# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bbd081b1-82fb-5c80-8a44-1cad4d01e43a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-02-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.02.2018 36.2018.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_36-2018-2_2018-02-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  36.2018.2

   

  IR/sc

  	
  Lugano

  9 febbraio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 29 dicembre 2017 formulato da

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 14 dicembre 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione - Ufficio delle
  prestazioni, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione sociale contro le malattie

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   I fatti posti alla base del
presente giudizio possono essere ripresi dalla STCA 36.2017.69 del 3 ottobre
2017 emanata da questo Tribunale cantonale delle assicurazioni a seguito di
ricorso formulato da RI 1 contro una prima decisione emessa su reclamo dalla
Cassa. Il primo provvedimento è stato annullato da questo Tribunale con
contestuale rinvio degli atti all’amministrazione per la verifica del diritto
alla riduzione dei premi alla luce del necessario accertamento dei redditi da eseguire
manualmente e dell’accertamento relativo alla composizione dell’unità di
riferimento. Dal primo giudizio può qui essere ritenuto come:

 

" RI 1,
1955, domiciliato ad __________, coniugato con __________ nata __________
(1961), padre di due figli in formazione, ha chiesto, mediante formulario
pervenuto all’amministrazione il 3 giugno 2016, la riduzione dei premi
dell’assicurazione contro le malattie per il 2017. L’amministrazione, sulla
scorta della decisione di tassazione relativa al 2014, applicabile in concreto,
ha evidenziato redditi complessivi percepiti dalla coppia AT 1 – __________
pari a CHF 73'062 nonché una sostanza di CHF 52'041 (doc. 1). Alla luce della
documentazione annessa alla richiesta di riduzione dei premi, in particolare
dai conteggi di salario della signora __________, l’amministrazione ha
verificato la più recente situazione economica dei richiedenti stante una
diminuzione dei redditi (scritto 5 luglio 2017 nel plico doc. 1). Il 25 luglio
2017 AT 1 ha trasmesso alla Cassa la documentazione richiesta con una lettera
di spiegazioni in cui ha precisato che nè lui, nè la figlia __________, in quel
momento malata, hanno un’occupazione. Solo la signora __________ è attiva
professionalmente a __________ con un pensum dell’80%. __________, a dipendenza
delle sue condizioni di salute, avrebbe ripreso gli studi a __________.

 

Il 17 novembre 2016 l’amministrazione ha respinto la richiesta
di riduzione dei premi poiché il reddito disponibile di riferimento è superiore
ai limiti che consentono l’attribuzione del sussidio (doc. 2). Il successivo 7
dicembre 2016 AT 1 ha reagito alla decisione presentando un reclamo (doc. 3).
Tacciando la decisione di pressapochismo, il rappresentante dell’unità di
riferimento ne ha contestato il contenuto rilevando che l’imponibile dell’unità
di riferimento è stato nullo nell’anno di riferimento e, non prospettandosi
nessun miglioramento della situazione economica nel 2015, lo sarebbe stato
anche per il 2015.

 

I funzionari preposti hanno verificato nuovamente gli elementi
a loro disposizione, scaturenti dalla tassazione applicabile dell’anno 2014 e
la quantificazione dei redditi del 2017 (annessi al doc. 4), e hanno trasmesso
al signor AT 1 una decisione formale, soggetta a reclamo nel termine di 30
giorni, datata 9 gennaio 2017 (doc. 4) … [che] … precisa la modalità con cui è
stato cifrato il reddito disponibile cui fare riferimento (fissato in CHF
47'657), e il superamento di questa somma dell’importo del reddito massimo che
consente la riduzione del premio voluto con l’art. 32a LCAMal. (…).

 

Con scritto del 21 marzo 2017 (doc. 5) l’assicurato ha
trasmesso alla Cassa la decisione di tassazione 2015 e ha chiesto
all’amministrazione di riesaminare il suo caso, segnalando una diminuzione del
reddito imponibile (inferiore a 0 secondo i dati accertati dall’Ufficio di
Tassazione competente [UT qui di seguito]). La tassazione in discussione indica
un reddito da attività dipendente di CHF 60'233 e una sostanza di CHF 26'241
prima delle deduzioni sociali. Con decisione del 3 maggio 2017 (doc. 6) la
Cassa cantonale di compensazione, Ufficio prestazioni, Servizio sussidi
dell’assicurazione malattia, ha ritenuto non soddisfatti i presupposti per un
riesame della decisione emanata (il 17 novembre 2016 e motivata il successivo 9
gennaio 2017) siccome non adempiuti i presupposti degli art. 14 e 29 del
regolamento di applicazione della LCAMal (RLCAMal). La decisione 17 novembre 2016
è quindi stata confermata (dispositivo n. 2 della decisione 3 maggio 2017).

(…)

la Cassa ha emanato, il 6 luglio 2017 (doc. 9), la decisione su
reclamo (…).

 

Con scritto datato 18 settembre 2017 (doc. V) AT 1 contesta
nuovamente la formula del calcolo della riduzione dei premi, che definisce
incomprensibile e ingiustificata nel risultato a fronte del suo reddito
imponibile inferiore a zero. In conclusione egli evidenzia l’onere costituito
dai premi per la sua famiglia che è composta dalla signora __________, dal
ricorrente e dai due figli agli studi. (…)”

 

                                         In particolare questa
Corte ha considerato la necessità di procedere all’accertamento manuale del
reddito dell’UR in discussione facendo però riferimento alla sostanza ritenuta
nella decisione di tassazione più recente così come impongono le norme del
regolamento. Più specificatamente il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha
considerato di dovere rinviare gli atti all’amministrazione per i seguenti
motivi:

 

" La
situazione è invece diversa per la sostanza. La tassazione 2015 dimostra che al
31 dicembre 2015 la sostanza dei coniugi __________ assommava a CHF 26'241
dimezzandosi rispetto alla sostanza ritenuta nella decisione di tassazione
dell’anno precedente. Il fatto che la signora __________ lavori nella Svizzera
interna e debba sopportare spese importanti, che conducono il tassatore in
applicazione della LT a considerare un risultato negativo a livello di reddito
imponibile, conduce a giustificare e rendere plausibile il consumo della
sostanza. Se la sostanza ritenuta nella tassazione 2014 (ultimo dato
disponibile quando la Cassa ha reso la decisione 9 gennaio 2017) assommava a
CHF 52'041, e quindi imponeva di considerare un importo computabile per la
RIPAM di CHF 3'469, la nuova sostanza di CHF 26'241 induce a ritenere un
importo computabile di 1'716. Questa diminuzione, importante (STCA 36.2012.33
del 3 settembre 2012 in re M.) di circa il 50% del valore della sostanza con
incidenza sulla determinazione del reddito disponibile, non è stata considerata
dalla Cassa, e ciò in maniera erronea. Detta diminuzione è stata fissata
dall’UT competente solo con la decisione di tassazione 2015 dell’8 marzo 2017 e
quindi dopo la crescita in giudicato della decisione 9 gennaio 2017. Al signor AT
1 non era possibile, prima della decisione di tassazione 2015, conoscere
l’esatta consistenza della sostanza ritenuta dall’UT (vincolante per la Cassa
cantonale di compensazione come prevede l’art. 14 cpv. 3 RLCAMal).”

 

                               1.2.   In conclusione del suo
giudizio del 3 ottobre 2017, questa Corte ha rinviato gli atti alla Cassa cantonale
di compensazione:

 

" …
affinché consideri la domanda di revisione e proceda a valutare il diritto al
sussidio di AT 1 alla luce dei nuovi parametri a sua disposizione. La Cassa è
inoltre invitata a volere accertare, circostanza indicata dall’assicurato nella
sua impugnativa, la situazione dei figli in formazione a carico della coppia e
la loro (eventuale) appartenenza all’unità di riferimento. Il signor AT 1
indica la presenza di due figli in formazione universitaria uno a __________ e
l’altra a __________. Dopo l’esperimento di una completa istruttoria la Cassa
potrà valutare compiutamente il diritto al sussidio. (…)”

 

                               1.3.   Ricevuti gli atti di ritorno
dal Tribunale, la Cassa cantonale di compensazione ha chiesto al qui ricorrente
(doc. 15A, 15B e 15C) precisi documenti e informazioni tesi alle verifiche cui
l’amministrazione è stata chiamata. Il signor RI 1 ha evaso le richieste con
scritto pervenuto alla Cassa il 15 novembre 2017 (doc. 16). In particolare il
ricorrente ha trasmesso una copia della decisione di tassazione 2015 (totale
redditi CHF 60'233 e sostanza CHF 26'241), una copia del contratto di locazione
23 maggio 2011 del figlio __________ per un piccolo appartamento a __________,
le attestazioni relative all’iscrizione del giovane all’Università di __________
nel 2017. Gli atti prodotti dall’amministrazione comprendono (doc. 17) la
stampa di alcune note telefoniche e la richiesta 15 novembre 2017
dell’amministrazione all’assicurato di comprovare i redditi conseguiti nel
corso del 2017 (doc. 18).

 

                                         Il
signor RI 1 ha evaso la richiesta dell’amministrazione il successivo 23
novembre 2017 (doc. 19) trasmettendo l’attestato di salario della signora __________
dei mesi da agosto a ottobre 2017 (salario netto CHF 4'516,60). Con scritto
pervenuto alla Cassa il medesimo giorno, il ricorrente ha specificato che il
figlio, conseguita la maturità nel 2009, ha svolto il servizio militare sino al
grado di tenente tra l’ottobre 2009 e l’aprile 2011 per poi seguire i corsi di
diritto all’Università di __________ dal settembre 2011 al giugno 2016 quando
ha conseguito il titolo di Bachelor of Law. __________, dal settembre 2016,
segue i corsi per conseguire il Master of Law.

 

                                1.4.  Con
decisione emessa su reclamo il 14 dicembre 2017 la Cassa ha respinto il reclamo
di RI 1 contro la decisione formale che negava il riconoscimento di una
riduzione dei premi per l’anno 2017. La decisione ritiene che l’unità di
riferimento da considerare sia composta unicamente dai signori RI 1 e __________
senza considerare i figli. Per quanto attiene invece i redditi la Cassa ha
considerato il totale dei redditi conseguiti con l’attività lavorativa della
signora __________ in CHF 57'822, la quota parte della sostanza di CHF 1'349,
la deduzione dei premi medi di riferimento per CHF 10'522 e delle spese
professionali cifrate in complessivi CHF 4'000 per un reddito disponibile di
CHF 44'649 superiore al limite di CHF 44'473,70 che costituisce il limite
massimo di reddito calcolato secondo le norme in vigore dal 2015. 

 

                                1.5.  Contro
questa decisione RI 1 si aggrava al Tribunale cantonale delle assicurazioni con
ricorso del 29 dicembre 2017 (pervenuto il successivo 2 gennaio 2018 al TCA,
doc. I) in cui contesta la determinazione del reddito disponibile cifrando le
esigenze famigliari, la locazione a __________ necessaria per lo svolgimento
dell’attività lavorativa della moglie, ed elencando una serie di spese che
ricondurrebbero il reddito conseguito a zero (doc. I, punto 7 pagina 4). Il ricorrente
contesta poi che il figlio __________ non sia considerato in prima formazione
avendo comprovato la sua iscrizione all’Università di __________ e indica che
la figlia __________ è a carico dei genitori poiché malata. Nelle sue
conclusioni il signor RI 1 chiede l’annullamento della decisione impugnata e
che venga riconosciuta la riduzione dei premi postulata.

 

                                         Invitata
a esprimersi in merito (doc. II del 2 gennaio 2018) la Cassa ha postulato la
reiezione del ricorso, in particolare evidenziando che “le persone sole
maggiorenni senza figli, di età non superiore a 30 anni, il cui totale dei
redditi registrati nella tassazione applicabile è inferiore al limite di fabbisogno
esistenziale definito ai sensi della legge sull’armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali (Laps) del 5 giugno 2000 (per l’anno 2017: fr.
17'441.-) e in prima formazione …” (doc. III pag. 2) sono incluse
nell’unità di riferimento. Nel caso in esame l’amministrazione rileva che “…
l’UR è composta dal signor RI 1 (__________1955) e dalla moglie __________ (__________2961).
Invece i figli maggiorenni __________ (__________1992) e __________ (__________1990)
non sono inclusi nell’UR dei genitori secondo quanto previsto all’art. 11 Reg.
LCAMal. Infatti, dalle informazioni in possesso della Cassa, per l’anno 2017 la
figlia __________ risulta essere senza attività lucrativa (quindi non in prima
formazione ai sensi ella Laps) e il totale dei redditi registrato nella sua
notifica di tassazione 2014 ammonta a fr. 19'291.- (valore riportato al punto 8
della notifica di tassazione applicabile), il quale è superiore al limite di
fabbisogno esistenziale definito ai sensi della Laps, che per l’anno 2017
ammonta a fr. 17'441.-. Invece per quanto concerne il figlio ____________,
secondo le informazioni e la documentazione in possesso della Cassa, risulta
esservi stata interruzione del suo percorso formativo superiore a 24 mesi
(concluso il liceo nel mese di giugno 2009 e iniziato l’università nel mese di
settembre 2011), pertanto non è stato ritenuto in prima formazione secondo
quanto previsto dalla Laps (art. 2 cpv. 2 Reg. Laps). (…)” (doc. III pag.
3). La Cassa evidenzia come a entrambe i figli della coppia sia stata
riconosciuta la riduzione dei premi,

 

                                         Al
ricorrente è stata concessa la possibilità di ulteriormente esprimersi in
merito e di postulare l’acquisizione di specifiche prove (doc. IV del 23
gennaio 2018). Non sono state acquisite ulteriori prove. Con atto spontaneo del
5 febbraio 2018 (doc. V) il ricorrente ha ribadito il suo buon diritto alla
riduzione dei premi e ha prodotto (doc. VI del 7 febbraio 2018) le fatture dei
premi di Cassa Malati più recenti relative a lui stesso, alla moglie e alla
figlia.

 

 

                                         In diritto

 

                               2.1.   Come evocato in numerosi
recenti giudizi (per tutti STCA 36.2015.80 del 15 febbraio 2016 in re P.) va
ricordato che, dal 2012, le norme della Legge Cantonale di applicazione della LAMal
(LCAMal qui di seguito), che reggono la riduzione dei premi dell’assicurazione
obbligatoria delle cure medico sanitarie (RIPAM, l’acronimo è utilizzato sia
nei lavori preparatori che dall’amministrazione nei suoi allegati), hanno
subito una modifica sostanziale. Il titolo IV della legge è radicalmente
cambiato a seguito dell’approvazione della Legge 24 giugno 2010 (Bollettino
Ufficiale 2010, 297). Il legislatore ha posto mano ad un nuovo sistema di
distribuzione dei sussidi decisi dal Cantone, conformemente al dettato degli
art. 65 e seg. LAMal, al fine di rendere più efficace l’aiuto sociale, la
precedente normativa aveva infatti mostrato lacune e, soprattutto, per
ottemperare gli obiettivi di politica sociale cantonale voluti con l’adozione
della Legge sull’armonizzazione delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (su
questi aspetti Ivano Ranzanici, La
riduzione dei premi dell’assicurazione malattia; tesi pubblicata nella collana
AISUF [n. 364], edita da Schulthess Verlag Zurigo, 2016, in particolare il
capitolo 15, si veda anche il Messaggio
15 settembre 2009 del Consiglio di Stato accompagnante il disegno di legge di
modifica della LCAM, a pagina 7, ed il relativo Rapporto
della Commissione della gestione e delle finanze del l’8 giugno 2010 a pagina
1). In particolare il Consiglio di Stato, con il disegno di legge, e il
Parlamento promulgando le norme, hanno voluto rendere il sistema della RIPAM
affine ai criteri scelti dalla Laps e quindi distanziarsi dal reddito
imponibile cantonale quale base per la determinazione del diritto al sussidio
per approdare al criterio del reddito disponibile, maggiormente indipendente da
scelte di politica fiscale. D’altro canto l’esecutivo, prima, e il Parlamento,
poi, hanno voluto maggiormente considerare il contesto famigliare in cui
l’assicurato vive passando da una valutazione riferita alle persone sole ed
alle famiglie (definite in maniera restrittiva, si veda in merito l’art. 25 v.
LCAMal) all’unità di riferimento definita nel nuovo art. 26 LCAMal.

 

                                         Le nuove norme tendono a
conseguire una migliore aderenza del sistema alla realtà sociale e vogliono,
come detto, considerare maggiormente la diversa capacità, in specie delle
famiglie, di finanziare i premi in funzione delle loro dimensioni. Il nuovo
sistema adottato non tende però solo a evitare “gli effetti indesiderati”
del precedente ma anche a “tenere conto della reale situazione dell’offerta
assicurativa … nell’ambito dell’assicurazione di base … con l’introduzione del
premio medio di riferimento” che sostituisce la nozione di media cantonale
ponderata precedentemente ritenuta. Il Cantone gode, nella concretizzazione di
quanto in materia di RIPAM prevede la LAMal, di ampio margine di valutazione ed
apprezzamento (Ranzanici, op.cit.,
capitolo 6.1.43.4. n. 290 e capitolo 11.4.1. n. 499) ed è vincolato in
particolare da quanto impone l’art. 65 cpv. 1bis LAMal ( su questi
aspetti: Ranzanici, op.cit.,
capitolo 11.7.4. n. 562 e capitolo 11.9.4. n. 576 e ss.) secondo cui, per i
redditi medi e bassi, i Cantoni riducono di almeno il 50 per cento i premi dei
minorenni e dei giovani adulti in periodo di formazione (oltre all’obbligo di
informazione della popolazione in merito al diritto di ottenere la riduzione
dei premi e lo scambio di dati tra Cantoni ed assicuratori). Spetta infatti ai
Cantoni definire quali siano i potenziali beneficiari della RIPAM, e quindi
definire gli assicurati di condizione economica modesta. Il diritto cantonale è
un diritto autonomo come rammenta il Tribunale Federale nella sua costante
giurisprudenza (DTF 122 I 343, 125 V 185 e 134 I 313) e compete al Cantone non
solo fissare la procedure ma decidere il modello da applicare per pervenire
alla riduzione dei premi.

 

                               2.2.   Con le recenti norme uno
degli intenti del legislatore è stato quello di conseguire “una maggiore
equità orizzontale nell’accesso al sistema di riduzione dei premi, in modo da
rispecchiare maggiormente la capacità diversa delle famiglie, in funzione della
loro dimensione, di finanziare i premi”, nonché quello di eliminare gli effetti
indesiderati presenti nel previgente sistema (i cosiddetti effetti soglia) e da
ultimo quello di “avvicinarsi maggiormente alla reale situazione dell’offerta
assicurativa … con l’introduzione del premio medio di riferimento … (con) …
miglioramento anche nella trasparenza del sistema cantonale … che evidenzierà
meglio la differenza fra il premio che dovrebbe pagare l’assicurato e il premio
realmente pagato” (Rapporto,
loc. cit.).

 

                                         Importante è qui rilevare
che, nel suo Messaggio di accompagnamento del disegno di legge, l’esecutivo
cantonale ha posto l’accento sulla volontà di modificare in parte la cerchia
dei beneficiari potenziali della RIPAM e l’entità dell’aiuto sociale per certe
fasce di assicurati.

 

                                         Il Cantone accorda le
riduzioni dei premi dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie
(art. 23 LCAMal) a fronte della presentazione di un’istanza scritta accompagnata
dalla necessaria documentazione (art. 25 LCAMal) da parte degli assicurati,
fatto salvo il caso dei beneficiari di prestazioni complementari all’AVS ed
all’AI nonché di prestazioni Laps (art. 42 e 43 LCAMal). Per gli assicurati
tassati in via ordinaria l’istanza deve essere di principio inoltrata entro la
fine dell’anno che precede l’anno per il quale il sussidio è richiesto. Se la
data è rispettata e se dati i presupposti l’aiuto sociale è versato dal 1
gennaio dell’anno di competenza (ed in costanza delle condizioni per l’aiuto
sociale lo stesso è versato per tutto l’anno). Se la domanda è tardiva e
formulata dopo il termine del 31 dicembre dell’anno che precede quello di
competenza, il diritto alla riduzione per gli assicurati in via ordinaria è dato
solo a partire dal mese seguente quello della presentazione della richiesta.

 

                                         Per la determinazione
della cerchia di assicurati da considerare (Ranzanici,
op.cit., capitolo 14.5.2. n. 699 e ss.) per il calcolo della riduzione del
premio, la legge fissa il concetto di unità di riferimento. L'unità di
riferimento è, di regola, costituita dall’unità riconosciuta a livello fiscale
(art. 26 cpv. 2 LCAMal). I coniugi separati senza figli minorenni conviventi
sono ritenuti persone sole mentre i partners conviventi, se data una convivenza
stabile, costituiscono un’unica unità di riferimento (UR qui di seguito). Per
l’art. 27 LCAMal fanno parte dell’UR anche le persone maggiorenni, purché senza
figli e di età non superiore a 30 anni, il cui totale dei redditi registrati
nella tassazione applicabile non sia superiore ai limiti del fabbisogno
esistenziale definito dalla Laps.

 

                                         Il premio medio di
riferimento (Ranzanici, op.cit.,
capitolo 14.7. n. 721 e ss.), necessario alla determinazione del diritto alla
RIPAM, è costituito dalla media ponderata dei premi riconosciuti come appena
descritto e del numero degli assicurati iscritti presso ogni singolo
assicuratore, ripartiti per le regioni di premio ammesse (art. 61 cpv. 2
LAMal). Il Consiglio di Stato determina annualmente il premio medio di
rifermento per ogni singola categoria di assicurati prevista dalla LAMal.

 

                                         Alla base del diritto alla
riduzione del premio è stato posto il reddito di riferimento (cfr. Ranzanici, op.cit., capitolo 14.8 n. 733
e ss., in particolare capitolo 14.8.2. n. 737 e ss.) che è dedotto dai dati
accertati fiscali riferiti al periodo di tassazione determinato per ogni
singolo anno di sussidio dal Consiglio di Stato (art. 30 cpv. 1 LCAM). La legge
rinvia invece al regolamento la determinazione dei casi e le modalità di
accertamento del reddito di riferimento al di fuori od in assenza dei dati
relativi al periodo fiscale determinante. Analogamente al reddito la sostanza
viene fissata sulla base della tassazione indicata dal Consiglio di Stato nel
suo annuale decreto, con la precisazione però che va reintegrata la sostanza
donata o ceduta in usufrutto che deve essere computata nel calcolo (art. 30 a
LCAMal). Per quest’ultima ipotesi occorre fare riferimento alla situazione che
emerge dall’ultima tassazione che precede la donazione o cessione in usufrutto.
Il regolamento di applicazione della legge (RLCAM) 29 maggio 2012, all’art. 16,
prevede che, in queste ipotesi (sia che la cessione avvenga prima o durante il
periodo fiscale determinante), nel calcolo del reddito di riferimento vengano
considerati i valori di sostanza antecedenti la rinuncia. I dati registrati
nella tassazione fiscale prima della donazione o della cessione in usufrutto
sono riportati anche sui periodi fiscali successivi e il rispettivo ammontare è
ridotto annualmente di CHF 10'000.00 (su questi aspetti: Ranzanici, op.cit., capitolo 14.8.2.1.2.
n. 745).

 

                                         L’art. 31 LCAMal definisce
il reddito disponibile. Lo stesso è determinato dalla somma di tutti i redditi
dell’unità di riferimento secondo la legge tributaria (LT qui di seguito), cui
è aggiunto un quindicesimo della sostanza netta ritenuta nella tassazione dalla
quale, contrariamente al diritto previgente, non è più dedotta alcuna
franchigia. Dall’importo così calcolato sono ammesse specifiche deduzioni.

 

                                         Il nuovo sistema prevede
la determinazione di limiti di reddito sotto ai quali è accordato l’importo
(normativo) massimo della prestazione sociale (art. 34 LCAMal), limiti che
dipendono dall’UR ciò che “garantisce l’equità di trattamento orizzontale,
perché tiene conto della reale situazione di reddito della famiglia, che
dipende in primo luogo dal numero dei suoi componenti” (Rapporto DSS pag.
31). Questo contrariamente al previgente sistema che conosceva tre sole
tipologie di differenziazione per l’importo massimo della prestazione.

 

                                         Secondo le norme della
LCAMal in vigore sino a fine 2014 la parte del reddito che supera i limiti
superiori per l’ottenimento del massimo della prestazione sociale deve, per
volontà esplicita del legislatore, essere messa a contribuzione del pagamento
dei premi. In questa costellazione (superamento del limite di reddito per
l’ottenimento del massimo della prestazione sociale) l’importo della RIPAM
diminuisce in maniera graduale e proporzionata a dipendenza dell’incremento del
reddito da computare. In altri termini la riduzione del premio si contrae man
mano che il surplus di reddito aumenta. Le norme in vigore dal 2012 al 2014
compreso prevedevano percentuali di riduzione che variavano a seconda della
tipologia dell’unità di riferimento. L’art. 36a LCAMal fissava le seguenti
percentuali: 8% (persone sole con figli), 13% (persone coniugate con figli),
20% (persone sole senza figli) e 22% persone coniugate con figli.

 

                                         Con le modifiche aventi
effetti dalla RIPAM 2015 (Ranzanici,
op.cit., capitolo 15.2.2. n. 931 e ss.) il legislatore ha introdotto il nuovo
concetto di reddito disponibile massimo. Per tale norma la riduzione dei premi
è accordata sino al raggiungimento di un reddito disponibile massimo che, per
le UR senza figli, è definito con la formula di calcolo (ermetica) seguente:

 

                                         RDM
= costante del 3,4 x 50% del limite di fabbisogno Laps senza computo della
pigione

 

                                         Se dell'UR fanno parte dei
figli la formula diviene ancor più complessa per cui:

 

                                         RDM = [costante del 3,9 + 1 – (n° dei figli) / 10] x
50 % del limite di fabbisogno Lpas senza computo della pigione.

 

                                         Le due formule adottate
dal legislatore appaiono ermetiche. Esse fanno riferimento ai valori ritenuti
all’art. 10 Laps (considerato per il suo 50%), e ritengono due valori costanti
del 3.4 e del 3,9.

 

                                         Nel corso dei lavori
preparatori (Messaggio 6982 del 10
settembre 2014 relativo alla modifica della Legge cantonale di applicazione
della LAMal del 26 giugno 1997), l’esecutivo cantonale ha inserito nella legge
un “limite esplicito … (che) non dipende dai PMR … L’introduzione di questo
nuovo parametro consente … di non far aumentare o quantomeno contenere
l’aumento del numero dei beneficiari, nei redditi alti, a dipendenza dell’aumento
dei premi di cassa malati. Il RDM interessa ovviamente le fasce alte di
reddito, di modo che la sua introduzione equivale a prevedere dei criteri di
esclusione … per queste situazioni reddituali” (p. 13).

 

                                         Posto il principio di
fissare un reddito disponibile massimo il Messaggio ha indicato la volontà di
sostenere maggiormente le persone con figli a carico: “Dopo vari
approfondimenti d’impatto sulle differenti tipologie di UR, si ritiene di dover
considerare maggiormente le UR con figli a carico, perciò le famiglie
monoparentali e biparentali, piuttosto che le persone sole o le coppie senza
figli” (Messaggio citato, p.
13).

 

                                         Da queste considerazioni è
nata la scelta di proporre due formule di calcolo diverse e due differenti
parametri per determinare il RDM, a dipendenza della presenza di figli. Sono
quindi state proposte una costante del 3.4 per le persone sole e le coppie
senza figli computabili, e del 3.9 per in caso di presenza di figli. Sempre nel
suo messaggio (p. 13) il Consiglio di Stato ha considerato che la riduzione dei
premi: “è una prestazione coordinata ai sensi della Laps …, il RDM è
calcolato come un multiplo del 50% del limite di RDLaps; per le UR con figli il
multiplo aumenta in funzione del numero di figli”.

 

                                         Per la determinazione
della costante l’esecutivo ha presentato nel Messaggio (p. 14 e 15) specifiche
tabelle di verifica dell’impatto del calcolo ed ha considerato come il “valore
delle costanti … influenza l’importo del RDM: tanto minore è il valore della
costante, (quanto) minore è … l’importo del RDM e, di conseguenza, diminuisce 
anche il numero dei beneficiari con redditi alti”. La Tabella 2 (fonte IAS)
illustra i limiti di reddito massimo disponibile per tipologia di unità di
riferimento secondo la modifica di legge proposta (e poi accettata il 3
novembre 2014) ed il sistema precedente, con una chiara diminuzione dei redditi
massimi, più elevata per le coppie e le famiglie monoparentali.

 

                                         In sostanza le costanti
scelte dal Parlamento, e che il Consiglio di Stato è abilitato a determinare
per ogni anno di sussidio a norma dell’art. 40 lett. c LCAMal, sono il frutto
di una valutazione operata dal legislatore e che ha considerato redditi e
composizione dell’UR, per determinare importi massimi al di sopra dei quali la
riduzione del premio è esclusa, compatibili (anche se inferiori) rispetto al
passato e conformi al dettato dell’art. 65 LAMal che vuole un aiuto sociale non
solo a chi è nel bisogno ma anche alle fasce medie.

 

                               2.3.   Come anticipato per stabilire
il parametro da porre alla base del calcolo della RIPAM dell’UR si deve
stabilire il RDS (Reddito disponibile fissato in maniera semplificata dai dati
fiscali) che si determina partendo dal reddito lordo riportato dalla decisione
di tassazione per l’imposta cantonale del periodo di tassazione determinato dal
Consiglio di Stato, aumentato della quota parte della sostanza computabile,
dedotti i valori che la legge ammette in deduzione. L’amministrazione si basa
quindi integralmente sui dati fiscali (da qui l’espressa base legale che
consente accessibilità alla Cassa ai dati fiscali necessari all’elaborazione
del calcolo, art. 25 LCAMal) e ciò senza che sia, di principio, necessario
all’amministrazione acquisire ulteriori informazioni dall’assicurato medesimo o
tramite terzi.

 

                                         Il RDS è stato fissato
considerando i concetti cardine del reddito disponibile in ambito Laps (sia per
quanto attiene i redditi computabili che per quel che riguarda le spese ammesse
in deduzione) partendo però dai dati fiscali per una semplificazione nelle
operazioni amministrative alla luce del numero dei beneficiari della RIPAM.
Nella volontà del legislatore il RDS costituisce dunque un “reddito
disponibile di tipo operativo che precisa la reale capacità economica degli
assicurati”, ed è costituito dalla somma di ogni reddito, indipendentemente
dalla sua fonte, ritenuto nella tassazione fissata dall’esecutivo cantonale
annualmente, cui va aggiunta una quota della sostanza (1/15 della sostanza
netta secondo la LT, senza imputazione di franchigia alcuna; sugli aspetti
relativi alla sostanza si veda: Ranzanici,
op.cit., capitolo 14.8.3.3. n. 775 e ss.).

 

                                         L’amministrazione è tenuta
a considerare il reddito da attività, principale rispettivamente accessoria,
che sia svolta in maniera dipendente e/o indipendente, quello della sostanza
(mobiliare od immobiliare), comprensivo quindi del reddito locativo proprio,
dei canoni di locazione (oggi non più distinguibili a livello di decisione di
tassazione), degli interessi su titoli od azioni, ed ogni altro simile che la
Legge Tributaria comprenda tra quelli imponibili. Si tratta inoltre delle
indennità e rendite delle assicurazioni sociali o private (rendite AVS o AI
rispettivamente LAINF o versate da un assicuratore malattia, ed ancora i
versamenti di assicuratori privati), nonché dei redditi di altra fonte
considerati dall’autorità fiscale. Non fanno parte della determinazione del
reddito, secondo il Messaggio di accompagnamento della novella legislativa,
redditi di complemento del fabbisogno vitale che sono esenti fiscalmente:
assegni integrativi e di prima infanzia, borse di studio, prestazioni
complementari all’AVS ed all’AI, prestazioni assistenziali ed assegni di grande
invalido, e ciò alla luce della particolare natura di questi redditi. Si
tratta, infatti, di trasferimenti che coprono spese supplementari
rispettivamente prestazioni Laps successive nell’ordine di priorità dei
versamenti alla riduzione dei premi ed ancora di trasferimenti (le PC) a favore
di persone che non sono toccate dalla riforma del sistema di determinazione e
quantificazione della riduzione dei premi dell’assicurazione obbligatoria delle
cure medico sanitarie (Messaggio,
op. cit., pag. 16 in initio).

 

                                         Dai lavori preparatori
discende che il Giudice delle assicurazioni sociali (e prima ancora
l’amministrazione) farà capo alla decisione di tassazione del periodo
determinato dal Consiglio di Stato (art. 30 cpv. 1 LCAMal) per fissare il RDS
(su questi aspetti si faccia riferimento a Ranzanici,
op.cit., capitolo 14.8.2.1. n. 738 e ss., in particolare il capitolo
14.8.2.1.2. n. 742 e ss.). Va sin d’ora osservato che, come rammentato nelle
STCA 36.2015.78 del 2 febbraio 2015; 36.2011.31 del 9 settembre 2011,
36.2011.32 del 14 luglio 2011, 36.2011.19 del 16 giugno 2011, 36.2008.163 del 4
febbraio 2009; 36.2008.94 del 10 settembre 2008, fra le ultime in ordine di
tempo e STCA 36.1999.28 del 2 giugno 1999 e 36.2003.91 del 29 marzo 2004 fra le
prime come: "per costante giurisprudenza di codesto TCA, ogni
tassazione fiscale è presunta conforme alla realtà. L'amministrazione è
vincolata dalle comunicazioni delle autorità di tassazione. E' possibile
scostarsi da una tassazione fiscale cresciuta in giudicato solo se la stessa
contiene errori manifesti e debitamente comprovati. … l'assicurato deve
innanzitutto difendere i suoi diritti nel procedimento fiscale anche per quanto
concerne i contributi delle assicurazioni sociali". Salvo casi
eccezionali, che ancora le norme del regolamento riservano (art. 14 RegLCAMal
del 29 maggio 2012, in maniera più estesa nel previgente regolamento del 13
novembre 2007 all’art. 31 RegLCAMal) ove viene eseguito un nuovo calcolo
autonomo indipendente dalla decisione di tassazione, sia l’amministrazione che
il Tribunale cantonale delle assicurazioni debbono attenersi alla decisione di
tassazione fissata dal Consiglio di Stato ed ai valori in questa contenuti.

 

                               2.4.   Dall’importo del reddito
complessivo lordo vanno dedotte, esclusivamente, le spese specificatamente
riconosciute dall’art. 31 LCAMal. La legge ha fissato in maniera esaustiva e
completa sia quali deduzioni siano possibili (Ranzanici,
op.cit., capitolo 14.8.3.4. n. 786 e ss.) e, laddove lo abbia fatto, gli
importi ammessi in deduzione (in questo senso il Rapporto della Commissione
della Gestione e delle Finanze, pag. 3 punto 3.1. in fine che riprende il
Rapporto DSS citato pag. 17). Il criterio discriminante sembra essere stato
quello della necessità della spesa e del suo vincolo. La legge annovera il
premio di riferimento medio dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie
determinato annualmente dal Consiglio di Stato (PMR qui di seguito, in merito
si veda l’art. 29 LCAMal), i contributi sociali secondo la LT (ossia: AVS, AI,
IPG, AD, AINP e LPP), le pensioni alimentari versate, le spese professionali
(secondo la LT e fino ad un massimo di CHF 4'000.00) nonché le spese per
interessi passivi privati e aziendali (secondo la LT e sino ad un importo
massimo di CHF 3'000.00) . Altre spese quali l’affitto, altri premi
assicurativi (ad esempio per le coperture complementari, la RC privata o auto),
imposte e tasse, spese mediche (anche per franchigie e partecipazioni
nell’ambito della LAMal) od ancora per l’invalidità, rispettivamente spese di
gestione e manutenzione immobili o le deduzioni ammesse fiscalmente per figli a
carico od ancora per doppia economia non possono essere considerate (per un
complemento dell’esposizione si veda la STCA 36.2015.80 citata, consid. 2.10,
agli ultimi due capoversi)

 

                               2.5.   Come anticipato nelle
considerazioni del punto 2.3., con le modifiche della legge apportate il 3
novembre 2014 dal Parlamento ed entrate in vigore il 1° gennaio 2015, il
calcolo dell'importo normativo della RIPAM 2015 (oggetto delle contestazioni formulate
dall’assicurata D., oggetto dell’inc. 36.2015.31 ed evase con la STCA 13 agosto
2015 cui si rimanda per maggiori specifiche) è determinato mediante una nuova
formula che considera il reddito disponibile massimo dell’art. 32a LCAMal.

 

                                         L'art. 34 LCAMal ribadisce
che l'importo massimo normativo dei premi corrisponde alla somma dei premi medi
di riferimento per categoria d'assicurato, dell'UR. L'importo normativo della
RIPAM, dal 2015, è quindi determinato dalla seguente formulata:

 

                                                                                [PMR
– (PMR x RD2)]

                                                                                                  RDM2

 

                                         e dipende
dal reddito disponibile massimo (RDM) definito all'art. 32a LCAMal cui si è
accennato nelle considerazioni precedenti. Le modifiche apportare alle norme a
contare dal 2015 hanno reso il sistema molto meno trasparente visto l’uso di
formule matematiche complesse.

                                         Va
rammentato ancora che per fissare l’importo della riduzione del premio da
riconoscere agli assicurati “di condizione economica modesta” (art. 65
cpv. 1 LAMal) l’importo normativo della RIPAM va ulteriormente moltiplicato per
il coefficiente cantonale di finanziamento. L’art. 37 LCAMal prevede che il
coefficiente cantonale di finanziamento, ossia quanto il Cantone deve
finanziare dell’importo normativo del premio, determina di converso la quota,
basata sul premio medio di riferimento, che rimane a carico dell’assicurato o
dell’UR interessata (per maggiori specifiche si veda: Ranzanici, op.cit., capitolo 14.10.1. n. 864 e ss.).

 

                                         Il coefficiente unico per
il 2012 del 73,5% è stato cambiato con effetto al 1 gennaio 2013. Con la
modifica il coefficiente del 73,5% è rimasto applicabile per “le
unità di riferimento con un reddito disponibile inferiore o uguale alla metà
del limite di fabbisogno, senza computo della pigione, ai sensi della legge
sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) del 5
giugno 2000“ mentre un coefficiente del 70% è stato
previsto negli altri casi.

 

                                         A contare
dal 2015 il legislatore, in uno con i cambiamenti cui si è accennato, ha voluto
portare un'ulteriore modifica all’art. 37 LCAMal fissando il coefficiente
cantonale di finanziamento definitivamente al 73,5% dell'importo normativo
della RIPAM.

 

                                         La somma che scaturisce
quindi dall’applicazione di questa percentuale di partecipazione finanziaria
del cantone alla riduzione del premio normativa calcolata alla luce della
situazione dell’assicurato o meglio dell’UR interessata, costituisce l’importo
della RIPAM che è comunicata dall’amministrazione direttamente agli istanti,
contrariamente a quanto avveniva in precedenza quando l’importo del sussidio era
comunicato all’assicuratore malattia e da questi, mediante la nuova polizza,
alla parte richiedente l’aiuto sociale.

 

                               2.6.   Per l'anno 2017
l'esecutivo cantonale ha fissato i parametri della RIPAM con DE 15 novembre
2016 nel seguente modo:

 

a)   periodo fiscale per l’accertamento
del reddito disponibile di riferimento: classificazioni dell’imposta cantonale
per l’anno 2014. 

b)   premio medio di riferimento: 

      - adulti: CHF 5’261.– 

      - giovani adulti di età tra 18 e 25 anni: CHF
4’826.– 

      - minorenni: CHF 1’134.– 

c)   costante per il calcolo del reddito disponibile
massimo: 

      - unità di riferimento senza figli: 3.4 

      - unità di riferimento con figli: 3.9 

d)   per i proprietari o usufruttuari di
sostanza immobiliare, ai fini del calcolo del reddito disponibile di
riferimento  ai sensi dell’art. 30 LCAMal, il valore della sostanza immobiliare
registrato nella tassazione di riferimento di ciascun membro dell’unità di
riferimento è maggiorato con la percentuale di adeguamento prevista
dall’Ufficio cantonale di stima.

 

                                2.7.   Nel
caso in esame va anzitutto verificato se, correttamente o meno, la Cassa abbia
considerato i figli della coppia RI 1 e __________ quali persone sole o se
invece avrebbe dovuto ritenerli (entrambi o individualmente) quali membri
dell’UR interessata.

 

                                          Per
quanto attiene la figlia __________, nata nel 1992, la Cassa ha indicato, e la
circostanza come tale non è stata oggetto di contestazione da parte del
ricorrente, che la giovane non è in prima formazione ma è senza attività
lucrativa. La circostanza è dimostrata dal fatto che la tassazione di __________
riferita al 2014 riporta un reddito di oltre CHF 19'000.-- superiore al limite
del fabbisogno esistenziale cifrato in CHF 17'441 per il 2017.

 

                                          Il
riferimento deve qui essere fatto all’art. 11 RLCAMal secondo cui:

 

                                          Art. 11 

                                       1.    Una persona è economicamente dipendente
se cumulativamente:

                                       a)    non
supera i 30 anni;

                                       b)    non
è coniugata;

                                       c)    non
ha figli a carico;

                                       d)    il
totale dei redditi registrati nella tassazione fiscale determinante è inferiore
al limite di fabbisogno esistenziale definito ai sensi della Laps.

                                       2.    La
persona di cui al capoverso 1 è inclusa nell’unità di riferimento se, al
momento della presentazione dell’istanza di riduzione di premio, è in prima
formazione secondo quanto previsto dalla Laps.

 

                                          Nel
caso in esame __________ non ha più di 30 anni e non è coniugata, non risulta
avere figli a carico ma il totale dei redditi registrati nella decisione di
tassazione di riferimento è superiore al fabbisogno esistenziale come ricorda
correttamente la Cassa.

 

                                          Ne
segue che, correttamente, la giovane non è stata considerata nell’unità di
riferimento dei genitori e, in suo favore, è stata riconosciuta la riduzione
dei premi quale persona sola.

                               2.8.   Va ora esaminata la
situazione di __________. Egli è pure di età inferiore ai 30 anni, non è coniugato
e non ha figli. Nel suo caso i redditi conseguiti e riportati nella decisione
di tassazione di riferimento non sono superiori al fabbisogno, circostanza che
la Cassa cantonale di compensazione non sostiene e neppure rende verosimile. La
Cassa ritiene che __________ non debba essere computato nel calcolo quale
membro dell’UR siccome egli, ai sensi della Laps, non può essere ritenuto in
prima formazione avendo interrotto la sua formazione per un periodo superiore
ai 24 mesi.

 

                                          La
Cassa fonda la sua conclusione sulla scorta dell’art. 2 cpv. 2 RLaps secondo
cui:

 

o   
Vi è prima formazione ai sensi
del cpv. 1 lett. d) quando, senza interruzione del percorso formativo superiore
ai 24 mesi, una persona maggiorenne frequenta una formazione del livello
seguente:

a)     
primario, secondario,
oppure secondario di tipo propedeutico; 

b)     
secondario di tipo
professionale o terziario non universitario, se non possiede già un titolo
dello stesso livello o di livello superiore; 

c)     
terziario di tipo
universitario professionale e accademico compresa la frequenza del biennio che
completa la laurea breve o del master che completa il bachelor, se non possiede
già un titolo di livello terziario; 

d)     
perfezionamento linguistico
dopo una formazione di livello secondario.

 

                               2.9.   Nel caso in esame occorre
evidenziare come __________ abbia interrotto la sua formazione (come emerge dal
doc. 20, allestito dal ricorrente su richiesta dell’amministrazione) dopo il
conseguimento della maturità nel giugno 2009 e ciò per svolgere il servizio
militare (terminato con il grado di tenente nell’aprile 2011) e iniziare i
corsi universitari nel settembre 2011 presso l’Università di __________. In
sostanza, per la Cassa, tra il giugno 2009 e il settembre 2011 sono trascorsi
oltre 24 mesi che fanno decadere la prima formazione e non consentono di
ritenere il giovane quale membro dell’UR costituita dai genitori. 

 

                                         Il ricorrente contesta
implicitamente questa valutazione e ritiene che la famiglia si faccia carico
del figlio che sta completando il suo curricolo accademico con studi in diritto.
Trattandosi della prima formazione interrotta unicamente per seguire i corsi
del servizio militare il signor RI 1 ritiene non corretta la decisione
dell’amministrazione.

                                         Questo Tribunale cantonale
delle assicurazioni deve in sostanza esaminare, in concreto, se il percorso
formativo di __________ si sia interrotto per un periodo di 24 (o più) e se,
conseguentemente, si debba considerare decaduta la prima formazione. In altri
termini occorre analizzare se un’interruzione nel percorso formativo dovuta al
servizio militare e al calendario dei corsi universitari costituisca
un’interruzione del percorso formativo o meno.

 

                             2.10.   La norma del regolamento,
riportata in esteso sopra, non prevede una definizione dell’“interruzione”
e non fissa delle eccezioni giustificanti una soluzione di continuità nella
formazione quali potrebbero essere quelle imposte da una lunga malattia, dalle
conseguenze di un infortunio o da un obbligo legale, ad esempio, dal servizio
militare, che non consentono continuità negli studi ma impongono lontananza
dalle strutture formative. Il legislatore ticinese ha previsto un periodo sino
a 24 mesi, relativamente lungo, durante il quale l’interruzione del percorso
formativo non equivale a fine della prima formazione, ciò diversamente a quanto
ha fatto il legislatore federale all’art. 49ter cpv. 3 OAVS, emanata
per la concretizzazione dell’art. 25 cpv. 5 LAVS in tema di rendite, che
giustifica i periodi d’interruzione limitati nel tempo.

 

                                         Per la LAVS i figli ancora
in formazione che beneficiano di una rendita, ne ottengono il versamento fino
al termine della formazione stessa, ma al più tardi fino a 25 anni compiuti. In
base all’art. 49ter cpv. 3 OAVS la formazione si conclude con un
diploma professionale o scolastico. La formazione è pure considerata conclusa
se è abbandonata o interrotta o se nasce il diritto a una rendita d'invalidità.
Il Consiglio federale, nella citata norma dell’OAVS, indica che “Non sono
considerate interruzioni … i seguenti periodi, a condizione che la formazione
sia proseguita immediatamente dopo: a. usuali periodi senza lezioni e vacanze
per una durata massima di quattro mesi; b. il servizio militare o civile per
una durata massima di cinque mesi; c. le interruzioni per motivi di salute o per
gravidanza per una durata massima di 12 mesi”.

 

                                         Dal canto suo invece
l’art. 3 cpv. 1 litt. b Legge federale sugli assegni famigliari (LAFam) prevede
che “l'assegno di formazione, (è) versato dalla fine del mese in cui
il figlio compie il 16° anno d'età fino alla conclusione della formazione, ma
al più tardi sino alla fine del mese in cui il figlio compie il 25° anno d'età”,
norma precisata dall’Ordinanza alla LAFam al suo art. 1 cpv. 1, che richiama
l’art. 25 cpv. 5 LAVS.

                                         La giurisprudenza federale
in ambito di LAVS e OAVS può senz’altro essere presa in esame per interpretare
la norma dell’art. 2 cpv. 2 Laps che pure prevede tempi più lunghi e non
considera invece interruzioni degli stessi. L’Alta Corte ha analizzato il tema
in particolare in un giudizio pubblicato in DTF 141 V 473, del 6 luglio 2015,
dove ha considerato che le lettere a) e b) dell'art. 49ter cpv. 3
OAVS non sono applicabili cumulativamente e quindi non si può procedere
mediante il computo congiunto dei periodi di vacanza (senza lezioni) con i
periodi di servizio militare. In questo giudizio il TF ha in
particolare considerato:

 

" Wie die FAK zu Recht ausführt, ist bezüglich der Ausbildungszulagen
zu berücksichtigen, dass sich mit den am 1. Januar 2011 in Kraft getretenen
Art. 49bis f. AHVV die Rechtslage geändert hat, so dass nicht ohne Weiteres auf
den im Jahr 2010 erschienenen Kommentar von KIESER/REICHMUTH abgestellt werden
kann (vgl. dazu auch KIESER/REICHMUTH, Update zum Kommentar Bundesgesetz über
die Familienzulagen, 2011/3, betr. N. 38-60 und 61-74 zu Art. 3 FamZG). Die von
der Vorinstanz zitierte Stelle (KIESER/REICHMUTH, a.a.O., N. 61 zu Art. 3
FamZG) bezieht sich denn auch gerade auf eine Rechtslage, die sich
zwischenzeitlich geändert hat, so dass die entsprechenden Aussagen (Andauern
des Zulagenanspruchs bei Unterbrechung der Ausbildung bis zu einem Jahr) nicht
mehr zutreffend sind. Dasselbe gilt für die Rechtsprechung, welche zum Teil
durch die neuen Verordnungsnormen überholt ist. (…)Der Begriff der
"unterrichtsfreien Zeit" in Art. 49ter Abs. 3 lit. a AHVV ist nach
dem klaren Wortlaut dahingehend zu verstehen, dass er jene Zeit des Jahres
betrifft, in welchem kein Unterricht erfolgt - also bei den Hochschulen keine
Vorlesungen stattfinden. Wenn dazu aber auf die formellen Daten des Semesters
abgestellt würde, wie es das BSV vertritt, dann gäbe es gar keine
"unterrichtsfreie Zeit" mehr, da dem formell am 31. Januar endenden
Herbstsemester nahtlos das am 1. Februar beginnende Frühlingssemester bzw. dem
formell am 31. Juli endenden Frühlingssemester nahtlos das am 1. August
beginnende Herbstsemester folgt. Art. 49ter Abs. 3 lit. a AHVV wäre bei dieser
Auffassung der Norm grösstenteils ohne Sinn und Zweck.

 

Zudem erreicht in aller Regel in der Zeit vor
Beginn der Vorlesungen - gerade bei Aufnahme eines neuen Studiums - der
zeitliche Aufwand nicht das geforderte Ausmass von mindestens 20 Wochenstunden
(vgl. dazu Rz. 3359 der Wegleitung des BSV über die Renten [RWL] in der
Eidgenössischen Alters-, Hinterlassenen- und Invalidenversicherung in
Verbindung mit Rz. 205 f. der Wegleitung zum Bundesgesetz über die
Familienzulagen FamZG [FamZWL]), so dass in dieser Zeitspanne keine Ausbildung
vorliegt.

8.1 Das Pflegepraktikum im Januar und Februar
2014 wird von der FAK als Ausbildung anerkannt; sie hat für diese beiden Monate
denn auch Familienzulagen ausgerichtet. Streitig ist die Zeit danach bis zur
Aufnahme des Studiums (1. März bis 15. September 2014). Diese Zeitspanne
beträgt demnach 6 1/2 Monate. Damit ist sowohl die zulässige Höchstdauer nach
lit. a wie auch nach lit. b von Art. 49ter Abs. 3 AHVV überschritten (vgl. dazu
auch VALTERIO, a.a.O., S. 255 Rz. 863 f.). Zu prüfen bleibt die allenfalls
kumulative Anwendung der in Art. 49ter Abs. 3 lit. a und b AHVV genannten
Tatbestände.

 

8.2 Art. 25 Abs. 5 AHVG entspricht praktisch
wortwörtlich dem bereits im bundesrätlichen Entwurf enthaltenen Art. 25 Abs. 3
AHVG. Demnach sollten dem Bundesrat zusätzlich zu seinen üblichen
Verordnungskompetenzen u.a. zur Konkretisierung des Begriffs "Ausbildung"
nach Art. 25 AHVG Rechtssetzungsbefugnisse delegiert werden (Botschaft vom 5.
März 1990 über die zehnte Revision der Alters- und Hinterlassenenversicherung,
BBl 1990 II 1, 130 Ziff. 92 [Delegation von Rechtsetzungsbefugnissen]). Im
Rahmen der Kommissions- und parlamentarischen Beratungen gab diese Delegation
von Rechtsetzungsbefugnissen zu keinerlei Nachfragen oder Diskussionen Anlass
(vgl. etwa AB 1991 S 273; 1993 N 253 oder 1994 S 596), auch nicht als seitens
der Verwaltung erklärt wurde, die Gerichtspraxis definiere den Begriff
"Ausbildung" sehr weit gehend und nicht immer kohärent, weshalb dem
Bundesrat die Kompetenz zur Regelung dieses Begriffs übertragen werden solle
(Protokoll der erweiterten Kommission für soziale Sicherheit des Nationalrates
vom 7.-9. September 1992 S. 11). Bei den gestützt auf Art. 25 Abs. 5 AHVG
erlassenen Art. 49bis und 49ter AHVV handelt es sich demnach um
unselbstständige Verordnungsnormen im Sinne von gesetzesvertretenden
Bestimmungen und nicht bloss um Vollziehungsverordnungsbestimmungen (vgl. zu
den Begriffen "unselbstständige Verordnung" und
"gesetzesvertretende Verordnung" etwa PIERRE TSCHANNEN, Staatsrecht
der Schweizerischen Eidgenossenschaft, 3. Aufl. 2011, S. 591 ff. § 46 Rz. 10
ff. und 22 ff.; HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6. Aufl.
2010, S. 31 ff. Rz. 135 ff., 150 und S. 91 ff. Rz. 404 ff.;
AUER/MALINVERNI/HOTTELIER, Droit constitutionnel suisse, Bd. I, 3. Aufl. 2013,
S. 543 ff. Rz. 1607 ff., v.a. Rz. 1614 f.). Damit kommt dem Bundesrat bezüglich
der Definition des Begriffes "Ausbildung" ein grosser
Gestaltungsspielraum zu.

 

8.3 Das Bundesgericht kann Verordnungen des
Bundesrates vorfrageweise auf ihre Gesetz- und Verfassungsmässigkeit prüfen.
Bei unselbstständigen Verordnungen, die sich auf eine gesetzliche Delegation
stützen, prüft es, ob sich der Bundesrat an die Grenzen der ihm im Gesetz
eingeräumten Befugnisse gehalten hat. Soweit das Gesetz den Bundesrat nicht
ermächtigt, von der Verfassung abzuweichen, befindet das Gericht auch über die
Verfassungsmässigkeit der unselbstständigen Verordnung. Wird dem Bundesrat
durch die gesetzliche Delegation ein sehr weiter Ermessensspielraum für die
Regelung auf Verordnungsstufe eingeräumt, so ist dieser Spielraum nach Art. 190
BV (Fassung gemäss Justizreform, vormals Art. 191 BV) für das Bundesgericht
verbindlich; es darf in diesem Falle bei der Überprüfung der Verordnung nicht
sein eigenes Ermessen an die Stelle desjenigen des Bundesrates setzen, sondern
es beschränkt sich auf die Prüfung, ob die Verordnung den Rahmen der dem
Bundesrat im Gesetz delegierten Kompetenzen offensichtlich sprengt oder aus
anderen Gründen gesetz- oder verfassungswidrig ist. Es kann dabei namentlich
prüfen, ob sich eine Verordnungsbestimmung auf ernsthafte Gründe stützen lässt
oder ob sie Art. 9 BV widerspricht, weil sie sinn- und zwecklos ist, rechtliche
Unterscheidungen trifft, für die ein vernünftiger Grund in den tatsächlichen
Verhältnissen nicht ersichtlich ist, oder Unterscheidungen unterlässt, die
richtigerweise hätten getroffen werden müssen. Für die Zweckmässigkeit der
angeordneten Massnahme trägt der Bundesrat die Verantwortung; es ist nicht
Aufgabe des Bundesgerichts, sich zu deren wirtschaftlichen oder politischen
Sachgerechtigkeit zu äussern (BGE 136 II 337 E. 5.1 S. 348; BGE 133 V 569 E.
5.1 S. 570; vgl. auch BGE 133 V 42 E. 3.1 S. 44).

 

8.4 Dass eine kumulative Anwendung von lit. a
und b von Art. 49ter Abs. 3 AHVV zulässig wäre, ist weder der Begründung im
angefochtenen Entscheid zu entnehmen noch ergibt sich dies aus dem Verordnungstext.
Vielmehr führt das BSV in den Erläuterungen vom 22. Oktober 2010 zu den vom
Bundesrat neu geschaffenen Art. 49bis und 49ter AHVV aus, dass in Bezug auf die
Leistung von Militär- und Zivildienst angesichts der finanziellen Abgeltungen
für den geleisteten Dienst eine restriktivere Praxis gelte, sodass eine am
Stück absolvierte Rekrutenschule nur noch ausnahmsweise als Ausbildungszeit
gelte (vgl. www.bsv.admin.ch/themen/ahv/00016/ index.html?lang=de). Es verweist
dazu insbesondere auf die während absolvierten Dienstzeiten erhaltenen Sold-
und Erwerbsersatzgelder, welche eine nicht unbeachtliche Höhe erreichen würden,
so dass eine weitere Ausrichtung von Leistungen nicht gerechtfertigt sei. Zudem
gelte die Zeit zwischen Absolvierung der gymnasialen Matura und
Vorlesungsbeginn an der Universität nur noch dann als Ausbildungszeit, wenn
diese nicht länger als vier Monate daure. Abschliessend hält das BSV fest, mit
dieser Bestimmung (Art. 49ter Abs. 3 AHVV) sollten die "bezahlten"
Ausbildungsunterbrüche auf die objektiv notwendigen eingegrenzt werden. Damit
beruft sich die Exekutive auf einen ernsthaften und sachlichen Grund. Dass
diese Regelung sinn- oder zwecklos ist oder dabei Unterscheidungen getroffen
werden, für welche kein vernünftiger Grund vorliegt, ist weder ersichtlich noch
wird Entsprechendes geltend gemacht (Art. 106 Abs. 2 BGG). So kann nicht gesagt
werden, dass eine rechtsungleiche Behandlung vorliegt, indem Studierende, bei
welchen mehrere Unterbrechungsgründe vorliegen, im Gegensatz zu jenen, bei
welchen nur ein kurzer Unterbruch gegeben ist, nicht für die gesamte Zeit
Zulagen ausgerichtet werden. Denn bei der Dauer des Unterbruchs handelt es sich
um ein objektives Unterscheidungsmerkmal und damit um einen sachlichen Grund,
weshalb weder eine Verletzung des Gleichbehandlungsgebots von Art. 8 Abs. 1 BV
noch des Willkürverbots nach Art. 9 BV vorliegt. Vielmehr führt die kumulative
Anwendung von Art. 49ter Abs. 3 lit. a und b AHVV zu einem willkürlichen
Ergebnis, indem während einer doppelt so langen Zeit wie bei Berücksichtigung
eines einzelnen Grundes ein Anspruch auf Ausbildungszulagen begründet werden
könnte, obwohl in dieser Zeit nicht ein einziger Tag der Ausbildung gewidmet
ist; inwiefern dadurch der Zweck der Ausbildungszulagen, nämlich die Förderung
der Ausbildung durch einen teilweisen Beitrag an die Lebenshaltungskosten (vgl.
Art. 2 FamZG) verwirklicht wird, ist nicht ersichtlich. Insofern liefe eine
kumulative Berücksichtigung der Unterbrechungsgründe den Intentionen des
Gesetz- und Verordnungsgebers zuwider. Zudem hätten die
Familienausgleichskassen bei längeren Dienstzeiten stets zu prüfen, ob die
ausbezahlten Gelder nicht den zulässigen Einkommensbetrag von Art. 49bis Abs. 3
AHVV überschreiten. Die vom Verordnungsgeber statuierte nicht kumulative
Anwendung bewegt sich somit innerhalb des in der Delegationsnorm eröffneten
grossen Gestaltungsspielraumes (vgl. E. 8.2) und ist deshalb im Rahmen der
zulässigen Prüfung (vgl. E. 8.3) nicht zu beanstanden. Die FAK hat demnach zu
Recht den Anspruch auf Ausbildungszulagen für die Zeit vom 1. März 2014 bis zur
Aufnahme des Studiums verneint. Der kantonale Entscheid ist aufzuheben. ”

 

                                         In
un caso ticinese deciso l’11 agosto 2015 (8C_739/2014) pubblicato in RtiD 2016
– I p. 258 n. 49, in cui tema del contendere era il diritto di un assicurato di
vedersi riconoscere un assegno famigliare di formazione per il figlio, il TF ha
considerato:

 

" Nella
DTF 138 V 286 consid. 4.2.2 il Tribunale federale ha stabilito che riguardo al
concetto di formazione e di interruzione si può rinviare alla prassi dei
tribunali e delle autorità amministrative nonché alle circolari dell’UFAS.
(…)Il Tribunale cantonale delle assicurazioni, dopo aver esposto le basi legali
applicabili, alcuni materiali e la giurisprudenza riferiti a quelle norme, ha
preso atto dell’accoglimento da parte del Consiglio nazionale del postulato
12.3210 «Conciliare meglio la scuola reclute e gli studi superiori» presentato
dal deputato Jacques-André Maire e cofirmatari. Ricordato il potere di controllo
dei tribunali sulle ordinanze del Consiglio federale e richiamate le
osservazioni dell’UFAS nonché le successive osservazioni dell’opponente, la
Corte cantonale ha menzionato la sentenza 9C_283/2010 del 17 dicembre 2010 e la
DTF 138 V 286 secondo le quali il servizio militare obbligatorio, componente
essenziale del sistema svizzero di milizia, non potrebbe essere assimilato ad
un’attività che interrompe la formazione professionale. Nella sua prassi il
Tribunale federale avrebbe messo in luce come il cosiddetto modello di Bologna
abbia notevolmente complicato il coordinamento tra studio universitario e
servizio militare. Del resto il frazionamento del servizio militare non è un
diritto. I giudici ticinesi hanno stabilito che la giurisprudenza finora resa
deve essere tenuta in considerazione, benché l’art. 49bis e l’art. 49ter OAVS
siano stati successivamente modificati. Accertato come il figlio dell’opponente
abbia conseguito la maturità liceale nel giugno 2012, effettuato un periodo di
studi per un periodo inferiore a quattro mesi (svolgendo secondo le
dichiarazioni dell’opponente un corso di perfezionamento linguistico), svolto
21 settimane di servizio militare dal 19 ottobre 2012 al 5 aprile 2013, per poi
riprendere gli studi universitari, la Corte cantonale ha quindi concluso che
non c’è alcuna interruzione della formazione, poiché l’inizio degli studi
universitari è stato ritardato proprio dall’obbligo di prestare servizio
militare. Se non si procedesse a un cumulo dei periodi, vi sarebbe una disparità
di trattamento fra gli studenti che adempiono gli obblighi militari e quelli
che ne sono esonerati. A mente del Tribunale delle assicurazioni il cumulo di
periodi non è riconosciuto neanche in altre assicurazioni sociali, segnatamente
l’art. 13 e l’art. 14 LADI. 

 

5.2. Il ricorrente, per quanto riguarda la natura
dell’interruzione della formazione, cita innanzitutto il commentario delle
modifiche OAVS entrate in vigore il 1° gennaio 2011, il quale mette in rilievo
come una recluta percepisca al giorno fr. 62.– di indennità perdita di guadagno
(IPG) e fr. 4.– di soldo (tra cui vitto, alloggio ed esenzione dal premio
dell’assicurazione sociale obbligatoria contro le malattie). Nel quadro di un
avanzamento le IPG possono arrivare facilmente a una somma tra fr. 3000.– e fr.
4000.–. Alla luce di queste considerazioni si giustificherebbe un’interruzione
della formazione con la relativa sospensione del diritto all’assegno.
Un’eccezione all’interruzione è data se il servizio militare non supera i
cinque mesi e se il servizio militare, pur non essendo un’ipotesi frequente, è
svolto fra due semestri universitari, quando non vi sono corsi. Il commentario
dà atto che è difficile inserirvi una scuola reclute di una durata
approssimativa di cinque mesi. Il rinvio degli studi a causa del servizio
militare provoca un’interruzione come anche un servizio prolungato,
segnatamente in forma continuata o per il pagamento dei gradi. Il ricorrente ha
poi ricordato che il Consiglio federale ha stabilito una soglia pari alla rendita
di vecchiaia completa massima dell’AVS, proprio perché lo scopo dell’assegno di
formazione consiste nel compensare una parte del danno economico del figlio
maggiorenne agli studi. Il ricorrente esclude pertanto un cumulo dei periodi
previsti all’art. 49ter cpv. 3 OAVS. Il ricorrente osserva che il Consiglio
federale era consapevole che questo sistema non avrebbe permesso a quei militi
di essere ancora considerati in formazione, tuttavia viste le possibilità di
frazionamento del servizio che l’ordinamento militare prevede, lo studente
avrebbe ancora la possibilità di evitare di perdere uno o due semestri
universitari. Il ricorrente ritiene da ultimo irrilevante allo stadio attuale
delle cose il postulato 12.3210.

 

5.3. La Cassa cantonale di compensazione per gli assegni
familiari del Cantone Ticino fa proprie le tesi del ricorrente. L’opponente
afferma che il ricorrente si limita sostanzialmente a riproporre nella sede
federale quanto già riferito dinanzi alla Corte cantonale. Sostiene che il
Consiglio federale non avrebbe voluto escludere esplicitamente un cumulo dei
periodi di interruzione. Il Governo federale, fissando il limite temporale di
cinque mesi, non sarebbe stato consapevole di andare a creare una «lampante
disparità di trattamento» fra gli studenti obbligati al servizio militare e
quelli esonerati. Il cumulo dei periodi di interruzione sarebbe a mente
dell’opponente la sola possibilità per ovviare a questa disparità. L’opponente
sottolinea inoltre che tale soluzione non evita agli studenti di dover
posticipare l’inizio degli studi a causa della scuola reclute. Occorre anche
tenere conto che gli studenti universitari tenuti al servizio militare, devono
forzatamente passare parte delle loro ferie a favore dell’Esercito svizzero,
mentre gli altri studenti possono godersi una pausa o concentrarsi negli studi.

 

6. 6.1. Determinante in questo caso è la possibilità di
cumulare i periodi di interruzione dell’art. 49ter cpv. 3 OAVS, essendo
pacifico che il servizio militare prestato dal figlio dell’opponente ha
oltrepassato i limiti massimi di interruzione previsti dalla normativa (cfr.
consid. 5.1 secondo paragrafo).

 

6.2. L’art. 25 cpv. 5 LAVS corrisponde praticamente al testo
dell’art. 25 cpv. 3 LAVS del disegno legislativo contenuto nel messaggio del
Consiglio federale. Conseguentemente è stato tra l’altro delegato al Governo
federale in aggiunta alle sue abituali mansioni esecutive il compito di
concretizzare il concetto di «formazione» (messaggio del Consiglio federale del
5 marzo 1990 sulla decima revisione della LAVS; FF 1990 II 1, 79 [cifra 92
delega della competenza legislativa]). Nel quadro delle deliberazioni
commissionali e parlamentari la delega al Consiglio federale non è stata
oggetto né di discussioni né di approfondimenti (cfr. BU 1991 S 273, 1993 N 253
o 1994 S 596), né tantomeno quando dall’Amministrazione federale è stato
affermato che la giurisprudenza definiva il concetto in maniera molto ampia e
non sempre coerente, motivo per cui si giustificava una delega di competenza al
Consiglio federale per definire il concetto (verbale del 7-9 settembre 1992
della Commissione allargata per la sicurezza sociale del Consiglio nazionale,
pag. 11). L’art. 49bis e l’art. 49ter OAVS, i quali trovano il loro fondamento
nell’art. 25 cpv. 5 LAVS, sono pertanto disposizioni di ordinanza dipendente
nel senso che sostituiscono una disciplina legislativa e non sono soltanto di
natura esecutiva (cfr. per i concetti di «ordinanza dipendente» e «ordinanza
sostitutiva» Pierre Tschannen, Staatsrecht der Schweizerischen
Eidgenossenschaft, 3a edizione, 2011, § 46 N 10 segg. e 22 segg.;
Häfelin/Müller/Uhlmann, Allgemeines Verwaltungsrecht, 6a edizione, 2010, N 135
segg., 150 e 404 segg.; Auer/Malinverni/Hottelier, Droit constitutionnel
suisse, I volume, 3a edizione, 2013, N 1607 segg., in modo particolare N 1614
seg.). Il Consiglio federale dispone quindi per la definizione del concetto di
«formazione» di un ampio margine di apprezzamento.

 

6.3. Il Tribunale federale può esaminare la legalità e la
costituzionalità delle ordinanze del Consiglio federale. Nel caso di
un’ordinanza dipendente, fondata su una delega legislativa, il Tribunale
federale vaglia se il Consiglio federale è rimasto entro i limiti delle facoltà
conferitegli dalla legge. Nella misura in cui la delega legislativa non
consente all’Esecutivo federale di derogare alla Costituzione, il Tribunale
federale può ugualmente controllare la costituzionalità dell’ordinanza. Quando
la delega legislativa concede al Consiglio federale un potere di apprezzamento
molto ampio per stabilire le disposizioni esecutive, in virtù dell’art. 190
Cost. questo margine di apprezzamento è vincolante per il Tribunale federale.
In tal caso, esso non può sostituire il proprio potere di apprezzamento a
quello del Consiglio federale, ma deve limitarsi ad esaminare se l’ordinanza
oltrepassa manifestamente il quadro delle competenze delegate al Governo,
oppure se risulti contraria alla legge o alla Costituzione per altri motivi
(DTF 137 III 217 consid. 2.3 e rinvii; 128 IV 177 consid. 2.1). Il Tribunale
federale può in particolare esaminare, se la norma di ordinanza è fondata su
ragioni serie o se sia contraria all’art. 9 Cost., quando non si fonda su
motivi obiettivi, seri o se è sprovvisto di senso e scopo e sia insostenibile
anche nel risultato oppure perché crea differenze giuridiche, per le quali non
è ravvisabile un giustificato motivo alla luce delle circostanze di fatto, o
tralascia differenze, che correttamente sarebbero dovute essere regolate.
Tuttavia la responsabilità sull’adeguatezza di una determinata scelta rimane al
Consiglio federale; non è per contro compito del Tribunale federale esprimersi
sull’opportunità economica o politica (DTF 136 II 337 consid. 5.1 pag. 348; 133
V 569 consid. 5.1 pag. 570; cfr. anche DTF 133 V 42 consid. 3.1 pag. 44).

 

6.4. Il Tribunale federale nella sentenza 8C_611/2014 del 6
luglio 2015 consid. 8.4, destinata a pubblicazione, ha già concluso che un
cumulo dei motivi di interruzione dell’art. 49ter cpv. 3 OAVS non è possibile,
poiché non emerge né dal testo dell’ordinanza né dal commentario dell’UFAS
(cfr. consid. 5.2), il quale spiega come le interruzioni della formazione in
cui sono versati assegni familiari vadano limitate allo stretto necessario. La
differenza evidenziata sia dalla Corte cantonale sia dall’opponente tra
studenti tenuti all’obbligo del servizio militare ed esonerati non configura
una disparità di trattamento. Poiché la durata dell’interruzione è un criterio
distintivo di natura oggettiva, non si presenta alcuna violazione né dell’art.
8 cpv. 1 Cost. né dell’art. 9 Cost. È semmai il cumulo di periodi di
interruzione secondo l’art. 49ter cpv. 3 lett. a e b OAVS a portare a una
soluzione arbitraria, poiché in un periodo sostanzialmente doppio rispetto a
quelli previsti nella normativa, si fonda un diritto agli assegni di
formazione, mentre in quel periodo nemmeno un giorno è dedicato alla
formazione. La soluzione adottata dal tribunale cantonale non è conforme allo
scopo degli assegni di formazione, che mira alla promozione della formazione con
la compensazione parziale dell’onere rappresentato da uno o più figli (art. 2
LAFam). Il cumulo dei periodi di interruzione contravviene quindi alle chiare
intenzioni del legislatore e del Consiglio federale. Inoltre le Casse di
compensazione per gli assegni familiari in caso di servizio militare prolungato
si vedrebbero sempre costrette ad accertare, come ha stabilito la Corte
cantonale nel giudizio impugnato, se il denaro erogato con gli assegni non
supera la soglia prevista all’art. 49bis cpv. 3 OAVS. Il principio della non
cumulabilità dei periodi di interruzione si inserisce in definitiva nell’ampio
margine di apprezzamento conferito al Consiglio federale (consid. 6.3). Certo,
il Popolo e i Cantoni hanno confermato il sistema di milizia nell’Esercito
Svizzero (FF 2013 7549), è anche vero che il Consiglio federale ha proposto
l’accoglimento del postulato 12.3210, dando atto in qualche modo della
disponibilità alla modifica delle disposizioni in esame. In seguito ha anche
formulato, nel quadro del messaggio del 3 settembre 2014 concernente la
modifica delle basi legali per l’ulteriore sviluppo dell’esercito (FF 2014
5939), una riorganizzazione del servizio militare per meglio conciliarlo con le
attività civili (FF 2014 5961; misure al punto 1.1.7). Tuttavia, tali aspetti,
sottolineati in modo particolare dall’opponente, non riguardano lo scopo degli
assegni di formazione, come si è visto, ma semmai da un lato il sistema di
studio universitario e da un altro lato l’organizzazione e la struttura dei
corsi di scuola reclute e di ripetizione dell’Esercito svizzero, i quali
creerebbero alcuni inconvenienti, rendendo oggi rispetto al passato meno
attrattivo il servizio militare per il cittadino intenzionato a perseguire uno
studio accademico. Si tratta però di questioni generali e di opportunità
economica e politica che sfuggono all’esame del giudice delle assicurazioni
sociali e del Tribunale federale (consid. 6.3 in fine).”

 

                                         Ancora da evocare la STCA 42.2015.4 
del 5 novembre 2015 pubblicata in RtiD II-2016 n. 4 p. 23 e segg., in
particolare il considerando 2.7. dove questa Corte ha analizzato l’art. 2 cpv.
2 RLAPS con attenzione al susseguirsi degli aspetti formativi cui un giovane si
era sottoposto e in particolare la natura di due corsi linguistici in Germania.

 

                             2.11.   Nel caso in esame l’art. 2
cpv. 2 RLAPS, applicabile su rinvio dell’art. 11 cpv. 2 RLCAMal, tende a
escludere – come detto – di ammettere il sussistere di una prima formazione
quando la persona interessata abbia interrotto per 24 mesi, ossia 2 anni, la
stessa. La norma crea una presunzione irrefragabile per cui, con
un’interruzione di tale durata (2 anni), la prima formazione sia da considerare
cessata. Il termine scelto dall’esecutivo cantonale è particolarmente lungo,
proprio per considerare le interruzioni nel percorso formativo che possono
insorgere in particolare, per i giovani che sono soggetti all’obbligo militare,
come __________. In altri termini nel corso di una formazione accademica, come
in concreto, insorge l’obbligo di prestare servizio militare (o servizio
civile, rispettivamente servizio in seno alla Protezione civile). Il Consiglio
di Stato ticinese non ha inteso prevedere, all’art. 2 cpv. 2 RLAPS, delle
interruzioni giustificate nella formazione, specificandole come ha fatto l’esecutivo
federale negli esempi che sono stati riportati in precedenza, prediligendo la
fissazione di un lungo lasso temporale (sino ai 24 mesi) tale da potere
inglobare i classici periodi interruttivi nella formazione id un giovane, quali
un periodo di permanenza all’estero, il servizio militare o civile
(rispettivamente la protezione civile), ed ancora l’evenienza di un lungo
periodo di malattia o dovuto a un infortunio. Questa scelta si concilia sia con
lo scopo della norma, tesa a determinare il periodo della costanza di una prima
formazione (e non quello del versamento di una rendita rispettivamente di
assegni famigliari da parte dell’ente pubblico), sia con gli obblighi derivanti
dal servizio militare (evidenziati nelle sentenze federali riportate in precedenza).
Certo la scelta di un giovane di avanzare nella carriera militare e di
conseguire, come in concreto, il grado di tenente, non rientra e non si integra
più – per una chiara volontà del legislatore ticinese – nel quadro di una prima
formazione. Ciò anche alla luce della remunerazione che il giovane che segue il
servizio militare – in particolare in caso di avanzamento di grado – riesce a
conseguire. Su questi aspetti si veda la STF 8C_739/2014 dell’11 agosto 2015
pubblicata in RtiD I-2016 p. 258 n. 49 al consid. 5.2. riportato per esteso in
precedenza. La scelta, in particolare, di un avanzamento, che prolunga i tempi
di lontananza dalla formazione, e la remunerazione che ne consegue sono
elementi che comprovano chiaramente la volontà di non proseguire la formazione
e di operare altre scelte. Poco importa se, in seguito – come in concreto – il
giovane si avvii (o riprenda) il percorso accademico.

 

                                         La scelta dell’esecutivo
ticinese va pienamente rispettata siccome non è contraria al senso e alla portata
delle norme della LCAMal e appare consono allo scopo dell’art. 65 LAMal. In
concreto, infatti, la situazione economica di ____________ (non diversamente da
quella della sorella) è stata analizzata dalla Cassa cantonale di compensazione
che ha considerato i due figli del ricorrente quali persone sole e non quali
membri della UR composta dalla mamma e dal papà. In sostanza ai due figli è
stato riconosciuto il diritto alla riduzione dei premi per l’anno qui in
discussione e la scelta di non considerare – per il superamento del termine di
24 mesi – in prima formazione __________ non ha pregiudicato il diritto di
quest’ultimo di vedersi riconoscere l’aiuto sociale.

 

                                         Alla
luce di quanto precede, e considerando in ogni caso il lasso temporale certamente
lungo ritenuto dall’art. 2 cpv. 2 RLAPS che giustifica e permette l’assenza di
eccezioni giustificanti un’interruzione del percorso formativo per essere
ritenuti in prima formazione, in concreto rettamente l’amministrazione ha
considerato l’UR ricorrente come formata esclusivamente dai coniugi RI 1 e __________.

 

                             2.12.   Come rettamente ritenuto nella
decisione impugnata la Cassa cantonale di compensazione ha fissato il reddito
determinante dei coniugi __________ e lo ha fatto partendo dai dati economici
forniti direttamente dal signor RI 1 a richiesta dell’amministrazione. I
fattori di reddito sono stati correttamente fissati. Il reddito complessivo
conseguito dall’UR assomma a CHF 57'822. La sostanza è stata correttamente
rilevata dall’ultima decisione di tassazione disponibile e cifrata in maniera
corretta (CHF 1'349 la quota computabile) e, altrettanto correttamente,
l’amministrazione ha considerato in deduzione dal reddito sia i premi medi di
riferimento (PMR), per quanto stabilito dal Consiglio di Stato nel suo decreto
annuale che determina le basi di calcolo (riportato in esteso in precedenza), e
dedotto (per l’importo massimo consentito dalle norme) le spese professionali
dell’UR. A questo proposito le lamentele del ricorrente, che ha invocato
importi di spesa molto superiori per la locazione a __________ di un
appartamento al fine di consentire alla signora __________ di svolgere la sua
attività lavorativa in quella città, non possono essere ritenute. Prassi
costante di questo Tribunale cantonale delle assicurazioni ha ritenuto che le
spese forfetarie ammesse dalle norme applicabili in deduzione vanno ritenute e
non possono essere aumentate. Il tenore dell’art. 15 RLCAMal non svuota di
portata e senso l’art. 65 LAMal e la volontà del legislatore federale di vedere
ridotti i premi dell’assicurazione malattie delle persone di condizione
economica modesta (in questo senso STCA 36. 2015.70 in re S. del 17 dicembre
2015 e 36.2012.42 in re A. del 3 settembre 2012).

 

                             2.13.   Il reddito disponibile
complessivo è stato cifrato in CHF 44'649. Il reddito massimo che consente la
riduzione del premio è stato cifrato in maniera corretta dalla Cassa mediante
l’applicazione della formula: RDM = 3.4 x 50% (limite LAPS dell’UR), importo
quest’ultimo determinato in CHF 26'161. Il reddito massimo sussidiabile è
quindi correttamente stato determinato in CHF 44'473,70, leggermente inferiore
al reddito disponibile conseguito. L’UR non può conseguentemente beneficiare
dell’aiuto sociale postulato per l’anno 2017. La decisione impugnata si rileva
corretta e il ricorso va respinto senza conseguenza di tasse e spese per il
ricorrente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso formulato in
data 29 dicembre 2017 da RI 1, __________, è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tasse e
spese e non si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti