# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b66f09df-0d2d-5163-8285-70f2a6c8c2af
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-29
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 29.01.2003 12.2002.81
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2002-81_2003-01-29.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2002.81

  	
  Lugano

  29 gennaio
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  Composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Chiesa e Epiney-Colombo

  

 

	
  Segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa -inc. n. OA.2000.00176
della Pretura del distretto di Bellinzona- promossa con petizione 11 ottobre
2000 da

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'avv.
  __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall'avv.
  __________ 

   

  

 

con cui
l’attore ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr. 87'376.20
oltre interessi; 

 

domanda
avversata dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione, e che
il Pretore con sentenza 25 marzo 2002 ha integralmente accolto;

 

appellante
la convenuta con atto di appello 12 aprile 2002, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e
ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre
l'attore con osservazioni 27 maggio 2002 postula la reiezione del gravame con
protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati
gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

in fatto:

 

                                          A.  Il
4 settembre 1997 __________ ha concluso con la __________ un contratto
d'assicurazione contro gli infortuni per aziende agricole, con cui quest'ultima
si obbligava tra l'altro a pagargli, in caso d'incapacità al lavoro entro 5
anni dall'infortunio, un'indennità giornaliera di fr.   150.--, aumentata a fr.
200.-- dopo un termine d'attesa di 60 giorni, nonché, in caso di degenza
ospedaliera, una diaria di fr. 50.-- (doc. A). La polizza in questione
sostituiva precedenti contratti tra le medesime parti, il primo dei quali
risaliva all'inizio degli anni Settanta.

 

 

                                          B.  Con
scritto 8 marzo 1999 (doc. B) l'assicurato ha annunciato alla compagnia
d'assicurazione di essere stato vittima, il 3 dicembre 1998, di un infortunio.
Egli ha in particolare asserito di essere scivolato su di una lastra di
ghiaccio, scendendo le scale dell'abitazione dei suoi genitori, e di essersi in
quell'occasione strappato i legamenti del ginocchio sinistro.

                                               Il
26 marzo 1999, senza aver ottenuto un preventivo consenso dalla compagnia
d'assicurazioni, egli si è sottoposto a un intervento chirurgico di
ricostruzione del legamento crociato posteriore del ginocchio sinistro.

 

 

                                          C.  Con
la petizione in rassegna __________ ha chiesto la condanna della __________ al
pagamento di fr. 87'376.20 oltre interessi, corrispondenti alle indennità
giornaliere e alle diarie ospedaliere a suo dire dovutegli a seguito
dell'infortunio subito: egli, a quel momento già inabile al lavoro per malattia
fino al 1° marzo 1999, in conseguenza dell'infortunio lo sarebbe pure stato al
50% dal 2 al 24 marzo 1999, al 100% dal 25 marzo al 31 maggio 1999, al 66 2/3%
dal 1° giugno al 31 dicembre 1999 ed al 50% a far tempo dal 1° gennaio 2000
(ritenuto che in quest'ultimo caso, tenuto conto del limite di 730 giorni
previsto dall'art. 12 CGA, la pretesa è stata limitata a soli 425 giorni); dal
25 marzo al 2 aprile 1999 egli sarebbe stato inoltre degente in clinica per
l'intervento chirurgico. 

 

 

                                          D.  La
convenuta si è opposta alla petizione, negando innanzitutto l'esistenza di un
nesso di causalità tra l'evento del 3 dicembre 1998 e l'intervento chirurgico
eseguito, che, a suo dire, sarebbe in realtà riconducibile ad un precedente
infortunio risalente ad oltre 5 anni prima, e sostenendo che già per questo
motivo ogni pretesa della controparte era da ritenersi prescritta. Essa ha
inoltre contestato il grado di inabilità lavorativa indicata dell'attore,
rimproverando infine a quest'ultimo di averle annunciato tardivamente
l'infortunio in questione.

 

 

                                          E.  Il
Pretore con la sentenza qui impugnata ha accolto la petizione.

                                               Il
giudice di prime cure, dopo aver confermato l'esattezza delle percentuali
d'incapacità lavorativa addotte dall'attore e ritenuto ininfluente il ritardo
nella notifica dell'infortunio da parte di quest'ultimo, ha esaminato
l'eccezione di prescrizione sollevata dalla convenuta, concludendo per la sua infondatezza:
quand'anche si ammettesse che l'invalidità dell'attore dovesse essere in
relazione di causalità adeguata con altri infortuni precedenti, come effetto
ritardato degli stessi, essa costituiva in effetti un nuovo danno, distinto e
imprevedibile, in seguito al quale iniziava a decorrere un nuovo termine di
prescrizione. Il primo giudice ha pure escluso che l'incapacità lavorativa
dell'attore non fosse in relazione di causalità adeguata con l'infortunio in
discussione: considerato che la ricostruzione del legamento prospettata nel
1991 non era stata effettuata prima dell'infortunio qui in esame e che nei 7
anni successivi l'attore aveva regolarmente praticato due attività sportive, di
cui una a livello competitivo, ben si poteva ritenere che l'intervento
chirurgico effettuato il 26 marzo 1999, pur avendo avuto quale oggetto la
ricostruzione legamentare già ipotizzata nel 1991, era stato reso necessario
soltanto con il verificarsi dell'evento infortunistico del 3 dicembre 1998.

 

 

                                          F.  Con
l'appello che qui ci occupa la convenuta chiede di riformare la sentenza
pretorile nel senso di respingere la petizione. Essa ribadisce che l'intervento
chirurgico eseguito nel marzo 1999 non era la conseguenza dell'evento del 3
dicembre 1998, bensì di un precedente infortunio verificatosi nel 1977, di modo
che le indennità giornaliere e le diarie richieste dall'attore, in quanto si
riferivano a un infortunio che risaliva ad oltre 5 anni prima, erano da
ritenersi prescritte in base all'art. 12 CGA. Il primo giudice non avrebbe
inoltre sanzionato correttamente il ritardo con cui l'attore aveva provveduto a
notificarle l'infortunio. Pure contestata era infine l'esistenza del danno
attribuito dal Pretore, riferito in parte anche a pretese non ancora esigibili.

 

 

                                          G.  Delle
osservazioni con cui l'attore postula la reiezione del gravame si dirà, se
necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

Considerando

 

in diritto:

 

                                          1.   Prima
di passare in rassegna le censure sollevate nell'appello, occorre riassumere
gli infortuni rispettivamente le lesioni corporali parificate ad infortunio che
l'attore ha subito al ginocchio sinistro nel corso degli anni.

 

                                          a)  In
primo luogo, all'incirca nel 1977, egli cadde da una motocicletta guidata da un
amico, subendo un trauma al ginocchio (cfr. teste __________). In
quell'occasione, stando ai dati della sua anamnesi (cfr. doc. 8), egli sarebbe
stato visitato all'Ospedale __________, ove gli sarebbe stata diagnosticata una
distorsione del ginocchio; i problemi di riabilitazione riscontrati in seguito
(cfr. ancora il doc. 8) e in particolare l'instabilità che ne è derivata hanno
indotto qualche anno dopo lo specialista dr. __________ a ritenere che già a
quel momento vi fossero dei segni per una rottura del legamento crociato
sinistro (doc. 4). Quanto alle conseguenze di quell'infortunio, le stesse
vennero con tutta probabilità assunte dalla convenuta. 

 

                                          b)  Nel
gennaio 1991, mentre svolgeva le normali funzioni nella sua azienda agricola,
l'attore sentì una forte fitta al ginocchio sinistro (doc. 9). A quel momento
il dr. __________ ha diagnosticato una vecchia rottura del legamento crociato
posteriore -risalente dunque all'infortunio del 1977- con uno strappo
osteo-ligamentare posteriore (doc. 8, cfr. doc. 10 e documentazione richiamata
dal dr. __________). Nel marzo 1991 l'attore è stato quindi sottoposto a un
intervento di artroscopia diagnostica e meniscectomia, che ha per altro
confermato la precedente diagnosi (doc. 11). Le conseguenze di quell'intervento
sono state assunte dalla convenuta, ritenuto che in base all'art. 4c CGA le
lacerazioni del menisco costituivano una lesione corporale parificabile ad un
infortunio.

                                          c)  A
seguito dell'infortunio avvenuto il 3 dicembre 1998 all'attore è stata
diagnosticata dal suo medico curante dr. __________ una distorsione del
ginocchio con lesione del legamento crociato posteriore (doc. C; nella cartella
clinica, oggetto di formale richiamo, il medico ha indicato in data 4 dicembre
1998 che l'attore, cadendo dalle scale, avrebbe subito una "storta").
Il dr. __________, cui il paziente è stato in seguito inviato, ha confermato il
27 gennaio 1999 la persistenza dell'importantissima instabilità posteriore a
seguito della lesione del legamento crociato posteriore già verificata a suo
tempo artroscopicamente, con un'incipiente artrosi mediale (doc. N; cfr. pure
il doc. 4, in cui lo specialista conferma la diagnosi di rottura del legamento
crociato posteriore, non escludendo che l'attore -il quale in effetti a quel
momento non gli aveva ancora annunciato l'evento del 3 dicembre 1998- potesse
aver avuto un'ulteriore distorsione o cedimento). Da qui l'opportunità (visita
27 gennaio 1999, doc. N) di eseguire l'intervento chirurgico di ricostruzione
del legamento -poi effettuato- tecnicamente definito di plastica artroscopica del
legamento crociato posteriore sinistro (cfr. doc. D).

 

 

                                          2.   Con
la prima censura d'appello la convenuta contesta che l'infortunio subito
dall'attore il 3 dicembre 1998 sia in relazione causale con le pretese fatte
valere in causa da quest'ultimo (indennità giornaliere e diarie dopo il 2 marzo
1999). A ragione.

                                               Come
già accennato, l'attore a quel momento, secondo i medici, presentava una
distorsione del ginocchio e una rottura del legamento crociato posteriore con
un'incipiente artrosi mediale. 

 

                                      2.1    È
innanzitutto pacifico che l'artrosi -trattandosi per definizione di
un'affezione cronica degenerativa di una cartilagine articolare, cioè di un
fenomeno che si sviluppa in definitiva solo con il passare del tempo- non
poteva assolutamente dipendere dall'infortunio del 3 dicembre 1998. 

 

                                      2.2    Il
dr. __________, specialista FMH in ortopedia e chirurgia ortopedica, ha
stabilito che la rottura del legamento crociato posteriore risaliva a un
"vecchio" infortunio (doc. 5, 8 e 11), segnatamente a quello del
1977, escludendo di fatto che essa potesse essere la conseguenza
dell'infortunio del 3 dicembre 1998. Irrilevante è invece il fatto che il dr.
__________ abbia dichiarato in sede testimoniale che la lesione da lui
riscontrata fosse in relazione con l'evento descritto dal paziente (verbale p.
10): egli, innanzitutto, è un medico generalista, con minori conoscenze
specialistiche rispetto al dr. __________, per cui i suoi accertamenti vanno
già per questo motivo relativizzati; il dr. __________ non era inoltre a conoscenza
dei precedenti referti allestiti dal dr. __________ relativi al ginocchio
sinistro (nel certificato doc. C egli ha in effetti risposto negativamente alla
domanda su eventuali malattie estranee all'infortunio, infermità o esiti di
infortuni precedenti); oltretutto la sua testimonianza non risulta del tutto
attendibile, nella misura in cui aveva dichiarato che l'attore prima di allora
non si era mai rivolto a lui per disturbi al ginocchio sinistro (verbale p.
10), quando invece la cartella clinica da lui stesso allestita indicava che già
il 23 luglio 1998 l'attore si era lamentato per un cassetto anteriore di quel
medesimo ginocchio (cfr. doc. richiamata dal dr. __________); in ogni caso, se
il legamento crociato posteriore era già rotto nel 1991 -come risulta
chiaramente dal doc. 11 e dai pareri dei dr. __________ (doc. 8) e __________
(doc. richiamata)- e non è stato in seguito ricostruito, si ritiene di poterne
ragionevolmente dedurre che esso non poteva essersi rotto una seconda volta a
seguito dell'infortunio del 3 dicembre 1998. 

                                               In
tali circostanze, essendo chiaro che la lesione legamentare, mai operata, non
era guarita, è dunque esclusa l'eventualità che ci si possa trovare di fronte a
una ricaduta -che tecnicamente altro non è che la recidiva di una malattia
considerata a suo tempo guarita e che ora impone un ulteriore trattamento
medico oppure causa un'incapacità lavorativa (DTF 118 II 447 consid.
4b)- oppure all'effetto ritardato di un precedente infortunio -che tecnicamente
è invece dato allorché un'affezione, apparentemente guarita, causa delle
modifiche organiche, che possono essere di natura differente rispetto alla
malattia originale (sentenza DTF citata).

 

                                      2.3    E
neppure si può ritenere che l'eventuale incapacità lavorativa, quella precedente
l'operazione e quella successiva, sia dovuta alla distorsione del ginocchio. 

                                               Occorre
innanzitutto premettere che una distorsione del ginocchio -che altro non è che
una lesione della sua articolazione- non implica di per sé la necessità di
effettuare un intervento chirurgico di plastica artroscopica del legamento
crociato posteriore, operazione che invece ha lo scopo di ricostruire un
legamento rotto. Essa inoltre si risolve solitamente senza che sia necessario
un particolare intervento chirurgico, tanto meno quello concretamente eseguito.
Oltretutto, nel caso di specie la distorsione era senz'altro guarita e comunque
non era più rilevante da un punto di vista assicurativo già prima
dell'operazione, tanto è vero che il dr. __________, al momento della visita
del 27 gennaio 1999, aveva escluso una qualsiasi inabilità al lavoro
dell'attore ("il paziente … nel frattempo continua il lavoro in misura
completa", doc. N). Il fatto che in seguito, e meglio il 2 marzo 1999,
il dr. __________ abbia dichiarato che l'attore era inabile al lavoro al 50%
dal 2 al 25 marzo (doc. C) non modifica questo stato di fatto: a prescindere
dai motivi -cui si è già accennato in precedenza- che inducono a relativizzare
le sue dichiarazioni, si osserva che egli ha certificato quella parziale
incapacità lavorativa in quanto l'attore, che per altro a quel momento non era
più in cura da lui per i problemi al ginocchio, gli aveva semplicemente
riferito di avere sempre dolori (verbale p. 10), circostanza che secondo il dr.
__________, al quale l'attore aveva pure riferito di avere dei dolori al
ginocchio (visita del 27 gennaio 1999, cfr. doc. N), non era invece tale da
comportare una qualsiasi inabilità lavorativa; in ogni caso si osserva che il
dr. __________, anche in epoca successiva, ha confermato che a quel momento
l'attore era completamente abile al lavoro (doc. 4, ove egli indica
un'incapacità lavorativa solo a far tempo dal 25 marzo 1999).

 

 

                                          3.   Accertato
che l'evento che ha causato l'inabilità lavorativa dell'attore -in pratica l'intervento
chirurgico del 26 marzo 1999- si lascia in definitiva ricondurre all'infortunio
che l'attore ha subito nel 1977, si tratta ora di esaminare se le pretese
dell'attore non siano prescritte ai sensi dell'art. 12 CGA (rispettivamente
dell'art. 13 CGA), secondo cui il diritto all'indennità giornaliera, a
dipendenza della variante scelta -in concreto: la prima (cfr. doc. A p. 3)- si
estingue al più tardi dopo 5 anni dal giorno dell'infortunio oppure sussiste al
massimo per 730 giorni entro 5 anni dal giorno dell'infortunio, mentre la
diaria ospedaliera è pagata al massimo durante 5 anni dal giorno
dell'infortunio.

 

                                      3.1    Contrariamente
a quanto ritenuto dalla convenuta, in questo caso non si tratta di esaminare se
la pretesa attorea sia prescritta, questione che in effetti non pone
particolari problemi: giusta l'art. 46 cpv. 1 LCA i crediti fatti valere
dall'attore, volti in sostanza all'ottenimento di indennità giornaliere
rispettivamente di diarie, si prescrivono in effetti in due anni dal fatto cui
è fondata l'obbligazione, termine che la dottrina e la giurisprudenza più
recente fanno decorrere dal momento in cui sono date le condizioni per poter
esigere il pagamento dall'assicuratore (DTF 127 III 268 consid. 2b; cfr.
pure Graber, Basler
Kommentar, N. 11 ad art. 46 LCA), in concreto dunque a far tempo dal 25 marzo
1999.

 

                                      3.2    Più
che altro si tratta invece di un problema di perenzione, visto e considerato
che dal tenore delle due clausole delle CGA risulta chiaramente che dopo 5 anni
dall'infortunio l'assicurato non può più pretendere dalla compagnia
d'assicurazione né alcuna indennità giornaliera né alcuna diaria ospedaliera. 

                                               Nel
caso di specie è evidente che l'infortunio da cui inizia a decorrere il termine
quinquennale non può essere quello del 3 dicembre 1998, che in effetti -come
detto- non ha causato alcuna inabilità lavorativa, bensì quello avvenuto nel
1977. Ed è altrettanto evidente che il termine è nel frattempo scaduto. 

                                               Ritenuto
che a quel momento l'attore, a parte qualche problema di riabilitazione, non
sapeva di fatto di aver subito la rottura del legamento posteriore del
ginocchio e dunque di doversi prima o poi sottoporre ad un intervento
chirurgico per la sua ricostruzione, appare però in concreto giustificato far
capo all'art. 45 cpv. 3 LCA, norma secondo cui, quando il contratto o la legge
vincoli l'esistenza di un diritto derivante dall'assicurazione all'osservanza
di un termine, lo stipulante o l'avente diritto può compiere l'atto omesso
senza colpa non appena l'impedimento sia tolto: in altre parole, secondo questa
disposizione, allorché l'impedimento viene meno, l'assicurato o l'avente
diritto non beneficia di un nuovo termine, analogo a quello non osservato, ma
deve compiere l'atto omesso senza indugio (Nef,
Basler Kommentar, N. 22 ad art. 45 LCA; Carré,
Loi fédérale sur le contrat d'assurance, Losanna 2001, p. 318 e seg.). Nella
fattispecie l'attore avrebbe pertanto dovuto agire già nel marzo 1991, allorché
è venuto a conoscenza dell'esistenza della gravità della lesione, tanto più che
già a quel momento i medici avevano ventilato l'opportunità di eseguire
l'intervento chirurgico di plastica legamentare (doc. 8, 10, 11 e 12; cfr. pure
il certificato medico 3 luglio 1991 ritrovato nel doc. 16) -che dunque era
tutt'altro che un evento imprevedibile (cfr. doc. richiamata dal dr.
__________)- o al più tardi nell'ottobre 1991, allorché lo stesso attore aveva
dichiarato al dr. __________ che si sarebbe senz'altro annunciato per questa
operazione nel febbraio 1992 (doc. 13): sennonché egli ha in seguito rinunciato
alla prevista operazione senza aver addotto motivi particolari, verosimilmente
per poter continuare la sua attività di sportivo d'élite (per sua stessa
ammissione, egli militava in una squadra di calcio di Prima Lega, cfr. replica
p. 3). Avendo rinunciato a sottoporsi all'intervento chirurgico nonostante lo
stesso già allora -come del resto al momento dell'operazione del 26 marzo 1999-
fosse stato ritenuto opportuno, egli ha senz'altro perso il diritto a qualsiasi
prestazione derivante da quell'infortunio, così che la petizione dev'essere
respinta per intervenuta perenzione.

 

 

                                          4.   Ne
discende l'accoglimento del gravame, senza che sia necessario esaminare le
ulteriori censure, concernenti il ritardo nella notifica dell'infortunio e
l'ammontare del danno.

                                               La
tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di entrambe le sedi seguono la
soccombenza (art. 148 CPC).

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati l’art.
148 CPC e la TG

 

 

 

dichiara e
pronuncia:

 

                                          I.    L’appello 12 aprile 2002 della __________ è accolto.

                                               Di
conseguenza la sentenza 25 marzo 2002 della Pretura del distretto di Bellinzona
è così riformata:

 

                                                1.  La
petizione 11 ottobre 2000 di __________ è respinta.

                                               2.  La
tassa di giustizia di fr. 2'500.-- e le spese di fr. 320.--, con saldo da
anticipare dall'attore, restano a suo carico, con l'obbligo di rifondere alla
controparte fr. 7'500.-- a titolo di ripetibili.

                                          

 

                                          II.   Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                               a)
tassa di giustizia                                   fr.   1'350.--

                                               b)
spese                                                     fr.        50.--

                                                Totale                                                          fr.   1'400.--

 

                                               da
anticiparsi dall’appellante, sono poste a carico dell’appellato, che rifonderà
alla controparte fr. 1'500.-- per ripetibili di appello.

 

 

 

                                          III.  Intimazione a:     - __________

                                               Comunicazione
alla Pretura del distretto di Bellinzona

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
segretario