# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bbf43aff-adeb-5f50-a81f-5a8897f9e263
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.10.2023 D-4874/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4874-2022_2023-10-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4874/2022 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  o t t o b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Chiara Piras, Daniela Brüschweiler,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

rappresentato da Davide Borgni,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento)  

(procedura celere);  

decisione della SEM del 28 settembre 2022. 

 

 

 

D-4874/2022 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessato ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) giu-

gno 2022. 

A.b Il (…) luglio 2022 si è tenuto con il richiedente l’asilo il verbale sul rile-

vamento dei suoi dati personali, allorché in data (…) settembre 2022 si è 

svolta con il medesimo l’audizione sui suoi motivi d’asilo. 

Nel corso dei suddetti colloqui, egli ha in sostanza e per quanto qui di rilievo 

dichiarato di essere originario della provincia di B._______, nel distretto di 

C._______, avendo vissuto quasi tutta la vita nella (…) di D._______, suo 

ultimo indirizzo ufficiale nel Paese d’origine, nonché per circa (…) dalla (…) 

al (…) nella (…) di E._______. Dopo la fine della scuola obbligatoria nel 

(…), nella (…) del (…), avrebbe effettuato un corso d’addestramento per 

poter entrare nell’esercito nazionale afghano. In seguito, per qualche mese 

avrebbe (…) a E._______, attività per la quale (…). Dal (…) fino al (…), 

data in cui sarebbe caduta la (…) di B._______ nelle mani dei talebani, 

avrebbe lavorato quale soldato semplice, nella (…), per l’esercito nazionale 

afghano. Egli avrebbe lasciato il suo Paese d’origine il (…), a causa dell’at-

tività lavorativa sua e del padre, che (…) avrebbe fatto parte (…), lavorando 

presso la (…). A ragione di tale sua attività lavorativa, il padre sarebbe stato 

sequestrato dai talebani il (…) ed attualmente il richiedente non saprebbe 

dove si troverebbe. Quest’ultimo, al momento del sequestro del padre, si 

sarebbe trovato presso un amico, ed avrebbe appreso dell’incursione tale-

bana al suo domicilio da una telefonata di un vicino, che lo avrebbe avvi-

sato anche del fatto che i talebani avrebbero chiesto a lui dove si trovasse 

il richiedente. Ritenendo di essere in pericolo, il ricorrente sarebbe quindi 

espatriato dapprima verso l’F._______, poi sostando per (…) in 

G._______, sarebbe giunto in H._______ e poi in Svizzera. Dopo la sua 

partenza, avrebbe appreso che i talebani avrebbero perquisito la casa fa-

migliare. Nel caso di un suo ritorno in Afghanistan, egli teme di essere ar-

restato ed ucciso dai talebani. 

Per supportare i suoi asserti, egli ha presentato in copia: la traduzione della 

sua taskara in inglese; il suo passaporto; il certificato scolastico datato (…); 

la pagella con le materie ed i punteggi conseguiti dal (…) al (…) anno sco-

lastico; 18 fotografie che lo ritrarrebbero quale militare (cfr. mezzo di prova 

agli atti della SEM [di seguito: MdP] n. 5); fotografia che sarebbe stata ap-

posta su di un (…) dove anche il richiedente sarebbe raffigurato (cfr. MdP 

n. 6); fotografia di una tessera della (…) (cfr. MdP n. 7); estratto dei 

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movimenti del conto presso la (…) per il periodo (…) (cfr. MdP n. 8); sei 

stampe di fotografie di un interno d’abitazione (cfr. MdP n. 9); due attestati 

del riferito padre del ricorrente (cfr. MdP n. 10). 

A.c A seguito del progetto di decisione dell’autorità inferiore, notificato il 

26 settembre 2022, il richiedente ha potuto presentare un parere allo 

stesso il 27 settembre 2022. 

B.  

Con decisione del 28 settembre 2022, notificata lo stesso giorno (cfr. [atto 

della SEM] n. [{…}]-23/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato 

all’interessato, ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando inoltre il 

suo allontanamento dalla Svizzera. Tuttavia, gli ha concesso l’ammissione 

provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, attribuen-

dolo al I._______. 

Senza mettere in discussione le attività lavorative che il richiedente ha di-

chiarato di aver esercitato, l’autorità inferiore ha dapprima ritenuto inatten-

dibili, in quanto non sufficientemente circostanziate e dettagliate, le allega-

zioni dell’interessato sia concernenti le persecuzioni nei suoi confronti da 

parte dei talebani, sia quelle relative ad una persecuzione riflessa di questi 

ultimi a causa della professione del padre, la quale attività lavorativa è pure 

stata messa in dubbio. Anche i mezzi di prova presentati, non proverebbero 

alcuna persecuzione da parte dei talebani nei suoi confronti. Proseguendo 

nell’analisi, la SEM ha esaminato se, in seguito all’ascesa al potere dei 

talebani, il richiedente avesse attualmente un timore fondato di persecu-

zione rilevante ai sensi dell’asilo. Tuttavia, ha escluso che ciò fosse il caso, 

in quanto per l’interessato non sussisterebbero ulteriori elementi aggra-

vanti il suo profilo di rischio che lo possano far passare da una situazione 

astratta di persecuzione ad una concreta e mirata nei suoi confronti. Per-

tanto, il suo timore soggettivo di subire in futuro dei pregiudizi pertinenti dal 

profilo dell’asilo, non sarebbe fondato dal profilo oggettivo, e non potrebbe 

quindi essergli riconosciuta la qualità di rifugiato. La SEM ha in seguito 

passato in rassegna le argomentazioni proposte nel parere al progetto di 

decisione da parte del rappresentante legale dell’interessato, ritenendo 

che le stesse non fossero atte a modificare le conclusioni sopra esposte. 

In particolare, l’autorità inferiore ha concluso come il ricorrente non abbia 

reso verosimile una persecuzione da parte dei talebani né tantomeno l’at-

tività lavorativa del padre che lo esporrebbe ad una persecuzione riflessa. 

Pertanto, nel suo caso non sarebbero riconoscibili degli elementi aggra-

vanti il suo profilo di rischio, dato che non avrebbe reso verosimili né il la-

voro del padre, né il sequestro di quest’ultimo ad opera dei talebani, come 

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neppure che i predetti fossero a conoscenza della sua attività di soldato 

semplice, una sua esposizione ed una sua notorietà presso i medesimi. 

Inoltre, prima del suo espatrio, non gli sarebbe mai capitato personalmente 

nulla di rilevante e non avrebbe espresso e subito persecuzioni in ragione 

della sua etnia e religione. Egli non presenterebbe quindi un profilo di ri-

schio elevato che giustifichi un timore di persecuzione da parte dei talebani, 

che sia rilevante ai sensi dell’asilo. Da ultimo, visto che la sua domanda 

d’asilo è stata respinta, la SEM ha pronunciato l’allontanamento dalla Sviz-

zera dell’interessato. 

C.  

Contro il succitato provvedimento, con ricorso datato 27 ottobre 2022 (cfr. 

risultanze processuali), il richiedente si è aggravato dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), concludendo, a titolo prin-

cipale, all’annullamento della decisione impugnata, al riconoscimento della 

qualità di rifugiato ed alla concessione dell’asilo in Svizzera. A titolo subor-

dinato, ha invece postulato che i punti da 1 a 3 della decisione impugnata 

siano annullati e gli atti restituiti alla SEM, per il completamento dell’istru-

zione e l’adozione di una nuova decisione. Ha inoltre formulato istanza di 

concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo. 

Nel suo gravame, in sunto, egli ha inizialmente contestato di non essere 

stato oggetto di persecuzioni da parte dei talebani, malgrado non abbia 

effettivamente avuto dei contatti diretti con i medesimi, e ciò sia poiché egli 

era un soldato nell’esercito nazionale afghano, sia in quanto il padre era 

(…). Difatti, egli avrebbe reso verosimile di essere ricercato dai talebani, i 

quali si sarebbero recati presso il suo domicilio familiare in più di un’occa-

sione, avrebbero chiesto di lui e sequestrato il padre. Peraltro, la sola cir-

costanza che degli accadimenti da lui asseriti gli sarebbero stati riportati da 

terzi, non renderebbe meno verosimile l’insieme dei fatti da lui asseriti e 

provati, come neppure il rischio di persecuzione da parte dei talebani al 

quale egli sarebbe esposto. Più in particolare, a differenza di quanto soste-

nuto dall’autorità resistente nella decisione avversata, l’insorgente ha rite-

nuto di aver reso credibile l’episodio in cui i talebani sarebbero entrati nella 

sua abitazione a B._______, che oltre alle sue affermazioni dettagliate e 

circostanziate, sarebbe supportato dalle fotografie da lui presentate sia din-

nanzi alla SEM sia con il ricorso. Anche la circostanza che i talebani, che 

oggi controllano l’Afghanistan, siano entrati in possesso del suo dossier 

personale, sarebbe stata resa verosimile dall’insorgente. In merito, egli ha 

sottolineato come, al contrario di quanto motivato dalla SEM, lui avrebbe 

citato durante l’audizione sui motivi d’asilo tutta la documentazione 

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contenuta nel suo dossier così come presentata nel parere al progetto di 

decisione dell’autorità inferiore (cfr. p.to 2.4, pag. 9 del ricorso). Per quanto 

poi attiene al rischio di persecuzioni riflesse in ragione del lavoro svolto da 

suo padre, l’insorgente ha considerato di aver spiegato sufficientemente di 

cosa si occupasse quest’ultimo e ha contestato che la mancata cono-

scenza del dettaglio dell’attività lavorativa del padre possa escludere la 

sussistenza di un rischio di persecuzione riflessa nei suoi confronti. Inoltre, 

circa il sequestro del padre, egli avrebbe invero fornito molti dettagli sull’ac-

caduto, risultando peraltro incomprensibile perché un fatto riferitogli da terzi 

sarebbe di per sé solo stereotipato, allorché lo avrebbe raccontato in ma-

niera spontanea e non convenzionale (cfr. p.to 2.7, pag. 10 seg. del ri-

corso). Peraltro la SEM trascurerebbe la circostanza che le sole persone 

armate che potevano entrare a casa dei cittadini in quel particolare fran-

gente, fossero dei talebani. Inoltre l’evenienza sarebbe stata pure confer-

mata da un (…) del distretto di D._______ (cfr. p.to 2.8, pag. 11 del ricorso). 

Proseguendo, il ricorrente ha sostenuto come le sue affermazioni sareb-

bero supportate pure dai mezzi di prova presentati dinnanzi all’autorità in-

feriore ed in fase ricorsuale, a differenza di quanto considerato dalla SEM 

nella decisione avversata, che proverebbero l’elevato profilo di rischio che 

egli deterrebbe (cfr. p.to 2.9, pag. 11 segg. del ricorso). In ultimo, l’insor-

gente si è attardato sulla rilevanza dei motivi d’asilo da lui esposti, consi-

derando che l’autorità resistente abbia accertato in modo inesatto ed in-

completo il suo profilo di rischio (cfr. p.to 3, pag. 14 segg. del ricorso). Se-

gnatamente, egli al pari della sentenza del Tribunale e del rapporto citati 

dalla SEM nella decisione avversata, correrebbe un rischio elevato in caso 

di ritorno in Afghanistan, sia in quanto ex membro dell’esercito nazionale 

afghano, sia poiché vi sarebbero evincibili per la sua persona ulteriori fattori 

che accrescerebbero il suo profilo di rischio. Invero, prima dell’espatrio del 

ricorrente, allorché i talebani si sarebbero recati a casa sua, avrebbero cer-

cato anche l’insorgente; a seguito del suo espatrio, i talebani sarebbero 

penetrati forzando la porta in casa sua e perquisendola; i talebani dispor-

rebbero del suo dossier personale che lo renderebbe identificabile e rin-

tracciabile; nonché egli sarebbe figlio di (…), attualmente sequestrato dai 

talebani. Inoltre, nel quadro complessivo degli elementi di rischio, non an-

drebbe trascurata neppure la circostanza che il ricorrente è di etnia hazara 

e di religione sciita, ciò che lo renderebbe ancora maggiormente inviso ai 

talebani. Infine, egli ha allegato come la SEM non avrebbe fornito una mo-

tivazione specifica circa la pertinenza dei suoi motivi d’asilo, facendo deri-

vare la mancanza di rilevanza direttamente dalla considerata verosimi-

glianza (cfr. p.to 3.4, pag. 15 seg. del ricorso). 

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Con il ricorso, l’insorgente ha prodotto della nuova documentazione ed in 

copia: una fotografia che lo ritrarrebbe all’interno della sua abitazione a 

B._______; la medesima fotografia precedente dove viene evidenziato un 

mobile alle sue spalle e copia della fotografia già presentata con il MdP n. 9 

dove è cerchiato un mobile; nonché una chiavetta USB originale conte-

nente tre filmati. 

D.  

Tramite la decisione incidentale del 10 novembre 2022, il Tribunale ha ac-

colto la domanda di assistenza giudiziaria del ricorrente ed ha invitato l’au-

torità inferiore a presentare una risposta al ricorso entro il 25 novem-

bre 2022. 

E.  

L’autorità inferiore ha presentato quanto richiesto dal Tribunale in data 

16 novembre 2022, proponendo il respingimento del ricorso. Nella sua ri-

sposta, la SEM ha innanzitutto sottolineato come non si possa basare sulle 

probabilità addotte dal rappresentante legale dell’insorgente nel ricorso, 

quanto su fatti realmente accaduti e che il richiedente abbia reso verosimili, 

ciò che egli in specie non avrebbe adempiuto. Inoltre ha osservato che: 

“[…] non mette in dubbio alcuno il ruolo di soldato semplice del richiedente 

presso l’Esercito Nazionale Afghano e il lavoro del padre. Sul punto, non 

occorrono troppe parole per sottolineare la svista […]” (cfr. risposta, 

pag. 2). Difatti, le argomentazioni presentate dall’autorità inferiore circa la 

valenza dei fatti comunicati da terze persone, non sarebbero riferibili alla 

predetta appartenenza, quanto piuttosto al presunto sequestro del padre 

ed alla supposta perquisizione dell’abitazione sita a B._______. A diffe-

renza poi di quanto sostenuto dal rappresentante legale nel ricorso, anche 

la documentazione fotografica prodotta a supporto della predetta perquisi-

zione, non sarebbe chiaramente atta a provare una persecuzione da parte 

dei talebani. Quanto poi al dossier che sarebbe finito nelle mani di questi 

ultimi, l’autorità inferiore ha avanzato l’argomento che per poter ritenere 

verosimili le sue allegazioni, il ricorrente avrebbe forse dovuto riferire qual-

cosa in più rispetto alle dichiarazioni stereotipate presentate. Sarebbe inol-

tre più logico ritenere che egli non possa temere una persecuzione da parte 

dei talebani a causa della professione del padre, conoscendola curiosa-

mente ben poco, piuttosto che il contrario. Diversamente poi da quanto af-

fermato nel ricorso, malgrado le molte domande poste dalla SEM in merito 

al sequestro del padre, le risposte del ricorrente sarebbero state tutt’altro 

che dettagliate, puntuali e spontanee. A tal proposito l’autorità inferiore ha 

rammentato che l’onere della prova ricadrebbe sul ricorrente e non invece 

sulla SEM e che la circostanza che un fatto riferito da terze persone 

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sarebbe stereotipato non sarebbe conclusione della predetta autorità, 

bensì deriverebbe dalla giurisprudenza del Tribunale. Nel seguito la SEM 

ha preso puntuale posizione sui diversi mezzi di prova dell’insorgente – 

anche quelli presentati con il ricorso – non ritenendoli tuttavia idonei a pro-

vare una persecuzione mirata nei suoi confronti per mano dei talebani. Ha 

altresì ribadito che i quattro elementi indicati dal ricorrente nel gravame 

come aggravanti il suo profilo di rischio, sarebbero da ritenere in parte 

astratti e non mirati verso la sua persona ed in parte invece già ritenuti 

inverosimili dall’autorità inferiore. Circa la contestazione del rappresen-

tante legale che il ricorrente si sarebbe limitato ad asserire in modo gene-

rale di aver lasciato l’Afghanistan per motivi di sicurezza a seguito della 

presa di potere dei talebani vista la sua attività presso il servizio nazionale 

afghano, la SEM ha rinviato al racconto spontaneo dell’insorgente evinci-

bile dall’audizione sui motivi d’asilo. Nonostante abbia poi ritenuta tardiva 

l’affermazione dell’insorgente nel gravame che egli sarebbe ancor più in-

viso ai talebani essendo di etnia hazara e di religione sciita, l’autorità infe-

riore si è espressa in merito ad un’eventuale persecuzione collettiva degli 

hazara in Afghanistan, in particolare da parte dei talebani, negando tuttavia 

la sussistenza della stessa. Per il resto l’autorità inferiore ha riconfermato 

le sue considerazioni e conclusioni espresse nella decisione avversata. 

F.  

Il 6 dicembre 2022, l’insorgente ha inoltrato al Tribunale, il suo memoriale 

di replica. Nello stesso, egli ha in particolare rimarcato che a differenza 

dell’obiezione generica mossa dalla SEM nella risposta, lui avrebbe fornito 

un racconto chiaro e dettagliato, supportato inoltre da numerosi mezzi di 

prova. Incomberebbe in merito all’autorità inferiore di valutare se la qualità 

di rifugiato del ricorrente sia data o meno con una “probabilità preponde-

rante”, e quindi mal si comprenderebbe ciò che egli non avrebbe messo in 

pratica al riguardo in sede d’audizione sui motivi d’asilo. Il ricorrente ha poi 

denotato come la SEM sul punto della verosimiglianza del lavoro del padre 

avrebbe mutato opinione nella sua risposta, rispetto a quanto invece rite-

nuto nella decisione avversata. Tale mutamento di valutazione su di un 

“elemento cruciale” per l’esame della domanda d’asilo dell’insorgente, im-

plicherebbe già di per sé solo l’annullamento della decisione della SEM (cfr. 

replica, pag. 2). Nel prosieguo, egli ha ritenuto come logico il fatto che, alla 

luce degli elementi addotti dall’insorgente e dei mezzi di prova prodotti a 

supporto, l’effrazione in casa sua e la perquisizione siano state opere dei 

talebani. Peraltro il fatto che gli avvenimenti allegati gli siano stati riportati 

da terzi, non renderebbe meno verosimile l’insieme complessivo dei suoi 

asserti né il rischio di persecuzione da parte dei talebani. Inoltre, il ricor-

rente ha ribadito come le sue affermazioni in merito al possesso del suo 

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dossier da parte dei talebani siano state precise e puntuali e per nulla ste-

reotipate. Circa poi la verosimiglianza del rischio di persecuzione riflessa 

per il lavoro svolto dal padre, il ricorrente ha dapprima osservato che 

l’esatto contenuto della stessa attività lavorativa avrebbe perso di centra-

lità, vista la modifica della sua valutazione da parte della SEM, che avrebbe 

ritenuto nella sua risposta verosimili le allegazioni dell’insorgente in merito 

al lavoro svolto dal padre. Inoltre, a differenza di quanto sostenuto dall’au-

torità inferiore, il ricorrente ha ribadito come i suoi asserti in ordine al se-

questro del padre, sarebbero tutt’altro che stereotipati. In seguito, l’insor-

gente ha preso puntuale posizione sui mezzi di prova presentati, ribadendo 

per l’essenziale quanto già rimarcato nel ricorso in proposito. Con riferi-

mento poi alla rilevanza dei motivi d’asilo, egli ha evidenziato nuovamente 

che la SEM non avrebbe fornito una specifica motivazione riguardo all’as-

serita assenza di pertinenza dei motivi d’asilo come pure per quanto con-

cerne gli elementi caratterizzanti il suo profilo di rischio, facendo derivare 

automaticamente gli stessi dalla pretesa inverosimiglianza (cfr. replica, p.to 

7.1 seg., pag. 6 seg.). Inoltre, anche al fine di accertare i fatti in modo esatto 

e completo, l’autorità inferiore avrebbe avuto la possibilità di porre al ricor-

rente nel corso dell’audizione sui motivi il quesito atto a conoscere come 

facesse a sapere che il padre si troverebbe tutt’ora nelle mani dei talebani, 

malgrado egli abbia dichiarato di non averne più notizia dalla cattura. Al-

tresì ha rimarcato di non condividere la conclusione della SEM circa il fatto 

che egli avrebbe esposto in modo generale di essere dovuto fuggire dal 

suo Paese d’origine per motivi di sicurezza a seguito dell’ascesa al potere 

dei talebani in Afghanistan, in quanto avrebbe esposto dei motivi d’asilo 

ben precisi nel corso della sua audizione. Da ultimo, per quanto attiene alle 

circostanze che egli sia di etnia hazara e di confessione sciita, ha innanzi-

tutto osservato come tali elementi sarebbero già stati indicati chiaramente 

nel verbale del rilevamento dei suoi dati personali. Inoltre, anche tenuto 

conto delle considerazioni esposte dalla SEM nella risposta al ricorso, si 

potrebbe affermare che tali circostanze contribuiscano a renderlo ancora 

più inviso ai talebani, ed assieme a tutti gli altri fattori concorrenti, a deter-

minarne il complessivo profilo di rischio. 

G.  

Nella sua duplica del 16 dicembre 2022, l’autorità inferiore ha essenzial-

mente ribadito quanto già addotto nella sua risposta al ricorso. Tuttavia, 

riguardo ad alcune contestazioni dell’insorgente ha preso dettagliata posi-

zione. Segnatamente, in merito all’asserito suo cambio di rotta circa la ve-

rosimiglianza delle allegazioni dell’insorgente in rapporto al lavoro svolto 

dal padre (duplica, pag. 2 segg.), le quali sarebbero per di più tendenziose 

(cfr. duplica, pag. 4), l’autorità inferiore ha ribadito di non mettere in dubbio 

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il ruolo ricoperto dal ricorrente all’interno dell’esercito nazionale afghano, 

bensì che lo stesso non abbia reso verosimile di essere entrato nel mirino 

dei talebani proprio a causa della predetta appartenenza né a motivo della 

professione paterna. Inoltre, il fatto che il lavoro svolto dal padre “fosse 

chiaramente coperto dal più stringente segreto professionale”, non sa-

rebbe emerso durante l’audizione sui motivi, bensì sarebbe un’ipotesi del 

rappresentante legale sostenuta successivamente (cfr. duplica, pag. 4). 

Quanto poi alle censure mosse dal ricorrente circa le argomentazioni della 

SEM sulla rilevanza dei motivi d’asilo da lui espresse, l’autorità inferiore ha 

dapprima ritenuto di non dover spiegare il concetto di astrattezza che sa-

rebbe ben chiaro invero al ricorrente, malgrado quanto da lui sottolineato 

nella replica. Per di più, sarebbe palese che se le dichiarazioni del richie-

dente non sono state rese verosimili, non occorrerebbe valutarne la rile-

vanza. Ancora una volta, la SEM ha poi rimarcato che seppure abbia rite-

nuto verosimile il ruolo del ricorrente quale soldato semplice presso l’eser-

cito nazionale afghano, lo stesso non avrebbe però reso verosimile che a 

causa di tale ruolo egli abbia subito persecuzione da parte dei talebani, 

così come una persecuzione riflessa a causa dell’attività paterna, di cui 

nulla conoscerebbe. Per di più, non avrebbe reso verosimile neppure la 

perquisizione presso la sua abitazione e quindi la sua rintracciabilità da 

parte dei talebani per il tramite del presunto dossier contenente i suoi dati. 

Pertanto, in conclusione, essendo i predetti elementi gli unici rilevati come 

aggravanti dal rappresentate legale per poter passare da una persecu-

zione astratta ad una concreta e mirata nei confronti dell’interessato, non 

soltanto gli stessi sarebbero inverosimili, bensì pure irrilevanti, con la con-

seguenza che non si individuerebbe alcun timore fondato di persecuzione 

per il futuro per il ricorrente. Per di più, non si comprenderebbe lo stato di 

pericolo in cui quest’ultimo dice di versare, in quanto è egli stesso ad aver 

asserito di non aver avuto alcun contatto diretto e personale con i talebani. 

Da ultimo la SEM ha sottolineato come le dichiarazioni contenute nella sua 

risposta al ricorso riguardo alla tardività degli asserti in rapporto all’etnia 

hazara ed alla confessione sciita del ricorrente, siano ben diverse da 

quanto riportato dal rappresentante legale dell’insorgente nella sua replica. 

Difatti, ciò che sarebbe stato ritenuto tardivo dalla SEM non è il fatto che 

l’insorgente abbia dichiarato di essere di etnia hazara e di religione sciita, 

bensì piuttosto l’aver asserito solo in sede ricorsuale di essere inviso ai 

talebani per tale motivo. L’autorità inferiore non potrebbe invero vagliare la 

rilevanza di motivi che se affermati in sede d’audizione, ciò che non sa-

rebbe avvenuto in specie.  

H.  

Per mezzo dello scritto datato 10 gennaio 2023, l’insorgente ha presentato 

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Pagina 10 

la sua triplica. In particolare, nella medesima, egli ha riaffermato come la 

circostanza del mutamento di valutazione da parte della SEM riguardo alla 

verosimiglianza dell’attività lavorativa del padre, non sarebbe un’opinione 

di parte, bensì si tratterebbe di una realtà documentata. Tuttavia, sul punto 

in questione, il rappresentante legale anche alla lettura della duplica, non 

sarebbe stato in grado di comprendere quale delle due tesi l’autorità infe-

riore intenda sostenere, ovvero se quella della verosimiglianza dell’allegata 

attività lavorativa del padre oppure se quella della sua inverosimiglianza. 

Ha quindi ribadito che tale fatto implicherebbe di per sé solo la necessità 

che la decisione avversata venga annullata. Circa poi la pretesa tardività 

del rilievo del ricorrente che il lavoro (…) svolto dal padre era coperto dal 

più stringente segreto professionale, sarebbe a lui difficilmente addebita-

bile il fatto di aver legittimamente dato per scontato, e quindi omesso di 

specificarlo durante l’audizione, che il lavoro del padre era coperto da uno 

stretto segreto professionale (cfr. triplica, p.to 6, pag. 3). Altresì, il fatto che 

oltre al racconto dell’amico, a far comprendere che fossero stati i talebani 

ad aver sequestrato il padre vi sarebbe stato che in tali circostanze le sole 

persone armate che potevano entrare nella casa dei cittadini fossero i ta-

lebani, sarebbe allegazione riferita dal ricorrente stesso nell’audizione sui 

motivi e non già, come asserito invece a torto dalla SEM, una conclusione 

del rappresentante legale (cfr. triplica, p.to 7, pag. 3). Con riferimento poi 

all’appartenenza etnica hazara ed alla fede sciita dell’insorgente, egli ha 

ritenuto come la SEM, essendo stata messa a conoscenza di tali elementi 

caratterizzanti il suo profilo di rischio, dovesse in ogni caso tenerne conto 

ai fini della decisione sulla sua domanda d’asilo, in quanto è tenuta a pro-

cedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente 

rilevanti (cfr. triplica, p.to 10, pag. 4). Per il resto, l’insorgente si è essen-

zialmente riconfermato nelle precedenti memorie, rimandando alle mede-

sime per le motivazioni e le conclusioni. 

I.  

Il 30 gennaio 2023, la SEM ha fatto uso della possibilità di presentare delle 

osservazioni di quadruplica. Ribadendo per l’essenziale quanto già osser-

vato e denotato nelle sue antecedenti prese di posizione, l’autorità inferiore 

ha aggiunto quanto segue. Circa l’attività lavorativa del padre, la SEM ha 

rilevato come non possa essere ritenuta certa basandosi sulla documenta-

zione prodotta in copia dal ricorrente. Tuttavia, anche se si ritenesse vero-

simile la medesima, essa risulterebbe del tutto ininfluente ai fini del giudi-

zio, essendo come egli non avrebbe reso verosimile di essere entrato nel 

mirino dei talebani a motivo della professione paterna (cfr. quadruplica, 

pag. 2). 

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Pagina 11 

J.  

Alla precitata, sono seguite ancora le osservazioni del ricorrente del 14 feb-

braio 2023 rispettivamente dell’autorità inferiore del 2 marzo 2023. Nelle 

stesse le parti hanno per lo più ribadito e concluso quanto già affermato nei 

precedenti scritti. Le ultime osservazioni della SEM precitate, sono state 

inviate per conoscenza al ricorrente dal Tribunale con ordinanza del 

10 marzo 2023, dove la scrivente autorità ha pure chiuso lo scambio di 

scritti, riservandosi tuttavia la possibilità di effettuare ulteriori misure d’istru-

zione.  

K.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi in combi-

nato disposto con l’art. 10 dell’Ordinanza sui provvedimenti nel settore 

dell’asilo in relazione al coronavirus del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-

19 asilo, RS 142.318]; DTAF 2020 I/1 consid. 7), contro una decisione in 

materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 LTAF), è di principio 

ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato 

né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche 

della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo che il ricorrente è stato 

posto al beneficio dell’ammissione provvisoria per inesigibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento nella decisione avversata del 

D-4874/2022 

Pagina 12 

28 settembre 2022, oggetto del litigio in questa sede risultano essere 

esclusivamente le questioni riguardanti d’un canto il rifiuto del riconosci-

mento della qualità di rifugiato e della concessione dell’asilo, e d’altro canto 

la pronuncia dell’allontanamento del ricorrente (cfr. KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, 

Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 

3a ed. 2013, pag. 298). 

4.  

4.1 Il ricorrente ha proposto, quale conclusione subordinata, la restituzione 

degli atti alla SEM per completamento dell’istruzione. In realtà, a tenore 

delle sue argomentazioni ricorsuali, l’insorgente si è d’un canto lamentato 

di un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti 

da parte dell’autorità inferiore – e quindi implicitamente di non aver ottem-

perato al suo obbligo inquisitorio (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA; cfr. 

per maggiori dettagli la DTAF 2019 I/6 consid. 5.1) – e d’altro canto invece 

di non aver adempiuto al suo obbligo di motivare la decisione avversata in 

modo sufficiente (cfr. in proposito DTF 144 I 11 consid. 5.3 e giurispru-

denza ivi citata; DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; DTAF 2019 VII/6 consid. 4.1; 

ed a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale E-1684/2022 

dell’11 gennaio 2023 consid. 3.1). Tali censure formali sono da esaminare 

d’ingresso, in quanto potrebbero condurre alla cassazione della decisione 

impugnata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati, 142 II 218 con-

sid. 2.8.1 e rif. cit., 138 I 232 consid. 5; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1, 

2013/34 consid. 4.2, 2013/23 consid. 6.1.3). 

 

4.2 Innanzitutto, il ricorrente a ragione sottolinea l’erroneità nel passaggio 

della decisione della SEM, allorché ritiene che egli non abbia citato già 

nell’audizione la documentazione che invece avrebbe presentato in sede 

di parere (cfr. pag. 9 della decisione impugnata; p.to 2.4, pag. 9 del ri-

corso), in quanto si evince dal verbale d’audizione proprio il contrario (cfr. 

n. 18/15, D115, pag. 13). Tuttavia, tale circostanza, non appare potersi ri-

tenere determinante ai fini della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo dell’insorgente, perché il Tribunale ritenga che si debba, per questa 

sola ragione, annullare il provvedimento della SEM.  

4.3 Non si può invece seguire il ricorrente, laddove ritiene che l’autorità 

inferiore, se avesse voluto ottenere ulteriori dettagli circa il sequestro del 

padre, avrebbe avuto l’occasione di richiederglieli durante l’audizione sui 

motivi d’asilo (cfr. p.to 2.7, pag. 10 del ricorso). Come difatti rimarcato a 

ragione dall’autorità inferiore nella sua risposta al ricorso e nei suoi memo-

riali successivi, sul punto in questione il ricorrente ha avuto ampio modo di 

esprimersi nel corso dell’audizione sui motivi, dove l’autorità inferiore gli ha 

D-4874/2022 

Pagina 13 

posto dei quesiti sufficienti per accertare quanto da lui allegato concernente 

il sequestro del padre (cfr. n. 18/15, D78 segg., pag. 9 seg.; D107 segg., 

pag. 12). L’autorità resistente ha quindi adempiuto al suo obbligo inquisito-

rio in merito. Se poi il ricorrente avesse voluto aggiungere maggiori dettagli 

riguardo a tale episodio, egli avrebbe avuto piena possibilità di farlo anche 

in sede ricorsuale.  

4.4 Proseguendo nell’analisi, come segnalato anche dal ricorrente sia nella 

sua replica del 6 dicembre 2022 (cfr. p.to 2, pag. 2) sia nelle sue memorie 

successive (cfr. triplica, p.to 6, pag. 3; osservazioni del 14 febbraio 2023, 

p.to 3, pag. 2 seg.), anche agli occhi del Tribunale l’autorità inferiore ha 

modificato più volte il suo giudizio circa la verosimiglianza dell’attività lavo-

rativa del padre del ricorrente. Difatti, a differenza di quanto motivato dalla 

SEM nella sua duplica e nei successivi scritti in proposito, si evince limpi-

damente dalla lettura della decisione avversata che l’autorità inferiore ha 

ritenuto dapprima non credibile il lavoro del padre asserito dall’insorgente 

(cfr. pag. 6 della decisione impugnata: “[…] e, altresì, si conclude per l’inat-

tendibilità delle allegazioni a sostegno di una persecuzione riflessa, a 

causa del lavoro di suo padre, il quale lavoro è anche messo in dubbio”; 

pag. 10 del provvedimento avversato: “[…] Ad ogni buon conto, sul punto, 

le sono state rivolte molteplici domande volte a comprendere l’attività di 

suo padre. Lei è stato ripetitivo nel ripetere più volte il ruolo ricoperto quale 

(…) ma non è stato in grado di fornire qualche dettaglio per poter rendere 

verosimile l’attività di suo padre”; pag. 11 della decisione impugnata: “In 

conclusione lei non ha reso verosimile una sua persecuzione da parte dei 

talebani né tantomeno l’attività di suo padre che la esporrebbe a una per-

secuzione riflessa. Di conseguenza le aggravanti nel suo caso non sono 

presenti poiché lei non ha reso verosimile né il lavoro di suo padre né il suo 

sequestro […]”). Sorprendentemente invece nella sua risposta al ricorso – 

e non quindi già in precedenza, con la conseguenza che si può dunque dar 

atto al ricorrente che egli non potesse sollevare la censura già con il ricorso 

come da egli stesso asserito a ragione nella triplica – l’autorità inferiore ha 

modificato tali sue conclusioni, affermando in proposito che: “[…] la scri-

vente SEM non mette in dubbio alcuno il ruolo di soldato semplice del ri-

chiedente presso l’Esercito Nazionale Afghano e il lavoro del padre. Sul 

punto, non occorrono troppe parole per sottolineare la svista. […]” (cfr. ri-

sposta della SEM del 16 novembre 2022, pag. 2). Ciò ritenendo quindi di 

aver commesso un errore nella decisione avversata, e concludendo per la 

credibilità dell’attività lavorativa del padre del ricorrente. Nel successivo 

scritto, l’autorità inferiore non ha invece preso nitidamente posizione in me-

rito, eludendo per lo più l’incoerenza dei suoi asserti ed ascrivendoli ad 

intenti defatigatori del rappresentante legale dell’insorgente, osservando in 

D-4874/2022 

Pagina 14 

particolare che: “[…] emerge chiaramente come la scrivente SEM non 

metta in dubbio alcuno il ruolo di soldato semplice presso l’Esercito Nazio-

nale Afghano del richiedente ma, sottolinea, ancora una volta, che lo 

stesso non abbia reso verosimile di essere nel mirino dei talebani proprio 

a causa della predetta appartenenza così come, non ha in alcun modo reso 

verosimile, di essere nel mirino degli stessi a motivo della professione pa-

terna […]” (cfr. duplica del 16 dicembre 2022, pag. 2; cfr. anche pag. 3 seg. 

dove viene espressa una conclusione analoga alla precedente). Da ultimo, 

nella sua quadruplica, l’autorità resistente ha affermato che: “[…] la SEM 

ribadisce che l’attività (…) del padre non può essere data per certa sulla 

base della documentazione prodotta in copia, e che anche assumendo per 

verosimile questa attività, essa risulta del tutto ininfluente per le conclusioni 

a cui è giunta la SEM nel presente caso […]” (cfr. quadruplica del 30 gen-

naio 2023, pag. 2), tesi poi riproposta anche nelle sue osservazioni del 

2 marzo 2023: “[…] si ribadisce che la scrivente SEM non ha operato alcun 

cambiamento di rotta ma, come già chiarito nello scritto che precede, ri-

tiene che l’attività (…) del padre del richiedente possa essere messa in 

dubbio data la documentazione prodotta in copia e, di conseguenza, non 

possa ritenersi certa. Ciò posto, pare a chi scrive ultronea la verosimi-

glianza dell’attività paterna essendo del tutto ininfluente per le conclusioni 

a cui è giunta la SEM nel caso che ci occupa” (cfr. osservazioni del 

2 marzo 2023, pag. 3). Dalla lettura di queste ultime prese di posizione, si 

deduce come l’autorità inferiore sia rivenuta su quanto concluso in prima 

battuta in merito nella decisione avversata, contraddicendo però quanto 

affermato invece nella sua risposta al ricorso in proposito, con tuttavia una 

sfumatura differente, nel senso che ha posto in dubbio l’attività lavorativa 

del padre del ricorrente sulla base della documentazione prodotta, ed an-

che nell’ipotesi in cui la stessa dovesse essere ritenuta verosimile, ha 

espresso l’opinione che risulti essere comunque ininfluente ai fini del giu-

dizio. Ora, il Tribunale, pur dissentendo recisamente da tali asserti incoe-

renti dell’autorità inferiore su un punto ben specifico delle allegazioni dell’in-

sorgente, cionondimeno non può dar seguito alla conclusione esposta da 

quest’ultimo nella sua replica (cfr. p.to 2, pag. 2) e negli scritti successivi, 

che tale mutamento d’opinione della SEM implicherebbe quale conse-

guenza che la decisione impugnata venga annullata. Difatti, come si vedrà 

anche in seguito (cfr. infra consid. 6.2.3), il Tribunale considera che la que-

stione circa la verosimiglianza dell’attività lavorativa del padre dell’insor-

gente possa restare aperta. Peraltro, sul punto sia il ricorrente sia l’autorità 

inferiore si sono potuti esprimere ampiamente nelle loro memorie, e la va-

lutazione sulla verosimiglianza o meno di tale attività lavorativa, riguarda 

l’apprezzamento, e quindi una questione di diritto che il Tribunale può 

D-4874/2022 

Pagina 15 

quindi esaminare liberamente, disponendo per il resto di tutti gli elementi 

fattuali sufficienti per dirimere in merito. 

4.5 Diversamente, non può essere rimproverato all’autorità inferiore di non 

aver tenuto conto nell’esame della fattispecie di alcune allegazioni dell’in-

sorgente, e meglio del fatto che del sequestro del padre gli avrebbe riferito 

anche un (…) del distretto di D._______; o ancora che nel caso dell’irru-

zione a casa sua le sole persone armate che potessero entrare nelle abi-

tazioni dei cittadini fossero i talebani; o da ultimo che dalla copia delle fo-

tografie presentate, vi fosse visibile una serratura di una porta rotta. Invero 

la SEM nel provvedimento avversato, ha esposto ampiamente per quali 

motivi non ritenesse né il sequestro del padre del ricorrente, né la perqui-

sizione ad opera dei talebani (cfr. p.to II/1, pag. 4 seg.), verosimili; nonché 

le ragioni per le quali non abbia considerato dimostrative degli asserti 

dell’insorgente le fotografie raffiguranti l’abitazione a B._______ da lui pro-

dotte (cfr. p.to II/2, pag. 6). Il memoriale ricorsuale presentato dall’insor-

gente, è inoltre esplicativo del fatto che egli abbia potuto comprendere la 

decisione ed impugnarla con piena cognizione di causa su tutte le questioni 

rilevanti sopra evinte. Una violazione (implicita) del principio inquisitorio da 

parte dell’autorità inferiore, non è quindi in alcun modo ravvisabile per tali 

elementi. 

4.6 Anche per quanto concerne la sollevata mancata motivazione da parte 

della SEM in merito all’assenza di pertinenza dei motivi d’asilo, il Tribunale 

non può seguire la censura del ricorrente. Invero, l’autorità inferiore ha 

esposto in modo chiaro, dettagliato e completo, le ragioni per le quali non 

potesse ritenere data la rilevanza dei motivi d’asilo fatti valere dal ricorrente 

e ciò sia prima dell’espatrio sia in caso di ritorno del medesimo in  

Afghanistan (cfr. p.to II/3, pag. 7 segg. della decisione avversata). Difatti, 

come a ragione segnalato anche dall’autorità inferiore nella sua duplica 

(cfr. pag. 5), essendo che essa ha ritenuto le allegazioni essenziali dell’in-

sorgente inverosimili (cfr. p.to II/1 e II/2, pag. 3 segg.; p.to II/3, pag. 8 segg. 

del provvedimento impugnato), la rilevanza non doveva in alcun modo es-

sere vagliata per i medesimi asserti. Tuttavia, in linea con la giurisprudenza 

di questo Tribunale (cfr. anche infra consid. 7), l’autorità inferiore ha retta-

mente valutato se la situazione del ricorrente lo ponga attualmente o meno 

nel mirino dei talebani al potere (cfr. p.to II/3, pag. 7 segg.; pag. 11 della 

decisione avversata). Viste le predette circostanze, non si ravvede quindi 

alcuna violazione dell’obbligo di motivazione da parte dell’autorità inferiore. 

4.7 Infine, a differenza di quanto sostenuto nel gravame dall’insorgente, 

appare che la SEM già nella decisione avversata abbia tenuto conto 

D-4874/2022 

Pagina 16 

dell’etnia e della religione dell’insorgente (cfr. pag. 11 della decisione im-

pugnata). Una mancanza di presa in conto di tali elementi, o di motivazione 

sul punto, da parte dell’autorità inferiore, non può quindi in alcun modo es-

sere constatata. Inoltre, anche in merito sia il ricorrente sia l’autorità infe-

riore, hanno potuto esprimersi compiutamente nei loro scritti rispettivi in 

fase ricorsuale. Il fatto che l’insorgente dia un’interpretazione differente di 

tali elementi fattuali rispetto a quella adottata dall’autorità inferiore, non ri-

sulta in alcun modo violante l’obbligo inquisitorio posto in capo alla SEM, 

come neppure lesiva dell’implicito diritto di essere sentito dell’insorgente. 

4.8 Da tutto quanto sopra considerato, ne discende quindi che l’autorità 

inferiore abbia accertato in modo esatto e completo i fatti giuridicamente 

rilevanti ed abbia quindi pure soddisfatto al suo obbligo istruttorio ed a 

quello di motivare sufficientemente la decisione impugnata. Di conse-

guenza, neppure il diritto di essere sentito dell’insorgente risulta essere 

stato leso. Alla luce di quanto precede, non si ravvede dunque quali ulteriori 

atti istruttori la SEM avrebbe dovuto adempiere. La conclusione subordi-

nata esposta dall’insorgente nel suo gravame, deve di conseguenza es-

sere respinta. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

5.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-

denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa 

per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

5.3 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese di 

origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi. Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente 

D-4874/2022 

Pagina 17 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). 

5.4 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente 

dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché della sua appartenenza ad 

una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono 

maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che 

è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto 

per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul 

piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi-

cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta pro-

babilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono suffi-

cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano. Devono invece sussi-

stere prove sufficienti di una minaccia concreta passibile di indurre chiun-

que si trovi nella stessa situazione a temere la persecuzione (cfr. 

DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2010/57 consid. 2.5). Perché sia pertinente 

nella nozione di rifugiato, è tuttavia necessario che la situazione di perse-

cuzione sia ancora attuale (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1; 2011/50 con-

sid. 3.1.2.2 e riferimenti citati; DTAF 2010/57 consid. 4.1; WALTER KÄLIN, 

Grundriss des Asylverfahrens, 1990, pag. 125 seg.). 

6.  

6.1 Dapprima, concernente l’attività asserita dall’insorgente in seno 

all’esercito nazionale afghano, il Tribunale denota come non sia spiegabile 

il motivo per il quale il ricorrente, chiestogli se avesse svolto un’attività la-

vorativa nel suo Paese d’origine, abbia unicamente in un primo tempo sol-

tanto riportato della sua attività di (…), negando di aver svolto ulteriore at-

tività lavorativa dopo gli studi ed affermando che fosse mantenuto dal pa-

dre (…) (cfr. n. 18/15, D33 segg., pag. 5), non raccontando in alcun modo 

di una sua attività nell’esercito afghano. Allorché invece poco dopo ha as-

serito di aver svolto un periodo di addestramento a E._______ per poter 

entrare nell’esercito nazionale, ciò che avrebbe fatto dal (…) fino al (…) 

D-4874/2022 

Pagina 18 

(cfr. n. 18/15, D55 segg., pag. 6 seg.). Malgrado tali incoerenze, che mi-

nano in parte la credibilità degli asserti dell’insorgente, in una valutazione 

complessiva delle allegazioni dell’insorgente in merito (cfr. n. 10/9, p.to 

4.03, pag. 4; n. 18/15, D55 segg., pag. 6 segg.) e delle copie dei mezzi di 

prova presentati a supporto (cfr. MdP n. 5, n. 6, n. 7 e n. 8), anche il Tribu-

nale considera le dichiarazioni del ricorrente inerenti alla sua attività lavo-

rativa esercitata in seno all’esercito nazionale afghano quale semplice sol-

dato di (…), in preponderanza verosimili. Pertanto, si ritiene che le ulteriori 

argomentazioni ricorsuali circa l’estratto del conto del ricorrente presso la 

(…), perdano di qualsiasi rilevanza, e non devono quindi essere esaminate. 

6.2 Ciò posto, pure il Tribunale, alla stessa stregua dell’autorità inferiore, 

considera alcune delle dichiarazioni rese dall’insorgente come inverosimili, 

in quanto non sufficientemente concrete e motivate. 

6.2.1 In primo luogo, gli asserti da lui resi in merito alle ricerche della sua 

persona da parte dei talebani in due occasioni, ovvero al momento del se-

questro del padre e della supposta perquisizione da parte dei medesimi nel 

(…) del (…), non risultano essere credibili. Invero, il ricorrente, a parte aver 

servito per un periodo nel servizio nazionale afghano, quale soldato sem-

plice, lavorando (…) (cfr. n. 18/15, D65 segg., pag. 7 seg.), non è mai en-

trato in contatto diretto con i talebani (cfr. n. 18/15, D74, pag. 8; D77, 

pag. 9). La circostanza generica riportatagli da un vicino di casa che i tale-

bani avrebbero chiesto dove egli si trovasse (cfr. n. 18/15, D78, pag. 9), 

senza che invece presso i suoi famigliari venissero formulate delle richieste 

in tal senso né ricercato attivamente in merito, e ciò malgrado essi fossero 

rimasti fino alla (…) del (…) a B._______, ed in seguito ad J._______ (cfr. 

n. 18/15, D19 segg., pag. 3 seg.), risulta essere poco plausibile, e non è 

supportata da alcun elemento di qualsivoglia sostanza e concretezza. Al-

tresì, quanto narrato dall’insorgente relativo alla perquisizione che sarebbe 

avvenuta al suo domicilio nel (…) del (…) – quindi allorché egli era già 

espatriato – dove sarebbero anche stati portati via degli oggetti personali, 

risulta essere del tutto generico e stereotipato, non fondato su alcun ele-

mento concreto che ne avvalori la veridicità (cfr. n. 18/15, D100 segg., 

pag. 11 seg.). Peraltro la stessa, come la ricerca nei suoi confronti succi-

tata, gli sono state riportate da terze persone e quindi sono delle circo-

stanze già di per sé opinabili (cfr. anche la sentenza del Tribunale E-

801/2015 del 6 ottobre 2017 consid. 3.7 che richiama il principio secondo 

il quale il fatto di aver appreso da terzi che si è ricercati non è sufficiente a 

stabilire un fondato timore di persecuzioni). Neppure quanto affermato con 

il gravame è in grado di modificare la predetta conclusione. Invero, il fatto 

che i talebani vestirebbero e curerebbero le proprie acconciature e barbe 

D-4874/2022 

Pagina 19 

in modo che li farebbe risultare riconoscibili, e quindi che le persone che 

avrebbero assistito all’irruzione dei talebani presso l’abitazione dell’insor-

gente non sarebbero potuti certamente cadere in confusione (cfr. ricorso, 

p.to 2.3, pag. 8), è un’affermazione che è stata sollevata dall’insorgente 

soltanto in fase di parere al progetto di decisione della SEM e non già ri-

portata nell’ambito dell’audizione sui motivi, ciò che la rende ancora meno 

credibile. Anche il fatto che si sarebbero presentati con dei veicoli che li 

avrebbero resi riconoscibili, è una dichiarazione apportata dal ricorrente 

soltanto in fase ricorsuale (cfr. ricorso, p.to 2.3, pag. 8), che non apporta 

alcuna maggiore veridicità all’evento allegato. Per quanto concerne poi le 

fotografie da lui presentate a supporto di tale incursione presso il suo do-

micilio a B._______ (cfr. MdP n. 9) – anche in fase ricorsuale – come de-

notato a giusta ragione anche dalla SEM, le stesse sono state prodotte 

soltanto in copia, quindi non è possibile vagliarne l’autenticità, né è possi-

bile escludere delle manipolazioni delle stesse. Inoltre, anche volendo rite-

nere che le immagini presentate diano atto di un’effrazione di un’abita-

zione, al contrario di quanto argomentato dall’insorgente nel suo gravame, 

le stesse non provano in alcun modo che tali interni siano quelli apparte-

nenti al ricorrente, né v’è nessun elemento concreto e sostanziato atto a 

significare che il disordine e lo scassinamento della porta sia avvenuto ef-

fettivamente da parte dei talebani. Peraltro, anche si volesse credere all’ef-

frazione compiuta dai talebani presso il suo domicilio, che come visto non 

è stata comunque resa verosimile, l’insorgente non ha apportato nessun 

indizio che sostenga la circostanza che i talebani cercassero proprio lui, e 

non fossero invece penetrati come in molte case è stato fatto da parte dei 

medesimi dopo la loro ascesa al potere. Invero, il ricorrente ha riportato 

unicamente che dopo tale perquisizione, i talebani avrebbero picchiato il 

(…) e gli avrebbero riferito che egli non aveva più diritto di percepire l’affitto 

sull’appartamento locato, e che da quel giorno i talebani riceverebbero 

quindi l’affitto (cfr. n. 18/15, D123, pag. 14). Questi ultimi, non avrebbero 

dunque speso alcuna parola d’interessamento nei confronti dell’insorgente, 

bensì soltanto relativo al bene locato. Ciò che ancora maggiormente con-

duce alla conclusione dell’inverosimiglianza delle ricerche dei talebani nei 

confronti del ricorrente.  

6.2.2 Non vi sono poi negli asserti dell’insorgente degli elementi che fareb-

bero pensare che egli possa essere stato identificato da parte dei talebani 

quale bersaglio di particolare interesse per loro. Difatti, anche ammettendo 

che questi ultimi siano venuti a conoscenza di dati e di documentazione 

personali del ricorrente come da egli asserito (cfr. n. 18/15, D115 segg., 

pag. 13), circostanza che anche tenuto conto degli asserti proposti in fase 

ricorsuale lui non ha comunque reso verosimile con elementi concreti e 

D-4874/2022 

Pagina 20 

fondati, è poco probabile che i talebani ricerchino attivamente una persona 

che ha effettuato per meno di (…) il soldato semplice all’interno dell’eser-

cito nazionale afghano, quindi senza alcuna funzione particolare, senza 

una formazione professionale militare, nonché senza che abbia combattuto 

contro di loro, come è il caso del ricorrente. La presentazione poi di una 

fotografia, in copia, che sarebbe stata pubblicata su di (…) distribuito a (…), 

e che raffigurerebbe l’insorgente, tra altri, assieme al (…) (cfr. MdP n. 6; 

n. 18/15, D112 segg., pag. 12 seg.), non prova in alcun modo né che di tale 

(…) siano effettivamente venuti a conoscenza i talebani, né men che meno 

che possano avervi riconosciuto o riconoscere l’insorgente in futuro, e ciò 

quale persona di particolare interesse per loro. Ciò anche alla luce sia 

dell’inverosimiglianza delle ricerche nei suoi confronti da parte dei talebani, 

sia del fatto che fino ad oggi egli non ha asserito che presso i parenti che 

ancora si troverebbero in Afghanistan – in particolare la madre e la sorella 

che vivrebbero ad J._______ (cfr. n. 18/15, D19 seg., pag. 3 seg.; D43, 

pag. 5) – i talebani si sarebbero palesati in qualche modo ricercandolo. An-

che i filmati da lui prodotti con il ricorso, di carattere generale e che non 

riguardano personalmente l’insorgente (cfr. ricorso, p.to 2.9.6, pag. 13 

seg.), non sono in grado di mutare le conclusioni sopra riportate. 

6.2.3 Da ultimo, il Tribunale ritiene di poter lasciare aperte le questioni circa 

la verosimiglianza dell’attività lavorativa del padre, come pure del seque-

stro di quest’ultimo ad opera dei talebani che sarebbe avvenuto il (…) (cfr. 

n. 18/15, D64, pag. 7; D78 segg., pag. 9 segg.). Invero, anche fossero ri-

tenute delle allegazioni credibili rese dall’insorgente, egli anche quanto già 

visto sopra in merito (cfr. supra consid. 6.2.1 e seg.), non ha provato in 

alcun modo né reso verosimile, che i talebani si siano interessati a lui con-

cretamente sia prima sia successivamente al suo espatrio. Come si vedrà 

poi in seguito, tali asserti risultano inoltre irrilevanti ai sensi dell’asilo (cfr. 

infra consid. 7.6). 

6.2.4 Ne discende quindi che il ricorrente, in una valutazione complessiva, 

non ha reso verosimili le sue dichiarazioni circa i motivi d’asilo che lo avreb-

bero condotto all’espatrio, ovvero le conseguenze alla sua incolumità che 

egli avrebbe potuto subire o subirebbe in futuro dai talebani, nel caso di un 

suo ritorno nel Paese d’origine, a causa sia della sua attività quale militare 

per l’esercito nazionale afghano sia delle attività lavorative svolte dal padre. 

7.  

7.1 Proseguendo nell’analisi, vi è ancora da esaminare se l’insorgente, in 

ragione del suo profilo, possa prevalersi di un timore fondato di subire dei 

D-4874/2022 

Pagina 21 

seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, nel caso di un suo ritorno in  

Afghanistan.  

7.2 Nel suo ricorso e nelle sue memorie ricorsuali successive, l’insorgente 

si è prevalso per potersi considerare una persona con un particolare profilo 

a rischio nei confronti dei talebani, sia della sua attività quale militare 

nell’esercito nazionale afghano, sia del fatto che egli è il figlio di un (…) 

afghano, membro (…), che è stato sequestrato dai talebani; nonché che i 

talebani lo avrebbero ricercato sia al momento del sequestro del padre sia 

dopo il suo espatrio; che questi ultimi disporrebbero del suo dossier conte-

nente tutti i suoi dati, e da ultimo che egli sarebbe di etnia hazara e di reli-

gione sciita. 

7.3 Come riportato a ragione anche dalla SEM nella decisione avversata 

(cfr. p.to II/3, pag. 7), il Tribunale ha ammesso l’esistenza di categorie di 

persone particolarmente esposte a dei rischi di persecuzioni future nel caso 

di un loro ritorno in Afghanistan (cfr. fra le altre le sentenze del Tribunale  

E-3099/2023 del 26 luglio 2023 consid. 4.2.1 con rif. cit., E-5415/2020 del 

21 giugno 2023 consid. 5.3, D-5800/2016 del 13 ottobre 2017 [pubblicata 

quale sentenza di riferimento]). Tra queste, vi figurano in particolare le per-

sone che i talebani considerano, a torto o a ragione, vicine al governo o 

alla coalizione internazionale, o che sono sospettate di essere impregnate 

da valori occidentali e che non si fondano più sulla società afghana. Le 

persone che possiedono un tale profilo, rischiavano di essere vittime d’in-

timidazioni, di rapimenti o ancora di uccisioni, già prima dell’ascesa al po-

tere dei talebani nell’agosto del 2021 (cfr. sentenze del Tribunale  

E-3099/2023 succitata consid. 4.2.1 con ulteriori rif. cit., D-2487/2022 del 

7 luglio 2022 consid. 8.2.1). 

Le constatazioni che precedono risultano ancora d’attualità alla luce della 

situazione vigente in Afghanistan (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 

consid. 4.2.1, E-5415/2020 consid. 5.3, D-893/2023 del 1° maggio 2023 

consid. 6.2, D-2415/2022 del 24 marzo 2023 consid. 10.2). Per quanto il 

livello di violenza cieca nel paese sia globalmente diminuito dalla presa di 

potere da parte dei talebani nell’agosto del 2021, tuttavia il comportamento 

futuro dei membri di tale gruppo rimane ancora all’ora attuale imprevedibile 

e vi è pertanto luogo di ammettere che i profili che prendevano di mira 

prima della loro ascesa al potere, possano ancora essere in modo generale 

esposti a maggiori rischi, tenuto conto delle capacità e del controllo territo-

riale accresciuti di questo attore. Numerose aggressioni contro delle per-

sone appartenenti a gruppi a rischio sono difatti state documentate a partire 

dal mese di agosto 2021. Tuttavia le stesse non appaiono essere 

D-4874/2022 

Pagina 22 

sistematiche o di natura uniforme (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 

consid. 4.2.1, E-5415/2020 consid. 5.3 con riferimenti citati, E-5415/2020 

del 21 giugno 2023 consid. 5.3). Per quanto concerne più in particolare le 

persone appartenenti al vecchio regime, vi è luogo di rilevare che diversi 

fattori – ovvero le informazioni contradditorie e non numerose relative alle 

politiche applicate dai talebani, le differenze a livello regionale così come 

le divergenze d’applicazione da parte dei membri talebani degli ordini che 

emanano dalla direzione centrale di questo gruppo – rendono difficile la 

valutazione del rischio per le persone che corrispondono a questo profilo. 

Tuttavia, tenuto conto delle persecuzioni passate e delle segnalazioni indi-

canti che le medesime risultano sempre essere degli obiettivi, le persone 

che sono considerate come costituenti un bersaglio prioritario dai talebani, 

segnatamente coloro che occupavano dei posti strategici nelle unità mili-

tari, di polizia e d’investigazione, così come i membri del potere giudiziario, 

presentano generalmente un rischio accresciuto di persecuzioni future in 

caso di un loro ritorno in Afghanistan. Deve tuttavia trattarsi di persone che 

si sono particolarmente esposte, al punto d’aver attirato l’attenzione dei 

talebani in modo specifico su di loro. Trattandosi delle altre persone che 

adempiono tale profilo, occorre tenere conto nel quadro della valutazione 

individuale, tendente a determinare se esista un grado ragionevole di pro-

babilità che il richiedente sia vittima di persecuzione, di altre circostanze 

che hanno un’incidenza sul rischio, quali la regione d’origine, il sesso, le 

inimicizie personali o ancora l’implicazione effettiva in conflitti locali (cfr. 

sentenze del Tribunale E-3099/2023 del 26 luglio 2023 consid. 4.2.1 con 

ulteriori rif. cit., E-5415/2020 del 21 giugno 2023 consid. 5.3).  

7.4 Come già sopra riportato, l’interessato non ha mai avuto alcun contatto 

diretto con i talebani (cfr. supra consid. 6.2.1). Inoltre, viste le sue allega-

zioni già ritenute inverosimili circa l’identificazione e l’interessamento dei 

talebani nei suoi confronti, non si può ritenere che egli rientrasse personal-

mente nel mirino del predetto gruppo, già prima il suo espatrio e/o vi rientri 

dopo lo stesso. Peraltro, a proposito delle circostanze che sarebbero suc-

cesse prima del suo espatrio – il sequestro del padre, come pure la ricerca 

nei suoi confronti – oltreché la perquisizione avvenuta a seguito della par-

tenza dal Paese d’origine, ancora una volta si sottolinea che tali asserti 

dell’insorgente si fondano esclusivamente su fatti appresi da terzi, che non 

sono sufficienti per fondare un timore oggettivo di persecuzioni future in 

caso di ritorno (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale  

D-4770/2020 del 29 agosto 2022 pag. 7, D-2658/2022 del 7 luglio 2022 

consid. 3.1.2 con giurisprudenza ivi citata). Inoltre l’insorgente era un sem-

plice soldato tra i tanti, che non ha peraltro mai combattuto contro i talebani, 

ma ha sempre lavorato (…), con la mansione di (…) (cfr. n. 18/15, D60 

D-4874/2022 

Pagina 23 

seg., pag. 7; D66 segg., pag. 8 seg.). Egli non ha mai asserito di aver eser-

citato una funzione strategica in seno all’esercito né occupato un grado 

implicante una responsabilità particolare. Alla luce di tali circostanze, non 

v’è quindi alcuna ragione di pensare che egli possa essere stato identificato 

quale bersaglio (prioritario o meno) da parte dei talebani, vista la sua pre-

cedente attività lavorativa militare. 

7.5 Tenuto conto del profilo dell’insorgente sopra considerato, vi è luogo di 

ritenere che né la sua provenienza dal distretto di C._______ (cfr. n. 18/15, 

D23, pag. 4), né la sua etnia hazara o ancora il suo credo sciita, costitui-

scono degli indizi concreti supplementari che permettano di considerare 

che sarebbe particolarmente esposto a persecuzioni da parte dei talebani, 

nel caso di un suo ritorno in Afghanistan. A questo proposito, il Tribunale 

rammenta che la sola appartenenza all’etnia hazara, non costituisce un 

motivo rilevante suscettibile di fondare un timore di futura persecuzione ai 

sensi dell’art. 3 LAsi e che le condizioni molto elevate poste dalla giurispru-

denza per ammettere una persecuzione collettiva degli hazara in  

Afghanistan, non sono adempiute (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2; 2013/12 

consid. 6; 2013/11 consid. 5.3.2; sentenza del Tribunale E-5415/2020 del 

21 giugno 2023 consid. 5.4.4). L’apprezzamento in tal senso va mantenuto 

anche a seguito dell’ascesa al potere dei talebani nell’agosto del 2021, in 

quanto nessuna informazione permette di concludere che gli hazara, quale 

gruppo etnico, sia minacciato in maniera generale di persecuzioni perti-

nenti in materia d’asilo (cfr. sentenza del Tribunale E-5415/2020 succitata 

consid. 5.4.4 con ulteriori rif. cit.). Il ricorrente, come rettamente segnalato 

anche dall’autorità inferiore sia nella decisione impugnata sia in fase ricor-

suale, non ha fatto valere alcuna persecuzione personale da parte dei ta-

lebani o di terze persone nei suoi confronti a causa della sua etnia hazara 

e della sua religione sciita. È soltanto nel ricorso che egli ha allegato, ge-

nericamente, che il fatto di essere di etnia hazara e di fede sciita, lo por-

rebbe ancor più nel mirino dei talebani (cfr. ricorso, p.to 3.5, pag. 16). Non 

si ravvede quindi alcun motivo, anche tenuto conto della giurisprudenza del 

Tribunale in tal senso, come egli possa essere esposto a delle persecuzioni 

rilevanti ai sensi dell’asilo nel caso di un suo ritorno in patria, anche in ra-

gione di tali elementi del suo profilo. 

7.6  

7.6.1 Venendo infine alle dichiarazioni inerenti al padre dell’insorgente, e 

meglio anche fossero ritenute verosimili le attività intraprese dal genitore in 

seno all’(…) nonché il suo sequestro da parte dei talebani (cfr. in merito 

anche supra consid. 6.2.3); tali asserti non risulterebbero rilevanti, in spe-

cie, ai sensi dell’art. 3 LAsi.  

D-4874/2022 

Pagina 24 

7.6.2 In merito, il Tribunale ricorda che se delle persecuzioni si estendono, 

a fianco alla persona toccata primariamente, anche a membri della famiglia 

e parenti, sussiste una persecuzione riflessa (per il concetto di persecu-

zione riflessa cfr. DTAF 2007/19 consid. 3.3 con rif. cit.). Secondo la giuri-

sprudenza dello scrivente Tribunale, l’appartenenza famigliare ad una per-

sona la quale è esposta ad un rischio di persecuzione accresciuto in  

Afghanistan, può condurre ad una persecuzione riflessa. Ciò è in partico-

lare il caso di (ex) appartenenti alla polizia o alle forze di sicurezza, di au-

torità del governo o di persone vicine al governo (cfr. sentenza del Tribu-

nale D-5392/2022 del 30 giugno 2023 consid. 8.3 con ulteriore rif. cit.). V’è 

luogo di apprezzare l’intensità del rischio di persecuzione riflessa in fun-

zione delle circostanze del caso specifico (cfr. sentenze del Tribunale  

E-5184/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 3.3, E-5725/2022 del 10 gen-

naio 2023 consid. 7.2). 

7.6.3 Al contrario di quanto sostenuto nel gravame dall’insorgente, il Tribu-

nale non ravvisa alcuna ragione perché i talebani possano prendersela con 

lui per le attività lavorative esercitate in passato dal genitore, essendo ri-

marcato come – anche ne fosse ammessa la verosimiglianza (cfr. in pro-

posito supra consid. 6.2.3) – l’impiego del padre nell’(…) presso (…), non 

significa già di per sé solo che il ricorrente sarebbe identificato e ricercato 

a titolo personale dai talebani per uno dei motivi rilevanti ai sensi dell’asilo 

(cfr. a tal proposito tra le altre le sentenze del Tribunale E-4774/2022 del 

7 dicembre 2022, E-5242/2022 del 6 dicembre 2022 con ulteriori rif. cit.). 

Difatti, nel suo caso specifico, non avendo reso verosimili né le ricerche dei 

talebani nei suoi confronti, né l’identificazione della sua persona da parte 

del medesimo gruppo, si constata come non appaia neppure credibile che 

il ricorrente, nel caso dovesse fare rientro nel suo Paese d’origine, possa 

subire una persecuzione riflessa a causa delle attività lavorative esercitate 

dal genitore in passato. Peraltro, un interessamento nei suoi confronti da 

parte dei talebani per la familiarità dell’insorgente con il padre, è ancora 

maggiormente da escludere, tenuto conto che secondo gli asserti dell’in-

sorgente, il padre sarebbe stato sequestrato dai talebani nell’ (…), e che si 

troverebbe tutt’ora con i medesimi (cfr. n. 18/15, D78 segg., pag. 9 seg.; 

D106 segg., pag. 12). Non si ravvede pertanto alcun motivo, per il quale 

egli verrebbe ricercato dai medesimi, essendo già il loro obiettivo nelle loro 

mani. Tale conclusione è supportata pure dal fatto che, anche dopo la par-

tenza del ricorrente dall’Afghanistan, i suoi parenti rimasti allora ancora sul 

posto – in particolare la madre e la sorella – non sarebbero incorsi in per-

secuzioni da parte dei talebani. Ne discende quindi che una sola remota 

possibilità di una persecuzione futura, derivante dalla familiarità del ricor-

rente con il padre, non è sufficiente per motivare un timore oggettivo 

D-4874/2022 

Pagina 25 

pertinente ai fini dell’asilo (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5; cfr. anche nello 

stesso senso la sentenza del Tribunale D-5392/2022 del 30 giugno 2023 

consid. 8.4 con ulteriore rif. cit.), in assenza di qualsivoglia elemento con-

creto e sostanziato che il ricorrente sia entrato nel mirino dei talebani. Tali 

conclusioni non vengono rimesse in questione neppure dalle argomenta-

zioni presentate in fase ricorsuale dall’insorgente.  

7.6.4 Visto quanto precede, il Tribunale ritiene che non esista nel caso di 

specie, una congiunzione di fattori di rischio significativi che rendano alta-

mente probabile che l’interessato sia oggettivamente fondato a temere di 

essere vittima di una persecuzione determinante in materia d’asilo in caso 

di ritorno in Afghanistan, e ciò in un prossimo futuro. 

8.  

In virtù di quanto sopra, non potendo l’insorgente prevalersi né di allega-

zioni verosimili giusta l’art. 7 LAsi né di persecuzioni determinanti ex art. 3 

LAsi, il suo ricorso in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato e 

di concessione dell’asilo non merita tutela e la decisione avversata va 

quindi confermata. 

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione (art. 44 

LAsi). 

L’insorgente, nel suo ricorso, ha impugnato genericamente nelle conclu-

sioni, ed a titolo subordinato, anche il punto 3 della decisione avversata 

concernente la pronuncia del suo allontanamento, senza tuttavia fornire 

alcuna argomentazione specifica in merito. Ora, visto già quanto sopra os-

servato (cfr. consid. 4), e non adempiendo il ricorrente le condizioni in virtù 

delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontana-

mento dalla Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 dell’or-

dinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 

[OAsi 1, RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 con-

sid. 10.1), il Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento ed a respingere pure in tal senso la conclusione subordinata pre-

sentata dall’insorgente in merito. 

10.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

D-4874/2022 

Pagina 26 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per il che il ricorso è respinto. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

avendo il Tribunale accolto l’istanza di concessione dell’assistenza giudi-

ziaria dell’insorgente, con decisione incidentale del 10 novembre 2022, 

nonché che dagli atti non risulta che il ricorrente abbia avuto un cambia-

mento della sua situazione finanziaria, egli è dispensato dal pagamento 

delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

12.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-4874/2022 

Pagina 27 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: