# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b308eaa9-f0d6-5679-8370-1c497d839cf5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.10.2008 32.2007.295
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-295_2008-10-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.295

   

  FS/vm

  	
  Lugano

  9 ottobre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 settembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 luglio 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, da ultimo attiva quale aiuto domestico, operaia addetta
alle pulizie e ausiliaria di pulizia (doc. AI 8/1-3, 11/1-3 e 12/1-3), nel mese
di maggio 2005 ha inoltrato una richiesta di prestazioni AI per adulti in
quanto affetta da “(…) ●
asma bronchiale ● diabete
● dolore cervicale, lombare
(reuma) ● problemi
psichici (ansia, depressione) (…)” (doc. AI 1/1-7).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti medici e economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare
a cura del Servizio di accertamento medico dell’assicurazione invalidità (SAM),
con decisione 27 luglio 2007 (doc. AI 49/1-3), preavvisata con progetto 2 marzo
2007 (doc. AI 39/1-2), l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a una
rendita l’invalidità accertata non essendo di grado pensionabile.

 

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA con il quale – censurata una violazione del diritto
di essere sentito e contestata la valutazione medica e economica – ha chiesto:

 

" 
(…)

1.  Il ricorso è accolto. Di conseguenza la
decisione impugnata è annullata e riformata nel senso che all’insorgente è
riconosciuta una rendita intera d’invali-dità, rispettivamente l’incarto è
rinviato all’Ufficio AI per nuovi accertamenti nel senso dei considerandi.

 

2.  Protestate tasse, spese e ripetibili.

(…)." (doc. AI 50/4)

 

 

                               1.4.   Con
la risposta l’Ufficio AI – sulla base delle allegate annotazioni 24 settembre
2007 nelle quali il dr. __________, medico SMR, ha concluso che “(…) l’attuale
documentazione non permette di oggettivare o rendere verosimile una modifica
dello stato di salute rispetto alla valutazione SAM del 2006. In particolare il
rapporto del SPS evidenzia una problematica principalmente sociale e reattiva,
problematica non di pertinenza dell’AI. Per quanto concerne il lato
reumatologico l’esame RM di 4.2007 conferma la presenza nota di alterazioni
degenerative avanzate a livello cervicale e moderate a livello lombare. Da
notare che il restringimento del forame della radice C6 di sinistra rimane
senza compromissione neurologica. (…)” (IV/1) – ha chiesto di respingere il ricorso.

 

 

                               1.5.   Con
scritti 22 e 25 ottobre 2007 l’avv. RA 1 ha preso posizione in merito alle annotazioni
24 settembre 2007 del dr. __________ e ha trasmesso al TCA ulteriore
documentazione medica.

 

 

                               1.6.   Con
scritto 29 ottobre 2007 e osservazioni 6 novembre 2007 l’Ufficio AI si è riconfermato
nella risposta di causa e ha chiesto di respingere il ricorso.

 

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF del 21 dicembre 2007 nelle cause B. e D. SA, H 180/06 e H 183/06;
STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                               2.2.   L’assicurata
fa valere una lesione del diritto di essere sentita in quanto la decisione sarebbe
carente di motivazione.

                                         Da
una parte il provvedimento non menzionerebbe tutti gli atti medici prodotti,
dall’altra l’amministrazione non avrebbe chiarito perché i gradi di inabilità
lavorativa riscontrati nelle diverse patologie non sono cumulati.

 

                                         Il
diritto di essere sentito di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost. fed. comprende
l’obbligo per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo
scopo, da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di
afferrare le ragioni poste a fondamento e di poterlo impugnare con cognizione
di causa e, dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la
fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia
tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni
addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio,
atte ad influire sulla decisione (STF del 24 gennaio 2007, U 397/05; DTF 129 I
232 consid. 3.2).

 

                                         Dagli
atti risulta che la documentazione medica prodotta sia nell’ambito delle osservazioni
al progetto di decisione che in sede ricorsuale è stata sottoposta ai medici
SMR che si sono espressi in merito (doc. AI 48/1, IV/1 e XII/1).

                                         Quanto
alla non cumulabilità delle patologie i periti del SAM hanno, in particolare,
rilevato che “(…) le varie patologie, soprattutto psichiatrica e reumatologica,
non devono essere sommate in quanto entrambe prendono in considerazione il sintomo
principale dell’A. e cioè il dolore cronico (…)” (doc. AI 28/15) e l’avv. RA 1
ha contestato questa argomentazione (doc. AI 50/15).

                                         Del
resto questo Tribunale è dotato di potere cognitivo pieno.

                                         Non
è dunque possibile concludere per una violazione del diritto di essere sentito
(vedi in questo senso anche la STF del 29 agosto 2008 nella causa G.,
9C_738/2007)

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti
quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica
degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla prestazione) è realizzato antecedentemente
al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili.
Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al
tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.4.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato
all’assicurata il diritto a una rendita.

                                         L’assicurata
postula il riconoscimento del diritto ad una rendita intera.

 

                               2.5.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza – di
regola – non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale) i
due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’ammi-nistrazione
è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare
se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata
una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF 129 V 222; cfr. anche STFA
inedite 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003
nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002
nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9
agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13
giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.6.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare
se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior
rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della
capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che
essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001
pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c
in fine).

(…)" (STFA del 30 giugno 2004 nella causa W., I
166/03, consid. 3.2)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento
di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa
da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in
ogni caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri
criteri. Tali criteri sono (1) l'esistenza di concomitanti
affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale
con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita
d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico
consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali
o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti
riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130
V 354 consid. 2.2.3; STFA inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e
del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2;
Pratique VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensver-gleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser /Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeits-unfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

                                         Infine, va fatto presente che il TFA si é confermato nella propria
giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia (DTF 132 V 65;
STFA del 19 maggio 2006 nella causa O. (I 873/05).

 

                               2.7.   Nell’evenienza
concreta, nelle annotazioni 28 settembre 2005, il dr. __________, medico SMR,
ha concluso che “(…) dopo discussione SMR, anche se non è ancora passato il canonico
anno di IL, si decide di far valutare l’A. al SAM per valutare l’effettiva CL
di questa A., in presenza di una valutazione psichiatrica che non giustifica
una IL totale e di richiesta di valutazione della reumatologa curante. (…)”
(doc. AI 18/1).

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi ordinato una perizia a cura del SAM (doc. AI 19/1-2).

                                         Dalla
perizia pluridisciplinare 18 luglio 2006 (doc. AI 28/1-42) risulta che i
periti, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni
obiettive, hanno fatto capo a cinque consultazioni specialistiche esterne, di
natura psichiatrica (dr. __________), pneumologica (dr. __________),
reumatologica (dr. __________), oftalmologica (dr.ssa __________) e neurologica
(dr. __________).

                                         Sulla
base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente
presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente
diagnosi:

 

"  5.1      Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa

 

Fibromialgia.

 

Sindrome da dolore somatoforme persistente.

 

Marcati tratti di regressione e di dipendenza
psicologica.

 

Sindrome lombospondilogena cronica con

 

     ■    incipienti alterazioni degenerative
lombari L3-S1.

 

Sindrome cervicospondilogena cronica con

 

     ■    avanzate alterazioni degenerative C4-C7.

 

Periartropatia omeroscapolare tendinotica cronica sin..

Iperopia, astigmatismo misto, presbiopia ed ambliopia
bilaterale.

 

Probabile leggera asma bronchiale grado I Gina.

 

Allergia all’acaro anamnestico.

 

 

5.2      Diagnosi senza influsso sulla
capacità lavorativa

 

Sindrome da iperventilazione.

 

Possibile sindrome da disfunzione delle corde vocali.

 

Piedi piatti traversi ed alluce valgo bilaterale.

 

Esiti da infetto bronchiale recente con elevati valori
infettivi.

 

Diabete mellito tipo 2 con scompenso iperglicemico nel
marzo 2006 in seguito a terapia steroidea sistemica, con HbA1c a 8.

 

Epatopatia citolitica su probabile statosi epatica.

 

ITA trattata." (doc. AI 28/11-12)

 

                                         Sulla
base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i
periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale
dell’attuale capacità lavorativa: “l’A. è abile al lavoro come ausiliaria di
pulizia ed aiuto domiciliare nella misura del 70%” (doc. AI 28/14), hanno concluso:

 

" 
(…)

8 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

La patologia reumatologica, in presenza di fibromialgia
ed alterazioni degenerativa a carico del rachide cervicale e lombare,
giustifica una diminuzione della capacità lavorativa nella misura del 30%,
considerata come attività a tempo pieno con riduzione del rendimento.

 

Dal punto di vista pneumologico l’A. mostra un'asma
bronchiale lieve ben controllata in presenza di un’iperreagibilità bronchiale
solo leggera nonostante una recente esacerbazione. Malgrado l’A. debba essere
considerata non idonea per lavori con esposizione ad agenti irritativi non
specifici delle vie respiratorie come fumi, polveri, sostanze irritanti e
l’esposizione alla polvere della casa, il grado lieve di tale patologia non
giustifica un’incapacità lavorativa sup. al 30% nella situazione attuale. Ovviamente
attività in cui l’A. non sia esposta ad agenti irritativi non specifici delle
vie respiratorie sono più indicate, ed in tali lavori l’A. risulta totalmente
abile al lavoro.

È inoltre possibile che la peritanda presenti una sindrome
di disfunzione delle corde vocali; in questa situazione l’esposizione ad agenti
irritativi avrebbe un’influenza minore sulla capacità lavorativa.

 

Non riteniamo comunque che al momento attuale questa
differenziazione sia fondamentale per determinare la capacità lavorativa
dell’A.. 

Lasciamo al medico curante sottoporre l’A. ad
un’indagine in tal senso.

In attività in cui l’A. non sia sottoposta ad
esposizione di agenti irritativi delle vie respiratorie l’A. è totalmente abile
al lavoro.

 

La patologia oftalmologica è caratterizzata da
iperopia, astigmatismo, presbiopia ed ambliopia, ciò che riduce la capacità
lavorativa dell’A. nella misura del 20% inteso come attività a tempo pieno con
rendimento ridotto in quanto l’A. è limitata nei lavori in vicinanza e di precisione.
In attività in cui non sia richiesta un’acuità visiva sia in lontananza che in
vicinanza l’A. è totalmente abile al lavoro.

 

Dal punto di vista neurologico non sono presenti né una
polineuropatia diabetica né alterazioni a carico del sistema nervoso centrale o
periferico e pertanto dal punto di vista neurologico l’A. è totalmente abile al
lavoro.

 

Per quanto concerne la patologia psichiatrica, essa è
caratterizzata da una sindrome da dolore somatoforme con marcati tratti
regressivi e di dipendenza psicologica che giustifica una diminuzione della
capacità lavorativa nella misura del 20% a causa della diminuita resistenza ed
aumentata affaticabilità.

 

Le varie patologie, soprattutto psichiatrica e
reumatologica, non devono essere sommate in quanto entrambe prendono in
considerazione il sintomo principale dell’A. e cioè il dolore cronico.

 

Le altre patologie sono caratterizzate da limitazioni
funzionali intese con attività a tempo pieno e riduzione del rendimento.

 

In un’ attività lavorativa che rispetti i limiti posti
dai vari consulenti l’A. è totalmente abile al lavoro.

 

La capacità lavorativa va considerata ridotta a partire
dalla data del suo ingresso alla Clinica di __________ il 7.04.2005.

 

Segnaliamo la presenza di atteggiamenti caricaturali durante
la valutazione presso il SAM.

 

9      CONSEGUENZA SULLA CAPACIÀ
D’INTEGRAZIONE

 

L'A. è abile al lavoro in un'attività che rispetti i
limiti funzionali posti dal reumatologo dall'oftamologo e dal pneumologo.

 

Considerata la scarsa motivazione dell'A. a riprendere
un'attività lavorativa, provvedimenti di riformazione professionali non sono
indicati.

 

L'A. è in grado di svolgere l'attività finora svolta
nella misura del 70%.

È in grado di svolgere un'attività lavorativa medio -
pesante e leggera, in cui possa alternare la posizione, in cui non sottoponga
le spalle a sollecitazioni intense, in cui non entri in contatto con agenti irritativi
delle vie respiratorie, in cui non sia richiesta precisione nell'acuità visiva
in lontananza ed in vicinanza, a tempo pieno con pieno rendimento.

 

10   OSSERVAZIONI E RISPOSTE A DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente
discussione tra tutti i medici periti del SAM.

 

Domande particolari non sono poste.

(…)" (doc. AI 28/15-16)

 

                                         L’Ufficio
AI – viste le risultanze della perizia del SAM e ritenuta la valutazione del
consulente in integrazione professionale (doc. AI 35/1-3) – con progetto di decisione
2 marzo 2007 (doc. AI 39/1-2) ha negato il diritto a prestazioni in quanto il
grado d’invalidità non raggiunge il minimo pensionabile.

 

                                         Con
osservazioni 19 aprile 2007 l’assicurata ha contestato la valutazione medica e
economica (doc. AI 42/1-3) e ha prodotto il certificato medico 18 aprile 2007
della Dr.ssa __________ e il rapporto 28 marzo 2007 della dr.ssa __________
pervenuti all’Ufficio AI il 26 aprile 2007 (doc. AI 44/1 e 44/2).

 

                                         Al
riguardo, nelle annotazioni 29 maggio 2007, il dr. __________ si è così espresso:

 

" 
Contestazione da parte
dell'A. e del suo legale, della decisione del 02.03.2007.

 

Decisione basata su:

-    Perizia SAM (18.07.2006)

-    valutazione CIP (03.01.2007: NB fu applicato - 20%
per motivi medici e -25% per altri motivi "socio-lavorativi").

 

Nella lettera del legale (19.04.2007) vengono citate
malattie, che sono state prese in considerazione e che furono giudicate senza
influsso sulla CL:

per esempio l'asma bronchiale, con esame
spirometrico normale (perizia SAM): è pur vero che fu ricoverata 4 giorni in
febbraio 2007, ma non si trattò di un attacco grave, tant'è vero che non furono
usati corticosteroidi (un tale episodio acuto non inficia la CL a lungo
termine).

Si cita inoltre il diabete mellito di tipo II
che di per sè comporta una IL.

Si cita inoltre anche: "insufficienza acuta
prerenale", dimenticandosi di segnalare che si trattò di un episodio
transitorio descritto durante un ricovero al civico del 2006, poi risoltosi, e
con funzione renale normale alla perizia SAM.

 

Per quanto riguarda la patologia reumatologica essa è
stata considerata nella valutazione SAM con una valutazione specialistica. Si
fa notare l'atteggiamento aggravante durante tutto l'esame descritto dal
perito.

Le valutazioni della Dr.ssa __________ del 18.04.2007
non modificano il quadro (inclusi i referti radiologici).

 

Dal punto di vista psichico segnalo che i citati
peggioramenti (con episodi di ricorso al PS) sono sempre in relazione a fatti
socio-famigliari: contrasti col marito e la figlia, litigio con una vicina,
morte del padre e non da ultimo la nostra decisione negativa.

 

Ritengo che la nostra valutazione sia stata corretta,
basandosi sulle conclusioni delle valutazioni specialistiche (alcune delle
quali non ritenevano fosse presente una IL: neurologica, pneumologica e
oculistica, quest'ultima non valutava possibili solo attività per cui è
necessario un visus normale).

Alla fine i periti SAM hanno concluso per la
valutazione globale da noi accettata, che non corrisponde a quella dei curanti,
che però non hanno portato motivazioni sufficienti per invalidarla." (doc.
AI 48-1)

 

                                         Con
decisione 27 luglio 2007 l’Ufficio AI ha quindi confermato il rifiuto del
diritto a prestazioni (doc. AI 49/1-3).

 

                               2.8.   Affinché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni
dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA del 26 agosto 2004 nella
causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U
329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF
122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a,
1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

 

                                         Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).

 

                               2.9.   Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM
avuto riguardo alle patologie somatiche.

                                         Per
quanto riguarda l’aspetto psichiatrico la fattispecie merita di essere ulteriormente
indagata come verrà di seguito esposto.

 

                            2.9.1.   Per
quanto riguarda la patologia pneumologica, il dr. __________, FMH in malattie
polmonari e capo-servizio di pneumologia, nel consulto 29 maggio 2006 (doc. AI
28/29-37), poste le diagnosi note, ha attestato che “(…) per quanto riguarda
l’asma bronchiale non sussistono attualmente limitazioni oggettive della
capacità lavorativa ad eccezione della non idoneità per la paziente per lavori
con esposizione ad agenti irritativi non specifici delle vie respiratorie ed
alla polvere in genere. (…)” (doc. AI 28/33).

 

                                         Questa
valutazione (capacità lavorativa totale in attività che non espongano l’assicurata
ad agenti irritativi) non è stata contestata dall’assicurata che non ha nemmeno
prodotto alcun certificato medico specialistico dal quale si dovrebbe concludere
che la valutazione del dr. __________ sia errata.

 

                            2.9.2.   Dal
punto di vista neurologico il dr. __________, FMH in neurologia, nel consulto 5
maggio 2006 (doc. AI 28/38-40) – posta la diagnosi di “(…) dolori panvertebrali
senza deficit neurologici (…)” (doc. AI 28/39) –, ha attestato che “(…) dal punto
di vista neurologico non vi è diminuzione della capacità lavorativa. (…)” (doc.
AI 28/40).

 

                                         Anche
questa valutazione non è stata contestata e nemmeno l’assicurata ha prodotto
qualsivoglia documentazione medica specialistica che la contrastasse validamente.

 

                                         In
particolare anche la dr.ssa __________, FMH in medicina fisica e riabilitazione,
nel certificato 18 aprile 2007, ha attestato “(…) non deficit neurologici (…)”
(doc. AI 44/1).

 

                            2.9.3.   Per
quanto riguarda la patologia oftalmologica, la dr.ssa __________, FMH in
oftalmologia, nel consulto 9 maggio 2006 (doc. AI 28/41-42), poste le diagnosi
note, ha attestato che “(…) la paziente può senz’altro svolgere altre attività
che non richiedono un’acuità visiva sia in lontananza sia in vicinanza del
100%. (…)” (doc. AI 28/42).

 

                                         Anche
questa valutazione non è stata contestata e nemmeno l’assicurata ha prodotto
qualsivoglia documentazione medica specialistica che la contrastasse validamente.

 

                            2.9.4.   Per
quanto riguarda la patologia reumatologica, il dr. __________, FMH in reumatologia,
nel suo consulto 17 maggio 2006 (doc. AI 28/22-28), poste le diagnosi note, ha
attestato che “(…) l’assicurata è in grado di svolgere attività pesanti a
mediamente pesanti e con un rendimento ridotto nella misura del 30% al massimo.
In attività mediamente pesanti a leggere, che evitino movimenti eccessivamente
ripetitivi con le spalle, particolarmente con la spalla sinistra, con la
colonna cervicale e con il tronco, che permetta un rispetto delle regole di
ergonomia della schiena, l’assicurata può lavorare a tempo pieno con un
rendimento ridotto al massimo nella misura del 10-15%. (…)” (doc. AI 28/27)

 

                                         La
dr.ssa __________, nel certificato 18 aprile 2007– posto che la paziente è in
sua cura dal 31 marzo 2007 per sindrome dolorosa panvertebrale, sindrome inserzionale
spalla destra e fibromialgia diffusa –, dopo aver elencato quanto ha rilevato
dagli accertamenti RM rachidecervicale eseguiti il 30 marzo e il 4 aprile 2007,
non ha contestato le valutazioni dei periti del SAM, non si è espressa sulla
capacità lavorativa e ha concluso osservando che “(…) la Signora RI 1 è stata
trattata con infiltrazioni locali dalle quali ha avuto un temporaneo e parziale
beneficio. Trattamento fisio-chinesiterapico. (…)” (doc. AI 44/1).

 

                                         Anche
nella lettera 14 agosto 2007 indirizzata alla __________ assicurazioni, con la
quale ha chiesto un benestare per un ricovero, non risultano né critiche alle conclusioni
peritali né valutazioni circa la capacità lavorativa, e la dr.ssa __________ ha
solo concluso in modo del tutto generico che “(…) secondo il mio parere una
riabilitazione multidisciplinare in regime di ricovero, potrebbe ripristinare
maggior equilibrio psico-fisico. Infine dare la possibilità alla paziente di
gestire meglio le sue patologie. (…)” (doc. E).

 

                                         Al
riguardo il dr. __________, nelle annotazioni 29 maggio 2007, ha osservato che
“(…) le valutazioni della dr.ssa __________ del 18.04.2007 non modificano il
quadro (inclusi referti radiologici) (…)” (doc. AI 48/1) e il dr. __________, medico
SMR, nelle annotazioni 24 settembre 2007 – riferendosi anche alla lettera 18
agosto 2007 della dr.ssa __________ indirizzata alla __________ – ha concluso
che “(…) l’attuale documentazione non permette di oggettivare o rendere
verosimile una modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione SAM
2006. (…)” (IV/1).

 

                                         Va
qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella causa B. (I
938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici
SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e il medico
SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.

 

                                         Occorre
infine ricordare che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare
l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile –
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                            2.9.5.   Per
quanto riguarda l’aspetto psichiatrico dagli atti risulta quanto segue.

 

                                         La
dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto medico 20
settembre 2005 (doc. AI 17/1-5) – posta la diagnosi di “(…) ● episodio depressivo grave senza
sintomi psicotici (F31.1 ICD 10) ● sindrome da attacchi di panico (F41.0 ICD 10) ● sindrome somatoforme da dolore
persistente (F 45.1 ICD 10) (…)” (doc. AI 17/3) – ha attestato un’inabili-tà
totale al lavoro dal mese di aprile 2005, concludendo che “(…) la paziente
presenta allo stato attuale primariamente una Sindrome depressiva grave senza
sintomi psicotici. Indubbiamente la paziente allo stato attuale non è in grado
di svolgere alcuna attività lavorativa; al contempo l’impossibilità di lavorare
innesca nella stessa un bisogno di certezze e rassicurazioni da parte delle
istituzioni in genere. L’impressione è che sino a quando tali certezze non le
verranno garantite, il quadro psichico difficilmente potrà avere evoluzioni di
sorta. (…)” (doc. AI 17/4).

 

                                         Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel consulto 6 maggio 2006
(doc. AI 28/17-21) – posta la diagnosi di “(…) sindrome somatoforme da dolore
persistente (ICD 10-F45.4) – marcati tratti di regressione e di dipendenza psicologica
(…)” (doc. AI 28/20) e osservato che “(…) nell’anamnesi psichiatrica l’A. dal
2004 è seguita a livello specialistico presso il Servizio di Psichiatria e Psicologia
Medica di __________ dalla collega psichiatra Dr.ssa __________ una volta al
mese e dalla psicologa __________ una volta alla settimana beneficiando di
sedute di rilassamento. Attualmente l’A. è sottoposta ad una terapia psicofarmacologica
a base di antidepressivi triclici   (amitriptilina) e ansiolitici (alprazolam,
lorazepam). Per quel che riguarda i disturbi attuali l’A. riferisce dolori a
carico di varie parti dell’apparato locomotorio, cefalee frequenti, sensazioni
di malessere e crisi di agitazione ogni volta che ha qualche discussione in
famiglia. Sul piano psichico l’A. riferisce nervosismo, tristezza, malcontento,
labilità emotiva con tendenza al pianto. (…)” (doc. AI 28/19) –, ha concluso
che “(…) nelle condizioni attuali l’incapacità lavorativa per motivi strettamente
psichiatrici è a mio avviso dell’ordine del 20%. (…)”. (doc. AI 28/20). Lo
stesso specialista, anche se ha osservato che “(…) lo stato di salute dell’A.
ha mostrato un peggioramento durante e dopo il soggiorno stazionario presso la
Clinica __________ di __________ (ndr.: si riferisce alla degenza dal 7 aprile
al 5 maggio 2005; cfr. doc. AI 5/4-7). (…)” (doc. AI 28/20), non ha evidenziato
quando sarebbe intervenuto e in cosa sarebbe consistito il miglioramento
rispettivamente quali sono le ragioni che gli hanno permesso di attestare
un’incapacità lavorativa tanto diversa rispetto a quella certificata dalla
dr.ssa __________: 20% contro 100%.

 

                                         Nel
rapporto 15 novembre 2006 della Clinica __________ di __________ (rapporto
della degenza dal 3 ottobre al 25 ottobre 2006; vedi doc. AI 50/21-24), il
primario dr. __________ e il medico assistente dr. __________, hanno, tra
l’altro, posto la diagnosi di “(…) sindrome del dolore cronico dal 2002 […] sindrome
ansioso depressiva (…)” (doc. AI 50/21) e osservato che “(… ) il dott. __________,
Psichiatra collaboratore con la nostra clinica, consiglia il proseguimento
della presa a carico della Dott.ssa __________, psichiatra e della Sig.ra __________,
Psicologa, per la problematica dello stato ansioso-depressivo. (…)” (doc. AI
50/23).

 

                                         Nel
referto 7 febbraio 2007 (concernente il ricovero dal 4 al 7 febbraio 2007, doc.
AI 37/2-3), il dr. __________, primario Medicina interna e FMH in medicina interna
e pneumologia e il dr.     __________, assistente in medicina – posta la diagnosi
di “(…) asma bronchiale esacerbata stadio clinico I su componente ansiosa in
paziente nota per sindrome ansiosa (…)” –, hanno espresso la seguente
valutazione: “(…) ricoverata per stato ansioso contestuale a crisi asmatica di
grado lieve (I) non necessitante ricorso a terapia corticosteroide. In corso di
degenza valutazione da parte della dr.ssa __________, con rientro a domicilio
con terapia invariata. (…)” (doc. AI 37/2).

 

                                         La
dr.ssa __________, con scritto 28 marzo 2007, ha attestato che “(…) nel corso
della presa in carico è stata portata avanti la certificazione di un’inabilità
lavorativa al 100% che nonostante i miglioramenti su diversi livelli si ritiene
che debba essere portata avanti. Nell’attuale il rifiuto da parte
dell’Assicura-zione invalidità a prestazioni in merito ha generato nella
paziente un vissuto di rabbia e sfiducia verso i curanti che ha prontamente
provveduto a cambiare. Anche con la scrivente non è stato ancora definito
l’ulteriore procedere. (…)”(doc. AI 50/25).

 

                                         Viste
le risultanze appena esposte questo Tribunale ritiene che senza un complemento
peritale non è possibile concludere con la sufficiente tranquillità per una
capacità lavorativa dell’80% da un punto di vista psichiatrico.

                                         Il
dr. __________, come sopra rilevato, non ha evidenziato quando sarebbe intervenuto
e in cosa sarebbe consistito il miglioramento rispettivamente quali sono le
ragioni che gli hanno permesso di concludere per un’incapacità lavorativa del
20%.

                                         D’altra
parte l’assicurata ha subito degli ulteriori ricoveri (dal 3 al 25 ottobre 2006
vedi doc. AI 50/21-24 e dal 4 al 7 febbraio 2007 vedi doc. AI 37/2-3) durante i
quali sono stati confermati i problemi di natura psichiatrica e la dr.ssa __________
ha confermato un’inabilità lavorativa del 100%.

 

                                         La
nostra Massima Istanza ha ripetutamente stabilito che le certificazioni del medico
curante – anche se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid.
2b/bb) – hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia
che lo lega al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, pag. 113ss. = AJP 1/2002, pag. 83; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 pag. 504; R. Spira, La preuve en
droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert
Schüpbach, Basilea 2000, pag. 269s.).

 

 

                                         Ad esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il
Tribunale federale ha sottolineato che:

 

" 
(…)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux arrêts
cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans le
cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause
les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée
dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée.

(…)." (STF del 29 gennaio 2008 nella causa C.
9C_289/2007)

 

                                         Nella
presente fattispecie, nel rapporto 20 settembre 2005 (doc. AI 17/1-5), la
dr.ssa __________ ha attestato un quadro clinico più grave rispetto a quello descritto
dal dr. __________ nel consulto 6 maggio 2006 (doc. AI 28/17-21).

                                         La
valutazione della dr.ssa __________ é stata allestita prima della perizia SAM e
il suo apprezzamento, che non rappresenta pertanto una semplice critica ad un
altro referto, costituisce il giudizio sullo stato di salute e la conclusione
sulla capacità lavorativa espressa da una specialista, così come richiesto
dalla giurisprudenza (cfr. STF I 188/06 del 12 aprile 2007 consid. 5.1.; DTF
125 V 256).

                                         E’
il dr. __________ – lo si ribadisce – che non ha evidenziato quando sarebbe
intervenuto e in cosa sarebbe consistito il miglioramento rispettivamente quali
sono le ragioni che gli hanno permesso di concludere per un’incapacità lavorativa
del 20%.

                                         Si
rivela, pertanto, necessario procedere ad un complemento peritale, al fine di
determinare con precisione la gravità delle patologia psichiatrica che affligge
l’assicurata e il suo influsso sulla capacità lavorativa.

 

                                         In
particolare, i sopracitati rapporti di degenza, ma soprattutto il rapporto 28
marzo 2007 (doc. AI 50/25), nel quale la dr.ssa __________ ha confermato
un’inabilità lavorativa del 100%, devono essere sottoposti al dr. __________ e
ai periti del SAM.

                                         È
vero che il dr. __________ e il dr. __________, nelle rispettive annotazioni 29
maggio e 24 settembre 2007 (doc. AI 48/1 e IV/1), hanno osservato che “(…) dal
punto di vista psichico segnalo che i citati peggioramenti (con episodi di
ricorso al PS) sono sempre in relazione a fatti socio-famigliari: contrasti col
marito e la figlia, litigio con una vicina, morte del padre e non da ultimo la
nostra decisione negativa. (…)” e che “(…) in particolare il rapporto del SPS
evidenzia una problematica principalmente sociale e reattiva, problematica non
di pertinenza dell’AI. (…)”.

                                         Al
riguardo il TCA evidenzia, tuttavia, che, non essendo specialisti in
psichiatria e psicoterapia, l’apprezzamento della rilevanza o meno del
certificato specialistico della psichiatra curante non era di competenza dei
citati medici SMR.

                                         Più
in generale è necessario che, ogniqualvolta debba esaminare un rapporto medico
stilato da uno specialista in un determinato ambito, l’SMR faccia capo ad un
medico in possesso di una specializzazione nella materia specifica oggetto della
controversia (cfr. al riguardo STF I 142/07 del 20 novembre 2007 e STF I 65/07
del 31 agosto 2007).

 

                                         Questa
Corte non ignora il fatto che per costante giurisprudenza i fattori psicosociali
o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute
suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1
LAI (cfr. STFA inedite del 13 luglio 2004, I 681/03, consid. 4.2 e del 23
aprile 2004 nella causa N, I 404/03, consid. 6.2, entrambe, a loro volta, si
riferiscono alla sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2,
con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

                                         Tuttavia
negli atti medici sopra descritti vengono attestati un episodio depressivo
grave e una sindrome ansioso-depressi-va.

 

                                         Del
resto, anche nel rapporto 2 ottobre 2007 della clinica di __________ di __________
(rapporto concernente la riabilitazione multidisciplinare del dolore cronico
dal 28 agosto all’11 settembre 2007, VIII), il primario dr. __________ e il
medico assistente dr. __________ hanno ribadito, tra l’altro, la diagnosi di sindrome
del dolore cronico dal 1999 e sindrome ansioso-depressiva grave in trattamento,
osservando che “(…) il decorso dall’ultima ospedalizzazione è peggiorato. […]
La valutazione della capacità lavorativa è complessa e complicata dalla componente
psichiatrica. (…)”.

 

                                         Di
conseguenza, visto l’accertamento medico lacunoso, si giustifica l’annullamento
della decisione impugnata e il rinvio degli atti all’Ufficio AI affinché,
previo complemento peritale per quanto attiene alla patologia psichiatrica, si
pronunci nuovamente sul diritto a prestazioni.

 

                                         Per
quanto riguarda la censura circa la cumulabilità o meno dei diversi gradi di
invalidità attestati dai periti del SAM nelle diverse patologie, il TCA rileva
quanto segue.

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, per determinare il grado di inabilità lavorativa di
un assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente
sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un giudizio globale
che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti interessati.

 

                                         La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di principio
il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001 nella
causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

                                         In
una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha
inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa
va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare.

 

                                         Nel
caso concreto il dr. __________, nel consulto 17 maggio 2006 (doc. AI 28/22-28)
– ritenuta una flessione del rendimento nella misura massima del 10-15% in
un’attività adeguata e rispettosa dei limiti funzionali posti –, ha, in particolare,
rilevato che “(…) la paziente presenta dolori cronici generalizzati che trovano
un riscontro solo parziale nei referti oggettivi finora raccolti. Questi
disturbi sono fonte di sofferenza e richiesta di attenzioni mediche costanti.
Si tratta dunque probabilmente di una sindrome somatoforme da dolore persistente
secondo i criteri ICD 10, come ritenuto dalla Dott.ssa __________. (…)” (doc.
AI 28/26) e, i periti del SAM, hanno concluso che “(…) le varie patologie,
soprattutto psichiatrica e reumatologica, non devono essere sommate in quanto entrambe
prendono in considerazione il sintomo principale dell’A. e cioè il dolore
cronico. (…)” (doc. AI 28/15).

 

                                         Ora,
a prescindere dal fatto che, conformemente alla giurisprudenza citata, di
principio il giudice non rimette in discussione le conclusioni dei periti del
SAM circa la cumulabilità, in ogni caso, visto che l’aspetto psichiatrico
necessita di un complemento peritale, alla luce dello stesso i periti potranno
esprimersi compiutamente e nuovamente anche su questa questione.

 

                             2.10.   In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, la decisione impugnata va annullata
e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché, dopo aver proceduto al complemento
peritale di cui al consid. 2.9.5, renda un nuovo provvedimento.

 

                             2.11.   Per
quel che riguarda la valutazione economica, ritenuto che la situazione medica
deve essere ulteriormente indagata, al momento attuale non è possibile esprimersi
compiutamente.

 

                                         Il
TCA sottolinea comunque già sind’ora che nel momento in cui procederà alla
valutazione economica l’Ufficio AI dovrà considerare la giurisprudenza
sviluppata da questo Tribunale nella STCA 7 aprile 2008 nella causa D.
(32.2007.165).

                                         Infatti,
questa Corte, fondandosi sulla STF 20 febbraio 2008 nella causa C. (U 8/7), ha
stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in Ticino in una
determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa
professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale
(al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in
particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                             2.12.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

                                         Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da un legale, ha diritto ad un’indennità
per ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

 

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.

                                         §    La
decisione impugnata è annullata.

                                         §§ Gli
atti vengono rinviati all’Ufficio AI affinché proceda come indicato al consid.
2.10.

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà all’assicurata fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti