# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9a8661f2-e86d-523c-8ce1-140d796a25e6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2025-02-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 13.02.2025 9.2024.116
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2024-116_2025-02-13.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2024.116

  	
  Lugano

  13 febbraio 2025 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente della Camera di protezione del
  Tribunale d'appello

  
	
  Damiano
  Bozzini

  
	
  giudice
  unico ai sensi dell’art. 48 lett. f n. 7 LOG

  
						

 

	
  assistito
  dalla

  cancelliera

  	
   

  Villa

  

 

 

sedente
per statuire nella causa che oppone

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patr.
  da: PR 1 

   

  

 

	
   

  	
  all’

  

 

	
   

  	
  Autorità
  regionale di protezione __________, 

   

   

  e
  a 

   

  CO
  2 

  
	
   

  	
   

  

 

	
   

  	
  per
  quanto riguarda la regolamentazione delle relazioni personali con il figlio PI
  1; 

  

 

 

giudicando
sul reclamo del 10 luglio 2024 presentato da RE 1 contro la decisione emessa il
4 luglio 2024 dall'Autorità regionale di protezione __________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

 

in fatto

                                  A.   PI 1 (nato il 2015) è
figlio di RE 1 e CO 2. I genitori, divorziati, detengono l’autorità parentale
congiunta, mentre la custodia è assegnata alla madre. Con decisione di divorzio
del 2 ottobre 2020 (inc. __________) il Pretore del Distretto di __________ ha,
tra le altre cose, regolamentato le relazioni personali tra padre e figlio,
stabilendo un fine settimana in modo alternato (dal venerdì sera alla domenica
sera) oltre alle vacanze scolastiche.

 

                                         Al minore è stato
riscontrato un disturbo dello spettro autistico.

 

                                  B.   L’Autorità regionale
di protezione __________ (in seguito: Autorità di protezione o Autorità) si
occupa della situazione del minore dal 2018, ossia da quando il Pretore
aggiunto della Pretura di __________, nell’ambito della procedura di
annullamento del matrimonio tra RE 1 e CO 2 (promossa nel mese di settembre
2016, inc. __________) ha disposto l’istituzione di una curatela educativa a
favore del figlio PI 1. Nel corso degli anni essa ha adottato diverse misure, tra
cui si citano in particolare (ossia per quanto di rilievo per il presente
giudizio):

 

-       con
risoluzione del 26 ottobre 2018 (n. __________) ha nominato __________ quale
curatrice educativa di PI 1;

 

-       con
decisione del 30 marzo 2021 (ris. n. __________) ha incaricato lo psicologo __________
di procedere ad un ascolto approfondito del minore, al fine di accertare il suo
stato di salute psico-affettivo e, in particolare, di indagare “sul presunto
malessere legato al pernottamento dal padre” (cfr. rapporto trasmesso il 15
novembre 2021);

 

-       il
29 marzo 2022 (ris. n. __________) ha conferito in favore di PI 1 un mandato di
presa a carico terapeutica alla psicologa __________ (ai sensi dell’art. 307
CC). Contestualmente è stato ordinato un percorso di mediazione (mirato al
sostegno alla genitorialità) per RE 1 e CO 2 e l’incarico è stato assunto dalla
psicologa e mediatrice famigliare __________ di __________ (v. rapporto trasmesso
il 7 gennaio 2023);

 

-       l’11
novembre 2022 (ris. n. __________) ha designato la dr.ssa __________ di __________
quale medico pediatra di riferimento del minore e la dr.ssa __________ di __________
in caso di urgenze;

 

-       il
27 febbraio 2023 ha conferito all’Istituto Ricerche di Gruppo, __________, un
mandato di valutazione delle capacità genitoriali di RE 1 e CO 2 (v. rapporto
trasmesso il 19 maggio 2023 dallo psicologo __________).

 

                                  C.   Il 4 maggio 2023 RE 1
ha presentato un’istanza di formale consenso al rilascio del passaporto __________
per il figlio PI 1, cui CO 2 si è opposto al fine d’impedire alla madre di
organizzare lunghi viaggi col figlio, e ciò a tutela del benessere di
quest’ultimo. In considerazione degli atti dell’incarto – in particolare del
certificato medico rilasciato dal dr. med. __________ il 9 ottobre 2023 – con
uno scritto del 5 dicembre 2023 l’Autorità di protezione ha comunicato alle
parti e alla curatrice educativa che non sussistevano controindicazioni da
parte sua al rilascio del passaporto __________ per il minore, fermo restando
che RE 1 avrebbe dovuto attivarsi personalmente presso il Consolato __________
per avviare le relative procedure tese all’ottenimento del documento e coinvolgere
CO 2, trattandosi di un’autorità estera.

 

                                  D.   Con decisione del 4
luglio 2024 (ris. n. __________) l’Autorità di protezione ha:

 

-      
riconfermato la regolamentazione
delle relazioni personali tra CO 2 e il figlio PI 1 come da decisione della
Pretura di __________, ossia un fine settimana in modo alternato dalle ore
18:00 del venerdì sino alle ore 19:30 della domenica, una settimana a Natale
(ritenuto che il minore trascorrerà la vigilia con un genitore e il giorno di
Natale con l’altro), una settimana alternativamente a Pasqua e a carnevale, una
settimana ogni biennio durante le vacanze di Ognissanti e tre settimane durante
le vacanze estive, di cui due consecutive (dispositivo n. 1);

-      
confermato il mandato di presa a carico
terapeutica in favore di PI 1 conferito alla psicologa __________ (dispositivo
n. 2);

-      
confermato la designazione dei
medici curanti (ossia la dr.ssa __________ del Centro medico di __________
quale pediatra di riferimento e la dr.ssa __________ di __________ in caso di
urgenze), respingendo la richiesta di RE 1 di designare un nuovo pediatra per
il figlio (dispositivo n. 3);

-      
respinto l’istanza della madre di disporre del documento d’identità del
figlio attualmente in possesso del padre autorizzando invece – visti i
preavvisi medici – i viaggi all’estero del minore (dispositivo n. 4);

-      
assegnato a RE 1 un termine di 20
giorni per determinarsi sulla proposta di attribuzione di un mandato valutativo
che definisca la sostenibilità psicologica-psichiatrica di un percorso di
mediazione con CO 2 (dispositivo n. 5).

                                         L’Autorità di protezione
ha altresì reso attente le parti che i primi tre ordini del dispositivo sono
stati impartiti sotto comminatoria dell’art. 292 del Codice penale svizzero,
precisando inoltre che “ogni mancato appuntamento senza valida
giustificazione, rispettivamente ogni coinvolgimento di un medico diverso da
quelli designati” sarebbero stati passibili “di segnalazione al
Ministero pubblico” (dispositivo n. 6). La decisione è inoltre stata
dichiarata immediatamente esecutiva e le spese processuali sono state poste a
carico di RE 1.

 

                                  E.   Contro la decisione
appena citata RE 1 è insorta a questa Camera con un reclamo del 10 luglio 2024
per ottenerne, previo conferimento dell’effetto sospensivo, l’annullamento e la
riforma nel senso che:

 

-      
le relazioni personali tra CO 2 e il
figlio devono essere mantenute così come fissate finora – quindi senza
pernottamento – ovvero tutti i mercoledì dalle ore 14:00 alle 18:00 e un fine
settimana ogni due il sabato dalle ore 8:00 alle ore 20.00 e la domenica dalle
ore 8:00 alle 20:00 (sempre senza pernottamento);

-      
il mandato di presa a carico terapeutica
in favore del figlio venga conferito a un altro specialista;

-      
anche il dr. med. __________ venga
designato quale pediatra di PI 1;

-      
CO 2 consegni temporaneamente il
documento d’identità del figlio, considerata l’autorizzazione ad effettuare
viaggi all’estero;

-      
nessun percorso di mediazione è
attualmente ordinato tra i genitori;

-      
venga annullata l’intimazione
degli ordini di cui ai dispositivi 1-3 della decisione impugnata con
comminatoria dell’art. 292 CPS.

 

                                  F.   Con osservazioni del
16 luglio 2024, CO 2 ha chiesto la reiezione sia della domanda di restituzione
dell’effetto sospensivo sia del reclamo, nonché la conferma della decisione
impugnata.

 

                                  G.   Il 22 luglio 2024
anche l’Autorità di protezione si è opposta alla concessione dell’effetto
sospensivo postulata da RE 1.

 

                                  H.   Nel frattempo, con
decisione del 13 agosto 2024 questa Camera ha respinto la richiesta di
restituzione dell’effetto sospensivo contenuta nel reclamo di RE 1.

 

                                    I.   Con osservazioni
del 5 settembre 2024, l’Autorità di protezione ha chiesto la conferma della
decisione impugnata e la reiezione del reclamo.

 

                                         Con replica e duplica rispettivamente
del 24 e del 28 settembre 2024, RE 1 e CO 2 hanno ribadito le loro rispettive e
antitetiche conclusioni, mentre con uno scritto del 30 settembre 2024
l’Autorità di protezione ha comunicato di rinunciare a presentare una duplica,
limitandosi a riconfermare quanto deciso nella risoluzione impugnata.

 

                                   J.   L’ 8 novembre 2024
l’Autorità di protezione ha emanato una nuova risoluzione a seguito di una “modifica
delle circostanze” (ai sensi dell’art. 313 CC) nel frattempo intervenuta,
tramite la quale ha in particolare:

 

-      
conferito mandato allo psicologo __________
del __________ di __________ dopo aver preso atto dell’impossibilità per la
psicologa __________ di garantire la presa a carico a favore del minore;

-      
revocato il mandato conferito alla
dr.ssa med. __________ del __________ quale pediatra di PI 1;

-      
designato la dr.ssa med. __________,
__________, quale medico pediatra di PI 1, invitandola ad attivare in favore
del minore e in collaborazione con i genitori un percorso di ergoterapia presso
uno studio con sede nel __________;

-      
fatto divieto ad RE 1 di
rivolgersi ad altri medici pediatri senza il coinvolgimento di CO 2 o della
scrivente Autorità di protezione, riservati eventuali interventi medici urgenti
presso i servizi di pronto soccorso ospedalieri;

-      
conferito un mandato valutativo al
dr. med. __________ al fine di definire la sostenibilità
psicologica-psichiatrica di RE 1 di un percorso di mediazione con CO 2.

 

                                         Anche in tale occasione l’Autorità
di primo grado ha reso attente le parti che i primi tre ordini del dispositivo
sono stati impartiti sotto comminatoria dell’art. 292 Codice penale svizzero,
precisando in particolare che “ogni mancato appuntamento senza valida
giustificazione, rispettivamente ogni coinvolgimento di un medico diverso dalla
dr.ssa __________ è passibile di segnalazione al Ministero pubblico”. La
decisione è inoltre stata dichiarata immediatamente esecutiva e le spese
processuali sono state poste a carico di RE 1.

 

                                  K.   Anche contro tale
decisione l’11 dicembre 2024 RE 1 ha interposto reclamo (erroneamente indicato
come “opposizione”) e la procedura è tutt’ora pendente davanti alla
scrivente Camera (__________).

 

                                  L.   Con uno scritto del
12 dicembre 2024 trasmesso all’Autorità di protezione, CO 2 ha esposto la
drammatica situazione relativa ai suoi diritti di visita, rilevando che a causa
dell’influenza negativa di RE 1 egli non vede suo figlio dal mese di luglio
2024. Motivo per cui ha chiesto all’Autorità un “intervento più incisivo”.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

                                   1.   Le decisioni delle
Autorità regionali di protezione concernenti minorenni sono impugnabili
mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella
composizione di un giudice unico (art. 450 CC in relazione agli art. 314 cpv. 1
e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione e la procedura
in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7
LOG). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli
art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla
procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni
connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art.
99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012
concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria,
alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).

 

                                   2.   Prima di entrare nel
merito del reclamo, occorre anzitutto precisare che con la presente decisione
la Camera si chinerà unicamente sugli aspetti che non sono stati modificati
dalla successiva risoluzione dell’8 novembre 2024, emessa a seguito di una
modifica delle circostanze nel frattempo intervenuta. Pertanto, in questa sede
verranno soltanto esaminate la censura relativa alle relazioni personali tra CO
2 e il figlio PI 1 (disp. 1 della decisione impugnata), quella inerente al
documento d’identità del minore (disp. 4) e quella della comminatoria ai sensi
dell’art. 292 CP impartita alla reclamante (disp. 6). Le censure contro gli
altri dispositivi (n. 2, 3 e 5) della decisione del 4 luglio 2024 sono invece
state superate dalla risoluzione dell’8 novembre 2024, ancora al vaglio della
Camera.

 

                                   3.   Nella decisione
impugnata, dopo aver sottolineato come per un sereno sviluppo psicoemotivo di PI
1 sia importante che egli cresca mantenendo relazioni affettive stabili con
entrambe le figure genitoriali in un contesto di vita che le includa
regolarmente e tenuto conto delle modalità ostacolanti da sempre messe in atto
da RE 1 – evidenziate anche dalle perizie agli atti – l’Autorità di protezione
ha deciso di estendere le relazioni personali tra CO 2 e il figlio, riattivando
quindi l’assetto già stabilito dal giudice del divorzio nella sua decisione del
2 ottobre 2020.

 

                               3.1.   Col suo reclamo RE 1
sostiene che la decisione impugnata avrebbe “totalmente stravolto” la
regolamentazione delle relazioni personali tra padre e figlio e l’assetto in
essere ormai consolidato da anni. A suo dire PI 1 si rifiuta da tempo di dormire
dal padre, motivo per cui con quest’ultimo è stato stabilito di comune accordo
un assetto dei diritti di visita che ne esclude il pernottamento. Rimprovera
l’Autorità di protezione di non aver minimamente preso in considerazione la
fragilità di PI 1 il quale, una volta appreso che avrebbe dovuto iniziare a
dormire presso il domicilio paterno, si è agitato a tal punto da dover essere
accompagnato al pronto soccorso. Per la reclamante con la decisione impugnata
l’Autorità di prime cure ha cercato di forzare l’adozione di misure che
sarebbero però solo in linea teorica a protezione del minore dal momento che,
secondo lei, non sarebbero allo stato attuale “neppure lontanamente
concretizzabili” senza il rischio di compromettere – magari anche
irrimediabilmente – lo sviluppo e la stabilità del figlio. Chiede pertanto che
le relazioni personali continuino, perlomeno per il momento, senza
pernottamento, come avvenuto finora.

 

                               3.2.   Da parte sua
l’Autorità di protezione rileva che ciò che essa ha stabilito non è altro che
una riconferma di quanto già deciso in passato e questo alfine di tutelare il
benessere del minore non solo in linea teorica bensì anche, nei fatti, a
medio-lungo termine. Aspetto che, a suo dire, non è mai stato considerato dalla
reclamante, che ha sempre disatteso ogni misura adottata a favore del figlio e
della salute fisica e psichica di quest’ultimo. Al proposito l’Autorità di
prime cure sottolinea come gli atteggiamenti ostacolanti di RE 1 hanno finora
sempre precluso a PI 1 – oltre che d’intraprendere un percorso terapeutico
fondamentale per il disturbo dello spettro autistico di cui egli soffre – di
acquisire maggiore serenità nella relazione col proprio padre.

 

                                         Sostiene infatti che è la
stessa reclamante, col suo comportamento irrispettoso, boicottante e reiterato
nel tempo nei confronti dell’ex marito, delle autorità e soprattutto del
proprio figlio, a non aver considerato i bisogni di quest’ultimo. Tant’è che
dal momento in cui è stata emessa la decisione qui impugnata CO 2 non ha più
potuto incontrare il figlio – verso il quale egli ha sempre dimostrato grande
attenzione e comprensione dei suoi bisogni e delle sue fragilità –, né risulta
che RE 1 abbia mai tentato di tranquillizzare PI 1 alfine di incoraggiare i
diritti di visita paterni. Ricordato infine che l’assetto da essa stabilito non
è altro che quello già deciso dal Pretore del divorzio nel 2020 – cresciuto in
giudicato, quindi esecutivo da anni e mai modificato –, per l’Autorità di
protezione appare del tutto inutile annullare la decisione impugnata, che per
quanto concerne le relazioni personali si distingue da quella pretorile
unicamente per l’ordine da essa impartito con la comminatoria dell’art. 292 CP.

 

                               3.3.   Nelle sue osservazioni
al reclamo anche CO 2 chiede la conferma della decisione impugnata, rilevando
come PI 1 sia influenzato dalla reclamante e dal resto della famiglia materna.
Poiché la sospensione dei pernottamenti era frutto di un accordo preso con RE 1
e non di una decisione dell’Autorità di protezione, CO 2 rileva di aver già
provato nei mesi prima che venisse emessa la decisione impugnata a chiedere al
figlio di dormire presso il suo domicilio. Sostiene che i rifiuti del minore –
a suo dire non molto convinti – ai suoi inviti a pernottare presso di lui non
sono però mai sfociati in una reazione come quella verificatasi a seguito del
nuovo assetto stabilito dall’Autorità di protezione. Osserva come già nella
prima valutazione sulle capacità genitoriali svolta dallo psicologo __________
nel 2019 egli aveva posto l’attenzione sul fatto che la ex moglie avrebbe fatto
tutto il possibile per sabotare la relazione tra lui e figlio, ciò che d’altronde
è emerso in modo chiaro dalle risultanze peritali.

 

                               3.4.   Giusta l'art. 273 cpv.
1 CC i genitori che non sono detentori dell'autorità parentale o della custodia
nonché il figlio minorenne hanno reciprocamente il diritto di conservare le
relazioni personali indicate dalle circostanze. Il diritto alle relazioni
personali è considerato come un diritto della personalità del figlio, e va
definito prioritariamente secondo il bene di quest’ultimo, alla luce delle
circostanze concrete (DTF 131 III 209 consid. 5; DTF 130 III 585; STF
5A_238/2020 del 28 luglio 2020, consid. 3.1). L’interazione di un minorenne con
entrambi i genitori è oggigiorno unanimemente ritenuta un fattore essenziale
per lo sviluppo psichico e per il processo di ricerca d'identità (DTF 130 III
590 consid. 2.2.2 con rif.; STF 5A_618/2017 del 2 febbraio 2018, consid. 4.2).

 

                            3.4.1.   Nella fissazione del
diritto alle relazioni personali (art. 273 cpv. 1 CC) con i genitori non
importa tanto trovare un equilibrio tra gli interessi dei genitori, quanto
disciplinare le relazioni tra questi ultimi e il figlio nell'interesse del
minore. Determinante è sempre il bene del figlio, da valutare secondo le
circostanze, mentre gli interessi dei genitori passano in secondo piano (DTF
130 III 585 consid 2.1; 127 III 295 consid. 4a; 123 III 445 consid. 3b;
sentenza CDP 30 ottobre 2020, inc. 9.2020.55 (Meier/Stettler, Droit de la filiation, 6ͣ ed., n. 965
pag. 616).

                                         Nel caso in cui i genitori
non riescano a mettersi d’accordo in merito allo svolgimento delle relazioni
personali o nel caso in cui vi sia esigenza di tutelare gli interessi del
minore, appartiene all’Autorità di protezione la competenza di fissare durata e
modalità delle relazioni personali (Meier/Stettler,
op. cit., n. 977).

 

                            3.4.2.   In virtù dell’art. 274
cpv. 1 CC padre e madre devono astenersi da tutto ciò che alteri i rapporti del
figlio con l’altro genitore (o intralci il compito dell’educatore). Infatti, il
dovere di lealtà è posto a carico di entrambi i genitori e violazioni gravi di
questo dovere possono condurre l’autorità sia a limitare che a sopprimere il
diritto alle relazioni personali del genitore non affidatario sia a modificare
l’attribuzione dell’autorità parentale dell’altro (Meier/Stettler, op. cit., 5ª ed., n. 774). Il dovere di
lealtà è reciproco: anche il genitore che detiene la custodia dovrà evitare di
influenzare negativamente il figlio e incoraggiare un’attitudine positiva verso
l’altro genitore, non solo in relazione ai diritti di visita, ma in modo
generale (evitando giudizi di valore). Gravi e ripetute violazioni di questi
doveri potrebbero costituire un motivo di modifica dei diritti parentali, anche
nel caso in cui l’autorità parentale fosse divenuta la regola; il genitore
detentore della custodia non presenterebbe infatti più le garanzie minime
richieste in termini di capacità educativa (Meier/Stettler,
op. cit., n. 775).

 

                               3.5.   Nella fattispecie, l’Autorità
di protezione ha correttamente ricordato che l’assetto da essa stabilito con la
propria decisione era in realtà già stato fissato nella pronuncia pretorile del
2 ottobre 2020, mediante la quale il Pretore del Distretto di __________ aveva
previsto i diritti di visita con pernottamento di PI 1 presso il domicilio
paterno. Essa è partita dal presupposto – corretto – che nella misura in cui il
minore possa interagire con nuove figure e affrontare viaggi all’estero non vi
siano motivi per non implementare le relazioni col proprio padre, figura
peraltro da sempre presente e dimostratasi molto rispettosa dei bisogni del
figlio.

 

                                         L’Autorità di protezione
ha d’altronde proceduto al ripristino delle relazioni personali tra padre e
figlio confermando la regolamentazione disposta dal Pretore anche e soprattutto
sulla base dei rapporti rilasciati dai vari esperti chiamati a valutare la
situazione. In particolare sia dal rapporto di ascolto approfondito del minore
rilasciato dallo psicologo __________ il 15 novembre 2021, sia da quello
redatto dalla psicologa __________ il 7 gennaio 2023, così come dalla valutazione
delle capacità genitoriali effettuata il 19 maggio 2023 dallo psicologo __________,
emerge che le difficoltà e il disagio di PI 1 nel pernottare dal padre non sono
da ricondurre al comportamento di quest’ultimo, bensì all’atteggiamento che RE
1 assume nei confronti dell’ex marito e all’influenza negativa che ella
esercita sul figlio verso il padre. Dai vari rapporti – ai cui contenuti, già
riportati nella decisione impugnata, si rinvia espressamente – si evince
infatti che i periti sono unanimi nel ritenere la madre responsabile dell’allontanamento
di PI 1 dal papà. Dimostrazione ne è il fatto che, per medesima ammissione di CO
2 (v. scritto del 12 dicembre 2024 trasmesso all’Autorità di protezione) egli
non vede il figlio dal mese di luglio 2024 e agli atti non risulta che la
reclamante abbia – nemmeno in questa circostanza e nonostante la comminatoria
stabilita con la decisione impugnata – cercato di tranquillizzare il figlio per
promuovere i diritti di visita paterni né incoraggiato la relazione padre-figlio.

 

                               3.6.   D’altronde, l’alta
conflittualità genitoriale emerge con ogni evidenza dagli atti e il disagio del
minore che ne deriva è manifesto e si protrae da troppi anni. Il conflitto di
lealtà di cui egli soffre appare in modo chiaro anche dalla valutazione sulle
capacità genitoriali allestita dallo psicologo __________ il 19 maggio 2023, condivisa
dai colleghi __________ e __________. Da tale referto è emerso che “le
difficoltà di PI 1 nel pernottare dal padre, siano da leggere principalmente
con la manifestazione di un conflitto di lealtà, a sua volta sostenuto e
potenziato dall’atteggiamento educativo e dalle caratteristiche personologiche
materne” (v. rapporto, pag. 12). E proprio allo scopo di sopperire alla
difficoltà relazionale del minore nei confronti del padre l’Autorità di
protezione ha deciso di riconfermare l’assetto precedentemente stabilito dal
giudice del divorzio – peraltro mai messo in discussione dalle parti né
formalmente modificato, quindi a tutt’oggi esecutivo – alfine di garantire al
bambino di poter vedere il padre con maggior frequenza e in modo regolare.

 

                                         Come poi osservato
dall’Autorità di protezione, CO 2 avrebbe effettivamente potuto esigere da anni
che PI 1 pernottasse da lui nella modalità stabilita giudizialmente. Non
essendosi mai imposto di fronte alle reticenze del minore insistendo che
dormisse da lui, egli ha dato dimostrazione del rispetto e della gran considerazione
che nutre nei suoi confronti. Un atteggiamento che ora merita però urgentemente
un ampliamento delle relazioni personali col figlio, al fine di evitare un’incrinatura
del loro rapporto che difficilmente si riuscirebbe – per l’età di PI 1 ma anche
per il disturbo dello spettro autistico di cui soffre – a recuperare nel prosieguo
della sua esistenza. Ogni titubanza a tal riguardo comporterebbe – oltre alla
sanzione prevista dalla comminatoria – ulteriori momenti preziosi persi tra
padre e figlio con conseguenze negative irreparabili.

 

                               3.7.   È quindi fondamentale
che PI 1 riceva regolarmente affetto, sostegno e presenza educativa da parte di
entrambi i genitori. Una relazione bilanciata con ambedue le figure di
riferimento, quindi anche al di fuori del contesto abitudinario in cui il
bambino vive, gli permetterebbe di conoscere meglio e in maniera più spontanea
il genitore, mettendo così da parte eventuali timori o comportamenti
influenzati dalla madre e cercando in tal modo di instaurare un rapporto solido
e duraturo, che non può che giovare al suo sviluppo.

 

                                         D’altronde, prima del mese
di luglio 2024 non è mai emerso alcun atteggiamento ostile verso il padre, con
il quale anzi PI 1 sembra avere sempre avuto una relazione positiva e di
fiducia. Come risulta infatti dal rapporto del 7 gennaio 2023 allestito dalla
psicologa __________, “(…). Rispetto alla difficoltà di PI 1 a vivere e
soprattutto a dormire presso il padre, sembrerebbe che questa difficoltà non
sia legata alla relazione tra papà e bambino in quanto in realtà PI 1 sembra
avere una relazione di fiducia con il padre. (…) Durante quella seduta (NDR:
senza la presenza della madre né della nonna materna, ma solo di CO 2, come da
espressa richiesta della psicologa) il bambino era molto partecipe e sereno
a conferma della relazione positiva di PI 1 con il papà.” Sulla figura
paterna, la psicologa ha inoltre rilevato che “il papà mi è parso un
genitore capace di percepire i bisogni del proprio figlio, anche in questo
difficile frangente, e non è emerso nulla che potesse indicare un eventuale o
potenziale trauma incistatosi nella relazione padre-figlio” (v. rapporto
pag. 2). Insomma, il minore è stato seguito da una rete di sostegno osservante
regolarmente il suo stato psico-emotivo e da nessuna parte risulta che la
presenza del padre e il tempo trascorso con lui possa costituire una minaccia
per il bene del minore. Anzi, non può che giovargli.

 

                               3.8.   Per i suddetti motivi,
per la tutela degli interessi attuali del minore, segnatamente la salvaguardia
del rapporto padre-figlio, i diritti di visita sono immediatamente da ripristinare
e da esercitare effettivamente nei termini stabiliti mediante la decisione impugnata,
che va quindi confermata. Va al proposito osservato che, anche in assenza della
decisione pretorile cui l’Autorità di protezione rinvia, l’assetto da essa
fissato sarebbe stato comunque ritenuto adeguato da questa Camera, considerata
l’urgenza del recupero dei rapporti tra CO 2 e il figlio. Ne discende che, su
questo punto il reclamo va respinto.

 

                                   4.   È pure a giusta
ragione che l’Autorità di protezione ha impartito l’ordine relativo ai diritti
di visita con la comminatoria dell’art. 292 CP (disp. n. 6 della decisione
impugnata), quale risposta alla mancata collaborazione di RE 1, sostenendo che
con i suoi atteggiamenti boicottanti, reiterati nel tempo e irrispettosi di
qualsiasi decisione ha ripetutamente disatteso le misure di protezione adottate
a tutela del benessere del figlio intralciandone di riflesso il suo sano e
armonioso sviluppo, nonché il suo benessere psico-fisico. Al proposito giova
osservare che le critiche rivolte dalla reclamante nei confronti dell’Autorità
di prime cure secondo cui “la lunga serie di comminatorie penali” non
considererebbe “la situazione di fatto venutasi a creare e il bene del
minore coinvolto” (v. replica, p. 1) non possono essere condivise da questa
Camera. Non sono oggettivamente fondati i timori relativi ai maggiori rischi (di
scombussolamento della propria routine e di ulteriori stati d’ansia) a cui
sarebbe esposto il figlio trascorrendo più tempo col padre. A prescindere dalle
varie risultanze peritali già accennate (sopra, consid. 3.6 e 3.7) non è di
certo un singolo episodio relativo al malore del bambino (con accompagnamento pronto
soccorso) a determinare l’inadeguatezza della misura adottata dall’Autorità di
protezione. Né d’altronde RE 1 dimostra quale maggior pericolo o disagio
concreto potrebbe subire PI 1 nel trascorrere più tempo – oltre alle notti –
col proprio padre. Contrariamente a quanto essa pretende, la decisione
impugnata merita conferma anche per quanto riguarda la comminatoria ai sensi
dell’art. 292 CP.

 

                                         Abbondanzialmente si
rileva che la reclamante dovrà prendere seriamente in considerazione le
conseguenze penali delle sue azioni se non dovesse attenersi agli ordini
impartiti e non abbandonasse l’atteggiamento ostruzionistico messo in atto.

 

                                   5.   L’Autorità di
protezione ha infine respinto la richiesta di RE 1 di disporre del passaporto svizzero
del figlio attualmente in possesso di CO 2, autorizzando invece in generale – considerati
i preavvisi medici – i viaggi del minore all’estero. Al proposito essa ha
richiamato da una parte la comunicazione del 5 dicembre 2023 con cui aveva
informato la patrocinatrice della reclamante che non sussistevano
controindicazioni da parte sua al rilascio del passaporto __________ di PI 1 –
la cui procedura andava però da lei avviata personalmente presso il Consolato __________
– e dall’altra la sentenza di divorzio, da cui risulta che ciascun genitore
autorizzava l’altro a richiedere i reciproci documenti di legittimazione (ossia
quello svizzero da parte di CO 2 e quello __________ e/o __________ da parte
della reclamante) per il figlio. L’Autorità di prime cure è giunta a tale
conclusione – prediligendo quindi l’emissione di un secondo documento
d’identità anziché la messa a disposizione del passaporto svizzero in possesso
del padre – vista l’attitudine ostacolante della reclamante da sempre messa in
atto nei confronti dell’ex marito e al fine di evitare un nuovo “fronte di
conflitto” tra le parti che avrebbe potuto esporre il minore a nuove e
ulteriori difficoltà.

 

                               5.1.   Col reclamo RE 1
lamenta di non aver potuto ottenere il passaporto __________ né sulla scorta di
un “semplice scritto dell’ARP __________” né in base a quanto stabilito
nella sentenza di divorzio. Ritiene che senza la sottoscrizione di tutta una
serie di documentazione già da tempo fornita a CO 2 e all’Autorità di prime
cure nessun documento le sarà mai rilasciato. Non si capacita del motivo per
cui non possa essere temporaneamente imposto a CO 2 di consegnare il documento
d’identità del figlio in suo possesso e critica la motivazione fornita
dall’Autorità di protezione per respingere la sua richiesta, rimproverandola ancora
una volta di non aver minimamente considerato il bene del minore in occasione
dell’adozione dei propri provvedimenti ma di voler punire lei senza comprendere
le ragioni del suo agire.

 

                               5.2.   Al proposito, nelle
sue osservazioni CO 2 precisa che RE 1 ha a disposizione la carta d’identità di
PI 1 e che ella ha avuto tutto il tempo per ottenere il passaporto __________.
Afferma di non aver ricevuto alcuna richiesta nel 2024 di firmare la
documentazione relativa al documento citato, sostenendo che quanto asserito da
controparte nel suo reclamo si riferisce a una comunicazione intercorsa nel
2023 per la quale la ex moglie ha poi richiesto l’intervento dell’Autorità di
protezione.

 

                               5.3.   Orbene, nella misura
in cui la richiesta di poter disporre del passaporto svizzero di __________ in
possesso del padre risale al mese di aprile 2024 e la stessa era stata
presentata in concomitanza con la domanda (accolta dall’Autorità di prime cure)
di autorizzazione per un viaggio del minore all’estero previsto per lo scorso
mese di luglio 2024, la questione potrebbe essere nel frattempo divenuta priva
d’oggetto. Nondimeno, qualora la pretesa fosse ancora attuale, questa Camera
ritiene (anche pro futuro), che quanto deciso in prima sede non può ch’essere
confermato già solo per il fatto che – come osservato dall’Autorità di
protezione – RE 1 si è limitata a richiedere il documento di controparte senza minimamente
comprovare né rendere verosimile l’asserita difficoltà nell’ottenimento del
passaporto straniero di sua spettanza, rimasta allo stadio del puro parlato.

 

                                         Non è d’altronde
nemmeno dato di sapere se nel frattempo RE 1 abbia ottenuto il passaporto __________
(o __________) per il figlio o se abbia rinunciato a richiederlo. Ad ogni buon
conto, la reclamante era stata edotta dall’Autorità di protezione in merito
alla procedura da seguire in caso di mancata collaborazione da parte di CO 2:
il suo mancato agire non le conferisce ad ogni modo il diritto di disporre del
documento in possesso di quest’ultimo. È quindi malvenuta a lamentare una
mancata considerazione del bene del figlio da parte dell’Autorità di prime cure
dolendosi di un accanimento della stessa nei suoi confronti. La reiezione di
tale ultima censura determina pertanto la sorte del reclamo.

 

                                   6.   In definitiva, non
risultando che il bene del minore sia minacciato dall’ampliamento dei diritti
di visita con il padre e per la tutela degli interessi attuali del piccolo PI 1,
segnatamente la salvaguardia del rapporto padre-figlio, l’assetto stabilito
dall’Autorità di protezione appare proporzionato e va pertanto confermato –
così come l’intimazione di esecuzione sotto la comminatoria prevista dall’art.
292 CP – mentre il reclamo è di conseguenza respinto. Per i motivi suesposti
(consid. 5.3.) è pure respinta la richiesta di RE 1 di ottenere temporaneamente
il documento d’identità svizzero del figlio in possesso di CO 2.

                                   7.   Da ultimo e a titolo
abbondanziale, si rileva che ad oggi ciò che di sicuro nuoce al minore è la sua
continua esposizione alla conflittualità tra la madre e il padre, a cui viene
pertanto ricordato, nell’interesse del bene del PI 1, il loro dovere di
astenersi da tutto ciò che alteri i rapporti del figlio con l’altro genitore,
mettendo da parte le rispettive riserve di uno nei confronti dell’altro.

 

                                         Il persistere di
atteggiamenti ostili a danno del minore imporrà all’Autorità di protezione di
esaminare l’esistenza delle condizioni per una modifica dei diritti parentali,
le capacità educative del genitore detentore della custodia dovendo essere
attentamente rivalutate (cfr. consid. 3.4.2. e considerazioni espresse al punto
5 pag. 9 della decisione impugnata).

 

                                   8.   Le spese della
presente decisione seguono la soccombenza (art. 47 e 49 LPAmm) e vanno quindi
poste a carico della reclamante. Non si giustifica invece di assegnare
ripetibili a CO 2, che ha presentato i suoi memoriali senza l’assistenza di un
legale.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il
reclamo, nella misura in cui è ricevibile, è respinto.

 

                                   2.   Gli
oneri del reclamo consistenti in:

                                         a)  tassa di
giustizia    fr. 450.–

                                         b)  spese                       fr.
150.–

                                                                                fr.
600.–

 

                                         sono
posti a carico di RE 1. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

                                          - 

                                         -

 

 

Il
presidente                                                         La
cancelliera

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72
segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è
ammissibile solo se il valore litigioso
ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge
tale importo, il ricorso in materia
civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di
importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è
disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.