# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 37ae5152-363d-55d6-aad3-587e0f1c43df
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-11-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.11.2021 35.2021.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2021-69_2021-11-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  35.2021.69

   

  mm

  	
  Lugano

  22 novembre 2021  

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 settembre 2021 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 agosto 2021 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 30 aprile 2018, RI 1,
dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di giardiniere e,
perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni e le malattie professionali
presso l’CO 1, si trovava fermo in sella al proprio scooter in attesa che un
pedone attraversasse la strada, allorquando è stato urtato da un altro scooter proveniente
da tergo. Egli è riuscito a evitare di cadere (doc. 14, p. 1 s.). Secondo il
rapporto 11 giugno 2018 del dott. __________, ha riportato una contusione al
rachide lombare (doc. 13). 

                                         L’esame di RMN lombare del
15 maggio 2018 ha evidenziato la presenza di protusioni discali a livello di
L3-L4 e di L5-S1, come pure una lieve artropatia faccettaria diffusa (doc. 11).

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Dalle tavole processuali
emerge che, nel prosieguo, sono insorti disturbi anche a livello della colonna
cervicale (doc. 14, p. 4). 

 

                                         In data 11 luglio 2018, RI
1 è quindi stato sottoposto a una RMN del rachide cervicale che ha messo in
luce dei fenomeni di osteocondrosi riattivata a livello di C6-C7 con edema
delle limitanti somatiche contrapposte sul versante posteriore, una discopatia
a livello di C5-C6 e C6-C7 con radicolopatia C7 a sinistra, nonché
un’artropatia faccettaria ipertrofica da C4 a C7 (doc. 25). 

 

                                         Con scritto del 6 agosto
2018, l’amministrazione ha informato l’assicurato che, a fronte dei soli
postumi infortunistici residuali, egli sarebbe stato ritenuto totalmente abile
al lavoro a contare dal 13 agosto 2018, con conseguente estinzione del diritto
all’indennità giornaliera (doc. 32). 

 

                               1.3.   Nel corso del mese di
settembre 2018, l’assicurato ha consultato il neurochirurgo dott. __________,
il quale, diagnosticata una radicolopatia C7 a sinistra su ernia discale
espulsa C6-C7 sinistra e Modic di I° tipo, ha disposto l’esecuzione di un
intervento chirurgico, domandando all’CO 1 di assumere i relativi costi (doc.
35). 

 

                                         L’operazione ha avuto
luogo il 17 ottobre 2018 (doc. 57, p. 2). 

 

                               1.4.   In data 18 febbraio 2020, il RA
1 ha chiesto all’assicuratore LAINF di pronunciarsi sulla questione di sapere
se l’ernia discale C6-C7 potesse essere ritenuta conseguenza dell’infortunio
dell’aprile 2018, e ciò alla luce delle considerazioni espresse in proposito
dal dott. __________ (cfr. doc. 50, p. 1 ss.). 

 

                                         Esperiti gli accertamenti
del caso, con comunicazione del 29 luglio 2020, l’CO 1 ha confermato
l’estinzione del diritto alle prestazioni a far tempo dal 13 agosto 2018, posto
che da quella data RI 1 avrebbe raggiunto lo status quo sine a margine
dell’evento infortunistico dell’aprile 2018 (doc. 68). 

 

                                         Su richiesta dell’RA 1
(doc. 73 e doc. 74), il contenuto di questo provvedimento è stato confermato
con decisione formale del 10 marzo 2021 (doc. 76). 

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dal RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 82), in data 13 agosto
2021, l’istituto assicuratore, precisato che la decisione de facto del 6
agosto 2018 sarebbe nel frattempo cresciuta in giudicato, ha innanzitutto
ritenuto inadempiuti i presupposti per procedere a una revisione processuale di
quel provvedimento. In subordine, esaminando ex novo la fattispecie,
l’amministrazione ha ribadito che l’ernia discale cervicale operata dal dott. __________
non costituisce una conseguenza naturale dell’infortunio occorso nell’aprile
2018 (doc. 87).

 

                               1.5.   Con tempestivo ricorso del 14
settembre 2021, RI 1, sempre rappresentato dal RA 1, ha chiesto che, annullata
la decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 venga condannato a ripristinare
il diritto alle prestazioni di corta durata a contare dal 13 agosto 2018. 

                                         A sostegno delle proprie
pretese ricorsuali, dopo aver riconosciuto che la decisione informale del 13
agosto 2018 è in effetti cresciuta in giudicato (“Conscio tuttavia del fatto
che la decisione informale 13.8.2018 è cresciuta in giudicato, …”), l’insorgente
fa innanzitutto valere che sarebbero dati i presupposti di una revisione
processuale, rispettivamente di una riconsiderazione di quel provvedimento,
rilevando al riguardo in particolare quanto segue:

 

" (…) In
primo luogo non comprende la data del 6.8.2019 indicata da CO 1. Forse c’è
stato un errore di battitura e l’assicurazione faceva riferimento alla data di
chiusura dell’evento, il 13.8.2018.

In secondo luogo, ritiene dati i requisiti per una rivalutazione
del suo caso.

La presa di posizione 27.1.2020 del Dr. __________ e le sue
precedenti valutazioni del 10.9.2018, 27.9.2018, 11.10.2018 ecc., devono essere
considerati come nuovi mezzi di prova insorti successivamente alla chiusura del
caso LAINF.

Tali prese di posizione sono atte a mettere in discussione le
conclusioni del medico __________, dr. __________ (breve nota del 3.8.2018) e
il precedente rapporto 17.7.2018 del Dr. __________.

Soprattutto l’ultima valutazione del Dr. __________ del 27.1.2020
è atta a mettere in discussione le valutazioni dei medici dell’assicurazione
siccome in questa valutazione il Dr. __________ spiega chiaramente per quale
ragione l’ernia in zona C7 è da ritenersi di carattere traumatico. 

Secondo il neurochirurgo, dalla RM alla colonna cervicale
11.7.2018 era stata evidenziata un’ernia discale C6/C7 sinistra esclusa e un
Modic tipo I il quale è indice di edema del midollo osseo e d’infiammazione
acuta e possono essere spiegate con la dinamica del trauma e con l’anamnesi
precedente del paziente, che era negativa.

Il medico riferiva chiaramente al punto 3 dello scritto 27.1.2020
come i segni di ernia discale e di un Modic tipo I non fossero visibili nelle
altre vertebre e dischi.

Inoltre alla domanda a sapere quali sono gli elementi che l’hanno
portato a concludere che la cervicobrachialgia sinistra C7 fosse insorta
successivamente alla colluttazione del 30.4.2018, risponde (al punto 5) che il
disco era, come l’ernia, ben idratato, molle e considerante. Non apparivano, al
microscopio e macroscopicamente, segni degenerativi cronici.

Al punto 8 il neurochirurgo precisava che un Modic di II° tipo evidenzierebbe
una degenerazione cronica preesistente poiché questo rilievo indica una
“degenerazione in tessuto grasso” dell’osso. Non vi era un Modic di II° tipo
infatti.

Non si tratta di una lettura diversa del suo quadro clinico data
dal neurochirurgo, come sostiene CO 1, ma di un esame approfondito del caso, da
parte dello specialista che ha avuto in cura il ricorrente e che lo ha operato,
con dati ed elementi scientifici che spiegano la natura dell’affezione.

A differenza del Dr. __________ e del dr. __________, che non
danno una spiegazione chiara e oggettiva del motivo per cui l’ernia possa
essere considerata di carattere degenerativo, il dr. __________, che come detto
ha operato il ricorrente, ha motivato le sue conclusioni e spiegato chiaramente
per quale ragione tale affezione non poteva dirsi morbosa.” (doc. I, p. 9 s.)

 

                                         D’altro canto, a proposito
della tesi difesa dall’CO 1 secondo la quale la nota ernia discale cervicale
non sarebbe stata in ogni caso causata dall’evento infortunistico del 30 aprile
2018, la patrocinatrice del ricorrente ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…) Per
quanto riguarda la contestazione che i dolori cervicali sarebbero emersi solo
un mese e mezzo dall’infortunio, v’è da precisare che il signor RI 1 ha potuto
riferire di questi dolori al medico e al fisiatra verso la fine di giugno 2020,
quando effettivamente non riusciva più a muovere il collo per il dolore. Prima
di questa importante affezione egli aveva costanti dolori alla zona lombare,
dovuta anche al precedente infortunio del 27.4.2018.

Il fatto che l’ernia sia stata evidenziata solo alla RM dell’11.7.2018
non vuol dire che prima non fosse presente o che i dolori non fossero
rilevanti. Semplicemente non era possibile eseguire questo esame. Tale
accertamento era infatti stato richiesto dal Dr. __________ dove l’assicurato
era stato mandato. 

Il dr. __________ ha spiegato nel suo scritto 27.1.2020 (in
risposta al quesito 7) che nella fase di espulsione vi può essere solo dolore
al collo senza dolori all’arto superiore che possono insorgere a distanza di giorni
o mesi dall’evento traumatico. Non è possibile stabilire un periodo di latenza
precisa.

Il medico si è espresso dopo aver letto la dinamica
dell’infortunio, che è idonea a provocare una lesione di questo tipo e a mano
della RM 11.7.2018 alla colonna cervicale e dopo un confronto della situazione
con le altre vertebre del collo.” (doc. I, p. 11)

 

                               1.6.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                                         in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   Preliminarmente, richiamata
la STF 8C_85/2017 del 20 aprile 2018 consid. 5.2 (relativa a un caso in cui
l’incarto era stato affidato dall’assicuratore a un legale esterno
all’istituto per le fasi della procedura giudiziaria; sul tema, si veda pure la
STF 8C_561/2019 dell’11 maggio 2020 consid. 1), questa Corte rileva che decide
questa vertenza nella sua composizione ordinaria (pubblicata sul FUCT N.
043/2018 del 29 maggio 2018) poiché, come dichiarato dall’CO 1 in una
comunicazione dell’8 giugno 2020 al TCA, l’incarto sub judice è stato
trattato dalla funzionaria che figura nell’intestazione degli allegati prodotti
(in concreto, dall’avv. RA 2), senza che la giurista di lingua italiana figlia
del Giudice Ivano Ranzanici se ne sia in alcun modo occupata. 

 

                                         nel merito

 

                               2.2.   In concreto, litigiosa è la
questione di sapere se l’CO 1 era legittimato a dichiarare estinto dal 13
agosto 2018 il proprio obbligo a prestazioni dipendente dall’evento
infortunistico del 30 aprile 2018, oppure no. 

 

                                         Più concretamente, questo
Tribunale è chiamato a esaminare se l’ernia discale cervicale, oggetto
dell’intervento chirurgico del 17 ottobre 2018, si trovava in una relazione
causale naturale con l’infortunio assicurato. In proposito, occorre
immediatamente precisare che il TCA rinuncia a esaminare la fattispecie - opzione
meno favorevole al ricorrente - sotto
l’angolo ristretto dei rimedi straordinari di diritto (revisione processuale ex
art. 53 cpv. 1 LPGA e riconsiderazione ex art. 53 cpv. 2 LPGA), poiché, così
come verrà meglio dimostrato qui in seguito, l’impugnativa non può in ogni caso
avere esito favorevole. 

 

                               2.3.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

 

                               2.4.   Il diritto alle prestazioni
risultante da un infortunio assicurato presuppone l’esistenza di un nesso di
causalità naturale tra l’evento dannoso e il danno alla salute. Questa
condizione è adempiuta qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una conditio sine qua non del danno. È questione di
fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un
nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si
determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente
nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali
(DTF 129 V 177 consid. 3. p. 181, 402 consid. 4.3 p. 406). 

 

                                         Se un infortunio ha
semplicemente scatenato un processo che sarebbe comunque insorto anche senza
questo evento, il nesso di causalità naturale tra i disturbi accusati
dall’assicurato e l’infortunio deve essere negato se lo stato morboso
preesistente è ritornato ad essere quello che era prima dell’infortunio (status
quo ante) oppure se ha raggiunto lo stadio che sarebbe prima o poi
subentrato anche senza l'infortunio (status quo sine) (RAMI 1992 U 142
p. 75 consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093). 

 

                               2.5.   Il diritto alle prestazioni
assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata
tra l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute
fisica, il nesso di causalità adeguata è generalmente ammesso, dal momento in
cui è accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p.
103).

 

                               2.6.   Nella concreta evenienza,
dalle carte processuali si evince che l’amministrazione ha negato l’eziologia infortunistica
all’ernia discale cervicale, facendo essenzialmente capo al parere espresso in
merito dal proprio medico __________ (cfr. doc. 87, p. 6). 

 

                                         In effetti, con nota del
22 luglio 2020, il dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia,
ha risposto negativamente alla domanda se la lesione operata
nell’ottobre 2018 fosse da ricondurre con probabilità preponderante
all’infortunio del 30 aprile 2018 e ha precisato che gli effetti di
quell’evento si erano estinti a distanza di 6-8 settimane (cfr. doc. 65).

                                         Lo stesso dott. __________
è stato di nuovo consultato dall’amministrazione prima dell’emanazione della
decisione su opposizione impugnata. Con apprezzamento del 10 agosto 2021 (doc.
86), il medico __________ ha ribadito l’assenza di un legame causale naturale
tra il sinistro assicurato e la nota ernia cervicale, rispettivamente i
relativi disturbi. A suo avviso, l’infortunio occorso al ricorrente non sarebbe
stato di per sé atto a causare un’ernia del disco (“L’assicurato è stato
vittima di un banale infortunio, senza accelerazione e senza un danno diretto,
non è caduto. Non si tratta di un trauma assiale e nemmeno di un trauma tipo
whiplash. Il trauma indiretto al suo corpo colpendo unicamente lo scooter a mio
parere non è assolutamente in grado di provocare un’ernia discale”) e, d’altra
parte, la tipica sintomatologia non sarebbe insorta immediatamente dopo
l’evento (“L’assicurato si è rivolto ai medici per dolori lombari solo a più di
due mesi post-infortunio banale. L’esame del dr. med. __________ non ha
evidenziato nessuna alterazione cutanea o tumefazione localizzata a livello
cervicale o lombare. Ha evidenziato una dolenzia all’apofisi spinosa dalla IV
fino alla VII vertebra cervicale alla digitopressione ed inoltre una contrattura
muscolare del muscolo trapezio, parte superiore verso collo cervicale (non
lungo la muscolatura paravertebrale). Non vi è quindi nessuna relazione con la
tempistica dell’infortunio ed i sintomi che hanno portato l’assicurato ad
effettuare una visita medica.”). 

 

                                         Di diverso avviso è il
dott. __________, autore dell’intervento chirurgico del 17 ottobre 2018, interpellato
dalla patrocinatrice dell’insorgente. In effetti, con referto del 27 gennaio
2020 (doc. 50, p. 7), lo specialista in neurochirurgia ha in particolare
dichiarato che l’infortunio era di per sé idoneo a provocare un’ernia discale
esplusa a sinistra in zona C6-C7, precisando al riguardo che il Modic di tipo I
refertato unitamente all’ernia discale C6-C7 “… è indice di edema del midollo
osseo e d’infiammazione acuta e possono essere spiegate con la dinamica del
trauma e con l’anamnesi precedente del paziente che mi risulta negativa per
problematiche cervicali. Questi segni non sono visibili nelle altre vertebre e
dischi”. Trattandosi della questione del tempo di latenza dei sintomi, egli ha
poi sostenuto che “nella fase dell’esplusione vi può essere solo dolore al
collo senza dolori all’arto superiore che possono insorgere a distanza di
giorni o mesi dall’evento traumatico. Non è possibile stabilire un periodo di
latenza preciso.”. 

 

                               2.7.   Il Tribunale federale ha già
avuto modo, in più occasioni, di pronunciarsi in merito all'eziologia delle
ernie discali e, specificatamente, di quelle cervicali.

 

                                         Secondo
la sua giurisprudenza, la maggior parte delle ernie discali ha una causa
degenerativa e un infortunio può solo eccezionalmente essere all'origine di una
tale patologia (RAMI 2000 U 378 p. 190, U 379 p. 192, U 363 p.
45; STF 8C_1003/2010 del 22 novembre 2011 consid. 1.3, 8C_790/2010 del 15
febbraio 2011 consid. 4.3, 8C_735/2009 del 2 novembre 2009 consid. 2,
8C_124/2008 del 17 ottobre 2008 consid. 4).

                                         In
una sentenza non pubblicata U 193/98 del 4 giugno 1999, s confermata (cfr. STF
U 94/01 del 5 settembre 2001 consid. 2c), riguardante un assicurato, vittima di
una caduta, affetto da un'ernia discale C6-C7, l’Alta Corte ha esplicitamente
fatto propria la posizione della dottrina medica dominante inerente all’eziologia
delle ernie discali cervicali.

                                         Quest'ultima
subordina il riconoscimento della causalità naturale tra un evento traumatico e
l'apparizione dei sintomi dolorosi di un'ernia discale (e cioè di un’ernia causata
dall’infortunio), ai quattro seguenti criteri cumulativi: il trauma deve
essere stato causato da un infortunio il cui meccanismo è suscettibile di aver
provocato la protrusione del disco; i dolori devono apparire immediatamente
dopo il trauma e avere un tipico carattere radicolare (cervico-brachialgie); il
paziente non deve, inoltre, aver già presentato tale sintomatologia e il
frammento interessato deve apparire intatto sulle lastre eseguite
anteriormente, poiché la più parte delle ernie cervicali rimangono a lungo
asintomatiche (cfr. J. Krämer, Bandscheibenbedingte Erkrankungen, 5a ed., 2006,
p. 343).

 

                                         I
criteri appena esposti valgono di principio anche in caso di peggioramento
duraturo (direzionale) di uno stato morboso preesistente (cfr. STF 8C_902/2011 del 10 febbraio 2012 consid. 2.1 e riferimenti ivi
menzionati). In particolare, è necessario che vi siano, citiamo: "…
attendibili reperti radioscopici suscettibili di fare ritenere un aggravamento
significativo e duraturo dell'affezione degenerativa preesistente alla colonna
vertebrale (RAMI 2000 No. U 363, pag. 46, cfr. pure sentenza inedita del 4
giugno 1999 in re S., U 193/98, consid. 3c)." (STF U 194/05 del 25 ottobre
2006). 

 

                                         Qualora
un’ernia del disco preesistente sia stata solo resa manifesta dall’infortunio,
i disturbi scatenati in tal modo devono apparire entro un breve lasso di
tempo, affinché possano essere ancora considerati conseguenza naturale
dell’evento in questione. 

                                         Va
precisato che, secondo la giurisprudenza, la durata tollerata della latenza
varia a seconda del segmento interessato dall’ernia del disco (rachide
lombare/toracale oppure cervicale):

 

"                                                    
Wird eine vorbestandene Diskushernie durch den
Unfall lediglich manifest, müssen die dadurch ausgelösten Beschwerden innerhalb
einer kurzen Zeitspanne auftreten, um als natürlich kausale Folgen des
fraglichen Ereignisses zu gelten. Für den Brust- und Lendenwirbelbereichwird
eine Latenzzeit von höchstens acht bis zehn Tagen angegeben (Alfred M.
Debrunner/Erich W. Ramseier, Die Begutachtung von Rückenschäden, Bern 1990, S.
55). Bei einer vorbestehenden Diskushernie der Halswirbelsäule beträgt das
beschwerdefreie Intervall in der Regel lediglich wenige Stunden (Krämer,
a.a.O. S. 355; nicht veröffentlichtes Urteil S. vom 4. Juni 1999 [U 193/98]).“ (STF U 218/04 del 3 marzo 2005 consid. 6.1 - il corsivo è del
redattore)

 

                                         In
tale ipotesi, ossia quella in cui l’infortunio ha giocato un ruolo
semplicemente scatenante, l'assicurazione assume la sindrome dolorosa legata
all'evento traumatico. Le conseguenze di un’eventuale ricaduta devono essere
assunte soltanto se esistono dei chiari sintomi che attestano una relazione di
continuità tra l'evento infortunistico e la ricaduta (cfr. STF U
312/05 del 4 novembre 2005 consid. 4.2, U
270/02 del 27 ottobre 2003 consid. 3.1, U 170/00 del 29 dicembre 2000 e
la dottrina medica e la giurisprudenza ivi citate).

 

                               2.8.   Vagliata con
attenzione la documentazione all’inserto, questa Corte ritiene che
almeno una delle condizioni cumulative poste dalla dottrina medica
dominante e dalla giurisprudenza (cfr. supra, consid. 2.7.), faccia
difetto. 

                                         Per
i motivi che verranno diffusamente esposti qui di seguito, il TCA non ritiene
provato, con un sufficiente grado di verosimiglianza, che la sintomatologia legata
all’ernia discale cervicale, si sia manifestata immediatamente dopo
l’infortunio, rispettivamente entro alcune ore.

 

                                         Innanzitutto, con
certificato medico LAINF dell’11 giugno 2018, il dott. __________ ha attestato
che la prima consultazione ha avuto luogo il 2 maggio 2018 e che l’assicurato
lamentata “dolori lombari L5-S1 con blocco” (doc. 13). 

 

                                         D’altro canto, dal modulo
per l’accertamento di traumi della colonna cervicale e di traumi cranici lievi,
compilato a margine dell’audizione 21 giugno 2018 del ricorrente, si apprende
segnatamente che i dolori al collo erano apparsi “dopo settimane o mesi”
e meglio dopo l’inizio della fisioterapia (cfr. doc. 14, p. 3 e 4). Dagli atti
risulta che la prima prescrizione di fisioterapia è datata 28 maggio 2018 (doc.
34; si veda pure il doc. 50, p. 10, in cui il fisioterapista ha attestato che
le cure hanno avuto inizio nel mese di maggio 2018). 

                                         Infine, con rapporto 5
marzo 2020, il medico curante dell’insorgente ha in particolare dichiarato che
“il signor RI 1 subito dopo l’infortunio del 30.4.2018 ha sempre riferito solo
dei forti dolori lombari. Solo successivamente, precisamente alla
consultazione del 18.6.2018, mi ha riferito di dolori cervicali caratterizzati
da blocco cervicale successivamente irradiati all’arto superiore sx. Da
questo momento le problematiche e terapie hanno interessato unicamente le
patologie della colonna cervicale e non più lombare.” (doc. 58, p. 3 – il
corsivo è del redattore). 

 

                                         Alla luce di quanto
precede, questo Tribunale deve concludere che i disturbi interessanti la
regione cervicale, anche quelli privi di carattere radicolare, sono insorti ben
al di là di alcune (poche) ore dopo l’infortunio del 30 aprile 2018, di modo
che quest’ultimo evento non ha causato (in senso stretto) l'ernia discale messa
in luce dall’esame di RMN dell’11 luglio 2018, né ha provocato il
peggioramento direzionale di uno stato patologico preesistente. D’altro canto,
visto che i disturbi sono insorti con un periodo di latenza che va ben oltre la
“qualche ora” al quale fa riferimento la giurisprudenza federale (cfr. supra,
consid. 2.7.), al sinistro assicurato non può essere imputato nemmeno un ruolo
scatenante.

 

                                         Il dott. __________ non
può essere seguito laddove fa valere che, in materia di ernie discali, non
sarebbe possibile stabilire un periodo di latenza preciso, in quanto questa
opinione contrasta con la giurisprudenza federale, rispettivamente con la
dottrina medica sulla quale essa si fonda (cfr. supra, consid. 2.7.). Il
suo parere non appare dunque atto a rimettere in discussione dei principi
largamente condivisi nella comunità medico-scientifica. 

 

                                         In esito a quanto precede,
questo Tribunale reputa dimostrato, perlomeno con il grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza federale, che l’ernia discale cervicale e la corrispondente sintomatologia
accusata da RI 1, non costituivano
una conseguenza naturale dell’evento infortunistico del 30 aprile 2018.

 

                                         Il TCA rinuncia inoltre
all'assunzione di ulteriori mezzi di prova, in particolare a quelli richiesti
con l’impugnativa (interrogatorio formale del ricorrente e audizione
testimoniale del medico curante specialista), considerato che è già sin d’ora
verosimile che da essi non emergeranno nuovi e rilevanti elementi di
valutazione. 

 

                                         In queste condizioni, il
ricorso deve essere respinto e la decisione su opposizione impugnata
confermata. 

 

                               2.9.   L’art. 61 lett. a LPGA, in
vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere
semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa
di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte
che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

                                         In data 1° gennaio 2021 è
entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA prevede ora
unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica.
Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA
secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è
soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato. 

 

                                         Secondo l’art. 82a LPGA
(Disposizione transitoria, cfr. RU 2021 358), ai ricorsi pendenti dinanzi al
tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del
21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

 

                                         In concreto, il ricorso è
del 14 settembre 2021 per cui si applica la nuova disposizione legale.
Trattandosi di prestazioni LAINF, il legislatore non ha previsto di prelevare
le spese (sul tema, cfr. STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di giustizia,
mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti