# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 184780ff-ec8b-52f2-8468-a87455b32fd9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 09.03.2010 (publiziert) 90.2002.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2002-95_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2002.95

   

  	
  Lugano

  27 gennaio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo Anastasi, Matteo Cassina

  

 

	
  segretaria:

  	
  Sonja Federspiel, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso 12 giugno 2002 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 7 maggio 2002 (n. 2120) con cui il
  Consiglio di Stato ha approvato la revisione del piano regolatore di __________;

  	
   

  

 

 

viste le risposte:

 

-        
16 agosto 2002 del __________;

-        
27 settembre 2002 della
divisione della pianificazione territoriale;

-             
5 agosto 2003 della
divisone degli affari militari e della protezione civile;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.      Nella seduta del 23 febbraio 2000, il consiglio comunale di __________
ha adottato la revisione del piano regolatore. 

 

 

B.     
Con ricorso 30 giugno 2000 la RI 1 è insorta
contro questa deliberazione dinanzi al Consiglio di Stato, postulando l'inserimento
nel piano regolatore di un vincolo AP destinato alla costruzione di uno stand
di tiro in località “__________” o “__________”. A sostegno della propria
impugnativa ha affermato che l'obbligo di pianificare uno stand di tiro
comunale discendeva direttamente dalla legislazione federale in materia, come
ribadito più volte anche dalle autorità militari cantonali.

 

 

C.    
Con risoluzione 7 maggio 2002 (n. 2120) il
Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore di __________ e respinto il
ricorso dei qui ricorrenti per motivi legati, essenzialmente, al rispetto dell'autonomia
comunale ed all'inopportunità di realizzare e gestire un numero elevato di
poligoni di tiro. Le autorità comunali si sarebbero inoltre già espresse al
riguardo, optando a favore di una soluzione che consentiva lo svolgimento dei
tiri obbligatori presso lo stand di __________.

 

 

D.    
Con ricorso 12 giugno 2002 la RI 1 si è aggravata
contro questa risoluzione innanzi a codesto Tribunale al quale ha chiesto, riproponendo
in sostanza quanto allegato nel ricorso di prima istanza, l'annullamento della
stessa e conseguentemente l'accertamento dell'obbligo di prevedere un'adeguata
zona AP-EP destinata all'edificazione di uno stand di tiro sul territorio del
comune di __________. Quali possibili ubicazioni la stessa menziona le zone “__________”
e “__________”. Essa osserva inoltre che l'attribuzione allo stand di __________
è stata concepita come soluzione transitoria, in attesa della realizzazione di
un poligono sul territorio di __________; la coabitazione forzata con un'altra
società avrebbe inoltre determinato una significativa limitazione della propria
attività. 

E.     
Il municipio di __________ e la divisione della
pianificazione territoriale hanno postulato la reiezione del gravame. Dal canto
suo la divisione degli affari militari e della protezione civile, pur avvallando
la tesi della ricorrente in relazione all'obbligo formale delle autorità
comunale di prevedere nel proprio piano regolatore un poligono di tiro, ha
espresso delle perplessità sulla effettiva opportunità di realizzare una simile
opera, tenuto conto anche delle diminuite necessità in questo campo riconducibili
anche alle recenti riforme dell'esercito. 

 

 

F.      
Il 30 settembre 2003 si è tenuta l'udienza nel
corso della quale le parti si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e
domande.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

 

1.1.1. La competenza del tribunale è data, il ricorso è tempestivo
(art. 38 cpv. 1 LALPT). Nelle sue osservazioni il comune di __________
eccepisce la carenza di legittimazione della ricorrente. Al riguardo questo tribunale
osserva quanto segue.

 

1.2. Il piano regolatore è adottato dal
legislativo comunale (art. 34 cpv. 1 LALPT). Contro il contenuto del piano è
dato ricorso al Consiglio di Stato (art. 35 cpv. 1 LALPT). Sono legittimati a
ricorrere ogni cittadino attivo del comune (lett. a) e ogni altra persona o
ente che dimostri un interesse degno di protezione (lett. b). Il Consiglio di
Stato esamina gli atti e decide i ricorsi, approva in tutto o in parte il piano
regolatore oppure nega l'approvazione (art. 37 cpv. 1 LALPT). Contro le
decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale della
pianificazione del territorio (art. 38 cpv. 1 LALPT). L'art. 38 cpv. 4 LALPT
legittima a ricorrere il comune (lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi
(lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno di protezione
a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett. c). Questo
interesse dev'essere personale, ovvero proprio, diretto ed attuale (cfr. sul
concetto di interesse legittimo RDAT II-2001 n. 2 consid. 2.1. con rinvii;
Borghi/Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, ad art. 43;
Bovay, Procédure administrative, Berna 2000, pag. 350 segg.; Scolari, Diritto
amminsitrativo, Parte generale, 2.a edizione, Cadenazzo 2002, n. 1255 segg.; in
particolare circa l'interesse personale e diretto RDAT I-1992 n. 17). Una
corporazione di diritto privato, dotata di personalità giuridica, può anch'essa,
evidentemente, ricorrere ogni qualvolta sia direttamente lesa dalla decisione impugnata
nei propri legittimi interessi. Nel contempo la giurisprudenza riconosce ad una
corporazione costituitasi come persona giuridica, che non sia lesa nei propri
legittimi interessi, la facoltà di interporre ricorso in difesa dei suoi membri
quando la potestà ricorsuale a tutela dei diritti in questione compete ai
singoli soci, quando la totalità o molti di essi sono toccati dall'atto
impugnato e quando gli statuti affidano alla corporazione la difesa di questi
interessi comuni (cfr. per tutte vedi RDAT I–2001 n. 27 consid. 2.2).

 

1.3. Nel caso
concreto la RI 1 interviene nella lite in veste di associazione di tiro riconosciuta
in conformità con l'art. 125 cpv. 1 della legge federale sull'esercito e sull'amministrazione
militare del 3 febbraio 1995 (LM), alla quale la legislazione federale demanda
l'organizzazione degli esercizi di tiro obbligatori e facoltativi fuori del
servizio (cfr. art. 63 cpv. 2 LM e 3 cpv. 1 Ordinanza sul tiro fuori del
servizio - attualmente - nella versione del 5 dicembre 2003). Nella misura in
cui la risoluzione impugnata è atta a compromettere o comunque ad aggravare l'esecuzione
di siffatti compiti, la ricorrente risulta lesa direttamente nei propri (legittimi)
interessi: la potestà ricorsuale della medesima deve, già per questo motivo,
essere ammessa. Ai fini della ricevibilità del gravame non occorre pertanto
indagare se siano date le premesse per ammettere un ricorso corporativo di
natura egoista, ovvero a favore dei suoi membri, com'è contestato dal comune.
Il ricorso è dunque ricevibile.

 

 

                                   2.   In campo
pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però,
assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza
di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37
cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere
cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità
delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti
pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il
margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3
LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio
apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di
scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole
od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui
la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia
manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di
quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali
del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente
che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale,
segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT).
L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in
modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT
(RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n.
78 consid. 6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per
poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una
modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

3.      Giusta l'art. 125 cpv. 2 della legge federale sull'esercito e sull'amministrazione
militare del 3 febbraio 1995 (RS 510.10; in seguito: LM), i Cantoni decidono
circa l'esercizio di impianti di tiro per il tiro fuori del servizio e assegnano
gli impianti alle società di tiro. Tengono conto degli impianti di tiro
compatibili con l'ambiente e promuovono impianti di tiro collettivi o
regionali. I comuni - così stabilisce l'art. 133 cpv. 1 LM - provvedono
affinché gli impianti di tiro necessari per gli esercizi di tiro fuori del servizio
nonché per la corrispondente attività delle società di tiro siano a
disposizione gratuitamente. Per razionalizzare la costruzione e sfruttare
meglio il terreno disponibile, occorre fare in modo che diversi comuni si
associno per costruire un solo impianto di tiro (art. 3 cpv. 1 Ordinanza sugli
impianti per il tiro fuori del servizio, attualmente nella versione del 15
novembre 2004, in vigore dal 1 gennaio 2005; RU 2004, pag. 4881 segg.; in
seguito: Ordinanza sugli impianti di tiro). Per gli impianti di tiro esistenti
occorre mirare a un'utilizzazione collettiva (art. 3 cpv. 2 Ordinanza sugli impianti
di tiro). In vista della costruzione e dell'esercizio di un impianto di tiro a
300 m, sono a carico dei comuni l'acquisizione del terreno, la costruzione dell'impianto
di tiro con tutte le installazioni appropriate, le spese di manutenzione e il
rinnovo delle istallazioni (art. 7 cpv. 1 Ordinanza sugli impianti di tiro). I
comuni che non sono proprietari di un impianto di tiro a 300 m e che non adempiono
entro i limiti del loro territorio comunale ai loro obblighi legali in materia
di tiro conformemente all'art. 133 cpv. 1 LM, devono acquistare una quota
proporzionale dell'impianto di tiro assegnato ai propri abitanti o da essi
utilizzato; devono altresì corrispondere adeguati contributi alla manutenzione
e al risanamento (art. 8 Ordinanza sugli impianti di tiro). L'assegnazione
degli impianti è retta dall'art. 29 dell'Ordinanza sul tiro fuori del servizio,
attualmente nella versione del 5 dicembre 2003 (RS 512.31; in seguito: Ordinanza
sul tiro), giusta cui se in un comune non può esser costruito un impianto di
tiro e non è possibile l'unione con un altro comune, l'autorità militare
cantonale, dopo aver sentito l'ufficiale federale di tiro competente, ordina:
a) l'assegnazione di un impianto di tiro in un altro comune; b) la costituzione
di un consorzio intercomunale per la costruzione di un impianto di tiro
collettivo; c) la costruzione di un impianto di tiro comunale sul territorio di
un altro comune. Le società di tiro riconosciute organizzano gli esercizi di
tiro obbligatori e facoltativi fuori del servizio (art. 3 cpv. 1 Ordinanza sul
tiro); questi possono avere luogo unicamente negli impianti di tiro riconosciuti
dalle autorità militari o sui terreni autorizzati dagli ufficiali federali di
tiro competenti (art. 3 cpv. 2 Ordinanza sul tiro). Sono considerati esercizi
di tiro gli esercizi di tiro federali (programmi obbligatori e tiro in
campagna) e gli esercizi facoltativi (art. 4 cpv. 1 lett. a e b Ordinanza sul tiro).

 

 

4.      Il comune di __________ disponeva di un impianto di tiro a 300 m costruito
alla fine della seconda guerra mondiale. Lo stand dei tiratori era posto in
località __________, mentre i bersagli erano siti in località __________. Con l'avvento
del primo piano regolatore, approvato dal Consiglio di Stato il 5 ottobre 1976,
la località __________ e quella adiacente di __________, attraversata dalla
linea di tiro, vennero assegnate alla zona industriale; non venne per contro
previsto alcun vincolo a tutela dell'impianto. Per questo motivo, l'impianto dovette
cessare l'attività all'inizio degli anni '90, a seguito del rilascio della
licenza edilizia per la costruzione di un edificio industriale al mapp. 129,
osteggiata invano dalla qui ricorrente. Nella risoluzione 24 aprile 1990 (n.
2945) con cui dichiarava irricevibile il gravame inoltratogli da quest'ultima,
il Governo ritenne tuttavia di intervenire in veste di autorità di vigilanza
sui comuni per richiamare l'autorità locale all'obbligo di mantenere l'esercizio
del tiro nel comune per il tramite vuoi dell'esproprio dell'area interessata
dal rilascio della licenza edilizia vuoi del reperimento di una soluzione
alternativa. Frattanto, con decisione 8 gennaio 1993, nell'ambito della
definizione dei comprensori di tiro e delle giurisdizioni delle società di
tiro, il dipartimento delle istituzioni aveva stabilito che i militi obbligati
al tiro domiciliati nei comuni di __________, __________ e __________ avrebbero
dovuto far capo all'impianto di __________, “in attesa di uno stand agibile
a Stabio” (cfr. FU N. 3/1993, pag. 1 segg. ); nello stesso tempo veniva
conferita alla RI 1 la competenza ad organizzare i tiri presso quell'impianto.

 

                                        Il
municipio si è subito chinato per risolvere questo problema sulla scorta di tre
possibili varianti, scaturite da uno studio commissionato ai pianificatori
incaricati (cfr. rapporto interno 12 luglio 1990): il mantenimento dell'impianto
di tiro esistente a quel momento oppure la realizzazione dello stesso in due
altre località, __________ o __________. L'esito della verifica, sintetizzato
nel rapporto di pianificazione, del febbraio 2000 (pag. 42, cifra 10.6), è il
seguente. Il mantenimento del poligono esistente appariva improponibile in
quanto in contrasto con la funzione della zona e con il progetto di
prolungamento della strada principale __________. Le altre ubicazioni
presentavano conflitti difficilmente risolvibili (presenza di superfici per l'avvicendamento
delle colture, necessità di dissodamento, accessi discosti, interferenze con le
aree di protezione naturalistica) e provocavano inoltre inaccettabili
immissioni foniche verso le zone residenziale del __________. Per questo motivo
il municipio ha accantonato tutte le menzionate eventualità, optando per la
ricerca di una soluzione a livello consortile che prevedesse la realizzazione
della struttura fuori dal territorio comunale, già ampiamente compromesso dalla
presenza da importanti impianti con rilevante carico ambientale (la già citata
strada principale __________, la ferrovia, gli impianti doganali ecc.). Una
proposta di creare le basi pianificatorie per il controverso poligono, avanzata
da un membro del legislativo, è stata in seguito seccamente respinta da quest'ultimo
nella seduta di adozione del piano regolatore con 16 voti contrari, 3 voti
favorevoli ed 1 astenuto (cfr. il relativo verbale delle discussioni, pag. da
37 a 39). 

 

 

5.      La legislazione federale sull'esercito affida dunque direttamente ai
comuni il compito di approntare gli impianti di tiro necessari per gli esercizi
di tiro fuori del servizio. Quest'obbligo non deve né può essere però inteso
nel senso che ciascun comune deve realizzare sul suo territorio un impianto di tiro.
Ben al contrario, come si deduce chiaramente dall'art. 3 dell'Ordinanza sugli impianti
di tiro (cfr. inoltre lo stesso art. 125 cpv. 2 LM), la costruzione e l'utilizzazione
di tali impianti dev'essere il più possibile razionalizzata. In primo luogo
occorre quindi fare in modo che diversi comuni si associno per costruire un
solo impianto di tiro; in secondo luogo, occorre mirare a un'utilizzazione
collettiva degli impianti di tiro esistenti. La menzionata disposizione persegue,
nello stesso tempo, molteplici scopi di eminente interesse pubblico: risparmio
di costi per l'ente pubblico, uso parsimonioso del territorio, contenimento
dell'inquinamento fonico. La decisione delle autorità di __________, tutelata
dal Consiglio di Stato, di rinunciare alla realizzazione di un nuovo impianto
di tiro, dopo aver abbandonato il proposito di mantenere quello in conflitto
con lo sviluppo della zona industriale e dopo aver comunque sia valutato delle
possibilità alternative di ubicazione sul territorio comunale, si inscrive in
questi obiettivi e dev'essere, di conseguenza, tutelata. La ricorrente non
contesta, peraltro, con specifica, congrua motivazione, le valutazioni
effettuate dall'autorità comunale, in esito oltretutto di un rapporto interno
allestito dai pianificatori incaricati, limitandosi a sostenere che le località
di __________ e __________, le sole a questo momento praticabili, sono “perfettamente
confacenti” rispettivamente “non conflittuali con le altre destinazioni
d'uso” e che, com'è ovvio, “dovranno essere rispettose della
legislazione ambientale”. La sua contestazione non adempie financo, su
questo punto, i requisiti di ricevibilità, fermo restando l'infondatezza nel
merito.

 

                                        Invano
la ricorrente si appella poi insistentemente al generico richiamo, formulato
alle autorità di __________ dal Governo - agente in veste di autorità di
vigilanza sui comuni - nella risoluzione 24 aprile 1990, di mantenere l'esercizio
del tiro nel comune. Le autorità di __________ hanno in effetti dato seguito a
quell'ingiunzione, affrontando il problema e proponendo la soluzione opposta
che, com'è stato spiegato, è stata avvallata del Governo stesso. E' pertanto
questa seconda decisione ad apparire determinante. Tanto più che, a questo
stadio, la risoluzione del Consiglio di Stato vale anche – e soprattutto -
quale verifica della proposta delle autorità comunali di __________ alla luce
dell'effettivo e coordinando bisogno di impianti di tiro per soddisfare le
necessità regionali del tiro fuori del servizio (art. 125 cpv. 2 LM, 3, 24 cpv.
3, 28 cpv. 2 lett. d LALPT; inoltre art. 1 e 3 del decreto legislativo
concernente il sussidiamento delle piazze di tiro del 3 luglio 1961). A questo
riguardo la decisione governativa riprende nel merito, conferendole – per
quanto qui interessa - effetto vincolante, la pianificazione cantonale dei
poligoni di tiro adottata quale documento di lavoro dal dipartimento delle
istituzioni, divisione degli affari militari e PCi, aggiornata al 1 agosto
2000, la quale ribadisce (senza riserva di provvisorietà) l'assegnazione degli
obbligati al tiro di __________, __________ e __________ all'impianto di __________,
presso il quale viene del pari accreditata la società ricorrente.

 

Pure
inutilmente la ricorrente si duole del fatto che, costretta a far capo al
poligono di modeste dimensioni di __________ (con solo cinque bersagli),
chiamato a soddisfare le esigenze di 10 comuni, ha dovuto ridurre l'attività,
soprattutto a favore dei giovani tiratori. Intanto essa ha potuto proseguire la
sua attività; inoltre la legislazione federale non dà assicurazioni in merito a
favore delle società di tiro riconosciute. Va semmai rilevato, proprio a questo
proposito, che la denunciata riduzione dell'attività della ricorrente
conseguente alla controversa decisione attiene piuttosto alla politica della
difesa nazionale, nella quale si inserisce il tiro fuori del servizio (cfr.
art. 2 Ordinanza sul tiro), che alla pianificazione del territorio. Questa
censura sfugge pertanto largamente se non totalmente al sindacato di questo tribunale.

 

 

                               6.      Sulla
scorta di quanto precede il gravame dev'essere respinto. 

 

 

                               7.      Il tribunale
rinuncia all'imposizione di una tassa di giudizio, ritenuto che la ricorrente
svolge un compito di interesse pubblico (art. 28 PAmm). L'insorgente non può
tuttavia sottrarsi al versamento di ripetibili a favore del comune, assistito
da un patrocinatore iscritto all'albo (art. 31 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie; 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

1.Il ricorso è respinto. 

 

2.Non si prelevano tasse di giustizia. La ricorrente è condannata a
versare al comune di __________, complessivi, fr. 500.- (cinquecento) a titolo
di ripetibili.

 

	
                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                             La
segretaria