# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 91f6494f-0bf7-5b25-84b8-6133686e4740
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-10-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.10.2008 32.2007.348
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-348_2008-10-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.348

   

  cs

  	
  Lugano

  22 ottobre 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 novembre 2007
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 3 ottobre 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, nato nel __________, il 17 aprile 1996 ha presentato una richiesta di
prestazioni AI per adulti a causa di lesioni legamentari al ginocchio sinistro
(doc. AI 3-6). Il 14 marzo 1997 l’interessato ha inoltrato un’ulteriore domanda
a causa di due infarti del miocardio (del 7 maggio 1996 e del 1° marzo 1997;
doc. AI 10-5).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti del caso, con decisione del 27 ottobre 1997, l’UAI ha riconosciuto
all’assicurato il diritto ad una rendita intera (grado d’invalidità 80%) dal 1°
dicembre 1995 (doc. AI 20-1).

                               1.3.   Nell’ambito
delle procedure di revisione eseguite nel 1998 (doc. AI 31-1), nel 1999 (doc.
AI 39-1) e nel 2001 (doc. AI 47-1), l’UAI ha confermato il diritto alla rendita
intera.

 

                               1.4.   Nel
corso di una nuova procedura di revisione avviata nel 2005 (doc. 50-1) l’Ufficio
AI ha ordinato una perizia cardiologica a cura del dr. med. __________, FMH
medicina interna e cardiologia (doc. AI 62/1).

 

                                         Come
emerge dalle annotazioni del 18 settembre 2006 del medico SMR, dr. med. __________,
in merito alla perizia, “Le conclusioni in merito alle capacità lavorative
possono essere così riassunte: Il 80% continua (secondo le precedenti
valutazioni già confluite nell’attuale rendita AI) nell’attuale attività
lavorativa di muratore, considerato che svolge una effettiva attività del 20%
pur essendo certificata una IL 100%, che può rientrare nella valutazione di una
CL 100% con riduzione del rendimento del 60%, in orario normale di lavoro, per
attività di tipo moderato con sollevamento e trasporto di pesi intorno ai 15-20
Kg senza limiti di movimento dal luglio 2006. CL 100% in attività adeguata di
tipo leggero dal luglio 2006.” (doc. AI 65-1)

 

                                         Procedendo
ad una riconsiderazione ai sensi dell’art. 53 cpv. 2 LPGA l’amministrazione,
sulla base delle risultanze della perizia cardiologica del 21 luglio 2006, delle
annotazioni del medico SMR, Dr. med. __________, del 18 settembre 2006 (doc. AI
65-1) e del rapporto finale dell’11 luglio 2007 dei consulenti in integrazione
professionale (doc. AI 77), con decisione 3 ottobre 2007 (doc. AI 91-1),
preavvisata con progetto 31 luglio 2007 (doc. AI 80), ha deciso di ridurre la
corrente prestazione (rendita intera) ad un ¼ di rendita con effetto dal primo
giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.

 

                               1.5.   Contro
questa decisione l’assicurato, tramite l’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA con il quale contesta sia l’esistenza dei presupposti per una
riconsiderazione sia la valutazione medica e chiede il ripristino della rendita
intera.

 

                               1.6.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI propone la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. IV).

 

                               1.7.   Il
5 dicembre 2007 l’assicurato ha preso posizione in merito alla risposta di
causa, ribadendo le sue motivazioni (doc. VI).

 

                                         in
diritto

                                                                                 

                               2.1.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla rendita) è realizzato antecedentemente al
1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono
applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento
al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.2.   Il
TCA è chiamato a stabilire se, a ragione, l’Ufficio AI ha ridotto, in via di
riconsiderazione, il grado d’invalidità riconosciuto all’assicurato dal 1°
dicembre 1995.

 

                                         Detto
altrimenti, come verrà esposto più diffusamente nel prosieguo, occorre
esaminare se la decisione 27 ottobre 1997 è da considerare manifestamente
errata e se la sua rettifica riveste una rilevante importanza.

 

                                         Pacifico
è che la soppressione della rendita non è giustificata sulla base dell’art. 17
LPGA (in merito alla revisione ex art. 17 LPGA cfr: DTF 130 V 349 consid. 3.5,
113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b), poiché
nel frattempo lo stato di salute dell’assicurato è peggiorato (cfr., da ultimo,
doc. IV/Bis, annotazioni del medico SMR, Dr. __________: “Come già esposto
nella mia presa di posizione del 20.9.2007 risulta fuori di dubbio che lo stato
di salute dell’assicurato è peggiorato rispetto al 1997 e continuerà a
peggiorare in presenza di un persistente tabagismo.”).

 

                                         Nella
decisione impugnata (doc. AI 91-2), l’UAI ha così motivato la riduzione della
rendita:

 

" 
(…)

 

Nel caso specifico, la
concessione del diritto alla rendita intera – grado dell’80% avvenuta con
decisione del mese di ottobre 1997 deve purtroppo essere considerata errata, in
quanto la valutazione del grado di invalidità non ha comportato l’esame delle
possibilità di guadagno ancora esigibili in professioni da ritenere già allora
esplicabili con capacità lavorativa del 100% e con rendimento normale.

Nel corso della
procedura di revisione avviata d’ufficio, si è reputato necessario approfondire
ancora lo stato di salute mediante l’allestimento di una perizia medica
affidata al Dr. __________.

 

Il conseguente
rapporto ha messo in luce uno stato di salute compatibile con l’esercizio di
attività lucrativa al 100%, adeguata e rispettosa delle limitazioni funzionali
descritte dal perito. Tale situazione era certamente già presente all’epoca
dell’attribuzione del diritto alla rendita intera.” (doc. AI 91-2)

 

                               2.3.   L'art.
53 LPGA prevede che:

 

" 
1 Le decisioni e le decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a
revisione se l’assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti
rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza.

2 L'assicuratore può tornare
sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in
giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica
ha una notevole importanza.

3 L'assicuratore può
riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali è
stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo preavviso all'autorità di ricorso."

 

                                         I
principi relativi alla riconsiderazione e alla revisione processuale sviluppati
dalla giurisprudenza precedentemente alla LPGA, sono stati concretizzati
all'art. 53 LPGA (cfr. DTF 133 V 50, consid. 4.1, pag. 52;
STFA del 12 marzo 2004 nella causa D., K 147/03, consid. 5.3 in fine; STFA del
22 marzo 2004 nella causa M., U 149/03, consid. 1.2.; STFA dell’8 febbraio 2005
nella causa G., I 133/04, consid. 1.2).

 

                                         Conformemente
a un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,
l'amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale,
che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è senza
dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (cfr. STFA del 3
maggio 2006 nella causa E. (I 512/05), consid. 3 e riferimenti).

 

                                         Per
giudicare se è ammissibile riconsiderare una decisione per il motivo che essa è
manifestamente errata, ci si deve fondare sulla situazione giuridica esistente
al momento in cui questa decisione è stata emanata, tenuto conto della prassi
in vigore a quel momento (DTF 119 V 479 consid. 1b/cc e i riferimenti ivi
citati).

                                         Mediante
la riconsiderazione, si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto,
rispettivamente, un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei
fatti. Un cambiamento di prassi oppure di giurisprudenza non giustifica di
principio una riconsiderazione (DTF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid.
4a/cc).

 

                                         Una
decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base
di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle
disposizioni fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo
inappropriato (DLA 1996/97 n. 28, p. 158 consid. 3c).

                                         Ciò
è segnatamente il caso quando l’amministrazione accorda una rendita di
invalidità in violazione del principio della priorità della riformazione
professionale sulla rendita (STFA I 559/02 del 31 gennaio 2003).

                                         Per
contro, non si è in presenza di un errore manifesto quando il versamento della
prestazione dipende da condizioni materiali la cui valutazione implica un
potere d’apprezzamento, in relazione a taluni aspetti o elementi, e che la
decisione appare ammissibile tenuto conto della situazione di fatto e di diritto
(STFA I 790/01 del 13 agosto 2003, consid. 3).

 

                                         In
una sentenza I 406/05 del 13 luglio 2006, consid. 6, l’Alta Corte ha dichiarato
manifestamente errata la decisione formale mediante la quale l’Ufficio AI aveva
riconosciuto a un assicurato una mezza rendita di invalidità per il motivo che,
nella sua abituale professione di coiffeur, presentava una inabilità lavorativa
del 50% (con corrispondente riduzione del reddito). Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale)
vista l’inidoneità della professione di coiffeur a causa delle cervicalgie
sofferte, considerata l’inesistenza di elementi medici che potessero escludere
l’esercizio di un’attività adeguata e ritenuta la mancanza della volontà di
cambiare orientamento professionale, l’amministrazione avrebbe invece dovuto esaminare
se l’assicurato, sul mercato generale del lavoro, esercitando un’attività
sostitutiva, era in grado di meglio valorizzare la sua capacità lavorativa
residua.

                                         Anche
nella sentenza I 302/04 28 marzo 2006  il TFA ha ritenuto come errore manifesto
l’agire dell’Ufficio AI di aver considerato un assicurato totalmente inabile al
lavoro nella sua precedente attività, riconoscendogli quindi il diritto ad una
rendita intera, senza aver tenuto conto che dal punto di vista medico egli era
stato ritenuto abile al lavoro in attività leggere adeguate e senza procedere
alla valutazione economica mediante il raffronto dei redditi.

                                         Giusta
l’art. 88bis cpv. 2 OAI, la riduzione o la soppressione della rendita è messa
in atto, al più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione (lett. a).

                                         Essa può però intervenire anche retroattivamente dalla data in cui
avvenne la modificazione determinante, se l’erogazione illecita è causa
dell’ottenimento indebito di una prestazione per l’assicurato oppure se
quest’ultimo ha violato l’obbligo di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo
77 (lett. b).

 

                                         L’art. 88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione ma anche
in caso di modifica del diritto alla rendita stabilito in via di riesame
(riconsiderazione) (Meyer-Blaser, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung,
in: Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 1997, ad
art. 41, pag. 263; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision
in der Invalidenversicherung, 2003, pag. 95).

                                         Condizione
necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che l'errore giustificante
una riconsiderazione concerna un argomento specifico dell’AI. La
riduzione o soppressione della rendita a seguito di riconsiderazione avviene
quindi di principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI, con effetto pro
futuro, eccezion fatta per
i casi in cui l’assicurato ha violato il suo obbligo di informare, nel qual
caso una modifica ha effetto ex tunc (art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF
110 V 297 e 330, 119 V 432; Müller, op. cit., pag. 95ss). Il TFA ha pure
stabilito che l’inizio della soppressione con effetto ex nunc della rendita va
stabilito in applicazione analogica dell’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111
V 197).

 

                               2.4.   L’art.
4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA prevede che con
invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di
rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi
un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi
che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di
guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito
ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che
avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité,
Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell’assicurato
(RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una sentenza
del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto
dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto
alla rendita (e non quello della decisione su opposizione). L’Alta Corte ha
anche precisato che l’ammi-nistrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi
sul diritto ad una prestazione, a esaminare se nel periodo successivo
all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una modifica di
rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità essa dovrà
pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   L’insorgente
sostiene che non sono dati i presupposti per procedere ad una riconsiderazione
della fattispecie poiché nella primavera del 1997 la consulente d’integrazione
aveva preso in considerazione, escludendola, la possibilità, per il ricorrente,
di esercitare un’attività leggera. Anche se la valutazione può essere
considerata opinabile o discutibile, ciò non significa ancora che la stessa
possa essere considerata manifestamente errata ai sensi della giurisprudenza.

 

Da parte sua l’UAI ritiene che con
la decisione del 1997 in realtà non è stata effettuata una completa e corretta
valutazione e quantificazione della capacità lavorativa dell’assicurato e il
confronto dei redditi da valido e da invalido. La valutazione della consulente
in integrazione professionale si era limitata a indicare una capacità
lavorativa del 50% relativa alla ripresa della precedente attività e ad
escludere la valutazione di altre attività adeguate ed esigibili in base ai
dati medici visto il fermo disinteresse dell’assicurato per una riformazione professionale,
disinteresse e opposizione contrarie al suo obbligo di ridurre il danno. Le
possibilità rifiutate per disinteresse andavano considerate nel calcolo
dell’invalidità, nella misura esigibile.

 

                                         Il
TCA constata a questo proposito che il 3 aprile 1997 la consulente AI, nel suo
rapporto finale, ha affermato:

 

"  dagli atti medici presenti all’incarto risulta che l’assicurato è
inabile in misura parziale nella sua professione di muratore a causa del
danno alla salute, e cioè sia per quanto concerne la problematica
infortunistica che per quanto concerne quella cardiaca.

 

Per quanto riguarda attività esigibili in misura totale, né il
parere medico __________ né la clinica __________ di __________ si sono
espressi, incentrando i loro rapporti sulla prevista ripresa lavorativa quale
muratore al 50%.

 

Dal colloquio avuto con il collega __________, risulta che
l’assicurato ha ripreso l’attività presso lo stesso datore di lavoro a fine
agosto ’96 in misura del 50%, e che le cose sembrerebbero procedere bene. Inoltre
l’assicurato ha espresso un totale e fermo disinteresse (già affermato a suo
tempo, cioè nell’88) in una riformazione professionale AI.

 

Non resta che chiudere il caso indicando che vista la complessità
e la serietà del danno alla salute dell’assicurato, l’attuale situazione
lavorativa sembra esser la più adeguata sia per quanto riguarda la capacità di
guadagno residua (RH: 73'150.- annui) che per la sicurezza socio economica
(difficoltà a reperire posti di lavoro più adeguati per lui, con il suo danno alla
salute) che questa rappresenterebbe, qualora si decidesse di corrispondere la
sua perdita di guadagno con una rendita AI parziale.” (doc. 37)

 

                                         Questo
Tribunale rileva che nel sopra citato rapporto la consulente in integrazione
professionale, sulla base della documentazione medica all’inserto, non ha
indicato quali lavori leggeri potevano eventualmente entrare in considerazione
e non ha proceduto al calcolo della residua capacità lavorativa (CGR). La
valutazione medico teorica non è stata approfondita. Da un attento esame del
rapporto finale, sembra piuttosto emergere che la consulente in integrazione
riteneva che nella precedente attività l’interessato avrebbe avuto una capacità
lavorativa del 50% e non ha valutato la capacità lavorativa in altre attività
adeguate esigibili in base ai dati medici poiché l’insorgente aveva ripreso
parzialmente l’attività precedente e aveva espresso un fermo disinteresse in
una riformazione professionale.

 

                                         Tuttavia
la conclusione dell’UAI non può essere seguita per i seguenti motivi.

 

                                         La
valutazione della consulente in integrazione professionale si è fondata,
principalmente, sugli atti medici relativi all’infarto miocardico
infero-laterale acuto di cui l’insorgente è stato vittima il 7 maggio 1996, che
lo ha portato dapprima ad effettuare una coronografia presso l’Ospedale __________
di __________, che ha evidenziato una malattia arteriosclerotica diffusa con
lesioni in parte ectatiche e aneurismatiche, una stenosi significativa del
RIVA, una lieve stenosi della RCA e una stenosi assai marcata della RCX e del
IPLA/RCX e, in seguito, ad una degenza presso la Clinica __________ di __________,
dove i medici, al termine del ricovero, hanno proposto una ripresa del lavoro al
50% dalla metà di luglio 1996 (doc. AI 15-7, valutazione professionale). Ora,
come evidenzia la perizia cardiologica del 21 luglio 2007 effettuata dal dr.
med. __________, c’è stato un “peggioramento [ndr: dello stato di salute] con
l’infarto del 1997.” (doc. AI 63-5). Ciò è avvenuto poco prima dell’allestimento
della valutazione della consulente in integrazione.

                                         Tant’è
che questo non è stato l’ultimo accertamento eseguito dall’UAI prima
dell’emissione della decisione di assegnazione della rendita e non è dunque
l’unico documento sul quale si è basata l’amministrazione per stabilire il
diritto alla prestazione. 

                                         Il
25 aprile 1997 (doc. AI 14-1), ossia dopo l’allestimento del rapporto della
consulente in integrazione professionale, l’UAI ha interpellato l’Ospedale __________
di __________, che, a firma del Prof. dr. med. __________, il 21 maggio 1997 ha
rilevato:

 

" 
La situazione è stabile fino in marzo 1997
quando ripresenta un infarto in sede laterale. Subirà poi un’angioplastica
dell’arteria interventricolare anteriore con posa di uno stent. La situazione
resta stabile per due mesi ma il 14.05.97 il paziente è riospedalizzato
con un nuovo piccolo infarto laterale. Attualmente si trova ricoverato
all’Ospedale __________. L’ulteriore procedere cardiologico verrà ancora
valutato. Probabilmente verrà eseguita una nuova coronografia e si valuterà se
sarà il caso di procedere a un nuovo intervento di rivascolarizzazione. E’
chiaro che attualmente e a tempo indeterminato il paziente è inabile per il
lavoro di muratore. In considerazione dell’importanza della malattia coronaria,
malgrado la giovane età è da ritenere che a medio-lungo termine difficilmente
il paziente potrà riprendere la sua attività lavorativa di muratore.
Naturalmente per esprimersi più precisamente sulla prognosi è necessario
attendere che dal punto di vista cardiologico la situazione sia stabilizzata.”
(doc. AI 14-2, sottolineature del redattore).

 

                                         Sempre
il 25 aprile 1997, l’UAI ha interpellato il dr. med. __________, FMH medicina
interna, specialista in cardiologia, il quale, il 13 giugno 1997 ha affermato:

 

" 
Si tratta di un paziente di 32 anni con una
grave cardiopatia ischemica; grave coronaropatia travasale diffusamente colpita
con lesioni in parte ectasiche delle coronarie. Stato dopo 3 infarti miocardici
(antero-laterale 7.5.96, laterale 1.3.97, infero-laterale 14.5.97) (…).

Dopo una adeguata
correzione dei fattori di rischio cardiovascolari avevo deciso, dopo aver
consultato il Dr. __________, di intraprendere, oltre al trattamento
antiaggregante, un’anticoagulazione; il paziente assume inoltre un
beta-blocante ed una statina. In data 09.06.97 il paziente è stato di nuovo
ricoverato all’__________ per un angor instabile prolungato.

La prognosi è
infausta. In occasione dell’ultima coronografia del 10.3.97 eseguita all’__________
di __________ si era ventilata l’eventualità di un trapianto cardiaco. La
funzione ventricolare sinistra era risultata nel marzo scorso medio-gravemente
compromessa.

Per quel che concerne
l’inabilità lavorativa ritengo il paziente attualmente inabile al lavoro
nella misura del 100%. A seconda dell’evoluzione clinica potrebbe
entrare in linea di conto una reintegrazione professionale.” (doc. AI 15-2,
sottolineatura del redattore)

 

                                         Va
ancora rilevato che il 26 novembre 1996, nell’ambito della visita effettuata
presso il dr. med. __________, FMH chirurgia ortopedica su richiesta dell’__________
per l’infortunio al ginocchio occorso il 5 dicembre 1994, lo specialista in
chirurgia ortopedica, pur dovendosi pronunciare nell’ambito dell’infortunio
subito dall’interessato, ha affermato, che “Benché attualmente l’affezione
morbosa cardio-vascolare risulti limitare in misura preponderante la capacità
lavorativa del paziente (anche in attività leggere) questi risulta
tuttora inabile nella misura del 50% a carico della SUVA e 50% della cassa
malati” (sottolineatura del redattore, doc. LAINF 3-6). Da sottolineare che
questa valutazione è stata fatta prima che l’assicurato fosse vittima del
secondo infarto nel 2007 e che la circostanza secondo la quale l’interessato
era inabile al 50% per l’infortunio del dicembre 2004 e al 50% per malattia,
ossia per l’infarto del 7 maggio 1996, trova conferma nell’attestato del datore
di lavoro che, interpellato dall’UAI, il 15 aprile 1997 aveva indicato che,
dopo un periodo di inabilità al 75% e poi al 50% per l’infortunio,
l’interessato era inabile al lavoro causa infortunio al 50% dal 22 aprile 1996
e causa malattia al 50% dal 7 maggio 1996 (giorno del primo infarto, doc. AI
13-3). 

 

                                         Il
1° luglio 1997 l’UAI ha proceduto alla “deliberazione”, assegnando la
rendita al 100% dal 1° dicembre 1995 (ossia un anno dopo l’infortunio del 5
dicembre 1994) per un grado d’invalidità dell’80% e prevedendo già una prima
revisione per il 1° gennaio 1998 (doc. AI 18-1), a cui né è subito seguita un’altra
nel corso del 1999 (doc. AI 31-1). 

 

                                         Ciò
avvalora la tesi secondo cui l’UAI era inizialmente partito dal presupposto che
l’interessato, in quegli anni, fosse inabile al lavoro al 100% anche in
attività leggere, rendendo di fatto inutile il calcolo del danno residuo. A comprova
di questa circostanza il fatto che il Dr. __________, specialista in
cardiologia, aveva attestato un’inabilità al 100%, precisando che una
riformazione poteva essere possibile solo a dipendenza dell’evoluzione dello
stato valetudinario del paziente e che il Prof. dr. med. __________ aveva messo
in evidenza la gravità dell’accaduto e l’impossibilità di esprimersi a breve
termine circa l’evoluzione della malattia, nonché le frequenti procedure di
revisione effettuate d’ufficio. 

                                         Del
resto, il 12 marzo 1998, ossia solo pochi mesi dopo l’emanazione della
decisione del 27 ottobre 1997, il dr. med. __________, FMH medicina interna, curante
dell’assicurato, nell’ambito della prima revisione d’ufficio iniziata dall’AI
ha espressamente affermato che “siccome la situazione cardiologica non è
stabile (persistono problemi di angina pectoris difficilmente controllabili
farmacologicamente in uno stato di importantissima generalizzata
coronarosclerosi con st. d. tre infarti) per il momento non è pensabile una
ripresa di qualsiasi tipo di lavoro. Solo quando si sarà ottenuta una
stabilizzazione del suo stato, sarà eventualmente possibile una certa
reintegrazione lavorativa evitando stress fisici e psicosomatici.” (doc. AI
30-1, sottolineatura del redattore). Il 2 luglio 1999, nell’ambito della
seconda revisione, il curante ha affermato che “il paziente continua a
soffrire di dolori pectanginosi e ha sviluppato una sintomatologia di asma in
maggio 99. Riesce a fatica ad eseguire dei lavoretti che corrisponde circa al
15-20% dell’attività precedentemente eseguita.” (doc. AI 37-1). Nel corso
della terza revisione, il 4 marzo 2002, l’UAI, dopo aver accertato che
l’insorgente lavora al 20-30% come muratore, non ha modificato il diritto alla
rendita affermando che il grado d’invalidità “non si è modificato al punto
tale da influenzare il suo diritto alla rendita.” (doc. AI 47-1).

 

                               2.6.   Una decisione è manifestamente errata "wenn kein
vernünftiger Zweifel daran möglich ist, dass die Verfügung unrichtig war. Es
ist nur ein einziger Schluss - derjenige auf die Unrichtigkeit - möglich
(vgl. BGE 125 V 393 oben; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2. Auflage,
Bern 1997, S. 362; Kieser, Kommentar ATSG, Ziffer 20 zu Art. 53). Dabei ist
nach dem eingangs Gesatgen (Erw. 1.2. hievor) vom Rechtszustand auszugehen, wie
er sich bei Verfügungserlass präsentierte." (sentenza H 97/03
del 10 settembre 2003, sottolineatura del redattore). 

 

                                         Con
sentenza 9C_71/2008 del 14 marzo 2008 (cfr. anche sentenza 9C_359/2007 dell’8 maggio
2008), il Tribunale federale ha ricordato come:

 

"  Pour des motifs de sécurité juridique, l'irrégularité doit être
manifeste, de manière à éviter que la reconsidération devienne un instrument
autorisant sans autre limitation un nouvel examen des conditions à la base des
prestations de longue durée. En particulier, les
organes d'application ne sauraient procéder en tout temps à une nouvelle
appréciation de la situation après un examen plus approfondi des faits. Ainsi, une inexactitude manifeste ne saurait être admise lorsque
l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont l'examen
suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects ou de
leurs éléments, et que la décision initiale paraît admissible compte tenu de la
situation antérieure de fait et de droit. S'il subsiste des doutes
raisonnables sur le caractère erroné de la décision initiale, les
conditions de la reconsidération ne sont pas remplies (arrêts 9C_575/2007
du 18 octobre 2007 consid. 2.2; I 907/06 du 7 mai 2007 consid. 3.2.1).”
(sottolineature del redattore)

 

                                         Nel
caso di specie, in considerazione del fatto che all’epoca l’interessato era
inabile al lavoro al 50% a causa dell’infortunio e al 50% a causa dell’infarto
subito nel 1996, ossia complessivamente al 100%, che, successivamente, a causa
del nuovo infarto subito nel 1997, l’assicurato è diventato inabile al lavoro
al 100% e che il dr. med. __________, cardiologo, nel corso del mese di giugno
1997 ha giudicato il paziente “attualmente inabile al lavoro nella misura
del 100%. A seconda dell’evoluzione clinica potrebbe entrare in linea di
conto una reintegrazione professionale” (doc. AI 15-2, sottolineatura del
redattore, cfr. anche affermazioni dr. med. __________, doc. LAInf 3-5 e 3-6),
la decisione dell’UAI di assegnare all’insorgente una rendita intera,
prevedendo una revisione a breve termine, non può essere considerata
manifestamente errata, ritenuto che l’impossibilità di svolgere qualsiasi
attività lavorativa è stata confermata solo pochi mesi dopo dal medico curante
dr. med. __________ (doc. AI 30-1), che lo stesso perito ha indicato che con
l’infarto del 1997 c’è stato un peggioramento dello stato di salute
dell’interessato (doc. AI 63-5) e che l’UAI, già all’epoca, aveva deciso di
procedere in tempi ravvicinati alla revisione della rendita. Va qui rilevato
che questa era la quarta procedura di revisione della rendita, dopo quelle del
1998 (doc. AI 28-1), del 1999 (doc. AI 32-1) e del 2001 (doc. AI 40-1). Ora, se
la decisione iniziale fosse veramente stata manifestamente erronea, l’UAI se ne
sarebbe accorto in precedenza.

 

                                         Come
emerge dalla citata sentenza 9C_71/2008 del 14 marzo 2008:

 

"  (…) le fait d’autre part que l’office AI se soit borné à reprendre le
taux d’incapacité fonctionnelle retenu par le corps médical, sans chercher
concrètement à savoir – en violation du droit (ATF 114 V 310 consid. 3c
p. 314) - quelles activités étaient exigibles de la part de l’assuré compte
tenu de son atteinte à la santé, ni quels revenus il aurait pu réaliser dans
une activité adaptée à son handicap, ne permet pas encore de conclure au
caractère manifestement erroné de la décision initiale de rente. Pour pouvoir
supprimer le droit à une rente par la voie de la reconsidération, il convient
bien plutôt d’établir – au regard de la situation de fait et de droit de
l’époque – qu’une évaluation correcte de l’invalidité aurait conduit à un autre
résultat que celui alors retenu (arrêt 9C_575/2007 du 18 octobre 2007, consid. 3.3 in fine et les références; cf. également arrêt I 302/04 du 27
mars 2006, consid. 5.2.1 in fine). En l’occurrence, le recourant ne tente
nullement d’établir que le résultat auquel il a abouti à l’époque était
parfaitement insoutenable et qu’une gestion diligente du dossier aurait conduit
à la seule solution réellement envisageable dans le contexte. Plutôt que
de procéder à une appreciation à la lumière des circonstances de fait et de
droit existant à l’époque de la decision initiale de rente, le recourant
examine la situation de l’assuré telle qu’elle se présentait au moment où la
décision de révision du droit à la rente a été rendue, puis transpose le
résultat de son évaluation à l’époque de la décision initiale de rente.” 

 

                                         Va
ancora rilevato che con sentenza 9C_575/2007 del 18 ottobre 2007 il TF ha rammentato
che:

 

"  Ebenfalls nicht durchzudringen vermag die Beschwerdeführerin mit dem
Argument, die IV-Stelle habe bei der Invaliditätsbemessung im Dezember 2002
unzulässigerweise von der Arbeitsunfähigkeit im bisherigen Beruf auf die
Erwerbsunfähigkeit/Invalidität geschlossen. Der Umstand allein, dass bei der
Invaliditätsbemessung von der Arbeits- auf die Erwerbsunfähigkeit gefolgert
wird, gestattet - auch wenn dieses Vorgehen nach der Rechtsprechung
grundsätzlich unzulässig ist (BGE 114 V 310 E. 3c S. 314) und nur ausnahmsweise
zur Anwendung gelangen darf (s. etwa Urteil des Eidgenössischen
Versicherungsgerichts I 35/01 vom 30. Mai 2001, E. 3a) - noch nicht den Schluss
auf zweifellose Unrichtigkeit der sich darauf stützenden Rentenverfügungen.
Hierfür genügt auch nicht, wenn beim der Rentenzusprechung zu Grunde gelegten
Einkommensvergleich nur auf den angestammten Beruf - als Verweisungstätigkeit -
abgestellt wurde. Um eine zugesprochene Rente wiedererwägungsweise aufheben zu
können, müsste vielmehr - nach damaliger Sach- und Rechtslage - erstellt sein,
dass eine korrekte Invaliditätsbemessung hinsichtlich des Leistungsanspruchs zu
einem anderen Ergebnis geführt hätte (vgl. etwa Urteile des Eidgenössischen
Versicherungsgerichts I 353/04 vom 26. September 2005, E.2.4 und I 276/04 vom
9. Mai 2005, E. 5.2). Dies trifft hier nicht zu.“ (sottolineatura del
redattore)

 

                                         In
concreto l’UAI ha proceduto ad un nuovo apprezzamento della situazione di fatto
dopo un nuovo esame più approfondito della situazione valetudinaria sulla base
di una perizia eseguita quasi dieci anni dopo l’emanazione della decisione di
assegnazione della rendita, ma non ha reso verosimile che la sua decisione
iniziale fosse manifestamente errata (cfr. anche sentenza 9C_359/2007 dell’8
maggio 2008). Anzi, in presenza degli atti medici sopra
descritti non si può concludere che gli accertamenti effettuati all’epoca siano
stati così lacunosi da poter ritenere che la decisione iniziale fosse
manifestamente errata (cfr. sentenza 9C_359/2007 dell’8 maggio 2008; cfr. anche
sentenza 9C_575/2007 del 18 ottobre 2007: “Nach dem unter E. 2.2 hievor
Gesagten ist unter dem Rechtstitel der Wiedererwägung nicht entscheidend, ob
die von der IV-Stelle im Dezember 2002 bejahte, den Anspruch auf eine ganze
Invalidenrente begründete Vollinvalidität unter Berücksichtigung sämtlicher
Teilaspekte richtig und angemessen war, sondern ob sie mit Blick auf die
damalige Sach- und Rechtslage insgesamt als vertretbar erschient.“,
sottolineatura del redattore).

 

                                         La decisione dell’UAI di assegnare una rendita intera nel 1997 non
può essere considerata un errore manifesto, giacché agli atti vi erano degli
attestati medici che indicavano un’inabilità totale nella precedente attività e
indicavano la difficoltà nell’esprimersi a breve termine circa lo stato di
salute dell’assicurato. Un medico (dr. med. __________), pur non essendo
specialista in cardiologia, ha pure evidenziato che l’affezione morbosa
cardio-vascolare risulta limitare in misura preponderante la capacità
lavorativa del paziente anche in attività leggere e il curante, pochi
mesi dopo l’emanazione della decisione del 1997, nell’ambito della prima
revisione, ha espressamente confermato l’inabilità lavorativa totale in
qualsiasi attività lavorativa.

 

                                         Ciò
viene indirettamente confermato anche dalla valutazione del consulente IP del
26 febbraio 2007, il quale, dopo aver effettuato il calcolo del grado
d’invalidità ed essere giunto ad un risultato del 42,67%, ha affermato:

 

" 
si è potuti giungere a tale esigibilità in
quanto, nella sua perizia, il Dr. __________ si è espresso prendendo in
considerazione altre attività professionali (confacenti allo stato di salute)
oltre a quella abituale di muratore. Precedentemente né il medico
dell’assicuratore Lainf, né la Clinica __________ di __________, si esprimevano
sull’argomento, concentrandosi piuttosto sulla possibile ripresa nell’attività
di muratore. Questo aspetto, nella valutazione CIP del 1997, non era stato
approfondito (forse a causa del peggioramento intervenuto nel 1996 e 1997). Se
ciò fosse stato fatto forse si sarebbe avuta un’esigibilità in altre
attività (similari a quelle possibili oggi), fino all’aggravamento, in effetti,
dal 07.05.1996 era certificata un’IL del 100% per tutte le attività, solo
una volta ottenuta una stabilizzazione si sarebbe potuto pensare ad una
reintegrazione professionale. L’assicurato dal 01.01.2005 era stato
ritenuto abile in misura completa (aveva ripreso la sua abituale attività
parzialmente), successivamente ha subito un ulteriore intervento di dilatazione
coronaria. Dopo quest’ultima rivascolarizzazione la situazione appare
stabilizzata. Come si può vedere dalle annotazioni del Dr. Med. __________,
l’IL nell’attività appresa è dell’80% continua.” (doc. AI 71-3, sottolineatura
del redattore).

 

                                         Va
poi evidenziato che inizialmente, sulla base della perizia cardiologica del dr.
med. __________ del 21 luglio 2006, il medico SMR, dr. med. __________, aveva
indicato nel luglio 2006 l’inizio dell’attività lucrativa al 100% in attività
confacenti allo stato di salute del ricorrente (doc. AI 65-1: “CL 100% in
attività adeguata di tipo leggero dal luglio 2006”) e solo in un secondo
tempo, interpellato dall’UAI per sapere se “già al momento dell’emissione
della nostra decisione (1997) la CL in attività adeguate era da considerarsi
totale” (doc. AI 75-1) ha dichiarato che “per quanto riguarda il
pregresso è deducibile che la CL in attività adeguata fosse quantomeno
quella attuale, fatti salvi i periodi di recupero dai vari interventi che però
al momento non sono determinabili” (doc. 76-1, sottolineatura del redattore).
Questa valutazione tuttavia non trova conferma negli atti del 1996 e del 1997
ed anzi è in contrasto con le affermazioni dei medici che avevano avuto in cura
l’insorgente in quel periodo (cfr. Dr. __________: “il paziente attualmente
inabile al lavoro nella misura del 100%” e dr. med. __________: “Benché
attualmente l’affezione morbosa cardio-vascolare risulti limitare in misura
preponderante la capacità lavorativa del paziente (anche in attività leggere)…”.)
e soprattutto con il certificato del 13 febbraio 1998 del curante, dr. med. __________,
che ha attestato un’inabilità lavorativa totale, non sconfessata da nessun
accertamento AI di quell’epoca (doc. AI 30-1). Il curante, in quel periodo,
avendo in cura l’assicurato, certamente poteva meglio stabilire la capacità
lavorativa del ricorrente rispetto ad un altro medico che valuta gli atti diversi
anni dopo. Anche l’affermazione del 20 settembre 2007 dell’altro medico SMR,
dr. med. __________, FMH medicina generale, secondo cui la capacità lavorativa
residua era “già presente al momento della prima decisione.”, non è
motivata, non essendo fondata su elementi oggettivi del 1996 e del 1997 (doc.
AI 88-1).

 

                                         Del
resto, sulla base di quanto affermato dal medico SMR, Dr. med. __________, il
consulente, l’11 luglio 2007, ha affermato che:

 

" 
(...)

 

Nelle Annotazioni del
07.07.2007, il Dr. Med. __________, ritiene che per quanto riguarda il
pregresso è deducibile che la CL in attività adeguata fosse quantomeno quella
attuale, fatti salvi i periodi di recupero dei vari interventi che però al
momento non sono determinabili.

Presumibilmente si sarebbe potuta avere un’esigibilità in altre attività (similari
a quelle di oggi), fino all’aggravamento, in effetti, dal 07.05.1996 era
certificata un’IL del 100% per tutte le attività, solo una volta ottenuta una
stabilizzazione si sarebbe potuto pensare ad una reintegrazione professionale. 

 

(…)

 

Non mi è possibile
esprimermi ulteriormente in merito all’esigibilità e alla CL passata in
mancanza di maggiori informazioni sulla possibile CL.” (doc. AI 77-3,
sottolineatura del redattore)

                                      

                                         Alla
luce di tutto quanto sopra esposto, non vi sono pertanto le condizioni per
poter procedere con una riconsiderazione della decisione iniziale del 27
ottobre 1997 (doc. AI 20-1).

 

                                         Rilevato
che anche il medico SMR, dr. med __________, ha accertato che
“dal punto di vista medico lo stato di salute dell’assicurato è peggiorato
rispetto al momento della prima decisione UAI del 1997, fatto confermato da una
progressione della malattia coronaria evidenziata in occasione delle ultime 2
coronarografie” (doc. AI 88-2; cfr. anche risposta di causa pag. 3: “dal
punto di vista medico dal 1997 vi è stato un cambiamento dello stato di salute
nel senso di un peggioramento.”, doc. IV) e che nemmeno la modifica
giurisprudenziale in merito al reddito da invalido potrebbe assurgere a motivo
di revisione (cfr. STCA 5 settembre 2007, inc. 32.2006.153, impugnata
dall’Ufficio AI con ricorso 1° ottobre 2007 tuttora pendente al TF) non sono neppure
dati gli estremi per una revisione della rendita ex art. 17 LPGA.

 

                                         In
queste condizioni il ricorso deve essere accolto, mentre la decisione impugnata
va annullata. L’insorgente continua ad aver diritto alla rendita intera con
effetto dalla sua soppressione.

 

                               2.7.
  Il ricorrente ha chiesto l’assunzione di alcune prove (cfr. doc. I:
documenti, richiamo intero incarto UAI, testi, in particolare il dr. med. __________).

 

                                         Alla
luce delle risultanze degli atti medici già prodotti dalle parti, nonché
dell’esito del ricorso (cfr. in tal senso sentenza H 231/04 - 233/04 del 20
settembre 2005 consid. 3.3.2 terzo paragrafo prima frase in fine), questo
Tribunale rinuncia all’assunzione delle prove richieste.

                                         

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid.
3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di
procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                               2.8.   Vincente
in causa, il ricorrente, patrocinato da un legale, ha diritto ad un’indennità
per ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

                                         Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è
determinata fra 200.- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e
senza riguardo al valore litigioso. Visto l’esito della vertenza, le spese per
fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

 

Per questi
motivi

 

 

dichiara e
pronuncia

 

 

1.Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                         § La decisione impugnata è
annullata ed è ripristinato il diritto alla rendita intera con effetto dalla
sua soppressione.

 

 

                                   2.   Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio
AI verserà all’assicurato fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti