# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0ed9039a-08ae-5a48-ac57-8a65418d7d7c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.11.2006 35.2006.55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2006-55_2006-11-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2006.55

   

  mm/DC/sc

  	
  Lugano

  23 novembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 agosto 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24 maggio
  2006 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 29
novembre 2003, RI 1 - a quel momento al beneficio delle indennità giornaliere
di disoccupazione e assicurato contro gli infortuni presso l’CO 1 – è rimasto
vittima di un incidente della circolazione stradale, avvenuto sull’autostrada
A2, in prossimità dell’uscita di __________, con coinvolgimento del rachide
cervicale.

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto
regolarmente le prestazioni di legge. 

                                         L’assicurato
ha ritrovato una piena capacità lavorativa a far tempo dal 22 dicembre 2003, la
cura medica è stata dichiarata chiusa il 18 dicembre 2003 (doc. 3).

                               1.2.   Il 27
gennaio 2006, all’assicuratore LAINF è stata annunciata una ricaduta
dell’evento infortunistico del 29 novembre 2003, determinata dall’apparizione
di dolori cefalici con irradiazioni alle spalle e braccia bilateralmente.

                                         Un esame
di RMN, effettuato il 24 gennaio 2006, aveva evidenziato una patologia discale (bulging
diffuso con ernia) a livello di C6-C7 (cfr. doc. 7 e 9).

 

                               1.3.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l’CO 1, con decisione formale del
20 febbraio 2006, ha negato la propria responsabilità relativamente ai disturbi
oggetto dell’annuncio di ricaduta, facendo difetto una relazione di causalità
naturale con l’infortunio assicurato (doc. 15). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 17 e
18), l’Istituto assicuratore, in data 24 maggio 2006, ha confermato il
contenuto della sua prima decisione (doc. 23).

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 24 agosto 2006, RI 1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1,
ha chiesto che l’CO 1 venga condannato a riconoscergli ulteriori prestazioni
assicurative per i postumi dell’infortunio del 29 novembre 2003, argomentando
in particolare:

 

" 
(...).

 

10. Il
documento redatto dal dr. med. __________, pertanto, appare contradditorio, si
fonda su elementi errati, non tiene conto delle censure espresse dal paziente e
non è stato redatto in piena conoscenza dell'incarto.

Già per questa
ragione la decisione su opposizione resa dalla SUVA deve essere annullata,
fondandosi la medesima unicamente sul documento di cui si è detto.

 

11. Va
in ogni caso sottolineato come, contrariamente a quanto afferma la SUVA, il
nesso causale tra l'infortunio del 2003 e i disturbi (ricaduta) del 2006 debba
essere ammesso.

      Scrive a tale proposito il dr. med. Michele
Bonato:

      " Dall'esame
della cartella clinica, nonché dai referti delle radiografie e della risonanza
magnetica, costato come in un periodo di tempo breve (2 anni) la situazione
si presenti così diversa da farmi ritenere che il trauma subito nel novembre
2003 abbia innescato i processi degenerativi evidenziati dagli esami sopra
citati" (cfr. doc. L, sottolineature della scrivente).

      " Le
segnalo di non condividere affatto le affermazioni poste dalla SUVA a
fondamento della decisione" aggiungendo poi che "il quadro
clinico del 2006 non corrisponde affatto a quanto costatato nel 2003.
Conosco e seguo il paziente da anni: mai prima di allora aveva lamentato dolori
cervicali come presentati nel 2006. Sono invece dell'opinione che i processi
degenerativi riscontrati nel 2006 trovino la loro origine nell'infortunio del
2003" (cfr. doc. M, sottolineature della scrivente).

 

Di fronte alle
considerazioni del medico curante appare assai superficiale liquidare la
questione limitandosi ad osservare che nessuno abbia utilizzato il termine
"post-traumatico" oppure "reattivo" che,
invero, non fornisce alcuna informazione circa il tipo di affezione oppure la
sua gravità ma si limita a fornire informazioni circa l'origine (verosimilmente
riferita dal paziente): tale denominazione nulla apporta alla descrizione
dell'affezione.

Sintomatico risulta
inoltre essere il fatto che la SUVA scriva "il lasso di tempo trascorso
(due anni dall'infortunio) gioca un ruolo importante, dal profilo
medico-scientifico, per quanto riguarda la causalità" ma non dica in
che modo lo farebbe. In effetti ciò appare controverso: secondo il dr. med.
Bonato il periodo trascorso tra l'infortunio e la scoperta della patologia va
qualificato come "un periodo di tempo breve", mentre il dr.
Capeder non si può esprimere a tal proposito poiché ritiene, erroneamente, che
le alterazioni sarebbero stato preesistenti il giorno dell'incidente della
circolazione.

Di fronte ad una
simile incongruenza l'assicuratore si è limitato a riprendere quanto esposto
dal suo medico di fiducia.

A mente del medico
curante del ricorrente, l'unico in grado di esprimersi poiché l'unico che ha
visto le lastre effettuate il 1. dicembre del 2003, il trauma avrebbe innescato
i processi degenerativi, che altrimenti non si sarebbero verificati. Detto in
altre parole, l'infortunio è la causa della patologia lamentata all'inizio di
quest'anno dal ricorrente, ne è la conditio sine qua non: se non vi fosse stato
l'infortunio il paziente non sarebbe affetto, oggi, dalla patologia descritta
dal medico curante e dal medico che ha eseguito la risonanza magnetica.

Come ben rileva
l'assicuratore "per cause nel senso del nesso causale naturale si
intendono tutte le circostanze senza la cui presenza l'effetto verificatosi va
considerato come non intervenuto o come intervenuto non nello stesso modo
rispettivamente non nello stesso tempo". Gli unici atti medici fedefacenti
versati agli atti sono i certificati medici redatti il 23 marzo,
rispettivamente il 21 agosto 2006 dal dr. med. Bonato, che provano come il
nesso causale naturale tra l'infortunio e gli attuali problemi di salute
lamentati dal ricorrente sia dato secondo il criterio della probabilità
preponderante vigente in materia di assicurazioni sociali.

 

12. Come
detto, secondo costante giurisprudenza un evento è da considerare causa
adeguata di un terminato effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e
la comune esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare un
effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (cfr. DTF 129 V 181;
125 V 461 e giurisprudenza ivi citata).

L'opinione del dr.
med. Michele Bonato è quella che l'infortunio del 2003 abbia avviato i processi
che hanno portato alla situazione riscontrata dalle lastre e dalla risonanza
magnetica del 2006. Detto in altre parole, la problematica a livello discale
C2/3 e C6/7 non si sarebbe presentata, e senza ombra di dubbio non si sarebbe
manifestata così come attualmente presente in un paziente trentacinquenne che
mai prima dell'incidente aveva sofferto di dolori o problemi alle cervicali
senza l'infortunio avvenuto il 29 novembre 2003.

Nel caso specifico,
e contrariamente all'opinione del dr. med. Capeder, il nesso causale tra
l'infortunio e il danno alla salute deve essere ammesso, soprattutto alla luce
della giurisprudenza del Tribunale federale circa i danni alla salute derivati
da un trauma d'accelerazione alla colonna cervicale, il cosiddetto "colpo
di frusta". Si citi a titolo di esempio la DTF 117 V 359, nella
quale l'Alta Corte ha enumerato i disturbi classici da ricondurre ad un simile
avvenimento, tra i quali si annoverano anche quelli lamentati dall'opponente,
precisando a quali condizioni è data l'esistenza di un nesso di causalità
naturale ed adeguata in caso di infortunio del tipo "colpo di frusta"
alla colonna cervicale anche senza prova di deficit funzionale organico." 

                                         (I)

 

                               1.5.   L’INSAI, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione del gravame con argomenti di cui
si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (III).

 

                               1.6.   In data 28
settembre 2006, il ricorrente ha ribadito la necessità che questa Corte ordini
una perizia medica specialistica (V).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio
2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H
212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10
ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
della lite è la questione di sapere se l’INSAI era legittimato a negare le
proprie prestazioni in relazione ai disturbi lamentati dall’assicurato a
decorrere dal mese di gennaio 2006 oppure no.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio (cfr. DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione
dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare
(cfr. art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         Se, al
momento dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro
canto, nella misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione
importante e durevole all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad
un'indennità per menomazione all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

 

                               2.4.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione
e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188
consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di
regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406 consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con
l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza,
l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se
l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla
salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda
il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

                                         Questi
concetti sono stati ribaditi dal TFA in una sentenza del 12 gennaio 2006 nella
causa D., U 187/04.

 

                               2.5.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181
consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e
382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht
[SBVR], n. 39).

                               2.6.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute
o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e
A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001 nella causa H., U 122/00).

 

                               2.7.   Dalle tavole
processuali emerge che l’assicuratore infortuni convenuto ha preso la decisione
di negare all’assicurato il diritto a prestazioni in relazione ai disturbi
annunciatigli nel corso del mese di gennaio 2006, basandosi sulla valutazione enunciata
dal proprio medico di circondario, dott. J. Capeder, spec. FMH in chirurgia, in
data 16 febbraio 2006:

 

" 
L'assicurato a bordo della sua auto
(29.11.2003), mentre era in fase di frenare (per evitare una collisione davanti
a lui), è stato tamponato a tergo da parte di un'altra vettura, per cui
successivamente è stato esaminato dal curante (dott. Bonato).

Ne risulta un'incapacità lavorativa complessiva
dell'ordine di 3 settimane.

Sono state eseguite delle radiografie iniziali,
ma la Suva non ha mai ricevuto una documentazione iconografica.

 

Il 17.1.2006, l'assicurato consulta il curante
per dolori cefalici con irradiazione alle spalle e braccia bilateralmente con
leggera prevalenza a destra.

Le radiografie del 17.1.2006 evidenziano una
rettilineazione regolare di tutti i metameri cervicali, note d'iniziale
uncartrosi nonché un sensibile restringimento omogeneo con iniziale osteofitosi
ventrale a livello C6/C7.

 

L'esame di risonanza magnetica del 24.1.2006
rivela una disidratazione discale plurisegmentale della colonna cervicale,
segnatamente in proiezione C6/C7, ma pure C2/C3.

A questa altezza sono riconoscibili pure dei
segni d'iniziale osteofitosi.

Le sezioni assiali evidenziano a livello C2/C3,
ma pure C6/C7 una protrusione discale medio laterale destra con moderato
restringimento del forame di coniugazione C3, risp. C7, un'abortiva protrusione
mediana a livello C4/C5 e C5/C6.

Inoltre è presente un lieve restringimento
piuttosto osseo che discale a livello foraminale C6/C7 a sinistra.

L'insieme di questi referti patologici, sia in
base alla loro natura sia topografia, sono da considerare di origine
esclusivamente degenerativo-morbosi, per cui depone anche il fattore temporale
(alterazioni risalenti oltre a novembre 2003), a parte la mancanza di ogni
indizio per un'alterazione ossea/disco-legamentare traumatica.

 

In sintesi, in base a tutta la documentazione
medica in nostro possesso non è possibile stabilire alcun nesso causale
diretto fra i disturbi attualmente accusati dal signor Capoferri e l'infortunio
del novembre 2003." 

                                         (doc. 14)

 

                                         Nell’ambito
della procedura di opposizione, Ivan Capoferri ha prodotto una certificazione,
datata 23 marzo 2006, del proprio curante, dott. M. Bonato, medico generalista,
secondo il quale, siccome le radiografie convenzionali della colonna cervicale
eseguite immediatamente dopo l’infortunio avevano evidenziato una situazione di
normalità e, d’altra parte, la RMN del 24 gennaio 2006 ha invece mostrato la
presenza di alterazioni degenerative a più livelli, al trauma andrebbe
riconosciuto un ruolo scatenante in relazione ai processi degenerativi appena
citati:

 

" 
Il signor Capoferri, in seguito all'infortunio
del 29.11.2003, si è presentato nel mio studio per una valutazione medica. In
tale occasione ho eseguito delle radiografie della colonna cervicale che
mostravano una situazione di normalità sia nell'assenza di fratture, sia
nell'assenza di segni degenerativi. Tali radiografie sono state trasmesse alla
SUVA affinché la stessa potesse visionarle, come di consuetudine, e versare
l'onorario al sottoscritto. Si veda a tal proposito anche la denuncia di
infortunio da me redatta in data 21.12.2003.

 

In seguito il paziente ha lamentato in diverse
occasioni delle cefalee residue, che spesso accompagnano tali tipi di incidente
da tamponamento definite come "colpi di frusta" alla colonna cervicale,
che furono trattate con antireumatici.

 

In data 17.1.2006 il paziente mi ha consultato
lamentando dolori cefalici con irradiazioni alle spalle e braccia
bilateralmente con leggera prevalenza a destra. Una radiografia della colonna cervicale
eseguita lo stesso giorno evidenziava una sospetta problematica di tipo discale
a livello C2/3 e C6/7 di tipo degenerativo. Una risonanza magnetica eseguita il
24.1.2006, presso la Clinica Moncucco mostrava una patologia discale C6/7 di
tipo degenerativo compatibile con la clinica rilevata dal paziente.

 

Dall'esame della cartella clinica, nonché dai
referti delle radiografie e della risonanza magnetica, costato come in un
periodo di tempo breve (2 anni) la situazione si presenti così diversa da farmi
ritenere che il trauma subito nel novembre 2003 abbia innescato i processi
degenerativi evidenziati dagli esami sopra citati. 

 

Conoscendo bene il paziente e la sua storia
clinica antecedente e seguente al trauma non posso di dichiararmi di parere
contrario a quanto affermato dal collega Capeder nella sua valutazione (vedi)
del 16.2.2006 nella quale afferma che "... l'insieme di questi referti
... sono da considerare di origine esclusivamente degenerativo-morbosa per cui
depone anche il fattore temporale (alterazioni a oltre novembre 2003) ..."."

                                         (doc. 18)

 

                                         Le
considerazioni espresse dal dott. Bonato sono state criticamente commentate dal
medico di fiducia dell’INSAI nei termini seguenti:

 

" 
Il rapporto del dott. Michele Bonato
(generalista e curante del signor Capoferri), da un profilo medico non è solo
non concludente, ma pure contradditorio: da un lato il medico non mette in
discussione tutte le patologie rilevate con l'indagine di risonanza magnetica
del 24.1.2006, segnatamente la natura degenerativa della patologia discale
(plurisegmentale).

In più ammette che entro un periodo di 2 anni, la
situazione si presenta diversa rispetto al 2003.

Inoltre giudica il periodo di oltre 2 anni di
"tempo breve"!

Infine conclude che le alterazioni degenerative
siano innescate dall'infortunio del 2003.

Questa conclusione invece non viene
motivata da un profilo medico-scientifico.

Anzi il dott. Bonato ammette che inizialmente non
ci siano state delle fratture e non ha potuto rilevare nemmeno altre lesioni
organiche.

Se ci fosse l'infortunio del 2003 all'origine
delle patologie, allora si tratterebbe delle alterazioni reattive e non
semplicemente degenerative.

Pure tutti gli altri specialisti (radiologi
inclusi), parlano di alterazioni prettamente degenerative, altrimenti avrebbero
utilizzato il termine post-traumatico o il termine reattivo.

Tanto meno il dott. Bonato riesce a spiegare la
manifestazione pluri-segmentaria dell'affezione.

Sintomatico è che il quadro clinico del 2006 non
corrisponde per niente a quanto constatato nel caso iniziale del 2003.

Il lungo periodo di 2 anni, da un profilo medico-scientifico
gioca anche un ruolo importante, per quanto riguarda la causalità, purtroppo
non considerato del tutto nell'argomentazione da parte dell'avvocatessa
Francesca Nicora.

In sintesi, anche la nuova documentazione
presentata dopo il febbraio 2006, non presenta dei nuovi fattori medici, atti a
modificare il contenuto della decisione del 20.2.2006." 

                                         (doc. 21)

 

                                         Unitamente
all’impugnativa, il ricorrente ha prodotto un nuovo rapporto del suo medico
curante, il quale si é in sostanza riconfermato nel proprio apprezzamento della
fattispecie:

 

" 
Ho letto la decisione SUVA su opposizione del
24.5.2006; a complemento di quanto già indicato sul certificato medico del
23.3.2006 le segnalo di non condividere affatto le affermazioni poste dalla
SUVA a fondamento della decisione, in particolare al punto: "le
affezioni in luce sulle lastre sono, ..., da considerare di origine
esclusivamente degenerativo-morbosa. A sostegno di tale tesi depone anche il
fattore temporale (alterazioni preesistenti la data dell'infortunio) come la
mancanza di indizi per lesioni traumatiche".

Come già indicato sul citato certificato del
marzo scorso, non condivido tale tesi:

    ●   non
corrisponde al vero che le alterazioni sarebbero preesistenti alla data
d'infortunio: le radiografie della colonna cervicale da me eseguite il
1.12.2003 mostravano una situazione di normalità (senza fratture e senza
patologie degenerative). Nella mia cartella clinica, poiché tali lastre sono
introvabili, la mia annotazione a commento della visione delle lastre è: senza
particolarità, assenza di fratture, assenza di patologia.

    ●   il
quadro clinico del 2006 non corrisponde affatto a quanto costatato nel 2003.

                                                                      Conosco
e seguo il paziente da anni; mai prima di allora aveva lamentato dolori
cervicali come presentati nel 2006. Sono invece dell'opinione che i processi
degenerativi riscontrati nel 2006 trovino la loro origine nell'infortunio del
2003." 

                                         (doc. M)

 

                               2.8.   Secondo la
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare
oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, ed
a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio
corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero
contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza
valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si
fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del
resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su
esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona
esaminata, che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia
chiaro nella presentazione del contesto medico e che le conclusioni
dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311
consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         Agli atti
figurano, da un canto, le certificazioni del dott. M. Bonato (doc. 18 e M),
medico curante dell’assicurato e, d'altro canto, i rapporti del dott. __________,
medico di circondario dell’CO 1. 

                                         Di
principio, le loro certificazioni possono essere prese in considerazione
nell'ambito di una valutazione globale delle prove. In effetti, come visto,
secondo la giurisprudenza federale, per decidere a proposito del valore
probante di un mezzo di prova, determinante è il suo contenuto,
piuttosto che la sua provenienza.

 

                                         Tutto ben
considerato, questa Corte ritiene che la valutazione espressa dal dott. __________
(cfr. doc. 14 e 21), specialista in chirurgia, con alle spalle un'ampia esperienza
professionale nel campo della medicina infortunistica, secondo la quale i disturbi
cervico-cefali e brachiali accusati dall’insorgente a contare dal mese di
gennaio 2006 non possono essere imputati al sinistro del 29 novembre 2003,
risulta essere più convincente rispetto a quella sostenuta dal sanitario
consultato da RI 1.

 

                                         In
proposito, occorre tener conto che, per costante giurisprudenza, in un
procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V
209; STFA dell'8 luglio 2003 nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.).

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Inoltre,
l'Alta Corte ha precisato che i pareri redatti dai medici dell’CO 1
hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente
in base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr.
STFA del 10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996 nella
causa A., U 49/95).

 

                               2.9.   Chiamato ora a pronunciarsi,
il TCA osserva innanzitutto che, nel caso di specie, non è
applicabile la giurisprudenza federale elaborata in materia di trauma
d'accelerazione al rachide cervicale (o di trauma equivalente) poiché, se è
vero che RI 1 può avere riportato una distorsione alla colonna cervicale in
occasione del tamponamento del 29 novembre 2003 (del resto, l'assicurato ha
subito un trauma che corrisponde allo svolgimento classico di un infortunio del
tipo "colpo di frusta", ossia un tamponamento da tergo - cfr., ad
esempio, STFA del 14 ottobre 2002 nella causa M., U 83/02, consid. 3.1,
nonché E. Murer, Distorsionstrauma-HWS ohne sichtbare Folgen: konstruktive Ansätze
statt Schleuderkurs, in SVG-Tagung 2002, Friborgo 2002, p. 2), è altrettanto vero che, né a ridosso dell’infortunio né,
tantomeno, successivamente, egli ha presentato, in forma cumulativa, i tipici disturbi
ricollegabili ai traumi da “colpo di frusta” (diffusi mal di testa, vomito,
vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile
stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione,
cambiamento della personalità, ecc.; cfr., in proposito, STFA del 12
ottobre 2005 nella causa C., U 37/05, del 23 novembre 2004
nella causa B., U 109/04 e del 4 marzo 2004 nella causa P., U 204/03,
consid. 2.3), di modo che determinanti sono le regole ordinarie sulla causalità
e, in questo contesto, l’oggettivazione di un danno strutturale di
eziologia traumatica.

 

                                         In secondo luogo, questo
Tribunale constata che RI 1 è portatore di un’ernia a livello del disco
intervertebrale C6-C7, con probabile sofferenza della radice di C7 (cfr. il
referto della RMN del 24 gennaio 2006 - doc. 8).

                                         In proposito, il dott. __________
ha affermato che la patologia discale appena menzionata correla con la sintomatologia
risentita dal suo paziente (cfr. allegato al doc. 18: “Una risonanza magnetica
eseguita il 24.1.2006 presso la Clinica __________ mostrava una patologia
discale C6/7 di tipo degenerativo compatibile con la clinica rilevata dal
paziente.” – il corsivo è del redattore). 

 

                                         Il TFA ha
già avuto modo, in più di un'occasione, di esprimersi in merito all'eziologia
delle ernie discali e, specificatamente, di quelle cervicali.

 

                                         Va rammentato
che, secondo la giurisprudenza dell’Alta Corte, la maggior parte delle ernie
discali ha una causa degenerativa e che un infortunio può solo eccezionalmente
essere all'origine di una tale patologia (cfr. STFA del 25 ottobre 2006 nella
causa L., U 194/05; RAMI 2000 U 378, p. 190, U 379, p. 192).

 

                                         In una
sentenza del 4 giugno 1999 nella causa S., U 193/98 (cfr., pure, la STFA del 5
settembre 2001 nella causa C., U 94/01, consid. 2c), riguardante un assicurato,
vittima di una caduta, affetto da un'ernia discale C6-C7, il TFA ha
esplicitamente fatto propria l'opinione manifestata dalla dottrina medica
dominante in materia di ernie discali cervicali.

                                         Quest'ultima
subordina il riconoscimento della causalità tra un evento traumatico e
l'apparizione dei sintomi dolorosi di un'ernia discale (e cioè di un’ernia
discale causata dall’infortunio), ai quattro seguenti criteri cumulativi:
il trauma dev'essere stato causato da un infortunio, il cui meccanismo è
suscettibile di avere provocato la protrusione del disco; i dolori devono
apparire immediatamente dopo il trauma e avere un tipico carattere radicolare
(cervico-brachialgie); il paziente non deve, inoltre, aver già presentato tale
sintomatologia e il frammento interessato deve apparire intatto sulle lastre
eseguite anteriormente, poiché la più parte delle ernie cervicali rimangono a
lungo asintomatiche (cfr. J. Krämer, Bandscheibenbedingte Erkrankungen, 3a ed.,
1994, p. 354ss.).

 

                                         Nella
sentenza del 25 ottobre 2006 nella causa L., già menzionata in precedenza, il
TFA ha in proposito ribadito che:

 

" 
 (…).

3.3.2 Richiamando
la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni, la Corte
cantonale ha ricordato che solo eccezionalmente un infortunio può costituire la
causa di un'ernia discale, quest'ultima inserendosi praticamente sempre in un
contesto di alterazione dei dischi intervertebrali di origine degenerativa
(RAMI 2000 no. U 378 pag. 190). Essa ha quindi correttamente esposto che
un'ernia discale può essere considerata di natura traumatica unicamente se -
cumulativamente - l'evento infortunistico era di particolare gravità, se era di
per sè idoneo a danneggiare il disco e se i sintomi dell'ernia discale
(sindrome vertebrale o radicolare), così come la relativa incapacità lavorativa,
sono insorti immediatamente (RAMI 2000 no. U 378 pag. 190 e no. U 379 pag.
192).

 

3.3.3 Ora,
giustamente i primi giudici, che peraltro, ai fini della loro pronuncia, si
sono pure fondati sulle conclusioni di una perizia resa in altra vertenza dal
prof. Seiler, direttore della Clinica di neurochirurgia dell'Ospedale
universitario di Berna, secondo il quale in caso di lesione traumatica del
disco intervertebrale la capacità di deambulazione e di mantenere la posizione
eretta viene immediatamente soppressa, hanno rilevato come già solo il fattore
temporale dell'insorgenza immediata della sintomatologia vertebrale o
radicolare farebbe difetto nel caso di specie. Infatti, nè da verbale di pronto
soccorso del 28 gennaio 2003, nè dal certificato rilasciato tre giorni dopo dal
dott. X, nè tantomeno dal rapporto 3 febbraio 2003 dell'Azienda ospedaliera di
Y risulta il benché minimo accenno a disturbi nella regione lombare."

 

                                         I criteri
appena esposti valgono di principio anche in caso di peggioramento duraturo
(direzionale) di uno stato morboso preesistente (cfr. STFA del 3 marzo 2005
nella causa W., U 218/04, consid. 6.1). 

                                         In
particolare, è necessario che vi siano, citiamo: "… attendibili reperti
radioscopici suscettibili di fare ritenere un aggravamento significativo e
duraturo dell'affezione degenerativa preesistente alla colonna vertebrale (RAMI
2000 No. U 363, pag. 46, cfr. pure sentenza inedita del 4 giugno 1999 in re S.,
U 193/98, consid. 3c)." (STFA del 28 ottobre 2006 nella causa L., già
citata).

 

                                         Qualora
un’ernia del disco preesistente sia stata solo resa manifesta dall’infortunio, i
disturbi scatenati in tal modo devono apparire entro un breve lasso di
tempo, affinché possano essere ancora considerati conseguenza naturale
dell’evento in questione. 

                                         Nella più
volte evocata pronunzia del 25 ottobre 2006 nella causa L., il TFA si è al
proposito così espresso:

 

" 
3.3.4 Quanto poi
alla possibilità che l'infortunio del 28 gennaio 2003 possa, se non proprio
avere provocato, quantomeno avere reso mani­festa l'ernia discale, con
conseguente obbligo di assunzione, a carico dell'assicuratore infortuni, della
sindrome dolorosa legata all'incidente (RAMI 2000 no. U 378 pag. 191; cfr. pure
sentenza del 14 marzo 2000 in re P., U 266/99, consid. 2), tale ipotesi non
trova riscontro sufficien­te nelle tavole processuali. La precedente istanza ha
giustamente osservato che affinché si possa ammettere che l'infortunio abbia
reso manifesta un'ernia discale preesistente, i disturbi così scatenati devo­no
essere insorti entro un breve
lasso di tempo, la giurisprudenza tol­lerando a tal riguardo un periodo di latenza massimo di 8-10 giorni
dall'infortunio (sentenza del 3 marzo 2005 in re W., U 218/04, con­sid. 6.1).
Ora, il primo (in ordine di tempo) accenno alla presenza di siffatti disturbi
è, quantomeno indirettamente, desumibile dalla prenotazione, avvenuta il 17
febbraio 2003, dell'esame radiologico lombo­sacrale poi messo in atto il 6
marzo 2003. In tali condizioni, considerato il periodo di latenza di circa tre settimane, la Corte cantonale
poteva effettivamente ritenere non avere l'infortunio del 28 gennaio 2003
neppure scatenato l'ernia discale di cui è affetto L.”

 

                                         Occorre
precisare che, secondo la giurisprudenza, la durata tollerata della latenza
varia a seconda del segmento interessato dall’ernia del disco (rachide lombare/toracale
oppure cervicale):

 

" 
Wird eine vorbestandene Diskushernie durch den
Unfall lediglich manifest, müssen die dadurch ausgelösten Beschwerden innerhalb
einer kurzen Zeitspanne auftreten, um als natürlich kausale Folgen des fraglichen
Ereignisses zu gelten. Für den Brust- und Lendenwirbelbereichwird eine
Latenzzeit von höchstens acht bis zehn Tagen angegeben (Alfred M. Debrunner/Erich
W. Ramseier, Die Begutachtung von Rückenschäden, Bern 1990, S. 55). Bei einer vorbestehenden
Diskushernie der Halswirbelsäule beträgt das beschwerdefreie Intervall in der
Regel lediglich wenige Stunden (Krämer, a.a.O. S. 355; nicht veröffentlichtes
Urteil S. vom 4. Juni 1999 [U 193/98]).“ 

                                         (STFA
del 3 marzo 2005 nella causa W., U 218/04, consid. 6.1)

 

                                         In tale
ipotesi (ossia quella in cui l’infortunio ha giocato un ruolo semplicemente scatenante),
l'assicurazione assume la sindrome dolorosa legata all'evento traumatico.

                                         Le
conseguenze di una eventuale ricaduta devono essere assunte soltanto se esistono
dei chiari sintomi che attestano una relazione di continuità tra l'evento
infortunistico e la ricaduta (cfr. STFA del 29 dicembre 2000 nella causa S., U
170/00 e la dottrina medica e la giurisprudenza ivi citate; STFA del 7 febbraio
2000 nella causa N., U 149/99, parzialmente pubblicata in RAMI 2000 U 378, p.
190).

 

                                         Sempre con
la medesima sentenza del 25 ottobre 2006 nella causa L., l’Alta Corte federale ha
sviluppato una quarta ipotesi per il caso in cui l’infortunio ha comportato un
trauma delle parti molli della colonna vertebrale:

 

" 
E ad ogni modo, anche nella denegata ipotesi in
cui si volesse ammettere che l'infortunio in esame avrebbe scatenato l'ernia
discale, l'esito del gravame non muterebbe nella sua sostanza.

(...), la contusione lombare avrebbe infatti comunque, in virtù della dottrina
medica rece­pita da questa Corte, cessato di produrre i propri effetti qualche
mese (di norma sei o nove) dopo l'insorgenza dell'evento traumatico (cfr.
ad es. sentenze del 28 maggio 2004 in re A., U 122/02, consid.
4.2.1, del 9 luglio 2001 in re S., U 483/00, consid. 4c, del 6 giugno 2001 in
re A., U 401/00, del 29
dicembre 2000 in re F., U 199/00). Di modo che anche in questa ipotesi, il
rifiuto di assegnare prestazioni assicurative con effetto retroattivo al 1°
luglio 2003 avrebbe potuto considerarsi legalmente corretto."

 

                                         Il TCA
nota che, in realtà, contrariamente a quanto sembra affermare il TFA nel
passaggio appena citato, se l’ernia discale è stata scatenata dall’infortunio,
l’assicuratore LAINF è tenuto ad assumere la sintomatologia dolorosa che ne è scaturita,
se del caso, anche al di là dei sei o nove mesi. 

 

                             2.10.   Nella concreta evenienza, va rilevato come l'incidente della circolazione occorso il 29
novembre 2003 non abbia probabilmente messo in
gioco delle forze importanti sul rachide cervicale
di Ivan Capoferri. 

                                         In
effetti, dalle tavole processuali si evince, da una parte, che il tamponamento
deve essere avvenuto a velocità ridotta, giacché i danni riportati alla parte
posteriore del veicolo guidato dall’assicurato sono stati qualificati come
“irrilevanti” (verbale di accertamento dei fatti accluso al doc. 4) e, d’altra
parte, che il ricorrente ha consultato il proprio medico curante solo a
distanza di due giorni dal sinistro (cfr. doc. C). 

 

                                         Questa
situazione si distingue, in modo chiaro, da quegli avvenimenti atti a provocare
l'insorgere di un'ernia del disco, forniti dalla dottrina medica a titolo di
esempio (salto da un'altezza di 10 metri, caduta con trasporto di pesi,
tamponamento a velocità elevata, …).

                                         Vedi, in questo senso, A.M. Siegel, Neurologisches Beschwerdebild
nach Beschleunigungsverletzung der Halwirbesäule, in A.M. Siegel/D.
Fischer, Die neurologische Begutachtung, Orell Füssli Verlag AG 2004, p. 176. 

                                         Inoltre, se è probabile che i dolori alla colonna cervicale
lamentati da Ivan Capoferri erano già presenti in occasione della prima
consultazione del 1° dicembre 2003 (altrimenti non si spiegherebbe perchè il
dott. Bonato ha disposto l’esecuzione di radiografie proprio a quel livello), è
altrettanto probabile che tali disturbi non presentavano il tipico carattere
radicolare (altrimenti ciò sarebbe stato refertato dal curante, come è
stato il caso in occasione della visita del 17 gennaio 2006; cfr. doc. C). 

 

                                         Alla luce
di quanto precede, richiamati i principi posti in materia dalla dottrina
medica, occorre concludere che l'evento infortunistico del 29 novembre 2003 non
ha causato l'ernia discale messa in luce dall’esame di RMN del 24
gennaio 2006 (nè, del resto, che ad esso sia imputabile un
peggioramento direzionale di uno stato patologico preesistente).

 

                                         Non resta
quindi che da esaminare se il sinistro del novembre 2003 ha semplicemente reso
dolorosa un’ernia discale già presente ma sino ad allora asintomatica.

 

                                         Contro
tale ipotesi parrebbe parlare il fatto che, secondo il dott. Bonato, le
radiografie eseguite in data 1° dicembre 2003 non avevano mostrato alcunché di
patologico (doc. C: “Eseguite rx colonna cervicale AP e lat.: senza particolarità,
assenza di fratture, assenza di patologie.”). 

                                         Tuttavia
- considerato che la radiografia convenzionale del rachide non è in grado di
evidenziare un’ernia del disco ma permette tutt’al più di valutare la colonna
nel suo insieme, di escludere patologie osteolegamentose e, non ultimo, di
indirizzare all’esame di secondo livello (TAC, RMN) più appropriato (cfr., ad esempio,
http://www.ortopediaetraumatologia.it/) - non è da
escludere che __________                                         la patologia
discale in questione fosse in realtà già presente. 

 

 

                                         D'altro
canto, il fatto che l'insorgente non avrebbe mai sofferto di dolori cervicali
prima dell'infortunio del novembre 2003, é irrilevante, e ciò alla luce delle
indicazioni fornite dal dottor __________, spec. FMH in neurochirurgia, già Primario
presso il Reparto di neurochirurgia dell'Ospedale cantonale di __________, in
una perizia del 23 maggio 2001, prodotta nella causa C. L., inc. n. 35.2002.40,
concernente un'assicurata trentaduenne che aveva riportato un trauma al rachide
cervicale a seguito di un incidente della circolazione stradale, alla quale
erano state diagnosticate delle alterazioni degenerative a livello C3-C6: 

 

" 
(…).

Degenerative Veränderungen an der Wirbelsäule
beginnen sich beim Menschen recht häufig schon frühzeitig,
im zweiten und dritten Lebensjahrzehnt, zu entwickeln,
und zwar auf Grund der täglichen Be- und Überlastungen, auch wenn sie
radiologisch noch nicht in Erscheinung treten. Der Zeitpunkt, da sie zu
Beschwerden führen, ist sehr unterschiedlich. Es ist
jedoch eine allgemeine Erfahrung, dass solche Veränderungen
lange stumm (=symptomlos) bleiben können, und dann meistens durch ein
Bagatellereignis in einen schmerzhaften Zustand überführt
werden. Der Unfall ist als schmerzauslösender Faktor anzusehen und dadurch zeitlich
begrenzt kausal für das Beschwerdebild, also für die Dauer, die normalerweise nötig ist zur Abheilung einer
einfachen HWS-Kontusion, das heisst maximal ca. 6 Monate. Somit ist es auch
nicht unerwartet, dass die Patientin vor dem Unfall beschwerdefrei war."

                                         (perizia 23.5.2001 del dott. __________, p. 8s. - il corsivo è del
redattore)

 

                                         L'Istituto
assicuratore convenuto ha ammesso il proprio obbligo a prestazioni in relazione
alla sintomatologia dolorosa scatenata dall'evento infortunistico sino alla
seconda metà del mese di dicembre 2003, ovvero sino a quando l'assicurato ha
ritrovato una piena capacità lavorativa e la cura medica é stata dichiarata
chiusa (cfr. doc. 3).

 

                                         Nel mese
di gennaio 2006, RI 1 ha annunciato una ricaduta dell’infortunio assicurato.

                                         Secondo
la giurisprudenza, l’assicuratore LAINF è tenuto a riconoscere la propria
responsabilità al riguardo, unicamente se esistono dei chiari sintomi “a ponte”
tra l'evento infortunistico e la ricaduta.

                                         Ciò non è
il caso nella presente fattispecie.

                                         Dalla
cartella clinica del dott. __________ risulta in effetti che sino al gennaio
2006, l’insorgente non si era più lamentato di problemi al rachide cervicale
(cfr. doc. C).

 

                                         Nel
certificato del 23 marzo 2006, il curante ha sostenuto che il suo paziente
aveva accusato in diverse occasioni delle cefalee residue, trattate con
antireumatici (doc. 18).

                                         In
proposito, questa Corte constata che soltanto in occasione del consulto del 27
ottobre 2005, RI 1 aveva dichiarato di soffrire di cefalea (cfr. doc. C), ciò
che non può bastare per ammettere la presenza di una chiara sintomatologia “a
ponte”. 

                                         Se ne
deduce che nemmeno da questo punto di vista, la responsabilità dell’Istituto
assicuratore convenuto può essere considerata impegnata in relazione alla
ricaduta annunciatagli in data 27 gennaio 2006. 

 

                                         In queste
condizioni, appare superfluo dare seguito alla richiesta di esecuzione di una
perizia medica giudiziaria, nella misura in cui é già sin d’ora altamente
verosimile che essa non consentirebbe di mettere in luce dei nuovi elementi di
valutazione. 

                                         Al
riguardo, va ricordato che quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio
conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
più non potrebbero modificare il risultato (valutazione anticipata delle
prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. SVR 2003 IV Nr. 1; STFA del
16 febbraio 2006 nella causa G., U 416/04, consid. 3.2.; STFA dell'11 gennaio
2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H
103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26
novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa
P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202
consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         In esito
a quanto precede, questa Corte reputa non dimostrato, secondo il criterio della
verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz
über die Unfallversicherung, Zurigo 2003, p. 343), che i disturbi oggetto
dell’annuncio di ricaduta del 27 gennaio 2006, costituivano ancora una
conseguenza naturale dell’evento infortunistico del 29 novembre 2003. 

 

                             2.11.   RI 1
rimprovera infine all’assicuratore di non avergli assegnato un'indennità per
ripetibili nell'ambito della procedura di opposizione. 

                                         Quindi,
con il proprio gravame, egli postula la rifusione delle spese ripetibili tanto
per la procedura di opposizione che per quella ricorsuale.

 

                                         A
prescindere dal fatto che, giusta l'art. 52 cpv. 3 LPGA, nella procedura di
opposizione non vengono di principio assegnate ripetibili, considerato che
l'opposizione interposta dall'assicurato è stata correttamente respinta dall'CO
1, egli non ha, in ogni caso, diritto ad essere posto al beneficio di
ripetibili.

 

                                         Parimenti
- integralmente soccombente nella presente procedura ricorsuale -
all'insorgente non può essere versata alcuna indennità per ripetibili (cfr.
art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti