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**Case Identifier:** 2b5e2584-2f42-593e-8c5c-b0cd5e9ea13f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-09-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.09.2010 D-6391/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6391-2010_2010-09-15.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6391/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 5  s e t t e m b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Martin Zoller;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
B._______, nata il (...),
Mongolia,
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM dell'8 settembre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6391/2010

Visto:

la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in data (...) in 
Svizzera,

i  verbali  d'audizione  dell'interessato  del  26  luglio  2010  (di  seguito: 
verbale 1) e del 9 agosto 2010 (di seguito: verbale 2), rispettivamente i  
verbali  dell'interessata  del  26  luglio  2010  (di  seguito:  verbale  3), 
nonché dell'11 agosto 2010 (di seguito: verbale 4), 

la decisione dell'UFM dell'8 settembre 2010, notificata agli interessati il  
medesimo  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto 
dall'interessato, atto A17), 

il  ricorso inoltrato dagli  insorgenti  l'8 settembre 2010 (cfr. timbro del 
plico raccomandato), 

la  copia  dell'incarto  UFM,  pervenuta  al  Tribunale  amministrativo 
federale (di seguito: il Tribunale), in data 9 settembre 2010, 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 
105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni  d'ammissibilità  di  cui  agli  artt. 48 cpv. 1 e 52 PA, nonché 
art. 108 cpv. 2 LAsi, 

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che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che, se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui motivi d'asilo, gli interessati hanno 
dichiarato di  essere cittadini  mongoli  di  etnia (...)  e di  essere nati  a 
C._______,  rispettivamente a D._______ (Mongolia),  nonché di  aver 
vissuto  a  E._______,  rispettivamente  ad  F._______ (Mongolia),  dal 
2004 fino al  loro espatrio che sarebbe avvenuto nella prima metà di 
(...) 2010,

che  l'interessato  ha  affermato  di  essere  espatriato  per  il  timore  di  
essere  ucciso  e  a  causa di  quanto  subito  dopo  il  1994,  quando  un 
certo G._______, grazie ad indagini condotte dall'insorgente, sarebbe 
stato condannato ad una pena detentiva; che, difatti, egli, come pure la 
sua  famiglia,  sarebbe  stato  minacciato  di  morte;  che,  inoltre,  due 
uomini a lui sconosciuti l'avrebbero percosso ed accoltellato nel 2004, 
ferendolo allo (...), al (...) ed al (...); che il medesimo ha affermato di  
credere  che  i  decessi  del  fratello  e  della  sorella,  occorsi 
rispettivamente nel 2008 e 2009, sarebbero da ricondurre anch'essi a 
G._______;  che  l'interessato  avrebbe,  nel  gennaio  2010,  incontrato 
casualmente G._______., il quale l'avrebbe picchiato e ferito allo (...); 
che, tuttavia, gli  ospedali mongoli non sarebbero in grado di curare i 
disturbi insorti a seguito di detto episodio e di operarlo; che, infine, la  
sua casa sarebbe stata incendiata nel (...) 2010, ragione per cui egli 
avrebbe  sporto  denuncia  e  deciso,  congiuntamente  alla  moglie,  di  
lasciare il  Paese per paura; che l'interessata,  dal  canto suo, non ha 
fatto valere motivi d'asilo propri ed ha dichiarato di essere espatriata a  
seguito dei problemi avuti dal marito,

che  gli  interessati  avrebbero  lasciato  la  Mongolia,  giungendo 
legalmente  in  treno  a  H._______ (Russia),  da  dove  avrebbero 
continuato  il  viaggio  in  auto  con  due  passatori  –  passando  per  la 
Polonia,  l'Inghilterra,  la  Repubblica  Ceca  e  la  Germania  –  fino  ad 
arrivare tre o quattro giorni  più tardi  in Svizzera, senza subire alcun 
controllo e sprovvisti di documenti d'identità,

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che, nella decisione dell'8 settembre 2010, l'UFM ha constatato, da un 
lato, che il  Consiglio  federale ha inserito  la Mongolia  nel  novero dei 
Paesi sicuri e, dall'altro, che le allegazioni in materia d'asilo presentate 
dai  richiedenti  non  sono  verosimili  siccome  illogiche,  non  plausibili,  
prive di fondamento e contraddittorie, di modo che non emergerebbero 
dalle  carte  processuali  degli  indizi  di  esposizione degli  interessati  a 
persecuzioni in caso di rientro in patria, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda  ai  sensi  dell'art. 34  cpv. 1  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha 
pure  pronunciato  l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento siccome lecita, esigibile e possibile, 

che, nel gravame, i ricorrenti hanno contestato la conclusione secondo 
cui  non emergerebbero indizi  di  persecuzioni  per  procedere ad una 
decisione  materiale  nel  loro  caso;  che,  in  particolare,  hanno 
sottolineato  che  il  loro  racconto  sarebbe  attendibile  e  molto 
circostanziato  come pure  privo di  importanti  contraddizioni,  di  modo 
che  dovrebbe  essere  considerato  verosimile;  che,  segnatamente,  a 
mente  loro,  le  poche  incongruenze  nel  racconto  del  ricorrente 
sarebbero da ricondurre ai suoi problemi di memoria insorti dopo i fatti 
che  li  avrebbero  indotti  ad  espatriare;  che  sarebbero  dovuti  fuggire 
dalla  Mongolia  a  causa  delle  minacce  e  violenze  subite,  nonché  in 
ragione dei  problemi di  salute di  cui  soffrirebbero entrambi; che, del 
resto,  anche  il  rappresentante  dell'opera  assistenziale  presente 
durante  l'audizione  sui  motivi  avrebbe  ritenuto  che,  nel  loro  caso, 
sussisterebbero indizi di persecuzioni non manifestamente infondati e 
che la loro protezione non sarebbe garantita in Mongolia; che, inoltre,  
gli  insorgenti  sono  dell'avviso  che  l'autorità  inferiore  non  avrebbe 
valutato  a  sufficienza  il  fatto  che  avrebbero  apportato  elementi 
importanti a sostegno delle loro allegazioni; che, in caso di rientro nel 
loro Paese, la loro vita non sarebbe al sicuro; che, se non venisse loro 
riconosciuta la qualità di rifugiato, l'esecuzione del loro allontanamento 
in  Mongolia  dovrebbe  per  lo  meno  essere  ritenuta  inesigibile;  che, 
difatti, i problemi di salute di cui soffrirebbero non sarebbero curabili in 
Mongolia per mancanza del materiale necessario, 

che,  in  conclusione,  i  ricorrenti  hanno  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa all'autorità inferiore per una nuova decisione nel merito e, in via 
sussidiaria  l'ammissione  provvisoria;  che  hanno,  altresì,  presentato 

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una  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  dell'esenzione  dal 
pagamento delle spese processuali e del relativo anticipo, 

che, giusta l’art. 34 cpv. 1 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d’asilo, se il richiedente proviene da uno Stato che il Consiglio federale 
ha designato come sicuro secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, a meno 
che non risultino indizi di persecuzione, 

che, da un lato, allorquando il  Consiglio federale inserisce un Paese 
nel  novero  dei  Paesi  sicuri,  sussiste  di  massima  una  presunzione 
d’assenza di persecuzioni in detto Paese; che incombe al richiedente 
l’asilo  d’invalidare  siffatta  presunzione  per  quanto  attiene  alla  sua 
situazione personale, 

che,  dall'altro  lato,  la  nozione  d’indizi  di  persecuzione  ai  sensi 
dell’art. 34 cpv. 1 LAsi s’intende in senso lato: comprende non soltanto 
i  seri  pregiudizi  previsti  dall’art.  3  LAsi,  ma  pure  gli  ostacoli  
all’esecuzione  dell’allontanamento,  di  cui  all’art.  44  cpv.  2  LAsi, 
imputabili  all'agire  umano  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 
2003 n. 18), 

che, per ammettere l'esistenza di indizi di persecuzione che implicano 
l'entrata  nel  merito  di  una  domanda  d'asilo,  vale  un  grado  di 
verosimiglianza  ridotto  (GICRA  1996  n.  16  consid.  4  confermata  in 
GICRA 2004 n. 35 consid. 4.3 pag. 247), 

che,  siccome il  Consiglio  federale ha effettivamente  inserito,  in  data 
28 giugno 2000,  la  Mongolia  nel  novero  dei  Paesi  esenti  da 
persecuzioni,  sussiste  di  massima  una  presunzione  di  assenza  di 
persecuzioni in detto Paese, 

che,  nella  fattispecie,  i  ricorrenti  non  sono  riusciti  ad  invalidare  la 
presunzione  di  assenza  di  persecuzioni,  ritenuto  segnatamente  che 
dagli  atti  di  causa  non  emergono  indizi  di  persecuzione;  che,  in 
particolare, gli insorgenti non hanno presentato, all'infuori di generiche 
censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa 
valutazione,  rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione;  che  le 
allegazioni decisive in materia di asilo si esauriscono, infatti, in mere 
affermazioni di parte non corroborate da alcun elemento della benché 
minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato, 

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che,  a  titolo  d'esempio,  il  ricorrente  ha dichiarato  che le  indagini  in 
merito  all'accoltellamento  subito,  ai  decessi  di  suo  fratello  e  di  sua 
sorella,  come  pure  all'incendio  della  sua  casa  sarebbero  tuttora  in 
corso, ragione per cui gli autori di detti fatti non sarebbero stati ancora 
individuati (cfr. ad es. verbale 1 pag. 6 e verbale 2 D49, 60, 73, 76, 93);  
che il medesimo ha ammesso che la versione secondo cui il mandante 
degli  episodi  menzionati  sarebbe  G._______  rappresenterebbe  una 
sua mera supposizione personale  (cfr. verbale  1 pag. 6 e  verbale  2 
D108); che, pertanto, risulta del tutto infondata la paura dei ricorrenti di  
essere uccisi, rispettivamente è illogica la loro decisione di espatriare;  
che,  peraltro,  in  dette  circostanze,  ci  si  poteva  ragionevolmente 
attendere  che  i  ricorrenti  avessero  aspettato  perlomeno l'esito  delle 
indagini  in  corso,  al  fine  di  poter  apprendere  con  certezza  chi  si  
celerebbe dietro gli episodi subiti; che la ragione apportata a sostegno 
del  suo  espatrio,  vale  a  dire  la  posizione  sociale  altolocata  di  
G._______, risulta anch'essa priva di ogni fondamento; che, inoltre, il 
ricorrente  si  è  contraddetto  circa  svariati  aspetti  centrali  del  suo 
racconto, come, ad esempio,  le  indagini  indette dopo il  decesso del 
fratello,  definite  dapprima  terminate  (cfr.  verbale  1  pag.  6),  e,  nella 
seconda audizione, tuttora in corso (cfr. verbale 2 D115); che egli ha 
reso versioni discordanti anche quando esortato a collocare nel tempo 
l'accoltellamento subito, indicando la data del 25, rispettivamente 15 e, 
infine,  del  5  (...)  2002  (cfr.  verbale  2  D34,  44,  45);  che,  alla  luce 
dell'inverosimiglianza  del  suo  racconto,  non  è  plausibile  l'argomento 
che  l'insorgente  fa  valere  a  giustificazione  di  dette  divergenze 
temporali, ossia i problemi di memoria di cui soffrirebbe dopo il trauma 
cranico subito durante l'allegato accoltellamento,

che  la  ricorrente  non  ha  fatto  valere  motivi  d'asilo  propri,  bensì  ha 
dichiarato  di  essere  espatriata  unicamente  per  seguire  il  marito 
(cfr. verbale 3 pagg. 5-6 e verbale 4 D19), senza aver personalmente 
subito alcunché in Patria (cfr. verbale 4 D23); che la credibilità delle 
allegazioni  presentate  dalla  ricorrente  risulta  essere  fortemente 
intaccata dall'inverosimiglianza del  racconto reso dal  ricorrente; che, 
peraltro, l'insorgente si è contraddetta in merito alle allegate minacce 
subite  dal  marito,  iniziate  dopo  l'accoltellamento  nel  2004 
(cfr. verbale 3 pag. 6), rispettivamente, secondo un'altra versione, già 
anteriormente (cfr. verbale 4 D54-57); che, del resto, ella non è stata in 
grado di collocare nel tempo il termine di dette minacce (cfr. verbale 3 
pag. 6),

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che, in considerazione di quanto sopraesposto, v'è ragione di ritenere 
che la  vicenda resa dagli  insorgenti  a  sostegno della  loro  domanda 
d'asilo è manifestamente inverosimile,

che,  alla  luce  di  tali  considerazioni  e  dell'evocata  inverosimiglianza 
della  vicenda  asserita,  non  v'è  altresì  motivo  di  considerare  che  i 
ricorrenti non possano beneficiare di un'appropriata protezione statale 
contro l'eventuale futuro agire illegittimo nei suoi confronti da parte di  
terzi,  tanto  più  che gli  stessi  hanno dichiarato  non avere mai  avuto 
problemi con le autorità (cfr. verbale 2 D139 e verbale 4 D88),

che, in considerazione di quanto suesposto, non appaiono sussistere 
seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi,

che  non  emergono  dalle  carte  processuali  neppure  elementi  da  cui 
desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  in 
Mongolia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 1999  (Cost.,  RS  101), 
l'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri  
(LStr, RS 142.20) o esporre la ricorrente in patria al rischio reale ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  convenzione  del  4 
novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà 
fondamentali  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  convenzione  del 
10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, 
inumani  o degradanti  (Conv. tortura,  RS 0.105); che gli  insorgenti  si 
sono  limitati  a  far  valere  in  sede  di  ricorso  –  con  una  semplice  e 
generica affermazione di parte – che la loro vita non sarebbe al sicuro 
in caso di rientro nel loro Paese (cfr. ricorso pag. 3),

che,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento 
riconducibili all’art. 44 cpv. 2 LAsi e all'art. 83 cpv. 4 LStr, in Mongolia 
non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza 
generalizzata che coinvolga l'insieme della  popolazione nella  totalità 
del territorio nazionale,

che, nel caso di specie, non risultano manifestamente esservi indizi di 
persecuzione ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 LAsi,

che, di conseguenza, l'UFM rettamente non è entrato nel merito della 
domanda d'asilo secondo l'art. 34 cpv. 1 LAsi, di modo che, su questo 

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punto, il  ricorso,  destituito  d'ogni  e benché minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata,

che i ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 dell'ordinanza  1  dell'11  agosto  1999  sull'asilo  relativa  a 
questioni pregiudiziali [OAsi 1, RS 142.311]),

che dalle carte processuali non emergono neppure ostacoli dal profilo 
dell'esigibilità  dell'allontanamento  quanto  alla  loro  situazione 
personale; 

che entrambi i ricorrenti dispongono di una formazione e di una solida 
esperienza lavorativa; che il ricorrente, difatti, ha frequentato dieci anni 
di scuola dell'obbligo e quattro anni di (...) (cfr. verbale 2 D40) ed ha 
lavorato  quale  (...)  per  dieci  anni  fino  al  1994,  o,  secondo  un'altra 
versione, fino al 2004, anno a partire dal quale ha potuto usufruire di  
una rendita d'invalidità (cfr. verbale 1 pag. 2 e verbale 2 D34); che la 
ricorrente ha frequentato il collegio di (...) ad F._______ ed ha lavorato 
quale  (...)  per  (...)  anni  fino  al  2004,  anno  a  partire  dal  quale  ha 
vissuto con la rendita percepita dal marito; che la stessa, in Mongolia, 
percepiva dei sussidi familiari (cfr. verbale 3 pag. 2); che gli insorgenti  
dispongono, inoltre, di una rete sociale-familiare in Patria, ritenuto che 
entrambi i loro figli,  con cui sono del resto in contatto (cfr. verbale 2 
D157),  come  pure  dei  parenti  paterni  della  ricorrente  e  conoscenti 
vivono in loco (cfr. verbale 2 D158 e verbale 3 pag. 3); che i ricorrenti  
non hanno, altresì, preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di 
salute che possano giustificare la loro ammissione provvisoria (v. sulla  
problematica  GICRA 2003 n. 24),  senza  che  ad  un  esame  d'ufficio 
degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera 
per motivi medici; che, difatti, per quanto attiene lo stato di salute del  
ricorrente, egli non ha apportato alcun certificato medico attestante gli  
asseriti  problemi  allo  (...)  di  cui  soffrirebbe  dal  (...)  2010, 
rispettivamente non ha comprovato l'allegata impossibilità di eseguire 
con completezza l'operazione di  sutura  della  sua ferita  presso degli  
ospedali  mongoli; che, peraltro, i  problemi di  (...)  – per i  quali  egli  è 
stato  indirizzato  ad  un  medico  durante  la  procedura  d'asilo  –  non 
risultano di essere di particolare rilievo, rispettivamente di necessitare 
di trattamenti particolari (cfr. atto A16); che, inoltre, in Mongolia, sono 
disponibili i medicamenti per un loro trattamento; che, infine, l'epatite 

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C,  i  problemi  al  cuore  ed  alla  schiena,  i  dolori  alla  testa  ed  alle 
articolazioni,  i  problemi  motori  a  seguito  di  un  ictus  come  pure  la 
meningite  di  cui  soffrirebbe  la  ricorrente  (cfr.  verbale  2  D151-152, 
verbale  3  pag.  5,  nonché  verbale  4  D63  e  D83)  non  sono  stati  
corroborati da alcun certificato medico e sono rimasti, fino al momento 
attuale, mere affermazioni di parte,

che,  per  le  ragioni  sopraindicate,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente 
ritenuto siccome ammissibile e ragionevolmente esigibile l'esecuzione 
dell'allontanamento,

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 44 cpv. 2 LAsi ed 
art. 83 cpv. 2 LStr); che i ricorrenti, usando della necessaria diligenza, 
potranno  procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile, 

che,  per  conseguenza,  anche in materia  d'allontanamento  e  relativa 
esecuzione,  il  gravame  va  disatteso  e  la  querelata  decisione 
confermata, 

che,  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art. 111a LAsi)  dal  giudice  unico,  con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi), 

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  infine,  ritenute  le  allegazioni  ricorsuali  sprovviste  di  probabilità 
d'esito favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della 
dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali,  è  respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-,  
che seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 
63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 
sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
pagamento delle spese processuali, è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico dei ricorrenti.  
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrenti  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
I._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di I._______ (via fax, 
per  l'incarto  N  (...),  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  ai 
ricorrenti e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- J._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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