# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2b17d82d-3a3a-568e-b0cb-57a71759ff10
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-02-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 17.02.2012 17.2011.64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-64_2012-02-17.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2011.64 + 65

  	
  Locarno

  17 febbraio 2012/mi

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Franco Lardelli e Damiano Stefani

  

 

	
  segretario:

  	
  Orio Filippini, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 

30 maggio 2011 da

 

	
   

  	
   AP 1

            

   

  e

   

   IM 1

     

  entrambi rappr. dall'  DI 1   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 19 maggio
  2011 dalla Pretura penale di Bellinzona nei loro confronti e nei confronti di
  IM 2

  	 

 

richiamate le dichiarazioni di appello 5
luglio 2011 e 12 luglio 2011;

 

esaminati gli atti;

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 è amministratore unico con firma individuale della N. SA, società
proprietaria, dal 2007, dell’immobile denominato C. sito nel territorio di __________.

Al primo piano di tale immobile era ubicato un affittacamere
(cfr. per una definizione di “affittacamere” l’art. 18 del Regolamento della
legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione, RL 11.3.2.1.1) formante
un esercizio pubblico a sé stante e gestito negli anni da diverse società.

Nel periodo che qui interessa, nella funzione di gestore di tale esercizio
pubblico si sono susseguite due società: dapprima la B. SA e in seguito, dal 23
dicembre 2008, la R. Sagl. Entrambe le società facevano capo a IM 1 delle quali
era amministratore unico, rispettivamente gerente, e per le quali egli
disponeva di firma individuale.

Fino al 23 dicembre 2008, AP 1 è stato gerente dell’affittacamere. In seguito,
tale mansione - con patente n. 4065 dell’Ufficio dei permessi - è stata assunta
da IM 2.

                                  B.   Preso atto di un rapporto della polizia cantonale che confermava come
l’affittacamere fosse, in realtà, un postribolo, il __________, con risoluzione
18 giugno 2008, ha fatto ordine alla proprietaria del fondo N. SA (per il
tramite del suo amministratore unico AP 1), all’allora gestrice B. SA (per il
tramite del suo amministratore unico IM 1) nonché al gerente AP 1, sotto la
comminatoria dell’art. 292 CP, “di sospendere immediatamente l’esercizio
della prostituzione nello stabile denominato C. sito sulla particella __________
e di ripristinare l’uso dell’immobile a scopo di affittacamere, conformemente
alla destinazione approvata con licenza edilizia 6 novembre 2003”.

                                  C.   In data 12 marzo 2009, il __________, preso atto dell’intervenuto
cambio di gerenza e di gestione dell’affittacamere nonché di un nuovo rapporto
di polizia dal quale emergeva come l’esercizio pubblico fosse ancora “un
locale in cui viene svolta la prostituzione”, ha impartito anche alla nuova
gestrice R. Sagl (per il tramite del suo amministratore
unico IM 1) nonché alla nuova gerente IM 2 l’ordine di sospensione immediata dell’esercizio della prostituzione
e di ripristino della destinazione originaria dell’immobile. L’ordine è stato
nuovamente assortito della comminatoria dell’art. 292 CP.

                                  D.   In data 19 agosto 2009 la polizia cantonale ha proceduto ad un
ulteriore controllo presso l’affittacamere, riscontrando la presenza di 11
donne di nazionalità brasiliana, rumena ed ucraina così come indicato nel
rapporto del 31 agosto 2009.

                                  E.   Sulla scorta di tali emergenze, il procuratore pubblico, con decreti
d’accusa 22 febbraio 2010, ha ritenuto AP 1, IM 1 e IM 2 autori colpevoli di
disobbedienza a decisioni dell’autorità. In particolare, egli ha rimproverato
ai tre imputati di avere omesso di ottemperare all’ordine impartito dal __________
con decisione 12 marzo 2009. A AP 1 e a IM 1 egli ha, inoltre, imputato di
avere omesso di ottemperare all’ordine impartito dalla stessa autorità con
decisione 18 giugno 2008.

In applicazione della pena il procuratore pubblico ha proposto, a carico di
ogni coimputato, il pagamento di una multa di fr. 500.-.

IM 2, AP 1 e IM 1 hanno sollevato tempestiva opposizione contro i rispettivi
decreti di accusa.

 

                                  F.   Dopo il dibattimento, con sentenza del 19 maggio 2010, il presidente
della Pretura penale, statuendo sulle opposizioni, ha confermato le imputazioni
e le multe contenute nei decreti d’accusa. Egli ha, inoltre, condannato ognuno
dei tre coimputati al pagamento di tasse e spese giudiziarie di complessivi fr.
1'000.- con motivazione scritta e di complessivi fr. 600.- senza motivazione
scritta.

                                  G.   Contro la predetta sentenza AP 1 e IM 1 hanno tempestivamente
annunciato di voler interporre appello.

Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione
di appello 5 luglio 2011, AP 1 ha precisato di impugnare la sua condanna per il
reato di disobbedienza a decisioni dell’autorità nonché la decisione del primo
giudice di porre a suo carico spese giudiziarie differenziate a dipendenza del
fatto se sia o meno domandata la motivazione scritta della sentenza.

Con allegato del 12 luglio 2011 anche IM 1, dopo aver preso atto delle
motivazioni della sentenza, ha presentato dichiarazione di appello precisando
di impugnare l’intera sentenza di primo grado. Chiedendo di essere prosciolto
da ogni imputazione, egli protesta tasse, spese e ripetibili.

                                  H.   In applicazione dell’art. 406 cpv. 1 CPP, visto, in particolare, che
la sentenza di primo grado concerne unicamente contravvenzioni, con ordinanza 8
agosto 2011, la presidente di questa Corte ha informato le parti che l’appello
sarebbe stato trattato in procedura scritta ed ha impartito agli appellanti un
termine di 20 giorni per la presentazione di una motivazione scritta delle loro
rispettive dichiarazioni di appello (art. 406 cpv. 3 CPP).

Con scritto 5 settembre 2011, AP 1 ha precisato di rinviare, per quanto attiene
alla motivazione scritta del proprio gravame, alla sua dichiarazione d’appello
5 luglio 2011.

Da parte sua IM 1 ha inoltrato la propria motivazione scritta in data 5
settembre 2011.

                                    I.   Con scritto 9 settembre 2011, il giudice di prime cure si è
rimesso al giudizio di questa Corte.

Con osservazioni 26 settembre 2011 il procuratore pubblico ha postulato la
reiezione di entrambi i gravami.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il
1. gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale penale
svizzero del 5 ottobre 2007 (Codice di procedura penale, CPP). Quale
disposizione transitoria, l’art. 454 cpv. 1 CPP prevede che il nuovo diritto va
applicato ai ricorsi contro le decisioni di primo grado emanate dopo l’entrata in
vigore del CPP federale.

Nel caso concreto, la procedura di ricorso contro la sentenza 19 maggio 2011
della Pretura penale è, pertanto, retta dai disposti degli art. 398 e segg. CPP
concernenti l’appello.

 

                                   2.   Giusta
l’art. 398 cpv. 4 CPP se - come nel caso in esame - la procedura
dibattimentale di primo grado concerneva esclusivamente contravvenzioni,
mediante l’appello si può far valere unicamente che la sentenza è
giuridicamente viziata o che l’accertamento dei fatti è manifestamente inesatto
o si fonda su una violazione del diritto. Non possono essere addotte nuove
allegazioni o nuove prove.

Nei suddetti casi, dunque, questa Corte dispone di piena cognizione soltanto
per quanto attiene alle questioni di diritto, estendendosi il suo esame al
diritto federale, al diritto convenzionale e al diritto cantonale (Mini, Commentario CPP, Zurigo 2010, ad art. 398, n. 20, pag. 742; Kistler
Vianin, in Commentaire romand, Code de procédure pénale
suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n. 27, pag. 1777; Schmid,
Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n.
12, pag. 767 e seg.).

L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi in cui un accertamento
fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una violazione del diritto.
La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la nozione d’arbitrio
elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta dell’art. 9 Cost. (Mini, op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler Vianin,
op. cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid,
Praxiskommentar, op. cit., ad art. 398 n. 13, pag. 768) secondo cui un
accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice misconosce
manifestamente il senso e la portata di un mezzo di prova, se omette senza
valida ragione di tener conto di un elemento di prova importante, suscettibile
di modificare l'esito della vertenza, oppure se ammette o nega un fatto
ponendosi in aperto contrasto con gli atti di causa o interpretandoli in modo
insostenibile (DTF 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5; 136 III 552 consid. 4.2 pag.
560; 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134 I 140 consid. 5.4 pag. 148; 133 I 149
consid. 3.1 pag. 153 e sentenze ivi citate; STF 8.8.2011 in 6B_312/2011). Il
giudice non incorre, invece, in arbitrio quando le sue conclusioni, pur essendo
discutibili, sono comunque sostenibili nel risultato (DTF 133 I 149 consid. 3.1
pag. 153; 132 III 209 consid. 2.1 pag. 211, 131 I 57 consid. 2 pag. 61, 129 I 8
consid. 2.1 pag. 9, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 e sentenze citate).

Sempre secondo l’art. 398 cpv. 4 CPP, l’accertamento dei fatti è censurabile
anche se fondato su una violazione del diritto.

Secondo Mini, con questa formulazione (diversa da quella dell’avamprogetto) il
legislatore ha voluto riferirsi alle violazioni delle norme procedurali e
andrebbe interpretata nel senso dell’art. 288 lett. b CPP-Ti che indicava come
motivo di ricorso i vizi essenziali di procedura (Mini, op. cit. ad art. 398,
n. 23, pag 743). Altri autori hanno, al proposito, evidenziato come
l’appellante possa, in particolare, far valere che il tribunale di primo grado,
durante l’accertamento dei fatti, ha violato norme di procedura quali il
diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.), le regole inerenti
all’amministrazione delle prove o, ancora, le regole sulla ripartizione dell’onere
probatorio (Kistler Vianin, op. cit., ad art. 398, n. 29, pag. 1777 e
seg. con riferimento anche a Schott, in Basler Kommentar, Bundesgerichtgesetz,
Basilea 2008 ad art. 97, n. 18, pag. 955). Schmid ha, infine, precisato che
questo motivo d’appello contempla anche i casi in cui i fatti posti alla base
del giudizio di primo grado sono stati accertati in modo incompleto ed in
violazione della massima inquisitoria e del principio della verità materiale
giusta l’art. 6 CPP (Schmid, Praxiskommentar, ad art. 398, n.
13, pag. 768).

                                   3.   Si
rende colpevole del reato di disobbedienza a decisioni dell’autorità giusta
l’art. 292 CP chiunque non ottempera a una decisione a lui intimata da
un'autorità competente o da un funzionario competente sotto comminatoria della
pena prevista in detto articolo. Tale disposizione tende ad assicurare,
mediante comminatoria penale, il rispetto degli ordini impartiti validamente
dall'autorità competente (Donatsch/Wohlers, Strafrecht IV, 3a edizione, Zurigo
2004, pag. 334; Corboz, Les infractions en droit suisse, Volume II, 3a
edizione, Berna 2010, ad art. 292 n. 2). La decisione deve,
quindi, ingiungere al destinatario un ordine di fare o di non fare (Corboz, op.
cit., ad art. 292 n. 2) descrivendo con sufficiente
precisione il comportamento richiesto (DTF 127 IV 119 consid.2a, 124 IV 297
consid. 4d). La diffida va interpretata secondo buona fede, muovendo comunque
dal suo tenore letterale (DTF 105 IV 278 consid. 2a;
STF del 2 maggio 2005 6P_182/2004, consid. 3.2.1).

Dal profilo soggettivo l’insubordinazione deve essere intenzionale. L’autore
deve, dunque, aver preso conoscenza dell’ingiunzione ed essere consapevole del
carattere vincolante della stessa e delle conseguenze penali della sua
disobbedienza. Il dolo eventuale è sufficiente (DTF 119 IV 238 consid. 2a; STF del 18 luglio 2011 6B_841/2010, consid.
5.2; STF del 2 maggio 2005 6P_182/2004, consid. 3.2.1.).

 

                                   4.   Il
TRAM - chiamato a determinarsi sul ricorso interposto dalla N. SA, dalla B. SA nonché da AP 1 avverso la decisione del Consiglio
di Stato che, a sua volta, respingeva l’impugnativa degli insorgenti contro la
risoluzione 18 giugno 2008 del __________ - ha già avuto modo di rilevare che
l’obbligo di adottare tutti i provvedimenti necessari per assicurare l’utilizzo
di un esercizio pubblico in conformità alla licenza edilizia incombe non solo
al proprietario, ma anche al gestore e al gerente dello stesso. 

Queste persone - ha ancora specificato il TRAM -
non possono limitarsi ad informare le locatarie del divieto di esercitare
la prostituzione nelle camere, ma devono prendere anche le altre misure
necessarie. In primo luogo evitando di locare le camere ad
improbabili turiste provenienti da paesi noti come esportatori di prostitute e,
in secondo luogo, adottando le misure volte ad impedire l'accesso all'esercizio
pubblico da parte di estranei. Inoltre il gestore e il gerente, in quanto
possessori dell'immobile, devono prendere tutti i provvedimenti necessari per
evitare che le ospiti rimorchino in camera clienti adescati fra gli avventori
del locale notturno che frequentano o altrove (cfr. sentenza TRAM del 6 marzo
2009 n. 52.2008.409 consid. 3.4.5).

 

Sull’appello di IM 1

                                   5.   Si
osserva preliminarmente che, concernendo il presente procedimento
esclusivamente contravvenzioni, la richiesta dell’appellante di procedere, in
questa sede, all’audizione delle 11 donne straniere di cui al rapporto di
polizia del 31 agosto 2009 (motivazione d’appello, pag. 3) deve essere respinta
in applicazione dell’art. 398 cpv. 4 CPP.

                                      

                                   6.   IM
1 contesta innanzitutto che, dopo l’intimazione delle decisioni del 18 giugno
2008 e del 12 marzo 2009 del __________, vi sia ancora stato,
nell’affittacamere del C., esercizio della prostituzione (motivazione
d’appello, pag. 5-6).

In relazione a tale contestazione l’appellante lamenta anche una violazione del
suo diritto di essere sentito, rilevando che il pretore ha respinto “in modo
assolutamente ingiustificato” la sua richiesta d’interrogare le 11 donne
straniere controllate dalla polizia il 19 agosto 2009 (motivazione d’appello,
pag. 2-3).

                               6.1.   Riguardo il contestato esercizio della prostituzione presso il C.,
il primo giudice si è limitato a rilevare che, nel caso concreto, contestare
tale pratica equivale a “negare l’evidenza”, ritenuti gli esiti dei controlli
di polizia, considerato che l’esercizio del meretricio presso il C. era fatto
notorio (sentenza impugnata, consid. 9 pag. 9) e ritenuto che dalla decisione
12 marzo 2009 del __________ risulta con chiarezza che la clientela del C. era
“unicamente costituita da donne straniere dedite all’esercizio della
prostituzione” (sentenza impugnata, consid. 7 pag. 5).

                               6.2.   IM 1 sostiene che, in concreto, non è data la prova
dell’esercizio della prostituzione nell’affittacamere dopo gli ordini impartiti
dal __________. In particolare, rileva l’appellante, dal rapporto di polizia
relativo all’intervento del 19 agosto 2009 emerge unicamente che, in quella
data, sono state controllate presso il C. 11 donne straniere ciò che ancora -
sostiene - non prova che esse fossero dedite al meretricio, ritenuto oltretutto
che lo stesso rapporto di polizia indica che nessuna di queste ragazze era in
possesso di un’autorizzazione per l’esercizio della prostituzione.

Inoltre - continua - dal rapporto di polizia non risulta chi tra le donne
menzionate “fosse ospite dell’affittacamere e quali semplicemente clienti
del bar”.

A mente dell’appellante, infine, anche nell’ipotesi secondo cui le donne
fossero state effettivamente delle prostitute, non si può escludere che esse
esercitassero la loro attività altrove (motivazione d’appello, pag. 5-6).

                            6.3.a.   Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove il
giudice continua, come sotto l’egida del diritto procedurale precedente, a
disporre di un ampio potere di apprezzamento (STF del 30 marzo 2007 6P.218/2006
consid. 3.4.1; DTF 129 I 8 consid. 2.1.; 118 Ia 28 consid. 1b).

Per motivare l’arbitrio, non è sufficiente criticare la decisione impugnata né
è sufficiente contrapporvi una diversa versione dei fatti, per quanto sostenibile
o addirittura preferibile essa appaia. È, invece, necessario dimostrare il
motivo per cui la valutazione delle prove fatta dal primo giudice è
manifestamente insostenibile, si trova in chiaro contrasto con gli atti, si
fonda su una svista manifesta, contraddice in modo urtante il sentimento di
equità e di giustizia (DTF 135 V 2 consid. 1.3; 133 I 149 consid. 3.1; 132 I
217 consid. 2.1; 129 I 173 consid. 3.1 con richiami) o si basa unilateralmente
su talune prove ad esclusione di tutte le altre (118 Ia 28 consid. 2b; 112 Ia
369 consid. 3).

In particolare, il Tribunale federale ha avuto modo di stabilire che un
accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice ha
manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo di prova oppure ha
omesso, senza fondati motivi, di tener conto di una prova idonea ad influire
sulla decisione presa oppure, ancora, quando il giudice ha tratto dal materiale
probatorio disponibile deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1.).

                                  b.   Secondo
la giurisprudenza, in assenza di prove certe, il giudice può fondare il proprio
convincimento su una serie di indizi valutati in modo logico, obiettivo e
coerente. Se, per definizione, un indizio da solo non può bastare poiché, preso
a sé stante, può essere interpretato in più modi, più elementi valutati nel
loro complesso e in modo rigoroso possono condurre ad escludere il ragionevole
dubbio e, quindi, possono costituire un valido fondamento del convincimento del
giudice (cfr. Hans Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108
(1991) pag. 309 cit. in part. in STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2
ed in 6P.37/2003 del 7 maggio 2003 consid. 2.2; cfr. anche STF 6P.218/2006 del
30 marzo 2007 consid. 3.9; cfr. pure sentenze CARP 17.2011.42 del 2 settembre
2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8 aprile 2011 consid. 2.5; 17.2010.69 dell’8
aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid.
4.3.b, confermata dal TF).

                               6.4.   La censura è al limite del temerario.

È innanzitutto dato per assodato che, come indicato nel rapporto di
polizia, in data 19 agosto 2009, presso il bar e l’affittacamere C., c’erano 11
giovani donne straniere, di cui 5 di nazionalità brasiliana, 5 di nazionalità
rumena e una di nazionalità ucraina. La circostanza secondo cui tali ragazze -
anche quelle controllate nel bar - soggiornassero nell’affittacamere è stata
confermata dalla gerente IM 2 che ha dichiarato alla polizia cantonale di avere
accettato che “tali ragazze dormissero presso l’affittacamere” (cfr.
verbale d’interrogatorio di IM 2, allegato al Rapporto di polizia 31 agosto
2009, pag. 1; cfr. pure AP 1 che alla polizia ha riferito come “queste
ospiti erano sole in camera”, cfr. verbale d’interrogatorio di AP 1,
allegato al Rapporto di polizia 31 agosto 2009, pag. 4).

Assodato è pure che l’affittacamere C. __________ è un esercizio pubblico in
cui, notoriamente, ormai da anni, si pratica la prostituzione (cfr., al riguardo,
sentenza TRAM 6 marzo 2009; decisioni 16 giugno 2008 e 12 marzo 2009 del __________
che indicano come tra febbraio 2006 e giugno 2008 l’affittacamere è stato
oggetto di ripetuti controlli di polizia che hanno permesso di stabilire come “la
clientela sia formata unicamente da donne straniere dedite alla prostituzione”
e come, ancora nel marzo del 2009, l’affittacamere risultava essere “un
locale in cui viene svolta la prostituzione”).

Se a queste due pacifiche circostanze si aggiunge il fatto, pure notorio,
che nulla - se non l’esercizio della prostituzione - giustifica la presenza, in
un luogo senza attrattive turistiche (cfr. la dichiarazione d’appello di AP 1,
pto. V secondo cui il C. si trova in una “zona tutto fuorché turistica”),
all’interno di esercizi pubblici conosciuti come bordelli, di donne straniere
(giovani o meno giovani), non accompagnate, provenienti da paesi economicamente
sfavoriti quali il __________, si ha che l’accertamento del primo giudice tutto
può dirsi men che arbitrario.

Non occorre, poi, argomentare per dimostrare che la circostanza secondo cui
nessuna delle ragazze controllate quella sera dalla polizia era in possesso di
un’autorizzazione per l’esercizio della prostituzione non soccorre l’appellante
e che tantomeno gli giova evocare la possibilità che le 11 ragazze
esercitassero la prostituzione altrove.

Su questo punto, pertanto, l’appello deve essere disatteso.

                                   7.   Continuando nel suo esposto l’appellante sostiene che, in seno alla
B. SA e alla R. Sagl, egli era “semplicemente un prestanome” e che,
pertanto, egli non poteva agire così come imposto dall’autorità.

                               7.1.   Sulla questione il pretore ha evidenziato come IM 1 non possa
liberarsi dalle sue responsabilità sostenendo - come ha fatto nel suo
interrogatorio davanti alla polizia - di essere stato, in seno alla R. Sagl un
semplice prestanome: egli era il gerente di quella società e, in quanto tale,
doveva “agire personalmente o far sì che qualcuno agisse”.

Allo stesso obbligo di agire, continua il primo giudice, IM 1 sottostava
anche durante il periodo in cui era gestore dell’esercizio pubblico in qualità
di amministratore unico della B. SA (sentenza impugnata, consid. 9 pag. 7).

                               7.2.   Nel suo gravame l’appellante sostiene che l’audizione delle parti
ed i documenti in atti - in particolare la delega alla A. SA e la dichiarazione
di responsabilità sottoscritta da IM 2 - dimostrano “inequivocabilmente”,
non solo che egli non ha svolto alcun atto di gestione dell’esercizio pubblico
in questione, ma pure che egli era un semplice prestanome senza alcun ruolo
operativo in seno alla B. SA e alla R. Sagl. Privo di “effettivo potere”,
continua l’appellante, egli non aveva la possibilità di dar seguito agli ordini
impartiti dal __________, in particolare di sospendere l’esercizio della
prostituzione nell’esercizio pubblico e di ripristinarne l’utilizzo in
conformità con la licenza edilizia (motivazione d’appello, pag. 4-5).

                               7.3.   La tesi dell’appellante è sconfessata già solo dal fatto che egli
era, nei periodi considerati dal DA, amministratore unico della B. SA
rispettivamente gerente della R. Sagl: in forza degli art. 809, 716-716a CO, 55
CC egli era, dunque, abilitato ad agire in nome delle due società e a prendere
tutti i provvedimenti per far cessare l’esercizio della prostituzione nelle
camere di cui egli era responsabile.

Non si vede, al riguardo, come la procura generale conferita dalla R. Sagl alla
A. SA (cfr. all. 1 al Rapporto di polizia del 31 agosto 2009) o la
dichiarazione di IM 2 del 31 ottobre 2008 (cfr. all. 2 al Rapporto di polizia
del 31 agosto 2009) potessero limitare il potere esecutivo di cui l’appellante disponeva
in quanto organo delle società ed impedirgli di conformarsi alle ingiunzioni
del __________.

Anche su questo punto, pertanto, l’appello è votato all’insuccesso.

                                   8.   L’appellante sostiene pure che egli non ha mai avuto contatto con
le clienti e che, pertanto egli non aveva la possibilità di impedire loro
l’accesso nell’affittacamere né d’impedire l’esercizio della prostituzione
(motivazione d’appello, pag. 4).

La circostanza evocata è irrilevante. IM 1 - in qualità di responsabile delle
due società gestrici - era tenuto ad attivarsi affinché nelle camere non
venisse esercitata la prostituzione (cfr. quanto indicato al consid. 4). Il non
averlo fatto è proprio quanto gli viene rimproverato.

 

                                   9.   Nel suo gravame l’appellante rileva ancora come la licenza edilizia sia
stata rilasciata al proprietario del C. e non alle società da lui gestite e
che, pertanto, non conoscendone il contenuto, non si poteva pretendere da lui
un utilizzo dell’immobile conforme alla stessa (motivazione d’appello, pag. 5).

La questione è irrilevante. Quel che gli viene rimproverato è di non avere
ottemperato all’ordine che il __________ gli ha impartito. Non di avere
disatteso i limiti della licenza edilizia.

 

                                10.   Nella sua dichiarazione d’appello, IM 1 aveva precisato - senza
motivare - di impugnare anche la commisurazione della pena operata dal pretore.

Ritenuto come nemmeno nella successiva motivazione scritta del gravame egli
abbia argomentato al riguardo, la censura va dichiarata irricevibile.

                                11.   IM 1 sostiene infine che, a prescindere dall’esito della presente
procedura d’appello, la tassa di giustizia del procedimento di primo grado deve
essere fissata in fr. 500.-. In particolare l’appellante rileva che l’aumento
della tassa di giustizia da fr. 500.- a fr. 900.- operato dal primo giudice “non
appare giustificato” non avendo egli chiesto la motivazione scritta della
sentenza ed essendosi limitato ad annunciare l’appello giusta l’art. 399 cpv. 1
CPP (motivazione d’appello, pag. 6).

                             11.1.   Il giudice della Pretura penale, nel dispositivo della sentenza
impugnata, ha condannato IM 1 “al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di
complessivi fr. 1’000.- con motivazione scritta e di fr. 600.- senza
motivazione scritta” (verbale del dibattimento, dispositivo).

A seguito dell’annuncio di appello e della conseguente motivazione scritta
della sentenza, l’appellante è stato per finire condannato al pagamento di
oneri processuali di complessivi fr. 1'000.- (di cui una tassa di giustizia di
fr. 900.- e spese di giustizia di fr. 100.-, cfr. sentenza impugnata, distinta
spese).

                          11.2.a.   L’art. 424 cpv. 1 CPP prevede che la Confederazione e i Cantoni,
nella misura in cui organizzano le loro autorità penali, disciplinano il
calcolo delle spese procedurali e fissano gli emolumenti (Domeisen, in Basler
Kommentar, StPO, ad art. 424, n. 1, pag. 2792; Chapuis, in Commentaire romand,
Code de procedure pénale suisse, ad art. 424, n. 1, pag. 1854; Messaggio concernente la legge federale
sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione, FF 2008, pag.
7142). Per il Canton Ticino le norme
sono contenute nella nuova Legge sulla tariffa giudiziaria entrata in vigore il
1° gennaio 2011. Per i processi dinanzi alle autorità giudiziarie penali,
l’art. 22 cpv. 4 LTG prevede che “il giudice può anche fissare nella
medesima sentenza una tassa di giustizia ridotta per il caso in cui non sia
domandata la motivazione scritta della sentenza; per tale caso, la tassa
fissata in questo articolo è dimezzata”.

Come precisato nel messaggio n. 6303 del 25 novembre
2009 concernente la modificazione dell’art. 39 LTG, un sistema che prevede due
tasse di giustizia distinte è giustificato sia perché “la motivazione
scritta della sentenza comporta un’attività supplementare del tribunale” sia
perché l’assenza di un maggiore costo incentiverebbe le parti ad esigere la
redazione della motivazione anche qualora esse non avessero un effettivo
interesse ad ottenerla (cfr. Messaggio n. 6303, pag. 1-2).

                                  b.   L’art. 82 cpv. 2 lett. b CPP prevede che il tribunale di primo grado
deve - in caso di ricorso - notificare alle parti una sentenza motivata. Tale
obbligo è ribadito all’art. 399 cpv. 2 CPP secondo cui il tribunale di primo
grado, prima di trasmettere l’annuncio d’appello unitamente agli atti al
tribunale d’appello, deve redigere una sentenza motivata.

L’obbligo di motivazione è del resto uno degli elementi essenziali del diritto
di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.) ed è espressamente menzionato all’art.
80 cpv. 2 CPP secondo cui “le decisioni sono emesse per scritto e motivate”. In
particolare dottrina e giurisprudenza sono concordi nel ritenere che la
motivazione non deve unicamente permettere al destinatario della decisione di
comprendere i motivi che stanno alla base del giudizio che lo concerne -
rispettivamente di impugnarlo con piena cognizione di causa - ma deve pure
consentire all’autorità di ricorso di esercitare efficacemente il proprio
controllo sull’autorità inferiore, ciò che presuppone che la stessa autorità di
secondo grado sia messa nelle condizioni di comprendere le ragioni che hanno
portato il primo giudice a decidere in un determinato modo (Macaluso, in
Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, ad art. 80, n. 8; Tercier,
Traité de procédure pénale suisse, 2a edizione, Ginevra 2006, § 140 n. 1134;
Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 42, n.
585; Galliani/Marcellini, in Commentario CPP, ad art. 80, n. 7; DTF del 22
agosto 2003 1P.191/2003 consid. 2, DTF 126 I 97 consid. 2a; 117 Ia 1 consid.
3a; 112 Ia 107 consid. 2b, 101 Ia 48 consid. 3).

                             11.3.   La censura è da respingere in quanto infondata.

È infatti a torto che l’appellante sostiene di essersi limitato ad annunciare
l’appello giusta l’art. 399 cpv. 1 CPP senza chiedere la motivazione scritta
della decisione del pretore, ritenuto che, come visto, l’impugnazione di una
sentenza di primo grado comporta automaticamente la sua motivazione scritta ad
opera del primo giudice (cfr. in part. artt. 82 cpv. 2 lett. b e 399 cpv. 2
CPP).

Ciò posto e considerato quanto sancito dall’art. 22 cpv. 4 LTG, nessun appunto
può essere mosso alla decisione del pretore di mettere a carico di Luigi
Calderoni una tassa di giustizia che tiene conto dell’attività supplementare
della Pretura penale per la motivazione scritta della sua pronuncia.

                                         Sull’appello di AP 1

                                12.   Come
già in precedenza, si osserva preliminarmente che, concernendo il presente
procedimento esclusivamente contravvenzioni, la richiesta dell’appellante di
procedere, in questa sede, all’assunzione delle prove rifiutate dal pretore
(dichiarazione d’appello AP 1, pto IV primo paragrafo), deve essere respinta in
applicazione dell’art. 398 cpv. 4 CPP.

                                13.   La
reiezione da parte del primo giudice della richiesta di congiungere il
procedimento sfociato nel DA impugnato con un altro che il qui appellante
pretende essere in corso non presta il fianco a critica alcuna già solo per il
fatto che la circostanza - evocata peraltro soltanto dopo la chiusura
dell’istruttoria dibattimentale di primo grado (cfr. verbale del dibattimento,
pag. 5) - non è stata in alcun modo documentata né in altro modo resa
verosimile né in quella sede né in questa (sentenza impugnata, consid. 11 pag.
10).

 

                                14.   AP 1 contesta, poi, la decisione della Pretura penale di riunire
il procedimento a suo carico con quelli a carico di IM 1 e IM 2. In particolare, rileva l’appellante, se fossero stati citati al dibattimento in veste di testimoni
anziché in veste di coimputati, IM 2 e IM 1 sarebbero stati obbligati a deporre
(dichiarazione d’appello AP 1, pto. III).

La censura si rivela d’acchito infondata. Dalla congiunzione dei procedimenti
all’appellante non è derivato alcun danno: nemmeno in caso di procedimenti
separati, infatti, IM 2 e IM 1 avrebbero potuto venir sentiti in veste di
testimoni ma soltanto quali persone informate sui fatti ai sensi dell’art. 178
lett. f CPP e, in quanto tali, senza obbligo di deporre (art. 179 cpv. 1 CP).

                                15.   Continuando nel suo esposto AP 1 sostiene che il primo giudice ha
rifiutato “senza plausibile ragione” di assumere le prove da lui
richieste il 6 aprile e il 19 aprile 2010. A detta dell’appellante tali prove dimostravano “fatti rilevanti per la valutazione penale e per la
commisurazione della pena” (dichiarazione d’appello AP 1, pto. IV). Così
argomentando, l’appellante lamenta, in sostanza, la violazione del suo diritto
di essere sentito.

                             15.1.   Risulta dagli atti che il 6 aprile 2010
l’appellante aveva chiesto al primo giudice di assumere le seguenti prove:

-  l’audizione di tale S. che sarebbe stato l’estensore del non 

                                            meglio precisato “rapporto del mese di gennaio”; 

-  l’audizione dell’avv. DI 2 che poteva “confermare            tutti gli 

                                            sforzi
fatti dall’appellante per cedere il C. (…) ai             richiedenti d’asilo o
a una catena di alimentari”;

-  un complemento d’inchiesta per sapere chi fossero gli agenti   mascherati
che, a detta di AP 1, avevano constatato, in un            non meglio precisato
rapporto di polizia, la presenza di                                           prostitute
nell’affittacamere nonché l’audizione in                                                          contraddittorio
di questi agenti;

-  l’audizione in contraddittorio con le persone, “a tutt’ora ignote”, che
si sarebbero prostituite;

-  il richiamo dall’Ufficio permessi dell’incarto completo relativo    all’esercizio
pubblico C. che, a detta di AP 1, poteva            evidenziare che
l’affittacamere “era adibito a normale struttura                                  affittuaria
in attesa che si sbloccassero gli ostacoli posti dal                     comune
di __________ o andassero in porto le contrattazioni 

                                            con
una catena alimentare”.

Con scritto 19 aprile 2010 AP 1 ha, poi, chiesto al pretore di assumere anche
le copie di due ricorsi inoltrati al Consiglio di Stato nell’ambito di
procedimenti amministrativi concernenti l’esercizio pubblico C..

Con ordinanza 8 marzo 2011, il primo giudice ha acquisito
agli atti i documenti prodotti dall’appellante il 19 aprile 2010 e ha
richiamato dall’Ufficio permessi l’incarto richiesto limitatamente alla “documentazione
attestante il nome del gerente e del gestore dell’affittacamere C. nel corso
del 2009” rilevando, a quest’ultimo proposito, come nulla impedisse
all’interessato “di farsi rilasciare eventuali documenti che dovesse
ritenere utili per il giudizio e di produrli prima o durante il dibattimento”.

Il primo giudice ha, invece, respinto le altre prove richieste dall’appellante
(cfr. act. 7 in incarto della Pretura penale n. 10.2010.152).

                             15.2.   La censura è priva di fondamento. Rifiutando le prove richieste
dall’appellante, il primo giudice non ha violato il suo diritto di essere
sentito (STF del 30 giugno 2011 inc. 6B_871/2010 consid. 2.1; STF del 1° maggio
2009 inc. 4A.153/2009, consid. 4.1. e riferimenti; STF del 23 maggio 2008 inc.
6B.570/2007 consid. 5.1.; STF del 13 aprile 2005 inc. 2P.20/2005 consid. 3.2. e
riferimenti; DTF 135 II 286 consid. 5.1; 131 I 153 consid. 3; 126 I 15 consid.
2a/aa; 124 I 49 consid. 3a; 124 I 241 consid. 2; 115 Ia 8 consid. 2b pag. 11
con citazioni) ma ha operato, senza arbitrio, un apprezzamento anticipato delle
prove richieste concludendo, sulla scorta di argomentazioni pertinenti, che
esse non erano necessarie al giudizio che egli era chiamato a rendere (STF del
30 giugno 2011 inc. 6B_871/2010 consid. 2.1; STF del 23 maggio 2008 inc.
6B.570/2007 consid. 5.1., DTF 131 I 153 consid. 3; 125 I 135 consid. 6c; 124 I
208 consid. 4a, 122 II 464 consid. 4a, 120 Ib 224 consid. 2b). Nell’ambito di
questa valutazione, l’autorità dispone di un vasto margine di apprezzamento,
censurabile solo per arbitrio (STF del 30 giugno 2011 inc. 6B_871/2010 consid.
2.1; STF del 23 maggio 2008 inc. 6B.570/2007 consid. 5.1; DTF 136 I 229 consid.
5.3; 134 I 140 consid. 5.3; DTF 131 I 153 consid. 3, DTF 129 I 8 consid. 2.1 e
rinvii; DTF 124 I 208 consid. 4a; Miehsler/Vogler in: Internationaler Kommentar
zur Europäischen Menschenrechtskonvention, nota 367 ad art. 6 con rimandi;
CCRP, sentenza del 10 settembre 2002 in re D., consid. 7.2; del 23 agosto 1999 in re R., consid. 1b; del 23 agosto 1999 in re G., consid. 2.1. con riferimenti).

                                16.   AP 1 sostiene poi che il pretore ha erroneamente ritenuto che egli fosse
il proprietario dell’affittacamere quando, in realtà, proprietaria dello stesso
era la N. SA (dichiarazione d’appello AP 1, pto. II).

La censura cade nel vuoto, ritenuto che, in realtà, il giudizio impugnato accerta
che AP 1 era l’amministratore unico della società proprietaria dell’immobile
denominato C. (cfr. sentenza impugnata, consid. 7 pag. 5 e consid. 8 pag. 6
secondo paragrafo).

La formulazione del pretore secondo cui AP 1 “conferma di essere stato
gerente e proprietario dell’immobile” (sentenza impugnata, consid. 8 pag. 6
primo paragrafo), indica semplicemente che, in veste di organo della N. SA,
l’appellante ricopriva de facto la funzione di proprietario del C..

                                17.   Pertanto, ritenuto l’ordine impartito il 18 giugno 2008 sotto la
comminatoria dell’art. 292 CP dal __________ a AP 1 (sia in qualità di
responsabile della società proprietaria dell’affittacamere che, personalmente,
in qualità di gerente dello stesso), considerato altresì che il primo giudice
ha senza arbitrio accertato che, presso il C., il 12 marzo 2009 (data in cui è
stato emanato il secondo ordine di far sospendere la prostituzione) e il 19
agosto 2009 vi è stato ancora esercizio della prostituzione (cfr. consid. 6.4),
è a ragione che il pretore ha ritenuto l’appellante autore colpevole di
disobbedienza a decisioni dell’autorità.

Evidentemente pretestuosa è l’argomentazione secondo cui, essendo le ospiti
dell’affittacamere state notificate, era la polizia che doveva intervenire
(dichiarazione d’appello AP 1, pto. II). Anche volendo sorvolare sul tipo di
notifica, è evidente che l’ordine disatteso è stato impartito, fra gli altri,
al qui appellante. Tanto basta.

 

                                18.   Nella sua dichiarazione d’appello, AP 1
aveva precisato di impugnare anche la commisurazione della pena operata dal
pretore. Al riguardo egli si è limitato a sostenere che il primo giudice, rifiutando di assumere alcune prove da lui richieste (audizione del teste DI 2, incarto dall’Ufficio permessi relativo
all’esercizio pubblico C.), ha di fatto omesso di assumere elementi utili per
la valutazione della colpa e della pena (dichiarazione d’appello, punto IV. 2 e
IV.5).

Ritenuto che, come visto, il primo giudice ha rifiutato senz’arbitrio le prove
richieste da AP 1 (cfr. consid. 15.2) e considerato che l’appellante non ha
altrimenti motivato la censura relativa alla commisurazione della pena,
l’appello si rivela, al riguardo, irricevibile.

                                19.   Anche AP 1 contesta, infine, la decisione del pretore di
condannarlo ad una tassa di fr. 900.- per aver chiesto la motivazione della
sentenza (cfr. sentenza impugnata, distinta spese).

La censura è da respingere per le motivazioni indicate al consid. 11.

Si aggiunge unicamente che la pretesa situazione di disparità nei confronti
della coimputata IM 2 non è data, avendo il pretore limitato la motivazione
della sua sentenza ai giudizi di condanna di AP 1 e IM 1 (cfr. sentenza
impugnata, consid. 1 pag. 3).

                                       

Sulle spese e sulle ripetibili del giudizio
d’appello

                                20.   Gli oneri processuali del presente giudizio, consistenti in fr. 600.-
per tassa di giustizia e fr. 100.- a titolo di spese, seguono la soccombenza e
sono posti a carico degli appellanti in ragione di 1/2 ciascuno.

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      292 CP, 398 e
segg. CPP,

nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG,

 

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

 

sull’appello di IM 1

 

                                   1.   L’appello è respinto.

Di conseguenza,

                               1.1.   IM
1 è dichiarato autore colpevole di disobbedienza a
decisioni dell’autorità giusta l’art 292 CP per i fatti descritti nel decreto
d’accusa n. 785/2010 del 22 febbraio 2010.

                               1.2.   IM 1 è condannato:

                            1.2.1.   alla multa di fr. 500.- (cinquecento); in caso di mancato pagamento
la pena detentiva sostitutiva è fissata in 5 (cinque) giorni (art. 106 cpv. 2
CP);

                            1.2.2.   al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di primo grado per
complessivi fr. 1’000.-.

 

                                         

sull’appello di AP 1

 

                                   2.   L’appello è respinto.

Di conseguenza,

                               2.1.   AP 1 è dichiarato autore colpevole di disobbedienza a decisioni
dell’autorità giusta l’art 292 CP per i fatti compiuti nelle circostanze
descritte nel decreto d’accusa n. 784/2010 del 22 febbraio 2010.

                               2.2.   AP 1 è condannato:

                            2.2.1.   alla multa di fr. 500.- (cinquecento); in caso di mancato pagamento
la pena detentiva sostitutiva è fissata in 5 (cinque) giorni (art. 106 cpv. 2
CP);

                            2.2.2.   al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 1’000.-.

 

 

                                         sulle
tasse e spese della procedura d’appello

                                   3.   Gli
oneri processuali di appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.            800.-

-  spese                                       fr.            100.-

                                                     fr.            900.-

 

sono posti a carico degli appellanti in ragione
di 1/2 ciascuno.

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  

 

                                   5.   Comunicazione
a:

	
   

  	
   

  
	
   

  	
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Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.