# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e556e700-a663-5582-a4b6-d70e738654ac
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-06-01
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 01.06.2021 D-2449/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2449-2021_2021-06-01.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2449/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 °  g i u g n o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Déborah D'Aveni, Walter Lang,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Siria,   

patrocinato dal lic. iur. Michael Adamczyk,  

Caritas Schweiz,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / paese terzo sicuro) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 14 maggio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2449/2021 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadino siriano di etnia araba, il 1° aprile 2021 ha depositato 

una domanda d'asilo in Svizzera.  

B.  

Dalle investigazioni della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM) – in particolare dalla consultazione del sistema EURODAC (banca 

dati centrale dell'Unione europea delle impronte digitali nel settore dell'a-

silo) – è risultato che il richiedente aveva depositato una domanda d'asilo 

in Germania il 12 gennaio 2015 e nei Paesi Bassi il 1° agosto 2020 

(cfr. atto SEM (…)-11/1). Nel corso del colloquio Dublino del 23 aprile 2021 

l'interessato ha confermato di aver depositato a due riprese una domanda 

d'asilo nei Paesi Bassi, entrambe le volte respinte, e di aver ricevuto l'asilo 

in Germania così come un permesso di soggiorno ed un titolo di viaggio 

scaduti il 3 luglio 2020 (cfr. atto SEM 17/3). 

C.  

Il 23 aprile 2021, conformemente all'art. 34 del regolamento (UE) 

n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l'esame di una domanda di protezione internazionale pre-

sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 

del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III), la SEM ha presentato 

alle autorità tedesche una richiesta di informazioni (cfr. atto SEM 23/5). 

D.  

Le autorità tedesche hanno risposto alla suddetta richiesta con scritto del 

4 maggio 2021 e confermato quanto riferito dall'interessato (cfr. atto SEM 

28/2). Segnatamente, il 9 febbraio 2015 egli avrebbe ricevuto protezione 

internazionale (statuto di rifugiato, "Flüchtlingsschutz"). 

E.  

Alla luce di tali informazioni, il medesimo giorno la SEM ha presentato alle 

autorità germaniche una richiesta di riammissione dell'interessato (cfr. atto 

SEM 29/7) in applicazione della Direttiva 2008/115/CE del Parlamento eu-

ropeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 recante norme e procedure 

comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il 

cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24.12.2008; di seguito: direttiva 

D-2449/2021 

Pagina 3 

ritorno), dell'Accordo bilaterale tra Germania concernente la riaccettazione 

di persone senza dimora autorizzata (di seguito: accordo riaccettazione, 

RS 0.142.111.368) e dell'Accordo europeo sul trasferimento della respon-

sabilità relativa ai rifugiati (RS 0.12.305).  

F.  

ln data 4 maggio 2021, le autorità tedesche hanno inizialmente respinto la 

richiesta della autorità svizzere (cfr. atto SEM 33/1). L’indomani la SEM ha 

tuttavia trasmesso una richiesta di riesame (cfr. atto SEM 35/2). 

G.  

Con scritto del 5 maggio 2021 le suddette autorità hanno da una parte nuo-

vamente respinto la richiesta conformemente all'art. 4 par. 2 dell'accordo 

europeo e dall'altra hanno accolto il trasferimento dell'interessato confor-

memente all'art. 2 cpv. 1 accordo riaccettazione.  

H.  

Il 5 maggio 2021 la SEM ha pure concesso al richiedente il diritto di essere 

sentito in merito alla possibile non entrata nel merito della domanda d'asilo 

ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed allontanamento in Germania (cfr. 

atto SEM 36/1). Con scritto del 10 maggio 2021 l'interessato, per il tramite 

del suo rappresentante legale, ha trasmesso le proprie osservazioni. Egli 

ha in particolare rilevato di non voler fa ritorno in Germania poiché in tale 

Paese avrebbe subìto numerosi episodi di discriminazione legati alla sua 

provenienza, alla sua appartenenza etnica, alla sua fede religiosa ed an-

che al suo stesso nome. In Germania egli avrebbe incontrato molte diffi-

coltà a trovare un alloggio adeguato ed un lavoro stabile nonostante i suoi 

sforzi. Altresì, il permesso di soggiorno ed il documento di viaggio ottenuti 

in Germania sarebbero scaduti ed egli avrebbe lasciato tale Paese già dal 

30 marzo 2019. 

I.  

Con scritto del 14 maggio 2021 il richiedente ha inoltrato il parere circa la 

bozza di decisione della SEM del medesimo giorno (cfr. atto SEM 45/7). 

Egli ha in particolar osservato che la SEM non avrebbe debitamente con-

siderato le difficoltà sofferte in Germania. 

J.  

Con decisione del 14 maggio 2021 la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha pronunciato 

l'allontanamento nonché l'esecuzione dell'allontanamento del richiedente 

verso la Germania. 

D-2449/2021 

Pagina 4 

L'autorità inferiore ha rilevato che il Consiglio federale avrebbe designato 

la Germania come Stato terzo sicuro ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. 

In tale Paese egli avrebbe ottenuto lo statuto di rifugiato e le autorità tede-

sche avrebbero dato il loro consenso alla sua riammissione. La SEM ha in 

seguito considerato che non vi fossero ostacoli all'esecuzione dell'allonta-

namento, non vi sarebbero infatti indizi che permetterebbero di ritenere che 

la Germania non gli offrirebbe la protezione adeguata contro le discrimina-

zioni. Altresì la Germania sarebbe vincolata dalla direttiva qualifiche per 

quanto riguarda il rinnovo del permesso di soggiorno, l'alloggio e l'assi-

stenza sociale. 

K.  

Con ricorso del 25 maggio 2021, l'interessato è insorto dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata 

decisione della SEM concludendo al suo annullamento, alla constatazione 

della competenza della Svizzera ed al trattamento materiale della do-

manda d'asilo; in subordine, alla restituzione degli atti all'autorità inferiore 

per una nuova valutazione. Egli ha altresì richiesto la concessione dell'as-

sistenza giudiziaria nel senso dell'esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo.  

Il ricorrente censura innanzitutto un'errata applicazione delle pertinenti 

norme giuridiche. In ogni caso concreto andrebbe effettuato un esame del 

rischio reale ("real risk") di violazione dell'art. 3 CEDU nel caso di trasferi-

mento e ciò non soltanto nei casi di trasferimenti Dublino, ma bensì anche 

nel quadro di trasferimenti in Stati terzi sicuri. Nel caso in disamina l'insor-

gente andrebbe riconosciuto quale persona vulnerabile. Le sue allegazioni 

in merito alle discriminazioni sarebbero verosimili e non ci si potrebbe at-

tendere che egli si sottoponga nuovamente a tali umiliazioni. Senza suffi-

cienti mezzi finanziari gli sarebbe stato impossibile far valere i suoi diritti 

davanti alle istanze tedesche. Il trasferimento dell'insorgente in Germania 

violerebbe dunque l'art. 3 CEDU. In seguito, la SEM avrebbe pure accer-

tato in maniera incompleta i fatti giuridicamente rilevanti. Segnatamente, 

l'autorità inferiore non avrebbe preso posizione in merito al fatto che la Ger-

mania avrebbe respinto la riaccettazione dell'interessato basata sull'art. 4 

par. 2 dell'Accordo europeo ed avrebbe unicamente accettato il trasferi-

mento dell'interessato sull'art. 2 par. 1 dell'Accordo di riaccettazione. In 

questo caso non risulterebbe altresì chiaro quale statuto possiede il ricor-

rente in Germania. Un trasferimento conformemente all'art. 2 dell'accordo 

di riaccettazione non potrebbe essere effettuato qualora egli non possieda 

più lo statuto di rifugiato in Germania. Gli atti andrebbero dunque ritornati 

alla SEM per completamento dell'istruttoria.  

D-2449/2021 

Pagina 5 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA rese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra 

tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi l'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre dunque entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2 e relativi riferimenti). 

3.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 cpv. 1 

LTAF). In applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi il Tri-

bunale può rinunciare allo scambio degli scritti. 

4.  

4.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, di norma non si entra nel merito della 

domanda di asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro 

secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato preceden-

temente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene vi sia un 

effettivo rispetto del principio di "non-refoulement" ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 

LAsi. Si presuppone inoltre, che tale Stato abbia garantito la riammissione 

del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte all'asilo. Senza 

D-2449/2021 

Pagina 6 

tale garanzia, l'allontanamento verso lo Stato terzo non può infatti essere 

eseguito e dunque è inutile (cfr. FF 2002 6087, 6125). 

4.2 Il Consiglio federale ha effettivamente inserito, il 14 dicembre 2007, la 

Germania, come altri Paesi dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione 

europea di libero scambio (AELS), nel novero degli Stati terzi sicuri ai sensi 

dell'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, per i quali esiste una presunzione di rispetto 

del principio di "non-refoulement" (art. 5 cpv. 1 LAsi). 

5.  

Essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre anzitutto esa-

minare se l'accertamento dei fatti operato dall'autorità inferiore quanto allo 

statuto di cui dispone in Germania e all'accettazione della richiesta di tra-

sferimento sia stato o meno esaustivo.  

5.1 Nelle procedure d'asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l'autorità 

competente deve procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all'accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall'onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l'amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). Quando in sede ricorsuale vengono 

identificate delle carenze nell'accertamento dei fatti il caso va di principio 

retrocesso all'autorità di prima istanza, di modo che questa possa proce-

dere ad un nuovo e completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 2° ed. 2013, n. 2.191; sentenze del Tribunale 

D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 feb-

braio 2017 consid. 4.2). Una violazione del principio inquisitorio non implica 

in ogni caso l'automatica retrocessione degli atti all'autorità inferiore, dal 

momento che il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari 

al giudizio se una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia 

procedurale (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

La determinazione dei fatti e l'applicazione della legge non sono aspetti 

disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di delimitare 

quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, 

n. 34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di 

D-2449/2021 

Pagina 7 

applicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY 

in: Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, 

n. 17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione, che l'au-

torità è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore 

delle parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supple-

mentari (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 

PA). Onde circoscrivere l'ampiezza dell'accertamento d'ufficio nel corso del 

procedimento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze 

probatorie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 

7.2). Allorquando l'autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le 

prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, 

essa emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale amministra-

tivo federale A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). 

5.2 Nella fattispecie, dagli atti risulta che al ricorrente è stato riconosciuto 

lo statuto di rifugiato ed è stato messo al beneficio di un permesso di sog-

giorno in Germania scaduto il 3 luglio 2020. Dagli atti non risultano tuttavia 

elementi che permettano di ritenere che lo statuto di rifugiato gli sia stato 

ritirato o che una procedura sia stata in tal senso aperta. Le autorità tede-

sche inoltre, su esplicita richiesta della SEM, hanno confermato che su ri-

chiesta dell'insorgente egli dovrebbe essere nuovamente messo al benefi-

cio di un permesso di soggiorno (cfr. atto SEM 41/2). Tale rinnovo del per-

messo di soggiorno è altresì previsto dall'art. 24 par. 1 della Direttiva 

2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 dicembre 2011 

recante norme sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qua-

lifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme 

per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione 

sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; 

GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: direttiva qualifiche). A ciò si ag-

giunge inoltre il fatto che le stesse autorità hanno esplicitamente accolto la 

richiesta di trasferimento dell'interessato. Il fatto che tale accettazione sia 

avvenuta sulla base dell'accordo bilaterale di riaccettazione in quanto l'Ac-

cordo europeo non risultava nella fattispecie applicabile non permette una 

diversa valutazione, essendo unicamente determinante l'esistenza della 

garanzia di riammissione (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5.2.2).  

5.3 Di conseguenza non vi è modo di ritenere un accertamento incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti da parte dell'autorità inferiore.  

D-2449/2021 

Pagina 8 

6.  

Proseguendo nell'analisi, il Tribunale rileva che l'insorgente non ha conte-

stato di aver ricevuto lo statuto di rifugiato in Germania e non ha nemmeno 

riferito di rischiare di venire allontanato in Siria.   

Di conseguenza, le condizioni dell'art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi risultano in-

contestabilmente soddisfatte ed è a giusto titolo che la SEM non è entrata 

nel merito della domanda d'asilo. 

7.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia. 

L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa 

a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 

2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9). 

Pertanto, lo scrivente Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia dell'al-

lontanamento. 

8.  

L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata, per rinvio dell'art. 44 

LAsi, all'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 

142.20, nuovo titolo dal 1° gennaio 2019, medesimo tenore per quanto ri-

guarda l'art. 83). Giusta suddetta norma, l'esecuzione dell'allontanamento 

deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 

LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di non 

adempimento d'una di queste condizioni, la SEM dispone l'ammissione 

provvisoria (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).  

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato 

al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare 

o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'allontana-

mento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

D-2449/2021 

Pagina 9 

9.  

9.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto inter-

nazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella mas-

sima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazio-

nale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti dell'uomo (CorteEDU) ha più 

volte ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una 

situazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di 

destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU. 

Spetta infatti all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri 

motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio ("real 

risk") di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trat-

tamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi rife-

rimenti).   

9.2 Il ricorrente è rinviato in uno Stato terzo designato come sicuro da parte 

del Consiglio federale (l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi), ossia uno Stato nel quale 

vi è una presunzione di rispetto degli impegni di diritto internazionale pub-

blico, tra cui il rispetto del principio di non respingimento ai sensi dell'art. 5 

cpv. 1 LAsi così come del principio del divieto della tortura sancito dall'art. 3 

CEDU e dall'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (di seguito: 

Conv. tortura, RS 0.105; cfr. FANNY MATTHEY, in: Cesla Amarelle/Minh Son 

Nguyen, Code annoté de droit des migrations, LAsi, 2015, n. 12 ad art. 6a 

LAsi).  

Appartiene dunque all'interessato sovvertire tale presunzione. A tal fine, 

egli deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato in questione vio-

lino il diritto internazionale nel caso specifico, non gli concedano la neces-

saria protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, o che si trovi 

in una situazione di emergenza esistenziale nello Stato in questione a 

causa di circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria 

(cfr. tra le tante D-6742/2019 del 7 gennaio 2020 consid. 8.4). 

La CorteEDU ha a più riprese osservato che il semplice fatto di tornare in 

un Paese in cui la propria situazione economica sarebbe peggiore rispetto 

a quella dello Stato contraente di espulsione, non è sufficiente a soddisfare 

la soglia di maltrattamento proibita dall'articolo 3, che tale disposizione non 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk

D-2449/2021 

Pagina 10 

può essere interpretata come un obbligo generale per le Alte Parti Con-

traenti di fornire un alloggio a  chiunque si trovi nella loro giurisdizione e/o 

di fornire ai rifugiati assistenza finanziaria per consentire loro di mantenere 

un determinato tenore di vita, che gli stranieri soggetti a espulsione non 

possono, in linea di massima, rivendicare alcun diritto a rimanere nel terri-

torio di uno Stato contraente per poter continuare a beneficiare dell'assi-

stenza sanitaria, sociale o di altre forme di assistenza e servizi forniti dallo 

Stato di espulsione e che, in assenza di motivi umanitari estremamente 

convincenti contro il trasferimento, il fatto che le condizioni di vita materiali 

e sociali del ricorrente possano peggiorare significativamente in caso di 

espulsione dallo Stato contraente non è di per sé sufficiente a configurare 

una violazione dell'art. 3 CEDU (cfr. decisione della CorteEDU Mohammed 

Hussein c. Paesi Bassi e Italia n. 27725/10 del 2 aprile 2013, §§ 70-71 con 

ulteriori riferimenti). 

9.3 Nella fattispecie, il ricorrente stato riconosciuto beneficiario dello sta-

tuto di rifugiato ("Flüchtlingsschutz") in Germania in data 9 febbraio 2015, 

di conseguenza egli può rivolgersi alle competenti autorità tedesche per far 

valere i diritti che gli spettano. Altresì, dagli atti non vi sono elementi che 

permettano di ritenere che in caso di rinvio dell'insorgente in Germania le 

sue prospettive future, considerate dal punto di vista materiale, fisico o psi-

cologico, denotino un rischio sufficientemente reale e imminente di priva-

zioni di gravità tale da rientrare nell'ambito di applicazione dell'art. 3 CEDU. 

Da una parte risulta che le condizioni di vita invocate dal ricorrente e le 

discriminazioni subite non sono supportate da alcun indizio oggettivo, con-

creto e serio e dall'altra non risulta che egli si sia rivolto alle autorità per 

denunciare tali condizioni.  

9.4 In conclusione, l'esecuzione dell'allontanamento in Germania è ammis-

sibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della 

LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi). 

10.  

10.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non può 

es-sere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. Ai sensi dell'art. 83 cpv. 5 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento 

verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigibile e che tale pre-

sunzione legale può essere sovvertita solo se l'interessato rende verosi-

mile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può essere ritenuto 

D-2449/2021 

Pagina 11 

ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza del Tribunale E-3228/2019 del 

2 luglio 2019). 

10.2 Nella fattispecie l'insorgente non ha fornito indizi seri per sovvertire la 

suddetta presunzione di esigibilità. Non vi sono infatti indizi per ritenere che 

la Germania – stato di diritto – non gli offrirebbe la protezione adeguata 

contro le discriminazioni. Per quanto riguarda invece le condizioni di vita, 

alloggio e lavoro in tale Paese, il Tribunale rileva che la Germania è vinco-

lata alla direttiva qualifiche. In particolare, gli art. 24, 25, 26, 29, 32 e 34 di 

questa direttiva autorizzano i beneficiari dello status di rifugiato ad ottenere 

o ricevere il rinnovo del permesso di soggiorno o di un titolo di viaggio, ad 

avere accesso alla protezione sociale e all'alloggio, a ricevere programmi 

di integrazione e ad aver riconosciuto il diritto all'accesso al mercato del 

lavoro. 

10.3 Alla luce di quanto precede, il ricorrente può dunque rivolgersi alle 

autorità competenti per ottenere il rinnovo dei documenti precedentemente 

citati, un alloggio, un'assistenza sociale, un programma integrativo o se 

desidera beneficiare di un aiuto per la ricerca di un impiego.  

10.4 Di conseguenza, l'esecuzione dell'allontanamento risulta pure ragio-

nevolmente esigibile. 

11.  

Infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità dell'e-

secuzione dell'allontanamento (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 2 LStr) ritenuto 

che le autorità tedesche hanno dato il loro benestare alla riammissione del 

ricorrente. 

12.  

Di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, il gra-

vame va disatteso e la querelata decisione confermata. 

13.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

14.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

D-2449/2021 

Pagina 12 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

15.  

Infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d 

cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2449/2021 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: