# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6d0f5073-d9f1-5675-a833-84b1b169e943
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-09-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 05.09.2002 INC.2002.3203
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2002-3203_2002-09-05.html

## Full Text

N. 32.2002.3                                                               Lugano,
5 settembre 2002

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Edy Meli

 

 

Sedente per statuire sul reclamo
2/5 agosto 2002 presentato da

 

 

__________(patr.
dallo Studio legale __________)

 

 

contro l’ordine di perquisizione
e sequestro bancario 23 luglio 2002 emanato dal Procuratore Pubblico avv.
Giuseppe Muschietti, Bellinzona, nell’ambito di procedimento penale di cui
all’inc. MP __________;

 

 

richiamata l'ordinanza di
intimazione del 5 agosto 2002 (rinvio all'art. 164 CPP e non intimazione del
reclamo alle parti civili);

 

 

viste le osservazioni del
Procuratore pubblico datata 7 agosto 2002;

 

 

visto l'incarto MP __________;

 

ritenuto

 

 

in fatto

 

 

A.

 

A seguito di un esposto inerente
"fatti di rilevanza penale", presentato da __________ il 13
settembre 2001, il Ministero pubblico ha avviato informazioni preliminari, per
le ipotesi di reato di cui agli artt. 140 e 158 CP, nei confronti di __________
(AI 1, 2, 39, 42); allo stadio attuale dell'inchiesta non risultano promozioni
formali dell'accusa.

 

 

 

 

 

Nel corso dell'assunzione
d'informazioni preliminari, il magistrato inquirente ha proceduto a notificare,
a più di un istituto di credito, ordini di perquisizione e sequestro.

Questi ordini hanno colpito,
presso la __________ (ora __________), __________, sia una relazione intestata
a __________, sia relazioni intestate a terzi e per le quali __________ risulta
essere (o essere stato) al beneficio di un "Mandato di
Amministrazione" (cfr. AI 2, 4, 5, 10, 22; Rapporto EFIN __________).

 

 

B.

 

Con ordine del 23 luglio 2002,
ipotizzando una violazione dell'art. 19 LFid in aggiunta alle ipotesi di reato
di cui agli artt. 140 e 158 CP (quindi estendendo le informazioni preliminari
anche al menzionato reato), il magistrato inquirente ha ordinato una
(ulteriore) perquisizione, presso la __________, ed il sequestro di
documentazione inerente i rapporti contrattuali dell'indagato con l'istituto di
credito e le retrocessioni conferitegli.

Il tutto a fini probatori in
relazione con l'ipotesi di violazione della LFid (cfr. Ordine 23 luglio 2002).

 

 

C.

 

Con il presente reclamo, __________,
dopo alcune richieste procedurali (evase con l'ordinanza del 5 agosto scorso),
chiede l'annullamento dell'ordine 23 luglio 2002 per "incompetenza del
Pubblico Ministero", subordinatamente per infondatezza dello stesso
"sia in fatto che in diritto" (cfr. petitum del Reclamo 2
agosto 2002).

Egli sostiene, in via principale,
incompetenza del Procuratore per l'applicazione dell'art. 19 LFid. A suo dire
spetta all'autorità amministrativa determinare preventivamente se un caso sia
grave oppure no e ciò in base alla ratio legis che vuole evitare applicazione
disomogenea della norma, nonché a causa delle difficoltà nello stabilire il
confine tra consulenza ed attività fiduciaria (Reclamo, pagine 2 e 3).

In via subordinata, e sempre
secondo il reclamante, l'ordine impugnato costituisce ricerca indiscriminata di
prove in quanto il Procuratore pubblico  "non dispone del ben che
minimo indizio di infrazione alla Lfid" (Reclamo pagine 4 e 5) e viola
il principio di proporzionalità in quanto per accertare un reato di "carattere
minore" si richiede ad una banca la produzione di una "massa
di documenti straordinariamente ampia" (Reclamo pagina 6).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

D.

 

Diametralmente opposta la
posizione del Procuratore pubblico che, con le sue osservazioni del 7 agosto
2002, chiede la reiezione del gravame.

Il magistrato inquirente contesta
che il Ministero pubblico non possa decidere, autonomamente, di procedere nei
casi in cui è presunta una violazione grave della LFid e debba attendere una
sorta di "autorizzazione a procedere" da parte dell'autorità
amministrativa (Osservazioni 7 agosto 2002, pagine 1 e 2). Il fatto che la
legge preveda una comunicazione da parte dell'autorità amministrativa a quella
penale (art. 19 cpv. 5 LFid), quando la prima abbia conoscenza di un caso
"grave", è semplicemente un richiamo all'obbligo di comunicare
notizie di reato da parte delle autorità amministrative ma non sottointende alcuna
esigenza di autorizzazione da parte di questa autorità (Osservazioni, pagina
2).

In seguito, il magistrato indica
gli indizi d'infrazione (grave) alla LFid sui quali ha fondato l'ordine
(sostanzialmente i verbali dello stesso indagato, rispettivamente di coindagati
nei reati patrimoniali - cfr. Osservazioni, pagine 2 e 3) e su tale base
contesta che il provvedimento sia fondato sul nulla, costituisca una fishing
expedition e violi il principio di proporzionalità.

 

Delle altre argomentazioni ed
indicazioni delle parti, si dirà, se necessario, nei considerandi che seguono.

 

 

Considerato

 

 

in diritto

 

 

1.

 

Il reclamante, indagato nel
procedimento (per infrazione grave alla LFid), è legittimato ad interporre
reclamo contro l'ordine del 23 luglio 2002 che, tra l'altro, è volto ad
acquisire documentazione che lo concerne.

Il reclamo è tempestivo.

 

 

2.

 

La tesi del reclamante secondo
cui il procuratore pubblico è incompetente a procedere autonomamente per
infrazione (grave) alla LFid, in assenza di una decisione preventiva
dell'autorità amministrativa che accerti l'esistenza di un "caso
grave" e, con ciò, determini competenza del Ministero pubblico, non può
essere accolta. 

 

 

 

 

 

 

a)

L'attribuzione, da parte del
legislatore cantonale, alla sola autorità amministrativa della facoltà di
stabilire (a posteriori, visto l'utilizzo nel reclamo della forma verbale
"abbia") se un'attività sia soggetta all'obbligo d'autorizzazione e,
conseguentemente, l'impossibilità per l'autorità penale di procedere (ex art.
19 cpv. 5 LFid) in assenza di tale (preventiva) determinazione, non si deduce
né dalla "chiara ed ineccepibile" ratio legis, né dai lavori
parlamentari, né dalla giurisprudenza (evocata ma non indicata dal reclamante).

Non una parola, su questa
tematica, emerge dal Messaggio n. 2697 dell'8 marzo 1983. Nella sua parte
generale, il documento si occupa quasi esclusivamente della compatibilità della
regolamentazione con l'art. 31 della CF (allora in vigore). L'art. 16 del
progetto non menziona esplicitamente le competenze per i casi
"semplici" e quelle per i casi "gravi" o di
"recidiva", tantomeno lo fa il messaggio nel commento all'articolo.
L'art. 17 del progetto richiama l'obbligo delle autorità giudiziarie ed
amministrative di informare il CdS delle decisioni di condanna di carattere
penale o amministrativo, ma con riferimento ad ogni tipo di condanna, in
Svizzera o all'estero, e per le finalità delle decisioni d'autorizzazione o di
revoca (commento ad art. 18 del progetto). La precisazione relativa alla
competenza della Procura pubblica (ora Ministero pubblico) per i casi (gravi)
punibili anche con l'arresto (art. 19 cpv. 5, con formulazione che corrisponde
all'attuale) è stata proposta dalla Commissione della legislazione, nel suo
rapporto del 6 aprile 1984 e nell'ambito di una sostanziale rielaborazione del
testo degli articoli per motivi di tecnica legislativa e di maggior completezza
(Rapporto punto 3.1), senza alcun commento per quanto concerne la problematica
posta dal reclamo (Rapporto ad art. 19). In Gran consiglio la legge é stata
approvata (senza voti contrari e con 4 astensioni) senza discussione
particolare; l'art. 19, rispettivamente il suo contenuto, non è neppure stato
menzionato (cfr. Verbale G.C. Sessione primaverile - Seduta VIII: lunedì 18
giugno 1984).

Successivi interventi, anche
recenti ed in parte ancora in fase di consultazione, non hanno mai interessato
la norma in questione (cfr. messaggi 3110 del 2.12.1986, 3831 del 8.10.1991,
4727 del 4.03.1998 [poi ritirato]).

Alla luce di quanto sopra, affermare,
come fa il reclamante, che il legislatore ha stabilito in modo chiaro una
procedura (che la decisione impugnata sovvertirebbe), è perlomeno azzardato.

 

 

b)

Non giova alla tesi del
ricorrente, il richiamo alla prassi della CFB. 

L'art. 51 bis LFB distingue le
infrazioni di competenza dei Cantoni, da quelle di competenza del Dipartimento
federale delle finanze (art. 51 bis cpv. 1 e cpv. 2 LFB). I Cantoni sono
competenti per il procedimento ed il giudizio relativo alle fattispecie
menzionate dagli artt. 47 e 48 LFB, l'autorità amministrative per 

quelle menzionate dagli artt. 46, 49, 50 e 50 bis LFB. La gravità di una
specifica infrazione non rientra tra i criteri di determinazione della
competenza.

La stessa norma precisa che il
Dipartimento, per i casi che rientrano nella sua competenza, dove applicare le
norme procedurali del DPA (art. 51 bis cpv. 2 in fine). 

Questa chiara determinazione
delle competenze diminuisce (se non addirittura elimina) le probabilità di un
conflitto di competenza. Comunque, si sottolinea che la legge non afferma che i
Cantoni, per procedere (artt. 47 e 48 LFB), devono attendere che l'autorità
amministrativa determini se la fattispecie rientri (effettivamente) tra quelle
di loro competenza.

Il rinvio alle norme procedurali
del DPA (per i casi di cui all'art. 51 bis cpv. 2 LFB) permette, all'autorità
amministrativa, di demandare il giudizio (ma non l'inchiesta - cfr. art. 20
DPA) all'autorità giudiziaria (di norma un tribunale cantonale - cfr. art. 22
DPA), qualora reputi esistano gli estremi per ordinare una misura privativa
della libertà (art. 21 cpv. 1 DPA). È in questo preciso ambito che il Tribunale
federale ha avuto modo di affermare che l'autorità amministrativa deve
concludere l'inchiesta e, solo successivamente, può demandare al Cantone
l'incarto, per il solo giudizio previa decisione formale ex art. 62 ss. DPA , e
ciò anche se presso l'autorità cantonale è pendente un procedimento contro la
stessa persona per altri reati (DTF 121 IV 326).

L'Alta corte giunge a questa conclusione
fondandosi da un lato sugli artt. 20 e 21 DPA che distinguono chiaramente tra
procedura e giudizio, dall'altro sui lavori parlamentari (relativi sia al DPA
che alla LFB) che evidenziano la volontà del legislatore di affidare
l'inchiesta per determinate infrazioni all'autorità amministrativa, in virtù
delle sue particolari competenze (specialistiche).

Nulla di tutto questo è
trasponibile alla LFid qui in discussione, come già evidenziato sopra
(considerando 2 a.).

 

 

c)

Non si può negare, quantomeno dal
profilo teorico, che vi sia un rischio di applicazione disomogenea della legge
(peraltro esistente anche laddove la stessa norma è applicata da magistrati
dello stesso ordine ma che non decidono in collegio). Tuttavia, nulla indica
che spetti all'amministrazione (e non al giudice) stabilire quali violazioni
siano gravi e quali no, ritenuto che il giudice penale, se investito della
questione, non è certamente tenuto a ratificare la "decisione"
dell'autorità amministrativa (si veda, oltre al DTF citato al considerando 2
b., e per la questione in termini più generali: A. Grisel, Traité de droit
administratif, Neuchâtel, 1984, vol. 1 pp. 181 ss.).

 

In tal senso si è pronunciata
anche autorevole dottrina cantonale:

 

"Infine, per completare il quadro delle relazioni fra
il diritto penale e la legge sui fiduciari, si rileva che l'unica infrazione
penalmente perseguibile prevista consiste nell'esercizio della professione
senza autorizzazione oppure l'uso di designazioni che inducono a ritenere che
sussista un'autorizzazione (art. 19 cpv. 1). La ripartizione delle 

competenze procedurali è quella consueta: dipartimentale per i casi ordinari,
essendo punibili con la multa, giudiziaria per i casi gravi oppure (condizione
alternativa e non cumulativa) di recidiva. Rimane quindi aperta la facoltà per
l'autorità penale di acquisire gli elementi per stabilire la sussistenza
dell'infrazione suddetta allorché venga commessa nella sua modalità aggravata,
cioè proprio in quei casi crassi la scoperta dei quali ha creato le premesse
per la promulgazione della legge: società 

finanziarie che raccolgono fondi fra il pubblico senza
essere al beneficio dell'autorizzazione prescritta (art. 7 litt. d) potranno
essere bloccate non appena 

dovessero dare avvio alla loro attività abusiva. Una
volta raccolte le prove di tale abuso da parte dell'autorità giudiziaria, che
dispone a tale scopo di strumenti investigativi ben più incisivi di quelli
dell'autorità amministrativa, quest'ultima sarà consultata dalla prima onde
stabilire l'attribuzione della competenza per il giudizio. A questa
interpretazione non fa ostacolo la seconda frase del quinto capoverso dell'art.
19, che è pleonastica."

(P. Bernasconi,
Misure amministrative per la prevenzione della criminalità economica, in RDAT
1984 p.271 ss., p. 281/282)

 

D'altro canto, e a titolo
puramente abbondanziale, il legislatore ha voluto limitare la competenza
dell'autorità amministrativa alla sola multa demandando all'autorità penale i
casi per i quali la comminatoria prevede anche l'arresto. Non sembra logico che
sia la prima a decidere "preventivamente" i casi in cui sia possibile
una condanna all'arresto.

 

 

d)

In virtù di tutto quanto
riportato nei paragrafi precedenti, si deve concludere che la LFid non
subordina la competenza del Ministero pubblico ad una decisione dell'autorità
amministrativa che definisca il caso "grave o di recidiva", né
prevede che la procedura volta ad accertare l'esistenza delle condizioni di cui
all'art. 19 cpv. 5 LFid sia appannaggio di quest'ultima autorità, con
trasmissione degli atti a quella penale (per il giudizio) solo al termine della
procedura in questione.

La competenza del Ministero
pubblico per avviare indagini in materia di infrazione alla LFid, ed assumere
le relative prove, è pertanto data.

 

 

3.

 

I principi applicabili ad una
decisione di perquisizione e sequestro, seppur noti al patrocinatore del
reclamante ed al magistrato inquirente, posso essere riassunti nel modo
seguente:

 

" Il sequestro (in casu: bancario) può rappresentare un
attentato ai diritti personali, o causarne un pregiudizio. Come ogni misura
d’inchiesta, pertanto, deve soddisfare tre 

presupposti sostanziali: deve poggiare sull’esistenza
di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il giudizio di
merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che occorre
salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione 17 agosto
1998 in re E.F., inc. Giar 501.98.2 consid. 2), infine deve essere rispettoso
del 

principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis de procédure pénale
suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469, con rinvii). La
verifica della fondatezza di questi presupposti, per il doveroso scrupolo di
rispetto dei diritti individuali, deve essere costante negli incombenti
dell’autorità inquirente e requirente, con sempre accresciuta esigenza
probatoria indiziante approssimantesi alla verità materiale, a partire dal
sospetto all’apertura del procedimento, che va in seguito ed indilatamente
approfondito con gli accertamenti probatori del caso (v., in contesto più
generale, Piquerez, cit., margin. 1116
ss.). Quindi, ovviamente, anche a giustificazione del suo perdurare.
"

(GIAR 16
agosto 2002 in re M., inc. 39.2002.5)

 

Ovviamente, quanto vale per il
sequestro ha da valere anche per la perquisizione che lo precede.

Occorre pertanto verificare se,
nel caso specifico, le condizioni menzionate siano presenti.

 

 

4.

 

Il procedimento nei confronti di __________
si trova, formalmente, ancora allo stadio delle informazioni preliminari, per
tutti i reati ipotizzati (140 e 158 CP, 19 LFid).Questa circostanza non pone
ostacoli all'emanazione di un ordine di perquisizione e sequestro, se le
condizioni menzionate al considerando precedente sono riunite, ancorché sia
auspicabile non rinviare la formalizzazione dell'accusa quando le condizioni
(determinazione del carattere penale del fatto ed identificazione del possibile
reo) sono presenti (art. 183 CPP; L. Marazzi, IL GIAR l'arbitro nel processo
penale, Lugano, 2001, p.12 ss.).

Non vi è dubbio che, nel caso in
esame, l'ordine impugnato è stato emanato unicamente in relazione all'ipotesi
di violazione della LFid (cfr. Ordine 23 luglio 2002, p.1 secondo paragrafo).
Di conseguenza, è per rapporto a questa sola ipotesi di reato che deve essere valutata
la sua fondatezza.

 

Come detto più sopra il
reclamante afferma inesistenza di "un benché minimo indizio" di
reato, nonostante i molti mesi di indagine e gli approfonditi e dettagliati
interrogatori dell'indagato (Reclamo pagina 5). Di contro, il magistrato
inquirente afferma che proprio dagli interrogatori dell'indagato emergono
indizi di reato, rafforzati dal ruolo di "gestore" di conti di
clienti presso le banche (Osservazioni, pagina 2).

La semplice visione di una parte
della documentazione bancaria già raccolta (Classificatore "Conti bancari
1") permette di individuare almeno tre relazioni bancarie diverse con
conferimento di "Mandato amministrativo" al reclamante, contestuale
all'apertura della relazione (relazioni denominate __________, __________ e __________
presso __________). Dai verbali resi dal reclamante emerge che le tre indicate
non sono le uniche, che egli si riferisce a tali persone come a
"clienti", che li ha (perlomeno alcuni) conosciuti in quanto
collaboratore di una __________ di __________, che vi era un accordo (non si sa
se scritto o solo verbale) tra la

__________ e la __________ e che egli fungeva da "collettore" di
retrocessioni (per clientela apportata) che la banca versava (Verbali PP __________
5 febbraio 2002 p. 1, 4 e 5 e 7 febbraio p. 4 e 6).

La consulenza in relazione
all'apertura di un (solo) conto bancario e l'assunzione del relativo mandato
d'amministrazione, rientra nel campo d'applicazione dell'art. 19 LFid (DTF
20.12.1990 in re B.; Assise Criminali Lugano 24 settembre 1997 in re V. [di
transenna si segnala che in questa sentenza la Corte non ha messo in
discussione la competenza di indagine del Ministero pubblico pur in assenza di
preventiva decisione dell'amministrazione]). Che ciò sia avvenuto a più riprese
nei confronti di persone diverse e non legate tra loro, con compito di
"raccolta" delle commissioni/retrocessioni, non solo per sé ma anche
per altri verosimilmente operanti con analoghe modalità, può (e sia detto senza
pregiudizio per le competenze del giudice del merito) rientrare nel caso grave
di cui all'art. 19 cpv. 5 LFid.

 

Gravi indizi di reato a
giustificazione dell'ordine di perquisizione e sequestro documentale, sono
dati.

 

 

5.

 

Stabilita la presenza di gravi
indizi di reato (tutt'altro che "sociologici" - Reclamo, p.
4.), va pure detto che l'ordine impugnato non ha le caratteristiche di una
ricerca indiscriminata di prove ed appare rispettoso del principio di
proporzionalità.

L'ordine è stato notificato ad un
unico istituto di credito (quello presso il quale risultano esservi relazioni
amministrate dall'indagato), la documentazione richiesta, oltre ad essere
individuata in modo preciso e sulla base di quanto emerge da altri documenti
agli atti e/o dalle verbalizzazioni effettuate sino ad oggi (eventuali rapporti
contrattuali tra l'accusato -direttamente o tramite le società con le quali
collabora- e la banca, note interne relative all'attività in questione,
retrocessioni - cfr. Ordine 23 luglio 2002), appare di sicuro interesse
probatorio per il seguito dell'inchiesta, e l'eventuale giudizio, in quanto
atta (se esiste) a meglio definire l'effettiva attività svolta dall'indagato,
le modalità della stessa ed il relativo compenso.

Priva d'oggetto, anche a
prescindere dalla pertinenza, l'obiezione secondo cui sarebbe chiesta alla
banca la produzione di "… una massa di documenti straordinariamente
ampia …" (Reclamo, p.6). Infatti, l'istituto di credito ha già
provveduto a trasmettere la documentazione in una busta (chiusa in applicazione
e con richiamo dell'art. 164 CPP) il cui spessore non supera il centimetro.

 

Anche dal profilo della
pertinenza e della proporzionalità, l'ordine impugnato merita protezione.

 

 

 

 

 

6.

 

Accertata la legittimità
dell'ordine impugnato, occorre ora occuparsi della  messa sotto suggello della
documentazione, da parte dalla sequestrataria (cfr. scritto 14 agosto 2002 __________
- ex __________, doc. 5 inc. GIAR 32.2002.3). 

In realtà, l'istituto di credito
non ha prodotto la documentazione sotto suggello (con richiesta di decisione
del GIAR ex art. 164 CPP) perché non voleva consentirne l'esame, a seguito
dell'ordine del procuratore pubblico. Molto più semplicemente, la produzione
della documentazione, con la modalità menzionata, è conseguente all'ordinanza
del 5 agosto 2002 di questo giudice che ha evaso la richiesta d'effetto
sospensivo presentata dal reclamante con esplicito rinvio alla procedura
dell'art. 164 CPP (doc. 3 inc. GIAR citato). Infatti, lo scritto della banca fa
esplicito riferimento all'ordinanza menzionata ed è privo di motivazione
specifica in relazione al contenuto dell'art. 164 CPP, segnatamente
all'eventuale estraneità della documentazione per rapporto al processo (questo
giudice, che non ha compiti istruttori e non può determinarsi in prima istanza
sulle prove spulciando magari l'intero incarto e tutta la documentazione
bancaria sin qui acquisita, necessita di contestazioni precise per potersi
esprimere in merito - sentenza GIAR 20 giugno 2002 in re S., inc. 325.2002.2).
Neppure il reclamante fornisce elementi in tal senso.

L'unico motivo che ha indotto la
sequestrataria a richiamare la procedura di messa sotto suggello, è,
manifestamente, quello di produrre la documentazione richiesta dall'ordine ma,
contemporaneamente, non permetterne visione da parte del magistrato inquirente
fino ad evasione del presente reclamo (come detto, a seguito dell'ordinanza del
5 agosto 2002).

Da quanto sopra deriva inutilità
di un esame della documentazione da parte di questo giudice, che può quindi
essere trasmessa all'autorità inquirente, così come ricevuta, per l'esecuzione
materiale della perquisizione e conferma (o smentita) del sequestro a seguito
dell'esecuzione di quest'ultima, che il magistrato inquirente non ha, di fatto,
ancora effettuato (art. 164 CPP, ultima frase; GIAR 23 marzo 1994, inc.
224.94.1).

 

 

7.

 

Il reclamo contro l'ordine di
perquisizione e sequestro 23 luglio 2002 è respinto con contestuale
trasmissione della documentazione posta sotto suggello al Procuratore pubblico
per la perquisizione e l'eventuale seguito del sequestro.

Reiezione del gravame comporta
carico di tasse e spese al reclamante con decisione suscettibile di reclamo ex
art. 284 cpv. 1 lett. a) CPP.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P.Q.M.

 

 

viste le norme applicabili ed in
particolare gli artt. 19 LFid, 140, 158 CP, 157 ss., 161, 164, 280, 284 CPP,

 

 

 

decide

 

 

1.     
Il reclamo 2 agosto 2002 presentato da __________ contro l'ordine di
perquisizione e sequestro del 23 luglio 2002 è respinto.

 

2.     
La documentazione bancaria oggetto di procedura di messa sotto suggello
è consegnata al Procuratore pubblico Giuseppe Muschietti per i suoi incombenti,
come ai considerandi.

 

3.     
La tassa di giustizia fissata in FRS 800.-, e le spese di FRS 70.-, sono
a carico del reclamante.

 

4.     
Contro la presente decisione è dato reclamo alla CRP entro 10 (dieci) giorni
dall'intimazione.

 

5.     
Intimazione a:

 

 

 

 

 

                                                                                giudice
Edy Meli