# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3c5bce29-7de9-508c-8dbf-1df948ca690a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-10-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.10.2003 31.2002.44
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2002-44_2003-10-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2002.44

   

  ZA/tf

  	
  Lugano

  21 ottobre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 27 marzo 2000
(tradotta il 12 novembre 2002) ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  AT0 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

	
   

  	
   

  	 

	
   

  	
  CV0 

   

   

   

  	 

In relazione alla
fallita      __________

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

 

                               1.1.   La ditta
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di
Zurigo il __________ (cfr. doc. _).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nella vendita e il commercio di prodotti
informatici, ecc.

                                         __________
ha ricoperto la carica di membro del consiglio di amministrazione della
__________ dal 30 giugno 1995 al 28 settembre 1998 (cfr. doc. _).

 

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa di compensazione AVS del Canton Zurigo
in qualità di datrice di lavoro dal 1°gennaio 1996 al 31 dicembre 1998.

                                         In data
20 novembre 1998 la sede sociale della società è stata trasferita a Lugano
(cfr. doc. _).

                                         

                                         La
società non ha saldato i contributi relativi al 1997, quelli relativi al terzo
trimestre 1998 e al conteggio di chiusura del 1998, per un totale di fr.
25'911.80 (comprensivo di spese e interessi di mora).

                                         Con
decreti 7 gennaio 1999 e 12 aprile 1999 il Pretore di __________ ha dichiarato
l'apertura del fallimento e la sospensione delle procedura ai sensi dell'art.
230 LEF (cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 3 febbraio 2000 la Cassa ha
emesso nei confronti di __________, solidalmente con __________, una decisione
di risarcimento danni ex art. 52 LAVS di fr. 25'911.80 (cfr. doc. _). 

                                         

                               1.3.   Con
opposizione 29 febbraio 2000 __________, ha respinto l'addebito di
intenzionalità e grave negligenza, precisando di aver avuto all'interno della
società solo un ruolo marginale. Unici responsabili della gestione societaria
sarebbero stati __________, presidente del CdA, e il proprietario della società
__________ (cfr. doc. _).

                                         __________
non ha interposto opposizione (cfr. doc. _).

 

                               1.4.   Con
petizione 27 marzo 2000, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
pagamento di fr. 25'911.80 (cfr. doc. _). 

                                         Con
sentenza 17 luglio 2002 (AK.2000.00038), cresciuta in giudicato, il Tribunale
cantonale delle assicurazioni del Cantone Zurigo si è dichiarato incompetente
ratione loci a conoscere il merito della vertenza relativamente al mancato
pagamento dei contributi di diritto federale ed ha trasmesso gli atti della
Cassa allo scrivente TCA (cfr. doc. _).

 

                               1.5.   Accertata la
propria competenza, il TCA ha chiesto la traduzione della petizione 27 marzo
2000 in lingua italiana (testo del 12 novembre 2002):

 

" 
b) Il convenuto, quale membro del Consiglio di
Amministrazione della debitrice fallimentare, avrebbe dovuto occuparsi del
corretto conteggio dei contributi nei confronti della Cassa di compensazione,
risp. rispettare il relativo obbligo di controllo. Dato che non lo ha fatto
egli non ha preso in considerazione ciò che dal punto di vista degli obblighi
di legge avrebbe dovuto imporsi.

Si affermi quale complemento in questo contesto
che secondo la giurisprudenza il fatto che un datore di lavoro deduca ai
dipendenti i contributi delle assicurazioni sociali ed in seguito tralasci di
versarli alla Cassa di compensazione deve venire valutato come espressione di
colpa grave; lo stesso dicasi se viene chiaramente dimostrata una pattuizione
di salario netto. Un simile stato di fatto è dato nel presente caso. Di
conseguenza il convenuto avrebbe occasionato il danno verificatosi al minimo
per colpa grave, cioè in modo colposo e sarebbe tenuto al risarcimento danni se
non potesse giustificare l'illegittimità del suo agire, risp. dimostrare la sua
assenza di colpa.

 

(…)

 

a) Il convenuto asserisce essenzialmente di non
aver mai avuto accesso alla contabilità. Questa asserzione non è tuttavia
nemmeno documentata nell'impostazione. Anche se così fosse stato egli avrebbe
dovuto imporsi e eseguire i compiti intrasferibili di un consigliere di
amministrazione, in conformità dell'art. 716° CO (cfr. sopra cifra 3 b). Nella
sua posizione egli era responsabile di un corretto conteggio dei contributi nei
confronti della Cassa di compensazione. I membri del Consiglio di
Amministrazione che non si occupano della conduzione degli affari non sono poi
tenuti, in rapporti ristretti, che qui senza dubbio esistono, a sorvegliare gli
incaricati della conduzione degli affari riguardo al rispetto delle relative
prescrizioni né di farsi informare regolarmente in merito allo stato degli
affari. Ne fanno parte la visione e la lettura critica di rapporti aziendali
come pure, se necessario, la richiesta di informazioni complementari. In una
ditta di questo ordine di grandezza è quindi possibile e ragionevole per il
singolo consigliere di amministrazione avere una visione su creditori o
debitori o di procurarsela e, in caso di disposizione (cfr. ZAK 1989 pag. 110).

 

Complementariamente si deve dichiarare che il
convenuto in generale può essere ritenuto responsabile solo per quei crediti di
contributi che avrebbero dovuto venire versati nel termine di 10 giorni
successivi alla scadenza (cfr. ZAK 1985, pag. 581); i contributi dovuti per un
periodo di pagamento vengono a scadenza con la fine del medesimo (art. 34 comma
4 LAVS). Secondo la giurisprudenza questa regola vale infatti anche per i
contributi fatti valere, risp. da far valere con un conteggio finale. Invece la
debitrice fallimentare ha ancora fatto fatturare solo per il primo trimestre
1998 contributi forfettari, mentre al contrario ha pagato salari fino
all'aprile 1998. La nostra fattura del 13 giugno 1998 per il secondo forfait
trimestrale è stata evidentemente stornata da parte nostra su esecuzione della
debitrice fallimentare. Solo sulla base del nostro storno è risultato un
importo mancante tra i forfait del primo trimestre (atto 5, posizioni
1998/0002) e i contributi effettivamente dovuti sulla base dei pagamenti di
salario. Di conseguenza questa differenza di importo ha potuto venire fatturata
solo dopo l'apertura del fallimento con il conteggio finale (atto 5, posizioni
1999/0001). Questo storno di un forfait trimestrale, anche se nel medesimo
trimestre sono ancora stati pagati salari, non dovrebbe ora tornare a vantaggio
del convenuto.

 

Inoltre la debitrice fallimentare, già per il 20
novembre 1998 ha cambiato il suo domicilio verso Lugano (atto 4/2), motivo per
cui essa, e quindi anche il convenuto, al più tardi entro quella data –
considerato che già per diversi mesi non erano stati pagati salari – avrebbe
dovuto procedere ad un corretto conteggio finale con le autorità AVS di Zurigo.

Nessuno viene obbligato ad accettare o mantenere
un mandato di consigliere di amministrazione. Non è accettabile l'opposizione
del convenuto secondo la quale egli avrebbe voluto uscire dal Consiglio di
Amministrazione nell'autunno 1997, ma non avrebbe potuto farlo perché non
esisteva alcun successore per il posto.

 

5.

Concludendo è pertanto da ritenere che il danno
occasionato alla nostra Cassa è sopravvenuto a seguito del comportamento
colposo del convenuto, cosa per la quale egli deve rispondere. Vi preghiamo
quindi di accettare la causa." (doc. _)

 

                               1.6.   Con scritto
1° novembre 2002 (vedi anche doc. V, scritto 12 luglio 2000), __________ ha
ribadito quanto sollevato con l'opposizione, precisando:

 

" 
Il Sig. Dott. __________ ed io facevamo parte
del Consiglio d'amministrazione della ditta __________ dalla sua fondazione.
Proprietario unico era il Sig. __________. Il Sig. __________ invece,
presidente del Consiglio d'amministrazione, avvocato e persona di fiducia del
Sig. __________, era incaricato della direzione, del controllo della
contabilità e delle finanze.

 

Nell'autunno 1997, il sig. __________ dimissionò
dal suo mandato di presidente del Consiglio d'amministrazione. Oggi si sa, che
a quel momento era in corso un procedimento penale contro il Sig. __________a
per truffa in grande stile, e che il Sig. __________ ne era a conoscenza. Non
aveva però ritenuto necessario informare di questo fatto la mia persona e le
segretarie. Dall'autunno 1997 fino al febbraio 1998, ero attivo prevalentemente
ad __________ e mantenevo unicamente un contatto telefonico con la ditta. Già
allora era chiaro, malgrado che non avessi accesso alla contabilità della ditta
__________, che la situazione finanziaria non fosse buona (ritardi nel
pagamento dei salari e nei versamenti debitori). Ogni qualvolta interpellavo in
merito il proprietario, oppur il Sig. __________, mi rispondevano che tutto era
sotto controllo e che in primavera ci sarebbe stato un miglioramento (messo a
verbale). Devo inoltre aggiungere, che dopo le dimissioni del Sig. __________,
ho tentato di dimettermi dal Consiglio d'amministrazione, ma non mi è stato
possibile trovare un successore.

Nel febbraio 1998 il Sig. __________ sparì con
tutti i documenti e senza lasciare traccia, lasciando me e le due segretarie
davanti ad un mucchio di cocci. Malgrado che le segretarie non avessero
ricevuto il salario dal mese di febbraio, cercammo di mantenere la posizione,
perché non sapevamo bene cosa stesse succedendo.

 

Il 12 maggio 1998, la polizia effettuò una
perquisizione nei locali della ditta __________. Dal 12.05.98 al 26.06.98 mi
trovai in custodia cautelare, dove fui informato che il Sig. __________ e il
Sig. __________ avevano abusato della ditta __________ e della mia persona per
effettuare una truffa in grande stile in __________.

 

Dai colloqui telefonici intercettati della polizia,
oggi si sa che il Sig. __________, presidente del Consiglio d'amministrazione
della ditta __________ fino all'autunno 1997, era al corrente di questi affari
e che aveva pure suggerito al Sig. __________ di darsi alla fuga.

 

Al momento del mio rilascio dalla custodia
cautelare, era già stato aperto il fallimento nei confronti della ditta. Le
azioni della ditta __________, conservate presso il Sig. __________, furono
consegnate ad un nuovo proprietario che spostò il domicilio della ditta a
__________.

 

Il Sig. __________ si trova attualmente in
carcere per espiare una pena di sette anni per un delitto precedente.
L'inchiesta relativa alla ditta __________ è tuttora pendente e dovrebbe essere
chiusa prossimamente.

 

Conosco benissimo le responsabilità di un
consigliere d'amministrazione, poiché facevo parte di diversi consigli
d'amministrazione, per esempio presso l'__________ e presso la fondazione di
previdenza del __________. Non ero però a conoscenza che contro il proprietario
ed azionista, rappresentato dal presidente del Consiglio d'amministrazione
della ditta __________, Sig. Avv. Dott. __________, era in corso un
procedimento penale per una truffa milionaria. Oggi è oramai chiaro che sia il
Sig. __________ sia il Dott. __________ hanno abusato della mia persona per le
loro macchinazioni. Per questa ragione non riesco a capire perché l'azione di
responsabilità è diretta contro di me non contro il Sig. Dott. __________.

 

Posso unicamente dire che non avevo violato le
mie responsabilità come consigliere d'amministrazione e che, entro il limite
delle mie possibilità, mi ero sempre occupato del controllo e della vigilanza.
In ogni caso era solo l'azionista ed il Sig. __________ che avevano libero
accesso alla ditta e alla contabilità.

 

L'imminente udienza farà senz'altro chiarezza su
tutta questa faccenda. Da parte mia declino comunque qualsiasi
responsabilità." (doc. _)

 

                                         Con
replica 22 agosto 2000, tradotta in italiano il 12 novembre 2002, la Cassa ha
osservato:

 

" 
1.

Il convenuto fa valere il fatto che gli sia stato
negato consultare le operazioni commerciali. In tal caso egli avrebbe tuttavia
dovuto esigere in forma di ultimatum che gli venisse concessa la tutela dei
suoi obblighi di sorveglianza e controllo. Se necessario egli avrebbe dovuto
recedere dal suo mandato di consigliere di amministrazione. Non può essere
accettabile essere organo di una società per azioni durante oltre tre anni
senza essere informato in merito all'andamento degli affari ed in merito agli
affari importanti. In particolare in aziende con struttura amministrativa
semplice e con pochi dipendenti dai singoli consiglieri di amministrazione si
esige che essi sorveglino tutti gli affari importanti.

Anche se il conteggio dei contributi salariali
non era imposto al convenuto egli, quale membro del Consiglio di
Amministrazione, avrebbe dovuto preoccuparsi di che gli incaricati adempissero
ai loro obblighi entro i termini ed a regola d'arte.

 

Fondamentalmente è ammissibile, sulla base delle
disposizioni statuarie e di regolamento, delegare certe competenze d'affari e
di rappresentanza ad un singolo membro del Consiglio di Amministrazione; non
sono tuttavia trasferibili gli obblighi di controllo e sorveglianza del
Consiglio di Amministrazione. A questo riguardo si devono porre severe esigenze
circa gli obblighi di diligenza di un membro del Consiglio di Amministrazione.
Proprio per questo motivo il convenuto era tenuto ad istruire e controllare in
merito alle prescrizioni di legge il presidente del Consiglio di
Amministrazione che, in conformità della comparsa di costituzione e di
risposta, era competente per la contabilità, affinché si informasse
regolarmente sull'andamento degli affari e comunque emanasse disposizioni (Art.
716 a CO).

 

Il fatto che sia la visione dei documenti
importanti, come pure le informazioni in merito all'andamento degli affari gli
erano state negate e avrebbe dovuto spingere il convenuto a procurarsi come
ultimatum visione nel traffico dei pagamenti e dei conteggi ed a controllarli
come pure, se del caso, ad emanare disposizioni in merito a conteggi, garanzie
e pagamenti dei contributi delle Assicurazioni sociali giunti a scadenza.

 

Se il convenuto avesse insistito sulla presa in
visione dei libri societari, non gli sarebbe sfuggito che il traffico dei
conteggi e dei pagamenti con la Cassa di compensazione era stato trascurato. Il
convenuto avrebbe potuto rimanere nel Consiglio di Amministrazione della
debitrice fallita __________ solo a condizione che gli venisse garantita la
visone della contabilità della ditta. Anche se al convenuto è stato reso
impossibile assumere i suoi obblighi, egli non ne ha tratto le necessarie
conseguenze dichiarando le immediate dimissioni. Questo comportamento può
venirgli contestato quale colpa grave." (doc. _)

 

                                         Con
scritto 9 ottobre 2000, __________ ha osservato:

 

" 
Ihre Replik habe ich erhalten und schon die
Einleitung weist darauf hin, dass die Klägerin keine Ahnung hat vom praktischen
Funktionieren einer Gesellschaft und alles nur vom Schreibtisch aus beurteilt
wird. An dieser Stelle möchte ich Ihnen sagen, dass ich in den letzten 30 Jahre
in ca. 20 Verwaltungsräte tätig war, u.a. bei der __________, __________,
__________ etc., verschiedene __________ auch als VR-Präsident. Ich kenne sehr
genau die Pflichten eines VR und weiss, was in der Praxis möglich oder
unmöglich ist.

Zu den folgenden Punkten nehme ich wie folgt
Stellung:

 

Punkt 1

In diesem Punkt verwässert die Klägerin die Klage
mit der Zeit und beschuldigt mich, über die ganze Zeit meine Kontrollpflicht
nicht wahrgenommen zu haben. Wie schon erwähnt, habe ich meine Pflichten,
solange ich Zugriff hatte, 100% erfüllt. Nach dem Verschwinden des Besitzers
der Firma und der Strafuntersuchung war ein Zugriff zu den Akten unmöglich.

Zu diesem Zeitpunkt war eine Überwachung und
Kontrolle nicht mehr möglich. Worauf ich sofort und ultimativ meinen Rücktritt
erklärte. Ihre ausführlichen, rein theoretischen Belehrungen habe ich nicht
nötig. Ich kannte meine Pflichten und wusste genau was machbar war und was
nicht.

 

 

Punkt 2

Aufgrund der Tatsache, dass hier ein Betrugsfall
vorliegt und ich in keiner Art und Weise schuldig bin, beantrage ich die Klage
abzuweisen, um nicht länger, die schon überlasteten Gerichte, wegen einer
"Zwängerei" der Klägerin zu belasten." (doc. _)

 

                               1.7.   In data 3
dicembre 2002, il convenuto ha osservato:

 

" 
Con la presente desidero prendere posizione in
relazione alla risposta dell'assicurazione sociale del Canton Zurigo. Come Le
avevo comunicato in precedenza, il proprietario della ditta __________, Signor
__________ ed il suo avvocato e persona di fiducia signor ___________, avevano
abusato della mia persona per compiere i loro misfatti. Se solo avessi saputo
che tutta la faccenda andava a finire in una truffa in grande stile, non avrei
mai accettato un mandato nel consiglio d'amministrazione.

 

Ora la procura distrettuale del Canton Zurigo ha
emesso un ordine di non dover procedere nei miei confronti, dal quale risulta
quanto segue:

- che non avevo avuto niente a che fare con la
truffa.

- che non ero a conoscenza che nel Canton Berna
era in corso un 

  procedimento penale nei confronti del signor
__________, mentre il signor 

  __________ ne era al corrente.

- che i signori __________ e __________ avevano
abusato della mia 

  persona.

- che ero partito dal presupposto che si trattasse
d'attività corrette.

 

Visto il fatto che qui si tratta di una truffa,
che però nessuna colpa ricade sulla mia persona, La prego di voler respingere
la richiesta dell'ufficio delle assicurazioni sociali del Canton Zurigo."
(doc. _)

 

                               1.8.   A seguito di
un accertamento del TCA (cfr. doc. _ e _), in data 7 ottobre 2003 la Cassa ha
quantificato l'importo del danno relativo ai contributi di diritto federale in
fr. 21'247.35 (cfr. doc. _).

 

                                         Quest'ultimo
scritto è stato trasmesso al convenuto per conoscenza con la facoltà di
eventualmente formulare osservazioni nel termine di 5 giorni (cfr. doc. _).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Va
innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che
tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle
assicurazioni sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto
verificatesi dopo il momento determinante della resa del provvedimento
amministrativo, in casu il 3 febbraio 2000 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa
B., H 27/02, consid. 1, pag. 2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P
76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01,
consid. 2 pag. 3 e STFA del 9 gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid.
2.1, pag. 3; DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b). 

                                         Per cui
ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2002.

 

                              2.3.   In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione
delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici, da parte del
datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3; STFA del 16
aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.3).
Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del
fallimento della società datrice di lavoro (cfr. Thomas Nussbaumer, Die Haftung
des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, no. 2 pag. 163). 

                                         Il
rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato
adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di
lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS
agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137
consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non
iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente
responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135
consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers
in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).

 

                                       Il TFA ha recentemente
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI pag. 79 ss). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse
indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata.

 

                               2.4.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde
a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98
V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le
non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA
1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; Pratique VSI 1994 pag.
104); i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella
causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione
cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi
moratori (cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive
(cfr. la giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento
danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa
giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel
campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di
compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag.
519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).

 

                                         Per
quanto attiene l'importo del danno va precisato, come evidenziato dal
Sozialversicherungsgericht des Kantons Zürich nella sentenza del 17 luglio 2002
cresciuta in giudicato (cfr. doc. _), che nella fattispecie in esame il TCA è
solo competente a conoscere il merito della vertenza limitatamente al mancato
versamento dei contributi di diritto federale (cfr. doc. I, sentenza 17 luglio
2002, AK.2000.00038, consid. 2b).

 

                                         Nell'evenienza
concreta, dagli estratti concernenti l'evoluzione del debito (cfr. doc. _),
dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei salari (cfr. doc.
_) e dopo l'accertamento del TCA volti a separare i contributi di diritto
cantonale da quelli di diritto federale (cfr. doc. _), risulta chiaramente
l'importo dei contributi (di diritto federale) non saldati, che ammonta a fr.
21'247.35.

 

                                         Del resto
il convenuto non ha contestato l'importo del danno.

 

                               2.5.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art.
52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue
disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di
pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività
salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire
i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv.
1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del
danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF 108 V
186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid. 2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.6.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,
op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.7.   Ai sensi
della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore
di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)

 

                               2.8.   Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. 

 

                                         __________
ha ricoperto la carica di membro del consiglio di amministrazione della
__________ dal 30 giugno 1995 al 28 settembre 1998 (cfr. doc. _).

 

                            2.8.1.   Il convenuto
sostanzialmente ritiene di non poter essere reso responsabile del danno causato
alla Cassa, in quanto egli non avrebbe avuto in seno al CdA della società
nessun potere decisionale. Unici amministratori della società sarebbero stati
_____________ (presidente del CdA) e ____________ (proprietario della società).

                                         Alle
richieste d'informazioni il convenuto riceveva dal presidente del CdA
_____________ rassicurazioni sulla buona situazione finanziaria della società,
e quando volle appurare se la situazione fosse effettivamente quella
descrittagli da __________, quest'ultimo non gli avrebbe permesso di
controllare i quaderni contabili.

 

                                         Accettando
il mandato di membro del CdA della _________, ___________ ha assunto tutti gli
oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V.
C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 28 aprile 2003 nella
causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella
causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A.
P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa
G., H 153/00, consid. 8b).

                                         La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo a _____________ (presidente del CdA), bensì anche al membro del CdA
__________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a
cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01,
consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA
del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario
si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia"
(cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27
aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001
nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C.,
consid. 3b, H 294/94).

                                         

                                         Nella
presente fattispecie le argomentazioni sollevate dal convenuto non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         _____________
non ha svolto un sufficiente controllo ed i presunti ostruzionismi nella
raccolta di informazioni ad opera di _____________ e ___________ non possono
comunque, come vedremo, assurgere a motivo di discolpa. Il convenuto non ha del
resto indicato come e quando ha verificato che i contributi sociali venissero
regolarmente pagati (ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il
convenuto si è limitato a dire che erano _____________ e ___________ ad
occuparsi della conduzione e la gestione della società. 

                                         Un
amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS adducendo
di non aver mai partecipato alla gestione della società, pretendendo quindi di
aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce già un caso
di negligenza grave (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03,
consid. 3.1).

                                         Il
convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di membro
del CdA di una società anonima, non ha svolto nessun tipo di controllo. 

                                         Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991
nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano
regolarmente versati (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H
208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H
153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements
récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la
responsabilité del l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è
sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio
2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima istanza,
egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni,
i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella
causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa
M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Il ruolo
dominante di ____________ e __________, non giustifica comunque la passività di
_________. Egli non ha adempiuto ai propri obblighi con la dovuta diligenza
che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei
propri affari (STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179). 

                                         Il
convenuto non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima,
accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Il fatto di non aver
reagito con fermezza al comportamento ostruzionistico di ____________ e
__________ e vista l'importanza in questo ambito del pagamento dei contributi
sociali, costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR 2003 AHV
N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P., D., B., H
234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Il convenuto avrebbe dovuto
verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici
venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 3 luglio 2003 nella
causa V., H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M.,
H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C.,
A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella
causa A. e B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare
l'ufficio di revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio
2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto
dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà
finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e
M. C., H 349/01, consid. 2.4).

                                         Non aver
reagito al comportamento di ______________ e ______________ e quindi essere
stato ostacolato nella verifica accurata della situazione finanziaria della
ditta, è segno di una grave negligenza del membro del CdA. Egli avrebbe dovuto
reagire dimettendosi. Un semplice controllo presso la Cassa (o presso l'ufficio
di revisione) gli avrebbe permesso di appurare la precaria situazione
finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e
M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01,
consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA
del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo
2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che
navigava in brutte acque da diverso tempo (del resto lo stesso convenuto
ammette di essersi accorto nel periodo tra l'autunno 1997 e il mese febbraio
1998 che la società aveva delle difficoltà nel pagare i creditori),
costringendo la Cassa a diffidarla e precettarla. 

                                         Diverso
sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di
contributi alle assicurazioni sociali, il convenuto avesse inoltrato
immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella
causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9). 

                                         Il
convenuto non può liberarsi da ogni responsabilità asserendo che le sue
richieste di informazioni sono restate lettera morta o che è stato impedito ad
accedere alle informazioni finanziarie della società. La lunga permanenza in
seno alla ___________, fa pensare che il convenuto ha lasciato correre le cose,
senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA
del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid.
10.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del
13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5). 

                                         Il fatto
che i "deus ex machina" della società erano ___________ e
____________, il fatto che creavano difficoltà nel dare informazioni e nel
trasmettere documenti, a nulla sussidia la tesi del convenuto, ritenuto che le
incombenze e i doveri del membro di una società anonima sono quelli stabiliti
dalla legge, che come tali non sono suscettibili di deroghe dipendenti da
pressioni esterne. Nell'ipotesi in cui un organo societario non sia in grado di
sottrarsi all'influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile,
ossia inoltrare immediatamente le sue dimissioni (cfr. STFA del 5 giugno 2003
nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 5.2).

                                         Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23
agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).

                                         Se è vero
che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
pur vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano
effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01,
consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid.
4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa
A., H 436/00, consid. 3b; SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b). 

 

                                         Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di ____________ e ___________,
si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile
nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per giustificare
una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità dell'errore commesso
dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag. 306, citata in STFA del 13
novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).

                                         Il TFA ha
infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag. 309):

 

" 
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants sont
en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait, quoi
qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de l'art.
52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en relation
avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du code des
obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur jusqu'à
concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet  au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022
ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).

Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."

 

                                         In sostanza,
il disinteresse mostrato da _________ ne determina la sua responsabilità ex
art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto doveva apparire
importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle incombenze
riconducibili alla funzione di membro del CdA di una società anonima (cfr. STFA
del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R. G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2;
STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA dell'11
settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.5; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).

                                         Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto agli
ostruzionismi di ____________ e ___________ è quindi in relazione di causalità
naturale e adeguata con il danno subito dalla Cassa (cfr. STFA del 21 maggio
2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA del 13 maggio 2002 nella causa
A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A e B., H 38/01,
consid. 4b).

 

                            2.8.2.   Il convenuto
sostiene che, visto il decreto di abbandono della Bezirksanwaltschaft II für
den Kanton Zürich, la petizione deve essere respinta.

 

                                         Secondo
costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali non è vincolato
dalle constatazioni e dall'apprezzamento del giudice penale, né per quello che
concerne le prescrizioni violate, né per quel che attiene la valutazione della
colpa commessa (cfr. STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid.
2a)

                                         Egli si
scosta tuttavia dalle constatazioni di fatto del giudice penale soltanto
qualora i fatti stabiliti in sede di procedura penale e la loro qualificazione
giuridica non siano convincenti o si fondino su considerazioni specifiche di
diritto penale prive di rilievo dal profilo del diritto delle assicurazioni
sociali (cfr. DTF 125 V 242 consid. 6a e sentenze ivi citate; STFA del 17
febbraio 1999 nella causa G., H 184/98, consid. 4b). 

                                         Nella
fattispecie in esame il convenuto è stato indagato per tutta una serie di reati
patrimoniali, quali il riciclaggio di denaro sporco, calunnia, favoreggiamento,
falsità in documenti (nella fattispecie si trattava di una firma falsa su una
polizza di assicurazione), falsificazione di carte d'identità e reati
concernenti la dimora e il domicilio degli stranieri. 

                                         Il
proscioglimento da tali reati non ha nulla a che fare con il fatto che i
contributi sociali non sono stati pagati, o che il mancato pagamento dei
contributi sociali sia in relazione con i reati analizzati nel decreto di
abbandono. Anche l'eventuale commissione di tali reati ad opera di terze
persone non può sottrarre il convenuto dalla responsabilità ex art. 52 LAVS.
Infatti, non si tratta nella fattispecie di reati che possano aver ingannato il
convenuto sul reale andamento finanziario della società. Egli poteva e doveva
perlomeno vigilare affinché i contributi sociali venissero pagati, e se ciò non
fosse avvenuto entro un termine ragionevole, dimettersi immediatamente.
Ininfluente ai fini del giudizio è pure l'affermazione del convenuto secondo la
quale egli non avrebbe trovato un sostituto in seno al CdA, in quanto egli
poteva dimettersi in ogni momento senza preoccuparsi di trovare un subentrante.
Infatti, secondo l'art. 711 cpv. 1 CO la società notifica senza indugio al
registro di commercio, perché vi sia iscritta, l'uscita di un amministratore.
Ove tale notificazione non sia fatta entro 30 giorni, l'amministratore uscente
può chiedere direttamente la cancellazione (cfr. art. 711 cpv. 2 CO).

                                         _________
avrebbe quindi potuto trasmettere tranquillamente le proprie dimissioni al
presidente del CdA. Anche se di principio le dimissioni vanno indirizzate
all'assemblea generale, la giurisprudenza e la dottrina dominante ne consentono
l'invio al presidente del consiglio di amministrazione o all'amministratore
unico, ritenuto che le stesse non sono legate a prescrizioni di forma e non
necessitano di accettazione (cfr. STFA del 25 novembre 1999 non pubblicata
nella causa S. C. e E. G. consid. 4 d con le relative citazioni dottrinali e
giurisprudenziali). 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La
petizione é parzialmente accolta.

       Di conseguenza __________ è condannato a versare alla
Sozialversicherungsanstalt des Kantons Zürich fr. 21'247.35

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti