# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3f944873-b9f8-50cc-94d2-c648758fceac
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2024-01-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 22.01.2024 11.2023.85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2023-85_2024-01-22.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2023.85

  	
  Lugano

  22 gennaio 2024

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Giamboni

  

 

	
  cancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa SO.2023.2512 (omologazione
di una convenzione a modifica di una sentenza di divorzio) della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con petizione del 24 maggio 2023
da

 

	
   

  	
    AP 1 , e

    AP 2  

   PA
  1

   ),

  

 

giudicando
sull'appello del 20 luglio 2023 presentato da AP 1 e AP 2 contro la sentenza
emessa dal Pretore l'11 luglio 2023;

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   AP 1 (1972) e AP 2 (1964)
si sono sposati a __________ il 28 giugno 1996, quando già avevano i figli J__________
(1994) e J__________ (1995), ora maggiorenni e indipendenti. Il 20 giugno
2000 è stato pronunciato il loro divorzio dal Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 6, che ha omologato una convenzione, la quale prevedeva – tra l'altro –
un contributo alimentare per la moglie di fr. 250.– mensili, la prima
volta il 1° giugno 2000 e l'ultima il
31 dicembre 2005 (inc.  OA.2000.386). Tale sentenza è passata in
giudicato.

 

                                  B.   Con
petizione del 23 febbraio 2012 AP 1 e AP 2 hanno chiesto allo stesso Pretore di
omologare un loro accordo che modificava la sentenza
di divorzio, nel senso che prevedeva un
contributo alimentare per la moglie aumentato a fr. 2500.– mensili dal 1° gennaio 2012 senza limiti di tempo. All'udienza del 2 maggio 2012 il Pretore ha
omologato l'accordo e ha modificato di conseguenza la decisione di divorzio (inc. DM.2012.53). Anche tale decisione è
passata in giudicato.

 

                                  C.   Il
21 giugno 2018 le parti hanno sottoscritto un documento denominato ‟annullamento
accordoˮ nel quale hanno concordato di annullare l'intesa del
2 maggio 2012 a valere dal 31 dicembre 2018. Inoltre esse si sono date
atto che dal marzo del 2017 era già intervenuta una prima riduzione consensuale
del contributo alimentare a fr. 2000.– mensili e dal marzo del 2018 una secon­da
a fr. 1500.– mensili. Tale accordo non è stato sottoposto al giudice per l'omologazione.

 

                                  D.   Il
24 maggio 2023  e AP 2 hanno presentato al medesimo Pretore un'‟istanza di annullamento
accordo – aggiornamento convenzione sulle conseguenze accessorie del divorzioˮ
in cui hanno comunicato quanto pattuito il 21 giugno 2018. Il Pretore ha
interpretato l'istanza come richiesta di omologazione dell'accordo e ha trattato la causa con la procedura sommaria, citando le parti al dibattimento dell'11 luglio 2023 e
assegnando loro un termine per documentare i loro redditi e le loro spese. Il 9
giugno 2023 AP 2 e il 13 e il 19 giugno 2023 AP 1 hanno prodotto la
documentazione richiesta.

 

                                  E.   All'udienza
dell'11 luglio 2023 le parti hanno mantenuto la loro richiesta di ‟annullamento
del contributo alimentareˮ, AP 1 non avendo più versato alcun contributo dal
2018. Esse hanno chiesto inoltre che le spese processuali siano poste a loro
carico in ragione di metà ciascuno, senza prevedere indennità d'inconvenienza. Non
hanno notificato prove. L'istruttoria, limitata all'acquisizione dei documenti
prodotti, è terminata così seduta stante. Il verbale si è chiuso con l'indicazione “Il Pretore passerà a decisione
senza ulteriori formalità”.

 

                                  F.   Statuendo con sentenza dell'11 luglio 2023, il
Pretore ha respin­to ‟l'istanza
comune di modifica della sentenza del 2 maggio 2012ˮ. Le spese
processuali di fr. 2000.– sono state addebitate alle parti in
ragione di metà ciascuno, senza indennità d'inconvenienza.

 

                                  G.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 e AP 2 sono insorti entrambi a questa Camera con
un appello del 20 luglio 2023 per ottenere che la decisione del Pretore sia
riformata e sia omologato il loro accordo, nel senso che dal 1° gennaio
2019 AP 1 non è più tenuto a versare alcun contributo di mantenimento. Essi
chiedono altresì di dichiarare l'accordo immediatamente esecutivo, di
modificare di conseguenza sia la decisione del 2 maggio 2012 (inc. DM.2012.53)
sia la sentenza di divorzio del 10 gennaio 2001 (inc. OA.2000.386) e di non
riscuotere spese processuali. In via subordinata essi postulano l'annullamento
della decisione impugnata e il rinvio degli atti al Pretore perché convochi le
parti a un'udienza di conciliazione. In ogni caso essi propongono che le spe­se
processuali siano ridotte a fr. 250.–, da ripartire in ragione di metà
ciascuno.

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   Le decisioni emesse con
la procedura sommaria sono impugnabili entro 10 giorni dalla notificazione
(art. 314 cpv. 1 CPC), sempre che, ove si tratti di controversie meramente
patrimoniali, il valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.–
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). Qualora l'appello verta su un punto regolato consensualmente in
una convenzione sottoposta al Pretore per l'omologazione non sussisteva
manifestamente controversia davanti alla giurisdizione di primo grado. In
simili circostanze fa stato perciò il valore dell'oggetto litigioso in appello
(I CCA, sentenza inc. 11.2022.174 del 20 febbraio 2023 consid. 1). Oggetto del
presente appello è l'omologazione di un accordo che prevede la soppressione dal
1° gennaio 2019 del contributo alimentare per la moglie di fr. 2500.–
mensili. Trattandosi di un contributo di durata incerta e perciò da calcolare
sull'arco di vent'anni (art. 92 cpv. 2 CPC; analogamente: I CCA, sentenza inc.
11.2021.35 del 23 maggio 2022 consid. 1), il valore litigioso raggiunge
agevolmente la soglia dell'appellabilità. Quanto alla tempestività del rimedio
giuridico, la decisione impugnata è stata notificata AP 2 il 13 luglio 2023 (traccia dell'invio
n. 98.__________) e a AP 1 il 18
luglio 2023 (traccia dell'invio n. 98.__________). Inoltrato il
20 luglio successivo, il ricorso in esame è pertanto tempestivo.

 

                                   2.   All'appello
le parti accludono svariati documenti dei procedimenti OA.2000.00386 e
DM.2023.53, così come la loro lettera al Pretore del 24 maggio 2023. Gli
atti processuali e i documenti da loro allegati all'appello sono già stati
trasmessi d'ufficio a questa Camera dal Pretore. Si rivelano dunque superflui.
Alla loro lette­ra del 27 settembre 2023 gli interessati uniscono una decisione
17 agosto 2023 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento che rifiuta
a AP 2 prestazioni assistenziali (doc. L), una lettera dello stesso ufficio
sempre a AP 2 del 17 agosto 2023 (doc. M) e un reclamo da quest'ultima
presentato il 20 agosto 2023 contro tale decisione (doc. N). Ora, nuovi fatti e nuovi mezzi di prova sono
proponibili in appello se vengono immediatamente addotti e se dinanzi alla
giurisdizione inferiore non era possibile farli valere nemmeno con la diligenza
esigibile, tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 CPC). Successivi
alla decisione impugnata ed esibiti senza indugio in appello, i documenti
appena citati sono quindi ammissibili. Nella misura in cui appaiono di rilievo,
essi saranno pertanto considerati ai fini del giudizio.

 

                                   3.   Gli
appellanti criticano anzitutto la scelta procedurale del Pretore. Ora, quale
sia la procedura applicabile a una richiesta di omologazio­ne non risulta dalla
legge. Le parti ritengono che si tratti della procedura
ordinaria, poiché il Pretore ha applicato tale rito all'omologazione del
loro accordo di modifica del 23 febbraio 2012 e già in altri casi il medesimo
Pretore ha fatto capo a tale procedura. A loro avviso poi la dottrina
maggioritaria propende per la procedura ordinaria. Del resto – essi soggiungono
– la fattispecie non sembra rientrare nelle ipotesi degli art. 241 a 251a
CPC e nemmeno in quelle dell'art. 271 CPC, rette dalla procedura sommaria,
sicché con l'applicazione della procedura sommaria il Pretore li ha pregiudicati.
In particolare, il primo giudice li ha privati dell'udienza di conciliazione e li
ha obbligati a ricorrere nel termine di 10 giorni (anziché di 30), onde la
richiesta di annullare la decisione impugnata.

 

                                         a)   Una convenzione sugli effetti del divorzio dev'essere
omologata dal giudice (art. 279 cpv. 2 CPC). Successive modifiche, se non riguardano gli interessi dei figli, possono
invece formare oggetto di un semplice accordo scritto (art. 284 cpv. 2
CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_679/2016 del 17 marzo 2017 consid.
2). D'altro lato, come si vedrà in appresso (consid. 7), gli ex coniugi possono
chiedere di omologare una convenzione di modifica anche su questioni estranee
agli interessi dei figli.

 

                                         b)   Che
in precedenza o in altri casi il Pretore abbia scelto una determinata procedura
non significa che egli dovesse continuare alla stessa stregua. Come detto, per
quanto riguarda la fattispecie né la legge né la giurisprudenza precisa quale
procedura si applichi in un caso come quello in esame. Quanto alla dottrina, Tappy ritiene applicabile la procedura
sommaria (in: Commentaire romand, CPC, 2ª edizio­ne, n. 13a ad art. 284), come Bernasconi (Commentario pratico al
Codice di diritto processuale civile svizzero, vol. 2, 2ª edizione, n. 3 ad
art. 284). Bähler adduce
unicamente, da parte sua, che qualora la convenzione di modifica non riguardi i
figli, analogamente alla ratifica di una convenzione in procedura a tutela dell'unione
coniugale si applica una procedura informale (in: Basler Kommentar, ZPO, 3ª
edizione, n. 5 ad art. 284). Gli altri autori non si esprimono, salvo Dolge, che sembra prospettare l'applicazione
dell'art. 284 cpv. 3 CPC, e quindi la procedura di divorzio (in: Brunner/Gasser/Schwander,
Schweizerische Zivilprozessordnung, Kommentar, vol. II, 2ª edizione, n. 12 ad
art. 284).

 

                                         c)   Premesso
ciò, sapere se in concreto sia applicabile la procedura sommaria o quella
ordinaria è una questione che può rimanere indecisa. Gli interessati non dimostrano
infatti di avere subìto alcun pregiudizio dalla pretesa irregolarità formale.
Se è vero che il Pretore non ha tenuto un'udienza di conciliazione, le parti
sono pur sempre state sentite all'udien­za dell'11 luglio 2023 e hanno potuto
esprimersi liberamente, né esse spiegano in che modo i loro diritti sarebbero
stati concretamente limitati. Neppure si vede quale utilità potesse avere un'udienza
di conciliazione, ove appena si consideri che entrambi erano perfettamente d'accordo
sin dall'inizio, sicché non si scorge alcuna controversia da conciliare. Anche
in merito al termine d'impugnazione, le parti non allegano quale pregiudizio esse
avrebbero patito per aver dovuto presentare appello nel termine di dieci giorni
anziché di trenta. Le loro recriminazioni si esauriscono così in doglianze
astratte. Nelle condizioni descritte giova procedere senza indugio alla
trattazione dell'appello.          

 

                                   4.   Nella
sentenza impugnata il Pretore, ricordati i presupposti del­l'art. 129 cpv. 1
CC, ha accertato che il contributo alimentare fissato l'ultima volta il 2
maggio 2012 si fondava su un reddito di AP 1 di fr. 10 450.– mensili e
un reddito di AP 2 di fr. 2100.– mensili per un'attività al 50%. Le parti hanno
dato atto inoltre che con un contributo alimentare di fr. 2500.– mensili quest'ultima
era in grado di coprire il proprio fabbisogno. Quanto alla nuova situazione, il
primo giudice ha accertato che ora le entrate di AP 1 ammontano a fr. 12 046.– mensili, mentre
AP 2 non consegue redditi e può contare sulle sole prestazioni assistenziali.
Ne discende, a mente del Pretore, che il reddito dell'ex marito è aumentato e
quello della ex moglie si è azzerato. Per il resto, le parti nulla hanno addotto
circa i loro fabbisogni al momento della decisione del 12 maggio 2012. Sta
di fatto – egli continua – che con il suo attuale reddito AP 1 è in grado di
continuare a versare a AP 2 il contributo alimentare deciso in precedenza e
coprire il proprio fabbisogno, da lui quantificato in fr. 6484.65 mensili.
Infine il Pretore ha reputato prive di pregio le altre argomentazioni delle
parti, tra cui la circostanza che il contributo alimentare crea una dipendenza
finanziaria e psicologica non sostenibile. Donde in definitiva la reiezione
della domanda comune di soppressione del contributo alimentare.

 

                                   5.   Gli
appellanti rimproverano al Pretore di avere interpretato erroneamente la loro richiesta,
che a loro dire non era una domanda di modifica, bensì di omologazione. Così
argomentando, tuttavia, essi disconoscono che in realtà il Pretore ha inteso la
loro richiesta proprio come una domanda volta all'omologazione di una
convenzione di modifica di sentenza di divorzio, tant'è che nella citazione del
26 maggio 2023 ha menzionato espressamente l'art. 284 cpv. 2 CPC. Se poi per
trattare la richiesta egli abbia applicato correttamente il diritto, si vedrà
in appresso.

 

                                   6.   Nel
merito gli appellanti ripetono di avere chiesto l'omologazione di un accordo
raggiunto a norma dell'art. 284 cpv. 2 CPC e già

                                         in vigore da tempo, di modo che a torto il Pretore ha applica­to
l'art. 129 CC, il quale riguarda le procedure contenzio­se. Secon­do loro,
indagando sull'esistenza di fatti nuovi e aggiornando i loro redditi e i loro
fabbisogni, il Pretore ha trascurato che giusta l'art. 284 cpv. 2 CPC le parti
sono libere di accordarsi sulla modifica di sentenze di divorzio passate in
giudicato mediante sempli­ce convenzione scritta. Il giudice si limita poi –
esse proseguono – a esaminare i presupposti dell'art. 279 CPC e interviene solo
in casi di manifesta insostenibilità. Al proposito gli appellanti fanno valere
di avere confermato l'accordo in rassegna all'udienza del­l'11 luglio 2023 e
che per ottenere ragguagli il Pretore avrebbe sempre
potuto interpellarli. Per costoro nulla osta dunque all'omologazione dell'accordo.

 

                                         Stando
agli appellanti, inoltre, il Pretore ha trascurato che dal 1° gennaio 2012
al febbraio 2017 AP 1 ha versato a AP 2 fr. 2500.– mensili, ridotti a fr.
2000.– dal 1° mar­zo 2017, a fr. 1500.– mensili dal 1° marzo 2018 fino al
31 dicembre 2018 e azzerati in seguito per l'indipendenza economica raggiunta
da AP 2. Ne segue che quanto da loro chiesto era l'omologazione dell'accordo sottoscritto
il 21 giugno 2018. Gli appellanti sostengono che ogni loro accordo è stato ben
ponderato e scalare, dunque rispettoso del principio del clean break. Infine
essi soggiungono che nel 2019 AP 2 era pienamente indipendente e per tale ragione
le parti si sono accordate nel senso che AP 1 non avrebbe più versato
contributi alimentari. Il Pretore, a mente loro, si è concentrato sulla
situazione attuale, trascurando la situazio­ne il 1° gennaio 2019, della
quale nulla è stato accertato in merito al fabbisogno e ai redditi.

 

                                   7.   Nella
fattispecie le parti hanno presentato al Pretore un'istanza di
‟annullamento accordo – Aggiornamento convenzioneˮ in cui dichiaravano
di avere annullato l'intesa del 2 maggio 2012 in cui AP 1 si era impegnato
a versare fr. 2500.– mensili a AP 2, nonostante il contributo alimentare
previsto per la moglie nella convenzione di divorzio omologata il 20 giugno
2000 di fr. 250.– mensili fosse decaduto il 31 dicembre 2005. La richiesta
delle parti non era un esempio di chiarezza, ma il Pretore l'ha rettamente intesa
come richiesta volta all'omologazione di un accordo sulla modifica di una sentenza
di divorzio concluso in conformità all'art. 284 cpv. 2 CPC (citazione del 26
maggio 2023). E gli appellanti riconoscono che tale era il loro intento. Ora, come
si è visto, modifiche di sentenze di divorzio possono formare oggetto di un
semplice accordo scritto, tranne per quan-to riguarda gli interessi dei figli,
al cui proposito l'omologazione rimane necessaria (art. 284 cpv. 2 CPC; v. anche Maier,
Die Konkubinatsklausel – alter Zopf oder notwendiges Regulierungsinstrument?, in:
FamPra.ch 2022 pag. 564 n. 5). La
validità di tali convenzioni non è sottoposta ad altre condizioni, in
particolare a quelle dell'art. 279 e 282 cpv. 1 CPC (Bohnet in: Bohnet/Guillod [curatori], Droit matrimonial,
Fond et procédure, Basilea 2016, n. 5 e 6 ad art. 284 CPC).

 

                                         La
possibilità di adire il giudice per l'omologazione di accordi che modificano
una sentenza di divorzio e l'applicazione per analogia dell'art. 279 CPC è
controversa in dottrina (sentenza del Tribunale federale 5A_347/2019 del 9
aprile 2020 consid. 3.1.3 con rinvii, in: FamPra.2020 pag. 811). V'è chi reputa
che le parti non possano chiedere al giudice l'omologazione di tali accordi già
vincolanti perché non hanno alcun interesse (tra gli altri: Bohnet in: Bohnet/Guillod [curatori],
Droit matrimonial, op. cit., n. 5 e 6 ad art. 284; Bettler, Der gerichtliche Vergleich nach Art. 241 ZPO, in:
AJP 2018 pag. 1492 nota 39 all'inizio, il quale precisa però che se l'accordo
di modifica comporta l'intervento della pubblica assistenza le parti possono chiedere
al giudice l'omologazione dell'accordo). Questa Camera ha già avuto modo di
ritenere che la possibilità per gli ex
coniugi di stipulare un semplice accordo scritto (art. 284 cpv. 2 CPC) non
impedisce loro di postulare l'omologazione di una convenzione di modifica anche
su questioni estranee agli interessi dei figli. In tal caso il giudice fa capo,
per analogia, ai presupposti dell'art. 279 cpv. 1 CPC (RtiD II-2015 pag. 793 n. 9c
consid. 8a). Tale opinione è condivisa anche da parte della dottrina (Bettler, Der gerichtliche Vergleich nach
Art. 241 ZPO, op. cit., pag. 1492 nota 39) e il Tribunale federale non ha mosso
critiche a simile orientamento (sentenza 5A_679/2016 del 17 marzo 2017
consid. 2). 

 

                                   8.   Alla
luce di quanto precede gli appellanti si dolgono a ragione che nelle
circostanze descritte il Pretore ha applicato erroneamente l'art. 129 cpv. 1 CC
e ha esaminato se si fossero verificati nella situazione economica di una delle
parti fatti nuovi importanti e durevoli, tali da legittimare una modifica dell'assetto
vigente. Confrontato con una convenzione di modifica che le parti chiedevano di
omologare, egli doveva applicare – per analogia – i presupposti dell'art. 279
cpv. 1 CPC. A torto egli è partito dal-l'idea invece che una richiesta di
modifica, anche se presentata congiuntamente dalle parti, dovesse soggiacere ai
requisiti del­l'art. 129 cpv. 1 CC. Gli bastava sincerarsi per contro che le
parti avessero stipulato l'intesa “di loro libera volontà e dopo matura
riflessione”, ovvero che esse avessero capito la portata e le conseguenze degli
impegni presi, che la loro volontà fosse seria e durevole, che l'accettazione
non fosse dovuta a precipitazione o a spossatezza (v. RtiD II-2015 pag. 793 n.
9c consid. 8a) e che l'intesa fosse “chiara, completa e non manifestamente
inadegua­ta” (art. 279 cpv. 1 CPC). Trattandosi di una convenzione di modifica,
l'accordo deve annoverare con chiarezza tutti gli elementi regolati in modo
diverso rispetto alla disciplina anterio­re, anche se ciò non significa che il
giudice esamini ogni cambiamento con piena cognizione. Per quanto riguarda i
contributi di mantenimento dopo il divorzio, in specie, continua a valere il
principio dispositivo (art. 277 cpv. 1 CPC). Il giudice si limita così a
intervenire nel caso di modifiche manifestamente inadeguate (RtiD

                                         II-2015 pag. 793 n. 9c consid. 9a).

 

                                         Si
ricordi infine che qualora, come in concreto, al giudice è chiesta l'omologazione
di un accordo già concluso, le condizioni per l'omologazione – contrariamente a
quanto credono gli interessati – devono essere adempiute al momento in cui la richiesta
è sot-toposta al giudice (DTF 145 III 474 consid. 5; v. anche: Bohnet in: Bohnet/Guillod [curatori], op. cit., n. 12 ad art. 279 CPC). Con
pertinenza quindi il Pretore ha verificato la situazione finanziaria delle
parti nel maggio del 2023, non quella del gennaio 2019.

 

                                   9.   Nella
fattispecie il Pretore non ha mancato di constatare (e tali accertamenti non
sono contestati dalle parti) che AP 1 guadagna fr. 12 046.– mensili e
ha un fabbisogno minimo di fr. 6484.65 mensili, onde un margine
disponibile di fr. 5561.35 mensili, mentre AP 2 non ha redditi. L'accordo di
modifica sottoposto a omologazione prevede inoltre la di lei rinuncia a contributi
di mantenimento. Appare dunque evidente come la convenzione del 21 giugno 2018,
il cui contenuto va esaminato – come noto – in funzione della situazione degli
ex coniugi al momento della richiesta di omologazione, risulti manifestamente
inadeguata, né si comprende come AP 2 possa provvedere economicamente a sé
stessa. Né le considerazioni degli appellanti sul principio del clean break,
secondo cui dopo il divorzio ciascun coniuge deve, nella misura del possibile,
riacquisire la propria indipendenza economica e finanziare da sé le proprie
esigenze è di ausilio agli interessati. Nemmeno AP 1 spiega in effetti come a
60 anni l'ex moglie potrebbe sopperire autonomamente al proprio fabbisogno.

 

                                         È possibile che al momento della firma la
convenzione del 21 giugno 2018 fosse omologabile. Le parti hanno
dichiarato che a quel tempo l'ex moglie era economicamente indipendente
(udienza dell'11 luglio 2023, appello n. 8 pag. 11) e ciò appare verosimile. Dagli
atti presentati dalle parti si evince infatti, per il calcolo della
disoccupazione percepita da AP 2 dal 1° febbraio 2021 al 30 aprile 2023, un
guadagno assicurato di fr. 6526.– mensili (plico doc. F). Inoltre nel
reclamo contro la decisione dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento
AP 2 dichiarava di avere lavorato dal 1° febbraio 2019 al 31 dicembre 2020 per
il Tribunale penale federale di __________ (doc. N). Sta di fatto che decisivo per
l'omologazione è il momento della richiesta, che in concreto è il 25 maggio
2023, e che a quel momento AP 2 risultava versare in gravi ristrettezze. Ne
segue che, seppure per ragioni diverse da quelle esposte dal Pretore, nella
fattispecie l'istanza di omologazione va respinta.

 

                                10.   Non
si trascura che la richiesta di omologazione del 25 maggio 2023 è motivata
dal fatto che, esaurite le indennità di disoccupazione, AP 2 ha chiesto prestazioni
assistenziali all'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, prestazioni che
però le sono state rifiutate con l'argomento che essa beneficia­ di un
contributo alimentare di fr. 2500.– mensili da parte dell'ex marito (doc. L e
M). Ciò rende necessario, secondo gli appellanti, omologare l'accordo del 21
giugno 2018 con cui si è soppresso tale obbligo di mantenimento (lettera del 27
settembre 2023) o almeno indire un'udienza di conciliazione per verbalizza­re esplicitamente
la validità di quell'accordo. La giustificazione cade nel vuoto, poiché – come
noto –, gli accordi di modifica di una convenzione di divorzio conclusi in
forma scritta per essere validi non necessitano di omologazione. Taluni autori rammentano che l'omologazione presenta vantaggi, sicco­me un accordo omologato dal
giudice costituisce un titolo di rigetto definitivo dell'opposizione (art 80 e
segg. LEF), semplifica le modifiche successive (se contenziose) e agevola le
pratiche in materia fiscale e nell'ambito delle assicurazioni sociali (Meier, Les conventions sur les effets du
divorce: question choisis, in: Symposium en droit de la famille, Losanna 2020, pag.
102 n. 13 e 14 con rinvii; Tappy in: Commentaire romand, CPC, 2ª
edizio­ne, n. 13 ad art. 284;
Fountoulakis/D'Andrès in: CPC, Petit commentaire, Basilea 2021,
n. 6 ad art. 284; Dolge in:
Brunner/ Gasser/Schwander [curatori], Schweizerische ZPO, Kommentar, vol. II,
2ª edizione, n. 9 ad art. 284). Anche senza omologazione, in ogni modo, l'accordo
del 21 giugno 2018 è vincolante.

 

                                         Altra
è la questione di sapere se la citata decisione dell'Ufficio del sostegno
sociale e dell'inserimento, la quale sembra computare ai fini dell'erogazione
di prestazioni assistenziali beni cui la richiedente ha rinunciato anni
addietro quando era in condizio­ni di poter rinunciare, sfugga alla critica (lo
scopo primo dell'assistenza sociale è di sostenere una persona che si trova in
una situazione di bisogno concreto, indipendentemente dalle cause della
precarietà: art. 22 lett. a n. 4 LAS; TCA, senten­za inc. 42.2018.20 del 24
ottobre 2018 consid. 2.7). Non compete tuttavia a questa Camera sciogliere l'interrogativo,
tale decisione essendo stata regolarmente impugnata da AP 2, sicché in
proposito statuirà il Tribunale cantonale delle assicurazioni.

 

                                11.   Gli
appellanti contestano per finire, anche in caso di reiezione del loro ricorso, l'ammontare delle spese
processuali di fr. 2000.–. 

 

                                         a)   In
primo luogo essi lamentano una carenza di motivazione in merito alla
quantificazione delle spese processuali, ma dimenticano che – salvo casi estranei
alla fattispecie – una de-cisione sull'ammontare delle spese e delle ripetibili
non dev'essere necessariamente motivata (I CCA, sentenza inc. 11.2021.100
del 25 aprile 2023 consid. 3a). Essi obiettano poi che nella decisione di
omologazione del 2012 il Pretore non aveva prelevato spese, ma quella decisione
non vincolava manifestamente decisioni successive. Anche al riguardo l'appello
manca perciò di consistenza.

 

                                         b)   Eccepiscono gli appellanti che, comunque fosse, in
concre­to il Pretore non poteva
riscuotere più di fr. 250.–. A sostegno della loro affermazione essi invocano una
sentenza del 31 marzo 2021 in cui questa Camera ha ridotto le spese
processuali fissate dal primo giudice da fr. 2000.– a fr. 1200.– (inc. 11.2020.159). Fanno notare che tale
sentenza riguarda­va una procedura di modifica (e non solo un'omologazione con
esame sommario), che in quel procedimento erano stati emanati due decreti
cautelari (mentre in concreto non ne sono stati emessi) ed erano state redatte varie
ordinanze (mentre nella fattispecie solo tre), l'udienza per le prime arringhe era
durata il doppio e il primo giudice aveva commesso evidenti errori.

 

                                               Secondo
l'art. 7 cpv. 1 LTG la tassa di giustizia (le spese processuali comprendono la
tassa di giustizia e i costi sopportati dal tribuna­le, in concreto fuori
discussione) è fissata nelle procedure ordinarie secondo il valore litigioso ed
è determinata in funzione della natura, della complessità del­l'atto e di
quella della causa (art. 2 cpv. 1 LTG). Il principio dell'equivalenza prescrive
infatti che l'ammontare di simile emolumento dev'esse­re in un rapporto
ragionevole con il valore oggettivo della prestazione fornita (RtiD II-2021
pag. 711 consid. 6 con rinvii). Nelle procedure sommarie la tassa di giustizia è “la
metà di quella nella procedura ordinaria” (art. 9 cpv. 1 LTG). Nel caso
precipuo l'omologazione dell'accordo prevedeva la soppressione dal 1° gennaio
2019 del contributo alimentare per la moglie di fr. 2500.– mensili,
contributo di durata incerta e perciò da calcolare sull'arco di vent'anni
(sopra, consid. 1). Il valore in gioco era dunque considerevole. Ad ogni buon
conto, una tassa va commisurata – come detto – alla natura e alla complessità
dell'atto o della causa; in caso di manifesta sproporzione tra il valore, la
natura, la complessità della causa e la tariffa, inoltre, l'autorità può
derogare ai limiti imposti da quest'ultima (art. 2 cpv. 2 LTG).

 

                                               In
concreto il problema consisteva nell'appurare se fossero dati i presupposti per
omologare la convenzione prodotta dalle parti. Il procedimento ha reso
necessaria la notificazione di quattro semplici ordinanze (citazione al
dibattimento con richiesta di esibire documenti e assegnazione di termine per
depositare un anticipo delle spese processuali), come pure di tre telegrafiche
ordinanze sull'assunzione agli atti dei documenti trasmessi dalle parti, una
breve udienza (25 minuti) e la stesura della decisione (tre pagine). Quanto
alla procedura, essa non si è rivelata laboriosa né complessa. Alla luce di
ciò, le spese processuali di fr. 2000.– prelevate dal primo giudice appaiono
oggettivamente eccessive. Tutto ponderato, senza incorrere in un eccesso d'apprezzamento
il primo giudice avreb­be potuto prelevare fr. 1000.–, pari del resto all'ammontare
dell'anticipo richiesto alle parti. Ne discende che su questo punto l'appello
merita parziale accoglimento e che la decisione impugnata va riformata di
conseguenza.

 

                                12.   Le
spese dell'appello seguono il precetto della soccombenza (art. 106 CPC). Gli
appellanti ottengono causa parzialmente vinta sull'ammontare delle spese
processuali, ma soccombono nel merito sulla richiesta di omologazione dell'accordo
da loro concluso. Ciò giustifica di
ridurre lievemente l'entità della tassa di giustizia a loro carico.

 

                                13.   Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro la
presente decisione sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore
litigioso raggiunge agevolmente in appello anche la soglia di fr. 30 000.– sotto il
profilo dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                      I.   L'appello è parzialmente
accolto, nel senso che il dispositivo n. 2 della sentenza impugnata è così
riformato: 

Le
spese processuali di fr. 1000.– sono poste a carico delle parti in ragione di
metà ciascuno.

Per il resto l'appello è respinto e la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   II.   Le
spese dell'appello ridotte, di fr. 800.–, sono poste solidalmente a carico
degli appellanti in ragione di metà ciascuno.

 

                                  III.   Notificazione
agli avvocati                                          e , Lugano.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                           La
cancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116
LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso
durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto
sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).