# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4abfb43c-d989-5eb8-9d08-6ce578ed36ad
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-01-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.01.2012 42.2011.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2011-9_2012-01-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  42.2011.9

   

  rs

  	
  Lugano

  9 gennaio
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 luglio 2011 di

 

	
   

  	
  1.  RI 1   

  2.  RI 2   

  tutti rappr.
  da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 15 giugno
  2011 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio del sostegno sociale e
  dell'inserimento, 6501 Bellinzona 

   

  in materia di assistenza sociale

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 16 giugno 2010 l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento
(USSI) ha ordinato a RI 2 di restituire l’importo di fr. 27'213.20 percepiti
indebitamente a titolo di prestazioni assistenziali per il periodo gennaio 2007
- febbraio 2010, in quanto nel febbraio 2010 è emerso che la stessa, nel lasso
di tempo menzionato, ha percepito un’entrata mensile piuttosto regolare da
parte della zia, come aiuto di sostentamento non dichiarato all’USSI (cfr. doc.
V4).

 

                               1.2.   Con
ulteriore decisione dell’11 febbraio 2011 l’USSI ha parzialmente accolto la
domanda di condono inoltrata dai coniugi RI 1 il 6 luglio 2010 (cfr. doc. V3),
riducendo l’ammontare da rimborsare a fr. 21'603.20. 

                                         L’amministrazione,
al riguardo, ha considerato che per i mesi da maggio 2009 a febbraio 2010 non si può negare ai coniugi RI 1 la buona fede, visto che con la richiesta di
rinnovo del maggio 2009 RI 2 aveva segnalato il reddito di fr. 1'300.-- ricevuto
il 10 marzo 2009 dalla zia, il quale non è però stato computato nella relativa
decisione di prestazioni 7 maggio 2009. 

                                         Per
contro per il lasso di tempo precedente, ossia da gennaio 2007 ad aprile 2009,
l’USSI ha stabilito che non è adempiuto il requisito della buona fede, poiché
non vi è stata la necessaria segnalazione di tale reddito (cfr. doc. V2).

 

                               1.3.   A seguito
del reclamo interposto dai coniugi RI 1, rappresentati dall’avv. RA 1 (cfr.
doc. V1), l’USSI, il 15 giugno 2011, ha emesso una decisione su reclamo con la
quale ha ribadito il contenuto del suo provvedimento dell’11 febbraio 2011.

                                         In
particolare l’amministrazione ha rilevato che quanto sostenuto dai reclamanti, ovvero
di aver segnalato il reddito in oggetto alla funzionaria del Comune, nonché
all’USSI, non risulta dimostrato (cfr. doc. A).

 

                               1.4.   La decisione
su reclamo del 15 giugno 2011 è stata tempestivamente impugnata davanti al TCA
dai coniugi RI 1, sempre patrocinati dall’avv. RA 1, i quali hanno chiesto
l’accoglimento integrale della domanda di condono del 6 luglio 2010 e il
conseguente integrale annullamento dell’ordine di restituzione.

                                         A
motivazione delle proprie pretese i medesimi hanno addotto segnatamente di non
aver mai nascosto alcunché e di aver informato dell’aiuto percepito dalla zia
le competenti autorità preposte all’erogazione delle prestazioni assistenziali.

                                         All’impugnativa
essi hanno allegato una dichiarazione del Municipio di __________ dell’11
luglio 2011 e una dichiarazione del signor __________, sempre datata 11 luglio
2011, specificando che tali documenti attestano, da un lato, in modo inequivocabile
l’aiuto della zia. Dall’altro, che questo aiuto non poteva essere considerato
alla stregua di un reddito costante dovuto in forza di particolari contingenze
o rapporti giuridici, ma che si trattava semplicemente di un aiuto
indispensabile assicurato da un familiare per permettere alla loro famiglia di
far fronte alle spese più urgenti in attesa delle decisioni dell’USSI, come
pure di provvedere a necessità particolari non coperte dalle prestazioni
assistenziali quali, ad esempio, i costi connessi all’inizio di un
apprendistato oltre Gottardo da parte del figlio e al seguente rientro in
Ticino, le spese legate a problemi depressivi, ecc.

                                         A mente
dei ricorrenti l’aiuto della zia non va, dunque, considerato quale reddito
autonomo della loro famiglia, bensì quale aiuto straordinario - benché versato
con una certa regolarità - per far fronte alla carenza di liquidità e
provvedere a eventi del tutto indipendenti dalla pratica di assistenza. 

                                         Essi
hanno sottolineato che trattavasi di aiuti da restituire.

                                         Gli
insorgenti ritengono che non possa essere mosso loro alcun rimprovero per aver
attinto, in un momento particolarmente difficile della loro esistenza, a
prestiti di conoscenti in attesa degli aiuti sociali e a complemento degli
stessi in talune circostanze.

                                         Al
riguardo essi hanno precisato di aver parlato di questo loro agire con tutti
gli addetti all’istruzione della loro pratica che, in caso di dubbio, avrebbero
potuto e dovuto meglio inquadrare la situazione venutasi a creare.

                                         I
ricorrenti hanno, infine, evidenziato di avere difficoltà nell’esprimersi
correttamente in italiano, avendo seguito tutta la scolarizzazione in tedesco.
Essi sono, perciò, del parere che gli addetti dell’USSI, anche sulla base di
questa circostanza, avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione nell’evasione
della loro pratica (cfr. doc. I).

 

                               1.5.   L’USSI, in
risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.6.   Su richiesta
di questo Tribunale (cfr. doc. V) l’amministrazione, il 20 settembre 2011, ha inviato alcuni documenti non contenuti nell’incarto trasmesso al TCA, e meglio l’ordine di
restituzione del 16 giugno 2010, la domanda di condono del 6 luglio 2010, la
decisione dell’11 febbraio 2011 e il reclamo del 4 marzo 2011 (cfr. doc.
V1-V4).

 

                               1.7.   I doc. V e
V1-V4 sono stati inviati all’avv. __________ per conoscenza (cfr. doc. VI).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle
prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai
sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr.
STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ;
STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre
2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se l’USSI abbia correttamente o meno negato
ai ricorrenti il condono della restituzione dell’importo di fr. 21'603.20
percepito a torto a titolo di prestazioni assistenziali dal gennaio 2007 all’aprile
2009.

 

                               2.3.   I ricorrenti hanno contestato
il provvedimento del 15 giugno 2011 emesso dall’USSI innanzitutto per motivi
d’ordine formale.

 

                                         In effetti gli insorgenti,
con l’atto di ricorso, hanno implicitamente invocato una lesione del diritto di
essere sentiti, sostenendo che l’USSI, sia nella decisione dell’11 febbraio
2011 che nella decisione su reclamo del 15 giugno 2011 si è limitato a esporre
i principi generali che regolano le prestazioni dell’assistenza sociale senza
per contro chinarsi sulle loro contestazioni specifiche (cfr. doc. I pag. 2).

 

                                         Il diritto di essere
sentito, di cui all’art. 29 cpv. 2 Cost., comprende, fra l’altro, la pretesa di
ottenere una decisione motivata, che impone all'autorità di pronunciarsi nei
considerandi sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse
addotti. Tale obbligo intende evitare che l'autorità, nell'esercizio dei suoi
poteri decisionali, si lasci guidare da ragioni non pertinenti e, d'altro
canto, consentire al cittadino di farsi una chiara idea della portata della
decisione che lo riguarda per poterla, se del caso, impugnare. A tal fine ogni
atto decisionale deve menzionare, anche se brevemente, le considerazioni che ne
hanno determinato il convincimento e l’hanno dunque spinta a decidere in un
senso piuttosto che nell’altro. L’autorità non è tenuta a prendere
esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di diritto, ma può
limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni di parte atte a
influire sul giudizio (cfr. STF 9C_112/2010 del 15 febbraio 2011 consid. 3.2.;
STFA I 475/01 del 13 giugno 2003 consid, 2.1.; STFA H 192/00 del 10 giugno
2002; DTF 121 III 331 consid. 3b; Albertini, Der
verfassungsmässige Ansruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des
modernen Staates, Berna 2000, pag. 368 seg. con numerosi rinvii).

 

                                         Nella presente fattispecie, alla luce dei principi giurisprudenziali
appena esposti, questa Corte non ravvisa delle lacune dal profilo della
motivazione della decisione su reclamo contestata.

                                         Infatti
da quest'ultima emerge chiaramente il motivo per cui l’USSI non ha riconosciuto
agli insorgenti la buona fede per il periodo dal gennaio 2007 all’aprile 2009,
negando così loro il condono della restituzione delle prestazioni assistenziali
percepite indebitamente in quell’arco di tempo (cfr. doc. A).

 

                                         Del resto
i ricorrenti, patrocinati dall’avv. __________, hanno potuto rendersi conto della
portata della decisione su reclamo emessa nei loro confronti, visto che l'hanno
impugnata dinanzi a questo Tribunale.

 

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 11 Las i provvedimenti assistenziali consistono in provvedimenti
preventivi (art. 12 Las) e in prestazioni assistenziali propriamente dette
(art. 17).

                                         Al
riguardo va rilevato che la legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle
prestazioni sociali (Laps) ha previsto per la Las la possibilità di derogare
alla legge quadro. Questo principio è sancito esplicitamente dall’art. 2 cpv. 2
Laps, che autorizza la Las a derogare alle disposizioni degli art. 4, 6, 8, 9,
10, 23 e 33 Laps (cfr. Messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, pag. 2).

 

                                         La
natura, l’ampiezza e la durata delle prestazioni assistenziali
propriamente dette sono commisurate agli scopi di questa
legge, alle condizioni personali e alle situazioni locali (art. 17 cpv. 1 Las).

                                         Esse si
suddividono in due categorie: ordinarie e speciali (art. 17 cpv. 2 Las). 

                                         Questa distinzione si basa
su criteri qualitativi inerenti alle prestazioni, in relazione al tipo di
bisogno cui sono destinate (cfr. Messaggio n. 5250 del
Consiglio di Stato relativo alla modifica della Legge sull'assistenza dell’8
maggio 2002, pag. 3).

                                         Inoltre
le prestazioni assistenziali possono essere ricorrenti o puntuali (art. 17 cpv.
3 Las).

 

 

                                         Relativamente
alle prestazioni ordinarie l’art. 18 Las enuncia:

 

" 
Le prestazioni assistenziali ordinarie coprono
la differenza fra il reddito disponibile residuale e la soglia d’intervento ai
sensi dell’art. 19, da cui vengono dedotte le prestazioni sociali di
complemento effettivamente percepite sulla base della Laps. (cpv. 1)

Le prestazioni ordinarie hanno di regola
carattere ricorrente. (cpv. 2)."

 

                                         Ai sensi
dell’art. 22 Las il reddito disponibile residuale è quello definito dagli art.
da 5 a 9 Laps, tenuto conto di alcune deroghe di cui all’art. 22 Las e
corrisponde alla differenza tra la somma dei redditi computabili - art. 22 Las
e 6 Laps - e la somma delle spese computabili - art. 22 Las e 7-9 Laps - delle
persone componenti l’unità di riferimento.

 

                                         Ex art.
19 Las, concernente la soglia di intervento, poi:

 

" 
La soglia d’intervento per le prestazioni
assistenziali, in deroga all’art. 10 Laps, è definita ogni anno, tenuto conto
delle direttive emanate dalla Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione
sociale."

 

                               2.5.   Relativamente
all’obbligo di informazione in generale l’art. 67 Las prevede che:

 

" 
1Il richiedente, rispettivamente
l’assistito, è tenuto a dare agli organi dell’assistenza sociale ogni
informazione utile sulle sue condizioni personali e finanziarie; esso deve
produrre, a richiesta, ogni documento e permettere ai rappresentanti degli
organi dell’assistenza l’accesso alla sua abitazione.

2A richiesta, l’interessato deve svincolare
ogni Autorità, ente privato o pubblico e ogni terzo in genere dal segreto
d’ufficio, rispettivamente dal segreto professionale.”

 

                                         L’art. 68
Las, afferente all’obbligo di informare in particolare, enuncia quanto segue:

 

" 
1L’assistito è tenuto a segnalare immediatamente
agli organi dell’assistenza sociale ogni cambiamento intervenuto nelle sue
condizioni personali o finanziarie tale da implicare la modificazione, la
riduzione o la soppressione delle prestazioni assistenziali.

2L’assistito è tenuto a segnalare tempestivamente
agli organi dell’assistenza sociale l’eventuale suo cambiamento di domicilio,
come pure l’eventuale sua intenzione di soggiorni prolungati fuori del luogo di
domicilio.”

 

                               2.6.   Per quanto
attiene alle prestazioni ottenute indebitamente, l’art. 36 Las sancisce:

 

"  Le
prestazioni indebitamente percepite vanno restituite alle condizioni di cui
all’art. 26 Laps.”

 

                                         Giusta l'art.
26 Laps:

 

" 
La prestazione sociale indebitamente percepita
deve essere restituita. (cpv. 1)

Il diritto di esigere la restituzione è perento
dopo un anno dal momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto
conoscenza dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)

La restituzione è condonata, in tutto od in
parte, se il titolare del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona
fede e se, tenuto conto delle condizioni economiche dell’unità di riferimento
al momento della restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo
grave. (cpv. 3)"

                                      

                                         Il
Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998 prevede che, per
quanto attiene all’art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni
percepite indebitamente e il relativo condono, è applicabile la consolidata
giurisprudenza del TCA e del TFA in materia di prestazioni complementari (cfr.
Messaggio N. 4773, p.to 12 ad art. 26).

 

                                         Secondo
l'art. 21 cpv. 4 Laps

 

"L'organo designato dalla legge speciale è
inoltre competente per le revisioni e per le decisioni di restituzione delle
prestazioni indebitamente percepite."

 

                                         Ai sensi degli
art. 48 Las e 2 Reg.Las competente a emettere decisioni sulle domande
d’assistenza, come pure sulle relative modifiche, nonché in materia di rimborso
è l’USSI.

 

                               2.7.   Secondo la
giurisprudenza in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile
alla LPC e quindi, secondo il tenore del Messaggio del 1° luglio 1998
menzionato sopra (cfr. consid. 2.6.), anche alla Laps, la richiesta di rimborso
è subordinata ai presupposti della revisione processuale o del riesame (DTF 126
V 42 consid. 2b). In effetti l’amministrazione può riesaminare una decisione
cresciuta in giudicato formale, che non è stata oggetto di un controllo
giudiziario, nel caso in cui è senza dubbio errata e la correzione ha
un’importanza rilevante (DTF 126 V 23 consid. 4b, 126 V 46 consid. 2b, SVR 1997
ALV N° 101, p. 309 consid. 2a e riferimenti; DLA 1998 N. 15, p. 76, consid. 3b)
oppure deve procedervi se si manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova
atti a indurre ad una conclusione giuridica differente. Solo in tali casi può
richiedere una restituzione (cfr. STFA C 25/00 del 20 ottobre 2000; DTF 122 V
21; RCC 1989 p. 547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, ad art. 3 p. 68).

                                         Per quel
che concerne l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare
limite generalmente valido. È infatti determinante l’insieme delle circostanze
del singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         È tenuto
alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla
quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è
quindi stata erogata in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante
sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto
l'indebita prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer, Die Rückerstattung
unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea
1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese; STFA C 25/00
del 20 ottobre 2000).

                                         Il
principio della restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 vLAVS, analogo alle
regole del diritto civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr.
art. 62ss CO), ha beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS
e delle leggi ad essa correlate (art. 49 vLAI e art. 27 vLPC), nel senso che,
se il principio della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo),
la persona tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura
distinta, il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la
restituzione costituirebbe un onere troppo grave (dal 1° gennaio 2003 cfr. art.
25 cpv. 1 LPGA; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et
survivants, pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo
concetto è stato pure ripreso dall'art. 26 cpv. 3 Laps

(cfr. consid. 2.6.).

 

                               2.8.   Nel caso in
esame, per quanto concerne l’obbligo di restituzione fatto valere dall’USSI, va
osservato che dagli atti risulta che la zia della ricorrente, __________, nel
periodo determinante – gennaio 2007 - aprile 2009 – ha effettuato con una certa
regolarità, come ammesso dagli insorgenti nell’atto ricorsuale (cfr. doc. I
pag. 3), dei versamenti di denaro di importi oscillanti tra fr. 1'000.-- e fr.
1'300.-- mensili a favore della nipote e del marito di quest’ultima (cfr. doc.
175-287; 645).

 

                                         I
ricorrenti, non impugnando l’ordine di restituzione del 16 giugno 2010 hanno, d’altronde,
riconosciuto tale entrata.

 

                                         Al
riguardo giova, per inciso, evidenziare, da una parte, che nell’ambito
dell’assistenza sociale vige il principio della sussidiarietà di cui agli art.
2 Las e 13 Laps. 

                                         Dall’altra,
che da tale principio risulta che l’erogazione di prestazioni assistenziali
viene riconosciuta soltanto qualora un richiedente non sia in grado di
provvedere alle proprie necessità tramite sforzo personale oppure prestazioni a
cui sono tenuti dei terzi o, ancora, mediante prestazioni volontarie da parte
di terzi (cfr. STFA K 22/04 del 22 ottobre 2004 consid. 2.3.1., pubblicata in
RAMI 2005 pag. 30, DTF 137 V 143 consid. 3.7.1.; Disposizioni COSAS del
2005, aggiornate nel dicembre 2007, p.to A.4; , C. Hänzi, Die Richtlinien der
schweizerischen Konferenz für Sozialhilfe", Ed. Helbing Lichtenhahn,
Basilea 2011 pag. 171-172; 114-115).

 

                                         In una recente sentenza
42.2011.6 del 10 novembre 2011 questa Corte, nel caso di un ricorrente al quale
l’USSI aveva negato una prestazione assistenziale per i mesi di maggio e giugno
2010, rilevando, dopo aver ricordato che nell’ambito
dell’assistenza sociale vale il principio fondamentale della sussidiarietà, che
per quei due mesi il richiedente aveva potuto disporre per far fronte alle
proprie spese dell’aiuto e sostegno di amici, ha stabilito, relativamente
al mese di maggio 2010,  quanto segue:

 

" 
(…)

Relativamente al mese di maggio 2010, il
TCA rileva innanzitutto che la giurisprudenza menzionata al consid. 2.7., e
meglio che l’assistenza sociale può essere riconosciuta solo se una persona non
può far fronte alle proprie necessità tramite sforzo personale oppure
prestazioni a cui sono tenuti dei terzi o ancora prestazioni volontarie da
parte di terzi (cfr. RAMI 2005 pag. 30), non esclude espressamente che nel
concetto di prestazioni volontarie da parte di terzi, oltre alla liberalità
concessa senza prestazione corrispondente (ossia la donazione giusta gli art.
239 e segg. CO), rientri anche il prestito di somme da restituire in seguito
(ossia il mutuo ai sensi degli art. 312 e segg. CO).

Tale prestito a breve termine permette peraltro
comunque di coprire le spese per il proprio mantenimento di base.

 

Questa questione non merita, tuttavia, di particolari
approfondimenti.

Infatti, anche nel caso concreto volendo per
ipotesi considerare  che l’assistenza sociale è esclusa soltanto qualora sia
erogato un aiuto volontario a titolo gratuito senza obbligo di rimborso, la
domanda di prestazioni assistenziali interposta da X. per il mese di maggio
2010 non potrebbe in ogni caso essere accolta.

Il ricorrente, in effetti, non ha minimamente
comprovato a che titolo, se in virtù di un mutuo o di una donazione, ha potuto
beneficiare di una somma di denaro da parte di terzi. 

Più specificatamente egli non ha dimostrato
quanto allegato, ossia il carattere di prestito soggetto a restituzione della
somma che avrebbe ricevuto da più amici (cfr. doc. I, A3).

Al riguardo questa Corte osserva che la procedura
in materia di assicurazioni sociali è retta dal principio inquisitorio
(Untersuchungsgrundsatz, art. 43 cpv. 1 e 61 lett. c LPGA a cui rinvia l’art.
33 cpv. 3 Laps; art. 16 Lptca; STF 8C_239/2009 del 14 agosto 2009; STFA U 94/01
del 5 settembre 2001; STFA P 36/00 del 9 maggio 2001; STFA I 76/00del 5 giugno
2000; DTF 122 V 157 consid. 1a; SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; AHI
praxis 1994 pag. 212; DTF 117 V 263; DTF 117 V 282). E’ dunque compito
dell’amministrazione, rispettivamente del giudice chiarire d’ufficio in modo
corretto e completo i fatti giuridicamente rilevanti.

 

Inoltre, il principio inquisitorio trova il suo
correlato nell’obbligo delle parti di collaborare (cfr. art. 43 cpv. 3 e 61
lett. c LPGA a cui rinvia l’art. 33 cpv. 3 Laps; art. 16 cpv. 1 Lptca ; DLA
2001 N. 12 pag. 145; RAMI 1994 pag. 211; AHI praxis pag. 212; DLA 1992 pag.
113; DTF 117 V 261; DTF 116 V 26 consid. 3c; DTF 115 V
142 consid. 8a; DTF 114 V 234 consid. 5a; DTF 110 V 52 consid. 4a; Meyer, “Die Rechtspflege in der Sozialversicherung” in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12; Spira, “Le contentieux des
assurances sociales fédérales et la procédure cantonale” in Recueil de
jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16; Kurmann, “Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz” in Luzerner Rechtsseminar 1986,
Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pag. 5 ss.).

Questo obbligo comprende, segnatamente, quello di
motivare le pretese di cui le parti si avvalgono e quello di apportare, nella
misura in cui può essere ragionevolmente richiesto da loro, le prove dettate
dalla natura della vertenza o dai fatti invocati: in difetto di ciò esse
rischiano di dover sopportare le conseguenze dell’assenza di prove (cfr. STFA U
94/01 del 5 settembre 2001; STFA P 36/00 del 9 maggio 2001; SVR 1995 AHV Nr. 57
pag. 164 consid. 5a; RAMI 1993 pag. 158-159 consid. 3a; DTF 117 V 264 consid.
3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; G. Beati, “Relazioni tra diritto civile
... “ in relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali, Lugano 1993,
pag. 1 seg. (3)).

Su questi aspetti, cfr. in particolare: J. L.
DUC, “Les assurances sociales en Suisse”, Losanna 1995, pag. 827-828 e TH. Locher, “Grundriss des Sozialversicherungsrecht” Berna 1997, pag.
339-341 il quale rileva che “besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht
dann, wenn der Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht
(weiter) erstellt werden kann”.

 

In proposito è utile segnalare che la nostra
Massima Istanza, con la sentenza 8C_580/2009 del 15 dicembre 2009, ha confermato un ordine di restituzione di prestazioni assistenziali a seguito della scoperta
di una ingente somma di denaro in contanti non dichiarata all’autorità
competente.

Il TF, in effetti, ha stabilito che il ricorrente
non aveva fornito alcuna spiegazione credibile in merito alla provenienza del
denaro trovato.

 

Ciò significa che nel caso di specie il
ricorrente era, quindi, tenuto a fornire elementi sostanziali per poter
decidere in merito, ritenuto, peraltro, che lo stesso ha avuto a più riprese la
possibilità di sostanziare le proprie allegazioni circa il prestito che avrebbe
ricevuto da più amici (cfr. doc. I; A3), e meglio in occasione dell’incontro
con i funzionari dell’USSI presso il Comune di Z. nel luglio 2010 (cfr. doc.
94; 40), in sede di reclamo e in sede ricorsuale.

                                                                               

L’insorgente, al contrario, si è limitato ad
affermare in modo vago e generico di essere stato aiutato da più amici con un
prestito in denaro da rimborsare (cfr. doc. I; A3).

Egli non solo non ha indicato che le somme ricevute
da terzi hanno fatto oggetto di riconoscimento di debito (al riguardo cfr. STF
9C_67/2011 del 29 agosto 2011 consid. 5.3.), né ha prodotto delle dichiarazioni
delle persone che avrebbero conferito del denaro al ricorrente nelle quali
queste ultime confermano di avergli concesso dei prestiti da restituire, ma
neppure ha fornito il nominativo degli asseriti amici che avrebbero provveduto
ad anticipargli degli importi.

 

Il ricorrente deve, perciò, sopportare le
conseguenze della carenza di prove riguardo agli asseriti prestiti ricevuti da
terzi nel periodo in questione da rimborsare (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2;
STFA C 107/04 del 9 giugno 2005 consid. 3).

 

Gli (asseriti) aiuti ricevuti vanno, pertanto,
considerati nell'evenienza concreta quali donazioni.

 

Di conseguenza, in virtù della giurisprudenza
federale (cfr. consid. 2.7.) e delle direttive COSAS (cfr. consid. 2.8.),
ritenuto che per il mese di maggio 2010 il ricorrente e Y., per loro stessa
ammissione (cfr. doc. I; A3), grazie all’aiuto di amici e al reddito da
attività lavorativa conseguito da quest’ultima per la sua attività di 3 ore
alla settimana (cfr. doc. A2; consid. 2.6.), hanno potuto far fronte alle spese
relative al proprio fabbisogno e alla pigione (per il pagamento dei premi della
cassa malati l’USSI ha comunque riconosciuto una prestazione speciale sia per
l’insorgente che per Y.; cfr. doc. 58; 59; 40; 94), l’USSI a ragione ha negato
al ricorrente una prestazioni assistenziale per il mese di maggio 2010. (…)”

 

                                         Nella presente fattispecie
in uno scritto del 11 luglio 2011 __________ (contabile del ricorrente),
riguardo ai versamenti di denaro effettuati dalla zia a favore dei ricorrenti,
ha indicato che:

 

"  (…)
molto spesso il sussidio arrivava in ritardo rispetto alle scadenze (affitto,
cassa malati, conti dei medici ecc.) e che, per poter pagare l’affitto, la
Sig.a RI 2 chiedeva un prestito alla Zia con la quale vi era un accordo di
restituzione non appena la precaria situazione finanziaria e familiare lo
avrebbe permesso.” (Doc. B)

 

                                                       

                                         Anche nell’impugnativa i
coniugi RI 1 hanno puntualizzato che si trattava di aiuti da restituire (cfr.
doc. I).

 

                                         Benché sia stato fatto
riferimento al concetto di prestito da restituire, i ricorrenti non hanno
fornito alcuna prova in merito. 

 

                                         Ne discende che il denaro
bonificato dalla zia a favore della famiglia RI 1 va qualificata quale
donazione da considerare nel calcolo della prestazione assistenziale in virtù
del principio della sussidiarietà (cfr. STCA 42.2011.6 del 10 novembre 2011
citata sopra).

 

                                         Conseguentemente
nell’arco di tempo gennaio 2007 - aprile 2009 i redditi computabili ai sensi
della Las e della Laps (cfr. consid. 2.4.) della famiglia RI 1, che comprendevano,
oltre alle entrate da attività lavorativa, anche i versamenti di denaro effettuati
a suo favore dalla zia, erano più elevati rispetto a quanto ritenuto
dall’amministrazione nelle decisioni relative alle prestazioni assistenziali
ordinarie per quel periodo, in cui erano stati conteggiati unicamente gli
introiti da attività lavorativa (cfr. doc. 366; 381; 406; 422; 430; 462; 468; 663;
673; 711; 725; 766; 787; 805; 818; 831; 853; 859).

 

                                         E’,
perciò, evidente che, essendosi realizzato un cambiamento importante del
reddito disponibile dei ricorrenti (cfr. art. 10 Reg.Laps), il calcolo della
prestazione assistenziale andava rivisto in base al nuovo reddito più elevato.

 

                                         In simili
condizioni gli insorgenti, da un profilo oggettivo, hanno dunque percepito
indebitamente le prestazioni assistenziali afferenti al lasso di tempo gennaio
2007 - aprile 2009 per un importo complessivo di fr. 21’603.20 (cfr. doc. V4;
consid. 1.1.; 1.2.).

 

                               2.9.   Per quanto
riguarda i presupposti del condono, va innanzitutto ricordato che la
giurisprudenza, relativamente al concetto di buona fede, distingue la mancanza
di coscienza dell’irregolarità commessa dalla questione a sapere se, nelle
circostanze concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe
dovuto, facendo prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere l’errore di
diritto commesso. Il TFA ha stabilito che la problematica relativa alla
coscienza dell'irregolarità commessa è una questione di fatto, per contro
quella concernente l'attenzione esigibile è di diritto (cfr. STFA C 292/02 del
15 marzo 2004 consid. 2.3.; SVR 2003 IV Nr. 4 pag. 10; SVR
2002 EL Nr. 9 pag. 21-22; Pratique VSI 1994 p. 126; DTF 122 V 221 = Pratique
VSI 1996 pag. 269).

                                         La buona fede non è compatibile con un comportamento di grave
negligenza da parte dell'assicurato (U. Meyer-Blaser,

"Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in RSJB 1995, pag.
481).

 

                                         Secondo
l'art. 3 cpv. 2 CCS, che è applicabile analogicamente, 

 

"  nessuno
può invocare la propria buona fede quando questa non sia compatibile con
l'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui." 

 

                                         Compete
al Giudice inoltre, sulla base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente
dalle conoscenze e dalle attitudini particolari della parte, determinare il
grado dell’attenzione richiesta (DTF 79 II 59).

 

                                         La buona
fede deve essere quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato
l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare)
siano imputabili a comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato.

                                         Viceversa,
l'assicurato può prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi unicamente di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare

(cfr. STFA P 42/04 del 20 giugno 2005 consid. 2.2.; STFA C 292/02 del 15 marzo
2004 consid. 2.3.; SVR 2003 IV Nr. 4 pag. 10; Pratique VSI 1994, pag. 125ss;
DTF 118 V 218, 112 V 105, 110 V 180 consid. 3 c, 102 V 245 consid. a) oppure se
non ha violato tale obbligo (U. Meyer-Blaser, op. cit., 481/482). 

                                         Infatti,
la buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è
versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa
è stata determinata da sua negligenza (STFA non pubbl. del 31 agosto 1993 in re I. R p. 3).

 

                             2.10.   Il requisito
dell'onere gravoso è intimamente legato alla situazione economica della persona
tenuta a restituire l'indebito e deve essere valutato in base alle sue capacità
finanziarie.

                                         Dovrà
pertanto essere stabilito concretamente, tenendo conto della particolare
situazione patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire.

 

                             2.11.   Nell’evenienza
concreta l’USSI ha negato la buona fede dei ricorrenti, poiché gli stessi,
contrariamente ai loro obblighi, non avrebbero segnalato di percepire con una
certa regolarità delle somme di denaro dalla zia di RI 2 (cfr. doc. V2).

 

                                         Gli insorgenti, dal canto
loro, sostengono di non aver mai nascosto alcunché e di aver
informato dell’aiuto percepito dalla zia le autorità preposte all’erogazione
delle prestazioni assistenziali.

                                         In
particolare essi hanno indicato di aver segnalato l’aiuto fornito dalla zia
all’impiegato del Comune di __________ incaricato dell’invio di tutta la
documentazione relativa alla pratica USSI, nonché alla signora __________
dell’USSI che ha gestito la loro pratica per un certo periodo.

                                         I
ricorrenti hanno, inoltre, fatto valere che tale aiuto non poteva essere
considerato alla stregua di un reddito costante dovuto in forza di particolari
contingenze o rapporti giuridici, ma che si trattava semplicemente di un aiuto
indispensabile assicurato da un familiare per permettere alla loro famiglia di
far fronte alle spese più urgenti in attesa delle decisioni dell’USSI, come
pure di provvedere a necessità particolari non coperte dalle prestazioni
assistenziali (cfr. doc. I; V1).

 

                             2.12.   Chiamata a
pronunciarsi in merito alla fattispecie, questa Corte, per quanto attiene
all’asserita comunicazione dell’aiuto economico da parte della zia
all’impiegato del Comune di __________ incaricato dell’invio di tutta la
documentazione relativa alla pratica USSI (cfr. doc. V1), rileva dapprima che
l’art. 11 Reg.Laps prevede che prima di inoltrare una richiesta per
l’ottenimento di una delle prestazioni sociali di cui all’art. 2 cpv. 1 lett.
a), d), e), f), g) e h) della Laps il cittadino si rivolge al suo Comune di
domicilio per ottenere le relative informazioni, raccogliere la documentazione
e fissare l’appuntamento presso lo sportello competente (cpv. 1).

                                                      Il Comune assiste il richiedente ad accedere allo sportello ed a
procurarsi i documenti necessari (cpv. 2).

                                                      Il Comune trasmette allo sportello la documentazione completa almeno
tre giorni prima dell’appuntamento allo sportello (cpv. 3).

 

                                         Nel caso di specie, alla
luce della funzione e dei compiti dei Comuni, ci si potrebbe chiedere se il
Comune vada o meno considerato un organo amministrativo che, unitamente allo
Sportello Laps e all’USSI, concorre alla determinazione delle
prestazioni assistenziali e quindi se un’informazione fornita a un funzionario
comunale addetto alle pratiche che devono poi essere trasmesse allo Sportello
Laps permetta oppure no di ritenere ossequiato l’obbligo per i richiedenti,
rispettivamente per i beneficiari dell’assistenza sociale di avvisare in merito
a ogni elemento che possa influire sulla quantificazione del reddito e a ogni
relativo cambiamento da parte (cfr. art. 21, 30 Laps; 67, 68 Las; consid.
2.5.).

 

                                         Tali
questioni possono tuttavia restare insolute. 

 

                                         Al
riguardo è utile rilevare che il TCA, in una recente sentenza 39.2010.17 del 17
febbraio 2011, cresciuta in giudicato incontestata, relativa a un caso di
perenzione del diritto alla restituzione di assegni integrativi versati a degli
assicurati, ha del resto lasciato irrisolta la questione di sapere se gli
Sportelli Laps vadano o meno considerati un organo amministrativo che
unitamente alla Cassa cantonale per gli assegni familiari concorre alla
determinazione della pretesa di restituzione e quindi, qualora lo Sportello
Laps sia stato informato di un fatto rilevante ai fini della determinazione del
diritto e se del caso dell’importo degli assegni integrativi e di prima
infanzia, se torni applicabile oppure no la giurisprudenza afferente all’inizio
del termine di perenzione nel caso la determinazione della pretesa di
restituzione presupponga il concorso di parecchi organi amministrativi (cfr. DTF
112 V 180; STFA I 118/97 del 6 luglio 1998; STCA 38.2000.162 pubblicata in RDAT
II-2001 N. 95).

 

                                         Nella
presente evenienza, in effetti, come verrà meglio esposto in seguito, quanto
comunicato dai ricorrenti al Comune di __________ non consente in ogni caso di
concludere che gli stessi abbiano percepito in buona fede le prestazioni
assistenziali concernenti il periodo gennaio 2007 - aprile 2009.

 

                             2.13.   L’attestazione
del Comune di __________ dell’11 luglio 2011, firmata dal Sindaco e dal
segretario, rilasciata su richiesta di RI 2 all’attenzione dell’avv. RA 1, ha
il seguente tenore:

 

" 
-   Dal gennaio 2007 la famiglia RI 1 beneficia
del contributo 

                                        assistenziale
preavvisato favorevolmente dal Municipio in data 14.5.2007;

-     La situazione economica famigliare subiva spesso cambiamenti.
Problemi alla schiena del marito con conseguente operazione, attesa dell’AI;
problemi depressivi, partenza della figlia maggiorenne, inizio dell’attività
lucrativa indipendente del marito (risultata poi poco redditizia), difficoltà
del figlio  (1993) a trovare un posto di apprendistato (trasferitosi poi in
Svizzera interna e in seguito ritornato in Ticino);

-         
La signora RI 2 è stata sentita parecchie volte
anche dal Capodicastero __________;

-     Negli incontri per il rinnovo del contributo assistenziale la
signora RI 2 ha accennato, all’impiegata della cancelleria comunale, che sua
zia, occasionalmente le dava una mano, ma che non erano versamenti costanti e
indirizzati prevalentemente ai pronipoti o per eventi particolari (operazione
alla schiena del marito in Svizzera interna).” (Doc. C)

 

                                         Dalla dichiarazione del
Comune di __________ emerge, dunque, che effettivamente la ricorrente ha accennato
all’impiegata della cancelleria comunale che la zia aiutava finanziariamente la
sua famiglia.

 

                                         L’informazione fornita
dall’insorgente riguardava, tuttavia, aiuti occasionali indirizzati ai
suoi figli o per eventi particolari e non invece versamenti regolari, come
peraltro affermato dal Comune stesso (cfr. doc. C in fine).

 

                                         Dalla
documentazione afferente al conto postale dei ricorrenti si evince, per contro,
che la zia, nel periodo in questione, ha corrisposto ai coniugi RI 1 delle
somme di denaro oscillanti tra i fr. 1'000.-- e fr. 1'300.-- al mese in modo
piuttosto regolare e continuativo (cfr. doc. 175-287; 645).

 

                                         Il
contenuto della comunicazione dell’insorgente al Comune di __________ non
corrisponde, quindi, alla realtà dei fatti.

 

                                         L’insorgente,
pertanto, con la segnalazione effettuata all’incaricata comunale, che è
risultata perlomeno incompleta, non ha adempiuto il proprio obbligo legale di
informazione.

 

                                         Di
conseguenza, da questo profilo, non può essere riconosciuta ai coniugi RI 1 la
buona fede.

 

                             2.14.   RI 2 e RI 1, nel
reclamo del 4 marzo 2011 interposto contro la decisione dell’11 febbraio 2011 con
cui l’USSI ha parzialmente accolto la domanda di condono presentata dagli
stessi il 6 luglio 2010 (cfr. doc. V3; V2) riducendo l’ammontare da rimborsare da
fr. 27'213.20 a fr. 21'603.20, hanno fatto valere di aver segnalato alla
signora __________, che all’USSI avrebbe gestito per un certo periodo la loro
pratica, i versamenti effettuati dalla zia di RI 2 (cfr. doc. V1).

 

                                         Nel
ricorso, però, gli insorgenti non hanno più asserito alcunché in relazione specificatamente
alla comunicazione che avrebbero fatto alla signora __________, nonostante
nella decisione su reclamo del 15 giugno 2011 l’USSI abbia indicato che la
segnalazione alla funzionaria dell’amministrazione circa i bonifici da parte
della zia pretesa dai ricorrenti non risulta dimostrata (cfr. doc. A pag. 3).

 

                                         I coniugi
RI 1, del resto, nemmeno hanno sostenuto di aver informato la signora __________
in merito al fatto che la zia effettuava dei versamenti a loro favore di
importi oscillanti tra i fr. 1'000.-- e i fr. 1'300.-- al mese con una certa
regolarità (sul tema cfr. consid. 2.13.).

 

                                         Gli
insorgenti, inoltre, benché con il ricorso abbiano chiesto l’audizione di
alcuni testi (cfr. doc. I pag. 3), non hanno postulato di sentire la signora __________.

 

                                         In simili
condizioni, occorre concludere che la funzionaria dell’USSI non è stata
debitamente informata circa i versamenti di somme tra i fr. 1000.-- e 1'300.--
mensili avvenuti piuttosto regolarmente e in modo continuativo da parte della
zia nel periodo gennaio 2007 – aprile 2009.

 

                                         L’asserzione ricorsuale
dei coniugi RI 1 secondo cui gli stessi avrebbero difficoltà
nell’esprimersi correttamente in italiano, avendo seguito tutta la
scolarizzazione in tedesco (cfr. doc. I), è ininfluente ai fini dell’esito
della presente vertenza.

                                         In effetti l’esame del
conteggio - costituito prevalentemente da importi - relativo alla prestazione
assistenziale non richiede conoscenze approfondite della lingua italiana.

 

                                         Pertanto
non può essere riconosciuta la buona fede dei coniugi __________ per quanto
attiene alle prestazioni assistenziali percepite nel lasso di tempo gennaio
2007 – aprile 2009.

 

                             2.15.   In ogni caso
è utile evidenziare che il TF, con giudizio 9C_453/2011 del 15 settembre 2011, ha confermato il diniego del condono della restituzione di prestazioni complementari, rilevando
che l’assicurato, benché abbia avvisato la Cassa dell’avvenuto matrimonio, non
ha prestato la necessaria attenzione al conteggio delle PC, il cui esame
avrebbe permesso, anche a una persona senza conoscenze specifiche del settore,
di constatare che nonostante il matrimonio nel calcolo non era intervenuta
alcuna modifica. All’assicurato è stato contestato il fatto di non avere
chiesto delucidazioni in merito all’autorità competente.

 

                                         L’Alta
Corte, contestualmente, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

3.

3.1 Aufgrund der verbindlichen Feststellungen der
Vorinstanz ist erwiesen, dass der Beschwerdeführer sich am 9. September 2009
verheiratet und die Eheschliessung der Ausgleichskasse rechtzeitig gemeldet
hat. Bei der Berechnung der Ergänzungsleistung blieb diese Tatsache indessen
unbeachtet. Insbesondere rechnete die Verwaltung weiterhin den Lebensbedarf für
Alleinstehende an und liess die Arbeitslosenentschädigung der Ehefrau des
Versicherten unberücksichtigt. Hiefür hat nicht der Beschwerdeführer
einzustehen.

 

3.2 Es fragt sich jedoch, ob aus der korrekten
Meldung der Heirat durch den Versicherten unter den gegebenen Umständen auf
seinen guten Glauben und damit die Erfüllung der ersten Erlassvoraussetzung zu
schliessen ist, oder ob andere Gründe gegeben sind, welche der Annahme des
guten Glaubens entgegenstehen.

 

 

3.2.1 Die Vorinstanz stellt sich diesbezüglich
auf den Standpunkt, der Beschwerdeführer habe die EL-Berechnungsblätter nicht
mit hinreichender Sorgfalt geprüft. Andernfalls wäre ihm nicht entgangen, dass
sich infolge der Heirat ab 1. September 2009 Änderungen hätten ergeben müssen.
Namentlich die Höhe des Lebensbedarfs von Fr. 18'720.- sei für zwei Personen
sehr tief; zudem sei die Arbeitslosenentschädigung seiner Ehegattin in der Höhe
von Fr. 42'414.- unbeachtet geblieben. Diese Verletzung der Prüfungspflicht
nach Erhalt der Verfügung vom 9. September 2009 schliesse den guten Glauben
aus.

3.2.2 Der Beschwerdeführer vertritt demgegenüber
die Auffassung, als Laie habe er nicht erkennen können, ob die EL-Berechnung
für eine ledige Person oder ein Ehepaar erfolgt sei. Ebenso wenig habe er
wissen können, dass bei den Einnahmen auch die von seiner Ehefrau bezogenen
Taggelder der Arbeitslosenversicherung hätten berücksichtigt werden müssen. Für
Fehler, die von einem Laien offensichtlich nicht erkannt werden können, habe
die EL-Durchführungsstelle einzustehen.

 

4.

4.1 Der Vorinstanz ist beizupflichten, dass die
rechtzeitige und korrekte Meldung der Heirat nicht vom Vorwurf grober
Nachlässigkeit zu entlasten vermag. Dass diesbezüglich die
EL-Durchführungsstelle fehlerhaft gehandelt hat, indem sie es versäumt hat,
nach dem Hinweis des Versicherten auf die Hochzeit vom 9. September 2009 die
Leistungen neu zu berechnen, führt entsprechend den Erwägungen des kantonalen
Gerichts nicht dazu, dass der Bezug überhöhter Ergänzungsleistungen als
rechtmässig betrachtet werden müsste. Eine mit zumutbarer Sorgfalt vorgenommene
Prüfung des der Verfügung beigelegten EL-Berechnungsblattes hätte ganz
erhebliche Unstimmigkeiten aufgezeigt. Auch ohne spezielle Kenntnisse der
EL-Berechnung hätte ihm selbst als Laie dabei auffallen müssen, dass trotz
Heirat keine Änderungen vorgenommen worden waren. Der Lebensbedarf betrug nunmehr
für zwei Personen nach wie vor Fr. 18'720.-, und die Arbeitslosenentschädigung
seiner Ehegattin im Betrag von Fr. 42'414.- hatte in der Berechnung keine
Berücksichtigung gefunden.

Trotz dieser fehlerhaften Berechnung hat der
Beschwerdeführer von einer Rückfrage bei der Verwaltung abgesehen, obwohl im
Verfügungstext erwähnt ist, dass bei Heirat und anderen Zivilstandsänderungen
Meldung zu erstatten ist; dies weist klar darauf hin, dass die Eheschliessung
zu einer Neuberechnung des EL-Anspruchs führt. Wenn der Versicherte unter
diesen Umständen die Ergänzungsleistungen weiterhin im Betrag, der für eine
alleinstehende Person ermittelt wurde, entgegengenommen hat, hat er nicht nur
in leichter Weise gegen die Sorgfaltspflicht verstossen. Die Vorinstanz hat den
guten Glauben damit zu Recht verneint, ohne Bundesrecht zu verletzen.

 

4.2 Die in der Beschwerde vorgetragenen
Einwendungen vermögen keine Bundesrechtsverletzung zu begründen. Die
vorinstanzlich gestellten Anforderungen an die gebotene Aufmerksamkeit des Beschwerdeführers
und die Zumutbarkeit einer Überprüfung der Berechnung halten vor Bundesrecht
stand. Ob dem EL-Berechnungsblatt der Zivilstand entnommen werden kann oder
nicht, ist nicht entscheidend. Massgebend und auch für einen Laien erkennbar
ist die trotz Heirat nicht wesentlich veränderte Höhe des EL-Anspruchs ab
September 2009 im Vergleich zu den früheren Leistungen. Dieser Umstand hätte
den Beschwerdeführer ohne weiteres zu einer Rückfrage bei der kantonalen
Ausgleichskasse veranlassen müssen. Ebenso konnte er aufgrund der ihm gemäss
Hinweis auf die Meldepflicht auf der Rückseite der EL-Verfügung bekannten
Tatsache, dass für die Berechnung sämtliche Einkommensbestandteile von
Bedeutung sind, nicht davon ausgehen, dass die von seiner Ehegattin bezogene
Arbeitslosenentschädigung in der Höhe von Fr. 42'414.- ohne Einfluss auf den
EL-Anspruch bleiben würde.

 

4.3 Da der gute Glaube fehlt, erübrigt sich die
Prüfung der grossen Härte als zweiter Erlassvoraussetzung.“

 

                                         In
concreto, alla luce della giurisprudenza appena citata, visto che si trattava
di bonifici effettuati dalla zia di RI 2 con una certa regolarità e che si sono
verificati per più di due anni, i ricorrenti avrebbero comunque dovuto - anche
nell’ipotesi in cui avessero segnalato i menzionati versamenti alla funzionaria
dell’USSI - interpellare in seguito l’amministrazione e chiedere chiarimenti in
merito al fatto che nel calcolo della prestazione assistenziale non sia
stato minimamente tenuto conto di tali importi.

 

                                         In
proposito va osservato che nelle decisioni concernenti le prestazioni
assistenziali emesse nei confronti degli insorgenti nel periodo gennaio 2007 –
aprile 2009 è sempre stato espressamente indicato che un aumento del reddito
doveva essere annunciato all’USSI (cfr. doc. 364; 379; 404; 420; 427; 459; 661;
671; 709; 723; 764; 786; 803; 816; 829; 851; 857).

                                         Lo scopo di comunicare il
cambiamento di reddito, come del resto evidenziato dal Tribunale federale nella
sentenza 9C_453/2011 del 15 settembre 2011 consid. 4.1., è, infatti, proprio
quello di permettere un nuovo calcolo della prestazione in questione facendo
capo a dati economici aggiornati e corretti.

 

                             2.16.   Con il
ricorso gli insorgenti hanno chiesto al TCA di procedere all’audizione dei
funzionari dell’USSI __________ e __________, nonché di __________ (cfr. doc. I
pag. 3).

 

                                         Considerato
quanto rilevato in precedenza, ossia che sulla base della documentazione già
presente all’inserto la questione relativa dell’adempimento o meno del
presupposto della buona fede ai fini del condono è stata sufficientemente
chiarita (cfr. consid. 1.12.; 2.13., 2.14.), questo Tribunale ritiene che le
audizioni postulate non potrebbero mettere in luce nuovi elementi ai fini del
giudizio.

 

 

 

                                         Di
conseguenza la richiesta dei ricorrenti concernente l’audizione di alcuni testi
deve essere respinta.

                                      

                                         A tale
proposito va rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice,
in base a un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato
(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove
(cfr. SVR 2003 IV Nr. 1; STF 8C_556/2010 del 24 gennaio 2011 consid. 9; STF
8C_845/2009 del 7 dicembre 2009; STF I 1018/06 del 16 gennaio 2008 consid.
5.3.; STFA U 416/04 del 16 febbraio 2006, consid. 3.2.; STFA H 411/01 del 5
marzo 2003; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27
ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F.
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a
ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                             2.17.   Alla luce di
quanto sopra esposto, il TCA, non potendo ammettere la buona fede dei
ricorrenti (cfr. consid. 2.12.; 2.13.; 2.14.), primo presupposto per ottenere un
eventuale condono (cfr. consid. 2.6.; 2.9.), deve negare il condono
dell'obbligo di restituzione delle prestazioni assistenziali ordinarie
percepite a torto dalla famiglia RI 1 dal mese di gennaio 2007 al mese di
aprile 2009.

 

                                         La
decisione su reclamo del 15 giugno 2011 emanata dall’USSI va, pertanto,
confermata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti