# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ea530236-6b81-58f4-beeb-71545457c572
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.02.2025 F-699/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-699-2025_2025-02-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-699/2025 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Basil Cupa, giudice unico, 

con l’approvazione del giudice Sebastian Kempe; 

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

Marocco, 

patrocinato da 

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 24 gennaio 2025. 

 

 

 

F-699/2025 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) gen-

naio 2025, 

le ricerche intraprese dalla SEM nella banca dati europea “Eurodac”, 

dell’8 gennaio 2025, dalle quali è risultato che il richiedente aveva presen-

tato una domanda d’asilo pregressa in Italia (in B._______) il (…), 

la domanda di ripresa in carico formulata dalla SEM all’indirizzo dell’auto-

rità italiana preposta l’8 gennaio 2025, sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b 

del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III), rimasta senza rispo-

sta da parte italiana, 

il verbale del colloquio Dublino dell’interessato del (…) gennaio 2025, 

il passaporto originale e il decreto del (…) del (…), consegnati dal richie-

dente quali documenti a supporto dei suoi asserti, 

la decisione del 24 gennaio 2025 – notificata il 27 gennaio 2025 (cfr. [atto 

della SEM] n. [{…}]-25/1) – con cui la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo dell’interessato giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge 

sull’asilo (LAsi, RS 142.31), con conseguente pronuncia del trasferimento 

del medesimo verso l’Italia ed esecuzione della predetta misura, 

la cessazione, in data 30 gennaio 2025, del mandato di rappresentanza 

legale con la Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

stipulato l’8 gennaio 2025, 

il ricorso del 3 febbraio 2025, per mezzo del quale l’insorgente ha impu-

gnato il succitato provvedimento dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale (di seguito: il Tribunale), con richieste procedurali tendenti d’un canto 

alla sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercautelare 

ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso; e d’altro canto, all’ac-

coglimento dell’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria parziale, 

nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del re-

lativo anticipo; che nel merito egli ha invece postulato, a titolo principale, 

l’annullamento della decisione impugnata e la restituzione degli atti di 

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causa alla SEM affinché effettui un esame nazionale della sua domanda 

d’asilo; a titolo subordinato ha invece chiesto la restituzione degli atti di 

causa all’autorità inferiore per il completamento dell’istruzione, 

i nuovi documenti allegati in copia al ricorso, e meglio: la procura di ripresa 

del mandato di rappresentanza legale con la Protezione giuridica succitata 

sottoscritta il 31 gennaio 2025; lo scritto dell’(…) del 4 dicembre 2024; il 

Foglio di dimissione dell’(…) ([…]) della C._______ del 23 novembre 2023; 

la relazione dell’(…) sul rapporto intercorrente con l’interessato del 31 gen-

naio 2025 sottoscritta da D._______; la sintesi delle dichiarazioni rese 

dall’interessato al centralino (…)  dell’11 novembre 2024; e la dichiarazione 

del (…) E._______, a favore dell’interessato, del 3 febbraio 2025, 

la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insor-

gente pronunciata quale misura supercautelare dal Tribunale il 4 feb-

braio 2025, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che il ricorso è tempestivo ai sensi dell’art. 108 cpv. 3 LAsi ed è ammissibile 

ex art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e art. 52 cpv. 1 PA; che occorre pertanto entrare 

nel merito del ricorso, 

che il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammissibili in materia 

d’asilo, sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. DTAF 2014/26 con-

sid. 5; 2014/1 consid. 2); che il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 3.1 e rif. cit.), 

che per i motivi che seguono, il ricorso è manifestamente fondato, ed è 

quindi deciso dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice 

(art. 111 lett. e LAsi), nonché la decisione è motivata soltanto sommaria-

mente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il 

Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel colloquio Dublino, il ricorrente ha segnatamente confermato di aver 

presentato una domanda d’asilo in Italia il (…), nonché ha asserito che le 

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autorità italiane avrebbero accettato la sua domanda di protezione nel (…) 

del 2024 per la durata di due anni, ricevendo una sentenza a tal proposito, 

che ha depositato agli atti; che però, malgrado le sue sollecitazioni, anche 

tramite associazioni, per ottenere il permesso di soggiorno, ad oggi non 

avrebbe ancora ottenuto nulla; che egli sarebbe rimasto in Italia fino al 

(…) 2024, per poi spostarsi dapprima in F._______ e poi in Svizzera; che 

egli si opporrebbe ad un suo ritorno in Italia, in quanto ivi avrebbe subito 

minacce, persecuzioni ed atti di razzismo sia da parte di concittadini, che 

lavorerebbero nel (…) in B._______, che da parte delle forze dell’ordine; 

che in Italia egli avrebbe subito torture psicologiche e fisiche; che egli 

avrebbe denunciato il (…) di G._______ in B._______, per il quale sarebbe 

stato chiamato a testimoniare alla (…); che egli non accetterebbe poi il fatto 

che in Italia non vi sia un supporto medico ed umanitario, 

che nella decisione avversata, l’autorità inferiore, dopo aver constatato la 

competenza dell’Italia nel seguito della procedura d’asilo dell’insorgente e 

che le sue dichiarazioni non sarebbero atte a confutare la stessa, ha 

escluso che nel precitato Paese sussistano delle carenze sistemiche ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 RD III; che ritiene poi che non vi siano ragioni che 

obblighino la Svizzera ad applicare l’art. 16 par. 1 RD III; che infine non 

sussisterebbero neppure motivi d’ordine personale o umanitari nel senso 

dell’art. 17 par. 1 RD III, anche ed in particolare rispetto a quanto da egli 

asserito successogli in Italia e dal profilo del suo stato di salute, per l’appli-

cazione delle clausole discrezionali, 

che nel suo ricorso, l’insorgente considera che la SEM, con la decisione 

avversata, avrebbe violato il diritto federale; che non prendendo in consi-

derazione l’ottenimento della protezione speciale in Italia da parte del ricor-

rente, come neppure menzionando la sentenza italiana prodotta a supporto 

nell’elenco dei mezzi di prova presentati in corso di procedura, l’autorità 

inferiore avrebbe pure accertato in modo inesatto ed incompleto i fatti giu-

ridicamente rilevanti, 

che egli infatti dapprima ritiene come l’autorità inferiore, omettendo di con-

siderare il riconoscimento della protezione internazionale concessagli in 

Italia, avrebbe applicato a torto la procedura prevista dal RD III, formulando 

una richiesta di ripresa in carico all’Italia, allorché invece si sarebbe dovuta 

fondare sull’Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Repubblica ita-

liana sulla riammissione delle persone in situazione irregolare del 10 set-

tembre 1998 (RS 0.142.114.549), presentando una richiesta formale alle 

autorità italiane come prescritto dalla giurisprudenza, per l’ottenimento di 

una conferma da parte loro della protezione speciale riconosciuta, 

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che peraltro, il fatto di non commentare nella decisione avversata, la pro-

tezione ricevuta dall’insorgente, né menzionare o giustificare una tale omis-

sione, costituirebbe una violazione del diritto del ricorrente a ricevere un 

provvedimento debitamente motivato, 

che altresì, l’autorità inferiore, si sarebbe limitata a formulare delle consi-

derazioni generiche sulle condizioni del sistema d’asilo italiano, senza va-

lutare in concreto se ed in che misura l’insorgente potrebbe effettivamente 

accedere alle strutture adeguate alla sua situazione; che le vulnerabilità del 

ricorrente, non si limiterebbero difatti alle criticità generali del sistema di 

accoglienza italiano, ma si aggraverebbero ulteriormente in considerazione 

della sua esposizione mediatica ed istituzionale; che inoltre a ciò si aggiun-

gerebbe il ripetuto fallimento dei tentativi dell’insorgente di ottenere il rila-

scio del permesso di soggiorno da parte delle autorità italiane, nonostante 

il riconoscimento della protezione internazionale a suo favore e dell’inter-

vento dell’(…); che peraltro egli non avrebbe ricevuto un supporto ade-

guato in Italia per i suoi problemi di salute, che sarebbero compatibili con 

le violenze che egli avrebbe subito all’interno del (…) di G._______, 

che tuttavia, il ricorrente ritiene comunque che l’esame del caso di specie 

da parte della SEM sia incompleto e che occorrano ulteriori misure d’istru-

zione, al fine di valutare se una sua riammissione in Italia si ponga in con-

trasto con l’art. 3 CEDU, 

che da ultimo l’autorità inferiore avrebbe pure violato il principio della buona 

fede processuale, omettendo di considerare degli elementi essenziali pre-

senti nell’inserto e l’assenza di una risposta formale da parte delle autorità 

italiane, senza istruire in modo completo e corretto il caso di specie, anche 

chiedendo informazioni all’Italia sulla base della possibilità offerta in tal 

senso dall’art. 34 RD III, 

che d’ingresso è opportuno esaminare la fondatezza delle censure formali 

sollevate nel gravame e relative all’accertamento inesatto ed incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM, in quanto suscettibili 

di condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 11 

consid. 5.3 e rif. ivi citati),  

che nelle procedure d’asilo, così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa, si applica il principio inquisitorio; che ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA); che in concreto, 

essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del 

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caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le oppor-

tune prove a riguardo; che il principio inquisitorio non dispensa comunque 

le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo par-

ticolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammini-

strazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, norma sulla quale si basa la deci-

sione impugnata, non si entra nel merito di una domanda di asilo se il ri-

chiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di 

un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allonta-

namento, 

che dal canto suo, il RD III, non ha lo scopo di trasferire delle persone 

rifugiate, bensì la determinazione dello Stato membro responsabile per 

l’esame della domanda d’asilo della persona richiedente (cfr. 

DTAF 2010/56 consid. 2.2), 

che pertanto, qualora il richiedente l’asilo ha già ottenuto protezione inter-

nazionale o sussidiaria, rispettivamente un permesso di soggiorno in un 

altro Stato membro del RD III, l’applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

risulta preclusa (cfr. DTAF 2010/56 consid. 2.2; sentenze del Tribunale  

D-5698/2024 del 19 settembre 2024, pag. 6, E-6373/2020 del 23 dicem-

bre 2020 consid. 5.3), 

che invece, ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma la SEM non 

entra nel merito della domanda d’asilo se il richiedente può ritornare in uno 

Stato terzo sicuro secondo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva sog-

giornato precedentemente; che nell’applicazione del predetto disposto 

rientrano i Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene che vi sia un effettivo 

rispetto degli impegni di diritto internazionale pubblico, tra cui quello del 

principio di non respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi; che tra i pre-

citati Paesi figura anche l’Italia (cfr. art. 2 cpv. 2 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311] 

con il relativo allegato 2), 

che tuttavia, in tale evenienza, si presuppone che tale Stato abbia espres-

samente garantito la riammissione del richiedente nei confronti delle auto-

rità svizzere preposte all’asilo; che senza tale garanzia, l’allontanamento 

verso lo Stato terzo, non può infatti essere eseguito ed è dunque inutile 

(cfr. FF 2002 6087, 6125), 

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che, tornando al caso in esame, risulta dagli atti all’incarto, come l’insor-

gente già nell’ambito del suo colloquio Dublino, abbia asserito di aver otte-

nuto protezione internazionale dall’Italia, dopo aver depositato la sua do-

manda d’asilo il (…), tramite una sentenza che ha depositato agli atti (cfr. 

n. 19/3), 

che invero, dal decreto del (…) del (…) (cfr. n. 21/21), inserito corretta-

mente agli atti di causa – e per questo motivo la censura mossa in tal senso 

al procedere della SEM nel ricorso (cfr. p.to IV, pag. 5 seg.) non può essere 

accolta – si evince come all’insorgente è stato riconosciuto il diritto al rila-

scio di un permesso di soggiorno per protezione speciale ai sensi 

dell’art. 19 commi 1.1 e 1.2 del D. Lgs. italiano n. 286/1998 (cfr. n. 21/21), 

che nello specifico, sussisterebbero quindi, come tra l’altro reiterato nuo-

vamente nel ricorso dall’insorgente, validi e concreti indizi che corrobore-

rebbero una protezione accordata al ricorrente da parte dell’Italia, 

che se ciò fosse il caso, sarebbe di riflesso esclusa l’applicazione del RD 

III, rispettivamente una decisione di non entrata nel merito ai sensi 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi come quella sindacata, 

che di conseguenza, il ricorrente potrebbe essere eventualmente trasferito 

in Italia soltanto a fronte di un’espressa garanzia di riammissione da parte 

di detto Stato come sopra già evinto, 

che, tuttavia, e malgrado la SEM abbia prospettato l’intenzione di non en-

trare nel merito della domanda d’asilo del ricorrente ai sensi dell’art. 31a 

cpv. 1 lett. a LAsi alla fine del colloquio Dublino, se fossero state confer-

mate le dichiarazioni dell’interessato di concessione della protezione ita-

liana (cfr. n. 19/3), l’autorità inferiore non ha svolto alcun accertamento 

volto ad appurare tale questione, né men che meno ha richiesto una ga-

ranzia di riammissione per il ricorrente, 

che su questo aspetto, l’autorità sindacata, non ha quindi accertato in ma-

niera completa ed esatta i fatti giuridicamente rilevanti, 

che invero la stessa avrebbe dovuto, sulla scorta delle allegazioni del ricor-

rente e della documentazione presentata da egli a supporto, ottenere dalle 

competenti autorità italiane le necessarie informazioni circa lo statuto del 

ricorrente in Italia – che quindi confermassero o negassero quanto da egli 

asserito e supportato dalla sentenza italiana presentata agli atti – prima di 

pronunciare il suo eventuale trasferimento sulla base del RD III, 

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che tuttavia la SEM si è astenuta da effettuare gli ulteriori accertamenti che 

si rivelavano necessari per determinare la procedura applicabile alla fatti-

specie, preferendo invece applicare prematuramente il RD III, nell’ambito 

del quale, s’imponeva perlomeno una preliminare richiesta d’informazioni 

alle autorità italiane sulla base dell’art. 34 RD III, 

che vista l’istruzione carente, l’autorità inferiore non poteva pronunciarsi 

opportunamente neppure sul suo trasferimento verso l’Italia, 

che, ciò posto, l’autorità inferiore è incorsa in un accertamento incompleto 

ed inesatto dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), vio-

lando il suo obbligo istruttorio, 

che quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze nell’istru-

zione del caso, gli atti vanno di principio retrocessi all’autorità di prima 

istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e completo ac-

certamento dei fatti; che ciò nondimeno, il Tribunale resta libero di racco-

gliere gli elementi necessari al giudizio se un tale soluzione appare giudi-

ziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2 

e relativi riferimenti; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren 

vor dem Bundesverwaltungsgericht, 3a ed. 2022, n. 2.191), 

che nel caso concreto, essendo l’amministrazione delle prove da richiedere 

in specie troppo gravosa e nelle prerogative dell’autorità inferiore, come 

pure al fine di salvaguardare il principio della doppia istanza di giudizio, il 

Tribunale accoglie il ricorso, annulla la decisione della SEM del 24 gen-

naio 2025 e ritrasmette gli atti di causa all’autorità inferiore per nuova istru-

zione e la pronuncia di una nuova decisione (cfr. art. 61 cpv. 1 PA), 

che in particolare, il Tribunale, invita la SEM ad ottenere innanzitutto le ne-

cessarie informazioni in punto allo statuto del ricorrente ed al suo permesso 

di soggiorno in Italia, con la conseguenza che, in caso di protezione accor-

data da quest’ultimo Paese, essa non potrà di principio ricorrente 

all’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

che in esito, l’autorità inferiore dovrà poi nuovamente pronunciarsi sulla 

domanda d’asilo dell’interessato, fondandosi su tutta la documentazione 

presentata da quest’ultimo, anche su quella allegata al ricorso,  

che alla luce dell’esito succitato del ricorso, il Tribunale ritiene inoltre di 

potersi esimere dall’esaminare le ulteriori e residuali censure, 

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che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande dell’in-

sorgente tendenti alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, non-

ché all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese pro-

cessuali, risultano divenute senza oggetto, 

che inoltre, con la presente sentenza, le misure supercautelari pronunciate 

dal Tribunale il 4 febbraio 2025 sono revocate, 

che altresì, visto l’esito della procedura, non sono riscosse delle spese pro-

cessuali (art. 63 cpv. 1 PA); che pertanto, l’istanza di assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese di giustizia, è dive-

nuta senza oggetto, 

che infine, ai sensi dell’art. 111ater LAsi, non sono accordate indennità ripe-

tibili, in quanto il ricorrente è assistito dalla rappresentanza legale desi-

gnata dalla SEM ai sensi dell’art. 102h LAsi, 

che la presente decisione è definitiva e non può, in principio, essere impu-

gnata con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto. 

2.  

La decisione della SEM del 24 gennaio 2025 è annullata e gli atti di causa 

le sono ritrasmessi per procedere ai sensi dei considerandi. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Non si accordano indennità per spese ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Basil Cupa Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: