# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 76babf47-f126-56f4-87b9-33cb927eacb6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-05-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.05.2020 D-6287/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6287-2018_2020-05-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6287/2018 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 5  m a g g i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

William Waeber, Gérald Bovier,  

cancelliere Manuel Piazza. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Etiopia,   

patrocinato dal lic. iur. Mario Amato, Consultorio giuridico di 

SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 2 ottobre 2018 / N (...). 

 

 

 

D-6287/2018 

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Fatti: 

A.  

L'interessato, cittadino etiope, è nato in Somalia e a due anni si è trasferito 

con la famiglia a B._______, in Etiopia. Nel febbraio del 2016 ha lasciato il 

Paese e il 9 giugno dello stesso anno è entrato in Svizzera, dove il giorno 

seguente ha depositato una domanda d'asilo dichiarandosi minorenne (cfr. 

atto A9). 

B.  

Le risultanze della perizia ossea, svolta il 22 giugno 2016 su mandato della 

SEM per determinare l’età del richiedente l’asilo, hanno stabilito che l’età 

probabile sarebbe stata di 19 o più anni (cfr. atto A7). 

C.  

Sentito sui motivi d'asilo, ha dichiarato in sostanza e per quanto qui di ri-

lievo di essere stato oggetto di tentativi di aggressione e rapimento nel 

contesto di un conflitto tra clan. Il conflitto sarebbe partito da un litigio tra 

gli zii del richiedente l’asilo e degli esponenti di un altro clan, per poi esten-

dersi a tutti i membri dei due clan e fare morti e feriti su entrambi i fronti. 

Rifugiatosi a C._______ presso la sorella, sarebbe stato minacciato di 

morte dal sindaco di B._______. Quest’ultimo avrebbe infatti voluto sapere 

dove la donna si sarebbe nascosta, dopo che avrebbe tentato di violentarla 

e la stessa sarebbe fuggita (cfr. atto A26, Q125 e 128). 

D.  

Il 24 agosto 2017 il richiedente l’asilo ha trasmesso alla SEM una tessera 

di studente originale. 

E.  

Con decisione del 2 ottobre 2018, notificata al richiedente il 4 ottobre 2018 

(cfr. atto A38), la SEM ha respinto la succitata domanda d'asilo e pronun-

ciato l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera. Nel contempo ha ri-

tenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile l'esecuzione 

dell'allontanamento. 

F.  

In data 5 novembre 2018 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 6 novembre 2018), il ricorrente è insorto contro la summenzionata 

decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

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guito: il Tribunale), chiedendo, in via principale, l'annullamento della deci-

sione impugnata nonché la concessione dell'asilo, in via subordinata, il rin-

vio degli atti alla SEM perché prenda una nuova decisione e, in via ancor 

più subordinata, la concessione dell'ammissione provvisoria. Ha altresì 

presentato una domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dalle spese processuali e dal relativo anticipo. 

G.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 

6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle Disposi-

zioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

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l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

2.2 Nella procedura d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, art. 

106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, l’autorità deve occuparsi del corretto e 

completo accertamento della fattispecie, procurarsi la documentazione ne-

cessaria alla trattazione del caso, accertare le circostanze giuridiche ed 

amministrare in tal senso le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 

consid. 5). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti quando la deci-

sione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro lato, v’è 

un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le 

circostanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 

con rinvii; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungs-

rechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369 segg.). 

3.  

Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti. 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata la SEM ha preliminarmente rilevato che il 

ricorrente sarebbe stato maggiorenne al momento dell’audizione sulle ge-

neralità, perché non avrebbe reso verosimile la propria minore età. Le sue 

allegazioni sarebbero infatti state contraddittorie, in primo luogo perché sul 

foglio dei dati personali, durante l’audizione sulle generalità e durante 

quella del 9 agosto 2017 avrebbe fornito tre date di nascita diverse. In se-

condo luogo alla domanda sull’età in cui avrebbe iniziato la scuola, prima 

avrebbe risposto a 5 anni e poi a 4. In terzo luogo, avrebbe fornito tre età 

diverse in cui si inizia normalmente la scuola in Etiopia. Le sue allegazioni 

sarebbero inoltre state vaghe, perché avrebbe affermato di conoscere la 

propria data di nascita solo tramite i genitori. Egli avrebbe infine basato le 

sue allegazioni su un documento falsificato, perché la tessera di studente 

sarebbe stata manomessa. L’età iscritta sulla tessera al momento del rila-

scio (10 anni) sarebbe inoltre in contrasto con quanto affermato dal ricor-

rente durante la prima audizione, e cioè che l’avrebbe ottenuta a 12 anni. 

In ogni caso questo documento non avrebbe valore probatorio, non avendo 

lo scopo di documentare un’identità. 

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La SEM ha inoltre considerato il ricorrente etiope, perché le sue allegazioni 

in merito alla cittadinanza sarebbero state ambigue, imprecise e contra-

stanti. In particolare nella prima audizione avrebbe dichiarato di essere cit-

tadino somalo e non etiope, ma anche che i suoi genitori avrebbero diritto 

a documenti etiopi; dal che la SEM ha dedotto che anche il ricorrente ne 

avrebbe diritto. Nella seconda audizione egli dapprima non avrebbe rispo-

sto alla domanda se avesse la cittadinanza etiope, in seguito avrebbe la-

sciato intendere di averla o di averne diritto con la maggiore età. Nella terza 

audizione egli avrebbe infine affermato di intendere l’Etiopia come il suo 

Paese, che i suoi genitori avrebbero passaporti sia etiopi che somali e che 

non sarebbe certo di poter ottenere documenti somali. 

Nel merito la SEM ha ritenuto le dichiarazioni del ricorrente inverosimili, in 

primo luogo poiché contraddittorie. Infatti egli avrebbe inizialmente affer-

mato che due suoi zii avrebbero ucciso un ragazzo e ne avrebbero feriti 

due, per poi dire che gli autori sarebbero stati suoi cugini e ci sarebbe stato 

un morto e un solo ferito. Per quanto riguarda i feriti, avrebbe inizialmente 

fornito due nomi per poi darne un terzo che non corrisponderebbe a nes-

suno dei primi due. Nell’audizione del 9 agosto 2017 avrebbe fatto valere 

quali motivi d’asilo dei tentativi di rapimento, che non avrebbe però più 

menzionato nelle audizioni successive. Avrebbe dichiarato di aver sporto 

denuncia personalmente, ma poi invece che sarebbe stata sua madre. 

Avrebbe inoltre affermato che sua sorella avrebbe subito un tentativo di 

violenza carnale il 3 gennaio 2016 da parte del sindaco di B._______ e che 

quindi si sarebbe nascosto da un amico, per poi affermare invece che sa-

rebbe stato il sindaco di C._______, di non ricordare né l’anno né il mese 

e che si sarebbe nascosto dal cognato della sorella. Infine inizialmente 

avrebbe dichiarato che dal tentativo di violenza carnale all’espatrio sarebbe 

intercorso un mese, poi invece che sarebbero intercorsi 17 giorni. Nel se-

condo caso, essendo egli espatriato il 25 febbraio 2016, il tentativo di vio-

lenza carnale avrebbe avuto luogo in febbraio, e non in gennaio come di-

chiarato inizialmente. In secondo luogo le dichiarazioni del ricorrente sa-

rebbero state prive di dettagli significativi. Egli non sarebbe infatti stato in 

grado di riferire l’anno in cui sarebbe iniziato il conflitto tra clan né in cui 

esso avrebbe cominciato a procurargli problemi, avrebbe saputo indicare 

solo il nome di un membro del clan rivale, non avrebbe ricordato il nome 

del sindaco che avrebbe tentato di violentare sua sorella né la data 

dell’evento e non avrebbe fornito alcun buon motivo per cui tale personalità 

si sarebbe presentata a casa di sua sorella. 

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4.2 Nel ricorso, per quanto riguarda l’età il ricorrente rileva che, nonostante 

l’Italia lo abbia considerato come minorenne al tempo del rifiuto dell’8 ago-

sto 2016 per quanto attiene alla presa in carico secondo la procedura Du-

blino, la SEM avrebbe proceduto, ad esempio, a un’audizione sui motivi 

d’asilo senza la garanzia procedurale rappresentata dalla presenza di una 

persona di fiducia. Questo modus operandi sarebbe palesemente in con-

trasto con le linee guida dello UNHCR riguardanti policy e procedure 

nell’operare con richiedenti asilo minori non accompagnati. In particolare 

non sarebbero stati rispettati i parametri secondo cui, se è necessaria la 

stima dell’età di un minore essa dovrebbe tenere conto anche della sua 

maturità psicologica, quando sono usate procedure scientifiche dovreb-

bero essere permessi margini di errore, e se l’età esatta è incerta al minore 

dovrebbe essere concesso il beneficio del dubbio. Inoltre l’incertezza 

dell’esame osseo sarebbe notevole, anche il Tribunale ne avrebbe ricono-

sciuto la debole valenza probatoria e precedenza dovrebbe essere data 

all’aspetto del ricorrente e alle sue dichiarazioni. Infine, in realtà in gran 

parte dei rilievi la SEM non avrebbe tenuto conto del fatto che durante l’au-

dizione sui motivi d’asilo del 9 agosto 2017 il ricorrente si sarebbe preoc-

cupato, come emergerebbe dal verbale, che l’interprete traducesse con 

esattezza quanto riferito e che avrebbe risposto sempre con sincerità, rifiu-

tandosi di addurre dettagli ove sconosciuti. Considerando la lunghezza 

delle audizioni e il fatto che, a domanda, il ricorrente avrebbe sempre ri-

sposto al funzionario inquirente al meglio delle proprie capacità, i rilievi 

della SEM apparrebbero ingiustificati, specie con riferimento a piccole in-

congruenze sulle date che il ricorrente non avrebbe mancato di spiegare. 

Nel merito, egli ritiene che la coerenza tra i due racconti di cui all’audizione 

del 9 agosto 2017 e all’audizione complementare del 12 settembre 2018 

sarebbe rimarchevole e che i motivi alla base delle apparenti contraddizioni 

sollevate dalla SEM sarebbero stati spiegati puntualmente durante la terza 

audizione. Infine la famiglia del ricorrente verserebbe in gravi difficoltà eco-

nomiche e avrebbe dovuto indebitarsi, al fine di permettergli di espatriare, 

nei confronti dei conoscenti che risiederebbero nel luogo dove vivrebbe 

sua madre. Ove egli fosse costretto a far ritorno in Etiopia, le conseguenze 

dell’impossibilità di far fronte a tale enorme debito potrebbero anche impli-

care il ricorso ad atti di violenza o di riduzione in schiavitù. 

5.  

5.1 Qualora la questione della minore età dell’interessato sia contestata, si 

necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, essendo lo stesso de-

terminante a livello procedurale, in quanto, se ne è provata la verosimi-

glianza, occorrerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e riprendere la 

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procedura in circostanze idonee all’età del richiedente l’asilo (cfr. sentenza 

del Tribunale D-6598/2019 del 4 febbraio 2020 [prevista per la pubblica-

zione come DTAF] consid. 3.3 e riferimenti citati). La qualità di minore non 

accompagnato impone infatti alla SEM il rispetto di alcune esigenze proce-

durali nell’ambito della trattazione della domanda d’asilo, in particolare al 

momento dello svolgimento dell’audizione sui motivi, esaminate già nella 

DTAF 2014/30. 

5.2 Per quanto concerne la minore età, è al richiedente asilo che incombe 

l’onere della prova al riguardo (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del 

4 febbraio 2020 [prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.4 e 

riferimenti citati). In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e cor-

retto (cfr. supra consid. 2.2), se la valutazione globale degli atti di causa 

non permette di ritenere che l’interessato l’abbia resa verosimile, questi 

sarà tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo pertanto conside-

rato maggiorenne (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del 4 febbraio 

2020 [prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.4 e riferimenti 

citati). 

Salvo casi particolari, qualora vi siano dubbi in proposito alla minore età 

del richiedente l’asilo, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pregiudi-

ziale sulla questione (cfr. sentenza del Tribunale D-6598/2019 del 4 feb-

braio 2020 [prevista per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.5 e riferi-

menti citati). Per giungere ad una determinazione al riguardo, l’autorità si 

basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti così come sui ri-

sultati delle audizioni in relazione al contesto personale dell’interessato nel 

paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo iter scolastico (cfr. 

ibidem). Se necessario, ordina una perizia medica volta alla determina-

zione dell’età ai sensi dell’art. 17 cpv. 3bis LAsi. Una volta esperita l’istrutto-

ria, la SEM procede ad un apprezzamento globale degli elementi in pre-

senza in ossequio ai principi sopra citati. 

5.3 Ora, nel caso di specie, l’insorgente non ha depositato agli atti alcun 

documento di legittimazione o d’identità ai sensi dell’art. 1a lett. c dell’ordi-

nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311), il 

quale prescrive che in detta categoria di mezzi di prova rientrino i docu-

menti ufficiali con fotografia rilasciati per comprovare l’identità del titolare. 

Egli ha prodotto tuttavia una tessera di studente originale emessa il 13 gen-

naio 2010, che attesterebbe un’età del ricorrente al momento del rilascio di 

10 anni. Sennonché resta il fatto che essa non sia stata rilasciata per com-

provare l’identità del titolare, ma piuttosto lo status di studente dello stesso. 

Inoltre, come rettamente osservato dall’autorità inferiore nella decisione 

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avversata, il documento citato è stato manipolato e l’età del ricorrente mo-

dificata da 12 a 10, il che collima con quanto da lui raccontato, e cioè che 

avrebbe ricevuto la tessera all’età di 12 anni (cfr. atto A9, 4.03). 

Del resto, le allegazioni dell’insorgente riguardo al suo curriculum perso-

nale lasciano a desiderare. A cominciare proprio dalla data di nascita, che 

si è limitato ad asserire di aver appreso dai genitori (cfr. atto A9, 1.06) e di 

cui ha dato tre versioni (cfr. atti A1, 5; A9, 1.06; A26, D113). Inoltre non è 

stato in misura d’indicare quanti anni avessero la madre, il fratello e due 

sorelle né quando avessero divorziato i genitori (cfr. atto A9, 3.01). Tali 

mancanze circa alcuni elementi importanti del suo vissuto non risultano 

spiegabili con l’asserzione, più volte ripetuta dall’insorgente, che la sua me-

moria sarebbe stata messa a dura prova dalle difficoltà da lui patite, che 

risulta una mera allegazione di parte (cfr. atto A9, 1.06 e 4.03). 

Anche nell’enunciazione del suo percorso scolastico il ricorrente non è 

stato lineare. Riguardo all’età in cui ha iniziato la scuola, ha dichiarato che 

aveva 5 anni, poi corretto in 4 (cfr. atto A9, 1.06). Riguardo all’età in cui 

s’inizia normalmente la scuola in Etiopia, ha fornito tre età diverse (cfr. atto 

A9, 1.06). Ha però anche dichiarato di aver ricevuto la tessera di studente 

a 12 anni, quando frequentava la sesta classe, e di aver frequentato 10 

anni di scuola fino al 2014; dal che se ne deduce che ne aveva 16 al ter-

mine degli studi ed era maggiorenne al momento della prima audizione. 

Il racconto da parte dell’interessato del suo viaggio fino in Svizzera non 

corrisponde inoltre a quello di un adolescente di 16 anni, che avrebbe la-

sciato l’Etiopia 4 mesi prima. Pare in effetti difficilmente concepibile che il 

ricorrente sia stato così giovane in occasione del suo viaggio attraverso il 

Sudan, la Libia e l’Italia, durato circa 14 settimane. Viaggio che avrebbe 

compiuto da solo e sprovvisto di documenti d’identità autentici. Un tale 

comportamento denota, al contrario, una certa maturità di ragionamento e 

un’autonomia che vanno a favore della maggiore età dell’interessato. 

Il ricorrente si duole infine del fatto che l’esame osseo sia incerto e abbia 

una valenza probatoria debole. A ben guardare, però, la SEM nella deci-

sione impugnata non si è avvalsa di quest’ultima risultanza. A ragione, per-

ché gli esiti dell’esame osseo della mano non hanno alcun valore scientifico 

oltre a quello orientativo, pertanto il fatto che tale accertamento preliminare 

abbia rilevato un’età minima superiore ai 18 anni d’età – in casu di 19 o più 

anni – non risulta decisivo nella fattispecie. In aggiunta a quanto sopra 

detto – comunque già ampiamente sufficiente –, si può in ogni caso rilevare 

che detti esiti vanno nella direzione della maggiore età del ricorrente e, pur 

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non essendo da soli atti a contestare l’allegazione della minore età, evi-

denziano in specie una differenza significativa tra l’età ossea (cfr. atto A7) 

e quella dichiarata (16 anni, cfr. atto A9, 1.06). 

