# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 12798057-a484-5b0f-8160-40ee825c843d
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-04-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.04.2022 D-961/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-961-2019_2022-04-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-961/2019, D-966/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  a p r i l e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Walter Lang, Michela Bürki Moreni,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

B._______, nata il (…), 

C._______, nata il (…), 

D._______, nata il (…), 

E._______, nata il (…), 

Iraq, 

tutti patrocinati dall’avv. Immacolata Iglio Rezzonico,  

(…),  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento; decisione della SEM del 25 

gennaio 2019 / N (…). 

 

 

 

D-961/2019, D-966/2019 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Gli interessati, cittadini iracheni provenienti dalla provincia di Dohuk, hanno 

depositato una prima domanda d’asilo in Svizzera il 16 novembre 2008, 

allegando a sostegno alcune problematiche con i famigliari di B._______ 

che non avrebbero accettato la loro relazione. 

B.  

Il (…) sul suolo elvetico è nata la prima figlia della coppia, C._______. 

C.  

Con decisione del 18 giugno 2010, l’allora Ufficio federale della migrazione 

(ora Segreteria di Stato della migrazione [SEM]) ha respinto la domanda 

d’asilo degli interessati salvo concedergli l’ammissione provvisoria per 

causa d’inesigibilità. 

D.  

Il (…) è venuta al mondo la seconda figlia degli interessati, D._______. 

E.  

Il 10 maggio 2012 la famiglia ha fatto rientro nel Paese d’origine dopo 

essersi annunciata alla sezione swissREPAT ed aver beneficiato di un aiuto 

al ritorno. 

F.  

Nell’ottobre del 2017 gli interessati, dopo aver soggiornato diversi anni a 

Mosul e successivamente a Dohuk, avrebbero lasciato nuovamente l’Iraq 

transitando dalla Turchia, dalla Grecia e dall’Italia e giungendo in Svizzera 

il 14 febbraio 2018. Qui hanno depositato una nuova domanda d’asilo 

presso il Centro di registrazione e di procedura (CRP) di Chiasso (ora 

Centro federale d’asilo [CFA]). 

G.  

A sostegno della loro domanda essi hanno dichiarato, in sostanza e per 

quanto qui di rilievo, di essersi reinsediati a Mosul in quanto, nonostante le 

rassicurazioni a suo tempo ricevute, i famigliari di B._______ si sarebbero 

nuovamente messi sulle loro tracce. Qui la situazione securitaria si sarebbe 

però degradata, cosa che avrebbe condotto la famiglia a fare ritorno nel 

Kurdistan iracheno, e meglio, a F._______) presso il nonno di A._______ 

Sharif. Temendo nuove azioni da parte dei parenti di B._______, dopo dieci 

mesi i richiedenti l’asilo si sarebbero decisi per l’espatrio.  

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H.  

Con due decisioni del 25 gennaio 2019, notificate separatamente il 28 

gennaio 2019 (cfr. avvisi di ricevimento), l’autorità inferiore ha respinto la 

succitata domanda d’asilo, pronunciando contestualmente 

l’allontanamento degli interessati dalla Svizzera e non ritenendo in specie 

data la presenza di ostacoli all’esecuzione dello stesso. 

I.  

In data 25 febbraio 2019 (cfr. timbro dei plichi raccomandati) gli interessati 

sono insorti contro dette decisioni dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: il Tribunale), chiedendone l’annullamento e la 

concessione dell’asilo; in subordine l’ammissione provvisoria in Svizzera; 

in via ancor più subordinata la retrocessione degli atti alla SEM per un 

nuovo esame; contestualmente e con protesta di spese e ripetibili, di 

essere posti al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito 

patrocinio. 

J.  

Per mezzo di decisione incidentale del 3 aprile 2019, questo Tribunale ha 

congiunto le procedure D-961/2019 e D-966/2019, ha accolto la domanda 

di assistenza giudiziaria, nominando nel contempo l’avv. Immacolata Iglio 

Rezzonico quale patrocinatrice d’ufficio ed ha invitato l’autorità di prima 

istanza ad inoltrare una risposta ai ricorsi, esprimendosi segnatamente sul 

punto di questione dell’interesse superiore del fanciullo. 

K.  

Il 18 aprile 2019 la SEM ha presentato la propria risposta, riconfermandosi 

sostanzialmente nelle proprie valutazioni. 

L.  

Il 16 maggio 2019 i ricorrenti si sono espressi in replica. 

M.  

Il 14 gennaio 2021 B._______ ha dato alla luce la terzogenita Elena. 

N.  

Con decisione incidentale del 16 dicembre 2021, il Tribunale ha richiesto 

gli insorgenti di trasmettere ulteriore documentazione inerente al percorso 

scolastico delle figlie minori, all’integrazioni di quest’ultime e dei genitori, 

nonché ad eventuali problemi di salute e prese a carico psicologiche. 

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Pagina 4 

O.  

Il 9 febbraio 2022 i ricorrenti hanno ottemperato alle richieste del Tribunale. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Alla presente procedura si applica il diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). Fatta eccezione 

per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 

LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle 

autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr. 

art. 105 LAsi). Gli atti impugnati costituiscono delle decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA. I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, sono particolarmente toccati dalle decisioni impugnate 

e vantano un interesse degno di protezione all’annullamento o alla 

modificazione delle stesse (art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto sono 

legittimati ad aggravarsi contro di esse. I requisiti relativi ai termini di ricorso 

(art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 

PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito dei ricorsi. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure 

l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il 

Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle 

considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

3.1 Nelle querelate decisioni l’autorità inferiore ha considerato inverosimili 

i motivi addotti a sostegno della domanda d’asilo degli interessati. A mente 

della SEM la versione dei fatti proposta non sarebbe sufficientemente 

dettagliata, giacché vaga, priva di elementi concreti e fondata su elementi 

riportati da terze persone. 

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3.2 Nel proprio gravame gli insorgenti avversano tale valutazione. A loro 

dire, apparrebbe del tutto verosimile “che i famigliari di B._______ si siano 

recati a cercarli armati per punirli”, atteso che le rispettive allegazioni 

sarebbero chiare, precise e concordanti. La fattispecie ossequierebbe 

peraltro le condizioni di cui all’art. 3 LAsi. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di 

rifugiato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l’art. 3 cpv. 1 

LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima 

residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, 

religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 

per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte 

a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo 

della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione 

femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi). La definizione dello statuto di 

rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel senso 

che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona a 

lasciare il proprio paese di origine o di residenza. 

4.2 Per costante giurisprudenza, le persecuzioni che sono dovute a terzi e 

non ad organi governativi non rivestono un carattere determinante per il 

riconoscimento della qualità di rifugiato se non nel caso in cui lo Stato in 

questione non accordi la protezione necessaria all’interessato. Infatti, 

secondo il principio della sussidiarietà della protezione internazionale in 

rapporto alla protezione nazionale, di cui all’art. 1 della Convenzione sullo 

statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30), si può esigere da un 

richiedente l’asilo che egli abbia dapprima esaurito nel suo Paese d’origine, 

le possibilità di protezione contro delle eventuali persecuzioni non statali, 

prima di sollecitare la stessa da parte di uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 

consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre 

anche: sentenza del Tribunale E-6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3). 

4.3 A norma della DTAF 2008/4 alle forze di sicurezza ed alle autorità 

giudiziarie dell’entità federale autonoma della Regione del Kurdistan 

iracheno (ARK) è di principio riconosciuta volontà e capacità di proteggere 

i cittadini delle quattro province sotto il loro controllo. Tale valutazione è 

stata confermata anche nella sentenza di riferimento E-3737/2015 ed ha 

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tutt’ora validità (cfr. sentenza del Tribunale E-1780/2020 del 1° ottobre 

2020 consid. 6.4). Non di meno, in caso di delitti d’onore che colpiscono 

principalmente le donne, a causa di una mancanza di sensibilità e di 

infrastrutture di protezione insufficienti, non si può presumere che gli agenti 

di polizia siano disposti a prevenire tali crimini o a indagare in modo 

completo (cfr. DTAF 2008/4 consid. 6.7; sentenza del Tribunale D-

7100/2018 del 24 febbraio 2020 consid. 5.2).  

5.  

In concreto, si pone dunque innanzitutto la questione a sapere se i 

ricorrenti, che pur avendo risieduto per un certo periodo al di fuori dell’ARK, 

provengono ed avevano il loro ultimo domicilio in tale regione, potevano 

avvalersi o meno della protezione statale. Ebbene, questo Tribunale ha già 

avuto modo di esprimersi in casi apparentabili a quello in narrativa, nel cui 

contesto, dopo aver precisato che i ricorrenti non avevano chiesto 

protezione alle autorità del loro paese d’origine, ha concluso all’assenza di 

un rischio di subire atti pregiudizievoli per mano dei famigliari della partner 

contrari alla relazione sentimentale (cfr. sentenze del Tribunale D-

2840/2021 del 10 marzo 2022 e E-1780/2020 del 1° ottobre 2021, consid. 

6.5). In effetti, in una tale costellazione si deve partire dall’assunto che la 

persona in questione non sia da considerarsi sola in quanto donna e 

dunque esposta all’assenza di sensibilità delle autorità, potendo invece 

contare sull’appoggio del compagno e della sua famiglia, segnatamente 

nell’interfacciarsi con le autorità (cfr. sentenze del Tribunale D-2840/2021 

e E-1780/2020, consid. 6.5.1 e seg.). Una siffatta valutazione pare poter 

aderire anche al caso de quo, atteso che dal punto di vista del fondato 

timore di subire atti pregiudizievoli futuri, non è l’eventualità di finire vittima 

di crimini di genere ad essere oggetto di valutazione, bensì la probabilità 

che si scateni una faida famigliare, circostanza per la quale si può invece, 

come detto, partire dall’assunto che la protezione statale sia data (cfr. 

anche la sentenza del Tribunale E-935/2017 del 6 marzo 2017 consid. 3.2 

e seg.). B._______ non è una donna sola lasciata alla mercé dei famigliari 

ma può contare sul sostegno di A._______ e dei suoi parenti, che già si 

sono prodigati in passato per aiutare la coppia. Così, si può altresì ritenere 

ch’ella, rispettivamente la famiglia, possa rivolgersi alle autorità in caso di 

necessità. Peraltro, non trattandosi di motivi di fuga specifici della 

condizione femminile, ma di un presunto rischio di rappresaglie da parte 

dei parenti della ricorrente, la casistica nemmeno pare rientrare nel novero 

dei motivi esaustivamente elencati all’art. 3 LAsi (cfr. sentenza del 

Tribunale D-2677/2020 del 5 giugno 2020). 

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Ne discende che indipendentemente dalla questione a sapere se la 

narrazione proposta dagli insorgenti risulti o meno verosimile, si possa 

concludere che la fattispecie non rivesta un carattere determinante per il 

riconoscimento della qualità di rifugiato. 

6.  

Non riconoscendo la qualità di rifugiato e negando l’asilo agli insorgenti 

l’autorità intimata non ha violato il diritto federale. 

7.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Gli interessati non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia 

dell’allontanamento, la decisione impugnata non presta il fianco a critiche. 

8.  

Resta ora da esaminare se l’esecuzione dell’allontanamento debba essere 

confermata. A tal proposito, la SEM, nella decisione impugnata così come 

nelle ulteriori prese di posizione presentate in sede ricorsuale non ha 

ravvisato alcun impedimento alla stessa. Tanto la situazione generale 

dell’ARK, che quella personale degli insorgenti, non risulterebbe ostativa 

al loro rinvio. Nel loro gravame i ricorrenti si appellano invece, secondo il 

senso, all’interesse superiore del fanciullo. Allegano che entrambe le figlie 

minori della coppia, nate in Svizzera, sarebbero state vittima di violenze 

sessuali allorché si trovavano presso il centro per richiedenti asilo di 

Biasca. Tali atti sarebbero stati oggetto di un procedimento penale sfociato 

nella condanna dell’autore avvenuta il 17 ottobre 2018 e di cui sono stati 

allegati degli stralci della sentenza emessa dalla Corte delle assise 

criminali. Ciò avrebbe influito in modo negativo sulla loro situazione 

psicologica, che sarebbe grave e complessa. L’ipotesi di un loro rinvio in 

Iraq sarebbe dunque del tutto impraticabile e configurerebbe uno 

sradicamento dal contesto sociale in cui si sarebbero interfacciate e dove, 

con grande forza e impegno, avrebbero tessuto dei rapporti. Nella 

comunicazione del 9 febbraio 2022 i ricorrenti producono segnatamente la 

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documentazione relativa al percorso scolastico delle figlie e fanno presente 

che B._______ e le stesse starebbero seguendo un percorso di 

psicoterapia. La famiglia sarebbe integrata ed avrebbe creato legami di 

amicizia con dei residenti, dei quali vengono allegate due distinte 

dichiarazioni scritte. 

9.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio dell’art. 

44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia ammissibile 

(cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento 

di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 

44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

 

10.  

10.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in 

seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica. 

10.2 Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence", 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di 

rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

ad una degradazione grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino 

la morte. Per contro, le difficoltà socio economiche che costituiscono 

l’ordinaria quotidianità d’una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L’autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii).  

10.3 Alla luce della giurisprudenza attuale, solo una messa in pericolo 

concreta, segnatamente per ragioni mediche, può condurre a considerare 

l’esecuzione dell’allontanamento inesigibile. Il Tribunale ha tuttavia già 

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avuto modo di precisare come le esigenze al riguardo siano meno 

restrittive allorché vi sia da prendere in considerazione l’interesse superiore 

dei bambini in tenera età conformemente all’art. 3 cpv. 1 della Convenzione 

sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107). L’interesse del fanciullo può infatti 

essere minacciato anche allorquando questi non si trovi in una situazione 

critica sul piano esistenziale (cfr. DTAF 2014/16 consid. 7.6 e riferimenti 

citati). In altri termini, le difficoltà di reinserimento (o di inserimento in caso 

di nascita in Svizzera) nel paese d’origine dovute ad un’integrazione 

avanzata in Svizzera possono condurre a reputare inesigibile l’esecuzione 

dell’allontanamento per l’insieme della famiglia anche in assenza di una 

messa in pericolo concreta (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6 e 5.8; DTAF 

2009/28 consid. 9.3.2, 9.3.4 e 9.3.5). 

10.4 I criteri applicabili per la determinazione dell’interesse superiore del 

fanciullo comprendono valutazioni in merito alla sua età, al suo grado di 

maturità, ai suoi legami di dipendenza e alla natura delle relazioni con le 

persone di sostegno (prossimità, intensità, importanza per la sua crescita, 

impegno e capacità dipresa a carico). Parimenti da analizzare sono lo stato 

e le prospettive di sviluppo e di formazione scolastica rispettivamente 

professionale nonché le possibilità e le difficoltà di reinserimento nel paese 

d’origine. Nell’analisi di tali criteri, la durata del soggiorno in Svizzera è un 

fattore di grande importanza, posto che i bambini in tenera età non devono 

essere sradicati senza validi motivi dall’ambiente nel quale sono cresciuti. 

Dal punto di vista psicologico, occorre prendere in considerazione non solo 

la famiglia in senso stretto quantopiù l’insieme delle relazioni sociali. Una 

forte integrazione in Svizzera, derivante in particolare da un lungo 

soggiorno e da una scolarizzazione in tale paese, può infatti avere quale 

conseguenza uno sradicamento dal paese d’origine; sradicamento che 

può, secondo le circostanze, rendere inesigibile l’esecuzione 

dell’allontanamento (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28 consid. 

9.3.2, sentenze del Tribunale D-2239/2016 del 6 giugno 2018 consid. 11.4 

e E-2617/2016 del 28 marzo 2017 consid. 4.5). 

11.  

11.1 Nel caso che ci occupa le minori C._______ e D._______ sono nate 

in territorio elvetico. Sebbene abbiano fatto ritorno in patria in età 

prescolare su decisione dei genitori, esse hanno nuovamente lasciato il 

loro Paese d’origine all’età di sette, rispettivamente cinque anni. Una volta 

giunte in Svizzera, esse sono state subitamente vittime di atti sessuali con 

fanciulli per mano di un altro richiedente l’asilo, situazione che ha imposto 

la necessità di impostare un follow up psicologico famigliare che è stato 

sospeso dopo un anno e mezzo e riattivato nel gennaio del 2022 a seguito 

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Pagina 10 

del riacutizzarsi della sintomatologia ansiosa. Ad oggi, il Sevizio medico 

psicologico dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale preventiva di 

proporre alle bambine una presa a carico terapeutica, che reputa 

fondamentale e necessaria. Nonostate queste vicissitudini, le minori 

frequentano regolamente le classi quinta e terza della scuola elementare. 

C._______ ha iniziato il suo percorso formativo il 2 maggio 2018 

direttamente in prima elementare e per l’anno successivo è stata iscritta in 

seconda. Qui ha sin da subito ottenuto voti soddisfacenti, venendo sempre 

promossa. D._______, dopo la scuola dell’infanzia ha a sua volta integrato 

le elementari a partire dall’anno scolastico 2019/2020. Ella è a sua volta 

sempre stata promossa con ottime valutazioni.  

11.2 Poste queste premesse e quand’anche la durata del loro soggiorno in 

Svizzera non sia particolarmente lunga, non si può negare che le fanciulle 

possano vantare delle buone prospettive di sviluppo e di formazione. V’è 

altresì da osservare come le bambine, che hanno compiuto da poco dodici, 

rispettivamente dieci anni, abbiano vissuto in Svizzera un periodo 

determinante della loro infanzia e si apprestano ad intraprendere il 

fondamentale percorso preadolescenziale. Interamente scolarizzate in 

Svizzera, esse vanno considerate completemente integrate avendo 

oltremodo tessuto amicizie e legami con altri bambini del luogo, come 

attestato dalle dichiarazioni prodotte in sede ricorsuale. Si può così partire 

dall’assunto che la loro personalità si sia formata in forza ai valori del loro 

attuale Paese di residenza. In caso di allontanamento in Iraq, C._______ 

e D._______ vedrebbero interrompersi la loro formazione scolastica 

primaria ad uno stadio delicato e si dovrebbero riadattare ad un sistema 

scolastico con il quale non hanno legami diretti né riferimenti. Inoltre, 

all’occorrenza non avrebbero probabilmente la possibilità di fare capo ad 

una presa a carico psicologica che tenga conto del percorso svolto sin qui 

e potrebbero scontrarsi con una più difficile comprensione delle già 

intrinsecamente sensibili problematiche che le hanno toccate in tenera età.  

11.3 Così, si può a giusto titolo concludere che alla luce delle peculiarità 

del caso di specie sia presente un insieme eccezionale di fattori sfavorevoli 

che rendono l’allontanamento in Iraq di C._______ e D._______ contrario 

all’interesse superiore del fanciullo. Si necessita pertanto la pronuncia 

dell’ammissione provvisoria per l’insieme della famiglia conformemente 

alla giurisprudenza citata e stante l’assenza delle condizioni per 

un’applicazione dell’art. 83 cpv. 7 LStrI. La presente conclusione si fonda 

sulle specificità del presente caso ed in particolare sui possibili risvolti degli 

abusi sessuali subiti dalle fanciulle, di modo che, non andrà interpretata 

quale precedente per dedurre un’inesigibilità generalizzata in presenza di 

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Pagina 11 

minori scolarizzati in Svizzera. Peraltro, il Tribunale non può esimersi dal 

constatare come gli sforzi di integrazione dei genitori non risultino ad oggi 

particolarmente degni di nota. Infatti, dopo più di sette anni complessivi di 

soggiorno in Svizzera, essi dispongono solamente di conoscenze basilari 

dell’italiano, sono del tutto dipendenti dall’assistenza sociale (cfr. ricorsi, 

pag. 9) e non possono vantare esperienze lavorative concrete al di fuori 

dei programmi occupazionali della Croce Rossa. A tal riguardo, non è 

disutile osservare che la SEM è tenuta a verificare periodicamente se le 

condizioni per l’ammissione provvisoria siano ancora soddisfatte (art. 84 

cpv. 1 LStrI in relazione con l’art. 83 cpv. 1 LStrI). Stando così le cose, 

laddove l’interesse superiore del fanciullo non dovesse più risultare 

d’impedimento al rinvio, segnatamente in caso di raggiungimento della 

maggiore età, si imporranno delle valutazioni circa lo status della 

medesima. In questo contesto, è pure opportuno rammentare che le 

domande di rilascio di un permesso di dimora presentate da stranieri 

ammessi provvisoriamente che si trovano in Svizzera da oltre cinque anni 

sono esaminate approfonditamente considerandone il grado 

d’integrazione, la situazione familiare e la ragionevolezza di un rientro nello 

Stato di provenienza (art. 84 cpv. 5 LStrI). 

12.  

Ferma considerata l’alternatività delle condizioni di cui all’art. 83 LStrI, il 

Tribunale può esimersi dall’analisi circa la presenza di ulteriori ostacoli 

all’esecuzione dell’allontanamento, siano essi da considerare in ambito di 

ammissibilità o di possibilità della stessa. 

13.  

Alla luce di quanto precede, il ricorso è accolto limitatamente all’esecuzione 

dell’allontanamento e per il resto è respinto. Le SEM è invitata a 

regolamentare le condizioni del soggiorno dei ricorrenti conformemente 

alle disposizioni sull’ammissione provvisoria. 

14.  

14.1 Visto l’esito della procedura, delle spese processuali ridotte sarebbero 

da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del 

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]). Ciò nonostante, avendo il Tribunale accolto la domanda di 

assistenza giudiziaria, non sono riscosse spese processuali. 

14.2 Inoltre, nei casi in cui è stato nominato un patrocinatore d’ufficio, la 

tariffa oraria per gli avvocati oscilla tra i CHF 200.– ed i CHF 220.– (art. 12 

D-961/2019, D-966/2019 

Pagina 12 

ed art. 10 cpv. 2 TS-TAF). Il Tribunale ritiene pertanto adeguato, in assenza 

di una nota dettagliata e tenuto conto del lavoro utile e necessario svolto 

dalla rappresentante dei ricorrenti, del fatto che due distinte impugnative 

sono contenutisticamente per larghi tratti equiparabili nonché del parziale 

accoglimento del gravame (art. 14 cpv. 2 TS-TAF), il versamento di 

un’indennità per patrocinio d’ufficio di CHF 550.– (disborsi e indennità 

supplementare in rapporto all’IVA compresi). 

14.3 Giusta l’art. 64 PA, l’autorità di ricorso se ammette il ricorso in tutto o 

in parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità 

per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato. La 

parte vincente ha diritto alle ripetibili per le spese necessarie derivanti dalla 

causa (art. 7 cpv. 1 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Le parti che chiedono la rifusione di ripetibili 

devono presentare al Tribunale, prima della pronuncia della decisione, una 

nota particolareggiata delle spese ed il Tribunale fissa l’indennità dovuta 

alla parte sulla base di tale nota. In difetto di tale nota il Tribunale fissa 

l’indennità sulla base degli atti di causa (cfr. art. 14 TS-TAF). Nella 

fattispecie, in difetto di una nota particolareggiata, l’indennità per spese 

ripetibili è fissata d’ufficio dal Tribunale sulla base degli atti di causa in CHF 

550.– (disborsi e indennità supplementare in rapporto all’IVA compresi) 

(art. 14 cpv. 2 TS-TAF, art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF, art. 7 TS-TAF). 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

D-961/2019, D-966/2019 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

I ricorsi sono accolti limitatamente all’esecuzione dell’allontanamento. 

I punti 4 e 5 delle decisioni della SEM del 25 gennaio 2019 sono annullati. 

Per il resto i ricorsi sono respinti. 

2.  

L’esecuzione dell’allontanamento non è ragionevolmente esigibile. La SEM 

è invitata a regolamentare le condizioni del soggiorno dei ricorrenti 

conformemente alle disposizioni sull’ammissione provvisoria.  

3.  

La SEM è invitata a verificare periodicamente il soddisfacimento delle 

condizioni per l’ammissione provvisoria. 

4.  

Non si prelevano spese processuali. 

5.  

La cassa del Tribunale verserà alla patrocinatrice d’ufficio un’indennità di 

complessivamente CHF 550.– a titolo di spese di patrocinio. 

6.  

La SEM rifonderà ai ricorrenti complessivamente CHF 550.– a titolo di 

indennità ripetibili. 

7.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

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