# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b8aaca67-24b7-5a7e-9af4-1120236c91fe
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-03-11
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 11.03.2014 BB.2013.183
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BB-2013-183_2014-03-11.pdf

## Full Text

Decisione dell'11 marzo 2014 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., attualmente detenuto presso il penitenziario di Se-

condigliano (Napoli/Italia), rappresentato dall'avv. Carlo 

Borradori,  

 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Esame degli atti (art. 101 e seg. in relazione con l'art. 

107 cpv. 1 lett. a CPP) 

Nomina di un difensore d'ufficio per indigenza (art. 132 

cpv. 1 lett. b in relazione con l'art. 133 CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2013.183 + BP.2013.76 

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 Fatti: 

A. Nel 2012 il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC), grazie 

ad una segnalazione della Direzione Nazionale Antimafia di Roma, la quale, in 

coordinazione con la Procura della Repubblica di Napoli, conduce un'inchiesta 

parallela in Italia, ha aperto un procedimento penale, palesatosi agli indagati 

solo nel mese di maggio 2013, a carico di A. ed altri per titolo di riciclaggio di 

denaro aggravato (art. 305
bis

 n. 2 CP), organizzazione criminale (art. 260
ter

 

CP), appropriazione indebita aggravata (art. 138 n. 2 CP), subordinatamente 

amministrazione infedele aggravata (art. 158 n. 2 CP), subordinatamente infe-

deltà nella gestione pubblica (art. 314 CP), falsità in documenti (art. 251 CP) e 

conseguimento fraudolento di una falsa attestazione (art. 253 CP). L'istruzione 

si troverebbe tuttora nella sua fase segreta e concerne in sostanza tre filoni 

investigativi: il primo legato al sospetto di speculazione immobiliare "B.", con 

riciclaggio in Svizzera di valori patrimoniali del clan mafioso C.; il secondo re-

lativo al sospetto di distrazioni di valori patrimoniali del Ministero degli interni 

italiano, Fondo Edifici Culto (FEC), e relativo riciclaggio in Svizzera; il terzo ri-

guardante il sospetto di malversazioni sul conto di un cliente messicano.  

 

 

B. A. è in carcere a Napoli dal 7 maggio 2013 (act. 4.7). Mediante il suo patroci-

natore svizzero, egli ha chiesto a più riprese al MPC, il 10, 18 e 25 luglio 2013 

(act. 1.4, 1.5 e 1.6), di essere informato sullo stadio delle procedure a suo ca-

rico nonché l'accesso integrale all'incarto riguardante la procedura elvetica. 

Egli ha postulato nel contempo un parziale dissequestro dei suoi beni, per po-

ter far fronte alle impellenti necessità di natura economica dei suoi famigliari e 

corrispondere gli acconti necessari per le sue spese di patrocinio in Svizzera e 

in Italia.  

 

 

C. Con scritto del 26 luglio 2013 il MPC ha informato il predetto delle accuse 

mossegli nell'ambito del procedimento interno, rifiutando tuttavia l'accesso 

all'incarto per motivi legati alla complessità dell'istruzione, all'elevato rischio di 

inquinamento delle prove e alla segretezza delle indagini. Esso ha nel con-

tempo respinto l'istanza di dissequestro (act. 1.3). 

 

 

D. Preso atto di quanto sopra, il 13 agosto 2013 A. ha presentato al MPC una 

formale istanza di gratuito patrocinio con nomina dell'avv. Carlo Borradori qua-

le difensore d'ufficio (v. act. 1.8).  

 

 

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E. Asserendo che A. aveva già designato il predetto legale quale difensore di fi-

ducia e che egli risulterebbe possessore di beni all'estero, il MPC, in data 14 

agosto 2013, ha respinto l'istanza di nomina di un difensore d'ufficio (act. 1.9). 

 

 

F. Con lettera del 26 agosto 2013, A. ha chiesto al MPC di precisare se lo scritto 

del 14 agosto precedente "vada inteso quale rigetto formale dell'istanza di di-

fesa d'ufficio con gratuito patrocinio, oppure se la sua decisione, pur rimanen-

do al momento sospesa, è subordinata all'ottenimento di ulteriore documenta-

zione riguardante da lei asseriti beni all'estero. In particolare, qualora si trat-

tasse di un rigetto formale, le chiedo di volere emanare un formale decreto 

impugnabile". Egli ha inoltre ribadito la sua richiesta di accesso integrale agli 

atti dell'incarto, subordinatamente parziale e relativo ai soli atti istruttori che lo 

riguardano direttamente (act. 1.10). 

 

 

G. Con scritto del 29 agosto 2013 il MPC, precisato che, da una parte, non si sa-

rebbe opposto ad un rimpatrio in Svizzera dei beni di A. e, dall'altra, quest'ul-

timo risulterebbe titolare in Svizzera di beni mobili ed immobili di cospicuo va-

lore, ha confermato il suo decreto del 14 agosto 2013 (act. 1.11). 

 

 

H. In data 4 ottobre 2013 il MPC ha chiesto a A. se fosse intenzionato a fare rien-

trare in Svizzera i suoi beni situati all'estero e fare realizzare i suoi beni mobili 

ed immobili su territorio elvetico. 

 

 

I. Il 14 novembre 2013 A ha informato il MPC di disporre unicamente di un conto 

bancario a Nassau, dove sarebbero depositate delle azioni per un valore di 

EUR 200'000, le quali non sarebbero state in quel momento vendibili. Egli ha 

quindi chiesto con urgenza un riesame della decisione di rifiuto del gratuito pa-

trocinio, ripresentando inoltre nuovamente una domanda di accesso integrale, 

subordinatamente parziale, agli atti (act. 1.14). 

 

 

J. Con scritto del 15 novembre 2013, il MPC, per quanto riguarda la richiesta di 

gratuito patrocinio, ha ribadito le sue precedenti richieste d'informazioni con-

cernenti i beni di A.; per quanto attiene alla nuova istanza d'accesso agli atti, 

esso ha rinviato A. alle sue precedenti decisioni (act. 1.7). 

 

 

K. Con reclamo del 28 novembre 2013 A. è insorto contro la decisione del MPC 

del 15 novembre 2013 dinanzi alla Corte dei reclami penali, chiedendo, da un 

lato, di essere posto al beneficio del gratuito patrocinio, con la nomina dell'avv. 

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Carlo Borradori quale difensore d'ufficio, e, dall'altro, di potere avere accesso 

integrale all'incarto svizzero. 

 

Con osservazioni del 24 dicembre 2013 il MPC ha chiesto che il reclamo, in-

tempestivo e privo d'oggetto, sia respinto in ordine e comunque nel limite in 

cui fosse ricevibile, sia integralmente respinto anche nel merito.  

 

 

L. Con replica del 16 gennaio 2014, trasmessa al MPC per conoscenza, il recla-

mante si è riconfermato nelle sue conclusioni ricorsuali.  

 

 Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1. In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale 

svizzero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale 

del 19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confedera-

zione (LOAP; RS 173.71) in relazione con l’art. 19 cpv. 1 del regolamento del 

31 agosto 2010 sull’organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; 

RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le deci-

sioni e gli atti procedurali del pubblico ministero.  

 

Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammis-

sibilità dei reclami che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambi-

to, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP 

nonché PATRICK GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer Strafpro-

zessordnung, tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la 

giurisprudenza citata). 

 

1.2. Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presentato 

e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, lo scritto impu-

gnato, datato 15 novembre 2013, è stato notificato al reclamante in data 18 

novembre 2013 (v. act. 1.1). Il reclamo, interposto il 28 novembre 2013, è per-

tanto tempestivo. Le critiche mosse dal MPC circa la tempestività e l'ammissi-

bilità del gravame risultano invece infondate. Con lo scritto del 15 novembre 

2013 esso ha certo ribadito il contenuto delle sue lettere del 26 luglio nonché 

del 14 e 29 agosto 2013 riguardanti il rifiuto di accesso agli atti risp. della con-

cessione della difesa d'ufficio, ma si è espresso in tal senso sulla base di 

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un'analisi attualizzata della situazione, ciò che corrisponde in realtà ad una 

nuova decisione nei due ambiti (v. act. 4 pag. 12).  

 

1.3. Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno 

un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). La legittimazione del reclamante – imputato nel 

procedimento penale e direttamente toccato dalla decisione impugnata – è in-

discutibile. 

 

1.4. Giusta l'art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le vio-

lazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e 

la denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto 

dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c). 

 

 

2. Il reclamante si duole innanzitutto di una violazione del diritto di essere sentito, 

per avergli il MPC, a distanza di mesi dall'inizio dell'inchiesta e tenuto conto 

degli interrogatori e passi istruttori già effettuati, rifiutato l'accesso agli atti 

dell'incarto, rifiuto che, se reiterato, porterebbe anche ad una violazione del 

principio di celerità.  

 

2.1 La facoltà delle parti di avere accesso agli atti è garantita in modo generico 

dall’art. 107 cpv. 1 lett. a CPP. L’art. 101 cpv. 1 CPP precisa tuttavia che le 

parti possono esaminare gli atti del procedimento penale pendente al più tardi 

dopo il primo interrogatorio dell’imputato e dopo l’assunzione delle altre prove 

principali da parte del pubblico ministero, con riserva delle limitazioni previste 

dall’art. 108 CPP. L’accesso agli atti può pertanto essere limitato prima del 

primo interrogatorio dell’imputato, fatta salva l’ipotesi di cui all’art. 225 cpv. 2 

CPP relativa all’esame degli atti in caso di carcerazione preventiva. Ciò corri-

sponde alla specifica volontà del legislatore federale, che ha rifiutato di rico-

noscere in maniera generale all’imputato un diritto di consultare l’incarto fin 

dall’inizio del procedimento. Il Consiglio Nazionale ha respinto una proposta di 

minoranza che andava in tale direzione – ossia di concedere l’accesso agli atti 

prima dell’audizione al fine di permettere all’imputato di organizzare efficace-

mente la sua difesa tramite la conoscenza degli elementi essenziali rimprove-

ratigli e di partecipare così in maniera adeguata all'accertamento dei fatti per-

tinenti della causa – in quanto un accesso completo ed assoluto agli atti fin 

dall’inizio del procedimento avrebbe potuto ostacolare la ricerca della verità. 

L’esame degli atti da parte dell’imputato prima del suo primo interrogatorio 

non è dunque garantito dal Codice di procedura penale, anche se nulla impe-

disce il pubblico ministero di concedere tale facoltà, anche solo parzialmente, 

già a quel momento. Ad ogni modo, né il diritto costituzionale né le convenzio-

ni garantiscono all’imputato o al suo difensore il diritto incondizionato di esa-

minare gli atti del procedimento a questo stadio della procedura (DTF 137 IV 

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172 consid 2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale federale 1B_316/2011 del 27 

luglio 2011, consid. 2.4; MARIA GALLIANI GODENZI/LUCA MARCELLINI, Codice 

svizzero di procedura penale [CPP] - Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, n. 

5 e segg. ad art. 101 CPP; DANIELA BRÜSCHWEILER, Kommentar zur Schwei-

zerischen Strafprozessordnung [StPO], Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, n. 2 e 

segg. ad art. 101 CPP; NIKLAUS SCHMID, Schweizerische Strafprozessor-

dnung, Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San Gallo 2013, n. 2 e segg. ad art. 

101 CPP; Recht 2010 pag. 206). La condizione del primo interrogatorio deve 

considerarsi adempiuta anche se l’imputato si è rifiutato di deporre (DANIELA 

BRÜSCHWEILER, op. cit., n. 4 ad art. 101 CPP; NIKLAUS SCHMID, op. cit., n. 3 ad 

art. 101 CPP). Per quanto attiene al concetto di “prove principali”, va rilevato 

che l’interpretazione di quali siano dette prove comporta un margine interpre-

tativo dell’autorità inquirente; tuttavia, ritenuto che le parti ed i loro patrocinato-

ri hanno la facoltà di partecipare fin dal primo momento all’assunzione delle 

prove, una limitazione dell’accesso agli atti per tale motivo dovrebbe rimanere 

assai limitata, anzi si imporrà di anticipare la possibilità di esame per consenti-

re un adeguato esercizio del contraddittorio (MARIA GALLIANI GODENZI/LUCA 

MARCELLINI, op. cit., n. 6 ad art. 101 CPP). 

 

2.2 In concreto, il MPC ha motivato il rifiuto d'accesso all'incarto affermando che vi 

sarebbero ancora da assumere altre prove principali ai sensi dell'art. 101 cpv. 

1 CPP, dovendo esso procedere all'interrogatorio dei coimputati D. e E. Ora, 

si constata in concreto che il reclamante è stato interrogato dal MPC una pri-

ma volta in data 28 giugno 2013 (v. act. 1.3 e 8 pag. 8) e una seconda volta il 

21 novembre 2013 (v. act. 1 pag. 4 e act. 4 pag. 9), per cui una delle due con-

dizioni cumulative concernenti il diritto d'accesso agli atti previste all'art. 101 

cpv. 1 CPP è certamente data. Resta dunque da analizzare se gli interrogatori 

dei due coimputati di cui sopra costituiscono "prove principali" ai sensi della 

predetta norma, misure istruttorie che si inserirebbero nel filone d'inchiesta 

concernente il sospetto riciclaggio di ingenti valori patrimoniali (nell'ordine di 

ca. EUR 10 milioni) provento di presunte distrazioni commesse a danno del 

Ministero degli interni italiano, e più precisamente del Fondo Edifici di Culto 

(FEC), gestito dalla Direzione centrale per l'amministrazione del FEC, organo 

del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno a 

Roma. Le presunte malversazioni di cui sarebbe stato vittima lo Stato italiano 

sarebbero state poste in essere nel periodo 2006-2011 da una banda compo-

sta, con diversi gradi di responsabilità partecipativa e ruoli, oltre che dal re-

clamante, intermediario finanziario, e dal promotore finanziario partenopeo F., 

da alcuni funzionari governativi italiani, anche di alto rango, segnatamente D. 

(già direttore del FEC sino al 2006 ed in seguito dell'Agenzia informazioni e si-

curezza interna (AISI), in qualità di Prefetto, e E., in qualità di Vice Prefetto. 

L'autorità inquirente ritiene che gli ingenti valori patrimoniali di pertinenza del 

FEC, in un primo tempo depositati su un conto presso la Banque G. SA, a Zu-

rigo, aperto nel 2006 per mandato del reclamante, con lo scopo di essere in-

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vestiti in titoli immobiliari, siano stati nel tempo, de facto, interamente distratti, 

verosimilmente a profitto delle persone testé indicate attraverso prelievi non 

autorizzati o comunque non regolari - siccome eseguiti anche a mezzo di do-

cumentazione falsa - e quindi rimpatriati in Italia mediante il trasporto fisico del 

contante attraverso il confine italo-svizzero organizzato da una società di 

Chiasso. Dalle ricostruzioni sinora effettuate emergerebbe inoltre che per na-

scondere al titolare dei valori patrimoniali le già compiute distrazioni, il recla-

mante ed altri avrebbero confezionato risp. alterato copiosa documentazione 

bancaria attestante falsamente la posizione attiva del conto nella titolarità del 

FEC. Il MPC dichiara che diverse persone sarebbero già state interrogate, an-

che attraverso rogatorie da lui promosse. D. e E., coimputati nel procedimento 

elvetico, non sarebbero, per contro, ancora state interrogate, essendo il MPC 

ancora in attesa di una risposta italiana alla sua domanda di assistenza giudi-

ziaria inoltrata all'uopo in data 29 giugno 2013 (v. act. 4.2). A dire dell'autorità 

inquirente svizzera, l'esecuzione degli interrogatori in questione sarebbe co-

munque imminente (v. act. 4 pag. 5). Orbene, quanto precede permette 

senz'altro di affermare che tali interrogatori di coimputati nel procedimento el-

vetico, riguardanti dei funzionari italiani accusati di aver partecipato alla distra-

zione di denaro pubblico, sono certamente importanti per l'inchiesta. Essi co-

stituiscono prove principali giusta l'art. 101 cpv. 1 CPP e giustificano ancora 

un diniego d'accesso agli atti, il quale non potrà tuttavia persistere una volta le 

misure in questione eseguite. La censura su tale questione va dunque respin-

ta. 

 

 

3. L'insorgente lamenta la mancata concessione da parte del MPC della difesa 

d'ufficio con gratuito patrocinio. Tutti i suoi famigliari si troverebbero alla pub-

blica assistenza. Tutti i suoi beni sarebbero stati sequestrati in Svizzera dal 

MPC. Qualora dovessero, alla fine dell'inchiesta, essere confiscati, i suoi beni 

all'estero non sarebbero sufficienti per coprire eventuali richieste di risarcimen-

to. Inoltre, la complessità della fattispecie, la gravità dei reati ascrittigli, il nu-

mero delle persone indagate ed il suo stato di detenzione all'estero, il quale 

comporta difficoltà logistiche, renderebbero la procedura quanto mai onerosa 

in termini di spese vive e di dispendio orario del difensore. Infine, essendo tutti 

i suoi beni in Svizzera oggetto di sequestro, i circa EUR 500'000 risultanti 

all'estero, se rimpatriati, subirebbero lo stesso destino. In definitiva, solo la 

concessione del gratuito patrocinio, con la contestuale nomina dell'avv. Borra-

dori quale difensore d'ufficio, gli permetterebbe di avere una difesa effettiva ed 

efficace. Egli ha del resto presentato una richiesta di gratuito patrocinio anche 

relativamente alla presente procedura di reclamo. 

 

3.1 Giusta l’art. 29 cpv. 3 della Costituzione federale della Confederazione Svizze-

ra del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), chi non dispone dei mezzi necessari ha 

diritto alla gratuità della procedura se la sua causa non sembra priva di proba-

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bilità di successo. L’art. 132 cpv. 1 lett. b CPP (per rinvio dell’art. 379 CPP per 

la procedura di ricorso) precisa che una difesa d’ufficio viene disposta se 

l’imputato è sprovvisto dei mezzi necessari e una sua difesa s’impone per tu-

telare i suoi interessi; non viene invece definita l’assistenza giudiziaria gratuita 

(HARARI/ALIBERTI, Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, n. 

3 e 20 ad art. 132), per la quale è necessario fare riferimento all’art. 136 CPP 

nella sezione riservata al gratuito patrocinio per l’accusatore privato. Questa 

disposizione precisa che il gratuito patrocinio comprende anche l’esonero da-

gli anticipi e dalla prestazione di garanzie, nonché l’esonero dalle spese pro-

cedurali (cpv. 2 lett. a e b; HARARI/ALIBERTI, op. cit., n. 21 ad art. 132). 

 

3.1.1 Una parte è da considerarsi indigente allorquando, per pagare le spese pro-

cessuali e le ripetibili, è costretta ad intaccare i mezzi necessari per coprire i 

bisogni fondamentali personali e della propria famiglia (DTF 125 IV 161 con-

sid. 4a; 124 I 1 consid. 2a; cfr. ugualmente DTF 128 I 225 consid. 2.5.1; 127 I 

202 consid. 3b). L’analisi dell’esistenza dell’indigenza deve tener conto di tutta 

la situazione finanziaria del richiedente al momento dell’inoltro della richiesta 

di assistenza giudiziaria. Ciò comprende, da una parte, tutti gli obblighi finan-

ziari e, d’altra parte, i redditi e la sostanza (DTF 124 I 1 consid. 2a; 120 Ia 179 

consid. 3a, con i rinvii). Per la definizione di quanto è necessario per coprire i 

bisogni fondamentali l’autorità chiamata a giudicare non dovrebbe basarsi in 

maniera schematica sul minimo esistenziale prestabilito dalla legislazione 

sull’esecuzione e sul fallimento, ma prendere in considerazione le circostanze 

personali del richiedente. Un’eventuale eccedenza risultante dal confronto tra 

il reddito a disposizione e l’importo necessario a soddisfare i bisogni fonda-

mentali deve poter essere utilizzata per affrontare le spese giudiziarie e ripeti-

bili previste in un caso concreto (DTF 118 Ia 369 consid. 4a); in questo caso, 

l’eccedenza mensile deve permettere di estinguere il debito legato alle spese 

giudiziarie; per i casi più semplici, nel lasso di tempo di un anno e per gli altri 

entro due anni (v. in proposito la sentenza del Tribunale federale 5P.457/2003 

del 19 gennaio 2004 consid. 1.2). 

 

3.1.2 L’obbligo dello Stato di fornire assistenza giudiziaria è sussidiario rispetto al 

dovere di assistenza derivante dal diritto di famiglia, in particolare dal diritto 

matrimoniale (art. 159 cpv. 3 e 163 cpv. 1 CC; DTF 127 I 202 consid. 3b; 

ALFRED BÜHLER, Betreibungs- und prozessrechtliches Existenzminimum, 

in: AJP 2002 pag. 644 e segg., in particolare pag. 658; STEFAN MEICHSSNER, 

Aktuelle Praxis der unentgeltlichen Rechtspflege, in Jusletter 7 dicembre 

2009, pag. 6); ciò vale anche per le procedure dinanzi alla  

Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale (v. sentenza del Tribu-

nale penale federale BB.2010.1 del 21 gennaio 2010 con i rinvii). Per il giudi-

zio dell’esistenza o meno dell’indigenza vanno quindi presi in considerazione i 

redditi e la fortuna di entrambi i coniugi (v. sentenza del Tribunale penale fe-

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derale BB.2011.6 del 18 maggio 2011 con i rinvii e BB.2010.1 summenziona-

ta). 

 

3.1.3 Di principio, spetta al richiedente presentare e provare, nella misura del possi-

bile, i suoi redditi e la sua sostanza (DTF 125 IV 161 consid. 4a). Più la situa-

zione finanziaria è complessa, tanto più elevate risultano essere le esigenze di 

chiarezza e completezza della richiesta. I bisogni fondamentali attuali del ri-

chiedente devono poter essere determinati sulla base delle pezze giustificati-

ve inoltrate. Le pezze giustificative devono inoltre fornire un’immagine chiara 

di tutti gli obblighi finanziari del richiedente così come dei suoi redditi e della 

sua sostanza (DTF 125 IV 161 consid. 4a). Se il richiedente non riesce a pre-

sentare in maniera chiara e completa la sua situazione finanziaria, ossia i giu-

stificativi inoltrati e i dati comunicati non riescono a dare un’immagine coeren-

te e esente da contraddizioni della medesima, la richiesta può essere respinta 

a causa di una motivazione insufficiente o per indigenza non dimostrata (v. 

DTF 125 IV 161 consid. 4a; ALFRED BÜHLER, Die Prozessarmut, in: Schöbi 

[ed.], Gerichtskosten, Parteikosten, Prozesskaution, unentgeltliche Prozess-

führung, Berna 2001, pag. 189 e segg.) 

 

3.2 Nella fattispecie, gli atti dell'incarto evidenziano l'esistenza in Svizzera e all'e-

stero di svariati valori patrimoniali riconducibili al reclamante, il quale ha se-

gnatamente affermato in tempi relativamente recenti, più precisamente nel 

novembre 2013, di essere proprietario di azioni H. per un valore di circa EUR 

200'000 depositate presso la banca I. di Nassau, titoli che, a suo dire, sareb-

bero invendibili, senza che l'autorità abbia potuto tuttavia coglierne il motivo (v. 

act. 1.14, 4.4 e 4.5; BP.2013.76, act. 4.2). Quanto precede si pone chiaramen-

te in contrasto sia con l'invocata indigenza del reclamante, sia con l'asserita 

messa sotto sequestro di tutti i suoi beni, quindi anche con la richiesta d'assi-

stenza giudiziaria gratuita presentata al MPC, il quale ha a più riprese cercato 

di ottenere informazioni precise soprattutto sui beni detenuti dal predetto all'e-

stero, ottenendo purtroppo risposte vaghe ed insoddisfacenti. La poca traspa-

renza che ha connotato la predetta richiesta di gratuito patrocinio si è peraltro 

riconfermata anche davanti a questa Corte, alla quale il reclamante ha pure 

chiesto il gratuito patrocinio per la procedura di reclamo. Ricordato che il re-

clamante è domiciliato in Ticino - ciò che avrebbe certamente permesso, ad 

esempio, di ottenere decisioni di tassazione -, egli ha certo prodotto della do-

cumentazione concernente prestazioni assistenziali concesse ai membri della 

sua famiglia, ma non ha fornito il benché minimo documento concernente la 

sua situazione patrimoniale. Il formulario da compilare concernente la sua 

domanda di assistenza giudiziaria riconsegnato a questo Tribunale non con-

tiene nessuna informazione sulla sua situazione finanziaria.  

 

 Riassumendo, preso atto delle informazioni e degli elementi forniti alle autori-

tà, il reclamante, sia per quanto riguarda la procedura davanti al MPC che 

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quella di reclamo davanti a questa Corte (v. BP.2013.76), è lungi dall'aver di-

mostrato di essere indigente, per cui il gratuito patrocinio va rifiutato per en-

trambe le procedure.  

 

 

4. In conclusione, il reclamo è integralmente respinto. Giusta l'art. 428 cpv. 1, 

prima frase, CPP le parti sostengono le spese della procedura di ricorso nella 

misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. La tassa di giustizia è 

calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento 

del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della 

procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fatti-

specie a fr. 2'000.--. 

 

 

 

 

 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La richiesta di assistenza giudiziaria gratuita è respinta. 

3. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 12 marzo 2014  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Carlo Borradori 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro questa decisione non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.