# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 552b4e70-0b9f-53d4-a4f0-f7c91b79e1d2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-01-28
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 28.01.2022 F-4349/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-4349-2021_2022-01-28.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-4349/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 8  g e n n a i o  2 0 2 2   

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Susanne Genner, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, 

c/o B._______,  

…,  

…,   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Visto nazionale per motivi umanitari. 

 

 

 

F-4349/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______ (il ricorrente), cittadino siriano di confessione cristiana 

ortodossa, nato il … 1960 e originario di Qamishli (nordest della Siria), 

capoluogo del Kurdistan siriano, e residente nella città di …, di professione 

…, è sposato con una cittadina libanese, nata il  

… 1961, dalla quale ha avuto un figlio e una figlia, venuti alla luce il … 

1985, rispettivamente il … 1993, entrambi di nazionalità siriana.   

B.  

L’11 aprile 2016, grazie ad un visto d’entrata ottenuto dall’Ambasciata di 

Svizzera in Libano (Ambasciata) a Beirut, la figlia del ricorrente è giunta in 

Svizzera insieme a sua madre, dove ha depositato una domanda d’asilo 

(procedura N …). Il 6 marzo 2018, la Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM) ha respinto la sua domanda, pronunciando la sua ammissione 

provvisoria (permesso F). Il 23 giugno 2020, mediante sentenza definitiva, 

il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato la decisione della 

SEM (procedura D-2051/2018; N.B.: benché l’intera procedura d’asilo sia 

stata formalmente condotta soltanto in relazione alla figlia del ricorrente, 

anche a sua madre è stato concesso un permesso F [procedura …]).        

C.  

Il 2 luglio 2017, il ricorrente aveva sollecitato il rilascio di un visto umanitario 

all’Ambasciata, che non vi aveva dato seguito. Il 21 settembre 2017, la 

SEM aveva rigettato l’opposizione contro la decisione dell’Ambasciata. Il 

25 maggio 2018, adito dal ricorrente, questo Tribunale aveva respinto il suo 

gravame contro la decisione su opposizione della SEM, e ciò per la ragione 

che egli non si trovava “in una situazione di particolare emergenza che 

rende indispensabile l'intervento delle autorità” (consid. 3 della sentenza, 

definitiva, della procedura F-6012/2017).           

D.  

Il 22 marzo 2021, il ricorrente ha depositato una nuova domanda di visto 

umanitario all’Ambasciata, facendo valere, in particolare, di essere 

gravemente malato (“seriously ill”) in quanto affetto da un’ipertrofia 

prostatica ostruttiva parziale, una doppia ernia inguinale, un’ulcera peptica 

e uno sconforto psicologico importante. In proposito, il ricorrente ha 

aggiunto di non avere diritto a un trattamento terapeutico (“no right to 

medical treatment”) in Siria, dove i medicamenti necessari non sono 

disponibili (“in no way available”), puntualizzando che non potrebbe 

comunque permetterseli (“I cannot afford them”). Riguardo al suo statuto, 

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il ricorrente ha dichiarato di avere tentato di registrarsi presso l'Alto 

Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), ma di non aver 

potuto poiché la registrazione è riservata, prioritariamente, a famiglie, 

bambini e persone che sono state ferite in guerra (“In consideration that I 

am not in these cases, UNHCR didn’t register me”). Il ricorrente ha 

precisato di non avere chiesto rifugio in Siria, vivendo per il momento in 

una casa, di cui non può pagare l’affitto, ciò che lo espone al rischio di 

essere sfrattato (“it is possible that I will be pushed out of the house where 

I live, because I can not afford the rent. Shall that happen, I will go to a 

refugee camp”). In relazione alle sue condizioni di vita, il ricorrente ha 

asserito di vivere in un monolocale senza riscaldamento, elettricità ed 

acqua (“studio apartment without heating, electricity, and water”), di non 

poter più lavorare a causa del suo stato di salute (“due to my health 

conditions, I cannot work anymore”), e di dipendere da una piccola 

pensione che non copre tutte le sue spese (“I rely on a small pension which 

regretfully cannot cover all my living expenses”). Egli ha aggiunto di vivere 

da solo in Siria, senza sua moglie e sua figlia che risiedono in Svizzera, e 

di cominciare ad avere problemi di soldi (“I am slowly but inevitably running 

out of money”), concludendo di essere condannato in Siria nella misura in 

cui non può beneficiare di alcun aiuto umanitario (“Here in Syria, I am 

essentially doomed as humanitarian associations on the ground do not take 

my case into their care”).               

E.  

Il 16 aprile 2021, l’Ambasciata ha respinto la domanda di visto umanitario, 

argomentando che il ricorrente si trova in uno Stato terzo sicuro, il Libano 

(“staying in a safe third country”), e che non è esposto ad un pericolo serio 

ed imminente nel suo paese d’origine o di residenza, la Siria (“not in 

imminent and serious danger of bodily harm in your country of origin or in 

your country of residence”).  

F.  

Il 20 maggio 2021, rappresentato da sua figlia, il ricorrente ha inoltrato 

un’opposizione contro la decisione dell’Ambasciata alla SEM, chiedendo 

che gli sia accordato il visto di entrata per la Svizzera.  

In sostanza, riguardo alla questione dello Stato terzo sicuro, il ricorrente ha 

rilevato di non vivere in Libano, ma in Siria, precisando di essersi recato a 

Beirut unicamente per “depositare la domanda di visto umanitario”. Su 

questa scia, egli ha sostenuto che, secondo “la prassi e la giurisprudenza”, 

la Siria non può essere considerata come uno Stato terzo sicuro, per cui il 

suo rinvio in questo paese “non è ragionevolmente esigibile”. In aggiunta a 

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ciò, il ricorrente ha affermato che la sua “incolumità fisica è direttamente, 

seriamente e concretamente minacciata”, ricordando che sua figlia ha 

dovuto lasciare la Siria, insieme a sua madre, dopo essere “stata fermata 

da un gruppo fondamentalista e trattenuta per tre giorni”. Per il resto, il 

ricorrente ha ribadito di vivere “da solo, in un paese insicuro, senza una 

rete sociale e familiare che mi possa aiutare, senza accesso ai 

medicamenti di base, in quanto non posso permettermeli (e se potessi, a 

causa del conflitto, sarebbero difficilmente reperibili) in una grave 

condizione di salute”.       

G.  

Il 31 agosto 2021, la SEM ha respinto l’opposizione del ricorrente, 

confermando il rifiuto dell’Ambasciata di autorizzarlo ad entrare in Svizzera.  

In sunto, la SEM evidenzia come il ricorrente abbia potuto recarsi in Libano 

dalla Siria per depositare la domanda di visto umanitario, cosicché “aveva 

la possibilità di sollecitare l’aiuto e il sostegno dell’UNHCR o di un’ONG in 

Libano, accedendo quindi ai relativi programmi (segnatamente per 

l’alloggio e le cure mediche)”. In proposito, riferendosi alla giurisprudenza 

di questo Tribunale, la SEM argomenta che il fatto di recarsi in uno Stato 

terzo per depositare una domanda di visto, per poi ritornare nel proprio 

Stato di residenza, permette “generalmente di considerare che una 

minaccia giustificante il rilascio di un visto umanitario non sia presente”. 

Per quanto concerne lo stato di salute del ricorrente, le sue difficoltà 

finanziarie e le sue condizioni di vita precarie in Siria, la SEM conclude che 

“niente indica che [egli] si trovi in una situazione di rigore particolare che 

renda indispensabile l’intervento delle autorità [svizzere]”.  

H.  

Il 30 settembre 2021, per il tramite di sua figlia, il ricorrente ha adito questo 

Tribunale, chiedendo, previa “esenzione dal versamento di tasse ed 

emolumenti amministrativi”, che la decisione su opposizione della SEM sia 

annullata e che gli sia accordato il visto d’entrata in Svizzera. 

All’impugnativa il ricorrente ha allegato un certificato medico del 22 

settembre 2021, in traduzione inglese autenticata, in cui è riportato che è 

stato sottoposto in Siria, il 15 aprile 2021, ad un intervento chirurgico per 

rimediare ad un’ernia inguinale.  

In compendio, approfondendo alcuni argomenti da lui già esposti davanti 

alla SEM, il ricorrente comincia col puntualizzare che, se volesse registrarsi 

presso le autorità libanesi, dovrebbe pagare “una tassa annuale di 200 

dollari per poter rimanere nel Paese, somma che non sono in grado di 

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permettermi”, per concludere che “il Libano non è un paese di asilo (ed in 

effetti non ha neanche sottoscritto la Convenzione sui Rifugiati)”, e che non 

può quindi essere ritenuto “una valida alternativa di rifugio, considerati i 

miei gravi problemi di salute”. Il ricorrente ne inferisce che si trova “in una 

situazione tale da rendere indispensabile l’intervento delle autorità 

svizzere”.          

I.    

Il 20 ottobre 2021, questo Tribunale ha esentato il ricorrente dal pagamento 

di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali, invitando nel 

contempo la SEM a rispondere al ricorso. 

J.  

Il 2 novembre 2021, la SEM ha inoltrato la sua risposta, limitandosi a 

chiedere di respingere il ricorso e confermare la decisione impugnata. 

 

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), salvo nei casi previsti 

all’art. 32 LTAF, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF.     

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 31 agosto 2021 (conferma del rifiuto di rilasciare il visto umanitario), 

che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, costituisce una 

decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 PA, dimodoché questo Tribunale è 

competente a giudicare il presente ricorso. Dato che la procedura verte su 

una decisione in materia di diritto degli stranieri concernente l’entrata in 

Svizzera di una persona che non è cittadino di uno Stato membro 

dell’Unione europea, la presente sentenza non può essere impugnata 

davanti al Tribunale federale ed è quindi definitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1 

della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).  

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1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA).  

In concreto, il ricorrente, destinatario della decisione su opposizione 

impugnata, ha inoltrato il ricorso tempestivamente, nel rispetto dei requisiti 

previsti dalla legge, per cui lo stesso è ammissibile e nulla osta quindi 

all’esame del merito del litigio.  

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), che ha 

un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA). È determinante, in primo 

luogo, la situazione fattuale al momento del giudizio (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2 con i riferimenti giurisprudenziali).  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”) 

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph 

Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [ed.], Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). 

Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del 

ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto). 

3.  

Il presente litigio verte sul rifiuto della SEM di accordare al ricorrente il visto 

umanitario da lui richiesto, dimodoché si tratta di verificare se le condizioni 

per il rilascio dello stesso siano o non siano soddisfatte.  

 

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4.  

4.1 In generale, la procedura relativa ai visti e all’entrata in Svizzera 

nonché alla partenza dalla Svizzera è retta dalla legge federale del 16 

dicembre 2005 sugli stranieri e la loro integrazione [LStrI, RS 142.20]), 

come pure dall’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto del 15 

agosto 2018 (OEV, RS 142.204).     

4.2 Si applica invece l’Accordo del 26 ottobre 2004, in vigore dal 1° marzo 

2008, tra la Confederazione Svizzera, l'Unione europea e la Comunità 

europea, riguardante l'associazione della Svizzera all'attuazione, 

all'applicazione e allo sviluppo dell'acquis di Schengen (AAS), nella misura 

in cui esso contempli disposizioni divergenti rispetto alla LStrl (cfr. art. 2 

cpv. 4 LStrl e art. 2 AAS; cfr. anche la sentenza TAF F-190/2017 del 9 

ottobre 2018 consid. 3).    

Gli atti normativi dell’acquis di Schengen sono, fondamentalmente, i 

seguenti:   

- il regolamento (UE) 399/2016 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

9 marzo 2016, che istituisce un codice comunitario relativo al regime di 

attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere 

Schengen, Gazzetta ufficiale [GU] L 77 del 23 marzo 2016, pagg. 1-52), 

modificato dal regolamento (UE) 2017/458 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 15 marzo 2017 (GU L 74 del 18 marzo 2017);  

- il regolamento (CE) n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 13 luglio 2009, che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei 

visti, GU L 243/1 del 15 novembre 2009); 

- il regolamento (CE) n. 539/2001 del Consiglio del 15 marzo 2001, più 

volte emendato, che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono 

essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere 

esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo 

(GU L 81/1 del 21 marzo 2001), in vigore fino al 17 dicembre 2018, 

abrogato dal regolamento (UE) 2018/1806 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 14 novembre 2018 (GU L 303/39 del 28 novembre 2018). 

4.3 Posto il quadro legale, è utile ricordare che “la politica in materia di visti 

riveste un ruolo importante nel contesto della prevenzione 

dell’immigrazione illegale. Essa può tuttavia esplicare tutta la sua efficacia 

unicamente nel contesto di un coordinamento internazionale […]. Come 

tutti gli altri Stati, la Svizzera non è di principio tenuta a consentire l’entrata 

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Pagina 8 

sul suo territorio a persone straniere. Fatti salvi gli impegni di diritto 

internazionale pubblico, le pertinenti decisioni sono prese autonomamente” 

(Messaggio del Consiglio federale relativo alla legge federale sugli stranieri 

dell’8 marzo 2002 [Messaggio LStr], Foglio federale 2002 3327, pagg. 

3351, 3390 e 3391).      

In questo senso, né la legislazione svizzera sugli stranieri, né la normativa 

Schengen garantiscono un diritto all’ottenimento di un visto d’entrata per la 

Svizzera, rispettivamente per lo spazio Schengen. Peraltro, nel valutare se 

le condizioni per il rilascio di un visto siano adempiute, le autorità 

competenti godono di un ampio margine d’apprezzamento, che devono 

tuttavia esercitare nel rispetto dei principi dello Stato di diritto, tra i quali 

spiccano l’uguaglianza giuridica e la protezione dall’arbitrio (cfr. DTF 135 I 

143 consid. 2.2 e 135 II 1 consid. 1.1, nonché DTAF 2014/1 consid. 4.1.1 

e 4.1.5 e 2009/27 consid. 3).  

4.4 Per quanto riguarda i soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni), l’OEV 

specifica che le condizioni d’entrata sono rette dall’art. 6 del codice 

frontiere Schengen, mentre le procedure e le condizioni per il rilascio dei 

visti per gli stessi soggiorni sono disciplinate dagli artt. 4 a 36, in particolare 

dall’art. 25 § 1 lett. a (visti con validità territoriale limitata/VTL), del codice 

dei visti (artt. 3 cpv. 1 e 12 cpv. 1 OEV). Per un soggiorno di lunga durata 

in Svizzera i cittadini di uno Stato non membro dell'Unione europea (UE) o 

dell'Associazione europea di libero scambio (AELS) sono soggetti 

all'obbligo del visto pertinente (artt. 4 cpv. 1 e 9 cpv. 1 OEV).  

Si osservi che, a proposito dei visti Schengen VTL, la Corte di giustizia 

dell’Unione europea (CGUE) ha statuito che l'art. 25 § 1 lett. a del codice 

dei visti non è applicabile ai casi in cui una persona proveniente da uno 

Stato terzo intenda richiedere un visto con territorialità limitata, per 

definizione di breve durata, allo scopo di depositare una domanda di 

protezione internazionale nel paese che emanerebbe il visto, rilevando 

che, sotto questo profilo, è unicamente applicabile il diritto interno dello 

Stato membro implicato (cfr. la sentenza della CGUE del 7 marzo 2017,  

C-638/16, PPU, X e X contro Stato belga).  

Su questa scia, l’art. 4 cpv. 2 OEV regola le condizioni d’entrata per un 

soggiorno di lunga durata dovuto a motivi umanitari, ossia se la vita o 

l’integrità fisica di chi richiede il visto corrispondente è direttamente, 

seriamente e concretamente minacciata nel Paese di provenienza (cfr., per 

più dettagli, DTAF 2018 VII/5 consid. 3.6.1 e 3.6.2; N.B.: i visti per soggiorni 

di lunga durata, tra cui si annoverano quelli umanitari, sono denominati, 

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secondo la dicitura europea, visti di tipo D [cfr. punto 7 dell’allegato VII del 

codice dei visti]). 

4.5 Pertanto, un visto (nazionale) umanitario (di lunga durata), secondo 

l’art. 4 cpv. 2 OEV, può essere rilasciato se, in concreto, si può ritenere che 

la vita o l'integrità fisica di una persona, oppure altri suoi beni giuridici o 

interessi essenziali d’importanza equivalente (per es., l’integrità sessuale), 

siano direttamente, seriamente e concretamente minacciati nel suo paese 

d'origine o di provenienza (cfr. anche l’art. 3 LAsi). La persona interessata 

deve trovarsi in una situazione di particolare emergenza che renda 

indispensabile l'intervento delle autorità, da cui la necessità di concederle 

un visto d'entrata in Svizzera. Ciò può essere il caso, ad esempio, in 

situazioni di conflitto armato estremamente gravi, in situazioni di guerra 

particolarmente cruente oppure per sfuggire ad una minaccia personale 

reale ed imminente. La domanda di visto va esaminata con cura, tenendo 

conto della minaccia attuale, della situazione personale e della situazione 

prevalente nello Stato d'origine o di provenienza. È imperativo esaminare 

attentamente le specificità della domanda di visto. Se l'interessato si trova 

già in uno Stato terzo, si può supporre, in regola generale, che non sia più 

minacciato. In questo senso, le condizioni d'entrata nel quadro della 

procedura di rilascio di un visto umanitario sono state espressamente 

concepite in modo più restrittivo di quelle che vigevano per le domande di 

asilo depositate all'estero, quando ancora sussisteva tale possibilità (cfr. 

Messaggio LAsi, pagg. 3923 e 3924; DTAF 2018 VII/5 consid. 3.6.3, la 

sentenza TAF F-5845/2017 dell’8 giugno 2018 consid. 5 e DTAF 2015/5 

consid. 4.1.3; cfr. anche le istruzioni della SEM “Visto umanitario 

conformemente all’art. 4 cpv. 2 OEV”, n. 322.123/2018/00045, valide dal 

15 settembre 2018, disponibili su Internet: 

https://www.sem.admin.ch/sem/it/home.html, alle rubriche “Pubblicazioni e 

servizi”, “Istruzioni e circolari”, “Settore degli stranieri”).  

5.  

Il ricorrente, in quanto cittadino siriano, necessita di un visto per poter 

entrare in Svizzera e nello spazio Schengen (cfr. artt. 4 cpv. 1 e 9 cpv. 1 

OEV, nonché l’allegato 1 del regolamento UE 2018/1806).  

A giustificazione della sua richiesta di visto umanitario il ricorrente invoca 

essenzialmente il fatto, da un lato, che non potrebbe rifugiarsi in Libano, e, 

dall’altro lato, che la sua permanenza in Siria non gli permetterebbe di 

usufruire delle cure necessarie al suo stato di salute sia per la penuria dei 

medicamenti di cui ha bisogno, sia, qualora i medesimi fossero reperibili, a 

causa del loro costo eccessivo per le sue disponibilità finanziarie.   

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5.1 Per quanto attiene al primo motivo del ricorso si deve constatare che il 

ricorrente si è recato in Libano per depositare la domanda di visto 

all’Ambasciata, ritornando quindi in Siria. Egli ha affermato all’Ambasciata 

di avere tentato di registrarsi presso l’UNHCR, ma di non esserci riuscito 

poiché non ne adempirebbe i criteri (cfr. consid. D). In proposito conviene 

precisare che la registrazione presso l’UNHCR è il primo passo formale 

che dà inizio alla procedura denominata “Refugee Status Determination” 

[RSD], durante la quale il richiedente dispone di un “Asylum Seeker 

Certificate” (ASC). Questa procedura sfocia in una decisione di prima 

istanza, che può essere impugnata (cfr., per più dettagli, la sentenza TAF 

F-5814/2019 del 18 maggio 2020 consid. 5.1). Ora, il ricorrente non ha 

fornito nessuna prova dei suoi sforzi per farsi riconoscere come rifugiato 

dall’UNHCR, nonostante il suo obbligo di collaborare (cfr. art. 90 LStrI), 

dimodoché non è possibile considerare come un fatto accertato la sua non 

registrazione e/o il suo non riconoscimento come rifugiato da parte 

dell’UNHCR. Peraltro, è ancora opportuno rilevare che la protezione 

garantita dall’UNHCR, come agenzia dell’ONU, e l’eventuale protezione 

fornita dal Libano come Stato sovrano, sono due cose distinte e, in quanto 

tali, non sono sovrapponibili. In questo senso, l’argomento secondo cui “il 

Libano non è un paese di asilo” (cfr. consid. H), indipendentemente dalla 

sua fondatezza, non è pertinente per l’esito della causa.   

A ciò si deve aggiungere che il ricorrente non fa valere, e a maggior ragione 

non documenta, che la sua vita e/o la sua integrità fisica sarebbero 

minacciate da un conflitto armato grave o che egli sarebbe oggetto di una 

minaccia personale, reale ed imminente, nella regione di Qamishli, più 

precisamente ad … (cfr. consid. 4.5), ma si limita a riferirsi, per giustificare 

la sua richiesta di visto umanitario, al suo stato di salute e alla sua 

situazione economica, come meglio esposto qui di seguito.   

5.2  Per quanto concerne il secondo motivo del ricorso si deve rilevare che 

la diagnosi riportata nel documento medico ad esso allegato, non permette 

di ritenere, come evidenzia a giusta ragione la SEM, che la sua gravità 

renda indispensabile l’intervento delle autorità svizzere. In effetti, senza 

volerne sminuire l’importanza, si tratta di un’ernia inguinale, la quale 

consiste, per definizione, nella “protrusione di un tratto dell’intestino o di un 

altro organo addominale attraverso un’apertura della parete addominale 

nell’inguine. I soggetti presentano un rigonfiamento non dolente all’inguine 

o allo scroto […]. Si procede all’intervento chirurgico se l’ernia riguarda 

donne, causa sintomi o diventa strangolata o incarcerata” (cfr. 

https://www.msdmanuals.com/it/casa [Manuals Merck, Sharp & Dohme 

Corp.], alla rubrica “ernia inguinale”; cfr anche “International Classification 

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of Diseases” [ICD-11], DD51, reperibile sul sito: https://icd.who.int/en). 

Peraltro, questa affezione è stata operata in Siria (cfr. consid. H), ciò che 

tende a mostrare che il ricorrente, nonostante le sue affermazioni contrarie, 

ha accesso alle terapie di cui necessita nel suo paese di residenza.    

Davanti all’Ambasciata il ricorrente ha inoltre sostenuto di soffrire (aver 

sofferto) principalmente di un’ipertrofia prostatica ostruttiva (cfr. consid. D), 

vale a dire “un ingrossamento non canceroso (benigno) della ghiandola 

prostatica che può rendere difficoltosa la minzione […]. L’ostruzione del 

flusso urinario con ritenzione di una certa quantità di urina nella vescica 

può aumentare la pressione nella vescica e limitare il flusso di urina dai 

reni, sottoponendoli a uno sforzo maggiore. L’aumento della pressione può 

alterare la funzionalità renale, ma l’effetto è di solito transitorio se 

l’ostruzione si risolve precocemente” (cfr. 

https://www.msdmanuals.com/it/casa, alla rubrica “ipertrofia prostatica 

benigna”; cfr. anche ICD-11, GH90, reperibile sul sito: 

https://icd.who.int/en). Come si vede, anche questa diagnosi non configura 

una situazione di particolare emergenza medica che renda indispensabile 

l’intervento delle autorità svizzere a favore del ricorrente concedendogli un 

visto umanitario per recarsi in Svizzera allo scopo di farsi curare.    

A questa conclusione si giunge pure in relazione alla situazione finanziaria 

del ricorrente, nella misura in cui non appare, in base alle descrizioni da lui 

fornite (cfr. consid. D), che essa sia suscettibile di avere, in particolare 

riguardo alla possibilità di beneficiare delle cure mediche richieste in Siria, 

come egli enfatizza, un’influenza negativa tale da poter tramutarsi in una 

situazione d’emergenza.         

6.  

In conclusione, tenuto conto di quanto precede, il ricorso deve essere 

respinto e la decisione su opposizione impugnata confermata.  

7.  

Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).   

F-4349/2021 

Pagina 12 

In concreto, il ricorrente è stato esentato dal versamento di un anticipo a 

copertura delle presunte spese processuali (cfr. consid. I), dimodoché, 

nonostante l’esito negativo del ricorso, non gli si addossano spese 

processuali.   

In considerazione della sua soccombenza, al ricorrente non sono 

assegnate spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Si 

osservi ancora che la SEM, in quanto autorità federale, non ha diritto a 

un'indennità a titolo di ripetibili (art. 7 cpv. 3 TS-TAF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

F-4349/2021 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.   

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non si assegnano indennità per spese ripetibili.  

4.  

Comunicazione: 

– al ricorrente (raccomandata; allegato: copia della risposta della SEM al 

ricorso, del 2 novembre 2021);  

– alla SEM (n. di rif. …). 

 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

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