# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 175dc2e5-969e-5f65-9288-20f0b621a322
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-12-09
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 09.12.2021 R 2020 113
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2020-113_2021-12-09.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 20 113 e R 20 115

5a Camera 

Presidenza Racioppi

Giudici Meisser e Audétat

Attuario Paganini

SENTENZA

del 9 dicembre 2021

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, 

B._____, 

patrocinati dall'avv. Ilario Bondolfi,

ricorrenti 1 (R 20 115)

e

C._____, 

D._____, 

patrocinati dall'avv. Fabrizio Keller, 

ricorrenti 2 (R 20 113)

contro

Comune di E._____, 

- 2 -

patrocinato dall'avv. Andrea Toschini,

convenuto

e

F._____ composta da: 

G._____ SA,

H._____,

I._____ SA,

J._____,

K._____ SA,

c/o L._____, 

patrocinata dall'avv. Michel Castelli,

convocata

concernente opposizione edilizia

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I. Ritenuto in fatto:

1. Il 21 febbraio 2020 la F._____ ha inoltrato al Comune di E._____ una 

domanda di costruzione corredata di un attestato di protezione fonica per 

la realizzazione di una centrale di betonaggio in diritto di superficie sul 

fondo n. M._____ di proprietà della K._____ SA a "N._____", in zona 

artigianale con piano di quartiere ("O._____"). Il fondo si trova nella zona 

cuscinetto nel settore avanzato della linea ferroviaria protetta 

dall'UNESCO.  

2. Nel corso dell'esposizione pubblica al Comune sono pervenute tre 

opposizioni al progetto: la prima da parte di P._____ e altri 70 

cointeressati, la seconda da parte di A._____ (la prima è proprietaria del 

fondo n. Q._____ su cui giace un E._____, e insieme essi sono proprietari 

del fondo n. R._____ nelle vicinanze del fondo di costruzione n. M._____) 

e B._____ (affittuario e gestore del E._____ sul fondo n. Q._____) nonché 

la terza da parte di C._____ e D._____ (proprietari rispettivamente del 

fondo n. S._____ e n. T._____, confinanti a quello di costruzione).  

3. Sul progetto si sono espressi in particolare l'Ufficio per la natura e 

l'ambiente dei Grigioni (UNA), che in quanto all'inquinamento atmosferico 

lo ha approvato con decisione del 5 maggio 2020 a determinante 

condizioni riguardo alle emissioni, nonché il Servizio archeologico dei 

Grigioni, che nell'e-mail del 26 ottobre 2020 dichiarava di non avere nulla 

da eccepire al progetto. 

4. Con decisioni del 27 ottobre 2020 il Consiglio comunale ha respinto le 

opposizioni e autorizzato l'installazione della centrale di betonaggio con 

riserva di particolari condizioni. La decisione dell'UNA del 5 maggio 2020 

e le condizioni ivi stabilite sono state dichiarate parte integrante della 

licenza edilizia. 

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5. Avverso queste decisioni A._____ nonché B._____ (qui di seguito: 

ricorrenti 1) come pure C._____ e D._____ (qui di seguito: ricorrenti 2) 

hanno inoltrato ricorso al Tribunale amministrativo rispettivamente il 4 

dicembre 2020 (procedura R 20 115) e il 7 dicembre 2020 (procedura R 

20 113), chiedendo l'annullamento delle decisioni impugnate e il rigetto 

definitivo della domanda di costruzione per la centrale di betonaggio 

nonché il conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso. I ricorrenti 2 

hanno inoltre chiesto in via subordinata che gli atti siano ritornati al 

Comune perché proceda in via preliminare al ripristino di legalità sul fondo 

n. M._____.  

6. Il 14 dicembre 2020 il Comune di E._____ (qui di seguito: convenuto) ha 

comunicato di non prendere posizione in merito al conferimento dell'effetto 

sospensivo ai ricorsi. 

7. Con decreti ordinatori del 16 dicembre 2020 il Giudice istruttore ha 

concesso l'effetto sospensivo ai ricorsi.

8. Con scritti del 13 gennaio 2021 la F._____ (qui di seguito: convocata) ha 

comunicato al Tribunale di non prendere parte alle procedure R 20 113 e 

R 20 115. 

9. Con prese di posizione del 2 febbraio 2021 il convenuto ha chiesto il rigetto 

dei ricorsi. In via formale, il convenuto ha domandato la congiunzione delle 

procedure di ricorso.  

10. Con decreti ordinatori del 4 febbraio 2021 il Giudice istruttore ha riunito le 

procedure R 20 113 e R 20 115.

11. Nel secondo scambio di scritti le parti si sono riconfermate nei loro petiti in 

entrambe le procedure.

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II. Considerando in diritto:

1.1. Impugnate sono le decisioni del convenuto del 27 ottobre 2020 con cui 

esso ha autorizzato a determinate condizioni l'installazione di una centrale 

di betonaggio sul fondo n. M._____ e ha respinto le relative opposizioni. 

Questo Tribunale è competente per giudicare i ricorsi contro queste 

decisioni comunali (cfr. art. 49 cpv. 1 lett. a della Legge sulla giustizia 

amministrativa [LGA; CSC 370.100]). La tempestività (art. 52 cpv. 1 LGA) 

nonché la forma (art. 38 LGA) dei ricorsi sono rispettate.

1.2. Il convenuto contesta la legittimazione dei ricorrenti 1. 

1.2.1. La legittimazione di un vicino è di regola ammessa quando il suo fondo si 

trova in un raggio di ca. 100 m dall'opera contestata. Oltre tale distanza il 

vicino deve rendere verosimile l'esistenza di un pregiudizio concreto (cfr. 

sentenza del Tribunale amministrativo [STA] R 19 39 del 5 gennaio 2021; 

DTF 140 II 214 consid. 2.3).

1.2.2. Sebbene il E._____ sul fondo n. Q._____ della ricorrente U._____ in "zona 

di E._____" disti nel punto più vicino all'incirca 180 m dall'impianto 

previsto, viste le possibili emissioni foniche e di polveri va affermata la 

legittimazione dei ricorrenti U._____ (proprietaria del E._____) e B._____ 

(affittuario e gestore del E._____). Per contro, va negata la legittimazione 

di V._____, che con la moglie U._____ è comproprietario del fondo n. 

R._____ distante oltre 290 m dall'impianto previsto, siccome non è 

ravvisabile alcun pregiudizio per questa particella inedificata in zona "altro 

territorio comunale".

1.3. I ricorrenti 2 sostengono che il soggetto giuridico non meglio precisato (la 

convocata F._____) a cui è stato rilasciato il permesso di costruzione non 

esisterebbe. Il convenuto avrebbe dovuto chiarire in termini giuridicamente 

vincolanti chi è responsabile per la realizzazione e per danni dell'impianto. 

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La decisione impugnata andrebbe annullata già per questo motivo. Questa 

censura è infondata. La domanda di costruzione è stata inoltrata da 

L._____ quale rappresentante della richiedente ossia la qui convocata 

F._____. Questa è (attualmente) una società semplice composta da 

cinque imprese edili (v. doc. 4 convenuto). Siccome una società semplice 

non ha capacità giuridica, tecnicamente sono i cinque soggetti giuridici che 

la compongono ad avere lo status di parte (per le ditte individuali si tratte 

delle relative persone fisiche). Tuttavia, visto che è accertato chi sono i 

soggetti giuridici e che finora ci si è riferiti alla società semplice quale parte 

convocata (e non ai suoi singoli soggetti), nel seguito si continuerà ad 

utilizzare il termine convocata (e non convocati). Irrilevante dal profilo del 

diritto pubblico formale è che nella dichiarazione d'intenti del 23 dicembre 

2019 allegata alla domanda di costruzione (doc. 3 convenuto) dette 

imprese inizialmente intendevano formare una società per azioni e che il 

traguardo prefissato era di costruire l'impianto in discussione entro la fine 

del 2020. Decisivo, come sottolineato dal convenuto, è che è stato chiarito 

chi sono i richiedenti. Sebbene i richiedenti non abbiano partecipato alla 

presente procedura di ricorso, essi – contrariamente all'argomentazione 

dei ricorrenti 2 – non hanno dichiarato di aver perso interesse alla licenza 

edilizia. 

1.4. Con le precisazioni di cui sopra si entra dunque nel merito dei ricorsi. 

2.1. Oggetto della presente lite è se il convenuto ha giustamente approvato la 

domanda di costruzione per la realizzazione di un impianto di betonaggio 

sul fondo n. M._____.

2.2. Non deve invece essere esaminata in questa sede la questione dell'attuale 

uso della particella n. M._____ e quindi il petito dei ricorrenti 2 di ripristino 

dello stato di legalità. I ricorrenti 2 avevano già presentato tale richiesta 

nell'opposizione del 2 giugno 2020 dinanzi al convenuto, in quanto a loro 

dire su detto fondo sarebbe stata creata una discarica di ogni tipo di rifiuto, 

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inerte e macchinario esausto. Il convenuto ha dato seguito a queste 

segnalazioni e con decreto del 27 ottobre 2020 (doc. 16 convenuto) ha 

avviato una procedura di multa e di ripristino nei confronti della proprietaria 

del fondo n. M._____. Il perseguimento e la sanzione di eventuali infrazioni 

avvenute sul fondo n. M._____ non possono essere trattati in questa sede. 

Per quanto i ricorrenti 2 sostengano inoltre che con la licenza edilizia si 

permetterebbe di nascondere ed evitare una bonifica di questa zona 

inquinata con oli, idrocarburi e materiali di demolizione apparentemente 

contenenti amianto, si osserva che queste allegazioni non sono 

comprovate. Il fatto che sul fondo in questione siano stati parcheggiati 

macchinari esausti non significa che ci siano state delle perdite di 

idrocarburi. La dimostrazione della demolizione di un masso con esplosivi 

(ripresa su video inoltrato dai ricorrenti 2) non impedisce altresì di 

autorizzare la costruzione dell'impianto di betonaggio. Tutte queste 

censure non ostacolano quindi il rilascio della licenza edilizia in 

discussione. Se dovessero esserci degli indizi concreti che il fondo n. 

M._____ è un sito contaminato a causa di inquinamento proveniente da 

depositi, questi se del caso andrebbero segnalati all'UNA a cui 

spetterebbe poi il compito di valutare se si tratta di un sito inquinato e se 

occorre avviare una procedura per l'iscrizione nel relativo catasto. 

2.3. Visto quanto sopra, è inconsistente l'accusa dei ricorrenti 2 di violazione 

del principio della buona fede da parte del convenuto, fondata sul fatto che 

viene rilasciata un'autorizzazione per un mappale sul quale vi sarebbe una 

manifesta violazione della Legge edilizia comunale (LE) aggravata dal 

proprietario. La procedura di ripristino (ancora pendente) dovuta alle 

violazioni riscontrate sulla particella di costruzione e il suo attuale uso da 

parte del proprietario non ostacolano infatti il rilascio di una licenza edilizia 

ai richiedenti della domanda di costruzione in oggetto. Non si può dunque 

accusare il convenuto di agire in mala fede. 

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2.4. Parimenti infondata è la censura dei ricorrenti 2 secondo cui l'entrata dalla 

strada di quartiere nell'area in diritto di superficie sul fondo di base non 

sarebbe sufficiente per un passo carrozzabile. Giusta l'art. 89 cpv. 3 

secondo periodo LPTC, se il committente non è proprietario del terreno 

necessario per l'urbanizzazione, la licenza edilizia viene rilasciata soltanto 

se i necessari diritti per l'urbanizzazione del progetto di costruzione sono 

dimostrati nella domanda di costruzione. Anche se nel caso di specie per 

giungere sull'area dell'impianto i veicoli dovranno effettivamente transitare 

in parte sulla superficie del fondo di base n. M._____ che non è in diritto 

di superficie, va notato che la proprietaria della particella n. M._____ è lei 

stessa una delle richiedenti del progetto in questione, per cui si può 

ritenere che l'accesso necessario all'area dell'impianto progettato sulla 

particella n. M._____ è sufficientemente garantito dal punto di vista del 

diritto edilizio. Dal momento poi che il proprietario del fondo di costruzione 

n. M._____ ha controfirmato la domanda di costruzione, è irrilevante il fatto 

eccepito dai ricorrenti 2 che non si sia (ancora) proceduto per atto pubblico 

alla costituzione del diritto di superficie su detto fondo.

3. I ricorrenti censurano una violazione delle linee guida per lo sviluppo del 

territorio nonché del patrimonio UNESCO. I ricorrenti 2 sostengono inoltre 

che nella revisione della pianificazione locale occorrerebbe tener conto 

dell'ISOS. Siccome la frazione vicina di Prada sarebbe iscritta 

nell'inventario ISOS come meritevole di protezione, non sarebbe escluso 

che con la revisione per la zona artigianale vi saranno delle norme più 

restrittive. Oltre a ciò, i ricorrenti 2 censurano una violazione della 

pianificazione regionale. 

3.1. Nel comune convenuto è attualmente in corso una revisione pianificatoria 

e su tutto il territorio comunale è in vigore una zona di pianificazione fino 

al 28 febbraio 2023. Giusta l'art. 21 cpv. 2 LPTC nella zona di 

pianificazione non può essere intrapreso nulla che possa ostacolare o 

contrastare la nuova pianificazione. In particolare progetti di costruzione 

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possono essere autorizzati, soltanto se non sono in contrasto né con le 

pianificazioni e prescrizioni passate in giudicato né con quelle nuove 

previste. Stando alla relativa pubblicazione del convenuto sul 

prolungamento della zona di pianificazione, lo scopo principale della zona 

di pianificazione in vigore è principalmente l'attuazione delle prescrizioni 

dell'art. 15 della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT; RS 

700) nonché del Piano direttore cantonale-Insediamento (PDC-I), e quindi 

di ridurre per quanto possibile le zone edificabili sovradimensionate. Qui 

di seguito si dovrà pertanto fondamentalmente esaminare se dalla 

revisione della pianificazione locale ci si deve aspettare un dezonamento 

o un cambiamento di destinazione della particella n. M._____ in zona 

artigianale. 

3.2. Le Linee guida per lo sviluppo territoriale, versione gennaio 2020, 

prevedono per la zona "N._____", in cui si trova la particella di costruzione, 

non solo il mantenimento della zona lavorativa risp. produttiva, ma 

addirittura il suo ampliamento con rilocazione di aree lavorative ora situate 

altrove (cfr. mappa a pag. 19). Il traguardo descritto poco più avanti a pag. 

22 sotto il capitolo "valorizzare i nuclei" e citato dai ricorrenti, di 

concentrare le aree industriali e artigianali a nord e a sud del Comune, 

deve dunque essere interpretato alla luce di questa mappa. A prescindere 

da ciò, come evidenziato dal convenuto la particella in questione 

costituisce una delle poche aree della zona artigianale "O._____" non 

ancora edificata, per la cui zona è già stato emanato un piano di quartiere. 

Detta zona è inoltre interamente urbanizzata. Pertanto, benché il futuro 

sviluppo possa portare alla concentrazione a nord e a sud del Comune 

delle zone di lavorazione, un dezonamento, un cambiamento di 

destinazione o delle restrizioni più severe per la particella in questione non 

appare realistica. Non si intravede dunque come l'edificazione prevista 

nella zona in discussione contrasti con gli obiettivi nelle Linee guida o 

avversi la nuova pianificazione.  

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3.3. L'area in qui si trova la particella di costruzione è inoltre ubicata nella zona 

cuscinetto UNESCO (Ferrovia retica nel paesaggio Albula/Y._____) del 

settore avanzato, tuttavia non in quella qualificata come sostengono i 

ricorrenti. Ciò è intravedibile dal Piano direttore cantonale, benché la carta 

del Piano direttore abbia una scala di rappresentazione abbastanza 

grande (1:50'000; nel senso che mostra un'area relativamente estesa). La 

zona cuscinetto nel settore avanzato, dove è ubicato il fondo in oggetto n. 

M._____, comprende in sostanza le parti degli insediamenti situati nelle 

vicinanze della zona nucleo (tracciato ferroviario con i relativi edifici e 

impianti) e che non sono caratterizzati dalle particolari qualità della zona 

nucleo qualificata. Si tratta di quartieri abitati edificati in tempi recenti, 

nonché piccole zone artigianali e industriali e le loro immediate vicinanze 

(cfr. Piano direttore cantonale, stato dicembre 2020, punto 8.1-8). Per 

questa zona, a differenza di quella qualificata, non è obbligatoria una 

consulenza architettonica (cfr. sentenza del Tribunale federale [STF] 

1C_131/2015 del 16 ottobre 2015 consid. 3.4). Dato che nemmeno il Piano 

direttore cantonale prevede una consulenza architettonica per questa 

zona, contrariamente a quanto asserito dai ricorrenti 1 non vi è dunque 

nessuna violazione del diritto nel fatto che non vi sia stata una consulenza 

in materia edilizia. Inoltre, non vi sono motivi per ritenere che con la nuova 

pianificazione locale per proteggere il patrimonio UNESCO vi sarà una 

regolamentazione più severa concernente anche il fondo in questione 

n. M._____, che si trova in una zona artigianale regolata con piano di 

quartiere, già urbanizzata e in gran parte edificata. 

3.4. Infondata è inoltre l'obiezione dei ricorrenti 2 secondo cui la 

considerazione dell'ISOS nella revisione della pianificazione locale 

potrebbe comportare un inasprimento della zona artigianale in questione. 

Non è infatti intravedibile in che modo l'ISOS protegga l'area in questione. 

A tal proposito i ricorrenti 2 rinviano erroneamente all'oggetto n. 0.0.24 del 

catalogo ISOS per la frazione di Prada che concerne l'insediamento 

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abitativo ("N._____") ma che non si estende alla zona artigianale in 

questione. 

3.5. Oltre a ciò, il fatto addotto dai ricorrenti che oltre 70 persone dell'abitato 

limitrofo hanno fatto opposizione al progetto in questione, non significa che 

in seguito alla loro probabile partecipazione nella procedura di revisione 

della pianificazione locale le future norme sulla zona artigianale in 

questione saranno più restrittive. 

3.6. I ricorrenti 2 sostengono inoltre che la pianificazione regionale ha incluso 

nel tema inerti anche quello degli impianti di produzione del calcestruzzo. 

Visto dunque che tale tema riguarderebbe la pianificazione regionale, non 

vi potrebbero essere delle autorizzazioni in zone artigianali che non sono 

incluse nel Piano direttore regionale. La licenza edilizia avrebbe dovuto 

essere rinviata sino a conclusione della procedura di pianificazione 

regionale. Questa censura è infondata. Per quanto rilevabile la 

pianificazione regionale è in fase di aggiornamento risp. modifica riguardo 

al tema estrazione, discariche e depositi di materiali. Ma non si ravvisano 

elementi (e nemmeno vengono addotti dai ricorrenti 2) per ritenere che la 

futura pianificazione regionale intenda escludere la realizzazione di 

centrali di betonaggio nelle zone artigianali. E nemmeno è dato dedurre 

dalla prossima realizzazione sul suolo del Comune di W._____ del "Centro 

inerti AJ.______ di X._____" con centrale di betonaggio che a livello di 

pianificazione regionale s'intenda rinunciare alla possibilità di costruire 

centrali per la produzione di calcestruzzo sul territorio del Comune di 

E._____ qui convenuto. È vero che, stando alla relativa documentazione 

sulla revisione parziale approvata dal popolo AL._____ nel 2020 della 

pianificazione locale per la zona "AJ.______ di X._____", detta centrale di 

calcestruzzo servirà al fabbisogno regionale e non solo comunale. 

Apparentemente questo nuovo centro inerti sul territorio del Comune di 

W._____ ha lo scopo di sostituire il punto di produzione attuale a AK._____ 

che chiuderà a fine anno 2021, e ciò in accordo con il Cantone e il Comune 

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di E._____. Tuttavia, per quanto intravedibile lo scopo principale di questo 

nuovo centro è la garanzia della fornitura degli inerti e aggregati per tutta 

la valle, mentre non si ravvisa l'intenzione del Comune di E._____ (né 

tantomeno della Regione Y._____) di concentrare la produzione di 

calcestruzzo esclusivamente in questo nuovo centro. Riassumendo, il 

progetto in esame non sembra ostacolare la futura pianificazione locale.

4. I ricorrenti 2 affermano che l'impianto di betonaggio previsto non è 

conforme alla zona artigianale.

4.1. In base all'art. 22 cpv. 2 lett. a LPT l'autorizzazione edilizia è rilasciata solo 

se gli edifici o gli impianti sono conformi alla funzione prevista per la zona 

d'utilizzazione. Giusta l'art. 27 cpv. 1 LPTC le zone edificabili possono 

essere suddivise in zone nucleo, zone centrali, zone villaggio, zone 

residenziali, zone per imprese di produzione ed imprese di servizio, zone 

miste per abitazioni e lavori, zone per edifici ed impianti pubblici, zone per 

infrastrutture turistiche, zone per spazi verdi, zone per impianti sportivi e 

per il tempo libero, zone alberghiere, zone di conservazione. I comuni 

possono stabilire ulteriori tipi di zone edificabili. Come giustamente ritenuto 

dal convenuto, la LPTC non regola le zone per le imprese di produzione e 

di servizio. L'emanazione delle rispettive zone rientra pertanto 

nell'autonomia dei Comuni (cfr. art. 26 cpv. 3 LPTC). L'ordinamento base 

del comune convenuto prevede delle zone artigianali e delle zone 

industriali/artigianali. Secondo l'art. 46 LE la zona artigianale è destinata 

alle aziende artigianali in genere e ai magazzini (cpv. 1). Il deposito di 

materiali d'estrazione, di scavo e di demolizione non è permesso (cpv. 2). 

Locali d'abitazione sono ammessi solo per il titolare dell'azienda come 

pure per il portinaio e il personale, la cui presenza permanente nell'azienda 

è indispensabile. Questa norma non è applicabile agli edifici esistenti 

destinati completamente ad abitazione (cpv. 3) [cpv. 4 omissis]. A 

differenza della zona artigianale, per la zona industriale/artigianale l'art. 47 

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LE prescrive che quest'ultima è destinata alle aziende di lavorazione e di 

produzione industriale o artigianale, nonché ai magazzini.

4.2.1. A mente dei ricorrenti 2, per la zona artigianale sarebbe chiara l'intenzione 

del legislatore comunale di impedire delle attività connesse con la 

lavorazione di materiali provocanti polveri e dei depositi di polveri nelle 

aree adiacenti. Ciò molto verosimilmente per permettere l'insediamento 

nelle zone artigianali anche di attività legate alla produzione di alimentari 

e per mantenere le zone artigianali a ridosso delle aree residenziali. Prova 

ne sarebbe la presenza di minimo tre attività di questa natura in zona 

artigianale (un caseificio, un pastificio e una ditta che produce erbe 

aromatiche e medicinali). Attività che producono polveri e, in particolare, 

polveri nocive di cemento non sarebbero compatibili con delle attività agro-

alimentari e creerebbero dei rischi di salute per le zone abitative limitrofe 

e per eventuali edifici abitativi che possono essere realizzati in zona 

artigianale a norma dell'art. 46 cpv. 3 LE. La LE inoltre non limiterebbe il 

deposito di materiali d'estrazione (quali il cemento, la sabbia e la ghiaia 

per il confezionamento del beton) al solo terreno, ma pure all'interno di 

silos o capannoni, siccome la limitazione avrebbe carattere generale. Se 

fosse stato chiaro sin dall'inizio che in zona artigianale sarebbero state 

autorizzate simili attività, i ricorrenti 2 avrebbero proposto opposizione alla 

pianificazione pretendendo una zona cuscinetto tra i loro fondi (case di 

abitazione primaria) e la zona artigianale. Come riconosciuto dal 

convenuto stesso nella licenza edilizia, l'attività in oggetto sarà generatrice 

di polveri nella produzione, nel trasporto e nello spostamento dei materiali 

sui nastri trasportatori. I vicini dovranno quindi attendersi immissioni di 

polveri, in parte nocive, per cui non si sarebbe nel campo della produzione 

artigianale. 

4.2.2. Il convenuto è invece essenzialmente del parere che il senso dato dai 

ricorrenti 2 all'art. 46 cpv. 2 LE sulla zona artigianale non troverebbe 

riscontro né nella lettera, né nell'interpretazione logica e sistematica. Con 

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riferimento in particolare alla definizione nel modello di legge edilizia e alla 

dottrina e giurisprudenza, il convenuto afferma che la produzione di beton 

prevista sarebbe chiaramente legata al fabbisogno del territorio comunale 

e non ad altri scopi come p.es. all'esportazione, per cui sarebbe da 

considerare un'attività artigianale anche per rapporto all'intensità di 

utilizzazione e al mercato di riferimento. Inoltre, lo scopo dell'art. 46 cpv. 2 

LE non sarebbe di proibire lo stoccaggio di materiali che servono a un 

processo produttivo se essi sono collocati all'interno di un edificio, quindi 

invisibili ai terzi e protetti dal vento come nel caso dell'impianto di 

betonaggio in esame, bensì evidentemente quello di vietare depositi a 

cielo aperto di materiale d'estrazione, di scavo e di demolizione, per motivi 

estetici e per le emissioni che essi possono provocare.

4.3.1. Il punto di partenza per l'interpretazione di una norma giuridica è il suo 

testo. Se il testo di una norma non appare completamente chiaro o si 

presta a diverse possibili interpretazioni, la sua portata viene determinata 

tenendo conto del suo testo (interpretazione letterale), dei lavori 

preparatori (interpretazione storica), dello scopo perseguito dal legislatore 

(interpretazione teleologica), nonché della relazione con altri disposti 

(interpretazione sistematica). Secondo la prassi del Tribunale federale, il 

tribunale non deve privilegiare nessuno di questi metodi, bensì ispirarsi 

pragmaticamente a un pluralismo interpretativo (cfr. STF 1C_132/2015 del 

16 agosto 2017 consid. 3.2; DTF 143 I 272 consid. 2.2.3).

4.3.2. L'autonomia comunale copre non solo la legislazione ma anche 

l'applicazione e l'interpretazione del diritto comunale autonomo. In caso di 

dubbio nell'interpretazione di una norma comunale, il Tribunale interviene 

pertanto soltanto in caso di abuso, eccesso o difetto del potere 

d'apprezzamento del comune; esso non può supplire all'interpretazione 

del comune con un'interpretazione che ritiene più opportuna (cfr. STA R 

20 29 del 24 giugno 2021 consid. 3.1 con rinvii, R 19 25 del 10 dicembre 

2019 consid. 5).

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4.3.3. La LE non definisce il termine "azienda artigianale" e nemmeno specifica 

la distinzione tra produzione artigianale e industriale. Il testo di legge non 

appare dunque chiaro riguardo all'autorizzazione di un impianto di 

betonaggio in zona artigianale. Per l'interpretazione del termine 

"artigianale" il convenuto si è perciò riferito segnatamente al Modello di 

legge edilizia per i comuni grigionesi (MLE 2020), e più precisamente al 

relativo rapporto esplicativo. Secondo detto rapporto le zone commerciali 

risp. artigianali ("Gewerbezone") sono di regola rivolte ai bisogni di aziende 

artigianali locali, mentre le zone industriali offrono condizioni locali flessibili 

per stabilimenti di produzione non dipendenti dalla regione (traduzione dal 

tedesco della spiegazione all'art. 40 MLE 2020 ["Gewerbezone 

[Industriezone]"] a pag. 29 di detto rapporto). Il Tribunale non può 

contestare il fatto che il convenuto abbia fatto riferimento a questa 

descrizione per l'interpretazione della relativa norma comunale. Secondo 

quanto assicurato dalla convocata (cfr. presa di posizione del 6 luglio 2020 

in fase di opposizione, pag. 7 seg. [doc. 7 convenuto]) e accertato dal 

convenuto, la produzione di beton nell'impianto previsto è destinata al 

fabbisogno locale. Sotto il profilo letterale, l'impianto di betonaggio in 

oggetto può dunque essere ritenuto un'attività artigianale. 

4.3.4. Visto che il convenuto non vi ha fatto riferimento, il Tribunale può inoltre 

partire dal presupposto che i lavori preparatori sull'ultima revisione totale 

della pianificazione locale emanata nel 2003 o eventualmente sulla prima 

pianificazione locale del 1974 e la prima revisione negli anni 80 

(interpretazione storica) non siano d'aiuto per la distinzione e definizione 

della zona artigianale. Per quanto ravvisabile, dal decreto di approvazione 

del Governo del 29 aprile 2003 sulla revisione totale accolta dal popolo il 

2 settembre 2001 non si evincono considerazioni utili in questo senso. 

4.3.5. Riguardo allo scopo perseguito dal legislatore con il disposto in 

discussione (interpretazione teleologica), SCOLARI ritiene che in mancanza 

di una definizione della nozione di industria risp. artigianato è 

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essenzialmente il pregiudizio a cui l'attività può esporre il vicinato che ha 

indotto il legislatore comunale a distinguere l'industria dall'artigianato. Un 

criterio distintivo può allora essere ricercato nell'intensità dell'utilizzazione 

e degli effetti che questa provoca sulle adiacenze, piuttosto che nei 

procedimenti di lavorazione utilizzati, il volume e la qualità delle materie 

trattate (SCOLARI, Commentario LALPT/LE/LAC, 1996, pag. 250 con rinvio 

a RDAF 1983 190). Secondo l'opinione di SCOLARI sono dunque in 

particolare le emissioni sul vicinato ad essere determinanti. In questo 

senso, un impianto di betonaggio prevalentemente incapsulato in grado di 

limitare le emissioni può essere ritenuto conforme allo scopo della zona 

artigianale, malgrado una sua classificazione di impianto di per sé ad 

elevato inquinamento atmosferico.  

4.3.6. Infine, dalla relazione con altri disposti (interpretazione sistematica), in 

special modo con l'art. 33 LE e lo schema delle zone, e in considerazione 

di quanto ritenuto al considerando precedente, discende che se l'impianto 

osserva i presupposti del grado di sensibilità fonica (GS), è in grado di 

contenere le emissioni di polveri e la sua attività lavorativa è limitata al 

giorno, esso può essere ritenuto di tipo artigianale e quindi mediamente 

molesto ed è dunque ammesso nella zona artigianale (cfr. art. 33 cpv. 1 

secondo periodo LE secondo cui l'ammissibilità nelle varie zone dipende 

dai gradi delle emissioni causate dagli impianti; schema delle zone [art. 53 

LE], secondo cui nella zona artigianale è permesso un grado delle 

emissioni mediamente molesto; art. 33 cpv. 2 cifra 2 LE secondo cui 

progetti di costruzione mediamente molesti sono quelli con emissioni 

usuali di tipo artigianale, le cui ore lavorative sono limitate al giorno. Essi 

devono osservare i presupposti del GS III). Se questo è il caso per 

l'impianto in esame, nonostante una sua classificazione di impianto di per 

sé ad elevato inquinamento atmosferico, verrà analizzato nei considerandi 

successivi. Va ancora rilevato che all'art. 46 cpv. 2 LE è sancito il divieto 

di depositare materiali d'estrazione, di scavo e di demolizione nella zona 

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artigianale. Da questo divieto non è però dato dedurre, come invece fanno 

i ricorrenti 2, che sia proibito anche lo stoccaggio di materiali all'interno di 

un magazzino o capannone. L'interpretazione data dal convenuto all'art. 

46. cpv. 2 LE appare corretta. Si noti tra l'altro che, per quanto nel caso di 

specie si intenda classificare come un deposito di materie prime lo scarico 

di materie prime nell'apposito contenitore risp. sul nastro trasportatore 

collocati all'esterno, ciò in base all'art. 41 cpv. 1 LE è permesso se il 

deposito non reca pregiudizio alle caratteristiche locali e al paesaggio. 

4.3.7. In conclusione, appare sostenibile che il convenuto abbia reputato 

l'impianto di betonaggio richiesto conforme alla zona artigianale. 

4.4. Irrilevante è che il convenuto al punto 1.1 lett. d) del dispositivo della 

licenza edilizia riprendendo una delle condizioni imposte dall'UNA parli di 

di "area industriale", come sottolineato dai ricorrenti 2, poiché questa 

indicazione, come evidenziato dal convenuto, va intesa in senso generico 

("circolazione sull'area industriale") e non in relazione alla zona 

pianificatoria. Parimenti ininfluente è la critica dei ricorrenti 2 secondo cui 

se avessero saputo che un impianto di betonaggio sarebbe stato ritenuto 

conforme alla zona artigianale si sarebbero opposti alla pianificazione 

locale. Come già menzionato sopra, determinante per l'ammissibilità nella 

zona artigianale non è tanto il tipo di impianto, quanto piuttosto le emissioni 

che causa (cfr. art. 33 cpv. 1 LE). Un impianto di betonaggio 

prevalentemente incapsulato (come quello in oggetto), che rispetti in 

special modo il grado di emissione fonica per la zona in questione e che 

non immetta polveri significative nelle particelle contigue può essere 

ritenuto mediamente molesto con emissioni usuali di tipo artigianale ai 

sensi dell'art. 33 cpv. 2 cifra 2 LE e dunque conforme alla zona, nonostante 

una sua classificazione di impianto di per sé ad elevato inquinamento 

atmosferico.

- 18 -

5. I ricorrenti obiettano inoltre che l'impianto di betonaggio violerebbe la zona 

di protezione archeologica. 

5.1. La zona di protezione archeologica attualmente in vigore tocca 

marginalmente l'impianto previsto a nord-ovest della particella. La 

disposizione applicabile per questa zona non è quella del diritto cantonale 

(art. 36 cpv. 2 LPTC in unione con l'art. 26 cpv. 3 LPTC) bensì ancora 

quella comunale di cui all'art. 68 LE (cfr. art. 107 cpv. 1 e 2 e contrario 

LPTC). Giusta l'art. 68 LE la zona di protezione archeologica protegge da 

distruzione arbitraria e da ogni genere di modificazione i luoghi conosciuti 

di rinvenimenti archeologici, come per esempio abitati, tombe, edifici e 

impianti ecc. di notevole valore archeologico (cpv. 1). Nella zona di 

protezione archeologica sono vietati edifici e impianti che ledono lo scopo 

della zona. Interventi indispensabili di ogni genere nel suolo sono ammessi 

solo con l'esplicito permesso del servizio archeologico (cpv. 2). 

L'utilizzazione a scopo agricolo e forestale è ammessa per principio. 

L'Autorità edilizia ordina le restrizioni necessarie dopo aver consultato il 

servizio archeologico (cpv. 3). 

5.2. Il Servizio archeologico dei Grigioni nella e-mail del 26 ottobre 2020 (doc. 

12 convenuto) ha comunicato che la zona di protezione archeologica 

andrebbe convertita in una zona archeologica e spostata verso sud-est, 

come già notificato nell'aprile 2020 al pianificatore locale a cui sono stati 

trasmessi i relativi dati. Di conseguenza, detto Servizio non aveva niente 

da eccepire al progetto qui in esame. La zona di protezione archeologica 

sovrapposta alla zona artigianale è però formalmente ancora in vigore. 

Considerato che il collocamento dell'impianto a nord-ovest con 

sconfinamento nella zona di protezione archeologica è necessario per 

motivi logistici e di limitazione dell'inquinamento per il vicinato, ossia per 

le abitazioni dei ricorrenti 2, si può reputare adempito il criterio 

dell'indispensabilità per un permesso eccezionale in base all'art. 68 cpv. 2 

LE. Alternativamente, l'autorizzazione edilizia può fondarsi sulla clausola 

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di eccezione generale dell'art. 82 cpv. 1 LPTC secondo cui se esistono 

condizioni straordinarie e l'osservanza delle disposizioni legali costituisce 

un rigore sproporzionato, l'autorità edilizia comunale può concedere delle 

eccezioni a singole norme edilizie o di zona, purché in tal modo non si 

ledano interessi pubblici e privati preponderanti. Le condizioni 

straordinarie sono date da una zona di protezione archeologica la cui 

estensione alla particella di costruzione n. M._____ non è (più) 

evidentemente giustificata. Tale zona ancora in vigore interessa 

attualmente soltanto una minima parte della particella in questione, per cui 

la sua osservanza divenuta totalmente superflua sarebbe sproporzionata. 

Interessi pubblici con un permesso eccezionale non ne vengono 

evidentemente lesi, in quanto la zona di protezione archeologica verrà 

prossimamente tolta dalla particella di costruzione M._____ con la 

revisione della pianificazione locale proprio perché sin d'ora non sussiste 

(più) un interesse pubblico alla sua esistenza in questa zona. La rispettiva 

censura dei ricorrenti inerente alla violazione della zona di protezione 

archeologica non comporta dunque l'annullamento della licenza edilizia. 

6. Riguardo alla censura dei ricorrenti 1 di una presunta lesione delle 

prescrizioni sulla zona di pericolo 2, si osserva che la particella di 

costruzione n. M._____ in base al piano delle zone di pericolo dell'Ufficio 

foreste e pericoli naturali dell'8 febbraio 2017 (doc. 16 procedura R 20 155 

convenuto) non si trova più in zona di pericolo 2. L'attuazione di detto piano 

nel piano delle zone vincolante per i cittadini è evidentemente prevista con 

la revisione della pianificazione locale, che tuttavia è ancora in corso. Dal 

punto di vista strettamente formale, occorre dunque soddisfare i requisiti 

della zona di pericolo 2 ancora in vigore, che però non sono adempiti a 

priori poiché manca la relativa autorizzazione dell'Assicurazione fabbricati 

giusta l'art. 38 cpv. 5 LPTC. Tuttavia, viste le condizioni straordinarie del 

caso, l'autorizzazione edilizia può fondarsi anche per questo aspetto sulla 

clausola di eccezione generale dell'art. 82 cpv. 1 LPTC. Per l'adempimento 

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dei rispettivi requisiti si rimanda alle argomentazioni del considerando 

precedente. La censura dei ricorrenti 1 riguardo alla lesione delle 

prescrizioni sulla zona di pericolo 2 va pertanto respinta. 

7. A mente dei ricorrenti la perizia fonica allegata alla domanda di costruzione 

sarebbe incompleta e infondata. 

7.1. Secondo l'art. 11 cpv. 2 della Legge federale sulla protezione 

dell'ambiente (LPAmb; RS 814.01) e l'art. 7 cpv. 1 lett. a dell'Ordinanza 

contro l’inquinamento fonico (OIF; RS 814.41) le emissioni prodotte dagli 

impianti nuovi devono essere limitate nella misura massima consentita dal 

progresso tecnico, dalle condizioni d'esercizio e dalle possibilità 

economiche (principio di prevenzione). Inoltre, la costruzione di impianti 

fissi nuovi è autorizzata solo se le emissioni foniche da essi prodotte non 

superano da sole i valori di pianificazione nelle vicinanze (art. 25 cpv. 1 

LPAmb, art. 7 cpv. 1 lett. b OIF). Se i valori di pianificazione sono rispettati, 

secondo la giurisprudenza vengono considerate economicamente 

sostenibili ulteriori misure preventive, solo se queste permettono di 

ottenere una riduzione sostanziale delle emissioni con oneri ridotti (cfr. 

DTF 124 II 517 consid. 5a).

7.2. L'impianto di betonaggio in discussione è indubbiamente un impianto fisso 

nuovo (art. 2 cpv. 1 OIF). Indiscusso è pure che le emissioni calcolate di 

detto impianto, la cui attività è limitata alle ore diurne (07.00-19.00, cfr. 

punto 1.3 dispositivo della licenza edilizia), non possono superare i valori 

di pianificazione nei luoghi fino a cui esse si propagheranno. Quali possibili 

ricettori entrano innanzitutto in considerazione gli edifici sulle particelle 

S._____ e T._____ (in zona villaggio) dei ricorrenti 2 risp. i relativi locali 

sensibili al rumore determinanti per il calcolo nonché l'abitazione in zona 

artigianale sulla particella n. Z._____, per le quali secondo il piano delle 

zone approvato dal Governo vale il GS III, per cui va rispettato il valore di 

pianificazione diurno di 60 dB (A) (cfr. piano delle zone; art. 33 cpv. 2 cifra 

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2 LE in unione con l'art. 53 LE [schema delle zone], art. 43 cpv. 1 lett. c 

nonché cifra 2 allegato 6 OIF). Inoltre vanno tenuti in conto anche i locali 

aziendali nelle vicinanze. Per l'ufficio nell'officina meccanica sulla 

particella n. AD._____ in zona artigianale (GS III), cioè un locale 

aziendale, occorre osservare suddetto valore di pianificazione aumentato 

di 5 dB (A) (cfr. art. 42 cpv. 1 OIF), quindi 65 dB (A); lo stesso dicasi in 

linea di principio per gli uffici nei magazzini comunali sulla particella n. 

AA._____. Infine, per la zona di E._____ in cui si trova la particella della 

ricorrente 1 vale il GS II e quindi di giorno non possono essere superati i 

valori di pianificazione di 55 dB (A) (cfr. cifra 2 allegato 6 OIF). 

7.3. Stando alla perizia fonica della AB._____ AG del 21 febbraio 2020 (doc. 5 

convenuto) le valutazioni tramite apposito software (CadnaA versione 4.6) 

attestano che detto valore di pianificazione di 60 dB (A) è giusto rispettato 

nei punti di ricezione delle immissioni foniche considerati (locale sensibile 

al rumore al 2. piano rivolto verso l'impianto, cioè a nord-ovest, nelle 

rispettive case dei ricorrenti 2 [IP 01 e IP 02]). I livelli delle emissioni 

foniche delle tre diverse fasi di rumore adottati nella perizia (EQ01-03) si 

basano sulle misurazioni del produttore dell'impianto (AC._____ AG). 

Nella presa di posizione del 5 maggio 2020 (doc. 9 convenuto) l'UNA 

conferma che i valori della perizia sono plausibili e che il livello di 

valutazione risultante (Lr) corrisponde a 60 dB (A) nel punto più esposto 

al rumore. L'UNA ritiene inoltre che il calcolo della perizia andrebbe 

parzialmente corretto (coefficiente di direttività Dc di 8 dB invece di 11 dB), 

per cui la potenza sonora e quindi il relativo livello di valutazione sarebbe 

stato sopravvalutato di circa 3 dB (A). Stando all'UNA, il valore di 

pianificazione sarebbe dunque presumibilmente rispettato in modo più 

evidente di come dimostrato nella perizia.  

7.4. I ricorrenti eccepiscono innanzitutto che la perizia ha tenuto conto solo 

delle due case summenzionate sulle particelle S._____ e T._____ e non 

anche degli altri edifici nei dintorni, in particolare l'ufficio dell'officina 

- 22 -

meccanica sulla particella vicina n. AD._____, gli uffici comunali sulla 

particella n. AA._____ e l'abitazione sulla particella n. Z._____ nonché il 

E._____ della ricorrente 1. Il convenuto ribatte che le immissioni sono state 

calcolate soltanto presso le due abitazioni dei ricorrenti 2 perché 

sarebbero quelle più vicini all'impianto; per gli altri edifici più distanti vi 

sarebbero valori inferiori. Per i locali aziendali il rispetto delle prescrizioni 

foniche non sarebbe inoltre imposto. 

7.5. L'opinione dei ricorrenti va condivisa. L'OIF non regola la protezione contro 

il rumore prodotto sull'area di un'azienda nella misura in cui colpisce 

l'edificio aziendale e le abitazioni annesse all'interno di detta area (art. 1 

cpv. 3 lett. a OIF). Ne consegue per conclusione inversa che l'OIF tutela 

gli edifici aziendali e le abitazioni annesse contro i rumori prodotti su altre 

aree aziendali (da altre aziende) (cfr. implicitamente WOLF, 

Lärmschutzrecht, Nutzungsplanung und Baubewilligung in: AJP 9/99 pag. 

1062 e WIDMER DREIFUSS, Planung und Realisierung von Sportanlagen in: 

ZStöR 2002, pag. 322). Di conseguenza, l'abitazione sulla particella n. 

Z._____ in zona artigianale nelle vicinanze dell'impianto previsto nonché 

l'officina sulla particella contigua n. AD._____ rientrano sotto la protezione 

dell'OIF. Per quanto riguarda l'abitazione sulla particella n. Z._____ va 

osservato che questa appartiene a un collaboratore di una delle imprese 

richiedenti. Ciononostante, questa correlazione non può comportare 

l'estromissione di tale abitazione dall'applicazione dell'OIF, dacché alla 

luce del compito pubblico che questa esegue di salvaguardare la salute, 

in primo luogo delle persone, da effetti nocivi o molesti (cfr. art. 74 cpv. 1 

della Costituzione federale della Confederazione Svizzera [Cost.; RS 101]; 

art. 15 LPAmb e art. 1 cpv. 1 e 39 cpv. 1 LPAmb) non vi è motivo per 

estendere l'eccezione prevista all'art. 1 cpv. 3 lett. a OIF a casi come quello 

di specie in cui vi è un assenso (in questo caso tacito visto che questi non 

si è opposto al progetto) da parte del proprietario di un'abitazione esposta 

al rumore. Dalla rappresentazione isofonica allegata alla perizia emerge 

- 23 -

che, pur tenendo conto di una possibile sopravvalutazione di 3 dB (A) del 

livello di valutazione come indicato dall'UNA, i valori di pianificazione molto 

probabilmente non sono rispettati né per l'officina sulla particella adiacente 

a quella di costruzione né molto verosimilmente per l'abitazione sulla 

particella n. Z._____ in zona artigianale, entrambe non considerate nel 

calcolo della perizia. Inoltre, non appare nemmeno chiaro se i valori sono 

rispettati per la zona E._____, pure non integrata nel calcolo della perizia. 

Infondata è a questo proposito l'obiezione del convenuto secondo cui l'OIF 

non andrebbe applicata al E._____ perché non rappresenterebbe un 

edificio con locali sensibili al rumore ai sensi dell'OIF e perché la relativa 

zona E._____ è situata fuori della zona edificabile. Il metodo di 

misurazione per gli edifici (per i quali le immissioni foniche sono 

determinate al centro delle finestre aperte dei locali sensibili al rumore [art. 

39 cpv. 1 OIF]) non cambia nulla al fatto che l'OIF protegge in generale la 

salute della popolazione e quindi anche persone che soggiornano in zone 

non edificate sottostanti a una protezione fonica. L'appena citato art. 39 

OIF, che regola il luogo della determinazione di immissioni foniche di 

impianti fissi, al cpv. 2 stabilisce che nelle zone non edificate di zone che 

richiedono una protezione fonica elevata, le immissioni foniche devono 

essere determinate ad 1.5 m dal suolo. Tantomeno vieta l'applicazione 

dell'OIF al E._____ il fatto che giusta l'art. 71 cpv. 2 LE l'Autorità edilizia 

dia delle direttive circa la realizzazione di misure per la protezione dalle 

emissioni nella zona E._____. Indiscutibilmente, nel E._____ soggiornano 

persone e la pianificazione locale pretende il rispetto del GS II in tale zona. 

L'abitato di AI._____ (GS III) invece, a differenza di quanto sostenuto dai 

ricorrenti, vista la distanza di oltre 300 m dall'impianto non dovrebbe 

essere esposto a rilevanti immissioni foniche provenienti dall'impianto 

previsto. Lo stesso dicasi, riservata una nuova valutazione peritale, per 

l'insediamento dell'AM._____ (GS III) la cui casa più vicina dista ca. 150 

m dall'impianto previsto. Riassumendo, la perizia appare incompleta 

- 24 -

riguardo ai summenzionati ricettori e al conseguente rispetto dei valori di 

pianificazione. 

7.6. I ricorrenti obiettano inoltre che la perizia avrebbe considerato solo tre fonti 

di rumore e omesso altre fonti di rumore, quali i rumori degli altri impianti 

sulla stessa particella e su quelle vicine nonché i rumori secondari del 

traffico supplementare. 

7.6.1. Innanzitutto, va osservato che per il rispetto dei valori di pianificazione di 

un impianto nuovo va tenuto conto esclusivamente dell'inquinamento 

fonico causato dal nuovo impianto (cfr. art. 40 cpv. 2 secondo periodo 

OIF). 

7.6.2. I rumori provocati al di fuori degli impianti (i cosiddetti rumori secondari) 

vanno attribuiti agli impianti stessi qualora siano causati direttamente 

dall'utilizzo di quest'ultimi. Ciò si verifica ad esempio all'entrata e all'uscita 

da imprese artigianali o di veicoli dai parcheggi (cfr. Ufficio federale 

dell'ambiente [UFAM], Determinazione e valutazione dei rumori 

dell'industria e dell'artigianato, Aiuto all'esecuzione per gli impianti 

industriali e artigianali, 2016, [qui di seguito: Aiuto UFAM], pag. 10). 

Contrariamente all'affermazione dei ricorrenti secondo cui la perizia non 

avrebbe considerato le immissioni secondarie provenienti dal traffico 

pesante supplementare causato dall'impianto, si constata che la perizia ha 

tenuto conto delle emissioni degli autocarri e delle autobetoniere nelle 

diverse fasi di rumore. Trattandosi di calcoli fondati su un utilizzo da marzo 

a novembre, per il mantenimento dei valori di pianificazione non può 

essere ritenuto rilevante che – come rimarcato dai ricorrenti – in estate, 

quando la produzione di calcestruzzo è al massimo, le autobetoniere 

potrebbero essere obbligate a rimanere ferme in colonna con motore e 

botte accesi. Si tratta inoltre soltanto di un'ipotesi e verosimilmente limitata 

ad alcuni episodi. I ricorrenti censurano tuttavia oltre a ciò che non si 

sarebbe tenuto conto della fonte di rumore generato dal probabile 

- 25 -

parcheggio che verrà costruito per i dipendenti. In effetti, nei piani della 

domanda di costruzione figurano 6 posteggi, probabilmente per i 

dipendenti delle richiedenti. Visto che la convocata non ha partecipato alla 

procedura, non è dato sapere come mai nella perizia fonica non si sia 

integrato il parcheggio quale ulteriore fonte di rumore. Oltretutto, stando 

alla documentazione del progetto le autobetoniere possono essere lavate 

nella centrale di betonaggio con riutilizzo dell'acqua tramite apposito 

bacino. D'accordo con i ricorrenti si constata dunque che la perizia non ha 

tenuto conto nemmeno di questa fonte di rumore aggiuntiva. La perizia 

appare dunque incompleta anche sotto questi aspetti. 

7.6.3. I ricorrenti criticano inoltre la mancanza di un confronto fra lo stato attuale 

delle emissioni provenienti dal traffico e il possibile aumento del traffico 

dovuto all'impianto (cfr. art. 9 lett. a OIF secondo cui l'esercizio di un 

impianto fisso nuovo o modificato sostanzialmente non deve comportare il 

superamento dei valori limite d'immissione a causa della maggiore 

sollecitazione di un impianto per il traffico; art. 33 cpv. 1 terzo periodo LE 

secondo cui per la valutazione delle emissioni deve essere tenuto in 

considerazione anche l'aumento prevedibile del traffico). Il convenuto 

controbatte che i quantitativi indicati nella perizia corrisponderebbero a ca. 

8 veicoli pesanti al giorno. Sulla strada cantonale circolerebbero 

mediamente 211 veicoli all'ora, di cui 26 veicoli pesanti. A causa del nuovo 

impianto vi sarebbe da attendersi un traffico pesante aumentato al 

massimo di un veicolo all'ora, per cui l'aumento del traffico sarebbe 

praticamente irrilevante. Questo punto di vista può essere condiviso. Il 

rilevamento del traffico attuale da parte del convenuto secondo i dati 

pubblicati dal Cantone non viene contestato. Le 6 autobetoniere in 

partenza al giorno appaiono plausibili (dacché: 7000 m3 di produzione 

annua : 180 giorni di esercizio ≈ 39 m3 di beton al giorno : 7 m3 di volume 

carico per betoniera  ≈ 6 autobetoniere al giorno), come pure i 2 autocarri 

in arrivo con le materie prime (con capacità di carico di ca. 20 m3 cadauno). 

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Se si considera che le autobetoniere arrivano dalla e partono verso la 

strada cantonale sei volte al giorno e gli autocarri due volte al giorno, si 

può condividere la stima nella decisione impugnata secondo cui vi sarà un 

aumento del traffico indotto dall'impianto di ca. 1 mezzo pesante all'ora. Si 

noti tuttavia che considerando ogni arrivo dalla e ogni partenza verso la 

strada cantonale il calcolo si raddoppia a ca. 2 mezzi pesanti all'ora. Di 

fronte ai 26 veicoli pesanti all'ora, l'aumento del traffico sulla strada 

cantonale dovuto all'attività dell'impianto può pertanto essere ritenuto 

trascurabile. Ciò anche includendo l'aumento del traffico leggero dovuto 

alle probabili 6 vetture per i dipendenti. Non è dunque necessario calcolare 

lo stato attuale delle emissioni del traffico, l'aumento di traffico dovuto 

all'impianto e se detto aumento supera i valori limite d'immissione, poiché 

non vi sono indizi che tali valori sarebbero superati con l'aumento di traffico 

dovuto al nuovo impianto. L'obiezione dei ricorrenti secondo cui sarebbero 

da calcolare 12 mezzi pesanti al posto degli 8 ritenuti dal convenuto in 

base ai quantitativi indicati nella perizia, non è dimostrata. Si noti che i 

ricorrenti (1) calcolano con 4 m3 di carico per betoniera e non 7 m3. Inoltre, 

secondo i ricorrenti occorrerebbe considerare ulteriori viaggi per presunti 

lavaggi successivi delle autobetoniere. In effetti, secondo la domanda di 

costruzione, vi è la possibilità di lavaggio delle autobetoniere presso la 

centrale di betonaggio. Ma questo non significa che esse a fine giornata 

dal cantiere ritornino per forza alla centrale di betonaggio per il lavaggio 

finale. Ciò può avvenire anche sul cantiere o in rimessa. E pur volendo 

considerare dei viaggi aggiuntivi per il lavaggio a fine giornata la stima sul 

traffico dei mezzi pesanti (autobetoniere e autocarri di fornitura di materie 

prime) non si discosterebbe in modo rilevante da quella ammessa nella 

licenza edilizia di 1 risp. 2 mezzi pesanti all'ora. L'ulteriore allegazione dei 

ricorrenti secondo cui le richiedenti quale piccola impresa non userebbero 

delle autobetoniere bensì dei piccoli furgoni per il rifornimento di 

calcestruzzo non è suffragata e anche ammettendone la fondatezza, un 

possibile superamento dei valori limite d’immissione del traffico stradale 

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non sarebbe comunque reso verosimile, siccome bisognerebbe tener 

conto che se da un lato vi sarebbero più veicoli, dall'altro questi 

singolarmente, essendo più piccoli, causerebbero molto probabilmente 

meno rumore delle autobetoniere. 

7.7. I ricorrenti eccepiscono inoltre che la perizia invece di tener conto di più 

riflessioni del rumore (ad es. delle riflessioni contro più edifici, muri o altre 

barriere), avrebbe considerato unicamente le riflessioni di primo grado del 

rumore come da funzione standard del software Cadna. Secondo i 

ricorrenti andava tenuto conto di tutti i possibili riflessi del rumore, 

segnatamente dagli altri immobili e capannoni situati a nord dell'impianto 

previsto e della palizzata che delimita la zona artigianale. Il convenuto 

ribatte che la possibilità di aree ancora più sensibili al rumore a causa di 

un rumore riflesso apparirebbe inverosimile. Stando al convenuto, non vi 

sarebbero ostacoli particolari evidenzianti una concreta possibilità di 

rifrazione, per cui ci si dovrebbe attenere alla prassi ordinaria in materia 

con criterio determinante della distanza. Vista la tecnicità della materia, il 

Tribunale non ha la competenza per stabilire se nella perizia fonica andava 

applicato un grado di riflessione superiore. Tuttavia secondo l'allegato 2 

all'OIF (che pone le esigenze relative ai metodi di calcolo e agli strumenti 

di misura) i metodi per il calcolo delle immissioni foniche devono 

considerare, tra gli altri, gli effetti delle costruzioni e degli ostacoli naturali 

sulla propagazione del suono (attenuazione dovuta agli ostacoli e 

riflessioni) (cifra 1 cpv. 1 lett. d allegato 2 OIF). Giusta il cpv. 2 di detta 

norma l'UFAM raccomanda alle autorità esecutive metodi di calcolo 

adeguati in base allo stato della tecnica. Nel succitato Aiuto UFAM non si 

accenna alle riflessioni. Per quanto intravedibile, l'UFAM non ha rilasciato 

delle raccomandazioni pertinenti al caso di specie riguardo alle riflessioni 

del rumore. Per quanto ha potuto appurare il Tribunale, in generale vanno 

considerate riflessioni di primo grado (come è stato fatto nel caso di 

specie), mentre un grado di riflessione superiore s'impone soltanto in casi 

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particolari, p. es. in presenza di un canyon urbano o di grandi pareti 

riflettenti (cfr. Aiuto all'esecuzione dell'Ufficio tecnico turgoviese "Bauen in 

lärmbelasteten Gebieten, Anforderungen nach Art. 22 USG/Art. 31 LSV", 

luglio 2018, cifra 2.8 pag. 3). In questo caso si rileva che la barriera di 

schermatura che circonda l'area artigianale in questione (cfr. doc. 7 e 8 

ricorrenti 1), riservata una nuova valutazione peritale, non può essere 

ritenuta rilevante vista la sua altezza di ca. 2 m (tuttalpiù questa sembra 

schermare risp. riflettere il rumore nella direzione opposta delle case dei 

ricorrenti 2). La parete del capannone/officina meccanica sulla particella 

n. AD._____ adiacente a quella di costruzione appare invece di dimensioni 

importanti e secondo l'illustrazione simulata nella perizia la fonte di rumore 

principale è nel punto di consegna del beton, che verrebbe a trovarsi a ca. 

20 m di detta parete. Posto che la convenuta non avendo partecipato alla 

procedura non ha contestato le relative obiezioni dei ricorrenti, appare 

opportuna una rivalutazione anche del grado di riflessione da applicare in 

considerazione di tutti gli elementi potenzialmente riflettenti.  

7.8. I ricorrenti contestano inoltre i livelli di potenza sonora applicati nella 

perizia nelle relative fasi di rumore, che si rifanno ai dati forniti dal 

produttore sulle misurazioni del rumore di impianti di betonaggio esistenti 

eseguite negli anni 2000 e 2007, come da allegato alla perizia fonica 

("Lärmmessungen bei bestehenden Betonmischanlagen" della Ammann 

AG del 31 gennaio 2020). Secondo i ricorrenti, dette misurazioni non 

corrisponderebbero al tipo di impianto (CBS 105 SL Elba [cfr. rapporto 

tecnico della Ammann AG del 13 dicembre 2019 allegato alla domanda di 

costruzione, pag. 2]) e di montaggio previsto. I ricorrenti non riescono 

tuttavia a dimostrare che i livelli di potenza sonora misurati non possono 

essere applicati al calcolo delle emissioni foniche dell'impianto in esame, 

sebbene queste misurazioni si riferiscano apparentemente a diversi tipi di 

impianto di betonaggio dello stesso produttore. Va poi notato che l'UNA 

non ha avuto niente da ridire a tal proposito. 

- 29 -

7.9. I ricorrenti obiettano in più che la perizia non avrebbe assolutamente 

considerato la fornitura di cemento nelle tramogge come ulteriore fonte di 

rumore EQ02. In effetti, nella fase EQ02 (fornitura degli aggregati) si è 

distinto tra quattro differenti granulometrie (sabbia, pietrisco, e due tipi di 

ghiaia). La fornitura del legante, il cemento, non è menzionato. Anche 

questo elemento necessita dunque di un chiarimento, dato che la 

convocata non avendo partecipato alla procedura non ha fornito 

indicazioni a tal riguardo. La perizia va dunque ritenuta incompleta anche 

in questo senso. 

7.10. I ricorrenti eccepiscono che dalla perizia fonica non risulterebbe se i tre tipi 

diversi di emissioni (EQ01-03) siano stati inseriti nel software Cadna in 

modo singolo oppure se queste fonti di rumore siano state sommate, ciò 

che sarebbe più realistico ed esigibile. In effetti dalla perizia non risulta 

come si sia giunti al livello di valutazione Lr. Gli effetti del rumore in questo 

caso sono stati suddivisi in tre fasi risp. tre fonti (EQ01-03), per cui devono 

essere stati calcolati tre livelli di valutazione parziali (Lr, i), che però non si 

evincono dalla perizia (il livello di valutazione Lr è il risultato della somma 

energetica dei livelli di valutazione parziali Lr,i, in questo caso Lr,1-3 [cfr. 

Aiuto UFAM pag. 25]). Siccome la perizia appare incompleta già per i 

motivi suesposti e vista la tecnicità della materia, il Tribunale rinuncia a 

procedere d'ufficio alla verifica di questo aspetto. Spettava alla convenuta, 

che, si ribadisce, non ha partecipato alla presente procedura, fornire 

indicazioni al proposito. 

7.11. Infine, i ricorrenti osservano che la perizia si fonda esclusivamente su di 

una stima della produzione di calcestruzzo (7000 m3 all'anno) e dei 

quantitativi di aggregati (ghiaia, sabbia e ghiaione). Stando ai ricorrenti, se 

il calcolo venisse eseguito con l'effettiva capacità di produzione oppure 

con una stima realistica della produzione di calcestruzzo, anche 

considerando i futuri cantieri di AE._____ AG per il rinnovo della Centrale 

a AN._____ e per gli interventi a X._____ nonché il progetto "AJ.______ 

- 30 -

di X._____", così come i quantitativi effettivi di materie prime, i valori di 

immissione [intesi sono verosimilmente i valori di pianificazione e non i 

valori limite d'immissione] non potrebbero essere rispettati. Questa 

censura non può essere accolta. Evidentemente, alla base del calcolo non 

può esservi la capacità potenziale di un impianto, quando questo 

effettivamente non verrà sfruttato al massimo della sua potenzialità. 

Inoltre, i ricorrenti non sostanziano e non dimostrano come mai la stima 

alla base della perizia sul quantitativo di produzione di beton all'anno e sui 

quantitativi di materie prime impiegate non sia realistica. I ricorrenti si 

limitano a rimarcare che al riguardo andrebbero considerati i futuri cantieri 

in valle, ma al momento non è dato sapere se questi cantieri saranno 

effettivamente forniti dall'impianto in discussione. D'accordo con i ricorrenti 

1, appariva tuttavia più opportuno limitare la produzione annua di beton 

già nella licenza edilizia ad al massimo 7'000 m3. Va infatti rammentato 

che, se la produzione, contrariamente a quanto assunto, dovesse 

aumentare, potranno sì essere richieste delle misurazioni foniche e in caso 

di superamento dei valori limite d'esposizione dovranno essere ordinate 

delle relative misure (potenzialmente anche una limitazione della 

produzione giornaliera di beton); ma con le misurazioni effettive 

occorrerebbe attenersi solamente ai valori (più miti) d'immissione. 

Pertanto, non appare corretto approvare l'impianto secondo un calcolo che 

ora rispetta i valori di pianificazione ma che potrebbe benissimo essere 

superato da una maggiore produzione. 

7.12. Riassumendo, la perizia fonica appare incompleta riguardo ai possibili 

ricettori d'immissioni foniche indotte dall'impianto e al relativo rispetto dei 

valori di pianificazione in questi ulteriori punti di ricezione (consid. 7.5), alle 

fonti di rumore (omissione del parcheggio e delle operazioni di lavaggio 

quali possibili ulteriori fonti di rumore [consid. 7.6.2] e della consegna di 

cemento nella fonte di rumore EQ02 [consid. 7.9]), alle riflessioni del 

rumore (consid. 7.7) e alla somma delle fonti di rumore (consid. 7.10). Non 

- 31 -

si può dunque accertare che l'impianto previsto rispetti i valori di 

pianificazione. Inoltre, onde evitare un potenziale raggiro di detti valori, la 

licenza edilizia doveva contenere una limitazione circa la produzione 

massima di beton consentita (consid. 7.11). 

8. I ricorrenti 2 criticano inoltre l'inosservanza del principio di prevenzione, 

dapprima riguardo alle emissioni foniche.  

8.1. Come già menzionato sopra, per nuovi impianti non basta osservare i 

valori di pianificazione (cfr. art. 7 cpv. 1 lett. b OIF e art. 23 LPAmb), ma 

occorre pure applicare il principio di prevenzione (cfr. art. 7 cpv. 1 lett. a 

OIF; art. 11 cpv. 2 LPAmb), per cui a titolo preventivo si può pretendere 

una limitazione maggiore delle emissioni foniche, purché sia esigibile dal 

punto di vista tecnico e dell'esercizio e sopportabile sotto il profilo 

economico (cfr. DTF 141 II 476 consid. 3.2 e 3.4; STF 1C_506/2008 

consid. 3.3, 1C_204/2015 consid. 3.7.)

8.2. Nel caso di specie, si può ritenere che concretamente sono già state prese 

delle misure preventive sotto forma di una limitazione dell'esercizio alle ore 

diurne (07.00-19.00), dell'incapsulamento di gran parte dell'impianto e 

della scelta dell'ubicazione che verosimilmente rappresenta il miglior 

compromesso per tutti i vicini. D'altronde, senza queste misure (salvo 

quella dell'ubicazione) bisognava innanzitutto analizzare se era ancora 

data la conformità alla zona. Ad ogni modo, i ricorrenti 2 evidenziano a 

ragione che nella perizia fonica risp. nella domanda di costruzione non 

solo manca una motivazione dettagliata sulla scelta del luogo previsto per 

l'impianto sotto il profilo del principio di prevenzione (preferenza 

all'ubicazione con il minor impatto fonico se tecnicamente realizzabile ed 

economicamente sopportabile), ma non sono affatto indicate quali misure 

preventive sono state intraprese. Anche in questo senso la perizia risp. la 

domanda di costruzione si rileva perciò incompleta. 

- 32 -

9. I ricorrenti fanno inoltre valere una violazione delle immissioni di polvere. 

9.1. Stando ai ricorrenti, sarebbe evidente che l'impianto in questione provochi 

notevoli quantitativi di polveri anche nelle vicinanze, soprattutto a causa 

del processo di scarico delle materie prime all'aperto e del traffico di mezzi 

pesanti sulla rispettiva area. Il convenuto avrebbe pertanto dovuto esigere 

una previsione concreta delle emissioni di polvere e successivamente 

definire concretamente le misure da intraprendere per evitarne la 

formazione, quali l'obbligo di scaricare le materie prime all'interno di un 

capannone o edificio, l'obbligo di irrigazione durante lo scarico delle 

stesse, l'obbligo di irrigazione e di pulizia del fondo in questione, la 

produzione massima annua, ecc. Le condizioni imposte nella licenza 

edilizia al riguardo sarebbero vaghe, indeterminate e riprenderebbero 

unicamente il contenuto delle disposizioni legali nell'Ordinanza contro 

l'inquinamento atmosferico (OIAt; RS; 814.318.142.1) e di conseguenza 

non sarebbero attuabili, per cui non potrebbero essere riconosciute. 

Inoltre, i ricorrenti 2 avanzano una violazione del principio di prevenzione 

anche riguardo alle immissioni di polveri. I ricorrenti 2 eccepiscono 

essenzialmente che la domanda edilizia non indica quali sono le misure 

che sono messe in opera per ridurre nella misura massima possibile le 

emissioni. I ricorrenti 2 avrebbero il diritto di sapere con quale impianto e 

quali tecniche si intende assicurare in particolare la riduzione di polveri 

nocive. I ricorrenti 2 sostengono che devono potersi opporre se la tecnica 

usata non permette di raggiungere lo scopo. L'aspetto della prevenzione 

stando ad essi non potrebbe venir rinviato a una fase successiva. Il 

progetto potrebbe essere modificato in modo sostanziale a dipendenza 

delle misure adottate. Le relative aggiunte (camini, aspiratori, ecc.) non 

sarebbero aspetti secondari che possono essere rinviati a un 

procedimento successivo. Inoltre, mancherebbe una valutazione di come 

l'impianto potrebbe essere collocato per ridurre le emissioni al minimo. 

- 33 -

9.2. Gli impianti stazionari nuovi devono essere equipaggiati e esercitati in 

modo da rispettare le limitazioni d'emissione fissate nell'allegato 1 (art. 3 

cpv. 1 OIAt). Giusta l'art. 4 cpv. 1 OIAt l'autorità limita preventivamente, 

nella maggior misura possibile dal punto di vista tecnico e dell'esercizio e 

sopportabile sotto il profilo economico, le emissioni per le quali nella 

presente ordinanza un valore limite d'emissione non è fissato o è 

dichiarato inapplicabile. Secondo l'art. 5 cpv. 1 OIAt se c’è da aspettarsi 

che un impianto previsto provochi immissioni eccessive, anche se la 

limitazione preventiva delle emissioni è rispettata, l'autorità decide 

limitazioni completive o più severe delle emissioni.

9.3. La centrale di betonaggio in esame è indubbiamente un impianto 

provocante un elevato inquinamento atmosferico e quindi sottostante al 

consenso dell'UNA (art. 13 cpv. 1 della Legge d'introduzione alla legge 

federale sulla protezione dell'ambiente [Legge cantonale sulla protezione 

dell'ambiente, LCPAmb; CSC 820.100] e 4 cpv. 1 lett. f in unione con 

l'allegato 1 dell'Ordinanza cantonale sulla protezione dell'ambiente 

[OCPAmb; CSC 820.110]). Con decisione del 5 maggio 2020 (doc. 10 

convenuto) l'UNA ha autorizzato l'impianto progettato a determinate 

condizioni. Queste condizioni sono state riprese nella licenza edilizia. 

Relativamente alle emissioni di sostanze nocive nell'aria al punto 1.1.1 lett. 

b del dispositivo della licenza edilizia impugnata è stata posta la 

condizione secondo cui in base alla cifra 41 allegato 1 OIAt (disposizioni 

generali sulla polvere) se il flusso di massa della polvere è pari o superiore 

a 0.20 kg/h, le emissioni totali sotto forma di polvere non devono superare 

20 mg/m3. Inoltre, in linea con la cifra 43 allegato 1 OIAt sono state 

imposte le seguenti misure relative alle operazioni di trattamento, 

immagazzinamento, trasbordo e trasporto (punto 1.1.1 lett. d dispositivo 

licenza edilizia): 

"Se nell'esercizio dell'impianto di betonaggio possono svilupparsi elevate emissioni di 

polveri [sia notato per inciso che la cifra 43 cpv. 1 allegato 1 OIAt utilizza il termine 

"emissioni di polvere considerevoli"] nel corso di operazioni quali il trasporto su nastro, la 

- 34 -

classificazione o il riempimento di materiali suscettibili di produrre polvere, i gas di scarico 

polverosi devono essere ricuperati e convogliati in un impianto per la captazione della 

polvere.

In caso di immagazzinamento e di trasbordo all'aperto di materiali suscettibili di produrre 

polvere devono essere presi provvedimenti al fine di impedire emissioni considerevoli di 

polvere.

Nel trasporto di materiali suscettibili di produrre polvere devono essere usati dispositivi di 

trasporto che impediscano l'insorgere di emissioni considerevoli di polvere.

Se la circolazione sull'area industriale provoca emissioni considerevoli di polvere, le 

strade devono essere mantenute esenti da polvere."

La licenza edilizia riporta inoltre in special modo le condizioni di cui all'art. 

6 OIAt (Captazione ed evacuazione delle emissioni) come segue (punto 

1.1.1 lett g dispositivo licenza edilizia): 

"Conformemente all'art. 6 OIAt, le emissioni devono essere captate nel modo più 

completo possibile e il più vicino possibile al luogo della loro origine, ed essere evacuate 

in modo tale che non ne derivino immissioni eccessive. Di regola esse devono essere 

espulse tramite condotte di scarico dell'aria al di sopra del tetto. L'altezza minima sul tetto 

viene determinata in base alle Raccomandazioni sui camini dell'UFAM. 

Le emissioni allo sbocco delle condotte di scarico devono poter avvenire verticalmente 

verso l'alto e senza ostacoli. Non sono consentiti cappelli e calotte, che impediscono una 

tale evacuazione."

9.4. Nel caso di specie la limitazione d'emissione di polvere imposta nella 

licenza edilizia in esame è fissata alla cifra 41 allegato 1 OIAt; e ciò non 

nel senso di un criterio minimo (il quale secondo il principio di prevenzione 

andrebbe inasprito se economicamente sopportabile). In linea di principio, 

tale limitazione ottempera dunque già di per sé al principio di prevenzione 

(cfr. WAGNER PFEIFER, Umweltrecht Allgemeine Grundlagen, 2017, marg. 

421). Purché tale limitazione d'emissione sia osservata, 

fondamentalmente non serve dunque una valutazione – richiesta dai 

ricorrenti – di come l'impianto potrebbe essere collocato per ridurre le 

emissioni di polvere al minimo. Inoltre, nella licenza edilizia in oggetto sono 

- 35 -

state decretate delle limitazioni complementari nel senso delle sopra 

descritte misure relative alle operazioni di trattamento, 

immagazzinamento, trasbordo e trasporto nonché di captazione ed 

evacuazione delle emissioni. Data l'autorizzazione dell'UNA, si può partire 

dal presupposto che attraverso queste misure non si superi la limitazione 

di 20 mg/m3 di emissioni totali sotto forma di polvere nel caso in cui il flusso 

di massa della polvere è pari o superiore a 0.20 kg/h. Tuttavia, come 

rimarcato dai ricorrenti, le relative misure decretate con la licenza edilizia 

per far rispettare suddetta limitazione di emissione di povere non sono 

formulate in modo concreto. I ricorrenti segnalano giustamente che la 

fornitura delle materie prime, stando ai piani, avviene completamente 

all'aperto con relativo trasporto su nastro all'interno del capannone. C'è 

pertanto da aspettarsi che lo scarico di materiale all'aperto provochi 

considerevoli immissioni di polveri, soprattutto per le abitazioni vicine dei 

ricorrenti 2 (la più vicina dista appena 50 m dal punto di scarico). Viste le 

polveri importanti che potrebbe generare lo scarico di materie prime, è 

altamente probabile che bisognerà prendere dei provvedimenti per 

impedire emissioni considerevoli di polvere. Non è pertanto escluso che si 

rendano necessarie delle costruzioni importanti di limitazione delle 

emissioni di polvere (quale un incapsulamento del punto di fornitura). 

Queste misure, come osservano i ricorrenti 2, non possono essere 

reputate di natura secondaria, perché potrebbero comportare una modifica 

rilevante dei piani progettuali, per cui in osservanza del principio di 

coordinazione le prescrizioni per la limitazione delle emissioni di polvere 

in tal caso devono poter essere valutate in sede di autorizzazione del 

progetto di costruzione (cfr. DTF 1C_615/2017 del 12 ottobre 2018 consid. 

2.5). Nel caso di specie, l'UNA e il convenuto avrebbero quindi dovuto 

valutare la problematica delle emissioni di polvere nel punto di scarico e 

se del caso fissare delle condizioni più precise (cfr. in tal senso decisione 

del Tribunale amministrativo del Canton Svitto RRB 1085 del 19 novembre 

2013 consid. 6). L'imposizione al punto 1.1.1 lett. h del dispositivo della 

- 36 -

licenza edilizia – che integra quanto deciso dall'UNA nell'autorizzazione 

supplementare di approvazione di un impianto a elevato inquinamento 

atmosferico del 5 maggio 2020 – secondo cui il rispetto dei valori limite 

viene sorvegliato mediante misurazioni e controlli periodici, dei quali il 

primo è da effettuare entro tre mesi e al più tardi entro 12 mesi dopo la 

messa in esercizio dell'impianto, non può ovviare a questo difetto in fase 

di autorizzazione della costruzione dell'impianto. Il ricorso va dunque 

accolto anche in questo punto. 

10. I ricorrenti 1 censurano infine una violazione delle norme sulla sicurezza 

del traffico. 

10.1. I ricorrenti 1 sottolineano che la strada cantonale non ha una preselezione 

per accedere alla particella n. M._____ risp. alla zona artigianale. In più, 

l'accesso dovrebbe garantire lo scambio di due autocarri a causa del forte 

aumento di traffico. Oltre a ciò, gli automezzi lascerebbero del fango sulla 

carreggiata, cosa che comprometterebbe la sicurezza della strada 

cantonale. Vi sarebbe poi già un grande traffico di autocarri proveniente 

dalla zona artigianale che usa il medesimo accesso. Inoltre, a soli 115 m 

da esso vi sarebbe lo svincolo per "AF._____" già molto frequentato, 

segnatamente per accedere ai magazzini comunali, al punto d'appoggio 

cantonale, ai maggesi di AH._____, all'abitato di AI._____ e al E._____ 

AG._____ dei ricorrenti. 

10.2. Queste obiezioni vanno rigettate. Come osserva il convenuto, l'accesso 

alla strada cantonale (con limite di velocità di 60 km/h) per l'impianto 

progettato è stato realizzato nell'ambito del piano di quartiere per 

l'urbanizzazione dell'intera area artigianale. In considerazione del 

marginale aumento di traffico dovuto all'impianto (v. sopra consid. 7.6.3), 

non appare necessaria un'autorizzazione supplementare per questo 

accesso. 

- 37 -

11. In conclusione, non è accertato che l'impianto di betonaggio progettato 

rispetti i valori di pianificazione, poiché la perizia fonica e la licenza edilizia 

vanno ritenute incomplete (v. sopra consid. 7.12). Inoltre, la domanda di 

costruzione non ha valutato nel dettaglio il principio di prevenzione (v. 

sopra consid. 8.2) e le misure contro l'inquinamento polveroso andavano 

valutate e se del caso definite nella licenza edilizia almeno per quanto 

riguarda la captazione delle polveri nella fase di scarico delle materie 

prime nell'apposito recipiente e nastro trasportatore all'aperto (v. sopra 

consid. 9.4). Il ricorso va pertanto accolto, per quanto si entri nel merito (v. 

sopra consid. 1.2.2). Di conseguenza, la licenza edilizia e le decisioni su 

opposizione del 27 ottobre 2020 sono annullate. Si giustifica il rinvio 

dell'incarto al convenuto per completamento della domanda di 

costruzione, nuovi accertamenti e nuova valutazione. 

12. Visto l'esito della controversia, le spese procedurali composte da una 

tassa di Stato fissata a CHF 4'000.00 e spese di cancelleria sono accollate 

al soccombente convenuto (cfr. art. 73 cpv. 1 LGA). La convocata non è 

chiamata ad assumersi parte di queste spese, in quanto non ha 

partecipato alla presente procedura. Il convenuto deve inoltre rifondere ai 

ricorrenti le necessarie spese di patrocinio per questa procedura (cfr. art. 

78 cpv. 1 LGA). Nella nota d'onorario il patrocinatore dei ricorrenti 1 fa 

valere delle prestazioni totali di CHF 5'199.90, composte da un onorario di 

CHF 4'687.50, spese del 3 % sull'onorario e su tutto il 7.7 % di IVA. Alla 

base dell'onorario netto di CHF 4'687.50 vi è una tariffa oraria di CHF 

250.00 e un dispendio di 18.75 ore. Queste prestazioni appaiono 

giustificate e vanno rimborsate da parte del convenuto. Il patrocinatore dei 

ricorrenti 2 rivendica invece delle prestazioni totali pari a CHF 9'871.10, 

con onorario al netto di CHF 9'540.00. La tariffa oraria messa in conto dal 

patrocinatore dei ricorrenti 2 di CHF 270.00 è stata pattuita e può essere 

riconosciuta secondo prassi di questo Tribunale, mentre le 35 ore 20 

minuti fatturate appaiono eccesive rispetto alle 18.75 ore dichiarate 

- 38 -

dall'avvocato dei ricorrenti 1. Pertanto gli vengono riconosciute al massimo 

18.75 h. Inoltre, le spese vive di CHF 44.90, conteggiate oltre alle spese 

di cancelleria del 3 % sull'onorario, vanno considerate incluse nella tariffa 

oraria. Ne discende un diritto dei ricorrenti 2 a indennizzo delle spese 

ripetibili pari a CHF 5'615.90 (onorario di CHF 5'062.50 [270.00 x 18.75] x 

1.03 [spese] x 1.077 [IVA]). 

III. Per questi motivi il Tribunale giudica:

1. I ricorsi R 20 113 e R 20 115 sono accolti per quanto ricevibili. La licenza 

edilizia del 27 ottobre 2020 e le decisioni su opposizione del 27 ottobre 

2020 sono annullate. L'incarto è rinviato al Comune di E._____ per 

completamento della domanda di costruzione, nuovi accertamenti e nuova 

valutazione.

2. Vengono prelevate le seguenti spese processuali:

- una tassa di Stato di CHF 4'000.00

- e le spese di cancelleria di CHF 844.00

totale CHF 4'844.00

Tali spese sono poste a carico del Comune di E._____. 

3. Il Comune di E._____ deve rifondere a U._____ e B._____ CHF 5'199.90 

(IVA inclusa) nonché a C._____ e D._____ CHF 5'615.90 (IVA inclusa) a 

titolo di ripetibili. 

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]