# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** af4812e1-7b38-5e66-84dc-087a549c4133
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1996-06-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 04.06.1996 52.1995.391
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1995-391_1996-06-04.html

## Full Text

Incarto n.

  52.95.00391

  DP 143/95

  cm

  	
  Lugano

  4 giugno 1996

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo
  Crivelli

  

 

 

statuendo
sul ricorso  30 maggio 1995 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  __________

  rappr.
  da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 9 maggio 1995 (no. 2571) del Consiglio di Stato, che ha respinto
  l'impugnativa presentata dagli insorgenti avverso la condizione di demolire
  una gronda in muratura contenuta nella licenza edilizia 29 novembre 1994
  rilasciata loro dal Municipio di __________ per la sopraelevazione della casa
  d'abitazione sita al mapp. no. __________ RFD;

  

 

 

viste le risposte:

-    7 giugno 1995 del Consiglio di
Stato;

-    12 giugno
1995 del Municipio di __________;

-    13 giugno 1995 del Dipartimento del
territorio, Sezione della pianificazione urbanistica;

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   In data 29 novembre 1994 il
Municipio di __________ ha rilasciato a __________ e __________ il permesso di
innalzare il tetto della loro casa d'abitazione (mapp. no. __________; zona
NS), in modo da formare un nuovo piano mansardato.

La licenza edilizia conteneva diverse condizioni particolari,
tra cui quella di demolire la gronda in muratura del vecchio tetto sporgente
lungo la facciata S dell'edificio.

 

 

                                  B.   Con giudizio 9 maggio 1995
il Consiglio di Stato ha confermato la predetta condizione, respingendo il
ricorso contro di essa interposto dai rilasciatari del permesso.

Il Governo ha ritenuto in sostanza che la clausola impugnata,
assimilabile ad un ordine di demolizione ex art. 43 LE, meritasse tutela in
quanto proporzionata e del tutto immune da violazioni del diritto sotto il
profilo dell'abuso di potere.

 

 

                                  C.   Avverso la predetta
pronunzia governativa i soccombenti insorgono ora innanzi al Tribunale
cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento; in via subordinata
postulano che il mancato ossequio della controversa clausola accessoria venga punito
con un ammonimento ai sensi dell'art. 46 LE.

Gli insorgenti annotano innanzi tutto che nelle more
ricorsuali i lavori di sopraelevazione del tetto sono stati regolarmente eseguiti
senza che l'autorità comunale sia intervenuta a decretarne la sospensione,
segno questo che nessuna norma di diritto pubblico è stata violata.

Sostengono che la gronda in discussione è sempre esistita e
quindi non può essere considerata opera abusiva soggetta a demolizione; d'altra
parte, il suo mantenimento non risulterebbe incompatibile con le norme di PR
(art. 27 NAPR) volte a salvaguardare le caratteristiche architettoniche
esistenti nel nucleo storico.

I ricorrenti affermano inoltre che la decisione impugnata
viola la garanzia costituzionale della proprietà intesa quale tutela delle
istituzioni esistenti; una corretta applicazione dell'art. 39 RLE avrebbe
imposto la conservazione della facciata, in quanto il sopralzo ed il
conseguente mantenimento della gronda non pregiudica minimamente l'interesse pubblico.

Ritengono infine che l'ordine di demolizione sia
manifestamente sproporzionato, vuoi perché non esiste un rapporto ragionevole
tra il risultato previsto e la restrizione necessaria, vuoi perché non sussiste
interesse pubblico alla costosa demolizione della gronda.

 

 

                                  D.   All'accoglimento del ricorso
si oppone il Consiglio di Stato, che postula la conferma della decisione
impugnata senza formulare particolari osservazioni.

Ad identica conclusione perviene il Municipio di __________,
sottolineando in specie come i ricorrenti avrebbero potuto tranquillamente
ricostruire il cornicione di gronda all'altezza del nuovo tetto; l'edificio
contiguo era d'altronde provvisto dello stesso elemento, poi eliminato al
momento della sua ristrutturazione e sopraelevazione avvenuta nel 1993.

Il Dipartimento del territorio - vista la natura del
contenzioso - si esime invece dal prendere posizione.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo, la legittimazione attiva degli insorgenti e la
tempestività dell'impugnativa sono incontestabilmente date dagli art. 21 LE, 43
e 46 LPamm.

Il gravame è dunque ricevibile in ordine e considerata la
natura delle contestazioni poste a giudizio può essere deciso sulla base degli
atti, senza procedere ad accertamenti istruttori (art. 18 cpv. 1 LPamm).

 

 

                                   2.   La licenza edilizia 29
novembre 1994 che il Municipio di __________ ha rilasciato ai proprietari del
mapp. no. __________ RFD per la sopraelevazione della loro casa d'abitazione è
cresciuta in giudicato ad eccezione della terza condizione particolare in essa
contenuta, impugnata innanzi al Consiglio di Stato con effetto sospensivo (art.
47 cpv. 1 LPamm). Anche in questa sede l'oggetto del contendere si concentra
sulla sola clausola accessoria riferita all'obbligo di demolire la gronda in
muratura sporgente lungo la facciata S dell'edificio.

Posta questa prima premessa e ritenuto come gli interventi
non contestati siano stati nel frattempo portati a compimento, appare evidente
che il Municipio non aveva ragioni di sorta per imporre ai beneficiari della
licenza una sospensione dei lavori regolarmente autorizzati. Del tutto prive di
fondamento si avverano pertanto le critiche che i ricorrenti si permettono di
rivolgere in merito all'indirizzo dell'autorità comunale. L'inazione del Municipio
non sta certamente a significare che nessuna norma di diritto pubblico è stata
violata; questa passività è dovuta semplicemente al fatto che la tematica
relativa all'eliminazione della gronda è tuttora sub iudice.

 

 

                                   3.   Gli insorgenti intravedono
nella controversa clausola accessoria le connotazioni di un ordine di
demolizione ex art. 43 LE. La tesi, ripresa acriticamente dalle argomentazioni
addotte dal Consiglio di Stato, non può essere condivisa.

Non occorrono infatti particolari disquisizioni per
dimostrare come in realtà il Municipio di __________ abbia semplicemente voluto
inserire nella licenza edilizia rilasciata ai ricorrenti una condizione
particolare sottesa a rendere conforme alle NAPR una domanda di costruzione non
ritenuta tale e quindi altrimenti votata alla reiezione. Certo, la clausola in
discussione prevede la soppressione di un dettaglio architettonico
dell'edificio già esistente, ma in questa particolare imposizione non sono assolutamente
ravvisabili gli estremi della demolizione intesa come provvedimento volto a
ripristinare una situazione di legalità in conseguenza di un abuso edilizio
consistente in una violazione materiale della legge (cfr. art. 43 LE). Una
simile misura potrà essere adottata dall'autorità comunale qualora i ricorrenti
dovessero soccombere in tutte le sedi giudiziali adite sottraendosi poi
all'obbligo di porre interamente in esecuzione quanto contemplato nel permesso
di costruzione 29 novembre 1994.

 

 

                                   4.   Fatte queste puntualizzazioni
al fine di inquadrare in modo giuridicamente corretto la problematica dedotta
in giudizio, occorre ora valutare la legittimità della clausola accessoria
imposta dal Municipio nell'intento di rendere conforme all'art. 27 NAPR la
domanda di costruzione presentatagli dai ricorrenti. In effetti, come annota
giustamente il Consiglio di Stato, un permesso può essere subordinato a
clausole accessorie in quanto abbiano un fondamento legale, rientrino nello
scopo perseguito dalla legge, vi sia una connessione con l'oggetto e rispettino
il principio di proporzionalità (Scolari, Commentario della legge edilizia, N.
8 ad art. 44 e rinvii).

 

4.1. Giusta l'art. 27 NAPR "nella zona del nucleo
storico le nuove costruzioni, le ricostruzioni, le trasformazioni e i riattamenti
devono essere eseguiti rispettando le caratteristiche degli edifici esistenti.
Le caratteristiche architettoniche, i volumi e le altezze delle costruzioni devono
rispettare quelle degli edifici esistenti".

 

Scopo della norma è evidentemente quello di salvaguardare
l'identità del nucleo tradizionale vietando interventi che si discostino dalle
caratteristiche architettoniche e volumetriche degli edifici esistenti.

Nell'evenienza concreta, i proprietari del mapp. __________
hanno chiesto di sopraelevare la loro abitazione senza tuttavia rimuovere la
gronda che un tempo ornava il margine del tetto. 

In seguito alla sopraelevazione del tetto, il vecchio
cornicione è venuto a trovarsi ad una quota di circa 2 m inferiore rispetto
alla nuova gronda. Così come si presenta ai nostri giorni (cfr. fotografie agli
atti), la sporgenza non rispetta certamente la tipologia delle costruzioni
esistenti, discostandosi in maniera evidente dalle caratteristiche architettoniche
del nucleo.

Per quanto opinabili possano apparire agli occhi degli
insorgenti, le valutazioni negative operate dal Municipio di __________ in
ordine alla possibilità di mantenere la gronda a 2 ml dal limite del nuovo
tetto appaiono ineccepibili; dal profilo estetico, architettonico e funzionale
la conservazione del cornicione nella posizione auspicata dai ricorrenti si
avvera del tutto inammissibile. Il parere in tal senso espresso anche dalla
Commissione edilizia del Comune di __________ è quanto mai azzeccato e non
pecca certamente d'incoerenza se si pon mente al fatto che l'autorità comunale
aveva parimenti imposto l'eliminazione della (stessa) gronda sulla facciata
dell'edificio contiguo allorquando l'immobile è stato oggetto di una
sopraelevazione.

In quanto conforme agli scopi perseguiti dall'art. 27 NAPR,
la controversa clausola accessoria merita pertanto la più ampia tutela.

 

4.2. Ad onor del vero ci si potrebbe chiedere se la
condizione decisa dal Municipio presenti una relazione sufficiente con gli
interventi oggetto della licenza edilizia rilasciata agli insorgenti.

In effetti, dal piano allegato alla domanda di costruzione si
può desumere come i proprietari intendessero innalzare il tetto di soli 0.70 ml
verso S e di 1.80 ml verso N, in modo che la nuova copertura avesse facce
simmetriche di identica pendenza. In altre parole, al momento della
presentazione della domanda il fatidico cornicione di gronda si trovava già ad
una distanza di circa 1.30 ml dal limite del tetto allora esistente e questo,
verosimilmente, a causa di un pregresso innalzamento della sola falda rivolta a
S.

Questa circostanza non è tuttavia determinante, poiché la sopraelevazione
del tetto nel frattempo eseguita non ha fatto altro che aggravare in maniera
significativa il contrasto esistente con il diritto materialmente applicabile.
Sotto questo punto di vista, nella fattispecie non si può negare una
connessione sufficientemente stretta tra la condizione dedotta in giudizio e la
materia in cui si situa la licenza edilizia.

 

4.3. Quanto alla proporzionalità dell'intervento imposto ai
beneficiari del permesso, non v'è chi non veda come l'interesse pubblico al
rispetto delle norme volte a salvaguardare l'identità architettonica del nucleo
prevalga nettamente su quello meramente pecuniario dei privati alla
conservazione di una gronda che in mancanza di un tetto sul quale agganciarsi
non può nemmeno più essere definita tale. Pur tenendo conto dei costi indotti
dalla rimozione del manufatto (costi che i ricorrenti hanno comunque
contribuito ad accrescere omettendo di eseguire il lavoro in contemporanea con
l'innalzamento del tetto), il sacrificio richiesto loro appare invero minimo se
confrontato con l'interesse della collettività alla conservazione dei reali
valori tradizionali del tessuto edilizio storico.

 

 

                                   5.   Sulla scorta di quanto
precede il gravame deve essere respinto confermando, seppur con altre
motivazioni, la decisione governativa impugnata.

La tassa di giudizio segue la soccombenza degli insorgenti
(art. 28 LPamm).

 

 

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 21, 43, 46 LE; 27 NAPR di __________; 18, 28, 43, 46 e 47 LPamm,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   La tassa di giustizia di fr.
800.- (ottocento) è posta a carico dei ricorrenti in solido.

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             Il
segretario