# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cec00057-7b9d-550f-baff-72afef103c83
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-05-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.05.2017 D-7333/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7333-2016_2017-05-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7333/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  m a g g i o  2 0 1 7   

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

William Waeber, Contessina Theis,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

A._______, nata il (…), 

Eritrea,   

patrocinata dalla Mlaw Nicole Scheiber,  

Berner Recthsberatungsstelle für Menschen in Not, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 14 ottobre 2016 / N (…). 

 

 

 

D-7333/2016 

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Fatti: 

A.  

L’interessata, cittadina eritrea con ultimo domicilio a Tisha, nei pressi di 

Senafe, ha depositato una domanda d’asilo in Svizzera il 10 agosto del 

2016. Sentita sui motivi d’asilo, ella ha dichiarato essere espatriata in 

quanto due sue amiche che avrebbero tentato di lasciare il paese sareb-

bero state trattenute dalle autorità ed avrebbero fatto il suo nome. A seguito 

di ciò, l’interessata sarebbe a sua volta stata fermata e portata presso la 

locale stazione di polizia. Dopo essere stata liberata, ella avrebbe atteso 

alcuni mesi per poi recarsi in Etiopia (cfr. atto A13, pag. 2 e segg.; atto A19, 

pagg. 3 e segg.). 

B.  

Con decisione del 14 ottobre 2016 la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) ha respinto la domanda d’asilo dell’interessata pronun-

ciando nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera. L’autorità di 

prime cure la ha tuttavia ammessa provvisoriamente in Svizzera per inesi-

gibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. 

C.  

Tale decisione è stata notificata il 27 ottobre 2016 presso il Centro di regi-

strazione e procedura di Chiasso alla presenza della persona di fiducia e 

dell’interprete (cfr. atto A24 e A25). 

D.  

Nella stessa occasione l’interessata, la persona di fiducia e l’interprete 

hanno sottoscritto uno scritto intitolato “dichiarazione di rinuncia al ricorso” 

e il cui tenore era il seguente (cfr. atto A26): 

“Io con la presente dichiaro, di mia spontanea volontà, di rinunciare a de-

positare un ricorso contro la decisione della Segreteria di Stato della mi-

grazione del 14 ottobre 2016”. 

E.  

In seguito, con ricorso del 25 novembre 2016 (cfr. timbro del plico racco-

mandato: data d’entrata 28 novembre 2016) la richiedente è insorta dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo 

nel merito all’annullamento della decisione impugnata con conseguente ri-

conoscimento della qualità di rifugiato. Parimenti, ella ha presentato una 

domanda volta alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito 

patrocinio, protestando nel contempo spese e ripetibili. 

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Pagina 3 

F.  

Preso atto dell’assenza di una determinazione al proposito nell’atto ricor-

suale e considerata un’eventuale possibilità di non entrare nel merito, il 

Tribunale, con decisione incidentale del 6 dicembre 2016, ha richiesto alla 

ricorrente di voler prendere posizione in merito alla succitata dichiarazione 

di rinuncia. 

G.  

Con scritto del 19 dicembre 2016, la patrocinatrice dell’insorgente, dopo 

aver riassunto i passi procedurali svoltisi in prima istanza, si è quindi 

espressa in proposito, rilevando che una tale rinuncia ad un’impugnativa 

sarebbe da considerarsi valida nella sola eventualità in cui essa sia inter-

venuta in piena cognizione di causa. Ciò significherebbe che la persona 

rinunciante debba essere a conoscenza del contenuto e delle conse-

guenze della rinuncia. Tale cognizione implicherebbe anche ch’ella sia a 

conoscenza del contenuto della decisione d’asilo, della possibilità di avva-

lersi del rimedio di diritto e delle prospettive che quest’ultimo vada a buon 

fine. In caso contrario, la persona interessata non saprebbe a cosa stia 

rinunciando. Ne verrebbe inoltre che la rinuncia sarebbe revocabile nel 

caso in cui sia stata posta in essere in presenza di un vizio della volontà. 

Ciò sarebbe effettivamente il caso nella presente fattispecie. A mente della 

patrocinatrice, la ricorrente, a causa della carente conoscenza linguistica e 

non essendo cognita di diritto, non sarebbe infatti stata in misura di leggere 

in maniera autonoma la decisione impugnata. Per questo motivo ella era 

totalmente dipendente dalle informazioni fornitele dalle altre persone pre-

senti e, in particolare, da quanto esposto dalla persona di fiducia. Al mo-

mento della sottoscrizione non sarebbe però stata presente la persona che 

l’aveva seguita in un primo momento ma bensì una nuova persona, sino a 

quel tempo sconosciuta alla ricorrente e con la quale non era stato posto 

in essere alcun rapporto di fiducia. Ciò detto, prima di sottoscrivere la ri-

nuncia, la ricorrente, avrebbe ottenuto da quest’ultima figura solamente 

una breve spiegazione circa la decisione d’asilo non capendo dunque il 

significato del mancato riconoscimento della qualità di rifugiato e dell’am-

missione provvisoria. Questo varrebbe anche a riguardo dei rimedi di di-

ritto. Al momento della notifica alla ricorrente non sarebbe infatti stato 

chiaro cosa significasse avversare la decisione e quali sarebbero stati gli 

argomenti ch’ella avrebbe potuto invocare a tal fine così come non sarebbe 

stata al corrente delle possibilità di successo di una tale impugnativa. Ciò 

non sarebbe infatti stato chiarito in tale occasione. Oltracciò, la ricorrente 

non avrebbe compreso che lo scritto sul quale ella si accingeva ad apporre 

la propria firma fosse una rinuncia a ricorrere e quali fossero gli effetti di 

tale sottoscrizione. La persona di fiducia avrebbe infatti più volte assicurato 

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alla ricorrente che l’apposizione della propria firma su tale documento non 

avrebbe avuto alcun effetto sulla procedura d’asilo. Per questo motivo, la 

ricorrente sarebbe partita dal presupposto che si trattava semplicemente 

di attestare l’avvenuta ricezione della decisione e non di effettuare un 

passo procedurale. Inoltre, considerata l’età della ricorrente, occorrerebbe 

ritenere ch’ella non avrebbe avuto a disposizione sufficiente tempo per 

confrontarsi con la persona di fiducia competente sino ad allora sul conte-

nuto della decisione e sull’opportunità di rinunciare a ricorrere in modo da 

maturare una decisione fondata. La rinuncia le sarebbe stata infatti sotto-

posta in coincidenza della notifica della decisione. Visto il contesto sarebbe 

chiaro che la ricorrente non sia stata al corrente di tutti gli elementi neces-

sari per poter valutare con cognizione l’eventualità di un ricorso contro la 

decisione. Per questo motivo ella non avrebbe sottoscritto la rinuncia in 

piena cognizione di causa, incorrendo in un errore di base ai sensi 

dell’art. 24 cpv. 1 lett. 4 CO. Ne verrebbe dunque una valida revoca della 

stessa. 

H.  

Esprimendosi circa le osservazioni della ricorrente, la SEM, con scritto del 

23 gennaio 2017, rileva anzitutto che l’interessata è una persona mino-

renne non accompagnata che ha depositato una domanda d’asilo in Sviz-

zera e che dispone appieno della capacità di discernimento. Oltre a questo 

sarebbe risaputo che una persona può ma non deve necessariamente no-

minare un rappresentante legale. In virtù del fatto che ella non avrebbe di 

sua spontanea volontà nominato detta figura la SEM avrebbe dunque pro-

ceduto, per tutela stessa della minore, ad istituire un’assistenza, garantita 

da una stimata e affidabile persona di fiducia. La persona di fiducia sarebbe 

chiamata ad assicurarsi che gli interessi della minore siano garantiti e tu-

telati; avrebbe il compito di stabilire un rapporto di fiducia e di confrontarsi 

con l’assistita in merito a dettami di procedura d’asilo, nonché di generiche 

questioni. Alla luce di ciò, l’autorità di prime cure si dice quindi basita del 

fatto che nella presa di posizioni dell’insorgente, si sia potuto anche solo 

lontanamente pensare che detti compiti non sarebbero stati adempiuti dalla 

persona di fiducia in maniera professionale e con le dovizie riguardanti la 

tutela della minore. Parrebbe inoltre quantomeno assurdo che si arrivi a 

mettere in dubbio il sano operato di persone che lavorano a favore dei ri-

chiedenti l’asilo e che nulla hanno a che fare con la SEM, dimostrando 

inoltre una comprovata competenza in tal senso.  

Sempre secondo l’autorità di prima istanza, nell’ottica di una seriosa e mi-

nuziosa consulenza, andrebbe inoltre notato che una persona di fiducia, 

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volontariamente, si recherebbe settimanalmente negli alloggi dei richie-

denti l’asilo minorenni per consulenze specifiche e per rispondere alle mol-

teplici questioni che un minore può avere, creando un rapporto di fiducia 

professionale. Nel caso di specie sarebbe stata proprio la persona pre-

sente al momento della notifica della decisione ad essersi recata presso il 

Centro federale di Losone per la consulenza. Inoltre le persone con tale 

ruolo attive presso il centro di registrazione e di procedura di Chiasso 

avrebbero un costante scambio tra di loro e conoscerebbero i casi dei mi-

norenni non accompagnati tant’è che anche in occasione della notifica 

delle decisioni esse potrebbero prendere contatto telefonico tra di loro, 

cosa avvenuta in più di un’occasione. Dipoi vi sarebbe anche da sottoli-

neare che tali figure avrebbero tra loro momenti di scambio nei quali discu-

terebbero dei casi che stanno trattando essendo pertanto costantemente 

aggiornati su quelli di imminente notifica. Oltre a questo, nel momento della 

notificazione della decisione d’asilo, i collaboratori specialisti lascerebbero 

ragionare i richiedenti e la persona di fiducia, in separata sede, in merito al 

contenuto della decisione, alle implicazioni che questa ha e alla possibilità 

di depositare o meno un ricorso. Questo avverrebbe secondo le tempisti-

che dettate dagli stessi richiedenti l’asilo, in base alle loro necessità. Le 

stesse persone di fiducia, procederebbero poi negli interessi del minore 

inoltrando, quando ciò corrisponda alla volontà del minore, ricorsi contro le 

decisioni della SEM, essendo anche questo un loro preciso compito stabi-

lito. 

I.  

Chiamata a prendere posizione in merito, la mandataria, con osservazioni 

del 16 gennaio 2017, ha sottolineato che ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 lett. b 

LAsi le competenti autorità cantonali nominano senza indugio una persona 

di fiducia che difenda gli interessi dei richiedenti minorenni non accompa-

gnati, per la durata del soggiorno presso un Centro di registrazione e di 

procedura, se oltre all'interrogazione sommaria vi si svolgono fasi proce-

durali rilevanti per la decisione. I minori non accompagnati avrebbero per-

tanto una pretesa legale all’ottenimento di una rappresentante nella proce-

dura d’asilo. Il motivo per il quale l’autorità di prime cure abbia sottolineato 

che la minore avrebbe potuto nominare un rappresentante legale non sa-

rebbe pertanto chiaro. Visto che il tenore legale prevedrebbe che tale ruolo 

vada esercitato dalla persona di fiducia, la designazione di un’ulteriore 

mandatario andrebbe considerata del tutto superflua e nulla andrebbe im-

putato al minore non accompagnato su tale base. In secondo luogo, la ri-

corrente rileva che la tutela degli interessi del minore sarebbe possibile 

unicamente a seguito dell’instaurarsi di un rapporto di fiducia tra il minore 

e la persona preposta a sostenerlo e grazie allo svolgimento diligente e 

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coscienzioso del mandato da parte di tale figura. L’insorgente ritiene poi 

non poter sapere se il metodo di lavoro delle persone di fiducia attive 

presso il centro di Chiasso corrisponda o meno a tali prescritti, dal mo-

mento che i necessari chiarimenti e le necessarie conoscenze farebbero 

difetto. Per questo motivo, ella non ritiene opportuno entrare nel merito 

delle considerazioni della SEM al sproposito. Andrebbe tuttavia ammesso 

che la rappresentanza degli interessi della minore non sarebbe in specie 

stata sufficiente fermo considerato il fatto che tra la minore e la persona di 

fiducia presente al momento della notifica della decisione non ci fosse al-

cun rapporto di fiducia e che l’interessata non sarebbe stata al corrente di 

tutti gli elementi necessari per valutare l’opportunità di ricorrere. 

A mente della patrocinatrice, si porrebbe inoltre la questione di sapere se 

la sottoscrizione di una tale rinuncia sia compatibile con la diligente e co-

scienziosa rappresentanza degli interessi della minore non accompagnata, 

posto che in specie non sarebbe riscontrabile nessuna circostanza partico-

lare per ammettere che una tale condotta sia da considerarsi necessaria 

alla tutela di tale interesse. Considerato infatti che una rinuncia a ricorrere 

abbia pesanti conseguenze procedurali, la stessa dovrebbe conseguente-

mente intervenire in piena cognizione di causa e riferirsi ad una decisione 

concreta. La persona interessata dovrebbe quindi essere a conoscenza 

non solo del contenuto e delle conseguenze della rinuncia a ricorrere ma 

bensì anche del tenore della decisione impugnata, della possibilità di av-

valersi del rimedio giuridico ordinario nonché delle chances di successo 

dello stesso. Ora, vi sarebbero quantomeno dei dubbi relativamente alla 

questione di sapere se dei minori non accompagnati siano in misura di 

prendere una tale decisione in piena cognizione di causa. Nel caso che ci 

occupa sarebbe inoltre in particolare problematico il fatto che la rinuncia a 

ricorrere avrebbe avuto quale unico vantaggio l’accelerazione dell’attribu-

zione della ricorrente ad un cantone, circostanza quest’ultima in nessun 

modo utile alla ricorrente, fermo considerato che la stessa sarebbe potuta 

avvenire anche senza la sottoscrizione di tale rinuncia. 

Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi che seguono, qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

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(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tri-

bunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

1.2 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Ella è pertanto legittimata ad aggravarsi 

contro di essa. 

1.3 I requisiti relativi alla forma e al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) 

sono parimenti soddisfatti. 

1.4 Resta ora da determinare quale sia la valenza della dichiarazione di 

rinuncia unilaterale a depositare un ricorso sottoscritta dalla ricorrente e 

dalla persona di fiducia ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 LAsi in data 19 agosto 

2016 (cfr. atto A24). 

1.4.1 Vista la minore età della ricorrente al momento della sottoscrizione di 

tale atto, pare opportuno apprezzare in via preliminare se ella abbia o meno 

potuto impegnarsi in tal senso ossequiando ai disposti applicabili in ambito 

di capacità civile e processuale.  

1.4.1.1 Si noti infatti che in ragione della presunta assenza di maturità il 

minore non dispone del diritto all’esercizio dei diritti civili. Ciò nonostante 

quest’ultimo può, a determinate condizioni, agire da solo, a patto che di-

sponga della capacità di discernimento. Tale nozione consiste da un lato 

nella capacità di valutare il senso, l'opportunità e le conseguenze di una 

determinata azione; dall'altro lato, in una componente volitiva, legata al ca-

rattere, ovvero nella capacità di agire conformemente alla razionale valu-

tazione delle circostanze secondo la propria volontà e di opporsi ad even-

tuali tentativi di influenze esterne (cfr. DTF 124 III 5 consid. 1a). Proprio in 

ragione di tali specificità, il codice civile non prevede un età a partire dalla 

quale un minore debba essere considerato capace di discernimento. In tal 

senso, è invece necessario apprezzare nel caso concreto se quest’ultimo 

abbia o meno un età sufficiente perché si possa ammettere che la sua fa-

coltà di agire ragionevolmente sia data e ciò tenendo in debita considera-

zione il tenore dell’atto in questione (cfr. DTF 134 II 235 consid. 4.3.2). Nel 

caso di adulti, in base all'esperienza generale della vita, la capacità di di-

scernimento è di regola presunta (art. 16 CC). Quando invece l'esperienza 

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generale di vita fa presumere con verosimiglianza preponderante il contra-

rio, e cioè l'assenza della capacità di discernimento, la presunzione legale 

dell'art. 16 CC è sovvertita (cfr. sentenze del TF 5A_204/2007 del 16 otto-

bre 2007 consid. 5.1 e 5C.32/2004 del 6 ottobre 2004 consid. 3.2.2). 

Quanto ai minori, per analogia e su richiamo della giurisprudenza adottata 

in ambito di trattamenti medici, si può partire dal presupposto che la capa-

cità di discernimento potrà essere presunta per un adolescente, tanto più 

egli sia prossimo alla maggiore età, allorché dovrà essere ritenuta presu-

mibilmente assente per un fanciullo in tenera età (cfr. DTF 134 II 235 con-

sid. 4.3.3). 

1.4.1.2 Giusta l’art. 19c cpv. 1 CC, le persone capaci di discernimento che 

non hanno l'esercizio dei diritti civili esercitano in piena autonomia i diritti 

strettamente personali. Ciò significa che in una pari eventualità, il minore, 

quandanche sprovvisto dell’esercizio dei diritti civili, potrà agire in determi-

nati ambiti senza che sia necessario l’intervento di un rappresentante le-

gale (cfr. DTF 114 Ia 350). Ciò è valido, mutatis mutandis, anche in ambito 

procedurale, laddove la capacità processuale è il prolungamento dell’eser-

cizio dei diritti civili (cfr. STEINAUER/FOUNTOULAKIS, Droit des personnes 

physiques et de la protection de l'adulte, Berna 2014, n. 170). 

1.4.1.3 La giurisprudenza ha già avuto modo di affrontare la questione in 

ambito di diritto d’asilo, giungendo alla conclusione che, alla luce del fatto 

che una tale procedura tende a proteggere dei diritti a tal punto fondamen-

tali da toccare la sfera intima e l’identità stessa del richiedente, è necessa-

rio riconoscerne senza riserve il carattere strettamente personale (cfr. Rac-

colta ufficiale della giurisprudenza ed informazioni della Commissione sviz-

zera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1996 n. 3 consid. 2c). Ne conse-

gue dunque che il minore capace di discernimento è legittimato a parteci-

pare alla procedura d’asilo che lo riguarda e ciò senza che sia necessario 

ricorrere ad un rappresentante legale, così come a compiere personal-

mente tutti gli atti necessari (deposito di una domanda, diritto di essere 

sentito, diritto di ricorrere contro la decisione) (cfr. GICRA 1996 n. 3 pag. 

20-21 e riferimenti citati). In tal senso, la nomina di una persona di fiducia 

ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi non ha influsso sulla questione, dal 

momento che questa figura assiste l’interessato ma non agisce in qualità 

di suo rappresentante (cfr. SYLVIE COSSY, Le statut du réquerant d’asile 

mineur non accompagné dans la procédure d’asile, tesi Losanna 2000, n. 

530-531).  

1.4.1.4 Nel caso in disamina, vista l’età della ricorrente al momento della 

sottoscrizione, in specie 17 anni, l’esistenza della capacità di discernimento 

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non può essere posta in discussione. Alla luce di quanto esposto sin qui, 

se ne può dunque a ragione concludere che l’interessata sia stata legitti-

mata a sottoscrivere sola la rinuncia la cui validità è dunque sotto tale 

aspetto da considerarsi pacifica. In tal senso, la contemporanea sottoscri-

zione dell’atto da parte della persona di fiducia nulla toglie e nulla aggiunge 

a tale rigore ma attesta semmai la contemporanea presenza di codesta 

figura al momento della firma. 

1.4.2 Giunti a questa conclusione, si pone ora la questione della validità 

stricto sensu della rinuncia litigiosa. 

1.4.2.1 Genericamente, in diritto amministrativo, una rinuncia ad un diritto 

procedurale è di principio possibile purché si riferisca ad una facoltà con-

creta ed in libera disposizione delle parti (cfr. PETER SALADIN, Das Verwal-

tungsverfahren des Bundes, Basilea 1979, n. 13.5 e 18.212). Ciò è valido 

in regola generale anche in ambito di PA, laddove una rinuncia a ricorrere 

ha quale conseguenza la crescita in giudicato della decisione (cfr. DTAF 

2009/11 consid. 2.1.2; JAAG/HÄGGI FURRER, in: Waldmann/Weissenberger 

[ed.], Praxiskommentar Verwaltungsverfahrensgesetz, 2a ed. 2016, art. 39 

n. 12, OLIVER ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16). A norma di dottrina, la rinun-

cia ad un'impugnativa coincide infatti con l’entrata in forza di cosa giudicata 

formale ed espleta effetti comparabili ad un ritiro del ricorso (cfr. 

KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-

pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 664, pag. 229). Perché sia possibile 

ritenerla valida, occorre tuttavia che la stessa intervenga posteriormente 

ed in piena cognizione della decisione per la quale la parte interessata in-

tenda astenersi dal ricorrere (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 del 16 

gennaio 2014 consid. 1.4.2 e DTF 86 I 153 consid. 2). Da quanto precede 

può altresì essere dedotto che per ritornare sui suoi passi, la parte rinun-

ciante deve invocare un vizio della volontà che permetta di inficiare la vali-

dità della rinuncia da lei sottoscritta (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 

consid. 1.4.2; ZIBUNG, in op. cit., art. 50 n. 16 e rinvii). In altri termini, la 

rinuncia è da considerarsi inefficace, quando la stessa è stata posta in es-

sere in presenza di un tale vizio (ad esempio in seguito all’ottenimento di 

informazioni fuorvianti dall’autorità stessa, cfr. sentenze del TF 

1B_307/2012 del 4 giugno 2012 consid. 2, U 139/02 del 20 novembre 2002 

consid. 2.3 e MOOR/POLTIER, Droit administratif, Vol. II, 3a ed. 2011, pag. 

823). Non vi è inoltre luogo di considerare che quanto precede non sia 

valido anche in ambito di diritto d’asilo (cfr. sentenza del TAF D-6152/2013 

consid. 1.4.2). 

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1.4.2.2 Considerato quanto precede, la dichiarazione di rinuncia presente 

agli atti deve di principio essere ritenuta valida. Essa si riferisce infatti ad 

un concreto diritto processuale (o post-processuale) in libera disposizione 

dell’interessata e meglio, alla facoltà di interporre ricorso contro la deci-

sione dell’autorità di prima istanza. In tal senso, occorre considerare che la 

decisione qui impugnata sia cresciuta in giudicato al momento della sotto-

scrizione di tale rinuncia. 

1.4.2.3  A questo punto, è dunque d’uopo determinare, alla luce delle argo-

mentazioni delle parti, se sia in specie identificabile un vizio della volontà 

atto ad inficiarne l’effettività. Una tale manifestazione di volontà non sa-

rebbe infatti da ritenersi vincolante qualora sia stata avallata sotto l’egida 

di un errore causato dalla condotta dall’autorità e in particolare quando 

quest’ultima abbia fornito informazioni fuorvianti o incomplete in merito alla 

facoltà ed ai termini per inoltrare un’impugnativa. Oltracciò, è parimenti pre-

supposto per la validità della rinuncia che l’interessato non sia giunto a tale 

decisione in base a pressioni, coercizioni o minacce da parte dell’autorità. 

Non da ultimo, pare opportuno ammettere che l’eventuale esistenza di un 

vizio della volontà vada apprezzata indipendentemente dagli scopi, motivi 

o ragioni che hanno portato la parte a rinunciare al ricorso.  

1.4.2.4 Tornando ora al caso che ci occupa, occorre in primo luogo consta-

tare come le considerazioni della qui insorgente secondo cui, a causa 

dell’impossibilità a comprendere in maniera autonoma la decisione impu-

gnata, ella si sarebbe trovata in una situazione di totale dipendenza dalle 

altre persone presenti, paiono, ad esse sole, prive di portata. In primis, non 

vi è infatti luogo di considerare che l’interessata non abbia compreso 

quanto ella si apprestava a sottoscrivere a causa della presenza di difficoltà 

linguistiche, dal momento che sul punto della notifica della decisione impu-

gnata e del successivo avallo dell’atto di rinuncia a ricorrere è regolarmente 

intervenuto un interprete della lingua tigrigna nei confronti del di cui operato 

ella non ha censurato alcunché.  

I dubbi sollevati in merito all’agire della persona di fiducia necessitano in-

vece di ulteriori disamine.  

1.4.2.5 Alla luce delle argomentazioni della ricorrente, si pone in particolare 

la questione di sapere se la persona incaricata abbia o meno, per il suo 

comportamento, potuto influenzare il processo di formazione della volontà 

della ricorrente, di modo da giungere ad un vizio della volontà. A tal propo-

sito, occorre anzitutto ricordare che tale figura è incaricata di guidare e so-

stenere il richiedente asilo minore non accompagnato e per il quale non è 

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stata ordinata una misura di protezione ai sensi del codice civile, aiutandolo 

in particolare a prendere le decisioni nell’ambito della procedura d’asilo e 

sostenendolo in modo valido e mirato. Essa, pur non rappresentandolo, 

contribuisce dunque de facto alla formazione della volontà del minore rela-

tivamente agli atti da lui compiuti in corso di procedura, così da poter rela-

tivizzare le eventuali lacune dovute all’inesperienza. In altri termini, grazie 

alle sue conoscenze della materia, la presenza della persona di fiducia fa 

sì che il minore non accompagnato dotato di capacità di discernimento sia 

posto in una situazione comparabile (se non migliore) a quella di un gio-

vane adulto che ha già raggiunto la maggiore età (cfr. GICRA 2003 n. 1 

consid. 3, relativamente alle conoscenze di cui deve disporre la persona di 

fiducia ai sensi dell’art. 17 cpv. 3 lett. b LAsi). Ora, nel caso in esame non 

sono presenti agli atti elementi concreti che permettano di porre in discus-

sione l’agire della persona chiamata a svolgere tale ruolo. La scelta è infatti 

ricaduta sul lic. iur. Mario Amato, responsabile per le questioni giuridiche 

del Servizio Richiedenti asilo del Soccorso operaio svizzero, un'organizza-

zione umanitaria no profit attiva in Ticino dal 1984 nell’ambito della migra-

zione e che attua una politica di sostegno alle persone straniere in difficoltà. 

In particolare, il ruolo degli operatori del SOS è quello di attivarsi nel seguito 

sociale dei richiedenti asilo accompagnandoli nella gestione delle loro ri-

chieste e dei loro problemi quotidiani in ambito sanitario, sociale, scolastico 

e giuridico in collaborazione con le istituzioni e i servizi preposti (cfr. 

< http://www.sos-ti.ch/servizio-richiedenti-asilo--1.html >, consultato il 

10.02.2017). La persona vagliata è inoltre nota al Tribunale per la compro-

vata competenza in ambito di diritto d’asilo, agendo essa regolarmente an-

che in sede ricorsuale innanzi allo scrivente organo. Alla luce di ciò se ne 

può dunque a giusto titolo dedurre che il profilo scelto disponga delle qua-

lifiche necessarie ai sensi della giurisprudenza e che abbia inoltre agito in 

piena indipendenza dall’autorità di prime cure e nell’interesse della richie-

dente.  

1.4.2.6 Quanto alla presunta assenza di un rapporto di fiducia entro la per-

sona incaricata e la ricorrente, occorre in questa sede constatare che le 

considerazioni di quest’ultima a tal proposito paiono a loro volta del tutto 

prive di corredi concreti a suo supporto. Nel caso in disamina, la SEM, 

come da prassi, ha infatti proceduto prendendo contatto con il Servizio Ri-

chiedenti asilo del Soccorso operaio svizzero, nella persona del lic. iur. Ma-

rio Amato, conferendo a tale ente il mandato per l’incarico di persona di 

fiducia e richiedendone nel contempo la presenza in occasione della già 

programmata audizione sui motivi d’asilo (cfr. atto A18). L’autorità di prime 

cure ha inoltre confermato, per mezzo dello scritto del 23 dicembre 2016, 

che fu proprio il lic. iur. Mario Amato a recarsi presso il centro di Losone 

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Pagina 12 

per la consulenza, circostanza quest’ultima che non è stata messa in di-

scussione dalla ricorrente nella successiva replica. Pur essendo quindi in-

negabile che al momento dello svolgimento dell’audizione sui motivi d’asilo 

fosse presente un’altra persona, è parimenti incontestabile che quest’ul-

tima sia stata incaricata proprio dal lic. iur. Mario Amato, di modo che, es-

sendo egli a capo del servizio preposto, è logico dedurne che egli fosse 

perfettamente al corrente della fattispecie. A prescindere da ciò, è inoltre 

lecito presupporre che come indicato dall’autorità di prime cure, le persone 

che svolgono tale ruolo presso il CRP di Chiasso siano in stretto contatto 

tra loro e costantemente informate sull’evoluzione della procedura, fermo 

considerato che ciò rientra nel corretto e diligente svolgimento del loro 

mandato. Alla luce di tutto quanto precede, pare dunque chiaro che le con-

statazioni della ricorrente secondo cui ella avrebbe ottenuto solamente una 

breve spiegazione circa la decisione d’asilo senza che le fosse stata chia-

rita la portata di un’eventuale ricorso e/o di una rinuncia allo stesso si esau-

riscono in generiche doglianze atte a porre gratuitamente in discussione 

l’operato della persona di fiducia. Oggetto di disamina in questa sede è 

infatti la validità della rinuncia a ricorrere presente agli atti, validità che va 

apprezzata al momento della sottoscrizione della stessa per mezzo di un 

esame circa l’esistenza di eventuali vizi della volontà e non fornendo una 

presa di posizione personale sullo svolgersi degli eventi precedenti e sus-

seguenti. Inoltre, quanto alle valutazioni circa l’opportunità o meno di ricor-

rere, va ricordato come non stia al Tribunale sostituirsi a quanto ritenuto in 

tale occasione dalla persona di fiducia incaricata. Si può infatti partire dal 

presupposto che fino a prova contraria, quest’ultima, forte dell’esperienza 

nella materia e sulla base di valutazioni di varia natura, non quindi solo di 

merito, abbia in quel momento ritenuto opportuno consigliare alla minore 

di procedere alla sottoscrizione. Quandanche si possa infatti giungere a 

conclusione che nel caso in esame l’interessata avrebbe avuto concrete 

possibilità di successo in sede ricorsuale, ciò non sarebbe ad esso solo 

elemento per ritenere che la persona incaricata abbia agito senza la dovuta 

perizia, non potendo il Tribunale apprezzare le valutazioni che hanno por-

tato alla sottoscrizione della rinuncia ed essendo peraltro le stesse a loro 

volta ininfluenti (cfr. supra consid. 14.2.3 in fine). 

1.4.2.7 A pari apprezzamento si giunge anche relativamente ad altre argo-

mentazioni addotte dalla ricorrente. Nonostante quest’ultima sostenga in-

fatti che la sottoscrizione della rinuncia sia avvenuta in modo intempestivo, 

dalle delucidazioni dell’autorità di prime cure (peraltro incontestate su tale 

punto di questione in sede di replica) si evince che non si è trattato di una 

procedura sbrigativa ed atta ad assicurarsi l’assenza di una futura impu-

gnativa quanto più di una prassi con ottica di celerità messa in pratica a 

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Pagina 13 

seguito della necessità di procedere, viste le particolari circostanze, ad una 

consegna brevi manu della decisione in presenza dell’interprete e della 

persona di fiducia. In tale occasione, la ricorrente ha inoltre beneficiato di 

un momento di riflessione laddove ha potuto discutere con la persona di 

fiducia, al fine di maturare la propria decisione in merito (anche tale aspetto 

non è stato puntualmente contestato). A titolo di mera esaustività, va inoltre 

sottolineato come in specie tale agire è sfociato nella celere attribuzione 

della ricorrente ad un cantone, cosa che ha avuto in concreto il risultato di 

accelerarne il processo di integrazione (seppur va ricordato che nulla vieti 

alla SEM di procedere già prima ad una tale ripartizione; cfr. art. 27 LAsi). 

Alla luce di ciò, non si può nemmeno ritenere che la sola circostanza che 

ha visto intervenire la sottoscrizione della rinuncia litigiosa nella stessa oc-

casione della notifica della decisione impugnata sia sufficiente indizio di 

volontà viziata.  

1.4.3 In definitiva, occorre dunque concludere che la rinuncia a ricorrere 

del 27 ottobre 2016 sia stata validamente sottoscritta dall'interessata. In 

ragione di ciò, il presente ricorso va dichiarato inammissibile. 

2.  

Giusta l'art. 111 lett. b LAsi, l'art. 23 cpv. 1 lett. b LTAF, il giudice dell'istru-

zione decide in qualità di giudice unico in caso di non entrata nel merito su 

ricorsi manifestamente irricevibili. Si tratta segnatamente dei casi di man-

cato pagamento dell’anticipo spese e di ricorso inoltrato troppo tardi 

(cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwal-

tungsgericht, n. 3.51 e Messaggio concernente la revisione totale dell’or-

ganizzazione giudiziaria federale, FF 2001 3937). A contrario, laddove, 

come nel caso di specie, risulti necessaria un’analisi giuridica circa la rice-

vibilità del gravame, si necessita di giudicare la questione nella composi-

zione ordinaria di 3 giudici (cfr. mutatis mutandis Basler Kommentar, Bun-

desgerichtsgesetz, [BSK BGG], 2a ed. 2011, n. 15 segg. ad art. 108 LTF). 

3.  

Ai sensi dell’art. 65 cpv. 1 PA, l’assistenza giudiziaria viene concessa qua-

lora una parte non disponga dei mezzi necessari e le sue conclusioni non 

sembrino prive di probabilità di successo. Ora, l’assenza di probabilità di 

successo può dedursi tanto da questioni attinenti alla ricevibilità del ricorso 

quanto da elementi giuridici di merito (cfr. mutatis mutandis BERNARD COR-

BOZ et al. [ed.], Commentaire de la LTF, 2a ed.  2014, n. 39 ad art. 64 LTF). 

In specie, l'istanza di assistenza giudiziaria non può pertanto essere ac-

colta, atteso che le conclusioni della ricorrente erano sin dall'inizio prive di 

probabilità di successo.  

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Pagina 14 

Venendo meno le condizioni per la concessione dell’assistenza giudiziaria, 

la richiesta di gratuito patrocinio va a sua volta respinta (cfr. art. 110a cpv. 

1 lett. a LAsi). 

4.  

A norma dell’art. 6 lett. b del Regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 (TS-TAF, RS 173.320.2), le spese processuali possono essere con-

donate totalmente o parzialmente qualora per motivi inerenti al litigio o alla 

parte in causa, non risulti equo addossarle alla parte.  

In specie, vista la particolarità del caso, il Tribunale si esime dal prelevare 

spese processuali. 

5.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ricorso 

in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d ci-

fra 1 LTF). La pronuncia è dunque definitiva. 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è inammissibile. 

2.  

Le domande di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio sono respinte. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

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