# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ce115cbc-4ff4-5153-a3a8-17c05c2d4b54
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-09-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.09.2017 D-4674/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4674-2017_2017-09-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4674/2017 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 5  s e t t e m b r e  2 0 1 7   

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo (giudice unico),  

con l’approvazione della giudice Nina Spälti Giannakitsas, 

cancelliere Lorenzo Rapelli. 

   

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…), 

Guinea,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 21 luglio 2017 / N (…). 

 

 

 

D-4674/2017 

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Visto: 

la domanda d’asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera in data 28 

aprile 2017, 

i verbali d’audizione dell’11 maggio 2017 (di seguito: verbale 1) e del 10 

luglio 2017 (di seguito: verbale 2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 21 luglio 2017, notificata all’interessato il  giorno stesso (cfr. atto A24), 

con cui tale autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo pronunciando 

contestualmente l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera ed ordi-

nandone l’esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile, 

il ricorso inoltrato al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale) il 2 agosto 2017 (recte: 21 agosto 2017) (cfr. timbro del plico racco-

mandato; data d’entrata: 22 agosto luglio 2016), con cui l’insorgente ha po-

stulato l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento dello 

statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo; in subordine la restituzione 

degli atti di causa all’autorità inferiore per una nuova decisione; in aggiunta, 

ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della di-

spensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, con 

protesta di spese e ripetibili, 

la decisione incidentale del Tribunale del 24 agosto 2017 che, posta l’as-

senza della firma in originale nel gravame, invitava il ricorrente a sottoscri-

vere l’atto ricorsuale, 

lo scritto dell’insorgente facente data al 31 agosto 2017, per mezzo del 

quale egli ha trasmesso al Tribunale il ricorso regolarizzato, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d’asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 

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LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c e 52 PA,  

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che nel corso dell’audizione sulle generalità il richiedente si è dichiarato 

cittadino guineano minorenne con ultimo domicilio a Conakry; che sarebbe 

espatriato nel 2014 dirigendosi in Mali con il fratello; che dopo aver vissuto 

alcuni mesi in tale paese si sarebbe recato dapprima in Algeria ed in se-

guito in Libia, per poi giungere in Italia nel marzo del 2017(cfr. verbale 1, 

pag. 2 e segg.),    

che chiamato ad elencare i motivi alla base della sua domanda, egli ha 

anzitutto ricondotto il suo espatrio agli scontri ed alle manifestazioni a ca-

rattere politico svoltisi nel suo paese d’origine; che proprio in tale contesto, 

le forze di sicurezza - che abitualmente interverrebbero nei quartieri per 

sedare i sollevamenti ed infierire contro persone scelte causalmente - sa-

rebbero penetrate nell’abitazione famigliare percuotendo il ricorrente ed i 

famigliari ed accanendosi contro la suppellettile; che successivamente ad 

un’ulteriore manifestazione, il ricorrente ed il fratello al loro rientro non 

avrebbero trovato nessuno a casa; che dopo essersi convinti che i restanti 

famigliari fossero stati prelevati dalle autorità, i due avrebbero quindi deciso 

di lasciare il paese; che egli ha tuttavia precisato non aver preso parte a 

nessuna manifestazione; che più avanti l’interessato ha però asserito che 

il fratello avrebbe fatto parte del partito Union des forces démocratiques de 

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Guinée; che l’insorgente teme di essere arrestato o ucciso in caso di ritorno 

in patria (cfr. verbale 2, pag. 3 e segg.); 

che nella contestata decisione, la SEM ha anzitutto concluso all’inverosi-

miglianza dell’allegata minore età dell’interessato; che a mente dell’autorità 

di prime cure il richiedente - che non avrebbe fornito alcun documento 

d’identità - non sarebbe riuscito a rendere credibile il racconto del proprio 

vissuto e delle proprie relazioni famigliari; che numerose sarebbero le con-

traddizioni riscontrabili nel suo esposto, segnatamente per quanto con-

cerne la sua data di nascita; che avrebbe inoltre risposto in maniera vaga 

a proposito delle sue esperienze scolastiche e professionali nonché a ri-

guardo del collocamento temporale della morte del padre e di altri eventi 

importanti; che del resto, l’aspetto fisico del ricorrente lascerebbe intendere 

ad una età maggiore a quella dichiarata; che anche l’esame osseo, seb-

bene il suo esito da solo non sarebbe sufficiente per contestare l’allega-

zione della minore età, avrebbe attribuito al richiedente la maggiore età, 

che nel gravame, il ricorrente, dopo aver richiamato i fatti esposti in corso 

di procedura, contesta in primis le valutazioni della SEM sulla sua età, 

ch’egli bolla di soggettive e non corrispondenti alla realtà dei fatti, 

che v’è pertanto in primo luogo da stabilire se la SEM ha correttamente 

considerato l’insorgente maggiorenne e pertanto se a giusta ragione non 

gli ha assegnato una persona di fiducia prevista per i minori non accompa-

gnati, posto che un’errata valutazione su questo punto implicherebbe una 

violazione del diritto di essere sentito come pure un accertamento inesatto 

dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1); che in as-

senza di documenti d’identità autentici, bisogna procedere ad un apprez-

zamento globale di tutti gli elementi secondo i criteri di verosimiglianza di 

cui all’art. 7 LAsi (cfr. DTAF 2009/54 consid. 4.1 e giurisprudenza ivi citata); 

che sono inverosimili in particolare le allegazioni che su punti importanti 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 

cpv. 3 LAsi), 

che nel caso in esame, come l’ha rettamente rilevato l’autorità di prime 

cure, l’interessato, sprovvisto di documenti d’identità autentici, non è riu-

scito a rendere verosimile l’asserita minore età; che è infatti indubbio che 

l’insorgente, nel corso della procedura di prima istanza, ha fornito dichiara-

zioni contraddittorie in merito alla sua data di nascita, indicando dapprima 

di essere nato il 1° gennaio 2000 (cfr. foglio dei dati personali; A2) ed in 

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seguito il 17 agosto 1999 (cfr. verbale 1, pag. 3); che nella medesima oc-

casione egli ha inoltre ammesso aver dichiarato di essere nato il 1° gennaio 

1999 alle autorità italiane e che quest’ultime avrebbero riportato, a torto, la 

data del 1° gennaio 2000; che confrontato al riguardo di questa ulteriore 

incongruenza, egli ha ritrattato sostenendo di aver dato anche alle autorità 

italiane l’indicazione del 17 agosto 1999; che ad ogni buon conto, quan-

danche ciò fosse corrispondente alla realtà, mal si capisce il motivo per il 

quale egli abbia in seguito indicato il 1° gennaio 2000 al momento della 

formalizzazione della sua domanda d’asilo in Svizzera, posto che era a 

conoscenza dell’inesattitudine di tale data; che per quanto concerne poi la 

vaghezza e la contraddittorietà del racconto biografico dell’insorgente, il 

Tribunale condivide integralmente le considerazioni dell’autorità di prime 

cure alle quali si rimanda onde evitare inutili ripetizioni; che del resto, anche 

il risultato dell’esame osseo, pur non essendo da solo sufficiente per con-

testare l’allegazione della minore età, risulta in specie conforme alla valu-

tazione della SEM (sul valore probante di tale esame si veda GICRA 

2004/30 consid. 6.2), 

che pertanto la SEM ha a giusto titolo omesso di assegnare una persona 

di fiducia al richiedente, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera; che giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

sono rifugiati le persone che, nel Paese di origine o di ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi; 

che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi), che occorre altresì 

tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 2ª frase LAsi), 

che a tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi);  

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-

temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro (art. 7 cpv. 3 LAsi); che in 

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questo senso dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpre-

tazioni, contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere con-

siderate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli 

fonda le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 

LAsi), omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera fal-

sata, in corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, 

senza motivo, ne introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso inte-

resse nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione; che in-

fine, non è indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano 

sostenute da prove rigorose; che al contrario, è sufficiente che l’autorità 

giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, 

sia persuasa che, complessivamente, tale versione dei fatti sia in prepon-

deranza veritiera; che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ri-

dursi a una mera verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola 

allegazione, bensì dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi 

essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determi-

nare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti 

nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che la SEM ha concluso all’inverosimiglianza dei motivi d’asilo di cui il ri-

corrente si è avvalso; che in primo luogo, le dichiarazioni circa la visita dei 

militari e la presenza dei famigliari in tale evenienza sarebbero in primo 

momento state omesse del ricorrente, per il che risulterebbero tardive; che 

del resto, anche quanto da lui addotto a riguardo della seconda visita delle 

autorità e dell’affiliazione del fratello al partito UFDG sarebbe emerso solo 

in un secondo momento; che le allegazioni divergerebbero inoltre su punti 

essenziali; che segnatamente il numero e la qualifica delle persone pre-

sentatesi a casa sua non corrisponderebbe; che l’interessato avrebbe inol-

tre dapprima addotto essere stato trovato picchiato e abbandonato dalle 

autorità nel quartiere a seguito di una manifestazione mentre successiva-

mente avrebbe dichiarato di non aver partecipato ad alcuna sommossa e 

di essere stato a casa al momento delle percosse; che il ricorrente si sa-

rebbe inoltre palesemente contraddetto a riguardo delle circostanze della 

presa di conoscenza dell’arresto e della successiva scarcerazione dei suoi 

famigliari; che anche il momento in cui la madre si sarebbe recata a Futa e 

le dichiarazioni in merito alla scomparsa del fratello risulterebbero incom-

patibili; che infine, il suo racconto sarebbe vago e stereotipato, 

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che nella propria impugnativa il ricorrente contesta anzitutto la tardività 

delle sue allegazioni; che a suo dire l’interpretazione della SEM sarebbe 

troppo rigorosa in quanto egli avrebbe ad ogni modo fatto menzione del 

pestaggio da parte dei militari già nella prima audizione; che andrebbe con-

siderato che non sarebbe evidente rendersi conto dell’importanza di certi 

elementi per un richiedente asilo di giovane età; che nonostante l’insor-

gente abbia in un primo momento dichiarato non aver avuto problemi con 

le autorità, egli avrebbe riferito subito del pestaggio non appena gli sarebbe 

stato chiesto; che del resto, sia nel corso della prima che della seconda 

audizione il ricorrente avrebbe fatto chiaramente riferimento a due distinti 

interventi delle autorità ed al fatto che sarebbe stato presente solo in una 

delle due evenienze; che ciò dovrebbe pertanto condurre a ritenere vero-

simili le sue allegazioni; che per quanto riguarda poi le contraddizioni rile-

vate dall’autorità di prime cure, l’insorgente rinvia a delle non meglio preci-

sate spiegazioni da lui fornite nell’ambito della seconda audizione; che a 

suo dire e sempre a tal riguardo non si tratterrebbe di contraddizioni ma di 

semplici chiarimenti rispetto ad approfondimenti che gli venivano chiesti; 

che da ultimo l’interessato contesta anche la vaghezza delle sue allega-

zioni; che infatti, nonostante egli abbia a più riprese risposto “non lo so” 

questa sarebbe la pura verità; che egli avrebbe preferito rispondere in tale 

maniera piuttosto che violare l’obbligo di collaborare inventando elementi 

a lui sconosciuti; che in definitiva il ricorrente ritiene che la decisione della 

SEM sia basata su un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuri-

dicamente rilevanti, 

che a mente del Tribunale, anche per quanto concerne le valutazioni in 

merito alla verosimiglianza dei motivi d’asilo di cui l’interessato si è avvalso, 

la decisione dell’autorità di prime cure merita piena tutela, 

che anzitutto, pare effettivamente poco comprensibile la ragione per la 

quale l’interessato non abbia spontaneamente fatto menzione delle visite 

dei militari, del pestaggio e del successivo arresto dei famigliari, limitandosi 

invece a dichiarare di aver lasciato il paese a causa delle frequenti mani-

festazioni e delle guerre, peraltro confermando poi di lì a poco di non aver 

mai avuto problemi con le autorità (cfr. verbale 1, pag. 9); che allo stesso 

modo, mal si spiega il motivo per il quale l’insorgente abbia segnalato l’im-

pegno politico del fratello in seno all’UFDG solamente sul finire della se-

conda audizione, allorché ciò avrebbe potuto rivestire certa importanza vi-

sti i motivi addotti (cfr. verbale 2, pag. 11), 

che a prescindere da ciò, è indubbio che il racconto reso dall’interessato 

contenga elementi incompatibili; che segnatamente, il richiedente ha in un 

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primo momento dichiarato essere stato trovato, pestato e abbandonato da 

due militari (cfr. atto verbale 1, pag. 9-10); che riferendosi allo stesso epi-

sodio nell’ambito dell’audizione sui motivi d’asilo, l’interessato ha invece 

addotto che il pestaggio sarebbe stato compiuto da quattro o cinque gen-

darmi penetrati in casa sua (cfr. verbale 2, pag. 5); che del resto, l’insor-

gente, nell’ambito della medesima audizione, ha fornito dichiarazioni con-

fuse ed in parte incompatibili in merito a come egli avrebbe appreso dell’ar-

resto dei genitori; che infatti egli ha in un primo momento dichiarato aver 

acquisito tale informazione tramite il fratello da terze persone a lui scono-

sciute (cfr. verbale 2, D74); che successivamente l’insorgente ha invece 

asserito che sarebbe stato “l’atro” a comunicare al fratello maggiore che “li 

avevano messi dentro al pick up” (cfr. verbale 2, D93); che per di più, egli 

ha fornito un’ulteriore versione alternativa ed inconciliabile con le prece-

denti adducendo avere appreso ciò sulla base del successivo ottenimento 

di informazioni sul loro rilascio dalla “persona che si trovava in Algeria con 

loro” (cfr. verbale 2, D98); che inoltre, anche le circostanze del trasferi-

mento a Fouta della madre risultano manifestamente contradditorie, 

avendo il ricorrente in un primo momento asserito che quest’ultima vi-

vrebbe in tale luogo sin dal loro espatrio (cfr. verbale 1, pag. 6) e succes-

sivamente che si sarebbe trasferita in loco dopo la scarcerazione (cfr. ver-

bale 2, D98); che nello stesso senso anche la dichiarazione secondo la 

quale la madre si troverebbe al villaggio con la zia (cfr. verbale 2, D80) non 

sarebbe congrua con la successiva allegazione secondo il cui tenore la 

madre vivrebbe sola a Fouta ed il ricorrente non saprebbe ove sia la zia 

(cfr. verbale 2, pag. 12); che del resto, il resoconto fornito dal richiedente 

contiene diverse altre incongruenze per l’apprezzamento delle quali si rin-

via alla decisione dell’autorità di prime cure, 

che pure giustificate paiono le considerazioni della SEM a riguardo della 

carenza di sostanza nelle dichiarazioni del ricorrente; che in particolare ri-

sulta alquanto incomprensibile che il ricorrente abbia risposto con cotanta 

vaghezza a proposito di episodi che suo dire rivestirebbero un’importanza 

tale da averne causato l’espatrio; che del resto la sola giovane età non 

risulta poter giustificare una tale assenza di particolari ed il frequente uso 

dell’epiteto “non lo so”, 

che su tali presupposti e considerata l’entità degli elementi d’inverosimi-

glianza, gli argomenti e le giustificazioni menzionate nel gravame non per-

metto di giungere ad una diversa valutazione del caso in esame, 

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che di conseguenza, non avendo conseguito provare o rendere verosimile 

il rischio di subire delle persecuzioni in Guinea, la SEM ha a giusto titolo 

disconosciuto la qualità di rifugiato e negato l’asilo al ricorrente, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

tiene però conto del principio di unità della famiglia (art. 44 LAsi), 

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, in relazione 

all’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri (LStr, 

RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione dell’allontanamento dev’essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-

volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),  

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto l’esecuzione dell’allon-

tanamento ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile;  

che anche tale analisi non presta il fianco a critiche, 

che infatti, nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione 

della SEM relativa al respingimento della domanda d’asilo dell’insorgente, 

quest’ultimo non può prevalersi del principio del divieto di respingimento e 

non v’è inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, 

concreto di esposizione ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 

CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105),  

che quanto all’esigibilità, occorre rilevare che il paese d’origine del ricor-

rente non si trova attualmente in una situazione di guerra, guerra civile, 

violenza generalizzata o emergenza medica (cfr. tra le tante sentenza del 

Tribunale D-179/2017 del 14 giugno 2017 consid.9.2),  

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che inoltre il ricorrente è giovane, in buona salute e proviene dalla capitale 

Conakry; che dispone inoltre di una certa esperienza lavorativa ed è stato 

a scuola per alcuni anni (cfr. verbale 1, pag. 4); che pertanto nemmeno la 

sua situazione personale permette di identificare circostanze ostativa 

all’esigibilità dell’esecuzione del suo allontanamento verso il paese d’ori-

gine, 

che, infine, non risultano impedimenti neppure sotto il profilo della possibi-

lità dell’esecuzione dell’allontanamento,  

che di conseguenza, la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto,  

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto,  

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che visto l’esito della procedura, le spese giudiziarie di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF),  

(dispositivo alla pagina seguente)  

 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal paga-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro 30 giorni della spedizione della presente sentenza. 

4. 

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

 

 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: