# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c1e09e36-6864-5085-96b5-c48f0aca5cde
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 04.09.2017 11.2016.30
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2016-30_2017-09-04.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2016.30

  	
  Lugano,

  4 settembre 2017/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa CA.2015.539 (divorzio:
provvedimenti cautelari) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con istanza del 18 novembre 2015
da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato
  dal PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dal PA 2),

  

 

giudicando
sull'appello del 27 aprile 2016 presentato da AP 1 contro il decreto cautelare
emesso dal Pretore il 18 aprile 2016;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 (1960) e AO 1
(1959), cittadini svizzeri, si sono sposati a __________ il 7 agosto 1983. Dal
matrimonio non sono nati figli. Il marito lavorava come analista programmatore
per la __________ SA a __________, la moglie era venditrice a tempo parziale in
un supermercato __________, sempre a __________. I coniugi vivono separati dall'agosto
del 2010, quando il marito ha lasciato l'abitazione coniugale di __________
(particella n. 612 RFD, comproprietà dei coniugi in ragione di metà
ciascuno) per trasferirsi in un appartamento nel medesimo Comune.

 

                                  B.   In esito a una procedura a tutela dell'unione
coniugale promossa da AO 1 il 1° marzo 2011, il Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 6, ha omologato il 12 aprile 2011 una convenzione in virtù della
quale il marito dichiarava di lasciare l'uso 

                                         del­l'abitazione
familiare alla moglie, cui si impegnava a versare un contributo alimentare di fr. 2500.– mensili, più la metà dell'eventuale bonus annuo percepito dal datore di lavoro
(inc. SO.2011.811). Il 2 marzo 2011 AP 1 ha avuto da D__________
(1989) un bambino, A__________, che ha riconosciuto nel­l'agosto del 2012. Da
allora madre e figlio vivono con lui.

 

                                  C.   Il
10 dicembre 2012 AP 1 ha intentato azione di divorzio dinanzi al medesimo Pretore.
In pen­denza di causa, il 18 febbraio 2013, AO 1 è stata riconosciuta inabile
al lavoro nella misura del 40% con diritto a una mezza rendita dall'Assicurazione
Invalidità, come pure dalla sua cassa pensione. All'udienza del 17 aprile 2013
davanti al Pretore, indetta per la conciliazione, i coniugi non hanno trovato un
accordo sugli effetti del divorzio. Chiamato a motivare la petizione, il 2
maggio 2013 AP 1 ha offerto alla moglie un contributo alimentare di fr. 1100.–
mensili indicizzati fino al proprio pensionamento o, al più tardi, fino al pensionamento
di lei (22 settembre 2023) e un conguaglio previdenziale consistente in un'indennità
vitalizia di fr. 500.– mensili dal momento in cui fosse stata sciolta la
comproprietà sull'abitazione coniugale.

 

                                  D.   Con
risposta e riconvenzione del 22 agosto 2013 AO 1 ha aderito al principio del
divorzio, ma ha instato per un contributo alimentare di fr. 2035.– mensili indicizzati
fino al settembre del 2023 (data del suo
pensionamento), ‟riservato l'art. 129 cpv. 3 CCˮ, e per
un conguaglio previdenziale di fr. 76 000.–.
Essa ha consentito altresì allo scioglimento della comproprietà 

                                         sul­l'abitazione
coniugale mediante attribuzione del fondo all'attore, chiedendo tuttavia il
versamento di fr. 400 000.– netti. Il 1° ottobre
2014 la moglie ha lasciato l'abitazione coniugale per trasferirsi in un
appartamento, sempre a __________, e il 12 gennaio 2015 i coniugi hanno venduto
l'immobile. Il 20 aprile 2015 la __________ AG ha confermato il
licenziamento di AO 1 per il 30 aprile successivo.

 

                                  E.   Statuendo
con sentenza del 29 settembre 2015, il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha condannato
AP 1 a versare alla moglie fr. 12 169.20
in liquidazione del regime dei beni, oltre a un capitale di fr. 104 510.20 su un ordinario conto di risparmio come
conguaglio previdenziale e a un contributo alimentare di fr. 1883.– mensili
fino al settembre del 2023 (compreso). Le richieste di gratuito patrocinio
presentate dalle parti sono state stralciate dal ruolo per desistenza. Le spese
processuali di fr. 8000.– sono state poste per due terzi a carico di AP 1
e per il resto a carico della moglie, alla quale l'attore è stato tenuto a
rifondere un'indennità di fr. 10 000.–
per ripetibili ridotte (inc. DM.2012.383). Un appello presentato il
23 ottobre 2015 da AP 1 contro tale sentenza è in fase istruttoria davanti
a questa Camera (inc. 11.2015.92).

 

                                  F.   Il
18 novembre 2015 AP 1 ha adito il Pretore, postulando la riduzione da fr.
2500.– a fr. 1883.– mensili retroattivamente dal 1° settembre 2015 del
contributo cautelare dovuto alla moglie fino al passaggio in giudicato della
sentenza di divorzio in virtù della convenzione omologata il 12 aprile
2011 a protezione dell'unione coniugale. Con decreto cautelare emesso il 20
novembre 2015 senza contraddittorio il Pretore ha accolto la richiesta,
riducendo il contributo alimentare per la convenuta in pendenza di appello a
fr. 1883.– mensili (lo stesso contributo previsto nella sentenza di divorzio).
Invitata a formulare osservazioni scritte, AO 1 ha proposto il 29 dicembre 2015
di respingere l'istanza. Il Pretore ha avvertito le parti il 5 gennaio
2016 che, salvo opposizione, avrebbe giudicato in base agli atti.

 

                                  G.   AP 1 ha comunicato il
suo accordo al Pretore con lettera del 7 gennaio 2016. AO 1 ha dichiarato
il 26 gennaio 2016 di opporsi, chiedendo che il marito fosse tenuto produrre
determinata documentazione. Il Pretore ha ordinato così all'istante, il 27 gennaio
2016, di esibire i documenti in oggetto. Il 25 febbraio 2015 l'istante ha
chiesto che la moglie fosse obbligata anch'essa a presentare documenti. Il Pretore
ha ordinato così alla moglie, il 26 febbraio 2016, di far seguire i relativi docu­menti.
L'8 e il 9 marzo 2016 le parti hanno ottemperato agli ordini. L'istruttoria è
terminata il 10 marzo 2016, quando il Pretore ha fissato un termine per inoltrare
conclusioni scritte. Nei loro memoriali del 16 e 29 marzo 2016 le parti hanno
confermato le rispettive posizioni, la moglie proponendo in subordine di
ridurre il contributo alimentare litigioso a fr. 2107.– mensili.

 

                                  H.   Con decreto cautelare
del 18 aprile 2016 il Pretore ha accolto l'istanza, nel senso che ha ridotto il
contributo alimentare pattuito nella convenzione a tutela dell'unione coniugale
a fr. 2283.– mensili dal 18 novembre 2015 e a fr. 2263.– mensili dal 1° gennaio
2016. Le spese processuali di complessivi
fr. 1000.– sono state poste per tre quinti a carico dell'istante e per il
resto a carico della convenuta, alla quale l'istante è stato tenuto a rifondere
fr. 900.– per ripetibili ridotte.

 

                                    I.   Contro il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorto a
questa Camera con un appello del 27 aprile 2016 nel quale chiede che la
decisione impugnata sia riformata nel senso di ridurre il contributo alimentare
per la moglie a fr. 1883.– mensili dal 1° settembre 2015. Nelle sue
osservazioni del 30 maggio 2016 AO 1 propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni in materia di
provvedimenti cautelari sono impugnabili con appello, trattandosi di procedura
sommaria (art. 276 CPC), entro 10 giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1
CPC). Se tali decisioni vertono su questioni meramente patrimoniali, tuttavia,
l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10 000.– secondo l'ultima conclusione riconosciuta
nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale requisito è
dato, ove appena si consideri l'entità del contributo cautelare ancora litigioso
alla discussione finale davanti al Pretore (riduzione da fr. 2500.– a fr. 1883.–
mensili), di durata incerta e da calcolare quindi sul­l'arco di ven­t'anni
(art. 92 cpv. 2 CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_689/2008 del­l'11
febbraio 2009, consid. 1.2). Quanto alla tempestività
dell'appello, il decreto impugnato è stato notificato al patrocinatore del convenuto
il 19 aprile 2016. Depositato il 28 aprile 2016 (data del timbro postale
sulla busta d'invio), l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Nel decreto
impugnato il Pretore ha accertato che il contributo alimentare per la moglie di
fr. 2500.– mensili (oltre alla metà 

                                         del­l'eventuale
bonus annuo percepito dall'istante), con­cordato il 12 aprile 2011 a
tutela dell'unione coniugale, si fondava su un reddito familiare di fr. 6460.–
mensili (fr. 5760.– mensili il marito, fr. 700.– mensili la moglie) per
rapporto a un fabbisogno minimo di fr. 6400.– mensili (fr. 3200.– mensili ogni
coniuge). Nel frattempo, ha continuato il Pretore, l'istante è diventato padre
di A__________, da lui riconosciuto nell'agosto del 2012, e da quel momento madre
e figlio vivono con lui. La situazione dell'istante è quindi mutata già per l'obbligo
di mantenimento nei confronti del figlio. 

 

                                         Ciò posto, il Pretore ha calcolato il reddito netto dell'istante in 

fr. 7171.– mensili nel 2015 e in fr. 7154.50 mensili dopo di allora, definendo
il relativo fabbisogno minimo in fr. 3549.– mensili. Quanto alla convenuta, egli
ne ha determinato il reddito in fr. 1397.85 mensili nel 2015 (fr. 7416.–
annui dalla rendita 

                                         del­l'Assicurazione Invalidità,
fr. 5854.– annui dalla rendita d'invalidità LPP, fr. 292.– mensili dalla
sostanza) e in fr. 1314.80 mensili nel 2016 (contrazione del reddito della
sostanza a fr. 208.95 mensili in seguito a consumo di capitale), rinunciando
a computarle un reddito da attività lucrativa dopo
il licenziamento, a fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3615.– mensili.
Infine il Pretore ha stimato il fabbisogno in denaro di A__________ in fr. 1365.–
mensili.

 

                                         Nelle circostanze descritte il Pretore si è dipartito ai fini del giudizio
dal reddito coniugale di fr. 8568.85 mensili nel 2015, ridottosi a fr. 8469.30
mensili dal 1° gennaio 2016, e da un fabbisogno complessivo (incluso quello in
denaro del figlio dell'istante) di fr. 8529.– mensili, constatando una
modesta eccedenza nel bilancio familiare del 2015 (fr. 39.85 mensili) e un
lieve ammanco dal 1° gennaio 2016 in poi (fr. 59.70 mensili). Egli ha
quantificato così il contributo cautelare per la convenuta dal 18 novembre 2015 (data dell'istanza) fino al 31 dicembre successivo
in fr. 2237.– mensili (fabbisogno
minimo, più mezza eccedenza) e in fr. 2263.– mensili dal 1° gennaio
2016 in poi (fabbisogno minimo, meno una quota proporzionale dell'ammanco).

 

                                   3.   L'appellante
contesta il criterio cui ha fatto capo il Pretore per il calcolo del contributo
cautelare. Assevera che, una volta passato in giudicato il principio del divorzio,
non si applica più l'art. 163 CC (da cui discende il metodo di calcolo che consiste nel dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i
fabbisogni loro e dei figli minorenni, suddividendo l'eccedenza del bilancio
familiare a metà), ma fa stato l'art. 125 cpv. 1 CC che regola i
contributi alimentari dopo il divorzio. Tant'è
– egli soggiunge – che l'art. 126 cpv. 1 CC abilita il giudice del
divorzio a far decorrere il contributo alimentare già prima del passaggio in
giudicato dell'intera sentenza, in particolare ove il principio del divorzio
non sia impugnato. A parere dell'istante, in pendenza di appello contro effetti
correlati allo scioglimento del matrimonio AO 1 non può pretendere, a titolo di
mantenimento, più di quanto le ha riconosciuto il giudice del divorzio, lo
scioglimento del matrimonio essendo passato in giudicato.

 

                                         a)   Secondo giurisprudenza, anche qualora non si possa più contare su una ripresa
della comunione domestica, l'obbligo di mantenimento fra coniugi continua a
essere disciplinato dall'art. 163 cpv. 2 CC, tanto nel quadro di misure a
protezione dell'unione coniugale quanto ai fini di provvedimenti cautelari nelle cause di divorzio (RtiD I-2015
pag. 874 consid, 7; sentenza del Tribunale federale 5A_329/2014 del 28
agosto 2014, consid. 4.1.1 con rinvio a DTF 138 III 99 consid. 2.2). Ciò vale finché
non siano state liquidate tutte le conseguenze accessorie legate allo scioglimento
del matrimonio (RtiD II-2012 pag. 795 consid. 4), indipendentemente
dal fatto che nel frattempo il divorzio in sé possa essere passato in giudicato.
E negli assetti provvisionali durante le cause di divorzio, come nelle
protezioni dell'unione coniugale, non vige il principio dell'indipendenza
economica dei coniugi né quello del clean break che fa stato dopo il
divorzio (I CCA, sentenza inc. 11.2012.94 del 10
marzo 2015, consid. 7a con riferimenti; sentenza del Tribu­nale federale 5A_745/2015
del 15 giugno 2016, consid. 4.5.2.2 con richiami). Trattandosi poi di coniugi
che versano in una situazione finanziaria modesta, il contributo alimentare continua
a essere determinato in base all'usuale calcolo fondato sul riparto paritario
dell'eccedenza nel bilancio familiare, fermo restando che qualora il bilancio
registri un ammanco il coniuge debitore del contributo ha diritto di conservare
l'equivalente del proprio minimo esistenziale calcolato secondo la legge
federale sulla esecuzione e sul fallimento (RtiD I-2015 pag. 881 lett. c). Tali
principi sono stati riassunti da questa Camera ancora di recente (sentenza inc.
11.2014.26 del 13 gennaio 2016, consid. 3a).

 

                                         b)   Nella
sentenza impugnata il Pretore ha correttamente ricordato che fino al passaggio
in giudicato dell'intera sentenza di divorzio il contributo alimentare
per un ex coniuge continua a essere
disciplinato dall'assetto provvisionale o da quanto ha stabilito a suo
tempo il giudice delle misure a tutela dell'unione coniugale (pag. 4 a metà). Un
contributo alimentare fondato sull'art. 125 cpv. 1 CC entra in linea di
conto solo dopo di allora (I CCA, sentenza
inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid.
10 con richiami). È vero che in circostanze particolari l'art. 126 cpv. 1
CC consente al giudice del divorzio di far decorrere un contributo alimentare dell'art.
125 cpv. 1 CC già prima del passaggio in giudicato dell'intera sentenza (“forza
di giudicato parziale”: DTF 142 III 194 consid. 5.3 con rinvio a DTF 128 III
122 consid. 3b/bb), seppure uno o più dispositivi sugli effetti del
divorzio siano impugnati. Si tratta però di questioni che riguardano il
contributo alimentare di merito, non l'assetto cautelare oggetto della presente
decisione.

 

                                         c)   In
concreto la sentenza di divorzio emessa dal Pretore il 29 settembre 2015 è
stata impugnata dallo stesso AP 1 il 23 ottobre successivo e l'appello si
trova in fase istruttoria. Certo, il principio del divorzio è passato in
giudicato, ma – come detto (consid. a) – in tema di mantenimento continua a
valere l'assetto cautelare pattuito a suo tempo dalle parti come misura a
tutela del­l'unione coniugale. Simile assetto può sempre essere modificato o
soppresso dal giudice del divorzio (art. 276 cpv. 2 seconda frase CPC). E una
modifica dispie­ga i suoi effetti, di regola, dall'introduzione 

                                               del­l'istanza.
Se mai il giudice può far decorrere la modifica più tardi, ad esem­pio dall'emanazione
del decreto cautelare. Per contro, una modifica retroattiva di contributi
cautelari, la cui decorrenza preceda l'inoltro dell'istanza, è prospettabile
soltanto in circostanze del tutto straordinarie (RtiD I-2015 pag. 882
n. 13c), come ha avuto modo di rammentare anche il Tribunale federale
(sentenze 5A_831/2016 del 21 marzo 2017, consid. 4.3.1 con rinvii; 5A_501/2015
del 12 gennaio 2016, consid. 4.2). Nel caso specifico il Pretore ha fatto decorrere
la modifica del contributo cautelare per la convenuta dal 18 novembre
2015, data dell'istanza. Circostanze del tutto straordinarie che
giustificherebbero una decorrenza retroattiva del 1° settembre 2015 non se ne
intravedono, né l'appellante ne indica. Anche su questo pun­to il decreto del
Pretore resiste dunque alla critica.

 

                                   4.   Sostiene
l'appellante che, comunque sia, il contributo alimentare per la convenuta non
può risultare più alto di quanto ha stabilito il giudice del divorzio nella sentenza
del 29 settembre 2015, AO 1 non avendo impugnato quella sentenza. Inoltre –
egli soggiunge – qualora non ci si debba più attendere una ripresa della comunione
domestica, in materia di mantenimento si fa capo per analogia ai parametri
dell'art. 125 cpv. 1 CC anche 

                                         nell'ambito di
provvedimenti cautelari emanati in una causa di divorzio. E, dandosi disunione
definitiva dei coniugi, si deve essere esigenti nel pretendere che il coniuge
inattivo – o attivo solo con un certo grado d'occupazione – si impegni per
sopperire da sé, nella misura del possibile, al proprio debito mantenimento.
Con una capacità lucrativa di oltre il 50% la convenuta non può pretendere perciò
di eludere il computo di un reddito da attività lucrativa.

 

                                         a)   La
prima argomentazione cade nel vuoto. Che il Pretore abbia fissato un contributo
alimentare di fr. 1883.– mensili in favore di AO 1 nella sentenza di divor­zio
ancora non significa che nel quadro di provvedimenti cautelari in pendenza di appello
la convenuta non possa vedersi riconoscere un contributo maggiore. I dati sui
redditi di lei considerati dal giudice del divorzio ai fini della sentenza di
merito non sono gli stessi su cui si fonda il decreto cautelare in esame, né le
due procedure sono vincolate l'una all'altra.

 

                                         b)   Quanto alla seconda argomentazione, si conviene
che l'usuale calcolo del contributo alimentare ancorato al riparto paritario
del­l'eccedenza nel bilancio familiare non esclude la possi­bilità di imputare
a un coniuge il conseguimento di un reddito ipotetico. Nella fattispecie
incombeva all'istante rendere verosimile quanto potesse ancora guadagnare concretamente
AO 1 sul mercato del lavoro a 56 anni, licenziata dalla __________ AG, con un
grado di invalidità del 40% e con problemi di salute. Nell'appello egli non
adom­bra la benché minima cifra né indica, tanto meno, quali sarebbero le concrete
opportunità d'impiego, come venditrice o in altre funzioni. Anche al proposito
l'appello vede quindi la sua sorte segnata.

 

                                   5.   Infine l'appellante rimprovera
al Pretore di avere notato un forte consumo di sostanza da parte della
convenuta dopo la vendita dell'abitazione coniugale e, ciò nonostante, di non
avere tratto conseguenze. Se con tale doglianza l'appellante intende recriminare
sul calante reddito del patrimonio ricevuto dalla moglie in seguito
all'alienazione della particella n. 612 RFD di __________, AO 1 consumando
sconsideratamente – a suo avviso – il capitale e obbligandolo così a colmare viepiù
il fabbisogno minimo di lei, la censura è priva di reale portata pratica. La
modifica cautelare decretata dal Pretore decorre infatti dal 18 no­vembre
2015 e dal 1° gennaio 2016 tutto quel che l'istante deve versare alla convenuta
è quanto eccede il proprio fabbisogno minimo, giacché il bilancio familiare è
in ammanco (decreto impugnato, pag. 5). E siccome l'ammanco – foss'anche suscettibile
di aggravarsi – rimane a carico del coniuge beneficiario del contributo
alimentare (DTF 140 III 339 consid. 4.3 con rinvii; sentenza del Tribu­nale
federale 5A_787/2016 del 12 gennaio 2017, consid. 4.2.1), l'appellante non può
dolersi di un pregiudizio per quanto lo concerne. Se ne conclude che, privo di
consistenza, l'appello è destinato una volta ancora all'insuccesso.

 

                                   6.   Le spese dell'attuale giudizio seguono il precetto della
soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). L'appellante rifonderà inoltre alla
controparte, che ha presentato osservazioni per il tramite
di un patrocinatore, un'equa indennità per ripetibili.

 

                                   7.   Circa i rimedi giuridici esperibili contro il
presente giudizio sul piano federale (art.
112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge agevolmente la soglia di
fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74
cpv. 1 lett. b LTF (consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                     1.   L'appello è respinto e il
decreto cautelare impugnato è confermato.

 

                                   2.   Le
spese processuali di fr. 800.– sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà
alla controparte fr. 1500.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –
  avv. dott.; 

  –
  avv..

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti
concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2
LTF).