# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7b028042-fa68-573b-8835-9ce4dbbca036
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-01-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.01.2023 38.2022.72
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2022-72_2023-01-16.html

## Full Text

Incarto
  n.

  38.2022.72

   

  CL/DC 

  	
  Lugano

  16 gennaio 2023

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Christiana
  Lepori, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12
settembre 2022 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del
  28 luglio 2022 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501
  Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione
  contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in
fatto

 

                          1.1.  Con decisione
su opposizione del 28 luglio 2022 la Sezione del lavoro ha confermato la
precedente decisione del 23 marzo 2022 (cfr. doc. 20) negando a RI 1 -
annunciatosi presso l’Ufficio regionale di collocamento di __________ in data 6
settembre 2021 dichiarando una disponibilità al 100% quale piastrellista (cfr.
doc. 1, 5 ed all. a doc. 27bis) - il diritto all’indennità di disoccupazione a
far tempo dal 22 dicembre 2021. Nella decisione su opposizione,
l’amministrazione ha infatti ritenuto che l’assicurato non può essere
considerato residente in Svizzera (bensì in Italia, dove si trovano la moglie
ed il figlio), né qualificato come vero o falso frontaliere ed ha, in
particolare, motivato come segue il proprio provvedimento:

 

" (…)

3. (…) il fatto che la
moglie ed il figlio dell'interessato risiedono a __________ (dove il signor RI
1 dispone peraltro di un'abitazione in comodato d'uso) costituisce un elemento
di centrale importanza. Il fatto di aver stipulato delle polizze assicurative,
l'aver individuato un medico curante a __________, il disporre di un abbonamento
telefonico o della proprietà su un veicolo, rispettivamente l'avere una volontà
soggettiva di ricongiungersi in Svizzera con la moglie ed il figlio, non sono
elementi sufficienti a sovvertire la preminenza del criterio riconducibile ai
legami famigliari che, attualmente, si situano a __________. La giurisprudenza
attribuisce a tale criterio una rilevanza centrale, sovvertibile solo in
specifici casi, riconducibili a fattispecie in cui sono coinvolti assicurati con
attività di carattere stagionale e con orari di lavoro soggetti a variazioni.

La centralità delle
relazioni familiari, nel caso del signor RI 1, emerge anche dal fatto di aver raggiunto
la moglie ed il figlio durante le festività natalizie, nonostante la situazione
pandemica richiedesse una particolare attenzione alle disposizioni delle
autorità, segnatamente per quanto riguarda eventuali restrizioni di viaggio, in
relazione alla pandemia di COVID 19, correndo dunque il rischio di non poter
rientrare; tant'è che egli non risulta aver prenotato il viaggio di ritorno con
traghetto, prima della sua partenza. (…)

Ritenuto che, come
esposto poc'anzi, la famiglia dell'assicurato (in particolare moglie e figlio),
vive a __________, la residenza effettiva del signor RI 1 non può essere
situata a __________, ove l'assicurato dispone di un appartamento di 2,5
locali. Al più, l'appartamento in questione può costituire una dimora secondaria.
A maggior ragione s'impone collocare il centro degli interessi a __________,
ritenuto - fra l'altro - che egli ha dichiarato di essere "saldamente
coniugato" (cfr. scritto 10 marzo 2022, risposta alla domanda n. 5) (…).

4. Considerato che
l'interessato non ha la residenza in Svizzera, bensì in Italia, rimane ora da
stabilire se egli ha diritto alle prestazioni della LADI sulla base delle
disposizioni di diritto internazionale (cfr. punto 2.3). In merito ai propri
rientri in Italia, il signor RI 1 ha dichiarato di recarsi a __________ presso
la famiglia durante le vacanze, due volte all'anno nel periodo precedente
l'iscrizione in disoccupazione e, altresì, di avere intenzione di rientrare
almeno 3 volte all'anno (cfr. scritto 10 marzo 2022 all'UG, in risposta alle
domande 39 e 40). (…) Nel caso concreto, non è comunque possibile applicare le
disposizioni dei falsi lavoratori frontalieri all'interessato. Infatti, egli
non può essere qualificato come falso frontaliero ai sensi dell'art. 65 cpv. 2
terza frase RB, con eventuale diritto di scelta dello Stato in cui fare valere
le prestazioni (Stato di residenza o Stato dell'ultima attività), in quanto non
rientra nella categoria dei lavoratori diversi dai frontalieri (frontalieri
"non veri"), di cui fanno parte segnatamente le persone che lavorano
a bordo di una nave (art. 11 par. 4 RB), le persone che normalmente esercitano
la loro attività in due o più Stati membri (art. 13 RB) e le persone cui si
applica un accordo come quello menzionato all'articolo 16 paragrafo I RB (Circ.
ID 883 marg. A30; cfr. STCA 38.2014.10 del 6 agosto 2014 consid. 2.4. e
riferimenti citati; STCA 38.2016.62 del 15 marzo 2017, consid. 2.6).”

                                  A sostegno delle proprie
argomentazioni, l’amministrazione ha richiamato le decisioni di questa Corte 38.2015.44
del 18 maggio 2016, 38.2016.62 del 15 marzo 2017 e 38.2017.57 del 14 dicembre
2017 e concluso che: 

 

"
(…) Nel caso in rassegna, l'interessato dal 2019 lavora come
pavimentista con contratti che l'hanno occupato nei normali giorni di lavoro,
compresi fra il lunedì ed il venerdì. Pertanto, la situazione lavorativa
dell'interessato, dal 2019 ad oggi, risulta essere stabile, con giorni di
lavoro regolari, suddivisi sui giorni feriali della settimana, ancorché
l'occupazione attualmente svolta presso __________ di __________ sia ad ore.

Alla luce di quanto
precede non può dunque essere riconosciuto all'assicurato lo statuto di falso
lavoratore frontaliere e quindi non sussiste nessun diritto all'indennità di
disoccupazione in Svizzera in virtù della facoltà di scelta concessa dall'art.
65 RB.

Pertanto, neppure sulla
base delle disposizioni di diritto internazionale, l’assicurato può beneficiare
delle prestazioni di disoccupazione in Svizzera.

Al riguardo, il TCA si è
peraltro espresso così: "È indubbio che tale soluzione può risultare
svantaggiosa per l'assicurato. Ciò deriva tuttavia dall'assenza di armonizzazione
del livello delle prestazioni di sicurezza sociale a livello europeo (cfr.
Cattaneo, "Assurance-chòmage et droit du travail; quelques cas
tessinois" in op. cit. pag. 90-91) e dalla scelta di porre a carico dei
Paesi di residenza i lavoratori frontalieri in disoccupazione completa"
(cfr. STCA 38.2015.61 del 16 dicembre 2015 consid. 2.5). (…)” (cfr. all. A doc.
I)

 

                          1.2.  Contro la decisione su opposizione
l’assicurato, rappresentato dal sindacato RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA, chiedendo di essere “posto al beneficio delle prestazioni
LADI, retroattivamente da quando ha fatto valere il diritto all'indennità di
disoccupazione parziale, senza alcuna restrizione”, oltre a protestare “tasse,
spese e ripetibili” che non ha quantificato (cfr. doc. I).

 

                                  A sostegno delle pretese del
proprio assistito, il rappresentante ha fatto valere che il ricorrente risiede
effettivamente in Svizzera - dove ha locato un appartamento, stipulato
un’assicurazione LAMal, scelto il proprio medico di famiglia, acquistato e
targato un’autovettura, stipulato un contratto di telefonia mobile, paga il
canone Serafe, sottoscritto “nell’ambito del terzo pilastro (…) una polizza
vita” per cui versa fr. 300.- al mese, dove ha una supercard, fa lunghe
passeggiate e degli zii, cui renderebbe vita talvolta nel fine settimana,
risiederebbero, segnatamente nel Canton __________ - e non Italia, dove,
invece, vivono la moglie ed il figlio i quali, da parte loro, terminati gli
studi liceali di quest’ultimo, avrebbero intenzione di raggiungere RI 1 in
Svizzera. 

                                  Nel nostro Paese, ha precisato il sindacato
RA 1, il ricorrente sarebbe giunto per motivi lavorativi, poiché “chiamato
da un amico fraterno, come operaio specializzato nell’edilizia allargata” (__________),
stabilendosi e lavorando dapprima oltre Gottardo, da dove, dopo aver perso il
lavoro e, a suo dire, per motivi legati alla lingua, a dicembre 2020 si sarebbe
poi spostato verso il Ticino. L’iscrizione di RI 1 all’AIRE, precisa, poi, il
rappresentante, sarebbe avvenuta unicamente il 26 aprile 2022 “siccome prima
non era a conoscenza di questa possibilità. Infatti, se la permanenza estera è
transitoria l’obbligo di iscrizione all’AIRE decade”.

 

                                  In __________, l’assicurato farebbe
invece rientro poche volte l’anno, e meglio nei “periodi delle vacanze che
in genere passa con la famiglia in __________”. Questo già soltanto in
ragione della pretesa ampia durata (che una volta indica corrispondere a “12/13
ore” ed un’altra a “ca. 15 ore”, poi a “perlomeno una quindicina
di ore”) del viaggio via terra (“da __________ si sposta in treno fino a
__________. Da qui prende la coincidenza per recarsi fino a __________”) e
mare (“poi con il __________ (…) giunge a __________”; modalità di
trasferta che il ricorrente preferirebbe rispetto all’aereo), paragonabile, a
detta del rappresentante, ad una trasferta verso la __________, distante 1'400
chilometri, con costi che secondo la tesi ricorsuale “si aggirano attorno a
ca. 300 euro”. In tale contesto, viene precisato che il soggiorno in Patria
del ricorrente tra dicembre 2021 e febbraio 2022 si è protratto “a causa
delle restrizioni Covid” e non, quindi, per volontà del suo assistito.

                                  L’attività che RI 1 svolge, a detta
del rappresentante a tempo parziale, “alle dipendenze di __________ di __________,
il quale lo utilizza a dipendenza della mole di lavoro” andrebbe “avanti
a singhiozzo”, in modo “non pianificabile” ed anche questa
circostanza renderebbe, a mente del rappresentante, difficili i trasferimenti
dell’assicurato verso la __________ “visti i tempi e le difficoltà di
trasferimento”. 

 

                                  In particolare, con riferimento al
fatto che per beneficiare delle prestazioni LADI l’assicurato deve risiedere in
Svizzera (art. 8 cpv. 1 lett. c LADI) e che ciò comporta che l’assicurato
risieda effettivamente nel nostro Paese, abbia l'intenzione di
conservare la residenza in Svizzera durante un certo periodo e di farne,
durante questo tempo, il centro delle proprie relazioni personali, il
rappresentante del ricorrente ritiene che per quanto attiene alla valutazione
di tale ultimo criterio non debba prevalere il fatto che la famiglia
dell’assicurato risieda all’estero. Ciò ritenuto che: 

 

" (…) attualmente la base legale non
è questa e non codifica affatto la residenza dei familiari come propedeutica
all’assegnazione del diritto” alle prestazioni e ritenuto che sarebbe “solo nel
quadro della giurisprudenza che si ragione sul centro delle relazioni
personali, dunque vi è anche una gerarchia delle norme da rispettare e tenere
presente nella valutazione complessiva. 

(…) “non
v'è dubbio che moglie e figlio vivono a __________, ma questa circostanza non
può e non deve da sola, rovesciare tutti gli altri presupposti perché vorrebbe
dire attribuirgli una importanza assolutamente centrale maggioritaria e diciamo
quasi esclusiva, andando a sovvertire il principio legale di base che è la
residenza. Poi quelli familiari non sono gli unici interessi sociali. In questo
contesto, la famiglia rappresenta sicuramente un indizio al pari degli altri,
senz'altro molto importante, quindi da valutare proporzionalmente in misura
maggiore rispetto agli altri indizi, ma non può superare una certa soglia nella
proporzione. (…)”

 

                                  Il Sindacato osserva,
sempre in relazione al criterio della residenza, che:

 

"
(…) vale la pena riprendere quanto disposto dalla marginale A80 della
circolare sulle ripercussioni al regolamento CE 883/2004 che indica; la
determinazione della competenza dello stato di residenza non deve essere
praticata mediante un'interpretazione troppo ampia della nozione di residenza.
Vale piuttosto il presupposto che i lavoratori risiedono nel luogo dove hanno
un impiego fisso (A83)

Al contrario per escludere la residenza
valgono invece alcuni criteri quali il pendolarismo, il rientro settimanale
(A84 e A84a A85), da verificare soprattutto nei casi di persone molto mobili
oppure di soggetti aventi condizioni relativamente instabili, poi la durata e
la continuità della presenza su territorio, la situazione della persona, quali
tipi di attività... Evidentemente, nel caso in esame richiamando l'ampia
descrizione in premessa, la presenza annua sul territorio, la stabilità, la
durata, il contratto di lavoro in essere, il tipo di permesso, i rientri in
Italia limitati, la cornice materiale di fondo, quindi il contratto di
locazione, il medico, I’assicurazione malattia, l’auto, la polizza vita ecc...
la tempistica nel raggiungere il luogo d'origine (oltre ai costi), anche con
buona volontà facciamo davvero fatica a situare la residenza effettiva in
Italia. A ciò si aggiungono i programmi futuri che sono quelli di portare i
familiari in Ticino quando sarà possibile.”

 

                                  Il rappresentante fa, poi, valere
che la questione relativa alla residenza e quindi al centro degli interessi,
nemmeno dovrebbe entrare in considerazione, dal momento che il suo assistito
sarebbe in realtà, parzialmente (e non totalmente) disoccupato siccome, “sin
da quando fa vale il diritto dispone di un contratto di lavoro che esplica i
suoi effetti”. 

                                  Precisando che la “marginale A72
indica che la disoccupazione parziale coincide con la nozione svizzera di
lavoro ridotto (rammentiamo che i lavoratori esteri hanno ridotto al lavoro
ridotto senza alcun esame della residenza solo perché legati da un contratto di
Iavoro); si tratta di un contratto ancora in vigore che prevede un orario
temporaneamente ridotto”, il rappresentante precisa che nel caso di un
assicurato parzialmente disoccupato “la base legale internazionale (…)
chiara e specifica” sarebbe da identificare nell’art. 65 cpv. 1 del RB
883/2004, di modo che “ogni domanda riguardo alla residenza concreta e
quindi al centro degli interessi, non ha luogo perché subordinata solo alla
disoccupazione totale e/o completa”:

 

"
(…) Infatti, il cpv. 1 e 2 disciplinano proprio la differenza del
diritto nel caso di disoccupati totali e di disoccupati parziali, oltre a dare
indicazioni riguardo ai falsi frontalieri.

In
buona sostanza, il requisito della residenza, segnatamente il centro degli
interessi, come emergente dalla giurisprudenza non si applica, quando siamo
confrontati con dei disoccupati parziali di area UE. (…)”

 

                                  Il rappresentante osserva, infine,
che nell’eventualità in cui RI 1 - che “rientra in Italia solo un paio di
volte all’anno in modo standardizzato a cui possono aggiungersi delle occasioni
brevi e puntuali che però in base alla normativa, senza andar a spulciare più
di tanto non contano” e che “non è chiaramente un pendolare” -
dovesse essere ritenuto residente in Italia, egli dovrebbe, comunque, avere
diritto alle prestazioni LADI in quanto gli spetterebbe il diritto “di
scelta perché falso frontaliere”. 

                                  A tal fine, il sindacato RA 1
rammenta che con sentenza STF 8C 432/2021 del 20 gennaio 2022, pubblicata come
DTF 148 V 209: 

 

" (…) i giudici del TF hanno
riconosciuto il falso frontaliere ad un soggetto attivo in Svizzera da pochi
mesi, quindi con scarsissime relazioni territoriali, che abitava presso le case
messe a disposizione dal datore di lavoro (le cosiddette baracche), impiegato
presso un'agenzia interinale e via dicendo. Insomma, siamo di fronte
all'antologia del lavoratore precario. Ora la lettura giuridica del caso in
esame è piuttosto chiara e conduce in primo al riconoscimento delle prestazioni
siccome l'assicurato ha fatto valere il diritto proprio con la formula del
guadagno intermedio. In secondo luogo, la residenza abituale si situa senza
ombra di dubbio in svizzera e terzo in ogni caso sarebbe almeno da considerare
falso frontaliere. (…)”

 

                                  Da
ultimo, il ricorrente ha chiesto la sua audizione “affinché (…) possa
riferire e/o semplicemente confermare, se del caso, le sue condizioni quadro
fattuali dalle quali si prende spunto per riconoscere oppure per negare il
diritto alle prestazioni LADI” (cfr. doc. I).

 

                          1.3.  Il 6
ottobre 2022 la Sezione del lavoro ha postulato la reiezione del ricorso.
L’amministrazione ha, innanzitutto, osservato che il ricorrente non si trova,
contrariamente a quanto invece preteso, in disoccupazione parziale, e meglio
come segue:

 

" (…) Il contratto con __________ è
giunto a termine il 3 settembre 2021 (doc. 7/4). Di conseguenza, l'assicurato
si è nuovamente iscritto in disoccupazione il 6 settembre 2021 alla ricerca di
un'occupazione a tempo pieno (doc. 1-4).

A
quel momento egli era totalmente disoccupato, essendo scaduto il contatto con
la precitata azienda, presso la quale era occupato al 100%. Si vedano, al
riguardo, anche i "dati base" registrati nel sistema COLSTA, (doc. 3,
sul quale è presente la dicitura "totalmente disoccupato"), nonché il
Modulo di iscrizione all'URC (doc. 1, in particolare risposta alla domanda
6.1), rispettivamente il doc. 4 ("print screen" dalla banca dati
COLSTA, dal quale si rileva la data di registrazione del modulo, avvenuta l'8
settembre 2022).

Dal
15 settembre 2021 il signor RI 1 ha reperito un nuovo lavoro (ad ore e su
chiamata) presso la ditta __________ di __________, annunciando guadagno
intermedio.

Alla
luce di quanto precede, si contestano categoricamente le argomentazioni
ricorsuali, secondo cui il ricorrente si troverebbe in disoccupazione
"parziale" (…)

Dal
momento del suo annuncio in disoccupazione, il 6 settembre 2021, il ricorrente
rientra nella definizione di cui all'art. 10 cpv. 1 LADI, stante la quale è
considerato totalmente disoccupato chi non è vincolato da un rapporto di lavoro
e cerca un'occupazione a tempo pieno. Infatti, egli non era più vincolato da un
contratto di lavoro con la ditta __________, essendo quest'ultimo
incontestabilmente giunto a termine il 3 settembre 2021. Ergo, il ricorrente
non può essere ritenuto quale disoccupato parziale per il solo fatto di
conseguire un guadagno intermedio, Iavorando a ore presso una ditta (in casu: __________
di __________), posteriormente all'iscrizione in disoccupazione. Semmai, il
guadagno intermedio è una conseguenza della disoccupazione totale, che non
spalanca tuttavia il diritto di percepire le indennità LADI in Svizzera.
Questo, né dal profilo del diritto interno, né dal profilo del diritto
comunitario. La situazione avrebbe potuto essere valutata diversamente qualora
l'assicurato avesse avuto in prospettiva il proseguimento della propria
attività con __________ e se la sua attività fosse stata
"temporaneamente" sospesa, potendo tornare al lavoro in qualsiasi
momento, quest'ultima circostanza da intendersi quale "mera possibilità
giuridica di riprendere il lavoro" (cfr. Circ. ID 883, marg. A 38, nonché
STF 8C 248/2018 del 19 novembre 2018 (…). Non
potendo entrare in linea di conto la tesi ricorsuale incentrata sulla
disoccupazione parziale, si ritiene che, a giusta ragione, I'UG abbia esaminato
la fattispecie dal profilo della residenza.”

 

                                  Rinviando
ai motivi già esposti nella propria decisione su opposizione, la Sezione del
lavoro ha precisato che “l'assicurato non adempie ai presupposti della
residenza, né ai sensi del diritto interno, né dal profilo del diritto
internazionale”, osservando, peraltro, che:

 

" (…) anche nella denegata ipotesi
in cui l'assicurato dovesse essere ritenuto quale falso frontaliere ai sensi
del diritto internazionale, rimane il fatto che egli non era a disposizione del
mercato del Iavoro, circostanza che implica comunque la negazione del diritto
alle prestazioni LADI. Al riguardo, si rileva che l'interessato è partito in __________
per le festività natalizie concordate con l'URC sino al 31 dicembre 2021,
facendo però rientro in Svizzera solo il 16 febbraio 2022, senza che avesse
tempestivamente avvisato l'URC e/o la Cassa in merito agli asseriti impedimenti
al rientro. A giustificazione di tale assenza, l'assicurato ha infatti esibito
dei certificati medici solo il 31 gennaio 2022, peraltro su richiesta dell'URC,
a distanza di settimane dalle evocate inabilità. Del resto, la Cassa
disoccupazione, mediante decisione 6 marzo 2022, ha negato al ricorrente il
diritto alle indennità dal 29 al 31 dicembre 2021, rispettivamente dal 1 º al
23 gennaio 2022 (doc. 27).

Per
quanto riguarda l’allegata impossibilità al rientro a causa del Green Pass e
dell'esigenza di due vaccinazioni, si ritiene che spettasse al ricorrente
pianificare il viaggio tenendo conto dei rischi legati alla pandemia i quali,
nel periodo in parola, erano tutt'altro che teorici.

Non
da ultimo, il 3 gennaio 2022 l'URC ha assegnato al signor RI 1 un corso
collettivo di riqualificazione dal 7 al 25 febbraio 2022 presso __________. Il 7
febbraio 2022 l'interessato non si è però collegato da remoto, nonostante un
esplicito invito (cfr. doc. 14/1: e-mail della formatrice, signora __________,
all'URC). Si veda, inoltre, anche lo scritto e-mail 3 febbraio 2022 di __________
all’assicurato (doc. 14/2) (…) Questo modo di porsi nei confronti degli uffici
di collocamento e degli organizzatori di provvedimenti del mercato del lavoro
non depone a favore di un'effettiva disponibilità per il mercato del lavoro in
Svizzera. Basti rilevare che il corso in questione può essere seguito anche da
remoto e che il 7 febbraio 2022 non risulta che l'assicurato avesse impedimenti
di carattere medico. Tanto meno ha fatto valere impedimenti di carattere
tecnico. II fatto che il ricorrente abbia partecipato al corso nei giorni 18 e
22 febbraio 2022 (doc. 14/3), adempiendo al proprio obbligo una volta rientrato
in Svizzera, non muta la sostanza. Per inciso, si rileva che l'osservanza degli
obblighi derivanti dall’iscrizione in disoccupazione non si esaurisce nella
sola presentazione di candidature per posta elettronica, ma occorre una
concreta disponibilità a sottostare agli obblighi di controllo ed alle misure
decise dagli URC, ciò che implica un'effettiva e costante presenza in sul
territorio.

 

4. A
partire dal rientro in Svizzera, non risultano sostanziali cambiamenti nella
situazione occupazionale del ricorrente, avendo egli lavorato - sempre su
chiamata - per __________ di __________, intraprendendo ricerche di lavoro
esclusivamente tramite posta elettronica (doc. 23). Questo, sino al 22 luglio
2022. ll 23 luglio 2022 il ricorrente è partito in __________ sino al 22 agosto
2022, (cfr. doc. c, allegato al ricorso, contenente la copia dei biglietti di
andata e ritorno con il traghetto). Fra il 23 luglio ed il 21 agosto 2022 il
ricorrente non ha quindi lavorato, trovandosi presso la famiglia in __________
(cfr. moduli IPA e Attestati di guadagno intermedio, doc. 22).

(…) Per
quanto riguarda il guadagno intermedio conseguito dopo l'iscrizione in
disoccupazione, va rilevato che né nell'incarto della Cassa disoccupazione, né
nella banca dati COLSTA risultano registrati dei formali contratti di lavoro
con la ditta __________ di __________, rispettivamente con __________, società,
quest'ultima, per la quale il signor RI 1 ha effettuato delle ore lavorative
tra il 18 ed il 22 luglio 2022. Non è quindi dato automaticamente concludere
che si tratti di contratti di lavoro con obbligo di osservanza e che, durante i
giorni nei quali non era occupato (a dipendenza dei mesi si tratta anche di
parecchi giorni consecutivi) il ricorrente rimanesse in attesa di una chiamata.

Ad
ogni modo, fra il 23 luglio 2022 ed il 21 agosto 2022 il ricorrente non era
disponibile al collocamento, trovandosi presso la famiglia in __________.
Questa partenza è avvenuta senza che sia dato riscontrare un esplicito consenso
da parte dell'URC in relazione alla fruizione di un mese di vacanza (cfr. doc.
26, protocollo relativo al colloquio del 19 luglio 2022, dal quale emerge che
il consulente non ha saputo indicare se l'assicurato avrebbe potuto fruire di
vacanze). Quest'ultima circostanza non esimeva tuttavia il signor RI 1
dall'esigere una chiara risposta a parte del proprio consulente, prima di
partire per un mese.

In
sintesi, neppure l'assenza dal territorio elvetico nel periodo fra il 23 luglio
ed il 21 agosto 2022 depone a favore di un'effettiva disponibilità al
collocamento in Svizzera. Anche volendo prescindere dal fatto che l'assicurato
non rientra in una delle categorie di lavoratori diversi dai frontalieri
("frontalieri non veri") di cui fanno parte segnatamente le persone
che Iavorano a bordo di una nave (art. 11 par. 4 RB), le persone che normalmente
esercitano la loro attività in due o più Stati membri (art. 13 RB) e le persone
cui si applica un accordo come quello menzionato all'articolo 16 paragrafo 1
RB, e quand'anche si dovesse accertare, sulla base di estratti bancari o altre
evidenze, una maggiore probabilità di permanenza in Svizzera durante i periodi
nei quali ha lavorato per __________, il ricorrente non potrebbe comunque
avvalersi, a mente di questo Ufficio, del diritto alle indennità di
disoccupazione. Questo, per il fatto che a partire da dicembre 2021 egli è
stato a disposizione degli uffici di collocamento elvetici solo ad
intermittenza. La prolungata assenza fra gennaio e febbraio 2022 presso la
famiglia in __________ è stata giustificata solo in un secondo tempo, per di
più con certificati medici esteri esibiti tardivamente. Mentre l'assenza fra
luglio e agosto 2022 non era stata approvata dall'URC.”

 

                                  Infine,
quanto alla sentenza del Tribunale federale richiamata nel ricorso,
l’amministrazione ha osservato quanto segue: 

 

" (…) nella fattispecie che
ci occupa, a differenza di quella esaminata dal Tribunale federale, il
ricorrente era vincolato da un contratto di lavoro sino al 3 settembre 2022 con
__________. Dopo l'iscrizione in disoccupazione egli non ha più lavorato per la
ditta in questione, né aveva in previsione un rinnovo del contratto. Ne
discende che la situazione del signor RI 1 non può essere assimilata a quella
di cui alla precitata sentenza del TF. Soprattutto, si ribadisce che non si è
in presenza di un caso di disoccupazione parziale, né di "lavoro
ridotto" ai sensi del diritto comunitario.” (cfr. doc.
III)

 

                          1.4.  Con
replica del 24 ottobre 2022, il sindacato RA 1, in rappresentanza di RI 1, ha
osservato quanto segue: 

 

" (…)
In realtà nel caso in esame l'autorità incaricata di applicare la legge,
avrebbe dovuto piuttosto porsi la domanda giuridico-assicurativa, se la
decisione di rifiuto delle prestazioni nel caso nella fattispecie e nelle
circostanze date, sia ragionevolmente equa, soprattutto proporzionale e quindi legittima, tenuto conto che con questo provvedimento
si rinvia l'assicurato a controllare la disoccupazione in Italia, pur essendoci
una dimora stabile, dei contratti in essere, una vita che esplica tanti
elementi, delle relazioni consolidate e vieppiù in via di sviluppo. Insomma, un
progetto di vita e una programmazione che viene troncato di netto. D'altro
canto, il guadagno intermedio, nell'ambito della normativa NASTI ossia la
disciplina della disoccupazione italiana, semplicemente non esiste; o si è
disoccupati in modo totale oppure non si è disoccupati, non c'è Ia via di mezzo
e quest'aspetto, a prescindere dalla normativa internazionale rappresenta una delle disparità di trattamento con assicurati
residenti nel territorio.

Più
direttamente nel merito, le ragioni per le quali abbiamo promosso ricorso, in
successione ed in ordine tra loro, sono almeno tre; è acclarata la residenza
abituale e sostanziale in Svizzera ai sensi della Ladi quale argomentazione
prioritaria. Subordinatamente, sempre in ordine, trattandosi di fatto di
disoccupazione parziale, il criterio della residenza sostanziale non si pratica
e l'assicurato ha diritto all'indennità posto che gli altri requisiti sono
soddisfatti. Da ultimo, qualora entrambi i presupposti precedenti siano
carenti, egli quale falso frontaliere avrebbe il diritto di scelta e dunque
essendo a disposizione del mercato del lavoro Ticinese esercita il diritto
d'opzione.”

 

                                  Sulla
residenza del proprio assistito, il rappresentante ha ribadito che
l’amministrazione: 

 

"
(…) nega il criterio della residenza facendo assurgere a un ruolo
centrale, diciamo esclusivo, la circostanza che la moglie vive a __________ in __________.
Nella pronuncia del TF 8C 432/2021, già citata, a cui la sezione lavoro sembra
dare una scarsa importanza, i giudici del TF non hanno trattato solo l’aspetto,
sicuramente centrale, del diritto alla disoccupazione per un lavoratore
svolgente attività tempo parziale, ma bensì hanno pure evocato la residenza
sostanziale e i criteri che la contraddistinguono. Evidentemente senza voler
forzare l'interpretazione, in questa pronuncia vi è un significato
politico/giuridico che va ben oltre la casistica da loro trattato, ossia con
una portata di carattere più generale. Quella casistica corrisponde a quanto di
più fragile e precario possa oggettivamente esistere in un mercato del Iavoro trasformato
nella sua organizzazione ed in una società con una accentuata ed accresciuta
mobilità.

Infatti,
è stato riconosciuto il diritto all'indennità di disoccupazione, per un
lavoratore edile che esercitava in Svizzera da soli 5.5 mesi (neanche il minimo
di un anno per accedere al diritto basandosi solo sulla normativa Ladi), che
esercitava alle dipendenze di un'agenzia interinale, con un permesso tipo L,
vale a dire limitato nel tempo, che alloggiava in una costruzione ammobiliata
messa a disposizione del datore di lavoro (ciò che è ulteriore indice di
fragilità) e che da ultimo dista 1.5 ore di trasporto dal suo paese sito
all'estero. l giudici hanno accordato il diritto, facendo valere
prioritariamente che l'anno successivo in esito ad una promessa di
lavoro/impiego, che per principio è vaga se rapportata ad un'agenzia
interinale, avrebbe ripreso l'impiego come in effetti è poi avvenuto. Ebbene, a
titolo solo di transenna, la promessa di un impiego, corrisponde analogicamente
al programma di volere rimanere in Svizzera per il futuro del ricorrente.
Evidentemente, rapportando la fattispecie della sentenza con la situazione del
caso in esame e le condizioni che sorreggono la condizione del ricorrente
(permesso B, impiego a tempo parziale, una locazione, un'auto, una polizza
vita, la grande lontananza, in svizzera già da qualche anno, e via dicendo,
ecc...), ossia la massima fragilità a fronte di una stabilità piuttosto
strutturata quindi con tratti in essere, prima di andare a domandarsi se siamo
confrontati con un vulnus giuridico, come noi crediamo stride soprattutto il
buon senso. Non c'è alcuna proporzione tra le casistiche ma piuttosto una
enorme e palese discriminazione nella misura in cui ad un soggetto che è
presente sul territorio si nega il diritto pur avendo pagato i contributi e pur
non potendo far valere, oggettivamente e soggettivamente il diritto alla
disoccupazione parziale in Italia, sia perché non c'è questa prestazione sia
perché vi è un impedimento chiaro nell'esercizio dovendo rimanere in attesa
della chiamata a lavoro. Il ricorrente può abbandonare il territorio ma solo
nel fine settimana.

Nell'ambito
della libera circolazione delle persone derivante dagli accordi internazionali,
benché questa concezione presenta delle limitazioni e non è assoluta, in
definitiva si concretizzano due costellazioni; il permesso per l'esercizio di
un'attività lavorativa e il permesso per vivere in Svizzera (per studi, per
vivere con il coniuge, redditieri ecc ...) quando però si dispone di risorse
proprie. Ebbene il ricorrente è titolare di un permesso di lavoro attivo, ossia
in legame con uno scopo ed una sua funzione e dunque la sua residenza/dimora è
giustificata anche da questo punto di vista, con una traiettoria e una
proiezione a lungo termine. Questo elemento vale a dire l'intenzione di continuare
a riedervi è in stretto legame con la residenza medesima siccome non può
esserci l'intenzione di continuare a risiedervi se non c'è già la residenza
effettiva. Rammentiamo che il ricorrente ha affermato questo concetto
ripetutamente ed a fronte della promessa dell'impiego evocata dai giudici
federali ha perlomeno un identico valore”.

 

                                  Il
rappresentante ribadisce, poi, che il proprio assistito sarebbe parzialmente e
non totalmente disoccupato, e ciò almeno dal 15 settembre 2021, allorquando ha avviato
“una relazione contrattuale con l'impresa __________ di __________, con cui
non ha sottoscritto un contratto di lavoro scritto, a tempo parziale
continuando però a cercare un impiego a tempo pieno.”. 

 

                                  Da
tale momento, evidenzia il sindacato RA 1, RI 1: 

 

" (…) ha sempre effettuato le
ricerche di lavoro per quanto abbia ricevuto una sanzione per ricerche
qualitativamente insufficienti che non inficia la sostanza, ossia che le
ricerche le ha sempre fatte, cerca un impiego a tempo pieno ed è sempre a disposizione
del mercato del lavoro. Tutt'altro che non sia a disposizione; le ricerche
effettuate fino ad ora sono un fatto incontrovertibile, altro che non è a
concretamente disposizione come afferma la sezione lavoro. (…) Che poi nel
periodo di assenza per le ferie, ci sia stato un posticipo nei termini, sarà
anche vero, ma non si scambia e non si confonde la presunta indisponibilità al
collocamento con la negazione del diritto all'indennità, se concretamente
legittima e fondata, dal profilo Ladi, tanto più che il motivo del posticipo
era rappresentato da normative stringenti e non superabili. Ritrovarsi
all'estero quando è stata introdotta una normativa in condizioni di urgenza non
può essere addebitato all'assicurato. Vale per lui ma anche per tanti altri
cittadini svizzeri che in quel periodo si sono recati all'estero e si sono
trovati in una condizione similare. La stampa ne ha dato risalto e dunque si
trattava di un fenomeno che è accaduto. (…) la vicenda evocata dalla
controparte della durata dell'assenza in inverno, come la presunta assenza ad
un corso da remoto, che in realtà sembra più una trappola, casomai va
sanzionata in modo mirato e dunque non c'entra affatto con la disponibilità.
Addirittura, la sezione lavoro, lascia intendere che l'impiego di una settimana
presso la __________ rappresenti un aspetto negativo. In realtà, il ricorrente
ha esercitato alle dipendenze di quest'azienda, su intermediazione dello stesso
__________, il quale in quel periodo non aveva lavoro e lo ha inviato presso
un'azienda conoscente, ma d'altra parte piuttosto è ancora un altro indice di
disponibilità. Da ultimo, non corrisponde al vero che nell'ultimo periodo
estivo, il ricorrente non abbia avvisato il suo collocatore rispetto alle
vacanze effettuate tra luglio ed agosto, come si vede dal verbale di colloquio
(cfr. allegato). Del resto, bisogna pure rammentare che siamo confrontati con
una situazione del tutto particolare laddove l'assicurato controlla la
disoccupazione da molti mesi ma senza ricevere le prestazioni.” 

 

                                  Quanto,
poi, all’eventuale considerazione del proprio assistito come falso frontaliere,
il rappresentante osserva quanto segue: 

 

" (…) davvero facciamo fatica a
comprendere le ragioni per le quali il ricorrente non possa essere giudicato
tale. Egli vive in Ticino, per un periodo che varia da 10 fino a 11 mesi
l'anno. Anzi detta nel modo corretto egli vive in Ticino durante tutto l’anno,
ma si assenta per beneficare di periodi di vacanze che anche dalla circolare di
applicazione e dalla prassi non sono giudicate influenti ai fini di questo
presupposto e sono ammissibili. Al tempo stesso la messa a disposizione del
mercato del lavoro è data e dunque come si fa a sostenere che ci sarebbe
nemmeno questo presupposto?

ll
ricorrente non è un pendolare, non rientra nei fine settimana e non rientra
nemmeno mensilmente. Peraltro, anche questa fattispecie farebbe emergere una
palese disparità di trattamento nella misura in cui ad un assicurato, che
magari rientra una o due volte al mese, è concessa la facoltà di scelta perché
inquadrato nel falso frontaliere, mentre al caso in esame no quando vive in
Ticino tutto l'anno con una strutturazione e via dicendo.

Insomma,
da qualsiasi punto di vista si voglia vedere questa casistica, non v'è altra
via che riconoscere il diritto alle prestazioni Ladi e quindi nulla osta alla
messa in pagamento dell'indennità che a questo punto è del tutto urgente. Ciò
che è incomprensibile è la negazione del diritto che in realtà pone tutta
un'altra serie di interrogativi giuridici.” (cfr. doc. VII)

 

                          1.5.  Con
duplica del 4 novembre 2022, la Sezione del lavoro ha nuovamente contestato,
per i motivi già esposti in sede di risposta di causa, che RI 1 possa essere
considerato parzialmente disoccupato, che risieda in Svizzera e che possa essergli
riconosciuto lo statuto di falso frontaliere e ciò per i motivi che nella
misura di quanto necessario ai fini della vertenza, verranno ripresi nel
prosieguo (cfr. doc. IX). 

 

                          1.6.  Con
osservazioni di data 18 novembre 2022 – trasmesse, per conoscenza, alla
resistente il 21 novembre 2022 (cfr. doc. XII) -, il rappresentante del
ricorrente ha ribadito che RI 1 sarebbe disoccupato solo parzialmente e non
totalmente, rilevando che “in ambito LADI il diritto alle prestazioni va
inteso in modo dinamico, ossia, definito all'inizio ma costantemente monitorato
nelle fasi successive. Un soggetto può non aver diritto per la mancanza dei
requisiti all’inizio ma poi quando la situazione assicurativa si modifica viene
rivaluta e rielaborata con una nuova decisione”.

 

                                         Sulle
assenze dell’assicurato dal nostro Paese, il sindacato RA 1 ha osservato quanto
segue: 

 

" (…) Quanto tempo il signor RI 1 è
stato all'estero nel corso di un anno; due? tre mesi in totale? Questo a fronte
invece di un altro periodo di almeno nove mesi dove è stato disponibile (almeno
questo non è contestabile) e quindi come si fa a sostenere che è disponibile a
singhiozzo. Egli fa le ricerche di lavoro e le sottopone al collocatore. Se
c'erano delle obiezioni da fare rispetto alle ricerche, ci domandiamo per qual
ragione non è stato rimproverato.

D'altro
canto, se c'è un problema o magari anche un ipotetico abuso durante la finestra
dell’assenza, va sanzionato quel periodo e quello specifico abuso ma non è
possibile mettere in discussione l'idoneità per tutto l'anno.”

 

                                  Il
rappresentante conclude osservando che, comunque, a suo dire, “in definitiva
la realtà rimane che il lavoratore è residente in Ticino e nell’ipotesi
denegata che si intraveda questa condizione, che noi in ogni caso contestiamo,
rimangono le altre due condizioni giuridiche che acclarano il diritto alle
prestazioni” (cfr. doc. XI).

 

considerato                 in
diritto

 

                          2.1.  Oggetto
della presente vertenza è la questione di sapere se RI 1 abbia diritto, oppure
no, alle indennità di disoccupazione di cui beneficiava dal mese di settembre
2021 anche dal 22 dicembre 2021, e meglio da quando la Sezione del lavoro ha
negato che ciò fosse il caso (cfr. doc. 17 e 20).

 

                                  La costante
giurisprudenza federale ha, infatti, stabilito che è la decisione impugnata che
costituisce il presupposto e il contenuto della contestazione sottoposta
all'esame giudiziale (cfr. STF 8C_787/2020 del 26 maggio 2021 consid. 2.3.; STF
8C_542/2019 del 4 dicembre 2019 consid. 4.1.; STF 8C_784/2016 del 9 marzo 2017
consid. 3.1.; STF 8C_448/2016 del 6 dicembre 2016 consid. 2; STF 8C_360/2010
del 30 novembre 2010 consid. 1 e 2; DTF 134 V 418 consid. 5.2.1.; DTF 131
V 164; DTF 130 V 388; DTF 122 V 36 consid. 2a, DTF 110 V 51 consid. 3b e
giurisprudenza ivi citata; SVR 1997 UV 81 pag. 294).

 

                                  Questo Tribunale,
d’altronde, può pronunciarsi su un determinato oggetto, in linea di principio,
solo in presenza di una decisione su opposizione (o su reclamo) emanata
dall'organo amministrativo competente (cfr. STCA 42.2021.21del 15 marzo 2021;
STCA 38.2020.68 del 14 dicembre 2020 consid. 2.5.; STCA 38.2019.21 del 27 marzo
2019; STCA 35.2018.112 del 12 novembre 2018; STCA 42.2011.14 del 13 ottobre
2011; STCA 38.2007.14 del 14 marzo 2007 consid. 2.5.);

 

                                  Nella presente
fattispecie, davanti al TCA, è stata contestata la decisione su opposizione
emessa il 28 luglio 2022 dalla Sezione del lavoro, la quale concerne
esclusivamente il diritto alle indennità di disoccupazione per il periodo dal
22 dicembre 2022 (cfr. supra consid. 1.1. e doc. 20).

 

                          2.2.  Uno dei
presupposti da adempiere per avere diritto alle prestazioni dell’assicurazione
contro la disoccupazione è la residenza in Svizzera (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. c
LADI).

 

                                  Questo
concetto di residenza, basato sul principio del divieto di esportazione di
prestazioni, esige una residenza effettiva in Svizzera, così come l'intenzione
di conservarla durante un certo periodo e di farne, durante questo tempo, il
centro delle proprie relazioni personali (cfr. STF 8C_432/2021 del 20
gennaio 2022 consid. 4.3.; pubblicata in DTF 148 V 209). In tal
senso, la presenza di sole relazioni professionali, ancorché molto intense, con
la Svizzera non sono sufficienti. La nozione di residenza secondo la
LADI ha un carattere autonomo e si distingue sia dal domicilio civile (art. 13
cpv. 1 LPGA e 23 CC) sia dalla dimora abituale (art. 13 cpv. 2 LPGA) sia ancora
dal domicilio secondo la legislazione sugli stranieri (cfr. DTF 125 V 465 consid.
2a pag. 466 seg.). Determinanti ai fini del giudizio sono gli aspetti oggettivi
e non quelli soggettivi, segnatamente l'intenzione della persona assicurata
(STF 8C_163/2019 del 5 agosto 2019 consid. 4.1.; STF 8C_60/2016 del 9 agosto 2016
consid. 2.4.2; STF 8C_186/2017 del 1° settembre 2017,
massimata in RtiD I-2018 N. 61 pag. 281).

 

                                  In una
sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre 2015, massimata in RtiD II-2016 N. 63 pag.
309, il Tribunale federale, confermando la sentenza del TCA (cfr. qui sotto al
consid. 2.5.), ha sottolineato che “è peraltro anche più probabile che il
centro dei propri interessi fosse in Italia, presso la di lui coniuge, ove
disponeva di un’abitazione più spaziosa e non in Svizzera” dove viveva in
un bilocale con il figlio.

 

                                  In una
sentenza pubblicata in DLA 2016 n° 10 pag. 227 il Tribunale federale ha
ribadito che l’articolo 8 LADI stabilisce che per aver diritto alle indennità
di disoccupazione un assicurato deve risiedere in Svizzera (cpv. 1 lett. c).
Questa condizione vale anche per i cittadini svizzeri residenti in uno Stato
dell’UE. In tal caso si applicano anche l’ALC e il Regolamento n. 883/2004,
benché il diritto comunitario non specifichi la questione del domicilio e lasci
che siano le legislazioni nazionali a farlo. Se, in quella situazione,
l’assicurato non risiede in Svizzera e non soddisfa quindi il presupposto di
cui all’articolo 8 capoverso 1 lettera c LADI, la competenza sulle prestazioni
non è dunque della Confederazione.

 

                                  In una
sentenza 8C_157/2016 del 24 marzo 2016 l’Alta Corte, dichiarando inammissibile
il ricorso di un assicurato interposto contro una sentenza del TCA con la quale
gli era stato negato il diritto a indennità di disoccupazione, ha evidenziato
che:

 

" (…) la Corte in modo
particolare ha concluso come la condivisione dell'appartamento di due locali e
mezzo (60 m 2), di cui il conduttore è un amico, dormendo sul divano
del soggiorno, quando nel fine settimana era regolare il rientro in Italia, non
potesse costituire una residenza in Svizzera a norma dell'art. 8 cpv. 1 lett. c
LADI (cfr. recentemente sulla tematica sentenza 8C_592/2015 del 23 novembre
2015 consid. 5), condizione essenziale per l'ottenimento delle prestazioni
dell'assicurazione contro la disoccupazione.”

 

                                  In una
sentenza 8C_245/2016 del 19 gennaio 2017 il Tribunale federale ha negato il
diritto alle indennità di disoccupazione ad un assicurato che, pur avendo il
centro delle relazioni personali in Svizzera (dove viveva la madre del
ricorrente, erano scolarizzati i suoi figli e alcuni componenti della famiglia
vi praticavano attività di svago), aveva la residenza effettiva in Francia
(dove abitavano in una villa). 

 

                                  In una
sentenza 8C_420/2017 del 21 giugno 2017 il Tribunale federale ha dichiarato
manifestamente inammissibile il ricorso inoltrato contro la sentenza 38.2016.72
del 24 aprile 2017 con la quale il TCA aveva considerato un assicurato
frontaliere vero, argomentando:

" (…) che il
ricorrente non si confronta con le motivazioni del Tribunale cantonale delle assicurazioni,
il quale, fondandosi sugli atti al fascicolo e sulle di lui dichiarazioni, ha
spiegato le ragioni per cui facesse difetto una residenza in Svizzera a norma
dell'art. 8 cpv. 1 lett. c LADI,

che in modo particolare
la Corte cantonale ha accertato, negando un centro delle relazioni personali in
Svizzera, come il ricorrente avesse dimora in un monolocale arredato,
precedentemente in albergo o da terze persone, fosse proprietario in Italia di
una parte di casa, ove era domiciliata la di lui madre, e di un appartamento
occupato dalla compagna e dai propri figli peraltro iscritti in scuole della
Lombardia, luogo in cui vi faceva ritorno settimanalmente, nonché egli con la
sua famiglia non abbia mai avuto l'intenzione di trasferirsi in Svizzera,

che il ricorrente si
limita a evocare genericamente in poche righe un "dovere di
genitore", corsi extra lavorativi e diplomi conseguiti in Svizzera, nonché
asseriti rientri settimanali in Italia mai effettuati. (…)”

 

                                  In
una sentenza 8C_186/2017 del 1° settembre 2017, massimata in RtiD I-2018
N. 61 pag. 281, il Tribunale federale ha confermato la STCA
38.2016.57 del 6 febbraio 2017 che aveva stabilito che un assicurato aveva la
residenza all’estero. Si trattava di un ricorrente nato a Lugano, che
all'età di tre anni si era trasferito con la madre e i fratelli in Italia. In
Svizzera era attivo come falegname, era iscritto all'anagrafe degli italiani
residenti all'estero e mentre lavorava risiedeva in locazione a Lugano in un
appartamento di 2.5 locali con il fratello. Le spese dell'abitazione erano
divise fra il ricorrente, suo fratello e i genitori. Egli era in possesso di un
veicolo, il quale non era ancora stato sdoganato. Il ricorrente rientrava nel
fine settimana in Italia. Il suo profilo Facebook indicava il proprio domicilio
in Italia ed egli era vicepresidente di un'associazione sportiva come pure
tesserato a una federazione italiana. Il TCA ha concluso che il centro delle
relazioni professionali era in Svizzera, mentre quello delle relazioni personali,
era in Italia.  

 

                                  L’Alta
Corte ha al riguardo sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" (…)

5.2. Il presupposto della residenza in Svizzera non può essere ammesso
o negato a priori o stabilito in maniera astratta, ma può essere data una
risposta unicamente prendendo in considerazione le prove e le circostanze del
singolo caso (cfr. DTF 142 V 590 consid. 5.2 pag. 595). Il ricorrente se non in maniera generica non
dimostra l'insostenibilità (consid. 1.1) degli accertamenti della Corte
cantonale. Si duole unicamente del peso dato asseritamente ad alcune prove. 

L'assicurato in realtà
tenta impropriamente di dare una propria visione agli accertamenti svolti dai
giudici ticinesi, i quali hanno valutato il caso alla luce di tutti gli
elementi nel fascicolo. Invano, il ricorrente potrebbe pretendere che il
Tribunale delle assicurazioni si sia fondato unicamente sull'estratto del
profilo facebook o estrapolando singole frasi. Egli poi pare dimenticare che
per prassi invalsa il giudice deve dare più peso alle prime dichiarazioni, le
quali sono espresse in generale in un momento in cui la persona interessata non
è ancora cosciente delle conseguenze giuridiche (cosiddette dichiarazioni della
prima ora; DTF 142 V 590 consid. 5.2 pag. 594 seg.). Resta in definitiva solo da valutare se
dagli accertamenti dei giudici di merito si possa negare il presupposto della
residenza in Svizzera.  

 

5.3. Il ricorrente ancora in sede federale si limita a mettere in luce
aspetti della sua vita professionale (formazione), anziché porre l'accento
sulle proprie relazioni personali in Svizzera. È vero, il ricorrente condivide
un appartamento a Lugano con il fratello. Tuttavia, per sua stessa
dichiarazione le spese sono infatti assunte in parte dalla famiglia, che
risiede in Italia (sull'importanza del luogo di dimora della propria famiglia;
sentenza 8C_777/2010 del 20 giugno 2011 consid. 3.3). La medesima abitazione è
condivisa con suo fratello (in caso di concubinato si veda sentenza 8C_203/2013
del 23 aprile 2014 consid. 2.2). Inoltre, il ricorrente è attivo in società
sportive oltreconfine, come anche ivi frequenta alcune amicizie. In tale
ottica, anche il profilo facebook può essere considerato fra gli elementi di
valutazione. Alla luce di questi elementi, il Tribunale cantonale delle
assicurazioni non ha però violato il diritto federale. Diversamente
dall'opinione del ricorrente, la vicinanza alla frontiera, specialmente nel
Sottoceneri, e la grande mobilità non possono essere viste come una sorta di
espediente e non possono portare a voler ammettere più facilmente una residenza
in Svizzera. Al contrario, queste circostanze inducono tutt'al più a un maggior
rigore nell'applicazione della normativa, al fine di sincerarsi veramente che
l'assicurato abbia il centro delle sue relazioni personali in Svizzera. La
conoscenza di un'altra lingua nazionale non è decisiva se non in relazione con
altri spiccati elementi personali, trattandosi di lingue parlate non soltanto
in Svizzera (cfr. sentenza 8C_723/2012 dell'11 dicembre 2012 consid. 4.3). Del
resto, il ricorrente non ha mai preteso di avere altra residenza in Svizzera al
di fuori di Lugano, ove la lingua ufficiale è quella italiana. Le critiche
ricorsuali pertanto sotto questo profilo sono infondate. (…)”.

 

                                  Al
riguardo cfr. pure STF 8C_380/2020 del 24 settembre 2020; STF 8C_163/2019 del 5
agosto 2019 già citata sopra; STF 8C_703/2017 del 29 marzo 2018; STCA 38.2017.43
del 25 ottobre 2017, massimata in RtiD I-2018 N. 62 pag. 282; STCA 38.2020.51
del 25 gennaio 2021; la STF 8C_177/2021 del 12 marzo
2021 e la STCA 38.2020.49 del 1° febbraio 2021; STCA 38.2020.74 del 15
marzo 2021, la STCA 38.2021.49 del 30 giugno 2021, la STCA 38.2021.82 del 5
ottobre 2021.

 

                                  In una
sentenza 8C_280/2019 del 5 settembre 2019, pubblicata in DLA 2019 Nr. 13
pag.360-364, il Tribunale federale ha stabilito che:

 

" (…) ai disoccupati si applica la
legislazione dell’ultimo Stato di occupazione prima dell’inizio della
disoccupazione. Se l’ultimo Stato in cui era impiegata una persona disoccupata
– nella fattispecie una cittadina tedesca – è la Svizzera, per l’esame delle
prestazioni è determinante la legislazione svizzera. Secondo l’articolo 8 capoverso
1 lettera c LADI, il diritto all’indennità di disoccupazione presuppone che
l’assicurato abbia la sua dimora abituale in Svizzera. Spetta alla persona
assicurata rendere verosimile o dimostrare con tutti i mezzi disponibili
(fattura dell’elettricità, contratto di affitto, ecc.) che dimora
effettivamente in Svizzera. Tuttavia, se necessario, la Cassa deve procedere ai
chiarimenti necessari; la Cassa deve segnatamente assumere le prove fornite
dalla persona assicurata.”

 

                                  In
un’altra sentenza 8C_163/2019 del 5 agosto 2019, massimata in RtiD I-2020 N. 44 pag. 253-254, l’Alta
Corte ha confermato la STCA 38.2018.7 del 28 gennaio 2019 aveva stabilito che
un assicurato aveva la residenza all’estero.

                                  Si
trattava di un assicurato di nazionalità italiana, in possesso di un permesso B
rilasciato nel gennaio 2013, nonché di un permesso C da novembre 2017 e la cui
famiglia – composta della moglie e di tre figli minorenni – abitava in Italia
(in una villetta di proprietà) vicino all’appartamento dei suoceri dove, in
prima battuta, ha dichiarato di recarsi una volta alla settimana e che, non
avendovi la residenza ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, non aveva
diritto a percepire le indennità di disoccupazione in Svizzera a decorrere dal
1° luglio 2017.

 

                                  In una sentenza 8C_326/2020 del 4
agosto 2020, pubblicata in DLA 2020 N. 12 pag. 377 e seg., l'Alta Corte, nel
caso di un assicurato titolare di un permesso B la cui famiglia viveva in
Spagna, ha ribadito che il diritto all’indennità di disoccupazione presuppone,
tra l’altro, che la persona assicurata risieda in Svizzera, che la nozione di
residenza non è da intendersi nel senso di domicilio secondo il diritto civile
(art. 23 e segg. CC), ma come il luogo in cui la persona ha la dimora abituale.
Il Tribunale federale ha dunque confermato che, dal profilo della LADI, è
richiesto che l’assicurato risieda effettivamente in Svizzera, abbia
l’intenzione di continuare a risiedervi e che vi abbia contemporaneamente il
centro delle proprie relazioni personali (consid. 3).

                                  In una sentenza 8C_380/2020 pubblicata
in DLA 2021 N. 1 pag. 83 e segg., il Tribunale federale – chiamato a decidere
sul caso di un cittadino svizzero ed americano che ha un figlio adulto residente
in Svizzera e che durante la disoccupazione aveva trascorso mesi negli Stati
Uniti, dove risiedono sia i genitori, che la sorella, cercandovi anche
un’occupazione - ha confermato che ai sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI,
uno dei presupposti che l’assicurato deve soddisfare per avere diritto
all’indennità di disoccupazione è il fatto di risiedere nel nostro Paese. Il
risiedere in Svizzera, ha ribadito l’Alta Corte, non è da intendersi nel senso
del domicilio secondo il diritto civile, bensì di dimora abituale. Sono
necessarie l’effettiva presenza in Svizzera e l’intenzione di rimanerci per un
certo periodo, durante il quale occorre avere il centro dei propri interessi in
Svizzera (consid. 2.2.).

 

                                  In un’altra sentenza 8C_632/2020
dell’8 giugno 2021 - nel caso di un assicurato che prima ha riferito di essersi
trasferito all’estero nel gennaio 2019, dove aveva acquistato con la propria
compagna un’abitazione nella quale quest’ultima si era trasferita e risiedeva,
e che, poi, ha affermato di aver traslocato il mese successivo presso i
genitori della donna, nel Canton Ginevra, dove disponeva gratuitamente di una
camera - l’Alta Corte ha stabilito che la sua residenza si trovava all’estero.
Il Tribunale federale, conformemente alla sua costante giurisprudenza ha
infatti ritenuto determinante, malgrado l’assicurato avesse una fitta rete di
relazioni personali in Svizzera, dove, non da ultimo, risiedeva il figlio nei
confronti del quale, però, il ricorrente esercitava i propri diritti di visita
regolarmente all’estero, il centro d’interessi di quest’ultimo. Esso in
concreto coincideva con il luogo in cui abitava la compagna dall’assicurato e
quindi all’estero (cfr. consid. 5.1.).

 

                                  Infine,
con sentenza 8C_172/2022 del 28 novembre 2022, il Tribunale federale ha respinto
il ricorso presentato da un assicurato contro la STCA 38.2021.86 del 7 febbraio
2022 e confermato la rilevanza, nella valutazione della residenza ai sensi
dell’art. 8 cpv. 1 lett. c LADI, della condizione relativa al centro degli
interessi personali, stabilendo che, in quel caso, il centro delle relazioni
personali dell’interessato si trovava in Italia, ove risiedeva la moglie e dove
egli si recava quasi ogni fine settimana ed ogni volta che aveva le ferie. In
siffatte circostanze, il ricorrente non era da considerarsi residente nel
nostro Paese dove, nell’appartamento che locava, aveva costituito una dimora
secondaria, e meglio come segue: 

 

" 4.2.2. Il ricorrente critica
inoltre il Tribunale cantonale per non aver tenuto conto dell'argomento sollevato
nel procedimento cantonale, secondo cui egli avrebbe informato la Cassa
all'inizio della sua disoccupazione (con il modulo "Richiesta di
informazioni/documentazione Residenza in Svizzera" inviato dalla Cassa il
13 maggio 2021) che era previsto che la moglie lo avrebbe presto raggiunto in
Svizzera, non appena gli aspetti amministrativi fossero stati risolti in Italia
e che il medico della moglie avesse dichiarato il trasferimento compatibile con
la sua situazione medica. Sua moglie non aveva potuto raggiungerlo prima,
perché non le sarebbe stato permesso di lasciare la sua casa nel 2021 a causa
della sua malattia, come pure non le sarebbe stato permesso di muoversi
liberamente in Lombardia senza motivi impellenti a causa delle restrizioni
imposte dalla pandemia di Covid e non le sarebbe stato permesso di entrare in
Svizzera.  

Il
Tribunale cantonale non ha ignorato questi elementi. Esso ha ritenuto che non
fossero decisivi, in quanto ha esaminato la terza condizione del domicilio
(centro degli interessi personali) sulla base dei fatti esistenti, ossia sulla
base dei frequenti e regolari viaggi del ricorrente in Italia. Anche se si
dovesse ammettere che il ricorrente intendeva stabilirsi in Svizzera, il centro
dei suoi interessi personali tra maggio e ottobre 2021 era in Italia, con la
moglie, che non poteva viaggiare per i motivi indicati. In altre parole, la
questione del luogo in cui si concentravano le relazioni personali del
ricorrente deve essere esaminata sulla base dei fatti constatati e non sulla base
di una situazione ipotetica, a prescindere dalle ragioni invocate. In ogni
caso, non è stato arbitrario per il Tribunale cantonale considerare che tra
maggio e ottobre 2021 il ricorrente aveva il centro dei suoi interessi
personali in Italia, dove si recava quasi ogni fine settimana e ogni volta che
aveva le ferie. 

 

4.2.3. Il
ricorrente ha inoltre sostenuto che il Tribunale cantonale non avrebbe tenuto
conto, nell'esaminare il centro delle sue relazioni personali, del fatto che
non affittava un semplice monolocale in Ticino per avere un indirizzo in
Svizzera, ma un appartamento di tre locali e mezzo in cui poteva ospitare
familiari e amici.  

Il
Tribunale cantonale non ha ignorato questo elemento oggettivo. Ha anche
accertato che il ricorrente era effettivamente residente in Ticino. Tuttavia,
il ricorrente perde di vista il fatto che, secondo la giurisprudenza del
Tribunale federale, la residenza effettiva è solo una delle tre condizioni
cumulative per ammettere il domicilio in Svizzera nel senso dell'art. 8
LADI. 

 

4.2.4. Il
ricorrente sostiene inoltre che, ritenendo il centro dei suoi interessi
personali in Italia perché lì era domiciliata la moglie, il Tribunale cantonale
avrebbe sostituito la propria volontà a quella del ricorrente sul luogo in cui
intendeva stabilirsi. A suo avviso, spetterebbe a ciascuno di loro determinare
il centro dei propri interessi personali, tanto più che non vi sarebbe alcun
obbligo giuridico per i coniugi di avere un domicilio comune. Nel suo caso, il
centro dei suoi interessi personali sarebbe il Ticino, dove viveva e lavorava.
Ha inoltre sottolineato che, a partire dall'ottobre 2021, è stata la moglie a
spostare il centro dei suoi interessi personali in Svizzera e che, pertanto, il
Tribunale cantonale avrebbe erroneamente ritenuto che egli fosse domiciliato in
Svizzera solo a partire da quel momento.  

È
vero che, nel caso di coniugi che non hanno un luogo di residenza comune, il
centro degli interessi personali di uno di essi può trovarsi nel luogo in cui
lavora, se questo luogo è diverso da quello in cui vive l'altro coniuge. Se
questo fosse stato il caso del ricorrente, egli non si sarebbe recato in Italia
ogni fine settimana per stare con la moglie. Il Tribunale cantonale ha infine
ritenuto che il centro delle relazioni personali del ricorrente era, per il
periodo in questione, in Italia, perché era lì che trascorreva tutto il suo
tempo libero. La circostanza che abbia raggiunto la moglie in un appartamento
di sua proprietà non fa che avvalorare il fatto che il centro dei suoi
interessi personali (rispetto a quelli professionali) era in Italia. Si tratta,
inoltre, di criteri puramente oggettivi che sono stati dedotti dalle prove dei
movimenti del ricorrente. In effetti, dai fatti accertati dal Tribunale
cantonale risulta che tra maggio e ottobre 2021 il ricorrente è stato in Italia
ogni fine settimana (ad eccezione delle settimane da 44 a 53 nel 2020 e delle
settimane da 1 a 6 nel 2021 in cui non gli è stato possibile a causa delle
restrizioni imposte dal Covid), a volte partendo già il giovedì sera e
rientrando in Svizzera il lunedì successivo. Non sono arbitrarie le conclusioni
del Tribunale cantonale secondo cui il centro delle sue relazioni personali era
in Italia. 

 

4.2.5. Il
ricorrente ritiene inoltre che è stato arbitrario che il Tribunale cantonale
abbia preso in considerazione solo gli acquisti effettuati in Italia per
determinare il centro delle sue relazioni personali, ma non quelli effettuati
in Svizzera. Egli evidenzia che anche molti ticinesi fanno la spesa in Italia,
pur essendo domiciliati in Svizzera.  

Il
ricorrente faceva certamente la spesa in Svizzera quando vi lavorava durante la
settimana e in Italia nei fine settimana o durante le vacanze. Non si tratta di
un criterio a sé stante, ma di un'ulteriore indicazione del fatto che quando il
ricorrente si trovava in Italia aveva le sue abitudini e non vi si trovava solo
occasionalmente. 

 

4.2.6. Il
ricorrente sostiene inoltre che, riconoscendo il suo diritto all'indennità di
disoccupazione solo a partire dal momento in cui la moglie era domiciliata in
Svizzera, la Cassa e il Tribunale cantonale avrebbero violato le disposizioni
della LADI dal punto di vista della moglie, poiché per raggiungere il marito in
Svizzera, ella avrebbe dovuto essere licenziata.  

Sia
il ricorrente che la moglie sono liberi di scegliere la loro residenza comune o
separata e il luogo delle rispettive attività professionali, ma non spetta al
regime dell'assicurazione contro la disoccupazione assumersi le conseguenze
delle loro scelte personali. Nel caso di specie, non è contestato che il
ricorrente risiedesse effettivamente in Svizzera e vi avesse lavorato per
diversi anni. Tuttavia, alla luce dei fatti accertati dal Tribunale cantonale,
privi di arbitrarietà, esso ha potuto concludere senza violare il diritto
federale che il centro degli interessi personali del ricorrente si trovava in
Italia durante il periodo in questione.”.

 

                          2.3.  Nella
presente evenienza dalle carte processuali emerge che RI 1 (classe 1976) - di
nazionalità italiana (cfr. doc. 5/1) ed in possesso di un permesso di dimora B
UE/AELS rilasciatogli il 10 gennaio 2020 e valido fino al 9 gennaio 2025 (cfr.
doc. 5) – dopo essere giunto nel nostro Paese dalla __________ (Italia), stando
al suo curriculum vitae, è stato attivo in qualità di piastrellista dal 23
settembre 2019 al 30 novembre 2020 presso __________ (cfr. doc. 5/1 ed all.).
Stando, invece, alla domanda di indennità di disoccupazione sottoscritta nel
settembre 2021egli avrebbe lavorato dal 19 gennaio 2020 per festangestell.ch,
per poi essere assunto dalla __________ dal 1° marzo al 30 novembre 2020 (cfr.
all. a doc. 27bis). 

                                  Dai
certificati di salario in atti emerge, invece, che da settembre a dicembre 2019
il ricorrente ha lavorato come piastrellista tramite un’agenzia interinale (__________)
e che presso la __________ è stato attivo da gennaio 2020, dapprima, e meglio
sino a febbraio 2020, per il tramite di un’altra agenzia interinale, la __________
(cfr. doc. 27bis). 

 

                                  Il
ricorrente si è iscritto in disoccupazione dal 19 novembre 2020 postulando le
prestazioni LADI dal 1° dicembre 2020 nel Cantone __________. È stato aperto un
termine quadro dal 1° dicembre 2020 al 28 febbraio 2023 (cfr. all. a doc. 3). Il
Service public de l’emploi con decisione del 14 aprile 2021 lo ha
sanzionato infliggendogli una sospensione di 7 giorni per non essersi
presentato ad un colloquio fissato per il 3 dicembre 2020 senza fornire una
valida giustificazione (cfr. all. a doc. 27bis). 

                                  Trasferitosi
a __________ a decorrere dal 16 dicembre 2020 (cfr. doc. 6), in un appartamento
di 1.5 locali (e non 2.5) che loca (oltre ad un posteggio per cui corrisponde
una pigione mensile di fr. 80.-) per fr. 980.- mensili comprensivi di spese
(cfr. all. a doc. 27bis), dal 1° dicembre 2020 RI 1 ha cambiato URC, e meglio
come risulta dal “modulo – informazioni integrative per la Registrazione
all’Ufficio regionale id collocamento (URC)” sottoscritto da RI 1 il 4
dicembre 2020. Da tale documento emerge
che del nucleo familiare dell’assicurato fanno parte anche la moglie __________
(classe 1970) ed il figlio __________ (classe 2004), entrambi residenti a __________,
provincia di __________, Italia. Nella vicina penisola, il ricorrente ha
precisato di essere stato titolare di una ditta individuale dal 2004 e fino al
dicembre 2017 (cfr. doc. 2). 

                                  Contestualmente,
l’assicurato dato la propria disponibilità al 100%, quale pavimentista,
specificando che avrebbe svolto le proprie ricerche di lavoro “di persona e
via mail!” (cfr. doc. 2). 

                                  In
particolare, dal formulario “indicazioni della persona assicurata” del
mese di gennaio 2021 risulta che il ricorrente era anche raggiungibile sul
numero di cellulare +39 340 601 74 90 (cfr. all. a doc. 27bis). 

                                  In
data 18 dicembre 2020 al ricorrente sono state poste alcune domande
sull’argomento “residenza in Svizzera”, alle quali ha risposto come
segue: 

 

" 1.   Da quando risiede in __________?

      Dal
16/12/2020

2.
  Con chi vive in __________? Sussiste un legame di parentela o altro vincolo
con questa/e persona/e? Se sì quale?

      Da
solo

3.
  Voglia trasmetterci copia del contatto di affitto in __________ e la
documentazione comprovante il pagamento dell’affitto.

4.   Prima
di abitare in __________ dove abitava e con chi abitava?

      c/o
__________ (__________) __________

5.
  Lei è proprietario di un’abitazione? Se sì, di quale abitazione e dove?

      No

6.   In
quale Comune vivono sua moglie e suo figlio?

      Comune
di __________ (__________)

7.
  Le capita di rientrare presso la sua famiglia e di pernottarvi? Se sì, con
quale frequenza?

      No
– una volta all’anno

8.   Lei
ha parenti che vivono in Svizzera? Se sì, chi e dove vivono?

      No

9.   Perché
ha deciso di trasferirsi in Ticino?

      Ho
deciso il Ticino solo per la lingua

10. È
iscritto all’A.I.R.E.? Se sì, voglia trasmettercene la copia, altrimenti voglia
specificarci perché non si è iscritto all’A.I.R.E.

No
– vista tutta la documentazione da me fornitavi pensavo fosse sufficiente e
soddisfacente” (cfr. all. a doc. 27bis)

 

                                  Dopo
che il suo nominativo è stato annullato dal sistema COLSTA (cfr. doc. 8),
avendo egli reperito un’attività lavorativa a tempo determinato in qualità di
piastrellista semi-qualificato presso la __________ – presso la quale è stato
attivo dal 12 aprile al 3 settembre 2021 (cfr. doc. 1 e 5/17/2, 7/3, 7/4) - RI
1 si è reiscritto in disoccupazione a decorrere dal 6 settembre 2021. Egli ha indicato di essere disposto e capace a
lavorare al 100% e dando, quindi, disponibilità a tempo pieno, da subito,
precisando di non svolgere alcuna attività lavorativa, di essere, questa volta,
l’unico componente del proprio nucleo familiare, negando la disponibilità a
lavorare fuori dal Ticino e comunicando di svolgere le proprie ricerche di
lavoro tramite “mail e di persona” (cfr. doc. 1 ed all. a doc. 27bis).

 

                                  Il 9
settembre 2021, al ricorrente è stato assegnato un test d’idoneità che RI 1 ha
frequentato presso il __________, dal 10 al 14 settembre 2021 (cfr. all. a doc.
27bis), per il quale è, successivamente, stato attivo su chiamata, e meglio
come emerge dai formulari “indicazione della persona assicurata” (in
seguito: IPA; cfr. all. a doc. 27bis).

 

                                  In
data 3 gennaio 2022, l’URC ha assegnato all’assicurato un provvedimento di
formazione, da tenersi presso __________, dal 7 al 25 febbraio successivi, su
tre giorni di corso e dodici lezioni (cfr. doc. 14).

 

                                  Il 24
gennaio 2022, il consulente del personale presso l’Ufficio regionale di
collocamento di __________ (in seguito: URC) ha comunicato al ricorrente quanto
segue: 

 

" (…) in riferimento al suo
messaggio odierno di richiesta del formulario IPA in quanto bloccato all’estero
per quarantena, gradirei comprendere meglio la sua situazione. Cosa significa
che lei è bloccato all’estero? Da quando si trova all’estero? Chi ha definito che
lei è in quarantena? Mi faccia avere al più presto l’attestazione che lei si
trova in quarantena, rispettivamente il certificato medico che ci indichi il
periodo esatto della quarantena.” (cfr. doc. 9)

 

                                  Il
giorno stesso, RI 1 ha comunicato al consulente di essere in ferie dal 28
dicembre 2021 – sebbene dal formulario IPA del mese in questione emerga,
invece, che lo era dal 17 dicembre 2021, e meglio come si vedrà nel prosieguo -
e di essersi “poi dovuto mettere in malattia perché avevo mal di schiena e
questo periodo ha coinciso con la quarantena in quanto a contatto con mio
figlio che è risultato positivo al tampone. Ora ho fatto la prima dose del
vaccino e ho programmato la seconda dose per il 12/02/02022 per avere il super
Green pass altrimenti senza non posso viaggiare.” (cfr. doc. 9).

 

                                  In
allegato alla propria comunicazione, il ricorrente ha trasmesso: 

 

-       
l’esito, positivo, del test antigenico rapido cui si era sottoposto il
figlio __________ il 5 gennaio 2022;

-       
due certificati mediti emessi dal dr. __________ (medico chirurgo) per “RI
1, nato il __________1976, a __________ e residente in __________ con AVS __________”;
il primo di data 29 dicembre 2021, mediante il quale ha attestato che il
paziente soffriva di “lobosciatalgia sinistra” e che era quindi inabile
per malattia per 10 giorni, ed il secondo di data 7 gennaio 2022 (e redatto,
quindi, quando il ricorrente doveva rimanere in quarantena a causa della
positività al Covid-19 del proprio figlio), dello stesso tenore (cfr. all. a
doc. 9). 

 

                                  Giova
rileva che, per quanto attiene al mese di dicembre 2021, dal relativo
formulario IPA emerge che il ricorrente, d’un lato, è stato impossibilitato a
lavorare, per un motivo non meglio precisato, il 3, 10, 13, 14, 15, 16 e 17, d’altro
lato che dal “31.12.21” (e quindi non dal 29 dicembre 2021, come invece
risulta dal certificato medico in atti) lo era per malattia e, infine, che dal
“17/12” (e non dal 28) al 30/12 ha usufruito di giorni di vacanza. Dal
relativo attestato di guadagno intermedio risulta che RI 1 ha lavorato il 1° e
2 dicembre, nonché il 6, 7 e 9 dicembre, per un guadagno lordo complessivo di
fr. 1'344.20 e che il 3 dicembre 2021 __________ avrebbe disdetto il contratto
di lavoro con decorrenza al 10 dicembre successivo per “mancanza di lavoro”
(cfr. all. a doc. 27bis).

 

                                  Il 25
gennaio 2022, l’URC ha comunicato all’assicurato quanto segue: 

 

" (…) dato che lei vive in Svizzera
(o almeno così dovrebbe essere anche sui certificati medici!) penso che lei
dovrebbe poter far rientro al suo domicilio in Ticino. A meno che lei non abbia
viaggiato in aereo, in treno o in nave (dove vigono regole diverse). In tal
caso, sarebbe importante anche ricevere copia dei biglietti che aveva stipulato
di andata e di ritorno. 

Resta
il fatto che la legge sulla disoccupazione dice chiaramente che un assicurato
ha il dovere di informare il proprio consulente entro 24 ore dall’evento che
gli impedisce di essere disponibile. Ora, considerando che lei mi aveva
annunciato che sarebbe andato in vacanza dal 20 al 31.12.2021, dal 01.01.2022
lei doveva essere disponibile. Lei mi comunica il 24.01.2022 invece che si
trova ancora all’estero. Anche i certificati medici, vanno inoltrati al nostro
ufficio e alla cassa entro 7 giorni al massimo. Il certificato medico che lei
mi invia, è datato 29.12.2021. Alla luce dei fatti appena indicati, le invierò
(anche per e-mail) una richiesta di giustificazione e poi, a dipendenza della
documentazione prodotta, chiederò all’Ufficio Giuridico un parere in merito alla
sua situazione.” (cfr. doc. 9)

 

                                  Di
tutta risposta, il 31 gennaio 2022, il ricorrente ha trasmesso
all’amministrazione la “copia agenzia” del biglietto n. __________,
prenotato il 22 novembre 2021 da RI 1 per la tratta __________, indicante,
quale data del viaggio, il 17 dicembre 2021, ore 20:30, e la dicitura “tariffa
residente” (cfr. doc. 10/), oltre alla “ricevuta di somministrazione”
del vaccino anti-Covid-19 al ricorrente, avvenuta a __________ il 22 gennaio
2022, dalla quale emerge, pure, che la inoculazione della seconda dose era
prevista per il 12 gennaio 2022 (cfr. doc. 10/1-10/3).

 

                                  Come
comunicatogli per mail, il 25 gennaio 2022 l’URC ha poi trasmesso al ricorrente
la propria “richiesta di giustificazione”, spedita per raccomandata e
tornata al mittente poiché n (cfr. doc. 10).

 

                                  Con
decisione del 26 gennaio 2022, la Cassa ha chiesto la restituzione delle
prestazioni percepite indebitamente tra il 29 ed il 31 dicembre 2021, avendo __________
annunciato solamente via mail in data 24 gennaio 2022 l’incapacità lavorativa
che lo aveva colpito nel periodo in questione. 

                                  La
Cassa lo ha, inoltre, reso attento che non avrebbe potuto indennizzarlo “per
il periodo di incapacità lavorativa dal 1° gennaio al 23 gennaio 2022 per le
medesime ragioni” (cfr. all. a doc. 27bis).

 

                                  Il 31
gennaio 2021, con raccomandata impostata dalla __________ ed indicante, quale
mittente, “RI 1, __________”, il ricorrente ha così risposto alla
richiesta di giustificazione dell’URC: 

 

" (…) dichiaro sotto la mia
responsabilità che il giorno 29-12-21 ho avuto un dolore forte alla schiena e,
rivolgendomi al medico, mi ha prescritto un periodo di malattia pari a 10
giorni che poi si sono prolungati per altri 10 giorni. In questo periodo,
esattamente il 5-01-22, mio figlio è risultato positivo al covid quindi anch’io
ho dovuto seguire un periodo di 10 giorni di quarantena. A questo punto il
Governo ha emanato il nuovo decreto che stabiliva che senza il green pass
rafforzato non si potevano utilizzare i mezzi pubblici, al ché ho prenotato la
1° dose di vaccino che mi è stata data il giorno 22-01-22 e 2° dose per il
12-02-22. Solo allora posso avere il green pass rafforzato per poter
viaggiare.” (cfr. doc. 11)

 

                                  Giova
rilevare che dal formulario IPA di gennaio 2022, emerge che l’assicurato ha indicato
di essere stato impossibilitato a lavorare dal 29 dicembre 2021 al 17 gennaio
2022, che ha usufruito di giorni di vacanza dal 18 al 20 gennaio e che è, poi,
stato assente dal 22 gennaio sino al 12 febbraio 2022 per la seguente
motivazione “1° dose vaccino in attesa 2°dose” (cfr. all. a doc. 27bis).

 

                                  Il 3
febbraio 2022, la __________ ha preso contatto con l’assicurato, comunicandogli
di aver provato, dopo che si erano sentiti il 1° febbraio, “molte volte”
a raggiungerlo telefonicamente al numero di cellulare in atti, per indicargli
la data e l’orario del primo incontro da remoto, senza esito. La società gli
ha, dunque, trasmesso via mail la conferma dell’inserimento alla misura e lo ha
invitato a collegarsi il 7 febbraio successivo alle ore 13:00 per il primo
incontro (cfr. doc. 14/2).

 

                                  In
risposta (poi trasmessa dalla __________ all’URC) il ricorrente ha comunicato
alla propria interlocutrice quanto segue: 

 

" (…) Molte volte vuol dire ieri e
oggi ……a breve come risolvo alcune problematiche nazionali la sentirò
volentieri…” (cfr. doc. 14/2) 

 

                                  Il 7
febbraio 2022, la responsabile della misura che RI 1 avrebbe dovuto seguire ha
comunicato all’URC che il medesimo “nonostante i solleciti (…) non si
è collegato” (cfr. doc. 14/1).

 

                                  Il 7
febbraio 2022 il caso del ricorrente è stato trasmesso una prima volta alla
Sezione del lavoro affinché fosse verificata la sua idoneità al collocamento
(cfr. all. a doc. 27bis). Il giorno seguente è stato chiesto lo stralcio della
comunicazione in questione ritenuto che a mente della Sezione del lavoro “più
che una verifica sull’idoneità al collocamento qui si tratta di valutarne la
sua effettiva residenza in Svizzera, visto che uno dei presupposti cumulativi
non risulta adempiuto, ovvero avere il centro delle proprie relazioni personali”
e che “la verifica della residenza in Svizzera è di competenza della Cassa
disoccupazione di riferimento” (cfr. all. a doc. 27bis e doc. 17).

                                  Il 9
febbraio 2022, la segretaria di __________ ha comunicato all’URC che nel
pomeriggio aveva parlato telefonicamente con l’assicurato, cui aveva “spiegato
che visto che non era riuscito a collegarsi con Teams da remoto per il corso,
dovevo convocarlo in presenza (…) a __________ il giorno 14.02.2022 (il
12.02.2022 deve fare la seconda vaccinazione anti covid)” ma che RI 1 le
aveva risposto che “dopo il 12.02.2022 deve aspettare 3 giorni prima di
poter viaggiare, sono le regole italiane perché la seconda dose di vaccino la
deve fare in Italia visto che si trova lì” e di essersi quindi accordati
nel senso che avrebbe richiamato il ricorrente il 14 febbraio successivo per
valutare la situazione e fissare l’appuntamento in presenza (cfr. all. a doc.
27bis).

 

                                  Il 13
febbraio 2022, l’assicurato ha comunicato all’URC che “i medici” gli
avrebbero “suggerito di non mettersi in viaggio nelle 48 ore successive la
seconda vaccinazione” (cfr. all. a doc. 27bis).

 

                                  Il 15
febbraio 2022, la Cassa ha chiesto all’assicurato di rispondere ad una serie di
quesiti, ciò che RI 1 ha subito fatto:

 

" 1. Voglia trametterci la
documentazione comprovante il pagamento 

dell’affitto del suo
alloggio in __________ negli ultimi 12 mesi e la copia delle fatture del
consumo di acqua ed elettricità degli ultimi 12 mesi.

Affitto
inviato via mail, il conguaglio me lo comunicheranno a breve. [ndr: agli
atti figurano dodici cedolini di pagamento per fr. 1060.- cadauno] 

2. Voglia
specificarci in quali periodi (da quale giorno a quale giorno) ha raggiunto la
sua famiglia in Italia negli ultimi 2 anni.

Vi
ho spedito tutti i biglietti __________ da me trovati via mail. Il biglietto
del 23/12/2019 non lo trovo ma può contattare il mio vecchio impresario (__________)

3. Con
quale mezzo di trasporto raggiunge la sua famiglia in __________?

__________
sempre in auto. Il parcheggio a __________ da __________ [ndr: laddove in
sede ricorsuale l’assicurato pretende, invece, di arrivare sino a __________
col treno; cfr. supra consid. 1.2. e doc. I].

4. Voglia
comprovarci attraverso la documentazione la riservazione dei viaggi di andata e
ritorno i suoi soggiorno in __________ negli ultimi 2 anni.

    23-12-2019/10.01.2020

16-08-2021/21-08-2021
[ndr: ciò che contraddice con il biglietto contestualmente trasmesso
all’amministrazione dal quale emerge che la partenza era avvenuta il 31 luglio
2021]

    17-12-2021/16-02-2022

5. Voglia
trasmetterci la copia integrale del suo estratto conto postale/bancario e delle
fatture della sua carta di credito degli ultimi 12 mesi.

    Invio
via mail.” (cfr. all. a doc. 27bis e infra)

 

                                  Ai
fini della presente vertenza, giova rilevare che agli atti figurano i biglietti
__________ di andata __________ del 6 agosto 2020, 31 luglio 2021, 17 dicembre
2021 e di rientro del 10 gennaio 2020, 22 agosto 2020, 21 agosto 2021 e che il
ricorrente risulta aver prestato assistenza in __________ alla propria madre,
sottopostasi ad un intervento di protesi al ginocchio, dal 19 al 25 marzo 2021
(cfr. all. a doc. 27bis). 

 

                                  Da una
comunicazione interna all’URC del 18 febbraio 2022, emerge che il giorno prima
il ricorrente, rientrato dalla __________, si era presentato allo sportello
(cfr. doc. 12). 

 

                                  Dal “rapporto
finale d’attività” del 22 febbraio 2022 risulta che RI 1 ha preso parte il
18 ed il 22 febbraio 2022 al provvedimento tenutosi presso __________,
partecipando effettivamente alla misura per un giorno ed essendo assente
ingiustificato mezza giornata in remoto e che “nel periodo in cui  (…) ha
partecipato alla misura (…) è stato assunto da un’azienda”, e meglio
a decorrere dal 23 febbraio 2022, ad ore, (nuovamente) presso la ditta
individuale __________ (cfr. doc. 14/3).

 

                                  Dai
formulari relativi a febbraio 2022 risulta, d’un lato sino al 12 del mese il
ricorrente è stato impossibilitato a lavorare per “vaccino covid 2°dose”,
e d’altro lato - senza che ciò trovi riscontro in un certificato medico - che
fino al 16 è, poi, stato assente a causa dei “sintomi post vaccino covid
(Pfizer)”. RI 1 ha precisato di essere “rientrato il 17.02.2022 xché il
mio Stato italiano non faceva viaggiare senza green pass”. Emerge, poi, che
dal 23 al 25 febbraio 2022, l’assicurato ha nuovamente lavorato per conto di __________
(cfr. all. a doc. 27bis).

 

                                  Il 4
marzo 2022, l’URC di __________ ha (ri)sottoposto il caso dell’assicurato alla
Sezione del lavoro chiedendone la verifica dell’idoneità al collocamento (cfr.
doc. 13). 

 

                                  Con
decisione del 6 marzo 2022, la Cassa ha emesso nei confronti del ricorrente una
decisione di restituzione di fr. 707.20 per le prestazioni percepite
indebitamente tra il 23 ed il 28 febbraio 2022, poiché, ha motivato
l’amministrazione, “il guadagno intermedio ottenuto dal 23 febbraio 2022 è
superiore all’indennità di disoccupazione che avrebbe percepito se non avesse
lavorato” (cfr. all. a doc. 27bis).

 

                                  In
data 7 marzo 2022, la Sezione del lavoro, nell’ambito della “verifica della
(...) idoneità al collocamento” dell’assicurato, ha trasmesso al ricorrente
una serie di quesiti cui il medesimo, in data 10 marzo 2022, ha risposto come
segue: 

 

" 1. Voglia indicarci nel dettaglio
la data di partenza nel corso del 

mese di dicembre
2021 per la __________ (allegare documento di viaggio).

2.
  Voglia indicarci la data di rientro in Ticino dalla __________ (anche in
questo caso allegare la documentazione di viaggio).

1+2
allego biglietti __________ [ndr: se per il biglietto di andata già si è
detto, per quello di ritorno giova rilevare che è stato riservato il 16 febbraio
2022, per la sera stessa, sempre con la tariffa e l’indicazione “residente”;
cfr. all. a doc. 16]

3.   Per
quale motivo si è recato in __________? 

      Vacanza
natalizia

4.   Dove
ha risieduto nel periodo in cui ha soggiornato in __________?

      __________

5.   Voglia
descriverci nel dettaglio la sua situazione familiare.

      Saldamente
coniugato

6.   Ha
parenti che risiedono in Svizzera? All’estero?

      No,
no

7.   Possiede
uno o più autoveicoli in Svizzera o all’estero?

      Possiedo
una __________ (comprata in Svizzera)

8.
  Al di fuori degli orari di lavoro, quali luoghi è solito frequentare
(bar/ristoranti/palestre, ecc).

      Corsa,
montagna alla ricerca di funghi

9.
  Quale conto corrente bancario/postale ha messo a disposizione della Cassa
disoccupazione per il versamento delle indennità di disoccupazione?

      __________

10. Possiede
altri conti correnti bancari/postali in Svizzera? All’estero?

      Si,
__________ (italiana)

11. Come
ha trovato lavoro in Svizzera?

      Un
collega di vecchia data

12. Quando
ha iniziato la sua prima attività professionale in Svizzera?

      Il
23-09-2019

13. Descriva
le sue mansioni professionali svolte nell'ultimo rapporto professionale?

      Piastrellista

14. Presso
il suo ultimo datore di lavoro, svolgeva un lavoro a turni?

      No,
giornate normali (__________)

15. Presso
il suo ultimo datore di lavoro, lo stipendio le veniva versato su di un conto
corrente oppure consegnato brevi mano?

      Su
conto corrente

16. Da
quando ha trasferito la propria residenza in Svizzera?

      10.01.2020

17. Per
quale ragione si è trasferito in Svizzera?

A
mio figlio mancano 17 mesi al diploma dopodiché viene qui a __________ per
continuare gli studi

18. Di
quali tipi di permessi Svizzeri ha beneficiato fino ad oggi?

      Agenzia
3 mesi

19. A
partire dalla sua prima residenza in Svizzera, dove ha abitato?

      __________

20. La
residenza di __________ in __________, è in affitto oppure di proprietà?

      In
affitto a __________

21. A
quanto ammonta la locazione mensile? A chi lo versa?

      1060
CHF (__________)

22. Descriva
dettagliatamente la sua attuale residenza di __________.

      Un
2.5 con parcheggio, garage piccolo, terrazzo

23. Dove
parcheggia la sua auto?

      All’esterno
della palazzina

24. Condivide
l'abitazione di __________ con altre persone? Se sì, per quale ragione?

      No

25. Sua
moglie lavora?

      Mia
moglie lavora in Italia

26. Dove
risiede la sua famiglia? (moglie e figlio).

      In
__________

27. L'abitazione
di __________ in __________, dove risiede sua moglie e suo figlio, è in affitto
o di proprietà? Chi paga l'affitto? A chi è intestata l'abitazione?

      In
comodato d’uso gratuito – (…) miei suoceri

28. Mi
descrive l'abitazione di __________?

      M2
60, bagno, cucina, cameretta, camera da letto

29. Lei
e sua moglie possedete delle proprietà immobiliari/fondiarie in Svizzera?
All'estero?

      No-no-no

30. Vi
sono persone a suo carico? Vi sono obblighi di mantenimento/custodia verso
terzi?

      No-no-no

31. Di
cosa si occupa suo figlio?

      Studente
liceo sportivo

32. E'
iscritto all'A.l.R.E? Se si fornire copia dell'iscrizione. Se no, perché?

      No,
non conosco?

33. Per
quale motivo sua moglie e suo figlio non vivono in Svizzera con lei?

Mia
moglie lavora + si dedica al papà (demenza senile). Per quanto riguarda mio
figlio non vede l’ora di diplomarsi per potermi raggiungere

34. Presso
la residenza di __________ vi sono tutti i suoi effetti personali?

      Autosufficiente
in tutto

35. Concretamente,
come e dove sono suddivisi i suoi effetti personali (%)?

      100%
non mi manca nulla

36. Prima
di trasferirsi in Svizzera, dove abitava?

      In
__________

37. Quando
si è trasferito in Svizzera ha concretamente eseguito il trasloco dei propri
effetti personali?

      Ha
sdoganato le proprie masserizie in dogana?

      Mi
sono comprato tutto qui in Svizzera 

38. Quali
sono le sue intenzioni inerenti la sua residenza in Svizzera?

      Fino
alla pensione possiedo anche un 3° pilastro

39. Nel
periodo precedente l'iscrizione in disoccupazione, ovvero quando lavorava,
quante volte alla settimana rientrava e soggiornava in Italia dalla sua
famiglia?

      Rientravo
solo 2 volte l’anno

40. Da
quando è iscritto in disoccupazione quante volte alla settimana rientra e
soggiorna in Italia dalla sua famiglia?

Mai,
le mie intenzioni sarebbero di scendere almeno 3 volte l’anno

41. Dove
risiede regolarmente durante la settimana (lu-ve)?

      __________

42. Dove
risiede regolarmente durante i fine settimana e giorni festivi?

      __________
e __________ (colleghi di lavoro)

43. Dove
trascorre le sue vacanze?

Quando
mi è possibile mi piace rientrare 10-15 giorni in __________, non si può stare
troppo tempo lontani dai propri cari

44. È
consapevole che per essere posti al beneficio delle indennità di disoccupazione
è necessario risiedere effettivamente in Svizzera, avere l'intenzione di
continuare a risiedervi ed avervi contemporaneamente il centro delle proprie relazioni
personali?

      Sì

45. Tra
gli obblighi delle persone iscritte in disoccupazione vi è l'obbligo di cercare
personalmente un'occupazione adeguata, se necessario anche fuori della
professione precedentemente svolta. È disposto ad ottemperare a quest'obbligo?

      Sì,
sì

46. Tra
gli obblighi delle persone iscritte in disoccupazione vi è l'obbligo di
accettare qualsiasi occupazione ritenuta adeguata. È disposto ad ottemperare a
quest'obbligo?

      Sì,
sì

47. Tra
gli obblighi delle persone iscritte in disoccupazione vi è l'obbligo di
partecipare ai provvedimenti di reintegrazione (segnatamente programmi
occupazionali e altri provvedimenti del mercato di lavoro). È disposto ad
ottemperare a quest'obbligo?

      Sì,
sì

48. Tra
gli obblighi delle persone iscritte in disoccupazione vi è l'obbligo di
autorizzare tutte le persone e i Servizi (datore di lavoro, medici,
assicurazioni, organi ufficiali ecc ...) a fornire, nel singolo caso, tutte le
informazioni necessarie per accertare i diritti e per stabilire le prestazioni
assicurative; devono altresì collaborare agli accertamenti richiesti da parte
dell'autorità esaminante (art. 28 e art. 46 LPGA). Premesso quanto esposto,
autorizza l'Ufficio giuridico a compiere tutti gli accertamenti del caso,
ritenuti pertinenti, ed a raccogliere tutte le informazioni di cui ha bisogno, presso
terzi, in merito alla sua situazione personale/professionale al fine di
stabilire il suo diritto?

      Sì

49. Conferma
quanto asserito dal suo consulente del personale dell'URC nella comunicazione
di Richiesta di verifica dell'idoneità al collocamento del 04.03.2022? Ha delle
precisazioni da fare?

      Sì,
no

 

p.s.:
volevo inoltre aggiungere che se io mi son trasferito tutto quel tempo di certo
non è colpa mia se il mio Stato mette il blocco ai passeggeri senza il
greenpass – Mi sono dovuto fare due dosi di vaccino in 20 giorni anche contro
il mio volere perché non lo avrei mai fatto mah…le cose sono andate così. Fatto
sta che finalmente son potuto rientrare in Svizzera e lo so solo io quanto mi è
costato.” 

(cfr.
doc. 15 e 16 ed all.)

 

                                  Con
decisione “relativa all’idoneità al collocamento” del 23 marzo 2022
(cfr. supra consid. 1.1.), la Sezione del lavoro ha negato all’assicurato il
diritto alle postulate indennità di disoccupazione alla luce del fatto che “l’assicurato
non adempie al presupposto del diritto all’indennità di disoccupazione
(residenza in Svizzera) dal 22.12.2021”, data che l’amministrazione ritiene
essere quella “della sua partenza per la __________ con rientro in Ticino il
16.02.2022”. Ciò ritenuto che “la residenza di Chiasso (…) non
costituisce il centro dei propri interessi personali” che l’amministrazione
ha, invece, situato in Italia, ove si trovano “i suoi legami ed affetti più
stretti che sono la sua famiglia” e quindi il centro delle relazioni
personali di RI 1. A mente della resistente, l’abitazione di __________ è da
ritenersi “una residenza secondaria e di comodo, molto vicino all’aeroporto
di __________ (circa 40 minuti di viaggio in auto) che garantisce giornalmente
e settimanalmente collegamenti aerei low-cost con la __________, nonché a circa
190 km dal __________ che garantisce anch’esso giornalmente i collegamenti in
auto con la __________ (tratta __________) (…)” (cfr. doc. 17).

 

                                  Con
opposizione di data 29 aprile 2022, l’assicurato, già rappresentato dal sindacato
RA 1, ha impugnato tale provvedimento. Affermando anche in questa sede che “la
posizione giuridica” di RI 1 “è completamente diversa da un assicurato
disoccupato totalmente”, ritenuto che il ricorrente “dall’autunno 2021
controlla la disoccupazione con la formula del guadagno intermedio, siccome
svolge un’attività su chiamata”, il rappresentante ha dapprima elencato gli
elementi che sostanzierebbero la residenza dell’assicurato nel nostro Paese
(poi sostanzialmente ripresi in sede ricorsuale). Quindi, ha fatto valere che “ci
sono diversi elementi che inducono ad acclarare l’idoneità al collocamento, ma
ne citiamo almeno tre; la residenza/dimora stabile in svizzera sull’arco di
tutto l’anno, la lontananza e quindi la difficoltà a raggiungere __________ ed
infine la circostanza che svolge un lavoro su chiamata e controlla la disoccupazione
con il guadagno intermedio”. In via subordinata, ha postulato il
riconoscimento dell’indennità di disoccupazione sulla base “perlomeno dello
statuto di falso frontaliere (…) ritenuto che (…) si reca a __________ solo un
paio di volte l’anno al massimo tre.” (cfr. doc. 18).

 

                                  In
allegato al gravame, il rappresentante dell’assicurato ha trasmesso:

-       
La polizza assicurativa __________, sottoscritta dal contraente quando
ancora dimorava Oltralpe con la __________, a decorrere dal 1° agosto 2020, con
premio periodico mensile di fr. 300.- (cfr. doc. 18/2);

-       
la __________ intestata al ricorrente (cfr. doc. 18/3);

-       
la richiesta di iscrizione all’A.I.R.E. sottoscritta dall’assicurato il
26 aprile 2022, indicante, quale “anno di prima emigrazione” il 2019
(cfr. doc. 18/4);

-       
la licenza di circolazione del veicolo __________, immatricolato nel
1999 ed intestato a RI 1 dal 25 gennaio 2021 (cfr. doc. 18/5);

-       
i certificati medici di data 29 dicembre 2021 e 7 gennaio 2022 emessi
dal dr. __________, già in atti (cfr. doc. 18/6 e 18/7);

-       
il contratto __________ per il numero __________ sottoscritto da __________
ma asseritamente in uso al ricorrente, con l’indicazione manoscritta “scade
il 19.03.2022” (cfr. doc. 18/8);

-       
il contratto __________ per il numero __________ sottoscritto dal
ricorrente il 5 marzo 2022 (cfr. doc. 18/8);

-       
gli estratti del conto privato intestato all’assicurato presso __________
del dicembre 2020 dal quale emergono prelievi a contanti per totali fr.
2'000.-, l’accredito del salario da __________, il versamento delle indennità
di disoccupazione da parte della __________;

-       
gli estratti del conto privato intestato all’assicurato presso __________
del 2021 dai quali emerge che il ricorrente procede a prelievi a contanti (in
CHF o EUR) consistenti (fr. 500.- o fr. 1'000.-) con una certa regolarità, al
pagamento di abbonamenti ed assicurazioni mensilmente, ad acquisti che di rado
superano i fr. 100.- presso __________, __________, altri distributori di
benzina, __________, __________ ed __________ del __________, nonché presso __________,
__________ ed alcuni bar/ristoranti del __________ (__________, in
particolare), che il primo salario da parte di __________ gli è stato versato
il 5 ottobre 2021 e che si trovava in __________ quantomeno dall’11 al 23 marzo
2021, dal 3 agosto al 17 agosto 2021 e dal 22 dicembre 2021 (cfr. doc. 18/9).

 

                                  Dai
formulari IPA dei mesi di marzo, aprile, maggio, giugno e luglio 2022 emerge
che l’assicurato ha continuato a lavorare su chiamata per __________ fino al 14
luglio 2022, mentre dal 15 al 22 luglio 2022 è stato attivo per la __________.
In merito, il precedente datore, nella persona di __________, nell’attestato di
guadagno intermedio, ha indicato che la persona assicurata non avrebbe
continuato ad essere occupata, e meglio che il motivo della disdetta del
rapporto di lavoro era da ricondurre al fatto che “il signor RI 1 è andato
con altri datori di lavoro”. Successivamente, e meglio dal 25 luglio al 19
agosto 2022, è stato assente per vacanze, per poi riprendere a lavorare per __________
il 22 agosto 2022 (cfr. all. a doc. 22).

 

                                  Sempre
con riferimento al periodo di luglio 2022, dagli atti emerge, pure, che
annunciando di aver iniziato “a lavorare presso un nuovo datore di lavoro”
che il 20 luglio 2022 avrebbe dovuto “confermargli o meno se gli faranno il
contratto a tempo indeterminato”, il ricorrente ha anche chiesto al proprio
consulente URC se avrebbe potuto “fare delle ferie ad agosto”. Il suo
consulente gli ha comunicato di non essere “in grado di dare una risposta”
(cfr. all. a doc. 26). A fronte di tale indicazione, RI 1 ha, comunque, deciso
di partire per le ferie dal 25 luglio al 19 agosto 2022 (cfr. supra). 

 

                                  Con
decisione su opposizione del 28 luglio 2022, la Sezione del lavoro ha, come
visto (cfr. supra consid. 1.1. e doc. 20), respinto il gravame dell’assicurato.

 

                          2.4.  Chiamato
a pronunciarsi, sulla censura ricorsuale secondo cui l’assicurato sarebbe
parzialmente, e non totalmente, disoccupato, il TCA rileva che in concreto, e
meglio come già stabilito dalla resistente, il ricorrente deve essere
considerato totalmente disoccupato ex art. 10 cpv. 1 LADI, ai sensi del quale è
così considerato chi non è vincolato da un rapporto di lavoro e cerca
un’occupazione a tempo pieno. 

                                  A
questo proposito, il TCA rammenta, peraltro, che in una sentenza 8C_248/2018 del 19 novembre 2018, pubblicata
in DTF1 145 V 39 e massimata in RtiD I-2019 pag. 301-303, D. Cattaneo “Novità
nel diritto delle assicurazioni sociali”, il Tribunale federale,
confermando nel risultato la STCA 38.2017.83 del 19 febbraio 2018, nel caso di
un’assicurata cittadini italiana che aveva sottoscritto alcuni contratti a
tempo determinato con un datore di lavoro nel nostro Cantone ha stabilito che “la
controversa ricade nel campo di applicazione degli Accordi bilaterali con
l’Unione europea (ALC). Se l’interessato
come frontaliere ha diritto in Svizzera alle indennità di disoccupazione a causa di lavoro ridotto o di altre sospensione temporanee del lavoro, ciò si
determina secondo il relativo
regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio
relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale (regolamento n. 883/2004). Il “lavoro
ridotto” nel senso del regolamento è dato quando la persona assicurata continua
a lavorare in un’impresa e
temporaneamente non esercita l’attività lucrativa,
tuttavia con la possibilità di ritornare in ogni momento al suo posto di lavoro. Questo deri