# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cc4a68e4-141a-5675-9187-39e55a9027d6
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2007-06-21
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 21.06.2007 BH.2007.8
**Docket/Reference:** BH.2007.8
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BH-2007-8_2007-06-21

## Full Text

Ordine di scarcerazione (art. 50 PP);;Ordine di scarcerazione (art. 50 PP);;Ordine di scarcerazione (art. 50 PP);;Ordine di scarcerazione (art. 50 PP)

Sentenza del 21 giugno 2007 
I Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Emanuel Hochstrasser, Presiden-
te, Barbara Ott e Alex Staub, 
Cancelliere Giampiero Vacalli 

   
Parti   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 
 

Ricorrente 
 

  contro 
   

A., rappresentato dall'avv. Tuto Rossi, 
 

Controparte 
 

Autorità che ha reso la 
decisione impugnata 

 UFFICIO DEI GIUDICI ISTRUTTORI FEDERALI, 

   
 

Oggetto  Ordine di scarcerazione (art. 50 PP) 
 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell’incarto: BH.2007.8 

 

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Fatti: 

A. A. è stato arrestato il 19 luglio 2004 nell’ambito di un’inchiesta di polizia giu-
diziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di infrazione alla legge 
federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), riciclaggio di denaro 
(art. 305bis CP) e partecipazione ad organizzazione criminale (art. 260ter 
CP) e posto immediatamente in detenzione preventiva. Con decisione del 
21 luglio 2004, il giudice istruttore federale ha convalidato l’arresto. Suc-
cessivamente, l’inchiesta nei suoi confronti è stata estesa ai titoli di infra-
zione alla legge federale sulle armi (art. 33 LArm), aggressione (art. 134 
CP), coazione (art. 181 CP), usura (art. 157 CP), infrazione alla legge fede-
rale sul materiale bellico (art. 33 e segg. LMB), falsità in certificati (art. 252 
CP), conseguimento fraudolento di una falsa attestazione (art. 253 CP) e 
falsità in documenti (art. 251 CP). 

 
 

B. Con lettera del 21 giugno 2005 al Ministero pubblico della Confederazione 
(in seguito: MPC), A. ha chiesto di poter essere messo in libertà provviso-
ria. Tale richiesta è stata respinta dal MPC in data 28 giugno 2005. Un re-
clamo interposto dall’indagato contro questa decisione è stato respinto con 
sentenza del 27 luglio 2005 della Corte dei reclami penali del Tribunale pe-
nale federale (v. sentenza TPF BH.2005.17). 

 
Il 1° settembre 2005, A. ha impugnato quest’ultima decisione con un ricorso 
al Tribunale federale. L’Alta Corte, con sentenza dell’11 ottobre 2005, rife-
rendosi ad una recente giurisprudenza (sentenza del Tribunale federale 
1S.25/2005 dell’11 ottobre 2005), ha accolto il ricorso e trasmesso l’incarto 
per competenza all’Ufficio dei giudici istruttori federali (in seguito: UGI). 

 
 L’UGI, con decisione del 25 novembre 2005, ha respinto la domanda di 

scarcerazione a causa dei pericoli di collusione e di fuga. Dissentendo da 
questa decisione, il 9 dicembre 2005 A. è insorto con un reclamo dinanzi 
alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, la quale, con 
sentenza del 12 gennaio 2006, ha respinto il reclamo (v. sentenza TPF 
BH.2005.48). 

 
 
C. Con scritto del 7 maggio 2007 all'UGI, A. ha nuovamente postulato la sua 

scarcerazione provvisoria. Tale istanza è stata accolta dall'UGI in data 
31 maggio 2007. 

 
 
D. Il 31 maggio 2007 il MPC ha impugnato quest'ultima decisione con un re-

clamo dinanzi alla I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale. 

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Esso postula, oltre alla concessione dell'effetto sospensivo, il mantenimen-
to della detenzione preventiva dell'indagato dato il persistere dei pericoli di 
collusione e di fuga. Le motivazioni dettagliate del gravame sono state inol-
trate in data 5 giugno 2007. 

 
 

E. Con scritto dell'11 giugno 2007 l'indagato chiede all'UGI di poter ricevere, 
prima della decisione dell'autorità adita, tutto l'incarto penale. In via subor-
dinata, egli chiede che la trasmissione in questione sia ordinata dal Tribu-
nale penale federale. Con lettera del 14 giugno seguente, il cui contenuto è 
ribadito in una missiva del 15 giugno, l'indagato chiede al MPC di fargli per-
venire immediatamente gli allegati al gravame non ancora ricevuti. L'autori-
tà inquirente, con scritto del 15 giugno, invita l'indagato a consultare gli atti 
presso la sua sede oppure a rivolgersi all'UGI o al Tribunale penale federa-
le. 

 
 

F. Con osservazioni del 14 giugno 2007, l'UGI postula la reiezione del grava-
me e la conferma della decisione impugnata. Con scritto del 15 giugno 
2007, l'indagato chiede, a titolo principale, la sua immediata scarcerazione 
nonché la consegna, da parte del MPC, di copia di tutto l'incarto, unitamen-
te ad una proroga di dieci giorni a partire dalla stessa per presentare os-
servazioni al gravame. A titolo subordinato, egli chiede che la decisione 
impugnata venga confermata. 

 
Il reclamante, con replica del 20 giugno 2007, conferma le conclusioni e-
spresse in sede di reclamo. 

 
Le argomentazioni di fatto e di diritto esposte dalle parti saranno riprese, 
per quanto necessario, nei considerandi di diritto. 

 
 
 

Diritto: 

1. 
1.1 Giusta i combinati disposti degli art. 214 cpv. 1 e 216 PP, le operazioni e le 

omissioni del giudice istruttore federale possono essere impugnate con re-
clamo alla I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale; il diritto 
di reclamo spetta alle parti ed a qualunque persona cui l’operazione o 
l’omissione abbia cagionato ingiustamente un danno (art. 214 cpv. 2 PP). Il 
termine di ricorso entro il quale impugnare un atto o un'omissione del giudi-
ce istruttore federale è di cinque giorni a contare dal giorno in cui il ricorren-
te ne ha avuto conoscenza (art. 217 PP). In concreto la decisione impugna-

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ta, datata 31 maggio 2007, è pervenuta al reclamante il medesimo giorno. 
Interposto il 31 maggio, con le motivazioni inoltrate il 5 giugno successivo, il 
rimedio è pertanto tempestivo. La legittimazione a ricorrere del MPC è paci-
fica (v. sentenze TPF BH.2006.32 del 17 gennaio 2007; BH.2006.22+24 del 
13 settembre 2006; BH.2005.49 del 4 gennaio 2006). 

 
1.2 Nell'ambito delle misure coercitive, il Tribunale penale federale dispone di 

un libero potere d’apprezzamento (sentenza del Tribunale federale 
1S.13/2005 del 22 aprile 2005 consid. 4; sentenza TPF BH.2005.48 del 
12 gennaio 2006, consid. 2). 

 
1.3 L'indagato lamenta una violazione del diritto di essere sentito relativamente 

al fatto che l'UGI non gli avrebbe fatto pervenire l’intero incarto penale co-
me da lui richiesto. In questo ambito vi è da rilevare che l’autorità inquirente 
non è obbligata a trasmettere all’autorità giudicante, quindi anche al difen-
sore della controparte, l'integralità dell'incarto relativo ad una procedura 
d’inchiesta, ma unicamente la documentazione che ritiene valida e neces-
saria per sostanziare il provvedimento da lei intrapreso. A tal proposito vi è 
da ricordare che l’analisi da parte dell’autorità giudicante dell’intero incarto 
risulterebbe – soprattutto in presenza di inchieste complesse e voluminose, 
come è il caso nella fattispecie - contraria alla natura della procedura previ-
sta agli art. 214 e segg. PP, la quale deve essere semplice e celere. Se, 
per ragioni tattiche o per scongiurare possibili rischi collusivi, l'autorità in-
quirente intende mantenere confidenziale parte della documentazione agli 
atti, essa è autorizzata a farlo, conformemente alle indicazioni dottrinali e 
giurisprudenziali riguardanti l'accesso agli atti nella fase delle indagini pre-
liminari (v. sentenze TPF BB.2005.111 del 7 febbraio 2006, consid. 1.4 e 
BB.2005.37 del 18 luglio 2005, consid. 3.1, con i riferimenti ivi citati; 
HAUSER/SCHWERI/HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a ediz., 
Basilea/Ginevra/Monaco 2005, § 55 n. 21). Per costante prassi e per rispet-
to dei principi costituzionali di essere sentiti e di parità delle armi, ai fini del 
giudizio il tribunale deve prendere in considerazione unicamente la docu-
mentazione trasmessa anche al difensore. Contrariamente a quanto asseri-
to dall'indagato, il principio di essere sentito è rispettato allorquando 
l’interessato ha potuto prendere conoscenza dei documenti che costitui-
scono l’inserto di causa, consultandoli in sede appropriata e con facoltà di 
prendere delle note o di estrarne delle fotocopie (DTF 126 I 7 consid. 2b; 
122 I 109 consid. 2b; v. anche la sentenza 1A.157/1995 del 13 marzo 
1996, parzialmente pubblicata in RDAT 1996 II 56 p. 192). 
 
In concreto, l'autorità giudicante constata innanzitutto che all'indagato è 
stata concessa la possibilità di consultare gli atti presso la sede dell'UGI e 
del MPC (v. act. 11.2 e 14.2). Tale possibilità sarebbe stata concessa evi-
dentemente anche da questo Tribunale, presso la propria sede, se vi fosse 

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stata una richiesta formale in tal senso, ciò che non è stato il caso. Di con-
seguenza, il diritto di essere sentito è stato indubbiamente rispettato. Si ri-
leva inoltre che gli atti inoltrati dall'UGI e dal MPC sono risultati ampiamen-
te sufficienti a questa Corte per statuire sulla presente causa. Essa si è 
dunque basata esclusivamente sugli atti dell’incarto a disposizione delle 
parti e sui quali esse hanno (o avrebbero) potuto esprimersi. La richiesta 
dell'indagato di poter ricevere direttamente presso lo studio legale del suo 
difensore l'intero incarto dell'inchiesta, sia esso in forma cartacea o elettro-
nica, è respinta in quanto contraria alla giurisprudenza del Tribunale fede-
rale nonché inutile ai fini del presente giudizio. 

 
 
2. La detenzione preventiva presuppone l'esistenza di gravi indizi di colpevo-

lezza nonché del pericolo di collusione o di fuga (art. 44 PP). L'imputato 
dev'essere messo in libertà non appena siano cessati i motivi che hanno 
determinato l'arresto (art. 50 PP). L'imputato in arresto per sospetto di fuga 
può essere rimesso in libertà purché presti una cauzione per garantire che 
si presenterà in qualsiasi tempo all'autorità competente o a scontare la sua 
pena (art. 53 PP). 

 
2.1 I gravi indizi di colpevolezza sono stati esaurientemente esposti nell'ambito 

dei precedenti reclami interposti dall'indagato presso la presente autorità, ai 
quali, per economia processuale, si rimanda (v. in particolare TPF 
BH.2005.48 consid. 3). Nessun nuovo elemento atto ad infirmare le consi-
derazioni espresse in quest'ultima sentenza è di seguito emerso; anzi, le 
motivazioni al ricorso hanno potuto ulteriormente precisare e sostanziare i 
sospetti a carico dell'indagato (v. act. 6, pag. 4 e segg.). Quanto espresso 
nella sentenza summenzionata può quindi essere ripreso e confermato. 

 
2.2 Il MPC sostiene che il pericolo di collusione sia tuttora presente, ciò che sa-

rebbe dimostrato dal comportamento dell'indagato in carcere e dai contatti 
da lui avuti con terze persone, tra le quali altri membri dell'organizzazione 
criminale, nonché con i propri familiari. La vicenda del cellulare introdotto il-
lecitamente in carcere riassumerebbe in maniera chiara la volontà collusiva 
dell'imputato, il quale avrebbe ugualmente concretizzato le proprie inten-
zioni attraverso contatti con i mass media. L'UGI, dal canto suo, non nega 
l'esistenza del pericolo di collusione, ma ritiene che la liberazione di B., uni-
tamente ai colloqui liberi concessi all'indagato con certe persone, avrebbe 
già vanificato lo scopo della detenzione preventiva in questo ambito. I biso-
gni dell'istruzione non giustificherebbero più il mantenimento in carcere del-
l'imputato. In definitiva, dopo quasi tre anni d'inchiesta, nel corso della qua-
le tutti, tranne l'indagato, sono stati rimessi in libertà, non si potrebbe più 
parlare di effetto sorpresa. Secondo l'indagato, tenuto conto dell'inconsi-

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stenza dell'inchiesta nonché dei ritardi negli atti istruttori, il pericolo di collu-
sione sarebbe attualmente nullo o comunque sfumato. 

 
Nella sua sentenza del 12 gennaio 2006, la Corte dei reclami penali aveva 
avuto modo di esprimere alcuni dubbi circa la persistenza del pericolo di 
collusione, affermando che "per ammissione stessa del MPC, due dei prin-
cipali protagonisti del dissesto finanziario delle società C. e D. SA, co-
indagati nella presente causa per i medesimi titoli ascritti al reclamante, os-
sia E. e l’avv. F., sono già stati interrogati più volte all’estero nell’ambito di 
apposite procedure rogatoriali; altre persone sospettate di far parte 
dell’organizzazione criminale (fra le quali B. e G.) sono incarcerate da mesi 
in Svizzera, o lo sono state, e hanno potuto essere ripetutamente interroga-
te". Ciononostante, la presente autorità aveva comunque accolto, per il 
momento, la tesi dell'autorità inquirente, ritenendo che "un concreto perico-
lo di collusione può ancora essere ravvisato nella necessità di non pregiu-
dicare l’espletamento di rogatorie (Brasile, Italia, Spagna, Inghilterra), visto 
che altri indagati sono tuttora in libertà (v. sentenza del Tribunale federale 
1S.3/2005 del 7 febbraio 2005 consid. 3.1.3)". Per essere riconfermata in 
avvenire, essa avrebbe tuttavia dovuto materializzarsi ulteriormente con al-
tri elementi o avvenimenti concreti e recenti atti a suffragare la sussistenza 
di comportamenti di tipo collusivo da parte dell'indagato (v. sentenza TPF 
BH.2005.48 consid. 4.2); questo tenuto anche conto che il rischio di collu-
sione diminuisce con il progressivo avanzamento della procedura 
(PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2a ediz., Zurigo 2006, 
n. 849, pag. 543). Il MPC, nella sua presa di posizione destinata all'UGI e 
nelle motivazioni al ricorso (v. act. 4.2, pag. 4 e seg. e act. 6, pag. 93 e 
segg), menziona alcuni avvenimenti, frutto soprattutto di controlli telefonici, 
che a suo dire sostanzierebbero in maniera evidente il pericolo di collusio-
ne. Ebbene, è d'uopo rilevare che i fatti invocati dall'autorità inquirente ri-
salgono ad almeno un anno e mezzo fa, risultando quindi antecedenti al-
l'emanazione della sentenza del 12 gennaio 2006. In quest'ultima la Corte 
dei reclami penali ha chiaramente affermato che, per essere riconfermato 
in futuro, il pericolo di collusione avrebbe dovuto ulteriormente materializ-
zarsi con altri elementi o avvenimenti concreti e recenti, ciò che non è il ca-
so nella fattispecie. Contrariamente a quanto asserito dal MPC, le lettere 
che l'indagato ha inviato o tentato di inviare alla stampa, più che denotare 
una volontà collusiva, costituivano appelli all'opinione pubblica aventi lo 
scopo di esprimere, magari anche con toni plateali, il suo malessere e la 
sua disperazione legati alla durata e alle condizioni della detenzione (v. 
act. 6, allegato 26). Si costata, del resto, che al di là di tali presunte missive 
a carattere collusivo, l'indagato "ha passato un periodo di relativa calma 
presso il nuovo istituto carcerario" (v. act. 6, pag. 94). Si rammenta inoltre 
che l'indagato è ormai in carcere da quasi tre anni. Vi è da chiedersi come 
mai le misure istruttorie auspicate nel gravame, almeno quelle non diretta-

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mente legate a rogatorie internazionali pendenti, non abbiano ancora potu-
to essere effettuate dopo tutto questo tempo. Senza dimenticare, infine, 
che tutti gli indagati nella presente inchiesta sono oramai liberi; tale situa-
zione, unitamente al progressivo accesso alla totalità degli atti dell'inchiesta 
preconizzato dall'UGI, potrebbe potenzialmente facilitare la circolazione 
delle informazioni, ciò che vanificherebbe comunque lo scopo ed il senso 
della detenzione di A.. Pertanto, la censura relativa alla presenza del peri-
colo di collusione non può essere accolta. 

 
2.3 Il reclamante sostiene il persistere del pericolo di fuga, aggiungendo che le 

misure sostitutive della detenzione non possono garantire in alcun modo lo 
scopo del carcere preventivo. Quest'ultimo sarebbe misura necessaria, a-
datta e proporzionale, tenuto anche conto dell'avvicinarsi della conclusione 
dell'istruzione. Applicate ad altri co-indagati, le misure sostitutive non po-
trebbero essere adottate per l'indagato, data la sua volontà collusiva. Più 
sfumato il parere dell'UGI, secondo il quale il pericolo di fuga si sarebbe at-
tenuato, ciò che dovrebbe aprire le porte, in ossequio al principio della pro-
porzionalità, all'adozione di misure sostitutive meno coercitive. Il pericolo di 
fuga è per contro inesistente secondo l'indagato, il quale contesta parzial-
mente l'adozione delle misure sostitutive. Da una parte, l'importo della cau-
zione deve essere ridotta a fr. 20'000.-, date le modeste condizioni finanzia-
rie dei suoi familiari; d'altra parte, la frequenza dell'obbligo di presentarsi 
presso un posto di polizia deve essere ridotta da due ad una volta alla set-
timana, questo per facilitare il suo reinserimento nel mondo del lavoro. 

 
 Il pericolo di fuga è stato largamente esposto e confermato da quest'autori-

tà in occasione della sua sentenza del 12 gennaio 2006, alla quale si rinvia 
per economia di giudizio (v. TPF BH.2005.48 consid. 5). Giova peraltro rile-
vare che nell'ambito delle misure sostitutive della carcerazione le condizioni 
legate all'esistenza del pericolo di fuga sono meno restrittive rispetto a 
quanto è previsto in materia di detenzione preventiva (v. DTF 133 I 27 con-
sid. 3.3 e giurisprudenza citata; TPF BH.2007.3 consid. 3 e BH.2006.31 
consid. 2.1). Le misure adottate dall'UGI, segnatamente il versamento di 
una cauzione (art. 53), hanno lo scopo di contrastare il pericolo di fuga. 
L'importo della cauzione deve essere determinato tenendo conto della fatti-
specie (v. DTF 105 Ia 186 consid. 4a; sentenza del Tribunale federale 
1S.25/2006 del 6 novembre 2006, consid. 3.1 e 1P.764/2004 del 26 gen-
naio 2005 consid. 5.1; sentenza TPF BH.2006.32 consid. 2.3 e giurispru-
denza citata); esso va fissato in base alla situazione dell'interessato, alle 
sue risorse, ai suoi legami con le persone chiamate a versare la cauzione e 
alla fiducia che si può avere che la prospettiva di perdere quanto versato 
agirà da freno sufficientemente potente da escludere ogni velleità di fuga 
(sentenza del Tribunale federale 1P.165/2006 del 19 aprile 2006, con-
sid. 3.2.1; sentenza TPF BH.2006.32 consid. 2.3). L'indagato è sospettato 

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di appartenere ad un'organizzazione criminale, ragione per cui tutti i suoi 
beni dovrebbero essere stati posti sotto sequestro (art. 72 CP). Ad ogni 
modo, dovessero emergere a questo punto beni di sua pertinenza, sino ad 
ora occultati, destinati alla copertura della cauzione, essi verrebbero imme-
diatamente sequestrati. Risulta dunque fondamentale che l'indagato provi 
la provenienza dell'importo versato. Egli dichiara che lo stesso sarà messo 
a disposizione dai suoi familiari, "tutti operai o invalidi" (v. act. 5, pag. 2), 
più precisamente dal fratello H., il quale disporrebbe di risparmi "puliti" (v. 
act. 14, pag. 26). Ebbene, quest'ultimo dovrà dimostrare che la sua situa-
zione patrimoniale è tale da permettere il versamento della cauzione richie-
sta. L'indagato ritiene l'importo di fr. 50'000.- troppo elevato e chiede che lo 
stesso venga abbassato a fr. 20'000.-. Secondo la giurisprudenza, l'importo 
della cauzione non deve essere proibitivo (sentenza del Tribunale federale 
1P.682/2004 del 7 dicembre 2004, consid. 2.1 e 2.2; DTF 105 Ia 186 con-
sid. 4a). Nella fattispecie, tenuto conto della situazione processuale dell'in-
dagato, della disponibilità dei familiari a sostenerlo finanziariamente nonché 
del fatto che già in data 1° giugno 2007 il legale dell'indagato, da contatti 
avuti con il Tribunale penale federale, sembrava già in grado di versare 
l'importo stabilito (cfr. anche act. 6, allegato 27), questa Corte ritiene l'im-
porto di fr. 50'000.- adatto alle circostanze e rispettoso del principio della 
proporzionalità. Tale principio è pure ossequiato per quanto attiene all'ob-
bligo di presentarsi due volte alla settimana davanti alle autorità di polizia. 
Da una parte, si ribadisce che le accuse mosse nei confronti dell'indagato 
sono gravi e che il pericolo di fuga è concreto. D'altra parte, tale obbligo 
non costituisce di certo un impegno così gravoso da compromettere le pos-
sibilità di reinserimento professionale dell'indagato. In definitiva, solo la 
somma di tutte le misure sostitutive pronunciate dall'UGI è propria a con-
trastare ogni possibile velleità di fuga dello stesso. 

 
 
3. Discende da quanto precede che il reclamo deve essere respinto. Visto l'e-

sito della procedura, si rinuncia a riscuotere la tassa di giustizia (art. 66 
cpv. 4 legge federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF), ap-
plicabile in virtù dell’art. 245 PP (nella sua versione in vigore dal 1° gennaio 
2007). 

 
 Il MPC, quale parte soccombente, è tenuto a risarcire all'indagato tutte le 

spese necessarie causate dalla controversia (art. 68 cpv. 2 LTF, applicabile 
in virtù dell’art. 245 PP, nella sua versione in vigore dal 1° gennaio 2007; 
cfr. TPF BH.2006.32 consid. 4). L'indennità è fissata secondo libero ap-
prezzamento dell'autorità giudicante (art. 3 cpv. 2 del Regolamento sulle ri-
petibili nei procedimenti davanti al Tribunale penale federale [RS 
173.711.31]). Tenuto conto del presumibile e necessario dispendio causato 
dalla presente procedura, in concreto viene assegnata al reclamante un'in-

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dennità forfetaria (IVA inclusa) di fr. 2'000.- a titolo di ripetibili, da porre a 
carico del MPC. 

 
 

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Per questi motivi, la I Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. Non si prelevano tasse di giustizia. 

3. Il MPC verserà al reclamante un importo di fr. 2'000.- a titolo di ripetibili 
della sede federale. 

 
 
Bellinzona, 21 giugno 2007 
 
In nome della I Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Ministero pubblico della Confederazione  
- Ufficio dei giudici istruttori federali 
- Avv. Tuto Rossi 

 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della I Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 
30 giorni dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge 
federale del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss 
LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in 
cui il giudice dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).