# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8b8a22c4-691a-5dbf-bbba-23950e75cc5e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 15.12.2017 11.2016.63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2016-63_2017-12-15.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2016.63

  	
  Lugano,

  15 dicembre 2017/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Giannini
  

  

 

 

sedente
per statuire nella causa DM.2016.25 (divorzio
su richiesta di un coniuge, poi 

su
richiesta comune con intesa totale) della Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 6, promossa con petizione dell'11 febbraio 2016
da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 2) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (con
  recapito dall'avv. PA 1),

  

 

giudicando
sull'appello del 9 luglio 2016 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal
Pretore aggiunto il 15 giugno 2016;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   RI
1 (1952), cittadino svizzero, e CO 1 (1970), cittadina vietnamita, si sono
sposati a __________ il 25 luglio 1997. Dal matrimonio non sono nati
figli. Ingegnere meccanico, il marito ha percepito dal 2011 indennità di disoccupazione e dopo il 1° gennaio 2013 non
ha più conseguito redditi. La moglie lavora come operaia per la ditta __________
SA di __________. I coniugi si sono separati nel giugno del 2013, quando la
moglie ha lasciato l'abitazione coniugale di __________ (proprietà per piani n. __________,
pari a 13/1000 della particella n. 1136
RFD di __________, intestata al marito) per trasferirsi prima da amici e poi in
un appartamento a __________.

 

                                  B.   Con
sentenza dell'11 agosto 2014 emanata a protezione del­l'unione coniugale il
Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, ha autorizzato i coniugi a vivere
separati e ha assegnato l'abitazione coniugale al marito, senza riconoscere a
quest'ultimo contributi di mantenimento. Le spese processuali di
fr. 1045.– sono state poste a carico di AP 1, tenuto a rifondere alla
moglie fr. 2000.– per ripetibili (inc. SO.2014.1337). Adita con appello dal
convenuto, il 23 mar­zo 2015 questa Camera ha riformato il dispositivo di
primo grado sulle spese giudiziarie, addebitando gli oneri processuali per un
terzo alla moglie e per il resto a RI 1, con obbligo di rifondere alla moglie fr. 1350.– per ripetibili ridotte (inc.
11.2014.70).

 

                                  C.   L'11
febbraio 2016 AO 1 ha intentato azione di divorzio davanti al medesimo Pretore,
chiedendo che – conferitole il gratuito patrocinio – in esito allo scioglimento
del matrimonio non fossero dovuti contributi di mantenimento fra coniugi e fossero
divisi a metà gli averi di previdenza professionale maturati dalle parti durante
il matrimonio. All'udienza del 2 giugno 2016, indetta per il tentativo di
conciliazione, i coniugi sono comparsi assistiti dai rispettivi patrocinatori e
“dopo ampia discussione informale” hanno siglato l'accordo che segue:

                                         1.  Il matrimonio contratto a __________ il 25 luglio 1997 da AO 1 (1° gennaio
1970) e AP 1 (12 gennaio 1952) è sciolto per divorzio.

                                         2.  Nessun
alimento tra coniugi. Ciascuno provvede al proprio debito mantenimento.

                                         3.  Il
regime dei beni è sciolto e liquidato. Ciascun coniuge rimane proprietario
esclusivo dei beni in suo possesso.

                                         4.  È fatto ordine alla __________, __________, di
prelevare da­gli averi di AP 1 (n.
conto __________) l'importo di fr. 105 350.– e di
riversarlo sul conto di previdenza professionale di AO 1 (n. ass. __________, n. contratto __________)
presso __________.

                                         5.  Le
spese processuali sono a carico del marito, il quale rifonderà alla moglie fr.
1200.– a titolo di ripetibili tramite l'avv. PA 1.

                                         

                                         L'attrice
ha ritirato così la richiesta di gratuito patrocinio. Il Pretore aggiunto ha
comunicato alle parti che l'accordo sarebbe stato omologato non appena il
marito avesse prodotto un certificato di famiglia aggiornato, richiesta cui AP
1 ha ottemperato il 14 giugno 2016.

 

                                  D.   Statuendo
con sentenza del 15 giugno 2016, il Pretore aggiunto ha sciolto il matrimonio e,
senza omologare formalmente nel dispositivo della decisione la convenzione
stipulata il 2 giugno 2016, ha regolato gli effetti del divorzio riprendendo alla
lettera il testo stesso dell'accordo. Le spese processuali di fr. 400.– sono
state poste a carico di AP 1, tenuto a rifondere alla moglie fr. 1200.– per
ripetibili.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata AP 1 è insorto a questa Camera con un appello del 4
luglio 2016 per ottenere la riforma del giudizio impugnato nel senso di vedere
ridotto da fr. 105 350.– a fr. 95 078.– il conguaglio della previdenza professionale
ch'egli deve trasferire al “secondo pilastro” della moglie. Invitata a esprimersi,
nelle sue osservazioni del 30 settembre 2016 AO 1 propone di respingere l'appello.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
sentenze in materia di divorzio sono appellabili entro 30 giorni dalla notificazione
(art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che – ove rimangano in discussione mere
controversie patrimoniali – il valore litigioso raggiungesse almeno fr. 10 000.– secondo l'ultima conclusione riconosciuta
nella decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). Qualora l'appello verta su un
punto regolato consensualmente in una convenzione sugli effetti del divorzio omologata
dal giudice, tuttavia, non v'era controversia davanti al primo grado di
giurisdizione. In simili casi fa stato perciò il valore dell'oggetto litigioso
in appello (Fankhauser in:
Sutter-Somm/ Hasenböhler/Leuenberger [curatori], Kommentar zur Schweizerischen
ZPO, 3ª edizione, n. 7 in fine ad art. 289).

 

                                         Nella
fattispecie l'appellante chiede di ridurre il conguaglio della previdenza professionale
da trasferire al “secondo pilastro” della moglie da fr. 105 350.– a fr. 95 078.–.
Il valore litigioso minimo di fr. 10 000.–
è dunque raggiunto anche se l'interessato riconosce di dovere ancora a AO 1 fr.
2495.– per spese e ripetibili della procedura a tutela dell'unione coniugale, indennità
ch'egli pone in deduzione della sua pretesa. Tale importo, estraneo all'oggetto
della causa, non entra tuttavia nel calcolo del valore litigioso (art. 91
cpv. 1 seconda frase CPC). Riguardo alla tempestività dell'appello, la sentenza
impugnata è pervenuta al patrocinatore del convenuto il 16 giugno 2016.
Introdotto il 9 luglio 2016 (data del timbro postale sulla busta d'invio),
il ricorso in esame è pertanto tempestivo.

 

                                   2.   All'appello
AP 1 acclude un estratto datato 4 luglio 2016 della __________, __________, da
cui si evince che la sua prestazione di libero passaggio acquisita durante il
matrimonio ammonta a fr. 201 154.98. Ora,
nuovi mezzi di prova sono proponibili in appello se vengono immediatamente
addotti e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile farli
valere nemmeno con la diligenza esigibile, tenuto conto delle circostanze (art.
317 cpv. 1 CPC). In concreto il documento prodotto è successivo
all'emanazione della sentenza impugnata, ma non consta – né l'appellante
asserisce – che non potesse essere chiesto all'istituto di previdenza prima di
allora. Comunque sia, e come si vedrà oltre (consid. 4), l'attestato non è di rilievo
ai fini del giudizio. Non giova attardarsi dunque
sulla sua ricevibilità.

 

                                   3.   L'appellante
contesta davanti a questa Camera – come detto – l'entità del conguaglio
nell'ambito della previdenza professionale destinato
al “secondo pilastro” della moglie (art. 122
CC). Afferma che la sua presta­zione d'uscita
ammonta a fr. 201 155.– e quella della moglie a fr. 11 000.–, onde un capitale da dividere di fr. 212 155.–. La metà di tale importo risultando di fr. 106 078.–, alla moglie spetta un conguaglio di fr. 95 078.– (fr. 106 078.–
meno fr. 11 000.–), non di fr. 105 350.–. Così argo­mentando, egli dimentica
tuttavia che la cifra di fr. 105 350.– si riconduce a un accordo da lui
stipulato con la controparte e omologato dal giudice. Certo, anche la regolamentazione
di un effetto del divorzio pattuita in una convenzione omologata dal giudice può
essere impugnata. L'appellante deve valersi tuttavia di un vizio della volontà
o invocare norme del diritto imperativo che la regolamentazione offenderebbe o
dolersi di una manifesta inadeguatezza (Bähler
in: Brunner/Gasser/Schwander, Schweizerische ZPO, Kommentar, 2ª edizione, vol.
II, n. 6 ad art. 289 con rinvii; Tappy
in: CPC commenté, Basilea 2011, n. 16b ad art. 289). Egli deve spiegare, in
sintesi, perché il primo giudice non avrebbe dovuto omologare la convenzione su
tal punto.

 

                                   4.   Nella
fattispecie l'appellante non lamenta vizi della volontà né censura una violazione
del diritto imperativo né denuncia una manifesta inadeguatezza della
convenzione. Tanto meno egli allega – per avventura – fatti nuovi che non gli sarebbe
stato possibile recare dinanzi al primo giudice (art. 317 cpv. 1 CPC). Si limita
a far valere che nel caso specifico il conguaglio nell'ambito della previdenza
professionale destinato al “secondo pilastro” della moglie non corrisponde alla
metà della sua prestazione d'uscita calcolata per la durata del matrimonio secondo
le disposizioni della legge sul libero passag­gio (art. 123 cpv. 1 e 3 CC). Ciò
non basta tuttavia per rimettere in discussione l'omologabilità dell'accordo
preso. Il riparto a metà previsto dall'art. 123 cpv. 1 CC non è inderogabile.
Un coniuge può anche rinunciare convenzionalmente, in tutto in parte, alla metà
della prestazione 

                                         d'uscita
maturata dall'altro se gli rimane garantita un'adeguata
previdenza per la vecchiaia e per l'invalidità (art.
124b cpv. 1 CC). L'appellante non asserisce che il conguaglio della previdenza
professionale concordato “dopo ampia discussione informale” all'udienza del 2
giugno 2016 con l'assistenza del suo patrocinatore e omologato dal Pretore
aggiunto nella decisione impugnata gli pregiudichi un'adeguata previdenza per
la vecchiaia e per l'invalidità. Non pretende nem­meno che il primo giudice
abbia trascurato di verificare simile condizione (art. 280 cpv. 3 CPC). Ne
segue che, priva di consistenza, la sua critica è destinata all'insuccesso.

 

                                   5.   Le
spese del giudizio odierno seguono il precetto della soccombenza (art. 106 cpv.
1 CPC). AO 1, che ha presentato osservazioni
all'appello tramite un patrocinatore, ha diritto inoltre a un'adeguata
indennità per ripetibili.

 

                                   6.   Quanto
ai rimedi esperibili sul piano federale contro la presente sentenza (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso non raggiunge la soglia di 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF (sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                     1.   L'appello
è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                                   2.   Le
spese processuali di fr. 500.– sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà
alla controparte fr. 1000.– per ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –;
  

  –.

  

                                         

Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).