# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f8246e7f-d601-576a-994e-f35da3fc559d
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-05-08
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 08.05.2015 BG.2015.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BG-2015-7_2015-05-08.pdf

## Full Text

Decisione dell'8 maggio 2015 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré,  

Cancelliera Susy Pedrinis Quadri  

   
 

Parti 

  

CANTONE TICINO 

Richiedente 

 

 contro 

   

KANTON ST. GALLEN 

Opponente 

 

Oggetto  Conflitti in materia di foro (art. 40 cpv. 2 CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: BG.2015.7 

 

 

 

- 2 - 

 

 

 

Fatti: 

 

A. In data 28 gennaio 2015 il Ministero pubblico del Cantone Ticino (in segui-

to: MP/TI) ha trasmesso alla Staatsanwaltschaft St. Gallen, Untersuchung-

samt Uznach (in seguito: MP/SG) una richiesta di assunzione del procedi-

mento penale a carico dei cittadini rumeni A. e B. per i reati di ripetuto furto 

aggravato (commesso in banda; art. 139 cifra 3 cpv. 2 CP), ripetuto dan-

neggiamento (art. 144 CP), ripetuta violazione di domicilio (art. 186 CP), ri-

petuta infrazione alla legge federale sugli stranieri (art. 115 LStr) nonché in-

frazione alla legge sulla circolazione stradale (art. 94 LCStr). Risulta dagli 

atti che A. e B. sono fortemente sospettati di aver commesso tali reati nel 

Canton Ticino (ed uno nel Canton Grigioni), tra il 29 aprile 2014 ed il 24 lu-

glio 2014, come pure che nei confronti di A. è già pendente dal 23 dicem-

bre 2013 un procedimento penale per titolo di furto semplice (art. 139 cifra 

1 CP), danneggiamento (art. 144 cpv. 1 CP), violazione di domicilio (art. 

186 CP) e infrazione alla legge sulla circolazione stradale (art. 94 LCStr), 

condotto dal MP/SG (act. 1.5, act. 1.3, act. 3). La richiesta di assunzione 

del procedimento si fonda sul fatto che le autorità sangallesi avrebbero 

eseguito i primi atti di perseguimento giusta gli art. 34 cpv. 1 CPP e 33 CPP 

(v. act. 1.5).  

 

B. Con decisione del 5 febbraio 2015, il MP/SG – valutando tutti i furti avvenuti 

in Ticino quali furti semplici – ha accolto la richiesta di assunzione del pro-

cedimento nei confronti di A. limitatamente ai reati di tentato furto, danneg-

giamento e tentata violazione di domicilio ai danni di C. SA di Z, avvenuti 

nella notte tra il 5 ed il 6 maggio 2014, ai reati di furto, danneggiamento e 

violazione di domicilio del 24 luglio 2014 ai danni della ditta D. SA di Y, 

nonché al reato di infrazione alla legge federale sugli stranieri per il periodo 

dal 19 ottobre 2013 al 25 luglio 2014. Per il rimanente, la domanda di as-

sunzione del procedimento del MP/TI è stata respinta. In effetti, a mente 

del magistrato sangallese, non sarebbe stata reperita alcuna prova né trac-

cia del DNA che permetterebbe di ascrivere ulteriori atti a A.; nell'incarto 

non sussisterebbero inoltre prove che B. abbia partecipato ai reati per cui il 

MP/SG ha accettato di assumere il procedimento (act. 1.1). 

 

C. Con istanza di determinazione del foro competente dell'11 febbraio 2015, il 

MP/TI, per il tramite del Procuratore pubblico titolare del procedimento, si è 

rivolto a questa Corte chiedendo che le autorità di perseguimento penale 

del Canton San Gallo siano designate quali autorità competenti a persegui-

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re e giudicare tutti i reati di furto (anche nella forma del tentativo), danneg-

giamento, violazione di domicilio, infrazione alla legge federale sugli stra-

nieri e furto d'uso, a carico di A. e B. (act. 1). 

 

D. Il MP/SG ha presentato la propria risposta il 18 febbraio 2015, postulando 

la reiezione dell'istanza ticinese (act. 3). Delle ulteriori e specifiche argo-

mentazioni sollevate dalle due autorità coinvolte si dirà, per quanto neces-

sario all'emanazione del presente giudizio, nei successivi considerandi in 

diritto.  

 

 

Diritto: 

 

 

1.1 Le autorità penali esaminano d'ufficio la loro competenza e, se necessario, 

rimettono il caso all'autorità competente (art. 39 cpv. 1 CPP). Se più autori-

tà penali risultano competenti per territorio, i pubblici ministeri interessati si 

comunicano senza indugio gli elementi essenziali del caso e si adoperano 

per raggiungere un'intesa il più rapidamente possibile (art. 39 cpv. 2 CPP). 

Se le autorità di perseguimento penale di più Cantoni non riescono ad ac-

cordarsi sul foro competente, il pubblico ministero del Cantone che per pri-

mo si è occupato della causa sottopone senza indugio, in ogni caso prima 

della promozione dell'accusa, la questione al Tribunale penale federale af-

finché decida (art. 40 cpv. 2 CPP combinato con l'art. 37 cpv. 1 della legge 

federale del 19 marzo 2010 sull'organizzazione delle autorità penali della 

Confederazione [LOAP; RS 173.71 ]). Riguardo al termine per sottoporre la 

vertenza alla scrivente autorità, quest'ultima applica il termine di 10 giorni 

previsto dall'art. 396 cpv. 1 CPP, dal quale l'autorità richiedente può sco-

starsi unicamente in circostanze eccezionali che essa è tenuta a specifica-

re (v. segnatamente TPF 2011 94 consid. 2.2). La determinazione dell'auto-

rità legittimata a rappresentare il proprio Cantone nell'ambito dello scambio 

di vedute o durante la procedura dinnanzi alla Corte dei reclami penali è 

retta dalle legislazioni cantonali (art. 14 cpv. 4 CPP; ERICH KUHN, Basler 

Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung – Jugendstrafprozes-

sordnung [Niggli/Heer/Wiprächtiger, ed.], 2a ediz., Basilea 2014 [di seguito: 

Basler Kommentar], n. 9 ad art. 39 CPP e n. 10 ad art. 40 CPP; NIKLAUS 

SCHMID, Handbuch des schweizerischen Strafprozessrechts, 2a ediz., Zuri-

go/San Gallo 2013, n. 488; GALLIANI/MARCELLINI, Codice svizzero di proce-

dura penale [CPP] – Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, n. 5 ad art. 40 

CPP).  

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1.2 Riguardo alla competenza in ambito di conflitti di foro in seno alle autorità di 

perseguimento penale ticinesi, questa Corte ha già avuto modo di constata-

re che, giusta l'art. 67 cpv. 6 della legge cantonale del 10 maggio 2006 

sull'organizzazione giudiziaria (LOG; RL TI 3.1.1.1), la stessa spetta al pro-

curatore incaricato del procedimento (v. decisione del Tribunale penale fe-

derale BG.2013.16 del 18 luglio 2013, consid. 1.2). Per quanto attiene al 

Canton San Gallo, la legge cantonale prevede che l'autorità competente in 

materia è il Procuratore capo competente per territorio ("örtlich zuständiger 

leitender Staatsanwalt"; art. 24 Einführungsgesetz zur Schweizerischen 

Straf- und Jugendstrafprozessordnung des Kantons St. Gallen del 3 agosto 

2010 [sGS 962.1]). Nella fattispecie, lo scambio di scritti tra il Procuratore 

pubblico ticinese ed il "leitender Staatsanwalt" dell'"Untersuchungsamt Uz-

nach" è pertanto avvenuto tra le autorità competenti.  

1.3 L'art. 40 cpv. 2 CPP prevede che l'istanza di determinazione del foro debba 

essere presentata dal pubblico ministero che per primo si è occupato della 

causa. In casu, la questione è stata sollevata dal MP/TI, autorità che tutta-

via non si è occupata per prima della causa. Ciò nonostante, il rispetto del 

principio di celerità e dell'economia di procedura impone di concedere a tut-

ti i pubblici ministeri interessati la qualità per agire (BERTOSSA, Commentai-

re Romand, Basilea 2011, n. 3 ad art. 40 CPP).  

Avendo dunque lo scambio di scritti avuto luogo correttamente ed essendo 

la domanda in fissazione del foro stata depositata in tempo utile conforme-

mente all'art. 40 cpv. 2 CPP, è opportuno entrare in materia sul presente 

gravame. 

 

2. 

2.1 A mente del MP/TI, i reati oggetto della presente procedura dovrebbero tutti 

essere perseguiti dalle autorità sangallesi in virtù dell'art. 34 cpv. 1 seconda 

frase CPP, secondo cui se per i diversi reati è comminata la stessa pena, 

sono competenti le autorità del luogo in cui sono stati compiuti i primi atti di 

perseguimento. Agli atti incriminati sarebbe infatti comminata la stessa pe-

na di quelli commessi nel Canton San Gallo, Cantone che avrebbe effettua-

to i primi atti istruttori. In virtù del principio dell'unità del procedimento, il 

MP/SG non potrebbe separare l'istruzione nei confronti di A., assumendo 

solo i reati nei quali sarebbe stato riscontrato il suo DNA e rifiutando per 

contro le altre fattispecie. Né potrebbe il MP/SG rifiutarsi di assumere le in-

dagini relative a B. per il motivo che non sarebbe stata reperita la prova 

certa di una sua partecipazione agli atti per cui le autorità sangallesi hanno 

accettato l'assunzione della procedura.  

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2.2 Preliminarmente, si impone di stabilire quali siano i reati posti a carico dei 

due imputati.  

2.2.1 A tale riguardo, la Corte dei reclami penali non è vincolata alle qualifiche 

giuridiche dei reati fornite dalle autorità cantonali di perseguimento penale 

(v. già per quanto riguarda la prassi della Camera d'accusa del Tribunale 

federale: DTF 92 IV 153 consid. 1). Il foro va determinato in considerazione 

dei sospetti attuali. Non è dunque determinante ciò di cui l'imputato verrà 

effettivamente riconosciuto colpevole, quanto piuttosto i fatti che gli sono 

contestati e la qualificazione giuridica che è possibile dedurre dagli atti al 

momento dell'esame della questione del foro. In questo contesto, la Corte 

dei reclami penali si fonda sui fatti e non su delle ipotesi (SAMUEL MO-

SER/ANNIA SCHLAPBACH, Basler Kommentar, n. 11 ad art. 34 CPP; GUI-

DON/BÄNZIGER, Die aktuelle Rechtsprechung des Bundesstrafgerichts zum 

interkantonalen Gerichtsstand in Strafsachen, in: Jusletter 21 maggio 2007, 

n. 25). Nel confronto tra diversi reati e pene vige inoltre il principio "in dubio 

pro duriore", secondo cui, in caso di dubbio, è opportuno istruire e perse-

guire considerando il comportamento più sfavorevole all'imputato e la forma 

qualificata del reato (GUIDON/BÄNZIGER, op. cit., n. 44). Solo se, già a que-

sto stadio, il reato più grave può essere escluso con certezza, esso non è 

più pertinente al fine della determinazione del foro (MOSER/ SCHLAPBACH, 

op. cit., n. 11 ad art. 34 CPP). La pena più grave è stabilita con criteri 

astratti (pena edittale) e non in base alla pena da commisurarsi al caso 

concreto. Vengono presi in considerazione gli elementi qualificanti (per 

esempio "il mestiere", DTF 92 IV 153) o attenuanti di cui alle disposizioni 

speciali del CP (GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., n. 4 ad art. 34 CPP). 

2.2.2 Come visto in ingresso, nella propria domanda di assunzione del procedi-

mento del 28 gennaio 2015 (act. 1.5), il MP/TI aveva indicato che l'indagine 

in Ticino riguardava, segnatamente, reati di ripetuto furto aggravato, com-

messo in banda giusta l'art. 139 cifra 3 cpv. 2 CP; nel medesimo senso, il 

rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria del 16 gennaio 2015, secondo cui, 

tra i reati ipotizzati spicca il "ripetuto furto aggravato (commesso in banda) 

tentato e consumato – art. 139 cifra 2/3 CPS" (act. 1.2). L'esistenza di un 

reato nella forma aggravata emerge anche dal casellario giudiziale dell'im-

putato A., dove è tuttavia menzionato che le autorità ticinesi starebbero 

procedendo nei suoi confronti per l'ipotesi di furto per mestiere (act. 1.3).  

Il MP/SG ha per contro fondato la propria presa di posizione del 5 febbraio 

2015 – come pure la sua risposta di causa – sull'esistenza di meri furti 

semplici (act. 1.1. e act. 3). Tesi questa poi condivisa anche dal MP/TI che, 

nel suo reclamo dell'11 febbraio 2015 avverso la decisione sangallese, ha 

precisato che ai diversi reati sarebbe comminata la medesima pena, modi-

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ficando dunque, implicitamente, la sua impostazione iniziale a favore dell'e-

sistenza di meri furti semplici (act. 1). 

 A sostegno dell'assenza di aggravanti del furto, vi sono pure le risultanze 

del rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria (act. 1.2), dalle quali non 

emergono sufficienti elementi per ritenere adempiute né l'aggravante della 

banda né quella del mestiere, per i motivi che seguono.  

2.2.3 Perché possa essere ritenuta la realizzazione di un furto in banda, è ne-

cessario che due o più autori manifestino espressamente o per atti conclu-

denti la volontà di associarsi al fine di commettere insieme più infrazioni in-

dipendenti, anche in assenza di uno specifico piano e senza che i reati fu-

turi siano già determinati. Sotto il profilo soggettivo, è sufficiente che l'auto-

re conosca e intenda realizzare le circostanze di fatto che corrispondono al-

la definizione di banda (DTF 135 IV 158 consid. 2; CORBOZ, Les infractions 

en droit suisse, vol. I, 3a ediz., Berna 2010, n. 16 ad art. 139 CP). 

Nella fattispecie, dagli atti risulta che A. e B. avrebbero agito congiunta-

mente in occasione di due furti, ossia presso C. SA (dove sarebbe stato 

identificato solo il DNA di A. e dove gli autori sarebbero stati, secondo un 

testimone, tre) e presso E. (dove sarebbe stato reperito solo il DNA di B.). 

In altre due occasioni, oltre al furto d'uso di un veicolo, A. avrebbe agito so-

lo. Ora, il fatto di supporre che A. e B. abbiano agito congiuntamente in oc-

casione di soli due furti non è, manifestamente, sufficiente a far ritenere 

adempiuto il criterio della continuità proprio all'appartenenza ad una banda.  

2.2.4 Perché sia ritenuta l'aggravante del mestiere, il Tribunale federale ha speci-

ficato che l'autore agisce professionalmente quando, a causa del tempo e 

dei mezzi consacrati alla sua attività delittuosa, come pure della frequenza 

degli atti durante un determinato periodo e dei redditi prospettati od ottenu-

ti, risulta che egli esercita tale attività alla stregua di una professione, 

quand'anche accessoria. Occorre che l'autore aspiri ad ottenere dei redditi 

relativamente regolari che rappresentino un apporto notevole al finanzia-

mento del suo stile di vita e che si sia così, in un certo qual modo, installato 

nella delinquenza (DTF 116 IV 319 consid. 3b; v. anche DTF 129 IV 253 

consid. 2.1; CORBOZ, op. cit., n. 15 ad art. 139 CP). Se, da un lato, un solo 

furto non è sufficiente, dall’altro la giurisprudenza non ha fissato un numero 

minimo a partire dal quale si possa parlare di professione del crimine; dalle 

azioni delittuose deve comunque emergere che l'autore era intenzionato a 

compiere una molteplicità di reati. Vanno inoltre valutati il numero o la fre-

quenza degli atti punibili commessi durante un certo periodo di tempo, l'e-

laborazione di un determinato modo di procedere o di un determinato me-

todo, il fatto di creare un'organizzazione, di operare investimenti, 

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l’ammontare della refurtiva, eccetera. La verifica non va fatta in maniera 

astratta ma deve essere riferita al caso concreto (NIGGLI/RIEDO, Basler 

Kommentar, Strafrecht II, 3a ediz., Basilea 2013, n. 99 ad art. 139 CP). 

Nella fattispecie, A. è sospettato di aver compiuto cinque furti (incluso il fur-

to d'uso di un veicolo) nel periodo compreso tra il 29 aprile 2014 ed il 27 lu-

glio 2014, per un valore complessivo di refurtiva denunciato di circa 

fr. 4'360.-- (oltre al furto d'uso di un veicolo). Tali circostanze non sono cer-

tamente sufficienti a far ritenere che l'agire di A., pur considerando anche il 

complesso degli atti rimproveratigli dalle autorità sangallesi (v. incarto 

ST.2013.39761 prodotto dal MP/SG), possa essere valutato alla luce 

dell'aggravante del mestiere, non potendosi ritenere che il prevenuto abbia 

fatto della predetta attività delittuosa la sua esclusiva e/o preponderante 

fonte di reddito. E tantomeno lo sono le circostanze imputate a B., sospet-

tato di avere partecipato a soli due furti con una refurtiva stimata di 

fr. 1'560.--. 

2.2.5 Da quanto sopra discende che i furti eventualmente ascrivibili a A. e a B. 

nel Canton Ticino vanno qualificati quali furti semplici, potendosi certamen-

te escludere, pur applicando il principio in dubio pro duriore, l'adempimento 

della forma aggravata.  

I reati oggetto di indagini dinanzi al MP/TI e al MP/SG risultano dunque di 

medesima gravità. 

2.3 Ciò posto, si impone di verificare quale autorità sia competente a persegui-

re, da un lato, i reati ascritti a A. e, dall'altro, gli atti imputati a B. 

 

2.3.1 Per quanto attiene a A., risulta dal dossier che egli è sospettato di avere 

commesso atti penalmente perseguibili sia nel Canton San Gallo (oltre al 

furto d'uso di un veicolo a motore nel Canton Berna) sia sul territorio ticine-

se (e del Canton Grigioni).  

 

2.3.2 Giusta l'art. 34 cpv. 1 CPP, se l'imputato ha commesso più reati in luoghi 

diversi, il perseguimento e il giudizio di tutti i reati competono alle autorità 

del luogo in cui è stato commesso il reato punibile con la pena più grave. 

Se per i diversi reati è comminata la stessa pena, sono competenti le auto-

rità del luogo in cui sono stati compiuti i primi atti di perseguimento. È posta 

come condizione che l'autore sia perseguito simultaneamente nei Cantoni 

implicati (MOSER/SCHLAPBACH, op. cit., n. 6 ad art. 34 CPP e riferimenti ci-

tati; PIQUEREZ/MACALUSO, Procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 

2011, n. 376). Questo presupposto non è dato qualora un procedimento 

avviato in un Cantone si concluda (tramite sentenza, archiviazione, ecc.) 

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prima dell'apertura del procedimento nell'altro Cantone coinvolto (MO-

SER/SCHLAPBACH, op. cit., n. 7 ad art. 34). Vi è perseguimento, indipenden-

temente dalle disposizioni cantonali, non solo di fronte all'apertura formale 

di un'inchiesta ma anche in caso di indagine di polizia (ibidem). 

Nel caso concreto la competenza va pertanto determinata in funzione del 

luogo in cui sono stati compiuti i primi atti di perseguimento (v. supra con-

sid. 2.2.2). 

2.3.3 Le autorità sangallesi non contestano questo ragionamento, anzi dichiara-

no espressamente di assumere, in virtù dell'art. 34 cpv. 1 seconda frase 

CPP, alcuni dei reati ascritti a A. dalle autorità ticinesi, e meglio quelli per i 

quali la partecipazione di A. è stata accertata tramite concreti riscontri pro-

batori (tramite il profilo DNA). Il MP/SG nega per contro la propria compe-

tenza a perseguire i reati per i quali non sarebbero stati reperiti chiari e 

concreti indizi del coinvolgimento di A.; inoltre, non risultando dal dossier ti-

cinese la prova certa che B. abbia partecipato ai reati imputati a A. ed as-

sunti dalle autorità sangallesi, né essendovi la dimostrazione che A. abbia 

in qualche modo coadiuvato B. nella commissione degli atti delittuosi impu-

tati appunto a quest'ultimo in base a risultanze delle analisi del DNA, il 

MP/SG ha parimenti rifiutato l'assunzione del procedimento avviato a carico 

di B. 

2.3.4 Affinché l'art. 34 cpv. 1 CPP trovi applicazione, è indispensabile che i reati 

siano contemporaneamente perseguiti dalle autorità di più cantoni. Un im-

putato è considerato perseguito dal momento in cui un'autorità di perse-

guimento penale, compresa la polizia, ha intrapreso misure con cui essa 

manifesta di sospettare che sia stato commesso un reato, come pure nel 

caso in cui è stata sporta una denuncia penale (MOSER/ SCHLAPBACH, 

op. cit., n. 6 ad art. 34 CPP). 

 Nel caso di specie, è indubbio che le autorità sangallesi perseguano A. per 

due episodi in cui egli avrebbe commesso i reati di furto, danneggiamento e 

violazione di domicilio nel Canton San Gallo, come pure per un successivo 

furto d'uso di un autoveicolo avvenuto nel Canton Berna (v. act. 1.1. 

pag. 3). Pure indiscussa è l'esistenza di un parallelo procedimento a carico 

di A. nel Canton Ticino per titolo di furto, tentato e/o consumato, danneg-

giamento e violazione di domicilio (commessi a danno della C. SA, di E., 

della D. SA e dei signori F.), nonché per furto d'uso di un autoveicolo ed in-

frazione alla legge federale sugli stranieri.  

Ora, sebbene solo in due occasioni (presso la C. SA e presso la D. SA) 

siano state reperite tracce di DNA di A. (reati per i quali, come detto, il 

MP/SG ha accettato di riprendere il perseguimento), le autorità ticinesi 

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hanno aperto il procedimento nei suoi confronti per tutti gli episodi a lui im-

putati nella domanda di assunzione della procedura (act. 1.5), ritenendo, 

sulla base del rapporto di inchiesta della polizia giudiziaria, che sussistano 

sufficienti indizi per sostenere una sua partecipazione a tutti i reati in que-

stione. Il giudizio sul foro va quindi basato su questi concreti elementi di 

sospetto, senza anticipare valutazioni probatorie che dovranno essere ap-

punto fatte dall'autorità che risulterà competente per il perseguimento. Or-

bene, essendo in casu i reati imputati a A. sia nel Canton Ticino che nel 

Canton San Gallo di medesima gravità, ed avendo il MP/SG compiuto i 

primi atti di perseguimento ai sensi dell'art. 34 cpv. 1 prima frase CPP, in-

combe a quest'ultima autorità di assumere l'intero procedimento a carico di 

A., a prescindere dalla valutazione concreta delle prove di ogni singolo atto 

rimproveratogli.   

2.3.5 In secondo luogo, si pone la questione della competenza a perseguire gli 

atti imputati a B.  

Applicabile a tale fattispecie è l'art. 33 cpv. 2 CPP, secondo cui se il reato è 

stato commesso da più autori, sono competenti le autorità del luogo in cui 

sono stati compiuti i primi atti di perseguimento. Il principio del forum-

praeventionis ha tuttavia carattere sussidiario rispetto all'art. 34 cpv. 1 pri-

ma frase CPP.  

2.3.6 Nel caso concreto, trovando applicazione l'art. 34 cpv. 1 seconda frase 

CPP e non la prima frase di detto articolo (v. consid. 2.2.2 supra), il princi-

pio stabilito dall'art. 33 cpv. 2 CPP deve essere rispettato. Questa Corte ha 

già giudicato che, nel caso in cui uno degli autori abbia compiuto altri reati 

oltre a quelli commessi in qualità di correo, puniti anch'essi con la medesi-

ma pena, la competenza va determinata per tutti i correi in funzione del 

luogo in cui sono stati compiuti i primi atti di perseguimento. Ciò anche 

nell'eventualità in cui oggetto dei primi atti di perseguimento siano i reati 

commessi singolarmente da uno dei successivi correi (decisione del Tribu-

nale penale federale BG.2012.11 del 16 aprile 2012, consid. 2.1 e riferi-

menti citati; MOSER/ SCHLAPBACH, op. cit., n. 13 ad art. 33 CPP). 

2.3.7 Secondo costante giurisprudenza del Tribunale federale, è correo chi colla-

bora con altri compartecipi intenzionalmente e in modo determinante nella 

decisione, pianificazione od esecuzione di un reato, così da apparire come 

uno dei protagonisti; al proposito va tenuto conto, in particolare, dell'intensi-

tà della volontà delittuosa. Nella correità è presupposta, tra l'altro, una de-

cisione comune circa la commissione del reato; ciò non significa tuttavia 

che tale decisione comune debba essere stata manifestata espressamente; 

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è sufficiente che essa risulti da atti concludenti (DTF 120 IV 17 consid. 2d e 

riferimenti citati; 115 IV 161 consid. 2). 

2.3.8 Nel caso di specie, risulta dagli atti che B. è perseguito dalle autorità ticine-

si per reati commessi assieme a A. (C. SA di Z e E. di Z) la notte tra il 5 ed 

il 6 maggio 2014. Presso la C. SA – dove è in seguito stato reperito il DNA 

di A. – un testimone ha confermato la presenza di due persone intente a 

forzare la porta, mentre una terza persona avrebbe fatto da "palo"; presso 

E., dove è pure stato danneggiato il telaio della porta principale, è invece 

stato reperito il DNA di B. Nel rapporto d'inchiesta si precisa che questi due 

reati sono collegati per modus, luogo e tempo (v. act. 1.2). Di conseguen-

za, in base alle risultanze sinora agli atti, non vi è ragione di ritenere che B. 

abbia avuto un ruolo inferiore rispetto a quello di A.; anzi, nel rispetto del 

principio "in dubio pro duriore" e della predetta giurisprudenza, a B. va attri-

buito, per il giudizio sulla competenza al perseguimento, il ruolo di correo. 

Ne discende che, dovendo B. e A. essere considerati correi nell'ambito di 

reati di medesima gravità e avendo le autorità sangallesi per prime compiu-

to atti di perseguimento penale giusta l'art. 33 cpv. 2 CPP, queste ultime 

vanno giudicate competenti a perseguire anche i fatti posti a carico di B. 

 

3. A motivazione della competenza del Canton Ticino, MP/SG sostiene infine 

che, essendo tutti gli atti allestiti dal MP/TI redatti in italiano, la conduzione 

della procedura da parte di un'autorità di lingua tedesca, non cognita della 

lingua italiana, verrebbe resa notevolmente difficoltosa.  

3.1 Secondo l'art. 40 cpv. 3 CPP "l'autorità competente a decidere sul foro può 

stabilire un foro diverso da quello previsto negli articoli 31-37 se il centro 

dell'attività penalmente rilevante, la situazione personale dell'imputato o al-

tri motivi pertinenti lo esigono". La Corte dei reclami penali può quindi, a de-

terminate condizioni, fissare un foro diverso da quello previsto dalla legge 

(art. 40 al. 3 CPP; BERTOSSA, op. cit., n. 3 ad art. 38 CPP). Una scelta di-

versa dal foro legale deve tuttavia essere concessa in modo restrittivo, per 

dei motivi fondati, e non solo per comodità (decisione del Tribunale penale 

federale BG.2011.32 del 5 aprile 2012, consid. 3.1). La deroga al foro lega-

le deve quindi rimanere un'eccezione, attuabile unicamente nel caso in cui 

motivi pertinenti lo esigono. La deroga è inoltre ammessa solo in favore di 

un cantone che disponga di un effettivo legame territoriale (decisione del 

Tribunale penale federale BG.2014.14 del 3 settembre 2014, consid. 4.1 e 

riferimenti). 

- 11 - 

 

 

3.2 Nel caso di specie la lingua in cui sono allestiti gli atti ticinesi, in particolare 

il rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria (act. 1.2), sul quale peraltro il 

MP/SG ha già preso posizione  (v. act. 1.1 e act. 3), non costituisce un mo-

tivo pertinente ai sensi dell'art. 40 cpv. 3 CPP e non è dunque idoneo a 

giustificare una diversa attribuzione della competenza. Tanto più che le au-

torità sangallesi, nell'ambito del procedimento da esse condotto, hanno già 

effettuato e raccolto, anche per via rogatoriale, svariati atti di indagine 

(v. incarto ST.2013.39761 prodotto dal MP/SG); oltre a ciò, nessuna delle 

autorità coinvolte ha asserito – né risulta dal dossier – che gli imputati co-

noscano la lingua italiana meglio di quella tedesca (v. in proposito: senten-

za del Tribunale penale federale BG.2013.27 dell'11 aprile 2014, consid. 3). 

Per tacere del fatto che la lingua italiana, fermo restando il principio della 

territorialità in ambito linguistico, è comunque una delle lingue ufficiali della 

Confederazione, della quale, secondo la giurisprudenza del Tribunale fede-

rale, in ambito forense è pretendibile una conoscenza almeno di tipo passi-

vo, a maggior ragione da parte di un'autorità (v. per quanto riguarda gli av-

vocati, la sentenza del Tribunale federale 1A.235/2003 dell'8 gennaio 2004, 

consid. 1, nonché la sentenza del Tribunale penale federale BK_B 028/04 

del 6 luglio 2004, consid. 2.1), la quale peraltro può disporre di traduttori a 

seconda delle necessità. 

 

4. Alla luce di tutto ciò, le autorità penali del Canton San Gallo vanno conside-

rate competenti per il perseguimento dei reati oggetto della presente pro-

cedura. 

 

5. Per la presente decisione non vengono prelevate spese (art. 423 cpv. 1 

CPP). 

 

 

 

 

 

 

 

- 12 - 

 

 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

 

1. Le autorità penali del Canton San Gallo sono competenti per il persegui-

mento dei reati oggetto della presente procedura. 

2. Non si prelevano spese giudiziarie. 

 

 

 

Bellinzona, l'11 maggio 2015 

 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 

Il Presidente: La Cancelliera:  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunicazione a 

 

- Ministero pubblico del Cantone Ticino 

- Staatsanwaltschaft des Kantons St. Gallen 

 

 

 

 

Informazione sui rimedi giuridici: 

Contro questa sentenza non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.