# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 577b86fd-2a48-5ae7-814e-de633ae2235e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.06.2024 D-3755/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3755-2024_2024-06-21.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3755/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 1  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Yannick Antoniazza-Hafner, Daniela Brüschweiler,  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato l’(…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Michela Gentile,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 5 giugno 2024 / N (…). 

 

 

D-3755/2024 

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Fatti: 

A.  

L’8 maggio 2024, l’interessato, cittadino afghano, ha depositato una do-

manda d’asilo in Svizzera. Da un controllo nella banca dati europea di rile-

vamento delle impronte digitali (Eurodac) è emerso che, in data 21 settem-

bre 2023, il richiedente ha inoltrato una domanda d’asilo in Austria. Il 22 

maggio 2024, la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) ha 

svolto un colloquio Dublino, nel corso del quale è stato concesso all’inte-

ressato il diritto di essere sentito in merito alla responsabilità dell’Austria 

per lo svolgimento della procedura d’asilo e di allontanamento, nonché alla 

prospettata decisione di non entrata nel merito con il conseguente trasferi-

mento verso detto Paese. Lo stesso giorno, la SEM ha poi trasmesso una 

domanda di ammissione del richiedente alle omologhe autorità austriache, 

accolta da quest’ultime il 28 maggio 2024. Il 23 maggio 2023, l’interessato 

ha poi consegnato alla SEM una parte della decisione negativa d’asilo au-

striaca, con la quale sarebbe stata inoltre rifiutata la protezione sussidiaria. 

In Svizzera, il richiedente ha inoltre svolto alcune visite mediche.  

 

B.  

Con decisione del 5 giugno 2024, la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo e ha ordinato l’allontanamento [recte: trasferimento] del 

ricorrente verso l’Austria, incaricando il Cantone di B._______ dell’esecu-

zione della misura e costatando l’assenza dell’effetto sospensivo ad un 

eventuale ricorso. L’autorità opponente ha altresì disposto la consegna de-

gli atti procedurali conformemente al relativo indice.  

 

C.  

Con ricorso datato 13 giugno 2024, l’interessato avversa la decisione suc-

citata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) 

concludendo all’annullamento della stessa, nonché alla restituzione degli 

atti alla SEM per “per una nuova valutazione in merito alla possibile appli-

cazione della clausola di sovranità” (cfr. ricorso pag. 9) e, in subordine, per 

nuova istruzione. Sul piano procedurale, egli chiede la sospensione caute-

lare dell’esecuzione del rinvio, la concessione dell’effetto sospensivo al ri-

corso nonché dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo. Con misure super-

cautelari del 18 giugno 2024, il Tribunale ha sospeso provvisoriamente 

l’esecuzione del trasferimento dell’interessato verso l’Austria.  
 

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Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

 

1.2 Il ricorso presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi), contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 

art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

 

1.3 Nello specifico, in virtù dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia 

allo scambio di scritti in quanto il ricorrente non ha addotto alcun nuovo 

fatto o mezzo di prova dirimente per il giudizio.  

 

2.  

In materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammis-

sibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5; 

2014/1 consid. 2; art. 62 cpv. 4 PA). Qualora sia adito su ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, il Tribunale si 

limita inoltre ad esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. 

DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5).  

 

3.  

3.1 Nella querelata decisione, la SEM ha sostanzialmente constatato la 

competenza dell’Austria per l'esame della domanda d'asilo del ricorrente 

ed escluso l’esistenza di carenze sistemiche ai sensi dell'art. 3 par. 2 del 

regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). Inoltre, non sussiste-

rebbero motivi per l'applicazione dell'art. 16 par. 1 RD III o della clausola di 

sovranità prevista dall'art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente dall'art. 29a cpv. 

3 dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 

1999 (OAsi 1, RS 142.311), posta segnatamente l’assenza di un rischio di 

trattamenti contrari all'art. 3 CEDU o di una violazione del principio del di-

vieto di respingimento. In particolare, fondandosi sull’art. 18 cpv. 1 lett. d 

RD III, la SEM ha giudicato che l’ottenimento di una decisione d’asilo ne-

gativa in Austria non escludesse la competenza di detto Paese per dare 

seguito alla procedura avviata dall’interessato. Inoltre, quest’ultimo non 

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avrebbe comprovato che l’Austria ha violato i suoi impegni di diritto inter-

nazionale, segnatamente il principio di non-refoulement, o che la sua do-

manda non è stata oggetto di una procedura regolare. La SEM ha poi con-

siderato pretestuosa l’allegazione per cui il ricorrente, in ragione di tre 

giorni di malattia e della difficoltà a contattare un avvocato, non sarebbe 

stato in grado di impugnare la decisione d’asilo ottenuta in Austria. Infine, 

non risulterebbero problemi medici ostativi al suo trasferimento. 

 

3.2  

3.2.1 Censurando la violazione del diritto federale nonché, in particolare, 

un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, 

l’insorgente rimprovera sostanzialmente alla SEM di aver omesso di esa-

minare l’effettiva ammissibilità del suo trasferimento in Austria in ragione 

della decisione negativa d’asilo ivi ottenuta.  

 

3.2.2 A fronte delle circostanze del caso di specie – in particolare la deci-

sione austriaca di allontanare il richiedente in Afghanistan (Stato verso cui, 

secondo l’attuale prassi svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento non sa-

rebbe di principio ragionevolmente esigibile ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI 

[RS 142.20]) – e delle informazioni sulle possibili carenze sistemiche in 

Austria (art. 3 par. 2 RD III), che emergerebbero dalle osservazioni conclu-

sive della Commissione dell’ONU contro la tortura (CAT) del 1° maggio 

2024, la SEM avrebbe dovuto “effettuare un esame più approfondito nell'ot-

tica di valutare la necessità e l'opportunità di rinunciare all'allontanamento 

o quantomeno approfondire maggiormente il rischio di violazione in parti-

colare del principio di non refoulement.” (cfr. ricorso pag. 3). In altri termini, 

nonostante le presunzioni sul rispetto del diritto internazionale da parte 

dell’Austria e per quanto il sistema Dublino si fondi su un regime di reci-

proca fiducia tra gli Stati membri, la SEM avrebbe dovuto ottenere delle 

idonee garanzie individuali e concrete da parte dell’Austria in merito al ri-

spetto del principio di non-refoulement, senza le quali il suo trasferimento 

non sarebbe conforme al diritto internazionale (idem pag. 5). In particolare, 

richiamando la sentenza del TAF D-3902/2022 del 12 settembre 2022, l’in-

sorgente rimprovera all’autorità opponente di non aver acquisito una copia 

integrale della decisione negativa e di non essersi maggiormente informata 

sulla procedura d’asilo svoltasi in Austria (idem pag. 6). Non considerando 

la generale situazione del richiedente in Afghanistan, la SEM avrebbe 

quindi accertato in modo incompleto i fatti rilevanti “per l’esame della liceità 

del trasferimento” in Austria, esonerandosi inoltre “dal suo dovere di accer-

tare la presenza di motivi giustificanti l’applicazione della clausola di sovra-

nità” di cui all’art. 17 RD III (idem pag. 6).  

 

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3.2.3 Infine, l’interessato rimprovera all’autorità opponente di aver analiz-

zato in maniera inesatta ed incompleta il suo stato di salute, in quanto non 

sarebbe stata stabilita una diagnosi e un trattamento per tutte le affezioni 

del ricorrente e ottenuta dall’Austria una specifica garanzia di assistenza 

medica (cfr. ricorso pag. 8).  

 

Al ricorso è stata inoltre acclusa la comunicazione delle autorità austriache 

del 6 maggio 2024 attestante la fine dell’assistenza di base a partire dal 16 

maggio 2024 (“Entlassung aus der Grundversorgung”) in ragione della pro-

cedura d’asilo conclusasi negativamente e cresciuta nel frattempo in giudi-

cato (cfr. allegato al ricorso n. 4). 

 

4.  

4.1 In primo luogo, occorre preliminarmente dirimere la censura formale 

relativa alle carenze istruttorie in punto allo stato di salute dell’interessato, 

poiché suscettibile di condurre all’annullamento della decisione avversata 

(cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1; 2016/2 consid. 

4.2; sentenza del TAF D-2342/2024 del 22 maggio 2024 consid. 5.2.1).  

 

4.2 Nelle procedure d’asilo, così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa, si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi cum art. 12 PA). Essa deve 

procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire 

le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove (cfr. 

DTAF 2015/10 consid. 3.2). Tale principio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti e, in modo particolare, 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (artt. 13 PA e 

8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). I principi suesposti sono applicabili 

anche nel contesto delle questioni di natura medica (cfr. sentenze del Tri-

bunale D-1354/2023 del 4 aprile 2023 consid. 7.2; D-291/2021 del 9 marzo 

2021 consid. 7.3.3).  

 

4.3 Nel caso concreto, il Tribunale osserva che al momento dell’emana-

zione della decisione, l’incarto della SEM conteneva già diversi mezzi di 

prova afferenti alla condizione di salute dell’interessato, i quali sono stati 

peraltro debitamente considerati nel provvedimento impugnato (cfr. deci-

sione avversata pag. 4; atti SEM n. 20/2, 23/2 e 28/5). La documentazione 

appariva inoltre sufficientemente dettagliata, ben motivata e coerente, te-

nuto conto della tipologia delle affezioni presenti, dell’ampiezza delle inda-

gini effettuate e dell’anamnesi del paziente. Infatti, nei certificati medici agli 

atti non risultavano indicazioni quanto a sospetti di gravi patologie da 

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identificare ulteriormente, se non il consiglio di procedere ad una cura far-

macologia accompagnata da regolari consulti psichiatrici (cfr. atti SEM n. 

49/2 e 47/2). Pertanto, lo stato valetudinario dell’insorgente risultava suffi-

cientemente acclarato, per il ché non risultava necessaria la stesura di un 

ulteriore rapporto medico più dettagliato. Peraltro, il ricorrente non indica 

quali ulteriori accertamenti medici si renderebbero necessari e indispensa-

bili per una corretta valutazione del caso (cfr. ricorso pag. 8). Ad ogni buon 

conto, il Tribunale giudica che, nello specifico, non si rendeva ragionevol-

mente necessario indagare sui citati problemi di diabete e renali citati dal 

ricorrente, poiché non lamentati dall’interessato nel corso delle visite me-

diche e, inoltre, risalenti ad un periodo in cui egli soggiornava in Turchia e 

in Bulgaria (cfr. atti SEM n. 16/3 pag. 2, 20/2, 23/2 e 28/5).  

 

4.4 Visto quanto precede, la censura formale relativa ad un accertamento 

incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, rispettivamente alla violazione 

del principio inquisitorio, risulta infondata. Pertanto, la richiesta di giudizio 

tendente alla restituzione degli atti alla SEM per nuova istruzione su tale 

aspetto va integralmente respinta.  

 

5.  

L’oggetto del contendere è quindi determinare se la SEM abbia violato il 

diritto federale, o accertato in maniera inesatta o incompleta dei fatti diri-

menti per il giudizio, nella misura in cui non è entrata nel merito della do-

manda d'asilo in oggetto e, contestualmente, ha ritenuto l’Austria compe-

tente per l'analisi della stessa.  

 

6.  

6.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, non si entra nel merito di una do-

manda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui 

compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura 

di asilo e allontanamento. 

 

6.2 Secondo l’art. 29a cpv. 1 OAsi 1, disposizione che concretizza la sum-

menzionata norma, la SEM esamina la competenza per il trattamento della 

domanda d’asilo sulla base dei criteri previsti dagli artt. 7 – 15 RD III (criteri 

per la determinazione dello Stato membro competente; cfr. art. 3 par. 1 RD 

III). Se sulla base di tali criteri il trattamento della domanda d’asilo compete 

ad un altro Stato e quest’ultimo accetta la presa o ripresa in carico del ri-

chiedente asilo, la SEM emana una decisione di non entrata nel merito (art. 

29a cpv. 2 OAsi 1). 

 

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6.3 Lo Stato membro competente in forza del suddetto regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli artt. 23, 

24, 25 e 29 RD III – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è 

stata respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato 

membro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un 

titolo di soggiorno (cfr. art. 18 par. 1 lett. d RD III).  

 

6.4 Nel caso concreto, le investigazioni effettuate dalla SEM, unitamente 

alle stesse dichiarazioni dell’interessato, hanno rivelato che, il 21 settem-

bre 2023, quest’ultimo ha depositato in Austria una domanda d’asilo (cfr. 

atti SEM n. 8/1 e 16/3). Il 22 maggio 2024, nel termine prescritto dall’art. 

23 par. 2 RD III, la SEM ha quindi trasmesso alle omologhe autorità au-

striache una domanda di presa in carico del ricorrente sulla base dell’art. 

18 par. 1 lett. b RD III, quest’ultima accolta il 28 maggio 2024 sulla base 

dell’art. 18 par. 1 lett. d RD III (cfr. atti SEM n. 17/5 e 22/2). Pertanto, 

avendo espressamente ammesso la propria competenza per la ripresa in 

carico dell’insorgente, le autorità austriache risultano di principio compe-

tenti per condurre la procedura d’asilo dell’interessato, ciò che non viene 

del resto contestato nel gravame. 

 

6.5  

6.5.1 In relazione al trasferimento del ricorrente in Austria, si tratta ora di 

esaminare se, come egli sostiene, esistano in detto Paese delle carenze 

sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti d’asilo, implicanti il rischio di un trattamento inumano o degra-

dante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione eu-

ropea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE; cfr. art. 3 par. 2 2a 

frase RD III).  

 

6.5.2 A tale proposito, è anzitutto opportuno ricordare che, come corretta-

mente concluso dall’autorità opponente, l’Austria è vincolata dalla Car-

taUE, dalla CEDU, dalla Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. contro la tortura, RS 0.105), 

come pure dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30) unitamente al relativo Protocollo aggiuntivo (RS 0.142.301), e ne 

applica le disposizioni. Pertanto, si deve presumere che la stessa rispetti 

la sicurezza delle persone richiedenti d'asilo, in particolare il diritto alla trat-

tazione delle loro domande d’asilo secondo una procedura giusta ed equa, 

che garantisca una protezione conforme al diritto internazionale ed euro-

peo (cfr. la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e 

della revoca dello status di protezione internazionale [direttiva procedura], 

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nonché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti pro-

tezione internazionale [direttiva accoglienza]; ex pluris sentenze del TAF 

D-2659/2024 del 6 maggio 2024 pag. 6; E-2617/2024 del 3 maggio 2024 

consid. 7.1; E-1200/2024 del 21 marzo 2024 consid. 6.1). Nondimeno, que-

sta presunzione non è irrefragabile e va d’ufficio esclusa se, nello Stato del 

trasferimento, è prassi comune violare sistematicamente le norme minime 

dell’Unione europea o se vi sono seri indizi che, nel caso concreto, le au-

torità dello Stato in questione non rispettino il diritto internazionale (cfr. 

DTAF 2010/45 consid. 7.4-7.5).  

 

Ciò posto, il Tribunale giudica che le censure contenute nel gravame, in 

particolare le osservazioni conclusive della CAT del 1° maggio 2024, non 

adducono sufficienti elementi, concreti e verosimili, suscettibili di mettere 

in discussione la precitata giurisprudenza e dimostrare che l’Austria non 

rispetti il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno 

ai suoi obblighi internazionali, rinviando le persone interessate in un Paese 

dove la loro vita, la loro integrità corporale o la loro libertà sarebbero seria-

mente minacciate o da dove rischierebbero di essere respinti in un tale 

Paese.  

 

6.5.3 Va a questo punto precisato che, salvo nel caso in cui il giudice dello 

Stato membro richiedente o la rispettiva autorità statale abbia constatato 

la presenza di carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle condizioni 

di accoglienza nello Stato richiesto, l’art. 3 par. 1 e 2 2a frase RD III non 

consente generalmente di procedere ad un esame dell’esistenza di un ri-

schio di refoulement indiretto al quale la persona interessata sarebbe espo-

sta a seguito del suo trasferimento verso lo Stato membro richiesto, nella 

misura in cui quest’ultimo avrebbe già respinto una domanda di protezione 

internazionale (cfr. la recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione 

europea [CGUE] del 30 novembre 2023 nelle cause riunite C-228/21, 

C-254/21, C-297/21, C-315/21 e C-328/2021 [Seconda Sezione]), punto 

142; in questo senso, sentenze TAF F-3372/2024 del 4 giugno 2024 con-

sid. 3.6; F-2624/2023 del 26 febbraio 2024 consid. 5.5.1). Infatti, il cardinale 

principio della fiducia reciproca tra gli Stati membri legati al RD III impone 

a ciascuno Stato di ritenere che, tranne in circostanze eccezionali, tutti gli 

altri Stati rispettino i diritti fondamentali prescritti dalla legislazione comuni-

taria (parzialmente applicata in Svizzera, cfr. art. 29a cpv. 1 OAsi1) e, più 

in particolare, che il trattamento riservato alle persone richiedenti d’asilo in 

ciascuno Stato membro sia conforme a quanto prescritto dalla CartaEU, 

dalla Conv. rifugiati e dalla CEDU, e che il divieto di refoulement (cfr. art. 

33 par. 1 Conv. Rifugiati), diretto e indiretto, sia rispettato in ciascuno Stato 

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membro (cfr. precitata sentenza CGUE del 30 novembre 2023, punti 131-

132).  

 

Ai fini del controllo della validità della decisione di trasferimento, risulta inol-

tre irrilevante la differenza di valutazione da parte dello Stato membro ri-

chiedente, da un lato, e dello Stato membro competente, dall’altro, in me-

rito all’esistenza di una minaccia grave e individuale alla vita o alla persona 

di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto 

armato interno o internazionale ai sensi dell’art. 15 lett. c della Direttiva 

2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante 

norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di 

beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifu-

giati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, 

nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (“rifusione”; GU L 337/9 

del 20 dicembre 2011; di seguito: direttiva qualifiche), a fronte della quale 

andrebbe accordata una protezione sussidiaria. Infatti, l’obiettivo di stabi-

lire un metodo chiaro ed operativo di determinazione dello Stato membro 

competente e prevenire movimenti secondari di richiedenti d’asilo esclude 

la possibilità di valutare nel merito il rischio di refoulement in caso di trasfe-

rimento, come sembra invece pretendere il qui ricorrente (cfr. succitata 

sentenza della CGUE del 30 novembre 2023, punto 141). In questo senso, 

l’autorità nazionale competente deve ritenere acquisito il fatto che l’omo-

loga autorità in materia di asilo dello Stato membro competente valuterà e 

determinerà correttamente il rischio di refoulement e che il cittadino di un 

Paese terzo disporrà, conformemente alle prescrizioni derivanti dall’art. 27 

RD III, di mezzi d’impugnazione effettivi per contestare, se del caso, la de-

cisione di merito.  

6.5.4 Pertanto, posta l’assenza di carenze sistemiche nel sistema d’asilo 

in Austria (cfr. consid. 6.5.2 supra), le motivazioni contrarie contenute nel 

gravame vanno integralmente respinte. Infatti, la mera circostanza per cui 

la Svizzera accorda attualmente l’ammissione provvisoria ai cittadini af-

ghani in ragione dell’inesigibilità dell’allontanamento ai sensi dell’art. 83 

cpv. 4 LStrI (quindi legata principalmente a situazioni di pericolo a causa di 

guerre o violenza generalizzata) e che, nel caso concreto, l’Austria avrebbe 

invece compiuto una diversa valutazione sull’aspetto della protezione sus-

sidiaria dell’interessato, risulta inconferente per la determinazione dello 

Stato membro competente (cfr. consid. 6.5.3 supra; art. 18 par. 1 lett. d RD 

III). Di riflesso, la SEM non era nell’obbligo di richiedere all’Austria delle 

garanzie individuali e concrete in merito al rispetto del principio di non-re-

foulement, rispettivamente di informarsi maggiormente sulla procedura 

d’asilo svoltasi in detto Paese.  

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Pagina 10 

6.5.5 Per il resto, il ricorrente non ha fornito alcun elemento concreto a di-

mostrazione che la procedura d’asilo in Austria non si sia svolta in maniera 

corretta. Inoltre, le giustificazioni addotte per la pretesa impossibilità di 

adire le vie legali avversando la decisione d’asilo austriaca – della quale 

l’interessato ha prodotto soltanto due pagine – non trovano alcun riscontro 

documentale agli atti e risulta pretestuosa (cfr. atti SEM n. 16/3 pag. 1, 

21/3). Oltretutto, la mancanza di qualsivoglia premura nel contestare giu-

dizialmente la decisione d’asilo succitata o nel postulare un’eventuale re-

stituzione del termine di ricorso, sembrerebbe confermata dal fatto che l’8 

maggio 2024 il ricorrente si trovava già in Svizzera per chiedere nuova-

mente asilo, allorché la decisione austriaca gli avrebbe ordinato di lasciare 

il Paese entro il 16 maggio 2024 (cfr. atto SEM n. 16/3). Del resto, neppure 

in sede di ricorso, egli si è premurato di produrre l’integralità degli atti della 

procedura d’asilo svolta in Austria e giustificare nel merito la pretesa im-

possibilità di adire tempestivamente le vie legali in detto Stato.  

 

6.5.6 In esito, occorre pertanto escludere l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a 

frase RD III e, di riflesso, confermare la competenza delle autorità austria-

che per la trattazione della domanda d’asilo dell’interessato. 

 

7.  

7.1 Resta ancora da esaminare se, malgrado la competenza di principio 

dell’Austria e tenuto conto dello stato valetudinario del ricorrente, l’autorità 

inferiore avrebbe dovuto esaminare la domanda di protezione internazio-

nale in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III. L’insorgente ritiene infatti che, 

nella misura in cui non ha analizzato la sua situazione generale in Afgha-

nistan, la SEM avrebbe accertato in modo incompleto i fatti rilevanti per 

l’esame della liceità del trasferimento in Austria, esonerandosi inoltre dal 

dovere di accertare la presenza di motivi giustificanti l’applicazione della 

clausola di sovranità succitata (cfr. ricorso pag. 6). 

 

7.2  

7.2.1 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se motivi umanitari lo giustifi-

cano, la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell’applicazione di tale norma, l’autorità inferiore 

dispone di un potere di apprezzamento, sul quale il Tribunale non dispone 

generalmente di alcuna cognizione (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Tut-

tavia, se il trasferimento della persona interessata nel Paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

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Pagina 11 

cui si inserisce anche la CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad entrare 

nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2).  

 

7.2.2 In particolare, il Tribunale ha stabilito che l’art. 29a cpv. 3 OAsi con-

tiene indiscutibilmente una nozione giuridica indeterminata, ovvero quella 

dei "motivi umanitari". L'interpretazione di una nozione giuridica indetermi-

nata costituisce in principio una questione di diritto che può essere esami-

nata in un procedimento di giustizia amministrativa federale. In particolare, 

l'errata concretizzazione di una nozione giuridica indeterminata costituisce 

una violazione del diritto ai sensi dell'art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi e può es-

sere esaminata dal Tribunale con piena cognizione (cfr. DTAF 2015/2 con-

sid. 4.3.3; sentenza del TAF D-1379/2021 del 3 ottobre 2023 consid. 8.2.3).  

 

7.2.3 Nell’analisi dei motivi umanitari è dipoi determinate un apprezza-

mento d'insieme di tutte le circostanze del caso concreto. Per poter am-

mettere l'esistenza di motivi umanitari è infatti necessario che vi sia un cu-

mulo di ragioni che facciano apparire il trasferimento come problematico 

da un punto di vista umanitario (cfr. DTAF 2011/9 consid. 8.2; sentenza del 

TAF F-6193/2020 del 17 dicembre 2020 consid. 5.3 e ulteriori riferimenti). 

Oltre a quelli considerati per i casi medici (cfr. DTAF 2011/9 consid. 7.3, 7.4 

e 8), vi sono altri fattori che possono contribuire all'ammissione di motivi 

umanitari. Tra questi vi sono la situazione specifica del Paese di destina-

zione, la particolare vulnerabilità della persona o delle persone da trasfe-

rire, l'interesse superiore del fanciullo, le esperienze traumatiche vissute 

nel Paese di origine, o successivamente – in particolare nello Stato mem-

bro dello spazio di Dublino in cui il richiedente tornerebbe – considerazioni 

basate sul principio dell'unità famigliare o sulla presenza in Svizzera di un 

parente stretto che potrebbe fornire un sostegno particolare, o la durata 

della procedura di accertamento della responsabilità, o la durata della pre-

senza del richiedente in Svizzera (JEAN-PIERRE MONNET, La jurisprudence 

du Tribunal administratif fédéral en matière de transferts Dublin, in: Brei-

tenmoser/Gless/Lagodny, [ed.], Schengen und Dublin in der Praxis, Ak-

tuelle Fragen, 2015, pag. 427 seg.). Quanto più un caso concreto presenta 

fattori gravi e/o sfavorevoli ad un trasferimento, tanto più il potere di ap-

prezzamento conferito all'autorità si ritrova limitato dal principio di propor-

zionalità e tanto maggiori devono essere le possibilità di riconoscimento di 

motivi umanitari ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi1 (cfr. sentenze del TAF 

D-1379/2021 del 3 ottobre 2023 consid. 8.2.4; F-6193/2020 del 17 dicem-

bre 2020 consid. 5.4.3 con riferimenti). 

7.2.4 Tuttavia, l’art. 29a OAsi1 non contiene soltanto una nozione giuridica 

indeterminata ("motivi umanitari"), ma conferisce alla SEM anche un reale 

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Pagina 12 

potere di apprezzamento ("la SEM può decidere di entrare nel merito della 

domanda"; cfr. DTAF 2015/9 consid. 7.5 e 7.6). Ciò comporta che, se il 

potere di cognizione dell'autorità giudiziaria, come nel caso concreto, è ri-

dotto alla violazione del diritto (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.9), il Tribunale 

interviene unicamente se l'autorità ha ecceduto o abusato nell'esercizio di 

tale prerogativa, ovvero se l'atto impugnato comporti una valutazione indi-

fendibile delle emergenze concrete, sia inconciliabile con le regole del di-

ritto e dell'equità, trascuri elementi di fatto idonei a influire sulla decisione 

o tenga conto di circostanze irrilevanti (cfr. sentenza del TAF D-1379/2021 

del 3 ottobre 2023 consid. 8.3.2.3 con riferimenti). In altri termini, il Tribu-

nale può e deve unicamente controllare se l'autorità ha esercitato corretta-

mente il suo potere discrezionale. Da una parte, la SEM deve aver fatto 

uso di tale potere, stabilendo in maniera completa i fatti e procedendo ad 

un esame di tutte le circostanze pertinenti. D'altra parte, la sua scelta deve 

essere fatta secondo criteri ammissibili, ovvero criteri oggettivi e traspa-

renti, altrimenti l'autorità è colpevole di arbitrio. Le sue considerazioni de-

terminati devono inoltre essere contenute nella motivazione della sua de-

cisione. Qualora tali condizioni siano rispettate, il Tribunale non può quindi 

sostituire il suo potere discrezionale con quello della SEM (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 8.1).  

 

7.2.5 Infine, la CGUE ha già avuto modo di ribadire che l’esercizio della 

facoltà concessa dall’art. 17 RD III non è soggetto a condizioni particolari, 

poiché deputato a consentire a ciascuno Stato di decidere in piena sovra-

nità, in base a considerazioni di tipo politico, umanitario o pragmatico, di 

accettare l'esame di una domanda di protezione internazionale, anche se 

esso non è competente in applicazione dei suddetti criteri. In considera-

zione della portata del potere discrezionale in tal modo accordato agli Stati 

membri, spetta quindi allo Stato membro interessato determinare le circo-

stanze in cui intende far uso della facoltà conferita dalla clausola discrezio-

nale (cfr. sentenza della CGUE del 23 gennaio 2019, nella causa C-661/17 

M.A. e A., punto 58 e segg.). La CGUE ha dipoi recentemente precisato 

che l’art. 17 RD III, in combinato disposto con l’art. 27 RD III (mezzi di im-

pugnazione), dev’essere interpretato nel senso che esso non impone al 

giudice dello Stato membro richiedente di dichiararsi competente qualora 

non condivida la valutazione dello Stato membro richiesto in punto al ri-

schio di refoulement dell’interessato (cfr. precitata sentenza della CGUE 

del 30 novembre 2023, cause C-228/21, C-254/21, C-297/21, C-315/21 e 

C-328/2021, punto 152).  

 

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Pagina 13 

7.3  

7.3.1 Poste queste premesse, il Tribunale giudica che le preoccupazioni 

espresse dal ricorrente in relazione al suo eventuale allontanamento verso 

l’Afghanistan non costituiscono un sufficiente elemento sostanziale per ri-

tenere che un suo trasferimento verso l’Austria comporterebbe una viola-

zione degli obblighi derivanti dal diritto internazionale (art. 17 RD III) o giu-

stificherebbe, in ragione del suo caso personale, un motivo umanitario ai 

sensi dell’art. 29a cpv. 3 Oasi 1. Infatti, posto che non appartiene di princi-

pio alle autorità svizzere pronunciarsi sulla questione dell’allontanamento 

del richiedente verso il suo Paese d’origine pronunciato dall’Austria (cfr. 

consid. 6.5 supra), l’attuale prassi della SEM di ammettere provvisoria-

mente in Svizzera i cittadini afghani in ragione dell’inesigibilità del loro al-

lontanamento (art. 83 cpv. 4 LStrI) – non fondata quindi su contrarietà agli 

impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera (art. 83 cpv. 3 LStrI) 

– non costituisce, di per sé sola, né un obbligo imposto dal diritto interna-

zionale – a fronte del quale occorrerebbe applicare la clausola di sovranità 

– né un motivo umanitario ai sensi dei criteri esposti nella giurisprudenza 

succitata (cfr. consid. 7.2.4 supra). In altri termini, nulla può essere rimpro-

verato alla SEM per aver deciso di non accettare l'esame nazionale della 

domanda di protezione internazionale presentata dal ricorrente nonostante 

la competenza dell’Austria (cfr. consid. 7.2.5 supra). In questo senso, l’au-

torità inferiore non è quindi incorsa in una violazione del diritto internazio-

nale e ha giustamente escluso l’esistenza di un motivo umanitario, non es-

sendovi peraltro la necessità d’istruire ulteriormente gli aspetti legati alla 

procedura d’asilo svolta in Austria nonché la situazione generale dell’insor-

gente in Afghanistan. A tale conclusione si giunge anche in considerazione 

della giurisprudenza citata nel gravame (sentenza del TAF D-3902/2022 

del 12 settembre 2022), poiché quest’ultima attiene ad una fattispecie sen-

sibilmente differente da quella presente, caratterizzata in particolare da im-

portanti lacune istruttorie legate alle presunte carenze sistemiche del si-

stema d’asilo rumene nonché alle condizioni della procedura riguardante 

l’interessato ivi svolta, sulle quali la SEM non aveva espresso alcuna con-

siderazione di merito.  

 

7.3.2 Per il resto, essendo l’Austria uno Stato di diritto, nulla permette di 

concludere che l'insorgente non abbia potuto (o possa) far valere i suoi 

diritti di fronte alle istanze superiori in tale Paese se ritiene che la sua do-

manda d'asilo non sia stata valutata in modo corretto. Agli atti non figurano 

infine elementi per ammettere che un trasferimento nello Stato in questione 

lo esporrebbe al rischio di essere privato del sostentamento minimo e di 

subire delle condizioni di vita indegne.  

 

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Pagina 14 

7.4   

7.4.1 In merito allo stato valetudinario dell’interessato, si osserva inoltre 

come il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici, 

costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze ec-

cezionali, ovvero laddove la malattia della persona interessata si trovi in 

uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che a 

seguito del trasferimento la sua morte appaia come una prospettiva pros-

sima. Tale violazione può anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi 

di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti medici adeguati nello 

Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, 

rapido e irreversibile peggioramento delle condizioni di salute comportante 

delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

(cfr. sentenza CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 

41738/10, §180-193; DTAF 2011/9 consid. 7.1; D-4235/2021 del 19 aprile 

2022 consid. 10.5).  

 

7.4.2 Dai referti medici presenti nell’incarto emerge che il ricorrente soffre 

di IVRS rino-faringo-tracheite con screening TBC negativo ed è affetto da 

un disturbo post-traumatico da stress, in terapia con i farmaci (…), unita-

mente a consulti psichiatrici a scadenza di due settimane (cfr. atti SEM n. 

20/2, 23/2 e 28/5). Ciò posto, pur non volendo minimizzare le affezioni ri-

scontrate, il Tribunale giudica che non sussiste uno stato di straordinaria 

vulnerabilità medica del ricorrente e neppure il rischio di una loro trauma-

tizzazione in caso di trasferimento in Austria. Infatti, gli stati di salute testé 

descritti non dimostrano elementi concreti e circostanziati per ammettere 

che siano di una gravità tale da comportare una violazione dell’art. 3 CEDU 

nel caso di un trasferimento e che non possano essere eventualmente trat-

tati in Austria, rispettivamente che impongano un trattamento esclusivo in 

Svizzera. Infatti, contrariamente a quanto censurato nel gravame, lo Stato 

austriaco dispone generalmente di infrastrutture mediche adeguate sia ai 

trattamenti di base sia alle cure per affezioni psichiche (cfr. ex pluris sen-

tenze del TAF D-2659/2024 del 6 maggio 2024 pag. 7; D-5734/2023 del 27 

ottobre 2023 pag. 9; D-4845/2023 del 14 settembre 2023 pag. 8). In questo 

senso, lo stretto controllo dello stato di salute psichica dell’interessato, non-

ché il proseguimento dei consulti psichiatrici, sarà garantito anche in Au-

stria (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza). Ad ogni buon conto, le 

autorità elvetiche competenti per l’esecuzione della decisione dovranno, in 

modo adeguato e prima del trasferimento, informare le autorità austriache 

in merito alle specifiche circostanze mediche e personali dell’insorgente 

(cfr. art. 31 seg. RD III).  

 

D-3755/2024 

Pagina 15 

7.5 In siffatte circostanze, non si ravvisano quindi motivi per ritenere che la 

SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezzamento 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), non sussistendo valide ragioni per appli-

care le clausole discrezionali previste dall’art. 17 par. 1 RD III, rispettiva-

mente dall’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Di riflesso, l’Austria si conferma compe-

tente per la ripresa in carico dell’interessato nel rispetto delle condizioni 

prescritte dal RD III. 

 

8.  

In esito, l’autorità inferiore non è incorsa in una violazione del diritto fede-

rale e neppure in un accertamento errato o incompleto dei fatti (art. 106 

LAsi). Il ricorso deve quindi essere respinto e la decisione avversata con-

fermata.  

 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, sia la domanda tendente 

alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, sia quella relativa 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali, sono divenute senza oggetto. 

 

10.  

Inoltre, posto che le richieste di giudizio presentate con il ricorso erano 

sprovviste di probabilità di esito favorevole, la domanda di assistenza giu-

diziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese processuali, 

va respinta (cfr. art. 65 cpv. 1 PA). Visto l’esito della procedura, le spese 

processuali di CHF 750.– sono quindi poste a carico del ricorrente soccom-

bente (cfr. artt. 63 cpv. 1 e 5 PA cum art. 3 lett. b del regolamento sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale [TS-TAF, RS 173.320.2]).  

 

11.  

Le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 18 giugno 2024 decadono 

con la pronuncia della presente sentenza finale. 

 

12.  

Il presente giudizio non può essere impugnato con ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF) ed è quindi 

definitivo. 

  

D-3755/2024 

Pagina 16 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: