# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7af90a65-5466-5faa-838f-c6241836378e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-02-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 07.02.2006 90.2004.54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2004-54_2006-02-07.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2004.54

   

  	
  Lugano

  7 febbraio
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Raffaello Balerna, presidente,

  Lorenzo
  Anastasi, Matteo Cassina

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 15/16 settembre 2004 della

 

 

	
   

  	
  RI 1,

  rappr. da: RA 1, , 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 17 agosto 2004 (n. 3504) con cui il
  Consiglio di Stato ha respinto il ricorso degli insorgenti contro la
  decisione 23 dicembre 2003 del dipartimento del territorio di approvazione di
  una variante di poco conto del piano particolareggiato del nucleo e del nuovo
  centro civico comunale del PI 1;

  

 

viste le risposte:

-    30 settembre 2004 del RA
3;

-    5 novembre 2004 della
divisione della pianificazione territoriale;

-    28 giugno 2005 di PI 2,;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

A.      PI 2 è proprietaria del mapp. 141 di __________, sito all'estremità
nord-est del nucleo storico del paese, nei pressi di piazza __________ a, all'inizio
di via __________. Il fondo, avente una superficie complessiva di 3058 mq, è
ubicato ai margini della strada cantonale che collega __________ a __________.
Sullo stesso, a confine con la strada cantonale, sorge un edificio abitativo abbandonato
di due piani (sub. A); questa struttura si estende verso sud, dove si congiunge
- tramite un portico - ad un fabbricato adibito a deposito (sub. B). Ad est del
sub. A insiste inoltre una vecchia costruzione agricola (sub. C). __________
sono proprietari del mapp. 590 di __________; questo fondo, edificato, è posto
poco più a nord del mapp. 141, dal quale è separato da una stradina sterrata (mapp.
483), la quale parte dalla strada cantonale e si addentra nel comparto agricolo
di __________. 

 

 

B.     
Nella seduta del 16 marzo 1992 il consiglio
comunale di __________ ha adottato il piano particolareggiato del nucleo e del
nuovo centro civico comunale (PP-NCN); lo stesso è stato approvato dal
Consiglio di Stato con risoluzione (n. 8891) di data 19 ottobre 1993. Il PP-NCN
includeva la porzione ovest del mapp. 141, confinante con la strada cantonale e
composta in buona sostanza dagli edifici ai sub. A e B e dal terreno compreso
tra gli stessi. Più in dettaglio il piano di utilizzazione assegnava tutta quest'area
alla zona del nucleo tradizionale. Il piano delle costruzioni prevedeva inoltre
per il sub. A la possibilità di eseguire il riattamento, la sopraelevazione e la
sostituzione entro una linea di costruzione (verso l'esterno della proprietà) e
una linea di arretramento (verso l'interno); per il sub. B veniva concesso solo
un riattamento limitato. Per l'area inedificata, racchiusa tra i due edifici,
non era prevista alcuna regolamentazione specifica. La parte rimanente della
particella, esclusa dal perimetro del piano particolareggiato, rimaneva invece assoggettata
alla regolamentazione prevista dal piano regolatore, approvato il 6 aprile 1982
dal Governo, che l'attribuiva alla zona agricola.

 

 

C.    
Con istanza 2 ottobre 2003 il municipio di __________
ha chiesto al Dipartimento del territorio di approvare, secondo la procedura della
variante di poco conto, una modifica del PP-NCN volta a consentire un'edificazione
più razionale del mapp. 141, permettendo in particolare la realizzazione di un
posteggio privato sotterraneo e dei relativi accessi, con contestuale modifica
della funzione della strada al mapp. 483. Questa variante, che implicava una
modifica del perimetro del piano particolareggiato, toccava tutti e tre i piani
che lo componevano. Il piano delle utilizzazioni, anzitutto, estendeva la zona
del nucleo tradizionale alla lingua di terreno compresa tra il lato est dell'edificio
sub. A, il lato ovest del fabbricato sub. C e lo spigolo nord-est della costruzione
al sub. B del mapp. 141, sino a quel momento in zona agricola. Parallelamente il
piano delle costruzioni prevedeva, da un lato, lo spostamento della linea di
arretramento lungo il perimetro esterno di quest'area e, dall'altro, l'assegnazione
del terreno racchiuso tra i sub. A e B, confinante ad est con la menzionata lingua
di terreno, alle corti. Infine, il piano viario attribuiva la funzione di
strada di servizio al tratto iniziale del mapp. 483, compreso tra la strada
cantonale e l'estremità est del sub. C del mapp. 141, sino ad allora attribuito
alla zona agricola e segnalato nel piano regolatore come percorso pedonale. Quest'ultimo
piano assegnava inoltre la funzione di area di posteggio privato sotterraneo sia
alla superficie (lingua) che il piano delle utilizzazioni includeva, tramite la
variante, nella zona del nucleo tradizionale sia a quella racchiusa tra i sub.
A e B e che il piano delle costruzioni assegnava alle corti. Con decisione 23
dicembre 2003 il Dipartimento del territorio ha approvato la variante. Questa è
stata successivamente pubblicata dal 19 gennaio al 18 febbraio 2004 presso la
cancelleria comunale.

 

 

D.    
Con ricorso 2 marzo 2004 __________ si sono
aggravati contro la menzionata variante innanzi al Consiglio di Stato, al quale
hanno domandato di annullarla. Essi hanno sostenuto, in particolare, che la
modifica non poteva essere approvata seguendo la procedura della variante di
poco conto, in quanto non soddisfaceva i requisiti fissati dall'art. 14 RLALPT;
nel contempo non sussistevano neppure i presupposti, previsti dagli art. 21
cpv. 2 LPT e 41 cpv. 2 LALPT, per procedere ad una modifica del piano. La
variante era infatti volta esclusivamente a permettere ad PI 2 di realizzare un
posteggio privato sotterraneo sul suo fondo, come peraltro già postulato dalla stessa
con le domande di licenza edilizia di data 19 novembre 2001 e 8 gennaio 2003.

 

 

E.     
Con risoluzione 17 agosto 2004 il Consiglio di
Stato ha respinto il gravame e ha confermato la decisione d'approvazione dipartimentale,
con motivazioni che verranno, se del caso, riprese nei considerandi di diritto.

 

 

F.     
Con ricorso 15 settembre 2004 RI 1 hanno
impugnato la risoluzione governativa dinanzi a questo tribunale, riproponendo
le domande e gli argomenti già sottoposti al giudizio dell'istanza inferiore.

 

 

G.    
Il tribunale ha disposto la chiamata in causa
della proprietaria interessata, assegnandole un termine per presentare
osservazioni. La divisione della pianificazione territoriale, il municipio di RA
3 e PI 2 hanno postulato la reiezione del ricorso.

 

 

H.     
Il 6 settembre 2005 si sono tenuti l'udienza ed
il sopralluogo in contraddittorio; durante quest'ultimo sono state scattate
alcune fotografie dei luoghi, acquisite in seguito agli atti. Le parti si sono
riconfermate nelle rispettive posizioni.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38
cpv. 1, 41 cpv. 3 LALPT, 15 RLALPT) e la legittimazione dei ricorrenti certa
(art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT). Il ricorso è dunque ricevibile in ordine.

 

                                   2.   In campo pianificatorio
il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo
l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame
completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel
Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che
decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo
significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità delle
scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori
badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento
necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di
Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello
del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più
soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna.
Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione
comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile.
Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono
i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno
loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto
della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano
direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà
segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale
degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b;
II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n.
78 consid. 6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per
poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una
modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

                                   3.   L'adozione
di un piano regolatore o di sue varianti esige una ponderazione globale di
tutti gli interessi determinanti, pubblici e privati, in relazione con l'utilizzazione
del suolo, e non può avvenire secondo rigidi schematismi. La circostanza che vi
sia stata un'evoluzione della situazione di fatto o giuridica dall'entrata in
vigore del piano regolatore che è sottoposto a verifica e modificazione
potrebbe teoricamente portare ad un suo adattamento periodico frequente. Cionondimeno
questo strumento, al fine di adempiere gli scopi per i quali è stato
introdotto, deve beneficiare di una certa stabilità. Per questo motivo, giusta
l'art. 21 cpv. 2 LPT, solo un cambiamento notevole delle circostanze può giustificare
un riesame ed eventualmente un adattamento del piano di utilizzazione. Il
legislatore ha così voluto garantire ai proprietari di fondi, per i quali il
piano regolatore è vincolante (art. 21 cpv. 1 LPT), una certa sicurezza
giuridica in questo ambito, anche se essi non possono dedurre dal fatto che il
loro fondo sia stato un tempo inserito in una determinata zona, che questo
rimanga costantemente attribuito alla stessa zona.

 

                                         Se un
piano regolatore è stato adottato già in vigenza della legge federale sulla pianificazione
del territorio (LPT), vi è la presunzione che le restrizioni della proprietà
che impone ai proprietari interessati siano valide. Per contro, i piani di
utilizzazione che non sono ancora stati adattati alle esigenze poste dal
diritto federale in materia di pianificazione territoriale non possono beneficiare
di questa presunzione, per cui non vi è motivo di garantirne la stabilità. Più
un piano, reputato conforme ai dettami della LPT è recente, più è dato ai
singoli proprietari di contare sulla sua stabilità, e più difficilmente la
citata presunzione della sua validità sarà contestabile.

 

                                         Il
diritto cantonale prevede la verifica del piano regolatore, di regola, ogni 10
anni (art. 41 cpv. 1 LALPT); esso può essere modificato o integrato in ogni
tempo se l'interesse pubblico lo esige (art. 41 cpv. 2 LALPT). Ad ogni modo,
tale regolamentazione trova i suoi limiti nell'art. 21 cpv. 2 LPT, per il quale
la modificazione di un piano regolatore può avvenire solamente a condizione che
le circostanze siano cambiate, che questi mutamenti concernano i criteri
determinanti della pianificazione, che i cambiamenti siano notevoli e che un
adattamento del piano di utilizzazione si renda necessario (RDAT II-1998 n. 49 consid.
3a con rinvii). Più il piano regolatore è dettagliato, com'è il caso di un
piano particolareggiato, maggiori saranno le esigenze per ammettere un
mutamento notevole delle circostanze (Tanquerel, Commentaire LAT, ad art. 21 n.
32).

                                         La
procedura di variante è, di regola, quella prevista per l'adozione del piano
regolatore (art. 41 cpv. 2 e relativo rinvio agli art. 32 segg. LALPT). Per le
modifiche di poco conto, la procedura è invece fissata come segue dal Consiglio
di Stato (art. 41 cpv. 3 LALPT): il municipio allestisce gli atti e, previa
approvazione del dipartimento, pubblica gli stessi per un periodo di 30 giorni,
con facoltà di ricorso dapprima al Governo e, in seguito, a questo tribunale (art.
15 RLALPT). Sono considerate di poco conto le modifiche che interessano una
ristretta cerchia di persone e una superficie di terreno non superiore ai 2000
mq e che, segnatamente, mutano in misura minima una o più disposizioni sull'uso
ammissibile del suolo quali, in particolare, i parametri edilizi (altezza
massima, distanze dai confini, indice di sfruttamento, di occupazione o di edificabilità;
art. 14 lett. a RALPT).

 

 

                                   4.   Il PP-NCN
di __________ è stato approvato dal Consiglio di Stato in data 19 ottobre 1993.
Esso persegue principalmente tre obiettivi fondamentali: definire gli spazi
pubblici e privati che costituiscono il Nuovo centro civico comunale sistemando
e organizzando la rete viaria interna e le zone pedonali, promuovere le
trasformazione e i rinnovamenti del nucleo tradizionale del comune
salvaguardando nel contempo gli aspetti caratteristici della sua configurazione
urbana, ricercare misure più efficaci per una migliore e più adeguata soluzione
dei problemi del traffico veicolare nelle aree del centro comunale e nelle sue
immediate adiacenze (cfr. rapporto di pianificazione, febbraio 1992, pag. 4).
Il PP-NCN si compone delle norme di attuazione, di tre rappresentazioni grafiche
(piano di utilizzazione, piano delle costruzioni e piano viario), del rapporto
di pianificazione e del programma di realizzazione (art. 2 NAPP-NCN). 

 

 

                                   5.   I
ricorrenti sostengono avantutto che le controverse modifiche del PP-NCN,
descritte in dettaglio in fatto (cfr. consid. C), non possono essere approvate
seguendo la procedura della variante di poco conto prevista all'art. 14 seg.
RLALPT, avuto riguardo alla loro incidenza sull'assetto pianificatorio previsto
sino a quel momento. A ragione. 

 

5.1. La variante è volta a permettere la
realizzazione di un'autorimessa sotterranea al servizio degli stabili al mapp.
141. La modifica è in particolare stata allestita, secondo quanto sta scritto
nel relativo rapporto di pianificazione, per permettere specialmente il
rilascio della licenza edilizia alla (seconda) domanda di costruzione inoltrata
da PI 2 in data 8 gennaio 2003, tuttora pendente e che contempla, accanto alla riattazione
e trasformazione degli stabili al mapp. 141, l'esecuzione di un posteggio
sotterraneo per 15 vetture, sfruttando l'accesso attraverso la stradina al mapp.
483 (cfr. il rapporto citato, del 20 settembre 2003, capitolo 1, pag. 3). Questa
modifica è stata promossa alcuni mesi dopo la presentazione della domanda di
costruzione appena citata, che sostituiva oltretutto un'analoga domanda del 19
novembre 2001, ritirata; i qui ricorrenti si erano opposti ad entrambi i
progetti, sostenendo - tra l'altro - che la stradina al mapp. 483 fosse insufficiente
quale accesso alla rimessa sotterranea, che quest'ultima sarebbe sorta in parte
fuori zona edificabile ed infine che la relativa rampa di accesso disattendeva
il divieto di costruire al di fuori della linea di arretramento prevista lungo
il sub. A.

 

Ciò premesso, va rilevato subito che la
variante osteggiata estende il limite dell'area entro cui è circoscritto il
PP-NCN, spingendosi a regolamentare il territorio retto dal piano regolatore
generale. Questa ingerenza riveste inoltre un significativo carattere
sostanziale. I primi 35/40 m della stradina al mapp. 483, appartenenti alla
zona agricola e segnalati come percorso pedonale, sono elevati a strada di
servizio. Inoltre la lingua di terreno compresa tra i sub. A e C e che,
restringendosi progressivamente arriva a lambire lo spigolo nord-est del sub. B,
di circa 80 mq di superficie, è parimenti sottratta alla zona agricola, sempre
istituita dal piano di utilizzazione di base, per essere integrata nella zona
del nucleo tradizionale, con lo scopo di accogliere, insieme all'area
adiacente, ribattezzata come corte, l'autorimessa sotterranea al servizio degli
stabili al mapp. 141 e la relativa rampa di accesso.

 

In secondo luogo, anche le modifiche
apportate all'interno del perimetro del PP-NCN appaiono di rilievo. Al terreno
racchiuso tra i fabbricati ai sub. A e B, pari a circa 200 mq, viene assegnata,
la qualifica di corte, mantenendolo di conseguenza inedificabile, quantomeno in
superficie (cfr. 12 cifra 4 NAPP-NCN), ma nello stesso tempo a questo terreno è
conferita, tramite la modifica del piano viario del PP-NCN, la prerogativa di edificabilità
quale area di posteggio sotterranea. Parimenti, per poter realizzare la rampa
di accesso all'autorimessa sotterranea, viene spostata lungo il nuovo perimetro
esterno del PP-NCN la linea di arretramento tracciata lungo la facciata interna
del fabbricato al sub. A.

 

5.2. La variante in parola non apporta dunque
modifiche minori all'utilizzazione del territorio interessato. Per contro essa ha
come primo effetto quello di ampliare l'estensione del piano particolareggiato,
a scapito del territorio regolamentato dal piano regolatore generale. In
secondo luogo, la variante modifica in misura significativa la funzione delle
superfici toccate da aree inedificabili - sia dentro che fuori la zona edificabile
- a edificabili (poco importa se solo sotto terra), rispettivamente da percorso
pedonale a strada di servizio. Ferme queste premesse, la circostanza che le
superfici interessate siano di minima entità assume un ruolo marginale, insuscettibile
di legittimare il ricorso alla procedura semplificata della variante di poco
conto.

 

 

                                   6.   Al di là
di queste considerazioni, il tribunale si permette di manifestare più di una perplessità
circa la legittimità del contenuto della variante. In effetti, giusta l'art. 20
cifra 3 NAPP-NCN, le rampe di accesso alle autorimesse sotterranee non possono
essere eseguite fuori dalle linee di arretramento. Per permettere la
costruzione della rampa dell'autorimessa sotterranea nella corte al mapp. 141
la variante propone quindi uno spostamento sul (nuovo) limite del PP-NCN della
linea di arretramento posta lungo le facciate interne alla proprietà (ossia est
e sud) dell'edificio al sub. A. Ora, questo spostamento non sembra però
ammissibile. Intanto esso priva il menzionato edificio di questo parametro
edilizio (cfr. art. 8 cifra 2 NAPP-NCN) che, ancorché considerato aggiuntivo,
concorre pur sempre a definire il luogo ove dev'essere misurata l'altezza del
fabbricato nel caso di sostituzione (cfr. risoluzione di approvazione del
PP-NCN 19 ottobre 1993, cifra 3.5.2.4., pag. 7). Ma soprattutto l'estensione
della linea di arretramento è nel contempo volta ad eludere, per il mapp. 141, il
divieto sancito dall'art. 20 cifra 3 NAPP-NCN. La rampa deve quindi essere
prevista entro la linea di arretramento tracciata lungo le due facciate interne
del sub. A, che non può essere spostata. Se, per contro, l'autorità comunale riteneva
che l'integrazione della rampa nel tessuto edificato esistente del nucleo fosse
insoddisfacente, allora avrebbe dovuto proporre una modifica della menzionata norma,
anziché forzarla. Va ad ogni buon conto segnalato che l'art. 20 cifra 3
NAPP-NCN è stato introdotto d'ufficio dal Governo, dietro suggerimento del
municipio, a seguito dell'accoglimento di un ricorso contro l'adozione del
piano particolareggiato. La disposizione proposta dal comune prevedeva difatti
la possibilità di realizzare dei posteggi sotterranei solo in ben determinate
aree, segnalate sul piano viario, ritenuto inoltre che - giusta l'art. 12 cifra
4 e 5 NAPP-NCN - le corti e le altre aree non regolamentate dal piano delle
costruzioni non erano edificabili (cfr. risoluzione di approvazione del PP-NCN
del 19 ottobre 1993, cifra 4.2.7, pag. 20). È quindi possibile che il testo della
nuova disposizione, ancorché successivamente ripresentato dal comune per una formale
approvazione, conferita dal Governo con risoluzione del 25 ottobre 1994, non
sia stato sufficientemente coordinato con l'impostazione del piano relativa a
questa problematica. La necessità di dover ricorrere a numerose e, talora, complesse
se non addirittura difficilmente comprensibili (anche concettualmente) modifiche
del PP-NCN per permettere la realizzazione del controverso parcheggio sotterraneo
ne è un più che concludente indizio.

 

 

                                   7.   Gli insorgenti
affermano inoltre che non sussistono neppure i requisiti previsti dagli art. 21
cpv. 2 LPT e 41 cpv. 2 LALPT per procedere ad una modifica del regime edilizio
del mapp. 141 sancito attraverso il PP-NCN, approvato dal Consiglio di Stato il
19 ottobre 1993. La variante sarebbe solo volta ad assecondare i progetti di PI
2, permettendole di realizzare un posteggio sotterraneo sul mapp. 141,
altrimenti vietato.

 

7.1. Come è stato possibile accertare in
fase istruttoria, in concreto, non vi è stato un cambiamento delle circostanze
rispetto a quelle esistenti al momento dell'adozione del PP-NCN, approvato il
19 ottobre 1993 dal Consiglio di Stato, che potrebbe giustificare un riesame ed
eventualmente un adattamento della pianificazione dei mapp. 141 e 483. Per la
verità, dopo tale data non si è concretizzato alcun mutamento del quadro fattuale
e legislativo. Le due domande di licenza edilizia datate 19 novembre 2001 (poi
ritirata) e 8 gennaio 2003 inoltrate da PI 2, aventi per oggetto la riattazione
e trasformazione dei fabbricati ubicati sul mapp. 141 e la realizzazione, sul
medesimo fondo, di un'autorimessa interrata sono inoltre chiaramente inidonee, ma
in ogni caso insufficienti, per costituire un cambiamento significativo del
quadro di riferimento determinante ai sensi dell'art. 21 cpv. 2 LPT. Essi si
esauriscono difatti nel sottoporre alle autorità una possibilità di
sfruttamento a scopo edilizio dei fondi in parola differente da quella prevista
dal PP-NCN vigente, rimasto peraltro incontestato su questo aspetto al momento
della sua adozione. Il fatto, peraltro ovvio e sottinteso, secondo cui l'edificazione
prospettata nelle menzionate domande sia molto probabilmente più interessante
per la proprietaria che non quella sancita dal regime vigente, non permette di
mutare questa conclusione. Come sostengono i ricorrenti, la sicurezza
giuridica, concretamente assicurata dalla stabilità del piano, non può dunque
essere rimessa in forse nel caso in esame. A maggior ragione in concreto, ove è
in discussione la modifica di un piano particolareggiato, che come tale è già
stato oggetto di un preventivo studio di dettaglio.

 

7.2. Gli insorgenti negano altresì che la
variante in oggetto risponda ad un interesse pubblico, come richiesto dall'art.
41 cpv. 2 LALPT. Ora, il rapporto di pianificazione alla base della controversa
variante, datato 30 settembre 2003 (cfr. doc. cit., pag. 3), si diparte
effettivamente dalla (seconda) domanda di licenza edilizia, inoltrata l'8
gennaio 2003 dalla qui resistente, per proporre delle modifiche del PP-NCN che
dovrebbero rendere possibile la realizzazione del progetto da questa sottoposto
al municipio. Appare però eccessivamente riduttivo dedurre da queste circostanze
che la variante in parola tragga origine unicamente dalla volontà dell'autorità
comunale di assecondare i propositi edilizi di PI 2. Certo, la variante
adottata va sicuramente incontro alle aspettative dalla proprietaria ma, come giustamente
osserva il municipio, permette nello stesso tempo di evitare che la realizzazione
di abitazioni insufficientemente dotate di parcheggi privati si ripercuota
negativamente sulla disponibilità di posteggi pubblici e sulla viabilità nel
nucleo e nelle sue adiacenze. L'avversata misura pianificatoria adempie dunque,
in linea di principio, anche uno scopo di interesse generale, determinante per
l'applicazione dell'art. 41 cpv. 2 LALPT. Questo fine viene però irrimediabilmente
menomato, in concreto, dalle modalità con cui ha proceduto il municipio. Anziché
affrontare la questione dei parcheggi (pubblici e privati) all'interno del
nucleo in termini generali e decidere se ed in che modo risolverla, il municipio
ha infatti ritenuto di approntare subito una soluzione su misura, finalizzata a
risolvere in buona sostanza il problema contingente della sola resistente. La
giustificazione della variante si identifica pertanto per finire, in primo
luogo, con l'interesse squisitamente privato ed immediato della proprietaria
interessata a poter costruire un'autorimessa interrata per servire le costruzioni
al mapp. 141 che essa si appresta a riattare e trasformare conformemente alla
domanda di costruzione 8 gennaio 2003, in attesa di approvazione. Ora, tuttavia,
com'è noto, se si dovesse modificare uno strumento pianificatorio a dipendenza
delle esigenze notificate in corso di vigenza dai singoli proprietari, questo
verrebbe completamente snaturato, per scadere, da strumento di sintesi dell'utilizzazione
auspicata del complesso territoriale interessato, a una somma di micro-regolamenti
costruiti in funzione di tali, disparate esigenze (cfr. STPT 15 luglio 2005 in
re V. R-G., consid. 6.2.). Per questo motivo modifiche puntuali dei piani di
utilizzazione come quelle in discussione devono essere bandite.

 

 

8.   In conclusione, la
controversa modifica deve essere annullata in quanto non sussistono i requisiti
legali né per procedere ad una variante di poco conto, né per riesaminare e, se
del caso, adattare il piano (quantomeno secondo le modalità seguite in concreto).

 

                                   9.   Il ricorso
deve dunque essere accolto e le risoluzioni impugnate annullate. La tassa di
giudizio e le spese devono essere poste a carico della resistente PI 2 (art. 28
PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

§.  Di conseguenza sono annullate la risoluzione 17
agosto 2004 (n. 3504) del Consiglio di Stato e la decisione 23 dicembre 2003
del Dipartimento del territorio di approvazione di una variante di poco conto
del piano particolareggiato del nucleo del comune di __________.

 

 

                                   2.   Le tasse di
giustizia e le spese, di fr. 1'000.- (mille) sono poste a carico di PI 2.

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

  

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il presidente                                                                                    Il
segretario