# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4a8c78d6-1a9f-51f8-a48f-309c0c187f8d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-10-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.10.2014 35.2014.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2014-51_2014-10-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2014.51

   

  MP

  	
  Lugano

  20 ottobre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Massimo Piemontesi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso dell’11 giugno 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 13 maggio 2014 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Il 20 aprile 2010, RI 1,
allora impiegato presso l’impresa __________ in qualità di muratore e, perciò,
assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1 è caduto da un
ponteggio esterno alto circa 1.5 metri ed ha impattato contro una scala in
granito sottostante, proseguendo poi la caduta rotolando lungo la stessa (cfr.
doc. 1). 

 

                                         L’assicuratore LAINF ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge, versando indennità giornaliere in misura variabile fino
al 31 ottobre 2013 (cfr. doc. 194).

 

                               1.2.   L’assicurato, nel febbraio 2014, ha lamentato dolori al ginocchio destro. L’CO 1 ha negato il nesso di causalità naturale tra questi
disturbi e il sinistro del 20 aprile 2010, escludendo quindi la propria
responsabilità al riguardo (cfr. doc. 220, pag. 2).

 

                               1.3.   Ritenuta la situazione
post-infortunistica stabilizzata, l’CO 1, con decisione formale del 18 dicembre
2013, poi confermata su opposizione dell’assicurato, ha assegnato ad RI 1 una
rendita di invalidità del 23 % a partire dal 1° novembre 2013 e un’IMI del 15%
(cfr. doc. 206).

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso
dell’11 giugno 2014, l’assicurato, patrocinato dalla RA 1, ha chiesto al TCA di
annullare la decisione su opposizione dell’CO 1. 

                                         Nella sua impugnativa, il
ricorrente sostiene in particolare, da una parte, che la situazione a livello
della tibio-tarsica non possa ritenersi stabilizzata e,dall’altra, che ai
problemi insorti al ginocchio destro debba essere riconosciuta un’eziologia
traumatica (cfr. doc. I). 

 

                                         Il 18 giugno 2014, il ricorrente
ha trasmesso al TCA documentazione medica a sostegno della propria pretesa
ricorsuale (cfr. doc. III + B1-4/1-3), la quale è stata trasmessa alla parte
convenuta ai fini della risposta di causa (cfr. doc. IV).

 

                               1.5.   L’CO 1, in risposta, dopo
aver sottoposto la nuova documentazione al proprio Servizio Medico, ha chiesto
che il ricorso venga respinto con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra
nei considerandi di diritto (cfr. doc. VII).

 

                               1.6.   Il 30 settembre 2014,
l’assicurato ha trasmesso al TCA un ulteriore certificato medico (cfr. doc. XI+C).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 8C_452/2011 del
12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18
febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del
21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18
febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio
2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190
seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Innanzitutto, Il TCA è
chiamato a valutare se a ragione oppure a torto l’CO 1 abbia escluso la propria
responsabilità relativamente ai problemi al ginocchio destro.

                                         In secondo luogo, esso
dovrà stabilire se l’Istituto assicuratore era legittimato a ritenere
stabilizzato lo stato di salute infortunistico a far tempo dal 31 ottobre 2013.

                                         Nell’affermativa, questa
Corte dovrà determinare il grado dell’invalidità e quello della menomazione
all’integrità.

 

                               2.3.   Nesso di causalità tra
i disturbi al ginocchio destro e l’infortunio del 20 aprile 2010?

 

                             2.3.1   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA)
a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

                                         Parimenti, il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile
miglioramento della salute dell'assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF): nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento
se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di
salute (cfr. Ghèlew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19
cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure
del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è
pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).

 

                            2.3.2.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è però
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les
rapports de causalitè dans le droit suisse de la sècuritè sociale, Basilea
1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

 

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                            2.3.3.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frèsard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                            2.3.4.   In
virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è tenuto a riprendere
l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o conseguenze
tardive (cfr. Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277). 

                                         Nè la LAINF nè l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la pretesa potrà
essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze tardive
appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato, e
ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno
ancora assicurato. Rilevante è soltanto l’esistenza di un nesso di causalità
(cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

 

                                         Nella sentenza pubblicata
in RAMI 1994 U 206, p. 326ss., il TFA ha precisato che, trattandosi di una
ricaduta, la responsabilità dell’assicuratore infortuni non può essere ammessa
soltanto sulla base del nesso di causalità naturale riconosciuto in occasione
del caso iniziale. Spetta piuttosto a colui che rivendica le prestazioni
dimostrare l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra i “nuovi
disturbi” e l’infortunio assicurato. Soltanto qualora il nesso di causalità è
provato secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, può essere
riconosciuto un ulteriore obbligo prestativo a carico dell’assicuratore infortuni.
In assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole all’assicurato, il quale
intendeva derivare diritti da un nesso di causalità naturale rimasto
indimostrato.

 

                                         Ricadute e
conseguenze tardive configurano dei casi particolari di revisione (cfr. DTF 127 V 456 consid. 4b pag. 457; 118 V 293 consid. 2d pag. 297; SVR 2003 UV
no. 14 pag. 43 [sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 86/02 del
20 marzo 2003] consid. 4.3). Ciò significa che un'eventuale ricaduta o conseguenza
tardiva non può dare luogo a un riesame incondizionato. Partendo dalla
situazione esistente alla crescita in giudicato del provvedimento originario,
l'ammissione di una ricaduta o di conseguenze tardive presuppone una modifica
successiva delle circostanze rilevanti per il riconoscimento del diritto
invocato. Per contro, il diverso apprezzamento di fatti essenzialmente rimasti
invariati non costituisce motivo sufficiente per ammettere una ricaduta o delle
conseguenze tardive (cfr. STF 8C_603/2009 del 1° febbraio 2010 consid. 4.2.;
STF U 34/07 del 4 marzo 2008 consid. 4.3.; RAMI 2003 no. U 487 pag. 341 consid.
2; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 98/05 del
19 luglio 2005, consid. 2.2).

 

                            2.3.5.   Nel caso di specie, con la
decisione su opposizione impugnata, l’amministrazione ha negato l’esistenza di
un nesso causale naturale tra i disturbi al ginocchio destro e l’evento
infortunistico del 20 aprile 2010, facendo capo al parere espresso al riguardo
dal medico __________, dott.ssa __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica.

 

                                         Dalle carte processuali
emerge che, nel febbraio 2014, RI 1 si è rivolto al dott. __________,
specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato
locomotore, suo medico curante specialista, lamentando dei dolori al
compartimento mediale del ginocchio destro. In proposito, il medico appena
citato ha indicato la necessità di effettuare una RMN al fine di ricercare
possibili alterazioni di sovraccarico o meniscali. Egli ha tuttavia affermato
che “… una relazione diretta con l’evento traumatico non è evidentemente
ritrovata vista l’apparizione ritardata, ma non escludo un possibile
sovraccarico vista la deambulazione alterata imposta dalla caviglia.” (cfr.
doc. 213 pag. 2). 

 

                                         Il medico __________, con
apprezzamento del 4 marzo 2014, si è espresso nei seguenti termini:

 

" per quanto
riguarda i dolori al ginocchio destro annunciati in visita del 05.02.2014 al
dott. __________ una relazione tra l’infortunio e tali dolori è improbabile, in
base alle diagnosi, agli interventi e al decorso riportati negli atti medici.
Per questo motivo vi chiedo di annunciare il caso del ginocchio alla cassa
malati.” 

                                         (cfr. doc. 220, pag. 2)

 

                                         Il 26 febbraio 2014,
l’assicurato ha eseguito un esame RM presso la Casa di cura __________, il cui referto indica:

 

" Non
lesioni capsulo legamentose compartimento interno esterno di interesse attuale.

Sfumate alterazioni di meniscosi interessano il tratto medio corno
posteriore del menisco mediale, ancora nei limiti il menisco laterale.

Non segni di avulsione dei legamenti del pivot centrale, modesta
reazione sinoviale abbraccia entrambi i crociati.

Tracce di versamento in sede retrorotulea paracondiloidea mediale
tracce nella gola intercondiloidea.

Note di iperpressione rotulea, non lesioni osteocondrali
apprezzabili.

Modesto ispessimento plicale in camera anteriore.” 

                                         (cfr. doc. 224, pag. 2)

 

                                         Esaminato tale referto, la
dott.ssa __________ ha confermato il suo precedente apprezzamento del 4 marzo
2014, precisando che “la risonanza magnetica del 26.02.2014 conferma tale presa
di posizione.” (cfr. doc. 233, pag. 2). 

 

                                         Con il suo ulteriore
apprezzamento del 9 maggio 2014, ella ha definitivamente escluso una relazione causale
tra, da un lato, la frattura del pilon tibiale e i conseguenti interventi
chirurgici e, dall’altro, i disturbi al ginocchio destro. La dott.ssa __________
ha in effetti rilevato l’assenza di alterazioni patologiche di origine
post-traumatica apprezzabili, attribuendo l’eziologia dei disturbi in questione
ad alterazioni degenerative, non riconducibili al sovraccarico dell’arto
inferiore destro, ma piuttosto a un’anatomia predisposta con ginocchia in varo
con conseguente iperpressione del compartimento mediale del ginocchio (cfr.
doc. 239, pag. 2). 

 

                                         Pendente causa, l’CO 1 ha
sottoposto il dossier medico di __________ al proprio Centro di competenza di medicina
assicurativa e, più precisamente, al dott. __________, specialista FMH in
chirurgia ortopedica e traumatologia dell’apparato locomotore. Il medico succitato
ha sostenuto che “… i disturbi riferiti al ginocchio destro, d’origine non
chiara, non appaiono in nesso di causalità probabile con l’infortunio del 20
aprile 2010 e le sue conseguenze”. Nella sua analisi ha anch’egli indicato che
tali disturbi non sono sorprendenti in pazienti con ginocchia in varo e, quindi,
con un asse di carico concentrato sul compartimento mediale dell’articolazione
(cfr. doc. 242, pag. 17).

 

                            2.3.6.   Chiamato a pronunciarsi su una
questione di carattere medico, attentamente vagliata la documentazione medica
presente all'inserto e vista anche l’assenza di pareri specialistici divergenti,
questo Tribunale ritiene che, a ragione, l’assicuratore resistente ha negato
l’esistenza di un nesso causale naturale, sia diretto che indiretto, tra i
disturbi al ginocchio destro e l’infortunio dell’aprile 2010. 

 

                                         Infatti, esso non ha validi
motivi per scostarsi dai pareri espressi al riguardo dalla dott.ssa __________
(cfr. doc. 220, pag. 2; doc. 233, pag. 2; doc. 239, pag. 2) e dal dott. __________
(cfr. doc. 242, pag. 17 e 18) – entrambi specialisti proprio nella materia che
qui interessa (chirurgia ortopedica) - secondo i quali i disturbi accusati
dall’insorgente al compartimento mediale del ginocchio destro sono estranei
all’evento assicurato.

 

                                         Il TCA non ignora che, a
margine della consultazione del 5 febbraio 2014, il dott. __________ ha
ipotizzato l’esistenza di un sovraccarico del ginocchio destro dovuto alla
deambulazione viziata e, proprio per questa ragione, ha disposto un esame di
risonanza magnetica (doc. 213, p. 2). Tuttavia, nella misura in cui egli si è
espresso in termini di semplice possibilità - “… non escludo un possibile
sovraccarico …” - ciò non può bastare dal punto di vista probatorio. Del
resto, non risulta nemmeno che, posteriormente all’accertamento strumentale in parola,
il dott. __________ si sia di nuovo pronunciato in merito all’esistenza di un
legame causale indiretto tra la problematica al ginocchio destro e l’infortunio
dell’aprile 2010. 

 

                               2.4.   Stato di salute
infortunistico stabilizzato a far tempo dal 31 ottobre 2013?

 

                            2.4.1.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio e, in
applicazione dell'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace
di lavorare (art. 6 LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità
giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti, il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile
miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano
a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si
può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. art. 19 cpv.
1 LAINF e Ghèlew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19
cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure
del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è
pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e riferimenti).

 

                                         In una sentenza
8C_211/2009 del 10 luglio 2009 consid. 4, il TF si è al riguardo espresso nei
termini seguenti: 

 

" Poichè l'assicurazione sociale contro gli infortuni si riferisce a
persone che svolgono attività lavorativa (si confronti l'art. 1 [dal 1° gennaio
2003 art. 1a, con testo invariato] e l'art. 4 LAINF), per interpretare il
concetto di "sensibile miglioramento" ("namhafte Besserung"
e "sensible amèlioration" nella versione tedesca e francese dell'art.
19 cpv. 1 LAINF) si farà riferimento ad un incremento rispettivamente ad un
recupero dell'abilità lavorativa, nella misura in cui si è deteriorata in
seguito all'infortunio. L'aggettivo "sensibile" illustra inoltre che
il miglioramento dev'essere importante. Progressi trascurabili non bastano,
così come neppure la mera possibilità di un risultato positivo (DTF 134
V 109 consid. 4.3 pag. 115; v. pure sentenze del Tribunale federale
delle assicurazioni U 244/04 del 20 maggio 2005, in RAMI 2005 no. U 557 pag. 388, consid. 2, non pubblicato, e U 412/00 del 5 luglio 2001,
consid. 2a; cfr. inoltre Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, 2a ed., Berna 1989, pag. 274). Lo
stesso vale per provvedimenti terapeutici che contribuiscono a lenire i sintomi
di un danno alla salute stazionario per un periodo limitato nel tempo (v.
ancora sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U 244/04 del 20
maggio 2005, in RAMI 2005 no. U 557 pag. 388 consid. 1,
non pubblicato, e 3).“

 

                                         Se, al momento
dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita di invalidità o un'indennità unica in
capitale. L'erogazione di indennità giornaliere cessa comunque con il diritto
alle prestazioni sanitarie.

                                         D'altro canto, nella
misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione
all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF. 

 

                            2.4.2.   Nella concreta evenienza, a
margine della visita del 29 novembre 2012, tenutasi a distanza di circa sette
mesi dall’ultimo intervento correttivo alla caviglia destra, il dott. __________
ha indicato quanto segue a proposito dell’ulteriore procedere terapeutico:

 

" (…)

Dal punto di vista terapeutico conservativo non ho grosse opzioni
supplementari. Consiglio di continuare ancora fino alla fine dell’anno con
fisioterapia insistendo sulla mobilizzazione.

Aumento fino a un limite possibile delle attività individuali sia
nella deambulazione che nel nuoto che nella bicicletta/cyclette. Controllo del
peso.

Rivedrò il paziente a un anno post-op per valutare il bilancio
clinico e radiologico e soprattutto di rimodelling osseo e discutere di un’eventuale
ablazione del materiale di osteosintesi. A medio termine ci si dovrà aspettare
un progressivo peggioramento anche della tibio-tarsica che necessiterà
piuttosto un’artrodesi in questo momento a mio parere non indicata.” 

                                         (cfr. doc. 145)

 

                                         Lo stesso medico, alla consultazione
del 16 aprile 2013, non ha introdotto modifiche nella terapia, fatta eccezione
per l’introduzione del farmaco Lyrica “… visti i disturbi ad addormentarsi e
sensazioni sotto forma di parestesie, formicolii ed irrequietezza (cfr. doc.
162). 

 

                                         Nel rapporto relativo alla
visita medica di chiusura del 12 giugno 2013, il chirurgo ortopedico dott.ssa __________
ha indicato che l’assicurato non poteva “… più riprendere la sua attività
lavorativa assicurata di muratore e quindi possiamo procedere a una temporanea
esigibilità lavorativa da rivalutare dopo l’artrodesi.” (cfr. doc. 178, pag. 4).

 

                                         In data 11 settembre 2013, a proposito dell’artrodesi della tibio-tarsica da lui prospettata a margine del consulto del 29
novembre 2012, il dott. __________ ha precisato che essa entrerebbe in linea di
conto solo a medio termine - trascorsi 5-6 anni - a meno di una rapida
degenerazione dell’artrosi. In quella sede, egli ha inoltre sostenuto che dall’intervento
in questione non vi sarebbe comunque da prevedere un miglioramento sostanziale
delle limitazioni descritte dalla dott. __________ (cfr. doc. 190 e 191).

 

                                         Con decisione formale del
21 gennaio 2014, facendo capo al parere del medico __________ e del medico curante
specialista, l’Istituto assicuratore ha ritenuto che lo stato di salute
dell’assicurato è da ritenere stabilizzato a far tempo dal 31 ottobre 2013
(cfr. doc. 206). 

 

                            2.4.3.   In sede di opposizione,
l’assicurato ha contestato la posizione dell’CO 1 facendo riferimento al referto
5 febbraio 2014 del dott. __________ e alla certificazione 24 aprile 2014 del
dott. __________, specialista in ortopedia e traumatologia a __________, per il
quale la frattura ossea dell’assicurato non sarebbe completamente guarita, posto
che dall’esame TAC eseguito il 21 febbraio 2014 emergerebbe una incompleta
integrazione dell’innesto osseo che potrebbe causare un’infezione (cfr. doc.
237, pag. 2 e 3)

 

                                         Con apprezzamento dell’8
maggio 2014, il medico __________ ha ribadito che nel frattempo lo stato di
salute infortunistico del ricorrente si è stabilizzato, osservando che dai dati
clinici e radiologici a sua disposizione si evinceva una completa
consolidazione dell’osteotomia. D’altro canto, la dott.ssa __________ ha pure
escluso che la rimozione del materiale di osteosintesi a livello della
tibio-tarsica avrebbe potuto migliorare notevolmente la capacità lavorativa
dell’assicurato (cfr. doc. 239, pag. 2). 

 

                                         In corso di causa,
l’assicurato ha versato agli atti le risultanze di ulteriori esami medici specialistici.

                                         Secondo l’insorgente, l’esame
di RMN del 7 giugno 2014, la scintigrafia ossea del 10 giugno 2014, come pure la
certificazione 13 giugno 2014 del dott. __________, confermerebbero il sospetto
di un’infezione all’arto inferiore destro, donde la necessità di procedere alla
rimozione dei mezzi di sintesi (cfr. doc. III + allegati).

 

                                         L’Istituto resistente
ha sottoposto questa documentazione al dott. __________, specialista FMH in
chirurgia ortopedica e traumatologia, attivo presso il Centro di competenza di
medicina assicurativa, per una sua presa di posizione.

                                         Per quanto
qui d’interesse, il medico fiduciario ha espresso le seguenti considerazioni:

 

" (…).

Nel caso del signor RI 1, un intervento d’artrodesi
entrerà di sicuro in considerazione a medio o a lungo termine. Dovessero essere
i dolori insopportabili ora, si potrebbe discutere anche di effettuare
quest’intervento a breve termine. Tuttavia, attraverso i dati della cartella,
la sintomatologia sembra piuttosto stabile e nella presenza di una mobilità
conservata, almeno in flessione plantare, sarei propenso a posticipare il più
possibile l’intervento di artrodesi del signor RI 1. In esiti di frattura
esposta, di osteotomia con interposizione d’osso artificiale e di ripresa
d’osteotomia, sarei invece contrario a proporre un intervento di protesi,
sempre in considerazione delle particolarità della vascolarizzazione nella
tibia distale. 

 

Poichè siamo davanti ad un fenomeno evolutivo e che
si considera probabilmente un ulteriore intervento di tipo artrodesi, ciò
significa naturalmente che non siamo davanti a una situazione medica
perfettamente stabile.

Tuttavia, al momento della visita medica di
chiusura, non era previsto nessun intervento e chiaramente non vi era
un’evoluzione dal punto di vista clinico, il dott. __________ avendo
chiaramente più volte parlato di situazione invariata. Nell’assenza di
trattamento specifico proposto e nella presenza di uno stato senza evoluzione
notevole da anni, era sicuramente pertinente di considerare il caso abbastanza
stabilizzato dal punto di vista medico per una chiusura amministrativa del
caso, soprattutto che era chiaro che l’assicurato non potrebbe più esercitare
la sua professione di muratore e che quindi era indicato andare più avanti e
senza perdere tempo sulla strada di una riconversione professionale.” 

                                         (cfr. doc.
242, pag. 16)

 

                                         Riguardo alla
documentazione prodotta pendente causa, il dott. __________ giudica scarsi gli
argomenti a favore di un infetto cronico a livello della tibia. Secondo il
citato medico, “… non c’è stato mai clinicamente il sospetto di un infetto e
soprattutto non vi è ora il minimo argomento per tale diagnosi, nè su base
clinica, nè su base biologica (esami del sangue), nè finalmente su base degli
esami complementari (IRM e scintigrafia)”. Inoltre, sempre a suo avviso, un
intervento di AMO, ritenuto prematuro e imprudente in ragione del non ancora
totale assorbimento dell’osso artificiale (processo che, per esperienza medica,
potrebbe durare diversi anni), non migliorerebbe comunque sensibilmente lo
stato di salute dell’assicurato, “… a parte magari una lieve diminuzione dei
dolori sulla tibia anteriore, ricordando che la sintomatologia algica
presentata dall’assicurato è perfettamente spiegabile dall’artrosi constatata e
altrettanto tipica, poichè i dolori presentati dal signor RI 1 sono di tipo
meccanico, ciò che è solito per un problema artrosico ma non classico per un
problema infettivo, in cui ci sono anche dolori a riposo, …” (cfr. doc. 242,
pag. 16 e 17).

 

                                         L’assicurato, in data 30
settembre ha trasmesso al TCA un nuovo referto del dott. __________, nel quale
è indicato che a causa dei persistenti dolori alla caviglia destra e della
conseguente limitata funzionalità della stessa, gli interventi di AMO e di
artrodesi sarebbero improcrastinabili (cfr. doc. XI + allegato).

 

                            2.4.4.   Nella presente
fattispecie, attentamente vagliati i referti medici appena riassunti, il TCA
non ravvede valide ragioni per scostarsi dalla decisione dell’CO 1 di ritenere
lo stato di salute infortunistico stabilizzato a contare dal 1° novembre 2013. 

 

                                         Per quanto
riguarda l’asserita infezione al piede destro, va innanzitutto osservato
che lo stesso dott. __________ si è limitato a definirla, dapprima, un rischio da
non escludere (cfr. doc. 237, pag. 3), poi, in esito agli esami da lui disposti,
una mera possibilità (cfr. doc. III+B2). Ora, nel settore delle assicurazioni
sociali i fatti si ritengono accertati quando sono dimostrati perlomeno con il
grado della verosimiglianza preponderante, per cui la semplice possibilità enunciata
dal dott. __________ non basta per stabilire che l’assicurato soffra effettivamente
di un’infezione cronica alla tibia destra. 

                                         D’altro
canto, occorre evidenziare che, in base all’insieme degli atti clinici e
radiologici a disposizione, l’esistenza di un’infezione cronica del tipo low-grade
è stata esclusa sia dalla dott.ssa __________ (cfr. doc. 238) che dal dott. __________
(cfr. doc. 242 pag. 17). In particolare quest’ultimo sanitario ha saputo
spiegare in modo convincente le ragioni per le quali i dolori denunciati dal
ricorrente non sono tipici per una problematica di tipo infettivo. 

Pertanto, per
quanto riguarda la pretesa infezione alla tibia destra, questa Corte ritiene
che l’amministrazione abbia correttamente escluso che ciò potesse giustificare una
continuazione delle prestazioni di corta durata. 

 

                                         Trattandosi
dell’intervento di AMO, é utile dapprima ricordare che, come già esposto
in precedenza (cfr. consid. 2.4.1), il diritto alle prestazioni di corta durata
cessa al momento in cui dalla cura medica non vi é più da attendersi un
sensibile miglioramento dello stato di salute. Il concetto di “sensibile
miglioramento” di cui all’art. 19 cpv. 1 LAINF va valutato in funzione
dell’entità del previsto aumento oppure del ripristino della capacità
lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è pregiudicata dalle sequele
infortunistiche. 

                                         Nella concreta evenienza, i
dottori __________, __________ e __________ sono concordi nel considerare che l’intervento
di AMO non consentirà di migliorare notevolmente lo stato di salute
dell’assicurato e, di conseguenza, la sua capacità lavorativa (cfr. doc. 242,
pag. 16 e 17; doc. 239, pag. 2; doc. 219). Secondo il loro unanime parere, egli
non sarà più in grado, in ogni caso, di svolgere la sua precedente attività
lavorativa di muratore (cfr. doc. 242, pag. 14; doc. 178, pag. 4 ; doc. 213,
pag. 2). 

                                         Inoltre, il dott. __________
ha persino messo in dubbio che sia medicalmente indicato procedere a tale operazione,
ritenendola, allo stato attuale, inutilmente rischiosa. Egli ha motivato la sua
opinione con una non ancora totale integrazione dell’osso artificiale (processo
che per esperienza medica impiegherebbe alcuni anni), riscontrabile dai più
recenti esami radiologici. Prima di rimuovere le placche metalliche protettive,
il dott. __________ ritiene sia più prudente attendere che l’osso artificiale
si sia definitivamente integrato nella struttura ossea della tibia, onde
evitare di lasciare scoperta questa zona più fragile rispetto a un osso “normale”
(cfr. doc. 242, pag. 17). 

                                         Infine, deve essere
segnalato che, in una sentenza del 30
luglio 1993 nella causa V. non pubblicata, il TFA ha esplicitamente indicato
che una futura asportazione del materiale di osteosintesi non giustifica il versamento
di ulteriori prestazioni di corta durata (in particolare di ulteriori indennità
giornaliere) (in questo senso, si veda pure la STCA 35.2004.56 del 3 dicembre
2004). 

                                         Per questi motivi, secondo
il TCA, lo stato di salute dell’assicurato può ritenersi stabilizzato ai sensi
della precitata giurisprudenza, a prescindere dalla necessità, più o meno
urgente, di procedere all’intervento di AMO.

 

                                         Per quanto concerne l’intervento
di artrodesi, il TCA ritiene che, anche volendo ammettere la necessità di
procedere quanto prima a tale operazione, non sarebbe comunque giustificata la
continuazione delle prestazioni di corta durata, posto che, anche dopo tale
intervento, lo stato di salute dell’assicurato non risulterebbe comunque sensibilmente
migliorato rispetto a quello attuale. Si sono espressi in questo senso sia il dott.
__________, nel suo apprezzamento 26 agosto 2014 (cfr. doc. 242, pag. 16), che
il dott. __________ (cfr. doc. 190). Entrambi gli specialisti sono in effetti dell’avviso
che lo stato di salute debba essere considerato stabilizzato, in quanto, anche
dopo tale intervento, l’assicurato non potrà più svolgere la sua abituale professione
di muratore e le limitazioni funzionali saranno sovrapponibili a quelle
descritte dalla dott.ssa __________ in occasione della visita di chiusura del
12 giugno 2013 (cfr. doc. 242, pag. 17; doc. 190; doc. 178, pag. 4 e 5). 

                                         Anche da questo profilo, la
decisione dell’amministrazione di porre fine alle prestazioni di corta durata a
contare dal 1° novembre 2013, non presta dunque il fianco a critiche. 

 

                                         A questo punto - assodato
che l’CO 1 non ha prematuramente chiuso l’evento infortunistico del 20 aprile
2010 -, questo Tribunale deve esaminare se le prestazioni di lunga durata decise
dall’amministrazione sono corrette oppure no.

 

 

                               2.5.   Entità della rendita di
invalidità e dell’IMI.

 

                            2.5.1.   Rendita di invalidità

 

                         2.5.1.1.   Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF,
l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

                                         Il TFA, in
una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, pubblicata in RAMI 2004 U 529, p.
572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF rinvia direttamente all'art. 8 LPGA;
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta, corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2
prima frase LAINF, motivo per il quale occorre concludere che non vi sono stati
cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

                                         L'Alta
Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004, citata in precedenza, ha
rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato la valutazione del grado di
invalidità dell'assicurato previsto dai previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18
cpv. 2 seconda frase LAINF.

                                         Nella stessa
pronuncia la nostra Massima Istanza ha quindi concluso che in ambito LAINF la
giurisprudenza relativa ai concetti di inabilità lavorativa, inabilità al
guadagno e invalidità continua a mantenere la sua validità anche in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Su questi aspetti
si veda pure la DTF 130 V 343.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                         2.5.1.2.   L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poichè l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

 

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

 

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA
 I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità,
proprio perchè concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benchè invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi
da porre a raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però
poggiare su solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha
avuto modo di confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto
di lavoro stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può
esaurire pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua
residua capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita
di guadagno effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile
soltanto se - le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del
lavoro in generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente
stabili, si avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non ad un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni,
inerenti l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della
rimanente capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul
mercato del lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura
dell'attività che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in
funzione del danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come
l'età, le attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la
giurisprudenza, per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate
circostanze che non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali
formazione professionale o conoscenze linguistiche carenti hanno, in
quest'ambito, rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In
tal caso, esse vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da
porre a confronto o non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid.
5a, b).

 

                                         Nel valutare
la possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in
capacità di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato
del lavoro ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella
situazione, cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino
(cfr. RAMI 1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni è la norma di cui all'art.
28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa della sua età l'assicurato non riprende più un'attività
lucrativa dopo l'infortunio o se la diminuzione della capacità di guadagno è
essenzialmente dovuta alla sua età avanzata, sono determinanti per valutare il
grado d'invalidità i redditi che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età
vittima di un danno alla salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine:
reddito conseguibile senza invalidità

 

                                         Nel
determinare il reddito conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto
possibile sulla situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà
l'evoluzione futura partendo dall'assunto che senza di esso la situazione si
sarebbe mantenuta sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella
causa G.I.M.). Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per
modifiche di qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se
particolari circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr.
RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado
di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                         2.5.1.3.   Nella concreta
evenienza, dalle carte processuali si evince che, per chiarire la questione
della capacità/esigibilità lavorativa, l’Istituto assicuratore si è basato sul
rapporto 13 giugno 2013, della dott.ssa __________, relativo alla __________ che
ha avuto luogo il 12 giugno 2013 (cfr. doc. 178). 

 

                                         In quella sede, RI 1 è
stato dichiarato non più in grado di riprendere il suo precedente lavoro di
muratore (cfr. doc. 178, pag. 4). Il medico __________ ha però ammesso una sua
completa capacità lavorativa in attività compatibili con il danno alla salute
infortunistico, così descrivendo l’esigibilità lavorativa:

 

" Esigibilità del lavoro:

sollevare e portare pesi molto leggeri fino a 5 kg talvolta possibile, sollevare pesi molto leggeri fino a 5 kg oltre l’altezza del petto talvolta possibile. Mai più possibile sollevare pesi oltre i 5 kg fino all’altezza dei fianchi e oltre l’altezza del petto. Nessuna limitazione per maneggio di
attrezzi leggeri, di precisione e di attrezzi medi. Mai più possibile il
maneggio di attrezzi pesanti e molto pesanti. Nessuna limitazione per la
rotazione delle mani. Nessuna limitazione per lavori sopra la testa e per la
rotazione del tronco. Talvolta possibile la posizione seduta e inclinata in
avanti, la posizione in piedi/inclinata in avanti, posizione inginocchiata.
Nessuna limitazione per la flessione delle ginocchia. Posizione seduta di lunga
durata da talvolta a spesso possibile, posizione in piedi a lunga durata
talvolta possibile, molto spesso possibile posizione a libera scelta. Di rado a
talvolta possibile camminare fino e oltre 50 m, di rado possibile salire le scale, mai più possibile camminare per lunghi tratti, camminare su terreno
accidentato e salire su scale a pioli. Nessuna limitazione per l’uso delle due
mani, possibile a condizione stare in equilibrio. 

L’assicurato è considerato abile nell’esigibilità da
subito al 100% da rivalutare dopo l’artrodesi prevista." 

                                         (cfr. doc.
178, pag. 4 e 5)

 

                                         Sebbene
durante la visita di chiusura l’esigibilità lavorativa fosse stata definita in
modo provvisorio in considerazione della prospettata operazione di artrodesi,
il dott. __________ ha, in seguito, precisato che tale intervento sarebbe da
prevedere solo a medio termine (5-6 anni) e che comunque, anche dopo di esso,
l’esigibilità lavorativa non sarebbe diversa da quella descritta dalla dott.ssa
__________ (cfr. doc. 190). In questo senso si è pure pronunciato il dott. __________,
nel suo apprezzamento 26 agosto 2014 (cfr. 242, pag. 16 e 17). 

 

                                         L’insorgente,
né con l’opposizione né con il ricorso, ha sollevato obiezioni in merito all’esigibilità
lavorativa stabilita dall’CO 1 (cfr. doc. I; doc. 217; doc. 224).

 

                         2.5.1.4.   Tutto ben
considerato, attentamente vagliati gli atti, il TCA non ha motivo per scostarsi
dall’apprezzamento dell’esigibilità lavorativa enunciato dal medico __________
dell’CO 1.

 

                                         Innanzitutto,
va sottolineato che tale valutazione risulta fondata su accertamenti medici
approfonditi e completi. In effetti, dal rapporto afferente alla visita medica
di chiusura emerge che la dott.ssa __________ ha tenuto conto, oltre che dei
referti specialistici agli atti, delle dichiarazioni soggettive dell’assicurato
(anamnesi) e dei reperti oggettivi emersi dagli esami strumentali e dai test di
mobilità eseguiti dall’assicurato in quell’occasione (cfr. doc. 178 pag. 2-4).

                                         D’altro
canto, va segnalato che tali limitazioni sono state condivise anche dal dott. __________
nel suo referto del 5 febbraio 2014, dal quale si evince che l’assicurato, in
un’attività leggera più sedentaria, senza necessità di camminare su terreni
irregolari e di trasportare pesi, sarebbe abile al lavoro al 100% (cfr. doc.
213, pag. 2). 

 

                                         Secondo questo
Tribunale, non sussiste, quindi, nessun dubbio circa la correttezza delle
conclusioni contenute nel rapporto della dott.ssa __________, di modo che RI 1,
nonostante il danno infortunistico, va ritenuto in grado di esercitare, a tempo
pieno e con rendimento completo, attività lavorative adeguate che rispettino le
limitazioni descritte in quella sede. 

 

                         2.5.1.5.   Si
tratta ora di valutare le conseguenze economiche del danno alla salute
infortunistico. 

 

                                         Per quanto concerne il reddito
da valido, secondo l’CO 1, l’insorgente avrebbe guadagnato nel 2013 (su
questo aspetto si veda la DTF 128 V 174) – qualora non fosse rimasto vittima
dell’infortunio assicurato – un importo annuo di fr. 69'646.72 (cfr.
doc. 201, pag. 1; doc. I+A, pag. 7).

 

                                         Questo dato, non contestato
dall’assicurato, può essere fatto proprio dal TCA. 

 

                         2.5.1.6.   Per quanto riguarda il reddito
da invalido, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati
nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima
sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione
del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e
salariale concreta dell'interessato, a
condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la
capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività
effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.

                                         Nella seconda sentenza di
principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinchè il reddito da
invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL. 

                                         In quella sede, la nostra
Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL,
l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei
posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonchè su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

                                         L’Alta Corte,
relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006).

 

                                         In una sentenza del 7 aprile
2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del 20
febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito
in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale
in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

                                         Con sentenza 8C_399/2007
del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta la questione di
sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore fosse
chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di regola
stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2;
dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza pubblicata
in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto rilevante un
gap salariale del 4%).

 

                                         La questione è stata
definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima
Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito
diverge di almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso
è considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4
p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni -, un parallelismo
dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però soltanto per
la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le condizioni per una
deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze personali e professionali
sono interdipendenti, nel senso che i medesimi fattori che incidono sul reddito
non possono giustificare contemporaneamente una deduzione a titolo di
parallelismo e una deduzione per circostanze personali e professionali.

 

                         2.5.1.7.   Dalla decisione
su opposizione impugnata risulta che l’amministrazione ha quantificato in fr.
53'428.-- il reddito da invalido, applicando la tabella TA 1, livello di
qualifica 4 (fr. 62'856.95), e operando successivamente una decurtazione del
15% a titolo di deduzione sociale (cfr. doc. 201, pag. 2; doc. I+A, pag. 7). 

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza federale di cui si è detto al precedente considerando, per
la determinazione del reddito ipotetico da invalido tornano applicabili i dati
statistici nazionali contenuti nella tabella TA 1.

 

                                         Utilizzando i dati forniti
da questa tabella, l’assicurato, svolgendo nel 2010 una professione che
presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della
rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439,
p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un
salario mensile lordo pari a fr. 4’901.--.

                                         Riportando questo dato su
41.6 ore (cfr. tabella pubblicata sul sito web dell’Ufficio
federale di statistica), esso ammonta a fr. 5'097.04 mensili oppure a fr.
61'164.48 per l'intero anno (fr. 5'097.04 x 12).

                                         Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2013 (cfr. la
relativa tabella pubblicata sul sito web dell’UFS), un reddito annuo di fr. 62'856.95.

 

                                         L’assicurato, se avesse
continuato a lavorare in qualità di muratore non qualificato, avrebbe
guadagnato, nel 2013, fr. 69'646.72 per un’occupazione a tempo pieno. 

                                         Tale reddito si situa
leggermente al di sopra della media dei salari per un'attività
equivalente (tabella TA 1 2010, p.to 41 “lavori di costruzione di edifici”,
livello di qualifica 4: fr. 5'420.-- riportato su 41.8 ore/settimana = fr. 5’663.90
x 12 mesi = fr. 67’966.80 + adeguamento all'indice dei salari nominali
per il 2013 = fr. 69’606.09), motivo per cui non entra in linea di conto
una decurtazione del reddito statistico da invalido a titolo di gap
salariale (cfr. consid. 2.3.7. in fine). 

 

                          2.5.1.8   In ossequio alla giurisprudenza
federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso
concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio,
nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V
80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del
salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%,
percentuale che consente "… di tener conto delle varie particolarità che
possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid.
5b/cc).

 

                                         Nella concreta evenienza,
l’assicuratore resistente ha operato una decurtazione del 15% sul reddito
statistico da invalido, per tenere conto del danno alla salute (doc. I+A, pag. 7).

 

                                         Tenuto conto del riserbo
di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali nel sostituire il
proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, 132 V
393 consid. 3.3) e del fatto che l’assicurato nella sua impugnativa non ha
sollevato alcuna censura in merito alla deduzione sociale applicata dall’CO 1,
questo Tribunale ritiene che, operando una decurtazione del 15%, la parte
convenuta non abbia abusato del proprio potere di apprezzamento. 

                                         In particolare, il TCA
ritiene che, mediante la riduzione in questione, l’CO 1 abbia adeguatamente considerato
gli effetti legati alla menomazione infortunistica, come pure lo statuto di
frontaliero dell’insorgente. 

 

                                         Il reddito da invalido,
tenuto conto di una decurtazione del 15%, ammonta quindi a fr. 53'428.40
(85% di fr. 62'856.95).

 

                         2.5.1.9.   Il grado di invalidità
dell'insorgente - determinato confrontando i fr. 53’428.40 al reddito
che egli avrebbe potuto conseguire senza il danno alla salute, e cioè fr. 69'646.72.--,
risulta essere del 23.29%, arrotondato al 23% secondo la giurisprudenza
di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. (= SVR 2004 UV Nr. 11 p. 41).

 

                                         Visto che con la decisione
su opposizione impugnata all’assicurato è stata accordata proprio una rendita
d’invalidità del 23%, il suo ricorso non merita di essere accolto nemmeno su
questo aspetto. 

 

                            2.5.2.   Entità dell’IMI

 

                         2.5.2.1.   Secondo l'art. 24 cpv. 1 LAINF,
l'assicurato ha diritto ad un'equa indennità se, in seguito all'infortunio,
accusa una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa
non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il Consiglio federale
emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1
e 2 LAINF).

 

                         2.5.2.2.   L'art. 36 cpv. 1
OAINF definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art.
24 LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se
verosimilmente sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità ed
importante se l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In
questa valutazione dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed
anche dalle circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza,
infatti, la gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di
accertamenti medici senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto
morale secondo il diritto privato, le eventuali particolarità dell'assicurato
(cfr. RAMI 2000 U 362, p. 42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p.
438).

                                         La
parte della riparazione del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghèlew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 121).

 

                         2.5.2.3.   Giusta l'art. 36
cpv. 2 OAINF, l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato
3 dell'OAINF. 

                                         Una
tabella elenca una serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di
indennizzo, corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del
guadagno assicurato. 

 

                                         Questa
tabella - riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco
esaustivo (cfr. RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a;
RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

 

                                         Le
menomazioni extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti
tabellarmente per menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2
dell'allegato).

                                         La
perdita totale dell'uso di un organo è equiparata alla perdita dell'organo
stesso. In caso di perdita parziale l'indennità sarà corrispondentemente
ridotta; tuttavia nessuna indennità verrà versata se la menomazione
dell'integrità risulta inferiore al 5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se
più menomazioni all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni
sono concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo
(art. 36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si
prende in considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della
menomazione dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi
eccezionali, ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile
(art. 36 cpv. 4 OAINF).

                                         Peggioramenti
non prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso in cui un pregiudizio
alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la revisione
dell'indennità per menomazione è, di principio, esclusa. Per contro,
l'indennità dev'essere di nuovo valutata, quando il danno è peggiorato in una
misura maggiore rispetto a quanto pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss.
consid. 4b e dottrina ivi menzionata).

 

                         2.5.2.4.   L’INSAI ha
allestito una serie di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano
quella dell'ordinanza.

                                         Semplici direttive di
natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il
giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA
del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia, nella misura in
cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di
trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3
all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157,
consid. 3a).

 

                         2.5.2.5.   Dalle tavole
processuali risulta che l’CO 1 ha concesso all’assicurato un’IMI del 15%
facendo riferimento al parere espresso al riguardo dalla dott.ssa __________ (cfr.
doc. 179; doc. 206, pag. 3; doc. I+A pag. 8). 

 

                                         Il medico __________
ha espresso il proprio parere già tenendo conto dell’intervento di artrodesi,
al quale l’assicurato dovrà verosimilmente sottoporsi a medio termine. Ella ha
dunque quantificato l’IMI fondandosi sulla tabella n. 5.2. edita dalla Divisione di medicina assicurativa
dell’INSAI, la quale prevede che una persona sottoposta ad artrodesi della
tibiotarsica, ha diritto a un’IMI del 15% (cfr. doc. 206, pag. 3; doc. 179).

 

                                         Al riguardo,
giova rilevare che la valutazione dell’entità della menomazione all’integrità espressa
dalla dott.ssa __________, è stata condivisa anche dal dott. __________ nel suo
apprezzamento del 26 agosto 2014 (cfr. doc. 242, pag. 16). 

 

                                         Pertanto, il
TCA non ha validi motivi per non confermare il dato espresso dal medico
fiduciario dell’CO 1, peraltro nemmeno contestato dall’insorgente (cfr. doc.
I). 

 

                                         Ne consegue,
quindi, che la decisione su opposizione impugnata merita di essere confermata
anche per quanto riguarda l’entità dell’IMI riconosciuta all’assicurato.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Fabio
Zocchetti