# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 40d929a7-6d1f-552d-9d58-71227ab8a31c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-12-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 20.12.2012 11.2008.153
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2008-153_2012-12-20.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2008.153

  	
  Lugano

  20 dicembre
  2012/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Celio, giudice presidente,

  Stefani e Cerutti, supplente straordinario

  

 

	
  segretaria:

  	
  F. Bernasconi, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa
n. 165.2007/R.45.2008 (protezione del figlio) della Divisione degli interni, Sezione degli enti
locali, Autorità di vigilanza sulle tutele che oppone

 

	
   

  	
  AP 1 

   

  
	
   

  	
  alla

  	 

 

	
   

  	
  Commissione tutoria regionale 7, Tesserete

   

  riguardo a un procedimento aperto a protezione di

   

  C__________ (2000), 

   

  figlia sua e di

   

  CO 2;

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati
gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello del 28 settembre 2008 presentato da AP 1 contro la decisione emessa l'11
settembre 2008 dall'Autorità di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale all'appello;

 

                                         3.   Il giudizio sulle
spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Dal
matrimonio tra CO 2 (1972) e AP 1 (1978) è nata C__________, il 24 settembre
2000. I coniugi sono divorziati dal 

                                         3 maggio 2006. La figlia è stata affidata alla madre, riservato il
diritto di visita del padre, esercitato nella “Casa __________” di __________. Accertata un'accesa conflittualità
fra genitori, il 13 agosto 2007 la Commissione tutoria regionale 7 ha incaricato il dott. __________ di valutare la qualità dei
rapporti della figlia con i genitori, le capacità parentali di questi ultimi e
i problemi che ostacolano un corretto e regolare esercizio del diritto di visita,
proponendo eventuali misure. Esaminato il rapporto, con decisione dell'8 aprile
2008 essa ha poi ordinato ad CO 2 e AP 1, nel frattempo risposatasi l’8.9.2006
con __________, del quale ha assunto il cognome, di seguire una mediazione
familiare. La tassa di giustizia (fr. 50.–) e le spese peritali (fr. 3240.–) sono
state poste a carico dei genitori in ragione di un mezzo ciascuno.

 

                                  B.   Contro
la decisione appena citata AP 1 è insorta il 14 aprile 2008 all'Autorità di vigilanza
sulle tutele, contestando di dovere pagare la metà delle spese processuali,
poiché mai le sarebbe stato prospettato di dovere onorare costi peritali per
una misura da lei sempre approvata. Aggiunge poi di non avere alcuna fonte di
reddito con cui fare fronte alle spese addebitatele. Statuendo l'11 settembre 2008, l'Autorità di vigilanza ha respinto il ricorso, con l'argomento che “essendo il conflitto e di
transenna anche la presente procedura causati da entrambi i genitori, che, come
è emerso insindacabilmente dalla perizia, partecipano in egual misura ad
esacerbarlo, non vi è motivo di scostarsi dal principio della soccombenza e
neppure da quanto stabilito nella decisione in disamina”.

 

                                  C.   Il
28 settembre 2008 AP 1 si è rivolta a questa Camera con un memoriale autografo
in cui censura la sentenza poc'anzi menzionata, sostentendo di non dovere
pagare alcunché, siccome mai le era stata adombrata l'eventualità di dovere fare
fronte a costi processuali. L'interessata chiede che, se del caso, i costi
vengano assunti dalla Commissione tutoria regionale. L'appellante pretende che
la Commissione stessa avrebbe dovuto informarla adeguatamente in merito, non
essendo persona cognita di diritto. Postula infine l'assistenza giudiziaria
retroattiva. Con osservazioni del 27 ottobre 2011 la Commissione tutoria regionale
propone di respingere l'appello.

 

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le decisioni emesse dall'Autorità di vigilanza sulle tutele fino
al 31 dicembre 2010 erano appellabili a questa Camera entro venti giorni dalla
notifica (vecchio art. 48 legge sull'organizzazione e
la procedura in materia di tutele e curatele, RL 4.1.2.2,
cui rinviava anche l'art. 39 LAC). Tempestivo, l'appello in esame è pertanto ricevibile.
Direttamente toccata dalla decisione impugnata, AP 1 è legittimata a ricorrere
contro la decisione dell'Autorità
di vigilanza.

 

                                   2.   Nella decisione impugnata l'Autorità di vigilanza sulle tutele ha rilevato che i costi di un
procedimento a protezione del figlio, inclusi gli onorari di un perito, sono spese
processuali che seguono la soccombenza. In concreto essa ha ricordato che sono
stati i genitori medesimi a volere un'audizione da parte di un esperto, sicché
dovevano sobbarcarsene gli oneri. Essa ha poi rilevato che, comunque sia, la
conflittualità dei genitori ha caratterizzato la procedura, ciò giustificava di
porre a carico loro le spese peritali.

 

                                   3.   AP 1
si duole della scelta di porle a carico la metà dei costi peritali, rilevando
che mai le era stata ventilata l'eventualità di doverli pagare, né è stata
informata riguardo al beneficio dell'assistenza giudiziaria. Essa chiede,
eventualmente, di ripartire le spese in base al reddito suo e del suo ex
marito, oppure di porre la sua metà a carico della Commissione tutoria “rea di
aver taciuto sull'entità dell'importo e sulla conseguente imputazione dei
costi”. Se ciò non dovesse essere possibile – soggiunge l'appellante – essa
chiede di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria gratuita, in
maniera retroattiva.

 

                                   4.   In
concreto la procedura svolta dalla Commissione tutoria regionale si è conclusa
con una misura di protezione presa in favore del figlio: l'ordine impartito ai
genitori di seguire una mediazione familiare, per “garantire alla figlia una
relazione stabile e serena con entrambi i genitori”. È pacifico che detto
ordine rientri fra le misure a protezione del figlio (art. 307 cpv. 3 CC). E la
premessa di quella decisione è stata l'audizione di C__________ da parte del
dott. __________, ordinata dall'autorità tutoria il 13 agosto 2007. Certo, la
madre non ha contestato la scelta della Commissione tutoria regionale, ma l'ha
approvata esplicitamente (v. lettera all'autorità di vigilanza del 14 aprile
2008). Come la Commissione tutoria potesse inferire che da tale accettazione la
madre fosse disposta, per ciò solo, ad assumersi i costi della valutazione
peritale non è dato a comprendere. Essa infatti ha censurato, come detto, tale
convincimento.

 

                                   5.   Riguardo
alle spese occasionate da una procedura a protezione del
figlio questa Camera ha già avuto modo di rammentare che tali costi non
rientrano negli oneri di mantenimento a carico dei genitori (art. 276 cpv. 1
CC), ma seguono l'esito della procedura medesima e vanno addebitati al figlio,
sempre che il procedimento si concluda con l'emanazione di misure protettrici.
In tal caso i genitori devono sì farsi carico dei costi, ma non in forza dei
loro doveri di mantenimento, bensì in virtù dei loro doveri generali di
assistenza nei confronti del figlio (RtiD I-2008 pag. 1010 n. 15c). Nondimeno,
ove non abbiano i mezzi sufficienti, dandosene gli estremi, essi possono
instare per il beneficio dell'assistenza giudiziaria (RtiD I-2008 pag. 1010 n.
15c consid. 5).

 

                                   6.   Nel
caso specifico i costi della procedura andavano addebitati al figlio, e non ai
genitori come ha deciso la Commissione tutoria regionale (confermata
dall'Autorità di vigilanza sulle tutele). Poi, decisasi a fare sentire C__________
da uno specialista, la Commissione tutoria regionale avrebbe dovuto richiedere
al medico un preventivo di spesa. Tanto più sapendo che
i costi sarebbero potuti finire – indirettamente – a carico ai genitori
(obbligo di assistenza fra parenti: sopra, consid. 5) e che, non fossero
stati in grado di finanziare l'esborso, costoro avrebbero dovuto postulare
subito l'assistenza giudiziaria (DTF 130 I 182 consid. 3), una richiesta di
assistenza giudiziaria non potendo avere effetto retroattivo (Rep.
1994 pag. 385; RDAT I-1996 pag. 306).

 

                                         L'appellante
pretende di essere priva di mezzi, anche se nulla agli atti lo dimostra o lo
rende quantomeno verosimile. Sia come sia, che la madre non si sia opposta all'esecuzione
della misura ancora non significa ch'essa fosse disposta ad assumersene i
costi. Anzi, spettava alla CO 1 spiegare con chiarezza, per lo meno a persone
scevre di cognizioni giuridiche, chi si sarebbe visto addebitare le spese della
procedura. Ciò affinché i genitori potessero, senza indugio, postulare il
beneficio dell'assistenza giudiziaria che, come detto, non ha effetto
retroattivo (v. anche: I CCA, sentenza inc. 11.2007.119 del 7 settembre 2007,
consid. 7).

 

                                   7.   La
richiesta principale formulata da AP 1, e meglio che i costi peritali non le
siano addebitati va, dato quanto precede, respinta. Infatti, come spiegato
(sopra, consid. 4), tali costi sono stati generati nell'interesse del figlio e andrebbero
addebitati a quest'ultimo, i genitori intervendo se del caso in virtù del loro obbligo
d'assistenza (sopra, consid. 5). Siccome è evidente che C__________ non possa
farsi carico dell'esborso, quest'ultimo sarebbe da saldare dai genitori in
virtù del citato obbligo d'assistenza.

 

                                   8.   AP 1
chiede, eventualmente, di ripartire le spese in base al reddito suo e del suo
ex marito. Anche tale domanda va disattesa. Che l'appellante non abbia alcun
reddito può essere ammesso (appello, pag. 1 verso il basso: “attualmente sono
casalinga, e le uniche entrate da me percepite sono gli alimenti a favore di
mia figlia C__________ [fr. 1200.–/mese] e l'assegno familiare [fr.
200.–/mese]), sicché la sua richiesta è volta, in buona sostanza, a caricare le
spese peritali all'ex marito e, di conseguenza, a vedersi esentare da ogni
costo. Tale domanda si confonde dunque con la richiesta principale, poc'anzi
respinta (v. qui sopra, consid. 7).

 

                                   9.   L'appellante
chiede poi, se del caso, di porre la sua metà a carico della Commissione
tutoria “rea di aver taciuto sull'entità dell'importo e sulla conseguente imputazione
dei costi”. Ora, nel suo memoriale, AP 1 non rimprovera esplicitamente alla Commissione
tutoria di avere omesso di informarla sulla possibilità di chiedere ed
eventualmente ottenere il beneficio dell'assistenza giudiziaria. Come già
spiegato (qui sopra, consid. 4), i costi di una misura in favore del figlio
vanno, di principio, addebitati a quest'ultimo. Genitori indigenti che,
dandosene gli estremi, dovessero sostenere quelle spese hanno la possibilità di
chiedere l'assistenza giudiziaria. Certo, ci si potrebbe invero chiedere se il
comportamento dell'autorità tutoria non sia suscettibile di creare un danno
all'interessata. Tale quesito può nondimeno restare indeciso, l'appello dovendo
nondimeno essere accolto, come si dirà in appresso (sotto, consid. 10).

 

                                10.   AP 1
propone infine di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria
gratuita, in maniera retroattiva. Come evidenziato, una richiesta di assistenza
giudiziaria non ha di per sé effetto retroattivo (sopra, consid. 6). Se non
che, la Commissione tutoria, sapendo che i costi peritali occasionati
dall'audizione di C__________, avrebbero potuto indirettamente ricadere anche
sui genitori, avrebbe dovuto interpellarli e renderli attenti dell'eventualità
di postulare l'assistenza giudiziaria. Ma ciò non è stato fatto. Al riguardo
non si può dunque tenere rigore all'appellante. Inoltre, nemmeno l'autorità di
vigilanza si è espressa sulla richiesta di assistenza giudiziaria formulata
dall'interessata. Certo, la stessa non era invero troppo esplicita, ma tale
domanda si evince nondimeno dal contenuto del ricorso. Questa Camera non può
decidere essa medesima in materia di assistenza giudiziaria, difettando una
pronuncia precedente della Commissione tutoria e dell'Autorità di vigilanza. Se
ne conclude che, provvisto di buon diritto, l'appello va accolto e la decisione
impugnata annullata. Gli atti sono rinviati alla Commissione tutoria regionale
7 perché si pronunci sulla richiesta di assistenza giudiziaria, procurandosi le
necessarie informazioni.

 

                                11.   Gli
oneri del giudizio odierno seguono il principio della soccombenza (art. 148
cpv. 1 CPC ticinese). La Commissione tutoria regionale che ha proposto di
respingere l'appello dovrebbe pertanto versare un'indennità d'incomodo ad AP 1
(I CCA, sentenza inc. 11.2006.144 del 13 aprile 2011, consid. 7; sul tema
v. anche, da ultimo: RtiD II-2011 n. 14c pag. 693, consid. 3a). In concreto,
tuttavia, l'interessata non formula alcuna cifra a tale riguardo, sicché nulla
le è dovuto (v. Rep. 1993 pag. 228 consid. b). Né può dirsi che la stesura
dell'appello, di una pagina e mezzo, possa averle causato spese sensibili. 

 

                                12.   Per
quel che è dei rimedi giuridici proponibili sul piano federale contro la
presente sentenza (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), dandosi protezione del figlio
è ammissibile il ricorso in materia civile senza riguardo all'eventuale valore
litigioso (art. 72 cpv. 2 lett. b n. 7 LTF).

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

pronuncia:              1.   L'appello
è accolto, di conseguenza la decisione impugnata è annullata. Gli atti sono rinviati
alla Commissione tutoria regionale 7 perché si pronunci sulla richiesta di assistenza
giudiziaria di AP 1.

 

                                   2.   Gli oneri
di appello, consistenti in:

                                         a)  tassa
di giustizia     fr. 250.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico della Commissione tutoria regionale 7. Non si assegnano indennità.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –;

  –;

  – Commissione tutoria regionale 7, Tesserete.

  

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali, Autorità di vigilanza
sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il giudice presidente                                              La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza
carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30
000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.