# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1a4c8973-2def-5023-afdf-c460675d1a08
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-11-13
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 13.11.2018 S 2018 71
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2018-71_2018-11-13.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 18 71

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici von Salis, Meisser 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 13 novembre 2018

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____ SA,

rappresentata dall'avvocato lic. iur. Roberto A. Keller,

ricorrente

contro 

Cassa di compensazione AVS del Cantone dei Grigioni,

convenuta

concernente pretesa di risarcimento LAVS

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1. La B._____ SA di X._____ era stata creata nel 1986. Il 29 ottobre 2002, la 

Commissione federale delle banche (FINMA) poneva la ditta in 

liquidazione. Incaricata della liquidazione era la A._____ SA di Y._____. 

Durante la sua esistenza, la ditta era affiliata alla Cassa di compensazione 

AVS dei Grigioni (qui di seguito detta semplicemente cassa di 

compensazione) e al momento dell’apertura della liquidazione risultavano 

scoperti i contributi paritetici per il 2001 e 2002. In seguito, il Ministero 

Pubblico della Confederazione apriva un procedimento contro la ditta e 

diversi beni della società venivano congelati fino a giudizio conosciuto sulle 

conclusioni della procedura penale indetta verso i responsabili. La cassa di 

compensazione si interessava in seguito presso la A._____ SA sullo stato 

patrimoniale della debitrice. Per la ditta incaricata della liquidazione non era 

però possibile dare delle concrete informazioni in particolare sugli eventuali 

dividendi che i creditori avrebbero potuto aspettarsi, essendo la liquidità 

bloccata all’estero. Già il 22 aprile 2003 la cassa di compensazione 

insinuava davanti alla A._____ SA una parte dei crediti scoperti (fr. 

28'385.35), rendendo attenta la liquidatrice al fatto che dette pretese 

avrebbero goduto di una classe privilegiata. Il 16 dicembre 2004 e il 10 

marzo 2005, dopo la dichiarazione dei conteggi dei salari, la pretesa veniva 

aumentata a fr. 99'643.65, rispettivamente a fr. 102'233.25. 

2. In un primo procedimento, il 10 marzo 2005, la cassa di compensazione 

optava allora per chiedere la restituzione dell’importo a C._____ che dal 29 

giugno 2001 al 13 novembre 2002 figurava quale membro unico del 

consiglio di amministrazione con firma individuale della B._____ SA. Con 

decisione del 22 agosto 2006 (procedimento S 06 62), il Tribunale 

amministrativo accoglieva il ricorso interposto da C._____ e annullava la 

pretesa fatta valere nei di lui confronti. Per questo Giudice, in ossequio al 

principio della sussidiarietà una responsabilità personale 

dell'amministratore della società non sarebbe stata difendibile, non 

essendo all'epoca ancora possibile concludere all'esistenza di un danno. 

Da parte della cassa di compensazione sarebbero infatti stati a suo tempo 

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debitamente insinuati i crediti scoperti. Godendo questi di una classe 

preferenziale e disponendo la ditta ancora di attivi per alcune centinaia di 

migliaia di franchi, la pretesa sussistenza di un danno non veniva dal 

Tribunale amministrativo considerata difendibile. Anche la responsabilità 

personale del membro del consiglio di amministrazione chiamato in causa 

non sarebbe stata ammissibile, senza previ ulteriori accertamenti. 

3. Nel dicembre 2013, la cassa di compensazione si informava presso la 

A._____ SA sullo stato della liquidazione della B._____ SA, senza ottenere 

alcun riscontro. Nel febbraio successivo la cassa di compensazione si 

rivolgeva al Ministero pubblico della Confederazione, il quale confermava 

però che la procedura fosse stata assunta dalle autorità italiane.

4. Il 27 novembre 2014, sul Foglio ufficiale cantonale veniva pubblicata la 

chiusura della liquidazione della B._____ SA, con radiazione della ditta, 

confermata da parte dell'autorità di vigilanza, a far stato dal 19 febbraio 

2014. Dagli accertamenti in seguito condotti da parte della cassa di 

compensazione emergeva che i crediti insinuati dalla stessa nel 2004 e 

2005 non erano neppure stati ripresi nell'elenco dei creditori da parte della 

liquidatrice e che già il 5 settembre 2013 era stato stilato un rapporto 

conclusivo sulla procedura di liquidazione, del quale la cassa di 

compensazione non era mai stata posta a conoscenza. 

5. Il 16 novembre 2016, la cassa di compensazione chiedeva alla A._____ 

SA il risarcimento del danno di fr. 102'533.25 per non aver debitamente 

ottemperato ai propri obblighi in qualità di liquidatrice. L'interposta 

opposizione veniva respinta con decisione 30 aprile 2018. 

6. Nel ricorso 29 maggio 2018, la A._____ SA chiedeva l'annullamento della 

decisione impugnata e il ritorno degli atti all'autorità deliberante per la presa 

di un nuovo provvedimento. Per l'istante, la pretesa sarebbe andata in ogni 

caso perenta e il fatto che controparte non si sia neppure espressa su detta 

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questione comporterebbe già la necessità di annullare l'impugnativa per 

vizio formale. Materialmente l'istante contesta la passività della cassa di 

compensazione che non solo non avrebbe fatto valere le proprie pretese 

entro i termini di perenzione, ma che sarebbe pure rimasta inattiva per 9 

anni dall'insinuazione del credito del marzo 2005. 

7. Nella presa di posizione del 15 giugno 2018, la cassa di compensazione 

riconfermava il ben fondato delle proprie pretese e chiedeva la reiezione 

del ricorso. 

8. Nell'ambito del secondo scambio di scritti processuali, le parti si 

riconfermavano essenzialmente nelle loro precedenti allegazioni e 

proposte. 

Considerando in diritto:

1.1. E' controversa la pretesa di risarcimento di un danno di fr. 102'533.25. 

Formalmente viene in primo luogo addotta la violazione del diritto di 

audizione, giacché l'istante avrebbe sollevata l'eccezione di prescrizione e 

di perenzione già nell'opposizione, mentre nella decisione su opposizione 

la questione non sarebbe stata né trattata, né motivata. 

1.2. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito - esplicitamente 

disciplinato all'art. 29 cpv. 2 della Costituzione federale (Cost.; RS 101) - 

deve in particolare essere dedotto il diritto della parte interessata di 

esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima della resa di 

una decisione sfavorevole nei suoi confronti (DTF 133 I 277 cons. 3. 1, 126 

I 16 cons. 2a/aa, 124 I 51 cons. 3a), di fornire prove riguardanti i fatti 

suscettibili di influire sul provvedimento, di poter prendere visione 

dell'incarto, di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne 

conoscenza e di determinarsi in proposito (DTF 132 V 370 cons. 3. 1 e 

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riferimenti). Dal diritto di audizione va dedotto anche il diritto ad una 

decisione motivata. L'esigenza di una motivazione è rispettata non appena 

l'interessata possa, attraverso la decisione o sulla scorta di altri elementi 

della causa a lei noti, rendersi conto sufficientemente delle ragioni che 

stanno alla base della decisione (DTF 123 I 34 cons. 2c, 122 IV 8 cons. 

2c). Per contro, la prassi non esige che l'autorità debba prendere posizione 

su tutti gli argomenti sollevati (DTF 121 I 57 cons. 2c e riferimenti), ma 

basta che si limiti alle questioni rilevanti ed essenziali (DTF 133 I 277 cons. 

3.1; 129 I 235 cons. 3.2; 126 I 102 cons. 2b e 124 V 181 cons. 1a e 

riferimenti). In definitiva, l'insieme dei motivi deve permettere all'interessata 

di afferrare le ragioni a fondamento del provvedimento per poterlo 

eventualmente deferire, con piena cognizione di causa, all'istanza 

superiore (DTF 136 I 236 cons. 5.2, 134 I 88 cons. 4.1, 124 II 146 cons. 2a, 

121 I 57 cons. 2c e 119 Ia cons. 4d). In quanto garanzia costituzionale di 

natura formale, la violazione del diritto di audizione implica l'annullamento 

della decisione impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo 

di fondo del ricorso (DTF 137 I 195 cons. 2.2, 135 I 187 cons. 2.2 e rinvii 

nonché 121 I 330 cons. 2a). Anche se un sanamento del vizio è comunque, 

a determinate condizioni, possibile (DTF 137 I 195 cons. 2.3.2, 136 V 117 

cons. 4.2.2.2 nonché 133 I 201 cons. 2.2; PTA 1996 no. 107 e 1997 no. 7 

e sentenze del Tribunale amministrativo S 16 122, R 14 113 e 158). 

1.3. Nell'evenienza in oggetto, nella decisione del 16 novembre 2016, al 

considerando no. 5 (pag. 1, 2 e 3), la cassa di compensazione esponeva 

dettagliatamente i motivi per cui considerava che la pretesa non potesse 

essere considerata prescritta. Dalla motivazione si deduce, infatti, che 

contrariamente al parere della convenuta stessa, nella propria sentenza del 

22 agosto 2006, il Tribunale amministrativo ritenesse che nella concreta 

situazione non fosse ancora stato debitamente comprovato il subentrare di 

un danno, per cui la pretesa avanzata dalla cassa di compensazione nel 

2005 sarebbe contravvenuta al principio di sussidiarietà. Per la convenuta 

il danno sarebbe subentrato in seguito alla mancata ripresa delle pretese 

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della cassa di compensazione nell'elenco dei creditori da parte della 

liquidatrice e non prima, essendo stati gli attivi sufficienti per coprire il debito 

insinuato, se fosse stato fatto valere debitamente. Nella propria 

opposizione la ricorrente interpretava in tutt'altro modo la sentenza S 06 

62, cercando di trarre da detto procedimento, al quale non era parte, delle 

conclusioni in termini di prescrizione. Che nella decisione su opposizione 

del 30 aprile 2018 al punto 1 delle considerazioni materiali venisse in tale 

contesto semplicemente fatto riferimento al provvedimento impugnato non 

dà adito a critiche, giacché per la convenuta i motivi per cui non sarebbe 

subentrata una prescrizione della pretesa di risarcimento restavano 

assolutamente gli stessi. Non è in tali circostanze dato concludere ad una 

violazione del diritto di audizione. La questione di sapere se la motivazione 

fornita dalla cassa di compensazione a sostegno della tempestività della 

pretesa sia o meno difendibile ha tratto al merito della causa è sarà oggetto 

delle considerazioni che seguono. 

1.4. Nell'ambito del ricorso, l'assicurato fa valere per la prima volta in modo 

circostanziato la prescrizione quinquennale della pretesa, anche partendo 

da un danno dovuto alla mancata ripresa del credito nell'elenco dei 

creditori. Su tale questione la convenuta è rimasta del tutto silente 

nell'ambito dello scambio di scritti di ricorso, limitandosi ad invocare 

l'osservanza della prescrizione relativa di due anni dalla conoscenza del 

danno. Tale mancanza non rappresenta però una violazione del diritto di 

audizione, avendo l'istante invocato questa eccezione in tutta la sua portata 

solo in sede di ricorso. 

2.1. In conformità all'art. 52 cpv. 1 della legge federale su l'assicurazione per la 

vecchiaia e per i superstiti (LAVS; RS 831.10), il datore di lavoro deve 

risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per 

negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I presupposti 

dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la 

violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte 

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del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di 

causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni legali. 

La giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 cons. 4.6 con 

riferimenti) ammette tacitamente l'esistenza di un nesso di causalità 

naturale e adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subito in 

seguito per mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 

luglio 2017  cons. 5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 cons. 5).

2.2. Nel tenore in vigore dal 1. gennaio 2012, l'art. 52 cpv. 2 LAVS precisa che 

"se il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente 

i membri dell'amministrazione e tutte le persone che si occupano della 

gestione o della liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso 

danno, esse rispondono solidalmente per l'intero danno". Quest'ultimo 

capoverso - nella misura in cui rende responsabili non solo il datore di 

lavoro ma anche gli organi formali di una società e questo in modo solidale 

- non fa altro che riprendere quanto già ripetutamente sancito dalla 

giurisprudenza federale (decisione del Tribunale federale 9C_83/2015 del 

20 aprile 2015 cons. 3). Giusta la giurisprudenza, infatti, anche sotto l'egida 

del regime precedente, nell’ipotesi in cui il datore di lavoro era una persona 

giuridica, che era stata sciolta allorché la pretesa veniva fatta valere, 

potevano essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili 

(DTF 123 V 15  cons. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV no. 6, pag. 20; tale 

estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al principio generale 

della responsabilità degli organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 

CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 

cons. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve 

innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di 

lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di 

compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi 

organi. Generalmente questo è il caso allorquando la cassa accusa un 

danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro. In questo 

contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in 

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una procedura di esecuzione in via di pignoramento (DTF 129 V 11, 123 V 

15;).

2.3. Come giustamente sostenuto dalla cassa di compensazione convenuta, 

nel giudizio del 22 agosto 2006 (procedimento S 06 62), il Tribunale 

amministrativo reputava che la pretesa fatta valere nel 2005 avverso uno 

dei membri del consiglio di amministrazione della società violasse il 

principio di sussidiarietà non essendo ancora stato debitamente 

comprovato il manifestarsi di un danno. Infatti, per il Tribunale 

amministrativo "gli attivi della società sarebbero stati bloccati per ordine del giudice 
penale e disponendo la società di ancora diverse centinaia di migliaia di franchi, i crediti 

preferenziali come quello in parola non sarebbero a rischio. In effetti, come risulta dalla 

documentazione all’incarto e come del resto la convenuta neppure contesta, dalle 

informazioni raccolte presso la ditta incaricata della liquidazione non è attualmente 

possibile stabilire quale sia la situazione patrimoniale della ditta né l’entità dell’eventuale 

dividendo che i creditori possono attendersi. Dal canto suo la cassa di compensazione, 

dopo aver debitamente insinuato il proprio credito per i contributi paritetici non corrisposti 

per gli anni 2001 e 2002, ha poi da questa mancanza di informazioni tratto la conclusione 

che le pretese non potessero più essere riscosse e che quindi fosse intervenuto un danno. 

Per questo Giudice, il rispetto del principio della sussidiarietà non permette di trarre simili 

conclusioni, senza che siano stati in precedenza esperiti altri accertamenti. Come emerge 

dalla decisione del 20 settembre 2004 del Ministero pubblico della Confederazione, nel 

2002 - con un decreto superprovvisionale - la Commissione federale delle banche ha 

bloccato le relazioni bancarie della ditta. Attualmente, essendo ancora in corso l’inchiesta 

penale, non è dato sapere esattamente l’entità di questi attivi, ma l’istante - che è pur 

sempre stato contabile della società - quantifica questa sostanza a diverse centinaia di 

migliaia di franchi. Del resto anche la liquidatrice confermava in data 16 novembre 2005 

come “la liquidità è tutt’ora bloccata all’estero e che sono in corso procedure civili e penali 

all’estero che da una parte garantiscono che la liquidità non venga spostata, ma dall’altra 

ci prolungano il periodo di liquidazione.” Infine, anche il fatto che trattasi di crediti di 

seconda classe giusta l’art. 219 LEF lascia effettivamente apparire criticabile la pretesa 

avanzata in base ai dati in possesso della convenuta. Per questo Giudice, non è 

attualmente dato concludere senz’altro all’esistenza di un danno, per cui già per questi 

motivi il ricorso deve essere accolto e gli atti ritornati alla convenuta per nuovi accertamenti 
(vedi sentenza S 06 62 cons. 2b)." Per il Tribunale amministrativo non era 

poi neppure dato concludere, in base agli elementi allora all'incarto, ad una 

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responsabilità dell'allora amministratore unico della società. Infatti oltre ad 

essere stato a lungo assente per malattia e essendo già stata la ditta 

sottratta alla sua influenza al suo rientro (poiché messa in liquidazione) non 

sembrava neppure esclusa la possibilità che parte della contabilità della 

ditta fosse andata distrutta (vedi sentenza S 06 62 cons.3). 

2.4. Per la ricorrente, da tali considerazioni è ovvio che la ditta dovesse fare 

degli accertamenti per determinare se fosse o meno già subentrato un 

danno. Tale interpretazione oltre ad essere poco pertinente (vedi il 

considerando che segue) è comunque riduttiva. Dal dispositivo della 

sentenza emerge chiaramente che gli atti venivano rinviati per accertamenti 

e che eventualmente avrebbe potuto seguire una nuova decisione di 

risarcimento. Che la convenuta in base a detto giudizio decidesse di 

soprassedere a far valere pretese di risarcimento è del tutto comprensibile 

e difendibile. Il Tribunale amministrativo nell'agosto 2006 non riteneva 

ancora comprovata con il sufficiente grado della probabilità preponderante 

l'esistenza di un danno, per cui lo stesso non poteva essere ammesso. In 

base alla citata sentenza, la cassa di compensazione sarebbe stata tenuta 

ad eseguire ulteriori accertamenti evidentemente solo qualora avesse 

voluto comprovare l'esistenza di un danno all'epoca che intendeva agire 

contro l'amministratore della società. Agendo come ha fatto, ovvero 

accettando che il danno non potesse essere all'epoca considerato già 

come intervenuto, la cassa di compensazione non si è resa colpevole di 

inattività a questo proposito come preteso nel ricorso. Vada qui ricordato 

che la B._____ SA non era fallita, ma era stata messa in liquidazione dalla 

Commissione federale delle banche, che i crediti erano stati da parte della 

cassa di compensazione debitamente insinuati presso la liquidatrice e che 

sembravano sussistere ancora liquidità per alcune centinaia di migliaia di 

franchi. In ogni caso, come poi risulta dagli atti, nel 2005 un danno non era 

ancora subentrato, avendo la ditta liquidità sufficienti per far fronte alle 

pretese della cassa di compensazione. 

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2.5. Come risulta infatti dal rapporto finale della liquidazione della B._____ SA 

del 18 settembre 2013 redatto dalla liquidatrice, i creditori potevano essere 

tacitati in ragione dell'80 % delle loro pretese e giusta la graduatoria firmata 

l'8 febbraio 2008. Per la B._____ SA in liquidazione tale percentuale 

corrispondeva a € 2'180'534.-- di cui € 1'036'185 venivano garantiti dalla 

D._____ SA in liquidazione. Per procedere alla liquidazione all'istante 

venivano versati € 1'022'2'4.25. Al termine della liquidazione restavano in 

giacenza presso la liquidatrice € 73'287.45, importo che la ricorrente 

riversava in data 5 ottobre 2012 sul conto della D._____ SA in liquidazione 

quale storno per clienti non trovati. Da tali dati è allora chiaro che la liquidità 

a disposizione della B._____ SA in liquidazione per tacitare i propri creditori 

sarebbe indubbiamente bastata per corrispondere l'importo richiesto dalla 

cassa di compensazione per i contributi non corrisposti di fr. 102'533.25. 

2.6. Contrariamente alle pretese di parte attrice, il danno subito dalla cassa di 

compensazione per i contributi non pagati non è dovuto alla mancanza di 

liquidità della ex datrice di lavoro, bensì va ricondotto al fatto che la 

ricorrente in qualità di liquidatrice non avesse fatto valere i crediti insinuati 

dalla cassa di compensazione a tempo debito nel piano di collocazione, 

crediti che in quanto assegnati per legge ad una classe preferenziale 

avrebbero potuto essere tacitati prima di quelli insinuati dai creditori clienti 

della società.  

3.1. L’art. 52 cpv. 3 LAVS stabilisce che il diritto al risarcimento del danno si 

prescrive in due anni dal momento in cui la cassa di compensazione 

competente ha avuto conoscenza del danno, ma in ogni caso in cinque 

anni dall'insorgere del danno. Questi termini possono essere interrotti. Il 

datore di lavoro può rinunciare a eccepire la prescrizione. Se il diritto penale 

prevede un termine di prescrizione più lungo, si applica tale termine 

(versione in vigore dal 1. gennaio 2012). In precedenza il disposto 

prevedeva: "il diritto al risarcimento del danno si prescrive in due anni, dal 

momento in cui la cassa di compensazione competente ha avuto notizia 

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del danno, ma in ogni caso in cinque anni dall’insorgere del danno. Questi 

termini possono essere interrotti. Il datore di lavoro può rinunciare a 

eccepire la prescrizione". 

3.2. Giusta l'art. 53 cpv. 3 LAVS, i termini di prescrizione possono essere 

interrotti. Quanto al diritto applicabile, anche se i contributi riguardano gli 

anni 2001 e 2002 alla pretesa si applica l'art. 53 cpv. 3 LAVS nella versione 

in vigore fino al 31 dicembre 2011, il cui tenore riguardo l'interruzione della 

prescrizione è comunque rimasto immutato. Infatti ai diritti di risarcimento 

danni non ancora perenti al 1. gennaio 2003 sono applicabili le nuove 

regole sulla prescrizione di cui all'art. 52 cpv. 3 LAVS (sentenza del 

Tribunale federale 9C_217/2009 del 7 maggio 2010 cons. 4.1 e DTF 134 V 

257 cons. 3.1 e riferimenti). In principio, la prescrizione viene interrotta con 

il riconoscimento del debito per parte del debitore, con il pagamento di 

interessi o di acconti e la dazione di pegni o fideiussioni, mediante atti di 

esecuzione, azione o eccezione davanti a un tribunale, nonché mediante 

insinuazione nel fallimento (vedi art. 135 del Codice delle obbligazioni [CO; 

RS 220]). Come il Tribunale federale ha già avuto modo di precisare, tali 

principi valgono analogamente anche nell'ambito delle assicurazioni sociali 

anche se nell'ambito del diritto a prestazioni basta - per interrompere una 

prescrizione - l'annuncio in forma scritta previsto all'art. 29 cpv. 1 della 

legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali 

(LPGA; RS 830.1). Per il prelievo di contributi, è sufficiente l'emanazione di 

una decisione per interrompere la prescrizione (DTF 119 V 431 cons. 3c). 

La stessa regola vale per l'interruzione della prescrizione giusta l'art. 52 

cpv. 3 LAVS (DTF 133 V 579 cons. 4.3.1). Per il Tribunale federale 

(sentenza 9C_473/2008 del 19 dicembre 2008 cons. 4.2.1), diversamente 

da quanto previsto dal diritto privato, nell'ambito dell'azione in 

responsabilità giusta l'art. 52 LAVS qualsia atto proprio a far valere nella 

dovuta forma la propria pretesa avverso il debitore ha l'effetto di 

interrompere la prescrizione. 

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3.3. Nel caso in questione, la prescrizione relativa di due anni è stata osservata, 

avendo la convenuta scoperta l'omissione fatta dalla liquidatrice solo dopo 

la pubblicazione della conclusione del fallimento il 27 novembre 2014. La 

decisione di risarcimento è stata emanata il 16 novembre 2016, entro quindi 

il termine relativo di due anni. Contrariamente a quanto preteso nel ricorso, 

prima di tale data la cassa di compensazione non poteva conoscere il 

danno, non essendo neppure immaginabile che una liquidatrice potesse 

omettere di far valere il credito debitamente insinuato. Essendo stata 

omessa dalla lista dei creditori, la cassa di compensazione non ha ricevuto 

alcuna comunicazione ufficiale o notizia riguardo il piano di liquidazione, la 

lista dei creditori, la tacitazione dei creditori proposta e poi operata e non è 

stata evidentemente parte all'accordo del 2008.

3.4. In termini di prescrizione assoluta, la pretesa va poi fatta valere "in cinque 

anni dall'insorgere del danno". Nell'evenienza, come si è visto in 

precedenza, la ex datrice di lavoro aveva ancora liquidità a disposizione 

per tacitare i creditori. Il danno è allora insorto alla cassa di compensazione 

dal momento in cui i fondi disponibili sono stati utilizzati altrove o sono 

altrimenti esauriti. Contrariamente a quanto pretende l'istante, ciò è 

nell'evenienza avvenuto solo in parte dal momento in cui i creditori hanno 

sottoscritto la graduatoria l'8 febbraio 2008. La mancata segnalazione del 

credito di fr. 102'533.25 è stata compromessa solo in parte dalla 

sottoscrizione dell'8 febbraio 2008. Infatti, in prosieguo di liquidazione alla 

ricorrente restavano comunque ancora delle liquidità a disposizione per 

tacitare eventuali clienti/creditori non trovati. Con tali liquidità sarebbe allora 

ancora sempre stato possibile rimborsare alla cassa di compensazione 

l'importo di € 73'287.45, trattandosi comunque di una creditrice che per 

motivi imputabili a negligenza della liquidatrice non è stata presa in 

considerazione prima. Dal momento che la liquidatrice il 5 ottobre 2012 ha 

ritornato anche questo importo alla D._____ SA in liquidazione (e per essa 

alla FINMA), chiudendo la sua posizione di liquidatrice, per il 

corrispondente di € 73'287.45 il danno è subentrato a detto momento. 

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Mentre allora la parte di pretesa corrispondente alla differenza tra fr. 

102'533.25 e € 73'287.45 è andata prescritta, essendo trascorsi più di 

cinque anni dalla sottoscrizione dell'accordo dell'8 febbraio 2008 e la 

decisione di risarcimento del 16 novembre 2016, per la parte di danno 

corrispondente a € 73'287.45 la prescrizione assoluta non è ancora 

subentrata. Poiché per i motivi esposti il danno va reputato essere 

subentrato il 5 ottobre 2012 e che per quanto previsto all'art. 84 del Codice 

delle obbligazioni (CO; RS 220) va espresso nella moneta in cui è stato 

contratto il debito, è il corso dell'euro il 5 ottobre 2012 ad essere 

determinante per la presente vertenza. Giusta i dati forniti dal sito 

https://www.finanzen.ch/devisen/historisch/

eurokurs il corso di chiusura euro/franco svizzero il 5 ottobre 2012 era di 

1.2115. L'importo in detta data restituito di € 73'287.45 corrispondeva allora 

a fr. 88'787.75. 

4.1. Resta allora da stabilire se le condizioni che l'art. 52 cpv. 1 LAVS pone al 

risarcimento siano soddisfatte ovvero se sia data l'esistenza di un danno, 

di una violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici 

da parte del datore di lavoro o da chi per esso, dell'intenzionalità o della 

negligenza grave ed di un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la 

citata violazione delle prescrizioni legali.

4.2. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi 

paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il 

danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi. 

L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di 

lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26). Costituiscono elementi del 

danno risarcibile non solo i contributi sociali, ma anche le spese di 

amministrazione, gli interessi moratori e le spese esecutive (RDAT II-1995 

pag. 369s e la numerosa giurisprudenza citata in RDAT II-2002 pag. 519s). 

La ricorrente non spende una sola parola per contestare l'entità del danno 

accertato che come tale corrisponde a fr. 102'533.25, ma che per effetto 

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della prescrizione assoluta risulta ridursi a fr. 88'787.75. D'altro canto, nella 

decisione di restituzione del 16 novembre 2016 non vengono fatti valere 

interessi sulla prestazione dovuta o altre spese. Il danno resta quindi 

quantificabile a fr. 88'787.75.

4.3. Quanto alla violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi 

paritetici da parte del datore di lavoro questa va ammessa, essendo 

incontestato che lo stesso non abbia corrisposto il dovuto giusta i combinati 

disposti di cui agli artt. 14 cpv. 1 LAVS e 34 s. OAVS, come del resto 

nessuna della parti in causa mette in dubbio e come la distinta allegata 

all'insinuazione dei crediti fatti valere dalla cassa di compensazione il 10 

marzo 2005 conferma. La ditta incaricata della liquidazione ha dal canto 

suo omesso di far valere di crediti debitamente insinuati a tempo debito 

dalla cassa di compensazione e ha quindi di riflesso impedito che la pretesa 

riguardante i contributi sociali potesse debitamente godere di una più 

vantaggiosa graduatoria e venire interamente onorata. In questi casi la 

violazione consiste nel non aver fatto quanto la diligenza richiedeva per 

ovviare all'insolvibilità del credito (vedi UELI KIESER, Art. 52 AHVG – Ein 

Blick auf neue und neuste Entwicklungen in: AHV-Beitragsrecht, , 

SCHAFFHAUSER/KIESER [editori] San Gallo 2011, pag. 124 con riferimento a 

ZAK 1985 580 s.). L'omissione è grave anche considerato che la cassa di 

compensazione aveva più volte contattato la ditta liquidatrice, sia per 

insinuare il proprio credito, chiedendo ragguagli sui salari, che per avere 

maggiori informazioni sulla liquidità (vedi ad esempio scritti dell'11 febbraio 

2003, 14 marzo 2003, 22 aprile 2003, 20 ottobre 2003, 1. dicembre 2004). 

La missiva trasmessa alla cassa di compensazione da parte della ditta 

incaricata della liquidazione era del resto stata sottoscritta durante tutto il 

procedimento fino alla fine della liquidazione dallo stesso incaricato (vedi 

ad esempio gli scritti del 17 marzo 2003, 15 aprile 2003, 24 ottobre 2003, 

2 dicembre 2004, rapporto finale del 18 settembre 2013, scritti del 15 

gennaio 2015, 16 febbraio 201 ecc.). A mente dell'istante, dalla 

comunicazione del 5 settembre 2007 inviata dalla Commissione federale 

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delle banche a due studi legali terzi risulterebbe che la lista dei 

creditori/clienti della B._____ SA in liquidazione sarebbe stata completata 

da questi e non quindi dalla liquidatrice ufficiale. L'obiezione non è 

pertinente. Quale liquidatrice ufficiale della B._____ SA in liquidazione era 

stata ufficialmente designata la ricorrente ed era presso detta ditta che 

dovevano essere insinuati i crediti. Pertanto la responsabilità 

dell'allestimento della lista definitiva dei creditori (e non solo di quella dei 

creditori/clienti) era della liquidatrice ufficiale, alla quale spettava il dovere 

di debitamente istruire i terzi incaricati e la quale riceveva comunque copia 

della lista trasmessa il 5 settembre 2007. Dando prova della dovuta 

attenzione, la liquidatrice ufficiale avrebbe allora debitamente avuta 

l'opportunità di intervenire tempestivamente e completare l'elenco 

complessivo prima che i creditori/clienti sottoscrivessero la graduatoria l'8 

febbraio 2008. 

4.4. L'atteggiamento della ricorrente denota una grave negligenza. Infatti, in 

manifesto contrasto con quelli che erano i propri elementari obblighi in 

qualità di liquidatrice essa ha inspiegabilmente omesso di far valere il 

credito che le era stato debitamente insinuato da parte della cassa di 

compensazione. Come esposto nel considerando che precede, la ditta non 

è stata in grado di comprovare di aver fatto il suo dovere, vigilando in qualità 

di liquidatrice ad un corretto e completo allestimento della lista dei creditori 

o istruendo debitamente coloro che allestivano tale lista. Dall'assenza di 

qualsivoglia comprova al riguardo forza è di ritenere che il credito è stato in 

modo grossolanamente negligente semplicemente dimenticato, senza che 

sia possibile intravvedere scusati al riguardo.  

4.5. La giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 cons. 4.6 e riferimenti) 

e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: 

"stillschweigend", cfr. ULRICH MEYER, Die Rechtsprechung des 

Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur Arbeitgeberhaftung, in: Temi 

scelti di diritto delle assicurazioni sociali, Basilea 2006, pag. 33 con 

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riferimento) un nesso di causalità naturale e adeguata tra il comportamento 

colpevole e il danno subito in seguito per mancato pagamento dei 

contributi. I motivi di discolpa, rispettivamente di giustificazione, sono 

speciali circostanze che potrebbero aver legittimato il mancato inserimento 

dei crediti debitamente insinuati. La prova della presenza di motivi 

giustificativi incombe però nell'evenienza alla liquidatrice (vedi per tutte la 

sentenza del Tribunale federale 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 cons. 

4.1). Nell'evenienza la relazione causale è evidente, giacché è stata 

indubbiamente la grave negligenza della liquidatrice a compromettere 

definitivamente la possibilità per la cassa di compensazione di essere 

risarcita del danno subito. 

5. In conclusione quindi, il ricorso deve essere parzialmente accolto nel senso 

che l'azione in risarcimento del danno è confermata per un importo di 

fr. 88'787.75. Per il resto, il ricorso è respinto. La procedura è gratuita ai 

sensi dell'art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, mentre la ricorrente che vince la causa 

ha diritto al rimborso delle ripetibili secondo quanto stabilito dal tribunale 

giusta l'art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA. Considerato l'esito del ricorso, che viene 

respinto in ampia parte (rispetto alla pretesa totale in ragione di circa l'80 

%) e quindi vincente solo parzialmente, la ricorrente ha diritto a una 

indennità di parte ridotta (vedi per la procedura federale sentenze del 

Tribunale federale 9C_536/2017 del 14 marzo 2018 cons. 6 e I 452/05 e I 

456/05 del 27 novembre 2006 cons. 6.1). Tale riduzione si giustifica anche 

in considerazione degli argomenti avanzati a sostegno della tesi di ricorso 

e che, per quanto riferiti alla contestazione precedente, sono 

fondamentalmente estranei alla presente pretesa di risarcimento. Nella 

nota del 5 settembre 2018, l'avvocato fa valere un dispendio di tempo di 13 

ore a fr. 240.-- per fr. 3'120.--, oltre a spese di scritturazione e altre per fr. 

508.90 che giusta la prassi di questo Giudice, andrebbero comunque 

ridotte a fr. 28.90. Per questo si giustifica il riconoscimento di un'indennità 

di parte complessiva di fr. 500.-- (IVA inclusa). 

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Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è parzialmente accolto nel senso che la A._____ SA viete tenuta 

a risarcire all'Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni 

l'importo di fr. 88'787.75. Per il resto il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.

3. L'istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni versa alla 

A._____ SA un'indennità di fr. 500.-- (IVA compresa) a titolo di ripetibili. 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]

L'interposto ricorso al Tribunale federale è stato accolto in data 16 maggio 2019 

(9C_875/2018).