# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4a75e050-49e7-501d-9ee4-51f3a7573d87
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-06-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.06.2014 D-6379/2013
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6379-2013_2014-06-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-6379/2013 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  2 5  g i u g n o  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio), 

Thomas Wespi, Gérald Bovier, 

cancelliera Zoe Cometti. 

 

 
 

Parti 

 
A. _______, nato il (…), alias 

B. _______, nato il (…), alias 

C. _______, nato il (…), 

Afghanistan, 

rappresentato dal lic. iur. Mario Amato, 

ricorrente, 

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento; 

decisione dell'UFM del 10 ottobre 2013 / N (…) 

 

 

D-6379/2013 

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Fatti: 

A.  

L'interessato, cittadino afghano di religione sciita, è nato a D. _______ 

(Iran) dove avrebbe vissuto fino al 23 luglio 2011, eccetto un breve 

periodo tra il (…) e il (…) in cui avrebbe vissuto a Herat (Afghanistan). 

Egli ha presentato domanda d'asilo in data 27 marzo 2012 dopo aver 

raggiunto la Svizzera il medesimo giorno per mezzo di un treno 

proveniente dall'Italia. Egli sarebbe partito da D. _______, avrebbe 

raggiunto E. _______ (Iran), in seguito F. _______ (Iran) e sarebbe 

entrato in territorio turco viaggiando con un'automobile per poi 

raggiungere G. _______ (Turchia) con un bus. Avrebbe quindi raggiunto 

la Grecia, dove avrebbe soggiornato otto mesi prima di sbarcare in l'Italia 

dove avrebbe preso il treno che lo ha condotto in Svizzera (cfr. verbale 

d'audizione del 3 marzo 2012 [di seguito: verbale 1], pagg. 1, 3-5 e 7 

seg.). 

Sentito sui motivi d'asilo, il richiedente ha dichiarato in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, d'aver lasciato l'Iran per problemi legati a dei debiti 

lasciati dal padre scomparso. Cercando di sfuggire ai creditori, l'insorgen-

te, sua madre e la sorella si sarebbero in un primo tempo trasferiti a Herat 

dal nonno e rispettivamente padre dove tuttavia sarebbero stati trovati dai 

creditori. Le condizioni economiche familiari dopo il decesso del nonno 

sarebbero peggiorate, pertanto sarebbero tornati in Iran. Chiestogli per 

quale motivo non sarebbe tornato in Afghanistan invece di fuggire in Eu-

ropa, egli ha indicato che ivi non avrebbe potuto trovare lavoro, pertanto 

non essendo in grado di pagare ai creditori i debiti del padre, su richiesta 

della di lui madre, sarebbe partito per l'Europa (cfr. verbale 1, pagg. 8 

seg. e verbale d'audizione del 3 ottobre 2013 [di seguito: verbale 2], 

pagg. 3-5 e 8). 

A sostegno della sua domanda d'asilo, l'interessato ha prodotto i seguenti 

documenti: 

– la propria carta d'identità afghana, "Tazkara"; 

– una copia di un documento d'identità della madre; 

– una copia di un scritto della madre dell'interessato indirizzato ad un 

rappresentante di un villaggio; 

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– la relativa lettera di risposta dell'11 agosto 2004 di un rappresentante 

di un villaggio. 

B.  

Con decisione del 10 ottobre 2013, notificata all'interessato in data 

16 ottobre 2013 (cfr. atto A18/1), l'Ufficio federale della migrazione (di se-

guito: UFM) ha respinto la succitata domanda d'asilo, in quanto le sue di-

chiarazioni non avrebbero soddisfatto le condizioni legali di verosimiglian-

za e pertanto non ne ha esaminato la rilevanza, ed ha pronunciato conte-

stualmente l'allontanamento del richiedente dalla Svizzera e l'esecuzione 

del medesimo siccome lecita, esigibile e possibile. 

C.  

In data 14 novembre 2013 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 15 novembre 2013), l'interessato è insorto contro detta decisione 

con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-

bunale) chiedendo l'annullamento della decisione impugnata, il ricono-

scimento della qualità di rifugiato, nonché la concessione dell'asilo e, 

sussidiariamente, la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore 

per una nuova decisione. Egli ha inoltre concluso alla concessione 

dell'ammissione provvisoria, poiché l'esecuzione dell'allontanamento non 

sarebbe ragionevolmente esigibile. Ha altresì presentato istanza di con-

cessione dell'assistenza giudiziaria nonché d'esenzione dal pagamento 

dell'anticipo delle presunte spese processuali con protestate spese e ripe-

tibili. 

D.  

Il Tribunale, con ordinanza del 18 febbraio 2014, ha informato l'insorgente 

della possibilità di soggiornare in Svizzera fino al termine della procedura, 

lo ha esentato dal versamento di un anticipo a copertura delle presunte 

spese processuali e si è riservato di decidere sull'assistenza giudiziaria in 

prosieguo di procedura. Contestualmente il Tribunale ha trasmesso una 

copia del ricorso all'UFM ed ha invitato tale Ufficio ad inoltrare una rispo-

sta. 

E.  

In data 31 marzo 2014, l'UFM ha presentato la risposta al ricorso, tras-

messa all'insorgente per conoscenza, nella quale ha rinviato ai conside-

randi della propria decisione ed ha proposto la reiezione del gravame. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi 

nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in vir-

tù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). 

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Preliminarmente, il Tribunale rammenta che il 1° febbraio 2014 è entrata 

in vigore la modifica del 14 dicembre 2012 decretata dall'Assemblea fede-

rale della Confederazione Svizzera (RU 2013 4375) della legge sull'asilo. 

Giusta il cpv. 1 delle disposizioni transitorie della modifica del 

14 dicembre 2012 della LAsi, le procedure pendenti al momento dell'en-

trata in vigore della modifica del 14 dicembre 2012 della LAsi sono rette 

dal nuovo diritto, fatti salvi i cpv. 2-4 di tali disposizioni transitorie. 

In casu, non essendo applicabili alla fattispecie i cpv. 2-4 delle disposizio-

ni transitorie e la presente procedura d'asilo trovandosi pendente al mo-

mento dell'entrata in vigore della modifica della LAsi, codesto Tribunale 

applica il nuovo diritto vigente, tenendo conto, qualora fosse il caso, del 

principio della retroattività della legge (cfr. tra le altre, DTF 122 V 405 

consid. 3b.aa. e DTAF 2009/3 consid. 3.2-3.4). 

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3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente ri-

levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi ad-

dotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2009/57  

consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 3ª ed. 2011, 

n. 2.2.6.5, pagg. 300 seg.). 

4.  

4.1 Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni dell'in-

teressato circa i motivi d'asilo come incompatibili con l'esperienza genera-

le di vita o la logica dell'agire, illogiche nonché superficiali e quindi invero-

simili. 

In particolare, l'UFM ha rilevato che il richiedente non avrebbe saputo 

rendere credibile il racconto inerente alla scomparsa del padre ed ai 

relativi problemi scaturiti a causa dei presunti debiti. Non sarebbe 

credibile che l'interessato, nonostante avesse indicato d'essere stato 

ricercato più volte dai creditori, non sarebbe a conoscenza 

dell'ammontare esatto dei debiti di suo padre, indicando dapprima che si 

eleverebbero a tre o quattro chili d'oro, per poi indicare che sarebbero 

superiori ad un chilo d'oro. Per di più, l'UFM ha indicato che quattro chili 

d'oro sembrerebbero essere una quantità del tutto smisurata per 

un'attività di modesta grandezza come quella del di lui padre, il quale 

avrebbe avuto un solo impiegato. Inoltre non sarebbe plausibile che 

l'insorgente non abbia saputo indicare il numero esatto dei creditori. 

Altresì, in occasione della prima audizione, egli avrebbe indicato che in 

Afghanistan, all'infuori di problemi economici, non avrebbe mai avuto 

problemi, mentre durante l'audizione federale avrebbe indicato che i 

creditori lo avrebbero cercato pure in Afghanistan. L'UFM non ha altresì 

ritenuto plausibile la dichiarazione secondo la quale il ricorrente avrebbe 

cominciato a lavorare a undici anni senza percepire uno stipendio e che 

quest'ultimo lo avrebbe ricevuto solo a sedici anni, momento in cui i 

creditori avrebbero cominciato a chiedergli il pagamento dei debiti di suo 

padre. L'UFM ha altrettanto ritenuto illogica e superficiale la dichiarazione 

circa la scomparsa del padre. Infatti, l'interessato avrebbe indicato che 

sua madre avrebbe cominciato a cercare il padre due giorni dopo averlo 

visto partire di casa e che pertanto non sarebbe logico aspettare un paio 

di giorni prima di cominciare a cercare una persona che non è tornata a 

casa dal lavoro. 

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Quo ai mezzi di prova inoltrati (lo scambio di scritti tra la madre dell'inte-

ressato ed il rappresentante del villaggio), l'UFM li ha ritenuti come non 

recanti alcun valore probatorio giacché tali documenti sarebbero di facile 

riproduzione e pertanto non sono stati ritenuti. 

Nel complesso, quindi, le dichiarazioni dell'interessato non soddisferebbe-

ro le condizioni di verosimiglianza previste all'art. 7 LAsi e pertanto l'UFM 

non gli ha riconosciuto la qualità di rifugiato ed ha respinto la sua doman-

da d'asilo. 

Avendo respinto la domanda d'asilo, l'UFM ha pronunciato l'allontana-

mento del richiedente dalla Svizzera. Altresì, ha indicato che non vi sa-

rebbero indizi per ritenere che l'interessato rischierebbe nel suo Paese 

d'origine di essere esposto a pene o trattamenti vietati dall'art. 3 CEDU. 

Inoltre, siccome l'interessato proverrebbe da Herat, dove avrebbe vissuto 

un anno e dove avrebbe dei famigliari, l'esecuzione dell'allontanamento in 

Afghanistan sarebbe ragionevolmente esigibile, giusta la giurisprudenza 

dello scrivente Tribunale. Nonostante il richiedente abbia vissuto maggior 

parte della sua vita in Iran, l'UFM ha considerato che vista la presenza di 

familiari nel suo Paese d'origine, l'assenza di problemi di salute, la sua 

formazione scolastica nonché la sua esperienza lavorativa, non vi sareb-

bero ostacoli al rinvio e, allo stesso modo, né la lingua né la cultura in Af-

ghanistan sarebbero nella fattispecie un impedimento al rinvio dell'inte-

ressato. Infine, l'esecuzione dell'allontanamento sarebbe possibile sia sul 

piano tecnico che pratico. 

4.2 Con ricorso, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, l'insorgente 

ha contestato la decisione dell'UFM circa l'inverosimiglianza constatata 

dei suoi motivi d'asilo. Preliminarmente, quo all'ammontare effettivo dei 

debiti del padre ed al numero esatto dei creditori, il ricorrente ha indicato 

che all'epoca dei fatti sarebbe stato un bambino di poco più di dieci anni e 

che pertanto sarebbe plausibile non saper indicare con esattezza l'am-

montare del debito ed il numero dei creditori. Egli si sarebbe esclusiva-

mente basato sulle indicazioni dei creditori e di sua madre. Per giunta, 

contrariamente da quanto ritenuto dall'UFM, suo padre avrebbe avuto alle 

proprie dipendenze più impiegati e non solo uno, pertanto sarebbe plau-

sibile che il debito d'oro ammonti ai tre o quattro chili. Secondariamente, 

ha ammesso che in occasione della prima audizione avrebbe indicato che 

in Afghanistan non avrebbe avuto problemi, nonostante ciò, durante l'au-

dizione federale avrebbe asserito che alcuni creditori sarebbero giunti pu-

re in Afghanistan. Giacché lo stesso al momento dei citati fatti sarebbe 

stato un bambino, sarebbe evidente che in prima audizione, rispondendo 

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alla domanda sul perché visti i problemi in Iran non sarebbe tornato in Af-

ghanistan, non avrebbe ricondotto a sé, almeno per quel tempo, i pro-

blemi del padre ed avrebbe accennato puramente ai problemi economici. 

Altresì, contrariamente a quanto ritenuto dall'UFM, i problemi dell'insor-

gente sarebbero iniziati allorquando lo stesso avrebbe cominciato a per-

cepire uno stipendio. I creditori ne sarebbero venuti a conoscenza e per-

tanto avrebbero cominciato a mettere pressione al ricorrente ed a minac-

ciarlo al fine d'ottenere il pagamento del debito creato dal padre. Pertan-

to, su questo punto non vi sarebbe alcuna contraddizione. Parimenti, egli 

non avrebbe mai dichiarato d'aver lavorato gratuitamente per cinque anni. 

Egli avrebbe invece indicato che a undici anni, quando avrebbe comincia-

to a lavorare, non avrebbe percepito alcuno stipendio, che tuttavia con il 

passare degli anni avrebbe percepito un salario sempre più elevato, fino 

a giungere ai sedici anni quando avrebbe ottenuto un vero e proprio sala-

rio. Sarebbe pertanto plausibile, visto il contesto sociale e culturale, che i 

creditori pretenderebbero il pagamento dei debiti del padre dallo stesso e 

non dalla madre e dalla sorella. Infine, circa la scomparsa del padre, l'in-

sorgente ha sostenuto che all'epoca dei fatti egli sarebbe stato solo un 

bambino, pertanto non gli potrebbero essere imputati comportamenti po-

co logici concernenti i propri genitori. In ogni caso, egli avrebbe dichiarato 

che la sera della scomparsa del padre, sarebbero stati tutti molto inquieti 

e la madre avrebbe dormito poco. Inoltre la madre avrebbe effettivamente 

cominciato a cercare il marito ufficialmente solo due giorni dopo la scom-

parsa, presso ospedali ed il servizio d'informazione per persone scom-

parse, mentre le ricerche informali, presso vicini e conoscenti, sarebbero 

state compiute già la sera ed il giorno successivi alla scomparsa del pa-

dre. In conclusione, le sue dichiarazioni sarebbero nel loro insieme vero-

simili. 

Quo i mezzi di prova depositati, l'insorgente ha indicato che l'argomenta-

zione con la quale l'UFM giustifica l'esimersi dal ritenere tali documenti 

sarebbe priva di fondamento giuridico. L'UFM avrebbe dovuto basarsi su 

un'analisi oculata dei mezzi di prova depositati, invece di scartare tale 

analisi giustificandola esclusivamente con l'eventuale possibilità di poter 

facilmente fabbricarli. 

Circa l'allontanamento, ha indicato che l'esecuzione dello stesso in Af-

ghanistan non sarebbe ragionevolmente esigibile essendo egli nato e 

cresciuto in Iran ed avendo vissuto in Afghanistan meno di un anno nel 

2005. Infatti, il ricorrente avrebbe lasciato l'Afghanistan dopo la morte del 

nonno, il quale sarebbe stato l'unico membro della famiglia in grado di ga-

rantire il sostentamento della famiglia, giacché gli zii materni non avreb-

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bero potuto aiutarlo. L'insorgente ha sottolineato che questi ultimi non sa-

rebbero in grado di aiutarlo e sostenerlo economicamente, giacché non 

avrebbe potuto beneficiare dell'aiuto degli zii neppure nel (…), quando in 

compagnia di sua madre e sua sorella sarebbero stati costretti a tornare 

in Iran. Pertanto, in Afghanistan, il ricorrente non disporrebbe di una soli-

da rete sociale e non avrebbe la possibilità di procurarsi il minimo esi-

stenziale. 

5.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizio-

ni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto ac-

cordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-

so include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono 

rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. So-

no pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'in-

tegrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pres-

sione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o 

per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di ri-

fugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditto-

rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

In altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei sum-

menzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un richieden-

te l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di convinzione lo-

gica tale da prevalere in modo preponderante sulla possibilità del contra-

rio, così che quest'ultima risulti secondaria. Le dichiarazioni devono esse-

re attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche 

e non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto o più verosimile), e 

concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o 

elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il frutto 

d'una valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle 

singole allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il 

rischio dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valo-

rizzando, contro indiscutibili postulati di civiltà giuridica, semplici impres-

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sioni dell'autorità giudicante (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.3 e Giurispru-

denza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia 

d'asilo [GICRA] 1995 n. 23 consid. 5b). 

6.  

Questo Tribunale osserva che, le dichiarazioni decisive in materia d'asilo 

rese dal ricorrente non adempiono le condizioni legali, giusta gli art. 3 e 7 

LAsi, atte a riconoscergli la qualità di rifugiato. 

Innanzitutto, occorre rilevare che l'insorgente, cittadino afghano, nono-

stante sia cresciuto ed abbia vissuto maggior parte della sua vita in Iran è 

sprovvisto della cittadinanza iraniana, e pertanto l'analisi dei suoi motivi 

d'asilo è da effettuare in relazione all'Afghanistan. 

Il ricorrente ha allegato che dopo la scomparsa del padre, il quale gestiva 

una propria attività di orafo in Iran, i creditori hanno cominciato a fare 

pressione sulla sua famiglia per ottenere il pagamento dei debiti creati dal 

padre (cfr. verbale 1, pag. 8 e verbale 2, pag. 3). Pertanto il ricorrente – 

allora undicenne – in compagnia di sua madre e sua sorella, è giunto in 

Afghanistan nel (…) per sfuggire ai creditori dell'ormai scomparso padre e 

vi avrebbe soggiornato per meno di un anno (cfr. verbale 2, pagg. 4 seg.). 

A tal proposito, il ricorrente ha indicato come nei primi mesi di soggiorno il 

nonno materno li avrebbe aiutati anche finanziariamente. Con la morte di 

quest'ultimo e non riuscendo a trovare lavoro, la madre ha deciso di tor-

nare in Iran con il ricorrente e la di lui sorella (cfr. verbale 1, pag. 8 e ver-

bale 2, pag. 5). Pertanto, l'evento scatenante la necessità di espatriare 

dall'Afghanistan è da attribuire a problemi economici riscontrati dalla fa-

miglia dell'insorgente (cfr. verbale 1, pagg. 8 seg. e verbale 2, pag. 5). Tali 

motivi economici, come manifestamente riconoscibile, non rientrano in 

tutta evidenza, nelle diverse fattispecie previste all'art. 3 LAsi. 

Altresì, per quanto concerne i presunti debiti lasciati dal padre, il Tribuna-

le ritiene che il ricorrente non ha reso credibile che i creditori siano effetti-

vamente giunti sino a Herat per ottenere l'estinzione del debito. Il raccon-

to dell'insorgente circa l'ammontare dei debiti del padre, del numero dei 

creditori e la circostanza in cui questi ultimi si sarebbero presentati in Af-

ghanistan è molto vago. Effettivamente bisogna rilevare che l'insorgente 

al momento dei fatti accaduti in Afghanistan era ancora un fanciullo, no-

nostante ciò, egli fa valere tali motivi a fondamento della sua domanda 

d'asilo, pertanto ci si può attendere informazioni molto più dettagliate. Di 

conseguenza, non soccorre l'insorgente l'allegazione ricorsuale secondo 

cui lo stesso, essendo stato un fanciullo all'accadere di tali fatti, non sa-

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rebbe stato in grado di fornire tali importanti dettagli. Oltracciò, v'è da rile-

vare che nella prima audizione lo stesso non ha mai accennato a tali pro-

blemi in relazione all'Afghanistan (cfr. verbale 1, pagg. 4 e 8). Per giunta, 

alla domanda di cosa avrebbe paura qualora dovesse ritornare in Afgha-

nistan, ha soprattutto sostenuto di temere l'indigenza (cfr. verbale 1, 

pag. 9 e verbale 2, pag. 10). In ogni caso, ammesso e non concesso che 

tra il (…) e il (…) i creditori fossero davvero andati in Afghanistan per ri-

scuotere i crediti, non vi sono tuttavia indizi che ivi abbiano subito dei 

pregiudizi seri, giacché, come indicato dal ricorrente, grazie all'intervento 

di un rappresentante del villaggio, i creditori li avrebbero lasciati in pace 

(cfr. verbale 2, pag. 4). Pertanto anche qualora si ammettesse il valore 

probatorio dei mezzi di prova depositati dall'insorgente (lo scambio di 

scritti tra la madre dell'interessato ed il rappresentante del villaggio), il 

Tribunale giungerebbe alla stessa conclusione. 

Visto quanto sopra, codesto Tribunale ritiene che i motivi d'asilo fatti vale-

re dall'insorgente, relativi al suo Paese d'origine, ovvero l'Afghanistan, 

quando non inverosimili, sono irrilevanti in materia d'asilo. 

Ne consegue che, sul punto di questione dell'asilo, il ricorso non merita 

tutela e la decisione impugnata va confermata. 

7.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'UFM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo 

relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2011/24 consid. 10.1). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamen-

to, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

8.  

8.1 Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 LStr, 

(RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevol-

mente esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento 

d'una di queste condizioni, l'UFM dispone l'ammissione provvisoria 

(art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStr). 

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Le condizioni previste ai cpv. 2-4 dell'art. 83 LStr sono di natura alternati-

va. Qualora una delle suddette condizioni non fosse adempiuta, l'autorità 

giudicante si esime dall'analisi delle restanti condizioni (cfr. DTAF 2009/51 

consid. 5.4). 

Nella presente fattispecie, visti i considerandi che seguono, il Tribunale si 

esime dall'analizzare le condizioni di ammissibilità e possibilità dell'ese-

cuzione dell'allontanamento. 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli osta-

coli all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consa-

crato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'al-

lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e riferimento ivi citato). 

8.2 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence", 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di 

rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla 

fame, ad una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o 

persino la morte. Per contro, le difficoltà socio economiche che 

costituiscono l'ordinaria quotidianità d'una regione, in particolare la 

penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono 

sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposizione al pericolo. 

L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo 

caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si 

troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese dopo l'esecuzione 

dell'allontanamento con l'interesse pubblico militante a favore del suo 

allontanamento dalla Svizzera (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.2). 

Si tratta, dunque, d'esaminare se l'allontanamento dell'insorgente è ra-

gionevolmente esigibile, tenuto conto della situazione generale vigente 

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Pagina 12 

attualmente in Afghanistan da un lato e dalla sua situazione personale 

dall'altro. 

8.2.1 Nell'ambito di un'analisi del Paese dal punto di vista della sicurezza 

e della situazione umanitaria ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr, codesto 

Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan è 

continuamente peggiorata negli ultimi anni in tutte le regioni, compresi i 

centri urbani e la città Kabul (cfr. DTAF 2011/7). Dal profilo umanitario, la 

situazione nelle aree rurali dell'Afghanistan è grave. Nelle zone urbane la 

situazione è migliore, tuttavia l'assistenza medica spesso non è garantita 

tanto da potersi considerare realizzate le condizioni di minaccia 

esistenziale ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr (cfr. DTAF 2011/7 

consid. 9.9.1). La situazione umanitaria nella città Kabul è meno grave 

rispetto alle altre parti del Paese. L'esecuzione dell'allontanamento verso 

la città Kabul non è generalmente inesigibile, bensì può essere 

riconosciuta esigibile in presenza di circostanze favorevoli, anche 

nell'ambito di un'alternativa di soggiorno interna (cfr. DTAF 2011/7 

consid. 9.9.2). Come nella capitale Kabul, anche nella città di Herat le 

condizioni di sicurezza e la situazione umanitaria sono oggi meno critiche 

rispetto alle altre regioni dell'Afghanistan. In presenza di condizioni 

favorevoli (in particolare una solida rete di rapporti sociali, la possibilità di 

procacciarsi il minimo esistenziale e di trovare un alloggio, buone 

condizioni di salute), l'esecuzione dell'allontanamento verso la città di 

Herat può essere considerata ragionevolmente esigibile (DTAF 2011/38 

consid. 4.3.1-4.3.3). 

8.2.2 Nel caso in disamina, quanto alla situazione personale del 

ricorrente e come pacificamente ritenuto dall'UFM, v'è da rilevare che egli 

ha praticamente vissuto quasi la totalità della sua vita in Iran, eccetto un 

breve soggiorno in Afghanistan, a Herat, tra il (…) e il (…). L'UFM ha 

ritenuto che l'insorgente avrebbe degli zii e delle zie come pure dei cugini 

a Herat, sarebbe giovane, senza problemi di salute e con una formazione 

scolastica ed un'esperienza lavorativa di rispettivamente sei anni. 

Pertanto, non vi sarebbero ostacoli al suo rinvio verso Herat. L'insorgente 

ha contestato tali argomentazioni dell'UFM, indicando che non 

disporrebbe di una solida rete sociale e non avrebbe le possibilità di 

procurarsi il minimo esistenziale. Infatti, egli non potrebbe contare 

sull'aiuto degli zii, giacché non avrebbe potuto beneficiare del loro aiuto 

neppure nel (…), allorquando in compagnia di sua madre e sua sorella 

sarebbero stati costretti a tornare in Iran. 

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Pagina 13 

Il Tribunale ritiene che, nella fattispecie, l'esecuzione dell'allontanamento 

dell'insorgente verso l'Afghanistan e segnatamente a Herat, non è at-

tualmente ragionevolmente esigibile. Avantutto, va ritenuto che il ricorren-

te non gode di una solida rete sociale e famigliare a Herat. L'UFM ha rite-

nuto che la sola presenza di zii e zie come pure di cugini costituirebbe 

una solida rete sociale. Il Tribunale non può condividere tale conclusione 

giacché, come pacificamente ritenuto dall'UFM, l'insorgente è nato, cre-

sciuto e si è scolarizzato in Iran: è per lui ben difficile aver creato una so-

lida rete sociale a Herat durante l'anno in cui vi ha vissuto. È d'uopo 

rammentare, inoltre, che l'insorgente ha lasciato l'Afghanistan, dopo il 

breve soggiorno, poiché tali zii, zie e cugini, i quali, secondo l'UFM, costi-

tuirebbero la sua solida rete sociale, non sono stati in grado di aiutarlo 

economicamente (cfr. verbale 2, pag. 5). Oltracciò, bisogna pure ritenere 

che l'anno in cui il ricorrente ha vissuto a Herat, lo stesso aveva undici o 

dodici anni (cfr. verbale 1, pagg. 5 e 8 e verbale 2, pagg. 2 e 10). Secon-

dariamente, occorre rammentare che la madre e la sorella dell'insorgente 

vivono a tuttora in Iran. La sorella è sposata con un afghano residente in 

Iran ed avrebbe pertanto il permesso di soggiorno, mentre la madre  

avrebbe uno statuto irregolare (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 2, pagg. 2 

e 10). A mente di questo Tribunale, molti afghani dalla fine degli anni set-

tanta sono fuggiti verso l'Iran per diversi fattori quali insicurezza, violenza, 

cambi di regime, siccità o disoccupazione (cfr. Refugee Cooperation, The 

situation of afghans in the Islamic Republic of Iran nine years after the 

overthrow of the taliban regime in Afghanistan, 04.02.2011, 

< http://www.refugeecooperation.org/publications/Afghanistan/03_koepke.

php >, consultato il 02.06.2014). In principio, come verosimilmente è suc-

cesso alla famiglia del qui ricorrente (cfr. verbale 1, pagg. 5-7 e verbale 2, 

pag. 3), gli afghani espatriati in Iran ricevevano un permesso di soggiorno 

rinnovabile annualmente (cfr. Landinfo [Norvegia], Afghan citizens in Iran, 

14.03.2011, < http://www.landinfo.no/asset/2063/1/2063_1.pdf >, [di se-

guito: Landinfo], consultato il 02.06.2014). L'insorgente ha indicato che al-

lorquando, unitamente alla di lui madre e sorella, hanno tentato di ritorna-

re in Afghanistan, hanno depositato tali documenti iraniani e successiva-

mente, quando hanno fatto ritorno in Iran, sono entrati con uno statuto ir-

regolare (cfr. verbale 1, pag. 5 e verbale 2, pag. 10). Tale situazione ge-

nerale è conosciuta dal Tribunale e il racconto dell'insorgente circa tali vi-

cissitudini risulta per codesto Tribunale verosimile. Orbene, a tuttora, per 

l'insorgente è impossibile regolarizzare il suo statuto in Iran, giacché sarà 

ritenuto come immigrante irregolare (cfr. Landinfo, pag. 12). Inoltre, va ri-

tenuto che molti afghani che dopo molti anni hanno fatto rientro nel loro 

Paese d'origine dopo essere fuggiti in Iran, hanno difficoltà al reinseri-

mento sociale, sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista lavo-

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Pagina 14 

rativo (cfr. Forced Migration Review, Afghanistan's displaced people: 2014 

and beyond, 05.2014, < http://www.fmreview.org/en/afghanistan.pdf >, 

pag. 26, consultato il 02.06.2014). Pertanto, sotto questo profilo, la solida 

rete sociale assume una maggiore importanza. In questa speciale fatti-

specie nella quale si ritrova il ricorrente, nato, cresciuto e scolarizzato in 

Iran, con esperienza lavorativa nel mercato del lavoro iraniano e non af-

ghano, nonché tenuto conto della presenza solo degli zii nel Paese d'ori-

gine, i quali già quando ha soggiornato per un breve periodo a Herat non 

sono stati in grado di aiutare economicamente la sua famiglia (cfr. verba-

le 1, pagg. 4 seg. e verbale 2, pagg. 2 seg. e 5), e tenuto conto altresì 

delle future difficili condizioni di reintegrazione e conformemente alla giu-

risprudenza dello scrivente Tribunale (DTAF 2011/38 consid. 4.3.1-4.3.3), 

v'è da concludere che, in casu, l'esecuzione dell'allontanamento 

dell'insorgente non è attualmente ragionevolmente esigibile. 

Da quanto esposto e vista segnatamente la particolarità del caso di spe-

cie, ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente non 

è attualmente ragionevolmente esigibile ai sensi dell'art. 83 cpv. 4 LStr. 

Inoltre, dagli atti di causa, non emergono indizi atti ad escludere allo 

stesso la concessione dell'ammissione provissoria giusta l'art. 83 cpv. 7 

LStr. Di conseguenza, al ricorrente è concessa l'ammissione provvisoria. 

9.  

Pertanto, il ricorso è accolto limitatamente all'esecuzione dell'allontana-

mento, per il resto è respinto. I punti 4 e 5 della decisione dell'UFM del 

10 ottobre 2013 sono annullati. All'UFM è richiesto d'accordare l'ammis-

sione provvisoria all'insorgente (art. 83 cpv. 1 LStr). 

10.  

10.1 Visto l'esito della procedura che vede il ricorrente soccombere sulla 

questione della concessione dell'asilo e della pronuncia dell'allontana-

mento, le spese processuali ridotte sarebbero poste a suo carico (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spe-

se ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). In casu, non essendo state le 

conclusioni al momento dell'inoltro del gravame sprovviste di possibilità di 

esito favorevole e considerato che sulla base delle circostanze del caso 

d'ispecie si può concludere allo stato d'indigenza senza ulteriori accerta-

menti, v'è luogo di accogliere l'istanza di assistenza giudiziaria nel senso 

della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia. 

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Pagina 15 

10.2 Giusta l'art. 64 PA, l'autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o 

in parte, può, d'ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un'indennità 

per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. Se 

la parte vince solo parzialmente, le spese ripetibili sono ridotte in propor-

zione (art. 7 cpv. 2 TS-TAF). L'indennità per spese ripetibili, in assenza di 

una nota particolareggiata, è fissata d'ufficio dal Tribunale sulla base degli 

atti di causa in CHF 300.– (art. 16 cpv. 1 lett. a LTAF nonché art. 14 cpv. 2 

TS-TAF). 

11.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 16 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto. I punti 4 e 5 della decisione dell'UFM del 

10 ottobre 2013 sono annullati. All'UFM è richiesto d'accordare l'ammis-

sione provvisoria all'insorgente. 

2.  

La domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal paga-

mento delle spese processuali, è accolta. Non si prelevano spese pro-

cessuali. 

3.  

L'UFM rifonderà al ricorrente CHF 300.– a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'UFM e all'autorità canto-

nale competente. 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Zoe Cometti 

 

 

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