# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4c85cbdb-a183-549a-ba40-2d1e3b5a2d1f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-10-05
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 05.10.2006 15.2006.52
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2006-52_2006-10-05.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2006.52

  	
  Lugano

  5 ottobre
  2006

  CJ/sc/lw

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente,

  Pellegrini e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques,
  ispettore CEF 

  

 

 

statuendo nel procedimento disciplinare (art. 14 cpv.
2 LEF) promosso nei confronti di

 

	
   

  	
    CO 1 ; 

   

  

nella sua qualità di commissario nelle procedure di
moratoria concordataria relative alle società:

 

	
   

  	
  1. PI 1 ;
  

  2. PI 2 ;
  

  3. PI 3 ;
  

   

  

 

Ritenuto

in
fatto:

 

                                  A.   Il 24 ottobre 2005, accogliendo tre istanze presentate dal lic. oec.
DE 2, amministratore unico di PI 1, PI 2 e PI 3, il Pretore __________ ha
concesso a queste società una moratoria di quattro mesi in vista
dell’omologazione di un concordato ordinario, rispettivamente di un concordato
con abbandono dell’attivo per quanto concerne PI 3, e ha nominato commissari i
signori __________ (per PI 1 e PI 2) ed __________ (per PI 3). Già il 26
ottobre, i due commissari hanno chiesto la revoca delle moratorie e la
liberazione dai rispettivi mandati. 

 

                                         Il 28
ottobre il Pretore ha così nominato l’avv. CO 1 commissario straordinario nelle
tre procedure. All’udienza di discussione delle istanze di revoca, tenutasi il
4 novembre 2005, il Pretore ha revocato il mandato dei commissari __________ e __________,
ha nominato l’avv. CO 1 commissario ordinario con effetto retroattivo dal 28
ottobre, ha preso atto del ritiro, da parte di quest’ultimo, delle istanze di
revoca delle moratorie e ha autorizzato il nuovo commissario, con il consenso
dell’amministratore unico DE 2, a continuare l’attività aziendale in luogo
delle società debitrici in pendenza di moratoria, ovvero in conformità
dell’art. 298 cpv. 1 LEF. Queste decisioni sono state confermate con decreto
del 7 novembre 2005. Su istanza del commissario del 17 febbraio 2006, le
moratorie concordatarie sono poi state prorogate di otto mesi con decreto del 3
marzo 2006.

 

 

                                  B.   Il
10 aprile 2006, l’amministratore unico DE 2 e l’avv. DE
1, quest'ultimo in veste di azionista delle società in moratoria concordataria
e di creditore, hanno interposto “ricorso” contro l’operato dell’avv. CO 1, nei
confronti del quale hanno mosso numerosi addebiti, chiedendo a questa Camera di
"intervenire affinché cessi lo scempio più sopra descritto e si possa
continuare ad operare nella legalità e nella lealtà”.

 

 

                                  C.   Con
ordinanza 11 aprile 2006, la Camera ha fissato al commissario un termine di 10
giorni per presentare osservazioni sul predetto allegato, precisando che tale
atto, per il suo contenuto e l’assenza di conclusioni formali che tendessero a
fare annullare provvedimenti specifici adottati dal commissario oppure a porre
fine ad omissioni costitutive di denegata o ritardata giustizia ai sensi dell’art.
17 LEF, era prevalentemente da considerare quale segnalazione disciplinare, anche
perché i ricorrenti chiedevano esplicitamente l’“allontanamento”,
rispettivamente la “rimozione” del commissario. Il 21 aprile, il commissario ha
presentato le sue osservazioni, chiedendo la reiezione dell’istanza di adozione
di provvedimenti disciplinari nei suoi confronti. Egli ha inoltre prodotto
osservazioni di __________ S__________ e dell’ing. __________ A__________,
anch’essi coinvolti nella segnalazione.

 

                                         Né l'avv.
CO 1, né i "ricorrenti" hanno eccepito alcunché a fronte della
decisione della Camera sulla natura della denuncia 10 aprile 2006.

 

 

                                  D.   Il
27 aprile 2006, la Camera ha trasmesso al commissario tre scritti dell’avv. DE
1 di data 11, 19, rispettivamente 20 aprile 2006, contenenti ulteriori
critiche sull'operato dell'avv. CO 1 in merito alle quali questi ha formulato
osservazioni scritte il 3 maggio 2006.

 

 

                                  E.   Il 22 giugno 2006, è stato sentito l’avv. DE 1 allo scopo di
chiarire l'esposto 10 aprile 2006, da lui sottoscritto congiuntamente al DE 2.
Il 13 luglio 2006 e il 15 settembre 2006 è stato interrogato l'avv. CO 1, il
quale ha potuto esprimersi anche sugli scritti 19 aprile, 14 luglio, 24 luglio
e 21 agosto 2006 che l’avv. DE 1 aveva nel frattempo fatto pervenire alla
Camera.

 

                                          Non
si è ritenuto di procedere ad ulteriori atti istruttori, peraltro                            non
proposti né dai segnalanti, né dall'avv. CO 1.

 

 

Considerato

in
diritto:

 

                                   1.   In
conformità con l'art. 14 LEF, l'Autorità cantonale di vigilanza esercita il
potere disciplinare su tutti gli organi d'esecuzione forzata (art. 11 LALEF),
compreso il commissario in una procedura di moratoria concordataria (art. 14 e
295 cpv. 3 LEF). Il procedimento disciplinare ha quale funzione il mantenimento
dell’ordine, così come la salvaguardia della considerazione nei confronti delle
autorità e la fiducia nelle stesse. Le misure disciplinari mirano a garantire, dal
punto di vista sia preventivo che repressivo, il corretto adempimento dei rispettivi
obblighi da parte degli organi sottoposti al potere disciplinare (cfr. Lorandi, Betreibungsrechtliche
Beschwerde und Nichtigkeit, N. 12-13 ad art. 14 LEF).

 

 

                                   2.   Il
procedimento disciplinare è retto nel nostro Cantone dalla LPR (art. 11 cpv. 2
LALEF), tanto per i funzionari e gli impiegati dello Stato (art. 2 cpv. 3
LALEF), quanto per gli organi di esecuzione e fallimento non sottoposti alla
LORD (art. 7 LALEF); può essere promosso d'ufficio dall'Autorità cantonale di
vigilanza o su segnalazione/denuncia di ogni interessato al corretto
funzionamento del diritto esecutivo federale (Cometta,
Commentario alla LPR, Lugano 1998, n. 2.5.a-b ad art. 3, p. 86).

 

 

                                   3.   Giusta
l’art. 14 cpv. 2 LEF nei confronti dell’ufficiale di esecuzione e fallimenti, o
di un funzionario possono essere prese le misure disciplinari seguenti:
l’ammonimento, la multa sino a 1'000 franchi, la sospensione dall’ufficio per
una durata non maggiore di sei mesi, la destituzione. Il commissario di un concordato
è passibile delle medesime sanzioni; non può essere destituito, ma gli può
essere revocato il mandato (cfr. Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 37 ad art. 295).

 

 

                                   4.   Mentre
il catalogo delle misure disciplinari è puntuale ed esaustivo, i fatti
costitutivi di infrazione disciplinare non sono definiti nella legge. In senso
generale, è passibile di sanzione disciplinare ogni violazione dei doveri di
funzione (ancorché commessa fuori dagli orari di servizio) e ogni violazione
dei doveri particolari imposti da una corretta applicazione del diritto
esecutivo, comprese eventuali direttive impartite dalle autorità di vigilanza (Gilliéron, op. cit., vol. I, Losanna
1999, n. 32 ad art. 14). Nell'ambito disciplinare vige tuttavia il principio di
opportunità secondo cui non ogni violazione dei doveri di funzione dev'essere
sanzionata (Emmel, in Basler Kommentar
zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 10 ad art. 14).

 

                                         Sebbene
la legge non lo precisi, la colpa è un presupposto essenziale dell'intervento
disciplinare (cfr. Gilliéron, op.
cit., n. 14 e 32 ad art. 14; Emmel,
op. cit., n. 8 ad art. 14; Lorandi,
op. cit., n. 33 e 36 ad art. 14).

 

                                         La
sanzione disciplinare deve inoltre rispettare il principio della proporzionalità,
ciò che significa che, da una parte, essa deve essere idonea a garantire
l’osservanza dei doveri di servizio, la corretta ed efficace esecuzione delle
mansioni pubbliche, nonché la salvaguardia della fiducia nell’amministrazione,
e dall’altra, dev'essere commisurata alla gravità oggettiva dell’infrazione e
al grado di colpa dell’agente (cfr. Lorandi,
op. cit., n. 40 ad art. 14; Dallèves,
Commentaire romand de la LP, Basilea/Ginevra/Monaco 2005, n. 4 ad art. 14).

 

 

5.Nel caso concreto, va rilevato anzitutto
che una parte dei rimproveri rivolti al commissario non trovano sufficiente riscontro,
rispettivamente sono stati giustificati dall'avv. CO 1 in modo logico e
convincente.

 

 

                               5.1.   Anzitutto,
è difficile seguire il rimprovero mosso al commissario (per di più a diversi
mesi dai fatti) di aver cessato l’attività aziendale. Infatti, al momento della
concessione delle moratorie, nella cassa delle tre società non vi era liquidità
sufficiente per far fronte al pagamento degli oneri correnti, ossia della
manodopera e delle forniture; questa situazione di illiquidità costituisce un
fatto rilevante e non controverso che lo stesso avv. DE 1 ha in sostanza
ammesso, pur accennando al rimedio di creare liquidità, incassando crediti
scaduti per diversi milioni (cfr. verbale avv. DE 1, pag. 5, ad 18). Tuttavia,
a quel momento, il saldo del conto bancario (R__________) di PI 3 era
inferiore a fr. 10'000.-; i conti postali di PI 3 e PI 1 erano vuoti; inoltre,
degli iniziali fr. 100'000.-, presenti sul conto postale di PI 2, fr. 30'000.-
circa sono stati spesi per pagare dipendenti e i rimanenti fr. 70'000.- per il
riscatto di un leasing della __________ (verbale avv. CO 1 13 luglio 2006, pag.
3 e 5). D’altronde, a prescindere dalle versioni contrastanti sul fatto che le
banche cessionarie dei crediti delle società avessero dato o no il loro accordo
all'incasso diretto delle fatture (verbale avv. DE 1 pag. 5, ad 18; istanza di
proroga delle moratorie 17 febbraio 2006, pag. 3, ad 3 = doc. AE - doc. AE2), è
senz'altro sostenibile che per l’incasso dei crediti occorresse un certo tempo,
ciò che non sarebbe stato ragionevolmente conciliabile con l'esigenza di
disporre subito di liquidità per mantenere aperti i cantieri (Osservazioni avv.
CO 1 21 aprile 2006, pag. 17). Quanto poi all'entità dei crediti da incassare,
a fronte della cifra globale indicata dall'avv. DE 1 e condivisa dal
commissario solo parzialmente, ossia per circa 2 milioni, i tentativi d'incasso
messi in opera avrebbero fruttato approssimativamente solo fr. 200'000.- a
causa del fatto che "parte delle fatture era infatti stata o già pagata o
compensata" (verbale avv. CO 1 13 luglio 2006, pag. 3); al proposito non
vi sono riscontri di senso contrario. 

 

                                         In ogni
caso, la cessazione dell’attività è stata implicitamente (ma
inequivocabilmente) avallata dal giudice del concordato, laddove ha emesso i
decreti 7 novembre 2005 (doc. F, F1 e F2) -che, tra l'altro, formalmente autorizzano
il commissario a proseguire l'attività aziendale in luogo della debitrice e dei
suoi organi- "alla luce del rapporto consegnato dall'avv. CO 1".
E in quel rapporto l'allora commissario straordinario esplicitamente riferiva sulla
cessazione dell'attività, segnatamente affermando che "attualmente … le
tre ditte non impiegano più alcun personale" (doc. S, ad 3),
rispettivamente che "tutto il personale è stato iscritto all'Ufficio del
lavoro per l'ottenimento di indennità stabilite dalla legge" salvo
l'impiego di una decina di persone per alcuni giorni (doc. S, ad 3.1) e infine
che aveva "disposto già da venerdì 28 ottobre 2005 la chiusura immediata
di tutti i cantieri aperti e il recupero di tutto il materiale presente sugli
stessi" (doc. S, ad 4). 

 

                                         Comunque,
né i creditori, né i rappresentanti delle società debitrici hanno contestato la
controversa decisione del commissario: circostanza sicuramente di peso nella
presente valutazione, al di là dei motivi soggettivi, addotti in particolare dall'avv.
DE 1 a giustificazione della sua mancata reazione (verbale, pag. 2). 

 

 

                               5.2.   Quanto
al controllo della contabilità anteriore alla concessione delle moratorie concordatarie
per gli anni 2004 e 2005 esso è pacificamente in corso di allestimento ad opera
di __________ su mandato del commissario. Non è eccezionale che per effettuare
una revisione -che non era più stata fatta da due anni- occorra tempo, anche tenuto
conto del fatto che le società in moratoria concordataria sono connesse fra
loro e con altre società dello stesso gruppo (doc. S, punto 1.7). Lo stesso
avv. DE 1 ha ammesso che la contabilità "termina ufficialmente con il
rapporto di revisione 2003. Per il 2004 esiste solo un progetto di bilancio e
di conto economico allestito prima della nomina del commissario" (verbale
avv. DE 1, pag. 2 in fondo). Inoltre, sempre in merito alla mancanza della
contabilità e a quanto possa essere rimproverato all'avv. CO 1 relativamente ai
primi mesi della sua attività ("l'avv. CO 1 non ha esaminato la
contabilità": esposto 10 aprile 2006, pag. 6), si può anche ricordare -ve
ne fosse necessità- che l’avv. DE 1 è stato presidente del consiglio
d’amministrazione di PI 1 e di PI 2 fino al 23 giugno 2005 e di PI 3 fino al 10
agosto 2005, date alle quali al primo è subentrato DE 2 quale amministratore
unico. 

 

 

                               5.3.   In merito
al rimprovero mosso al commissario di non aver adottato provvedimenti atti a
conservare il valore degli attivi delle società debitrici (esposto 10 aprile, pag.
20), si osserva anzitutto che l'iscrizione di ipoteche legali degli artigiani e
degli imprenditori rientra per lo più nel potere di apprezzamento del
commissario che ha dovuto confrontarne costi e benefici. In concreto, non vi
sono indicazioni secondo cui l’avv. CO 1 avrebbe omesso
d’iscrivere ipoteche legali in casi in cui l’iscrizione fosse stata
indispensabile per una corretta difesa degli interessi dei creditori. A questo
proposito, l'avv. DE 1 -così invitato- ha integrato le sue allegazioni con il
nome di cinque cantieri e il 5 luglio 2006 ha prodotto -a sostegno delle sue
affermazioni- un foglio con note manoscritte: esse tuttavia sono a dir poco
inservibili per dimostrare alcunché.

 

 

                               5.4.   L'avv.
DE 1 rimprovera al commissario anche di non essersi interessato alla
continuazione di cause civili che oppongono le società in questione a due
banche. In particolare, si tratta "di due cause di disconoscimento di
debito e di risarcimento danni promosse da PI 3 (in due casi) e da altra ditta
del gruppo nei confronti del __________ e di un'analoga azione nei confronti di
__________" (verbale avv. DE 1, ad 20). Esprime la sua convinzione -data
l'importanza economica delle liti- che esse abbiano una seria possibilità di
buon esito, così che una conduzione sollecita delle stesse rafforzerebbe la
posizione delle ditte anche nell'ambito del concordato e nei rapporti con le
banche. Tuttavia, anche questa questione rientra essenzialmente nel potere di
apprezzamento del commissario. Questi, da parte sua, considera l'auspicata
attivazione delle cause controproducente nell’ottica delle trattative in corso
con le stesse banche nell’ambito del concordato (Osservazione avv. CO 1, pag.
35), trattative che hanno tra l’altro permesso di ottenere dagli stessi
istituti di credito la rinuncia a circa la metà dell’importo dei loro crediti.
Si tratta, in concreto di punti di vista contrapposti non tanto su elementi
oggettivi, ma su giudizi di opportunità, di modo che l'atteggiamento del
commissario non può comportare un rimprovero nei suoi confronti.

 

 

                               5.5.   Uno
dei rimproveri più sentiti è quello secondo cui il commissario starebbe svendendo
le aziende. Sennonché per quanto risulta (né l'avv. DE
1 ha saputo essere più preciso al riguardo: esposto 10 aprile 2006, pag. 19),
il commissario ha alienato finora due beni mobili delle ditte in moratoria,
ovvero due veicoli. La loro vendita, nel febbraio 2006, non sembra aver richiesto
l’autorizzazione del Pretore ai sensi dell’art. 298 cpv. 2 LEF, perché i
veicoli non risultavano più necessari all’attività delle ditte, già terminata
nel novembre 2005; inoltre, il possibile assuntore (A__________) era d’accordo
con le vendite, il cui prezzo non dà peraltro adito a critiche, nemmeno da
parte dei segnalanti. Non è invero chiaro se l’acquirente del camioncino con
cisterna l’abbia parzialmente pagato per mezzo di una compensazione con crediti
suoi, anteriori alla concessione delle moratorie concordatarie (doc. L);
sennonché, nell'ambito del rimprovero qui in esame, già per l'importo di cui si
tratterebbe, la questione assume carattere del tutto secondario, tanto da non
esigere approfondimenti. Infine, la necessità di disporre di denaro per riscaldare
i locali di __________, indipendentemente da chi vi lavorasse, non può
seriamente essere messa in discussione, non fosse che per consentire al
commissario e ai suoi ausiliari di adempiere ai loro numerosi compiti e per prevenire
danni all’edificio.

 

 

                               5.6.   L'avv.
DE 1, al punto 12 del suo esposto così si esprime: "L'inqualificabile
comportamento del commissario assume contorni paurosi quando si pone attenzione
al trattamento che ha riservato a … W__________, G__________ e F__________.
Costoro erano amministratori e direttori di fatto (solo G__________ era iscritto
a RC) delle tre ditte, ovvero le persone che le hanno amministrate
effettivamente, ecc." A queste persone egli imputa di aver agito
illecitamente -con atti diversi e in diverse occasioni- in proprio esclusivo
vantaggio (ad esempio "hanno incassato somme sproporzionate per onorari:
per il 2004 circa fr. 800'000.-": verbale avv. DE 1, pag. 4) e in danno
delle società, tanto da considerarle coautrici "del disfacimento del
patrimonio delle tre ditte in esame". Di conseguenza rimprovera al
commissario di non aver adottato provvedimenti nei loro
confronti e di essere propenso ad ammettere le loro pretese in prima classe. In
particolare, mentre l'avv. CO 1, nel rapporto 4 novembre 2005, alludeva alla
possibilità di procedere contro di loro, ha poi trovato un accordo
"pacifico" sulla situazione, dando anche l'impressione di non volerla
affrontare con decisione. Per parte sua, l'avv. DE 1 ha affermato di non avere
lui stesso proceduto subito nei loro confronti "a causa dei rapporti
personali che si erano instaurati fra loro e me" (verbale avv. DE 1, pag.
4).

 

                                  a)   È innanzitutto
opportuno ricordare che non è compito del commissario di far valere eventuali
pretese di responsabilità contro gli organi della società debitrice. Nel concordato
ordinario, né il commissario né i creditori possono esercitare tali diritti
perché l’art. 757 CO è inapplicabile (DTF 122 III 166 e segg.). Nel concordato
con abbandono dell’attivo, la questione dell’esercizio di pretese della società
contro i suoi organi si pone solo dopo l’omologazione, qualora il concordato
non preveda l’esclusione di queste pretese dall’attivo abbandonato ai creditori
(cfr. DTF 122 III 176; art. 325 LEF). In linea principio, il commissario non
deve intraprendere nulla direttamente contro gli organi, tranne – se necessario
– interrompere la prescrizione, il cui termine (relativo) è però di 5 anni
(art. 760 CO). Il commissario deve in particolare inventariare e stimare le
eventuali pretese di risarcimento contro gli organi, così da permettere al
giudice del concordato di determinare, a prescindere dal tipo di concordato
proposto, se il primo presupposto dell’omologazione è adempiuto (art. 306 cpv.
1 n. 1 LEF), ossia se la somma offerta dalla debitrice è in giusta proporzione
con i suoi “mezzi” (che includono tali crediti).

 

                                  b)   La questione della responsabilità degli organi – è vero – si pone anche
in relazione alla determinazione dei creditori aventi il diritto di partecipare
all’assemblea dei creditori e di votare sulla proposta di concordato (art. 302
LEF). In effetti, quando allestisce l'elenco definitivo dei creditori (che
l’avv. CO 1 designa impropriamente con il termine “graduatoria”), il
commissario deve, se del caso, contestare le insinuazioni degli organi qualora
ritenga che essi abbiano adempiuto male il loro mandato oppure qualora sollevi
l’eccezione di compensazione con eventuali pretese del debitore. Spetta pure al
commissario di eventualmente contestare il privilegio di prima classe (ai sensi
dell’art. 219 al. 4, 1a classe, lett. a LEF) che l’organo chiede per
crediti da lui considerati salario e quindi di riconoscergli il diritto di voto
(di cui i creditori privilegiati invece non godono, art. 305 cpv. 2 LEF). In
ogni caso, le determinazioni del commissario sui crediti insinuati dagli organi
sono soltanto indicative, poiché la decisione sulla partecipazione al voto e
sul suo esito rientra nell’esclusiva competenza del giudice del concordato (cfr.
art. 305 cpv. 3 LEF; Gani, Comm. romand de la LP, 2005, n. 7 ad art.
300, n. 6 e n. 10 ad art. 302, n. 4 ad art. 304; Marchand, Commentaire romand de la
LP, 2005, n. 25, 35 e 48 ad art. 305), con il rilievo
che il debitore, nel concordato ordinario, rispettivamente i creditori, nel
concordato con abbandono dell’attivo (art. 322 LEF), conservano comunque la
facoltà di contestare i crediti ammessi dal giudice (cfr. Marchand, op. cit.,
n. 25 e 35 ad art. 305). In altre parole, le “decisioni” del commissario in
questo aspetto della fattispecie non possono causare nessun danno alle parti.

 

                                  c)   Nel
caso concreto, non risulta che il commissario si sia dimostrato negligente a
fronte del comportamento degli ex organi delle società, tanto più che i
progetti di concordato non menzionavano tra gli attivi delle stesse crediti
contro questi ultimi e l’avv. DE 1 (ma la questione non è decisiva) non ha
fornito nessun elemento a sostegno delle sue allegazioni. Certo, non si può condividere
su questo stesso punto la motivazione del commissario secondo cui il suo
ritegno nei confronti degli ex organi tenderebbe a evitare lo scontro sulle
questioni di responsabilità, onde garantire il successo del concordato; il suo compito
infatti non è quello di giungere a tutti i costi all’omologazione di un
concordato, ma di verificare se il concordato è degno di essere omologato ai
sensi dell’art. 306 LEF, tenendo conto dell’interesse non solo del debitore e
del possibile assuntore, ma anche dei creditori. Le valutazioni del commissario
sulle insinuazioni degli ex organi – che come detto non sono vincolanti – non
appaiono del resto essere ancora definitive (scritto 23 marzo 2006, doc. T) e
potranno comunque essere modificate, segnatamente sulla base degli esiti del
controllo della contabilità, al momento dell’allestimento definitivo della
lista dei creditori da mettere a disposizione delle parti prima dell’assemblea
dei creditori (art. 301 cpv. 1 LEF).

 

                                  d)   Per
quanto concerne poi la __________ T__________ ed altri macchinari che le ditte
detenevano in leasing e che i signori __________, __________ e __________, per
il tramite di una loro società, poco prima della concessione delle moratorie
concordatarie, hanno comperato direttamente presso la società di leasing
proprietaria, pagando di tasca propria il saldo del prezzo, occorre rilevare
che la questione non è tuttora risolta: è tuttavia verosimile che il
commissario abbia raggiunto con queste persone un accordo di massima (almeno a
prima vista difendibile), secondo cui esse, qualora dovessero vendere i
macchinari, verserebbero alla massa la differenza tra il prezzo di vendita e il
prezzo da loro pagato alla società di leasing (cfr. Istanza di proroga della moratoria:
doc. AE, pag. 6 ad 4.2.2; verbale d’udienza 3 marzo 2006, pag. 4: doc. G).

 

                                  e)   Visto
quanto precede, attualmente non v'è motivo per stigmatizzare l'operato del
commissario relativamente al comportamento dei signori __________, __________ e
__________. Il commissario potrebbe (o dovrebbe) comunque tener conto delle
considerazioni che precedono in sede di allestimento dell'inventario.

 

 

                               5.7.   Il
segnalante avv. DE 1 non soltanto nel suo esposto iniziale, ma anche in scritti
successivi, critica aspramente il commissario per essersi, in certo modo,
alleato con __________ S__________ e con l'ing. __________ A__________.

 

                                  a)   Le
critiche relative al fatto che il commissario si sia avvalso della collaborazione
di __________ S__________ appaiono pretestuose. Non v’è dubbio che quest’ultimo
è stato presentato all’avv. CO 1 per il tramite diretto o indiretto dell’avv. DE
1 che lo conosceva da almeno trent'anni (verbale avv. DE 1, pag. 3). Lo stesso avv.
DE 1 ricorda come S__________, già in luglio/ agosto 2005 si sia fatto vivo
presso di lui, affermando di "avere clienti interessati alla ripresa … di
tutte le ditte del gruppo". Né risulta che l'avv. DE 1 abbia avuto motivo
di opporsi alla presenza e all'interesse di S__________ fino al momento della
presentazione del suo esposto 10 aprile 2006. Peraltro, solo a quel momento
egli ha prodotto l’estratto delle esecuzioni concernente S__________
personalmente, sebbene ne disponesse già dal mese di novembre 2005 (cfr. doc.
I).

 

                                  b)   Lo stesso tipo di discorso può essere fatto in merito alle censure
riferite alla collaborazione del commissario con __________ A__________. Già
nelle istanze di moratoria concordataria, i segnalanti avevano identificato in
questa persona un elemento essenziale per la riuscita dei concordati a favore
di PI 1 e di PI 2 (cfr. doc. M, pag. 5 ad A; pag. 7 ad II.A; pag. 11 ad B.a; pag.
12 ad A; pag. 13 ad VI.b e VII; doc. M1, pag. 5 ad A; pag. 8;
pag. 15 ad B.a; pag. 17 ad B.b e VII). Inoltre, il Pretore ha motivato la
concessione delle moratorie a favore di PI 1 e PI 2 (doc. D e D1, cons. 6 e
8) principalmente con riferimento agli impegni di A__________ (deposito di una
garanzia di fr. 900'000.-- presso la banca R__________) e della società A__________
SA, facente ancora capo ad A__________ (verbale avv. DE 1, pag. 3). È quindi logico
che l’avv. CO 1 abbia lavorato a contatto con questa persona la cui solvibilità
appariva allora fuori di dubbio: aveva infatti versato fr. 410'000.- a PI 2 prima
dell’avvio delle procedure concordatarie per il pagamento di oneri sociali
(doc. M e M1, pag. 5 ad A e doc. 12) e aveva depositato una garanzia di fr.
900'000.- presso la Banca R__________; senza contare due ulteriori versamenti
di somme ingenti in favore dell’avv. DE 1 (doc. 24, 25, 28 e 29).

 

                                  c)   Non vi sono peraltro prove che il commissario -come affermano i
segnalanti- con la complicità di A__________ e S__________, abbia tentato di “estromettere”
l’avv. DE 1 dalla procedura concordataria e di “depredargli il patrimonio”. Certo, il cosiddetto “progetto A__________” si scostava dalle
proposte di concordato contenute nelle istanze di moratoria, ma in realtà esso
non era del tutto nuovo, ciò che del resto ammette anche l’avv. DE 1 che si
esprime positivamente al riguardo (verbale, pag. 3 e 4). Quel “progetto" era
infatti già in germe nelle istanze di concessione delle moratorie concordatarie
(cfr. doc. M e M1, pag. 7 ad C/2, risp. C/6) e il Pretore ha accolto le stesse anche
a causa dell’impegno assunto dalla Banca R__________ nei confronti di A__________
SA (cfr. supra ad b). Pure l’inclusione dei fondi di S__________ SA tra i pegni
dati in garanzia alla banca R__________ (per la concessione di un prestito ad A__________
SA, con il quale questa società avrebbe riscattato tutti i crediti ipotecari
delle tre banche, compresi i crediti diretti contro le altre società del gruppo
non in moratoria) era già ipotizzato allo stadio della concessione delle
moratorie concordatarie. A ben vedere, il maggior rimprovero formulato dall’avv.
DE 1 è del resto quello di non essere stato associato alle negoziazioni con le
banche e di non aver avuto accesso ai termini dell’accordo (verbale avv. DE 1,
pag. 3-4). In realtà, come rileva il commissario, egli gli aveva chiesto ripetutamente
di convocare l’assemblea generale di S__________ (cfr. scritti 24 febbraio e 4
marzo 2006 dell'avv. CO 1 all'avv. DE 1: doc. 11 e 12), proprio per definire la
posizione di quella società nell’accordo con le banche. E tale richiesta era
senz’altro legittima, siccome PI 1 risultava titolare del 30% delle azioni di S__________
SA e l’avv. DE 1 aveva ceduto una parte del suo pacchetto azionario a __________
A__________ (doc. 6). La questione della titolarità delle azioni sarebbe
comunque potuta essere risolta nell’ambito dell’assemblea generale e l’avv. DE
1, indipendentemente dal numero di azioni da lui detenute, avrebbe potuto
chiedere tutte le informazioni necessarie sulle trattative con le banche. Non
si può quindi ritenere che il commissario abbia esercitato pressioni indebite
sull’avv. DE 1.

 

                                  d)   Va
invece dato atto ai segnalanti che può senz'altro apparire suscettibile di
critiche l'atteggiamento del commissario che ha permesso l'instaurarsi di un
particolare tipo di relazione fra lui stesso, A__________ e S__________,
connotato da grande familiarità che, nel merito potrebbe aver impedito all’avv.
CO 1 di avvertire tempestivamente determinati segnali negativi sulla
affidabilità delle persone in discussione; ma, sul tema specifico, si tornerà
nel seguito. Va comunque osservato che l'atteggiamento in esame risale a poco
tempo prima della segnalazione e che il commissario ha poi saputo -per quello
che almeno appare- distanziarsi da A__________ e S__________: concretamente, egli
ha infatti abbandonato il progetto del primo, preferendogli un’offerta 23
giugno 2006, mentre già nell’aprile 2006 aveva notificato a S__________ la fine
del suo mandato, denunciandolo poi al Ministero pubblico in relazione ad alcune
vendite di beni inventariati (verbale avv. CO 1 15
settembre 2006).

 

 

                               5.8.   La
partecipazione di ditte del gruppo a consorzi sottostà al Contratto di
consorzio per imprese di costruzione del 27 settembre 2001 della Società
svizzera degli impresari costruttori. Al verbale d'interrogatorio del commissario
13 luglio 2006 è stato allegato un estratto di quel documento, segnatamente
riguardante l'art. 30 (Ritiro di un socio). La clausola in esame è invero
sibillina, recitando: Quando un socio si ritira, i rimanenti soci continuano
il consorzio tra loro se (tra l'altro) 30.1.2 egli presenta una
richiesta di concordato, ecc. Si potrebbe così porre il problema di sapere se
una domanda di concordato comporti l’esclusione automatica dal consorzio del
socio che ha presentato tale istanza o se questi mantenga la facoltà di
ritirarsi o no. Il problema -nel caso in esame- riveste tuttavia un significato
solamente teorico dal momento che, a dipendenza della cessazione dell’attività
delle ditte, il ritiro (nei termini della clausola 30 del contratto) era
inevitabile, non fosse che per non esporre le ditte (in concreto trattasi solo
della PI 3) a pretese di risarcimento che gli altri membri dei consorzi avrebbero
potuto vantare in caso d’inadempimento degli obblighi assunti dalla società in
moratoria. Ritenendo che la partecipazione della società a consorzi importanti dovrebbe
costituire "una delle maggiori fonti di entrata", l'avv. DE 1 non
fornisce elementi concreti (o almeno indizi) di negligenza imputabili al
commissario: né nel suo esposto iniziale, né in sede di audizione. D'altra
parte, dal verbale d’interrogatorio 13 luglio 2006 dell'avv. CO 1 risulta che questi
-contrariamente a quanto ipotizza l'avv. DE 1- non ha avuto margini di manovra
nella determinazione dell’importo dei crediti di liquidazione, indicando semmai
altre difficoltà, come incerti termini d'incasso, rispettivamente perdite a
carico del consorzio. In genere, il comportamento del commissario non può
pertanto essere censurato, non avendo potuto avere parte attiva in questi contatti;
semmai -ciò che si vedrà nel seguito sub 6.3- può stupire, anche in questo
caso, la sua reticenza nei confronti dell'avv. DE 1, segnatamente in merito
all'informazione di quest'ultimo che da mesi se ne lamenta.

 

 

                               5.9.   L’istruttoria non ha evidenziato l’assenza di progetti e di piani di
lavoro rimproverata al commissario. 

                                         In effetti, già nella sua relazione 4 novembre 2005, a pochi giorni
dalla sua nomina, l’avv. CO 1 ha esposto le misure di risanamento che intendeva
attuare in vista dell’omologazione dei concordati (cfr. doc. S, pag. 13-20
[bozza]; pag. 15-24 della versione definitiva). Durante i primi quattro mesi di
moratoria ha poi effettuato la maggior parte dei lavori che competono
normalmente a un commissario di concordato, autorizzato dal giudice a gestire la società debitrice: al di là di qualsiasi giudizio sulla
validità delle singole decisioni, ha provveduto alla chiusura
dei cantieri, alla disdetta dei contratti di lavoro, ha adottato misure
conservative – sostituzione dei cilindri delle porte di accesso agli uffici di __________
e dei lucchetti ai cancelli del piazzale di __________ e delle infrastrutture
di __________, salvataggio di tutti i dati informatici, raggruppamento dei
macchinari nelle sedi di __________, __________ e __________, ecc.–, ha
provveduto all'incasso dei crediti esigibili delle società, alla liquidazione
dei consorzi, all'allestimento di inventari (art. 299 LEF), si è occupato del controllo
della contabilità, ha emesso la grida ai creditori (art. 300 LEF), ha allestito
liste di creditori (“graduatorie”), ecc.

 

 

                             5.10.   Contrariamente
a quanto sostengono i segnalanti, da quanto fin qui
esposto è oggettivamente difficile interpretare l'atteggiamento del commissario
come fosse inteso a far cadere le società debitrici in fallimento. Al contrario,
risulta che l’avv. CO 1 ha continuato nei suoi incombenti anche dopo aver constatato
che le proposte concordatarie erano almeno messe in forse dalla realtà delle
circostanze. Tanto che, a prescindere dai rimproveri mossi all'avv. CO 1 dai
segnalanti, ci si può chiedere se l'operato del commissario non sia censurabile
proprio per questa sua scelta di fondo.

 

                                  a)   Per
principio, non è compito del commissario di allestire il progetto di concordato,
ma solo di verificarne la fattibilità in considerazione dei presupposti di
legge (art. 306 LEF). Qualora la proposta concordataria si riveli
irrealizzabile, il commissario dovrebbe quindi limitarsi a chiedere la revoca
della moratoria. La dottrina prevede però un’eccezione nei casi in cui, come
nella fattispecie, il potere di disporre è stato tolto al debitore (cfr. Gani, op. cit., n. 1 ad art. 301; Vollmar, in Comm. di Basilea, n. 13 ad
art. 301 LEF). In ogni caso, la continuazione della moratoria durante il
periodo di tempo necessario all’allestimento di un nuovo progetto si giustifica
solo se vi sono concrete e serie possibilità di omologazione. Se invece si constata
che l’omologazione del concordato è manifestamente impossibile, il commissario
deve chiedere la revoca della moratoria (art. 295 al. 5 LEF; Vollmar, op. cit., n. 32 e 34 ad art.
295; Gani, op. cit., n. 19 ad
art. 295).

 

                                  b)   Nel
caso concreto, questa problematica avrebbe potuto porsi forse già al momento
della cessazione dell’attività delle tre ditte, siccome l’ipotesi di
continuazione contenuta nelle domande di moratoria concordataria si era
dimostrata irrealizzabile. Sennonché, non appare fuori luogo di avere allora creduto
nel cosiddetto progetto “A__________” che, come detto, era già in germe nelle
domande di moratoria e aveva ricevuto l’avallo del giudice del concordato, in
particolare concedendo la proroga delle moratorie concordatarie.

 

                                  c)   In
seguito, in particolare dopo la fine di marzo 2006, decretata la proroga delle
moratorie, è vero che il commissario ha ritenuto di continuare sulla strada imboccata,
malgrado l'ing. A__________ avesse ritirato la garanzia di fr. 900'000.- e non
avesse nemmeno messo concretamente a disposizione i fondi promessi (fr.
200'000.-) per le spese di concordato, e malgrado intervenute differenze su
determinate posizioni dell'avv. DE 1 (opposizione P__________ SA, __________ T__________
e fondi della S__________ SA), ma è altrettanto vero che -ricevute dapprima
determinate offerte che avrebbero fors'anche permesso l'elaborazione di una
nuova proposta concordataria, limitata alle sole società in moratoria- al
commissario è poi giunta (tutto sommato nel giro di poco tempo) l'offerta
globale del 23 giugno 2006 (verbale 15 settembre 2006) che egli ha dovuto
prendersi il tempo di analizzare, prima di procedere a qualsiasi decisione. Comunque,
gli interessi dei creditori non erano nel frattempo compromessi, avendo essi
stessi la facoltà di chiedere direttamente la revoca delle moratorie (Gani, op. cit., n. 18 ad art. 295; Jaeger/ Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz
über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. III, 4a ed., Zurigo 1997/2001, n. 58 ad
art. 295; Cometta, La procedura
concordataria nel nuovo diritto, in CFPG n° 16, pag. 128; Hunkeler, Das Nachlassverfahren nach revidiertem
SchKG, tesi Friborgo 1996, n. 842 e segg.).

 

 

                                   6.   L’istruttoria
ha tuttavia messo in evidenza alcune carenze oggettive nell’operato del
commissario.

 

 

                               6.1.   Uno
dei compiti essenziali del commissario è l’allestimento di un inventario
completo dei beni del debitore e la loro stima (art. 299 LEF). Quest’ultima
deve essere eseguita, con l’ausilio di un perito se il commissario non dispone
delle conoscenze specialistiche necessarie, in funzione del valore di
liquidazione (o di realizzazione) dei beni, anche se il concordato prevede la
continuazione dell’attività aziendale, così da consentire ai creditori e al
giudice del concordato di valutare se la proposta concordataria è proporzionata
al valore del patrimonio del debitore (cfr. art. 306 cpv. 2 n. 1 LEF). Se del
caso, la stima potrà essere completata con una valutazione che tenga conto dei
valori di rendimento o di continuazione (cfr. Vollmar,
op. cit., n. 8 ad art. 299; Gani,
op. cit., n. 4 ad art. 299, che pare però ritenere sufficiente l’una o l’altra
stima), da subito o solo in corso di procedura (cfr. Gilliéron, op. cit., n. 13 ad art. 299).

 

                                  a)   Nel
caso concreto, il commissario ha fatto inventariare quasi tutti i beni delle
società debitrici, tranne il materiale minuto che si trova soprattutto presso
l’officina dei mezzi meccanici a __________ (cfr. verbale 13 luglio 2006). È
evidente che anche questo materiale dovrà essere inventariato e stimato, se non
nel dettaglio (a causa delle spese) almeno globalmente.

 

                                  b)   Per
la stima dei beni mobili, il commissario si è fondato sui valori indicati negli
inventari allestiti dalle società nel settembre 2005 e li ha aggiornati
operando gli ammortamenti contabili non eseguiti in precedenza (cfr. istanze di
proroga di moratorie 17 febbraio 2006, doc. AE, AE1 e AE2, ad 4.2.2).
Si tratta quindi di una stima contabile, che non corrisponde a quanto esige la
legge (cfr. cons. 6.1 e specificatamente: Gilliéron,
op. cit., n. 14 ad art. 299). Poiché né il commissario, né l’ex impiegato F__________,
da lui incaricato di determinate operazioni d’inventario, sembrano disporre
delle conoscenze specifiche per stimare il valore di realizzazione dei beni da
inventariare, sarebbe stato opportuno far capo a uno o più periti, segnatamente
a quelli figuranti sulle liste paritetiche allestite dalla SSIC e dai sindacati di cui alla Circolare CEF n° 18 del 26 febbraio 2001 “sulle modalità di
intervento di persone ausiliarie qualificate quale supporto
tecnico-professionale in procedure esecutive, di concordato e fallimento nel
settore edile”, pur riconoscendo che questa Circolare conferisce
al commissario solo una facoltà e non un obbligo. Inoltre, il successivo
controllo dell’inventario effettuato da F__________ “in contraddittorio” con
rappresentanti di L__________ SA, società che aveva manifestato interesse all'acquisto
di parte dei beni delle società debitrici, non può essere parificato a un
inventario ai sensi della legge: esso deve infatti essere eseguito da un perito
neutrale. Ciò che non è il caso né di L__________ SA, né di F__________, tanto
più che quest’ultimo è poi stato assunto proprio da L__________ SA. L’operato
del commissario, dal profilo oggettivo, non può d’altronde essere giustificato
con l’intento di ridurre i costi perché l’inventario è un’esigenza di legge e
in ogni caso l’avv. CO 1 avrebbe dovuto far capo all’importo (fr. 200'000.-) indicato
nelle istanze di moratoria per coprire le spese della procedura (cfr. doc. M e M1, ad VII).

 

                                  c)   Anche
gli immobili, seppure gravati da pegno, devono essere inventariati e stimati (cfr.
art. 299 cpv. 3 LEF). È irrilevante il fatto che, nel progetto “A__________”, i
fondi non dovevano essere realizzati, ma sarebbero stati ceduti ad A__________
SA (la quale in contropartita si assumeva i debiti ipotecari bancari) poiché il
giudice del concordato e i creditori devono conoscere il valore dei fondi per
valutare correttamente la proposta concordataria sottoposta loro ed apprezzare l’estensione
della rinuncia accordata dalle banche.

 

                                  d)   Dal
punto di vista oggettivo, le violazioni dell’art. 299 LEF commesse dal
commissario sono tuttavia da ritenere di grado lieve, siccome quasi tutti i
beni delle società debitrici sono effettivamente stati inventariati e stimati,
seppure con criteri non conformi alla legge. Dal punto di vista soggettivo,
occorre d’altronde rilevare che né il giudice del concordato, né il possibile
assuntore (A__________) e nemmeno i segnalanti, fino alla presentazione
dell'esposto 10 aprile 2006, hanno messo in discussione gli inventari; ciò che
può aver indotto l’avv. CO 1 a credere che le modalità operative da lui scelte fossero
state condivise. 

 

 

                               6.2.   La
corrispondenza elettronica (e-mail) intrattenuta a un certo momento tra il commissario, S__________ e A__________ di cui ai doc. N a N21, a
prescindere dal modo in cui è pervenuta ai segnalanti (l’autorità di vigilanza
avrebbe comunque potuto esigere dal commissario la produzione dell’intera
corrispondenza relativa ai concordati), evidenzia uno stile incompatibile con
la funzione ufficiale assunta dall’avv. CO 1. D’altra parte, è giusto
considerare che questi documenti erano destinati a rimanere privati e si può
quindi almeno capire – se non del tutto scusare – che il commissario non abbia
adottato il ritegno e la forma consoni alla funzione pubblica da lui assunta.

 

 

                               6.3.   L’avv. DE 1 si è più volte
lamentato che il commissario l’avesse tenuto all’oscuro sugli sviluppi della
procedura concordataria. In occasione della sua audizione 15 settembre 2006,
l’avv. CO 1 ha giustificato il suo comportamento spiegando che l’avv. DE 1 non
aveva mai chiarito – come ripetutamente richiesto – la sua posizione di
azionista delle tre società, qualità che appariva discutibile, visti i diversi
atti con i quali l’avv. DE 1 avrebbe ceduto, condizionalmente, le proprie
azioni (doc. 4 - 6). L’argomento non è del tutto convincente, dal momento che l’avv. DE 1 aveva comunque il diritto di consultare gli atti delle
procedure concordatarie nella sua qualità di creditore (art. 8a LEF), tenuto
conto del fatto che le sue pretese erano state ammesse
in sede di “graduatoria” provvisoria (doc. Q, pag. 8; doc. Q1, pag. 6 e doc. Q2, pag. 9). Tuttavia, l’avv. DE 1 non ha documentato (ma nemmeno ha
affermato) di aver rivolto al commissario formali domande d’informazione, così
che non si può rimproverare all’avv. CO 1 di non avere risposto nel modo
formale previsto dalla legge a richieste d’informazione del tutto informali,
indirizzategli dall’avv. DE 1. Domande formali avrebbero avuto il pregio, in
caso di riscontro negativo, di offrire al richiedente la possibilità del
ricorso prevista dall'art. 17 LEF. Se tutto ciò può bastare per escludere gli
estremi di un intervento disciplinare, resta il fatto che il descritto
atteggiamento del commissario non ha certamente concorso a ridurre la
conflittualità instauratasi nell'ambito di queste moratorie.

 

 

                               6.4.   Date le circostanze insolite in cui sono state presentate al
commissario le garanzie collaterali, richieste dalla Banca R__________ e
reperite da S__________, l'avv. CO 1 avrebbe almeno dovuto esigerne il deposito
su un conto intestato alle società debitrici per verificare che fossero
effettivamente e durevolmente a disposizione di A__________ SA; e non
accontentarsi di prendere visione del corrispondente documento, senza nemmeno
poterne estrarre fotocopia. Se da un lato, egli ha accettato le condizioni impostegli
da S__________ (verbale avv. CO 1, pag. 5), dall'altro non ha nascosto nulla al
giudice del concordato il quale, nonostante l’inaccettabile rifiuto di produrre
le garanzie, ha comunque prorogato le moratorie. Al di là dell'apparente inusualità
di tale modo di procedere, quella decisione del giudice è atta a scagionare il
commissario, almeno dal profilo soggettivo, per un comportamento difficilmente
condivisibile.

 

 

                                   7.   In
sintesi, al di là delle violazioni oggettive – non gravi – testé accertate a
carico del commissario, può legittimamente porsi la questione di sapere se egli
abbia costantemente ed esclusivamente agito nel solco dei compiti di un commissario
di concordato: occorre infatti ribadire che tale funzione non è quella di un amministratore
delle società in moratoria, incaricato di far omologare il concordato a tutti i
costi, bensì di un organo statale di esecuzione forzata, il cui mandato è la
verifica dei presupposti fissati dalla legge per l’omologazione del concordato
(art. 306 LEF), ovvero tenendo conto dell’interesse di tutte le parti, compresi
i creditori.

 

                                         Ciò
posto, non si può d’altra parte ignorare le difficoltà oggettive in cui il
commissario si è trovato ad operare: le procedure concordatarie riguardano
infatti tre società facenti parte di un gruppo con una struttura societaria
complessa; la contabilità delle società in moratoria non era più stata
controllata da quasi due anni e gli inventari non erano aggiornati, in
particolare per quanto concerne alcuni beni venduti o assunti poco prima della
concessione delle moratorie; le poche liquidità ancora presenti all’inizio
delle procedure sono subito state assorbite dalle prime spese (stipendi in
corso e riscatto di leasing); le istanze di concessione delle moratorie erano
un “contenitore di dati lacunosi imprecisi e discordanti” (sentenze 24 ottobre
2005, cons. 4 in fine: doc. D e D1) e le proposte concordatarie si sono
rivelate irrealizzabili dopo pochissimo tempo (cessazione dell’attività
aziendale); sono presto sorti conflitti tra ex organi delle società debitrici
(l’avv. DE 1 da una parte e i signori __________, __________ e __________
dall’altra) e tra uno degli azionisti di riferimento (avv. DE 1) e il possibile
assuntore (A__________), che hanno gravemente intralciato la procedura. 

 

                                          Inoltre, va ricordato che
le scelte operative del commissario sono sostanzialmente state avallate dal
giudice del concordato, così che, tutto ben considerato, una sanzione
disciplinare nei confronti dell'avv. CO 1 non entra in linea di conto. Lo
stesso commissario deve per contro essere sollecitato, in futuro, ad assumere
un’attitudine maggiormente formale e rispettosa dei vincoli che la legge
assegna alla funzione di commissario di concordato.

 

 

                                   8.   Non
si prelevano spese e non si assegnano indennità (art. 16 e 17 LPR per il rinvio
dell’art. 11 cpv. 2 LALEF), la segnalazione non potendo ritenersi temeraria.

 

                                          L'intimazione
della presente decisione avviene anche nei             confronti del Pretore __________,
come giudice del concordato e                              autorità di nomina
del commissario.

 

 

Richiamati
gli art. 14 cpv. 2 LEF, 11 LALEF, 16 e 17 LPR,

 

pronuncia:

 

                                          1.   Al procedimento disciplinare avviato l’11 aprile 2006 nei confronti
dell’avv. CO 1, __________, nella sua qualità di commissario delle procedure di
moratoria concordataria, relative alle società PI 1, PI 2 e PI 3 non è dato
seguito.

 

                                          2.   Non
si prelevano spese.

 

                                          3.   Contro
questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla

                                               Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale a
Losanna, per il tramite della scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello, in conformità dell’art. 19 LEF.

 

                                          4.   Intimazione a:     - avv. CO 1, __________;

                                                                            - Pretore
__________;

                                                                            -
Dipartimento delle istituzioni, Divisione della giustizia, Bellinzona;

                                                                            -
avv. DE 1, __________;

                                                                            -
lic. oec. DE 2, __________.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                                             Il
segretario