# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e899ca45-9e8f-5519-bf16-55303000ed26
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-04-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.04.2012 30.2012.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2012-9_2012-04-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2012.9

   

  cs

  	
  Lugano

  16 aprile
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 10 febbraio 2012
di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 24
  gennaio 2012 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di rendite AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel __________, con decisione del 12 luglio 2007 è stato messo al beneficio di
una rendita di vecchiaia con effetto dal 1° marzo 2006, calcolata sulla base di
un periodo di contribuzione di 22 anni e 3 mesi (scala applicabile: 22) ed un
reddito annuo di fr. 17'238 (doc. 57). Al figlio __________, nato nel __________,
è stata riconosciuta una rendita semplice per figli, soppressa nel mese di
novembre 2008 (doc. 117).

                                         

                               1.2.   In seguito
alla richiesta del calcolo previsionale della rendita da parte della moglie, __________,
nata nel __________, inoltrata il 25 marzo 2011 (cfr. doc. 17 e 2),
l’amministrazione, il 5 maggio 2011, si è accorta che l’interessato,
domiciliato in Svizzera dal __________, fino al mese di dicembre 1994 ha lavorato in __________ per le __________.

 

                               1.3.   Con
decisione del 12 maggio 2011 la Cassa CO 1 ha chiesto la restituzione
dell’importo versato in troppo dal 1° maggio 2006 al 31 maggio 2011 per un ammontare
di fr. 22'057.--, rilevando che da un controllo è emerso l’esercizio di
un’attività lucrativa presso le __________ __________, in __________, fino al
31 dicembre 1994, per cui gli anni dal 1983 (ossia da quando è domiciliato in
Svizzera) al 1994 non vanno considerati quale periodo contributivo,
contrariamente a quanto stabilito con la precedente decisione (doc. 31). Il
medesimo giorno l’amministrazione ha emanato tre decisioni di fissazione della
rendita, calcolata sulla base di una durata contributiva di 11 anni ed un
reddito annuo medio di fr. 17'238.-- nel 2006 aggiornato a fr. 18'096.-- nel
2011 (doc. da 19 a 27), per il periodo dal 1° maggio 2006 al 30 novembre 2008
(ossia fino al termine del versamento delle prestazioni al figlio), dal 1°
dicembre 2008 al 31 dicembre 2010 e dal 1° gennaio 2011.

 

                               1.4.   In seguito
all’opposizione, e alla domanda di condono, presentata da RI 1,
l’amministrazione, con decisione su opposizione del 20 luglio 2011, ha confermato il precedente provvedimento,  precisando  che sulla domanda di condono avrebbe
deciso quando la decisione di restituzione sarebbe divenuta definitiva.

 

                               1.5.   Il ricorso
di RI 1 è stato respinto dal TCA con sentenza del 19 ottobre 2011 cresciuta
incontestata in giudicato (inc. 30.2011.30+31).

 

                               1.6.   Con
decisione del 28 novembre 2011, confermata dalla decisione su opposizione del
24 gennaio 2012, la Cassa ha respinto la domanda di condono, non essendo
adempiuta la condizione della buona fede. L’amministrazione rileva in sostanza
che il 23 maggio 2007 il __________, a nome del ricorrente, ha trasmesso
all’Agenzia AVS del Comune di __________ il questionario per la richiesta di
una rendita di vecchiaia, dove veniva tralasciato “di fornire dati precisi
circa lo svolgimento di un’attività lucrativa fino al dicembre 1994 in __________ e indicando semplicemente “Titolare di pensione __________”, la Cassa ha quindi
allestito il calcolo della rendita di vecchiaia che è poi sfociata nella
decisione di rendita del 12 luglio 2007. Solamente in un secondo tempo, e più
precisamente con il deposito della richiesta di calcolo di una futura rendita,
da parte della moglie, è stato portato a conoscenza della Cassa il fatto che
lei avesse svolto attività lucrativa presso le __________ __________ fino al
dicembre 1994” (doc. 8).

 

                               1.7.   RI 1 è
insorto al TCA contro la predetta decisione su opposizione (doc. I).
L’insorgente evidenzia di aver segnalato all’autorità amministrativa di aver
lavorato in __________, di percepire una rendita di vecchiaia __________ e di
essersi rivolto ad un funzionario dell’__________, che avrebbe compilato il
formulario, al fine di riempirlo nella maniera più precisa possibile. Il
ricorrente evidenzia che l’autorità competente era in possesso sin dall’inizio
di tutte le informazioni necessarie e, per determinare con esattezza il periodo
di attività all’estero, la Cassa avrebbe potuto chiedere informazioni
complementari. L’assicurato nega di aver agito con negligenza o dolosamente e
sostiene, al contrario, di aver messo a disposizione dell’autorità tutte le
informazioni in maniera corretta.

                                         In
secondo luogo l’interessato evidenzia che la sua situazione economica è tale da
rendere difficile la restituzione dell’importo di fr. 22'057.

 

                               1.8.   Con risposta
del 21 febbraio 2012 l’amministrazione propone la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Giusta
l'art. 25 cpv. 1 LPGA le prestazioni indebitamente riscosse devono essere
restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in
buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (vedi anche art. 4 OPGA).

 

                               2.2.   Relativamente
alla buona fede, la giurisprudenza distingue la mancanza di coscienza
dell’irregolarità commessa, dalla questione di sapere se, nelle circostanze
concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe dovuto, facendo
prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere l’errore di diritto
commesso. La problematica relativa alla coscienza dell'irregolarità commessa è
una questione di fatto, per contro quella concernente l'attenzione esigibile è
di diritto (sentenza 8C_617/2009 del 5 novembre 2009, consid. 5.2; SVR 2007 IV Nr. 13 p.49, 2003 IV Nr. 4 p.10, 2002 EL Nr. 9 p.21;
Pratique VSI 1994 p.126; DTF 122 V 221 = Pratique VSI 1996 p.269). La buona fede non è infatti compatibile con un comportamento di grave
negligenza da parte dell'assicurato (Meyer-Blaser, Die Rückerstattung von
Sozialversicherungsleistungen, in: RSJB 1995, p.481). Compete al giudice, sulla
base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente dalle conoscenze e dalle
attitudini particolari della parte, determinare il grado dell’attenzione
richiesta (DTF 79 II 59). La buona fede deve essere quindi esclusa, qualora i
fatti che hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di
annunciare o di informare, cfr. art. 31 LPGA) siano imputabili a comportamento
doloso o a negligenza grave dell'interessato. Viceversa, l'assicurato può
prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano costitutivi unicamente
di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di informare (sentenza
8C_617/2009 del 5 novembre 2009, consid. 5.2 e SVR 2007 IV Nr. 13 p.49 entrambe
con riferimenti) oppure se non ha violato tale obbligo. Infatti, la buona fede
presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata
indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa è stata
determinata da sua negligenza.

 

                               2.3.   Il requisito della grave difficoltà ex art. 25 cpv. 1 LPGA è legato
alla situazione economica della persona tenuta a restituire l'indebito e deve
essere valutato in base alle sue capacità finanziarie. Dovrà pertanto essere
stabilito concretamente, tenendo conto della particolare situazione
patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire (art. 4 cpv. 2 OPGA). Ai
sensi dell’art. 5 cpv. 1 OPGA la
grave difficoltà è data quando le spese riconosciute a norma della LPC e le
spese supplementari di cui al capoverso 4 superano i redditi determinanti secondo
la LPC. 

 

                               2.4.   In concreto
l’amministrazione sostiene che l’insorgente non è in buona fede avendo omesso
di indicare il periodo preciso durante il quale ha svolto la sua attività
lucrativa in __________, limitandosi ad indicare “titolare di una pensione
in __________”.

 

                            2.4.1.   Dalle tavole
processuali emerge che il 25 maggio 2007 il ricorrente ha sottoscritto la
richiesta di una rendita di vecchiaia (doc. 128). 

                                         Alla
domanda 4.1 “E’ stato(a) domiciliato(a) all’estero?”, l’interessato ha
risposto “Sì”, dalla nascita al __________ in __________ (doc. 127).

                                         Alla
domanda 4.3 “Ha avuto l’occasione di lavorare fuori dalla Svizzera?”, il
ricorrente ha risposto “Sì”, precisando “GTITOLARE DI PENSIONE __________”
e lasciando in bianco il periodo durante il quale ha svolto l’attività
all’estero (“dal ______ al ________”, doc. 127).

 

                                         Con
decisione del 12 luglio 2007 la Cassa ha stabilito l’ammontare della rendita
dell’insorgente, sulla base di un reddito annuo determinante di fr. 17'238, di
una durata di contribuzione di 22 anni e 3 mesi e una scala di rendita 22,
indicando in calce alla medesima: “rendita ordinaria parziale a causa degli
anni di contribuzione mancanti o incompleti (dal 1962 al 1983)” (doc. 118).

 

                                         Il 25
marzo 2011 la moglie, __________, ha compilato il formulario relativo alla “richiesta
di calcolo di una rendita futura” (doc. 19). 

                                         Alla
domanda 4.4 “il suo attuale coniuge è già stato(a) domiciliato(a)
all’estero?”, ha risposto “sì”, in __________ dalla nascita (__________)
al matrimonio (__________, doc. 21).

                                         Alla
domanda 4.5 “Il suo coniuge ha avuto l’occasione di lavorare fuori dalla
Svizzera?”, ha risposto “sì”, “dal sempre al (pensionamento) dic.
 1994 in __________ (__________)” (doc. 21).

 

                                         Sulla
base della risposta della moglie alla domanda 4.5 l’amministrazione ha
ricalcolato la rendita dovuta al ricorrente non considerando più gli anni dal
1983 (e meglio dal mese di __________ quando si è domiciliato in Svizzera) alla
fine del 1994 (fino allo svolgimento di un’attività lavorativa in __________)
quale periodo contributivo in Svizzera (come persona senza attività lucrativa
il cui coniuge ha pagato [almeno] il doppio del contributo minimo),
contrariamente a quanto stabilito con la precedente decisione.

 

                            2.4.2.   Questo TCA,
alla luce di quanto sopra descritto, ritiene che nel caso di specie la buona
fede del ricorrente vada riconosciuta.

 

                                         Innanzitutto,
l’insorgente ha rettamente indicato nel formulario di essere stato domiciliato
all’estero, in __________, fino al mese di __________ 1983, di aver lavorato
all’estero, in __________ e di essere titolare di una pensione __________.                                                                                   

                                         La
circostanza che il ricorrente non ha precisato il periodo esatto durante il
quale ha esercitato l’attività lucrativa in __________, lasciando in bianco lo
spazio previsto a questo scopo, non può, nel preciso caso di specie, essere ritenuto
quale mancanza di buona fede, avendo comunque segnalato di aver svolto un
lavoro all’estero . 

                                         

                                         In
concreto la Cassa, dopo aver ricevuto la richiesta di una rendita di vecchiaia
dall’insorgente, non ha ritenuto necessario chiedergli delucidazioni circa il
periodo esatto di attività lucrativa da lui svolta all’estero, ma si è
accontentata delle informazioni contenute nel formulario e si è basata, per il
calcolo del periodo contributivo, unicamente sui dati relativi al domicilio
in Svizzera. 

                                         Ora,
ritenuti il luogo del domicilio dell’interessato (__________), la sua ancor giovane
età al momento dell’entrata in Svizzera (42 anni), l’indicazione di aver
lavorato in __________ e di percepire una pensione __________, nonché la
circostanza che l’insorgente ha esercitato un’attività lavorativa in Svizzera solo
dal 2001 al 2005 (doc. 106), l’amministrazione avrebbe dovuto effettuare
accertamenti supplementari o chiedere informazioni precise circa il periodo e
le modalità dell’esercizio dell’attività lucrativa all’estero, in luogo di
fondarsi esclusivamente sull’indicazione relativa al domicilio senza procedere
ad ulteriori approfondimenti.

                                         Va qui
rammentato che l’art. 43 cpv. 1 prima frase LPGA prevede che l’assicuratore
esamina le domande, intraprende d’ufficio i necessari accertamenti e raccoglie
le informazioni di cui ha bisogno e l’art. 43 cpv. 3 LPGA permette
all’amministrazione, in caso di rifiuto ingiustificato di informare o collaborare,
di notificare una diffida scritta avvertendo la persona assicurata delle
conseguenze giuridiche del suo comportamento.

                                         L’amministrazione
aveva a disposizione gli strumenti necessari per verificare le informazioni utili
al calcolo della rendita.

                                         A questo
proposito va citata la sentenza 8C_383/2007 del 15 luglio 2008, dove il TF, in
ambito di condono nell’assicurazione contro la disoccupazione, ha affermato:                                        

 

"  Soltanto
nei mesi di giugno e luglio l'interessata ha notificato in media, a titolo di guadagno
intermedio, 58 ore, ridottesi a 36 in agosto. Alla ricorrente può tuttavia
essere eventualmente rimproverato di non aver chiesto un'immediata riduzione
delle indennità, non essendo presumibilmente in grado di accettare un lavoro a
tempo pieno, non tuttavia una scorretta notifica della sua disponibilità
lavorativa. In effetti l'URC era esattamente al corrente delle modalità di
lavoro dell'assicurata, la quale aveva pure notificato fin dall'inizio che la
percentuale lavorativa avrebbe potuto essere anche del 30-50% (verbale del 5
febbraio 2003). Durante il colloquio del mese di maggio 2003 aveva altresì
precisato che in giugno avrebbe lavorato al 50% (ciò che tuttavia non si è
avverato avendo l'assicurata eseguito solo 60 ore mensili). Pure la Cassa inoltre
tramite la comunicazione del numero di ore eseguite a titolo di guadagno
intermedio, nettamente più elevato dei primi cinque mesi, poteva e doveva
notare il cambiamento intervenuto. Sia l'URC che la Cassa erano pertanto al
corrente nei minimi dettagli dell'attività che stava svolgendo l'assicurata,
della misura di tale attività e della sua evoluzione, che avrebbe portato,
presumibilmente da ottobre, all'esercizio di un'attività a tempo pieno (verbali
dei colloqui di consulenza), fatto anch'esso più volte dichiarato. In simili
circostanze sia la Cassa che l'URC erano nelle condizioni di agire almeno già
dalla fine di giugno, in base all'obbligo dell'accertamento d'ufficio dei fatti
(art. 43 LPGA, che non viene neutralizzato dall'obbligo di collaborare e
informare del richiedente di cui all'art. 28 LPGA: Kieser, op. cit., no. 2
all'art. 28), approfondendo la questione circa la misura della disponibilità
lavorativa, con eventuale relativa riduzione delle indennità di disoccupazione
rispettivamente circa l'idoneità al collocamento dell'assicurata (ciò che del
resto l'URC ha fatto nel mese di luglio). Altresì l'URC, in base alle
informazioni in suo possesso, alla luce dell'obbligo di informazione e
consulenza di cui all' art. 27 cpv. 1 e 2 LPGA, avrebbe potuto perlomeno
accennare all'assicurata che il diritto a indennità intere non era
presumibilmente più dato nella medesima misura (in proposito DTF 131 V 472
consid. 4 e 5 pag. 476 segg. e sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni C 157/05 del 28 ottobre 2005).

 

Visto quanto sopra, all'assicurata, a partire dal mese di giugno,
è eventualmente imputabile una lieve negligenza, non senz'altro una violazione
grave dell'obbligo di informare (per un caso di lieve negligenza, v. sentenze
8C_594/2007 del 10 marzo 2008 e C 288/06 del 27 marzo 2007, consid. 4, in cui la colpa di un assicurato che ha notificato un guadagno intermedio al collocatore, non
tuttavia alla Cassa, è stata considerata lieve in ambito di sospensione; per un
caso di grave negligenza, v. sentenze del Tribunale federale delle
assicurazioni C 292/02 del 15 marzo 2004, consid. 4, e C 162/98 del 23
settembre 1998, consid. 3).” (sottolineature del redattore)

 

                                         Va ancora
evidenziato che con sentenza C 288/06 del 27 marzo 2007 (cfr. anche sentenza
9C_474/2009 del 21 agosto 2009), citata dall’Alta Corte nella precedente
pronunzia quale esempio di negligenza lieve, il TF, sempre in ambito di
assicurazione contro la disoccupazione, ha affermato:

 

" 
(…)

Das als Zwischenverdienst im Sinne von Art. 24 Abs.
1 AVIG erzielte Einkommen war für die Bemessung des Taggeldanspruchs von
Bedeutung. Dies musste dem Beschwerdeführer bewusst sein. Insbesondere macht er
keine konkrete psychische Störung namhaft, die ihn am korrekten Ausfüllen,
nötigenfalls unter Beizug einer Drittperson, gehindert hätte. Ein Zusammenhang
zwischen gesundheitlichen Beschwerden und Meldepflichtverletzung ist aufgrund
der Akten jedenfalls nicht mit dem Beweisgrad der überwiegenden
Wahrscheinlichkeit erstellt, wie bereits das kantonale Gericht dargetan hat. Des
Weitern hat der Versicherte nicht etwa vergessen, eine der gestellten Fragen zu
beantworten, sondern er hat bei der Frage nach der Erwerbstätigkeit das Feld
"nein" angekreuzt. Somit hat er nicht nur seine Meldepflicht
verletzt, sondern auch eine unwahre Angabe gemacht. Nachdem er auf dem
einzureichenden und handschriftlich zu unterzeichnenden Formular ausdrücklich
darauf aufmerksam gemacht wurde, dass das unwahre oder nur teilweise Ausfüllen
Sanktionen auslösen könne, hätte er den einzelnen Fragen und Antworten erhöhte
Aufmerksamkeit schenken müssen. Unerheblich ist, dass der Versicherte seinen
Personalberater beim Regionalen Arbeitsvermittlungszentrum über den besagten
Zwischenverdienst informiert hat. Die gegenüber unzuständigen Stellen erwähnte
Tätigkeit entbindet nicht von der Pflicht der ordnungsgemässen Deklaration bei
der hiefür zuständigen Arbeitslosenkasse (ALV 2006 S. 69, C 158/05). Indem der Beschwerdeführer die Frage nach einer unselbstständigen Erwerbstätigkeit
ausdrücklich verneinte, hat er somit den Einstellungstatbestand von Art. 30
Abs. 1 lit. e AVIG erfüllt. Die nach Art. 30 AVIG verfügte Einstellung in der
Anspruchsberechtigung kann zusätzlich zu einer Rückforderung gemäss Art. 95
AVIG erfolgen, da mit letzterer lediglich der rechtmässige Zustand
wiederhergestellt wird (SVR 1997 ALV Nr. 80 S. 243).

4.

Mit Bezug auf die Einstellungsdauer hat das
kantonale Gericht berücksichtigt, dass der Beschwerdeführer glaubhaft geltend
macht, dass er den Zwischenverdienst nicht absichtlich verheimlicht hat, zumal
es sonst keinen Sinn mache, dass er diesen dem Personalberater gemeldet habe. Es
ging daher von einem leichten Verschulden aus und setzte die Sanktion, da
es sich um die zweite Meldepflichtverletzung innerhalb der Rahmenfrist handelt,
in Anwendung von Art. 45 Abs. 2bis AVIV, im oberen Bereich eines leichten
Verschuldens (Art. 45 Abs. 1 lit. a AVIV) auf 15 Einstelltage fest. Dies ist
in Berücksichtigung der gesamten objektiven und subjektiven Umstände im Rahmen
der Ermessensprüfung (Art. 132 OG; vgl. BGE 123 V 150 E. 2 S. 152 mit
Hinweisen) nicht zu beanstanden.“ (sottolineatura del redattore)

 

                                         Ne segue
che nel caso di specie il fatto di aver esplicitamente segnalato l’esercizio di
un’attività lavorativa all’estero con conseguente diritto all’erogazione di una
rendita pensionistica __________ ma di non aver compilato lo spazio relativo
alla durata dell’attività, nel preciso caso di specie, non è costitutivo di
negligenza grave e tanto meno di comportamento doloso.

 

                                         La
circostanza che nella decisione del 12 luglio 2007 (doc. 117-118) figura che la
rendita è parziale a causa degli anni di contribuzione mancanti o incompleti
dal 1962 al 1983, non è sufficiente per ritenere che l’interessato sapeva o
avrebbe dovuto sapere di percepire una rendita troppo elevata, giacché il 1983
corrisponde con l’anno della presa di domicilio in Svizzera e l’ammontare della
rendita semplice di vecchiaia (fr. 579.-- al mese nel 2006 [in luogo di fr.
290.--]) non era così elevata da poter insinuare nel ricorrente perlomeno un
dubbio circa l’erroneità della decisione.

 

                                         Alla luce
di quanto sopra esposto la buona fede del ricorrente va riconosciuta, il
ricorso accolto, la decisione impugnata annullata e l’incarto rinviato
all’amministrazione per l’esame del requisito della grave difficoltà ai sensi
dell’art. 25 cpv. 1 LPGA.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
é accolto ai sensi dei considerandi.

                                         La
decisione impugnata è annullata e l’incarto rinviato all’amministrazione per
l’esame del requisito della grave difficoltà.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti