# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d9fa62e4-1ffc-5a20-9bec-4b767237ce0f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-08-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.08.2010 D-5513/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5513-2010_2010-08-12.pdf

## Full Text

Corte IV
D-5513/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  1 2  a g o s t o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione della giudice Emilia Antonioni;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nata il (...),
Algeria,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 29 luglio 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-5513/2010

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessata ha inoltrato il (...) in Svizzera,

il  documento  che  l'UFM  ha  consegnato  alla  richiedente  lo  stesso 
giorno  (cfr.  act.  A3)  e  mediante  il  quale  l'ha  resa  attenta  circa  la 
necessità  di  consegnare,  entro  le  48 ore  successive  all'inoltro  della 
sua istanza, un documento d'identità o di  viaggio, con comminatoria 
che, in caso di mancata consegna e in assenza di motivi scusabili, non 
si entra nel merito della sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione  del  7  luglio  2010  (di  seguito:  verbale  1)  e  del 
22 luglio 2010 (di seguito: verbale 2),

la  decisione dell'UFM del  29  luglio  2010,  notificata  all'interessata  lo 
stesso  giorno  (cfr.  avviso  di  notifica  e  di  ricevuta  sottoscritto  dal 
ricorrente, act. A13),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il 
Tribunale) il 2 agosto 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato) contro 
la precitata decisione dell'UFM,

la domanda di esenzione dal pagamento dell'anticipo a copertura delle 
presumibili spese processuali,

la  copia  dell'incarto  dell'UFM,  pervenuta  al  TAF via  fax  il  3  agosto 
2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

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che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art.  33 lett. d LTAF, nonché art. 
105 LAsi e art. 83 lett. d LTF), 

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
dell'art. 52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui  fatti,  l'interessata ha dichiarato di 
essere  cittadina  algerina  di  etnia  araba,  nata  e  vissuta  a 
B._______/C._______ fino all'espatrio, avvenuto il 25 maggio 2010,

che ha altresì  dichiarato di  avere lasciato il  suo Paese d'origine per 
timore di  essere uccisa dal padre, il  quale avrebbe combinato il  suo 
matrimonio con un cugino cinquantenne, rispettivamente per sottrarsi 
alla proposta di matrimonio di quest'ultimo agli inizi del (...) e per poter 
continuare la sua relazione amorosa con un ragazzo ripudiato dalla di  
lei famiglia,

che l'interessata ha affermato di essersi spostata a D._______ in tass ì, 
dove avrebbe trascorso una ventina di giorni presso la sorella del suo 
fidanzato; che da lì si sarebbe imbarcata per l'Italia grazie all'aiuto di 
un passatore; che da E._______ avrebbe poi raggiunto F._______ in 
treno il 25 giugno 2010,

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che la ricorrente ha dichiarato di avere sempre viaggiato sprovvista di  
documenti  d'identità  e di  non essere stata mai  controllata durante il  
viaggio o all'entrata in Italia, 

che  l'interessata  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che, nella decisione del 29 luglio 2010, l'UFM ha sottolineato che la 
richiedente  non  ha  consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia 
d'asilo  nessun  documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai  sensi 
dell'art.  1  lett.  b  e  c  dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  
pregiudiziali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311], e dall'altro lato, 
che nessuna delle eccezioni previste all'art.  32 al. 3 LAsi è realizzata 
nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessata dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  l'Algeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che  nel  ricorso  l'insorgente,  richiamati  i  fatti  già  esposti  in  sede  di 
audizione,  ha  denunciato  come  il  clima  durante  l'audizione  sarebbe 
stato poco adeguato e che le sarebbe stata data la possibilità di fare 
una pausa un'unica volta; che, inoltre, l'interprete presente, di  origini 
tunisine, si sarebbe espressa in un arabo diverso dal suo, ragione per 
cui  non  le  sarebbe  stato  possibile  esprimere  con  chiarezza  e 
completezza le sue allegazioni; che ha altresì dichiarato di non aver 
consegnato alcun documento, non per mancanza di volontà, bensì per 
una situazione di oggettiva impossibilità; che, infatti, non avrebbe mai 
posseduto un passaporto e ora, trovandosi in Svizzera e tenuto conto 
della sua situazione famigliare, le sarebbe impossibile contattare sua 
sorella per farsi mandare la carta d'identità, la quale sarebbe rimasta 
al  suo domicilio; che,  pertanto,  contesta  che nel  caso concreto  non 
sussistano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi; che,  
inoltre,  l'insorgente  contesta  che  nella  fattispecie  non  ricorrano  i 
presupposti dell'art. 32 cpv. 3 lett. c LAsi circa la necessità di ulteriori 
chiarimenti per l'accertamento della qualità di rifugiato o dell'esistenza 
di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento:  che,  difatti, 
risulterebbe dagli atti che la sua vita sarebbe in grave pericolo a causa 
della sua disobbedienza al padre; che, in tale contesto, ella sottolinea 
che  i  diritti  delle  donne  e  la  loro  libertà  di  scelta  sarebbero 

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costantemente calpestati e lo Stato non farebbe nulla per intervenire 
ed opporsi a determinate tradizioni; che, inoltre, l'uccisione di una figlia 
da  parte  del  padre  a  causa  del  rifiuto  di  accettare  un  matrimonio 
combinato o di altre disobbedienze – comportamenti, questi, visti quali 
grave  offesa  all'onore  della  famiglia  –,  sarebbe  cosa  frequente  in 
Algeria; che l'insorgente definisce le incongruenze sollevate dall'UFM 
quali frutto della difficoltà a ricordare determinate date con precisione; 
che  ella  è  dell'avviso  di  avere  chiarito  gli  aspetti  temporali  dei  fatti 
salienti  della  sua vicenda e di  avere illustrato le  ragioni  di  eventuali 
incongruenze nel  suo racconto; che ella  denuncia il  fatto  che l'UFM 
avrebbe  da  un  lato,  considerato  illogico  l'utilizzo  di  un  telefonino, 
senza,  dall'altro,  però  averle  mai  chiesto  precisazioni  in  merito, 
rispettivamente  circa  le  precauzioni  da  lei  adottate  per  non  farsi 
scoprire  dal  padre;  che,  pertanto,  la  decisione  dell'UFM  sarebbe 
scorretta ed inopportuna; che, infine, l'esecuzione del  rinvio sarebbe 
inesigibile,  in  quanto,  in  caso  di  ritorno  in  Algeria,  sarebbe 
abbandonata a se stessa, senza alcun sostegno famigliare o sociale,

che,  in  conclusione,  la  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
di  dispensa  dal  versamento  di  un  anticipo  corrispondente  alle 
presumibili spese processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che, in via preliminare, la censura ricorsuale della ricorrente in merito 
allo  svolgimento  dell'audizione  sui  motivi  d'asilo,  in  particolare 

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sull'operato  dell'interprete,  risulta  essere  pretestuosa;  che,  difatti,  la 
richiedente  stessa  avrebbe  avuto,  ad  ogni  stadio  dell'audizione,  la 
facoltà  di  richiedere  un'interruzione  della  stessa  o  la  rettifica  della 
traduzione  resa  dall'interprete,  cosa  che  invece  non  ha  fatto;  che, 
inoltre, apportando la sua firma in calce ai protocolli di audizione, dopo 
aver  preso  conoscenza  con  corrispettiva  traduzione  delle  sue 
dichiarazioni  verbalizzate,  ha  appieno  confermato  quanto  allegato, 
accettando nello  stesso tempo le modalità  con cui  si  sono svolte le 
audizioni, ivi compresa la traduzione da parte dell'interprete,

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 
(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che,  in  merito  all'asserito  viaggio  d'espatrio,  l'interessata  ha  in 
particolare  dichiarato  di  avere  sempre  viaggiato  sprovvista  di 
qualsivoglia documento e di non essere stata controllata né durante il  
viaggio, né alla sua entrata in Italia (cfr. verbale 1 pagg. 3 e 8); che ella 
ha peraltro dichiarato di ignorare il luogo di sbarco in detto Paese, di 
non avere visto alcun cartello stradale in loco, di essere proseguita a 
piedi in un luogo a lei sconosciuto, fino ad arrivare alla stazione di un  
luogo  che  non  saprebbe  indicare,  per  poi  –  in  maniera  che  non 
saprebbe  spiegare  –  prendere  un  biglietto  per  il  treno  fino  a 
E._______; che ella  non saprebbe dove sarebbe passata in  treno e 
quanto  tempo  sarebbe  durato  detto  viaggio;  che,  a  E._______, 
avrebbe trascorso cinque giorni presso dei marocchini conosciuti sul  
treno, di cui ignorerebbe il domicilio esatto,

che le indicazioni dell'insorgente in merito al viaggio intrapreso ed alle  
sue modalità risultano pertanto vaghe e non corroborate da elementi 
descrittivi  concreti  che  ne  supporterebbero  la  verosimiglianza;  che, 
inoltre, varcare il  confine di Schengen senza subire alcun controllo – 

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come  la  ricorrente  sostiene  di  avere  fatto  –  costituisce,  allo  stato 
attuale, un'impresa pressoché impossibile,

che, pertanto, codesto Tribunale ritiene che la ricorrente non può avere 
viaggiato nelle circostanze descritte, 

che, peraltro, la ricorrente ha avuto quasi due settimane di tempo tra 
l'audizione  sulle  generalità,  quando  è  stata  messa  nuovamente  a 
conoscenza  del  dovere  di  versare  agli  atti  documenti  d'identità  (cfr. 
verbale 1 pagg. 4-5), e la seconda audizione, per farsi spedire la carta 
d'identità  lasciata  al  proprio  domicilio;  che  ella,  invece,  nonostante 
abbia,  in  un  primo tempo,  dichiarato  di  avere  avuto  contatto  con  la 
sorella dopo l'espatrio (cfr. verbale 1 pag. 7 e verbale 2 pag. 4/D18), in 
un  secondo  tempo  ha  considerato  un  contatto  con  la  sua  famiglia 
come impossibile (cfr. verbale 2 pag. 2/D5); che, peraltro ed alla luce 
del contatto inizialmente avuto con la sorella dalla  G._______, mal si 
capisce come mai,  durante  il  suo  soggiorno  in  Svizzera,  non si  sia 
preoccupata  lei  stessa  di  contattare  nuovamente  quest'ultima  ed 
abbia, per questo, invece incaricato il  suo fidanzato (cfr. ibidem pag. 
2/D7-12); che, inoltre, non risulta logico che la ricorrente abbia, in vista 
del  suo  espatrio,  da  un  lato,  sottratto  tutti  i  suoi  gioielli  dalla  casa 
materna  (cfr. verbale  1  pag.  7  e  verbale  2  pag.  4/D18),  ma  abbia, 
dall'altro, lasciato a casa la sua carta d'identità,

che  la  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti,  
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dalla 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni della 
causa, 

che  la  ricorrente  deve  quindi  sopportare  le  conseguenze  della 
mancata consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 

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stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato della richiedente, 

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il  
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di  
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 -5.6.5), 

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di essere espatriata per  
il  timore  di  essere  uccisa  dal  padre,  che  condannerebbe  la  sua 
relazione  con un  ragazzo ripudiato  dalla  famiglia,  rispettivamente  la 
perdita della verginità prima del matrimonio ed il rifiuto di legarsi con 
un cugino paterno quali grave offesa all'onore della famiglia,

che la  ricorrente  non ha presentato,  all'infuori  di  generiche censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione,

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che,  segnatamente,  come  rettamente  indicato  dall'autorità  di  prime 
cure,  la  ricorrente  ha  reso  svariate  versioni  circa  la  data  del  suo 
fidanzamento; che, quale esempio tra tanti, in un primo momento ha 
dichiarato  di  non  ricordarsi  il  mese  del  2007  in  cui  M.  le  avrebbe 
chiesto  la  mano,  per  smentirsi  indirettamente  poco  dopo,  indicando 
che cinque mesi dopo il fidanzamento, ovvero nel mese di (...), il padre 
avrebbe colto in flagrante M. mentre fumava (cfr. verbale 1 pag. 5); che 
anche in merito all'anno in cui avrebbe conosciuto M., l'insorgente ha 
reso  versioni  discordanti,  indicando  il  2001  (cfr.  ibidem  pag.  5), 

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rispettivamente  il  2002 (cfr. verbale 2  pag. 6/D27-28); che lo  stesso 
dicasi  per le risposte rese circa la  reazione del  padre: secondo una 
prima  versione,  egli  avrebbe  rispedito  i  regali  di  fidanzamento  al 
mittente  e,  tramite  la  sorella  C.  della  ricorrente,  vietato  a  M.  di 
rimettere piede nella sua casa (cfr. verbale 1 pagg. 5-6), mentre che, 
secondo  un'altra  versione,  il  padre  avrebbe,  tramite  C.,  invitato  la 
madre  di  M.  a  casa  loro  al  fine  di  comunicarle  la  rottura  del  
fidanzamento e ridarle i regali brevi manu (cfr. verbale 2 pag. 3/D18);  
che  l'insorgente  si  è  contraddetta  anche  circa  la  somma  di  denaro 
pagata al passatore per il viaggio in Europa, allegando dapprima che 
sarebbe stato M. a vendere i suoi gioielli (cfr. verbale 1 pag. 7), e, in un 
secondo  momento,  di  essersene  occupata  lei  stessa  (cfr. verbale  2 
pag. 5/D18); che la ricorrente non si è mai preoccupata di denunciare i 
fatti alle autorità, spiegando tale comportamento col fatto che, se suo 
padre fosse stato arrestato, la famiglia non avrebbe più avuto di che 
vivere  (cfr.  verbale  1  pag.  6);  che,  alla  luce  di  quanto  precede,  il  
Tribunale  si  esime  dall'elencare  altri  elementi  di  inverosimiglianza 
presenti  nel  racconto  dell'insorgente,  peraltro  già  rettamente 
menzionati nella decisione impugnata,

che, nel gravame, l'insorgente, rievocati in sostanza i motivi già esposti  
in sede di audizione, non ha contestato o apportato chiarimenti atti a  
capovolgere la conclusione d'inverosimiglianza a cui è giunta l'autorità 
inferiore, né ha esplicitato in che misura la decisione dell'UFM sarebbe 
da considerarsi arbitraria,

che,  di  conseguenza,  v'è  ragione  di  concludere  alla  manifesta 
inverosimiglianza dei motivi d'asilo addotti dal ricorrente,

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesima,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  della  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  DTAF  2009/50 
dell'8 dicembre 2009 consid. 8),

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che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente in Algeria possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Algeria  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

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che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  ella  è  tuttora 
giovane, ha frequentato nove anni di scuola dell'obbligo e, fino al suo 
espatrio, è stata mantenuta dai genitori (cfr. verbale 1 pag. 2); che ella 
dispone in Patria di  una rete social-familiare, vivendo a B._______ i 
genitori ed i (...) fratelli – di cui tre maggiorenni – e in altre zone della 
H._______ diversi zii paterni, nella zona di I._______, rispettivamente 
materni, nella zona di B._______ e J._______ (cfr. ibidem 1 pag. 3);  
che,  inoltre,  ella  non  ha  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi 
problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione 
provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio 
degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera 
per motivi medici, 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento della ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  la  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  della  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 

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tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  della 
ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del 
Tribunale amministrativo federale entro un termine di  30 giorni  dalla 
spedizione della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a:

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  procedura  di 
F._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e procedura di F._______ (via fax, per 
l'incarto N (...), con preghiera di notificare la sentenza al ricorrente 
e  di  ritornare  l'avviso  di  ricevimento  allegato  al  Tribunale 
amministrativo federale)

- K._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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