# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cd16491b-5c3f-52c2-abf6-c16c29a1bbab
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2007-11-12
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 12.11.2007 BE.2005.4.A
**Docket/Reference:** BE.2005.4.A
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BE-2005-4-A_2007-11-12

## Full Text

Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA);;Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA)

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’ incarto: BE.2005.4 
 
 
 

 

 

 
 

  Sentenza del 12 novembre 2007  
I Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presi-
dente, Bernard Bertossa e Tito Ponti,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

 
Parti 

  
AMMINISTRAZIONE FEDERALE DELLE CONTRI-
BUZIONI,  
 

Richiedente
 

 contro 
   

1. A.,  
2. B., 
 
entrambi rappresentati dagli avv. Mario Postizzi e 
Goran Mazzucchelli,  

Opponenti
 

Oggetto  Richiesta di levata dei sigilli (art. 50 cpv. 3 DPA) 

 

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Fatti: 
 

A. Il 24 dicembre 2004, il capo del Dipartimento federale delle finanze On. 
Hans-Rudolf Merz ha autorizzato l’Amministrazione federale delle contribu-
zioni (in seguito: AFC) ad aprire un’inchiesta fiscale speciale nei confronti 
degli avvocati A. e B., titolare quest’ultima di uno studio legale e notarile a 
Lugano ed entrambi ivi domiciliati.  
 
 

B. A. è sospettato d’aver commesso gravi infrazioni fiscali ai sensi dell’articolo 
190 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull’imposta federale diretta 
(LIFD; RS 642.11), ossia d’aver sottratto al fisco federale una parte impor-
tante dei suoi redditi e della sua sostanza imponibili, ricorrendo in particola-
re a conti bancari non dichiarati intestati a società di tipo “off-shore”. Egli 
avrebbe inoltre partecipato a reati fiscali commessi da C. B., dal canto suo, 
avrebbe partecipato ai reati fiscali commessi dal marito. 
 
 

C. In data 2 e 3 febbraio 2005 la divisione delle inchieste speciali dell’AFC (in 
seguito: DIF) ha proceduto ad una prima perquisizione dello studio legale e 
notarile D. a Lugano, la quale ha permesso di porre in luogo sicuro diversi 
documenti cartacei ed informatici. Tuttavia, per quanto concerne la maggior 
parte della documentazione presente nello studio legale nonché gli incarti 
depositati nei due archivi dello studio, B. si è opposta alla loro perquisizio-
ne. Malgrado l’opposizione di B. e A. concretizzatasi mediante un reclamo 
respinto dall’AFC con decisione dell’8 marzo 2005, la perquisizione dello 
studio legale è proseguita il 9 e 10 marzo seguenti ed ha avuto come og-
getto la documentazione presente negli archivi. La DIF ha in sostanza effet-
tuato una scelta sommaria dei documenti che ha ritenuto necessari per 
l’inchiesta, sigillandoli e ponendoli in luogo sicuro. 
 
 

D. Con scritto dell’11 aprile 2005 l’AFC ha presentato una richiesta di levata 
dei sigilli alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale riguar-
dante la totalità dei documenti “sequestrati” presso lo studio legale e notari-
le D. a Lugano. A tale richiesta i coniugi A. e B. si sono sostanzialmente 
opposti. 
 
 

E. La Corte dei reclami penali, con sentenza dell’8 agosto 2005, ha accolto la 
richiesta di levata dei sigilli in questione, fissandone le modalità (v. con-

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sid. 7.3). Il Tribunale federale, con sentenza del 6 febbraio 2006, ha con-
fermato questa decisione (sentenza 1S.31/2005). 
 
 

F. L’8 giugno 2006 le parti ed il giudice delegato, vista la voluminosa docu-
mentazione sequestrata (126 cartoni), si sono riuniti per definire prelimi-
narmente gli aspetti pratici della levata sigilli. Costatate le divergenze in-
sormontabili concernenti l’utilità o meno di tutta la documentazione sigillata, 
al termine dell'udienza del 27 luglio 2006 il giudice delegato ha comunicato 
alle parti che il tribunale avrebbe statuito autonomamente su tutti gli incarti 
sequestrati. Le parti si sono dichiarate d’accordo con questo approccio, ri-
nunciando quindi espressamente alla procedura in contraddittorio. 
 
 

G. Con sentenze del 14 settembre, 28 settembre (con rettifica del 17 ottobre) 
e 31 ottobre 2006 la Corte dei reclami penali ha statuito sulla maggior parte 
della documentazione dissuggellata, decidendo quali incarti dovevano es-
sere versati agli atti per i bisogni dell'inchiesta e quali, in quanto inutili, resti-
tuiti agli indagati. 
 
Con sentenza del 20 febbraio 2007 la presenta autorità, viste le grosse dif-
ficoltà legate alla prosecuzione della cernita (impossibilità di distinguere i 
clienti protetti dal segreto professionale dell'avvocato da quelli non protetti), 
ha deciso di versare agli atti tutta la documentazione restante in forma non 
anonimizzata. Contro tale decisione i coniugi A. e B. sono insorti davanti al 
Tribunale federale, il quale ha deciso, nella misura della sua ammissibilità, 
di accogliere il ricorso (sentenza 1B_47/2007 del 28 giugno 2007). La I 
Corte dei reclami penali è stata quindi invitata a proseguire con la cernita 
conformemente alla procedura in tre fasi prestabilita, avvalendosi della col-
laborazione dei ricorrenti. 
 
 

H. Con decreto del 10 agosto 2007 la I Corte dei reclami penali, dopo aver sti-
lato una lista dettagliata degli incarti ancora in sospeso, ha invitato l'AFC ad 
esprimersi sull'utilità degli stessi. Tale presa di posizione è stata poi tra-
smessa ai coniugi A. e B., i quali sono stati invitati ad indicare in quali incar-
ti giudicati utili dall'AFC loro ritengono vi sia un segreto professionale da 
proteggere. Alle loro osservazioni sono stati allegati dei listati, da non met-
tere a disposizione dell'AFC, contenenti i nomi di clienti da loro ritenuti pro-
tetti dal segreto professionale dell'avvocato. 

 

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I. In data 16 ottobre 2007 la I Corte dei reclami penali, dopo aver reso edotte 
le parti della sua volontà di continuare a procedere a tappe, ha statuito su 
un'ulteriore parte di atti rimasti in sospeso, restituendo agli indagati, perché 
giudicati inutili per l'inchiesta, una ventina di incarti. 
 
 

L. Con la sentenza odierna, la I Corte dei reclami penali si è invece chinata su 
tutta la documentazione bancaria restante. 
 
 
 
Diritto: 

 
1. Nell’ambito di una procedura di levata dei sigilli conseguente ad una per-

quisizione, una volta riconosciuta l’ammissibilità di principio di quest’ultima 
da parte della Corte dei reclami penali, i documenti sequestrati fanno 
l’oggetto di una cernita, la quale ha come scopo quelli di distinguere quelli 
che possono essere versati nell’incarto da quelli per i quali l’opposizione ri-
sulta giustificata. In caso di disaccordo, la Corte dei reclami penali decide. 
 

 
2. Il segreto professionale è opponibile unicamente al sequestro di documenti 

legati all’attività tipica dell’avvocato ai sensi dell’art. 321 CP. L’attività tipica 
dell’avvocato consiste essenzialmente nel fornire consigli di natura giuridi-
ca, nel difendere gli interessi altrui intervenendo davanti ai tribunali e rap-
presentando i clienti nel medesimo contesto (B. CORBOZ, Les infractions en 
droit suisse, Berne 2002, vol. II, n° 10 ad art. 321 CP; dello stesso autore, 
Le secret professionnel de l’avocat selon l’art. 321 CP, in SJ 1993 pag. 77 
e segg., in particolare pag. 82). L’avvocato non può per contro prevalersi 
del suo segreto professionale per impedire il sequestro di documenti relativi 
ad attività che presentano un carattere commerciale preponderante, segna-
tamente quelle che riguardano l’amministrazione di beni o la gestione di 
capitali oppure altre prestazioni che esulano dalla sua funzione specifica 
(sentenza del Tribunale federale 1S.31/2005 del 6 febbraio 2006 con-
sid. 2.4 e giurisprudenza citata; M. PFEIFER, in FELLMANN/ZINDEL [éd.], 
Kommentar zum Anwaltsgesetz, Zurigo/Basilea/Ginevra 2005, n° 31 e 
segg. ad art. 13 LLCA; N. OBERHOLZER, Basler Kommentar, Basilea 2003, 
n° 13 ad art. 321 CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kur-
zkommentar, n° 19 ad art. 321 CP). Il Tribunale federale ha già deciso che 
le attività che consistono nel gestire o investire dei fondi (DTF 112 Ib 606), 
nell’assumere un mandato d’incasso (DTF 120 Ib 112) o nell’amministrare 
una società per conto di un cliente (DTF 101 Ib 245; 115 Ia 197; 114 III 

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105) non costituiscono attività tipiche dell’avvocato. In questi casi il segreto 
professionale non può essere invocato per rifiutare di testimoniare o per 
contrastare una perquisizione o un sequestro.  

 
 
3. La documentazione bancaria oggetto della presente decisione è composta 

da una quarantina di incarti, ognuno contenente centinaia di documenti  
(estratti conto). Nella stragrande maggioranza degli atti figurano nomi di 
terzi legati a persone fisiche e morali. L'anonimizzazione di nomi di clienti 
effettivamente legittimati ad invocare la tutela del segreto professionale im-
plicherebbe innanzitutto di sapere se la persona menzionata su un docu-
mento figura o meno tra quelle in favore delle quali gli indagati pretendono 
di aver fornito una prestazione tipica della professione d'avvocato. Per pro-
cedere ad una tale verifica sarebbe necessario avere a disposizione, oltre 
ai listati poco precisi prodotti dagli indagati, gli incarti relativi alle prestazioni 
in questione, ciò che non è il caso. Quand'anche l'esistenza di una relazio-
ne professionalmente tipica fosse accertata, bisognerebbe in seguito esa-
minare, non soltanto per ogni cliente, ma per ogni scrittura, se questa è ri-
conducibile a un'operazione inerente all'esecuzione di un mandato d'avvo-
cato o notarile, oppure se essa concerne un addebito o un accredito estra-
neo alla relazione protetta. Questo esame complesso dovrebbe ripetersi 
migliaia di volte, ossia ogni volta che dalla documentazione sequestrata 
emerge il nome di un terzo. Solo susseguentemente a tali operazioni sa-
rebbe dunque possibile, se del caso, oscurare i nomi dei clienti in questio-
ne. L'anonimizzazione della documentazione bancaria necessiterebbe 
quindi di un investimento considerevole, il quale, per evidenti ragioni di 
tempo e logistiche (assenza di personale), non può essere imposto alla I 
Corte dei reclami penali. Il ricorso ad un esperto esterno non sarebbe nella 
fattispecie di nessuna utilità, in quanto determinare l'esistenza o meno del 
segreto professionale dell'avvocato è una questione di diritto che perviene 
unicamente al giudizio della Corte. A ciò vi è da aggiungere la difficoltà di 
trovare un esperto competente pronto a consacrare dei mesi interi all'ese-
cuzione di tale lavoro, ciò che implicherebbe la corresponsione di onorari 
totalmente sproporzionati. 

 
La Corte ritiene che l'anonimizzazione della documentazione bancaria non 
possa quindi essere ragionevolmente pretesa, ciò che deve condurre ad 
optare per un'altra soluzione, frutto di una giusta ponderazione degli inte-
ressi in gioco: l'interesse pubblico legato alla buona e celere condotta della 
procedura e l'interesse privato di certi clienti alla non divulgazione della loro 
identità. A questo scopo, occorre suddividere gli incarti concernenti tutta la 
documentazione bancaria, oggetto della presente sentenza, in due catego-

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rie: quelli relativi ai conti propri degli indagati (conti dello studio legale o pri-
vati) e quelli concernenti i conti clienti. 

