# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a18567e9-e87d-5dbf-af6c-bd61045cacc5
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-05-08
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 08.05.2017 RR.2017.22
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2017-22_2017-05-08.pdf

## Full Text

Sentenza dell’8 maggio 2017 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., 6900 Lugano, rappresentato dall'avv. Marco Bertoli,  

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DEL CANTONE TICINO,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all’Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

Durata del sequestro (art. 33a OAIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2017.22 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. Il 24 ottobre 2016 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza ha 

presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata il 

14 novembre seguente, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei con-

fronti di A. e altri per i reati di associazione per delinquere transnazionale plu-

riaggravata (art. 416 CP/I e L. n. 146/2006), bancarotta fraudolenta (art. 216 

Legge fallimentare italiana), emissione di fatture o altri documenti per operazioni 

inesistenti (art. 8 D. lgs. 10 marzo 2000, n. 74), dichiarazione fraudolenta me-

diante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2 D. lgs. 10 

marzo 2000, n. 74), occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10 

D. lgs. 10 marzo 2000, n. 74). In sostanza, gli indagati sono sospettati di avere 

a più riprese organizzato, promosso e comunque fatto parte di un’associazione 

per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di delitti 

in materia di bancarotta fraudolenta ai danni di svariate società e di frodi fiscali 

nel settore del commercio di prodotti hi-tech e di materie prime alimentari (emis-

sione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, omessa presentazione 

di dichiarazione, occultamento e distruzione di scritture contabili), sodalizio ope-

rante in più Paesi (Svizzera, Inghilterra, Polonia, Repubblica Slovacca, Bulgaria 

e Repubblica Ceca). 

 

Con la sua domanda del 24 ottobre 2016, l’autorità rogante ha chiesto, tra l’altro, 

la perquisizione della sede di B. SA, a Lugano, e il sequestro delle fatture di 

acquisto e di vendita, corredate da documenti di trasporto e documenti doganali, 

relative ai rapporti tra la detta società e le società indagate e ritenute partecipi 

al sistema di frode, nonché dei documenti extracontabili quali appunti, comuni-

cazioni, e-mail, ecc., anche in formato digitale, utili ad accertare la frode fiscale 

ipotizzata e il coinvolgimento degli indagati nell’associazione per delinquere di 

cui sopra. Essa ha parimenti postulato l’acquisizione di “copia forense dei dati 

contenuti nei PC e computer nonché nell’eventuale server presenti nei locali” 

(v. atto 1 incarto MP/TI).  

 

Con complemento del 14 novembre 2016 la Procura italiana ha postulato il se-

questro dei beni trovati in possesso di A. al momento dell’arresto (agenda, de-

naro, telefoni cellulari e i-pad). Essa ha pure chiesto il mantenimento del seque-

stro della sede di B. SA fino alla data di esecuzione della perquisizione già ri-

chiesta, al fine di preservare i documenti e i beni ivi custoditi (v. atto 18 incarto 

MP/TI). 

 

 

B. Mediante decisione del 28 ottobre 2016, il Ministero pubblico ticinese è entrato 

nel merito della stessa, ordinando la perquisizione della sede di B. SA, a Lugano 

(v. atto 6 incarto MP/TI). 

 

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Con decisione di entrata in materia e incidentale del 16 novembre 2016, il Mini-

stero pubblico ticinese ha ordinato il sequestro di svariati oggetti (tre telefoni, 

un’agenda e un i-pad) e valori patrimoniali (EUR 11'900.--), già sequestrati dalla 

Polizia cantonale ticinese, presso l’abitazione di A., nell’ambito della parallela 

procedura di estradizione a carico del predetto (v. atto 20 incarto MP/TI). 

 

 

C. Con decisione di chiusura parziale del 10 gennaio 2017, il Ministero pubblico 

ticinese ha, da una parte, ordinato la trasmissione alle autorità italiane di sva-

riata documentazione sequestrata in occasione della perquisizione di B. SA in-

tervenuta il 9 dicembre 2016 e, dall’altra, confermato il sequestro di 

EUR 11'900.-- (v. atto 37 incarto MP/TI).  

 

 

D. Il 10 febbraio 2017 A. ha interposto ricorso avverso la decisione di chiusura 

parziale dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, po-

stulandone l’annullamento (v. act. 1). 

 

 

E. Con risposta del 27 febbraio 2017 il MP/TI si è riconfermato nella decisione 

impugnata (v. act. 6). Con osservazioni del 3 marzo seguente l'Ufficio federale 

di giustizia (in seguito: UFG) ha chiesto di respingere il ricorso (v. act. 7). 

 

 

F. Invitato a replicare, il ricorrente è rimasto silente.  

 

 

Le ulteriori argomentazioni verranno riprese, nella misura del necessario, nei 

successivi considerandi in diritto. 

 

 

 

Diritto: 

1. 

1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-

ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), la 

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i gravami in ma-

teria di assistenza giudiziaria internazionale. 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana e 

la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea di 

assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigore il 

12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

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RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa e 

agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore me-

diante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-svizzero), 

nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, 

L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Convenzione di 

applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 (CAS; testo non pub-

blicato nella RS ma ora consultabile nel fascicolo "Assistenza e estradizione" 

edito dalla Cancelleria federale, Berna 2014). Di rilievo nella fattispecie è anche 

la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi 

di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° set-

tembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; 

RS. 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto 

in detti trattati non regola espressamente o implicitamente, come pure quando 

il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (co-

siddetto principio di favore), si applicano la legge federale sull'assistenza inter-

nazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente 

alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 

Accordo italo-svizzero; DTF 142 IV 250 consid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 

33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1). Il principio di favore vale anche nell'ap-

plicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 

n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). È fatto salvo il rispetto dei diritti 

fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 

atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 

12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-

les Strafrecht, Basilea 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente 

considerando.  

 

1.4 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura par-

ziale, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k 

AIMP.  

 

1.5  

1.5.1 La ricevibilità del gravame presuppone altresì la legittimazione a ricorrere 

dell'insorgente giusta l’art. 80h AIMP. In base a quest’ultima disposizione, oltre 

all’UFG (art. 80h lett. a AIMP), ha diritto di ricorrere chiunque è toccato perso-

nalmente e direttamente da una misura d’assistenza giudiziaria e ha un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa (art. 80h 

lett. b AIMP; v. anche l’art. 21 cpv. 3 AIMP per quanto concerne le persone 

contro cui è diretto il procedimento penale all’estero). Il concetto di persona toc-

cata ai sensi dei predetti articoli di legge trova concretizzazione sia nella giuri-

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sprudenza che all'art. 9a OAIMP. Per essere considerato personalmente e di-

rettamente toccato da una misura di assistenza giudiziaria internazionale, il ri-

corrente deve avere un legame sufficientemente stretto con la decisione liti-

giosa (DTF 123 II 161 consid. 1 d/aa). Più concretamente, nel caso di una ri-

chiesta d’informazioni su un conto bancario è considerato personalmente e di-

rettamente toccato il titolare del conto (v. art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 

consid. 5.2 e 5.2.1 e 118 Ib 547 consid. 1d), così come nelle perquisizioni do-

miciliari questa qualità spetta al proprietario o al locatario (v. art. 9a lett. b 

OAIMP). In via giurisprudenziale è stato altresì precisato che la legittimazione 

a ricorrere compete alla persona direttamente sottoposta a una misura coerci-

tiva (perquisizione, sequestro o interrogatorio; DTF 130 II 162 consid. 1.1; 128 

II 211 consid. 2.3; 127 II 198 consid. 2d; 126 II 258 consid. 2d; 124 II 180 consid. 

1b; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82), mentre gli interessati toccati solo in ma-

niera indiretta, come ad esempio il mero avente diritto economico di un conto 

bancario, non possono impugnare tali provvedimenti (DTF 137 IV 134 consid. 

5.2.1 e 122 II 130 consid. 2b e rinvii). Per lo stesso motivo, nel caso di docu-

menti in possesso di terzi, soltanto questi ultimi in quanto loro possessori pos-

sono contestare il sequestro degli stessi, anche se i documenti in questione 

concernono un’altra persona contro la quale è pendente un procedimento pe-

nale estero (DTF 137 IV 134 consid. 5.2.3; 123 II 161 consid. 1d; 116 Ib 106 

consid. 2a; TPF 2007 79 consid. 1.6). Secondo la giurisprudenza, questo vale 

parimenti nel caso di documentazione bancaria detenuta da un avvocato o da 

una fiduciaria in ragione di un mandato (sentenza del Tribunale federale 

1A.293/2004 del 18 marzo 2005, consid. 2.3; sentenza del Tribunale penale 

federale RR.2007.101 del 12 luglio 2007, consid. 2.1). 

 

1.5.2 In concreto, nella misura in cui concerne la trasmissione di documentazione 

sequestrata presso la sede di B. SA, il gravame è inammissibile, dato che il 

ricorrente non risulta né proprietario né locatario dei locali della società in que-

stione (v. art. 9a lett. b OAIMP; sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2016.277 del 7 febbraio 2017, consid. 1.5.2). La legittimazione è invece 

data per quanto riguarda il mantenimento del sequestro del denaro contante in 

possesso del ricorrente al momento del suo arresto, per un totale di 

EUR 11'900.-- in banconote da EUR 50.--. 

 

 

2. Il ricorrente sostiene che la domanda di assistenza costituirebbe una fishing 

expedition, ciò che renderebbe il sequestro dei suoi beni personali arbitrario e 

immotivato.  

 

2.1  

2.1.1 La questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una domanda 

di assistenza siano necessarie o utili per il procedimento estero deve essere 

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lasciata, di massima, all'apprezzamento delle autorità richiedenti. Lo Stato ri-

chiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assu-

mere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità 

estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta 

di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio-

nalità è manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenze del 

Tribunale penale federale RR.2008.154-157 dell'11 settembre 2008, con-

sid. 3.1; RR.2007.18 del 21 maggio 2007, consid. 6.3) o se la domanda appare 

abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le 

indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a). Inoltre, da consoli-

data prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per ricostruire flussi 

patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di regola l’integralità 

della relativa documentazione, in modo tale da scoprire tutte le persone o entità 

giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 

121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 

10 dicembre 2007, consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007, consid. 3.2; 

1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine). La trasmissione dell'intera docu-

mentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande complementari 

(DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale fede-

rale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008, consid. 2.4; sentenza del Tribunale 

penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011, consid. 4.2). In base alla giu-

risprudenza l'esame da parte delle autorità di esecuzione e del giudice dell’as-

sistenza va limitato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna 

giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi 

di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 

122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b). Vietata in particolare è la 

cosiddetta fishing expedition, la quale è definita dalla giurisprudenza una ricerca 

generale ed indeterminata di mezzi di prova volta a fondare un sospetto senza 

che esistano pregressi elementi concreti a sostegno dello stesso (DTF 125 II 

65 consid. 6b/aa pag. 73 e rinvii). Questo modo di procedere non è consentito 

in ambito di assistenza internazionale sia alla luce del principio della specialità 

che di quello della proporzionalità. Tale divieto si fonda semplicemente sul fatto 

che è inammissibile procedere a casaccio nella raccolta delle prove (DTF 113 

Ib 257 consid. 5c). 

 

2.1.2 In concreto, non si può assolutamente affermare che l’autorità estera stia pro-

cedendo a casaccio con la sua rogatoria. A. è ritenuto dagli inquirenti italiani il 

promotore e organizzatore dell’associazione per delinquere di cui sopra (v. Fatti 

lett. A supra). In concorso con altri, egli avrebbe posto in essere condotte fina-

lizzate a realizzare la bancarotta fraudolenta di cinque società, dichiarate fallite, 

dissipando il loro patrimonio sociale mediante operazioni a loro svantaggio, 

come l’acquisizione di crediti inesigibili, l’assunzione di debiti tributari scaturiti 

da operazioni di frode all’IVA, il pagamento di fatture per prestazioni inesistenti, 

il prelevamento in contanti senza una valida ragione economica. Gli indagati 

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avrebbero inoltre sottratto e distrutto diversa documentazione contabile, al fine 

di non rendere più ricostruibile né il patrimonio né il movimento degli affari di 

ognuna società. I fatti sono descritti in maniera precisa nella rogatoria (v. atto 1 

pag. 2 e seg. incarto MP/TI). Oltre a ciò, i predetti avrebbero commesso frodi 

nel settore del commercio di prodotti hi-tech (ad alta tecnologia), istigando, a tal 

fine, i responsabili di imprese nazionali conniventi (cosiddette “broker”) a effet-

tuare cessioni di beni a società domiciliate in Paesi dell’Unione europea (cosid-

dette “Conduit Companies”), come C. Z.o.o, D. S.r.o. e E. S.r.o., riconducibili di 

fatto all’associazione gestita dal ricorrente. Queste avrebbero ceduto poi la 

merce a società nazionali (cosiddette “cartiere” o “missing trader”), come F. 

S.r.l., G. S.r.l., H. S.r.l., I. S.r.l. (dal febbraio all’aprile 2014) e J. S.r.l. (da giugno 

2013 a febbraio 2014), le quali, infine, avrebbero falsamente documentato la 

cessione dei medesimi prodotti ai reali acquirenti. Lo stesso meccanismo, con 

l’utilizzo di altre società, sarebbe stato posto in essere per commettere frodi 

fiscali nel settore del commercio di materie prime alimentari (v. più precisa-

mente atto 1 pag. 4 incarto MP/TI). L’autorità rogante ha poi descritto altre pre-

sunte frodi fiscali attuate mediante l’emissione, da parte di alcune società so-

pracitate, di fatture relative a operazioni oggettivamente inesistenti. Nell’asso-

ciazione in questione avrebbe in particolare agito, in qualità di amministratore 

di fatto di C. Z.o.o., D. S.r.o. e E. S.r.o., A., che avrebbe rivestito il ruolo di 

materiale organizzatore, detenendo potere decisionale e sollecitando l’innesco 

della frode mediante disposizioni impartite a tale K. e tessendo i rapporti con la 

società “broker”. I fatti si sarebbero svolti nei territori delle province di Vicenza 

e Milano nonché in Svizzera, Inghilterra, Polonia, Repubblica Slovacca, Bulga-

ria, Repubblica Ceca, Austria, Croazia e Portogallo, dal luglio 2009 sino ad oggi 

(v. atto 1 pag. 4 incarto MP/TI). Nella rogatoria vengono infine descritti altri reati 

contestati al ricorrente, in concorso con altri, concernenti emissioni di fatture per 

operazioni inesistenti commessi mediante le società già evidenziate (v. atto 1 

pag. 4 e segg.). Per quanto riguarda B. SA, ritenuta dall’autorità estera lo 

schermo giuridico dell’organizzazione, si rileva che nei suoi confronti società di 

“broker” italiane avrebbero emesso fatture per operazioni soggettivamente ine-

sistenti (innesco della presunta frode). Essa avrebbe poi emesso, a sua volta e 

per la medesima merce, fatture soggettivamente inesistenti nei confronti di altre 

società conniventi estere (passaggio tra due Conduit Companies comunitarie). 

La società connivente estera, a sua volta e per la medesima merce, avrebbe 

emesso fatture soggettivamente inesistenti nei confronti di società nazionali co-

siddette “cartiere” (dalla “Conduit Company” alla cartiera italiana). Le società 

cartiere, a sua volta e per la medesima merce, avrebbe emesso fatture sogget-

tivamente inesistenti, operando in costante sottocosto e omettendo il relativo 

versamento dell’IVA, nei confronti di società broker (v. atto 1 pag. 6 incarto 

MP/TI). In sostanza, il ricorrente, per il tramite di B. SA, di cui è risultato dipen-

dente, avrebbe gestito direttamente le società “Conduit Company” D. S.r.o., C. 

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Z.o.o. e E.. S.r.o. Egli avrebbe tenuto i contatti con gli altri membri dell’organiz-

zazione mediante un’utenza telefonica intestata a B. SA (v. atto 1 pag. 7 e seg. 

incarto MP/TI). 

 

2.2  

2.2.1 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna-

zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che 

tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti 

nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto a que-

st'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 

1C_513/2010 dell'11 marzo 2011, consid. 3.3). 

 

2.2.2 Ebbene, visto quanto esposto in precedenza (v. consid. 2.1.2 supra), è senz'al-

tro possibile concludere che esistono elementi sufficienti per confermare il se-

questro contestato. Potendo il denaro sequestrato essere legato ai reati conte-

stati ad A., la misura va confermata in ottica di un’eventuale futura richiesta di 

confisca giusta l’art. 74a AIMP. Toccherà poi all'autorità estera accertare se il 

denaro in questione è effettivamente di origine illecita. In caso affermativo, esso 

potrebbe fare l'oggetto di una decisione di confisca o di restituzione all'avente 

diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, 

nonché DTF 123 II 134 consid. 5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). In definitiva, il 

sequestro litigioso deve essere mantenuto di principio sino alla notifica di una 

decisione definitiva ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ul-

timo non abbia comunicato che una tale decisione non può più essere pronun-

ciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. an-

che art. 11 e seg. CRic), ferma restando la necessità che la procedura all'estero 

avanzi (DTF 126 II 462 consid. 5e). Il ricorrente non ha peraltro sostanziato 

nessun pregiudizio economico cagionato dal sequestro. Anche da questo punto 

di vista la misura in questione non presenta alcun elemento di sproporzionalità. 

Ne consegue che il sequestro va confermato e le relative censure respinte. 

 

 

3. In definitiva, la decisione impugnata va integralmente confermata e il gravame 

respinto, nella misura della sua ammissibilità. 

 

 

4. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 

del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 

indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fis-

sata nella fattispecie a fr. 5’000.--; essa è coperta dall’anticipo delle spese già 

versato. 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Nella misura della sua ammissibilità, il ricorso è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 5'000.-- è posta a carico del ricorrente. Essa è co-

perta dall'anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 9 maggio 2017  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Marco Bertoli 

- Ministero pubblico del Cantone Ticino 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).