# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a5fe911d-c2c0-5aed-8aeb-26187fb6e7c1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 05.04.2013 11.2012.123
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2012-123_2013-04-05.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2012.123

  	
  Lugano

  5 aprile 2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F. Bernasconi

  

 

 

sedente per statuire nella causa SO.2012.937 (rilascio
di certificato ereditario) della Pretura del Distretto di Bellinzona promossa
con istanza del 6 settembre 2012 da

 

	
   

  	
  PI 1 (2006), 

  (rappresentata dal curatore avv. PA 2,)

  

 

per ottenere un certificato ereditario a
suo nome nella successione fu PI 2 (1962-2011), già in,

 

giudicando
sull'appello del 15 ottobre 2012 presentato da

 

                                         AP
1 (1997), 

(rappresentata dalla madre
RA 1, , 

e patrocinata dall'avv. PA
1,)

 

contro
la decisione del 2 ottobre 2012 con cui il
Pretore ha deciso di rilasciare il certificato
ereditario al passaggio in giudicato della decisione;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   PI 2 (1962), divorziato, è deceduto il 20 aprile 2011 a __________, suo ultimo domicilio, lasciando quali eredi la figlia 

                                         AP 1 (1997), nata dal matrimonio con RA 1, sciolto per divorzio dal
Pretore del Distretto di Bellinzona il 16 marzo 2007, e la figlia PI 1 (2006), avuta
da __________. Con testamento olografo del 25 luglio 2006 egli ha così disposto:

                                         –   Al
mio decesso voglio che tutto il mio patrimonio vada a mia figlia PI 1.

                                              (…)

                                         –   Voglio
che nulla venga lasciato alla mia attuale moglie RA 1 (con la quale è pendente
una causa di divorzio in stato avanzato e con la quale i rapporti sono
pessimi).

                                         –   Voglio
che nulla venga lasciato a mia figlia AP 1 (la quale non mi ha mai considerato
come suo padre).

                                         –   In
caso di opposizione da parte di RA 1 e/o AP 1 a queste mie volontà autorizzo __________ ad usare il mio patrimonio per far si che vengano rispettate.

                                         

                                         Il
testamento è stato pubblicato il 10 maggio 2011 davanti al Pretore del
Distretto di Bellinzona.

 

                                  B.   Con
decisione del 27 aprile 2011 il Pretore del Distretto
di Bellinzona ha nominato all'eredità, su istanza di PI 1,
un amministratore nella persona dell'avv. __________, incaricato
di allestire un inventario assicurativo (art. 553 CC). Il 31 luglio 2012 PI 1 ha accettato la successione con beneficio d'inventario. L'avv. PA 2, nel frattempo designato curatore
ad hoc di PI 1, ha chiesto al Pretore il 6 settembre 2012 di rilasciare
un certificato ereditario a nome di quest’ultima. Nelle sue osservazioni
del 27 settembre 2012 AP 1 ha postulato l’indizione di un'udienza, facendo
valere che erano in corso non meglio precisate trattative. PI 1 ha contestato il 1° ottobre 2012 l'esistenza di trattative e ha sollecitato

                                         l'emissione del
certificato ereditario. Statuendo il 2 ottobre 2012, il
Pretore ha deciso che avrebbe rilasciato il certificato ereditario a PI 1 “al
passaggio in giudicato del presente giudizio”. Egli non ha prelevato spese né ha assegnato ripetibili.

 

                                  C.   Contro
la decisione appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 15
ottobre 2012 nel quale chiede di respingere l'istanza di PI 1 e di riformare in
tal senso la sentenza del Pretore. Il 24 ottobre 2012 essa ha instato altresì per
il gratuito patrocinio. Nelle sue osservazioni del 29 ottobre 2012 PI 1 propone
di respingere l'appello in ordine, subordinatamente nel merito. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   I provvedimenti assicurativi della devoluzione ereditaria (art.
551 segg. CC), compreso il rilascio del certificato ereditario (art. 559 cpv. 1
CC), sono atti di volontaria giurisdizione (Schwander in: Brunner/Gasser/Schwander [curatori], Schweizerische
ZPO, Kommentar, Zurigo/S. Gallo 2011, n. 11 ad art. 28; Martin-Spühler in: Basler Kommentar,
ZPO, Basilea 2010, n. 21 ad art. 28;
Spycher in: Berner
Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. II, Berna 2012, n. 21
ad art. 28), disciplinati dalla procedura sommaria (art. 248
lett. e CPC), tant'è che i Cantoni possono dichiarare competente a tal fine un'autorità
amministrativa (art. 54 tit. fin. CC). Ove essi optino
– come il Ticino (art. 86a lett. b e c LAC) – per un'autorità
giudiziaria, si applica la procedura sommaria del nuovo Codice a norma dell'art.
248 lett. e CPC (FF 2006 pag. 6627 a metà).

 

                                   2.   Le
decisioni dei Pretori in controversie patrimoniali sono appellabili, anche nella
procedura sommaria, se il valore litigioso secondo l'ultima conclusione riconosciuta
nella decisione è di almeno fr. 10 000.– (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto
è senz'altro dato, ove appena si pensi che l'asse ereditario comprende anche svariati
immobili. Quanto alla tempestività del rimedio, la decisione impugnata è
pervenuta alla patrocinatrice di AP 1 il 3 ottobre 2012, di modo che il termine
di 10 giorni è cominciato a decorrere l'indomani e sarebbe scaduto sabato 13 ottobre
2012, salvo prorogarsi al lunedì successivo (art. 142 cpv. 3 CPC). Introdotto
il 15 ottobre 2012, l'appello in esame è pertanto tempestivo.

 

                                   3.   PI 1 contesta che AP 1 possa opporsi al rilascio del certificato
ereditario, sostenendo che essa non ha intentato azione di riduzione né di
nullità e non può quindi considerarsi 

                                         erede.
In realtà anche un erede escluso dalla successione per
disposizione a causa di morte può validamente opporsi al rilascio del
certificato ereditario (Karrer in: Basler Kommentar, ZGB II, 3ª
edizione, n. 10 ad art. 559; Hubert-Froidevaux in: Eigenmann/ Rouiller [curatori], Commentaire du droit des successions, Berna
2012, n. 21 ad art. 559 CC; Boson,
Le certificat d'héritier in: RVJ 37/2003 pag. 208 con riferimento a Tuor/Pice­noni in: Berner Kommentar, 2a edizione, n. 4
ad art. 559 CC). Ci si può domandare se ciò valga anche qualora i termini per introdurre
azione di nullità, azione di riduzione o per promuovere una petizione d'ere­dità
siano decorsi infruttuosi. La questione può nondimeno rimanere indecisa, giacché
– come si vedrà in seguito – nella fattispecie l'opposizione AP 1 è in ogni caso destinata all'insuccesso.

 

                                   4.   Entrambe
le parti accludono ai loro memoriali nuovi documenti. Ora, nuovi mezzi di prova
sono proponibili in appello solo se vengono immediatamente addotti e se dinanzi
alla giurisdizione inferiore non era possibile addurli nemmeno con la diligenza
ragionevolmente esigibile, tenuto conto delle circostanze (art. 317 cpv. 1 CPC).
Tale principio si applica anche alle procedure in cui il giudice accerta i
fatti d'ufficio (DTF 138 III 625). Sull'ammissibilità di tali documenti nel
caso specifico non soccorre ad ogni modo attar­darsi, gli stessi non essendo –
come si dirà oltre – di rilievo per il giudizio.

 

                                   5.   Ricordato
che con il testamento olografo del 25 maggio 2006 PI 2 ha diseredato la figlia AP 1, nella decisione impugnata il Pretore ha ritenuto che l'opposizione di quest'ultima al rilascio del
certificato ereditario non poteva inibire l'emissione dell'atto senza limiti di
tempo. Ciò premesso, egli ha accertato che nel termine di un anno dalla pubblicazione
del testamento e dalla sua comunicazione AP 1 non ha promosso azione di nullità
né di riduzione. Ha deciso pertanto che avrebbe rilasciato il certificato ereditario
attestante quale unica erede PI 1 al passaggio in giudicato della sentenza.

 

                                   6.   L'appellante fa
valere anzitutto che in concreto la causa di divorzio tra PI 2 e RA 1 è tuttora pendente in appello e che,
non essendo ancora stato liquidato il regime matrimoniale cui erano assoggettati
i coniugi, non è possibile deter­minare la consistenza
dell'asse successorio. In simili circostanze il certificato ereditario potrà
essere emesso solo – a suo parere –al termine della procedura di divorzio, anche
per impedire a PI 1 di disporre della successione a suo scapito.

 

                                         a)   Secondo l'art. 559 cpv. 1 CC, trascorso un mese dalla comunicazione,
gli eredi istituiti i cui diritti non siano espressamente contestati dagli
eredi legittimi o dai beneficati di una disposizione anteriore possono ottenere
una dichiarazione dell'autorità secondo cui sono riconosciuti eredi, riservate
le azioni di nullità e di petizione d'eredità. Il certificato ereditario
attesta chi può legittimarsi provvisoriamente come unico erede
del defunto (Karrer, op. cit., n.
2 ad art. 559 CC) e ha carattere condizionale finché è data la possibilità di promuovere
un'azione di carattere successorio (nullità di testamento o

                                               azione di riduzione: DTF 128 III 323 consid. 2.2.2 con riferimenti;
v. anche Steinauer, Le droit des
successions, Berna 2006, pag. 441 n. 901; Hubert-Froidevaux, op. cit., n. 1 ad
art. 559 CC; Boson, op. cit., pag.
204). 

 

                                         b)   In
concreto questa Camera ha statuito, nel frattempo, sugli appelli presentati da RA
1 nella causa di divorzio (sentenze del 28 dicembre 2012 negli inc. 11.2006.41
e 11.2007.62). A parte ciò, non è dato a divedere – né l'appellante spiega –
quale incidenza avrebbero avuto tali procedure sulla questione di sapere chi siano
gli eredi fu PI 2. Tanto meno si scorge quale modifica del certificato
ereditario esse avrebbero potuto comportare. Certo, opponendosi al rilascio del
certificato ereditario l'erede legittimo che si pretende leso nei suoi diritti impedisce
la consegna dell'eredità all'erede istituito. Una volta scaduti i termini per avviare
azioni di natura successoria, tuttavia, l'erede istituito ha diritto di ottenere
il certificato richiesto e l'erede legittimo non può più prevalersi del fatto
che l'azione di nullità o l'azione di riduzione sono imprescrittibili (DTF 128
III 322 consid. 2.2.1). Nel caso specifico è incontestato che AP 1 non ha
introdotto azione alcuna. La sua opposizione non può 

                                               ostare dunque al rilascio del certificato. Su questo punto
l'appello è destinato all'insuccesso.

 

                                   7.   L'appellante contesta
l'opinione del Pretore, secondo cui essa non è erede perché non ha promosso azione
di riduzione o di nullità del testamento. Sostiene di non essersi rivolta ai
tribunali per il motivo che non sono mai sorte contestazioni sulla sua qualità
di erede, nel senso che lei e PI 1 sono sempre state riconosciute – tacitamente
e reciprocamente – eredi di PI 2. Ciò è dimostrato dal versamento eseguito
dall'amministratore della successione, con l'assenso dei rispettivi legali, di
un anticipo ereditario di fr. 15 000.–
a entrambe le figlie e dal fatto che l'amministratore ha sempre discusso con i due
legali facendo riferimento in modo esplicito alla loro qualità di
rappresentanti delle eredi. Per l'appellante il comportamento delle parti è la
logica conseguenza della dichiarata e reale volontà di PI 2, il quale desiderava
istituire le figlie eredi in parti uguali, come tutti sapevano. Solo la morte
improvvisa gli ha impedito di modificare il testamento. L'appellante soggiunge
infine che l'agire di PI 1 trascende nell'abuso di diritto, poiché avendo
sempre chiaramente riconosciuto la volontà del padre costei l'ha distolta
dall'avviare azioni giudiziarie.

 

                                         a)   In concreto è pacifico che con il testamento olografo del 25 luglio
2006 PI 2 ha istituito erede universale la seconda
figlia, PI 1, diseredando la primogenita (art. 477 CC). Avesse inteso
contestare ciò, AP 1 

                                               avrebbe
dovuto impugnare il testamento o intentare azione di riduzione (sentenza del Tribunale federale 9C_678/2012 del 30 gennaio 2013,
consid. 4.2, destinata a pubblicazione; Steinauer, op. cit., pag. 211 n. 387e
pag. 312 n. 389 segg.; Fankhauser
in: Abt/Weibel [curatori], Praxis­kom­mentar Erb­recht, 2ª edizione, n. 8 e 14
ad art. 479 CC; Weimar
in: Berner Kommentar, Berna 2009, n. 8 e 12 ad art. 479
CC; Roussianos/Auberson in: Eigenmann/Rouiller
[curatori], Commentaire du droit des successions, op. cit., n. 2 e 4 ad art.
479 CC; Bessenich in: Basler Kommentar, op. cit., n. 4 e 5 ad art. 479; Druey, Grundriss des Erbrechts, 5ª
edizione, pag. 70 § 6 n. 68; v. anche Rep. 1997 pag. 134 consid. 4). Tanto
l'una quanto l'altra azione andava promossa entro un anno dal giorno in cui AP
1 aveva la possibilità soggettiva d'agire (art. 521 cpv. 1 e 533 cpv. 1 CC),
ferma restando la possibilità di eccepire in ogni tempo la nullità del
testamento o il diritto alla porzione legittima ove la convenuta fosse in
possesso della successione (art. 521 cpv. 3 e 533 cpv. 3 CC).

 

                                         b)   Nella
fattispecie AP 1 non ha introdotto causa alcuna. Non può più contestare
pertanto la sua diseredazione e non può essere considerata erede. Poco giova
che PI 2 desiderasse rivedere il testamento. Una diseredazione figurante in una
disposizione a causa di morte continua a valere finché il disponente non
la revochi in uno dei modi previsti dagli art. 509 a 511 CC (DTF 73 II 215 consid. 6a; Stei­nauer,
pag. 208 n. 381; Bessenich, op.
cit., n. 9 ad art. 477; Fankhauser,
op. cit., n. 11 ad art. 477 CC; Weimar, op. cit., n. 22 ad art. 477 CC; Roussianos/Auberson, op. cit., n. 8
ad art. 477 CC). È vero che il perdono del testatore fa cadere la diseredazione
ed è altrettanto vero che nel caso specifico PI 2 voleva – come hanno dichiarato __________ e l'avv.
PA 2 davanti al Procuratore pubblico – modificare il testamento, tant'è che
aveva già preso appuntamento con un avvocato per il pomeriggio del 20 aprile
2011 (doc. J e K di appello). La morte improvvisa avvenuta la mattinata del 20
aprile 2011 gli ha impedito però di attuare il suo proposito. Anche a questo riguardo
l'appello manca perciò di consistenza.

 

                                   8.   Si conviene con l'appellante che per invalidare una disposizione a
causa di morte non è sempre necessaria un'azione di nullità. Basta che l'inefficacia
della disposizione sia riconosciuta, anche solo implicitamente, dalle persone cui
il testamento conferisce diritti (Steinauer, op. cit., pag. 372 n. 754; Abt in: Abt/Weibel [curatori],
Erbrecht, op. cit., n. 52 ad art. 519 CC; Druey,
op. cit., pag. 164 § 12 n. 42). Ciò vale anche nel caso in cui, nel quadro di    un'azione
di riduzione, il diritto alla porzione legittima sia riconosciuto dai
beneficiari della liberalità suscettibile di riduzione (DTF 104 II 83 consid.
II/3b; Steinauer, op. cit., pag.
381 n. 786; Druey, op. cit., pag.
71 § 6 n. 69; Eigenmann, op. cit., n. 10 ad art. 522 CC; Weimar,
op. cit., n. 12 e 32 alle note preliminari dell'art. 470 CC). Nella fattispecie però non risulta che PI 1 abbia riconosciuto l'inefficacia
della diseredazione né il diritto di AP 1 alla porzione legittima.

 

                                         Nemmeno
si può dire, a un sommario esame, che tra le parti fossero in corso trattative (come
sostiene l'appellante: lettera del 27 settembre 2012 nel fascicolo “corrispondenza”),
negate da PI 1 (lettera del 1° ottobre 2012 nel medesimo fascicolo), di cui per
altro tutto si ignora. Il mero fatto che l'amministratore della successione
considerasse eredi entrambe le figlie (doc. E di appello) non
permette una simile conclusione. A prescindere dalla circostanza che non compete
all'amministratore determinare la cerchia degli eredi, nella fattispecie
l'avv. __________ si è espresso in tal senso allorché l'anno
per promuovere azione di nullità o di riduzione non era ancora trascorso (ottobre
del 2011). Quanto al fatto che nel frattempo l'amministratore abbia consegnato
somme di denaro a entrambe le figlie (doc. F di appello), non è dato di sapere
a che titolo ciò sia avvenuto. A un sommario esame tale circostanza non è sufficiente, comunque sia,
per ravvisare un riconoscimento della qualità di erede ad AP 1. Neppure si
scorge, sempre a un sommario esame, un abuso di diritto da parte di PI 1. Per
trascendere nella violazione dell'art. 2 cpv. 2 CC, in effetti, costei avrebbe
dovuto tenere un comportamento contraddittorio o avere destato un'aspettativa
degna di protezione, ipotesi che non si ravvisano in concreto. Ne segue che, in
ultima analisi, il Pretore ha respinto a ragione l'opposizione al rilascio del
certificato ereditario. Privo di fondamento, l'appello vede così la sua sorte
segnata.

 

                                   9.   Le spese giudiziarie seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1
CPC). PI 1, che ha formulato osservazioni per il tramite di un legale, ha
diritto a un'equa indennità per ripetibili. Quanto
al gratuito patrocinio postulato dall'appellante, per tacere del fatto che il
beneficio decorre dall'introduzione della richiesta e non ha effetto
retroattivo (art. 119 cpv. 4 CPC; Bühler
in: Berner Kommentar, op. cit., n. 126 ad art. 119 CPC), mentre la patrocinatrice dell'appellante non ha più dovuto
svolgere prestazioni dopo il 24 ottobre 2012, esso non può essere
conferito già per il fatto che l'appello appariva sin dall'inizio senza
probabilità di successo (art. 117 lett. b CPC). Delle verosimili difficoltà
economiche in cui versa l'interessata si tiene conto, nondimeno, moderando le
spese per quanto possibile.

 

                                10.   Circa
i rimedi esperibili sul piano federale contro l'odierna sentenza (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), il valore litigioso raggiunge sicuramente la soglia di 30 000.– ai fini dell'art.
74 cpv. 1 lett. b LTF (sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                    1.   L'appello è respinto e la
decisione impugnata è confermata.

 

                                   2.   Le spese giudiziarie di fr.
500.– sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1500.–
per ripetibili.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   4.   Notificazione
a:

	
   

  	
  –;

  –,.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione
a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.