# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a021d08-68dd-5845-b5d0-af1c60dccafc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-02-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 12.02.2001 INC.1993.14006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1993-14006_2001-02-12.html

## Full Text

N. 140.93.6 L                                                              Lugano,
12 febbraio 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

 

sedente per statuire sul reclamo
presentato il 4 gennaio 1999 da

 

 

__________, 

(patrocinata dall’avv. __________)

 

 

contro la decisione 22 dicembre
1998 della Procuratrice pubblica avv. __________, che ha respinto le
richieste di complementi di prove nel procedimento penale pendente contro
__________ (patrocinata dall’avv. __________) per titolo di truffa, appropriazione
indebita e falsità in documenti;

 

 

viste le osservazioni del 15
gennaio 1999 della magistrata inquirente, che si conferma nella decisione
impugnata;

 

 

preso atto che __________ non ha
presentato osservazioni

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto e considerato 

 

 

in fatto ed in
diritto:

 

 

1.

 

 

Il 18 agosto 1989 la reclamante
inoltrò denuncia, presso il Ministero pubblico ticinese, nei confronti della
sorella ____________ per titolo di appropriazione 

indebita, subordinatamente truffa e falsificazione di documenti ed ancora più
subordinatamente per reati fiscali, per asserite malversazioni commesse
nell’ambito della successione della madre deceduta da poco. Il 13 settembre
1989 venne emanato un primo ordine di sequestro presso l’____________, con evasione
26 settembre 1989 e successiva produzione della documentazione relativa alla
Familienstiftung ____________, anch’essa bloccata, con ordine 22 settembre
1989. Tale procedimento è stato abbandonato con decreto di cui all’ABB
__________.

 

A seguito della sentenza 2 aprile
1990 della Camera dei ricorsi penali (CRP 5/90), il procedimento penale è stato
riaperto e trasmesso all'allora competente Giudice istruttore sostituto per
l’istruttoria formale (inc. __________).

 

Questo Ufficio si era già
occupato nel 1993 del procedimento in oggetto, con le decisioni del 9 giugno
1993 (inc. GIAR 140.93.1/4 e 140.93.5), che hanno confermato sequestri bancari:
per brevità si rinvia a quei giudizi, che riassumono i fatti essenziali della
vertenza.

 

Infine, dopo un ulteriore ordine
di sequestro presso l’____________ del 9 novembre 1998, in data 19 dicembre
1998 vi è stato il deposito atti da parte del Procuratore pubblico.

 

 

2.

 

 

Il 21 dicembre 1998, __________
ha inoltrato una richiesta di complemento istruttorio, avente come oggetto il
sequestro, presso tutti gli istituti bancari ticinesi, delle relazioni bancarie
relative anche a mutui e ipoteche, documentazione riguardante eventuali
garanzie collaterali concernenti pure __________ SA, __________, ____________ e
__________, sia come titolari che come aventi diritto economico, nonché quali
primi beneficiari di Trust o Familienstiftungen, per il periodo dal maggio 1987
al novembre 1998.

 

La magistrata inquirente con
decisione 22 dicembre 1998, ha rifiutato il complemento considerando in
sostanza che le perquisizioni e i sequestri bancari precedenti, in particolare
quello presso gli istituti ticinesi ordinato il 10 giugno 1992 dal Giudice
istruttore sostituto, sono stati completi ed esaurienti. Del resto un eventuale
bisogno di ulteriori sequestri sarebbe semmai già dovuto emergere dalla
documentazione sin qui acquisita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3.

 

 

Con il reclamo in esame,
tempestivo e presentato da una parte legittimata (per cui è ricevibile in
ordine, come richiesto dagli art. 280 segg. CPP), __________ rinnova la sua
richiesta, motivandola essenzialmente con il fatto che gli ordini di sequestro
del 10 giugno 1992 riguardavano unicamente le persone e le società nella loro
qualità di “titolari” o non come “aventi diritto economico”.

 

Con le sue osservazioni, la
Procuratrice pubblica conferma le ragioni del suo rifiuto del complemento
istruttorio, ribadendo che l’inchiesta è già stata oggetto di tutti i necessari
approfondimenti.

 

 

4.

 

 

Per meritare di venire assunte,
le prove proposte dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP),
o anche in altro momento dell’istruttoria (art. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP),
devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazioni e presupposti: esse
devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo in
diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
quindi avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se
decretare messa in stato d’accusa o abbandono, sino a, se del caso, quelle del
giudice di merito; le stesse prove devono essere di difficile produzione al
dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra
l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. REP 1998 nr.122; già in
sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re
L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14
giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).

Se, in particolare per
l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è espressione del diritto di
essere sentito (v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306,
consid. 1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende
Antwort bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die
Wahrheitsfindung nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc.
cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con rinvii), 

nelle parole di Niklaus Schmid (Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997,
margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321) “wenn sie den
rechtlich relevanten Sachverhalt als genügend geklärt erachten”. Di
conseguenza, non è data violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito
rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert,
loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v.
decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1,).

 

 

5.

 

 

Nel caso concreto risulta chiaro
come il complemento richiesto non rispetti in alcun modo i presupposti
giurisprudenziali appena riassunti, essendo del tutto irrilevante e carente di
novità rispetto a quanto sin qui acquisito, 

 

In effetti l’ordine di
perquisizione e sequestro del 10 giugno 1992 presso tutti gli istituti bancari
ticinesi (confermato - come ricordato sopra - da questo Ufficio) delle relazioni
bancarie intestate a __________ SA, __________ e __________, come
rettamente rilevato dalla magistrata inquirente, non ha prodotto
elementi che facessero emergere necessità di ulteriori approfondimenti
istruttori.

In pratica con il sequestro di
relazioni bancarie del 1989 presso l’____________ si erano evidenziate tutte le
relazioni significative, in particolare quella intestata alla fondazione di
famiglia ____________, il cui valore di borsa è stato indicato
dall’____________ con scritto del 17 dicembre 1993 in fr. 1'519'600.-. Sono
comunque stati messi in atto ulteriori approfondimenti presso l’____________
con ordine 9 novembre 1998 del Procuratore pubblico, approfondimenti che hanno
permesso di accertare la sussistenza di alcune garanzie.

 

Dunque dopo primi passi
istruttori, molto significativi per quanto concerne le relazioni con
l’____________, nulla di nuovo è più emerso.

 

In questo contesto non va da
ultimo tralasciato il fatto che si tratta di un procedimento vecchio di quasi
12 anni, oggetto anche di una lunga causa civile, e che si è pertanto
cristallizzato. A suo tempo, con decisione 10 luglio 1991, il Giudice
istruttore aveva deciso il dissequestro delle relazioni bancarie preso
l’____________ dal momento che aveva accertato la dichiarazione di
disponibilità delle due sorelle di dividere al 50 % ciascuna quanto bloccato.
Per mancanza di accettazione da parte delle contendenti però l’accordo non era
stato ritenuto vincolante dalla Camera dei ricorsi penali (sentenza 5 novembre
1991, CRP 172/91).

 

 

 

 

 

 

 

 

6.

 

 

il reclamo si rivela quindi del
tutto infondato e viene pertanto integralmente respinto con la presente
decisione definitiva: tassa e spese di giudizio (art. 39 lett. f TG) sono a
carico della reclamante, ritenuta la sua completa soccombenza;

 

 

 

visti i citati articoli di legge,

 

 

 

decide:

 

 

 

1.     
Il reclamo è respinto.

 

 

2.     
La tassa di giustizia di fr. 400.- e le spese di 50.- sono a carico
della reclamante.

 

 

3.     
La presente decisione é definitiva.

 

 

4.      Intimazione:

-      
al Procuratore pubblico avv. __________, sede (con l’incarto di
ritorno);

-      
alla Procuratrice pubblica dott. __________;

-      
all'avv. __________, per sé e __________ (con copia delle
osservazioni del magistrato inquirente);

-      
all’avv. __________, per sé e per ____________ (con copia delle
osservazioni del magistrato inquirente).

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                        giudice
__________