# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7a2ec40e-f065-5ba4-8d1b-6cb10571dd93
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-09-04
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 04.09.2014 U 2014 1
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_U-2014-1_2014-09-04.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

U 14 1

3a Camera

presieduta da

Stecher, e composta dalla giudice Moser e dal giudice Audétat, 

attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 4 settembre 2014

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____,

ricorrente

contro

Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni,

convenuta

concernente assistenza giudiziaria gratuita (restituzione)

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1. Nell'ambito della procedura di divorzio svoltasi davanti al Tribunale 

distrettuale e al Tribunale cantonale dei Grigioni, a A._____ veniva 

concessa l'assistenza giudiziaria gratuita con i decreti del 5 settembre 

2002 della prima e 11 maggio 2004 della seconda istanza. La procedura 

di divorzio era caratterizzata dalla decisione del Tribunale distrettuale del 

12/25 novembre 2003, nell'ambito della quale inizialmente l'azione in 

divorzio veniva respinta non essendo ancora trascorso il periodo di 

separazione di quattro anni, dalla sentenza in appello del 7/21 giugno 

2004 del Tribunale cantonale che rinviava gli atti all'istanza precedente 

per la pronuncia del divorzio e infine della sentenza di divorzio 

pronunciata dal Tribunale distrettuale in data 21 luglio 2006. Da parte del 

Cantone dei Grigioni venivano pertanto assunti dei costi complessivi per 

un ammontare di fr. 17'955.95, comprendenti le spese per il procedimento 

davanti al Tribunale di distretto di fr. 9'112.45, quelle di rappresentanza 

per la prima istanza di fr. 5'440.80 e riguardanti la seconda istanza di fr. 

3'402.70. 

2. Dopo aver calcolato un'eccedenza rispetto al minimo vitale ed aver sentito 

l'interessato al riguardo, con decisione 27 novembre 2013 

l'Amministrazione imposte del Cantone dei Grigioni (qui di seguito 

semplicemente amministrazione imposte) chiedeva a A._____ la 

restituzione dell'importo a suo tempo anticipato di fr. 17'955.95, in ragione 

di pagamenti rateali mensili di fr. 1'000.--, fino all'estinzione del debito. Nel 

provvedimento, l'interessato veniva pure reso attento alle conseguenze di 

un mancato rispetto delle scadenze di pagamento e alle spese che 

avrebbe potuto comportare un pagamento tardivo. 

3. Nel ricorso interposto al Tribunale amministrativo in data 29 dicembre 

2013, A._____ chiedeva che l'80 % dell'importo richiestogli venisse 

assunto dallo Stato in virtù delle disposizioni sull'aiuto alle vittime di reati o 

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che lo stesso gli venisse condonato e che la restituzione della parte 

rimanente di detto importo venisse in via eventuale divisa in rate mensili 

di soli fr. 500.--, senza l'addebito di interessi. In ogni caso per la 

procedura davanti al Tribunale amministrativo, il ricorrente chiedeva di 

essere esonerato da qualsiasi spesa. Per l'ammontare di fr. 14'553.25, 

riconosciutogli in seguito alla decisione 5 settembre 2002, l'istante 

considera che la pretesa sia andata prescritta, poiché la decisione di 

restituzione sarebbe stata emessa oltre 11 anni dopo tale provvedimento. 

Nell'ambito della procedura di divorzio, in seguito alle infondate accuse 

della ex moglie, egli sarebbe stato in carcere diversi anni ed avrebbe 

speso oltre fr. 100'000.-- per mantenere il contatto con i figli, anche se il 

rapporto si sarebbe comunque irrimediabilmente incrinato. Gran parte dei 

costi insorti nell'ambito della procedura di divorzio sarebbero pertanto da 

attribuire all'alterata percezione delle cose sofferta dalla ex moglie. In 

dette circostanze, il ricorrente stesso sarebbe da qualificare come una 

vittima delle prevaricazioni esercitate dalla ex moglie e dovrebbe a tale 

titolo aver diritto agli aiuti finanziari previsti dalla normativa in materia di 

aiuto alle vittime di reati almeno in ragione dell'80 % dei costi sostenuti 

per l'ottenimento del divorzio. Nella denegata ipotesi che il debito venisse 

confermato, il ricorrente chiede una riduzione della rata mensile a fr. 500.-

-, non essendo state debitamente considerate nel calcolo del minimo 

vitale le spese di avvocatura ancora scoperte di fr. 11'743.35 e i costi del 

mezzo di trasporto privato che necessiterebbe per recarsi al lavoro. Nelle 

circostanze del caso concreto, il condono di una parte dei costi sarebbe 

poi giustificato da motivi dovuti all'equità. Verrebbe poi operata una 

disparità di trattamento nel pretendere la corresponsione di detto importo 

solo dal marito e non anche dalla ex moglie, le cui condizioni finanziarie 

dovrebbero permetterle di restituire la prestazione versatale a titolo di 

anticipo.

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4. Nella propria presa di posizione del 5 febbraio 2014, l'amministrazione 

imposte chiedeva la reiezione del ricorso per quanto lo stesso potesse 

essere considerato ammissibile. Per il calcolo dell'eventuale prescrizione 

del diritto alla restituzione sarebbe decisiva la data della crescita in 

giudicato della decisione a conclusione del procedimento per il quale 

l'anticipo dei costi sarebbe stato riconosciuto e non il momento del 

riconoscimento del diritto al gratuito patrocinio. Nell'evenienza, la prima 

fase del procedimento si sarebbe conclusa con la decisione del Tribunale 

cantonale del 7 giugno 2004 e il divorzio tra le parti sarebbe stato 

pronunciato dal Tribunale distrettuale il 21 luglio 2006. Tra la crescita in 

giudicato di questi due provvedimenti e l'emanazione del provvedimento 

impugnato il 27 novembre 2013 non sarebbero trascorsi dieci anni per cui 

non sarebbe neppure subentrata la prescrizione del diritto a chiedere la 

restituzione. Materialmente la richiesta sarebbe giustificata dalla 

situazione di reddito del beneficiario dell'anticipo che, in base al calcolo 

del minimo esistenziale ampliato rispetto a quello secondo il diritto 

esecutivo, disporrebbe di un'eccedenza mensile di fr. 1'528.--. Il debito nei 

confronti dell'avvocato per altre procedure non sarebbe stato considerato 

nel calcolo in quanto la fattura risalirebbe a nove mesi prima e l'istante 

non avrebbe introdotto alcun giustificativo attestante dei versamenti a tale 

titolo. I costi della vettura non sarebbero stati considerati, non essendo 

documentata alcuna necessità oggettiva di usufruire del mezzo di 

trasporto privato per recarsi al lavoro. Nel 2012, l'istante avrebbe poi 

effettuato un versamento a favore del 3. pilastro della previdenza 

professionale per un ammontare di fr. 4'400.--, per una polizza con valore 

di riscatto al 31 dicembre 2012 di fr. 62'754.--. Infine veniva confermata la 

rinuncia al prelievo di interessi moratori qualora i pagamenti fossero stati 

effettuati puntualmente.

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5. Replicando, in data 10 febbraio 2014, il ricorrente ribadiva che a 

fondamento della propria richiesta verrebbero ad esserci dei motivi più 

prettamente etici e di equità che di carattere meramente giuridico. Per il 

resto, l'istante riaffermava di essere in grado di corrispondere al massimo 

un importo mensile di fr. 500.--.

6. Nella duplica del 3 marzo 2014 l'amministrazione imposte si riconfermava 

essenzialmente nelle proprie precedenti allegazioni e proposte 

precisando che per la vettura privata al ricorrente sarebbero stati 

computati ben fr. 308.-- al mese e che pertanto una correzione di tale 

importo non troverebbe alcuna giustificazione, poiché sarebbe 

nell'evenienza esigibile che l'interessato si rechi al lavoro con i mezzi 

pubblici i cui costi mensili si aggirerebbero attorno ai fr. 100.--.

Considerando in diritto:

1. La controversia verte sulla richiesta di restituzione dell'importo a suo 

tempo anticipato al ricorrente per la procedura di divorzio a titolo di 

assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio. In particolare occorre 

stabilire se almeno parte della pretesa sia andata prescritta, se possa 

essere operata una compensazione con altre prestazioni alle quali 

l'istante avrebbe diritto, se l'istante possa esigere lo stesso trattamento 

anche per la ex moglie e infine se la rata mensile pretesa a titolo di 

restituzione vada ridotta in ragione della metà come preteso nel ricorso. 

2. a) Giusta l'art. 123 del Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC; RS 

272), la parte cui è stato concesso il gratuito patrocinio è obbligata alla 

rifusione appena sia in grado di farlo. La pretesa del Cantone si prescrive 

in dieci anni dalla chiusura del procedimento. Questo disposto si applica 

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alle richieste di restituzione dell’assistenza giudiziaria gratuita emanate 

dopo il 1. gennaio 2011 (sentenze del Tribunale federale 5A_414/2011 

del 26 luglio 2011 cons. 1.1 e 5A_405/2011 del 27 settembre 2011 cons. 

5.2) e la pretesa del Cantone alla rifusione si prescrive pertanto in dieci 

anni dalla chiusura del procedimento principale. La data che segna la 

decorrenza del termine di dieci anni è pertanto quella della cresciuta in 

giudicato della sentenza, di un decreto di stralcio o di qualsiasi altro 

provvedimento proprio a mettere fine al procedimento giudiziario. La 

prescrizione viene interrotta con l'emanazione di una decisione di 

restituzione impugnabile (vedi sulla questione PTA 2011 no. 12 cons. 4, 5 

e 6b). 

b) Dal chiaro testo legale è evidente che per la prescrizione non è 

determinante il provvedimento con il quale l'assistenza giudiziaria gratuita 

viene accordata, bensì la conclusione del procedimento giudiziario a 

fondamento della richiesta. Nell'evenienza in oggetto, la procedura per 

l'adozione di misure a protezione dell'unione coniugale e quella di divorzio 

- per le quali era stato riconosciuto il gratuito patrocino da parte del 

presidente del Tribunale distrettuale in data 5 settembre 2002 - si erano 

(solo provvisoriamente) concluse con la sentenza intimata agli interessati 

in data 25 novembre 2003. Tale provvedimento non cresceva in giudicato, 

ma veniva impugnato in appello dalla ex moglie del ricorrente. La 

procedura di appello, per la quale all'istante era parimenti stata 

riconosciuta l'assistenza giudiziaria in data 11 maggio 2004, si 

concludeva con la sentenza intimata il 7 giugno 2004. Infine, il divorzio tra 

le parti veniva pronunciato dal Tribunale di distretto con la sentenza del 

21 luglio 2006. La decisione di restituzione impugnata reca la data del 27 

novembre 2013. La questione dell'eventuale prescrizione di dieci anni si 

potrebbe pertanto porre unicamente in rapporto alla sentenza del 

Tribunale distrettuale intimata il 25 novembre 2003 e che però a tale data 

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non era cresciuta in giudicato (termine di impugnazione) e che poi in 

effetti veniva impugnata davanti al Tribunale cantonale. Ne risulta 

pertanto che determinanti per la prescrizione possono essere solo i 

giudizi del 7 giugno 2004 e del 21 luglio 2006 al momento della loro 

crescita in giudicato, ovvero 30 giorni dopo la loro comunicazione. Ne 

consegue che l'eccezione sollevata quanto all'intervenuta prescrizione per 

i costi e le spese di rappresentanza della prima istanza è immotivata e va 

respinta. 

3. a) In conformità a quanto previsto agli art. 1 e 2 dalla legge federale 

concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV; RS 312.5), ogni persona la 

cui integrità fisica, psichica o sessuale è stata direttamente lesa a causa 

di un reato (vittima) ha diritto all'aiuto conformemente alla presente legge 

(aiuto alle vittime). Questo aiuto – che sussiste indipendentemente dal 

fatto che l'autore sia stato rintracciato, si sia comportato in modo 

colpevole o abbia agito intenzionalmente o per negligenza - può 

comprendere segnatamente la consulenza, la riparazione morale e 

l'esenzione dalle spese processuali. Nell'ambito della procedura di 

divorzio, l'istante ritiene di essere stato vittima della ex moglie nella 

misura in cui la stessa lo avrebbe ingiustamente accusato di fatti non 

commessi e lo avrebbe con ciò allontanato dai tre figli avuti in comune. 

Per il ricorrente, la procedura di divorzio sarebbe quindi stata influenzata 

e resa più onerosa da tali atteggiamenti di controparte. In questo senso, il 

ricorrente si reputa una vittima e considera di aver a tale titolo diritto ad un 

risarcimento ai sensi della LAV. Nell'ambito del presente procedimento 

chiede pertanto che per almeno l'80 % dei costi oggetto della richiesta di 

restituzione venga operata una compensazione con quanto avrebbe 

teoricamente diritto giusta la LAV.

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b) Può rimanere in questa sede aperta la questione di sapere se l'istante 

abbia subito pesanti scapiti in seguito all'atteggiamento assunto dalla 

consorte nell'ambito delle procedure per l'adozione di misure a 

salvaguardia dell'unione coniugale e di divorzio. Non è però di pertinenza 

di questa sede e neppure dell'amministrazione imposte stabilire 

nell'ambito del presente procedimento se l'istante abbia o meno diritto a 

prestazioni a titolo di vittima di un reato. L'esame di un eventuale diritto 

giusta la LAV spetterebbe all'ufficio cantonale del servizio sociale (vedi 

art. 2 dell'ordinanza d'esecuzione della legge federale concernente l'aiuto 

alle vittime di reati [OE della LAV; CS 549.100]) su domanda della vittima 

di un reato. Senza l'espresso riconoscimento da parte della competente 

istanza di un simile diritto, una qualsiasi compensazione con la pretesa 

qui in discussione è improponibile. Nella misura in cui il ricorrente 

pretende di aver diritto ad un tale indennizzo e quindi anche alla 

compensazione di parte della prestazione che gli viene richiesta, il ricorso 

è inammissibile, in quanto questa questione esula manifestamente dal 

contesto della controversia in oggetto e non è stata nemmeno oggetto del 

provvedimento impugnato. 

c) L'istante reputa che un condono dovrebbe comunque essere possibile per 

motivi di equità. Tale pretesa è sprovvista di una qualsivoglia base legale. 

L'art. 123 cpv. 1 CPC pretende la restituzione unicamente in ragione della 

situazione economica di colui che ha beneficiato della prestazione nella 

misura in cui sancisce che "la parte cui è stato concesso il gratuito 

patrocinio è obbligata alla rifusione appena sia in grado di farlo". Motivi 

per un condono di tale pretesa la legge non ne prevede. E' pertanto 

problematico già nell'ottica della parità di trattamento, accordare al 

ricorrente un trattamento diverso da quanto previsto dall'ordimento legale 

invocando dei motivi etici o di equità. Non va dimenticato che la 

procedura che ha visto il riconoscimento del gratuito patrocinio all'istante 

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era essenzialmente una causa di divorzio. Pretendere che i costi di tale 

procedimento vadano assunti dallo Stato per motivi di equità, qualora una 

parte si riveli particolarmente agguerrita contro l'altra, fatto di per sé non 

del tutto insolito, non appare a priori giustificato neppure in quest'ottica. 

4. a) Il ricorrente chiede poi la parità di trattamento anche per la moglie, nel 

senso che anche a questa venga richiesto il rimborso delle spese 

sostenute dallo Stato a titolo di patrocinio gratuito. Vada previamente 

precisato che i costi per i quali viene richiesta la restituzione sono stati 

accollati in sede di procedura di divorzio al ricorrente personalmente 

quale parte al procedimento. Questi costi comprendono del resto solo la 

metà delle spese processuali a carico del marito come risulta dalla 

distinta del 27 settembre 2006 allestita dal Tribunale distrettuale 

competente per i procedimenti ivi decisi. Giusta tale documento è 

accertato che all'istante è stata imposta la metà delle tasse di giustizia, 

delle spese di scritturazione, dei costi peritali, delle diverse spese e di 

quelle di ascolto dei figli. L'altra metà delle spese era andata a carico 

della ex moglie del ricorrente, come risulta del resto dal punto 4 del 

dispositivo della sentenza di divorzio del 21 luglio 2006. Questa 

ripartizione dei costi della prima istanza è stata dall'istante accettata, non 

avendo a suo tempo impugnata la sentenza di divorzio. L'importo richiesto 

in restituzione riguarda pertanto unicamente quanto lo Stato ha 

riconosciuto all'istante a titolo di patrocinio gratuito e debitore di detta 

prestazione può essere solo il ricorrente stesso o i suoi successori in 

diritto. 

b) La questione di sapere se anche alla ex moglie sia o meno stata chiesta 

la restituzione dell'importo a suo tempo anticipato dello Stato non ha 

alcuna pertinenza oggettiva con la situazione dell'istante, il quale non può 

trarre - dalla pretesa edizione di documenti che comproverebbero l'ordine 

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di restituire l'importo anche da parte della ex moglie - alcun vantaggio 

concreto e che pertanto non è legittimato ad ottenere informazioni a 

questo riguardo. Come poi giustamente addotto dalla parte convenuta in 

ricorso, l'assistenza giudiziaria era stata assunta per la controparte al 

divorzio dal comune di domicilio, per cui la richiesta sarebbe comunque 

anche indirizzata all'istanza incompetente. 

5. a) Infine il ricorrente chiede una riduzione della rata mensile a fr. 500.--, non 

considerandosi in grado di corrispondere una quota di fr. 1'000.--. Come 

giustamente ricordato dall'amministrazione imposte, la richiesta di 

restituzione presuppone un miglioramento della situazione della persona 

interessata, nel senso che al momento attuale l'assistenza giudiziaria 

gratuita non le verrebbe più concessa (STEFAN MEICHSSNER, Das 

Grundrecht auf unentgeltliche Rechtspflege [Art. 29 Abs. 3 BV], diss. 

Basilea 2008, pag. 177 e riferimenti). Il diritto presuppone che il 

richiedente sia - in conformità all'art. 117 lett. a CPC - sprovvisto di mezzi 

finanziari. Per il Tribunale federale è indigente colui che non è in misura di 

sopportare le spese della procedura senza intaccare il minimo vitale 

proprio e della propria famiglia. All’importo base giusta il diritto esecutivo 

va applicato un supplemento variante fra il 15 % e il 25 % (cfr. sentenza 

del Tribunale federale U 102/04 del 20 settembre 2004 cons. 4.1.2). 

Giusta la prassi del Tribunale cantonale, nel nostro cantone il fabbisogno 

minimo è composto dal minimo vitale del diritto esecutivo maggiorato del 

20 % (sentenza ZB 03 31 del 3 novembre 2003; NORBERT BRUNNER, Die 

unentgeltliche Rechtspflege nach bündnerischer Zivilprozessordnung, in: 

ZGRG 4/03, pag. 170). Contrariamente però a quanto fa stato nel caso 

del riconoscimento del gratuito patrocinio, dove un'eventuale eccedenza 

conduce a negare l'indigenza se essa permette alla parte richiedente di 

pagare le spese processuali entro un anno nel caso di processi 

relativamente poco esigenti, in procedimenti più complessi entro due anni 

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(sentenza del Tribunale federale 5A_565/2011del 14 febbraio 2012 cons. 

3.3), per la restituzione dell'importo anticipato la durata della restituzione 

rateale non gioca alcun ruolo (STEFAN MEICHSSNER, op. cit., pag. 177 e 

riferimenti).  

b) Nell'evenienza in esame, giusta il calcolo operato dall'amministrazione 

imposte, le entrate di fr. 6'270.-- superano di fr. 1'528.-- il calcolo del 

fabbisogno mensile dell'istante pari a fr. 4'742.--. Corrispondendo delle 

rate mensili di fr. 1000.--, come deciso nel provvedimento impugnato, 

entro 17 mesi l'istante sarebbe in grado di estinguere completamente il 

proprio debito. Giustamente l'istante non contesta la durata sulla quale si 

estenderebbe la restituzione dell'anticipo, che come esposto in 

precedenza non gioca alcun ruolo, ma il calcolo operato per quanto 

concerne i costi di rappresentanza ancora scoperti per altri procedimenti e 

le spese per il mezzo di trasporto privato. 

c) Il ricorrente abita in via N._____ a X._____ e dal 2013 per recarsi a 

Y._____ a lavorare copre una distanza di circa 12.3 km. Coi mezzi di 

trasporto pubblici, che implicano due sposamenti a piedi di due e quattro 

minuti, il tempo impiegato à di circa 30 minuti e la prima corsa parte alle 

ore 6:38 e giunge a Y._____ alle ore 7:06. Nel proprio ricorso, l'istante 

pretende di non disporre nelle vicinanze di trasporti pubblici consoni ai 

suoi orari di lavoro. Questa affermazione non viene però giustificata da 

alcuna precisazione quanto agli effettivi impieghi in termini di orari. Anche 

il settore che occupa la datrice di lavoro, specializzata nella vendita di 

materiale da costruzione, non lascia supporre l'impiego di turni di lavoro 

diversi o oltre la normale giornata lavorativa. Contrariamente a quanto 

preteso nella presa di posizione sul ricorso, al ricorrente la convenuta ha 

riconosciuto una deduzione mensile per il mezzo di trasporto privato 

corrispondente a fr. 308.-- (fr. 3'696.-- : 12), in base al calcolo operato 

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dall'amministrazione fiscale ticinese allorquando l'istante lavorava a 

Z._____. Basti però qui ricordare che con i mezzi di trasporto pubblici le 

spese di trasporto verrebbero a ridursi a fr. 100.--. Pur non avendo quindi 

dimostrato chiaramente la necessità di dover far capo ad un'autovettura 

privata per recarsi al lavoro, nel calcolo del minimo esistenziale operato è 

stato comunque considerato un importo decisamente più favorevole 

all'istante di quanto egli avrebbe diritto in base alle informazioni fornite in 

questa sede.

d) L'istante fa valere poi il debito ancora scoperto nei confronti del proprio 

legale di fr. 11'743.35 per dei procedimenti estranei alla procedura qui in 

discussione. Giusta la prassi del Tribunale federale, per il calcolo del 

minimo esistenziale, il ricorrente può avvalersi dei propri debiti solo nella 

misura in cui egli vi fa anche fronte, mentre non può invocare dei debiti 

che non onora solo per poter beneficiare dell'assistenza giudiziaria 

gratuita (DTF 135 I 221 cons. 5.1 e riferimenti nonché 121 III 20 cons. 

3a). Il principio si applica anche per esaminare la liceità della restituzione 

pretesa. Come risulta dalla distinta allestita il 4 dicembre 2013, 

effettivamente il ricorrente deve al proprio legale ancora un importo di fr. 

11'743.35 per le prestazioni effettuate durante gli anni 2012 e 2013, dopo 

aver versati degli acconti tra il 2012 (fr. 4'260.--) e il 2013 (fr. 3'000.--) di 

complessivamente fr. 7'260.--. Giustamente pertanto l'amministrazione 

imposte ha considerato che per l'ammortamento di detto debito bastava 

considerare un importo massimo annuo di fr. 5'000.--, con una rata 

massima mensile di fr. 416.--. L'eccedenza delle entrate rispetto alle 

uscite di fr. 1'528.-- avrebbe in ogni caso permesso al ricorrente di far 

fronte anche a questo debito con una rimanenza mensile di circa fr. 110.--

.

e) A dimostrazione del fatto che l'istante possa far fronte agli impegni 

impostigli nel decreto impugnato, l'amministrazione imposte evoca il 

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versamento di fr. 4'400.-- fatto a favore della previdenza professionale nel 

2012. Effettivamente, questo volontario versamento conferma come la 

situazione finanziaria del ricorrente gli permetta comunque di realizzare 

dei sostanziosi risparmi e non si riveli quindi essere così precaria come 

l'interessato pretende. 

f) Per quanto riguarda il preteso eccessivo ammontare della rata mensile, 

giova in primo luogo precisare che la restituzione richiesta, tenendo conto 

ancora di una parte del debito scoperto nei confronti del patrocinatore, 

permette comunque ancora la formazione di un'eccedenza di circa fr. 

110.--. Nella sentenza U 12 96, il Tribunale amministrativo confermava 

l'obbligo di restituzione nel caso di un'eccedenza di fr. 115.-- per la durata 

di 25 mesi. E' vero che un'eccedenza mensile di fr. 110.-- non accorda un 

grande margine di manovra, nel senso che una spesa imprevista 

potrebbe implicare subitamente delle temporanee difficoltà. In questo 

senso, anche una rateizzazione più ridotta della restituzione avrebbe 

potuto trovare accoglienza presso la convenuta, essendo il protrarsi del 

pagamento rateale per alcuni mesi irrilevante per la stessa, ma di grande 

importanza per il ricorrente. Poiché però il calcolo operato è corretto, 

l'eccedenza non si scosta da quanto è la prassi giudiziaria e considerato 

che nella valutazione del fabbisogno vitale - sia per quanto riguarda il 

mezzo di trasporto privato che per quanto riguarda il debito nei confronti 

del legale - sia stato computato l'importo più favorevole all'istante, questo 

Giudice non vede motivi per ridurre ulteriormente la rata mensile stabilita 

nella decisione impugnata. Per questo anche su tale aspetto il ricorso va 

respinto. 

6. In conclusione, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso va respinto. 

Giusta l'art. 73 della legge sulla giustizia amministrativa (LGA; CS 

370.100), nella procedura di ricorso la parte soccombente deve di regola 

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assumersi le spese. Nel proprio ricorso l'istante chiede di essere 

esonerato dalle spese. In principio, poiché le pretese di ricorso non sono 

oggettivamente motivate, i costi del procedimento andrebbero accollati al 

ricorrente. Tenendo però in considerazione la sua situazione personale e 

familiare, il difficile percorso emotivo che è stato costretto a seguire 

durante gli ultimi dieci anni e l'insieme delle circostanze del caso 

concreto, si giustifica, del tutto eccezionalmente, di rinunciare al prelievo 

di tasse e spese di giustizia. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è, per quanto ammissibile, respinto. 

2. Non vengono prelevate tasse e spese di giustizia. 

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]