# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d696ffbb-e4ec-59f3-8bae-8819d71f8479
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-05-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.05.2005 32.2004.105
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2004-105_2005-05-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2004.105

   

  ZA/sc

  	
  Lugano

  18 maggio
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Zaccaria Akbas, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 novembre 2004
di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21
  ottobre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel __________, casalinga, dal 1° luglio 2000 è stata posta al beneficio di una
rendita intera per un grado d’invalidità del 68% calcolato secondo il metodo
misto (doc. AI 43, 45).                                           

 

                               1.2.   In esito
alla procedura di revisione, avviata d’ufficio dall’amministrazione nel giugno
2003 (doc. AI 46), con decisione 25 febbraio 2004/23 marzo 2004 l'UAI ha
ridotto, pur mantenendo il grado d’invalidità del 68%, la rendita intera
portandola a 3/4:

 

"  (...)

Esito degli
accertamenti:

 

Ÿ                                                                                                       Dalla
documentazione medica acquisita agli atti, a seguito della revisione della
rendita AI, risulta che lo stato di salute dell'Assicurata non ha subìto un
peggioramento tale da giustificare uno modifica dell'attuale grado AI.

 

Ÿ      Dal 1.01.2004, a seguito dell'entrata in vigore
delle disposizioni della 4a revisione della LAI, chi è al beneficio di una
rendita con grado dal 60 al 69 % ha diritto a tre quarti di rendita.

 

Ÿ      Essendo l'assicurata al beneficio di una rendita
con un grado del 68 %, la rendita intera versata finora viene ridotta a tre
quarti di rendita. (...)" (Doc. AI 63)

 

                               1.3.   Nel
frattempo, in data 9 marzo 2004, l’assicurata, rappresentata dal __________, ha
presentato una domanda di revisione (doc. AI 67). 

                                         In data 22
marzo 2004 l’UAI ha deciso la non entrata in materia, motivando:

 

"  Con scritto 09.03.2004 avete inoltrato una richiesta di
revisione.

 

Con decisione del
25.02.2004 abbiamo riconosciuto all'assicurata una rendita con un grado del
68%.

Un nuovo esame è
possibile quando è credibilmente dimostrato che le circostanze oggettive, che
possono dare diritto a prestazioni, si siano modificate in modo rilevante dopo
questa data. La nuova valutazione di una situazione invariata non è possibile.

 

La documentazione
medico-specialistica prodotta è stata sottoposta al nostro Servizio medico
regionale che ha ritenuto che non vi sono elementi oggettivi per una
rivalutazione del caso.

 

Facciamo notare che il
grado AI dell'assicurata è stato determinato a norma dell'art. 4 + 5 LAI,
riconoscendo alla stessa una completa inabilità lavorativa quale salariata come
a specchietto sottostante.

 

Casalinga              50%                       37%                    18%

salariata                 50%                    100%                     50%

 

GRADO AI                                                                           68%

 

 

Decidiamo pertanto:

 

Non si entra nel merito
della richiesta di revisione." (Doc. AI 72)

 

 

 

                               1.4.   Con
opposizione 7 maggio 2004 alle decisioni 25 febbraio 2004/23 marzo 2004,
l’assicurata, ora rappresentata dalla RA 1, ha precisato:

 

"  (...)

La signora RI 1 è stata
messa a beneficio di una rendita intera d'invalidità a partire dall'1.7.00. 

Le è stato riconosciuto
un grado d'invalidità del 68% risultante dal seguente calcolo misto:

 

casalinga      quota
parte    50%        limitazione     37%       grado d'invalidità    18%

salariata                                 50%                              100%                                           50%

 

                                                                                                                                            68%

 

 

Il grado invalidante
nell'attività salariata è stato fissato dopo approfondita perizia SAM del
dicembre 2001, mentre le limitazioni come casalinga sono il risultato
dell'apposita inchiesta a domicilio effettuata nel marzo 2001. Al momento
dell'inizio dell'inabilità lavorativa l'assicurata in effetti svolgeva
un'attività salariata a tempo parziale, il marito lavorava invece a tempo pieno
e i figli necessitavano ancora di cure, e pertanto era giustificata la scelta
di valutare l'invalidità della signora RI 1 secondo il cosiddetto metodo misto.

 

Per quanto concerne la
valutazione dei limiti quale casalinga mi ha però molto sorpreso vedere che è
stato ripreso il dato scaturito dall'inchiesta a domicilio, visto che la stessa
signora __________ che ha esperito la visita riteneva che ci fosse una
discrepanza tra i dati da lei raccolti e le valutazioni mediche dei curanti.
Valutazioni mediche che sono state invece confermate dalla perizia SAM (punto 8
pag. 10: "la capacità lavorativa del 40% vale anche per le attività di
casalinga"), mentre erroneamente la dr.ssa __________ del SMR scrive
che il SAM ha fissato una "IL da casalinga 40% che si sovrappone con la
valutazione dell'inchiesta economia domestica con invalidità del 37% come casalinga"
(v. proposta medico AI 24.1.02). Nella successiva nota 27.2.02 del dr. __________
del SMR si propone di chiedere al dr. __________, perito psichiatrico del SAM
di determinare la capacità lavorativa dell'assicurata dal lato psichiatrico nell'attività
di casalinga, ciò che invece non è avvenuto.

 

Allorquando bisogna
determinare l'invalidità di una persona dedita alla conduzione dell'economia
domestica, la giurisprudenza ha costantemente ribadito la priorità
dell'inchiesta a domicilio sulla valutazione prettamente medico-teorica.
Un'eccezione è però data se il danno alla salute è prevalentemente d'ordine
psichico, come è il caso della signora RI 1 (v. perizia SAM e note dei medici
AI 24.1.02 e 27.2.02). In queste situazioni il TFA ha stabilito che l'invalidità
quale casalinga debba essere determinata a livello medico e non più tramite il
questionario per l'inchiesta a domicilio (STFA 9.11.87, I 277/87 cons. 3, citata in Pratique VSI 2001 pag. 159:
"Sodann ist zu bedenken, dass der zur Abklärung der Invalidität von
Hausfrauen ausgearbeitete Fragebogen (Abklärungsbericht far Hausfrauen)
vorwiegend auf die Beurteilung der Invalidität infolge körperlicher Gebrechen
ausgerichtet ist. Für die Beurteilung psychisch bedingter Einschränkungen ist
er wenig geeignet. Bei psychischen Erkrankungen kommt daher bei der
Invaliditätsbemessung von Hausfrauen der medizinischen Abklärung der zumutbaren
Arbeitsfähigkeit - gegenüber Abklärungen an Ort und Stelle - erhöhtes Gewicht
zu."). 

Nel caso di specie doveva
quindi valere il grado di inabilità nella conduzione dei lavori domestici
fissato dal SAM, cioè il 60%, che aveva tenuto conto di tutti i problemi alla
salute, primariamente di quelli d'ordine psichico. Il calcolo misto avrebbe
quindi dovuto essere il seguente:

 

casalinga      quota
parte    50%        limitazione     60%       grado d'invalidità    30%

salariata                                 50%                              100%                                           50%

                                                                                                                                            80%

 

Naturalmente al momento
dell'assegnazione della rendita (decisione 26.8.02) la differenza tra il grado
da voi fissato e quello che avrebbe dovuto essere secondo la citata
giurisprudenza non avrebbe portato a nessuna differenza, in quanto con entrambi
i gradi d'invalidità la signora RI 1 aveva comunque diritto ad una rendita
intera. La differenza assume però una grande importanza a partire dall'1.1.04,
poiché col grado d'invalidità del 68% l'assicurata ha solo diritto ad un 3/4 di
rendita.

 

Prima ancora dell'entrata
in vigore delle modifiche previste dalla 4° revisione AI, l'assicurata in data
24.6.03 ha risposto al vostro questionario per la revisione periodica della rendita
affermando di essere peggiorata. Pure i medici del __________ di __________,
che l'hanno in regolare cura, hanno confermato il peggioramento. Il dato però
più importante raccolto durante la procedura di revisione, che è passato
verosimilmente inosservato, è l'attestazione 22.7.03 dell'Agenzia comunale AVS
di __________, dalla quale si viene a conoscenza che il marito dell'assicurata
è stato licenziato dal proprio posto di lavoro e che ha trovato un nuovo lavoro
al 50%, mentre per il restante 50% è iscritto all'assicurazione disoccupazione.
In considerazione di questo fatto (difficoltà finanziarie attuali e incertezza
sulla situazione economica futura della famiglia), che la signora prima della
nascita dei figli ha sempre lavorato a tempo pieno, e che anche il figlio
minore è divenuto sempre più autonomo, avreste dovuto valutare nuovamente lo
stato dell'assicurata, cioè se considerarla ancora salariata a tempo parziale
oppure salariata a tempo pieno e pertanto modificare il metodo di valutazione
dell'invalidità. In effetti la consolidata giurisprudenza in materia prevede
che ad ogni revisione si debba dapprima stabilire se sono cambiate le
condizioni generali e con quale metodo di valutazione si debba procedere.

 

Dalla lettura
dell'incarto e da quanto detto poc'anzi, ritengo che bisognava considerare la
signora RI 1 quale persona che senza il danno alla salute avrebbe indubbiamente
ripreso l'attività lavorativa a tempo pieno, verosimilmente quale custode di
palazzi e cameriera, cioè che le avrebbe permesso dei tempi di lavoro
flessibili e adattabili alle esigenze della famiglia. In tal caso, al posto di
confermare il grado d'invalidità del 68%, con decisione 25.2.04 si doveva
continuare ad accordare una rendita intera valutandola per la sola attività salariata
(grado invalidante del 100%).

 

Rappresentata allora dal __________,
con lettera 9.3.04 l'assicurata ha prodotto nuovi certificati medici. La
lettera del __________ è più che scarna: la si intitola "domanda di
aggravamento", ma in pratica la motivazione viene lasciata alla penna
dei medici che hanno redatto i referti allegati. Nello scritto 27.2.04 della
dr.ssa __________ indirizzato aIl'UAI, la curante afferma che "ho
ricevuto la vostra decisione concernente la riduzione della rendita di
invalidità della paziente sopraccitata. 

Non sono d'accordo con
la vostra decisione visto che la paziente continua a peggiorare". Quindi lo scritto della dr.ssa __________
non deve tanto essere inteso quale domanda di aumento del grado d'invalidità
(revisione), bensì quale contestazione del fatto che si sia confermato il grado
del 68% riducendo la rendita da intera a ¾. In effetti lo scritto del __________
9.3.04 è giunto mentre la decisione 25.2.04 non era ancora cresciuta in
giudicato e ci si chiede, proprio leggendo la contestazione della dr.ssa __________,
se non avreste per lo meno dovuto chiedere al rappresentante legale
dell'assicurata se con lo scritto 9.3.04 intendeva inoltrare un'opposizione
contro la decisione 25.2.04 o semplicemente introdurre una domanda di revisione.
In effetti alla procedura d'opposizione non si debbono porre condizioni troppo
restrittive e in caso di dubbio si deve interpretare lo scritto e le
contestazioni contenutevi, compresi gli allegati (v. Kieser, ATSG-­Kommentar,
Art. 52 Rz.13-14).

 

In tutta risposta avete
invece deciso di emanare la decisione 22.3.04 di non entrata in materia, in
quanto la documentazione medica prodotta non avrebbe apportato fatti nuovi
rilevanti. Anche ciò non risulta a mio avviso pienamente corretto:

-    il referto del __________ afferma che
negli ultimi mesi avrebbero assistito ad un progressivo peggioramento delle
condizioni psichiche della paziente;

-    la dr.ssa __________ riferisce di un
processo flogistico tipo tendinotico ai piedi e dell'imminente ricovero alla
Clinica di __________ per cure intensive;

-    la dr.ssa __________ conferma
un'ambliopia exanisometropia con assenza della visione stereoscopica e della
visione binoculare.

Si tratta di elementi in
parte nuovi, che necessitavano per lo meno di una richiesta di approfondimento.

 

In conclusione ritengo
che alla signora RI 1 spetti nuovamente una rendita intera d'invalidità a far
stato dall' 1.1.04 per i seguenti motivi:

-    il grado d'invalidità fissato nel 2002
doveva essere dell'80% e non del 68%, visto che l'inabilità lavorativa nei
lavori domestici era stata fissata dal SAM per motivi psichici al 60% e secondo
la citata giurisprudenza doveva avere la priorità sulla conclusione
dell'inchiesta a domicilio;

-    in occasione della revisione periodica
della rendita nel giugno 2003 si doveva modificare il metodo di calcolo del
grado d'invalidità, considerando l'assicurata unicamente quale persona
salariata, viste le mutate condizioni familiari e finanziarie;

-    lo scritto 9.3.04 dell'allora
rappresentante legale dell'assicurata doveva essere considerato quale
opposizione alla decisione 25.2.04 e pertanto l'ultima decisione 22.3.04 non
doveva essere di non entrata in materia, tanto più che i referti prodotti
apportavano elementi nuovi, che abbisognavano per lo meno di una richiesta di
approfondimento.

 

Alla luce di quanto
esposto vi chiedo pertanto di voler annullare le decisioni sopraccitate e di
voler nuovamente accordare alla signora RI 1 una rendita intera d'invalidità a
partire dal 1.1.04." (Doc. AI 80)

 

                               1.5.   In data 21
ottobre 2004 l’UAI ha emanato una decisione su opposizione confermando la
precedente decisione:

 

"  (...)

4.  Per quel che concerne l'aspetto medico, viste le
osservazioni dell'opponente e la certificazione medica prodotta a seguito della
degenza dell'assicurata avvenuta dal 07 aprile 2004 al 28 aprile 2004 presso la
Clinica __________, il caso è stato risottoposto per competenza al Servizio
medico regionale dell'AI (SMR), il quale in un primo tempo ha richiesto
direttamente al Servizio psico-sociale (__________di __________ alcuni
complementi informativi, ordinando successivamente una perizia psichiatrica
presso il __________.

 

Sulla scorta delle informazioni raccolte in questi ambiti e tenuto
evidentemente debito conto degli atti medici già a disposizione, il SMR ha
infine rassegnato il rapporto conclusivo, fornendo le principali seguenti
considerazioni:

     -     lo stato clinico dell'apparato locomotore
descritto nel rapporto 11 maggio 2004, relativo alla degenza avvenuta presso la
Clinica __________, non si discosta da quanto osservato in precedenza, in
particolare in occasione dell'esame peritale del Servizio di accertamento
medico dell'AI (SAM) eseguito nel novembre 2001; viene altresì posto l'accento
sulla struttura di personalità della paziente (postura rigida, passività,
attitudine vittimistica);

 

     -     dalla documentazione medica resa dall'__________,
si constata una dettagliata descrizione della situazione, ove si è cercato in
modo ragionevole di distinguere la patologia da elementi estranei alla stessa;
la discussione sulla capacità lavorativa mostra come le risorse siano comunque
ancora di discreto livello anche se non sfruttate, mentre la valutazione dello
stato di salute conferma la stazionarietà dello stesso.

 

Il
SMR ha quindi concluso affermando che non vi è stata evoluzione dello stato di
salute, ragione per cui l'abilità al lavoro deve essere reputata invariata
rispetto al 2001, epoca della citata perizia SAM.

 

 

5.  Per quanto attiene al grado di inabilità riferito
all'attività di casalinga, occorre in primis sottolineare che la decisione 26
agosto 2002 è cresciuta in giudicato senza che l'assicurata abbia sollevato
obiezione alcuna al riguardo.

Considerato che in sede di revisione non è stato possibile oggettivare
peggioramento alcuno dello stato valetudinario, non si giustifica una modifica
del grado di invalidità.

 

In via abbondanziale, e con riferimento alle obiezioni sollevate
dall'assicurata concernenti la discrepanza fra la valutazione medico teorica e
quella pratica, si tiene comunque a precisare quanto segue.

Secondo consolidata giurisprudenza, e come rilevato dall'opponente,
allorquando ci si trova in presenza di problematiche psichiatriche, in caso di
divergenza fra la valutazione medico teorica e quella esperita dall'assistente
sociale prevale di regola la prima. Occorre comunque che la valutazione medica
rispetti determinati criteri di oggettività e precisione.

Ora, nel caso in oggetto, si annota che a fronte di una precisa
valutazione esperita dall'assistente sociale, si trova agli atti una
valutazione psichiatrica che nemmeno accenna agli impedimenti riscontrati
dall'assicurata nello svolgere le proprie mansioni di casalinga (cf. rapp.
dott. __________ 04.12.2001).

A ciò si aggiunga il fatto che l'ultima consultazione medica, evidenziando
una chiara tendenza all'aggravamento da parte dell'interessata, ha concluso
alla presenza d'una capacità lavorativa pari al 60% (cf. perizia dott. __________
12.08.2004). Se questo nuovo giudizio non è idoneo a motivare una revisione, in
quanto come già precisato non evidenzia un cambiamento a livello di stato di
salute, quanto meno concorre a confermare la bontà della valutazione esperita a
suo tempo dall'assistente sociale.

 

 

6.  L'opponente ha contestato anche il metodo di
valutazione del grado di invalidità, applicato dall'UAI in sede di revisione in
conformità alle disposizioni di cui al succitato art. 28 cpv. 2 ter LAI. Chiede
in concreto che il suo caso assicurativo sia valutato esclusivamente secondo
l'art. 16 LPGA, ossia per rapporto al solo pregiudizio economico riscontrabile
nell'esercizio di un'attività lucrativa confacente svolgibile a tempo pieno.

A sostegno dell'applicazione di questa variante, dichiara in primo luogo
che, in assenza del danno alla salute e cresciuti i figli, ella avrebbe indubbiamente
ripreso l'attività lavorativa a tempo pieno, verosimilmente quale custode di
palazzi e cameriera, mentre d'altro canto afferma che le sopraggiunte
difficoltà finanziarie attuali, nonché l'incertezza sulla situazione economica
futura della famiglia, sarebbero aspetti che avrebbero giocato un ruolo
determinante nella ripresa di un'attività lucrativa da compiere al 100% e ad
orario completo.

 

Occorre rilevare che al momento dell'insorgere dell'incapacità
lavorativa, ovvero nel luglio 1999, l'assicurata disponeva di un contratto di
lavoro con la società __________, stipulato a partire dal 01 ottobre 1995, che
la impegnava sull'arco di 4,20 ore al giorno per 5 giorni la settimana, in
qualità di custode a tempo parziale, con retribuzione mensile di fr. 2'025.-,
rispettivamente fr. 26'325.- annui. Esaminando i redditi sottoposti all'AVS,
conseguiti dall'assicurata negli anni precedenti l'ottobre 1995, si può notare
come non abbiano mai raggiunto valori simili, bensì regolarmente inferiori.

 

Ora, la giurisprudenza in vigore, precisa che per stabilire l'invalidità
di assicurate coniugate, separate o divorziate determinante è l'attività che
verrebbe esercitata se non fosse insorto il danno alla salute. È quindi
necessario esaminare la situazione generale dell'assicurata in relazione alle
componenti personali, professionali, sociali ed economiche, alfine di
determinare se essa, nel caso avesse goduto di buona salute, avrebbe dedicato
la parte più importante della sua attività ad un'occupazione lucrativa a tempo
pieno o parziale o all'economia domestica. Per circoscrivere il campo di
attività probabile dell'assicurata, nell'ipotesi che avesse goduto di buona
salute, bisogna di conseguenza prendere in considerazione la necessità
finanziaria che la spinge a riprendere o ad estendere l'attività lucrativa,
come pure gli eventuali oneri educativi e di cura dei figli, la sua età, le sue
qualifiche professionali, la sua formazione e le sue affinità e capacità
personali.

 

Nello specifico, valutando attentamente gli atti dell'incarto, non sono
emersi elementi particolari ed indizi concreti che possano indurre
l'amministrazione a valutare il grado di invalidità dell'assicurata solo a
norma dell'art. 16 LPGA. Pertanto, in mancanza di argomenti sostenibili e
oggettive ragioni, l'applicazione del metodo misto deve essere ritenuta
corretta.

 

In conclusione dunque, la
decisione di riduzione della rendita da intera a tre quarti merita conferma. 

 

Pertanto, l'Ufficio Al
del Canton Ticino

 

risolve:

 

1   Le opposizioni 27
febbraio e 7 maggio 2004 sono respinte.

2   La decisione 25 febbraio 2004 è
confermata, mentre la decisione 22 marzo 2004 è annullata.

3   La procedura è gratuita.

4   Un ricorso contro questa decisione su opposizione
non avrà effetto sospensivo (art. 66 della legge federale sull'invalidità (LAI)
e art. 97 della legge federale sulla vecchiaia e superstiti (LAVS))."
(Doc. AI 99)

                                      

                               1.6.   Con
tempestivo ricorso al TCA l'assicurata, sempre rappresentata dalla
RA 1, ha chiesto che le venga versata una rendita intera d’invalidità a
far tempo dal 1° aprile 2004, motivando:

 

"  (...)

III. IN DIRITTO

 

1.                                                                                                     Nella
decisione su opposizione sono già state ampiamente illustrate le nozioni e le
basi legali per poter ottenere delle prestazioni da parte dell'assicurazione
invalidità.

                                                                                                 I
punti controversi nella fattispecie sono a sapere in quale misura l'assicurata
è da ritenersi casalinga ed in quale misura salariata e - nel caso il grado di
invalidità dovesse essere valutato sulla base del metodo misto - quale è il
grado di invalidità che l'assicurata presenta nell'ambito casalingo.

 

2.     Secondo costanti giurisprudenza e dottrina una
volta stabilito, il metodo applicabile per il calcolo del grado di invalidità
non resta invariato. Ad ogni revisione va infatti accertato quale sarebbe stata
l'attività esercitata dall'assicurato se non fosse divenuto invalido (DTF 98 V
262; M. Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Lausanne, p.
109).

 

3.1. Dall'attestazione dell'__________ di __________
del 22 luglio 2003 si evince che il marito dell'assicurata era stato licenziato
dal proprio posto di lavoro e che aveva trovato un nuovo lavoro al 50% mentre
per il restante 50% era iscritto all'assicurazione disoccupazione. Nel
frattempo (dal 18 ottobre 2004) egli è stato assunto presso una nuova azienda.
Il suo salario, che prima del licenziamento ammontava a Fr. 5'350.--, ammonta
ora a Fr. 4'000.- mensili. L'assegno disoccupazione coprente la differenza
verrà versato solo fino al 31 marzo 2005.

 

3.2. L'assicurata è entrata in Svizzera nel gennaio del
1981. Dal 1981 sino al 1995 (anno in cui è stata assunta quale custode dalla __________
a tempo parziale) essa ha lavorato come segue:

 

	
  Periodo

  	
  Luogo di lavoro

  	
  Funzione

  	
  Grado di

  occupazione

  	
  Datore di lavoro

  
	
  1981

  	
  __________

  	
  cameriera

  	
   100
  % (stagionale/perm.A)

  	
  __________

  
	
  1982-04.1984

  	
  __________

  	
  cameriera

  	
  100%

  (stagionale/perm.A)

  	
  __________

  
	
  05-1984
  -

  01.1986

  	
  __________

  	
  cameriera

  	
  100%

  	
  __________

  
	
  02.-05.1986

  	
  __________

  	
  operaia

  	
  100%

  	
  __________

  
	
  07.-12.1986

  	
  __________

  	
  cameriera

  	
  100%

  	
  __________

  
	
  01.1987-

  07.1991

  	
  __________

  	
  cameriera

  	
  100%

  	
  __________

  (cessata
  attività)

  
	
  07-09.1991

  	
  congedo
  maternità

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  09.1991-

  12.1992

  	
  disoccupazione

  	
   

  	
  100%

  	
  documentazione
  annullata d'ufficio dopo 10 anni 

  
	
  01.1993-

  02.1994

  	
   

  	
  operaia

  	
  100%

  	
  __________

  
	
  02.1994-

  04.1995

  	
  disoccupazione

   

  	
   

  	
  100%

  	
   

  
	
  11.-12.1994

  	
  ore
  di pulizia

  	
   

  	
   

  	
  __________

  
	
  04.-06.1995

  	
  congedo
  maternità

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  07.-09.1995

  	
  disoccupazione

  	
   

  	
  100 %

  	
   

  
	
  01.-09.1995

  	
  ore
  di pulizia

  	
   

  	
   

  	
  __________

  

 

3.3. Dai certificati di lavoro che l'assicurata è
riuscita a produrre (alcuni datori di lavoro sono nel frattempo defunti, un
altro ha cessato l'attività) risulta che essa ha lavorato dal 1981 sino al 1995
al 100%. Anche dall'attestato della Cassa Disoccupazione __________ dell' 11
novembre 2004 si evince che l'assicurata era annunciata durante i periodi
quadro settembre 1991-agosto 1993 e febbraio 1994-febbraio 1996 presso la Cassa
Disoccupazione e che l'idoneità al collocamento era del 100%. Il fatto che i
dati relativi ai redditi sottoposti all'AVS conseguiti dall'assicurata negli
anni precedenti il 1995 raccolti dall'Ufficio AI non siano superiori al reddito
conseguito dall'assicurata a partire dall'ottobre 1995 si spiega se si pensa
che l'assicurata ha lavorato nei primi anni come stagionale e per diversi anni
come cameriera, attività notoriamente mal retribuita. La conclusione
dell'Ufficio AI nella decisione su opposizione del 21 ottobre 2004, secondo la
quale sulla base dei redditi sottoposti all'AVS non vi sono elementi a
sufficienza che comprovino l'affermazione dell'assicurata di aver lavorato sino
al 1995 a tempo pieno, è pertanto manifestamente errata.

 

3.4. Considerando che l'assicurata per lunghi anni
prima e anche dopo la nascita dei figli ha lavorato al 100%, che a causa del
licenziamento del marito la famiglia dell'assicurata deve far fronte ad una
diminuzione delle entrate di Fr. 1'350.- mensili e che il figlio minore
dell'assicurata ha oggi 7 anni ed ha raggiunto, anche grazie alla
scolarizzazione, un buon grado di indipendenza, è evidente. che l'assicurata
senza il danno alla salute avrebbe ripreso a lavorare al 100%. In occasione
della revisione della rendita essa avrebbe quindi dovuto essere considerata unicamente
quale persona salariata.

 

3.5.                                                                                                  Nella
perizia SAM dell' 11 dicembre 2001 - perizia ancora oggi determinante per il
calcolo del grado di invalidità non avendo la procedura di revisione constatato
un cambiamento dello stato di salute dell'assicurata - i medici giungevano alla
conclusione che l'assicurata presentava una capacità lavorativa dello 0% come
custode e attività simili ed una capacità lavorativa residua del 40% in
attività molto leggere. Sulla base di tale perizia il consulente IP __________
aveva concluso nel giugno 2002 che una capacità di lavoro così esigua non
consentiva di sviluppare una capacità produttiva sufficiente per essere
utilizzata a fini economici sul mercato generale del lavoro e che l'assicurata
non era pertanto reintegrabile.

L'assicurata, che oggi va considerata come esposto esclusivamente come
salariata, presenta quindi sulla base delle valutazioni peritali del SAM e del
consulente IP un grado di invalidità del 100%.

 

 

        PROVE:    richiamo
incarto AI

                           dichiarazione
__________ del 12.11.2004 (all. D) 

                           dichiarazione
__________ (senza data) (all. E) 

                           dichiarazione
__________ del 10.11.2004 (all. F)

                           dichiarazione
__________ del 12 11.2004 (all. G)

                           dichiarazione
Cassa Disoccupazione __________ dell' 11.11.2004 (all. H) 

                           lettera
__________ del 19.8.2002 (all. I) 

                           lettera
__________ del dicembre 2002 (all. L) 

conferma d'assunzione __________ dell' 8.10.2004 (all. M)

 

 

4.     Ma anche se si dovesse continuare a considerare
l'assicurata in parte come salariata ed in parte come casalinga la decisione
dell'Ufficio AI del 25 febbraio 2004 è da considerarsi errata per ben tre
motivi:

 

4.1. Innanzitutto la ripartizione fatta dall'Ufficio AI
tra l'attività dell'assicurata quale salariata e quella quale casalinga è
errata.

 

Dalla dichiarazione del 13 giugno 2000 del datore di lavoro __________,
Lugano, risulta infatti che prima che subentrasse il danno alla salute
l'assicurata lavorava ore 4,20 (= 260 minuti) al giorno, mentre l'orario
normale di lavoro al 100% era di ore 8,24 (= 504 minuti) al giorno.
L'assicurata lavorava pertanto non al 50% come calcolato dall'Ufficio AI, ma al
51,59%. La ripartizione corretta delle percentuali per il calcolo misto
sarebbe dunque stata la seguente:

 

                  casalinga       quota
parte     48.4%

                  salariata                                   51.6%

 

4.2. In secondo luogo il grado di invalidità
nell'attività quale casalinga che l'Ufficio AI ha posto alla base del suo
calcolo è errato. Come già esposto nell'opposizione del 7 maggio 2004 il grado
di invalidità dell'assicurata quale casalinga non andava valutato sulla base
dell'inchiesta a domicilio ma unicamente in base alla perizia medica. Se è
infatti vero che la valutazione scaturita dall'inchiesta a domicilio prevale
normalmente sulla valutazione medica, ciò non vale nei casi in cui - come nella
fattispecie - l'assicurata soffre di un danno alla salute prevalentemente
psichico. In queste situazioni il TFA ha stabilito che l'invalidità quale
casalinga debba essere determinata a livello medico e non più tramite il
questionario per l'inchiesta a domicilio (STFA 9.11.87, I 277/87 cons. 3,
citata in Pratique VSI 2001 pag. 159: "Sodann ist zu bedenken, dass der
zur Abklärung der Invalidität von Hausfrauen ausgearbeitete Fragebogen (Abklärungsbericht
fair Hausfrauen) vorwiegend auf die Beurteilung der Invalidität infolge körperlicher
Gebrechen ausgerichtet ist. Für die Beurteilung psychisch bedingter Einschränkungen
ist er wenig geeignet. Bei psychischen Erkrankungen kommt daher bei der Invaliditätsbemessung
von Hausfrauen der medizinischen Abklärung der zumutbaren Arbeitsfähigkeit - gegenüber
Abklärungen an Ort und Stelle - erhöhtes Gewicht zu."). Nella
fattispecie doveva quindi valere il grado di inabilità nella conduzione dei
lavori domestici fissato dal SAM, cioè il 60%, che aveva tenuto conto di tutti
i problemi alla salute, primariamente di quelli d'ordine psichico. Il calcolo
misto avrebbe quindi dovuto essere il seguente:

 

        casalinga
quota parte        48.4% limitazione     60%    grado d'invalidità 29.0%

        salariata                                51.6%                       100%                                     51.6%

        grado di
invalidità globale                                                                                  80.6%

 

4.3. Infine anche se si dovesse concordare con
l'Ufficio AI e valutare il grado di invalidità che l'assicurata presenta nelle
sue mansioni domestiche sulla base dell'inchiesta a domicilio, la decisione del
25 febbraio 2004 sarebbe comunque da ritenere errata, essendo il grado di
invalidità quale casalinga calcolato dall'assistente sociale errato.

 

L'assistente sociale __________ ha infatti nel maggio 2004 esaminato
nuovamente la sua valutazione del marzo 2001, scoprendo di avere commesso
all'epoca due errori. Da un lato la percentuale di impedimenti nella rubrica
"5.5. Bucato, confezione e riparazioni di indumenti" era stata
riportata erroneamente nello specchietto riassuntivo (20% al posto di 30%).
D'altra parte non erano state tenute in debito conto le limitazioni a quel
tempo già certificate dai periti del SAM nella rubrica "5.3. Pulizia
dell'appartamento", ciò che aveva portato ad una valutazione degli
impedimenti dell'assicurata in questo campo del 60% al posto del corretto 70%.
Il grado di invalidità corretto nell'ambito casalingo è quindi del 40%,
come scaturisce chiaramente dal rapporto della consulente IP del 19 maggio
2004.

 

        Il calcolo misto
avrebbe in questo caso quindi dovuto essere il seguente:

 

        casalinga
quota parte        48.4% limitazione     40%    grado d'invalidità 19.36%

        salariata                                51.6%                       100%                                     51.60%

        grado di
invalidità globale                                                                                  70.96%

 

        PROVE: richiamo
incarto AI

 

E incomprensibile perché l'Ufficio AI non abbia tenuto conto di questo
dato nella sua decisione su opposizione, trattandosi non di una valutazione
diversa dello stesso danno alla salute (valutazione diversa che giustamente non
giustificherebbe una modifica del grado di invalidità) ma della correzione di
due errori (uno di calcolo ed uno di applicazione degli impedimenti certificati
dai medici curanti e dal SAM alla situazione concreta dell'assicurata), errori
che avevano portato ad una decisione errata già nell'agosto 2002 e che
avrebbero dovuto essere a maggior ragione corretti nell'ambito della procedura
di revisione.

 

5.     Riassumendo si constata che la decisione
dell'Ufficio AI del 25 febbraio 2004 è errata per i seguenti motivi:

        Ÿ     l'assicurata avrebbe dovuto essere considerata in
fase di revisione esclusivamente quale salariata;

        Ÿ     la ripartizione calcolata dall'Ufficio AI tra
l'attività come casalinga e quella come salariata - questo nel caso si
procedesse comunque al calcolo misto - è errata e avrebbe dovuto essere del
48.4% rispettivamente 51.6%;

        Ÿ     l'Ufficio AI si è basato per il grado di
invalidità dell'assicurata nell'ambito casalingo contrariamente a come dettato
dal TFA sui dati raccolti tramite l'inchiesta a domicilio invece di basarsi
sulla valutazione medica, valutazione che riteneva l'assicurata inabile al 60%;

        Ÿ     l'inchiesta a domicilio posta dall'Ufficio AI alla
base del suo calcolo misto è errata, riportando un grado di invalidità del 37%
invece del corretto 40%.

In tutti questi punti il calcolo del grado di invalidità sulla base dei
dati corretti avrebbe portato ad un grado di invalidità superiore al 70% e dato
all'assicurata diritto ad una rendita intera anche a partire dal 1 aprile 2004.

 

Per le ragioni sopra
esposte si ritiene che l'assicurata abbia diritto ad una rendita intera
d'invalidità e che la decisione dell'Ufficio AI di accordare a RI 1 unicamente
il tre quarti di rendita sia pertanto errata.

Si chiede dunque che tale
decisione venga annullata e che l'assicurata sia posta a beneficio di una
rendita intera d'invalidità." (Doc. I)

 

                               1.7.   Con la
risposta di causa l’amministrazione ha proposto di respingere il gravame
riconfermandosi nella propria decisione su opposizione:

 

"  Preso atto dell'allegato ricorsuale e rilevato come il
medesimo sollevi in sostanza le stesse obiezioni già trattate in sede di
opposizione, lo scrivente ufficio si limita per l'essenziale a richiamare i
contenuti della propria decisione su opposizione, della quale postula
l'integrale conferma, ribadendo e precisando che non vi sono elementi oggettivi
atti a modificare la valutazione alla base della decisione emessa dallo
scrivente Ufficio.

 

Va comunque evidenziato
come la ricorrente non abbia sollevato obiezione alcuna allorquando la
decisione dell'UAI del 26.08.2002, cresciuta in giudicato, ha distinto e
determinato l'attività di casalinga al 50% e quello di salariata al 50%.

 

Va altresì rilevato che
la ricorrente ha svolto l'attività di custode a tempo parziale quale ultima
attività dal 01.10.1995 fino all'insorgenza del danno alla salute per ben
quattro anni (cf. rapporto del datore di lavoro __________ del 13.06.2000) e
che non vi sono elementi atti a indicare che la ricorrente avrebbe ripreso una
attività con durata diversa da quella svolta precedentemente.

 

Il fatto di avere
prodotto certificati di lavori precedenti al 1995 relativi ad attività svolte
al 100% dalla ricorrente (cf. documenti D-G allegati al ricorso della
ricorrente) non inficia la valutazione effettuata dallo scrivente Ufficio.
Inoltre l'idoneità al collocamento al 100% come indicato nello scritto della
cassa disoccupazione __________ (cf. doc. H allegato al ricorso) non implica
che la ricorrente fosse alla ricerca di un'attività al 100%: infatti pur
indicando nella dichiarazione della cassa di disoccupazione per il termine
quadro 14.02.1994-­13.02.1996 un'idoneità al collocamento del 100%, a partire
dal 01.10.1995 la ricorrente ha iniziato un'attività al 50% durata fino
all'insorgenza del danno alla salute per ben 4 anni, contrariamente ai
precedenti lavori svolti per durate limitate.

 

Inoltre dal punto di
vista economico/familiare si rileva come il marito lavora presso un nuovo
datore di lavoro, che i redditi dei coniugi (con attività per la ricorrente al
50%) non avrebbero comunque comportato problemi finanziari tali da imporre alla
ricorrente un incremento del suo tempo lavorativo e che i figli sono ancora in
tenere età (anno di nascita 1991 e 1995)." (Doc. III)

                                      

                               1.8.   Con
osservazioni 21 dicembre 2004 l’assicurata ha precisato: 

 

"  (...)

1.     Che l'assicurata non abbia, sollevato obiezioni
alla decisione AI del 26 agosto 2002 non è dovuto al fatto che essa sia stata
d'accordo con la valutazione effettuata dall'Ufficio AI, ma semplicemente al
fatto che, raggiungendo un grado di invalidità del 68% ed essendo pertanto
posta a beneficio di una rendita intera, l'assicurata - non potendo prevedere
che in un futuro prossimo la rendita sarebbe stata diminuita - non ha visto la
necessità di impugnare la decisione AI. Che tale decisione sia cresciuta in
giudicato non pregiudica la possibilità di procedere ad una sua correzione
nell'ambito di una revisione d'ufficio.

 

2.     Al contrario di quanto affermato dall'Ufficio AI
vi sono degli elementi ben concreti a sostegno del fatto che l'assicurata,
senza il danno alla salute, avrebbe ricominciato a lavorare a tempo pieno:

        Ÿ     il figlio minore dell'assicurata ha oggi 9 anni (e
non come erroneamente affermato nel ricorso, solo 7 anni) ed ha raggiunto un
grado di indipendenza che permetterebbe all'assicurata di lavorare in misura
maggiore;

        Ÿ     i certificati di lavoro prodotti dall'assicurata
dimostrano come le conclusioni dell'Ufficio AI siano errate. Anche
l'affermazione secondo la quale "(...) a partire dal 01.10.1995 la
ricorrente ha iniziato un'attività al 50% durata fino all'insorgenza del danno
alla salute per ben 4 anni, contrariamente ai precedenti lavori svolti per
durate limitate" è - oltre ad essere tendenziosa - del tutto errata.
L'assicurata ha lavorato per ben 10 anni (dal 1981 al 1991) al 100% come
cameriera ed operaia. Dopo il congedo maternità per il primo figlio ha avuto un
lungo periodo di disoccupazione. Il fatto che essa abbia lavorato presso la __________
"solo" per poco più di un anno è dovuto ad una malattia professionale
agli occhi. Infine l'assicurata ha avuto ancora un lungo periodo di
disoccupazione/congedo maternità prima di trovare il suo lavoro quale custode.
Durante i periodi di disoccupazione è sempre figurata un'idoneità al
collocamento al 100%, percentuale che sarebbe del tutto incomprensibile, se
l'assicurata non avesse voluto lavorare in quella misura. I quattro anni quale
custode a tempo parziale non sono - di fronte ai 14 anni di
attività/disoccupazione a tempo pieno - così incisivi da mettere in dubbio che
l'assicurata, senza il danno alla salute, avrebbe ricominciato a lavorare a
tempo pieno. Inoltre l'argomentazione dell'Ufficio AI penalizzerebbe tutte le
donne che, a causa della nascita di uno o più figli, hanno scelto di
interrompere/ridurre per qualche anno l'attività lavorativa e non possono poi
più ricominciare a lavorare a tempo pieno a causa di problemi alla salute.

        Ÿ     Il marito dell'assicurata ha dovuto cambiare posto
di lavoro e guadagna oggi Fr. 4'000.- mensili, ossia ben Fr. 1'350.- in meno
rispetto a prima. Ora, come l'avv. __________ e l'agg. Capoufficio __________ possano
affermare con tale certezza che la diminuzione delle entrate di Fr. 1'350.- non
comporti per la famiglia dell'assicurata problemi finanziari tali da imporre a
quest'ultima un incremento del suo tempo lavorativo, resta un mistero. Va di
fatto che Fr. 1'350.- in meno al mese sono suscettibili (per lo meno per
famiglie del ceto basso/medio dalle entrate limitate) di sconvolgere il budget
famigliare. Che, di fronte ad un tale calo delle entrate, l'assicurata avrebbe
ricominciato a lavorare al 100% è pertanto più che probabile.

 

3.     Indipendentemente dal fatto che l'assicurata
venga riconosciuta quale salariata in misura completa o meno, la decisione AI
del 25 febbraio 2004 è comunque errata per i seguenti motivi:

        Ÿ     la ripartizione calcolata dall'Ufficio AI tra
l'attività come casalinga e quella come salariata è errata e avrebbe dovuto
essere del 48.4% rispettivamente 51.6%;

        Ÿ     l'Ufficio AI si è basato per il grado di
invalidità dell'assicurata nell'ambito casalingo contrariamente a come dettato
dal TFA sui dati raccolti tramite l'inchiesta a domicilio invece di basarsi
sulla valutazione medica, valutazione che riteneva l'assicurata inabile al 60%;

        Ÿ     l'inchiesta a domicilio posta dall'Ufficio AI alla
base del suo calcolo misto è errata, riportando un grado di invalidità del 37%
invece del corretto 40%." (Doc. V)

 

 

                               1.9.   Con
osservazioni 27 dicembre 2004 l’UAI ha precisato:

 

"  Con la presente precisiamo quanto indicato in sede di
risposta ovvero che, posteriormente alla nascita dei figli (quindi già a
partire dal 1991), l'unica attività svolta per lungo periodo dalla ricorrente è
quella svolta al 50% per 4 anni fino al momento del danno alla salute. Tutte le
attività di lunga durata al 100% indicate nel ricorso del 22.11.2004 (cf. sub
cifra 3.2) sono precedenti alla nascita dei figli.

 

Si ritiene comunque di
dover insistere nel chiedere la reiezione del ricorso." (Doc. VII)

 

                             1.10.   La ricorrente
in data 10 gennaio 2005 ha osservato:

 

"  (...)

faccio riferimento alle
osservazioni dell'Ufficio AI del 27 dicembre 2004 nelle quali viene ribadito il
fatto che, dopo la nascita dei figli, l'unica attività svolta dall'assicurata
per un lungo periodo è quella al 50% quale custode e che tutte le attività di
lunga durata al 100% sono precedenti alla nascita dei figli. Richiamando per
l'essenziale i contenuti del mio ricorso del 22 novembre 2004 e le mie
osservazioni del 21 dicembre 2004 mi permetto di precisare che l'assicurata
dopo la nascita del primo figlio e il relativo congedo maternità ha lavorato
per un anno al 100% presso la __________, lavoro che ha dovuto smettere a causa
di una malattia professionale agli occhi. Il fatto che l'assicurata in seguito
non abbia più trovato un lavoro a tempo pieno ed abbia pertanto dovuto
ricorrere all'assicurazione disoccupazione non può andare a suo scapito, anche
perché essa era registrata presso la cassa disoccupazione con una disponibilità
del 100%, ciò che dimostra come fosse intenzionata a lavorare a tempo pieno.
Alla luce della mutata situazione finanziaria della famiglia dell'assicurata e
del fatto che quest'ultima abbia prima e anche dopo la nascita dei figli
lavorato e cercato lavoro a tempo pieno è ovvio che l'assicurata - senza il
danno alla salute - avrebbe ricominciato a lavorare a tempo pieno." (Doc.
IX)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è sapere se, in via di revisione, da una parte l’amministrazione ha
correttamente calcolato l’invalidità secondo il metodo misto di calcolo
(casalinga e salariata) e dall’altra se l’assicurata ha diritto ad una rendita
intera dal mese di aprile 2004. 

 

                                         Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI.

 

                                         Per quel
che concerne l’applicazione intertemporale delle disposizioni materiali della
LPGA, l’art. 82 cpv. 1 LPGA statuisce che le disposizioni materiali della
citata legge non sono applicabili alle prestazioni correnti ed alle esigenze
fissate prima della sua entrata in vigore.

In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 329 ss, avente ad oggetto l’erogazione
d’interessi di mora, il TFA, dopo avere  dichiarato la citata norma (art. 82
cpv. 1 LPGA) incompleta nonché frammentaria ed aver precisato che con
“prestazioni” s’intende quelle che hanno fatto oggetto di decisioni cresciute
in giudicato e non quelle prestazioni sulle quali non è stato ancora statuito
definitivamente, ha stabilito che non si può dedurre e contrario dell'art. 82
cpv. 1 LPGA che il momento della decisione sarebbe determinante per
l'applicabilità delle disposizioni materiali della nuova legge in relazione a
prestazioni che non sono ancora state fissate alla sua entrata in vigore
(1° gennaio 2003) e che, eccezion fatta per le fattispecie specifiche
contemplate dalla menzionata disposizione transitoria, per il resto occorre riferirsi
ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile, in caso di modifica delle basi legali, l'ordinamento in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che dev'essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 332 consid.
2.2 e 333 consid. 2.3).

In effetti, secondo costante giurisprudenza, dal profilo temporale determinanti
sono di principio le norme materiale in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o che produce
conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467
consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) ed il giudice delle assicurazioni sociali, ai
fini dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono
realizzati fino al momento della decisione contestata (SVR 2003 IV nr. 25
consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b).

In un’altra recente sentenza del 5 luglio 2004, pubblicata in DTF 130 V 445 s e
concernente una rendita dell’assicurazione per l’invalidità, l’Alta Corte
federale ha confermato il succitato principio stabilito in DTF 130 V 329,
estendendolo anche a prestazioni assicurative durevoli. Infatti, nell’ambito
dell’esame di un’eventuale insorgenza di un diritto alla rendita prima
dell’entrata in vigore della LPGA, occorre fare riferimento ai principi
generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che dichiarano,
appunto, applicabile l’ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Ne consegue dunque, continua
il TFA, che per il periodo fino al 31 dicembre 2002, l’esame del diritto alla
rendita avviene sulla base del vecchio ordinamento, mentre a partire da tale
data esso avviene secondo le nuove norme di legge (DTF 130 V 446 consid.
1.2.2).

Va tuttavia precisato che l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna
modifica sostanziale per quel che concerne, in ambito AI, i concetti di
incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei
redditi e di revisione (della rendita d'invalidità e di altre prestazioni
durevoli), motivo per cui le succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla
giurisprudenza rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343).

                                         

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA (che ha sostituito
l’art. 4 cpv. 1 vLAI), con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, p. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70 %, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.

Va pure rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28 cpv. 2 vLAI) il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, p. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pp. 200ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo
generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a
e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini,
op. cit., p. 232).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2; DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                               2.4.   Se un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 LAI nella versione in vigore
sino al 31 dicembre 2002) parifica l'impedimento di svolgere le proprie
mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo
dell'invalidità: SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246 consid.
2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit,. p. 199).

 

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

"  Per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli
usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e
di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità."

 

                                         Al
proposito va precisato che si paragona l'attività svolta dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Losanna 1995, p. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte 1994, p. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit., p. 211).

 

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura famigliare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.5.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga solo parzialmente un'attività lucrativa torna
applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI (cfr. art. 27bis cpv. 1 OAI nelle versioni
in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre
2003) secondo cui

 

"  Qualora l’assicurato eserciti un’attività lucrativa a
tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità
per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge
anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata
secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la parte rispettiva
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi determinare il
grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore sino al 31
dicembre 2003)

 

"  Quando si possa presumere che gli assicurati che esercitano
solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente nell’azienda
del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute, eserciterebbero al momento
dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività lucrativa a tempo pieno,
l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i principi validi per le persone
esercitanti un’attività lucrativa."

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge del TFA in DTF 125 V 146.

 

                               2.6.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA). 

                                         La
revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile modifica
importante del grado d’invalidità o di grande invalidità o dell’assistenza
dovuta all’invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione
della rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti
o si ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modifica del
grado d’invalidità, della grande invalidità o dell’assistenza dovuta
all’invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). 

                                         Invece,
se è stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che
il grado d’invalidità o di grande invalidità o il volume dell’assistenza dovuta
all’invalidità è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 3 OAI).

                                         Infine,
prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi
invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o
perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è riesaminata
soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso 3.

                                         Se la
capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni
consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta
all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri.

                                         Lo si
deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88 a
cpv. 1 OAI). 

                                         Se la
capacità al guadagno o la capacità di svolgere le mansioni consuete peggiora
oppure se la grande invalidità si aggrava o l’assistenza dovuta all’invalidità
aumenta, occorre tenere conto del cambiamento determinante il diritto a
prestazioni non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole.
L’articolo 29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).

                                         Queste
norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma
anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel
tempo (STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137).

 

                               2.7.   La costante
giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione non
solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto
invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un
cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994 in re P. P. pag. 4;
RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3
b, 105 V 30).

                                         Affinché
sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni
cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da
influire sulla perdita di guadagno.

 

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni
caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta,
sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA
del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).

Per stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita
a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369
consid. 2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30;
Valterio, op. cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 258).

 

                               2.8.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 p. 169; Pratique
VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; ZAK 1984 p. 342, 607 ;
STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b;
Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali
come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4
cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente
dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati
effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a
carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di
guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S.
F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, p. 10 consid. 3b; RCC 1992 p. 182 consid. 2a con
riferimenti). 

 

                               2.9.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I
162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.;
STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988
pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità.
Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di
ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità
dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb). 

                                         

Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag.
95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte
und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore
ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul
carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività
lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi
criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                             2.10.   Nella
fattispecie in esame, in sede di revisione, l’UAI ha trasmesso al proprio
Servizio medico regionale (SMR) il dossier completo di tutti gli atti medici
prodotti dall’assicurata al fine di stabilire se vi fosse stato un
peggioramento dello stato di salute e per valutare se fosse necessario svolgere
ulteriori indagini mediche. 

                                         L’Amministrazione,
preso atto delle conclusioni del SMR, non ha rilevato elementi tali da
giustificare un aumento della percentuale d’invalidità né per ordinare
ulteriori accertamenti (medici ed economici). Del resto, l’assicurata non ha contestato
le valutazioni mediche ma unicamente la ripartizione percentuale tra l’attività
di salariata e quella di casalinga, nonché le conclusioni cui è giunta
l’assistente sociale nello svolgimento dell’inchiesta economica per le persone
che si occupano dell’economia domestica.

 

                                         Prima
dell'emissione della precedente decisione 26 agosto 2002, con la quale l’UAI ha
posto la ricorrente al beneficio di una rendita intera d’invalidità per un grado
del 68% (doc. AI 45), su incarico peritale dell’UAI il Servizio Accertamento
Medico dell’assicurazione Invalidità (SAM), in data 11 dicembre 2001 ha
rilevato:

 

"  (...)

5      DIAGNOSI

 

5.1  Diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa

 

Disturbo da dolore
cronico di lunga durata accompagnato da un'evoluzione depressivoansiosa, con
tratti fobici.

 

5.2  Diagnosi senza
influsso sulla capacità lavorativa 

 

Adiposità (BMI circa 30)
con dislipidemia. 

 

 

6      DISCUSSIONE

 

La 38enne peritanda di
origine __________, dopo aver frequentato le prime due classi delle scuole
medie resta a casa ed aiuta i genitori. Dopo il terremoto dell'autunno 1980,
entra in Svizzera all'inizio del 1981 e lavora per diverso tempo nel campo
alberghiero e della ristorazione (donna delle pulizie, cameriera, aiuto
cucina). Per un breve periodo è operaia orologiera. Successivamente è portinaia
di tre palazzi (72 appartamenti), secondo gli atti a nostra disposizione
dall'1.10.1995 all'8.07.1999. Successivamente è in malattia. L'attività variava
da giornata a giornata come pure il pensum orario (molto probabilmente
corrispondeva ad un 50%). I vari medici curanti dell'A la valutano totalmente
incapace al lavoro dal luglio 1999; l'inchiesta economica per le persone che si
occupano dell'economia domestica parla di un'invalidità al 37% (facendo notare
che la valutazione non è "attendibile»).

 

Durante il soggiorno
presso il SAM, abbiamo così potuto evidenziare le seguenti patologie limitanti
la capacità lavorativa dell'A.:

 

Patologia psichiatrica

 

L'A. è seguita dal
Servizio __________ di __________ da circa due anni. Assume psicofarmaci.
L'abbiamo presentata al nostro consulente dr. __________ che trova un disturbo
da dolore cronico di lunga durata accompagnato da un'evoluzione depressivo
ansiosa con tratti fobici. La valuta incapace al lavoro nella misura del 60%.
Fa notare che la persistenza e la continuità dei disturbi dolorosi incidono in
modo negativo sull'evoluzione psichica. Dal lato psichiatrico non la valuta
abile all'attività di custode ed in attività simili; dal lato prognostico non
pensa che sia possibile una riformazione / riqualificazione professionale.

 

Patologia reumatologica

 

L'A, è seguita dalla
reumatologa dr.ssa __________ ed è stata ricoverata in centri di riabilitazione
a causa dei suoi dolori diffusi alla schiena ed all'apparato locomotorio. E'
stata presentata al nostro consulente di reumatologia dr. __________ che
diagnostica una sindrome algica cronica diffusa di carattere somatoforme
(variante maggiore della fibromialgia?). Fa notare che non si è di fronte ad
una semplice fibromialgia. Gli esami radiologici mostrano minime alterazioni
degenerative. Dal profilo prettamente reumatologico non può attestare
un'incapacità lavorativa. Fa notare, però, che la prognosi in casi di dolori
cronici di origine somatoforme, è spesso negativa, soprattutto per quanto
concerne una possibile ripresa di una qualsiasi attività lavorativa. Dice pure
che è difficile proporre una terapia dal profilo reumatologico. Dal lato
teorico si potrebbe proporre una leggera attività fisica (ginnastica in acqua
termale). Concludendo fa notare che è difficile proporre all'A. un'attività
lavorativa ed una riformazione professionale.

 

La patologia citata al
punto 5.2 non ha nessun influsso sulla capacità lavorativa dell'A. Non vi sono
altre patologie che limitano la capacità lavorativa dell'A.

 

7                                                                                                      VALUTAZIONE
MEDICO-TEORICA GLOBALE DELL'ATTUALE CAPACITA' LAVORATIVA

 

Globalmente, tenendo in
modo particolare conto la patologia psichiatrica, l'A. presenta una capacità
lavorativa dello 0% come custode e attività simili a partire dal luglio 1999
(inizio della incapacità lavorativa; come codificato anche dai vari curanti) e
continua.

 

8      CONSEGUENZE
SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

 

L'A., come detto,
presenta un disturbo da dolore cronico di lunga durata; si tratta di una
patologia psichiatrica e non prettamente reumatologica. Questa patologia causa
una capacità lavorativa dello 0% come custode e in attività similari. I dolori
incidono in modo negativo sull'evoluzione psichica. Dal profilo medico - teorico, la patologia
psichiatrica permette una capacità lavorativa del 40% in attività molto
leggere. Non deve alzare pesi al di sopra dei cinque chili, non deve eseguire
lavori manuali medi, non deve lavorare con le braccia al di sopra
dell'orizzontale, non deve lavorare eretta e piegata in avanti, deve poter
alternare spesso la posizione da eretta a seduta e non deve spostarsi oltre i
cinquanta metri. 

Si tratterebbe di un
lavoro con la presenza durante tutto il giorno, ma con il rendimento ridotto al
40%. 

La capacità lavorativa
del 40% vale anche per le attività di casalinga (ha la possibilità di dosare le
attività durante la giornata e di interporre pause; a momenti c'è la
possibilità di ridurre il rendimento), Vi è stata una diminuzione della
capacità lavorativa superiore al 20% nel luglio 1999. Successivamente non vi è
più stata nessuna modificazione della capacità lavorativa. La prognosi per
un'eventuale ripresa della capacità lavorativa futura, rimane incerta come
valutato sia dallo psichiatra, sia dal reumatologo.

 

9      CONSEGUENZE
SULLA CAPACITA D'INTEGRAZIONE

 

Dal profilo psichiatrico
l'A. non è in grado di sottoporsi a reintegrazione / riqualificazione
professionale. Ricordiamo che non vi sono provvedimenti medici e sanitari atti
a migliorare la capacità lavorativa dell'A.

Dal lato medico - teorico
l'A. presenta una capacità lavorativa del 40% in attività leggere come
descritte al precedente punto 8. (...)" (Doc. AI 32)

 

                                         Sulla
base di tale perizia con decisione 26 agosto 2002 l’assicurata è stata messa a
beneficio di una rendita intera d’invalidità con un grado del 68% a far tempo
dal 1° luglio 2000 (doc. A 45).

 

                                         In sede
di revisione gli ulteriori accertamenti medici hanno confermato sostanzialmente
la stessa situazione accertata peritalmente dal SAM seppur con un lieve
peggioramento a livello psichico (cfr. doc. AI 51, 53, 54, 56, 61, 62, 71, 81,
89, 91, 93, 96). 

 

                                         L’assicurata
non contesta le valutazioni mediche rese a termine della revisione avviata nel
giugno 2003 (doc. AI 46).

 

                             2.11.   Per quanto
riguarda la valutazione dell’incapacità dell'assicurata quale casalinga, nel
(primo) rapporto datato 10 maggio 2001, l’assistente sociale si era pronunciata
sul grado d’impedimento nell'espletazione delle mansioni casalinghe,
osservando:

 

"  (...)

5.     ATTIVITÀ -
descrizione degli impedimenti dovuti all'invalidità 

 

5.1  Conduzione dell'economia
domestica

 

	
  pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo

  	
  importanza

  assegnata

  	
  5

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  60

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  3

  

 

Non riesce più ad
organizzarsi né a fare programmi, "vive alla giornata". Non riesce
più a concentrarsi né ad occuparsi della contabilità domestica, che ha
completamente delegato al marito. Rammenta, nel corso del colloquio, i problemi
descritti all'inizio del rapporto.

 

Da quanto appare dalla
documentazione medica, che conferma in questo senso le dichiarazioni
dell'assicurata, vi è una fatica a gestire adeguatamente l'economia domestica.
Propongo un'incapacità del 60%, anche sulla base di elementi che emergono in
altri punti de! rapporto.

 

 

5.2  Alimentazione

 

	
  preparazione
  dei pasti, pulizia, della cucina, riserve

  	
  importanza

  assegnata

  	
  35

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  40

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  14

  

 

Ha difficoltà a preparare
le torte e dunque non lo fa più con la stessa frequenza di un tempo (tutte le
settimane); inoltre, gli oggetti le cadono di mano. Nonostante tutto continua a
farsi carico dell'attività culinaria, anche se in modo più sbrigativo rispetto
a prima: acquista piatti già pronti (pizza, bradwurst), il pollo arrosto e la
pancetta già tagliata. Prima di ammalarsi faceva la pasta in casa, una sorta di
gnocchi di semola (i ceratelli) che ora non è più in grado di preparare poiché
il dolore diviene insopportabile. Complessivamente il menu è cambiato,
riferisce l'assicurata, che compra la pasta già pronta per le lasagne e si limita
a preparare il ragù.

Del riordino se ne
occupano i familiari, oggi come d'altronde prima del danno alla salute: il
figlio le passa il battitappeto sotto il tavolo di cucina. Alla pulizia a fondo
della cucina attende l'aiuto domestico a domicilio (pensili e piano di lavoro).

 

L'assicurata lamenta
problemi di carattere sia fisico che psichico, che incidono in egual misura
sulla capacità lavorativa. Va sottolineato che riesce tuttora ad occuparsi
della preparazione dei pasti e che non ha eccessivi impedimenti nel riordino
della cucina. Tutto questo giustifica una percentuale del 40%.

 

 

5.3  Pulizia
dell'appartamento

 

	
  rispolvero,
  pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare i letti, ecc.

  	
  importanza

  assegnata

  	
  15

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  60

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  9

  

 

Passa la scopa e spolvera
i mobili (non li pulisce a fondo), ed usa il mocio per rigovemare il pavimento
della cucina, del bagno e del corridoio (non tutti i giorni ma di frequente,
aggiunge nel corso del colloquio). È invece l'aiuto domiciliare che si occupa
delle attività più pesanti, come la pulizia a fondo di pavimenti e bagno, di
vetri e tappeti. Ha espresso il desiderio che il personale non cambi perché in
questo modo "evita di fornire troppe spiegazioni" riguardanti la sua malattia.

Rifà il letto "con
fatica", e a volte chiede la collaborazione del marito perché trova
pesanti certe operazioni (come sollevare il materasso).

 

L'assicurata, nonostante
i problemi, si attiva nelle attività di più semplice esecuzione e cerca di
collaborare con il personale domestico. Considerato l'impegno la percentuale
d'incapacità non può essere superiore al 60%.

 

5.4  Spesa e acquisti
diversi

 

	
  compresi
  pagamenti, trattative assicurazioni e rapporti ufficiali

  	
  importanza

  assegnata

  	
  10

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  40

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  4

  

 

Prima della malattia era
lei ad occuparsi degli acquisti, anche di quelli più voluminosi - a parte la
bottiglieria che comunque veniva acquistata insieme al marito. 

Ora fa la spesa
settimanale con la collaborazione di quest'ultimo mentre si occupa
personalmente degli acquisti di prima necessità (badando a non sollevare
carichi eccessivi, superiori ai 2-3 Kg.). "Le dà noia" persino
spingere il carrello, dice l'assicurata, perché le scivola di mano; certi giorni
la mano è gonfia e non riesce a stringere l'impugnatura.

 

È rimasta la capacità
dell'assicurata nell'attendere alle spese giornaliere e a quelle personali,
mentre ricorre al consorte quando lo sforzo è eccessivo. Una situazione che
conduce ad una percentuale del 40%.

 

5.5  Bucato, confezione e
riparazioni di indumenti

 

	
  lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc.

  	
  importanza

  assegnata

  	
  15

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  20

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  3

  

 

Grazie alla lavatrice in
casa può fare il bucato senza scendere in lavanderia e, soprattutto, con
regolarità. Stende sugli stendini in balcone, e non ha pertanto alcun problema
nell'alzare le braccia utilizzando lo stenditoio - stende sullo stendino anche
le lenzuola. 

Fatica ad estrarre il
bucato voluminoso e bagnato dalla lavatrice e in questo si fa aiutare dai figli
o dal marito (qualora siano presenti); non incontra alcuna difficoltà quando si
tratta di piccoli indumenti.

Prima della malattia
stirava accuratamente tutto il bucato, ora vi presta una cura minore: a certi
capi, come i copripiumini, "dà solo un colpo di ferro". Si occupa lei
stessa di questa attività, distribuendola nell'arco della settimana (non solo
lo stiro, anche il bucato). 

Nonostante abbia ancora
la macchina da cucire ricorre ad una sarta per le riparazioni, sia per il
gonfiore alle mani, sia perché "poco concentrata". Non esegue più
cucito a mano perché le mani hanno una sensibilità ridotta. Si dedicava
all'uncinetto, attività che ha ora abbandonato (non riesce più, aggiunge nel
corso del colloquio).

 

L'assicurata ha mantenuto
una buona autonomia nelle attività qui considerate: ricorre raramente ai
familiari e laddove incontra problemi, trova i mezzi per poter comunque fare da
sé (grazie alla lavatrice in casa o distribuendo il carico di lavoro nell'arco
della settimana). Gli impedimenti nel cucito non trovano un riscontro diretto
nella documentazione medica. Complessivamente ritengo ci siano i presupposti
per una percentuale del 30% ma non superiore.

 

 

5.6 Cura dei bambini e di
altri membri della famiglia

 

	
  compresa
  educazione, attività comuni, compiti, ecc.

  	
  importanza

  assegnata

  	
  20

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  20

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  4

  

 

I bambini sono
indipendenti, dice l'assicurata, e si aiutano a vicenda ("il grande fa la
doccia al fratellino"). Alle riunioni scolastiche va il marito mentre
prima se ne occupava lei stessa: ora non riesce più a concentrarsi su quanto
viene detto. In certi momenti sente la testa completamente vuota e non è più in
grado di ascoltare chicchessia. Da tempo non prende in braccio il figlio minore
(appena la tocca sente dolore); cerca comunque di sforzarsi e di accompagnarlo
al parco giochi.

 

Non tanto impedimenti
fisici quanto psichici sono portati dall'assicurata a motivazione delle
difficoltà. Quest'ultima, tuttavia, continua ad occuparsi dei bimbi, ancora in
tenera età. Un'incapacità del 20% interpreta adeguatamente questa sorta di
disagio.

 

 

5.7 Diversi

 

	
  cura
  delle piante, giardinaggio, cura degli animali, attività di utili-tà
  pubblica, creazione artistica, impegno a favore di terzi, volontariato

  	
   

  importanza

  assegnata

  	
  0

  	
   

  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
   

  	
   

  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
   

  

 

Nessuna particolare
attività.

 

	
  Valutazione dell'assistente sociale 

  	
  totale delle attività 

  	
  100 %

  	
  percentuale di invalidità 

  	
  37%

  

 

■   Chi esegue i lavori, che a causa della sua
invalidità, l'assicurata non può svolgere personalmente nell'economia
domestica?

Indicare il nome, l'indirizzo, il grado di parentela, genere dei lavori
delegati, ore di lavoro per settimana e salario orario versato.

 

Servizio domiciliare.

 

 

6.     GRADO ATTUALE
DEGLI IMPEDIMENTI

 

	
  attività

  	
  ripartizione

  	
  Impedimento

  	
  GRADO D'INVALIDITÀ

  
	
  salariata

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  casalinga

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  TOTALE

  	
   

  	
   

  	
   

  

 

 

OSSERVAZIONI PERSONALI
DELL'ASSISTENTE SOCIALE

 

Entrambe le affezioni,
fisica e psichica, procurano disagio all'assicurata, anche se in misura diversa
a seconda delle attività. È emerso tuttavia, nel corso del colloquio, che
l'assicurata ha buone risorse, tali da non precluderle l'autonomia in svariati
ambiti dell'impegno domestico. Diviene pertanto difficile, per la scrivente,
comprendere la forte discrepanza tra la valutazione medica e i risultati
dell'inchiesta. Ed è in quest'ottica che ritengo indispensabile sottoporre
l'incarto al medico dell'SMR, Dott. __________."  (Doc. AI 12)

 

 

                                         In occasione
della nuova inchiesta economica esperita in data 19 maggio 2004, l’assistente
sociale ha potuto constatare un leggero peggioramento rispetto alla precedente
inchiesta del maggio 2001:

 

"  (...)

5.     ATTIVITÀ -
descrizione degli impedimenti dovuti all'invalidità 

 

5.1  Conduzione
dell'economia domestica

 

	
  pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo

  	
  importanza

  assegnata

  	
  5

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  60

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  3

  

 

La percentuale proposta
in precedenza conferma la valutazione medica teorica dello psichiatra del SAM,
e non può che essere riproposta.

 

 

5.2 Alimentazione

 

	
  preparazione
  dei pasti, pulizia, della cucina, riserve

  	
  importanza

  assegnata

  	
  35

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  40

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  14

  

 

Le dichiarazioni
dell'assicurata sono esaustive e concordano, sostanzialmente, con le
indicazioni del SAM. La valutazione dello stesso Dott. __________ non fornisce
elementi che possano in qualche misura modificare la valutazione proposta in
precedenza, che tien già conto del minore impegno nelle attività pesanti
(pulizia a fondo della cucina) e il minore impegno culinario.

 

 

5.3 Pulizia
dell'appartamento

 

	
  rispolvero,
  pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare i letti, ecc.

  	
  importanza

  assegnata

  	
  15

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  70

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  10.5

  

 

La valutazione fatta in
precedenza tiene conto ampiamente delle dichiarazioni dell'assicurata né viene
smentita dal perito reumatologo.

Considerando tuttavia che
buona parte attività qui considerate sono eseguite in posizione semiflessa
(pulizia con aspirapolvere e straccio) o con le braccia sopra l'orizzontale
(pulizia vetri, tendaggi, tapparelle, parti alte di pensili e mobili) è
proponibile una percentuale superiore (70%), che meglio rispecchia il
"peso" tra le attività in cui la signora é impedita e quelle
cosiddette "esigibili".

 

 

5.4 Spesa e acquisti
diversi

 

	
  compresi
  pagamenti, trattative assicurazioni e rapporti ufficiali

  	
  importanza

  assegnata

  	
  10

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  40

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  4

  

 

Nella valutazione si è
già tenuto conto delle limitazioni lamentate dall'assicurata e confermate del
reumatologo SAM.

L'assicurata può e
continua ad occuparsi delle spese giornaliere né sono intervenuti cambiamenti
nelle abitudini di acquisto rispetto al periodo precedente la malattia. Entra
in linea di conto dunque la percentuale proposta in precedenza.

 

 

5.5 Bucato, confezione e
riparazioni di indumenti

 

	
  lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc.

  	
  importanza

  assegnata

  	
  15

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  30

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  4.5

  

È noto come nella
valutazione d'incapacità si debba tener conto non solo delle limitazioni
dell'assicurata ma anche dei mezzi atti a migliorarne la capacità lavorativa.
L'uso dello stendino al posto dello stenditoio e di una propria lavatrice è
fonte di notevole autonomia por la signora RI 1, che può attendere al bucato
sostanzialmente da sola (ricorre all'aiuto dei familiari solo con la biancheria
voluminosa).

Parimenti, la
distribuzione dello stiro sull'arco della settimana, adottata dall'assicurata,
è una diversa modalità di organizzare il lavoro e non indice di minor
rendimento. Uno strumento frequentemente in uso e senza dubbio esigibile da una
casalinga, e senza alcun influsso sul rendimento generale.

La valutazione proposta
in precedenza (30%) rimane attuale (era stata erroneamente riportata nello
specchietto riassuntivo).

 

5.6 Cura dei bambini e di
altri membri della famiglia

 

	
  compresa
  educazione, attività comuni, compiti, ecc.

  	
  importanza

  assegnata

  	
  20

  	
  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
  20

  	
  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
  4

  

 

Non vi sono elementi di
novità atti a modificare la valutazione proposta in precedenza. 

 

5.7 Diversi

 

	
  cura
  delle piante, giardinaggio, cura degli animali, attività di utili-tà pubblica,
  creazione artistica, impegno a favore di terzi, volontariato

  	
   

  importanza

  assegnata

  	
  0

  	
   

  percentuale
  degli

  impedimenti

  	
   

  	
   

  percentuale
  

  di
  invalidità

  	
   

  

 

Nessuna osservazione
supplementare.

 

	
  Valutazione dell'assistente sociale 

  	
  totale delle attività 

  	
  100 %

  	
  percentuale di invalidità 

  	
  40%

  

 

OSSERVAZIONI PERSONALI
DELL'ASSISTENTE SOCIALE

 

Desidero fare un appunto
su quanto riportato a pag. 9 nella perizia SAM, dove mal si interpretano le
"Osservazioni" della precedente inchiesta. In realtà, la richiesta di
approfondimento al Dott. __________ era dettata dalla palese discrepanza tra le
due valutazioni, quella medico-teorica e quella pratica, che si basa sulle
dichiarazioni dell'assicurata da un lato e la valutazione medica delle attività
esigibili dall'altro. Per contro, non si metteva in dubbio l'
"attendibilità" della valutazione casalinga, nel qual caso appunto,
si sarebbe fermato il giudizio in attesa di ulteriori accertamenti.

lo stessa notavo, e
ribadisco in questa sede, che la signora aveva risorse tali da consentirle di
far fronte ai compiti domestici con buona autonomia. Anche la riorganizzazione
del lavoro e delle singole attività, di cui ha saputo dar prova nonostante il
danno, è significativa e non giustifica, dunque, una elevata percentuale
d'invalidità in questo ambito." (Doc. AI 86)

 

                                         Nell’ottobre
2004 la consulente ha ancora aggiunto:

 

"     Ti rispondo a breve giro di posta poiché non
ho alcuna osservazione da fare rispetto alle
vostre conclusioni, che trovo ineccepibili.

 

        q   Della prima perizia psichiatrica ho già tenuto conto
qualche mese orsono, proponendo una nuova valutazione. Valutazione peraltro,
che ha sostanzialmente ripreso quella precedente.

 

        q   La recente perizia del Dott. __________, pur
riportando le dichiarazioni dell'assicurata, non prende una chiara posizione in
merito ad esse e, nondimeno, alle attività esigibili in ambito domestico. Anzi,
pur riconoscendone gli aspetti fobici non nega le risorse tuttora presenti in
attività come le spese, per esempio, che l'assicurata dichiara di essere ancora
in grado di fare.

 

Nel complesso, non ho
elementi per cambiare la mia valutazione visto che, come detto, le perizie
approfondiscono più gli aspetti diagnostici che non le conseguenze pratiche in
ambito domestico." (Doc. AI 100)

 

                           2.12.     L’assicurata
non contesta la valutazione medica operata dal SAM né quelle posteriori
ordinate dall’UAI (cfr. coonsid. 1.6); effettivamente alla refertazione medica
posta alla base del querelato provvedimento deve essere attribuito valore
probatorio pieno conformemente ai succitati parametri giurisprudenziali (cfr.
consid. 2.9). 

                                         L’assicurata
contesta per contro le quote parti di attività (50% quale casalinga e 50% quale
lavoratrice) applicate dall’UAI nella querelata decisione, precisando che l’UAI
avrebbe dovuto calcolare l’invalidità secondo il metodo ordinario (attività al
100% quale salariata) o ripartire le due quote parti in modo diverso aumentando
la quota di salariata (dal 50% ritenuta dall’UAI al 51.6%) e considerare
l’incapacità del 40% nell’espletamento delle mansioni di casalinga stabilita
dall’assistente e non la percentuale del 37% incomprensibilmente stabilita
dall’UAI, ciò che le avrebbe permesso di ottenere un grado d’invalidità del
70.96% e quindi il versamento di una rendita intera. 

                                         Mantenendo
questa ripartizione percentuale (51.6% salariata e 48.4% casalinga),
l’assicurata sostiene inoltre che nella fattispecie l’UAI avrebbe dovuto
considerare l’incapacità del 60% nell’espletamento delle mansioni di casalinga
stabilita in sede medica, ciò che le avrebbe permesso di ottenere una rendita
intera per un grado d’invalidità totale del 80.6% (cfr. consid. 1.6.).

 

                                         Questo
TCA, dopo attenta analisi della fattispecie, non può non rilevare come l’UAI sia
incorso in un errore di calcolo e/o di trascrizione delle cifre indicate
dall’assistente sociale nell’inchiesta del 13 maggio 2004 (doc. AI 86). 

                                         L’assistente
sociale, dopo aver elencato le percentuali d’impedimento per ogni particolare
attività nello svolgimento delle mansioni di casalinga, ha indicato quale
“percentuale d’invalidità” totale 40% (cfr. doc. AI 86 pag. 3), mentre
all’epoca della prima inchiesta economica del 10 maggio 2001 la percentuale
indicata dall’assistente era del 37% (cfr. doc. AI 12 pag. 6). Sulla base di
quest’ultimo dato nella decisione dell’agosto 2002 (doc. AI 43 e 45) l’UAI ha
giustamente stabilito un grado d’invalidità del 68% secondo il metodo misto di
calcolo (doc. AI 43, 45), ossia:

 

casalinga      quota
parte    50%        limitazione     37%       grado d'invalidità    18%

salariata                                 50%                              100%                                           50%

                                                                                                                                            68%

 

                                         Seguendo
lo stesso criterio di calcolo ma applicando correttamente la limitazione del 40% indicata dall’assistente
sociale nel maggio 2004 in luogo del 37% rilevato nel maggio 2001, il risultato
é il seguente:

 

casalinga      quota
parte    50%        limitazione     40%       grado d'invalidità    20%

salariata                                 50%                              100%                                           50%

                                                                                                                                            70%

                                         

                                         Ora, considerato
che l’UAI si è trovato d’accordo con la valutazione dell’assistente sociale (e
ciò sia per la prima decisione che per la seconda oggetto oggi di esame), la
percentuale d’invalidità complessiva del 68% ritenuta dall’amministrazione non
ha motivo di essere considerata, e ciò anche alla luce delle indagini mediche successive
alla perizia SAM del dicembre 2001 (che comunque come abbiamo visto trovano la
ricorrente e l’UAI sostanzialmente d’accordo). 

                                         D’altronde
lo stesso dr. __________ del SMR nelle sue “annotazioni” del 21 maggio 2004 ha
concluso per un’incapacità lavorativa complessiva (quale salariate e casalinga)
del 70% confermando quindi il diritto ad una rendita intera (doc. AI 87).

                                         In data 6
luglio 2004 nella sua “proposta per il medico” il funzionario incaricato ha rilevato
che “effettivamente la percentuale del grado d’invalidità come casalinga è
pari al 40%” e che “considerando una IL del 40% come casalinga, la
percentuale del grado AI risulta del 70% e pertanto rendita intera” (doc.
AI 92).

                                         Né le
conclusioni dei medici del Servizio di psichiatria e di psicologia medica
(avallate dal dr. __________, medico responsabile del SMR, doc. AI 98) che su
incarico dell’UAI in data 12 agosto 2004 hanno stabilito un’incapacità
lavorativa del 100% nella precedente attività lucrativa dell’assicurata e del
40% in attività leggere esigibili (senza comunque indicare se fra queste fosse
inclusa anche quella di casalinga; doc. AI 96), né la valutazione espressa dal
Servizio __________ in data 1° luglio 2004 (cfr. doc. AI 91) permettono di
giustificare l’errore in cui è incorso l’UAI.

 

                                         A
prescindere dalle censure sollevate con il ricorso risulta quindi che, ritenuto
come giusta l