# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2e5ad66d-ef4d-5ff1-8017-986f704d1626
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-06-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 01.06.1999 52.1999.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1999-45_1999-06-01.html

## Full Text

Incarto n.

  52.99.00045

   

  	
  Lugano

  1º giugno 1999

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  8 febbraio 1999 di

 

 

	
   

  	
  __________ patr. da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 20 gennaio 1999 del Consiglio di Stato (no. 151) che respinge
  l’impugnativa presentata dall’insorgente avverso la licenza edilizia 20
  ottobre 1998 rilasciata dal municipio di __________ a __________ e __________
  per sopraelevare il loro rustico in località __________ (part. no. __________
  RFD);

  

 

 

viste le risposte:

-    22 febbraio 1999 di __________ e
__________;

-    24 febbraio 1999 del Consiglio di
Stato;

-      1 marzo 1999 del Dipartimento del
territorio (UDC);

-      3 marzo 1999 del municipio di
__________.

 

esperito un sopralluogo;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   I resistenti __________ e
__________ sono comproprietari di un rustico situato a __________ nel nucleo di
__________ (part. no. __________ RFD). L’edificio, a pianta m 8x4, è
strutturato su due livelli. Al piano terreno, parzialmente interrato, v’è un
locale cucina di circa m 5x4. Al primo piano v’è invece un locale soggiorno, i
servizi igienici e l’atrio. Fra i due piani non v’è alcun collegamento interno.
Il rustico non dispone di camere da letto. Per dormire viene utilizzato un
angusto sottotetto, non isolato, alto appena 50 cm ai lati e m 1.40 in
corrispondenza del colmo, al quale si accede dall’atrio, attraverso una botola.

L’8 giugno 1998 i resistenti hanno chiesto al municipio di
__________ il permesso di rendere abitabile il sottotetto, sopraelevando il
tetto di 90 cm e aggiungendovi un abbaino. 

Alla domanda si è opposto __________, proprietario di una
casa d’abitazione, situata a monte del rustico dei resistenti, in posizione
sopraelevata, ad una distanza di m 1.70-1.95.

 

 

                                  B.   Ottenuto il nulla osta del
Dipartimento del territorio, il 20 ottobre 1998 il municipio di __________ ha
rilasciato la licenza richiesta, alla condizione che venisse eliminato
l’abbaino e che la sopraelevazione fosse contenuta in 80 cm al colmo, rispettivamente
70 alla gronda.

 

 

                                  C.   Con giudizio 20 gennaio 1998
il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento, respingendo l’impugnativa
contro di esso inoltrata dall’opponente.

In sostanza, il Governo ha ritenuto che l’intervento
rientrasse nei limiti dell’art. 30 NAPR, che permette al municipio di
autorizzare sopraelevazioni di modesta entità di stabili esistenti in contrasto
con le distanze minime tra edifici prescritte dalla stessa norma, alla
condizione che l’intervento abbia luogo nell’ambito di un rinnovamento totale
dell’immobile e risulti finalizzato al recupero di spazi abitativi. 

 

 

                                  D.   Contro il predetto giudizio
governativo il soccombente si è aggravato davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendo che venisse annullato assieme alla controversa
licenza.

L’insorgente nega in sostanza che siano dati gli estremi per
autorizzare un intervento in deroga alle distanze minime tra edifici prescritte
dall’art. 30 NAPR. Non sarebbe in particolare dato un caso di rigore. La
sopraelevazione non avrebbe inoltre luogo nell’ambito di un rinnovamento totale
dell’edificio.

 

 

                                  E.   Il ricorso è avversato dal
Consiglio di Stato, che ne chiede il rigetto senza formulare osservazioni.

Ad identica conclusione pervengono il municipio di __________
ed i beneficiari della licenza, contestando succintamente le tesi
dell’insorgente.

 

 

                                  F.   Delle risultanze del
sopralluogo esperito si dirà nei seguenti considerandi.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo è data dall’art. 21 LE. L’insorgente, direttamente
toccato dal provvedimento impugnato e già opponente, è senz’altro legittimato a
ricorrere. Il ricorso, tempestivo, è dunque ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   Nella zona del nucleo
tradizionale di __________ è prescritta una distanza minima di 4 m verso
edifici con aperture. Verso edifici senza aperture si può invece costruire in
contiguità o ad una distanza minima di 3 m (art. 30 NAPR).

Deroghe a tali distanze possono essere concesse dal
municipio, con l’accordo scritto dal confinante, se non vi si oppongono interessi
generali di inserimento ambientale. A queste condizioni possono quindi essere
eccezionalmente autorizzate tanto nuove costruzioni, quanto trasformazioni di
costruzioni esistenti in contrasto con l’ordinamento sulle distanze introdotto
dalle NAPR. Esigendo il consenso del vicino, l’art. 30 NAPR garantisce che la
deroga tenga adeguatamente conto non solo degli interessi generali, ma anche di
quelli del vicino. 

Tale consenso, soggiunge la norma in esame, non è tuttavia necessario
per sopraelevazioni di modesta entità (al massimo un metro), realizzate
nell’ambito di un rinnovamento totale dell’edificio e finalizzate al recupero
di spazi abitativi. Questi interventi possono quindi essere autorizzati alla
sola condizione che si inseriscano convenientemente nel contesto ambientale.

Le disposizioni che regolano le sopraelevazioni di modesta
entità di edifici esistenti in contrasto con l’ordinamento delle distanze
sancito dall’art. 30 NAPR sono per molti aspetti riconducibili all’art. 39 RLE.
Riallacciandosi alla garanzia costituzionale della proprietà, intesa come
tutela delle situazioni acquisite, questa norma permette di riparare e
mantenere gli edifici esistenti in contrasto con il diritto entrato in vigore
in epoca successiva alla loro realizzazione. Lavori di trasformazione
sostanziali sono per principio esclusi. Trasformazioni più importanti possono
tuttavia essere autorizzate quando il contrasto con il nuovo diritto non
pregiudica in modo apprezzabile l’interesse pubblico o quello dei vicini. In
quest’ottica, derivante in ultima analisi dal principio di proporzionalità,
vanno intese le disposizioni dell’art. 30 NAPR che abilitano il municipio a
concedere deroghe per modiche sopraelevazioni di edifici esistenti in contrasto
con le prescrizioni sulle distanze. 

Scostandosi dall’art. 39 RLE, le disposizioni in esame presuppongono
tuttavia che l’ampliamento verticale sia realizzato nell’ambito di un
rinnovamento totale dell’edificio ed appaia finalizzato al recupero di spazi
abitativi. Quest’ultima condizione è chiaramente volta a favorire l’insediamento
residenziale nel nucleo. Meno evidenti sono invece le finalità perseguite dalla
condizione riferita al rinnovamento totale dell’edificio. In mancanza di
indicazioni più precise, si può comunque presumere che attraverso questo
requisito si sia semplicemente inteso promuovere la riqualificazione estetica e
funzionale della sostanza edilizia esistente nei nuclei. Le sopraelevazioni di
modesta entità devono quindi essere abbinate dai lavori di ammodernamento necessari
per conferire all’edificio condizioni di abitabilità rispondenti agli standard
usuali (Scolari, Commentario, II. ed., ad art. 1 LE, N. 651).

 

 

                                   3.   3.1. Nell’evenienza
concreta, il rustico dei resistenti è posto ad una distanza variante tra m 1.70
e m 1.95 dal balcone largo m 1.10, che occupa tutta la facciata dello stabile
sovrastante, di proprietà del ricorrente. Ne discende che verso l’edificio del
ricorrente, munito di aperture, il rustico non rispetta la distanza minima di 4
m prescritta dall’art. 30 NAPR. Si tratta quindi di una costruzione esistente
in contrasto con il diritto entrato in vigore in epoca successiva alla sua
realizzazione. In quanto tale, il rustico può essere unicamente oggetto di
interventi rientranti nei limiti degli art. 39 RLE e 30 NAPR di __________.

 

3.2. Dal profilo dell’art. 39 RLE, la controversa
sopraelevazione va configurata alla stregua di una trasformazione di secondaria
importanza, del tutto insuscettibile di alterare l’identità della costruzione
esistente. Il contrasto con il nuovo diritto non pregiudica in modo apprezzabile
né l’interesse pubblico, né quello del vicino qui ricorrente. Contrariamente a
quanto questi afferma, l’aumento verticale della volumetria non toglie né luce,
né aria alla sua casa d’abitazione. I piani abitabili dello stabile continueranno
infatti anche in futuro a sovrastare il tetto del rustico. Dal profilo della
succitata norma di diritto cantonale non sussistono pertanto impedimenti al
rilascio del permesso richiesto. Una diversa conclusione sarebbe manifestamente
contraria al principio di proporzionalità (cfr. per analogia DTF 22.12.97 in re
__________ SA).

 

3.3. Dal profilo dell’art. 30 NAPR va invece rilevato che il
rustico dei resistenti è attualmente privo di una camera da letto. L’esiguità
dello spazio a disposizione rende piuttosto precarie le condizioni di
abitabilità dell’edificio. Non appare pertanto fuori luogo ritenere che sia
data una situazione eccezionale, suscettibile di giustificare la concessione di
una deroga per un modico ampliamento verticale fondato su tale norma. Su questo
specifico punto, le deduzioni dell’autorità comunale non prestano il fianco a
critiche.

L’ampliamento di 70 cm alla gronda ed 80 al colmo rientra nei
limiti stabiliti dall’art. 30 NAPR per le sopraelevazioni di modica entità. In
quanto volto a rendere agibile il sottotetto, in modo da poterlo utilizzare
come camera da letto, l’intervento è finalizzato alla formazione di spazi
abitativi. Esso adempie pertanto la corrispondente condizione di cui alla norma
succitata. 

L’intervento non risponde per contro al secondo requisito
posto dall’art. 30 NAPR. Esso si limita infatti al rifacimento del tetto previo
innalzamento dei muri perimetrali. Non è in particolare accompagnato da altri
lavori, volti a migliorare le condizioni di abitabilità dell’intero rustico,
tuttora relativamente insoddisfacenti. Esso non si inserisce pertanto nel
quadro di un rinnovamento totale dell’edificio.

A torto ha ritenuto il Consiglio di Stato che l’intervento
potesse comunque essere autorizzato, non essendo dato di vedere il motivo per
il quale le sopraelevazioni di modesta entità debbano necessariamente aver
luogo nell’ambito di un rinnovamento totale dell’edificio. Anche se persegue
finalità piuttosto recondite, il requisito in discussione non è privo di
qualsiasi scopo. Ad esso ci si deve quindi attenere. 

 

 

                                   4.   Sulla scorta delle
considerazioni che precedono, il ricorso va quindi accolto, annullando la
licenza impugnata e la decisione governativa che la conferma, siccome lesive
del diritto.

Resta ovviamente riservata ai resistenti la facoltà di
ripresentare una domanda di costruzione per un intervento di sopraelevazione
inserito nel quadro di un rinnovamento totale del loro rustico.

La tassa di giustizia e le ripetibili seguono la soccombenza.

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 21 LE; 39 RLE; 30 NAPR di __________, 3, 18, 28, 31, 60, 61, 65 PAmm 

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso è accolto.

§.  di conseguenza, sono annullate:

1.1.   la licenza edilizia 20 ottobre 1998 rilasciata dal municipio
di __________ ai resistenti per la sopraelevazione del rustico situato nel
nucleo di __________.

1.2.   la decisione 20 gennaio 1999 del Consiglio di Stato (n.
151).

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
800.- è a carico dei resistenti in solido, che alla stessa condizione
rifonderanno fr. 1’000.- al ricorrente a titolo di ripetibili.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario