# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 91df6eef-f749-540f-b624-72512c9d8018
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 24.06.2013 11.2010.67
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-67_2013-06-24.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.67

  	
  Lugano,

  24 giugno
  2013/mc 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  Billia, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.1998.168 (compravendita
immobiliare: esercizio dei diritti civili) della Pretura della giurisdizione di
Locarno Campagna promossa con petizione del 5 ottobre 1998 da

 

	
   

  	
  AP 1 e

  AP 2 (D)

  (ora patrocinati dall'avv. PA
  1) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  e AO 2 

  (patrocinati dall'avv. PA 2);

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 31 maggio 2010 presentato da AP 1 e AP 2 contro la sentenza
emessa il 7 maggio 2010 dal Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 29 aprile 1994 la comunione ereditaria fu __________, composta di
AP 1 (cittadina germanica, nata il 20 aprile 1972), abiatica della defunta, e
di suo fratello AP 2 (cittadino germanico, nato il 6 gennaio 1976), ha venduto
a AO 1 e AO 2, cittadini germanici, la particella n. 2240 RFD di __________
(casa con giardino e terreno annesso, 527 m²). Davanti alla notaia __________, che ha rogato l'atto pubblico, la comunione ereditaria era rappresentata per procura
da __________, segretaria dello studio. Il trasferimento di proprietà è stato
iscritto il 

                                         5 maggio 1994 nel registro fondiario. Il 30 ottobre 1995 AO 2 ha donato la sua quota di comproprietà alla moglie AO 1.

 

                                  B.   Il
31 agosto 1998 AP 1 e AP 2 hanno adito il Pretore della giurisdizione di
Locarno Campagna perché ordinasse in via cautelare all'ufficiale del registro
fondiario di annotare sulla particella n. 2240 una rivendicazione di proprietà e
assegnasse loro un ter­mine per agire in giudizio. Con decreto cautelare emesso
il 2 settembre 1998 senza contraddittorio il Pretore ha accolto la richiesta e
ha impartito agli istanti un termine di 30 giorni per intentare causa. La tassa
di giustizia (fr. 200.–) e le spese del decreto sono stati rinviati alla
decisione di merito (inc. DI.1998.255).

 

                                  C.   Con petizione del 5
ottobre 1998 AP 1 e AP 2 hanno chiesto al Pretore di accertare la nullità della
compravendita rogata il 29 aprile 1994 dalla notaia __________, di accertare la
loro proprietà comune – come membri della comunione ereditaria fu __________ – sulla particella n. 2240 e di ordinare all'ufficiale
del registro fondiario la reinscrizione del fondo a loro nome. Essi hanno fatto
valere, in sintesi, che al momento in cui è stata stipulata la compravendita (e
a maggior ragione quando ha rilasciato procura per la vendita del fondo) AP 2
era ancora minorenne e non poteva obbligarsi, onde l'inefficacia del negozio
giuridico. Con risposta del 7 gennaio 1999 AO 1 e AO 2
hanno proposto di respingere la petizione. Gli attori hanno replicato il 5 febbraio
1999, confermando le loro richieste. Con duplica del 25 marzo 1999 i convenuti
hanno ribadito la loro posizione.

 

                                  D.   L'udienza preliminare
si è tenuta il 5 maggio 1999. Nel corso dell'istruttoria, il 30 novembre 2000,
gli attori hanno denunciato la notaia __________, l'avv. __________
e l'ex segretaria dello studio notarile __________ per
falsa testimonianza, violazione del segreto professionale, istigazione a falsa
testimonianza e istigazione a violazione del segreto professionale (inc. MP 2000.7589),
di modo che il 6 dicembre 2000 la causa civile è stata sospesa. Il 4 settembre
2002 e il 1° luglio 2003 i tre citati testi­moni hanno deferito a loro volta al
Ministero pubblico i due attori, __________, l'avv. __________ e l'avv. __________
per denuncia mendace, falsa testimonianza, istigazione a falsa testimonianza e
istigazione a denuncia mendace (inc. MP 2002.6797 e 2003.4990). Il Procuratore
pubblico ha decretato il 22 luglio 2003 un
non luogo a procedere per tutte le denunce (NLP 2461/2003). In esito a un'istanza
di promozione dell'accusa presentata il 4 agosto 2003 dalla notaia __________, dall'avv.
__________ e da __________, la Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello
ha nondimeno annullato parzialmente tale decreto e invitato il Procuratore pubblico
a completare le informazioni preliminari, pronunciandosi sul seguito del­l'azio­ne
penale (inc. 60.2003.254). Il Procuratore pubblico ha aperto così un nuovo
incarto (inc. MP 2005.407), che è terminato con un altro non luogo a procedere
del 6 febbraio 2006 (NLP 608/2006). Il 29 luglio 2008 la Camera dei ricorsi penali ha accolto un'istanza con cui il Pretore postulava il richiamo
dell'incarto penale agli atti della causa civile (inc. 60.2008.158). 

 

                                  E.   Chiusa il 21 luglio 2009 l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale, limitandosi a conclusioni
scritte. Nel loro memoriale del 15 ottobre 2009 gli attori hanno reiterato le
richieste di petizione. Nel loro allegato di quello stesso giorno i convenuti
hanno proposto una volta ancora di respingere l'azione, accludendo alla
comparsa scritta documenti nuovi che il Pretore ha espunto dagli atti con
ordinanza dell'11 novembre 2009. Statuendo nel merito con sentenza del 7 maggio
2010, il Pretore ha poi respinto la petizione e precisato che, passata in
giudicato, la sentenza avrebbe costituito un valido titolo per cancellare l'annotazione
decretata in via cautelare il 2 settembre 1998 nel registro fondiario. La tassa di giustizia di fr. 15 000.– e le spese di fr. 835.– sono state
poste a carico degli attori in solido, tenuti a rifondere alle controparti,
sempre con vincolo di solidarietà, fr. 28 000.–
per ripetibili.

 

                                  F.   Contro la sentenza
appena citata AP 1 e AP 2 sono insorti a questa Camera con un appello del 31
maggio 2010 nel quale chiedono di accogliere la loro petizione e di riformare
di conseguenza il giudizio impugnato. Nelle loro osservazioni del 30 giugno
2010 AO 1 e AO 2 propongono di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Alle
decisioni comunicate dai Pretori fino al 31 dicembre 2010 continua ad applicarsi
la vecchia procedura civile (art. 405 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie la
sentenza del Pretore è stata intimata il 7 maggio 2010 ed è pervenuta all'ex
legale degli attori il 10 mag­gio successivo. Trattandosi di una causa
ordinaria, il termine d'impugnazione di 20 giorni sarebbe scaduto così il 30
maggio 2010, salvo protrarsi al successivo lunedì 31 maggio 2010 in virtù dell'art. 131 cpv. 3 CPC ticinese. Consegnato alla posta l'ultimo giorno utile,
l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Il Pretore ha ricordato
anzitutto che a norma dell'art. 35 LDIP la capacità di agire è regolata dal
diritto di domicilio e che il domicilio è il luogo in cui una persona dimora
con l'intenzione di stabilirsi durevolmente (art. 20 cpv. 1 lett. a LDIP), ovvero
ha il centro dei suoi interessi. Nel 1994 – egli ha continuato – AP 2 frequentava
come interno il “__________” di __________ (dove ha soggiornato dal 5 settembre
1989 al 30 maggio 1995), ma di quell'istituto non ha mai fatto il centro dei suoi
interessi. Anzi, egli intratteneva relazioni con l'esterno al punto di spendere
fino a fr. 6000.– di telefonate in un semestre. Né egli trascorreva i fine
settimana in collegio. In un primo tempo era solito visitare un amico del
padre, __________, professionista domiciliato a __________ che lavorava a __________
e aveva una casa in Engadina. In seguito ha conosciuto un compagno di scuola (un
certo __________) che rientrava in Germania con un jet privato e, facendosi
ospite di quell'amico, rientrava spesso in famiglia. I 

                                         legami di lui erano rimasti
quindi – ha concluso il Pretore – a 

                                         __________ (Renania Settentrionale-Vest­falia).

 

                                         Nelle circostanze
descritte il Pretore ha ritenuto che la capacità di agire di AP 2 fosse
disciplinata dal diritto tedesco, il quale già nel 1994 fissava la maggiore età
a 18 anni (§ 2 BGB). La compravendita rogata dalla notaia __________ era dunque
valida. Che AP 2 avesse firmato la procura a __________ finan­che prima del 6
gennaio 1994, come sostenevano gli attori, non constava. __________ aveva
dichiarato invero di avere condotto AP 2 nello studio della notaia già nell'autunno
del 1993, ma a causa di una grave malattia ghiandolare accusava problemi di
memoria e non appariva attendibile. La notaia __________, l'avv. __________ e l'ex
segretaria dello studio legale __________ avevano dichiarato invece che la
procura era stata firmata il 30 marzo 1994, appuntamento fissato dallo stesso
avvocato __________ e annotato in tre agende dello studio. Comunque sia – ha
epilogato il Pretore – si volesse anche dare per sconosciuto il giorno in cui AP
 2 ha sottoscritto la procura (senza data), incombeva a quest'ultimo provare di
avere firmato il documento quando era ancora diciassettenne. Ed egli non ha dimostrato
nulla di preciso.

 

                                         Quanto alla tesi degli
attori secondo cui, trattandosi di rappresentanza, la procura sarebbe retta dal
diritto svizzero seppure la capacità di agire di AP 2 fosse regolata dalla
legge tedesca, il Pretore l'ha respinta. A mente sua in effetti l'art. 126 LDIP
(diritto applicabile al negozio giuridico) non vale nel caso di semplici
procure. Per di più, la capacità di farsi rappresentare continua a soggiacere
all'art. 35 LDIP (diritto del domicilio del rappresentato). Infine il Pretore
ha respinto le critiche mosse dagli attori all'autentica con cui la notaia
aveva legalizzato il 31 marzo 1994 la firma di AP 2 sulla procura, simili doglianze
risultando ininfluenti per la validità del contratto di compravendita.

 

                                   3.   Gli appellanti
sostengono che in realtà AP 2 ha dimostrato di avere firmato la procura a __________
nello studio della notaia __________ a __________ prima del 18° compleanno,
come si evince dalla testimonianza di __________. Il quale, contrariamente
all'opinione del Pretore, sarebbe perfettamente attendibile per lo meno nella misura
in cui ha ricor­dato di avere condotto AP 2 nello studio della notaia prima
di subire tre interventi chirurgici per un'affezione can­cerosa, dal 16
novembre 1993 in poi. Ciò sarebbe confer­mato anche dalla moglie di lui, __________,
la quale ha dichiarato che AP 2 era stato accompagnato dal marito nello studio
della notaia prima di entrare in ospedale, quantunque per inavvertenza essa abbia
situato l'incontro nell'autunno del 1994 anziché nell'autunno del 1993. E che AP
2 sia passato una sola volta in quello studio è riconosciuto dall'avv. __________,
padre della notaia, il quale aveva detto per altro ad __________ – secondo gli
appellanti – che sulla procura conveniva tralasciare 

                                         la data, in modo da poter usare
il documento dopo il 18° com­pleanno del firmatario.

 

                                         Per
quanto riguarda le testimonianze della notaia __________, dell'avv. __________
e di __________, gli appellanti rimproverano al Pretore – in sostanza – di
avere trascurato che la procura a __________ era senza data e che le annotazioni
nelle tre agende dello studio non dimostrano alcun appuntamento con AP 2 il 30 marzo
1994, la dicitura “sig. __________ per AP 2 ½” non comprovando alcunché, tanto
meno ove si pensi che il pomeriggio la notaia __________ i è sempre assente.
Per di più, la notaia e suo padre, l'avv. __________, avrebbero “rinfrescato la
memoria” a __________ prima dell'escussione testimoniale, senza evitare però
che l'interessata ammettesse di non avere visto entrare nello studio quel 30 marzo
1994. Se a ciò si aggiunge – epilogano gli appellanti – che l'avv. __________
ha ribadito come tutto fosse pronto per la firma della compravendita già prima
del 6 gennaio 1994 e che per rogare l'atto pubblico si era semplicemente atteso
il 18° compleanno di AP 2, ciò dimostra come la procura fosse stata firmata prima,
quando l'attore era ancora minorenne.

 

                                   4.   Dagli atti emergono,
dopo quanto si è spiegato, due versioni dei fatti diametralmente opposte. __________,
citato dagli attori, ha dichiarato di avere accompagnato AP 2 nello studio
dell'avv. __________ (in cui esercita anche la notaia __________) “prima della
metà di novembre 1993”, “una o più volte”, per firmare “una procura o un
mandato” allo scopo di vendere la casa di __________. Egli non ha ricordato tuttavia
se fosse stato presente “anche al momento della firma o al colloquio con l'avvocato
__________”, né ha riconosciuto la procura conferita da AP 2 a __________. Ha escluso di avere visitato l'avv. __________ nel marzo del 1994, non potendosi
muovere per i postumi delle operazioni, ma non ha scartato l'ipotesi che AP 2 potesse
essersi recato nello studio da sé solo (deposizione del 10 settembre 1999:
verbali, pag. 5 seg.). Sentito nuovamente, egli ha soggiunto di avere condotto AP
2 nello stu­dio dell'avv. __________ verosimilmente un sabato per firmare “la
procura o l'atto di compraven­dita” (deposizione dell'8 maggio 2000: verbali,
pag. 18 in alto). Ora, da tali dichiarazioni si evince unicamente che __________
ha accompagnato l'attore dall'avv. __________ un sabato prima di entrare in
ospedale, il 

                                         16 novembre 1993. È
quanto ha confermato anche sua moglie __________, pur confondendo il 1993 con
il 1994 (deposizione del 10 settembre 1999: verbali, pag. 4). Tutto si ignora invece
sulle date, come pure sul numero delle visite. Non si sa nemmeno se __________
abbia assistito a colloqui del­l'av­vocato __________ con AP 2 né __________ ha
riconosciuto, al momento di testimoniare, la procura firmata dall'attore.

 

                                         Secondo
la versione dei fatti addotta dai convenuti, per contro, l'ex segretaria dell'avv.
__________, __________, ha annotato lei stessa l'appuntamento del 30 marzo 1994
alle ore 15 con AP 2 sulla propria agenda, appuntamento preso dall'avvocato
__________ personalmente e che è stato segnato anche sull'agenda di quest'ultimo,
come pure sull'agenda della notaia. Presentatosi nello studio, AP 2 ha poi firmato la procura al cospetto del solo avvocato, la notaia avendo dovuto rispondere a una
chiamata telefonica nell'ufficio accanto e non avendo più rivisto il cliente,
partito nel frattempo. La firma è stata autenticata da lei l'indomani (sentenza
impugnata, pag. 12 seg.). Che l'ex segretaria dell'avv. __________ non avesse
motivo per mentire, essendo finanche stata licenziata tempo dopo (come ha
accertato il Pretore), è verosimile. Sta di fatto ch'essa non ha visto AP 2 entrare
né uscire dallo studio. Le deposizioni della notaia e di suo padre vanno
inoltre apprezzate con prudenza, entrambi 

                                         avendo interesse a
difendere il proprio operato (tant'è che hanno testimoniato davanti al Pretore senza
delazione di giuramento). Che poi AP 2 si fosse assentato dal collegio quel
mercoledì 30 marzo 1994 prima del termine delle lezioni (alle ore 12.20) non
risulta. Nemmeno la versione dei fatti allegata dai convenuti può dirsi, di
conseguenza, senza zone d'ombra.

 

                                   5.   Ne consegue che a
ragione il Pretore ha ritenuto – con il Procuratore pubblico, il quale ha
archiviato tutte le denunce – che non è possibile accertare con un minimo di affidabilità
quando AP 2 abbia effettivamente firmato la procura a __________. La versione
allegata dagli attori attraverso la deposizione di __________, vaga e
costellata di vuoti di memoria, non permette di risalire a una data nemmeno per
approssimazione, il testimone non escludendo per altro di avere condotto
l'attore dall'avv. __________ più volte. Certo, l'appellante sottolinea che secondo
l'avvocato __________ egli si sarebbe recato nello studio di lui una volta
soltanto, ma le dichiarazioni del testi­mone vanno prese per intero e il
testimone ha dichiarato che, sì, la visita è
stata una sola, ma che quell'unica visita è avvenuta il 30 marzo 1994.

 

                                         L'appellante afferma dipoi
che secondo __________ tutto era pronto per la firma della compravendita già
prima del 6 gennaio 1994, di modo che la procura gli è stata fatta firmare quando
egli era ancora minorenne. Se non che, il testimone si è rivelato ben più possibilista
(“Mi pare che fu deciso di non mettere 

                                         la data su quel documento
che aveva firmato AP 2 perché appunto dopo tre mesi sarebbe diventato
maggiorenne”: verbale del­­l'8 maggio 2000, pag. 18). Ciò non basta, in
definitiva, per dimostrare che la procura sia stata sottoscritta prima del 6 gennaio
1994. Quanto peggio, non basta nemmeno per escludere con ragionevole certezza la
versione dei fatti opposta dai convenuti, che
pur non appare sopra ogni dubbio. E siccome l'onere di provare che la
firma del documento precedeva il 6 gennaio 1994 incombeva agli attori, nel caso
specifico l'insufficienza ricade su questi ultimi. Ciò posto, non
giova attardarsi su una telefonata del 22 marzo 1994 che l'avv. __________
pretende di avere 

                                         avuto con
AP 2 per concordare l'appuntamento del 30 marzo successivo e che gli appellanti
negano con fermezza (memoriale, pag. 17 segg.). Lo stesso Pretore, del resto,
non si è fondato su tale ele­mento ai fini del giudizio.

 

                                   6.   Asseverano gli
appellanti che, fosse pur stata sottoscritta dopo il 6 gennaio 1994, la nota
procura sarebbe invalida ugualmente, poiché la maggiore età di AP 2 dipendeva
dal diritto svizzero, non da quello patrio. E a quel tempo la legge svizzera
fissava la maggiore età a vent'anni. Il Pretore ha rigettato l'obiezione – come
detto (consid. 2) – perché la maggiore età di AP 2 dipendeva dal diritto di
domicilio, domicilio che per il primo giudice era rimasto a __________, in
Germania. L'attore sostiene che nel 1994 il suo domicilio era a __________,
dove frequentava il “__________”, anche perché –asserisce – “una permanenza relativamente
lunga in un istituto scolastico ha l'effetto di costituire domicilio” (a norma
dell'art. 20 cpv. 1 lett. b LDIP). Egli nega di avere conservato il centro dei propri
interessi in Germania, adduce che l'intensità delle sue telefonate dal collegio
nulla prova e allega di avere intrattenuto forti legami sia con i compagni di ginnasio
sia con la Svizzera in generale. Ricorda altresì di avere ottenuto dal Comu­ne
di __________ “un'attestazione di domicilio che gli permetteva, tra l'altro, di
beneficiare di tariffe ferroviarie nelle tratte interne, valide per gli indigeni”
e asserisce che i suoi genitori “avevano importanti interessi economici e
immobili in Svizzera”, compresa una villa ad __________ in cui trascorrevano
molto tempo. L'attore sottolinea inoltre che il padre gli aveva rilasciato
un'autorizzazione generale per trascorrere i fine settimana a __________ o in Engadina,
con gli 

                                         amici. La sua capacità
di agire dipendeva così – a suo dire – dal diritto svizzero, non da quello
germanico.

 

                                         a)   Il
Pretore si è fondato su più elementi per concludere che nella fattispecie AP 2 ave­va
conservato il centro dei suoi interessi personali in Germania, pur frequentando
come interno il collegio di __________. Ha accertato che al “__________” l'attore
è rimasto “giusto il tempo neces­sario per conseguire la maturità e, finiti gli
studi liceali, ha lasciato non solo l'Engadina, ma la Svizzera” (sentenza
impugnata, pag. 7 in alto). L'attore inoltre trascorreva le vacanze con la
famiglia, a __________, e quando era a scuola riusciva a spendere anche fr.
6000.– di telefonate in un semestre, segno che i suoi legami personali non erano
in collegio né a __________. Quanto ai fine settimana, egli non li trascorreva
in internato. In un primo tempo soleva visitare un amico di famiglia che era
stato compagno di liceo del padre, __________, professionista domiciliato a __________,
il quale lavorava a __________ e aveva una casa in Engadina. In seguito ha
conosciuto un compagno di scuola (un certo __________) che rientrava in
Germania con un jet privato e, facendosi ospite di lui, tornava spesso in
famiglia. Il centro dei suoi interessi non era dunque – ha soggiunto il Pretore
– con persone del luogo né, tanto meno, in collegio.

 

                                         b)   Nell'appello
l'attore non contesta a ragione che – come ha rilevato il Pretore – il
domicilio (nel senso dell'art. 35 prima frase LDIP) di una persona si trova nel
luogo in cui questa ha il centro delle proprie relazioni personali, foss'anche
per una durata limitata a priori (art. 20 cpv. 1 lett. b LDIP). Fa valere di
non avere sempre trascorso le vacanze con la famiglia, ma di essersi recato anche
in Colombia, dove risiedono gli avi materni, e di essere rimasto una volta in
Svizzera. Le cospicue spese telefoniche dimostrerebbero inoltre ch'egli rientrava
“raramente” in Germania, come proverebbero anche “gli innumerevoli permessi”
dei genitori “per stare con i compagni di scuola”. Il fatto di visitare __________
durante i fine settimana denoterebbe altresì il suo attaccamento alla Svizzera,
il Pretore non avendo accertato quante volte egli sia tornato in Germania con
un jet privato. A __________ poi egli aveva finito per acquisire il domicilio
amministrativo e il testi­mone __________ ha riferito circa la sua volontà di
stabilirsi durevolmente in Engadina, avendo egli sviluppato – come la sorella –
“una propria autonomia decisionale ed eco­nomica dai genitori”. Del resto la
sua famiglia ha “una dimensione internazionale”, con interessi molteplici, e i
genitori soggiornavano durante lunghi periodi in una villa di __________.

 

                                         c)   La
norma dell'art. 26 CC, secondo cui la dimora in un luogo allo scopo di frequentarvi
le scuole non costituisce domicilio, non ha corrispondenza a livello internazionale.
Nella prospettiva dell'art. 20 cpv. 1 lett. b LDIP anche il luogo degli studi
può divenire il domicilio di una persona, sempre che la relazione con tale
luogo divenga tanto stretta da far passare in sott'ordine quella con il
domicilio precedente, ad esempio perché lo studente rientra solo di rado in
famiglia o perché al domicilio anteriore egli non ha più modo di alloggiare in privato.
Nella fattispecie poco importa dunque che l'attore abbia trascorso vacanze in
Colombia, dagli avi materni, o sia rimasto una volta in Svizzera. Quanto agli
“innumerevoli per­messi” dei genitori “per stare con i compagni di scuola”, l'appellante
non indica un solo studente che gli sia divenuto amico (salvo il nominato __________,
il quale gli permetteva di rientrare in Germania con un jet privato) né un solo
ambiente sociale o ricreativo di __________ che gli sia divenuto familiare (il doc. M
da lui invocato attesta unicamente ch'egli ha passato un fine settimana da un
amico, uno da un conoscente a __________, che una volta egli ha preso un volo
da __________ a __________, che ha viaggiato tanto in tutta la Svizzera e che
una volta ha aiutato la sorella a traslocare a __________). E se riusciva a
spendere anche fr. 6000.– di telefonate in un semestre, ciò non era sicuramente
dovuto a chiamate locali.

 

                                              È
vero che durante i fine settimana l'attore visitava spesso __________, ma non
per attaccamento al Ticino o all'Engadina (come tenta di far credere
nell'appello), ma perché – come ha accertato il Pretore – __________ era amico
di suo padre. Del resto è possibile che i genitori di AP 2 soggiornassero
volentieri ad __________, tuttavia con __________ l'attore non adombra alcun
legame. Può darsi invece che a __________ egli avesse finito per acquisire il domicilio
fiscale e che a un certo momento valutasse l'opportunità di stabilirvisi
durevolmente. Se non che, come ha rilevato il Pretore, la nozione di domicilio
fiscale non coincide necessariamente con quella dell'art. 20 LDIP (sentenza impugnata,
pag. 5 in fondo), mentre l'eventualità di stabilirsi durevolmente in Engadina è
stata con ogni eviden­za accantonata, AP 2 avendo lasciato la Svizzera senza
indugio dopo gli studi liceali (sentenza impugnata, pag. 7 in alto). Quanto al fatto poi ch'egli profittasse di tariffe
ferroviarie favorevoli per indigeni, analogo beneficio valeva per ogni studente
registrato al controllo abitanti di __________ (doc. O). E che la fa­miglia
di lui avesse “una dimensione internazionale” o ch'egli avesse sviluppato
“una propria autonomia decisionale ed 

                                              eco­nomica
dai genitori” poco o punto sussidia per dimostrare un domicilio, così come l'uso
del termine “domicilio” nella nota procura redatta dalla notaia __________ (doc. C, inserto B, pag. 3) non ha alcuna
portata giuridica. Ne discende che in
concreto non sussistono elementi sufficienti per accertare che durante gli
studi AP 2 si sia creato un domicilio a __________ in sostituzione del
precedente.

 

                                   7.   Gli
appellanti tornano a sostenere che, seppure la maggiore età di AP 2 fosse regolata dalla legge germanica, il
rapporto fra lui e __________ era disciplinato – dandosi rappresentanza negoziale
– dal diritto applicabile al contratto (art. 126 cpv. 1 LDIP). E poiché la
compravendita della particella n. 2240 era retta dal diritto svizzero (art. 119
cpv. 1 LDIP), anche la validità della procura dipendeva dal diritto svizzero.
Il Pretore ha respinto la tesi, argomentando che l'art. 126 LDIP
(diritto applicabile al negozio giuridico) non vale nel caso di semplici procure.
Per di più, la capacità di farsi rappresentare continua a soggiacere all'art.
35 LDIP (diritto del domicilio del rappresentato). Nel risultato l'opinione è
corretta. Secondo dottrina unanime, invero, l'art. 126 cpv. 1 LDIP riguarda la
validità e il contenuto di una procura (Keller/Kren Kostkiewicz in:
Zürcher Kommentar, 2ª edizione, n. 26 in fine ad art. 119 LDIP con richiami). La capacità di agire del rappresentante e del
rappresentato dipende dall'art. 35 LDIP. Per quel che era di AP 2, il suo esercizio dei diritti civili era regolato
così – dopo quanto si è illustrato – dalla legge germanica.

 

                                   8.   A
parere degli appellanti l'autentica apposta il 31 marzo 1994 dalla notaia __________
sulla procura rilasciata a __________
non è valida, poiché la notaia non ha eseguito
alcun accertamento personale sull'identità del firmatario, AP 2 avendo sottoscritto il documento in
presenza del solo avvocato __________. La legalizzazione essendo inefficace, a
mente degli attori la compravendita non poteva essere iscritta nel registro
fondiario, onde la sua nullità. Il Pretore non ha condiviso l'argomentazione, rilevando
che la validità della compravendita non dipende dall'autentica della firma posta
da AP 2 sulla procura. Anzi, nemmeno la validità della procura dipende da quell'autentica.
La manchevolezza della notaia non influiva di conseguenza sull'efficacia del
negozio giuridico, AP 2 non contestando – per altro – di avere siglato egli
stesso la procura.

 

                                         Con
la motivazione del Pretore gli appellanti si confrontano solo di scorcio. Essi
ripetono che secondo l'art. 43 cpv. 3 della legge sul notariato (RL 3.2.2.1) “i
documenti concernenti la rappresentanza o un'autorizzazione devono essere
autenticati, a meno che non provengano da un pubblico ufficio, e devono essere
allegati all'istromento come inserti”. Ribadiscono altresì che le dichiarazioni
ricevute nella forma autentica devono essere rese alla presenza del notaio e
che i fatti devono essere da lui constatati personalmente” (art. 4 cpv. 1 della
legge sul notariato). Non indicano tuttavia quale norma sanzionerebbe di
nullità una procura munita di autentica per il solo fatto che il notaio abbia
irregolarmente verificato l'identità del firmatario quantunque il firmatario
ammetta di avere sottoscritto il documento. Che in condizioni del genere il
notaio possa incorrere in sanzioni disciplinari ancora non significa che la
procura sia priva di efficacia. Insufficientemente motivato, al proposito
l'appello si rivela finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese
combinato con il cpv. 5).

                                         

                                   9.   Da ultimo gli attori
respingono cautelarmente ogni addebito fondato sul­l'abuso di diritto (art. 2
cpv. 2 CC) per avere promosso causa solo quattro anni dopo la stipulazione
della compravendita, allegando di essersi risolti a tale passo unicamente dopo
essersi resi conto che l'alienazione della particella n. 2240 era avvenuta
senza la garanzia di poter cedere anche la contigua particella n. 2389 RFD di __________.
Come essi medesimi riconoscono, tuttavia, i convenuti non hanno mosso loro
alcun rimprovero in tal senso. Nelle osservazioni all'appello costoro prospettano
invero simile eventualità, ma dato l'esito dell'impugnazione la censura non ha
portata pratica.

 

                                10.   Se ne conclude che,
inutilmente prolisso, l'appello vede la sua sorte segnata. Gli oneri del
giudizio odierno seguono il principio della soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC
ticinese). I convenuti, che hanno presentato osservazioni per il tramite di un
legale, hanno diritto a un'equa indennità per ripetibili (art. 11 cpv. 1 e
2 lett. a del regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d'ufficio e di
assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili: RL 3.1.1.7.1).

 

                                11.   Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso di
fr. 250 000.– (non
contestato) che gli attori hanno indicato l'8 ottobre 1998 su
richiesta del Pretore supera ampiamente la soglia di fr. 30 000.– ai fini
dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata. 

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a) tassa di giustizia     fr.
7450.–

                                         b) 
spese                       fr.  
  50.–

                                                                               fr.
7500.–

                                         sono
posti a carico degli appellanti in solido, che rifonderanno alle controparti,
sempre con vincolo di solidarietà, fr. 9000.– complessivi per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni finali, parziali, pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non
raggiunge tale somma, il ricorso in materia civile è ammissibile se la
controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art.
74 LTF). Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al
Tribunale federale per 

i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il
termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie,
ma non nei procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).