# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9377858f-3e08-5fcd-a3a5-16081515f64c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-07-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Presidente della Pretura Penale 29.07.2008 30.2007.103
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_PP_001_30-2007-103_2008-07-29.html

## Full Text

Incarto
  n.

  30.2007.103

  7956/801

  	
  Bellinzona

  29
  luglio 2008

   

  	
  Sentenza
  

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Presidente della Pretura penale

  
	
  Marco Kraushaar

  
	
   

  
						

sedente con Sara
Friedli in qualità di segretaria per statuire sul ricorso 7 aprile 2007
presentato da

 

	
   

  	
  RI 1 

  
	
   

  	
  contro

  
	
   

  	
  la decisione
  16 marzo 2007 n. 7956/801 emessa della Sezione della circolazione, Camorino, 

  

 

viste                                  le osservazioni 20 aprile 2007 presentate
dalla Sezione della circolazione, Camorino;

 

                                         letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto                             in fatto

 

                                 A.     La Sezione della
circolazione con decisione __________
ha inflitto a RI 1 una multa di fr. 80.-, oltre alla tassa di giustizia di fr.
20.- e alle spese di fr. 10.-, per i seguenti motivi:

                                         "Si è fermat[a]
con il veicolo TI __________ sul marciapiede senza lasciare libero un passaggio
di almeno 1.5 metri per i pedoni”.

 

                                         Fatti accertati il __________
in territorio di __________.

                                         La risoluzione è stata resa in
applicazione degli art. 43 cpv. 2, 90 cifra 1 LCStr; art. 41 cpv. 1bis
ONC.

 

                                 B.     Contro la predetta
pronuncia dipartimentale RI 1 si aggrava ora davanti a questo giudice
chiedendone l'annullamento.

 

                                 C.     La Sezione di
circolazione propone, per contro, che il gravame sia respinto e che la
decisione impugnata sia confermata.

considerato                      in diritto

 

                                 1.     La competenza di questo
giudice, la legittimazione attiva dell'insorgente e la tempestività
dell'impugnativa sono date dall'art. 4 LPContr. Il ricorso è pertanto ricevibile
in ordine.

 

                                         Con atto ricorsuale
l’insorgente postula l’esperimento di un sopralluogo per accertare le
dimensioni del marciapiede e la posizione della vettura.

 

                                         L’art. 12 della legge
di procedura per le contravvenzioni (LPContr) conferisce al giudice della
Pretura penale facoltà di completare l’istruttoria d’ufficio. Il giudice può
sempre rinunciare, nondimeno, ad assumere mezzi di prova il cui presumibile
risultato non porterebbe elementi di rilievo (“apprezzamento anticipato delle
prove”: DTF 125 I 135 consid. 6c/cc in fine con richiami di dottrina e
giurisprudenza ; DTF 124 I 211 consid. 4 ; DTF 122 V 162 consid. 1d).

 

                                         Nella fattispecie la
prova richiesta non appare suscettibile di recare ulteriori chiarimenti ai fini
del giudizio, gli atti di causa essendo sufficientemente chiari e completi da permettere
a questo giudice di formare il proprio convincimento.

 

                                         Nulla osta pertanto all’esame
del ricorso nel merito.

 

                                 2.     Giusta l’art. 43 cpv. 2
LCStr il marciapiede è riservato ai pedoni, la ciclopista è riservata ai
ciclisti. Il Consiglio federale può prevedere eccezioni. In tal senso, l’art.
41 cpv. 1 ONC, stabilisce che i velocipedi possono essere parcheggiati sul
marciapiede se resta libero uno spazio di almeno 1.50 metri per i pedoni. Se
non è autorizzato espressamente mediante segnali o demarcazioni, è vietato
parcheggiare altri veicoli sul marciapiede. In mancanza di siffatta segnaletica
è possibile “parcheggiare” sul marciapiede solamente per caricare o scaricare
merci oppure per far salire o scendere i passeggeri dai veicoli; deve restare
sempre libero uno spazio di almeno 1.50 metri per i pedoni. Inoltre, queste
operazioni devono essere svolte nel più breve tempo possibile (art. 41 cpv. 1bis
ONC).

 

                                         Chiunque contravviene alle
norme della circolazione contenute nella LCStr o nelle prescrizioni di
esecuzione del Consiglio federale è punito con la multa (art. 90 cifra 1
LCStr). Per la fermata sul marciapiede senza lasciar libero un passaggio di
almeno 1.50 metri per i pedoni, l’allegato 1 all’ordinanza concernente le multe
disciplinari (RS 741.031) commina una sanzione pecuniaria di fr. 80.-
(infrazione n. 228.2). 

 

                                 3.     La Sezione della
circolazione – in applicazione delle predette disposizioni – rimprovera alla
multata di essersi fermata con il proprio veicolo su un marciapiede senza lasciare
libero uno spazio di 1.50 metri per il passaggio dei pedoni. La decisione si
basa sull’accertamento di un agente della Prosegur.

                                 4.     La ricorrente, dal canto
suo, contesta l’infrazione facendo valere che:

                                         “Nel caso di specie la zona
interessata alla breve sosta è formata da un marciapiede pubblico unito ad un
marciapiede aperto alla circolazione pubblica (o al pubblico transito), senza
segnalazione di proprietà privata o linea divisoria e senza alcuna
delimitazione o divieto di transito per i pedoni. Oltretutto, vista la
configurazione e la larghezza del marciapiede (a suo dire, 7.16 m x 5 m in
prossimità dell’ingresso delle abitazioni, ndr), la situazione concreta
garantiva ampiamente la sicurezza di eventuali pedoni in transito, compresi
utenti con passeggini o persone disabili, e il [suo] comportamento non
provocava né lieve né notevole intralcio agli stessi” (cfr. ricorso 7
aprile 2007, punto 9).

 

                                         Nel precedente scritto
19 settembre 2006, ella specificava le circostanze in cui è avvenuta la fermata
come segue: “Ho lasciato l’automobile per pochissimo tempo sotto la mia
abitazione in quanto, a causa del cambiamento di domicilio, dovevo portare un
pesante pacco nel mio appartamento. Il parcheggio a me riservato si
trova ad una distanza di circa 50-100 metri, quindi ciò è di forte impedimento
per le operazioni di trasloco. La posizione della vettura non impediva
assolutamente il normale transito di pedoni e di autovetture. Lo spazio per il
transito delle vetture era abbondantemente sufficiente per le due corsie di
marcia ed il passaggio dei pedoni era di larghezza di gran lunga superiore (4.20
metri) a quella minima consentita di 1.50 metri, poiché l’auto era in
corrispondenza dell’ampia zona antistante l’ingresso del palazzo”.

 

                                 5.     L’agente accertatore, nel
rapporto 9 gennaio 2007 e in seguito nel rapporto 11 febbraio 2007– al quale ha
accluso alcune fotografie formato A4 del luogo della presunta infrazione – ha confermato
il rapporto di contravvenzione evidenziando che la misurazione effettuata dalla
ricorrente è erronea, poiché non tiene conto della distinzione tra sedime
comunale e suolo privato: 

                                         “La proprietaria del
veicolo contesta che ci sono più di 1.5 metri, ma su suolo privato dove noi non
possiamo intervenire, invece su sedime comunale dove era parcheggiata la
vettura non c’era lo spazio per i pedoni, in quanto la stessa come ripeto occupava
quasi tutto il marciapiede esistente come dalle foto allegate che mostrano dove
inizia il marciapiede di proprietà comunale dove era parcheggiata la
vettura e dove inizia il sedime privato”.

 

                                 6.     In sostanza, le
rispettive versioni della ricorrente e dell’agente non divergono sulla posizione
della vettura, bensì sull’ampiezza dello spazio lasciato libero per il
passaggio dei pedoni e quindi sulla nozione di marciapiede. In tali circostanze
si rivela dunque necessaria la precisazione di tale concetto, poiché da essa ne
discende l’esito del ricorso. 

 

                                         Nella legislazione svizzera il
marciapiede non viene definito in modo chiaro. La giurisprudenza lo definisce negativamente,
sostenendo che la presenza di veicoli, container o il fatto che la superficie
non è mai utilizzata dai pedoni, non pregiudica la connotazione di marciapiede.

                                         Tale nozione va stabilita
tenendo conto delle circostanze locali e del fatto che la mancanza di differenze
di costruzione o di rivestimento tra le superfici aperte al pubblico non vuol
dire che non si tratti di un marciapiede (cfr. Bussy/Rusconi, Code suisse de la circulation routière, Commentaire,
Losanna 1996, n. 2.2.1 ad art. 43 LCStr). Secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, i marciapiedi fanno parte della via pubblica e soggiacciono
pertanto alle norme sulla circolazione stradale (cfr. Bussy/Rusconi, op. cit.,
n. 2.2.3 ad art. 43 LCStr; DTF 101 Ia 565 consid. 3). Laddove il marciapiede si
trova su suolo privato, la giurisprudenza ha altresì specificato che si tratta
di via pubblica, nella misura in cui il proprietario non lo sottrae a tale
utilizzo, manifestando l’uso privato attraverso segni esteriori riconoscibili,
ad es. occupando lo spazio che gli appartiene mediante la posa di oggetti quali
tavoli, sedie, vasi di fiori o anche veicoli a motore (DTF 109 IV 131 consid. 3),
senza che sia conseguentemente necessario procedere alla posa di divieti di
sorta.

 

                                 7.     La ricorrente, come
detto, fa valere che “nel caso di specie la zona interessata alla breve sosta
è formata da un marciapiede pubblico unito ad un marciapiede aperto alla
circolazione pubblica (o al pubblico transito), senza segnalazione di proprietà
privata o linea divisoria e senza alcuna delimitazione o divieto di transito
per i pedoni” (cfr. ricorso 7 aprile 2007, punto 9). A sostegno della sua
tesi, produce una planimetria con dimensioni, che, già di primo acchito, non risultano
essere uniformi e in scala.

 

                                         Da un accertamento eseguito da
questo giudice presso l’Ufficio tecnico del Comune di __________, risulta che
il fondo comprendente la porzione di terreno litigioso fa parte di una
comproprietà coattiva privata, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente
e dall’agente denunciante. Dalla relativa planimetria emerge che i
comproprietari del terreno hanno adibito una parte di fondo alla funzione di
marciapiede (subalterno ”l”) e l’attigua striscia alla funzione di prato
(subalterno “i”). In altri termini, i comproprietari hanno concesso l’uso
pubblico sulla parte adibita a marciapiede, mantenendo tuttavia l’uso privato
sulla restante superficie del terreno, situazione che - a prescindere dal
legame di proprietà sul fondo - si evince chiaramente dalla documentazione
fotografica agli atti. 

 

                                         In effetti, dalla stessa si può
notare una differenza tra la parte di suolo adibito a marciapiede, che è
asfaltato, e il resto del terreno, sul quale si constata la presenza di
porzioni di asfalto (in corrispondenza dell’accesso ai complessi abitativi) alternate
a porzioni di prato, di qualche arbusto e di un cestino dei rifiuti. Si può
inoltre distinguere una linea longitudinale più scura che delimita il
marciapiede dal resto del suolo privato. Risulta dunque evidente che il
marciapiede non è costituito dall’integrità del terreno, come vorrebbe far
intendere la ricorrente, ma unicamente dalla porzione adibita a tale scopo e chiaramente
circoscritta da una linea divisoria dal resto della superficie, caratterizzato
da particolari riconoscibili esternamente di cui già si è detto.

 

                                         Tenuto
conto delle considerazioni che precedono, come pure del fatto che non vi è
motivo di dubitare delle affermazioni precise e lineari dell’agente
accertatore, il quale ha più volte asserito che la vettura della ricorrente
occupava quasi tutto il marciapiede esistente, occorre concludere che la sosta effettuata
dalla stessa, seppur di breve durata, non è compatibile con i dettami dell’art.
41 cpv. 1bis  ONC.

 

                                 8.     Nelle motivazioni del
ricorso, la ricorrente cita poi la sentenza DTF 117 IV 507, in cui il Tribunale
federale afferma che “su di una strada non principale, la fermata o la sosta
di un veicolo non è illecita già per il fatto che essa impedisca l’incrocio di
due autovetture, sempreché sussista uno spazio sufficiente per consentire il
passaggio, conformemente alla destinazione della strada in questione, e che non
ne derivi un pericolo d’incidente (consid. 2b)”. Secondo la ricorrente,
sebbene tale sentenza tratti dell’art. 37 cpv. 2 LCStr, “può essere
illuminante nel caso di specie, se si argomenta in materia di pericolosità
della circolazione”. In sostanza, a suo dire, la sosta da lei effettuata non
sarebbe illecita, in quanto non ha comportato alcuna modifica del percorso
pedonale e quindi non ha creato nessun ostacolato o messa in pericolo.

 

                                         Orbene, a non averne dubbio,
tale decisione non è di alcuna pertinenza nel caso di specie, poiché riferita a
tutt’altra fattispecie, ovvero alla sosta / fermata su una strada non
principale, laddove, pur non essendo possibile l’incrocio tra due vetture, non vi
è ostacolo alla circolazione stradale né pericolo d’incidente, in ossequio al
principio generale di cui all’art. 37 cpv. 2 LCStr. In altri termini, nella sentenza
citata si tratta di sosta o fermata su una strada secondaria, analizzata alla
luce del principio generale sancito dall’art. 37 cpv. 2 LCStr, in difetto di
una regolamentazione specifica, che è invece data e violata nel caso di specie.

 

                                         Per questi motivi, l’argomento
non può essere ritenuto fondato e suscettibile di modificare il convincimento
cui perviene questo giudice con affidante e tranquilla persuasione.

 

                                 9.     A giusta ragione la
Sezione della circolazione ha inflitto alla ricorrente una multa di fr. 80.-,
pari alla sanzione prevista dall’allegato 1 all’OMD per siffatto genere
d’infrazione (n. 228.2), aumentata dalle tasse e spese previste dalla legge in
sede di procedura ordinaria.

. 

                                         Il ricorso va pertanto
respinto, seguito da tassa di giustizia e spese (art. 15 LPContr).

 

 

 

per questi motivi,                visti gli art. 43 cpv. 2, 90 cifra 1
LCStr; 41 cpv. 1bis ONC; 1 segg. LPContr;

 

dichiara e 

pronuncia:                1.     Il ricorso è respinto e
la decisione impugnata confermata.

 

                                 2.     La tassa di giustizia di
fr. 150.- e le spese di fr. 50.- sono a carico della ricorrente.

 

                                 3.     Intimazione a:

	
   

  	
   

   

  

 

 

 

Il presidente:                                                                            La
segretaria:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Avvertenza:   contro
il presente giudizio può essere interposto ricorso in materia penale al
Tribunale federale di Losanna (art. 78 e segg. LTF) entro 30 giorni dalla
notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF).

                     Entro
lo stesso termine può essere, con medesima istanza, interposto ricorso in
materia costituzionale (art. 119 LTF).