 
3.1 Gli incarti contenenti documentazione bancaria relativa ai conti propri degli 

indagati sono i seguenti: S337, S352, S329, S396 (parziale), S317 (parzia-
le), S319, S384, S368, S373 (parziale), S406, S407, S327, S28 (parziale), 
S21 (parziale), S308, S312 (parziale), S19 (parziale), S417 (parziale).  

 
 L'AFC dichiara che la documentazione bancaria relativa ai conti ordinari è 

necessaria per verificare la corretta registrazione contabile delle operazioni 
su di essi avvenute. Gli indagati, dal canto loro, hanno prodotto dei listati, 
da non mettere a disposizione dell'autorità fiscale, contenenti i nomi dei 
clienti, a loro dire, coperti dal segreto professionale dell'avvocato. Tali listati 
sarebbero stati redatti partendo dalle fatture emesse dallo studio legale. 
Suddivise per anno (1993-2002), esse contemplano le seguenti informa-
zioni: data d'emissione delle fatture, debitore, nome dell'incarto, importo, 
data e luogo di pagamento, esborsi riferiti alle fatture nonché una breve de-
scrizione della prestazione alla quale la fattura di riferisce. Essi postulano 
l'anonimizzazione dei nomi dei clienti riportati nei listati, presenti nella do-
cumentazione relativa ai conti propri dello studio legale.  

 
I listati inoltrati dagli indagati riassumono in definitiva il contenuto delle fat-
ture emesse dallo studio legale. La breve descrizione della prestazione for-
nita, oltre ad essere estremamente succinta (ad es. "consulenza contrattua-
le", prestazione notarile, donazione", "consulenza contratto di locazione", 
"contenzioso penale", "contenzioso matrimoniale", ecc.), è difficilmente ve-
rificabile, se non mettendo in relazione ogni prestazione con un mandato 
determinato, tipico della professione dell'avvocato. Posto che la Corte dei 
reclami penali non dispone degli incarti relativi ad ogni fattura emessa dallo 
studio legale nei confronti dei suoi clienti protetti dal segreto professionale 
(questi non fanno infatti parte della documentazione sequestrata), è d'uopo 
rilevare che la verifica dell'effettiva esistenza di un segreto da proteggere 
nonché la susseguente anonimizzazione di migliaia di nomi di clienti sono 
misure troppo dispendiose e assolutamente sproporzionate in relazione alla 
presunta utilità della documentazione in questione ai fini dell'indagine. Do-
po aver ponderato gli interessi in gioco, la Corte decide, in ossequio al 
principio della proporzionalità, di versare agli atti unicamente gli estratti 
bancari trimestrali o semestrali che riassumono tutte le operazioni avvenute 
sui conti in esame, procedendo all'anonimizzazione – senza tuttavia verifi-
care l'effettiva esistenza di un segreto professionale da proteggere - dei 
nomi ivi contenuti con l'ausilio dei listati inoltrati dagli indagati. I documenti 

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restanti, unitamente agli atti concernenti il periodo anteriore al 1993, ven-
gono restituiti agli indagati. 

 
3.2 Gli incarti contenenti documentazione bancaria relativa ai conti clienti sono 

i seguenti: S336, S19 (parziale), S14, S331, S330, S335, S396 (parziale), 
S400, S388, S373 (parziale), S404, S362, S354, S355, S323, S326, S324, 
S389, S28 (parziale), S26, S415, S416, S314, S313, S312 (parziale), 
S363. 
 
L'AFC sostiene che la documentazione relativa a tali conti è utile e neces-
saria per verificare l'esistenza di operazioni bancarie effettuate per conto 
del titolare dello studio legale. Gli indagati, dal canto loro, hanno chiesto 
una proroga del termine per poter esaminare e rintracciare, se del caso, le 
operazioni summenzionate. Non dovessero essere riscontrate operazioni di 
questo tipo, gli incarti in esame sarebbero da restituire ai loro proprietari. Il 
segreto professionale sarebbe in ogni caso da tutelare. A tale scopo, gli in-
dagati determinerebbero le operazioni avvenute sui conti clienti da proteg-
gere. 
 
La soluzione preconizzata dagli indagati è irrealizzabile in tempi ragionevo-
li. Dar seguito a tale richiesta significherebbe concedere loro un termine 
forzatamente lungo per identificare, tra le migliaia di operazioni, quelle che 
dovrebbero, secondo loro, essere anonimizzate. Inoltre, come già accenna-
to in precedenza, l'anonimizzazione dei nomi di clienti che potrebbero legit-
timamente prevalersi del segreto professionale dell'avvocato, necessitando 
migliaia di ore di lavoro, risulta essere una misura troppo dispendiosa e de-
cisamente sproporzionata. L'argomentazione avanzata dall'AFC è convin-
cente. L'esame, a caso, di singoli incarti ha permesso di evidenziare la na-
tura sospetta di alcune operazioni avvenute sui conti clienti. In questo con-
testo risulta tuttavia impossibile determinare se i conti clienti sono stati uti-
lizzati per celare operazioni effettuate per proprio conto o meno senza di-
sporre dei giustificativi relativi alle operazioni in questione con i nomi delle 
persone ivi contenuti. La documentazione relativa a tali conti, fatti salvi gli 
atti concernenti il periodo anteriore al 1993, i quali devono essere restituiti 
agli indagati, dovrà dunque essere versata agli atti in versione non anoni-
mizzata. Ciononostante, deve essere posto il divieto all'AFC di utilizzare o 
trasmettere a terzi, per altre procedure, documenti o informazioni concer-
nenti clienti degli indagati in assenza di nuove decisioni da parte di questa 
Corte. Si rammenta, peraltro, che i funzionari dell'amministrazione federale 
sono tenuti al rispetto del segreto d'ufficio (art. 320 CP). 
 

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3.3 Si rileva, infine, che l'incarto S344, dal titolo "E.", contiene documentazione 
bancaria relativa ad un conto personale di A. presso la banca in questione. 
Tale documentazione concerne operazioni immobiliari senza alcun rappor-
to con attività specifiche d'avvocato, ragione per cui essa deve essere ver-
sata agli atti. 

 
 

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Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia: 
 
1. I seguenti incarti devono essere restituiti, ai sensi dei considerandi, agli in-

dagati: S337, S352, S329, S396 (parziale), S317 (parziale), S319, S384, 
S368, S373 (parziale), S406, S407, S327, S28 (parziale), S21 (parziale), 
S308, S312 (parziale), S19 (parziale), S417 (parziale). 

 
2. I seguenti incarti, unitamente agli estratti bancari riassuntivi relativi agli incarti 

di cui al punto 1 del dispositivo, devono essere versati agli atti, ai sensi dei 
considerandi: S336, S19 (parziale), S14, S331, S330, S335, S396 (parziale), 
S400, S388, S373 (parziale), S404, S362, S354, S355, S323, S326, S324, 
S389, S28 (parziale), S26, S415, S416, S314, S313, S312 (parziale), S363, 
S344.  

 
3. L'utilizzo o la trasmissione a terzi, per altre procedure, di documenti o infor-

mazioni concernenti clienti degli indagati provenienti dagli atti di cui al punto 
2 del presente dispositivo è proibito in assenza di nuove decisioni da parte 
della I Corte dei reclami penali. 

 
4. Le spese giudiziarie e le indennità per spese ripetibili del presente giudizio 

saranno fissate mediante decisione ulteriore. 
 

Bellinzona, 14 novembre 2007 
 

In nome della I Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente:    Il Cancelliere:  

 
 
 
 

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Comunicazione a 
 
- Amministrazione federale delle contribuzioni 
- Avv. Mario Postizzi e Goran Mazzucchelli  
 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Le decisioni della I Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 
30 giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (art. 79 e 100 cpv. 1 della legge fede-
rale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 e segg. LTF.  
 
Il ricorso non sospende l'esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice del-
l'istruzione lo ordini (art. 103 LTF).