# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f33df26d-6bb2-540c-b47b-dea70d289580
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-12-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 03.12.1998 11.1998.144
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-144_1998-12-03.html

## Full Text

Incarto n.:

  11.98.00144

  	
  Lugano

  3 dicembre 1998/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Poretti
  Schuhmacher

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__.______ (azione possessoria) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2, promossa
con istanza del 17 marzo 1995  da

 

	
   

  	
  __________
  __________ -__________, __________

  __________
  __________ -__________, __________

  __________
  __________, __________, e

  __________
  __________, __________ 

  formanti
  la comunione ereditaria fu __________ __________

  (rappresentati
  da __________ __________ -__________ 

  e
  patrocinati dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se deve essere accolto l’appello del 21 settembre 1998
presentato da __________ __________ contro la sentenza emessa il 7 settembre
1998 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2;

 

                                         2.
  Il giudizio sulle spese e sulle ripetibili.

 

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________ è
proprietario del fondo n. __________RF di __________, gravato da una servitù di
posteggio iscritta il 7 ottobre 1982 a favore del fondo n. __________,
proprietà della comunione ereditaria fu __________ __________ (composta di
__________ __________ -__________, __________ __________ -__________,
__________ __________ e __________ __________). Il 21 dicembre 1993 __________
__________, ottenuta la licenza edilizia comunale, ha costruito sul suo fondo,
tra l’agosto e il settembre del 1994, un deposito per attrezzi in cemento
armato che ha invaso parzialmente la superficie oggetto della servitù di
posteggio. Con lettera del 19 settembre 1994 gli eredi fu __________ __________
hanno comunicato a __________ __________ di avere constatato, dopo una visita
di __________ __________ -__________ nel Ticino, nel settembre di quell’anno,
che la costruzione rendeva molto difficile se non impossibile la manovra di
posteggio e hanno chiesto la sospensione immediata dei lavori con rimozione
della casetta entro dieci giorni. __________ __________ non ha reagito.

 

                                  B.   __________ __________
-__________, __________ __________ -__________, __________ __________ e
__________ __________ hanno promosso il 17 marzo 1995 un’azione possessoria
davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 2, perché fosse ordinato a
__________ __________ in via cautelare di sospendere immediatamente i lavori di
costruzione e nel merito di demolire l’edificio, in modo da ripristinare la
possibilità di posteggio. All’udienza del 4 maggio 1995 gli istanti si sono
riconfermati nelle proprie domande, rinunciando tuttavia alla misura cautelare
poiché la costruzione risultava ormai praticamente ultimata. Da parte sua il
convenuto si è opposto all’istanza, di cui ha chiesto la reiezione, in ordine
per la sua tardività e nel merito per l’assenza di illecita violenza. Ultimata
l’istruttoria, ogni parte ha ribadito il proprio punto di vista con un
memoriale scritto.

 

                                  C.   Statuendo il 7
settembre 1998, il Pretore ha accolto l’azione possessoria e ha ordinato a
__________ __________ di rimuovere la costruzione eretta sulla parte del fondo
n. __________RF di __________ gravata dalla servitù di posteggio a favore della
particella n. __________ RF secondo la planimetria iscritta all’Ufficio dei registri.
La tassa di giustizia di fr. 650.– e le spese sono state poste per un decimo a
carico degli istanti in solido e per il resto a carico di __________
__________, tenuto a rifondere agli istanti fr. 1’200.– per ripetibili ridotte.

 

                                  D.   __________ __________
è insorto contro la sentenza del Pretore con un appello del 21 settembre 1998
nel quale chiede che il giudizio impugnato sia riformato nel senso di
respingere l’istanza. Nelle loro osservazioni del 9 ottobre 1998 __________
__________ -__________, __________ __________ -__________, __________
__________ e __________ __________ propongono di respingere l’appello e di
confermare la sentenza impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Gli istanti hanno
dichiarato di fondare la loro azione possessoria sull’art. 927 CC (azione di
reintegra), mentre il Pretore l’ha ritenuta ancorata all’art. 928 CC (azione di
manutenzione). V’è da interrogarsi se tale interpretazione sia pertinente, gli
istanti non essendo insorti contro una semplice turbativa, ma contro la vera e
propria impossibilità di esercitare la servitù sull’area occupata dal nuovo
edificio. La differenza tra le due azioni possessorie è rilevante nella misura
in cui, trattandosi di un’azione di manutenzione, la parte convenuta non ha la
possibilità di opporre un proprio diritto prevalente: la sola turbativa del
possesso dovuta a un atto di illecita violenza basta, in altre parole, per
l’accoglimento dell’azione (Steinauer,
Les droits réels, vol. I, 3ª edizione, pag. 101, n. 364). Sia come sia, nella
fattispecie il convenuto non può legittimamente invocare – come si vedrà in
appresso – alcun diritto prevalente. Il problema di sapere se l’azione
possessoria debba ritenersi fondata sull’art. 927 CC o sull’art. 928 CC può
pertanto rimanere irrisolto.

 

                                   2.   Un’azione
possessoria – di manutenzione o di reintegra – compete anche al titolare di una
servitù (Steinauer, Le droits
réels, vol. II, 2a edizione, pag. 335 n. 2302 e 2302a; Stark in: Berner Kommentar, 2a
edizione, nota 74 dell’introduzione agli art. 926–929 CC). L’art. 919 cpv. 2 CC
dispone invero che nel caso di servitù prediale l’effettivo esercizio del
diritto è parificato al possesso della cosa. L’azione possessoria presuppone,
per il resto, che sia reso verosimile l’esercizio della servitù e che
quest’ultima sia iscritto a registro fondiario (DTF 83 II 146; Rep. 1979 pag.
292; Stark op. cit., nota 12
dell’introduzione agli art. 926–929 e nota 5 ad art. 928 CC). Nella fattispecie
è indubbio che la servitù litigiosa è iscritta a registro fondiario (doc. E) e
che gli istanti l’hanno sempre esercitata, come l’appellante stesso ammette
(verbale di interrogatorio formale di __________ __________ del 30 ottobre
1996, ad 2). Le condizioni predette sono dunque adempiute.

 

                                   3.   Tanto in un’azione
di reintegra quanto in un’azione di manutenzione il possessore deve avere
reclamato immediatamente, appena conosciuto l’atto di violenza e l’autore di
esso (art. 929 cpv. 1 CC). Inoltre l’azione deve essere intentata entro un
anno, il quale comincia a decorrere dalla spogliazione o dalla turbativa, anche
se il possessore ha avuto conoscenza più tardi del fatto e del suo autore (art.
929 cpv. 2 CC). I limiti di tempo previsti dall’art. 929 CC vanno esaminati
d’ufficio, giacché da essi dipende la ricevibilità dell’azione (Rep. 1996 pag.
190, 1989 pag. 485, 1987 pag. 209 consid. 1, 1986 pag. 78, 1985 pag. 307 consid.
1, 1981 pag. 348 e 158; Stark in:
Berner Kommentar, 2a edizione, n. 10 ad art. 929 CC). Per quanto
attiene al reclamo immediato, in particolare, tale presupposto deve essere reso
verosimile dall’istante, senza riguardo all’eventuale passività del convenuto (Stark, op. cit., n. 3 ad art. 929 CC),
ed è ritenuto tempestivo se interviene con prontezza (Stark, op. cit., n. 6 ad art. 929 CC; Rep. 1981 pag. 348). Da
questo profilo il giudice deve esaminare , valutando l’insieme delle
circostanze, se l’istante ha reagito entro un termine ragionevole da quanto ha
potuto effettuare un primo esame della situazione (Stark, loc. cit.; SJ 1980 pag. 92 seg.).

 

                                   4.   Il Pretore ha
constatato che gli istanti avevano reclamato nei confronti del convenuto non
appena riscontrata la costruzione del deposito su parte della superficie
gravata da servitù in favore del loro fondo n. __________. Egli ha poi rilevato
che l’edificazione del deposito riduce da 6.60 a 4.15 m la lunghezza del
posteggio, ciò che costituisce un’illecita turbativa e giustifica
l’accoglimento dell’azione possessoria. L’appellante sostiene invece che
l’istanza sarebbe tardiva, poiché gli istanti hanno reclamato solo il 19
settembre 1994 (doc. G), mentre avrebbero dovuto reagire subito dopo avere
ricevuto, nel dicembre del 1993, l’avviso di pubblicazione della domanda di
costruzione, dalla quale risultava l’intenzione di costruire il deposito degli
attrezzi.

 

                                         L’argomentazione non può
essere condivisa. Il solo inoltro di una domanda di costruzione e l’ottenimento
della licenza edilizia non implicano ancora – di per sé – una turbativa del
possesso, come rileva il primo giudice. Del resto l’appellante non ha dato
avvio immediato ai lavori di costruzione, ma ha lasciato trascorrere nove mesi
dall’ottenimento della licenza edilizia (doc. 4 e 5). Nel dicembre 1993
l’esercizio della servitù era ancora indisturbato e gli istanti essi non
avevano motivo di dolersi nei confronti dell’appellante. Questa Camera ha già avuto
modo di stabilire, in analogia al caso in esame, che non basta la semplice
modinatura di una casa né l’approvazione dei piani perché il titolare di una
servitù debba reclamare istantaneamente; occorre invece che la turbativa sia
rilevabile dalla costruzione effettiva (Rep. 1976 pag. 33). Nella fattispecie
il termine per inoltrare reclamo non decorreva perciò dal ricevimento
dell’avviso riguardante la pubblicazione della domanda di costruzione (doc. 3).

 

                                   5.   L’appellante fa
valere che al più tardi durante l’ultima settimana di agosto 1994 __________
__________ doveva necessariamente essersi accorta dei lavori, iniziati il 22
agosto 1994 e terminati dieci giorni dopo. Ora, in concreto è pacifico che i
lavori di costruzione sono iniziati il 22 agosto 1994 (risposta, pag. 4; doc.
5), mentre non è chiaro quanto siano durati. Il teste __________ __________ ha
affermato di aver impiegato circa dieci giorni per edificare il deposito, ma
non ha precisato quando egli ha effettivamente cominciato (verbale del 1° dicembre
1995). La perentoria affermazione dell’appellante, il quale assevera che i
lavori si sono conclusi – ed erano quindi ben visibili – già agli inizi del
mese di settembre 1994, manca perciò di verosimiglianza, sicché non può
ritenersi attendibile che __________ __________ abbia potuto notare la
costruzione già durante il suo soggiorno nel Ticino alla fine di agosto 1994.
Anzi, l’audizione rogatoriale di __________ __________ (verbale del 17 gennaio
1996), che si trovava in vacanza a __________ negli ultimi giorni di agosto del
1994, smentisce l’appellante. La teste ha dichiarato infatti che, facendo in
quei giorni una passeggiata con __________ __________, aveva incontrato il padre
del convenuto (risposta n. 10), il quale aveva detto loro di non posteggiare
nel solito luogo, ma di lasciare l’automobile nella piazza del paese poiché sul
loro posteggio era stato installato un piccolo cantiere per talune riparazioni
(“Per quanto io capissi si trattava di un danno delle acque, di una condotta
dell’acqua difettosa”: risposta n. 13). __________ __________ avrà quindi
constatato l’esistenza di un cantiere, ma nulla induce a credere che si sia
potuta anche rendere conto dell’entità e della natura dei lavori in corso. La
tesi dell’appellante, stando al quale in occasione del citato colloquio la
costruzione era pressoché terminata, contraddice del resto la deposizione di
__________ __________, la quale ha parlato solo di un “buco con inerti”
(risposta n. 13), e finanche quanto lo stesso appellante ha scritto nel memoriale
prodotto all’udienza del 4 maggio 1995, quando ha affermato di avere pressoché
ultimato il deposito “al momento dell’introduzione della presente azione” (17
marzo 1995), sicché la domanda cautelare risultava inutile (pag. 6, n. 8).

 

                                   6.   Il primo reclamo
risale – come si è visto – al 19 settembre 1994 (doc. G), non risultando essere
stati sporti reclami verbali. La reazione degli istanti è quindi avvenuta 2-3
settimane dopo che essi avevano constatato l’esistenza della costruzione litigiosa.
Se si tiene conto che essi risiedono fuori Cantone e che sono membri di una
comunione ereditaria, tale lasso di tempo non può reputarsi eccessivo, tanto
meno alla luce giurisprudenza di questa Camera (Rep. 1973 pag. 327, 1987 pag.
209). Non è contestato del resto che l’azione possessoria è stata promossa il
17 marzo 1995, nel termine di un anno previsto dall’art. 929 

                                         cpv. 2 CC. Sulla
tempestività dell’azione possessoria l’appello si rivela quindi sprovvisto di
buon diritto.

 

                                   7.   A parere
dell’appellante, infine, il Pretore avrebbe ravvisato a torto una turbativa della
servitù, perché gli istanti dispongono tuttora di un posteggio. Egli sostiene
che le planimetrie allegate all’istanza di iscrizione nel registro fondiario
indicano solo in modo orientativo la superficie gravata, limitandosi ad
assegnare una determinata porzione di terreno per mantenere un minimo di ordine
nello sfruttamento dell’area adibita a posteggio. L’argo-mento non può essere
seguito. Dal registro fondiario risulta che la particella n. __________dell’appellante
è gravata da servitù prediali di posteggio a favore di cinque altri fondi, tra
i quali la particella n. __________degli istanti, e il documento giustificativo
(piano delle servitù) indica con precisione le aree gravate (doc. E). Né l’appellante
contesta che gli istanti abbiano sempre posteggiato il loro veicolo nello
spazio loro assegnato in base alla citata planimetria (verbale di
interrogatorio formale di __________ __________ del 30 ottobre 1996, risposta
n. 2; doc. E e 1). Certo, il teste __________, che ha coordinato i lavori di
costruzione, ha dichiarato di essere stato a conoscenza della servitù di
posteggio sulla porzione di terreno accanto al deposito per attrezzi e di
averne tenuto conto, calcolando le dimensioni dell’edificio in modo che agli
istanti rimanesse un parcheggio di dimensioni normali (audizione del 1°
dicembre 1995). Ciò tuttavia è irrilevante, poiché la servitù in questione
grava una superficie ben delimitata, circoscritta da un lato dal muretto che il
convenuto aveva fatto costruire tempo addietro, e dall’altro dal muro a secco
situato vicino alla casa (ora rimosso), fino alle scale che portano alle
cantine.

 

                                         Dalla planimetria prodotta
a registro fondiario come documento giustificativo (doc. E) si evince con chiarezza
che la superficie di posteggio attribuita dagli istanti è delimitata a valle
dal muro che prolunga la facciata sud dell’appellante (doc. E, F, 10) e ha la
stessa profondità della scala di accesso che conduce alla casa del convenuto.
Le planimetrie allegate alla domanda di costruzione (doc. 2), come pure i
rilievi eseguiti durante il sopralluogo del 27 febbraio 1997, dimostrano che
dopo la costruzione del deposito la lunghezza del posteggio laterale a
disposizione degli istanti si è drasticamente ridotta da 6.60 a 4.15 m. Il
deposito litigioso invade pertanto la superficie gravata dall’onere di posteggio
su una lunghezza di 2.45 m, ledendo manifestamente l’esercizio della servitù. A
prescindere dal fatto che le normative previste dall’Unione dei professionisti
della strada (Norma Svizzera SN 640 603, doc. I) prevedono per un posteggio
longitudinale come quello degli istanti una lunghezza minima di 6.30 m, la
violazione del possesso è data già per la sola riduzione della superficie
adibita a posteggio. Nonostante quanto sostenuto dal teste __________
(audizione testimoniale del 1° dicembre 1995), per di più, neppure
un’automobile di medie dimensioni può essere posteggiata su una superficie
tanto ristretta (doc. 6, 7 e 8), tanto meno se si considera che in concreto il
parcheggio è delimitato su tre lati da muri in cemento, i quali renderebbero
già più difficile la manovra su un’area laterale di dimensioni normali (doc. 7,
8 e 10).

 

                                   8.   L’appellante
sostiene infine che gli istanti avrebbero tacitamente accettato la riduzione
della superficie adibita a posteggio concludendo con gli altri interessati ai posteggi
una transazione. Egli trascura però che tale accordo riguardava solo la costruzione
di un muretto e la fissazione della lunghezza complessiva (6.75 m) dei tre
parcheggi situati a confine con la strada (doc. 12), ma non menziona in alcun
modo le dimensioni del posteggio di cui beneficiano gli istanti. Non se ne può
pertanto dedurre che questi ultimi avrebbero indirettamente e tacitamente
accettato anche la riduzione del loro posteggio. D’altra parte i tre posteggi oggetto
della transazione (doc. 11), che misurano in effetti 4.60 m di lunghezza dopo
la costruzione del muretto, sono accessibili dalla strada con un’unica e
semplice manovra e le citate norme USS prevedono in simili casi una lunghezza
di 4.50 m (doc. I, pag. 4). Si tratta quindi di posteggi ben diversi da quello,
laterale, di cui dispongono gli istanti. Constatata la violazione della servitù,
per finire, il Pretore ha accolto giustamente l’azione possessoria e ha
ingiunto al convenuto di demolire la costruzione. L’appello, infondato in ogni
suo punto, deve di conseguenza essere respinto.

 

                                   8.   Gli oneri
processuali sono posti a carico dell’appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), che
rifonderà alla controparte un adeguato indennizzo per ripetibili di appello.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

                                      

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 325.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
375.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1’000.–  per
ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione a:

– avv. __________ __________, __________;

                                         – avv. __________ __________,
__________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria