# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d77b5a17-5975-5235-809c-0f86b7330c49
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-02-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.02.2023 42.2022.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2022-86_2023-02-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  42.2022.86

   

  cs

  	
  Lugano

  16 febbraio 2023       

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 ottobre 2022 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7 ottobre 2022 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di indennità perdita di guadagno (Corona)

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in
fatto

 

                          1.1.  RI 1 ha
chiesto ed ottenuto dalla Cassa CO 1 le indennità giornaliere per perdita di
guadagno a causa del coronavirus, in favore del direttore, __________, nato nel
1978, per il periodo dal 17 settembre 2020 al 30 giugno 2021.

 

                          1.2.  In
seguito ad un controllo del 19 agosto 2022 effettuato da un perito esterno su
mandato della Cassa, con 8 decisioni del 5 settembre 2022 (doc. A 2B.1-8), l’amministrazione
ha chiesto la restituzione delle indennità giornaliere ritenute percepite in
troppo dal 1° dicembre 2020 al 30 giugno 2021 e nel mese di agosto 2021.

 

                          1.3.  Con
decisione su opposizione del 7 ottobre 2022, l’amministrazione ha confermato
l’obbligo di restituzione dell’importo di fr. 12'937.95 per il periodo dal 1°
dicembre 2020 al 30 giugno 2021 (doc. 1, pag. 4 punto e dispositivo). Per
la Cassa, sebbene la società avesse indicato che il direttore della società
aveva percepito un salario lordo di fr. 0, nei mesi litigiosi la stessa ha
invece contabilizzato integralmente lo stipendio lordo da versare a __________,
pari a fr. 4'800, su un conto passivo nel bilancio (conto giro salari). Le
indennità pagate dalla Cassa e versate alla società sono state in seguito
riversate all’assicurato in parziale pagamento del proprio stipendio. Il
beneficiario risulta quindi creditore della quota rimanente tra l’importo
contabilizzato e l’importo versato. L’amministrazione ha di conseguenza ricalcolato
l’importo dell’indennità Corona. 

                                  L’amministrazione
ha affermato:

 

"
(…) Mediante l’impugnativa l’insorgente asserisce che i versamenti
eccedenti le IPG Corona effettuati a favore del Signor __________ nel periodo
oggetto della restituzione, sono relativi a periodi antecedenti il versamento
di tali indennità. A tal proposito l’opponente ha prodotto una tabella “RI 1/__________
pagamenti stipendi dal 01.01.2018 al 31.12.2021”, le schede salario ed i
relativi giustificativi bancari. L’opponente ha precisato inoltre che
l’assicurato, in data 28 giugno 2022, ha sottoscritto la postergazione di tutti
gli stipendi risultanti dal “conto transitori stipendi” in data 31
dicembre 2021.

 

6. 

Per quanto qui
d’interesse, si osserva che anche dalla tabella “RI 1/__________ pagamenti
stipendi dal 01.01.2018 al 31.12.2021” risulta che il Signor __________ è
creditore della quota risultante dalla differenza tra lo stipendio lordo, pari
a CHF 4'800.-, e l’importo versato corrispondente alle IPG Corona a parziale
pagamento dello stipendio, così come accertato dal perito. Inoltre, anche dalle
buste paga relative al periodo in oggetto lo stipendio dovuto risulta essere
quello intero, pari a CHF 4'327.30 al netto. Ne discende che, a prescindere
dalla postergazione degli stipendi sottoscritta dall’assicurato, la quota
derivante dalla differenza tra lo stipendio lordo contabilizzato, pari a CHF
4'800.00, e le IPG Corona percepite dall’assicurato a parziale pagamento dello
stipendio deve essere computata al fine di stabilire l’effettiva perdita di
guadagno.

(…).

 

1.     L’opposizione
è respinta.

§
Di conseguenza l’importo da restituire a titolo di indennità perdita di
guadagno Corona indebitamente percepita dalla spettabile RI 1 nel periodo dal
1° dicembre 2020 al 30 giugno 2021 è di CHF 12'937.95” (doc. 1)

                          1.4.  RI 1 è
insorta al TCA contro la predetta decisione su opposizione, chiedendone
l’annullamento (doc. I). L’insorgente sostiene che i versamenti effettuati in
favore di __________ al di fuori degli importi delle indennità giornaliere
versate dalla Cassa sono relativi a stipendi antecedenti. Egli afferma inoltre
che lo stipendio lordo indicato per 13 mensilità era pari a fr. 4'200, per un
totale di fr. 4'550 mensili e che di conseguenza l’indennità giornaliera è pari
a fr. 121.35 e non a fr. 104/100.80 come calcolato dalla Cassa. Il ricorrente
chiede un riesame di tutte le indennità ed il ricalcolo delle stesse con lo
stipendio lordo corretto inclusa la 13esima mensilità e di essere ascoltato in
udienza, previo appuntamento. 

 

                          1.5.  Con
risposta del 9 novembre 2022 la Cassa propone la reiezione del ricorso rinviando
alla decisione su opposizione impugnata (doc. III). 

 

                          1.6.  Il 18
novembre 2022 è pervenuta al TCA ulteriore documentazione trasmessa dalla
ricorrente, segnatamente copia di un’email del 17 novembre 2022 della società alla
Cassa, tramite la quale sostiene che nel periodo in esame __________ non ha
percepito alcun compenso oltre ai rimborsi spese documentati e allegati e che
gli unici versamenti di stipendio ricevuti dal dipendente nel periodo litigioso
sono stati gli importi delle IPG percepite dalla Cassa (doc. V). 

 

                          1.7.  Con
osservazioni del 25 novembre 2022 l’amministrazione ha ribadito la richiesta di
respingere il ricorso, affermando:

 

"
(…) come ampliamente illustrato della decisione impugnata, nell’ambito
del controllo esperito dal perito esterno il 19 agosto 2022 è emerso che,
sebbene l’opponente per i mesi da dicembre 2020 a giugno 2021 avesse dichiarato
per il Signor __________ un salario mensile pari a CHF 0.00 nei formulari di
richiesta dell’IPG Corona, la società ha contabilizzato lo stipendio da versare
per un importo di CHF 4'800.00 mensili su un conto passivo del bilancio (conto
giro salari). Si precisa che tale importo corrisponde al reddito mensile
soggetto ad AVS percepito nel 2019. Le indennità pagate dalla Cassa, e versate
alla società, sono state in seguito versate al Signor __________. Egli risulta
quindi creditore della differenza tra l’importo percepito (corrispondente all’IPG
Corona corrisposta dalla Cassa) e l’importo contabilizzato (corrispondente al
salario mensile soggetto ad AVS nel 2019). La Cassa ha quindi rettamente
ricalcolato l’importo dell’IPG Corona sulla base della perdita di guadagno
reale, riscontrata dalla documentazione contabile. Inoltre si osserva che anche
i conteggi dei salari dei mesi in questione indicano lo stipendio intero, pari
a CHF 4'800.00 lordi mensili. Il fatto che il signor __________ non avesse
percepito l’intero importo e ma unicamente un rimborso spese non ha alcuna
rilevanza, giacché dalla contabilità emerge che egli è creditore della
differenza tra l’importo corrispondente all’IPG Corona versata dalla Cassa e
l’importo contabilizzato sul conto giro salari, pari a CHF 4'800
mensili.” (doc. VII)

 

                          1.8.  Il 1°
dicembre 2022 l’insorgente ha preso posizione, rilevando che la fattispecie è
stata oggetto di un problema puramente contabile. Gli stipendi sono stati
registrati e contabilizzati per differenza tra le IPG percepite e quello che
avrebbe dovuto ricevere realmente __________ (parte dei rimborsi auto a lui mai
versati). La ricorrente afferma di non essere a conoscenza di una comunicazione
della Confederazione che gli stessi andavano contabilizzati solo per la parte
percepita dalla Cassa CO 1 (IPG versata) e che quindi la differenza che
l’azienda si è presa a carico, andava dedotta e registrata in diminuzione dei
costi. Infatti la stessa è stata accantonata nei passivi di bilancio solo per
questa parte e dichiarata anche alla Cassa CO 1 dove sono stati versati i
contributi e successivamente postergata per non gravare sulla situazione già
precaria di un’azienda in crisi, poiché il mercato internazionale fatica a
riprendere l’attività post pandemica. La società ribadisce che __________ ha
già espresso la sua decisione di rinunciare definitivamente a tutta la parte di
stipendi netti postergati per la fine del 2022, così da risanare in parte la
situazione critica della società che, viste le difficoltà ancora oggi in essere
stenta a riprendere la sua attività ordinaria. Con la chiusura d’esercizio
31.12.2022 verrà inserita una voce a conto economico che evidenzierà la
rinuncia definitiva degli stipendi netti postergati al 31.12.2021 e che quindi,
oltre a risanare la situazione economica, __________ non potrà più vantare il
credito verso l’azienda. 

                                  In
conclusione la ricorrente chiede di prendere atto che con la chiusura al 31
dicembre 2022 __________ rinuncerà alla parte postergata degli stipendi in
passivo di bilancio, “di accettare la rinuncia di rimborso da parte della
Cassa CO 1 per cui viene richiesto il rimborso per la differenza di stipendi
tra l’IPG versata e quella accantonata” e di essere ascoltata in udienza,
previo appuntamento. 

 

                          1.9.  Il 2
dicembre 2022 il TCA ha trasmesso lo scritto del 1° dicembre 2022 alla Cassa
con facoltà di presentare eventuali osservazioni scritte in merito (doc. X). 

 

                        1.10.  Il 22
dicembre 2022 il Tribunale ha interpellato la Cassa, affermando:

 

 

 

"
(…) con riferimento alla vertenza a margine, rileviamo quanto segue.

La decisione su
opposizione impugnata ha come oggetto la richiesta di restituzione delle
prestazioni percepite dalla società per il periodo dal 1° dicembre 2020 al 30
giugno 2021 per un importo complessivo di fr. 12'937.95.

Al punto 4, pag. 4, la
Cassa afferma che da un controllo esperito il 19 agosto 2022 da un perito
esterno è emerso che l’IPG Corona è stata versata erroneamente. Infatti “sebbene
l’opponente avesse dichiarato nei formulari di perdita di guadagno per il
coronavirus che il Signor __________ (direttore della società) aveva percepito
un salario lordo pari a CHF 0 nei mesi oggetto della richiesta, è emerso che
durante i mesi da dicembre 2020 a giugno 2021 la società ha contabilizzato
integralmente lo stipendio lordo da versare, pari a CHF 4'800, su un conto al
passivo nel bilancio (conto giro salari). Le indennità pagate dalla Cassa e
versate alla società sono state in seguito riversate all’assicurato a parziale
pagamento del proprio stipendio. Il beneficiario risulta quindi creditore della
quota rimanente tra l’importo contabilizzato e l’importo versato. Ragion per
cui, in data 5 settembre 2022 la Cassa, dopo aver ricalcolato l’importo
dell’IPG, ha emanato un ordine di restituzione nei confronti della società RI 1
di CHF 12'937.95 relativo all’IPG Corona indebitamente versata per il periodo
dal 1° dicembre 2020 al 30 giugno 2021”.

 

Ai fini del giudizio vi
chiediamo di voler precisare, esaustivamente, quanto segue:

 

1.     Per i mesi
di febbraio e marzo 2021, apparentemente, non è stato effettuato nessun calcolo
relativo alle eventuali indennità giornaliere in favore di __________. 

a)
Ciò è dovuto al fatto che in quei mesi, secondo la revisione del 19 agosto
2022, non vi sarebbe stata una diminuzione della cifra d’affari sufficiente per
ottenere le prestazioni? 

b)
Nei mesi di febbraio 2021 e marzo 2021 in che percentuale la cifra d’affari
della società è diminuita? Vi chiediamo di esporre i calcoli per esteso
indicando in base a quali norme non sarebbe dato il diritto alle prestazioni.

 

2.     Nelle
decisioni formali del 5 settembre 2022 avete calcolato le indennità
riconosciute alla società sulla base di importi giornalieri di fr. 104,
rispettivamente fr. 100.80. Il ricorrente contesta queste cifre e sostiene che
l’indennità giornaliera dovrebbe essere di fr. 121.35. 

Vi
chiediamo di esporre per esteso i calcoli delle indennità giornaliere,
indicando come siete giunti a tali importi.

 

3.     Con la
decisione su opposizione impugnata avete chiesto la restituzione di complessivi
fr. 12'937.95. Vi chiediamo di esporre per esteso tutto il calcolo che
vi ha permesso di giungere a tale importo. (doc. XI)

 

                        1.11.  Il 9
gennaio 2023 la Cassa ha affermato:

 

"
(…) 1.a) Nei mesi di febbraio e marzo 2021 la società non ha avuto
diritto all’IPG Corona in quanto non ha subito una limitazione considerevole
della cifra d’affari, segnatamente del 40%.

1.b)
Secondo l’art. 2 cpv. 3bis lit. a dell’Ordinanza Covid-19 perdita di guadagno
(stato 1° marzo 2021) i lavoratori indipendenti e le persone con una posizione
analoga a quella di un datore di lavoro giusta l’art. 31 cpv. 3 lett. b e c
LADI hanno diritto all’indennità se, tra le altre condizioni, “la loro
attività lucrativa è limitata in modo considerevole a causa di provvedimenti
ordinati dalle autorità per combattere l’epidemia di COVID-19”. Si ritiene
che l’attività lucrativa ha subito una limitazione considerevole se si è
registrata una diminuzione della cifra d’affari mensile del mese per cui si
domanda l’IPG Corona rispetto alla cifra d’affari media mensile degli anni 2015-2019,
pari almeno al 55% fino al 18 dicembre 2020, al 40% dal 19 dicembre 2020 al 31
marzo 2021 ed al 30% dal 1° aprile 2021 (CIC marg. 1041.8-9).

Nella
fattispecie in esame, la cifra mensile media riferita al periodo 2017-2019 è
pari a CHF 28'788.00 (CHF 1'036'370.00 realizzati dal 1° gennaio 2017 al 31
dicembre 2019 diviso per 36 mesi) che, se ridotta del 40%, corrisponde a CHF
17'272.80. La società in questione ha conseguito CHF 28'999.00 nel mese di
febbraio 2021, nonché CHF 20'666.00 nel mese di marzo 2021. Tali importi sono
superiori a CHF 17'272.80. Ne consegue che la ricorrente non ha subito una
limitazione considerevole della cifra d’affari, bensì un incremento del 0.7% a
febbraio e una riduzione unicamente del 28.2% a marzo 2021.

 

2. Per
il 2019 RI 1 ha dichiarato per il Signor __________ un reddito soggetto a
contributi di CHF 57'600.00. Pertanto, tenuto conto che nei formulari di
richiesta IPG Corona la società ha dichiarato un salario pari a CHF 0.00 per il
Signor __________ nei mesi in questione, l’indennità giornaliera versata è
stata di CHF 128.00, così calcolata: (57'600 / 360) * 80%. Di conseguenza per
dicembre 2020 è stato versato un importo di CHF 4'220.95, per i mesi di gennaio,
marzo, maggio ed agosto 2021 un importo mensile di CHF 4'221.95 (128
* 31 giorni = 3'968 + contributi sociali), per febbraio 2021 CHF 3'831.40
(128 * 28 giorni = 3'584.00 + contributi sociali), mentre per aprile e
giugno CHF 4'085.75 per ciascun mese (128*30 giorni = 3'840.00 + contributi
sociali).

Dalla
documentazione contabile è emerso che a dicembre 2020, gennaio, maggio ed
agosto 2021 è stato versato mensilmente al Signor __________ un salario lordo
di CHF 582, nonché un compenso in natura di CHF 250.00, per un importo
complessivo di CHF 832.00 (cfr. doc. 4, relazione del revisore, p. 8).
Pertanto, l’indennità giornaliera corretta è di CHF 104.00, derivante dal
seguente calcolo: (57'600 – (832 *13 / 360) * 80%. L’importo mensile corretto
per dicembre 2020 è pari a CHF 3'429.55 (104 * 31 giorni = 3'224.00 +
contributi sociali), mentre per gennaio, maggio ed agosto 2021 a CHF
3'430.35 (104 *31 giorni = 3'224.00 + contributi sociali). Per quanto
concerne febbraio e marzo 2021, dal controllo svolto dal perito, è emerso che
la società non ha avuto diritto, non avendo subito alcuna limitazione
considerevole della cifra d’affari.

Infine,
per quanto concerne i mesi di aprile e giugno 2021 il Signor __________ ha
percepito mensilmente un salario lordo pari a CHF 710.00 ed un compenso in
natura di CHF 250.00, per un totale di CHF 960.00. Pertanto, l’indennità
giornaliera corretta è di CHF 100.80, derivante dal seguente calcolo: (57'600 –
(960*13) / 360) * 80%. L’importo corretto per aprile e giugno 2021 è
quindi pari a CHF 3'217.55 per ciascun mese (100.80 * 30 giorni = 3'024.00
+ contributi sociali).

 

3. Quanto chiesto in restituzione
corrisponde pertanto a:

-       
Per dicembre 2020: CHF 791.40 (4'220.95 – 3'429.55);

-       
Per gennaio 2021: CHF 791.60 (4'221.95 – 3'430.35);

-       
Per febbraio 2021: CHF 3'813.40 (importo totale, data la cifra d’affari);

-       
Per marzo 2021: CHF 4'221.95 (importo totale, data la cifra d’affari);

-       
Per aprile 2021: CHF 868.20 (4'085.75 – 3'217.55);

-       
Per maggio 2021: CHF 791.60 (4'221.95 – 3'430.35);

-       
Per giugno 2021: CHF 868.20 (4'085.75 – 3'217.55);

-       
Per agosto 2021: CHF 791.60 (4'221.95 – 3'430.35);

Il
tutto per un importo complessivo di CHF 12'937.95.” (doc. XII)

 

                        1.12.  Con
osservazioni del 18 gennaio 2023, l’insorgente ha affermato:

 

"
(…)

1.     a e b) in
riferimento alla cifra d’affari media riferita al periodo 2017-2019, facciamo
notare che l’attività dell’azienda è iniziata in aprile 2017 e quindi i mesi
per il calcolo della media sono 33 e non 36, ne consegue una media mensile di
cifra d’affari di CHF 31'405.15.

Utilizzando
gli stessi parametri della cassa, otteniamo che la richiesta è stata inoltrata
correttamente per tutti i mesi del 2021, infatti la stessa cassa ha versato in
un primo momento sia febbraio, che marzo 2021 senza nessuna contestazione e poi
ha contestato diversi mesi a seguire; ci chiediamo come mai dopo il controllo
sono stati fatti i ricalcoli sulle medesime cifre indicate nel modulo di
richiesta e precedentemente accettate; alleghiamo lo specchietto con la media
considerata sull’annualizzazione della cifra d’affari, si presume che la
perdita venga calcolata sulla totalità e non considerata mensilmente, in quanto
è presumibile che l’oscillazione di fatturazione può influire notevolmente su
determinati mesi in maniera positiva ed, in altri in maniera negativa, contabilmente
infatti i paragoni vengono considerati con periodi di riferimento ben precisi e
se la media viene fatta annualmente, ne consegue che il riparto di riferimento
deve essere annualizzato per poter essere corretto.

 

2.     Dal
controllo è emerso che lo stipendio del Signor __________ è stato contabilizzato
integralmente e ci chiediamo la motivazione di questa contestazione, in quanto
l’azienda poteva assumersi il costo per la differenza del salario registrato e
considerando che non siamo a conoscenza di una circolare, o comunicazione dove
la registrazione non andava contabilizzata, attendiamo di avere delucidazioni
in merito sul perché viene contestata. Consideriamo e ribadiamo ancora una
volta, che la parte contabilizzata nel conto passivi di bilancio non stata mai
versata al Signor __________, lo stesso (come già comunicato nella precedente
lettera), ha espresso la volontà di rinunciare totalmente al versamento di
questo importo; infatti, nella chiusura 2022, la Cassa CO 1 (visto che
casualmente il 24 marzo 2023 ci sarà un controllo da parte loro), potrà
verificare tale operazione lei stessa e quindi, oltre a non aver ricevuto le
indennità per i mesi in cui è stata fatta richiesta e respinta dalla cassa, il
Signor __________ perderà definitivamente il diritto di ricevere la parte che
l’azienda si era presa a carico e che sarebbe stata versata solo ed
esclusivamente in caso di ritorno all’attività antecedente il COVID.

3.     In merito
alla richiesta di restituzione di complessivi CHF 12'937.95, ribadiamo che
nostro avviso vanno considerati il nostro calcolo esposto precedentemente per
l’indennità giornaliera pari a CHF 121.35, come anche il dettaglio della media
della cifra d’affari (cfr. tabella allegata).” (doc. XIV)

 

                                  In
conclusione la ricorrente chiede di prendere atto che con la chiusura al
31.12.2022 __________ rinuncerà alla parte postergata degli stipendi in passivo
al bilancio, di non restituire le indennità pari a fr. 12'937.95 e di essere
ascoltata in udienza, previo appuntamento.

 

                        1.13.  La Cassa ha
preso posizione il 27 gennaio 2023, ribadendo la richiesta di reiezione del
ricorso (doc. XVI). 

 

                        1.14.  Il 6
febbraio 2023 la ricorrente si è riconfermato nelle sue argomentazioni,
chiedendo di indire un incontro durante il quale si possano dibattere le
differenti posizioni sulla base dei documenti contabili (doc. XVIII). Lo
scritto è stato trasmesso alla Cassa il 7 febbraio 2023 per conoscenza (doc.
XIX).

 

considerato                 in
diritto

 

                          2.1.  Secondo
l’art. 1 dell’Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno, abrogata con effetto dal
1° gennaio 2023, ma applicabile al caso di specie (cfr. DTF 148 V 162, consid.
3.2.1. - 3.2.2), le disposizioni della legge federale del 6 ottobre 2000 sulla
parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) sono applicabili
all’indennità, sempreché altre disposizioni della medesima ordinanza non
prevedano espressamente una deroga alla LPGA. 

 

                                         Ai
sensi dell’art. 25 LPGA le prestazioni indebitamente riscosse devono essere
restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l’interessato era in
buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (cpv. 1; cfr. art. 4
OPGA). Il capoverso 2, nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevede
che il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno (dal 1°
gennaio 2021: 3 anni) a decorrere dal momento in cui l’istituto d’assicurazione
ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento
della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il quale il
diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è
determinante. I principi applicabili alla restituzione secondo la LPGA sono
dedotti dalla legislazione e dalla giurisprudenza anteriore che conserva
pertanto la sua validità (DTF 130 V 318).

 

                                  L'obbligo di restituzione
presuppone che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una
revisione della decisione con la quale sono state attribuite le prestazioni
(cfr. STF 8C_108/2022 del 22 settembre 2022, consid. 3.1; STF 8C_665/2020
dell’8 giugno 2021 consid. 3.2.; STF 8C_294/2018 del 28 giugno 2018 consid.
4.1.; STF 8C 565/2016 del 26 ottobre 2016 consid. 2; STF C 128/06 del 10 maggio
2007; DTF 129 V 110 consid. 1.1; DTF 126 V 42 consid. 2b; cfr. anche STF
9C_429/2012 del 19 settembre 2012, 9C_795/2009 del 21 giugno 2010 pubblicata in
SVR 11/2010 EL Nr. 12; STF U 408/06 del 25 giugno 2007, K 147/03 del 12 marzo
2004).

                                  Ciò
non è il caso – e la restituzione non presuppone un motivo e quindi una
decisione di riconsiderazione – allorquando l’assicurato ha beneficiato di una
prestazione alla quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto (STF
9_C/233/2007 del 28 giugno 2007, consid. 2.3.2 con riferimenti; STCA
32.2011.285 del 14 giugno 2012).

 

                                  Analogamente alla revisione delle
sentenze delle autorità giudiziarie, l'amministrazione deve procedere alla
revisione processuale di una decisione cresciuta in giudicato quando sono
scoperti nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una
conclusione giuridica differente (art. 53 cpv. 1 LPGA; cfr. DTF 143 V 105,
consid. 2.3; STF 8C_549/2015 del 28 ottobre 2015 consid. 4; STF U 409/06 del 25
giugno 2007; STF C 128/06 del 10 maggio 2007; SVR 2004 ALV N° 14; DTF 127 V 466
consid. 2 a pag. 469). Più precisamente le decisioni e le decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a
revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti
rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza
(cfr. STF 8C_562/2020 del 14 aprile 2021 consid. 3; STF 8C_562/2019 del 16
giugno 2020 consid. 3.; STF 8C_257/2011 del 14 giugno 2011 consid. 4).

 

                                  Inoltre,
l’amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato
formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza
dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante (art. 53 cpv. 2 LPGA;
cfr. STF 8C_108/2022 del 22 settembre 2022, consid. 3.2: STF 9C_200/2021 del 1°
luglio 2021; STF 8C_624/2018 dell’11 marzo 2019 consid. 2.2.; STF 8C_113/2012
del 21 dicembre 2012 consid. 5.1.; STF U 408/06 del 25 giugno 2007; DTF 138 V
324, consid. 3.3).

 

                                  Questi
principi si applicano anche quando delle prestazioni sono state accordate senza
una decisione formale, ma con una decisione informale presa nell’ambito della
procedura semplificata di cui all’art. 51 cpv. 1 LPGA (STF 8C_82/2020 del 12
marzo 2021 consid. 3.2.; STF 8C_434/2011 dell’8 dicembre 2011 consid. 3; STF
8C_719/2008 del 1° aprile 2009 consid. 3.1.; STF C 128/06 del 10 maggio 2007;
DTF 129 V 110 consid. 1.1).

 

Per determinare se è possibile riconsiderare una decisione in
quanto manifestamente erronea, occorre fondarsi sulla situazione giuridica
esistente al momento della sua pronuncia, prendendo in considerazione la prassi
allora in vigore (STF 8C_108/2022 del 22 settembre 2022, consid. 3.3; DTF 140 V
77, consid. 3.1; DTF 125 V 383 consid. 3 pag. 389 con riferimenti), tenuto
conto del fatto che un cambiamento di prassi o di giurisprudenza non giustifica
di regola una riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c pag. 17; 115 V 308
consid. 4a/cc pag. 314). Per motivi legati alla sicurezza giuridica e per
evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di
riesaminare liberamente i presupposti del diritto a prestazioni di lunga
durata, l'irregolarità deve essere manifesta (STF 8C_108/2022 del 22 settembre
2022, consid. 3.3). 

L’amministrazione
non può procedere in ogni momento ad un nuovo apprezzamento della situazione
dopo un esame più approfondito dei fatti (STF 8C_108/2022 del 22 settembre
2022, consid. 3.3). 

In
particolare non vi è inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione
dipende dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame presuppone un
certo margine di apprezzamento riguardo a certi aspetti o elementi, e se la
decisione iniziale appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di
diritto. Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione
iniziale, non è possibile procedere ad un riesame (cfr. sentenza 8C_113/2012
del 21 dicembre 2012, consid. 5.1; sentenza 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008
consid. 3.1 con riferimenti; DTF 138 V 324).

 

                          2.2.  In concreto, la Cassa,
dopo aver accolto le richieste di versamento di indennità giornaliere Corona in
favore di __________, ha chiesto la restituzione di parte delle prestazioni
versate dal 1° dicembre 2020 al 30 giugno 2021 alla società ricorrente poiché
dalla verifica contabile effettuata da un perito esterno sarebbe emerso che le
indennità non erano dovute.

 

                                  L’insorgente contesta la decisione
della Cassa, sostenendo che si tratta di stipendi relativi a periodi
antecedenti. Egli afferma inoltre che lo stipendio lordo indicato per 13
mensilità era pari a fr. 4'200, per un totale di fr. 4'550 mensili e che di
conseguenza l’indennità giornaliera è pari a fr. 121.35 e non a fr. 104/100.80
come calcolato dalla Cassa. Inoltre __________ avrebbe rinunciato a tali
stipendi.

 

                          2.3.  Va innanzitutto rammentato che nel
periodo litigioso avevano diritto alle prestazioni i lavoratori indipendenti e
le persone in posizione assimilabile ai datori di lavoro se, in seguito a
provvedimenti adottati per combattere il coronavirus, la loro attività
lucrativa era limitata in modo considerevole, subivano una perdita di guadagno
o salariale e nel 2019 avevano conseguito con questa attività un reddito
soggetto all’AVS di almeno 10’000 franchi (cfr. art. 2 cpv. 3bis
Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno secondo la modifica del 4 novembre 2020
nel tenore in vigore dal 17 settembre 2020: RU 2020 4571).

 

                                                   L’attività
lucrativa era ritenuta limitata in modo considerevole se si era registrata una
diminuzione della cifra d’affari mensile pari almeno al 55 per cento rispetto
alla cifra d’affari mensile media degli anni 2015–2019 (art. 2 cpv. 3ter
Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno secondo la modifica del 4 novembre 2020
nel tenore in vigore dal 17 settembre 2020: RU 2020 4571).

 

                                  L’art.
2 cpv. 3ter, primo periodo è poi stato modificato dal Consiglio
federale il 18 dicembre 2020 con entrata in vigore il 19 dicembre 2020, nei
seguenti termini:

 

"
3ter L’attività lucrativa è ritenuta limitata in modo
considerevole, se si è registrata una diminuzione della cifra d’affari mensile
pari almeno al 40 per cento rispetto alla cifra d’affari mensile media degli
anni 2015–2019. …” (cfr. RU 2020 pag. 5829)

 

                                  Nell’ambito
della revisione della legge COVID-19 del 19 marzo 2021 (RU 2021 153), in vigore
dal 1° aprile 2021, tale limite è stato nuovamente modificato, nel senso che
l’art. 15 cpv. 1 seconda frase (provvedimenti volti a indennizzare la perdita
di guadagno), prevede che sono ritenute aver subito una limitazione
considerevole dell’attività lucrativa soltanto le persone che hanno subito una
perdita di guadagno o salariale e la cui impresa ha registrato una diminuzione
della cifra d’affari del 30 per cento almeno rispetto alla cifra d’affari media
degli anni 2015-2019. 

 

                          2.4.  Preliminarmente va rammentato che la costante giurisprudenza federale ha stabilito che è la
decisione impugnata che costituisce il presupposto e il contenuto della
contestazione sottoposta all'esame giudiziale (cfr. STF 9C_775/2019 del 26
maggio 2020 consid. 1.1.; STF 8C_722/2018 del 14 gennaio 2019 consid. 2.1.; STF
8C_784/2016 del 9 marzo 2017 consid. 3.1.; STF 8C_448/2016 del 6 dicembre 2016
consid. 2; STF 8C_360/2010 del 30 novembre 2010 consid. 1 e 2; DTF 131 V164;
DTF 130 V 388; DTF 122 V 36 consid. 2a, DTF 110 V 51 consid. 3b e
giurisprudenza ivi citata; SVR 1997 UV 81, p. 294).

 

                                  In
concreto, oggetto della decisione su opposizione impugnata è unicamente il
periodo dal 1° dicembre 2020 al 30 giugno 2021.

 

                                  Infatti,
a pag. 4 punto 4 l’amministrazione afferma che per “il periodo dal 17
settembre 2020 al 30 giugno 2021 la Cassa ha versato al signor __________ l’IPG
Corona a causa dei provvedimenti presi dalle autorità cantonali e federali (…)”
ed evidenzia che “[…] in data 5 settembre 2022 la Cassa, dopo aver
ricalcolato l’importo dell’IPG, ha emanato un ordine di restituzione nei
confronti della società RI 1 di CHF 12'937.95 relativo all’IPG Corona
indebitamente versata dal 1° dicembre 2020 al 30 giugno 2021”
(sottolineatura del redattore). 

                                  Inoltre
nel dispositivo figura che “Di conseguenza l’importo da restituire a titolo
di indennità giornaliera perdita di guadagno Corona indebitamente percepita
dalla spettabile RI 1 nel periodo dal 1° dicembre 2020 al 30 giugno 2021
è di CHF 12'937.95” (sottolineatura del redattore).

 

                                  Ne
segue che l’indennità che la Cassa ritiene essere stata versata in troppo nel
mese di agosto 2021 (fr. 791.60, cfr. doc. XII), va dedotta dall’importo
chiesto in restituzione poiché non oggetto della decisione su opposizione
impugnata.

 

                          2.5.  In
secondo luogo va evidenziato che per i mesi di febbraio 2021 e di marzo 2021
l’indennità erogata va restituita già solo per il motivo che la riduzione della
cifra d’affari mensile non è stata pari almeno al 40% rispetto alla cifra
d’affari media mensile degli anni 2017-2019 (cfr. art. 2 cpv. 3ter
Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno nel tenore in vigore in febbraio e marzo
2021 [su questo aspetto cfr. DTF 148 V 162, consid. 3.2.1. - 3.2.2] e marg.
1041.8-9 CIC).

 

                                  In
concreto, la cifra d’affari media mensile calcolata dalla Cassa per il periodo
dal 2017 al 2019, ammonta a fr. 28'788 (fr. 1'036'370 : 36), che ridotta del
40% raggiunge fr. 17'272.80. 

                                  La
società ha conseguito una cifra d’affari di fr. 28'999 nel febbraio 2021 e di
fr. 20'666 nel marzo 2021 (cfr. richieste di prestazioni, plico doc. 6), ossia
superiore all’importo di fr. 17'272.80.

 

                                  Neppure
prendendo in considerazione la cifra d’affari media indicata dalla ricorrente e
calcolata su 33 mesi in luogo di 36 (doc. XIV), la società avrebbe diritto alle
indennità.

 

                                  Infatti,
riducendo del 40% l’importo di fr. 31'405.15 (fr. 1'036'370 : 33), si ottiene
un ammontare di fr. 18'843.10, comunque inferiore alla cifra d’affari di fr.
28'999 del febbraio 2021 e di fr. 20'666 del marzo 2021. 

 

                                  Da
rilevare inoltre che, contrariamente a quanto sostiene l’insorgente (cfr. doc.
XIV), determinante è la cifra d’affari mensile (cfr. art. 2 cpv. 3ter Ordinanza
COVID-19 perdita di guadagno nel tenore in vigore in febbraio e marzo 2021
[cfr. DTF 148 V 162, consid. 3.2.1. - 3.2.2] e CIC marg. 1041.8-9) e non quella
calcolata su più mesi, come proposto con le osservazioni del 18 gennaio 2023
(doc. XIV/C).

 

                                  Le
indennità versate nel febbraio 2021 e nel marzo 2021, pari a fr. 3'813.40,
rispettivamente a fr. 4'221.95, devono di conseguenza in ogni caso essere
integralmente restituite. 

 

                          2.6.  Resta da
esaminare se l’insorgente deve restituire gli importi che secondo la Cassa sono
stati versati in troppo nei mesi di dicembre 2020 (fr. 791.40), gennaio 2021
(fr. 791.60), aprile 2021 (fr. 868.20), maggio 2021 (fr. 791.60) e giugno 2021
(fr. 868.20).

 

                          2.7.  In concreto, nella relazione del
revisore sulla verifica a campione presso i beneficiari dell’indennità perdita
di guadagno Corona del 19 agosto 2022, figura che in applicazione dell’art. 15
cpv. 4 della Legge COVID-19 la direzione della Cassa ha incaricato la __________
di verificare la correttezza e la plausibilità dei valori dichiarati nel
formulario di richiesta secondo le condizioni che danno diritto all’indennità
perdita di guadagno Corona (IPG Corona; doc. 4). La
valutazione è stata effettuata conformemente al “Mandat pour l’exécution des
contrôles par sondage sur place des bénéficiaires d’allocations perte de gain
Corona” emesso dall’UFAS nel giugno 2021 (doc. 4).

 

                                  Dopo aver
esaminato la documentazione messagli a disposizione, i revisori hanno concluso,
affermando:

 

"
(…) Nell’ambito della verifica della perdita di reddito, abbiamo constatato
che durante i mesi da dicembre 2020 a giugno 2021 la società ha contabilizzato
lo stipendio da versare (sulla base di uno stipendio lordo di CHF 4'800) su un
conto al passivo del bilancio (conto giro salari).

Le indennità pagate
dalla Cassa, e versate alla società, sono state in seguito riversate al
beneficiario a parziale pagamento del proprio stipendio.

Il beneficiario risulta
quindi creditore della quota rimanente tra l’importo contabilizzato e l’importo
versato (quote al lordo) che è stata inserita nella tabella allegata – relativa
alla perdita di salario – (parte B) quale “Pagamento salario (lordo)
differenziale con IPG-Corona versato fino al momento della nostra verifica”. Il
beneficiario nella sua dichiarazione aveva indicato un salario percepito lordo
di 0 (zero) – ne consegue che la Cassa dovrà procedere ad un ricalcolo delle
IPG-Corona sulla base degli elementi riscontrati.

 

Conclusione

Sulla base della
constatazione presentata al paragrafo “Motivazione per una constatazione
sfavorevole”, i valori dichiarati nel formulario di richiesta ai sensi del
<< Mandat pour l’exécution des contrôles par sondage sur place des
bénéficiaires d’allocations perte de gain Corona>> emesso dall’UFAS
non sono corretti risp. non sono plausibili” (doc. 4)

 

                          2.8.  Le conclusioni dei revisori vanno
confermate, giacché i documenti prodotti dalla ricorrente nelle more
amministrative ed in sede di ricorso non modificano l’esito della procedura.

 

                                  Emerge infatti con chiarezza che la
società, malgrado nella richiesta di prestazioni avesse indicato, in favore di __________,
un salario mensile pari a fr. 0, nei mesi da dicembre 2020 a giugno 2021 ha
contabilizzato lo stipendio di fr. 4'800 lordi al mese su un conto passivo del
bilancio, e meglio sul conto giro salari. 

                                  Le indennità pagate dall’amministrazione
alla ricorrente, sono state versate a __________, il quale è creditore della
società della differenza tra l’importo percepito (pari all’indennità
giornaliera Corona versata dalla Cassa) e l’importo contabilizzato (pari al
salario mensile lordo del 2019; cfr. anche la tabella “Compensi secondo
documenti contabili […]”, doc. 4, pag. 8).

 

                                  Dalla tabella “RI 1/__________
pagamenti stipendi dal 01.01.2018 al 31.12.2021” (doc. A 1.1/1.2), prodotta
sia nelle more amministrative che in sede processuale, non si può trarre una
conclusione differente. 

 

                                  Del resto anche nei conteggi dei
salari dei mesi litigiosi figura il salario intero, ossia fr. 4'800 lordi
mensili, composti di fr. 4'200 di salario mensile, fr. 350 di tredicesima e fr.
250 di rimborso parte vettura privata (doc. da A2.1 a A2.7).

 

                                  Di nessun aiuto è la circostanza sollevata
dalla società secondo cui in quel periodo __________ ha conseguito solo rimborsi
spese (cfr. allegati doc. V) e non l’intero salario, poiché determinante è che
dalla contabilità risulta che egli è creditore della differenza tra l’importo
corrispondente all’indennità Corona versata dalla Cassa e l’importo
contabilizzato nel conto giro salari, pari a fr. 4'800 lordi mensili (cfr. la
tabella “Compensi secondo documenti contabili […]”, doc. 4, pag. 8: “pagamento
salario lordo” e “compenso in natura”).

 

                                  Neppure la postergazione degli
stipendi, rispettivamente la sua rinuncia al fine di evitare un sovra indebitamento
dell’azienda, modifica l’esito della procedura.

 

                                  Con
sentenza 9C_356/2021 del 10 maggio 2022 pubblicata in DTF 148 V 265 il
Tribunale federale ha stabilito che il diritto all'indennità di perdita di guadagno per coronavirus delle
persone assicurate che occupano una posizione simile a quella di un datore di
lavoro è sussidiario alla continuazione del pagamento del salario da parte del
datore di lavoro (consid. 5.3.5). Per una persona in posizione
assimilabile a quella di un datore di lavoro è determinante se lei stessa ha
avuto una perdita di salario (“Die
Auslegung von Art. 2 Abs. 3bis und 3ter Covid-19-Verordnung Erwerbsausfall
ergibt, dass das Erfordernis des Erwerbs- resp. Lohnausfalls nicht bereits mit
der bei der Arbeitgeberin eingetretenen Umsatzeinbusse erfüllt ist. Bei einer
versicherten Person in arbeitgeberähnlicher Stellung ist vielmehr entscheidend,
ob sie selbst einen Lohnausfall erlitten hat. Mit anderen Worten ausgedrückt:
Ihr Anspruch auf Corona-Erwerbsersatz ist subsidiär zur Lohnfortzahlung durch
die Arbeitgeberin. Etwas anderes ergibt sich auch nicht aus der - hier ohnehin
nicht massgeblichen (vgl. vorangehende E. 1.2.1) - Rechtslage, wie sie auf den
17. September 2020 in Kraft getreten ist (vgl. dazu Urteil 9C_448/2021 vom
heutigen Tag E. 4.2”; cfr. anche STF 9C_91/2022 del 22 giugno 2022,
consid. 3.3 e STF 9C_448/2021 del 10 maggio 2022, consid. 3,1: “Diesbezüglich hat das
kantonale Gericht - unbestritten und verbindlich (vgl. vorangehende E. 2) -
festgestellt, die Gesellschafter hätten während des ganzen Jahres 2020
Monatslöhne von jeweils Fr. 5'000.- bezogen. Jedoch hätten sie wegen
corona-bedingter Umsatzeinbussen in die Substanz des Unternehmens eingreifen
müssen, um die Löhne auszahlen zu können. Weiter hat es erwogen, dass diesem
Umstand mit Blick auf das Erfordernis eines Lohnausfalls keine entscheidende
Bedeutung zukomme. Die Versicherten hätten durch das Aufkommen der
Corona-Pandemie keine Lohneinbusse erlitten. Folglich hat es den jeweiligen
Anspruch auf Corona-Erwerbsersatz verneint”). 

 

                                  Non è
infatti scopo delle indennità per il coronavirus sopperire ad eventuali
difficoltà economiche della società. 

 

                                  In concreto, nel periodo litigioso,
__________, era creditore della ricorrente della differenza tra l’importo
percepito (pari all’indennità giornaliera Corona versata dalla Cassa) e
l’importo contabilizzato (pari al salario mensile lordo del 2019). 

 

                                  L’insorgente deve pertanto
restituire l’importo indebitamente ricevuto. 

                                  

                                  Resta da esaminare l’ammontare da
restituire.

 

                          2.9.  Dalla
relazione del revisore emerge che __________ nel 2019 ha percepito uno
stipendio lordo di fr. 57'600 (doc. 4, pag. 7 “rilevamento della perdita di
reddito o di salario rispetto al reddito del 2019”).

 

                                  La
Cassa, sulla base del citato salario, aveva calcolato un’indennità giornaliera
pari a fr. 128 al giorno (57'600 : 360 X 80 : 100), ossia fr. 3'968 (128 X 31)
nei mesi con 31 giorni e fr. 3'840 nei mesi con 30 giorni (128 X 30), a cui ha
aggiunto i contributi sociali.

 

                                  L’amministrazione
ha complessivamente pagato fr. 4'220.95 nel mese di dicembre 2020, fr. 4'221.95
nei mesi di gennaio e giugno 2021 e fr. 4'085.75 nei mesi di aprile e giugno
2021.

 

                                  Accertato
che a __________, come emerso dal citato controllo contabile, è stato versato
un importo di fr. 832 (fr. 582 di salario lordo e fr. 250 di compensi in
natura) nei mesi di dicembre 2020, gennaio 2021 e maggio 2021 e di fr. 960 (710
di salario lordo e fr. 250 di compensi in natura) nei mesi di aprile e giugno
2021 (doc. 4, pag. 8 “compensi secondo documenti contabili […]”), la Cassa
ha ricalcolato le prestazioni, come segue:

 

-       
[57'600 – (832 X 13)] : 360 X 80 : 100 = 103.96, arrotondati a fr. 104; 

 

rispettivamente:

 

-       
[57'600 – (960 X 13)] : 360 X 80 : 100 = 100.26, arrotondati a fr.
100.30 (e non 100.80 come indicato dalla Cassa).

 

                                  Infatti, poiché scopo delle
indennità giornaliere Corona è di compensare la perdita salariale in seguito
alle misure adottate dalle autorità federali e cantonali per combattere la
pandemia, le prestazioni devono essere calcolate in base alla concreta perdita
salariale. Di conseguenza se la ricorrente ha versato una parte del salario a __________,
questa va computata nella determinazione dell’indennità dovuta.

 

                                  Ne
segue che nel mese di dicembre 2020 l’importo dovuto ammonta a fr. 3'419.55
(104 X 31 = 3'224 + contributi sociali), nel mese di gennaio 2021 e maggio 2021
a fr. 3'430.35 (104 X 31 giorni = 3'224 + contributi sociali [3’224 : 100 X
106.4] {5.3% di contributi AVS/AI + 1.1% di contributi AD}), come calcolato
dall’amministrazione.

 

                                  Nei
mesi di aprile e giugno 2021 la Cassa ha fissato le indennità mensili in fr.
3'217.55 (100.80 X 30 giorni = 3'024 + contributi sociali [3’224 : 100 X 106.4]
{5.3% di contributi AVS/AI + 1.1% di contributi AD}). 

 

                                  In
realtà, come visto, l’indennità giornaliera ammonta a fr. 100.30 al giorno (e
non a fr. 100.80), ossia fr. 3'009 al mese (30 X 100.30), a cui occorre
aggiungere i contributi sociali (3’009 : 100 X 106.40), per un importo dovuto
pari a fr. 3'201.60.

 

                                  In
queste condizioni, oltre agli importi di fr. 3'813.40 del mese di febbraio 2021
e di fr. 4'221.95 del mese di marzo 2021 da restituire integralmente,
l’insorgente deve versare alla Cassa la differenza tra quanto percepito in
troppo nei mesi litigiosi e quanto di diritto, ossia:

 

-       
Dicembre 2020: fr. 791.40 (4'220.95 – 3'429.55);

-       
Gennaio 2021: fr. 791.60 (4'221.95 – 3'430.35);

-       
Aprile 2021: fr. 884.15 (4'085.75 – 3'201.60);

-       
Maggio 2021: fr. 791.60 (4'221.95 – 3'430.35);

-       
Giugno 2021: fr. 884.15 (4'085.75 – 3'201.60).

 

                        2.10.  Alla luce di quanto sopra esposto, è a
giusta ragione che l’amministrazione, in presenza di un fatto nuovo non
conosciuto in precedenza (contabilizzazione dello stipendio sul conto giro
salari), rispettivamente in presenza di un errore manifesto (nuovo calcolo
della cifra d’affari), ha proceduto alla revisione, rispettivamente al riesame (considerato
che la correzione ha un’importanza rilevante) delle precedenti decisioni di
attribuzione delle indennità per i periodi litigiosi ed ha richiesto la
restituzione degli importi versati indebitamente all’assicurata.

 

                                  Deve infatti
essere restituita la prestazione che viene erogata in contrasto con la legge
poiché occorre ristabilire l’ordine legale (cfr. sentenza 9C_328/2015 del 23
settembre 2015, consid. 1, con rinvio alla DTF 122 V 134; cfr. STF 8C_294/2018
del 28 giugno 2018 consid. 4.2.2.). 

 

                                  Ne segue che complessivamente
l’insorgente deve restituire fr. 12'178.25 (3'813.40 + 4’221.95 + 791.40 +
791.60 + 884.15 + 791.60 + 884.15), in luogo dei fr. 12'937.95 (comprensivi dei
fr.  791.60 del mese di agosto 2021 non oggetto della decisione impugnata [cfr.
consid. 2.4]) richiesti.

 

                        2.11.  In queste condizioni il ricorso va
parzialmente accolto e la decisione su opposizione impugnata modificata nel
senso che l’importo da restituire per il periodo dal 1° dicembre 2020 al 30
giugno 2021 ammonta a fr. 12'178.25. Per il resto il ricorso è respinto.

 

                        2.12.  La
ricorrente chiede di essere ascoltata in udienza, previo appuntamento,
rispettivamente di indire un incontro durante il quale si possano dibattere le
differenti posizioni sulla base dei documenti contabili (doc. XVIII).

 

                                  Va qui
rammentato che per l'art. 6 n. 1 CEDU, ogni persona ha diritto a un'equa e
pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti a un tribunale
indipendente e imparziale costituito per legge, al fine della determinazione
sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di carattere civile, sia della
fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta. 

                                  Nel campo di applicazione dell’art.
6 CEDU rientrano anche i litigi relativi a prestazioni delle assicurazioni
sociali e dell’assistenza sociale (cfr. STF 8C_522/2012 del 2 novembre 2012
consid. 2.3.).

 

                                  Secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, confermata in DTF 122 V 54 seg. consid. 3, la pubblicità
del dibattimento, imposta dall'art. 6 n. 1 CEDU ed ormai ancorata anche nella
Costituzione svizzera all'art. 30 cpv. 3, dev'essere principalmente garantita
nella procedura di ricorso di prima istanza (cfr. STF 8C_504/2010 del 2
febbraio 2011). Tuttavia, lo svolgimento di un pubblico dibattimento in materia
di assicurazioni sociali presuppone l'esistenza di una richiesta chiara e
inequivocabile di una parte nel corso della procedura ricorsuale di prima
istanza (cfr. STF 8C_751/2019 del 25 febbraio 2020 consid. 2.1.; STF 8C_722/2019
del 20 febbraio 2020 consid. 2.1.; STF 8C_63/2019, 8C_65/2019 dell’11 giugno
2019 consid. 5.1.; STF 8C_528/2017 del 19 dicembre 2017 consid. 1.3.,
pubblicata in SJ 2018 I 275; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017 consid.
2.3.; STF 8C_665/2014 del 23 marzo 2015 consid. 4; STF 9C_578/2008 del 29
maggio 2009 consid. 4.8.; DTF 122 V 55 consid. 3a con riferimenti). 

Una semplice
richiesta di assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione
personale – nella misura in cui si traducono in una richiesta di interrogatorio
nel senso di un’assunzione di prove, ma non invece se tendono a esporre il
proprio punto di vista personale sulle risultanze probatorie davanti a un
tribunale indipendente – o di interrogatorio delle parti o di testimoni, oppure
richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (cfr. STF
9C_903/2011 del 25 gennaio 2013 consid. 6.3.; SVR 2009 IV Nr. 22 pag. 62; DTF
125 V 38 consid. 2).

                                  L’Alta Corte ha, inoltre, stabilito
che il rifiuto di differire un'udienza pubblica fondato su motivi obiettivi non
è in contrasto con il diritto federale e, in particolare, con l'art. 6 n. 1
CEDU (sul tema cfr. tuttavia DTF 136 I 279; DTF 127 V 491; STF 8C_504/2010
succitata).

 

                                  In proposito cfr. pure STCA
38.2018.31 del 12 ottobre 2018 consid. 2.7.; STCA 38.2018.39 del 10 ottobre
2018 consid. 2.8.

 

                                  Nella presente evenienza l’insorgente
ha chiesto di essere ascoltata in udienza, previo appuntamento, rispettivamente
di indire un incontro durante il quale si possano dibattere le differenti
posizioni sulla base dei documenti contabili.

 

                                  Ora,
come visto in precedenza, la documentazione prodotta in sede processuale è
esaustiva e non necessita di alcun complemento. 

 

                                  Del resto, in ossequio dell’art. 29
cpv. 2 Cost., la ricorrente ha potuto far valere le proprie argomentazioni per
iscritto (cfr. STF 8C_550/2017 del 12 gennaio 2018) e la documentazione già
presente agli atti consente al TCA di emanare il proprio giudizio (valutazione anticipata delle prove; STF 9C_569/2020 del 4 gennaio 2022, consid. 3.2; STF 8C_139/2019 del 18 giugno 2019 consid. 3.3.; STF
9C_847/2017 del 31 maggio 2018 consid. 5.1.; STF 9C_35/2018 del 29 marzo 2018
consid. 6).

 

                                  L’audizione
della ricorrente si rivela, pertanto, superflua. 

 

                        2.13.  L’art. 61
lett. fbis LPGA prevede che per le controversie relative a
prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge interessata lo
prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può imporre spese
processuali alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

                                  Trattandosi
di prestazioni IPG Corona non è stato previsto di prelevare le spese (cfr. art.
1 Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno del 17 marzo 2020 [RU 2020 871; RS
830.31]; Kieser, Covid-19 –
Erlasse und Sozialversicherungsrecht in COVID-19. Ein Panorama
der Rechtsfragen zur Corona-Krise, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2020
pag. 741 n. 30). 

                                  

                                  Sul
tema cfr. anche STF 9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF 9C_368/2021 del 2 giugno
2022; SVR 2022 KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16 febbraio 2022); STF 9C_394/2021
del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 (al riguardo cfr. Ares Bernasconi, Actualités du TF,
8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les tribunaux cantonaux
des assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin 2019, in SZS/RSAS 2/2022
pag. 107).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

1.     Il ricorso
è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.

§ La
decisione su opposizione impugnata è modificata nel senso che l’importo da
restituire per il periodo dal 1° dicembre 2020 al 30 giugno 2021 ammonta a fr. 12'178.25.
Per il resto il ricorso è respinto.

 

                             2.  Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                             3.  Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                  L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti