# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9704b828-8571-592c-adbd-a68d116d50da
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-03-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 15.03.2012 11.2011.155
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2011-155_2012-03-15.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2011.155

  	
  Lugano,

  15 marzo 2012/rs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Celio e Cerutti, supplente straordinario

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Billia 

  

 

 

sedente per statuire nella causa SO.2011.251
(protezione dell'unione coniugale) della Pretura della giurisdizione di Locarno
Città promossa con istanza del 28 aprile 2011 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  (patrocinata dall'avv.  PA 2 ) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinato dall'avv.  PA 1 ),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello del 17 ottobre 2011
presentato da AP 1 contro la decisione emessa dal Pretore il 29 settembre 2011;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP 1 (1967) e AO 1
(1973) si sono sposati a __________ il 13 ottobre 1995. Dal matrimonio sono
nate E__________, il 18 febbraio 1997, e V__________, il 24 ottobre 2001. Il
marito, farmacista, gestisce come dipendente all'80% la farmacia del padre __________
a __________. La moglie lavora dall'inizio del 2011 al 40% per lo studio __________
a __________. Soprattutto durante l'estate essa è attiva inoltre per l'__________.
I coniugi vivono separati dal 17 aprile 2011, quando AO 1 ha lasciato
l'abitazione familiare di __________ per trasferirsi con le figlie in un
appartamento a __________.

                                      

                                  B.   Il
28 aprile 2011 AO 1 si è rivolta al Pretore della giurisdi­zione di Locarno
Città con un'istanza a protezione dell'unione coniugale per ottenere
l'autorizzazione a vivere separata, l'affidamento di E__________ e V__________
(riservato il diritto di visita paterno), un contributo alimentare per sé di
fr. 2675.– mensili e uno per le figlie di fr. 1800.­­– mensili ciascuna, il
versamento di 

                                         fr. 20 000.– per l'acquisto del mobilio destinato alla nuova abitazione, l'assunzione
da parte del marito dei costi per le cure dentarie delle figlie (non coperti
dalla cassa malati) e la consegna di un piano digitale. Identiche richieste
essa ha avanzato già in via cautelare, postulando una provvigione ad litem
di fr. 5000.–.

 

                                  C.   All'udienza
del 20 maggio 2011, indetta per la discussione, AP 1 ha postulato anch'egli
l'autorizzazione a vivere separato, ha chiesto l'assegnazione dell'abitazione
coniugale (esclusi gli oggetti personali dell'istante), ha auspicato la
custodia congiunta delle figlie, ha offerto un contributo alimentare per la moglie
di fr. 500.– mensili fino al 31 dicembre 2011, uno per E__________ di fr. 1100.–
mensili (assegni familiari compresi), uno per V__________ di fr. 900.– mensili
fino all'ottobre del 2013 e di fr. 1100.– mensili in seguito (assegni
familiari compresi), proponendo di respingere ogni altra richiesta della
moglie. AO 1 ha replicato, confermandosi nelle proprie domande, salvo aumentare
la richiesta di contributo alimentare per E__________ a fr. 1880.– mensili
e ridurre quella per V__________ a fr. 1700.– mensili. Entrambe le parti hanno notificato
prove.

                                      

                                  D.   L'8
giugno 2011 E__________ e V__________ sono state sentite dal Pretore, che il 26
luglio e il 17 agosto 2011 ha ammesso la produzione di determinati documenti.
Terminata l'istruttoria, al dibattimento finale del 30 agosto 2011 AO 1 ha ribadito
le proprie domande, tranne far decorrere i contributi richiesti dal 1° maggio
2011 e ridurre l'ammontare di quello per sé a fr. 1768.– mensili, così come
la pretesa per l'acquisto del mobilio a fr. 10 000.–. AP 1 ha reiterato anch'egli le proprie richieste,
aumentando tuttavia l'offerta di contributo alimentare per E__________ a
fr. 1300.– mensili (assegni familiari compresi), rispettivamente quella per
V__________ a fr. 1100.– mensili fino all'ottobre del 2013 e a fr. 1300.– mensili
in seguito (assegni familiari compresi).

 

                                  E.   Con decisione
del 29 settembre 2011 il Pretore ha autorizzato i coniugi a vivere separati dal
17 aprile 2011, ha attribuito l'abitazione coniugale al marito (suppellettili
comprese), ha affidato le figlie alla moglie, ha regolato il diritto di visita
paterno, e ha condannato AP 1 a versare dal 1° maggio 2011 un contributo alimentare
per la moglie di fr. 1355.– mensili, uno per E__________ di fr. 1985.–
mensili (assegni familiari compresi) e uno per V__________ di fr. 1570.–
mensili (assegni familiari compresi). Le spese processuali di fr. 1000.– sono
state poste per un quinto a carico dell'istante e per il resto a carico del convenuto,
con obbligo di rifondere alla moglie fr. 1500.– per ripetibili ridotte. Un'istanza
di interpretazione presentata dall'istante il 24 ottobre 2011 è stata respinta
dal Pretore con decisione del 28 ottobre 2011.

 

                                  F.   Nel
frattempo AP 1 è insorto a questa Camera contro la decisione del 29 settembre
2011 con un appello del 17 ottobre 2011 nel quale chiede di ridurre il
contributo alimentare per la moglie a fr. 500.– mensili fino al 31
dicembre 2011, sopprimendolo in seguito, e di ridurre quello per E__________ a
fr. 1600.– mensili, come pure quello per V__________ a fr. 1275.– mensili.
Nelle sue osservazioni del 14 novembre 2011 AO 1 propone di respingere
l'appello e postula l'esecuzione anticipata della decisione impugnata. Il 7
marzo 2012 AP 1 ha sollecitato da parte sua la concessione dell'effetto sospensivo
all'appello.

 

Considerando

                                         

in diritto:                  1.   Le misure a protezione dell'unione coniugale (art. 172 segg. CC)
sono emanate, dal 1° gennaio 2011, con la procedura som­maria dell'art. 271
segg. CPC, in esito alla quale il Pretore statuisce mediante decisione impugnabile
entro 10 giorni (art. 314 cpv. 1 CPC). Se l'appello verte esclusivamente su
questioni patrimoniali, il valore litigioso secondo l'ultima conclusione
riconosciuta nella decisione impugnata dev'essere di almeno fr. 10 000.– (art. 308
cpv. 2 CPC). In concreto tale presupposto è senz'altro dato, ove appena si
consideri l'entità dei contributi alimentari in discus­sione al dibattimento
finale davanti al Pretore. Introdotto l'ultimo giorno utile (la sentenza
impugnata è stata notificata al convenuto il 6 ottobre 2011), l'appello in
esame è inoltre tempestivo.

 

                                   2.   Al
memoriale l'appellante acclude una lettera del 12 ottobre 2011 in cui suo padre __________ comunica a una dipendente della farmacia di avere ridotto dal
febbraio del 2010 il grado d'oc­cupazione del figlio. Ora, nelle procedure
rette dal principio inqui­sitorio, anche solo “attenuato”, documenti nuovi sono
ammissibili “fino alla deliberazione della sentenza”, il tribunale dovendo chiarire
i fatti d'ufficio (art. 229 cpv. 3 CPC). Ciò vale anche in appello (Jeandin in: Code de procedure civile
commenté, Basilea 2011, n. 9 in fine ad art. 317), di modo che nelle cause
governate dal principio inquisitorio le restrizioni dell'art. 317 cpv. 1 CPC
non si applicano. Il documento in rassegna è pertanto ricevibile. Circa la sua
rilevanza ai fini del giudizio, si dirà in appresso (con­sid. 4).

 

                                   3.   Litigiosi
rimangono in questa sede i contributi alimentari per la moglie e le figlie. A
tal fine il Pretore ha accertato il reddito del convenuto in fr. 8815.– netti mensili
a fronte di un fabbisogno mi­nimo di fr. 2890.70 mensili (minimo esistenziale
del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo dell'alloggio fr. 1000.–, premio della
cassa malati fr. 284.55, premio dell'assicurazione economia domestica fr.
41.75, assicurazione RC privata fr. 14.40, costi d'automobile fr. 150.–, imposte
fr. 200.–). Quanto alla moglie, egli ne ha calcolato le entrate in complessivi
fr. 2383.95 netti mensili (stipendio della __________ fr. 1853.70, compenso
dell'__________ fr. 530.25), stabilendone il fabbisogno minimo in fr. 2727.50
(recte: fr. 2777.50) mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo per
genitore affidatario fr. 1350.–, locazione fr. 708.35 [già dedotte le quote
comprese nel fabbisogno in denaro delle figlie], premio della cassa malati fr.
569.15, costi d'automobile fr. 150.–). Il fabbisogno in denaro di E__________ è
stato stimato in fr. 1985.– e quello di V__________ in fr. 1570.– mensili. Constatata
un'eccedenza di fr. 2025.75 (recte: fr. 1975.75) mensili, il Pretore ha condannato AP 1 a versare dal 1° maggio
2011 un contributo alimentare per la moglie di fr. 1355.– mensili, uno per
E__________ di fr. 1985.– mensili (assegni familiari compresi) e uno per V__________
di fr. 1570.– mensili (assegni familiari compresi).

 

                                   4.   L'appellante
si duole anzitutto che il Pretore gli abbia imputato il reddito dal lui conseguito
fino al marzo del 2011 (fr. 8815.– netti mensili, tredicesima e assegni familiari
compresi), rifiutando il fatto che dopo di allora egli si sia visto ridurre il
grado d'occupazio­ne all'80% e – di conseguenza – lo stipendio a fr. 7063.–
netti mensili. Il Pretore ha motivato il reddito ipotetico con l'argomento che
la riduzione del tempo di lavoro è avvenuta proprio in conco­mitanza con
l'introduzione della procedura a tutela dell'unione coniugale da parte della
moglie (aprile del 2011) e che AP 1 avrebbe potuto evitare la decurtazione dello
stipendio d'intesa con il padre, non essendo dato di capire come mai questi
abbia diminuito la retribuzione del figlio per tenere al proprio servizio una
farmacista assistente al 40%. E seppure fosse vero che quando vivevano assieme
i coniugi si erano accordati per una riduzione del tempo di lavoro del marito e
un aumento “com­pensativo” dell'attività lucrativa della moglie – ha soggiunto
il primo giudice – nulla rende verosimile che dopo la separazione di fatto AP 1
non potesse ritrovare il suo lavoro a tempo pieno (decisione impugnata, consid.
9.4 lett. B).

 

                                         Che la
fine della vita in comune non precluda ai coniugi il diritto di conservare –
per quanto possibile – il tenore di vista precedente è vero. Un coniuge non va quindi
tenuto, di regola, a intraprendere o a estendere un'attività lucrativa se il
bilancio familiare consente di finanziare due economie domestiche separate, nonostante
le restrizio­ni imposte dalle circostanze (RtiD II-2005 pag. 706 consid. 4b con
richiamo). Di tale conseguenza tuttavia l'appellante non può giovarsi. Certo,
dal 1° aprile 2011 il padre gli ha ridotto lo stipendio del 20% (decisione
impugnata, pag. 19 in alto) e i coniugi si sono separati in seguito, il 17
aprile successivo. Tuttavia, a prescindere dalla “tempistica abbastanza sospetta”
cui accenna il Pretore (decisione impugnata, pag. 20 a metà), ciò non esonerava l'appellante dal cercare di ricuperare la sua piena capacità lucrativa.
Non si disconosce che l'appellante evoca un accordo intercorso con la moglie,
la quale avrebbe consentito a una riduzione del suo grado d'occupazione, impegnandosi
in compenso ad aumentare il proprio (sentenza impugnata, loc. cit.). Non
risulta però – né l'appellante asserisce – che tale accordo, per altro contestato
da AO 1 (osservazioni all'appello, pag. 3 e 7 in basso), dovesse valere anche in caso di separazione. Quando i coniugi vivevano insieme il marito
lavorava a tempo pieno e la moglie a tempo parziale. Tale era il riparto dei
ruoli assunto all'interno della famiglia. Che quel riparto fosse destinato a
modificarsi nel caso in cui i coniugi avessero continuato a vivere insieme è
possibile. Sta di fatto ch'essi si sono separati. E ai fini di una procedura a
tutela dell'unione coniugale si tiene conto della suddivisione dei ruoli da
loro assunta durante la comunione domestica (RtiD II-2005 pag. 706 consid. 4c
con rinvio), non di quella ch'essi avrebbero assunto in un futuro ormai senza
oggetto (la vita in comune essendo venuta a mancare).

 

                                         Nelle
circostanze descritte l'appellante avrebbe dovuto attivarsi così per ritrovare un'attività
lucrativa a tempo pieno. Non consta però ch'egli abbia compiuto un qualsiasi
sforzo, né egli pretende di avere tentato almeno di convincere il padre a non ridurgli
il tempo di lavoro, tenuto conto del fatto che sua madre – la quale lavora anch'essa
nella farmacia (decisione impugnata, pag. 21 a metà) – aveva deciso di ridurre il proprio grado d'occupazione (dell'80%) “per dedicarsi maggiormente e meritatamente
alle nipotine e a suoi hobby” (documento nuovo prodotto in appello). Il computo
di un reddito potenziale non ha carattere di penalità. Il coniuge tuttavia che,
pur avendone modo, nulla intraprende per ricuperare una capacità lucrativa
perduta (in tutto o in parte) non può dolersi poi se si vede imputare dal
giudice il reddito che, dando prova di buona volontà, avrebbe potuto conseguire.
È il caso di AP 1, il quale si è semplicemente accomodato della riduzione di
stipendio praticatagli dal padre. Egli obietta che quest'ultimo non era tenuto
a privilegiarlo rispetto alla farmacista assistente impiegata al 40% (la quale
ha subìto a sua volta una riduzione del 10%), ma non pretende che il tentativo
fosse votato all'insuccesso né che gli fosse impossibile o che non fosse conveniente
per lui impiegarsi altrove al 100%. Su questo punto la decisione del Pretore
resiste pertanto alla critica.

 

                                   5.   Per quanto attiene al reddito della moglie, il convenuto sostiene
che il Pretore ha rifiutato a torto di computare nelle entrate di lei le
indennità erogate dal Comune di __________ per sedute commissionali (fr. 75.10
mensili), AO 1 non avendo documentato il cambiamento di domicilio da __________
a __________. Il convenuto stesso aveva rilevato tuttavia, nel proprio
“riassunto scritto delle allegazioni orali” (accluso al verbale del 20 maggio
2011), che “l'istante ha lasciato l'abitazione coniugale di __________ per
trasferirsi a __________, dove si suppone che ella sia ora domiciliata” (pag. 2 a metà). All'udienza di quel giorno l'istante ha confermato in replica di avere lasciato la carica
di consigliera comunale (verbale, pag. 2, ad 2), ciò che in duplica il marito
non ha revocato in dubbio. Pretendere ora che AO 1 sia tuttora domiciliata a __________
non è serio. In proposito l'appello non merita altra disamina.

                                      

                                   6.   Secondo
l'appellante il fabbisogno minimo della moglie, calcolato dal Pretore in fr.
2727.50 (recte: 2777.50) mensili, non eccede in realtà fr. 2251.19
mensili. Egli critica l'ammontare della locazione (fr. 708.35, già dedotte le
quote per il costo dell'alloggio comprese nel fabbisogno in denaro delle figlie),
il premio dell'assicurazione complementare contro le malattie per la degenza
ospedaliera in classe privata (fr. 188.80 mensili) e i costi d'automobile
(fr. 150.– mensili).

 

                                         a)   Per quanto riguarda la locazione, il Pretore ha ricordato che il
concetto di uguaglianza non va inteso in senso quantitativo (parità di spesa), bensì
qualitativo (sentenza impugnata, pag. 16 a metà). Comunque sia, nel caso specifico non si intravede nemmeno una disparità quantitativa. Il convenuto è rimasto
nell'abitazione coniugale (proprietà dei genitori) e ha a disposizione per sé
solo un alloggio di 110 m², pagando un ca­none di fr. 1000.– mensili
(“riassunto scritto delle alle­ga­zio­ni orali” accluso al verbale del 20
maggio 2011, pag. 4). La moglie si è vista
riconoscere, per sé sola, una spesa di fr. 708.35 mensili (fr.
991.65 mensili sono compresi nel fabbisogno in denaro delle figlie). Non si
vede dove stia la disuguaglianza di trattamento in favore di lei. Che poi la
quota compresa nel fabbisogno in denaro delle figlie sia “sensibilmente
superiore a quanto incluso nelle tabelle edite dall'Ufficio della gioventù di
Zurigo” non è vero (le raccomandazioni prevedono un terzo della locazione
effettiva per il primo figlio e un quarto per il secondo: Amt für Jugend und
Berufsberatung des Kantons Zürich, Empfeh­lungen zur Bemessung von
Unterhaltsbeiträgen für Kinder, Zurigo 2000, pag. 13 in alto).

 

                                         b)   Quanto al premio della copertura complementare dell'assicurazione
in caso di ricovero ospedaliero, invano l'appellante censura l'inserimento del
relativo premio nel fabbisogno minimo della moglie per il fatto che il Pretore
non ha riconosciuto nel fabbisogno minimo di lui il premio – di tutt'altra
indole – pagato a titolo di previdenza individuale vincolata (decisione
impugnata, pag. 17 a metà). Per quel che è della copertura in caso di malattia
e degenza ospedaliera, il primo giudice ha riconosciuto a entrambi i coniugi il
premio effettivamente pagato per l'assicurazione di base e per quella complementare.
Non è caduto perciò in alcuna disparità di trattamento.

 

                                         c)   Il Pretore ha riconosciuto nel fabbisogno della moglie spese
d'automobile per fr. 150.– mensili. L'appellante afferma che la moglie non
dispone più del veicolo, di cui per altro non ha reso verosimile i costi. Non
contesta però che durante la vita in comune AO 1 adoperasse un'utilitaria,
veicolo di famiglia. Essa ha il diritto perciò di mantenere quel tenore di vita.
Del resto il Pretore ha inserito la stessa cifra (fr. 150.– mensili) anche nel
fabbisogno minimo dell'appellante. Criticare la decisione impugnata al riguardo
è fuori luogo.

 

                                   7.   Relativamente al proprio fabbisogno minimo, AP 1 lamenta che il Pretore
non gli abbia riconosciuto alcuna indennità per pasti fuori casa, non potendo
egli rientrare al domicilio durante la pausa di mezzogiorno. Il primo giudice
ha motivato ciò con l'argomento che dall'ascolto delle figlie è risultato come
egli possa usufruire di un piccolo appartamento sopra la farmacia, dove cucina
e consuma il pranzo (decisione impugnata, pag. 18 in alto). L'appellante obietta che il solo fatto di pranzare fuori casa implica il riconoscimento
di un'indennità, poiché comporta “maggiori costi”. Non spiega tuttavia in che
consistano tali “maggiori costi” se egli può usare senza spese aggiuntive una
cucina posta sopra la farmacia. Rimproverare al primo giudice “un manifesto
errore nell'accertamento dei fatti” manca al riguardo di ogni consistenza.

 

                                   8.   L'appellante
contesta inoltre i fabbisogni in denaro delle figlie, facendo valere che esse
pranzano mediamente tre volte e cenano mediamente tre volte e mezzo la settimana
da lui, ciò che giu­stifica di togliere un 40% alla posta che la tabella 2011
correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e dell'orientamento
professionale del Canton Zurigo prevede per il costo del vitto. Il fabbisogno
in denaro di E__________ si ridurrebbe così di fr. 144.– mensili (40% di fr.
360.–) e quello di V__________ di fr. 114.– mensili (40% di fr. 285.–).
Quest'ultima conclusione non è pertinente, poiché il fabbisogno in denaro delle
figlie non muta, che ai pasti sopperisca un genitore o sopperisca l'altro. Se
mai la questione è di sapere in che misura il genitore affidatario si veda
sgravare dai costi grazie all'intervento dell'altro.

 

                                         Ora, nell'ambito
di un abituale diritto di visita (di norma, un fine settimana su due) il
genitore non affidatario deve provvedere mediamente a un pranzo e a una cena la
settimana, senza che ciò giustifichi – per principio – diminuzioni del
contributo alimentare a suo carico. Nella fattispecie tuttavia la situazione è
notevolmente diversa, giacché AO 1 si vede esonerare dal costo di ben tre pran­zi
e tre cene la settimana per entrambe le figlie. Essa obietta che ciò non è
stato dimostrato, ma non pretende che non sia vero, tanto meno ove si consideri
che – almeno per quanto riguarda il pranzo – le figlie hanno sostanzial­mente
confermato al Pretore quanto afferma il padre (verbali del­l'8 giugno 2011,
primo foglio). Ne segue che, pur a un sommario esame come quello che governa le
procedure a tutela dell'unione coniugale, l'appellante afferma a ragione che la
moglie provvede al vitto delle figlie unicamente nella misura del 60%. Ai fini
del giudizio occorrerà tenere conto così che l'appellante (o i suoi parenti) ne
assicurano il restante 40%.

 

                                   9.   Infine
l'appellante avversa il metodo per il calcolo dei contributi ali­mentari
adottato dal Pretore, facendo valere che non si giustifica di dividere a metà
l'eccedenza del bilancio familiare, poiché in costanza di matrimonio i coniugi accantonavano
risparmi con regolarità, a scapito del loro tenore di vita. Invero l'art.
163 cpv. 1 CC non precisa quale criterio si applichi per la fissazione dei
contributi giusta l'art. 176 cpv. 1 n. 1 e cpv. 3 CC, limitandosi a disporre
che “i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al
debito mantenimento della famiglia”. Sicuramente conforme al diritto federale è
ad ogni modo il metodo – sempre adottato da questa Camera – che consiste nel dedurre
dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli minorenni,
suddividendo l'eccedenza a metà (RtiD I-2007 pag. 737 consid. 4a con richiami).
A tale principio è lecito derogare solo ove sia reso
verosimile che i coniugi non destinavano, durante la vita in comune, la
totalità dei loro red­diti al mantenimento della famiglia (DTF 119 II 317
consid. 4b; l'altra eccezione, enunciata in DTF 126 III 8, non riguarda il
Cantone Ticino, questa Camera non avendo mai calcolato i fabbisogni delle parti
nel modo ivi esposto). Altri criteri soggettivi non hanno rilievo giuridico:
per scostarsi dal riparto a metà dell'eccedenza il contributo spettante alla
moglie dovrebbe compor­tare – in altri termini – una sorta di liquidazione
anticipata del patrimonio coniugale, oppure dovrebbe far beneficiare la moglie,
durante la separazione, di un tenore di vita superiore a quello da essa avuto
durante la comunione domestica. Incombe all'appellante motivare e rendere verosimili
evenienze siffatte.

 

                                         Nell'appello
il convenuto fa notare che in costanza di matrimonio i coniugi sono riusciti a
risparmiare, dal 13 ottobre 1995 al 31 dicembre 2010, fr. 139 062.15, per una
media di fr. 761.98 mensili. A ciò si aggiunge, dal 1999, il premio di fr.
547.16 mensili da lui pagato alla __________ a titolo di previdenza
professionale vincolata (“pilastro 3a”). Ciò rende verosimile come i coniugi vivessero
sotto le loro possibilità, privilegiando il risparmio. L'opinione non può
essere condivisa. Di fronte a redditi per complessivi fr. 11 198.95 mensili le
cifre invocate dall'appellante non sono suscettive di rendere verosimile –
almeno a un sommario esame – un livello di vita particolar­mente sacrificato.
L'abituale divisione a metà dell'eccedenza non indizia quindi una liquidazione
anticipata del patrimonio coniugale, né risulta far beneficiare la moglie di un
tenore di vita superiore a quello avuto durante la comunione domestica. A
ragione l'appellante rimprovera al Pretore, piuttosto, di non avergli
riconosciuto nel fabbisogno minimo il premio di fr. 547.16 mensili pagato alla __________
per la citata previdenza professionale del “pilastro 3a”. Il primo giudice fa
notare che AP 1 risulta già affiliato a un istituto previdenziale del “secondo
pilastro” (decisione impugnata, pag. 17 a metà), ma non si vede perché ciò dovrebbe precludergli la possibilità di conservare il livello di vita anteriore
anche dal punto di vista previdenziale, il bilancio familiare essendo
agevolmente in grado di sopportare l'onere mensile (analogamente: I CCA, sentenza
inc. 11.2006.129 del 4 aprile 2011, consid. 6c con rinvio). In proposito
l'appello si rivela dunque provvisto di buon diritto.

                                   

10.Il quadro familiare delle entrate e
delle uscite si presenta, dopo quanto si è visto, come segue:

 

                                         reddito del marito                                                        fr.  
8 815.—

                                         reddito
della moglie                                                     fr.   2
383.95

                                                                                                                         fr.
11 198.95 mensili

                                         fabbisogno
minimo del marito                                      fr.   3 437.85

                                         fabbisogno
minimo della moglie                                   fr.   2 777.50

                                         fabbisogno
in denaro di E__________                           fr.   1 985.—

                                         fabbisogno
in denaro di V__________                           fr.   1 570.—

                                                                                                                         fr.
  9 770.35 mensili

                                         eccedenza                                                                 fr.
  1 428.60

                                         metà
eccedenza                                                         fr.      714.30
mensili

                                         Il marito può
conservare per sé:

                                         fr.
3437.85 + fr. 714.30 =                                             fr.   4 152.15
mensili,

                                         deve versare
alla moglie

                                         fr.
2777.50 + fr. 714.30 ./. fr. 2383.95 =                         fr.   1 107.85

                                         arrotondati
a                                                               fr.   1 110.—
mensili,

                                         deve versare
per E__________:

                                         fr.
1985.– ./. fr. 144.– =                                                fr.   1 841.—

                                         arrotondati
a                                                               fr.   1 840.—
mensili,

                                         conservando
fr. 144.– per il vitto della medesima,

                                         e versare per
V__________:

                                         fr.
1570.– ./. fr. 114.– =                                                fr.   1 456.—

                                         arrotondati
a                                                               fr.   1 455.—
mensili,

                                         conservando
fr. 114.– per il vitto della medesima.

 

                                         Entro i
limiti appena citati l'appello merita accoglimento.

 

                                11.   Le
spese della decisione odierna seguono la vicendevole soccombenza (art. 106 cpv.
2 CPC). L'appellante ottiene causa vinta per circa un quarto, ciò che
giustifica di addebitargli tre quarti della tassa di giustizia con obbligo di
rifondere a AO 1, la quale ha formulato osservazioni all'appello per il tramite
di una patrocinatrice, un'adeguata indennità per ripetibili ridotte. L'esito
dell'attuale giudizio non incide apprezzabilmente, invece, né sull'ammontare né
sul riparto delle spese processuali di primo grado, che può rimanere invariato.

 

                                12.   L'emanazione del presente giudizio rende senza oggetto tanto la richiesta presentata da AO 1 il 14 novembre 2011 per
vedere autorizzata l'esecuzione anticipata della decisione impugnata
(art. 315 cpv. 2 CPC) quanto la richiesta di effetto sospensivo presentata
dall'appellante il 7 marzo 2012 (art. 315 cpv. 5 CPC).

 

                                13.   Circa
i rimedi giuridici esperibili contro la presente decisione sul piano federale
(art. 112 cpv. 1 lett. b LTF), il valore litigioso raggiunge ampiamente la
soglia di fr. 30 000.– prevista dall'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                      I.   L'appello è parzialmente accolto, nel senso che la decisione impugnata
è così riformata:

                                         1.5   AP
1 verserà a AO 1 dal 1° maggio 2011, in via anticipata, un contributo
alimentare di fr. 1110.– mensili.

                                         1.6   AP
1 verserà a AO 1 dal 1° maggio 2011, in via anticipata, un contributo
alimentare di fr. 1840.– mensili per la figlia E__________ (assegni familiari
compresi) e un contributo alimentare di fr. 1455.– mensili per la figlia V__________
(assegni familiari compresi).

 

                                         Per il
resto l'appello è respinto e la decisione impugnata è confermata.

 

                                   II.   Le spese
processuali di fr. 1000.–, da anticipare dall'appellante, sono poste per tre
quarti a carico dell'appellante medesimo e per il resto a carico di AO 1, cui l'appellante rifonderà fr. 1500.–
per ripetibili ridotte.

 

                                   III.   Notificazione:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Città.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.