# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fec83371-d808-55ce-92a3-ecf6b07c5a69
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-04-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.04.2013 11.2010.96
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2010-96_2013-04-17.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2010.96

  	
  Lugano

  17 aprile
  2013/mc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.1998.70 (divisione
ereditaria) della Pretura del Distretto di Leventina promossa con istanza
dell'11 luglio 1977 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinato dall'avv. dott.  PA 1 )

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AO 4  

   AO 1 

   AO 2 , e

   AO 3 

  (patrocinati dall'avv.  PA 2 );

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello del 9 agosto 2010 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa il 30
luglio 2010 dal Pretore del Distretto di Leventina;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AO
3 (1861) è deceduto a __________, suo ultimo domicilio, il 9 dicembre
1924, lasciando quali eredi la moglie __________ nata __________ (1876), poi deceduta
anch'essa a __________ il 4 dicembre 1964, con i figli __________ (1906), __________
(1907), __________ (1908), __________ (1912) e __________ (1914). A __________,
deceduta il 24 aprile 1968, sono succeduti i quattro fratelli. Su richiesta
di __________ il Pretore del Distretto di Leventina ha ordinato il
26 settem­bre 1977 la divisione dell'eredità fu __________ e __________, designando
l'avv. __________ in qualità di notaio divisore. Sull'inventario delle successioni,
comprendente svariati immobili a __________, non sono sorte controversie. In
pendenza di procedura sono deceduti __________, cui è subentrato il figlio AP 1
(1937), e __________, cui sono subentrati i figli AO 1 (1936), AO 2 (1941) e AO
3 (1943).

 

                                  B.   Il
notaio divisore ha proposto il 3 novembre 1997 la divisione delle eredità in
natura, formando i lotti e una proposta di attribuzione. Accettato da __________,
AO 4, AO 1, AO 2 e AO 3, il progetto è stato respinto da AP 1, secondo cui gli
immobili andavano venduti ai pubblici incanti e il ricavato suddiviso tra gli eredi.
Il notaio divisore ha registrato a verbale il 9 settembre 1998 la sua proposta insieme
con le richieste e le osservazioni dei coeredi, che ha trasmesso l'indomani al
Pretore (art. 480 cpv. 2 CPC ticinese). Questi, preso atto “della formazione
delle quote (lotti) e della mancanza di un accordo circa la loro formazione”,
ha citato le parti a un'udienza del 18 novembre 1998, rinviata poi al 26
novembre 1998. In tale occasione egli ha prospettato una sospensione della
procedura e un tentativo per il componimento amichevole della lite. Le parti
hanno approvato, stabilendo che la procedura sarebbe stata riattivata d'ufficio
o su istanza della parte più diligente. Il 6 gennaio 1999 è deceduta __________,
cui è subentrato il nipote AO 3 in qualità di erede istituito. Le trattative
hanno consentito di dividere il 14 ottobre 2003 alcuni immobili, mentre
non è stato raggiunto un accordo sulle particelle n. 466 (9327 m²), n. 559 (196 m²), n. 604 (88 m²), n. 637 (319 m²) e n. 642 (285 m²) RFD di __________.

 

                                  C.   A
un'udienza “per incombenti” del 26 novembre 2008 il Pretore ha definito, con
l'accordo degli eredi, i successivi passi processuali. Ha proceduto così all'audizione
di AP 1, il 19 gennaio 2009, come pure di AO 3 e di AO 1 il 30 gennaio 2009 in rappresentanza degli altri eredi. Constatata l'inconciliabilità delle avverse posizioni,
l'11 febbraio 2009 egli ha impartito agli eredi un termine per presentare
le rispettive osservazioni scritte. Il 12 febbraio 2009 AP 1 ha proposto la divisione delle eredità mediante vendita ai pubblici incanti di tutti i beni e suddivisione
del ricavo. Il 31 marzo 2009 AO 4, AO 1, AO 2 e AO 3 hanno chiesto la divisione
in natura dei beni e la conferma della proposta formulata dal notaio divisore
il 3 novembre 1997 o, in subordine, la divisione in natura dei beni con incarico
al notaio di aggiornare la situazione e di allestire una nuova proposta di
divisione in natura. Con “ordinanza” del 25 maggio 2009 il Pretore ha confermato
il principio della divisione in natura, invitando il notaio divisore ad
aggiornare il valore dei beni, facendo capo eventualmente a un perito, e a
“formare dei lotti equipollenti in numero uguale a quelli dei ceppi ereditari”.
Il 5 giugno 2009 AP 1 ha scritto al Pretore, ribadendo che “non è possibile la
divisione in natura” e che “eventuali contestazioni verranno fatte valere dopo
che il notaio divisore avrà eretto il verbale”.

 

                                  D.   In
base a una perizia sul valore venale dei fondi commissionata all'arch. __________,
il notaio __________ ha formulato il 29 agosto 2009 una proposta di divisione
in natura, nel senso di formare quattro lotti del valore di fr. 195 000.– ciascuno,
previo frazionamento della particella n. 466. Su richiesta di AP 1 il Pretore
ha poi esperito il 23 novembre 2009 un sopralluogo e sentito contestualmente
il notaio divisore, oltre al perito, allo scopo di delucidare la proposta di
divisione e il referto. Fallito un ulteriore tentativo di conciliazione, il
Pretore ha impartito alle parti il 17 giugno 2010 un termine di 30 giorni
per presentare allegati conclusivi, facoltà cui esse hanno rinunciato. Statuendo
con sentenza del 30 luglio 2010, il Pretore ha confermato “la suddivisione in
lotti” secondo la proposta 29 agosto 2009 del notaio divisore e ha
incaricato quest'ultimo di procedere immediatamente al sorteggio dei lotti tra
gli eredi. La tassa di giustizia di fr. 100.– e le spese di fr. 50.– sono
state poste a carico delle successioni.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 9
agosto 2010 nel quale chiede che, previo annullamento della decisione impugnata,
gli immobili della successione siano venduti ai pubblici incanti e il notaio
divisore sia incaricato di procedere alle operazioni necessarie. Nelle loro osservazioni
del 3 settembre 2010 AO 4, AO 1, AO 2 e AO 3 propongono di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Fino
al 31 dicembre 2010 le contestazioni sul modo della divisione (art. 480 CPC
ticinese) e quelle sulla formazione delle quote (art. 481 segg. CPC ticinese)
erano trattate con la procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 480
cpv. 2 e art. 482 CPC ticinese con rinvio agli art. 361 segg. CPC ticinese), in
esito alla quale il Pretore statuiva mediante sentenza impugnabile entro 10
giorni (art. 370 cpv. 2 CPC ticinese). In concreto la senten­za impugnata è
stata intimata il 30 luglio 2010 ed è pervenuta al patrocinatore dell'appellante
il 6 agosto 2010 (timbro postale sulla busta d'intimazione prodotta con
l'appello). Introdotto il 9 agosto successivo, l'appello è dunque ricevibile. Quanto
ai documenti annessi al memoriale, secondo l'art. 321 cpv. 1 lett. b CPC
ticinese in appello non erano proponibili fatti, domande né prove nuove. La lettera
3 dicembre 1997 con cui l'appellante si oppone alla divisione in natura delle eredità
prospettata a suo tempo dal notaio divisore è pertanto inammissibile. Tutt'al
più si potrebbero acquisire agli atti i certificati ereditari di __________ e
della moglie __________, che abilitano l'appellante a subentrare in causa (art.
102 CPC ticinese). La circostanza è nondimeno pacifica (appello, pag. 2 n. 2 e
osservazioni, pag. 3 ad 2), di modo che i certificati ereditari non hanno altra
rilevanza per il giudizio.

 

                                   2.   L'appellante
chiosa il proprio memoriale asserendo che “il Pretore ha acriticamente accettato
queste assurdità, delle quali questa Camera potrà convincersi ancora di più se,
(…), esperisse un sopralluogo o ordinasse una perizia” (pag. 9 a metà). In virtù dell'art. 322 lett. a CPC ticinese, che rinviava all'art. 88 lett. a CPC
ticinese, questa Camera aveva invero la facoltà di ordinare d'ufficio perizie e
ispezioni. Nella fattispecie tuttavia il Pretore ha già eseguito un sopralluogo
e delucidato una perizia, senza che l'appellante spieghi perché tali prove
andrebbero ripetute. Avesse inteso ottenere la designazione di un nuovo perito facendo
valere l'insufficienza o la discordanza delle risposte di quello designato (art.
252 cpv. 5 CPC ticinese), del resto, l'interessato 

                                         avrebbe dovuto rivolgersi tempestivamente al primo giudice. Invece
egli neppure ha reagito alla chiusura dell'istruttoria ordinata dal Pretore il
17 giugno 2010, rinunciando finanche a inoltrare un memoriale conclusivo. Non
può pretendere pertanto di rimediare alla sua passività in questa sede. Ciò
premesso, nulla osta al­l’e­sa­me dell'appello.

 

                                   3.   Nel Cantone Ticino la procedura di divisione ereditaria si scindeva
in tre fasi essenziali:

                                         a)  l'accertamento
del diritto alla divisione e la nomina del notaio divisore (art. 475 e 476
CPC);

                                         b)  la
determinazione dei beni appartenenti all'eredità (“fase dell'inventario”: art. 477 a 479 CPC);

                                         c)   la
“divisione effettiva” (art. 480 segg. CPC), ovvero la distribu­zione delle
quote, previa

–  definizione del modo della divisione (in lotti oppure realizzando
i beni sotto forma di denaro contante: art. 481 CPC),

–  formazione delle singole quote con i relativi conguagli (art. 482
CPC) e 

–  possibilità di contestare le quote (art. 482 CPC).

                                         Le
prime due fasi avevano carattere preliminare: l'una era intesa a verificare che
il richiedente avesse la qualità di erede e che non vi fossero impedimenti alla
divisione (norme legali o disposizioni per causa di morte), l'altra era volta a
chiarire che cosa suddividere. Al termine della seconda fase doveva
essere definito tutto quan­to si riferisce all'iscrizione nell'inventario,
comprese le stime. A tale riguardo il Pretore statuiva con sentenza unica,
decidendo simul­taneamente tutto quanto attiene alla consistenza e all'entità
dell'asse successorio. L'ultima fase, che riguardava come ripartire gli
attivi, aveva per effetto di attribuire agli eredi la corrispon­dente quota
della successione (RtiD I-2005 pag. 791 consid. 3).

 

                                   4.   Nella
sentenza impugnata il Pretore ha richiamato anzitutto il contenuto della decisione
25 mag­gio 2009 con cui egli aveva sancito il principio della divisione in natura,
incaricando il notaio divisore di aggiornare le stime dei beni e di formare
lotti equipollenti in numero uguale a quello dei ceppi ereditari. Ricordato altresì
che il notaio divisore aveva presentato la sua proposta il

                                         29 agosto
2009 e che questa era stata delucidata il 23 novembre 2009 contestualmente a un
sopralluogo, il primo giudice ha appurato che “nessuna delle parti ha
contestato formalmente il risultato della formazione dei lotti effettuata dal
notaio”. Evocate le disposizioni che disciplinano la divisione ereditaria e le
sue modalità, egli ha considerato che “ritenuta definitiva la suddivisione in
lotti così come effettuata dal notaio, e appurato che le parti non sono state
in grado di trovare un accordo sulla ripartizione” occorre procedere infine
all'assegnazione dei lotti mediante sorteggio. Ha “confermato” pertanto la formazione
in lotti secondo la proposta 29 agosto 2009 del notaio divisore e incaricato
quest'ultimo di procedere al sorteggio fra eredi.

 

                                   5.   L'appellante
fa valere di essersi sempre opposto alla divisione in natura dei beni ereditari
sia per l'impossibilità di formare lotti 

                                         equivalenti, sia per la perdita di valore che comporterebbe il frazionamento
del fondo n. 466. A suo parere, prima del giudizio impugnato il Pretore non si
è mai pronunciato definitivamente sul modo della divisione, giacché la
decisione del 25 maggio 2009 era meramente interlocutoria ed è stata emanata
nelle forme di un'ordinanza, come tale inappellabile. Ciò posto, egli sostiene
che la proposta del notaio divisore, al pari di una perizia, non è vincolante e
che la divisione in quattro della particella n. 466 comporterebbe una
considerevole perdita di valore, giacché ne impedirebbe un'edificazione
razionale. Egli critica altresì la distribuzione dei fondi nei quattro lotti,
sostenendo che le particelle n. 642 e 637 dovrebbero essere assegnate insieme
per questioni di accesso e di valorizzazione, mentre lo scorporo della particella
n. 466 attribuita al lotto n. 4 ha un valore nettamente inferiore a quello
stabilito nella proposta di divisione. In simili circostanze, a suo parere, la
sola soluzione è di vendere i beni ereditari ai pubblici incanti e di suddividerne
il ricavo fra eredi.

 

                                   6.   Nella
fattispecie la lite verte sulla terza fase della divisione ereditaria (sopra,
consid. 3). A quel momento il Pretore, dandosi contestazioni sul modo della
divisione proposto dal notaio, statuiva autoritativamente (art. 480 CPC
ticinese). Una susseguente decisione autoritativa sarebbe intervenuta poi se le
parti non si fossero intese sulla “formazione delle quote” (art. 481 e 482 CPC
ticinese). Nel caso in esame il Pretore ha confermato il 25 maggio 2009 il
principio della divisione in natura. Contraria­mente a quanto sostiene
l'appellante, una simile decisione non ha nulla di interlocutorio. Sul “modo
della divisione” (dispositivo n. 1) il Pretore ha deciso definitivamente,
tant'è che la sua “decisione” (nel senso dell'art. 369 cpv. 2 CPC ticinese) era
appellabile entro 10 gior­ni (art. 370 cpv. 1 e 2 CPC ticinese). 

 

                                         Certo,
per introdurre i dispositivi il Pretore ha utilizzato il verbo “ordinare”, ma
tale improprietà terminologica non era atta a mutare la natura della decisione,
la quale non era un semplice provvedimento ordinatorio processuale. Già a prima
vista l'atto non si limitava a disciplinare il procedimento (art. 95 cpv. 1 CPC
ticinese), ma toccava il merito della causa (il modo della divisione
ereditaria, appunto). Per di più, esso conteneva l'esposizione dei motivi di
fatto e di diritto (art. 285 cpv. 2 lett. e CPC ticinese) con la firma del
segretario (art. 285 cpv. 2 lett. g CPC ticinese), esigenze formali imposte per
le sentenze e i decreti, ma non per le ordinanze (art. 286 cpv. 1 CPC
ticinese). L'improprietà terminologica non poteva sfuggire così a una parte debitamente

                                         patrocinata
da un avvocato. Tanto meno ove si consideri che l'11 febbraio 2009 il
Pretore aveva annunciato come, scaduto il termine assegnato alle parti per
formulare osservazioni scritte, avrebbe deciso “in maniera definitiva la via da
percorrere per lo scioglimento della comunione ereditaria”. Ne segue che sul modo
di divisione (a norma dell'art. 480 CPC ticinese) il Pretore ha statuito il
25 maggio 2009 con decisione passata in giudicato. La divisione in natura
dei beni non può più dunque essere rimessa in discussione. Sotto questo profilo
l'appello si rivela destituito di consistenza.

 

                                   7.   Si
aggiunga, ad ogni buon conto, che l'appello non sarebbe destinato a miglior
sorte neppure se si volessero esaminare – per ipotesi – le censure
dell'appellate sul modo della divisione. 

 

                                         a)   Conformemente all'art. 610 cpv. 1 CC ove non debbano applicarsi
altre disposizioni, gli eredi hanno uguali diritti sui beni della successione.
Ciò significa che, nella misura del possibile, i beni devono essere divisi in
natura mediante costituzione di tanti lotti quanti sono gli eredi o le loro
stirpi (art. 611 cpv. 1 CC; DTF 137 III 10 consid. 2.1). L'art. 612 cpv. 1 e 2 CC prevede invero che
beni divisi in natura, i quali perderebbero considerevolmente di valore, vanno
posti in vendita se non possono essere compresi in un unico lotto, a meno che
gli eredi si accordino diversamente (DTF 137 III 10 consid. 2.1 con rinvio a 78
II 408, 112 II 209 consid. 2a). Sapere se si dia una
perdita “considerevole di valore” è una questione d'apprezzamento, fermo
restando che una svalutazione di un quarto giustifica senz'altro una deroga al
principio della divisione in natura (Steinauer,
Le droit des successions, Berna 2006, pag. 592 n. 1274 e nota 82 con rimandi; Schau­fel­­ber­ger/Keller in: Basler Kommentar, ZGB I, 3ª edizione, n. 7 ad art. 612).

 

                                         b)   Contrariamente
a quanto sostiene l'appellante, di conseguenza, non è necessario che in
concreto il valore dei quattro lotti “corrisponda approssimativamente” al
valore complessivo dei fondi prima della parcellazione (appello, pag. 7 n. 14).
È sufficiente che la divisione in natura non provochi una perdita
“considerevole” di valore. Ora, il perito interpellato dal notaio divisore (con
l'accordo del giudice e delle parti) ha stimato il valore venale degli immobili
ancora da suddividere in complessivi fr. 780 000.–. E secondo la
proposta 

                                               29 agosto 2009 allestita dal notaio divisore è possibile formare
nella fattispecie quattro lotti del valore di fr. 195 000.–

                                               ognuno,
previo frazionamento della particella n. 466 in quattro. Nelle circostanze descritte non risulta alcuna perdita di valore.

 

                                         c)   AP
1 contesta le risultanze peritali, affermando che la “pittoresca frantumazione”
della particella n. 466 provoca una considerevole perdita di valore, giacché impedisce
un'edifica­zione razionale e armoniosa della porzione del fondo situata nella
zona R3 e compromette l'uso ottimale di quella non edificabile, che potrebbe
essere destinata a giardino. Per tacere del fatto nondimeno che egli ha aspettato
l'emanazione della sentenza pretorile per lamentare l'inconcludenza della perizia,
nell'appello l'interessato si limita a criticare l'opinione dell'esperto. Per
rimettere in causa una perizia occorre tuttavia che le risultanze della
medesima appaiano smentite da fatti ed elementi concreti o viziate da
contraddizioni manifeste (Cocchi/Trezzini,
CPC ticinese commentato e massimato, Lugano 2000, n. 3 e 4 ad art. 253;
appendice 2000/ 2004, n. 9 ad art. 253). Che il frazionamento della particella
n. 466 comporti un notevole deprezzamento immobiliare per l'impossibilità di
costruire in modo razionale e armonioso sulla porzione del fondo posta nella
zona edificabile R3 è una tesi che non trova sostegno in accertamenti concreti.
Anche al proposito l'appello è destinato pertanto all'insuccesso.

 

                                         d)   Sostiene
l'appellante che le particelle n. 642 e n. 637 dovrebbero essere assegnate
insieme per questioni di accesso e di valorizzazione, mentre nella proposta del
notaio divisore esse sono attribuite a due lotti diversi, ciò che le deprezza.
Interpellato al riguardo, l'esperto ha risposto che a mente sua l'attribuzione
separata dei due fondi “non cambia molto, visto che non ci si trova in via Nassa”
(verbale del 23 novembre 2009, pag. 2 in alto). Una risposta sbrigativa e infelice ancora non basta, tuttavia, per dimostrare che il perito ha torto. Sta
di fatto che, una volta di più, sull'eventuale deprezzamento considerevole
delle particelle n. 642 e n. 637 in caso di assegnazione a lotti separati tutto
si ignora. Ciò premesso, non si scorgono ragioni per scostarsi dalla divisione
in natura dei beni ereditari.

 

                                   8.   Quanto
alla formazione dei lotti (art. 482 CPC ticinese), contestuale oggetto della
decisione impugnata, il Pretore ha per finire confermato la proposta del notaio
divisore dopo avere accertato che “nessuna delle parti l'ha formalmente
contestata”. E in effetti, come risulta dagli atti, una volta esperito il
sopralluogo e delucidata oralmente la perizia insieme con la proposta del
notaio divisore, il primo giudice ha chiuso l'istruttoria e assegnato alle
parti un termine per presentare memoriali conclusivi. L'istante non ha reagito,
rinunciando così a esprimersi. Sollevate la prima volta in appello, le sue
censure sulla formazione dei lotti sono pertanto nuove e, come tali,
irricevibili (art. 321 cpv. 1 lett. a CPC ticinese).

 

                                   9.   Si
aggiunga, ad ogni buon conto, che l'appello non sarebbe destinato a miglior
sorte neppure se si volessero esaminare – per ipotesi – le censure
dell'appellate in merito alla “formazione dei lotti”.

 

                                         a)   Per
l'appellante le particelle n. 637 e n. 642 dovrebbero essere comprese nello
stesso lotto per questioni di accesso, mentre nella proposta del notaio
divisore sono attribuite a due lotti diversi. Interrogato al riguardo,
l'esperto ha precisato che la particella n. 642 ha un minimo imbocco alla strada comunale accanto al quale sussiste un passo pubblico di circa un
metro e mezzo (verbale del 23 novembre 2009, pag. 2 a metà), mentre
l'accesso alla particella n. 637 dalla pubblica via avviene per il tramite di
una servitù di passo a carico della particella n. 638. L'estensione di tale diritto alla particella n. 642 andrebbe verificato, ma – comunque sia
– il passaggio dalla particella n. 642 alla 637 appare anch'esso angusto e
implicherebbe un verosimile sconfinamento sulla particella n. 641. L'attribuzione dei due fondi a due lotti diversi non appare dunque penalizzante per l'eventuale
futura accessibilità dei fondi.

 

                                         b)
  A parere dell'appellante la proposta di divisione consacra una disparità di
trattamento ove appena si consideri che il “pezzo del mappale n. 466 (il più
importante e il miglior terreno di __________) attribuito al lotto n. 4 ha un valore unitario nettamente inferiore a quello della superficie pure edificabile attribuite ai
lotti 1, 2 e 3”, tant'è che l'esigua superficie consente unicamente la
costruzione – in zona R3 – di una casetta con poco giardino, senza che sia
possibile mettere a profitto la zona inedificabile del fondo.

 

                                               Ora,
nella proposta di divisione il valore della porzione edificabile della
particella n. 466 assegnata al lotto n. 4 è effettivamente inferiore di
circa fr. 5.–/m² a quello delle
porzioni edificabili assegnate agli altri lotti. Sentito in merito, nondimeno,
il perito ha confermato la propria stima, motivando il minor valore con la
minor superficie ed escludendo una sottovalutazione (verbale del 23 novembre
2009, pag. 2 in fine), ciò che appare sostenibile. Del resto al lotto n. 4 sono
state assegnate le particelle n. 559 e 637, i cui valori venali, sommati a
quelli della porzione della particella n. 466, consentono di equiparare il
valore del lotto a quello degli altri. Neppure su quest'ultimo punto
l'appellante ha reso verosimile pertanto che nella formazione dei lotti il
Pretore abbia disatteso il principio dell'uguaglianza tra eredi (cfr. Steinauer, op. cit., pag. 591
n. 1272; Weibel in: Praxis­kommentar Erbrecht, 2ª edizione, n. 11 ad art. 611 CC; Couchepin/Maire
in: 

                                               Eigenmann/Rouiller [curatori], Commentaire du droit des successions,
Berna 2012, n. 4 ad art. 611 CC). Infondato,
l'appello vede così il suo destino segnato.

 

                                10.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono la soccombenza dell'appellante, che
rifonderà ai convenuti un'equa indennità per ripetibili (art. 148 cpv. 1 CPC
ticinese). 

 

                                11.   Circa
i rimedi esperibili sul piano federale contro l'odierna sentenza (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), il valore litigioso supera ampiamente la soglia di fr.
30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF, ove appena si consideri che
la quota di pertinenza dell'appellante (decisiva: Poudret, Commentaire de la loi fédérale 

                                         d'organisation
judiciaire, vol. I, nota 9.4 ad art. 36) è stimata in fr. 195 000.–.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 1950.–

                                         b)  spese                       fr.    
50.–

                                                                                fr.
2000.– 

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà alle controparti fr. 3500.– complessivi
per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

	
   

  	
   –    ;

   –    .

  

                                         Comunicazione:

                                         – avv. __________,
__________;

                                         – Pretura
del Distretto di Leventina. 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza
carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.