# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b35c9bad-3a66-577a-975e-848764fa6e63
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-10-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 21.10.2002 INC.2002.36407
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2002-36407_2002-10-21.html

## Full Text

N. 364.2002.7 LM                                                      Lugano,
21 ottobre 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per statuire sull’istanza di libertà provvisoria
inoltrata in data 14 ottobre 2002 da

__________,            

(difeso d’ufficio dall’avv. __________)

e trasmessa
in data 16 ottobre 2002 con preavviso negativo dal Procuratore Pubblico
avv. __________;

concessa all’accusato, con ordinanza 16 ottobre 2002, la
facoltà di presentare osservazioni al preavviso negativo del magistrato
inquirente, e letto l’allegato 18 ottobre 2002;

avuti a
disposizione gli atti formanti l’inc. MP __________/MV/ms;

ritenuto

in fatto:

A.

__________ è
stato tratto in arresto in data 26 giugno 2002, siccome sospettato di avere
ripetutamente commesso abusi sessuali sulla minorenne __________ 1988, sua
nipote (v. rapporto d’arresto 26 giugno 2002, inc. Giar 364.2002.1 doc. 2). Il
giorno successivo, questo giudice ha confermato l’arresto (inc. Giar cit., doc.
18), con contestuale intimazione della promozione dell’accusa per titolo di
ripetuti atti sessuali con fanciulli, ripetuta coazione sessuale, ripetuti atti
sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, ripetuta
somministrazione a fanciulli di sostanze pericolose per la salute, infrazione
alla LFStup. (inc. Giar cit., doc. 1). A verbale MP 28 agosto 2002 (inc. MP
doc. 158 p. 14), l’accusa è stata estesa ai titoli di reato di ripetuta
violenza carnale, ripetuta contravvenzione e ripetuta infrazione alla LFStup.

 

B.

L’istruttoria,
che ha seguito il suo corso ordinario, si avvia verso la conclusione,
quand’anche vi siano ancora prove in corso d’assunzione: è di imminente
effettuazione, in particolare, una nuova audizione della vittima, alla quale
verranno prospettate domande proposte dalla difesa (v. preavviso negativo 16
ottobre 2002, inc. Giar 364.2002.7 doc. 2 p. 2).

L’accusato
istante, in ogni caso, ammette unicamente – ed in termini riduttivi – le meno
gravi infrazioni alla LFStup. (offerta alla vittima, e consumo con lei, di marijuana),
ma nega pervicacemente ogni e qualsiasi comportamento a sfondo sessuale
contrario agli artt. 187 ss. CPS nei confronti della ragazza (v. preavviso
negativo 16 ottobre 2002, cit., ibid.).

 

C.

Con l’istanza
qui discussa, __________ chiede la sua messa in libertà provvisoria. Contesta,
in particolare, che siano dati nei suoi confronti gravi indizi di colpevolezza:
mancherebbero riscontri oggettivi (testimonianze, referti medici e simili, v.
istanza 14 ottobre 2002, inc. Giar 364.2002.7 doc. 1, pto. 1 p. 2), ed il
racconto della vittima sarebbe caratterizzato da contraddizioni tali da
inficiarne la credibilità (loc. cit., pto. 3.3 p. 4-5; pto. 3.7 p. 9). Non
sussisterebbe pericolo di collusione, poiché nei quattro mesi d’inchiesta
sarebbero ormai state sentite tutte le persone informate sui fatti, mentre
l’accusato era detenuto a Mendrisio, a beneficio dei soli colloqui con il
difensore e la moglie; inoltre, egli ignora ormai dove la vittima soggiorni
attualmente (loc. cit., pto. 4 p. 10). La perizia psichiatrica, infine,
negherebbe la pericolosità sociale dell’accusato istante, e non sarebbe
pertanto dato neppure il pericolo di recidiva (loc. cit., pto. 6 p. 12).

 

D.

Il
Procuratore Pubblico, dal canto suo, sottolinea la credibilità della vittima,
già solo per il fatto che il racconto di lei relativo a svariate “circostanze
esterne” abbia trovato “piena conferma negli atti d’inchiesta” (preavviso
negativo 16 ottobre 2002, all’inc. Giar 364.2002.7 doc. 2 p. 2). Circa
l’assenza di testimoni, ricorda che “in un contesto come quello qui in esame
(abusi sessuali in ambito famigliare, tra le mura domestiche o in macchina in
zona appartata) è normalmente buona regola non averne” (ibid.). A valere quali
bisogni istruttori, menziona diverse prove in corso d’assunzione, in
particolare una perizia di credibilità sulla vittima ed un’ulteriore imminente
audizione di quest’ultima, al fine di sottoporle domande proposte dalla difesa.
Le risultanze di tali prove, infine, dovranno essere sottoposte all’accusato ed
alla sua difesa (loc. cit., p. 2-3). Il magistrato inquirente si rifiuta di
escludere a priori il pericolo di recidiva (loc. cit., p. 3), e ribadisce il
pericolo che l’accusato istante si attivi al fine di rintracciare e contattare
la vittima, “il tutto a grave pregiudizio non solo della minorenne ma anche per
gli esiti dell’inchiesta” (ibid.). Da ultimo, considera la detenzione già
subita ed ancora prospettabile siccome ancora rispettosa del principio di
proporzionalità (ibid.).

 

E.

In sede di
osservazioni 18 ottobre 2002 (inc. Giar 364.2002.7 doc. 5), l’accusato si
riconferma nella propria istanza, dilungandosi – come già in sede di istanza –
in critiche di merito qui inconferenti (loc. cit., pto. 3 p. 3-4). Sui bisogni
istruttori, respinge l’idea che vi sia pericolo di inquinamento con riferimento
alla prevista nuova audizione della vittima da parte del Magistrato dei
minorenni, che auspica imminente (loc. cit., pto. 4 p. 4); tale pericolo non
sussisterebbe neppure per la perizia di credibilità della vittima, oltretutto
ordinata tardivamente dal magistrato inquirente (ibid.). Da ultimo, critica il
perdurare della detenzione preventiva come irrispettoso del principio di
proporzionalità, in quanto nel caso di specie parrebbe assumere “il ruolo di
una presunzione di colpevolezza a sostegno della tesi accusatoria” (loc. cit., pto.
5 p. 5).

Considerato

in diritto:

1.

L'art. 95 CPP
- corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre
1992 / 1.gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza:
v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere
preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di
recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale
cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad
assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale
espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16
novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep.
132 [1999] n. 116).

I menzionati
presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione,
quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina
la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) –
ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986
pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la
Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep.
1980 pag. 128).

 

2.

a)        In punto all’esistenza di sufficienti indizi di colpevolezza,
va rammentato che non è compito di questo giudice esprimersi in proposito in
termini definitivi: è, questo, compito del giudice di merito. Di più: proprio
per evitare anche solo parvenza di pregiudizio nei confronti della futura
determinazione da parte della Corte di merito, è buona prassi di questo Ufficio
di astenersi da un’analisi troppo approfondita. D’altro canto, un esame
superficiale è inevitabile, dato che la legge esige costante verifica dei
presupposti dell’arresto da parte di questo giudice, e dunque pure
dell’esistenza di gravi indizi di reato.

b)        Si ha, allora ed essenzialmente, che __________ non ammette
la benché minima attività sessuale con la vittima. A leggere le sue
dichiarazioni a verbale ed il suo memoriale redatto in carcere (v. ad es.
verbale MP 14 agosto 2002, inc. MP doc. 147, e memoriale allegato), egli si
sarebbe limitato a tollerare che la ragazza – quando questa trascorreva il fine-settimana
a casa di lui – fumasse sigarette in sua presenza, rispettivamente ad
accompagnarla in campagna per fumare per fumare, quando a casa vi era la
moglie. L’avrebbe inoltre regolarmente portata con sé al bar, dove si
incontrava con gli amici, ed avrebbe omesso di intervenire per impedire che lei
consumasse marijuana; al più, a fatica, ha ammesso di avere fatto qualche tiro,
quando un proprio amico stava fumando con la ragazza. L’iniziativa per il
consumo di marijuana, comunque, sarebbe provenuta dalla ragazza, a suo dire,
per le confidenze raccolte da lei medesima, parecchio disinibita anche in campo
sessuale.

c)         A fronte di ciò, stanno invece le dichiarazioni della
vittima. In termini univoci e sempre coerenti, ella ha raccontato
dettagliatamente il primo episodio di violenza sessuale subita (v. verbale MM
12 luglio 2002 [inc. MP doc. 90 p. 6; verbale MM 5 agosto 2002 [inc. MP doc. 127]
p. 1-5), aggiungendo di essere poi ripetutamente stata oggetto (e forzato
soggetto) di atti sessuali.

Sebbene la
credibilità delle sue dichiarazione faccia attualmente oggetto di una perizia
specialistica, per le necessità di questa decisione, ed in base ai criteri di
mera verosimiglianza qui obbligatoriamente applicabili, le dichiarazioni della
vittima appaiono assai più credibili che non gli argomenti che l’accusato
istante avanza per insinuare dubbi: l’argomento dell’asserita impossibilità di
un atto di violenza sessuale in auto è del tutto infondato, anzi al limite del
temerario, se si considera la ricca casistica di episodi di tale genere.
Parimenti inefficace è l’obiezione relativa alla locazione dei preservativi,
ovvero se gli stessi si trovassero in auto o sul comodino della camera da letto
dell’accusato istante: il fatto che, per loro libera decisione, i coniugi
__________ avessero la certezza di non poter avere figli, non esclude
l’utilizzo del preservativo (ad esempio per scongiurare ogni pericolo di
trasmissione di malattie; v., tuttavia, verbale dell’accusato MP 6 settembre
2002, inc. MP doc. 192, p. 2); e comunque, non si può certo escludere che
__________, prima di passare agli atti sessuali sulla ragazza – che seguivano,
apparentemente, un rituale ripetitivo, che prendeva l’avvio con il consumo di
marijuana – predisponesse il tutto, tra l’altro preparando i preservativi sul
comodino (senza paura di venire scoperto, poiché in quelle occasioni la moglie
era al lavoro).

Da ultimo,
proprio l’ampio utilizzo di sostanze stupefacenti da parte della vittima –
propiziato dall’accusato e caratteristica di questo incarto – era il mezzo che
inibiva la vittima (la quale era, come dice lei, “stona”, verbale MM 12 luglio
2002 p. 6 [inc. MP doc. 90]), non violenza fisica o simili: ciò spiega la
forzata disponibilità della ragazza a compiere atti sessuali che “per la loro
stessa natura non possono essere imposti e presuppongono un atto di volontà da
parte di chi li pratica” (istanza, cit., pto. 3-6 p. 8). In questo contesto,
poi, appare evidente come l’accusato istante dimentichi che non tutti i titoli
di reato di cui è accusato esigono l’impiego della violenza nei confronti della
vittima, ma possono anzi tranquillamente realizzarsi anche se la vittima è – per
modo di dire, appunto in virtù dell’età, dello stato di dipendenza o della
limitata capacità di discernimento – “consenziente”.

Altre
contraddizioni sottolineate dall’accusato (il numero di episodi in Val
__________ [v. istanza, cit., pto. 3-6 p. 8] riguardano dettagli relativamente
marginali, mentre la presunta “tendenza a mentire” (osservazioni, cit., pto. 3
p. 3) è desunta dall’accusato sulla base di episodi estranei ai fatti, e
comunque almeno parzialmente spiegabili con l’età e la situazione familiare
della ragazza. E le sparute ed apparentemente riduttive ammissioni
dell’accusato istante in tema di consumo di stupefacenti – lungi dall’essere
spontanee, e neppure fatte “dopo qualche esitazione iniziale dovuta alla paura
della situazione in cui si è trovato” (così, tuttavia, in sede di istanza,
cit., pto. 3.2 p. 3), bensì precedute da convergenti ammissioni di terzi – sono
essenzialmente riconducibili alle dichiarazioni della vittima, la cui
verosimiglianza di principio non appare scalfitta da pretese contraddizioni
marginali (v. osservazioni, cit., pto. 3 p. 3).

d)        Inoltre, l’accusato medesimo ha raccontato episodi atti a
mettere in cattiva luce la vittima e terze persone – episodi, tuttavia, non
solo contestati con veemenza (ad es. la dichiarazione secondo la quale la
ragazza avrebbe ricompensato con prestazioni sessuali coloro che le regalavano
della marijuana, v. verbale MP 28 agosto 2002 p. 4 [inc. MP doc. 158],
controbattuto dalla ragazza [v. verbale MM 5 agosto 2002, cit., p. 8, riguardo
l’amico __________]), ma anche snocciolati a spizzichi in corso d’inchiesta,
apparentemente a seconda di come quest’ultima evolveva. Questo suo
atteggiamento, ovviamente, non ha per nulla contribuito ad accrescere la
credibilità di lui, e ciò, pure in assenza di riscontri oggettivi
rispettivamente di testimonianze concrete (queste ultime, come rettamente
evidenzia il Procuratore Pubblico [preavviso negativo, cit., p. 2], ovviamente
del tutto improbabili in circostanze come quelle del caso di specie).

e)        Tutto ciò considerato, dunque, a questo stadio del
procedimento e sulla base degli elementi di giudizio attualmente agli atti, gli
indizi di colpevolezza a carico di __________ appaiono assolutamente “gravi e
concreti” ai sensi dell’art. 95 cpv. 2 CPP, in ogni caso di maggior peso che
non i dubbi sollevati da lui e dalla sua difesa.

 

3.

a)        Come illustra il Procuratore Pubblico, sono senz’altro date
ulteriori esigenze d’inchiesta, in particolare un’ulteriore audizione della
vittima su domande proposte dall’accusato (v. preavviso negativo, cit., p. 2 in
fine), prevista a breve (v. scritto 17 ottobre 2002 del Magistrato dei
minorenni, inc. Giar 364.2002.7 doc. 6), le cui risultanze dovranno essere
successivamente contestate all’accusato perché prenda posizione in proposito. È
in fase di approntamento, poi, una perizia di credibilità della vittima (inc.
MP doc. 242). Infine, una volta raccolte queste prove, dovranno essere valutate
e semmai assunte nuove prove proposte dalle parti, conformemente all’art. 196
CPP.

A giudizio di
questo giudice, almeno alcune delle prove – ed in particolare la nuova
audizione della vittima – non possono essere assunte con l’accusato in libertà
provvisoria.

b)        Il diritto dell’accusato di negare ogni addebito è
sacrosanto, e non vuole assolutamente essere messo qui in discussione.
Tuttavia, appare opportuno sottolineare come le conseguenze dell’esercizio di
tale diritto siano diverse, a seconda della fase processuale in cui ci si
trova: in sede di giudizio di merito, a causa del fatto che l’onere di
dimostrare la colpevolezza dell’accusato grava sulla pubblica accusa, il
diniego ad oltranza costringe la Corte a decidere sulla base di indizi, ed in
presenza di insormontabili dubbi, ad assolvere l’accusato. In sede d’inchiesta,
tuttavia, quando l’assetto probatorio non è ancora completo, tale atteggiamento
provoca non solo l’allargamento dell’inchiesta, con l’assunzione di mezzi di
prova che sarebbero stati superflui in caso di ammissione, ma getta anche
un’ombra di dubbio sull’atteggiamento generale dell’accusato. Se – come nel
caso di specie (supra, consid. 2) – si deve prestare preponderante
credibilità alla tesi accusatoria, non si può non attribuire una connotazione
negativa al fatto che l’accusato neghi: tale suo atteggiamento non può che
essere letto altrimenti che come espressione di mancata resipiscenza. La
possibilità che egli si adoperi per influenzare a proprio beneficio persone a
lui vicine (parenti, conoscenti, addirittura la vittima, che, per quanto non
più a casa, non è certo impossibile da localizzare, così giustamente il
Procuratore Pubblico nelle proprie osservazioni, cit., p. 3) è senz’altro
maggiore che non nel caso di colui che ammette le proprie responsabilità.

c)         Certo, i principi interpretativi appena esposti devono
essere applicati con la massima circospezione, e non possono essere adottati
aprioristicamente in ogni caso in cui l'accusato neghi; qui, tuttavia,
considerata anche la genesi delle dichiarazioni dell'accusato (partite come
espressione di semplice ed assoluta negazione, col tempo relativizzatesi a
seguito delle dichiarazioni dei vari testi sentiti, e da ultimo sfociate in
generalizzate accuse di comportamenti penalmente rilevanti nei confronti di non
meglio definiti terzi, fornitori di marijuana alla vittima), appare legittimo
temere che l’accusato porrà in atto quanto in suo potere pur di migliorare la
propria posizione – facilitato, in ciò, anche dal fatto che la vicenda si è
svolta in ambito famigliare, e forse anche dai difficili rapporti fra la
vittima e la madre.

 

4.

Del tutto
ininfluente, nel caso di specie, il motivo d’arresto del pericolo di fuga,
resta il pericolo di recidiva. Il perito sembra escludere tale pericolo (v.
perizia, inc. MP 226, ad 3 p. 22), ma il magistrato inquirente si attesta su
posizioni più prudenti, preferendo attendere la delucidazione orale della
perizia (v. preavviso negativo, cit., p. 3). L’accusato, dal canto suo, fa
proprie le conclusioni del perito, sottolineando inoltre che il pericolo di
recidiva non riguarda il timore di ulteriori contatti fra accusato e vittima
(v. osservazioni, cit., pto. 5 p. 5). A ragione: proprio il timore che
l’accusato, anche visto il suo atteggiamento processuale, possa attivarsi per
esercitare indebito influsso su terze persone, ha portato ad ammettere l’esistenza
di un pericolo di inquinamento delle prove, in particolare di collusione. Ciò,
tuttavia, non significa che vi siano elementi per dire che l’accusato, se posto
in libertà provvisoria, voglia nuovamente delinquere, rispettivamente non sia
in grado di evitare nuovi reati.

 

5.

In tema di
proporzionalità, infine, va rilevato come l’inchiesta, di per sé difficile per
la delicatezza del tema ed il coinvolgimento di una vittima minorenne, ed
ulteriormente complicata dall’atteggiamento dell’accusato, sia proceduta
speditamente, e si avvicini alla conclusione: non sono più molte le prove che
devono essere assunte. Considerata la gravità dei reati imputati a __________,
e di riflesso la verosimiglianza di una sua eventuale condanna ad una pena
detentiva di durata superiore al carcere preventivo già subito ed ancora prospettabile,
quest’ultimo appare rispettoso del principio di proporzionalità. Mal si
comprende cosa intenda affermare l’accusato quando dice che, nel caso concreto,
sembra “che la lunga carcerazione preventiva assuma il ruolo di una presunzione
di colpevolezza a sostegno della tesi accusatoria” (osservazioni, cit., pto. 6
p. 5): è di assoluta ovvietà che ciò non può avvenire, poiché la durata della
carcerazione preventiva, di per sé, non permette alcuna deduzione sui fatti e
sulla responsabilità dell’autore.

 

6.

Resta in ogni
caso sottinteso l’obbligo, per il magistrato inquirente, di trattare con
priorità i casi in cui l’accusato è in detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3
CPP). L’istante ha comunque sempre la possibilità, in caso di ritardo
ingiustificato, di rinnovare la domanda di messa in libertà, che verrà valutata
in base alla situazione del momento, e dunque potrebbe avere esito diverso.

 

7.

In
conclusione, l’istanza in discussione deve essere respinta, con la presente
decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenze di tassa
e spese.

 

Per i quali motivi,

visti gli artt. 95 ss., 107 s., 279 ss. e 284 cpv. 1 lit.
a CPP

d e c i d e :

1.     
L’istanza di libertà provvisoria inoltrata in data 14 ottobre 2002 da
__________ è respinta.

2.      Non
si percepiscono né tassa né spese giudiziarie.

3.      Contro
la presente decisione è dato il rimedio alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.     
Intimazione:

-    avv.
__________, per sé e per l’accusato istante;

-    Procuratore Pubblico avv. __________, con
copia delle osservazioni dell’accusato istante, nonché con l’inc. MP
__________/MV/ms di ritorno.

giudice __________