# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a43f71f4-970a-5b01-b5a2-131a11edad2d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.03.2006 35.2005.98
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-98_2006-03-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.98

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  8 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 15 dicembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12
  settembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1948, è attiva dal 25 luglio 2001 in qualità di ausiliaria di cura presso
la __________ di __________ ed assicurata contro gli infortuni presso CO 1.

 

                                         Con
notifica d'infortunio LAINF di data 4 maggio 2005 la datrice di lavoro ha
informato l'assicuratore infortuni circa quanto successo in data 11 aprile
2005, ore 8.00 alla propria dipendente: "mentre eseguivo la doccia ad
un ospite, nell'asciugarlo lo stesso improvvisamente ha perso le forze. Per
evitare una caduta l'ho sostenuto con tutte le mie forze, in quel momento ho
sentito un forte dolore alla schiena".

 

                                         Gli esami
medici (in particolare una risonanza magnetica del rachide lombare effettuata il
25 aprile 2005), hanno permesso di appurare l'esistenza di una frattura del
corpo vertebrale di L5 di data recente (cfr. Doc. 5).

 

                               1.2.   Nella
decisione formale del 10 agosto 2005 CO 1 ha rifiutato di assumere il caso
ritenendo che non si è in presenza nè di un infortunio nè di una lesione
parificata (cfr. Doc. 26). 

                                         Con
decisione su opposizione del 12 settembre 2005 l'assicuratore contro gli
infortuni ha invece rifiutato di versare all'assicurata delle prestazioni fondate
sulla LAINF in quanto non esisterebbe un nesso di causalità adeguata tra
l'evento dell'11 aprile 2005 e il danno alla salute dell'assicurata.

 

                                         Al
riguardo l'assicuratore contro gli infortuni ha rilevato:

 

" 
(...)

se da un lato, è assodata l'esistenza di un nesso
di causalità naturale, dall'altro, è ampiamente provato che il nesso di
causalità adeguato non possa essere ritenuto poiché dalla descrizione di quanto
successo non si può concludere che un tale procedere possa procurare un
risultato così devastante in assenza di una critica situazione preesistente.
Più precisamente, nella fattispecie in parola la presenza di una osteoporosi
dev'essere ritenuta quale causa essenziale del danno alla salute della signora RI
1 - in altri termini, il fatto annunciato non può essere di per sè ritenuto
idoneo a provare il risultato oggetto di richiesta di prestazioni assicurative
- sicché l'assicuratore LAINF, in assenza di un nesso di causalità adeguato, è
legittimato a rifiutare il caso annunciato. A tal proposito va rilevato come il
procedere dell'assicuratore malattia __________ conforta ampiamente questa
sintetica conclusione.

 

9.   Inoltre
alla luce di quanto sopra la richiesta di restituzione dell'effetto sospensivo
dev'essere disattesa poiché - a differenza di quanto sostenuto dall'opponente -
"la situazione appare comunque chiara dal profilo giuridico" nel
senso però che non si troviamo di fronte ad un infortunio o ad una lesione
parificabile. (...)" (Doc. A)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l'assicurata ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA
nel quale il suo patrocinatore si è in particolare così espresso:

 

" 
(...)

Con la decisione su opposizione 12 settembre
2005, qui impugnata, l'assicurazione non invoca più l'assenza di un fattore
esterno straordinario, ma si appella per la prima volta alla mancanza di un
nesso di causalità adeguata.

In particolare la presenza di una osteoporosi
sarebbe da ritenere quale causa, essenziale del danno alla salute.

 

Tale conclusione non può essere condivisa, per i
seguenti motivi.

 

5/

È preliminarmente bene evidenziare come CO 1
riconosca rettamente l'esistenza di un nesso di causalità naturale, confermata
anche dal proprio medico di fiducia.

 

Dottrina e giurisprudenza hanno già avuto modo di
stabilire che, in caso di menomazione fisica, il nesso di causalità adeguata si
confonde praticamente con quello di causalità naturale.

 

Il nesso causale adeguato viene poi riconosciuto
anche qualora le conseguenze dell'infortunio appaiano singolari dal punto di
vista quantitativo o straordinarie e non solo quando le stesse siano
normalmente attendibili (cfr. Alexandra Rumo - Jungo Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, pag. 43 e sg).

 

Importante è pertanto determinare se l'infortunio
possa essere considerato causa determinante per l'insorgere della lesione
fisica e della conseguente incapacità lavorativa, rispettivamente se le stesse
si sarebbero prodotte anche in assenza, dell'evento dannoso (DTF 125 V 456 e
112 V 38; Alfred Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, pag. 62).

 

Non è poi possibile escludere un nesso di
causalità adeguato solo per la sussistenza di una predisposizione
costituzionale, poiché la questione dell'adeguatezza non può essere riferita
unicamente ad assicurati fisicamente e psichicamente sani, ma anche a quelli
con preesistenti malattie (DTF 115 V 135; 125 V 462; Rumo - Jungo op cit pag.
52).

 

Nel caso di una rottura di un dente schiacciando
un guscio di noce contenuto in« una fetta di pane, il Tribunale Federale ha ad
esempio già avuto modo di statuire che il nesso causale può essere negato
unicamente qualora venisse accertato che, a causa di una predisposizione, il
dente si sarebbe rotto anche con una semplice sollecitazione abituale (DTF 114
V 171).

 

Anche nel caso una caduta con conseguente rottura
ossea, l'adeguanza non può essere esclusa unicamente a motivo del fatto che
l'osso in questione era fragile a causa di un'assenza di calcio (Rumo - Jungo,
op cit pag. 69).

 

 

6/

Nel caso concreto è avantutto contestato che al
momento dell'infortunio la ricorrente fosse già affetta da osteoporosi.

 

Tale malattia le è infatti stata riscontrata solo
a mesi di distanza e solo dopo essere stata forzatamente ferma per un lungo
periodo.

 

Ma anche qualora, per pura ipotesi, si volesse
ammettere che l'osteoporosi possa avere in qualche modo agevolato il prodursi
del danno fisico, è evidente che non è possibile escludere un nesso di
causalità adeguata fra l'infortunio e le sue conseguenze.

 

In precedenza già si è evidenziato come a causa
di un fattore esterno imprevedibile e straordinario, la signora RI 1 abbia
dovuto effettuare uno sforzo estremamente violento proprio per evitare che
l'anziano paziente potesse cadere completamente a terra e quindi ferirsi.

 

In queste contingenze si deve ritenere che senza
questo sforzo particolarmente gravoso nessuna menomazione fisica sarebbe
intervenuta.

Numerose sono le donne che soffrono di
osteoporosi e che esercitano una normale attività senza subire lesioni
particolari e tantomeno una lesione quale quella riportata dall'assicurata.

 

Nel caso all'esame è quindi doveroso concludere
che in assenza di infortunio non sarebbe certamente subentrato un problema
fisico come quello attuale e non ci sarebbe stata necessità di cure né
inabilità al lavoro.

 

L'infortunio riveste indubbiamente fondamentale
importanza nel prodursi del danno.

 

Unicamente qualora fosse dimostrato che la
lesione fisica sarebbe subentrata anche svolgendo una normale attività, senza
sforzi eccessivi e improvvisi, si potrebbe mettere in discussione la copertura
assicurativa.

 

Ciò non è tuttavia il caso nella specie, visto in
particolare come la signora RI 1 abbia sempre svolto la sua attività senza
alcun genere di problema e mai abbia avuto disturbi da osteoporosi, come detto,
riscontrata solo mesi dopo l'evento dannoso.

 

In queste contingenze, si deve ritenere che
l'esistenza di un infortunio ai sensi dell'art. 4 LPGA sia stata negata a torto
da CO 1.

 

Il fatto che l'assicurazione __________, dopo
avere presentato opposizione, abbia. ritenuto di prendere a proprio carico il
caso, non è di per sé significativo. Ciò può essere riconducibile a speciali
accordi raggiunti fra compagnie di assicurazione e non ha nulla a che vedere
con una corretta applicazione della legislazione sulle assicurazioni sociali."
(Doc. I)

 

                                         In
conclusione il patrocinatore della ricorrente ha chiesto il versamento delle
prestazioni da parte dell'assicuratore contro gli infortuni per l'evento
dell'11 aprile 2005 e il riconoscimento "di un'adeguata indennità per spese di patrocinio della presente sede e della procedura su
opposizione".

 

                               1.4.   Nella sua
risposta del 10 gennaio 2006 la CO 1 propone di respingere il ricorso e osserva
in particolare:

 

" 
(...)

Parte convenuta contesta le conclusioni
presentate dalla signora RI 1 ed in particolare l'asserzione secondo la quale
"Numerose sono le donne che soffrono di osteoporosi e che esercitano
una normale attività senza subire lesioni particolari e tantomeno una lesione
quale quella riportata dall'assicurata. Nel caso all'esame è quindi doveroso
concludere che in assenza di infortunio non sarebbe certamente subentrato un
problema fisico come quello attuale e non ci sarebbe stata necessità di cure né
inabilità al lavoro".

 

Orbene, una tale conclusione dev'essere respinta,
non solo perché trattasi di una presa di posizione soggettiva non supportata da
qualsivoglia referenza medica ma pure poiché forgiata su di una
generalizzazione gratuita che incoccia contro il tenore di referti medici
chiari e convincenti!

 

Sempre da respingere alla mittente poiché basata
su di un identico argilloso presupposto è l'asserzione della ricorrente a mente
della quale "Il fatto che l'assicurazione __________, dopo avere
presentato opposizione, abbia ritenuto di prendere a proprio carico il caso,
non è di per sé significativo. Ciò può essere riconducibile a speciali accordi
raggiunti fra compagnie di assicurazione e non ha nulla a che vedere con una
corretta applicazione della legislazione sulle assicurazioni sociali":
CO 1 contesta con forza una tale argomentazione, chiede che la ricorrente
indichi a quali "speciali accordi raggiunti fra compagnie di
assicurazione" si riferisca ... fermo restando che un tale rinvio ...
attesti, indiscutibilmente, la pochezza della tesi addotta e di riflesso la
temerarietà della richiesta.

 

Parte convenuta ribadisce dunque dalla lettura
dell'intera documentazione disponibile che da un lato, è assodata l'esistenza
di un nesso di causalità naturale, dall'altro, è ampiamente provato che il
nesso di causalità adeguato non possa essere ritenuto poiché dalla descrizione
di quanto successo non si può concludere che un tale procedere possa procurare
un risultato così devastante in assenza di una critica situazione preesistente.
Più precisamente, nella fattispecie in parola la presenza di una osteoporosi
dev'essere ritenuta quale causa essenziale del danno alla salute della signora RI
1 - in altri termini, il fatto annunciato non può essere di per sé ritenuto
idoneo a provare il risultato oggetto di richiesta di prestazioni assicurative
- sicché l'assicuratore LAINF, in assenza di un nesso di causalità adeguato, ha
legittimamente rifiutato il caso annunciato.

 

A tal proposito, a sostegno della propria
lagnanza la ricorrente ha solo portato le proprie considerazioni soggettive
senza minimamente offrire argomentazioni scientifiche. Anche per questo, a
differenza di quanto voglia far intendere la ricorrente, il procedere
dell'assicuratore malattia __________ conforta ampiamente la posizione di CO 1."
(Doc. III)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002
pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26
ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se RI 1 ha diritto o no a prestazioni dell'assicurazione
contro gli infortuni a seguito dell'evento accadutole l'11 aprile 2005.

                                         Si tratta
dunque di esaminare, innanzitutto, se siamo in presenza di un evento
infortunistico e, in caso di risposta positiva se esiste un nesso di causalità
naturale e adeguato tra l'evento e il danno alla salute lamentato dalla
ricorrente.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 6 cpv. 1 LAINF, per quanto non altrimenti previsto dalla legge, le
prestazioni assicurative sono con­cesse in caso d'infortunio professionale,
d'infortunio non professionale e di malattie professionali.

 

                                         Secondo
l'art. 4 LPGA:

 

" 
È considerato infortunio qualsiasi influsso
dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore
esterno straordinario che comprometta la salute fisica, mentale o psichica o
che provochi la morte." 

 

                                         Si evince
dalla nozione stessa d'infortunio che il carattere straordinario non concerne
gli effetti del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RDAT I-2003 N. 79 pag. 313; RAMI 2000 U 374, p. 176). 

                                         Pertanto,
è irrilevante il fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni
gravi o inabituali.

                                         Il
fattore esterno è considerato come straordinario quando eccede, nel caso
concreto, il quadro degli avvenimenti e delle situazioni che si possono,
obiettivamente, definire quotidiane o abituali (cfr. RDAT I-2003 N. 79 pag.
313; DTF 118 V 61 consid. 2b; 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss, consid.
2a).

 

                                         Vi è
infortunio unicamente se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento deve
accadere nel mondo esterno. 

                                         Quando il
processo lesivo si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di
agenti esterni, l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in
caso di sforzo eccessivo o di movimenti scoordinati. 

                                         La
giurisprudenza esige, perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi
eccessivi, che essi superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima
è normalmente esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o
addestramento, essa è abitualmente in grado di resistere. 

                                         Da un
altro lato, per poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da
movimenti scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti in
circostanze esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma. Ad
esempio, la vittima deve essere inciampata, scivolata, avere urtato contro un
oggetto oppure avere reagito a sproposito, presa alla sprovvista, ad un
pericolo improvviso. Carente è altrimenti la straordinarietà del fattore
esterno causale, con la conseguenza che non tutte le caratteristiche di un
infortunio sono realizzate (cfr. RDAT I-2003 N. 79 pag. 313; DTF 122 V 232
consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid. 2, 116 V 138
consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid. 3b).

 

                               2.4.   Conformemente
alla giurisprudenza, tocca all'assicurato rendere verosimile l'esistenza, in
concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio (cfr. RDAT I-2003 N.79
pag. 313).

                                         Quando
l'istruttoria non permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado della
verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta - tali
elementi, il giudice constata l'assenza di prove o di indizi e, quindi,
l'inesistenza giuridica dell'infortunio (cfr. DTF 114 V 305ss. consid. 5b, DTF 116 V 136ss. consid. 4b, DTF 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990
U 86, p. 50; A. Bühler, Der Unfallbegriff, in A. Koller (Hrsg.),
Haftpflicht- und Versicherungsrechtstagung 1995, S. Gallo 1995, p. 267).

                                         Gli stessi principi sono, ovviamente, applicabili alla prova
dell'esistenza di una lesione parificata ad infortunio (DTF 114 V 306 consid.
5b; DTF 116 V 141 consid. 4b).

 

                               2.5.   Nella
presente fattispecie il 25 maggio 2005 l'assicurata ha così riassunto, davanti
all'ispettore sinistri che ha verbalizzato  l'evento accadutole l'11 aprile  2005:

 

" 
L'assicurata è una donna di 56 anni, alta 160
cm, pesa 76 kg.

Il 11.04.05 verso le 08.00, stava eseguendo
l'igiene personale ad un ospite della casa anziani dove lavora in qualità di
assistente di cura.

L'assicurata dopo aver fatto la doccia al paziente
(uomo tra gli 80 e 85 anni, alto circa 170 cm, peso 75-80 kg, sofferente del
morbo di Alzheimer) l'ha fatto accomodare in posizione eretta davanti ad un
lavandino (dove si teneva con entrambi le mani) per poterlo asciugare.

Mentre compiva quest'operazione (era da sola),
l'uomo ha cominciato ad abbassarsi (come se volesse assumere la posizione
seduta) ed ad un certo punto è scivolato ed ha cominciato a cadere. 

La signora RI 1, d'istinto, per non far cadere
l'uomo, l'ha trattenuto mettendogli le mani sotto le ascelle e compiendo uno
sforzo fuori dal normale per sollevarlo.

Compiendo ciò ha avvertito un "crac" a
livello lombare ed un fortissimo dolore, appoggiato il paziente a terra ha dato
l'allarme per far intervenire i colleghi." 

(Doc. 17, verbale firmato dall'ispettore sinistri
e dall'assicurata)

 

                                         In una
sentenza del 18 aprile 2005 nella causa S., U 166/04, il TFA ha ammesso il
carattere infortunistico nel caso di un'assicurata, attiva come fisioterapista
presso una Casa per anziani, che si è procurata un danno alla salute nel
tentativo di sostenere un paziente che stava improvvisamente per cadere.

                                         L'Alta
Corte al proposito ha sviluppato le seguenti considerazioni illustrando in
particolare la più recente giurisprudenza federale relativa alla nozione di
"sforzo eccessivo":

 

" 
(...)

4.

4.1Sulla scorta delle dichiarazioni in atti
appare pacifico che nel caso di specie si sia registrato l'intervento di un
fattore esterno (in concreto: l'interazione tra il corpo in caduta di
J.________ e quello della ricorrente; cfr. ad es. anche la sentenza del 15
gennaio 2003 in re S., U 421/01, consid. 3).

 

4.2 Quanto alla straordinarietà del fattore
esterno, unico elemento

controverso nella presente vertenza, la casistica
sviluppata da questa Corte in vicende paragonabili a quella qui in esame
permette di effettuare un esame comparativo.

 

4.2.1 In una sentenza pubblicata in DTF 116 V
136, il Tribunale federale delle assicurazioni ebbe modo di negare
l'esistenza di uno sforzo eccessivo in relazione alle dorsalgie immediatamente
lamentate da un assicurato - infermiere 36enne di buona costituzione fisica -
dopo che lo stesso aveva, da solo, trasferito, da un tavolo operatorio a un
letto, un paziente del peso di 100-120 kg. Il Tribunale respinse la richiesta
dell'interessato soprattutto in considerazione del fatto che l'azione
incriminata rientrava nelle mansioni quotidiane della sua professione e che
comunque il paziente non era stato propriamente sollevato (DTF 116 V 139
consid. 3c). Allo stesso modo è stato giudicato il caso di un'assicurata,
anch'essa infermiera (53enne all'epoca dei fatti), la quale, intenta a
sistemare una degente del peso di circa 80 kg che giaceva a letto in posizione
anomala, accusò un blocco lombare in quanto la collega, impegnata con lei
nell'operazione, non coordinò l'azione e fece gravare su di lei tutto il peso
della paziente. Anche in quell'occasione, il Tribunale federale delle
assicurazioni, oltre a evidenziare che in realtà non si trattava di dovere
sollevare l'ammalata, ma solo di farla scivolare nel letto, osservò che lo
spostamento di una persona ricoverata in un letto

d'ospedale fa parte del lavoro quotidiano di un
aiuto infermiere (sentenza inedita del 17 dicembre 1993 in re M., U 123/93).

 

4.2.2 In una successiva vertenza, pubblicata in
RAMI 1994 no. U 185 pag. 79, questa Corte ammise per contro l'esistenza di un
fattore esterno straordinario nel caso di un'altra infermiera 32enne, la quale,
impegnata a trasferire dal letto alla sedia a rotelle un degente molto pesante,
si procurò un trauma da sollevamento ("Verhebetrauma") nel tentativo
- riuscito grazie a uno sforzo eccessivo e repentino - di evitare l'improvvisa
caduta del paziente che si era inaspettatamente afflosciato. In
quell'occasione, il Tribunale federale delle assicurazioni rilevò che con
l'imminente e inaspettato pericolo di caduta del pesante paziente si era
manifestamente verificato un evento esternamente percettibile che aveva
costretto l'assicurata a uno sforzo fulmineo ed eccessivo (RAMI 1994 no. U 185
pag. 80 consid. 2b). In una sentenza pubblicata in RAMI 1994 no. U 180 pag. 37,
il

Tribunale federale delle assicurazioni ebbe
quindi modo di precisare che, per accertare se si è in presenza di un
infortunio conseguente a uno sforzo straordinario, occorre tenere conto di tutti
gli aspetti del processo lavorativo concreto sicché anche il sollevamento di un
peso, rientrante, in quanto tale, nell'attività abituale dell'assicurato, può
risultare straordinario se lo stesso peso si rivela essere inaspettatamente
superiore al solito e se il lavoro dev'essere ad es. eseguito in posizione
piegata e affrettata.

 

4.2.3 Nella sentenza pubblicata in SJ 2000 II
pag. 439 - alla quale si è tra l'altro richiamata anche l'autorità giudiziaria
di prime cure per motivare il proprio giudizio - il Tribunale federale delle
assicurazioni ha quindi dovuto statuire sul caso di un infermiere 40enne, in
buona forma fisica e con un'esperienza professionale ventennale, il quale, nel
tentativo di applicare una manovra di Heimlich per ottenere l'espulsione di un
pezzo di pesca sciroppata andato di traverso a una pensionata in fase di
soffocamento e in perdita di conoscenza, accusò una fitta dorsale irradiante
fino alla spalla destra poiché, in questa operazione, ebbe a sopportare il peso
(55-60 kg) della paziente su di lui. In tale occasione, questa Corte rilevò che
nessun

fattore straordinario aveva caratterizzato
quell'incidente, non eccedente il quadro degli avvenimenti e delle situazioni oggettivamente
quotidiane o comunque usuali per un infermiere sperimentato e attivo in una
clinica di psichiatria geriatrica.

 

4.2.4 In un'ulteriore vertenza, anch'essa
menzionata dalla pronuncia

cantonale, l'esistenza di un fattore
straordinario è ugualmente stata negata in relazione al danno alla salute
accusato sempre da un'infermiera (39enne) intenta, insieme a una collega, a
trasferire una paziente dal letto alla poltroncina. In quell'occasione, la
collega avendo perso la presa sulla degente, l'assicurata si ritrovò a doverne
sostenere tutto il peso da sola onde evitarne la caduta. In considerazione
dell'abitudine professionale come pure del rapporto di peso tra l'assicurata
(62 kg) e la paziente (66 kg), il Tribunale federale delle assicurazioni ha
escluso l'esistenza di uno sforzo

straordinario (sentenza citata del 15 gennaio
2003 in re S.).

 

4.2.5 Infine, in un caso analogo a quest'ultimo
appena esposto, questa Corte ha per contro recentemente ammesso il carattere
straordinario di uno sforzo compiuto da un'infermiera (49enne) che, occupata a
spostare insieme a una collega una pensionata andicappata dal letto a una
sedia, si era ritrovata, come nel caso appena esposto al consid. 4.2.4, a
doverne improvvisamente

sostenere il peso in quanto la collega aveva
mancato la presa. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha osservato in
quest'ultima vicenda che per evitare una caduta della paziente, l'assicurata
non aveva avuto altra scelta se non quella di intervenire con uno sforzo
violento e repentino (sentenza del 15 ottobre 2004 in re R., U 9/04). Inoltre,
la stessa autorità ha precisato che pur configurando lo spostamento di una
paziente da un letto a una sedia un'azione quotidiana nella professione di
aiuto infermiera, questa operazione veniva sempre effettuata da due persone in
considerazione dello

stato invalidante della persona ricoverata
sicché, a seguito della defezione da parte della collega, l'interessata si era
ritrovata a dovere fare fronte in maniera relativamente repentina a un peso
inatteso (sentenza citata, consid. 5).

 

4.2.6 L'evento in esame costituisce un caso
limite. La ricorrente, all'epoca dei fatti 35enne, apparentemente in buona
costituzione fisica e con alle spalle una formazione riconosciuta dalla Croce
Rossa Svizzera, stava svolgendo da circa quattro mesi l'attività di stagista
fisioterapista allorquando l'episodio del 21 ottobre 2002 si verificò. Ora,
alla luce dei principi giurisprudenziali suesposti, questa Corte ritiene di
potere riconoscere all'evento in esame la qualifica di infortunio ai sensi di
legge.

 

È vero che nei compiti quotidiani di una stagista
fisioterapista all'interno di una casa per anziani rientra, fra gli altri,
anche il controllo e la vigilanza su pazienti che non sono più in grado, per
motivi di età e per ragioni di salute, di "garantire" l'equilibrio e
la stabilità che per contro ci si potrebbe attendere da pazienti più giovani. È
quindi pure altrettanto vero che l'interessata, al momento del fatto, non stava
sollevando il paziente, bensì lo ha "unicamente" trattenuto da una
caduta. Ciò non toglie tuttavia che l'insorgente, di sesso femminile e
trovantesi ad agire da sola come nel caso sottoposto a questa Corte in RAMI
1994 no. U 185 pag. 80 consid. 2b, al pari di quanto valutato nella più recente
sentenza del 15 ottobre 2004 in re R., per evitare la caduta improvvisa di J.________
(cfr. la comunicazione 27 novembre 2002 alla Generali Assicurazioni, resa certamente
in epoca non sospetta: "nel sostenere un paziente che stava eseguendo
esercizi si è lasciato completamente andare ..."), non aveva altra scelta
se non quella di intervenire con uno sforzo violento e repentino. A ciò si
aggiunge che - a differenza di quanto verificatosi nei casi esaminati

in SJ 2000 II pag. 439 e nella sentenza del 15
gennaio 2003 in re S. - il peso del degente in questione, attestato dalla Casa
per anziani in 84 kg - indicazione riconosciuta dall'istituto assicuratore come
pure dal primo giudice -, anche se di per sé non necessariamente straordinario,
eccedeva di gran lunga quello dell'interessata. Infine, nemmeno può passare
inosservato il fatto che un tale peso, comunque di entità non indifferente,
associato alla componente di accelerazione naturalmente innescata dalla perdita
di equilibrio dell'ospite che "si è lasciato completamente andare",
ha sicuramente richiesto uno sforzo superiore rispetto a quello che avrebbe determinato
la sua massa non in movimento. L'insieme di questi elementi permette di aderire
alle conclusioni ricorsuali e di considerare lo sforzo profuso da S.________il
21 ottobre 2002 come eccedente il quadro abituale della sua attività.
(...)"

 

                                         Nel caso
concreto l'assicurata, di 56 anni e alta 160 cm, mentre stava asciugando da
sola un paziente, affetto dal morbo di Alzheimer molto anziano (80-85 anni),
alto circa 170 cm, pesante tra gli 80 e 85 kg, e situato in modo eretto davanti
al lavandino, ha dovuto trattenere sotto le ascelle, con uno sforzo violento,
il paziente di cui si stava occupando e che, essendo scivolato, stava per
cadere.

                                         Alla luce
della sentenza federale ampiamente riprodotta qui sopra il TCA deve concludere
che, anche nella presente fattispecie, pur trattandosi di un caso limite, il
carattere straordinario dell'evento deve essere riconosciuto. Questa soluzione
si giustifica in particolare per il fatto che l'assicurata ha dovuto da sola
evitare l'improvvisa ed inattesa caduta del paziente di corporatura massiccia
di cui si stava occupando.

                                         Non a
caso l'assicuratore contro gli infortuni, nella decisione su opposizione, non
ha più negato l'esistenza di un evento infortunistico ma ha rifiutato di
attribuire le prestazioni  all'assicurata in quanto non sarebbe realizzato il
presupposto del nesso di causalità adeguata.

 

                               2.6.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale
fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte; cfr.
DTF 129 V 181 consid. 3.1; DTF 119 V 337 consid. 1). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121
V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto
2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C
341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106
consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468
consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323
consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle attestazioni mediche,
quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la disattenzione (cfr. DTF
119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V
164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                                         In una
sentenza del 16 febbraio 2006 nella causa G., U 416/04 l'Alta Corte ha in
particoalre sottolineato che:

 

" 
Al giudizio impugnato può quindi essere fatto
riferimento pure nella misura in cui esso ha precisato che il presupposto del
necessario nesso di causalità naturale è da considerarsi adempiuo qualora sia
lecito ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non
si sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non
occorre, per contro, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del
danno alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri
fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica
dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua
non del danno (DTF 119 V 337 consid. 1).

 

Giova infine ribadire che è questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice, fondandosi
essenzialmente su indicazioni di natura medica, si determinano secondo il
principio della prorabilità preponderante applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali, non
bastando per contro un giudizio di mera possibilità o di probabilità (FRÉSARD,
L'assurance-accidents obligatoire, in SBVR n. 36)."

 

                               2.7.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati (cfr. DTF 123 V 103, DTF 123 V 139, DTF 122 V 416).

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102
consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.8.   In
una sentenza del 12 gennaio 2006 nella causa D., U 187/04 il TFA ha ricordato
che "per determinarsi sull'esistenza ed estinzione di un rapporto di
causalità naturale, il Tribunale deve ricorrere, in ambito medico, per
necessità di cose, alle indicazioni del personale sanitario specializzato (DTF
129 V 181 consid. 3.1, 406 consid. 4.3.1, 119 V 337 consid. 1, 118 V 289
consid. 1b e sentenze ivi citate)".

 

                                         In un'altra sentenza del
16 gennaio 2006 nella causa D., U 187/04, l'Alta Corte ha ricordato che:

 

"  (...)

2.

2.1Le droit à des prestations découlant d'un
accident assuré suppose d'abord, entre l'événement dommageable de caractère
accidentel et l'atteinte à la santé, un lien de causalité naturelle. Cette
exigence est remplie lorsqu'il y a lieu d'admettre que, sans cet événement
accidentel, le dommage ne se serait pas produit du tout, ou qu'il ne serait pas
survenu de la même manière. Il n'est pas nécessaire, en revanche, que
l'accident soit la cause unique ou immédiate de l'atteinte à la santé; il faut
et il suffit que l'événement dommageable, associé éventuellement à d'autres
facteurs, ait provoqué l'atteinte à la santé physique ou psychique de l'assuré,
c'est-à-dire qu'il se présente comme la condition sine qua non de celle-ci. Savoir si

l'événement assuré et l'atteinte à la santé sont
liés par un rapport de

causalité naturelle est une question de fait, que
l'administration ou, le cas échéant, le juge examine en se fondant
essentiellement sur des renseignements d'ordre médical, et qui doit être
tranchée en se conformant à la règle du degré de vraisemblance prépondérante,
appliquée généralement à l'appréciation des preuves dans l'assurance sociale.
Ainsi, lorsque l'existence d'un rapport de cause à effet entre l'accident et le
dommage paraît possible, mais qu'elle ne peut pas être qualifiée de probable
dans le cas particulier, le droit à

des prestations fondées sur l'accident assuré doit
être nié (ATF 129 V 181 consid. 3.1, 406 consid. 4.3.1, 119 V 337
consid. 1, 118 V 289 consid. 1b et les références). (...)"

 

 

                                         In quel caso è stata
negata l'esistenza di un nesso di causalità naturale, sulla base delle seguenti
considerazioni:

 

"  (...)

2.2

2.2.1L'ensemble des avis médicaux établit au degré
de vraisemblance prépondérante qu'il n'existe pas de relation de cause à effet
entre les troubles auditifs présentés par le recourant et l'accident du 4
décembre 2002. Dans un rapport du 24 septembre 2003, le médecin d'arrondissement
de la CNA ( le docteur M.________, spécialiste FMH en oto-rhino-laryngologie) indique
qu'en regard des circonstances de l'accident telles que relatées par l'assuré,
celui-ci aurait dû, pour présenter de tels troubles, subir une perforation traumatique
des tympans, ce qui n'a pas été le cas. De même n'est-il pas non plus
vraisemblable qu'une perte auditive totale et immédiate

de l'oreille interne ait pu se produire sans
déficit vestibulaire associé. Ce faisant, le docteur
M.________ conteste l'origine traumatique (accident de 2002) de l'affection
auditive en cause. Corroborant ce point de vue, les docteurs G.________ et
J.________ indiquent que le premier bilan d'oto-rhino-laryngologie effectué par
le docteur F.________ a permis d'exclure un processus expansif de l'angle
ponto-cérébelleux qui eût été de nature à justifier une origine traumatique de
la cophose droite. Ils en concluent qu'une relation de cause à effet entre
celle-ci et l'accident du 4 décembre 2002 demeure peu probable, même si elle ne
peut pas être formellement exclue (rapport du 8 juin 2004).

 

2.2.2 A l'instar des premiers juges, la Cour de
céans rappelle en outre que le seul fait que des symptômes douloureux se
manifestent après la survenance d'un accident ne suffit pas pour établir un
rapport de causalité avec celui-ci et le dommage (principe « post hoc, ergo
propter hoc »; ATF 119 V 341 consid. 2b/bb; RAMA 1999 U 341 p. 407 consid. 3b).
La chute survenue le 4 décembre 2002 a au plus permis au
recourant de découvrir fortuitement son déficit auditif droit (rapport précité
des docteurs G.________ et J.________) à la suite d'une obstruction par de
l'eau du canal auditif externe gauche (rapport précité du docteur F.________).
Pour autant, elle n'a pas causé l'affection en question et ne se présente pas
comme la condition sine qua none de celle-ci. Elle ne
l'a pas non plus aggravée. (...)"

 

                               2.9.   Nel caso concreto, dal
profilo medico, è stata accertata  l'esistenza di un nesso di causalità
naturale tra l'evento dell'11 aprile 2005 e la frattura del corpo vertebrale L5
(cfr. Doc. 5).

 

 

                                         In particolare al
proposito il dottor __________, specialista FMH in medicina interna e medico
fiduciario dell'assicuratore contro gli infortuni, nel suo rapporto del 25
luglio 2005 si è così espresso:

 

"  (...)

Dall'anamnesi risulta che la signora RI 1 non ha mai accusato in
passato dolori alla schiena e l'esame RMI del 25.04.05 ha evidenziato una
frattura del corpo vertebrale di L5 di data recente. Unitamente alla clinica,
questi due elementi permettono di affermare che con grande probabilità la
frattura del corpo vertebrale di L5 si è verificata in occasione dell'evento
del 11.04.05. In questo senso non ci sono dubbi sulla relazione di causalità
naturale.

 

Sarà compito dei competenti Servizi dell'Assicurazione stabilire
se l'evento del 11.04.05 sia da considerare un infortunio ai sensi
dell'Articolo 9.1 OAINF.

A dipendenza dell'esito degli ulteriori accertamenti ancora in
corso, si dovrà in un secondo tempo valutare l'adeguatezza del nesso di
causalità, ritenuto che non è per nulla abituale l'insorgenza di una frattura
di un corpo vertebrale in simili circostanze, perchè le forze in gioco non sono
sufficienti per spiegare un danno di questo tipo. (...)" (Doc. 23)

 

                                         La CO 1 ha peraltro
ammesso esplicitamente l'esistenza di un nesso di causalità naturale. 

 

                                         Questa valutazione si
rivela corretta nella misura in cui secondo la giurisprudenza, è sufficiente
che l'infortunio sia una delle cause del danno alla salute (cfr. consid. 2.6).

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni ha tuttavia rifiutato di assumere il caso sostenendo che non esiste
un nesso di causalità adeguata in quanto gli esami medici compiuti (cfr. i
certificati del dottor __________ che parla di "osteoporosi
secondaria", doc. 25a, e del dottor __________ che parla di
"osteoporosi lombare in netto peggioramento" doc. 25b) hanno permesso
di appurare che l'assicurata soffre e soffriva già al momento dell'infortunio
di una grave osteoporosi.

                                         Al riguardo il dottor __________,
il 2 agosto 2005 si è così espresso:

 

"  Avevo
visitato la sopraccitata paziente il 22.07.05. Ho ora ricevuto dal Dr. __________
l'esito della densitometria ossea eseguita il 18.07.05. L'esame ha evidenziato
una grave osteoporosi della colonna, che permette di ben spiegare l'insorgenza
della frattura del corpo vertebrale di L5 dopo un trauma non adeguato."
(Doc. 25)

                                         

                                         L'osteoporosi viene
definita come una:

 

"  condizione
morbosa caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un
deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo, con conseguente
aumento della fragilità scheletrica e del rischio di frattura. L'osso non è una
struttura compatta e immutabile, ma un tessuto che si rinnova continuamente
(rimodellamento osseo). Dalla nascita e durante gli anni dello sviluppo corporeo,
lo scheletro si accresce e aumenta il suo grado di mineralizzazione fino a
raggiungere, interno ai 20 anni, una valore massimo (picco di massa ossea).
Fino ai 40 anni, la quantità di osso eliminato viene rimpiazzata con identiche
quantità di osso neoformato. Superati i 40 anni, inizia una fase caratterizzata
dalla progressiva perdita di massa ossea. Nel sesso femminile la perdita di
massa ossea è più elevata negli anni intorno alla menopausa e nel periodo
immediatamente post-menopausale, con variazioni tanto spiccate che nel giro di
pochi anni possono portare a un quadro di o. conclamata. Benchè l'esatto ruolo
degli estrogeni sul metabolismo dell'osso non sia ancora del tutto chiaro, è
indubbio che essi svolgano un'importante funzione di controllo e regolazione
dei processi di rimodellamento, funzione che viene perduta quando cessa
l'attività ovarica. Menopausa e invecchiamento costituiscono pertanto principali
determinanti dell'o. che tuttavia, risente sfavorevolmente anche di altre
condizioni, note come fattori di rischio. Tra questi vanno annoverati: la razza
bianca, la costituzione fisica gracile, uno scarso apporto di calcio con la
dieta, la sedentarietà, un deficit della produzione di estrogeni durante l'età
fertile, il fumo di sigaretta, un eccesso di bevande alcoliche e caffè, la
dieta iperproteica, la dieta troppo ricca di fibre, l'uso cronico di farmaci
che agiscono sfavorevolmente sulla mineralizzazione ossea tra cui i cortisonici).

 

(...)

 

Clinicamente l'o. si manifesta solo quando la perdita di massa
ossea ha raggiunto livelli tali da determinare microfratture vertebrali (dolore
vertebrale, incurvamenti della colonna vertebrale), fratture del polso o del
femore. (...)"

 

 

                                         Chiamato ora a
pronunciarsi questo Tribunale ritiene che l'esistenza della grave forma di
osteoporosi, non è atta ad interrompere il nesso di causalità adeguata tra
l'evento dell'11 aprile 2005 e il danno alla salute patito dall'assicurata.

 

                                         Infatti, come è già stato
ricordato al consid. 2.7, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni il nesso di causalità adeguato non gioca nessun ruolo in
presenza dei disturbi fisici consecutivi ad infortunio (cfr. DTF 127 V 103:

 

" 
bb) Innerhalb des Sozialversicherungsrechts
spielt die Adäquanz als rechtliche Eingrenzung der sich aus dem natürlichen
Kausalzusammenhang ergebenden Haftung des Unfallversicherers im Bereich klar
ausgewiesener organischer Unfallfolgen praktisch keine Rolle (BGE 123 V 102
Erw. 3b, 118 V 291 f. Erw. 3a, 117 V 365 Ers. 5d/bb mit Hinweisen)."

 

                                         In questo
contesto va ricordato che il TCA, trattandosi di un assicurato che aveva
contestato la chiusura del caso decisa dall'assicuratore contro gli infortuni,
ritenendola prematura, ha sviluppato le seguente considerazioni:

 

"  (...)

Questa opinione sembra essere stata ispirata dal
dott. X, il quale, in data 2 settembre 2003, ha indicato che l'intervento del 3
ottobre 2002 non sarebbe, citiamo: "… in relazione con il trauma, in
quanto se non vi fosse stata la presenza di un'insufficienza cronica avanzata,
l'ulcera sarebbe guarita in tempi molto brevi" (doc. M31). 

 

La tesi difesa dall'assicuratore convenuto non
può essere condivisa dal TCA. 

 

Infatti, secondo la dottrina e la giurisprudenza,
la responsabilità dell'assicuratore LAINF è impegnata anche quando e nella
misura in cui i postumi di un infortunio sono aggravati da uno stato patologico
latente, preesistente all'infortunio medesimo (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003
nella causa D., U 152/01, consid. 4.3; W. Morger, Zusammentreffen verschiedener
Schadensursachen [Art. 36 UVG], in Schweizerischer Versicherungs-Kurier
42/1987, p. 133ss.).

 

Nella concreta evenienza, l'insufficienza venosa
all'arto inferiore sinistro - patologia morbosa preesistente all'evento
assicurato - ha probabilmente allungato i tempi di guarigione della ferita
provocata dall'infortunio del 13 giugno 2001. 

Nondimeno, tale circostanza non consentiva ancora
a La Mobiliare di negare la propria responsabilità, per il motivo che, in
assenza della preesistente malattia, l'ulcera sarebbe guarita molto tempo
prima.

 

Tutto ben considerato - ricordato che,
conformemente ad una costante giurisprudenza, per ammettere il nesso di
causalità naturale non è necessario che l'infortunio rappresenti la sola causa
oppure la causa diretta del danno alla salute (cfr. DTF 112 V 376s. consid. 3a;
cfr., pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 101) - deve essere riconosciuta
l'esistenza di un nesso di causalità naturale (ed adeguata - cfr., a
quest’ultimo proposito, DTF 118 V 286 e 117 V 365 in fine) fra i disturbi
accusati da X anche dopo il 15 settembre 2002 e l'evento traumatico assicurato.
(...)" 

(cfr. STCA del 10 ottobre 2002 nella causa D.,
35.2002.58)

 

                                         In
conclusione dunque visto che il TCA ha accertato sia l'esistenza di un
infortunio sia quella di un nesso di causalità naturale e adeguato, tra
l'evento dell'11 aprile 2005 e il danno alla salute dell'assicurata la
decisione su opposizione del 12 settembre 2005 è annullata. Gli atti sono
rinviati all'assicuratore contro gli infortuni affinché versi all'assicurata le
prestazioni alle quale ha diritto.

 

                             2.10.   All'assicurata,
rappresentata da un legale, CO 1 verserà l'importo di fr. 1'500.-- a titolo di rimborso
delle ripetibili (cfr. art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

                                         Per quel
che riguarda la richiesta del patrocinatore della ricorrente di essere posto al
beneficio di ripetibili per la procedura davanti all'amministrazione il TCA
ricorda che, secondo l'art. 52 cpv. 3 LPAG, "la procedura d'opposizione è
gratuita. Di regola non sono accordate ripetibili".

                                         Inoltre, secondo
l'art. 37 cpv. 4 LPGA "se le circostanze lo esigono, il richiedente può
beneficiare del gratuito patrocinio". Tale richiesta dovrà, se del caso essere
inoltrata direttamente all'assicuratore contro gli infortuni.

 

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto e la decisione su opposizione del 12 settembre 2005 è annullata.

                                         § Di
conseguenza l'assicurata ha diritto alle prestazioni, fondate sulla LAINF, a
seguito dell'evento dell'11 aprile 2005.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   CO 1
verserà alla ricorrente fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                 4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti