# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5579359c-2d4b-5c22-a7a5-9e29c09a0d5f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-04-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 29.04.2004 10.2003.704
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_10-2003-704_2004-04-29.html

## Full Text

Incarto
  n.

  10.2003.704/CEG

  DA
  4013/2003

  	
  Bellinzona

  29 aprile 2004

   

  	
  Sentenza
  con motivazione

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice della Pretura penale

  
	
  Giovanni Celio

  
	
   

  
						

sedente con
l’avv. Flavio Biaggi in qualità di segretario, per giudicare

 

	
   

  	
  ACCU 1 

  difesa da: DI 1 

   

  

prevenuta colpevole di         infrazione alla Legge federale
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri,

 

                                        per avere, nel periodo fine
maggio 2003 sino al 5 novembre 2003, favorito il soggiorno illegale di un
imprecisato numero di cittadini ecuadoriani ma almeno 10, ospitandoli presso la
propria azienda agricola di ____________________, sapendo che gli stessi
soggiornavano in Svizzera illegalmente;

 

fatti avvenuti                       nelle riferite circostanze di
tempo e di luogo;

 

reato                                 previsto dall’art. 23 cpv.1 LDDS,
richiamati gli art. 41 cifra 1 e 39 CP;

 

perseguita                         con decreto d’accusa del 2 dicembre
2003 no. DA 4013/2003 del AINQ 1 che propone la condanna: 

1.    Alla pena di 15
(quindici) giorni di arresto sospesa condizionalmente per un periodo di prova 2
(due) anni.

2.    Al pagamento
della tassa di  giustizia di fr. 100.-- e delle spese giudiziarie di fr.
100.--.;

 

vista                                  l’opposizione al decreto
d’accusa interposta tempestivamente dall’accusata in data 12/15 dicembre 2003;

 

indetto                               il dibattimento in data 29 aprile
2004, al quale sono intervenuti:

	
   

  	
  ACCU 1

  DIFE 1

  AINQ 1

   

  

accertate                           le generalità dell'imputata;

 

data                                  lettura del decreto d'accusa;

 

proceduto                          all'interrogatorio dell'accusata;

 

sentita                               la teste __________, 

 

data la parola:                    all'accusa la quale chiede la
conferma del decreto impugnato;

 

                                        al difensore, il quale chiede
l’assoluzione della propria assistita.

 

sentita                               da ultimo nuovamente l'accusat;

 

posti                                 a giudizio i seguenti quesiti:

 

                                    1.  E’ ACCU 1 autrice colpevole di
infrazione alla Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli
stranieri?

 

                              1.1.     Può trovare applicazione l'art.
32 CP?

                              1.2.     Può trovare applicazione l'art.
34 cifra 2 CP?

                              1.3.     Possono trovare applicazione
motivi giustificativi extralegali?

 

                                    2.  In caso di risposta
affermativa, deve, e se sì, in quale misura essere ridotta la pena proposta?

 

                              2.1.     Può trovare applicazione, nella
commisurazione della pena, l'art. 64 CP (motivi onorevoli)?

 

                                    3.  Può beneficiare della
sospensione condizionale della pena, e, se sì, per quale periodo di prova?

 

                                    4.  L'eventuale condanna va
iscritta a casellario giudiziale e, se sì, quando e a quali condizioni potrà
avvenire la cancellazione?

 

5.    A
chi vanno caricate le tasse e le spese?

 

letti                                  ed
esaminati atti e documenti;

 

considerato                       che in data 29/30 aprile 2004
l’accusata, per il tramite del proprio difensore, ha inoltrato tempestiva
dichiarazione di ricorso a norma dell’art. 289 cpv. 1 CPP, chiedendo
contestualmente la motivazione scritta;

 

                                       che lo stesso ha fatto il AINQ 1
con scritto 30 aprile/4 maggio 2004;

 

                                       da
qui le presenti motivazioni;

 

ritenuto                             in
fatto

 

                               A.     trascorre
la gioventù in un albergo di ____________________ gestito dai genitori. Con il
tempo le pareti ed il lusso di questo ambiente le stanno sempre più stretti,
non conciliandosi con il suo modo di concepire la vita. La propensione e
l’amore per la natura, per la terra ed i suoi derivati, la spingono ad
abbracciare l’idea di dedicarsi all’orticultura. È così che, ricevuto in uso (o
usufrutto) da uno zio un appezzamento di terreno a ____________________, ella
dà avvio a un’attività in proprio che svolge tuttora coltivando ortaggi venduti
poi a ristoranti e negozi. Questo lavoro, nella stagione buona, le frutta sino
a fr. 1'500.-- al mese; oltre a ciò ella beneficia di una rendita AI di ca. fr.
1'500.-- mensili. Un’esistenza modesta, fatta di lavoro e cose semplici, ma
soprattutto, ciò che la rende felice, una vita in sintonia con la natura.

 

                               B.     Nel mese di
dicembre 2002 l’accusata conosce due giovani ragazze ecuadoriane mentre si
stanno esibendo con i loro strumenti musicali all’esterno della Migros di ____________________.
Parlando con loro viene a sapere che sono affamate, senza un tetto e costrette
a dormire in auto. Sensibile a questa situazione, le invita a casa sua per
mangiare qualcosa, proponendo loro anche di rimanere per la notte. Dopo aver
mangiato le due ragazze però si dileguano, rifacendosi vive solo dopo una
quindicina di giorni, accompagnate da altri connazionali (forse i genitori). Da
questo momento, a casa di ACCU 1 prende inizio quello che lei stessa definisce
un “andirivieni” di donne, uomini e bambini ecuadoriani alla ricerca di
cibo ed ospitalità. Rispondendo ai suoi radicati sentimenti umanitari ella non
sa rifiutare un aiuto a queste persone, che ai suoi occhi appaiono vieppiù
deboli, impossibilitate a raggiungere una propria autonomia e dignità, prive di
ogni assistenza e protezione. Si susseguono quindi i soggiorni, più o meno
lunghi, di cittadini e famiglie ecuadoriani nella sua abitazione che – è bene
ricordare - si riduce in sostanza ad una cucina e a due camere da letto,
contenute complessivamente in una cinquantina di metri quadrati.

 

                               C.     In data 22
maggio 2003 nel corso di un controllo presso l’azienda agricola dell’accusata,
la polizia rileva la presenza di sette cittadini ecuadoriani soggiornanti
illegalmente. Gli accertamenti penali per titolo di aiuto al soggiorno illegale
di cittadini stranieri a carico di ACCU 1 sfociano in un decreto di non luogo a
procedere emesso il 10 luglio 2003, motivato con l’assenza di dolo.

                                       Così si
esprime al riguardo il citato decreto: “da un profilo soggettivo ACCU 1
dichiara di aver sempre creduto che queste persone avessero il permesso per poter
soggiornare in Svizzera, e questo perché così le veniva detto da loro. Lei non
ha mai verificato i documenti credendo a quanto dettole dai suoi ospiti”. Soggiunge
tuttavia il magistrato inquirente, a valere quale monito: “ciò non di meno, ACCU
1 oggi sa che i cittadini in provenienza dall’Ecuador necessitano di un visto
d’entrata onde poter entrare in Svizzera e non rendersi quindi colpevoli di
entrata e rispettivamente di soggiorno illegale in Svizzera. La stessa è ora
anche al corrente che le persone controllate in data 22 maggio 2003
soggiornavano illegalmente in Svizzera; motivo per cui, in futuro, se la stessa
vorrà ospitare cittadini ecuadoriani o di altra nazionalità, sarà opportuno che
si sinceri sulla legalità del loro soggiorno sul nostro territorio”.

                                       Al
dibattimento l’accusata ha dichiarato di aver ricevuto il decreto di non luogo
a procedere e di averne chiaramente recepito e compreso i contenuti, pur con la
riserva mentale di essere disposta a reiterare in caso di rinnovata chiamata di
aiuto da parte di cittadini ecuadoriani in difficoltà.

 

                                D.     Il 5
novembre 2003, alle ore 06:30, la polizia esegue un nuovo controllo presso
l’abitazione dell’accusata riscontrando la presenza di 10 cittadini ecuadoriani
soggiornanti illegalmente in Svizzera: ____________________ __________ (1991),
suo fratello ____________________ (1979) - già colpito da provvedimento di
espulsione (scadenza 27.06.2005) - , sua moglie ____________________ ____________________
(1981) ed i figli ____________________ ____________________ (1998), ____________________
(2001) e ____________________ (2002); presenti inoltre: ____________________ ____________________
(1964), ____________________ ____________________ (1984), ____________________ ____________________
(1962) con la figlia ____________________ ____________________ (2003).

                                        Interrogata
in proposito, ACCU 1 non ha avuto difficoltà ad ammettere di aver ospitato
nello stesso periodo (maggio/ottobre 2003) anche tale ____________________ ____________________,
durante i mesi di luglio, agosto e ottobre 2003, nonché tale ____________________
____________________, per una notte nel corso del mese di ottobre 2003.

                                        Per quanto
attiene ai cittadini ecuadoriani controllati il 5 novembre 2003, l’accusata ha
dichiarato di aver ospitato ____________________ ____________________ e ____________________
__________ __________ con i rispettivi figli per circa un mese; __________
__________ __________, __________ __________ __________ __________ e __________
__________ __________ __________, per circa 5 giorni. Per quanto a conoscenza
dell’accusata, parte di essi erano già presenti sul territorio elvetico, mentre
che alcuni di loro (____________________ __________ __________, __________
__________ __________ __________ - che disponeva di un vettura – e __________
__________ __________ __________) provenivano dalla Spagna.

 

                                E.     Il Sost.
Procuratore pubblico AINQ 1 ha ravvisato nell’agire di ACCU 1 la commissione di
un’infrazione alla Legge federale concernente la dimora e il domicilio degli
stranieri, per avere, “nel periodo fine maggio 2003 sino al 5 novembre 2003,
favorito il soggiorno illegale di un imprecisato numero di cittadini
ecuadoriani ma almeno 10, ospitandoli presso la propria azienda agricola di __________
__________, sapendo che gli stessi soggiornavano in Svizzera illegalmente”. Nel
decreto di accusa impugnato l’accusa propone di conseguenza la condanna di ACCU
1 alla pena di 15 giorni di arresto sospesa condizionalmente per un periodo di
prova di 2 anni, nonché al pagamento della tassa e delle spese giudiziarie di
complessivi fr. 200.--.

 

                                 F.     ACCU 1 si
è presentata in aula sostenuta dalla presenza di numerosi amici, fra cui alcuni
aderenti al “movimento dei senza voce”, che in precedenza aveva dato
avvio ad una campagna di sensibilizzazione sulla problematica dell’aiuto agli
ecuadoriani, non da ultimo attraverso una sorta di autodenuncia – che forse
sarebbe meglio definire denuncia collettiva – siglata da persone che hanno
dichiarato di aver fornito anch’esse cibo, ospitalità ed aiuto a cittadini
ecuadoriani. Il tutto ha avuto, come noto, un impatto mediatico di un certo
rilievo. L’accusata ha comunque saputo e voluto mantenere distinto il suo ruolo
processuale dalle simpatie venute in suo aiuto da parte del “movimento dei
senza voce”, mai dando l’impressione, nel corso del dibattimento, di
volersi in qualche modo far forte di questo sostegno. Ha assunto da subito le
proprie responsabilità, dichiarando di aver agito da sola, mossa da sentimenti
umanitari e sulla base della conoscenza della situazione vissuta dagli
ecuadoriani presenti in Svizzera. Avendone ospitati alcuni a casa sua ed
essendosi anche recata in due occasioni nel loro paese, a __________ provincia
di __________, ella ha avuto modo di approfondire la loro mentalità. Ricorda di
aver ripetuto a questa gente, in occasione dei soggiorni in Ecuador, che
venendo in Svizzera a chiedere l’elemosina essi non avevano un futuro. Il suo
messaggio, lo attestano i fatti, non è però stato recepito. Ciononostante
l’accusata non ha mai saputo negare ospitalità ai cittadini ecuadoriani che man
mano si erano passati parola e si presentavano a casa sua, praticamente
autoinvitandosi.

                                        ACCU 1 ha
dichiarato di essersi limitata a fornire loro alloggio: essi rimanevano la
notte mentre che di giorno si allontanavano per recarsi a suonare o vendere
prodotti artigianali. Gli ecuadoriani la aiutavano talvolta anche nei campi, ma
senza alcun tipo di remunerazione, in particolare per raccogliere gli ortaggi
consumati poi nelle cene in comune. Per il rimanente, soggiunge, si
arrangiavano da soli, acquistando il cibo con i denari elemosinati.

 

                                G.     L’accusata
sostiene di aver agito mossa da un sentimento di pena per la situazione  degli
ecuadoriani. Pur nella consapevolezza di violare la legge, il suo spirito
umanitario le imponeva di attivarsi per correre in aiuto a queste persone che
ai suoi occhi non apparivano in grado di provvedere a sé stesse e che
conducevano un’esistenza non dignitosa, fatta di stenti, di condizioni
igieniche oltremodo precarie, senza contare le malattie e soprattutto l’assenza
di un tetto per dormire. Ella pensava inoltre di aiutarle anche a meglio
sopportare lo sfruttamento al quale sono sottoposte dai loro stessi
connazionali, quelli che, giunti prima di loro, reggono le fila del commercio
di prodotti artigianali: persone alle quali, a suo dire, i più giovani sono
interamente soggiogati durante i primi due anni del loro girovagare in Europa,
dopo di che vengono per così dire “affrancati”.

                                    

                                H.     La
situazione dei cittadini ecuadoriani presenti in Svizzera è nota. Nell’inverno
2002, lo stesso Consiglio di Stato, considerate le condizioni di vita di queste
persone, in particolare la loro esposizione alle morse del freddo, aveva
autorizzato il loro soggiorno, disponendone anche il ricovero presso il centro
della Croce Rossa di Cadro durante il periodo natalizio. Tale situazione,
ricordata nei documenti prodotti al dibattimento dalla difesa, è stata
ulteriormente illustrata dalla testimone __________ __________, la quale ha
tenuto a sottolineare in particolare il dramma delle donne e dei bambini,
ridotti ad uno stato di estremo bisogno e costretti a dormire pigiati nelle
automobili, con il freddo in inverno e sotto la canicola in estate. La carenza
di igiene, dovuta all’impossibilità di lavare sé stessi ed i propri vestiti, li
porta a prendere le pulci, a contrarre la scabbia ed altre malattie. Spesso poi
le donne, specie quelle in stato di gravidanza, necessitano di urgenti cure
mediche ed ospedaliere che, data la loro presenza illegale nel nostro paese,
difficilmente riescono ad ottenere.

                                        A margine
di questo discorso, la teste __________ __________ si è espressa anche sul
profilo dell’accusata, definendola una persona “molto umana, dolce,
sensibile, interiormente estremamente pulita, nobile”.

 

Considerato                       in diritto

 

                                 1.     È assodato
– circostanza rimasta del tutto incontroversa in giudizio – che i cittadini
ecuadoriani ospitati dall’accusata sono entrati e hanno soggiornato in Svizzera
illegalmente, ossia privi del necessario visto d’entrata (art. 1 cpv. 1 ODDS e
art. 3-5 OEnS) e del permesso della polizia degli stranieri che li autorizzava
a soggiornare e svolgere un’attività lucrativa. Da osservare inoltre che, fatta
eccezione per __________ __________ __________ __________ (la quale peraltro
era dispensata dal visto essendo titolare di un permesso di residenza in
Spagna), tutte le persone fermate, già in passato erano state interpellate
dalla polizia e diffidate a lasciare il nostro territorio. Addirittura nei
confronti di __________ __________ __________ è in vigore un ordine di
espulsione. 

 

                                 2.     Fatti
salvi i casi previsti dalla legislazione sull’asilo e dagli accordi CE/AELS,
che comunque non trovano applicazione nella fattispecie, il diritto di
risiedere e lavorare in Svizzera è regolato dalla Legge federale concernente la
dimora e il domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 (in seguito: LDDS) e
dalle ordinanze di applicazione, segnatamente (si citano solo le principali)
l’Ordinanza di esecuzione del 1 marzo 1949 (ODDS) e l’Ordinanza che limita
l’effettivo degli stranieri del 6 ottobre 1986 (OLS).

                                        I
principali obiettivi di politica degli stranieri che queste normative si
prefiggono di raggiungere sono quelli definiti agli art. 16 cpv. 1 LDDS, 8 ODDS
e 1 OLS, segnatamente proteggere gli interessi morali ed economici del Paese,
mantenere un rapporto di equilibrio tra l’effettivo della popolazione svizzera
e quello della popolazione straniera residente, prevenire un afflusso di
stranieri in Svizzera (DTF 121 II 465), assicurare l’integrazione dei
lavoratori stranieri residenti in Svizzera, migliorare la struttura del mercato
del lavoro e assicurare un equilibrio ottimale d’impiego (Mihn Son Nguyen, Droit public des
étrangers, Berna, 2003, pag. 659).

                                        Le
disposizioni penali contenute nella LDDS (art. 23 e 23a), che è una legge
tipicamente attinente al diritto amministrativo, costituiscono nell’intento del
legislatore dei mezzi di ordine repressivo atti a conseguire questi scopi.

 

                                    3.   L’art. 23
cpv. 1 quinto periodo LDDS dispone che “chiunque, in Svizzera o all’estero,
facilita od aiuta a preparare l’entrata o l’uscita illegale o un soggiorno
illegale è punito con la detenzione fino a sei mesi. A questa pena può essere
aggiunta la multa fino a diecimila franchi; nei casi poco gravi, si potrà
infliggere solo una multa”. La norma intende punire l’autore che,
attraverso il suo comportamento, ostacola o rende difficoltosa la pronuncia o
l’esecuzione di una decisione nei confronti di uno straniero in situazione
irregolare, da parte dell’autorità.

                                        Da
osservare che il Messaggio relativo alla (nuova) Legge federale sugli
stranieri, proprio in questi giorni al vaglio del Consiglio Nazionale (FF 2002,
pag. 3327 e segg.) prevede addirittura un rafforzamento delle sanzioni (pag.
3378). All’aiuto al soggiorno illegale il Messaggio sulla nuova Legge federale
sugli stranieri (LStr) commina infatti la pena della detenzione fino a un anno
o la multa fino a fr. 20'000.-- (cfr. art. 111 cpv. 1 lett. a LStr).

 

                                 4.     L’infrazione
di cui all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS è difficile da circoscrivere.
Infatti, lo straniero che soggiorna illegalmente in Svizzera entra in contatto
con diverse persone: prende mezzi di trasporto, acquista del cibo o va al
ristorante, ecc. A fronte di questa situazione, la giurisprudenza ha stabilito
che “tout contact avec cet étranger, qui rend plus agréable
le séjour de celui-ci en Suisse, ne saurait être punissable au sens de l’art.
23 al. 1 par 5 LSSE” (Tribunale federale, sentenza
dell’8 marzo 2004, inc. n. 6S.459/2003, pag. 2).

                                        In regola
generale, secondo la giurisprudenza, l’elemento costitutivo dell’infrazione di
cui all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS si trova comunque realizzato se
l’autore fornisce alloggio (sia a pagamento sia gratuitamente) allo straniero
in posizione irregolare, ovvero una sistemazione suscettibile di costituire una
sorta di nascondiglio (“cachette”), purché si tratti di un comportamento
di una certa durata, atto ad ostacolare l’azione amministrativa, segnatamente
il fermo, il controllo dell’identità, l’adozione di provvedimenti come il
cartellino d’uscita, ecc. (Tribunale federale, sentenza del 18 agosto 2000,
inc. 6S.615/1998, pag. 2-3; sentenza dell’8 marzo 2004, inc. n. 6S.459/2003,
pag. 2; sentenza del 16 marzo 2004 della Cour d’appel pénal del Canton
Friborgo, CAP 2003-48).

                                        A
proposito del concetto di fornire alloggio (“Beherbergen”) si vedano
inoltre: Valentin Roschacher, Die
Strafbestimmungen del Bundesgesetzes über Aufenthalt und Niederlassung der
Ausländer (ANAG), tesi, Zurigo/Coira, 1991, pag. 87 e segg.; Nguyen, op. cit., pag. 679). 

                                        Nell’esame
delle componenti oggettive del reato è quindi essenziale valutare l’aspetto
quantitativo, rispettivamente ripetitivo degli atti tendenti a favorire un
soggiorno illegale. In particolare deve trattarsi di atti che sorpassano il
quadro stretto di un aiuto umanitario limitato nel tempo. Non costituisce
reato, ad esempio, fornire i primi aiuti, mettere a disposizione indumenti
puliti ed asciutti, dare da mangiare oppure alloggiare per qualche giorno,
accompagnare la persona da un medico in caso di bisogno, dare un piccolo aiuto
per le prime necessità, donare qualcosa ai bambini, ecc. L’illegalità scatta
invece quando questo aiuto, diversamente apprezzabile e del tutto giustificato,
oltrepassa i limiti intesi a conformare al diritto la situazione della persona
aiutata (segnalazione della presenza agli organi di polizia, accompagnamento
alla frontiera, ecc.).

 

                                 5.     Dal
profilo soggettivo l’infrazione di cui all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS
presuppone l’intenzione, ossia la consapevolezza e la volontà di commettere il
reato (art. 18 cpv. 1 e 2 CP).

                                        Concretamente,
l’aspetto soggettivo del reato non pone problemi di sorta, essendo pacifica ed
incontestata - a differenza della sua posizione in relazione ai fatti di maggio
2003 - tanto l’intenzione dell’accusata di commettere l’infrazione, quanto la
consapevolezza che le persone a cui prestava aiuto si trovavano in situazione
irregolare. Addirittura, come già visto, al dibattimento ella ha dichiarato di
essere disposta a reiterare, giacché profondamente convinta che le ragioni
umanitarie debbano anteporsi alle norme repressive di una legislazione che
sente ingiusta, perlomeno di fronte a situazioni di bisogno.

 

                                 6.     Per
l’accusa il comportamento di ACCU 1 non è scusabile. Ella ha fornito
reiteratamente un nascondiglio agli ecuadoriani, sapendo che soggiornavano
illegalmente sul nostro territorio. Si era creato, a casa sua, un “andirivieni”
di persone per le quali “la porta era sempre aperta”. Questa
ospitalità illegale, reiterata e sprezzante dei moniti ricevuti dalla stessa
autorità penale (decreto di non luogo a procedere del 10 luglio 2003) non può,
a mente dell’accusa liberare ACCU 1 dalle imputazioni a suo carico, né essere
qualificata di caso lieve.

                                        Spingendosi
invero un po’ oltre i limiti fattuali consegnati nel capo di imputazione qui a
giudizio, l’accusa insinua poi il dubbio che ACCU 1 non abbia agito
esclusivamente mossa da sentimenti caritatevoli. Qualche profitto, insomma, l’avrebbe
tratto anche lei, ad esempio rimanendo proprietaria di un’autovettura
acquistata e pagata in comune con un cittadino ecuadoriano, poi rimpatriato,
oppure, come dichiarato a verbale del 22 maggio 2003, praticando una sorta di “dare
per avere”, nel senso che queste persone, in cambio dell’ospitalità
avrebbero contribuito a pagare le bollette della luce dell’acqua e del
telefono. L’accusa non ha però voluto insistere oltremodo su questi aspetti,
fors’anche ritenendo  che le speculazioni circa eventuali secondi fini
dell’accusata avrebbero trovato terreno difficile sul piano probatorio. 

                                        Al termine
della requisitoria il Sost. Procuratore Pubblico AINQ 1 ha postulato la
conferma integrale del decreto d’accusa. A suo giudizio, la proposta di pena
(15 giorni di arresto sospesi) già tiene conto dei motivi caritatevoli,
richiamandosi il decreto d’accusa all’art. 39 cifra 1 cpv. 2 CP (“quando la
legge commina alternativamente la detenzione o la multa, il giudice può
pronunciare l’arresto invece della detenzione”). Non vi sarebbe più
spazio quindi per riconoscere a ACCU 1 l’attenuante specifica dei motivi
onorevoli (art. 64 n. 1 CP). Inoltre, sempre stando all’accusa, data l’espressa
volontà di persistere nell’illegalità, la condanna al pagamento di una multa sarebbe
“sproporzionata per difetto”, spronando l’accusata a reiterare; tanto
più che la durata e l’aspetto ripetitivo dei soggiorni illegali favoriti
dall’accusata non possono conferire alla fattispecie carattere di “caso poco
grave”.

 

                                 7.     Sul fronte
opposto il difensore ha chiesto il proscioglimento della sua assistita,
rinunciando esplicitamente alla formulazione di domande subordinate. 

 

                               7.1     A titolo di
premessa la difesa ritiene che con la LDDS il legislatore non ha voluto colpire
episodi di solidarietà. Ricorda infatti che la stessa Costituzione federale
(Cost.) dispone all’art. 12 che “chi è nel bisogno e non è in grado di
provvedere a sé stesso ha diritto d’essere aiutato e assistito e di ricevere i
mezzi indispensabili per un’esistenza dignitosa”. E questo principio,
ripreso pressoché testualmente nella nostra Costituzione cantonale (art. 13),
si applica anche nei confronti dei cittadini stranieri soggiornanti
illegalmente (Nguyen, op.
cit., pag. 677). Vi è quindi incoerenza da parte di uno Stato che da un
lato obbliga a fornire aiuto umanitario, dall’altro sanziona il cittadino che
presta questo aiuto. Oltre a ciò, la difesa invoca le lacune insite nelle
stesse norme penali della LDDS che conducono, come in questo caso, a processi
ingiusti: i criteri della facilitazione del soggiorno illegale non sono
precisati all’art. 23 LDDS, norma che esprime concetti del tutto generici,
vaghi, a ben vedere addirittura in urto con il principio “nulla poena sine
lege”.

 

                               7.2     Le proprie
argomentazioni si muovono in seguito su due livelli. In primo luogo, attraverso
l’analisi delle componenti oggettive del reato, per concludere che in concreto
le stesse non si trovano realizzate: l’accusata non ha affatto nascosto i suoi
ospiti, ostacolando così l’azione amministrativa. La polizia conosceva ACCU 1,
la sua casa e gli antecedenti. Era pertanto in grado di portarsi in ogni
momento nella tenuta agricola di __________ __________ per controllare le
persone che vi soggiornavano; poco importa se non conosceva le loro generalità.
Tantomeno si può imputare a ACCU 1 di aver organizzato traffici di ecuadoriani,
o quant’altro, essendosi la stessa limitata a fornire un aiuto umanitario del
tutto disinteressato. Non vi sarebbe quindi violazione dell’art. 23 cpv. 1
LDDS.

                                        In secondo
luogo, o meglio a titolo subordinato, la difesa considera che i comportamenti
di ACCU 1 rientrano nel quadro della legalità, e non sono quindi punibili, sia
alla luce degli art.  32 e 34 cifra 2 CP, sia dovendosi ammettere i presupposti
della cosiddetta “scriminante extralegale della salvaguardia di interessi
legittimi”.

                                        L’accusata
ha agito sulla base di precisi doveri umanitari prospettati addirittura
dall’art. 12 Cost. (art. 32 CP), ha agito inoltre, come recita l’art. 32 cifra
2 CP, “per preservare da un pericolo imminente e non altrimenti evitabile,
un bene altrui, in particolare la vita, l’integrità personale, la libertà,
l’onore, il patrimonio”. Ha agito da ultimo, al fine di difendere interessi
legittimi (la salute e la dignità dei suoi ospiti) d’importanza nettamente
superiore al bene protetto dalla norma trasgredita (“scriminante
extralegale”). Interessi, non altrimenti difesi dallo Stato, rimasto
inattivo a dispetto dell’art. 12 Cost.

                                        Per cui ACCU
1 non può essere punita.

 

                                 8.     Dal
profilo giuridico le tesi avanzate dalla difesa non possono essere condivise.

                                        La
giurisprudenza ha già fissato da tempo il principio secondo cui l’autore è
punibile, sulla base dell’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS, allorquando,
attraverso il suo comportamento, rende più difficile la pronuncia o
l’esecuzione di una decisione o l’arresto (“Zugriff”) dello straniero
abusivo da parte dell’autorità (Tribunale federale, sentenza del 27 luglio
1990, inc. n. 6S.183/1990; sentenza del 18 agosto 2000, inc. n. 6S.615/1998).
Queste condizioni non si trovano realizzate se lo straniero si è (o è stato)
annunciato alla polizia e quindi se l’autorità conosce la sua identità e può in
ogni momento procedere al suo fermo. Può essere rammentato in proposito il caso
dei “sans papiers” ospitati nelle parrocchie, soprattutto romande, senza
che qualcuno sia stato punito, proprio a motivo che l’autorità, conoscendo i
luoghi ove queste persone si rifugiavano, aveva la possibilità di intervenire
in ogni tempo onde procedere agli accertamenti del caso (Nguyen, op. cit., pag. 680). Il
criterio determinante è quindi rappresentato dall’oggettiva sottrazione alla “Verfügungsgewalt”,
ovvero alla facoltà dell’autorità amministrativa di procedere ai necessari
controlli ed alle conseguenti decisioni in materia di polizia degli stranieri.

                                        È ormai
costante, comunque, che chi ospita cittadini stranieri senza validi permessi
(cfr. art. 23 cpv. 1 quarto periodo LDDS) e senza darne avviso agli organi di
polizia è reputato fornire loro un nascondiglio (“cachette”) atto a
facilitarne il soggiorno illegale, incorrendo in tal modo nell’infrazione
prevista all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS (Nguyen, op. cit., pag. 679; Valentin Roschacher, op. cit., pag. 89; Tribunale
federale, sentenza del 27 luglio 1990, inc. n. 6S.183/1990; sentenza del 18
agosto 2000, inc. n. 6S.615/1998). 

                                        Questa
posizione è stata ancora in tempi recentissimi confermata in una sentenza del
16 marzo 2004 della Cour d’appel pénal del Canton Friborgo (inc. CAP n.
2003-48), chiamata a giudicare il caso di una docente che aveva ospitato a casa
propria, gratuitamente, durante 3 mesi e mezzo, un cittadino straniero (“sans-papiers”)
soggiornante illegalmente in Svizzera (colpito oltretutto da ordine di
espulsione), dandogli qualche volta anche da mangiare, pur senza fornirgli
aiuti finanziari. Nella circostanza, la docente non sapeva perché l’ospite
aveva lasciato il suo paese, né gli aveva chiesto se avesse parenti o
conoscenti in Svizzera, e neppure se fosse in possesso di validi documenti.
L’aveva conosciuto nel contesto del “Collectif des sans-papiers” e,
sapendolo privo di alloggio, gli aveva proposto di soggiornare a casa sua,
poiché vedeva in lui una persona chiusa e fragile. Conoscendo la personalità di
questo ragazzo, appena ventenne e sofferente di depressione, temeva che
lasciandolo sulla strada sarebbe incorso in una situazione di pericolo sia sul
piano fisico che psichico, potendo giungere anche ad attentare alla propria
vita. La docente aveva agito dunque in modo disinteressato, spinta
esclusivamente da sentimenti di solidarietà umana, nei confronti di una persona
che riteneva in serie difficoltà.

                                        Richiamandosi
alla giurisprudenza ed alla dottrina (Tribunale federale, sentenze del 18
agosto 2000, inc. n. 6S.615/1998 e del 27 luglio 1990, inc. n. 6S.183/1990; Nguyen, op. cit., pag. 677 e 679
e seg.), la Cour d’appel pénal ha nondimeno considerato realizzata l’infrazione
di cui all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS, precisando nei propri
considerandi che lo scopo della norma è sanzionare l’azione “qui se déroule
dans la durée” permettendo a un immigrante clandestino di risiedere in
Svizzera o di lavorarvi. “Le critère adéquat” è quindi da ricondurre
all’aspetto quantitativo e ripetitivo del comportamento inteso a favorire il soggiorno
abusivo. Detto altrimenti è illegale tutto ciò che oltrepassa i limiti stretti
di un aiuto umanitario contenuti nel tempo: ospitare uno straniero in posizione
irregolare una notte o qualche giorno non è illegale (cfr. sentenza del
Tribunal de police del Canton Friborgo del 27 marzo 2003; inc. n.
PEO1.028992-CMI/JSH/MCA); lo è invece se il fatto di fornire alloggio si
protrae per tempi più lunghi.

 

                                 9.     Il caso
evocato presenta indubbie analogie con la fattispecie in esame. Si differenzia,
in effetti, unicamente per l’aspetto quantitativo (numero delle persone
ospitate e durata del soggiorno) e per l’assenza di antecedenti a carico
dell’accusata.

                                        Antecedenti
che, contrariamente a quanto vorrebbe la difesa, non possono tornare a favore
di ACCU 1. Ella non può dedurre scusanti dal fatto che la polizia la conosceva
e “doveva” (ciò che è tutto da dimostrare) inferire che continuasse ad
ospitare cittadini ecuadoriani abusivi, potendo quindi operare controlli in
ogni tempo. È del tutto irragionevole sostenere che ella non ha offerto un
“nascondiglio” agli ecuadoriani per il solo fatto che la polizia conosceva il
suo indirizzo. La polizia non aveva infatti sotto controllo queste persone -
come fu ad esempio il caso dei “sans-papiers” ospitati a suo tempo nelle
parrocchie d’oltralpe (Nguyen, op.
cit., pag. 680) - poiché gli ospiti non alloggiavano “ouvertement”, ovvero
in luoghi pubblici o comunque in ogni tempo controllabili senza particolari
formalità. Tutti sanno che per poter effettuare dei controlli sulla proprietà
privata – e casa ACCU 1 è pur sempre una proprietà privata - occorrono ben
definiti presupposti legali. Ed è altrettanto noto che non sempre si trovano
persone disposte ad aprire le porte non solo agli ecuadoriani, ma anche alla
polizia, come ha fatto ACCU 1. Per cui, seguendo gli argomenti della difesa si
giungerebbe all’assurdo di creare una presunzione a favore del recidivo
rispetto a chi infrange la legge per la prima volta.

 

                               10.     Alla luce
di quanto precede occorre ritenere che con il suo comportamento, ACCU 1 ha
commesso l’infrazione prevista all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS,
realizzandone sia gli estremi oggettivi (l’aiuto concreto al soggiorno illegale
di cittadini stranieri, attraverso la messa a disposizione di un alloggio
privato per periodi più o meno lunghi), sia l’elemento soggettivo (ella era
consapevole di commettere un’infrazione a seguito del chiaro monito contenuto
nel decreto di non luogo a procedere del 10 luglio 2003).

                                        Sulla
gravità dell’infrazione, si rinvia ai considerandi da 14 a 16, dovendosi
dapprima opportunamente scendere nella disamina della seconda obiezione
difensiva.

 

                               11.     Per la
difesa siamo in presenza di un atto lecito (art. 32 CP) o comunque di uno stato
di necessità (art. 34 cifra 2 CP).

                                        A torto.

                                        Con
riferimento all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo LDDS, anche la miglior dottrina
considera che la protezione dell’art. 32 CP può entrare in gioco solo in
circostanze straordinarie, come ad esempio nel caso di un membro di
un’associazione che in virtù di un contratto con l’autorità gestisce un asilo
di accoglienza anche per bambini stranieri in posizione irregolare; nel caso
della persona che assiste in qualità di consulente o mandatario lo straniero
irregolare nelle pratiche presso l’autorità intese a far valere le sue libertà
ed i suoi diritti sociali; nel caso della levatrice che fornisce assistenza ad
una partoriente straniera soggiornante illegalmente; nel caso della persona che
vive in comunione domestica con il coniuge straniero in posizione irregolare
senza annunciarne la presenza all’autorità (DTF 127 IV 27; Nguyen, op. cit., pag. 678). Al
di fuori di questo tipo di situazioni d’impunità, è ormai consolidato che chi
mette a disposizione un alloggio, a pagamento o gratuitamente, ad uno straniero
soggiornante illegalmente non può beneficiare della protezione dell’art. 32 CP,
pur potendogli riconoscere di aver agito per motivi umanitari. 

                                        Non ne va
diversamente se si sposta il discorso sullo “stato di necessità” (art. 34 cifra
2 CP), atteso che non sussistono in concreto elementi – né la difesa li ha
sostanziati – atti a ritenere un “pericolo imminente e non altrimenti
evitabile” per la vita, l’integrità personale, la libertà, l’onore o il
patrimonio dei cittadini stranieri protetti dall’accusata.

 

                               12.     Restano da
esaminare i presupposti della cosiddetta “scriminante extralegale della
salvaguardia di interessi legittimi” fatti valere dalla difesa, per la
quale l’accusata avrebbe agito in assenza di alternative all’immobilismo di uno
Stato, incapace di garantire alle persone da lei assistite gli aiuti ed i mezzi
indispensabili per un’esistenza dignitosa, così come imposto dall’art. 12 Cost.

 

                             12.1     Rientra nel
concetto di fatto giustificativo extralegale, che per dottrina e giurisprudenza
viene ad aggiungersi a quelli espressamente previsti dagli art. 32-34 CP,
l’atto contrario alla legge che riunisce cumulativamente le seguenti
condizioni:

                                        -    il
comportamento si rivela come modalità necessaria e appropriata per la messa in
atto della difesa di interessi legittimi di un’importanza nettamente superiore
a quella del bene protetto dalla disposizione violata;

                                        -    l’atto
costituisce l’unico modo possibile per conseguire la difesa di questi
interessi.

                                        Questa
giustificazione extralegale dev’essere interpretata restrittivamente con
esigenze particolarmente severe per quanto concerne la valutazione della
sussidiarietà e della proporzionalità (DTF 127 IV 169; sentenza del 16 marzo
2004 della Cour d’appel pénal del Canton Friborgo, inc. n. CAP 2003-48).

                                        Proprio in
una fattispecie ticinese, la giurisprudenza ha già avuto modo di negare
l’esistenza della scriminante extralegale della salvaguardia di interessi
legittimi, nel caso di un reporter italiano entrato illegalmente in Svizzera
per seguire, a fini giornalistici (informazioni “di prima mano”) le
vicissitudini di un gruppo di profughi di guerra provenienti dal Kosovo che
entravano illegalmente nel nostro paese. Il caso è approdato al Tribunale
federale, il quale ha ritenuto sussistere il primo elemento della scriminante,
consistente nella prevalenza del diritto all’informazione del pubblico sul puro
interesse dell’autorità amministrativa a controllare l’entrata di un cittadino
straniero sul nostro suolo. Anche il mezzo era adeguato allo scopo perseguito;
tale mezzo non era però il solo a disposizione del giornalista, e neppure
l’unico adeguato, per il raggiungimento di questo scopo. Il giornalista ben
poteva infatti, secondo il Tribunale federale, trovare altre soluzioni, ad
esempio intervistando i profughi sulle loro traversie una volta rinviati in
Italia, senza contravvenire all’ordine giuridico (in casu:
attraversamento del confine senza passare da un valico ufficiale; DTF 127 IV
166 e segg.).

 

                             12.2     ACCU 1 ha
agito, come ripetutamente detto, mossa da sentimenti di solidarietà umana
assolutamente rispettabili.

                                        Oggettivamente,
avuto riguardo ai beni asseritamente minacciati, non vi era però in concreto
nessun pericolo imminente ed impossibile da evitare in altro modo. La dignità e
la salute dei cittadini ecuadoriani ospitati da ACCU 1 potevano essere tutelati
impunemente, ad esempio dispensando cibo, cure e alloggiando queste persone per
i primi giorni. L’accusata era comunque tenuta, nel seguito, annunciarne la
presenza agli organi di polizia, rispondendo ai suoi doveri legali.

                                        Ne deriva
che la durata dell’ospitalità fornita dall’accusata esorbita chiaramente da un
quadro di legalità.

 

                               13.     È pure da
respingere l’ulteriore argomento difensivo improntato al Messaggio relativo
alla (nuova) legge federale sugli stranieri dell’8 marzo 2002 (LStr, vedi FF
2002, pag. 3327 e segg.).

                                        Sostiene
in proposito la difesa che la norma di cui all’art. 23 cpv. 1 quinto periodo
LDDS dovrebbe essere interpretata alla luce della nuova LStr. Ora, se da una
parte il nuovo art. 111 (n.LStr) ricalca pressoché testualmente i contenuti
dell’art. 23 cpv. 1 LDDS quinto periodo LDDS, prevedendo comunque un
rafforzamento delle pene, dall’altra parte nel Messaggio il Consiglio federale
precisa in proposito che “questa disposizione penale è destinata a
combattere la criminalità nell’ambito dell’attività dei passatori” (FF
2002, pag. 3447). Per la difesa l’intento del legislatore è quindi quello di
punire l’attività dei passatori e non quindi i comportamenti umanitari, come
quello tenuto nella circostanza dall’accusata.

                                        Una
visione che si urta però con la dottrina più accreditata, secondo la quale non
è pensabile che con questa affermazione il Consiglio federale abbia inteso
restringere la portata dell’infrazione penale, limitandola ai soli passatori “car
elle serait contraire à la volonté de durcir le régime répressif. Probablement, la référence uniquement aux passeurs pour définir le but
de la disposition est-elle incomplète” (Nguyen, op. cit., pag. 677).

                                        Il
giusto approccio è dunque quello di richiamarsi alla giurisprudenza in vigore,
che considera punibile la persona che procura alloggio ad un cittadino
straniero soggiornante illegalmente in Svizzera, ostacolando in tal modo
l’azione di controllo dell’autorità (Nguyen,
ibidem).

                                        ACCU 1 non
può quindi trarre argomenti a suo favore nemmeno dal Messaggio concernente la
nuova legge federale sugli stranieri (LStr).

 

                               14.     Posto il
principio della punibilità dell’accusata, è necessario ancora determinare se il
suo comportamento possa eventualmente essere definito “caso poco grave”
nel senso dell’art. 23 cpv. 1 in fine LDDS, situazione che la legge
autorizza a punire con la sola multa.

                                        La norma
in questione non definisce il caso di lieve gravità, per cui occorre anche qui
ispirarsi alla dottrina ed alla giurisprudenza. Nel ricordato caso friborghese
(il più recente a conoscenza dello scrivente giudice), la Cour d’appel pénal
aveva considerato di lieve gravità il comportamento della docente che ospitò
durante 3 mesi e mezzo un cittadino straniero soggiornante illegalmente. In una
fattispecie più datata (1987), il Tribunale federale aveva osservato che
nell’enunciazione della norma l’aiuto al soggiorno illegale è collocato per
ultimo (quinto periodo), quasi a voler significare una sua minor gravità
rispetto agli altri casi trattati, quali ad esempio la contraffazione di
documenti o lo stesso soggiorno illegale attuato dallo straniero. Sulla base di
queste considerazioni, il Tribunale federale aveva considerato di lieve gravità
il caso di un esercente che aveva occupato nel suo ristorante un cittadino
portoghese privo di permesso di lavoro per 20 mesi, dandogli ospitalità
gratuitamente per 6 mesi durante questo periodo (DTF 112 IV 121). Per la
dottrina può assumere ancora connotazione di poca gravità il caso di un
cittadino straniero che soggiorna in Svizzera illegalmente, lavorando senza
autorizzazione, per un periodo di 6 mesi (V.
Roschacher, op. cit, pag. 74; si veda inoltre Nguyen, op. cit., pag. 682-683).

 

                               15.     ACCU 1 ha
ospitato:

                                        - __________
__________ __________ __________ con i 3 figli, per circa 1 mese,

                                        - __________
__________ __________ __________, con i 2 figli, per circa 1 mese,

                                        - __________
__________ __________ __________, per circa 5 giorni,

                                        - __________
__________ __________ __________, per circa 5 giorni,

                                        - __________
__________ __________ __________, per circa 5 giorni,

                                        - __________
__________ __________, per 3 mesi (luglio, agosto e ottobre 2003),

                                        - __________
__________ __________, per una notte.

                                        Sulla base
delle considerazioni di diritto esposte più sopra (cfr. consid. n. 4) si deve
ritenere che l’accusata non è punibile per aver dato ospitalità a __________
__________ __________ __________, __________ __________ __________ __________, __________
__________ __________ __________ e __________ __________ __________ __________.
L’aiuto prestato in questi casi si è limitato a pochi giorni, in un caso
addirittura ad una sola notte. Simile comportamento rientra nei limiti del “primo
aiuto” o “primo soccorso”, ovvero in una fattispecie che la legge
non ha voluto sanzionare. Da osservare poi che nel caso specifico di __________
__________ __________ __________ l’infrazione è tecnicamente esclusa, già per
il fatto che la stessa disponendo di un valido permesso di soggiorno in Spagna
era dispensata dall’obbligo del visto e non soggiornava quindi illegalmente.

                                        Ne va
diversamente per l’alloggio fornito a __________ __________ __________
__________ con i 3 figli, a __________ __________ __________ __________ con i 2
figli, e soprattutto a __________ __________ __________ __________. Siamo qui
in presenza di un aiuto importante, che ha permesso di sottrarre al controllo
dell’autorità ben 8 persone per una durata da 1 a 3 mesi.

                                        Proprio
questo aspetto quantitativo realizza gli estremi dell’infrazione.

                                        Ciononostante,
in base ai citati principi stabiliti dalla giurisprudenza e dalla dottrina, ben
si giustifica di ritenere il comportamento tenuto da ACCU 1 come “caso poco
grave” ai sensi dell’art. 23 cpv. 1 in fine LDDS, punibile (anche)
solo con una multa.

 

                               16.     Per quanto
attiene alla pena occorre riferirsi all’art. 63 CP, giusta il quale il giudice
commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere,
della vita anteriore e delle condizioni personali di lui.

                                        ACCU 1 ha
dichiarato di guadagnare ca. fr. 3'000.-- durante la stagione produttiva,
ridotti a fr. 1'500.-- nella stagione invernale, ove il suo unico cespite
d’entrata è rappresentato dalla rendita AI. Già per questo motivo si giustifica
di pronunciare una pena pecuniaria ridotta, o comunque commisurata alle reali
capacità finanziarie dell’accusata.

                                        Giusta
l’art 64 CP il giudice può inoltre attenuare la pena se - tra le altre cose - “il
colpevole ha agito per motivi onorevoli”.

                                        Al
riguardo non v’è dubbio che ACCU 1 abbia agito per motivi onorevoli: ospitare
contemporaneamente fino a 7 o 8 cittadini stranieri nella propria casa di 50
mq. significa dare prova di sentimenti umanitari non comuni. Equivale a
rinunciare a parte della dignità di vita acquisita, per condividerla con
persone meno fortunate.

                                        In
quest’ottica appare pacifico che l’accusata debba profittare dell’attenuazione
della pena prevista all’art. 64 n. 1 CP.

                                        Nel
richiamato caso friborghese la Cour d’appel pénal aveva fissato la pena in fr.
300.-- di multa. In linea con questa giurisprudenza, tenuto conto delle
particolarità della fattispecie in esame, non appare arbitrario condannare ACCU
1 al pagamento di una multa di fr. 200.--.

 

                               17.     Una chiosa
finale si impone. Come visto, le ragioni umanitarie e sociali invocate da ACCU
1 possono essere prese in considerazione per la fissazione della pena, ma non
assurgono a natura tale da rendere inapplicabile l’art. 23 cpv. 1 quinto
periodo LDDS. ACCU 1 non può quindi essere discolpata, perlomeno allo stadio
della legislazione e della giurisprudenza in vigore.

                                        La
politica in materia di immigrazione e di manodopera estera è di competenza
esclusiva dell’Assemblea federale, rispettivamente del Consiglio federale. Il
giudice non può conseguentemente intervenire in questi settori ed imporre il
proprio apprezzamento, qualificando di legale un comportamento che infrange le
norme di legge; il solo margine di manovra di cui dispone si colloca infatti
sul piano dell’apprezzamento della colpa e della commisurazione della pena
(sentenza 16 marzo 2004 della Cour d’appel pénal del Canton Friborgo; CAP
2003-48).

 

                               18.     Trattandosi
di sentenza di condanna le tasse e le spese giudiziarie dovranno essere poste a
carico di ACCU 1.

 

P.Q.M                               visti gli art.
23 cpv. 1 LDDS; 49 cifra 4, 64 n. 1 CP; 9 e segg., 273 e segg CPP; 39 LTG;

 

rispondendo                       affermativamente
ai quesiti posti sub 1, 2, 2.1., 4, negativo ai quesiti posti sub
1.1., 1.2., 1.3., decaduto il quesito posto sub 3;

 

 

dichiara                           ACCU
1, 

                                        autrice colpevole
di lieve infrazione alla Legge federale concernente la dimora e il domicilio
degli stranieri (art. 23 cpv. 1 LDDS) per i fatti compiuti a __________
__________ nel periodo fine maggio 2003 – 5 novembre 2003 nelle circostanze
descritte nel decreto di accusa No. DA 4013/2003 del 2 dicembre 2003,
limitatamente a otto cittadini ecuadoriani;

 

 

condanna                         ACCU 1 ,

 

                                        1.  alla
multa di fr. 200.-- (duecento);

 

                                        2.  al
pagamento della tassa di giustizia di fr. 600.-- e delle spese giudiziarie di
fr. 230.-- per complessivi fr. 830.--;

 

ordina                              l'iscrizione
della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata entro un anno se il
condannato avrà pagato la multa e tenuto buona condotta (art. 49 cifra 4 CP);

 

assegna                           alla
condannata il termine di tre mesi per il pagamento della multa e la avverte che
in caso di mancato pagamento entro il termine la pena sarà commutata in
arresto;

 

avvertite                           le parti del diritto di
presentare, per il suo tramite, dichiarazione di ricorso alla Corte di
cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto
di richiedere entro lo stesso termine la motivazione della sentenza (art. 276
cpv. 2 CPP).

                                        La motivazione del ricorso per
cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20
giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione
dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

 

	
  Intimazione a:

  	
   

   

   

   Ministero
  pubblico della Confederazione, Berna,

   Ufficio
  federale dell’immigrazione, dell’integrazione dell’emigrazione, Berna,

  
	
   

  	
   

  

e,                                     alla crescita in
giudicato della sentenza,

 

intimazione a:                  Comando della Polizia cantonale,
Bellinzona,

                                        Sezione esecuzione pene e
misure, Torricella,

                                        Servizio di coordinamento
cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

                                        Ufficio del Giudice
dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

 

 

Il giudice:                                                                   Il
segretario:

 

 

 

Distinta spese               a carico di ACCU 1 

 

                                    fr.     200.-- multa

                                    fr.     600.--  tassa di giustizia

                                    fr.     200.--  spese giudiziarie

                                    fr.       30.--             testi                                                                                     

                                    fr.  1'030.--           totale