# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5c47ccb8-aac0-5f48-af53-6cc90e5d6815
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-18
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 18.09.2014 14.2014.112
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2014-112_2014-09-18.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2014.112

  	
  Lugano

  18 settembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta del giudice:

  	
  Jaques,
  presidente

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Simoni

  

 

 

statuendo quale giudice unico (art. 48b LOG)
nella causa SO.2014.346 (rigetto provvisorio dell’opposizione) della Pretura
del Distretto di Bellinzona promossa con istanza 21 marzo 2014 da:

 

	
   

  	
  CO 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sul reclamo del 30 maggio 2014 presentato
da RE 1 contro la decisione emessa il 20 maggio 2014 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Il
13 novembre 2013 CO 1 e RE 1 hanno sottoscritto un contratto di compravendita
(doc. 1), con cui il primo ha ceduto al secondo l’esercizio pubblico denominato
“__________” di comprensivo dell’inventario (attrezzatura, arredamento e merce
di proprietà del venditore). È stato pattuito un prezzo di fr. 10'000.– da
versare “a mezzo banca”. Il successivo 18 novembre, le stesse parti hanno firmato
un secondo contratto, intitolato “clausola definitiva di contratto” (doc. A),
con cui CO 1 ha ceduto a RE 1 l’inventario del Bar __________ per fr. 15'000.–,
che l’acquirente si è impegnato a versare entro il 31 dicembre 2013. Lo stesso
18 novembre l’acquirente ha bonificato fr. 10'000.– a favore del venditore
(doc. 3). Il 29 dicembre 2013, RE 1 ha poi versato un anticipo di fr. 5'000.–
e si è impegnato a corrispondere il saldo di fr. 10'000.– entro il 15
gennaio 2014 (v. annotazione scritta a mano e firmata dall’acquirente in fondo
al contratto, doc. A).

 

                            B.  Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 13 marzo 2014 dall’Ufficio
esecuzione e fallimenti di Bellinzona (doc. B), CO 1 ha escusso RE 1 per l’incasso
di fr. 10'000.– oltre interessi del 5% dal 31 dicembre 2013, indicando
quale titolo di credito il “contratto di cessione attività del 18 novembre 2013”.

 

                            C.  Avendo
RE 1 interposto opposizione al precetto esecutivo, con istanza 21 marzo 2014 CO 1 ne ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del
Distretto di Bellinzona. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta
all’istanza con osservazioni scritte del 14 aprile 2014. 

 

                            D.  Statuendo
con decisione 20 maggio 2014, il Pretore ha accolto l’istanza e rigettato in
via provvisoria l’opposizione interposta dalla parte convenuta, ponendo a suo carico
le spese processuali di fr. 150.– e un’indennità di fr. 100.– a
favore dell’istante.

 

                            E.  Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo del 30
maggio 2014 per ottenerne l’annullamento e la reiezione dell’istanza. Nelle sue
osservazioni del 3 luglio 2014, CO 1 ha contestato le argomentazioni del reclamante
e, seppur implicitamente, chiesto la conferma della decisione impugnata.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  La
sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’opposizione – è una
decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC),
contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                           1.1  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato il 30 maggio 2014 contro la sentenza notificata a RE 1 il 23 maggio,
in concreto il reclamo è tempestivo.

 

                           1.2  La
Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate in modo
sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv. 1 CPC, imponendo
al reclamante di formulare delle conclusioni chiare e di spiegare perché la
sentenza impugnata sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni
sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale
federale 5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in
linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore
(art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere
censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente
errato dei fatti, fermo restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni
di fatti e mezzi di prove nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                             2.  Nella
decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto il contratto concluso dalle parti
il 18 novembre 2013 un valido riconoscimento di debito ai sensi dell’art. 82
LEF e ha quindi rigettato in via provvisoria l’opposizione da lui interposta,
dopo aver respinto l’eccezione dell’escusso, secondo cui il suo debito nei
confronti dell’istante sarebbe stato saldato con il bonifico di fr. 10'000.–
eseguito lo stesso 18 novembre 2013 (doc. 3). Il primo giudice ha infatti considerato
che l’accordo del 18 novembre 2013 è un’aggiunta a quello inizialmente
sottoscritto dalle parti il 13 novembre 2013 (doc. 1), motivo per cui l’avvenuto
pagamento di fr. 10'000.– è per lui riferito al primo contratto, mentre l’importo
di fr. 5'000.– e quello ancora scoperto di fr. 10'000.– sono da
ricondurre al secondo.

 

3.Nel
reclamo RE 1 rimprovera al Pretore di aver accertato in modo errato che la
“clausola definitiva” del 18 novembre 2013 costituisce un nuovo contratto che
si aggiunge a quello iniziale, sommando così erroneamente i fr. 15'000.–
pattuiti il 18 novembre ai primi fr. 10'000.–. A suo modo di vedere il riconoscimento
aggiunto a mano il 29 dicembre 2013 sul secondo contratto fu stipulato solo per
definire un “termine di pagamento certo” riguardo al prezzo iniziale di fr. 10'000.–,
con la sola aggiunta di fr. 5'000.–, poi pagati in contanti. A mente del
reclamante, il bonifico di fr. 10'000.– ha quindi estinto il suo debito,
motivo per cui chiede la reiezione dell’istanza. Da parte sua, l’istante
ribadisce che il prezzo di vendita finale del bar concordato dalle parti era di
fr. 25'000.–. Fu, a detta sua, l’acquirente a proporre di anticipare gli
iniziali fr. 10'000.– “nei prossimi giorni” e il saldo di fr. 15'000.–
entro la fine dicembre del 2013.

 

4.In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il riconoscimento
di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess),
il cui scopo non è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione
bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza
probatoria del titolo prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi
conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili
eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).

 

5.In
ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo), il giudice esamina d’ufficio,
a prescindere dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta
costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione e se vi è identità tra l’escutente
indicato sul precetto esecutivo (e nell’istanza) e il creditore designato nel
titolo, tra l’escusso e il debitore menzionato nel titolo e tra la pretesa
posta in esecuzione e il debito accertato o riconosciuto (DTF 139 III 447
consid. 4.1.1).

 

5.1     Costituisce
un riconoscimento di debito nel senso dell’art. 82 cpv. 1 LEF la scrittura
privata, firmata dall’escusso – o dal suo rappresentante –, da cui si evince la
sua volontà di pagare (o perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve
né condizioni, una somma di denaro determinata o facilmente determinabile ed
esigibile (DTF 139 III 301 consid. 2.3.1 con rimandi). Un contratto di
compravendita sottoscritto dal compratore costituisce titolo di rigetto
provvisorio dell’opposizione per il pagamento del prezzo di vendita esigibile,
a condizione che il venditore abbia consegnato la cosa venduta oppure l’abbia
depositata se il prezzo era pagabile in anticipo o a contanti (sentenza del Tribunale federale 5A_179/2012 dell’11
ottobre 2012 consid. 3.2; sentenza 5A_630/2010 del 1° settembre 2011 consid.
2.1; Staehelin in: Ba­s­ler
Kommentar, SchKG I, 2a ed.
2010, n. 113 ad art. 82 LEF).

 

                           5.2  Nel
caso specifico, il contratto di cessione dell’inventario del bar sottoscritto
dal reclamante il 18 novembre 2013 costituisce senz’alcun dubbio un
riconoscimento dell’importo di fr. 10'000.– posto in esecuzione, esigibile
dal 16 gennaio 2014, e dunque un titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione
(art. 82 cpv. 1 LEF) per lo stesso ammontare, oltre interessi di mora del 5%
dalla scadenza originaria del 31 dicembre 2013, non risultando che il creditore,
con il consenso alla dilazione, abbia anche rinunciato agli interessi moratori
(cfr. per analogia la sentenza del Tribunale federale 4A_719/2011 del 7
marzo 2012, consid. 6). Non è infatti contestato che il venditore abbia
correttamente adempiuto ai propri obblighi. L’unica questione litigiosa, a ben
vedere, è di sapere se il bonifico del 18 novembre 2013 ha estinto tale debito.

 

6.All’escusso
incombe l’onere di rendere verosimili le eccezioni che deduce in giudizio (DTF
132 III 142 consid. 4.1.1 con rinvii). Secondo la giurisprudenza le eccezioni
non solo devono essere esposte in modo convincente ma devono anche essere sostanziate
in modo perlomeno verosimile nel senso che a conforto delle allegazioni devono
esserci riscontri oggettivi (Staehelin,
op. cit., n. 87 seg. ad art. 82).

 

                           6.1  Nella
fattispecie, il reclamante asserisce che l’importo posto in esecuzione è già
stato saldato con il bonifico addebitato dal suo conto il 18 novembre 2013
(doc. 3). Per il Pretore, invece, tale pagamento è avvenuto ben prima che l’escusso,
il 29 dicembre 2013, desse atto di essere ancora debitore di fr. 10'000.–.
Appare così verosimile, a mente sua, che il noto bonifico abbia estinto il
debito di fr. 10'000.– pattuito nella convenzione del 13 novembre 2013, mentre
l’accordo del 18 novembre 2013 costituisce un’ag­giunta a quello precedente e
rimane scoperto a concorrenza dell’importo posto in esecuzione.

 

                           6.2  Ora,
nulla nel secondo contratto indica che lo stesso abbia ad annullare o a
sostituire il primo contratto. Certo, entrambi gli atti vertono sull’inventario
del bar, ma il primo contratto contempla anche l’avviamento dell’esercizio
pubblico. Ma quanto più conta è che il reclamante si è riconosciuto debitore di
fr. 10'000.– il 29 dicembre 2014 (doc. A, clausola redatta a mano)
allorquando, secondo la sua stessa tesi, tale debito sarebbe già stato saldato
con il bonifico del 18 novembre. Ed egli non fornisce alcun motivo plausibile
per cui avrebbe dovuto riconoscere un debito già estinto da tempo. Asserire che
il venditore aveva dichiarato di non aver ricevuto il bonifico non giova alla
tesi del reclamante. Ancora non si spiega perché, se così fosse, egli si
sarebbe riconosciuto incondizionatamente debitore di fr. 10'000.–, senz’alcuna
allusione al noto bonifico. Allude sì al fatto che l’istante non avrebbe
ricevuto il bonifico e ch’egli si sarebbe preoccupato d’intervenire presso la
propria banca per farglielo pervenire entro il 15 gennaio 2014 (reclamo, pag. 1
ad 3), ma a parte il fatto che si tratta di allegazione nuova – e pertanto
irricevibile (sopra consid. 1.2) – essa non è corroborata dai documenti agli
atti. Anzi, la data dell’avviso di addebito
– il 20 novembre 2013 (doc. 3) – con­traddice la tesi del disguido tecnico
e dell’addebito retroattivo (v. osservazioni all’istanza). L’accertamento del
Pretore, secondo cui appare verosimile che l’importo di fr. 10'000.–
riconosciuto il 29 dicembre 2013 sia tuttora scoperto, è quindi lungi dal poter
essere qualificato come manifestamente errato nel senso del­l’art. 320 lett. b
CPC. Il reclamo è così votato all’insuccesso.

 

                             7.  La
tassa del presente giudizio segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), mentre
non si pone problema di ripetibili, non richieste dal resistente. Circa i
rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore
litigioso, di fr. 10'000.–, non raggiunge la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il
reclamo è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                             2.  La
tassa di giustizia e le spese processuali di complessivi fr. 180.– relative
al presente giudizio, già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico.

 

                             3.  Notificazione
a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).