# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bff2c830-ac84-5987-8d57-75e686497f85
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-01-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 13.01.1999 16.1998.133
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-1998-133_1999-01-13.html

## Full Text

Incarto n.

  16.98.00133

  	
  Lugano

  13 gennaio 1999/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di
  cassazione civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente, 

  Cocchi e Zali, quest’ultimo in sostituzione 

  del giudice Giani, assente

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente
a giudicare il ricorso per cassazione 15 giugno 1998, presentato nella forma
dell'appello da

 

	
   

  	
  __________

  (rappr.
  dall'avv. __________)

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

la
sentenza 25 maggio 1998 del Segretario assessore della Pretura di Locarno-Città
nella causa civile (inc. no. IU.98.08) in materia di concorrenza sleale,
promossa nei confronti della ricorrente da

 

	
   

  	
  __________

  (rappr.
  dall'avv. __________)

  

 

con cui
il primo giudice ha accolto l'istanza, facendo divieto alla ricorrente di
utilizzare la denominazione __________, con la comminatoria dell'art. 292 CP;

 

letta la risposta
al ricorso presentata da __________;

 

preso
atto della decisione 9 dicembre 1998 della Seconda Camera civile del Tribunale
d'appello con cui ha constatato la competenza di questa Camera;

 

preso
atto altresì dell'istanza 5 gennaio 1999 con cui la ricorrente postula la
concessione dell'effetto sospensivo alla sua impugnazione, effetto sussistente
per legge fin tanto che essa era considerata formalmente come appello;

 

 

considerato

 

in fatto e in
diritto:

 

                                1.      L'istante
è titolare di un'emittente radiofonica privata, autorizzata a diffondere i suoi
programmi limitatamente al Sottoceneri. La ricorrente esercita la stessa attività
ma la sua concessione si estende al solo Sopraceneri. 

 

                                          La
vertenza s'incentra sul fatto che la convenuta (qui ricorrente), la cui ragione
sociale è __________, esercita la propria attività usando la denominazione
abbreviata "__________". L'istante ravvede in questa circostanza un
comportamento contrario alle norme sulla concorrenza: così facendo controparte
farebbe sorgere nell'utenza -e in particolare fra chi conclude con le radio
private contratti pubblicitari- la falsa impressione di diffondere i programmi
su tutto il territorio cantonale, rispettivamente di essere un'emittente in
qualche modo privilegiata poiché la denominazione __________ è atta piuttosto a
designare il Cantone che non l'omonimo __________. 

 

                                2.      La
sentenza impugnata, respinta l'eccezione di perenzione dell'azione e ammessa
preliminarmente la legittimazione attiva dell'istante, considera il principio
dottrinale secondo cui risulta ingannevole che una ditta iscritta a Registro di
commercio faccia uso di tutt'altra denominazione nei suoi rapporti commerciali.
Nel caso concreto accerta che la convenuta si presenta regolarmente con una
designazione diversa dalla ragione sociale, ossia in tutte le attività
promozionali dell'emittente e anche nei contratti pubblicitari dove l'apparenza
grafica della denominazione "__________" prevale sull'indicazione
della ragione sociale completa. Ciò fa in modo che l'utente (ascoltatore,
rispettivamente potenziale cliente) che presti un'attenzione media ai programmi
radiofonici può essere indotto a credere che la convenuta sia un'emittente
statale o comunque diffusa su tutto il territorio cantonale. Questa situazione
è lesiva sia delle norme sulla concorrenza, sia degli art. 45 e 46 ORC. Per
quanto riguarda la piccola pubblicità locale, il primo giudice avverte che la
denominazione della convenuta le garantirebbe una teorica precedenza nel
sottoporre la propria offerta agli inserzionisti e che, comunque, le sue
condizioni contrattuali non sarebbero sufficientemente chiare rispetto
all'identità dell'azienda. Ne deriverebbe per l'istante sia un danno d'immagine,
sia un danno economico.

 

                                3.      In
sede di ricorso, __________ -senza entrare qui nel merito delle censure- ha riproposto
l'eccezione di perenzione dell'azione e di carenza di legittimazione attiva da parte
dell'istante. Nel merito ha riproposto in buona sostanza le argomentazioni già
esposte in prima sede.

 

                                          Della
risposta al ricorso -che comunque ne propone la reiezione e ne postula la nullità
formale- si dirà, se necessario, nel seguito.

 

                                4.      Fra
le premesse di validità di un ricorso per cassazione si conta la sua
motivazione in fatto e in diritto e la precisazione del motivo di cassazione
invocato (art. 329 cpv. 2 lett. e CPC), laddove i motivi di cassazione sono
esclusivamente quelli elencati all'art. 327 CPC. Al proposito la giurisprudenza
ha precisato che, anche se carente dell'indicazione esplicita di un motivo di
cassazione, il ricorso è valido se dalla motivazione affiorano con evidenza le
ragioni del ricorso stesso, in modo che il giudice possa individuare con
facilità il motivo di cassazione addotto, o la norma legale violata (Cocchi/Trezzini,
CPC art. 329, n. 5). Lo stesso principio vale anche quando il ricorso è stato
presentato nella forma dell'appello (Cocchi/Trezzini, op. cit., ibidem,
n. 6).

 

                                          Nel
caso concreto, la ricorrente ha ripetutamente censurato a carico del primo giudice
sia una manifesta errata applicazione della LCSl, quindi del diritto
sostanziale, sia un'errata valutazione delle risultanze di causa: ciò che può
configurare il motivo di cassazione previsto dall'art. 327 lett. g CPC. Sarebbe
pertanto errato di considerare nullo il ricorso in esame.

 

                                5.      Giusta
l'art. 327 lett. g CPC una sentenza del pretore può essere annullata quando è
stata manifestamente violata una norma di diritto sostanziale o formale, oppure
in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa o di prove. Per
costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è arbitraria
quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro e indiscusso
o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della giustizia e
dell'equità. Arbitrio e violazione della legge non vanno confusi: per essere
definita arbitraria la violazione della legge dev'essere manifesta e
riconosciuta o riconoscibile a prima vista; arbitrio non può essere ravvisato
già nella circostanza che un'altra soluzione sarebbe immaginabile o persino
preferibile, mentre è dato se la soluzione adottata appare insostenibile, in
contraddizione palese con la situazione effettiva, non sorretta da ragione
oggettiva e lesiva di un diritto certo (DTF 122 III 316 consid. 4a).

 

                                6.      In
materia di concorrenza sleale, la dottrina ammette la possibilità della
perenzione dei diritti garantiti dalla legge con esplicito riferimento all'abuso
di diritto. In particolare questa situazione potrebbe verificarsi quando
l'attore per lungo tempo e senza motivo ha tardato nel procedere, tanto da aver
indotto controparte a ritenere -secondo il principio dell'affidamento- che avesse
rinunciato ai suoi diritti o che considerasse legittima la fattispecie. Se il
tempo trascorso è di molti anni, l'intervento della perenzione dipenderà dai
motivi di tale attesa. Comunque essa appare riservata a una chiara lesione dell'art.
2 CC (cfr. David L., Schweizerisches Wettbewerbsrecht, ed. 3, n. 662;
Pedrazzini M., Unlauterer Wettbewerb, Berna 1992, p. 211).

 

                                          Nel
caso concreto, il primo giudice ha escluso l'intervento della perenzione dei
diritti di __________, prendendo diligentemente in considerazione la sua attività
nel contestare la legittimità della denominazione litigiosa con riferimento
esplicito all'eventualità di una definizione giudiziaria della controversia; e
ciò in particolare a partire dal mese di novembre del 1996. La ricorrente
invece considera abusivo del diritto il comportamento di controparte con
esplicito riferimento alla sua inattività a far data dal 3 marzo 1995 in poi,
ossia appunto fino al novembre dell'anno successivo. Essa sembra tuttavia
dimenticare la situazione del tutto incerta in cui, proprio in quel lasso di
tempo, si è trovata la sua emittente radiofonica e la persona giuridica, non
ancora definita, che l'avrebbe gestita. Si pensi in particolare che già la
concessione d'esercizio a __________ da parte dell'Ufficio federale delle comunicazioni
(UFCOM) porta la data del 25 settembre 1995 e che a tale atto ha fatto seguito
un certo numero di procedure ricorsuali, fase che la stessa convenuta afferma
essersi conclusa soltanto il 23 ottobre 1996. Ma va ricordato anche che ancora
in data 25 novembre 1996 (doc. B), l'avv. __________ rispondeva all'istante di
non poter rispondere a nome di __________ e che quale persona di riferimento
della stessa "se così si può dire, è piuttosto l'__________ ";
avvertendo che "nei prossimi mesi" sarebbe stata costituita una
società anonima quale titolare della concessione, rinviava controparte all'indirizzo
dei promotori, signori __________ e __________. Tutto ciò basta da solo a
escludere tassativamente l'ipotesi di un abuso di diritto e quindi della
pretesa perenzione dell'istanza: ne consegue che la relativa censura non può
trovare accoglimento.

 

                                7.      La
ricorrente critica il giudizio pretorile anche per quanto riguarda in
particolare la legittimazione attiva di __________ a proporre l'azione in
esame; al proposito rileva l'inesistenza di un rapporto di concorrenza fra le
parti in causa. Si tratta tuttavia di un problema strettamente legato al merito
della causa che va quindi trattato in quel contesto. In particolare non è
errata la considerazione generale espressa dal pretore sulla relativizzazione
del concetto di concorrenza, così come presente nella nuova legge, né la
conclusione secondo cui -detto in parole diverse- appare come una delle
caratteristiche della fattispecie in esame proprio quella di individuare le
possibili interferenze economiche fra le due emittenti radiofoniche.

 

                                8.      Nel
merito, il primo giudice fonda il suo giudizio sull'art. 3 lett. b LCSl:
considera cioè che, usando la denominazione "__________", la
ricorrente dà un'indicazione inesatta su sé stessa poiché diversa dalla proprio
ragione sociale. Su questo aspetto della decisione -peraltro fondata su esatti
riferimenti dottrinali- il ricorso è silente; comunque, al di là delle considerazioni
del primo giudice ma a sostegno delle sue conclusioni, val la pena di ricordare
l'atteggiamento della convenuta al  momento di ottenere l'approvazione della
sua ragione sociale da parte dell'Ufficio federale del registro di commercio.
In quella sede infatti, tenuto conto delle limitazioni poste dalla legge a una
ditta contenente una designazione geografica, gli stessi promotori

 

                                          a)     mentre
hanno dapprima sostenuto la necessità di ottenere la ragione sociale __________
"per non ingenerare confusione negli ascoltatori e nei partner
commerciali", visto come quella designazione fosse ormai
"acquisita" (esposto 18.11.1996 all'UFRC dell'avv. __________);

 

                                          b)    in
un secondo tempo hanno acconsentito ad adottare l'attuale ditta, in considerazione
delle riserve formulate sul primo nome dai responsabili della Camera di
commercio i quali hanno ritenuto che la ragione sociale "__________ corrisponderebbe
meglio ai criteri di chiarezza e ai principi che hanno condotto i promotori ad
identificare la società con una ben determinata regione geografica"
(comunicazione 8.1.1997 dello stesso avv. __________ al medesimo ufficio).

 

                                9.      In
sostanza la ricorrente rimprovera al primo giudice di non aver tenuto conto del
fatto che la clientela delle radio private è costituita esclusivamente di
inserzionisti, persone che mediamente sono bene informate sull'esistenza nel
nostro Cantone di due emittenti private con distinte zone di diffusione, tali
da escludere qualsiasi interferenza di natura commerciale. Né sarebbe possibile
supporre che la stessa clientela possa immaginare che __________ sia una delle
reti della __________.

 

                                          Il
primo giudice, al proposito, ha però considerato correttamente le risultanze
istruttorie; per il resto egli ha motivato il suo giudizio nell'ambito di un
potere d'apprezzamento che è addirittura caratteristico di tutto il settore
giuridico, comunemente indicato come proprietà intellettuale. Così facendo egli
è giunto alla conclusione che l'indicazione inesatta della convenuta
costituisca concorrenza sleale, creando a suo favore un illecito vantaggio
sull'istante: conclusione che può essere discutibile, ma che è oggettivamente
sostenibile senza configurare arbitrio. Al proposito si pensi anzitutto al
fatto che la convenuta, offrendo le sue prestazioni di tramite pubblicitario
sotto la denominazione litigiosa, dà l'impressione che il suo raggio d'azione
sia più ampio di quello effettivo poiché oggettivamente il nome
"__________" è immediatamente riferibile al Cantone e non
all'omonimo __________ che scorre nel Sopraceneri. Cade così la premessa
che il nome usato dall'emittente sia indicativo dei limiti posti alla sua
concessione; anzi finisce per dare di sé un'indicazione fallace ai sensi dell'art.
3 lett. b LCSl. Inoltre, i limiti territoriali di ricezione delle emissioni radiofoniche
imposti a entrambe le parti non sono tali da escludere un certo rapporto di
concorrenza diretta: basti pensare al fatto che, se tali circoscrizioni sono
fisse, non lo sono tutte le stazioni radiofoniche riceventi che possono essere
rapidamente spostate da una zona di diffusione all'altra, più volte al giorno,
in seguito agli spostamenti dei rispettivi ascoltatori, per cui rapidamente
l’ascoltatore può passare da una zona di ricezione all’altra, divenendo
destinatario quasi contemporaneamente dei messaggi pubblicitari dell’una e
dell’altra emittente. E' vero che questa particolarità non è sempre data, ma è
certamente presente a dipendenza della vicinanza dei territori attribuiti alle
parti in causa che addirittura appartengono a un'unica regione sociale,
politica, linguistica ed economica.  

 

                                          A
dipendenza di queste considerazioni, non è possibile concludere
all'accoglimento del ricorso per cassazione nemmeno in merito a una pretesa
scorretta applicazione del diritto sostanziale.

 

 

 

 

 

 

 

Per tutti questi
motivi,

 

richiamati per le
spese gli art. 148 CPC, la LTG e la TOA

 

 

pronuncia:           1.      Il
ricorso per cassazione 15 giugno 1998 di __________ è respinto.

 

                                2.      Le
spese e la tassa di giustizia per complessivi fr. 300.-, già anticipati dalla
ricorrente, restano a suo carico. Essa verserà a __________ la somma di fr.
400.- a titolo di ripetibili.

 

                                3.      La
domanda di effetto sospensivo 5 gennaio 1999 della ricorrente è divenuta priva
d'oggetto.

 

                                4.      Intimazione
a:

                                          –
__________

                                          Comunicazione
alla Pretura di Locarno-Città.

 

 

 

Per la Camera
di cassazione civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                
La segretaria