# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4c87fe4-610b-5546-95b3-f6d830f7d97c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-04-15
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 15.04.1999 14.1999.00011
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-1999-00011_1999-04-15.html

## Full Text

Incarto n.

  14.99.00011

  	
  Lugano

  15 aprile 1999 /MR/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di
  esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta
  dei giudici:

  	
  Cometta, presidente 

  Pellegrini e Zali

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baur Martinelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo nella causa a procedura sommaria di cui all’
inc.n.__________ gr della Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, a
dipendenza dell’istanza di sequestro del 26 ottobre 1989 di

 

                                          __________

                                         

 

                                         contro

 

                                         __________

                                         

 

Istanza di sequestro parzialmente accolta con decreto
27 ottobre 1989 emanato dalla Segretaria assessore della Pretura del Distretto
di Lugano, Sezione 4, ed eseguito dall’allora Ufficio esecuzione e fallimenti
del Distretto di Lugano (sequestro n.__________);

 

 

e dell’istanza di aumento della garanzia ex art. 273
LEF formulata il 22 ottobre 1998 da

 

                                         __________)

 

                                         contro

 

                                         __________)

 

 

istanza quest’ultima parzialmente accolta dalla
Segretaria assessore della Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, che con
decisione 22 dicembre 1998 ha così statuito:

 

 “1.     L’istanza
è parzialmente accolta nel senso dei considerandi e, di conseguenza, la
garanzia prestata da ____________________, per eventuali danni a dipendenza
del sequestro N.__________ decretato da questa Pretura in data 27 ottobre 1989
(Inc.N.__________ gr) è aumentata a Fr. 55’000.--.

 

 1.1.   Di
conseguenza a __________, rappr. dall’avv. __________, è fatto obbligo di
prestare una garanzia di primario istituto bancario con sede in Svizzera o
altro titolo equivalente per l’importo di Fr. 55’000.--
(cinquantacinquemila) per eventuali danni a dipendenza del sequestro
.__________ decretato da questa Pretura in data 27 ottobre 1989 (Inc.N.__________
gr) qualora detto sequestro si rivelasse ingiustificato.

 

 1.2.   La predetta garanzia dovrà essere presentata entro 20
(venti) giorni dall’intimazione del presente decreto, con la comminatoria che
in caso di inadempienza il sequestro diverrà caduco.

 

 1.3.   La garanzia così aumentata rimarrà valida fino alla
crescita in giudicato della decisione finale di un’eventuale causa ex art. 273
cpv.2 LEF.

 

           §   In
caso di revoca o decadenza definitiva del sequestro, la garanzia prestata dovrà
rimanere valida fino almeno ad un anno dalla revoca rispettivamente dalla
decadenza del sequestro. Potrà essere liberata prima della decorrenza di detto
anno soltanto con il consenso esplicito del beneficiario oppure su ordine del
giudice previa istanza di parte.

 

 1.4.   La
fideiussione solidale N.__________ rilasciata in data 31 gennaio 1990 dalla
__________ Società anonima, __________ per l’importo di Fr. 22’000.-- verrà
restituita alla medesima Banca non appena verrà prestata la garanzia
dell’importo di complessivi Fr. 55’000.--.

 

 2.      Per
il presente decreto non si percepiscono né tasse, né spese e neppure vanno
assegnate ripetibili.

 

 3.      omissis”.

         

decisione dedotta in appello, con atto 29 dicembre
1998 trasmesso a questa Camera il 10 febbraio 1999, da 

 

 

                                          __________)

         

 

chiedente sia giudicato:

 

“1.                             L’appellazione
è accolta.

           Di
conseguenza il decreto 22 dicembre 1998 della Sezione 4 della Pretura di Lugano
è annullato, e così riformato:

 

           1.    L’istanza
è respinta.

 

           2.    L’istante
è condannato a rifondere Fr. 2’000.-- al convenuto a titolo di ripetibili.

 

  2.     Protestate
tasse, spese e ripetibili d’appello.”

 

Viste le
osservazioni 8 marzo 1999 di __________

 

                                          Richiamata
l’ordinanza presidenziale 15 febbraio 1999 con la quale è stato sospeso il
termine fissato per l’aumento della garanzia;

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:                     A.   Con
istanza 26 ottobre 1989 nei confronti di __________, __________ ha chiesto alla
Pretura del Distretto di Lugano il sequestro presso la __________ di __________
di “tutti gli averi, somme, titoli, crediti, valori, beni di ogni tipo che si
trovano oppure che affluiranno su conti, depositi, relazioni bancarie o
“tesori” dell’istituto sopra menzionato appartenenti direttamente o
indirettamente a __________ anche sotto cifra  o denominazione convenzionale
e/o di comodo” fino a concorrenza di un credito di Fr. 1’399’650.-- sulla base
dell’art. 271 cpv.1 n.4 vLEF. Quale titolo del credito è stato indicato
“inadempienza contrattuale, atto illecito”.

 

                                  B.   Con
decisione 27 ottobre 1989 la Segretaria assessore della Pretura di Lugano,
Sezione 4, ha parzialmente accolto l’istanza ordinando il sequestro di quanto
ivi indicato nei confronti di __________ per un credito di Fr. 920’873.68,
dando facoltà al debitore “di chiedere la prestazione di una garanzia di
primaria banca svizzera entro 10 giorni dall’intimazione del verbale di sequestro,
documentandone le ragioni”.

 

                                  C.   Con
atto 6 novembre 1989 __________ ha chiesto al giudice del sequestro di fare
obbligo al creditore sequestrante di prestare una garanzia pari ad almeno il
30% del credito vantato.

                                  D.   Con
decisione 29 dicembre 1989 la Segretaria assessore ha fatto obbligo a
__________ di prestare una garanzia di Fr. 22’000.--, “calcolata sul costo di
commissioni dell’ordine dello 0.6% su Fr. 922’000.--, valutando prudenzialmente
in quattro anni la durata della procedura giudiziaria di accertamento del
credito, segnatamente in ragione delle conseguenti inevitabili spese legali che
essa cagionerà”. Un ricorso di diritto pubblico interposto da __________ contro
la decisione della Segretaria assessore è stato dichiarato inammissibile dal Tribunale
federale il 17 aprile 1990.

 

                                  E.   Il
31 gennaio 1990 la __________ ha rilasciato una fideiussione solidale (n.
__________) per Fr. 22’000.-- per eventuali danni derivanti dal sequestro
ottenuto da __________i contro __________

 

                                  F.   Nel
frattempo con PE n.__________ del 17/21 novembre 1989 __________ ha proceduto
contro __________ e il 30 novembre 1989 ha promosso la causa ordinaria di
convalida presso la Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4 (inc.
n.___________), causa tuttora pendente dopo l’annullamento della sentenza 4
luglio 1997 da parte del Tribunale d’appello e contestuale rinvio degli atti
alla prima istanza (cfr. sentenza IICCA 12 gennaio 1998 - inc.n.12 97.202).

 

                                  G.   Con
istanza 22 ottobre 1998 __________ ha chiesto alla medesima Pretura di
aumentare l’importo della garanzia prestata dagli attuali Fr. 22’000.-- a Fr.
95’000.--, atteso in sostanza:

                                         -       che
la causa di convalida, tuttora pendente, si è protratta ben oltre i quattro
anni considerati nel decreto 29 dicembre 1989 per la fissazione della
originaria garanzia;

                                         -       che
il creditore sequestrante si troverebbe in un’ “incerta situazione economica”;

                                         -       che
l’originaria garanzia sarebbe “manifestamente insufficiente anche solo per
coprire le ripetibili di causa che il Segretario assessore potrebbe assegnare
all’istante con la sentenza che metterà fine a questa vertenza”.

 

                                  H.   All’udienza
del 28 ottobre 1998 __________ si è opposto alla richiesta di aumento della
garanzia, eccependo in ordine l’intempestività dell’istanza, proposta dopo la
chiusura dell’istruttoria della causa di convalida; nel merito la causa di
convalida si sarebbe protratta oltre il previsto per colpa della controparte,
per cui alla stessa non spetterebbe comunque alcun risarcimento del preteso
danno conseguente; secondo la LEF il giudice non sarebbe neppure tenuto ad
imporre al creditore sequestrante l’obbligo di prestare una garanzia, né
tantomeno a tenere conto delle eventuali spese giudiziarie e delle ripetibili
connesse alla successiva causa di convalida del sequestro, a garanzia delle
quali vi sarebbe già se del caso l’istituto della cauzione processuale di
diritto cantonale. __________ dal canto suo, ha confermato integralmente la sua
domanda di aumento, contestando le allegazioni della controparte.

 

                                    I.   Con
decisione 22 dicembre 1998 la Segretaria assessore ha parzialmente accolto
l’istanza 22 ottobre 1998, facendo obbligo al creditore sequestrante di
prestare entro venti giorni dall’intimazione della sua decisione una garanzia
di Fr. 55’000.-- in sostituzione della precedente di fr. 22’000.--, con la
comminatoria della caducità del sequestro. Il primo giudice ha in sostanza
riconosciuto una durata effettiva della causa di convalida, protrattasi già di
altri cinque anni rispetto ai quattro iniziali previsti al momento della
fissazione della garanzia, di dieci anni, ciò che giustificherebbe l’aumento
proporzionale della garanzia.  Per il giudizio sulla garanzia il giudice non ha
prelevato tasse di giustizia, né assegnato indennità alle parti, considerando
la decisione di aumento “parte integrante del decreto di sequestro 27 ottobre
1989 per la cui emanazione la tassa di giudizio è già stata prelevata presso il
creditore”

 

                                  L.   Con
appello 29 dicembre 1998 __________ postula la riforma della decisione della
Segretaria assessore, nel senso di respingere l’istanza di aumento della
garanzia e condannare la controparte alla rifusione di Fr. 2’000.-- a titolo di
ripetibili, con contestuale protesta di tasse, spese e indennità di appello.
Con il gravame __________ ripropone in sostanza le tesi fatte valere in sede di
contraddittorio, quali “l’intempestività” rispettivamente l’infondatezza
dell’istanza di aumento della garanzia, l’eventuale danno derivante dal
protrarsi della causa di convalida dovendosi imputare al comportamento
processuale della controparte. L’obbligo di prestare una garanzia sarebbe
inoltre di natura straordinaria, non giustificandosi nel caso in ispecie in
quanto il sequestro non apparirebbe “di primo acchito infondato”.   

 

                                  M.   Nelle
sue osservazioni __________ eccepisce in ordine l’irricevibilità del
gravame, non essendo previsto alcun rimedio - né ordinario né straordinario -
di diritto cantonale contro la decisione sulla garanzia in tema di sequestro,
impugnabile soltanto con ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. A
mente dell’appellato contro la decisione di garanzia sarebbe data la facoltà di
formulare opposizione ex art. 278 LEF entro dieci giorni dalla conoscenza della
decisione, termine tuttavia in concreto già scaduto. Nel merito l’appello
andrebbe comunque respinto, l’istanza di aumento di garanzia essendo non
soltanto proponibile fintanto che la causa di convalida è pendente, ma in
concreto anche giustificata, atteso che l’importo di Fr. 22’000.-- era stato
calcolato a suo tempo tenendo conto di una durata presumibile della causa di
convalida di soli 4 anni, in luogo degli effettivi (attuali) 10 anni. Quanto
alla - contestata - imputabilità del ritardo, dovuta piuttosto al comportamento
della controparte, essa sarebbe tuttavia ininfluente ai fini della
determinazione della garanzia, l’azione di risarcimento ex art. 273 LEF
istituendo infatti una responsabilità di tipo causale del creditore
sequestrante, indipendentemente quindi dalla colpa. L’esame della fondatezza o
meno del sequestro non costituirebbe infine un presupposto per ottenere la
garanzia, tale esame essendo di competenza del giudice chiamato a decidere
sull’azione di risarcimento ex art. 273 LEF. In concreto tuttavia 
l’infondatezza del sequestro risulterebbe molto verosimile anche alla luce
della sentenza 4 luglio 1997 (poi annullata dal TA) con la quale la Segretaria
assessore respingeva la petizione di Giorgio Piccoli, atteso che nella
successiva istruttoria di causa non sarebbe emerso alcunché a favore delle tesi
del creditore. Egli ritiene quindi l’appello manifestamente infondato, per cui
ne postula la dichiarazione di temerarietà con assegnazione di “piene
ripetibili di appello”, in applicazione dell’art. 152 CPC. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Sia
il sequestro, decretato il 27 ottobre 1989, che la prestazione della garanzia
di Fr. 22’000.--, ordinata il 29 dicembre 1989, sono stati decisi prima della
revisione della Legge federale sulla esecuzione e sul fallimento del 16
dicembre 1994, quando contro il decreto di sequestro rispettivamente contro la
decisione di garanzia ex art. 273 LEF non era ammesso alcun rimedio ordinario
di diritto federale (art. 279 cpv.1 vLEF; DTF 80 III 35), né ne prevedeva uno -
ordinario o straordinario - il diritto cantonale ticinese (cfr. Rep.1986, p.265
per il decreto di sequestro, giurisprudenza tuttavia modificatasi più tardi,
con l’ammissione del rimedio dell’appello contro il rifiuto del
sequestro, in Rep.1996, p. 99; sulla garanzia cfr. Rep. 1990, p.304). L’istanza
di aumento della garanzia da Fr. 22’000.-- a Fr. 95’000 è stata tuttavia
introdotta il 22 ottobre 1998, dopo quindi l’entrata in vigore (il 1° gennaio
1997) della novella legislativa federale, rispettivamente dopo l’entrata in
vigore (il 6 giugno 1997) della Legge cantonale di applicazione della legge
federale sulla esecuzione e sul fallimento (LALEF) del 12 marzo 1997. Le nuove
disposizioni procedurali trovano pertanto applicazione alla presente procedura.

 

                                   2.   

                                  a)   Per
crediti non garantiti da pegno, il creditore può chiedere il sequestro
di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271
cpv.1 n.1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a fr. 2’000.--
competente per la concessione del sequestro è il Pretore (art. 14 cpv.1 e 16
cpv.3 LALEF, art. 5 cpv.1 LOG) del luogo in cui si trovano i beni da
sequestrare indicati dal creditore. La procedura, di natura sommaria (art. 25
n.2 lett.a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.
Chi è toccato nei suoi diritti dal sequestro può fare opposizione al giudice
del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278
cpv.1 LEF). In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli
art. 20ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati
la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv.2 LEF). La nuova decisione
(sull’opposizione) può essere impugnata entro dieci giorni all’autorità
giudiziaria superiore (art. 278 cpv.3 primo periodo LEF) - nel Cantone Ticino
alla Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22
LALEF e art. 14 e 22 lett.c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore
agli 8’000.-- franchi, alla Camera di cassazione civile con ricorso per
cassazione (art. 22 LALEF e art. 5, 13 e 22 lett.b LOG) - e le parti possono
avvalersi di fatti nuovi (art. 278 cpv.3 secondo periodo LEF).

 

                                  b)   Prima
di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi
addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza
del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore
(art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per
valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni
appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro
fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del
creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e
della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di
convincersi - sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture
o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi
organi o persone ausiliarie - che in concreto le circostanze di fatto rilevanti
si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario.

 

                                   3.   

                                  a)   Per
l’art. 273 cpv.1 LEF il creditore è responsabile nei confronti sia del debitore
che di terzi dei danni cagionati con un sequestro infondato e il giudice può
obbligarlo a prestare garanzia. La formulazione potestativa relativa
all’imposizione della garanzia è stata ripresa nel nuovo tenore della norma,
lasciando così al giudice del sequestro su questo punto un (largo) margine di
apprezzamento, per poter tenere conto delle particolarità della fattispecie.
Infatti l’imposizione di una garanzia dipende in modo essenziale dal grado di
convincimento del giudice in merito alla realizzazione dei presupposti del
sequestro, atteso tuttavia che l’imposizione di una garanzia non può supplire
l’assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité
de l’Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p.80; Reeb, op.cit., p.467s.). Tanto più
quindi si è vicini al grado minimo di verosimiglianza necessario per ammettere
il sequestro e tanto meno si potrà prescindere dall’imposizione di una
garanzia, maggiore essendo il rischio di un sequestro infondato - segnatamente
perché il credito o la causa del sequestro resi  (solo) verosimili dall’istante
si rivelino in seguito inesistenti, o perché il sequestro abbia colpito beni
appartenenti in realtà a terzi - e conseguentemente maggiore l’ipotesi di un
danno. Quanto all’ammontare della garanzia, esso va determinato in linea di
principio tenendo conto da un lato del rischio effettivo di un sequestro
ingiustificato (in funzione quindi del grado di verosimiglianza raggiunto circa
l’esistenza dei presupposti) e dall’altro lato dello scopo specifico della
garanzia ex art. 273 LEF, che è quello di assicurare il risarcimento dei
possibili danni causati dal sequestro: occorre in particolare considerare
l’ammontare del credito per cui è chiesto il sequestro, la natura dei beni da
sequestrare e la loro importanza per il debitore (o il terzo), così come le
spese, la durata presumibile e la complessità dell’ipotizzabile processo di
convalida (DTF 113 III 100 ss.; cfr. Walter
Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n.21s. ad art. 273 LEF; Criblet,
op.cit., p. 80).

 

                                  b)   La
questione dell’imposizione di una garanzia essendo strettamente connessa alla
decisione sul sequestro va esaminata d’ufficio già al momento della
concessione del sequestro, sulla base dei soli atti e allegazioni addotti
dall’istante (Reeb, op.cit.,
p.466s.; Stoffel, op.cit., n.33
ad art. 272 LEF e n.18 ss. e 29 ad art. 273 LEF). In caso di imposizione ab initio,
ossia già al momento della concessione del sequestro, l’esecuzione del
provvedimento esecutivo dipenderà in linea di principio dalla prestazione della
garanzia richiesta, ciò che dovrà risultare in modo esplicito dal decreto di
sequestro. La garanzia ex art. 273 LEF (rispettivamente un suo adeguamento) può
tuttavia essere chiesta anche successivamente (ciò che per altro era possibile
anche nel diritto previgente, cfr. DTF 113 III 94, 112 III 112, 107 III 32
cons.3 e rif.ivi): e meglio nell’ambito della pedissequa (eventuale) procedura
di opposizione ex art. 278 LEF (con il rilievo che anche il creditore - cui
tuttavia è preclusa la via dell’opposizione - potrà postulare la riduzione o la
liberazione della garanzia già prestata in occasione della discussione
sull’opposizione chiesta dal debitore o dal terzo, cfr. Stoffel, op.cit., n.29 ad art. 273 LEF; Gasser, op.cit., p.605; Amonn/Gasser, op.cit., §51 n.68 p.420);
oppure - nell’ipotesi che non sia già pendente una procedura di opposizione ex
art. 278 LEF rispettivamente, come in concreto, che non vi sia mai stata alcuna
procedura di opposizione - nell’ambito di una procedura a sé stante (cfr. Stoffel, op.cit., n.24 ad art. 273 LEF; Amonn/Gasser, op.cit., §51 n.83 p.422;
Criblet, op.cit., p.83 ss.),
procedura quest’ultima che nel Cantone Ticino è pure retta dall’art. 20 LALEF,
l’assenza in tale norma dell’indicazione esplicita dell’art. 273 LEF dovendosi
considerare senz’altro quale lacuna della legge in senso proprio.

                                         In
entrambi i casi di successiva imposizione o di adeguamento della garanzia a
nuove circostanze, dalla prestazione della garanzia (nuova o modificata)
dipenderà il mantenimento del sequestro
(Stoffel, op.cit., n.25 ad art. 273 LEF).

 

                                   4.   Ammessa
la proponibilità di una istanza di adeguamento della garanzia ex art. 273 LEF
alle mutate circostanze, e stabilito che la medesima va trattata in una
procedura sommaria ex art. 20 LALEF, il presente gravame risulta senz’altro
ricevibile, i combinati art. 16 e 22 LALEF e art. 14 e 22 lett.c LOG prevedendo
infatti il rimedio dell’appello contro una decisione di prima istanza quando il
valore della lite ammonta ad almeno Fr. 8’000.--. In questo senso è superata la
giurisprudenza cantonale cui fa riferimento l’appellato e pubblicata in
Rep.1990, p.304. Va qui rilevato che anche nella procedura ricorsuale contro la
decisione sulla garanzia le parti hanno la facoltà di avvalersi di fatti nuovi,
come è espressamente stabilito per l’appellazione contro la decisione
sull’opposizione al sequestro (in questo senso anche Stoffel, op.cit., n.30 ad art. 273 LEF).

 

                                   5.   L’appellante
ritiene dal canto suo l’istanza di aumento della garanzia “intempestiva”
siccome “inoltrata dopo la chiusura dell’istruttoria dichiarata conclusa con
ordinanza del 25 settembre 1998”. A torto. Non si vede per quale motivo - né
d’altra parte lo indica l’appellante - non si dovrebbe ammettere una modifica
della garanzia ex art. 273 LEF dopo la chiusura in prima istanza
dell’istruttoria della causa di convalida, il sequestro al quale la garanzia è
strettamente correlata restando comunque in vigore in linea di principio -
nell’ipotesi più sfavorevole al creditore sequestrante - almeno ancora fino
alla crescita in giudicato della decisione sulla convalida che la Segretaria
assessore deve ancora pronunciare.

 

                                   6.   Nel
merito la Segretaria assessore, con la decisione impugnata, ha aumentato la
garanzia tenendo giustamente in considerazione la circostanza che la causa di
convalida è tuttora pendente in prima istanza, la durata (presumibile) della
convalida non solo rientrando certamente tra i criteri di determinazione della
garanzia (cfr. cons. 4), ma nel caso di specie essendo stata anche  tra i
parametri di calcolo principali della garanzia originaria di Fr. 22’000.--
(decisione 29 dicembre 1989). L’appellante si lamenta tuttavia che il primo
giudice nel concedere l’aumento della garanzia non avrebbe tenuto conto del
fatto che il protrarsi della causa di convalida sarebbe  da attribuire al
comportamento processuale dello stesso debitore sequestrato, il quale pertanto
a motivo di quel ritardo non potrebbe comunque pretendere alcun risarcimento.
Ora a prescindere dal fatto che la causa di convalida ha seguito finora un iter
assai singolare e travagliato, caratterizzato da eventi imprevedibili o
comunque estranei al debitore sequestrato (segnatamente la sostituzione a più
riprese del Segretario assessore, la sospensione della causa per apparente
fallimento della parte attrice, la chiusura e successiva riapertura 
dell’istruttoria), va osservato che lo scopo della garanzia ex art. 273 LEF è
quello di assicurare la copertura del possibile danno derivante da un sequestro
che risultasse infondato, in vista della successiva causa di risarcimento ex
art. 273 LEF: sarà soltanto il giudice del merito, nell’ambito di quella causa,
che  - al pari di tutti gli altri presupposti della responsabilità ex art. 273
LEF - potrà esaminare se del caso la questione di un’eventuale colpa del
danneggiato quale motivo di riduzione del risarcimento. Correttamente quindi il
giudice di primo grado - che è il giudice del sequestro -  non ne ha tenuto
conto nel determinare l’ammontare della garanzia. L’aumento di garanzia da Fr.
22’000.-- a Fr. 55’000.--, calcolato in base agli stessi parametri della
decisione 29 dicembre 1989 (commissioni bancarie dello 0,6% annuale su un
credito di Fr. 922’000.--) e per una durata presumibile di dieci anni della
tuttora pendente causa di convalida è quindi senz’altro giustificato e va qui
confermato. Quanto alla fondatezza del sequestro - che al contrario di quanto
sembra ritenere il primo giudice rientra tra i criteri di determinazione della
garanzia, pur restando l’accertamento del credito del sequestro oggetto
specifico della causa di convalida -l’appellante non ha portato alcun elemento
concreto che possa far concludere per una maggiore verosimiglianza del (suo)
credito nei confronti di __________ (e conseguentemente per un minore rischio
di sequestro infondato) rispetto al momento in cui il giudice del sequestro ha
imposto la garanzia di fr. 22’000.--. Su questo punto quindi il gravame deve
essere respinto e l’aumento della garanzia concesso dalla Segretaria assessore
confermato. 

 

                                   7.   

                                  a)   Impugnato
è infine anche il dispositivo n.2 della decisione 22 dicembre 1998, dove è
stabilito che “per il presente decreto non si percepiscono né tasse, né spese e
neppure vanno assegnate ripetibili”. In particolare l’appellante rileva che
nella misura in cui l’istanza di aumento della garanzia non è stata accolta, il
debitore sequestrato - istante dell’aumento - andava considerato soccombente e
conseguentemente condannato a rifondere alla controparte “congrue ripetibili”.
Nell’ultimo considerando della decisione 22 dicembre 1998 il giudice di prime
cure ha affermato che la concessione di indennità alle parti, così come del
resto il prelievo di tasse e spese, non si giustificava “trattandosi (la sua
decisione, n.d.r.) di parte integrante del decreto di sequestro 27 ottobre
1989”. Ora, l‘imposizione successiva di una garanzia ex art. 273 LEF,
ossia non contestualmente alla concessione del sequestro, così come un
suo adeguamento, sono esaminati e decisi in una procedura - sia essa quella di
opposizione ex art. 278 LEF oppure una successiva ex art. 20 e ss. LALEF(cfr.
cons.5) - che va considerata come indipendente da quella che ha portato
alla concessione del sequestro, non foss’altro che per il fatto che le parti
dell’una (istante del sequestro e debitore del sequestro) non sempre coincidono
con quelle delle altre (istante della garanzia o di un suo aumento e debitore
della garanzia); in questi casi il giudizio sulla garanzia, pur se
intrinsecamente connesso con il sequestro, scaturisce cioè da una procedura
temporalmente e formalmente distinta da quella che ha condotto alla decisione
sull’istanza di sequestro, ciò che giustifica il prelievo di una tassa
separata, rispettivamente l’assegnazione di indennità alla parte non
soccombente che ne abbia fatto richiesta, e meglio sulla base dell’OTLEF. 

 

                                  b)   Per
i combinati art. 25 n.2 lett. a LEF, art. 20 cpv.1 LALEF e 62 cpv.1 OTLEF,
nelle procedure sommarie in materia di sequestro - tra le quali rientra quella
di adeguamento della garanzia ex art. 273 LEF - il giudice può, su domanda
della parte vincente, condannare la parte soccombente al pagamento di un’equa
indennità come risarcimento delle spese. In DTF 113 III 110 cons.3b e 3c, il
Tribunale federale ha rilevato che l’equa indennità può essere assegnata per la
perdita di tempo e per le spese sopportate e il suo ammontare deve essere
fissato nella decisione. Sulle modalità della sua determinazione il Tribunale
federale si è poi espresso in DTF 119 III 69, statuendo che l’indennità - nelle
procedure sommarie in materia di esecuzione - può comprendere anche le spese
derivanti dal patrocinio di un avvocato. La valutazione dell’equa indennità ha
luogo in applicazione del diritto federale (art. 62 cpv.1 OTLEF), ritenuto che
si può far capo alla Tariffa dell’Ordine degli Avvocati solo in termini di
semplice riferimento e avuto riguardo alle peculiarità del caso di specie (DTF
119 III 69 cons.3b e rif.ivi). L’art. 18 cpv.1 TOA stabilisce che per le
procedure sommarie previste dalla LEF l’onorario va dal 10% al 50% dell’onorario
normale calcolato giusta l’art.9 della tariffa, ritenuto un massimo di Fr.
20’000.--. Considerato che le indennità da assegnare nelle procedure sommarie
in materia di esecuzione sono rette dalla normativa federale - in particolare
dall’art. 62 cpv.1 OTLEF - e che per il calcolo delle stesse la tariffa
cantonale può servire in ogni caso soltanto da semplice riferimento, questa
Camera ritiene - in via pregiudiziale - che per la determinazione di una “equa
indennità” nel senso della citata norma si possa e debba far capo all’art.18
della TOA, non giustificandosi un diverso trattamento per le procedure in tema
di sequestro rispetto alle altre procedure sommarie, pure rette dagli art. 20 e
segg. LALEF.

                                      

                                  c)   In
concreto, tenuto conto di un valore della lite di Fr. 73’000.-- (pari
all’importo dell’aumento richiesto della garanzia originaria di Fr. 22’000.--),
della limitata difficoltà della presente procedura, che giustifica
l’applicazione di basse percentuali tariffarie, nonché della prevalente soccombenza
della parte istante (pur se l’effettivo aumento concesso dal primo giudice è di
Fr. 33’000.--, e non di Fr. 28’000.-- come indicato nell’appello, p.7), a
__________ __________ può essere riconosciuto l’importo di Fr. 50.-- a titolo
di parte di indennità di prima sede. Il dispositivo n. 2 va conseguentemente
rettificato, atteso che su questo punto il gravame è pertanto parzialmente
accolto.

 

                                   8.   Tassa
di giustizia e indennità d’appello seguono il grado di soccombenza, prevalente
nella parte appellante (art. 48, 61 cpv. 1 e 62 cpv.1 OTLEF).

 

Richiamati gli art. 271 ss. LEF e, per
le spese, la vigente OTLEF,

 

 

pronuncia:               I.   L’appello
29 dicembre 1998 di __________, è parzialmente accolto.

 

                                    §   Di
conseguenza la sentenza 22 dicembre 1998 della Segretaria assessore delle
Pretura del Distretto di Lugano, Sezione 4, è così riformata:

 

                                       “1.  omissis
(dispositivo invariato)

 

                                        2.  __________,
rifonderà a __________ __________, Fr. 50.-- per parte di indennità.

 

                                       
3.  omissis (dispositivo invariato)”.

 

                                   II.   La
tassa di giustizia della presente decisione di Fr. 700.--, già anticipata
dall’appellante, resta per Fr. 650.-- a carico di __________, mentre per Fr.
50.-- è posta a carico della controparte. __________, verserà inoltre a
__________ __________, Fr. 200.-- per parte di indennità di appello.

 

                                  III.   Intimazione
a:

                                         _________

 

 

Per
la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                                           La
segretaria