# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4b6cc154-7f99-5a3a-a663-9e134dc8cb72
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-05-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.05.2025 D-828/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-828-2025_2025-05-02.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-828/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2  m a g g i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Giulia Marelli, giudice unica,  

con l'approvazione del giudice Kaspar Gerber;  

cancelliera Anna Borner. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Somalia,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere); 

decisione della SEM del 29 gennaio 2025 / N (…). 

 

 

 

D-828/2025 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______ (di seguito: interessato, richiedente, ricorrente o insor-

gente) ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera in data 2 aprile 2024. 

A.b In data 5 aprile 2024, egli ha conferito procura alla Protezione giuridica 

della Regione (...). 

A.c In data 18 aprile 2024, l’interessato ha avuto il colloquio Dublino. La 

relativa decisione di non entrata nel merito ai sensi dell’art. 31 cpv. 1 lett. b 

della legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) è stata revocata 

dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM o autorità infe-

riore) con decisione del 13 dicembre 2024, con contestuale ripresa della 

procedura nazionale. 

A.d Con medesima decisione del 13 dicembre 2024, la SEM ha attribuito 

il richiedente al Canton B._______. 

A.e In data 21 gennaio 2025, la SEM ha sentito il richiedente nell’ambito di 

un’audizione ai sensi dell’art. 29 LAsi. 

A.f Con progetto di decisione del 27 gennaio 2025, la SEM ha prospettato 

all’interessato una decisione negativa in merito alla sua domanda d’asilo. 

A.g Con parere del 28 gennaio 2025, il richiedente ha avuto la possibilità 

di presentare le proprie osservazioni circa il menzionato progetto di deci-

sione negativa della SEM del 27 gennaio 2025. 

B.  

B.a Con decisione del 29 gennaio 2025, notificata il medesimo giorno, la 

SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato dell’interessato, ha respinto 

la sua domanda d’asilo, ha pronunciato l’allontanamento dalla Svizzera e 

dallo spazio Schengen del richiedente e incaricato il Cantone B._______ 

dell’esecuzione della misura. 

B.b Nella medesima data, la Protezione giuridica della Regione (...) ha ri-

nunciato al mandato di rappresentanza nei confronti dell’interessato. 

 

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Pagina 3 

C.  

C.a In data 6 febbraio 2025 (timbro postale: 7 febbraio 2025; data d’entrata: 

10 febbraio 2025), l’interessato è insorto con ricorso dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) e ha chiesto, in via princi-

pale, l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento della 

qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera, mentre, in via 

subordinata, la concessione dell’ammissione provvisoria, con contestuale 

richiesta di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso della di-

spensa dal versamento delle spese di giustizia e del relativo anticipo. 

C.b Mediante decisione incidentale del 3 aprile 2025, questo Tribunale ha 

autorizzato l'insorgente a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della 

procedura, respinto le domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, e 

chiesto al ricorrente il versamento, entro il 14 aprile 2025, di un anticipo di 

CHF 750.– a copertura delle presunte spese processuali. 

C.c Con versamento del 14 aprile 2025, il ricorrente ha corrisposto il richie-

sto anticipo delle presumibili spese processuali. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi), il ricorso contro una 

decisione della SEM in materia di asilo (art. 5 PA; art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒

33 LTAF) è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, art. 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA. Occorre dunque entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 lett. c PA (cfr. 

DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dalle 

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argomentazioni delle parti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuri-

diche della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei considerandi che seguono, 

sono decisi dalla giudice unica, con l'approvazione di un secondo giudice 

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi). Giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia 

allo scambio di scritti. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.2  

4.2.1 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima resi-

denza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pre-

giudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 

a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

4.2.2 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all'art. 3 cpv. 1 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento ogget-

tivo, in rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà 

riconosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente ricono-

scibili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di es-

sere esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una perse-

cuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). 

4.3 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi chiunque domanda asilo deve provare o 

per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifu-

giato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità pre-

ponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allega-

zioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Il Tribunale ha stabilito ed elabo-

rato le condizioni di verosimiglianza in diverse sentenze e le applica in 

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prassi costante, alla quale si può rinviare in questa sede (cfr. DTAF 2015/3 

consid. 6.5.1 con ulteriori rif. cit.). 

5.  

5.1 Sentito sui motivi d’asilo, in sostanza e per quanto qui di rilievo, il ricor-

rente ha dichiarato che avrebbe dovuto lasciare il suo Paese d’origine, la 

Somalia, a causa della discriminazione che avrebbe subito sin dall’infanzia. 

In particolare, ha raccontato che sarebbe stato discriminato da chiunque lo 

conoscesse, compresi i genitori ed i fratelli maggiori, in seguito al fatto che 

avrebbe insultato la religione. Ha indicato che avrebbe lasciato i genitori 

divorziati già da piccolo, che sarebbe cresciuto da solo, che non avrebbe 

frequentato la scuola e che si sarebbe arrangiato a sopravvivere. Ha inoltre 

raccontato che sarebbe stato arrestato diverse volte sin da piccolo e che 

durante i periodi d’incarcerazione avrebbe subito violenze sessuali. Ha 

inoltre narrato di un episodio in cui sarebbe stato legato e picchiato da delle 

persone che lo avrebbero aspettato all’uscita del carcere. Ha infine indicato 

che in caso di rientro in Somalia ricomincerebbero le discriminazioni nei 

suoi confronti. 

5.2 Nella decisione impugnata la SEM ha ritenuto che il racconto del ricor-

rente sarebbe inverosimile in quanto le dichiarazioni del medesimo sareb-

bero contraddittorie, assurde, vaghe, incoerenti e prive di dettagli. Segna-

tamente, la SEM ha osservato che le dichiarazioni in merito alle incarcera-

zioni, quali la durata, il numero degli arresti, il motivo d’incarcerazione, l’età 

che avrebbe avuto o gli anni in cui sarebbe stato arrestato, gli abusi che 

avrebbe subito durante i periodi d’incarcerazione, nonché le modalità del 

suo rilascio o della sua evasione, sarebbero contraddittorie, incoerenti e 

vaghe. Inoltre, le risposte in riferimento alla situazione personale, quali l’in-

capacità che avrebbe avuto d’indicare il proprio clan di appartenenza, non-

ché le affermazioni in merito ai propri fratelli, sarebbero confuse, vaghe, 

incoerenti e contraddittorie. Anche le allegazioni in merito alla situazione 

famigliare, quali la creazione di (...) nuclei famigliari con (...) donne e un 

totale di (...) figli, sarebbero in contraddizione con le affermazioni relative 

alle presunte incarcerazioni che avrebbe subito. L’autorità inferiore ha rite-

nuto che il filmato in cui il ricorrente verrebbe bendato e circondato da al-

cuni uomini sarebbe inadeguato in quanto nei dialoghi non sarebbe fatto 

alcun riferimento a questioni religiose, l’atteggiamento di tutte le persone 

coinvolte sembrerebbe rilassato e giocoso, e, infine, non sarebbe chiaro 

chi avrebbe ripreso il video, né come ne sarebbe entrato in possesso il 

ricorrente, ciò che, secondo la SEM, creerebbe dubbi sulla provenienza e 

sull’autenticità del menzionato filmato quale mezzo di prova. Quanto al pa-

rere trasmesso dalla rappresentante legale il 28 gennaio 2025, l’autorità 

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inferiore ha osservato che lo stesso non conterrebbe elementi atti a giusti-

ficare una modifica del progetto di decisione negativo del 27 gennaio 2025. 

La SEM ha quindi concluso che le dichiarazioni del richiedente risultereb-

bero complessivamente inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. 

5.3 In sede di ricorso, l’insorgente ha sostanzialmente fatto valere i mede-

simi fatti ed argomenti già esposti dinanzi all’autorità inferiore, segnata-

mente che sarebbe stato discriminato ed incarcerato a causa del fatto che 

avrebbe insultato la religione, nonché che avrebbe subito abusi sessuali in 

carcere ed ha asserito che le sue dichiarazioni sarebbero coerenti e quindi 

verosimili. Nel proprio gravame, il ricorrente ha altresì aggiunto nuovi fatti 

ed elementi, ossia che apparterrebbe al clan (...), che sin dall’infanzia 

avrebbe assistito a violenze, ingiustizie e abusi sia da parte dell’autorità sia 

da parte di gruppi armati, che sarebbe stato perseguitato per le sue opinioni 

politiche, nel senso che avrebbe criticato il governo e il suo operato, che la 

sua famiglia avrebbe tentato di proteggerlo ma il suo clan sarebbe stato 

troppo debole per difenderlo, che sarebbe stato cercato da dei uomini ar-

mati e sarebbe riuscito a fuggire appena in tempo, che lo Stato non lo pro-

teggerebbe e che quindi per questo motivo avrebbe deciso di espatriare, 

nonché che il suo viaggio sarebbe stato lungo e difficile e avrebbe subito 

violenze e abusi anche durante il suo cammino. Ha altresì giustificato la 

mancanza di dettagli nel proprio racconto con il fatto che avrebbe vissuto 

esperienze traumatiche che lo avrebbero segnato nel corpo e nella mente, 

che gli avrebbero causato difficoltà di memoria, difficoltà nella capacità di 

rievocare con precisione ogni dettaglio, una percezione del tempo confusa, 

nonché che parlare di tali episodi sarebbe per lui doloroso e gli provoche-

rebbe angoscia. L’insorgente ha chiesto sia tenuto conto dello stress post-

traumatico che avrebbe sviluppato e della sua difficoltà di esprimersi che 

sarebbe da attribuire alla sua analfabetizzazione. Il ricorrente ha sostenuto 

che le sue dichiarazioni sarebbero verosimili e pertanto ha chiesto il rico-

noscimento della qualità di rifugiato. 

6.  

6.1 Nella presente fattispecie, questo Tribunale osserva che il racconto del 

ricorrente – così come già rilevato dalla SEM – non può essere ritenuto 

verosimile. Infatti, le dichiarazioni del ricorrente non sono sufficientemente 

concrete, dettagliate e circostanziate, ma anzi risultano contradditorie, con-

trarie alla logica, vaghe, incoerenti e prive di dettagli, dando l’impressione 

che il ricorrente non abbia realmente vissuto gli episodi narrati. 

6.2 Questo Tribunale osserva che il racconto del ricorrente quanto alle pre-

sunte incarcerazioni è contraddittorio, incoerente e vago e pertanto 

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inverosimile. Egli infatti si è contraddetto in merito a quante volte sarebbe 

stato arrestato (cfr. atto SEM 46/13, D58-D60 e D114), non è stato in grado 

di indicare né l’anno o l’età che avrebbe avuto quando sarebbe stato arre-

stato né la durata delle incarcerazioni (cfr. atto SEM 46/13, D53, D60, D62, 

D64 e D114) e le sue risposte sono vaghe anche sul motivo d’incarcera-

zione (cfr. atto SEM 46/13, D65-D69). La storia dell’insorgente non con-

vince altresì per incoerenza e contraddizione nelle sue affermazioni se-

condo cui, da un lato, sarebbe stato arrestato da piccolo e sarebbe uscito 

dal carcere quando era grande e/o nel 2022 (cfr. atto SEM 46/13, D53, 

D60, D61, D63 e D64) e, dall’altro lato, avrebbe già creato (...) nuclei fami-

gliari con (...) donne e un totale di (...) figli (cfr. atto SEM 46/13, D96-D108). 

Vaghezza e contraddizioni vi sono anche in merito agli abusi sessuali che 

avrebbe subito durante i periodi d’incarcerazione (cfr. atto SEM 46/13, 

D117 e D119-D121), in merito al luogo in cui li avrebbe subiti (se all’interno 

o all’esterno del carcere; cfr. atto SEM 46/13, D117, D119 e D120), nonché 

in merito a chi avrebbe abusato di lui (cfr. atto SEM 46/13, D92, D115, D116 

e D119). Infine, non sono chiare le modalità del suo rilascio o della sua 

evasione dal carcere avendo egli dapprima dichiarato di avere scontato la 

pena, di essere stato scarcerato e che vi erano persone ad attenderlo fuori 

dal carcere (cfr. atto SEM 46/13, D59, D63 e D77) e, in seguito, di essere 

fuggito prima di scontare la condanna (cfr. atto SEM 46/13, D114). 

Le risposte del ricorrente si rilevano confuse, vaghe, incoerenti e contrad-

dittorie anche in riferimento alla sua situazione personale. Le affermazioni 

in merito ai propri fratelli sono invero contrastanti in quanto ha inizialmente 

dichiarato di avere molti fratelli e sorelle, ma di non conoscerli e di avere 

saputo della loro esistenza dopo il suo espatrio (cfr. atto SEM 46/13, D30 

e D32), tuttavia menzionando solo una sorella (cfr. atto SEM 46/13, D33 e 

D48). In seguito, ha però indicato che i suoi fratelli sarebbero figli dei suoi 

stessi genitori (cfr. atto SEM 46/13, D47), che sarebbero maggiori di lui e 

l’avrebbero discriminato (cfr. atto SEM 46/13, D47-D49), smentendo chia-

ramente quanto affermato in precedenza. Infine, non ha saputo indicare il 

proprio clan di appartenenza (cfr. atto SEM 46/13, D52). 

Per quanto concerne l’unico mezzo di prova prodotto, il ricorrente ha so-

stenuto che nel filmato lui insulterebbe la religione e chiederebbe di essere 

lasciato in pace, ma verrebbe poi circondato, bendato e picchiato da alcuni 

uomini (cfr. atto SEM 46/13, D73 e D85-D87) e che questo video dimostre-

rebbe i motivi per cui avrebbe lasciato il suo Paese d’origine (cfr. atto SEM 

46/13, D45). Tuttavia – e a prescindere dall’autenticità del menzionato 

mezzo di prova –, nel video in questione i dialoghi non fanno alcun riferi-

mento a questioni religiose e l’atteggiamento di tutte le persone coinvolte 

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appare rilassato e giocoso. Questo Tribunale rileva inoltre che non è chiaro 

chi avrebbe ripreso il video (cfr. atto SEM 46/13, D76 e D82), né come ne 

sarebbe entrato in possesso il ricorrente. Risulta infatti quantomeno cu-

rioso che l’insorgente si definisca analfabeta (cfr. atto SEM 46/13, D83), 

ma che sia tuttavia riuscito a creare un profilo C._______ da solo e che 

tramite questo profilo avrebbe trovato per caso un video che lo riguarde-

rebbe (cfr. atto SEM 46/13, D78-D81 e D84). Pertanto, come già rilevato 

dalla SEM, il filmato è inadeguato e non è atto a comprovare le allegazioni 

del ricorrente. 

6.3 Quanto ai nuovi fatti ed elementi fatti valere in sede ricorsuale, questo 

Tribunale osserva innanzitutto che il ricorrente non ha spiegato perché non 

ha potuto o saputo raccontare tali episodi già durante l’audizione sui motivi 

d’asilo esperita dalla SEM il 21 gennaio 2025. Si rileva inoltre la natura 

generica di tali argomenti e che il ricorrente si contraddice più volte sia nel 

proprio ricorso, sia con quanto già affermato durante la menzionata audi-

zione. 

In particolare, il ricorrente ha, da un lato, affermato che apparterrebbe al 

clan (...) (cfr. pag. 2 del ricorso) e, dall’altro lato, che siccome si sarebbe 

separato già durante l’infanzia dalla sua famiglia non avrebbe potuto ap-

profondire la conoscenza dell’appartenenza clanica (cfr. pag. 3 del ricorso 

e atto SEM 46/13, D24, D25, D52 e D53), contraddicendosi chiaramente. 

Ha altresì asserito che sin dall’infanzia avrebbe assistito a violenze, ingiu-

stizie e abusi sia da parte dell’autorità sia da parte di gruppi armati e che 

sarebbe stato perseguitato per le sue opinioni politiche, nel senso che 

avrebbe criticato il governo e il suo operato (cfr. pag. 2 del ricorso). A pre-

scindere dalla genericità di tali allegazioni e dal fatto che il ricorrente non 

ha in alcun modo reso (almeno) verosimili tali avvenimenti, in seguito 

nell’atto di ricorso stesso l’insorgente si contraddice sostenendo che sa-

rebbe stato incarcerato per delle sue opinioni ritenute offensive nei con-

fronti della religione (cfr. pag. 3 del ricorso), così come aveva già sostenuto, 

seppur in maniera estremamente vaga e succinta, durante l’audizione sui 

motivi d’asilo (cfr. atto SEM 46/13, D65-D69). 

Sempre in sede ricorsuale, ha inoltre indicato che la sua famiglia avrebbe 

tentato di proteggerlo, ma il suo clan sarebbe stato troppo debole per di-

fenderlo, che sarebbe stato cercato da dei uomini armati e sarebbe riuscito 

a fuggire appena in tempo, che lo Stato non lo proteggerebbe (cfr. pag. 2 

del ricorso), per poi sostenere invece che sarebbe stato rinnegato e discri-

minato dalla sua stessa famiglia (cfr. pag. 3 del ricorso e atto SEM 46/13, 

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D37, D49 e D57), smentendo quindi quanto poc’anzi indicato e senza né 

spiegare perché non avrebbe raccontato tale episodio già durante l’audi-

zione sui motivi d’asilo, né rendere (almeno) verosimile di avere mai chie-

sto aiuto allo Stato. 

Infine, nel gravame, ha altresì genericamente giustificato la mancanza di 

dettagli nel proprio racconto con il fatto che avrebbe vissuto esperienze 

traumatiche che lo avrebbero segnato nel corpo e nella mente, che gli 

avrebbero causato difficoltà di memoria, difficoltà nella capacità di rievo-

care con precisione ogni dettaglio, una percezione del tempo confusa, non-

ché che parlare di tali episodi sarebbe per lui doloroso e gli provocherebbe 

angoscia. L’insorgente ha quindi chiesto sia tenuto conto dello stress post-

traumatico che avrebbe sviluppato e della sua difficoltà di esprimersi che 

sarebbe da attribuire alla sua analfabetizzazione. Al riguardo, questo Tri-

bunale osserva che non risulta alcun indizio concreto agli atti per cui il ri-

corrente in sede di audizione sui motivi d’asilo del 21 gennaio 2025 si sa-

rebbe trovato in uno stato mentale o fisico alterato. Si rileva invero che, 

durante la menzionata audizione, l’insorgente ha indicato di non avere nes-

sun problema di salute e di stare bene (cfr. atto SEM 46/13, D4-D9), che 

non sono stati indicati momenti emotivamente difficili, che anzi il ricorrente 

ha dichiarato di non avere vergogna di parlare degli abusi che avrebbe 

subito (cfr. atto SEM 46/13, D118) e che la sua rappresentante legale non 

ha mai sollecitato pause supplementari. Infine, questo Tribunale osserva 

che le domande poste al ricorrente durante la già menzionata audizione 

sui motivi d’asilo erano semplici e basilari e per rispondere non sono ne-

cessarie conoscenze scolastiche di cui il ricorrente pretende di fare difetto. 

6.4 Ne discende quindi che in relazione al riconoscimento della qualità di 

rifugiato e la concessione dell’asilo il Tribunale deve confermare il giudizio 

negativo di cui alla decisione impugnata. 

7.  

7.1 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

7.2 L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). 

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7.3 Il Tribunale conferma quindi la pronuncia dell’allontanamento. 

8.  

8.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell'art. 44 LAsi, dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione 

dell'allontanamento dev'essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

In caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone 

l'ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi). 

8.2 Nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto che sarebbero inverosi-

mili anche le indicazioni fornite dal ricorrente in merito alla sua provenienza 

e ha ritenuto presumibile che l’insorgente cercherebbe di nascondere o 

mascherare la sua identità e provenienza e che quindi il ricorrente avrebbe 

gravemente violato il suo obbligo di collaborare ai sensi dell’art. 8 LAsi. 

Secondo l’autorità inferiore, il comportamento dell’insorgente impedirebbe 

di verificare adeguatamente l’ammissibilità, l’esigibilità e la possibilità 

dell’esecuzione dell'allontanamento, ma che ciò non ostacolerebbe l’ese-

cuzione dell’allontanamento. 

8.3 In sede di ricorso, l’insorgente ha indicato che nel suo Paese d’origine 

avrebbe subito una pressione psichica insopportabile, che sarebbe ricer-

cato per quanto dichiarato sul Presidente e per tutto ciò che avrebbe subito 

prima di espatriare, nonché che la situazione attuale del suo Paese d’ori-

gine e la sua condizione personale, segnatamente il fatto che il gruppo 

terroristico D._______ avrebbe una certa capacità operativa e lui farebbe 

parte di un clan minoritario sfavorito, non renderebbero ragionevolmente 

esigibile il ritorno in Somalia e ha chiesto, in via subordinata, la conces-

sione dell’ammissione provvisoria. 

8.4 Nel caso in oggetto, per i motivi che verranno (sommariamente) esposti 

in seguito, questo Tribunale osserva che non vi sono elementi ostativi 

all’esecuzione dell’allontanamento del ricorrente in Somalia. 

9.  

9.1 Ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. a e b LAsi, il richiedente è tenuto a decli-

nare le proprie generalità ed a consegnare i documenti di viaggio e d’iden-

tità. In tale ambito, la prova della cittadinanza di un richiedente asilo, in 

quanto componente d’identità, soggiace ad un apprezzamento di verosimi-

glianza giusta i criteri di cui all’art. 7 LAsi (cfr. Giurisprudenza ed 

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informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GI-

CRA] 2005 n. 8 consid. 3; sentenza del TAF D-2147/2017 del 28 agosto 

2017 consid. 6). 

9.2 Secondo constante giurisprudenza, il richiedente l’asilo deve soppor-

tare le conseguenze della mancata collaborazione (quanto all’inverosimi-

glianza della sua identità) e occorre presumere che non vi siano elementi 

ostativi all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. sentenze del TAF  

D-4997/2017 del 10 gennaio 2020 consid. 12 ed E-5677/2017 del 17 otto-

bre 2017 consid. 8.3.2). 

10.  

10.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. 

Anzitutto il ricorrente non può, per i motivi già enucleati e per quelli a cui si 

è fatto rinvio, prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 

cpv. 1 LAsi) né di un rischio personale, concreto e serio di essere esposto 

a un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Con-

venzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o de-

gradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). 

Pertanto, come giustamente ritenuto nella decisione impugnata, l'esecu-

zione dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto inter-

nazionale pubblico nonché della LAsi (cfr. art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi). 

10.2  

10.2.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non 

può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato di origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni di guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emer-

genza medica. 

10.2.2 Da costante giurisprudenza di questo Tribunale, l’esecuzione dell’al-

lontanamento verso il Somaliland non è da considerarsi generalmente ine-

sigibile (cfr., fra le tante, la sentenza del TAF E-335/2025 del 27 febbraio 

2025 consid. 9.3 con rif. cit.). 

10.2.3 A tal proposito, questo Tribunale osserva che il ricorrente è un gio-

vane uomo (classe […]) e ha dichiarato che fin dall’infanzia è cresciuto da 

D-828/2025 

Pagina 12 

solo e ha lavorato nei (…) ([…], in qualità di […], nonché quale […]) “arran-

giandosi” e riuscendo a mangiare e a sopravvivere (cfr. atto SEM 46/13, 

D28, D29, D34 e D97). Ha inoltre dichiarato di avere (...) mogli e un totale 

di (...) figli (cfr. atto SEM 46/13, D96-D108). Infine, ha dichiarato di non 

avere problemi di salute (cfr. atto SEM 46/13, D4-D9). 

Per quanto attiene alle allegazioni ricorsuali, il Tribunale osserva che il ri-

corrente non ha in alcun modo sostanziato, circostanziato o documentato 

le stesse e non è pertanto credibile (cfr. supra consid. 6.3). Inoltre, questo 

Tribunale non comprende per quale motivo il ricorrente, nel proprio gra-

vame, riporti della situazione in cui il gruppo armato D._______ sarebbe 

presente nella parte (…) e (…) della Somalia, nonché nella regione di 

E._______, allorquando egli ha asserito di provenire da F._______ (cfr. atto 

SEM 46/13, D10), città ben distante dalle regioni menzionate dal ricorrente 

e situata nella regione del Somaliland.  

Del resto, come già rilevato in precedenza (cfr. supra consid. 6.2 e 6.3), il 

ricorrente ha fornito delle dichiarazioni manifestamente inverosimili poiché 

contraddittorie in merito alla sua provenienza, all’appartenenza clanica ed 

alla rete sociale rispettivamente al proprio vissuto in patria. Così facendo, 

egli ha violato il suo obbligo di collaborare ed ha posto l'autorità inferiore 

nell'impossibilità di esaminare ulteriormente eventuali ostacoli all’esigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. la sentenza del TAF D-7472/2024 

del 21 gennaio 2025 consid. 6.3.3.2).  

Si può ad ogni modo partire dal presupposto, e a prescindere dalla que-

stione di sapere se da solo o con l’aiuto di terzi, che il ricorrente è già stato 

in grado di provvedere al proprio sostentamento e non vi sono ragioni per 

credere che egli non sia in misura di farlo nuovamente in seguito al suo 

rientro in patria. Inoltre, e nuovamente a prescindere dalla questione di sa-

pere se la creazione di (...) nuclei famigliari sia verosimile o meno, questo 

Tribunale ritiene che seppure il ricorrente abbia altresì dichiarato che non 

avrebbe più contatti con le mogli da quando sarebbe espatriato, nella pre-

sente fattispecie non emergono indizi per cui l’insorgente non potrebbe ri-

prendere i rapporti con le sue famiglie (cfr. atto SEM 46/13, D96-D114). 

Pertanto, conto tenuto di tutto quanto precede e alla luce della giurispru-

denza già richiamata al consid. 9 della presente sentenza, l’insorgente 

deve sopportare le conseguenze della mancata collaborazione ed è legit-

timo presumere che non vi siano elementi ostativi all’esecuzione dell’allon-

tanamento. 

D-828/2025 

Pagina 13 

10.2.4 A tali condizioni, l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente è 

da ritenere anche esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi). 

10.3 Infine non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all'art. 44 LAsi). 

10.4 Ne consegue che, anche in materia d’esecuzione dell’allontana-

mento, la decisione dell’autorità inferiore va confermata. 

11.  

Di conseguenza la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento e, inoltre, non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). Pertanto, il ricorso va respinto e la decisione im-

pugnata confermata. 

12.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 1–3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull’anticipo spese di me-

desimo importo versato dall’insorgente in data 14 aprile 2025. 

13.  

Infine, la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-828/2025 

Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente e 

sono prelevate sull’anticipo spese di medesimo importo versato il 14 aprile 

2025. 

3. Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

La giudice unica: La cancelliera: 

  

Giulia Marelli Anna Borner 

 

 

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