# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8982d728-dc36-527c-9fb3-4e57ed6942c0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 25.07.2003 INC.1998.74204
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1998-74204_2003-07-25.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.1998.74204

  INC.1998.74205

  	
  Lugano

  25 luglio 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sui reclami presentati il 24 marzo
  2003 e il 28 marzo 2003 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________ 

  patrocinata dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 20 marzo 2003 della Sost. Procuratrice
  Pubblica __________, emanata nel procedimento di cui all’inc. MP __________,
  che ordina il sequestro della cassetta sulla quale è stata registrata la
  conversazione privata avvenuta a __________ il 22 aprile 1998 tra la
  reclamante e il dr. __________;

  

 

viste le osservazioni 11 aprile
2003 della Sost. Procuratrice Pubblica, con le quali sono stati trasmessi a
questo giudice gli inc. MP __________ e MP __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

1.

 

Con decreto d’accusa 3 aprile
2000, l’allora Procuratore Generale __________ ha messo in stato d’accusa
__________ (qui reclamante) per registrazione di conversazioni (art. 179 ter
CPS), per avere, a __________ il 22 aprile 1998, discutendo privatamente con il
dr. __________ all’interno del suo studio medico, registrato la conversazione,
senza il suo assenso, proponendo una condanna ad una multa di FRS. 300. -- e la
confisca e la distruzione della cassetta sulla quale è stata registrata la
conversazione oggetto del decreto.

L’imputazione e la confisca
/distruzione della cassetta in oggetto sono state confermate in data 13
febbraio 2001 dal Pretore del Distretto di Lugano e in data 18 dicembre 2002
dalla Corte di cassazione e revisione penale del Tribunale d’appello.
Quest’ultima Corte ha pure fissato la condanna al pagamento di una multa di
FRS: 200. --.

 

 

2.

 

Durante l’interrogatorio 20 marzo
2003, davanti alla Sost. PP __________, nell’ambito del procedimento penale a
suo carico per titolo di diffamazione avviato a seguito di querela penale del
dr. __________ (inc. MP __________), la reclamante, a comprova delle sue
affermazioni, ha fatto riferimento ad una copia della cassetta di cui sub. 1,
precisando di portarla con sé, in quel momento, nella sua borsetta. 

Il dr. __________, presente
all’interrogatorio, ha formalizzato seduta stante una querela nei confronti
della reclamante per il “possesso e utilizzo di un’ulteriore copia della
conversazione a suo tempo intrattenuta ... e raccolta abusivamente” ed ha
chiesto il sequestro della cassetta a titolo probatorio e confiscatorio.

La Sost. Procuratrice pubblica,
con nota a verbale, ha ordinato l’immediato sequestro della cassetta in oggetto
“come mezzo/provento di reato” e aperto informazioni preliminari a carico della
querelante per violazione dell’art. 179 ter CPS (inc. MP __________).

 

 

3.

 

Con reclami 24 marzo 2003
(sottoscritto personalmente dalla reclamante) e 28 marzo 2003 (sottoscritto dal
patrocinatore), la reclamante impugna la decisione di sequestro della cassetta
in oggetto, in quanto, a suo dire “non si tratterebbe di una registrazione
illegale, ma dell’unico mezzo per essere creduta per provare cosa succedesse
nello studio __________ (ripetuta aggressione, minacce, discriminazione
razziale e ripetuti insulti)”. Inoltre il diritto del dr. __________ di
presentare querela sarebbe prescritto, il sequestro sarebbe “cresciuto in
giudicato”, in quanto l’esistenza di questa copia della cassetta sarebbe nota
agli inquirenti dal 18 settembre 1998 e la cassetta in questione costituirebbe
l’unico mezzo di prova da produrre nel procedimento civile per risarcimento
danni pendente presso la Pretura.

 

 

4.

 

La Sost. Procuratrice pubblica
postula l’integrale reiezione dei reclami, rilevando che il sequestro è stato
disposto in ossequio ai requisiti di legge, che la cassetta in questione
riveste importanza per istruire il procedimento penale a carico della
reclamante per violazione dell’art. 179 ter CPS e che quest’ultima neppure nega
che la cassetta sia una copia di quella già oggetto di sua condanna.

 

Delle altre allegazioni e/o
argomentazioni delle parti si dirà, se necessario, nei considerandi che
seguono.

 

 

5.

 

L’art. 161 cpv. 1 CPP impone al
Procuratore Pubblico di ordinare il sequestro di tutti gli oggetti che possono
avere qualche importanza per il processo, sia come mezzi di prova sia perché
soggetti a confisca o a devoluzione allo Stato. La norma - meglio poi specificata
nei capoversi successivi - corrisponde all’art. 120 CPP/1941, per cui ancora
soccorre la giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali sul tema (REP. 1987,
p. 265; 1989, p. 599; sentenze 30 gennaio 1992 in re O.C., CRP 282/91 e 17
marzo 1992 in re G.M., CRP 38/92; decisione 17 gennaio 1996 in re CS, GIAR
1.95.5: v. ora REP 1996, n. 107), ed allora il sequestro, per la sua qualità di
provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare
gli oggetti di cui sopra al dispiegamento della procedura e quindi alle
necessità dell’istruzione preliminare, alle decisioni del magistrato requirente
ed a quelle del giudice del merito nella duplice prospettiva - alternativa o
cumulativa - della produzione e valutazione delle prove (sequestro probatorio)
e delle decisioni di confisca, restituzione o devoluzione, come gli art. 58 ss
CP rispettivamente 270-271 CPP (sequestro confiscatorio). Come per tutti gli
istituti procedurali tali da intaccare eccezionalmente i diritti individuali
per prevalenza di interesse pubblico, il sequestro é legittimo unicamente in
presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo
e l’oggetto che così occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità
requirente ed inquirente, con sempre accresciuta esigenza probatoria indiziante
approssimantesi alla verità materiale (cfr. in contesto più generale: Gérard
Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, Lausanne 1987, p. 191 n.
926 ss).

 

 

6.

 

Dagli atti traspare in modo
chiaro e inequivocabile che la cassetta oggetto del provvedimento impugnato è
una copia della registrazione già oggetto di sanzione penale per la reclamante
(FRS. 200.-- di multa) e di ordine di confisca/distruzione cresciuto in
giudicato. Ciò trova conferma del resto nelle ammissioni fatte dalla reclamante
nella deposizione del 20 marzo 2003, che danno addirittura atto dell’esistenza
di ulteriori copie a disposizione della reclamante.

Va del resto ricordato che l’art.
179 ter CPS sanziona non solo la registrazione di una conversazione non
pubblica cui partecipi, fatta senza l’assenso degli altri interlocutori, ma
anche il fatto di conservare tale registrazione.

Non può dunque esservi dubbio
sull’esistenza degli indizi di reato, ritenuto che siamo in presenza, per
ammissione della reclamante stessa, di registrazione già dichiarata illegale da
un precedente procedimento sanzionato da decisione definitiva.

Né tantomeno, diversamente da
quanto sembra sostenere la reclamante, può essere d’aiuto l’art. 179 octies
cpv. 2 CPS, ritenuto che nessun giudice ha mai autorizzato la suddetta
registrazione.

Da quanto emerge dagli atti,
nessun elemento permette di confermare che il possesso da parte della querelata
di una (o più) copie della cassetta già confiscata fosse noto prima del 20
marzo 2003 (giorno della menzionata audizione della reclamante) e quindi che il
diritto di querela del dr. __________ sia prescritto.

Va d’altro canto rilevato che la
reclamante entra in palese contraddizione là dove, dopo aver sostenuto davanti
al magistrato inquirente di disporre di ulteriori copie della cassetta in
oggetto (cfr. verb. 20.3.2003 p.3), si oppone al sequestro della cassetta che
aveva con sé durante quell’interrogatorio, in quanto unico mezzo di prova nella
causa civile presso la Pretura. La produzione al Pretore di registrazioni
ottenute illecitamente – per altro mai richiamate da quest’ultimo – appare del
resto di dubbia fattibilità.

Il provvedimento messo in atto
dalla Sost. Procuratrice Pubblica merita dunque incondizionata tutela, in
quanto adempie ai requisiti di legge, esplicitati dalla giurisprudenza e dalla
dottrina sopra menzionata.

 

 

7.

 

I reclami sono conseguentemente
integralmente respinti, con la presente decisione suscettibile di impugnazione
alla Camera dei ricorsi penali (art. 284 cpv. lett. a CPPT); le spese
giudiziarie seguono la soccombenza (art. 39 lett. f TG).

 

 

per i quali motivi,

 

visti i citati articoli di legge

 

 

 

decide:

 

 

1.   I reclami sono respinti.

 

2.   La tassa di giustizia di fr. 250.-- e le spese di fr. 100.--
sono a carico della reclamante.

 

3.   Contro la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei
ricorsi penali entro dieci giorni dall'intimazione.

 

4.   Intimazione:

      -    avv. __________, per sé e per la reclamante (con copia
delle osservazioni 11 aprile 2003 della magistrata inquirente),

      -    Sost. Procuratrice pubblica __________;

      -    avv. __________, per sé e per la parte civile (con copia
dei reclami).

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
__________