# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4acdca99-5f1e-5709-80d2-489ae4c7f718
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.05.2017 52.2016.237
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2016-237_2017-05-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2016.237

   

  	
  Lugano

  3 maggio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Marco Lucchini, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Thierry
  Romanzini

  

 

 

statuendo
sul ricorso 2 maggio 2016 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

  patrocinato
  da PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 15 marzo 2016 (n. 1148) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 12 ottobre 2015
  del Dipartimento delle istituzioni, Sezione della popolazione, in materia di
  rifiuto di rilascio di un permesso di dimora UE/AELS;

  

 

 

ritenuto,                      in
fatto

 

                            A.  Il 13 marzo 2015 il cittadino
italiano RI 1 (1969), residente a __________ (prov. di __________), ha chiesto all'autorità
competente in materia di diritto degli stranieri il rilascio di un permesso di
dimora B UE/AELS per svolgere un'attività dipendente nel nostro Paese in
qualità di direttore della __________ Sagl di __________, di cui è socio unico
e gerente, con una retribuzione netta di fr. 5'000.– mensili. Egli ha prodotto il contratto di locazione per un
appartamento di 1½ locali a __________ con una pigione di fr. 700.– mensili,
oltre alle spese accessorie, precisando che sua moglie i suoi tre figli avrebbero
continuato a risiedere in Italia. Ha inoltre dichiarato di avere a
carico delle condanne nel suo Paese di
origine per dei reati fiscali legati all'IVA.

 

 

                            B.  Il
12 ottobre 2015, dopo avergli dato la possibilità di esprimersi al riguardo, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di non rilasciargli un
permesso di dimora B UE/AELS.

L'autorità ha indicato che il centro principale degli
interessi personali di RI 1 sarebbe restato in Italia, visto che i suoi
famigliari avrebbero continuato a viverci, e che la sua presenza in Svizzera era
volta unicamente a svolgere un'attività lavorativa. Gli ha quindi
fissato un termine fino al 12 dicembre successivo per lasciare la
Svizzera. La decisione è stata resa sulla base degli art. 6 dell'Allegato I
all'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone del 21
giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), 24 dell'ordinanza sull'introduzione della
libera circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203), 61
della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr;
RS 142.20) e 79 dell'ordinanza sull'ammissione, il soggiorno e l'attività
lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201).

 

 

                            C.  Con
giudizio 15 marzo 2016 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta
risoluzione dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta
da RI 1.

In sostanza, il Governo ha ritenuto che vi fossero gli
estremi per non concedergli il permesso di dimora in virtù dei motivi addotti
dal Dipartimento.

 

 

 

                            D. Contro la predetta pronunzia
governativa, il soccombente si aggrava ora
davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento
e postulando il rilascio di un permesso di dimora UE/AELS.

Il ricorrente ritiene di adempiere tutti i requisiti dal
profilo dell'ALC per ottenere l'autorizzazione di soggiorno richiesta, in
quanto dispone di un regolare contratto di lavoro e di un appartamento
confacente. Inoltre sostiene che per ottenere un permesso di dimora, il
cittadino di uno Stato facente parte all'accordo sulla libera circolazione
delle persone, sposato e con figli, non necessariamente deve entrare in
Svizzera unitamente alla propria famiglia per ottenere siffatto permesso: in
altre parole, deve poter trasferirsi in un primo momento da solo, e poi farsi
raggiungere dalla famiglia.

Afferma che sua moglie, la quale lavora anch'essa presso la
sua ditta dal gennaio 2016, lo raggiungerà in ogni caso in Svizzera con la
prole al termine dell'anno scolastico.

 

 

                            E.  All'accoglimento
dell'impugnativa si oppongono sia il
Dipartimento che il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni
al riguardo.

 

 

                             F.  In fase di replica l'insorgente indica che nel frattempo sua
moglie ha chiesto il rilascio di un permesso di dimora per raggiungerlo in
Svizzera con i figli e che hanno stipulato un contratto di locazione per un
appartamento a __________ adibito ad ospitare tutta la famiglia.

Nella duplica il
Dipartimento si riconferma nelle proprie posizioni, mentre il Governo è rimasto
silente.

 

 

Considerato,               in
diritto

 

                             1.  La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire nel merito
della presente vertenza è data dall'art. 9 cpv. 2 della legge di applicazione
alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998
(LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della
legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL 3.3.1.1) e presentato da una persona
senz'altro legittimata a ricorrere (art.  65
cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla
base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).

 

 

                             2.  2.1. L'accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i
suoi Stati membri, sulla libera circolazione delle persone (ALC), direttamente
applicabile, si rivolge ai cittadini elvetici e a quelli degli Stati facenti
parte della Comunità (ora: Unione) europea e disciplina il loro diritto
di entrare, soggiornare, accedere a delle attività economiche e offrire la
prestazione di servizi negli Stati contraenti (art. 1 ALC), stabilendo norme
che, in linea di principio, derogano alle disposizioni di diritto interno.

In concreto, l'insorgente essendo cittadino italiano e titolare
di un documento di legittimazione valido (v. carta d'identità, agli atti), può
prevalersi in linea di principio del menzionato accordo bilaterale bilaterale
per svolgere un'attività lucrativa dipendente in Svizzera.

 

2.2. La legge federale
sugli stranieri si applica ai cittadini comunitari soltanto se il menzionato
accordo bilaterale non contiene disposizioni derogatorie o se non prevede
disposizioni più favorevoli (cfr. art. 12 ALC; 2 cpv. 2 LStr). Dato che l'accordo
in parola non può legittimare misure più incisive di quelle previste dal diritto
svizzero, occorre, di principio, verificare se la decisione impugnata si
giustifichi tanto dal profilo del menzionato trattato bilaterale che nell'ottica
del diritto interno.

Ritenuto però che non vi è alcuna norma della LStr che conferisca
all'insorgente un diritto a un permesso di dimora per svolgere un'attività
lucrativa in Svizzera, ne discende che la legislazione interna non prevede
disposizioni più favorevoli di quelle del menzionato accordo, di modo che la
presente vertenza va esaminata sotto il profilo dell'ALC.

 

 

                             3.  3.1. Giusta l'art. 6 cpv. 1 primo
periodo Allegato I ALC, il lavoratore dipendente cittadino di una parte
contraente che occupa un impiego di durata uguale o superiore a un anno al
servizio di un datore di lavoro dello Stato ospitante riceve una carta di
soggiorno della durata di almeno 5 anni a
decorrere dalla data del rilascio, automaticamente rinnovabile per almeno 5
anni.

 

3.2. L'art. 3 cpv. 1 Allegato I ALC prevede che i membri della
famiglia di un cittadino di una parte contraente avente un diritto di soggiorno
hanno a loro volta diritto di stabilirsi con esso (garanzia del diritto al
ricongiungimento familiare, cfr. art. 7 lett. d ALC). Secondo il capoverso 2 della
medesima norma, sono considerati membri della famiglia, qualunque sia la loro
cittadinanza, il coniuge e i loro discendenti minori di 21 anni o a carico (a);
gli ascendenti di tale lavoratore e del suo coniuge che siano a suo carico (b);
nel caso di studenti, il coniuge e i loro figli a carico (c).

 

3.3. L'art. 7 cpv. 1 Allegato I ALC precisa che il lavoratore
dipendente frontaliero è un cittadino di una parte contraente che ha la sua
residenza sul territorio di una parte contraente e che esercita un'attività
retribuita sul territorio dell'altra parte contraente e ritorna al luogo del
proprio domicilio di norma ogni giorno, o almeno una volta alla settimana.

 

 

                             4.  4.1. Come accennato in narrativa,
il 13 marzo 2015 RI 1 ha chiesto il rilascio di un permesso di dimora B UE/AELS
per svolgere un'attività dipendente nel nostro Paese in qualità di direttore della
__________ Sagl di __________, di cui è socio unico e gerente, precisando che
sua moglie i suoi tre figli avrebbero continuato a risiedere in Italia. Tale
richiesta è stata respinta mediante decisione 12
ottobre 2015 dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle
istituzioni, la quale ha ritenuto che il centro principale degli interessi personali
di RI 1 restasse in Italia, visto che i suoi famigliari continuavano a viverci,
e che la sua presenza in Svizzera fosse volta unicamente per svolgere
un'attività lavorativa.

Il 15 marzo 2016, il Consiglio di Stato ha confermato la predetta
risoluzione dipartimentale. Ha considerato che la richiesta e l'ottenimento di
un permesso di dimora in Svizzera comporta l'intenzione di risiedervi
stabilmente e dev'essere quindi accompagnata dal trasferimento del centro
principale degli interessi personali. Secondo l'Esecutivo cantonale, nel caso
di una persona coniugata con prole, di questo centro principale degli interessi
deve forzatamente far parte anche la famiglia, ciò che non era il caso nella
presente fattispecie, considerato pure che il ricorrente aveva preso in
locazione un appartamento di un locale e mezzo adibito a una persona. In assenza
di riscontri in merito a un trasferimento della famiglia in Svizzera, il
Governo ha quindi concluso che RI 1 poteva richiedere un permesso per
confinanti per svolgere la propria attività professionale nel nostro Paese.

 

4.2. Sennonché bisogna considerare che, in linea di principio,
il cittadino di una parte contraente all'ALC - come è il caso del qui
ricorrente in forza della sua nazionalità italiana - dispone di un diritto a
titolo originario a stabilirsi nel nostro Paese per esercitare un'attività
lucrativa dipendente, ottenendo a tale scopo un permesso di dimora UE/AELS (cfr.
art. 2 paragrafo 1 Allegato I ALC; STF 131 II 339, consid. 2).

Non vi è in effetti alcuna norma o principio
giurisprudenziale sgorgante dall'ALC che faccia dipendere il rilascio di
siffatta autorizzazione dalla situazione del richiedente dal profilo del suo
stato civile. L'art. 4 ALC dispone infatti che il diritto di soggiorno e di
accesso a un'attività economica è in linea di principio garantito. Tra le norme
dell'Allegato I cui l'art. 4 ALC rinvia, l'art. 9 prescrive che il lavoratore dipendente
riceve nel Paese ospitante, per quanto riguarda le condizioni di impiego e di
lavoro, lo stesso trattamento riservato ai cittadini nazionali. Tale
disposizione riprende a sua volta quanto già previsto dall'art. 2 ALC, norma
che sancisce in via generale il principio della parità di trattamento nella
forma negativa di un divieto di discriminazione diretta o indiretta (DTF 136 II 241 consid.
12; 130 I 26 consid. 3.2; Alvaro Borghi, La libre
circulation des personnes entre la Suisse et l'UE, Ginevra 2010, § 55 segg.).
Benché il diritto di soggiorno e di accesso ad un'attività economica previsto
dall'art. 4 ALC possa di principio essere sottoposto a condizioni, determinante
è che ciò non dia luogo a discriminazioni fondate direttamente sulla
nazionalità, oppure a forme di discriminazione dissimulata che, tramite
l'applicazione di altri criteri di distinzione, portano di fatto al medesimo
risultato (DTF 130 I 26, consid.
3.2.3, con numerosi rinvii alla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione
europea).

Non è quindi dato di vedere come a un cittadino che possa prevalersi
dell'ALC non debba essere rilasciato un permesso di dimora per il solo fatto
che il coniuge e i figli continuino a vivere all'estero. Tanto più che questo
non preclude all'autorità competente in materia di diritto degli stranieri di revocarglielo in ogni tempo sulla base degli art. 6 cpv. 5 Allegato I ALC
e 23 OLCP, qualora dovesse accertare che la persona interessata non risiede
in maniera stabile e continuativa nel nostro Paese, ma vi si reca soltanto per
lavoro trascorrendo la maggior parte del tempo libero all’estero dove vive il
resto della sua famiglia.

 

4.3. Nel caso di specie, la questione non necessita comunque
di essere ulteriormente approfondita. In effetti, a prescindere da quanto precede,
bisogna in ogni caso considerare che laddove le precedenti istanze hanno
giustificato il diniego del permesso di dimora a RI 1 per il fatto che i suoi
famigliari continuavano a vivere in Italia, tale motivo è ormai superato in
quanto dinnanzi al Tribunale il ricorrente ha
indicato che il 27 giugno 2016 la moglie __________ (1970) e i figli __________
(__________2004), __________ e __________ (nate entrambe il __________ 2007)
hanno presentato presso il Servizio regionale degli stranieri di __________ una
domanda volta al rilascio di un'autorizzazione di soggiorno allo scopo di ricongiungersi
con lui in Svizzera (doc. E-H) e che oltre a ciò egli ha prodotto il contratto
di locazione per un appartamento di 3 locali in via __________ a __________ con
una pigione mensile di fr. 1'000.–, oltre alle spese accessorie, a decorrere
dal luglio 2016 (doc. D: contratto di locazione 13.06.16).

 

 

                             5.  Alla luce di queste risultanze,
bisogna pertanto ritenere che le circostanze sono mutate rispetto a quando sono
state rese le decisioni delle due precedenti istanze di giudizio.

Dato però che il Dipartimento ha respinto la domanda di RI 1
unicamente per le ragioni precedentemente addotte senza verificare le altre
condizioni per il rilascio del permesso di dimora richiesto, e che il Consiglio
di Stato ha confermato il provvedimento con gli stessi motivi, al fine di
rispettare il doppio grado di giurisdizione si giustifica rinviare gli atti
direttamente alla Sezione della popolazione affinché si chini nuovamente sulla
causa e tratti nel contempo anche la domanda di ricongiungimento familiare
presentata da sua moglie __________ e
dai figli __________, __________ e __________. L'autorità dipartimentale dovrà verificare
in particolare se il ricorrente eserciti effettivamente un'attività durevole e
con una retribuzione adeguata, se non vi siano motivi di ordine pubblico che
possano impedire il rilascio dell'autorizzazione richiesta e se l'appartamento __________
sia confacente per ospitare l'intera famiglia.

 

 

                             6.  In esito alle considerazioni che
precedono, ne discende che il ricorso va accolto
senza ulteriore disamina, annullando la decisione dipartimentale impugnata e quella governativa che la tutela.

Gli atti sono quindi retrocessi direttamente alla Sezione
della popolazione, come indicato nel precedente considerando.

 

 

                             7.  Dato l'esito, si prescinde dal
prelievo di una tassa di giustizia e delle spese. Lo Stato del Cantone Ticino
deve però versare al ricorrente, in quanto assistito da un avvocato iscritto
nell'apposito registro, un'adeguata indennità a titolo di ripetibili per
entrambe le sedi (art. 49 cpv. 1 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                             1.  Il ricorso è accolto ai sensi dei
considerandi.

§.  Di conseguenza sono annullate:

1.1.  la risoluzione 15 marzo 2016 (n.
1148) del Consiglio di Stato;

1.2.  la decisione 12 ottobre 2015 (COM
412) del Dipartimento delle istituzioni, Sezione della popolazione.

 

 

2.  Gli
atti sono retrocessi alla Sezione della popolazione, affinché si chini nuovamente sulla richiesta del cittadino
italiano RI 1 (1969) di rilasciargli un
permesso di dimora B UE/AELS e tratti nel contempo la domanda di ricongiungimento familiare presentata
da sua moglie __________ (1970) e dai suoi figli __________ (2004), __________
(2007) e __________ (2007).

 

 

                             3.  Non si prelevano né tasse, né spese
di giustizia. La somma di fr. 1'500.-
versata dal ricorrente a titolo di anticipo gli viene restituita.

 

 

                             4.  Lo Stato del Cantone Ticino
rifonderà all'insorgente fr. 1'800.– a titolo di ripetibili per entrambe le
sedi.

 

 

5.  Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
  6.  Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                            Il vicecancelliere