# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ca07e9db-b9e1-56ef-ad0d-2fc32f6067ac
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.05.2015 35.2014.109
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2014-109_2015-05-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2014.109

   

  cr

  	
  Lugano

  18 maggio 2015

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 dicembre 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 6 novembre 2014 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 6 ottobre 2007 RI 1,
nata nel 1955, caporeparto presso __________ - e, perciò, assicurata d’obbligo
contro gli infortuni presso la CO 1 - è rimasta vittima di un infortunio
professionale, sbattendo la spalla contro una porta (doc. 1).

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                                         Dopo aver subìto in data 6
febbraio 2008 un intervento di sutura della cuffia rotatoria, tenotomia CLB e
decompressione sottoacromiale (doc. 19), l’assicurata ha riacquistato una piena
capacità lavorativa a partire dall’8 settembre 2008.

 

                               1.2.   Nel mese di maggio 2009
l’assicurata ha annunciato una ricaduta (doc. 33.1), inizialmente assunta dalla
CO 1 (doc. 43).

 

                                         Esperiti gli accertamenti
medici del caso, tuttavia, con decisione formale del 1° marzo 2012,
l’assicuratore LAINF ha rifiutato integralmente la richiesta di prestazioni
dell’assicurata dal 1° marzo 2010, in quanto i disturbi da ella presentati non
sono più in relazione di causalità almeno probabile con l’infortunio del 6
ottobre 2007, ma sono da attribuire esclusivamente a malattia (doc. 132).

 

                                         Contro tale decisione, in
data 2 aprile 2012, l’avv. RA 1 ha interposto, per conto dell’assicurata,
tempestiva opposizione (doc. 133).

 

                                         Nel frattempo, con
progetto di decisione del 19 giugno 2012, l’Ufficio AI ha stabilito che “dal 1°
aprile 2009 l’assicurata ha diritto ad una rendita intera di invalidità (grado
AI 100%) limitata al 31 agosto 2010, ovvero tre mesi dal perdurare del
miglioramento dello stato di salute (art. 88a OAI). A questo momento la rendita
non viene però versata in quanto la richiesta è tardiva. Dal 1° febbraio 2012, ha nuovamente diritto ad una rendita intera (grado AI 83%)” (doc. 138).

 

                                         A seguito della
presentazione di nuova documentazione medica da parte della patrocinatrice
dell’assicurata, l’amministrazione ha ritenuto necessario interpellare
nuovamente il proprio medico fiduciario, il quale ha espresso la propria
valutazione conclusiva tramite lo scritto datato 31 dicembre 2012, ma giunto
all’assicuratore LAINF solo in data 26 febbraio 2013 (doc. 160).

 

                                         Ricevuto tale parere, in
data 28 maggio 2013 l’assicuratore LAINF ha chiesto alla patrocinatrice
dell’assicurata di comunicare se intendesse mantenere o meno l’opposizione
(doc. 164), ottenendo in data 1° luglio 2013 risposta positiva (doc. 165).

 

                                         Con decisione su
opposizione del 6 novembre 2014 l’assicuratore LAINF - dopo avere indicato che
“a seguito di problemi di ristrutturazione interna, per le cui conseguenze la CO
1 si scusa, il caso, che sarebbe dovuto essere affrontato dal Servizio
giuridico centrale, si è trascinato per parecchi mesi fino a giungere
nuovamente nelle mani del sottoscritto patrocinatore della CO 1, con l’onere di
redigere la presente decisione su opposizione” - ha confermato il contenuto
della sua prima decisione (doc. A2).

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 9
dicembre 2014, RI 1, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto che,
annullata la decisione su opposizione impugnata, le venga riconosciuta una
rendita di invalidità del 100% o che vengano ripristinate le indennità
giornaliere e le spese di cura.

                                         Sostanzialmente, la
patrocinatrice della ricorrente ha ritenuto l’istruttoria della CO 1 lacunosa e
superficiale e che la decisione sia stata “presa in modo del tutto sbrigativo
(nonostante il lungo periodo trascorso), senza il necessario approfondimento”.

                                         Secondo la rappresentante
dell’assicurata, l’assicuratore infortuni non avrebbe dovuto accontentarsi di
negare l’esistenza di un nesso causale sulla sola base dell’esame dell’incarto
da parte del dr. __________ - il quale “senza visitare la paziente, senza
predisporre esami specifici e senza rivedere le sue valutazioni” ha concluso
che “non si può assolutamente dimostrare un nesso di causalità chiaro ed
evidente tra l’infortunio iniziale e quanto manifestatosi negli anni successivi
con correlazione eventuale di malattia degenerativa a livello del rachide
cervicale” - ma avrebbe dovuto ordinare “una perizia approfondita per escludere
o meno l’esistenza del nesso causale tra l’infortunio e il danno alla salute”.

                                         La patrocinatrice della
ricorrente ha sottolineato come “tutti i medici che ebbero a visitare la
ricorrente indicano nelle loro diagnosi che l’affezione fisica è, comunque,
dovuta all’infortunio del 2007. D’altra parte la ricorrente, prima di tale
infortunio, non aveva mai avuto nulla” (doc. I).

 

                               1.4.   La CO 1, in risposta, ha
chiesto che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).

 

                               1.5.   Con scritto dell’11 febbraio
2015, la patrocinatrice della ricorrente – dopo aver indicato, quale teste, la
dr.ssa __________ e avere ribadito la richiesta di perizia medica atta ad
accertare il nesso di causalità tra l’infortunio e il danno alla salute della
signora RI 1 - ha chiesto al TCA una proroga del termine per presentare nuovi
mezzi di prova “in quanto sarebbe intenzione della mia mandante presentare ulteriore
documentazione medica” (doc. VII).

 

                                         Nonostante la proroga del
termine concessa dal TCA (doc. VIII), ad oggi non è stata presentata da parte
della ricorrente nuova documentazione medica.

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF  9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se la CO 1 era legittimata, oppure no, a negare a partire
dal 1° marzo 2010 il proprio obbligo a prestazioni in relazione all’annunciata
ricaduta dell’infortunio del 6 ottobre 2007.

 

                                         Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA)
a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti, il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile
miglioramento della salute dell'assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF): nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento
se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di
salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19
cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure
del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è
pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).

 

                               2.3.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio
assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406 consid. 4.3.1,
DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano 

                                         un ruolo causale.
Pertanto, la cessazione delle prestazioni entra in considerazione soltanto in
due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.4.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39). 

 

                               2.5.   In virtù dell’art. 11 OAINF,
l’assicuratore LAINF è tenuto a riprendere l’erogazione delle prestazioni
assicurative in caso di ricadute o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet,
Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht,
Berna 1985, p. 277).

                                         Né la LAINF
né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la pretesa
potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze tardive
appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato, e
ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno
ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di un nesso di causalità
(cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

 

                                         Nella
sentenza pubblicata in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che,
trattandosi di una ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non
può essere ammessa soltanto sulla base del nesso di causalità naturale
riconosciuto in occasione del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che
rivendica le prestazioni dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità
naturale fra i “nuovi disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il
nesso di causalità è provato secondo il criterio della verosimiglianza
preponderante, può essere riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico
dell’assicuratore-infortuni. In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole
all’assicurato, il quale intendeva derivare diritti da un nesso di causalità
naturale rimasto indimostrato.

 

                               2.6.   Dalle carte processuali
emerge che l’amministrazione ha negato il proprio obbligo a prestazioni in
relazione alla ricaduta annunciata nel mese di maggio 2009, in quanto i disturbi accusati dall’assicurata non derivano da problematiche di natura
post-infortunistica a livello della spalla destra o da chiari segni correlabili
con i postumi dell’intervento artroscopico del febbraio 2008, ma sono invece imputabili
ad una brachialgia con amiotrofia della mano destra attribuibile ad alterazioni
discali del rachide cervicale senza nesso di causalità con l’infortunio occorso
in data 6 ottobre 2007.

                                         

                                         Di avviso contrario la
patrocinatrice della ricorrente, a mente della quale l’istruttoria eseguita
dall’amministrazione è stata superficiale e non ha tenuto debitamente conto del
fatto che tutti i medici che hanno visitato l’assicurata hanno indicato nelle
loro diagnosi che l’affezione fisica è dovuta all’infortunio del 2007.

 

                                         Chiamato a pronunciarsi,
il TCA concorda con la decisione dell’amministrazione per i motivi che verranno
qui di seguito esposti.

 

                                         Va, innazitutto
sottolineato che, come indicato nel rapporto del 31 dicembre 2012 dal dr. __________,
spec. FMH in chirurgia, consulente dell’assicuratore LAINF, l’infortunio del 6
ottobre 2007 aveva comportato una contusione diretta del cingolo
omero-scapolare destro, senza che alcun altro tipo di trauma venisse dimostrato
a livello della colonna cervicale (doc. 160).

                                         

                                         Solo in seguito e meglio
nel referto del 14 agosto 2009, il dr. __________, spec. FMH in fisiatria, ha
indicato che “dal mese di aprile 2009 la paziente accusa nuovamente un
incremento della sintomatologia dolorosa a livello dell’arto superiore destro e
anche cervicale”, mettendo in evidenza l’esistenza di “un’ernia discale C5-C6 a
destra” (doc. 42).

                                                                                

                                         Nel rapporto del 30
ottobre 2009, il Prof. dr. __________, Medico aggiunto di ortopedia presso
l’Ospedale __________ di __________ __________ (e autore dell’intervento di
riparazione dei tendini della cuffia rotatoria alla spalla destra del 2008, n.d.r.),
ha rilevato che “dopo l’intervento la paziente è stata sottoposta a diversi
esami di RM che non dimostravano recidive della lesione né altre patologie
significative a carico della spalla destra”, aggiungendo che “all’esame clinico
la paziente mostra segni di dolore neuropatico con forte dolore alla
compressione del cavo ascellare” (doc. 53).

 

                                         Una TAC del torace a vuoto
del 9 dicembre 2009 eseguita dalla dr.ssa __________, Vice Primario di
radiologia dell’Ospedale __________ di __________, ha messo in evidenza, oltre
ad un nodulo subpleurico a livello del segmento dorsale del lobo superiore
destro, l’esistenza di “un quadro degenerativo a carico della colonna dorsale;
un quadro degenerativo a carico dell’articolazione acromion-claveare sinistra;
un quadro degenerativo a carico della colonna cervicale e a livello C6-C7 con
restringimento del forame di coniugazione sinistro” (doc. 58.1).

 

                                         In occasione della visita del
14 giugno 2010, inoltre, il Prof. __________, Primario di ortopedia presso la __________
__________ di __________, ha escluso un nesso di causalità tra l’infortunio e
il decorso post-operatorio (cfr. doc. 79.1, che si conclude con la seguente
affermazione: “Aus meiner Sicht kann ich keine Therapie anbieten glaube aber
mit grosser Sicherheit sagen zu können, dass die von der Patientin geklagten
Beschwerden nicht durch eine residuelle Schulterpathologie bedingt sind”).

 

                                         Nel referto del 22
dicembre 2011, il Prof. dr. __________, Primario del Servizio di Neurologia
dell’Ospedale __________ di __________, ha posto la diagnosi principale di
“brachialgia cronica prossimale destra con/su amiotrofia a carico della
muscolatura intrinseca della mano destra; EMG (28 ottobre 2010 e 24 gennaio
2011): sofferenza neurogena acuta e cronica nel territorio radicolare C8 a
destra; RM cervicale (18 novembre 2010): ernia discale medio-laterale destra
con probabile conflitto radicolare; stato da intervento ricostruzione cuffia
dei rotatori di destra (2.2008); componente funzionale”, concludendo che
l’assicurata è “affetta da brachialgia cronica, associata ad un’ipotrofia della
muscolatura intrinseca della mano destra, riconducibile ad una sofferenza
neurogena radicolare nel territorio C8-T1, comprovata dagli esami
neurofisiologici e neuro radiologici” (doc. 123).

                                      

                                         In data 31 dicembre 2012,
il dr. __________, chiamato dall’assicuratore infortuni ad esprimersi in merito
alla documentazione medica acquisita agli atti, ha osservato quanto segue:

 

" (…)

Valutazione:

 

l’incidente fu accettato come contusione diretta del cingolo
omero-scapolare destro. Nessun altro tipo di trauma fu dimostrato a livello
della colonna cervicale.

Dopo l’intervento effettuato a febbraio del 2008 vi fu un notevole
miglioramento clinico con ripresa anche dell’attività lavorativa.

 

Solo in seguito sono subentrati dei problemi di tipo algico e
sensitivo.

La valutazione del dr. Prof. __________ della Clinica __________
di __________ ha escluso un nesso causale tra quanto in seguito riscontrato a
distanza di anni per altro e l’infortunio.

Pure il dr. __________ – FMH in chirurgia – del Servizio Medico
Regionale (SMR) dell’Ufficio AI, con rapporto del 3.2.2011, riscontra
un’affezione extra-infortunistica caratterizzata da brachialgia con amiotrofia
della mano destra attribuibile ad alterazioni discali del rachide cervicale
senza nesso di causalità con l’infortunio occorso in data 8.10.2007.

Anche il lasso di tempo trascorso tra l’infortunio e la
manifestazione di sofferenza neurogena acuta e cronica nel territorio C8 destro
verificata alla EMG del 28.10.2010 e 24.1.2011 depone assolutamente contro un
nesso di causalità chiaro ed evidente tra una semplice contusione diretta della
spalla e quanto riscontrato in seguito negli anni successivi.

 

In base a tutti questi parametri, non si può assolutamente
dimostrare un nesso di causalità chiaro ed evidente tra l’infortunio iniziale e
quanto manifestatosi nel corso degli anni successivi con correlazione eventuale
di malattia degenerativa a livello del rachide cervicale.

Tutti gli esami, le perizie e le visite effettuate, non da ultimo
dal Prof. __________ – Primario della Clinica __________ di __________ – sono
eloquenti.

L’iter di indagine è stato ineccepibile da un punto di vista
Lainf.

 

Resta ora di pertinenza della paziente dimostrare con
documentazione medica e con esami radio-strumentali inconfutabili che ciò di
cui soffre sia da ascrivere direttamente ad un problema sicuramente
post-infortunistico.” (Doc. 160 pag. 3)

 

                                         Il TCA condivide le
considerazioni, ben motivate, espresse dal dr. __________, che, del resto, non
sono state smentite tramite la presentazione di documentazione medico-specialistica
in grado di dimostrare l’esistenza di un nesso causale tra i disturbi
dell’assicurata e l’infortunio assicurato.

                                      

                                         Tale non può essere
considerato il referto del 2 aprile 2012 indirizzato all’avv. RA 1 con il quale
la dr.ssa __________, spec. FMH in medicina interna, ha indicato che
l’assicurata “non è nelle condizioni cliniche, per infortunio, di poter
effettuare dei lavori di tipo gravoso in misura totale e neanche parziale”,
aggiungendo che “a causa del succitato infortunio la stessa ha riportato
pesanti reliquati che le impediscono qualsiasi tipo di attività” e concludendo
per una totale incapacità lavorativa “a causa dell’infortunio occorsole in data
6.10.2007” (doc. 133.2).

                                         Tale referto, del tutto
generico, non è infatti atto a dimostrare l’origine infortunistica delle
patologie che affliggono l’assicurata.

 

                                         Una presunta origine infortunistica
dei disturbi dell’interessata non può nemmeno essere desunta, a mente del TCA,
dalla circostanza invocata in sede ricorsuale “che tutti i medici che ebbero a
visitare la ricorrente indicano nelle loro diagnosi che l’affezione fisica è
dovuta all’infortunio del 2007” e che “d’altra parte la ricorrente, prima di
tale infortunio, non aveva nulla” (doc. I).

                                         Nella risposta di causa,
l’amministrazione ha rilevato che tutti i medici che visitarono l’assicurata “nelle
loro diagnosi hanno (perché non avrebbero agito in modo corretto se non
l’avessero evocato) fatto un semplice cenno al dato anamnestico dell’infortunio
e del problema alla spalla, poi operata con successo senza porre in relazione
quell’evento al problema invalidante”, aggiungendo che “si prende atto che la
ricorrente sostiene che prima dell’infortunio del 2007 non aveva mai avuto
nulla; ciò però niente toglie al fatto che a distanza di parecchi mesi
dall’infortunio sono stati accertati talmente tanti elementi degenerativi così
invalidanti da considerarla ai fini della LAI ma non anche ai fini della LAINF
invalida” (doc. V).

                                         Al riguardo, questo
Tribunale concorda con la considerazione espressa dall’amministrazione riguardo
il carattere imprescindibile dell’indicazione, nell’elenco delle diagnosi che
affliggono l’assicurata, anche del dato anamnestico dell’infortunio del 2007 e del
conseguente intervento di ricostruzione della cuffia dei rotatori di destra del
febbraio 2008, senza che da tale circostanza derivi automaticamente il
riconoscimento dell’origine infortunistica della brachialgia con amiotrofia
della mano destra presentata dall’assicurata. 

                                         Va infatti sottolineato
che il fatto che la sintomatologia in questione possa essere fatta risalire, da
un profilo anamnestico, all’infortunio del 2007, non è un argomento
sufficiente a dimostrare che essa costituisca una conseguenza naturale dello
stesso evento. In effetti, secondo la giurisprudenza federale, l’argomento
sollevato è insostenibile dal profilo della medicina infortunistica e inammissibile
da quello probatorio (cfr. STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013 consid. 7.2.2: “Der Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst, wenn
nicht vom Unfall aus dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an der
linken oberen Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage angerufene
Beweisregel "post hoc ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V 335 E. 2b/bb
S. 341 f.) ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar und
beweisrechtlich nicht zulässig, …“). 

 

                                         Il
TCA non può, inoltre, concordare con la critica sollevata in sede ricorsuale a
proposito della mancanza di accertamenti approfonditi da parte
dell’assicuratore LAINF, il quale si sarebbe accontentato del parere espresso
in data 31 dicembre 2012 dal dr. __________, senza tuttavia visitare l’assicurata
e senza predisporre esami specifici (cfr. doc. I).

                                         Come visto, infatti, in
data 31 dicembre 2012 il dr. __________ - il quale aveva già visitato
l’assicurata in data 2 febbraio 2010 e in data 23 febbraio 2011 – ha formulato
una valutazione conclusiva, tenendo conto di tutta una serie di valutazioni
specialistiche (ortopediche e neurologiche) e di approfondimenti di natura
strumentale (esami RM e EMG) eseguiti proprio al fine di acclarare l’origine
dei disturbi che affliggono l’interessata.

 

                                         Infine, il TCA rileva che
all’origine dell’attribuzione di una rendita intera di invalidità da parte
dell’Ufficio AI (cfr. decisione del 27 novembre 2012, doc. 159.1) vi è l’esistenza
di patologie neurologiche di natura extra-infortunistica.

 

                                         Nel rapporto del 3
febbraio 2011, infatti, il dr. __________, spec. FMH in chirurgia, dopo aver
posto quale diagnosi principale quella di “brachialgia con amiotrofia mano
destra” e quali ulteriori diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa,
quelle di “ernia C7-T1 con probabile conflitto radicolare; ernia cervicale
C6-7; stato dopo rottura parziale del muscolo sovra-spinato destro con
instabilità del capo lungo muscolo bicipite; stato dopo artroscopia spalla
destra con sutura cuffia rotatori, tenotomia CLB e decompressione sottoacromiale
nel febbraio 2008”, ha evidenziato che “dalla documentazione in nostro possesso
si riscontra un’affezione extra-infortunistica caratterizzata da brachialgia
con amiotrofia mano destra attribuibile ad alterazioni discali del rachide cervicale
senza nesso di causalità con l’infortunio occorso in data 8 ottobre 2007. Tale
affezione non ravvisa possibili provvedimenti terapeutici con influsso positivo
sulla capacità lavorativa” (doc. AI 47-3).

                                      

                                         Nel referto peritale del
16 aprile 2012 redatto su incarico dell’Ufficio AI, il dr. __________, spec.
FMH in neurologia, ha considerato l’assicurata totalmente inabile al lavoro
nella professione abituale ponendo le diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa di “1. brachialgia prossimale destra cronica in stato dopo
intervento di ricostruzione della cuffia dei rotatori nel febbraio 2008, dopo
incidente alla spalla nel giugno 2007; 2. amiotrofia della mano destra in un
contesto di radicolopatia cronica motoria C8 destra; 3. alterazioni degenerative
diffuse alla colonna cervicale, con in particolare discopatia C7 Th1 e
protrusione del disco con verosimile contatto alla radice C8 destra questo
livello” e, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quelle di
“1. sindrome ansioso depressiva e sindrome da disadattamento con reazione
ansioso depressiva prolungata; 2. ipertensione arteriosa; 3. dislipidemia” (doc.
AI 75-12). 

                                         Rispondendo poi ad una
precisa richiesta di chiarimenti da parte del SMR a proposito della residua
capacità lavorativa dell’interessata in attività adatte, il dr. __________ ha
osservato che “la valutazione della capacità residua lavorativa tiene conto
della destrerità, delle capacità motorie e sensitive dell’assicurata, che
sembrano non essere limitate a livello del braccio e mano sinistra, ma deve
anche tenere conto della globalità dello stato generale, che nel contesto
specifico viene profondamente limitato dalla patologia localizzata alla mano
destra, continua e costante nella sua manifestazione. Nella fattispecie queste
sofferenze sono di entità tale da essere significativamente limitanti riguardo
la ripresa di una qualsiasi attività lavorativa in un contesto di libero
mercato del lavoro. Questa affermazione potrebbe però anche venire mitigata da
una diversa valutazione, effettuata da specialisti diversi, in quanto tale
sofferenza espressa primariamente in modo soggettivo è difficilmente (e
diversamente) oggettivabile. Per questo motivo non mi è possibile affermare con
certezza una capacità lavorativa superiore al 20%, questa però potrebbe essere
verificata empiricamente in un contesto operativo sul posto di lavoro,
inserendo la paziente nella sua possibile mansione e valutandone in seguito
quali sono le reali capacità lavorative residue. Ritengo che solo in questo
modo si possa ottenere una valutazione il più oggettiva possibile della
capacità lavorativa residua in un’attività adatta, che beninteso non richieda
l’utilizzo della mano destra (come ad esempio un’attività di controllo)” (doc.
AI 77-1).

 

                                         Da tutto quanto sopra
esposto, è dunque a ragione, a mente del TCA, che l’amministrazione ha concluso
che i disturbi accusati dall’assicurata non derivano da problematiche di natura
post-infortunistica a livello della spalla destra o da chiari segni correlabili
con i postumi dell’intervento artroscopico del febbraio 2008, negando di
conseguenza il proprio obbligo a prestazioni in relazione alla ricaduta
annunciata nel mese di maggio 2009.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti