# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 47716874-ee9a-5c4f-bab9-8f7b64e2cd7d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-10-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.10.2018 31.2018.1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2018-1_2018-10-25.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  31.2018.1-2

  31.2018.7

   

  FS

  	
  Lugano

  25 ottobre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 7 febbraio 2018 e 13 luglio 2018
di

 

	
   

  	
  1.  RI
  1   

  2.  RI
  2   

  1, 2 rappr. da:   RA 1   

  3.  RI
  3   

  rappr. da:   RA 2   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione dell’8 gennaio 2018 e 12
  giugno 2018 emanate da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

in relazione alla fallita:                                        FA
1 

                                         radiata
da RC il 7 febbraio 2017

 

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   La FA 1, con sede a __________,
è stata iscritta a Registro di commercio il 10 novembre 1997. La società ha in
seguito trasferito la sede a __________, __________ e poi di nuovo a __________
(cfr. estratto RC informatizzato agli atti).

                                         Lo scopo sociale, dal
marzo 2011 (data di pubblicazione nel FUSC), consisteva nell'acquisto, la
vendita, l'amministrazione, la mediazione ed il finanziamento di partecipazioni
ed immobili, l'assunzione di mandati e rappresentanze, la partecipazione ad
altre società; come pure ogni tipo di attività – compresa la consulenza – in
ambito immobiliare (cfr. estratto RC informatizzato agli atti).

 

                                         Negli anni dal 2014 al
2016, l’organo formale era così composto (date di pubblicazione nel FUSC):

 

                                         •  RI 2

                                            dal __________.2011 al __________.2014        presidente
della gerenza

                                            dal __________.2014
al __________.2015        socio pres. gerenza

                                            dal __________.2015                                      socio
gerente

 

                                         •  RI 3

                                            dal __________.2011 al __________.2015        gerente

 

                                         •  RI 1

                                            Dal __________.2015 al __________.2015
⃰      gerente

                                            ⃰ dimissioni __________
2015.

 

                               1.2.   Dal 1. novembre 1997 al 28
febbraio 2017 la FA 1 è stata affiliata alla Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) in
qualità di datore di lavoro (cfr. doc. 1, incarti 31.2018.1, 31.2018.2 e
31.2018.7; di seguito, salvo diverse indicazioni, i documenti citati si
riferiscono all’incarto principale 31.2018.1).

 

                                         L’11 maggio 2016, l’Ufficio
esecuzioni (UE) del Distretto di __________ ha rilasciato un attestato di
carenza beni relativo ai contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti
dalla società per l’anno 2015 (doc. 3/E).

 

                                         Con decreti del 7 luglio e
del 16 agosto 2016 della Pretura del Distretto di __________ sono state
dichiarate l’apertura del fallimento della società rispettivamente la
sospensione della procedura ai sensi dell’art. 230 LEF (FUSC __________ e __________
2016).

 

                                         La Cassa, il 26 ottobre
2016 (doc. 6/A; insinuazione definitiva che modifica quella del 2 settembre
2016), ha insinuato all’Ufficio fallimenti del Distretto di __________ il
proprio credito di fr. 40’793.25 a titolo di contributi paritetici
AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti per gli anni dal 2014 al 2015, dopo controllo del
datore di lavoro (cfr. doc. 1).

 

                                         La liquidazione
fallimentare è stata definitivamente chiusa (doc. 6) non avendo alcun creditore
anticipato le spese per la sua continuazione e il 7 febbraio 2017 la società è
stata radiata d’ufficio dal RC (FUSC __________ 2017).

 

                               1.3.   Costatato di avere subìto un
danno, con due distinte decisioni datate 31 ottobre 2017
(doc. 1 degli incarti 31.2018.1 e 31.2018.2) la Cassa ha chiesto
a RI 1 (in via solidale per analogo importo con RI 2) il risarcimento ex art.
52 LAVS di fr. 34'226.35 per contributi paritetici non soluti dalla
società per gli anni dal 2014 al 2015 (quest’ultimo fino al mese di settembre,
acconti) (doc. 1) e a RI 2 (in via solidale limitatamente
all’importo di fr. 34'226.35 con RI 1) il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 41'640.15
per contributi paritetici non soluti dalla società per gli anni dal 2014 al
2015 (così come risulta dai relativi estratti conto contabili e dalle distinte
salariali) (doc. 1 dell’incarto 31.2018.2).

 

                                         A seguito
delle opposizioni inoltrate dai succitati – il 1. dicembre 2017 da RI 1 (doc.
2) e il 9 gennaio 2018 da RI 2 (doc. 4A dell’incarto 31.2018.2), entrambi patrocinati dall’avv. RA 1 –, con
decisioni su opposizioni dell’8 gennaio 2018 (doc. 3 degli incarti 31.2018.1
e 31.2018.2), la Cassa ha confermato la loro rispettiva responsabilità.

 

                                         Contro le citate decisioni
su opposizione – con due distinti ricorsi del 7 febbraio 2017
(I degli incarti 31.2018.1 e 31.2018.2) – RI 1 e RI
2 hanno interposto ricorso al TCA.

                                         RI 1 chiedendone
l’annullamento con conseguente liberazione da qualsiasi responsabilità in
merito al mancato pagamento dei contributi paritetici da parte della società
per gli anni dal 2014 al 2015 (cfr. I, pag. 11) e RI 2 postulando
la riforma del punto 1 del dispositivo della decisione su opposizione impugnata
chiedendo: “(…) “1. L’opposizione è parzialmente accolta. §. Di conseguenza
il signor RI 2 è tenuto a versare alla Cassa CO 1 l’importo di Fr. 41'640.15 a
titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti dalla fallita FA
1 per gli anni 2014 e 2015, in via solidale con il signor RI 3 limitatamente a
Fr. 34'266.35. (…)” (I dell’incarto 31.2018.2, pag. 8).

 

                                         In
particolare:

 

·       
RI 1, tramite l’avv. RA 1, rileva che l’assunzione della
carica di gerente non può coincidere (come sostenuto dalla Cassa) con la nomina
nell’assemblea straordinaria del 7 luglio 2015 della società (cfr. doc. 3/A), con
effetto al 9 luglio 2015, essendo che in base alla risoluzione 27 luglio 2015
dell’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario
l’autorizzazione a svolgere il ruolo di fiduciario immobiliare della FA 1 era
stata rilasciata “(…) “previa iscrizione a Registro di Commercio quale
gerente con firma individuale”. (cfr. doc. B, punto 1 del dispositivo;
grassetto del sottoscritto), ergo l’entrata in funzione era condizionata
all’iscrizione a RC. […] Egli, come osservato nell’opposizione alla
decisione di risarcimento dei danni 31.10.2017, è quindi rimasto in carica
per un periodo di 52 giorni lavorativi soltanto (81 giorni di calendario).
(…)” (I, pagg. 3 e 4).

Fa valere di aver assunto una
posizione con un ruolo eminentemente tecnico quale fiduciario immobiliare senza
alcuna competenza amministrativa.

Sostiene che (pur avendo chiesto
la documentazione per verificare la situazione economica) non ha potuto
prendere conoscenza della situazione debitoria della società (riferita agli
anni 2014 e 2015) e che vista la precarietà della situazione è stato costretto
a rassegnare le dimissioni; che la posizione del gerente suo predecessore (RI 3)
non sarebbe stata equamente considerata e che lo stesso ha continuato ad
esercitare la sua funzione quale organo di fatto dopo la cancellazione a RC;
che la Cassa il 27 luglio 2015 ha concesso una dilazione di pagamento alla “Fattura
di chiusura – 2014” del 15 giugno 2015 con cui chiedeva il pagamento di fr.
25'090.50 per contributi paritetici (cfr. doc. 4B/F e G) e che la società era
già insolvente prima della sua entrata in carica; che del forte indebitamento
come della mancanza di liquidità egli non poteva essere al corrente mancando la
relativa documentazione e che vista l’assunzione della carica di gerente per un
periodo inferiore ai tre mesi una sua responsabilità ex art. 52 LAVS è esclusa.

                                         •    RI
2, tramite l’avv. RA 1 – premesso che “(…) pur non contestando la
propria posizione di organo responsabile, ha obiettato che la Cassa ha omesso
di considerare la posizione del signor RI 3, gerente della società dal
21.03.2011 all'11.08.2015, commettendo così, con la sua esclusione da ogni
responsabilità, un'ingiustificata ed arbitraria disparità di trattamento,
rendendo inattuabile un possibile regresso in virtù della responsabilità
solidale. (…)” (I dell’incarto 31.2018.2, pag. 4) –, sostiene che “(…)
la decisione impugnata va riformata con l’aggiunta del vincolo di solidarietà
del gerente RI 3, in luogo di RI 1, all’evidenza non colpevole ritenuta la
breve durata del mandato e la non conoscenza del debito verso la Cassa,
limitatamente all’importo di Fr. 34'266.35. (…)” (I dell’incarto 31.2018.2,
pag. 7).

 

                               1.4.   Con due differenti risposte
di causa datate 9 marzo 2018 la Cassa, con argomentazioni di cui si dirà più
avanti, ha confermato la responsabilità di RI 1 e RI 2 comunicando al TCA di
aver aperto la procedura di risarcimento danni (vedi la decisione di
risarcimento ex art. 52 LAVS del 15 marzo 2018 sub doc. 1 dell’incarto
31.2018.7) anche nei confronti di RI 3 (V degli incarti 31.2018.1 e 31.2018.2).

 

                               1.5.   Con scritti del 20 marzo 2018
(X degli incarti 31.2018.1 e 31.2018.2), trasmessi alla Cassa per conoscenza
(XI degli incarti 31.2018.1 e 31.2018.2), l’avv. RA 1 ha comunicato al TCA di
rinunciare all’audizione testimoniale di __________ essendo le circostanze che
si volevano provare già chiare in base agli atti.

 

                               1.6.   Con decreto del 18 aprile
2018, interpellate le parti (VII, VIII, IX, X e XI degli incarti 31.2018.1 e
31.2018.2), il vicepresidente del TCA ha congiunto le cause 31.2018.1 e
31.2018.2 (XII).

 

                               1.7.   Con decreto del 18 aprile
2018 (XIII) il vicepresidente del TCA ha chiamato in causa RI 3, destinatario della
decisione di risarcimento ex art. 52 LAVS del 15 marzo 2018 (doc. 1
dell’incarto 31.2018.7).

 

                               1.8.   RI 3, dopo la chiesta proroga
del termine (XIV e XV) tramite l’avv. RA 2 – osservato che la procedura
di opposizione nell’ambito della decisione di risarcimento danni nei suoi
confronti è ancora in corso e riservandosi il diritto di sviluppare ulteriori
argomentazioni dopo aver ricevuto la decisione su opposizione –, con
lettera del 14 maggio 2018 (trasmessa per osservazioni scritte alle parti;
XVII) ha inoltrato le proprie osservazioni chiedendo, in via preliminare, la
chiamata in causa di __________ e, nel merito, la conferma delle decisioni di
risarcimento nei confronti di RI 1 e RI 2 (XVI e allegati doc. da A a M di cui
si dirà, se necessario, in seguito).

 

                               1.9.   La Cassa, con scritto del 25
maggio 2018 (XX e allegati XX/1-3), trasmesso per conoscenza all’avv. RA 1
(XXIV) – premesso che per quel che concerne le osservazioni del 14
maggio 2018 e la posizione di RI 3 si esprimerà quando emanerà la propria
decisione su opposizione –, ha precisato che “(…) contrariamente a
quanto indicato ai punti 1 e 5.1 di cui alle osservazioni 14 maggio 2018, nelle
decisioni su opposizione dell'8 gennaio 2018 relative ai signori RI 1 e RI 2,
la Cassa non ha riconosciuto l'agire corretto e tempestivo rispettivamente
l'assenza di intenzionalità o negligenza grave del signor RI 3. Semplicemente
si è limitata, in prima analisi, a rilevare che il termine di pagamento del
conguaglio 2014 è venuto a scadere quando in carica vi erano soltanto i signori
RI 1 e RI 2. Per quel che concerne la posizione di organi di fatto di terze
persone, in casu quella del signor __________, la Cassa osserva che valuterà la
possibilità di emanare una decisione risarcitoria nei confronti di
quest'ultimo, qualora dovessero emergere elementi chiari ed oggettivi atti a
ritenerlo organo di fatto ai sensi dell'art. 52 LAVS. Ad ogni buon conto si
ricorda che il fatto di convenire il signor __________, quale organo di fatto,
non influisce in alcun modo sulla responsabilità ex art. 52 LAVS dei signori RI
1, RI 2 e RI 3. Contestualmente una riduzione del danno ex art. 759 CO è
esclusa. Infine, per quanto riguarda la posizione dei signori RI 1 e RI 2, la
Cassa si riconferma nelle proprie decisioni, qui integralmente richiamate
rispettivamente in quanto osservato e nella documentazione prodotta. (…)”
(XX, pag. 1 e 2).

 

                                         L’avv. RA 1, dopo la
chiesta proroga del termine (XVIII e XIX), con osservazioni del 14 giugno 2018
(XXI e allegati XXI/A-C), trasmesse per conoscenza alla Cassa (XXIII) – descritte
nei particolari le posizioni di RI 1, RI 2, RI 3 e __________ – ha chiesto
di riformare la decisione della Cassa del 15 marzo 2018 a carico di RI 3 nel
senso che “(…) il signor RI 3, quale ex gerente della fallita FA 1, è tenuto
a risarcire alla Cassa l’importo di Fr. 34'266.35 (…)” (XXI, pag. 6) e per RI
1 e RI 2 si è confermato in quanto postulato nei rispettivi ricorsi del 7
febbraio 2018 (I degli incarti 31.2018.1 e 31.2018.2).

 

                             1.10.   La Cassa – a seguito
dell’opposizione del 12 aprile 2018 interposta contro la decisione del 15 marzo
2018 (doc. 1 e 2 dell’incarto 31.2018.7) –, con decisione su opposizione
del 12 giugno 2018 (doc. 3 dell’incarto 31.2018.7), ha confermato nei confronti
di RI 3 (in via solidale per analogo importo con RI 2 e RI 1) la domanda di risarcimento danni ex art. 52 LAVS
di fr. 22'990.50 per contributi paritetici non soluti dalla società per
l’anno 2014 (così come risulta dal relativo estratto conto contabile e dalla
distinta salariale sub doc. 1/A dell’incarto 31.2018.7).

 

                             1.11.   Contro la succitata decisione
su opposizione RI 3 – sempre tramite l’avv. RA 2 –, il 13 luglio 2018 (I
dell’incarto 31.2018.7), ha interposto ricorso al TCA chiedendone
l’annullamento con conseguente liberazione da qualsiasi responsabilità in
merito al mancato pagamento dei contributi paritetici da parte della società (I dell’incarto 31.2018.7, pag. 8).

 

                                         In particolare, RI 3 –
rilevato che la Cassa solo in un secondo tempo (ovvero con la decisione su
opposizione del 12 giugno 2018 sub doc. 1 dell’incarto 31.2018.7) ha proceduto
chiedendogli il risarcimento dell’importo di fr. 22'990.50 per contributi
paritetici relativi all’anno 2014 –, ha contestato, tramite il suo
legale, una sua responsabilità ex art. 35 cpv. 2 OAVS.

                                         Egli fa valere che a fine
aprile 2015 aveva notificato verbalmente a RI 2 le proprie dimissioni quale gerente
e che quest’ultimo già nel maggio 2015 (cfr. il “contratto di mandato”
del 15 maggio 2015 sub. doc. A/6 dell’incarto 31.2018.7) aveva individuato in RI
1 il nuovo gerente provvisto dell’autorizzazione di fiduciario immobiliare; che
su richiesta di RI 2, quale fiduciario immobiliare senza alcuna competenza
amministrativa, ha assunto la carica di gerente solo per permettere alla
società di operare in ossequio ai requisiti posti dall’art. 6 LFid; che su
richiesta dell’autorità di vigilanza dal luglio 2014 ha sottoscritto un
contratto di lavoro al 50% con la società (doc. A/7 e A/8 dell’incarto
31.2018.7); che le sue mansioni consistevano esclusivamente nell’attività di
monitoraggio dei movimenti di capitale dal profilo della legge sul riciclaggio
di denaro (LRD); che egli, contrariamente a quanto scritto nel contratto di
lavoro per volontà di RI 2, “(…) non si è mai occupato personalmente della
tenuta della contabilità della società, che era curata prima da un contabile
esterno e poi, da luglio 2014, da un altro contabile esterno signor __________.
RI 2 aveva preteso che nel contratto risultasse fittiziamente l'incarico a RI 3
di curare la contabilità e che RI 3 provvedesse a pagare il vero contabile, __________,
per il lavoro prestato. Per tutte le questioni contabili e le relative
informazioni __________ era in contatto diretto con il direttore amministrativo
__________. RI 3 invece non aveva alcun accesso alla documentazione della
società né aveva alcun potere decisionale riguardo ai debiti e ai pagamenti da
effettuare né, più in generale, alla sua gestione finanziaria, che era di
competenza di __________. (…)” (I dell’incarto 31.2018.7, pag. 5); che
circa la situazione della società, anche se ripetutamente sollecitati, RI 2 e __________
lo hanno tenuto all’oscuro impedendogli di fatto l’accesso ai documenti fino ad
inizio del 2015 e che a comprova della sua diligenza va considerato che solo il
20 gennaio 2015 ha ricevuto per email il bilancio 2013, che subito ha
sollecitato i responsabili, che a fine aprile 2015 ha informato RI 2 delle
proprie dimissioni poi approvate dall’assemblea della società con effetto al 9
luglio 2015 e che a quella data non vi erano contributi sociali esigibili (cfr.
doc. 9, 10 e 11 dell’incarto 31.2018.7).

                                         Egli sostiene, infine (con
argomentazioni di cui si dirà, se necessario, in seguito), che bisogna valutare
se non sussiste una concolpa della Cassa riguardo allo scoperto sui contributi
del 2014 e (prudenzialmente) contesta che l’aumento (superiore al 10%) della
massa salariale della società sia insorto già a gennaio 2014.

 

                             1.12.   Con risposta del 3 settembre
2018 la Cassa, con argomentazioni di cui si dirà più avanti, ha confermato la
responsabilità di RI 3 (III dell’incarto 31.2018.7).

 

                             1.13.   Con decreto del 4 settembre
2018 il vicepresidente del TCA ha congiunto le cause 31.2018.7 e 31.2018.1-2 e
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per visionare gli incarti presso
la cancelleria del TCA e per formulare osservazioni scritte in merito (XXV).

 

                             1.14.   L’avv. RA 2, con due scritti
del 17 settembre 2018, ha, da una parte, preso posizione sulle osservazioni del
14 giugno 2018 dell’avv. RA 1 (XXVI e XXVI/1-3) e, dall’altra parte, formulato le
proprie osservazioni notificando le prove per gli incarti 31.2018.1, 31.2018.2
e 31.2018.7 (XXVII).

                             1.15.   I documenti XXVI, XXVI/1-3 e
XXVII sono stati trasmessi alle parti per conoscenza con facoltà di presentare
eventuali osservazioni scritte (XXVIII).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   In virtù dell'art. 52 cpv. 1
LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato
violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni
dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi
l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di
contributi paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la
negligenza grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata
violazione delle prescrizioni legali.

                                         La
giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con
riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend",
cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur
Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e
adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subito in seguito per
mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid.
5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).

 

                                         Nell’ipotesi in cui il
datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la
pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i
suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV
Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento
al principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi
dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in
DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di
compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso
in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la
cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi
organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito
del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa
anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura
di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des
Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative
à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163;
RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora più datori di
lavoro, come per esempio i membri di una società semplice, o più organi di una
persona giuridica, abbiano cagionato assieme un danno, essi ne rispondono
solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e sentenze ivi citate). Va
rilevato che il nuovo capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1°
gennaio 2012, prevede che “se il datore di lavoro è una persona giuridica,
rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone
che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono
responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero
danno”.

 

                                         Il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF) ha
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1° gennaio
2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).

 

                               2.2.   Nella fattispecie in esame,
come da giurisprudenza citata al considerando precedente, a seguito del
rilascio dell’attestato di carenza beni dell’11 maggio 2016 (doc. 3/E) – che
segna l’insorgenza e la conoscenza del danno – la Cassa ha rettamente chiesto
in via sussidiaria ai ricorrenti, gerenti della società (cfr. consid. 1.1), il
risarcimento ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici non versati dalla FA 1.

 

                                         Va ricordato che,
conformemente alla giurisprudenza del TF, in un’esecuzione per via di
pignoramento la conoscenza del danno coincide con la notifica di un attestato
di carenza beni o di un verbale di pignoramento a valere quale attestato di
carenza beni definitivo ai sensi degli articoli 115 cpv. 1 e 149 LEF – che
determina parimenti l’insorgenza del danno e sancisce quindi l’irrecuperabilità
del credito contributivo – e questo anche nell’ipotesi in cui il datore di
lavoro è una persona giuridica non ancora sciolta per fallimento; da quel
momento decorre il termine di prescrizione di due anni ex art. 52 cpv. 3 LAVS,
rispettivamente decorreva il termine annuo di perenzione ex art. 82 v.OAVS
(STCA del 5 agosto 1996 inc. 31.1995.260; STFA H 188/04 del 28 novembre 2005, H
142/03 del 19 agosto 2003, H 268/01 e H 269/01 del 5 giugno 2003,
H 265/00 del 20 marzo 2003, H 284/02 del 19 febbraio 2003; DTF 123 V 12,
113 V 256, 112 V 157; RCC 1991 pag. 132, 1990 pag. 304;
Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une
procédure de réparation d’un dommage selon l’art. 52 LAVS, in: RCC 1991 pag.
405). Con l'attestato di carenza beni (definitivo) a
seguito di pignoramento si anticipa quello che è normalmente il momento della
conoscenza del danno, ossia prima del deposito della graduatoria nel fallimento
o prima della sospensione del fallimento per mancanza di attivi ai sensi dell'art.
230 LEF.

 

                                         In questo senso –
ritenuto che, come si dirà meglio in seguito, la società non poteva/doveva
essere ritenuta insolvente già prima della sua entrata in carica quale gerente –
RI 1 non può essere seguito laddove sostiene che “(…) si dissente quindi
dall’interpretazione della Cassa, secondo cui l’insolvenza della società
sarebbe stata constatata solo al momento dell’emissione dell’attestato di
carenza beni del 11.05.2016 (doc. E, allegato alla decisione su opposizione).
(…)” (I, pag. 6). 

 

                               2.3.   Costituiscono elementi del
danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del
salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28 ottobre 2002
consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI
1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01 del 4 ottobre
2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni
familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis
OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pagg.
369-370 confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2000
consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe
inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre
1996).

                                         Secondo costante
giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa,
mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).

                                         Tuttavia va ricordato che,
in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in
caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo
del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995
pag. 397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).

 

                            2.3.1.   Nel caso in esame, oggetto del
danno sono:

                                         •  per
RI 1 il mancato versamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF per gli anni 2014
e 2015, quest’ultimo sino al mese di settembre (acconti) – ritenuto, da una parte, che (come si
vedrà al prossimo considerando) al momento in cui ha assunto la funzione di
gerente non è possibile concludere che la società si trovasse già in uno stato
d’insolvenza tale da rendere impossibile il pagamento dei contributi già
scaduti e, dall’altra parte, l’entrata in carica quale gerente della FA 1 il 9
luglio 2015 (cfr. il verbale dell’assemblea straordinaria della società
del 7 luglio 2015 sub doc. 3/A; va qui ricordato che, in applicazione analogica
della DTF 123 V 172, il gerente è responsabile dal momento della sua entrata
effettiva in carica, indipendentemente dalla data d'iscrizione a registro di
commercio) e le dimissioni inoltrate il 30 ottobre 2015 (doc. 3/B) –, così come risultano dagli estratti conto
dei contributi paritetici e dalla dichiarazione dei salari del datore di lavoro
per quegli anni (doc. 1/A e 1/B), pari ad un importo di fr. 34'226.35;

                                         •  per
RI 2, il mancato versamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF per gli anni 2014
e 2015 – viste le cariche rivestite (presidente della gerenza, socio
pres. gerenza e socio gerente; cfr. consid. 1.1) in seno alla società in quegli
anni –, così come risultano dagli estratti conto dei contributi
paritetici e dalle dichiarazione dei salari per quegli anni (doc. 1/A e 1/B
dell’incarto 31.2018.2), pari ad un importo di fr. 41'640.15;

                                         •  per
RI 3, il mancato versamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF per il 2014 –
viste le dimissioni dalla carica di gerente della FA 1 con effetto al 9 luglio
2015 (cfr. il verbale dell’assemblea straordinaria della società del 7
luglio 2015 sub doc. 3/A; va qui ricordato che, in applicazione analogica delle
DTF 126 V 61 e 123 V 172, le dimissioni dalla carica di gerente valgono dal
momento dell’estinzione effettiva del mandato, indipendentemente dalla data
d'iscrizione a registro di commercio), considerato che è stato convenuto
in base all’art. 35 cpv. 2 OAVS (che pertanto a ragione la Cassa ha
osservato come “(…) le argomentazioni del ricorrente secondo cui la fattura
di chiusura 2014 datata 15 giugno 2015 è divenuta esigibile il 15 giugno 2016
(recte: 15 luglio 2015) e le fatture emesse per l’anno 2014 fossero coperte,
non sono di rilievo (…)” (III, pag. 3 dell’incarto 31.2018.7)) e ritenuto
che (come si dirà) non è possibile concludere che dopo le dimissioni quale
gerente abbia assunto la posizione di organo di fatto –, così come
risultano dall’estratto conto dei contributi paritetici e dalla dichiarazione
dei salari per il 2014 (doc. 1/A dell’incarto 31.2018.7), pari ad un importo di
fr. 22'990.50.

 

                            2.3.2.   RI 1, come accennato (cfr.
consid. 1.3), fa valere che la società era già insolvente prima della sua
entrata in carica. Riferendosi ai conti del 2014 egli adduce che “(…) i
conti in questione presentavano una perdita di Fr. 121'059.60 (cfr. allegato o
doc. D), quanto basta per concludere che la società si trovava in una situazione
di palese insolvenza e che la stessa avrebbe dovuto essere posta in
liquidazione già a quel tempo. (…)” (I, pag. 5) e sostiene che “(…)
nella decisione impugnata si glissa sull'altrettanto invalsa giurisprudenza
secondo cui un nuovo amministratore non viene ritenuto responsabile per
il danno causato alla Cassa per il periodo antecedente l'entrata in carica
quando la società era già insolvente o gravemente indebitata al punto che i
contributi scoperti risultavano già irrecuperabili e dunque egli non avrebbe
potuto modificare il trend deficitario. Come detto RI 1 già nel mese di
settembre 2015 ha chiesto le necessarie informazioni al direttore
amministrativo il quale non ha potuto presentargli i bilanci del 2014 in quanto
non ancora pronti (cfr. doc. C). Ciò è confermato dal fatto che tali conti sono
stati trasmessi da RI 3 alla società con e-mail del 19.09.2015 (doc. D). Dai
medesimi si evince una forte perdita per l'esercizio 2014, sulla falsariga dei
due anni precedenti. Si dissente quindi dall'interpretazione della Cassa,
secondo cui l'insolvenza della società sarebbe stata constatata solo al momento
dell'emissione dell'attestato di carenza beni del 11.05.2016 (doc. E, allegato
alla decisione su opposizione). (…)” (I, pag. 6).

                                         Al riguardo questo
Tribunale – richiamato l’art. 820 cpv. 1 CO che stabilisce
l’applicazione analogica dell’art. 725 CO anche per la società a garanzia
limitata – rileva che a ragione la Cassa ha addotto (e il TCA può fare proprio)
che “(…) il ricorrente ripropone per lo più quanto già sostenuto nella sua
opposizione 1. dicembre 2017 ma in particolare egli sostiene che la ditta FA 1
fosse insolvente o gravemente indebitata già prima dell'immissione [ndr.
recte: emissione] dell'attestato di carenza beni dell'11 maggio 2016 e
quindi prima della sua entrata in carica. A comprova di […] quanto precede, al
ricorso egli allega una copia del bilancio al 31 dicembre 2014, fornito in data
19 settembre 2015 dal signor RI 3, dal quale risulta una perdita d'esercizio di
CHF 121'059.60, sostenendo inoltre che la società avesse già subito una perdita
nei due anni precedenti, ciò che non gli avrebbe permesso di poter in alcun
modo evitare e/o limitare il danno sopportato dalla Cassa. La Cassa ribadisce
quanto già sostenuto nella decisione su opposizione dell’8 gennaio 2018, in
particolare ai considerandi 6 e 6.1 e precisa quanto segue. Conformemente alla
giurisprudenza l'insolvenza della società può essere riscontrata, prima
dell'insorgenza di un fallimento, al più presto quando la Cassa si vede
recapitare un attestato di carenza di beni emesso dal competente Ufficio di
esecuzione. Tale circostanza si è concretizzata unicamente in data 11 maggio
2016, dopo l'uscita dalla società del signor RI 1 (cfr. allegato E alla decisione
su opposizione). Per contro la situazione di grave indebitamento, che
impedirebbe all'organo subentrante di influenzare in qualche modo il danno
subito dalla Cassa, si verifica nel momento in cui sono adempiuti, come
previsto dalla giurisprudenza federale, le condizioni di cui all’art. 725 cpv.
2 CO, secondo il quale se vi è un fondato timore che la società abbia
un'eccedenza di debiti, deve essere allestito un bilancio intermedio soggetto
alla verifica di un revisore abilitato. Ove risulti da tale bilancio che i
debiti sociali non sono coperti né stimando i beni secondo il valore
d'esercizio, né stimandoli secondo il valore di alienazione, il consiglio
d'amministrazione ne avvisa il giudice, salvo che i creditori della società
accettino, per questa insufficienza d'attivo, di essere relegati a un grado
inferiore a quello di tutti gli altri creditori della società. Orbene, dopo
attento esame dei dati contabili forniti dalla controparte, la Cassa rileva
come al 31 dicembre 2014 non fossero ancora adempiute tali condizioni. Infatti,
risulta che il valore complessivo degli attivi (CHF 303'734.85), copriva ancora
il "Capitale dei terzi" (conti da 2000 a 2355) ammontante a CHF
230'914.03 o detto altrimenti, la perdita di CHF 121'059.60 non aveva ancora
assorbito l'intero capitale sociale di CHF 193'880.42, costituito dai conti da
2800 a 2990. A tale riguardo si osserva che l’importo di CHF 169'880.42 non
corrisponde ad una perdita, bensì ad un utile riportato dagli esercizi
precedenti. Dati tali elementi risulta semmai che la società si trovava in una
situazione di "perdita di capitale" di cui all'art. 725 cpv. 1 CO il
quale sancisce che se dall'ultimo bilancio annuale risulta che la metà del
capitale azionario e delle riserve legali non è più coperta, il consiglio
d'amministrazione convoca immediatamente l'assemblea generale e le propone
misure di risanamento. Ne consegue che il ricorrente non è stato in grado di
comprovare che al momento della sua entrata in carica la società fosse
effettivamente in una situazione di sovraindebitamento ex art. 725 cpv. 2 CO.
Solamente in quest'ultima circostanza la giurisprudenza prevede un valido
motivo di liberazione per l'organo che subentra. (…)” (V, pagg. 4 e 5).

                                         Non risultando, dunque, la
società insolvente o gravemente indebitata in un momento antecedente il 9
luglio 2015, data dell’entrata in carica quale gerente della FA 1 (doc. 3/A), l’importo
di fr. 34'226.35 chiesto a RI 1 quale risarcimento danni ex art. 52 LAVS non
presta fianco a critiche.

 

                            2.3.3.   RI 2, come accennato (cfr.
consid. 1.3) – pur non contestando nel merito la decisione su
opposizione dell’8 gennaio 2018 con cui la Cassa gli ha chiesto l’importo di fr.
41'640.15 quale risarcimento danni ex art. 52 LAVS (doc. 3 dell’incarto
31.2018.2) e ritenuto che la censura, stante la quale la Cassa non convenendo RI
3 avrebbe commesso un’ingiustificata e arbitraria disparità di trattamento, è
superata per il fatto che nel frattempo anche a quest’ultimo è stato richiesto
l’importo di fr. 22'990.50 quale risarcimento danni ex art. 52 LAVS (cfr.
incarto 31.2018.7); in ogni caso va qui precisato che, secondo la
giurisprudenza federale, nel caso di solidarietà tra più debitori, la Cassa ha
la facoltà di scegliere contro quale dei debitori solidali procedere e che qualora
la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità può
sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. 3) –,
chiede la riforma della decisione impugnata “(…) con l’aggiunta del vincolo
di solidarietà del gerente RI 3, in luogo di RI 1, all’evidenza non colpevole
ritenuta la breve durata del mandato e la non conoscenza del debito verso la
Cassa, limitatamente all’importo di fr. 34'266.35. (…)” (I pag. 7
dell’incarto 31.2018.2) sostenendo che RI 3 “(…) è stato gerente della FA 1
dal 21.03.2011 all’11.08.2015. Egli è inoltre rimasto ancora organo di fatto
dopo le sue dimissioni, tanto che, come risulta dall’e-mail 19.09.2015 (doc.
C), egli ancora in quella data “in ottemperanza a quanto di mia competenza”
ha allestito e trasmesso alla direzione nonché al ricorrente la bozza dei
bilanci 2014 della società. Con ciò egli ha dimostrato per atti concludenti di
occuparsi in prima persona della chiusura del 2014 e pertanto non poteva essere
ritenuto esente da responsabilità per i contributi paritetici dovuti per
quell’anno, a lui perfettamente noti. (…)” (I pag. 6 dell’incarto
31.2018.2).

 

                                         Questo Tribunale rileva
che la giurisprudenza non limita la responsabilità ex art. 52 LAVS agli organi
formali, ma anche a quelle persone che prendono le decisioni che competono a
tali organi o curano l’andamento degli affari e determinano la formazione della
volontà della società (DTF 128 III 30 consid. 3a; 114 V 214; STFA
H 234/02 + 237/02 + 239/02 del 16 aprile 2003 consid. 7.3; STFA H 405+406/00
del 23 agosto 2002 consid. 4.3; STFA H. 51/00 del 24 gennaio 2002 consid. 6a; Reichmuth, Die Haftung des
Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, § 4 n. 223-239, pagg. 55-58;
Nussbaumer, Aktuelle Fragen aus dem Beitragsrecht den AHV, pag. 102, in:
Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der
Universität St. Gallen, volume 44, S. Gallo 1998; Nussbauer, Die Haftung des
Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG in: AJP 1996, pag. 1075; Dieterle/Kieser,
Der Schadensersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhädler 1995,
pagg. 661seg.), vale a dire persone che, pur non essendo formalmente designate
quale organo, lo sono di fatto in quanto prendono le decisioni di competenza di
questi ultimi e assumono la gestione propriamente detta della società
(amministratori di fatto: DTF 114 V 78 = RCC 1988 pag. 631; RCC 1989 pag. 180).

                                         Tuttavia è necessario che
la persona in questione abbia avuto la possibilità di causare un danno o di non
averlo impedito, in altri termini di aver esercitato effettivamente
un'influenza sugli affari societari (DTF 128 III 30 consid. 3a, STFA H 234/02 +
237/02 + 239/02 del 16 aprile 2003 consid. 7.3).

                                         Nell’ambito della
responsabilità del datore di lavoro, la posizione di organo di fatto deve
essere esaminata nel contesto dell’obbligo del versamento dei contributi. Per
questo motivo, dev'essere esaminato chi nella ditta impartiva disposizioni per
il calcolo e il pagamento dei salari (e dei contributi AVS) e in che forma
dette disposizioni venivano impartite (STFA del 24 aprile 1986 nella causa E.W,
a proposito di una procuratrice).

                                         A determinate condizioni
possono assumere la qualità di organo anche il direttore, il procuratore ex
art. 458 CO o l'amministratore di fatto (DTF 119 II 255, 117 II 441 consid. 2b,
vedi anche STFA H 51/00 del 24 gennaio 2002).

                                         L’Alta Corte si è
confermata nella propria giurisprudenza e nella STF 9C_54/2013 del 25 aprile
2013 ha sviluppato la seguente considerazione: “(…) La responsabilità
sussidiaria ai sensi dell'art. 52 LAVS presuppone che la persona interessata
sia organo formale o di fatto (materiale) del datore di lavoro assoggettato
all'obbligo contributivo. Organi formali di una società anonima sono i membri
del consiglio di amministrazione. Organi di fatto sono per contro quelle
persone che prendono di fatto le decisioni normalmente riservate agli organi
esecutivi o che provvedono alla gestione vera e propria degli affari e che
partecipano in maniera determinante alla formazione della volontà sociale (DTF 132
III 523 consid. 4.5 pag. 528; 114 V 213; cfr. pure DTF 129 V 11). Conformemente
a quanto stabilito dalla giurisprudenza in materia di responsabilità secondo il
diritto della società anonima, i cui principi tornano di massima applicabili
anche nell'ambito dell'art. 52 LAVS (DTF 114 V 214 consid. 3), riveste
posizione di organo di fatto solo la persona che assume sotto la propria
responsabilità una competenza duratura - e non solo isolata - per determinate
decisioni che trascendono il quadro degli affari quotidiani e che influiscono
sul risultato aziendale. Ciò non si realizza invece per le mansioni che si
limitano alla preparazione e/o all'attuazione di simili decisioni (DTF 128 III
29 consid. 3c pag. 33). In altri termini, la responsabilità per la gestione
riguarda soltanto la direzione superiore della società, al più alto livello
della sua gerarchia (DTF 117 II 570 consid. 3 pag. 572). Per contro, lo
svolgimento dell'intera amministrazione (fatturazione alla clientela,
esecuzione dei pagamenti, allestimento dei conteggi salariali, incluso il
conteggio con AVS, SUVA, gestione dei libri di cassa come pure dei rapporti
bancari, ecc.) non è equiparabile a un'attività specifica di organo (DTF 114 V
213 consid. 5 pag. 219). L'obbligo di risarcimento danni ai sensi dell'art. 52
LAVS interviene dunque di principio soltanto se la persona interessata aveva un
potere di disposizione sui contributi non pagati e poteva determinare i
pagamenti alla cassa di compensazione (DTF 134 V 401 consid. 5.1 pag. 402; 103 V 120 consid. 5 pag. 123; Marco Reichmuth, Die
Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 244 seg.
e 256 seg.; cfr. pure sentenza 9C_535/2008 del 3 dicembre 2008 consid. 2).
(…).” (STF 9C_54/2013 del 25 aprile 2013, consid. 4.1).

 

                                         In concreto, conformemente
alla succitata giurisprudenza, questo Tribunale non può seguire RI 2 laddove
pretende che RI 3, dopo le dimissioni quale gerente, vada ritenuto organo di
fatto limitandosi ad addurre che “(…) come risulta dall’e-mail 19.09.2015
(doc. C), egli ancora in quella data “in ottemperanza a quanto di mia
competenza” ha allestito e trasmesso alla direzione nonché al ricorrente la
bozza dei bilanci 2014 della società. Con ciò egli ha dimostrato per atti
concludenti di occuparsi in prima persona della chiusura del 2014 e pertanto
non poteva essere ritenuto esente da responsabilità per i contributi paritetici
dovuti per quell’anno, a lui perfettamente noti. (…)” (I pag. 6
dell’incarto 31.2018.2).

                                         Nemmeno è possibile
concludere differentemente anche avuto riguardo alle riflessioni sviluppate
dall’avv. RA 1 nelle osservazioni del 14 giugno 2018 e in particolare per
quanto addotto riguardo alla posizione di RI 3 (XXI, in particolare le pagg. da
4 a 8, con gli allegati XXI/A-C).

                                        In effetti, dai soli atti
di causa (che si prestano alle divergenti interpretazioni formulate dalle parti)
e conformemente alla succitata giurisprudenza, non è possibile concludere che RI
3 – dopo le dimissioni dalla carica di gerente della FA 1 con effetto al
9 luglio 2015 (cfr. il verbale dell’assemblea straordinaria della società del 7
luglio 2015 sub doc. 3/A) e/o (come sostenuto per la prima volta nelle
osservazioni del 14 giugno 2018 sub. XXI) dopo che con e-mail dell’8 luglio
2015 è stato sollevato con effetto immediato dalla propria carica da RI 2 (cfr.
XXI pag. 6 e XXI/C) – abbia assunto una posizione quale organo di fatto
della società.

                                         Va qui evidenziato che
pertinentemente, tramite il suo legale, nelle osservazioni del 17 settembre
2018 (XXVI), RI 3 ha rilevato che “(…) Non si sa perché mai RI 2 abbia
ritenuto d'inviare a RI 3 l'e-mail 8 luglio 2015 per sollevarlo dall'incarico
con effetto immediato (doc. C annesso alle osservazioni 14.6.2018 dei ricorrenti)
visto che il giorno prima, 7 luglio 2015, l'assemblea dei soci aveva già accettato
le dimissioni di RI 3 (peraltro già verbalmente comunicate a RI 2 sin da fine
aprile 2015, come prova la sottoscrizione in data 15 maggio 2015 del contratto
di mandato al signor RI 1 chiamato a sostituire RI 3 quale fiduciario immobiliare).
Ad ogni modo, è contraddittorio che il signor RI 2, socio oltre che Presidente
della gerenza, indichi il signor RI 3 quale "organo di fatto" della
società e nel contempo dica di averlo egli stesso sollevato dall'incarico con
effetto immediato. Di solito un organo di fatto non viene allontanato dalla
società. Le affermazioni dei ricorrenti sono contraddittorie e palesemente
inverosimili. (…)” (XXVI, pag. 2).

                                         Nemmeno dal tenore degli
e-mail intercorsi tra RI 3, RI 2 e __________ (XXI/A e XXI/B alla cui lettura
qui si rimanda) – ricordato, in particolare, come lo svolgimento
dell'intera amministrazione (fatturazione alla clientela, esecuzione dei
pagamenti, allestimento dei conteggi salariali, incluso il conteggio con AVS, __________,
gestione dei libri di cassa come pure dei rapporti bancari, ecc.) non è
equiparabile a un'attività specifica di organo (DTF 114 V 213 consid. 5 pag.
219) – risultano chiari e sufficienti elementi per poter concludere,
sempre alla luce della succitata giurisprudenza, che, dopo le dimissioni quale
gerente, RI 3 sia divenuto organo di fatto della società.

 

                                         Stante tutto quanto
esposto – osservato come l’acconto per il primo trimestre 2015 sia stato
pagato (doc. 3B dell’incarto 31.2018.2) e che la fattura del secondo trimestre
2015 di fr. 3'777.10 è scaduta ex art. 34 cpv. 3 OAVS il 10 luglio 2015, quindi
dopo le dimissioni dalla carica di gerente della FA 1 con effetto al 9 luglio
2015 (va qui ricordato che, in applicazione analogica della DTF 126 V 61
consid. 4a e 4b e della STCA del 14 ottobre 2000 consid. 2.8.2.1 incarto
31.2000.30-32, il gerente non è responsabile per i contributi le cui fatture
vengono a scadenza dopo il momento delle effettive dimissioni dalla carica
rivestita) – l’importo di fr. 22'990.50 chiesto a RI 3 quale risarcimento
danni ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici rimasti impagati per l’anno
2014 non presta fianco a critiche.

 

                            2.3.4.   Visto quanto precede gli
importi fatti valere nei confronti di RI 1 di fr. 34'226.35, di RI 2 di fr.
41'640.15 e di RI 3 di 22'990.50 sono quindi da ritenere adeguatamente
comprovati, ricordato altresì come conformemente alla legge (art. 41bis OAVS) e
alla succitata giurisprudenza, le spese di amministrazione, gli interessi
moratori e le spese di diffida e esecutive costituiscono elementi del danno
risarcibile unitamente ai contributi paritetici rimasti scoperti.

 

                                         Giova qui ribadire che,
avendo l’amministrazione debitamente documentato le proprie pretese, in
applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso
di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del
danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag.
397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).

 

                               2.4.   La cassa di compensazione che
constata di aver subìto un danno in seguito alla non osservanza delle
prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni
paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli artt. 34 e segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi
di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213). È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei
contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta,
ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità. Affinché un
simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che
il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi
di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a). L’obbligo del datore di lavoro e dei
suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di
conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Frésard, op. cit., RSA
1987 pag. 7).

 

                               2.5.   L’art. 35 cpv. 2 OAVS
stabilisce che i datori di lavoro devono comunicare alla cassa di compensazione
i mutamenti importanti riguardanti la somma dei salari durante l’anno corrente.

                                         Secondo la cifra 2048
delle Direttive sulla riscossione dei contributi nell’AVS/AI e nelle IPG (cifra
2048 il cui tenore nelle DRC valide dal 1° gennaio 2008 nell’ultima versione in
lingua italiana, stato 1° gennaio 2014, non è mutato rispetto alle DRC stato 1°
gennaio 2016 disponibili solo nella versione in lingua tedesca e francese) “è
ritenuto mutamento importante una differenza della somma dei salari annua di
almeno il 10 per cento rispetto all’originaria somma dei salari presumibile. Le
differenze inferiori a 20 000 franchi non devono essere comunicate dai datori
di lavoro.”.

                                         Secondo la giurisprudenza
federale l’obbligo di comunicare alla cassa di compensazione i mutamenti
importanti riguardanti la somma dei salari durante l’anno corrente ex art. 35
cpv. 2 OAVS vale indipendentemente dalla conoscenza o meno della cassa di
compensazione di una notevole discrepanza tra gli acconti versati e quelli
effettivamente dovuti rispettivamente tra l’annunciata presumibile massa salariale
e quella effettiva. In questo senso agisce in modo non conforme alla legge e
colpevolmente ai sensi dell’art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro che, in
violazione di quanto disposto dall’art. 35 cpv. 2 OAVS e avuto riguardo alla
possibile evoluzione economica, versa acconti troppo bassi senza assicurarsi
(ad esempio attraverso la costituzione di riserve) che sufficienti mezzi per
tacitare in tempi utili il rispettivo conteggio finale siano presenti.

                                         Nella STF 9C_247/2016 del
10 agosto 2016 il TF ha sviluppato la seguente considerazione: “(…) Im Rahmen der auf diesen Zeitpunkt in Kraft getretenen
Verordnungsänderung vom 1. März 2000 (AS 2000 1441 ff.) wurde neu das System
der Akontobeiträge als das ordentliche Beitragsbezugsverfahren eingeführt.
Zudem wurde im geänderten Art. 35 Abs. 2 AHVV die Meldepflicht des Arbeitgebers
bei wesentlichen Änderungen der Lohnsumme während des laufenden Jahres
positivrechtlich verankert. Gemäss Rz. 2048 der Wegleitung über den Bezug der
Beiträge in der AHV, IV und EO (WBB) gilt eine Abweichung der jährlichen
Lohnsumme um mindestens 10 Prozent von der ursprünglichen voraussichtlichen
Lohnsumme als wesentlich im Sinne dieser Bestimmung. Die Meldepflicht nach Art.
35 Abs. 2 AHVV gilt grundsätzlich ungeachtet einer allfälligen Kenntnis der
Ausgleichskasse von einer wesentlichen Diskrepanz zwischen den geleisteten
Akontobeiträgen und den tatsächlich geschuldeten Beiträgen bzw. zwischen der
ursprünglich gemeldeten voraussichtlichen und der effektiven Lohnsumme (in
diesem Sinne schon Urteil des Eidg. Versicherungsgerichts H 204/01 vom 12. Juli
2002 E. 7a). Wie das Bundesgericht in dem von der Vorinstanz erwähnten Urteil
9C_355/2010 vom 17. August 2010 E. 5.2.1 erkannt hat, verhält sich mithin ein
Arbeitgeber widerrechtlich und schuldhaft im Sinne von Art. 52 Abs. 1 AHVG, der
in Verletzung der Meldepflicht nach Art. 35 Abs. 2 AHVV zu tiefe Akontobeiträge
leistet ohne sicherzustellen, etwa durch Bildung von Rückstellungen, dass unter
Berücksichtigung der zu erwartenden wirtschaftlichen Entwicklung genügend
Mittel für die Begleichung der entsprechend höheren Schlussabrechnung innert
nützlicher Frist zur Verfügung stehen (vgl. auch Urteil 9C_369/2012 vom 2. November
2012 E. 7.3.3.2). (…)” (STF 9C_247/2016 del 10 agosto 2016, consid. 5.1.1).

 

                               2.6.   Ai sensi della giurisprudenza
del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando
questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi
persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura della diligenza
richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve
generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della
stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634 consid.
5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, Die
Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53). I
fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili
a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura
questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto
della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il
tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle
responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta
(DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus,
op. cit., pag. 52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG,
in Der Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658). La giurisprudenza ritiene
che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei
contributi configura una grave negligenza (DTF 108 V 186 segg. consid. 1b).

 

                               2.7.   Costituisce motivo di
giustificazione il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il pagamento dei
contributi per fare fronte a una mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in
questo modo di salvare l'impresa che versa in una delicata situazione
finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai sensi
dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora altri
crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la
sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i
contributi dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La questione
decisiva, in tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro all'epoca
credeva realmente che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi
sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale
atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo
responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe
nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668 seg. pag. 156 segg.; vedi anche Meyer, Die
Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur
Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pag. 25 segg. e 35 segg.; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002
consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha
precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua
esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e
immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H
336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito
che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in
cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a).

                                         Quindi l’illiquidità della
società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se non
sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza
(STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

                                         Da distinguere dal caso in
cui il datore di lavoro non versa i contributi per salvare l’azienda, la cui
omissione può costituire motivo di giustificazione, vi è quello in cui il
mancato pagamento in occasione della cessazione dell’attività può eventualmente
rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi
segnatamente con riferimento a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e
ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri
obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere
sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei
contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la
giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile
dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3
con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696 segg. pag. 163
segg.; cfr. anche Meyer, op. cit., pag. 36). Va poi ricordato che per
giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il
differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti
venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                               2.8.   Ricorso di RI 1 (incarto
31.2018.1)

 

                            2.8.1.   RI 1 – gerente della FA
1 dal 9 luglio 2015 al 30 ottobre 2015 (cfr. consid. 2.3.1); per quanto
riguarda le censure stanti le quali la società era insolvente già prima della
sua entrata in carica rispettivamente che la posizione del gerente suo
predecessore (RI 3) non sarebbe stata equamente considerata si rinvia a quanto
concluso ai considerandi 2.3.2 e 2.3.3 –, tramite l’avv. RA 1, pretende che
l’assunzione della carica di gerente non venga fatta coincidere con la nomina
nell’assemblea straordinaria del 7 luglio 2015 della società (cfr. consid. 1.3).

 

                                         Al riguardo questo
Tribunale osserva che a ragione la Cassa ha addotto (e il TCA può fare proprio)
che “(…) conformemente alla giurisprudenza (cfr. DTF 123 V 172 che si
applica per analogia), il signor RI 1 risponde a partire dal momento della sua
effettiva entrata in carica, senza riguardo alla data di iscrizione nel
Registro di Commercio e quindi dal 9 luglio 2015. Infatti, il fatto che il
signor RI 1 possa svolgere il ruolo di fiduciario immobiliare previa iscrizione
a Registro di Commercio non è rilevante poiché la responsabilità ex art. 52
LAVS non dipende da tale ruolo. (…)” (V, pag. 3).

 

                            2.8.2.   Come accennato (cfr. consid.
1.3), egli sostiene inoltre di aver assunto una posizione con un ruolo
eminentemente tecnico quale fiduciario immobiliare senza alcuna competenza
amministrativa, di non aver potuto verificare la situazione economica della
società, che la Cassa ha concesso una dilazione di pagamento alla “Fattura
di chiusura – 2014” con cui chiedeva il pagamento di fr. 25'090.50 per
contributi paritetici e che non appena resosi conto della precarietà della
situazione ha immediatamente dato le dimissioni.

                                         Quanto asserito non è
sufficiente per liberarlo da una responsabilità ex art. 52 LAVS per le seguenti
ragioni.

 

                                         Va innanzitutto rilevato
che, accettando la carica di gerente con diritto di firma individuale della
Sagl l’insorgente ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano.

                                         Va ricordato che, secondo
giurisprudenza, i soci gerenti e i gerenti di una Sagl rispondono dei danni
causati dal non pagamento dei contributi sociali come gli organi di una società
anonima. Pertanto nell'ambito della responsabilità ex art. 52 LAVS, il gerente
(e il socio gerente) di una Sagl deve essere parificato ad un amministratore di
una società anonima (DTF 126 V 238 = Pratique VSI 2000, pagg. 226-229; cfr.
anche Pratique VSI 2002 pagg. 177seg; STFA H 20/01 del 21 giugno 2001). Il suo
comportamento nell’ambito della gestione va quindi valutato secondo gli stessi
criteri applicati agli amministratori di questa società (STF 9C_788/ 2007 del
29 ottobre 2008; STFA H 95/04 dell’8 marzo 2005, STFA H 337/01 del 23 gennaio
2003; STCA 31. 2011.6 dell’11 ottobre 2011 con riferimenti).

                                         A tal riguardo ai sensi
dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore (e di conseguenza anche
al socio gerente di una Sagl) spetta l’alta vigilanza sulle persone incaricate
della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge,
dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni. L’amministratore deve, di
principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in
particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,
studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere
irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una
gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF
114 V 219 = RCC 1989 pag. 116; cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in
conformità all'art. 51 LAVS (STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA H 310/02
dell’11 novembre 2003, STFA H 33/03 dell’8 ottobre 2003 e STFA H 208/00 + H
209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, cit., RSA 1991, pag. 165).
In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di
paglia" (STFA 365/01 del 15 aprile 2002 consid. 5, H 234/00 del 27
aprile 2001 consid. 5d). In tale contesto, nella sentenza inedita dell'8
novembre 1999 (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che "scopo
della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato
quale consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale
sinecura, ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca
responsabilità.". Secondo la nostra Massima istanza, i membri del CdA
devono rassegnare le proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i
contributi paritetici rimangono impagati (STFA H 38/01 del 17 gennaio 2002, 21
dicembre 1993 nella causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella causa N., tutte
citate nella STCA del 18 novembre 2009 [31.2009.1, consid. 2.8, pag. 14]
confermata dal TF con la STF 9C_29/2010 del 28 ottobre 2010).

 

                            2.8.3.   In concreto, ritenuta da una
parte la posizione di organo formale della società e, dall’altra parte, che
egli non ha minimamente provato di essere stato impossibilitato ad eseguire
puntualmente i suoi compiti, l’insorgente non può liberarsi dalle proprie
responsabilità semplicemente adducendo che “(…) sebbene incaricato
esclusivamente di occuparsi della rivalutazione del mercato immobiliare e delle
opportunità di concludere mediazioni e quindi di aspetti prettamente operativi,
non ha mancato di chiedere documentazione per verificare la situazione
economica dell’azienda, posto che la riduzione del personale operata e la
carenza di trattative ed affari conclusi induceva alla preoccupazione. Con
e-mail 18.09.2015 RI 1 chiedeva varie informazioni al responsabile amministrativo
__________, tra cui la chiusura dell'ultimo bilancio. Per tutta risposta, con
e-mail 24.09.2015 gli venne riferito che il bilancio, è in fase conclusiva, ho
sentito ieri il contabile e a giorni me lo fa avere così che per la fine mese,
max inizio ottobre riusciamo anche ad inoltrare la dichiarazione fiscale 2014”.
(cfr. doc. C, scambio di e-mail citati; grassetto del sottoscritto). Va detto
peraltro che già all'assemblea 07.07.2015, come detto in precedenza, si
attendeva la chiusura dei conti dell'esercizio 2014 per poter prendere
posizione in merito allo scarico del gerente uscente RI 3. (…)” (I, pag. 5).

                                         In questo senso a ragione
(e questo Tribunale può fare proprio) la Cassa, nella decisione impugnata e con
la risposta, ha addotto che “(…) Nella fattispecie spettava al signor RI 1,
quale gerente dell'FA 1, dal 9 luglio 2015 (cfr. verbale assembleare del 7
luglio 2015, doc. A) sino al momento delle dimissioni, formalizzate in data 30
ottobre 2015 (doc. B), adempiere agli obblighi inalienabili di cui all'art. 716a
cpv. 1 CO con la massima vigilanza, che va oltre all'usuale prudenza da osservare
nei propri affari (STFA 29 maggio 1995 in re A. c.), pena la responsabilità per
il danno subito dalla Cassa. Nel caso in esame si rileva come il signor RI 1
non abbia intrapreso i passi necessari per conoscere anzitempo gli scoperti
dell'FA 1, prima della sua entrata incarica quale gerente, affermando inoltre
che nemmeno nei, a suo dire, 52 giorni di carica avrebbe avuto la possibilità
di conoscere la reale situazione finanziaria della società. II signor RI 1 avrebbe
dovuto verificare in modo minuzioso e di persona la situazione economica della
società. Se l'opponente avesse analizzato gli scoperti della società, oppure si
fosse fatto presentare un'attestazione della Cassa relativa alla situazione
dell'FA 1, avrebbe constatato che al momento della sua entrata in carica, cioè
il 9 luglio 2015, la situazione debitoria era la seguente: - anno 2014:
conguaglio di CHF 25'090.50 il 15 giugno 2016 [ndr. recte: 2015 cfr. doc.
3/C e 4B/F] e scadente il 15 luglio 2016 [ndr. recte: 2015 cfr. doc. 3/C
e 4B/F] (cfr. dettaglio evoluzione incasso anno 2014, doc. C); - anno 2015:
fattura di acconto del 2º trimestre 2015 di CHF 3'777.10, emessa il 2 giugno
2015 e scadente il 10 luglio 2015 (cfr. dettaglio evoluzione incasso anno 2015,
doc. D). Alla luce di tali elementi il signor RI 1 avrebbe avuto informazioni
sufficienti per valutare l'assunzione della carica di gerente. L'agire passivo
dell'opponente nel valutare la reale situazione societaria non può in alcun
modo liberarlo dalla responsabilità ex art. 52 LAVS per quanto attiene al
mancato pagamento dei contributi dell'FA 1. L'inattività amministrativa,
peraltro ammessa dall'opponente stesso, evidenzia come l'opponente si sia
semplicemente accontentato di rivestire un ruolo di secondo piano nella
gestione della società, ciò che costituisce inequivocabilmente una negligenza
grave ai fini del riconoscimento della sua responsabilità per il danno subito
dalla Cassa (STFA H 445/00 del 28 maggio 2002, STCA del 30 gennaio 2003 inc. n.
31.2002.43, STCA del 3 febbraio 2016 inc. n. 31.2015.11). La passività a
dispetto della conoscenza (anche eventuale) di mancati pagamenti di contributi
deve essere considerata un'inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni
(RCC 1989, pag. 115). Oltre a ciò, si osserva che l'opponente non ha in alcun
modo provato di essere stato impedito nella gestione delle pendenze societarie
o di non aver potuto conoscere la reale situazione debitoria nei confronti
della Cassa, per la quale sarebbe bastato richiedere i dettagli degli scoperti
direttamente alla Cassa. Inoltre l'insorgente, iscritto all'albo dei fiduciari
immobiliari, doveva sapere che far parte di una società quale organo formale
comporta dei doveri e dei rischi (STFA 21 maggio 2003, H 13/03; STFA 13 maggio
2002, H 65/01 e STFA 17 gennaio 2002, H 38/01), ritenuto che non potevano
essergli sconosciuti né le conseguenze di un mancato pagamento né gli strumenti
per non incorrere in una responsabilità personale. L'opponente, sia per motivi
formali legati alla sua funzione di gerente sia per motivi materiali legati
alla sua professione, non poteva non accorgersi personalmente che il pagamento
dei contributi veniva disatteso. Pertanto, richiamati i doveri di controllo e
di diligenza che incombevano all'opponente quale organo formale della società,
il fatto che abbia accettato la carica senza una verifica accurata della
situazione dal punto di vista contributivo è segno di una grave negligenza. (…)”
(doc. 3, pagg. 8-10) rispettivamente che “(…) per quel che concerne la
dilazione la Cassa rileva che l'FA 1 ha chiesto una dilazione 2 giorni dopo
l'emanazione della diffida e che la stessa ha pagato la prima rata. Quindi a
quel momento la situazione economica della ditta non era sicuramente di
completa insolvibilità. Per i dettagli la Cassa rimanda al suo scritto dell'11
gennaio 2018 e agli allegati (cfr. doc. 4B). In merito alla richiesta della
chiusura dell'ultimo bilancio, la Cassa osserva che per conoscere gli scoperti
AVS basta chiedere un estratto conto. Non è dunque necessario richiedere il
bilancio e men che meno chiederlo solo dopo 2 mesi dall'entrata in carica
formale, attendendo poi ben 41 giorni dal ricevimento del bilancio per dare le
dimissioni. (…)” (V, pag. 4).

 

                                         Va qui ricordato che incorrono
in un agire approssimativo i nuovi amministratori che prima di assumere la
carica non verificano nel dettaglio ogni aspetto economico, soprattutto per
quanto attiene al pagamento dei contributi sociali. Un organo entrato a far
parte del CdA può essere ritenuto responsabile del debito scaduto nel corso del
periodo precedente alla sua entrata in funzione (STF 9C_841/2010 del 22
settembre 2011, consid. 4.3). Se invece, al momento di assumere il mandato di
amministratore, non viene data allo stesso la possibilità di verificare la
contabilità e la situazione contributiva, esso non dovrebbe accettare tale
mandato o perlomeno esigere immediatamente il pagamento dell'arretrato
contributivo (cfr., in questo senso, la STCA del 13 aprile 2017 inc. 31.2016.13
e la giurisprudenza ivi citata). La passività a dispetto della conoscenza
(eventuale) di mancati pagamenti di contributi deve essere considerata
un’inosservanza per negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115).

 

                                         Nello specifico, prima di
assumere la carica di gerente, RI 1 avrebbe potuto e dovuto verificare
accuratamente e di persona la situazione economica della società e in
particolare anche se i contributi sociali maturati fino a quel momento erano
stati saldati. Se l'opponente avesse analizzato gli scoperti della società
oppure si fosse fatto presentare un'attestazione della Cassa relativa alla
situazione avrebbe potuto constatare che tanto la fattura di chiusura dell’anno
2014 di fr. 25'090.50 (emessa il 15 giugno 2015 e scadente il 15 luglio 2015;
cfr. doc. 4B/F dell’incarto 31.2018.2) quanto l’acconto del secondo trimestre
2015 di fr. 3'777.10 (emesso il 2 giugno 2015 e scadente il 10 luglio 2015 ai
sensi dell’art. 34 cpv. 3 OAVS; cfr. doc. B dell’incarto 31.2018.2), non erano
stati pagati.

                                         In simili circostanze,
allorquando ha accettato di assumere la carica di gerente della società,
l’insorgente avrebbe dovuto prestare particolare attenzione al puntuale
versamento sia delle rate della dilazione di cui alla decisione del 31 luglio
2015 (doc. 4B/I) che dei contributi correnti.

                                         La necessità di verificare
attentamente la situazione finanziaria della società era data anche dal fatto che
già nel verbale dall’assemblea straordinaria del 7 luglio 2015 (doc. 3/A) si
evidenziava che “(…) il presidente della gerenza, vista la delicata
situazione finanziaria della società dovuta ad un drastico cambiamento
del mercato immobiliare ticinese, propone di adottare i seguenti
cambiamenti: […] Si attende la chiusura dell’esercizio 2014 per lo scarico
all’ex gerente Signor RI 3. (…)” (doc. 3/A pag. 2, le sottolineature
sono del redattore).

                                         In ogni caso, al momento
di assumere il mandato, nel caso in cui non gli fosse stata data la possibilità
di verificare la contabilità e la situazione contributiva della società, egli
avrebbe potuto e dovuto non accettare il mandato o perlomeno esigere il
puntuale versamento delle rate della dilazione e dei contributi correnti.

                                         In particolare, visto che da
quando ha assunto la carica di gerente (fatto salvo il pagamento, in ritardo,
della prima rata di fr. 2'100 il 15 settembre 2015) la società non ha più
versato i contributi paritetici – “(…) la prima rata di Fr. 2'100.--
è stata di fatto versata in data 15.09.2015. In seguito, per contro,
verosimilmente a causa della carenza di liquidità non sono state solute altre
rate. […] Unico “neo” in proposito è stata la fattura d’acconto per il
secondo trimestre 2015 di data 02.06.2015 di Fr. 3'777.10, diffidata poco prima
dell’entrata in carica di RI 1 e posta in esecuzione ancora nel mese di
settembre 2015 (…)” (I, pagg. 5 e 8) –, l’insorgente avrebbe dovuto
rassegnare immediatamente le proprie dimissioni dalla carica assunta in seno
alla Sagl e non attendere fino al 30 ottobre 2015 (doc. 3/B). Va qui ribadito
che, nell’ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi
all’influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile ossia
inoltrare immediatamente le sue dimissioni (STFA H/268/01 e H/269/01 del 5
giugno 2003) e che nella misura in cui fosse stato chiaro fin dall’inizio che
non avrebbe potuto svolgere la funzione di gerente, l’insorgente non avrebbe
dovuto accettare una tale carica con relative responsabilità e obblighi.

                                         Pertanto, l'agire passivo
dell'opponente nel valutare la reale situazione societaria non può in alcun
modo liberarlo dalla responsabilità ex art. 52 LAVS per quanto attiene al
mancato pagamento dei contributi 2014 e 2015 (quest’ultimo fino al mese di
settembre).

                                         Al contrario, è proprio la
passività dimostrata dall’insorgente che va considerata in relazione di
causalità naturale e adeguata con il danno subìto dalla Cassa. Va
qui ricordato che la giurisprudenza e la dottrina ammettono in maniera generale
(tacitamente: "stillschweigend") un nesso di causalità
naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito
al mancato pagamento dei contributi (cfr. consid. 2.1).

                                         L’insorgente non può,
adducendo semplicemente che “(…) non aveva avuto alcuna informazione fino a
quel momento [ndr.: il 19 settembre 2015 data in cui RI 3 ha trasmesso a __________
il bilancio e il conto economico 2014 della società; cfr. doc. D] ed una volta
appresa la criticità della situazione economica non ha potuto far altro che
dare le dimissioni da gerente, posto come la società era a sua insaputa già
gravemente indebitata al momento della sua entrata in carica quale gerente.
(…)”  (I, pag. 6), liberarsi dalle proprie responsabilità se il suo
comportamento costituisce ugualmente una grave violazione dei doveri che
incombono a un organo formale di una società e non è giustificato da
particolari circostanze (STF 9C_195/2009 del 2 febbraio 2010 consid. 4.2 e la
giurisprudenza ivi citata).

                                         Va qui inoltre rilevato
che RI 1 doveva e/o poteva attivarsi per conoscere la situazione della società
anche perché, prima ancora dell’assunzione formale della carica quale gerente
nell’ambito dell’assemblea straordinaria del 7 luglio 2015 (cfr. doc. 3/A), il
15 maggio 2015 ha sottoscritto un “contratto di mandato” con la FA 1 nel
quale, tra l’altro, risulta che “(…) si stipula e si conviene il seguente
mandato relativamente ai seguenti compiti a partire dal 1. giugno 2015: -
Carica di gerente - Carica di fiduciario immobiliare autorizzato per FA 1. (…)”
(doc. E). Al riguardo, contraddittorio e per nulla provato (da ritenere quindi
alla stregua di una semplice allegazione di parte) risulta essere quanto
sostenuto dal ricorrente e meglio che “(…) si puntualizza che non è vero che
RI 1 avesse già un ruolo nella società prima della sua entrata in carica, con
l’iscrizione a Registro di Commercio. La frase al punto 14 del mandato riferita
a “precedenti disposizioni” non fa
al caso. La stessa era stata ricopiata da una versione standard del mandato
fornita dallo stesso signor RI 1, e non ricalca la situazione effettiva. Stessa
cosa per le menzionate “remunerazioni da
lui percepite”. Se può giovare, basti segnalare che RI 1, a differenza
di RI 3, non ha percepito alcuna remunerazione, né prima né dopo la sua entrata
in carica. (…)” (XXI, pag. 4).

                                         In ogni caso a ragione la
Cassa ha puntualizzato che “(…) nel caso in esame si osserva in aggiunta che
malgrado il signor RI 1 fosse già operativo nella società a decorrere dal 1.
giugno 2015 in qualità di gerente (cfr. allegato E all’atto di ricorso,
contratto di mandato) e che fosse stato formalmente designato gerente
dall’Assemblea straordinaria dei soci del 7 luglio 2015 (cfr. allegato A alla
decisione su opposizione), il ricorrente ha atteso sino al 18 settembre 2015,
come da lui stesso ammesso, prima di sollecitare la presentazione del bilancio
relativo all'anno 2014, per una società che, come evidenziato, basava la sua
esistenza su equilibri molto delicati. Inoltre anche le stesse dimissioni sono
state formalizzate unicamente a fine ottobre 2015, vale a dire ben 41 giorni
dopo essere venuto in possesso dei dati contabili dell’anno precedente ed
essere stato, a suo dire solo a quel momento, consapevole della grave
situazione economica in cui versava l'FA 1. In via abbondanziale si osserva che
l'unica misura di risanamento adottata, vale a dire la riduzione del personale
citata dal ricorrente, è risultata insufficiente e che di conseguenza il danno,
costituito a quel momento dai contributi non pagati per i salari versati sino
al mese di giugno 2015, si è ulteriormente aggravato, continuando la società ad
occupare e retribuire del personale, anche durante il periodo di carica del
ricorrente. Ciò che lo rende in ogni caso già responsabile, secondo
giurisprudenza, per il solo aggravamento del danno. Il comportamento
dell'opponente è quindi in relazione di causalità naturale ed adeguata con il
danno subito dalla Cassa (STFA 21 maggio 2003, H 13/03; STFA 13 maggio 2002, H
65/01). (…)” (V, pag. 6).

                                         Del resto, questo
Tribunale osserva che il ricorrente non ha addotto e tantomeno provato di
essere stato impedito in qualche modo nell’esercizio della sua carica di gerente
della Sagl con diritto di firma individuale. Nemmeno ha sostenuto e tantomeno
ha comprovato di essere stato ingannato mediante raggiri di rilevanza penale e
che a causa degli stessi non può essergli imputata una negligenza grave (in
argomento cfr. la STFA H 152/05 del 7 febbraio 2006).

                                         Va qui ricordato che se da
una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio,
secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio
dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto,
atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare
l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente esigibile –
le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai fatti
invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze
della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                            2.8.4.   Quanto, infine, alla censura
stante la quale una responsabilità ex art. 52 LAVS sarebbe esclusa essendo la
durata della carica di gerente inferiore ai tre mesi – “(…) la
decisione impugnata è pure censurabile laddove non ha riconosciuto nella
fattispecie l’eccezione secondo cui l’assunzione della carica quale organo per
un breve lasso di tempo, segnatamente inferiore a 3 mesi, secondo
giurisprudenza è motivo di giustificazione per escludere la responsabilità ai
sensi dell’art. 52 LAVS. (…)” (I, pag. 7) – questo Tribunale rileva
quanto segue.

 

                                         La durata del mancato
pagamento dei contributi – rispettivamente del periodo di carica quale organo –
costituisce uno degli elementi da considerare nell’esame dell’insieme delle circostanze
del singolo caso e può all’occorrenza condurre ad un esonero dalla
responsabilità ai sensi della giurisprudenza precedentemente citata (cfr.
consid. 2.7). La durata della violazione dell’obbligo contributivo in quanto
tale non può quindi costituire motivo di liberazione da una responsabilità ex
art. 52 LAVS (DTF 121 V 243; STFA H 297/03 del 4 novembre 2004). Secondo la
giurisprudenza, un motivo di giustificazione può essere ammesso se il mancato
pagamento dei contributi si riferisce ad un periodo relativamente corto (pochi
mesi) e se precedentemente il datore di lavoro ha pagato regolarmente i
contributi. In alcuni casi, tenuto conto dell’insieme delle circostanze, il TFA
ha segnatamente avuto modo di ritenere siccome giustificato – escludendo quindi
l’esistenza di una negligenza grave – il mancato versamento per un periodo
contributivo di due rispettivamente tre mesi (DTF 121 V 243; STFA
H 297/03 del 4 novembre 2004; H 134/02 del 30 gennaio 2003 e H 295/01 del 20
agosto 2002).

 

                                         In concreto, i contributi
cui RI 1 (gerente della FA 1 dal 9 luglio 2015 al 30 ottobre 2015) è chiamato a
rispondere concernono i contributi relativi al periodo gennaio-dicembre 2014
(di cui alla fattura di chiusura dell’anno 2014, emessa il 15 giugno 2015 e
scadente il 15 luglio 2015; cfr. doc. 4B/F), al secondo trimestre del 2015
(diffidati il 3 agosto 2015 e posti in esecuzione il 7 settembre 2015; cfr.
doc. 3/D) e al terzo trimestre sempre del 2015 (cfr. doc. 3/D), quindi un
periodo contributivo che va ben oltre i limiti posti dalla succitata
giurisprudenza.

 

                                         Questo Tribunale ha
presente che il ricorrente è rimasto in carica solo dal 9 luglio al 30 ottobre
2015 (cfr. consid. 2.3.1). Per cui si può affermare che le dimissioni sono
state rese dopo un breve periodo di carica quale gerente.

                                         Il TFA tuttavia ha
precisato che per liberare l'amministratore che si dimette dopo pochi mesi
dall'assunzione della carica, deve essere anche adempiuta la condizione secondo
la quale prima del corto periodo di vuoto contributivo la società ha pagato
regolarmente i contributi sociali (DTF 121 V 243; STFA H 134/02 del 30 gennaio
2003, consid. 3.1 e 3.2; H 295/01 del 20 agosto 2002, consid. 5; H 209/01 del
29 aprile 2002, consid. 4b).

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA, non può essere riconosciuto alcun motivo di giustificazione se il
differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico, e i pagamenti
venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA del 27 giugno 1994 in re M.).

                                         Come visto sopra, prima
del luglio 2015 la società vantava già degli arretrati contributivi per i quali
la Cassa, il 15 giugno 2015, ha emesso la fattura di chiusura dell’anno 2014 di
fr. 25'090.50 scadente il 15 luglio 2015 (cfr. doc. 4B/F). Inoltre, il 2 giugno
2015 è stata emessa la fattura d’acconto per il secondo trimestre del 2015 di
fr. 3'777.10, diffidata il 3 agosto 2015 e posta in esecuzione il 7 settembre
2015 (cfr. doc. 3/D).

                                         Ora, nel considerando
precedente si è detto che RI 1 deve essere ritenuto responsabile per il mancato
pagamento dei contributi 2014 e 2015 (quest’ultimo fino al mese di settembre),
per cui, sebbene restato in carica per meno di quattro mesi, non è possibile esentarlo
dal pagamento del danno fatto valere dalla Cassa per quel periodo. Questo
perché al momento della sua entrata nell’amministrazione – ancorché,
come visto sopra, già il 15 maggio ha sottoscritto un “contratto di mandato”
con la società assumendo i compiti legati alla carica di gerente dal 1. giugno
2015 (cfr. doc. E); nonostante dal verbale dell’assemblea straordinaria del 7
luglio 2015 già emergeva la delicata situazione in cui si trovava la società
(cfr. doc. 3/A) e anche se non impedito (provatamente) di svolgere le funzioni
inalienabili quale gerente – egli non si è interessato (tempestivamente)
o ha operato qualsivoglia controllo in merito alla situazione contributiva
della società che, lo si ribadisce, già presentava degli arretrati contributivi
per l’anno 2014 di fr. 25'090.50 (cfr. doc. 4B/F).

                                         Essersi fidato senza una
verifica accurata della situazione finanziaria della ditta al momento della
propria entrata nell'amministrazione della Sagl, è segno di una grave
negligenza del gerente. I controlli gli avrebbero permesso di appurare la
precaria situazione finanziaria della società a quel momento e dopo che la
Cassa (vista la relativa dichiarazione dei salari del 22 gennaio 2015 sub.
XX/3), il 15 giugno 2015, ha proceduto ad emettere la fattura di chiusura per l’anno
2014 (cfr. doc. 4B/F).

                                         Va qui rilevato anche che,
quando il 19 settembre 2015 (a suo dire) ha appreso della criticità della
situazione economica, egli ha atteso fino al 30 ottobre 2015 per formalizzare
le proprie dimissioni.

 

                                         RI 1, al momento
dell'assunzione della carica di gerente, ha omesso di verificare se i
contributi sociali fossero stati fin lì pagati. Questa omissione costituisce
una grave violazione del suo dovere di diligenza (RCC 1992, pag. 269).

                                         Del resto, lo si
ribadisce, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115).

                                         Egli non può pertanto
essere seguito laddove sostiene che “(…) non avrebbe nemmeno potuto prendere
conoscenza della situazione debitoria riferita agli anni 2014 e 2015, tantomeno
che la situazione finanziaria della società era di fatto così precaria, tanto
da costringere lui alle dimissioni quasi immediate e condurre la società
stessa, di lì a poco, al fallimento. (…)” (I, pag. 4) e, per quanto sopra
esposto, va ritenuto responsabile del pagamento dei contributi relativi agli
anni 2014 e 2015 (quest’ultimo fino al mese di settembre) anche se si è dimesso
dalla carica di gerente dopo pochi mesi.

 

                            2.8.5.   Il TCA deve pertanto
concludere che, conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.6),
RI 1 – accettando la carica di organo formale, non attivandosi
debitamente nella sua veste di gerente e aspettando fino al 30 ottobre 2015 per
dare le dimissioni da tale carica – ha omesso di compiere quanto doveva
apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di gerente di una Sagl.

 

                                         In queste circostanze, non
avendo adempiuto agli obblighi che la carica di organo formale gli imponeva e
ritenuto che nemmeno sono stati invocati validamente motivi di giustificazione
e/o di discolpa, nel senso della succitata giurisprudenza (cfr. consid. 2.7), RI
1, deve essere ritenuto responsabile ex art. 52 LAVS del danno subìto dalla
Cassa.

 

                               2.9.   Ricorso di RI 2 (incarto
31.2018.2)

 

                            2.9.1.   RI 2 – dal 21.03.2011
al 24 07.2014 presidente della gerenza, dal 24.07.2014 al 18.12.2015 socio
pres. gerenza e dal 18.12.2015 socio gerente della FA 1 (cfr. consid. 1.1) –,
come accennato (cfr. consid. 1.3), sostiene che il punto 1 del dispositivo
della decisione su opposizione impugnata vada riformato e postula che “(…) “1. L’opposizione è parzialmente accolta. §. Di
conseguenza il signor RI 2 è tenuto a versare alla Cassa CO 1 l’importo di Fr.
41'640.15 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti dalla
fallita FA 1 per gli anni 2014 e 2015, in via solidale con il signor RI 3
limitatamente a Fr. 34'266.35.” (…)” (I dell’incarto 31.2018.2, pag.
8).

 

                                         Quanto al fatto che la
Cassa abbia proceduto solo in un secondo tempo nei confronti di RI 3
chiedendogli, quale risarcimento danni ex art. 52 LAVS, l’importo di fr.
22'990.50, già si è detto al considerando 2.3.3 al quale qui si rinvia.

 

                            2.9.2.   Viste le succitate cariche
rivestite in seno alla società negli anni per i quali è chiesto il risarcimento
danni (2014/2015), ritenuto, da una parte, che quanto addotto sopra circa gli
obblighi di vigilanza e di diligenza di un organo formale (cfr. consid. 2.8.2) vale
anche nei suoi confronti e (soprattutto), d’altra parte, che egli non contesta
né l’importo richiestogli di fr. 41'640.15 né una sua responsabilità ex art. 52
LAVS, questo Tribunale non può che confermare la decisione su opposizione con
la quale la Cassa ha ritenuto RI 2 responsabile ex art. 52 LAVS per il danno
subìto di fr. 41'640.15.

 

                             2.10.   Ricorso di RI 3
(incarto 31.2018.7)

 

                          2.10.1.   RI 3 – dal 21.03.2011 al
09.07.2015 gerente della FA 1 (cfr. l’estratto RC agli atti e il verbale
dell’assemblea straordinaria della società del 7 luglio 2017 sub doc. 3/A) –,
come accennato (cfr. consid. 2.11), fa valere che quale fiduciario immobiliare
non aveva alcuna competenza amministrativa, che le sue mansioni consistevano
nella verifica dei movimenti di capitale avuto riguardo alla legge sul
riciclaggio di denaro e che di fatto gli sarebbe stato impedito l’accesso ai
documenti della società.

                                         Quanto asserito non è
sufficiente per liberarlo da una responsabilità ex art. 52 LAVS.

 

                                         Infatti, osservato come quanto
addotto sopra circa gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un organo
formale (cfr. consid. 2.8.2) vale anche nei suoi confronti, l’insorgente non
può liberarsi dalle proprie responsabilità adducendo solo che non aveva alcuna
competenza amministrativa e che le sue mansioni erano limitate.

                                         Del resto, dal contratto
di lavoro del 24 giugno 2014 sottoscritto con la FA 1, risulta che TERZ 1 è
stato assunto quale gerente dipendente al 50% e che le sue funzioni
consistevano nel “(…) effettuare tutte quelle attività che competono alla
professione di Fiduciario immobiliare inclusa la tenuta della contabilità
e incluso il monitoraggio dei movimenti di capitale nel rispetto della legge
sul riciclaggio di denaro LRD. (…)” (XVI/H, la sottolineatura è del
redattore). Al riguardo, contraddittorio e per nulla provato (da ritenere
quindi alla stregua di una semplice allegazione di parte) risulta essere quanto
sostenuto dall’opponente e meglio che “(…) contrariamente a quanto scritto
per volontà di RI 2 nel contratto di lavoro, egli non si è mai occupato
personalmente della contabilità della società (…)” (XVI, pag. 8).

                                         In ogni caso, il fatto di
aver aspettato fino al 20 gennaio 2015 per ricevere il bilancio 2013 e di
nemmeno essersi preoccupato in merito all’evoluzione della massa salariale della
società e al fatto che eventuali modifiche della stessa venissero correttamente
comunicate alla Cassa, denota un’inattività e dimostra come l’opponente si sia
semplicemente accontentato di rivestire (nonostante la sua posizione di organo
formale con i relativi compiti inalienabili; cfr. consid. 2.8.2) un ruolo di
secondo piano nella società, ciò che costituisce inequivocabilmente una
negligenza grave.

                                         Anche dagli e-mail
intercorsi con RI 2 e __________ (XXI/A e XXI/B e doc D alla cui lettura qui si
rimanda) risulta che RI 3 si è occupato della contabilità della società ma,
soprattutto, egli non ha provato (e tantomeno documentato) di essere stato
impedito nello svolgimento della sua funzione di gerente.

                                         Rettamente la Cassa (e
questo Tribunale può fare proprio) ha rilevato che “(…) per verificare la
situazione al ricorrente sarebbe bastato richiedere alla Cassa l’ammontare dei
salari alla base del calcolo degli acconti, rispettivamente verificare quali
fossero i dipendenti effettivamente occupati nella società ed il loro
stipendio. I dati contabili ai quali il ricorrente afferma di non aver avuto
accesso non erano certo necessari per fare un tale raffronto. Per contro da
parte sua non è mai stata inoltrata alcuna richiesta alla Cassa. Ciò dimostra
la passività del ricorrente che, lo si ribadisce, non ha dimissionato
tempestivamente. (…)” (III, pag. 5 dell’incarto 31.2018.7).

                                         Pure a ragione la Cassa ha
sostenuto che “(…) ad ogni buon conto, il fatto di aver atteso sino a
gennaio 2015 per avere il bilancio 2013 dimostra la passività del ricorrente
che, contrariamente a quanto asserito, non ha tempestivamente dimissionato.
Egli è stato gerente della società per oltre 4 anni! (…)” (III, pag. 5).

 

                                         Va qui ribadito che,
nell’ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi
all’influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile ossia
inoltrare immediatamente le sue dimissioni (STFA H/268/01 e H/269/01 del 5
giugno 2003) e che nella misura in cui fosse stato chiaro fin dall’inizio che
non avrebbe potuto svolgere la funzione di gerente, l’insorgente non avrebbe
dovuto accettare una tale carica con relative responsabilità e obblighi.

                                         Pertanto, l'agire passivo
dell'opponente nello svolgere la sua funzione di gerente configura una grave
negligenza (cfr. consid. 2.6) che giustifica una sua responsabilità ex art. 52
LAVS per quanto attiene al mancato pagamento dei contributi del 2014.

 

                          2.10.2.   Quanto alla violazione
dell’art. 35 cpv. 2 OAVS, in applicazione della succitata giurisprudenza valida
nell’ambito di detto disposto (cfr. consid. 2.5), questo Tribunale può fare
proprie le argomentazioni sviluppate e documentate dalla Cassa secondo le quali
“(…) la Cassa, in data 7 febbraio 2014, ha inviato la richiesta di acconto
per il 2014 su una base salariale presumibile di CHF 32'500.00 trimestrali (CHF
130'000.00 annui - doc. C) con l'avvertenza di voler comunicare l'importo più
confacente, nell'eventualità in cui tale proposta dalla Cassa non
corrispondesse alla reale situazione. La società non ha dato seguito allo
scritto della Cassa per cui gli acconti sono stati fatturati sulla base
dell'importo proposto. Inoltre, la società, tenendo conto dei propri dipendenti
occupati dal mese di gennaio 2014 ed i relativi stipendi, aveva già elementi
sufficienti ed oggettivi per rendersi conto che sarebbe stato necessario
adeguare l'acconto proposto dalla Cassa. Infatti, la somma dei salari per il
2014 dei soli dipendenti occupati già a gennaio (ricavabile dalla distinta -
doc. D) è pari a CHF 344'570.00 [ndr. recte: 407'377.22; cfr. doc. 3/D: 84'489.40
+ 3'147.50 + 57'450.00 + 67'121.85 + 11'100.00 + 184'068.47 = 407'377.22]
che, confrontata con la base di calcolo considerata dall'opponente - cioè CHF 213'124.00
della distinta salari 2013 - da in ogni caso una differenza di CHF 131 '446.00 [ndr.
recte: 194'253.22; 407'377.22 – 213'124.00 = 194'253.22], pari al 61.68% [ndr.
recte: 91.14%; (407'377.22 x 100 : 213'124) – 100 = 91.14]. L'ammontare
effettivo dei salari per l'anno 2014 (cfr. doc. D) comunicato dalla società
alla Cassa si è poi rivelato essere pari a CHF 444'143.00, ben CHF 314'143.00
in più rispetto all'importo preso in considerazione per fatturare gli acconti
trimestrali, che rappresenta una differenza addirittura del 241.65%. Ne
consegue che, la società non ha ottemperato agli obblighi di cui all'art. 35
cpv. 2 OAVS. […] A detta dell'opponente, dal versamento spontaneo di CHF
24'000.00 effettuato dalla società nel corso del mese di settembre 2014, la
Cassa avrebbe dovuto dedurre che lo stesso fosse stato effettuato al fine di
integrare gli acconti trimestrali ed adeguare di conseguenza il quarto acconto.
Considerando i pagamenti effettuati dalla società a favore del 2014 (tre
acconti trimestrali da CHF 3'705.70 cadauno, oltre al versamento spontaneo di CHF
24'000.00) e tenuto pure conto degli AF anticipati (CHF 1'200.00 ogni trimestre),
si ottiene un importo di CHF 39'917.10. In base alle aliquote in vigore nel
2014 tale importo corrisponde ad una base di calcolo annua di CHF 264'527.00
(doc. E) che è comunque ben inferiore alla reale massa salariale reale di CHF
444'143.00 comunicata dalla società (una differenza di CHF 179'616.00 che
corrisponde al 67.90%). Pertanto la società, oltre al fatto di non aver dato
seguito alla proposta di acconto della Cassa, ha effettuando [ndr. recte:
effettuato] un versamento spontaneo insufficiente a colmare la differenza
tra gli acconti richiesti ed il conguaglio, violando chiaramente le
prescrizioni dell'art. 35 cpv. 2 OAVS. In ogni caso, un versamento spontaneo
senza alcuna comunicazione che permetta di poter ricondurre l'importo ad un
numero di dipendenti, ad una somma annua di salari o ad un periodo specifico,
non è in alcun modo parificabile ad una esplicita richiesta di modifica degli acconti
ex. art 35 cpv. 2 OAVS. Questo in considerazione pure del fatto che il TF ha
considerato una contravvenzione all'obbligo di informare la Cassa anche il caso
in cui una società ha comunicato un aumento della massa salariale ma che poi,
in sede di conguaglio risultava esserci ugualmente una variazione significativa
(STF del 17 agosto 2010, 9C 355/2010). Pertanto, in siffatta situazione, è data
la responsabilità del signor RI 3 per aver provocato alla Cassa un danno per
negligenza grave. (…)” (doc. 3 dell’incarto 31.2018.7).

 

                                         In sostanza, RI 3, nonostante
gli obblighi derivantigli dalla funzione assunta quale gerente della FA 1 fino al
09.07.2015, non si è informato compiutamente e debitamente circa i salari
versati dalla società e la Cassa (visto il silenzio della società alla precisa
richiesta in questo senso del 7 febbraio 2014 sub. doc. 3/C dell’incarto
31.2018.7) poteva fissare gli acconti da versare per il 2014 sulla base di una
massa salariale annua di fr. 130'000.--. Nemmeno durante tutto l’anno 2014 la
società ha annunciato