# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9ed98201-5b60-5c14-88a1-159334f2c48b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-10-31
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 31.10.2022 60.2022.257
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2022-257_2022-10-31.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2022.257

   

  	
  Lugano

  31 ottobre 2022/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Nicola
  Respini, presidente,

  Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Elena
  Tagli Schmid, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 16/19.09.2022 presentato
da

 

 

	
   

  	
   RE 1  

   

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 6.09.2022 di collocamento iniziale (in
  sezione chiusa) emanata dal giudice dei provvedimenti coercitivi Ursula
  Züblin, sedente in materia di applicazione della pena (inc. GPC __________);

  

 

 

preso atto degli scritti 23/26.09.2022
del procuratore pubblico e 26/27.09.2022 del giudice dei provvedimenti
coercitivi, mediante i quali entrambi comunicano di non avere particolari
osservazioni da formulare, rimettendosi al giudizio di questa Corte;

 

preso altresì atto dello scritto 29.09./3.10.2022 di RE
1, con cui chiede la fissazione di un’udienza di discussione;

 

considerato

 

 

 

 

 

 

in fatto

 

 

                                 a.   Mediante
decreto d’accusa 24.01.2020 (DA __________) del Ministero pubblico (passato in
giudicato) RE 1 è stato condannato, per il reato di distrazione di valori
patrimoniali sottoposti a procedimento giudiziale, alla pena di 40 aliquote
giornaliere a CHF 30.- cadauna (per complessivi CHF 1'200.-), sospesa
condizionalmente con un periodo di prova di 2 anni, oltre alla multa di CHF
300.-.

 

 

                                 b.   Con
sentenza 9.06.2022 (inc. TPC 72.2022.57/59/87/108) la Corte delle assise
criminali ha riconosciuto RE 1 colpevole, unitamente a diversi correi, di
ripetuta truffa (crediti Covid 19 e indennità per lavoro ridotto) in parte
tentata, cattiva gestione, omissione della contabilità, ripetuta falsità in
documenti, ripetuta infrazione alla LF sugli stranieri, abuso della licenza o
delle targhe ed esercizio abusivo della professione. Lo ha quindi condannato
alla pena detentiva di 4 anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto,
nonché alla multa di CHF 500.-, con l’avvertenza che, in caso di mancato
pagamento per colpa, la stessa sarebbe stata sostituita con una pena detentiva
di 5 giorni. La Corte ha altresì ordinato la revoca della sospensione
condizionale della pena pecuniaria di 40 aliquote da CHF 30.- cadauna, di cui
al decreto d’accusa 24.01.2020, come pure ha ordinato a suo carico l’espulsione
dal territorio svizzero per un periodo di 8 anni.

 

 

                                 c.   Con
scritto 1.09.2022 la Presidente della Corte di appello e di revisione penale ha
comunicato al giudice dei provvedimenti coercitivi che i punti del dispositivo
della sentenza 9.06.2022 riguardanti RE 1 (ad eccezione della pretesa civile di
un’accusatrice privata) erano passati in giudicato (AI 2, inc. GPC __________).

 

 

                                 d.   Con
decisione 6.09.2022 il giudice dei provvedimenti coercitivi ha ordinato il
collocamento di RE 1 in sezione chiusa, ravvedendo il rischio concreto che egli
si dia alla fuga, sottraendosi all’esecuzione della pena. Ciò in particolare in
quanto cittadino italiano con all’orizzonte una pena relativamente lunga ancora
da scontare, e siccome colpito da espulsione dal territorio svizzero per un
periodo di 8 anni.

                                       Il
magistrato ha altresì determinato i seguenti termini di esecuzione, tenuto
conto della carcerazione patita dal reclamante e dopo commutazione della multa
di CHF 500.- e della pena pecuniaria di 40 aliquote da CHF 30.- cadauna, in
complessivi 45 giorni di pena detentiva sostitutiva:

                                       1/3                                  13.11.2022

                                       1/2                                  21.07.2023

                                       2/3                                  29.03.2024

                                       Fine
pena                      13.08.2025.

 

                                       Infine
il magistrato ha ricordato al reclamante la possibilità di far fronte in ogni
momento al pagamento (totale o parziale) della pena pecuniaria revocata e della
multa, al fine di diminuire il periodo di detenzione, posto che 1 giorno di
detenzione corrisponde: a CHF 100.- per quanto attiene alla multa, e a CHF 30.-
per quanto attiene alla pena pecuniaria.

 

 

                                 e.   Mediante
scritto 16/19.09.2022 RE 1 impugna il giudizio 6.09.2022 postulando: in via
principale, il collocamento in sezione aperta e, in via subordinata, di “concedere
autorizzazione alla formazione continua degli avvocati (online) in sezione
chiusa”.

                                       Contesta
l’esistenza di un pericolo di fuga, sostenendo che “non vuole sottrarsi per
nessuna ragione a quanto stabilito in sentenza - unica volontà è terminare il
periodo di detenzione e riappropriarsi così della propria vita e della propria
famiglia” (reclamo 16/19.09.2022 p. 3). Al proposito pone in risalto di
aver rinunciato ad impugnare la sentenza di condanna davanti alla Corte di
appello e di revisione penale, sostenendo di averla accettata e di aver
compreso i propri errori.

                                       Evidenzia
il buon comportamento tenuto in carcere dimostrato dall’assenza di
provvedimenti disciplinari presi a suo carico e dal lavoro da lui prestato con
profitto e impegno come pure dai diversi corsi seguiti all’interno del carcere.

                                       Lamenta
come l’attuale regime di detenzione in sezione chiusa gli impedisca di
frequentare corsi di aggiornamento per avvocati online (compatibili con la sua
formazione scolastica e professionale) a discapito dei principi garantiti
dall’art. 82 CP e a pregiudizio del suo reinserimento lavorativo. 

                                       Con
riguardo all’ordine di espulsione pronunciato nei suoi confronti dalla Corte
del merito, sostiene di avere forti legami con il nostro territorio, per cui
tale misura “non deve oltremodo discriminare e gravare sul reinserimento
sociale”.

                                       Chiede
inoltre istruzioni per far fronte col proprio peculio al pagamento della pena
pecuniaria revocata e della multa e quindi avere il ricalcolo dei termini di
espiazione della pena.

                                       Dichiara
infine di essere disponibile per una perizia tendente alla “valutazione
della reintegrazione del reato, del pericolo di fuga e pericolosità pubblica”
(reclamo 16/19.09.2022, p. 4).

 

 

                                  f.   Negli
scritti 23/26.09.2022 risp. 26/27.09.2022 il procuratore pubblico risp. il
giudice dei provvedimenti coercitivi comunicano di non avere particolari
osservazioni da formulare, rimettendosi al giudizio di questa Corte. Il giudice
dei provvedimenti coercitivi richiama altresì i considerandi del proprio
giudizio.

 

 

                                 g.   Con
scritto 29.10./3.10.2022 RE 1 richiede a questa Corte un’udienza di
discussione.

 

 

 

in diritto

 

 

                                 1.   1.1.

                                         Il
Codice di diritto processuale penale svizzero (Codice di procedura penale, CPP,
RS 312.0), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni la facoltà di designare
le autorità competenti per l'esecuzione delle pene e delle misure e di
stabilire la relativa procedura.

                                         L'art.
10 cpv. 1 lit. h della Legge sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli
adulti del 20.4.2010 (LEPM, RL 341.100) conferisce al giudice dell'applicazione
della pena − in Ticino il giudice dei provvedimenti coercitivi giusta
l'art. 73 LOG − la competenza, fra l'altro, a decidere il collocamento
iniziale del condannato ex art. 76 CP.

 

                                         Contro
tali decisioni è data facoltà al condannato e al Ministero pubblico di
interporre reclamo ai sensi degli art. 393 segg. CPP presso la Corte dei
reclami penali (art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM).

 

Con il reclamo si possono censurare le
violazioni del diritto, compreso l'eccesso e l'abuso del potere di
apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP),
l'accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e
l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art.
396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma
scritta e all’art. 385 CPP per la motivazione. In particolare la persona o
l’autorità che lo interpone deve indicare i punti della decisione che intende
impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova
auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         La
prevalenza dei principi della verità materiale e della legalità impone alla
giurisdizione di reclamo, investita di un gravame, di decidere indipendentemente
dalle conclusioni o dalle motivazioni addotte dalle parti, applicando il
diritto penale, che deve imporsi d’ufficio (Commentario CPP – M. MINI, art. 391
CPP n. 2; cfr., anche, decisioni TF
6B_492/2016 del 12.01.2017 consid. 2.2.1.; 6B_69/2014 del 9.10.2014 consid.
2.4.; 6B_776/2013 del 22.07.2014 consid. 1.5.; 1B_460/2013 del 22.01.2014
consid. 3.1; 1B_768/2012 del 15.01.2013
consid. 2.1.).

 

                                       1.2.

                                         Il
gravame, inoltrato il 16.09.2022 (cfr. timbro dell’Ufficio censura delle
Strutture carcerarie cantonali) contro la decisione 6.09.2022 del giudice dei
provvedimenti coercitivi (notificata al reclamante il 7.09.2022) è tempestivo
(in quanto rispettoso del termine di 10 giorni imposto dall’art. 396 cpv. 1
CPP), oltre che proponibile (art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM i.c.c. art. 393 CPP).

 

                                         Le
esigenze di forma e di motivazione sono rispettate.

 

                                         RE
1 quale condannato in espiazione di pena, è legittimato a reclamare ex art. 382
cpv. 1 CPP, avendo un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla
modifica del giudizio, che lo lede personalmente, direttamente ed attualmente.

 

 

                                 2.   2.1.

                                       RE
1, mediante scritto 29.09./3.10.2022,
chiede preliminarmente, senza indicarne i motivi, un’udienza di discussione
davanti a questa Corte.

 

                                       L’art.
397 cpv. 1 CPP stabilisce che il reclamo è esaminato nell’ambito di una
procedura scritta. La decisione viene resa senza un dibattimento pubblico,
siccome per l’art. 390 cpv. 4 CPP la giurisdizione di ricorso statuisce
mediante circolazione degli atti o con deliberazione a porte chiuse, sulla base
degli atti e delle prove supplementari assunte.

                                       Ancorché
l’autorità di reclamo possa, ad istanza di parte o d’ufficio, disporre che si
tenga un’udienza ex art. 390 cpv. 5 CPP, il CPP non obbliga tale autorità a
sentire le parti oralmente prima di rendere la propria decisione, ritenuto -
per di più - che questa Corte, quale giurisdizione di reclamo ex art. 20 CPP)
non ha competenze di istruzione (segnatamente l’assunzione di prove come ad es.
l’audizione delle parti). Allo stesso modo l’art. 29 cpv. 2 Cost. non
conferisce di per sé alle parti il diritto di essere sentiti oralmente
dall’autorità di ricorso (Catherine Hohl-Chirazi, La privation de liberté en
procédure pénale suisse: buts et limites, 2016, p. 363 n. 1023; decisione TF
1B_182/2011 del 5.05.2011 consid. 2). Tale facoltà deve infatti rimanere
un’eccezione (decisione TF 6B_248/2015 del 13.05.2015 consid. 2.2.).

 

                                        Nel caso in disamina questa Corte non intravvede
alcuna ragione per discostarsi da quanto sopra, ordinando un’udienza. Il reclamante
ha potuto sviscerare in modo sufficientemente chiaro ed esauriente le proprie
argomentazioni nell’atto di ricorso (4 pagine manoscritte), tant’è che non vi è
stata la necessità di un secondo scambio di allegati, non avendo né il
procuratore pubblico né il giudice dei provvedimenti coercitivi formulato
osservazioni particolari. Pertanto non si fa luogo ad alcuna audizione del
reclamante.

 

                                        2.2.

                                       Con
riguardo alla ventilata richiesta di “avere istruzioni per il pagamento”
della pena pecuniaria revocata e della multa mediante peculio e con conseguente
nuova determinazione dei termini di esecuzione della pena, si rammenta che
questa Corte, quale giurisdizione di reclamo ex art. 20 CPP e 393 segg. CPP,
non ha competenze da questo profilo, così che su questo punto il gravame è
irricevibile. 

                                       Il
reclamante può chiedere indicazioni in questo senso alla Direzione delle
Strutture carcerarie cantonali.

 

                                       2.3.

                                       Pure
irricevibile in questa sede è la richiesta formulata dal reclamante in
subordine, ovverossia la concessione dell’autorizzazione a seguire una
formazione continua degli avvocati online in sezione chiusa, nella misura in
cui esula dal preposto iter.

 

                                       Le
Strutture carcerarie sono poste sotto l’autorità della Direzione, la quale, fra
l’altro, promuove, coordina e gestisce l’organizzazione e le attività delle
strutture (art. 6 RSC). Essa è subordinata alla Divisione della giustizia (art.
3 REPM e art. 6 cpv. 2 RSC). 

                                       La
persona incarcerata ha il diritto di rivolgere istanze o reclami alla Direzione
e alla Divisione (art. 56 REPM). 

                                       I
reclami devono essere presentati - nei modi e nei tempi previsti dai
Regolamenti interessati (REPM e RSC) - alla Direzione (art. 57 REPM e art. 81
RSC), tranne se rivolti contro l’operato della Direzione; in tal caso il
gravame è da presentare direttamente alla Divisione (art. 81 RSC). 

 

                                       La
presente Corte, nel rispetto del suddetto iter, può essere adita - nei limiti
dell’art. 393 CPP - per dirimere le vertenze in materia di esecuzione delle
pene e delle misure, soltanto quale tribunale superiore cantonale di ultima
istanza. Ciò conformemente al doppio grado di giurisdizione imposto dal
Tribunale federale (decisione TF 6B_581/2013 dell’8.10.2013 consid. 2.3.). 

 

                                       Entro
i limiti testé precisati (consid. 2.1. - 2.3.) il reclamo è ricevibile.

 

 

                                 3.   3.1.

                                         L’art.
76 cpv. 1 CP stabilisce che le pene detentive sono scontate in un penitenziario
chiuso o aperto (ove con il termine aperto si intende uno stabilimento “aperto”
o “semiaperto”, BSK Strafrecht I - B.F. BRÄGGER, 4a. ed., art. 76 CP n. 8). Il
detenuto è collocato in un penitenziario chiuso o in un reparto chiuso di un
penitenziario aperto se vi è pericolo che si dia alla fuga o vi è da attendersi
che commetta nuovi reati (cpv. 2).

                                         L’art.
75a cpv. 2 CP precisa che per regime aperto si intende un’espiazione della pena
tale da essere meno restrittiva della libertà, in particolare il trasferimento
in un penitenziario aperto, la concessione di congedi, l’autorizzazione del
lavoro o alloggio esterni e la liberazione condizionale”.

 

                                       3.2.

                                         L’art.
1 cpv. 3 del Regolamento del 29.10.2010 relativo alla lista degli stabilimenti
per l’esecuzione delle privazioni di libertà a carattere penale (emanato sulla
base dell’art. 4 lit. k del Concordato sull’esecuzione delle pene privative di
libertà e delle misure concernenti gli adulti e i giovani adulti nei cantoni
latini del 10.04.2006, RL 343.200) indica che gli stabilimenti sono concepiti
ed organizzati in funzione dell’importanza del rischio d’evasione e di
reiterazione che rappresenta la persona che vi è collocata per l’esecuzione
della detenzione. Tale valutazione è effettuata in funzione delle circostanze e
di diversi elementi (segnatamente durata della detenzione, infrazioni e
condizioni in cui sono state commesse, condizioni personali della persona
detenuta, legami con la Svizzera e statuto amministrativo).

 

                                         L'art.
19 del Regolamento sull'esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti del
6.03.2007 (REPM, RL 341.110) stabilisce che l'esecuzione della pena in uno
stabilimento chiuso, ossia in uno stabilimento in cui le misure di sicurezza
sono elevate, è la forma di esecuzione ordinaria quando al detenuto non possono
essere concesse altre forme di esecuzione in grado di evitare in particolare la
fuga o pericoli a terzi (cpv. 1). L'esecuzione
della pena avviene ininterrottamente nello stabilimento. Il trattamento, che ha
come scopo finale il reinserimento sociale, è fondato su una graduale
concessione di libertà tendente alla responsabilizzazione progressiva del
carcerato, sulla base di un piano individuale di esecuzione della pena (cpv.
2). Una persona condannata può scontare
la pena privativa della libertà in maniera totale o parziale in uno
stabilimento aperto − ossia in una struttura che dispone di misure di
sicurezza ridotte per quanto concerne l'organizzazione, il personale e la
costruzione − se questa sua collocazione non provoca pericoli alla
comunità, evita il ripetersi di azioni delittuose e non vi è rischio di fuga.

 

                                         Del
pari l'art. 3 del Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino del
15.12.2010 (RL 342.110, nel seguito RSC) precisa che il carcere penale “La
Stampa”, quale struttura chiusa (cpv. 4), è, tra l’altro, destinato
all’incarcerazione di persone maggiorenni poste in esecuzione di pena o di
misura o di internamento (cpv. 3 lit. a). Per contro “Lo Stampino”, quale
struttura aperta (cpv. 5), è in particolare destinata all'incarcerazione di: a)
persone in esecuzione di pene eseguite in regime di lavoro esterno; b) persone
in esecuzione di pene eseguite in forma di semiprigionia; c) persone in
esecuzione di pene di breve durata eseguite per giorni; d) persone in
esecuzione di pena che non presentano un rischio di fuga e per le quali non vi
è da attendersi che commettano nuovi reati (cpv. 6).

                                         La
persona incarcerata viene ammessa al regime ordinario qualora motivi di
sicurezza non vi si oppongano (art. 40 cpv. 1 prima frase RSC).

 

 

                                 4.   In
definitiva, in base all’art. 76 cpv. 2 CP, gli unici criteri determinanti per
il collocamento in un penitenziario chiuso sono il pericolo che il detenuto si
dia alla fuga o il rischio che egli commetta nuovi reati; criteri questi ultimi
che non devono essere realizzati cumulativamente (cfr. Messaggio concernente la
modifica del Codice penale svizzero del 21.09.1998,
pubblicato in FF 1999 p. 1669 segg., p. 1793; BSK Strafrecht I – B.F. BRÄGGER,
4a. ed., art. 76 CP n. 8).

 

                                         Con
quale intensità debba sussistere il pericolo di fuga o il rischio che il
detenuto commetta nuovi reati posto dall'art. 76 cpv. 2 CP, non può essere
espresso in generale e in astratto ma dipende dalle circostanze. 

                                         Per
ammettere l'esistenza di un pericolo di fuga o di recidiva non occorre
certamente che siano state intraprese manovre concrete in tal senso, è bensì
sufficiente che sia riconoscibile l'esistenza di detti rischi (BSK Strafrecht I
− B. F. BRÄGGER, op. cit., art. 77b CP n. 9).

 

                                       I requisiti posti al comportamento del detenuto in
espiazione di pena e i rischi di fuga o di recidiva si determinano di regola
secondo i criteri che valgono per la liberazione condizionale ex art. 86 CP
(decisione TF 6B_577/2020 del 7.07.2020, consid. 1.3.3.).

 

                                         Conformemente
alla giurisprudenza federale il rischio di fuga deve essere valutato in
considerazione dell’insieme delle circostanze proprie al detenuto, quali per
esempio le sue condizioni di vita (“Lebensumstände”), i legami familiari
(“familiäre Bindungen”), la sua situazione professionale e finanziaria
(“berufliche und finanzielle Situation”), nonché le sue relazioni
all’estero (“Kontakte zum Ausland”). Infatti non si può concludere per
l’esistenza di questo rischio solo sulla base di una possibilità astratta di
fuga. Occorre piuttosto che vi sia una certa probabilità, fondata su concreti
motivi, che il detenuto posto in libertà si sottragga all’esecuzione della
pena, dandosi alla fuga (sentenze TF 6B_432/2012 del 26.10.2012 consid. 3.;
6B_254/2012 del 18.06.2012 consid. 3.; 6B_577/2011 del 12.01.2012 consid. 2.1.
e 2.2.). Il quantum della pena che gli resta da espiare da solo non
basta per ammettere il rischio di fuga. Può tuttavia essere considerato,
unitamente ad altre circostanze, quale indizio di una possibile fuga (sentenza
TF 6B_432/2012 del 26.10.2012 consid. 3.; DTF 125 I 60). Un rischio acuto di
fuga viene ammesso in special modo dalla dottrina, quando l’interessato non
intrattiene in Svizzera una rete di relazioni, ovverossia quando egli non
dispone di legami con il nostro paese. Ciò che di principio viene presunto per
i cosiddetti turisti del crimine (“Kriminaltouristen”) e per i
condannati senza un valido permesso di soggiorno o di domicilio (BSK Strafrecht I − B. F. BRÄGGER, op. cit., art. 76 CP n. 4).

 

 

                                 5.   Per
quanto RE 1 auspichi di poter restare nel nostro paese - come da lui riferito
alla Corte del merito -, al suo rilascio dovrà giocoforza lasciare il nostro territorio,
siccome colpito da un ordine di espulsione per la durata di 8 anni. Di
conseguenza gli è preclusa ogni possibilità di stabilirsi e di reinserirsi nel
nostro Paese. Paese dove egli è venuto a risiedere nel 2017 e vi ha avviato un’attività
di imprenditore, in seno alla quale ha amministrato delle società (macchiandosi,
fra l’altro, di cattiva gestione) per le quali poi, in correità con altri
cittadini italiani, ha richiesto abusivamente dei crediti Covid 19 e delle
indennità per lavoro ridotto per oltre mezzo milione di franchi. 

                                       Di cittadinanza italiana, rispetto al nostro
territorio, egli presenta ben più forti legami con il suo paese d’origine, dove
è nato e cresciuto, vi ha frequentato le scuole dell’obbligo, vi ha acquisito
una formazione giuridica, e vi ha aperto, a suo dire, uno studio legale. Il
centro dei suoi affetti familiari più stretti si trova pure in Italia, dove
risiedono i genitori e dei fratelli e financo sua moglie, che nel 2020 l’aveva
raggiunto in Svizzera (peraltro senza annunciarsi alle autorità elvetiche) ma
che dopo l’arresto del marito ha fatto rientro in Italia, trovandovi
un’occupazione. Pure il loro alloggio locato nel luganese è stato nel frattempo
riconsegnato al proprietario.

                                       In tali circostanze, senza legami professionali né familiari
con il nostro territorio - salvo dei debiti verso la cassa malati e una
società, oltre al suo debito con la giustizia elvetica per il quale gli si
prospetta ancora una pena relativamente lunga (anche nell’eventualità di una
liberazione anticipata) - il rischio che egli possa darsi alla fuga per
sottrarsi all’esecuzione della pena, permane concreto e alto, come rettamente
valutato dal giudice dei provvedimenti coercitivi.

                                     

                                       Di
conseguenza, essendo adempiuto uno dei presupposti richiesti dall’art. 76 cpv.
2 CP per ordinare il collocamento in sezione chiusa, il giudizio qui impugnato
merita di essere tutelato.

 

 

                                 6.   Il
reclamo, per quanto ricevibile, è respinto. Tenuto conto della particolarità
del caso concreto e delle limitate possibilità economiche del reclamante al
beneficio del solo peculio, si prescinde dal prelievo della tassa di giustizia
e delle spese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 74 segg., 379 segg.,
393 segg. 439 cpv. 1 CPP, la LEPM, il REPM, il RSC, il Regolamento del 29.10.2010
relativo alla lista degli stabilimenti per l’esecuzione delle privazioni delle
possibilità, ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                 1.   Il
reclamo, per quanto ricevibile, è respinto.

 

 

                                 2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese.

 

 

                                 3.   Rimedio
di diritto:

                                       Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95
 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittima

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                         La
cancelliera