# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0d1963a4-d007-5832-bcbc-f11dc68939bc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-05-13
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 13.05.2013 12.2012.178
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2012-178_2013-05-13.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2012.178

  	
  Lugano

  13 maggio
  2013/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Simoni

  

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. OA.2009.108
della Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord - promossa con petizione 13
novembre 2009 da

 

	
   

  	
  RE 1 

  rappr. dall’ RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1  

  rappr. dall’ RA 2  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

chiedente
la condanna della parte convenuta al pagamento di un importo da accertare
giudizialmente, oltre interessi al 5% dalla data della petizione;

 

e ora
sulla domanda di ricusa del perito, nonché di annullamento della perizia e di
nomina di un nuovo perito, presentata dall’attrice il 27 agosto 2012 nei
confronti dell’architetto __________, avversata dalla convenuta e nella quale
il perito ricusato ha comunicato il 2 settembre 2012 di non ravvisare un motivo
di ricusazione, fatta eccezione per il solo motivo che egli ha impiegato più
tempo del previsto nel consegnare il referto peritale;

 

domanda
respinta dal Pretore con decisione 27 settembre 2012;

 

reclamante
l’attrice, che con atto 12 ottobre 2012 chiede, in via principale,
l’annullamento della decisione impugnata con conseguente rinvio della causa al
Pretore per nuova decisione e, in via subordinata, la ricusa del perito, il
conseguente annullamento della perizia, nonché la nomina di un nuovo perito,
con protesta di spese e ripetibili;

mentre la
convenuta non ha presentato una risposta al reclamo nel termine impartitole da
questo Tribunale;

 

 letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

ritenuto

 

in fatto:

A.   Il 13 novembre 2009 RE 1 ha convenuto in giudizio presso la Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord la ditta CO 1, chiedendone la
condanna al versamento di un importo da accertarsi in corso di causa, oltre
interessi al 5% dalla data della petizione. La pretesa vantata da RE 1
rappresenterebbe il risarcimento del danno patito per l’inadempimento
contrattuale della ditta CO 1, nonché per le opere difettose riscontrate nella
sua proprietà nell’ambito di un contratto d’appalto, in cui la convenuta ha
eseguito i lavori di edificazione di due unità abitative. Sin dall’inoltro
della petizione 13 novembre 2009 la parte attrice ha ventilato la necessità di
nominare un perito in corso d’istruttoria, per chiarire tutta una serie di
questioni tecniche (inc. n. OA.2009.108, act. I). Dal canto suo la convenuta ha
contestato qualsiasi responsabilità, sollevando inoltre la mancata notifica dei
difetti in tempo utile (act. II).

 

B.  In occasione dell’udienza
preliminare del 5 maggio 2010 l’attrice ha formalmente chiesto, tra l’altro,
l’assunzione di una perizia  che il Pretore ha contestualmente ammesso (act.
V). In un secondo momento, il giudice di prime cure ha impartito all’attrice un
termine di 30 giorni per inoltrare le relative domande (act. VI, pag. 5). Egli
ha poi permesso alla convenuta di formulare le proprie opposizioni, statuendo
infine il 10 novembre 2010 sull’ammissibilità dei quesiti peritali (act.
VIII-e). Con decisione 2 dicembre 2010 il Pretore ha nominato quale perito
giudiziario l’arch. __________, al quale è stato fissato un termine di 60
giorni per rassegnare il proprio referto (act. VIII-d). Tale termine è però
iniziato a decorrere solamente il 7 febbraio seguente, dopo che l’attrice ha
versato l’anticipo dei costi peritali (cfr. scritto e-mail del 7 febbraio 2011
della Pretura di Mendrisio nord all’arch. __________, in inc. n. OA.2009.108).

 

C.  In data 8 marzo 2011 si è tenuto il
sopralluogo presso la proprietà dell’attrice, alla presenza del perito e di
entrambe le parti (act. VIII-i). Il 31 marzo 2011 l’arch. __________ è poi
stato autorizzato dal Pretore a raccogliere i disegni esecutivi dell’abitazione
non figuranti negli atti di causa, presso gli artigiani e specialisti (act.
VIII-e). Con scritto 15 giugno 2011 il patrocinatore di RE 1 ha chiesto informazioni alla Pretura circa lo stato di avanzamento della perizia. L’arch. __________
ha quindi spiegato le ragioni del suo ritardo dichiarando in particolare di
essersi attivato nel reperire i documenti esecutivi, come concessogli dal
Pretore, e di essere ancora in attesa di atti importanti detenuti dalla
convenuta. Il 21 settembre 2011 il perito ha fatto richiesta al Pretore di
poter assumere ulteriori documenti per l’espletamento della perizia. In
seguito, il 19 gennaio 2012 egli ha comunicato alla Pretura di aver accumulato
un consistente ritardo nella consegna del referto e di poter “affrontare la
perizia affidatami, soltanto a partire da lunedì 5 febbraio prossimo, stimando
una data di consegna nelle due settimane seguenti”. Il 23 gennaio 2012, il
Pretore ha pertanto fissato un ultimo termine al perito, scadente il 29
febbraio seguente e il 2 marzo 2012 l’arch. __________ ha consegnato il proprio
referto peritale.

 

D.  Il 21 marzo 2012 RE 1 ha inoltrato le proprie domande di completazione e delucidazione della perizia, le quali sono state
parzialmente ammesse dal Pretore con decisione 10 maggio 2012 (act. XI). Lo
stesso, il 26 luglio 2012, ha in seguito impartito un termine di 30 giorni
all’attrice per versare un importo di fr. 12'000.- quale anticipo per le
ulteriori spese peritali di delucidazione. 

 

E.   Con istanza 27 agosto 2012 l’attrice ha postulato la ricusa del
perito, l’annullamento della perizia allestita, la nomina di un nuovo perito
giudiziario e il conferimento al rimedio dell’effetto sospensivo per il
versamento del nuovo anticipo richiesto del perito. RE 1 ha fondato la propria richiesta evidenziando, fra l’altro, il lungo lasso di tempo intercorso tra
la nomina dell’esperto e l’allestimento della perizia, il fatto che la stessa
sarebbe lacunosa, inconcludente, imparziale ed insufficiente. L’attrice ha pure
alluso a due telefonate intercorse tra il proprio patrocinatore e il perito, in
occasione delle quali l’arch. __________ avrebbe dapprima comunicato di
sentirsi offeso e di voler abbandonare l’incarico e, in seguito, di aver
cambiato idea dopo che il Pretore gli avrebbe impedito di ritirarsi. Secondo
l’attrice, il perito, in quanto ha dichiarato di essere offeso, andrebbe
ricusato. La ditta CO 1 si è opposta alla suddetta istanza e con osservazioni 2
settembre 2012 il perito giudiziale ha espresso il proprio punto di vista,
concludendo di non ravvisare alcun motivo per ricusarsi, fatta eccezione per
quello relativo alla tardività con cui avrebbe stilato il referto peritale.

F.   Con decisione 27 settembre 2012 il Pretore della giurisdizione di
Mendrisio nord ha respinto le domande dell’attrice, ponendo a carico della stessa
la tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 200.-. Il Pretore, dopo
avere evocato i principi giuridici inerenti i motivi di ricusa, ha concluso che
nel caso concreto non si era in presenza di motivi validi per accogliere
l’istanza. Quanto scritto dal perito non sarebbe infatti sufficiente per
dimostrare una sua inimicizia o prevenzione nei confronti dell’attrice e il
fatto di  aver consegnato il referto con un notevole ritardo non costituirebbe
di per sé una prova di parzialità. Nemmeno si giustificherebbe l’annullamento
della perizia, in quanto prematura vista la richiesta delucidazione della
stessa tuttora pendente.

 

G.Contro tale decisione l’attrice è
insorta con reclamo 12 ottobre 2012, chiedendo, in via principale, che la
decisione pretorile venga annullata e la causa rinviata al Pretore per nuova
decisione, nonché la concessione dell’effetto sospensivo alla richiesta di
versamento del secondo acconto al perito. In via subordinata postula invece la
ricusa del perito con la conseguente nomina di uno nuovo e l’annullamento della
perizia dell’arch. __________, con protesta di spese e ripetibili. In sintesi,
l’attrice ha in parte riproposto l’argomentazione secondo la quale il perito
non potrebbe più garantire una corretta imparzialità, considerato quanto
scaturito dagli avvenimenti in corso d’istruttoria e visti gli insulti rivolti
dall’esperto al proprio legale. La reclamante rimprovera al giudice di prime
cure di aver esaminato solo in parte i fatti e di non aver quindi giudicato che
i dissapori venutisi a creare sarebbero talmente gravi da qualificare quale
situazione di rigorosa e riconoscibile predisposizione del perito nei suoi
confronti. Conclude inoltre chiedendo l’annullamento della perizia, in quanto
dallo scritto del 2 settembre 2012 dell’arch. __________ sarebbe chiara la sua
non disponibilità a rispondere in maniera serena alle domande di delucidazione.
La convenuta non ha presentato nel termine impartitole la risposta al reclamo.
La Presidente della Camera ha respinto con decisione 21 dicembre 2012 la
domanda di concessione dell’effetto sospensivo al reclamo. Delle argomentazioni
delle parti si dirà, per quanto necessario, nei prossimi considerandi.

 

e considerato

 

in diritto:

 

                                   1.   Il
1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale
civile svizzero (CPC). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata
avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta
disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio
dal Codice di procedura civile ticinese (CPC-TI). Non così invece la procedura
ricorsuale in rassegna, la quale è retta dalle nuove disposizioni federali,
avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo la
suddetta data (art. 405 cpv. 1 CPC).

 

                                   2.   Secondo
l’art. 50 cpv. 2 CPC la decisione sulla domanda di ricusazione di una “persona
che opera in seno a un’autorità giudiziaria” ai sensi dell’art. 47 e segg. CPC è impugnabile mediante reclamo. Giusta
l’art. 48 lett. b cifra 1 e 2 LOG l’autorità competente a occuparsi del reclamo
contro la decisione sulla domanda di ricusa in materia di diritto delle
obbligazioni è la seconda Camera civile del Tribunale d’appello. L’art. 320 CPC
prevede che con il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del
diritto (lett. a) e/o l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b).
Il reclamo deve essere motivato (art. 321 cpv. 1 CPC), nel senso che,
relativamente all'applicazione del diritto, in esso occorre spiegare in modo
conciso, riferendosi all'oggetto del litigio, in cosa consiste la violazione e
su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (cfr. DTF 134 II 246
consid. 2.1). Quanto all'accertamento dei fatti, la definizione di “manifestamente
errato” corrisponde a quella dell'arbitrio ragione per cui il reclamante non
può limitarsi a criticare la decisione impugnata come in una procedura d'appello,
dove l'autorità di ricorso gode di cognizione libera, opponendo semplicemente
la propria opinione a quella del primo giudice (DTF 136 II 494 consid.
2.8 con riferimenti). Egli deve così dimostrare, attraverso un'argomentazione chiara
e dettagliata, che l'autorità inferiore ha emanato una decisione manifestamente
insostenibile, destituita di fondamento serio e oggettivo o in urto palese con
il senso di giustizia ed equità (DTF 135 V 4 consid.
1.3, con rinvii). Non basta segnatamente che il reclamante affermi l'arbitrarietà
della decisione impugnata adducendo considerazioni generiche (DTF 136 II 494 consid.
2.8).

 

                                   3.   A
norma dell’art. 248 cpv. 2 CPC-TI, i motivi di esclusione e di ricusa dei
giudici si applicano anche ai periti, rinviando pertanto agli art. 26 e segg.
CPC-TI. L’art. 27 CPC-TI indica che le parti possono ricusare il giudice o il
segretario nei casi in cui questi sono esclusi, come pure: a) se vi è grave
inimicizia tra il giudice o il segretario e alcuna delle parti; b) in ogni altro
caso in cui esistono gravi ragioni. Il Tribunale federale ha già avuto modo di
chiarire che la ricusazione di un perito non si esamina alla luce dell’art. 30
cpv. 1 Cost., che concerne l’autorità giudiziaria, ma sotto l’angolo dell’art.
29 cpv. 1 Cost., che garantisce l’equità del processo. Tuttavia, trattandosi di
esigenze d’imparzialità e d’indipendenza, l’art. 29 cpv. 1 Cost. assicura
all’interessato una protezione equivalente a quella dell’art. 30 cpv. 1 Cost
(DTF 127 I 196, consid. 2b; DTF 126 III 249; sentenza del Tribunale federale
8C_474/2009 del 7 gennaio 2010, consid. 7.2). Un perito si reputa prevenuto - e
a tale riguardo soccorre appunto la giurisprudenza del Tribunale federale in
materia di ricusazione consolidatasi attorno agli art. 29 cpv. 1 e art. 30 cpv.
1 Cost. - ove si riscontrino nella situazione del caso concreto o nel
comportamento del perito medesimo elementi idonei ad alimentare sospetti di
parzialità. Circostanze estrinseche alla causa non devono infatti influire sul
giudizio, né a favore né a detrimento di una parte. Per sua natura la
ricusazione rimane tuttavia un provvedimento eccezionale, prospettabile solo
per motivi gravi e oggettivi. La ricusazione non richiede la prova di una
prevenzione effettiva, dato che una disposizione d’animo non può essere
dimostrata. Ai fini della ricusa è sufficiente che fondate apparenze di
prevenzione facciano temere un’attività non imparziale. Deve trattarsi però di
apparenze oggettive; impressioni puramente soggettive di una parte al processo
non sono determinanti (DTF 136 III 608, consid. 3.2.1; DTF 134 I 21, consid.
4.2; DTF 132 V 109, consid. 7.1; DTF 131 I 25, consid. 1.1; DTF 127 I 198,
consid. 2b; DTF 125 II 541, consid. 4a; sentenza del Tribunale federale
5A_864/2011 del 16 marzo 2012, consid. 4.2.1; sentenza del Tribunale federale
4A_631/2012 del 4 febbraio 2013, consid. 3.2).

 

                                   4.   Premesso
che il principio dell’indipendenza e dell’imparzialità del giudice valgono
anche per il perito giudiziale (cfr. consid. 3.; Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile massimato e commentato, Lugano 2000, m. 13 ad art. 248-250 CPC-TI), non costituiscono gravi ragioni, sufficienti alla ricusa,
semplici supposizioni, illazioni o timori generici di parzialità non confortati
da elementi concreti suscettibili di confermare l’esistenza di una situazione
d’incapacità soggettiva del giudice ad occuparsi senza pregiudizi della
vertenza processuale. Occorre invece dimostrare che il giudice, con grave
colpa, disattendendo i propri doveri ha emanato decisioni scorrette o per
partito preso (Cocchi/Trezzini in op. cit., m. 11 ad art. 27 CPC-TI).

                                         Inoltre,
la ricusa può essere sì pronunciata anche per grave inimicizia del giudice
verso il patrocinatore della parte, tuttavia, per giustificare una ricusa non
basta un’antipatia, anche se dichiarata, ma occorre un’avversione marcata,
grave e profonda verso la parte (I CCA 25 agosto 2003, inc. n. 11.2003.59; Bühler, Die Stellung von Experten in der
Gerichtsverfassung, in: SJZ 105 (2009), pag. 331). Eventuali dissapori o tensioni
tra il giudice e le parti, o i loro patrocinatori, nella misura in cui non
ingenerino una vera e propria situazione di rigorosa e riconoscibile
predisposizione sfavorevole nella trattazione della vertenza, non mutano la
sostanza giuridica delle cose e non possono comportare un giudizio favorevole
alla proposta richiesta di ricusazione (Cocchi/Trezzini in op.
cit., m. 8 e 9 ad art. 27 CPC-TI). Il Tribunale federale ha addirittura
precisato che qualora il rapporto di inimicizia non coinvolga direttamente una
parte, bensì un suo rappresentante, sono richiesti criteri ancor più severi e
restrittivi per ammettere una predisposizione (sentenza del Tribunale federale
1B_303/2008 del 25 marzo 2009, consid. 2.2). L’Alta Corte ha inoltre avuto modo
di giudicare che delle affermazioni umoristiche non bastano a fondare un dubbio
di parzialità, nemmeno se inopportune e se ingenerano un sentimento negativo
nel destinatario (DTF 127 I 196, consid. 2d; DTF 116 Ia 14, consid. 4). Secondo
la giurisprudenza, nemmeno il tacciare il comportamento di una parte quale
“vessatorio” è sufficiente (sentenza del Tribunale federale 1B_257/2009 del 3
dicembre 2009, consid. 2.3), come nemmeno lo è un colloquio telefonico dal
contenuto particolarmente emotivo (sentenza del Tribunale federale 2A.82/2004
del 6 maggio 2004, consid. 4). Pure una critica (eventualmente anche aspra e
non oggettiva) che una parte in causa o il proprio rappresentante esprimono al
perito e questi rimandi al mittente, non basta di per sé come motivo di ricusa
poiché, in caso contrario, le parti potrebbero escludere ogni perito a loro non
gradito (Bühler, Gerichtsgutachter
und -gutachten im Zivilprozess, in Heer/Schöbi (ed.), Gericht und Expertise,
Schriften der Stiftung für die Weiterbildung schweizerischer Richterinnen und
Richter SWR/Band 6, Berna 2005, pag. 36).

 

                                   5.   Nel
caso concreto il rappresentante della parte attrice sostiene di essere stato
“pesantemente insultato” dal perito nelle sue osservazioni all’istanza di
ricusa del 2 settembre 2012, sia sul piano professionale, sia su quello
personale. In particolare, RA 1 sottolinea di essere stato tacciato di avere un
atteggiamento da “Azzecca-garbugli, avvocato in Lecco” e di aver agito “non facendo
di certo onore né all’etica né tantomeno all’onestà!”. Egli critica pertanto le
argomentazioni e le conclusioni del Pretore a tale riguardo e gli rimprovera di
non avere vagliato nella giusta ottica quanto scritto dal perito. Sostiene che
un tale comportamento denoterebbe una rigorosa e riconoscibile predisposizione
sfavorevole nella trattazione della fattispecie da parte del perito, nonché un
sentimento di inimicizia nei suoi confronti e di quelli dell’attrice (cfr. reclamo
12 ottobre 2012, pag. 4 e 5). 

                                         

                                5.1   Sebbene il
perito giudiziario, quale ausiliario del giudice, debba mantenere una certa
distanza verso le parti e i loro patrocinatori e debba rimanere oggettivo anche
se toccato direttamente nella propria sfera personale (Bühler, Die Stellung von Experten in der Gerichtsverfassung,
in: SJZ 105 (2009), pag. 332-333), non si può concludere, da un esame del caso
concreto, che egli sia predisposto a sfavore della parte attrice. Infatti, le
parole proferite del perito rappresentano una risposta emotiva ad un’istanza di
ricusa che, comunque sia, è molto severa nei suoi confronti e verso il suo
operato. Infatti, lo stesso patrocinatore della parte attrice ha per esempio
sostenuto, senza alcuna prova oggettiva, che “la perizia è stata verosimilmente
redatta un paio di giorni dall’ultimo termine assegnato dal Giudice, senza alcuna
indagine scientifica” e ancora: “del perito si sono perse le tracce” (cfr. istanza
di ricusa 27 agosto 2012, pag. 2 e 3). Con l’istanza di ricusa è stata inoltre
criticata la professionalità del perito, mettendo addirittura in dubbio la sua imparzialità
e facendo riferimento ad una telefonata intercorsa tra l’esperto e il legale,
il cui contenuto è stato contestato dall’arch. __________. Il fatto che il
perito (pur sbagliando) abbia risposto alle provocazioni dell’attrice, non è
ancora sufficiente a dimostrare l’incapacità oggettiva dello stesso di
occuparsi senza pregiudizi dell’allestimento della delucidazione della perizia.
Dagli atti non traspare una prova in tal senso. A ragione il Pretore non ha
pertanto ravvisato motivi gravi e oggettivi che permetterebbero di dubitare
dell’imparzialità del perito.

 

                                5.2   Per quanto
concerne l’asserito contenuto dei colloqui telefonici del luglio 2012, in occasione dei quali l’esperto avrebbe, tra l’altro, dichiarato di sentirsi offeso dalle
domande di delucidazione della perizia, non occorre nemmeno entrare nel merito
dello stesso. Infatti, secondo il principio attitatorio, incombe alle parti
fornire al giudice i fatti dai quali derivano le loro pretese, nonché le prove
sui fatti contestati (Cocchi/Trezzini in op. cit., m. 1 ad art. 78 CPC-TI), ciò che, nel caso concreto,
non è avvenuto. Il tenore della conversazione telefonica, così come riportato
dall’RA 1, rimane quindi una semplice allegazione di parte, non suffragata da
prove concrete.

                                         

                                   6.   La
reclamante critica inoltre il Pretore, il quale avrebbe disatteso quanto alluso
dal perito in merito all’evasione delle domande di delucidazione. Secondo RE 1
infatti, quanto affermato dall’arch. __________ al punto 11. delle proprie
osservazioni all’istanza di ricusa del 2 settembre 2012, lascerebbe trasparire,
tra l’altro, una palese mancanza di volontà di modificare quanto da lui già indicato
nel referto peritale.

 

                                         È invece
a ragione che il Pretore non si è soffermato su quanto scritto dal perito al
suddetto punto. Infatti, l’art. 252 CPC-TI offre la possibilità non di
sottoporre al perito qualsiasi nuova domanda, ma esclusivamente di formulare
domande di completazione del referto per i quesiti rimasti parzialmente
senza risposta oppure domande di spiegazione (delucidazione) per i
quesiti la cui risposta non risulti univocamente comprensibile (Cocchi/Trezzini in op. cit., m. 1 ad art. 252 CPC-TI). Il perito non è quindi
obbligato a “discostarsi dal risultato iniziale per giungerne ad un altro”
oppure ad “apportare modifiche a quanto già indicato nel referto peritale” come
sostenuto e auspicato dalla reclamante (cfr. reclamo 12 ottobre 2012, pag. 5).
Oltre a tutto ciò, non va nemmeno trascurato il fatto che l’arch. __________ ha
stimato i costi peritali di delucidazione in fr. 15'908.40, ciò che rappresenta
il doppio rispetto al costo complessivo della perizia stessa (fr. 8'106.80). Ne
consegue che non si può dedurre che il perito non intenda concretamente chinarsi
sulle domande di delucidazione poste dall’attrice. 

 

                                   7.   Infine,
secondo la reclamante, il giudice di prime cure le avrebbe rimproverato di non
avere chiesto subito l’annullamento della perizia (cfr. reclamo 12 ottobre
2012, pag. 5, punto 12. in fine) e pertanto, anche per questo motivo, l’istanza
sarebbe stata respinta.

 

                                         Anche
quest’ulteriore censura risulta però infondata. Infatti, il Pretore ha concluso
l’esatto contrario, ovvero che la domanda di annullamento della perizia “è
sicuramente prematura” e non tardiva come sostenuto dalla reclamante (cfr. decisione
impugnata, pag. 4). Come giustamente rilevato dal Pretore, le eventuali lacune
della perizia potranno semmai essere sanate con la delucidazione richiesta
proprio dalla ricusante. Appare quindi prematuro chiedere una nuova perizia
prima che l’arch. __________ possa esprimersi sugli ulteriori quesiti a lui
sottoposti. La dottrina ha già avuto modo di precisare che lo strumento della
nuova perizia va ammesso con prudenza, poiché da un lato presuppone un referto
peritale carente (ciò che nel caso concreto non è ancora stato valutato) e,
dall’altro, deve essere preceduta da una delucidazione o complemento di
perizia, a meno che gli stessi non appaiano inutili a priori (Frank/Sträuli/Messmer, Kommentar zur
zürcherischen Zivilprozessordnung, Zurigo 1997, § 181, n. 4). Analogamente, la
domanda di designazione di un nuovo perito è prematura quando l’istante chiede
la delucidazione della perizia, ammessa dal giudice (Cocchi/Trezzini in op.
cit., m. 4 ad art. 252 CPC-TI). La decisione del Pretore al riguardo regge
dunque alle critiche e il reclamo va respinto anche su questo punto.

 

                                   8.   A
prescindere da tutto quanto fin qui esposto ci si potrebbe tuttavia chiedere se
l’istanza di ricusazione presentata dall’attrice il 27 agosto 2012 fosse
tempestiva. 

 

                                8.1   L’art. 29
cpv. 4 CPC-TI sancisce che se l’istanza di ricusazione è fondata su una
delle ragioni di cui all’art. 27, non può essere proposta dalla parte che,
venutane a conoscenza, sia passata o abbia espressamente o tacitamente lasciato
passare ad atti successivi. Scopo dell’art. 29 cpv. 4 CPC-TI è di obbligare
a far valere i motivi di ricusazione il più presto possibile con la conseguenza
che una tardiva adduzione è contraria al principio della buona fede e comporta
la reiezione del diritto (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura civile massimato e commentato, Appendice
2000/2004, Lugano 2005, m. 5 ad art. 29 CPC-TI). Secondo consolidata
giurisprudenza del Tribunale federale, la domanda di ricusazione deve essere
tempestiva nel senso che la parte deve farla valere immediatamente, alla prima
occasione utile dopo averne avuto conoscenza. Una richiesta tardiva comporta
infatti la perenzione del diritto a chiedere la ricusazione, poiché rappresenta
una violazione del principio della buona fede (DTF 138 I 1, consid. 2.2; DTF 134 I 20, consid. 4.3.1; DTF 132 II 485 consid. 4.3; DTF
129 III 445, consid. 4.2.2.1; DTF 119 Ia 221, consid. 5;
sentenza del Tribunale federale 4A_210/2011 del 1° settembre 2011; sentenza del
Tribunale federale 4A_147/2008 del 26 maggio 2008, consid. 4).

 

                                8.2   Da un esame
dell’istanza di ricusa presentata dalla parte attrice il 27 agosto 2012, si
rileva che la stessa si fonda principalmente su argomentazioni dedotte dalla
perizia del 29 febbraio 2012 (giunta alle parti ad inizio marzo 2012). Infatti,
nel proprio allegato di ricusa, RE 1 ha criticato l’operato del perito, il
quale avrebbe allestito una perizia lacunosa, parziale, inconcludente,
insufficiente, ecc. (act. XIII). Quale ulteriore motivazione a sostegno delle
proprie richieste, la ricusante ha alluso alle telefonate del luglio 2012, in occasione delle quali il perito avrebbe esternato il suo risentimento (a quest’ultimo
riguardo, si rinvia a quanto detto sopra al consid. 5.2). L’attrice ha quindi
presentato l’istanza di ricusa del perito oltre cinque mesi dopo il momento in
cui essa è venuta a conoscenza dei motivi sui quali ha poi fondato la propria
richiesta. Ne consegue che l’istanza di ricusa andava in ogni caso dichiarata
perenta dal giudice di prime cure. 

 

                                   9.   Visto
tutto quanto si è detto, l’istanza di ricusazione 27 agosto 2012 va in ogni
caso respinta e la decisione 27 settembre 2012 del Pretore della giurisdizione
di Mendrisio nord merita conferma. Le spese giudiziarie sono poste a carico
della parte soccombente (art. 106 cpv. 1 CPC), mentre non si giustifica l’attribuzione
di ripetibili alla parte convenuta, non avendo la stessa presentato la risposta
al reclamo. Il valore litigioso ammonta ad almeno fr. 50'000.- come indicato
dalla reclamante su espressa richiesta di questa Camera.

                                         

 

            

Per
questi motivi,

richiamati
gli art. 106 CPC e la LTG,

 

 

decide:

 

                             1.   Il
reclamo 12 ottobre 2012 di RE 1 è respinto.

                                                                                

                                   2.   Le
spese processuali della procedura di reclamo in complessivi fr. 1'000.- sono
poste a carico della reclamante.

 

                                   3.   Notificazione:

                                         -
avv.     

                                         - avv.     

                                      

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio nord

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
vicecancelliere

 

 

 

Rimedi
giuridici

Nelle cause a
carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato
ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).