# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5de3b312-432d-5acf-aa88-b5c9c166a816
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-02-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.02.2002 32.2001.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2001-95_2002-02-19.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2001.00095

  33.2001.00102

   

  RG/sc

  	
  Lugano

  19 febbraio 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Raffaele Guffi

  
	
   

  
						

statuendo sui ricorsi del 18 ottobre 2001
di

 

	
   

  	
  __________, 
  

   

  
	
   

  	
  Contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 12 ottobre 2001 emanate
  da

  
	
   

  	
  1. Ufficio
  assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

  2. Cassa
  cant. di compensazione, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità e in materia di prestazioni complementari

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel mese di
settembre 2001 l'Ufficio assicurazione invalidità (UAI) ha versato sul conto
bancario N. __________ dell'UBS di __________, a favore di __________, una
rendita d'invalidità ammontante a  fr. 1'730.--. 

 

                                         Sempre
nel mese di settembre 2001 la Cassa cantonale di compensazione ha versato sul
medesimo conto a favore di __________ una prestazione complementare (PC) di fr.
584.--.

 

                                         Poiché il
beneficiario è deceduto il 13 agosto 2001, con distinte decisioni datate 12
ottobre 2001, l'UAI rispettivamente la Cassa di compensazione hanno chiesto a
__________, rappresentante degli eredi, la restituzione dell'importo di fr.
1730.-- rispettivamente di fr. 584.--.

 

                               1.2.   Contro le
decisioni di restituzione è tempestivamente insorta __________, interponendo
due distinti gravami datati 18 ottobre 2001 ed aventi medesimo tenore, nei
quali viene fatto valere:

 

" 
Scrivo questa lettera perché sono molto
preoccupata con la mia situazione adesso. Dopo la morte di mio marito (signor
__________), lui solo aveva in Banca il totale di Fr. 6'000.--. Ancora arrivano
fatture da pagare di quando lui è stato all'Ospedale a __________, al
__________ e anche per funerale. Cosa faccio se devo restituire questa somma di
fr. 2314.--.

Ancora devo trovare un lavoro giacché prima non
potevo lavorare per causa di lui che era troppo ammalato e la sua salute non mi
permetteva di fare niente. Prego di dirmi cosa devo fare con la mia situazione
o se ho la possibilità di restituire questi soldi quando ho trovato un lavoro.
Chiedo scusa per il mio cattivo italiano. La mia lingua è lo spagnolo."
(Doc. _, inc. 32. 01.95)

 

                               1.3.   In entrambe
le risposte di causa datate 28 dicembre 2001, sia l'UAI che la Cassa di
compensazione propongono di respingere il ricorso osservando:

 

" 
(…)

Occorre innanzitutto precisare che la prestazione
mensile erogata, è versata anticipatamente e quindi all'inizio di ogni mese il
diritto.

Pertanto il pagamento in questione (mese di
settembre 2001), è stato accreditato sul conto bancario del beneficiario nei
primi giorni di settembre 2001.

 

Secondo le attuali disposizioni in materia di
assicurazioni sociali, il diritto alla rendita si estingue con la fine del mese
in cui il beneficiario è deceduto. (…)" (Doc. _, inc. 32.01.95)

 

                                         e
precisando che essendo __________ deceduto il 13 agosto 2001 la rendita AI
rispettivamente la PC del mese di settembre 2001 si sono estinte con la fine
del mese di agosto 2001.

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R.
e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

                               2.2.    I ricorsi presentati contro le decisioni 12 ottobre 2001 dell'Ufficio
assicurazione invalidità e della Cassa cantonale di compensazione vengono
congiunti a norma degli art. 23 della legge cantonale per i ricorsi al TCA e 72
CPC.

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 47 LAVS, applicabile per analogia all'assicurazione invalidità in virtù
dell'art. 49 LAI, le rendite e gli assegni per grandi invalidi indebitamente
riscossi devono essere restituiti dal beneficiario. Inoltre l'art. 27 cpv. 1
OPC prevede che le prestazioni complementari indebitamente riscosse devono
essere restituite dal beneficiario o dai suoi eredi. Per ciò che concerne la
restituzione di tali prestazioni e il condono dell'obbligo di restituirle, sono
applicabili per analogia le prescrizioni relative alla LAVS.

 

                                         Secondo
il citato art. 47 cpv. 1 LAVS le rendite e gli assegni per grandi invalidi
indebitamente riscossi devono essere restituiti. Il rimborso può non essere
chiesto se l'interessato era in buona fede e se la restituzione costituisce un
onere troppo grave. Il cpv. 2 di questo disposto prevede che il diritto di
esigere la restituzione si prescrive in un anno a contare dal momento in cui la
cassa di compensazione ha avuto conoscenza del fatto, e al più tardi cinque
anni dopo il pagamento della rendita. Se il diritto di esigere la restituzione
della rendita nasce da un atto punibile per il quale la legge penale prevede un
termine di prescrizione più lungo, quest'ultimo è determinante.

 

                                         A norma
dell'art. 78 OAVS se una cassa viene a conoscenza che una persona, o per essa
il suo rappresentante legale, ha ricevuto una rendita alla quale non aveva
diritto oppure una rendita troppo elevata, essa deve ordinare la restituzione
dell'importo indebitamente ricevuto. Se la rendita è stata versata nelle mani
di una terza persona o di un'autorità a norma dell'art. 76 capoverso 1, quella
è tenuta alla restituzione. E' riservata la prescrizione conformemente all'art.
47 capoverso 2 LAVS.

 

                               2.4.   Per costante
giurisprudenza, la restituzione delle prestazioni presuppone, di regola, che
siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una revisione
processuale della decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state
versate (DTF 126 V 42 consid. 2b).

 

                                         Conformemente
ad un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,
l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non é stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui é
senza dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (DTF 126 V 23
consid. 4b, 126 V 46 consid. 2b, cfr. SVR 1997 ALV N° 101, pag. 309 consid. 2a
e riferimenti, DLA 1998 N. 15, pag. 76, consid. 3b), pag. 79 e 80).

                                         Dalla
riconsiderazione va distinta la revisione processuale delle decisioni
amministrative.

                                         In questo
caso l’amministrazione deve procedere a una revisione processuale se si
manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una
conclusione giuridica differente (DTF 126 V 23, 126 V 46; cfr. SVR 1997 ALV N°
101, pag. 309 consid. 2a e riferimenti; DLA 1998 N. 15, pag. 76, consid. 3b),
pag. 79 e 80). Tali sono quelle circostanze che già al momento della decisione
principale si sono realizzate, ma che però, nonostante sufficiente attenzione e
senza colpa, sono rimaste sconosciute e non provate (DLA 1995, pag. 64 consid.
2b e riferimenti; DTF 122 V 134 e seg.).

                                         

                               2.5.   Nella
fattispecie in esame la ricorrente non contesta di aver ricevuto gli importi
litigiosi, ma afferma, in sostanza, che nella misura in cui la restituzione sia
della rendita AI che la PC relative al mese di settembre 2001 debba aver luogo,
alla stessa non potrebbe essere dato seguito non disponendo essa di sufficienti
mezzi finanziari. L'insorgente osserva quindi che un eventuale rimborso potrà
essere effettuato non appena essa disporrà di un reddito da attività
lavorativa.

 

                                         In casu,
le condizioni per la restituzione sono date. Infatti, con la morte dell'avente
diritto, il diritto alle prestazioni si estingue (art. 30 cpv. 2 LAI, cfr. art.
21 cpv. 2 OPC, art. 2c LPC). 

                                         Ora, in
concreto, il beneficiario delle prestazioni assicurative è deceduto il 13
agosto 2001. Il diritto alla rendita AI e alla PC si è pertanto estinto alla
fine di tale mese (cfr. direttive UFAS sulle rendite, marg. 3117 e direttive
UFAS sulle prestazioni complementari all'AVS e AI, marg. 7014).

 

                                         Il
decesso del beneficiario mette pertanto un termine al diritto di percepire le
prestazioni sociali, per cui rettamente l'UAI e la Cassa di compensazione hanno
emesso le rispettive decisioni di restituzione delle prestazioni versate in
troppo nel mese di settembre 2001, per un importo di fr. 1'730.-- (rendita AI)
rispettivamente di fr. 584.-- (PC).

                                         Inoltre,
in virtù dell'art. 44 cpv. 1 LAVS, applicabile all'assicurazione invalidità
giusta l'art. 47 cpv. 3 LAI, di regola le rendite sono pagate in anticipo mese
per mese. Giusta l'art. 6 cpv. 3 LPC il pagamento delle prestazioni
complementari può essere effettuato insieme con la rendita AVS o AI. Secondo
l'art. 72 OAVS la cassa deve impartire l'ordine di pagamento in modo che il versamento
possa essere effettuato entro il ventesimo giorno del mese.

                                         In casu i
pagamenti effettuati dall'amministrazione nel mese di settembre 2001 concernono
pertanto il mese successivo al decesso dell'assicurato, avvenuto nell'agosto
2001.

 

                                         La
ricorrente non contesta d'altronde le affermazioni dell'UAI e della Cassa
secondo le quali la rendita AI rispettivamente la PC versate nel mese di
settembre concernono questo mese e non quello di agosto.

 

                                         Infine,
il fatto che gli importi litigiosi sono stati utilizzati - per quanto è dato di
capire - per far fronte al pagamento di fatture del defunto, non sono un
motivo per evitare l'obbligo di restituzione, poiché, come visto, il diritto di
percepire le rendite si è estinto il 31 agosto 2001.

 

                                         In simili
circostanze il TCA non può che confermare le decisioni di restituzione
impugnate e respingere i gravami.

 

                               2.6.   Col gravame
l'insorgente invoca inoltre una situazione economica disagiata, la quale non le
permette di far fronte al rimborso degli importi richiesti cui potrà
eventualmente provvedere non appena avrà trovato un'attività lavorativa.

 

                                         Giusta
l'art. 84 cpv. 1 LAVS l'autorità di ricorso può pronunciarsi su un determinato
oggetto solo in presenza di una decisione emanata da una cassa di
compensazione. La decisione costituisce il presupposto e il contenuto della
contestazione sottoposta all'esame giudiziale (DTF 110 V 51 consid. 3b, DTF 105
V 276 consid. 1, DTF 104 V 180, DTF 102 V 152, STFA 23 marzo 1992 in re G.C.,
STCA 4 maggio 1992 in re G.V.; Gygi, Bundesverwaltungrechtspflege, pag. 44 in fine).

                                         Tuttavia,
secondo la giurisprudenza, per economia processuale la procedura di ricorso può
essere estesa ad un oggetto non facente parte della decisione contestata, vale
a dire estraneo alla situazione giuridica determinata dal provvedimento
attaccato. 

                                         Tale
oggetto comunque deve essere maturo per un giudizio (spruchreif) ed avere delle
connessioni così strette con la questione principale litigiosa da considerarle
una unità di fatti (Tatbestandgesamtheit). Inoltre l’amministrazione si deve
essere pronunciata su questa questione almeno sotto forma di una dichiarazione
resa nel corso della procedura di ricorso principale (DTF 110 V 51 consid. 3b
in fine con riferimenti di giurisprudenza).

 

                                         Una
procedura di ricorso inerente la restituzione di una prestazione indebitamente
riscossa, quindi, non può essere estesa alla domanda di condono, se non vi sono
sufficienti elementi per emettere un giudizio su quest’ultimo oggetto: come ad
esempio sul comportamento dell’obbligato alla restituzione sotto l’aspetto
della buona fede oppure sui presupposti economici per l’onere troppo grave.

                                         

                               2.7.   In casu le
querelate decisioni 12 ottobre 2001 hanno per oggetto unicamente l'obbligo di
restituzione da parte degli eredi del defunto __________ delle prestationi
indebitamente percepite per il mese di settembre 2001.

 

                                         Dagli
atti di causa risulta tuttavia che, dopo l'emanazione delle querelate decisioni
di restituzione, l'interessata, contestualmente all'inoltro dei gravami che qui
ci occupano, ha chiesto all'UAI e alla Cassa di compensazione, invocando
l'esistenza del surriferito disagio economico, il condono della restituzione
degli importi indebitamente percepiti (cfr. inc. AI, inc. PC). Con decisioni 29
ottobre 2001 l'UAI e la Cassa di compensazione hanno respinto tali domande non
essendo nella specie adempiuto il presupposto della buona fede in quanto
l'interessata ha omesso di informare i rispettivi uffici del decesso del marito
avvenuto il 13 agosto 2001. Contro le decisioni 29 ottobre 2001, la
rappresentante degli eredi non ha interposto ricorso.

 

                                         Orbene,
pur dovendo rilevare come il tema del condono non poteva ancora essere, al
momento dell'inoltro dei presenti gravami, sottoposto ad esame giudiziale in
quanto fatto oggetto di separate decisioni amministrative emanate
posteriormente ai contestati ordini di restituzione e contro cui non è stato
interposto ricorso, a titolo abbondanziale questo TCA non può non
esimersi dal rilevare come nella specie i presupposti per il condono delle
prestazioni indebitamente percepite non appaiano in ogni caso adempiuti. 

 

                                         Infatti
per poter concedere il condono (intero o parziale) dell’importo da restituire è
necessario che siano adempiuti cumulativamente i seguenti presupposti (cfr.
art. 79 OAVS):

 

                                         -  l'interessato
ha percepito la prestazione indebita in buona        fede;

 

                                         -  la
restituzione gli imporrebbe un onere troppo grave, riguardo              alle
sue condizioni economiche.

 

                                         Quindi,
se una sola delle due condizioni suelencate non è adempiuta il condono non può
essere concesso.

 

                                         La
giurisprudenza distingue tra la buona fede che deriva dalla  mancanza di
coscienza di commettere un’irregolarità e quella che deriva dalla questione a
sapere se, alla luce delle  circostanze concrete, l’interessato poteva invocare
la buona fede o avrebbe potuto, facendo prova dell’attenzione da lui esigibile,
riconoscere l’errore di diritto commesso. Nella prima ipotesi si tratta di una
questione di fatto, mentre nella seconda di diritto (Pratique VSI 1994 p. 126; DTF
110 V 27; DTF 102 V 245; STFA non pubbl. del 31 agosto 1993 in re I. R. p. 3).

 

                                         La buona
fede non è infatti compatibile con un comportamento di grave negligenza da
parte dell'as­sicurato.

                                         Infatti,
in applicazione analogica dell'art. 3 cpv. 2 CCS, "nessuno può invocare la
propria buona fede quando questa non sia compatibile con l'attenzione che le
circostanze permettevano di esigere da lui". 

 

                                         La buona
fede deve essere quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato
l'obbligo di resti­tuire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare)
sono imputabili a comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato.

 

                                         Viceversa,
l'assicurato può prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi unicamente di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare (Pratique VSI 1994, pag. 125ss; DTF 118 V 218, 112 V 105, 110 V 180
consid. 3 c, 102 V 245 consid. a) oppure, a maggior ragione, se non ha violato
tale obbligo (U. Meyer-Blaser, op. cit., 481/482). 

                                         Infatti,
la buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è
versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa
è stata determinata da sua negligenza (STFA non pubbl. del 31 agosto 1993 in re
I. R p. 3).

 

                                         Secondo
l’art. 70 bis OAVS l’avente diritto o il suo rappresentante legale oppure, se
del caso, la terza persona o autorità alla quale è pagata la rendita o
l’assegno per grandi invalidi deve annunciare alla cassa di compensazione ogni
mutamento importante nelle condizioni personali o nel suo grado della grande
invalidità.

 

                               2.8.   In casu a
sostegno della propria domanda di condono dinanzi all'amministrazione, e come
d'altronde ribadito nei gravami che ci occupano, l'interessata ha addotto la
sua difficile situazione finanziaria senza per altro invocare né tanto meno
sostanziare l'esistenza di circostanze che permettano di ritenere siccome
integrati gli estremi della buona fede in ordine alla percezione degli importi
non dovuti.

 

                                         La
violazione dell'obbligo di informare imputabile ad una sua grave negligenza da
parte dell'interessata, cui non poteva non essere notorio il fatto che il
diritto alla rendita decade o per lo meno potrebbe essere messo in discussione,
in caso di decesso del beneficiario, non consente pertanto di ritenere siccome
realizzato il presupposto della buona fede. Del resto, secondo il TFA vi è una
grave negligenza quando il marito o la moglie percepisce una rendita del
defunto coniuge (DTF 102 V 245, citato in Mayer-Blaser, art. cit., pag. 484,
cfr. anche RCC 1977 pag. 449 citato in RCC 1986 pag. 668; cfr. cifra marg.
10409 delle direttive sulle rendite). Questo vale anche, in analogia, al caso
in esame ove l'interessata ha incassato le prestazioni di settembre 2001 senza
sincerarsi se fossero dovute.

 

 

 

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   I ricorsi,
in quanto ricevibili, sono respinti.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti