# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3b4f546f-66f0-5c4d-bffd-cd8cf67eacab
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-09-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.09.2005 38.2005.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2005-45_2005-09-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2005.45

   

  FS/DC/td

  	
  Lugano

  2 settembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 5 maggio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 15 aprile 2005 la Cassa CO 1 (di seguito la
Cassa), fondandosi sull’art. 30 cpv. 1 lett. e) e f) LADI e sull’art. 45 cpv. 1
lett. c OADI, ha sospeso RI 1 per 16 giorni dal diritto alle indennità di
disoccupazione a partire dal 1° marzo 2005 adducendo che:

 

" 
(…)

L’assicurato è sospeso dal diritto alle indennità
se ha fornito indicazioni inveritiere o incomplete oppure se ha violato
altrimenti l’obbligo d’informare o di annunciare, oppure ha indebitamente
ottenuto o tentato di ottenere l’indennità di disoccupazione.

 

La sospensione del diritto all’indennità ha
effetto dal primo giorno dopo l’atto o l’omissione per cui è stata decisa.

 

Nel suo caso ha controllato la disoccupazione e
ottenuto le relative indennità durante i mesi di ottobre, novembre 2004 e
febbraio 2005, senza notificare la sua attività presso la ditta __________ di __________
e presso la __________ di __________ né all’Ufficio regionale di collocamento,
né alla nostra Cassa di disoccupazione.

 

Sulla base delle sue osservazioni datate 9 aprile
2005 e delle dichiarazioni allegate, la Cassa non ritiene di doversi
pronunciare diversamente per quanto riguarda la sospensione dal diritto
all’indennità. La Cassa, con il minimo della colpa media, ha già tenuto conto
della particolarità del caso.

 

Riconfermiamo pertanto la sospensione dal diritto
alle indennità di disoccupazione per 16 giorni a decorrere dal 1° marzo 2005,
come da nostra decisione del 17 marzo 2005.

(…)." (cfr. doc. E)

 

                               1.2.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA
nel quale ha rilevato che:

 

" 
(…)

1. Con la decisione qui impugnata l'Istituto delle assicurazioni
sociali (in seguito IAS) ha risolto di confermare la sospensione, per la durata
di 16 giorni a decorrere dal 1. marzo 2005, del diritto alle indennità di
disoccupazione per il sottoscritto, sulla base di asserzioni infondate
secondo cui io avrei lavorato "senza notificare la mia attività presso la
ditta __________, __________, e presso la __________ di __________ ", vedi
decisione impugnata, pagina 1. Tale asserita attività si sarebbe svolta all'insaputa
dell'Ufficio regionale di collocamento e della Cassa di disoccupazione. Al
proposito si rinvia alla decisione impugnata. Ciò non corrisponde minimamente
al vero.

 

In sede di esame
sull'opposizione il competente servizio non è minimamente entrato in merito
alle censure da me sollevate né ha analizzato i documenti da me prodotti: ciò
configura una evidente violazione del diritto di essere sentito che deve essere
giustamente sanzionata.

 

Non è infatti
ammissibile che i funzionari preposti si limitino semplicemente a riconfermare
decisioni, senza minimamente analizzare i motivi per i quali si è formulata
un'opposizione.

 

2. In
concreto bisogna integralmente ribadire tutto quanto evidenziato in sede di
opposizione in quanto il sottoscritto non ha mai lavorato né per la
ditta __________, __________, né per la __________, __________, e meglio come
risulta dalle dichiarazioni che sono già state allegate in originale
all'opposizione e di cui si allegano ora unicamente delle fotocopie,
richiamando l'incarto dall'IAS:

 

    -
                                dichiarazione dell'impresa __________, __________,
del 23.03.2005, attestante l'affitto dell'officina nel mese di ottobre alla
ditta __________;

 

    -
                                dichiarazione della ditta __________, __________,
del 23.03.2005, dove viene indicato che ho aiutato in prestazioni al Bus
di proprietà della società a titolo gratuito per mio cugino __________;

 

    -
                                dichiarazione della __________, __________, del
07.04.2005, dove si giustifica la mia presenza in tale carrozzeria e l'aiuto in
favore di mio cugino __________, anch'esso eseguito a titolo gratuito;

 

    -
                                dichiarazione del signor __________, __________,
del 31.03.2005, che ribadisce l'aiuto durante 2 ore, per una piccola
riparazione alla sua autovettura, nei locali della __________, __________.

 

Di conseguenza non si
vede come si possa lecitamente sostenere che, per miei aiuti altruistici a
parenti, io debba perdere le indennità giornaliere cui ho diritto,
addirittura 16 (!) senza che si possa neppure comprendere le
modalità di calcolo (che comunque sarebbe totalmente ingiustificato).

(…)." (cfr. doc.
I)

 

                               1.3.   Nella sua
risposta del 31 maggio 2005 la Cassa ha chiesto di respingere il ricorso e, in
particolare, ha osservato che:

 

" 
(…)

Con lettera dell’8 marzo 2005 l'Ufficio giuridico
della Sezione del lavoro ci segnalava un abuso commesso dal signor RI 1. In
particolare erano venuti a conoscenza che il signor RI 1 aveva svolto attività
lavorativa per 10 giorni a cavallo dei mesi di ottobre e novembre 2004 e per
ulteriori 2 ore in un giorno del mese di febbraio 2005.

 

Il signor RI 1 è stato sentito nel mese di marzo
2005 ed ha ammesso i fatti contestatigli, dichiarando tuttavia di aver agito
nell'intento di "fare un piacere" al cugino __________ e pertanto
senza alcuna remunerazione.

 

L'Ufficio giuridico ci invitava a procedere ad un
ordine di restituzione di quanto percepito indebitamente (art. 95 LADI)
calcolando un reddito ipotetico per le ore lavorative effettuate.

 

Lasciava alla Cassa la valutazione se prevedere
per tale comportamento la notifica di una sanzione in base all'art. 30 cpv. 1 lett
f.

 

La Cassa, dopo aver rilevato che sia nei FAUT di
ottobre e novembre 2004, sia nel FAUT di febbraio 2005 il signor RI 1 non aveva
dichiarato l'attività lavorativa, ha ritenuto giustificata la sanzione di
sospensione del diritto all'indennità per 16 giorni.

 

In sede di opposizione il ricorrente ha
presentato 3 dichiarazioni, rispettivamente della __________ di __________,
della __________ di __________ e del __________ di __________.

 

Secondo il parere del ricorrente queste 3
dichiarazioni non sarebbero state minimante considerate dalla Cassa, cosa che
configurerebbe una evidente violazione del diritto di essere sentito.

 

Le argomentazioni ricorsuali non sono pertinenti.

 

La Cassa ha esaminato le 3 dichiarazioni
ritenendole una conferma dell'attività lavorativa svolta, seppur non
remunerata.

 

Stabilendo una sanzione di 16 giorni di
sospensione, corrispondente al minimo della colpa media, la Cassa ritiene di
aver tenuto conto della particolarità del caso. La sanzione è proporzionata
all'omissione commessa e ripetuta.

(…)." (cfr. doc. V)

 

 

                                         In
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (cfr. RU N. 44 del 5 novembre 2002 pag.
3371 segg.).

                                         Il 1° luglio
2003 è entrata in vigore la terza revisione della LADI, accettata dal popolo il
24 novembre 2002 (cfr. FF N. 14 del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg.; RU N. 24 del
24 giugno 2003 pag. 1728 segg.).

                                         Poiché
nel diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento
legale in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie
giuridicamente rilevante (cfr. STFA del 16 febbraio 2004 nella causa S., C
154/03; DTF 129 V 1, consid. 1.2, pag. 4; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr. 3;
DTF 127 V 466, consid. 1, pag. 467; DTF 126 V 163, consid. 4b, pag. 166; DTF 125 V 42, consid. 2b, pag. 44; DTF 123 V 70, consid.
2, pag. 71; DTF 122 V 34, consid. 1, pag. 36 con
riferimenti; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321 consid. 2; STFA del 20 gennaio 2003
nella causa V. e V.-A., K 133/01 e STFA del 23 gennaio 2002 nella causa L., H
114/01), visto che la presente fattispecie si riferisce ad una sospensione dal
diritto alle indennità di disoccupazione a contare dal 1° marzo 2005 (in quanto
l’assicurato avrebbe leso il suo obbligo di informare omettendo di indicare l’attività
svolta nei mesi di ottobre/novembre 2004 e febbraio 2005), al presente caso si
applicano le norme della LPGA e quelle della LADI in vigore dal 1° luglio 2003.

 

                               2.3.   L’assicurato
é sospeso dal diritto all’indennità, tra l’altro, se ha fornito indicazioni inveritiere
o incomplete oppure ha violato altrimenti il suo obbligo di informare o di
annunciare (cfr. art. 30 cpv. 1 lett. e LADI).

 

                                         Con
l'entrata in vigore della LPGA al 1° gennaio 2003 (in concreto applicabile; cfr.
consid. 2.2) il vecchio art. 96 LADI, che regolava l'obbligo di informare e di
annunciare, è stato abrogato (cfr. n. 16 dell’Allegato alla legge federale del
6 ottobre 2000 sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali; RS
830.1).

 

                                         L'art. 28
LPGA regola la "Collaborazione nell'esecuzione".

                                         Gli
assicurati e il loro datore di lavoro devono collaborare gratuitamente
all’esecuzione delle varie leggi d’assicurazione sociale (cfr. art. 28 cpv. 1
LPGA).

                                                      Colui che rivendica prestazioni assicurative deve fornire
gratuitamente tutte le informazioni necessarie per accertare i suoi diritti e
per stabilire le prestazioni assicurative (cfr. art. 28 cpv. 2 LPGA).

                                                      Chi pretende prestazioni assicurative deve autorizzare tutte le persone e i servizi, segnatamente il datore di
lavoro, i medici, le assicurazioni e gli organi ufficiali a fornire nel singolo
caso tutte le informazioni, sempre che siano necessarie per accertare il
diritto a prestazioni. Queste persone e questi servizi sono tenuti a dare le
informazioni (cfr. art. 28 cpv. 3 LPGA).

 

                                         L'art. 31
LPGA regola la "Notificazione nel caso di cambiamento delle
condizioni".

                                         L’avente
diritto, i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono tenuti
a notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo esecutivo
qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per
l’erogazione di una prestazione (cfr. art. 31 cpv. 1 LPGA).

                                                      Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione delle
assicurazioni sociali ha l’obbligo di informare l’assicuratore se apprende che
le condizioni determinanti per l’erogazione di prestazioni hanno subìto
modifiche (cfr. art. 31 cpv. 2 LPGA).

 

                                         Circa gli
effetti degli art. 28 e 31 LPGA sulla LADI, Kieser rileva che:

 

" 
a)   Die Mitwirkung beim Vollzug der
Sozialversicherungsgesetze und insbesondere bei der Leistungsfestsetzung hat in
den bisherigen Erlassen eine eingehende Regelung erfahren (vgl. dazu auch
LOCHER, Grundriss, 340: Regelung ist "in den einzelnen Gesetzten
verstreut"). Art. 28 ATSG weicht nicht grundsätzlich von den bisherigen
Normierungen ab und steht auch in Übereinstimmung mit art. 12 lit. c VwVG
(Auskünfte von Drittpersonen) bzw. von Art. 13 Abs. 1 VwVG (Mitwirkung der
Partei). Insoweit ergeben sich gegenüber dem bisherigen Rechtszustand keine
wesentlichen Neuerungen.

 

b)   Eine Reihe von Bestimmungen der
Einzelgesetze wurde im Zuge der Anpassung an das ATSG ersatzlos aufgehoben.
Dies trifft insbesondere Regelungen zur Auskunftspflicht der Partei bzw. von
Drittpersonen (vgl dazu BBl 1999 4585). (…)."

(cfr. U. Kieser, ATSG Kommentar, Schulthess 2003,
ad art. 28, n. 30 e 31)

 

" 
a   Der Gesetzgeber hat grunsätzlich darauf
verzichtet, von der allgemeinen Regelung des Art. 31 ATSG abweichende
einzelgesetzliche Normierungen festzulegen. Vielmehr hob er die bestehenden
einzelgesetzlichen Ordnungen ersatzlos auf. Dies betrifft art 83 altAbs. 3 MVG (dazu BBl 1999 4726) sowie altArt. 96 Abs. 2 AVIG (dazu BBl
1999 4744)."

(cfr. Kieser op. cit., ad art. 31, n. 23)

 

                                         La
dottrina e la giurisprudenza sviluppate in merito al vecchio art. 96 LADI
conservano dunque la loro validità.

 

                                         In merito
all’estensione dell’obbligo di informare e annunciare così si esprime Gehrards:

 

" 
Die Auskunftspflicht ist umfassend. - Sie
bezieht sich auf “alle erforderlichen Auskünfte” (96 I, III). Was dabei im
einzelnen “erforderlich” ist, bestimmt dabei die anfragende Stelle bzw. richtet
sich nach der Informationsbedarf dieser Stelle.

Ebenso umfassend ist die Pflicht der Vorlage von
Unterlagen. - Es müssen alle Unterlagen vorgelegt werden, welche die anfragende
Stelle zur Erfüllung ihrer Aufgabe (im ALV-Bereich) benötigt (s. “die nötigen
Unterlagen”).

Anderseits dürfen von der berechtigten Stelle
keine Auskünfte und Unterlagen verlangt werden, die nicht “erforderlich” oder
“nötig” sind. Das Auskunftsrecht darf also nicht schikanös ausgeübt werden.
(...).

 

Die Meldepflicht des Versicherten gegenüber der
Kasse (vgl. oben N. 28) ist umfassend (vgl. “alles melden”), soweit die
Erfüllung der Meldepflicht wichtig ist für die:

-   Anspruchsberechtigung des Versicherten

    (s. Anspruchs- vorausetzungen)

-   Leistungsbemessung (s. Höhe und Dauer).”

(cfr. G. Gehrards, Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungsgesetz (AVIG), Vol. II, pag. 792-793, N. 20,
21, 22 e 30).

 

                               2.4.   In una
decisione pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 80 il TFA ha stabilito che la
sospensione del diritto all’indennità, pronunciata in virtù dell’art. 30 LADI,
può aggiungersi alla restituzione di prestazioni. Secondo il vecchio art. 96
cpv. 2 LADI (oggi abrogato), la persona assicurata era tenuta ad annunciare
alla cassa di aver conseguito un guadagno intermedio.

 

                                         Il TFA ha
in particolare rilevato che:

 

" 
(...)

c) qu’en l’espèce, les premiers juges ont estimé
que l’omission reprochée a l’assuré par la caisse devait toutefois être
considérée comme un oubli et non comme une dissimulation destinée à obtenir
indûment des indemnités de chômage, de sorte que les conditions d’application
de l’art. 30 al. 1 let. e et f LACI ne seraient pas remplies selon eux;

qu’eu égard à la règle de l’art. 96 al. 2 LACI,
l’assuré ne saurait toutefois se contenter d’attendre que son employeur annonce
un éventuel gain intermédiaire à sa place à la caisse de chômage, mais il doit
informer personnellement la caisse de ce fait (arrêts non publiés B.C. du 17
décembre 1991, C 33/91, et F du 19 mai 1988, C 49/87; GEHRARDS, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungs-gesetz,
vol. I, nos 28 et 29 p. 312; STAUFFER, Die Arbeitslosen-versicherung,
n° 2.3.1 p. 87);

qu’en l'occurrence, l’intimé devait en
particulier se douter que l’annonce - émanant de sa part - de la perception
d’un gain intermédiaire de 644 fr. 95 aurait probablement conduit la caisse de
chômage à réduire le montant des indemnités journalières;

que selon la jurisprudence, la notion de faute en
droit de l’assurance-chômage n’est pas la même qu’en droit pénal et civil, en
ce sens qu’elle ne suppose pas un comportement attaquable en soi, à savoir un
acte illégal (DTA 1982 n° 4 pp. 38-39 consid. 1a et les références; GEHRARDS,
op. cit., vol. I, ch. 8 p. 364; voire aussi ATF 122 V 45 consid. 3c/bb);

qu’un assuré qui omet de déclarer a
l’administration l’existence d’une occupation rémunérée durant la période de
chômage commet une faute (arrêt non publié M. du 25 mai 1982, C 29/81),
laquelle justifie donc en l’espèce une suspension du droit à l’indemnité
prononcée en vertu de l’art. 30 al. 1 let. e et f LACI; (...).”

(cfr. SVR 1997 ALV Nr. 80, consid. c, pag. 243)

 

                                         Circa l'obbligo di annunciare
e informare, in un'altra decisione, la nostra Massima istanza ha confermato il
precedente giudizio del TCA e, in particolare, ha sottolineato che:

 

"  (…) 

2.- a) Il giudizio cantonale di primo grado deve essere condiviso
pure per quel che attiene all'applicazione fatta in concreto dei suddetti
principi (ndr.: quelli concernenti la restituzione di prestazioni ricevute
indebitamente e la sospensione dal diritto alle indennità sulla base dell'art.
30 cpv. 1 lett. e) e f) LADI allorquando l'assicurato ha fornito indicazioni inveritiere
o incomplete oppure ha violato altrimenti l'obbligo di annunciare o di
informare ex art. 96 LADI). Dagli atti all'inserto emerge in modo pacifico che
il ricorrente non ha - come sarebbe stato suo dovere - dichiarato alla Cassa di
aver conseguito nel mese di giugno 1999 un guadagno intermedio. Egli, a suo
dire, non lo fece per semplice dimenticanza, la quale sarebbe da mettere in
relazione con il suo stato di leggera depressione dovuta alla disoccupazione.
Ritenuto che il lavoro svolto gli era stato proposto dall'Ufficio regionale di
collocamento, la gravità dell'omissione sarebbe particolarmente lieve e la
sanzione pronunciata sproporzionata. Ora, come correttamente apprezzato nel
giudizio impugnato, tali giustificazioni e argomentazioni non possono essere
prese in considerazione, essendo esse generiche e non comprovate. E' quindi del
tutto incontestabile che il ricorrente ha violato il suo obbligo di annunciare
e informare previsto dalla legge, per cui a ragione la Cassa ha sospeso il suo
diritto all'indennità di disoccupazione. (…)" 

(cfr. STFA del 20 ottobre 2000 nella causa B., C 89/00, consid.
2a)

 

                                         L'Alta
Corte, confermando il precedente giudizio cantonale, in un'altra sentenza ha,
in particolare, osservato che:

 

" 
(…)

3.- b) Da quanto precede emerge in modo del tutto
verosimile che nei predetti periodi il ricorrente è stato inabile al lavoro
nella misura del 100% e che egli, non potendo ignorarlo, avrebbe dovuto
produrre i relativi due certificati medici (del 16 dicembre 1996 e del 23
settembre 1997). Non trasmettendoli all'amministrazione, egli ha quindi
intenzionalmente o per negligenza grave violato il suo obbligo di informare e
annunciare giusta l'art. 96 LADI. Alla pronunzia litigiosa deve pertanto essere
prestata adesione laddove i primi giudici, dopo un accurato esame della
documentazione agli atti, hanno pertinentemente ritenuto non sussistere in
concreto il presupposto della buona fede, necessario per condonare
all'assicurato l'obbligo di rimborsare le prestazioni indebitamente percepite
nella residua misura di fr. 9662.75. (…)"

(cfr. STFA del 25 luglio 2001 nella causa D., C
104/01, consid. 3b)

 

                                         Il dovere
di informare deve dunque essere sempre rispettato da parte dei beneficiari di
prestazioni.

                                         Devono
essere fornite, di conseguenza, tutte le indicazioni necessarie per valutare
l'adempimento delle condizioni da ossequiare per avere diritto alle indennità (cfr.
STFA del 25 luglio 2001 nella causa D., C 104/01, consid. 2 in fine).

                                         Secondo
la giurisprudenza federale è peraltro irrilevante se le informazioni inveritiere
o incomplete sono causali per l'erogazione delle prestazioni assicurative o del
relativo calcolo (cfr. DLA 2004 N. 19, consid. 2.1.1, pag. 191; DTF 123 V 150 consid.
1b, pag. 151; DLA 1993/1994 N. 3, consid. 3b, pag. 21).

 

                                         L'Alta
Corte, in una sentenza pubblicata in DTF 125 V 193 ha stabilito che una
sospensione del diritto all'indennità ai sensi dell'art. 30 cpv. 1 lett. f LADI
può essere pronunciata solo qualora l'assicurato abbia agito intenzionalmente,
vale a dire consapevolmente e volontariamente.

 

                               2.5.   Chiamato a
pronunciarsi in un'ulteriore fattispecie
concernente il guadagno intermedio in caso di un'attività non remunerata, il
TFA, richiamati i criteri che permettono di stabilire se un'attività esercitata
a titolo benevolo o a titolo di favore deve essere equiparata a un rapporto di
lavoro ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LADI, ha pure stabilito che se un
assicurato esercita a titolo benevolo o a titolo di favore un'attività che
dovrebbe essere svolta soltanto dietro retribuzione (quindi analoga a un
rapporto di lavoro) senza annunciarlo all'assicurazione contro la
disoccupazione, il suo dritto all'indennità deve essere sospeso in base
all'art. 30 cpv. 1 lett. b LADI e non dell'art. 30 cpv. 1 lett. e) o f) LADI (cfr.
DLA 2000, N.32, pag. 169).

 

                                         L'Alta
Corte ha, in particolare, osservato che:

 

" 
(…)

c) Dans un arrêt non publié K. du 28 février 1997 (C
263/96), la Cour de céans a posé les critères permettant de déterminer quand
une activité exercée bénévolement ou à titre de pure complaisance doit être
assimilée à un rapport de travail au sens de l'art. 10 al. 1 LACI. Selon cet
arrêt (consid. 1), tel sera le cas s'il y a un contrat impliquant des droits et
des obligations réciproques des parties ou si, conformémemnt à la présomption
posée à l'art. 320 al. 2 CO, un salaire ou une rémunération sont normalement
dus pour le travail fourni au regard de l'ensemble des circostances ou des circostances
ou des usages professionels et locaux. En l'occurance, il faut admettre avec la
recourante que le gérant du centre a accepté de l'intimée l'exécution d'un
travail qui, au vu notamment de sa nature (service des clients de
l'établissement, encaissement …), de sa durée (quattre mois) et de sa
régularité (deux soirs par semaine), ne devait être fourni que contre un
salaire; en conséquence, l'existence d'un contrat de travail au sens de l'art.
10 al. 1 LACI doit être présumée conformément à l'art. 320 cl. 2 CO. Il est à
noter que la nature des relations unissant l'intimée au gérant de
l'établissement ne change rien à la pertinence de cette présomption, qui vaut
également, selon le Tribunal fédéral, en cas de travail fourni dans le cadre
d'un rapport de concubinage (arrêt non publié F. du 23 août 1999 [4C.89/1999], consid.
2).

 

d) Pourtant, si l'intimé, comme elle l'allègue et
comme cela paraît vraisemblable, n'a pas fait valoir de prétention de salaire
envers son ami et employeur, son comportement ne tombe pas sous le coup de
l'art. 30 al. 1 lett. e ou f LACI ainsi que le soutien la recourante, mais
devrait bien plutôt être sanctionné en application de l'art. 30 al. 1 let. b en
liaison avec l'art. 11 al. 3 LACI. Encore faudrait-il que la renonciation au
salaire ne se justifiât par aucun motif suffisant (DTA 1996/1997 no 21 p. 120 consid.
7a; Nussbaumer, Arbeitslosen-versicherung, in:
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch. 699). Or, sur le vu des circostances très particulières du cas d'espèce,
notamment des raison qui ont amené l'intimée à travailler gratuitement pour son
ami, il apparaît plutôt qu'aucun motif de suspension n'est réalisé dans son
cas, de sorte que sur ce point le recours doit être rejeté.

(…)." (cfr. DLA 2000 N. 32, consid. 1c e 1d
pag. 172 e 173)

 

                                         L’Alta
Corte, in una decisione del 14 aprile 2005 nella causa Öffentliche Arbeitslosenkasse
Baselland gegen S. (C 90/02), nel caso di un’assicurata che non ha dichiarato
all’amministrazione la sua attività, volta ad introdurre il suo subentrante,
effettuata presso il precedente datore di lavoro di 38 ore nel mese di aprile,
di 52,5 ore nel mese di maggio e di 70 ore nel mese di giugno 2001, ha, in
particolare, sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

3.

Streitig und zu prüfen ist, ob die
Beschwerdegegnerin die Auskunfts- und Meldepflicht verletzt hat und daher in
der Anspruchsberechtigung zum Bezug von Arbeitslosenentschädigung einzustellen
ist.

 

3.1 Aufgrund der Akten ist erstellt und im
Übrigen unbestritten, dass die Beschwerdegegnerin bei Beendigung des
Arbeitsverhältnisses Ende März 2001 mit der Eingliederungsstätte X.________
eine mündliche Vereinbarung getroffen hatte, wonach sie ihre Arbeitskraft nach
Bedarf und stundenweise bis Ende Juni zur Verfügung stellen würde. Es ging
darum, dass die Beschwerdegegnerin ihren ad interim eingesetzten, in der Sache
unerfahrenen Nachfolger bei der Einarbeitung unterstützen und insbesondere bei
der Erstellung der Abrechnung für das Bundesamt für Sozialversicherung, die
Ende Juni eingereicht werden musste, behilflich sein sollte. Daraufhin war die
Versicherte während 38 Stunden im April, 52,5 im Mai und 70 Stunden im Juni im
Betrieb der Eingliederungsstätte X.________ tätig. Auf den Formularen
"Angaben der versicherten Person" der Monate April bis Juni 2001
hatte sie die Fragen, ob sie bei einem oder mehreren Arbeitgebern gearbeitet
oder ob sie eine selbständige Erwerbstätigkeit ausgeübt hatte, verneint.

 

3.2 Die Vorinstanz hat erwogen, die
Beschwerdegegnerin habe zwar der Arbeitslosenkasse den bei der ehemaligen
Arbeitgeberin in den Monaten April bis Juni 2001 erzielten, aber erst im August
2001 ausbezahlten Zwischenverdienst auf den jeweiligen Kontrollausweisen nicht
angegeben. Nachdem sie frühestens Ende Juni 2001 mit der Abgeltung ihrer
Leistungen habe rechnen dürfen, habe sie die Formulare hinsichtlich der Frage
nach einer Beschäftigung korrekt ausgefüllt. Nach Treu und Glauben habe sie
davon ausgehen dürfen, dass nur eine entgeltliche Arbeitstätigkeit anzugeben
sei. Dies gehe einerseits aus dem klein gedruckten Zusatz zur entsprechenden
Frage hervor, wonach allfällige Bescheinigungen über den Zwischenverdienst und
vorhandene Lohnabrechnungen einzureichen seien, andererseits erscheine es
allgemein als schlüssig und nachvollziehbar, dass im Zusammenhang mit einer
fortdauernden Beschäftigung nicht die Arbeit an sich, sondern vielmehr der
dadurch erzielte Verdienst von Bedeutung sei. Eine restriktivere Auslegung
widerspräche Sinn und Zweck der einzuholenden Auskunft und wäre als
überspitzter Formalismus abzulehnen. Daher erfülle das Verhalten der Beschwerdegegnerin
den Tatbestand von Art. 30 Abs. 1 lit. e AVIG nicht.

 

3.3 Dieser Auffassung ist nicht beizupflichten.
Es liegt kein Sachverhalt vor, der unter dem Gesichtspunkt des überspitzten
Formalismus, der eine besondere Form der Rechtsverweigerung ist (Art. 29 Abs. 1
BV; zu Art. 4 Abs. 1 aBV ergangene, weiterhin geltende Rechtsprechung: BGE 120
V 417 Erw. 4b), geprüft werden könnte. Streitgegenstand ist allein die
Verletzung der Auskunfts- und Meldepflicht, mithin ein fehlerhaftes Verhalten
der Versicherten. Sodann findet sich weder in den Akten ein Anhaltspunkt, noch
wurde dies von der Beschwerdegegnerin geltend gemacht, dass sie auf Grund einer
behördlichen Auskunft oder Zusicherung die während der Kontrollperioden April
bis Juni 2001 ausgeübte Beschäftigung nicht angegeben bzw. nicht gemeldet hat,
weshalb eine vom materiellen Recht abweichende Behandlung nach dem in Art. 9 BV
verankerten Grundsatz von Treu und Glauben nicht geboten ist (BGE 127 I 36 Erw.
3a, 126 II 387 Erw. 3a; RKUV 2000 Nr. KV 126 S. 223; je mit Hinweisen). Des
Weiteren übersieht die Vorinstanz dass der Zweck der Auskunfts- und
Meldepflicht darin besteht, der Gefahr missbräuchlicher Inanspruchnahme von
Arbeitslosenentschädigung vorzubeugen (ARV 1993/1994 Nr. 3 S. 22 Erw. 3d; vgl.
auch Gerhards, Kommentar zum AVIG, Band I, 1987, N. 27 zu aArt. 24 - 25, S.
312). Die Kasse muss beurteilen können, ob und gegebenenfalls in welchem Umfang
einem Versicherten Anspruch auf Leistungen zusteht. So hat das Eidgenössische
Versicherungsgericht entschieden, dass auch ein allfälliger Nebenverdienst
(Art. 23 Abs. 3 AVIG), der nicht versichert ist und bei der Berechnung des
Zwischenverdienstes unberücksichtigt bleibt (Art. 24 Abs. 3 AVIG), zu melden
ist, da die diesbezügliche rechtliche Qualifikation der Verwaltung obliegt
(nicht veröffentlichtes Urteil F. vom 19. Mai 1988, C 49/87). Die Meldepflicht
besteht auch dann, wenn der Versicherte freiwillig, aus reiner Gefälligkeit
oder anderen Motiven, unentgeltlich Arbeit leistet, wobei die Verwaltung alsdann
zu prüfen hat, ob die (unentgeltliche) Tätigkeit einem Arbeitsverhältnis im
Sinne von Art. 10 Abs. 1 AVIG gleichzusetzen ist, die in der Regel nur gegen
Bezahlung ausgeführt wird (Art. 322 Abs. 1 und Art. 394 Abs. 3 OR). In einem
solchen Fall ist allerdings der Anspruch bei falscher Auskunft bzw.
unterbliebener Meldung nicht auf Grund von Art. 30 Abs. 1 lit. e AVIG, sondern
nach lit. b einzustellen, wonach zu Lasten der Versicherung auf Lohn- und
Entschädigungsansprüche nicht verzichtet werden darf (ARV 2000 Nr. 32 S. 169
ff.). Daher ist sowohl der Einwand der Beschwerdegegnerin, sie habe nach
Beendigung des Arbeitsverhältnisses aus Gefälligkeit und Loyalität gegenüber
der Eingliederungsstätte X.________ unentgeltlich Leistungen erbringen wollen,
als auch das Vorbringen, die Auszahlung der Entschädigung sei erst nach den
Kontrollperioden erfolgt, weshalb sie darüber während der Monate April bis Juni
keine Auskunft habe geben bzw. keine Meldung habe erstatten müssen, nicht
stichhaltig. Es steht fest, dass die Versicherte spätestens im Mai 2001, als
ein erheblich umfangreicherer Einsatz ihrer Arbeitskraft absehbar wurde, ihre
Leistungen nicht mehr unentgeltlich zur Verfügung stellte. Daher hat die
Arbeitslosenkasse die Einstellung in der Anspruchsberechtigung zu Recht auf
Art. 30 Abs. 1 lit. e AVIG abgestützt.

(…).“ (cfr. STFA del 14 aprile 2005 nella causa
Öffentliche Arbeitslosenkasse Baselland gegen S., C 90/02, consid. 3)

 

                               2.6.   Secondo l'art. 30 cpv. 3 LADI
la durata della sospensione è determinata in base alla gravità della colpa e
ammonta, per ogni motivo di sospensione a 60 giorni al massimo o, nel caso di
cui al capoverso 1 lettera g, a 25 giorni.

                                         La sospensione del diritto
all'indennità va da 1 a 15 giorni in caso di colpa lieve, da 16 a 30 giorni in caso
di colpa mediamente grave e da 31 a 60 in caso di colpa grave (cfr. art. 45
cpv. 2 OADI).

                                         La sua durata è
determinata secondo la gravità della colpa (cfr. art. 30 cpv. 3 LADI), soggiace
in altre parole al principio della proporzionalità (cfr. DTF 123 V 151-155).

                                         In virtù dell'art. 45 cpv.
2 bis OADI, se l'assicurato è ripetutamente sospeso dal diritto all'indennità
entro il termine quadro per la riscossione della prestazione, la durata della
sospensione è prolungata in modo adeguato.

                                         L'art. 45 cpv. 3 OADI
stabilisce che la colpa grave è data se l'assicurato ha abbandonato senza
valido motivo un impiego idoneo senza garanzia di uno nuovo o ha rifiutato un
lavoro idoneo.

 

                               2.7.   Nell’evenienza concreta dagli
atti di causa risulta che il 1° novembre 2003 l’assicurato, di formazione
carrozziere diplomato qualificato con una lunga esperienza, si è iscritto al
collocamento alla ricerca di un’attività quale carrozziere diplomato, autista
addetto alle consegne a domicilio e camionista (cfr. doc. 100 - 101 e 102 -
103).

                                         Sentito personalmente
dall’amministrazione l’assicurato, durante l’audizione del 2 marzo 2005, ha, in
particolare, dichiarato che:

 

"  (…)

In merito alla segnalazione in oggetto, dichiaro:

Prendo atto dei documenti formanti il mio incarto presso l’Ufficio
giuridico della Sezione del lavoro e precisamente:

- la segnalazione di presunto abuso trasmesso il 19.01.2005
dall’URC di __________

 

Al riguardo dichiaro:

 

Effettivamente, verso la fine del mese di ottobre 2004 fino
all’inizio del mese di novembre 2004, per la durata di 10 giorni con
un’occupazione di 6 ore al giorno, ho svolto dei lavori di carrozzeria presso
il capannone della ditta __________ di __________.

 

In particolare, ho aiutato mio cugino __________, __________, a
riparare un pullman per prepararlo al controllo tecnico dei veicoli (collaudo).
Collaudo riuscito. Infatti, mio cugino è amministratore della società __________
che organizza saltuariamente dei viaggi in torpedone con destinazione __________.

 

Per questa prestazione di lavoro non ho percepito nulla, né ho
pattuito qualcosa con mio cugino __________.

 

Per quanto riguarda la mia presenza presso la __________ di __________,
preciso che mio figlio __________ svolge l’apprendistato presso questa officina
e quindi quando è brutto tempo lo accompagno al lavoro.

 

In merito a dei lavori svolti presso la __________ di __________,
dichiaro che in un’occasione ho riparato una cordina per l’apertura interna
della portiera dell’automobile di mio cugino __________ al quale ho unicamente
fatto un piacere.

In buona sostanza, il pezzo di ricambio è stato comandato dalla
Carrozzeria (sconto) e la stessa mi ha messo a disposizione l’officina per il
cambio della cordina. Attività durata al massimo 2 ore svolta circa 10 giorni orsono.

Specifico che anche in questo caso non ho percepito nulla.

 

A domanda rispondo di non conoscere chi possa aver segnalato
questa mia attività lavorativa non annunciata.

(…)” (cfr. doc. 18-20)

 

                                         In una lettera del 23
marzo 2005 la ditta __________ ha rilasciato la seguente “Dichiarazione”:

 

"  (…)

La sottoscritta __________, __________, rappresentata dal signor __________,
amministratore unico della società, certifica con la presente che il signor RI
1, __________, ha effettuato alcuni lavori di carrozzeria sul bus di proprietà
della __________, a titolo di comodatario.

 

Si precisa che tale prestazione è stata eseguita in un contesto
famigliare per dare un “colpo di mano” al signor __________, amministratore
della società e cugino di primo grado del signor RI 1.

 

Si precisa inoltre che non è stata percepita nessuna retribuzione.

(…).” (cfr. doc. B)

 

                                         In una lettera del 7
aprile 2005 il __________ ha rilasciato la seguente “Dichiarazione”:

 

"  (…)

Io sottoscritto __________, __________, quale responsabile della __________,
__________, dichiaro, su richiesta del signor __________, __________, quanto
segue:

 

-   il signor __________.
__________, figlio del signor RI 1, sta svolgendo il primo anno di
apprendistato presso di me, quale meccanico;

 

-   egli, lo
scorso mese di febbraio 2004, mi ha chiesto se potevo ordinare, a nome della
Carrozzeria, un accessorio legato al funzionamento della portiera dell’auto del
signor __________, __________. Io ho quindi ordinato tale accessorio e l’ho
consegnato al mio dipendente;

 

-   i lavori di
posa dello stesso, durati circa 2 ore, sono stati svolti dal padre del mio
apprendista e dal signor __________ negli spazi della Carrozzeria che ho messo
a disposizione gratuitamente.

 

Il signor RI 1 gode della nostra stima e fiducia e non percepisce,
ne ha mai percepito alcun compenso o salario da parte nostra.

(…).” (cfr. doc. C)

 

                                         In una lettera del 31
marzo 2005 il signor __________ ha rilasciato la seguente “Dichiarazione”:

 

"  (…)

Io sottoscritto __________, dichiaro, su richiesta del signor RI 1,
__________, quanto segue:

 

-   so che il
signor __________, figlio del signor RI 1, sta svolgendo il suo primo anno di
attività presso la __________, quale meccanico;

 

-   di
conseguenza, lo scorso mese di febbraio 2004, ho chiesto se egli poteva fare
ordinare, a nome della Carrozzeria, un accessorio legato al funzionamento della
mia auto;

 

-   una volta
ricevuto tale accessorio ho chiesto a mio cugino, signor RI 1 di aiutarmi nella
posa dello stesso: questi lavori sono durati circa 2 ore. Mio cugino, signor RI
1 mi ha aiutato gratuitamente dato il legame di parentela e dato che io
l’avevo già aiutato in altri piccoli lavori senza chiedergli nulla.

(…).” (cfr. doc.
D)

 

                                         Come
sopra visto (cfr. consid. 2.5), se un assicurato esercita a titolo benevolo o a
titolo di favore un'attività che dovrebbe essere svolta soltanto dietro
retribuzione (quindi analoga a un rapporto di lavoro) senza annunciarlo
all'assicurazione contro la disoccupazione, il diritto all'indennità deve
eventualmente essere sospeso in base all'art. 30 cpv. 1 lett. b LADI.

 

                                         Dalle risultanze appena
esposte emerge che l'assicurato non ha ricevuto alcuna
retribuzione né per l'attività svolta per la ditta __________ né per quella
svolta per il sig. __________.

                                         Neppure
l’assicurato ha mai percepito un compenso da parte del __________.

 

                                         Per i
motivi di seguito esposti questo Tribunale ritiene che, visto l’insieme delle
circostanze, sia per l’attività svolta per la ditta __________ che per
la prestazione fornita al sig. __________, un salario
rispettivamente una retribuzione è dovuta.

 

                                         Infatti, vista la sua
formazione (carrozziere diplomato qualificato con una lunga esperienza), la
precisa missione da compiere (riparazione di un pullman per prepararlo al
collaudo), la durata del lavoro (10 giorni), la sua regolarità (6 ore al
giorno) e il fatto che la __________ del __________ le ha affittato
appositamente l’officina di __________ durante il mese di ottobre 2004 (cfr.
doc. A), le prestazioni fornite dall’assicurato alla ditta __________ per la
sistemazione di un bus dovevano essere retribuite.

 

                                         Anche la
prestazione fornita al sig. __________, ritenuta la preparazione della stessa
(comanda del pezzo accessorio tramite il garage), il lavoro svolto in officina
potendo quindi disporre della relativa infrastruttura e considerata la sua
formazione, doveva essere retribuita.

 

                                         Va qui ricordato che la
presunzione della conclusione di un contratto di lavoro ai sensi dell’art. 320
cpv. 2 del Codice delle Obbligazioni (CO) non è influenzata dal fatto che vi
siano dei rapporti di parentela tra il datore di lavoro e il dipendente.

                                         Nella decisione pubblicata
in DLA 2000, N. 32 e riprodotta in parte al consid. 2.5 il TFA ha
infatti rilevato che: “ (…) Il est à noter que la nature des relations unissant
l'intimée au gérant de l'établissement ne change rien à la pertinence de cette
présomption, qui vaut également, selon le Tribunal fédéral, en cas de travail
fourni dans le cadre d'un rapport de concubinage (arrêt non publié F. du 23
août 1999 [4C.89/1999], consid. 2). (…).” (cfr. DLA
2000, N. 32, consid, 1c in fine, pag. 173).

 

                                         Inoltre, nella decisione
del 28 febbraio 1997 nella causa K. (C 263/96) (citata dal TFA nella sua
decisione pubblicata in DLA 2000, N. 32, pag. 172), per rispondere alla
questione a sapere se nel caso di un’attività a titolo puramente gratuito e
benevolo esiste un rapporto di lavoro ai sensi dell’art. 10 cpv. 1 LADI, l’Alta
Corte ha, in particolare, osservato che:

 

"  (…)

     c) Pour répondre à cette question, il faut
observer au préalable, que les principes posés par le législateur en matière
d’assurance-chômage ont pour but d’éviter que des travaux représentant une certaine
valeur économique et financière puissent être entrepris ou exécutés aux frais
de l’assurance sociale alors qu’ils devraient être normalment rémunérés (ATF
120 V 519, consid. 4b/bb: arrêt non public K. Du 18 marz 1996 [C228/95]). Dans
ce sens, il est dès lors sans importance de savoir si le travailleur accepte de
travailler gratuitement ou de renoncer à un salaire. Pour déterminer s’il y a un
rapport de travail, les critères décisifs sont aux nombre de deux: d’une part,
il importe de savoir s’il y a contrat impliquant des droits et obligations
réciproques et, d’autre part, si, au regard de l’ensemble des circostances ou
des usages professionnels et locaux, un salaire ou une rémunération sont dus.
Ce n’est qu’en l’absence de ces deux conditions que le travail ou les services
rendus seront considérés résultant d’actes de pure complaisance et que celui
qui les accomplit n’entrera pas dans un rapport de travail (cf. arrêt non
public W. Du 24 avril 1996 [C 70/95] consid. 3).

(…).” (cfr. STFA del 28 febbraio 1997 nella causa K., C 263/96)

 

                                         In simili circostanze,
richiamata in particolare la sentenza pubblicata in DLA 2000, N. 32, pag. 169,
l’assicurato andava eventualmente sospeso sulla base dell’art. 30 cpv. 1 lett.
b LADI (perché ha rinunciato a detrimento dell’assicurazione contro la
disoccupazione a pretese di salario) e non in base all’art. 30 cpv. 1 lett. e)
e f) (perché ha violato l’obbligo di informare oppure perché ha indebitamente
ottenuto l’indennità di disoccupazione).

                                         E’ dunque a torto che la
Cassa ha sospeso l’assicurato fondandosi sui disposti di cui agli art. 30 cpv.
1 lett. e) e f) LADI (cfr. consid. 2.3. 2.4 e 2.5).

                                         Per
quanto riguarda l'art. 30 cpv. 1 lett. f LADI va inoltre rilevato che lo stesso
può essere applicato solo qualora l'assicurato abbia agito intenzionalmente,
vale a dire consapevolmente e volontariamente (cfr. DTF 125 V 193).

 

                                         Dai soli
atti di causa e senza gli ulteriori necessari accertamenti, questo Tribunale
non può concludere per l'esistenza di un motivo di sospensione fondato
sull'art. 30 cpv. 1 lett. b LADI.

                                         Infatti,
come rilevato dal TFA nella decisione pubblicata in DLA 2000, N. 32, pag. 169,
l'assicurato può essere sospeso se ha rinunciato a detrimento
dell'assicurazione contro la disoccupazione a pretese di salario o di
risarcimento verso l'ultimo datore di lavoro (cfr. art. 30 cpv. 1 lett. b LADI)
solo nella misura in cui la rinuncia non fosse giustificata (cfr. DLA 1996/1997
N. 21, consid. 7a, pag. 121 e Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung, in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],
Soziale Sicherheit, cifra marginale 699, pag. 255-256).

                                         Ora, la Cassa non ha appurato compiutamente i motivi che hanno
spinto l'assicurato a prestare la propria attività per la ditta __________
e per il sig. __________ gratuitamente.

 

                                         Pertanto,
la decisione impugnata va annullata e gli atti rinviati all'amministrazione
affinché, esperiti i dovuti accertamenti e sentito personalmente l'assicurato
in particolare circa i motivi per i quali ha rinunciato ad una retribuzione per
l'attività svolta, stabilisca se egli va sospeso dal diritto alle indennità di
disoccupazione in base all'art. 30 cpv. 1 lett. b LADI (cfr. per un caso
analogo vedi la STCA del 17 ottobre 2001 nella causa D., 38.2001.203).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso è
accolto ai sensi dei considerandi.

                                         §    Di conseguenza la
decisione su opposizione impugnata è annullata e gli atti vengono rinviati
all’amministrazione perché proceda come indicato al consid. 2.7 in fine.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al ricorso
dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti