# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0bf65f2a-a3e8-5de3-8e0d-238cbbdb91bf
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-01-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.01.2014 35.2013.64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2013-64_2014-01-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2013.64

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  27 gennaio 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 settembre 2013 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 11 luglio 2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 14 marzo 1999 RI 1, nato
nel 1971, a quel momento attivo quale aiuto-fabbro presso la __________, a
bordo della propria motocicletta veniva investito da un’autovettura in
territorio di __________ procurandosi un trauma cranico minore, una contusione
sternale, colpo di frusta e contusione tibio-tarsica sinistra (doc. 1, 2
infortunio 10.50546.99.0).

 

                                         Il caso è stato assunto
dall’CO 1, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni assicurative.

 

                                         In data 7 settembre 2000
il ricorrente, attivo quale meccanico di precisione presso la __________ di __________,
al volante della propria autovettura in località di __________ (__________) si
è scontrato con un veicolo che si è immesso sulla sua corsia di marcia procurandosi
una contusione cervicale e una contusione al ginocchio destro (doc. 1, 3, 5,
infortunio 10.51819.00.0).

 

                                         Il caso è stato assunto
dall’CO 1, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni assicurative.

 

                                         In data 19 maggio 2006, RI
1 – dipendente __________ in qualità di aiuto ufficio tecnico e officina -, è
scivolato con la sua moto sul manto stradale in territorio di __________ (__________)
procurandosi una frattura pluriframmentaria scomposta del III medio prossimale
della tibia sinistra, una lussazione prossimale dell’epifisi del perone
sinistro e la rottura completa del capo distale del tendine bicipite femorale a
sinistra (doc. 1, 2, infortunio 10.20623.06.0). 

 

                                         Anche questo caso è stato
assunto dall’CO 1, il quale ha regolarmente corrisposto le prestazioni
assicurative.

 

                               1.2.   Per le conseguenze
dell’infortunio del 19 maggio 2006 l’CO 1 con la decisione formale del 30
aprile 2012 (cfr. doc. 421), poi confermata con la decisione su opposizione del
19 giugno 2012  ha attribuito a RI 1 una rendita d’invalidità dell’11%, a far
tempo dal 1° aprile 2012, e un’indennità per menomazione all’integrità del 5%
(cfr. doc. 442).

 

                               1.3.   Il TCA, con decreto del 10
dicembre 2012 (inc. 35.2012.82), ha dichiarato non ricevibile il ricorso
presentato dall’assicurato il 19 luglio 2012 contro la decisione su opposizione
dell’CO 1 del 19 giugno 2012 (doc. 473).

 

                               1.4.   Nel corso del mese di giugno
2012, RI 1 ha informato, tra gli altri, l’assicuratore LAINF circa l’intervenuto
peggioramento delle proprie condizioni di salute infortunistiche: “…la mia
situazione medica non è ancora stabile, ho delle serie ricadute tardive su
collo e schiena, dolori importanti che dal 1 Luglio hanno reso necessario
indagini di RSM”, in relazione con gli infortuni del 1999, 2000 e 2006 (doc.
448).

 

                                         Egli ha prodotto la RM
alla colonna cervicale svolta in data 20 luglio 2012 presso la __________ __________
(doc. 451, 452).

 

                               1.5.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 22 marzo 2013, l’CO 1
ha negato la propria responsabilità relativamente ai disturbi alla colonna
cervicale, oggetto dell’annuncio di ricaduta del giugno 2012  (doc. 487).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dallo Studio legale RA 1, per conto dell’assicurato (doc. 489), in
data 11 luglio 2013 l’amministrazione ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. 500).

 

                               1.6.   Con tempestivo ricorso del 16
settembre 2013, RI 1, sempre patrocinato dallo Studio legale RA 1, ha chiesto
che l’CO 1 riconosca la recrudescenza al rachide cervicale e si assuma tutte le
spese relative per valutare il possibile miglioramento. In caso negativo il
ricorrente ha postulato l’emissione di una nuova decisione con un grado
d’invalidità più elevato (doc. I).

 

                                         In buona sostanza il
ricorrente ha contestato, sulla base dei referti dei medici curanti, le
conclusioni dell’amministrazione circa la causalità dei disturbi lamentati dal
ricorrente con gli infortuni passati (doc. I).

 

                                         Il rappresentante di RI 1
ha inoltre postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio per la presente procedura (doc. I).

 

                               1.7.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà,
per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V). 

 

                               1.8.   In data 16 ottobre 2013
l’insorgente ha contestato la risposta di causa dell’amministrazione, in
particolare per quanto concerne la gravità e la dinamica dell’incidente del
1999 e le fratture riscontrate. Egli ha poi contestato le conclusioni del
medico __________ che parla di “segni degenerativi” invece che di esiti post
traumatici e la compressione dei nervi constatata ancora 12 mesi dopo l’evento
a comprova della mancata guarigione (doc. VII+1).

 

                                         Il doc. VII e gli allegati
sono stati inviati all’CO 1 per osservazioni (doc. VIII).

 

 

                               1.9.   L’Istituto assicuratore, in
data 29 ottobre 2013, si è riconfermato nelle proprie conclusioni e domande
(doc. IX).

 

                                         Il doc. IX è stato
trasmesso al ricorrente per conoscenza (doc. X).

 

                             1.10.   In data 14 novembre 2013 il
TCA ha interpellato la Dr.ssa __________ dell’CO 1, in merito al referto RM del
12 settembre 2013 (doc. XI).

 

                             1.11.   Il 13 gennaio 2014 il legale
dell’CO 1 ha trasmesso al TCA i pareri specialistici del 12 dicembre 2013 e
dell’8 gennaio 2014 della Dr.ssa __________ (doc. XVI+1-2).

 

                                         I doc. XI, XV, XVI+1-2,
sono stati inviati al rappresentante dell’assicurato per osservazioni (doc.
XVII).

 

                             1.12.   Il legale di RI 1 ha formulato
le proprie osservazioni il 21 gennaio 2014 (doc. XVIII).

 

                                         Il doc. XVIII e gli
allegati sono stati inviati all’CO 1 per conoscenza (doc. XIX).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se l’CO 1 era legittimato a negare
l’esistenza di un nesso causale naturale tra i disturbi alla colonna cervicale e
gli eventi infortunistici del 1999, del 2000 e 2006, oppure
no. 

 

                                         Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA)
a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti, il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile
miglioramento della salute dell'assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF): nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento
se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di
salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19
cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure
del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è
pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).

 

                               2.3.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA
del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile
1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986
p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF
115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM)
1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si
attengono, di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi
idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF
118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                               2.4.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é
tenuto a riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute
o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e
A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277). 

                                         Né la LAINF né l’OAINF
prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la pretesa potrà essere
fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze tardive appaiono, per
la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato, e ciò
indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno
ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di un nesso di causalità
(cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che, trattandosi di una
ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non può essere ammessa
soltanto sulla base del nesso di causalità naturale riconosciuto in occasione
del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che rivendica le prestazioni
dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra i “nuovi
disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il nesso di causalità è
provato secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, può essere
riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                                         Ricadute e
conseguenze tardive configurano dei casi particolari di revisione (cfr. DTF 127 V 456 consid.
4b pag. 457; 118 V 293 consid. 2d
pag. 297; SVR 2003 UV no. 14 pag. 43 [sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 86/02 del 20 marzo 2003] consid. 4.3). Ciò significa che
un'eventuale ricaduta o conseguenza tardiva non può dare luogo a un riesame
incondizionato. Partendo dalla situazione esistente alla crescita in giudicato
del provvedimento originario, l'ammissione di una ricaduta o di conseguenze
tardive presuppone una modifica successiva delle circostanze rilevanti per il
riconoscimento del diritto invocato. Per contro il diverso apprezzamento di
fatti essenzialmente rimasti invariati non costituisce motivo sufficiente per
ammettere una ricaduta o delle conseguenze tardive (cfr. STF 8C_603/2009 del 1°
febbraio 2010 consid. 4.2.; STF U 34/07 del 4 marzo 2008 consid. 4.3.; RAMI
2003 no. U 487 pag. 341 consid. 2; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni U 98/05 del 19 luglio 2005, consid. 2.2).

 

                               2.6.   Dalle tavole processuali
emerge che l’amministrazione ha negato l’esistenza di un nesso causale naturale
tra i disturbi alla colonna cervicale e gli eventi infortunistici del 14 marzo
1999, del 7 settembre 2000 e del 19 giugno 2006 facendo capo al parere espresso
al riguardo dal medico __________ Dr.ssa __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica.

 

                                         Nelle annotazioni dell’11
marzo 2013 la Dr.ssa __________, interpellata in merito allo scritto del 17
giugno 2012 (doc. 448), nel quale l’assicurato ha lamentato una recrudescenza
dei dolori alla colonna cervicale, e alla RM del 20 luglio 2012, ha negato la presenza di lesioni strutturali in nesso con gli infortuni rilevando  che la RM in
questione ha evidenziato segni degenerativi, ma non post-infortunistici (doc.
486).

 

                                         In seguito, con
apprezzamento del 25 giugno 2013, il medico __________ __________ appena citato
ha sostenuto quanto segue:

 

" (…)

3. Apprezzamento

 

L’infortunio del 14.03.1999 ha provocato un colpo di frusta
cervicale senza referti oggettivabili di lesione post-traumatica e chiusura
della cura medica il 05.04.1999.

 

L’infortunio del 07.09.2000 ha altrettanto condotto alla diagnosi di
contusione cervicale sempre senza referti post-infortunistici oggettivabili e
chiusura della cura medica il 19.09.2000.

 

Visto che siamo in assenza di referti post-traumatici
oggettivabili sia per l’infortunio del 14.03.1999, sia per l’infortunio del 07.09.2000
e visto che vi è stata una ripresa del lavoro completa come pure una chiusura
delle cure mediche poco dopo gli infortuni, posso postulare ed affermare che
siamo in assenza di postumi infortunistici anche in data odierna, postulato che
viene confermato dai referti del radiologo dell’Istituto __________ definendo
alterazioni osteocondrosiche, uncartrosiche, artrosi intra-aposifisarie e
disidratazioni discali multi-locali cervicali.

 

Per questi motivi ritengo giustificata la mia presa di posizione
dell’11.03.2013 dove ho confermato che non sono rintracciabili lesioni
strutturali in nesso causale con gli infortuni di nostra pertinenza” (doc.
499).

 

                               2.7.   L’CO 1 non ha
riconosciuto la propria responsabilità relativamente ai disturbi alla colonna cervicale annunciati
dall’assicurato nel mese di giugno 2012, poiché fondandosi sulle valutazioni
del proprio medico fiduciario Dr.ssa __________, ha ritenuto che i
disturbi accusati alla colonna cervicale non sono in relazione di causalità naturale con gli eventi
infortunistici del 1999, del 2000 e 2006 (cfr. doc. 487, 500).

 

                                         Il ricorrente, dal canto
suo, sostiene invece che tra i problemi alla colonna cervicale lamentati dal
giugno 2012 e gli infortuni citati vi sia un nesso causale (doc. I).

 

                                         In tale contesto va
ricordato che, per costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo
sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02,
consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In
una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno,
nemmeno il più lieve, a proposito della correttezza delle
conclusioni contenute in tali rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal
principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha
dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli assicurati sono legittimati a
mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei medici interni
all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra questi mezzi di
prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le certificazioni dei
medici curanti.

 

                                         Per quel che
concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante è che
esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi,
che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato
redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione
del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311
consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         E’ infine
utile osservare che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice
non può evadere la vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i
motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al
riguardo va, tuttavia, precisato che non si può pretendere dal giudice che
raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto
di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle
carenze e qual è l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio
2005, consid. 5 in fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV n. 10
pag. 35 consid. 4b).

 

                               2.8.   Nella
fattispecie in esame, questo Tribunale, chiamato a pronunciarsi su una
questione di carattere medico, attentamente vagliata la documentazione medica
presente all'inserto - vista anche l’assenza di pareri specialistici divergenti
- ritiene che, a ragione, l’assicuratore infortuni ha negato l’esistenza di un
nesso causale naturale tra i disturbi accusati dall’assicurato nel corso del
mese di giugno 2012 e annunciati quale ricaduta degli infortuni del 1999, del
2000 e del 2006 assicurati presso l’CO 1. 

                                      

                                         Il TCA non ha motivi per scostarsi
dal parere espresso dalla Dr.ssa __________ (cfr. doc. 499) - specialista
proprio nella materia che qui interessa (chirurgia ortopedica) - secondo cui i
disturbi accusati attualmente dall’assicurato alla colonna vertebrale/ cervicale
non sono in nesso di causalità con gli infortuni citati.

 

                                         Questa
specialista ha spiegato, in maniera precisa e convincente, che il primo
infortunio del 1999 ha provocato un colpo di frusta cervicale senza referti
oggettivabili di lesione post-traumatica. 

                                         Vedi su questo
punto anche il rapporto della visita medica __________ del 16 marzo 2010, nel quale
sono stati ripresi i referti del 15 e 16 marzo 1999 del PS __________ e del Dr.
__________ (cfr. doc. 2 e 13, infortunio 10.50546.99.0) e indicata
un’inabilità lavorativa del 100% limitatamente al periodo dal 15 marzo 1999 al
6 aprile 1999 e chiusura della cura medica al 5 aprile 1999 (doc. 499, 260).

 

                                         Per quanto concerne
l’infortunio del mese di settembre 2000 il medico __________ ha indicato che
anche in questo caso è stata posta la diagnosi di contusione cervicale senza
referti post-infortunistici oggettivabili e chiusura della cura medica al 19
settembre 2000 (doc. 499).

 

                                         Nel rapporto
della visita medica circondariale del 16 marzo 2010 il Dr. __________ riprendeva
il certificato del 21 settembre 2000 del Dr. __________ che riferiva di uno
stato neurologico senza particolarità, assenza di vertigini, assenza di nausea,
dolore diffuso cervicale maggiormente a destra. Dal reperto radiologico non
veniva evidenziata alcuna frattura o lussazione (doc. 5, infortunio
10.51819.00.0).

 

                                         La Dr.ssa __________ ha
quindi concluso che non essendoci referti post-traumatici oggettivabili sia per
l’infortunio del 14 marzo 1999, che per quello 7 settembre 2000, e visto che in
entrambi i casi vi è stata una ripresa del lavoro completa, come pure una
chiusura delle cure mediche, poco tempo dopo gli infortuni, ha escluso la
presenza di referti post-infortunistici (doc. 499).

 

                                         Riguardo all’evento
infortunistico del 19 maggio 2006 la specialista ha fatto riferimento al
referto radiologico del Dr. __________ della __________ che ha evidenziato
alterazioni osteocondrosiche, uncartrosiche, artrosi intra-aposifisarie e
disidratazioni discali multi-locali cervicali, ma senza ravvisare lesioni
strutturali in nesso di causalità con gli infortuni suindicati (doc. 499).

 

                                         Conclusioni che possono
essere fatte proprie anche da questo Tribunale.

 

                                         Va qui rammentato infatti che
secondo il Tribunale federale un aggravamento post-traumatico (senza lesione
strutturale associata) di uno stato degenerativo anteriore della colonna
vertebrale, precedentemente asintomatico, cessa di produrre i propri effetti trascorsi dai sei ai
nove mesi, al più tardi dopo un anno (cfr. SVR 2009 UV n
1 p. 1; STF 8C_562/2010 del 3 agosto 2011 consid. 5.1, 8C_314/2011 del 12
luglio 2011 consid. 7.2.3, 8C_416/2010 del 29 novembre 2010 consid. 3.3 e
8C_679/2010 del 10 novembre 2010 consid. 3.3).

 

                                         Nel mese di settembre 2013
l’assicurato si è sottoposto a una risonanza magnetica (RM) presso il __________.
Nel referto del 12 settembre 2013 il Dr. __________ ha riferito, in
particolare, che “il soma di C5 presenta una modica riduzione in altezza con
avvallamento della limitante somatica inferiore in verosimili esiti post
traumatici come da cedimento somatico parziale” (doc. I).

 

                                         Il TCA ha sottoposto il
referto del 12 settembre 2013 del Dr. __________ alla valutazione della Dr.ssa __________.

 

" (…)

lo scrivente Tribunale è chiamato a dirimere la vertenza che vede
opposto il signor RI 1, da lei valutato nel mese di marzo e giugno 2013, all’CO
1.

 

Nel mese di settembre 2013 l’assicurato si è sottoposto a una
risonanza magnetica (RM) del tratto cervicale. Alla luce del referto del
12.09.2013 del Dr. __________ del __________ (__________), qui allegato, la
invitiamo a comunicarci se mantiene le sue conclusioni riguardo l’assenza di un
nesso di causalità tra i disturbi alla colonna cervicale e gli eventi
infortunistici del 1999, del 2000 e del 2006” (doc. XI).

 

                                         La Dr.ssa __________, dopo
aver preso visione sia della RM che del referto del Dr. __________ – in data 12
dicembre 2013 – ha fornito la seguente risposta:

 

" In base
alla visione delle lastre confermo la diagnosi del dott. __________ di multiple
espressioni degenerative della colonna vertebrale cervicale pronunciate nel
segmento C5/C6, dove si riscontra una disidratazione discale con protrusione
intraforaminale destra, in uncartrosi ed alterazioni Modic II. Non concordo
però con la descritta modica riduzione in altezza con avvallamento della
limitante somatica inferiore in verosimili esiti post-traumatici come da
cedimento somatico parziale, visto che le alterazioni Modic II descrivono un
fenomeno alla risonanza magnetica di malattie degenerative del rachide, quindi
sono espressioni di alterazione della limitante somatica vertebrale con edema
osseo vertebrale, dunque pure espressione della degenerazione in atto,
soprattutto a tale livello.

Inoltre le alterazioni degenerative descritte tra C2 a C6 con
artrosi interapofisaria, uncartrosi, osteofitosi anteriore e discopatia, senza
listesi confermano che si tratta di una malattia degenerativa della colonna
cervicale, alterazioni già ben descritte nel referto della RM della colonna
cervicale del 20.07.2012/Le Terrazze. Non si tratta di nessuna frattura post-traumatica,
ma di un quadro complesso degenerativo, quindi di una malattia. In tale senso
confermo la conclusione descritta nell’apprezzamento medico del
25.06.2013." (doc. XVI1)

 

                                         La specialista ha motivato
in modo esauriente per quale motivo non concorda con il Dr. __________ riguardo
alla riduzione in altezza con avvallamento della limitante somatica inferiore
che ella riconduce – contrariamente al medico curante – a una malattia
degenerativa e non a un esito post-traumatico (doc. XVI1).

 

                                         Neppure i referti
menzionati dal legale del ricorrente (cfr. doc. XVIII, pag. 3) permettono una
diversa valutazione della fattispecie. 

                                         Il rapporto del Dr. __________
del 25 luglio 2012 è già stato esaminato dalla Dr.ssa __________ con le
osservazioni dell’11 marzo 2013 (cfr. consid. 2.6.), mentre i referti del Dr. __________,
spec. in ortopedia, risalenti al 1999 si riferiscono all’infortunio del 14
marzo 1999, di cui non vi sono – sempre secondo il medico __________ – referti
oggettivabili di lesione post-traumatica (doc. 499). 

                                         Infine, il rapporto dell’8
ottobre 2012 del Dr. __________, spec. in ortopedia e traumatologia, non pone
una diagnosi diversa da quella indicata dalla Dr.ssa __________ (doc. G).

 

                                         Il legale
ha inoltre sottolineato che lo stato di salute attuale dell’assicurato “non
sarebbe subentrato senza gli infortuni”    (doc. XVIII, pag. 5).

                                         Ora,
secondo una costante giurisprudenza, la regola “post hoc, ergo propter hoc”
(dopo questo, dunque a causa di questo) non ha valenza scientifica. Il
Tribunale federale ha, infatti, stabilito, al riguardo, che per il solo fatto
d’essere insorto dopo l’infortunio, un disturbo alla salute non può già essere
ritenuto una sua conseguenza (cfr. SVR 2010 UV Nr. 10 p. 40 consid. 3.2; DTF
119 V 341s. consid. 2b/bb con riferimenti; Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96; A.
Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 41).

 

                                         Il medico dell’CO 1 ha quindi
prodotto anche il rapporto dell’8 gennaio 2014 relativo alla visita medica __________
del 3 gennaio 2014, volto a valutare un eventuale peggioramento alla gamba
sinistra dell’assicurato (doc. XVI2).

                                         

                                         Dal punto di vista
oggettivo la Dr.ssa __________ ha riscontrato una “buona mobilità e
stabilità articolare del ginocchio sinistro. Alterazioni cicatriziali della
cute e dei tessuti molli, senza segni d’infiammazione. Frattura della tibia e
osteotomia della fibula clinicamente e radiologicamente consolidate, tibia con
mal unione in asse anterolaterale, fibula distale in posizione ad latum e lieve
raccorciamento. Ottimo e simmetrico trofismo muscolare a livello del polpaccio e
a livello della coscia. Buona e simmetrica mobilizzazione della rotula
bilateralmente con straight leg raise negativo. Nessuna limitazione della
mobilità attiva della colonna cervicale durante l’anamnesi, lo stato clinico e
quando si veste” (doc. XVI1).

 

                                         In conclusione il medico
ha ritenuto migliorato il quadro clinico rispetto alla valutazione del 14 dicembre
2011 rilevando unicamente un dolore moderato in sede della vecchia frattura “ove
radiologicamente si riscontra uno stato stabile dei referti citati nella TAC
del 21.11.13” (doc. XVI1).

 

                                         La Dr.ssa __________ ha
quindi riconfermato sia l’IMI, sia l’esigibilità lavorativa per i postumi
infortunistici a livello dell’arto inferiore sinistro (doc. XVI1).

 

                                         Nelle osservazioni del 21
gennaio 2014 la ricorrente ha fatto riferimento alla giurisprudenza relativa
all’infortunio del tipo “colpo di frusta” (doc. XVIII). Tuttavia, tale
giurisprudenza non trova applicazione nel caso di specie, in quanto come visto
(cfr. consid. 2.8.) l’assicurato non presenta a livello del rachide cervicale
alcuna affezione di origine post-traumatica.

 

                                         Tutto ben considerato, il
TCA non ritiene quindi dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125
V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr.,
pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, p. 343), un legame causale
naturale tra i disturbi alla colonna
cervicale con gli eventi infortunistici del 1999, del 2000 e 2006. 

 

                                         La decisione su
opposizione impugnata, mediante la quale l’Istituto assicuratore ha negato la
propria responsabilità relativamente ai disturbi appena citati, merita dunque
conferma in questa sede. 

 

                               2.9.   Deve ancora essere verificato
se il ricorrente può essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con
il gratuito patrocinio (cfr. doc. I). 

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato é necessario o
perlomeno indicato e se il processo non é palesemente privo di esito positivo
(DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         In concreto, emerge dagli
atti di causa (cfr. doc. VIII+bis) che RI 1, convivente, percepisce unicamente
la rendita dell’assicurazione infortuni (fr. 385.05 al mese) e non svolge
alcuna attività lavorativa (doc. I, VII1).

 

                                         In queste condizioni, la sua
indigenza deve essere ammessa.

 

                                         Visto che anche le altre
due condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono adempiute, l'istanza
tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va accolta riservato l'eventuale
obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse
più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; U. Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 93; art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura
davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 4 maggio 2004 nella causa S.,
K 146/03, consid. 7.1.; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02,
consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a,
parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell'assistenza giudiziaria è accolta.

 

                                   3.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Fabio
Zocchetti