# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 54dac2bb-24be-545a-a8cf-a7724426a8ba
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-04-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 23.04.2007 11.2004.92
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2004-92_2007-04-23.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2004.92

  	
  Lugano,

  23 aprile 2007/lw

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda vicecancelliera, 

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2004.181
(protezione della personalità: diritto di risposta) della Pretura del Distretto
di Bellinzona promossa con istanza del 14 giugno 2004 dall'

 

	
   

  	
    AP 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO 1 , e

     AO 2 

  (patrocinati dall'  PA
  1 );

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello del 13 agosto 2004
presentato dall'AP 1 contro la sentenza emessa il 

                                              2 agosto 2004 dal Pretore del Distretto di Bellinzona;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Sul periodico __________ pubblicato dalla
AO 1 è apparsa nell'edizione di
aprile 2004 (n. 1, anno III, pag. 5 segg.) un'intervista all'avv. AO 2, il quale lasciava
la presidenza dell'AO 1 dopo cinque anni. Nell'articolo, intitolato “E ora farò il cliente della __________”, figurava – tra l'altro – quanto segue (doc. B):

                                         Chi l'ha aiutata a superare i momenti difficili?

                                         Prima di
tutto l'ottimo clima all'interno
del Consiglio di amministrazione, che è rimasto fermo sulle riforme. I rapporti
di fiducia tra la Commissione del Consiglio di amministrazione e la Direzione
generale e le relazioni personali con il direttore generale __________.

                                         Infine, la
fiducia dimostrata dal nostro
“azionista”, il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio. E poi la coscienza che la
riforma della __________ andava portata avanti a tutti i costi.

                                         Credo che mi
abbia anche aiutato il mio carattere, che è riflessivo e non si la­scia impressionare
dagli attacchi, quando sento che sono strumentali e privi di sostanza. Sono convinto della veridicità del
proverbio “il
tempo è galantuomo”.

                                         Qual è il suo
giudizio sull'affare __________?

                                         A livello personale è una vicenda che mi ha
molto rattristato. Non era solo un collega, il mio vice, era un amico.

                                         Mi ha poi
fatto male la sua linea di difesa, quando ha cominciato a lanciare accuse
contro la __________, la Direzione e anche contro di me. Ma è un suo diritto:
ognuno può difendersi come meglio crede. Sulle sue responsabilità,
eventualmente di tipo penale, si pronuncerà la giustizia.

                                  B.   Il
27 aprile 2004 l'AP 1, allora
vicepresidente del consiglio di amministrazione dell'AO 1, ha scritto all'AO 2, invitandolo a pubblicare su __________ la risposta
in appresso (doc. A):

                                         La strategia della bugia

                                         L'avv. AO 2 su __________ dell'aprile 2004 interviene su quello che lui chiama l'“affare
__________” e afferma che il suo vice lo ha “molto
rattristato” quando ha lanciato
accuse contro la __________, la Direzione e contro di lui.

                                         Le
affermazioni di AO 2 sono false e gravemente lesive della persona di AP 1.

                                         AP 1 non ha
mai lanciato accuse contro la AO 1.

                                         Ha soltanto
esposto il risultato di perizie oggettive che unanimemente concludono che AP 1
è vittima degli errori della Direzione generale.

                                         La __________
di __________, definita dallo stesso AO 2 (sul giornale del settembre 2002)
come “una delle quattro principali società di revisione a livello mondiale”, ha
scritto che “la responsabilità delle lacune evidenziate nei sistemi di
controllo interno e nella gestione dei rischi va ricondotta all'operato della Direzione generale” e che “AP 1 è stato danneggiato nella
sua veste di cliente, perdendo il suo intero patrimonio”.

                                         Alla stessa
conclusione è giunto l'ex presidente del Tribunale d'appello avv. __________, uno dei giuristi più prestigiosi del Cantone
Ticino, il quale in un parere giuridico del 30 ottobre 2002 ha concluso che “l'avv. AP 1 al pari degli altri amministratori, poteva ritenere efficaci
ed operanti i sistemi di controllo messi in atto dalla banca, specie nel
settore dei derivati dove il dir. __________ vantava una notevole esperienza e
professionalità” e che “l'avv. AP 1 appare come una vittima degli
errori della Direzione della __________”.

                                         Le colpe
della Direzione sono state evidenziate persino dalla Revisione interna della __________
e la Direzione non ha potuto far altro che ammettere che “fino ad oggi,
malgrado quanto previsto dalla circolare 2517/4.1, di fatto la Direzione generale non era mai intervenuta a designare
quali fossero i consulenti abilitati ad operare con strumenti derivati”.

                                         Invece di
affrontare queste verità, AO 2 ha reagito incolpando i vecchi dirigenti. Poi ha
adottato la strategia della bugia.

                                         Alla televisione
AO 2 e __________ hanno affermato che la __________ disponeva di un sistema di
controllo interno “molto sofisticato” e hanno negato l'esi­stenza
di perdite sui derivati all'infuori del caso __________.

                                         Si tratta di
una doppia frottola. Infatti AO 2 e __________ sapevano che il sistema di
controllo interno non era per nulla sofisticato, e che la __________ aveva subìto
perdite in tutte le principali sedi.

                                         Le stesse
falsità sono poi state profferite davanti al Gran Consiglio e alla Commissione
della gestione, dove AO 2 ha verbalizzato che tutti i funzionari che avevano
speculato con derivati erano stati licenziati, mentre un importante dirigente
di __________ è stato protetto e addirittura promosso.

                                         Dopo aver
detto a più riprese che le perdite con derivati riscontrate sui conti
riconducibili a AP 1 erano le uniche che presentavano risvolti penali, è saltato
fuori che AO 2 era informato e ha taciuto di fronte a malversazioni di carattere
penale capitate nella sede di __________.

                                         Infine certi
dirigenti hanno esercitato insistenze sui responsabili della stampa scritta e
parlata. Quando il __________ ha richiesto le dimissioni del direttore __________,
sono stati subito stanziati crediti milionari a favore dei fratelli __________,
malgrado una decisione della banca di non più dare loro soldi. Da allora al __________
vige il silenzio.

                                         Il Granconsigliere
__________, che è un economista, ha presentato un'interrogazione
al Consiglio di Stato sulle fandonie di AO 2 davanti alla Commissione della
gestione, ma è stato indotto a fare marcia indietro con un umiliante comunicato
stampa.

                                         Per avere
rivelato questi fatti, AP 1 è stato minacciato pubblicamente di denuncia penale
da AO 2, ma la denuncia non è mai stata inoltrata.

                                         Alcuni
giornali hanno evocato apertamente “le pesantissime accuse di corruzione” a
carico di certi dirigenti di AO 1, sorprendendosi del fatto che nessuno ha
reagito o le ha smentite.

                                         AO 2 non era
solo un collega, era un amico al quale sono stato particolarmente vicino
durante un periodo difficile della sua vita. Vederlo ora fare tutte queste cose
con potentissimi mezzi finanziari per evitare che la verità delle perizie venga
a galla e per soddisfare le sue ambizioni, mi ha molto rattristato.

 

                                  C.   AO 2
non avendo reagito alla richiesta, il 14 giugno 2004 l'AP
1 si è rivolto al Pretore del Distretto di Bellinzona
perché la AO 1 e l'AO 2 fossero condannati a pubblicare sul numero seguente di __________
(“oppure sul suo successore
o sulla corrispondenza circolare ai clienti della AO 1”) la risposta appena citata, riproducendo in grassetto la frase “fino ad oggi, malgrado quanto previsto dalla circolare 2517/4.1, di
fatto la Direzione generale non era mai intervenuta a designare quali fossero i
consulenti abilitati ad operare con strumenti derivati” e menzionando il fatto che
la pubblicazione avveniva per ordine del tribunale. Alla discussione in Pretura del 21 giugno 2004 i
convenuti hanno proposto di respin­gere la domanda, AO 2 contestando anche la
propria legittimazione passiva. Con sentenza del 2 agosto 2004 il Pretore ha rigettato
l'istanza. La tassa di giustizia di fr. 300.– e le spese di fr. 500.– sono state poste a carico dell'istante, tenuto a rifondere ai convenuti fr. 1500.– ciascuno per ripetibili.

                                  D.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto con un appello del 13 agosto 2004 per
ottenere che il giudizio del Pretore sia riformato nel senso di accogliere la sua
istanza verso la AO 1. In subordine egli postula la pubbli­cazione della
seguente risposta:

                                         Diritto di risposta dell'AP 1 in conformità degli art. 28g e segg. del Codice civile

                                         AO 2 su __________ dell'aprile 2004
interviene su quello che lui
chiama l'“affare __________” e afferma che il suo
vice lo ha “molto rattristato” quando ha lanciato accuse contro la AO 1, la
Direzione e contro di lui.

                                         Le
affermazioni di AO 2 sono lesive della persona di AP 1.

                                         AP 1 non ha
mai lanciato accuse contro la AO 1.

                                         Ha soltanto
esposto il risultato di perizie oggettive che unanimemente concludono che AP 1
è vittima degli errori della Direzione generale.

                                         La __________
di __________, definita dallo stesso AO 2 (sul giornale del settembre 2002)
come “una delle quattro principali società di revisione a livello mondiale”, ha
scritto che “la responsabilità delle lacune evidenziate nei sistemi di
controllo interno e nella gestione dei rischi va ricondotta all'operato della Direzione generale” e che “AP 1 è stato danneggiato nella
sua veste di cliente, perdendo il suo intero patrimonio”.

                                         Alla stessa
conclusione è giunto l'ex presidente del Tribunale d'appello __________, uno dei giuristi più prestigiosi del Cantone
Ticino, il quale in un parere giuridico del 30 ottobre 2002 ha concluso che “l'AP 1 al pari degli altri amministratori, poteva ritenere
efficaci ed operanti i sistemi di controllo messi in atto dalla AO 1, specie
nel settore dei derivati dove il dir. __________ vantava una notevole esperienza
e professionalità” e che “AP 1 appare come una vittima degli errori della
Direzione della AO 1”.

In via
ancor più subordinata l'appellante
chiede la pubblicazione del seguente testo:

                                         L'AO 2 su __________ dell'aprile 2004 interviene su quello che lui chiama l'”affare
__________” e afferma che il suo vice lo ha “molto rattristato” quando ha
lanciato accuse contro la AO 1, la Direzione e contro di lui.

                                         Le
affermazioni di AO 2 sono lesive della persona di AP 1.

                                         AP 1 non ha
mai lanciato accuse contro la AO 1.

                                         Ha soltanto
esposto il risultato di perizie oggettive che unanimemente concludono che AP 1
è vittima degli errori della Direzione generale.

                                         La __________
di __________, definita dallo stesso AO 2 (sul giornale del settembre 2002)
come “una delle quattro principali società di revisione a livello mondiale”, ha
scritto che “la responsabilità delle lacune evidenziate nei sistemi di controllo
interno e nella gestione dei rischi va ricondotta all'operato
della Direzione generale” e che “AP 1 è stato danneggiato nella sua veste di
cliente, perdendo il suo intero patrimonio”.

                                         Alla stessa
conclusione è giunto l'ex presidente del Tribunale d'appello __________, uno dei giuristi più prestigiosi del Cantone Ticino
secondo il quale AP 1 appare come una
vittima degli errori della Direzione della AO 1”.

 

                                         Con
osservazioni del 17 settembre 2004 la AO 1 propone di respingere l'appello e di confermare la sentenza impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Chi
è direttamente toccato nella sua personalità dall'esposizione di fatti ad opera
di mezzi di comunicazione sociale di carattere periodico, quali la stampa, la
radio e la televisione, ha il diritto di rispondere con la propria esposizione
dei fatti (art. 28g cpv. 1 CC). Non occorre che la personalità sia lesa
in modo illecito; basta che siano “toccati” l'onore, la sfera privata, la vita
familiare, il credo politico, la fede religiosa, i trascorsi personali e così
via. D'altro lato un'asserzione non pertinente per opera di mezzi di
comunicazione sociale a carattere periodico non dà diritto per ciò solo a una
risposta; la pubblicazione deve recare alla persona un danno d'immagine, mettendone
in dubbia luce la reputazione so­ciale o professionale. Quanto all'esposizione
dei fatti, essa deve riferirsi a circostanze oggettive e dimostrabili,
affermate, suggerite o raffigurate, ma non a giudizi di valore, opinioni o
commenti (Schwaibold in: Basler
Kommentar, ZGB I, 3ª edizione,
n. 2 e 4 ad art. 28g CC con richiami; Deschenaux/Steinauer,
Personnes physiques et tutelle, 4ª edizione, pag. 239 n. 685 segg. con numerosi
rinvii). Alla stessa stregua, la risposta non è
destinata a esprimere giudizi di valore, opinioni o commenti (DTF 130 III 5 consid.
2.2). Inoltre deve limitarsi concisamente all'oggetto dell'esposizione
contestata (art. 28h cpv. 1 CC), in ossequio al principio “fatto contro
fatto” (DTF 130 III 5 consid. 2.2). Allegando la propria versione degli eventi,
l'interessato può anche recare ele­menti nuovi, purché in rapporto diretto con
quelli controversi.

 

                                   2.   Nella
fattispecie il Pretore ha ritenuto che l'unico passaggio dell'articolo apparso su __________ suscettibile di costituire un “fatto” era quello in cui AO 2 affermava che con la
sua linea di difesa l'istante aveva
cominciato a muovere accuse contro la AO 1, la direzione e contro di lui. Ciò posto, egli ha reputato la risposta dell'istante non conforme
al principio “fatto contro fatto”, oltre che foriera di
polemica nel titolo (“La strategia della bugia”) e nel contenuto. Al presidente del consiglio di amministrazio­ne e
al direttore generale della AO 1 l'istante rimproverava in effetti di avere dichiarato
il falso in vari ambiti, di avere esercitato pressioni sui responsabili della
stampa scritta e parlata per indurli al silenzio e di avere indotto un Granconsigliere
a recedere da un'interrogazione
con un umiliante comunicato. Il primo giudice si è poi domandato se l'espressione “affare __________” usata nell'articolo – anziché “affare __________” o “caso __________” – avesse davvero ingenerato nel lettore medio un'opinione peggiore, sul conto dell'istante, rispetto a quella che quel lettore
potesse già essersi formato scorrendo i numerosi servizi apparsi sui vari organi
d'informazione. Comunque fosse, l'istanza dovendo già essere respinta per i motivi testé illustrati, egli
ha lasciato la questione indecisa.

 

                                   3.   L'appellante sostiene anzitutto che l'articolo diffuso da __________ è risultato particolar­mente
violento nei suoi confronti poi­ché appar­so nella forma di una “falsa intervista” all'AO 2, il quale è in realtà l'editore della rivista e decide che cosa e come pubblicare
(memoriale, pag. 7 a metà). Così argomentando, tuttavia, egli non si confronta minimamente
con la motivazione del Pretore, ciò che basterebbe per
dichiarare la doglianza inammissibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC combinato
con il cpv. 5). Sia come sia, l'editore di __________ non è AO 2, bensì la AO 1 (come conferma l'impressum a pag.
2 dell'esemplare agli atti, doc. B). Quanto poi alla spontaneità e alla genuinità
di un articolo in cui una __________ intervista su un
proprio periodico il presidente del suo stesso consiglio di am­ministrazione, ogni
lettore poteva agevolmente apprezzare. Anche a una
persona sprovvista di perspicacia non poteva sfuggire in effetti che la rivista
non emanava da un ente estraneo al contenzioso con AP 1, che il servizio era
redatto dalla AO 1 medesima e che l'avvocato AO 2 non poteva essere un
osservatore neutro né imparziale della contesa già per il fatto che presiedeva
il consiglio d'amministrazione dell'AO 1. E il senso da attribuire a una
pubblicazione dipende, ap­punto, dal modo in cui un lettore medio, non prevenuto,
avrebbe interpretato il contesto (Schwaibold,
op. cit., n. 4 in fine ad art. 28g CC; v. anche DTF 130 III 6 consid.
2.2.1 in fine e 2.2.2 in principio).

 

                                   4.   L'istante soggiunge che
prima dell'articolo in
questione né organi di stampa né organi di revisione interna o esterna della __________
avevano mai usato l'espressione
“affare __________”, limitandosi
a ri­chiamare un “caso __________” oppure un “caso __________” (memoriale, pag. 7 in fondo). Se non che, l'appellante omette una volta ancora di spiegare perché l'espressione predetta
sia tale da ledere la sua personalità e sorvola sull'opinione del Pretore, il
quale ha espresso dubbi sul fatto che il termine “affare __________” potesse
destare nel lettore medio un'immagine di lui ancora più
sfavore­vole di quella che si poteva evincere dai numerosi articoli diffusi dai
vari organi di stampa (sentenza impugnata, pag. 4 in alto). Ad ogni buon conto,
quand'anche si volesse intravedere nella locuzione “affare __________” un'allusione sostanzialmente negativa alla
figura del­l'istante, giova ricordare che il diritto di risposta non è destinato
a controbattere evocazioni o sensazioni, bensì a smentire fatti con fatti (DTF 130 III 5 consid.
2.2). Su questo punto l'appello si rivela, una volta di
più, privo di consisten­za.

 

                                   5.   Secondo
l'appellante il periodico __________ è una pubblicazione di propaganda
commerciale, che “non gode della garanzia costituzionale della libertà di
stampa riconosciuta ai media indipendenti”. Trattandosi di violazioni della personalità, nella ponderazione
degli interessi in gioco occorrerebbe quindi – a parere di lui – spostare “il
baricentro a favore della vittima dell'attacco”, conferendo
a quest'ultima “un largo potere
di ottenere la pub­blicazione della sua rispo­sta” (memoriale, pag. 7 in basso seg., pag. 17 punti 27 a 29). A parte
il fatto però che l'appellante non illustra quali criteri regolerebbero il
diritto di risposta nelle circostanze descritte, un orientamento del genere non
trova conforto in dottrina né in giurisprudenza. Anzi, mancando un mezzo di
comunicazione sociale a norma dell'art. 28g cpv. 1 CC, viene meno anche
il diritto di risposta (DTF 113 II 369). L'appellante invoca l'opinione
di Tercier (Le nouveau droit de
la personnalité, Friburgo 1984, pag. 154 n. 1147), ma a sproposito, giacché il
passaggio invocato riguarda l'adozione di provvedimenti cautelari
secondo l'art. 28c cpv. 3 CC, non il diritto di risposta disciplinato
dall'art. 28g CC. Lo stesso Tercier
precisa poi che il diritto di risposta può essere esercitato anche in caso di comunicazioni
private accessibili al pubblico
(op. cit., pag. 179 n. 1328), ma non sostiene
che ciò possa avvenire a condizioni agevolate per rapporto a quelle dell'art.
28g CC. Di nuovo
l'appello cade dunque nel vuoto.

 

                                   6.   Afferma
l'appellante che i fatti contenuti nella sua risposta sono veri, tant'è che la
controparte non li ha contestati (memoriale, pag. 8 a metà, pag. 9 in fondo
segg. punti 11 a 11.11). Egli dimentica tuttavia che l'art. 28g cpv. 1
CC garantisce il diritto di far pubblicare la propria versione dei fatti (DTF
115 II 116 consid. 4b), non quello di promuovere una ricerca “storica” della
verità. E tale versione dei fatti deve – come ha sottolineato dal Pretore (sentenza
impugnata, pag. 4 nel mezzo) – limitarsi concisamente all'oggetto dell'esposizione
controversa (art. 28h cpv. 1 CC), in ossequio al principio “fatto contro
fatto” (DTF 130 III 5 consid. 2.2). Ora, nell'articolo in
questione l'AO 2 esprimeva apprez­za­menti suoi (tristezza per la vicenda
personale, dolore per la “linea di difesa” dell'istante), che non davano diritto a risposta (DTF 130 III 5 consid.
2.2). L'unico fatto cui egli si riferiva era – come rileva il
Pretore – quello per cui l'istante aveva “cominciato a lanciare accuse contro
la __________, la Direzione generale e anche contro di me”. L'appellante censura
tale affermazione di falso (me­moriale, pag. 8 punto 11.1), asseverando di non
avere “mai lanciato accuse contro la AO 1” e di avere “soltanto esposto il risultato di perizie oggettive che unanimemente
concludono che AP 1 è vittima degli errori della Direzione generale”. Se non che, si trattasse di accuse,
addebiti, critiche, rimproveri o biasimi fondati su argomentazioni proprie o su
referti com­missio­nati dallo stesso istante (e da lui ritenuti oggettivi) poco
o nulla ciò mutava ormai all'interpretazione dei fatti da parte del lettore
medio. Ai tempi della pubblicazione (aprile del 2004) erano già apparsi articoli in cui l'istante si era espresso
nei termini seguenti:

                                         –    __________
del 12 dicembre 2001, pag. 3: “AP 1 non ci sta a diventare il ‹capro
espiatorio› (…) di una linea ‹di difesa istituzionale›, la definisce lui,
cominciata ‹con la comunicazione di mezze verità› da parte della AO 1, il 16
ottobre, alla Commissione della gestione” (doc. 8).

                                         –    __________
di quello stesso 12 dicembre 2001: “È falso come la risposta del direttore __________
al presidente della Commissione della gestione __________ (…) che non c'erano
altri casi di operazioni senza copertura (…). A quel momento, ma anche prima, ‹la
__________ era a conoscenza di altri casi› (…). Poi AP 1 ha parlato anche della
‹lista degli scoperti› che veniva approvata senza troppi approfondimenti e
nella quale non sembrerebbe fossero indicati gli scoperti dei suoi conti. E poi
le carenze organizzative dell'AO 1 con l'ispettorato interno che doveva
monitorare ‹i conti dei dipendenti e degli amministratori. Perché non ha controllato
i miei?›” (doc. 9).

                                         –    __________
del 15 gennaio 2003 (pag. 3): “‹Nessun cenno è per contro sintomaticamente fatto al proposito delle
già documentate gravi responsabilità della Direzione generale, segnatamente del
direttor __________ esperto di prodotti derivati› (…). Ed altra accusa: i periti non si soffermano sulle carenze
evidenziate dall'audit della __________ (…). Da noi interpellato il legale di AO 1 __________ conferma la
propria posizione già espressa in occasione di precedenti attacchi di AP 1 e
della sua difesa” (doc. 10).

                                         –    __________ del 21 gennaio 2003 (pag. 7): “‹Molte informazioni possono fare presagire
che anche attualmente, i vertici di AO 1 vi informino in modo lacunoso (…)›. L'AP 1 si pone alcuni interrogativi sul
comportamento di AO 1 i cui vertici nella primavera scorsa ‹pur avendo gli esperti della __________ in
casa, non hanno preteso anche un rapporto sui responsabili di queste perdite›. (…) AP 1 si chiede anche come mai al
contrario hanno esplicitamente chiesto alla __________ di non occuparsi del
caso? (…) ‹Nella scomposta
reazione dell'attuale
presidente e dell'attuale
direzione generale di AO 1, peraltro sedata immediatamente dalla __________,
non una sola riga ha potuto essere redatta a contestazione della accuse mosse
da __________› (…). ‹Troppo facilmente l'attuale Direzione generale e l'attuale presidenza si trincerano dietro al buon nome di AO 1›” (doc. BB).

                                         –    __________
del 15 febbraio 2003: “L'ex vicepresidente di AO 1 spara ancora una volta sui
vertici dell'AO 1. Con un esordio perlomeno sconcertante: ‹Non è il momento di fare polemica›, cui
seguono due bordate: ‹Bisogna scindere con cura gli interessi di AO 1 dagli
interessi› del vertice contestato, cioè direttore e presidente. ‹La regola
‛soldi agli editori in cambio di silenzio stampa’ e l'odier­no intervento
nella campagna elettorale per eliminare un can­didato e influenzare il gioco
democratico, costituiscono un fatto grave, che non ha precedenti nella tradizione
di AO 1. Il tempismo e il modo adottato› dai vertici ‹per erogare certi crediti
è suscettibile di ingenerare nel pubblico illazioni che i vertici della AO 1
applichino la corruzione privata, e di suscitare sentimenti di ingiustizia da
parte del cittadino normale, la cui casa viene mandata all'asta non appena la
sua situazione economica peggiora. ciò giova forse agli attuali dirigenti, meno
all'immagine di AO 1›” (doc. 11).

                                         –    __________
dello stesso giorno: “AP 1 attacca ed è denunciato” con il sottotitolo “L'ex
vice-presidente dell'AO 1 parla di corruzione” (doc. 12).

                                         –    __________
dell'11 settembre 2003: “In un
comunicato stampa del 14 febbraio 2003 l'AP 1 accusava apertamente gli attuali vertici della AO 1 di immischiarsi
nella politica e nel gioco elettorale e di fare opera di corruzione passiva” (doc. M).

 

                                         Al
lettore medio era chiaro pertanto, nell'aprile del 2004, che un contenzioso personale
opponeva l'istante alla AO 1 e che ai dirigenti dell'AO 1 l'AP 1 imputava pesanti
responsabilità. Fatto notorio e risaputo, ciò non meritava altre pubblicazioni.
Quanto al merito della disputa, __________ non accennava
alla posizione concretamente assunta dai vertici del­l'AO 1. Non poteva quindi
pretendere, l'istante, di contrapporre la propria.

 

                                   7.   L'appellante fa valere che su __________ sono
già state diramate due volte, in precedenti edizioni (n. 3 e 4, anno I), “falsità” destinate a tutelare la gestione dell'AO 2 e ad “attaccare gratuitamente il ricorrente”, compresa “una falsa-inter­vi­sta all'ex direttore __________”. Tant'è che il __________ ha riportato l'intervista credendola vera, salvo
dover pub­blicare poi una sua risposta (memoriale, pag. 13 punti 12 a 14, pag.
18 punto 34). In realtà l'assunto nulla sussidia, il diritto di risposta chiesto
dall'istante non potendo
trovare giustificazione in precedenti articoli pubblicati da __________ Basti
pensare che, si am­mettesse ciò, i termini per agire stabiliti dall'art. 28i
cpv. 1 CC risulterebbero del tutto vanificati. 

 

                                   8.   Nel
suo esposto l'appellante sottolinea altresì che la __________ “non ha mai messo
in causa negativamente” il suo
operato (memoriale, pag. 13 punto 15). A parte il fatto però che nessuno
risulta affacciare il contrario, mal si comprende in che modo tale affermazione
possa legittimare una risposta in virtù dell'art. 28g cpv. 1 CC all'affermazione proferita dall'AO 2.

 

                                   9.   L'istante
torna sul principio della ponderazione d'interessi tra la libertà di stampa e
il diritto del cittadino a vedersi diffondere la propria versione dei fatti,
asserendo che in concreto la pubblicazione della risposta costerebbe poco alla AO
1 e non ne intralcerebbe minimamente l'attività. Egli ribadisce che __________
non gode della libertà di stampa e che l'AO 2 determinava il contenuto della
rivista con “poteri assoluti”, tanto da far redigere l'articolo alla stregua di
un'intervista per conferire al servizio “un alone di spontaneità e di maggiore
credibilità”. L'appellante soggiunge che nella ponderazione degli interessi
occorre tenere conto anche della “reiterata perversità del ripetuto uso
spregiudicato” del periodico non per commerciare prodotti della AO 1, bensì per
attaccare la sua persona, la quale “non dispone di mezzi per replicare alle
calunnie dell'ex presidente” (memoriale, pag. 14 segg., punti 19 a 25). Tali
esternazioni possono senz'altro essere capite come uno sfogo, ma non si vede
quale nesso abbiano con l'uni­co fatto su cui poteva vertere il diritto
di risposta, ovvero quello secondo cui a un certo momento l'appellante aveva
“cominciato a lanciare accuse” contro la AO 1, la Direzione generale e l'AO 2. Affermare
che qualcuno “lancia accuse” contro un terzo non è di per sé lesivo della
personalità, men che meno ove l'esistenza dei rimproveri – per altro pesanti – sia
notoria. Un'altra questione è sapere se le “accuse” (lan­cia­te, mosse, rivolte
o formulate poco importa) fossero legitti­me e prov­viste di buon fondamento.
Al proposito però l'articolo era del tutto silente. Non giustificava dunque una
risposta di merito. Che poi il testo fosse o non fosse conciso, co­me prescrive
l'art. 28h cpv. 1 CC (memoriale, pag. 17 seg. punto 30 seg.), nulla muta
sotto questo profilo.

 

                                10.   L'appellante
si duole che il Pretore abbia respinto la risposta, definendola “polemica già
nel titolo” (”La strategia della bugia”). A mente sua, “non può essere polemico
ciò che risponde in modo vero all'attacco e si riferisce al suo contesto”,
sicché in concreto ci si troverebbe di fronte all'affermazione di un fatto autentico
(memoriale, pag. 19 seg. punti 35 a 38). L'asserto è una volta ancora inconferente.
Come si è appena visto, la dichiarazione circa il lancio di “accuse” non può ritenersi – per lo meno nelle contingenze descritte
– un attacco alla personalità dell'istante. Non giova analizzare oltre, perciò,
l'indole del titolo.

 

                                11.   Epiloga
l'appellante che, non avendo risposto alla sua domanda di pubblicazione, l'editore
ha violato nella fattispecie l'art. 28i 

                                         cpv. 2 CC, che obbliga “l'impresa” a comunicare “senza indugio all'interessato
quando diffonderà la risposta o perché la rifiuta”. Avendo ignorato tale
prescritto, la AO 1 non poteva più – secondo l'istante – opporsi alla
pubblicazione (memoriale, pag. 20 seg. punti 39 a 41). L'argomento è infondato.
Il silenzio di un'“im­presa”
cui è diretta una domanda di pubblicazione va interpretato, se mai, come rifiuto (Schwaibold in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 9 seg. ad art. 28i; v. anche Deschenaux/Steinauer, op. cit., pag. 253 n. 705c; Tercier, op. cit., pag. 207 n. 1549 con rinvii). L'istante si
vale di Rodondi (Le droit de réponse
dans les médias, Losanna 1991), ma quell'autore non gli è lontanamente di
sussidio, nemmeno nel passaggio menzionato dall'appello (pag. 242 seg.). Anche
al proposito il rimedio giuridico denota quindi la sua inconsistenza.

 

                                12.   Le alternative di risposta avanzate dall'appellante in subordine
(memoriale, pag. 21 punti 42 a 44) non entrano in linea di conto per le ragioni
già esposte. Sebbene l'istante li definisca “cortissi­mi”, quei
testi continuano per vero a investire questioni di merito che non formavano
oggetto dell'articolo apparso in __________. Trascendono di conseguenza i limiti dell'art. 28g
cpv. 1 CC.

 

                                13.   Infine
l'appellante contesta l'addebito degli oneri processuali e delle
ripetibili deciso dal Pretore, rilevando che il silenzio dell'editore al testo di risposta da lui inviato
e l'impossibilità di conoscere i motivi della mancata pubblicazione lo hanno
costretto “a estendere gli argomenti di causa e a accrescere i costi”. La AO 1 deve quindi essere chiamata –
egli conclude – a sopportare la tassa di giustizia, le spese e le ripetibili (appello,
pag. 21 seg. punti 45 a 47). La tesi non è priva di pertinenza, nel senso che
un tribunale chiamato a statuire su spese e ripetibili nel quadro di una sentenza
in materia di diritto di risposta deve considerare non solo il grado di soccombenza,
ma anche il comportamento tenuto dall'“impresa responsabile del mezzo di comunicazione” (Schwaibold, op. cit., n.
15 in fine ad art. 28l CC). Se questa ha
complicato inutilmente la procedura, ad esempio ometten­do di comunicare al richiedente
le ragioni per cui rifiutava la pubblicazione della risposta, il giudice può
addebitarle parte degli oneri processuali e delle ripetibili (Tercier,
op. cit., pag. 225 n. 1707). 

 

                                         Nella
fattispecie è pacifico che la AO 1 non ha comunicato all'istante perché la risposta
non sarebbe stata pubblicata. E a torto la AO 1 rivendica la correttezza del
proprio comportamento, prevalendosi – invero non senza sicumera – dei rapporti
ormai “compromessi” con l'istante (verbale del 21 giugno 2004 davanti al
Pretore, riassunto scritto, pag. 2 in alto). Sta di fatto però che l'istante
non ha mai formalmente interpellato la AO 1. Ha chiesto la pubblicazione della
risposta, il 27 aprile 2004, all'“AO 2, __________”. Non consta tuttavia che
costui fosse abilitato a decidere. Editore responsabile del periodico era ed è “AO
1, __________”, come risultava dall'impressum (pag. 2 del numero di
aprile 2004). All'AO 2 il Pretore ha denegato finanche la legittimazione
passiva, senza che su tal punto l'istante abbia appellato la sentenza. Certo,
il presidente del consiglio di amministrazione avrebbe potuto trasmettere la richiesta ai responsabili di AO 1, ma tale atto di cortesia non è prescritto dalla legge. Avvocato di
professione, l'istante avrebbe dovuto sapere a
chi rivolgersi. Ne segue che, contrariamente all'opinione dell'appellante, in
concreto non soccorrono gli estremi per derogare al principio della soccombenza.

 

                                14.   Gli
oneri e le ripetibili del giudizio odierno seguono, a loro volta, il precetto
dell'art. 148 cpv. 1 CPC.

 

Per questi motivi,

vista sulle spese anche la tariffa
giudiziaria,

 

pronuncia:              1.   L'appello
è respinto e la sentenza impugnata è confermata. 

 

                                   2.   Gli oneri processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 300.–

                                         b) spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
350.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1500.– per
ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza
carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, è ammissibile entro trenta giorni dalla notificazione delle
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95
a 98 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 e 100 cpv. 1 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ri­correre è
disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.