# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** faa74b00-fac7-503c-aa5e-466f622190d1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.12.2017 32.2017.77
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-77_2017-12-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.77

   

  TB

  	
  Lugano

  12 dicembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 maggio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 29 marzo 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   Il 21 febbraio 2011 (doc. 1) RI
1, 1984, da ultimo attivo quale cuoco, ha chiesto prestazioni AI a causa di uno
stato post traumatico, disturbi ansiosi e depressivi, emicrania.

 

                               1.2.   L’Ufficio AI ha intrapreso i
necessari accertamenti presso i medici curanti e con progetto di decisione del
19 agosto 2011 (doc. 26) ha negato il diritto a una rendita per completa capacità
di guadagno residua dal 15 agosto 2011, mentre dal 2009 al 2010 la prestazione
non veniva versata causa domanda tardiva.

A seguito delle osservazioni dell’assicurato, l’Ufficio AI ha
raccolto nuova documentazione medica, da cui è risultato un intervento
chirurgico al ginocchio nell’ottobre 2011 che l’ha portato ad essere inabile al
lavoro fino all’11 febbraio 2012.

 

Il 13 giugno 2012 (doc. 51) l’amministrazione ha emesso un nuovo
progetto di decisione, che annullava e sostituiva il precedente, con cui gli è
stata attribuita una rendita intera di invalidità (grado AI 80%) dal 1° ottobre
2009, considerato però che la domanda è stata presentata tardivamente, il
versamento delle prestazioni decorreva dal 1° agosto 2011 ed era limitato al 29
febbraio 2012.

 

Con decisione del 1° novembre 2012 (doc. 58) l’Ufficio AI ha confermato
il riconoscimento di una rendita intera temporanea (grado AI 80%) dal 1°
ottobre 2009 al 29 febbraio 2012, con versamento limitato dal 1° agosto 2011.

 

                               1.3.   Il 31 dicembre 2015 l’amministrazione
ha acquisito una serie di documenti provenienti dall’incarto penale che vedeva
coinvolto l’assicurato come imputato per l’ipotesi di reato di truffa, falsità
in documenti, infrazione alla LAVS e alla LADI.

Sulla scorta di tali atti, l’Ufficio AI ha interpellato il 25
febbraio 2016 (doc. 60) il Servizio Medico Regionale, per sapere se v’era una
compatibilità tra l’attività lavorativa registrata in sede penale e le
affezioni con influsso sulla capacità lavorativa che avevano giustificato il
conferimento della rendita intera temporanea.

 

                               1.4.   Sulla scorta del parere
espresso quattro giorni dopo (doc. 61) dal dr. med. __________, FMH psichiatria
e psicoterapia, secondo cui non emergeva dalla documentazione medica alcuna
indicazione che l’assicurato avesse mai sofferto di un disturbo psichiatrico
maggiore, con progetto di decisione del 16 marzo 2016 (doc. 62) l’Ufficio AI ha
riesaminato il diritto a prestazioni deciso il 1° novembre 2012 stante le
errate informazioni di carattere medico ed economico fornite a suo tempo.
Considerato come sia emerso dagli atti penali acquisiti che non v’era alcuna
patologia psichiatrica con influsso sulla sua abilità lavorativa e che quindi egli
non ha mai presentato un discapito economico, l’interessato non aveva diritto a
una rendita di invalidità. Pertanto, la precedente decisione è stata annullata
con conseguente rifiuto della domanda di prestazioni del 2011.

Inoltre, l’amministrazione ha preteso il rimborso di Fr. 8'120.-
per le rendite di invalidità indebitamente percepite dal 1° agosto 2011 al 29
febbraio 2012 (doc. 58).

                               1.5.   Contro questo progetto di
decisione l’assicurato ha formulato il 19 aprile 2016 (doc. 64) delle
osservazioni, contestando di avere lavorato in modo regolare quando era inabile
al lavoro e chiedendo di sospendere la causa fino alla crescita in giudicato
della procedura penale.

Il 31 maggio 2016 (doc. 70) l’assicurato ha completato le sue
osservazioni per il tramite di un patrocinatore legale, che ha preannunciato
che “in questi giorni” sarebbe giunta una presa di posizione da parte
della dr.ssa med. __________, sua psichiatra, sulla valutazione del medico SMR.

 

Dando seguito all’indicazione dell’avv. RA 1, l’8 luglio 2016
(doc. A12) l’amministrazione ha chiesto l’invio del referto della psichiatra curante,
sollecitandolo il 25 luglio seguente (doc. A11) e un’ultima volta il 1°
settembre 2016 (doc. A8), prorogando il termine per produrre il certificato
medico fino al 30 settembre 2016, in assenza del quale avrebbe deciso sulla
base degli atti.

 

Malgrado le numerose richieste da parte dell’avv. RA 1 (docc. A5,
A6, A7, A10) ed una, del 26 settembre 2016 (doc. 78), del Ministero pubblico,
la specialista non ha trasmesso alcunché.

 

                               1.6.   Con decisione del 29 marzo
2017 (doc. A1) l’Ufficio AI ha confermato il riesame della decisione del 1°
novembre 2012 e la restituzione delle rendite percepite indebitamente dal 1° agosto
2011 al 29 febbraio 2012, non avendo l’assicurato saputo smentire l’esaustiva e
dettagliata valutazione dell’SMR mediante dei certificati medici e ritenuto che
il 7 novembre 2016 il Procuratore pubblico ha emesso un atto d’accusa nei
confronti dell’assicurato per ripetuta truffa per mestiere e, in subordine,
infrazione alla LAI.

 

                               1.7.   Il 15 maggio 2017 (doc. I) RI
1, sempre patrocinato dall’avv. RA 1, ha chiesto al TCA, in via principale, di
annullare la decisione impugnata e, in via subordinata, di sospendere la decisione
impugnata fino all’emanazione della sentenza penale di primo grado.

Il ricorrente ha evidenziato di essersi sempre dichiarato estraneo
alle accuse mosse nei suoi confronti e di avere sempre cercato di spiegare agli
inquirenti la sua difficile situazione di quegli anni. Egli ha comunque sempre
negato di avere lavorato al di là delle sue capacità lavorative tra l’agosto 2011
e il febbraio 2012. I dati contabili che emergono per quel periodo vanno
contestualizzati al fatto che nel  è stato coinvolto in un incidente stradale.

Questa circostanza gli ha causato diversi problemi psichici che
l’hanno portato a non procedere in modo corretto, per esempio non dichiarando
contabilmente i dipendenti per il 2011.

In merito alla valutazione del 29 febbraio 2016 del Servizio
Medico Regionale, l’assicurato ha rilevato che lo specialista si è limitato a
prendere atto delle accuse mosse nei confronti del ricorrente, omettendo
completamente di procedere a una verifica “retroattiva” della situazione
psichiatrica all’epoca delle prestazioni, segnatamente non è stata interpellata
la psichiatra che aveva in cura l’interessato in quel periodo, ossia l’unico
medico che avrebbe potuto dare un parere riguardante la situazione all’epoca
dei fatti. A dire del ricorrente, il medico SMR si sarebbe limitato a prendere
atto delle informazioni riguardanti la procedura penale e da esse avrebbe
tratto le sue conclusioni, ma per l’assicurato mal si comprende come l’SMR
possa concludere che “non emerge dalla documentazione medica alcuna
indicazione che l’assicurato abbia mai sofferto di un disturbo psichiatrico
maggiore. Sintomi lievi di ansia e depressione, nessuno di intensità tale da
giustificare una diagnosi se considerati singolarmente, non rendono verosimile
alcun periodo d’inabilità lavorativa in qualsiasi periodo di tempo per motivi
psichiatrici.”. Da qui la conclusione che l’insorgente avrebbe lavorato
anche mentre beneficiava di prestazioni AI per inabilità lavorativa totale, tuttavia
egli ha sempre contestato che il suo ristorante non avesse dipendenti al di
fuori della sua persona, visto che dal 2008 fino al 2013 era lo zio ad
occuparsi gratuitamente dell’esercizio pubblico, come risulta dal verbale del 7
giugno 2016 (doc. A2) trasmesso con il ricorso.

Inoltre, per il periodo oggetto della restituzione, il ricorrente
ha precisato che sua mamma lavorava soltanto per la percentuale per la quale
era stata ritenuta abile e per un compenso in natura consistente in vitto e
alloggio e pagamento dei premi della cassa malati.

Per il periodo dal 1° gennaio all’11 febbraio 2012 l’assicurato ha
indicato di non avere lavorato essendo inabile, ma che lavorava nei momenti di
abilità ed era aiutato da due cameriere e da sua mamma quando la stessa era
abile.

In conclusione, l’insorgente ha affermato che l’Ufficio AI non
poteva prescindere da un’attenta valutazione retroattiva del suo stato di
salute psichiatrico e che pertanto le risultanze della valutazione del 29
febbraio 2016 del Servizio Medico Regionale non poggiano su alcun nuovo referto
della dr.ssa med. __________ che a suo tempo l’aveva in cura. Pertanto, in
assenza di un tale referto, la decisione di revoca delle prestazioni e di
rimborso delle stesse deve essere annullata.

A suo dire, i riscontri della procedura penale, peraltro non
ancora conclusa, non sarebbero sufficienti per fondare una restituzione di
prestazioni in sede assicurativa/amministrativa.

Quanto al referto della psichiatra curante, il ricorrente ha
rilevato di averlo più volte sollecitato alla specialista, ma ciò che stupisce
è che l’Ufficio AI non vi abbia autonomamente provveduto chiedendolo direttamente
alla dr.ssa __________.

 

                               1.8.   Il 16 maggio 2017 (doc. II)
il vicepresidente del TCA ha informato il ricorrente che di principio il
ricorso ha effetto sospensivo e che la causa non veniva sospesa.

 

                               1.9.   Nella sua risposta del 29
maggio 2017 (doc. IV) l’Ufficio AI ha postulato la reiezione del ricorso,
evidenziando che chi vuol dedurre un diritto da una circostanza di fatto deve
fornirne la prova, che il dr. med. __________ dell’SMR ha preso in debita
considerazione al momento dell’assegnazione delle prestazioni le certificazioni
emesse dalla dr.ssa med. __________ e che all’insorgente è stato concesso un ampio
lasso di tempo per produrre la documentazione che, a suo dire, avrebbe
inficiato la valutazione resa dall’SMR in base agli atti.

 

Il ricorrente non ha prodotto nuovi mezzi di prova (doc. V).

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce
che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La
restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e
verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

Il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere
dal momento in cui l'istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto,
ma al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito
deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di
prescrizione più lungo, quest'ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).

 

Secondo l’art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA, sono tenuti alla
restituzione il beneficiario della prestazione indebitamente concessa o i suoi
eredi.

L'art. 3 cpv. 1 OPGA prevede che l'ammontare della restituzione è
stabilito mediante decisione.

 

Per giurisprudenza costante, nell'ambito delle assicurazioni sociali,
la restituzione delle prestazioni presuppone, di regola, che siano adempiute le
condizioni di una riconsiderazione o di una revisione processuale della
decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state versate (DTF 126 V
42 consid. 2b).

 

                               2.2.   Per l'art. 53 cpv. 1 LPGA, le
decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono
essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente
nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti
in precedenza.

Per il cpv. 2, l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle
decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che
erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza.

 

Dalla riconsiderazione (o riesame) va dunque distinta la revisione
processuale delle decisioni amministrative.

L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito
che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi applicabili al
diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA K 147/03 del 12
marzo 2004 = DTF 130 V 318).

 

Per analogia con la revisione processuale delle decisioni emanate
dalle autorità giudiziarie, l'amministrazione è tenuta a procedere alla revisione
di una decisione formalmente cresciuta in giudicato quando sono scoperti
fatti nuovi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica
differente (DTF 129 V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con rinvii; STFA C 191/02
del 15 luglio 2003; STFA I 339/01 del 29 novembre 2002).

 

La nozione di fatti o mezzi di prova nuovi si apprezza
allo stesso modo in caso di revisione (processuale) di una decisione amministrativa
(art. 53 cpv. 1 LPGA), di revisione di un giudizio cantonale (art. 61 lett. i
LPGA) o di revisione di una sentenza fondata sull'art. 137 lett. b OG (Plädoyer
2007/1 pag. 62 [sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 642/04
del 6 dicembre 2005]).

Sono nuovi ai sensi di queste disposizioni
solo i fatti già esistenti all'epoca della procedura precedente, ma che
non erano stati allegati poiché non ancora noti nonostante tutta la diligenza
del caso; i fatti verificatisi dopo la fine del processo, e comunque dopo il
momento in cui, secondo le regole di procedura applicabili, potevano ancora
essere addotti, non vanno invece considerati e non possono quindi fondare una domanda
di revisione (DTF 121 IV 317 consid. 2 pag. 321; 118 II
199 consid. 5 pag. 204; 110 V 138 consid. 2 pag. 141; 108 V 170 consid. 1 pag.
171; Elisabeth Escher, Revision und Erläuterung, in: Thomas Geiser/Peter Münch [a cura di], Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea e
Francoforte 1998, n. 8.21; René
A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische Verwaltungs-rechtsprechung,
Ergänzungsband, Basilea e Francoforte 1990, n. 43 B I c, pag. 132). I fatti nuovi devono inoltre essere rilevanti, vale a dire
devono essere di natura tale da modificare la fattispecie alla base della
sentenza contestata e da condurre a un giudizio diverso in funzione di un
apprezzamento giuridico corretto. Per quanto concerne i nuovi mezzi di prova,
gli stessi devono servire a comprovare i fatti nuovi che giustificano la
revisione oppure fatti già noti e allegati nel procedimento precedente, che
tuttavia non avevano potuto venir provati, a discapito del richiedente (DTF 127
V 353 consid. 5b pag. 358). Se i nuovi mezzi sono destinati a provare dei fatti
sostenuti in precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere
stato in grado di invocarli in tale procedimento. Una prova deve essere
considerata concludente quando bisogna ammettere che essa avrebbe condotto il
giudice a statuire in modo diverso se egli ne avesse avuto conoscenza nella
procedura principale. È decisiva la circostanza che il mezzo di prova non serva
solamente all'apprezzamento dei fatti, ma alla determinazione degli stessi. Non
basta pertanto che in una nuova perizia siano apprezzati in modo diverso i
fatti; occorrono invece elementi di fatto nuovi, dai quali risulti che il fondamento
della pronunzia impugnata presentava difetti oggettivi. Per giustificare la
revisione di una sentenza non basta che, dalla fattispecie conosciuta al
momento dell'emanazione della pronunzia principale, il perito tragga,
ulteriormente, conclusioni diverse da quelle del tribunale. Neppure costituisce
motivo di revisione il semplice fatto che il tribunale potrebbe aver mal interpretato
fatti conosciuti all'epoca del procedimento principale. L'apprezzamento
inesatto deve, al contrario, essere la conseguenza dell'ignoranza o della
carenza di prove riguardanti fatti essenziali per la sentenza (DTF 127 V 353 consid.
5b pag. 358, 110 V 138 consid. 2 pag. 141, 291 consid. 2a pag. 293, 108 V 170
consid. 1 pag. 171; cfr. pure DTF 118 II 199 consid. 5 pag. 205).

 

L'amministrazione può riconsiderare una
decisione passata formalmente in giudicato e sulla quale un'autorità
giudiziaria non si è pronunciata nel merito, a condizione che sia senza dubbio
errata e la sua rettifica rivesta un'importanza notevole. Questi principi sono
pure applicabili nel caso in cui delle prestazioni siano state accordate senza
essere state oggetto di una decisione formale se il loro versamento ha comunque
validamente esplicato effetti giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid.
4b, DTF 126 V 46 consid. 2b, DTF 126 V 400 consid. 2b/a; STFA C 24/02 dell'11
febbraio 2004). Una decisione è stata ad esempio considerata senza dubbio
errata a seguito di calcolo illegale di una rendita, in conseguenza ad una
valutazione errata dell'invalidità per l'applicazione errata di principi fondamentali
(DTF 119 V 483 consid. 3; DTF 110 V 179).

 

L'irregolarità deve essere manifesta. Il Tribunale federale ha precisato
(STF 8C_883/2008 del 31 marzo 2009, consid. 4.1.2):

 

" In
particolare, non si può parlare di un'inesattezza manifesta se l'assegnazione
della prestazione dipende dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame
presuppone un certo margine di apprezzamento riguardo a certi loro aspetti o
elementi, e se la decisione iniziale appare ammissibile alla luce della
situazione di fatto e di diritto. Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere
erroneo della decisione iniziale, le condizioni per procedere a una
riconsiderazione non sono date (cfr. sentenza 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008,
consid. 3.1 con riferimenti).".

 

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (STF
9C_862/2010 del 18 gennaio 2012; STF 9C_1061/2010 del 7 luglio 2011, consid.
6.1), la riconsiderazione non è tuttavia ammissibile se la decisione è stata
oggetto di controllo giudiziale nel merito (DTF 127 V 466 consid. 2c).

Per determinare se è possibile riconsiderare
una decisione in quanto manifestamente erronea, occorre fondarsi sulla situazione
giuridica esistente al momento della sua pronuncia, prendendo in considerazione
la prassi allora in vigore (DTF 125 V 383 consid. 3 pag. 389 con riferimenti),
tenuto conto del fatto che un cambiamento di prassi o di giurisprudenza non
giustifica di regola una riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c pag. 17; 115
V 308 consid. 4a/cc pag. 314). Per motivi legati alla sicurezza giuridica e per
evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di riesaminare
liberamente i presupposti del diritto a prestazioni di lunga durata,
l'irregolarità deve essere manifesta. In particolare non vi è inesattezza
manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende dall'adempimento di
condizioni materiali il cui esame presuppone un certo margine di apprezzamento
riguardo a certi aspetti o elementi, e se la decisione iniziale appare
ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto. Se persistono
ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale, non è
possibile procedere ad un riesame (cfr. sentenza 9C_439/2007 del 28 febbraio
2008 consid. 3.1 con riferimenti).

 

Occorre inoltre precisare che il Tribunale non può
obbligare l'amministrazione ad entrare nel merito di una tale richiesta, come è
del resto espressamente previsto all'art. 53 LPGA, poiché non esiste un diritto
alla riconsiderazione di una decisione cresciuta in giudicato (STF 8C_334/2008
del 26 novembre 2008, consid. 3.1; STF U 403/06 del 9 ottobre 2007, consid. 8;
DTF 133 V 50 consid. 4.1 pag. 52, 127 V 466 consid. 2c; 106 V 78 consid. 2 pag.
79). Secondo la dottrina tuttavia la decisione di procedere o meno in tal senso
deve rispettare il principio dell'uguaglianza di trattamento e non essere
arbitraria (Kieser, ATSG-Kommentar, 2003, n. 22 ad art. 53).

 

L'amministrazione
non è tenuta a riconsiderare una decisione, poiché essa ha unicamente la
facoltà di procedere a un simile riesame nella misura in cui sono soddisfatte
determinate condizioni; per contro né l'assicurato né il giudice possono obbligarla a un tale passo (STF
8C_257/2011 del 14 giugno 2011, consid. 4; STF 8C_302/2007 del 4 agosto 2008,
consid. 3; STF H 223/06 del 17 gennaio 2008, consid. 5; citata STF U 403/06,
consid. 8; STF I 309/06 del 20 aprile 2007, consid. 3; DTF 133 V 50 consid.
4.1).

Nella menzionata DTF 133 V 50, al considerando 4.2.2
il Tribunale federale ha pure statuito che una decisione con cui l'amministrazione
rifiuta di entrare nel merito di una domanda di riesame non è impugnabile
tramite la procedura di opposizione, in quanto una domanda di riconsiderazione
può essere in ogni caso ripresentata in ogni tempo (citata STF U 403/06, consid.8).

 

                               2.3.   In
concreto, con decisione del 1° novembre 2012 (doc. 58) l’Ufficio AI ha
attribuito all’assicurato una rendita temporanea intera di invalidità (grado AI
80%) trascorso un anno di attesa dall’inizio dell’incapacità lavorativa e fino
a quando egli ha riacquistato la piena capacità nella sua consueta attività
lavorativa. In pratica, il diritto decorreva dal 1° ottobre 2009, ma con
versamento limitato dal 1° agosto 2011 al 29 febbraio 2012 a causa della
domanda tardiva formulata dall’interessato.

 

Il 31 dicembre 2015 l’amministrazione ha ricevuto dal Ministero
pubblico la documentazione che la giurista dell’Ufficio AI aveva compulsato alcuni
giorni prima dall’intero incarto penale raccolto dagli inquirenti nell’ambito
del procedimento aperto nei confronti dell’assicurato per ipotesi di reato di
truffa, falsità in documenti, infrazione alla LAVS e alla LADI.

L’amministrazione ha quindi interpellato il Servizio Medico
Regionale per sapere se le informazioni acquisite – 12 atti citati nel documento
60 e consistenti essenzialmente in verbali di interrogatorio - erano idonee a
modificare le inabilità lavorative sancite nei rapporti SMR del 9 agosto 2011 e
del 24 aprile 2012.

 

Il 29 febbraio 2016 (doc. 61) il dr. med. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, ha risposto che non emergeva dalla documentazione
medica alcuna indicazione che l’assicurato avesse mai sofferto di un disturbo
psichiatrico maggiore. I disturbi presentati non rendevano verosimili dei
periodi di inabilità lavorativa per motivi psichiatrici.

 

Basandosi su queste conclusioni l’amministrazione ha emesso il 16
marzo 2016 (doc. 62) un progetto di decisione di riesame della decisione del 1°
novembre 2012 con contestuale ordine di restituzione delle prestazioni versate
dal 1° agosto 2011 al 29 febbraio 2012, a motivo che dal gennaio 2009 al
febbraio 2012 l’interessato era risultato sprovvisto di qualsiasi patologia
psichiatrica con influsso sull’abilità lavorativa e quindi egli non ha mai
avuto un discapito economico tale da dargli diritto a una rendita di
invalidità.

 

Il 29 marzo 2017 l’Ufficio AI ha emanato la decisione che
confermava quanto prospettato all’assicurato con il progetto.

 

Per la resistente la revisione del diritto alla rendita AI di RI 1
si imporrebbe quindi a seguito della scoperta di nuovi fatti e di nuove prove,
che hanno portato il medico SMR a ritenere che dal gennaio 2009 al febbraio
2012 l’assicurato fosse sprovvisto di qualsiasi patologia psichiatrica con
influsso sulla sua abilità lavorativa e quindi che non avesse una perdita di
guadagno e conseguentemente nessun diritto all’ottenimento di una rendita di invalidità.

A fronte di tale circostanza, l'amministrazione ha proceduto con
una revisione della precedente decisione AI e, constatato così un indebito
versamento, giusta l'art. 25 LPGA ha preteso dal ricorrente la restituzione
delle prestazioni percepite dal 1° agosto 2011 al 29 febbraio 2012 (Fr. 1'160.-
x 7 mesi), pari a Fr. 8'120.-.

 

D’avviso del ricorrente, invece, non sarebbero date le premesse
per procedere ad un annullamento della decisione di attribuzione della rendita
temporanea attribuitagli nel 2012, giacché l’Ufficio AI non avrebbe esperito
un’attenta valutazione retrospettiva del suo stato di salute psichico.

Il ricorrente ha rimproverato all’amministrazione di non avere debitamente
interpellato la sua psichiatra curante né d’ufficio né tramite il Servizio
Medico Regionale, che il 29 febbraio 2016 si è pronunciato sulle sue condizioni
di salute senza però basarsi su alcun nuovo referto della dr.ssa med. __________.

L’assicurato ha inoltre affermato di non avere lavorato nei
periodi di inabilità lavorativa in questione, ma di essersi fatto sostituire
nella conduzione dell’esercizio pubblico sia dalla mamma sia dallo zio.

 

                               2.4.   Per quanto concerne la
legittimità dell’ordine di restituzione come tale, va rammentato che occorre in
primo luogo procedere con una riconsiderazione o una revisione processuale
della decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state versate e
dunque verificare se erano adempiuti i presupposti dell'art. 53 LPGA.

 

Nel caso di specie, a seguito dell’inoltro della domanda di
prestazioni AI, l’assicurato non si è presentato né al primo colloquio di
accertamento dell’8 maggio 2011, né al secondo previsto per il 27 luglio 2011
(doc. 21).

 

Il 28 luglio 2011 (doc. 22) il dr. med. __________ del Servizio
Medico Regionale ha quindi contattato l’assicuratore malattia che versava le
indennità giornaliere per malattia, il quale gli ha comunicato che l’assicurato
era stato sottoposto a una nuova valutazione psichiatrica da parte del dr. med.
__________, che lo aveva valutato abile in misura completa dal 16 agosto 2011.

 

Nel suo rapporto finale dell’8 agosto 2011 (doc. 23) il dr. med. __________
si è basato sui rapporti allestiti dal dr. med. __________ quale medico
fiduciario dell’assicuratore malattia a seguito delle visite del 22 luglio 2010
(recte: 2009) (doc. 4 dell’incarto Cassa malati) e del 4 gennaio 2011 (doc.
21 dell’incarto Cassa malati), così come sul parere del dr. med. __________, che
ha visitato l’interessato il 20 luglio 2011 (doc. 26 dell’incarto di Cassa
malati) anch’egli quale psichiatra di fiducia dell’assicuratore malattia. Il
medico SMR ha riprodotto degli stralci delle loro opinioni specialistiche e ha elencato
l’alternarsi dei periodi di inabilità lavorativa dal 14 ottobre 2008 in poi,
fino a concludere che dal 15 agosto 2011 l’assicurato era abile totalmente in
qualsiasi attività. Infine, egli ha posto la diagnosi di sindrome mista
ansioso-depressiva (ICD-10: F41.2) e ha concluso che la prognosi era favorevole.

 

Il 24 aprile 2012 (doc. 47) il collega dr. med. __________, FMH
medicina interna, nel suo rapporto finale SMR si è pronunciato dopo
l’emanazione del progetto di decisione del 19 agosto 2011, in cui
all’assicurato non era stata attribuita alcuna rendita a causa della domanda
tardiva, sebbene dall’ottobre 2009 al luglio 2010 gli fosse stato riconosciuto
un grado di invalidità del 100%.

Oltre alla rottura parziale del menisco e del legamento crociato
anteriore del ginocchio sinistro, quale diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa il medico SMR ha indicato una sindrome mista ansioso-depressiva
(ICD-10: F41.2) in remissione, patologie che hanno comportato degli ulteriori
periodi di inabilità lavorativa in qualsiasi attività dal 4 luglio 2011 all’11
febbraio 2012, quando è stato chiuso il caso per il ginocchio.

 

Sulla scorta di queste informazioni, l’Ufficio AI ha emanato
dapprima un progetto di decisione il 13 giugno 2012 (doc. 51), che annullava e
sostituiva il precedente, poi una decisione il 1° novembre 2012 (doc. 58), con
cui ha attribuito all’assicurato una rendita intera temporanea dal 1° ottobre
2009 al 29 febbraio 2012, ma con versamento dal 1° agosto 2011 stante la
domanda di prestazioni del 21 febbraio 2011 (art. 29 cpv. 1 LAI).

 

Dall’incarto penale visionato il 28 dicembre 2015 la giurista
dell’Ufficio AI ha estrapolato i seguenti documenti, che le sono stati subito
trasmessi dal Ministero pubblico (doc. 60): la denuncia penale del 18 novembre
2013 dell’assicuratore malattia per sospetta frode nell’annuncio dei casi di
malattia e infortunio, lo scritto del 15 gennaio 2014 della Cassa di
compensazione professionale che indica che per gli anni 2009-2011 l’assicurato
ha dichiarato di non avere avuto personale, lo scritto del 3 febbraio 2014
dell’assicuratore malattia inerente il conteggio delle indennità di malattia
versate all’assicurato e alla mamma, il rapporto di trasmissione degli
inquirenti penali del Servizio reati economici e finanziari dell’11 giugno
2014, il verbale di interrogatorio del 9 aprile 2014 della mamma
dell’assicurato, il verbale del 16 maggio 2014 dell’interessato, i verbali di
quattro testimoni del 24 e 25 novembre 2015 e del 1° dicembre 2015, la
citazione dell’imputato del 23 dicembre 2015 per ipotesi di reato di truffa,
falsità in documenti, infrazione alla LAVS e alla LADI e il verbale
dell’imputato del 20 gennaio 2016.

 

L’amministrazione ha quindi interpellato il Servizio Medico
Regionale per sapere “se le informazioni acquisite sono idonee a modificare
le inabilità lavorative sancite nei rapporti SMR 24.04.2012 e 9.08.2011.”.

Pertanto, “Si prega in particolare di indicare
espressamente la compatibilità tra l’attività lavorativa registrata in sede
penale (dichiarazioni rese nei due interrogatori dall’assicurato) e le
affezioni con influsso sulla CL che hanno giustificato il conferimento della
rendita intera limitata.”.

 

Il 29 febbraio 2016 (doc. 61) il dr. med. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, ha così risposto:

 

" Ho preso
attenta visione dell’incarto medico e della documentazione penale: Dal lato
medico-psichiatrico emerge quanto segue:

 

1.   L’assicurato
è stato a beneficio di una presa a carico psichiatrica e medicamentosa molto
blanda, quest’ultima limitata all’assunzione per un periodo limitato di un
sonnifero e di un fitofarmaco.

2.   Non vi è
alcuna evidenza che l’assicurato abbia mai sofferto di un disturbo psichiatrico
maggiore.

3.   In
particolare, come emerge dalle valutazioni fiduciarie del Dr. __________, non
sono mai stati oggettivati segni o sintomi di disturbo post-traumatico da
stress sia in relazione all’incidente sia, in seguito, quando vi sarebbe stata
una colluttazione tra l’assicurato e un avventore ubriaco sul posto di lavoro.

4.   L’assicurato
appare essere sempre stato consapevole che l’incidente mortale sia stato di sua
esclusiva responsabilità, egli ha continuato ad esercitare la sua attività
abituale ed ha avuto in seguito altre relazioni sentimentali.

5.   Emergono
molteplici contraddizioni e divergenze sia anamnestiche sia di vita quotidiana
tra la documentazione medico-psichiatrica e gli interrogatori esperiti in sede
penale: non solo l’assicurato risulta essere di fatto il factotum dell’albergo,
in grado di gestire l’attività nonostante difficoltà oggettive sia di tipo
economico-logistico sia di tipo famigliare, con l’uscita di scena del 2° marito
della madre. Proprio questo particolare fa emergere una divergenza profonda tra
l’anamnesi raccolta dal Dr. __________ nel 2009 e gli interrogatori penali: là
l’assicurato si dichiarava figlio di ragazza madre e di non avere mai
conosciuto il padre, in sede penale non emerge nulla di particolare, la madre
avrebbe divorziato dal padre dell’assicurato quando lui aveva 5 anni.

 

In conclusione, non emerge dalla documentazione medica alcuna
indicazione che l’assicurato abbia mai sofferto di un disturbo psichiatrico
maggiore. Sintomi lievi di ansia e depressione, nessuno d’intensità tale da
giustificare una diagnosi se considerati singolarmente, non rendono verosimile
alcun periodo d’inabilità lavorativa in qualsiasi periodo di tempo per motivi
psichiatrici.

Anche la causalità tra l’incidente è opinabile: infatti, egli ha
da un lato continuato regolarmente la sua attività, si è poi legato
sentimentalmente ad un’altra persona, è preoccupato per le conseguenze di una
condanna per un fatto di cui è completamente consapevole e di cui sembra non
provare rimorso, elementi estranei ad un’indagine medica ed appartenenti ad
aspetti etici e morali non di pertinenza medica.”.

 

                               2.5.   Il TCA evidenzia che per
potere stendere il suo rapporto del 29 febbraio 2016 lo psichiatra dottor __________
ha esaminato l’incarto medico presente agli atti dell’Ufficio AI e quindi anche
i vari rapporti medici acquisiti dall’assicuratore malattia sia presso i medici
curanti dell’assicurato sia presso gli specialisti che ha appositamente
nominato per valutare lo stato di salute dell’interessato (cfr. l’incarto della
Cassa malati). Il medico SMR ha inoltre preso atto della documentazione penale
richiamata dall’Ufficio AI a fine dicembre 2015 (cfr. incarto AI/Sezione LFA).

 

Il ricorrente ha contestato la validità di questa valutazione, lamentandosi
che spettava al dr. med. __________ attivarsi per avere un’opinione recente
della psichiatra curante sulle sue condizioni di salute dal 2009 al 2012,
altrimenti il parere retrospettivo, così come rilasciato il 29 febbraio 2016,
non avrebbe alcuna valenza.

Anche lo stesso Ufficio AI avrebbe dovuto esigere dalla dr.ssa __________
che allestisse un rapporto medico.

 

A questo proposito occorre evidenziare che in virtù della regola
secondo cui il principio inquisitorio che regge la procedura davanti al
Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato, ma trova il suo correlato
nell'obbligo delle parti di collaborare, quest'obbligo non può tradursi in una
mera contestazione della presa di posizione di controparte senza addurre degli
elementi oggettivi - segnatamente di natura medica - a sostegno delle proprie
argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria
rispettivamente all'amministrazione l'onere di determinare le condizioni di
salute dell’assicurato attuando un nuovo esame medico rispettivamente
richiamando dei referti medici - magari addirittura in possesso
dell’interessato medesimo -, quando alla base della lamentela del ricorrente vi
sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo riguardo ad un presunto
peggioramento del suo stato di salute (STCA 32.2017.57 del 19 ottobre 2017;
STCA 32.2017.6 del 4 luglio 2017; STCA 32.2016.108 del 2 maggio 2017; STCA
32.2016.45 del 10 marzo 2017; STCA 32.2015.120 del 2 agosto 2016; STCA
32.2015.76 dell’8 marzo 2016; STCA 32.2015.69 del 19 febbraio 2016; STCA
32.2014.187 del 22 settembre 2015; STCA 32.2014.125 dell’8 luglio 2015; STCA
32.2014.16 del 18 giugno 2014; STCA 32.2012.315 del 30 settembre 2013; STCA
32.2012.299 del 10 settembre 2013; STCA 32.2012.243 del 27 maggio 2013; STCA 36.2012.67
dell'11 febbraio 2013 confermata dalla STF 9C_185/2013 del 17 aprile 2013; STCA
32.2008.206 del 15 giugno 2009; STCA 32.2008.178 del 10 giugno 2009; STCA
32.2007.207 del 9 giugno 2008).

 

L'insorgente, limitandosi a chiedere nelle sue osservazioni del 31
maggio 2016 (doc. 70) al progetto di decisione del 16 marzo 2016 che
l’amministrazione “prenda atto delle risultanze mediche che verranno
prodotte nei prossimi giorni”, senza però darvi seguito, è in effetti
venuto meno al suo obbligo di comprovare le sue allegazioni.

Il TCA riconosce che più volte, nell’estate 2016, l’assicurato ha
sollecitato la specialista ad esprimersi sulle sue condizioni di salute, senza
tuttavia ottenere alcun risultato.

È anche vero che perfino il Ministero pubblico il 26 settembre
2016 (doc. 78) ha interpellato la dr.ssa __________ facendo presente come
l’interessato le avesse più volte richiesto una ricapitolazione della sua
inabilità lavorativa dal 2007 al 2012 senza avere mai ricevuto risposta, ma
anche l’autorità penale non ha ottenuto alcun riscontro dall’esperta.

 

Ciò nonostante, secondo la scrivente Corte non v’è motivo di
modificare le conclusioni tratte dall’SMR, visto che pareri medici contrari non
ne sono stati comunque mai prodotti.

In effetti, non solo con le osservazioni al progetto di decisione
malgrado quanto preannunciato dall’assicurato stesso e le varie proroghe
concessegli dall’Ufficio AI tra luglio e settembre 2016, ma anche con il
ricorso, l’insorgente non ha apportato alcun certificato medico in grado di
smentire la posizione del medico SMR.

Neppure nelle more procedurali - ossia ben un anno dopo il
preannuncio dell’imminenza di questo parere – egli ha prodotto alcunché, visto
che nessun nuovo mezzo di prova è stato inviato al TCA. E ciò nemmeno a tutt’oggi.

 

In effetti, con il suo memoriale ricorsuale l’assicurato si è
limitato a contestare la valutazione e l’agire dell’Ufficio assicurazione invalidità,
che non avrebbe sufficientemente vagliato le sue condizioni. Tuttavia, egli non
ha saputo comprovare le sue lamentele di uno stato di salute peggiore rispetto
a quello stabilito nel febbraio 2016 dall’SMR, visto che successivamente ai
rapporti degli psichiatri fiduciari sentiti dall’assicuratore malattia non è
stata prodotta altra documentazione medica atta ad oggettivare clinicamente uno
stato di inabilità lavorativa.

 

Ad ogni buon conto, la scrivente Corte evidenzia che sulla scorta
sia degli atti medici sia di quelli penali, il dr. med. __________ ha potuto comunque
farsi un’idea completa delle condizioni di salute del ricorrente, senza
ritenere necessario contattare la dr.ssa med. __________.

D’altronde, i certificati della psichiatra curante erano già stati
presi in considerazione non solo dal dr. med. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia, che ha valutato l’assicurato il 22 luglio 2009 e il 4 gennaio 2011
per conto dell’assicuratore malattia così come il collega dr. med. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, che l’ha visitato il 20 luglio 2011, ma anche
dallo stesso dottor __________, sia indirettamente con la conoscenza dei
rapporti medici fiduciari dei colleghi sia personalmente essendo nell’incarto fornitogli
dall’Ufficio AI.

 

Peraltro, come risulta dai suoi pareri, il dr. __________ ha più
volte preso contatto telefonico con la psichiatra dell’assicurato (docc. 4, 8 e
15), perciò anche il dr. __________, a sua volta, era ampiamente informato
sulla situazione clinica del ricorrente e sulle possibilità di ripresa
dell’attività lavorativa. E queste informazioni gli sono servite, a complemento,
per porre la propria diagnosi e le proprie valutazioni in occasione delle sue due
consultazioni fiduciarie.

 

Rilevato quindi che il primo psichiatra di fiducia
dell’assicuratore malattia ha avuto modo di esaminare l’insorgente sia di
persona sia per il tramite della specialista curante acquisendo delle informazioni
proprio nel periodo in discussione (anni 2009 e 2010), d’avviso di questo
Tribunale il dr. med. __________ era più che legittimato a basarsi sul parere
del collega dr. med. __________ – e così pure anche del dr. med. __________ - senza
necessità di interpellare a sua volta, nel febbraio 2016, e quindi a quattro
anni di distanza dall’interruzione del versamento della rendita di invalidità
(da agosto 2011 a febbraio 2012), la dr.ssa __________.

 

Va inoltre osservato che negli atti dell’amministrazione risultano
numerosi annunci di malattie e di infortuni avuti dal ricorrente, con i
relativi certificati medici, dai quali il medico del Servizio Medico Regionale
ha potuto ulteriormente farsi un quadro più completo, dal profilo psichico,
delle sue reali condizioni di salute negli anni in discussione, ossia dal 2009
al 2012 (cfr. incarto Cassa malati e incarto AI/Sezione LFA).

 

Alla luce di ciò, il TCA non può che confermare lo stato di salute
del ricorrente così come valutato dal dr. med. __________ il 29 febbraio 2016
sulla base di tutti gli atti medici - ma non solo - a sua disposizione. Un
referto retrospettivo della sua psichiatra non lo soccorrerebbe comunque nella
sua tesi.

Pertanto, la censura di una superficiale valutazione medica effettuata
dall’Ufficio AI deve essere respinta.

 

                               2.6.   Al fine di evitare che il TCA
si soffermi sugli elementi di fatto e di diritto emersi finora dalla procedura
penale in corso, che egli ritiene insufficienti, il ricorrente ha
chiesto di sospendere la procedura fino all’ottenimento di una sentenza
penale di primo grado.

 

Come ha ricordato il Tribunale federale nella
recente sentenza 8C_392/2017 del 26 ottobre 2017, in presenza di una sentenza
penale (passata in giudicato) il giudice delle assicurazioni sociali non è
vincolato né dalle disposizioni penali violate né tantomeno dagli accertamenti
e dall'apprezzamento del giudice penale riguardanti il giudizio sulla colpa. Il
giudice delle assicurazioni sociali si scosta dagli accertamenti effettuati
solamente se i fatti e la loro sussunzione giuridica non risultano convincenti
o se si fondano su principi, i quali trovano applicazione solo nel diritto
penale o non sono rilevanti nel diritto delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 237 consid. 6a pag. 242; sentenze
8C_405/2016 del 18 agosto 2016 consid. 2, 9C_785/2010 del 10 giugno 2011
consid. 7.2.1, 8C_420/2016 del 27 ottobre 2016 consid. 2.4; 8C_19/2008 del 3
luglio 2008 consid. 2). Per contro, se non esiste una sentenza penale il
giudice delle assicurazioni sociali deve esaminare pregiudizialmente anche la
fattispecie penale (DTF 129 V 354 consid.
3.2).

 

Considerato in concreto che la procedura penale è attualmente
ancora pendente, per la valutazione pregiudiziale il TCA ritiene di potersi
basare sulla situazione clinica e di fatto che, come esposto al considerando
precedente, è stata compiutamente ponderata dal dr. med. __________ nella sua
valutazione del 29 febbraio 2016.

La consapevolezza e la volontà del ricorrente ad
avere notificato delle inabilità lavorative inveritiere sono state
implicitamente accertate dalla valutazione del medico SMR sulla base di tutti
gli atti che l’amministrazione ha raccolto, siano essi di carattere medico sia
di altro genere, come i verbali di interrogatorio del ricorrente e dei
testimoni, le numerose notifiche di malattie e di infortuni all’assicuratore
per perdita di guadagno, come pure i referti degli altri specialisti che si
sono occupati delle sue condizioni di salute.

Dal quadro che ne è scaturito il medico SMR ha infatti
concluso nel 2016 che i sintomi lievi di ansia e di depressione, nessuno di
intensità tale da giustificare una diagnosi se considerati singolarmente, non
rendevano verosimile dei periodi di inabilità lavorativa in qualsiasi periodo
di tempo per motivi psichiatrici.

 

In questo senso, potendo affidarsi alle conclusioni
tratte dal dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia,
la richiesta dell’assicurato di sospensione va disattesa.

 

Allo stesso modo deve essere rifiutata la richiesta
di richiamo dell’intero incarto penale allestito dal Ministero Pubblico.

Da un lato, poiché, in quanto tale, essa è generica,
non specificando quali documenti sarebbero necessari per la controversia
assicurativa.

D’altro lato, perché comunque tale documentazione
risulta irrilevante ai fini della vertenza in esame. Come visto, infatti, la
documentazione a disposizione del TCA è chiara e sufficiente per l'evasione
della presente fattispecie, senza che si renda quindi necessario l'esperimento
di ulteriori accertamenti, segnatamente il richiamo generico di documentazione
raccolta dal Procuratore pubblico incaricato.

 

Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad
assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39
n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120
Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere
non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile
dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V
344 consid. 3c).

 

                              2.7.   Stanti le considerazioni
esposte, si deve concludere che, nel caso di specie, dall’esame degli atti
inerenti al procedimento penale aperto nei confronti dell’assicurato per titolo
di truffa, falsità in documenti e infrazione alla LAI e alla LADI, l’Ufficio AI
è venuto a conoscenza di nuovi fatti e nuovi mezzi di prova tali che, secondo
il parere del Servizio Medico Regionale, dal 2009 non era più giustificata un’incapacità
lavorativa per motivi psichici e, conseguentemente, neppure l’attribuzione di
una rendita AI non essendovi (più) una perdita di guadagno.

Tali nuove circostanze giustificano a buon diritto una revisione
della decisione del 1° novembre 2012.

 

Alla luce di questi nuovi elementi, la rendita di invalidità che l’amministrazione
ha riconosciuto al ricorrente dall’ottobre 2009, ma che gli ha versato per 7
mesi (dall’agosto 2011 al febbraio 2012), si è rivelata di conseguenza essere
non dovuta.

 

Ne discende che è a giusta ragione che l’amministrazione ha riconsiderato
il provvedimento amministrativo emanato il 1° novembre 2012, essendo
manifestamente errato e la sua modifica rivestendo d’altro canto un’importanza
notevole, poiché ha per oggetto una prestazione periodica (DTF 119 V 475
consid. 1c; STF 9C_795/ 2009 del 21 giugno 2010, consid. 2.3), seppur limitata
nel tempo.

Infatti, alla luce della scoperta che, in realtà, dal gennaio 2009
l’assicurato non presentava un’incapacità lavorativa per motivi psichici, la
precedente decisione di attribuzione di una rendita si è rivelata essere errata.

Di conseguenza, con la decisione del 29 marzo 2017 la richiesta di
restituzione delle rendite di invalidità versate indebitamente all'insorgente è
quindi in sé formalmente giustificata.

 

All’amministrazione è infatti sempre dato il diritto, come
esposto, di rivedere e riconsiderare una decisione qualora vi siano nuovi fatti
e/o mezzi di prova e/o laddove la decisione appaia manifestamente errata e la
sua correzione rivesta una notevole importanza (art. 53 LPGA).

 

Occorre dunque ora verificare la correttezza, dal profilo
giuridico, del principio della restituzione preteso dall’Ufficio AI.

 

                               2.8.   L’amministrazione si è
accorta dell’errore nel versamento dell’importo della rendita di invalidità di
spettanza del ricorrente non prima del 29 febbraio 2016, ossia dopo che ha
preso atto del parere del dr. med. __________, specialista FMH psichiatria e
psicoterapia, appositamente interpellato per una valutazione retroattiva dello
stato di salute dell’assicurato da eseguire sulla scorta dei nuovi elementi emersi
dall’incarto penale.

 

Ne segue che il termine di un anno ex art. 25 cpv. 2 LPGA entro il
quale l’Ufficio AI aveva il diritto di esigere la restituzione delle
prestazioni è salvaguardato, estinguendosi infatti dopo un anno da quando l’amministrazione
è venuta a conoscenza del fatto.

Va qui evidenziato che in ambito di assicurazione invalidità questo
termine perentorio è salvaguardato di regola già con la resa del progetto di
decisione (DTF 133 V 579; STF 9C_663/ 2014 del 23 aprile 2015; STF 9C_886/2011
e 9C_899/2011 del 29 giugno 2012), quindi il 16 marzo 2016 e non con la
decisione del 29 marzo 2017.

 

Ritenuto poi che la richiesta di restituzione concerne il periodo
dal 1° agosto 2011 al 29 febbraio 2012, anche il termine relativo di 5 anni (art.
25 cpv. 2 LPGA), che costituisce anch’esso un termine di perenzione (DTF 133 V
579 consid. 4.1), è rispettato.

 

Non va comunque dimenticata la possibilità per l’Ufficio AI di adottare il termine più lungo di quello dell’art. 25 cpv. 2 seconda
frase LPGA, poiché il suo credito deriva da un atto punibile per il
quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo (per il reato penale della truffa previsto all’art. 146 CP, il termine
di prescrizione è di 15 anni ex art. 97 cpv. 1 lett. b CP se la pena
massima comminata è una pena detentiva superiore a tre anni, mentre è di 10 anni ex art. 97 cpv. 1 lett. c CP se la pena massima comminata è una pena detentiva di tre anni).

 

                               2.9.   L’Ufficio AI ha stabilito in
Fr. 8'120.- l’importo complessivo da restituire, non contestato in sé dal
ricorrente.

Questa somma corrisponde a sette mensilità di Fr. 1'160.- l’una,
che si riferiscono ai mesi da agosto 2011 a febbraio 2012.

 

Tuttavia, dalla decisione stessa di attribuzione di una rendita
intera limitata nel tempo, datata 1° novembre 2012, risulta che quasi l’intero
ammontare riconosciuto all’assicurato è stato versato all’assicuratore malattia
per perdita di guadagno a titolo di compensazione (Fr. 7'385,35), mentre al
ricorrente medesimo è stato (soltanto) corrisposto l’importo di Fr. 734,65
(doc. 58).

 

La somma oggetto di restituzione deve dunque essere corretta (STF 8C_392/2017
del 26 ottobre 2017 consid. 8.2, destinata alla pubblicazione) e, per questo
motivo, la decisione impugnata non può di conseguenza essere integralmente
confermata.

 

                             2.10.   Da quanto precede discende che
il ricorso va parzialmente accolto nel senso delle considerazioni esposte e la
decisione riformata, nel senso che il ricorrente deve restituire la somma di
Fr. 734,65 a titolo di rendite di invalidità indebitamente ricevute dal 1°
agosto 2011 al 29 febbrai 2012.

 

                             2.11.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

 

L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).

Visto l'esito della vertenza, le spese vanno suddivise fra
l’insorgente (Fr. 350.-) e l’Ufficio AI (Fr. 150.-).

 

Parzialmente vincente in causa e patrocinato da un legale, al
ricorrente vanno infine attribuite delle ripetibili parziali.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente accolto nel senso delle considerazioni esposte. Di conseguenza,
la decisione impugnata è modificata come segue:

 

" 2. RI 1 è
tenuto a rimborsare l’importo di Fr. 734,65 relativo alle rendite di invalidità
indebitamente percepite dal 1° agosto 2011 al 29 febbraio 2012.”.

 

                                   2.   Le spese vanno poste a
carico del ricorrente nella misura di  Fr. 350.- e dell’Ufficio AI per la
restante parte di Fr. 150.-.

L’amministrazione verserà all’insorgente l’importo di Fr. 1'000.-
a titolo di ripetibili ridotte (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. 

                                         Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti