# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7e1120cb-eaf8-5af3-8f61-6d0f7049bbf2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-21
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 21.04.2010 D-2627/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2627-2010_2010-04-21.pdf

## Full Text

Corte IV
D-2627/2010
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 1  a p r i l e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Bruno Huber;
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Nigeria,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 12 aprile 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-2627/2010

Visto:

la domanda d'asilo che l'interessato ha inoltrato il  14 marzo 2010 in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
(cfr. atti  UFM act. A3)  e  mediante  il  quale  l'ha  reso attento  circa  la  
necessità  di  consegnare,  entro  le  48 ore  successive  all'inoltro  della 
sua istanza, un documento d'identità o di  viaggio, con comminatoria 
che, in caso di mancata consegna e in assenza di motivi scusabili, non 
si entra nel merito della sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione del  26 marzo 2010 (di  seguito verbale 1)  e del 
12 aprile 2010 (di seguito verbale 2),

il verbale della decisione orale dell'UFM del 12 aprile  2010 (cfr. avviso 
di notifica e di ricevuta sottoscritto dal ricorrente [atti UFM act. A12]),

il  ricorso  inoltrato  al  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  il 
16 aprile 2010 (cfr. timbro del plico raccomandato) contro la precitata 
decisione dell'UFM,

la copia dell'incarto dell'UFM ricevuta via fax il 19 aprile 2010,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei  
considerandi che seguono, 

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e 
art. 83 lett. d LTF), 

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che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai 
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
dell'art. 52 PA, nonché dell'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi  
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della decisione impugnata; che se le parti utilizzano un'altra lingua, il  
procedimento può svolgersi in tale lingua, 

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano,

che, nell'ambito delle audizioni sui  fatti,  l'interessato ha dichiarato di 
essere  cittadino  nigeriano  di  etnia  (...),  di  essere  nato  e  vissuto  a 
B._______ (Stato dell'Imo) fino al (...); che in tale anno egli si sarebbe 
trasferito  a  C._______,  dove sarebbe rimasto  fino  all'espatrio  a  fine 
(...), 

che egli  ha  dichiarato  di  avere  lasciato  il  suo Paese d'origine per  il 
timore  di  essere  arrestato  dalle  autorità  di  polizia;  che  queste  lo 
starebbero cercando a seguito dell'uccisione, da parte di appartenenti 
al gruppo degli "Youth" cattolici,  di cui egli  sarebbe il  presidente, del 
capo degli hausa musulmani, i quali, a loro volta, avrebbero attaccato 
la chiesa dei fedeli cattolici a nord di C._______ ed incendiato la casa 
dell'interessato,

che il richiedente ha affermato di essersi spostato dapprima in auto da 
C._______ a D._______, dove sarebbe rimasto fino al  (...); che a tale 
data egli si sarebbe imbarcato per l'E._______; che il (...) egli sarebbe 
sbarcato  in  una  città  italiana  sconosciuta,  dove  avrebbe,  ancora  lo 
stesso  giorno,  preso  il  treno  per  Firenze;  che,  sucessiva 
F._______egli,  su  consiglio  di  una  persona  a  lui  sconosciuta,  si  

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sarebbe  spostato,  sempre  in  treno,  a  G._______,  dove  avrebbe 
soggiornato illegalmente  tre  giorni  prima  di  prendere  il  treno  per 
H._______ e la Svizzera, arrivando a Chiasso il (...),

che il ricorrente ha dichiarato di avere viaggiato sempre sprovvisto di 
documenti  d'identità;  che  egli  ha  altresì  sostenuto  di  essere  stato 
controllato  unicamente  all'entrata  del  porto  di  I._______  (Nigeria), 
prima di imbarcarsi per l'Italia,

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità,

che nella decisione impugnata, l'UFM ha sottolineato, da un lato, che il 
richiedente  non  ha  consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia 
d'asilo  nessun  documento  d'identità  suscettibile  di  identificarlo,  e 
dall'altro  lato,  ha  stabilito  che  nessuna  delle  eccezioni  previste 
all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Nigeria  siccome  lecita, 
esigibile e possibile, 

che,  nel  ricorso,  l'insorgente  contesta  che  nel  caso  concreto  non 
sussitano motivi scusabili ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi; che, in 
tale contesto, egli dichiara di non avere mai posseduto un passaporto 
in Patria e di avere richiesto la carta d'identità, che, tuttavia, non gli è  
stata  rilasciata  in  tempo,  ragione  per  cui  sarebbe  espatriato  senza 
alcun documento; che sottolinea altresì che, una volta in Svizzera, gli  
sarebbe  stato  impossibile  fare  alcunchè  al  fine  di  procurarsi  un 
qualsivoglia  documento,  e  lamenta  il  breve  termine  di  48  ore  che 
avrebbe  avuto  a  disposizione  a  tal  fine;  che,  inoltre,  il  ricorrente 
contesta che non ricorrano i presupposti dell'art.  32 cpv. 3 lett. c LAsi 
nella  fattispecie  circa  la  necessità  di  ulteriori  chiarimenti  per 
l'accertamento  della  qualità  di  rifugiato  o  dell'esistenza  di  un 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento:  che,  infatti,  avrebbe 
esposto  i  suoi  motivi  d'asilo,  che  sarebbero  peraltro  verosimili,  in 
maniera  dettagliata,  sostanziata  e  coerente;  che,  inoltre,  in  Nigeria, 
non avrebbe alcuna possibilità realistica di potersi difendere al fine di 
dimostrare  la  propria  innocenza,  ragione  per  cui  sarebbe  certo  di 

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essere condannato ingiustamente e la sua vita sarebbe in gravissimo 
pericolo; 

che  l'insorgente  ribadisce,  rimandando  alla  necessità  di  ulteriori  
chiarimenti  per accertare l'esistenza di  un impedimento all'escuzione 
dell'allontanamento, che l'attacco alla chiesa sarebbe avvenuto in data 
(...) e  l'incendio  alla  sua  casa  dieci  giorni  più  tardi;  che  la  sua 
contraddizione in merito, come rilevata dall'UFM, sarebbe da riportare 
ad  un  errore  di  traduzione  o  alla  confusione  al  momento  della 
trascrizione delle sue dichiarazioni; che il fatto che l'UFM non gli abbia 
chiesto  ulteriori  delucidazioni,  in  sede  di  audizione,  circa  l'allegata 
notizia televisiva secondo cui la polizia lo starebbe cercando (tipo, ora 
e  data  della  trasmissione,  nonché  il  canale  televisivo),  starebbe  a 
dimostrare  quanto  arbitraria  sarebbe  stata  la  procedura  adottata 
dall'autorità  inferiore;  che,  infine,  l'insorgente  sostiene  di  non  poter 
rientrare  in  Nigeria,  ragione per  cui  l'esecuzione dell'allontanamento 
sarebbe da considerarsi inesigibile,

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della decisione impugnata e la trasmissione degli atti di 
causa  all'autorità  inferiore  per  una nuova decisione nel  merito  della 
sua domanda d'asilo e, in via sussidiaria, la concessione dell'asilo o 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 
di  dispensa  dal  versamento  di  un  anticipo  corrispondente  alle 
presumibili spese processuali,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che, giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c), 

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo 

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(in particolare della sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6), 

che, nel caso concreto, l'insorgente fino ad oggi non ha esibito alcun 
documento che adempia i criteri testé menzionati,

che, in merito all'asserito viaggio intrapreso da D._______, il ricorrente 
ha  in  particolare  dichiarato  di  avere  sempre  viaggiato  sprovvisto  di  
qualsivoglia documento, di essere stato controllato unicamente prima 
di  accedere  all'area  portuale  di  I._______/Nigeria  (cfr.  verbale  1 
pag. 8) e di non conoscere il costo complessivo del viaggio, in quanto 
un suo zio di D._______, funzionario delle dogane, l'avrebbe, a titolo 
meramente gratuito, aiutato ad accedere alla nave (cfr. ibidem pag. 9 e 
verbale 2 pag. 4/D26); che, inoltre, egli non ha saputo fornire nessuna 
indicazione  circa  la  nave  sulla  quale  avrebbe  viaggiato  (bandiera, 
nome, tipo), né in merito al luogo di sbarco in E._______ (cfr. verbale 
1  pag. 9),  rispettivamente  al  luogo  in  cui  avrebbe  preso  il  terno  in 
direzione di  F._______ (cfr. ibidem pag. 8); che,  esortato a spiegare 
come  provvedeva  al  suo  sostentamento  sulla  nave  ed  a  descrivere 
G._______,  città  in  cui  avrebbe trascorso tre  giorni,  l'interessato ha 
fornito risposte generiche e stereotipate (cfr. ibidem pag. 9); 

che le indicazioni dell'insorgente in merito al viaggio intrapreso ed alle  
sue modalità risultano pertanto vaghe e non corroborate da elementi 
descrittivi  concreti  che  ne  supporterebbero  la  verosimiglianza;  che, 
inoltre,  varcare  il  confine  di  Schengen  senza  subire  alcun  controllo 
– come il  ricorrente sostiene di  avere fatto, avendo egli  dichiarato di  
essere  stato  controllato  unicamente  al  porto  nigeriano  di  I._______ 
prima  di  salpare  per  l'E._______  –  costituisce,  allo  stato  attuale, 
un'impresa pressoché impossibile,

che, pertanto, codesto Tribunale ritiene che il ricorrente non può avere 
viaggiato nelle circostanze descritte, 

che,  inoltre,  non  soccorrono  l'insorgente  le  stereotipate  allegazioni 
ricorsuali  secondo  cui  gli  sarebbe  impossibile  farsi  pervenire  dei 
documenti visto che non ne avrebbe mai posseduti (cfr. ricorso pag. 2),  

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in  quanto  tali  affermazioni  non rappresentano dei  motivi  scusabili  ai 
sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi,

che, peraltro, il ricorrente avrebbe avuto poco più di due settimane di 
tempo tra l'audizione sulle generalità, in cui era stato interpellato per la 
prima volta su eventuali documenti d'identità da versare agli atti, e la 
seconda  audizione,  per  lo  meno  per  avviare  tentativi  al  fine  di 
procurarsi dei documenti d'identità (ad esempio contattando il fratello 
[cfr. verbale 2 pag. 2/D6] o gli zii [cfr. verbale 1 pagg. 3-4] in Patria), 
tantopiù che, a suo dire, la sua domanda per il  rilascio di  una carta 
d'identità  sarebbe  tuttora  pendente  (cfr.  ibidem  pag.  4  e  verbale  2 
pag. 2/D4),  rimanendo  invece  del  tutto  inattivo  in  tal  senso  e 
motivando il suo comportamento col fatto di non possedere un telefono 
cellulare  e  non  conoscere  nessuno  in  Svizzera  (cfr.  verbale  2 
pag. 2/D5),

che  il  ricorrente  non  ha  quindi  effettuato  seri  e  concreti  sforzi  che 
avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio dei suoi documenti,  
ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della  dissimulazione  dei 
documenti  da  parte  sua,  ritenuto  che,  di  regola,  chi  ne  è  già  in 
possesso  e  si  limita  a  dissimularli,  non  intraprende  alcunché  di 
concreto per procurarsene di nuovi, 

che, vista l'inverosimiglianza delle modalità del viaggio intrapreso dal 
ricorrente  nonché  l'inconsistenza  ed  inattendibilità  delle  sue 
dichiarazioni  circa il  possesso di  documenti  d'identità,  v'è  ragione di 
concludere che egli dissimuli i suoi documenti d'identità per i bisogni  
della causa, 

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile, 

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente, 

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che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il  
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di  
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5), 

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di essere espatriato per  
sottrarsi alla polizia, che lo starebbe cercando a seguito degli attacchi 
tra  cattolici  e  musulmani  avvenuti  a  C._______,  e,  in  particolare, 
dell'uccisione del capo degli hausa da parte degli Youth cattolici, di cui  
il egli sarebbe il presidente,

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto a quella di cui all'impugnata decisione,

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che, a guisa d'esempio, il  ricorrente non ha saputo rendere versioni  
concordanti circa la cronologia dei fatti a monte del suo espatrio, vale 
a  dire  l'incendio  della  sua  casa  e  l'attacco  da  parte  dei  musulmani  
della sua chiesa, invertendo più volte le date del (...) e del  (...) senza 
valida  giustificazione  (cfr. verbale  1  pagg. 5-6  e  verbale  2  pagg. 4-
5/D28 e 39); che l'insorgente si è contraddetto anche sull'attacco alla 
casa del capo hausa, fatto risalire al giorno dopo l'attacco alla chiesa  
(cfr. verbale 1 pag. 7)  e, in un'altra versione,  allo stesso giorno (cfr.  
verbale 2 pag. 5/D40); che esortato a descrivere specifici elementi del 
suo racconto, quali il suo ruolo di presidente degli Youths, la situazione 
in chiesa prima e dopo l'attacco da parte dei musulmani ed il numero 
di  persone  presenti  all'attacco,  egli  si  è  limitato  a  rendere  risposte 
povere di dettagli e stereotipate; che, inoltre, alcune risposte date dal  
ricorrente sul cristianesimo lasciano dubitare che egli abbia realmente 
rivestito  la  funzione di  presidente del  gruppo degli  Youths cattolici  a 
C._______ (cfr. verbale 2 pag. 3/D18, 19 e 22); che la dichiarazione 
dell'insorgente secondo cui il capo degli hausa rivestirebbe una carica 

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di funzionario del governo non risulta per nulla corroborata e si basa 
su mere supposizione dell'insorgente stesso  (cfr. verbale 1 pag. 7 e 
verbale 2 pag. 5/D41),

che,  di  conseguenza,  v'è  ragione  di  concludere  alla  manifesta 
inverosimiglianza dei motivi d'asilo addotti dal ricorrente, senza che sia 
necessario  evocare  ulteriori  elementi  contraddittori  e  vaghi  del 
medesimo, 

che, peraltro, non vi è motivo per ritenere che il ricorrente non possa 
beneficiare  di  un  equo  processo  in  relazione  ad  eventuali  accuse 
mosse nei suoi confronti, rispettivamente che egli non possa ottenere 
dalle autorità in Nigeria, se opportunamente sollecitate, un'appropriata 
protezione statale contro l'eventuale futuro agire illegittimo di terzi nei 
suoi confronti, 

che,  nel  gravame,  l'insorgente  si  è  limitato  a  definire  i  suoi  motivi 
d'asilo verosimili  ed ha riportato la contraddizione sollevata dall'UFM 
circa le  date  dell'incendio alla  sua casa,  rispettivamente dell'attacco 
alla  chiesa  da  parte  di  musulmani  ad  un  errore  di  traduzione  o  di  
trascrizione; che tale  argomento  non può essere  accettato  alla  luce 
della  firma  che  il  ricorrente  ha  riportato  in  calce  ai  protocolli  di 
audizione,  con la  quale  egli  si  è  implicitamente  dichiarato  d'accordo 
con quanto trascritto; che, inoltre, l'evocata impossibilità di difendersi  
efficacemente  e  dimostrare  la  propria  innocenza  non  è  stata 
accennata in sede di audizione ed è rimasta una mera affermazione 
ricorsuale di parte non corroborata da alcunchè,

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv.  3  lett.  b  LAsi,  le 
dichiarazioni rese dal ricorrente,

che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale 
amministrativo  federale  E-423-2009  dell'8  dicembre  2009  consid.  8, 
destinata alla pubblicazione),

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che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  in  Nigeria  possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre  1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  all'art.  3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105),

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi 
dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20);  
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Nigeria  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

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che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  è  tuttora 
giovane, ha frequentato le scuole primarie per (...) anni ed ha lavorato 
saltuariamente nel settore (...) per (...) anni, rispettivamente quale (...) 
a  C._______dal  (...) fino  all'espatrio  (cfr. verbale  1  pagg. 2-3);  che, 
inoltre, egli dispone in Patria – dove ha vissuto sin dalla nascita – di  
una rete familiare e sociale, dato che nello Stato di L._______ vivono 
per lo meno il fratello e quattro zii (cfr. ibidem pagg. 3-4); che, infine, 
l'insorgente è in buona salute; che, infatti, non ha preteso nel gravame 
di soffrire di  gravi problemi di  salute che possano giustificare la sua 
ammissione  provvisoria  (cfr. GICRA 2003  n. 24),  senza  che  ad  un 
esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una 
permanenza in Svizzera per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  TAF  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.-,  
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a:

- ricorrente, tramite il  Centro di registrazione e procedura di Chiasso 
(Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e procedura di Chiasso (via fax, per 
l'incarto N [...], con preghiera di notificare la sentenza al ricorrente e 
di  ritornare  l'avviso  di  ricevimento  allegato  al  Tribunale 
amministrativo federale)

- M._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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