# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d967757c-f0d2-55b0-b3b6-457f022b4592
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.08.2009 36.2008.153
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2008-153_2009-08-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  36.2008.153

   

  TB

  	
  Lugano

  17 agosto
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 ottobre 2008
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1,   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 10 settembre
  2008 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio dell'assicurazione malattia, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione sociale
  contro le malattie

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1948, beneficiaria di una rendita intera di invalidità dal 1° aprile 2006, il
7 maggio 2007 (doc. 4) ha fatto richiesta di prestazioni complementari all'AI. Con due decisioni dell'11 ottobre 2007 la Cassa cantonale di
compensazione le ha concesso le PC dal 1° aprile 2006 al 31 dicembre 2006 (doc.
5) e dal 1° gennaio 2007 al 31 luglio 2007 (doc. 6), riconoscendole il
versamento di una prestazione mensile dalla quale Fr. 75.- al mese erano
versati nel 2006 all'Ufficio
assicurazione malattia per il pagamento del premio di Cassa malati e Fr. 349.-
nel 2007.

                               1.2.   Il 27
novembre 2007 (doc. 1) la Cassa di compensazione ha informato l'Ufficio assicurazione malattia che, a
seguito di nuovi dati emersi, il diritto al pagamento del contributo per il
premio di Cassa malati non era più dato dal 1° aprile 2006. Pertanto, la Cassa
chiedeva all'UAM in
restituzione la somma di Fr. 3'118.-.

 

                               1.3.   Questa circostanza
ha comportato che con decisione del 29 gennaio 2008 (doc. 2) l'Ufficio assicurazione malattia ha chiesto
all'assicurata, non più
beneficiaria di PC e quindi del diritto al pagamento del premio LAMal, la
restituzione entro 30 giorni di Fr. 3'022,20 relativi all'avvenuto
versamento del premio di Cassa malati dal 1° aprile 2006 al 31 dicembre 2006 e
di Fr. 2'392,60 per il periodo
dal 1° gennaio 2007 al 31 luglio 2007, per un totale dovuto, non avendo diritto
al sussidio, di Fr. 5'414,80.

 

                               1.4.   A seguito
del reclamo del 15/27 febbraio 2008 (docc. 3 e 6), il 17 marzo 2008 (doc. 7) l'UAM ha stralciato la propria decisione ed
il 28 marzo 2008 (doc. 9) il reclamo dell'assicurata.

Il 19 maggio 2008 (doc. 10) l'amministrazione ha quindi emesso una nuova decisione
di restituzione dei premi versati alla Cassa malati (Fr. 5'414,80), informandola anche della
possibilità di chiedere il condono.

 

                               1.5.   Con
decisione su reclamo del 10 settembre 2008 (doc. A1) l'UAM ha respinto il
reclamo del 19 giugno 2008 (doc. 11) formulato dallo studio legale RA 1 a nome
dell'assicurata ed ha
confermato l'ordine di
restituzione. L'amministrazione
ha rilevato che "La ragione della mancata emissione della decisione
formale da parte degli organi PC AVS/AI è infatti da addebitare integralmente
all'assicurata medesima" (doc. A1 punto 2.4) che, saputo telefonicamente dalla Cassa
cantonale di compensazione che le PC le erano state versate per errore e si era
quindi detta pronta a restituirle, non ha invece mai chiesto l'emanazione di una decisione formale in tal
senso, benché fosse patrocinata da un legale. L'UAM ha dunque considerato che la responsabilità principale
concernente l'ordine di
restituire i premi LAMal fosse dell'assicurata, che si è limitata a censurare gli effetti della presa di
posizione della Cassa di compensazione, dimenticando che la causa è stata la
sua inattività nel contestare l'ordine di restituire le prestazioni complementari. L'amministrazione ha così respinto pure la
domanda di assistenza giudiziaria, siccome l'assicurata era in grado di richiedere alla Cassa la decisione
formale.

 

 

                               1.6.   Con ricorso
del 20 ottobre 2008 (doc. I) l'assicurata,
patrocinata dal medesimo studio legale, ha postulato l'annullamento della decisione di restituzione dei premi LAMal,
contestando la sua responsabilità nella mancata emissione della decisione
formale di restituzione della Cassa cantonale di compensazione, poi emanata l'8 ottobre 2008. La ricorrente ha quindi
osservato di non avere mai avuto intenzione di restituire alcunché, giacché si
riteneva in buona fede. Pertanto, non aveva motivo per chiedere l'emissione di una decisione formale di
restituzione. Spettava invece all'autorità cantonale stessa, a cui il rappresentante dell'assicurata si era rivolto già il 22
febbraio 2008, emettere tale decisione. Il perno del ricorso porta inoltre sulla
non esistenza di una decisione cresciuta in giudicato che sancisca l'obbligo di restituzione delle prestazioni
complementari, che permetterebbe all'UAM di pretendere la restituzione del premio lordo versato. In
queste circostanze, l'Ufficio
assicurazione malattia non ha provato che le prestazioni versate sono state
indebitamente percepite dall'insorgente
e quindi la sua richiesta di restituzione è infondata. L'insorgente ha poi illustrato che la
negligenza di cui ha dato prova era lieve, quindi andava ritenuta la sua buona
fede e di conseguenza condonato l'importo dovuto in restituzione.

 

                               1.7.   Il 21
novembre 2008 (doc. V) l'Ufficio
assicurazione malattia ha proposto di respingere il ricorso, affermando che la
ricorrente non ha contestato né di avere incassato delle prestazioni da __________,
né che tali versamenti hanno portato alla perdita del diritto alle prestazioni
complementari. Il recupero dei premi LAMal è una procedura a sé stante da
quella relativa al recupero degli importi PC, sebbene la prima sussista
soltanto quando v'è una
situazione di perdita del diritto alle PC.

 

L'insorgente non ha prodotto nuovi mezzi di prova (doc. VII).

 

 

considerato                    in
diritto

 

in ordine

 

                               2.1.   La
ricorrente fa innanzitutto valere una violazione del diritto di essere sentito,
nella misura in cui l'Ufficio
assicurazione malattia ha emanato la decisione su reclamo sulla base di un
documento del 25 agosto 2008 (doc. A2), posteriore al suo reclamo e di
particolare importanza per l'UAM,
che però non le è stato inviato per una presa di posizione.

Il diritto di essere sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. comprende l'obbligo per l'autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo,
da un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le
ragioni poste a fondamento del provvedimento e di poterlo impugnare con
cognizione di causa, e dall'altro
di permettere all'autorità di ricorso
di esaminare la fondatezza della decisione medesima. Il
diritto di essere sentito comprende il diritto di esprimersi in merito e di
partecipare all'assunzione delle
prove o, perlomeno, esprimersi in merito alle risultanze probatorie se queste
sono proprie ad influenzare il giudizio (DTF 132 V 387;127 I 54; DTF 124 I 241;
DTF 124 I 49: “Cela étant, il est manifeste, en l'occurrence, qu'en
sollicitant un avis de droit de l'ISDC, dont elle n'a pas donné connaissance
aux parties et en se fondant entièrement sur ce document qui s'écartait des
autres avis de droit produits par les parties, la cour cantonale a violé le
droit d'être entendu de celles-ci, tel qu'il est garanti par l'art. 4 Cst.”, sottolineature della redattrice).

 

In particolare, nella sentenza pubblicata in DTF 132 V 387, il TF
ha affermato che una parte deve di principio formulare una domanda per ottenere
il diritto di visionare gli atti. Ciò presuppone che gli interessati vengano
informati se nuovi atti di importanza decisiva, che essi non conoscono e
neppure possono conoscere, sono versati agli atti.

 

In concreto, l'Ufficio assicurazione malattia non ha effettivamente sottoposto alla
ricorrente per osservazioni lo scritto del 25 agosto 2008. Tale documento è una
e-mail che il funzionario della Cassa cantonale di compensazione ha spedito alla
collega dell'UAM ed al di lei
capo ufficio, e riassume la situazione della ricorrente dal profilo delle
prestazioni complementari. Inoltre, in calce egli ha comunicato che prossimamente
avrebbe emesso la decisione formale di restituzione delle PC.

Ora, d'avviso di questo Tribunale, detta comunicazione non porta nulla di
nuovo al quadro della situazione in esame. La ricorrente ha contestato l'affermazione secondo cui "Con tale
procedura la signora RI 1 era d'accordo e avrebbe provveduto al ritorno della prestazione
complementare nonché dei relativi premi CM.", dato
che ritiene di non dovere restituire alcunché.

Per il resto, è piuttosto difficile concludere
che la mancata presa di conoscenza di questo allegato abbia pregiudicato i suoi
diritti, poiché l'assicurata ha
comunque potuto determinarsi in proposito con l'atto ricorsuale, comprendere la portata della decisione,
impugnarla ad un'istanza che del resto dispone di pieno potere cognitivo,
confrontarsi con il suo contenuto e riproporre le proprie censure.

L'UAM non ha pertanto commesso un diniego di giustizia formale e,
di conseguenza, la decisione impugnata non deve essere annullata. Il TCA deve
quindi entrare nel merito del ricorso.

 

 

nel merito

 

                               2.2.   Oggetto del
ricorso è unicamente la restituzione dei premi LAMal pagati dall'Ufficio assicurazione malattia alla Cassa
malati della ricorrente, corrispondenti a Fr. 3'022,20 dal 1° aprile 2006 al 31 dicembre 2006 ed a Fr. 2'392,60 per quelli dal 1° gennaio 2007 al 31
luglio 2007, per un totale di Fr. 5'414,80.

 

La restituzione s'imporrebbe a seguito della revisione del diritto alle PC, che ha
comportato che i premi dell'assicurazione
malattia versati dall'UAM alla
Cassa malati debbano essere ora restituiti a questo stesso Ufficio, siccome l'assicurata, non avendo avuto (più) diritto
alle prestazioni complementari, nemmeno aveva diritto che l'Ufficio dell'assicurazione malattia, con il contributo della Cassa di
compensazione, Servizio delle PC, si prendesse a carico il pagamento dei suoi
premi di cassa malati, come ha invece fatto durante quello stesso periodo.

 

                               2.3.   In virtù
dell'art. 59 cpv. 1 LCAMal, le riduzioni di premio indebitamente percepite
devono essere restituite dal beneficiario all'assicuratore presso il quale egli
è affiliato, oppure all'Amministrazione cantonale nel caso di pagamenti diretti
all'assicurato giusta l'art. 39 cpv. 1 seconda frase, o nei casi di perdita
della PC all'AVS/AI.

Giusta l'art. 59 cpv. 2 LCAMal, per la
restituzione o il condono dell'obbligo di restituzione è applicabile per
analogia la LPGA.

 

L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le
prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione
non deve essere chiesta se l'interessato
era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

Il diritto di esigere la restituzione si estingue
dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più
tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva da
un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di
prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).

Per giurisprudenza costante, nell'ambito delle
assicurazioni sociali, la restituzione delle prestazioni presuppone, di regola,
che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una revisione
processuale della decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state
versate (DTF 126 V 42 cons. 2b).

 

                               2.4.   Per l'art.
53 cpv. 1 LPGA, le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate
in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o
l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di
prova che non potevano essere prodotti in precedenza.

Per il cpv. 2, l'assicuratore può tornare sulle
decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se
è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una
notevole importanza.

 

L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito
che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi applicabili al
diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA K 147/03 del 12
marzo 2004 = DTF 130 V 318).

In questo senso, l'amministrazione può riconsiderare una decisione passata formalmente
in giudicato e sulla quale un'autorità giudiziaria non si è pronunciata nel
merito, a condizione che sia senza dubbio errata e la sua rettifica rivesta un'importanza notevole. Questi principi sono
pure applicabili nel caso in cui delle prestazioni siano state accordate senza
essere state oggetto di una decisione formale se il loro versamento ha comunque
validamente esplicato effetti giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid.
4b, DTF 126 V 46 consid. 2b, DTF 126 V 400 consid. 2b/a; STFA C 24/02 dell'11
febbraio 2004). Una decisione è stata ad esempio considerata senza dubbio
errata a seguito di calcolo illegale di una rendita, in conseguenza ad una
valutazione errata dell'invalidità per l'applicazione errata di principi fondamentali
(DTF 110 V 179; ZAK 1991 pag. 137, DTF 119 V 483 consid. 3).

 

Dalla riconsiderazione (o riesame) va distinta la
revisione processuale delle decisioni amministrative.

Per analogia con la revisione processuale delle
decisioni emanate dalle autorità giudiziarie, l'amministrazione è tenuta a
procedere alla revisione di una decisione formalmente cresciuta in giudicato
quando sono scoperti fatti nuovi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una
conclusione giuridica differente (DTF 129 V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con
rinvii; STFA C 191/02 del 15 luglio 2003; STFA I 339/01 del 29 novembre 2002).

Kieser, in ATSG-Kommentar, 2a ed., Zurigo 2009, a
pag. 682, n. 47 ad art. 53, a proposito dell'art. 53 cpv. 3 LPGA,
precisa:

 

" 
b) Die in art. 53 Abs. 3 ATSG kodifizierte
Regelung galt bereits nach der bisherigen Rechtsprechung (einlässliche
Darstellung derselben Schlauri, 176 ff.; vgl. zudem SVR 2005 EL Nr. 3, P 7/02, E. 3.2), welche
ihre Gültigkeit auch unter Berücksichtigung von Art 53 Abs. 3 ATSG beibehält.
Insbesondere steht es dem Versicherungsträger frei, während des laufenden
Beschwerdeverfahrens ohne Beachtung der besonderen
Wiedererwägungsvoraussetzungen (insbesondere ohne Annahme einer zweifellosen
Unrichtigkeit) auf den Entscheid zurückzukommen (vgl. BGE 107 V 192). Beinhaltet
eine solche lite pendente erlassene Verfügung eine Schlechterstellung, stellt
die entsprechende Verfügung lediglich einen Antrag an das Gericht dar, und es
bleibt der Partei die Möglichkeit offen (auf welche sie hinzuweisen ist), das
Rechtsmittel zurückzuziehen (vgl. BGE 127 V 234; zur Kritik von Schlauri, 173 ff.; an diesem
Entscheid vgl. SVR 2005 EL Nr. 3, P 7/02, E. 3.3). Entspricht die
Wiedererwägung sonst nicht dem im Beschwerdeverfahren gestellten Antrag, kommt
sie bloss einem Antrag an das Gericht gleich (vgl. ZAK 1992 117). Im Übrigen
wird bei einer entsprechenden Wiedererwägung das Beschwerdeverfahren
gegenstandlos (vgl. ATSG-Kommentar, Art. 61 N 87). Allerdings ist es nach der
Rechtsprechung dem Versicherungsträger nicht benommen, eine im
Gerichtsverfahren vorgenommene Wiedererwägung zu widerrufen (vgl. SVR 2001 IV
Nr. 20).”.

 

L'irregolarità deve
essere manifesta. Ancora di recente il TF ha precisato (STF 8C_883/2008
del 31 marzo 2009, consid. 4.1.2):

 

" 
In particolare, non si può parlare di
un'inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende
dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame presuppone un certo
margine di apprezzamento riguardo a certi loro aspetti o elementi, e se la
decisione iniziale appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di
diritto. Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione
iniziale, le condizioni per procedere a una riconsiderazione non sono date
(cfr. sentenza 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008, consid. 3.1 con
riferimenti)."

 

                               2.5.   In concreto,
la Cassa di compensazione, Servizio PC, ha ricalcolato il diritto alle PC a cui
aveva diritto l'assicurata
(nullo dal 1° agosto 2007, a seguito del computo delle prestazioni di __________)
e, constatato un indebito versamento ai sensi dell'art. 25 LPGA fino al 31 luglio 2007, ha chiesto all'Ufficio assicurazione malattia la
restituzione di Fr. 3'118.-
(doc. 1). Questo importo corrisponde alla parte forfetaria che la Cassa cantonale
di compensazione ha dedotto dalla prestazione complementare mensile dell'assicurata (Fr. 75.- nel 2006 e Fr. 349.-
nel 2007) e che ha girato automaticamente all'UAM quale contributo per pagare i suoi premi di cassa malati obbligatoria.

Va innanzitutto rammentato che l'Ufficio assicurazione malattia, avendo
rilevato un caso di indebita riscossione da parte della ricorrente sorta con lo
stralcio del diritto alle prestazioni complementari, era tenuto ad emanare
delle decisioni di restituzione, essendo adempiuti entrambi i presupposti per
il riesame delle precedenti decisioni - invero informali - di concessione del
pagamento dell'intero premio
LAMal direttamente alla Cassa malati dell'assicurata.

Da un lato, infatti, le decisioni (informali) di
versamento dei premi completi dell'assicurazione malattia obbligatoria direttamente alla Cassa malati dell'interessata dal 1° aprile 2006 al 31 luglio
2007 sono manifestamente errate. In effetti, con la soppressione retroattiva
delle prestazioni complementari, è stato automaticamente stralciato anche il
diritto della ricorrente al pagamento dell'intero premio LAMal da parte dell'UAM grazie anche al contributo, come visto, del Servizio PC. Ciò ha
comportato che, retroattivamente, che l'UAM ha indebitamente versato alla Cassa malati a cui l'assicurata era affiliata, i relativi premi
completi che, per contro, erano di principio a carico dell'interessata medesima, non essendo più posta
al beneficio delle prestazioni complementari. Quest'ultima non ha poi beneficiato del diritto alla riduzione del premio
di cassa malati (sussidio) per gli anni 2006-2007, cosicché la somma ora da restituire
è la stessa dell'effettivo
premio LAMal versato a suo tempo dall'Ufficio assicurazione malattia alla sua Cassa malati.

D'altro lato, il riesame delle decisioni riveste
un'importanza notevole per l'insorgente. Si tratta infatti della
restituzione dell'intero importo
che l'UAM ha versato alla sua Cassa
malati in luogo e vece di quest'ultima, per ottenere così ora un credito nei suoi confronti pari a
Fr. 5'414,80 (Fr. 3'022,20 + Fr. 2'392,60).

 

                               2.6.   Nel proprio
ricorso, l'assicurata ha fatto
valere come la domanda di restituzione dei premi LAMal sia destituita di
fondamento, dato che poggia unicamente sulla comunicazione del 19 ottobre 2007
(doc. 5) della Cassa di compensazione, la quale, tuttavia, ha emesso una
decisione formale di restituzione soltanto un anno dopo – l'8 ottobre 2008 – e quindi posteriormente
all'ordine di restituzione che
qui ci occupa. Pertanto, fintanto che non v'è una decisione formale cresciuta in giudicato che sancisce l'obbligo di restituire le prestazioni
complementari indebitamente percepite, l'insorgente ritiene che l'Ufficio assicurazione malattia non possa emettere una decisione di
restituzione del premio lordo versato.

 

L'assicurata erra in questa sua convinzione.

Infatti, quale condizione per potere procedere
con la richiesta di restituzione di prestazioni indebitamente percepite, v'è soltanto il rispetto del termine relativo
di un anno dalla conoscenza del fatto e di quello assoluto di cinque anni dopo
il versamento della prestazione.

La circostanza invocata dalla ricorrente che le
prestazioni debbano essere state indebitamente versate non è una condizione,
bensì, d'avviso di questo
Tribunale, si tratta di una conseguenza di un nuovo calcolo che include dei
fattori non precedentemente ritenuti. La prestazione risulta indebita dopo
che è stata riesaminata la questione sulla scorta di nuovi elementi, ma ciò non
significa - né la legge lo prevede - che ci debba essere una decisione formale preesistente
che stabilisca il carattere indebito delle prestazioni già versate.

 

Ora, il pagamento del premio lordo dell'assicurazione obbligatoria delle cure
medico-sanitarie degli assicurati beneficiari di prestazioni complementari AVS/AI
è corrisposto direttamente dal Cantone agli assicuratori (art. 41 cpv. 1
LCAMal). L'ammontare dell'importo di questo premio lordo a carico
della riduzione dei premi nell'assicurazione
malattie è determinato, nella forma forfetaria (art. 41 cpv. 3 LCAMal), in
applicazione dell'OPC-AVS/AI
(art. 41 cpv. 2 LCAMal).

Vero è, effettivamente, che v'è una certa interdipendenza tra il diritto
alle prestazioni complementari ed il diritto al pagamento del premio LAMal da
parte del Cantone di domicilio. Tuttavia, ciò non significa affatto che per
potere emettere una decisione di restituzione dei premi dell'assicurazione malattia obbligatoria  debba
preliminarmente essere promulgata una decisione di restituzione delle
prestazioni complementari.

Fare dipendere, come pretende la ricorrente, il
diritto alla restituzione dei premi di cassa malati da un'accertata, formalmente, correttezza della
pretesa di restituzione di prestazioni complementari, svuoterebbe di ogni
significato l'art. 25 LPGA, il
quale prevede quale condizione soltanto il rispetto dei due termini di
perenzione.

 

Ne discende che fare propria la posizione dell'assicurata significherebbe mettere in conto
che la decisione di restituzione di PC potrebbe essere definitivamente confermata
dopo anni dalla sua emanazione con, quale conseguenza, che il diritto alla
restituzione dei premi LAMal non potrebbe più essere fatto valere, poiché a
quel momento l'anno dalla
conoscenza dei fatti potrebbe essere ampiamente trascorso.

Trasponendo questa tesi alla fattispecie in
esame, si avrebbe che solo quando la sentenza emanata dallo scrivente Tribunale
concernente l'incarto parallelo
della restituzione delle PC (33.2009.2) fosse cresciuta in giudicato, l'Ufficio assicurazione malattia potrebbe emettere,
a sua volta, la decisione di restituzione dei premi LAMal. Se così fosse, però,
è evidente che l'anno dalla
conoscenza dei fatti entro cui fare valere il diritto alla restituzione di
prestazioni indebitamente percepite sarebbe ampiamente superato: il lasso di
tempo si estenderebbe dal 29 novembre 2007 alla data di emanazione del giudizio
PC od eventualmente ancora più tardi, qualora la decisione relativa alle PC
fosse impugnata al Tribunale federale.

 

Stante quanto precede, va quindi confermato l'operato dell'UAM, che ha agito senza attendere l'emanazione di una decisione formale di restituzione delle
prestazioni complementari da parte della Cassa cantonale di compensazione. È
dunque corretto affermare che le due procedure di restituzione, premi LAMal e
PC, sono distinte l'una dall'altra, seppure quella messa in atto dall'Ufficio assicurazione malattia si intrecci per
forza di cose con la procedura inerente le prestazioni complementari.

Per contro, la circostanza che i beneficiari di prestazioni
complementari siano automaticamente beneficiari anche del pagamento dei premi
di cassa malati non ha alcuna influenza sulla procedura di restituzione di
premi indebitamente percepiti. Neppure si può dedurre, in virtù del principio
del parallelismo delle forme, che senza una decisione cresciuta in giudicato che
porti sull'obbligo di
restituire delle PC indebitamente percepite, l'UAM non sia autorizzato ad emettere una decisione di restituzione
dei premi LAMal a sua volta versati a torto.

 

Alla luce di queste considerazioni, la censura
della ricorrente va respinta.

La procedura adottata dall'Ufficio assicurazione malattia, formalmente
corretta, deve pertanto essere esaminata nel merito.

 

                               2.7.   Come visto,
quale altro presupposto per verificare se l'obbligo di restituzione è dato, v'è il termine di prescrizione di un anno, a proposito del quale la nostra
Massima istanza ha stabilito che i termini dell'art. 47 vLAVS - ripresi dall'art. 25 cpv. 2 LPGA -, contrariamente al
tenore letterale della norma, costituiscono un termine di perenzione (DTF 127 V
484; DTF 124 V 380; DTF 122 V 274; DTF 119 V 431 consid. 3a; Kieser, Bundesgesetz über die Alters- und Hinterlassenenversicherung,
Zurigo 1996, pag. 192).

 

I termini di perenzione non possono essere né
interrotti né sospesi e devono essere applicati d'ufficio (DTF 111 V 135 consid. 3b; cfr. pure
Locher, Grundriss des Sozialversicherungs-rechts, Ed. Stämpfli, Berna
1997, N. 36-37, pag. 59-60 e N. 12-13, pag. 311-312).

 

Per giurisprudenza costante, i termini sono salvaguardati se prima
del loro scadere è stata emessa una decisione formale e se la medesima è stata
correttamente notificata alla persona che deve restituire le prestazioni (DTF
119 V 434, Kieser, op. cit., n.
30 ad art. 25, pag. 286).

 

In una sentenza pubblicata in DTF 124 V 380, al
considerando 1 il Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito che il
termine relativo di perenzione di un anno giusta l'art. 95 cpv. 4 LADI, che si
richiama ai princìpi fissati dall'art. 47 cpv. 2 vLAVS, comincia a decorrere
nel momento in cui l'amministrazione, usando l'attenzione da essa
ragionevolmente esigibile avuto riguardo alle circostanze, avrebbe dovuto
rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (DTF 119 V 433; DTF 112
V 180; STFA C 317/01 del 29 aprile 2003).

 

Il TFA ha precisato ancora che qualora tale
restituzione sia addebitabile ad un errore dell'amministrazione, l'anno di
perenzione decorre non dal momento in cui esso è stato commesso, bensì da
quello in cui l'amministrazione avrebbe dovuto in un secondo tempo - per
esempio a seguito di un errore di calcolo di una prestazione o nel caso in cui
venga a conoscenza di fatti atti a far nascere dei dubbi sulla fondatezza della
pretesa -, rendersi conto dell'errore commesso prestando l'attenzione ragionevolmente
esigibile (DTF 124 V 380 consid. 1 e 2c; DTF 110 V 304 consid. 2b; cfr. anche
DTF 122 V 270 consid. 5; STFA C 317/01 del 29 aprile 2003).

 

Per poter esaminare i presupposti della
restituzione, l'amministrazione deve poter disporre di tutti i fatti rilevanti,
da cui emerga sia il principio che la misura del diritto alla medesima. Per determinare
la pretesa non è quindi sufficiente che la Cassa venga a conoscenza di
circostanze che forse potrebbero condurre ad ammetterla oppure che permettono
di stabilirne il principio ma non la misura (DTF 112 V 180 consid. 4a; STFA C
317/01 del 29 aprile 2003; STFA C 11/00 del 10 ottobre 2001, consid. 2).

 

Circa l'inizio del termine annuale di perenzione
quando l'amministrazione deve, con ulteriori accertamenti, completare le conoscenze
necessarie per fondare la pretesa di restituzione, al considerando 4b del DTF
112 V 180 il TFA ha sottolineato che:

 

" 
(…) b) Die mit BGE 110 V 304 begründete Praxis,
wonach der Beginn der einjährigen Verwirkungsfrist unter dem Gesichtspunkt der
von der Verwaltung geforderten Aufmerksamkeit zu bestimmen ist, hat nicht nur
bei der Beantwortung der Frage zu gelten, ob die von einem Dritten erstattete
Meldung die erforderliche Kenntnis der Verwaltung auszulösen vermag. Sie ist
sinngemäss auch auf die von der Verwaltung in der Folge zu treffenden
Abklärungen auszudehnen. Die Verwaltung hat die ihr zumutbare Aufmerksamkeit
insbesondere auch bei den sich allenfalls aufdrängenden Erhebungen anzuwenden,
damit ihre noch ungenügende Kenntnis so vervollständig wird, dass die Rückforderungsanspruch
die nötige Bestimmtheit erhält. Wenn die Verwaltung nicht die erforderlichen
Anstrengungen unternimmt, um über ihre noch ungenügend bestimmte Forderung
innert absehbarer Zeit ein klares Bild zu erhalten, so darf sich ihre Säumnis
nicht zu ihre Gunsten und zuungunsten des Versicherten auswirken. In einem
solchen Fall ist der Beginn der Verwirkungsfrist vielmehr auf den Zeitpunkt
festzusetzen, in welchem die Verwaltung ihre unvollständige Kenntnis mit dem
erforderlichen und zumutbaren Einsatz so hätte ergänzen können, dass der
Rückforderungs-anspruch die nötige Bestimmtheit erhält und der Erlass einer
Verfügung möglich wird. (…).".

 

Inoltre, per costante giurisprudenza, quando la
determinazione della pretesa di restituzione presuppone il concorso di parecchi
organi amministrativi, il termine annuale comincia già a decorrere nel momento
in cui una delle autorità competenti ha sufficiente conoscenza dei fatti (DTF
119 V 431 consid. 3a; DTF 112 V 180 consid. 4c; citata STFA C 317/01 del 29
aprile 2003).

 

Va ribadito come la tematica della restituzione
di cui all'art. 47 cpv. 2 vLAVS è stata ripresa dall'art. 25 LPGA (DTF 130 V
319), perciò la citata giurisprudenza ha valore anche per il periodo di restituzione
in oggetto, posteriore al 2003 (Kieser, ATSG-Kommentar, 2009, pag. 355, n. 9
ad art 25 LPGA).

 

                               2.8.   In specie, il 3 dicembre 2007 (doc. 1: cfr. timbro di ricezione) l'Ufficio assicurazione malattia ha saputo
dalla Cassa cantonale di compensazione, Servizio prestazioni complementari, che
dal 1° aprile 2006 l'assicurata
non aveva più diritto alle prestazioni complementari. Pertanto, da tale momento
il diritto al pagamento del contributo per il premio dell'assicurazione malattia obbligatoria non era
più dato.

Di conseguenza, va ricordato, nemmeno era più
dato l'obbligo per l'UAM di versare l'intero premio assicurativo direttamente alla Cassa malati a cui era
affiliata la ricorrente.

In queste circostanze, l'emissione, il 19 maggio 2008 (doc. 10), della contestata decisione
di restituzione - che comunque sostituisce la precedente del 29 gennaio 2008
(doc. 2) - preserva chiaramente il termine legale di perenzione di un anno,
come pure il termine assoluto di 5 anni previsto dalla LPGA, giacché i
versamenti litigiosi sono stati effettuati tra il 1° aprile 2006 ed il 31 luglio
2007.

 

In simili condizioni, di principio, la decisione
di restituzione è tempestiva.

 

                               2.9.   Per quanto
concerne i calcoli effettuati dall'Ufficio assicurazione malattia tesi alla determinazione degli
importi da esso versati direttamente alla Cassa malati dell'assicurata, essi risultano dalla semplice
moltiplicazione del premio pieno lordo LAMal dovuto dalla ricorrente mensilmente
per il numero di mesi di indebito pagamento nel periodo oggetto di restituzione
(Fr. 335,80 x 9 mesi nel 2006 = Fr. 3'022,20 rispettivamente Fr. 341,80 x 7 mesi nel 2007 = Fr. 2'392,60). In quegli anni, l'assicurata non aveva infatti diritto alla
riduzione del premio LAMal.

 

L'insorgente ha criticato questi calcoli nel suo reclamo ma non più
nell'atto di ricorso. Tuttavia,
in virtù della massima ufficiale propria delle assicurazioni sociali, verrà
analizzata anche questa tematica, essendo una condizione della decisione di
restituzione.

A suo dire, dai versamenti effettuati dall'UAM, andrebbe dedotta la quota parte delle
prestazioni complementari destinate al pagamento dei premi dell'assicurazione malattia obbligatoria, ossia
Fr. 675.- (Fr. 75.- x 9 mesi) nel 2006 e Fr. 2'443.- (Fr. 349.- x 7 mesi) nell'anno 2007. Dal totale da restituire di Fr. 5'414,80 andrebbe quindi defalcato l'importo di Fr. 3'118.-.

 

In proposito, questo Tribunale osserva che quest'ultima somma corrisponde a quanto chiesto
in restituzione dalla Cassa di compensazione all'Ufficio assicurazione malattia, mentre diverso è l'ammontare che l'UAM ha effettivamente versato alla Cassa malati dell'insorgente. Infatti, i Fr. 75.-
rispettivamente i Fr. 349.- costituiscono un contributo mensile, uguale
per tutti i beneficiari adulti delle PC, che essi versano all'Ufficio assicurazione malattia affinché lo
utilizzi per il pagamento del loro premio pieno dell'assicurazione malattia obbligatoria alle loro Casse malati. 

Insieme al pagamento della restante differenza di
premio, l'UAM copre così l'intero premio che le Casse malati fatturano
agli assicurati (in specie: Fr. 5'414,80 per il periodo dal 1° aprile 2006 al 31 luglio 2007).

Nella decisione di restituzione delle prestazioni
complementari, che ha fatto oggetto di un ricorso (33.2009.2) sfociato in una
sentenza che viene intimata alle parti in data odierna, l'importo richiesto dalla Cassa cantonale di
compensazione corrisponde alla differenza fra l'importo della PC mensile ed il contributo versato all'Ufficio assicurazione malattia per il
pagamento del premio LAMal. Per il 2006, dei Fr. 1'953.- di diritto, la restituzione porta solo su Fr. 1'878.- al mese; per il 2007, dalla PC
mensile di Fr. 493.-, dedotto il contributo di Fr. 349.- girato all'UAM, si ha un importo di Fr. 144.- da
recuperare presso l'assicurata.

 

Da quanto esposto discende che poiché i contributi
che ogni beneficiario di prestazioni complementari gira automaticamente all'Ufficio assicurazione malattia per il
pagamento del suo premio di cassa malati non vengono poi, se capita come
in concreto, pretesi in restituzione dalla Cassa di compensazione dato che l'assicurata non ne è entrata materialmente in
possesso dal profilo delle PC, spetta dunque all'Ufficio assicurazione malattia recuperarli, dato che ha pagato alla
Cassa malati della ricorrente l'intero premio dell'assicurazione
malattia mediante, anche, detto contributo mensile ricevuto dalle prestazioni
complementari.

 

In virtù di quanto esposto, è così a giusta
ragione che l'UAM ha preteso in
restituzione l'intero importo dei premi effettivamente versati alla Cassa malati della
ricorrente (Fr. 5'414,80) e non
solo la differenza fra il premio totale ed i contributi ricevuti dalla Cassa
cantonale di compensazione (Fr. 5'414,80 - Fr. 3'118.-).

 

                             2.10.   Per quanto
concerne la domanda di condono dell'obbligo di restituzione dei premi
indebitamente percepiti contenuta nell'atto di ricorso del 20 ottobre 2008 (doc. I punto 2.9 pagg. 11 e 12),
essa deve essere rivolta dall'assicurata, direttamente o tramite il proprio
assicuratore, all'istanza designata dal Consiglio di Stato (art. 60 LCAMal). Il
Consiglio di Stato fa decidere nel merito delle domande di condono (art. 61
LCAMal).

 

A questo proposito, va evidenziato che lo
scrivente Tribunale ha già avuto modo di affermare che l'autorità competente in
ambito di condono è l'Istituto delle assicurazioni sociali (STCA del 10 agosto 2004, 36.2003.72), perciò
l'istanza di condono deve essere formulata direttamente all'Ufficio
assicurazione malattia, che è un settore dell'Istituto delle assicurazioni
sociali (IAS), e non davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni quale
prima istanza di giudizio.

 

Ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 LPGA, cui rinvia
l'art. 59 cpv. 2 LCAMal, le prestazioni indebitamente riscosse non devono
essere restituite se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in
gravi difficoltà.

Per l'art. 4 cpv. 1 OPGA, se il beneficiario era
in buona fede e si trova in gravi difficoltà, l'assicuratore rinuncia
completamente o in parte alla restituzione delle prestazioni indebitamente
concesse. Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il
momento in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (art. 4 cpv. 2
OPGA). Il condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e
corredata dei necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni
dal momento in cui la decisione (di restituzione) è passata in giudicato (art.
4 cpv. 4 OPGA). Giusta l'art. 4 cpv. 5 OPGA, sul condono è pronunciata una decisione.

 

Secondo le norme citate, affinché sia concesso il
condono è necessario che siano cumulativamente adempiuti i seguenti presupposti
(SVR 1996 AHV Nr. 102 pag. 313; SVR 1995 AVS Nr. 61 pag. 182 consid. 4; Kieser,
ATSG-Kommentar, 2a ed., Zurigo/Basilea/Ginevra 2009, n. 28 ad art. 25):

 

                                         -  l'interessato
o il suo rappresentante legale ha percepito la        prestazione indebita in
buona fede, e

 

                                         -  la
restituzione lo metterebbe in gravi difficoltà economiche, nel senso che
costituirebbe un onere troppo grave (DTF 122 V 140 consid. 3b).

 

Quindi, se una sola delle due condizioni appena
elencate non è adempiuta, il condono non può essere concesso.

 

La grave difficoltà dell'art. 25 cpv. 1 LPGA è data quando le spese riconosciute in virtù
della LPC e le spese supplementari dell'art. 5 cpv. 4 OPGA superano i redditi determinanti secondo la LPC
(art. 5 cpv. 1 OPGA).

 

L'art. 5 cpv. 2 OPGA
specifica quali fattori debbano essere computati per il calcolo delle spese
riconosciute: il fabbisogno vitale, la pigione di un appartamento, le spese
personali e l'assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie e dà le indicazioni sulla
determinazione dell'importo
massimo ascrivibile ad ognuna di queste voci.

Il capoverso 3 dell'art. 5 OPGA definisce i criteri di computo
della sostanza.

La norma dell'art. 5 cpv. 4 OPGA quantifica le spese supplementari
da computare in virtù del capoverso 1, indicando Fr. 8'000.- per le persone
sole, Fr. 12'000.- per i coniugi e Fr. 4'000.- per gli orfani ed i figli che
danno diritto ad una rendita per figli dell'AVS e dell'AI.

 

La condizione dell'onere gravoso dovrà fare oggetto di esame dettagliato, con verifica
puntuale prima della decisione di competenza dell'amministrazione.

 

Come indicato, quindi, l'istanza di condono potrà essere inviata all'Ufficio assicurazione malattia dopo che il presente giudizio sarà
cresciuto in giudicato. L'UAM dovrà
emanare una decisione portante sul condono eseguendo le necessarie verifiche
alla luce dei succitati artt. 4 e 5 OPGA. Questa decisione potrà essere semmai
impugnata mediante reclamo presso la stessa autorità e, se del caso, con
successivo ricorso presso questo Tribunale.

 

                             2.11.   Da ultimo,
occorre ancora verificare la lamentela dell'assicurata riguardo alla circostanza che l'amministrazione non le ha concesso l'assistenza giudiziaria.

 

Con scritto del 25 marzo 2008 (doc. 8) inerente
al primo reclamo del 27 febbraio 2008, l'assicurata ha trasmesso all'UAM il formulario comunale ed ha evidenziato la sua indigenza.

Nel reclamo del 19 giugno 2008 (doc. 11) l'assicurata ha ribadito la sua istanza di
gratuito patrocinio (punto 2.10) ed ha allegato diversa documentazione a suo
fondamento.

 

L'Ufficio assicurazione malattia, nella sua decisione su reclamo del
10 settembre 2008 (doc. A1), ha rilevato che "l'interessata era perfettamente in grado di:
(i) richiedere la decisione formale agli organi PC già in inizio, oppure (ii)
richiedere la stessa cosa almeno dopo l'intimazione dell'ordine di restituzione da parte dell'UAM relativamente ai premi LAMal.",
e che "la designazione di un patrocinatore non è necessaria alla
corretta tutela dei suoi interessi" (punto 2.11).

 

Secondo la giurisprudenza, a condizione che
all'amministrazione sia stata data l'opportunità di pronunciarsi in merito, la
procedura giudiziaria amministrativa può essere estesa, per ragioni di economia
processuale, a una questione non propriamente oggetto della lite purché essa
sia suscettibile di essere giudicata e così strettamente connessa all'oggetto
iniziale della controversia che si possa ravvisare un'unità fattuale (STFA I
712 /02 del 6 febbraio 2003, consid. 1.1; DTF 122 V 36 consid. 2a con
riferimenti).

 

In concreto, la questione dell'assistenza giudiziaria in sede di
opposizione è strettamente legata alla problematica di merito. L'UAM ha avuto nuovamente la possibilità -
colta - di prendere posizione al riguardo anche nella risposta di causa, dato
che la ricorrente ne ha fatta specifica richiesta a questo TCA.

 

Già prima dell'entrata in vigore della LPGA - qui applicabile per
analogia come prevede l'art. 59 cpv. 2 LCAMal -, la giurisprudenza (vedi, per
l’assicurazione invalidità: DTF 114 V 228, per l'assicurazione contro gli
infortuni: DTF 117 V 408 precisata con la DTF 125 V 32) aveva riconosciuto,
senza imporre alcun limite temporale, il diritto al gratuito patrocinio
nell'ambito della procedura amministrativa in materia di assicurazioni sociali,
a condizione che fossero rispettati gli stessi presupposti applicabili nella
procedura giudiziaria, ovvero il richiedente deve trovarsi nel bisogno, il
patrocinio deve essere necessario o perlomeno indicato e le sue conclusioni non
sembrano dover avere esito sfavorevole (DTF 125 V 202 consid. 4a e 372 consid.
5b, ambedue con riferimenti).

Il TFA aveva peraltro sottolineato che le condizioni per la
concessione del gratuito patrocinio dovevano essere valutate con rigore (SVR
2000 KV Nr. 2, consid. 4c, pag. 6, in fine).

 

L'art. 37 cpv. 4 LPGA, relativo alla
rappresentanza e patrocinio nella procedura davanti all'assicuratore, prevede
che, se le circostanze lo esigono, il richiedente può beneficiare del
patrocinio gratuito.

Qualora, dunque, un assicurato non disponga di
sufficienti mezzi finanziari, le sue conclusioni non siano sprovviste di
possibilità di successo e la lite non sia priva di difficoltà di ordine
fattuale o giuridico, egli ha diritto al gratuito patrocinio nella procedura di
opposizione del diritto delle assicurazioni sociali (SVR 2004 EL Nr. 4).

Queste condizioni di concessione dell'assistenza giudiziaria, poste dalla
giurisprudenza sotto l'egida
dell'art. 4 vCost. fed., sono
applicabili alla concessione dell'assistenza gratuita di un consigliere giuridico nella procedura d'opposizione (STFA I 557/04 del 29 novembre
2004, consid. 2.1; SVR 2007 EL Nr. 7, consid. 5.2.2). Tuttavia, la questione di
sapere se esse sono realizzate deve essere esaminata in virtù di criteri più
severi nella procedura amministrativa (Kieser, ATSG Kommentar,
2a ed., Ginevra, Basilea, Zurigo 2009, n. 18 e n. 22 ad
art. 37, pagg. 503 e 504).

A tal proposito, occorre tenere conto delle
circostanze del caso concreto, della particolarità delle regole di procedura
applicabili, così come delle specificità della procedura amministrativa in
corso. In particolare, occorre menzionare, oltre alla complessità delle
questioni di diritto e dei fatti, le circostanze concernenti la persona in
oggetto, come la sua capacità di orientarsi in una procedura. Quale regola
generale, il gratuito patrocinio è necessario quando la procedura è
suscettibile di riguardare in maniera particolarmente grave la situazione
giuridica della persona interessata. Altrimenti, una tale necessità esiste
soltanto quando alla relativa difficoltà del caso si aggiunge la complessità
della fattispecie o dei quesiti giuridici, alla quale il richiedente non è in
grado di farvi fronte da solo (DTF 130 I 182 consid. 2.2; SVR 2007 EL Nr. 7,
consid. 5.2.2).

 

Secondo la dottrina, il fatto che, rispetto all'art. 61 lett. f
LPGA, l'art. 37 cpv. 4 LPGA utilizzi la formulazione "se le circostanze lo
esigono", anziché quella "se le circostanze lo giustificano",
significa che il legislatore ha inteso riprendere la giurisprudenza secondo la
quale, quando il gratuito patrocinio viene richiesto nella procedura
amministrativa, le relative condizioni devono essere esaminate in maniera
rigorosa (Kieser, op. cit., n. 22
ad art. 37, pag. 504 e seguenti; cfr., d'altronde, FF 1999 3965).

 

Peraltro, giusta l'art. 37 cpv. 4 LPGA, la concessione del gratuito patrocinio richiede
una domanda in questo senso (Kieser, op. cit., n. 21 ad art. 37, pag.
503).

 

Per il resto, quali presupposti del gratuito patrocinio valgono
l'indigenza del richiedente, la necessità del patrocinio e la probabilità di
esito favorevole (FF 1999 3965).

La concretizzazione delle singole condizioni ha luogo in analogia
con i corrispondenti criteri applicabili nella procedura giudiziaria (Kieser, op. cit., n. 22 ad art. 37,
pag. 504-505).

 

Quindi, le tre condizioni cumulative per la
concessione dell'assistenza
giudiziaria sono adempiute qualora l'assistenza di un avvocato appaia
necessaria o comunque indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e se le
sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (STF I 134/06 del 7
maggio 2007; STF I 562/05 del 12 febbraio 2007; STFA U 234/ 00 del 23 maggio
2002; DTF 125 V 202 consid. 4a; DTF 125 V 372 consid. 5b e riferimenti; DTF 124
I 1, consid. 2a, pag. 2; DTF 121 I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a,
181 consid. 3a).

 

In una sentenza I 928/05 del 4 dicembre 2006 in una vertenza
relativa all'assicurazione invalidità, il TFA ha osservato che la necessità
dell'assistenza di un avvocato durante la procedura amministrativa va riconosciuta
solo in casi eccezionali e dipende dal tipo di problematiche che vengono
trattate nella decisione impugnata. In quell'occasione, l'Alta Corte ha negato
la necessità dell'assistenza di un avvocato durante la procedura di opposizione
sviluppando le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

5.1 Was die von Vorinstanz und Verwaltung
verweigerte unentgeltliche Verbeiständung im Einspracheverfahren anbelangt, so
hat das kantonale Gericht zutreffend erwogen, dass der Gesuch stellenden Person
ein unentgeltlicher Rechtsbeistand im Verwaltungsverfahren gemäss Art. 37 Abs.
4 ATSG nur bewilligt wird, wo die Verhältnisse es erfordern, im kantonalen
Prozess dagegen bereits, wo die Verhältnisse es rechtfertigen (Art. 61 lit. f
Satz 2 ATSG). Richtig ist auch, dass die Offizialmaxime rechtfertigt, an die
Voraussetzungen, unter denen eine anwaltliche Verbeiständung sachlich geboten
ist, einen strengen Massstab anzulegen (BGE 125 V 36 Erw. 4b, 114 V 235 Erw.
5b); die anwaltliche Vertretung im Verwaltungsverfahren drängt sich nur in Ausnahmefällen
auf (BGE 132 V 201 Erw. 4.1, 117 V 408 f. Erw. 5a, 114 V 238 Erw. 6). Verlangt
werden qualifizierende, besondere Umstände. Dagegen kann nicht bereits aus dem
Umstand, dass eine Recht suchende Person während des Verwaltungsverfahrens von
einer Fürsorgebehörde betreut wurde, auf die fehlende Notwendigkeit einer
anwaltlichen Vertretung im Einspracheverfahren geschlossen werden. Insoweit
greift die Begründung der Vorinstanz zum ablehnenden Entscheid zu kurz.

 

5.2 Umgekehrt kann aber auch nicht bereits
aufgrund der Tatsache, dass eine Rente - mithin eine finanzielle Leistung von
in der Regel erheblicher Bedeutung - zur Diskussion steht, automatisch von
einer notwendigen Verbeiständung ausgegangen werden. Wollte man bereits in
diesem Umstand einen besonders schweren Eingriff in die Rechtsstellung des
Versicherten erblicken, der regelmässig eine unentgeltliche Verbeiständung zur
Folge hat, würde dies darauf hinauslaufen, dass eine solche in praktisch allen
oder den meisten IV-Fällen zu gewähren wäre, was der gesetzlichen Regelung
widerspräche (Urteil R. vom 8. November 2006, I 746/06). Es sind vielmehr die
konkreten Umstände zu beurteilen.

 

5.3 Vorliegend hat die IV-Stelle ihre
Leistungsverweigerung in einer ersten Verfügung vom 9. Januar 2004 zunächst damit
begründet, dass die im Arztbericht von Frau Dr. med. L.________ vom 30.
Dezember 2003 gestellte Diagnose weiterhin eine körperlich nicht belastende
Tätigkeit ganztägig ermögliche, was nach wie vor ein rentenausschliessendes
Einkommen zulasse. Auf anwaltliche Einsprache hin holte sie den zum
Abklärungsbericht der Institution X.________ vom 23. Juni 2003 abgefassten
Zusatzbericht von Frau Dr. med. L.________ vom 28. April 2004 ein, worin eine
psychiatrische Begutachtung empfohlen wurde, und hob die Verfügung deswegen auf
(Einspracheentscheid vom 21. Juli 2004). Nach Eingang des psychiatrischen
Berichtes von Dr. med. H.________ vom 28. Januar 2005, worin auf das Fehlen
eines psychischen oder psychosomatischen Gesundheitsschadens geschlossen wurde,
erneuerte die Verwaltung ihre ablehnende Haltung mit Verfügung vom 7. Februar
2005. Aus medizinischer Sicht wies der Fall demnach weder nach Erlass der
ersten noch der zweiten Verfügung besondere Schwierigkeiten auf. Auch sonst
sind keine qualifizierten Umstände auszumachen. Es galt lediglich, die
offenkundige Diskrepanz zwischen den medizinischen Berichten und jenem der
Institution X.________ zu erkennen und aufzugreifen, wozu die den
Beschwerdeführer während des Verwaltungsverfahrens begleitende Fürsorgebehörde
ohne weiteres in der Lage gewesen wäre. Der vorinstanzliche Entscheid, mit
welchem die Notwendigkeit einer anwaltlichen Verbeiständung im
Einspracheverfahren verneint wurde, ist somit im Ergebnis zu bestätigen. (…)“.

 

Nella sentenza I 746/06 dell'8 novembre 2006, il TFA ha indicato i
seguenti casi di applicazione della propria giurisprudenza:

 

"  (…)

3.2 Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat
die Notwendigkeit einer unentgeltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren
etwa bejaht in Fällen, wo sich die versicherte Person mit mehreren
Arztberichten und Gutachten und einem Abklärungsbericht Haushalt
auseinanderzusetzen und zu dem im Rahmen der gemischten Methode vorgenommenen
Einkommensvergleich Stellung zu nehmen hatte (Urteil O. vom 27. April 2005 Erw.
7.3, I 507/04), oder wo die Einschätzung der Arbeitsfähigkeit sehr umstritten,
die Einkommensberechnung in der Verfügung nicht nachvollziehbar und zudem
weitere Einkommensbestandteile umstritten waren (erwähntes Urteil I 75/04 Erw.
3.3), oder in einem Fall, in welchem sich der Versicherte während Jahren
wiederholt und erfolglos an die Verwaltung gewandt hatte, ohne dass für die
ausserordentlich lange Verzögerung fallbezogene Gründe ersichtlich waren
(Urteil W. vom 12. Oktober 2004 Erw. 4.2, I 386/04). Verlangt werden
somit qualifizierende, besondere Umstände. (…)“.

 

Per un caso in cui, sempre in materia di assicurazione per l'invalidità,
il TFA ha invece ammesso la necessità dell'assistenza di un avvocato per la
procedura di opposizione visto che si trattava di applicare la giurisprudenza
relativa alla sindrome da dolore somatoforme, cfr. la sentenza I 319/05 del 14
agosto 2006.

 

A questo proposito, con sentenza dell'8 ottobre 2008 (inc. n. 32.2007.250), il TCA ha affermato:

 

" 
2.11.2. Nella presente fattispecie l’Ufficio AI
– lasciata aperta la questione a sapere se la vertenza non fosse di primo
acchito votata all’insuccesso – ha negato all’assicurata il diritto
all’assistenza giudiziaria in sede amministrativa in quanto ha ritenuto –
rientrando il caso nella casistica più consueta delle pratiche AI – non
necessario o perlomeno non indicato l’intervento di un avvocato.

 

Secondo questo Tribunale tali argomentazioni non
sono in concreto sufficienti per escludere il diritto al gratuito patrocinio.

Chiamata a pronunciarsi sui presupposti necessari
per riconoscere il diritto all’assistenza giudiziaria in sede amministrativa,
in particolare sulla necessità dell’assistenza di un avvocato “sachliche
Gebotenheit des Beizugs eines Anwalts”, l’Alta Corte, in una sentenza I 911/06
del 2 febbraio 2007 si è confermata nella propria giurisprudenza e ha
sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"  (…)

Hinsichtlich der
sachlichen Gebotenheit der unentgeltlichen anwaltlichen Verbeiständung im
Einspracheverfahren sind die Umstände des Einzelfalls, die Eigenheiten der
anwendbaren Verfahrensvorschriften sowie die Besonderheiten des jeweiligen
Verfahrens zu berücksichtigen. Dabei fallen neben der Komplexität der
Rechtsfragen und der Unübersichtlichkeit des Sachverhalts auch in der Person
des Betroffenen liegende Gründe in Betracht, wie etwa seine Fähigkeit, sich im
Verfahren zurechtzufinden (Schwander, Anmerkung zu BGE 122 I 8, in: AJP 1996 S.
495). Falls ein besonders starker Eingriff in die Rechtsstellung des
Bedürftigen droht, ist die Verbeiständung grundsätzlich geboten, andernfalls
bloss, wenn zur relativen Schwere des Falls besondere tatsächliche oder
rechtliche Schwierigkeiten hinzukommen, denen der Gesuchsteller auf sich
alleine gestellt nicht gewachsen ist (BGE 130 I 182 Erw. 2.2 mit Hinweisen),
und wenn auch eine Verbeiständung durch Verbandsvertreter, Fürsorger oder
andere Fach- und Vertrauensleute sozialer Institutionen nicht in Betracht fällt
(BGE 125 V 34 Erw. 2, 114 V 236 Erw. 5b; AHI 2000 S. 163 f. Erw. 2a und b). Die
sachliche Notwendigkeit wird nicht allein dadurch ausgeschlossen, dass das in
Frage stehende Verfahren von der Offizialmaxime oder dem Untersuchungsgrundsatz
beherrscht wird, die Behörde also gehalten ist, an der Ermittlung des
rechtserheblichen Sachverhaltes mitzuwirken (BGE 130 I 183 f. Erw. 3.2 und 3.3
mit Hinweisen). Die Offizialmaxime rechtfertigt es jedoch, an die
Voraussetzungen, unter denen eine anwaltliche Verbeiständung sachlich geboten
ist, einen strengen Massstab anzulegen (BGE 125 V 35 f. Erw. 4b; Anwaltsrevue
2005/3 S. 123; Urteil H. vom 10. März
2006 Erw. 7.1, I 692/05). (…)” (STFA del 2 febbraio 2007 nella causa G., I
911/06)

 

La necessità o meno dell’assistenza di un
avvocato durante la procedura di opposizione dipende dunque esclusivamente dal
tipo di problematiche che vengono trattate nella decisione impugnata (per dei
casi di applicazione cfr. consid. 2.11.1).

 

Ora, nel caso concreto, in cui si trattava di
valutare il diritto dell’assicurata ad una rendita AI o ad una riformazione
professionale, l’Ufficio AI, per stabilire il suo danno alla salute, ha dovuto
ricorrere ad una perizia pluridisciplinare SAM (cfr. doc. 35). 

Contro la decisione che negava all’assicurata il
diritto a prestazioni, l’avv. X ha poi interposto opposizione, criticando in
particolare la valutazione psichiatrica inerente la sindrome somatoforme
dolorosa.

Analogamente a quanto già deciso dal TFA, come
visto (consid. 2.11.1. in fine), trattandosi nel caso di specie
dell’applicazione della giurisprudenza relativa alla sindrome da dolore
somatoforme, la necessità dell’assistenza di un avvocato per la procedura di
opposizione va quindi ammessa (cfr. sentenza I 319/05 del 14 agosto 2006).

 

Alla luce di quanto appena esposto è a torto che
l’Ufficio AI ha ritenuto non necessario o perlomeno non indicato l’intervento
di un avvocato e concluso che l’insorgente poteva difendersi senza ricorrere ad
un legale.

Per quanto riguarda gli altri presupposti – non
analizzati dall’Ufficio AI – cumulativamente necessari per riconoscere il
diritto all’assistenza giudiziaria in sede amministrativa, il TCA rileva che l’assicurata, come verrà
esposto di seguito (cfr. consid. 2.13.), non può essere considerata indigente.

Il rifiuto dell’istanza di assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio, inoltrata dall’assicurata in data 17 ottobre 2006,
deve pertanto essere confermato.”.

 

Nella sentenza I 127/2007 del 7 gennaio 2008
sempre in ambito di assicurazione invalidità, riguardo all'assistenza giudiziaria nella procedura
amministrativa il Tribunale federale ha rilevato quanto segue:

 

" 
4.

4.1 Dans la procédure administrative en matière
d'assurances sociales, l'assistance gratuite d'un conseil juridique est
accordée au demandeur lorsque les circonstances l'exigent (art. 37 al. 4 LPGA).
La LPGA a ainsi introduit une réglementation légale de l'assistance juridique
dans la procédure administrative (ATF 131 V 155 consid. 3.1; Kieser, op. cit.,
n. 22 ad art. 37).

 

4.2 Selon la loi (art. 152 OJ) et la jurisprudence,
les conditions d'octroi de l'assistance judiciaire gratuite sont en principe
remplies si les conclusions ne paraissent pas vouées à l'échec, si le requérant
est dans le besoin et si l'assistance d'un avocat est nécessaire ou du moins
indiquée (ATF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b et les références).

Le point de savoir si l'assistance d'un avocat est
nécessaire ou du moins indiquée doit être tranché d'après les circonstances
concrètes objectives et subjectives. Pratiquement, il faut se demander pour
chaque cas particulier si, dans des circonstances semblables et dans
l'hypothèse où le requérant ne serait pas dans le besoin, l'assistance d'un
avocat serait judicieuse, compte tenu du fait que l'intéressé n'a pas lui-même
des connaissances juridiques suffisantes et que l'intérêt au prononcé d'un
jugement justifierait la charge des frais qui en découle (ATF 103 V 47, 98 V
118; cf. aussi ATF 130 I 182 consid. 2.2, 128 I 232 consid. 2.5.2 et les
références).

 

4.3 Ces conditions d'octroi de l'assistance
judiciaire, posées par la jurisprudence sous l'empire de l'art. 4 aCst., sont
applicables à l'octroi de l'assistance gratuite d'un conseil juridique dans la
procédure d'opposition (arrêt M. du 29 novembre 2004, I 557/04, consid. 2.1,
publié à la Revue de l'avocat 2005 n. 3 p. 123). Toutefois, le point de savoir
si elles sont réalisées doit être examiné à l'aune de critères plus sévères
dans la procédure administrative (Kieser, op. cit., n. 20 ad art. 37).

 

En ce qui concerne le point de savoir si
l'assistance d'un avocat est exigée (art. 37 al. 4 LPGA) et pas seulement justifiée
par les circonstances (art. 61 let. f LPGA; arrêt A.-A. du 24 janvier 2006, I
812/05, consid. 4.3) dans la procédure d'opposition, il y a lieu de tenir
compte des circonstances du cas d'espèce, de la particularité des règles de
procédure applicables, ainsi que des spécificités de la procédure
administrative en cours. En particulier, il faut mentionner, en plus de la
complexité des questions de droit et de l'état de fait, les circonstances qui
tiennent à la personne concernée, comme sa capacité de s'orienter dans une
procédure. Dès lors, le fait que l'intéressé puisse bénéficier de l'assistance
de représentants d'associations, d'assistants sociaux ou encore de spécialistes
ou de personnes de confiance oeuvrant au sein d'institutions sociales permet d'inférer
que l'assistance d'un avocat n'est ni nécessaire ni indiquée (arrêt M. du 29
novembre 2004, I 557/04, déjà cité, consid. 2.2). En règle générale,
l'assistance gratuite est nécessaire lorsque la procédure est susceptible
d'affecter d'une manière particulièrement grave la situation juridique de
l'intéressé. Sinon, une telle nécessité n'existe que lorsque à la relative
difficulté du cas s'ajoute la complexité de l'état de fait ou des questions de
droit, à laquelle le requérant n'est pas apte à faire face seul (ATF 130 I 182 consid.
2.2 et les références). (…).".

 

Nel caso di specie, l'assicurata ha formulato reclamo contro la decisione di restituzione
dei premi dell'assicurazione
malattia che l'UAM ha versato
alla sua Cassa malati negli anni 2006 e 2007 a sua copertura, assommanti in
totale a Fr. 5'414,80.

Ella ha fatto valere che senza una decisione
formale cresciuta in giudicato riguardante l'obbligo di restituzione delle prestazioni complementari, a cui il
pagamento dei premi LAMal da parte dell'Ufficio assicurazione malattia è legato, quest'ultimo non ha alcun diritto di chiederle in
restituzione quanto ha versato alla sua Cassa malati.

 

La questione della restituzione di premi LAMal
non è, di per sé stessa, di difficile soluzione, che dipende da ogni fattispecie.

Nel caso concreto, tuttavia, non si trattava di
una semplice restituzione di premi LAMal, poiché l'assicurata aveva acquisito – indirettamente - questo diritto a
seguito del diritto concessole alle prestazioni complementari. Come visto,
queste due tematiche si intersecavano e questa particolarità rendeva
effettivamente più complessa la controversia della restituzione di premi LAMal
a seguito della cessazione del diritto alle PC. In questo contesto, la
problematica non era di facile lettura e non poteva essere invocata dall'assicurata senza l'aiuto di una persona cognita della materia quale un legale, seppure
la sua tesi si sia rivelata, dopo approfondito esame, errata.

 

Non potendo quindi pretendere dall'assicurata, straniera con difficoltà di comprensione
della lingua italiana e senza le necessarie conoscenze giuridiche, che si
difendesse da sola in questo procedimento complesso o che si rivolgesse ad
assistenti sociali, è a torto che la Cassa cantonale di compensazione ha
ritenuto che il caso non esigesse la rappresentanza di un avvocato.

L'istante va considerato indigente quando non è in grado di assumere
le spese legate alla difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo
indispensabile al suo mantenimento e a quello della sua famiglia (SVR 1998 UV
Nr. 11 consid. 4a; DTF 119 Ia 11 segg.; DTF 103 Ia 100). Per determinare se ciò
è il caso vanno presi in considerazione i redditi del richiedente e delle persone
che hanno un obbligo di mantenimento nei suoi confronti (DTF 115 V 195, il
coniuge o i genitori; STF 4P.158/ 2002 del 16 agosto 2002; Cocchi/Trezzini, Codice di procedura
civile ticinese massimato e commentato, Appendice 2000/2004, Lugano 2005, n. 8
ad art. 3 Lag, pag. 223). L'obbligo
dello Stato di accordare l'assistenza
giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di mantenimento derivante dal
diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11 segg.). Non entrano invece in linea di conto
le risorse finanziarie di parenti cui l’interessato potrebbe far capo a norma
dell'art. 328 e 329 CCS (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura
civile ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, n. 20 ad art. 155, pag.
479 e giurisprudenza ivi citata).

 

Dal punto di vista temporale, il presupposto del
bisogno dell'istante deve
essere determinato al momento in cui si statuisce sulla richiesta di assistenza
giudiziaria (STF 1P.542/ 2003 del 20 ottobre 2003; SVR 1998 UV Nr. 11 consid.
4a; DTF 108 V 265; Cocchi/Trezzini,
op. cit., Appendice, n. 18 ad art. 3 Lag, pag. 226), in particolare quando il
lasso di tempo trascorso tra domanda e decisione è importante (cfr. anche Cocchi/ Trezzini, op. cit., n. 39 ad
art. 155, pag. 485. In senso contrario, cfr. DTF 108 Ia 108; DTF 120 Ia 179
consid. 3a; RDAT 1998-II n. 36; per un commento cfr. Cocchi/Trezzini, op. cit., nn. 39, 40 e 41 con relative note,
pag. 485-486).

 

Il limite per ammettere uno stato di bisogno ai
sensi delle disposizioni sull'assistenza
giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai fini del diritto
esecutivo (STF 5P.321/ 2004 del 21 settembre 2004; SVR 2007 AHV Nr. 7, SVR 1998
IV Nr. 13 consid. 7b e 7c). All'importo base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e
il 25% (STFA U 102/04 del 20 settembre 2004). L'indigenza processuale è data ove il richiedente non disponga di più
mezzi di quelli necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia
(RAMI 1996 pag. 209 consid. 2; STFA non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa
H., pag. 3). In una sentenza pubblicata in DTF 124 I 1, il TF ha precisato che
una richiesta di assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente
sostenendo che l'istante non è
indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione di un'automobile. Secondo l'Alta Corte, il richiedente deve piuttosto -
indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere
considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in
grado di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono
essere naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno esistenziale.

 

L'attestato municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice
soltanto valore indicativo (Cocchi/Trezzini,
op. cit., n. 10 ad art. 156, pag. 490).

 

Nella commisurazione della capacità patrimoniale
del richiedente va considerata anche l'eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. Secondo il
TFA, infatti, si tiene conto dell'intera situazione economica della famiglia (STFA non pubbl. del 2 settembre
1994 nella causa J.P.H., pag. 4, consid. 2 e giurisprudenza citata non pubbl.).
La sostanza deve tuttavia essere disponibile al momento della litispendenza del
processo o per lo meno a partire dal momento in cui è presentata l'istanza e non solo alla fine della
procedura (DTF 119 Ia 12 consid. 5; DTF 118 Ia 369).

 

L'intervento dell'avvocato
deve essere necessario o perlomeno indicato. Il TF ha stabilito che la
necessità dell'intervento di un
avvocato è data nella misura in cui le questioni controverse non sono di facile
soluzione e la parte oppure il suo rappresentante civile non possiedono
conoscenze giuridiche (DTF 119 Ia 265).

 

Da ultimo, il processo non deve essere
palesemente privo di esito favorevole.

Il requisito della probabilità di esito
favorevole difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue
che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe
ad avviare una causa o a continuarla in considerazione delle spese cui si
esporrebbe (STF I 562/05 del 12 febbraio 2007; STFA del 26 settembre 2000 nella
causa N.D.N.; DTF 129 I 135 consid. 2.3.1, DTF 128 I 236 consid. 2.5.3 e
sentenza ivi citata; DTF 125 II 275 consid. 4b; DTF 119 Ia 251; Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 1 ad art.
157, pag. 492).

A tal proposito, si osserva che per valutare la
probabilità di esito favorevole non si deve adottare un criterio
particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di primo acchito, il gravame
non presenti notevolmente meno possibilità di essere ammesso che di essere
respinto, ovvero che non si debba ammettere che un ricorrente ragionevole non
lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid.
2c). Inoltre, quando le prospettive di successo ed i rischi di perdere il
processo si eguagliano o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto
ai secondi, le domande non possono essere considerate senza esito favorevole
(DTF 125 II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; Cocchi/Trezzini, op. cit., nota 591 ad
art. 157, pag. 491).

 

Nel caso concreto, dal certificato per l'ammissione all'assistenza giudiziaria vidimato il 7 aprile 2008 (doc. 13) dal
Municipio di __________ – agli atti manca la pagina 2, presente invece nell'incarto delle PC -, risulta che nel 2008 l'assicurata, invalida al 100%, beneficiava
di una rendita d'invalidità
dall'assicurazione federale di
Fr. 427,50 al mese, di una rendita mensile d'invalidità da parte di __________ di Fr. 1'955.- e di una rendita d'invalidità dalla Fondazione __________ di Fr. 942,10 al mese, per un
totale di Fr. 3'324,60 al mese,
mentre per il 2009, determinante, alcuni importi sono leggermente aumentati.

 

Sempre nel 2008, l'assicurata doveva fare fronte mensilmente al pagamento della pigione
compreso l'acconto spese, la TV
via cavo ed il posteggio scoperto, pari a Fr. 852,60, al pagamento di Fr.
365,40 per i premi dell'assicurazione
malattia LAMal e LCA, a Fr. 28,20 per l'assicurazione mobilia domestica e responsabilità civile, a Fr. 37,80
per i contributi AVS/AI/IPG, a Fr. 186,55 per l'assicurazione RC e casco per l'automobile, a Fr. 118,25 per le imposte comunali, a Fr. 646.- per il
rimborso di un debito privato, a Fr. 24,40 per il canone di ricezione TV ed a
Fr. 25.- per la franchigia annua di cassa malati, per un totale di Fr. 2'284,20.

 

Quanto al suo
fabbisogno mensile, esso deve essere calcolato sulla scorta dei minimi di
esistenza agli effetti del diritto esecutivo (art. 93 LEF). Si hanno così Fr.
1'100.- di minimo esistenziale per una persona sola (cfr.
circolare n. 17/2000 del 27 dicembre 2000 della Camera di esecuzione e
fallimenti del Tribunale d'appello, in vigore dal 1° gennaio 2001).

Quale supplemento, fra le spese elencate dall'assicurata vanno eliminate le voci legate
all'uso della vettura, dato
che, essendo invalida al 100%, non le serve più per
svolgere un'attività lucrativa; così pure il canone TV, già incluso nel
fabbisogno minimo ed il premio per l'assicurazione malattia complementare.

Per valutare lo stato di indigenza ai fini dell'assistenza giudiziaria si devono
considerare tutti i debiti del richiedente, compresi quelli voluttuari,
sempre che il richiedente non abbia provocato egli medesimo l'indigenza per evitare il pagamento di oneri
processuali o la retribuzione del proprio avvocato (RtiD I-2005 n. 1c pag. 719
consid. 4). Pertanto, il debito privato assunto dalla ricorrente va qui
ritenuto nel calcolo delle sue spese.

Si ha quindi il canone di locazione
effettivamente pagato per l'appartamento (Fr. 852,60) - senza le spese di
elettricità e/o gas perché già considerate nell'importo base mensile -, il
premio della cassa malati soltanto sociale (Fr. 340,40), la franchigia per l'assicurazione obbligatoria contro le
malattie (Fr. 25.-), l'assicurazione
RC domestica (Fr. 28,20), i contributi sociali (Fr. 37,80), le imposte (Fr.
118,25) ed il debito privato (Fr. 646.-).

Nel complesso, il fabbisogno minimo mensile della
ricorrente risulta dunque di Fr. 2'048,25.

 

Se poi al suo fabbisogno si aggiunge l'importo base mensile del minimo di esistenza agli effetti del
diritto esecutivo LEF, pari a Fr. 1'100.- per una persona sola, si ottiene la
somma di Fr. 3'148,25, a fronte
di entrate ammontanti a Fr. 3'324,60.

Aggiungendo all'importo base LEF un supplemento variante fra il 15% e il 25%, l'assicurata non dispone più di alcunché per
far fronte ad altre spese, come in specie l'onorario del suo legale.

 

Pertanto, l'assicurata va qualificata come
indigente.

 

Come visto, la reclamante non possedeva le necessarie conoscenze
giuridiche, perciò l'intervento di un legale appariva giustificato e di primo acchito
il reclamo, portante sulla contestazione della restituzione dei premi dell'assicurazione
malattia obbligatoria indebitamente percepiti a seguito della cessazione del
diritto alle prestazioni complementari, non pareva essere sin dall'inizio
sprovvisto di fondamento.

 

Alla luce di quanto appena esposto, l'assicurata deve dunque
essere posta al beneficio del gratuito patrocinio per la procedura di opposizione
e per quella ricorsuale qui in discussione. 

Gli atti sono rinviati all'amministrazione affinché si pronunci
concretamente sull'importo spettante all'assicurata (DTF 131 V 153).

 

                             2.12.   Parzialmente
vincente in causa l'assicurata, patrocinata da un avvocato, ha diritto ad un'indennità per ripetibili parziali. In tale
misura, l'istanza di assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio, in virtù della costante giurisprudenza dell'allora
TFA, diventa priva d'oggetto a seguito dell'assegnazione
di ripetibili (DTF 124 V 301 consid. 6, STF I 748/06 del 2 novembre 2007; STFA U 164/02 del 9 aprile 2003).

Questo Tribunale deve pertanto esaminare, nella
misura in cui non è divenuta priva di oggetto con il parziale accoglimento del
ricorso, l'istanza di gratuito
patrocinio (doc. I punto E pag. 14).

 

Di principio, anche se un assicurato è
soccombente, può essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria, sempre
che adempia alle relative condizioni (DTF 124 V 301 consid. 6).

 

Per quanto concerne la domanda di assistenza
giudiziaria in sede ricorsuale, il TCA osserva che, ai sensi dell'art. 61 lett. f LPGA, nella procedura giudiziaria cantonale deve
essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio.

Tale disposto mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell'assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale,
mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale
(DTF 110 V 362, consid. 1b; Kieser,
op. cit., n. 102 ad art. 61, pag. 788).

 

In merito alla procedura per le cause davanti al TCA, l'art. 28 cpv. 2 LPTCA,
in vigore dal 1° ottobre 2008, rinvia la disciplina del gratuito patrocinio
alla Legge cantonale sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria
(Lag).

 

I tre presupposti cumulativi per la concessione
dell'assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (SVR 2004 AHV Nr. 5; STFA U
102/04 del 20 settembre 2004, consid. 4.1.1; STFA del 3 luglio 2003, U 114/03,
consid. 2.1; Kieser, op. cit., n.
104 segg. ad art. 61, pag. 788) – sono in principio dati se l'istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l'intervento
dell'avvocato è necessario o
perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se le sue conclusioni non
sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; STF I
134/06 del 7 maggio 2007; STF I 562/05 del 12 febbraio 2007; DTF 125 V 202
consid. 4a e 372 consid. 5b con riferimenti; DTF 124 I 1, consid. 2a, pag. 2;
DTF 121 I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a).

 

I criteri posti nella legge cantonale sono quindi
identici a quelli fissati dalla giurisprudenza federale elaborata interpretando
le norme di diritto federale relative alle assicurazioni sociali (cfr. art. 85
cpv. 2 lett. f vLAVS; DTF 125 V 202; STFA I 396/99 del 28 novembre 2000).

 

Nella fattispecie, alla stessa stregua che per la
procedura amministrativa, sono date tutte e tre le citate condizioni.

 

L'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio va
quindi concessa anche in sede ricorsuale, riservato l'eventuale obbligo di
rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse più tardi
migliorare (art. 61 lett. f LPGA; Kieser,
op. cit., n. 110 ad art. 61, pag. 790; cfr. art. 9 Lag; STFA I 569/ 02 del 15
luglio 2003, consid. 5; STFA U 234/00 del 23 maggio 2002, consid. 5a = DTF 128
V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

 

                               1.1.   Il punto 2
della decisione su reclamo del 10 settembre 2008 dell'Ufficio assicurazione malattia è annullato. Per il resto, la
decisione va integralmente confermata.

 

                               1.2.   L'assicurata è posta al beneficio del
gratuito patrocinio per la procedura amministrativa.

 

                               1.3.   Gli atti
sono rinviati all'amministrazione, affinché si pronunci concretamente
sull'importo spettante all'assicurata per il gratuito patrocinio.

 

 

                                   2.   L'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria in sede ricorsuale,
in quanto non priva di oggetto, è accolta.

 

                                   3.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

L'Ufficio assicurazione malattia verserà all'assicurata delle ripetibili ridotte ammontanti a Fr. 400.- (IVA
inclusa).

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti