# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e84ae180-5df3-59ea-b50c-941df6519a9c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-06-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.06.2015 D-444/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-444-2015_2015-06-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-444/2015 

 

 
 

 

 S e n t e n z a  d e l  5  g i u g n o  2 0 1 5  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice David R. Wenger;  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), 

Nigeria,  

(…), 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione  

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento; 

decisione della SEM del 7 gennaio 2015 / N (…). 

 

 

D-444/2015 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera in data 14 di-

cembre 2014; 

il verbale dell'audizione sulle generalità del 17 dicembre 2014 (di  

seguito: verbale 1), il verbale dell'audizione sui motivi d'asilo del 23 dicem-

bre 2014 (di seguito: verbale 2), interrotta per malessere del richiedente e 

il verbale dell'audizione del 7 gennaio 2015 (di seguito: verbale 3); 

il verbale della decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM; 

già Ufficio federale della migrazione, UFM) del 7 gennaio 2015, notificata 

oralmente al richiedente il medesimo giorno (cfr. atto A17/1);  

il ricorso del 21 gennaio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 22 gennaio 2015); 

il foglio di trasmissione di informazioni mediche, inoltrato dal Centro di re-

gistrazione e procedura di Chiasso al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale) via telefax il 12 febbraio 2015, secondo cui al richie-

dente è stata diagnosticata l'infezione HIV; 

lo scritto del 25 febbraio 2015 con il quale il ricorrente ha reso noto al Tri-

bunale di essere risultato positivo al virus HIV ed ha inoltre allegato i risul-

tati del laboratorio analitico; 

l'ordinanza del 3 marzo 2015 con la quale il Tribunale ha invitato la SEM 

ad esprimersi in merito al cambiamento dello stato di salute del ricorrente; 

le osservazioni della SEM del 18 marzo 2015 inoltrate al Tribunale via te-

lefax il medesimo giorno; 

ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti che verranno ripresi 

nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d'asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-

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33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 

48 cpv.1 lett. a-c e 52 PA; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d'asilo, 

la violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto  

di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di  

diritto degli stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 5); 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2); 

che nel corso dell'audizione sulle generalità il richiedente ha dichiarato di 

essere cittadino nigeriano, nato a C._______ (LGA C._______, Rivers 

State) dove avrebbe vissuto fino al 2000, anno del suo trasferimento a 

D._______ (LGA D._______, Lagos State) (cfr. verbale 1, pag. 6); 

che sarebbe espatriato a seguito di problemi avuti a causa delle sua posi-

zione di capo di un partito politico nigeriano; che, in particolare, egli sa-

rebbe stato vittima di una grave aggressione e di minacce, sua moglie e 

suo figlio sarebbero stati uccisi e la loro casa bruciata (cfr. ver-

bale 1, pag. 10); 

che nella decisione impugnata, la SEM ha considerato inverosimili le di-

chiarazioni dell'interessato circa i suoi motivi d'asilo; che, in primo luogo, 

l'autorità inferiore ha ritenuto estremamente vaghe, oltre che contradditto-

rie, le dichiarazioni rilasciate dal richiedente circa la sua attività politica in 

seno al partito All Progressive Congress Party (di seguito: APC; cfr. verbale 

2, D16-19, pag. 3); che, in particolare, egli non è sarebbe stato in grado di 

indicare il nome di alcuna persona in relazione con il partito e, inoltre, le 

scarse informazioni rilasciate in merito alla storia recente dello stesso si 

sarebbero rivelate non coerenti con la realtà dei fatti; che, a mente dell'au-

torità inferiore, l'interessato avrebbe fornito versioni incongruenti in merito 

alla sua adesione al partito e all'assunzione della carica di Youth leader; 

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che confrontato a tali contraddizioni egli avrebbe semplicemente conte-

stato la correttezza del verbale; che, in secondo luogo, le descrizioni degli 

episodi che avrebbero portato l'interessato ad espatriare, ossia l'aggres-

sione subita e l'uccisione di sua moglie e di suo figlio, sarebbero stereoti-

pate e contraddittorie; 

che, pertanto, la SEM, ha respinto la domanda d'asilo ed ha pronunciato 

l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dello stesso 

verso la Nigeria siccome lecita, esigibile e possibile; 

che, nel ricorso, l'insorgente ha contestato la decisione della SEM circa 

l'inverosimiglianza rilevata dei suoi motivi d'asilo; che, infatti, egli avrebbe 

fatto riferimento ad alcuni esponenti del partito APC ed avrebbe inoltre cer-

cato di spiegare i meccanismi di selezione dei candidati, come pure i com-

piti da lui svolti all'interno del partito; che il ricorrente ha altresì sostenuto 

di aver avuto modo di chiarire le contraddizioni rilevate durante le audizioni; 

che circa la vaghezza rilevata dalla SEM nella descrizione dell'aggressione 

subita, l'insorgente ha asserito che non ricorderebbe nel dettaglio l'acca-

duto a causa della drammaticità del momento stesso; che per quanto ri-

guarda l'uccisione di sua moglie e di suo figlio, il ricorrente ha ribadito che 

ciò sarebbe accaduto a causa della sua attività politica; che egli non sa-

rebbe a conoscenza dell'autore del delitto, poiché immediatamente dopo 

lo stesso sarebbe scappato dalla Nigeria; che, infine, l'insorgente ha con-

testato l'allontanamento verso il suo Paese d'origine, poiché non ragione-

volmente esigibile; 

che, in conclusione, il ricorrente ha chiesto, l'annullamento della decisione 

della SEM del 7 gennaio 2015 ed il riconoscimento della qualità di rifugiato 

nonché la concessione dell'asilo; che ha altresì presentato, secondo il 

senso, una domanda di concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anti-

cipo, con protestate spese e ripetibili; 

che, giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati; che l'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a per-

sone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che esso include 

il diritto di risiedere in Svizzera;  

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d'o-

rigine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

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sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-

sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi); 

che, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda l'asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che è pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente siano sufficien-

temente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; che in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi; che è altresì necessario che il richiedente 

stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere cre-

duta; che questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue 

allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette 

fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di 

procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne 

introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella proce-

dura oppure nega la necessaria collaborazione; che infine, non è indispen-

sabile che le allegazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove 

rigorose; che al contrario, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nu-

trendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera; 

che il giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera 

verifica della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev'essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa; che decisivo sarà dunque determinare, da un punto di 

vista oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi citata); 

che, come rettamente ritenuto nella querelata decisione, questo Tribunale 

ritiene che le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura 

sono inverosimili, non corroborate da elementi consistenti, limitandosi, quo 

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ai fatti evocati, ad esprimere delle congetture non fondate su alcun 

dettaglio concreto; 

che, ad esempio, il racconto relativo alla sua carriera politica è caratteriz-

zato da vaghezza e da importanti contraddizioni; che interrogato circa 

l'anno della sua adesione al partito APC, il ricorrente ha inizialmente indi-

cato di essere entrato a farne parte nel 2012 (cfr. verbale 1, pag. 5), suc-

cessivamente ha dichiarato di essere membro a pieno titolo dal 2004 (cfr. 

verbale 1, pag. 6; verbale 2, D15, pag. 3) ed infine dal 2007 (cfr. verbale 1, 

pag. 11); che altresì contraddittorie sono le sue dichiarazioni in merito 

all'anno della sua elezione a capo del partito; che mal si comprende se egli 

sia stato nominato Youth Leader nel 2004 o nel 2009 (cfr. verbale 1, pag. 

6; verbale 2, D28, pag. 4); che le allegazioni del ricorrente circa l'aggres-

sione subita il 12 settembre 2014 (cfr. verbale 1, pag. 10; verbale 2, D31, 

pag.5) sono impersonali e stereotipate; che, in particolare, per tre volte egli 

ha descritto l'accaduto in maniera praticamente identica, quasi meccanica 

(cfr. verbale 2, D34, pag. 5, D41-42, pag. 6); che lo stesso si rileva pure 

nell'esposizione dei fatti accaduti immediatamente dopo l'aggressione (cfr. 

verbale 2, D51-53, pag. 7); che, nel corso della prima audizione, egli ha 

dichiarato di essere stato aggredito da un gruppo di dieci o undici persone 

(cfr. verbale 1, pag.10), mentre durante la seconda audizione ha riferito di 

sei o sette aggressori (cfr. verbale 2, D48, pag. 6); che anche il racconto 

dell'episodio scatenante il suo espatrio, ovvero l'uccisione di sua moglie e 

suo figlio, risulta stranamente succinto; che egli si è limitato a dichiarare 

che la sua casa sarebbe stata bruciata e i suoi cari sarebbero stati uccisi 

(cfr. verbale 1, pag.11; verbale 2, D 61, pag. 7); che, chiamato a circostan-

ziare maggiormente il suo racconto, egli non ha saputo aggiungere prati-

camente alcun dettaglio (cfr. verbale 2, D62, pag. 8); che, sia come sia, 

anche tenendo conto dell'eventuale concitazione del momento, non si 

spiega come il racconto dell'insorgente risulti, nella sua totalità, imperso-

nale e scarno; che lo scrivente Tribunale conferma pienamente quanto ri-

tenuto dall'autorità inferiore nella decisione impugnata alla quale rinvia 

onde evitare ulteriori ripetizioni; 

che le lacune presenti nel racconto dell'insorgente sono difficilmente com-

patibili con un'esperienza di vita realmente vissuta; che, inoltre, nel gra-

vame non vi sono elementi atti a provare l'improvvisa verosimiglianza dei 

suoi motivi d'asilo; 

che, in considerazione di quanto esposto, il ricorso in materia di riconosci-

mento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo, destituito di fon-

damento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata; 

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che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi); 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 dell'11 ago-

sto 1999 sull'asilo relativa a questioni procedurali (OAsi 1, RS 142.311); 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4); 

che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-

lontanamento; 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr 

(RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione dell'allontanamento dev'essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-

volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); 

che la portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr non si esaurisce nella massima del 

divieto di respingimento; che anche altri impegni di diritto internazionale 

della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione dell'allontanamento, 

in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(Conv. tortura, RS 0.105); che l'applicazione di tali disposizioni presup-

pone, peraltro, l'esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo 

straniero possa essere esposto, nel paese verso il quale sarà allontanato, 

a dei trattamenti contrari alle succitate disposizioni;  

che spetta all'interessato di rendere plausibile l'esistenza di siffatte serie e 

concrete ragioni (DTAF 2008/34 consid. 10); 

che in casu, giova anzitutto ricordare che nella misura in cui codesto Tribu-

nale ha confermato la decisione della SEM relativa alla domanda d'asilo 

del ricorrente, quest'ultimo non può prevalersi del principio del divieto di 

respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito 

del diritto internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 

Conv. rifugiati; 

che inoltre, non è dato rilevare alcun indizio serio secondo cui l'insorgente 

potrebbe essere esposto, in caso di rimpatrio, al rischio reale e immediato 

(«real risk») di un trattamento contrario alle succitate disposizioni (cfr. Sen-

tenza della CorteEDU Saadi contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06); 

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che in altre parole, non sono stati forniti un insieme di indizi, oppure pre-

sunzioni non contraddette, sufficientemente gravi, precisi e concordanti in 

relazione a un pericolo di esposizione personale ad atti o fatti che si riten-

gono contrari alle disposizioni sopraccitate; 

che, in particolare la CorteEDU ha ammesso che l'esecuzione di un rinvio 

di una persona malata di AIDS allo stadio terminale può, in talune circo-

stanze straordinarie, violare l'art. 3 CEDU; che, tuttavia, la stessa Corte ha 

già più volte giudicato che il rinvio di una persona affetta da HIV ma non 

ancora malata di AIDS non viola la citata disposizione e, nell'affare N. con-

tro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05, ha riassunto la sua giuri-

sprudenza a riguardo (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.1.3); che, nella menzio-

nata sentenza D. contro. Regno Unito del 2 maggio 1997, 30240/96, le 

circostanze straordinarie risiedevano nel fatto che il richiedente era grave-

mente malato e appariva vicino alla morte, che le cure necessarie nel suo 

Paese di origine non erano garantite e che non disponeva in patria di pa-

renti pronti a occuparsi di lui o a fornirgli un sostegno sociale e materiale 

(cfr. a riguardo anche la Sentenza del Tribunale amministrativo federale E-

3853/2006 del 30 luglio 2009, consid. 5.2.3 e 5.2.4); 

che, secondo la classificazione dell'agenzia americana "Center for Disease 

Control and Prevention", l'infezione da HIV va suddivisa in più stadi: nello 

stadio A la persona affetta dal virus non soffre di alcun disturbo, nello stadio 

B vi è la comparsa di malattie, mentre si passa allo stadio C dal momento 

in cui l'ammalato contrae l'AIDS; che gli stadi A-C vengono ulteriormente 

suddivisi secondo i relativi valori delle cellule CD4: nel livello 1 se esse 

sono più di 500 per microlitro, nel livello 2 se sono tra i 200 e i 499 e nel 

livello 3 quando scendono sotto la soglia di 200 (cfr. DTAF 2009/2 consid. 

9.1.4 con riferimenti citati); 

che, nel caso in esame, secondo i certificati medici prodotti, al momento in 

cui è stata diagnosticata al richiedente l'infezione da HIV, questa aveva 

raggiunto lo stadio A3 con linfoadenopatia inguinale B3 (cfr. risultanze pro-

cessuali), della malattia secondo la classificazione CDC; che, nella fatti-

specie, non si tratta quindi di una persona malata di AIDS allo stadio termi-

nale e il rischio che, in caso di rimpatrio, l'interessato debba confrontarsi 

con grandi sofferenze fisiche o psichiche assimilabili a trattamenti inumani 

ai sensi dell'art. 3 CEDU, può essere escluso; 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStr in relazione all'art. 44 LAsi); 

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che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica; 

che in Nigeria, malgrado le attività terroristiche di Boko Haram nel nord del 

Paese, non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile o vio-

lenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità 

del territorio nazionale che possa portare ad ammettere, per tutti i richie-

denti provenienti da questo stato e indipendentemente dalle circostanze di 

ogni singolo caso, l'esistenza di un ostacolo  

all'esecuzione dell'allontanamento riconducibile all'art. 83 cpv. 4 LStr in re-

lazione all'art. 44 LAsi; 

che motivi medici rendono inesigibile l'esecuzione dell'allontanamento 

esclusivamente quando le cure necessarie ed essenziali non sono ottenibili 

nel Paese di origine e un rimpatrio comprometterebbe lo stato di salute 

della persona rapidamente e in modo rischioso per la vita; che sono consi-

derate essenziali le cure di medicina generale e acuta strettamente neces-

sarie per permettere una conduzione di un'esistenza conforme alla dignità 

umana; che non può essere concluso all'inesigibilità dell'esecuzione dell'al-

lontanamento per il solo motivo che non è garantito un trattamento medico 

conforme agli standard svizzeri (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2 con relativo 

riferimento); 

che secondo la giurisprudenza del Tribunale, l'esecuzione dell'allontana-

mento di un richiedente l'asilo HIV-sieropositivo è in principio esigibile fin-

tanto che l'infezione da HIV non ha ancora raggiunto lo stadio C, ossia 

fintanto che il richiedente non ha ancora contratto l'AIDS; che nell'ambito 

della valutazione dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento, oltre 

che allo stadio dell'infezione da HIV, va anche considerata la situazione nel 

Paese di origine, in particolare l'accesso alle cure mediche, la situazione 

relativa alla sicurezza e la situazione personale (rete familiare, qualifiche 

professionali e situazione finanziaria); che, pertanto, secondo le circo-

stanze del caso, l'esecuzione dell'allontanamento può non essere ragione-

volmente esigibile già al raggiungimento dello stadio B3 o addirittura B2 

della malattia, mentre viceversa lo sviluppo della malattia dell'AIDS, quindi 

dello stadio C, non deve obbligatoriamente portare ad ammettere l'inesigi-

bilità dell'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.4 e 

relativi riferimenti). 

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che nelle osservazioni del 18 marzo 2015, la SEM ha sottolineato l'esi-

stenza, in tutta la Nigeria, di centri istituiti dal governo adibiti al trattamento 

di pazienti sieropositivi o che hanno già sviluppato la malattia dell'AIDS 

nella forma attiva; che inoltre i relativi trattamenti medici sono attualmente 

disponibili su tutto il territorio nigeriano e sono completamente gratuiti; che 

il ricorrente, proveniente dalla città di D._______, avrà dunque facile ac-

cesso alle necessarie terapie antiretrovirali; che pertanto l'autorità inferiore 

ha considerato l'allontanamento dell'interessato verso la Nigeria esigibile; 

che, infine, il ricorrente potrà eventualmente formulare una richiesta di aiuto 

al ritorno di carattere medico;  

che dalle informazioni in possesso di questo Tribunale, il governo nigeriano 

si impegna, dal 2002, a mettere a disposizione medicamenti per il tratta-

mento dell'HIV, inclusi trattamenti antiretrovirali, in maniera gratuita 

(cfr. Sentenza del TAF D-5025/2014 del 9 gennaio 2015); 

che circa i problemi di depressione del ricorrente, in data (…) gennaio 2015 

egli si è recato spontaneamente al pronto soccorso dell'Ospedale 

Regionale di E._______ ed ha riferito al personale medico deflessione del 

tono d'umore e pensieri di morte (cfr. atto A14/1); che l'interessato ha 

successivamente negato tali dichiarazioni ma si è dichiarato motivato a 

cercare un medico di riferimento per impostare un'eventuale terapia 

antidepressiva; che, in conclusione, al ricorrente è stata diagnosticata una 

deflessione del tono d'umore senza idee suicidali (cfr. atto A14/1); che il 

(…) gennaio 2015 nel corso di una visita medica il ricorrente ha accusato 

sintomi di depressione (cfr. atto A19/1); che tuttavia il foglio di segnalazione 

di un caso medico non menziona alcun tipo di trattamento per suddetti 

disturbi depressivi; 

che, inoltre, il ricorrente ha la possibilità di chiarire il suo stato di salute e, 

in relazione ai mezzi finanziari necessari per accedere alle cure mediche 

in patria, il Tribunale segnala che, se date le condizioni, egli ha la facoltà di 

richiedere un adeguato aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi; 

che peraltro, anche per quanto concerne il trattamento dell'HIV, l'aiuto al 

ritorno può ugualmente includere dei chiarimenti circa le concrete possibi-

lità di cura nel luogo di origine, ad esempio la segnalazione di un determi-

nato ospedale (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.4); 

che va infine rilevato che egli ha frequentato l'Università ed è laureato in 

comunicazione di massa e vanta un'esperienza professionale decennale 

come giornalista (cfr. verbale 1, pag. 5); che la sua famiglia, in particolare 

zii e cugini, risiede nel suo Paese d'origine e avendovi egli vissuto la totalità 

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della sua esistenza (cfr. verbale 1, pag. 6) si può partire dal presupposto 

che abbia una buona rete sociale in Patria; 

che, pertanto, alla luce di quanto sopra, l'esecuzione dell'allontanamento 

dell'insorgente nel suo Paese d'origine è ragionevolmente esigibile (art. 83 

cpv. 4 LStr in relazione all'art. 44 LAsi); 

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che l'insorgente, usando della necessaria diligenza,  

potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 

(cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12); che l'esecuzione dell'al-

lontanamento è dunque pure possibile; 

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, ra-

gionevolmente esigibile e possibile; che, di conseguenza, anche in materia 

di allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e la que-

relata decisione dell'autorità inferiore confermata; 

che la SEM con la decisione impugnata non ha pertanto violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi) altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che pertanto il ricorso va respinto; 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d'esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto; 

che, infine, essendo le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA); 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-

TAF, RS 173.320.2]); 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

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che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva; 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

D-444/2015 

Pagina 13 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal paga-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: