# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c9bfb13b-144d-5a82-bb5c-b1b1072f2f12
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-12-30
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 30.12.2011 11.2010.126
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-126_2011-12-30.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.126

  	
  Lugano

  30 dicembre
  2011/rs

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baggi Fiala, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. 31.2007/R.41.2010
(revoca di curatela volontaria) della Divisione degli interni, Sezione degli
enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele, che oppone

 

	
   

  	
   RI 1  

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  Commissione tutoria
  regionale 8, Pregassona 

   

  e al curatore

   

  avv.  PI 1, ;

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'“appello”
del 27 settembre 2010 presentato da RI 1 contro la decisione emessa il 15 settembre
2010 dalla Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 24 novembre 2006 RI 1 (1953), reduce da un grave incidente
stradale occorsogli nel luglio di quell'anno, ha chiesto alla Commissione
tutoria regionale 8 l'istituzione di una curatela volontaria. Il 17 gennaio 2007
la Commissione tutoria regionale 8 ha accolto la richiesta e ha designato in
qualità di curatore __________. Il 12 ottobre 2009 questi ha chiesto di essere
sollevato dall'incarico per il 31 dicembre successivo. Convocato dalla
Commissione tutoria regionale, RI 1 si è visto prospettare l'11 dicembre 2009
come curatore l'PI 1, ma il 18 dicembre 2009 ha contestato tale proposta. Con decisione del 3 dicembre 2009, intimata il 31 dicembre successivo, la Commissione
tutoria regionale ha esonerato __________ dall'incarico, sostituendolo con l'PI
 1. L'11 gennaio 2010 RI 1 ha dichiarato di opporsi alla scelta del curatore.
Non intendendo accogliere la richiesta, il 14 gennaio 2010 la Commissione tutoria regionale ha trasmesso il caso all'Autorità
di vigilanza sulle tutele.

 

                                  B.   RI 1 ha postulato il 18
gennaio 2010 e ribadito il 1° febbraio successivo la revoca della misura
tutelare. L'PI 1 ha chiesto da parte sua, il 16 marzo 2010, di essere esonerato
dall'incarico. Su richiesta della Commissione tutoria regionale il curatelato
ha poi presentato una relazione dello psichiatra __________. Con decisione del
1° aprile 2010, intimata il 15 aprile successivo, la Commissione tutoria
regionale ha revocato la curatela volontaria, ha riconosciuto al curatore 

                                         un'indennità di fr. 515.65 (da anticipare dal Comune di
domicilio e posta a carico del curatelato) e ha dato scarico al legale dal
mandato, rinunciando ad approvare il rendiconto della sua gestione.

 

                                  C.   RI 1
è insorto il 19 aprile 2010 all'Autorità di vigilanza sulle tutele perché la
mercede del curatore fosse annullata o posta a carico della Commissione tutoria
regionale per “grossolani errori di procedura” e perché gli fosse versato un
risarcimento di fr. 5000.– “per i costi e le spese sostenute” e “per i
brutti problemi psicologici e torti morali provocati”. Nelle sue osservazioni del
22 aprile 2010 l'PI 1 ha ribadito la correttezza del proprio operato. La
Commissione tutoria regionale ha comunicato il 23 aprile 2010, di rinunciare a
osservazioni, confermandosi nella decisione presa. Statuendo il 15 settembre 2010, l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto il ricorso e ha dichiarato priva d'oggetto la
procedura di opposizione alla designazione del curatore. Essa non ha prelevato tasse
né spese. 

 

                                  D.   Il
27 settembre 2010 RI 1 si è rivolto all'Autorità di vigilanza sulle tutele, chiedendo
di “rivedere un poco con onestà e coscienza la vostra decisione e/o sentenza
finale”. Interpellato dall'Autorità di vigilanza sulle tutele, RI 1 ha comunicato il 7 ottobre 2010 che il memoriale andava considerato come appello contro la decisione
del 15 settembre 2010, ha addotto ulteriori motivazioni a sostegno del ricorso e
ha instato per il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Il 9 novembre 2010 l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha trasmesso gli atti a questa Camera. Il memoriale non ha
formato oggetto di intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
decisioni emanate dall'Autorità di vigilanza sulle tutele fino al 31 dicembre
2010 erano impugnabili con appello entro venti giorni dalla notifica (vecchio art.
48 della legge sull'organizzazione e la
procedura in materia di tutele e curatele, del­l'8 marzo 1999, cui
rinvia anche l'art. 39 LAC). La procedura era quella ordinaria degli art. 307
segg. CPC ticinese, con le particolarità – per analogia – dell'art. 424a CPC
ticinese (RDAT II-2003 pag. 51 consid. 1). In concreto la decisione
dell'Autorità di vigilanza è stata notificata a RI 1 il 16 settembre 2010. Il
termine d'impugnazione è cominciato a decorrere così il 17 settembre 2010 ed è
scaduto il 6 ottobre successivo. Pervenuto all'Autorità di vigilanza sulle
tutele il 27 settembre 2010, il memoriale in esa­me è quindi tempestivo. Irricevibili
sono invece le motivazioni aggiuntive formulate da RI 1 nel complemento del 7 ottobre
2010, introdotto dopo la scadenza del termine d'impugnazione.

 

                                   2.   L'appellante
chiede di sentire __________ “in merito alle particolari modalità e altro delle
quali sono stato oggetto dalla maledetta riunione di inizio dicembre 2009”. La richiesta è di per sé ammissibile (art. 424a cpv. 2 CPC
ticinese), ma – come si vedrà in appresso – non porterebbe con ogni
verosimiglianza elementi utili ai fini del giudizio. Parimenti ricevibili,
ancorché senza rilievo ai fini dl giudizio, sono i documenti acclusi al
memoriale del 7 ottobre 2010.

 

                                   3.   L'art.
309 cpv. 1 lett. d CPC ticinese prevedeva che un atto d'appello dovesse contenere,
sotto pena la nullità (cpv. 5), “la dichiarazione di appellare con
l'indicazione precisa dei punti della sentenza impugnata che si intendono
contestare. Nella fattispecie è dubbio che il memoriale del 27 settembre 2010
denoti una reale volontà di ricorrere, l'interessato medesimo riconoscendo nel medesimo
– diretto originariamente all'Autorità di vigilanza sulle tutele – che “purtroppo
perderei solo tanto altro tempo e altro se facessi ricorso al Tribunale
d'appello”. Comunque sia, si volesse da ciò prescindere, l'esito dell'impugnazione
non muterebbe per le ragioni in appresso.

 

                                   4.   Nella
fattispecie RI 1 si è rivolto all'Autorità di vigilanza sulle tutele – come
detto – perché la mercede del curatore fosse annullata o posta a carico della
Commissione tutoria regionale per “grossolani errori di procedura” e perché gli
fosse versato un risarcimento di fr. 5000.– “per i costi e le spese
sostenute” e “per i brutti problemi psicologici e torti morali provocati”.
L'Autorità di vigilanza sulle tutele ha respinto il ricorso e ha dichiarato
priva d'oggetto la procedura di opposizione alla designazione del curatore.
Nell'appello del 27 settembre 2010 RI 1 non si confronta minimamente con la
decisione impugnata. Inveisce contro la Commissione tutoria regionale (“ha
sbagliato e mi ha fatto perdere tempo e denaro”), accusandola di avere affidato
“l'ennesima curatela facile” all'PI 1 e di avergli fatto sopportare “brutti
tristi e dolorosi momenti”, rimprovera all'Autorità di vigilanza sulle tutele
di alimentare eccessi di burocrazia, ma sul
merito dei motivi esposti nella decisione del 15 settembre 2010 non spende
una parola. Ora, l'art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese precisava che un appello
dovesse contenere “i motivi di fatto e di diritto” sui quali si fondava per
contestare la decisione impugnata. Sprovvisto di adeguata motivazione, in
concreto l'appello va pertanto dichiarato irricevibile.

 

                                   5.   Si
aggiunga che nel caso specifico la carenza di requisiti formali ravvisata
nell'appello non si limita al difetto di motivazione. Nel memoriale invero RI 1
chiedeva all'Autorità di vigilanza sulle tutele di “rivedere un poco con onestà
e coscienza” la decisione del 15 settembre 2010, ma per finire egli non formulava
alcuna richiesta di giudizio. L'allegato si esauriva in recriminazioni, lasciando
all'Autorità medesima il compito di valutare se e in che misura la decisione
impugnata andasse riformata. Ora, un appellante non poteva rimettersi all'apprezzamento
della Camera per quanto riguardava le conclusioni che andavano tratte dal suo rimedio
giuridico. Doveva indicare con un minimo di comprensibilità quali fossero le
modifiche da lui postulate (art. 309 cpv. 2 lett. e CPC ticinese). Anche sotto
questo profilo l'appello va dunque dichiarato irricevibile e sfugge a ogni
disamina.

 

                                   6.   Gli
oneri del pronunciato odierno seguirebbero la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC
ticinese), ma nel caso precipuo si giustifica di rinunciare a ogni prelievo
(art. 148 cpv. 2 CPC ticinese), RI 1 essendo sprovvisto di cognizioni giuridiche
e avendo agito senza l'ausilio di un patrocinatore. Non si pone invece problema
di ripetibili, l'appello non essendo stato intimato per osservazioni. Quanto
alla richiesta di assistenza giudiziaria, per tacere del fatto che l'appello appariva senza possibilità di successo
fin dall'inizio (art. 14 cpv. 1 lett. a vLag), la
rinuncia alla riscossione di spese giudiziarie rende la domanda senza oggetto.

 

                                   7.   Relativamente
ai rimedi giuridici esperibili contro la presente
sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d
LTF), le decisioni riguardanti l'istituzione di una
curatela – e la revoca della medesima – sono impugnabili con ricorso in materia
civile (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 6 LTF) senza
riguardo a questioni di valore.

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 313bis CPC
ticinese,

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
è irricevibile.

 

                                   2.   Non si
riscuotono tasse né spese.

 

                                   3.   La
richiesta di assistenza giudiziaria è dichiarata senza oggetto.

 

                                   4.   Intimazione
a:

	
   

  	
  –  ;

  – 
  ;

  – 
  , .

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se
la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.