# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3c32480c-a45e-50ec-8733-d273d8842380
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 09.03.2010 (pubblicato) 16.2000.00023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2000-00023_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2000.00023

  	
  Lugano

  2 giugno 2000/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di cassazione civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente, 

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

 

sedente per
giudicare il ricorso per cassazione 1° marzo 2000 presentato da

 

 

	
   

  	
  __________ 

  (patr. dall'avv.
  __________)

   

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

 

la
sentenza 7 febbraio 2000 del Pretore della giurisdizione di Mendrisio nord
nella causa a procedura inappellabile promossa con istanza 10 febbraio 1998 da

 

 

	
   

  	
  __________ 

  (patr. dall'avv.
  __________)

   

  

 

 

con la
quale l'istante ha chiesto il pagamento di  fr. 6'000.–, domanda respinta dal
primo giudice che ha invece parzialmente accolto la domanda riconvenzionale
fatta valere dalla convenuta, 

 

 

 

esaminati gli atti

 

 

considerato 

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

                                1.      Con
istanza 10 febbraio 1998 __________ ha convenuto in giudizio __________ al fine
di ottenere il pagamento di fr. 6'000.–, importo che –assumendo la versione dei
fatti esposta dall'istante in sede conclusionale– corrisponde ai danni da lui
patiti in seguito all'inesecuzione da parte della convenuta degli indispensabili
lavori di riparazione a un veicolo accidentato (VW Golf 16 valvole), ossia fr.
3'000.– pari al prezzo d'acquisto dell'auto, ormai ridotta a un rottame, e fr.
3'000.– pari al valore attribuito dalle parti a un secondo veicolo (Fiat Croma)
consegnato alla convenuta a mo' di compenso per la preventivata riparazione della
Golf. La convenuta si è opposta alla pretesa avversaria: negando anzitutto di
aver venduto in proprio il veicolo all'istante, contesta di aver pattuito e
tantomeno ricevuto l'importo di fr. 3'000.– come compenso per le riparazioni,
sostenendo che l'esecuzione delle stesse era subordinata alla fornitura di
alcuni pezzi di ricambio da parte dell'istante, ma che questi non li avrebbe
mai forniti. __________ ha poi fatto valere in via riconvenzionale una pretesa
di fr. 6'790.–, aumentata in sede di conclusioni a fr. 7'999.– oltre interessi,
corrispondente alle spese di parcheggio del veicolo che l'istante ha
abbandonato presso di lei fino dal 7 ottobre 1993.

 

 

                                2.
     Con il querelato giudizio il pretore, basandosi sulle risultanze
istruttorie, ha ritenuto provata tra le parti unicamente la conclusione di un
contratto di appalto e non anche quella di un precedente contratto di
compravendita. Poiché dalle stesse è emerso che la riparazione del veicolo era
subordinata alla messa a disposizione da parte dell'istante dei pezzi di
ricambio necessari, pezzi che quest’ultimo non ha mai fornito, il giudice ha
escluso che la convenuta fosse in mora con l'esecuzione del contratto di
appalto, ragione per la quale ha respinto l'istanza. Ha invece accolto la domanda
riconvenzionale ancorché parzialmente, ossia –con riferimento alla perizia giudiziaria–
fissando il prezzo della locazione in fr. 1.– al giorno durante il periodo 5
maggio 1995 – 17 dicembre 1999, per complessivi fr. 1'662.–.

 

 

                                3.      Con il presente tempestivo gravame __________ è insorta contro
il predetto giudizio postulandone l'annullamento sulla base del titolo di
cassazione di cui all'art. 327 lett. g CPC. La ricorrente rimprovera al primo
giudice di aver arbitrariamente valutato le prove, in particolare le risultanze
peritali dalle quali ha dedotto il riconoscimento da parte del perito di un
indennizzo di fr. 1.– al giorno per il posteggio del veicolo. Essa censura la
decisione del pretore per essere caduto nell'arbitrio riconoscendo un compenso
che lo stesso perito definisce irrisorio; per essersi scostato immotivatamente
dalle conclusioni peritali; per aver fissato il periodo di deposito del veicolo
prescindendo addirittura dalle allegazioni delle parti e per non aver
considerato l'inattendibilità del referto peritale in genere.

 

                                          Al
ricorso la controparte non ha formulato osservazioni.

 

 

                                4.      Giusta
l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può essere
annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto materiale
o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti di causa
o di prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una decisione è
arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio giuridico chiaro ed
indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il sentimento della
giustizia e dell’equità; arbitrio e violazione della legge non vanno confusi;
per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere manifesta e riconosciuta
(o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può essere ravvisato già nella
circostanza che un’altra soluzione sarebbe immaginabile o persino preferibile;
è doveroso scostarsi da questa scelta solamente se simile soluzione appare come
insostenibile, in contraddizione palese con la situazione reale,  non sorretta
da ragione oggettiva e lesiva di un diritto certo (DTF 125 I 168 consid.
2a).

 

 

                                5.      In questa sede non è più litigiosa l'esistenza di un accordo
sul deposito oneroso del veicolo VW presso l'autorimessa dalla convenuta.
Ancorché il pretore non abbia affrontato esplicitamente questo tema, egli ha
comunque ritenuto dati i presupposti perché l'attore dovesse compensare
controparte per aver tollerato la presenza del veicolo, e ciò procedendo alla
stima della pigione dovuta. Giacché non v'è nessun elemento dell'incarto che permetta
di individuare un importo pattuito, il primo giudice ha ritenuto di affidarsi a
una perizia che riferisse sugli usi del settore. 

 

                                          A
proposito di questa prova, la cui attendibilità è contestata dalla ricorrente,
va innanzi tutto rilevato che per mettere in dubbio una perizia giudiziaria
occorre che sia provata l'inconcludenza di determinate affermazioni del perito,
la loro contraddittorietà con determinati elementi di fatto o con principi
fondamentali di una determinata tecnica o scienza (Cocchi/ Trezzini,
CPC–TI, ad art. 253, m. 6). Nel caso di specie, contrariamente a quanto preteso
dalla ricorrente, le conclusioni del perito non sono inattendibili e tantomeno
arbitrarie, ritenuto che per quantificare la retribuzione giornaliera per la
custodia del veicolo dell’istante, questi si è riferito alle tariffe
dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA) e a quelle di un
deposito analogo a quello ove è stato lasciato il veicolo dell’istante. E ciò a
conferma dei limiti della particolare perizia in esame, intesa a un'indagine
che non presupponeva da parte del perito particolari conoscenza tecniche o
scientifiche. Neppure arbitrarie sono le conclusioni che il pretore ha dedotto
dalla perizia giudiziaria, ovvero che per parcheggi di lunga durata, e in
assenza di riscontri probatori diversi, è ammissibile il riconoscimento di
un’indennità di fr. 1.– al giorno. A proposito di quest'accertamento, va
innanzi tutto rilevato che sebbene il giudice non sia di principio vincolato
all'opinione del perito (art. 253 CPC), egli se ne discosterà solo in casi
eccezionali, ovvero qualora quell'opinione sia sconfessata o invalidata da
altre risultanze istruttorie (Cocchi/Trezzini, op.cit., ad art. 253, m.
4), ciò che non è il caso in concreto.

                                          Per
quanto attiene alla quantificazione della pretesa della convenuta, se è ben
vero che sulla base delle tariffe UPSA il perito indica diverse possibilità di
fatturazione di un'area di posteggio da parte di un'autorimessa, è altrettanto
vero che per parcheggi di lunga durata, quale è indubitabilmente quello che
interessa le parti, il perito si è riferito a casi analoghi ove è stata ammessa
la fatturazione di fr. 1.– al giorno (cfr. perizia, pag. 5). Il fatto che in
sede di delucidazione della perizia il perito abbia definito di "irrisorio"
quest'importo, non significa ancora che il riconoscimento del medesimo
configuri di per sé gli estremi dell'arbitrio; in particolare dev'essere oggettivamente
escluso che usando tale termine il perito abbia inteso qualificare come inaccettabile
o impraticabile quel compenso. Ha specificato invece che casi del genere si
verificano a determinate condizioni limite: ciò che senz'altro può essere riferito
alla fattispecie in esame.

 

 

                                6.      Il
ricorso deve per contro essere accolto là dove il pretore ha riconosciuto
l'indennità per le spese di parcheggio unicamente a far tempo dal 5 maggio
1995. E' vero infatti ciò che sostiene la ricorrente, ossia che –malgrado ciò
che si potrebbe considerare sulla durata del deposito / locazione in eventuale
concorrenza di tempo con il cennato appalto (doc. 6, 1, 2 e 3)– è l'attore
stesso che, nel suo allegato conclusionale afferma: "Considerando che la
convenuta pretende il pagamento del posteggio dal 7.10.1993 al 14.4.1995, si
giustifica semmai unicamente una tariffa di fr. 1.– al giorno" (pag. 6).
Ciò che rappresenta un'ammissione esplicita della parte, disattesa dal primo
giudice (sentenza, p. 7); per il periodo successivo al 14 aprile 1995 e fino al
5 maggio 1995 (inizio del periodo riconosciuto dal pretore) la pattuizione del
deposito può senz'altro trovare sostegno negli scritti della convenuta (doc. 1,
2 e 3) che intimavano a controparte di rimuovere il veicolo, pena il pagamento
del posteggio.

 

                                          Accogliendo
pertanto parzialmente il ricorso e ricorrendo i presupposti d’applicazione
dell’art. 332 cpv. 2 CPC, la Camera è tenuta a decidere il merito della
controversia, con il conseguente accoglimento della domanda riconvenzionale nella
misura di fr. 2'262.–, pari all'indennizzo di fr. 1.– al giorno per il periodo
7 ottobre 1993 – 17 dicembre 1999. Su quest'importo sono dovuti gli interessi
di mora del 5% a far tempo dal 5 maggio 1995 (la prima interpellazione agli
atti risulta essere lo scritto 3 aprile 1995, doc. 3).

 

 

                                7.      Da
ultimo, anche la censura secondo cui la sentenza pretorile sarebbe stata motivata
in maniera insufficiente, con particolare riferimento alla motivazione di
diritto, è ampiamente infondata. Infatti, dalla lettura del giudizio impugnato,
nel quale tutte le pretese delle parti sono state esaminate dal pretore,
emergono con sufficiente chiarezza i motivi per i quali il primo giudice ha
respinto le pretese dell'istante e quelli per i quali ha parzialmente accolto
quelle della convenuta (Cocchi/Trezzini, CPC–TI, ad art. 285, m. 2). Che
la sentenza sia stata sufficientemente motivata è altresì provato dal fatto che
la ricorrente medesima non ha avuto difficoltà nel presentare il ricorso che
qui ci occupa, dimostrando di aver compreso le ragioni decisive che hanno portato
il primo giudice a determinarsi in quel modo. In merito ai motivi di diritto
che la sentenza deve contenere (art. 285 cpv. 2 lett. e CPC), è sufficiente che
il giudice indichi sommariamente le ragioni della sua decisione riferendosi a
disposizioni di legge, regole professionali o usi commerciali (Cocchi/Trezzini,
op.cit., ibidem), riferimenti che in concreto risultano dalla sentenza impugnata.

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art.
327 segg. CPC, per le spese l’art. 148 CPC e la LTG

 

 

 

pronuncia:             I.      Il ricorso per cassazione 1° marzo 2000
di __________ è parzialmente accolto.

                                          Di
conseguenza la sentenza 7 febbraio 2000 del Pretore 

                                          della
Giurisdizione di Mendrisio–Nord, limitatamente ai dispositivi n. 3 e 4, 
è annullata e sostituita dal seguente giudicato:

 

                                                  3.       La
domanda riconvenzionale è parzialmente accolta.

                                                           Di
conseguenza __________ è condannato a rifondere a __________ l'importo di fr.
2'262.– oltre interessi del 5% dal 5 maggio 1995.

                                                  4.       La
tassa di giustizia della domanda riconvenzionale di fr. 450.– e le spese da
anticipare come di rito, sono a carico di __________ nella misura dei 3/4 e per
la rimanenza a carico di __________ al quale __________ rifonderà fr. 500.– a 
titolo di ripetibili.

 

 

                                 II.      Le
spese del presente giudizio, consistenti in:

                                          a)
tassa di giustizia      fr.       350.–

                                          b)
spese                         fr.         50.–

                                                                                 fr.       400.–

                                          già
anticipate dalla ricorrente, rimangono a suo carico per i 3/4 mentre la
rimanenza è posta a carico di __________, che rifonderà alla ricorrente fr.
300.– a titolo di ripetibili parziali per questa sede.

 

 

                                III.      Intimazione
a: 

                                          __________.

                                          Comunicazione
alla Pretura della Giurisdizione di Mendrisio–Nord.

 

 

 

Per la Camera di cassazione civile del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                               
La segretaria