# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b1dbcd6f-7d10-56e6-83c7-5beecf354651
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-02-19
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 19.02.1998 12.1997.271
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-1997-271_1998-02-19.html

## Full Text

Incarto n.

  12.97.00271

  	
  Lugano

  19 febbraio 1998/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera
  civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi,
  presidente, 

  Chiesa e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

  

 

 

sedente
per giudicare nella causa ordinaria appellabile inc. n. 968 della Pretura del distretto di Lugano, sezione 3,
promossa con petizione 13 agosto 1990 da

 

	
   

  	
  __________ rappr. dallo studio legale __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr.
  dall'avv. ____________________

   

  

con cui
l’attore ha chiesto la condanna del convenuto al pagamento di fr. 12’200.--
oltre interessi a titolo di mercede dell’appaltatore;

 

Domanda
avversata dal convenuto, che ha postulato la reiezione della petizione, e che
il Pretore con sentenza 14 ottobre 1997 ha accolto per fr. 11’200.-- oltre
interessi;

 

Appellante
il convenuto, che con atto di appello del 24 ottobre 1997 chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di respingere la petizione;

 

Mentre
l’attore con osservazioni del 26 novembre 1997 postula la reiezione del gravame
con protesta di spese e ripetibili.

 

Letti ed esaminati
gli atti e i documenti prodotti,

posti a giudizio i
seguenti punti di questione

 

 

1.  - se deve essere accolto
l’appello

2.  - tassa di giustizia e
ripetibili

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

                                  A.   L’attore
afferma che il convenuto nel 1990 gli avrebbe (sub)appaltato la fornitura e la
posa di 17 vasche da bagno destinate __________ contro una mercede di fr.
17’000.--, soluta solo per fr. 4’800.--, dal che la presente causa per la
differenza di fr. 12’200.-- oltre interessi.

 

                                  B.   Il
convenuto si oppone alla petizione sostenendo di avere voluto unicamente
acquistare le 17 vasche da bagno per posarle personalmente presso la sua
committente __________ L’attore, appresa la destinazione delle vasche, avrebbe
ritardato la consegna all’attore per procedere lui stesso alla posa di 16 di
esse presso la committente dell’attore. Questi avrebbe in sostanza usurpato un
affare del convenuto, di modo che, secondo l’art. 423 cpv. 1 CO, gli dovrebbe
essere pagato solo il costo delle vasche, soluto da tempo, oltre a fr. 2’400.--
di spese effettive che il convenuto avrebbe avuto se avesse posato lui stesso
le vasche, somma offerta all’attore che l’aveva tuttavia rifiutata.

 

                                  C.   Nel
giudizio qui impugnato il Pretore ha rilevato che l’unica prova esperita sul
tema, la deposizione della teste __________ avrebbe confermato la tesi
dell’attore dell’esistenza tra le parti di un contratto di appalto per la
fornitura e posa di 17 vasche.

                                         Essendone
state posate solo 16, la pretesa dell’attore sarebbe da ammettere per fr.
11’200.-- oltre interessi di mora al 7%, tasso rimasto incontestato.

 

                                  D.   Delle
argomentazioni dell’appellante -che postula la riforma della sentenza pretorile
nel senso di respingere la petizione- e di quelle del resistente -che chiede
invece la reiezione del gravame con protesta di spese e ripetibili- si dirà,
per quanto necessario, nei successivi considerandi.

 

 

 

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

                                   1.   Chi,
come l’attore, procede per il pagamento della propria mercede d’appaltatore 
sopporta l’onere della prova al riguardo dell’esistenza e all’entità del
vantato diritto (per tante: II CCA 16 dicembre 1997 in re D./B.), il che
significa che in caso di contestazione è tenuto a dimostrare l’esistenza
dell’asserito contratto di appalto e la congruità della propria pretesa.

 

                                   2.   Sulla
base degli elementi probatori in atti il Pretore ha implicitamente ritenuto
fornita la prova di cui sopra.

                                         La
sua valutazione dei riscontri istruttori non può tuttavia essere condivisa.

 

                                2.1   Il
punto di partenza per la corretta disamina della fattispecie è senza dubbio
costituito dalla lettera 14 dicembre 1989 del convenuto, con la quale ha
chiesto la fornitura di 17 vasche da bagno (doc. 8).

                                         A
non averne dubbi, tale richiesta non prevedeva la posa a destinazione da parte
dell’attore, ed è perciò elemento favorevole alla tesi del convenuto e
contrario a quella dell’attrice.

                                         Anche
la successiva raccomandata 10 febbraio 1990 (doc. 9) del convenuto conforta la
sua versione dei fatti, trattandosi di un sollecito per la fornitura delle
vasche.

                                         La
prima incongruenza risulta dalla risposta 12 febbraio 1990 dell’attore (doc.
10), che rassicura il convenuto circa la puntuale posa delle vasche da parte
dell’attore medesimo, non risultando un simile accordo dalla precedente
corrispondenza.

                                         Ed
infatti, il convenuto ha prontamente reagito, contestando con la lettera del 15
febbraio 1990 il proprio consenso alla posa delle vasche da parte dell’attore,
e ribadendo la propria intenzione di posarle personalmente (doc. 11, ultimi 2
paragrafi; cfr. anche il doc. 14).

                                         A
ciò va aggiunto, sempre in favore della tesi del convenuto, l’indizio di logica
pertinenza, per il quale secondo l’ordinario andamento delle cose e la comune
esperienza di vita non è di principio ragionevole farsi appaltare la posa di
una vasca da bagno a fr. 900.-- più ICA (ca. fr. 56.--), e subappaltare la
medesima opera a fr. 1’250.-- (doc. 6 e C).

 

                                         A
questi elementi si contrappone unicamente la deposizione della __________ che
riferisce di avere assistito in epoca imprecisata ad un colloquio tra le parti
avvenuto in Ticino nel corso del quale il convenuto avrebbe accettato di
delegare all’attore la posa delle vasche.

 

                                2.2   La
corretta valutazione di questi elementi non può condurre alla soluzione di
privilegiare le risultanze della deposizione agli altri elementi in atti, ma è
semmai, per invalsa giurisprudenza, quella di elidere i mezzi di prova in
contraddizione tra di loro, con la conseguenza di doversi decidere in sfavore
della parte gravata dell’onere della prova (II CCA 29 febbraio 1996 in
re O. SA/F., 9 novembre 1995 in re Z./G. SA, 9 maggio 1995 in re S./M. SA, 13
febbraio 1995 in re C. srl/L. SA, 7 settembre 1994 in re I. SA/T. SA; Cocchi/Trezzini,
CPC, ad art. 90, n. 7). 

                                         Questa
soluzione si imporrebbe nel caso concreto a prescindere da qualsiasi
considerazione circa la credibilità della teste, ed è perciò unicamente a
titolo abbondanziale che si rileva che essa è ulteriormente confortata dal
fatto che la teste, all’epoca a suo dire del tutto estranea alla ditta
dell’attore, ne sia dal 12 maggio 1993 la titolare, come risulta dall’estratto
dal registro di commercio del canton __________ del 22 ottobre 1997, prodotto
dal convenuto con l’appello e che questa Camera assume agli atti in virtù del
potere di indagine conferitole dall’art. 322 CPC.

 

                                   3.   Dovendosi
negare l’esistenza dell’asserito appalto vertente sulla posa delle vasche, ci
si deve chiedere se all’attore debba essere riconosciuto un credito per altro
titolo.

 

                                3.1   Quo
alla fornitura delle 16 vasche, per la quale il convenuto ha già pagato fr.
4’800.--, risultano dagli atti i seguenti elementi:

 

                                         -     il
perito giudiziario si è espresso nel maggio del 1993 sul “prezzo di mercato
delle vasche oggetto della vertenza”. 

                                              Il
quesito è male formulato, e di conseguenza la risposta è ambigua: non essendoci
un riferimento temporale, la risposta (da fr. 450.-- a fr. 600.--) sembrerebbe
relativa al 1993, ma soprattutto indica prezzi “di mercato”, il che potrebbe
significare il prezzo al consumatore di una singola vasca, e non è perciò
significativo del costo tra commercianti di una partita di 17 vasche;

 

                                         -     difatti
l’indicazione del perito giudiziario è smentita sia dal prezzo spuntato dal
convenuto per l’ultima vasca, quella posata da lui, che è stato di fr. 302.35
(doc. 12, del 19 febbraio 1990: fr. 1’511.65 per 5 vasche), che da quello
praticato all’attore dal suo fornitore tedesco (cfr. replica pag. 3; doc. I: DM
384.75).

 

                                         Ai
fini della fornitura delle vasche dall’attore al convenuto, che ammette di non
potere dimostrare la pattuizione di un prezzo unitario di soli fr. 300.--
(appello, punto 19, pag. 9), va ritenuto il prezzo del fornitore dell’attore, e
perciò considerata la conversione delle valute e la concessione all’attore di
un equo margine di guadagno, questa Camera fissa in fr. 400.-- il prezzo delle
vasche, per un totale di fr. 6’400.--.

 

                                3.2   Quo
al lavoro di posa delle vasche, il convenuto stesso riconosce di avere risparmiato
fr. 2’400.-- di spese in conseguenza dell’intervento dell’attore (risposta,
pag. 10), importo che non vi è motivo di non attribuire al procedente.

                                         Avendo
questi rifiutato l’ipotesi che la posa delle vasche da parte sua sarebbe
avvenuta senza il consenso del convenuto, l’attore non risulta avere avanzato
-neppure a titolo subordinato- una pretesa a tal titolo, e le questione non è
stata oggetto di istruzione, così che non vi è spazio per l’attribuzione in suo
favore di una somma maggiore di quella riconosciuta dal convenuto.

 

                                   4.   Il
credito dell’attore risulta essere di complessivi fr. 8’800.--, da cui vanno
dedotti i fr. 4’800.-- già pagati dal convenuto, così che il saldo è di fr.
4’000.--.

                                         Gli
interessi su questo importo vanno riconosciuti unicamente nella misura del 5%
(art. 104 cpv. 1 CO) e non del 7%, non potendosi ammettere l’acquiescenza su
questo tema del convenuto -che difatti si è integralmente opposto alla
petizione- ma dovendosi invece ritenere che l’attore nei propri allegati
introduttivi non ha addotto alcuna circostanza di fatto, come una pattuizione
in tal senso o l’esistenza di un rapporto tra commercianti, atta a giustificare
l’attribuzione di interessi al 7% (II CCA 21 settembre 1994 in re
G./S.).

                                         La
data di decorrenza degli interessi non è per contro contestata dall’appellante,
ed è perciò da considerare acquisita quella del 25 aprile 1990 stabilita dal
Pretore.

 

                                         Ne
segue il parziale accoglimento del gravame ai sensi dei considerandi.

 

                                         Tassa
di giustizia, spese e ripetibili delle due sedi seguono la soccombenza (art.
148 CPC).

 

Per i quali motivi, richiamati gli art.
148 CPC e la TG

 

                                

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello
24 ottobre 1997 di __________ è parzialmente accolto.

 

                                         Di
conseguenza la sentenza 14 ottobre 1997 della Pretura del distretto di Lugano,
sezione 3, è riformata nel modo seguente:

 

                                         1.     La petizione è parzialmente accolta.

                                                 __________,
è condannato a pagare a __________, Spreitenbach, fr. 4’000.-- oltre interessi
al 5% dal 25 aprile 1990.

 

                                         2.     In
tale misura è tolta l’opposizione interposta al precetto esecutivo n. 86769
dell’UE Lugano del 25 aprile 1990.

 

                                         3.     La
tassa di giustizia di fr. 850.-- e le spese, da anticipare dall’attore sono a
suo carico per 2/3 e per 1/3 sono a carico del convenuto, al quale l’attore
rifonderà fr. 400.-- per parte di ripetibili.

 

                                   II.   Le
spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) 
tassa di giustizia                                   fr.       530.--

                                         b) 
spese                                                     fr.         20.--

                                         T
o t a l e                                                      fr.       550.--

 

                                         già
anticipati dall’appellante, restano a suo carico per 1/3 e per 2/3 sono a
carico dell’attore, che rifonderà al convenuto fr. 200.-- per ripetibili
parziali di appello.

 

                                  III.   Intimazione:                   -                                        __________

                                         Comunicazione
alla Pretura del distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                           Il
segretario