid. 2.3 del presente giudizio). Ora, non è qui 

possibile escludere che l’informazione secondo cui il conto è stato chiuso 

nel 2015 sia verosimilmente rilevante per l’autorità richiedente francese. 

Non vi è dunque motivo di rifiutare la trasmissione di tale informazione.  

6.  

In definitiva, alla luce di quanto precede il ricorso del ricorrente va qui 

integralmente respinto. 

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico del ricorrente qui integralmente soccomben-

te (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle 

spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 5'000 fran-

chi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente dall’anticipo 

spese di 5'000 franchi da lui versato a suo tempo, alla crescita in giudicato 

del presente giudizio. Non vi sono poi i presupposti per l’assegnazione al 

ricorrente di un’indennità a titolo di spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a 

contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 TS-TAF a contrario). 

7.  

Contro la presente decisione, relativa ad un’assistenza amministrativa 

internazionale in materia fiscale, può essere interposto ricorso in materia 

di diritto pubblico al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. h LTF). Il termine 

ricorsuale è di 10 giorni dalla sua notificazione. Il ricorso inoltre è ammis-

sibile soltanto se concerne una questione di diritto di importanza fonda-

mentale o se si tratta per altri motivi di un caso particolarmente importante 

ai sensi dell’art. 84 cpv. 2 LTF (cfr. art. 84a LTF). Il Tribunale federale è il 

solo competente a determinare il rispetto di tali condizioni. 

(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

  

A-649/2021 

Pagina 25 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di 5'000 franchi, sono poste a carico del ricorrente. 

Alla crescita in giudicato del presente giudizio, tale importo verrà dedotto 

dall’anticipo spese di 5'000 franchi versato dal ricorrente. 

3.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Annie Rochat Pauchard Sara Pifferi 

 

 

  

A-649/2021 

Pagina 26 

Rimedi giuridici: 

Contro le decisioni nel campo dell’assistenza amministrativa internazionale 

in materia fiscale può essere interposto ricorso in materia di diritto pubblico 

al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 10 giorni dalla 

sua notificazione, soltanto se concerne una questione di diritto di 

importanza fondamentale o se si tratta per altri motivi di un caso 

particolarmente importante ai sensi dell’art. 84 cpv. 2 LTF (art. 82, art. 83 

lett. h, art. 84a, art. 90 e segg. e 100 cpv. 2 lett. b LTF). Il termine è reputato 

osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale federale oppure, 

all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza 

diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 

48 cpv. 1 LTF). Negli atti scritti occorre spiegare perché la causa adempie 

siffatta condizione. Inoltre, gli atti scritti devono essere redatti in una lingua 

ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova 

ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della parte 

ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

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