# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 83a5b0f9-6109-51e2-b2aa-1b45ee401725
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-11-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.11.2008 32.2007.397
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-397_2008-11-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.397

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  24 novembre
  2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca
  Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 dicembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 19 novembre 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Nel
giugno 2006 RI 1, nata nel 1950, già attiva come ausiliaria di pulizie,
ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti tendente
all’ottenimento di una rendita in quanto affetta da “depressione, male di
schiena dal 1994, vertigini, operata per utero” (doc. AI 1-6).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare, mediante
progetto di decisione 4 ottobre 2007 l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto
ad una rendita d’invalidità in difetto di un grado di invalidità pensionabile (doc.
AI 28).

 

                               1.2.   Dopo
aver preso atto delle osservazioni presentate dall’assicu-rata, rappresentata
dall’RA 1, e valutata  la nuova documentazione versata agli atti, con decisione
19 novembre 2007 l’amministrazione ha confermato il rifiuto della prestazione
motivando:

 

" 
(…)

Esito degli accertamenti:

 

Dall'esame di tutta la documentazione medica acquisita
all'incarto in fase d'istruttoria ed in particolare dalla perizia
pluridisciplinare redatta il 22.06.2007, è medicalmente oggettiva a decorrere
dal mese di settembre 2005, un'inabilità lavorativa pari al 20% (diminuzione di
rendimento) nella sua abituale attività quale ausiliaria di pulizie, per conto
vi è una capacità lavorativa del 100% in attività adeguate al suo stato di
salute e che tengono conto dei seguenti limiti funzionali:

   

                                                         -
possibilità di alternare la posizione da seduta a in piedi

- non dover alzare pesi superiori ai 15kg

- possibilità di poter lavorare in posizioni
ergonomiche con la colonna vertebrale

 

Attività esigibili 

L'attività abituale di ausiliaria di pulizie è
possibile con una limitazione di rendimento del 20%. Sono altresì possibili a
tempo pieno, altre attività più leggere rispettose dei limiti funzionali citati
sopra, quali ad esempio:

 

nell'ambito industriale 

addetta a lavori di controllo o sorveglianza in azienda
del settore industriale.

 

piccole attività manuali leggere

imballaggio, stampa, rifinitura, lucidatura,
etichettatura.

 

La pratica d'invalidità è stata pertanto sottoposta al
vaglio del nostro Servizio integrazione professionale per una nuova valutazione
dal profilo economico-professionale, il quale ha proceduto al confronto dei
redditi che ha portato alle seguenti conclusioni.

 

Calcolo delle capacità di guadagno residua

 

Salario da valida:

Lei senza il danno alla salute, nel 2006, avrebbe
potuto percepire un guadagno annuo di fr. 40'783.--.

 

Salario da invalida:

 

Sotto il profilo economico, in conformità alla recente
giurisprudenza, al fine di determinare il reddito da invalido di un assicurato,
si fa riferimento ai rilevamenti ufficiali editi periodicamente dall'Ufficio
federale di statistica (RSS).

 

Conformemente alla giurisprudenza in vigore, si impone
che il reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei
valori nazionali (tabellaTA1). Nel caso concreto ci si riferisce alla categoria
4.2 che stabilisce una media dei salari di tale attività. In base a questi
dati, per le donne, viene definito un salario ipotetico nel 2006 di Fr.
49'659.--. A tale importo si ritiene opportuno effettuare una riduzione del 5%
per attività medio-leggera, ne risulta pertanto un reddito da invalida di fr.
47'176.-.

 

Grado di invalidità:

 

Eseguendo un confronto tra il reddito da valida (Fr.
40'783.--) ed il reddito da invalida (Fr. 47'176.--) non risulta nessuna
perdita di guadagno imputabile al danno alla salute.

 

Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%, il
diritto alla rendita non esiste.

 

Contro il progetto di decisione 04.10.2007, il rappresentante
legale ha avanzato le proprie obiezioni, appellandosi in particolare
all'annessa certificazione medica del curante Dr. __________ redatta il
26.10.2007, sulla scorta della quale viene sostenuta la presenza di uno stato
di salute precario al punto tale da giustificare un'inabilità totale in
qualsiasi attività, anche di tipo leggero.

 

A questo riguardo, è importante tuttavia ricordare che
l'iter istruttorio, che ha condotto infine al progetto di decisione, ha
implicato un accertamento medico pluridisciplinare ambulatoriale affidato al
Servizio di accertamento medico dell'AI (SAM). Ne è così scaturito un
circostanziato rapporto datato 22.06.2007, rapporto esaminato e convalidato da
parte del nostro Servizio medico regionale (SMR).

 

Ora, giova ricorda che le indicazioni contenute nella
relazione medica prodotta in sede di audizione erano già conosciute all'Ufficio
AI, avendo il curante consegnato un rapporto medico nel settembre 2006. Ciò
significa che nella perizia SAM sono state prese in considerazione tutte le
patologie descritte in corso d'istruttoria.

 

In esito a quanto precede, rimane dunque l'assoluta
validità del rapporto peritale allestito dal SAM.

 

A titolo abbondanziale, va sottolineato che le perizie
mediche eseguite da medici riconosciuti specializzati hanno forza probatoria
piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducano a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176). Per quanto attiene invece al medico di
famiglia, secondo generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto
del fatto che, nel dubbio, egli attesa a favore del proprio paziente (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts im Sozialversicherungsrecht, p.230).

 

Per concludere dunque, in assenza di elementi oggettivi
volti a confutare il querelato progetto di decisione, questi non può altro che
meritare conferma."(Doc. AI 34-2+3)

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso al TCA, l'assicurata, assistita dall’OCST, ha contestato il
provvedimento amministrativo e chiesto il riconoscimento di prestazioni AI e in
via subordinata accertamenti ulteriori, motivando come segue:

 

" 
(…)

La decisione che qui s'impugna è assolutamente errata e
si basa su presupposti sbagliati e giunge di conseguenza a conclusioni quali la
possibilità per la signora RI 1 di percepire un salario da invalida con
relative riduzioni addirittura superiore al salario da lei percepito da abile.
In via principale si contestano le conclusioni cui sono giunti i periti
nell'ambito degli accertamenti. Gli stessi periti concludono che l'assicurata
avrebbe una capacità lavorativa del 100% in attività adeguate. Di parere completamente
opposto sono i medici che hanno avuto in cura per lungo tempo la paziente e che
attestano che non è in grado di svolgere qualsiasi attività anche in modo
leggero (cfr scritto Dr. Slimane Chicki del 26.10.2007, doc. A

 

                               1.4.   Nella
risposta di causa del 21 gennaio 2008 l’Ufficio AI, confermando il contenuto
della decisione impugnata, ha chiesto la reiezione del gravame, precisando:

 

" 
(...)

Con domanda di prestazioni AI 26.6.2006, l'assicurata,
di professione ausiliaria di pulizie, ha chiesto l'assegnazione di una rendita
di invalidità. In esito agli accertamenti medici ed economici del caso, l'Ufficio
AI, in particolare alla luce della perizia medica specialistica
pluridisciplinare 22.6.2007 del Servizio di accertamento medico dell'AI (doc.
19 inc. AI), attestante una piena capacità lavorativa dell'assicurata in attività
lavorativa adeguata ai limiti posti dal suo stato di salute, ha constatato che
in siffatta attività l'assicurata può conseguire un reddito pari o superiore al
precedente, senza perdita di guadagno dovuta al danno alla salute e quindi
senza invalidità. Con la decisione impugnata l'UAI ha quindi respinto la richiesta
di rendita. Con il ricorso l'assicurata contesta tale valutazione del suo stato
di salute e della sua capacità lavorativa, richiamandosi alle varie valutazioni
agli atti e producendo il certificato medico 26.10.2007 del suo medico curante
Dr. __________, il quale richiamandosi alle precedenti valutazioni mediche -
agli atti - valuta che l'assicurata non è in grado di svolgere nemmeno attività
lavorative leggere giustificandosi una rendita d'invalidità.

 

Come detto la decisione impugnata si basa sulla perizia
medica specialistica pluridisciplinare 22.6.2007 del Servizio di accertamento
medico dell'AI (doc. 19 inc. AI).

Per quanto concerne il valore probatorio di tale esame,
si rammenta che secondo costante giurisprudenza le perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa da medici riconosciuti specializzati
hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducano a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176). In concreto, la
perizia pluridisciplinare eseguita dal __________ di __________, la quale ha considerato
il danno alla salute sia psichico che reumatologico, è completa, motivata,
coerente e non offre alcun spunto di critica, risultando del tutto conforme ai
criteri giurisprudenziali summenzionati. Il ricorso non solleva problemi che
non siano stati adeguatamente valutati nella perizia, nella quale sono state
segnatamente valutate e integrate le valutazioni del Dr. __________ e la RMI
del 2006. Il ricorso propone una diversa valutazione della situazione approfonditamente
valutata con la perizia alla base della decisione, che può quindi essere confermata."
(Doc. IV)

 

 

                                         Nello
scritto 18 febbraio 2008 la ricorrente ha contestato il contenuto della
risposta dell’Ufficio AI confermandosi nelle allegazioni e nelle domande ricorsuali
(VI). 

 

                                       

considerato                    in diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (cfr. STF H 180/06 e H
183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA I 707/00 del
21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4
febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre
2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre
2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

                                      

                                         Nel
merito

                                      

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita d'invalidità.

 

                               2.4.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 cpv. 1
LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o
di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI (nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004), gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag.
543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les
prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

                                         Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto
conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora
realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in
attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del
lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 16 LPGA:
metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

                                         Nel
confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232).

                                         La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una
sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale
diritto alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministra-zione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto
procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK
1984 pag. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003,
pag. 128).

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla
salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare      
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire
l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute
psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a,
pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e
sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I
148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

                                         Va
altresì rilevato che secondo la giurisprudenza del TFA, un disturbo somatoforme
da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare una
limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI. A determinate condizioni tale
disturbo può causare un’incapacità lavorativa e spetta comunque allo
specialista psichiatrico nell'ambito di una classificazione riconosciuta
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione, rispettivamente sull’esigibilità
della ripresa lavorativa da parte dell’assicurato.

                                         Al
riguardo, nella sentenza 12 marzo 2004, pubblicata in DTF 130 V 352 (confermata
in DTF 131 V 49), l’Alta Corte ha precisato che un’inesigibilità presuppone in ogni
caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità, intensità
e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri. Tali criteri
sono (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza
possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, indicante simultaneamente
l’insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn")
ed, infine, (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi
alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli
sforzi profusi dalla persona assicurata (DTF 130 V 354 consid. 2.2.3; STFA
inedita 28 maggio 2004 in re B, I 702/03 consid. 5 e del 21 aprile 2004 in re
P., I 870/02, consid. 3.3.2; Pratique VSI 2000 pag. 155
consid. 2c; Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine
Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommens- vergleich
in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],
Schmerz und Arbeitsunfä-higkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.).

 

                               2.6.   Nella fattispecie al fine di istruire l’aspetto medico,
l'amministrazione ha richiamato agli atti la documentazione dall’assicuratore
malattia e ha interpellato l'ultimo datore di lavoro dell'assicurata (doc. AI
1-10 e 2).    

                                         In
data 4 settembre 2006 il dr. __________, neurochirurgo, nel suo rapporto medico
all’Ufficio AI, ha posto come diagnosi “Discopatie plurisegmentali da L2/3 a
L4/5 con una lieve stenosi del canale spinale in L2/3 e L3/4 e protrusione
discale L4/5 a sx”, concludendo che una riduzione della capacità lavorativa era
sicuramente presente, ma da lui non precisabile non avendo più visto la
paziente dopo il giugno 2006 (doc. AI 11).

 

                                         Nel
rapporto medico all’Ufficio AI del 8 settembre 2006 il dr. __________, curante,
diagnosticate "Sindrome lombo-vertebrale cronica con
sciatalgia/radiculopatia L5, stato ansioso e tendenza all’agitazione” oltre
a altre diagnosi non invalidanti (dolori addominali, ipertensione), allegati
atti medici di data precedente, ha fissato un’inabilità lavorativa completa dal
26 settembre 2005, specificando quanto segue:

 

" 
Paziente di origine
della __________, che collaborava in precedenza in qualità di donna delle
pulizie presso il negozio __________ di __________, pulizie che ella effettuava
sola negli uffici amministrativi.

In seguito è la paziente è stata assunta da parte della
__________. Con il cambiamento la paziente incontra parecchie difficoltà di
integrazione, scarso contatto con l'equipe. A questo punto la paziente è diventata
molto agitata, delusa, con tendenza all'isolamento, e quindi non ha ripreso il
lavoro a partire del 26.09.2005.

Durante l'incapacità lavorativa, comparsa di lombaggine
media entità, che vengono controllati con la terapia farmacologica associata
alla fisioterapia. La paziente è nota per una sindrome lombovertebrale con
componente radicolare già dal 1993, confermata con una TAC lombare del
13.05.1997.

Recentemente, la paziente è stata ricoverata per
esarcebazione della sintomatologia, e soprattutto  riguardo la radiculopatia.

Il dr. __________ ha provveduto ad un'infiltrazione a
livello L4/L5 a sinistra che ha portato un relativo miglioramento.

In pratica la paziente, lamenta dolori anche facendo
delle pulizie leggere, e non sta lungo tempo in piedi. La paziente è candidata
ad un intervento di decompressione / discectomia al prossimo evento acuto.

Tenendo conto dell'entità patologiche attuale, e la
loro evoluzione ulteriore, è poco probabile che la paziente riprendesse un
lavoro a medio termine. Una rendita è giustificata in questo caso." (Doc.
AI 12-2)

                                         

                                         Alla
luce di questi atti, nel suo rapporto 10 novembre 2006 il dr. __________ del
Servizio medico regionale dell’AI (in seguito: SMR), ha reputato indicato
procedere ad una perizia pluridisciplinare (doc. AI 14-1).

                                         

                                         L’Ufficio
AI ha quindi affidato il compito di esperire una perizia pluridisciplinare al
Servizio Accertamento Medico (SAM). I periti del SAM, nel dettagliato rapporto
peritale del 22 giugno 2007, analizzati gli atti, effettuati numerosi esami e
fatti eseguire consulti di natura reumatologica e psichiatrica, hanno posto le
seguenti diagnosi: 

 

" 
(...)

5         DIAGNOSI

 

5.1      Diagnosi con influenza sulla capacità
lavorativa:

 

Sindrome lombo-vertebrale con componente spondilogena a
livello della gamba di sinistra, su alterazioni degenerative pluri-segmentali
da L12 fino al S1 con ostecondrosi soprattutto a livello del segmento L3/L4 con
spondilosi anteriore, restringimento del canale spinale soprattutto a livello
L3/L4, L4/L5.

 

Calcagnodinia a ds..

 

Gonalgia a ds..

 

Tendenza all'aggravazione.

 

5.2      Diagnosi senza influenza sulla capacità
lavorativa:

 

Ipertensione arteriosa trattata.

 

Obesità con BMI 31 kg/m2. (...)" (Doc.
AI 19-8+9)

 

                                         esponendo
le seguenti valutazioni e conclusioni:

 

" 
(...)

7      VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE DELL'ATTUALE
CAPACITÀ LAVORATIVA

 

L'attuale grado di capacità lavorativa medico-teorica
globale dell'A. nell'attività da ultimo esercitata come ausiliaria di pulizie è
da considerare nella misura dell'80 %, intesa come riduzione della capacità funzionale
residua sull'arco di un'intera giornata lavorativa.

 

8.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

Conseguenze sulla capacità lavorativa derivano dalle
patologie reumatologiche, mentre invece, come descritto al capitolo 6, dal
punto di vista psichiatrico l'A. non presenta una limitazione della capacità
lavorativa.

 

Dal punto di vista reumatologico, in considerazione di
quanto descritto al capitolo 6, il nostro consulente ritiene che le imitazioni
che l'A. presenta per quanto riguarda le alterazioni a livello dell'apparato
muscolo-scheletrico sono prevalentemente da riportare ai disturbi della colonna
vertebrale ed alle sue patologie. Vi sono delle difficoltà nello svolgere
un'attività in posizioni statiche con la parte superiore del corpo leggermente
piegata in avanti oppure alzando dei pesi in modo ripetuto superiori ai 15 kg..
Anche per quanto riguarda il calcagno di ds., vi sono delle limitazioni nel
rimanere per un lungo periodo sempre in piedi. Non vi sono invece limitazioni
dettate dalle patologie a livello del ginocchio ds.. In considerazione quindi
di questi fatti il nostro consulente ritiene che per quanto riguarda l'attività
professionale svolta di donna delle pulizie vi sia un'incapacità lavorativa del
20%.

 

Riassumendo, per le ragioni suesposte, dal punto di
vista fisico e psichico, valutiamo il grado di capacità lavorativa globale
nell'attività da ultimo esercitata come ausiliaria di pulizie, nella misura
dell'80% e ciò a partire dalla fine dell'ultima attività lucrativa esercitata,
cioè da 09/2005.

 

9.     CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE

 

L'A. è ritenuta in grado di poter esercitare altre
attività. In un'attività lavorativa adatta in cui l'A. può alternare la
posizione seduta a quella in piedi, alla deambulazione, non debba alzare dei
pesi superiori ai 15 kg e possa lavorare in posizioni ergonomiche con la
colonna vertebrale vi è una capacità lavorativa completa.

 

Visto che dal punto di vista psichiatrico la capacità
lavorativa è valutata nella misura del 100% giungiamo alla conclusione che in
un'attività adatta, che tiene conto delle limitazioni descritte sopra, la
capacità lavorativa globale è valutata nella misura del 100%.

 

Nell'attività professionale attualmente svolta di
casalinga, l'A. è abile al lavoro nella forma completa.

 

Vista anche l'elevata capacità lavorativa residua, non
vi è necessità per provvedimenti di reintegrazione professionale.

 

Per quanto riguarda le possibilità terapeutiche,
dall'utilizzo di una soletta di Viskohel soft spot l'A. potrebbe trarre un
beneficio per quanto riguarda i dolori a livello della zona dei calcagni e
quindi anche della sua capacità professionale. Una ripresa delle fisioterapie
ambulatoriali che non sono più state svolte dall'ultima degenza presso la Clinica
__________ di __________, potrebbero inoltre migliorare i dolori a livello lombare.
(...)" (Doc. AI 19-11+12)

                                         

                                         Nelle
sue annotazioni del 30 luglio 2007 il dr. __________ del SMR, ha rilevato:

 

" 
Il SAM del 5.2007 con la
valutazione clinica, gli status specialistici con le limitazioni funzionali
presenti e le conclusioni sulle esigibilità residuali citate a livello reumatologico
e psichiatrico sono coerenti e ben redatte ed ottemperanti i criteri di qualità
richiesti ad una perizia neutrale pluridisciplinare quale un SAM.

 

Con il SAM si fa luce su esigibilità lavorative e
limitazioni funzionali oltre a decorso clinico ad oggi. 

 

Si propone a livello medico assicurativo di
giustificare pertanto

IL 20% nella sua attività per diminuito rendimento sull'arco
di tutto il giorno dal 9.2005

IL 0% in attività ritenute adeguate ergonomicamente
(vedi pt 9 del SAM).

 

Ricordo che la componente psichiatrica non è stata
considerata come limitante, e d'altronde l'Ata non è mai stata o è in terapia
specialistica per una patologia in questo ambito." (Doc. AI 21-1)

                                         

                                         Dal
canto suo la consulente per l’integrazione professionale, nel suo rapporto
finale del 24 agosto 2007, ha negato la presenza di un grado di invalidità
(cfr. doc. AI 26; riprodotto per esteso al consid. 2.9).

                                         

                                         Con
progetto di decisione del 4 ottobre 2007 l’Ufficio AI ha quindi negato il
diritto ad una rendita di invalidità motivando come segue:

 

" 
(...)

Esito degli accertamenti:

 

●   Dall'esame di tutta la
documentazione medica acquisita all'incarto in fase d'istruttoria ed in
particolare dalla perizia pluridisciplinare redatta il 22.06.2007, é medicalmente
oggettivata a decorrere dal mese di settembre 2005, un'inabilità lavorativa pari
al 20 % (diminuzione di rendimento) nella sua abituale attività quale ausiliaria
di pulizie, per contro vi é una capacità lavorativa del 100 % in attività adeguate
al suo stato di salute e che tengano conto dei seguenti limiti funzionali:

 

     -   possibilità di alternare la posizione da
seduta a in piedi

     -   non dover alzare pesi superiori ai 15 kg

     -   possibilità di poter lavorare in posizioni
ergonomiche con la colonna vertebrale.

 

Attività esigibili

L'attività abituale di ausiliaria di pulizie é possibile
con una limitazione di rendimento del 20%. Sono altresì possibili a tempo
pieno, altre attività più leggere rispettose dei limiti funzionali citati
sopra, quali ad esempio:

 

nell'ambito industriale

addetta a lavori di controllo o sorveglianza in aziende
del settore industriale.

 

piccole attività manuali leggere

imballaggio, stampa, rifinitura, lucidatura,
etichettatura.

 

La pratica d'invalidità è stata pertanto sottoposta al
vaglio del nostro Servizio integrazione professionale per una valutazione dal
profilo economico-professionale, il quale ha proceduto al confronto dei redditi
che ha portato alle seguenti conclusioni.

 

Calcolo della capacità di guadagno residua.

 

Salario da valida:

Lei senza il danno alla salute, nel 2006, avrebbe
potuto percepire un guadagno annuo di fr. 40'783.-.

 

Salario da invalida:

 

Sotto il profilo economico, in conformità alla recente
giurisprudenza, al fine di determinare il reddito da invalido di un assicurato,
si fa riferimento ai rilevamenti ufficiali editi periodicamente dall'Ufficio
federale di statistica (RSS).

 

Conformemente alla giurisprudenza in vigore, si impone
che il reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei
valori nazionali (tabella TA1).

Nel caso concreto ci si riferisce alla categoria 4.2
che stabilisce una media dei salari di tali attività.

In base a questi dati, per le donne, viene definito un
salario ipotetico nel 2006 di    Fr. 49'659.--.

A tale importo si ritiene opportuno effettuare una
riduzione del 5 % per attività medio-leggera, ne risulta pertanto un reddito da
invalida di fr. 47'176.--.

 

Grado d'invalidità:

 

Eseguendo un confronto tra il reddito da valida (Fr.
40'783.-) ed il reddito da invalida (Fr. 47'176.--) non risulta nessuna perdita
di guadagno imputabile al danno alla salute.

 

Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%, il
diritto alla rendita non esiste." 

(Doc. AI 28-2+3)

 

                                         Nelle
sue osservazioni del 30 novembre 2007 RA 1, patrocinatore dell’assicurata, ha contestato
le conclusioni dell’ammini-strazione producendo un certificato del curante dr. __________
del 26 ottobre 2007 del seguente tenore:

 

" 
Con l'accordo della paziente,
inoltriamo un'opposizione alla decisione AI del 04.10.2007.

 

Dal punto di vista del medico curante, e alla luce
delle constatazioni cliniche, e delle numerose valutazioni specialistiche,
ritengo che la Signora RI 1 non è in grado di svolgere qualsiasi attività anche
in modo leggero.

 

La patologia vertebrale e le conseguenze sullo stato di
salute è da ritenere gravemente invalidante con un impatto sfavorevole sulla
vita quotidiana (la paziente chiede l'aiuto dal marito per svolgere i lavori
domestici).

 

Dal punto di vista anamnestico, preciso che il danno
alla schiena risale all'anno 1993, documentato ai tempi tramite accertamenti
radiologici che evidenziano un conflitto radicolare lombare. La RMI lombare del
2006 conferma un peggioramento della patologia, sulla base di questo reperto il
Dr. __________ ha ritenuto opportuno un ricovero stazionario e infiltrazione.

Nella medesima ottica, la valutazione ortopedica da
parte del Dr. __________ conferma un danno a livello del bacino (sacro -
iliaca).

 

Dal 09/2005, la paziente è stata inabile in modo totale
a causa di numerosi episodi di esacerbazioni, malgrado la terapia regolare.

 

Essendo confrontati con una patologia cronica e
degenerativa, con episodi di ricadute, e di conseguenza la capacità lavorativa
ridotta della paziente, una rendita è giustificata." (Doc. AI 31-1+2)

 

                                         Mediante
provvedimento 19 novembre 2007 l’Ufficio AI ha confermato il diniego delle
prestazioni (cfr. doc. AI 34; consid. 1.2).

 

                               2.7.   Con
il presente ricorso l’assicurata ribadisce che il suo stato di salute sarebbe
tale da giustificare il riconoscimento di una rendita, riferendosi in
particolare al certificato del curante del 26 ottobre 2007 già agli atti (I;
cfr. sopra consid. 1.3). 

 

                                         Perché un rapporto
medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed esamini in
maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le
conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V
160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993
nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p.
189). In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa,
nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere
in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V
178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento
delle prove è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice
fondare la propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore.
Per quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito
che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che il medico consultato si trovi
in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne
in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354). 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, p. 230).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve
esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa
con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. 

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124;
STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del
23 settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).

 

                               2.8.   Nell’evenienza concreta, questo TCA, chiamato a verificare se lo
stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato
dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha
motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale pluridisciplinare
effettuata dai sanitari del SAM, da considerare dettagliata, approfondita e
quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati (cfr.
consid. 2.7).

                                         I
periti, esaminata tutta la documentazione medica esistente, e richiamata ulteriore
documentazione sanitaria, hanno sottoposto la richiedente a esami di
laboratorio e radiologici nonché a consulti di tipo psichiatrico e
reumatologico (cfr. doc. AI 19 e in esteso consid. 2.6).

                                         

                                         Per
quanto riguarda la valutazione psichiatrica, lo specialista, dott. __________
del Servizio di psichiatria e psicologia medica dell’____________________, dopo
aver rilevato che non erano presenti alterazioni della forma e del contenuto
del pensiero, né fenomenologia dispercettiva o importanti alterazioni del tono
dell'umore e deficit cognitivi in generale, ha unicamente controevidenziato la
presenza di difficoltà di integrazione sociale che avevano presumibilmente
contribuito alle problematiche insorte in ambito lavorativo. Secondo il consulente
del SAM, la sintomatologia descritta non era comunque sufficiente per formulare
una diagnosi psichiatrica e non determinava pertanto dal punto di vista
psichiatrico alcuna compromissione della capacità lavorativa (Doc. AI 19-10 e
19-14).

                                         Dal
profilo reumatologico, il dr. __________, specialista FMH in reumatologia,
nel suo rapporto SAM del 5 giugno 2007, poste le diagnosi con ripercussione
sulla capacità lavorativa di 

 

"  -    sindrome  lombo-vertebrale con
componente spondilogena a livello  della  gamba  

di sinistra, su alterazioni degenerative
pluri-segementali da L2 fino a S1 con osteocondrosi soprattutto a livello del
segmento L3/L4 con spondilosi anteriore restringimento del canale spinale soprattutto
a livello L3/L4, L4/L5;

-    calcagnodinia
a destra;

-    gonalgia
a destra;

-    tendenza
all'aggravazione. (...)" (Doc. AI 19-21)

 

                                         ha
dal canto suo concluso: 

 

" 
(...)

5.     GRADO Di CAPACITA' DI LAVORO IN %
NELL'ESERCIZIO DELL'ATTIVITA' LUCRATIVA O DELL'ATTIVITA' ABITUALE SVOLTA PRIMA
DELL'INSORGENZA DEL DANNO ALLA SALUTE

 

Questa paziente presenta quale patologia principale una
sindrome lombo-vertebrale con componente spondilogena a livello della gamba di
sinistra e particolarmente alla zona del gluteo. Anamnesticamente vi è una
certa discrepanza fra le asserzioni della paziente attualmente eruibili e
dichiarate in presenza di un'interprete ed i reperti anamnestici messi a
disposizione. In effetti la paziente dichiara di non aver mai avuto dolori
lungo la gamba di sinistra, ma che i disturbi si sono sempre localizzati piuttosto
nella zona lombosacrale fino al massimo al gluteo ed all'altezza del trocantere
di sinistra. Dalla documentazione messa a disposizione invece si evince a più
riprese la diagnosi di una lombosciatalgia addirittura di una sindrome
irritativa radicolare L4/L5 a sinistra. I disturbi principali per la paziente a
livello della gamba sono invece a livello della gamba destra e sotto il
ginocchio e non pertinenti con i problemi della colonna lombare, ma in
relazione con dolori al ginocchio ed al calcagno di destra.

Per quanto riguarda la problematica lombare
clinicamente vi è una mobilità ridotta nell'estensione, meno nella flessione
con una normalità della mobilità nella flessione laterale. Tutti i movimenti
sono estremamente dolorosi come pure la palpazione della zona lombare. A questo
proposito è da segnalare come durante tutta la visita la paziente si lamenti di
dolori anche quando si visitano delle parti del corpo non dolorose. L'esame
clinico attuale permette di escludere la presenza di una compressione o di un'irritazione
radicolare. Le indagini radiologiche dimostrano per quanto riguarda le
radiografie convenzionali, soprattutto un'osteocondrosi a livello del segmento
L3/L4 con una leggera scoliosi sinistro convessa, mentre per quanto riguarda la
RM della colonna lombare eseguita lo scorso anno, vi è una discopatia
pluri-segmentale che parte da L2 fino a S4 con dark-disck e protrusioni
discali, restringimento del canale spinale in particolar modo a livello dei
segmenti L3/L4, L4/L5. Non vi sono delle ernie discali compressive delle radici
lombari. Accanto a questa problematica principale, vi è un dolore ad insorgenza
più recente a livello del ginocchio di destra nonché nella zona della gamba
destra, dal ginocchio in giù ed a livello del calcagno destro.

Le indagini cliniche a livello del ginocchio non
mostrano patologie né di tipo degenerativo né infiammatorio. Nessun versamento,
nessun segno per lesioni ligamentari o meniscali. Durante la prova della
mobilità del ginocchio destro la paziente fa una resistenza attiva al
piegamento del ginocchio stesso oltre i 30°-40°. Nel momento in cui si sposta
dal lettino per rialzarsi piega invece spontaneamente senza dolori il ginocchio
destro in modo completo e la posiziona addirittura schiacciandolo sotto la
gamba sinistra. A livello del calcagno di destra vi sono dei dolori alla
palpazione nella zona della fascia plantare.

 

Vi è una certa discrepanza fra le informazioni
anamnestiche date dalla paziente e quelle eruite agli atti. Vi è una
discrepanza inoltre nell'esame clinico della paziente a più livelli in
particolar modo nell'impossibilità della deambulazione sulla punta dei piedi,
nella resistenza attiva al piegamento del ginocchio, nonché alla manifestazione
di una sintomatologia dolorosa durante tutta la visita malgrado si eseguissero
delle valutazioni di articolazioni e parti della colonna non sintomatiche. In
considerazione di quanto detto, ritengo quindi che le limitazioni funzionali
che la paziente presenta per quanto riguarda le alterazioni a livello
dell'apparato muscolo-scheletrico sono prevalentemente da riportare ai disturbi
della colonna vertebrale ed alle sue patologie. Vi sono delle difficoltà nello
svolgere un'attività in posizioni statiche con la- parte superiore del corpo
leggermente piegata in avanti oppure alzando dei pesi in modo ripetuto
superiori ai 15 kg. Anche per quanto riguarda il calcagno di destra, vi sono
delle limitazioni nel rimanere per un lungo periodo sempre in piedi. Non vi
sono invece limitazioni dettate dalle patologie a livello del ginocchio destro.

In considerazione quindi di questi fatti ritengo che
per quanto riguarda l'attività professionale svolta di donna delle pulizie vi
sia un'incapacità lavorativa del 20%. In un'attività lavorativa adatta in cui
la paziente può alternare la posizione seduta a quella in piedi, alla
deambulazione, non debba alzare dei pesi superiori ai 15 kg e possa lavorare in
posizioni ergonomiche con la colonna vertebrale vi è una capacità lavorativa
completa. Nell'attività professionale attualmente svolta di casalinga, la
paziente è abile al lavoro nella forma completa.

 

6.     POSSIBILITÀ DI MIGLIORAMENTO DELLE
CONDIZIONI DI SALUTE

 

Dall'utilizzo di una soletta di Viskohel soft spot la
paziente potrebbe trarre un beneficio per quanto riguarda i dolori a livello della
zona dei calcagni e quindi anche della sua capacità professionale. Una ripresa
delle fisioterapie ambulatoriali che non sono più state svolte dall'ultima
degenza presso la Clinica __________ di __________, potrebbero inoltre
migliorare i dolori a livello lombare." (Doc. AI 19-22+23)

 

                                         Tale
referto reumatologico appare senza dubbio approfondito e dettagliato e questo
Tribunale non ha motivi per ritenerlo incompleto o lacunoso. 

                                                                                                                         

Alla luce di questi consulti e degli esami esperiti, i medici SAM
hanno, come detto, posto come diagnosi invalidanti quelle di “Sindrome
lombo-vertebrale con componente spondilogena a livello della gamba di sinistra,
su alterazioni degenerative pluri-segmentali da L12 fino al S1 con ostecondrosi
soprattutto a livello del segmento L3/L4 con spondilosi anteriore, restringimento
del canale spinale soprattutto a livello L3/L4, L4/L5, calcagnodinia a ds.,
gonalgia a ds., tendenza all'aggravazione”, oltre a quelle, non
invalidanti, di “Ipertensione arteriosa trattata e obesità con BMI 31 kg/m"
(Doc. AI 19-8+9).

Hanno quindi ritenuto l’assicurata, dal settembre 2005, incapace al
lavoro nella sua attività lavorativa come ausiliaria di pulizie nella misura
del 20%, mentre che in altre attività adatte e leggere era da ritenere
completamente abile al lavoro (cfr. sopra consid. 2.6). 

 

                                         Questa
dettagliata ed approfondita valutazione specialistica non è stata smentita da
altri certificati da parte di medici specialisti attestanti una diversa valenza
invalidante delle medesime patologie o  un peggioramento delle sintomatologie. 

Quanto
prodotto dalla ricorrente al fine di dimostrare, a suo modo di vedere, la sua
inabilità al lavoro a causa delle patologie che la affliggono, difatti, non è
in grado di sovvertire le conclusioni dei periti o attestare un peggioramento
delle sue affezioni rispetto a quanto valutato in sede peritale. 

                                         

                                         In
effetti la certificazione del 26 ottobre 2007 del dr. __________  (doc. AI 36 e
sopra consid. 2.6) non fa in sostanza altro che confermare gli accertamenti esperiti
e in definitiva anche le conclusioni tratte dal dr. __________, con particolare
riferimento alle diagnosi poste, giungendo tuttavia alla conclusione di una non
ben precisata abilità lavorativa “ridotta” (doc. A e sopra al consid. 2.6). 

Ora, a ragione l’Ufficio AI ha rilevato come la certificazione del
dr. __________, che peraltro è medico generalista e non è quindi -
contrariamente ai periti SAM - specialista nelle materie che qui interessano,  non
apporti elementi o diagnosi nuovi rispetto a quelli esaurientemente indagati
dai rispettivi specialisti nell’ambito della perizia. 

In realtà, si tratta in definitiva di una descrizione solo parzialmente
diversa del quadro clinico reumatologico/ortopedico e, quindi, in sostanza di
una valutazione differente delle conseguenti ripercussioni sulla capacità
lavorativa dell’assicurata. Il referto tralascia peraltro di esprimersi sulle concrete
ripercussioni delle diagnosticate patologie sulla capacità lavorativa, limitandosi
a indicare un generico “impatto sfavorevole sulla vita quotidiana” delle affezioni
vertebrali (doc. AI 36-11). Con riferimento alle allegazioni della ricorrente,
va comunque anche osservato che gli atti medici/radiologici allegati dal medico
curante sono pure stati adeguatamente considerati dal SAM (cfr. doc. AI 12-4
sino 14; doc. AI 19). 

Ribadite l’affidabilità e la completezza della perizia SAM, e ricordate
peraltro le suesposte considerazioni che si impongono sul tema
dell’attendibilità delle attestazioni dei medici curanti degli assicurati
(anche se specialisti: cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 2002/01;
cfr. consid. 2.10), sulla base di detta generica attestazione non si può in
questa sede dipartirsi dalle conclusioni peritali. 

 

                                         Si
deve quindi concludere che la ricorrente non ha in sostanza prodotto alcun
certificato medico atto a dimostrare che, al momento dell'emanazione dell'atto
impugnato (il giudice delle assicurazioni
sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di
fatto e di diritto esistente al momento in cui essa è state resa; fr. DTF 130 V
140, 129 V 4, 121 V 366 consid. 1b), i disturbi di cui è affetta incidessero
sulla sua capacità lavorativa in maniera superiore a quanto appurato dai
periti.

 

                                         A
tal proposito va ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere
accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non
è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c con riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‑ ove ciò fosse
ragionevolmente esigibile ‑ le prove necessarie, avuto riguardo alla
natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di
dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid.
3b con riferimenti). 

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia SAM, e in particolare i referti
specialistici del dr. __________ e del dr. __________, tutti i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.7),
alla stessa può esser fatto riferimento. Inoltre, non essendo l’interessata
affetta da altre patologie invalidanti che avrebbero dovuto essere
ulteriormente indagate, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica
agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al
guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del querelato provvedimento. Pertanto,
richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozial- versicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113
V 28 consid. 4a e
sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere siccome
dimostrato con il grado della verosimiglianza
preponderante, valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360;
125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF
113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b), che
sino al momento dell'emanazione del querelato provvedimento l'assicurata
presentava una capacità lavorativa del 80% nell’attività precedentemente svolta
e del 100% in attività leggere adeguate, rispettose dei limiti funzionali segnalati
dai periti SAM.

                                         

                                         Ciononostante
va fatto presente all’assicurata che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, essa potrà in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni.

                                      

                               2.9.   Per
quanto riguarda la determinazione del grado di invalidità, richiamato l’art. 16
LPGA e quanto già esposto al consid. 2.4 che precede, va ricordato che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non medico
(DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). I dati economici risultano
pertanto determinanti. 

Al medico compete la valutazione dello stato di salute
del peritando, della misura e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace
al lavoro. Il medico stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute
limita l’interessato nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita
in particolare alle funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo
la sua esperienza di vita entrano in linea di conto nel caso concreto
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143
consid. 2, 114 V 314 consid. 3c).

                                         D’altro
canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base
alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 228, Omlin, Die Invalidità in der obligatorischen
Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

                                         In
ogni modo, ai fini
dell'accertamento dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro
equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra
domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in
relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta
pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser,
op cit. p. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità
congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK
1984 p. 347). 

                                         Va ancora la pena di rilevare che, secondo la giurisprudenza del
TFA, per accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità è
decisivo stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante,
quanto l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla
rendita, se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e
23 maggio 2000 nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid.
3b con riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito
dev'essere fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il
reddito che l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle
competenze professionali come pure delle circostanze personali per un prospettato
avanzamento professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi
ecc.), nella misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96
V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid.
3b).

 

                                         Nel
caso in esame meritano sostanziale conferma gli accertamenti eseguiti
dall’amministrazione al fine di determinare il grado di invalidità
dell’assicurata.

                                         In
particolare, la consulente in integrazione professionale, in merito al
raffronto dei redditi, riferendosi ai dati salariali agli atti relativi alle
attività lavorative svolte in precedenza dall’assicurata (da ultimo quale ausiliaria
di pulizie presso la __________ di __________, in seguito __________), nel suo
rapporto del 24 agosto 2007 ha concluso quanto segue:

 

" 
(...)

	
  Stato di salute - danno alla salute e relativi
  impedimenti, osservazioni generali, limitazioni

  
	
   

  Rimando alle valutazioni mediche
  per quanto concerne le diagnosi.

   

  IL 20% (diminuzione di
  rendimento) nell'attività abituale di ausiliaria di pulizie, dal 09.2005

  CL 100% in attività adeguata,
  dal 09.2005.

   

  Limiti funzionali:

  l'attività deve permettere
  all'A. di alternare la posizione seduta a quella in piedi e alla deambulazione, senza
  alzare pesi superiori ai 15 kg, in posizioni ergonomiche per la colonna vertebrale.

   

  

 

	
  Formazione scolastica e professionale - grado raggiunto (elementari, medie,
  ecc.), durata, mansioni, specializzazioni, retribuzioni

  
	
   

  L'A., di origine turca ed etnia curda, non parla e
  non capisce l'italiano. La perizia medica é stata fatta con l'aiuto di un interprete.

  L'A. non é mai andata a scuola, é analfabeta. Ha
  lavorato in casa con i genitori fino al matrimonio all'età di 21 anni. Il
  marito é in __________ dal 1987 per questioni politiche, lavorava c/o il __________
  di __________, l'A. l'ha raggiunto con i figli nel 1991. Ha lavorato saltuariamente
  come ausiliaria di pulizie. 

  Dal 2001 lavora come ausiliaria di pulizie a tempo
  pieno per __________ di __________, con un salario di Fr. 18.-/h. La ditta é
  poi stata rilevata da __________ (ditta __________), per la quale ha
  continuato l'attività solo alcuni mesi. Il salario era stabilito a Fr.
  3'100.-/mese.

   

  

 

 

	
  Attività esigibili - senza (ri)formazione specifica

  
	
   

  L'attività abituale di ausiliaria di pulizie é
  possibile con una limitazione di rendimento del 20%. Sono altresì possibili a
  tempo pieno altre attività più leggere (vedi limiti funzionali), quali ad
  esempio nell'ambito industriale come addetta a lavori di controllo o
  sorveglianza in aziende del settore industriale o piccole attività manuali
  leggere (imballaggio, stampa, rifinitura, lucidatura, etichettatura, ...).

   

  

 

	
  Calcolo CGR – senza (ri)formazione specifica

  
	
   

  Salario da valida:

  Senza danno alla salute, nel 2006, l'A. avrebbe
  potuto percepire un guadagno annuo di Fr. 40'783.-.­

   

  Salario da invalida:

  In conformità alla recente giurisprudenza, al fine di
  determinare il reddito da invalido di un assicurato si fa riferimento ai
  rilevamenti statistici ufficiali, editi periodicamente dall'Ufficio federale
  di statistica. Ai fini del calcolo fa stato il valore mediano.

  A seguito di una recente sentenza del TCA e delle
  indicazioni della Corte plenaria del Tribunale federale delle assicurazioni,
  è stata stabilita l'inapplicabilità dei valori regionali (tabella TA13) che
  erano stati utilizzati finora. La nuova giurisprudenza impone quindi che il
  reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei valori
  nazionali (tabella TA1). Nel caso concreto ci si riferisce alla categoria 4.2
  che stabilisce una media dei salari di tali attività.

   

  In base a questi dati, per le donne, viene definito
  un salario ipotetico nel 2006 di Fr. 49'659.­-.

   

  A questa cifra, per gli assicurati che a causa della
  particolare situazione personale o professionale non possono mettere
  completamento a frutto la loro capacità residua e pertanto non riescono a
  raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
  riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
  circostanze, può arrivare fino ad un massimo del 25%.

  Ritengo corretta una riduzione del 5% per attività
  medio-leggera. 

  Si considera dunque un reddito da invalida di Fr.
  47'176.-.­

   

  Grado di invalidità:

  Malgrado il danno alla salute, peraltro poco invalidante
  anche nell'attività abituale, sono tuttora esigibili lavori che permettono un
  guadagno pari o addirittura superiore a quello percepito prima del danno alla
  salute.  

  Il grado di invalidità é dunque nullo.

   

  

 

	
  Proposte formative - (eventuali) o di chiusura del caso

  
	
   

  L'attività abituale di ausiliaria di pulizie é
  possibile con una limitazione di rendimento del 20%. Sono altresì possibili a
  tempo pieno altre attività più leggere (vedi limiti funzionali), quali ad
  esempio nell'ambito industriale come addetta a lavori di controllo o
  sorveglianza in aziende del settore industriale o piccole attività manuali
  leggere (imballaggio, stampa, rifinitura, lucidatura, etichettatura, ...).

   

  

(Doc. AI 26)"

 

                                         L’ufficio
AI ha quindi negato la presenza di un grado di invalidità  (doc. AI 28 e 34). 

                                         Tali
accertamenti e conclusioni, che sono peraltro rimasti incontestati dalla
ricorrente, meritano conferma, anche avuto riguardo alla corretta applicazione,
nella determinazione del reddito da invalida, dei dati salariali nazionali
risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei
salari edita dall’Ufficio federale di statistica in applicazione della giurisprudenza
de TF (cfr. sentenza inedita del 5 settembre 2006 nella causa P. (I 222/04; sentenza
22 agosto 2006 in re K, I 424/05).

 

                             2.10.   Visto quanto precede, la conclusione dell’Ufficio AI essendo basata su
sufficienti approfondimenti, non può che essere confermata. 

Non essendo dato un grado d’invalidità giustificante l'erogazione di una
rendita d’invalidità (art. 28 cpv. 1 LAI), l’Ufficio AI ha rettamente negato il
diritto ad una rendita. 

 

                             2.11.   L’assicurata
ha chiesto al TCA l’esecuzione di una perizia (I).

 

                                         Al
proposito va nuovamente ribadito che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

                             2.12.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- vanno poste a carico
dell’assicurata.

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia. Le spese per complessivi  fr. 200.-- sono poste
a carico a carico della ricorrente. 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti