# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 339e89a5-91d0-5db8-9705-cf69b5eb6927
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-04-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 26.04.2001 11.2000.43
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2000-43_2001-04-26.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2000.00043

  	
  Lugano

  26 aprile
  2001/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa __.____._____
(rettifica del registro fondiario) della Pretura della giurisdizione di Locarno
Campagna promossa con petizione del 12 gennaio 2000 da

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________

  (patrocinata dall'avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  Contro

  

 

	
   

  	
  __________ __________ __________.,
  __________ (__________) e  

  __________
  __________, __________
  (__________)

  (patrocinati dall'avv. __________ __________, __________),

   

  

 

giudicando
ora sul decreto del 19 aprile 2000 con cui il
Pretore ha accolto un'istanza di misure cautelari presentata dall'attrice con
la petizione;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di questione:     1.   Se dev'essere accolta l'appellazione
del 27 aprile 2000 presentata da __________
__________ __________. e __________
__________ contro il decreto cautelare emesso il 19 aprile 2000 dal
Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ e
__________ __________ __________,
cittadini __________, si sono sposati ad __________ il __________ 1989 assoggettandosi al regime della separazione
dei beni (convenzione del 7 giugno 1989). Il marito, al terzo matrimonio, aveva
già due figli: __________ __________. e
__________. Da __________ __________ __________,
al suo secondo matrimonio, egli non ha avuto discendenti. Il 5 luglio 1994 i
coniugi hanno firmato un atto pubblico con il quale hanno annullato il regime
precedente, sostituendolo con quello della comunione dei beni secondo il
diritto svizzero. Il 15 settembre 1994 __________
__________ ha convenuto la moglie davanti al Pretore della giurisdizione
di Locarno Campagna perché la convenzione del 5 luglio 1994 fosse annullata
siccome inficiata da dolo, timore ed errore essenziale. La convenuta ha
proposto di respingere la petizione.

 

                                  B.   L'8
marzo 1995 __________ __________ ha
chiesto al medesimo Pretore di pronunciare la separazione dei beni a norma degli
art. 145 e 185 vCC, domanda che il Pretore ha accolto con decreto emesso il 9
novembre 1995 senza contraddittorio e senza che la moglie ne postulasse la
revoca. Il 12 novembre 1996 __________
__________ ha instato per la revoca del decreto. Statuendo inaudita
parte il 15 novembre1996, il Pretore ha revocato il decreto del 

                                         9
novembre 1995 e ha ripristinato con effetto immediato la comunione dei beni. Un'istanza
di revoca presentata dal marito contro tale decreto è poi stata respinta dal
Pretore il 14 marzo 1997, giudizio che questa Camera ha confermato con sentenza
del 31 luglio 1998 (inc. __________.__________.__________).

 

                                  C.   Nel
frattempo, il 30 aprile 1997, __________ __________ è deceduto e nella causa riguardante la validità della
convenzione gli sono subentrati i figli __________
__________ __________. e __________
__________ con __________ __________,
cui l'attore aveva destinato un quarto del suo patrimonio – dietro cura e
assistenza vitalizia – mediante patto successorio dell'8 agosto 1994. Con sentenza
del 5 novembre 1997 il Pretore ha respinto la petizione. Un appello presentato
da __________ __________ __________. e
__________ __________ contro tale
giudizio è stato parzialmente accolto da questa Camera il 9 dicembre 1998,
limitatamente agli oneri processuali (inc. __________.__________.__________).

 

                                  D.   Il 22 dicembre 1999 __________ __________ ha instato davanti all'ufficiale del registro fondiario del
Distretto di Locarno perché, sulla base della convenzione matrimoniale del 5
luglio 1994, le particelle n. __________, __________, __________e __________RFD
di __________ fossero iscritte come
proprietà comune di lei e della comunione ereditaria fu __________ __________. Con decisione del 23 dicembre
1999 l'ufficiale ha respinto la richiesta, rilevando che per procedere all'iscrizione
occorreva la firma degli eredi fu __________ __________ o l'autorizzazione del
giudice. Tale decisione non è stata impugnata.

 

                                  E.   Il
12 gennaio 2000 __________ __________ ha
promosso contro __________ __________ __________.,
__________ __________ e __________ __________ un'azione di modifica del registro
fondiario davanti al Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna per
ottenere che le particelle n. __________, __________, __________e __________RFD
di __________ fossero iscritte come
proprietà comune sua e degli eredi del marito. In via cautelare essa ha chiesto
che fosse iscritta una restrizione della facoltà di disporre sui predetti
fondi. Con decreto emesso inaudita parte il 

                                         13
gennaio 2000 il Pretore ha ordinato l'annotazione cautelare. Il 19 gennaio 2000
__________ __________ è stata dimessa dalla lite. Alle udienze del 3 febbraio e
4 aprile 2000, indette per la discussione, gli altri convenuti si sono opposti
al provvedimento e hanno chiesto la revoca del decreto. Statuendo il 19 aprile
2000, il Pretore ha confermato l'annotazione cautelare. Le spese, con una tassa
di giustizia di fr. 500.–, sono state poste a carico dei convenuti in solido,
tenuti a rifondere all'istante, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 1'000.–
per ripetibili.

 

                                  F.   Contro
il decreto predetto __________ __________
__________. e ____________________ __________ sono insorti con un
appello del 27 aprile 2000 nel quale chiedono di respingere l'istanza cautelare
e di riformare il decreto impugnato di conseguenza. Nelle sue osservazioni del
16 maggio 2000 ____________________ __________ propone
di respingere l'appello. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il Pretore ha ritenuto che la revoca, il 15 novembre 1996, del decreto
emanato il 9 novembre 1995, con il quale egli aveva pronunciato la separazione
dei beni, non comportava la liquidazione del regime precedente. E siccome i
coniugi avevano adottato la comunione dei beni, fino al termine della
liquidazione l'istante rimane formalmente e materialmente proprietaria in
comune dei fondi ancora intestati al defunto. Dopo avere rilevato che la proprietà
comune sorge per legge con la stipulazione della convenzione matrimoniale,
sicché il trasferimento di proprietà degli immobili può essere chiesto da
entrambi i coniugi in virtù dell'art. 665 cpv. 3 CC, il Pretore ha definito
opinabile la decisione dell'ufficiale del registro fondiario. Nel merito egli,
premesso che la petizione non ha direttamente per oggetto pretese relative alla
liquidazione del regime dei beni, ma unicamente la proprietà comune sui citati
fondi, ha giudicato l'azione provvista di buon diritto e ha ordinato la misura
chiesta dall'istante, essendo dati i requisiti dell'urgenza e del notevole
pregiudizio.

 

                                   2.   Gli
appellanti affermano che, nella misura in cui è stata pronunciata la
separazione dei beni, l'istante non ha più alcuna pretesa derivante dalla
convenzione matrimoniale del 5 luglio 1994, ma solo spettanze nell'ambito della
liquidazione del regime della comunione dei beni. Essi ritengono pertanto che i
diritti patrimoniali vantati nei loro confronti non abbiano natura reale,
motivo per cui l'istante non può essere iscritta quale proprietaria comune. In
definitiva gli appellanti sostengono che il decreto impugnato è illecito poiché
costituisce un sequestro occulto in garanzia di asseriti diritti patrimoniali. 

 

                                   3.   Dagli
atti risulta che – come detto – il 5 luglio 1994 __________ e __________
__________ avevano adottato il regime della comunione dei beni (doc. B),
ciò che ha comportato la riunione in un'unica entità di tutta la sostanza e di
tutti i redditi dei coniugi, salvo i beni propri previsti dalla legge (art. 222
cpv. 1 CC). Alla firma della convenzione matrimoniale gli immobili appartenenti
all'uno o all'altro diventano così – per legge – proprietà comune di entrambi,
senza che occorra iscrizione nel registro fondiario. L'iscrizione è meramente
dichiarativa e può essere conseguita da ogni coniuge su semplice richiesta (art.
665 cpv. 3; Deschenaux/Steinauer/ Baddeley,
Les effets du mariage, Berna 2000, pag. 645 n. 1643 seg.). Tanto meno occorre
azione giudiziaria, già per il fatto che l'iscrizione a registro di cui si chiede
la modifica in virtù dell'art. 963 cpv. 2 non è ingiustificata (Deschenaux, Traité de droit suisse, vol.
V, tomo II, 2, pag. 264; Steinauer,
Les droits réels, vol. I, Berna 1997, pag. 208 n. 746a).

 

                                   4.   Nella
fattispecie l'istante ha proceduto in modo corretto, chiedendo all'ufficiale di
iscrivere la sua proprietà comune su fondi già intestati al marito (doc. H). Se
non che, l'ufficiale ha respinto la richiesta, sostenendo la necessità del
consenso degli eredi del marito o di un'autorizzazione del giudice (doc. I).
Non essendo stato interposto ricorso, tale decisione ha assunto carattere definitivo
(art. 24 cpv. 3 RRF). E siccome l'istante non può, in casi del genere, ovviare
all'inconveniente presentando la medesima richiesta una seconda volta sulla
base degli stessi documenti giustificativi, né l'ufficiale può rivedere la
propria decisione (Steinauer, op.
cit., pag. 208 n. 854d; Deschenaux, op.
cit., pag. 122), per ottenere l'iscrizione della proprietà comune non rimane
all'istante altro, in simili ipotesi, che avviare una procedura giudiziaria
intesa all'accertamento del proprio diritto. 

 

                                   5.   Contrariamente
all'opinione degli appellanti, non si tratta pertanto – nella fattispecie – di
iscrivere una pretesa in liquidazione del precedente regime dei beni. È vero
che il 9 novembre 1995 il Pretore ha pronunciato la separazione dei beni, ciò
che ha posto termine al precedente regime della comunione dei beni, ma ciò non
muta la posizione dell'istante. Intanto, come sottolinea anche il Pretore, fino
alla liquidazione del regime la moglie rimane formalmente e materialmente
proprietaria in comune dei fondi in questione. Inoltre, il 15 novembre 1996 lo
stesso Pretore ha ripristinato il regime della comunione dei beni, ciò che ha
causato di nuovo la riunione in un'unica entità di tutta la sostanza e di tutti
i redditi dei coniugi. Quand'anche la liquidazione fosse avvenuta, dunque, gli
immobili del marito sarebbero passati nuovamente in proprietà comune della
moglie. Del resto la pretesa dell'istante, che desidera far iscrivere nel
registro la sua qualità di proprietaria comune su fondi appartenuti al marito,
non è priva di senso. Ciò permette all'interessata di beneficiare della
presunzione dell'iscrizione nel registro, di disporre del suo diritto e di non
correre il rischio di perderlo in seguito all'acquisizione di un diritto reale
da parte di un terzo in buona fede. In circostanze siffatte, l'azione promossa
dall'istante ha parvenza di buon esito. Quanto all'urgenza e alla
verosimiglianza di un notevole pregiudizio, esse risultano pacifiche. Il
decreto adottato dal Pretore si rivela dunque, in ultima analisi, legittimo e
l'appello destinato all'insuccesso.

 

                                   6.   Gli
oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). Gli appellanti
rifonderanno altresì alla controparte un'adeguata indennità per ripetibili.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e il decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 350.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
400.–

                                         sono
posti a carico degli appellanti in solido, che rifonderanno ad __________ __________, sempre con vincolo di
solidarietà, fr. 1'000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         – avv.
__________ __________, __________.                 

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario