# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 644088b6-58a5-54c0-9716-f941fdc77ceb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-05-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 03.05.2001 14.2001.00010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2001-00010_2001-05-03.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2001.00010

  14.2001.00011

  	
  Lugano

  03 maggio
  2001

  /CJ/fc/dp

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta,
  presidente, 

  Pellegrini e Chiesa (in sostituzione del giudice Rusca, astenuto)

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques,
  vicecancelliere

  

 

 

 

statuendo
sulle cause a procedura sommaria appellabili di cui agli inc. OS.2000.00012,
risp. OS.2000.00013 della Pretura di Lugano, Sezione 5, a dipendenza delle
istanze di sequestro del 22 maggio 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

 

	
   

  	
  ___________

  

 

e
delle opposizioni formulate il 31 maggio 2000 da

 

	
   

  	
  __________

   

  __________ 

  entrambe
  rappr. dall’avv. __________

  

 

opposizioni
sulle quali la Pretore di Lugano, Sezione 5, con decisioni del 12 gennaio 2001,
ha cosi statuito:

 

[in
OS.2000.00012]        “1.  L’opposizione
31 maggio 2000 di __________), è ammessa.

 

                                               §     Di
conseguenza il decreto di sequestro no. __________ [recte __________] del 22
maggio 2000 di questa Pretura è annullato.

 

                                           2.  La
tassa di giustizia e le spese per complessivi in fr. 3'000.--, da anticipare
dalla parte istante, sono poste a carico della parte convenuta che rifonderà 
controparte fr. 600.-- a titolo di indennità.

                                                      

                                           3.  omissis.”

 

[in
OS.2000.00013]        “1.  L’opposizione
31 maggio 2000 __________), è ammessa.

 

                                               §     Di
conseguenza il decreto di sequestro no. __________ [recte __________] del 22
maggio 2000 di questa Pretura è annullato.

 

                                           2.  La
tassa di giustizia e le spese per complessivi in fr. 3'000.--, da anticipare
dalla parte istante, sono poste a carico della parte convenuta che rifonderà 
controparte fr. 600.-- a titolo di indennità.

                                                                            

                                           3.  omissis.”

 

decisioni
dedotte in appello, con atti di appello 25 gennaio 2001, da 

 

                                          __________)

 

 

chiedente:

 

[In OS.2000.00012]        “I.   La riforma dei menzionati dispositivi
come segue:

 

                                          1.1   L’opposizione
31 maggio 2000 __________, è respinta.

 

                                               §                          Il sequestro di cui al decreto
no. __________ del 22 maggio 2000 della Pretura di Lugano, Sezione 5, ordinato
nei confronti di __________., è confermato.

                                          

                                          1.2 La garanzia prestata in data 5 luglio 2000 da
__________. a favore del sequestro nei confronti di __________., pari a fr.
50'000.--, è integralmente liberata.

 

                                               In via subordinata:

                                               La
garanzia prestata in data 5 luglio 2000 da __________. a favore del sequestro
nei confronti di __________., pari a fr. 50'000.--, è ridotta a fr. …..

 

                                          2.   La tassa di giustizia e le spese per complessivi
fr. …. da anticipare dalla parte istante, sono poste a carico della medesima
__________ che rifonderà alla controparte fr. 600.-- a titolo di ripetibili.

 

                                          II.   Protestate tasse, spese e ripetibili di appello.”

 

[in
OS.2000.00013]        “I.   La
riforma dei menzionati dispositivi come segue:

 

                                          1.1 L’opposizione
31 maggio 2000 __________, è respinta.

 

                                               §     Il
sequestro di cui al decreto no. 751030-01 del 22 maggio 2000 della Pretura di
Lugano, Sezione 5, ordinato nei confronti __________, è confermato.

                                          

                                          1.2 K.
__________. è esentata dall’obbligo di prestare la garanzia di fr. 50'000.--
imposta dal Pretore con il decreto di sequestro 22 maggio 2000.

 

                                          2.   La tassa di giustizia e le spese per complessivi fr.
…. da anticipare dalla parte istante, sono poste a carico della medesima
__________ che rifonderà alla controparte fr. 600.-- a titolo di ripetibili.

 

                                          II.   Protestate tasse, spese e ripetibili di appello.”

 

 

viste le osservazioni
congiunte 21 febbraio 2001 di __________. e __________

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:                           

 

                                          A.  Con
istanza 22 maggio 2000, __________. (in seguito __________), con sede ad
__________ (__________), ha chiesto contro le società __________. (in seguito
__________), __________), e __________ (in seguito __________), __________), il
sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF fino a concorrenza di fr. 331'933.-- di
“qualsiasi importo in contanti, valori, titoli, crediti e beni di qualsiasi
altro genere in conto corrente, depositi, cassette di sicurezza o in altro modo
intestati sia personalmente, sia sotto designazione convenzionale o numerica,
alle debitrici […]” presso __________                       L'istante
allega di aver ordinato da __________, per la quale fungeva da intermediaria
__________, una serie di capi d’abbigliamento e accessori di marca (__________)
e di aver invece ricevuto dei fondi di magazzino (capi vecchi) non più
commerciabili. Sostiene di aver pagato 3 cospicui acconti all’__________ di
Lugano, nonché di aver aperto una lettera di credito sulla __________ per Lire
180'000'000.-- che le società sequestrate avrebbero incassato tramite
__________., approfittando della descrizione vaga (“fashion goods”) figurante
sulla lettera di credito. L’istante pretende quindi di essere titolare di un
credito in restituzione di quanto indebitamente pagato, in ragione
dell’inadempimento contrattuale delle venditrici, risp. dell’atto illecito da
esse commesso. La sequestrante stima l’importo complessivo dei tre acconti e
della lettera di credito in fr. 331'933.--, pari a Lit. 390'859'500.-- e
DM 13'570.-- al corso vigente nel 1998. __________ afferma
inoltre che le due società convenute costituiscono una struttura unica, essendo
__________ un’entità fittizia d’appoggio a __________ dal profilo finanziario,
e cita come legame sufficiente con la Svizzera il fatto che le lettere di
credito sono state aperte su banche svizzere e che la Svizzera rappresenta il
luogo dell’adempimento della prestazione dell’acquirente, dove in effetti sono
confluiti i fondi.

 

 

                                          B.  Il
22 maggio 2000, la Pretore di Lugano, Sezione 5, ha ordinato i sequestri come
richiesti.

                                               Alla
sequestrante è stata imposta, a favore di ognuna delle società sequestrate, la
prestazione di una garanzia ex art. 273 LEF di fr. 50'000.-- da prestare entro
20 giorni dall’intimazione del decreto, ciò che risulta essere stato fatto il 5
luglio 2000.

 

 

                                          C.  I
medesimi beni erano già stati sequestrati da __________ il 20 ottobre 1998,
sempre a scapito di __________ e __________ (nonché di __________) ed in
garanzia del medesimo credito. Con decisione 20 aprile 2000 (inc. 14.99.93),
questa Camera aveva accolto gli appelli dei debitori sequestrati e annullato i
relativi sequestri (risp. confermato la decadenza del sequestro diretto contro
__________ per mancata prestazione di garanzia). Il ricorso di diritto pubblico
inoltrato dalla sequestrante presso il Tribunale federale era stato poi
ritirato (cfr. doc. 40), così come il ricorso ex art. 17 LEF interposto contro
la decisione di dissequestro emanata dall’UE di Lugano (cfr. CEF [15.2000.70]
23 giugno 2000).

 

 

                                          D.  Con
atto unico 31 maggio 2000, __________ e __________ hanno formulato opposizione
ai sequestri ordinati il 22 maggio 2000.

                                               All’udienza
di discussione 14 luglio 2000, le società sequestrate hanno prodotto un
riassunto scritto comune.

                                               __________
ha chiesto la liberazione, subordinatamente la riduzione a fr. 5'000.--
cadauna, delle due garanzie di fr. 50'000.-- prestate in garanzia dei sequestri
ordinati il 22 maggio 2000, postulando nello stesso tempo che fossero trasferite
le garanzie di fr. 50'000.-- a suo tempo prestate nei precedenti sequestri.

 

 

                                          E.  Con
sentenze del 12 gennaio 2001, la Pretore ha ammesso le opposizioni di
__________ e __________ ed annullato i relativi sequestri, mantenendo le
(nuove) garanzie prestate dalla sequestrante.

                                               La
prima giudice ha ritenuto che il credito vantato da __________ non fosse stato
sufficientemente reso verosimile. Prendendo spunto dall’affermazione della
sequestrante secondo la quale i sequestri ordinati il 22 maggio 2000 erano
stati richiesti “grazie alla facoltà concessa dall’art. 21 cpv. 3 LALEF, intesa
a sanare una lacuna linguistica”, la Pretore ha limitato il suo esame ai
documenti (AA e BB) che non erano stati presi in considerazione da questa
Camera nelle precedenti procedure, poiché redatti in lingua inglese. 

                                               In
quanto “privo di qualsiasi certificazione ufficiale, emanato da una società sconosciuta
la cui esistenza nemmeno risulta provata con l’edizione di un estratto RC
debitamente dichiarato conforme”, il doc. AA, che si presenta quale certificato
d’ispezione del 7 ottobre 1998, in cui un certo __________, della società
__________., accerta di aver ispezionato la merce spedita da __________ a
__________ il 23 settembre 1998 e di aver constatato che essa era completamente
differente rispetto a quella ordinata con fattura proforma emessa nel marzo
1998, è stato considerato in prima istanza come “una mera dichiarazione di
parte, inidonea a rendere verosimile quanto nella medesima affermato”. 

                                               Per
quanto riguarda il doc. BB (allegato in originale all’appello quale doc. PPP),
si tratta di un rapporto d’ispezione del 28 ottobre 1998 della ditta
__________, “associazione degli ispettori e dei rilevatori giurati della marina
giapponese autorizzata dal governo giapponese” (traduzione dell’intestazione),
corredato di un inventario e di fotografie degli indumenti asseritamente
ricevuti da __________, in cui viene accertato che “quasi tutta la merce non
imballata nelle buste di plastica bensì rudemente messi in cartoni senza essere
ripiegati” e che “la merce non era dell’ultimo modello bensì il modello vecchio
che andava di moda 4 o 5 anni fa”. Il giudice di prime cure non ha neanche
ritenuto convincente questo secondo documento, in quanto non si spiega sulla
base di quale criterio gli ispettori abbiano potuto dichiarare che i modelli
ispezionati andassero di moda anni prima. D’altronde, l’ispezione è avvenuta
solo il 12 ottobre 1998, mentre la merce era stata consegnata già il 23
settembre 1998, allorquando le casse erano già state aperte e sballate. Nemmeno
la documentazione fotografica prodotta quale doc. CC è stata giudicata atta a
rendere verosimile la tesi della sequestrante.

                                               Sulla
questione delle garanzie ex art. 273 LEF, la Pretore ha ritenuto giustificato
il loro mantenimento, già solo considerato l’esito delle vertenze in esame.

 

 

                                          F.  In
sede di appello, __________ riafferma l’esistenza del suo credito, passando in
minuziosa rassegna i documenti da essa prodotta. Allestendo una fattura definitiva
del 16 settembre 1998 (doc. P) in cui gli articoli ordinati, contrariamente a
quanto avvenuto nelle conferme d’ordine (doc. E) e nelle fatture proforma (doc.
F), in cui la merce viene descritta in dettaglio, sono designati solo
approssimativamente, e dando indicazioni precise per la confezione della
lettera di credito (doc. L), le ditte appellate si sarebbero assicurate un
incasso celere, via teletransfer, essendo sufficiente comprovare la spedizione
della merce mediante esibizione del suo elenco (“packing list”), della polizza
di carico (“airway bill”) e delle fatture definitive (cfr. doc. P). 

                                               La
difformità degli indumenti ricevuti rispetto a quelli ordinati risulterebbe
d’altronde dai doc. AA, BB, CC e DD, nonché dal fatto che __________ abbia,
ancor prima dei sequestri, disposto un blocco interno dei fondi incassati da
__________ (cfr. doc. Z e LLL). Per ulteriormente rafforzare il valore probatorio
del doc. AA, __________ produce con l’appello i doc. MMM (attestazione circa il
ruolo di manager di __________) e NNN (estratto RC della società ispettrice).
Con il doc. CC, prodotto solo nelle nuove procedure, la sequestrante intende
provare che il rapporto d’ispezione di cui al doc. BB è stato allestito da una
società – la __________ – in possesso di una licenza rilasciata dal
Dipartimento dei trasporti del Governo giapponese, mentre il doc. DD
(documentazione fotografica), confermato dalla dichiarazione (doc. EE) scritta del
fotografo, __________, consentirebbe di confrontare la merce ordinata con
quella effettivamente ricevuta. La tesi della sequestrante sarebbe poi
rafforzata dalle dichiarazioni di cui ai doc. FF e HH, che riportano esperienze
negative di altre società simili a quella patita dalla sequestrante per colpa
di __________ e __________

                                               L’avviso
sollecito dei difetti risulterebbe poi dai doc. R, HHH, S, Z, LLL, U, V e Z.

                                               __________
ribadisce inoltre che __________ e __________ costituirebbero una struttura unica
(citati i doc. GG, HH e MM, cfr. pto 5 dell’appello).

                                               Sulla
causa del sequestro, l’appellante ritiene di aver eseguito la propria prestazione,
quale acquirente, in Svizzera, visto che il credito documentario vi è stato
incassato.

                                               Quo
alle garanzie, l’appellante rileva il fatto che le controparti non dovrebbero
subire alcun danno, visto che i fondi sequestrati sono depositati presso
__________ sul conto di __________ ed investiti con un interessante tasso
d’interesse. D’altra parte, il grado di verosimiglianza del diritto della
sequestrante sarebbe prossimo al 100%, tenuto conto del tipo di procedura, e
non si vedrebbe per quale motivo garanzie per complessivi fr. 100'000.--
giudicate sufficienti nelle prime procedure non lo sarebbero più nelle procedure
in esame, che vertono sullo stesso oggetto.

                                               Quale
ultima censura, __________ critica l’importo della tassa di giustizia fissata
in fr. 3'000.-- dalla Pretore, che ritiene non dover superare i fr. 800.--.

 

 

                                          G.  Nelle
loro osservazioni comuni, __________ e __________ sottolineano il fatto che i
sequestri decretati nel 2000 sono identici a quelli decretati nel 1998. Esse
sostengono che questa Camera avrebbe già verificato in modo approfondito tutta
la documentazione prodotta dalla sequestrante e, in assenza di qualsiasi fatto,
documento o motivo nuovo, non potrebbe che respingere l’appello. In particolare
questa Camera avrebbe già esaminato i documenti 20 e 21 (ora AA e BB) e stabilito
il loro carattere non determinante. Il doc. AA sarebbe del resto del tutto
inaffidabile e inattendibile, già per il fatto che la verifica della merce sia
avvenuta dopo diversi giorni alla sede della sequestrante e non in sede
doganale da una ditta forse inesistente. D’altra parte, l’assunto di truffa sul
quale la sequestrante ha sempre basato i sequestri e con il quale avrebbe
tratto in inganno anche __________, sarebbe stata smentita dalla decisione 11
ottobre 1999 della Camera dei ricorsi penali del Tribunale di Appello (doc. 7).

                                               Quanto
ai beni sequestrati, essi ammonterebbero ad un importo vicino a fr.
1'500'000.-- e sarebbero depositati su un conto corrente non fruttifero.
Inoltre, __________ avrebbe subito un’importante perdita dovuta alla
fluttuazione del tasso di cambio con il dollaro, all’impossibilità di investire
sul mercato azionario ed alla limitazione della propria attività, per mancanza
della liquidità necessaria a procedere agli investimenti prospettati. Infine,
la sequestrante non avrebbe ancora provveduto a pagare le spese e le ripetibili
relativi alle precedenti procedure di sequestro.

 

 

 

Considerando

 

 

in diritto:                         

 

                                          1.   Questioni
procedurali

                                      1.1.   Per
crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni
del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1
a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a 2'000 franchi competente
per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i
beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF,
art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a
LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio. 

 

                                      1.2.   Prima
di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi
addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza
del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore
(art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per
valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni
appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro
fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del
creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e
della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di
convincersi ‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola
fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o
da suoi organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di
fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario
(cfr. Walter Stoffel, Le séquestre,
in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK
1995, p. 132 e rif.; Rudolf Ottomann,
Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32; Bertrand
Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in:
ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts,
6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51).

 

                                      1.3.   Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, può fare opposizione al giudice
del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278
cpv.1 LEF). In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli
art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati
la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di
addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice
che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e
verificare ‑ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in
precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) ‑
se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del
sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑ risultano ancora
sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora
soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione
(cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che
resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi
sufficienti (cfr. Hans Reiser,
Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad
art. 278).

 

                                      1.4.   La
nuova decisione (sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di
conferma del sequestro (cfr. Reiser,
op. cit., n. 44-45 ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro
dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo
periodo LEF) ‑, nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti
con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente,
in caso di valore inferiore agli fr. 8'000.--, la Camera di cassazione civile
con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG).
L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le
stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) ‑ se nel
caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro
addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è raggiunto
il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento
conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di
prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione
che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).

 

                                      1.5.   

                                          a)  Tutte
le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in
procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale
tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositions-maxime"),
il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di
celerità e di concentrazione (Jérôme
Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit
du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.). Detto altrimenti, il
giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e
decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in
actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante
("Beweismittel-beschränkung"), salvo che il fatto allegato sia stato
ammesso o non contestato dalla controparte (Oscar Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts, 6a ed.,
Berna 1999, n. 24 ad cap. 6). Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza
dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i
punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile
con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne
Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo
1997, n. 453; Gilliéron,
op. cit., p. 138, B; Piégai,
op. cit., p. 212). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5
LALEF).

 

                                          b)  I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia
fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e
d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le
allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del
gravame.

                                               È
parimenti inconciliabile con l’esigenza di una motivazione chiara e dettagliata
dell’appello, posta all’art. 309 cpv. 2 lett. f CPC (applicabile in casu per il
rinvio dell’art. 25 LALEF), il richiamo all’esposizione delle circostanze di
fatto o ai motivi di diritto esposti negli allegati introdotti in prima istanza
(cfr. Cocchi/Trezzini, op.
cit., n. 21 ad art. 309, con rif.). Tale esigenza vale pure per le osservazioni
presentate dall’appellato. In casu, i rinvii delle parti appellate al riassunto
scritto presentato all’udienza pretorile di discussione vanno quindi ignorati.

 

                                          c)  I
principi di celerità e di concentrazione vietano altresì tutte le operazioni
che non siano compatibili con le esigenze di una procedura sommaria (cfr. art.
20 cpv. 6 LALEF), in particolare la prova per testimoni o perizia (cfr. art. 20
cpv. 3 LALEF), i richiami di incarti così come le richieste di edizione (cfr. CEF
[14.1999.92] 20 aprile 2000, cons. 1.5a; in materia di rigetto
dell'opposizione: CEF [14.1999.30] 3 gennaio 2000, cons. 1a), la
restituzione in intero per produzione di nuove prove (CEF [14.1999.3] 5
luglio 1999, cons. 3), nonché la procedura di accertamento di falso e di
verifica delle scritture di cui agli art. 216 ss. CPC (cfr. CEF [14.1998.123]
28 giugno 1999, cons. 1a).

 

                                          d)  Vi
è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano
al vero (Piégai, op. cit.,
n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti
divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/Gasser, op. cit., §51 n. 40), chi si limita ad una verosimiglianza
semplice (Gilliéron, BlSchK
1995, p. 132; Stoffel, op.
cit., p. 281; Hohl, op.
cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del sequestrante
sia vera; pure in questo senso: Reeb,
op. cit., [“plus vraisemblable”]; Ottomann,
op. cit., n. 32 p. 253 ["wahrscheinlicher"]; Urs Engler, Basler Kommentar, Vol.
I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25 ["lediglich als überwiegend
wahr halten"]; Peter Breitschmid [Übersicht zur Arrestwilligungspraxis nach
revidiertem SchKG, AJP 1999, p. 1010 ad 2.1.3] sostiene che la questione di
sapere se il grado di verosimiglianza richiesto sia di 60:40 oppure solo di
40:60 non si lascia determinare con una precisione matematica), chi abbassa
l’asticella al 33% (Flavio Cometta,
Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, Collana CFPG rossa,
vol. 20, Lugano 1999, p. 166, n. 2.2.6.2: “in termini percentuali non
occorre che la tesi del sequestrante superi di gran lunga o di poco la soglia
del 50 % delle probabilità: vero è però che la verosimiglianza delle
argomentazioni del creditore non può essere sensibilmente inferiore a tale
limite, ritenuto che valori minori di una probabilità su tre sono in linea di
principio inidonei a determinare il provvedimento incisivo del sequestro”) e
chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che sarebbe sempre data a
meno che il preteso debitore non rechi una prova completa dell'inesistenza
della circostanza resa verosimile dal sequestrante (Piégai, op. cit., p. 174-175; decisione 8 luglio 1999
della 1ère Section de la Cour de Justice de Genève, in SJ 2000 I 332, cons. 2).
Le tesi estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere
provvisionale e urgente della misura del sequestro, dall'altro, della
giurisprudenza del TF e del Messaggio del Consiglio federale relativo alla
revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n. 208.2, con rif.) che si riferiscono
alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio dell'opposizione.
Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro legate alla necessità
di agire velocemente (nella prima fase di concessione) e ai limiti dei mezzi di
prova in procedura sommaria (tanto nella prima fase che in sede di opposizione
ex art. 278 LEF, cfr. Flavio Cometta,
Il sequestro nella prassi giudiziaria ticinese, in: Esecuzione, fallimento e
concordato: temi scelti, Schweizerisches Institut für Verwaltungskurse an der Universität
St. Gallen, 2000, p. 6, n. 3.2.d), una probabilità del 33% (1/3) deve essere la
soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il sequestro (CEF
10 aprile 2000 in re R.P. c. A. I. H. C. L. cons. 1.5. d). Per garantire i
diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante –
dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in
funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una
garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa
si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro
(cfr. Gilliéron, BlSchK
1995, p. 132; Piégai, op.
cit., p. 306), nei limiti del danno di cui il sequestrato potrebbe
verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione
di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des
sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle
LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb,
op. cit., p. 467 s.).

 

                                          e)  Gli appelli di __________, quand’anche diretti contro società
distinte (__________da una parte e __________ dall’altra), sono riferiti a
decisioni di analogo contenuto fattuale e giuridico e contengono le stesse
conclusioni e motivazioni, se non, in parte, sulla questione della garanzia. Le
cause inc.14.01.10 e 14.01.11 vanno quindi considerate come connesse ai sensi
dell'art. 320 CPC (per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono essere congiunte ed
evase con una sola sentenza, pur mantenendo la loro autonomia nel senso che i
dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche singolarmente.

 

                                          f)   Come
la sentenza definitiva di rigetto dell’opposizione, quella pronunciata in materia
di opposizione al sequestro, anche essa in una procedura di tipo sommario (cfr.
art. 25 n. 2a LEF e 20 LALEF), acquista autorità di cosa giudicata materiale solo
nell’ambito della stessa procedura (cfr. Franco
Lorandi, Betreibungsrechtliche Beschwerde und Nichtigkeit, Basilea/
Ginevra/Monaco 2000, n. 47-48 ad art. 25, con rif.; impreciso: Piégai, op. cit., p. 181-185; per
quanto riguarda il rigetto: cfr. DTF 65 III 49; 100 III 50-51, cons. 3; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire
de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 83 ad art. 80, con rif.; Cocchi/Trezzini, CPC commentato, Lugano
2000, n. 32-34 ad art. 20 LALEF, p. 866, con rif.). Nel caso di specie, le
decisioni rese nelle procedure di sequestro inoltrate nel 1998 non esplicano
pertanto effetti sulle procedure in esame; in particolare, la carenza
processuale relativa all’assenza di traduzione di alcuni documenti prodotti
dalla sequestrante non ha avuto conseguenze irrimediabili (cfr. art. 21 cpv. 3
LALEF).

                                               È
tuttavia ovvio che il giudice del sequestro, di fronte ad una procedura in cui
fossero riproposti gli stessi argomenti e documenti già presentati ed esaminati
in una procedura precedente non potrebbe far altro se non decidere nel senso di
quanto già giudicato, rinviando semplicemente alla pregressa motivazione.

                                               In
casu, contrariamente a quanto allegato dalle società appellate, questa Camera,
nella sua precedente decisione del 20 aprile 2000 (inc. 14.99.93, doc. 39), non
ha evidentemente esaminato né valutato i documenti 20 e 21 (ora AA e BB)
prodotti dall’appellante, poiché questi sono stati ignorati in mancanza di una
traduzione in una lingua ufficiale (cfr. cons. 2, p. 13). L’insistenza di
__________ e __________ nel rilevare l’uso da parte di questa Camera, in
sentenza, della parola “comunque” non è d’altronde pertinente, dato che essa si
collega ovviamente alla proposizione precedente (“La documentazione fotografica
concerne merci di cui non si sa se sono quelle spedite dalla controparte”) e
non alla frase antecedente relativa ai doc. 20 e 21, e sta a significare che,
anche volendo ammettere che le merci fotografiate fossero quelle spedite da
__________ la tesi dell'appellante non appariva ancora verosimile, in assenza di una documentazione fotografica dettagliata relativa agli articoli
ordinati. Tale conclusione, criticata dall’appellante, va del resto confermata
in questa sede.

                                               Oltre
ai documenti AA e BB vanno pure esaminati i documenti prodotti per la prima
volta dall’appellante nelle nuove procedure e citati nell’atto di appello, nonché
gli altri documenti già presentati in precedenza, nell’ottica di una valutazione
globale delle tesi di __________ dal profilo della verosimiglianza.

 

 

                                          2.   Condizioni
materiali per la concessione del sequestro

                                               Giusta
l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene
concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore
renda verosimile l'esistenza:

                                               1.
del credito;

                                               2.
di una causa di sequestro;

                                               3.
di beni appartenenti al debitore.

 

 

                                          3.   Esistenza
del credito

                                      3.1.   Le ditte appellate, nelle loro osservazioni, non
contestano che, in pagamento delle merci ordinate a __________, __________
abbia versato a __________ tre acconti di Lit. 226'023'500 (cfr. doc. G e OOO),
risp. Lit. 18'316'000 (cfr. doc. H e OOO) e DM 13'570 (cfr. doc. I e OOO), né
che quest’ultima abbia incassato tramite __________ di __________ una lettera
di credito di Lit. 180'000'000.-- (cfr. doc. Q). Vi è invece controversia sulla
questione di sapere se le merci fornite corrispondono, nella loro qualità, a
quelle ordinate e se quindi __________ abbia un credito in restituzione del
prezzo di vendita fondato sulle norme in materia di inadempimento contrattuale,
risp. di atto illecito (cfr. decreto di sequestro 22 maggio 2000, alla voce
“titolo del credito”).

 

                                      3.2.   Dal
rapporto d’ispezione (doc. PPP, originale del doc. BB) allestito il 28 ottobre
1998 dalla società __________ risulta che la stessa sia intervenuta il 12
ottobre 1998 presso gli uffici di __________ ed abbia ispezionato i capi di
abbigliamento asseritamente ricevuti da __________ e giunti all’aeroporto
internazionale di __________ già il 24 settembre 1998. Dopo la descrizione
dettagliata della merce ispezionata, gli ispettori esprimono l’opinione che
«gli “abiti di moda” ordinati non sono stati trasportati o a causa di una
intenzionale mancanza da parte del fornitore o, perlomeno, non sono stati
spediti in questo invio».

 

                                          a)  Il
confronto delle conferme d’ordine (doc. E) e della lista degli indumenti ispezionati
rivela delle divergenze importanti. Mentre sono stati ordinati abiti di solo
quattro marche (__________), non vi sono, tra quelli ispezionati, capi di
__________; invece, vi figurano anche vestiti di altre marche (__________,
ecc.); d’altronde, i numeri di serie indicati nelle conferme d’ordine non
sembrano ritrovarsi nella lista del rapporto d’ispezione, che addirittura
segnala numerosi casi di articoli senza numero (ad es. pacchetti n. 207 e 208,
cfr. conferma d’ordine n. 339, p. 31-32).

                                               Appare
quindi verosimile la violazione contrattuale denunciata dalla sequestrante, a
prescindere dall’affermazione discutibile degli ispettori secondo la quale “la
merce non era dell’ultimo modello bensì il modello vecchio che andava di moda 4
o 5 anni fa”, che, come rettamente rilevato dalla prima giudice, non convince,
mancando agli atti qualsiasi indicazione su eventuali conoscenze particolari
degli ispettori in materia di moda. In effetti, tale affermazione, di natura soggettiva,
non modifica la constatazione apparentemente oggettiva del contenuto dei pacchi
ispezionati.

 

                                          b)  L’esistenza
e l’affidabilità della società ispettrice sembrano inoltre sufficientemente
attestate, in assenza di elementi concreti idonei a metterla in dubbio, dalla
certificazione testimoniale di cui al doc. CC, benché allestita dal
rappresentante di un’associazione non governativa, ma verosimilmente autorizzata
dal Governo __________, almeno nel campo marittimo. La buona fede dei firmatari
dei documenti considerati va infatti presunta. Gli ispettori potranno comunque,
se del caso, essere sentiti quali testimoni nella causa di merito.

 

                                          c)  Il
fatto poi che le casse spedite da __________ siano state aperte
dall’appellante, e non in sede doganale, non appare del tutto inusuale se si considera
che a quanto pare le parti intrattenevano relazioni commerciali da tempo (cfr.
doc. GG). Visto che le indicazioni relative alla spedizione dei pacchi contenute
nel rapporto d’ispezione (volo: __________ [recte: __________]__________;
quantità di pezzi: 1363; valore: Lit. 343'353'000; __________; numero di
cartoni: 18; numeri dei cartoni: da 200 a 217) corrispondono a quelle
dell’elenco delle merci (“packing list”) e della polizza di carico (“airway bill”)
(doc. P), appare verosimile che gli
imballaggi ispezionati siano quelli spediti da __________

                                               È
pur vero che, nell’intervallo di tempo tra l’arrivo della merce in __________
(24 settembre 1998) e l’ispezione (12 ottobre 1998), non si può escludere che
l’appellante abbia potuto sostituire i capi d’abbigliamento ricevuti con altri
– invenduti – del proprio stock o acquistati a scopo di truffa. Secondo il
corso ordinario delle cose e l’esperienza generale della vita, la probabilità
che si verifichi una simile ipotesi non eccede tuttavia il 66,6%, ritenuto che
quest’ultima non è stata sorretta da altri elementi concreti se non il suddetto
fattore temporale. Quindi, per converso, la tesi sostenuta dalla sequestrante,
che sembra almeno tanto credibile quanto quella delle controparti, risulta
sufficientemente verosimile ai sensi della giurisprudenza di questa Camera
(cfr. cons. 1.5d).

 

                                          d)  La
tesi dell’appellante è inoltre rafforzata da elementi fattuali che, sebbene non
siano da soli sufficienti a renderla verosimile, conducono ad una valutazione
globale positiva, e meglio:

                                               -    il
blocco interno dei fondi incassati da __________ da parte di __________
ancor prima dei sequestri (cfr. doc. Z e LLL), considerato che non è da escludere
che considerazioni d’ordine commerciale abbiano potuto influenzare detto provvedimento;

                                               -    le
esperienze simili apparentemente subite da altre società (cfr. doc. FF e HH);

                                               -    il
rapporto d’ispezione 7 ottobre 1998 della
__________ (cfr. doc. AA, MMM e NNN), con la riserva che un confronto della
merce ricevuta con quella ordinata risulta impossibile in base alle sole
fatture proforma (cfr. doc. OOO, traduzione in italiano del doc. F), che non
contengono una descrizione dettagliata dei capi ordinati;

                                               -    le
dichiarazioni di __________ (cfr. doc. EE e GG), rilevato però che lo stesso
appare vicino alla sequestrante, in quanto i vestiti sono stati ordinati per il
suo tramite.

 

                                      3.3.   Con
decisione 11 ottobre 1999 (doc. 7), la Camera dei ricorsi penali del Tribunale
di Appello ha respinto l’istanza di promozione dell’accusa presentata il 23 ottobre
1998 da __________ e __________ nell’ambito del procedimento penale a carico di
__________, __________ e __________, ritenendo in estrema sintesi che “mediante
l’apertura delle lettere di credito le società denuncianti [ossia __________ e
__________] hanno consapevolmente assunto il rischio, insito nella natura
stessa del credito documentario, che la merce ordinata non fosse conforme a quanto
pattuito” di modo che “non vi è quindi stato alcun inganno astuto” (p. 8 ad
cons. 3). Ne risulta quindi chiaramente che la Camera dei ricorsi penali non ha
escluso l’ipotesi che la merce ordinata (recte: ricevuta) non fosse conforme a
quanto pattuito, ma ha unicamente negato la rilevanza penale di una simile
circostanza, che giustifica ovviamente, in materia civile, almeno la restituzione
del prezzo di vendita come richiesto dalla sequestrante.

 

                                      3.4.   Dall’esame
di tutti gli argomenti e documenti addotti dalla sequestrante si può concludere
che la probabilità che la stessa possa ottenere ragione nella procedura di
merito (in cui potranno essere sentiti i numerosi testi di cui alle dichiarazioni
scritte prodotte in procedura sommaria nonché, se del caso, chiesto l’edizione
delle fatture emesse dai fornitori di Vittoria per verificare se i capi scelti
da __________ siano stati effettivamente ordinati) sia almeno di una su tre.

 

                                      3.5.   A
confermare gli ordini di acquisto di __________ è stata __________ (cfr. doc.
E), ciò che fa presumere che il contratto di vendita sia stato concluso con
tale società. Sia la spedizione della merce, compresa la sua preparazione, che
gli incassi del prezzo di vendita sono tuttavia avvenuti a nome di __________
(cfr. doc. O, P e Q). Appare quindi verosimile, da una parte, che Vittoria
risponda dell’inadempimento contrattuale, rispettivamente dell’atto illecito ai
danni di __________, semmai per la colpa della sua ausiliaria __________
Dall’altra, pure quest’ultima sembra responsabile del danno, in quanto ha
curato sia l’organizzazione che l’incasso, e persiste a sostenere che la
fornitura delle merci sia avvenuta in modo regolare. D’altronde, l’affermazione
di __________ ribadita in sede di appello (al punto 5 dell’atto di appello), secondo
la quale le due società appellate costituirebbero una struttura unica –
affermazione rimasta incontestata in sede di osservazioni all’appello (il
rinvio generico agli argomenti sostenuti in prima sede è inammissibile, cfr. supra
cons. 1.5b) –, appare verosimile, sulla scorta delle dichiarazioni di cui ai
doc. GG, HH e MM, nonché del comportamento processuale di __________ e
__________, che hanno sempre adottato esattamente la stessa difesa, al punto di
presentare un unico allegato comune sia per l’opposizione ai due sequestri che
per le osservazioni ai due appelli, in cui non vengono distinte le due
procedure di sequestro.

 

 

                                          4.   Esistenza
di una causa di sequestro

                                               Il
sequestro in causa è stato chiesto sulla base dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. 

 

                                      4.1.   L’art.
271 cpv. 1 n. 4 LEF – a differenza di quanto vale per le altre cause di sequestro
– esige che il credito del sequestro (cosiddetto “Arrestforderung”) abbia un
“legame sufficiente con la Svizzera”, rispettivamente si fondi su una sentenza esecutiva
o su un riconoscimento di debito ex art. 82 cpv.1 LEF. La pretesa di __________
non si fonda tuttavia né su una sentenza né su un riconoscimento di debito nel
senso della norma citata, di modo che un sequestro può essere concesso soltanto
nella misura in cui la medesima pretesa abbia un legame sufficiente con la
Svizzera nel senso della norma citata.

 

                                      4.2.   In
linea di principio la nozione di “legame sufficiente con la Svizzera” ex art.
271 cpv. 1 n. 4 LEF non dev’essere interpretata in modo restrittivo (cfr. DTF
123 III 494; Reeb, op. cit., p. 440 s.; Lucien Gani, Le “lien suffisant avec
la Suisse” et autres conditions du séquestre lorsque le domicile du débiteur
est à l’étranger (art. 271 al. 1er ch. 4 nLP), in: SJZ 92 (1996), p. 229 s.);
nell’applicazione della nuova norma occorre nondimeno tenere conto della
volontà del legislatore di rendere più restrittive le condizioni per ottenere
un sequestro motivato dalla sola circostanza che il debitore non dimora in
Svizzera (cosiddetto “Ausländerarrest”), volontà che si è espressa appunto
anche con l’introduzione dell’esigenza di un legame sufficiente con la Svizzera
del credito del sequestro. 

 

                                      4.3.   Indiscusso
è in ogni caso che non costituisce un legame sufficiente con la Svizzera il
fatto che i beni da sequestrare si trovino in questo Stato (ad es. Gani, op. cit., p. 230), anche se
detenuti da una banca svizzera (DTF 123 III 495-496). Nel caso di
specie, vi è però un elemento fattuale supplementare, in quanto i valori
sequestrati sono verosimilmente quelli versati da __________ in adempimento del
contratto di vendita, e sono quindi strettamente collegati al credito fatto
valere dalla sequestrante.

 

                                      4.4.   È comunemente ammessa l’esistenza di un legame sufficiente con la
Svizzera quando vi è un foro o quando applicabile è il diritto svizzero (cfr. Gaillard, op. cit. n. 36-38; Patocchi/Lembo, op. cit., p. 397):
in altri termini quando esiste un punto di collegamento secondo il diritto
internazionale privato (cfr. Stoffel,
op. cit., p. 274).

                                               In
particolare costituisce un legame sufficiente il fatto che il luogo
d’adempimento di un’obbligazione sia in Svizzera (cfr. art. 113 LDIP; FF 1991
III 117, ad n. 208.1; Gilliéron,
BlSchK 1995, p. 128; Felix.
C. Meier-Dieterle, Der "Ausländerarrest"
im revidierten SchKG ‑ eine Checkliste, AJP 1996, p. 1422, ad b; Reeb, op. cit., p. 439-440, lett. e;
Stoffel, op. cit., p. 274;
Cometta, op. cit., p. 161
ad c; Louis Dallèves, Le séquestre, Fiche
Juridique n. 740, Genève 1999, p. 5, lett. d; Beat Mumenthaler, Le séquestre des biens du débiteur
domicilié à l'étranger selon l'art. 271 al. 1 ch. 4 LP ‑ le lien
suffisant de la créance avec la Suisse, AJP 1999, p. 304 ad II; Henry Peter,
Les mesures provisionnelles dans la poursuite pour dettes et la faillite, in:
Mesures provisionnelles judiciaires et administratives – Droits et devoirs de
la banque suisse et de ses clients, Collana Seminario ticinese di diritto bancario,
vol. 5, Bellinzona/Vezia 1999, p. 69 i.f.), anche per quanto concerne, nei contratti
bilaterali, l’obbligo del creditore sequestrante la cui contropartita è la prestazione
del debitore sequestrato (cfr. DTF 123 III 496, con rif.).

 

                                      4.5.   In
casu, non è contestato che il pagamento del saldo del prezzo delle merci ordinate
doveva essere eseguito in Svizzera mediante l’apertura e la negoziazione di un
credito documentario tramite __________ di __________ (cfr. doc. L e OOO), ciò
che effettivamente è avvenuto (cfr. doc. Q). Sono circostanze che creano un
legame sufficiente con la Svizzera (cfr. Gani, op. cit.,
p. 231). La causa di sequestro dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF appare quindi
adempiuta.

 

 

                                          5.   Appartenenza
dei beni sequestrati

                                               Quali
oggetti da sequestrare, i decreti di sequestro in esame indicano, in riassunto,
tutti i valori patrimoniali di __________ risp. di __________, presso
__________ di __________. Non sono quindi stati menzionati beni di terzi e non
risulta dalle tavole processuali che siano stati bloccati beni di terzi.

 

 

                                          6.   Garanzie
ex art. 273 LEF

                                      6.1.   Per l’art. 273 cpv.1 LEF il
creditore è responsabile nei confronti sia del debitore che di terzi dei danni
cagionati con un sequestro infondato e il giudice può obbligarlo a prestare garanzia.
La formulazione potestativa è stata ripresa nel nuovo tenore della norma,
lasciando così al giudice del sequestro su questo punto un (largo) margine di
apprezzamento, per poter tenere conto delle particolarità della fattispecie.
Infatti l’imposizione di una garanzia dipende in modo essenziale dal grado di
convincimento del giudice in merito alla realizzazione dei presupposti del
sequestro, atteso tuttavia che l’imposizione di una garanzia non può supplire
all’assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Criblet, op. cit., p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.). Tanto più quindi si è vicini
al grado minimo di verosimiglianza necessario per ammettere il sequestro e
tanto meno si potrà prescindere dall’imposizione di una garanzia, essendo
maggiore il rischio di un sequestro infondato – segnatamente perché il credito
o la causa del sequestro resi (solo) verosimili dall’istante potrebbe rivelarsi
in seguito inesistenti, o perché il sequestro potrebbe aver colpito beni
appartenenti in realtà a terzi – e conseguentemente maggiore l’ipotesi di un
danno. 

 

                                      6.2.   In
casu, i presupposti per obbligare la sequestrante a prestare una garanzia sono
ovviamente dati. In particolare, l’esistenza del credito garantito non è
incontestabile.

 

                                      6.3.   Quanto
all’ammontare della garanzia, va calcolato valutando il danno eventuale che il
sequestro determina o può determinare per il preteso debitore o per il terzo e
non invece in base all’importo del credito invocato a sostegno del sequestro (DTF
113 III 94/104, consid. 12). Occorre in particolare considerare l’ammontare del
credito per cui è chiesto il sequestro (solo nella misura in cui fissa il limite
superiore dell’importo della garanzia), la natura dei beni da sequestrare e la
loro importanza per il debitore (o il terzo), così come le spese, la durata
presumibile e la complessità dell’ipotizzabile processo di convalida nonché le
spese e le ripetibili della procedura di opposizione (cfr. DTF 113 III
100 ss.; Stoffel, op.
cit., n. 9 e 21 s. ad art. 273 LEF; Criblet, op. cit., p. 80). Recentemente, il
Tribunale federale ha ribadito che l’importo della garanzia va calcolato
valutando il danno eventuale che il sequestro determina o può determinare per
il preteso debitore, precisando che una delle basi essenziali all’uopo è il
risultato del sequestro, ossia l’entità dei beni concretamente bloccati, dato
di fatto che va indicato dal sequestrato che chiede la fissazione (o l’aumento)
di una garanzia ex art. 273 LEF, così come gli altri dati atti a rendere almeno
verosimile il danno invocato (cfr. DTF 126 III 100-101).

 

                                      6.4.   Nel
caso di specie, __________ e __________ affermano di subire un danno notevole, poiché
i beni sequestrati, che ammonterebbero ad un importo vicino a fr. 1'500'000.--,
sarebbero depositati in conto corrente su cui non maturerebbero interessi da
ormai oltre due anni. Queste affermazioni non sono però sostanziate da alcun
riscontro concreto ed oggettivo e non consentono pertanto l’imposizione a
__________ di alcuna garanzia. Lo stesso vale in merito alle asserite perdite
di cambio e mancate possibilità di investimento.

 

 

                                          7.   Gli
appelli 25 gennaio 2001 di __________ vanno quindi accolti.

                                               Le
tasse di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61
cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

                                               Sulle
tasse di giustizia, fissate dalla Pretore in fr. 3'000.-- in ciascuna delle procedure,
va rilevato che esse sono regolate dall’art. 48 OTLEF (cfr. Reiser, op. cit., n. 19 ad art.
278), che prevede, per le cause di valore litigioso tra fr. 100'000.-- e fr.
1'000'000.-- (in casu: fr. 331'933.--), una tassa di giustizia, onnicomprensiva
(cfr. art. 49 cpv. 1 OTLEF) da fr. 70.-- a fr. 1'000.--. Come sostenuto dalla
sequestrante, una tassa di fr. 3’000.-- in ciascuna delle procedure appare
pertanto lesiva del diritto federale. Avuto riguardo alle peculiarità della
fattispecie, si giustifica una tassa di fr. 1'000.--. La tassa di giustizia di
secondo grado, che non deve eccedere una volta e mezzo quella di primo grado,
deve quindi, nel caso di specie, essere ridotta a fr. 1'500.-- in entrambe le
procedure.

 

 

 

Richiamati gli art. 271,
272, 273, 278 LEF, 20, 21, 25 LALEF, 309, 320 CPC e, per le spese, gli art. 48,
49, 61 e 62 OTLEF,

 

 

 

pronuncia:                     

 

                                          1.   L’appello
25 gennaio 2001 di __________, contro __________ (inc.
14.2001.00010), è accolto.

 

                                      1.1.   Di
conseguenza, i dispositivi n. 1 e 2 della decisione 12 gennaio 2001 della Pretore
del Distretto di Lugano (inc. OS.2000.00012) sono annullati e così riformati:

 

                                               1.    L’opposizione 31 maggio 2000 __________, è
respinta.

 

                                               1.1. La
garanzia di fr. 50'000.-- prestata il
5 luglio 2000 a favore di __________. viene restituita a __________

 

                                               2.    La
tassa di giustizia in fr. 1’000.--, è posta a carico di __________ che
rifonderà a controparte fr.
1'200.-- a titolo di indennità.

 

                                      1.2.   La
tassa di giustizia di fr. 1’500.--, già anticipata da __________ è posta a carico
di __________ con l’obbligo di rifondere a __________.
fr. 2'500.-- a titolo di indennità.

 

                                      1.3.   L’eccedenza
di fr. 3'000.--, anticipata da __________ a titolo di tassa di
giustizia, le viene restituita.

 

 

                                          2.   L’appello
25 gennaio 2001 __________, contro __________ (inc.
14.2001.00011), è accolto.

 

                                      2.1.   Di conseguenza, i dispositivi n.
1 e 2 della decisione 12 gennaio 2001 della Pretore del Distretto di Lugano
(inc. OS.2000.00013) sono annullati e così riformati:

 

                                                1.    L’opposizione 31 maggio 2000 __________, è
respinta.

 

                                               1.1. La
garanzia di fr. 50'000.-- prestata il 5 luglio 2000 a favore di
__________ viene
restituita a __________

 

                                                2.   La
tassa di giustizia in fr. 1’000.--, è posta a carico __________, che rifonderà
a controparte fr.
1'200.-- a titolo di indennità.

 

                                      2.2.   La
tassa di giustizia di fr. 1’500.--, già anticipata da __________, è posta a carico
di __________, con l’obbligo di rifondere a __________.
fr. 2'500.-- a titolo di indennità.

 

                                      2.3.   L’eccedenza
di fr. 3'000.--, anticipata da __________ a titolo di tassa di
giustizia, gli viene restituita.

 

 

                                          3.   Intimazione
a:     - __________;

                                               Comunicazione
alla Pretura di Lugano, Sezione 5.

 

 

 

Per la Camera di Esecuzione e Fallimenti del Tribunale
di Appello

Il presidente                                                                                   Il
segretario