5.4 Come già esposto sopra, in presenza di una fattispecie sufficiente-

mente acclarata, come è il caso di specie, è al richiedente che va imputata 

l’assenza di prova – da intendersi al grado della verosimiglianza – quanto 

all’asserita minore età. Non vi è spazio per una diversa valutazione del 

caso sulla base del beneficio del dubbio. In definitiva, vi è quindi da partire 

dall’assunto che il ricorrente non sia riuscito a rendere verosimile la propria 

minore età. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

6.2 Sono rifugiati le persone che, nel paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, 

dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Inoltre, occorre te-

nere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 in fine LAsi). 

6.3 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

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appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

relativi riferimenti). 

7.  

7.1 Nella fattispecie, il ricorrente ha in primo luogo dichiarato di essere 

espatriato in quanto oggetto di tentativi di aggressione e rapimento nel con-

testo di un conflitto tra clan. 

7.2 La descrizione di questo conflitto tra clan data dal ricorrente, però, di-

verge su punti essenziali. Egli ha infatti dapprima riferito che due suoi zii 

avrebbero ucciso un ragazzo e ne avrebbero feriti altri due (cfr. atto A26, 

Q125). In seguito, ha invece affermato che sarebbero stati dei suoi cugini 

a uccidere un ragazzo e a ferirne un altro (cfr. atto A32, D45). Quanto ai 

nomi dei feriti che conosceva personalmente, inizialmente ne ha fatti due 

(D._______ e E._______; cfr. atto A26, Q150). Poi uno solo (F._______; 

cfr. atto A32, D76), che non corrisponde a nessuno dei due fatti in prece-

denza. Il ricorrente ha inoltre inizialmente sostenuto di essere stato vittima 

di tre tentativi di rapimento (cfr. atto A26, Q166), ma in seguito ha descritto 

solo delle aggressioni (cfr. atto A32, D45). Ha anche dapprima detto di es-

sersi recato personalmente in polizia (cfr. atto A26, Q157), per poi invece 

indicare che vi si sarebbe recata sua madre (cfr. atto A32, D74). Confron-

tato con queste contraddizioni, il ricorrente ha risposto di essersi confuso 

(cfr. atto A32, D108), di non ricordare da un’audizione all’altra ciò che aveva 

detto (cfr. atto A32, D109), che durante le aggressioni avrebbero potuto 

rapirlo (cfr. atto A32, D111) e che si sarebbe sbagliato (cfr. atto A32, D113). 

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Le allegazioni del ricorrente sono inoltre prive di dettagli in punti essenziali, 

cosa che dà l’impressione che gli eventi non siano stati da lui effettivamente 

vissuti. Egli infatti non ha saputo ricordare l’anno né in cui è cominciato il 

conflitto tra i due clan (cfr. atto A32, D51), né in cui vi è stato coinvolto (cfr. 

atto A32, D54). Inoltre delle due o tre vittime del clan rivale ha riferito il 

nome – ma non il cognome – di una sola, nonostante fossero compagni di 

scuola (cfr. atto A32, D45 e 76). 

8.  

8.1 Il ricorrente ha parimenti motivato la sua domanda sulla base del fatto 

ch’egli sarebbe stato minacciato di morte da un sindaco. 

8.2 Il racconto del ricorrente nel corso delle audizioni, però, differisce su 

più punti. Egli ha in effetti prima parlato del sindaco di B._______ (cfr. atto 

A26, Q128) e poi di quello di C._______ (cfr. atto A32, D86), giustificando 

la discrepanza con il fatto che la medesima persona è stata prima sindaco 

di una città e poi dell’altra (cfr. atto A32, D116). Inizialmente ha inoltre sa-

puto indicare la data dell’episodio (cfr. atto A26, Q200) poi invece né il 

mese né l’anno (cfr. atto A32, D88), giustificandosi col molto tempo tra-

scorso tra le due audizioni (cfr. atto A32, D119). Nella seconda audizione 

ha dichiarato che dall’episodio all’espatrio sarebbero trascorsi 17 giorni (cfr. 

atto A32, D99); essendo espatriato il 25 febbraio 2016, l’episodio avrebbe 

dovuto però aver luogo in febbraio. Infine, ha dapprima sostenuto che dopo 

l’episodio si sarebbe nascosto da un amico (cfr. atto A26, Q128), poi invece 

dal cognato di sua sorella (cfr. atto A32, D98). 

La narrazione del ricorrente appare inoltre insufficientemente circostan-

ziata. Egli non è infatti stato in grado di riferire il nome del sindaco in que-

stione (cfr. atto A32, D98). Non ha neanche saputo indicare un plausibile 

motivo per cui il sindaco avrebbe deciso di presentarsi proprio da sua so-

rella (cfr. atto A32, D90), né ha cercato di saperlo (cfr. atto A32, D91). 

9.  

Contraddittorie e insufficientemente motivate, le allegazioni del ricorrente 

non soddisfano le condizioni di verosimiglianza poste dall'art. 7 LAsi. 

10.  

In virtù di quanto sopra esposto, il ricorso in materia di riconoscimento della 

qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo non merita tutela e la deci-

sione impugnata va confermata. 

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Pagina 12 

11.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell'allontanamento va confermata. 

12.  

12.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-

missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'esecuzione dell'allontanamento vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-

rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un osta-

colo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). 

Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione dell'allonta-

namento è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. DTAF 

2009/51 consid. 5.4). 

12.2 Nella propria decisione la SEM ha considerato l'esecuzione dell'allon-

tanamento del richiedente ammissibile, ragionevolmente esigibile e possi-

bile. In Etiopia non vigerebbe infatti una situazione di guerra, guerra civile 

o violenza generalizzata. Il ricorrente sarebbe inoltre giovane e sano, 

avrebbe frequentato 10 anni di scuola e poi approfondito le proprie cono-

scenze in matematica, inglese e informatica, sarebbe stato in passato so-

stenuto finanziariamente dalla madre e dalla sorella, sarebbe in regolare 

contatto con il padre, due fratelli e altre due sorelle e in Etiopia vivrebbero 

altri parenti. 

Nel gravame, l’insorgente avversa anche tale assunto. Afferma infatti che 

in Etiopia vi sarebbe un clima di violenza generalizzato, che a causa del 

panorama politico critico la sicurezza non sarebbe garantita, che le lotte 

D-6287/2018 

Pagina 13 

etniche costituirebbero una piaga diffusa e che i membri del clan avversario 

al suo non esiterebbero a ucciderlo. La SEM dovrebbe inoltre verificare 

quale sarebbe la situazione familiare, sociale e professionale in Etiopia e 

la disponibilità del genitore a riaccogliere il ricorrente. 

12.3 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-

zione del rimpatrio, in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-

dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscito a dimostrare l'esi-

stenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposto a tali pregiu-

dizi ai sensi dell'art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non trova 

applicazione ed il suo rinvio è dunque ammissibile sotto l'aspetto dell'art. 5 

cpv. 1 LAsi e dell'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 

luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 0.142.30). 

Inoltre il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che l’esecuzione dell’al-

lontanamento in Etiopia non risulta essere generalmente inammissibile (cfr. 

sentenza del Tribunale E-4667/2018 del 22 gennaio 2020 consid. 10.4.3). 

In siffatte circostanze non vi è inoltre motivo di considerare l'esistenza di 

un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente di essere esposto ad 

un trattamento proibito ai sensi dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura. 

Per quanto attiene ai menzionati fattori di rischio nella fattispecie, nell'am-

bito di una valutazione d'insieme, secondo il Tribunale non vi è da ritenere, 

nonostante il ricorrente abbia chiesto asilo all'estero, che la soglia per am-

mettere un «real risk» sia raggiunta. A tal proposito va rilevato che, non 

avendo il ricorrente reso verosimili i tentativi di aggressione e rapimento 

nel contesto di un conflitto tra clan né le minacce di morte da parte di un 

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Pagina 14 

sindaco (cfr. supra consid. 9), non vi è motivo di supporre che sia esposto 

a seri pregiudizi. 

Pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle 

norme di diritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 

12.4 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione 

grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le 

difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una 

regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi 

di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-

zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo paese 

siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-

sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti). 

Si tratta dunque di esaminare, con riferimento ai criteri suesposti, se l’in-

sorgente conclude a giusta ragione o meno al carattere inesigibile dell'e-

secuzione dell'allontanamento, tenuto conto della situazione generale vi-

gente attualmente in Etiopia, da un lato, e della sua situazione personale, 

dall'altro. 

Secondo costante giurisprudenza, l’esecuzione dell’allontanamento verso 

l’Etiopia è ritenuto, in generale, come ragionevolmente esigibile. Invero il 

paese precitato non è esposto a guerra, guerra civile o violenza generaliz-

zata, per le quali si debba partire dal presupposto che la popolazione civile 

in generale sia esposta concretamente a pericolo (cfr. DTAF 2011/25 con-

sid. 8.3). Nella sua sentenza DTAF 2011/25 il Tribunale ha compiuto un 

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Pagina 15 

esame generale della situazione circa l’esigibilità dell’esecuzione dell’al-

lontanamento in Etiopia. Ha in particolare ritenuto che, per costruire un’esi-

stenza sicura nel Paese, risultano necessarie sufficienti risorse finanziarie, 

buone competenze lavorative, così come una rete familiare e sociale intatta 

(cfr. DTAF 2011/25 consid. 8.4). Il Tribunale ha poi concluso che l’Etiopia, 

negli ultimi anni, ha conosciuto una forte crescita economica che ha avvan-

taggiato soprattutto la classe media urbana (cfr. DTAF 2011/25 consid. 

8.6). Anche se nel frattempo la situazione politica in Etiopia, in particolare 

dalla nomina del nuovo Primo Ministro nell’aprile 2018 – grazie in partico-

lare ad una serie di riforme che hanno condotto il paese ad una più grande 

stabilità – e dalla dichiarazione di pace sottoscritta con l’Eritrea il 9 luglio 

2018, si è modificata positivamente, occorrerà come in precedenza esami-

nare se, nel caso concreto, il richiedente asilo potrà contare nel suo paese 

d’origine su mezzi finanziari sufficienti, competenze professionali ed una 

rete sociale in applicazione della giurisprudenza pubblicata nella DTAF 

2011/25 consid. 8.4, che gli permettano in particolare di sopperire alle sue 

necessità vitali (cfr. sentenza del Tribunale D-6630/2018 del 6 maggio 2019 

[pubblicata quale sentenza di riferimento] consid. 7.1-7.3 e 12.4 ed a titolo 

esemplificativo anche la sentenza del Tribunale E-4667/2018 del 22 gen-

naio 2020 consid. 8.2 e 10.5.1-10.5.2). 

Il ricorrente è giovane, ha frequentato la scuola per 10 anni e in seguito ha 

studiato matematica, inglese e informatica. Perlomeno inizialmente potrà, 

come già in passato, contare sul sostegno anche economico della madre 

e della sorella. È inoltre in regolare contatto con il padre, due fratelli e altre 

due sorelle. In Etiopia vivono anche numerosi altri parenti paterni. 

Infine, il ricorrente non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi 

di salute tali da giustificare un'ammissione provvisoria, senza che da un 

esame d'ufficio degli atti di causa emerga la necessità di una sua perma-

nenza in Svizzera per motivi medici (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3 e 

2009/2 consid. 9.3.2 con relativi riferimenti). 

In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allontanamento è 

ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

12.5 In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 

2 LStrI). Infatti, il ricorrente, usando della necessaria diligenza, potrà pro-

curarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi e 

DTAF 2008/34 consid. 12). 

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Pagina 16 

L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 

12.6 Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento 

la decisione dell'autorità inferiore va confermata. 

13.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 

106 cpv. 1 LAsi); altresì la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), per il 

che il ricorso va respinto. 

14.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali sarebbero da porre a 

carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-

mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tut-

tavia, non potendosi considerare l’impugnativa priva di possibilità di esito 

favorevole, il Tribunale accoglie la domanda di assistenza giudiziaria, nel 

senso della dispensa dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 

1 PA). 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. 

d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-6287/2018 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Manuel Piazza 

 

 

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