# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** be74e154-82de-5a47-8adb-e1328acd192d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 14.04.2014 80.2014.6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2014-6_2014-04-14.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2014.6

  80.2014.7

  	
  Lugano

  14 aprile
  2014

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea Pedroli, presidente,

  Stefano Bernasconi, Mauro Mini

  

 

	
  segretario

  	
  Antonio Saredo-Parodi

  

 

 

	
  parti

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS 1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso del 9 gennaio 2014 contro la decisione dell’11
  dicembre 2014 in materia di IC e IFD 2012.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1
è titolare della ditta individuale__________ di __________. 

                                         Nella
dichiarazione d’imposta 2012, il contribuente indicava di aver conseguito un
reddito dell’attività indipendente di fr. 47'413.–.

 

 

                                  B.   Notificandogli
la tassazione IC/IFD 2012, con decisione del 26 giugno 2013, l’RS 1 commisurava
il reddito dell’attività lucrativa del contribuente in fr. 101'000.–. Nella
motivazione, l’autorità spiegava che all’utile netto erano stati “ripresi i
costi per imposte (non deducibili dal reddito) e altre partecipazioni private
(auto, ecc.)”.

 

 

                                  C.   Il
contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 28 giugno 2013,
nel quale contestava “il quasi raddoppio ingiustificato del reddito att.
Indipendente principale”. Dopo aver affermato che nei periodi precedenti aveva
pagato “imposte spropositate” a causa di errori della fiduciaria che gli teneva
la contabilità, sottolineava che la sua contabilità era “finalmente ordinata e
precisa” e che la cassa malati e gli interessi dell’appartamento di proprietà
non uscivano da conti a bilancio; inoltre, anche i costi degli autoveicoli
usati privatamente non gravavano sui conti della ditta.

                                         L’Ufficio
di tassazione si rivolgeva al reclamante, con lettera del 22 agosto 2013,
invitandolo a produrre schede contabili e pezze giustificative relative a
diversi conti. La documentazione richiesta veniva inviata il 7 settembre 2013.

                                         Con
ulteriore scritto dell’11 settembre 2013, l’autorità fiscale chiedeva al
contribuente la scheda contabile ed i giustificativi del conto prestito privato
e copia dei contratti leasing autoveicoli. Inoltre gli sottoponeva un calcolo
delle entrate e delle uscite, da cui risultava un’insufficiente disponibilità
finanziaria.

                                         Il 19
settembre 2013 il reclamante rispondeva, allegando i contratti leasing e la
scheda prestito privato e sostenendo che per far fronte ai pagamenti aveva
dovuto fare capo ad un prestito della sua compagna. 

 

  

                                  D.   All’udienza
del 23 ottobre 2013, le parti sottoscrivevano un verbale che aveva il seguente
tenore:

                                         In questa
sede l'Autorità Fiscale fa presente al contribuente che:

                                         a)
  In base all'art. 33 lett. e) LT e all'art. 34 lett. e) LIFD dai proventi non
sono deducibili le imposte federali, cantonali e comunali sul reddito, sugli
utili immobiliari e sulla sostanza, come anche le imposte estere analoghe.

                                         b)
  In base agli articoli 208 cpv. 1 LT e 135 cpv. 1 LIFD l'Autorità di Tassazione
prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell'inchiesta e che essa può
determinare nuovamente tutti gli elementi imponibili e, sentito il
contribuente, modificare la tassazione anche a svantaggio del medesimo 

                                         Con
riferimento al calcolo sul dispendio allegato alla richiesta dell'11 settembre
2013 e alle spese private registrate in contabilità (spese auto, spese telefono,
multe e diffide per mancato inoltro della dichiarazione d'imposta, imposte,
ecc.) l'Autorità Fiscale informa il contribuente che, in questa sede, si dovrà
procedere ad una "reformatio in peius" della decisione di tassazione.

                                         Al
contribuente viene concesso un ultimo termine fino al 15 novembre 2013
per la presentazione di tutta la documentazione a comprova delle entrate alle
quali ha attinto per coprire tutte le spese e il fabbisogno d'esistenza del
periodo in esame.

                                         In questa
sede viene consegnato nuovamente il calcolo sul dispendio.

                                         Nel
termine indicato, il reclmante non dava riscontro alla richiesta.

                                         L’Ufficio
di tassazione, con decisione dell’11 dicembre 2013, aumentava il reddito
dell’attività lucrativa indipendente a fr. 120'000.–, “dopo attento esame della
documentazione presentata”. 

 

 

                                  E.   Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 contesta
di aver conseguito un reddito dell’attività lucrativa indipendente di 120'000
franchi. Ammesso che la ripresa delle imposte (fr. 40'553.80) è giustificata,
ritiene che i vantaggi goduti ammontino a fr. 12'000.– e non a fr. 32'000.–.
Propone poi un calcolo del dispendio alternativo, che tiene in considerazione,
fra le entrate, quanto prelevato da due conti bancari non dichiarati.

 

 

                                  F.   Nelle
sue osservazioni del 13 gennaio 2014, l’Ufficio di tassazione sostiene che,
alla luce dei nuovi documenti prodotti con il ricorso, l’ammanco di liquidità
si riduce tutt’al più da fr. 32'000.– a fr. 20'000.– e non a fr. 12'000.–.
L’autorità fiscale fa notare che nel conto economico sono inseriti diversi
costi di natura privata (costi per automobili, premi assicurativi, multe, spese
telefoniche ecc.), difficili da quantificare.

                                         Il
ricorrente ha replicato con scritto del 21 gennaio 2014, nel quale argomenta
che la disponibilità mensile di fr. 1'200.– gli consente di mantenere uno stile
di vita “molto modesto e senza nessuna pretesa”.  

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   1.1.

                                         Nella
procedura fiscale vigono la massima ufficiale e il principio inquisitorio.
L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti
fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte
le indagini necessarie (art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere
in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai
contribuenti (decisione TF n. 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; v. anche Berger, Voraussetzungen
und Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190).

                                         La
procedura fiscale è inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione determinano con il contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per
un’imposizione completa ed esatta. Al contribuente è perciò imposto l’obbligo
di fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta
(art. 200 LT; art. 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la situazione in maniera esaustiva e trasparente (decisione TF n. 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006, in: StR 61 p. 442).

 

                                         1.2.

                                         Secondo
l’art. 204 cpv. 2 LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46
cpv. 3 LAID, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa
i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono
essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener
conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore
di vita del contribuente.

                                         Una simile tassazione può essere impugnata soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo
deve essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132
cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere
della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria
valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente
inesatta.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Il
ricorrente, titolare di una ditta individuale, ha prodotto dapprima una
contabilità, dalla quale si evincevano gli attivi e i passivi al 31 dicembre
2012 e i ricavi e i costi del periodo fiscale 2012. Il risultato era un utile
d’esercizio di fr. 47'413.–. Poiché fra i costi erano incluse spese palesemente
non giustificate, l’autorità fiscale ha in un primo tempo elevato l’utile a fr.
101'000.–, riprendendo essenzialmente le imposte (fr. 40'553.–) ed un importo
stimato per l’uso privato degli autoveicoli (fr. 13'000.–). 

                                         In
seguito al reclamo del contribuente, l’Ufficio di tassazione gli ha chiesto di
documentare i costi ed ha anche intrapreso un calcolo delle entrate e delle
uscite del periodo fiscale, per verificare se vi fosse una disponibilità
finanziaria sufficiente per il sostentamento del reclamante. Con la decisione
impugnata, ha così elevato il reddito dell’attività lucrativa indipendente a
fr. 120'000.–. 

 

 

 

                                         2.2.

                                         Secondo
gli articoli 125 cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT, le persone fisiche con reddito da
attività lucrativa indipendente e le persone giuridiche devono allegare alla
dichiarazione i conti annuali firmati (bilanci e conti profitti e perdite) del
periodo fiscale oppure, in mancanza di una contabilità conforme all’uso
commerciale, le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e uscite,
come anche degli apporti e dei prelevamenti privati.

                                         L’obbligo
di allegare le “distinte” vale per i contribuenti che non tengono una contabilità
commerciale, non essendovi tenuti. Non autorizza cioè i contribuenti che, pur essendovi
obbligati, non tengono una contabilità o che rifiutano di produrla, ad adempiere
i loro obblighi procedurali allegando alla loro dichiarazione le distinte (Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura
di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, 2a ediz., Basilea
2008, Vol. I/2b, n. 28 ad art. 125 LIFD, p. 296).

                                         I
requisiti che le suddette “distinte” devono adempiere dipendono dalla situazione del caso concreto, in particolare dal tipo di attività commerciale e dalle sue dimensioni. Sono in ogni caso necessarie registrazioni idonee, che garantiscano l’assoggettamento
completo e attendibile del reddito e della sostanza aziendali e consentano
un’adeguata verifica da parte dell’autorità fiscale (decisione TF n. 2A.272/2003
del 13 dicembre 2003, consid. 4).

 

                                         2.3.

                                         È
immediatamente evidente che la contabilità allegata dal contribuente alla sua dichiarazione
d’imposta non è attendibile. La documentazione successivamente prodotta, su
richiesta dell’autorità fiscale, ha infatti dimostrato che soprattutto i costi
inclusi nel conto economico della ditta inviduale sono stati “gonfiati” includendovi
diverse spese che o sono del tutto ingiustificate (p. es. le imposte per oltre
40'000 franchi) o sono perlomeno parzialmente private (quelle per le diverse
automobili, per il telefono, la televisione ecc.).

                                         Il
contribuente, con una cifra d’affari di oltre 300'000 franchi, è soggetto
all'obbligo di tenere una contabilità (art. 957 CO, nella versione in vigore
nel periodo fiscale litigioso). Secondo il Tribunale federale, è
“contenutisticamente inesatto“ un conto economico nel quale vengono iscritti
costi manifestamente privati. Nel caso di un’automobile usata anche
privatamente, deve essere considerata nel conto economico la quota privata.
Altrimenti, il contribuente commette non solo una sottrazione d’imposta ma
anche una frode fiscale (cfr. p. es. la sentenza del 4 luglio 2013, n.
6B_755/2012). 

 

 

                                         2.4.

                                         Senza entrare nei
dettagli, dal conto economico del ricorrente risulta che nel 2012 ha pagato imposte di circolazione per ben fr. 2'487.–, fra le altre anche per l’immatricolazione
di una __________ e di una __________, con targa trasferibile (fr. 843.–). Per
l’assicurazione dei veicoli ha pagato complessivamente fr. 7'652.–. Anche in
questo caso, risultano inclusi i premi per le vetture con la targa
(trasferibile) TI __________. Per il leasing dei veicoli sono stati pagati fr.
25'159.35; anche se dai documenti agli atti non è chiaro come sia composto tale
importo, sembrano rientrarvi anche le rate pagate per l’__________. Sempre in
relazione ai veicoli, figurano spese di manutenzione e riparazione per fr.
3'655.16, benzina per fr. 5'391.87, parcheggi, multe e pedaggi per fr. 240.–.
Non si spiegano neppure i premi per la “cassa pensione” di fr. 3'000.–, che si
aggiungono a quelli per la “cassa pensione dipendenti” (fr. 5'779.86). Ci sono
poi ben fr. 5'181.12 per “costi telefonici e adsl”. Se si considera che la sede
della ditta è presso il domicilio del titolare e che, fra gli abbonamenti
pagati, ce n’è uno per “offerta combinata di telefonia ISDN con 3 numeri di
chiamata, internet e TV”, anche in questo caso si può ritenere che siano inclusi
costi privati.

 

                                         2.5.

                                         Nella situazione
descritta, l’autorità fiscale ha dovuto procedere ad una quantificazione per
apprezzamento della quota privata delle spese che apparivano perlomeno
parzialmente non giustificate. 

                                         Se in un primo tempo si è
limitata ad una ripresa di fr. 13'000.–, in seguito ha elevato tale importo a
fr. 32'000.–, alla luce anche dei problemi che emergevano dal calcolo delle
entrate e delle uscite.

                                         Con il ricorso, il
contribuente cerca di giustificare l’eccedenza di uscite rispetto alle entrate,
sostenendo di aver consumato capitale depositato su conti non dichiarati. Ha
infatti allegato estratti di conti che non erano noti all’autorità fiscale. Su
questa base, l’Ufficio di tassazione ha proposto di ridurre la ripresa delle spese
private a fr. 20'000.–, considerando un fabbisogno mensile per il mantenimento
personale di 2'000 franchi al mese. Il ricorrente ha replicato, ritenendo di
condurre una vita molto modesta, per cui gli basterebbero 1'000 franchi
mensili, con la conseguenza che si giustificherebbe una ripresa di soli 12'000
franchi.

 

                                         2.6.  

                                         Come si è già
sottolineato, la contabilità prodotta dal ricorrente si è rivelata inattendibile.
Nonostante le ripetute richieste di collaborazione dell’autorità fiscale, molti
aspetti sono ancora poco chiari, a cominciare dalla suddivisione dei rilevanti
costi per il leasing dei diversi veicoli della ditta. La disinvoltura del contribuente
è confermata anche dalla circostanza che solo con il ricorso ha dichiarato
l’esistenza di due relazioni bancarie, cosa che ha fatto unicamente in funzione
della necessità di comprovare il consumo di sostanza. 

                                         A tale
riguardo, l’autorità fiscale deve procedere ad una stima coscienziosa, senza
peraltro essere obbligata, nelle valutazioni imposte dalla condotta del
contribuente, a scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più favorevole a
quest’ultimo: si deve impedire che il contribuente che si è preoccupato di
presentare gli elementi della tassazione in modo tale che possano essere sottoposti
a verifica debba pagare più imposte di quello che rende impossibile una simile
verifica per motivi che sono a lui imputabili. Non si deve poter trarre
vantaggio dalla violazione degli obblighi procedurali (RDAF 2003 II 581 consid.
4.1; ASA 58 p. 670 consid. 3b e giurisprudenza citata).

                                         La
proposta dell’autorità fiscale appare, in questa prospettiva, ancora
prudenziale e comunque non certamente punitiva. D’altronde, ammettere che il
contribuente, titolare di un’impresa con una cifra d’affari non trascurabile,
possa vivere con una disponibilità mensile inferiore persino al minimo vitale
del diritto esecutivo (che ammonta a fr. 1'200.– al mese), apparirebbe del
tutto incomprensibile. 

 

 

                                   3.   Nonostante l’esito del ricorso, almeno parzialmente favorevole al
ricorrente, la tassa di giustizia e le spese processuali sono poste
integralmente a suo carico, in considerazione del fatto che la documentazione
che ha consentito di ridurre il reddito imponibile è stata prodotta per la
prima volta con il ricorso. 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è parzialmente accolto.

                                         §    Di
conseguenza, la decisione su reclamo dell’11 dicembre 2013 è riformata nel
senso che il reddito dell’attività lucrativa è ridotto a fr. 108'000.– .

 

                                   2.   Le spese
processuali consistenti:

                                         a. nella
tassa di giustizia di                                  fr.    800.–

                                         b. nelle
spese di cancelleria di complessivi       fr.       80.–

                                         per un
totale di                                                       fr.    880.–

                                         sono a
carico del ricorrente.

 

                                   3.   Contro il
presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss.
LTF).

 

                                   4.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  __________ 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per
conoscenza:

                                         - municipio
di.

 

 

 

per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello

Il presidente:                                                          Il
segretario: