# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 87aacc85-68aa-51d9-bf4c-bf5fd99ee8a0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-02-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.02.2007 32.2006.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-95_2007-02-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.95

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  9 febbraio
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 11 maggio 2006 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 27 aprile
  2006 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, rappresentato da RA 1, con “istanza di restituzione (in intero) per
inosservanza” 10 aprile 2006 ha chiesto all’Ufficio AI di concedergli la
restituzione del termine per poter inoltrare opposizione contro la decisione 4
ottobre 2005 con la quale gli è stato negato il diritto a una rendita (doc. AI
3/1-11).

 

                               1.2.   Con
decisione 27 aprile 2006 (doc. AI 2/1-4) l’Ufficio AI ha respinto l’istanza di
restituzione del termine osservando che:

 

"  (…)

L’Ufficio
AI del Canton Ticino constata che dagli atti di causa non emergono elementi
tali da ritenere che l’assicurato, all’epoca in cui gli è stata notificata la
decisione del 4 ottobre 2005, fosse impedito di contestarla personalmente
oppure di incaricare una terza persona di agire in sua vece.

Né
l’aspetto fisico da una parte né l’aspetto psichico dall’altra non sono stati
assolutamente sostanziati mediante la presentazione di certificati medici
indicanti le relative diagnosi e prognosi.

 

(…)

 

Tenuto
conto di quanto precede, l’UAI considera che non sia stato dimostrato, perlomeno
secondo il criterio della verosimiglianza preponderante (cfr. DTF 125 V 195
consid. 2 e riferimenti), che proprio in coincidenza con la fine della
decorrenza del termine di 30 giorni per impugnare la decisione 4.10.2005,
l’assicurato in questione abbia presentato una fase di scompenso di ordine
fisico rispettivamente psichico e che questo particolare stato gli abbia impedito
di difendere i propri interessi giudizialmente, di persona oppure incaricando
una terza persona di agire in sua rappresentanza.

 

(…)

 

In
conclusione, non sono quindi dati i presupposti stabiliti dalla giurisprudenza
per accogliere la domanda di restituzione del termine, di modo che l’istanza
10.4.2006 dev’essere respinta

(…)”
(doc. AI 2/3)

 

                               1.3.   Con
il ricorso in oggetto l’assicurato, tramite il suo rappresentante, ha chiesto:

 

                                                      “1.   Il
ricorso è accolto.

                                                       2.   E’
annullata la decisione 27 aprile 2006 dell’Ufficio cantonale AI con la
quale è stata rifiutata al signor RI 1 la restituzione per intero dei termini
di impugnativa per potere inoltrare opposizione contro la decisione 4 ottobre
2005 mediante la quale il citato ufficio gli ha negato il beneficio di una
rendita d’invalidità.

                                                       3.   L’incarto
è ritornato all’UAI per una nuova decisione.

                                                       4.   Non
si prelevano né tasse né spese di giudizio. (doc. AI 1/17)

 

                                         In
sostanza il rappresentante ha affermato che dall’inizio del mese di settembre
2005 il suo assistito è entrato “(…) in un periodo molto oscuro dal punto di
vista personale per problemi di natura fisica e psichica (…)” (doc. AI 1/10) e ha
sostenuto che la giustificazione dell’Ufficio AI – “(…) dagli atti di causa non
emergono elementi tali da ritenere che l’assicurato, all’epoca in cui gli è stata
notificata la decisione del 4 ottobre 2005, fosse impedito di contestarla
personalmente oppure di incaricare una terza persona di agire in sua vece. Né
l’aspetto fisico da una parte né l’aspetto psichico dall’altra non sono stati
assolutamente sostanziati mediante la presentazione di certificati medici
indicanti le relative diagnosi e prognosi (…)” –, ritenuto che egli ha indicato
le generalità del suo medico curante e invitato a prendere contatto con lo stesso,
non reggerebbe alle accuse di arbitrio e di abuso del potere di apprezzamento,
configurerebbe una chiara manifestazione di formalismo eccessivo e lederebbe il
diritto di essere sentito.

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI si è confermato nelle proprie allegazioni e,
osservato che la portata del principio inquisitorio è limitato dall’obbligo
delle parti di collaborare, ha chiesto la reiezione del ricorso.

 

                               1.5.   Con
replica 3 maggio 2006 il rappresentante dell’assicurato si è confermato nelle
proprie tesi ricorsuali puntualizzando che:

 

"  (...)

Tuttavia
- allo scopo di non incorrere in una violazione procedurale - si è deciso di
dare seguito all'intimazione del Tribunale cantonale delle Assicurazioni
presentando il certificato - in busta chiusa - del medico curante. Nel contempo
si approfitta per precisare che:

 

-    il signor RI 1 giustifica il suo
atteggiamento poiché convinto dalla validità del principio che privilegia lo
scambio dì comunicazione e dei pareri tra i medici, ritenendo che questo modo
di agire salvaguardi pienamente il segreto medico. Egli è del parere che una
semplice presa di contatto del medico di fiducia dell' AI con il suo medico personale
sarebbe stata proceduralmente più semplice e corretta, salvaguardando la sua
"privacy", ma mettendo in condizione l'Ufficio di decidere;

 

-    se lo fa ora è perché il lodevole
Tribunale gli ha intimato di presentare "eventuali altri mezzi di
prova": non volendo commettere un errore procedurale che infici
l'impugnativa, egli ha chiesto al suo medico curante di attestare il suo reale
stato di salute che gli ha impedito di inoltrare l'opposizione. E quindi un
atto dovuto al Tribunale;

 

-    non è assolutamente vero che egli non
voglia collaborare con l'autorità per fare in modo che la verità sia accertata.
La sua è stata solamente la volontà che non fossero divulgate "ad
innaffiatoio" alcune informazioni personali che per lui sono e rimangono
di competenza esclusiva dei medici e dei Giudici. Il signor RI 1 ha voluto
tutelare la sua vita privata e la sua famiglia e ha volontariamente messo in condizione
l'Autorità di verificare, dichiarando le generalità del suo medico curante, da
lui autorizzato a rilasciare informazioni. Lo fa ora producendo il certificato
medico quale elemento di prova. (...)" (doc. V, pag. 3)

 

                               1.6.   Con
duplica 12 giugno 2006 l’Ufficio AI ha osservato che:

 

"  (...)

L'assicurato
produce ora il certificato medico 1.6.2006 del Dr. __________; in primo luogo,
detto certificato risulta del tutto generico, privo delle necessarie diagnosi,
dei disturbi soggettivi di cui soffre il paziente, delle constatazioni
oggettive, della prognosi e delle eventuali osservazioni conclusive e non può
pertanto essere considerato atto a modificare la presa di posizione da parte
dell'amministrazione.

Ad
ogni modo, il contenuto del certificato medico di cui sopra non fa altro che
avvalorare e confermare ciò che è stato più volte ribadito dall'Ufficio Al del
Canton Ticino (UAI), ovverosia che all'epoca in cui gli stata notificata la
decisione 4.10.2005 l'assicurato non era assolutamente impedito di contestarla
personalmente oppure di incaricare una terza persona di agire in sua vece (il
Signor RI 1 ha in effetti consultato il Dr. __________ unicamente dal
30.12.2005 al 4.1.2006).

 

Visto
quanto precede, si ritiene quindi di dover insistere nel chiedere la reiezione
del ricorso." (doc. VII)

 

                               1.7.   Con
osservazioni finali 20 giugno 2006 il rappresentante dell’as-sicurato ha confermato
la validità probatoria del certificato medico del dr. __________ e ha rilevato
che:

 

"  (...)

Mettere
in discussione la valutazione data dal medico alla situazione nella quale si è
venuto a trovare il signor RI 1 appare manifestamente inopportuno oltre che
azzardato.

L'UAI
- ovvero un semplice ufficio cantonale non certo popolato da esponenti dell'
"Ars medica" - arrivando a tanto si arroga il diritto di
indirettamente mettere in discussione la professionalità del medico.

 

La
cosa ci sembra sconcertante.

 

Non
solo si mette in discussione una prassi ribadita dai Tribunali, ma addirittura
ci si dilunga con saccenti supposizioni d'ordine medico.

 

Forse
è meglio scendere dal piedestallo e lasciare che certe supposizioni le faccia
il Medico dell' AI. (...)" (doc. IX)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del
21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                               2.2.   La
decisione con la quale l’Ufficio AI ha respinto l’istanza di restituzione dei
termini 10 aprile 2006 configura una decisione pregiudiziale direttamente
impugnabile mediante ricorso (art. 52 cpv. 1 e 56 LPGA, vedi anche Zünd, Kommentar
über das Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich, 1993, § 10, N. 7, pag.
54: “[…] Praxisgemäss gilt auch der Entscheid über die
Wiederherstellung der Beschwerdefrist (vgl. § 13) als selbständig anfechtbar
Zwischenentscheid (nicht veröffentlichter Entscheid EVG vom 28. März 1991, I
320/89) […]“.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Ai sensi dell'art. 52 cpv. 1 LPGA, le decisioni emesse in
virtù dell'art. 49 LPGA possono essere impugnate entro trenta giorni mediante
opposizione all'istanza che le ha notificate.

 

                                         Giusta
l'art. 40 cpv. 1 LPGA, il termine legale non può essere prorogato.

 

                                         Secondo
l'art. 41 cpv. 1 LPGA se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito,
senza sua colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito,
sempre che l’interessato lo domandi adducendone i motivi entro dieci giorni
dalla cessazione dell’impedimento.

                                         Se
la restituzione del termine è concessa, il termine per compiere l’atto omesso decorre
dalla notifica della decisione (cpv. 2).

 

                               2.4.   In
concreto, il TCA constata che contro la decisione formale 4 ottobre 2005 – con
la quale l’Ufficio AI gli ha negato il diritto a prestazioni (doc. AI 5/1-3) –
non è stata sollevata opposizione e l’assicurato, con istanza 10 aprile 2006,
ha chiesto la restituzione del termine per compiere l’atto omesso (doc. AI
3/1-11).

 

                               2.5.   Il
TCA rileva innanzitutto che la giurisprudenza concernente la restituzione di un
termine inosservato per motivi indipendenti dalla propria volontà sviluppata
prima dell’entrata in vigore dell’art. 41 LPGA è tuttora valida (vedi la STFA
del 5 dicembre 2006 nella causa E. [I 854/06], consid 2.1).

 

                                         Per
"impedimento non colpevole" si intende, non soltanto l'impossibilità
oggettiva o la forza maggiore, ma anche l'impossibilità che risulta da
circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze devono
comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente non deve
potere essere rimproverata una negligenza (cfr. DTF 96 II 265 consid. 1a; STFA del 21 novembre 2001 nella causa Fondazione X., I 393/01;
U. Kieser, ATSG-Kommentar, Schultess 2003, N. 4 ad art. 41, pag. 417; U.
Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, pag.
170 ss.; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des
Bundes, Zurigo 1998, n. 151).

                                         Va qui rilevato che i criteri per stabilire se si è di fronte ad un
"impedimento non colpevole" sono gli stessi e valgono sia nel caso in
cui l'interessato agisce direttamente che in quello in cui si avvale di un
rappresentante.

 

                                         La
giurisprudenza federale ammette che il decesso, una grave malattia contratta improvvisamente,
in particolare una patologia seria insorta quando il termine sta per scadere,
la degenza in ospedale possano costituire un impedimento non colposo. Non basta
però che l'interessato medesimo sia stato impedito di agire entro il termine
stabilito, lo stesso dovendo oltre a ciò essere pure stato impossibilitato ad incaricare
un terzo di compiere gli atti di procedura necessari (RDAT II-1999 n. 8, pag.
32; DTF 119 II 86, consid. 2a, DTF 112 V 255, consid. 2a; cfr., pure, STFA del
9 luglio 2004 nella causa S. AG, C 272/03; STFA del 2 luglio 2003 nella causa
D., K 34/03).

 

                                         Non
costituiscono, per contro, motivi scusabili il sovraccarico di lavoro,
l'ignoranza del diritto, rispettivamente l'insicurezza dovuta all'introduzione
di una nuova norma legale (cfr. STFA del 18 gennaio 2000 nella causa L., C
366/99; DLA 2002 N. 15 pag. 113; DLA 2000 N. 6, consid. 2, pag. 31; DLA 1988 N.
17, consid. 4a, pag. 128; DTF 110 V 339, consid. 3, pag. 343 e DTF 110 V 210,
consid. 4, pag. 216).

 

                                         L'Alta
Corte, in una sentenza pubblicata in DTF 112 V 255, riguardo ai presupposti necessari
affinché una malattia costituisca motivo di restituzione del termine, ha rilevato:

 

"  2.- a) Die versäumte Frist kann wiederhergestellt
werden, wenn der Gesuchsteller oder sein Vertreter durch ein unverschuldetes
Hindernis abgehalten worden ist, innert der Frist zu handeln, und binnen zehn
Tagen nach Wegfall des Hindernisses unter Angabe desselben die
Wiederherstellung verlangt und die versäumte Rechtshandlung nachholt (Art. 35 Abs. 1 in Verbindung mit Art. 135 OG). Das Gesetz lässt somit die Wiederherstellung
nur zu, wenn der Partei (und gegebenenfalls ihrem Vertreter) kein Vorwurf gemacht
werden kann (BGE
110 Ib 95 Erw. 2, 107 Ia 169 Erw. 2a). Krankheit (wie im übrigen auch schweizerischer
obligatorischer Militärdienst [vgl. BGE 104 IV 210 Erw. 3]) kann ein unverschuldetes,
zur Wiederherstellung führendes Hindernis sein (BGE 108 V 110 Erw. 2c; EVGE
1969 S. 149; GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2. Aufl., S. 62; GRISEL,
Traité de droit administratif, S. 896). Doch muss die Erkrankung derart sein, dass
der Rechtsuchende durch sie davon abgehalten wird, selber innert Frist zu handeln
oder doch eine Drittperson mit der Vornahme der Prozesshandlung zu betrauen
(EVGE 1969 S. 150). So hat das Eidg. Versicherungsgericht die Wiederherstellung
gewährt: einem an einer schweren Lungenentzündung leidenden, hospitalisierten
60jährigen Versicherten (in BGE
102 V 140 nicht veröffentlichte Erw. 1 des Urteils Poltera vom 14. September
1976), ebenso einem Versicherten, der wegen schwerer nachoperativer Blutungen
massive zerebrale Veränderungen aufwies, intellektuell stark beeinträchtigt und
daher während der gesamten Rechtsmittelfrist weder fähig war, selber Beschwerde
zu erheben, noch sich bewusst werden konnte, dass er jemanden mit der Interessenwahrung
hätte betrauen sollen (ZAK 1981 S. 523 Erw. 2b). Nicht gewährt hat das Gericht
die Wiederherstellung dagegen in Fällen eines immobilisierten rechten Armes
bzw. einer schweren Grippe, wo keine objektiven Anhaltspunkte dafür bestanden
und dies auch nicht weiter belegt wurde, dass der Rechtsuchende nicht imstande gewesen
wäre, trotz der Behinderung fristgerecht zu handeln oder nötigenfalls einen Vertreter
mit der Interessenwahrung zu beauftragen (unveröffentlichte Urteile van Driesten
vom 21. Februar 1984 und Reichlin vom 29. Juni 1977). Hindert die Krankheit den
Rechtsuchenden zwar daran, selber zu handeln, könnte er aber in nach den Umständen
zumutbarer Weise einen Dritten mit der Interessenwahrung beauftragen, so kann
die Wiederherstellung nach dem Gesagten ebenfalls nicht gewährt werden, wenn
die Partei den Beizug eines Vertreters versäumt (unveröffentlichtes Urteil Lanni
vom 26. Juni 1984; GULDENER, Schweizerisches Zivilprozessrecht, 3. Aufl., S.
273, Anm. 41; GYGI/STUCKI, Handkommentar zum bernischen Gesetz über die Verwaltungsrechtspflege,
1962, S. 113). Bedeutsam für die Frage, ob Krankheit im Sinne eines unverschuldeten
Hindernisses die Partei von eigenem fristgerechten Handeln oder der Beauftragung
eines Dritten abgehalten hat, ist vor allem die letzte Zeit der Rechtsmittelfrist,
weil die gesetzliche Regelung jedermann dazu berechtigt, die notwendige Rechtsschrift
erst gegen das Ende der Frist auszuarbeiten und einzureichen (EVGE 1969 S. 149
f. mit Hinweisen; unveröffentlichte Urteile Gianotti vom 6. Dezember 1984 und Egloff
vom 3. April 1973). Erkrankt die Partei eine gewisse Zeit vor Fristablauf, so ist
es ihr in aller Regel möglich und zumutbar, ihre Interessen selber zu verteidigen
oder die Dienste eines Dritten in Anspruch zu nehmen; erkrankt die Partei dagegen
ernsthaft gegen das Ende der Frist, so wird sie im allgemeinen nicht in der Lage
sein, selber zu handeln oder einen Dritten zu beauftragen, weshalb in solchen Fällen
die Wiederherstellung zu gewähren ist (GRISEL, a.a.O., S. 896)." 

 

                                         La
nostra Massima Istanza, in una sentenza del 2 luglio 2003 nella causa D. (K
34/03), ha ancora osservato:

 

"  (…)

Giusta
i combinati disposti di cui agli art. 35 cpv. 1 e 135 OG, la restituzione per
l'inosservanza di un termine può essere accordata solo quando il richiedente o
il suo difensore è stato impedito, senza sua colpa, di agire entro il termine
fissato, fermo essendo che la domanda deve indicare l'impedimento ed essere
presentata entro dieci giorni da che questo è cessato e che entro lo stesso
termine deve essere compiuto l'atto omesso, l'istituto della restituzione in
intero costituisce un rimedio di carattere straordinario che incide
profondamente nella sicurezza del diritto, per cui occorre valutare l'adempimento
dei requisiti con rigore e seguire criteri restrittivi,

 

secondo
la prassi relativa all'art. 35 cpv. 1 OG, per impedimento senza colpa bisogna
intendere non solo l'impossibilità di agire oggettiva nel senso della forza
maggiore, bensì pure l'impossibilità soggettiva dovuta a circostanze personali
o all'errore (RDAT 1999 II n. 8 pag. 32 e i riferimenti ivi citati),

 

la
giurisprudenza federale ammette in particolare che il decesso o una grave
malattia contratta improvvisamente può costituire un impedimento non colposo
giusta l'art. 35 OG,

 

non
basta però che l'interessato medesimo sia stato impedito di agire entro il
termine stabilito, lo stesso dovendo oltre a ciò essere pure stato
impossibilitato ad incaricare un terzo di compiere gli atti di procedura
necessari,

 

non
appena sia oggettivamente e soggettivamente esigibile che la persona in oggetto
agisca personalmente o che affidi a un terzo la salvaguardia dei suoi
interessi, cessa l'impedimento senza sua colpa ai sensi dell'art. 35 cpv. 1 OG
(cfr. ancora RDAT 1999 II n. 8 pag. 32 con riferimenti),

 

in
concreto, nulla emerge dagli atti che permetta di concludere che nei 30 giorni
successivi alla notificazione della pronunzia cantonale 18 ottobre 2002,
avvenuta nel mese di novembre seguente, le condizioni dell'assicurata fossero
state tali da non consentirle di incaricare una terza persona di agire in sua
vece,

 

non
sono quindi dati i presupposti stabiliti dalla giurisprudenza per accogliere la
domanda di restituzione del termine e l'istanza 20 febbraio 2003 deve essere
respinta. (…)"

(cfr.
STFA del 2 luglio 2003 nella causa D., K 34/03)

 

                               2.6.   L’assicurato
sostiene che, visto che egli ha indicato le generalità del suo medico curante e
invitato l’amministrazione a prendere contatto con lo stesso, la decisione con
la quale l’Ufficio AI gli ha negato la restituzione dei termini per il fatto
che egli non avrebbe sostanziato il suo impedimento mediante la presentazione
di certificati medici indicanti le relative diagnosi e prognosi, non reggerebbe
alle accuse di arbitrio e di abuso del potere di apprezzamento, configurerebbe
una chiara manifestazione di formalismo eccessivo e lederebbe il diritto di
essere sentito.

 

                                         Al
riguardo il TCA si limita qui a rilevare che, anche se l’omessa presa di
contatto con il medico curante da parte dell’Ufficio AI configurerebbe un vizio
per le ragioni indicate dal ricorrente, in ogni caso quest’ultimo é stato
sanato ritenuto che davanti a questo Tribunale, che dispone di potere cognitivo
pieno, sono state presentate le prove richieste e il rinvio degli atti
all’amministrazio-ne configurerebbe pertanto un mero esercizio formale
contrario al principio della celerità della procedura.

 

                                         Al
riguardo nella STFA del 20 settembre 2006 nella causa G. (I 618/04) il TFA ha
sviluppato la seguente considerazione:

 

"  (…)

Nach
der Rechtsprechung kann eine - nicht besonders schwerwiegende -Verletzung des
rechtlichen Gehörs als geheilt gelten, wenn die betroffene Person die
Möglichkeit erhält, sich vor einer Beschwerdeinstanz zu äussern, die sowohl den
Sachverhalt wie die Rechtslage frei überprüfen kann. Die Heilung eines –
allfälligen - Mangels soll aber die Ausnahme bleiben (BGE 127 V 437 Erw. 3d/aa,
126 I 72, 126 V 132 Erw. 2b, je mit Hinweisen).

Von
der Rückweisung der Sache zur Gewährung des rechtlichen Gehörs an die Verwaltung
ist nach dem Grundsatz der Verfahrensökonomie dann abzusehen, wenn dieses
Vorgehen zu einem formalistischen Leerlauf und damit zu unnötigen Verzögerungen
führen würde, die mit dem (gleichlautenden und der Anhörung gleichgestellten)
Interesse der versicherten Person an einer möglichst beförderlichen Beurteilung
ihres Anspruchs nicht zu vereinbaren sind (BGE 116 V 187 Erw. 3d).

(…) (STFA
del 20 settembre 2006 nella causa I, 618/04, consid. 8.3)

 

                               2.7.   Il
dr. __________, FMH in medicina interna, nel suo certificato medico 1. giugno
2006, ha attestato che “(…) il paziente sunnominato che conosco e seguo dal
1964, mi aveva consultato ripetutamente dal 30.12.2005 al 4.1.2006 a causa di
uno stato depressivo persistente da alcuni mesi. Gli era stato consigliato un
trattamento specialistico (…)” (doc. G).

 

                                         Il
TCA rileva come nel suo certificato 1. giugno 2006 il curante non indica che l’assicurato
è stato incapace da un punto di vista medico di sollevare entro i termini
legali opposizione contro la decisione 4 ottobre 2005 dell’Ufficio AI e/o di affidare
a un terzo la salvaguardia dei suoi interessi 

                                         Di
conseguenza, conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.5),
questo Tribunale deve concludere che l’assicurato non ha provato di essere stato impedito, senza sua colpa a causa di malattia, di agire entro
il termine stabilito per inoltrare l’opposizione (cfr.
in questo senso anche la STFA del 5 dicembre 2006 nella causa E. [I 854/06]
laddove il TFA rileva che “(…) dans son attestation du 3 juillet 2006, le docteur
M.________ parle de fragilité psychologique. Il n'indique pas que le recourant ait
été incapable durant le délai légal de recourir lui-même ou de mandater un tiers
pour le faire. […] Celui-ci n'a pas démontré s'être trouvé du fait de son état physique
et psychologique dans l'incapacité totale de déposer lui-même un recours ou
d'en charger un tiers (…)”).

                                         Questo
vale a maggiore ragione se si pone mente al fatto che, anche se con il certificato
1. giugno 2006 il curante attesta uno stato depressivo da alcuni mesi,
l’assicurato si è rivolto al proprio medico solo il 30 dicembre 2005 la qual
cosa fa pensare ad uno stato valetudinario almeno fino a quel momento non così
grave.

                                         Inoltre,
di fronte alle osservazioni espresse dall’Ufficio AI circa la portata del
certificato medico del dr. __________ (cfr. doc. VII), il ricorrente si è
limitato a confermare la validità dello stesso (cfr. doc. IX). In particolare,
anche se invitato a produrre nuovi mezzi di prova, l’assicurato non ha ritenuto
di sottoporre la presa di posizione dell’Ufficio AI al suo curante per una
presa di posizione e neppure ha prodotto la documentazione che attesterebbe che
egli, seguendo il consiglio del suo medico, si è rivolto ad uno specialista a causa
del suo stato depressivo.

                                         Infine
il rappresentante dell’assicurato si è semplicemente limitato ad affermare che
il suo assistito “(…) si è così isolato da tutto e da tutti vivendo
personalmente e in modo solitario la sua angoscia, chiudendosi in sé stesso e
tagliando i ponti con l’esterno a tal punto che nemmeno chi ne aveva curato gli
interessi nell’ambito scolastico ne era al corrente (…)” (doc. AI 1/11), senza
tuttavia provare queste evenienze e in particolare senza documentare che egli
per un ragguardevole periodo (da settembre 2005 al 6 aprile 2006, data in cui ha
sottoscritto la procura conferita al suo rappresentante, doc. AI 3/12) non
sarebbe più stato in grado di occuparsi dei propri affari di tutti i giorni.

 

                                         In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, la decisione impugnata deve
essere confermata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti