# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 21f03824-1151-5426-af1d-55da99cd27a5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-02-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.02.2014 11.2011.93
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2011-93_2014-02-11.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2011.93

  	
  Lugano

  11 febbraio 2014/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Jaques

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa OA.2006.797 (consegna
di legati) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4, promossa con
petizione del 18 dicembre 2006 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  AO 2 e

  AO 3 

  (patrocinati
  dall'avv. PA 2),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 22 giugno 2011 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore il
20 maggio 2011;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  Il 23 ottobre
1992 E__________ (1938), domiciliato a __________, celibe e senza
discendenti, ha redatto le seguenti ultime volontà: 

                                                                                 __________
in __________ 23.10.92

                                         Testamento

                                         Oggi 23 ottobre 1992, venerdì,
il sottoscritto E__________ nato il 1.2.38 da __________ in __________, con la
piena facoltà mentale di disporre, desidero che in caso di morte, lascio la mia
proprietà mappale n. 969 in via __________ comprendente la casa d'abitazione
alla mia convivente signora AP 1, 19.9.43. La casa confina a ovest con la
proprietà __________ e a est con la propr. __________.

                                         Questo in quanto la signora AP
1 ha fatto tanto per me e mi è stata vicina.

                                         I miei eredi (sorella) verserà
inoltre fr. 50 000 alla signora AP 1.

                                  Lugano, 23 ottobre 1992 osp. civico

                                                                                 In
fede

                                                                                 E__________

                                         Postilla!

                                         Mia sorella AO 1 è esclusa
dalla presente successione.

                                         Lugano, 14 novembre 1992

                                                                                 In
fede

                                                                                 E__________

 

                            B.  E__________ si
è sposato il 30 luglio 1993 con AP 1, cittadina italiana, e l'8 marzo 1994 ha
redatto un secondo testamento olografo del seguente tenore: 

                                                                                __________,
8 marzo 1994

                                         Testamento

                                         Oggi 8 marzo 1994, martedì, il
sottoscritto E__________ nato il 1.2.1938 da __________ in __________, con la
piena facoltà mentale di disporre, lascio in caso di morte a mia moglie AP 1
nata __________ la mia proprietà, la casa sita in via __________ mappale n. 969
confinante con la proprietà __________ a ovest e a est con la proprietà __________
(casa e terreno). Inoltre il rustico ai monti di __________, mappale n. 57 e la
metà del terreno “chioso” mappale n. 219 a __________ retrostante il mobilificio __________; nella divisione spetterà a mia moglie scegliere la parte che
desidera di questo terreno, mapp. n. 219.

                                                                                In
fede

                                                                                E__________

 

                                  E__________ è deceduto a __________
il 22 gennaio 1997, senza lasciare discendenti. Le due disposizioni testamentarie
sono state pubblicate il 14 marzo 1997 davanti al Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 4. Il 20 agosto 1997 lo stesso Pretore ha rilasciato un
certificato ereditario attestante che unici eredi fu E__________ sono la moglie
AP 1 (1943) e la madre P__________ (1900) con i nipoti AO 2 (1965) e AO 3
(1972), figli della sorella AO 1 (1935). P__________ è deceduta il 7 ottobre
2000. La figlia AO 1, sua 

                                  unica erede, le è subentrata
nella comunione ereditaria fu E__________.

 

                            C.  Il 18 dicembre 2006 AP 1 si
è rivolta al medesimo Pretore perché ordinasse all'ufficiale del registro
fondiario del Distretto di Lugano (o, subordinatamente, ai membri della comunione
ereditaria fu E__________) di iscriverla come proprietaria delle particelle n. 57
e 969 RFD di __________, oltre che come proprietaria in ragione di un mezzo della
particella n. 219 “annotando la sua facoltà di scegliere, in caso di divisione
in natura della comproprietà, la parte di terreno che desidera”, con ordine a AO
1, AO 2 e AO 3 di versarle fr. 50 000.–
oltre interessi. Nella loro risposta del 22 dicembre 2006 i convenuti hanno
proposto di respingere la petizione. Con replica del 29 gennaio 2007 l'attrice si è confermata nelle sue domande. I convenuti hanno duplicato il 19 febbraio 2007,
proponendo una volta ancora di respingere l'azione.

 

                            D.  L'udienza preliminare si è
tenuta il 14 maggio 2007 e l'istruttoria, iniziata l'8 febbraio 2008, si è
chiusa il 9 aprile 2010. Al dibattimento finale le parti hanno rinunciato,
limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo allegato del 25 maggio 2010 l'attrice
si è riconfermata nelle proprie domande. Nel loro memoriale del 3 maggio 2010 i
convenuti hanno postulato una volta di più il rigetto del­l'azione. Statuendo il
20 maggio 2011, il Pretore ha respinto la petizione e ha posto la tassa di
giustizia di fr. 4200.– con le spese di fr. 300.– a carico dell'attrice,
tenuta a rifondere ai convenuti fr. 12 000.–
per ripetibili.

 

                            E.  Contro la sentenza appena
citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 30 aprile 2010 per
ottenere che l'azione sia accolta e il giudizio del Pretore riformato di conseguenza.
Nelle loro osservazioni dell'8 settembre 2011
AO 1, AO 2 e AO 3 propongono di respingere l'appello in ordine, subordinatamente
nel merito.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Alle impugnazioni si applica il
diritto in vigore al momento della comunicazione della decisione (art. 405 cpv.
1 CPC). Le sentenze intimate dai Pretori dopo il 31 dicembre 2010 in petizioni di legato (art. 562 cpv. 1 CC), trattate con la procedura ordinaria degli art. 165
segg. CPC ticinese, sono pertanto appellabili entro 30 giorni dalla
notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che il valore litigioso raggiunga
fr. 10 000.– (art. 308 cpv. 2 CPC). In
concreto il Pretore ha fissato il valore litigioso in fr. 691 493.– (sentenza impugnata, pag. 8),
importo che non appare inverosimile e che non è contestato dalle parti. La
soglia del valore appellabile è pertanto raggiunta (art. 308 cpv. 2
CPC). Quanto
alla tempestività dell'appello, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore
dell'attrice il 23 maggio 2011. Introdotto il 22
giugno, l'appello in esame è dunque tempestivo.

 

                             2.  Nelle
loro osservazioni dell'8 settembre 2011 i convenuti sostengono che l'appello è
irricevibile, poiché si limita in sostanza a riprodurre il contenuto di
precedenti memoriali. Ora, un appello
dev'essere “motivato” (art. 311 cpv. 1 CPC), ovvero provvisto delle
conclusioni, dal medesimo dovendo risultare non solo che la sentenza di primo
grado è impugnata e per quali ragioni, ma anche in che misura ne sia chiesta la
riforma (DTF 137 III 618 consid. 4.2 con riferimenti). La motivazione inoltre
dev'essere contenuta nel memoriale stesso, un semplice rinvio a comparse scritte
pregresse essendo insufficiente (DTF 131 III 387 consid. 2.3). In concreto
è vero che determinati brani dell'appello riprendono il contenuto di allegati sottoposti
al Pretore, ma è altrettanto vero che altri passi si confrontano in modo chiaro
con le motivazioni della decisione impugnata (v. pag. 8, in fine; pag. 9; pag. 10; pag. 12; pag. 21). Ciò premesso, il rimedio non appare di per sé
improponibile.

 

                             3.  Nella
sentenza impugnata il Pretore ha accertato anzitutto la legittimazione passiva
di AO 2 e AO 3, figli di AO 1, sorella del defunto, rilevando che siccome il testatore
non ha disposto di tutti i suoi beni, fra i suoi eredi legittimi rientrano
– oltre alla moglie AP 1 e alla madre P__________ – i figli della sorella esclusa
dalla successone. Egli si è domandato dipoi se con il primo testamento, del 23
ottobre 1992, E__________ mirasse a istituire la compagna AP 1 erede o soltanto
legataria, ma per finire ha lasciato la questione indecisa, il primo testamento
essendo a suo avviso sostituito dal secondo. Relativamente a quest'ultimo, il
Pretore ha ritenuto che le attribuzioni ivi previste configurino norme divisionali
nel senso dell'art. 608 cpv. 3 CC, non risultando una diversa intenzione
del testatore. Anzi, egli ha continuato, l'esplicito riferimento alla “divisione”
per quanto attiene alla particella n. 219 conferma che quelle disposizioni non
costituiscono legati. Oltre a ciò – egli ha soggiunto – E__________ non
ignorava la presenza di altri eredi e nulla lascia supporre che volesse favorire
la moglie, con la quale i rapporti erano “turbolenti”.

 

                             4.  L'appellante fa valere
anzitutto che AO 2 e AO 3, quantunque indicati come eredi nel certificato ereditario,
non sono tali perché la loro madre AO 1 è stata esclusa dalla successione in forza
della postilla figurante nel testamento del 14 novembre 1992. E l'esclusione
di un erede non legittimario comporta automaticamente, a suo parere, l'esclusione
dell'intera stirpe. Essa rileva poi che riconoscere i nipoti come eredi legittimi
sminuisce la porzione legittima della nonna paterna, P__________, sicché non è
dato di capire perché costoro insistano nel farsi riconoscere tali. In realtà
v'è da domandarsi che pertinenza abbia simile argomentazione. Il rilascio di un
certificato ereditario non è preceduto da una disa­mina sostanziale circa la
qualità di erede, l'attestato costituendo un titolo di legittimazione meramente
provvisorio che abilita a disporre dei beni della successione (DTF 128 III 323
consid. 2.2.2 con rinvii). Sapere chi sia realmente erede va deciso, dandosi il
caso, dal giudice di merito chiamato a interpretare la disposizione – o le disposizioni
– di ultima volontà nell'ambito di un'azione di
diritto successorio (DTF 128 III 323 consid. 2.2.2; sentenza del Tribunale
federale 5A_495/2010 del 10 gennaio 2011, consid. 2.3.2; I CCA,
sentenza inc.11.2012.47 del 6 novembre 2013, consid. 5). 

 

                                  Ricordato ciò, è appena il caso
di constatare che nella fattispecie AO 2 e AO 3 non hanno avanzato pretese nella
successione fu E__________, ma sono stati convenuti dall'attrice nella presente
causa per ottenere la consegna di “prelegati” (azione di natura personale: art.
562 cpv. 1 CC). Per di più, l'appellante non si confronta
con la motivazione del Pretore, il quale ha ritenuto che, escluso un erede
legittimo da una successione, i discendenti di lui gli subentrano come aventi
diritto (Piotet in: Traité de droit privé
suisse, vol. IV, Droit successoral, Friburgo 1975, pag. 155 in alto). Perché
simile orientamento sarebbe erroneo o per lo meno criticabile l'appellante non
spiega. Si limita a riprendere pedissequamente, al punto n. 3
dell'appello, il punto 5 del memoriale conclusivo come se si trovasse
ancora dinan­zi al Pretore, mentre avrebbe dovuto illustrare perché l'opinione
di quest'ultimo sarebbe in qualche modo contraria al diritto. Insufficientemente
motivato, al riguardo il rimedio giuridico si rivela finanche irricevibile.

 

                             5.  L'appellante afferma che il
testamento del 23 ottobre 1992 prevede legati in suo favore e che, non essendo lei
(ancora) sposata a quel momento con il testatore, la presunzione dell'art. 608
cpv. 1 CC non si applica. Nessuno ha mai preteso del resto – essa sottolinea – che
quel testamento comporti una sua istituzione di erede, E__________ avendo precisato
semplicemente di voler lasciare determinati beni alla propria convivente. La doglianza
cade nel vuoto. Certo, il Pretore si è domandato se con il testamento del 23
ottobre 1992 il disponente intendesse istituire AP 1 sua erede, ma per finire ha
lasciato il quesito irrisolto poiché a mente sua il primo testamento è stato
revocato dal secondo. Nessuno pretendendo – appunto – che il primo testamento designasse
l'appellante in qualità di erede, non giova nemmeno attardarsi in proposito ai
fini del giudizio.

 

                             6.  In merito al secondo testamento
l'appellante contesta che mediante tale disposizione E__________ intendesse
revocare le sue precedenti volontà. Afferma che quel testamento mira – in
sintesi – a proteggerla dalla sorella del defunto, estendendole a titolo di
“prelegato” beni che le sarebbero spettati a titolo di legato in virtù del
primo testamento.

 

                                  a)   Un
testatore può lasciare un legato anche a un erede legittimo o istituito, ovvero
a una persona cui spetti già una quota della successione. Si tratta in tal caso
– terminologicamente – di un “prelegato” (legs préciputaire, Voraus­ver­mächtnis).
Esso conferisce al beneficiario il diritto di esigere la consegna del bene
prima di ricevere la quota della suc­cessione che gli tocca. Debitori del
legato sono, tranne diversa precisazione del testatore, tutti gli eredi,
compreso il beneficiario della liberalità. I beni oggetto del legato sono
prelevati così dal compendio successorio e consegnati al legatario prioritariamente;
il saldo della successione è poi diviso tra gli eredi (Steinauer, Le droit des succes­sions, Berna
2006, pag. 270 n. 534; Huwiler in:
Basler Kommentar, ZGB II, 4ª
edizione, n. 22 ad art. 486 con rinvii).

 

                                  b)  La
volontà testamentaria di legare a un erede uno o più beni – mobili o immobili –
in aggiunta alla quota della successione deve poter essere stabilita chiaramente
(Steinauer, op. cit., pag. 271 n.
535 con riferimento alla nota 7). L'attribuzione di un oggetto della
successione a un erede si presume infatti una norma divisionale e non un legato
(art. 608 cpv. 3 CC; analogamente: art. 522 cpv. 2 CC). Tale presunzione può sì
essere sovvertita, ma l'intenzione di lasciare un legato oltre la quota ereditaria
deve desumersi, almeno per indizi, dal testamento medesimo (Huwiler, op. cit., n. 23 ad art. 486 con
richiamo a DTF 100 II 447 consid. 7a e alla dottrina dominante; Weibel in: Abt/Weibel [curatori], Praxis­kom­mentar
Erb­recht, 2ª edizione, n. 18 ad art. 608 CC). Elementi estrinseci possono
servire – se mai – a interpretare le indicazioni che già emergono dal testamento,
ma non a rimediare a indicazioni mancanti (cfr. anche DTF 109 II 406 consid. 2b
in fine con richiami).

 

                                  c)   L'appellante
ribadisce che il secondo testamento va “letto e interpretato alla luce della
volontà espressa dal de cuius nel precedente testamento”.
Inoltre, a suo parere, E__________ voleva “esplicitamente, in modo univoco e
coerente” favorirla e non penalizzarla “declassando i legati contenuti nel testamento
del 23 ottobre 1992 a semplici norme divisionali”. Inoltre le testimonianze raccolte
circa una presunta litigiosità dei coniugi non permettono di determinare la
reale volontà del testatore, tanto meno se si pensa che il medico curante del
marito ha confermato la costante presenza di lei durante le degenze in ospedale
del coniuge. Argomenti del genere sono inidonei a sovvertire la presunzione
dell'art. 608 cpv. 3 CC. Non perché a tale scopo occorra una prova piena.
Indizi lineari e convergenti bastano, ma devono potersi evincere – come si è
accennato – dal documento stesso. L'appellante integra il secondo testamento facendo
capo al primo, ossia a fattori estrinseci. Ciò non è lecito. Il testamento
dell'8 marzo 1994 non contiene alcun cenno al primo né il benché minimo
elemento suscettibile di avvalorare l'ipotesi per cui E__________ intendesse lasciare
alla moglie la particella n. 57, la particella n. 969 e mezza
particella n. 219 in aggiunta alla quota ereditaria (esempi analoghi in: Steinauer, op. cit., pag. 271 nota 7 in
principio). Anzi – come rileva il Pretore – il diritto conferito alla moglie di
scegliere “la parte che desidera” della particella n. 219 “nella
divisione” induce caso mai a scorgere proprio una norma divisionale. Anche
sotto questo profilo l'appello è destinato pertanto all'insuccesso.

 

                             7.  Constatato che il secondo
testamento contiene solo una norma divisionale, rimane da esaminare se – e in che
misura – il primo testamento sussista accanto al secondo. Qualora un de
cuius faccia un nuovo testamento senza revocare espressa­mente il primo, in
effetti, la disposizione posteriore revoca l'anteriore in quanto non risulti
con certezza che ne sia un semplice complemento (art. 511 cpv. 1 CC). La presunzione
legale, in altri termini, è per la revoca. Chi intende contestarla deve dimostrare
– e non solo rendere verosimile – l'esistenza di un complemento (Steinauer, op. cit., pag. 358 n. 728 con richiami). In tal caso la
prova può essere recata anche facendo capo a elementi estrinseci (Druey, Grundriss des Erb­rechts, 5ª
edizione, pag. 123 n. 63). La circostanza, ad esempio, che il disponente
abbia volutamente conservato testamenti successivi compatibili – parallelamente
o cumulativamente – fra loro è, se non una prova (co­me sostiene Breitschmid in: Basler
Kommentar, ZGB II, 4ª edi­zione, n. 7 agli art. 509–511), un indizio serio
circa l'esistenza di un complemento (v. DTF 82 II 517 consid. 4).

 

                                  a)   Nella
fattispecie E__________ non ha espressamente revocato nel testamento dell'8
marzo 1994 le disposizioni del 23 ottobre 1992. Con quel testamento tuttavia egli
ha disposto nuovamente della particella n. 969, formante oggetto di legato 

                                       in
favore di AP 1, contemplandola – come si è visto (consid. 6c) – nel quadro di
una norma divisionale, sia pure in favore della stessa AP 1, nel frattempo
divenuta sua moglie. Se non che, la seconda disposizione è inconciliabile con
la prima, giacché un bene della successione non può essere oggetto di legato e simultaneamente
di divisione ereditaria. Per quanto
riguarda la particella n. 969 il secondo testamento ha quindi sostituito
il primo, nel senso che la norma divisionale ha rimpiazzato il legato. Al
riguardo l'appello manca una volta ancora di consistenza.

 

                                  b)  Nel
primo testamento dell'8 marzo 1994 E__________ aveva legato a AP 1, oltre alla
proprietà della particella n.969, una somma di fr. 50 000.– che sua sorella AO 1 

                                       avrebbe
dovuto elargire. Nel secondo testamento egli non accenna più a tale importo. V'è
da domandarsi se in proposito il secondo testamento implichi un complemento –
anziché una revoca – del primo. L'attrice non ha addotto però alcuna prova a
sostegno di simile eventualità. È vero che E__________ ha redatto il secondo
testamento senza sopprimere il primo, ma non è dato di sapere se ciò sia
avvenuto deliberatamente (perché il testamento successivo integrasse il precedente)
o per altre ragioni. L'ipotesi ch'egli intendesse confer­mare il legato di fr.
50 000.– non appare scontata, sia perché AP
1 era divenuta nel frattempo sua moglie (e avrebbe già beneficiato, dunque, di tre
quarti della successione, compresi i fr. 50 000.–
del lascito: art. 462 n. 2 CC), sia perché con la postilla del 14 novembre
1992 egli aveva escluso dall'eredità ormai la sorella AO 1, debitrice della
somma (senza necessariamente rendersi conto che i figli le sarebbero subentrati).
D'altro lato – come si è visto – il secondo testamento non allude neppure di
scorcio al primo, di modo che varie congetture rimangono possibili. In
circostanze del genere non sono dati i requisiti di “certezza” che l'art. 511
cpv. 1 CC richiede per qualificare il secondo testamento come un complemento
del primo. L'appello è destinato alla reiezione, di conseguenza, anche su
quest'ultimo punto.

 

                             8.  Le
spese dell'attuale giudizio seguono la soccombenza dell'appellante (art. 106
cpv. 1 CPC). I convenuti, che hanno presentato osservazioni tramite un legale,
hanno diritto a un'adeguata indennità per ripetibili.

 

                             9.  Quanto ai rimedi giuridici
esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge ampiamente la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra,
consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è
confermata.

 

                             2.  Le spese giudiziarie
di complessivi fr. 2250.– sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà
alle controparti fr. 5000.– complessivi per ripetibili.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad almeno
30 000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile
il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).