# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7ff81089-109e-587f-bbe4-ca10959d6ee0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-12-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 06.12.2010 80.2008.54
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2008-54_2010-12-06.html

## Full Text

Incarto n.

  80.2008.54

  	
  Lugano

  6 dicembre
  2010

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Antonio Saredo-Parodi

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS 1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso del 23 maggio 2008 contro la decisione del 23
  aprile 2008 in materia di IC 2005.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   Con contratto
di compravendita di azioni del 13 aprile 2006, RI 1 e __________ vendevano a __________
SpA tutte (6000) le azioni della __________ SA, al prezzo di 16 milioni di
franchi.

                                         Nel
contratto si precisava che per definire il prezzo ci si era basati sul bilancio
preliminare della società al 31 dicembre 2005. 

 

 

                                  B.   Nella
dichiarazione fiscale 2005, RI 1 attribuiva alla sua partecipazione __________
(5400 azioni) il valore di fr. 540'000.–.

                                         Notificandogli
la tassazione IC 2005, con decisione del 6 febbraio 2008, l’Ufficio di
tassazione di Bellinzona commisurava la sostanza imponibile in fr.
14'819'000.–. In particolar modo aveva attribuito alle azioni __________ SA un
valore di fr. 16'000'000.–, spiegando nella motivazione che il loro valore
venale era “pari al prezzo di alienazione dell’aprile 2006”.

 

 

                                  C.   Il
contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 12 febbraio 2008,
nel quale argomentava che le azioni erano state vendute nel 2006 “e pertanto al
31.12.2005 doveva ancora essere tenuto in considerazione il valore delle
azioni”.

                                         L’Ufficio
di tassazione accoglieva parzialmente il reclamo, con decisione del 23 aprile
2008. Il valore venale delle azioni __________ SA era ridotto a fr.
14'400'000.– per tener conto del fatto che il reclamante deteneva solo il 90%
del pacchetto azionario.

                                         Per
quanto attiene alla definizione del valore venale della partecipazione,
proponeva i seguenti argomenti: 

                                         Secondo la
circolare n. 28 del 21 agosto 2006 concernente la valutazione dei titoli non
quotati, ai fini dell’imposta sulla sostanza, qualora i titoli siano stati
oggetto di un trasferimento tra terze persone, il valore venale corrisponde al
prezzo di alienazione.

                                         Nel caso
specifico, visto che il contratto di compravendita fa riferimento al bilancio
chiuso al 31.12.2005, l’autorità di tassazione giudica che il valore imponibile
al 31.12.2005 delle azioni corrisponde al prezzo di vendita come da contratto
di compravendita del 13 aprile 2006.

 

 

                                  D.   Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 contesta nuovamente
il valore attribuito dall’autorità fiscale alle azioni vendute nel corso del 2006. A suo avviso, la legge applicabile non permetterebbe di “far dipendere la valutazione da un
fatto e dalla volontà delle parti espressi ed avvenuti dopo la data determinante
del 31 dicembre 2005”. Inoltre, all’altro venditore non sarebbe stato applicato
lo stesso criterio di valutazione.

 

 

                                  E.   All’udienza
del 10 novembre 2010, le parti si sono riconfermate nelle rispettive posizioni.
Il ricorrente, in particolare, ha sottolineato che la decisione impugnata disattenderebbe
i principi dell’irretroattività, della parità di trattamento e della sicurezza
del diritto.                                                                 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         L’imposta sulla
sostanza ha per oggetto la sostanza netta totale (art. 40 cpv. 1 LT). Sono
imponibili tutti gli attivi mobiliari e immobiliari (art. 41 cpv. 1 LT). La
sostanza è valutata al suo valore venale, riservate le disposizioni che seguono
(art. 41 cpv. 2 LT).                                 

                                         I titoli, che sono
regolarmente oggetto di transazione, sono valutati alla quotazione media del
mese antecedente il giorno determinante per l’imposta sulla sostanza (art. 45
cpv. 1 LT). Le azioni, partecipazioni a società cooperative ed altri diritti di
partecipazione non regolarmente oggetto di transazione, sono valutati tenendo
conto del loro valore di reddito e del loro valore intrinseco (art. 45 cpv. 2
LT).

 

                                         1.2.

                                         Per ciò che concerne i
titoli non quotati per i quali non esiste un corso ufficiale o che non sono,
salvo rare eccezioni, trattati, si determinerà il loro valore commerciale sulla
base di dati di valutazione in modo che il risultato di questi calcoli si
avvicini il più possibile alla realtà economica. Le istruzioni dell’Amministrazione federale delle contribuzioni “relative alla valutazione dei titoli senza corso ai fini dell’imposta sulla sostanza” (edizione 1982, sostituita
dall’edizione 1995, pubblicate anche in ASA 65 p. 872) contengono delle
direttive in tal senso per la determinazione del valore venale. Le considerazioni, che sono in generale determinanti per la formazione del prezzo delle azioni non quotate in borsa, sono enunciate in queste istruzioni (StE 1997 B 22.2 n. 13 = ASA 66
p. 484 = RDAF 54/1998 p. 351; inoltre RF 49/1994 p. 548).

 

                                         1.3.

                                         Scopo delle Istruzioni
emanate dalla Confederazione è quello di ottenere una stima uniforme in tutta
la Svizzera per l’imposta sulla sostanza dei titoli non quotati, vale a dire
dei titoli non ufficialmente negoziati in borsa. L’obiettivo è quindi
l’armonizzazione delle valutazioni dei titoli non quotati sull’insieme del
territorio svizzero. Un metodo di valutazione uniforme, pur nei limiti di uno
schematismo più o meno affinato, è invero essenziale, non fosse che per una
ragione di parità di trattamento tra contribuenti domiciliati in cantoni
diversi, nell’ambito delle decisioni in materia di riparto intercantonale.                                       

                                         È appena il caso di
rilevare al riguardo che anche in materia di valutazioni immobiliari i valori
di stima cantonali vengono armonizzati mediante l’applicazione di coefficienti
elaborati dalla Confederazione.

 

                                         1.4.

                                         Le Istruzioni emanate
dalla Confederazione sono quindi state fatte proprie anche dalla Divisione
cantonale delle contribuzioni, proprio nell’intento di armonizzare le valutazioni
sull’intero territorio della Confederazione.

                                         Una diversa soluzione non
avrebbe altro effetto che quello di disarmonizzare le valutazioni cantonali da
quelle federali e degli altri cantoni, rendendo meno sicuro e certamente
opinabile dal profilo della parità di trattamento il diritto cantonale (CDT N.
80.2003.128 del 1° marzo 2004, in RtiD II-2004 N.11t). 

                                      

 

                                   2.   2.1. 

                                         Nel caso in esame,
l’autorità fiscale cantonale ha definito il valore venale delle azioni del
ricorrente alla fine del periodo fiscale 2005, fondandosi sul prezzo di vendita
delle stesse, in base al contratto del 13 aprile 2006. Il contribuente contesta
che l’Ufficio di tassazione potesse impiegare a tal fine il valore di un
contratto concluso dopo la fine del periodo fiscale e chiede che il valore
della partecipazione sia stabilito in base alle istruzioni relative alla
valutazione dei titoli non quotati.

 

                                         2.2.

                                         Le già evocate istruzioni della
Conferenza fiscale svizzera stabiliscono dunque che, per i titoli non quotati
per i quali non è noto alcun corso, il valore venale si determina in base alle
regole di valutazione previste dalle istruzioni stesse. Precisano poi però che,
se tali titoli sono stati oggetto di una cessione importante fra terzi
indipendenti, il valore venale corrisponde allora al prezzo di acquisto. Tale
valore sarà mantenuto fintantoché la situazione economica della società non
sarà cambiata in modo rilevante. La stessa regola vale per i prezzi pagati
dagli investitori per ragioni di finanziamento o in occasione di un aumento di
capitale (cfr. Istruzioni citate, n. 2).

                                         In altri termini, in linea
di principio l’imposizione dei titoli non quotati si fonda sul valore
intrinseco delle azioni, cioè la valutazione non viene intrapresa dall’esterno
(sul mercato), ma il valore delle azioni viene fatto corrispondere alla rispettiva
quota del valore dell’impresa. Nei rari casi in cui poco prima o poco dopo il
giorno determinante vi è stata una cessione tra terzi indipendenti, si può
rinunciare a basarsi sul valore intrinseco, poiché si conosce proprio il valore
venale dei titoli (Sramek, in:
Klöti-Weber/Siegrist/Weber, Kommentar zum Aargauer Steuergesetz, 3a
ediz., Muri-Berna 2009, n. 10 ad § 50, p. 824). 

                                         La condizione perché possa
essere impiegato il valore della transazione intervenuta è tuttavia che si
tratti effettivamente di un valore di mercato e che la libera formazione del
prezzo non sia stata influenzata da altre circostanze, nei rapporti fra le
parti contraenti (cfr. la sentenza del Tribunale amministrativo del Canton
Zurigo del 14 maggio 2008 n. SB.2007.00097, in StE 2009 B 52.42 n. 5, consid.
2.4).

                                         La giurisprudenza del
Canton Sciaffusa ha per esempio ritenuto determinante quale valore venale di
una partecipazione azionaria il prezzo conseguito con la vendita intervenuta
sette mesi dopo il momento determinante (cfr. la sentenza dell’Obergericht del
Canton Sciaffusa dell’11 febbraio 2005, n. 66/2003/31 consid. 3).

                                         Lo stesso Tribunale
federale, esaminando il caso di una società che aveva venduto per 320 DM
ciascuna delle azioni ai suoi azionisti, i quali poco dopo le avevano rivendute
per 610 DM nell’ambito di un’offerta pubblica di acquisto, ha affermato che la
differenza fra i due valori rappresentava una distribuzione occulta di utile
dalla società agli azionisti. Per quanto concerne la definizione del valore
venale delle azioni acquistate dai soci, l’Alta Corte ha richiamato proprio le
istruzioni sulla stima dei titoli non quotati ed ha ritenuto determinante per
la valutazione la successiva vendita degli stessi titoli, considerata una
cessione importante fra terzi indipendenti. Nonostante il mezz’anno trascorso
fra le due transazioni, il Tribunale federale ha ritenuto dunque determinante
il valore della successiva vendita da parte degli azionisti, osservando che non
erano state sollevate né potevano essere riscontrate circostanze che indicavano
che in tale lasso di tempo vi fosse stato un aumento significativo del valore
della società o delle azioni oppure che la situazione economica della società
fosse cambiata in modo rilevante (sentenza del 22 maggio 2003 n. 2A.590/2002
consid. 3.1).

 

                                         2.3.

                                         Con il contratto di
compravendita di azioni, concluso il 13 aprile 2006, il ricorrente e l’altro
azionista hanno venduto tutte le azioni della __________ SA. Circa la determinazione
del prezzo, le parti hanno dato atto che “si sono presi a riferimento i valori
dell’EBITDA, del Patrimoni o Netto e della Posizione Finanziaria Netta,
determinanti ed essenziali per l’Acquirente, risultanti dal bilancio
preliminare della Società al 31 dicembre 2005… predisposto dal Venditore, non
ancora approvato dagli organi competenti della Società”. Tale clausola
contrattuale permette di concludere che, per gli stessi contraenti, la
situazione economica della società non era “cambiata in modo rilevante” fra il
momento determinante per il calcolo dell’imposta sulla sostanza (31 dicembre 2005)
e quello della stipulazione del contratto di compravendita.

                                         Nulla si oppone allora
alla determinazione del valore delle azioni alla fine del 2005 proprio
prendendo come riferimento il prezzo pagato dagli acquirenti tre mesi e mezzo
dopo il momento determinante. 

                                         D’altra parte,
l’insorgente non sostiene neppure che il prezzo pagato a metà aprile del 2006
sia stato condizionato da elementi sopravvenuti dopo il 31 dicembre 2005.

 

                                         2.4.

                                         La semplice circostanza
che la legge tributaria, all’art. 52 cpv. 1 LT, consideri determinante, per il
calcolo dell’imposta sulla sostanza, il suo valore “alla fine del periodo
fiscale”, non comporta una diversa conclusione.

                                         Infatti, come si è
ricordato, il problema è proprio quello di stabilire nel modo più affidabile il
“valore venale” al momento determinante, nel caso di titoli che non hanno una
quotazione ufficiale. A tal fine, la prassi prevede che ci si fondi su quello
che viene definito “valore intrinseco” solo quando non si può disporre di un valore
di mercato. In altri termini, contrariamente a quanto sembra supporre
l’insorgente, il ricorso al valore “intrinseco”, stabilito secondo le
istruzioni della Conferenza fiscale svizzera, rappresenta una soluzione
sussidiaria rispetto a quella consistente nell’applicare il vero e proprio
valore venale. È allora evidente che, non appena si disponga di un prezzo
determinato dalle parti nell’ambito di una “cessione importante fra terzi
indipendenti”, venga meno la giustificazione del ricorso alla stima del “valore
intrinseco”.

                                         Il ragionamento del
ricorrente potrebbe essere condiviso tutt’al più se la legge stabilisse che,
per la determinazione del valore dei titoli non quotati, ai fini del calcolo
dell’imposta sulla sostanza, fa stato “il valore intrinseco” alla fine del
periodo fiscale. In tal caso, infatti, il legislatore avrebbe vincolato
l’autorità fiscale all’applicazione del valore stabilito dalla stessa autorità
anche qualora vi fosse la prova che esso non corrisponda al “valore venale” vero
e proprio, cioè a quello di mercato.

                                         Alla luce delle
considerazioni che precedono, devono essere respinte le censure del
contribuente che si riferiscono al principio dell’irretroattività. Deve essere
solo ricordato che quest’ultimo principio costituzionale si riferisce evidentemente
solo agli effetti di una legge. Nel caso in discussione, neppure il ricorrente
sostiene che la legge sia stata applicata con effetto retroattivo. Egli
contesta semplicemente il fatto che il valore determinante al 31 dicembre 2005
sia stato stabilito in base ad un contratto stipulato tre mesi e mezzo più
tardi. Ma non è un problema di retroattività.  

 

                                         2.5.

                                         Non sono
destinate a maggiore successo le censure che si riferiscono ai principi della
parità di trattamento e della sicurezza del diritto.

                                         Quanto al
primo aspetto, il fatto che l’imposta sulla sostanza dell’altro azionista sia
stata determinata in base al valore accertato dall’autorità fiscale
conformemente alle istruzioni, e non fondandosi sul contratto di compravendita,
attesta certamente una diversa disciplina di due fattispecie uguali. 

                                         Basti
tuttavia ricordare a questo proposito che, per costante giurisprudenza, il principio
della parità di trattamento non può essere invocato per ottenere un trattamento
illegale accordato a un terzo (cfr. DTF 122 II 446, consid. 4; DTF 125 II 152, consid. 5; DTF 127 II 113, consid. 9; Knapp, Précis de droit administratif, n.
285, p. 68). La parità di trattamento nell’illegalità
può essere infatti invocata soltanto se ci si trova in presenza di una prassi
illegale generalizzata e l’autorità fiscale si rifiuta di modificarla (cfr. DTF
103 Ia 242; ASA 54 p. 82 ss.; Knapp,
loc. cit.; Auer, L’égalité dans
l’illégalité, in ZBl 79, p. 281 ss., num. 28/37 alle pp. 294-298). È
immediatamente evidente che ciò non si verifica nel caso in esame. La ragione
per cui all’altro azionista – che deteneva comunque una quota del 10%, mentre
il ricorrente deteneva il rimanente 90% – è stato applicato un valore diverso
deve verosimilmente essere ricercata nella circostanza che in un primo momento
l’autorità fiscale aveva erroneamente ritenuto che l’intero pacchetto della __________
SA fosse stato ceduto dal solo insorgente (cfr. in tal senso la decisione di
tassazione del 6 febbraio 2008). Quando si è poi avveduta dell’errore, la
decisione di tassazione dell’altro socio gli era stata probabilmente già
notificata.

                                         Per
quanto attiene alla questione della sicurezza del diritto, essa non è certo
minacciata dall’applicazione del “valore venale” in casi come quello qui in
discussione. Il ricorrente ritiene che, se la tassazione fosse stata fatta
subito all’inizio del periodo fiscale, non si sarebbe potuta basare sul valore
contrattuale. Con questa argomentazione, egli trascura tuttavia il fatto che,
per sua natura, l’accertamento delle imposte dirette deve necessariamente avvenire
dopo la fine del periodo fiscale. Se si considerano i tempi necessari per
l’inoltro della dichiarazione fiscale e per il suo successivo controllo da
parte dell’autorità, ci si rende conto che sarebbe stato praticamente
impossibile che la decisione di tassazione fosse notificata prima del 13 aprile
2006. 

 

 

                                   3.   Il
ricorso è conseguentemente respinto. Tassa di giustizia e spese processuali
sono a carico del ricorrente, soccombente.

 

 

Per questi motivi,

visto per le spese l’art. 231 LT

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
processuali consistenti:

                                         a. nella
tassa di giustizia di                                  fr.  4’000.–

                                         b. nelle
spese di cancelleria di complessivi       fr.    100.–

                                         per un
totale di                                                       fr. 4’100.–

                                         sono a
carico del ricorrente.

 

                                   3.   Contro il
presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  -,; 

  -; 

  -. 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per
conoscenza:

                                         - municipio
di __________.

 

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: