# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 40c1b0b3-8034-5069-911a-615ef0896f7f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-09-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.09.2014 B-392/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_B-392-2014_2014-09-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte II 

B-392/2014 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  2 2  s e t t e m b r e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudici Francesco Brentani (presidente del collegio),  

Maria Amgwerd, David Aschmann,  

cancelliere Dario Quirici. 

 

 
 

Parti 

 
OCST organizzazione cristiano-sociale ticinese, 

Segretariato Cantonale,  

via Serafino Balestra 19, 6900 Lugano,   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segretaria di Stato dell' economia SECO,  

Condizioni di lavora,  

Effingerstrasse 31, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Responsabilità del titolare della cassa di disoccupazione.  

 

B-392/2014 

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Fatti: 

A.  

Dal 1° al 4 ottobre 2013 la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) del 

Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca 

(DEFR) ha proceduto alla revisione dei pagamenti delle indennità di 

disoccupazione, per lavoro ridotto e per intemperie, effettuati, in virtù della 

legislazione federale, dalla cassa di disoccupazione dell'Organizzazione 

cristiano-sociale ticinese (OCST; in seguito, la ricorrente) durante il 

periodo protrattosi da giugno 2011 a settembre 2013. La SECO ha 

comunicato alla ricorrente il relativo rapporto di revisione il 5 novembre 

2013, il quale fa stato del controllo di sessanta sette casi per un importo 

lordo di Fr. 1'845'623.35, e i cui risultati provvisori sono raggruppati nelle 

rubriche "osservazioni generali" (tre casi), "istruzioni" (quattro casi), 

"restituzione" di Fr. 4'858.30 (quattro casi) e "addebiti" di Fr. 21'514.15 

(quattro casi).    

B.  

B.a Uno dei casi di addebito concerne A._______ (in seguito, 

l'assicurata), la quale aveva disdetto il suo contratto di lavoro con la 

banca B._______, a ..., il 6 gennaio 2012 per la fine del mese d'aprile 

seguente, motivando il suo agire con la necessità di rientrare in Ticino allo 

scopo di assistere, in collaborazione con le sue due sorelle, sua madre 

novantenne, bisognosa di una costante assistenza. Il 31 luglio 2012 

l'assicurata aveva presentato all'Ufficio regionale di collocamento (URC) 

di Chiasso una domanda d'indennità di disoccupazione al 100%, alla 

quale aveva fatto seguire un certificato medico del dott. C._______, 

generalista, dell'8 agosto 2012, in cui è ribadita la ragione della disdetta 

del contratto di lavoro, ossia la necessità "di assistere la madre anziana e 

sofferente che non è più in grado di accudire alla propria quotidianità, ma 

[che] non [è] ancora sufficientemente disabile da essere collocata in una 

casa per anziani". Il 10 agosto 2012 l'URC aveva confermato la 

registrazione dell'assicurata nel sistema d'informazione in materia di 

servizio di collocamento e di statistica del mercato di lavoro (COLSTA).     

B.b Il 7 settembre 2012 l'URC aveva emanato una decisione di sanzione 

nei confronti dell'assicurata, pronunciante una sospensione di sette giorni 

del suo diritto all'indennità di disoccupazione a decorrere dal 31 luglio 

2012, e ciò per non avere fatto tutto il possibile in vista di ottenere 

un'occupazione adeguata, come recita l'art. 30 cpv. 1 lett. c della legge 

federale sull'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e 

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l'indennità per insolvenza del 25 giugno 1982 (LADI, RS 837.0). Questa 

decisione è cresciuta in giudicato incontestata.  

C.  

Al punto 5.3 del suo rapporto di revisione del 5 novembre 2013, la SECO 

ha constatato che l'assicurata "ha deciso di proprio moto di rescindere il 

rapporto di lavoro, benché nessun elemento permetta di concludere che 

l'impiego non fosse adeguato e che [la stessa] non potesse conservare il 

suo lavoro fino al momento in cui non ne avesse trovato uno conforme 

alle sue disposizioni personali", concludendo che la ricorrente avrebbe 

dovuto riconoscere in ciò una colpa grave e pronunciare una sospensione 

del diritto all'indennità di disoccupazione per una durata di trentuno giorni, 

conformemente agli art. 30 cpv. 1 lett. a e cpv. 3 LADI, nonché 44 e 45 

dell'ordinanza del 31 agosto 1983 sull’assicurazione contro la 

disoccupazione (OADI, RS 837.02). Considerando un'indennità 

giornaliera di Fr. 242.10, la SECO ha quindi messo a carico della 

ricorrente, a titolo provvisorio, un importo totale di Fr. 7'505.10 (addebito), 

accordandole nel contempo un termine di trenta giorni per presentare 

eventuali obiezioni.   

D.  

Il 3 dicembre 2013 la ricorrente ha formulato le proprie osservazioni in 

merito al rapporto di revisione, rilevando che l'assicurata ha rescisso il 

contratto di lavoro per ragioni familiari, ed ha allegato un nuovo certificato 

medico del dott. C._______, del 18 novembre 2013, nel quale è messa in 

risalto l'urgenza dell'assistenza di cui necessitava la madre dell'assicurata 

al momento della disdetta. La ricorrente si è inoltre premurata di 

sottolineare che l'assicurata non si è annunciata all'assicurazione contro 

la disoccupazione immediatamente allo scadere del suo rapporto di 

lavoro, ma tre mesi dopo, a riprova del fatto che ha dovuto provvedere a 

sistemare la situazione di sua madre prima di potere cercare una nuova 

attività. La ricorrente ha quindi invitato la SECO, in sostanza, ad annullare 

l'addebito di Fr. 7'505.10 oppure a ridurne l'importo, partendo dal 

presupposto che all'assicurata non è imputabile nessuna colpa grave.  

E.  

Riferendosi al proprio rapporto di revisione del 5 novembre 2013, nonché 

alle osservazioni della ricorrente del 3 dicembre 2013, la SECO ha 

emanato una decisione il 19 dicembre 2013 (decisione in base a 

revisione CD ALK ...), nella quale, dopo avere preso atto delle obiezioni 

sollevate dalla ricorrente e del certificato medico del 18 novembre 2013, 

ha confermato, al punto 5.3, l'addebito di Fr. 7'505.10, ribadendo che la 

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disdetta dell'assicurata è scaturita dal problema di salute di sua madre, il 

quale è un "elemento oggettivo" che non rappresenta in sé un motivo 

valido per abbandonare un impiego idoneo, e che perciò la 

disoccupazione è imputabile all'assicurata. Rispetto alla diminuzione della 

durata della sospensione di un assicurato che aspetta prima di iscriversi 

in disoccupazione, la SECO ha osservato che la relativa prassi non è 

applicabile in concreto, visto che l'URC ha sospeso per sette giorni il 

diritto all'indennità muovendo all'assicurata il rimprovero di non avere 

intrapreso tutto il possibile per trovare un'attività sostitutiva adeguata, 

come contempla l'art. 30 cpv. 1 lett. c LADI.  

F.  

Contro il punto 5.3 della decisione della SECO la ricorrente è insorta al 

Tribunale amministrativo federale il 23 gennaio 2014, chiedendo in 

sostanza che esso sia annullato oppure che la durata della sospensione 

del diritto all'indennità di trentuno giorni, e quindi in definitiva l'importo 

dell'addebito, sia ridotta, in particolare alla luce di una sentenza dell'allora 

Tribunale federale delle assicurazioni del 2 marzo 1999 nella causa 

"Caisse publique d'assurance-chômage c/ E.S. et TC", che aveva 

confermato la riduzione dei giorni di sospensione da trentuno a sedici per 

un'assicurata che aveva rescisso il suo contratto di lavoro con effetto 

immediato in seguito a problemi di salute causati dalla malattia di sua 

madre, e la cui colpa era stata qualificata di grave dalla cassa di 

disoccupazione, ma di gravità media dall'istanza giudiziaria cantonale. In 

altre parole, la ricorrente chiede a questo Tribunale, a titolo principale, 

che accerti che essa ha applicato correttamente la LADI, non causando 

nessun danno alla Confederazione, oppure, a titolo sussidiario, che 

pronunci la sua liberazione parziale dall'obbligo di riparare il danno subito 

dalla Confederazione in seguito al versamento indebito dell'indennità di 

disoccupazione, fissando a sedici, al posto dei trentuno decisi dalla 

SECO, i giorni di sospensione che avrebbero dovuto essere accollati 

all'assicurata.      

G.  

Mediante decisione incidentale del 29 gennaio 2014, questo Tribunale ha 

invitato la ricorrente a versare un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali di Fr. 800.- entro il 21 febbraio 2014, ciò che è avvenuto il 

7 febbraio 2014.   

H.  

Il 12 febbraio 2014 questo Tribunale ha trasmesso una copia del ricorso 

alla SECO, invitandola ad inoltrare una risposta al ricorso entro il 6 marzo 

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2014. Con un breve scritto del 27 febbraio 2014, la SECO si è limitata a 

ribadire le conclusioni della propria decisione senza motivazioni 

aggiuntive.   

I.  

Mediante ordinanza del 4 marzo 2014, questo Tribunale ha trasmesso 

alla ricorrente per conoscenza una copia della presa di posizione della 

SECO, del 27 febbraio 2014, precisando che ulteriori ordinanze 

concernenti lo scambio degli scritti sarebbero seguite, se del caso, più 

tardi, ciò che, in fin dei conti, non è avvenuto.      

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 In virtù dell’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale 

del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), il Tribunale amministrativo 

federale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge 

federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 

172.021), emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF, riservate le 

eccezioni elencate all’art. 32 LTAF. Conformemente all'art. 101 LADI, le 

decisioni della SECO possono essere impugnate davanti al Tribunale 

amministrativo federale.    

In concreto, la decisione della SECO, del 19 dicembre 2012, costituisce, 

almeno per quanto riguarda il suo punto 5.3, qui pertinente, una decisione 

ai sensi dell’art. 5 PA, dimodoché questo Tribunale è competente a 

giudicare il presente ricorso.  

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore o è stato privato della possibilità di farlo, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e ha un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 PA). Censurabili sono la violazione del diritto federale, 

compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, 

l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti e 

l'inadeguatezza, salvo, in quest'ultimo caso, se un'autorità cantonale ha 

giudicato come autorità di ricorso (art. 49 PA). Il ricorso deve essere 

depositato entro trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 

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cpv. 1 PA) e contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di 

prova e la firma del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se 

disponibili, la decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di 

prova (art. 52 cpv. 1 PA). 

In concreto, la ricorrente è la titolare della cassa di disoccupazione 

(art. 78 cpv. 1 LADI), la quale, benché non abbia personalità giuridica 

propria, ha la capacità di stare in giudizio (art. 79 cpv. 2 LADI). Avendo 

partecipato al procedimento dinanzi alla SECO in qualità di titolare della 

cassa, essendo particolarmente toccata, nei suoi interessi pecuniari, dalla 

decisione impugnata di cui è la destinataria, la ricorrente è legittimata ad 

agire. Per il resto, il ricorso è stato presentato tempestivamente, nel 

rispetto dei requisiti previsti dalla legge, e l'anticipo relativo alle presunte 

spese processuali è stato saldato, dimodoché non sussistono ostacoli 

all'esame sostanziale del litigio. Occorre quindi entrare nel merito del 

ricorso.     

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa al Tribunale amministrativo federale, il quale 

dispone di un pieno potere di cognizione riguardo all'applicazione del 

diritto, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, 

all'accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, e, 

di principio, all'inadeguatezza (art. 49 e 54 PA). Il Tribunale 

amministrativo federale non è vincolato in nessun caso dai motivi del 

ricorso (art. 62 cpv. 4 PA).  

3.  

L'oggetto del presente litigio riguarda la responsabilità per il presunto 

danno di Fr. 7'505.10 che, secondo la SECO, la ricorrente avrebbe 

causato alla Confederazione non avendo sospeso all'assicurata, 

ritrovatasi disoccupata per propria colpa, qualificata di grave, il 

versamento dell'indennità di disoccupazione durante almeno trentuno 

giorni (cfr. consid. 7).    

4.  

4.1  La legge sull'assicurazione contro la disoccupazione ha lo scopo di 

garantire agli assicurati un'adeguata compensazione della perdita di 

guadagno a causa di (a) disoccupazione, (b) lavoro ridotto, (c) intemperie 

e (d) insolvenza del datore di lavoro (art. 1a cpv. 1 LADI). La legge si 

prefigge di prevenire la disoccupazione incombente, di combattere quella 

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esistente e di favorire la reintegrazione rapida e duratura sul mercato del 

lavoro (art. 1a cpv. 2 LADI).   

4.2 Giusta l'art. 76 cpv. 1 lett. a e b LADI, sono incaricati dell'esecuzione 

dell'assicurazione contro la disoccupazione le casse di disoccupazione 

pubbliche e quelle private riconosciute (art. 77 a 82), nonché l'ufficio di 

compensazione dell'assicurazione contro la disoccupazione, con il fondo 

di compensazione (art. 83 e 84).  

4.3 I compiti delle casse di disoccupazione sono disciplinati all'art. 81 

LADI, ossia in particolare: appurare il diritto alle prestazioni (lett. a), 

sospendere l'assicurato dal diritto all'indennità in determinati casi (lett. b), 

versare le prestazioni, salvo disposizione contraria della legge (lett. c), 

amministrare il capitale d'esercizio secondo le disposizioni dell'ordinanza 

e rendere periodicamente conto secondo le istruzioni dell'ufficio di 

compensazione (lett. d). 

4.4 La SECO dirige l'ufficio di compensazione (art. 83 cpv. 3 LADI), il 

quale, in particolare, verifica l'adempimento dei compiti attribuiti alle 

casse (art. 83 cpv. 1 lett. c
bis

 LADI), tra cui i pagamenti che esse 

effettuano (art. 83 cpv. 1 lett. d LADI), impartisce istruzioni ai titolari delle 

casse (art. 83 cpv. 1 lett. e LADI) e decide le pretese di risarcimento della 

Confederazione verso il titolare (art. 83 cpv. 1 lett. f LADI). Nel quadro 

della revisione, l'ufficio di compensazione, se accerta che le prescrizioni 

legali non sono state applicate o non sono state applicate correttamente, 

impartisce alla cassa le istruzioni necessarie (art. 83a cpv. 1 LADI).  

4.5 Secondo le precisazioni contenute nell'OADI, il controllo della 

gestione degli uffici di esecuzione dell'assicurazione contro la 

disoccupazione comprende, tra le altre cose, la revisione dei pagamenti 

(art. 110 OADI), come pure il controllo del modo in cui i servizi competenti 

eseguono la legge (art. 109 cpv. 1 lett. c e d OADI). L'ufficio di 

compensazione verifica a intervalli regolari, sia in modo approfondito che 

per sondaggio, la legittimità dei pagamenti eseguiti dalle casse (art. 110 

cpv. 1 OADI). Esso annota il risultato della revisione dei pagamenti in un 

rapporto scritto che comunica alla cassa e al titolare, di regola entro 

sessanta giorni (art. 111 cpv. 1 OADI). La cassa, entro un termine di 

trenta giorni dalla consegna del rapporto di revisione, può sollevare 

obiezioni contro le contestazioni provvisorie e presentare o completare i 

documenti giustificativi mancanti o incompleti (art. 112 cpv. 1 OADI). 

Trascorso il termine di obiezione, l'ufficio di compensazione dà alla cassa 

le istruzioni necessarie (art. 113 cpv. 1 OADI). Esso designa i pagamenti 

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contestati, di cui al beneficiario deve essere chiesta la restituzione, e 

addebita simultaneamente alla cassa gli importi corrispondenti (art. 113 

cpv. 2 OADI). Per i pagamenti contestati, la cui restituzione non può 

essere chiesta, l'ufficio di compensazione fa valere verso il titolare le sue 

eventuali pretese di risarcimento (art.113 cpv. 3 OADI). 

5.  

5.1 La domanda di restituzione di prestazioni dell'assicurazione contro la 

disoccupazione è retta dall'art. 25 della legge federale sulla parte 

generale del diritto delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA;
 

RS 830.1), ad eccezione dei casi di cui agli articoli 55 e 59c
bis

 cpv. 4 LADI 

(art. 95 cpv. 1 LADI).  

5.2 Le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite, salvo 

se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà 

(art. 25 cpv. 1 LPGA). Il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo 

un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto d'assicurazione ha avuto 

conoscenza del fatto [che giustifica l'obbligo di restituzione], ma al più 

tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva 

da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di 

prescrizione più lungo, quest'ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).  

5.3 In concreto, il diritto della ricorrente di esigere dall'assicurata la 

restituzione delle indennità di disoccupazione versate, come pretende la 

SECO, indebitamente, e ciò per un presunto ammontare di Fr. 7'505.10, 

si è estinto al più tardi il 7 settembre 2013, ossia un anno dopo la 

decisione con la quale l'URC ha sospeso il versamento dell'indennità per 

sette giorni a partire dal 31 luglio 2012, sulla base dell'art. 30 cpv. 1 lett. c 

LADI. È infatti, al più tardi, al momento in cui l'URC ha emanato la sua 

decisione che l'"istituto d'assicurazione ha avuto conoscenza" che 

l'assicurata aveva disdetto il suo contratto di lavoro senza avere un nuovo 

impiego, trovandosi quindi disoccupata per propria colpa, secondo la 

formulazione dell'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI. È a decorrere da questo 

stesso momento che il versamento dell'indennità non sospeso nella 

misura richiesta dalla legge, risulta essere indebito. Considerato che il 

rapporto di revisione è stato stilato il 5 novembre 2013, la SECO non ha 

quindi indicato alla ricorrente di chiedere all'assicurata la restituzione 

della somma litigiosa.          

 

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6.  

6.1 Il titolare risponde verso la Confederazione per i danni che la sua 

cassa provoca intenzionalmente o per negligenza nell'adempimento dei 

propri compiti (art. 82 cpv. 1 LADI). L'ufficio di compensazione (SECO) 

stabilisce, mediante decisione, l'importo del risarcimento. In caso di colpa 

lieve, può rinunciare a far valere i propri diritti (art. 82 cpv. 3 LADI). Se 

non è possibile ottenere il rimborso di un versamento indebito, il titolare 

della cassa deve risarcire i danni (art. 114 cpv. 1 OADI). L'ufficio di 

compensazione annulla la decisione quando, su ricorso del beneficiario di 

prestazioni, è stato stabilito con decisione passata in giudicato che il 

versamento era legale o non era indubitabilmente errato (art. 114 cpv. 3 

OADI). 

6.2 L'art. 82 cpv. 1 LADI consacra una responsabilità per colpa sulla base 

del diritto pubblico. Essa ha un carattere interno, nel senso che la 

Confederazione, in quanto parte lesa, chiede riparazione del suo danno 

al titolare della cassa di disoccupazione in quanto organo d'esecuzione 

dei compiti previsti dalla LADI. Le condizioni della responsabilità del 

titolare sono l'esistenza di un atto illecito commesso dalla cassa 

nell'eseguire i suoi obblighi, di un danno, di un rapporto di causalità 

naturale e adeguato tra l'atto illecito e il danno, nonché di una colpa 

(intenzione o negligenza; cfr. DTF 135 V 98 consid. 4.2). L'ufficio di 

compensazione stabilisce, mediante decisione, l'importo del risarcimento. 

In caso di colpa lieve, può rinunciare a far valere i propri diritti (art. 82 cpv. 

3 LADI).  

7.  

Si tratta così di verificare se le condizioni della responsabilità della 

ricorrente, in quanto titolare della cassa di disoccupazione, sono 

soddisfatte. In altri termini bisogna accertare se la ricorrente ha 

contravvenuto o meno alla legislazione sull'assicurazione contro la 

disoccupazione (LADI/OADI) non sospendendo, in virtù dell'art. 30 cpv. 1 

lett. a e cpv. 3 LADI, nonché 44 e 45 OADI, per trentuno giorni, il 

versamento del'indennità di disoccupazione all'assicurata (atto illecito), se 

ha in questo modo causato alla Confederazione (causalità naturale e 

adeguata) una perdita pecuniaria di Fr. 7'505.10 (danno), e se questo 

inadempimento può esserle imputato in base ad una colpa intenzionale o 

per negligenza (colpa).   

 

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8.  

8.1 Secondo l'art. 30 cpv. 1 LADI, l'assicurato è sospeso dal diritto 

all'indennità se (a) è disoccupato per propria colpa, (b) ha rinunciato a 

detrimento dell'assicurazione contro la disoccupazione a pretese di 

salario o di risarcimento verso l'ultimo datore di lavoro, (c) non fa il suo 

possibile per ottenere un'occupazione adeguata, (d) non osserva le 

prescrizioni di controllo o le istruzioni del servizio competente, (e) ha 

fornito indicazioni inveritiere o incomplete oppure ha violato altrimenti 

l'obbligo di informare o di annunciare, (f) ha indebitamente ottenuto o 

tentato di ottenere l'indennità di disoccupazione, (g) durante la fase di 

progettazione ha ricevuto indennità giornaliere e, terminata questa fase, 

non è in grado per colpa sua di intraprendere un'attività lucrativa 

indipendente. 

8.2 Il servizio cantonale pronuncia le sospensioni di cui all'art. 30 cpv. 1 

lettere c, d e g LADI, nonché secondo il capoverso 1 lettera e qualora sia 

stato violato l'obbligo di informare o di annunciare rispetto ad esso o 

all'ufficio del lavoro. Negli altri casi decidono le casse (art. 30 cpv. 2 

LADI).  

8.3 La sospensione vale soltanto per i giorni in cui il disoccupato soddisfa 

i presupposti per il diritto all'indennità. Il numero dei giorni di sospensione 

è computato nel numero massimo di indennità giornaliere percepibili. La 

durata della sospensione è determinata in base alla gravità della colpa e 

ammonta, per ogni motivo di sospensione, a sessanta giorni al massimo 

o, nel caso di cui all'art. 30 cpv. 1 lettera g, a venti cinque giorni al 

massimo.
 
L'esecuzione della sospensione decade sei mesi dopo l'inizio 

del termine di sospensione (art. 30 cpv. 3 LADI).  

8.4 Se una cassa non sospende un disoccupato dal diritto all'indennità, 

pur esistendone un motivo, la sospensione è decisa dal servizio 

cantonale (art. 30 cpv. 4 LADI).  

8.5 In caso di concorso di più motivi di sospensione di natura diversa, per 

ognuno di essi deve essere pronunciata separatamente una sospensione 

del diritto all'indennità. Quando dei motivi di sospensione si presentano 

successivamente, le sanzioni si accumulano (BORIS RUBIN, Commentaire 

de la loi sur l'assurance-chômage, Schulthess 2014, pag. 304, n. 19, con i 

diversi riferimenti giurisprudenziali).     

 

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9.  

9.1 Ai sensi dell'art. 44 cpv. 1 OADI, la disoccupazione è segnatamente 

imputabile all'assicurato che (a) con il suo comportamento, in particolare 

con la violazione dei suoi obblighi contrattuali di lavoro, ha fornito al 

datore di lavoro un motivo di disdetta del rapporto di lavoro, (b) ha 

disdetto egli stesso il rapporto di lavoro, senza previamente assicurarsi 

un altro impiego, a meno che non si potesse ragionevolmente esigere da 

lui di conservare il vecchio impiego, (c) ha disdetto egli stesso un 

rapporto di lavoro di presumibile lunga durata e ne ha concluso un altro, 

di cui sapeva o avrebbe dovuto sapere che sarebbe stato soltanto di 

breve durata, a meno che non si potesse ragionevolmente esigere da lui 

di conservare il vecchio impiego, (d) ha rifiutato un'occupazione adeguata 

di durata indeterminata e ha concluso un rapporto di lavoro, di cui sapeva 

o avrebbe dovuto sapere che sarebbe stato soltanto di breve durata. 

9.2 Il termine di sospensione del diritto all'indennità decorre dal primo 

giorno dopo (a) la cessazione del rapporto di lavoro, qualora la 

disoccupazione sia imputabile all'assicurato, (b) l'atto o l'omissione per 

cui è stata decisa la sospensione (art. 45 cpv. 1 OADI). La sospensione è 

eseguita al termine del periodo di attesa o di una sospensione già in 

corso (art. 45 cpv. 2 OADI). 

9.3 La sospensione è di (a) 1-15 giorni in caso di colpa lieve, (b) 16-30 

giorni in caso di colpa mediamente grave, (c) 31-60 giorni in caso di colpa 

grave (art. 45 cpv. 3 OADI). Vi è colpa grave se l'assicurato, senza valido 

motivo (a) ha abbandonato un'occupazione adeguata senza garanzia di 

una nuova; oppure (b) ha rifiutato un'occupazione adeguata (art. 45 cpv. 

4 OADI).  

9.4  

9.4.1 Il comportamento dell'assicurato che, dopo aver perso il lavoro per 

colpa propria aspetta prima di annunciarsi alla disoccupazione e nel 

frattempo si impegna intensamente a cercare un nuovo lavoro, costituisce 

circostanza attenuante. La durata della sospensione va quindi ridotta in 

modo adeguato (SECO, Prassi LADI ID [indennità di disoccupazione], 

D62, sul sito: http://www.area-lavoro.ch/publikationen/kreisschreiben/, in 

cui è citata la sentenza dell'allora Tribunale federale delle assicurazioni C 

73/03 del 28 dicembre 2005 consid. 3.4: rinvio della causa per un 

complemento istruttorio relativo agli sforzi profusi per la ricerca di un 

nuovo impiego).   

B-392/2014 

Pagina 12 

9.4.2 Indipendentemente dalla sentenza appena menzionata, la quale 

sembra cumulare, per potere ammettere la presenza di una circostanza 

attenuante, la condizione dell'attesa prima di annunciarsi all'assicurazione 

contro la disoccupazione e la condizione di avere intrapreso gli sforzi 

necessari per la ricerca di un nuovo impiego (art. 30 cpv. 1 lett. a e c 

LADI), la giurisprudenza considera in generale che l'assicurato colpevole 

di aver perso il proprio lavoro (art. 30 cpv. 1 lett. a LADI) e che attende 

prima di annunciarsi all'assicurazione contro la disoccupazione, accorcia, 

da un punto di vista tecnico-legale, la sua disoccupazione, prendendo a 

suo carico una parte della sua perdita di guadagno, ciò che implica la 

necessità di attenuare il grado della sua colpa quando si tratta di 

determinare la durata della sospensione del suo diritto all'indennità. Poco 

importa peraltro per quali motivi l'assicurato abbia atteso prima di 

annunciarsi all'assicurazione contro la disoccupazione, come pure, 

sempre in relazione alla sanzione derivante dall'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI, 

se abbia o meno intrapreso tutto il possibile per trovare un'attività 

sostitutiva adeguata (fattispecie descritta all'art. 30 cpv. 1 lett. c LADI). 

Così, per esempio, un'attesa volontaria di tre mesi riduce il grado della 

colpa da grave a mediamente grave (cfr. decisione del 25 agosto 2003 

dell'allora Commissione di ricorso del Dipartimento federale 

dell'economia/DFE, in particolare i consid. 6.3.2, 7.2 e 8.2, con i relativi 

riferimenti che riguardano diverse sentenze dell'allora Tribunale federale 

delle assicurazioni).  

9.4.3 Rispetto al caso concreto, quanto precede significa che, l'assicurata 

essendo già stata sanzionata una volta per non avere fatto tutto il 

possibile in vista di ottenere un'occupazione adeguata (art. 30 cpv. 1 lett. 

c LADI), non vi è motivo di sanzionarla nuovamente per la medesima 

mancanza in relazione con la fattispecie inerente alla disoccupazione per 

propria colpa (art. 30 cpv. 1 lett. a LADI).       

10.  

10.1 Bisogna precisare che, per quanto concerne l'onere della prova, se 

la legge non dispone altrimenti, chi vuole dedurre il suo diritto da una 

circostanza di fatto da lui asserita, deve fornirne la prova (art. 8 del codice 

civile svizzero del 10 dicembre 1907 [CC; RS 210]). La LADI non 

prevedendo altre regole in proposito, l'art. 8 CC è applicabile nel suo 

ambito, per cui spetta all'assicurato provare che ha diritto all'indennità 

contro la disoccupazione e, se sussistono dubbi sostanziali a questo 

riguardo, incombe alla cassa sollecitare l'assicurato a produrre le prove 

necessarie a dissiparli.  

B-392/2014 

Pagina 13 

10.2 Nel quadro di una procedura relativa alla responsabilità del titolare di 

una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione (art. 82 

cpv. 1 LADI), la ripartizione dell'onere della prova (art. 8 CC) implica che 

la cassa deve essere tenuta responsabile di un inadempimento se ha 

erogato l'indennità contro la disoccupazione malgrado che l'assicurato 

non abbia provato la fondatezza di tale diritto, determinante essendo lo 

stato di fatto che risulta dagli atti prodotti nel corso della detta procedura 

(cfr. sentenza del Tribunale amministrativo federale B-7908/2007 del 

21 agosto 2008 consid. 3.1.5).      

11.  

11.1 In concreto, è opportuno d'entrata brevemente ricordare che 

l'esecuzione della sospensione di trentuno giorni è decaduta il 31 gennaio 

2013, ossia sei mesi dopo l'inizio del termine di sospensione il 31 luglio 

2012, per cui non avrebbe più potuto essere attuata dalla ricorrente 

quando la SECO le ha trasmesso il rapporto di revisione il 5 novembre 

2013 (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI). In altri termini, la sospensione di trentuno 

giorni che avrebbe dovuto pronunciare l'URC secondo la SECO, non ha 

alcuna conseguenza pratica per l'assicurata.  

11.2 Ciò precisato, dagli atti risulta incontestatamente che l'assicurata ha 

disdetto il proprio contratto di lavoro con la banca B._______, a ..., il 

6 gennaio 2012 per la fine del mese d'aprile seguente, e ciò allo scopo di 

potere rientrare in Ticino ad assistere, in collaborazione con le sue due 

sorelle, sua madre novantenne. È pure incontestato che, durante i mesi 

da maggio a fine luglio 2012, l'assicurata si è prodigata per accudire sua 

madre, potendo iscriversi all'assicurazione contro la disoccupazione, e 

cominciare così a cercare una nuova attività lucrativa, solamente il 

31 luglio 2012. Come mezzi di prova a supporto della necessità di disdire 

il contratto di lavoro, all'incarto figurano due certificati medici del dott. 

C._______, generalista, il primo dell'8 agosto 2012, attestante che 

l'assicurata "ha dovuto interrompere il proprio rapporto di lavoro […] per 

assistere la madre anziana e sofferente che non è più in grado di 

accudire alla propria quotidianità, ma non ancora sufficientemente 

disabile da essere collocata in una casa per anziani", il secondo del 18 

novembre 2013, riferente che il trasferimento in Ticino dell'assicurata "si è 

reso necessario in quanto non è stato possibile a quel tempo trovare 

un'assistenza qualificata per assistere la madre che altrimenti avrebbe 

dovuto essere collocata in una casa per anziani se non avesse potuto 

profittare di un'assistenza familiare regolare. A causa di questa urgenza 

[l'assicurata] ha dovuto inoltrare le dimissioni e non ha pensato ad 

B-392/2014 

Pagina 14 

annunciarsi per tempo essendo impegnata nell'accudimento della propria 

madre".   

11.3 Così come traspare limpidamente dal loro contenuto, questi due 

certificati si limitano ad evocare l'anzianità e le sofferenze della madre 

dell'assicurata, peraltro senza formulare alcuna diagnosi, nonché 

problemi pratici generali nell'organizzare l'assistenza, ma non riferiscono 

la presenza di patologie di cui soffrirebbe l'assicurata stessa. Ne deriva 

che non può essere loro riconosciuta una forza probante sufficiente dal 

punto di vista medico. È perciò a proposito che la SECO ha sottolineato 

che l'anzianità e le sofferenze della madre dell'assicurata costituiscono un 

"elemento oggettivo" che non rappresenta in sé, perlomeno di principio, 

un motivo valido per abbandonare un impiego idoneo. A questo proposito 

occorre rimarcare che, per quanto appare dagli atti all'incarto, l'assicurata 

avrebbe verosimilmente potuto meglio coordinarsi con le sue due sorelle 

e cercare un impiego in Ticino prima di lasciare il suo lavoro presso la 

banca B._______ a ..., per esempio chiedendo un congedo non pagato o 

ricorrendo ad altre misure, comunque sempre di concerto con il suo 

ultimo datore di lavoro. Non sussistono dunque motivi per dilungarsi 

oltremodo su questo aspetto del litigio, salvo ricordare che la fattispecie 

alla base della sentenza dell'allora Tribunale federale delle assicurazioni, 

del 2 marzo 1999, citata dalla ricorrente a supporto della sua tesi a favore 

di una liberazione almeno parziale dall'obbligo di risarcimento del danno, 

riguardava un'assicurata che si era ammalata in seguito ai problemi di 

salute di sua madre.         

11.4 È quindi pacifico che l'assicurata si è ritrovata disoccupata per 

propria colpa, nella misura in cui ha disdetto lei stessa il suo contratto di 

lavoro con la banca B._______, senza previamente assicurarsi un altro 

impiego e senza che non si potesse ragionevolmente esigere da lei che 

conservasse il suo vecchio posto (art. 30 cpv. 1 lett. a LADI e 44 cpv. 1 

lett. b OADI). Dal canto suo, non avendo accertato questo fatto come 

avrebbe dovuto e potuto, tirandone le conseguenze necessarie rispetto 

alla durata della sospensione dell'indennità di disoccupazione in 

applicazione dell'art. 30 cpv. 1 lett. a e cpv. 3 LADI, nonché 44 e 45 OADI, 

la ricorrente non ha eseguito i suoi compiti conformemente alle esigenze 

legali, nel senso che non ha messo in atto quanto prescritto dalla legge 

(atto illecito; art. 82 cpv. 1 LACI).  

12.  

Bisogna ora stabilire se questo inadempimento deriva da una colpa, la 

quale può essere di entità grave, media o lieve. È utile ricordare che, in 

B-392/2014 

Pagina 15 

quest'ultimo caso, l'ufficio di compensazione può rinunciare a far valere i 

propri diritti (cfr. art. 82 cpv. 3 LADI; consid. 6.2).       

12.1 La colpa è intesa come un'inosservanza, intenzionale o per 

negligenza, dei doveri imposti dall'ordine giuridico. Costituisce una colpa 

grave l'inosservanza delle regole di prudenza (coscienziosità) elementare 

che ogni persona avrebbe dovuto ragionevolmente rispettare in una 

medesima situazione e nelle stesse circostanze per evitare le 

conseguenze dannose che potevano essere previste secondo il corso 

normale degli eventi (DTF 104 V 36 consid. 1). Una colpa è di media 

gravità quando l'inosservanza concerne regole di prudenza il cui rispetto 

è mediamente esigibile, mentre è lieve quando l'inosservanza appare 

poco importante e i rimproveri a cui dà adito non sono significativi. Non ci 

sono criteri precisi che permettano di caratterizzare una colpa come 

grave oppure lieve, distinzione che riposa su un giudizio di valore, ma è 

necessario tenere conto di tutte le circostanze del caso e procedere ad 

un apprezzamento della negligenza adottando un criterio generale ed 

oggettivo (coscienziosità media), applicabile a tutti i funzionari che 

occupano una posizione simile (DTF 105 V 1991 consid. 2c e 100 II 332 

consid. 3a; sentenze del Tribunale amministrativo federale B-5547/2011 

del 31 maggio 2012 consid. 5.1, B-7908/2007 del 21 agosto 2008 consid. 

4.2.1 e 4.2.2 e B-7820/2006 del 19 giugno 2008 consid. 4.2).     

12.2 In concreto, come è già stato esposto al consid. 11.4, l'assicurata si 

è ritrovata disoccupata per propria colpa (art. 30 cpv. 1 lett. a LADI) e la 

ricorrente non ha accertato questa circostanza, contravvenendo dunque 

al suo obbligo legale di sospendere il diritto all'indennità di 

disoccupazione per almeno trentuno giorni in caso di colpa grave (art. 30 

cpv. 2 seconda frase LADI e 45 cpv. 3 e 4 OADI), fatte salve eventuali 

circostanze attenuanti. Questo inadempimento è quindi il risultato di una 

negligenza di sicuro non lieve, nella misura in cui la ricorrente avrebbe 

dovuto e potuto, facendo prova della coscienziosità richiesta 

nell'esecuzione dei suoi compiti, constatare la colpa dell'assicurata, 

qualificarla di grave e, conseguentemente, pronunciare una sospensione 

del diritto all'indennità di disoccupazione per almeno trentuno giorni, 

sospensione ridotta in funzione della circostanza attenuante che 

l'assicurata ha aspettato tre mesi, dopo la fine del suo contratto di lavoro 

con la banca B._______, prima di annunciarsi all'assicurazione contro la 

disoccupazione (cfr. consid. 9.4.2). L'inadempimento è così imputabile 

alla ricorrente, in quanto titolare della cassa di disoccupazione, la quale 

deve rispondere del danno subito dalla Confederazione, la causalità 

B-392/2014 

Pagina 16 

naturale e adeguata tra l'inadempimento e il danno essendo pacifica 

(art. 82 cpv. 1 LACI). 

13.  

13.1 Il danno è definito generalmente come una diminuzione involontaria 

del patrimonio, la quale può consistere in una perdita subita oppure in un 

guadagno non realizzatosi (DTF 126 III 388 consid. 11a). Il danno può 

quindi essere inteso come la differenza tra il patrimonio dell'interessato 

prima dell'evento lesivo e lo stato del suo patrimonio dopo questo evento 

(DTF 127 III 403 consid. 4a).  

In concreto, la Confederazione ha subito un danno corrispondente 

all'importo delle indennità di disoccupazione non sospese, ossia versate 

dalla ricorrente all'assicurata in violazione degli art. 30 cpv. 1 lett. a e cpv. 

3 LADI, nonché 44 e 45 OADI (disoccupazione per propria colpa). Come 

già ricordato (cfr. consid. 9.3), il numero di giorni di sospensione è 

funzione della colpa dell'assicurato. Ora, la SECO ha stabilito che la 

ricorrente avrebbe dovuto imputare all'assicurata una colpa grave e 

optare per trentuno giorni di sospensione, ciò che rappresenta il minimo 

previsto dalla legge in caso di colpa grave (art. 45 cpv. 3 lett. c OADI), 

senza tenere conto di circostanze attenuanti. In questo modo, sulla base 

di un'indennità giornaliera di Fr. 242.10, la SECO ha calcolato un importo 

delle indennità di disoccupazione non sospese, corrispondente al danno 

da risarcire, pari a Fr. 7'505.10.    

13.2 Questo modo di procedere non può essere condiviso appieno da 

questo Tribunale. Infatti, la SECO non ha considerato, nel graduare la 

colpa, che l'assicurata ha atteso tre mesi, ossia dal 1° maggio al 31 luglio 

2012, prima di iscriversi all'assicurazione contro la disoccupazione. 

Questa attesa volontaria costituisce, secondo la giurisprudenza e la 

prassi, una circostanza attenuante che riduce il grado della colpa da 

grave a mediamente grave (cfr. consid. 9.4), per cui la SECO avrebbe 

dovuto tenerne debitamente conto, poco importando a questo proposito 

che l'assicurata avesse già subito una sospensione di sette giorni in base 

all'art. 30 cpv. 1 lett. c LADI, ossia per non avere fatto tutto il possibile in 

vista di ottenere un'occupazione adeguata. Visto che una colpa 

mediamente grave giustifica una sospensione del diritto all'indennità di 

sedici a trenta giorni (art. 45 cpv. 4 lett. b OADI), appare fondato 

considerare, tenuto conto di tutte le circostanze del caso in esame, che la 

ricorrente avrebbe dovuto pronunciare una sospensione di almeno sedici 

giorni, come lei stessa ha del resto proposto, a titolo sussidiario, nella sua 

B-392/2014 

Pagina 17 

impugnativa, anche se non in virtù della giurisprudenza da lei citata, che 

si riferisce ad una fattispecie fondamentalmente diversa. Per contro, i 

setti giorni di sospensione già applicati dall'URC non possono essere 

defalcati dalla durata della sospensione che avrebbe dovuto disporre la 

ricorrente, e ciò poiché stabiliti in base all'art. 30 cpv. 1 lett. c LADI 

(condizioni d'applicazione diverse rispetto all'art. 30 cpv. 1 lett. a LADI). 

Ne discende che il danno effettivo subito dalla Confederazione, che la 

ricorrente deve risarcire, non è pari a Fr. 7'505.10, come calcolato dalla 

SECO, ma equivale a Fr. 3'873.60 (Fr. 242.10 x 16).    

14.  

Di conseguenza, il ricorso deve essere parzialmente accolto e il punto 5.3 

della decisione avversata riformato, nel senso che è accertato che la 

ricorrente avrebbe dovuto pronunciare, nei confronti dell'assicurata, una 

sospensione del diritto all'indennità contro la disoccupazione di sedici 

giorni, e ciò in conformità con l'art. 30 cpv. 1 lett. a e cpv. 3 LADI, nonché 

44 e 45 OADI, e che, non avendo proceduto in questo modo, la ricorrente 

ha causato alla Confederazione un danno pari a Fr. 3'873.60, che deve 

risarcire. Il ricorso è dunque parzialmente accolto in corrispondenza con 

la conclusione sussidiaria in esso formulata.   

15.  

15.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente; in caso di soccombenza parziale, esse sono ridotte; a titolo 

eccezionale, possono essere condonate (art. 63 cpv. 1 PA).  

In concreto, le spese processuali sono fissate a Fr. 800.-. Ora, siccome la 

conclusione principale della ricorrente è stata respinta, mentre è stata 

accolta la sua conclusione sussidiaria, appare giustificato ridurre le spese 

processuali della metà, dimodoché Fr. 400.- dell'anticipo di Fr. 800.-, 

versato il 7 febbraio 2014, sono restituiti alla ricorrente.    

15.2 L'autorità di ricorso, se ammette l'impugnativa in tutto o in parte, 

può, d'ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente una indennità per le 

spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato (spese 

ripetibili; art. 64 cpv. 1 PA). 

In concreto, visto che la ricorrente non ha agito per il tramite di un 

rappresentante, e non ha dunque dovuto far fronte a spese degne di 

essere qui considerate, non le si concede, come da prassi costante, 

alcuna indennità per spese ripetibili.  

B-392/2014 

Pagina 18 

16.  

16.1 Ai sensi dell'art. 85 cpv. 1 lett. a della legge sul Tribunale federale 

del 17 giugno 2005 (LTF; RS 173.110), il ricorso in materia di diritto 

pubblico è inammissibile in ambito patrimoniale, nel campo della 

responsabilità dello Stato, se il valore litigioso è inferiore a Fr. 30'000.-. La 

responsabilità dell'art. 82 LADI è un caso di responsabilità statale 

secondo l'art. 85 cpv. 1 lett. a LTF (cfr. DTF 135 V 98 consid. 5.3).  

In concreto, il valore litigioso essendo chiaramente inferiore a Fr. 30'000.-, 

la presente sentenza è definitiva.   

16.2 Ciò precisato, secondo l'art. 85 cpv. 2 LTF, nel caso in cui il valore 

litigioso non raggiunga la soglia di Fr. 30'000.-, il ricorso in materia di 

diritto pubblico è comunque ammissibile se si pone una questione di 

diritto di importanza fondamentale. In questo caso incombe al ricorrente 

spiegare perché la causa adempia questa condizione (art. 42 cpv. 2 

seconda frase LTF).    

  

B-392/2014 

Pagina 19 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto e il punto 5.3 della decisione impugnata 

riformato, nel senso che l'importo da risarcire alla Confederazione da 

parte dell'OCST nel quadro della sua responsabilità di titolare della cassa 

di disoccupazione, è fissato, al posto di Fr. 7'505.10, a Fr. 3'873.60. 

2.  

Spese procedurali di Fr. 400.- sono messe a carico della ricorrente. La 

differenza di Fr. 400.- rispetto all'anticipo di Fr. 800.- da lei versato il 

7 febbraio 2014, le sarà restituita una volta che la presente sentenza sarà 

cresciuta in giudicato.   

3.  

Non sono versate spese ripetibili.  

4.  

Comunicazione: 

– alla ricorrente (atto giudiziario;  

allegato formulario indirizzo pagamento);  

– all'autorità inferiore (n. di rif. …; atto giudiziario); 

– al Dipartimento federale dell'economia della formazione e della 

ricerca DEFR, Berna (atto giudiziario).  

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

 

 

 

Francesco Brentani Dario Quirici 

 

  

B-392/2014 

Pagina 20 

Rimedi giuridici: 

Purché il litigio ponga una questione di diritto di importanza fondamentale 

ai sensi dell'art. 85 cpv. 2 LTF, contro la presente decisione può essere 

interposto ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, 

Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro un termine di 30 giorni dalla sua 

notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 della legge sul Tribunale 

federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). Gli atti scritti devono 

essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e 

l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata 

e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come 

mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: 23 settembre 2014