# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d6570e19-8ac8-5b39-bf30-8944ad236cfa
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-04-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale penale cantonale 05.04.2006 72.2006.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TPC_001_72-2006-21_2006-04-05.html

## Full Text

Incarto n.

  72.2006.21

  	
  Lugano,

  5 aprile 2006/nh

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte delle assise criminali

  
	
   

   

   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giovanna
  Roggero-Will (Presidente)

  GI 1 

  GI 2 

   

  

 

	
  e dagli assessori giurati:

  	
  AS 1 

  AS 3 

  AS 4 

  AS 5 

  AS 7 

   

  

 

	
  con la segretaria:

  	
  Orsetta Bernasconi, vicecancelliera 

  

 

 

Conviene oggi nell’aula penale di questo Palazzo
di giustizia

 

 

	
  per giudicare

  	
  AC 1

  e domiciliato a 

   

  
	
   

  	
  detenuto dal 25 agosto 2005;

  

 

 

prevenuto colpevole di:

 

tentata rapina, aggravata

siccome commessa dimostrando particolare
pericolosità, segnatamente facendo uso di un’arma da fuoco e munendosi di
laccetti atti ad immobilizzare,

                                          e meglio,
per avere,

 

                                          agendo in
correità con il cugino __________,

ognuno con il proprio ruolo, 

dopo l’espletamento di più sopralluoghi, 

                                          in data 8
agosto 2005, 

                                          a __________,
presso il __________,

tentato di commettere un furto minacciando di
pericolo imminente alla vita il gestore PC 1 

con arma da fuoco (mitraglietta Brasilien cal. 9
carica, disassicurata, con 24 cartucce nel caricatore inserito  completamente
nell’arma, senza colpo in canna), 

dopo averlo precedentemente picchiato,

                                          ed in
particolare,

presentandosi __________ e AC 1 

intorno alle ore 18.30/19.00 nel locale bar del __________,
ordinando ognuno un caffé e dopo averli sorbiti, alzandosi i due e recandosi,
preceduti da PC 1, nel locale negozietto del __________, 

AC 1 aggredendo e picchiando dietro il bancone il
gestore, raggiunto da tergo, nell’intento di immobilizzarlo e legarlo con dei
laccetti portati seco all’uopo, non riuscendovi, vista la vivace reazione di PC
1,

                                          tanto che AC
1 lasciava il locale negozietto,

luogo in cui rimanevano PC 1 e __________, il
quale munito della mitraglietta Brasilien, 

minacciava più volte di morte il gestore,
puntandogli l’arma a distanza ravvicinata, picchiandogliela altresì in testa ed
in altre parti del corpo, cagionandogli in tal modo le lesioni descritte nella
documentazione medica agli atti,

ritenuto come durante lo scontro fisico con __________,
PC 1 riusciva a prendere un coltello da cucina trovantisi casualmente sul
bancone colpendolo al petto,

dandosi poi __________ alla fuga, 

lasciando cadere la mitraglietta sul pianerottolo
del __________ 

ed accasciandosi dopo un centinaio di metri al
suolo, 

per poi decedere,  

 

mentre nel frattempo AC 1, che precedeva di
qualche metro il cugino scappando a piedi in direzione del centro di __________,
raggiunse la vettura Lancia Y Elefantino intestata alla moglie allontanandosi
definitivamente dal luogo;

 

fatti avvenuti
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reato previsto
all’art. 140 cifra 3 CP in relazione con  l’art. 21 cpv. 1 CP;

 

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 21/2006 del 22 febbraio 2006, emanato dal Procuratore
pubblico.

	
  Presenti

  	
  § Il PP 1.

  § L'accusato AC 1
  assistito dal difensore d'ufficio (GP) avv. DUF 1.

  § L'avv. RC 1 in
  rappresentanza della PC PC 1.

   

  

Espleti i pubblici dibattimenti 

                                     -   martedì       4 aprile 2006 dalle ore 9:30 alle ore 16:05

                                     -   mercoledì   5 aprile 2006 dalle ore 9:35 alle ore 17:35

                                      

 

Sentiti                        §   Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale
ripercorre gli avvenimenti della sera dell'8 agosto 2005, pone in evidenza la
particolare pericolosità dimostrata dall'accusato, segnatamente per il modus
operandi e, ritenuta in concreto l'applicazione dell'aggravante di cui al n. 3
cpv. 2 dell'art. 140 CP, chiede la conferma integrale dell'atto di accusa. In
considerazione dei gravi precedenti penali dell'accusato e, in suo favore, del
fatto che si sia costituito alla giustizia e della collaborazione prestata,
ancorché minima, conclude chiedendo che l'accusato venga condannato ad una pena
di 3 anni e 10 mesi di reclusione e all'espulsione effettiva dal territorio
svizzero per 7 anni. Chiede inoltre la confisca di quanto in sequestro,
rimettendosi al giudizio della Corte quo alla restituzione degli effetti
personali di __________.

 

                                    §   L'avv. RC 1, rileva che il suo assistito, oltre che a
provare un costante sentimento di paura conseguente all'aggressione subita, si
trova nel tormento di essere stato l'autore di un omicidio, ancorché senza
colpa. Per quanto attiene alla colpabilità dell'accusato si associa alle conclusioni
del PP e chiede a titolo di risarcimento un franco simbolico.

 

                                    §   Il Difensore, il quale ricorda l'enfasi data a suo tempo
dalla stampa sulla rapina oggi oggetto di giudizio e richiama l'attenzione sul
fatto che la Corte deve infliggere una pena equa, commisurata alle colpe
dell'accusato, e non una pena esemplare. Contesta, poi, che in concreto sia
realizzata l'aggravante di cui al numero 3 dell'art. 140 CP, postulando invece
l'applicazione dell'aggravante di cui al numero 2. In particolare, sul fatto che
il suo assistito abbia sbagliato a girare la leva della sicura non assicurando
l'arma, sostiene l'errore sui fatti ex art. 19 CP. Ritenuta, inoltre,
l'applicazione dell'art. 66bis CP (segnatamente in ragione della perdita del
cugino) conclude chiedendo una massiccia riduzione della pena proposta dal PP.
Chiede inoltre il dissequestro dell'automobile in favore della convivente
dell'accusato. Non si oppone invece alle ulteriori confische ed alla pena
accessoria dell'espulsione.

 

 

Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i
seguenti 

 

quesiti:                    1.   AC 1 è autore colpevole di:

 

                               1.1.   tentata
rapina

                                         in
correità col cugino __________ 

ai danni di PC 1, 

l'8.8.2005 a __________?

                                         

                            1.1.1.   trattasi di
reato aggravato?

 

                         1.1.1.1.   per essersi
munito di un'arma da fuoco o di altra arma pericolosa?

 

                         1.1.1.2.   per essersi dimostrato particolarmente
pericoloso?

                                      

e meglio come descritto dall’atto di accusa?

 

 

                                   2.   Può
beneficiare della sospensione condizionale della pena:

 

                               2.1.   privativa
della libertà?

 

                               2.2.   d’espulsione?

 

 

                                   3.   Deve
ex art. 66 bis CP beneficiare di un'attenuazione della pena:

 

                               3.1.   privativa
della libertà?

 

                               3.2.   accessoria
dell'espulsione?

 

 

                                   4.   Deve
essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?

 

 

                                   5.   Deve
essere condannato al pagamento di un’indennità alla parte civile?

 

Considerato,                  in fatto ed in
diritto

 

                                   1.   AC 1 è nato il 29.7.1967 a __________ (provincia di __________).

Pochi mesi dopo la sua nascita, i genitori si
trasferirono a __________ dove il padre lavorò per il Comune dapprima come
bidello e, poi, come funzionario amministrativo.

A __________ nacque la sorella dell'imputato, __________,
oggi 37enne, divorziata, senza figli, che lavora come segretaria.

A __________, AC 1 frequentò le scuole
dell'obbligo fino alla terza media dopo di che, senza intraprendere nessuna
formazione professionale, ha iniziato a lavorare impiegandosi, a dipendenza
delle occasioni, come imbianchino, muratore e facchino/magazziniere.

Nel 1986 ha fatto il servizio militare nel __________.

 

Nel 1992 AC 1 è stato condannato dal Tribunale di
__________ a 2 anni e 6 mesi di reclusione (oltre al pagamento di una multa)
per tentata estorsione (i fatti risalivano al settembre 1991).

Al PP, l'imputato ha raccontato i fatti alla base
di quella condanna nel seguente modo:

 

"  Con
un mio correo, di cui non faccio il nome, abbiamo preso un appuntamento con un
ristoratore di __________ (aveva un ristorante a __________). Non ricordo più i
dettagli di quell’episodio. Ricordo che l’appuntamento l’avevamo preso al
telefono, una volta giunti dal ristoratore con il mio correo siamo stati
arrestati dalla Polizia. Non ha fatto a tempo a darci il denaro poiché, come
detto, sul luogo abbiamo trovato   la Polizia. Sono stato
arrestato e sono rimasto in prigione ad espiare la pena. In pratica
dall’arresto della Polizia fino alla conclusione dell’espiazione della pena. 

Ricordo di essere stato arrestato il 5 settembre
1991. Questa condanna l’ho espiata a __________. Avevo ricorso anche in
appello, ma erano stati confermati i 2 anni e 6 mesi. Io sono uscito intorno al
novembre 1993 di prigione."  (PP 13.10.2005)

 

In aula, esortato dalla presidente a voler fare
uno sforzo di memoria, dopo non poche esitazioni, AC 1 si è deciso ad ammettere
che aveva minacciato la vittima di far “saltare in aria” il suo
ristorante, dando veridicità alla minaccia grazie ad un evento del genere
appena accaduto.

 

Pochi mesi dopo avere scontato la pena ricevuta,
il 1 aprile 1994, AC 1 venne di nuovo arrestato mentre cercava di commettere
una rapina. Per questo tentativo di rapina a mano armata venne condannato a 4
anni di reclusione:

 

"  Con
un mio conoscente di __________ abbiamo quindi deciso di commettere una rapina
ai danni di una gioielleria. Il mio correo era un ragazzo che abitava nella mia
stessa zona, di cui non voglio fare il nome. Ci siamo muniti di una pistola a
tamburo calibro 38. Siamo entrati nella gioielleria, io impugnavo la pistola.
Credo di non avere fatto in tempo a minacciare il gioielliere, che lui mi è
saltato addosso. Con il gioielliere c’è stata una colluttazione e mi è partito
un colpo. Non so più cosa fu colpito, so che comunque il gioielliere non è
stato ferito per nulla. E’ arrivata  la Polizia e siamo stati entrambi arrestati. Sono
stato condannato a 4 anni di reclusione. Dal giorno dell’arresto fino
all’espiazione della condanna sono rimasto in carcere. Ricordo di essere stato
rimesso in libertà dopo l’espiazione, nel novembre 1997. Questa condanna l’ho
espiata a __________. Contro la sentenza di primo grado avevamo ricorso ma la
condanna è stata confermata." (PP 13.10.2005)

 

In pratica, quindi, AC 1 ha passato in carcere –
se si eccettua la parentesi tra novembre 1993 e inizio aprile 1994 – il periodo
dal settembre 1991 al novembre 1997.

 

Scontata la seconda condanna, AC 1 ha cominciato
a lavorare, per il tramite di una cooperativa, come facchino/uomo di fatica, in
pratica nel  carico e scarico di camion nell’hinterland milanese.

 

In quei primi mesi di libertà, AC 1 ha conosciuto
TE 1, che lavorava come segretaria. Se ne innamorò e ben presto, già nel 1998,
andò a vivere con lei. 

Da lei ha avuto due figli: __________, nato nel
1999, e __________, nata nell'aprile 2005:

 

"  Con TE
1 abitiamo a __________ che è attaccato a __________ in un appartamento in
affitto di dimensioni per una famiglia con due figli. Tengo a precisare che
dopo che TE 1 è rimasta incinta e non ha quindi più percepito stipendio, i suoi
genitori ci hanno aiutato finanziariamente, cosa che continuano a fare. Ad
aprile 2005 io avevo iniziato a lavorare in una cooperativa in modo saltuario,
non era un lavoro fisso poiché non avevano tanto lavoro. La cooperativa era
stata aperta da poco. Guadagnavo mediamente 1000 Euro al mese, preciso che però
che questa è una cifra indicativa poiché si guadagna in base a quanti giorni si
lavora." (PP 19.12.2005)

 

                                   2.   All'epoca dei fatti, la situazione finanziaria di AC 1 non era delle
più rosee.  

Con le sue attività temporanee e non qualificate
percepiva un salario di circa 1.000.-/1'200.- euro al mese cui si aggiungeva,
sino a febbraio 2005, quello di pari importo della convivente.

A fronte di queste entrate, egli aveva un debito
di circa 22/23.000.- euro contratto presso alcuni istituti di credito per
l'acquisto dei mobili di casa.

Sarebbero state queste difficoltà ad indurlo a
compiere la rapina oggetto del presente procedimento:

 

"  Io
ho debiti per circa 23 mila Euro, è anche la ragione per la quale avevo deciso
di fare la rapina con mio cugino. In effetti avevo problemi di soldi. Al
proposito voglio anche aggiungere che la mia compagna era in congedo maternità
circa dal febbraio 2005 e non percepiva da allora nessun salario. In pratica
aveva la possibilità di tenere il posto di lavoro anche se incinta,
rispettivamente di tenere il posto anche dopo la nascita del figlio ma a
condizione che non ricevesse stipendio. E’ una forma di contratto introdotta
recentemente in Italia."
(PP 19.12.2005)

 

                                   3.   –
cugino dell’imputato – viveva da solo a __________ e lavorava come imbianchino
a __________ nella ditta di proprietà del convivente della madre.

Di lui non si sa altro, tranne che è stato
indagato per furto e violazione alla Legge sugli stupefacenti (cfr. rapporto di
polizia pag. 7). 

Non risultano, però, condanne a suo carico.

L’imputato, in aula, ha dichiarato che il cugino
era consumatore abituale di cocaina.

Per il resto, l’imputato si è limitato a dire
che, per lui, il cugino era un fratello. Con lui divideva tutti i momenti
liberi (cfr. PP 19.12.2005 pag. 3). 

A questo proposito, in aula, TE 1, confermando le
dichiarazioni dell'imputato, ha dichiarato quanto segue:

 

"  AC 1
aveva buoni rapporti con il cugino. Spesso lui veniva da noi, noi andavamo da
lui, insieme andavamo alle feste, insieme uscivamo anche solo per un aperitivo. __________ aveva buoni rapporti
anche con i bambini con cui spesso giocava. A volte capitava che andassimo
tutti insieme al parco. Insieme passavamo le feste comandate, ma non solo. In
pratica passavamo insieme buona parte del nostro tempo libero. Posso dire che __________
per AC 1 era come un fratello." (verb. dib. pag. 4)

 

                                   4.   AC 1 ha dichiarato di fare, da anni, un uso saltuario di cocaina:

 

"  da
parecchi anni faccio uso di sostanze stupefacenti e meglio la cocaina che
assumo per via nasale. Il mio consumo è occasionale, limitato alle mie
possibilità finanziarie" (PS
29.8.2005 pag. 11)

 

L'imputato ha, poi, precisato che il  giorno
della rapina né lui né il cugino avevano fatto uso di stupefacenti:

 

" 
ADR:  che il giorno della rapina né io né __________
avevamo fatto uso di cocaina. Aggiungo che a __________ non abbiamo fatto uso di
cocaina" (PS 29.8.2005
pag. 11)

 

                                   5.   Nel luglio 2005, l'imputato trascorse con il cugino __________ un
week-end sul lago, a __________ durante il quale fecero diverse capatine in
Svizzera, nella zona di __________.

Constatato che gli uffici-cambi erano meno
sorvegliati che in Italia, i due pensarono che si sarebbe potuto organizzare una
rapina senza tuttavia - sembra - approfondire molto quello che era ancora
soltanto un vago progetto:

 

"  è
stato durante questo viaggio che abbiamo constatato la presenza a __________ d
alcune stazioni di benzina ed uffici cambio. Secondo il nostro punto di vista
era facile commettere una rapina all'interno di uno di questi luoghi. Avevamo
infatti l'impressione che detti luoghi non erano muniti di dispositivi di
sicurezza particolari, diversamente dall'Italia dove vi sono porte blindate e
videosorveglianza ovunque. Di questo ne abbiamo discusso io e __________ ma la
cosa è morta lì e siamo andati a divertirci nei paraggi di __________ " 

(verb. PS 29.8.2005)

 

"  Una
ventina di giorni prima della rapina, poteva essere intorno al 15/20 luglio
2005 (ma non riesco ad essere preciso) con __________, mio cugino, abbiamo
deciso di fare un fine settimana nella zona di __________. Ci siamo fermati a __________.
Abbiamo dormito due notti davanti al lago. In sostanza abbiamo dormito sulla
spiaggia. Durante il giorno abbiamo anche varcato il confine italo-svizzero e
siamo andati a __________ ed a __________. A __________ per questo fine
settimana ci siamo venuti con la vettura Y 10 grigia metallizzata intestata
alla mia compagna. Il confine lo abbiamo varcato in macchina. In questi due
giorni a __________ siamo stati al Lido. Devo dire che non è stato discusso
nulla di concreto con mio cugino __________ in quell’occasione, in relazione al
perpetrare una rapina. Non è che non si sia discusso per nulla della cosa, sono
stati fatti degli accenni ad una possibilità di fare una rapina dal momento che
avevamo rilevato che sulla zona di confine, in territorio di __________,
avevamo visto che non c’erano dei grandi sistemi di sicurezza. Avevamo visto
che non c’erano videosorveglianze. Avevamo constatato che invece in Italia i
negozi/le banche più in generale quegli uffici che dispongono di denaro sono
anche blindati. In sostanza commettere una rapina in Italia è più difficile per
questi motivi. La faccenda della rapina con mio cugino è poi “morta lì”, nel
senso che, rientrati dal nostro fine settimana, lui è andato a __________ dove
viveva da solo e durante il giorno lavorava a __________ come imbianchino,
mentre che io sono tornato dalla mia compagna a __________." (PP  30.8.2005)

 

                                   6.   Il progetto prese, però, velocemente corpo, alcuni giorni dopo il
rientro a __________ dei due cugini:

 

"  Ci
siamo rivisti con __________ a __________ dopo qualche giorno. Non sono in
grado di dire con precisione quando. Ci siamo incontrati in un bar per gli
aperitivi e lì abbiamo discusso il modo concreto e serio che si poteva
effettivamente fare una rapina nella zona di confine, in territorio svizzero, a
__________. Abbiamo discusso della circostanza che in quella zona non ci sono
controlli (assenza di videosorveglianza o simili), che se avessimo fatto una
rapina eravamo vicini alla dogana e quindi potevamo riparare velocemente in
Italia." (PP  30.8.2005)

Secondo le dichiarazioni dell'imputato, in
quell'occasione i due definirono le modalità d'esecuzione della rapina.

Parlarono dell'autovettura da utilizzare:

 

"  avevamo
preso in considerazione l'idea di rubare una vettura in Svizzera. Ipotesi che
abbiamo scartato poiché non essendo a casa nostra, non sapevamo come muoverci.
Avevamo anche pensato di andare con una macchina rubata in Italia ma vi sarebbe
stato il problema di oltrepassare la dogana con il veicolo rubato." 

(verb. PS 29.8.2005)

 

Decisero, poi, che avrebbero legato il personale
dell'ufficio di cambio con dei laccetti da elettricista:

 

"  durante
la pianificazione della rapina avvenuta a tavolino in Italia, avevamo anche
deciso che si doveva immobilizzare la vittima legandola con dei laccetti. Io
sono andato ad acquistare a __________ al __________ i laccetti in plastica,
quelli utilizzati per i lavori da elettricista" (verb. PS 29.8.2005)

 

Parlarono anche dell'arma:

 

"  Abbiamo
pensato anche all'arma: se ne doveva recuperare una da utilizzare per fare la
rapina. Io dicevo a __________ che non avevo la possibilità di recuperarne una
e __________ diceva che avrebbe guardato lui cosa si poteva fare.

E' chiaro che con __________ si parlava di
recuperare un'arma vera. Io non potevo recuperarla perché da molto tempo mi ero
tolto dal giro." (verb.
PS 29.8.2005 pag. 4) 

 

                                   7.   Dopo alcuni giorni, i due si rividero.

__________ disse al cugino che l'arma c'era:

 

"  Quando
ci siamo rivisti, __________ mi diceva che tutto era fatto. Io gli chiedevo
dove era l'arma e lui mi diceva nuovamente che era tutto a posto e quindi per
me voleva dire che aveva recuperato l'arma." 

(verb. PS 29.8.2005 pag.
4)

 

"  Poco
prima di partire (non so essere più preciso, se un giorno prima o due giorni
prima) con __________ per la zona di __________ lui mi ha detto (eravamo ancora
a __________) che aveva risolto la questione dell’arma da fuoco. Io gli ho
anche chiesto dov’era l’arma e lui mi disse di non pensarci che era tutto a
posto. Voglio precisare che in Italia non è così semplice procurarsi un’arma da
fuoco, ci vogliono delle conoscenze. 

ADR   che, dalle parole di __________ cioè “è tutto a posto” per me
era chiaro che l’arma da fuoco c’era, che era un’arma vera e non un’arma
giocattolo. In questa occasione non ho chiesto nulla di più sull’arma." (PP 30.8.2005 pag. 3)

 

"  Mio
cugino dicendomi che per l’arma era “tutto a posto” intendeva evidentemente che
la procurava lui, che era un’arma vera e che era un’arma che funzionava. L’arma
serviva per fare una rapina e quindi è evidente che doveva avere le
caratteristiche “adatte” per perpetrarla." (PP 19.10.2005 pag. 1 e 2)

 

                                   8.   Intenzionati a compiere la rapina, i due tornarono nella zona. 

Partirono da __________ il giovedì 4 agosto con
la Y10 di proprietà della convivente di AC 1.

Arrivarono a __________ dove dormirono in riva al
lago o in macchina e entrarono diverse volte in Svizzera intenzionati a trovare
il luogo meno pericoloso da rapinare:

 

"  Il
giorno giovedì 4 agosto 2005 siamo partiti da __________ con la Y10 per andare
a farci il week-end a __________. Noi dovevamo ancora scegliere l'obiettivo,
ovvero cosa andare a rapinare. In buona sostanza, avevamo tempo per scegliere
quello che ci sembrava meno in vista, meno controllato.

…omissis..

Dal 4 o 5 agosto 2005 fino alla sera della rapina
abbiamo varcato diverse volte il confine italo-svizzero, siamo entrati ed
usciti diverse volte. Dovevamo scegliere il luogo, cioè il cambio, il negozio,
da rapinare. Abbiamo visitato più di un ufficio cambio per vedere quale secondo
noi andava bene per fare la rapina" (PP 30.8.2005 pag. 3)

 

"  Essendo
entrati alcune volte dall'Italia verso __________, non ricordo con esattezza i
giorni in cui sono entrato nei diversi posti. Sono però certo di essere entrato
almeno una volta da solo nell'ufficio cambi successivamente rapinato ed in
quell'occasione ho trovato l'uomo che poi è stato vittima della rapina. In
un'altra occasione, e più precisamente il pomeriggio del giorno della rapina,
sono entrato con mio cugino e vi ho trovato una ragazza alla cassa ed un'altra
seduta" (verb. PS
29.8.2005 pag. 4)

 

                                   9.   Dopo osservazioni, i due decisero di rapinare l'Ufficio cambio __________
poiché sembrava loro l'obiettivo più facile.

Si decisero a fare la rapina in quel chiosco nel
pomeriggio dell'8 agosto 2005 dopo che, insieme, vi si erano recati e vi avevano
trovato due ragazze:

 

"  sono
sicuro che con __________ il pomeriggio dell'8 agosto 2005 siamo andati al __________.
Una volta entrati abbiamo visto che c'erano due ragazze nei due locali (una
dietro al banco dell'ufficio cambio e una seduta sui seggioloni del bar). Con
noi non avevamo armi. Usciti da questo chiosco, ci ha dato l'impressione che
fosse il più squallido e il più isolato di quelli che avevamo visitato. Abbiamo
quindi deciso che avremmo rapinato il __________ " 

(PP 30.82005 pag. 3)

 

                                10.   Pur trovando "squallido" il chiosco, i due si aspettavano
dalla rapina un bottino consistente:

 

"  ADR:
che pensavamo di trovare e rubare la somma di 20.000/30.000.- Euro
(evidentemente le due valute messe insieme)" 

(PS 29.8.2005 pag. 4)

 

La stima riguardo l'entità del bottino non era
molto lontana dalla realtà. 

Infatti, PC 1, il gestore del negozio, ha
dichiarato quanto segue:

 

"  ADR
che oggi, per quanto riguarda l'ammontare del contante in cassa, è una giornata
tranquilla. Difatti, essendo periodo di vacanza per molti frontalieri, la
movimentazione dei soldi è limitata…omissis…  ADR che l'ammontare del contante
contenuto all'interno del negozio lo quantifico in ca CHF 15.000/20.000.-. Ho
avuto la sensazione che gli autori sapessero dell'ubicazione dei soldi . Infatti,
si sono recati direttamente dietro il bancone" (PS PC 1 8.8.2005 pag. 4)

 

                                11.   Identificato l'obiettivo, i due decisero di agire in serata, attorno
all'ora di chiusura, così da minimizzare il rischio di arrivo di clienti
indesiderati durante l'operazione:

 

"  volevamo
farla in serata, attorno all'orario di chiusura, 19.00 circa, in effetti
pensavamo ci fosse meno affluenza di clienti" 

(PP 30.82005 pag. 3)

 

                                12.   Nell'attesa dell'ora stabilita, i due andarono al lido di __________
dove passarono alcune ore prendendo il sole.

Poi, secondo la versione dell'imputato, verso le
17.30 __________ gli disse che bisognava andare a recuperare l'arma:

 

"  a
piedi abbiamo lasciato il lido, siamo passati davanti al __________, abbiamo
attraversato il paese di __________ e dopo circa 30 minuti siamo arrivati
davanti a dei garages e lì __________ ha recuperato (siamo andati insieme) lo
zaino.…omissis… ADR che lo zaino che io sapevo conteneva l'arma, lui l'ha
recuperato dietro a dei garages a ridosso di una montagna." (PP 30.82005 pag. 3)

 

I due aprirono lo zaino e AC 1 prese in mano
l'arma. Era una mitraglietta. L’imputato la trovò un po' ingombrante:

 

"  __________
ha preso lo zaino che abbiamo poi aperto e solo in quell'occasione che io vidi
per la prima volta l'arma. A mio modo di vedere, la mitraglietta, che a vista
mi sembrava vecchia, era tropo grossa per essere usata durante la rapina. In
quell'occasione, presi in mano l'arma dandogli un'occhiata e dicendogli
"dove te la metti?" 

(PS 29.8.2005 pag. 5)

 

Poi AC 1 prese il caricatore, vide che in esso
c’erano i proiettili  e lo inserì nell'arma:

 

"  Io
ho preso in mano la mitraglietta ed ho preso in mano il caricatore. Preciso che
io ho infilato le mani nello zaino e così ho preso in mano sia la mitraglietta
che il caricatore. Io ho chiesto a __________ , dopo che avevo inserito il
caricatore nella mitraglietta, se ci fossero o meno i proiettili. __________ mi
ha risposto che nel caricatore c'erano i proiettili. Io ho detto a __________
di non mettere il colpo in canna poiché poteva partire un colpo. Con il colpo
in canna può evidentemente partire un colpo facilmente. Io ho detto a __________
di non mettere il colpo in canna poiché la possibilità di ferire e di fare del
male a qualcuno è superiore. Con il colpo in canna se si preme il grilletto
evidentemente si può ferire. Voglio precisare che io ho fatto in fretta a
mettere il caricatore nella mitraglietta poiché avrebbero potuto vederci.

ADR:  omissis… io non ho toccato i proiettili e non so quanti ce ne
fossero, so che ce n'erano nel caricatore"  

(PP 30.8.2005 pag. 5)

 

" 
ADR   che, riconfermo che sapevo si trattava di
un’arma vera e non un’arma giocattolo.

ADR   che, riconfermo che sapevo che nel caricatore dell’arma
c’erano i proiettili.

ADR   che, per me l’arma che serviva alla rapina era un’arma
funzionante e che poteva sparare. Al proposito voglio aggiungere che io non ho
fatto prove di tiro su quell’arma che abbiamo utilizzato durante la rapina. Le
informazioni che io avevo sull’arma di natura “tecnica” me le aveva date mio
cugino __________, rispettivamente prima della rapina ho avuto modo di toccare
la mitraglietta nello zainetto come ho già descritto…" (PP 19.10.2005 pag. 1 e 2)

                                      

                                13.   Secondo la  versione dei fatti data dall'imputato, __________ si
occupò da solo dell'arma e non gli riferì nulla né riguardo la sua provenienza
né riguardo il modo in cui entrò in Svizzera:

 

" 
ADR   che, io non so dire come quest’arma sia
arrivata in Svizzera. Per quanto ne so io potrebbe averla portata da solo mio
cugino __________, potrebbe essere che tramite dei contatti lui dovesse
semplicemente recuperarla in territorio svizzero o altro. Di più non so dire.
Escludo che quando abbiamo varcato il confine italo-svizzero con __________,
nella Y 10 di mia moglie, __________ avesse con se l’arma. Alla guida della Y
10 c’era __________, in genere era lui che guidava quando andavamo avanti ed
indietro dall’Italia alla Svizzera." (PP 30.8.2005 pag. 5)

 

"  Non
sono in grado di dire come mai mio cugino conoscesse quel nascondiglio. A me
nessuno ha indicato quel luogo come posto per nascondere l’arma, dato che
dell’arma se n’era occupato mio cugino. Non mi è dato a sapere se a __________
qualcuno disse o indicò quel posto per nascondere l’arma." (PP 12.9.2005 pag. 5)

 

In aula, l'imputato ha ribadito di non avere
saputo nulla né della provenienza dell’arma né del modo in cui questa arrivò in
Svizzera.

Le assicurazioni dell’imputato sulla sua completa
ignoranza di tali fatti non ha convinto la Corte.

L’arma è, in effetti, un elemento troppo
importante per la buona riuscita dell’impresa perché AC 1 – che fra i due era
il “più esperto” o, meglio, quello con maggior esperienza nel settore – lo
abbia lasciato completamente all’iniziativa del cugino senza nulla chiedere, in
particolare senza appurare, prima della partenza da __________, quando vide che
il cugino non aveva con sé l’arma,  se questa  fosse davvero disponibile.

Tuttavia, in assenza di accertamenti diversi e
concludenti, la Corte ha dovuto rimanere con le sue perplessità.

 

                                14.   Di
quello che avrebbero dovuto fare durante la rapina, i due discussero anche nel
pomeriggio al lido:

 

"  Devo
dire che dei differenti ruoli già al Lido si era accennato qualcosa, dovevamo
però fare attenzione perché c’era altra gente," (PP 30.8.2005 pag. 5)

 

Però il discorso si fece più preciso nel viaggio
di ritorno a __________ dopo avere recuperato l'arma:

 

"  durante
il tragitto a piedi per recuperare la macchina abbiamo discusso con precisione
chi doveva fare che cosa. Devo dire che non avevamo molto coraggio, cercavamo
di farci coraggio reciprocamente. Eravamo un po’ impauriti. Nonostante questo
nostro stato d’animo né __________ né io abbiamo detto di lasciare perdere.
Nessuno dei due era veramente convinto di fare la rapina che comunque abbiamo
fatto." (PP 30.8.2005
pag. 5)

 

Così, nonostante queste paure, nel viaggio di
ritorno verso __________ i due si divisero con precisione  i compiti per
l'esecuzione vera e propria della rapina.

__________ avrebbe impugnato l'arma con cui
doveva spaventare il gestore e gli  eventuali clienti che fossero giunti nel
negozio.

 

"  Intanto
che andavamo verso il Lido di __________ per recuperare la macchina abbiamo
stabilito che __________ doveva tenere l’arma, gli serviva per spaventare il
gestore del __________ gli serviva per immobilizzare eventuali persone che
potevano entrare al chiosco." (PP 30.8.2005 pag. 5)

 

L'imputato, invece, avrebbe dovuto rendere
inoffensivo il gestore:

 

"  io e
__________ ci eravamo accordati nel senso che lui avrebbe tenuto l'arma mentre
io avrei dovuto immobilizzare la vittima. La mia idea era di andargli addosso,
prenderlo, metterlo a terra e quindi legargli piedi e mani." (verb. PS 29.8.2005 pag. 5)

 

Va detto che, in precedenza, AC 1 aveva preparato
i laccetti per la bisogna:

 

"  io
avevo con me un sacchetto di questi lacci. Con questi ne avevo preparato uno
doppio, o meglio legandone assieme due. Lo scopo di questo doppio laccio era
quello di poter legare i piedi della vittima. Per legare le mani ne era
sufficiente uno singolo" 

(PS 25.8.2005 pag. 3)

 

Poi, dopo avere immobilizzato il gestore, sempre AC
1 avrebbe dovuto prendere i soldi.

Prima di lasciare il negozietto, i due rapinatori
avrebbero chiuso porte e finestre così da dare l'impressione che il negozio
fosse chiuso e assicurarsi, perciò, un tempo sufficiente per riparare in
Italia:

 

"  Io
avrei dovuto prendere i soldi e poi saremmo usciti dall'ufficio cambio
chiudendo porte e finestre. La nostra intenzione di chiudere porte e finestre
era dovuta al fatto che in questo modo eventuali clienti avrebbero pensato che
era chiuso. Così ci sarebbe stata data la possibilità di prendere la macchina e
scappare verso l'Italia, attraversando il confine regolarmente." (verb. PS 29.8.2005 pag. 5)

 

I rapinatori avevano, poi, l'intenzione di
disfarsi dell'arma buttandola prima di arrivare al confine:

 

"  Evidentemente
avremmo buttato via l'arma prima di oltrepassare il confine"  (verb. PS 29.8.2005 pag. 5)

 

                                15.   I due avevano anche pianificato la fuga:

 

"  Se
la rapina fosse andata come noi auspicavamo, il Marcacci Rossi lo avremmo
legato. Pertanto dal momento che prima di liberarsi lui ci avrebbe impiegato
almeno un 5 minuti (questo nel caso in cui fosse entrato qualcuno nel chiosco).
Se invece non fosse entrato nessuno nel chiosco, allora il Marcacci Rossi prima
di riuscire a liberarsi dai nostri lacci ci avrebbe impiegato almeno 20 minuti.
Pertanto solo dopo che lui si poteva liberare, avrebbe potuto dare l’allarme.
Dal momento che per arrivare al confine con la nostra macchina da dove
l’avevamo parcheggiata ci vogliono un 5 minuti, io e __________, ora che il
Marcacci Rossi potesse dare l’allarme e ora che scattavano i dispositivi di
controllo, avremmo potuto riparare in Italia. In altri termini se la rapina
andava come noi ci eravamo prefissati avremmo avuto il tempo sufficiente per
ritornare in territorio italiano in macchina.

Con mio cugino __________ avevamo discusso
ovviamente anche delle modalità di fuga. Avevamo detto che il Marcacci Rossi ci
avrebbe impiegato del tempo prima di liberarsi e prima potere chiedere
soccorso. Noi avevamo ritenuto che se le cose andavano come previsto, avevamo
il tempo per potere rientrare in Italia in macchina senza temere nessun blocco
alla dogana.

Evidentemente l’arma l’avremmo buttata da qualche
parte, certo non avremmo varcato il confine con la stessa."  (PP 12.9.2005 pag. 3)

 

                                16.   Giunti a __________, i due spostarono l'autovettura parcheggiandola
nei pressi del chiosco.

Poi attesero l'ora stabilita in un bar vicino.

Dopo avere bevuto una bibita (si trattava di un
Campari soda, un aperitivo poco alcolico, cfr. PS 29.8.2005 pag. 11), i due si
diressero verso il __________.

__________ aveva con sé lo zaino dove c'era la
mitraglietta.

AC 1 aveva con sé - in tasca - i laccetti per
legare il gestore.

I due entrarono dapprima nel locale adibito a
piccolo bar. 

Il locale era deserto. C'era soltanto il gestore.

I due ordinarono due caffè.

Dopo averli bevuti, chiesero al gestore - che era
rimasto nel piccolo bar - di pagare e gli dissero che volevano acquistare delle
sigarette.

Il gestore disse loro che bisognava passare nel
locale adiacente, adibito a chiosco, dove c'era la cassa e la merce in vendita:

 

"  mentre
noi bevevamo il caffè, l'uomo che ci aveva servito era seduto in una sedia
dietro di noi, più vicino all'uscita. Io e __________ ci siamo girati ed
abbiamo detto all'uomo che dovevamo pagare il caffè e comprare delle sigarette.
Lui ci ha preceduti e noi lo seguivamo." 

(PS 29.8.2005 pag. 6)

 

"  io
ho preceduto i due clienti e mi sono diretto verso il bancone bianco
raffigurato nella foto 4. Io dalla porta d’entrata del locale negozio sono
andato direttamente dietro il bancone, dove c’è anche la cassa." 

(PP __________  pag.
3; cfr, anche, PS 8.8.2005 pag. 2)

 

Così, seguendo il gestore, i due entrarono
nell'ufficio cambio vero e proprio:

 

"  Io
mi trovavo dietro l'uomo mentre __________ era dietro di me. Seguendo l'uomo
siamo entrati nell'ufficio cambio" 

(PS 29.8.2005 pag. 7)

 

Appena il gestore stava per girare dietro il
bancone, AC 1 si avventò su di lui:

 

"  mentre
l'uomo  stava girando dietro il bancone per raggiungere la sua postazione di
lavoro, io mi sono avventato contro di lui. Gli ho messo le mani addosso, credo
sul petto e in faccia,. Il mio intento era quello di immobilizzarlo e quindi di
legarlo con le fascette in plastica precedentemente preparate e che avevo con
me" 

(PS 29.8.2005 pag. 7)

 

Le cose, però, non andarono lisce.

Il gestore si difese e cominciò a gridare:

 

"  L'uomo
reagiva alla mia aggressione, dimenandosi ed urlando come un pazzo" (PS 29.8.2005 pag. 7)

 

AC 1, per assicurarsi che nessuno all'esterno
fosse stato allarmato dalle grida del gestore, corse alla porta per dare
un'occhiata:

 

"  io
sono tornato verso l'uscita anche per verificare se qualcuno avesse sentito le
urla della vittima e se stesse arrivando qualcuno in suo aiuto" (PS 29.8.2005 pag. 7)

 

"  Come
il PC 1 ha cominciato ad urlare, io sono retrocesso in direzione del
pianerottolo per vedere se arrivava qualcuno in aiuto" (PP 30.8.2005 pag. 6)

 

Così, AC 1 si ritrovò alle spalle del cugino:

 

"  di
fatto sono andato dietro mio cugino che si trovava dall'altra parte del
bancone, ossia dove di regola stanno i clienti che vogliono pagare" (PS 29.8.2005 pag. 7)

 

"  Io
per andare verso il pianerottolo passo dietro a mio cugino che è posizionato
nella parte opposta del bancone rispetto al signor PC 1" (PP 30.8.2005 pag. 6)

 

Il gestore, sempre urlando, uscì da dietro il
bancone ed inseguì i due:

 

"  la
vittima, urlando molto forte, si avvicinava a noi lasciando la sua postazione
di lavoro. In questa situazione, la vittima si trovava di fronte a mio cugino.
Io dalla mia posizione, vedevo mio cugino faccia a faccia con la vittima. Mio
cugino indietreggiava e la vittima avanzava verso di lui." (PS 29.8.2005 pag. 7)

 

"  Il PC
1 a sua volta da dietro il bancone è venuto verso di me e mio cugino" (PP 30.8.2005 pag. 6)

 

Così, vedendo che le cose si mettevano male, AC 1 
- che si trovava già sul piccolo pianerottolo all'esterno del chiosco - decise
di scappare e disse al cugino di andare via. 

L'imputato vide il cugino retrocedere, faccia
faccia con il gestore che li inseguiva e, poi, si ritrovò con il cugino sul
pianerottolo:

 

"  visto
che ci trovavamo nelle immediate vicinanze delle scale e quindi all'esterno del
negozio e la vittima continuava a gridare , ho deciso di andarmene.  Ho quindi
detto anche a mio cugino di andare. In poche parole ho detto ad alta voce
"andiamo - andiamo via" 

(PS 29.8.2005 pag. 7)

 

"  Io
mi dirigo verso il pianerottolo e mio cugino retrocede con la faccia verso il PC
1. …omissis… Mio cugino retrocedeva, lo presumo, dal momento che mi sono
ritrovato (con) mio cugino sul pianerottolo (il pianerottolo coperto che
congiunge il locale bar con il locale cambio/negozietto). Subito dietro mio
cugino ho visto il signor PC 1 (urlava come un forsennato e diceva "aiuto,
aiuto)" 

(PP 30.8.2005 pag. 6)

 

Poi, l'imputato, correndo, uscì dal chiosco,
dirigendosi verso l'autovettura.

Il cugino lo seguì, tant'è che lui vide che lo seguiva quando si voltò:

 

"  Io
ho cominciato a correre in direzione di Locarno dove avevo posteggiato la
vettura. Percorsi alcuni metri (non sono in grado di indicare quanti) mi sono
voltato e ho visto __________ che correva nella mia stessa direzione" (PS 29.8.2005 pag. 7)

 

Secondo la versione dell'imputato, il cugino lo
seguì e fuggì praticamente pochi secondi dopo  di lui:

 

" 
ADR   che il PC 1 e mio cugino da soli all'interno
del locale negozietto/cambio possono esserci stati un paio di secondi. E'
difficile per me essere preciso dal momento che tutto si è svolto molto in
fretta, è stata una cosa velocissima" 

(PP 30.8.2005 pag. 6)

 

" 
ADR   che, tra quando siamo entrati io e mio
cugino nel locale cambio/negozietto e quando ho detto la frase "andiamo
via" saranno trascorsi 30 secondi" (PP 30.8.2005 pag. 7)

 

                                17.   Il gestore del chiosco ha confermato la versione data dall’imputato:

 

"  Come
detto io ho preceduto i due clienti e mi sono diretto verso il bancone bianco
raffigurato nella foto 4. Io dalla porta d’entrata del locale negozio sono
andato direttamente dietro il bancone, dove c’è anche la cassa. D’un tratto ho
visto davanti a me la persona raffigurata nel doc. 1 (che mi viene ricordato
essere __________) l’altro in quel momento lì, è stata una frazione di secondo,
non era davanti a me. Ho potuto immediatamente constatare che quello di cui al
doc. 2 (che mi viene ricordato essere AC 1) era alla mia sinistra. All’altezza
dell’angolo del bancone. In pratica io da dietro il bancone non potevo più
uscire.

…omissis…

L’AC 1 mi salta addosso e mi da pugni e calci, mi
spinge verso la finestra ma non troppo. Mi ha dato pugni in faccia e calci alle
gambe. Io mi sono difeso ed a mia volta gli ho dato qualche colpo. Con le mie
mani e con i miei piedi. In questa fase io non mi trovo ancora nell’angolo
contro il vetro. Ci siamo in pratica presi a botte con l’AC 1. Da questa
aggressione mi sono però potuto difendere, ho potuto replicare. Lui si è poi
ritirato

ADR   che, io dopo questa piccola colluttazione ero integro, non
sono caduto a terra in nessun momento, e stavo discretamente bene. Ero ancora
padrone dei miei mezzi." 

(PC 1 10.8.2005 pag. 3 e 4)

 

Di quel che successe dopo che l’imputato lasciò
il locale adibito a chiosco, si ha soltanto la versione del gestore:

 

"  Non
posso però esprimermi per quanto sia successo tra mio cugino e la vittima
quando i due si trovavano da soli sul pianerottolo esterno tra l'entrata del
bar , rispettivamente quella dell'ufficio cambi" 

(PS 29.8.2005 pag. 10)

 

Secondo quanto raccontato da PC 1, dopo che egli
riuscì a respingere l'attacco dell'imputato, subito, mentre lui si trovava
ancora dietro il bancone, entrò in scena __________ che imbracciò l'arma, lo
minacciò e gli chiese i soldi:

 

"  Nel
contempo che l’AC 1 si è ritirato, quello dall’altra parte del bancone (cioè __________)
ha estratto un’arma dal sacco. Io ho visto con i miei occhi che lui prendeva
qualcosa da un sacco (sacco in precedenza non avevo notato). Lui ha estratto
velocissimo l’arma, e me l’ha puntata ad una distanza dal mio petto di circa 50
cm e mi ha detto “t’ammazzo” ed inoltre ha anche aggiunto “dammi i soldi”. Si
capiva che era una rapina.

…omissis…

Io mi trovavo, dietro il bancone, al centro."

(PC 1 10.8.2005 pag. 4)

 

A quel punto, __________ lo raggiunse dietro il
bancone e, sempre urlando una serie di minacce, lo colpì ripetutamente alla
testa con il calcio dell'arma:

 

"  Velocissimamente
l’__________ munito di arma si è girato venendo nel vano dietro il bancone dove
io mi trovavo già. Urlava e mi diceva ti ammazzo e nel contempo mi ha colpito
con l’arma violentemente in testa. Penso pensasse di tramortirmi, ho notato la
sua aggressività ed ho notato che era deciso. Ho notato quanto precede poiché
si vedeva che lui era carico di aggressività. L’altro subito dopo la piccola
colluttazione è scomparso dalla mia vista e non l’ho più né visto né sentito.
Il __________ invece continuava.

Io “assorbo” questo primo colpo in testa, non
sono caduto. Capisco che mi sta uscendo del sangue dalla testa, io nonostante
il colpo forte non ho perso conoscenza. Ho cercato di oppormi con le mani,
senza successo. Sempre con l’arma il __________ mi ha dato più di un colpo
sulla spalla, e poi mi ha spinto con l’arma di piatto per farmi indietreggiare
o cadere e mi era addosso. Lui teneva l’arma di piatto con le due mani sul mio
petto spingendomi. Ripeteva ti ammazzo, era aggressivo, forse lo diceva per
farsi coraggio. Io finisco nell’angolo con le spalle contro i due ripiani (lato
finestra) e mi trovo con le gambe piegate."  (PC 1 10.8.2005 pag. 4)

 

Appoggiandosi, per non cadere, sui ripiani dietro
di lui, il gestore trovò  un coltellino da cucina che, nel pomeriggio, gli era
servito per aprire una confezione di piastrelle. Lo prese e, istintivamente, lo
portò davanti a lui impugnandolo per difendersi:

 

"  Per
non cadere con gli avambracci mi appoggio sia sulla sinistra che sulla destra
sui ripiani. Sul ripiano sulla destra, io avevo lasciato intorno alle 18.00 e
come spiegherò più sotto: il coltello, le chiavi, il telefono e sigarette. Per
puro caso la mia mano è finita sul manico del coltello da cucina, che
normalmente lì non c’è mai. E’ il coltello che vedo nella foto allegato doc.
6 che riconosco. Io ho sentito, quando la mia mano è finita sul manico del
coltello, di cosa si trattava, ho riconosciuto subito che era un coltello dal
manico. Io istintivamente l’ho preso e lo porto davanti a me, era l’unica cosa
che avevo per difendermi." (PC
1 10.8.2005 pag. 4)

 

Infine, con il coltello colpì il rapinatore che,
secondo il suo dire, gli stava praticamente addosso:

 

"  Io AC
1 ce l’avevo praticamente addosso e penso anche che mi stesse dando il colpo di
grazia con l’arma. Non so dire, è stata una frazione di secondo, com’è stato che
il coltello è entrato nel suo corpo. In quel momento io non è che abbia avuto
il tempo di pensare tanto. Io portando il coltello davanti a me e il __________
avanzando, ha fatto si che lui venisse trafitto." 

(PC 1 10.8.2005 pag. 4)

 

Il colpo fu mortale:

 

"  In relazione
alle cause di morte, tenuto conto dei dati dell'ispezione esterna e
dell'autopsia, si può affermare che si sia verificata una insufficienza
cardio-respiratoria acuta conseguente a rottura di cuore e lacerazione
polmonare bilaterale da ferita penetrante in torace provocata da strumento da
punta e taglio. 

Ciò ha provocato una imponente emorragia nonché
un immediato deficit cardiaco di pompa, associato ad una condizione di
insufficienza respiratoria da pneumotorace bilaterale che, congiuntamente,
hanno determinato una rapida compromissione delle funzioni vitali. 

… omissis …

Le caratteristiche e la morfologia della
soluzione di continuo cutanea consentono di affermare che si sia trattato di
uno strumento monotagliente con lama non liscia, penetrato con posizione della
parte tagliente rivolta verso l'alto, verosimilmente fino alla base di impianto
del manico (ne sarebbe prova l'alone laterale di escoriazione da contusione
provocata dal manico). Tali caratteristiche risultano pertanto del tutto compatibili
con l'uso del coltello da cucina in giudiziale sequestro. 

Il coltello è giunto al bersaglio corporeo in
regione emitoracica sinistra, in prossimità del margine parasternale a livello
della parte cartilaginea della VI e VII costa che, nel passaggio della lama,
sono risultate sezionate completamente, con perforazione del pericardio
anteriormente, attraversa mento del cuore (parete anteriore del ventricolo
destro, setto interventricolare, parete posteriore ventri colo sinistro),
perforazione del pericardio posteriormente ed esaurimento del tramite sul
versante mediale del polmone destro in prossimità dell'ilo; è attendibile
ritenere che l'ulteriore lesione lacerativa del polmone sinistro, si sia
verificata nel movimento di estrazione della lama. 

La traiettoria risulta pertanto dal davanti
all'indietro, da sinistra verso destra e dal basso verso l'alto ed appare di
conseguenza compatibile con quanto testimoniato dal gestore dell'esercizio
commerciale PC 1 circa la dinamica dei fatti. Infatti, se teniamo conto del
fatto che 

•   la lama utilizzata è lunga cm. 10 x cm. 1.8 (alla base di
impianto sul manico); 

•   che il diametro antero-posteriore del torace dell'AC 1 all'altezza
della penetrazione della lama è di soli 18 cm.; 

•   che si è verificato un incontro-scontro tra la mano armata che
progrediva in avanti ed il corpo dell'AC 1 che si gettava contro, con
inevitabile aumento delle forze di impatto; 

•   che nel punto di penetrazione la parte cartilaginea delle coste ha
offerto una diminuita protezione; 

•   che i tessuti in genere, se compressi violentemente, possono
mostrare notevole cedibilità; 

ci si rende conto come un comune coltello da cui
abbia potuto provocare siffatte lesioni viscerali con importante
approfondimento nei tessuti." (AI58)

 

Pur colpito, il rapinatore - sempre secondo la
versione del gestore – “si tirò indietro” e fuggì.

Lui lo seguì, con ancora il coltello in pugno:

 

"  Lui
non ha emesso nessun grido, non ho percepito e neppure visto del sangue per cui
non mi rendevo conto di averlo ferito. Io non so dove lui è stato trafitto, in
quel momento non me ne sono assolutamente reso conto. E’ stato in pratica lui
che poi si è “tirato indietro”. Pensavo che lui era ancora pericoloso, tanto è
che quando lui è scappato io l’ho rincorso con ancora il coltello in mano, mano
destra. " (PC 1
10.8.2005 pag. 4)

 

                                18.   Il rapinatore, anche se colpito a morte, riuscì ancora a percorrere,
correndo, una cinquantina di metri all'esterno prima di cadere:

 

"  …ho
visto __________ che correva nella mia stessa direzione. Mentre correva ed io
avevo lo sguardo verso di lui, ha alzato la sua maglietta o camicia e vedevo
che aveva una striscia di sangue sulla pancia. Ho quindi rallentato, pensando
che non aveva nulla di grave e che avrei potuto aiutarlo. Mentre ci trovavamo a
pochi metri, mi diceva "sto svenendo" e non appena terminate queste
parole cadeva pesantemente sull'asfalto" (PS 29.8.2005 pag. 7)

 

Così, il cugino, pensando di non poter fare nulla
per aiutarlo, riprese la sua fuga:

 

"  in
quel momento, in una frazione di secondo, ho pensato che non potevo portarlo
via con me e che se non avesse subito nulla di grave, un'ambulanza avrebbe
potuto salvarlo. Ho corso fino all'auto" Sono salito sulla macchina e sono
fuggito in direzione di __________ " 

(PS 29.8.2005 pag. 7)

 

                                19.   La dott. __________, che visitò il gestore la sera della rapina,
riscontrò, fra l'altro, una ferita lacero-contusa profonda ca. 7 cm in zona
parietale sx (AI 18).

 

Il medico-legale, dott. __________, ha ritenuto
quanto segue:

 

"  in
relazione ai mezzi impiegati per la produzione delle predette lesioni, si può
ritenere attendibile che queste siano  - in generale considerate - il risultato
dell'applicazione di mezzi contundenti, per molti aspetti compatibili anche con
parti della citata mitraglietta. In particolare, la ferita lacera al capo di
cui al punto A e il vasto ematoma del braccio di cui ai punti C e E" (AI 22)

 

Inoltre, l'esame delle tracce biologiche ha
rilevato tracce di DNA maschile corrispondente a PC 1 sugli spigoli laterali
esterni della camera del caricatore e sulla parte centrale superiore della
canna della mitraglietta (prelievi  L 02.11 e L 02.18 in allegato 2 a rapporto
e documentazione fotografica , AI 102A).

 

                                20.   Secondo il medico-legale __________, infine:

 

"  in
ordine alla ricostruzione degli eventi così come è stata effettuata in data
16.8.2005, appare compatibile la successione dei colpi ricevuti dal PC 1 in
relazione con le tracce ematiche rinvenute sul luogo.

Se infatti abbiamo riguardo per il fatto che la
ferita al capo deve aver prodotto per sua natura un notevole sanguinamento, se
ne deve agevolmente dedurre che laddove si trovi la gran parte delle macchie
ematiche sul pavimento è il posto dove si è svolta la colluttazione" 

(AI 22)

 

La maggior parte delle tracce di sangue è stata
ritrovata  dietro il bancone.

 

                                21.   Nessuna traccia di sangue appartenente a __________ è stata
rinvenuta all'interno del chiosco.

Sono state rinvenute tracce del suo sangue
soltanto sul marciapiede di fronte allo stabile adiacente al chiosco (S 06 in
AI 102A) e sulla parete esterna  dello stabile, accanto alla porta del bar (S
12 in AI 102A).

                                      

                                22.   Sul pianerottolo di accesso ai locali del __________ è stata
ritrovata l’arma usata durante la tentata rapina (cfr foto 10 del capitolo 1.
“fissazione dello stato dei luoghi”, in AI 102A).

L’arma è stata esaminata dalla polizia
scientifica (AI 86) ed è stata identificata come una pistola mitragliatrice,
marca Brasilien, calibro 9mm Parabellum.

Nel rapporto della scientifica si legge, in
particolare, quanto segue:

"  sul
posto l’arma è stata trovata disassicurata con il caricatore inserito
contenente 24 cartucce e nessuna cartuccia in canna” (AI 86 pag. 3)

 

A
proposito dell’arma disassicurata, la scientifica ha, poi, precisato quanto
segue:

 

"  Come
da sua richiesta, precisiamo che la pistola mitragliatrice MP Brasilien numero
VF 7694 in calibro 9 mm Parabellum, oggetto del rapporto di accertamento
tecnico del 06.10.2005, è stata trovata disassicurata con il caricatore
inserito contenente 24 cartucce e nessuna cartuccia in canna. La leva della
sicura era girata verso la parte posteriore dell'arma (F) in posizione per il
tiro a raffica (come visibile alla foto 10 della documentazione fotografica). 

Considerando la conformazione della leva della
sicura e il fatto che dalla posizione di arma assicurata (S) alla posizione per
il tiro a raffica (F) la stessa deve compiere una rotazione di 90°, non
riteniamo possibile che detta leva si sia potuta spostare conseguentemente alla
caduta dell'arma." (doc.
TPC 6)

 

Inoltre, la scientifica ha accertato che l’arma
era difettata e, a causa di ciò, particolarmente pericolosa:

 

"  L’arma
in esame presenta inoltre la rottura di un perno di tenuta del meccanismo di
scatto. In queste condizioni, l’arma è estremamente pericolosa ed inaffidabile.
Infatti nel meccanismo di scatto vi è la leva che blocca il percussore quando
questo viene armato effettuando il movimento di carica. Detta leva dovrebbe,
poi, essere sbloccata unicamente al momento in cui viene azionato il grilletto,
causando così la partenza del colpo. Utilizzando l’arma in oggetto non è
possibile avere alcuna sicurezza di funzionamento.” (AI86 pag. 2)

 

Dopo avere effettuato numerose prove pratiche
(cfr AI 86 pag. 2 e 3), la scientifica ha dovuto concludere quanto segue:

 

"  Alla
luce delle prove eseguite, possiamo costatare che sarebbe bastato il solo
movimento di carica per far partire una raffica incontrollata di tutta la
munizione caricata.

…omissis..

Senza addentrarci troppo in considerazioni di
balistica terminale

(l’arma è calibrata in 9 mm Parabellum e quindi
le sue potenzialità lesive sono caratteristiche di questo tipo di munizione),
possiamo concludere affermando che l’arma in oggetto, nelle condizioni in cui
si trovava al momento del nostro esame, è da considerare pericolosa ed inaffidabile
pure per il suo utilizzatore” (AI86)

 

La scientifica ha, infine, precisato che:

 

"  non
è possibile dare alcuna indicazione temporale riguardante il momento preciso in
cui si verificava tale rottura. In pratica non è possibile stabilire se questa
risale a prima dei fatti avvenuti a __________ o se sia una conseguenza della
caduta a terra dell’arma avvenuta in tali circostanze di tempo e luogo” 

(commento a foto 4 in
AI 86).

 

                                23.   In data 22 febbraio 2006 , la PP ha emanato nei confronti di PC
1 un decreto di non luogo a procedere  in cui, in particolare, si legge che: 

 

"  per
quanto occorso a fu __________ si deve ritenere che PC 1 abbia agito per
legittima difesa, con il che nei suoi confronti deve essere decretato il non
luogo a procedere. I fatti come accertati in inchiesta portano a ritenere che
la sera dell’8 agosto 2005 PC 1 abbia impugnato il coltello per difendersi, che
la sua reazione sia stata adeguata e proporzionale nelle circostanze concrete
in cui si è trovato" (DNL
consid. 6 pag. 13)

 

                                24.   Tornando all’imputato, dopo avere visto il cugino cadere a terra,
egli, convinto di non poter fare nulla per aiutarlo, continuò la sua fuga.

Prese l’autovettura e si avviò in direzione di
Locarno.

Si fermò in una piazzola per cambiare la
maglietta, tanto per eliminare un elemento che avrebbe potuto eventualmente
farlo riconoscere.

Arrivò a __________ e posteggiò l’autovettura in __________
(dove venne reperita dalla polizia l’11 agosto successivo).

Poi, secondo le sue dichiarazioni, si incamminò a
piedi, prendendo la via delle montagne, in direzione di __________:

 

"  Oltrepassato
il tunnel ero indeciso se immettermi nell’altro tunnel (di cui non conosco) il
nome oppure continuare verso __________. Istintivamente ho preso la direzione
di __________. Sono arrivato ad una grande rotonda mi sono infilato subito o la
prima o la seconda strada a destra. A questo punto mi sono infilato nelle
stradine e dove tentavo di cercare un posteggio non a pagamento. Quasi subito
ho trovato un posteggio su una strada. Ricordo che il posteggio era sulla
sinistra rispetto alla mia direzione di marca. Una volta sceso dalla vettura
raccoglievo tutto quello che potevo dalla vettura stessa e sempre li mi
cambiavo. Prestavo attenzione affinché i miei movimento dessero meno all’occhio
ad eventuali passanti. Ho cercato di prendere tutto quanto potevo all’interno
della vettura e l’ho messo nel mio zaino. Tra le cose che ho preso vi erano
alcuni effetti di __________. Devo dire che ho tolto i pantaloni che indossavo
durante la rapina ed ho indossato un paio di pantaloncini. Ho pure cambiato le
scarpe mettendone un altro paio di scarpe da tennis. 

A piedi ho ripercorso all’inverso la strada
appena fatta. Ho percorso la strada in contromano fino ad arrivare ad una
deviazione che permetteva, dopo una curva a gomito, di entrare nella galleria.
Vista questa deviazione proseguivo diritto fino ad arrivare ad altre
deviazioni, fino a che ho visto dei cartelli con la scritta “__________”.

Ho lasciato la strada principale e mi sono
“nascosto” nel primo paese che ho incontrato. Ho atteso il buio e mi sono
diretto verso le montagne. Vicino all’entrata della galleria per __________ vi
è una strada in salita che ho preso. Sono arrivato poi ad un’altra rotonda e ho
visto che la stessa era in direzione delle montagne. Ho iniziato a camminare ed
ho raggiunto le montagne quella sera.   

Come ho già detto nel corso del precedente
verbale ho trascorso alcuni giorni nel bosco. Dopo due giorni di cammino, di
notte, sono sceso verso un paese credendo di essere in Italia ma mi sono
ritrovato a __________. Io mi orientavo con il lago e, di notte, con le luci
dei paesi.  Quando mi trovavo vicino a dei paesi mi spostavo al buio mentre in
montagna mi spostavo anche di giorno.

Sono in grado, anche se non per tutti gli
spostamenti, di portare gli agenti su alcuni punti che ho visto. Mi rendo conto
che la mia avventura è incredibile ma è la verità. Ricordo di aver pensato di
essere arrivato al confine perché ho visto “dei massi di guerra” e quindi
pensavo fosse un posto di confine.

Ricordo pure che durante il tragitto vi era una
chiesa e ho dormito su una panchina all’esterno di quel luogo." (PS  29.8.2005)

 

Infine, con i mezzi pubblici, raggiunse __________.

Nei pressi di casa sua, incontrò un conoscente
che gli disse che i carabinieri l’avevano cercato.

Così si diede alla latitanza.

Visse a __________ , da pretesi “amici” – di cui
non ha voluto fare il nome – e che, secondo quel che lui ha detto in aula, al
corrente del fatto che lui era ricercato dalla polizia, gli chiedevano 700/800.-
euro per 15 giorni di ospitalità.

 

Il 25 agosto AC 1 si costituì:

 

"  Da
alcuni giorni ho deciso di costituirmi senza però trovare la forza per farlo.
Oggi mi sono presentato perché voglio pagare per questo reato e perché in
futuro vorrei poter essere una persona libera e poter stare tranquillamente con
la mia famiglia. Non ho neppure la possibilità di sostenere una latitanza"
(PS  25.8.2005 pag. 4)

 

                                25.   Per l'art. 140 CP commette rapina ed è punito con la reclusione fino
a 10 anni o la detenzione non inferiore a sei mesi chiunque commette un furto
usando violenza contro una persona o minacciandola di un pericolo imminente
alla vita o all'integrità corporale o rendendola incapace di resistenza (n. 1
cpv. 1), oppure commette uno dei predetti atti di coazione per conservare la
cosa rubata allorché sorpreso in flagrante reato di furto (n. 1 cpv. 2).

                                         La
comminatoria di pena si estende però alla reclusione senza limite superiore e
prevede un minimo di un anno di detenzione se il colpevole si è munito di un'arma
da fuoco o di un'altra arma pericolosa (n. 2); di due anni di reclusione se ha
agito come associato a una banda intesa a commettere furti o rapine oppure si è
comunque dimostrato particolarmente pericoloso per il modo in cui ha perpetrato
la rapina (n. 3); di cinque anni di reclusione se ha esposto la vittima a
pericolo di morte, le ha cagionato una lesione personale grave o l'ha trattata
con crudeltà (n. 4).

                                         Ovviamente
la fattispecie più grave comprende, se del caso, e "consuma" le altre
(Trechsel, Kurzkommentar, all'art. 140 n. 19).

 

                                         L'aggravante
di cui all'art. 140 n. 2 CP presuppone che l'autore si sia munito di un'arma da
fuoco funzionante e in grado di procurare la morte o ferite gravi, le munizioni
dovendo in ogni caso almeno essere a portata di mano (DTF 113 IV 61; 111
IV 51), oppure di un'altra arma (e non di un oggetto) pericolosa: va precisato
che quest'ultima aggravante implica che l'autore si sia "solo" munito
di un'arma da fuoco, senza poi realmente farne uso.

Come è già stato rilevato in numerose sentenze (cfr. ancora di recente la
sentenza delle Assise criminali del 6.11.97 in re C.S.), l'aggravante della
banda si giustifica per la maggior pericolosità dei singoli componenti
derivante dal fatto che, detto in parole povere, l’unione fa la forza o,
meglio, influisce psichicamente e fisicamente in modo negativo sul loro
comportamento e sulla loro determinazione (DTF 78 IV 233). Occorre
quindi che più persone (almeno tre secondo la dottrina, due essendo però
sufficienti secondo la giurisprudenza attuale) si mettano assieme con la
volontà, espressa o tacita, di commettere in futuro più azioni criminose (più
di due, comunque) qualificate come furto oppure come rapina, anche se non
ancora ben definite e/o pianificate (DTF 100 IV 220; 102 IV 166; Schubarth,
Komm., all’art. 137 n. 129 ss; Trechsel, Kurzkomm., all’art. 139 n. 16
s.; Rehberg - Schmid, Strafrecht III, § 8 n. 4.2.; Stratenwerth,
Schweiz. Strafrecht, BT I, § 13 n. 100-102; Noll,
Schweiz. Strafrecht, BT I, p. 140 s.).

                                         L'ulteriore aggravante della pericolosità speciale va ammessa quando
l’illiceità dell’atto  appaia, tenuto conto delle circostanze nonché
dell’illiceità e del grado di colpa che esso implica, come specialmente grave
(STF 20.3.1997 in re P.; DTF 117 IV 135; 116 IV 312; Pra 80 990).

La pericolosità deve essere maggiore di quella
dimostrata dal rapinatore che si è munito di un'arma da fuoco (n. 2) ma anche
minore di quella dimostrata dal rapinatore che ha esposto la vittima a pericolo
di morte o le ha cagionato una grave lesione o l'ha trattata con crudeltà (n. 4
dell'art. 140 CP). Essa deve fondarsi sulle circostanze concrete dell'atto
criminoso quali l'arditezza, la temerarietà, la perfidia o l'assenza di
scrupoli. Altri criteri sono l'importanza del bottino preso di mira, la
pianificazione, gli accorgimenti tecnici, il superamento di ostacoli morali o
tecnici, la professionalità nella preparazione e l'ostinatezza nell'azione; non
necessariamente invece la sua brutalità. Un indizio di pericolosità speciale è
pure la partecipazione di più persone all’atto criminale (DTF 109 IV 161) Dal
punto di vista soggettivo occorre inoltre che l'autore prenda almeno in
considerazione la possibilità che la vittima sia sotto­posta a un pericolo
accentuato (DTF 116 IV 319, cons. 4).

Al riguardo il Tribunale federale nella sentenza
del 12.3.1997 in re D.P. ha sottolineato quanto segue:

 

"  ...
a) Secondo la giurisprudenza - relativa al precedente art. 139 n. 2 cpv. 2 CP
ma senz'altro applicabile al nuovo art. 140 n. 3 cpv. 2 CP, in vigore dal 1.
gennaio 1995 - del Tribunale federale, per ammettere il carattere
particolarmente pericoloso è necessario che l'illiceità dell'atto manifesti un
grado di gravità considerevolmente maggiore di quello della rapina non
qualificata (DTF 116 IV 312 consid. 2d). Secondo un'altra formulazione, la
sussistenza di una particolare pericolosità va ammessa solo se l'atto appare,
tenuto conto delle circostanze nonché dell'illiceità e del grado di colpa che
esso implica, come specialmente grave. Tale pericolosità è stata ad esempio
negata, alla luce delle circostanze concrete (carattere improvviso della
determinazione, mediocrità del bottino preso di mira, assenza di rischio di
lesioni), in una fattispecie in cui il rapinatore aveva minacciato in due casi
una donna con un coltello da tasca aperto (DTF 117 IV 135 consid. 1b). Per
converso, giurisprudenza e dottrina ammettono l'esistenza di un caso di
particolare pericolosità quando l'agente agisce in modo particolarmente audace,
temerario, perfido o senza scrupoli (DTF 117 IV 135 consid. 1a; 116 IV 312
consid. 2e; 109 IV 161 consid. 3) oppure, ancora, quando l'agente opera in modo
caparbio, ostinato o subdolo (DTF 116 IV 312 consid. 2e; Günter Stratenwerth,
Schweizerisches Strafrecht, BT I, 1995, § 13 n. 131). Criteri determinanti sono
altresì ritenuti l'entità del bottino auspicato, il superamento di ostacoli
morali o tecnici nonché l'impegno profuso per la pianificazione o
l'organizzazione del reato (DTF 116 IV 312 consid. 2e; Stefan
Trechsel, Schweizerisches Strafrecht, 1989, art. 139 n. 15 in collegamento
con art. 137 n. 23) ..."

 

                                         Ancora più accentuato, concreto e imminente deve essere infine il
pericolo mortale cui è sottoposta la vittima per giustificare l’aggravante
maggiore  dell'esposizione a pericolo di morte. Ne segue che quando il
rapinatore per minacciare la vittima usa un'arma da fuoco carica rea­lizza di
buona regola la fattispecie dell'art. 140 cifra 3 CP. Se, invece,  l'arma ha il
colpo in canna e il percussore armato (cane alzato) ed è disassicurata, realizza
la fattispecie dell'art. 140 n. 4 CP (DTF 117 IV 419). Va qui rilevato
che il TF ha negato l’aggravante della cifra 4 nel caso di una rapina
effettuata con revolver spianato ad altezza d’uomo e a breve distanza, carico,
non assicurabile ma con il percussore disarmato rilevando che, siccome in
assenza di colluttazione o di altre circostanze analoghe un colpo non poteva
partire inopinatamente,  la vittima si è trovata in pericolo di morte concreto
ma non imminente (DTF 117 IV 419; 121 IV 67)

 

                                26.   In concreto, la rapina tentata dall’imputato è aggravata siccome
commessa con particolare pericolosità. Ciò emerge dal complesso di circostanze
descritte nei considerandi che precedono. La particolare pericolosità è infatti
data:

 

1)     dall'utilizzo di un’arma da fuoco estremamente pericolosa poiché
carica e disassicurata: la giurisprudenza e la dottrina più autorevoli
ammettono, infatti, l'aggravante della speciale pericolosità in particolare già
quando l'autore minaccia la sua vittima con un'arma carica o anche solo quando
gli annuncia che sta per farlo (cfr. Corboz, Les principales infractions, 1997,
volume I, p. 123, nota 17 e giurisprudenza ivi citata). 

      Certo,
__________ ha dichiarato di non avere mai avuto l’intenzione di fare del male a
qualcuno: ma allora perché inserire nell’arma dei colpi micidiali visto che il
semplice scopo di minaccia sarebbe stato raggiunto con un’arma scarica?

 

2)    
dal fatto che si è pianificato un colpo non
facile, poiché parecchi erano gli ostacoli da superare visto che la rapina
sarebbe avvenuta durante le ore di apertura dell’ufficio cambio, cioè in un
contesto in cui bisognava sapersi muovere senza tentennamenti poiché non poteva
escludersi la necessità di fronteggiare e neutralizzare parecchie persone
(eventualità effettivamente considerata dai due autori);

 

3)     dalla tutto sommato meticolosa pianificazione, fatta prima a
tavolino in Italia e, poi, durante tre giorni di sopralluoghi volti, prima, a
reperire l’obiettivo ideale e, poi, a studiare i luoghi e i movimenti delle
persone (cfr., peraltro, le dichiarazioni dell'imputato in aula);

 

4)    
dal bottino di una certa consistenza preso di
mira: i due erano convinti – e non senza qualche ragione -  che nell’ufficio
avrebbero  trovato circa 20/30.000 .- euro (il fatto che ci fosse una cifra
inferiore è irrilevante);

 

5)    
dal fatto che gli autori abbiano agito in
gruppo: ancorché non sia data l’aggravante del reato in  banda, il fatto che
più persone si sono unite per commettere un reato è suscettibile di costituire
un indizio di particolare pericolosità (DTF 109 IV 161 consid 4b; STF 
20.3.1997 in re P consid 3b);

 

6)     a livello di esecuzione, va rilevato che, se è vero che dopo l’inaspettata
reazione del gerente, l’imputato si diede subito alla fuga,  è anche vero che sin lì egli non ha mostrato di avere  particolari remore nel
mettere in esecuzione il piano e che, in particolare, non ha avuto esitazione
nell’utilizzare un’arma pericolosa e che non sono stati trascurati piccoli ma
significativi dettagli come quello di portare con sé dei laccetti  formati allo
scopo per immobilizzare il gestore così da assicurarsi un margine di tempo
sufficiente a varcare il confine prima che venisse dato l’allarme;

 

7)     l'arditezza dimostrata dall’imputato e dal suo correo che hanno
concepito ed attuato il disegno di rapinare un ufficio cambio sito in pieno
abitato,  in un luogo molto frequentato, in particolare in quella stagione 

 

La fuga precipitosa dopo la reazione del gestore
nulla toglie alla pericolosità dimostrata: semplicemente, di fronte
all’inaspettata reazione, l’imputato ha preferito fuggire piuttosto che
affrontare il rischio dell’arrivo di soccorsi.

 

Soggettivamente, l’ imputato  ben sapeva, già per
il solo fatto di avere con sé un’arma carica, di creare per le vittime
situazioni di accentuato pericolo e __________ ne aveva pure cognizione
giuridica visto la sua precedente condanna per identico capo di imputazione.

Perciò, AC 1 è stato riconosciuto autore
colpevole di rapina aggravata ai sensi dell’art 140 cifra 3, tentata.

 

                                27.   L’art 140 cifra 3 dispone che l’autore colpevole di rapina aggravata
ai sensi di tale cifra è punito con una pena minima di due anni di reclusione.

Per l'art. 63 CP,
il giudice commisura la pena, nei limiti della comminatoria edittale, alla
colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della sua vita anteriore
e delle sue condizioni personali.

A tale riguardo,
entrano in considerazione numerosi fattori quali il movente e le circostanze
esterne, l’intensità del proposito, l’eventuale assenza di scrupoli, i modi
d’esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la
durata o reiterazione dell’illecito, il ruolo in seno ad una banda, la
recidiva, le difficoltà personali e psicologiche, il pentimento, la volontà di
emendamento, la collaborazione con gli organi inquirenti, gli imperativi di
prevenzione generale, ecc.. 

In relazione alla portata dell'art. 63 CP, la
Corte di cassazione e revisione penale ha stabilito quanto segue (cfr. sentenza
23.10.2000 __________):

 

"  La
gravità della colpa è il criterio fondamentale per la fissazione della pena. A
tale riguardo entrano in considerazione numerosi fattori: movente e circostanze
esterne, intensità del proposito (determinazione) o della negligenza, risultato
ottenuto, assenza di scrupoli, modi di esecuzione del reato, entità del
pregiudizio arrecato volontariamente, durata o reiterazione dell'illecito,
ruolo in seno a una banda, recidiva, difficoltà personali o psicologiche e così
via. Per quanto riguarda l'autore, in particolare, occorre considerare la sua
situazione familiare e professionale, l'educazione ricevuta e la formazione
seguita, l'integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e la reputazione
in genere (DTF 124 IV 47 consid. 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 e 116
IV 289 consid. 2a)."

 

La colpa dell’accusato
va innanzitutto valutata considerando la portata oggettiva dei reati
intenzionalmente commessi: considerando cioè quel che egli ha fatto volendolo
fare, le sue motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito
e il risultato ottenuto (Corboz, La motivation de la peine, in ZbJV 1995 24).

 

ll criterio essenziale è, dunque, quello della
gravità della colpa e, pertanto,  il giudice
deve prendere in considerazione, in primo luogo, gli elementi che portano
sull'atto in quanto tale, in particolare sul risultato dell'attività illecita,
sui modi di esecuzione e, dal punto di vista soggettivo, sull'intensità del
dolo così come dei motivi del delinquere. L'importanza della colpa dipende
altresì dalla libertà di decisione di cui ha disposto l'autore: più gli sarebbe
stato facile rispettare la norma violata, più fortemente pesa la sua decisione
di trasgredirla e quindi più è grave la sua colpa (DTF 127 IV 101; 122 IV 241 consid 1 p. 243 e sentenze
citate)

Anche
il comportamento dopo la perpetrazione del reato entra in linea di conto,
compresa la collaborazione con gli inquirenti e la volontà di emendamento (DTF
124 IV 47 consid 2d con rinvio a DTF 117 IV 112 consid 1 e 116 IV 289 consid
2a). Criteri ispirati alla parità di trattamento con casi analoghi hanno,
invece, portata relativa (DTF 124 IV 47 consid 2c), mentre esigenze di
prevenzione generale svolgono solo un ruolo di second’ordine (DTF 118 IV 350
consid 2g).

 

Quando il risultato del reato non si è prodotto,
la pena va attenuata, ritenuto che il TF ha precisato che, tranne in caso di pentimento attivo, la distinzione tra
reato tentato e reato mancato non ha alcuna rilevanza pratica (in particolare,
non ne ha dal profilo della pena) al punto che non ha riconosciuto interesse a
ricorrere ad un autore condannato per reato mancato, benché si trattasse, in
realtà, di un reato tentato (DTF 127 IV 97).

 

                                         Dopo
quanto detto nell'esposizione dei fatti e nella loro qualifica in diritto, non
occorre più spendere molte parole per sottolineare la gravità oggettiva e
soggettiva della colpa dell’accusato. 

Va, tuttavia, rilevato che la colpa dell’imputato
non appare meno grave per il semplice fatto di non avere portato personalmente
un’arma: egli ha fatto quanto doveva fare ed ha, con piena cognizione di causa,
profittato e condiviso l’utilizzo dell'arma fatto dal  correo. E, a questo
proposito, grave appare la sua colpa relativamente al rischio di gravi lesioni
messo in atto con l’utilizzo delle armi nelle modalità di cui s’è detto sopra.

 

Ciò ritenuto dal profilo oggettivo, la Corte ha
escluso che AC 1 possa beneficiare della pena minima già soltanto a causa dei
suoi precedenti penali pesanti, per cui ha già scontato – evidentemente senza
farne tesoro – 6 anni e mezzo di carcere.

Se egli non è un recidivo in senso tecnico, di
questi suoi precedenti specifici la Corte ha tenuto conto quale importante
fattore di aggravamento della pena. 

AC 1 è alla terza condanna per reati violenti. 

Questo fatto non può non essere valutato
severamente poiché 

è sconsolante - ma soprattutto preoccupante -
constatare come  AC 1 si sia deciso a compiere questa nuova rapina nonostante i
quasi 7 anni trascorsi in carcere.

 

Sempre nello stesso solco - cioè ad aggravamento
della colpa -  la Corte ha tenuto conto del fatto che AC 1 ha dimostrato di
essersi in qualche modo installato nella delinquenza o, meglio, nelle sue
modalità d’azione, scappando dopo avere visto il cugino cadere a terra colpito,
adottando stratagemmi per eludere eventuali controlli (cambio di vestiti,
parcheggio dell’autovettura in un luogo affollato e, quindi, non facilmente
individuabile e successivo taglio di capelli) e riuscendo a vivere in latitanza per quasi una ventina di
giorni, appoggiandosi evidentemente ad ambienti che non possono che essere
definiti tipici della delinquenza. 

 

Ad ulteriore aggravamento della sua colpa, la
Corte ha, poi, ritenuto le modalità con cui ha agito, modalità da cui emerge,
se non un vero e proprio disprezzo e disvalore della vita umana e
dell'integrità fisica altrui, perlomeno la disponibilità a creare per questi
beni un rischio di una certa rilevanza pur di raggiungere gli scopi che si
prefiggeva.

 

 

In quest’ottica, la Corte non ha ritenuto – come
postulato dalla Difesa –  il fatto che AC 1 non avesse l’arma con sé. 

Al contrario, la Corte ha ritenuto quale
circostanza aggravante la colpa del condannato il fatto che egli, dopo avere
inserito il caricatore con i proiettili  nell’arma, l’abbia lasciata al cugino
perdendo così qualsiasi controllo sull’uso che di essa si sarebbe potuto fare.

 

A favore del condannato, la Corte ha considerato,
dapprima, che si è trattato solo di un tentativo e non di un reato consumato.

In quest'ambito, la Corte ha, poi, considerato che
egli ha desistito dal portare a termine la rapina subito dopo la reazione
inaspettata del gerente e che ha incitato il cugino a fare altrettanto.

Poi, ha considerato che egli si è deciso a
delinquere, non per desiderio di lusso o di agi, ma perché pressato da
impellenti oneri mensili: in sintesi, poiché non riusciva ad arrivare alla fine
del mese senza che ciò potesse venir addebitato all’avere scialacquato i suoi
soldi in spese pazze o voluttuarie.

La Corte ha, poi, considerato a suo favore il
fatto che AC 1 si è costituito anche se la Corte ha considerato che tale sua
costituzione è dovuta, più, all’impossibilità pratica di continuare la sua
latitanza che non ad un vero e proprio pentimento.

Sempre a favore del condannato la Corte ha considerato
che egli ha, almeno in una certa misura, collaborato con gli inquirenti.

Questa attenuante non ha, però, potuto avere un
grosso peso poiché la versione dei fatti da lui data agli inquirenti lascia
planare molte zone d’ombra e non chiarisce elementi importanti. 

 

La Corte  avrebbe voluto poter tenere conto, a
favore del condannato, di un vero pentimento.

Ma ciò non è stato possibile poiché AC 1, non
soltanto non ha dato prova di pentimento, ma nemmeno si è sforzato di esprimere
a parole durante il dibattimento un tale sentimento. 

La Corte ha inutilmente atteso da lui parole che
esprimessero una  pur embrionale forma di presa di coscienza per il male fatto.

Nulla. 

AC 1 non ha mai neppure accennato una parola di
scusa o di rincrescimento  nemmeno in relazione alle sofferenze causate alla
vittima della rapina.

Nulla se non il comprensibile – ma pur sempre
meramente egoistico – desiderio di tornare a vivere con la famiglia.

 

Nemmeno la Corte ha ritenuto dati i presupposti
per l'applicazione dell'art 66bis.

Per l'applicazione di tale articolo si deve poter
considerare che l'autore ha già talmente sofferto a causa delle conseguenze del
reato che il semplice sentimento di giustizia impone che si rinunci al
perseguimento penale o che si infligga una pena ridotta.

Niente indica in concreto che AC 1 abbia a tal
punto sofferto per la morte del cugino.

Tuttavia, la Corte ha comunque voluto
considerare, nell'ambito dell'art 63 CP, che il condannato  ha certamente
sofferto  a causa della perdita del cugino con cui aveva uno stretto legame ed
ha considerato questa sofferenza  come una pena che si aggiunge alla pena che
oggi gli viene inflitta e che, quindi, deve essere considerata a suo favore.

Questo tanto più che, così come è emerso dalla
testimonianza della convivente del condannato, di questa perdita egli è stato
ritenuto responsabile da tutta la sua famiglia che, a causa di ciò, ha
abbandonato il condannato al suo destino, disinteressandosi completamente non
soltanto di lui ma anche dei suoi figli. Questo abbandono – di cui egli non può
non sentirsi responsabile – e le conseguenti sofferenze dei suoi cari si
aggiungono al dolore per la morte del cugino e certamente lo acuiscono così da
farlo diventare, davvero, una pena aggiuntiva di cui non si può non tenere
conto e senza la quale, pur considerando tutte le altre circostanze, la pena
non si sarebbe scostata di molto da quella proposta dalla pubblica accusa.

Perciò, tenuto poi conto della prassi dei nostri
tribunali per reati di questo genere (DTF 120 IV 144 cons. 3; DTF
123 IV 53; Assise criminali 20.2.1998 in re P; 3.3.1998 in re V; 11.5.1998 in
re B; 2.7.02 in re B;  ), questa Corte ha ritenuto adeguata alla colpa del
condannato la pena di 3 anni di reclusione.

 

                                28.   Come
previsto dall'art. 41 n. 1 CP, il giudice può sospendere l'esecuzione di una
condanna a una pena privativa della libertà non superiore a 18 mesi o a una
pena accessoria se la vita anteriore e il carattere del condannato lasciano
supporre che tale provvedimento lo tratterrà dal commettere nuovi crimini o
delitti (cpv. 1) e se, nei 5 anni precedenti il reato commesso, egli non ha
scontato una pena di reclusione o di detenzione superiore a 3 mesi per un
crimine o un delitto intenzionale (cpv. 2).

Già per il fatto che la durata della pena inflitta supera i 18 mesi questo
beneficio non entra in linea di conto nel caso in esame. 

 

                                29.   Il condannato
non ha legami di sorta con il nostro Paese nel quale è venuto solo per 
delinquere: in tal condizioni va pronunciata nei suoi confronti (a tutela di
preminenti esigenze di ordine pubblico) la pena accessoria dell'espulsione,
effettiva, per la durata di 7 anni.

 

                                30.   Quanto
in sequestro deve essere, ex art. 58 CP, confiscato ad eccezione
dell’autovettura che va restituita alla proprietaria.

 

                                31.   La richiesta di PC è accolta.

Rispondendo                 affermativamente a
tutti i quesiti, tranne ai quesiti no. 1.1.1.1, 2 (2.1 e 2.2), 3 (3.1 e 3.2) e
parzialmente affermativamente al quesito n. 4;

 

visti gli art.                       18, 21, 35,
41, 55, 58, 60, 63, 65, 66bis, 69, 140 n. 1, 2 e 3 CP;

                                       9 segg. CPP e 39 TG sulle
spese

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   AC 1 è
autore colpevole di:

 

                               1.1.   tentata
rapina aggravata

                                         siccome
commessa dimostrando particolare pericolosità

                                         in correità col cugino __________ ai danni di PC 1 l'8.8.2005 a __________;

 

e meglio come descritto nell’atto di accusa e
precisato nei considerandi.

 

 

                                   2.   Di conseguenza
AC 1 è condannato:

 

                               2.1.   alla pena di
3 (tre) anni di reclusione, nella quale è computato il carcere preventivo
sofferto;

 

                               2.2.   all’espulsione
dal territorio svizzero per un periodo di 7 (sette) anni;

 

                               2.3.   al pagamento
della tassa di giustizia di fr. 1'000.- e delle spese processuali.

 

 

                                   3.   E’ ordinata la confisca di quanto in sequestro ad eccezione
dell'autovettura Lancia Y Elefantino di cui viene ordinata la restituzione a
favore di TE 1.

 

 

                                   4.   AC 1 è
inoltre condannato a versare un’indennità 

di fr. 1.- simbolico alla parte civile PC 1.

 

 

                                   5.   Questo
giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la
dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte
entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla
notificazione della sentenza integrale.

 

	
  Intimazione a:

  	
   

  
	
   

  	
   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  1. PC 1 

  2. GI 1 

  3. GI 2 

  4. AS 1 

  5. AS 2 

  6. AS 3 

  7. AS 4 

  8. AS 5 

  9. AS 6 

  10. AS 7 

  11. TE 1 

   

  

Per la Corte delle assise criminali

La presidente                                                         La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Distinta spese:                  

Tassa di giustizia                              fr.        1'000.--

Inchiesta preliminare                         fr.      27'291.50

Spese diverse                                   fr.        1'179.30

Testi                                                    fr.           141.--

Spese postali,tel.,affr. in blocco       fr.           100.--

                                                             fr.      29'711.80

                                                             ============