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**Case Identifier:** 74872f69-c18b-52b0-8f87-50983b1a85b6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.04.2025 D-5599/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5599-2024_2025-04-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5599/2024 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  a p r i l e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Giulia Marelli, Daniela Brüschweiler,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

rappresentato da Fazil Ahmet Tamer,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 21 agosto 2024 / N (…). 

 

 

 

D-5599/2024 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a L’(…) aprile 2024, l’interessato, minorenne non accompagnato (di se-

guito anche: RMNA), ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera. Da 

ricerche intraprese dalla SEM, è risultato come il richiedente, avesse pre-

sentato una domanda d’asilo precedente in B._______ il (…). 

A.b Il 20 aprile 2024, l’interessato ha sottoscritto il mandato di rappresen-

tanza legale a favore di (…). 

A.c Il richiedente, il (…) maggio 2024, è stato sentito nell’ambito di una 

prima audizione quale RMNA, durante la quale egli ha in particolare potuto 

esporre la sua biografia, le sue relazioni nel Paese d’origine, il viaggio 

d’espatrio da lui intrapreso, nonché il suo stato di salute ed i suoi motivi 

d’asilo. A seguito della risposta della B._______ del 27 maggio 2024 alla 

richiesta d’informazioni della SEM del 25 aprile 2024, il richiedente è stato 

poi sentito approfonditamente sui suoi motivi d’asilo durante un’audizione 

tenutasi il (…) luglio 2024. 

Nei predetti contesti, l’interessato ha essenzialmente dichiarato di essere 

espatriato il (…) dalla C._______. Ciò poiché, a seguito di (…) occorso 

nell’(…) del (…), dove D._______ con (…), il richiedente sarebbe stato ac-

cusato di (…) (D._______) (…) il medesimo giorno nel corso di (…) avve-

nuti tra lui, un suo (…) ed i famigliari del (…). Sarebbe quindi stato aperto 

un procedimento penale nei suoi confronti ed egli avrebbe dovuto scontare 

(…) di carcere preventivo, essendo rilasciato in libertà vigilata e con obbligo 

di firma nel (…) del (…). A seguito del suo rilascio dal carcere, contro l’in-

teressato sarebbero state mosse delle minacce da parte di famigliari e co-

noscenti di D._______ Per questo motivo, egli si sarebbe nascosto nella 

(…). Dopo però che le minacce nei suoi confronti sarebbero aumentate, la 

sua famiglia avrebbe deciso che fosse meglio che egli espatriasse. Una 

volta in Svizzera, avrebbe appreso che delle persone avrebbero continuato 

a chiedere di lui, nonché che vi sarebbe stata una (…), dove il suo (…) 

sarebbe stato (…), e dove un messaggio scritto di minaccia, sarebbe stato 

lasciato. A causa di tali minacce egli sarebbe quindi in pericolo di vita e non 

potrebbe per questo tornare in Turchia. 

A comprova delle sue allegazioni, il richiedente ha consegnato, in copia, il 

verbale d’indagine e di constatazione dei fatti del (…); i verbali d’interroga-

torio del (…) e del (…); la richiesta d’inizio dell’incarcerazione della Procura 

Generale di E._______ del (…); la decisione del (…) del Giudice dei prov-

vedimenti coercitivi di E.______; il verbale d’interrogatorio di denuncia di 

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Pagina 3 

F._______ del (…); il verbale d’interrogatorio della parte lesa/querelante 

G._______ del (…); il certificato della situazione scolastica dell’interessato; 

la dichiarazione del direttore e del vice-direttore scolastici; la dichiarazione 

di H.______ e di I._______; il verbale d’indagine e dei fatti del (…); il ver-

bale dello schizzo e della testimonianza oculare del (…), nonché un video 

dei fatti successi il (…) caricato su una chiavetta USB (cfr. elenco dei mezzi 

di prova [MdP] della SEM n. 1/2-13). 

B.  

Con decisione del 21 agosto 2024, notificata il 23 agosto 2024 (cfr. [atto 

della SEM] n. [{…}]-48/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifugiato 

al richiedente, ha respinto la sua domanda d’asilo, altresì pronunciando il 

suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della stessa misura. 

C.  

Tramite il ricorso dell’8 settembre 2024 (cfr. risultanze processuali), in lin-

gua tedesca, l’interessato si è aggravato contro la succitata decisione di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale o TAF), 

chiedendo l’annullamento della decisione impugnata ed a titolo principale 

il riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo. A titolo 

eventuale ha postulato che venga constatato che l’esecuzione dell’allonta-

namento in Turchia è inammissibile, inesigibile e impossibile, ed a titolo 

ancora più eventuale la restituzione degli atti alla SEM per una nuova de-

cisione. Ha inoltre presentato istanza d’assistenza giudiziaria totale, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, nonché di gratuito patrocinio, nominando Fazil Ahmet Tamer, 

quale patrocinatore d’ufficio. 

D.  

Con decisione incidentale del 3 ottobre 2024, il Tribunale ha statuito che il 

procedimento si svolge in italiano, ha osservato che il ricorrente è autoriz-

zato a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura ed ha 

rinunciato alla percezione di un anticipo sulle presumibili spese processuali 

dal ricorrente, riservando tuttavia la decisione sull’esito della domanda 

d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali e del gratuito patrocinio, al prosieguo di procedura ri-

spettivamente nella sentenza finale. Il Tribunale ha infine invitato la SEM a 

presentare una risposta al ricorso. 

E.  

Il 9 ottobre 2024 la SEM ha tempestivamente presentato la sua risposta, 

chiedendo il respingimento del ricorso. 

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Pagina 4 

F.  

Il 31 ottobre 2024 il ricorrente ha avuto modo di inoltrare la sua replica, che 

è stata completata con lo scritto datato 28 novembre 2024, dopo che il Tri-

bunale gli aveva concesso – tramite decisione incidentale del 13 novem-

bre 2024 – l’accesso al verbale dell’audizione federale del (…) luglio 2024, 

trasmettendogliene una copia. 

G.  

L’autorità inferiore si è potuta pronunciare in duplica il 10 dicembre 2024, 

ove si è riconfermata nelle sue precedenti argomentazioni e conclusioni. 

Le osservazioni di duplica sono state trasmesse per conoscenza dal Tribu-

nale al ricorrente, con ordinanza del 19 dicembre 2024, nell’ambito della 

quale si è pure statuita la chiusura dello scambio di scritti, riservando tut-

tavia la possibilità di altre misure d’istruzione. 

H.  

Con decisione incidentale dell’11 febbraio 2025, il Tribunale ha offerto al 

ricorrente la possibilità di esprimersi circa la riserva formulata nella mede-

sima decisione incidentale, di mettere in dubbio la verosimiglianza di al-

cune allegazioni da lui rese nell’ambito delle sue audizioni. Il ricorrente ha 

colto tale opportunità, presentando le sue osservazioni in merito il 

10 marzo 2025, annettendo a supporto un video su una chiavetta USB.  

I.  

Per il tramite della missiva del 17 marzo 2025, il ricorrente ha trasmesso 

copia di due documenti in lingua straniera rispettivamente datati (…) e (…), 

senza traduzione, nonché copia di uno scritto del sedicente avv. 

J._______, legale turco del ricorrente, con la traduzione annessa. 

J.  

Con lo scritto del 27 marzo 2025, il ricorrente ha trasmesso copia di un 

manoscritto del sedicente K._______ del 19 marzo 2025 con la traduzione 

in tedesco e copia di un’attestazione (…) del predetto. 

K.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

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1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi), contro 

una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31-33 

LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1  

lett. a–c e art. 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gra-

vame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente ri-

levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Altresì, il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomenta-

zioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Può quindi accogliere o re-

spingere un ricorso adottando un’argomentazione differente (sostituzione 

di motivi) rispetto a quella dell’autorità inferiore (cfr. DTAF 2010/54 con-

sid. 7.1; MOOR/POLTIER, Droit administratif, Vol. II, 3a ed. 2011, pag. 820 

seg.).  

3.  

3.1 Il ricorrente propone, quale conclusione ancora più eventuale (cfr. ri-

corso, cifra 3 delle conclusioni, pag. 1), la restituzione degli atti alla SEM 

per nuova decisione. A tenore delle sue argomentazioni ricorsuali, l’insor-

gente si lamenta dapprima che l’autorità sindacata non avrebbe adempiuto 

al suo obbligo d’istruzione ai sensi dell’art. 12 PA, non informandosi ri-

guardo al destino che avrebbero avuto gli accertamenti delle autorità tur-

che a seguito della (…) che sarebbe avvenuta presso la (…) e dove egli si 

sarebbe nascosto prima dell’espatrio. L’autorità inferiore avrebbe invece 

emanato la decisione con un esame superficiale, ciò che sarebbe stupefa-

cente, essendo per di più la pratica stata trattata in procedura ampliata. 

Inoltre, la SEM non avrebbe tenuto conto ed intrapreso le necessarie inda-

gini rispetto al fatto che la famiglia di D.______ sarebbe vicina all’organiz-

zazione illegale di (…) e contro il partito curdo HDP (Partito Democratico 

dei Popoli), fattore che potrebbe ulteriormente accrescere la faida familiare. 

3.2 Il Tribunale non può seguire le argomentazioni del ricorrente. Invero, 

l’autorità inferiore nel corso dell’audizione sui motivi d’asilo, dopo aver la-

sciato al ricorrente modo di esporre liberamente i fatti che lo avrebbero 

condotto all’espatrio, dove egli ha tra l’altro narrato anche (…) che sarebbe 

avvenuta (…) (cfr. n. 33/11, D12, pag. 3), gli ha posto delle domande spe-

cifiche sui mezzi di prova depositati, dai quali risulta che – al contrario di 

quanto addotto nel ricorso dall’insorgente (cfr. pag. 5) – il fratello ed il padre 

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hanno potuto sporgere regolare denuncia sia per i fatti intervenuti (…) sia 

per le minacce ricevute, e che la polizia è giunta sui luoghi della (…) (cfr. 

n. 33/11, D57 segg., pag. 7; MdP della SEM n. 6/3, 7/2, 11/2 e 12/2). Non 

si vedono quali ulteriori accertamenti la SEM avrebbe dovuto adempiere 

sul punto in questione, essendo giunta – a differenza di quanto argomen-

tato dall’insorgente nel suo ricorso e nella sua replica – alla conclusione 

nella decisione avversata che le autorità del Paese d’origine del ricorrente 

siano in grado di tutelarlo contro l’agire criminoso da parte di famigliari di 

D._______, viste le sue allegazioni ed i mezzi di prova presentati (cfr. p.to 

II/2, pag. 4 della decisione impugnata), nonché nella risposta al ricorso, 

addirittura a negare la verosimiglianza delle minacce che sarebbero state 

rivolte al ricorrente, e che l’episodio della (…) possa essere stato manipo-

lato ai fini della causa (cfr. risposta della SEM del 9 ottobre 2024, pag. 2). 

Peraltro, neppure con il gravame il ricorrente ha avanzato nulla di nuovo e 

di sostanziato in merito, rispetto a quanto già narrato durante le audizioni. 

Il fatto poi che il ricorrente giunga in specie ad una conclusione differente 

dalla SEM, non è il risultato di una violazione dell’obbligo istruttorio della 

predetta autorità, bensì deriva dal suo potere d’apprezzamento, e riguarda 

quindi una questione di merito e non formale che verrà analizzata di se-

guito. Per le stesse ragioni, non si vede come l’autorità inferiore avrebbe 

dovuto intraprendere ulteriori indagini riguardo agli asserti generici del ri-

corrente che la famiglia di D._______. starebbe dalla parte dello Stato e 

degli (…), mentre la sua famiglia dalla parte del partito HDP (cfr. n. 24/10, 

p.to 7.02, pag. 9), allorché l’autorità inferiore è giunta alla conclusione d’ir-

rilevanza ed in seguito, a partire dalla sua risposta al ricorso, anche d’inve-

rosimiglianza dei motivi d’asilo dell’insorgente. In proposito si ricorda an-

cora come l’autorità non è tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esau-

stivo su tutte le argomentazioni addotte, bensì può occuparsi delle sole 

circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1, 141 

V 557 consid. 3.2.1; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1), ciò che all’evidenza la 

SEM ha effettuato nel caso concreto. 

3.3 Ne discende quindi che l’autorità sindacata non ha violato né il principio 

inquisitorio che le incombeva (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA; cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), né il suo obbligo di accertare in modo completo 

e corretto i fatti giuridicamente rilevanti ai sensi dell’art. 106 cpv. 1 lett. b 

LAsi (cfr. DTAF 2014/2 consid. 5.1, 2007/37 consid. 2.3) – né il simultaneo 

diritto di essere sentito del ricorrente (cfr. per il suo contenuto la sentenza 

del Tribunale D-1636/2019 del 5 ottobre 2022 consid. 3.1) – o ancora il suo 

obbligo di motivare a sufficienza il provvedimento impugnato (cfr.  

DTF 136 I 229 consid. 5.2, 136 V 351 consid. 4.2, 129 I 232 consid. 3.2; 

DTAF 2013/34 consid. 4.1, 2012/23 consid. 6.1.2). 

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4.  

4.1 Venendo ora al merito, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifu-

giati secondo le disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la 

protezione e lo statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro 

qualità di rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre te-

nere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 

cpv. 2 LAsi). 

4.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivi riconoscibili da terzi (ele-

mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in tutta 

verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2, 2010/57 consid. 2.5). 

4.4 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. Quest’ultima è 

resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurisprudenza in 

materia invalsa, si ritiene di poter rinviare alla stessa per ulteriori dettagli 

(cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1, 2013/1 consid. 5.1 e giurisprudenza ivi ci-

tata). 

5.  

5.1 In premessa, il Tribunale osserva come, le dichiarazioni rese dall’insor-

gente in merito alle minacce che questi e suoi famigliari avrebbero ricevuto 

da parte di conoscenti e famigliari di D._______, sia allorché si trovava 

ancora in Turchia, sia dopo il suo espatrio, ed altresì pure in relazione alla 

denuncia che egli avrebbe presentato presso le autorità turche a seguito di 

tali minacce, le stesse verranno valutate anche dal profilo della 

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verosimiglianza e non soltanto della rilevanza, come invece evincibile dalla 

motivazione presente nella decisione avversata. A tal proposito si ricorda 

che il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi espo-

sti dall’autorità inferiore né da quelli del ricorso (cfr. supra consid. 2), e per-

tanto può lasciare immutato l’esito di una decisione impugnata, ma adot-

tando un’altra motivazione, concretizzando così il principio “iura novit cu-

ria”. Se la nuova decisione si basa su disposizioni delle quali le parti non 

potevano aspettarsi la loro applicazione, sarà necessario dare la possibilità 

a queste ultime, di prendere dapprima posizione in merito (cfr. AUER/ 

MÜLLER/SCHINDLER, Kommentar Bundesgesetz über das Verwaltungsver-

fahren [VwVG], 2a ed., 2019, n. 16 segg., pag. 906 seg. ad art. 62 PA; 

DTAF 2007/41 consid. 2 con rif. cit.). 

5.2 Nel caso concreto, il ricorrente è stato reso edotto dal Tribunale della 

possibilità di una motivazione differente, anche dal profilo della verosimi-

glianza, di quella presente nella decisione avversata, e gli è stata offerta 

per questo motivo l’opportunità di essere sentito (cfr. supra lett. H). Inoltre, 

sul punto in questione, sia la SEM sia il ricorrente si erano già espressi 

precedentemente nell’ambito dello scambio di scritti. Per quanto precede, 

e poiché il dispositivo della decisione impugnata non ne risulta comunque 

modificato, tale procedere del Tribunale non viola alcuna norma procedu-

rale. Il principio “iura novit curia” ha infatti in specie quale conseguenza che 

il giudizio sull’impugnativa dell’istanza che statuisce, confermi il risultato 

corretto con altre ed ulteriori considerazioni giuridiche rispetto all’istanza 

precedente.  

5.3  

5.3.1 Il ricorrente ha essenzialmente addotto di temere, in caso di ritorno 

in patria, di essere in pericolo di vita, a causa delle minacce di morte pro-

ferite nei suoi confronti da parte di famigliari e conoscenti di D._______. 

Tuttavia le stesse minacce, non risultano verosimili, in quanto egli ha rila-

sciato sul punto delle dichiarazioni contraddittorie e vaghe. 

5.3.2 Invero l’insorgente, interrogato in merito a chi lo avrebbe minacciato, 

nell’ambito delle due audizioni sostenute, ha nella prima affermato che si 

trattasse dello zio (…) di D._______ e della sorella di quest’ultimo (cfr. 

n. 24/10, p.to 7.02, pag. 8); salvo poi invece nel secondo colloquio, asse-

rire dapprima trattarsi di parenti e conoscenti di D._______, quindi in modo 

del tutto generico (cfr. n. 33/11, D24 segg., pag. 4 seg.), ed in seguito, 

messo di fronte alle dichiarazioni rilasciate nel corso della prima audizione 

affermare che ci fossero sia lo zio (…) sia la sorella di D._______, ma non 

fossero i soli che lo minacciavano (cfr. n. 33/11, D28, pag. 5). Poco più 

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avanti, interrogato circa chi avrebbe chiesto di lui, egli ha riferito trattarsi di 

parenti di D._______, del fratello maggiore e della sorella maggiore di 

quest’ultimo (cfr. n. 33/11, D37, pag. 6). Altresì, egli ha dichiarato in prima 

battuta, che oltre a delle persone che si sarebbero presentate sotto casa, 

le minacce sarebbero pervenute tramite messaggi su (…) e (…) al fratello 

e ad un cugino (cfr. n. 24/10, p.to 7.02, pag. 9), allorché invece nell’audi-

zione successiva, ha addotto che dei messaggi di minaccia scritti su (…), 

li avrebbe ricevuti soltanto il fratello maggiore, negando invece fossero 

giunti anche al cugino (cfr. n. 33/11, D64 segg., pag. 8). Ciò però, risulta 

nuovamente incoerente con quanto da lui affermato poco prima, che una 

volta sarebbe stato minacciato tramite il cugino e tante volte attraverso i 

suoi amici (cfr. n. 33/11, D43, pag. 6), asserto che è a sua volta discrepante 

con la ripetizione di più volte in cui delle persone lo avrebbero minacciato 

e cercato a casa sua, chiedendo di lui ai suoi cugini (cfr. n. 24/10, p.to 7.02, 

pag. 8; 33/11, D25 segg., pag. 5 seg.). Inoltre, circa il momento in cui sa-

rebbero iniziate le minacce nei suoi confronti, il ricorrente non è stato mag-

giormente coerente, asserendo d’un canto essersi prodotte qualche giorno 

dopo il suo rilascio dal carcere (cfr. n. 24/11, p.to 7.02, pag. 8), e d’altro 

canto, invece allegare che sarebbero occorse “dopo un po’” dalla sua scar-

cerazione (cfr. n. 33/11, D12, pag. 3) o ancora raccontando essere situabili 

una settimana o una settimana e mezzo dopo la sua scarcerazione (cfr. 

n. 33/11, D23, pag. 4). Ora, viste le tante incoerenze sopra evocate, non si 

può seguire il ricorrente, laddove nelle sue osservazioni del 28 novem-

bre 2024, egli giustifica le stesse con il fatto che gli amici ed i parenti gli 

avrebbero riportato di alcune minacce, ma non da chi provenissero. Difatti, 

tale sua giustificazione non trova alcun riscontro nei suoi asserti, né può 

essere assurta a scusante delle considerevoli contraddizioni testé evinte 

nelle sue dichiarazioni, anche tenendo conto che egli, pur minorenne, 

aveva al momento delle due audizioni sostenute, già (…) anni compiuti. 

Mutatis mutandis, tale conclusione vale anche per quanto allegato per la 

prima volta dal ricorrente nel suo scritto del 10 marzo 2025. 

5.4 Per di più, anche in merito alla presunta denuncia alle autorità turche 

che egli avrebbe sporto a seguito delle supposte minacce ricevute, le alle-

gazioni del ricorrente risultano essere particolarmente vaghe e prive di ele-

menti concreti che ne possano corroborare la veridicità. Invero, egli non è 

riuscito a situare in modo chiaro il deposito della stessa denuncia nel 

tempo, affermando dapprima trattarsi di circa un mese e mezzo o due dopo 

aver ricevuto le prime minacce (cfr. n. 24/10, p.to 7.02, pag. 9), ed in se-

conda battuta invece non ricordandosi neppure approssimativamente il 

mese in cui avrebbe sporto denuncia o ancora quanto tempo dopo la prima 

minaccia egli l’avrebbe presentata (cfr. n. 33/11, D45 segg., pag. 6). 

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Neppure è riuscito a fornire un qualsivoglia indizio sostanziato che renda 

concrete le circostanze in cui la denuncia si sarebbe palesata da parte sua, 

affermando unicamente che la stessa sarebbe occorsa allorché le minacce 

sarebbero “aumentate molto” (cfr. n. 33/11, D48 seg., pag. 6), senza tutta-

via anche in tal senso spiegare che cosa di diverso dal periodo precedente 

sarebbe accaduto per considerare che le minacce fossero divenute molte 

di più e/o di gravità maggiore, adducendo unicamente a tal proposito: 

“Quando continuavano a dire ai miei amici: “(…)”” (cfr. n. 33/11, D49, 

pag. 6). Peraltro, egli non ha depositato agli atti alcun documento che at-

testerebbe della presentazione della suddetta denuncia né men che meno 

di aver chiesto pure alle autorità protezione, come da lui asserito (cfr. 

n. 33/11, D51, pag. 7), né ha nemmeno giustificato l’assenza dello stesso. 

Ciò che stupisce, in quanto egli ha invece prodotto, senza alcuna difficoltà, 

le copie delle denunce che avrebbero sporto il fratello L._______ (cfr. MdP 

della SEM n. 6/3), rispettivamente il padre, M._______ (cfr. MdP della SEM 

n. 7/2), in polizia, dopo il suo espatrio, per le minacce che essi avrebbero 

ricevuto da parte di parenti di D._______ Tuttavia, anche nei predetti do-

cumenti, non viene citato in alcun modo il ricorrente – né men che meno si 

evincono loro precedenti querele in polizia per delle minacce ricevute – ciò 

che fa ancor più propendere per l’inverosimiglianza delle minacce stesse 

rivolte nei confronti dell’insorgente. A ciò si aggiunge che, in modo del tutto 

sorprendente, nel suo scritto del 10 marzo 2025, il ricorrente ha invece so-

stenuto di non aver presentato alcuna denuncia penale contro le minacce 

che avrebbe ricevuto, in quanto i suoi famigliari per proteggerlo non glielo 

avrebbero lasciato fare, presentando invece il fratello ed il padre una de-

nuncia a loro nome. Allegazioni che però non soltanto non sono in grado di 

spiegare le inverosimiglianze sopra rilevate, bensì le acuiscono ancor di 

più, presentando di fatto una nuova ed incoerente versione rispetto a 

quanto da lui allegato nel corso delle audizioni sui motivi. Ancora, con il suo 

scritto del 17 marzo 2025, il ricorrente ha prodotto una copia di una deci-

sione del ministero pubblico di E._______ datata (…), dove a tenore dei 

loro asserti si rileverebbe che il procuratore ha concluso in poco tempo 

l’indagine in relazione alla denuncia penale che avrebbero depositato il pa-

dre, la madre ed il fratello del ricorrente in merito alla loro sicurezza e alle 

minacce ricevute (cfr. allegato 1 allo scritto del 17 marzo 2025). Ora, tale 

documento, che non si comprende come l’insorgente non l’abbia potuto 

produrre precedentemente, avendo avuto svariate possibilità anche du-

rante la procedura ricorsuale di presentare della documentazione che sup-

portasse i suoi asserti, pone ancora maggiormente in dubbio le allegazioni 

da lui rilasciate in passato, in quanto né che sua madre abbia pure sporto 

denuncia, né le conclusioni che di fatto avrebbe avuto la loro denuncia già 

quasi (…) fa, risultano degli eventi che lui ha esposto in corso di procedura. 

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Pagina 11 

Inoltre, vista la produzione soltanto ora di tale documento, nonché peraltro 

solamente in copia, il Tribunale dubita pure dell’autenticità dello stesso, che 

sembra essere stato piuttosto fabbricato ai soli fini di causa. Anche le di-

chiarazioni contenute nello scritto del sedicente legale turco del ricorrente 

(cfr. allegato 3 allo scritto del 17 marzo 2025), non sono in grado di mutare 

l’apprezzamento del Tribunale in merito, in quanto risultano essere delle 

allegazioni di parte, con la descrizione di minacce generiche contro il ricor-

rente da parte della famiglia di D._______, che non presentano alcun ele-

mento maggiormente concreto e dettagliato. 

5.5 Da tutto quanto precede, ne discende quindi che le minacce di morte 

proferite nei confronti del ricorrente da parte di parenti e conoscenti di 

D._______ e che lo avrebbero condotto all’espatrio, come pure la denuncia 

che l’insorgente avrebbe sporto presso le autorità turche per le predette 

minacce, non risultano essere verosimili.  

5.6  

5.6.1 La predetta conclusione non muta neppure alla luce della documen-

tazione prodotta dal ricorrente e depositata agli atti della SEM. Invero, sia 

la dichiarazione del direttore e del vice-direttore dell’istituto scolastico che 

avrebbe frequentato il ricorrente (cfr. MdP della SEM n. 9/2), sia quella sot-

toscritta da I._______ e da H._______ (cfr. MdP della SEM n. 10/2), in 

quanto prodotte soltanto in copia, e per giunta non datate – a differenza di 

quanto riportato nel ricorso dall’insorgente (cfr. p.to III/2, lett. a, pag. 3 del 

ricorso) – non presentano alcun elemento dal quale possa esserne vagliata 

l’effettiva autenticità, e quindi non si può escludere che siano state falsifi-

cate o manipolate. Inoltre, per quanto concerne la dichiarazione della dire-

zione scolastica per il ricorrente, vi è indicato come quest’ultimo non 

avrebbe potuto continuare gli studi presso l’istituto scolastico “a causa dei 

problemi per la sua sicurezza” (cfr. MdP della SEM n. 9/2), allegazione del 

tutto generica, che non prova però, né rende verosimili le motivazioni ad-

dotte dall’insorgente che lo avrebbero convinto all’espatrio. Per di più, il 

ricorrente in merito aveva allegato di aver dovuto interrompere la scuola a 

causa della sua entrata in carcere (cfr. n. 24/10, p.to 1.17.04, pag. 4), ciò 

che risulta essere discrepante con la tesi sostenuta implicitamente nel suo 

gravame, di averla interrotta a causa delle minacce ricevute. Per quanto 

attiene alla dichiarazione di I._______ e di H._______, si osserva dapprima 

come essa contenga due incoerenze importanti. Invero si asserisce dap-

prima che anche il ricorrente sarebbe stato vittima di (…), ciò che non ri-

sulta invece in alcun modo dagli asserti resi dall’insorgente. Inoltre, se d’un 

canto I._______ ha dichiarato come attualmente vi sia soltanto “il rischio di 

una faida famigliare”, sorprendentemente invece H._______ scrive sullo 

D-5599/2024 

Pagina 12 

stesso foglio, di proprio pugno, come “[…] continua tuttora la faida fami-

gliare”, quindi di fatto sarebbe già in atto la stessa, allorché invece 

I._______ parla soltanto della possibilità che la stessa avvenga, non che 

sia già in corso (cfr. la traduzione del MdP della SEM n. 10/2). Tali contrad-

dizioni, minano ancor più la credibilità del contenuto di tale documento. 

Inoltre, come chiaramente evincibile dallo stesso, il medesimo sarebbe 

stato redatto su richiesta del ricorrente, del fratello e del padre di quest’ul-

timo, e quindi non può in nessun modo essere esclusa una collusione tra 

le parti. Sulla scorta di quanto precede, le allegazioni del tutto generiche 

rese dal ricorrente in ambito della sua audizione federale (cfr. n. 33/11, D77 

segg., pag. 9), peraltro soltanto allorché questionato in modo specifico dal 

suo rappresentante legale – ciò che fa maggiormente dubitare della veridi-

cità di tali asserti – nonché con il ricorso (cfr. pag. 3 seg.), non sono atte a 

sostenere la verosimiglianza dei motivi addotti dal ricorrente a fondamento 

del suo espatrio, ovvero di essere stato vittima di minacce da parte di pa-

renti e conoscenti di D._______.  

5.6.2 Alla stessa stregua, sono pure da considerare gli asserti proposti per 

la prima volta dal ricorrente nell’ambito del suo scritto del 10 marzo 2025, 

che famigliari di D._______ avrebbero raggiunto una persona che lo 

avrebbe aiutato in B._______, chiedendo dove l’insorgente si trovasse. In-

vero, tale comportamento non dà atto di alcuna minaccia o persecuzione 

nei confronti dell’insorgente, che d’altro canto ha invece tutt’ora un pro-

cesso aperto in Turchia. In tal senso, non occorre neppure attendere ulte-

riori mezzi di prova che il ricorrente intenderebbe proporre a supporto di 

tali asserti, così come da lui allegato nel suddetto scritto (cfr. pag. 4). Do-

cumentazione che egli ha tuttavia avuto la possibilità di produrre, allegando 

un manoscritto datato 19 marzo 2025 del sedicente K._______ alla sua 

missiva inviata al Tribunale il 27 marzo 2025. Il predetto scritto del 

19 marzo 2025, non contiene però alcun elemento oggettivo e circostan-

ziato dal quale si possa desumere che le minacce al ricorrente siano reali. 

Invero il fatto riportato dal suddetto K._______ che il (…) in B.______ lo 

avrebbe chiamato circa nel mese di (…) del (…), dicendogli che (…) gio-

vani sarebbero giunti al (…), chiedendogli del ricorrente e dicendo che si 

sarebbero vendicati, (…) dopo averlo trovato e che egli (K._______) 

avrebbe dovuto rivelare dove fosse a loro, se lo sapeva, appaiono essere 

delle mere allegazioni di compiacenza, non fondate su alcun indizio di qual-

sivoglia sostanza e concretezza, e per giunta che il ricorrente non aveva 

mai allegato in precedenza, malgrado ne fosse a conoscenza già da di-

verso tempo, secondo le allegazioni contenute nel medesimo scritto del 

19 marzo 2025. Allo stesso non può pertanto essere dato alcun credito. 

D-5599/2024 

Pagina 13 

6.  

6.1 Per quanto concerne poi l’evento (…) del ricorrente, che sarebbe av-

venuta il (…), anche se i fatti dichiarati dall’insorgente e riportati nel verbale 

dei fatti e d’indagine versato agli atti quale mezzo di prova (cfr. MdP della 

SEM n. 11/2), in particolare che sarebbe stato rinvenuto (…) il messaggio 

di minaccia seguente: “(…)” (cfr. la traduzione del MdP della SEM n. 11/2), 

fossero ritenuti verosimili – questione che può rimanere aperta in specie – 

gli stessi non sarebbero sufficienti per riconoscere un timore fondato del 

ricorrente di subire dei seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, nel caso di 

un suo ritorno in patria.  

6.2 Giova infatti ricordare, a questo punto, che secondo il principio della 

sussidiarietà della protezione internazionale in rapporto alla protezione na-

zionale, di cui all’art. 1 della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 lu-

glio 1951 (RS 0.142.30), si può esigere da un richiedente l’asilo che abbia 

dapprima esaurito nel suo paese d’origine, le possibilità di protezione con-

tro delle eventuali persecuzioni non statali, prima di sollecitare la prote-

zione da parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferi-

menti citati, DTAF 2011/51 consid. 6.1). Occorre tuttavia precisare che, una 

protezione nazionale adeguata non s’intende come la necessità di una pro-

tezione assoluta, in quanto nessuno Stato è in grado di garantire una tale 

protezione ad ognuno dei suoi cittadini, in ogni luogo ed in ogni momento 

(cfr. DTAF 2008/5 consid. 4.2). Per costante giurisprudenza, il Tribunale ri-

tiene che le autorità turche di perseguimento penale e giudiziarie siano di 

regola capaci e volenterose di offrire protezione nel caso di minacce con-

crete provenienti da terze persone, anche nei casi in cui le minacce di pre-

giudizi provengano da cosiddette “vendette di sangue” (cfr. ex multis le 

sentenze del TAF E-1498/2024 del 19 luglio 2024 consid. 7.1,  

E-1269/2024 del 12 giugno 2024 consid. 6.1.3, E-1543/2024 del 16 mag-

gio 2024 consid. 6.1). 

6.3 Nella presente disamina, il ricorrente non ha dimostrato, né reso perlo-

meno verosimile, con degli indizi concreti e concludenti, neppure nel suo 

ricorso e nei suoi memoriali ricorsuali successivi, che le autorità turche ri-

fiuterebbero, o non sarebbero in misura, se sollecitate, di proteggerlo con-

tro delle minacce (o aggressioni) concrete mossegli da parte di terze per-

sone. Invero, né lui, né i genitori o altri famigliari, avrebbero riscontrato dei 

problemi in passato con le autorità turche (cfr. n. 24/10, p.to 7.02, pag. 9), 

a parte il procedimento penale aperto nei confronti del ricorrente ed in quelli 

del (…) N._______, per i fatti avvenuti il (…). Accadimenti, questi ultimi, 

che il Tribunale non mette in discussione, viste le allegazioni e la documen-

tazione concordante prodotta in merito (cfr. MdP della SEM n. 1/2-5/6), ma 

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Pagina 14 

che risultano irrilevanti ai sensi dell’asilo come rettamente concluso dalla 

SEM nella decisione avversata, alla quale può senz’altro essere rinviato 

sul punto (cfr. p.to II/1, pag. 4 della decisione impugnata), avendo del resto 

il ricorrente confermato nel suo ricorso la conclusione dell’autorità inferiore 

in merito (cfr. lett. B, n. 2, pag. 5 seg. del ricorso). Come a ragione poi so-

stenuto dall’autorità inferiore nel giudizio impugnato (cfr. p.to II/2, pag. 4), 

dai documenti depositati dal ricorrente all’inserto, si evince che, allorché il 

fratello ed il padre si sono rivolti alla polizia, essi hanno potuto sporgere 

regolare denuncia contro le minacce ricevute (cfr. MdP della SEM n. 6/3 e 

7/2). Inoltre, quando sarebbe avvenuta (…) in data (…), degli agenti di po-

lizia si sarebbero subito recati sul luogo, constatando lo stato dei fatti e dei 

luoghi in appositi verbali, nonché prendendo la deposizione del fratello del 

ricorrente, F._______, presente sul luogo dei fatti, e più tardi anche del 

padre del ricorrente, G._______, arrivato in un secondo momento pure 

sulla scena degli eventi (cfr. MdP della SEM n. 11/2, 12/2 e 13). Gli agenti 

hanno pure indicato come continuerebbero le indagini per identificare il so-

spettato e per il suo accompagnamento coattivo (cfr. MdP della SEM 

n. 11/2). A fronte di quanto precede, non trovano alcun riscontro invece le 

allegazioni del ricorrente, anche reiterate in fase ricorsuale, che le autorità 

turche non avrebbero intrapreso alcuna azione istruttoria, né men che 

meno che, in casi d’indizi concreti di pericolo, il ricorrente o la sua famiglia 

non potrebbe ricevere la protezione necessaria. I meri asserti del ricorrente 

che le autorità non avrebbero interrogato i famigliari di D._______ a causa 

(…), visti i sospetti dichiarati in tal senso alla polizia da parte di suoi fami-

gliari, poiché “non hanno detto niente su questo” (cfr. n. 33/11, D59, 

pag. 7), né vi sarebbe stato alcun seguito giudiziario neppure per le de-

nunce presentate dai suoi famigliari, poiché glielo avrebbe riferito il padre 

(cfr. n. 33/11, D83 segg., pag. 9), non poggiano su alcun indizio di qualsi-

voglia sostanza e concretezza, e pertanto non possono essere in alcun 

modo seguiti. Fra l’altro, essi provengono da dichiarazioni che gli avreb-

bero riportato terze persone, e che in quanto tali sono già opinabili ed in-

sufficienti per stabilire un fondato timore di subire delle persecuzioni ai 

sensi dell’art. 3 LAsi (cfr. a tal proposito la sentenza del Tribunale E-

801/2015 del 6 ottobre 2017 consid. 3.7). Ad uguale conclusione si giunge 

pure prendendo in considerazione il documento, prodotto soltanto in copia 

dal ricorrente, e quindi già di per sé facilmente falsificabile e modificabile, 

di un supposto rapporto di polizia del (…) (cfr. allegato 2 allo scritto del 

17 marzo 2025). Invero, non soltanto il ricorrente non spiega nel suo scritto 

del 17 marzo 2025, perché ha prodotto tale documento soltanto in quel mo-

mento e come se lo sarebbe procurato, bensì al contrario di quanto allegato 

nel medesimo scritto dall’insorgente, attesta invece come degli atti d’inda-

gine siano stati effettuati da parte delle autorità di polizia turche. A ciò si 

D-5599/2024 

Pagina 15 

aggiunge che anche gli asserti ricorsuali esposti in proposito alle minacce 

ricevute, del tutto generici, non trovano alcun fondamento concreto (cfr. 

ricorso, pag. 3 segg.; replica, pag. 3; scritto del 28 novembre 2024, pag. 2; 

scritto del 10 marzo 2025, pag. 3), e sono da catalogare quali mere allega-

zioni di parte. Altresì, vi è da rilevare come, malgrado le minacce sarebbero 

state rivolte anche in particolare contro il fratello maggiore ed il padre del 

ricorrente, ad essi non sarebbe successo mai nulla di concreto ed avreb-

bero continuato a vivere presso il loro domicilio, pure dopo aver sporto de-

nuncia per le minacce ricevute nel (…) del (…) e a seguito dell’evento (…) 

successo nel (…) del (…) (cfr. n. 24/10, p.to 7.02, pag. 9; n. 33/11, D9 

segg., pag. 2 seg.). Episodio, quest’ultimo, dopo il quale non sarebbe più 

successo nulla ai suoi famigliari, anche fosse da ritenere verosimile che il 

fratello del ricorrente non avrebbe più continuato a (…) e starebbe a casa 

tutto il tempo, come da lui allegato nel suo scritto del 10 marzo 2025 (cfr. 

pag. 3). Non si possono quindi seguire, per lo meno dal profilo oggettivo, i 

timori palesati dal ricorrente per la sua vita e/o quella dei suoi famigliari. 

Visto quanto precede, si può difatti partire dal presupposto che il ricorrente, 

nel caso di un suo ritorno in patria, possa rivolgersi alle autorità turche, 

contro un’eventuale persecuzione da parte di terzi che dovesse avvenire 

in futuro, come avrebbero potuto già fare suoi famigliari in passato, le quali 

sono in grado e volenterose di offrire protezione contro la stessa. Peraltro 

si rimarca come una semplice eventualità di una persecuzione futura, non 

avendo il ricorrente reso verosimili le minacce subite in passato, è insuffi-

ciente ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

6.4 Tale conclusione non muta neppure alla luce delle argomentazioni ge-

neriche proposte nel ricorso dall’insorgente in merito alla “tradizione” delle 

faide famigliari, che sarebbe presente in alcune regioni della Turchia (cfr. 

ricorso, n. 3, pag. 6). Inoltre, visto quanto già sopra ritenuto inverosimile ed 

irrilevante, non si può seguire il ricorrente laddove nel suo gravame indica 

che egli si ritroverebbe, nel caso di un suo ritorno in patria, in una faida 

famigliare e per questo in pericolo di vita (cfr. ricorso, n. 4, pag. 6 seg.). 

Peraltro, le allegazioni del ricorrente, anche reiterate nel suo ricorso, che 

la famiglia di D._______ sarebbe contro il partito curdo HDP e vicino invece 

all’(…) e dalla parte dello Stato, mentre che la sua famiglia sarebbe favo-

revole al partito HDP (cfr. n. 24/10, p.to 7.02, pag. 9; ricorso, n. 4, pag. 7), 

del tutto inconsistenti, non sono in alcun modo atte a supportare la tesi che 

l’insorgente abbia un profilo di rischio maggiore, o ancora che sarebbe un 

elemento che accrescerebbe la faida famigliare in corso. Difatti, egli non è 

membro del partito HDP (cfr. n. 24/10, p.to 7.02, pag. 9), né ha mai asserito 

che lui o i suoi famigliari, a parte una simpatia per tale partito, abbiano mai 

preso parte a delle azioni politiche per lo stesso, o si siano mai esposti 

D-5599/2024 

Pagina 16 

politicamente. Pertanto, quanto allegato nel ricorso, risulta essere una 

mera congettura, non supportata da alcun indizio di qualsivoglia sostanza 

e concretezza. Alle medesime conclusioni si giunge pure considerando la 

dichiarazione del sedicente avvocato turco del ricorrente (cfr. allegato 3 allo 

scritto del 17 marzo 2025), che per gli stessi motivi sopra esposti (cfr. con-

sid. 5.4), contiene delle allegazioni non convincenti. Per il resto, quanto sa-

rebbe successo al ricorrente in B._______ per mano di un passatore, e 

narrato per la prima volta da lui nel suo scritto del 10 marzo 2025, non ri-

sulta essere pertinente nel caso di specie.  

7.  

Ne discende quindi che, in relazione al riconoscimento della qualità di rifu-

giato ed alla concessione dell’asilo, v’è da confermare il giudizio negativo 

esposto nella decisione impugnata. 

8.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).  

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 LAsi, art. 44 LAsi, nonché art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tri-

bunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

9.  

L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 44 

LAsi, dall’art. 83 della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI). In caso di non adem-

pimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvi-

soria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

10.  

Nella propria decisione, la SEM ritiene l’esecuzione dell’allontanamento 

dell’insorgente ammissibile, esigibile – sia dal profilo della situazione vi-

gente nel suo Paese d’origine sia dal profilo personale – nonché possibile. 

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Pagina 17 

Il ricorrente, nel suo ricorso, avversa anche la predetta conclusione dell’au-

torità inferiore, ritenendo l’esecuzione del suo allontanamento inammissi-

bile, inesigibile ed impossibile, a causa del contesto d’odio e della cultura 

arretrata nella quale egli si troverebbe a vivere, che sarebbe parificabile ad 

un contesto di guerra, dove egli non potrebbe condurre una vita normale. 

11.  

11.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce 

nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio; in par-

ticolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 

(RS 0.105, di seguito: Conv. tortura). L’applicazione di tali disposizioni, pre-

suppone che lo straniero possa essere esposto, nel Paese verso il quale 

sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a detti articoli; serie e concrete 

ragioni la cui esistenza deve essere resa plausibile dall’interessato (cfr. 

DTAF 2008/34 consid. 10; Giurisprudenza e informazioni della Commis-

sione svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2005 n. 4 consid. 6.2 e 

GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

11.2 A ragione l’autorità sindacata nel suo provvedimento, osserva che in 

specie il principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi) non si 

applica, in quanto esso protegge soltanto persone alle quali è stata ricono-

sciuta la qualità di rifugiato. Per di più, per i motivi già sopra enucleati (cfr. 

consid. 5 e 6), non sono evincibili dagli atti, rispettivamente dalle allega-

zioni ricorsuali dell’insorgente, degli elementi concreti che possano far rite-

nere, con una probabilità preponderante, che egli possa essere esposto ad 

una pena o ad un trattamento vietati dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. 

tortura nel caso di un suo rimpatrio (cfr. sentenza della Corte europea dei 

diritti dell’uomo [CorteEDU], Grande Camera, Saadi contro Italia del 28 feb-

braio 2008, 37201/66, §§125 e 129 con relativi riferimenti). Segnatamente, 

a differenza di quanto da egli implicitamente sollevato nel gravame, il suo 

contesto famigliare e socio-culturale, come si vedrà dappresso (cfr. infra 

consid. 12), non risultano né contrari all’art. 3 CEDU né all’art. 3 della Con-

venzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 0.107, di se-

guito: CDF). Inoltre, a titolo del tutto abbondanziale, il fatto che il ricorrente 

possa subire una condanna per i fatti avvenuti il (…) – circostanza che 

rimane del tutto ipotetica allo stato attuale – come pure che egli possa es-

sere incarcerato per essersi sottratto al controllo giudiziario con obbligo di 

firma ed al divieto d’espatrio, come descritto nel MdP della SEM n. 5/6, non 

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Pagina 18 

risultano essere delle evenienze, peraltro pure del tutto ipotetiche, dalle 

quali si possa dedurre un qualsivoglia rischio concreto per il ricorrente di 

subire dei trattamenti proscritti dall’art. 3 CEDU o dall’art. 3 Conv. tortura, 

nel caso di un suo ritorno in patria. Del resto l’insorgente in merito non ha 

sollevato alcunché in fase ricorsuale. Pure la situazione generale dei diritti 

dell’uomo in Turchia, non risulta essere all’ora attuale ostativa all’ammissi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente (cfr. a tal propo-

sito la giurisprudenza costante del Tribunale, ex multis le sentenze del TAF 

D-7115/2024 del 20 dicembre 2024 consid. 8.2.2, E-5618/2024 del 20 di-

cembre 2024 consid. 8.2.3). Inoltre, le problematiche di natura medica ri-

sultano pertinenti in termini di ammissibilità solo in casi straordinari di 

estrema gravità (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-9.1.6), a cui non è appa-

rentabile la presente fattispecie, visti gli atti di causa (cfr. infra consid. 12.5).  

11.3 Ne consegue pertanto che l’allontanamento del ricorrente verso la 

Turchia risulta essere ammissibile nei confronti delle norme internazionali 

applicabili (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

12.  

12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è ra-

gionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo 

straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

12.2 Il Tribunale, nella sua giurisprudenza costante, ritiene che l’interesse 

superiore del fanciullo – il quale deriva in particolare dall’art. 3 par. 1 CDF – 

può risultare ostativo all’esecuzione dell’allontanamento del minore, e ren-

dere pertanto tale misura inesigibile. Nel quadro di una ponderazione degli 

interessi, i criteri da esaminare sono: l’età del bambino, il suo grado di ma-

turità, i suoi legami di dipendenza, la natura delle sue relazioni con le per-

sone che lo sostengono (prossimità, intensità, importanza per la sua evo-

luzione), l’impegno, la capacità di sostegno e le risorse di queste ultime; lo 

stato e le prospettive del suo sviluppo e della sua formazione scolastica, 

rispettivamente professionale; il grado di riuscita della sua integrazione, 

così come le possibilità e le difficoltà di una reinstallazione nel Paese d’ori-

gine (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; 2009/28 consid. 9.3.2). 

La qualità di minore non accompagnato, impone all’autorità d’asilo di su-

bordinare l’esecuzione dell’allontanamento al soddisfacimento di specifi-

che condizioni, in particolare, in virtù del principio dell’interesse superiore 

del fanciullo ai sensi dell’art. 3 par. 1 CDF, di verificare, concretamente, già 

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Pagina 19 

durante l’istruttoria, se il minore potrà essere adeguatamente preso in ca-

rico dai genitori o da altri membri della sua famiglia o, in caso contrario, se 

egli possa essere collocato presso una struttura specializzata che gli offra 

l’assistenza necessaria in funzione della sua età e della sua maturità (cfr. 

DTAF 2021 VI/3 consid. 11.5.2, 2015/30 consid. 7.3; tra le altre le sentenze 

del TAF D-4408/2024 del 15 agosto 2024 consid. 12.2, E-7049/2023 del 

14 febbraio 2024 consid. 6.2). In tal senso, non è sufficiente affermare che 

il minore possa ritornare nella sua famiglia o che esistano nel suo Paese 

d’origine delle strutture appropriate alle quali egli potrà indirizzarsi. Inoltre, 

l’art. 69 cpv. 4 LStrI, prescrive che l’autorità competente, prima del rinvio 

coatto di uno straniero minorenne non accompagnato, si accerti che nello 

Stato di rimpatrio questi sarà affidato ad un membro della sua famiglia, a 

un tutore o a una struttura di accoglienza che ne garantiscano la protezione 

(cfr. tra le altre la sentenza del TAF D-5264/2021 del 23 dicembre 2021, 

pag. 14 seg.). 

Se pure vi sia modo di ritenere che sia la presa in carico sia l’inquadra-

mento di un adolescente di (…) anni d’età non necessiterà delle misure 

estese come invece quelle da prevedere per un bambino in tenera età, ciò 

non toglie che anche un minore prossimo alla maggiore età deve poter 

disporre perlomeno di un punto d’appoggio comprensivo del vitto e dell’al-

loggio, onde evitare che non sia abbandonato a sé stesso per quanto con-

cerne i suoi bisogni elementari (cfr. sentenza del TAF E-7049/2023 del 

14 febbraio 2024 consid. 6.2). 

12.3 Nella presente disamina, anche tenuto conto della ripresa del conflitto 

curdo-turco e degli scontri armati tra il PKK (Partito dei Lavoratori del Kur-

distan) e le forze di sicurezza statali dal luglio del 2015 in diverse province 

del sud-est del Paese, nonché degli sviluppi dopo il tentativo del colpo di 

Stato avvenuto nel luglio del 2016, come ritenuto da costante giurispru-

denza di questo Tribunale, in Turchia non vige, ora come prima, un conte-

sto di guerra, guerra civile e violenza generalizzata, riguardante l’integralità 

del territorio, neppure per gli appartenenti all’etnia curda (cfr. tra le altre le 

sentenze del TAF E-5618/2024 del 20 dicembre 2024 consid. 8.3.2,  

D-4530/2024 del 19 dicembre 2024 consid. 8.3.1). Inoltre l’interessato pro-

viene da E.______, sito nell’omonimo distretto e nella provincia di 

O._______, regione che non è stata toccata direttamente dai terremoti oc-

corsi in Turchia nel febbraio 2023 (cfr. per la lista delle regioni turche inte-

ressate dai predetti sismi la sentenza del TAF E-2552/2024 del 27 mag-

gio 2024 consid. 9.3.3).  

D-5599/2024 

Pagina 20 

12.4 Pure dal profilo dei motivi personali, non è evincibile all’incarto alcun 

elemento dal quale si possa dedurre che l’esecuzione dell’allontanamento 

implicherebbe una messa in pericolo concreta del ricorrente. A tal propo-

sito, v’è infatti da rimarcare come l’interessato, minore e senza carico fa-

migliare – a differenza di quanto si evince da un asserto ricorsuale, dove si 

parla di un supposto figlio dell’insorgente (cfr. ricorso, p.to III, lett. A/1, 

pag. 2) – dispone a E._______, di un’ampia rete famigliare, in particolare 

dei genitori – che vivrebbero al medesimo indirizzo, ma in abitazioni sepa-

rate – di un fratello ed una sorella maggiori, e di una sorella ed un fratello 

minori, con i quali sarebbe in buoni rapporti ed in regolare contatto, nonché 

di vari cugini e zii materni e paterni che vivrebbero sia a E._______ sia in 

altre province (cfr. n. 24/10, p.to 3.01, pag. 5; n. 33/11, D6 segg., pag. 2). Il 

ricorrente ha inoltre allegato che il padre si occuperebbe del (…) – lavoro 

che gli permetterebbe di mantenere la sua famiglia – e che anche il fratello 

maggiore avrebbe lavorato (…) (cfr. n. 24/10, p.to 7.02, pag. 8; n. 33/11, 

D38 segg., pag. 6 e D88 segg., pag. 9 seg.), anche se ultimamente 

avrebbe abbandonato tale attività lavorativa (cfr. scritto del 10 marzo 2025, 

pag. 3). Inoltre, la sua famiglia godrebbe di una buona situazione econo-

mica (cfr. n. 33/11, D91, pag. 10; n. 34/4, pag. 1). Visto l’insieme di tali ele-

menti, che si evincono in maniera chiara ed affidabile dalle stesse dichia-

razioni del ricorrente, si può senz’altro concludere che quest’ultimo potrà 

essere sostenuto, sia finanziariamente, sia materialmente ed affettiva-

mente, dalla sua famiglia, segnatamente dai genitori, che hanno la possi-

bilità concreta di sostenerlo e di garantirgli una presa a carico reale, nel 

caso di un suo ritorno in Turchia. In particolare, non v’è agli atti, né men 

che meno apportati con il ricorso e con le osservazioni ricorsuali succes-

sive, alcun indizio concreto dal quale scaturisca che lo sviluppo psichico e 

sociale dell’interessato potrebbe essere messo in pericolo, nell’(…) che lo 

separa attualmente dalla maggiore età, nell’eventualità di una sua reinte-

grazione nel suo nucleo famigliare. Tale apprezzamento non viene minima-

mente posto in dubbio dalle considerazioni generiche allegate nel gravame 

dal ricorrente circa il contesto d’odio e culturale arretrato nel quale egli do-

vrebbe vivere, visto quanto già sopra ritenuto inverosimile ed irrilevante. 

Pertanto, v’è da concludere per l’esistenza effettiva di una rete famigliare 

sul posto, che il ricorrente potrà per di più facilmente reintegrare essendo 

che non l’ha lasciata da molto tempo.  

12.5 Pure lo stato valetudinario del ricorrente, che gode di buona salute 

(cfr. n. 33/11, D4, pag. 2), non risulta essere ostativo all’esecuzione del suo 

allontanamento. Difatti, dalla documentazione medica all’incarto, si evince 

soltanto come egli sia stato visitato in un’occasione nell’aprile del 2024 per 

sospetta probabile scabbia, e che gli sia stata prescritta la terapia 

D-5599/2024 

Pagina 21 

farmacologica adeguata (cfr. n. 20/2). Inoltre, il 3 luglio 2024, egli è stato 

dal medico per allegati stato d’ansia e di malinconia con difficoltà d’addor-

mentamento notturno, disturbi per i quali è stata impostata una terapia far-

macologica, da assumere soltanto al bisogno, e non è invece stato consi-

gliato un supporto psicologico (cfr. n. 32/3). Ulteriore documentazione agli 

atti non ne è evincibile, né il ricorrente ha allegato alcunché in merito in 

fase ricorsuale. Pertanto, lo stato di salute del ricorrente non risulta essere 

ostativo all’esecuzione del suo allontanamento, ai sensi della giurispru-

denza restrittiva applicabile in materia (cfr. sentenze della CorteEDU, 

[Grande Camera], N. contro Regno unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.; Sa-

vran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, 57467/15, §§121 segg.; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1 e 2011/9 consid. 7.1). 

12.6 Infine per quanto attiene al periodo di poco più di un anno trascorso 

in Svizzera, ciò non può rappresentare un elemento che faccia propendere 

per un’integrazione profonda dell’insorgente in un nuovo contesto socio-

culturale, a maggior ragione avendo egli vissuto più di (…) anni della sua 

vita in Turchia, frequentando le scuole dell’obbligo, nonché (…) anni di una 

scuola (…) fino al (…), interrompendola con l’entrata in carcere intervenuta 

il (…) (cfr. n. 24/10, p.to 1.17.04, pag. 4), nonché avrebbe conoscenze del 

(…), visto il tempo trascorso (…) (cfr. osservazioni del ricorrente del 31 ot-

tobre 2024, pag. 3). Attività (…) che egli potrà facilmente reintegrare al suo 

ritorno in patria, oppure proseguire i suoi studi scolastici, in particolare nel 

caso in cui egli venisse prosciolto delle accuse mosse nei suoi confronti 

per i fatti successi il (…), per i quali un procedimento giudiziario risulta 

tutt’ora pendente (cfr. n. 24/10, p.to 1.17.04, pag. 4 e p.to 7.02, pag. 8; 

n. 33/11, D16 segg., pag. 4; MdP della SEM n. 1/2-5/6). 

12.7 Ciò detto, apparterrà comunque all’autorità cantonale d’esecuzione, 

poiché si tratta di un minore non accompagnato, di accertarsi – eventual-

mente con l’intermediazione della rappresentanza svizzera nel Paese d’ori-

gine dell’interessato – al momento in cui l’allontanamento sarà concreta-

mente pronto per essere eseguito, che l’insorgente possa essere accolto 

da un membro della sua famiglia al suo arrivo, al fine di assicurare la sua 

presa a carico così come disposto dall’art. 69 cpv. 4 LStrI. L’autorità infe-

riore è quindi invitata a vegliare perché tali disposizioni siano comprese e 

rispettate dall’autorità incaricata dell’esecuzione dell’allontanamento ed a 

sostenerla in tal senso. Altresì, anche il rappresentante legale dell’insor-

gente, è in misura di rammentarle al momento opportuno (cfr. nello stesso 

senso le sentenze del TAF D-1284/2024 dell’11 aprile 2024 consid. 11.4.4, 

D-5264/2021 precitata, pag. 17). 

D-5599/2024 

Pagina 22 

12.8 Su tali presupposti, il benessere del fanciullo non risulta essere a ri-

schio nel caso di un suo rinvio in Turchia. 

12.9 Ne discende che l’esecuzione dell’allontanamento dell’insorgente è 

quindi pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi). 

13.  

Nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il profilo della possibi-

lità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto il ricorrente, potrà pro-

curarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio, usando della necessa-

ria diligenza (art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). 

14.  

Ne consegue che, anche in materia d’esecuzione dell’allontanamento, la 

decisione dell’autorità inferiore va confermata. 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

non essendo state le conclusioni d’acchito sprovviste di possibilità di esito 

favorevole e potendo partire dal presupposto che l’insorgente, minorenne, 

è indigente; v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel 

senso della dispensa dal pagamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 

PA). 

16.  

Infine, essendo il ricorrente dispensato dal pagamento delle spese proces-

suali, in applicazione dell’art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi, occorrerebbe acco-

gliere anche la richiesta di gratuito patrocinio dell’insorgente.Tuttavia, il 

rappresentante legale del ricorrente – che ha sottoscritto tutti i memoriali 

prodotti dinanzi all’autorità inferiore e al Tribunale – non adempie alle con-

dizioni personali previste dall’art. 102m cpv. 3 LAsi, ciò di cui egli era già 

perfettamente a conoscenza (cfr. in merito la decisione incidentale del Tri-

bunale D-705/2018 del 26 marzo 2018; tra le altre a titolo esemplificativo 

recentemente la sentenza del Tribunale D-6753/2023 dell’11 ottobre 2024 

consid. 12.2). Pertanto, la richiesta di gratuito patrocinio con nomina del 

suddetto rappresentante legale quale gratuito patrocinatore, è respinta. 

Non si accordano pertanto indennità per patrocinio d’ufficio. 

D-5599/2024 

Pagina 23 

17.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-5599/2024 

Pagina 24 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

La domanda di gratuito patrocinio, con la nomina del rappresentante legale 

Fazil Ahmet Tamer, è respinta. 

5.  

Non si accordano indennità per patrocinio d’ufficio. 

6.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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