# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 97680999-eaa1-5679-bbd0-0f04ec14bb19
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-12-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.12.2018 42.2018.39
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2018-39_2018-12-17.html

## Full Text

Incarto
  n.

  42.2018.39

   

  dc/gm 

  	
  Lugano

  17 dicembre 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 ottobre 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su reclamo del 24 settembre 2018 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, 6501
  Bellinzona 

   

   

  in materia di assistenza sociale

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione su reclamo del
24 settembre 2018 l’CO 1 (in seguito: USSI) ha confermato la decisione del 18
giugno 2018 (cfr. doc. 429-433) con la quale ha negato a RI 1 il condono
dell’obbligo di restituire l’importo di fr. 8'992.30, a titolo di prestazioni assistenziali
indebitamente percepite. 

                                         L’amministrazione
ha ritenuto non soddisfatto il requisito della buona fede ed ha rilevato in
particolare:

 

" (…)

Nel caso concreto nel periodo in oggetto la figlia ha percepito un
reddito mensile per un totale di CHF 8'992.30 senza che tale entrata sia stata
tempestivamente segnalata e quindi considerata nel calcolo. L'assistita non ha
agito in modo adeguato ad informare l'amministrazione. Con decisione 18 giugno 2018
l'USSI ha respinto il condono valutando in sintesi che l'assistita fosse
consapevole di ricevere prestazioni non (pienamente) dovute.

Con reclamo del 17 luglio 2018 la figlia __________ ha contestato
la decisione di rifiuto del condono indicando di aver fornito dall'inizio il
suo contratto di formazione in settembre 2015 attestante i salari mensili per i
tre anni di formazione e indicando che le entrate risultavano pure visibili
dagli estratti conto trasmessi mentre, per contro, non ha mai saputo decifrare
i conteggi dell'assistenza ritenendo che vi fossero compresi. Conferma quindi
che vi era la buona fede e mantiene la richiesta di condono.

 

L.

L'operatrice USSI indica invece che l'unico documento in suo
possesso per il caso in oggetto era la lettera della __________ che indicava
l'inizio del primo anno scolastico.

In effetti, dagli atti risulta che con e-mail 13.7.2017
l'operatrice USSI aveva indicato all'assistita che nella lettera 28.7.2015
della __________ e nel certificato di frequenza 2016/17 non era menzionato che
vi sarebbe stata una retribuzione e ha chiesto quindi di trasmettere tutti i
conteggi salario dal 2015.

 

M.

Si evidenzia che su ogni domanda di rinnovo e su ogni decisione
mensile di assistenza ricevuta dall'assistita era riportato l'obbligo di
segnalare ogni cambiamento.

 

"Obbligo di annunciare ogni
cambiamento della situazione personale o economica

Ogni cambiamento delle condizioni
personali ed economiche di tutti i membri dell'unità di riferimento indicati
nell'allegata tabelle di calcolo deve essere annunciato immediatamente
all'ufficio che ha emanato la presente decisione.

In particolare quanto segue:

- l'inoltro di una richiesta di
prestazione pubblica o privata per ogni componente dell'unità di riferimento (per
esempio: rendita Al; indennità giornaliera Al; disoccupazione, ecc.);

- la variazione dell'unita di
riferimento (es: nascita di un figlio o decesso del coniuge o di un figlio che considerato
nel calcolo)

- il cambiamento di domicilio;

- il cambiamento di stato civile
(es: la separazione, il divorzio o il nuovo matrimonio);

- l'inizio, la cessazione o
l'interruzione dell'apprendistato, oppure la fine o l'interruzione della formazione
scolastica;

- l'inizio o la cessazione di una
attività lucrative

- l'aumento o la diminuzione del
reddito o della sostanza (es: eredità, donazioni, rendite, pensioni, ecc.);

- la vendita di beni immobiliari e/o
mobiliari;

- l'inizio o la fine delle
prestazioni concesse da una cassa malattia o da un'assicurazione privata."

 

In concreto, per molti mesi, malgrado tali ripetuti avvertimenti,
la figlia ha ricevuto un reddito senza che ne fosse data una chiara
informazione all'USSI sui vari formulari di rinnovo inviati all'assistenza.

Ogni decisione mensile di assistenza riporta poi in modo piuttosto
comprensibile i redditi considerati e indica specificamente "redditi del
lavoro". Quindi nel caso specifico si poteva rilevare che il reddito non
era stato considerato (nel caso in esame era chiaro il valore di CHF 0.-).

 

In tale situazione non si può ritenere che l'assistita avesse
adeguatamente fornito le necessarie informazioni e non si può ritenere che, con
minima attenzione, ricevendo ripetutamente durante l'anno decisioni che
indicavano "redditi del lavoro" CHF 0.- potesse non rendersi conto di
ricevere delle prestazioni parzialmente non dovute. (…)” (Doc. B)

 

                               1.2.   Contro la decisione su
reclamo RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale sottolinea di
avere informato l’USSI in data 17 agosto 2015 che sua figlia __________ dal 31
agosto 2015 avrebbe ripreso gli studi presso la __________ di __________ e di
avere inoltrato all’USSI una copia per conoscenza del contratto di formazione
firmato dalla figlia il 31 agosto 2015. 

 

                                         La ricorrente ritiene che
la sua buona fede vada riconosciuta e al riguardo rileva:

 

" (…) non mi
è dato sapere dove sia finita la copia del contratto inoltrata nel settembre
2015, così come non mi era dato sapere se tale documento avrebbe influenzato o
meno il mensile delle prestazioni ordinarie non essendo io a calcolarne l'ammontare.

Così come io in buona fede ho sempre dato per scontato che i loro
calcoli fossero giusti, (di fatto, a tutt'oggi non ho mai letto una loro
tabella di calcolo allegata ad un accoglimento della prestazione
assistenziale), così voglio credere che anch'essi possano comprendere
l'inconveniente creatosi in più che buona fede.

 

5.

col sorgere di quest'ultimo, mia figlia provò a
"decifrare" per la prima volta una delle loro tabelle di calcolo, ma
senza esito positivo, (e di certo non le manca l'intelligenza), tant'è che fece
richiesta di un colloquio esplicativo al quale ci recammo in data 29.11.2017, e
la funzionaria stessa ci disse che non è molto evidente capirlo.

 

6.

nel loro scritto datato 20.7.2017 citano che: in base all'art. 26
cpv. 3 Laps, la restituzione può essere condonata, in tutto od in parte, se il
titolare ha percepito la prestazione indebita in buona fede e se, tenuto conto
delle condizioni economiche dell'unità di riferimento al momento della
restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo grave.

 

In conclusione:

 

. avendo informato tempestivamente dell'inizio agli studi della
figlia nel corso del mese di agosto 2015 (vedi punto 2)

. avendo inoltrato a settembre 2015 copia del contratto di
formazione di quest'ultima ove figurava la remunerazione che avrebbe percepito
nel corso dei 3 anni di formazione

. ed avendo io percepito sino ad allora solo le entrate menzionate
nella tabella allegata (vedi punto 1.),

non vedo proprio come il condono non possa essere accolt9, in
quanto entrambi le 2 condizioni sono adempiute. (buona fede - onere troppo
grave). (…)” (Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua risposta del 14
novembre 2018 l’USSI propone di respingere il ricorso e osserva:

 

" (…)

L'USSI richiama e conferma quanto esposto nella decisione su reclamo:
l'operatrice USSI ha indicato che l'unico documento in suo possesso per il caso
in oggetto era la lettera della __________ che indicava l'inizio del primo anno
scolastico. In effetti, dagli atti risulta che con e-mail 13.7.2017
l'operatrice USSI aveva indicato all'assistita che nella lettera 28.7.2015
della __________ e nel certificato di frequenza 2016/17 non era menzionato che
vi sarebbe stata una retribuzione e ha chiesto quindi di trasmettere tutti i
conteggi salario dal 2015.

Considerata la formazione intrapresa dalla figlia __________ e in
applicazione all'art. 4 della Laps (composizione dell'unità di riferimento) la
stessa deve pertanto far parte dell'unità di riferimento della madre.

Si osserva che su ogni domanda di rinnovo e su ogni decisione mensile
di assistenza ricevuta dall'assistita era riportato l'obbligo di segnalare ogni
cambiamento.

Dal 2015, in concreto, malgrado tali ripetute indicazioni, per
molti mesi la figlia ha ricevuto un reddito senza che ne fosse data una chiara
informazione all'USSI sui vari formulari di rinnovo inviati all'assistenza.
Ogni decisione mensile di assistenza poi, riportava in modo piuttosto
comprensibile i redditi considerati e indicava specificamente alla voce
"redditi del lavoro": CHF 0.-. Nel caso specifico l'interessata
poteva dunque rilevare che il reddito non era stato considerato. Ne risulta che
non erano state adeguatamente fornite le necessarie informazioni e che con
minima attenzione, ricevendo ripetutamente durante l'anno decisioni che
indicavano "redditi del lavoro": CHF 0.-, l'interessata non poteva
non rendersi conto di ricevere delle prestazioni parzialmente non dovute. (…)”
(Doc. V)

 

                               1.4.   Il 16 novembre 2018 il TCA ha
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri
mezzi di prova (cfr. Doc. VI). Le parti sono rimaste silenti.

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se l’USSI abbia correttamente o meno negato alla ricorrente
il condono della restituzione dell’importo di fr. 8'992.30 percepito a torto a
titolo di prestazioni assistenziali da settembre 2015 a giugno 2017.

 

                                         Secondo
l’art. 11 Las i provvedimenti assistenziali consistono in provvedimenti
preventivi (art. 12 Las) e in prestazioni assistenziali propriamente dette
(art. 17).

                                         Al riguardo va rilevato
che la legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali
(Laps) ha previsto per la Las la possibilità di derogare alla legge quadro.
Questo principio è sancito esplicitamente dall’art. 2 cpv. 2 Laps, che
autorizza la Las a derogare alle disposizioni degli art. 4, 6, 8, 9, 10, 23 e
33 Laps (cfr. Messaggio n. 5250 dell’8 maggio 2002, pag. 2).

 

                                         La
natura, l’ampiezza e la durata delle prestazioni assistenziali
propriamente dette sono commisurate agli scopi di questa legge, alle
condizioni personali e alle situazioni locali (art. 17 cpv. 1 Las). 

                                         Esse si
suddividono in due categorie: ordinarie e speciali (art. 17 cpv. 2 Las). 

                                         Questa
distinzione si basa su criteri qualitativi inerenti alle prestazioni, in
relazione al tipo di bisogno cui sono destinate (cfr. Messaggio n. 5250
del Consiglio di Stato relativo alla modifica della Legge sull'assistenza
dell’8 maggio 2002, pag. 3).

                                         Inoltre le prestazioni
assistenziali possono essere ricorrenti o puntuali (art. 17 cpv. 3 Las).

                                         Relativamente alle
prestazioni ordinarie l’art. 18 Las enuncia:

 

" Le
prestazioni assistenziali ordinarie coprono la differenza fra il reddito disponibile
residuale e la soglia d’intervento ai sensi dell’art. 19, da cui vengono
dedotte le prestazioni sociali di complemento effettivamente percepite sulla
base della Laps. (cpv. 1)

Le prestazioni ordinarie hanno di regola carattere ricorrente. (cpv.
2)."

 

                                         Ai sensi dell’art. 22 Las
il reddito disponibile residuale è quello definito dagli art. da 5
 a 9 Laps, tenuto conto di alcune deroghe di cui all’art. 22 Las e corrisponde
alla differenza tra la somma dei redditi computabili - art. 22 Las e 6 Laps - e
la somma delle spese computabili - art. 22 Las e 7-9 Laps - delle persone
componenti l’unità di riferimento.

 

                                         Ex art. 19 Las,
concernente la soglia di intervento, poi:

 

" La soglia
d’intervento per le prestazioni assistenziali, in deroga all’art. 10 Laps, è
definita ogni anno, tenuto conto delle direttive emanate dalla Conferenza
svizzera delle istituzioni dell’azione sociale."

 

                               2.2.   Relativamente all’obbligo di
informazione in generale l’art. 67 Las prevede che:

 

" 1Il richiedente,
rispettivamente l’assistito, è tenuto a dare agli organi dell’assistenza
sociale ogni informazione utile sulle sue condizioni personali e finanziarie;
esso deve produrre, a richiesta, ogni documento e permettere ai rappresentanti
degli organi dell’assistenza l’accesso alla sua abitazione.

2A
richiesta, l’interessato deve svincolare ogni Autorità, ente privato o pubblico
e ogni terzo in genere dal segreto d’ufficio, rispettivamente dal segreto
professionale.”

 

                                         L’art. 68 Las, afferente
all’obbligo di informare in particolare, enuncia quanto segue:

 

" 1L’assistito è
tenuto a segnalare immediatamente agli organi dell’assistenza sociale ogni
cambiamento intervenuto nelle sue condizioni personali o finanziarie tale da
implicare la modificazione, la riduzione o la soppressione delle prestazioni
assistenziali.

2L’assistito
è tenuto a segnalare tempestivamente agli organi dell’assistenza sociale
l’eventuale suo cambiamento di domicilio, come pure l’eventuale sua intenzione
di soggiorni prolungati fuori del luogo di domicilio.”

 

                               2.3.   Per quanto attiene alle
prestazioni ottenute indebitamente, l’art. 36 Las sancisce:

 

" Le prestazioni indebitamente percepite vanno restituite alle condizioni
di cui all’art. 26 Laps."

 

                                         Giusta l'art. 26 Laps:

 

" La
prestazione sociale indebitamente percepita deve essere restituita. (cpv. 1)

Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal
momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto conoscenza
dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)

La restituzione è condonata, in tutto od in parte, se il titolare
del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona fede e se, tenuto
conto delle condizioni economiche dell’unità di riferimento al momento della
restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo grave. (cpv.
3)"

                                      

                                         Il Messaggio relativo
all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998 prevede che, per quanto attiene
all’art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni percepite
indebitamente e il relativo condono, è applicabile la consolidata giurisprudenza
del TCA e del TFA in materia di prestazioni complementari (cfr. Messaggio N.
4773, p.to 12 ad art. 26).

 

                                         Secondo l'art. 21 cpv. 4
Laps

 

"L'organo designato dalla legge speciale è inoltre competente
per le revisioni e per le decisioni di restituzione delle prestazioni
indebitamente percepite."

 

                                         Ai sensi degli art. 48 Las
e 2 Reg.Las competente a emettere decisioni sulle domande d’assistenza, come
pure sulle relative modifiche, nonché in materia di rimborso è l’USSI.

 

                               2.4.   Secondo la giurisprudenza in
vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile alla LPC e
quindi, secondo il tenore del Messaggio del 1° luglio 1998 menzionato sopra
(cfr. consid. 2.4.), anche alla Laps, la richiesta di rimborso è subordinata ai
presupposti della revisione processuale o del riesame (DTF 126 V 42 consid.
2b). In effetti l’amministrazione può riesaminare una decisione cresciuta in
giudicato formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel
caso in cui è senza dubbio errata e la correzione ha un’importanza rilevante
(DTF 126 V 23 consid. 4b, 126 V 46 consid. 2b, SVR 1997 ALV N° 101, p. 309 consid.
2a e riferimenti; DLA 1998 N. 15, p. 76, consid. 3b) oppure deve procedervi se
si manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre ad una
conclusione giuridica differente. Solo in tali casi può richiedere una
restituzione (cfr. STFA C 25/00 del 20 ottobre 2000; DTF 122 V 21; RCC 1989 p.
547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, ad art. 3 p. 68).

                                         Per quel che concerne
l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare limite
generalmente valido. È infatti determinante l’insieme delle circostanze del
singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         È tenuto alla restituzione
ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla quale, da un
profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è quindi stata erogata
in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante sapere se
l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto l'indebita
prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer, Die Rückerstattung
unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea
1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese; STFA C 25/00
del 20 ottobre 2000).

                                         Il principio della
restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 vLAVS, analogo alle regole del diritto
civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr. art. 62ss CO), ha
beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS e delle leggi ad
essa correlate (art. 49 vLAI e art. 27 vLPC), nel senso che, se il principio
della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la persona tenuta
a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura distinta, il
condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la restituzione
costituirebbe un onere troppo grave (dal 1° gennaio 2003 cfr. art. 25 cpv. 1
LPGA; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et survivants,
pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo concetto è stato
pure ripreso dall'art. 26 cpv. 3 Laps

(cfr. consid. 2.3.).

 

                               2.5.   Per quanto riguarda i
presupposti del condono, va innanzitutto ricordato che la giurisprudenza,
relativamente al concetto di buona fede, distingue la mancanza di coscienza
dell’irregolarità commessa dalla questione a sapere se, nelle circostanze
concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe dovuto, facendo
prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere l’errore di diritto
commesso. Il TFA ha stabilito che la problematica relativa alla coscienza
dell'irregolarità commessa è una questione di fatto, per contro quella
concernente l'attenzione esigibile è di diritto (cfr. STFA C 292/02 del 15
marzo 2004 consid. 2.3.; SVR 2003 IV Nr. 4 pag. 10; SVR 2002 EL
Nr. 9 pag. 21-22; Pratique VSI 1994 p. 126; DTF 122 V 221 = Pratique VSI 1996
pag. 269).

                                         La
buona fede non è compatibile con un comportamento di grave negligenza da parte
dell'assicurato (U. Meyer-Blaser,

"Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in RSJB 1995, pag.
481).

 

                                         Secondo l'art. 3 cpv. 2
CCS, che è applicabile analogicamente, 

 

"
nessuno può invocare la propria buona fede quando questa non sia
compatibile con l'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da
lui." 

 

                                         Compete al Giudice
inoltre, sulla base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente dalle
conoscenze e dalle attitudini particolari della parte, determinare il grado
dell’attenzione richiesta (DTF 79 II 59).

 

                                         La buona fede deve essere
quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato l'obbligo di restituire
(violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) siano imputabili a
comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato.

                                         Viceversa, l'assicurato
può prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano costitutivi
unicamente di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di informare

(cfr. STFA P 42/04 del 20 giugno 2005 consid. 2.2.; STFA C 292/02 del 15 marzo
2004 consid. 2.3.; SVR 2003 IV Nr. 4 pag. 10; Pratique VSI 1994, pag. 125ss;
DTF 118 V 218, 112 V 105, 110 V 180 consid. 3 c, 102 V 245 consid. a) oppure se
non ha violato tale obbligo (U. Meyer-Blaser, op. cit., 481/482). 

                                         Infatti, la buona fede
presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata
indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa è stata
determinata da sua negligenza (STFA non pubbl. del 31 agosto 1993
 in re I. R p. 3).

 

                               2.6.   In una sentenza 8C_432/2014
del 25 giugno 2014 il Tribunale federale ha dichiarato inammissibile il ricorso
inoltrato contro al STCA 42.2013.18 del 12 maggio 2014 nella quale il TCA aveva
negato la buona fede di una persona che non aveva annunciato all’USSI di
percepire delle rendite complementari AI.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_377/2015 del 14 luglio 2015 il Tribunale federale ha
dichiarato inammissibile il ricorso inoltrato contro la STCA 42.2014.8 del 20
aprile 2015 nella quale il TCA aveva negato la buona fede di una persona che
non aveva annunciato all’USSI i salari percepiti dal figlio.

 

                                         Infine,
in una sentenza 8C_842/2015 del 4 dicembre 2015 il Tribunale federale ha
dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un’assicurata contro la STCA
42.2014.15 del 9 ottobre 2015 che aveva negato la buona fede di una persona che
non aveva annunciato all’USSI i guadagni da lei conseguiti tramite attività
lavorativa on-line.

 

                               2.7.   Il requisito dell'onere
gravoso è intimamente legato alla situazione economica della persona tenuta a
restituire l'indebito e deve essere valutato in base alle sue capacità
finanziarie.

                                         Dovrà pertanto essere
stabilito concretamente, tenendo conto della particolare situazione
patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire.

 

                               2.8.   Nell’evenienza concreta
l’USSI ha negato la buona fede di RI 1. L’amministrazione al riguardo ha
precisato che, contrariamente ai suoi obblighi, l’insorgente non ha segnalato i
redditi conseguiti dalla figlia __________ (nata nel 1994) mentre frequentava
la __________ di __________ (fr. 371.90 da settembre 2015 a settembre 2016 e
fr. 519.70 da ottobre 2016 a giugno 2017), benché sulle decisioni
dell’assistenza sociale ricevute dalla medesima è indicato che ogni cambiamento
relativo alle entrate deve essere annunciato.

                                         La
ricorrente sostiene invece di avere annunciato tempestivamente nel mese di
agosto 2015 l’inizio degli studi della figlia e di avere inoltrato a settembre
2015 il contratto di formazione da cui risulta la remunerazione che avrebbe
percepito.

 

                               2.9.   Chiamata a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, questa Corte ritiene utile evidenziare che il compito
dell’assistenza sociale è quello di provvedere, tramite prestazioni, al
sostentamento di persone che non hanno sufficienti mezzi finanziari per farvi
fronte da sole. 

                                         In tale settore, però,
vige il principio di sussidiarietà di cui agli art. 2 Las e 13 Laps. Da tale
principio risulta che l’erogazione di prestazioni assistenziali viene
riconosciuta soltanto qualora un richiedente non sia in grado di provvedere
alle proprie necessità tramite sforzo personale oppure prestazioni a cui sono
tenuti dei terzi o, ancora, mediante prestazioni volontarie da parte di terzi
(cfr. DTF 137 V 143 consid. 3.7.1.; STFA K 22/04 del 22
ottobre 2004 consid. 2.3.1., pubblicata in RAMI 2005 pag. 30; Disposizioni
COSAS del 2005, aggiornate nel dicembre 2007, p.to A.4; , C. Hänzi, Die
Richtlinien der schweizerischen Konferenz für Sozialhilfe", Ed. Helbing
Lichtenhahn, Basilea 2011, pag. 171-172; 114-115).

 

                                         Con sentenza STF
8C_787/2011 del 28 febbraio 2012 consid. 4.2. l’Alta Corte ha rilevato, in
particolare, che in virtù del principio di sussidiarietà è possibile pretendere
prestazioni assistenziali solo nel caso in cui una persona non sia nella
condizione di impedire la situazione di bisogno economico tramite un proprio
ragionevole comportamento immediato e tempestivo, primariamente assumendo
un’attività retribuita e non soltanto nel proprio settore professionale.

 

                                         Con sentenza STF 8C_56/2012
dell’11 dicembre 2012 consid. 3.1. la nostra Massima Istanza ha, poi, osservato
che non esiste un diritto di opzione tra le fonti di aiuto prioritario. In
particolare l’aiuto sociale è sussidiario in rapporto alle prestazioni legali
di terzi come pure in rapporto alle prestazioni volontarie da parte di terzi.

 

                             2.10.   Va, inoltre, ribadito che
giusta l’art. 67 cpv. 1 Las il richiedente, rispettivamente l’assistito, è
tenuto a dare agli organi dell’assistenza sociale ogni informazione utile sulle
sue condizioni personali e finanziarie.

                                         Inoltre l’art. 68 cpv. 1
Las prevede che l’assistito è tenuto a segnalare immediatamente agli organi
dell’assistenza sociale ogni cambiamento intervenuto nelle sue condizioni
personali o finanziarie tale da implicare la modificazione, la riduzione o la
soppressione delle prestazioni assistenziali.

                                         

                                         Lo scopo dell’obbligo di
informare consiste nel permettere all’amministrazione di procedere ad un
(nuovo) calcolo della prestazione in questione facendo capo a dati economici aggiornati
e corretti (al riguardo cfr. STF 9C_453/2011 del 15 settembre 2011 consid.
4.1.; STCA 39.2013.4 del 15 luglio 2013 consid. 2.10.).

 

                                         Va peraltro sottolineato
che in tutte le decisioni concernenti le prestazioni assistenziali concesse
dall’USSI alla ricorrente è stato espressamente indicato l’obbligo di
annunciare all’ufficio che ha emanato i relativi provvedimenti, ossia
all’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento di Bellinzona, ogni
cambiamento delle condizioni personali ed economiche dei membri dell’unità di
riferimento (in concreto composta della ricorrente e della figlia Alice), in
particolare l’aumento del reddito o della sostanza, come pure l’inizio di
un’attività lucrativa (cfr. doc. 252, 351, 392, 402, 410).

 

                                         Da una semplice lettura
della decisione relativa all’assistenza sociale emerge, dunque, che l’USSI, in
quanto autorità competente (cfr. art. 48 Las; 2 Reg.Las; consid. 2.3.), deve
essere informato di ogni cambiamento rilevante ai fini del diritto alle
prestazioni.

                                         Come visto, sui
provvedimenti è chiaramente indicato che l’aumento di reddito, nonché l’inizio
di un’attività lucrativa devono essere comunicati (vedi pure consid. 1.1). 

 

                             2.11.   Nella presente fattispecie,
dagli atti dell’incarto risulta che il 17 agosto 2015 RI 1 ha inviato a __________
dell’USSI un messaggio di posta elettronica del seguente tenore:

 

" (…) Per
quanto riguarda mia figlia __________, visto che dal 31.8.2015 riprenderà gli
studi a tempo pieno presso la __________, e quindi sarà ancora a carico mio
visto che abita con me, anche se maggiorenne. Sarebbe possibile fare
un’integrazione alla mia pratica già aperta? Oggi consegneremo la richiesta per
la borsa di studio all’ufficio di Bellinzona. (…)”

 

                                         Il 21 agosto 2015 __________
ha così risposto:

 

" (…) ho appena
verificato la situazione scolastica di sua figlia __________. Le confermo che
dal 1.09.2015 rientrerà nella sua unità di riferimento e quindi la prestazione
assistenziale sarà adeguata. Voglia farmi pervenire al più presto il
certificato assicurativo cassa malati 2015 (…)” (Doc. A2)

                                         Il 28 luglio 2015 la
Direttrice della Scuola __________ di __________ ha inviato ad __________ la
seguente lettera:

 

" (…)
abbiamo il piacere di comunicarle che l’anno scolastico 2015/2016 inizierà

 

                      lunedì 31 agosto 2015
alle ore 8.20

 

L’indicazione dell’aula sarà esposta allo
schermo all’entrata della scuola.

 

I piani orari settima).

 

Altre informazioni riguardanti l’inizio
dell’anno scolastico saranno comunicate il primo giorno di scuola. (…)” (Doc. 450)

 

                                         Il 3 luglio 2017 __________
dell’USSI si è rivolta a __________ dell’Ufficio borse di studio chiedendo:

 

" (…) ti
scrivo per la citata in oggetto a cui avete negato un aiuto allo studio. Tu
sapresti dirmi se alla ragazza viene versato uno stipendio con la formazione
che svolge? (…)”

 

                                         __________ ha subito così
risposto:

 

" (…) Con la
richiesta dell’anno 2016/17 (da settembre 2016 ad agosto 2017) indicava di
percepire 649.60 netti mensili. Da settembre 2017 no so aiutarti, visto che non
ha mandato ancora la domanda. (…)” (Doc. 336)

 

                                         Il 3 luglio 2017 __________
ha inviato a RI 1 uno scritto in cui figura in particolare quanto segue:

 

" (…) Siamo
inoltre venuti a conoscenza che sua figlia __________ durante l’anno 2016/2017
percepiva uno stipendio mensile di CHF 649.60 netti. La invitiamo a volerci
trasmettere tutti i conteggi salario di __________ sino al 30.06.2017 e di
indicarci fino a quando percepirà tale stipendio. (…)”

 

                                         Il 13 luglio 2017 la
ricorrente ha in particolare sottolineato che:

 

" (…) Per
ciò che riguarda lo stipendio mensile di mia figlia, non capisce in che modo
possa risultare essere una novità, in quanto siete in possesso della copia del
suo contratto di formazione sin dall’inizio degli studi. Non percepisce
mensilmente il conteggio stipendio (solo 4 in 2 anni = vedi allegati) (…)”
(Doc. 444)

 

                                         Lo stesso giorno __________
dell’USSI ha comunicato alla ricorrente di non essere in possesso del contratto
da cui risulta che la figlia __________ percepisce un salario:

 

" (…) La
informo inoltre che, ricontrollando tutta la documentazione in nostro possesso,
i documenti relativi alla scuola sono i seguenti:

 

- lettera del 28.07.2015 della scuola
superiore medico-tecnica che conferma l’inizio dell’anno scolastico,

- certificato di frequenza scolastica per
l’anno 2016/2017 del 25.08.2016.

 

In nessuno dei due documenti viene
menzionato che sua figlia verrà retribuita per l’intera formazione scolastica.
(…)” (Doc. 444)

 

                                         La questione di sapere se
realmente RI 1 ha inviato all’USSI una copia di tale contratto e per quale
motivo esso non figura tra gli atti dell’amministrazione può rimanere aperta.

 

                                         Decisivo
per l’esito della vertenza e sufficiente per negare la buona fede della
ricorrente è infatti la circostanza che in tutte le decisioni formali veniva indicato
“reddito dal lavoro: 0” (cfr. ad esempio doc. 353, doc. 394, doc. 404, doc.
412). 

 

                                         Ora,
tale indicazione, facilmente riconoscibile, non corrispondeva alla realtà e
avrebbe dovuto essere segnalata immediatamente all’amministrazione (cfr. art.
67 cpv. 1 e 68 cpv. 1 Las). 

 

                                         Non
avendolo fatto, RI 1 ha commesso una grave negligenza (cfr. consid. 2.5, 2.6 e
2.10).

 

                                         Mancando
il primo presupposto cumulativo (quello della buona fede; il secondo è l’onere
gravoso, cfr. consid. 2.7) a ragione, secondo il TCA, l’USSI ha negato alla
ricorrente il condono dell’obbligo di restituzione.

 

                                         La
decisione su reclamo del 24 settembre 2018 deve pertanto essere confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti