# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 95d44af7-f3e3-5316-b4ef-58e63a0d7f7c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.05.2024 D-2821/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2821-2021_2024-05-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2821/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

David R. Wenger, Jeannine Scherrer-Bänziger,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Congo (Kinshasa),   

patrocinata dalla MLaw Barbara Stangherlin,  

(…) 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento);  

decisione della SEM del 12 maggio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2821/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessata ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) feb-

braio 2021. 

A.b Il (…) marzo 2021, si è tenuto con la richiedente, il verbale sul rileva-

mento dei suoi dati personali. Successivamente, in data (…) marzo 2021, 

ella è stata sentita nell’ambito di un colloquio Dublino. L’interessata ha po-

tuto presentare i suoi motivi d’asilo nel corso delle audizioni svolte rispetti-

vamente il (…) marzo 2021 e il (…) aprile 2021. 

Durante i medesimi colloqui, lei ha in sunto e per quanto qui di rilievo, di-

chiarato di essere originaria di B._______, C._______, nella Repubblica 

democratica del Congo (Kinshasa). Nell’ambito della sua ultima attività la-

vorativa per l’(…) (di seguito: […]), nel mese di (…), sarebbe stata inviata 

in missione a D._______, nel E._______, per svolgere tutte le (…) e (…). 

Ivi, nel (…) del (…), durante un (…), si sarebbero aggiunti al suo tavolo ed 

avrebbero discorso con lei (…), (…) di loro asserendo di essere (…) e di 

trovarsi nel E._______ per svolgere (…) relativa alle (…). La richiedente 

ha asserito di non aver più rivisto tali persone. Successivamente, tornata a 

C._______, la richiedente avrebbe appreso dalla (…) di (…) che tali per-

sone sarebbero state (…). Qualche mese più tardi, l’interessata sarebbe 

stata nuovamente inviata nel E._______ per una missione di soli (…) 

giorni. Ai controlli dell’immigrazione, un uomo riconoscendola, l’avrebbe 

questionata in merito alla durata della sua permanenza, mentre che un 

giorno (…) giovani le avrebbero posto dei quesiti circa la procedura di re-

clutamento presso (…). Resa attenta da una sua corsista riguardo a queste 

(…) persone, in quanto potevano essere delle “sentinelle”, allorché 

avrebbe rivisto in seguito questi (…) uomini, avrebbe subito cambiato 

strada, fingendo di non averli visti. Alla vigilia del suo ritorno a C._______, 

un uomo che era spesso in compagnia della sorveglianza della sede di (…) 

dove ella si trovava, l’avrebbe questionata in merito all’inchiesta sugli (…). 

Prima del suo rientro a C._______, il funzionario dell’immigrazione le 

avrebbe chiesto: “Parte già?” al che lei avrebbe risposto che come gli 

avrebbe detto non si sarebbe fermata a lungo questa volta. Giunta a 

C._______, il suo vicino di casa, le avrebbe riferito che degli ufficiali, sa-

rebbero venuti a cercarla, chiedendogli se ella lavorasse ancora per (…) e 

se tornasse a casa sempre allo stesso orario. Diventando (…) per (…), ella 

sarebbe in seguito stata inviata più frequentemente nel E._______. In tali 

occasioni, l’uomo che si trovava in compagnia dei sorveglianti, le avrebbe 

continuamente posto delle domande sui suoi spostamenti, ciò che 

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l’avrebbe portata ad uscire dall’albergo soltanto per andare al lavoro, tra-

scorrendo il resto del tempo nel suo alloggio. Tornata a C._______, un 

giorno nel mese di (…) del (…), sarebbe riuscita a scappare da un tentativo 

di rapimento, allorché ritornava in taxi a casa dal lavoro, rifugiandosi in un 

(…). Sempre nel mese di (…), una sorella dell’interessata – che le sarebbe 

molto simile d’aspetto fisico – sarebbe stata fermata da alcuni individui ri-

spettivamente da ufficiali di polizia. In seguito ella sarebbe nuovamente 

tornata a D._______, prendendo tuttavia degli accorgimenti per non 

esporsi. Tuttavia, per vedere di placare la situazione creatasi, avrebbe 

chiesto un congedo a (…), recandosi in F._______ dal (…) al (…). Sarebbe 

quindi rientrata in patria, decidendo però di interrompere il suo rapporto 

lavorativo con (…), vivendo durante l’anno trascorso fino alla sua partenza 

per la Svizzera, il (…), nascosta presso il suo domicilio a C._______. Un 

giorno che doveva occuparsi della (…), il fratello l’avrebbe tuttavia costretta 

ad accompagnarlo, altrimenti la gente avrebbe pensato che ella non fosse 

ritornata dalla F._______. Dopo (…) giorni, la sorella sarebbe tuttavia stata 

nuovamente fermata ed aggredita dagli individui o funzionari della volta 

precedente. A causa dei predetti eventi, ella sarebbe quindi partita dall’ae-

roporto internazionale di G._______, H._______, alla volta della Svizzera, 

dove sarebbe giunta il (…) febbraio 2021. Prima della sua seconda audi-

zione sui motivi, avrebbe ricevuto dalla madre la copia di una convocazione 

in polizia, di cui però non avrebbe avuto (ancora) ulteriori informazioni in 

merito. Nel caso di un suo ritorno in Congo, ella temerebbe di essere uccisa 

dal Governo, in quanto non vorrebbero che lei testimoni in merito alle (…), 

poiché sarebbe stata in contatto con gli (…). 

A supporto dei suoi asserti, ella ha presentato: il suo certificato di nascita 

in copia; il suo passaporto originale; la sua carta elettorale; il suo badge di 

lavoro presso (…); il suo contratto di lavoro presso (…); ordini di missione 

a D._______ del (…), del (…) e del (…); diversi attestati di servizio presso 

(…); la dichiarazione di congedo di (…) dal (…) al (…); copie di biglietti 

aerei da C._______ a D._______ e viceversa; fotocopie di articoli di gior-

nale; la copia di una convocazione di polizia datata (…). 

B.  

Con decisione del 12 maggio 2021 – notificata alla richiedente il 17 mag-

gio 2021 (cfr. [atto della SEM] n. [{…}]-70/1) – l’autorità inferiore non ha 

riconosciuto la qualità di rifugiato all’interessata ed ha respinto la sua do-

manda d’asilo, parimenti pronunciando il suo allontanamento dalla Sviz-

zera, e l’esecuzione della precitata misura. 

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C.  

Tramite il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale) in data 16 giugno 2021 (cfr. risultanze processuali), 

l’insorgente ha impugnato la suddetta decisione, concludendo a titolo prin-

cipale all’annullamento di quest’ultima, al riconoscimento della qualità di 

rifugiato ed alla concessione dell’asilo in Svizzera. A titolo eventuale, ha 

chiesto la concessione dell’ammissione provvisoria in Svizzera. A titolo an-

cor più eventuale, ha postulato il rinvio degli atti all’autorità inferiore per 

nuova valutazione. Contestualmente ha presentato istanza di assistenza 

giudiziaria totale, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese pro-

cessuali e del relativo anticipo, nonché di gratuito patrocinio, con la nomina 

quale gratuita patrocinatrice della sua rappresentante legale. 

Allegati al ricorso, sono stati presentati i documenti seguenti: l’originale 

della convocazione di polizia del (…); la trascrizione di messaggi interve-

nuti grazie al telefono della rappresentanza legale (allegati 5 e 6); le 

stampe di 10 fotografie d’interni d’abitazione; copie di tre articoli circa i fatti 

e le (…) successi in Repubblica Democratica del Congo (allegati 8-10); il 

rapporto medico inerente alla ricorrente del 10 giugno 2021; l’attestazione 

d’indigenza del 28 maggio 2021 e la nota d’onorario per la prestazioni della 

rappresentante legale datata 16 giugno 2021.  

D.  

Con scritto del 18 agosto 2021, la ricorrente ha aggiornato il suo stato va-

letudinario, presentando un rapporto medico del 30 luglio 2021. 

E.  

Il Tribunale, per mezzo della decisione incidentale del 3 febbraio 2022, ha 

segnatamente ritenuto che la procedura ricorsuale sia svolta in italiano, ha 

accolto l’istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria presentata 

dall’insorgente, nominandole la MLaw Barbara Stangherlin quale gratuita 

patrocinatrice. Ha inoltre invitato la SEM a presentare una risposta al ri-

corso, entro il 21 febbraio 2022, termine prorogato su richiesta della SEM 

del 9 febbraio 2022, fino al 28 febbraio 2022. 

F.  

L’autorità inferiore ha inoltrato la sua risposta del 21 febbraio 2022, ricon-

fermandosi nelle sue argomentazioni e conclusioni, nonché proponendo il 

respingimento del ricorso. Dal canto suo, la ricorrente ha potuto esprimersi 

in replica il 10 marzo 2022. In seguito, ha inoltrato al Tribunale due missive 

riguardanti un aggiornamento del suo stato di salute, rispettivamente del 

29 aprile 2022 – con annesso il rapporto medico del 30 marzo 2022 – e del 

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15 giugno 2022, allegando i certificati medici dell’11 marzo 2022 e del 

30 maggio 2022. 

G.  

Visto quanto sopra, il giudice dell’istruzione della causa, con decisione in-

cidentale del 6 dicembre 2023, ha impartito un termine fino al 21 dicem-

bre 2023 alla ricorrente – termine prorogato dal giudice istruttore della 

causa su richiesta della ricorrente del 19 dicembre 2023, fino al 21 feb-

braio 2024 (cfr. risultanze processuali) – per produrre un rapporto medico 

circostanziato relativo al suo stato di salute attuale. Con scritto del 20 feb-

braio 2022 (recte: 20 febbraio 2024, cfr. risultanze processuali), la ricor-

rente ha prodotto il rapporto medico dettagliato del 15 febbraio 2024. 

H.  

Invitata dal Tribunale ad inoltrare una duplica con ordinanza del 22 feb-

braio 2024, la SEM, tramite la decisione del 15 marzo 2024, ha riesaminato 

parzialmente la decisione emessa il 12 maggio 2021, annullando i punti 4 

e 5 della stessa e concedendo l’ammissione provvisoria all’insorgente, sic-

come l’esecuzione del suo allontanamento sarebbe attualmente inesigibile. 

I.  

Preso atto di quanto sopra, il giudice istruttore della causa, con decisione 

incidentale del 21 marzo 2024, ha segnatamente concesso alla ricorrente 

un termine fino al 2 aprile 2024 per comunicare al Tribunale se ed in che 

misura intendesse mantenere il ricorso, per quanto non divenuto privo 

d’oggetto ai sensi dei considerandi. 

J.  

Con missiva del 28 marzo 2024, la ricorrente ha informato il Tribunale di 

voler mantenere il ricorso rispetto ai punti non divenuti privi d’oggetto. La 

stessa è stata trasmessa per conoscenza alla SEM in data 4 aprile 2024. 

K.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una de-

cisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è 

di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). 

Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, nel suo memoriale ricorsuale del 

16 giugno 2021, la ricorrente ha pure concluso, a titolo eventuale, alla con-

cessione dell’ammissione provvisoria in Svizzera (cfr. p.to I/3, pag. 2 delle 

conclusioni ricorsuali). Tuttavia, in fase ricorsuale, la SEM ha riesaminato 

parzialmente la decisione negativa con nuova pronuncia di una decisione 

del 15 marzo 2024 che dispone l’ammissione provvisoria della ricorrente 

per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento e conseguente annul-

lamento dei punti 4 e 5 della decisione impugnata, facendo quindi divenire 

priva d’oggetto la conclusione eventuale dell’insorgente sopra evinta. Inol-

tre, la ricorrente, ha implicitamente rinunciato alla precitata conclusione, 

portante sull’esecuzione dell’allontanamento (cfr. supra lett. J). Oggetto del 

litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente la decisione 

riguardante il rifiuto del riconoscimento della qualità di rifugiato e della con-

cessione dell’asilo, in assenza di qualsivoglia contestazione specifica ri-

spetto alla pronuncia del suo allontanamento. In tal senso, anche la cen-

sura rivolta contro il provvedimento impugnato riguardo alla motivazione 

carente dal profilo dell’esigibilità della misura, il Tribunale la considera com-

pletamente evasa.  

4.  

4.1 La ricorrente propone, quale conclusione sub-eventuale, la restituzione 

degli atti all’autorità inferiore, in quanto quest’ultima avrebbe violato il 

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principio inquisitorio rispettivamente il suo obbligo di motivare sufficiente-

mente la decisione avversata (cfr. ricorso, p.to 6, pag. 13 segg.). Invero, 

l’autorità sindacata avrebbe valutato in modo lacunoso il mezzo di prova 

presentato dalla ricorrente a sostegno della convocazione in polizia, senza 

inoltre darle la possibilità di produrlo in originale, malgrado i suoi asserti in 

merito ed il fatto che lo stesso sarebbe stato inoltrato con il ricorso. Altresì, 

la motivazione esposta nel provvedimento avversato, si baserebbe quasi 

esclusivamente sulla mancanza di plausibilità dei motivi d’asilo della ricor-

rente, ciò che sarebbe però da ritenere come insufficiente alla luce della 

giurisprudenza relativa al criterio della plausibilità. Da ultimo, nella sua re-

plica, ella ha sollevato che l’autorità inferiore non avrebbe tenuto conto del 

suo stato di salute nell’ambito delle audizioni, in particolare durante il corso 

della seconda audizione, dove non si sarebbe potuto installare un clima di 

fiducia, a causa dello stile dell’interrogatorio adottato. Tali censure formali 

sono da esaminare preliminarmente, in quanto sono suscettibili di condurre 

all’annullamento della decisione avversata (cfr. DTF 144 I 11consid. 5.3 e 

giurisprudenza ivi citata; DTF 142 II 218 consid. 2.8.1). 

4.2  

4.2.1 A differenza di quanto sostenuto nel ricorso, la ricorrente nell’ambito 

della seconda audizione sui motivi d’asilo non ha asserito che la convoca-

zione in polizia in originale sarebbe stata inoltrata (cfr. ricorso, p.to 6.3, 

pag. 14), bensì che sua madre le avrebbe riferito la possibilità di fargliela 

avere nelle settimane a venire, ma che attualmente sarebbe stato impos-

sibile (cfr. n. 49/27, D8, pag. 2). Alla luce di tale risposta della ricorrente, 

come pure del fatto che ella ha affermato di non aver avuto più contatti con 

la madre per chiederle delle informazioni riguardo a cosa sarebbe avvenuto 

in seguito alla convocazione (cfr. n. 49/27, D57 segg., pag. 7 seg.), l’auto-

rità inferiore non aveva alcun obbligo di attendere la sola ipotetica ed even-

tuale produzione del documento originale in questione da parte dell’insor-

gente, impartendole per questo ad esempio un termine per inoltrare il me-

desimo, come preteso nel suo gravame. Peraltro, la SEM si è espressa a 

questo riguardo nella decisione avversata (cfr. p.to II/2 e p.to II/3, pag. 9 

seg.), motivando a sufficienza tale punto in questione. La ricorrente ha inol-

tre potuto presentare il documento originale con l’invio del suo ricorso, e 

sia lei, sia l’autorità resistente nella sua risposta al ricorso, hanno potuto 

prendere compiutamente posizione in merito. In tal senso, anche se il diritto 

di essere sentita dell’insorgente fosse stato violato – ciò che non si ravvisa 

in specie – lo stesso sarebbe stato nel frattempo completamente sanato in 

fase ricorsuale. Pertanto, l’annullamento della decisione avversata con il 

rinvio degli atti di causa alla SEM per questo motivo, non risulta essere in 

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alcun modo necessario, e la proposta contenuta nel ricorso in tal senso, 

deve quindi essere respinta. 

4.2.2 Anche quanto denotato dalla ricorrente circa il criterio della plausibi-

lità, non può essere seguito dal Tribunale. Invero, dalla semplice lettura 

della decisione avversata, si deduce che il giudizio negativo sulla verosimi-

glianza dei suoi asserti non si fondi soltanto sulla loro plausibilità, bensì si 

basi anche, ed in modo sostanziale, sulla mancanza di dettagli e sulle in-

coerenze nei medesimi (cfr. p.to II/2, pag. 5 segg.). Quanto lamentato nel 

gravame dall’insorgente in merito, risulta quindi del tutto infondato. 

4.2.3 Infine, non si può neppure condividere quanto sollevato per la prima 

volta nella replica dall’insorgente. Invero, dalla semplice lettura dei verbali 

d’audizione, si evince che il funzionario incaricato dell’audizione della SEM, 

abbia interrogato la ricorrente all’inizio di entrambe le audizioni su come 

ella si sentisse (cfr. n. 36/10, D4 segg., pag. 2; n. 49/27, D3 segg., pag. 2), 

ed in nessun punto appare che lei non fosse in grado di rispondere ade-

guatamente alle domande postele a causa del suo stato valetudinario, né 

lo ha segnalato in qualsivoglia modo – neppure per il tramite della sua rap-

presentante legale presente ad entrambe le audizioni. Altresì, anche dalla 

nutrita documentazione medica agli atti prima dell’emissione della deci-

sione avversata (cfr. n. 14/2, 15/2, 16/1, 17/3, 18/1, 30/2, 31/2, 33/3, 34/2, 

35/2, 40/2, 41/2, 42/2, 43/3, 44/2, 46/2, 47/2, 48/2, 53/2, 59/2, 60/2, 61/2 e 

64/2), non si deducono problematiche di concentrazione, disturbi dell’at-

tenzione o di pianificazione come invece denotato nella replica e nello 

scritto della ricorrente del 18 agosto 2021 (cfr. a tal proposito anche il cer-

tificato medico del 30 luglio 2021 annesso al predetto scritto). Ciò che fa 

propendere piuttosto, al contrario di quanto vorrebbe far credere l’insor-

gente in fase ricorsuale, che tali problematiche, almeno fino al momento 

dell’emissione della decisione avversata, non fossero in alcun modo pre-

senti, o per lo meno non in misura tale da essere segnalate e da poter 

inficiare la regolare tenuta delle audizioni. Inoltre allorché, in alcuni punti 

della seconda audizione, la ricorrente ha chiesto di ripeterle il quesito, o di 

concederle un minuto per pensare, gli stessi le sono sempre stati accordati 

(cfr. n. 49/27, D94 seg., pag. 11; D130 seg., pag. 14; D135 seg., pag. 15). 

Ella ha peraltro avuto ampio modo di presentare liberamente i suoi motivi 

d’asilo, sia nell’ambito della prima audizione sui motivi sostenuta (cfr. 

n. 36/10, D34, pag. 5 segg.), sia all’inizio ed alla fine della seconda audi-

zione (cfr. n. 49/27, D6, pag. 2 e D253, pag. 26). Non si intravvede poi alla 

lettura dei verbali d’audizione, alcun elemento che faccia propendere per 

un clima ostile nei confronti dell’insorgente durante le audizioni sui motivi, 

che non avrebbe permesso alla medesima di esprimersi liberamente, come 

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invece sostenuto nella replica. In tale contesto, si rimarca inoltre che non 

si comprende in cosa gli interventi della funzionaria della SEM – e si os-

serva pure della sua rappresentante legale presente – i quali sono in realtà 

serviti a riportare e a ricentrare le allegazioni della ricorrente sugli aspetti 

potenzialmente pertinenti del suo racconto alla luce dei quesiti giuridici da 

valutare nel caso di specie, avrebbero comportato per la ricorrente di non 

potersi esprimersi pienamente, come sollevato nella sua replica. Il fatto poi 

che tali argomentazioni siano giunte soltanto al momento della replica, e 

nulla invece in proposito era già stato sollevato né in ambito delle due au-

dizioni, né con il ricorso, lascia in realtà planare il dubbio che le stesse 

siano meramente pretestuose. Pertanto, alla luce di quanto precede, nep-

pure le predette censure dell’insorgente possono trovare accoglimento. 

4.2.4 Ne discende quindi che le censure formali dell’insorgente vanno in-

tegralmente respinte. La conclusione formulata nel ricorso, a titolo even-

tuale ed in subordine, tendente alla restituzione degli atti alla SEM per 

nuova valutazione, deve di conseguenza essere respinta. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi. L’asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a 

persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso include il 

diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 LAsi).  

5.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione nazionalità 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 

cpv. 1 LAsi). Ai sensi dell’art. 3 cpv. 2 LAsi, sono pregiudizi seri segnata-

mente l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, 

nonché le misure che comportano una pressione psichica insopportabile. 

5.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-

denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa 

per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

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6.  

6.1 Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha, in primo luogo, rite-

nuto inverosimili alcune delle dichiarazioni rese dall’insorgente, in quanto 

prive di logica ed incompatibili con l’esperienza generale della vita. In par-

ticolare, i suoi asserti per supportare il suo ritorno dal soggiorno in  

F._______, come pure l’(…) che ella avrebbe trascorso in seguito nascosta 

al suo domicilio ed il comportamento da lei assunto nei confronti del datore 

di lavoro, sarebbero illogici e non credibili. In secondo luogo, la SEM ha 

osservato che le sue spiegazioni riguardo agli autori alla base della sua 

persecuzione come pure circa i motivi che avrebbero spinto costoro a pren-

derla di mira, sarebbero vaghi, inconsistenti ed a tratti pure incoerenti. In 

terzo luogo, l’autorità resistente ha analizzato i singoli episodi narrati dall’in-

sorgente a fondamento dei suoi motivi d’asilo, ritenendoli pure inverosimili, 

in quanto la ricorrente non avrebbe fornito in merito degli elementi concreti 

e sostanziati per renderli credibili, nonché a tratti i suoi asserti sarebbero 

pure illogici e contraddittori. Da ultimo, la SEM ha ritenuto che i mezzi di 

prova presentati dall’insorgente, non avvalorassero in alcun modo la vero-

simiglianza dei suoi motivi d’asilo. L’autorità inferiore è quindi giunta alla 

conclusione che, essendo che le condizioni di verosimiglianza previste 

dall’art. 7 LAsi non fossero state adempiute in specie, potesse esimersi dal 

valutare se i fatti addotti fossero pure rilevanti in materia d’asilo. 

6.2 Dal canto suo, nel ricorso, dopo aver presentato ed ampliato i fatti di 

specie (cfr. ricorso, p.to III/1, pag. 3 segg.), l’insorgente ha fornito delle 

spiegazioni riguardo ai motivi che l’avrebbero condotta a produrre l’origi-

nale della convocazione di polizia soltanto con il ricorso, nonché quali altri 

documenti avrebbe inoltrato in tale contesto a supporto dei suoi asserti (cfr. 

ricorso, p.to III/3.2, pag. 7 seg.). Nel prosieguo (cfr. ricorso, p.to III/3.3.1, 

pag. 8 seg.), ella ha criticato l’utilizzo fatto dalla SEM del criterio della plau-

sibilità per la valutazione della verosimiglianza delle sue dichiarazioni, che 

sarebbe da impiegare soltanto in modo cauto. L’argomentazione dell’auto-

rità inferiore contenuta nelle pagine 4 e 5 della decisione avversata, si 

scontrerebbe contro tale criterio e sarebbe quindi da catalogare come de-

bole. In ogni caso, al contrario di quanto motivato dalla SEM, le allegazioni 

rese dalla ricorrente, sarebbero da ritenere plausibili. La ricorrente ha poi 

osservato di avere reso credibile la persecuzione da parte delle autorità 

congolesi in relazione al contatto che ella avrebbe avuto con (…), anche 

prendendo in considerazione la convocazione di polizia datata (…), che 

proverebbe la connessione tra la sua persecuzione e l’inchiesta penale (cfr. 

ricorso, p.to III/3.3.2, pag. 9 seg.). Altresì, sarebbe da ritenere sufficiente 

per l’identificazione del persecutore della ricorrente, la denominazione di 

“Governo” data dalla medesima. Visti i vari indizi presentati da quest’ultima, 

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sarebbe da presumere che il Governo congolese sia alla base della perse-

cuzione della stessa (cfr. ricorso, p.to III/3.3.3, pag. 10). L’insorgente ha in 

seguito ripercorso alcuni degli eventi da lei narrati, ritenendoli del tutto ve-

rosimili, a differenza di quanto sostenuto dalla SEM nella decisione avver-

sata (cfr. ricorso, p.to III/3.3.4, pag. 11 seg.). Data la verosimiglianza dei 

suoi motivi d’asilo, l’insorgente ha poi proseguito nel suo gravame, consi-

derando che questi ultimi siano pure rilevanti (cfr. ricorso, p.to III/4, 

pag. 12). 

6.3 Nella sua risposta al ricorso, l’autorità resistente ha innanzitutto ribadito 

che i fatti esposti dall’insorgente sarebbero nella loro globalità inverosimili. 

Inoltre, anche i mezzi di prova presentati con il ricorso non sarebbero atti a 

modificare il giudizio negativo espresso dalla SEM in merito. In particolare, 

per quanto attiene all’originale della convocazione in polizia datata (…), e 

considerata la globale inverosimiglianza degli asserti dell’insorgente, il mo-

tivo di tale convocazione potrebbe essere dei più disparati. Circa poi lo 

scambio di messaggi tra la ricorrente e la madre, gli stessi non avrebbero 

alcun valore probante, in quanto potrebbero essere stati fabbricati ad arte 

ai fini della causa. Analogamente, anche le fotografie presentate, non sup-

porterebbero in alcun modo che vi sia stata una perquisizione al domicilio 

dell’insorgente. Da ultimo gli articoli inoltrati, dimostrerebbero unicamente 

dell’avvenuta (…) e la situazione generale in cui verserebbe la regione del 

E._______, ma tuttavia l’insorgente non avrebbe spiegato quale legame 

sussisterebbe tra tale (…) e lei, né tanto meno per quale ragione le autorità 

congolesi la perseguiterebbero a seguito di tale (…). 

6.4 Per il tramite della sua replica, l’insorgente ha dapprima sostenuto che 

le dichiarazioni evasive da lei rese, sarebbero da mettere in relazione e 

dovute al suo stato di salute psichico. Altresì, ella ha ritenuto di aver fornito 

un motivo plausibile del perché ella sarebbe stata convocata, non potendo 

invece essere esatto che ella ne conosca il vero motivo, in quanto irreali-

stico, anche dato il forte impatto politico del procedimento penale aperto 

per (…). 

7.  

7.1 Dopo esame degli atti all’incarto, a mente del Tribunale, è a giusto titolo 

che l’autorità inferiore ha considerato inverosimili le allegazioni della ricor-

rente, motivo per cui, per evitare ripetizioni, si rinvia in primo luogo alle 

pertinenti considerazioni dell’autorità inferiore nella decisione impugnata e 

al consid. 6.1 della presente, per quanto non verrà di seguito precisato. 

 

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Pagina 12 

7.2  

7.2.1 Dapprima, il fatto che la ricorrente sia stata questionata da (…) gio-

vani riguardo a come funzioni il reclutamento presso (…), mentre ella fa-

ceva un giro fuori dall’(…), ed in seguito abbia casualmente rivisto i mede-

simi tra la folla (cfr. n. 36/10, D34, pag. 6; n. 49/27, D103 segg., pag. 11 

segg.), non sono in alcun modo circostanze che portino a ritenere che i 

medesimi fossero delle persone che la spiavano (cfr. n. 49/27, pag. 103 

segg., pag. 11 seg.), come ella ha voluto sostenere nelle sue allegazioni, 

anche ricorsuali. Fra l’altro, al contrario di quanto affermato nel ricorso, non 

v’è alcun indizio concreto e sostanziato nelle dichiarazioni da lei rese, che 

questi giovani la stessero seguendo, allorché ella li avrebbe intravvisti in 

strada, cambiando subito direzione (cfr. n. 36/10, D34, pag. 6; n. 49/27, 

D117 seg., pag. 13). Inoltre, riguardo alla frequenza degli incontri con que-

ste persone, le dichiarazioni dell’insorgente appaiono essere discrepanti, 

in quanto d’un canto ella ha riferito averli rivisti “spesso” (cfr. n. 36/10, D34, 

pag. 6), ciò che sottintende che lei li avrebbe visti più volte. Sorprende 

quindi che d’altro canto, ella abbia invece sostenuto di averli visti precisa-

mente soltanto in altre (…) occasioni (cfr. n. 49/27, D112, pag. 13). Tale 

incoerenza nei suoi asserti, fa dubitare della veridicità degli stessi.  

7.2.2 Successivamente, anche se il Tribunale ritenesse verosimile che ella 

sia stata interrogata da una persona che stava con la sicurezza dell’hotel 

circa dove andasse e con chi, nonché il suo orario (cfr. n. 36/10, D34, 

pag. 7; n. 49/27, D177 segg., pag. 18 seg.), l’insorgente non ha reso in al-

cun modo credibile che costui fosse collegato (…) (cfr. n. 49/27, D180 

segg., pag. 19 seg.) e che volesse capire quali informazioni ella avesse in 

proposito (cfr. n. 49/27, D130 segg., pag. 14 seg.). Invero, ella non sa-

pendo e non essendosi neppure interessata in alcun modo di conoscere 

chi fosse questa persona (cfr. n. 49/27, D126 seg., pag. 14; D181 segg., 

pag. 19), e trovandosi il medesimo assieme ai guardiani della sicurezza 

dell’hotel, dove peraltro vi erano anche sullo stesso sedime gli (…) (cfr. 

n. 49/27, D85, pag. 10), poteva benissimo far parte egli stesso della sicu-

rezza del posto, e per assicurare la medesima alle persone presenti nel 

perimetro, interrogare circa gli spostamenti intrapresi coloro che entravano 

e uscivano dallo stesso. Peraltro, anche in tali allegazioni si denotano delle 

incoerenze. Invero ella ha riferito che già durante il secondo viaggio intra-

preso nel E._______, lei si sarebbe rinchiusa in hotel, a causa dei quesiti 

postile da questa persona, intraprendendo unicamente il tragitto dall’al-

bergo all’(…) e ritorno (cfr. n. 49/27, D177, pag. 18 seg.). Senonché, pro-

prio nell’ambito del suo secondo viaggio, durato soltanto (…) giorni, nel 

E._______, ella sarebbe stata avvicinata dai (…) giovani, allorché passeg-

giava all’esterno della sede di (…), nonché li avrebbe rivisti in (…) 

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Pagina 13 

occasioni, mentre camminava andando al (…) (cfr. n. 36/10, D34, pag. 6; 

n. 49/27, D101 segg., pag. 11 segg.). Ora, tali asserti, risultano essere 

all’evidenza discrepanti tra loro. 

7.2.3 Per quanto attiene poi all’evento che sarebbe avvenuto nel (…) a 

C._______, anche il Tribunale giunge alla conclusione che il medesimo 

non sia verosimile. Invero, per quanto la ricorrente sia riuscita a fornire in 

merito alcuni indizi reali, quali dove esattamente avrebbe preso il taxi, lo 

scambio di battute con la persona all’interno del taxi e quella tra quest’ul-

timo e l’altro uomo (cfr. n. 36/10, D34, pag. 7), ciò che lascerebbe trasparire 

un certo vissuto di tale episodio; tuttavia altri elementi fanno dubitare che 

lo stesso sia realmente successo, per lo meno così come descritto dall’in-

sorgente. Difatti, alla stessa stregua dell’autorità inferiore, si osserva come 

il comportamento tenuto dalla ricorrente, la quale si sarebbe dapprima ri-

fugiata in un (…) vicino, semplicemente (…), per poter rimanere più tempo 

nel medesimo (…), come pure che in seguito sarebbe uscita dallo stesso, 

tornando a casa a piedi, risulta essere del tutto incompatibile con la situa-

zione di tentato rapimento alla quale ella si sarebbe poco prima sottratta 

(cfr. n. 36/10, D34, pag. 7; n. 49/27, D194 segg., pag. 20 seg.). Peraltro, 

risulta del tutto incomprensibile come ella abbia potuto continuare a lavo-

rare e a vivere indisturbata, soltanto prendendo quale accorgimento di farsi 

accompagnare dall’amico del fratello con la (…) – e non dal fratello come 

invece incoerentemente descritto nel ricorso (cfr. p.to III/1, pag. 5) –per re-

carsi sul posto di lavoro, se come ella stessa ha supposto fossero effetti-

vamente state delle persone mandate dal governo congolese per rapirla. 

Invero, come l’insorgente stessa ha dichiarato, esse avrebbero saputo 

esattamente chi fosse, dove abitasse e dove lavorasse (cfr. n. 49/27, D201, 

pag. 21), e risulta quindi poco plausibile che gli unici tentativi effettuati nei 

confronti dell’insorgente in seguito, fossero stati ai danni della sorella, al-

lorché la ricorrente si trovava ancora al suo domicilio (cfr. n. 36/10, D34, 

pag. 7 seg.; 49/27, D203 segg., pag. 21 seg.; D224 segg., pag. 23 segg.). 

7.2.4 Proprio riguardo alle ricerche della ricorrente da parte delle autorità 

del suo Paese d’origine, le stesse non risultano essere credibili. Difatti, nel 

corso della prima audizione sui motivi, ella ha dichiarato che, nel mese di 

(…), la sorella sarebbe stata fermata da degli individui, che in realtà l’avreb-

bero confusa con la ricorrente (cfr. n. 36/10, D34, pag. 7), nonché una se-

conda volta, dopo il suo ritorno dalla F._______, la sorella sarebbe stata 

nuovamente aggredita (cfr. n. 36/10, D34, pag. 8). Ella, in merito a chi 

avrebbe fermato ed addirittura aggredito la sorella, è rimasta tuttavia molto 

vaga. Durante la seconda audizione, ha invece riferito che sarebbero stati 

degli ufficiali di polizia, e per di più gli stessi, che avrebbero intercettato due 

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Pagina 14 

volte la sorella al posto suo (cfr. n. 49/27, D149 segg., pag. 16; D230 seg., 

pag. 24). Anche in questo frangente, però, non riuscendo a fornire alcun 

indizio supplementare, ad esempio né circa quanti agenti fossero, né per 

quale motivo l’avrebbero voluta fermare in strada – peraltro confondendola 

secondo i suoi asserti con la sorella – e non invece al domicilio come avreb-

bero potuto fare comodamente (cfr. n. 49/27, D149 segg., pag. 16 seg.), 

conoscendo peraltro il suo indirizzo ed i suoi spostamenti. La circostanza 

poi che ella sia potuta partire e ritornare legalmente in Congo dopo il suo 

soggiorno in F._______ di pochi giorni, malgrado gli eventi che ella ha as-

serito già esserle successi, con tanto di ricerche da parte di funzionari di 

polizia, risulta essere un indizio supplementare dimostrativo del fatto che 

ella non fosse in realtà in alcun modo perseguitata dalle autorità del suo 

Paese d’origine. Le argomentazioni contrarie espresse dalla ricorrente nel 

gravame (cfr. ricorso, p.to III/3.3.1, pag. 9), non sono in alcun modo in 

grado di capovolgere la predetta conclusione. Anche agli occhi del Tribu-

nale, risulta poi inspiegabile che, se effettivamente la ricorrente fosse stata 

ricercata come da ella sostenuto e si sentisse in pericolo, non soltanto ella 

abbia fatto ritorno in patria dopo il suo soggiorno in F._______, ma per di 

più al suo rientro, avrebbe preso quale unico accorgimento per non essere 

trovata, quello di rimanere in casa (cfr. n. 49/27, D210 segg., pag. 22 

segg.). Tale comportamento appare difatti chiaramente illogico ed incoe-

rente rispetto al suo timore di essere trovata, rapita o addirittura assassi-

nata (cfr. n. 49/27, D218, pag. 23), e non è spiegabile con quanto addotto 

dall’insorgente, anche in fase ricorsuale. Peraltro, appare del tutto poco 

credibile che se effettivamente le autorità congolesi l’avessero ricercata, si 

sarebbero accontentate semplicemente di chiedere informazioni sull’insor-

gente ai vicini di casa (cfr. n. 49/27, D144 segg., pag. 16; D225, pag. 23), 

o a fermare la sorella, senza mai di fatto recarsi direttamente al domicilio 

della ricorrente prima del suo espatrio, malgrado sapessero che ella vi si 

trovasse (cfr. n. 49/27, D172 segg., pag. 18; D232 segg., pag. 24).  

7.3 La conclusione sopra osservata circa l’inverosimiglianza delle allega-

zioni della ricorrente (cfr. consid. 7.1 e 7.2), non viene scalfita nemmeno 

considerando quanto argomentato per la prima volta dall’insorgente nella 

replica, ovvero che il suo stato di salute avrebbe determinato le sue rispo-

ste vaghe. Invero, non vi sono indizi agli atti di causa, che lascino trasparire 

come lo stato valetudinario dell’insorgente abbia potuto influire a tal punto 

sulle sue risposte, da renderle così vaghe, inconsistenti e contraddittorie, 

così come già sopra osservato. Anche la documentazione prodotta con il 

ricorso non è atta a sostenere i suoi motivi d’asilo. Invero, per quanto con-

cerne la convocazione del (…) da parte del (…), prodotto con il ricorso in 

originale (nel corso della procedura di prima istanza invece soltanto in 

D-2821/2021 

Pagina 15 

copia), si rimarca dapprima che riguardo al motivo della convocazione, 

nella stessa figura scritto a mano per “informazione”. Non è quindi dato a 

sapere il vero motivo della convocazione. Anche si volesse seguire la ricor-

rente, allorché argomenta nella replica che il motivo reale ella non potrebbe 

conoscerlo, in quanto era già partita al momento della notifica della convo-

cazione, nonché sarebbe plausibile che vista la notorietà e le implicazioni 

della procedura penale, le autorità congolesi non vogliano esplicitamente 

comunicarglielo, ella non ha comunque reso credibile il perché – ritenuta 

l’inverosimiglianza della persecuzione pregressa al suo espatrio da parte 

delle autorità congolesi – queste ultime tutto d’un tratto si siano interessate 

a lei, almeno per i motivi da ella sostenuti (cfr. n. 49/27, D6 segg., pag. 2 

segg.). Peraltro, né lo scambio di messaggi elettronici né le fotografie 

dell’interno di una casa, prodotte con il ricorso, sono in grado di provare, o 

per lo meno di rendere verosimili, le ricerche della ricorrente da parte di 

persone o di autorità, dopo la convocazione in polizia. Difatti, come giusta-

mente osservato anche dalla SEM nella sua risposta al ricorso, lo scambio 

di messaggi elettronici tra la ricorrente e la supposta madre, potrebbero 

essere stati effettuati ai fini della causa. Inoltre, le fotografie presentate, a 

parte mostrare degli interni di un’abitazione in disordine, non supportano il 

fatto che la stessa sia effettivamente quella della ricorrente, e che tale stato 

di disordine sia dovuto a delle ricerche effettuate per trovarla da parte delle 

autorità congolesi, per i motivi da ella sostenuti. Per quanto concerne poi i 

tre articoli relativi (…) e alla situazione di (…) nel E._______ (allegati 8-10 

al ricorso), essi non sono atti all’evidenza a provare, né a rendere verosi-

mili, i motivi d’asilo fatti valere dall’insorgente in relazione a tali eventi. Nep-

pure gli ulteriori documenti da ella prodotti durante la procedura dinnanzi 

all’autorità inferiore, che riguardano la sua identità, il fatto che ella lavo-

rasse per (…) e abbia fatto dei viaggi a D._______, nonché abbia ottenuto 

un congedo dal lavoro dal (…) al (…), o ancora gli articoli di giornale che 

riportano fatti di cronaca riguardanti il E._______ – circostanze ed eventi 

che il Tribunale non mette in dubbio – non sono in modo limpido in grado 

di attestare le sue allegazioni di persecuzioni subite in patria prima e dopo 

il suo espatrio ed il suo timore di poterne subire in futuro, nel caso di un 

suo ritorno nella Repubblica democratica del Congo (Kinshasa). 

7.4 Alla luce dell’inverosimiglianza delle allegazioni dell’insorgente, le quali 

non sono neppure supportate dalla documentazione presentata dinnanzi 

all’autorità inferiore rispettivamente allo scrivente Tribunale, ella non è 

quindi riuscita a rendere verosimile, in particolare dal profilo oggettivo, 

nemmeno il timore, passato e futuro, che nutriva e nutre tutt’ora nei con-

fronti delle autorità del suo Paese d’origine, di essere arrestata, o rapita, o 

addirittura uccisa da parte del Governo congolese, quale testimone 

D-2821/2021 

Pagina 16 

“ingombrante” poiché supporrebbero che ella abbia (…), (…), che lei 

avrebbe trascorso con loro casualmente (cfr. n. 49/27, D15 segg., pag. 3 

seg.; D94 segg., pag. 11; D148, pag. 16; D153 segg., pag. 16 seg.; D188 

segg., pag. 20 seg.; D242 segg., pag. 25; D253, pag. 26).  

8.  

Ne consegue quindi che, v’è da confermare il giudizio negativo esposto 

nella decisione impugnata, in relazione al riconoscimento della qualità di 

rifugiato ed alla concessione dell’asilo della ricorrente. 

9.  

Visto tutto quanto sopra, la SEM, con il provvedimento avversato, non ha 

violato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed 

inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso, per quanto non già dive-

nuto privo d’oggetto (cfr. supra consid. 3), è respinto. 

10.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regola-

mento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

Ciononostante, avendo il Tribunale accolto l’istanza di concessione dell’as-

sistenza giudiziaria dell’insorgente, con decisione incidentale del 3 feb-

braio 2022, nonché che dagli atti non risulta che la ricorrente abbia avuto 

un cambiamento della sua situazione finanziaria, ella è dispensata dal pa-

gamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

11.  

11.1 Infine, essendo la ricorrente stata posta al beneficio del gratuito pa-

trocinio con decisione incidentale del Tribunale del 3 febbraio 2022, v’è da 

riconoscere alla MLaw Barbara Stangherlin un’indennità per patrocinio 

d’ufficio, essendo rilevato che per la parte divenuta priva d’oggetto del ri-

corso non sono riconosciute delle spese ripetibili ai sensi dell’art. 15 TS-

TAF. La tariffa oraria oscilla di regola da 100 a 150 franchi per i mandatari 

che non beneficiano di un brevetto d’avvocato (art. 12 TS-TAF che rinvia 

all’art. 10 cpv. 2 TS-TAF), essendo precisato che le spese non necessarie 

non vengono indennizzate (art. 8 cpv. 2 TS-TAF). Poiché nel caso in nar-

rativa la legale della ricorrente ha presentato con il ricorso un conteggio 

delle ore dedicate allo svolgimento delle proprie attività, l’indennità è fissata 

tenendo conto di tale nota parziale e degli atti di causa (art. 14 cpv. 1 e 2 

TS-TAF). 

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Pagina 17 

11.2 Con parziale nota d’onorario del 16 giugno 2021 allegata al ricorso, la 

patrocinatrice ha postulato il riconoscimento di un’indennità totale di 

CHF 1'967.70, corrispondente a 12 ore d’attività ad una tariffa oraria di 

CHF 150.–, comprensiva di un importo di 23.70 a titolo di spese di fotoco-

piatura e di porto, nonché dell’IVA. Tale nota non comprende il dispendio 

orario per la stesura della replica, né per le brevi missive inoltrate al Tribu-

nale rispettivamente del 18 agosto 2021, del 29 aprile 2022, del 15 giu-

gno 2022, del 19 dicembre 2023, del 20 febbraio 2024 e del 

28 marzo 2024.  

11.3 Innanzitutto, la tariffa oraria applicata dalla patrocinatrice rientra nei 

limiti considerati per i mandatari professionali che non beneficiano di un 

brevetto d’avvocato. In secondo luogo, il tempo indicato per lo svolgimento 

del mandato appare tuttavia eccessivo, superando in particolare il lavoro 

necessario la lunga durata della redazione del ricorso (9 ore), e va quindi 

ridotto a 8 ore di lavoro complessivo. Non essendo stato conteggiato il 

tempo per la stesura della replica e degli scritti sopra citati, si possono ri-

conoscere due ulteriori ore di attività, per un totale di 10 ore. Infine, vanno 

riconosciute le spese di fotocopiatura e di porto per CHF 23.70, così come 

esposte dalla patrocinatrice.  

11.4 L’onorario per patrocinio d’ufficio può quindi essere complessiva-

mente fissato, sulla base della predetta nota e degli atti di causa, a 

CHF 1'641.– (IVA di CHF 117.30 compresa, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF). 

12.  

La presente decisione non può essere impugnata mediante ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF); essa è pertanto definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-2821/2021 

Pagina 18 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto, per quanto non divenuto privo d’oggetto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Alla patrocinatrice d’ufficio è accordato un onorario di complessivi 

CHF 1'641.– a carico della cassa del Tribunale. 

Se in seguito la ricorrente dovesse cessare di essere nel bisogno, dovrà 

rimborsare questo importo al Tribunale amministrativo federale. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: