# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dcfad284-dd80-512c-b050-149505edadf9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-12-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.12.2017 F-1472/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1472-2016_2017-12-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 

Decisione confermata dal TF con 

sentenza del 07.05.2018 (2C_66/2018) 

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1472/2016 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l l ’ 8  d i c e m b r e  2 0 1 7  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Andreas Trommer, Yannick Antoniazza-Hafner,  

cancelliere Reto Peterhans. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall'avv. Daniele Iuliucci,  

Simoni & Iuliucci Via Giuseppe Bagutti 14,  

casella postale 4035, 6904 Lugano 4 Molino Nuovo,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione (SEM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,  

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata. 

 

 

 

F-1472/2016 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino portoghese, è nato a B._______ (Portogallo) il (…). 

In data 5 luglio 1989 è giunto in Svizzera unitamente ai familiari. 

B.  

Durante la sua permanenza in questo paese A._______ ha interessato le 

autorità penali in più occasioni. Il 20 novembre 2006 è stato condannato al 

pagamento di una multa di fr. 400.– per contravvenzione alla LStup 

(RS 812.121). In data 12 febbraio 2007 il Ministero pubblico del Canton 

Ticino gli ha inflitto una pena pecuniaria di 50 aliquote giornaliere da fr. 80.– 

cadauna, sospesa per due anni, ed una multa di fr. 500.– per i reati di vio-

lenza o minaccia contro le autorità e i funzionari e di vie di fatto. Successi-

vamente, e meglio il 3 marzo 2009, la Corte delle assise correzionali di 

Lugano lo ha riconosciuto colpevole di infrazione aggravata e contravven-

zione alla LStup e condannato ad una pena detentiva di 15 mesi, sospesa 

condizionalmente per un periodo di prova di due anni, e ad una multa di 

fr. 300.–. Il 19 agosto 2013 contro l’interessato è stato emanato un decreto 

d’accusa prevedente una condanna ad una pena pecuniaria di 90 aliquote 

giornaliere da fr. 70.– ciascuna, sospesa per tre anni, e ad una multa di 

fr. 1’800.–, per vie di fatto, ingiuria, coazione, lesioni semplici e guida in 

stato di inattitudine con concentrazione qualificata di alcol. 

C.  

A seguito di queste vicende giudiziarie il 28 novembre 2013 il Dipartimento 

delle istituzioni, Sezione della popolazione del Canton Ticino (SPOP) ha 

revocato all’interessato il permesso di domicilio e gli ha fissato un termine 

scadente il 28 dicembre 2013 per lasciare la Svizzera. A._______ è insorto 

contro detta decisione dipartimentale mediante ricorso dinanzi al Consiglio 

di Stato, il quale lo ha respinto in data 4 giugno 2014. Il successivo gravame 

interposto dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) ha avuto 

il medesimo esito il 7 luglio 2015. L’interessato ha lasciato il territorio elve-

tico in data 31 ottobre 2015. 

D.  

Dopo avere concesso ad A._______ la possibilità di esprimersi, facoltà di 

cui quest’ultimo ha fatto uso in data 15 gennaio 2016, il 26 gennaio 2016 

la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) ha emanato nei suoi confronti 

una decisione di divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della du-

rata di cinque anni, ovvero fino al 25 gennaio 2021. L'autorità federale ha 

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motivato la misura di allontanamento in virtù della violazione e dell’esposi-

zione a pericolo della sicurezza e dell'ordine pubblici che i ripetuti compor-

tamenti delittuosi tenuti dall’interessato comportano. La SEM ha ritenuto 

che la salvaguardia dei citati interessi pubblici prevalga su quello privato di 

A._______ a potere recarsi sul suolo elvetico, visto il ripetersi di gravi atti 

delittuosi, considerata la precaria situazione professionale e dato che nem-

meno la presenza dei parenti in Svizzera lo ha dissuaso dal commettere 

reati a partire dal 2006. 

E.  

Il citato provvedimento è stato notificato l’11 febbraio 2016 per il tramite 

dell’Ambasciata di Svizzera a Lisbona, in quanto l’interessato ha nel frat-

tempo fatto ritorno in Portogallo, ed il 7 marzo 2016, agendo per il tramite 

del proprio patrocinatore, A._______ lo ha impugnato mediante ricorso di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale). Il ricor-

rente ha postulato in via principale l’annullamento della decisione del 

26 gennaio 2016 ed in via subordinata la limitazione degli effetti del divieto 

d’entrata ad un massimo di due anni. A._______ ha altresì chiesto di es-

sere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio. 

Il ricorrente ha fondato la sua impugnativa innanzitutto asserendo che i 

reati da egli commessi non sarebbero di una gravità sufficiente affinché sia 

possibile derogare al principio della libera circolazione delle persone ai 

sensi dell’ALC (RS 0.142.112.681). Le condanne subite sarebbero inoltre 

lontane nel tempo, poiché l’unico giudizio prevedente una pena detentiva 

risale al 2009, mentre l’ultimo decreto d’accusa emanato nei suoi confronti 

data del 2013. 

A._______ ha inoltre rimproverato all’autorità inferiore di avere violato il 

principio di proporzionalità, poiché essa non avrebbe proceduto ad una 

ponderazione degli interessi privati e pubblici in presenza, sminuendo in 

particolare la situazione personale dell’interessato ed i suoi legami familiari 

in Svizzera. Il ricorrente ha ricordato di risiedere in questo paese dall’età di 

otto anni ed ha affermato che l’impossibilità di recarsi in visita ai propri fa-

miliari per la durata di cinque anni sarebbe contrario al diritto al rispetto 

della vita privata e familiare giusta l’art. 8 CEDU. 

F.  

Chiamata ad esprimersi nel merito del gravame interposto da A._______, 

con osservazioni del 15 aprile 2016, la SEM si è riconfermata nella deci-

sione impugnata, considerando che le argomentazioni addotte in sede di 

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ricorso non le permettono di modificare il suo apprezzamento della fatti-

specie. L’autorità inferiore si è richiamata alle condanne inflitte all’interes-

sato ed in particolare alla pena detentiva di 15 mesi pronunciata nel 2009. 

In merito ai legami personali in Svizzera, l’autorità federale di prime cure 

ha considerato che esse non rientrano nella categoria di relazioni protette 

ai sensi dell’art. 8 CEDU e non possono permettere all’interesse privato del 

ricorrente a recarsi in territorio elvetico di prevalere sull’interesse pubblico 

al suo allontanamento. 

G.  

Il 15 giugno 2016 A._______ ha rinunciato a presentare un atto di replica, 

limitandosi a confermare il contenuto del ricorso del 7 marzo 2016. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il 

Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese 

dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. 

1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera rese 

dalla SEM – la quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale 

come definita all'art. 33 lett. d LTAF – possono essere impugnate dinanzi 

al Tribunale che nella presente fattispecie statuisce quale autorità di grado 

inferiore al Tribunale federale (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 11 

par. 1 e 3 ALC e l'art. 83 lett. c cifra 1 LTF; cfr. inoltre la sentenza del TF 

2C_270/2015 del 6 agosto 2015 consid. 1). 

1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti 

al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF). 

1.4 A._______ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed il suo ricorso, 

presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 

(art. 50 e 52 PA). 

2.  

Ai sensi dell'art. 49 PA i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-

rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accerta-

mento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché l'inade-

guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato 

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come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella 

procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del gra-

vame (art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al 

momento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata). 

3.  

3.1 Conformemente all'art. 67 cpv. 1 LStr, la SEM vieta l’entrata in Sviz-

zera, fatto salvo il cpv. 5, ad uno straniero allontanato se, l’allontanamento 

è eseguito immediatamente in virtù dell’art. 64d cpv. 2 lett. a-c LStr (cpv. 1 

lett. a); lo straniero non ha lasciato la Svizzera entro il termine impartitogli 

(cpv. 1 lett. b). La SEM può inoltre vietare l’entrata in Svizzera allo straniero 

che ha violato o espone a pericolo l’ordine e la sicurezza pubblici in Sviz-

zera o all’estero (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr); ha causato spese d'aiuto sociale 

(cpv. 2 lett. b); si trova in carcerazione preliminare, in vista di rinvio coatto 

o cautelativa (cpv. 2 lett. c). Il divieto d’entrata è pronunciato per una durata 

massima di cinque anni. Può essere pronunciato per una durata più lunga 

se l’interessato costituisce un grave pericolo per l’ordine e la sicurezza pub-

blici (art. 67 cpv. 3 LStr). Infine l’autorità a cui compete la decisione può, 

per motivi umanitari o altri motivi gravi, rinunciare a pronunciare un divieto 

d’entrata oppure sospenderlo definitivamente o temporaneamente (art. 67 

cpv. 5 LStr). 

3.2 In merito alle nozioni di ordine e di sicurezza pubblici, occorre osser-

vare che esse costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da proteg-

gere nel contesto della polizia. Il primo termine comprende l'insieme delle 

nozioni di ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico co-

stituisce una condizione indispensabile della coabitazione ordinata delle 

persone; mentre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa l'invio-

labilità dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, sa-

lute, libertà, proprietà, ecc.), nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è viola-

zione della sicurezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono com-

messe infrazioni gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle 

autorità nonché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pub-

blico o privato (Messaggio del Consiglio federale dell'8 marzo 2002 con-

cernente la LStr, FF 2002 3327, pag. 3424 [di seguito: Messaggio LStr]). 

3.3 In particolare l'art. 80 cpv. 1 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno 

e l'attività lucrativa (OASA, RS 142.201) sancisce che vi è violazione della 

sicurezza e dell'ordine pubblici in caso di mancato rispetto di prescrizioni 

di legge e di decisioni delle autorità (lett. a), in caso di mancato adempi-

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mento temerario di doveri di diritto pubblico o privato (lett. b) o se la per-

sona interessata approva o incoraggia pubblicamente un crimine contro la 

pace, un crimine di guerra, un crimine contro l'umanità o un atto terroristico 

oppure fomenta l'odio contro parti della popolazione (lett. c). Vi è esposi-

zione della sicurezza e dell'ordine pubblici a pericolo, se sussistono indizi 

concreti che il soggiorno in Svizzera dello straniero in questione porti con 

notevole probabilità ad una violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici 

(art. 80 cpv. 2 OASA). In tal senso dovrà quindi essere emessa una pro-

gnosi negativa a meno che i motivi che hanno condotto l'interessato ad 

agire violando la sicurezza e l'ordine pubblici non sussistano più (MARC 

SPESCHA, in: Spescha et al. (ed.), Migrationsrecht, 4a ed. 2015, ad art. 67 

LStr, n. marg. 3, pag. 270). 

4.  

4.1 Per coloro i quali vi si possono lecitamente richiamare e nella misura in 

cui contenga disposizioni derogatorie più favorevoli, determinante è inoltre 

l'ALC. 

4.2 In base all'ALC, le parti contraenti ammettono nel rispettivo territorio i 

cittadini dell'altra parte contraente ed i membri della loro famiglia ai sensi 

dell'art. 3 cpv. 2 allegato I dietro semplice presentazione di una carta 

d’identità o di un passaporto validi (art. 1 cpv. 1 allegato I in relazione con 

l'art. 3 ALC); tale diritto può essere limitato solo da misure giustificate da 

motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e pubblica sanità (art. 5 cpv. 1 

allegato I ALC). 

4.3 Secondo la giurisprudenza, che si orienta alla direttiva 64/221/CEE del 

25 febbraio 1964 ed alla prassi della Corte di giustizia dell'Unione europea 

ad essa relativa (art. 5 cpv. 2 allegato I ALC), l'adozione di misure d'allon-

tanamento presuppone, al di là della turbativa insita in ogni violazione di 

legge, la sussistenza di una minaccia effettiva e sufficientemente grave per 

l'ordine pubblico da parte della persona che ne è toccata. Per «misura» va 

inteso, ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 allegato I ALC e della direttiva 64/221/CEE, 

ogni atto che ha delle ripercussioni sul diritto di ingresso e di soggiorno 

(DTF 130 II 176 consid. 3.1 e rinvii). Le deroghe alla libera circolazione 

vanno quindi interpretate in modo restrittivo (sentenze della CGCE del 

27 ottobre 1977 nella causa 30-77 Bouchereau, Racc. 1977 pag. 1999 

punti 33-35 e del 19 gennaio 1999 nella causa C-348/96 Calfa, Racc. 1999 

I-11 punti 23 e 25). 

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Pagina 7 

4.4 I provvedimenti di ordine pubblico o di pubblica sicurezza devono inol-

tre essere adottati esclusivamente in relazione al comportamento perso-

nale dell'individuo nei riguardi del quale essi sono applicati (art. 3 par. 1 

della direttiva 64/221/CEE). Ciò esclude delle valutazioni sommarie fon-

date unicamente su dei motivi generali di natura preventiva. La sola esi-

stenza di condanne penali non può automaticamente giustificare l'adozione 

di tali provvedimenti (art. 3 par. 2 della direttiva 64/221/CEE). Una tale con-

danna sarà quindi determinante unicamente se dalle circostanze che 

l'hanno originata emerge un comportamento personale costituente una mi-

naccia attuale per l'ordine pubblico (DTF 139 II 121 consid. 5.3; 136 II 5 

consid. 4.2 e la giurisprudenza ivi citata; cfr. inoltre la sentenza del TF 

2C_436/2014 del 29 ottobre 2014 consid. 3.3). Le autorità nazionali devono 

procedere ad un apprezzamento specifico, effettuato sulla base degli inte-

ressi inerenti alla salvaguardia dell'ordine pubblico, i quali non coincidono 

necessariamente con gli apprezzamenti all'origine delle condanne penali. 

In altre parole, queste ultime possono essere prese in considerazione uni-

camente se le circostanze in cui si sono verificate lasciano trasparire l'esi-

stenza di una minaccia attuale per l'ordine pubblico. Secondo le circo-

stanze, non è comunque escluso che la sola condotta tenuta in passato 

costituisca una siffatta minaccia per l'ordine pubblico (cfr. DTF 130 II 176 

consid. 3.4.1 con riferimenti; sentenze del TF 2C_436/2014 del 29 otto-

bre 2014 consid. 3.3; 2C_139/2014 del 4 luglio 2014 consid. 4.3; 

2C_565/2013 del 6 dicembre 2013 consid. 3.5; 2C_579/2013 del 15 no-

vembre 2013 consid. 2.3 e 2C_260/2013 dell'8 luglio 2013 consid. 4.1). 

4.5 Inoltre l'adozione di un provvedimento di ordine pubblico non deve es-

sere subordinata alla condizione di stabilita certezza che la persona toc-

cata da una misura di divieto d'entrata commetta nuove infrazioni penali. 

Altrettanto sproporzionato sarebbe esigere che il rischio di recidiva sia nullo 

per rinunciare all'adozione di tale provvedimento. Tenuto conto dell'impor-

tanza che riveste il principio della libera circolazione delle persone, questo 

rischio non deve essere ammesso troppo facilmente. È necessario proce-

dere ad un apprezzamento che consideri le circostanze della fattispecie e, 

in particolare, la natura e l'importanza del bene giuridico minacciato, così 

come la gravità della violazione che potrebbe essere arrecata; più la po-

tenziale infrazione rischia di compromettere un interesse della collettività 

particolarmente importante, meno rilevanti sono le esigenze quanto alla 

plausibilità di un'eventuale recidiva (cfr. DTF 136 II 5 consid. 4.2; 134 II 25 

consid. 4.3.2 e 130 II 493 consid. 3.3 e riferimenti ivi citati). 

4.6 Ne discende che, affinché un cittadino di uno Stato membro dell'ALC 

possa essere oggetto di una decisione di divieto d'entrata in Svizzera ai 

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sensi dell'art. 67 cpv. 2 lett. a LStr, occorre che egli rappresenti una minac-

cia di una certa gravità per l'ordine e la sicurezza pubblici atta a privarlo del 

diritto di entrare in territorio elvetico ai sensi dell'art. 5 allegato I ALC. 

4.7 Inoltre, come nel caso di qualsiasi altro cittadino straniero, l'esame 

deve essere effettuato tenendo presente le garanzie derivanti dalla CEDU 

così come il principio della proporzionalità (cfr. DTF 131 II 352 consid. 3.3 

e numerosi rinvii). 

5.  

5.1 Il ricorrente è in casu di nazionalità portoghese, di conseguenza nella 

valutazione della presente causa è necessario tenere conto delle disposi-

zioni dell'ALC. La LStr è applicabile solo se detto accordo non contiene 

disposizioni derogatorie o se la legge precitata prevede disposizioni più 

favorevoli (art. 2 cpv. 2 LStr). 

5.2 L'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr permette alla SEM di pronunciare un divieto 

d'entrata per una durata maggiore a cinque anni, se l'interessato costitui-

sce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. L'Alta Corte fede-

rale ha ritenuto che la graduazione delle esigenze prevista nella suddetta 

disposizione a seconda che l'autorità intenda pronunciare un divieto per 

una durata inferiore o superiore a cinque anni non si fonda sull'ALC e nem-

meno sulla giurisprudenza ad esso relativa, bensì sulla direttiva 

2008/115/CE del Parlamento e del Consiglio europei del 16 dicembre 2008 

relativa alle norme e procedure comuni applicabili agli Stati membri al rim-

patrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (cfr. GU L 348/98 

del 24 dicembre 2008, pagg. 98 a 107) e meglio sull'art. 11 cpv. 2 che indica 

che «la durata del divieto d'ingresso è determinata tenendo debitamente 

conto di tutte le circostanze pertinenti di ciascun caso e non supera di 

norma i cinque anni. Può comunque superare i cinque anni se il cittadino 

di un paese terzo costituisce una grave minaccia per l'ordine pubblico, la 

pubblica sicurezza o la sicurezza nazionale» (cfr. DTF 139 II 121 con-

sid. 6.2). 

5.3 Poiché la LStr non opera alcuna distinzione tra cittadini di Stati ALC e 

Stati terzi (l'art. 67 cpv. 3 LStr riprende infatti il contenuto dell'art. 11 cpv. 2 

direttiva 2008/115/CE) e poiché l'ALC è silente sulle misure di divieto d'en-

trata ed a fortiori sulla possibile durata delle stesse, si deve intendere che 

il legislatore ha voluto regolare i provvedimenti di divieto d'entrata superiori 

a cinque anni allo stesso modo per le due categorie di cittadini di Stati terzi 

(membri ALC o meno). 

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5.4 A tal proposito la giurisprudenza ha stabilito che la nozione di «pericolo 

grave» richiede un grado di gravità maggiore rispetto al «semplice» peri-

colo o minaccia all'ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr), 

ma anche maggiore rispetto alla nozione di «pericolo di una certa gravità», 

necessaria per pronunciare un divieto d'entrata per un cittadino di uno 

Stato ALC. Operando un raffronto con la nozione di «pericolo di una certa 

gravità» dell'art. 5 allegato 1 ALC (per una casistica cfr. le sentenze del TF 

2C_923/2012 del 26 gennaio 2013 consid. 4.3.2 e 2C_238/2012 del 30 lu-

glio 2012 consid. 3.1), il termine di «pericolo grave» dell'art. 67 cpv. 3 LStr 

presuppone l'esistenza di un «pericolo qualificato». Questo grado di gra-

vità, la cui applicazione resta l'eccezione (FF 2009 8043, pag. 8058), deve 

essere esaminato in concreto, sulla base degli atti di causa (cfr. MARC SPE-

SCHA, op. cit., ad art. 67 LStr, n. marg. 5, pag. 271; ANDREA BINDER OSER, 

in: Caroni et al., Bundesgesetz über die Ausländerinnen und Ausländer, 

2010, ad art. 67 LStr, n. marg. 24, pag. 689). Essa può infatti fondarsi sulla 

natura del bene giuridico in pericolo (ad esempio: minaccia grave alla vita, 

all’integrità della persona, all’integrità sessuale o alla salute pubblica), sulla 

natura dell'infrazione commessa, segnatamente compresa in una crimina-

lità particolarmente grave con dimensione transfrontaliera (art. 83 par. 1 

Trattato del funzionamento dell'UE nella versione consolidata di Lisbona [C 

2010/C 83/01], che menziona gli atti di terrorismo, la tratta di esseri umani, 

il traffico di droga e la criminalità organizzata), oppure sul numero delle 

infrazioni commesse (recidiva), considerando al contempo una crescente 

gravità delle infrazioni o l'assenza di una prognosi favorevole (cfr. DTF 139 

II 121 consid. 6). 

6.  

6.1 Nella fattispecie in disamina, la SEM ha pronunciato nei confronti di 

A._______ un divieto d’entrata in Svizzera e nel Liechtenstein della durata 

di cinque anni, valido fino al 25 gennaio 2021, ritenendo che il ricorrente 

abbia gravemente violato e minacciato la sicurezza e l'ordine pubblici, in-

teressando le autorità penali ticinesi in più occasioni nel corso degli anni. 

Tra il 2006 ed il 2013 il ricorrente è stato in effetti oggetto di quattro con-

danne, tra cui la più grave prevedeva una pena privativa della libertà di 

15 mesi per infrazione aggravata e contravvenzione alla LStup. 

6.2 Dalle tavole processuali si evince infatti che nel periodo compreso tra 

il mese di luglio 2006 e l’ottobre 2007 l’insorgente ha tenuto in deposito 

500 grammi di cocaina, oltre ad averne venduto 16 grammi, consegnato a 

terzi 24 grammi della medesima sostanza ed averne ceduti gratuitamente 

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ulteriori 10 grammi. Nel medesimo periodo A._______ ha altresì consu-

mato un quantitativo di almeno 80 grammi di cocaina. Precedentemente gli 

era stata inflitta una multa per contravvenzione alla LStup a causa di un 

consumo di almeno 20 grammi di cocaina. Il 12 febbraio 2007 l’interessato 

era stato condannato mediante decreto d’accusa per i reati di violenza o 

minaccia contro le autorità e i funzionari, ed il 19 agosto 2013 il Ministero 

pubblico del Canton Ticino lo aveva ritenuto colpevole di vie di fatto, ingiu-

ria, coazione, lesioni semplici e guida di un veicolo a motore in stato di 

inattitudine. 

6.3 Sulla base di queste circostanze, vista la gravità e la pericolosità delle 

infrazioni commesse, il provvedimento avversato soddisfa le condizioni che 

permettono all'autorità di derogare al principio della libera circolazione san-

cito dall'ALC. Occorre in particolare ricordare che i reati di droga sono con-

siderati gravi e tali da ledere l'ordine pubblico nonché la sicurezza della 

società e giustificano pertanto l'intervento rigoroso e deciso da parte delle 

autorità competenti. La protezione della collettività, di fronte allo sviluppo 

del traffico della droga, costituisce indubbiamente un interesse pubblico 

preponderante che giustifica l'emissione di una misura di allontanamento 

nei confronti di chi si è reso punibile di gravi infrazioni contro la legislazione 

sugli stupefacenti. Tali atti criminosi costituiscono in effetti un reale pericolo 

per la salute e la vita di numerose persone (cfr. DTF 139 II 121 consid. 5.3; 

sentenza del TF 2C_121/2014 del 17 luglio 2014 consid. 3.2). Le infrazioni 

alla LStup, in special modo il traffico di droga, costituiscono in generale una 

violazione molto grave della sicurezza e dell'ordine pubblici (cfr. sentenza 

del TF 2C_139/2013 dell'11 giugno 2013 consid. 6.2.3 e riferimenti ivi ci-

tati). A ciò va aggiunto che anche i reati violenti possono giustificare una 

deroga al principio della libera circolazione, vista la messa in pericolo di un 

bene giuridico importante quale è l’integrità fisica delle persone. 

6.4 Giova sottolineare che in virtù del principio della separazione dei poteri 

ed a norma di una consolidata giurisprudenza, l'autorità amministrativa non 

è vincolata dalle considerazioni del giudice penale. Tenuto conto delle fina-

lità differenti perseguite dalla sanzione penale e dal divieto d'entrata, di 

principio indipendenti tra di loro, entrambe le misure possono coesistere 

ed applicarsi ad una medesima fattispecie. Un divieto d'entrata può in tal 

caso essere adottato anche in assenza di un giudizio penale, sia in ragione 

della mancata apertura di un procedimento penale, sia della pendenza 

dello stesso. È sufficiente che l'autorità, sulla base di un proprio apprezza-

mento dei mezzi di prova, giunga alla conclusione che lo straniero adempie 

ai presupposti per l'adozione di un divieto d'entrata. L'autorità amministra-

tiva valuta pertanto sulla base di criteri autonomi se l'allontanamento dalla 

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Pagina 11 

Svizzera di uno straniero sia necessario ed opportuno e può quindi giun-

gere a conclusioni differenti da quelle ritenute dal giudice penale (DTF 140 

I 145 consid. 4.3; 137 II 233 consid. 5.2.2; 130 II 493 consid. 4.2; sentenze 

del TAF C-2463/2013 del 7 maggio 2015 consid. 8.4; C-3061/2014 del 

16 aprile 2015 consid. 7.2; C-6205/2014 del 30 ottobre 2014 consid. 4). Il 

divieto d'entrata non ha carattere penale bensì mira a lottare contro le per-

turbazioni della sicurezza e dell'ordine pubblici; si tratta dunque di una mi-

sura di carattere preventivo e non repressivo (Messaggio LStr, FF 2002 

3327, pag. 3428). 

7.  

7.1 A questo stadio è dunque necessario esaminare in concreto se la mi-

naccia è ad oggi sempre di attualità, tenendo ben presente che, come si è 

precedentemente rilevato, l'adozione o il mantenimento di un provvedi-

mento di questo tipo non deve essere subordinata alla condizione di stabi-

lita certezza che la persona toccata da una misura di divieto d'entrata com-

metta nuove infrazioni penali, ma nemmeno si deve esigere la totale as-

senza di un rischio di recidiva per rinunciarvi. 

7.2 Nel caso in esame si è visto che il ricorrente ha commesso atti delittuosi 

in maniera ripetuta tra l’estate del 2005 ed il 26 agosto 2012. Le ultime 

infrazioni penali perpetrate sono successive alla condanna ad una pena 

detentiva di 15 mesi emanata il 3 marzo 2009 per reati legati a sostanze 

stupefacenti. Dagli atti emerge che, oltre ai citati atti contrari alla LStup 

A._______ ha anche tenuto una condotta violenta, avendo commesso ri-

petutamente delitti contro l’integrità fisica delle persone. Il decreto d’accusa 

emanato nei suoi confronti il 19 agosto 2013 testimonia in particolare che 

egli si è contraddistinto per due episodi di violenza fisica accaduti rispetti-

vamente il 15 gennaio 2011 – ovvero durante il periodo di prova di due anni 

concesso dalla Corte delle assise correzionali di Lugano – ed il 9 settembre 

del medesimo anno. Oltre a ciò in data 26 agosto 2012 l’interessato ha 

messo in pericolo la sicurezza stradale, e di conseguenza la vita di molte 

persone, conducendo un veicolo a motore con un tasso di alcolemia com-

preso tra 2,23 e 2,95 ‰. 

7.3 Alla luce dell’insieme di queste circostanze, e nonostante sembri che 

nel frattempo il ricorrente si sia astenuto da commettere ulteriori atti penal-

mente reprensibili (cfr. al riguardo l’estratto del casellario giudiziale porto-

ghese, attuale paese di residenza di A._______, incarto Simic, pag. 52), il 

Tribunale ritiene che il rischio di recidiva non possa essere escluso. Il fatto 

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Pagina 12 

che egli abbia ripetutamente perpetrato delitti di tipologia simile (in partico-

lare in materia di LStup e contro l’integrità fisica delle persone) non può 

condurre ad una diversa valutazione, sebbene siano trascorsi quasi cinque 

anni dalla commissione dell’ultimo reato. Ne discende che la minaccia per 

l’ordine e la sicurezza pubblici rappresentata dall’insorgente deve essere 

ritenuta attuale, ragione per cui è giustificata l’emanazione di una misura 

di allontanamento dal territorio elvetico. 

8.  

8.1 Il divieto d'entrata in Svizzera e nel Liechtenstein è quindi confermato 

nel suo principio. Resta ora da stabilire se la durata della misura, fissata a 

cinque anni dall'autorità intimata, sia conforme al principio di proporziona-

lità e, procedendo ad un apprezzamento degli interessi privati e pubblici in 

gioco, valutare se sia adeguata alle circostanze del caso concreto. 

8.2 Detto principio esige che le misure adottate dallo Stato siano idonee a 

raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scel-

gano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve 

sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi uti-

lizzati (cfr. DTF 140 I 168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 

consid. 5.2.2). 

8.3 Quo all'interesse pubblico all'allontanamento del ricorrente dal territorio 

elvetico, si è già detto ai considerandi precedenti. 

8.4 In merito agli interessi privati, il ricorrente si è richiamato principalmente 

all'art. 8 CEDU, il quale garantisce il diritto al rispetto della vita privata e 

familiare, nonché al principio di proporzionalità, sottolineando che la deci-

sione dell'autorità inferiore con la conseguente impossibilità di recarsi in 

Svizzera non gli permette di potere rendere visita ai familiari ed ai cono-

scenti, i quali si trovano in questo paese, dove del resto egli ha risieduto 

dall’età di otto anni fino al 31 ottobre 2015. 

8.5 L'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle persone. Questa 

disposizione non garantisce tuttavia il diritto di entrare in un determinato 

Stato (cfr. in questo senso segnatamente DTF 140 I 145 consid. 3.1; 139 I 

330 consid. 2.1 e riferimenti ivi citati). 

Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve intratte-

nere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della sua 

famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Protetti 

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Pagina 13 

dalla suddetta disposizione sono in particolare i rapporti tra i coniugi, non-

ché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione. Eccezio-

nalmente sono presi in considerazione anche i rapporti tra genitori e figli 

maggiorenni se vi è un particolare rapporto di dipendenza fra loro (cfr. DTF 

129 II 11 consid. 2). La protezione della vita familiare comprende sia le 

situazioni in cui si pone la questione della regolamentazione di un diritto di 

presenza, rispettivamente di un diritto all'ottenimento di un'autorizzazione 

di soggiorno per i membri della famiglia, sia le situazioni che non hanno 

alcun rapporto con un diritto di presenza propriamente detto (cfr. BERTS-

CHI/GÄCHTER, Der Anwesenheitsanspruch aufgrund der Garantie des Pri-

vat- und Familienlebens, in: ZBl 2003, pag. 241). La protezione della vita 

familiare si estende dunque a diversi aspetti della stessa. In altri termini, la 

concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel diritto degli stranieri, non si limita alla 

riconoscenza di un diritto di presenza o alla protezione contro una misura 

di allontanamento, ma può anche implicare la garanzia di un diritto d'en-

trata e di presenza temporaneo in uno Stato (PHILIP GRANT, La protection 

de la vie familiale et de la vie privée en droit des étrangers, 2000, pagg. 293 

e 321). 

8.6 La protezione del diritto al rispetto della vita privata e familiare conferita 

dalla norma convenzionale non ha però valenza assoluta, poiché ai sensi 

dell'art. 8 cpv. 2 CEDU, un'ingerenza delle autorità rimane possibile quando 

è prevista dalla legge ed in quanto costituisca una misura che, in una so-

cietà democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pub-

blico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la prote-

zione della salute, della morale o la protezione dei diritti e delle libertà altrui 

(cfr. DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). A questo titolo, in-

combe alle autorità procedere alla ponderazione dei differenti interessi in 

presenza, vale a dire, da una parte l'interesse dello Stato all'allontana-

mento dello straniero e, dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere le 

sue relazioni familiari. 

8.7 Nel caso in esame il ricorrente è celibe e senza prole, dagli atti non 

risulta nemmeno che vi sia un particolare rapporto di dipendenza con i ge-

nitori, ne consegue che non sono dati i presupposti per l’applicazione della 

protezione conferita dall’art. 8 CEDU. Al contrario A._______ si è unica-

mente richiamato al desiderio di potersi recare in visita a parenti ed amici 

in Svizzera e che un tale divieto della durata di cinque anni sarebbe incom-

prensibile. Questa argomentazione è votata all’insuccesso in quanto alla 

luce dei reati commessi l’interesse pubblico alla salvaguardia dell’ordine e 

della sicurezza pubblici risulta preponderante rispetto agli interessi privati 

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Pagina 14 

dell’insorgente. Pertanto la decisione impugnata non viola l’art. 8 CEDU ed 

il ricorrente non può fondare alcun diritto sulla base di tale disposizione.  

8.8 Il Tribunale osserva nondimeno che in ossequio al principio di propor-

zionalità, sebbene come precedentemente rilevato (cfr. consid. 7.3) il ri-

schio di recidiva non possa essere escluso, si giustifica di tenere in consi-

derazione il fatto che l’ultimo atto delittuoso perpetrato da A._______ risale 

al 26 agosto 2012 e che dal allora egli sembra essersi astenuto dal com-

mettere altri reati in Svizzera ed in patria (ciò che è bene sottolineare, co-

stituisce un presupposto indispensabile ai fini di una normale convivenza 

all'interno della società). Occorre pertanto ridurre la durata del divieto d’en-

trata pronunciato dalla SEM il 26 gennaio 2016 a quattro anni, ovvero fino 

al 25 gennaio 2020. 

9.  

9.1 Da quanto esposto, discende che il ricorso deve essere parzialmente 

accolto. 

9.2 Resta ora da stabilire la sorte delle spese giudiziarie e delle ripetibili 

alla luce dell’esito della procedura, nonché della richiesta del ricorrente di 

assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio inoltrata mediante l’atto ricor-

suale del 7 marzo 2016. 

9.3 Se una parte non dispone dei mezzi necessari e le sue conclusioni non 

sembrano prive di probabilità di successo, l'autorità di ricorso, il suo presi-

dente o il giudice dell'istruzione la dispensa, a domanda, dopo il deposito 

del ricorso, dal pagamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). La 

parte interessata è ritenuta indigente se non è in grado di assumersi le 

spese del processo senza doversi servire dei mezzi finanziari che neces-

sita ai fini della copertura del suo minimo vitale e quello della sua famiglia. 

9.4 Nella fattispecie, le conclusioni del ricorso non sembravano a prima 

vista dover avere esito sfavorevole e, ritenuta la documentazione prodotta, 

in particolare le dichiarazioni della madre e dello zio, da cui emerge che 

A._______ è mantenuto grazie ad un contributo mensile versato dalla ma-

dre ed alloggia gratuitamente presso lo zio in Portogallo, si evince che lo 

stato di bisogno è dato. Visto quanto precede l'istanza di esonero dalle 

spese di procedura posta dal ricorrente è accolta. Di conseguenza non si 

prelevano spese processuali. 

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Pagina 15 

Per quel che concerne invece la domanda di gratuito patrocinio ai sensi 

dell’art. 65 cpv. 2 PA il Tribunale ritiene che la presente causa sia caratte-

rizzata da un grado di difficoltà sufficiente da giustificare l’intervento di un 

avvocato. Detta istanza deve pertanto essere accolta.  

9.5 La concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio ai 

sensi dell’art. 65 cpv. 1 e 2 PA non implica che la parte soccombente – 

totalmente o parzialmente – sia dispensata dall’obbligo di versare un’in-

dennità per spese ripetibili giusta l’art. 64 cpv. 1 e 2 PA alla controparte (cfr. 

MARCEL MAILLARD, in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar 

VwWG, 2a ed. 2016, ad art. 65 PA, n. marg. 28, pag. 1341). In effetti, la 

parte indigente al beneficio del gratuito patrocinio deve rimborsare – nel 

caso in cui ritorni a miglior fortuna – l’onorario e le spese d’avvocato all’ente 

o all’istituto autonomo che li ha pagati (cfr. art. 65 cpv. 4 PA), non essendo 

giustificato ed equo farle sopportare tale obbligazione qualora essa abbia 

ottenuto ragione. 

9.6 Ritenuto che l'insorgente è rappresentato in questa sede da un avvo-

cato, si giustifica l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili ri-

dotte a carico dell’autorità inferiore, avendo egli parzialmente ottenuto ra-

gione (cfr. art. 64 cpv. 1 e 2 PA in combinato disposto con gli art. 7 e  

segg. del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi 

al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Occorre altresì accordare al patrocinatore di A._______, 

in qualità di avvocato d’ufficio, un’indennità di gratuito patrocinio (cfr. art. 65 

cpv. 2 PA in relazione con gli art. 8 e segg. TS-TAF). 

9.7 Tenuto conto dell’insieme delle circostanze della fattispecie, della com-

plessità della vertenza, ed in assenza di una nota dettagliata, ma visto il 

lavoro effettivo svolto dal patrocinatore, è d’uopo quantificare le spese ne-

cessarie alla difesa del ricorrente in fr. 2’000.–. 

Di questa somma, fr. 400.– sono versati a titolo di indennità per spese ri-

petibili ridotte a carico della SEM, avendo A._______ ottenuto ragione nella 

misura di un quinto. I restanti fr. 1’600.– saranno versati dal Tribunale al 

difensore dell’interessato in qualità di onorario e spese d’avvocato. Qualora 

l’insorgente dovesse tornare a miglior fortuna, egli sarebbe tenuto a rim-

borsare al Tribunale l’indennità versata al suo avvocato d’ufficio (cfr. art. 65 

cpv. 4 PA). 

 

  

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Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto. 

2.  

La durata del divieto d'entrata emanato dalla SEM mediante decisione del 

26 gennaio 2016 è ridotta a quattro anni, ovvero fino al 25 gennaio 2020. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

L'autorità inferiore verserà al ricorrente un importo di fr. 400.– a titolo di 

spese ripetibili ridotte. 

5.  

Un’indennità di fr. 1’600.– sarà versata dal Tribunale all’avv. Daniele Iuliucci 

(in qualità di avvocato d’ufficio), quale onorario e spese, al momento della 

crescita in giudicato della presente sentenza. 

Il ricorrente avrà l’obbligo di rimborsare detta indennità qualora ritorni a mi-

glior fortuna. 

6.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario; allegato: formulario «indirizzo 

per il pagamento»)  

– autorità inferiore (n. di rif. […]; incarto di ritorno) 

– Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione 

 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Reto Peterhans 

  

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Pagina 17 

 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: