# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 80441ab2-0ee2-57b4-966c-11b13f03b0d3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-24
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 24.11.2014 32.2014.23
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2014-23_2014-11-24.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2014.23

   

  FS

  	
  Lugano

  24 novembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 marzo 2014 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 11 febbraio 2014 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe 1974, da ultimo attiva quale operaia addetta al “(…) montaggio
cinturini, sostituzione pile, pulizia (…)” presso la __________ di __________a
(doc. AI 41/1-10), nel mese di maggio 2011 –
dopo che una precedente richiesta del gennaio 2006 (doc. AI 6/1-8) era stata respinta
con decisione del 18 giugno 2007 in quanto abile al 50% nell’attività abituale
di operaia esercitata nella stessa misura e vista l’assenza d’impedimenti nello
svolgere l’attività di casalinga (doc. AI 20/1-3); decisione, quella del 18
giugno 2007, poi confermata da questo Tribunale con sentenza del 7 ottobre 2008
cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 30/1-21) – ha inoltrato una richiesta di prestazioni
AI per adulti (doc. AI 32/1-2, 35/1-2 e 36/1-6).

                               1.2.   Con
decisione 11 febbraio 2014, preavvisata il 7 maggio 2013 (doc. AI 76/1-4) – visti il rapporto finale SMR con esame
del 20 febbraio 2012 (doc. AI 56/1-8), l’inchiesta domestica del 28 novembre
2012 (doc. AI 59/1-7), le annotazioni 8 e 23 aprile 2013 del medico SMR dr.ssa __________
(doc. AI 66/1 e 71/1), l’annotazione interna per l’incarto del 23 aprile 2013
(doc. AI 72/1) e il rapporto finale 6 maggio 2013 della consulente in
integrazione professionale (doc. AI 74/1-2) –,
l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata una rendita intera dal 1. marzo
2012 al 31 gennaio 2013 (AI 80/1-3 e 81/1-7).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione – dapprima
personalmente (I e V) e in seguito tramite il suo curatore l’avv. RA 1 (VIII e
VIII/1) – l’assicurata ha
interposto il presente ricorso sostenendo di non essere in grado di lavorare e chiedendo
il diritto ad una rendita senza specificarne il grado e da quando.

 

                               1.4.   Con
scritto 25 marzo 2014 – osservato
che “(…) il nostro Ufficio ha riesaminato la decisione dell’11.2.2014 in
applicazione dei combinati artt. 53 cpv. 3 LPGA e 6 della Legge di procedura
per le cause davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni (Lptca). (…)”
(IX) – l’Ufficio AI ha trasmesso
al TCA la decisione dello stesso giorno con la quale, pendente causa e entro il
termine della risposta in via di riconsiderazione ex art. 53 cpv. 3 LPGA, ha
annullato quella dell'11 febbario 2014 e riconosciuto all’assicurata il diritto
ad una mezza rendita dal 1. novembre 2011 al 29 febbraio 2012, ad una rendita
intera dal 1. marzo 2012 al 31 gennaio 2013 e ad una mezza rendita dal 1.
febbraio 2013 in avanti (IX/1).

 

                               1.5.   Interpellato
dal TCA (X), con scritto 31 marzo 2014, l’avv. RA 1 ha comunicato di ritenere
la decisione del 25 marzo 2014 corretta e ha trasmesso la sua nota d’onorario
(XIII e XIII/bis).

 

                                         Il
vicepresidente del TCA – ritenuto
lo scritto dell’insorgente pervenuto il 2 aprile 2014 (XIV; altri due scritti
sono pervenuti il 14 aprile 2014; XVI e XVII) –
ha interpellato ancora l’avv. RA 1 (XV) che, con scritto del 17 aprile 2014 corredato
del relativo certificato medico, visto il nuovo ricovero, ha chiesto di tenere
conto della reale situazione di salute della sua assistita e l’assegnazione di
una rendita intera durante i periodi di degenza (XVIII e doc. A).

 

                               1.6.   Con
osservazioni 2 maggio 2014 l’Ufficio AI ha confermato la decisione del 25 marzo
2014 ritenuto che la durata della degenza presso la Clinica __________ è stata inferiore
ai tre mesi (XXI).

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 LOG (STF 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011; STF
9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                               2.2.   A
norma dell'art. 6 cpv. 1 Lptca l'autorità amministrativa può, fino all'invio
della sua risposta, riesaminare la decisione impugnata. Essa notifica immediatamente
una nuova decisione alle parti e la comunica al Tribunale (art. 6 cpv. 2
Lptca). Quest'ultimo continua la trattazione del ricorso in quanto non sia divenuto
senza oggetto per effetto della nuova decisione. Se la stessa si fonda su
elementi di fatto o di diritto notevolmente differenti, il Giudice delegato assegna
al ricorrente un termine di 10 giorni per prendere posizione (art. 6 cpv. 3 Lptca).
Questa norma ricalca sostanzialmente l’art. 53 cpv. 3 LPGA che prevede che “l’assicuratore
può riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali
è stato inoltrato ricorso, fino all’invio del suo preavviso all’autori-tà di
ricorso”

 

                                         Secondo
dottrina e giurisprudenza, una decisione pendente lite mette fine alla vertenza
(e costituisce quindi la base per lo stralcio dai ruoli della procedura
ricorsuale; sul punto cfr. Bosshardt/Kölz/Röhl, Kommentar zum Verwaltungsrechts-pflegegesetz
des Kantons Zürich, 1999, pag. 737) solo nella misura in cui corrisponde alle
richieste del ricorrente. Il litigio sussiste quindi nella misura in cui la
nuova decisione non regola tutte le questioni nei sensi voluti dall'insorgente;
in tal ca-so l’autorità di ricorso deve entrare nel merito di quanto è rimasto
indeciso, senza che l'insorgente debba impugnare il nuovo atto amministrativo (DTF 127 V 233 consid. 2.b/bb/, 113 V 237; RCC
1992 pag. 123 consid. 5c; Kieser, ATSG Kommentar, 2010, ad. Art. 53 n. 47 pag. 682). Infatti la nuova decisione è considerata impugnata (“mit
angefochten”) unitamente a quella contestata con il ricorso. Il giudice non
può entrare nel merito di un ricorso nel frattempo inoltrato (a titolo cautelativo)
contro la nuova decisione, ma deve considerarlo come proposta di giudizio (Pfleiderer
in: Waldmann/Weissen-berger (Hrsg.), VwVG Praxiskommentar zum Bundesgesetz über
das Verwaltungsverfahren, 2009, ad art. 58 n. 46, pag. 1172 con riferimenti
dottrinali e giurisprudenziali; Schlauri, Die Neuverfügung lite pendente in der
Rechtsprechung des EVG, in: Schaffauser/Schlauri (Hrsg.), Aktuelle Rechtsfragen
der Sozialversicherungspraxis, Schriftenreihe IRP-HSG, 2001, pagg. 193 e 210).
Rimangono tuttavia riservate le situazioni soggette alla protezione della buona
fede (in argomento: cfr. STF 9C_809/2013 del 31 gennaio 2013). Infine, nel caso
di incertezze o insicurezze a sapere se le richieste ricorsuali corrispondano
pienamente alla nuova decisione in modo tale da rendere priva di oggetto la
procedura di ricorso, alle parti – ai fini del loro di diritto di essere
sentito – va concesso uno scambio di allegati (Pfleiderer, op. cit., ad art. 58
n. 48, pag. 1172 con riferimenti).

 

                                         Nella
fattispecie la decisione resa pendente lite non corrisponde pienamente alle
richieste della ricorrente. In effetti l’insorgente (senza specificarne il
grado e da quando) postula il diritto ad una rendita mentre l’Ufficio AI, dopo
aver riconosciuto il diritto ad una rendita intera limitatamente al periodo dal
1. marzo 2012 al 31 gennaio 2013 con la decisione dell’11 febbraio 2014 (AI
80/1-3 e 81/1-7), con quella del 25 marzo 2014 (XI/1), oltre alla suddetta
rendita intera ha riconosciuto il diritto ad una mezza rendita dal 1. novembre
2011 al 29 febbraio 2012 e dal 1. febbraio 2013 in avanti (cfr. consid. 1.4).

 

                                         Il
Tribunale deve pertanto entrare nel merito della lite, ritenuto che oggetto del
contendere è dunque sapere se a ragione l’Ufficio AI ha riconosciuto
all’assicurata il diritto ad una mezza rendita dal 1. novembre 2011 al 29 febbraio
2012, ad una rendita intera dal 1. marzo 2012 al 31 gennaio 2013 ed ancora ad
una mezza rendita dal 1. febbraio 2013 in avanti.

 

                                         Nel
merito

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un dan-no alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).

                                         Il
grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto
del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con
quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié
pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto
conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare,
benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il
raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(even-tuale)
inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono
però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere
conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa
della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione)
e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I
600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003,
consid. 4.1).

 

                               2.4.   Qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado
di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 3 e 4 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione
non entra nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per
contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il
diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della
richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; DTF 117 V 198 consid. 4b;
DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10). Se l'amministrazione
entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto
di vista materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità
resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115).

 

                                         Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143;
SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre
2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24
febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).

                                         A
sua volta, l’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado
d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione,
per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa,
d’ufficio o su richiesta.

                                         I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 343, consid. 3.5, pagg. 349-352).

                                         Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre
mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare
(art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al
guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art.
29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI). Queste norme
sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF
8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa
St.; RCC 1984 pag. 137).

                                         L’art.
88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con
riferimenti).

                                         Giusta
l’art. 29 bis OAI (Risorgere dell’invalidità dopo la soppressione della
rendita), se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado
di invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di
nuovo un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita
per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima
erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1
lett. b LAI.

 

                               2.5.   Se,
però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di
essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità
di guadagno non è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non
può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se
non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le
proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di
calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag.
246 consid. 2b; DTF 104 V 136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede
che l'invalidità dell’assicurato che non esercita un’attività lucrativa ma
svolge le mansioni consuete e dal quale non si può ragionevolmente esigere che
intraprenda un’attività lucrativa è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in
funzione dell’incapacità di svolgere le mansioni consuete. 

                                         A
sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona
senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in
particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi
s’intende ogni attività svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato
prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non
vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella
sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.
Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona
lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag.
139). L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia
domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del
congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di
famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia
che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.6.   Nel
caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei
fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa risulta applicabile
l’art. 28a cpv. 3 LAI secondo cui: “ se l’assicurato esercita un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa attività è valutata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto
"metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge
dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano
il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
Plädoyer 5/06 pag. 54 segg. e STFA I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in
SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita nelle DTF 137 V 334, 133 V
504 e 133 V 477.

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1°
gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                               2.7.   Al fine di stabilire il grado d’invalidità, nella fattispecie in esame
l’Ufficio AI, applicando il metodo misto e sulla base dei dati forniti dalla
ricorrente, ha valutato al 50% la parte dedicata all’attività salariata e al 50%
la quota dedicata alle mansioni domestiche.

 

                                         Tale
suddivisione deve essere confermata, la relativa conclusione essendo stata
presa sulla base delle dichiarazioni rese dall’assicurata in sede d’inchiesta
domiciliare del 28 novembre 2012 (doc. AI 59/1-7) che confermano i dati forniti
dal datore di lavoro: “(…) L’assicurata dichiara che in assenza del danno
alla salute avrebbe lavorato perlomeno in misura del 50%, considerato che le
figlie sono ormai cresciute. L’ultima attività di operaia tuttofare, per la ditta
del compagno, era svolta nella misura del 20% in ragione del fatto che lo stato
di salute era già compromesso. Lo stesso signor __________, presente
all’incontro, ha riferito che si trattava prevalentemente di un’attività
occupazionale e che la ridotta percentuale d’impie-go era da collegare
unicamente al viepiù peggiorato stato di salute. (…)” (doc. AI 59/2).

 

                               2.8.   Per
quel che concerne la parte salariata l’Ufficio AI – ritenute le sette degenze presso la Clinica __________
(doc. AI 47/1-15) e visto il peggioramento dello stato di salute (cfr. il rapporto
medico del 15 luglio 2011 firmato dal dr. __________ e dal dr. __________,
medico capo rispettivamente medico assistente, del Servizio psico-sociale del
sottoceneri sub doc. AI 42/1-6) rispetto alla perizia psichiatrica del 30
ottobre 2006 del dr. __________ (cfr. doc. AI 14/1-15) – ha predisposto una visita presso il
medico psichiatra SMR dr.ssa __________ (doc. AI 54/1-2).

                                         La
dr.ssa __________i, nel rapporto finale SMR con esame del 20 febbraio 2012
(doc. AI 56/1-8), posta un’incapacità lavorativa dell’80% tanto nella sua
attività abituale quanto in un’altra attività adeguata a contare dal dicembre
2008 e ritenuta un’incapacità del 40% quale casalinga, nel rapporto d’esame
clinico – esposti l’anamnesi e lo
status e posta la diagnosi di “(…) Disturbo schizzoaffettivo, tipo
depressivo (ICD 10 F 25.1) (…)” –,
ha espresso la seguente valutazione/conclusio-ne:

 

" 
(…)

(…) L’A ha inoltrato domanda di prestazioni AI una
prima volta nel 2006. In quell’occasione era stata peritata dal Dr. __________
il quale aveva osservato una IL del 50% come salariata intesa come orario
ridotto e una CL totale come casalinga. Non erano state riconosciute
prestazioni AI non essendoci un grado d’invalidità e tale decisione era stata
successivamente confermata nella sentenza del TCA.

L’A. ha poi ripreso dal 2009 il lavoro presso la ditta
del compagno con orario di 9 ore settimanali, attività lavorativa che ha
interrotto dopo il ricovero in __________ dell’aprile 2011 anche per la
chiusura della ditta oltre che per i problemi di salute. L’A. ha cercato nel
2010 di intraprendere una scuola di massaggiatrice ma è stata interrotta per il
sopraggiungere dello scompenso psicopatologico responsabile
dell’ospedalizzazione in __________ dell’aprile 2012.

L’anamnesi, il decorso clinico, lo status
psicopatologico, confermano la diagnosi già precedentemente posta di un
disturbo schizzoaffettivo, di tipo depressivo (ICD10 F 25.1), caratterizzata da
un decorso cronico e che ha necessitato di ricoveri psichiatrici. L’attuale
quadro si caratterizza per la presenza soprattutto di una sintomatologia
negativa, difficoltà nelle relazioni interpersonali con isolamento (nonostante
l’A. abbia parlato di avere “tanti amici” la descrizione del suo quotidiano
indica rapporti interpersonali molto scarsi), difficoltà nella gestione e pianificazione
delle attività quotidiane.

Per quanto riguarda la IL come salariata questa era
stata valutata del 50% (orario ridotto) dal Dr. __________ nel 2006, non è
quindi possibile accettare la IL del 80% stabilita retrospettivamente dal Dr. __________;
il decorso clinico indica che effettivamente vi è stato un impoverimento delle
competenze relazionali, l’A non è riuscita a sviluppare una maggiore autonomia
dal convivente dal quale mantiene tuttora una dipendenza simbiotica,
l’equilibrio psichico è sempre precario nonostante la presa a carico
psichiatrica sia regolare ed adeguata, la strutturazione della giornata non è
completamente mantenuta.

Si valuta quindi un peggioramento della CL del 20%
(orario ridotto) a partire dal dicembre 2008 (in qualsiasi attività medico
esigibile) quando l’A è stata ricoverata, mentre dalla stessa data anche le
competenze come casalinga sono valutate con una CL del 60% da verificare
tramite inchiesta da parte delle Assistenti Sociali. I limiti funzionali sono
dettati da una ridotta caricabilità e capacità di adattabilità con comparsa di
spunti interpretativi, difficoltà di concentrazione, aumentata astenia, abulia,
ridotte competenze relazionali.

(…)" (doc. AI 56/8)

 

                                         Nell’annotazione
del 23 aprile 2013 – considerati
il rapporto medico del 27 marzo 2013 della Clinica __________ firmato dal capo
servizio dr.ssa __________ e dal medico assistente dr.ssa __________ (doc. AI
65/1-3) e i rapporti della nona rispettivamente dell’ottava ammissione presso
lo stesso istituto nei periodi dal 03.08.2012 al 16.10.2012 e dal 07.03.2012 al
16.04.2012 (doc. AI 68/2-3 e 68/4-5) –
la dr.ssa __________ si é confermata nella valutazione del 20 febbraio 2012 riconoscendo
una incapacità lavorativa del 100% durante le ospedalizzazioni (doc. AI 71/1).

 

                                         Quanto
alla parte casalinga –
nell’inchiesta domestica del 28 novembre 2011 (doc. AI 59/1-7) – l’assistente sociale ha concluso per un
grado d’invalidità del 42,5%.

 

                                         L’Ufficio
AI – ritenute le risultanze
suesposte e vista l’annota-zione interna per l’incarto del 23 aprile 2013 (doc.
AI 72/1) – con la decisione
dell’11 febbraio 2014 ha riconosciuto il diritto ad una rendita intera dal 1.
marzo 2012 al 31 gennaio 2013 (doc. AI 80/1-7).

 

                               2.9.   L’Ufficio
AI, come accennato (cfr. consid. 1.4), con la decisione del 25 marzo 2014 ha annullato quella dell'11 febbario 2014 e riconosciuto all’assicurata il diritto ad una mezza
rendita dal 1. novembre 2011 al 29 febbraio 2012, ad una rendita intera dal 1.
marzo 2012 al 31 gennaio 2013 e ad una mezza rendita dal 1. febbraio 2013 in avanti (XI/1).

                                         L’amministrazione
è giunta a questo risultato in quanto –
considerata la valutazione della dr.ssa __________ secondo la quale dal dicembre
2008 vi è una capacità lavorativa del 20% tanto nella sua attività abituale
quanto in un’altra attività adeguata (cfr. doc. AI 56/2) – ha ritenuto che il discapito economico
per la parte salariata è del 30% “(…) e non del 15% come erroneamente indicato
dall’amministrazione all’interno della decisione impugnata davanti al TCA
[ndr.: si riferisce alla decisione dell’11 febbraio 2014] (…)” (XI/1,
pag. 3).

 

                                         In
effetti, ammessa la possibilità di riprendere, seppur in forma limitata, un impiego
nel suo precedente ambito di attività, è possibile procedere ad un confronto
percentuale per valutare la perdita di guadagno risultante dalla sua incapacità
lavorativa. In questo caso, per il calcolo del grado d’invalidità per la parte
salariata, si procede come segue: la percentuale di salariata diminuita della
percentuale residua di capacità lavorativa va moltiplicata per cento e divisa
per la percentuale di salariata. Nel caso concreto – considerata la parte salariata del 50% e la capacità
lavorativa residua nella medesima attività del 20% (cfr. consid. 2.7 e 2.8) – il grado d’invalidità per la parte
salariata è del 60% ([50 – 20] x 100 : 50 = 60) e il discapito economico per
questa parte si attesta al 30% (50 x 60% = 30%; in argomento, con un esempio
concreto e rinvii ad altri casi analoghi, cfr. il consid. 5 della STF
9C_896/2012 del 31 gennaio 2013).

 

                                         Il
tasso d’invalidità complessivo –
considerata anche la parte casalinga del 50% e il grado d’invalidità del 42,5%
stabilito dall’assistente sociale nell’inchiesta domestica del 28 novembre 2011
(cfr. consid. 2.7 e 2.8) – risulta
quindi essere del 51% ([50 x 60%] + [50 x 42,5%] = 51,25% arrotondato al 51% secondo
la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2).

 

                                         L’Ufficio
AI, con la decisione del 25 marzo 2014 (XI/1), ritenuti – dopo l’incapacità lavorativa del 20%
dall’ottobre 2002 e del 50% dall’ottobre 2006 (cfr. la perizia psichiatrica del
30 ottobre 2006 del dr. __________ sub doc. AI 14/1-15) – i seguenti periodi di incapacità
lavorativa in qualsiasi attività:

 

" (…)

  80%  dal 01.10.2008 (recte: dicembre 2008; cfr. doc. AI 56/2)

100%  dal 07.03.2012  (ricovero)

  80%  dal 17.04.2012

100%  dal 03.08.2012  (ricovero)

  80%  dal 17.10.2012  percentuale da intendere quale riduzione
del 

                                     tempo di lavoro e continua.

(…)”. (doc. AI 81/5)

 

                                         e
considerata la nuova domanda del maggio 2011 (cfr. consid. 1.1), ha pertanto
riconosciuto all’assicurata il diritto ad una mezza rendita dal 1. novembre
2011 (sei mesi dopo la domanda di prestazioni del maggio 2011 ex art. 29 cpv. 1
LAI) al 29 febbraio 2012, ad una rendita intera dal 1. marzo 2012 al 31 gennaio
2013 (ex art. 88a cpv. 1 OAI e ritenuta l’inabilità del 100% durante l’ottava e
la nona degenza presso la Clinica __________ nei periodi dal 07.03.2012 al
16.04.2012 e dal 03.08.2012 al 16.10.2012; cfr. doc. AI 68/4-5 e 68/2-3) e ad
una mezza rendita dal 1. febbraio 2013 in avanti.

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente,
che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione
del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben
motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di
prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122
V 160 consid. 1c; in fine con rinvii). Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità.

 

                                         Ciò
detto questo Tribunale, limitatamente alla valutazione della capacità lavorativa,
non ha motivo per scostarsi dalla valutazione della dr.ssa Uslenghi che,
ritenuto un peggioramento dello stato di salute dal dicembre 2008 e considerata
un’ina-bilità lavorativa totale durante le degenze in clinica, ha riconosciuto,
da allora, un’inabilità lavorativa dell’80% in qualsiasi attività lavorativa
(cfr. consid. 2.8).

 

                                         Parimenti
– a prescindere dal fatto che non
è stata contestata e ricordato che un intervento da parte dell'autorità
giudiziaria nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si
giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128
V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 consid. 2) – questo Tribunale può fare propria la valutazione
dell’assistente sociale che, nell’inchiesta domestica del 28 novembre 2011
(doc. AI 59/1-7), ha concluso per un grado d’invalidità del 42,5%. Questo vale
a maggiore ragione visto che il grado d’invalidità del 42,5% stabilito
dall’inchiesta è confermato pure dalla valutazione della dr.ssa __________ che
ha ritenuto che “(…) anche le competenze come casalinga sono valutate con
una CL del 60% da verificare tramite inchiesta da parte delle Assistenti
Sociali (…)” (doc. AI 56/8).

 

                                         Per
contro, sulla sola base degli atti di causa, il TCA non può ritenere con la
sufficiente tranquillità che l’insorgente sia effettivamente reintegrabile in
qualsiasi attività lavorativa nella misura del 20%.

 

                                         In
effetti, nel rapporto medico del 27 marzo 2013 (doc. AI 65/1-3), la dr.ssa __________
e la dr.ssa __________ hanno attestato che “(…) il grave quadro
psicopatologico rende impossibile pensare ad una reintroduzione della paziente
nel normale mondo del lavoro. La sospettosità, i viraggi del tono dell’umore,
le tematiche deliranti, rendono impossibile che ella possa mantenere un’attività
lavorativa (…)” e, circa la riduzione della capacità lavorativa, hanno
concluso che la stessa può considerarsi ridotta “(…) completamente. La
paziente risulta al momento in grado di svolgere solo attività in laboratori
protetti, affiancata da operatori socio-sanitari. (…)” (doc. AI 65/4).

                                         Ora,
su questo aspetto – ancorché
rilevato nell’annotazione dell’8 aprile 2013: “(…) Si esprime [ndr.: si
riferisce alla dr.ssa __________] su una IL del 100% senza specificare da
quando e sulla possibilità di lavorare solo in ambito protetto. (…)” (doc.
AI 66/1) – la dr.ssa __________
non si è pronunciata chiaramente e nemmeno risulta l’abbia approfondito.

                                         Va
qui inoltre rilevato che, gia nel rapporto medico del 15 luglio 2011 (doc. AI
42/1-6), il dr. __________ e il dr. __________, hanno evidenziato che “(…) considerando
l’evoluzione degli ultimi anni la prognosi lavorativa al di fuori di un
contesto protetto appare infausta. (…)” (doc. AI 42/3) e che sempre la
dr.ssa __________ e la dr.ssa __________, nel rapporto del 26 ottobre 2012
(doc. AI 68/2-3), hanno rilevato che “(…) durante la degenza, ella ha
lavorato presso il laboratorio di lavanderia della Clinica nell’ottica di
strutturare poi anche alla dimissione un’attività occupazionale adeguata. Tale
progettualità è tuttavia in seguito risultata irrealizzabile, data la forte
ambivalenza della paziente in tal senso. (…)” (doc. AI 68/3).

 

                                         Si
deve pertanto concludere che, senza i necessari ulteriori accertamenti medici (una
valutazione delle capacità funzionali [EFL] non essendo rilevante vista la
patologia esclusivamente psichiatrica; in argomento cfr. la STF 8C_547/2008 del
16 gennaio 2009 parzialmente pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 26 pag. 73 e la STCA
del 1. settembre 2010 [inc. 32.2010.38]), non è dunque possibile
concludere che l’insor-gente sia reintegrabile in qualsiasi attività lavorativa
(cfr. la STF 9C_136/2014 del 24 giugno 2014 per un caso il cui gli atti sono
stati rinviati all’amministrazione per ulteriori accertamenti visto che il
dossier non conteneva sufficienti atti medici per poter concludere per una
capacità lavorativa solo in un ambito protetto).

 

                             2.10.   Nella
STF 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale ha
precisato in quali casi il Tribunale cantonale deve allestire direttamente una
perizia giudiziaria e in quali può invece rinviare gli atti all'assicuratore
per un complemento istruttorio. Lo scrivente Tribunale in precedenti vertenze ha già avuto modo di rinviare l’incarto all’Ufficio AI o perché ha
ritenuto che vi erano accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che
necessitavano di un complemento (“Ergänzung von gutachtlichen
Ausführungen”; cfr STCA 32.2011.107 del 27 ottobre 2011), o perché vi erano delle carenze negli accertamenti svolti dall’amministrazione
(“Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein
in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage
begründet ist. Ausserdem bleibt es dem
kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine
Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder
Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist”; cfr. STCA 32.2011.115 del 27 ottobre 2011).

 

                                         Ora,
rilevato come ci troviamo di fronte ad un accertamento dei fatti lacunoso – ribadito che sulla sola base degli atti
di causa non è possibile concludere con la sufficiente tranquillità che
l’insorgente sia reintegrabile in qualsiasi attività lavorativa –, si giustifica il rinvio
degli atti all’amministrazione affinché metta in atto un approfondimento
medico volto a stabilire se effettivamente, e se del caso da quando, la
capacità di lavoro residua può essere sfruttata solo in un ambito protetto come
sostenuto dalla dr.ssa __________ e dalla dr.ssa __________.

 

                                         Di conseguenza, visto tutto quanto precede, la decisione del 25 marzo
2014 deve essere annullata e gli atti rinviati all’Uffi-cio AI affinché proceda
conformemente ai considerandi e si pronunci circa l’effettiva reintegrabilità dell’insorgente
in qualsiasi attività, fermo restando il diritto di quest’ultima ad una rendita
intera dal 1. marzo 2012 al 31 gennaio 2013 ed ad almeno
mezza rendita dal 1 novembre 2011 al 29 febbraio 2012 e dal 1. febbraio 2013 in avanti, non contestato. Va a questo proposito rammentato che in DTF 137 V 314
il TF ha modificato la propria giurisprudenza ed ha stabilito che alla parte
ricorrente deve essere concessa la possibilità di ritirare il ricorso anche nel
caso in cui la decisione che le riconosce una rendita (ad esempio un quarto di
rendita) viene annullata e la causa rinviata all'ufficio AI per ulteriori accertamenti
(consid. 3.2).

 

                                         In concreto, con la conferma diritto ad una mezza rendita dal 1.
novembre 2011 al 29 febbraio 2012, ad una rendita intera dal 1. marzo 2012 al
31 gennaio 2013 e ad una mezza rendita dal 1. febbraio 2013 in avanti, su questo specifico punto non vi è spazio per una reformatio in peius
(cfr. anche la STF 9C_205/2011 del 10 novembre 2011, consid. 8.4, penultimo
paragrafo).

                                         Per
un caso in cui questo Tribunale ha proceduto in questo senso vedi la STCA del
17 giugno 2013 (inc. 32.2012.239).

 

                                         Una
volta effettuato l’accertamento medico necessario, se dovesse risultare che la
possibilità di sfruttare la capacità lavorativa residua è data solo in un
ambito protetto, allora l’Ufficio AI si determinerà nuovamente ritenuto che in
questa eventualità va riconosciuto il diritto ad una rendita intera.

 

                             2.11.   Per
quanto precede, il ricorso va accolto, la decisione del 25 marzo 2014 annullata
e gli atti rinviati all’amministrazione affinché proceda ai sensi dei considerandi
(cfr. consid. 2.9 e 2.10).

 

                                         Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l'esito della vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell'Ufficio.

 

                                         All’assicurata,
rappresentata dall’avv. RA 1, vanno inoltre riconosciute le ripetibili (art. 61
cpv. 1 lett. g LPGA) che – vista
la nota d’onorario del 31 marzo 2014 (XIII/bis) e ritenuto l’ulteriore allegato
del 17 aprile 2014 (XVIII e doc. A) –
appare giustificato quantificare, spese comprese, in complessivi fr. 1'000.-- (IVA
inclusa).

Per questi motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § La
decisione del 25 marzo 2014 è annullata e gli atti rinviati all’amministrazione
affinché proceda ai sensi dei considerandi (cfr. consid. 2.9 e 2.10), fermo
restando il diritto della ricorrente ad una mezza rendita dal 1. novembre 2011
al 29 febbraio 2012, ad una rendita intera dal 1. marzo 2012 al 31 gennaio 2013
e ad una mezza rendita dal 1. febbraio 2013 in avanti.

 

                                   2.   Le
spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI. Lo stesso Ufficio verserà
alla ricorrente fr. 1’000.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il vicepresidente                                                   Il
segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                         Fabio
Zocchetti