# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a9fd41ab-a730-5da1-b411-6228a6c8fd54
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2009-10-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.10.2009 D-6133/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6133-2006_2009-10-05.pdf

## Full Text

Corte IV
D-6133/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  5  o t t o b r e  2 0 0 9

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione di François Badoud, giudice;
cancelliere Carlo Monti.

A._______, 
B._______ e 
C._______, 
ricorrenti,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 7 settembre 2006 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-6133/2006

Fatti:

A.
Il 19 luglio 2006, le interessate, di etnia khalkha e con ultimo domicilio 
fin  dalla  nascita  ad  Ulaanbaatar,  hanno  presentato  una  domanda 
d'asilo in Svizzera. A._______ ha dichiarato, in sostanza e per quanto 
è  qui  di  rilievo,  di  essere  stata  maltrattata  nonché  costretta  a 
prostituirsi  dal  suo  fidanzato  B._______.  Il  10  maggio  2006, 
quest'ultimo l'avrebbe portata in  un cimitero,  l'avrebbe spinta  in  una 
buca, le avrebbe urinato addosso e l'avrebbe minacciata costringen-
dola  così a  prostituirsi  in  due  occasioni.  Il  3  giugno  2006,  avrebbe 
segnalato il suo fidanzato alla polizia, la quale, l'avrebbe prontamente 
arrestato  lo  stesso  giorno. Il  4  giugno  2006,  la  richiedente  sarebbe 
stata minacciata per telefono da uno sconosciuto che sarebbe stato al 
corrente della sua storia. La sera del medesimo giorno, ella sarebbe 
andata a casa di un'amica per due settimane e sarebbe poi tornata a 
casa,  oppure  sarebbe  andata  da  altri  amici  (cfr.  audizioni  del 
9 agosto 2006 pag. 6 e del 31 agosto 2006 pag. 6). In seguito, avrebbe 
deciso  di  espatriare  insieme  alle  sue  figlie  l'11  luglio  2006  per  la 
situazione  socio-economica,  per  il  timore  di  subire  rappresaglie  dal 
suo fidanzato, oppure dall'uomo sconosciuto, nonché di subire ulteriori 
pestaggi  dal  suo  patrigno,  il  quale  l'avrebbe  spesso  picchiata  e  le 
avrebbe rotto un dente tre anni prima (cfr. audizioni del 9 agosto 2006 
pag. 5 e del 31 agosto 2006 pag. 11).

B.
Con  decisione  del  7  settembre  2006,  notificata  alle  interessate  il 
giorno medesimo (cfr. avviso di ricevimento agli atti), l'UFM ha respinto 
la domanda d'asilo. Detto Ufficio ha pure pronunciato l'allontanamento 
delle  richiedenti  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento 
verso il loro Paese d'origine, siccome lecita, esigibile e possibile.

C.
Il  9  ottobre  2006,  le  interessate,  hanno inoltrato  ricorso  dinanzi  alla 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  (CRA) contro  la 
menzionata decisione dell'UFM. Hanno chiesto, in via principale, l'an-
nullamento della decisione impugnata, la concessione dell'asilo e, in 
via sussidiaria, l'ammissione provvisoria. Hanno altresì presentato una 
domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-
mento delle spese processuali e del relativo anticipo.

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D.
Il  24  ottobre  2006,  la  CRA ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di 
motivi  particolari  (art. 63 cpv. 4 della  legge federale sulla  procedura 
amministrativa del  20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]),  a  chiedere 
alle insorgenti il versamento di un anticipo a copertura delle presumi-
bili spese processuali.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art. 31 e art. 33 lett. d della legge 
sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005 
[LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del  26 giugno 1998 
[LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d della legge sul Tribunale federale del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Il TAF osserva, altresì, che dal 1° gennaio 2007 giudica, in quanto 
sia competente, i ricorsi pendenti al 31 dicembre 2006 presso le com-
missioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi dei 
dipartimenti. Il  giudizio si svolge secondo il  nuovo diritto processuale 
(art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni  transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 come pure all'art. 50 e all'art. 52 PA.

3.
3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

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4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.
Giusta  l'art. 111a cpv. 1  LAsi,  il  TAF può rinunciare  allo  scambio  di 
scritti.

6.
6.1 Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato contraddittorie, 
non  conformi  alla  realtà  ed  alla  logica  dell'agire,  non  rilevanti  in 
materia  d'asilo  nonché  inverosimili  le  allegazioni  delle  richiedenti 
concernenti la loro domanda d'asilo. A._______ avrebbe asserito nella 
prima  audizione  che  il  suo  fidanzato  l'avrebbe  richiamata  la  sera 
seguente al 10 maggio 2006, mentre durante la seconda audizione ha 
dichiarato  che  egli  l'avrebbe  richiamata  una  settimana  dopo  i  fatti 
accaduti al cimitero. Inoltre, avrebbe segnalato nella prima audizione 
di essere tornata a casa sua dopo il soggiorno presso una sua amica 
per poi indicare nella seconda audizione di essere rimasta presso altri 
amici. Peraltro, sarebbe illogico che la richiedente abbia denunciato il 
suo fidanzato e non abbia provveduto a sporgere denuncia contro lo 
sconosciuto che l'avrebbe chiamata, giustificandosi con il fatto che non 
avrebbe avuto le sue generalità. Pertanto, l'UFM ha concluso che le 
allegazioni  presentate  non  soddisferebbero  le  condi-zioni  di 
verosimiglianza  previste  dall'art.  7  LAsi.  In  aggiunta,  sarebbero 
irrilevanti,  privi  di  alcun  legame  temporale  nonché  oggettivo  tra  i 
problemi  allegati  circa  il  suo  patrigno,  il  quale  beveva  e  l'avrebbe 
picchiata tre anni prima, ed i fatti che l'avrebbero indotta ad espatriare 
a  luglio  del  2006.  Per  conseguenza,  non  sarebbe  riconosciuta  la 
qualità di rifugiato nella fattispecie.

6.2 Nel gravame, le insorgenti hanno affermato, in sostanza, che non 
sarebbe corretto respingere la loro domanda d'asilo sulla base di due 
sole contraddizioni, senza tenere conto dell'insieme dei loro problemi. 
In merito a tali contraddizioni  Solongo  Davaatseren ha segnalato che 
sarebbero  corrette  le  versioni  fornite  nell'ambito  della  seconda 
audizione. Inoltre, ha indicato di essere stata molto nervosa e di non 
avere  avuto  abbastanza  tempo  per  presentare  un  racconto  più 
dettagliato,  oppure  di  non  avere  prestato  attenzione  alla  traduzione 

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nella prima audizione. Infine, ha precisato che, dopo le due settimane 
passate dalla sua amica, sarebbe tornata a casa per prendere le sue 
cose ed avrebbe poi vissuto presso amici e conoscenti fino alla par-
tenza.

7.
7.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte a tali  pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposi-
zione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, nonché 
le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile. 
Occorre  altresì tenere  conto  dei  motivi  di  fuga specifici  della  condi-
zione femminile (art. 3 LAsi).

7.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato. Per poter  ammettere  la  verosi-
miglianza, ai sensi dell'art. 7 LAsi, delle dichiarazioni determinanti rese 
da un richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado 
di  convinzione logica tale da prevalere in  modo preponderante  sulla 
possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria 
(Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 
in materia d'asilo [GICRA] 1993 n. 21). In altri termini, le dichiarazioni 
devono essere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero 
non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione (altrettanto 
o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e 
nemmeno con altri dati o elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla vero-
simiglianza dev'essere il frutto di una valutazione complessiva, e non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili 
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudi-
cante (GICRA 1995 n. 23).

7.3 Secondo la teoria della protezione (Schutztheorie), una persecu-
zione, di cui gli autori non sono né lo Stato, né uno dei suoi organi, né 
un'entità  quasi  statale,  è  determinante  per  il  riconoscimento  della 
qualità  di  rifugiato,  se  la  vittima  non  può  ottenere  una  protezione 
adeguata  dal  suo Paese d'origine  (principio  della  sussidiarietà  della 
protezione  internazionale).  Lo  Stato  non  è  tenuto  a  garantire  una 

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protezione  assoluta  e  durevole  a  tutti  i  cittadini  in  ogni  luogo 
(GICRA 1996 n. 18). Tuttavia, tale protezione deve assumere un carat-
tere  effettivo e  ragionevole. Lo  Stato  non può prevenire ogni  tipo di 
attacchi, ma può proibirli e sanzionarli. Se i comportamenti illegittimi di 
terzi  sono  oggetto  di  inchieste  e  sanzioni  sistematiche,  lo  Stato 
adempie  in  generale  al  suo obbligo  di  protezione. Inoltre,  un  richie-
dente  l'asilo  può  essere  obbligato  a  chiedere  la  protezione  del  suo 
Paese d'origine,  se essa è appropriata,  ossia se è suscettibile  d'es-
sere ottenuta da strutture di protezione interne funzionanti ed efficienti 
(GICRA 2006 n. 18).

8.
8.1 Il TAF osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità inferiore 
nella  decisione  impugnata,  le  dichiarazioni  decisive  rese  dalle 
ricorrenti  in  corso  di  procedura  s'esauriscono  in  mere  ed  imprecise 
affermazioni di parte, non corroborate dal benché minimo elemento di 
seria  consistenza.  Inoltre,  le  insorgenti  si  sono  limitate  a  mere 
congetture, non fondate su alcun indizio oggettivo, con riferimento agli 
evocati  fatti.  Invero,  in  merito  alle  contraddizioni  rilevate  dall'UFM, 
A._______ si è limitata a ribadire le versioni fornite durante la seconda 
audizione. In  tale  ambito non la  soccorrono le  mere allegazioni  non 
corroborate  secondo  cui  nell'ambito  della  prima  audizione  sarebbe 
stata  molto  nervosa,  non  avrebbe  avuto  il  tempo  necessario  per 
presentare un racconto più dettagliato, oppure non avrebbe prestato 
attenzione alla traduzione. Infatti,  tale audizione è durata due ore ed 
anche se fosse stata nervosa, avrebbe avuto tempo a sufficienza per 
cambiare la versione presentata dei fatti al momento della rilettura del 
verbale. Inoltre,  non  vi  è  alcun  indizio  agli  atti  di  causa  per  potere 
ritenere  che  la  stessa  non  fosse  stata  in  grado  di  sostenere 
un'audizione,  tanto  più che  la  stessa  non  ha  fatto  valere  alcun 
problema di salute (cfr. audizione del 9 agosto 2006 pag. 7). Peraltro, 
non  ha  contestato  né  la  contraddizione  circa  la  data  quando  il  suo 
fidanzato l'avrebbe richiamata dopo i fatti  del 10 maggio 2006, né la 
mancata denuncia dello sconosciuto che l'avrebbe chiamata. Del resto, 
non  è  riuscita  a  dimostrare  che  le  autorità  mongole  non  le 
accorderebbero  un'appropriata  protezione  contro  l'eventuale  futuro 
agire illegittimo di terzi nei suoi confronti. Difatti, l'autrice del gravame 
stessa  ha  dichiarato  che  le  forze  dell'ordine  sono  intervenute  in 
seguito  alla  denuncia  sporta  ed  hanno  fermato  il  suo  fidanzato  lo 
stesso  giorno.  Per  di  più,  va  rilevato  che,  avendo  rinunciato  a 
segnalare  alle  autorità  in  loco  i  fatti  del  4  giugno  2006,  ossia  la 

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chiamata  anonima,  la  ricorrente  stessa  ha  impedito  alle  autorità  di 
proteggerla. Visto quanto precede, questo Tribunale ritiene che l'UFM 
ha  rettamente  considerato  le  dichiarazioni  delle  ricorrenti  come non 
realizzanti  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste  dall'art.  7  LAsi. 
Infine,  va  considerato  che  i  motivi  fatti  valere  nell'ambito  della 
procedura in esame, ovvero la situazione socio-economica e le perse-
cuzioni  da  parte  di  terzi,  ossia  del  patrigno,  sono,  come  facilmente 
riconoscibile,  palesemente  irrilevanti  e  non  costituiscono,  di  per  sé, 
degli  indizi  propri  a  giustificare  né  la  qualità  di  rifugiato  ai  sensi 
dell'art. 3 LAsi,  né,  tanto  meno,  la  concessione  della  protezione 
provvisoria  giusta  gli  art.  66  e  segg.  LAsi  (che  presuppone  una 
decisione di  principio del Consiglio federale che non è notoriamente 
data nel caso concreto). Di conseguenza, l'UFM ha altresì rettamente 
considerato  tali dichiarazioni  delle  ricorrenti  come  non  realizzanti  i 
requisiti della qualità di rifugiato previste dall'art. 3 LAsi.

8.2 In considerazione di  quanto esposto, il  ricorso sul  punto di  que-
stione dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo fondamento,  non 
merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

9.
I ricorrenti  non  adempiono  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1 e cpv. 2 ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordi-
nanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 
[OAsi 1, RS 142.311]).

10.
10.1 Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
l'art. 83 della  legge  federale  del  16  dicembre  2005  sugli  stranieri 
(LStr, RS  142.20) prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile  (cpv.  3), 
esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento di 
una  di  queste  condizioni,  l'Ufficio  federale  dispone  l'ammissione 
provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStr).

10.2
10.2.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  8  del  presente 
giudizio, non emergono dalle  carte  processuali  neppure elementi  da 
cui desumere che l'esecuzione dell'allontanamento delle insorgenti in 
Mongolia possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 

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(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 
(LStr, RS 142.20).

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del  rimpatrio,  in  particolare  l'art.  3  della  Convenzione  per  la  salva-
guardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  l'art. 3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). L'applica-
zione  di  tali  disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e 
concrete ragioni  per  ritenere che lo  straniero possa essere esposto, 
nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari a 
detti  articoli; spetta  all'interessato di  rendere plausibile  l'esistenza di 
siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui 
le  ricorrenti  possano  essere  esposte  in  caso  di  rimpatrio  al  rischio 
reale ed immediato di un trattamento contrario a siffatte disposizioni. In 
altri termini, quest'ultime non hanno saputo fornire un insieme d'indizi, 
oppure presunzioni non contraddette, sufficientemente gravi, precisi e 
concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti 
che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate.

10.2.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

10.3
10.3.1 Inoltre,  il  TAF osserva  nondimeno  che  in  Mongolia  non  vige 
attualmente una situazione di guerra, guerra civile o violenza genera-
lizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella totalità del ter-
ritorio nazionale.

10.3.2 Quanto alla situazione personale delle insorgenti, le medesime 
sono giovani e Solongo Davaatseren ha una certa esperienza profes-
sionale  quale  interprete  e  manicure.  Inoltre,  dispone  di  una  rete 
sociale  in  patria,  segnatamente  sua  nonna  ad  Ulaanbaatar  e  l'ex 
marito, dal quale potrebbe chiedere aiuto per il sostentamento per le 
sue figlie (cfr. certificato di divorzio del 15 agosto 2008 agli atti nonché 

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audizioni del 9 agosto 2006 pag. 3 e del 31 agosto 2006 pag. 2). Non 
hanno,  altresì,  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di 
salute  che  possano  giustificare  un'ammissione  provvisoria 
(GICRA 2003  n.  24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di 
causa  emerga  la  necessità  di  una  permanenza  delle  autrici  del 
gravame in Svizzera per motivi medici. In siffatte circostanze, l'autorità 
inferiore  ha  rettamente  ritenuto  siccome  adempiti  i  presupposti  per 
formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive 
possibilità per le stesse di un adeguato reinserimento sociale nel loro 
Paese d'origine.

10.3.3 In considerazione di quanto precede, l'esecuzione dell'allonta-
namento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie.

10.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Infatti, le ricor-
renti,  usando  della  dovuta  diligenza  potranno  procurarsi  ogni  docu-
mento  necessario  al  rimpatrio.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è 
dunque pure possibile.

11.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia  d'allontana-
mento  e  relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e  la  querelata 
decisione confermata.

12.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura semplifi-
cata (art. 111a cpv. 2 LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di un 
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

13.
13.1 Ritenute le allegazioni ricorsuali  sprovviste di probabilità d'esito 
favorevole,  la  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della 
dispensa  dal  pagamento  delle  spese  processuali,  è  respinta 
(art. 65 cpv. 1 PA),

13.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  delle  ricorrenti 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dalle 
spese processuali, è respinta.

3.
Le  spese  processuali,  di  CHF  600.-,  sono  poste  a  carico  delle 
ricorrenti. Tale ammontare dev'essere versato alla cassa del Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Comunicazione a:

- ricorrenti (plico raccomandato; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione Soggiorno (in copia; n. di rif. N [...]; allegato: incarto 

UFM)
- E._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

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