# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0a8968d1-3e8b-5ddd-8b32-d492c2e3be3e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-05-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 10.05.2002 39.2001.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2001-63_2002-05-10.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2001.00063-64

   

  rs/cd

  	
  Lugano

  21 maggio 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  presidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella
  Sartoris

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 26 ottobre 2001
di

 

	
   

  	
  1.
  __________,  

  2.
  __________,  

  1.,2. rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 1° ottobre 2001 emanate
  da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 1°
ottobre 2001 la Cassa cantonale per gli assegni di famiglia (di seguito la
Cassa) ha respinto con due decisioni le domande di assegno integrativo a favore
dei figli __________ (31.07.1991) e __________ (18.08.2001) e di assegno di
prima infanzia presentate da __________ e __________ (cfr. doc. _),
argomentando:

 

" 
(…)

Secondo l'art. 24 cpv. 1 LAF il genitore domiciliato nel Cantone
ha diritto all'assegno integrativo, per il figlio, se cumulativamente:

 

a)   ha la custodia del figlio;

b)   ha il domicilio nel Cantone da almeno 3 anni;

c)   il reddito
disponibile del o dei genitori, con l'aggiunta dell'eventuale assegno di base
nonché degli eventuali obblighi alimentari, è inferiore ai limiti minimi
previsti dalla legislazione sulle prestazioni complementari all'AVS/AI.

 

Se entrambi i genitori hanno la custodia del figlio, la madre
ha diritto all'assegno (art. 24 cpv. 2 LAF).

 

Nel presente caso, richiamato l'art. 24 cpv. 2 LAF, lei
risulterebbe l'avente diritto all'assegno; nel presente caso l'Ufficio del
controllo abitanti del comune di __________ ci comunica che lei risiede nel
Canton Ticino dal mese di LUGLIO 2001. Pertanto la condizione dell'art.
24 cpv. 1 lett. b) LAF non è adempiuta." (Doc. _) 

 

 

                               1.2.   __________ e
__________, il 26 ottobre 2001, tramite il loro patrocinatore, avv. __________,
hanno impugnato i provvedimenti dell'amministrazione con due atti ricorsuali
distinti di identico tenore, nei quali postulano:

 

" 
1. Il ricorso è accolto.

 

                                        Conseguentemente
la decisione impugnata è annullata e l'incarto 

                                        viene
rinviato all'Istituto delle assicurazioni sociali perché abbia ad 

                                        istruire
l'istanza relativa alla richiesta di assegni integrativi 

                                        (rispettivamente
di assegni di prima infanzia) ai sensi dei 

                                        considerandi.

 

2.   Protestate
le spese e le ripetibili." (Doc. _ inc. 39.01.63 e doc. _ inc. 39.01.64)

 

                                         A
motivazione dei propri gravami gli assicurati hanno rilevato:

 

" 
(…)

1.      Con
istanza del 5 settembre 2001 i signori __________ e __________ hanno richiesto
di essere posti a beneficio dell'assegno di prima infanzia.

 

         Prove:
  richiamo incarto dell'Istituto delle assicurazioni sociali di cui all'incarto
oggetto del gravame in esito alla decisione impugnata; richiamo incarto dalla
Sezione dei permessi e dell'immigrazione di __________ ; decisione impugnata;
allegati.

 

2.      Con
decisione del 1. ottobre 2001, qui impugnata, l'Istituto delle assicurazioni
sociali rigetta la domanda a motivo del fatto che, da un controllo effettuato
presso l'Ufficio del controllo degli abitanti del Comune di __________, ove i
signori ___________ soggiornano, non figurano risiedere che dal mese di luglio
2001.

     Detto
presupposto non ossequia i disposti di cui all'art. 32 cpv. 1 LAF.

 

         Prove:   come sopra.

 

3.      I
signori __________ soggiornano in Svizzera da svariati anni, segnatamente da
ben oltre cinque. Vi sono giunti nel marzo del 1994, circostanza evincibile dalla
copia del permesso di domicilio qui compiegato rinnovato loro nel settembre
2001 e valido sino al termine del prossimo anno.

 

         Nel
corso del 2000, segnatamente durante l'estate, il signor __________i con la
propria famiglia ha risieduto per alcuni mesi in Italia. Nel mese di novembre
del medesimo anno (2000) ha fatto rientro. Da tale data risiede in Ticino ininterrottamente. Purtroppo il rinnovo
amministrativo del permesso di domicilio e intervenuto soltanto nel corso del mese di luglio scorso.

 

         Prove:
  come sopra.

 

4.      Nondimeno, giusta l'art. 6 della Legge
federale sulla dimora ed il domicilio degli stranieri (LDDS), il permesso di
domicilio é di durata illimitata. Esso è unicamente soggetto a revoca (art. 9 LDDS). II rilascio del permesso
nuovo altro non é che un rinnovo di natura amministrativa di un documento di
legittimazione.

 

         In punto al legame effettivo con il
territorio svizzero, quindi nel senso del centro dei propri interessi, non può
in alcun modo essere disatteso come il signor __________, e quindi il suo
nucleo famigliare, disponga nei fatti di un permesso di domicilio, e quindi di
un domicilio civile in Svizzera da svariato tempo; segnatamente dal 1994,
quindi tale da soddisfare i presupposti di cui all'art. 32 LAF.

 

         Ne discende che la decisione impugnata
dev'essere riformata, nel senso che l'incarto viene riposto all'Istituto delle
assicurazioni sociali perché abbia ad istruire nuovamente l'istanza ai sensi
dei considerandi.

 

         Prove:   come
sopra." (Doc. _ inc. 39.01.63 e doc. _ inc. 39.01.64)

 

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 5 marzo 2002 la Cassa propone di respingere i ricorsi e osserva:

 

" 
(…)

Assegno integrativo

 

Secondo l'articolo 24 della legge sugli assegni di famiglia (LAF)
il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto all'assegno integrativo, per il
figlio, se cumulativamente:

a)     ha la custodia del figlio;

b)     ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni;

c)     il
reddito disponibile del o dei genitori, con l'aggiunta dell'eventuale assegno
di base nonché degli eventuali obblighi alimentari, è inferiore ai limiti
previsti dalla legislazione sulle prestazioni complementari all'AVS/AI.

 

Se entrambi i genitori hanno la custodia del figlio, la madre ha
diritto all'assegno (cfr. art. 24 cpv. 2 LAF).

 

Assegno di prima infanzia

 

Secondo l'articolo 32 cpv. 1 LAF, per le famiglie biparentali, i
genitori domiciliati nel Cantone hanno diritto all'assegno di prima infanzia,
per il figlio, se cumulativamente

a)     hanno il domicilio nel Cantone da almeno tre anni;

b)     uno dei
genitori non esercita nessuna attività lucrativa oppure ne esercita una che non
supera il 50% per dedicarsi alla cura del figlio;

c)     il
reddito disponibile dei genitori, inclusi gli eventuali assegni di cui il
nucleo familiare beneficia in virtù della legge, è inferiore ai limiti posti
dall'art 24 cpv 1 lett. c).

 

In virtù degli articoli 29 e 46 del Regolamento della legge sugli
assegni di famiglia (Reg. LAF) il/i titolare/i del diritto
dimostra/no di essere stati domiciliati ininterrottamente nel Cantone nei tre
anni precedenti la richiesta. II domicilio non si considera interrotto se
l'assenza dal Cantone è inferiore a tre mesi sull'arco di un anno. In caso di
interruzione, il/i titolare/i deve/devono adempiere nuovamente la condizione
relativa al periodo di carenza dei tre anni prima di poter inoltrare una nuova
richiesta.

 

Nella fattispecie, la famiglia __________ ha risieduto nel comune
di ____________ sino al 30 giugno 2000 quando si è trasferita in Italia come
indicato anche dal ricorrente.

 

II signor __________ ha fatto rientro in Svizzera il 13 novembre
2000 come risulta dalla dichiarazione del comune di __________ e dalla domanda
di domicilio presentata alla Sezione dei permessi e dell'immigrazione di
__________.

 

II comune di __________ o precisa che la moglie ed il figlio non
si sono mai annunciati nel loro comune. Dalla citata domanda di domicilio
firmata dal signor __________ risulta in modo inequivocabile che è arrivato in
Ticino il 13 novembre 2000 proveniente dall'Italia e che il coniuge,
rispettivamente i figli sotto i 16 anni si trovano all'estero.

 

I coniugi __________ hanno sicuramente soggiornato all'estero per
più di tre mesi, l'assenza del marito è durata dal 1 luglio 2000 al 12 novembre
2000, interrompendo così il periodo di residenza ininterrotta.

 

L'assenza della signora __________ è durata invece dal 1 luglio
2000 al luglio del 2001, per più di un anno.

 

Orbene, le condizioni di domicilio devono essere adempiute, per
gli assegni integrativi dalla madre e per gli assegni di prima infanzia da
entrambi i genitori.

 

Si chiede pertanto a codesto Tribunale di voler respingere il
ricorso e di confermare le decisioni impugnate." (Doc. _)

 

 

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H
335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio
2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre
1999 nella causa C., I 623/98).

 

                               2.2.   L'art. 72
del Codice di procedura ticinese (CPC), applicabile in virtù del rinvio al
diritto sussidiario dell'art. 23 della Legge di procedura davanti al TCA,
prevede che il giudice può ordinare la congiunzione di azioni:

                                         a) quando
sia dato un caso di litisconsorzio e una delle azioni non sia riservata ad
altro giudice per ragione di materia;

b) quando, essendo dirette contro un medesimo convenuto, derivino dal medesimo
fatto o atto giuridico.

Nell'evenienza concreta, visto che i ricorsi sono diretti contro delle
decisioni derivanti dal medesimo fatto giuridico e concernono le medesime
persone, è accertata la connessione tra loro. Per economia processuale, le due
procedure ricorsuali sono dunque congiunte in un unico procedimento giudiziario
(cfr. DTF 127 V 157; DTF 127 V 33; STFA del 16 ottobre 2000 nella causa K. K.,
Ö. K. S., P. S., K 52/00, K 53/00, 54/00 consid. 1; STFA del 29 settembre 1998
nella causa B., H 139+142/97, consid. 1; DTF 123 V 215 consid. 1).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Oggetto del
contendere è il riconoscimento del diritto a un assegno integrativo e a un
assegno di prima infanzia.

 

                                         L'art. 24
LAF fissa le condizioni per poter beneficiare dell'assegno integrativo e
stabilisce quanto segue:

 

"  Il
genitore domiciliato nel Cantone ha diritto all'assegno (integrativo), per il
figlio, se cumulativamente:

  a) ha la custodia
del figlio;

  b) ha il domicilio
nel Cantone da almeno tre anni;

  c) il reddito
disponibile del o dei genitori, con l'aggiunta dell'eventuale            assegno
di base nonché degli eventuali obblighi alimentari, è       inferiore ai limiti
minimi previsti dalla legislazione sulle prestazioni                                complementari
all'AVS/AI.

 

Se entrambi i genitori hanno la custodia del
figlio, la madre ha diritto all'assegno. 

 

Non ha diritto all'assegno il beneficiario di una
prestazione complementare all'AVS/AI, se il figlio è considerato per il calcolo
della prestazione."

 

                                         L'art. 28
Reg.LAF prevede

 

" 
E' considerato domiciliato nel Cantone il
titolare del diritto che vi risiede effettivamente con l'intenzione di
stabilirvisi durevolmente.

 

Si considera domiciliato
il titolare del diritto di cittadinanza svizzera e lo straniero in possesso del
permesso di domicilio (permesso C)."

 

                                         In
diverse sentenze (cfr. per tutte la STCA del 5 marzo 1998 nella causa B.,
pubblicata in RDAT II-1998 pag. 28 segg.) questo Tribunale ha avuto modo di
stabilire che il cpv. 2 dell'art. 28 Reg.LAF, nella misura in cui definisce il
concetto di domicilio degli assicurati stranieri con riferimento al permesso di
polizia (di tipo C) è contrario alla legge.

 

                                         L'art. 29
del Reg.LAF stabilisce che:

 

"  Il
titolare del diritto dimostra di essere stato domiciliato ininterrottamente nel
Cantone nei tre anni precedenti la richiesta.

 

  Il domicilio non si
considera interrotto se l'assenza dal Cantone è inferiore a tre mesi sull'arco
di un anno.

 

  In caso di
interruzione, il titolare del diritto deve adempiere nuovamente la condizione
relativa al periodo di carenza dei tre anni prima di poter inoltrare una nuova
richiesta."

 

                               2.4.   Gli art. 31
e 32 cpv. 1 LAF fissano le condizioni per poter beneficiare dell'assegno di
prima infanzia.

 

                                         L'art. 32
cpv. 1 LAF, che si riferisce alla famiglia biparentale, enuncia:

 

" 
I genitori domiciliati nel Cantone hanno diritto
all'assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a) hanno il domicilio nel
Cantone da almeno tre anni;

b) 
uno dei genitori non esercita nessuna attività lucrativa oppure ne esercita una
che non supera il 50% per dedicarsi alla cura del figlio;

c) il
reddito disponibile dei genitori, inclusi gli eventuali assegni di cui il
nucleo familiare beneficia in virtù della legge, è inferiore ai limiti posti
dall'art. 24 cpv. 1 lett. c)."

 

                                         Il
Reg.LAF prevede all'art. 45 cpv. 1 che:

 

" 
sono considerati domiciliati nel Cantone i
titolari del diritto che vi risiedono effettivamente con l'intenzione di
stabilirsi durevolmente".

 

                                         Secondo
l'art. 46 del Reg.LAF:

 

"  Il
titolari del diritto dimostrano di essere stati domiciliati ininterrottamente
nel Cantone nei tre anni precedenti la richiesta.

 

                                        Il
domicilio non si considera interrotto se l'assenza dal Cantone è inferiore a
tre mesi sull'arco di un anno.

 

                                        In caso di
interruzione, i titolari del diritto devono adempiere nuovamente la condizione
relativa al periodo di carenza dei tre anni prima di poter inoltrare una nuova
richiesta."

 

                               2.5.   Riguardo
alle nozioni di domicilio e di residenza abituale, in una sentenza del 17
maggio 1999 nella causa G., non pubblicata (39.98.109-110), il TCA ha
precisato:

 

"  Nella
presente fattispecie la Cassa ha ritenuto non adempiuto il presupposto
dell'art. 24 cpv. 1 lett. b LAF e 32 cpv. 1 lett. a LAF.

Chiamato ora a pronunciarsi, il TCA non può che approvare l'operato
dell'amministrazione.

Infatti, da una parte, vista la durata del soggiorno in Francia
dell'assicurata per motivi di studio e considerato che essa vive a Parigi con
il suo compagno e sua figlia ed ha quindi in quella città il centro dei suoi
interessi familiari, si può ritenere che essa abbia costituito il suo domicilio
civile in Francia (cfr., per un caso analogo, proprio in materia di assegni
familiari RVJ 1999 pag. 108-100).

Inoltre e soprattutto, anche volendo ammettere per ipotesi, che G.
è tuttora domiciliata in Ticino, comunque l'assicurata non vi risiede
effettivamente (cfr. STFA del 30 settembre 1998 nella causa P., H 144/97) per
ben 8 mesi all’anno ogni anno. Questa assenza dal nostro Cantone è di gran
lunga superiore rispetto a quella ammessa dall’art. 29 cpv. 2 Reg. LAF, secondo
cui il domicilio (recte: la residenza abituale) "non si considera
interrotto se l'assenza dal Cantone è inferiore ai tre mesi".

Non esistono del resto in concreto motivi di forza maggiore atti a
giustificare un'interruzione superiore (cfr. STFA del 19 aprile 1999 nella
causa M., P 44/97).

A ragione la Cassa ha quindi rifiutato all'assicurata l'assegno
integrativo.

Anche l’assegno di prima infanzia è stato giustamente rifiutato
dall’amministrazione, visto che secondo l’art. 32 cpv. 1 lett. a LAF per potere
ottenere questa prestazione, entrambi i genitori devono avere il domicilio nel
Cantone da almeno tre anni."

 

                               2.6.   Nell'evenienza concreta la
Cassa ha rifiutato agli assicurati il diritto all'assegno integrativo, fondandosi
sull'art. 24 cpv. 1 lett. b LAF. L'amministrazione ritiene che il requisito del
domicilio nel cantone da almeno tre anni non sia realizzato, in quanto la
moglie del ricorrente, ____________, è stata assente dal Ticino dal 1° luglio
2000 al mese di luglio/agosto 2001. 

                                         E' applicabile infatti
nella fattispecie l'art. 24 cpv. 2 LAF che prevede che se entrambi i genitori
hanno la custodia del figlio, solo la madre ha diritto all'assegno (cfr.
consid. 1.1.; 1.3.).

 

                                         A tale
proposito va ricordato che in numerose sentenze il TCA ha già dichiarato la
disposizione legale in questione contraria alla Costituzione federale e a
quella cantonale.

                                         In
particolare nella già citata sentenza del 9 marzo 1998 nella causa B.,
pubblicata in RDAT II-1998 pag. 28 segg., questo Tribunale si è così espresso:

 

"  Ci
si deve dunque porre il quesito se il padre può essere escluso dal diritto
all'assegno.

  In particolare
occorre stabilire se l'art. 24 cpv. 2 LAF, secondo cui "se entrambi i
coniugi hanno la custodia del figlio, la madre ha diritto all'assegno"
rispetta o no l'art. 4 cpv. 2 della Costituzione federale che recita:

 

  "Uomo e
donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura 

  l'uguaglianza
soprattutto per quanto concerne la famiglia, l'istruzione e il lavoro. Uomo e
donna hanno diritto a una retribuzione uguale per un lavoro di pari
valore."

 

  La  norma
costituzionale citata proibisce, di principio, ai legislatori cantonali di
emanare norme che contengano una disparità di trattamento fra uomo e donna: un
trattamento differenziato fra uomo e donna è ammissibile soltanto se la
differenza biologica o funzionale fra i due sessi esclude assolutamente una
parità di trattamento (DTF 108 Ia 29 consid. 5a; DTF 114 Ia 331, ZBL 1987 pag.
170 e pag. 308 consid. 3a).

  Ogni modifica
legislativa cantonale deve, dunque, tener conto di questo imperativo ancorato
nell'art. 4 cpv. 2 Cost. fed.

  In ogni caso,
secondo costante giurisprudenza, il principio dell'uguaglianza ancorato
nell'art. 4 Cost. fed. vincola il legislatore cantonale e comunale. 

  Sotto questo profilo
violano l'art. 4 Cost. fed. - oltre agli atti legislativi che  non hanno un
motivo serio o oggettivo, o che appaiono privi di senso o scopo - quelli che
fanno delle distinzioni inammissibili, che non trovano cioè alcuna
corrispondenza nelle diversità della fattispecie che la disciplina norma­tiva
vuole regolare, e quelli che - all'opposto - omettono di fare delle
distinzioni, laddove la diversità delle circostanze da sottoporre alla norma
impone, invece, di distinguere e che danno luogo quindi a una parificazione
inammissibile (DTF 111 Ia 326 consid. 6; 109 Ia 327 consid. 4; 108 II 114
consid. 2b; 107 Ib 182 consid. 5a, 301; 100 Ia 75/76 consid. 4b). 

  Per ammettere una
violazione dell'art. 4 Cost., occorre tuttavia che la distinzione fatta dal
legi­slatore appaia insostenibile, rispettivamente, nel caso inverso, che
appaia insostenibile il rifiuto di distinguere: tra questi due estremi l'art. 4
Cost. lascia infatti al legislatore cantonale e comunale una notevole libertà,
che gli consente ora di porre l'accento su tratti e su elementi comuni di due
fattispecie, per trat­tarle alla stessa maniera, ora di dare peso invece agli
elementi che le distinguono per sottoporle a un regime differenziato (STF
19.11.1986 in causa C.L.P., non pubbli­cata; STCA 3.1.1994 nella causa L.G.).

 

  Il Consiglio di
Stato, nel suo Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sugli
assegni di famiglia ha ricordato che la precedente legge sugli assegni
familiari del 24 settembre 1959, secondo il Tribunale federale, era
incompatibile con l'art. 4 della Costituzione federale, nella misura in cui
concedeva al solo padre il diritto all'assegno.

 

  Per questo a cifra
9.2. esso ha sottolineato che:

 

  "Il disegno di
legge attua il principio della parità uomo-donna".

 

  A commento dell'art.
12 del Disegno di legge (l'attuale art. 11 LAF che regola l'assegno di base) il
Consiglio di Stato ha poi precisato:

 

"  Il
capoverso 1 enuncia le casistiche possibili  nel caso in cui entrambi i
genitori abbiano la custodia del figlio. Si evidenzia in particolare la lett.
a, che concede prioritariamente il diritto all'assegno alla madre, nel caso in
cui entrambi i genitori abbiano un'attività salariata a tempo pieno o a tempo
parziale e con pari grado di occupazione: la norma non intende certo creare
disparità di trattamento fra uomo e donna, bensì definire in modo chiaro ed
univoco una delle due opzioni possibili."

    (cfr. Messaggio,
pag. 46)

 

Questa
disposizione della legge è stata dichiarata dal TCA  conforme alla Cost. fed.
in una sentenza del 22 gennaio 1998 nella causa S.C. (per una diversa
soluzione, cfr.: Pratique VSI 1997, pag. 275 relativa ad un Cantone in cui la
legge attribuiva prioritariamente al marito il diritto all'assegno. Il
Tribunale delle assicurazioni di quel Cantone ha instaurato la soluzione che
prevede il  diritto di libera scelta dei coniugi).

 

A
proposito dell'assegno integrativo, e precisamente riguardo  all'art. 24 LAF,
il Consiglio di Stato ha invece categoricamente stabilito che "nel caso in
cui entrambi i genitori hanno la custodia del figlio, titolare del diritto
all'assegno è la madre".

(cfr. Messaggio
citato, pag. 50).

 

  Concretamente ciò
significa che il padre domiciliato e con la residenza abituale nel Cantone da
almeno tre anni, pur avendo la custodia del figlio o dei figli, non può (mai)
avere diritto all'assegno integrativo. Al contrario la madre nelle medesime
condizioni ha sempre diritto all'assegno.

  Secondo questo
Tribunale l'art. 24 cpv. 2 LAF, così formulato,  viola l'art. 4 cpv. 2 della
Cost. fed., in quanto riconosce alla sola madre il diritto all'assegno, senza
che la disparità sancita sia giustificata da una differenza funzionale fra i
due genitori che hanno in custodia il figlio.

  Visto il riserbo che
il giudice, in virtù delle sue funzioni, si deve imporre (cfr. DTF 117 V 318
seg., in particolare 318-328), sta comunque al legislatore cantonale trovare
una soluzione che rispetti la Costituzione federale e l'art. 7 cpv. 2 e cpv. 3
della Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino del 14 dicembre
1997."

 

                               2.7.   Questa
giurisprudenza non può che essere confermata in questa occasione: sta al
legislatore trovare una soluzione adeguata al problema (cfr. STCA del 20 aprile
2000 nella causa C., inc. 39.2000.5; STCA del 1° febbraio 2000 nella causa
D.L., inc. 39.1999.35; STCA del 1° aprile 1999 nella causa B.; D. Cattaneo, La
legge sugli assegni di famiglia: caratteristiche, sentenze e problemi aperti,
in "Il diritto pubblico ticinese nel terzo millennio", RDAT I-2000,
pag. 130).

                                         Il TCA si
limita qui a segnalare il seguente passaggio di una sentenza del Tribunale
federale delle assicurazioni pubblicata in DTF 117 V 326:

 

"  Zwar
liesse sich fragen, ob diese Zurückhaltung angesichts der Schwere des durch die
Verfassungswidrigkeit entstehenden Rechtsnachteils einerseits und der
überlangen gesetzgeberischen Untätigkeit anderseits noch geboten sei (KÄLIN,
Verfassungsgerichtsbarkeit in der Demokratie, 1987, S.168 ff.: grundlegend
BIAGGINI, Verfassung und Richterrecht, Basler Diss. 1991, S. 452 ff., 464, 468
ff.). Solche Zweifel wären umso begründeter, als sich der Gesetzgeber durch
einen fallbezogenen, einleuchtend begründbaren Eingriff des Richters keine wegs
am Erlass einer neuen Ordnung gehindert sähe, die den Schranken der Bundesgesetzgebung
und den Grundrechten ebenso Rechnung tragen würde wie den allgemeinen
verfassungsrechtlichen Prinzipien (BGE 116 V 216; vgl. auch BGE 99 Ia 637),
hingegen den Rechtsuchenden im streitigen Einzelfall kaum mehr zu erfassen
vermöchte (ZBI 87/1986 S. 406).

Darüber
braucht hier nicht abschliessend entscheiden zu werden. Selbst wenn nämlich ein
richterliches Eingreifen nicht bereits aus Gründen verschiedener
Regelungsmöglichkeiten im Verein mit den andern erwähnten Gesichtspunkten
entfiele, setzt hier die beschränkte funktionelle Eignung des Richters, einen
Regelungsbereich grundlegend (neu) zu normieren, eine unüberwindbare
Schranke." (DTF 117 V 326)

 

                               2.8.   Dalla
documentazione agli atti risulta che i coniugi __________ hanno abitato a
____________ dal 1° febbraio 1995 al 30 giugno 2000, quando si sono recati per
alcuni mesi in Italia.

                                         Il marito
si è poi annunciato, dal 13 novembre 2000, presso il Comune di ___________,
dove è rimasto fino al 31 agosto 2001. 

                                         La moglie
e il figlio però non si sono mai notificati in questo paese. 

                                         Dal 31
agosto 2001 l'assicurato risulta risiedere con la famiglia nuovamente nel
Comune di ___________ (cfr. doc. _ agli atti dell'amministrazione).

 

                                         Con
effetto dal 1° luglio 2001 entrambi gli assicurati hanno poi concluso un
contratto di locazione relativo a un appartamento di 4 locali sito a
___________ (cfr. doc. _ agli atti dell'amministrazione).

 

                                         Inoltre
va rilevato che fino al mese di giugno 2000 la famiglia ___________ era
assicurata obbligatoriamente contro le malattie presso la Cassa malati
__________ (cfr. doc. _). In seguito ____________ e il figlio _________ si sono
riassicurati presso la ____________ a partire dal 1° luglio 2001, mentre il
marito dal 1° giugno 2001 (cfr. doc. _). 

 

                                         Gli
insorgenti dal canto loro, nell'atto ricorsuale, indicano unicamente che nel
corso dell'estate 2000 ____________ con la propria famiglia ha risieduto alcuni
mesi in Italia e che nel mese di novembre 2000 il ricorrente è rientrato in
Svizzera, dove è rimasto ininterrottamente (cfr. consid. 1.2.).

                                         Nulla è
stato precisato riguardo alla moglie e al figlio.

                                         Il 19 novembre 2001, l'avv.
_________, rispondendo a delle precise domande postegli dalla Cassa, ha
dichiarato che l'assicurato, al rientro in Svizzera nel mese di novembre 2000
era con la moglie e il figlio (cfr. doc. _ agli atti dell'amministrazione).

 

                                         A tale
proposito va rilevato che la procedura in materia di assicurazioni sociali è
retta dal principio inquisitorio (Untersuchungsgrundsatz, SVR 2001 KV Nr. 50
pag. 145; STFA del 5 settembre 2001 nella causa F.C., U 94/01; STFA del 9
maggio 2001 nella causa W.Z., P 36/00; STFA del 5 giugno 2000 nella causa V.P.
contro UAI e TCA, I76/00; DTF 122 V 157 consid. 1a; SVR 1995 AHV Nr. 57 pag.
164 consid. 5a; AHI praxis 1994 pag. 212; DTF 117 V 263; DTF 117 V 282). E’
dunque compito del giudice chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i
fatti giuridicamente rilevanti.

 

                                         Il
principio inquisitorio non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato
nell’obbligo delle parti di collaborare (cfr. DLA 2001 N. 12 pag. 145; RAMI
1994 pag. 211; AHI praxis pag. 212; DLA 1992 pag. 113; DTF 117 V 261; DTF 116 V
26 consid. 3c; DTF 115 V 142 consid. 8a; DTF 114 V 234 consid. 5a; DTF 110 V 52
consid. 4a; Meyer, “Die Rechtspflege in der Sozialversicherung” in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12; Spira, “Le contentieux des
assurances sociales fédérales et la procédure cantonale” in Recueil de
jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16; Kurmann, “Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz” in Luzerner Rechtsseminar 1986,
Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pag. 5 ss.).

                                         Questo
obbligo comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti
si avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere
ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza
o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le
conseguenze dell’assenza di prove (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa
M., U 202/01; STFA del 5 settembre 2001 nella causa F.C., U 94/01; STFA del 9
maggio 2001 nella causa W.Z., P 36/00; STFA del 9 maggio 2001 nella causa G.L.;
SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pag. 158-159 consid. 3a; DTF
117 V 264 consid. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; G. Beati, “Relazioni tra
diritto civile ... “ in relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali,
Lugano 1993, pag. 1 seg. (3)).

                                         Su questi
aspetti, cfr. in particolare: J. L. DUC, “Les assurances sociales en Suisse”,
Losanna 1995, pag. 827-828 e TH. Locher, “Grundriss des
Sozialversicherungsrecht” Berna 1997, pag. 339-341 il quale rileva che
“besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann, wenn der Sachverhalt ohne
Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter) erstellt werden kann”.

 

                                         In questo contesto va
ricordato che, per costante giurisprudenza, allorché l’accertamento di fatto
non ha consentito una diversa conclusione, il giudice prende la decisione a
sfavore della parte che avrebbe voluto derivare un diritto da una circostanza
rimasta priva del suffragio della prova (cfr.  STFA del 7 dicembre 2001 nella
causa M., U 202/01; DLA 2000 pag. 121e 122; DTF 119 V 20; DTF 115 V 113; Beati
in “Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali”, pag. 3).

 

                                         Nel caso
di specie gli assicurati non hanno comprovato in nessun modo il rientro in
Ticino di ____________ e del figlio _________, unitamente al marito, a far
tempo dal 13 novembre 2000.

 

                                         Questo
Tribunale deve dunque concludere, sulla base degli atti ufficiali all'incarto e
in applicazione dell'abituale principio della verosimiglianza preponderante
(cfr. (cfr.RDAT II-2001 N. 91 pag. 378; SVR 2001 KV N. 50 pag. 145; STFA del 18
settembre 2001 nella causa W., C 264/99; STFA del 28 novembre 2000 nella causa
S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa B., C 116/00; STFA del 23
dicembre 1999 in re F., C 341/98, consid. 3, pag., 6; DTF 125 V 195; STFA 6
aprile 1994 in re E.P.; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag. 202 consid.
2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142
consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, "Die Rechtspflege in der Sozialversicherung", in
Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989 pag. 31-32; Scartazzini, "Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale",
Basilea 1991, pag. 63), che la ricorrente e il figlio maggiore sono tornati a
vivere nel Cantone Ticino al più presto a decorrere dal mese di luglio 2001.

 

                                         In conclusione
dunque ___________ non può far valere un periodo di residenza abituale di
almeno tre anni in Ticino e beneficiare dell'assegno integrativo.

 

                                         Per
inciso va comunque segnalato che anche se si potesse dimostrare che
l'assicurata è rientrata con il marito in Svizzera dal 13 novembre 2000, essa
non avrebbe diritto all'assegno integrativo. Infatti il periodo di carenza di
tre anni in Ticino è in ogni caso stato interrotto per più di tre mesi
sull'arco di un anno, e meglio per quattro mesi e mezzo - dal 1° luglio al 13
novembre 2000 - (cfr. art. 29 cpv. 2 Reg.LAF; consid. 2.3.; 2.8.). Non esistono
poi in concreto motivi di forza maggiore atti a giustificare un'interruzione
superiore (cfr. STFA del 19 aprile 1999 nella causa M., P 44/97, D. Cattaneo, La
legge sugli assegni di famiglia: caratteristiche, sentenze e problemi aperti,
in "Il diritto pubblico ticinese nel terzo millennio", RDAT I-2000,
pag. 131; per un caso in cui i motivi di forza maggiore sono stati ammessi cfr.
RDAT II-2001 pag. 104 segg.).

 

                               2.9.   A titolo
abbondanziale va rilevato che già nel Messaggio dell’11 novembre 1998 relativo
ad una modifica della legge sugli assegni di famiglia dell’11 giugno 1998, il
Consiglio di Stato aveva proposto di sanare l’incostituzionalità della norma
modificando l’art. 24 cpv. 2 LAF nel senso che se entrambi i genitori hanno la
custodia del figlio, titolare del diritto è il padre o la madre. 

 

                                         Nel
Messaggio del 18 dicembre 2001 sulla prima revisione della legge sugli assegni
di famiglia la proposta appena menzionata è stata rivista, in quanto il nuovo
assetto legislativo suggerito non prevede più la custodia (bensì la
coabitazione con il figlio ) quale condizione del diritto all'assegno
integrativo e di prima infanzia.

                                         Il
Consiglio di Stato ha così proposto che nel caso in cui il figlio coabita (cioè
vive) con entrambi i genitori, il diritto all'assegno integrativo spetti al
padre o alla madre, a dipendenza di quale dei due adempie la condizione
relativa al periodo di carenza. Ciò non esclude che se entrambi i genitori
adempiono i necessari requisiti, possano entrambi essere titolari del diritto
(cfr. p.to 4.3.5. del Messaggio; nuovo art. 24 cpv. 1 lett. a e cpv. 2 del
disegno di legge concernente la modifica della LAF).

 

                                         Il
Consiglio di Stato ha inoltre proposto di aumentare il "periodo di
interruzione" ammesso, portandolo dagli attuali 3 mesi a 12 mesi. Esso
sarà indipendente dai motivi che sono all'origine dell'assenza dal Cantone. La
Cassa non dovrà più verificare se ricorrono motivi giustificativi per ammettere
un'assenza superiore ai 3 mesi (forza maggiore; malattia del richiedente);
quale contropartita il termine di 12 mesi dovrà essere estremamente rigido e
sarà una soglia oltrepassata la quale il periodo di carenza dovrà essere in
ogni caso considerato interrotto (cfr. p.to 4.3.4.3.4. del Messaggio; nuovi
art. 25a e 33a del disegno di legge concernente la modifica della LAF).

 

                             2.10.   Per quanto
attiene all'assegno di prima infanzia, va osservato che il chiaro tenore della
legge prevede all'art. 32 cpv. 1 lett. a) LAF che entrambi i genitori devono
avere il domicilio nel Cantone da almeno tre anni per avere diritto all'assegno
(cfr. consid. 2.4.).

                                         Nel caso
di specie _____________, come esposto sopra (cfr. consid. 2.8.), è rientrata
nel nostro Cantone soltanto nel mese di luglio 2001, mentre il marito,
risiedendo dal 1° luglio al 13 novembre 2000 in Italia (cfr. consid. 2.8.), ha
comunque interrotto il periodo di carenza di tre anni di domicilio ininterrotto
in Ticino per un periodo superiore ai tre mesi, senza che fossero realizzati
motivi di forza maggiore atti a giustificare l'assenza dal Ticino (cfr. art. 46
Reg.LAF).

                                         In simili
condizioni occorre concludere che i coniugi __________ non adempiono il
presupposto enunciato all'art. 32 cpv. 1 lett.a LAF e quindi non hanno diritto
all'assegno di prima infanzia (cfr. STCA del 14 giugno 2000 nella causa M.,
inc. 39.2000.8).

 

                             2.11.   Giova in ogni
caso segnalare che nel Messaggio del 18 dicembre 2001 sulla prima revisione
della legge sugli assegni di famiglia il Consiglio di Stato ha proposto che la
condizione del "doppio" periodo di carenza venga abolita. Tale
modifica renderà peraltro superflua la distinzione fra famiglia monoparentale e
famiglia biparentale.

                                         Il
requisito sancito dall'attuale art. 32 cpv. 1 lett.a LAF crea infatti disparità
di trattamento, visto che l'art. 49 Reg.LAF prevede che il genitore
monoparentale che ha ottenuto il diritto all'assegno di prima infanzia mantiene
tale diritto se viene raggiunto dall'altro genitore, anche se quest'ultimo non
adempie il presupposto relativo al periodo di carenza. Per contro se la
richiesta dell'assegno di prima infanzia è formulata da entrambi i genitori, la
famiglia viene ab initio considerata quale famiglia biparentale e,
quindi, soggetta alla condizione del "doppio" periodo di carenza.

 

                                         Con
l'abolizione del presupposto del domicilio nel Cantone da tre anni da parte di
entrambi i genitori, l'art. 49 Reg.LAF andrebbe inoltre abrogato. 

                                         Per poter
accedere al diritto all'assegno di prima infanzia, sarà quindi sufficiente che
uno dei due genitori adempia la condizione dei tre anni di domicilio in Ticino.
Ovviamente le altre condizioni legali - in particolare quella del domicilio -
dovranno essere adempiute da entrambi i genitori (cfr. p.to 4.3.4.2 del
Messaggio; nuovo art. 32 cpv. 1 lett. c del disegno di legge concernente la
modifica della LAF).

 

                             2.12.   Gli
assicurati nei ricorsi del 26 ottobre 2001 hanno indicato quali prove, oltre al
richiamo dalla Cassa dell'incarto oggetto del gravame, il richiamo dalla
Sezione dei permessi e dell'immigrazione dell'incarto relativo a _____________
(cfr. consid. 1.2.).

 

                                         Al
riguardo va rilevato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora
l’istruttoria da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47, no. 63; Gygi, Bundesverwaltungs-rechtspflege, IIa ed., pag. 274; Kummer,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 4a ed., pag. 135; Scartazzini, Les rapports
de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991,
pag. 63; cfr. pure STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01; STFA del
29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 26 novembre 2001 nella
causa R., U 257/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa R.G., I 11/01; STFA del
13 novembre 2000 nella causa F.S., H 238/98; DTF 124 V 94; DTF 120 Ib 229
consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e rinvii). Tale modo di procedere non
costituisce una violazione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 29
cpv. 2 Cost. (cfr. SVR 2001 IV no 10 pag. 28; DTF 124 V 94; DTF 122 V 162
consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e rinvii).

 

                                         In
concreto dunque, visto che la questione relativa all'adempimento o meno del
periodo di carenza di tre anni da parte degli assicurati deve essere
considerata sufficientemente chiarita sulla base della documentazione agli
atti, questo Tribunale rinuncia a procedere a degli ulteriori provvedimenti
probatori.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che secondo la giurisprudenza
del TCA la nozione di domicilio contenuta nella LAF va interpretata con
riferimento al concetto di domicilio ai sensi del diritto civile e non in
relazione al permesso di polizia degli stranieri (cfr. RDAT II-1998 pag. 28
segg.; D. Cattaneo, art. cit., pag. 129-130).

 

                             2.13.   Alla luce di
quanto esposto sopra, le decisioni emanate dalla Cassa cantonale con le quali
sono stati rifiutati agli assicurati l'assegno integrativo e l'assegno di prima
infanzia devono essere confermate.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   I ricorsi
sono respinti.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Intimazione
alle parti.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti