# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c3c565a1-72e7-586e-b22b-4eb81b0e5897
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 09.03.2010 (pubblicato) 16.2000.00065
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2000-00065_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2000.00065

  	
  Lugano

  19 settembre
  2000/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di cassazione civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente, 

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente per giudicare il ricorso per cassazione 13
giugno 2000 presentato da

 

	
   

  	
  __________ 

  patr. dall'avv. __________ 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

 

la sentenza 23 maggio 2000 del Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 2, nella causa a procedura inappellabile promossa con
istanza 28 aprile 1999 nei confronti di

 

 

	
   

  	
  __________ 

   

  

 

 

 

 con
la quale l'istante ha chiesto venisse fatto obbligo al convenuto di spostare, a
distanza regolamentare, le piante di tuia situate sul fondo di quest'ultimo a
confine con la sua proprietà, domanda respinta dal primo giudice, 

 

 

esaminati
gli atti

 

 

 

considerato

 

in fatto e in diritto:       

 

                                1.      __________ è proprietario della particella n__________ RFD __________ mentre
__________ è proprietario della contigua particella n__________, sulla quale si
trova una siepe formata da diverse piante di tuia, a confine con il muro che
divide le due proprietà.

                                          Con
petizione 28 aprile 1999 __________ ha convenuto in giudizio __________
chiedendo che fosse fatto obbligo a quest'ultimo di rimuovere le piante di tuia
situate a una distanza inferiore a quella legale minima di 50 cm prevista
dall'art. 139 LAC. Il convenuto si è opposto all'istanza contestando che le sue
piante di tuia, peraltro piantate in sostituzione di una siepe che esisteva da
circa 40/50 anni, non rispettano le distanze legali. In ogni caso egli ha
contestato la buona fede dell'istante il quale ha agito senza alcun interesse
legittimo, ritenuto che la siepe serve a nascondere il fondo dell'istante
adibito a deposito e che la stessa è parzialmente coperta dal muro di cinta che
divide le due proprietà.

 

                                   2.   Con
il querelato giudizio il pretore, accertato in sede di sopralluogo che le
piante di tuia, ad eccezione di quattro fusti, si trovano effettivamente a una
distanza inferiore a quella legale, ha nondimeno respinto l'istanza ritenendo
abusiva da parte dell'istante l'invocazione dell'art. 139 LAC, perché la
presenza della siepe in discussione non gli arreca alcun pregiudizio e perché
egli avrebbe agito unicamente nell'intento di fare una "chicane" al
convenuto.

 

                                3.
     Con il presente tempestivo gravame, al quale è stato concesso effetto
sospensivo con decreto 14 giugno 2000, __________ è insorto contro il predetto
giudizio postulandone l’annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui
all'art. 327 lett. g CPC. Il ricorrente rimprovera al primo giudice di aver
erroneamente applicato il diritto, in particolare per aver considerato abusiva
la sua richiesta di rimozione della siepe del convenuto a una distanza conforme
all'art. 139 LAC.

 

                                          Con
osservazioni 30 giugno 2000 la controparte postula la reiezione del gravame.

 

                                   4.   Preliminarmente deve essere estromessa dall'incarto la
documentazione prodotta con il ricorso, vietando l’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC
alle parti la facoltà di addurre in questa sede nuovi fatti, prove o eccezioni.
Per gli stessi motivi, anche perché estraneo al rimedio della cassazione, deve
essere disatteso il richiamo dell'incarto IU.1996.86.

 

                                   5.   Giusta
l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace può
essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto
materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti
di causa o di prove. Per costante giurisprudenza del Tribunale federale una
decisione è arbitraria quando viola gravemente una norma o un principio
giuridico chiaro ed indiscusso o quando contrasta in modo intollerabile con il
sentimento della giustizia e dell’equità; arbitrio e violazione della legge non
vanno confusi; per essere definita come arbitraria tale violazione dev’essere
manifesta e riconosciuta (o riconoscibile) a prima vista; l’arbitrio non può
essere ravvisato già nella circostanza che un’altra soluzione sarebbe
immaginabile o persino preferibile; è doveroso scostarsi da questa scelta
solamente se simile soluzione appare come insostenibile, in contraddizione
palese con la situazione reale,  non sorretta da ragione oggettiva e lesiva di
un diritto certo (DTF 125 I 168 consid. 2a).

 

                                   6.   Secondo l'art. 139 cpv.1 LAC nessuno può piantare né mantenere
siepi vive se non alla distanza di cinquanta centimetri dal fondo vicino. Per
siepe “viva” si intende un riparo che vegeta con radici nel suolo (per
opposizione alle siepi “secche” o “morte”, fissate al suolo artificialmente),
formato da sterpi, arboscelli, arbusti o alberi coltivati e mantenuti recisi in
modo da formare uno schermo che equivalga quasi a un muro di cinta (Jacomella/Lucchini,
I rapporti di vicinato nel Cantone Ticino, 1996, pag. 123). Come accertato dal
pretore in sede di sopralluogo, la siepe in esame, salvo per quanto attiene a
quattro piante, è stata piantata a una distanza inferiore a 50 cm dal confine
con la particella dell'istante, ragione per la quale questi può pretendere dal
convenuto la rimozione e meglio l'arretramento di queste piante. Poco importa
al proposito quando queste piante siano state messe a dimora ritenuto che, a 
differenza di quanto previsto per le piantagioni (art.160 LAC), per le siepi
non vale il principio della tolleranza decennale, il vicino potendo sempre
chiederne l'arretramento senza riguardo agli anni trascorsi (DTF del 29 giugno
1999 nella causa C., consid. 3 Rep. 1981 pag. 353; Jacomella/Lucchini,
op.cit., pag. 140 seg.).

 

                                   7.   Constatata
la presenza di una siepe a una distanza inferiore a quella prescritta dalla
legge, il giudice non può respingere la domanda di arretramento della medesima
se non quando è accertata l’esistenza a carico dell’istante di un abuso di
diritto, ciò che contrariamente a quanto concluso dal pretore il convenuto non
ha evidenziato nel caso di specie. 

                                         Infatti,
nel comportamento dell'istante, il solo che deve essere considerato, non è
ravvisabile un agire contrario alle regole della buona fede inteso quale
“Schikanenfall” (Merz, in Commentario bernese, ad art. 2 CC, n. 305).
Anche se si volesse ammettere un atteggiamento poco conciliante o persino
ostruzionistico da parte dell'istante, ciò non basta per concludere all'abuso
di diritto.

                                          Questo
concetto non comprende ogni atto che non può essere condiviso dalla parte
poiché, se così fosse, ne verrebbe compromessa la sicurezza del diritto (Merz,
op.cit., ad art. 2 CC, n. 40). L'abuso di diritto si configura nel fatto per la
parte di vantare un diritto in conformità con una norma positiva ma
contravvenendo allo scopo della stessa (Huwiler, La génèse de
l'interdiction de l'abus de droit, in Abus de droit et bonne foi,  1994, p.
35). In questo senso il giudice deve verificare se, nel caso particolare,
l'invocazione di una norma di legge appare manifestamente contraria alla buona
fede, laddove -nel dubbio- prevale il diritto formale (Tuor/Schnyder/Schmid,
Das Schweizerische Zivilgesetzbuch, ed. 11, p. 54). L’abuso deve  inoltre essere
manifesto e può essere ammesso solo eccezionalmente e con grande riserbo.

 

                                         Esaminando
l'agire dell'istante nell'ottica dei principi sopra evidenziati, non può essere
considerato contrario alla buona fede il fatto per quest'ultimo di aver chiesto
giudizialmente il rispetto da parte del convenuto delle distanze legali
previste dall'art. 139 LAC. Tantomeno basta per ritenere abusiva la sua
richiesta di rimozione della siepe del convenuto, il fatto che questa non gli
arrechi nessun pregiudizio particolare. Come correttamente rilevato dal
ricorrente, l'esistenza di un pregiudizio non costituisce infatti un
presupposto d'applicazione dell'art. 139 LAC. Irrilevante è poi, a prescindere
dalla sua proponibilità dal punto di vista procedurale, il richiamo alla
corrispondenza 

                                          del
vicino delle parti, __________. Dalla stessa, costituita essenzialmente di
solleciti inviati all'indirizzo del pretore, non è in nessun modo possibile
dedurre la prova del preteso agire abusivo dell'istante.

 

                                   8.   Il giudizio del pretore non solo non può essere condiviso ma, per
i motivi esposti, configura una manifesta errata applicazione del diritto
sostanziale: in specie sia dell'art. 2 CC, sia dell'art. 139 LAC. Il ricorso
deve così essere accolto con il carico delle spese alla parte soccombente (art.
148 CPC).

 

                                         Accogliendo
il ricorso e ricorrendo i presupposti d’applicazione dell’art. 332 cpv. 2 CPC,
la Camera è tenuta a decidere il merito della controversia, con il conseguente
integrale accoglimento dell'istanza.

 

Per
questi motivi,

richiamati
gli art. 327 segg. CPC, per le spese l’art. 148 CPC e la vigente LTG

 

pronuncia:               I.   Il
ricorso per cassazione 13 giugno 2000 di __________ è accolto.

                                          Di conseguenza la sentenza 23 maggio 2000 del Pretore del Distretto
di Lugano, sezione 2, è annullata e sostituita dal seguente giudicato:

 

                                                  "1.     L'istanza è accolta.

                                                           Di
conseguenza __________ è condannato a rimuovere le piante di tuia messe a
dimora sul suo fondo, part. no. __________ RFD di __________, e lungo il
confine con la part. no. __________ RFD di __________, che si trovano a una
distanza inferiore a cm 50 dal confine con tale proprietà.

 

                                                  1.1
    L'ordine è impartito con la comminatoria dell' art. 292 CP.

                                                   2.      La
tassa di giustizia di complessivi fr. 350.-  e le spese, da anticipare come di
rito, sono poste a carico del convenuto il quale rifonderà all'istante
l'importo di fr. 250.- per ripetibili."

 

                                 II.      La
tassa di giustizia e le spese del presente giudizio, per complessivi fr. 250.–,
già anticipate dal ricorrente, sono poste a carico di __________ il quale
rifonderà al ricorrente fr. 300.- a titolo di ripetibili per questa sede.

                                    

                                III.      Intimazione
a:

                                          –
__________;

                                          –
__________.

                                          Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 2.

 

 

 Per la Camera di cassazione civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                                 La segretaria