# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7bb15d7d-dd36-5519-981b-712ea4e16a28
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.11.2003 31.2003.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2003-2_2003-11-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2003.2

   

  ZA/tf

  	
  Lugano

  27 novembre
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 16 gennaio
2003 ai sensi dell'art. 52 LAVS di

 

	
   

  	
  ______________, 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  ______________, 

   

   

   

  

In relazione alla
fallita      ________________

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   La ditta
__________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio di
__________ il 15 gennaio __________ (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato;
FUSC del 29 giugno __________).

                                         Lo scopo
sociale della società consisteva nell'esecuzione di controsoffitti, pareti
mobili, pavimenti tecnici, ecc.

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 3 maggio 1994
al 12 settembre 1995, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _ e estratto
RC informatizzato). Da quest'ultima data sino al 16 luglio 1999 egli ha assunto
la carica di presidente del CdA. Dal 16 luglio 1999 al 10 settembre 1999 è
stato designato liquidatore (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato). Dal 10
settembre 1999 al 19 giugno 2001 (data delle sue dimissioni), ha ricoperto la
carica di amministratore unico (cfr. doc. _). La radiazione dal RC è stata
pubblicata il 28 giugno 2001.

 

                                         La ditta
__________ è stata affiliata alla Cassa cantonale di compensazione AVS in
qualità di datrice di lavoro dal 1° ottobre 1992 al 30 giugno 2001.

                                         

                                         La
società entrò in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa
dovette  - come risulta dagli atti - sistematicamente diffidare la società dal
mese di aprile 1999 e precettarla a partire dal mese di giugno 1999 (cfr. doc.
_). 

                                         In data
27 novembre 2001 e 1° marzo 2002, l'UE di __________ ha rilasciato due
attestati di carenza beni per un importo totale di fr. 39'283.95 (cfr. doc. _).

                                         Con
decreti 11 ottobre 2002 e 28 novembre 2002 il Pretore di __________ ha
dichiarato l'apertura del fallimento e la sospensione della procedura della
__________ ai sensi dell'art. 230 LEF (FUSC del 6 dicembre __________).

                                         La
procedura fallimentare è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivi,
in quanto nessun creditore ha anticipato le spese come richiesto nella
pubblicazione apparsa sul FUSC 6 dicembre __________ (cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Per questo
motivo, costatato di aver subito un danno, il 7 novembre 2002 la Cassa ha
emesso nei confronti di __________ una decisione di risarcimento danni ex art.
52 LAVS di fr. 39'283.95 per contributi impagati negli anni dal 1999 al 2000,
in via solidale per analogo periodo ed importo con __________ (cfr. doc. _).

                                         

                               1.3.   Con
opposizione 5 dicembre 2002, __________ ha respinto l'addebito di
intenzionalità e grave negligenza, precisando: 

 

"  1.
In più della giurisprudenza del Tribunale federale delle 

assicurazioni da voi
citata dobbiamo sottolineare che é comunque sempre necessario accertare in quale
misura la singola persona chiamata in causa in qualità di organo della società fosse
materialmente in grado di determinare la volontà, rispettivamente di prendere
le iniziative necessarie ai fini del pagamento dei contributi dovuti (RCC 1985
pag. 654, RCC 1989 pag. 176, DTF 109 V 86, 114 V 78).

 

La colpa imputabile a
una persona morale non è necessariamente nello stesso tempo una colpa di tutti
gli organi della suddetta persona: occorre pertanto esaminare se e in che
misura un atto compiuto da un'azienda può anche essere imputabile ad un organo
determinato, tenuto conto della situazione giuridica ed effettiva (RCC 183 pag.
106). Il sottoscritto, nella sua qualità di amministratore non era dipendente
della società e pertanto non si occupava dell'amministrazione della società e
dei pagamenti. Degli stessi si occupava il direttore ed amministratore di
fatto, oltre che azionista unico della società, Sig. __________.

 

2. Il sottoscritto ha trasferito il suo domicilio
in __________ a partire dal 1° 

gennaio 1999 ed ha verbalmente invitato a più riprese il suddetto azionista
unico della società a provvedere alla sua sostituzione con altro amministratore
svizzero per ristabilire la situazione legale. E' pertanto evidente che non
potevo più occuparmi in nessuna maniera della conduzione della società che,
come già esposto sopra, era effettuata dal Sig. __________.

 

3. E' pertanto chiaro che l'unico responsabile
per il mancato 

pagamento dei
contributi AVS/AI/IPG è il Sig. __________, __________, nella sua qualità di
direttore ed amministratore di fatto.

 

Da quanto sopra esposto
risulta che non è possibile muovere nessun rimprovero al sottoscritto e che
pertanto la mia opposizione alla domanda di risarcimento è giustificata."
(Doc. _)

 

                                         __________
non ha sollevato opposizione.

 

                               1.4.   Con
petizione 16 gennaio 2003, la Cassa ha postulato la condanna di __________ al
pagamento di fr. 39'283.95, argomentando:

 

" 
(…)

8.1.   Il
convenuto sostiene di non avere influito sull'andamento della società.

 

Tale affermazione è, tuttavia,
irrilevante poiché l'accettazione del mandato di amministratore unico, in
precedenza di presidente, comporta l'assunzione di tutti gli oneri che da tale
funzione derivano (STFA inedita del 20 aprile 1998 in re C.S. e C.B.).

 

Infatti, l'organo formale deve
adempiere agli obblighi previsti dall'art. 716a cpv. 1 CO con la massima
diligenza, la quale va oltre la prudenza che è d'uso osservare nei propri
affari (STFA inedita del 29 maggio 1995 in re A.C.).

 

         (…)

 

Al riguardo, si osserva che
l'esistenza di un amministratore di fatto non scarica, a priori,
l'amministratore formale dalla sua responsabilità ex art. 52 LAVS (STFA inedita
del 30 marzo 1998 in re D.S.; STCA inedita del 7 agosto 1996 in re O.G.,
consid. 2.9). Infatti, proprio all'amministratore, conformemente alla
giurisprudenza, spetta vigilare sulle persone incaricate della gestione e della
rappresentanza, affinché rispettino le prescrizioni legali (DTF 114 V 223).

         (…)

 

8.2.   Il
convenuto sostiene, poi, che dopo il suo trasferimento in ___________, a
partire dal 1 gennaio 1999, avrebbe invitato verbalmente a più riprese
l'azionista unico __________ a provvedere alla sua sostituzione, considerato
che non avrebbe più potuto occuparsi in alcun modo della conduzione della
società, con un altro amministratore svizzero e ciò per ristabilire la
situazione legale.

 

A tal proposito, a mente della
giurisprudenza, l'amministratore deve, se intende limitare i rischi connessi
alla sua funzione, rassegnare le dimissioni quando accerta che non dispone di
alcun potere (DTF 123 V 173 consid. 3a).

 

Nel caso concreto, si osserva che, se
il convenuto avesse agito con immediata determinazione e fosse uscito per tempo
senza aspettare sino al 19 giugno 2001, in occasione dell'assemblea generale
straordinaria da lui presieduta, quindi oltre un anno dal trasferimento in
__________ avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione.

 

Visto quanto sopra, è data la
responsabilità del signor __________ giusta l'art. 52 LAVS per il disinteresse
mostrato nel compiere quanto d'importante per qualsiasi persona ragionevole
nell'ambito delle incombenze proprie alla funzione di amministratore unico, in
particolare, con l'omissione di verificare se i contributi sociali fossero
stati pagati.

 

Costituendo tale omissione una grave
violazione del dovere di vigilanza (RCC 1992, pag. 115), risulta lapalissiano
che il convenuto non ha ottemperato agli obblighi di diligenza e di vigilanza
che, secondo la giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d'uso nei propri
affari.

 

In conclusione, vi è luogo di credere
che il convenuto abbia assunto la carica di "prestanome", fidandosi,
ma senza una stretta vigilanza, della persona che avrebbe gestito la società,
per cui deve assumersi le conseguenze del mancato pagamento dei contributi alla
Cassa (…)" (Doc. _)

 

                               1.5.   Malgrado
l'assegnazione di due termini per la presentazione della risposta di causa, il
convenuto non è intervenuto in lite (cfr. doc. _).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Va
innanzitutto rilevato che con il 1° gennaio 2003 è entrata in vigore la legge
sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), che
tuttavia non è applicabile al caso di specie considerato che il giudice delle assicurazioni
sociali non tien conto di modifiche legislative e di fatto verificatesi dopo il
momento determinante della resa del provvedimento amministrativo, in casu il 7
novembre 2002 (STFA del 20 marzo 2003, nella causa B., H 27/02, consid. 1, pag.
2, STFA del 9 gennaio 2003 nella causa A., P 76/01, consid. 1.3, pag. 4; STFA
del 9 gennaio 2003 nella causa C., U 347/01, consid. 2 pag. 3 e STFA del 9
gennaio 2003 nella causa P., H 345/01, consid. 2.1, pag. 3; DTF 127 V 467
consid. 1, DTF 121 V 366 consid. 1b). 

                                         Per cui
ogni riferimento alle norme applicabili in concreto va inteso nel tenore in
vigore fino al 31 dicembre 2002.

 

                              2.3.   In virtù dell'art. 52 LAVS
"il datore di lavoro deve risarcire alla cassa di compensazione i danni da
lui causati violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni".

                                         I
presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,
la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici,
da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).

                                         Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi (cfr. DTF 113 V 256 consid. 3; STFA del 16
aprile 2003 nella causa P., D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.3).
Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del
fallimento della società datrice di lavoro (cfr. Thomas Nussbaumer, Die Haftung
des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP/PJA 1996 pag. 107.; Frésard, Les
développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances
relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991,
no. 2 pag. 163). 

                                         Il
rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di
esecuzione in via di pignoramento attesta ufficialmente, oltre al mancato
adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di
lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS
agli organi anche se la società esiste giuridicamente (cfr. RCC 1988 pag. 137
consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non
iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente
responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135
consid. 2a; cfr. critica in M. Kunz, Die Schadenersatzplicht des Arbeitsgebers
in der AHV, Diss. Winterthur 1989 pag. 63).

 

                                       Il TFA ha recentemente
riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha
concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve
essere ancora mantenuta (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003, pag. 79 ss). 

                                         L'Alta
Corte ha in particolare precisato che né dal messaggio del Consiglio federale
concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai
lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.; STFA dell'8 ottobre
2003 nella causa V. e G, H 320/01 + H 333/01, consid. 5.4.; STFA del 3
settembre 2003 nella causa M., 37/02, consid. 2) sono emerse indicazioni per un
cambiamento della prassi finora adottata.

 

                               2.4.   Si ha un
danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra
allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto
o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS
o per insolvenza del datore di lavoro ( cfr. Nussbaumer, AJP/PJA 1996 pag.
1076; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b; DTF 98 V 26). L'ammontare del danno
corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto
versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (cfr. STFA del 28
ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno
2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104);
i contributi della disoccupazione (cfr. STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A.
e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale
degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori
(cfr. art. 14 cpv. 4 lett. e, art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la
giurisprudenza citata in Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni
della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex
art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza
citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo
dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione
AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA
del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6). Non sono
invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (cfr. STFA del 19 agosto 2003
nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A.,
H 194/96).

 

                                         Nell'evenienza
concreta, dagli estratti concernenti l'evoluzione del debito (cfr. doc. _),
dagli estratti dei contributi paritetici e dai quaderni dei salari (cfr. doc.
_), dagli attestati di carenza beni (cfr. doc. _), risulta chiaramente l'importo
dei contributi non saldati, che ammonta a fr. 39'283.95.

 

                                         Del resto
il convenuto non ha contestato l'importo del danno.

 

                               2.5.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; cfr. RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con
riferimenti) ed il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a, DTF 111 V 173 consid. 2; DTF
108 V 186 consid. 1a; 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, 650 consid.
2).

                                         Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali egli è tenuto ad assumere
il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se egli è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, egli può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52
LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985,
pag. 608 consid. 5b).

 

                               2.6.   La cassa di
compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza
delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre
da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,
rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di
pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le
prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può
procedere contro di lui. 

                                         Incombe
allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di
giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 pag. 213).

                                         È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di
difficoltà passeggere di liquidità. 

                                         Affinché
un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre
che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi
motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine
ragionevole (cfr. DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261
consid. 4b; RCC 1985 p. 604 consid. 3a). 

                                         L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54, Frésard, op. cit., RSA 1987, pag. 7).

 

                               2.7.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione.

                                         La misura
della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che
si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di
lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato ( RCC
1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; M. Knus, op.
cit., p. 53). Questo dovere risulta accresciuto quando si tratta di un
amministratore unico; egli deve dare prova di tutta la diligenza necessaria
alla corretta gestione degli affari sociali non essendo sufficiente l'ossequio
della diligentia quam in suis (DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr. anche DTF 122 III
198 consid. 3a). Egli deve conservare un assoluto controllo sugli affari
importanti della ditta, essendo segnatamente suo preciso dovere vigilare
affinché i contributi vengano regolarmente versati. Occorre però esaminare se
speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i
contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b; 108
V consid. 1b e 193 consid.2b)

 

                               2.8.   Innanzitutto
va precisato che, secondo costante giurisprudenza (cfr. STCA 14 giugno 1995
nella causa C.; 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. 

 

                                         __________
ha ricoperto la carica di amministratore unico della società dal 3 maggio 1994
al 12 settembre 1995, con diritto di firma individuale (cfr. doc. _ e estratto
RC informatizzato). 

                                         Da
quest'ultima data sino al 16 luglio 1999 egli ha assunto la carica di
presidente del CdA. Dal 16 luglio 1999 al 10 settembre 1999 è stato designato
liquidatore (cfr. doc. _ e estratto RC informatizzato). Dal 10 settembre 1999
al 19 giugno 2001 (data delle sue dimissioni), ha nuovamente ricoperto la
carica di amministratore unico (cfr. doc. _).

 

                            2.8.1.   __________
sostiene di non poter essere reso responsabile del danno subito dalla Cassa, in
quanto egli non si sarebbe mai occupato dell'amministrazione e dei pagamenti
della società. La __________ sarebbe stata gestita dal direttore e azionista
unico __________quale amministratore di fatto.

 

                                         Accettando
il mandato di amministratore unico (dal 3 maggio 1994 al 12 settembre 1995 e
dal 10 settembre 1999 al 19 giugno 2001) e di presidente del CdA (dal 13
settembre 1995 al 10 settembre 1999), __________ ha assunto tutti gli oneri che
da tale funzione derivano (cfr. STFA del 5 giugno 2003 nella causa V. C. e R.
G., H 268/01 e H 269/01, consid. 7.2; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e
M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 31 gennaio 2003 nella causa
V., H 5/02, consid. 5.2; STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e
J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 10.1.; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e
M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H
403/01, consid. 3b; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01, consid.
6b). 

                                         La
responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la
diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali non incombeva
quindi solo a __________(presunto organo di fatto della società), bensì anche e
soprattutto all'amministratore unico e per un certo periodo presidente del CdA
__________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a
cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01,
consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA
del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98). In caso contrario
si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia"
(cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27
aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001
nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C.,
consid. 3b, H 294/94).

                                         

                                         Nella
presente fattispecie le scarne argomentazioni sollevate dal convenuto non sono
sufficienti per liberarlo della responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         D'altronde
__________ non ha minimamente provato di essere stato impedito di raccogliere
informazioni in merito al pagamento dei contributi sociali né ha indicato come
e quando ha verificato che i contributi sociali venissero regolarmente pagati
(ad esempio interpellando direttamente la Cassa). Il convenuto si è limitato a
dire che era __________ad occuparsi della conduzione e la gestione della
società. 

                                         Gli
argomenti addotti, in particolare il fatto che la sua era solo una carica
meramente formale, di copertura e svuotata di ogni concreto potere di intervento
sulla conduzione della __________, visto che sarebbe stato __________ad avere
in mani le redini della società e a deciderne l'andamento, non concretizzano
qualsivoglia motivo di giustificazione o di discolpa nel senso della
giurisprudenza (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.2).
Un amministratore non può liberarsi dalla responsabilità ex art. 52 LAVS
adducendo di non aver mai partecipato alla gestione della società, pretendendo
quindi di aver svolto solo un ruolo subalterno, poiché tutto ciò costituisce
già un caso di negligenza grave (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H
13/03, consid. 3.1).

                                         

                                         Il
convenuto, in violazione degli obblighi che gli derivano dalla carica di
amministratore unico e presidente del CdA di una società anonima, non ha svolto
nessun tipo di controllo. 

                                         Come
ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai
sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.  

                                         Pertanto
deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento
dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti
dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo
per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto
di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega
gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate
(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V
219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA 25 luglio 1991 nella
causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è
suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente
versati (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H 33/03, consid.
5.7; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid.
7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; DTF 108 V
202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la
jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité del
l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non
è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio
2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5b). Secondo la nostra Massima istanza,
egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue
sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre
1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.). Inoltre il
convenuto non ha speso parola alcuna sulla possibilità che comunque aveva quale
amministratore unico (ed in seguito di presidente del CdA) con diritto di firma
individuale, se solo avesse voluto, di ordinare, anche contro la volontà di __________,
il pagamento dei contributi sociali (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H
5/02, consid. 5.3).

                                         Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che,  secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

                                         Il ruolo
di presunto organo di fatto di __________, non giustifica comunque la passività
di __________. Il convenuto non poteva, nella veste di amministratore unico e
presidente del CdA di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo
passivo nella società. Il fatto di non informarsi regolarmente sulla conduzione
della società e - vista l'importanza in questo ambito - sulla sorte dei
contributi sociali costituisce colpa grave ai sensi dell'art. 52 LAVS (cfr. SVR
2003 AHV N°5, pag. 14 consid. 5.3.2; STFA del 16 aprile 2003 nella causa P.,
D., B., H 234/02 + 237/02 + 239/02, consid. 6.2.3). Il convenuto avrebbe dovuto
verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero
effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 3 luglio 2003 nella causa V.,
H 265/02, consid. 3.2.; STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e
H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e
M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e
B., H 38/01, consid. 4b). Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di
revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che
vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie
della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H
349/01, consid. 2.4).

 

                                         Essersi
fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è
segno di una grave negligenza dell'amministratore di una società anonima. I
controlli gli avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria
della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H
349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid.
3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17
gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001
nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b), che
navigava in brutte acque da diverso tempo, costringendo la Cassa a diffidarla e
precettarla sin dal mese di aprile 1999 (cfr. doc. _; la Cassa sostiene
comunque che le diffide ed i PE sono stati regolarmente inviati alla società
sin dall'aprile 1996 rispettivamente dal settembre 1997, e che la prova di tale
affermazione é a disposizione del Tribunale, qualora lo richiedesse). 

                                         Diverso
sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di
contributi alle assicurazioni sociali, il convenuto avesse inoltrato
immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella
causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).

                                         La lunga
permanenza nella società, fa pensare che il convenuto ha lasciato correre le
cose, senza verificare con mano l'effettiva situazione societaria (cfr. STFA
del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid.
10.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa P., H 445/ 00, consid. 3c; STFA del
13 maggio 2002 nella causa A, H 65/01, consid. 5).

                                         Se avesse
subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe
certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23
agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4
febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c). 

                                         Se è vero
che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare
compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è
pur vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano
effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01,
consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid.
4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27
febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa
A., H 436/00, consid. 3b). In siffatta evenienza incombe all'interessato il
compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente
sull'andamento degli affari, in particolare in relazioni alla questioni
contributive (cfr. SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b; STFA dell'8 ottobre 2003
nella causa C., H 33/03, consid. 5.7). Non è possibile liberarsi da ogni
responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio
dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più
competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV
Nr. 9 consid 3a)

 

                                         Per
quanto attiene alla presunta ed esclusiva colpa di __________(presunto organo
di fatto), si ricorda in questo contesto che l'art. 759 cpv. 1 CO non è
applicabile nell'ambito della responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS per
giustificare una riduzione del risarcimento in relazione con la gravità
dell'errore commesso dal responsabile (cfr. Pratique VSI 1996, pag 306, citata
in STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).

                                         Il TFA ha
infatti precisato che (Pratique VSI 1996 pag 309):

 

" 
En l'espèce, les faits reprochés aux recourants
sont en partie postérieurs à cette date. Mais l'art. 759 al. 1 CO ne saurait,
quoi qu'il en soit, trouver application dans le cadre de la responsabilité de
l'art. 52 LAVS, pour justifier une réduction de l'étendue de la réparation en
relation avec la gravité de la faute responsable. Cette nouvelle disposition du
code des obligations autorise une limitation de la responsabilité du défendeur
jusqu'à concurrence du montant qu'il devrait payer s'il était seul responsable
(solidarité différenciée); elle permet  au responsable d'invoquer des facteurs
de réduction qui lui sont propres. Pour ce qui est de la gravité de la faute de
l'auteur de l'acte illicite, c'est uniquement la légèreté de celle-ci (art. 43
al. 1 CO) qui peut être invoquée (Böckli, op. cit., p. 1103, note 2022
ss; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, & 36,
note 99 ss).

Or la responsabilité fondée sur l'art. 52 LAVS
implique, par définition, une faute qualifiée, soit une faute intentionnelle,
soit une négligence grave."

 

                                         In sostanza, il disinteresse mostrato da __________ ne determina la
sua responsabilità ex art. 52 LAVS. Il convenuto ha omesso di compiere quanto
doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito delle
incombenze riconducibili alla funzione di amministratore unico e presidente del
CdA di una società anonima (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa C., H
33/03, consid. 5.7; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid.
4c, nella fattispecie si trattava di un membro del CdA). Egli ha omesso di
verificare se i contributi sociali fossero stati pagati. Questa omissione
costituisce una grave violazione del suo dovere di diligenza (cfr. RCC 1992,
pag. 269), dovere che risulta accresciuto
quando si tratti, come in concreto, di un amministratore unico (cfr.
STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3; STFA del 12
dicembre 2002 nella causa B, H 31 279/01, consid. 3.2; STFA del 28 maggio 2002
nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C.,
H 103/01, consid. 4c; STFA del 5 novembre 2001 nella causa F., H 153/01,
consid. 6b; DTF 112 V 3 consid. 2b; cfr.
anche DTF 122 III 198 consid. 3a). e di un presidente del CdA (STFA
non pubblicata dell'8 novembre 1999 nella causa G. H., H 74/99, consid. 6b; DTF
122 III 198, consid. 3a).

 

                                         Del
resto, la passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di mancati
pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per negligenza
grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115). La passività del convenuto è
quindi in relazione di causalità naturale e adeguata con il danno subito dalla
Cassa (cfr. STFA del 21 maggio 2003 nella causa A, H 13/03, consid. 3.1; STFA
del 13 maggio 2002 nella causa A, H 65 /01, consid. 5; STFA del 17 gennaio 2002
nella causa A e B., H 38/01, consid. 4b).

 

                            2.8.2.   __________,
dopo il suo trasferimento in __________, a partire dal 1° gennaio 1999, avrebbe
invitato verbalmente a più riprese l'azionista unico __________a provvedere
alla sua sostituzione con un altro amministratore svizzero e ciò per
ristabilire la situazione legale, ritenuto che non avrebbe più potuto occuparsi
in nessuna maniera della conduzione della società.

 

                                         Egli
avrebbe potuto dimettersi in ogni momento, se lo avesse voluto (cfr. STCA
dell'8 gennaio 2003 nella causa B., Inc. 31.02.16, consid. 2.7.1). 

                                         È vero
che di principio le dimissioni vanno indirizzate all'assemblea generale, quindi
agli azionisti (cfr. STFA del 25 novembre 1999 non pubblicata nella causa S. C.
e E. G. consid. 4 d con le relative citazioni dottrinali e giurisprudenziali).
Tuttavia l'amministratore unico che intende dimettersi immediatamente può farlo
scrivendo direttamente alla società. Il TFA in una sentenza del 15 gennaio 1986
nella causa F., H 97/85 + 104/85, pubblicata in DTF 112 V 4-5, ha sentenziato:

 

" 
A.- Die A. AG, Zürich, gründete Ende 1981/anfangs
1982 in Mehreren Kantonen 11 Tochtergesellschaften, deren gesamtes
Aktienkapital von jeweils Fr. 50'000.- sie übernahm. Ferner wurde die Firma B.
AG, Zürich, von der A. AG übernommen, zu den neu gegründeten Gesellschaften
gehörte auch die M. AG Basel, welche sich vorwiegend mit der Vermittlung und
Rekrutierung von Temporärpersonal befasste. Mit "Treuhandvertrag" vom
1. Januar 1982 setzte die A. AG S. F. als einzigen Verwaltungsrat der M. AG
Basel ein und übertrug ihm treuhänderisch Aktion der Gesellschaft im Wert von
Fr. 48'000.-. Nachdem S. F. in der Folge Kenntnis von der misslichen
finanziellen Situation der Gesellschaft erhalten hatte, teilte er der A. AG am
6. September 1982 mit, dass er sein Mandat als einziger Verwaltungsrat der M.
AG Basel per sofort niederlege. 

Die entsprechende Publikation im Schweizerischen
Handelsamtsblatt erfolgte indes erst am 22. Februar 1983. 

 

(…)

 

c) Der Beschwerdeführer hat der Firma A. Holding
AG mit Schreiben vom 6. September 1982 erklärt, dass er
sein Mandat als 

Verwaltungsrat der Firma M. AG per sofort niederlege.
Mit dieser - an sich unbestrittenermassen korrekt erklärten - Demission trat
die Beendigung des Amtes als Verwaltungsrat ein, und zwar mit sofortiger Wirkung
(BÜRGI, Zürcher Kommentar, N. 8 zu Art. 705 OR;
VON STEIGER, Das Recht der Aktiengesellschaft in der Schweiz, 4. Aufl., S. 226
f.; SCHUCANY, Kommentar zum Schweizerischen Aktienrecht, 2. Aufl., N. 2 zu Art. 705 OR; PATRY, Précis du droit Suisse des
Sociétés, vol. II, S. 250; BGE 104 Ib 323 Erw. 2b). Eine faktische
Fortsetzung des Mandats über den genannten Zeitpunkt hinaus mit der Möglichkeit,
die Geschäftsführung der Gesellschaft noch massgeblich zu beeinflussen, ist trotz
der Vollmachterteilung vom 1. November 1982 bzw. des Schreibens vom 2. Dezember
1982 zu verneinen. Es erscheint nämlich als glaubhaft, dass der Beschwerdeführer
gewisse Handlungen nur noch zur Liquidation seines Mandats im Sinne der Erfüllung
einer Sorgfaltspflicht vornahm, weil die Aktiengesellschaft infolge der fristlosen
Demission ihres einzigen Verwaltungsrates formell handlungsunfähig wurde. Wenn sich
der Beschwerdeführer zu diesen Handlungen - sei es zu Recht oder zu Unrecht - berechtigt
oder verpflichtet fühlte, so kann daraus nicht abgeleitet werden, er habe seine
Demission vorläufig suspendiert. Dies muss vorliegend um so mehr gelten, als er
bereits im Schreiben vom 6. September 1982 um die entsprechende Publikation im Handelsregister
ersucht hatte und in der Folge wiederholt und unwidersprochen geltend machte,
die Löschung des Eintrages sei durch die Verantwortlichen der Firma A. Holding
AG hinausgezögert worden (vgl. hiezu FORSTMOSER/MEIER-HAYOZ, Aktienrecht, 2. Aufl.,
S. 171 N. 23; BGE 104 Ib 324 f. Erw. 2b und 3b). Bei diesen
Gegebenheiten kann entgegen der Meinung von Verwaltung und Vorinstanz nicht auf
die Löschung des Eintrags im Handelsregister abgestellt werden. Als massgebender
Zeitpunkt des effektiven Ausscheidens aus dem Verwaltungsrat muss vielmehr der
6. September 1982 betrachtet werden". 

 

                                         Inoltre,
per quanto attiene alla convocazione dell'assemblea generale, i primi due
capoversi dell'art. 699 CO prevedono quanto segue:

 

1 L’assemblea
generale è convocata dal consiglio d’amministrazione e, quando occorra,
dall’ufficio di revisione; il diritto di convocarla spetta anche ai liquidatori
ed ai rappresentanti degli obbligazionisti.

 

2 L’assemblea
generale ha luogo ogni anno, entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio
annuale; ogni qualvolta lo richieda il bisogno, si convocano assemblee
straordinarie.

 

                                         Per la
forma della convocazione, l'art. 700 cpv. 1 CO stabilisce:

 

1 La
convocazione dell’assemblea generale deve farsi nella forma prescritta dallo
statuto, almeno venti giorni prima di quello fissato per l’adunanza.

                                         Ora,
visto che la legislazione vigente permette la convocazione di un'assemblea
generale straordinaria in tempi brevi (20 giorni), non è comprensibile che
__________ abbia atteso sino al 19 giugno 2001 (cfr. doc. _). Il convenuto
oltre ad aver avuto, come detto, la possibilità (inutilizzata in casu) di
presentare le proprie dimissioni inviandole direttamente alla società, avrebbe
potuto anche indire un'assemblea straordinaria e, qualora non si fosse
presentato nessuno, verbalizzare che l'assemblea generale è risultata deserta.
__________ quindi, munito delle lettera di dimissioni e del verbale
dell'assemblea generale (seppur deserta), avrebbe potuto provvedere anche alla
cancellazione a RC. Infatti l'art. 711 CO prevede:

 

1 La società
notifica senza indugio al registro di commercio, perché vi sia iscritta,
l’uscita di un amministratore.

 

2 Ove tale
notificazione non sia fatta entro trenta giorni, l’amministratore uscente può
chiedere direttamente la cancellazione.

 

                                         L'art.
25a ORC prevede inoltre:

 

Cancellazione di una persona tenuta ad iscriversi

 

1 Se una
persona giuridica non richiede la cancellazione di una persona iscritta uscita
dall'amministrazione, l'interessato stesso può richiedere la sua cancellazione
dopo 30 giorni dalla sua uscita. Deve presentare i giustificativi necessari.

 

2 L'ufficiale
del registro comunica immediatamente alla società la cancellazione.

 

                                         Quindi,
secondo l'art. 25a cpv. 1 dell'ordinanza del registro di commercio (ORC), se
una persona giuridica non richiede la cancellazione di una persona iscritta
uscita dall'amministrazione, l'interessato stesso può chiedere la sua
cancellazione dopo 30 giorni dalla sua uscita (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003
nella causa C., H 33/03, consid. 5.4), e che, per una regola generale,
l'ignoranza della legge non costituisce esimente (DTF 124 V 220 consid. 2b/aa).

                                         Il TFA ha
più volte confermato che l'amministratore impedito ad esercitare un controllo
sul pagamento dei contributi e constatato il loro non pagamento, deve agire
tempestivamente, e nel caso che la situazione non cambi dimettersi
immediatamente (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid.
4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993
nella causa N.), ciò che in casu __________ non ha fatto.

                                         Nel caso
di specie, __________ avrebbe potuto dimissionare quando voleva. Egli lo ha
fatto solo il 19 giugno 2001 (cfr. doc. _). 

                                         Infatti
secondo la giurisprudenza del TFA, un amministratore è da ritenersi liberato
dalla responsabilità ex art. 52 LAVS dalla data in cui egli ha dimissionato
quale organo della società: a partire da questa data (e non dalla radiazione del
Registro di Commercio) egli non ha infatti più alcuna facoltà di controllo
sull’attività della medesima (cfr. SVR 2000 AHV Nr. 24 = DTF 126 V 61 consid.
4a e 4b = Pratique VSI 2000, pag 293; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa
D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 3.5.1; STFA del 27 febbraio 2002
nella causa S., H 282/01, consid. 3a; DTF 112 V 1 consid. 3c e 3b, cfr. anche
Forstmoser/Meier-Hyoz/Noberl, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996 § 27 n.
54, STFA 25 novembre 1999 inedita in re SC, H 201 + 207/98). Determinante ai
fini dell'accertamento della durata della responsabilità dell'amministratore è
il momento dell'estinzione effettiva del mandato. Detto momento è decisivo pure
qualora si sia omesso di procedere alla cancellazione dell'iscrizione nel
registro di commercio (DTF 126 V 61 consid. 4a e 4b).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   La
petizione è accolta.

                                         Di
conseguenza __________ è condannato a versare alla Cassa cantonale di
compensazione AVS l'importo di 

                                         fr.
39'283.95.

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti