# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c34dfdc4-2f08-5f3d-8153-c2196e8d6033
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-11-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.11.2023 D-3262/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3262-2022_2023-11-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3262/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  n o v e m b r e  2 0 2 3   

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Deborah D'Aveni;  

cancelliera Francesca Bertini-Tramèr. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dall'avv. Michela Gentile,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento; procedura ce-

lere);  

decisione della SEM del 8 luglio 2022 / N (…). 

 

 

 

D-3262/2022 

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Visto: 

la domanda d'asilo che A._______ (di seguito: il ricorrente) ha presentato 

in Svizzera il (…) aprile 2022, 

la procura conferita dall’interessato il 13 aprile 2022 alla rappresentanza 

legale assegnatagli,  

il verbale relativo alla prima audizione per richiedenti minorenni non ac-

compagnati (PA RMNA) del 26 aprile 2022, in presenza della sua rappre-

sentante legale e persona di fiducia,  

la copia della taskera consegnata dall’interessato in stessa data,  

l’esame clinico del 3 maggio 2022 per accertare l’età del richiedente ed i 

risultati della perizia sull’età del 16 maggio 2022, 

lo scritto del 30 maggio 2022, mediante il quale il ricorrente ha trasmesso: 

 

- licenza di lavoro del fratello J.; 

- taskera del fratello J.; 

- denuncia alle autorità del fratello J.; 

- risposta alla denuncia; 

- convocazione del fratello J. dai talebani; 

- lettera di minaccia dai talebani al fratello J.; 

 

il verbale d’audizione sui motivi d’asilo del 30 giugno 2022,  

il parere della rappresentante legale del 7 luglio 2022 sul progetto di deci-

sione della SEM del 4 luglio 2022, 

la decisione della SEM dell’8 luglio 2022, notificata il medesimo giorno, 

mediante la quale detta autorità ha respinto la succitata domanda d’asilo 

ed ha pronunciato l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera, conce-

dendogli tuttavia l’ammissione provvisoria, a causa dell’inesigibilità 

dell’esecuzione del suo allontanamento, 

il ricorso del 28 luglio 2022 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 29 luglio 2022), per mezzo del quale l’insorgente ha impugnato la 

succitata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

il Tribunale o TAF), chiedendo a titolo principale l’annullamento della 

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decisione impugnata, il riconoscimento della qualità di rifugiato e la con-

cessione dell’asilo in Svizzera; a titolo subordinato egli ha invece chiesto 

la restituzione degli atti alla SEM, affinché essa proceda ad nuovo esame 

delle allegazioni e ad un completamento di istruttoria in merito alla qualità 

di rifugiato e all’asilo; egli ha altresì presentato, anche in considerazione 

della minore età, istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese processuali e dal relativo anticipo, con protesta 

di tasse e spese, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi in combinato dispo-

sto con l’art. 10 dell’ordinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in 

relazione al coronavirus [Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318]) contro 

una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 

cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, 

né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di una 

seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti, 

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che preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo il ricorrente stato 

posto al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento, oggetto del litigio risulta essere esclusivamente 

la questione del riconoscimento dello statuto di rifugiato e della conces-

sione dell’asilo e la pronuncia dell’allontanamento, 

che l’insorgente, cittadino afghano, di etnia tagica, proveniente dal villaggio 

di B._______ (distretto di C._______; provincia di D._______) ha dichia-

rato che il padre e il fratello F. sarebbero stati uccisi, almeno tre anni fa, da 

parte dei talebani; che quest’ultimi avrebbero attaccato la postazione della 

polizia del distretto di E._______, nella quale si sarebbero trovati entrambi 

i famigliari; che il padre sarebbe stato un comandante della polizia mentre 

il fratello F. un soldato; che due settimane più tardi, la madre avrebbe esor-

tato il fratello J., il quale era un uomo d’affari, a lasciare il Paese, in quanto 

avrebbe temuto per la sua vita; che da quel momento, il richiedente e il 

resto della famiglia, si sarebbero trasferiti presso lo zio materno; che tempo 

dopo, il fratello J., avrebbe chiamato i famigliari comunicando loro di tro-

varsi in F._______; che durante la sua assenza, il suo vice e socio 

d’azienda avrebbe informato i talebani che J. si sarebbe trasferito in Eu-

ropa; che i talebani, oltre a confiscare l’azienda e tutti i beni, avrebbero 

iniziato a minacciare la famiglia rimasta in Afghanistan; che inoltre, avreb-

bero affermato: “Adesso uno di voi si trova in un Paese di infedeli e sta 

collaborando con loro, bisogna uccidervi” e diverse volte avrebbero attac-

cato la casa dello zio materno dove il richiedente e il resto della famiglia 

viveva; che dipoi, una sera una persona avrebbe tentato di entrare nella 

loro abitazione fingendosi di essere lo zio; che la famiglia si sarebbe molto 

spaventata e lo zio avrebbe chiamato il fratello J. pregandolo di tornare in 

Afghanistan in quanto egli non sarebbe più stato in grado di dare prote-

zione; che il fratello J. avrebbe fatto ritorno a marzo 2020 e il richiedente 

assieme alla famiglia si sarebbero trasferiti in un appartamento; che suc-

cessivamente, i talebani avrebbero tentato di sequestrare il richiedente 

senza successo mentre rientrava una sera dalla palestra; che tale episodio 

avrebbe indotto l’interessato a lasciare il Paese d’origine,  

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto che le dichiarazioni 

dell’interessato non soddisfarebbero le condizioni richieste per il riconosci-

mento della qualità di rifugiato previste all’art. 3 LAsi; che in particolare, 

l’autorità inferiore ha sottolineato come il richiedente sarebbe rimasto 

dall’inizio delle minacce dei talebani per almeno due anni nel suo Paese 

d’origine e senza prendere precauzioni particolari; che ad ogni modo, no-

nostante l’interessato e la sua famiglia avessero subito due o tre attacchi 

alla loro casa ed una persona mascherata avrebbe tentato di entrare nella 

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loro proprietà non gli sarebbe accaduto nulla; che inoltre, a dire dell’autorità 

inferiore, il fratello J. non avrebbe fatto ritorno in Afghanistan se i precitati 

sarebbero stati in pericolo di vita e sicuramente non si sarebbe trattenuto 

per circa un anno; che altresì, dal ritorno del fratello J., le persecuzioni sa-

rebbero diminuite; che infatti, il richiedente – per un intervallo di circa un 

anno – avrebbe vissuto unicamente un tentato sequestro; che oltretutto, 

egli non sarebbe stato in grado di dare informazioni al riguardo; che dipoi, 

la SEM ha constatato come il richiedente, se fosse stato veramente in pe-

ricolo, non avrebbe atteso altri sei mesi dal presunto sequestro per espa-

triare illegalmente; che pertanto, l’autorità inferiore non ha ritenuto, per la 

loro caratteristica ed intensità, le persecuzioni allegate sufficienti per aver 

costretto il richiedente ad espatriare; che dipoi, l’autorità di prima istanza 

ha osservato come i mezzi di prova prodotti non sarebbero atti a dimostrare 

un’intensità pertinente in materia d’asilo delle persecuzioni da parte dei ta-

lebani; che infine, la SEM ha osservato che non essendo palesemente sod-

disfatte le condizioni richieste per il riconoscimento della qualità di rifugiato, 

ella si sarebbe potuta esimere dall’esaminare la verosimiglianza delle di-

chiarazioni,  

che in sede ricorsuale, l'insorgente avversa la valutazione della SEM; che 

in primo luogo, egli censura una violazione del diritto di essere sentito; che 

a suo dire, il ragionamento dell’autorità di prima istanza parrebbe per certi 

versi “oscuro” e per altri incompleto; che in effetti, da una parte l’autorità 

l’inferiore non avrebbe esaminato la verosimiglianza delle sue allegazioni, 

ma dall’altra avrebbe messo in dubbio quanto da lui dichiarato e avrebbe 

eseguito solo parzialmente l’esame della pertinenza rispetto a determinati 

aspetti; che pertanto, la SEM sarebbe incorsa in una violazione dell’obbligo 

di motivazione oppure le sue allegazioni sarebbero da ritenersi verosimili,  

che vista la doglianza in tal senso è necessario anzitutto determinare se la 

SEM, con l'esimersi dall'esaminare la verosimiglianza delle allegazioni, ab-

bia violato il diritto di essere sentito del ricorrente, rispettivamente il suo 

obbligo di motivazione; che tale censura formale va analizzata a titolo pre-

liminare in quanto potrebbe condurre alla cassazione della decisione im-

pugnata (cfr. DTF 138 I 232 consid. 5),  

che l’obbligo di motivazione è inoltre corollario fondamentale del diritto di 

essere sentito; che detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destina-

tari e a tutte le persone interessate, di comprenderla, eventualmente di im-

pugnarla, in modo da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di 

esercitare convenientemente il suo controllo (cfr. DTF 139 V 496 con-

sid. 5.1; 136 I 184 consid. 2.2); che ciò non significa che l’autorità sia tenuta 

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a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni 

addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio 

(cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3); che per adempiere a queste esigenze è 

necessario che essa menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha 

fondato la sua decisione, in modo da consentire agli interessati di apprez-

zarne la portata (cfr. DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I 232 con-

sid. 3.2; DTAF 2013/34 consid. 4.1; 2012/23 consid. 6.1.2; sentenza del 

Tribunale federale 2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2), 

che anzitutto, giova rammentare che rilevanza e verosimiglianza sono con-

dizioni cumulative per il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la con-

cessione dell’asilo; che se i motivi addotti, poiché non rilevanti, non danno 

titolo ad ottenere la protezione internazionale richiesta, non vi è necessità 

alcuna, ai fini dell’obbligo di motivazione, di esprimersi anche sulla loro ve-

rosimiglianza in materia d’asilo (cfr., tra le tante, le sentenze del TAF 

D-1587/2021 del 17 aprile 2023 consid. 6.4; D-5026/2021 del 13 dicem-

bre 2021 consid. 7.3.2.1),  

che inoltre, nel provvedimento sindacato, la SEM ha indicato i motivi per 

cui non ha ritenuto le dichiarazioni del richiedente pertinenti per il ricono-

scimento della qualità di rifugiato e ciò indipendentemente dai dubbi 

espressi in merito alla verosimiglianza di alcune allegazioni; che altresì, 

dall’argomentazione del memoriale ricorsuale si evince che il ricorrente si 

sia reso pienamente conto della portata della decisione impugnandola in 

piena conoscenza di causa (cfr. ricorso pag. 4 e seg.); che pertanto, fa-

cendo difetto di una delle due condizioni cumulative, la SEM non ha violato 

il suo obbligo di motivazione con l'esimersi dall'analizzare la verosimi-

glianza delle allegazioni del ricorrente,  

che di conseguenza, il provvedimento sindacato ossequia pienamente i cri-

teri giurisprudenziali esposti sopra e la doglianza è quindi infondata,  

che in secondo luogo, nel suo gravame l’insorgente rileva come nel prov-

vedimento sindacato sarebbe stato omesso di menzionare il motivo princi-

pale delle persecuzioni del richiedente e della sua famiglia, ossia il lavoro 

del padre e del fratello F. per il governo e contro i talebani, nelle loro rispet-

tive mansioni di comandante e soldato della polizia; che di conseguenza, 

egli sarebbe esposto ad una persecuzione riflessa; che inoltre, l’espatrio 

verso l’Europa di J. avrebbe rappresentato un ulteriore motivo per i talebani 

per perseguitare la famiglia; che altresì, il pericolo di persecuzione dei ta-

lebani sarebbe stato e sarebbe tutt’ora concreto, nonostante il ritorno di in 

Afghanistan di J.; che infatti, J. sarebbe unicamente tornato per proteggere 

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la sua famiglia dal momento che lo zio non sarebbe più stato in grado di 

farlo; che dipoi il richiedente specifica come l’espatrio non sarebbe avve-

nuto immediatamente dopo il tentato sequestro, in quanto vi sarebbero stati 

problemi – tra i quali la mancanza di documenti – che avrebbero ostacolato 

la sua partenza; che tuttavia, in seguito, data la situazione insostenibile egli 

sarebbe stato costretto a partire senza documenti e visto; che pertanto, egli 

ribadisce il timore oggettivamente fondato di subire delle persecuzioni rile-

vanti ai sensi dell’art. 3 LAsi in caso di ritorno in Afghanistan,  

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente  

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi), 

che il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo; che sarà rico-

nosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili 

da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5); che sul piano 

soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, se-

gnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua ap-

partenenza a una razza, a un gruppo religioso, sociale o politico, che lo 

espongono maggiormente a un fondato timore di future persecuzioni, che 

infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi 

di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui 

che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi 

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riferimenti); che sul piano oggettivo, tale timore dev’essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi; che 

non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni 

ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti),  

che ora, senza approfondire la questione se il racconto del ricorrente con-

tenga degli indicatori d’inverosimiglianza, le violenze e le persecuzioni rife-

rite, non permettono di riconoscere l’esistenza di una persecuzione ai sensi 

dell’art. 3 LAsi e non costituiscono pertanto dei validi motivi d’asilo,  

che anzitutto, il padre e fratello F. avrebbero perso la vita anni prima du-

rante un attacco della postazione della polizia del distretto di E._______ da 

parte dei talebani (cfr. atto SEM 33/11 D12, D14),  

che sebbene, entrambi hanno fatto parte delle forze di polizia del prece-

dente governo, ciò non comporta a priori una persecuzione riflessa per i 

famigliari, inoltre ogni caso deve essere esaminato singolarmente (cfr. sen-

tenza del TAF D-893/2023 del 1° maggio 2023 consid. 6.4.2), 

che nella fattispecie, il richiedente assieme al resto della famiglia – eccetto 

il fratello maggiore J., il quale si sarebbe trasferito in F._______ per circa 

un anno – avrebbero continuato a vivere in Afghanistan, presso lo zio ma-

terno (cfr. atto SEM 33/11 D12),  

che durante questo periodo, il richiedente ha riferito di due o tre attacchi 

alla casa dello zio (cfr. atto SEM 31/11 D35-36); che tuttavia, egli non sa-

rebbe entrato direttamente in contatto con i talebani; che invero, gli aggres-

sori avrebbero bussato alla porta/campanello e non ricevendo nessuna ri-

sposta si sarebbero arrampicati sul tetto (cfr. atto SEM 33/11 D37); che una 

sola volta sarebbero riusciti ad entrare in casa, ma l’interessato e i suoi 

famigliari sarebbero riusciti a nascondersi (cfr. atto SEM 31/11 D37),  

che nemmeno l’episodio inerente al personaggio camuffato da zio che 

avrebbe tentato di entrare in casa avrebbe avuto alcuna conseguenza no-

nostante gli avessero chiuso la porta in faccia (cfr. atto SEM 31/11 D12),  

che inoltre, per quanto concerne il fratello J., al quale i talebani durante la 

sua assenza avrebbero confiscato tutti i beni della sua azienda con l’aiuto 

del suo vice, non si riscontrano atti successivi al suo ritorno in Patria che 

avrebbe attentato alla sua incolumità; che infatti, sebbene abbia ricevuto, 

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sette mesi dopo il suo rientro in Afghanistan, una convocazione ad 

un’udienza da parte dei talebani (cfr. atto SEM 16/- ID-Nr. 006/2; 33/11 

D56-57), la sua mancata comparsa non ha avuto conseguenze (cfr. atto 

SEM 33/11 D58, D69); che neppure, la lettera di minacce (cfr. atto SEM 

16/- ID-Nr. 007/2) – priva di data – non ha condotto a persecuzioni con-

crete, 

che pertanto, non vi sono indizi tesi a sostanziare l’esistenza di un fondato 

timore, in un prossimo futuro, in ordine a misure di persecuzione riflessa, 

né in ragione del legame con il padre e il fratello F. né in ragione del legame 

con il fratello J. (cfr. sentenza del TAF E-4140/2014 del 13 ottobre 2014 

consid. 5.4), 

che altresì il richiedente, dal ritorno del fratello J. in Afghanistan, ha unica-

mente riportato di esser stato seguito, di rientro dalla palestra, dai talebani, 

i quali avrebbero avuto l’intenzione di sequestrarlo (cfr. atto SEM 33/11 

D41-43); che tuttavia, egli avrebbe continuato a recarsi in tale luogo (cfr. 

atto SEM 33/11, D42); che nonostante egli abbia atteso sei mesi prima di 

espatriare (cfr. atto SEM 33/11 D44), oltre a tale tentativo non gli sarebbe 

accaduto altro (cfr. atto SEM 33/11 D50),  

che pertanto, a fronte degli elementi succitati, anche il Tribunale, alla 

stessa stregua dell’autorità inferiore, non intravvede nelle allegazioni 

dell’insorgente degli elementi dal profilo oggettivo, presi sia isolatamente 

che nel loro complesso, che confermino come quest’ultimo sia stato espo-

sto o lo sarà in un futuro prossimo, e secondo un’elevata probabilità, ad 

una persecuzione pertinente ai sensi dell’art. 3 LAsi, 

che dunque, per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato 

e il respingimento della sua domanda d’asilo, la decisione impugnata va 

pertanto confermata,  

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione; che tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi),  

che l’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4),  

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Pagina 10 

che questo Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

che ne discende che, con la decisione impugnata, la SEM non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soc-

combenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]); che tuttavia, visto che la parte in causa era mi-

norenne al momento del deposito della domanda d’asilo e lo è tutt’ora, non 

appare essere equo addossargli le spese processuali; che pertanto si ri-

nuncia a prelevare delle spese processuali (art. 6 lett. b TS-TAF), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF), 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dalle spese 

processuali, è respinta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Francesca Bertini-Tramèr 

 

 

Data di spedizione: