# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3814f058-c0c1-55cb-abfd-89f53da207fb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-09-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 16.09.2021 12.2020.139
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2020-139_2021-09-16.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2020.139

  	
  Lugano

  16 settembre 2021       

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Bellotti

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. OR.2016.21 della Pretura del Distretto di
Bellinzona - promossa con petizione 14 giugno 2016 da

 

	
   

  	
   AO
  1  

  patrocinata dall’  PA 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1  

  patrocinata dall’  PA 1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

chiedente la condanna della
convenuta al pagamento di fr. 10'800.- a titolo di salario per il
periodo dicembre 2015-gennaio 2016 e di fr. 4'037.15 a titolo di rimborso spese
per trasferta e ore straordinarie, oltre a interessi di mora del 5%, nonché di
fr. 32'400.- a titolo di indennità per licenziamento ingiustificato (art. 337c cpv.
3 CO) e la consegna del certificato di salario;

 

pretese avversate dalla convenuta, che oltre alla
reiezione della petizione e all’annullamento della procedura esecutiva avviata
nei suoi confronti di cui al PE n. __________ dell’UE di Bellinzona ha altresì
postulato, mediante azione riconvenzionale, la condanna della controparte al
pagamento di fr. 299'133.70 oltre interessi al 5% dal 18 febbraio 2016 (importo
poi ridotto in sede di conclusioni a
fr. 248'969.35), nonché il rigetto in via
definitiva dell’opposizione interposta da AO 1 al PE no. __________ dell’UE di
Bellinzona;

 

vista la decisione 8 ottobre 2020 con cui il Pretore
aggiunto ha parzialmente accolto la petizione (nella misura di fr. 29'394.60 oltre interessi) e respinto
l’azione riconvenzionale;

 

appellante la convenuta,
che con appello 11 novembre 2020 chiede la riforma del querelato giudizio nel
senso di accogliere la petizione limitatamente a fr. 14'828.92 oltre interessi (punto
n. 1) e di modificare la relativa ripartizione delle spese giudiziarie di prima
sede (punto n. 2), nonché di respingere l’azione riconvenzionale (punto n. 3)
ma di ridurre le ripetibili da lei dovute a tal riguardo (punto n. 4), con
protesta di spese e ripetibili di seconda sede;

 

mentre l’attrice con
osservazioni (recte: risposta) 20 gennaio 2021 ha postulato in via preliminare
di dichiarare inammissibili i punti n. 3 e 4 del petitum di appello, di
autorizzare l’esecuzione anticipata (parziale) della decisione pretorile e di
ordinare alla controparte la prestazione di una garanzia di almeno fr. 32'328.92
a tutela degli importi a lei assegnati in prima sede, e in via principale la
reiezione dell’appello, con protesta di spese e ripetibili di seconda sede;

 

considerato altresì che le
richieste preliminari dell’appellata, avversate dall’appellante con osservazioni
10 febbraio 2021, sono state respinte da questa Camera (nella misura della loro
ricevibilità) con decisione 13 aprile 2021;

 

letti ed esaminati gli atti
e i documenti prodotti;

 

ritenuto 

 

in fatto:

 

A.       
Con contratto di lavoro del 1° luglio 2012, il giorno successivo
alla scadenza del periodo di tirocinio, lo studio d’architettura AP 1 (i cui
titolari e membri del CdA sono gli arch. A__________ e D__________) ha assunto AO
1 in qualità di disegnatrice edile (con estensione delle sue
mansioni a compiti di progettazione e assistenza alla direzione lavori) a
partire da subito, a tempo pieno e per un salario lordo mensile di fr. 3'877.33
(doc. D). L’ultimo
salario lordo mensile ammontava invece a fr. 5'400.- (doc. I).

 

B.       
In data 13 novembre 2015, dopo il verificarsi di un violento
sfogo dell’altra disegnatrice dello studio, J__________, diretto essenzialmente
contro l’arch. A__________, AO 1 ha chiesto di poter prendere qualche giorno di
vacanza. Allorché la dipendente, in data 23 novembre 2015, si è
ripresentata sul posto di lavoro, le è stato notificato il licenziamento in
tronco (dal 30 novembre 2015) per gravi inadempienze e “recenti continue
lesioni del rapporto di fiducia e del segreto d’ufficio” (doc. G). Il
giorno successivo, la datrice di lavoro ha terminato con effetto immediato
anche il rapporto di lavoro con J__________.

 

C.       
Con scritto 25 novembre 2015 la dipendente, per il
tramite del suo patrocinatore, ha contestato la disdetta siccome ingiustificata
ai sensi dell’art. 337c CO, avendo ella sempre svolto il proprio lavoro con
impegno e dedizione oltre che con ritmi eccezionalmente impegnativi, che
l’avrebbero costretta a numerose ore straordinarie e lasciata “esausta e al
limite di una crisi” (doc. H).

 

D.       
Con PE n. __________ dell’UE di Bellinzona emesso il 14 gennaio 2016,
AO 1 ha escusso la AP 1 per l’importo di fr. 47'237.15 oltre interessi del 5%
dal 13 gennaio 2016 a titolo di “salario dicembre 2015-gennaio 2016 oltre a
rimborso spese e ore straordinarie, indennità ex art. 336a CO” (doc. 12).

Dal canto suo, anche lo
studio d’architettura ha escusso la controparte, con PE n. __________ dell’UE
di Bellinzona datato 14 marzo 2016, per fr. 278'000.- oltre interessi del 5%
dal 18 febbraio 2016 a titolo di violazione del contratto di lavoro e altri
danni (doc. 13).

 

E.       
Ottenuta l’autorizzazione ad agire (doc. B), con petizione 14 giugno
2016 AO 1 ha chiesto di dichiarare ingiustificato il suo licenziamento 23
novembre 2015 e di condannare la società AP 1 a versarle fr. 10'800.- a titolo
di stipendio per i mesi da dicembre 2015 a gennaio 2016 e fr. 4'037.15 a titolo
di rimborso spese per trasferta e ore straordinarie, oltre a interessi di mora al
5%, come pure fr. 32’400.- a titolo di indennità per licenziamento
ingiustificato (art. 337c cpv. 3 CO), nonché di ordinare alla convenuta di
consegnarle il certificato di salario (inc. OR.2016.21). Va segnalato che una
causa analoga, avente per oggetto simili richieste, è stata inoltrata lo stesso
giorno anche da J__________ (inc. OR.2016.20), il cui esito è pure stato
oggetto di impugnazione innanzi a questa Camera (inc. 12.2020.138).

 

F.       
Con risposta 10 gennaio 2017 la convenuta ha postulato
l’integrale reiezione della petizione come pure l’annullamento dell’esecuzione
di cui al PE no. __________ dell’UE di Bellinzona, e con il medesimo atto ha
presentato una domanda riconvenzionale tendente a ottenere la condanna
dell’attrice al pagamento di fr. 299'133.70, oltre interessi al 5% dal 18
febbraio 2016 a titolo di risarcimento danni, con contestuale rigetto in via
definitiva dell’opposizione interposta dalla medesima al PE no. __________
dell’UE di Bellinzona. In sintesi, essa ha postulato la corresponsione di fr. 174’830.40 quale rimborso delle spese sostenute per il recupero di
materiale e di lavoro, fr. 4'100.- quale costo per l’intervento di una persona
terza (“coach”), fr. 30'000.- per danni di immagine, fr. 203.30 per
spese esecutive, fr. 40'000.- per spese legali e fr. 50'000.- per mancato
guadagno.

 

G.       Con
replica e risposta riconvenzionale 10 marzo 2017 l’attrice ha integralmente
contestato le pretese della controparte e si è riconfermata nelle proprie tesi.
Con duplica e replica riconvenzionale 26 aprile 2017 e duplica riconvenzionale
21 giugno 2017 le parti hanno ulteriormente approfondito le proprie antitetiche
posizioni.

 

H.       
Esperita l’istruttoria e raccolti gli allegati conclusivi scritti
(ove l’attrice riconvenzionale ha ridotto la propria pretesa creditoria a fr. 248'969.35), con decisione 8 ottobre 2020 il Pretore aggiunto
ha parzialmente accolto la petizione condannando la AP 1 a versare a AO 1 la
somma di fr. 29'394.60 oltre interessi al 5% dal 24 novembre 2015 (dispositivo
n. 1) e ha posto la tassa di giustizia di fr. 3'000.- così come le spese di fr.
200.- a carico di AO 1 in ragione di 3/10 e a carico della AP 1 in ragione di
7/10, condannando la seconda a rifondere alla prima fr. 1'680.- a titolo di
parziali ripetibili (dispositivo n. 2). Con il medesimo giudizio, il Pretore
aggiunto ha respinto l’azione riconvenzionale (dispositivo n. 3),
ponendo la tassa di giustizia di fr. 10'000.- e le spese di fr. 300.-
integralmente a carico della AP 1, pure condannata a rifondere a AO 1 fr. 17'500.-
a titolo di ripetibili (dispositivo n. 4).

 

I.         
Con appello 11 novembre 2020 la AP 1 si è aggravata contro tale
giudizio, chiedendone la riforma nel senso di accogliere la petizione
limitatamente a fr. 14'828.92 oltre interessi (punto n. 1) e di modificare la
relativa ripartizione delle spese giudiziarie di prima sede ponendo la tassa di
giustizia (fr. 3'000.-) e le spese (fr. 200.-) per 2/3 a carico di AO 1 e per
1/3 a suo carico, con l’obbligo per la convenuta riconvenzionale di rifonderle
fr. 3'000.- a titolo di ripetibili parziali (punto n. 2), nonché di respingere
l’azione riconvenzionale (punto n. 3) ma di ridurre le ripetibili da lei dovute
a tal riguardo a fr. 2'500.- (punto n. 4), con protesta di spese e ripetibili di
seconda sede.

 

J.        
Con risposta 20 gennaio 2021 AO 1 ha postulato in via preliminare di
dichiarare inammissibili i punti n. 3 e 4 del petitum di appello, di
autorizzare l’esecuzione anticipata dei punti
1 (limitatamente alla somma di fr. 14'828.92), 3 e 4 del dispositivo della
sentenza appellata ai sensi dell’art. 315 cpv. 2 CPC e di ordinare alla
controparte la prestazione di garanzie per almeno fr. 32'328.92 a conservazione
dei crediti di cui ai citati dispositivi, e in via principale la reiezione
dell’appello, con protesta di spese e ripetibili di seconda sede.

 

K.       
Le richieste preliminari dell’appellata, avversate dall’appellante
con osservazioni 10 febbraio 2021, sono state respinte da questa Camera (nella
misura della loro ricevibilità) con decisione 13 aprile 2021.

 

E considerato

 

in diritto:

 

1.        
L’art. 308 cpv. 1 lett. a CPC
prevede che sono impugnabili mediante appello le decisioni finali di prima
istanza, posto che in caso di controversie patrimoniali il valore litigioso
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione sia di almeno fr.
10'000.- (cpv. 2). In concreto, la decisione impugnata è una decisione finale
in una controversia dal valore superiore ai fr. 10'000.-. Pacifica è dunque
l’appellabilità del giudizio impugnato entro il termine di 30 giorni (art. 311
CPC). Nella fattispecie, l’appello 11 novembre 2020 contro la decisione 8
ottobre 2020 (notificata il 12 ottobre 2020) è tempestivo, così come è
tempestiva la risposta 20 gennaio 2021 dell’appellata.

 

2.        
L’atto di appello deve
contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato
(art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve spiegare non perché le sue
argomentazioni siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni
del Pretore. Egli non può pertanto limitarsi a proporre una propria tesi e una
propria lettura dei fatti, bensì deve offrire critiche puntuali, esplicite e
circostanziate, poiché l'autorità di appello deve essere messa nella misura di
comprendere agevolmente le censure ricorsuali, pena l’irricevibilità delle medesime.

Nel presente caso, si rileva preliminarmente che il
riassunto dei fatti e delle tesi della datrice di lavoro, il riassunto della
decisione di primo grado e le considerazioni giuridiche di cui alle p. 4-9 e
11-12 del gravame possono valere tuttalpiù quale introduzione e non contengono
delle valide censure, poiché sprovvisti di qualsiasi riferimento o raffronto
con i ragionamenti e le conclusioni pretorili. 

 

3.        
Per quanto riguarda l’azione principale,
il Pretore aggiunto ha innanzitutto riassunto dottrina e giurisprudenza in
relazione al licenziamento in tronco e ha rilevato che nella fattispecie non ne
sono dati i presupposti, non essendo esso sorretto da alcun grave motivo o da
ripetute manchevolezze minori della dipendente precedute da ammonimenti o
richiami. Accertato pertanto che
il licenziamento in tronco era ingiustificato (oltre che tardivo), il Pretore
aggiunto ha conseguentemente attribuito a
AO 1 fr. 9'710.45 (2 mensilità
nette) a titolo di salario fino alla scadenza del termine ordinario di disdetta (art. 337c cpv. 1 CO) e
fr. 19'420.90 (4 mensilità) quale indennità (art. 337c cpv. 3 CO). Le ha pure
assegnato fr. 263.25 quale
rimborso delle spese di trasferta, per un totale di fr. 29'394.60, respingendo per contro la sua pretesa relativa
alle ore straordinarie. 

 

4.        
Con l’impugnativa,
l’appellante contesta unicamente l’ammontare dell’indennità ex art. 337c cpv. 3
CO attribuita alla controparte, che ritiene eccessiva. Il giudice di prime cure
non avrebbe neppure spiegato perché la sua quantificazione sarebbe appropriata,
ritenuto che essa dovrebbe ammontare a una sola mensilità (fr. 4'855.22), con
conseguente riduzione dell’importo complessivo attribuito alla controparte a
fr. 14'828.92 (fr. 9'710.45 + fr. 4'855.22 + fr. 263.25). Ciò perché alla
datrice di lavoro non potrebbe essere mosso alcun rimprovero, a differenza
della dipendente, la quale malgrado non avesse diritto a prendere vacanza, i
fatti del 13 novembre 2015 non la coinvolgessero e le fosse stato richiesto di
rientrare al lavoro perlomeno il mercoledì 18 novembre, avrebbe prolungato la
propria assenza senza alcuna giustificazione medica semplicemente poiché “non
se la sentiva ancora di tornare”, ripresentandosi in ufficio solamente il
23 novembre. La circostanza assumerebbe peraltro maggiore gravità se si
considera che quel giorno era prevista una scadenza professionale (che lo
studio non è riuscito a rispettare), ovvero la presentazione alla committenza
di un importante progetto a cui la medesima aveva collaborato unitamente a J__________.
Il suo supporto sarebbe stato pertanto fondamentale (considerata oltretutto
l’assenza della collega) e avrebbe forse permesso di rispettare il termine
prefissato. A mente dell’appellante, nella commisurazione dell’indennità vi
sarebbe pure da considerare che il rapporto di lavoro è solamente durato poco
più di 3 anni.

 

4.1    Come già rilevato
nella sentenza impugnata, nella determinazione dell’indennità per ingiusto
licenziamento immediato il giudice gode di un largo potere di apprezzamento e
prende in considerazione tutti gli elementi del caso concreto, in particolare
la posizione e la responsabilità del lavoratore, il tipo e la durata dei
rapporti contrattuali, come pure la natura e l’importanza delle mancanze (IICCA
dell’8 luglio 2014, inc. 12.2014.10, consid. 6.1; DTF 123 III 391, consid. 3, 121 III 64, consid. 3c, 120 II 243, consid. 3e e 116 II 300, consid. 5 e 6). 

 

4.2    Contrariamente a quanto sostenuto nell’impugnativa, il
Pretore aggiunto ha motivato la quantificazione dell’indennità attribuita
all’attrice principale, evidenziando ai consid. 5 e 10 della sua decisione che
alla medesima può essere rimproverato ben poco, e sicuramente non un abbandono
del posto di lavoro. Difatti, dagli interrogatori di quest’ultima e di A__________,
nonché dalle testimonianze di L__________ e R__________, si evince che AO 1
aveva chiesto ad A__________ di potersi prendere una settimana di vacanza per
riprendersi dallo stress e dagli eventi del 13 novembre. L’appellante non si
confronta con questo accertamento, né contesta che i primi giorni di vacanza
siano stati effettuati con il consenso della datrice di lavoro. Il Pretore
aggiunto ha poi osservato che A__________ __________ aveva chiesto a AO 1 il
favore di lavorare almeno un paio di giorni di quella settimana (giovedì 19 e
venerdì 20 novembre), ma che non l’ha mai messa in mora a tal riguardo, per cui
al limite alla dipendente (volendo trascurare la comunicazione contenuta al
doc. F) può essere unicamente rimproverato di non aver comunicato
tempestivamente la propria decisione di rientrare solo lunedì 23 novembre. Anche a tal riguardo, l’appellante non
muove delle censure convincenti, bensì oppone al ragionamento pretorile la
propria tesi soggettiva secondo cui A__________ aveva preteso il rientro della
dipendente (seppur esprimendosi con gentilezza), senza tuttavia contestare
l’assenza di ingiunzioni o messe in mora in tal senso. Anzi, risulta dagli atti
che allorché la dipendente le ha comunicato il suo perdurante malessere e di
necessitare di tutta la settimana di riposo, A__________ non ha reagito (v.
doc. F nonché gli interrogatori di AO 1 e di A__________, verbale del 15 maggio
2018, p. 38, 54 e 56), per poi comunicarle il licenziamento in tronco al suo
rientro in ufficio. Tenuto conto di ciò, del fatto che la dipendente si trovava
effettivamente confrontata con una rilevante mole di lavoro e un forte stress
(doc. M; teste __________ B__________,
verbale dell’8 novembre 2017, p. 8; testi L__________ e M__________, verbale
del 12 dicembre 2017, p. 20 e 23-24; interrogatorio di S__________, verbale del
15 maggio 2018, p. 37-41) e che le “gravi inadempienze” citate nella lettera di
disdetta non hanno trovato un riscontro istruttorio, la
decisione del Pretore aggiunto di assegnarle un’indennità pari a quattro
mensilità di stipendio non eccede il suo potere di apprezzamento e resiste alla
critica.

 

5.        
Conseguentemente, in relazione
all’azione principale di AO 1 la decisione pretorile, con la relativa
quantificazione e ripartizione delle spese giudiziarie, dev’essere confermata.

 

6.        
Quanto all’azione
riconvenzionale, il giudice di primo grado ha respinto tutte le pretese di risarcimento avanzate.
L’appellante non si oppone a queste conclusioni, bensì postula unicamente la
riduzione delle ripetibili a suo carico (da fr. 17'500.- a fr. 2'500.-), in
quanto a suo dire eccessive rispetto alla
complessità della controversia e all'impegno del legale della controparte per
la procedura riconvenzionale, che peraltro non ha comportato un’ulteriore e
separata istruttoria né particolari accertamenti (ma solo la produzione o il
richiamo di documentazione e l’audizione di testimoni). Aggiungasi, giusta
quanto evidenziato dall’appellante, che l’istruttoria della presente causa è
stata congiunta con quella parallela legata all’azione giudiziaria di J__________,
con conseguente minor lavoro per i legali coinvolti, e che essa ha
principalmente riguardato i fatti alla base del licenziamento in tronco, e non
le richieste di risarcimento dei danni della datrice di lavoro (v. anche art. 13
cpv. 1 RTar).

 

6.1    Sulla presunta inammissibilità di tale richiesta di giudizio,
sollevata dall’appellata con la sua risposta 20 gennaio 2021, questa Camera si
è già espressa negativamente con decisione 13 aprile 2021. A prescindere da
ciò, la censura dell’appellante è destinata all’insuccesso.

 

6.2    Per giurisprudenza invalsa, nella fissazione degli oneri processuali
e delle spese ripetibili, il Pretore gode di un ampio potere di apprezzamento,
censurabile solo in caso di eccesso o di abuso, ciò che di regola non è il caso
se gli importi attribuiti rientrano tra i minimi e i massimi delle tariffe
applicabili (IICCA del 13 marzo
2019, inc. 12.2017.172, consid. 9 e IICCA del 5 marzo 2018, inc. 12.2015.215,
consid. 9.3).

 

6.3    Nella fattispecie, malgrado l’istruttoria per gli inc.
OR.2016.20 e 21 sia stata condotta congiuntamente e le due procedure
presentassero svariate analogie, ciò non toglie che l’azione riconvenzionale qui
in esame aveva per oggetto sei distinte pretese di risarcimento danni corredate
da specifici documenti e motivazioni, la cui valutazione non dipendeva
necessariamente dalle riflessioni fatte nell’ambito dell’azione principale.
Tenuto conto che il solo valore litigioso dell’azione riconvenzionale era di
fr. 299'133.70 e che anche senza sommarlo a quello dell’azione principale (art.
94 cpv. 2 CPC), le derivanti ripetibili calcolate secondo l’aliquota minima di
cui all’art. 11 cpv. 1 RTar (6%) ammontavano a fr. 17'948.- (senza considerare
spese e IVA), ne deriva che il Pretore aggiunto ha mantenuto le ripetibili
addirittura al di sotto dei limiti inferiori tariffali. La sua quantificazione
non risulta in altre parole eccessiva o abusiva. 

 

7.        
Per tutti questi motivi,
l’appello di AP 1 deve essere respinto, con conseguente conferma della decisione
impugnata. 

Le spese giudiziarie di seconda sede, calcolate sulla
base di un valore litigioso di fr. 14'565.68 (fr. 29'394.60 – fr. 14'828.92),
seguono la soccombenza dell’appellante. Le spese processuali, calcolate sulla
base degli art. 2, 7 e 13 LTG, ammontano a fr. 2’000.-. Le ripetibili,
calcolate sulla base dell’art. 11 RTar, tenuto pure conto delle spese e
dell’IVA, vengono quantificate in fr. 1’500.-.

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC e il RTar

 

decide: 

 

                                   1.   L’appello
11 novembre 2020 di AP 1 è respinto.

                                         

                                   2.   Le spese processuali
della procedura d’appello, pari a fr. 2’000.-, sono a carico dell’appellante,
che rifonderà all’appellata fr. 1’500.- per ripetibili di seconda sede.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  -     ;

  -     .

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Bellinzona.

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici (pagina seguente)

Nelle
cause a carattere pecuniario in materia di diritto del lavoro con un valore
litigioso inferiore a fr. 15'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se la controversia
concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2
LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113,
117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).