# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e5100101-ff3a-5c33-81db-6e60c6a7942f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-22
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 22.09.2009 R 2009 66
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2009-66_2009-09-22.pdf

## Full Text

R 09 66

SENTENZA
del 22 settembre 2009

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente opposizione edilizia (diniego e/o ritardata giustizia)

1. In data 24 aprile 2009, … informava l’autorità edilizia del Comune di … che 

sulla particella no. 2076 il vicino avrebbe costruito un pollaio contrario 

all’ordinamento legale. Il segnalante chiedeva l’intervento dell’autorità per far 

demolire il fabbricato, minacciando che in caso contrario avrebbe pure lui 

edificato sul fondo no. 2075 una legnaia senza alcuna licenza edilizia. Il 30 

maggio 2009, il Comune di … informava … di aver intrapreso i passi necessari 

per chiarire la fattispecie segnalata e in vista delle relative misure da adottare, 

precisando comunque che, indipendentemente dall’esito della procedura nei 

confronti del vicino, in nessun caso sarebbe stata tollerata l’erezione di un 

qualsiasi manufatto da parte del denunciante senza il previo rilascio della 

necessaria licenza di costruzione. Il 27 luglio 2009, … chiedeva ragguagli al 

comune sull’andamento della pratica e rendeva partecipe l’autorità della sua 

intenzione di adire il Tribunale amministrativo entro 10 giorni dallo scritto, 

qualora il pollaio non fosse nel frattempo stato demolito. 

2. Il 25 agosto 2009, … adiva il Tribunale amministrativo contro la pretesa 

inattività dell’autorità comunale chiedendo che il pollaio venisse allontanato. 

Per l’istante, determinante per l’evasione della pratica sarebbe il termine di tre 

mesi previsto dall’ordinamento in materia di pianificazione territoriale, termine 

che l’autorità edilizia avrebbe manifestamente misconosciuto.  

3. Nella risposta di causa del 31 agosto 2009, il Comune di … concludeva 

all’irricevibilità del ricorso, avendo … adito l’istanza incompetente, ed 

eventualmente alla sua reiezione. Il procedimento nei confronti del vicino 

sarebbe stato avviato e a … sarebbe stato accordato il diritto di determinarsi 

sulla presunta infrazione. Appena possibile, l’autorità comunale intenderebbe 

poi decidere sulla questione, anche se non spetterebbe comunque al 

ricorrente determinare velocità e priorità dell’operato dell’amministrazione 

comunale, potendo il comune procedere alla trattazione delle pendenti 

pratiche solo entro i limiti delle proprie forze e capacità. 

4. Replicando e duplicando la parti si riconfermavano essenzialmente nelle loro 

precedenti allegazioni e proposte. Il comune in particolare esponeva 

cronologicamente i passi concretamente intrapresi in vista dell’evasione della 

controversa procedura edilizia. Dal canto suo, … contestava la legittimazione 

dell’istante ad adire il Tribunale amministrativo non essendo proprietario del 

fondo no. 2075 come erroneamente preteso. Per il resto, la costruzione in 

parola sarebbe ancora sempre la stalla eretta nel 1800 e già oggetto del 

precedente procedimento no. 353/98 davanti al Tribunale amministrativo. 

Considerando in diritto:

1. Per quanto concerne l’ammissibilità del ricorso dinnanzi al Tribunale 

amministrativo, l’art. 49 cpv. 3 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA) 

parifica alle decisioni anche il diniego di giustizia e la ritardata giustizia, 

nonché atti materiali che attentano ai diritti e ai doveri di persone. Mentre 

quindi in precedenza la passività di un’autorità era censurabile solamente 

presso l’autorità di vigilanza, con l’entrata in vigore della nuova LGA il 1. 

gennaio 2007, anche il diniego di giustizia e la ritardata giustizia sono deferibili 

a questo Giudice dalla persona colpita come qualsiasi altra decisione. La 

competenza di questo Giudice a statuire sulla questione è pertanto data.

2. Qualora un rimedio giuridico sia evidentemente inammissibile o 

evidentemente fondato o infondato, il presidente della camera competente 

decide, in virtù dell’art. 12 cpv. 3 della legge sull’organizzazione giudiziaria 

(LOG), in qualità di giudice unico. Poiché per i motivi che verranno meglio 

esposti nei considerandi che seguono il ricorso è manifestamente infondato, 

la competenza è nell’evenienza del giudice unico. 

3. Anche la legittimazione del ricorrente non può essere messa in discussione 

non essendo comunque solo lo statuto di proprietario ad accordare all’istante 

la qualità per agire in giustizia. Giusta l’art. 50 LGA, è legittimato al ricorso 

chiunque sia interessato dalla decisione impugnata e abbia un interesse 

tutelabile all’abrogazione o alla modica della decisione o chiunque vi sia 

autorizzato in base ad una prescrizione speciale. Per essere legittimata al 

ricorso, la persona deve essere interessata dal procedimento più di quanto 

potrebbe esserlo qualsiasi altro cittadino e deve avere con l’oggetto litigioso 

un rapporto stretto, particolare e degno di protezione. Il ricorso volto al 

semplice rispetto della normativa vigente (STF 1A.71, 73/2000, 1P.121 e 

129/2000) o alla pura tutela di interessi di terzi è inammissibile. L'interesse del 

ricorrente può pertanto essere anche solo un interesse di fatto. Deve 

comunque in ogni caso esser degno di giudizio nell'ambito del contenzioso. 

Questo presupposto è adempiuto qualora la situazione di fatto o di diritto del 

ricorrente possa essere direttamente influenzata dall'esito della vertenza. 

Indipendentemente quindi dalla questione di sapere chi sia proprietario del 

fondo, poiché l’istante usufruisce del fondo no. 2075 in modo particolare egli 

è legittimato ad intervenire contro il fautore di una pretesa costruzione illegale 

sul fondo adiacente (cf. PTA 2007 no. 34 e 1997 no. 56). 

4. a) Il diritto dell’amministrato a che la sua causa venga trattata in maniera equa 

ai sensi dell’art. 29 cpv. 1 della Costituzione federale (CF) comprende, in 

primo luogo, il diritto a un esame effettivo della sua domanda, che deve 

sfociare in una risposta da parte dell’autorità adita. L’autorità che rifiuta di 

entrare in materia di una domanda o di un ricorso si rende quindi colpevole di 

un diniego di giustizia (M. Hottelier, Les garanties de procédure, in D. 

Thürer/J.F. Aubert/J.P. Müller (Hrsg.), Verfassungsrecht der Schweiz, Zurigo 

2001, p. 810; A. Auer/G. Malinverni/M. Hottelier, Droit constitutionnel suisse, 

Vol. II, Berna 2006, p. 570). La Costituzione federale è pure violata nel caso 

in cui l’autorità adita si dimostri certo pronta a emanare una decisione, ma ciò 

non avviene entro un termine ragionevole (STF del 18 luglio 2006 

2P.89/2006), tenuto conto della natura dell'affare nonché dell'insieme delle 

altre circostanze (DTF 107 Ib 164 cons. 3b e riferimenti). Irrilevanti sono le 

ragioni che hanno determinato il diniego di giustizia. Decisivo per l'interessato 

è unicamente il fatto che l'autorità non abbia agito del tutto o che non abbia 

agito in maniera tempestiva (DTF 108 V 20 cons. 4c e 103 V 195 cons. 3c). 

b) La nozione di termine ragionevole non si interpreta in modo puramente 

teorico. Nel giudicare l'esistenza di una ritardata giustizia, si deve procedere 

a una valutazione delle circostanze oggettive. Vi è, quindi, ritardata giustizia 

quando le circostanze che hanno condotto a un prolungamento della 

procedura, non appaiono oggettivamente giustificate (DTF 103 V 195 cons. 

3c in fine). Dottrina e giurisprudenza hanno stabilito che una ritardata giustizia 

può essere ammessa soltanto allorquando la competente autorità protrae più 

del dovuto la trattazione di un affare. Ciò non è il caso se essa prende dei 

provvedimenti positivi, ad esempio dei provvedimenti probatori supplementari. 

Qualora l'autorità si sia occupata di una vertenza senza notevole ritardo, una 

violazione della Costituzione può essere ammessa soltanto se determinati 

provvedimenti sono stati presi abusivamente (cfr. Meyer, Das 

Rechtsverzögerungsverbot nach Art. 4 BV, Tesi Berna 1985, p. 78 e 

riferimenti alla giurisprudenza federale). Secondo la giurisprudenza della 

Corte europea dei diritti dell’uomo, criteri rilevanti per stabilire se il principio 

della celerità ai sensi dell’art. 6 n. 1 CEDU è stato rispettato, sono la 

complessità del caso, il comportamento dell'amministrato e il comportamento 

dell’autorità. Nessuno dei criteri appena menzionati è, preso singolarmente, 

decisivo. La loro importanza varia a seconda delle circostanze specifiche di 

ogni causa, le quali impongono un apprezzamento globale (DTF 124 I 139, 

142 e i riferimenti ivi citati). Decisivo è unicamente se, in concreto, i motivi che 

hanno condotto a un ritardo nella procedura o nella decisione sono 

oggettivamente ingiustificati. Poco importa che il ritardo sia dovuto a un 

comportamento negligente dell’autorità o a un’altra circostanza (DTF 117 Ia 

197 cons. 1c, 107 Ib 164s.). 

c) Nell’evenienza, il ricorrente insorge contro il preteso ritardo di una decisione 

di allontanamento che teoricamente vorrebbe vedere eseguita a tre mesi dalla 

denuncia fatta e dieci giorni dopo essersi informato sull’andamento della 

pratica. In principio, la decisione di allontanamento di una costruzione illegale 

presuppone l’esplicazione di un distinta procedura volta, da un lato, a definire 

il carattere illegale o meno della costruzione, e, dall’altro, ad eventualmente 

accollare al perturbatore una contravvenzione. Prima di poter pretendere 

l’allontanamento del manufatto, l’autorità deve pertanto dare al committente 

la possibilità di esprimersi sulla pretesa infrazione commessa e di presentare 

una regolare domanda di costruzione in sanatoria, onde legalizzare la 

situazione. Se a posteriori è dato rilasciare una licenza di costruzione, non 

potrà evidentemente essere pretesa la demolizione dell’impianto anche se 

questo è stato eretto in violazione dell’ordinamento edilizio formale. Qualora 

invece non sia possibile il rilascio di una licenza di costruzione a posteriori si 

pone la questione di sapere se possa essere richiesta la demolizione della 

costruzione, in ossequio ai principi che regolano tale tipo di procedura (sulla 

questione vedi PTA 2007 no. 30). Tenuto conto di quanto precede, è chiaro 

che una decisione di demolizione di una pretesa costruzione illegale non può 

essere presa entro tre mesi dalla notifica dello stato d’illegalità. 

d) Concretamente, dopo la notifica pervenutale nell’aprile del 2009, l’autorità 

edilizia ha, il mese successivo, preso contatto con il vicino, invitandolo a 

determinarsi sulle censure sollevate. Alle osservazioni dell’interessato del 22 

giugno 2009 sono seguite: la trasmissione dei formulari per la domanda di 

costruzione (9 luglio 2009) ed a due riprese è stato prorogato il termine per la 

presentazione della domanda di costruzione (29 luglio e 6 agosto 2009). In 

data 1. settembre, all’autorità edilizia è stata introdotta la domanda di 

costruzione e questa ha tempestivamente, ovvero il 7 settembre 2009 

richiesto il rapporto del consulente edile, rapporto che è poi stato sollecitato 

una settimana più tardi. In considerazione dell’agire dell’autorità comunale 

non vi è pertanto allo stato attuale assolutamente alcun elemento per 

concludere ad una ritardata giustizia. Il rimedio giuridico della ritardata 

giustizia vuole tutelare il cittadino da immotivate lungaggini procedurali, ma 

non promuovere l’evasione di una pratica entro il minor tempo possibile o 

giusta quanto ritiene soggettivamente adeguata una delle parti in causa. 

Solitamente non vi à già ritardata giustizia se l’evasione si protrae solo pochi 

mesi oltre la normalità (vedi per il rifiuto di una ritardata giustizia STF del 4 

gennaio 2005 2P.337/2004 e per la sua ammissione DTF 129 V 411 e 125 V 

188 nonché RAMI 1997 U 286, p. 339s.). 

e) Ai sensi dell’art. 46 cpv. 3 dell’ordinanza cantonale sulla pianificazione 

territoriale (OPTC), le decisioni edilizie vanno notificate entro due mesi dalla 

chiusura dell’esposizione pubblica. Per progetti di costruzione con opposizioni 

il termine per l’evasione è al massimo di tre mesi e per i progetti più complicati 

che richiedono un esame d’impatto ambientale (EIA) di cinque mesi. L’istante 

pretende di poter dedurre una ritardata giustizia dall’inosservanza di tale 

disposto, considerando la denuncia fatta alla stregua di un’opposizione 

edilizia. La tesi si palesa però infondata. In primo luogo, la denuncia fatta 

dall’istante non può essere equiparata ad un’opposizione edilizia non essendo 

ancora stata presentata domanda di costruzione. La procedura a cui ha dato 

avvio l’autorità comunale non riguarda il semplice rilascio di una licenza di 

costruzione a posteriori (domanda introdotta del resto solo il 1. settembre 

2009 e quindi dopo la presentazione del presente ricorso), ma la ben più 

complessa procedura di licenza edilizia ed eventuale ripristino dello stato di 

legalità. Inoltre, come il TA ha già avuto modo di precisare (STA R 08 77 e 07 

90), anche se il disposto di cui all’art. 46 cpv. 3 OPC dovesse trovare 

applicazione, la sua violazione non avrebbe le conseguenze che l’istante 

pretende. Infatti, l’art. 5 cpv. 2 delle legge cantonale sulla pianificazione del 

territorio LPTC, precisa che le autorità evadono le domande nei “termini 

ordinatori” definiti nella presente legge e nell’ordinanza. Contrariamente al 

“termine perentorio”, che obbliga in termini assoluti il compimento di un’attività 

in quel determinato lasso di tempo, il “termine ordinatorio” vuole 

semplicemente strutturare un’attività amministrativa, indirizzandola verso 

determinate procedure ed esiti; il suo non rispetto non comporta né il 

verificarsi di scadenze né l’applicazione di sanzioni.

5. In conclusione, il ricorso è manifestamente infondato e va respinto. Poiché 

giusta l’art. 73 cpv. 1 LGA nella procedura di ricorso la parte soccombente 

deve di regola assumersi le spese, al ricorrente vengono accollate le spese 

del procedimento. 

Il giudice unico decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 200.--

- e le spese di cancelleria di fr. 219.--

totale fr. 419.--

il cui importo sarà versato da … entro trenta giorni dalla notifica della presente 

decisione all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, Coira.