# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bd7c6807-fb01-5423-acdf-d9133152f430
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-03-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.03.2024 D-1121/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1121-2022_2024-03-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1121/2022 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 5  m a r z o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico, 

con l’approvazione della giudice Roswitha Petry; 

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan, 

patrocinato da Michela Gentile, 

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale – Caritas Svizzera, 

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell’allontanamento; procedura ce-

lere); 

decisione della SEM del 9 febbraio 2022. 

 

 

 

D-1121/2022 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino afgano, ha raggiunto la Svizzera il 26 ottobre 2021 e 

vi ha depositato, il medesimo giorno, una domanda d’asilo, dichiarando di 

essere nato il “(…)” secondo il calendario solare (corrispondente al (…) 

secondo il calendario gregoriano; cfr. atti della Segreteria di Stato della mi-

grazione di seguito: SEM o autorità inferiore n.  […]-1/1, 2/2, 3/1). 

B.  

L’8 novembre 2021, nutrendo seri dubbi in merito alla verosimiglianza delle 

dichiarazioni relative alla minore età, l’autorità inferiore ha incaricato il Cen-

tre universitaire romand de médecine légale (CURML) di effettuare una pe-

rizia medico-legale al fine di determinare l’effettiva età (cfr. atto SEM 

n. 13/2). 

C.  

Con lettera del 26 novembre 2021, l’interessato ha trasmesso all’autorità 

inferiore una copia della propria tazkira afgana dalla quale risulterebbe che 

il giorno della sua emissione ([…]), egli avesse (…) (cfr. atti SEM n. 22/1, 

27). 

D.  

Il 2 dicembre 2021, il CURML ha trasmesso alla SEM le conclusioni della 

propria perizia medico-legale la quale ammetterebbe che l’età media 

dell’interessato sarebbe situata tra 20 e 24 anni e la sua età minima sa-

rebbe di 19 anni. Di conseguenza, non sarebbe possibile che egli abbia 

meno di 18 anni. La data di nascita da lui dichiarata ([…]) potrebbe dunque 

essere esclusa (cfr. atto SEM n. 23/11). 

E.  

L’11 gennaio 2022, la SEM ha svolto l’audizione per richiedenti d’asilo mi-

norenni non accompagnati (RMNA) avendo il ricorrente dichiarato, in corso 

di procedura, di essere minorenne, e meglio nato il (…). Dal verbale redatto 

(cfr. atto SEM n. 28/10, 1.06) si evince che egli conosce la propria data di 

nascita (nel calendario solare) ma non la sua età. Egli ne sarebbe venuto 

a conoscenza attraverso il padre. La medesima risulterebbe, inoltre, dal 

tesserino vaccinale rilasciato alla sua nascita. Per quanto concerne i propri 

motivi d’asilo, l’interessato riconduce il proprio espatrio ad un singolo 

evento: una notte, dei talebani, armati di fucili, si sarebbero recati presso 

l’abitazione della sua famiglia per chiedere del cibo. L’intervento della 

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polizia avrebbe costretto questi ultimi alla fuga. Essi avrebbero in seguito 

ritenuto la famiglia dell’interessato colpevole di aver chiamato le forze 

dell’ordine. In ragione di tali minacce, egli sarebbe stato costretto ad allog-

giare, per un mese, presso lo zio materno. Durante tale periodo, suo padre 

sarebbe stato ucciso dai talebani. Tre mesi più tardi, egli avrebbe preso la 

decisione di espatriare. 

F.  

Il 13 gennaio 2022, l’autorità inferiore ha assegnato all’interessato un ter-

mine per esprimersi in merito alle risultanze peritali e all’eventualità che 

venisse considerato maggiorenne (cfr. atto SEM n. 31/2); ciò che egli ha 

fatto con scritto del 18 gennaio 2022 (cfr. atto SEM n. 33/2). 

G.  

Con decisione del 18 gennaio 2022, l’autorità inferiore ha modificato la data 

di nascita in “(…)”, considerandolo maggiorenne (cfr. atti SEM n. 34/1, 

35/2). 

H.  

Il 31 gennaio 2022, la SEM ha provveduto all’audizione sui motivi d’asilo. 

Dal verbale redatto (cfr. atto SEM n. 38/9) si evince sostanzialmente che 

l’interessato ribadisce ricondurre il proprio espatrio al summenzionato 

evento. 

I.  

Il 7 febbraio 2022, l’autorità inferiore ha trasmesso all’interessato il progetto 

della propria decisione, concedendo al medesimo il diritto di essere sentito 

in merito al suo contenuto (cfr. atto SEM n. 44/9); facoltà da lui esercitata 

con scritto dell’8 febbraio 2022 (cfr. atto SEM n. 45/3). 

J.  

Con decisione del 9 febbraio 2022 (cfr. atto SEM n. 46/11), notificata all’in-

teressato il medesimo giorno (cfr. atto SEM n. 48/1), la SEM non ha rico-

nosciuto al medesimo lo statuto di rifugiato (cfr. dispositivo, punto 1), ha 

respinto la sua domanda d’asilo (cfr. dispositivo, punto 2), pronunciato il 

suo allontanamento dalla Svizzera (cfr. dispositivo, punto 3) ma ritenuto 

tale misura non ragionevolmente esigibile, ammettendolo provvisoria-

mente in tale Paese (cfr. dispositivo, punti 4-7). 

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Pagina 4 

K.  

L’11 marzo 2022 (recte: 9 marzo 2022), l’interessato ha inoltrato un ricorso 

(cfr. tracciamento dell’invio; data di entrata: 10 marzo 2022), dinanzi al Tri-

bunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale), concludendo, prin-

cipalmente, all’annullamento dei punti 1, 2 e 3 del dispositivo, al riconosci-

mento della sua minore età, dello statuto di rifugiato e alla concessione 

dell’asilo in Svizzera; in via subordinata, egli postula la restituzione degli 

atti alla SEM per un complemento istruttorio. Egli ha inoltre presentato una 

domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali e del relativo anticipo, con protesta di tasse 

e spese. 

L.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi che seguono qualora dovessero risultare rilevanti per l’esito della pro-

cedura. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire 

in merito allo stesso. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modifica della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Il medesimo è pertanto legittimato ad aggravarsi 

contro quest’ultima. 

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Pagina 5 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Or-

dinanza del 1° aprile 2020 sui provvedimenti nel settore dell’asilo in rela-

zione al coronavirus [Ordinanza COVID-19 asilo; RU 2020 1125, abrogata 

con effetto dal 15 dicembre 2023] e la disposizione transitoria dell’abroga-

zione del 22 novembre 2023 RU 2023 694 a contrario; cfr. DTAF 2020 I/1 

consid. 7) previsti dalla legge. 

Occorre pertanto entrare nel merito dello stesso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale (art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi) e l’accertamento inesatto o incompleto 

di fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). Il Tribunale non 

è vincolato né dalle argomentazioni delle parti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 con-

sid. 2). 

3.  

Ritenuto il carattere manifestamente infondato del ricorso al momento del 

deposito di quest’ultimo, la sentenza è pronunciata dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice, e motivata soltanto sommariamente 

(art. 111 lett. e, 111a cpv. 1 e 2 LAsi). Il Tribunale rinuncia, inoltre, ad uno 

scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi). 

4.  

4.1 Nel merito, il ricorrente censura innanzitutto una violazione del diritto 

federale (art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi) nell’esame della verosimiglianza della 

minore età da lui allegata. Contrariamente alla decisione dell’autorità infe-

riore, egli avrebbe reso verosimile di essere minorenne (cfr. ricorso 

dell’11 marzo 2022 recte: 9 marzo 2022, pag. 4-6). 

4.2  

4.2.1 Nel caso in cui la questione della minore età dell’interessato sia con-

testata, è necessario dirimere preliminarmente tale aspetto formale 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3; DTAF 2014/30; cfr. ex pluris le sentenze 

del Tribunale D-6216/2018 del 10 luglio 2020 consid. 3.1 e D-6765/2019 

del 17 gennaio 2020 consid. 4). 

4.2.2 Nelle procedure d’asilo così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

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dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). Essa deve concretamente procurarsi la docu-

mentazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giu-

ridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo 

(cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i fatti, l’autorità si serve, se 

necessario, di documenti, di informazioni delle parti, di informazioni e testi-

monianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12 lett. a-e PA). Da un 

lato, vi è un accertamento inesatto dei fatti quando la decisione si fonda su 

fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro, vi è un accertamento in-

completo dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le circostanze di fatto 

giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3; KÖLZ/HÄNER/BERT-

SCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a 

ed. 2013, n. 1043, pag. 369 e seg.). Il principio inquisitorio non è tuttavia 

illimitato, in particolare visto il nesso con l’obbligo di collaborazione delle 

parti (artt. 13 PA e 8 LAsi; cfr. anche CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BIN-

DER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundesgesetz über 

das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). 

4.2.3 Quando un fatto rimane non comprovato nonostante un accerta-

mento completo dei fatti giuridicamente rilevanti, occorre fare riferimento 

alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova derivanti dall’applica-

zione analogica dell’art. 8 del Codice civile svizzero del 10 dicembre 1907 

(CC, RS 210). L’onere della prova della minore età incombe al richiedente 

asilo. In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la 

valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’inte-

ressato l’abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le con-

seguenze, venendo pertanto considerato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6 

consid. 5.1-5.4). 

4.2.4 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, né introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le 

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allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al con-

trario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali 

dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale 

versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1). 

4.2.5 Per quanto concerne la minore età, al richiedente l’asilo incombe 

l’onere della prova al riguardo (cfr. GICRA 2004 n. 30 consid. 5.1, 2001 

n. 22 consid. 3, 2000 n. 19 consid. 8b; DTAF 2021 VI/3 consid. 5.2; MAT-

THIEU CORBAZ, La détermination de l’âge du requérant d’asile, in: Actualité 

du droit des étrangers, Jurisprudence et analyses, vol. II, 2015, pag. 31 e 

seg.). In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, se la 

valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere che l’inte-

ressato l’abbia resa verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le con-

seguenze, venendo conseguentemente considerato maggiorenne 

(cfr. DTAF 2019 I/VI consid. 5.4). 

4.2.6 Salvo casi particolari, la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo pre-

giudiziale sulla questione dell’età di un richiedente asilo. Per giungere ad 

una determinazione al riguardo, l’autorità deve basarsi sui documenti 

d’identità autentici depositati agli atti, così come sui risultati delle audizioni 

in relazione al quadro personale dell’interessato nel Paese d’origine, alla 

sua cerchia famigliare e alla sua formazione scolastica. Se necessario or-

dina una perizia medica volta alla determinazione dell’età (cfr. artt. 17 

cpv. 3 LAsi, 26 cpv. 2 LAsi e art. 7 cpv. 1 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa 

a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 OAsi 1, RS 142.311). Una 

volta esperita l’istruttoria, la SEM procede ad un apprezzamento globale 

degli elementi in presenza in ossequio ai principi sopra citati 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.5). Se la SEM è convinta dell’inverosimi-

glianza della minore età dell’interessato e lo considera maggiorenne, essa 

deve motivare la propria decisione (cfr. GICRA 2002 n. 15, consid. 6b). 

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Pagina 8 

4.3  

4.3.1 Nel caso di specie, il Tribunale rileva preliminarmente che il ricorrente 

non mette in dubbio le conclusioni della perizia medico-legale. Egli ricono-

sce d’altronde che esse costituiscono, in virtù della giurisprudenza dello 

scrivente Tribunale (cfr. DTAF 2018 VI/3), un forte indizio riguardante la 

maggiore età dello stesso (cfr. ricorso dell’11 marzo 2022 recte: 9 marzo 

2022, pag. 6 ab initio). Egli considera tuttavia che esse debbano essere 

relativizzate alla luce del fatto che i campioni di popolazione presi in consi-

derazione sarebbero molto diversi e l’esame odontostomatologico abbia 

fornito indicazioni non univoche. Le dichiarazioni da lui rese, corrispondenti 

alle informazioni contenute nella tazkira da lui prodotta, permetterebbero 

ad ogni modo di rendere verosimile la propria minore età (cfr. ricorso 

dell’11 marzo 2022 recte: 9 marzo 2022, pag. 5).  

4.3.2 È dunque necessario esaminare la fondatezza dell’apprezzamento 

effettuato, nel caso di specie, dall’autorità inferiore. In primo luogo, in sede 

di audizione RMNA, il ricorrente ha dichiarato di essere nato il “(…)” se-

condo il calendario solare, corrispondente al (…) nel calendario grego-

riano. L’anno del suo espatrio, rispettivamente del suo arrivo in Svizzera, 

avrebbe dunque dovuto avere (…). Egli dichiara tuttavia di non sapere 

quanti anni avrebbe, limitandosi ad indicare di essere venuto a conoscenza 

della propria data di nascita perché comunicatagli dal padre (cfr. atto SEM 

n. 28/10, 1.06). 

4.3.3 In secondo luogo, il ricorrente non è riuscito a produrre alcun docu-

mento di legittimazione o d’identità in originale. Alla copia da lui prodotta 

può inoltre unicamente essere attribuito un valore probatorio ridotto 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6.2). Ciò a maggior ragione dal momento che 

essa non indica alcuna data di nascita completa, limitandosi a riportare che 

al momento dell’emissione (2019/2020) l’insorgente avrebbe avuto 

l’aspetto di una persona di 15 anni (cfr. atto SEM n. 27). 

4.3.4 In terzo luogo, in merito all’esame odontostomatologico, dalla perizia 

risulta che la medesima è stata effettuata utilizzando delle tavole di crescita 

e di sviluppo europee multietniche in considerazione della provenienza del 

ricorrente (cfr. atto SEM n. 23/11, pag. 6). Tale esame conclude inoltre ad 

una stima dell’età superiore ai 18 anni (cfr. atto SEM n. 23/11, pag. 6). 

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Pagina 9 

4.4 Nel complesso, il Tribunale ritiene dunque fondata la valutazione di cui 

all’avversata decisione e ciò tenuto conto del valore probatorio delle risul-

tanze peritali. Pertanto, in presenza di una fattispecie sufficientemente ac-

clarata, è al ricorrente che va imputata l’assenza di prova – da intendersi 

al grado della verosimiglianza – quanto all’asserita minore età. In definitiva, 

è dunque possibile partire dall’assunto che il ricorrente non sia riuscito a 

rendere verosimile la propria supposta minore età e che la conclusione 

circa la maggiore età dello stesso sia da confermare. Ne consegue che 

l’autorità inferiore non ha violato il diritto federale (art. 106 cpv. 1 lett. a 

LAsi). 

A titolo abbondanziale si rileva che, nel caso di specie, non risulta inoltre 

esserci stata alcuna violazione delle disposizioni applicabili ai minorenni 

non accompagnati, in particolare degli artt. 17 LAsi e 7 OAsi 1, siccome gli 

interessi del ricorrente sono stati opportunatamente difesi dal rappresen-

tante legale assegnato, in qualità di persona di fiducia. 

5.  

5.1 Proseguendo nel merito, il ricorrente sostiene, contrariamente all’auto-

rità inferiore, che i propri motivi d’asilo siano rilevanti ai sensi del diritto 

dell’asilo (art. 3 LAsi). In particolare, egli ritiene di essere una persona con 

un profilo di rischio particolarmente elevato, in ragione dell’ostilità dimo-

strata nei confronti dei talebani e della loro ideologia, e di avere diritto al 

riconoscimento dello statuto di rifugiato (cfr. ricorso dell’11 marzo 2022 

recte: 9 marzo 2022, pag. 6 e seg.). Egli avrebbe parimenti diritto alla 

concessione dell’asilo in Svizzera (art. 2 LAsi). 

5.2 Premesso che, essendo il ricorrente stato posto al beneficio dell’am-

missione provvisoria per inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento e 

ritenute le conclusioni ricorsuali, oggetto del litigio in questa sede risulta 

esclusivamente essere il rifiuto del riconoscimento della qualità di rifugiato 

(cfr. dispositivo, punto n. 1), il respingimento della sua domanda d’asilo 

(cfr. dispositivo, punto n. 2) e la pronuncia del suo allontanamento in Af-

ghanistan (cfr. dispositivo, punto n. 3). 

5.3 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiati. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. 

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Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pe-

ricolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende, nella sua de-

finizione, un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo. È pertanto riconosciuto quale rifugiato colui che ha 

dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di te-

mere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in 

un futuro prossimo, ad una persecuzione per uno dei motivi previsti 

dall’art. 3 cpv. 1 LAsi (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5). 

Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’inte-

ressato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori nonché 

della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o 

politico, che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future 

persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei 

motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più 

fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve es-

sere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un fu-

turo prossimo e secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai 

sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano mi-

nacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o 

meno lontano. Devono invece sussistere prove sufficienti di una minaccia 

concreta passibile di indurre chiunque si trovi nella stessa situazione a te-

mere la persecuzione (cfr. DTAF 2014/27 consid. 6.1; 2010/57 con-

sid. 2.5). 

Il Tribunale ha ammesso l’esistenza di categorie di persone particolar-

mente esposte a dei rischi di persecuzioni future nel caso di un loro ritorno 

in Afghanistan (cfr. fra le altre le sentenze del Tribunale E-3099/2023 del 

26 luglio 2023 consid. 4.2.1; E-5415/2020 del 21 giugno 2023 consid. 5.3, 

D-5800/2016 del 13 ottobre 2017 [pubblicata quale sentenza di riferi-

mento]). Tra queste, vi figurano in particolare le persone che i talebani con-

siderano, a torto o a ragione, vicine al governo o alla coalizione internazio-

nale, o che sono sospettate di essere impregnate da valori occidentali e 

che non si fondano più sulla società afghana. Le persone che possiedono 

un tale profilo, rischiavano di essere vittime d’intimidazioni, di rapimenti o 

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Pagina 11 

ancora di uccisioni, già prima dell’ascesa al potere dei talebani nell’agosto 

del 2021 (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 26 luglio 2023 con-

sid. 4.2.1; D-2487/2022 del 7 luglio 2022 consid. 8.2.1). Le constatazioni 

che precedono risultano ancora d’attualità alla luce della situazione vigente 

in Afghanistan (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 consid. 4.2.1, 

E-5415/2020 consid. 5.3, D-893/2023 del 1° maggio 2023 consid. 6.2, 

D-2415/2022 del 24 marzo 2023 consid. 10.2). Per quanto il livello di vio-

lenza cieca nel Paese sia globalmente diminuito dalla presa di potere da 

parte dei talebani nell’agosto del 2021, tuttavia il comportamento futuro dei 

membri di tale gruppo rimane ancora all’ora attuale imprevedibile e vi è 

pertanto luogo di ammettere che i profili che prendevano di mira prima della 

loro ascesa al potere, possano ancora essere in modo generale esposti a 

maggiori rischi, tenuto conto delle capacità e del controllo territoriale accre-

sciuti di questo attore. Numerose aggressioni contro delle persone appar-

tenenti a gruppi a rischio sono difatti state documentate a partire dal mese 

di agosto 2021. Tuttavia le stesse non appaiono essere sistematiche o di 

natura uniforme (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 consid. 4.2.1, 

E-5415/2020 consid. 5.3, E-5415/2020 del 21 giugno 2023 consid. 5.3). Le 

persone che sono considerate come costituenti un bersaglio prioritario dai 

talebani, segnatamente coloro che occupavano dei posti strategici nelle 

unità militari, di polizia e d’investigazione, così come i membri del potere 

giudiziario, presentano generalmente un rischio accresciuto di persecu-

zioni future in caso di un loro ritorno in Afghanistan. Deve tuttavia trattarsi 

di persone che si sono particolarmente esposte, al punto di attirare l’atten-

zione dei talebani in modo specifico su di loro. Trattandosi delle altre per-

sone che adempiono tale profilo, occorre tenere conto nel quadro della va-

lutazione individuale, tendente a determinare se esista un grado ragione-

vole di probabilità che il richiedente sia vittima di persecuzione, di altre cir-

costanze che hanno un’incidenza sul rischio, quali la regione d’origine, il 

sesso, le inimicizie personali o ancora l’implicazione effettiva in conflitti lo-

cali (cfr. sentenze del Tribunale E-3099/2023 del 26 luglio 2023 con-

sid. 4.2.1; E-5415/2020 del 21 giugno 2023 consid. 5.3). 

5.4  

5.4.1 Per quanto concerne la rilevanza dei motivi addotti dal ricorrente ai 

sensi dell’art. 3 LAsi, occorre esaminare se le allegazioni adempiano o 

meno le condizioni per il riconoscimento della qualità di rifugiato, rispetti-

vamente se egli, nel caso di un ritorno in Afghanistan, possa temere di su-

bire delle persecuzioni rilevanti ai fini dell’asilo da parte dei talebani. 

D-1121/2022 

Pagina 12 

Nel caso di specie, l’interessato non ha avuto alcun contatto diretto con i 

talebani prima dell’evento che lo ha condotto all’espatrio (cfr. atti SEM 

n. 28/10, 7.02; 38/9, R49). Dalle sue dichiarazioni non si evincono inoltre 

indizi secondo cui i talebani avrebbero avuto un interesse nel perseguitarlo 

personalmente. Il loro obiettivo appare esclusivamente essere stato quello 

di ottenere del cibo dalla sua famiglia (cfr. atto SEM n. 38/9, R34). Non vi 

sono d’altronde indizi che l’insorgente, sottrattosi con la fuga alle minacce 

dei talebani che sono susseguite, si trovi attualmente nel loro mirino e 

possa, per questo motivo, essere punito in caso di un (ipotetico) ritorno in 

Afghanistan. Tale conclusione è supportata pure dal fatto che i talebani, 

nonostante sia ritornato nel proprio villaggio per assistere al funerale del 

padre, non lo abbiano ucciso (cfr. atti SEM n. 28/10, 7.02; 38/9, R71 e 72). 

II ricorrente non presenta, altresì, un particolare profilo di rischio: egli non 

è stato né attivo politicamente né si è particolarmente esposto in altro modo 

in ragione di caratteristiche personali o di attività svolte nei confronti dei 

talebani (cfr. atto SEM n. 28/10, 1.17.05). L’apprezzamento in tal senso va 

mantenuto anche a seguito dell’ascesa al potere dei talebani nell’agosto 

del 2021, in quanto nessuna informazione permette di concludere che egli 

sia minacciato di persecuzioni pertinenti in materia d’asilo. Il ricorrente, 

come rettamente segnalato anche dall’autorità inferiore, non ha fatto valere 

alcuna persecuzione personale da parte dei talebani o di terze persone nei 

suoi confronti per uno dei motivi previsti all’art. 3 cpv. 1 LAsi (razza, reli-

gione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opi-

nioni politiche). 

5.5 Da una valutazione complessiva delle allegazioni risulta pertanto che 

non esiste, nel caso di specie, una congiunzione di fattori di rischio signifi-

cativi che rendano altamente probabile che l’interessato sia oggettiva-

mente fondato a temere di essere vittima di una persecuzione determi-

nante in materia d’asilo in caso di ritorno in Afghanistan, e ciò in un pros-

simo futuro. La persecuzione subita ad opera dei talebani non può dunque 

essere ritenuta rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi. Per questo motivo, non si 

è rilevato necessario un esame della verosimiglianza dei motivi d’asilo da 

lui invocati ai sensi dell’art. 7 LAsi. 

6.  

6.1 L’insorgente, nel suo ricorso, ha impugnato implicitamente anche il 

punto 3 del dispositivo della decisione avversata concernente la pronuncia 

del proprio allontanamento in Afghanistan, senza tuttavia fornire alcuna ar-

gomentazione specifica in merito. 

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Pagina 13 

6.2 Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione 

(art. 44 LAsi). Sono riservati i casi in cui essa deve astenersi dal pronun-

ciare tale misura (art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 

consid. 10.1). 

6.3 Nel caso in parola, non adempiendo il ricorrente le condizioni in virtù 

delle quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontana-

mento dalla Svizzera, il Tribunale è tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento. 

7.  

Ne consegue che la decisione della SEM dev’essere confermata. L’autorità 

inferiore non ha violato il diritto federale e ha accertato in maniera esatta e 

completa i fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 lett. a e b LAsi). 

8.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, vanno poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché 

art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Essendo state le conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste 

di possibilità di esito favorevole, v’è luogo di respingere la domanda di as-

sistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese 

processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

10.  

La presente decisione non può essere impugnata mediante ricorso in ma-

teria di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF); essa è pertanto definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-1121/2022 

Pagina 14 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale entro un termine di 

30 giorni dalla data di spedizione della presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione: