# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0205ac1e-19ca-5891-84a5-7657094288e0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-12-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 21.12.2001 INC.2001.52005
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-52005_2001-12-21.html

## Full Text

. 520.2001.5 M                                                           Lugano,
21 dicembre 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Luca Marazzi

 

 

sedente per statuire sull’istanza di libertà provvisoria
inoltrata in data 17 dicembre 2001 da

__________(difeso
di fiducia dall’avv. __________)

e trasmessa
in data 19 dicembre 2001 con preavviso negativo dal Procuratore Pubblico
avv. Bruno Balestra, Lugano;

concessa
all’accusato, con ordinanza 19 dicembre 2001, la facoltà di presentare
osservazioni al preavviso negativo del magistrato inquirente, e letto
l’allegato 21 dicembre 2001;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________;

ritenuto

in fatto:

A.

__________, Capo __________, è stato tratto in arresto lo
scorso 25 settembre 2001, siccome sospettato di avere gestito incarti di sua
competenza accettando denaro dalle parti interessate (v. rapporto di arresto 25
settembre 2001, inc. Giar 520.2001.1 doc. 2). Il giorno successivo l’arresto è
stato confermato da questo giudice, con contestuale intimazione della
promozione dell’accusa per titolo di corruzione passiva, accettazione di doni e
violazione del segreto d’ufficio (v. inc. Giar cit., doc. 1 e 3; sic già
in decisione 15 ottobre 2001, inc. Giar 520.2001.2 consid. A p. 1).

 

B.

Se __________, ancora in occasione della prima istanza di
libertà provvisoria, respingeva ogni addebito, ammettendo unicamente di avere
trattato con occhio benevolo degli incarti che gli aveva segnalato la
coaccusata __________ allo scopo di ingraziarsela ed ottenere da lei informazioni
utili per la sua attività professionale (v. la già citata decisione 15 ottobre
2001, consid. B p. 2), a partire dal verbale MP 22 ottobre 2001 (all’inc. MP
s.n.) ha iniziato ad ammettere di aver percepito del denaro per la sua
attività. In seguito, l’inchiesta si è sviluppata attorno ad altri casi sui
quali egli sarebbe intervenuto in termini non compatibili con il suo statuto,
non tutti riconducibili alla coaccusata __________, nel quale contesto
sarebbero inoltre emersi altri comportamenti penalmente rilevanti (quali la
soppressione di e la falsità in documenti, con le corrispondenti estensioni
dell’accusa, v. verbale MP 22 ottobre 2001, cit., p. 10).

 

C.

Una prima istanza di libertà provvisoria proposta
dall’accusato personalmente era stata respinta con decisione 15 ottobre 2001
(inc. Giar 520.2001.2) per l’esistenza di un concreto pericolo di collusione
nei confronti di “tutti coloro che hanno beneficiato dell’indebito
interessamento dell’accusato per ottenere un trattamento di favore nell’evasione
della richiesta di un permesso di soggiorno, così come coloro che si sono
attivati in qualità di intermediari” (loc. cit., consid. 4b p. 6).

Con allegato 29 novembre 2001, __________ ha proposto una
seconda istanza di libertà provvisoria (inc. Giar 520.2001.4 doc. 1), ritirata
– dopo aver preso conoscenza del preavviso negativo del Procuratore Pubblico –
sotto riserva di riproporla “ancora nei prossimi giorni, a dipendenza
dell’evoluzione dell’inchiesta [...]” (osservazioni 6 dicembre 2001, inc. Giar
cit., doc. 4). La decisione di stralcio è del 6 dicembre 2001 (inc. Giar cit.,
doc. 5).

 

D.

Come preannunciato, __________ propone ora una nuova
istanza di libertà provvisoria (inc. Giar 520.2001.5 doc. 2). Fonda la medesima
sulla certezza che già in occasione degli ultimi interrogatori avanti al
magistrato inquirente, quest’ultimo “disponeva già di tutti gli elementi a
carico” (loc. cit., pto. 5.1 p. 3), mentre quanto mancava avrebbe dovuto essere
assunto prima delle festività natalizie (loc. cit., pto. 5.2 p. 3). Fatto cenno
ad una perdita di tempo intervenuta senza colpa dell’accusato istante (loc.
cit., pto. 5.3 p. 4) e dato atto che la complessa inchiesta sarà
necessariamente ancora lunga, __________ ritiene nondimeno che “grazie alle
prove assunte finora il pericolo di collusione non è più dato” (loc. cit., pto.
5.4 p. 5). Conclude opponendosi a che la perizia psichiatrica chiesta possa
essere addotta quale giustificazione per il protrarsi della carcerazione
preventiva (loc. cit., pto. 5.5 p. 5), e facendo presente “la situazione
personale e famigliare dell’accusato, nell’ambito della valutazione del
rispetto della proporzionalità" (loc. cit., pto. 5.6 p. 5).

 

E.

Premessi l’evidente parallelismo dell’istanza qui discussa
e di quella ritirata lo scorso 6 dicembre 2001, nonché un breve riassunto delle
più recenti fasi d’inchiesta (v. preavviso negativo, inc. Giar 520.2001.5 doc.
1 p. 1-2), il Procuratore Pubblico evidenzia l’atteggiamento di falsa
collaborazione di __________, in realtà improntato ad “un atteggiamento di
difesa ad oltranza ed ammissione solo di fronte all’evidenza più ineluttabile”
ed impegnato a “negare di aver commesso atti contrari ai propri doveri
d’ufficio per ridurre la qualifica del reato a suo carico” (loc. cit., p. 2).
Questo suo atteggiamento di aperta ostruzione, oltre a dilatare a dismisura i
tempi dell’inchiesta (per il parziale esame di uno solo degli incarti trattati
dall’accusato – __________ – sono state necessarie 22 ore di verbale, senza
contare la preparazione, loc. cit., p. 3) e ad ampliare le tematiche bisognose
di accertamento (ad esempio circa i moventi e l’aspetto economico, loc. cit.,
p. 6), concretizza anche il pericolo di inquinamento delle prove, con
particolare riferimento al “nuovo filone emerso dopo la perquisizione del 9
novembre” (loc. cit., p. 5), riguardante numerose persone, molte connesse fra
loro ed alcune vicine all’accusato istante (ad es. il Capo Sezione __________,
ibid.). Il magistrato inquirente conclude sottolineando come il numero di
pratiche “truccate” e di atti contrari ai doveri d’ufficio fanno apparire il
carcere preventivo subìto e prospettabile ampiamente rispettoso del principio
di proporzionalità (loc. cit., p. 6).

 

F.

In sede di osservazioni 21 dicembre 2001 (inc. Giar
520.2001.5 doc. 4), l’accusato istante si riconferma nella propria istanza,
ribadendo in particolare come i cosiddetti “casi __________” siano emersi
grazie al sequestro di un supporto informatico effettuato a seguito di sua
spontanea confessione (loc. cit., pto. 2 p. 1) e abbiano a loro volta fatto
oggetto di confessione sufficientemente precisa da escludere un pericolo di
collusione (loc. cit., pto. 2 p. 2). Tale operazione “__________”, poi, avrebbe
già dovuto essere eseguita (loc. cit., pto. 3 p. 2). Ma soprattutto, chiede che
si prenda “atto che __________, durante l’inchiesta, ha sempre migliorato il
proprio atteggiamento, cercando di volta in volta di essere più completo e
preciso nelle proprie ammissioni” (loc. cit., pto. 6 p. 2), ciò che consente di
escludere “ogni e qualsiasi pericolo di collusione” (ibid.).

Considerato

in diritto:

1.

L'art. 95 CPP
- corrispondente all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre
1992 / 1. gennaio 1993 (per cui mantiene validità la pregressa giurisprudenza:
v. decisione 10 gennaio 1996 in re T. H., inc. GIAR 2.96.2) - dopo evidenza al
cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in libertà,
consente al cpv. 2 arresto, perdurare ed eventualmente proroga del carcere
preventivo a norma dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - segnatamente i bisogni dell’istruzione e pericolo di
recidiva (senza dimenticare che l’arresto, quale misura processuale
cautelativa, non serve unicamente ai bisogni dell’istruttoria, ma anche ad
assicurare la presenza dell’accusato al processo e a garantire l’eventuale
espiazione della pena: DTF 109 Ia 323 consid. c, e riferimenti; sentenza 16
novembre 1993 del Tribunale federale in re A.H., 1P.477/1993, consid. 3; Rep.
132 [1999] n. 116).

I menzionati
presupposti vanno approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione,
quanto più si è protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina
la conclusione delle indagini (Rep. 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss.) –
ritenuto implicito il rispetto della proporzionalità (Rep. 1980 pag. 44; 1986
pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia 381). Ed anche questo giudice, come già la
Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (Rep.
1980 pag. 128).

 

2.

a)        Con la verosimiglianza sufficiente a questo stadio del
procedimento ed in questa sede (che non è deputata a pronunciarsi sul merito delle
accuse e deve evitare di pregiudicare), si può con tranquillità concludere per
la presenza di seri e concreti indizi di colpevolezza a carico di __________, e
relativi ad un suo coinvolgimento penalmente rilevante nei fatti inquisiti (v. supra,
consid. B; v. già la decisione 15 ottobre 2001, cit., consid. 2b p. 4; istanza
di libertà provvisoria 17 dicembre 2001, cit., pto. 4 p. 2). 

b)        Quando __________ dice di volersi riservare “comunque di
proporre la propria valutazione e qualifica giuridica degli atti compiuti
davanti al Giudice del merito” (v. istanza, cit., pto. 5 p. 3), dice cosa
giusta e saggia. La valutazione ultima delle varie fattispecie inquisite
spetterà senz’altro alla corte di merito. Appare sin d’ora opportuno rilevare,
tuttavia, che bisognosi di accertamento non sono unicamente i nudi fatti: per
una corretta sussunzione giuridica, ma anche per la formulazione di un’adeguata
richiesta di pena, il magistrato inquirente (e poi requirente) deve chinarsi
con pari attenzione anche sugli aspetti soggettivi del comportamento
rimproverato all’accusato. È allora già di principio errato partire dal
presupposto che “sequestrando documenti, interrogando testimoni e correi”
(istanza, cit., pto. 5.1 p. 3) il Procuratore Pubblico disponga “di tutti gli elementi
a carico dell’accusato” (ibid.). Giova ribadire, seppur ovvio, che
un’istruttoria penale non consiste unicamente nella documentata esposizione di
fatti, ma deve estendersi ad innumerevoli altri elementi di giudizio, spesso
ben più difficili da acquisire e riprodurre, perché attinenti al foro interiore
dell’accusato (quali ad esempio cosa egli sapesse o meno, i suoi stati d’animo,
lo scopo perseguito con i reati eccetera, ma anche l’atteggiamento da lui
assunto in fase istruttoria, eventuali pentimenti, ripensamenti e così via):
che il Procuratore Pubblico disponesse già di tutti gli elementi a carico prima
di interrogare __________, allora, non rende superflui i successivi verbali,
nella misura in cui i medesimi danno l’idea dell’atteggiamento dell’accusato,
il quale atteggiamento, a sua volta, può essere individuato solo se il
verbalizzante ha la possibilità di muovere all’accusato contestazioni puntuali
e certe. Proprio quando ha a che fare con un accusato reticente, pertanto, il
magistrato inquirente dovrà acquisire quanti più elementi a carico possibile,
senza che gli si possa rinfacciare – contrariamente a quanto invece fa
l’accusato istante (v. istanza, cit., pto. 5.1 p. 3) – di averne già acquisiti
a sufficienza (tale conclusione potendo essere presa, semmai, solo a
posteriori, concluso il determinato verbale). 

 

3.

Quanto appena detto introduce il capitolo relativo alle
esigenze istruttorie. Le stesse scaturiscono in modo sufficientemente chiaro
dal preavviso negativo del magistrato inquirente (cit., p. 2-5): numericamente,
vi sono ancora parecchie fattispecie da sottoporre all’accusato istante
(segnatamente pratiche da lui trattate nella sua attività di funzionario
dirigente dell’__________) – fattispecie divenute vieppiù numerose dopo che è
emersa una nuova filière che non può essere ricondotta alla coaccusata __________
(cosiddetto “filone __________”, v. verbale MP 22 novembre 2001 ore 12.55,
all’inc. MP s.n.; incarti __________ e __________, v. verbale MP 22 novembre
2001 ore 15.55, all’inc. MP s.n.). Come già accennato, poi, la mera
acquisizione fisica della documentazione relativa ad un incarto,
rispettivamente la singola audizione delle persone interessate, è ben lungi dal
soddisfare le esigenze istruttorie, che seguono un ritmo di caso in caso
diverso, dettato dalle dichiarazioni di tutti ed in particolare
dall’atteggiamento che l’accusato assume (v., più in esteso, già la decisione
15 ottobre 2001, cit., consid. 3. p. 5, con rinvio a decisione 2 agosto 2001 in
re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3.a p. 5).

 

4.

a)        Notoriamente non basta che vi siano ancora passi istruttori
da esperire. Il mantenimento della carcerazione preventiva dell’accusato è
giustificato soltanto se – e nella misura in cui – la prematura rimessa in
libertà di lui possa essere di nocumento proprio nell’ottica dell’assunzione
delle prove che ancora mancano. Si è soliti parlare, in questo contesto, di
pericolo di collusione, quando è lecito temere l’intervento dell’accusato su
terze persone (siano esse correi, parti lese o semplici testi), mentre il
termine più ampio di inquinamento delle prove sta ad indicare altri
atteggiamenti suscettibili di falsare l’assetto probatorio, come la
soppressione o l’alterazione di mezzi di prova eccetera (come qui, verbatim,
v. decisione 2 agosto 2001 in re A., inc. Giar 23.2001.8 consid. 3.b p. 5).

b)        Già in occasione
della precedente decisione 15 ottobre 2001 (cit., consid. 4.b p. 6) sulla prima
istanza di libertà provvisoria, questo giudice era giunto alla conclusione che
nel caso di __________, tale pericolo appare concreto. Facevano testo l’invito
da quest’ultimo rivolto alla coaccusata __________ di non mai menzionare
dazioni in denaro a lui, nonché il suo atteggiamento negatorio ad oltranza,
legittimo ma indicativo di quanto dovesse apparire probabile un suo intervento
su terzi finalizzato a garantirsi un assetto probatorio più favorevole (ibid.).

L’ulteriore evoluzione dell’incarto, letta attraverso i
verbali dell’accusato istante, rafforza la convinzione che il pericolo di
inquinamento delle prove sia più che mai concreto. __________ ha mantenuto il
suo atteggiamento di principio negatorio, seppur in termini più ambigui: ha, ad
esempio, dichiarato in termini altisonanti di voler fare chiarezza sugli
addebiti mossigli (v. verbale MP 19 ottobre 2001, all’inc. MP s.n., p. 1). Ma
non l’ha fatto: anzi, in occasione della successiva audizione avanti al
Procuratore Pubblico l’accusato ha dovuto ammettere di avere occultato
documentazione (cartacea e in forma elettronica), nonché di aver riservato la
produzione di “un memoriale completo che riguardasse anche altri casi analoghi
a quello __________” (verbale MP 9 novembre 2001, all’inc. MP s.n., p. 2) ad un
momento successivo alla propria scarcerazione (ibid.). Significativo in questo
contesto è pure il destino avuto dai due verbali di polizia 12/13 novembre 2001
(all’inc. MP s.n.): i medesimi erano stati voluti dal magistrato inquirente per
velocizzare l’istruttoria (v. preavviso negativo, cit., p. 3 in fine), posto
che essi dovevano seguire un memoriale redatto dall’accusato personalmente (v.
verbale 12 novembre 2001, cit., p. 1). Oltre a fatti nuovi, successivamente
confermati avanti al magistrato, __________ aveva ammesso di avere sottratto
documenti dall’incarto __________; ma ha poi ritrattato quest’ultima ammissione
a verbale MP 22 novembre 2001, a suo dire fatta solo poiché i verbalizzanti gli
avevano prospettato di poter tornare a casa in tempo per il compleanno della
figlioletta (ore 09.30, all’inc. MP s.n., p. 2). Purtroppo per lui, confrontato
con le stringenti prove raccolte dagli inquirenti, l’accusato ha
successivamente dovuto tornare sui suoi passi ed ammettere di avere
effettivamente sottratto e distrutto documenti dal menzionato incarto (lettere
della signora __________ al giurista __________, e la risposta del medesimo, v.
verbale MP 26 novembre 2001, all’inc. MP s.n., p. 8; v. anche p. 5 ibid.).
Quando l’accusato viene oggi a pretendere, apoditticamente, di non aver
“ritrattato quanto dichiarato davanti alla polizia”, ma di aver solo “dovuto
precisare quanto verbalizzato in modo impreciso [...]” (istanza, cit., pto. 5.3
p. 4; osservazioni, cit., pto. 5 p. 2), si scontra con l’inequivocabile tenore
delle sue stesse dichiarazioni, e sfocia apertamente nel temerario.

Né può la tanto decantata (v. istanza, cit., pto. 4 p. 2;
osservazioni, cit., pto. 2 p. 2) confessione dei fatti riguardanti il
cosiddetto “filone __________” cambiare il quadro a favore di __________: è
vero che egli ha fatto ampie ammissioni, definite piuttosto vaghe dal magistrato
inquirente, ma non è assolutamente lecito dedurre dalle medesime ammissioni che
esse siano esaustive. Potrebbero contenere dettagli incorretti (sulla
retribuzione percepita, su chi avesse introdotto quale “cliente” [v. ad esempio
__________ e __________, a verbale MP 22 novembre 2001, ore 12.55, all’inc. MP
s.n., p. 2], eccetera) – sospetto più che legittimo visto l’atteggiamento
tenuto dall’accusato istante fino a questo momento, e che potrà venire semmai
fugato soltanto con l’audizione delle altre persone coinvolte. L’accusato
istante deve accettare, una volta per tutte, che l’atteggiamento da lui assunto
fin dall’inizio dell’inchiesta ha minato la sua credibilità di principio in
termini molto gravi, e che non bastano sporadici miglioramenti nel proprio
comportamento a raddrizzare la situazione: prima di credere veramente in un
approccio suo radicalmente cambiato, quelle che appaiono come le sue prime
ammissioni spontanee dovranno essere debitamente verificate.

c)         Quanto appena esposto dimostra che l’atteggiamento di __________
non è radicalmente mutato, ma è rimasto – fino a prova del contrario –
improntato fondamentalmente alla negazione, o perlomeno alla minimizzazione ad
oltranza delle proprie responsabilità. Si tratta, risaputamente, di atteggiamento perfettamente lecito, che non
deve essere di nocumento alcuno per l'accusato in sede di giudizio. Ma in sede
d'inchiesta, quando in discussione stanno fattispecie complesse e che vedono
coinvolte più persone, può accadere che le negazioni dell’accusato,
rispettivamente il suo silenzio, lascino senza risposta questioni concretamente
suscettibili di essere influenzate da misure di inquinamento delle prove o
collusive. In tali circostanze, che sottintendono – si ribadisce – la concreta
possibilità per l’accusato di influire sull’accertamento dei fatti in modo
indebito, il pericolo di inquinamento delle prove è per principio implicito, e
diviene concreto (anche) a dipendenza dell’atteggiamento processuale che
l’accusato decide di assumere: corrisponde al naturale andamento delle cose ed
alla comune esperienza che colui il quale nega, sia considerato – più che non
il reo confesso – incline a attuare quanto in suo potere pur di sminuire la
credibilità delle prove a suo carico. Argomentare diversamente significherebbe
pretendere che si debba attendere il primo atto concretamente collusivo prima
di ammettere l’esistenza di tale pericolo (così già in decisione 23 novembre
2001 in re D., inc. Giar 582.2001.2 consid. 3.c p. 5).

d)        Permane allora – ed
anzi si è ulteriormente acuito –, a carico di __________, quel pericolo di
inquinamento delle prove già ammesso in precedenza. Dovendosi ancora accertare
se __________ abbia effettivamente detto tutto – ciò che non può essere
presunto in considerazione del suo atteggiamento tenuto sinora –, e sussistendo
per lui la concreta possibilità di influire sulle prove ancora da assumere, a
ragione il magistrato inquirente ha deciso di completare l’istruttoria del
“filone __________” rispettivamente affrontare il “filone __________”
mantenendo in vigore l’unica misura che gli dia la sicurezza che l’accusato non
possa modificare lo stato di fatto (ad esempio facendo sparire scritti,
rispettivamente forgiando documenti nuovi ad hoc, da affidare semmai a
terze persone – nulla di nuovo per l’accusato istante) o colludere con terzi:
l’arresto.

 

5.

Le altre obiezioni sollevate dall’accusato istante, ed
afferenti le contestate esigenze d’inchiesta oppure la contestata
proporzionalità di un mantenimento della propria carcerazione preventiva, sono
irrilevanti o errate.

a)        Detto come la pretesa
confessione riprodotta nei suoi memoriali non basti (confessione, peraltro, che
lo stesso accusato istante definisce “in termini generali”, viziata semmai “dai
comprensibili problemi di memoria dell’accusato”, istanza, cit., pto. 4 p. 2),
va apertamente stigmatizzato il tentativo di __________ di scaricare la
responsabilità della lunghezza dell’inchiesta sul Procuratore Pubblico (v.
istanza, cit., pto. 4 p. 2-3, e pto. 5.3 p. 4; osservazioni, cit., pto. 2 p.
2): non può essere seriamente sostenuto che la consegna al magistrato
inquirente dei suoi memoriali con una decina di giorni di ritardo abbia causato
una dilazione ingiustificata dell’istruttoria (v. istanza, cit., pto. 4 p. 2-3,
e pto. 5.3 p. 4), ritenute le innumerevoli lacune mnemoniche di cui ha fatto
prova l’accusato in tutti i suoi verbali, ma soprattutto tenuto conto che in
quel medesimo lasso di tempo il Procuratore Pubblico ha esperito altri atti
istruttori incontestabilmente necessari (v. preavviso negativo, cit., p. 5).

b)        Questo medesimo
argomento vale per smentire l’affermazione dell’accusato, secondo la quale
tutto il “filone __________” avrebbe già potuto e dovuto essere chiarito entro
Natale: con accusato elusivo, che si preoccupa ben più di ottenere la libertà
provvisoria che non di contribuire fattivamente alla ricostruzione degli
illeciti commessi (si ricordi, ad esempio, quanto tempo è già stato investito
nella discussione di uno solo degli incarti da lui gestiti, v. supra,
consid. E), nemmeno l’accusato medesimo può seriamente illudersi che
l’inchiesta possa realmente procedere a quei ritmi.

c)         A cosa il
Procuratore Pubblico si riferisse, quando ebbe a rendere attento __________ che
fra gli atti sequestrati mancava documentazione (v. osservazioni, cit., pto. 2
p. 1), è dettaglio senza la benché minima importanza – oltretutto, non rientra
fra i compiti dell’accusato istante quello di interpretare a cosa
effettivamente pensasse il Procuratore Pubblico quando gli ha mosso una
determinata contestazione. Conta unicamente constatare che l’accusato era
stato, anche in quella circostanza, reticente (v. verbale MP 9 novembre 2001
ore 10.40, all’inc. MP s.n., p. 1).

 

6.

Non essendo stati sollevati altri motivi di mantenimento
dell’arresto quali il pericolo di fuga o di recidiva, resta da esprimersi sulla
proporzionalità della carcerazione già patita ed ancora prospettabile.

a)        Già in sede di
decisione 15 ottobre 2001 (inc. Giar 520.2001.2, consid. 5a p. 6-7, qui
integralmente ribadita), questo giudice aveva rilevato quanto la presente
inchiesta fosse complessa, sia per il numero di pratiche trattate
dall’accusato, sia per l’atteggiamento di lui, e non da ultimo per l’oggettiva
gravità delle irregolarità commesse ai danni della pubblica amministrazione.
Quando sottolinea quanto precede (v. istanza, cit., pto. 5.4 p. 5), dunque,__________
non afferma nulla di nuovo. Vero è pure che l’inchiesta durerà ancora a lungo,
stante la necessità di verificare e capire ogni pratica trattata dall’accusato
(ibid.). Errato, invece, è affermare apoditticamente che l’accusato non possa
”essere mantenuto in detenzione preventiva fino alla conclusione definitiva
dell’inchiesta” perché “ciò risulterebbe a non averne dubbio manifestamente
contrario al principio della proporzionalità” (ibid.): l’unico limite assoluto
per la durata della detenzione preventiva è notoriamente rappresentato dalla
pena che verrà verosimilmente inflitta all’accusato, nel senso che la
detenzione preventiva non deve eccedere tale probabile pena. Fino al
raggiungimento di tale limite – qui manifestamente ancora ben lontano – il
mantenimento dell’arresto rispettivamente la libertà provvisoria dipendono
unicamente dall’adempimento delle condizioni di legge. Ciò significa, in parole
semplici, che l’arresto di __________ si protrarrà, alla luce delle circostanze
già esaminate, fino a che sussista concreto pericolo di collusione ed
inquinamento delle prove, con riferimento ovviamente al chiarimento di quegli
elementi decisionali di reale peso, per i quali si giustifichi la grave
limitazione della libertà personale che è l’arresto. Non rientra
necessariamente fra questi la perizia psichiatrica, richiesta dall’accusato
medesimo ed accolta dal Procuratore Pubblico (v. istanza, cit., pto. 5.5 p. 5),
poiché trattasi di mezzo di prova non suscettibile di essere manipolato dal
periziando in virtù del solo fatto di essere in libertà provvisoria.

b)        Già si è detto che
non possono essere mosse serie critiche all’operato degli inquirenti, in
particolare del Procuratore Pubblico, con riguardo ai tempi d’inchiesta. E ciò,
indipendentemente da una puntuale verifica della scaletta stilata dal
Procuratore Pubblico prima della decisione 15 ottobre 2001 (v. istanza, cit.,
pto. 5.4 p. 5): poiché anche se il magistrato inquirente non avesse potuto
rispettarla, la responsabilità per il (supposto, ma contestato, v. preavviso
negativo, cit., p. 6 in alto) ritardo non ricadrebbe, nel caso concreto, su di
lui o nella sua sfera d’influenza, bensì sull’accusato istante, sulle sue menzogne
e mezze verità, e sullo sviluppo dell’inchiesta a seguito dei passi istruttori
intrapresi nel frattempo.

Ed è parimenti vero che l’inchiesta potrebbe avanzare più
celermente soltanto con la fattiva collaborazione dell’accusato (v. preavviso
negativo, cit., p. 5): si intende in particolare che, volendo egli dare
esaustive e precise indicazioni, egli potrebbe senz’altro essere interrogato da
inquirenti di polizia che, seppur non cogniti di diritto amministrativo,
sarebbero senz’altro in grado di assicurare un documento agli atti, o di
verbalizzare la creazione di un falso rispettivamente la sparizione di un
documento autentico.

c)         Visto allora il
tempo già trascorso dal momento dell’arresto (tre mesi), e dandosi sin d’ora
per certo che se sarà riconosciuta la colpevolezza dell’accusato, la sua
condanna contemplerà una pena privativa della libertà di durata non
irrilevante, senz’altro ben superiore alla carcerazione preventiva già subita
ed ancora prospettabile, non fa dubbio che l’ulteriore mantenimento della
carcerazione preventiva di __________ è ancora ampiamente rispettoso del
principio di proporzionalità.

d)        Resta in ogni caso
sottinteso l’obbligo, per il magistrato inquirente, di trattare con priorità i
casi in cui l’accusato è in detenzione (art. 102 cpv. 1 e 176 cpv. 3 CPP).
L'istante ha comunque sempre la possibilità, in caso di ritardo ingiustificato,
di rinnovare la domanda di messa in libertà, che verrà valutata in base alla
situazione del momento, e dunque potrebbe avere esito diverso.

 

7.

Corrisponde a
notoria giurisprudenza di questo Ufficio, che le condizioni di salute
dell’accusato non costituiscono motivo di concessione della libertà
provvisoria: qualora egli, all’esame del medico delegato solo competente, non
dovesse risultare carcerabile, potrà venirne disposto il trasferimento in
struttura medicalizzata, equipaggiata in modo da evitare il verificarsi di quei
pericoli (di fuga, di collusione, di recidiva) che stavano alla base
dell’arresto.

 

8.

In
conclusione, l’istanza in discussione dev’essere respinta, con la presente
decisione impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP), e senza conseguenza di tassa
e spese.

*   *   *

 

Per i quali motivi,

visti gli
artt. 95 ss., 107 s., 279 ss. e 284 cpv. 1 lit. a CPP

d e c i d e :

1.   L’istanza di libertà
provvisoria inoltrata in data 17 dicembre 2001 da __________ è respinta.

2.   Non si percepiscono né
tassa né spese giudiziarie.

3.   Contro la presente
decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali del
Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione.

4.   Intimazione:

giudice Luca Marazzi