# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 61865f6c-ccf0-5fba-b100-bf4007ab1dcd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-04-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.04.2016 30.2016.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2016-9_2016-04-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  30.2016.9

   

  cs

  	
  Lugano

  27 aprile 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 febbraio 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 26 gennaio 2016 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di rendite AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1942, con
decisione del 13 aprile 2007 è stato posto al beneficio di una rendita di
vecchiaia con effetto dal 1° maggio 2007, calcolata sulla base di un periodo di
contribuzione di 28 anni e 7 mesi (scala applicabile: 28) ed un reddito annuo
di fr. 18'564, per un importo di fr. 776 al mese. Al figlio __________, nato
nel 1988, è stata riconosciuta una rendita semplice per figli di fr. 311 (doc.
171).

                                          

                               1.2.   Nel corso dei mesi di giugno
e luglio 2010 la Cassa ha ricevuto un aggiornamento dei contributi sociali
pagati dall’insorgente (doc. 127 [“data di trattamento: 28.06.2010”] e
doc. 134 del 22 luglio 2010 [“nuova decisione a seguito di CI complementari”]).
Con due distinte decisioni del 26 agosto 2010 l’amministrazione ha ricalcolato
la prestazione e, tenuto conto di un reddito annuo determinante di fr. 27'360 e
di una scala di rendita 28 (periodo di contribuzione di 28 anni e 7 mesi) ha
fissato in fr. 886 la rendita mensile dal 1° maggio 2007 al 31 dicembre 2008
(fr. 354 per il figlio), in fr. 914 dal 1° gennaio 2009 e sempre in fr. 914 dal
1° agosto 2010 (fr. 366 per il figlio; cfr. doc. 119 e 123).

 

                               1.3.   In seguito all’inoltro della
richiesta della rendita di vecchiaia da parte della moglie __________, nata nel
1951, inoltrata il 15 agosto 2015, l’amministrazione si è accorta che il
calcolo della rendita del marito non è stato effettuato correttamente poiché è
stato preso in considerazione quale periodo contributivo anche quello durante
il quale l’interessato, pur domiciliato in Svizzera, ha lavorato in __________
(doc. 4).

 

                               1.4.   Con decisione del 9 ottobre
2015 (doc. 15), confermata dalla decisione su opposizione del 26 gennaio 2016
(doc. 4), la Cassa CO 1, dopo aver ricalcolato l’ammontare della rendita di RI
1 sulla base di una scala 16 ed un reddito annuo medio determinante di fr.
35'250, ha chiesto la restituzione dell’importo versato in troppo dal 1°
settembre 2010 al 30 settembre 2015, corrispondente a fr. 22'803.

 

                               1.5.   RI 1 è insorto al TCA contro
la predetta decisione su opposizione (doc. I). Il ricorrente sostiene di aver
agito in buona fede, rileva che l’errore è stato commesso unicamente dall’amministrazione
e ritiene che non debba essere tenuto a sopportarne le conseguenze. L’assicurato
afferma che in due occasioni sono state emanate decisioni di fissazione della
sua rendita ed in nessun caso era stato precisato che si trattava di una
decisione provvisoria soggetta a revisione. In via principale l’insorgente
chiede che, alla luce della sua buona fede, la Cassa rinunci alle pretese, in
via subordinata che l’importo da restituire venga compensato con le “decine
di migliaia di Franchi che il sottoscritto ha già versato in modo infruttifero
alla cassa”, in via ancora più subordinata che l’importo da restituire
venga equamente suddiviso a metà tra le parti ed infine che l’importo venga
debitamente rateizzato così come era stato versato. 

 

                               1.6.   Con risposta del 7 marzo 2016
la Cassa propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove
necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. III).

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere
è la questione di sapere se a giusta ragione l’amministrazione ha riesaminato le
decisioni di attribuzione di rendita del 26 agosto 2010, ricalcolando
l’ammontare della prestazione erogata all’insorgente e, in tal caso, se ha
calcolato correttamente l’importo da restituire.

 

                               2.2.   A
norma dell'art. 21 cpv. 1 LAVS hanno diritto alla rendita di vecchiaia gli
uomini che hanno compiuto 65 anni e le donne che hanno compiuto 64 anni. 

                                         Per
l’art. 21 cpv. 2 LAVS il diritto alla rendita di vecchiaia nasce
il primo giorno del mese successivo a quello in cui è stata compiuta l’età
stabilita nel capoverso 1. Esso si estingue con la morte del beneficiario.

 

                                         Possono
pretendere una rendita ordinaria di vecchiaia o per superstiti tutti gli aventi
diritto ai quali possono essere computati almeno un anno intero di reddito, di
accrediti per compiti educativi o assistenziali, oppure i loro superstiti (art.
29 cpv. 1 LAVS). 

                                         A
seconda che l'assicurato abbia pagato sempre e regolarmente i contributi dovuti
oppure che il suo periodo di contribuzione presenti delle lacune contributive,
egli ha diritto ad una rendita completa o parziale (cfr. art. 29 cpv. 2 lett.
a, b LAVS), vale a dire ad una rendita calcolata sulla base della scala 44
(rendita completa) o di una scala inferiore (rendita parziale; cfr. art. 52
OAVS).

 

                                         Il
calcolo della rendita di vecchiaia è determinato dagli anni di contribuzione,
dai redditi dell’attività lucrativa nonché dagli accrediti per compiti
educativi o d’assistenza tra il 1° gennaio successivo alla data in cui l’avente
diritto ha compiuto 20 anni e il 31 dicembre che precede l’insorgere dell’età
conferente il diritto alla prestazione (art. 29 bis cpv. 1 LAVS).

 

                                         Il
periodo di contribuzione è completo se una persona presenta lo stesso numero di
anni di contribuzione degli assicurati della sua classe di età (art. 29 ter
cpv. 1 LAVS). 

                                         Secondo
l’art. 29 ter cpv. 2 LAVS sono considerati anni di contribuzione i periodi,
durante i quali: 

                                         -
 una persona ha pagato i contributi (lett. a); 

                                         -
 il suo coniuge, secondo l’art. 3 capoverso 3 LAVS, ha versato  almeno il
doppio del contributo minimo (lett. b); 

                                         -
 possono essere computati accrediti per compiti educativi o d’assistenza (lett.
c).

                                      

                                         Inoltre,
la rendita è calcolata in base al reddito annuo medio dell'assicurato (art. 29
quater LAVS). 

                                         Esso
si compone:

                                         -
 dei redditi risultanti da un’attività lucrativa (lett. a); 

                                         -
 degli accrediti per compiti educativi (lett. b);

                                         -
 degli accrediti per compiti assistenziali (lett. c). 

                                         La
somma dei redditi dell’attività lucrativa deve essere rivalutata secondo il
fattore di cui all'art. 51 bis cpv. 1 OAVS (art. 30 cpv. 1 e art. 33ter LAVS). 

                                         Il
reddito annuo medio è determinato sommando i redditi da attività lucrativa
rivalutati e gli accrediti per compiti educativi e assistenziali e divisi per
il numero di anni di contribuzione (art. 30 cpv. 2 LAVS).

 

                               2.3.   Sono
presi in considerazione unicamente i redditi da un’attività lucrativa sui quali
sono stati versati i contributi (art. 29 quinquies cpv. 1 LAVS).

                                         I
contributi delle persone che non hanno esercitato un’attività lucrativa vengono
moltiplicati per 100 e in seguito divisi per il doppio del tasso di
contribuzione previsto dall’art. 5 capoverso 1; essi sono computati come
reddito di un’attività lucrativa (art. 29 quinquies cpv. 2 LAVS). 

 

                                         Secondo
l’art. 29 quinquies cpv. 3 LAVS, i redditi che i coniugi hanno conseguito
durante gli anni civili di matrimonio comune sono ripartiti e attribuiti per
metà a ciascun coniuge se: 

                                         -  entrambi
i coniugi hanno diritto alla rendita (lett. a); 

                                         -
 una persona vedova ha diritto a una rendita di vecchiaia (lett. b);

                                         -
 il matrimonio è stato sciolto mediante divorzio (lett. c). 

 

                                         Tuttavia
sottostanno alla ripartizione e all’attribuzione reciproca soltanto i redditi
conseguiti:

                                         -
 tra il 1° gennaio che segue il compimento del 20.o anno di età e il 31
dicembre che precede l’insorgere dell’evento assicurativo da parte del coniuge
che ha per primo diritto alla rendita (art. 29 quinquies cpv. 4 lett. a LAVS) e

                                         -
 i periodi durante i quali entrambi i coniugi sono stati assicurati  all’AVS,
con riserva dell’art. 29 bis cpv. 2 LAVS (art. 29 quinquies cpv. 4 lett. b
LAVS).  

 

                               2.4.   Nel
caso di specie il ricorrente, nato il __________ 1942, con il compimento del
65° anno di età ha avuto diritto ad una rendita di vecchiaia con effetto dal 1°
maggio 2007. Infatti il diritto al beneficio di una rendita nasce il primo
giorno del mese successivo a quello in cui l’assicurato ha raggiunto l’età
pensionabile (art. 21 cpv. 2 LAVS).

 

                                         Con decisioni del 13
aprile 2007 e del 26 agosto 2010 egli è stato messo al beneficio di una rendita
calcolata sulla base di un periodo di contribuzione di 28 anni e 7 mesi (scala
28), essendo domiciliato in Svizzera dal mese di giugno 1978 (cfr. doc. 180). 

                                         La Cassa ha infatti
calcolato un periodo di contribuzione completo da giugno 1978 a dicembre 2006,
ritenendo che l’interessato, coniugato dal novembre 1977, domiciliato in
Svizzera e per il quale non sono stati registrati contributi dal 1978 al 1980 e
dal 1990 al 1999, avesse comunque un periodo di contribuzione completo
dovendogli essere riconosciuti accrediti per compiti educativi per il figlio
nato nel 1988 (cfr. art. 29ter cpv. 2 c LAVS e doc. 130 e 177-178) ed avendo la
moglie versato oltre il doppio del contributo minimo (doc. 24; cfr. art. 29ter
cpv. 2 lett. b LAVS).

 

                                         Con l’inoltro, nel corso del
mese di agosto 2015, della domanda di prestazioni della moglie, la Cassa si è
accorta che l’insorgente, come del resto da lui già dichiarato nella sua
richiesta personale di una rendita di vecchiaia del 23 ottobre 2006 (cfr. doc.
184, domande e risposte 4.3) dal 1970 al 1999 ha lavorato quale indipendente in
__________ (cfr. doc. 61), con conseguente assoggettamento all’assicurazione
statale __________ per la vecchiaia.

                                         Questa circostanza, che
non è contestata dall’insorgente, ha avuto quale conseguenza un nuovo calcolo
del periodo di contribuzione dell’assicurato e meglio lo stralcio dal conteggio
degli anni contributivi dei periodi dal 1978 al febbraio 1981 e dal 1990 al
1999 (da marzo 1981 a dicembre 1989 l’insorgente ha infatti pagato contributi
sociali anche in Svizzera; cfr. doc. 25).

                                         

                                         A ragione (cfr.
STCA 30.2011.30 del 19 ottobre 2011).

 

                                         L’insorgente, cittadino __________
domiciliato in Svizzera, ma attivo quale indipendente in __________ (doc. 184,
risposta 4.3), in quel periodo era assoggettato al pagamento dei contributi in __________.

                                         Infatti per l’art. 4 cpv.
1 della Convenzione tra la Confederazione Svizzera e __________, in vigore fino
al 31 maggio 2002 e sospesa con l’entrata in vigore, il 1° giugno 2002,
dell’Accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone (RS
0.142.112.681), la legislazione applicabile è di regola quella
della Parte contraente sul cui territorio viene esercitata l’attività
determinante ai fini dell’assicurazione. Ai sensi dell’art. 4 cpv. 2 della
medesima Convenzione nei casi in cui, per le attività esercitate nel territorio
di ambedue le Parti contraenti, siano applicabili, in base alla regola
enunciata al paragrafo 1, le legislazioni delle due Parti, i contributi alle
assicurazioni di ciascuna delle due Parti sono dovuti unicamente sulla parte di
reddito realizzata sul rispettivo territorio.

                                         In concreto,
l’interessato era quindi affiliato in __________ essendo assoggettato in quel
paese dove ha lavorato fino alla fine del 1999, con l’eccezione del periodo da
marzo 1981 a dicembre 1989 quando ha lavorato anche in Svizzera (cfr. doc. 50 e
STCA 30.2011.30 del 19 ottobre 2011).

 

                                         Inoltre,
rilevato che l’insorgente, svolgendo un’attività indipendente in __________,
in quel periodo non poteva essere affiliato anche quale persona senza attività
lucrativa, non può neppure beneficiare dell’art. 3 cpv. 3 lett. a LAVS, per il
quale si ritiene che paghino contributi propri, qualora il coniuge versi
contributi pari almeno al doppio del contributo minimo i coniugi senza attività
lucrativa di assicurati con un’attività lucrativa, e dell’art. 29 ter cpv. 2
lett. b LAVS, secondo cui sono considerati anni di contribuzione i periodi
durante i quali il suo coniuge, giusta l’articolo 3 capoverso 3, ha versato almeno il doppio del contributo minimo (STCA 30.2011.30 del 19 ottobre 2011).

 

                                         Alla luce di tutto quanto
sopra esposto, ne segue che il periodo di contribuzione in applicazione
dell’art. 29ter cpv. 2 LAVS va calcolato dal mese di febbraio 1981 al mese di
dicembre 1989, quando l’insorgente ha pagato contributi sociali anche in
Svizzera e dal mese di gennaio 2000 al mese di dicembre 2006 quando il
ricorrente ha lavorato esclusivamente nel nostro Paese, pagando i relativi
contributi (doc. 50). A questo periodo, di 15 anni e 10 mesi, vanno aggiunti i
4 mesi dell’inizio del diritto alla rendita, conformemente all’art. 52c OAVS
per il quale i periodi di contribuzione tra il 31 dicembre precedente
l’insorgere dell’evento assicurato e il sorgere del diritto alla rendita
possono essere computati per colmare lacune di contribuzione. I redditi
provenienti da un’attività lucrativa realizzati durante questo periodo non sono
tuttavia presi in considerazione per il calcolo della rendita.

 

                                         Il periodo di
contribuzione complessivo per il calcolo della scala di rendita è di 16 anni e 2
mesi e la scala applicabile la 16 (cfr. Tabelle edite dall’UFAS).

 

                               2.5.   L’insorgente non contesta
l’ammontare del reddito annuo medio calcolato in fr. 33'150 nel 2007 ([fr.
35'250 nel 2015] cfr. doc. 43 e 15).

 

                                         Va qui evidenziato che il reddito annuo medio (RAM) è composto dalla somma risultante dai
redditi da attività lucrativa, eventualmente dopo lo splitting e dagli
accrediti per compiti educativi computabili durante il proprio periodo di
contribuzione. Il tutto deve essere diviso per gli anni di contribuzione.

 

                                         La somma dei
redditi da attività lucrativa, in concreto fr. 392’303 (doc. 30) deve essere
rivalutata in funzione dell’indice previsto per l’adeguamento delle rendite
all’evoluzione dei prezzi e dei salari di cui all’art. 33ter LAVS (cfr. art. 30
cpv. 1 LAVS) e divisa per gli anni di contribuzione. Il fattore di
rivalutazione è stabilito dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali
(UFAS) secondo le modalità di calcolo esposte all’art. 51bis OAVS. Il fattore
di rivalutazione è contenuto nelle tavole per la determinazione del reddito
annuo medio, edite dall’UFAS, il cui uso è obbligatorio (cfr. art. 30bis LAVS,
art. 51 OAVS) e varia a seconda della prima registrazione sul conto individuale
dell’assicurato determinante per la rendita.

                                         Nel caso che
ci occupa la prima registrazione determinante da prendere in considerazione,
ossia quella in cui l’interessato medesimo ha cominciato a contribuire
personalmente in Svizzera, è quella del 1981.

                                         Pertanto,
dalle citate tavole, il fattore di rivalutazione risulta essere l’1.066.
L'importo rivalutato va poi diviso per il periodo effettivo di contribuzione (15
anni e 10 mesi).

                                         Ne
discende che la media dei redditi da attività lucrativa si fissa in fr. 26’412
(392’303 X 1.066 : 15 anni e 10 mesi).

 

                                         Per ogni
anno in cui l’assicurato ha provveduto all’educazione dei figli minori di 16
anni viene assegnato un accredito che corrisponde al triplo della rendita
minima vigente al momento in cui è sorto il diritto alla rendita. 

                                         L’accredito per compiti
educativi assegnato alle persone coniugate durante gli anni civili di
matrimonio è ripartito per metà tra i coniugi (art. 29 sexies cpv. 3 LAVS).

                                         

                                         La media dell’accredito
per compiti educativi (intero) è determinata secondo la seguente formula:

 

                                         (rendita di vecchiaia annua minima x 3) x numero bonifici educativi

                                         durata
di contribuzione computabile

 

                                         L’insorgente
ha avuto un figlio nato nel 1988 (doc. 183).

 

                                         In concreto
vanno attribuiti accrediti dal 2000 (anno d’inizio del periodo contributivo in
Svizzera) al 2004 (compimento del 16.o anno di età del figlio), come calcolato
dalla Cassa.

 

                                         Inoltre,
andrebbe attribuito un accredito anche nel 1989, ossia nell’anno successivo
alla nascita del figlio (art. 52f cpv. 1 OAVS). Infatti gli accrediti educativi
sono computati per i periodi in cui i genitori erano assicurati conformemente
all’art. 1a cpv. 1-4 o 2 LAVS (cfr. marg. 5419 della direttiva sulle rendite:
DR) e per l’art. 52f cpv. 4 OAVS è solo per gli anni in cui il proprio coniuge
non era assicurato presso l’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti
che al genitore assicurato è attribuito l’accredito intero per compiti
educativi.

                                         Ritenuto che
ai sensi dell’art. 1a cpv. 1 lett. b LAVS sono assicurate alla LAVS le persone
fisiche che esercitano un’attività lucrativa in Svizzera e che l’insorgente nel
1989 ha versato contributi sociali quale indipendente (cfr. doc. 30), gli
andrebbe riconosciuto un mezzo accredito supplementare.

 

                                         Alla luce
dell’esito del ricorso, la questione non merita tuttavia, allo stadio attuale
della procedura, e per i motivi che seguono, un approfondimento atto a
stabilire i motivi per i quali la Cassa non ha riconosciuto l’accredito nel
1989. Infatti, sia prendendo in considerazione il calcolo dell’amministrazione,
con 5 mezzi accrediti, sia prendendo in considerazione l’ipotesi di 6 mezzi
accrediti, le decisioni del 26 agosto 2010, con un RAM di fr. 27'360, la scala
28 ed una rendita di fr. 886 nel 2007 e di fr. 914 dal 2009 sono manifestamente
errate.

 

 

                                         Secondo il
calcolo della Cassa nel 2007, con 5 mezzi accrediti, si otterrebbe infatti un
importo di fr. 6'281 (1'105 X 12 X 3 X 5/2 : 15 anni e 10 mesi) per un reddito
annuo medio di fr. 33'150 (6'281 + 26'412 = 32’693 arrotondato all’importo
immediatamente superiore secondo le tabelle UFAS) ed una rendita con la scala
16 di fr. 558 nel 2007/2008, fr. 576 nel 2009/2010 (RAM: fr. 34'200), fr. 586
nel 2011/2012 (RAM: fr. 34'800), fr. 591 nel 2013/2014 (RAM: fr. 35'100) e fr.
594 nel 2015/2016 (RAM: fr. 35'250; per il figlio: fr. 223; fr. 230; fr. 235 e
fr. 237).

 

                                         Se si
prendono in considerazione 6 mezzi accrediti, si ottiene un importo di fr. 7’537
(1’105 X 12 X 3 X 6/2 : 15 anni e 10 mesi), per un RAM di fr. 34'476 (fr. 7'537
+ 26'412 = 33'949, arrotondato all’importo immediatamente superiore secondo le
tabelle UFAS), per una rendita di fr. 569 nel 2007/2008, fr. 587 nel 2009/2010
(RAM: fr. 35'568), fr. 597 nel 2011/2012 (RAM: fr. 36'192), fr. 602 nel
2013/2014 (RAM: fr. 36'504) e fr. 605 (RAM: fr. 36'660) nel 2015/2016 (per il
figlio: fr. 228; fr. 235; fr. 239 e fr. 241).

 

                                         In queste
condizioni, come si vedrà qui di seguito, a giusta ragione la Cassa ha
riconsiderato le decisioni del 26 agosto 2010.

 

                               2.6.   Infatti, per l'art. 53 cpv. 1
LPGA, le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore
scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano
essere prodotti in precedenza.

Per il cpv. 2, l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle
decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che
erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza.

 

L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha
stabilito che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi
applicabili al diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA K
147/03 del 12 marzo 2004 = DTF 130 V 318).

In questo senso, l'amministrazione può riconsiderare una decisione
passata formalmente in giudicato e sulla quale un'autorità giudiziaria non si è
pronunciata nel merito, a condizione che sia senza dubbio errata e la sua
rettifica rivesta un'importanza notevole. Questi principi sono pure applicabili
nel caso in cui delle prestazioni siano state accordate senza essere state oggetto
di una decisione formale se il loro versamento ha comunque validamente
esplicato effetti giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid. 4b, DTF 126 V
46 consid. 2b, DTF 126 V 400 consid. 2b/a; STFA C 24/02 dell'11 febbraio 2004).
Una decisione è stata ad esempio considerata senza dubbio errata a seguito di
calcolo illegale di una rendita, in conseguenza ad una valutazione errata
dell'invalidità per l'applicazione errata di principi fondamentali (DTF 110 V
179; ZAK 1991 pag. 137, DTF 119 V 483 consid. 3).

 

Dalla riconsiderazione (o riesame) va distinta la revisione processuale
delle decisioni amministrative.

Per analogia con la revisione processuale delle decisioni emanate
dalle autorità giudiziarie, l'amministrazione è tenuta a procedere alla
revisione di una decisione formalmente cresciuta in giudicato quando sono
scoperti fatti nuovi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione
giuridica differente (DTF 129 V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con rinvii; STFA C
191/02 del 15 luglio 2003; STFA I 339/01 del 29 novembre 2002).

 

                               2.7.   In concreto come
visto al consid. 2.5 le decisioni del 26 agosto 2010 sono manifestamente errate
e la loro modifica riveste un’importanza notevole.

 

                                         Del resto, se
si tratta di prestazioni periodiche, come in concreto, anche in caso di importi
minimi, la correzione riveste un’importanza notevole (cfr. Kieser,
ATSG-Kommentar, 2a edizione 2009, n. 34 ad art. 53 pag. 678; DTF 102 V 128).

 

                                         Ne segue che
a giusta ragione l’amministrazione ha proceduto alla riconsiderazione delle
precedenti decisioni.

 

                                         Va
ora esaminato se la richiesta di restituzione è tempestiva.

 

                               2.8.   A norma
dell'art. 25 cpv. 1 LPGA le prestazioni indebitamente riscosse devono essere
restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in
buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

Il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere
dal momento in cui l'istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto,
ma al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito
deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di
prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).

                                         Come rammentato dal TF con
sentenza 9C_925/2012 del 19 marzo 2013 (cfr. anche sentenza 9C_663/2014 del 23
aprile 2015) il termine annuo di perenzione comincia normalmente a decorrere
nel momento in cui l'amministrazione, usando l'attenzione da essa
ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle circostanze, avrebbe dovuto
rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (DTF 119 V 431 consid.
3a pag. 433; 110 V 304). Ciò si verifica quando l'amministrazione dispone di
tutti gli elementi decisivi nel caso concreto dalla cui conoscenza risulti di
principio e nel suo ammontare l'obbligo di restituzione di una determinata
persona (DTF 111 V 14 consid. 3 pag. 17). Il termine annuo di perenzione
comincia in ogni caso a decorrere non appena dagli atti emerge direttamente
l'irregolarità della corresponsione delle prestazioni (consid. 5.1 non
pubblicato in DTF 133 V 579, ma in SVR 2008 KV n. 4 pag. 11 [K 70/06]; cfr.
pure sentenza 9C_1057/2008 del 4 maggio 2009 consid. 4.1.1). Se per
l'assegnazione (e il pagamento: cfr. sentenza 9C_276/2012 del 14 dicembre 2012
consid. 5.1 = DTF 139 V 6) della prestazione o per l'esame del diritto alla
restituzione è necessaria la collaborazione tra più unità amministrative
incaricate dell'attuazione dell'assicurazione, la (sopra definita) conoscenza
anche di una sola di esse è sufficiente a fare decorrere i termini (DTF 119 V
431 consid. 3a pag. 433; 112 V 180 consid. 4c pag. 182 seg.; RCC 1989 pag.
558). 

                                         In caso di errore
dell'amministrazione (ad esempio nel calcolo di una prestazione) il termine non
decorre però dal momento in cui esso è stato commesso, bensì da quello in cui
l'amministrazione avrebbe dovuto in un secondo tempo (per esempio in occasione
di un controllo contabile oppure nel caso in cui venga a conoscenza di fatti
atti a far nascere dei dubbi sulla fondatezza della pretesa) rendersi conto
dello sbaglio commesso in base all'attenzione ragionevolmente esigibile (DTF
124 V 380 consid. 1 e 2c pag. 383 e 385; RDAT II-2003 n. 72 pag. 306 [C 317/01]
consid. 2.1). Diversamente, se si facesse risalire il momento della conoscenza
del fatto determinante alla data del versamento indebito, ciò renderebbe spesso
illusoria la possibilità per l'amministrazione di reclamare il rimborso di
prestazioni versate a torto per colpa propria (DTF 124 V 380 consid. 1 in fine pag. 383; DTA 2006 pag. 158 [C 80/05]). Nel concretare questi principi, il Tribunale
federale (delle assicurazioni) ha tra l'altro stabilito che se più unità
amministrative sono coinvolte nella procedura di emanazione della decisione
originaria e che se una di esse commette uno sbaglio, quest'ultimo va
qualificato come un unico errore ai sensi della giurisprudenza suesposta. Il
secondo momento che determina la decorrenza del termine annuo di perenzione non
si realizza già quando un'unità amministrativa riceve dall'altra una copia
della decisione originaria ma soltanto quando in un momento successivo subentra
un motivo per riesaminare il fascicolo (sentenza I 308/03 del 22 settembre 2003
consid. 3.2.2).

 

                               2.9.   Nel caso di specie alla base
del ricalcolo della rendita del ricorrente vi è la circostanza che con
l’inoltro, il 15 agosto 2015, della richiesta di prestazioni AVS da parte della
moglie, la Cassa si è accorta che all’interessato non poteva essere
riconosciuto un periodo contributivo completo sin dalla sua entrata in Svizzera
nel giugno 1978, avendo l’insorgente lavorato in __________ (doc. 61, risposta
4.4). 

 

                                         Sennonché il ricorrente
già nella richiesta di prestazioni del 23 ottobre 2006 aveva affermato di aver
lavorato in __________ dal 1970 al 1999 quale indipendente (cfr. doc. 184,
domanda 4.3: “Ha avuto l’occasione di lavorare fuori dalla Svizzera?” “sì”
“dal 1970 al 1999 in __________”). Per cui il primo errore l’amministrazione
l’ha commesso con il calcolo della prestazione sfociata nella decisione del 13
aprile 2007, quando non ha tenuto conto di questa circostanza ed ha ritenuto un
periodo contributivo complessivo di 28 anni e 7 mesi (doc. 171 e 176). 

 

                                         La Cassa ha riconfermato
il medesimo errore quando ha ricalcolato nuovamente la prestazione del
ricorrente nel corso dei mesi di giugno/luglio/agosto 2010 (doc. da 119 a 134) dopo
aver ottenuto un aggiornamento delle iscrizioni figuranti nel conto individuale
dell’assicurato. In una nota interna del 22 luglio 2010 figura infatti “nuova
decisione a seguito di CI complementari” (doc. 134). L’amministrazione ha
ricalcolato l’ammontare della prestazione (riportando i dati in un nuovo foglio
di calcolo di 7 pagine; doc. da 127 a 133) ed ha preso in considerazione quale
somma dei redditi da attività lucrativa il nuovo importo di fr. 392'303 (doc.
128), in luogo di fr. 176'747 (doc. 173) su cui si era basata per il precedente
calcolo della prestazione sfociata nella decisione del 13 aprile 2007.
L’amministrazione ha tuttavia nuovamente ritenuto un periodo di contribuzione
di 28 anni e 7 mesi, senza tener conto del fatto che l’insorgente aveva svolto,
per diversi anni, un’attività lavorativa esclusivamente in __________.

 

                                         E’ in questa seconda
occasione, nell’estate del 2010, che la Cassa, dovendo ricalcolare l’intera
prestazione in seguito all’ottenimento di nuovi elementi ed essendo di
conseguenza subentrato un motivo per un nuovo esame del fascicolo, avrebbe
dovuto, utilizzando la dovuta diligenza, accorgersi dell’errore commesso nella
precedente decisione del 13 aprile 2007 ed alla base della richiesta di
restituzione del 7 ottobre 2015 (cfr. anche STCA 32.2014.183 del 7 ottobre
2015).

 

                                         Va qui ribadito che in
caso di errore dell'amministrazione (ad esempio nel calcolo di una prestazione)
il termine di perenzione ex art. 25 cpv. 2 LPGA non decorre dal momento in cui
esso è stato commesso, bensì da quello in cui l'amministrazione avrebbe dovuto
in un secondo tempo (per esempio in occasione di un controllo contabile oppure
nel caso in cui venga a conoscenza di fatti atti a far nascere dei dubbi sulla
fondatezza della pretesa) rendersi conto dello sbaglio commesso in base
all'attenzione ragionevolmente esigibile (DTF 124 V 380 consid. 1 e 2c pag. 383
e 385; RDAT II-2003 n. 72 pag. 306 [C 317/01] consid. 2.1). Il secondo momento
che determina la decorrenza del termine annuo di perenzione non si realizza già
quando un'unità amministrativa riceve dall'altra una copia della decisione
originaria (errata) ma soltanto quando in un momento successivo subentra un
motivo per un nuovo esame del fascicolo (sentenza I 308/03 del 22 settembre
2003 consid. 3.2.2).

 

                                         In concreto, osservato che
tra giugno (data del foglio di calcolo; cfr. doc. 127) e agosto 2010, quando sono
state emesse le decisioni (doc. 123), la Cassa ha dovuto ricalcolare la
prestazione del ricorrente e dunque disponeva di tutti gli elementi per
accorgersi dell’errore commesso nel 2007, questo Tribunale, anche volendo
considerare il tempo ragionevole per i necessari accertamenti (il TFA ha
indicato quattro mesi quale termine adeguato; cfr. DLA 2004 pag. 285 segg.
citata anche al consid. 2.2 della STF 8C_64/2011 del 7 novembre 2011), deve
concludere che il termine di perenzione di un anno ex art. 25 cpv. 2 LPGA è
iniziato a decorrere già nel corso del 2010.

 

                                         La richiesta di
restituzione del 9 ottobre 2015 è di conseguenza perenta.

 

                                         Tuttavia, ritenuto che conformemente
alla giurisprudenza “(…) a prescindere da una eventuale violazione del
principio inquisitorio, il termine annuo di perenzione di cui all'art. 25 cpv.
2 LPGA non può cominciare a decorrere prima che le prestazioni siano state
decise ed erogate (SVR 2010 EL n. 12 pag. 35 [9C_795/2009]) (…)” (STF
8C_64/2011 del 7 novembre 2011 consid. 2.2) e che detto termine inizia a
decorrere dal giorno del versamento mensile di ogni singola prestazione (STF
9C_795/2009 del 21 giugno 2010, consid. 4.5; in argomento vedi anche la STF
9C_363/2010 dell’8 novembre 2011), la Cassa può chiedere la restituzione delle
prestazioni versate in eccesso nell’anno precedente la notifica della
decisione, e meglio, in concreto, dal mese di ottobre 2014.

 

                             2.10.   Circa l’invocata buona fede,
va rammentato che secondo la giurisprudenza un’informazione sbagliata o una
decisione erronea possono obbligare l’amministrazione a concedere a un
amministrato un vantaggio contrario alla legge se (a) l'autorità è intervenuta
in una situazione concreta nei confronti di determinate persone, (b) l'autorità
ha agito entro i limiti della propria competenza o comunque è supposta avere
agito entro tali limiti, (c) l'amministrato non ha potuto rendersi conto
immediatamente dell'inesattezza dell'informazione ricevuta, (d) facendo
affidamento sull'informazione ricevuta egli ha preso delle disposizioni non
reversibili senza pregiudizio, (e) da quando l'informazione è stata resa non è
intervenuta una modifica del quadro giuridico (DTF 131 II 627 consid. 6.1 pag.
636, 130 I 26 consid. 8.1 pag. 60 e rispettivi rinvii).

                                         Questi principi si
applicano per analogia in caso di mancanza di informazione, la condizione c)
dovendo tuttavia essere formulata nel seguente modo: che l’amministrato non ha
avuto conoscenza del contenuto dell’informazione omessa o che il contenuto era
talmente evidente che non doveva attendersi un’altra informazione (sentenza
8C_320/2010 del 14 dicembre 2010, DTF 131 V 472 consid. 5, sentenza 8C_66/2009
consid. 8.4 non pubblicato in DTF 135 V 399). 

 

                                         In concreto gli estremi
per riconoscere la buona fede non sono dati ritenuto come la Cassa non ha dato
un’informazione errata, né ha omesso di fornire un’informazione al ricorrente.

 

                                         Va
comunque qui evidenziato che la sopra citata buona fede non va confusa con
quella insita nell’art. 25 cpv. 1 seconda frase LPGA e che andrà esaminata,
insieme all’onere troppo grave, nell’ambito della richiesta di condono (cfr.
art. 4 OPGA) non appena la decisione di restituzione sarà cresciuta in
giudicato (cfr. STF 9C_211/2009 del 26 febbraio 2010; STF 8C_130/2008 dell'11
luglio 2008; STF 8C_617/2009 del 5 novembre 2009).

 

                             2.11.   Va qui ancora rilevato che
l’insorgente non può compensare l’importo da restituire con i contributi da lui
già pagati, poiché questi ultimi rimangono dovuti dal ricorrente, né può
domandare alla Cassa di pagare metà dell’importo da restituire poiché debitore
della restituzione rimane l’insorgente. Circa la modalità della restituzione
(eventuale rateizzazione), essa sarà decisa con la domanda di condono. 

 

                             2.12.   Alla luce di quanto sopra
esposto il ricorso va parzialmente accolto e la decisione impugnata annullata. 

 

                                         L’incarto va rinviato
all’amministrazione affinché esamini se nel 1989 al ricorrente va attribuito,
come sembra essere il caso, mezzo accredito per compiti educativi (cfr. consid.
2.5) e ricalcoli di conseguenza la rendita cui ha diritto il ricorrente dal
mese di ottobre 2014. Nella misura in cui l’amministrazione dovesse giungere
alla conclusione che nel 1989 all’insorgente non è dovuto il mezzo accredito,
dovrà motivare la sua decisione.

                                         La Cassa dovrà poi
calcolare l’ammontare esatto dell’importo da restituire dal ricorrente dal mese
di ottobre 2014. Una volta cresciuta in giudicato la nuova decisione,
l’amministrazione esaminerà la domanda di condono formulata implicitamente con
il ricorso.  

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

1.Il ricorso è parzialmente
accolto ai sensi dei considerandi.

§ La
decisione impugnata è annullata e l’incarto rinviato all’amministrazione per i
suoi incombenti.

                                         

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti