# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 16d5e798-4a68-552f-b784-da175641a432
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-02-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.02.1998 52.1997.211
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1997-211_1998-02-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.97.00211

   

  	
  Lugano

  3 febbraio 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry
  Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso 28 agosto 1997 di

 

 

	
   

  	
  __________,  

  patrocinata
  dall'avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 5 agosto 1997 (n.3771) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 13 maggio 1997
  del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri, in materia di
  rifiuto di rinnovo del permesso di dimora annuale e di rilascio del permesso
  di domicilio;

  

 

 

viste le risposte:

-      4 settembre 1997 del Consiglio di
Stato,

-    15 settembre 1997 della Sezione
degli stranieri;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   __________, cittadina
italiana, si è sposata il __________ avanti all'Ufficiale dello stato civile
del Comune di __________ con __________, cittadino svizzero attinente di
__________. Ha altresì ottenuto nel contempo un permesso di dimora annuale, in
seguito più volte rinnovato l'ultima volta con scadenza al 31 gennaio 1997.
Essa era già stata al beneficio, a partire dal 26 gennaio 1989, di un permesso
per confinanti per lavorare in qualità di cameriera nel Canton Ticino.

 

Il __________ è nato __________.

 

 

                                  B.   Con decisione del 13 maggio
1997, la Sezione degli stranieri ha respinto l'istanza presentata da __________
gennaio precedente volta al rinnovo e alla modifica del suo permesso di dimora
in permesso di domicilio, l'interessata essendo a carico della pubblica
assistenza per oltre fr. 160 000.– senza che vi fossero elementi atti a
ritenerla autosufficiente nel prossimo futuro permettendone la restituzione.

 

 

                                  C.    Adìto da __________, il
Consiglio di Stato ne ha respinto il gravame il 5 agosto 1997.

Secondo l'Esecutivo cantonale, sarebbero ossequiati in specie
i presupposti per l'espulsione dal territorio cantonale (art. 10 cpv. 1 lett. d
LDDS), la ricorrente essendo continuamente a carico - assieme al marito -
dell'assistenza pubblica dal 1992. Il Governo, dopo aver considerato la misura
rispettosa del principio della proporzionalità e dell'interesse pubblico, ha
pertanto impartito all'insorgente di lasciare il territorio del Cantone entro
il 30 settembre 1997. Il Consiglio di Stato ha pure respinto l'istanza di assistenza
giudiziaria e di gratuito patrocinio pedissequa al gravame.

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronuncia
governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone - previo conferimento dell'effetto sospensivo al
gravame - l'annullamento e postulando il rinnovo a suo favore di un permesso di
dimora subordinatamente il rilascio di un permesso di domicilio.

Contestate le decisioni delle autorità inferiori siccome
sproporzionate e non giustificate da alcun interesse pubblico preponderante,
asserisce in sostanza che un suo allontanamento dal territorio cantonale
avrebbe una ripercussione assai limitata sull'erogazione attuale degli importi
a favore della famiglia da parte dell'assistenza pubblica - indigenza dovuta a
problemi di tossicodipendenza dei coniugi -, essendovi attualmente concrete
possibilità circa un prossimo suo reinserimento professionale. Sottolinea pure
di non avere precedenti penali e che la misura avrebbe ripercussioni negative
sui legami familiari.

Con istanza pedissequa al gravame, chiede di essere posta al
beneficio dell'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame
si oppone la Sezione degli stranieri adducendo delle argomentazioni di cui si
dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del ricorso,
riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione impugnata.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a
statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 1 della Legge transitoria d'applicazione dell'art. 98a della legge
federale sull'organizzazione giudiziaria in materia di diritto degli stranieri
del 12 marzo 1997).

 

                                         1.2. Giusta l'art. 100
cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il
rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale
non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente
decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati
con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio.
Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo
laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid.
1a con rinvii).

 

1.3. L'insorgente ha diritto, di principio, al permesso
postulato; in effetti, ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 seconda frase LDDS il
coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio e alla proroga
del permesso di dimora e, dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque
anni, al permesso di domicilio. Il quesito a sapere se esista un motivo di
espulsione e se, di conseguenza, il permesso possa esserle rifiutato attiene al
merito (DTF 118 Ib 151 consid. 3d; RDAT I-1994 N. 55).

Assodato che per le ragioni dianzi esposte la fattispecie
potrebbe essere dedotta in giudizio innanzi al Tribunale federale mediante un
ricorso di diritto amministrativo, la competenza di questo Tribunale è
certamente data.

 

1.4. La ricorrente si richiama anche all'art. 8 CEDU. Lo
straniero può, a seconda delle circostanze, prevalersi del diritto al rispetto
della vita privata e familiare garantito da tale norma per opporsi
all'eventuale separazione della famiglia e ottenere un permesso di dimora.
Affinché l'art. 8 CEDU sia applicabile, occorre tuttavia che tra lo straniero
che domanda un permesso di dimora e la persona della sua famiglia che beneficia
del diritto di risiedere in Svizzera (cittadino svizzero o straniero titolare
di un permesso di domicilio) esista una relazione stretta, intatta, che sia
effettivamente vissuta (DTF 122 II 5, consid. 1e; 118 Ib 152, consid. 4). Non
occorre nella fattispecie esaminare tali requisiti, il ricorso andando accolto
nell'ambito dell'applicazione della LDDS.

 

1.5. Il gravame, tempestivo (art. 46 PAmm) e presentato da
una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è ricevibile in
ordine e può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18
cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   Prima di entrare nel merito
del ricorso va evasa la domanda formulata dalla ricorrente relativa alla
concessione dell'effetto sospensivo.

A tale proposito occorre rilevare che giusta l'art. 47 cpv. 1
PAmm, il ricorso al Tribunale cantonale amministrativo ha effetto sospensivo a
meno che la legge o la decisione impugnata non dispongano altrimenti.

Ora, nella fattispecie in esame non è data nessuna delle predette
eccezioni alla regola sancita da tale disposizione. Si noti in particolare che
la decisione governativa qui impugnata non dispone affatto la revoca
dell'effetto sospensivo in caso di ricorso contro la stessa.

Ne consegue pertanto che l'impugnativa inoltrata dalla
ricorrente ha già per legge effetto sospensivo e quindi la domanda volta ad
ottenere in questa sede analogo provvedimento va senz'altro respinta in quanto
priva di oggetto.

 

 

                                   3.   L'art. 7 cpv. 1 LDDS
dispone che il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha diritto al
rilascio e alla proroga del permesso di dimora. Dopo una dimora regolare e ininterrotta
di cinque anni, ha diritto al permesso di domicilio. Questo diritto si estingue
qualora sorga un motivo d'espulsione.

Giusta l'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, lo straniero non può
essere espulso dalla Svizzera o da un Cantone se non quando egli stesso, o una
persona a cui deve provvedere, cada in modo continuo e rilevante a carico
dell'assistenza pubblica; tale provvedimento può essere pronunciato solo nel
caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo Paese d'origine è possibile e può
essere ragionevolmente richiesto (cpv. 2). Secondo le circostanze, saranno
parimenti evitati rigori inutili; in questi casi potrà essere ordinato solo il
rimpatrio (art. 11 cpv. 3 secondo e terzo periodo LDDS). Per rimpatrio
s'intende il trasferimento dello straniero indigente dall'assistenza pubblica
del Paese ospitante a quella del Paese d'origine (DTF 119 Ib 4 consid. 2b).
Tale misura di allontanamento non impedisce, contrariamente all'espulsione, l'entrata
in Svizzera; lo straniero può difatti nuovamente recarsi nel nostro Paese
allorquando è accertato di non essere più a carico dell'assistenza. Nei casi in
cui, come nella presente fattispecie, manca l'accordo del Paese d'origine
(Italia) per mettere a carico dell'assistenza pubblica la propria cittadina, il
rimpatrio può essere comparato, nel suo risultato, ad un'espulsione senza interdizione
di entrata in Svizzera. L'art. 11 cpv. 3 LDDS primo periodo precisa tuttavia
che una simile misura può essere pronunciata solo se dall'insieme delle
circostanze essa sembra adeguata. Per valutare se tale presupposto sia
adempiuto, occorre tenere conto, segnatamente, della gravità della colpa
dell'interessato, della durata del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio
che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3
ODDS primo periodo).

 

 

                                   4.   Nel caso concreto la
ricorrente, unitamente al marito, è ininterrottamente al beneficio di un
sussidio assistenziale dal mese di aprile 1992 (lettera del 4 luglio 1994 del
Servizio sociale di __________ all'Ufficio regionale degli stranieri di
__________; comunicazione 20 giugno 1997 del Servizio sociale di __________ al
patrocinatore della ricorrente) per oltre fr. 160’000.–, importo non contestato
dall'insorgente (ricorso, pag. 5 ad 8). Benché la cifra sia a carico
dell'intera famiglia e non della sola ricorrente, essa adempie i requisiti
dell'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS essendo lei stessa ed il marito in modo
continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica. Non va difatti dimenticato
che giusta l'art. 163 cpv. 1 CC, i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella
misura delle sue forze, al debito mantenimento della famiglia. Essi ricevono
(al 20 giugno 1997) fr. 1620.– mensili per il sostentamento dell'intera famiglia,
essendo pure garantito il pagamento mensile della pigione di fr. 1170.–, delle
quote della Cassa malati, nonché di eventuali altre spese dell'economia
domestica (v. lettera 20 giugno 1997 del Servizio sociale di __________). Ne
consegue che i requisiti per il rimpatrio della ricorrente sono ossequiati
(art. 10 cpv. 1 lett. d combinato con l'art. 11 cpv. 3 LDDS).

 

 

                                   5.   Occorre ora esaminare se la
misura di allontanamento è adeguata (art. 16 cpv. 3 ODDS). La ricorrente è
coniugata dal 1992 ed è titolare di un permesso di dimora; ma è in Svizzera già
dal 1989 quando fu messa al beneficio di un permesso per confinanti per
lavorare in qualità di cameriera nel Canton Ticino.

La ricorrente in Svizzera è stata oggetto di varie esecuzioni
sfociate in 15 atti di carenza beni per un importo complessivo di fr. 4749.95.
A suo carico vi è stato un procedimento penale nel 1991 per furto di poca
entità e nel 1993 per conseguimento fraudolento di una prestazione (v. Rapporto
informativo di polizia degli stranieri del 13 marzo 1997). Le è stata inflitta
anche una multa di fr. 50.– il 31 agosto 1990 per aver dimorato nel Cantone
Ticino malgrado fosse all'epoca al beneficio di un permesso di lavoro per
confinanti. Inoltre l'allora datrice di lavoro ha confermato il 9 febbraio 1990
di aver licenziato la ricorrente in seguito a lamentele da parte della clientela;
in una circostanza furono pure asportate dal bar bottiglie da parte di clienti
in assenza della proprietaria, bottiglie in seguito riconsegnate.

Ma entrambi i coniugi si sono trovati confrontati con
problemi dovuti alla tossicodipendenza e provvedono, a partire dalla gravidanza
della ricorrente (doc. M), a sottoporsi a terapia medica. Non si può dunque
considerare i fatti citati dianzi quali colpa grave commessa dall'insorgente,
essendo tra l'altro verosimilmente connessi con il suo stato di salute dovuto
all'assimilazione di sostanze stupefacenti.

L'insorgente è cittadina italiana proveniente da __________
(provincia di __________) dove risiedeva quando era al beneficio di un permesso
di confinanti vivendo in prossimità del confine svizzero. Il tenore di vita
nella provincia di __________ può essere considerato assai simile a quello
ticinese, come pure le abitudini, la mentalità e le condizioni economiche.

Ma ritenuto come la ricorrente ha ora a carico un figlio in
tenerissima età e non risultando ancora elementi atti a ritenere che essa viva
separata dal marito svizzero (doc. F, G, H, I), il suo allontanamento
comporterebbe attualmente un serio pregiudizio alla stessa soprattutto tenendo
conto che è in cura metadonica (doc. M) insieme al marito e che un'interruzione
della terapia, vista anche la situazione familiare, appare inopportuna.
Inoltre, i coniugi a seguito della nascita di __________ sembrano voler
finalmente e concretamente mettersi alla ricerca di un lavoro. Dopo tutto, le
prestazioni assistenziali non concernono soltanto la ricorrente, bensì tutta la
famiglia. Ora, tenendo presente tutte queste circostanze, questo Tribunale
ritiene la misura di rimpatrio della ricorrente per ora inadeguata. E' ben
chiaro che qualora nel prossimo futuro l'autorità di prima istanza dovesse accertare
che la situazione di indigenza persiste, segnatamente a causa di una mancata
ripresa dell'attività lavorativa dei coniugi per finalmente uscire da tale
situazione, come pure dovesse constatare che l'unione coniugale non è più
effettivamente vissuta, si riserverà la possibilità di riesaminare il caso
provvedendo a definire senza indugio le modalità di rimpatrio della ricorrente
in Italia (DTF 119 Ib 4 consid. 2b). Tenuto conto di ciò, ci si limita pertanto
a rinnovare il permesso di dimora della ricorrente.

Ne consegue che il ricorso va accolto e non è necessario pertanto
esaminare se la decisione impugnata viola l'art. 8 CEDU.

 

 

                                   6.   Visto l'esito del ricorso,
si prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia e delle spese. Lo Stato del
Cantone Ticino deve però rifondere alla ricorrente, assistita da una legale,
un'adeguata indennità per ripetibili (art. 31 PAmm). Dato che l'insorgente
versa in precarie condizioni economiche, la domanda di assistenza giudiziaria
può essere accolta.

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 8 CEDU; 98a, 100 OG; 7, 10, 11 LDDS; 16 ODDS; 18, 28, 31, 43 e 46
PAmm;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è accolto nel
senso dei considerandi.

                                         § Di conseguenza i
dispositivi n. 1, 2 e 3 della risoluzione 5 agosto 1997 (n. 3771) del Consiglio
di Stato vengono modificati come segue:

 

                                         "1. Il
ricorso è accolto. A _________, cittadina italiana, è rinnovato il permesso di
dimora.

                                          2.  Non
si prelevano tasse né spese di giustizia. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà
alla ricorrente fr. 800.– a titolo di ripetibili.

                                         3.   La
domanda di ammissione all'assistenza giudiziaria è accolta."

 

 

                                   2.   Non si prelevano tasse né
spese di giustizia. Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà alla ricorrente fr.
700.-- a titolo di ripetibili in sede di ricorso.

 

 

                                   3.   La domanda di ammissione
all'assistenza giudiziaria è accolta.

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________,

   

  	
   

  
	
   

  	
   

  	 

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario