# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ef7d14f6-330c-56f1-b4a9-a4ce0015ce57
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-03-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.03.2015 D-881/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-881-2015_2015-03-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-881/2015, D-883/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 6  m a r z o  2 0 1 5  

 

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gérard Scherrer;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…), con i figli 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), 

E._______, nato il (…), alias 

F._______, nato il (…), 

Albania,   

rappresentati dal sig. Johnson Belangenyi,  

(…), 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione  

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato); 

decisioni della SEM del 6 febbraio 2015 / N (…), N (…) 

 

D-881/2015, D-883/2015 

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Visto: 

la domanda d'asilo che gli interessati hanno presentato in Svizzera in data 

31 dicembre 2014; 

i verbali d'audizione di A._______ del 12 gennaio 2015 (di seguito: 

verbale 1) e del 29 gennaio 2015 (di seguito: verbale 2); 

i verbali d'audizione di C._______ del 12 gennaio 2015 (di seguito: 

verbale 3) e del 29 gennaio 2015 (di seguito: verbale 4); 

le decisioni della Segreteria di Stato della migrazione (SEM; già Ufficio 

federale della migrazione, UFM) del 6 febbraio 2015, notificate ai 

richiedenti il medesimo giorno (cfr. atti A11/1), con le quali detta Segreteria 

ha respinto la domanda d'asilo senza ulteriori chiarimenti (cfr. art. 40 LAsi 

[RS 142.31]) ed ha pronunciato l'allontanamento dei richiedenti dalla 

Svizzera nonché l'esecuzione dell'allontanamento medesimo siccome 

lecita, esigibile e possibile ed ha inoltre indicato che il Consiglio federale 

ha designato l'Albania come Stato esente da persecuzioni ai sensi 

dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi; 

il ricorso del 12 febbraio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata del 13 febbraio 2015) in atto unico contro dette decisioni, con il 

quale i medesimi concludono, secondo il senso, all'annullamento delle 

decisioni della SEM e alla concessione dell'asilo; 

le copie dei due incarti della SEM pervenute via telefax al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) in data 13 febbraio 2015; 

le decisioni incidentali del Tribunale del 19 febbraio 2015, notificate ai 

ricorrenti il 20 febbraio 2015 (cfr. avvisi di ricevimento agli atti), che 

invitavano gli interessati a regolarizzare il ricorso tramite l'apposizione della 

firma in originale, rispettivamente tramite l'inoltro di una procura firmata; 

la regolarizzazione in atto unico del ricorso del 26 febbraio 2015 (cfr. timbro 

sul plico; data d'entrata: 27 febbraio 2015) con cui i ricorrenti hanno 

sottoscritto in originale una copia del ricorso e A._______ ha fornito 

procura nei confronti di Johnson Belangenyi; 

il complemento di ricorso di Johnson Belangenyi – nuovo rappresentante 

dei ricorrenti – del 27 febbraio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; 

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data d'entrata: 2 marzo 2015), con allegata la procura di C._______, 

tramite il quale viene chiesta la concessione di protezione nei confronti dei 

ricorrenti, nonché la concessione dell'assistenza giudiziaria nel senso 

dell'esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo; 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono; 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e 52 cpv. 1 PA; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi);  

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti;  

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 LAsi);  

che, preliminarmente, il ricorso e il relativo completamento, inoltrati dagli 

insorgenti in atti unici e le due decisioni avversate concernono fatti di 

uguale o simile natura e pongono gli stessi o simili termini di diritto, di modo 

che si giustifica la congiunzione delle cause e la pronuncia di una sola 

sentenza per un motivo di economia processuale (cfr. 

MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungs-

gericht, 2a ed. 2013, n. 3.17, pagg. 144 seg.); 

che i richiedenti hanno dichiarato di essere cittadini albanesi e di avere 

lasciato il Paese a seguito di problemi avuti con il marito rispettivamente 

padre; che A.________ e i due bambini sarebbero stati più volte minacciati; 

che, in particolare, dopo aver domandato il divorzio la situazione sarebbe 

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peggiorata; che, una volta, il marito (ora ex-marito) ed il cognato si 

sarebbero presentati sul posto di lavoro della richiedente e avrebbero 

tentato di aggredirla con una pistola; che ella si sarebbe rivolta alla polizia 

denunciandoli e la polizia avrebbe emesso un'ordinanza restrittiva nei 

confronti dei due uomini ed avrebbe inoltre aperto un procedimento penale 

tuttora pendente; che tuttavia, il marito l'avrebbe nuovamente minacciata 

di morte con un coltello e ella avrebbe dunque deciso di espatriare con i 

due figli (cfr. verbale 1, pag. 6 seg.; verbale 2, F15, pag. 3 segg.; verbale 3, 

pag. 6; verbale 4, F24, pag. 4); 

che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi);  

che, stando alle loro dichiarazioni, i richiedenti sono cittadini albanesi; che 

il Consiglio federale ha inserito l'Albania nel novero dei paesi esenti da 

persecuzioni ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. Lista «Safe 

Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, SEM, stato: giugno 2014); 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); 

che nella querelata decisione la SEM ha considerato le allegazioni circa i 

motivi d'asilo degli interessati irrilevanti in materia d'asilo; che i richiedenti 

hanno allegato di essere stati vittima di una persecuzione ad opera di terze 

persone; che tali persecuzioni non sono in principio rilevanti in materia 

d'asilo; che sono solo rilevanti qualora lo Stato non adempie il suo obbligo 

di protezione oppure qualora non è in grado di garantire protezione; che, 

tuttavia, nessuno Stato è in grado di proteggere i suoi cittadini contro ogni 

sopruso ad opera di terze persone; che, nella fattispecie, le violenze subite 

dal marito e dal cognato costituirebbero anche in Albania dei reati e 

sarebbero perseguiti dalle autorità competenti; che dai documenti inoltrati 

come mezzi di prova si potrebbe dedurre che le autorità avrebbero 

intrapreso tutto ciò che era loro possibile per proteggere i richiedenti; che, 

invero, sarebbero state disposte delle misure di protezione giudiziarie degli 

interessati; che, inoltre, dei procedimenti penali sarebbero tuttora in corso 

contro il marito nonché contro il cognato; che non esisterebbe alcun 

elemento oggettivo per ritenere che le autorità albanesi non sarebbero in 

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grado di fornire protezione ai richiedenti; che, al contrario, le autorità 

albanesi non sono rimaste inerti, ma avrebbero adottato delle misure di 

protezione; che, inoltre, nel 2007 in Albania sarebbe entrata in vigore una 

legge per la protezione contro la violenza; che tale legge prevede che le 

vittime di violenza domestica potrebbero ottenere protezione tramite delle 

misure di protezione; che ciò sarebbe il caso nella fattispecie; che, di 

conseguenza, l'Albania, in un caso di violenza domestica sarebbe 

intervenuta ed avrebbe adempiuto il suo obbligo di fornire protezione ai 

suoi cittadini; che date le allegazioni, nonché le misure di protezione 

intraprese dalle autorità albanesi, così come i procedimenti penali ancora 

in corso, risulterebbe che le autorità albanesi sarebbero disposte a fornire 

protezione e sarebbero in grado di farlo; 

che pertanto la SEM ha dunque ritenuto che le dichiarazioni dell'interessato 

sarebbero irrilevanti in materia d'asilo; 

che nel ricorso e nel completamento del ricorso gli interessati hanno 

rilevato che non potrebbero tornare in Albania perché rischierebbero di 

venire uccisi; che il cognato con cui avrebbe già avuto problemi sarebbe 

un criminale e sarebbe già stato in carcere per terrorismo; che egli sarebbe 

molto pericoloso e li potrebbe uccidere in caso di ritorno in Albania; che 

l'Albania non sarebbe uno Stato sicuro e ci sarebbe molta corruzione; che 

nessuno si preoccuperebbe per i richiedenti; che i mezzi a disposizioni 

delle autorità per proteggere le donne non sarebbero utilizzati; che 

l'intensità delle violenze contro le donne albanesi è conosciuta anche in 

Svizzera; che visto il coraggio mostrato dalla richiedente di espatriare per 

proteggersi e proteggere i suoi figli, l'allontanamento nel loro Paese 

d'origine non soltanto costituirebbe una non assistenza di una persona in 

pericolo, ma addirittura un diniego di giustizia; che, in conclusione, hanno 

chiesto, secondo il senso, l'annullamento della decisione impugnata e la 

concessione dell'asilo per i pregiudizi subiti;  

che i ricorrenti non hanno presentato argomenti o prove suscettibili di 

giustificare una diversa valutazione rispetto a quella di cui alle impugnate 

decisioni;  

che come rettamente ritenuto dall'autorità nella decisione impugnata, a 

prescindere dall'inverosimiglianza delle allegazioni, questo Tribunale 

osserva che non sussistono elementi di rilevanza ai sensi dell'art. 3 LAsi; che 

infatti, in virtù del principio della sussidiarietà della protezione internazionale 

per rapporto alla protezione nazionale, si deve poter esigere da un 

richiedente d'asilo che abbia esaurito, nel proprio Paese, le possibilità di 

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protezione contro eventuali persecuzioni prima di sollecitare quella di uno 

stato terzo;  

che circa i motivi d'asilo esposti dai ricorrenti, va rilevato che i problemi 

allegati sono riconducibili a rapporti di natura privata; che, stando alle 

dichiarazioni addotte dai richiedenti, essi si sono rivolti alle autorità del loro 

Paese per denunciare le violenze e i soprusi ad opera del marito e del 

cognato; che un procedimento penale è tuttora pendente nei confronti di 

questi due uomini; che inoltre, delle misure di protezione in favore dei 

richiedenti sono state emesse dalle autorità; che in caso di non rispetto di 

tali misure di protezione avrebbero dovuto rivolgersi alle autorità per 

ottenerne il rispetto e denunciarne la violazione; che essi dichiarano di aver 

chiamato la polizia e che essa non sarebbe intervenuta; che tuttavia, non 

hanno fornito delle prove concrete in merito; che, pertanto v'è da pensare 

che i ricorrenti non hanno intrapreso tutto quanto era loro possibile per far 

valere i loro diritti presso le autorità competenti; che oltretutto, le autorità 

hanno già emesso delle misure di protezione ed hanno aperto un 

procedimento penale nei confronti dell'ora ex-marito e del cognato; che 

questi elementi permettono di ritenere che le autorità albanesi sono in grado 

di proteggere i ricorrenti ed hanno la volontà di farlo; che, in tale contesto, 

non ci sono motivi di ritenere che gli interessati, in caso di bisogno, non 

possano ottenere dalle competenti autorità in Patria, se opportunamente 

sollecitate, un'appropriata protezione contro l'eventuale futuro agire 

illegittimo da parte di terzi nei loro confronti; 

che nemmeno quanto addotto nel ricorso possono indurre il Tribunale a 

una diversa valutazione; 

che di conseguenza, per tutte queste ragioni, le dichiarazioni dei richiedenti 

sono irrilevanti ai sensi delle norme in materia di concessione dell'asilo, per 

il che è a giusto titolo che la SEM ha respinto la loro domanda d'asilo;  

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la Segreteria di 

Stato della migrazione pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla 

Svizzera e ne ordina l'esecuzione, tenendo però conto del principio 

dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi); 

che gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]); 

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che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell'allontanamento; 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr 

(RS 142.20) giusta il quale l'esecuzione dell'allontanamento dev'essere 

possibile (cpv. 2), ammissibile (cpv. 3) e ragionevolmente esigibile (cpv. 4);  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, l'UFM (ora 

SEM) dispone, in regola generale (cfr. art. 83 cpv. 7 LAsi), l'ammissione 

provvisoria (cfr. art. 83 cpv. 1 LStr in relazione all'art. 44 LAsi); 

che nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione della 

SEM relativa alla domanda d'asilo degli insorgenti, questi ultimi non 

possono prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 

LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale 

pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo 

statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30); 

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per i ricorrenti d'essere esposti, in caso 

di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito, in 

relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105); 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile (cfr. art. 83 

cpv. 3 LStr in relazione all'art. 44 LAsi); 

che, inoltre, la situazione vigente in Albania non è caratterizzata da guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della 

popolazione nell'integralità del territorio nazionale; 

che, come già enunciato, il Consiglio federale ha inserito l'Albania nella 

lista dei «Safe Countries» ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi e da allora 

si è attenuto a questa valutazione nell'ambito delle periodiche verifiche 

giusta l'art. 6a cpv. 3 LAsi; 

che quo alla situazione personale degli insorgenti, va rilevato che essi sono 

giovani, la madre ha esperienza professionale come parrucchiera (cfr. 

verbale 1, pag. 4), attività che ha esercitato in proprio; che il figlio più 

grande ha terminato il liceo (cfr. verbale 3, pag. 3); che altresì in Albania 

vivono la madre di A._______ e quattro suoi fratelli (cfr. verbale 1, pag. 5); 

che pertanto in Patria dispongono di una solida rete sociale;  

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che in aggiunta, i ricorrenti non hanno preteso nel gravame di soffrire di 

gravi problemi di salute che possano giustificare la loro ammissione 

provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3, 2009/2 consid. 9.3.2); 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento degli insorgenti nel loro 

Paese d'origine è ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); 

che infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che gli insorgenti, usando della necessaria diligenza, 

potranno procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 

cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12); 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 

ragionevolmente esigibile e possibile; che, di conseguenza, anche in 

materia di allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e 

le querelate decisioni dell'autorità inferiore confermate; 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali 

tendenti all'annullamento delle decisioni impugnate vanno respinte;  

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA);  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF); 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: