# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 09d7f86c-10d9-5004-a010-04a2281e1034
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.06.2024 D-7175/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7175-2023_2024-06-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7175/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Regina Derrer;  

cancelliere Pierluigi Paganini. 
 

 
 

Parti 
 A._______, (…), 

B._______, (…), 

Turchia,   

entrambi patrocinati da Paul Faust, SOS Ticino, (…),  

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 22 novembre 2023 / N (…). 

 

 

 

D-7175/2023 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______ e suo figlio B._______, cittadini turchi (di seguito: 

ricorrenti), sono espatriati il 4 agosto 2023 ed entrati in Svizzera l'8 agosto 

2023, dove il medesimo giorno hanno depositato una domanda d'asilo 

presso il Centro federale per richiedenti l’asilo (CFA) della regione Ticino e 

Svizzera centrale. 

A.b Sentita approfonditamente sui motivi d’asilo dinanzi alla Segreteria di 

Stato della migrazione (SEM) in data 8 novembre 2023, la ricorrente ha 

dichiarato, in sintesi, che lei e suo figlio sarebbero in pericolo di vita, poste 

le minacce di morte dell’ex marito e l’incapacità delle autorità turche di darle 

protezione. Inoltre, lei e la cognata sarebbero state aggredite da 

nazionalisti in casa loro, riportando delle ferite. La polizia avrebbe ignorato 

il tentativo di denuncia della ricorrente nonostante la presentazione di un 

certificato medico.  

A comprova della loro identità, i ricorrenti hanno prodotto i loro passaporti 

e le loro carte d’identità originali. A sostegno della domanda d’asilo, hanno 

depositato (in copia) un atto d'accusa nei confronti dell’ex marito risp. padre 

per violazione degli obblighi derivanti dal diritto della famiglia del 27 ottobre 

2022; una decisione motivata del Tribunale penale di primo grado di 

C._______ nei confronti di quest’ultimo del 21 dicembre 2022; un rapporto 

di visita medica e una tomografia dell’Ospedale D._______ del 30 luglio 

2022; un estratto del casellario giudiziale dell’ex marito risp. padre; un file 

audio contente minacce dell’ex marito risp. padre; un “mandato di 

comunicazione” per l’imputato della Corte delle Assise correzionali di 

C._______ inerente all’ex marito risp. padre del 6 giugno 2023.  

B. In seguito alla notifica del progetto di decisione e al contestuale parere 

dei ricorrenti del 21 novembre 2023, con decisione del 22 novembre 2023, 

notificata ai ricorrenti in stessa data, la SEM ha respinto la succitata 

domanda d'asilo e pronunciato l'allontanamento dei ricorrenti dalla 

Svizzera. Nel contempo, ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile 

e possibile l'esecuzione dell'allontanamento. 

C. In data 22 dicembre 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 27 dicembre 2023), i ricorrenti hanno inoltrato ricorso al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: Tribunale), chiedendo, in via principale, 

l'annullamento della decisione impugnata nonché la concessione dell'asilo 

e, in via sussidiaria, la concessione dell'ammissine provvisoria. Essi hanno 

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altresì presentato una domanda d'assistenza giudiziaria, nel senso della 

dispensa dalle spese processuali e dal relativo anticipo. 

D. Con decisione incidentale del 18 gennaio 2024 il giudice istruttore ha 

autorizzato ai ricorrenti il soggiorno in Svizzera fino a conclusione della 

procedura, ha respinto la domanda di assistenza giudiziaria e ha invitato i 

ricorrenti a versare, entro il 29 gennaio 2024, un anticipo di CHF 750.00 a 

copertura delle presunte spese processuali, con la comminatoria 

d'inammissibilità del ricorso in caso d'inottemperanza. L’anticipo è stato 

corrisposto tempestivamente il 29 gennaio 2024.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) 

non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire in merito allo 

stesso. 

1.3 I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità 

inferiore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano 

un interesse degno di protezione all'annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Essi sono pertanto legittimati ad aggravarsi 

contro di essa. 

1.4 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 

dell'Ordinanza del 1° aprile 2020 sui provvedimenti nel settore dell'asilo in 

relazione al coronavirus [Ordinanza COVID-19 asilo, RS 142.318, 

abrogata con effetto dal 15 dicembre 2023]), alla forma e al contenuto 

dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Si entra quindi nel merito 

del ricorso. 

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2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di 

apprezzamento, e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). 

2.2 Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti nel ricorso (art. 62 cpv. 

4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata (cfr. 

DTAF 2014/1 consid. 2). 

2.3 Inoltre, il Tribunale tiene conto della situazione del Paese d'origine dei 

ricorrenti e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, 

prendendo quindi in considerazione l'evoluzione della situazione avvenuta 

dopo il deposito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6; 

2008/4 consid. 5.4). 

3. Il presente ricorso, manifestamente infondato secondo i motivi che 

seguono, è deciso dal giudice unico con l'approvazione di una seconda 

giudice (cfr. art. 111 lett. e LAsi). La decisione è motivata soltanto 

sommariamente (cfr. art. 111a cpv. 2 LAsi). Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 

LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

4. Oggetto del litigio sono la verosimiglianza e la rilevanza dei motivi d’asilo 

addotti dalla ricorrente nonché l’esecuzione dell’allontanamento. 

  

5.  

5.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha respinto la domanda d’asilo. 

Essa ha concluso all’inverosimiglianza, primo, delle allegazioni secondo 

cui le autorità turche non potrebbero garantire protezione ai ricorrenti dalle 

citate minacce dell’ex marito (rispettivamente padre), secondo, degli 

asserti secondo cui la ricorrente sarebbe stata aggredita da nazionalisti. 

L’autorità inferiore ha inoltre sottolineato che la ricorrente, prima di 

espatriare, non avrebbe più visto né sentito l’ex marito da oltre un anno, 

arco temporale che, da una parte, permetterebbe di escludere la 

verosimiglianza di un effettivo timore, e, dall’altra, eliderebbe il nesso 

causale tra le minacce asserite e l’espatrio.  

5.2 Nel ricorso, la ricorrente ribadisce, segnatamente, che le autorità 

turche, sebbene siano già intervenute, non avrebbero garantito nessuna 

protezione. In particolare, il Tribunale penale di primo grado di C._______ 

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dopo avere condannato l’ex marito a una pena detentiva in carcere per la 

violazione degli obblighi derivanti dal diritto di famiglia, l’avrebbe lasciato 

libero sulla parola. La ricorrente evidenzia la pericolosità dell’ex marito, in 

ragione dei suoi precedenti per contrabbando di armi, spaccio di 

stupefacenti e l’omicidio della prima moglie, nonché la brutalità dello 

stesso, che avrebbe esercitato violenza fisica su di lei, anche durante la 

gravidanza. Dall’emissione della succitata condanna, l’ex marito sarebbe 

diventato più aggressivo e l’avrebbe minacciata ancora di più, dicendo che 

avrebbe ucciso lei e il figlio. Vista la situazione, si sarebbe trasferita dai 

fratelli, ma pure loro avrebbero avuto paura dell’ex marito. Stando alla 

ricorrente, in Turchia mancherebbe una tutela legale per le vittime di 

violenza domestica, persisterebbe la violenza di genere e domestica, le 

risorse per la prevenzione e il sostegno delle vittime sarebbe insufficienti e 

l’efficacia dell’applicazione delle leggi anti-violenza sarebbe ostacolata da 

barriere culturali e sociali. I pregiudizi, la discriminazione e la mancata 

protezione dello Stato turco avrebbero comportato una pressione psichica 

insopportabile, costringendola a fuggire assieme al figlio.  

5.3 Si osserva che la ricorrente non censura il fatto che la SEM abbia 

ritenuto inverosimile il suo racconto circa l’aggressione da parte di 

nazionalisti. Al riguardo, il Tribunale si limita pertanto a rinviare alle 

stringenti argomentazioni nella decisione impugnata (p. 6 seg.), 

confermando la conclusione d’inverosimiglianza della SEM. In particolare, 

il Tribunale condivide l’opinione della stessa secondo cui i certificati medici 

del 30 luglio 2023 (cfr. atti SEM 7 e 8), a prescindere dalla loro autenticità, 

non sono atti a rendere verosimile l’asserita aggressione da parte di 

nazionalisti.  

6.  

6.1 Qui di seguito il Tribunale esaminerà le allegazioni della ricorrente in 

punto alle minacce proferite dall’ex marito e l’assenza di protezione da 

parte delle autorità turche.  

6.2  

6.2.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi. L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 LAsi).  

Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, 

nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro 

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opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali 

pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente 

l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 

2 LAsi). 

Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto come rifugiato colui che ha 

dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di 

temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e 

in un futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 

2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli 

antecedenti dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni 

anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di 

persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di 

nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima volta. 

Sul piano oggettivo, invece, tale timore dev'essere fondato su indizi 

concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo 

un'alta probabilità, l'avvento di seri pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non 

sono pertanto sufficienti indizi che indicano minacce di persecuzioni 

ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. 

DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

6.2.2 Chiunque domanda asilo deve provare, o per lo meno rendere 

verosimile, la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi). La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). 

6.2.3 La violenza domestica viene considerata nell'ambito del motivo di 

persecuzione "appartenenza a un determinato gruppo sociale" (cfr. 

sentenza del Tribunale E-2466/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 5.3). 

Tuttavia, siccome proviene dal comportamento di attori privati, è rilevante 

in materia d'asilo esclusivamente se la persona interessata non può 

beneficiare di una protezione adeguata contro la stessa nel proprio Stato 

d'origine (cfr. sentenza del Tribunale D-5544/2021 dell’8 giugno 2023 

consid. 5.4.2.1). Secondo il principio della sussidiarietà della protezione 

internazionale rispetto alla protezione nazionale di cui all'art. 1 della 

Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30; di 

seguito: Conv. rifugiati), infatti, la persona interessata deve dapprima avere 

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esaurito nel Paese d'origine le possibilità di protezione contro delle 

eventuali persecuzioni non statali, prima di sollecitare la protezione presso 

uno Stato terzo (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 con riferimenti citati; DTAF 

2011/51 consid. 6.1; cfr. fra le altre anche: sentenza del Tribunale E-

6009/2017 del 4 luglio 2018 consid. 3). 

Per invalsa giurisprudenza, l'effettiva protezione nel Paese d'origine non 

va inoltre intesa quale garanzia di protezione individuale a lungo termine 

contro persecuzioni non statali. Nessuno Stato ha infatti la capacità di 

garantire ovunque e in qualunque momento l'assoluta sicurezza ai propri 

cittadini; al contrario, occorre che vi sia a disposizione una struttura di 

protezione funzionante ed efficiente che renda possibile un procedimento 

penale, segnatamente organi di polizia e ordinamento giuridico 

ottemperanti (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3, DTAF 2013/11 consid. 5.1; 

2011/51 consid. 6.1; fra le tante: sentenza del Tribunale D-3015/2022 del 

19 luglio 2022 consid. 8.2). 

6.2.4 Alle autorità turche è di principio riconosciuta una capacità di 

protezione, e ciò anche nel contesto di episodi di violenza domestica (cfr. 

sentenza di riferimento del Tribunale E-1948/2018 del 12 giugno 2018 

consid. 5.2.2 - 5.2.5; tra le tante: le sentenze del Tribunale D-1401/2024 

del 12 aprile 2024 consid. 7.3; E-150/2024 del 18 gennaio 2024 consid. 

6.2.1 con riferimenti; E-4548/2020 del 23 ottobre 2023 consid. 5.1; E-

5271/2013 del 13 marzo 2015 consid. 5.4.1). 

6.3 Nel caso di specie, va notato che le autorità turche – come constatato 

dalla SEM – sono già intervenute per garantire protezione alla ricorrente (e 

a suo figlio) dall’ex marito. Su denuncia della stessa, il Tribunale penale di 

primo grado di C._______ ha, infatti, condannato l’ex marito ad una pena 

detentiva di 2 mesi e 15 giorni, con applicazione della libertà vigilata al 

termine dell’esecuzione della pena, per la violazione degli obblighi derivanti 

dal diritto della famiglia (cfr. la relativa decisione motivata del 21 dicembre 

2022 [atto SEM 6]); la rispettiva procedura è ancora pendente in ragione 

dell’impugnativa dell’ex marito (cfr. verbale dell’audizione dell’8 novembre 

2023 [atto SEM 22/16; di seguito: verbale] D20; “mandato di 

comunicazione” per l’imputato della Corte delle Assise correzionali di 

C._______ inerente all’ex marito risp. padre del 6 giugno 2023 [mezzo di 

prova 11]). Nel ricorso, la ricorrente ha peraltro segnalato che la Corte 

citata avrebbe “deciso l’esecuzione” per molti altri crimini commessi in 

precedenza (al riguardo cfr. casellario giudiziario [mezzo di prova 5], da cui 

tra l’altro non risulta che l'ex marito e padre sia stato condannato per 

omicidio), la cui esecuzione, tuttavia, sarebbe stata “rinviata”. La 

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documentazione a comprova di tali affermazioni non è mai giunta al 

Tribunale, sebbene preannunciata dalla ricorrente. Ad ogni modo, va 

rilevato che – stando alle sue dichiarazioni – la ricorrente non ha più visto 

l’ex marito da luglio 2022 (cfr. verbale D42 segg.). Nonostante la ricorrente 

abbia affermato di essere stata ripetutamente minacciata dall’ex marito per 

telefono e tramite i suoi amici dopo avere sporto denuncia (cfr. verbale D34 

segg.), non si riscontrano elementi oggettivi giustificanti il suo timore di 

essere in pericolo di vita a causa dell’ex marito. Indipendentemente dalla 

verosimiglianza dei timori, nella presente fattispecie non vi sono motivi per 

discostarsi dal summenzionato principio secondo cui alle autorità turche è 

riconosciuta una capacità di protezione nel contesto di episodi di violenza 

domestica. Come concluso a giusta ragione dalla SEM, non sussistono 

elementi seri e concreti, indicanti che le autorità turche non sono in grado 

o non vogliono proteggere la ricorrente e suo figlio dalle minacce 

rispettivamente dell’ex marito e padre. 

6.4 Visto quanto precede, a prescindere dalla verosimiglianza delle 

allegazioni della ricorrente, non sono ravvisabili indizi concreti, né dal 

profilo soggettivo né da quello oggettivo, che possano lasciare presagire 

l'avvento, in un futuro prossimo e con un'alta probabilità, di persecuzioni 

determinanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. Ne discende, quindi, che in relazione 

al riconoscimento della qualità di rifugiati e alla concessione dell'asilo, va 

confermato il giudizio negativo della decisione impugnata. 

7.  

7.1 Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 

LAsi). 

7.2 I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 

142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). Pertanto, anche la pronuncia 

dell'allontanamento va confermata.  

8.  

8.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato 

l'allontanamento dei ricorrenti, ha considerato l'esecuzione dello stesso 

ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. Al contrario, la 

ricorrente ritiene inammissibile e inesigibile l’allontanamento.   

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8.2  

8.2.1 Per rinvio dell'art. 44 LAsi, l'art. 83 della Legge federale sugli stranieri 

e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) prevede che 

l’esecuzione dell’allontanamento deve essere possibile (art. 83 cpv. 2 

LStrI), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 

cpv. 4 LStrI). In caso di non adempimento di una di queste condizioni, la 

SEM dispone l'ammissione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

8.2.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli 

ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un 

ostacolo all'esecuzione dell'allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 

10.2 e riferimento ivi citato). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia 

di esecuzione dell'allontanamento è quello che esiste al momento in cui si 

statuisce (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

8.3 L'esecuzione non è possibile se lo straniero non può partire né alla 

volta dello Stato d'origine o di provenienza o di uno Stato terzo, né esservi 

trasportato (art. 83 cpv. 2 LStrI). 

Ora, siccome i ricorrenti sono in misura d'intraprendere ogni passo 

necessario presso la competente rappresentanza del loro paese d'origine 

per l'ottenimento dei documenti necessari al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; 

cfr. DTAF 2008/34 consid. 12), non risultano impedimenti sotto l'aspetto 

della possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI). 

Ciò non è nemmeno contestato da parte dei ricorrenti. 

8.4  

8.4.1 Secondo i ricorrenti, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe 

tuttavia inammissibile, perché in contrasto con la Convenzione del 

Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei 

confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul, RS 

0.311.35), della quale la Svizzera sarebbe firmataria. Inoltre, un rinvio 

esporrebbe la ricorrente a seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi risp. della 

Conv. rifugiati, o a trattamenti vietati dalla Convenzione per la salvaguardia 

dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, RS 0.101), e al 

rischio di un allontanamento verso un Paese persecutore. Un rinvio nel 

Paese d’origine risulterebbe oltre a ciò ragionevolmente inesigibile, 

considerando la situazione personale dei ricorrenti e le attuali condizioni in 

detto Paese.   

 

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8.4.2 L'esecuzione non è ammissibile se la prosecuzione del viaggio dello 

straniero verso lo Stato d'origine o di provenienza o verso uno Stato terzo 

è contraria agli impegni di diritto internazionale pubblico della Svizzera (art. 

83 cpv. 3 LStrI), in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (RS 0.105; di seguito: Conv. tortura). L'applicazione 

di tali disposizioni presuppone, tuttavia, l'esistenza di serie e concrete 

ragioni per ritenere che lo straniero possa essere esposto, nel paese verso 

il quale sarà allontanato, a dei trattamenti contrari alle succitate 

disposizioni. 

8.4.3 Nel caso di specie, non vi è alcun indizio serio e convincente che 

renda verosimile l'esistenza di un probabile rischio che i ricorrenti possano 

subire un trattamento contrario all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura. Il 

Tribunale ha già avuto modo di rilevare che, dal fallito colpo di Stato di metà 

luglio 2016, si è registrato un aumento della violenza contro le donne in 

Turchia e un'immagine conservatrice-religiosa delle donne sembra 

prendere sempre più piede nella politica turca (si veda la sentenza di 

riferimento E-1948/2018 del 12 giugno 2018 consid. 5.2.4). Inoltre, il 1° 

luglio 2021 la Turchia si è ritirata dalla Convenzione di Istanbul. Tuttavia, il 

Tribunale ha già statuito che queste constatazioni non sono in grado di 

mutare radicalmente la sua prassi consolidata in merito alla capacità e alla 

volontà di protezione delle autorità turche (cfr. sentenza del Tribunale D-

4762/2023 del 20 settembre 2023 consid. 5.2.3 seg.). L'esecuzione 

dell'allontanamento va dunque ritenuta ammissibile. 

8.5 Infine, l'esecuzione non è ragionevolmente esigibile qualora, nello 

Stato d'origine o di provenienza, lo straniero venisse a trovarsi 

concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali guerra, guerra civile, 

violenza generalizzata o emergenza medica (art. 83 cpv. 4 LStrI).  

8.5.1 Per invalsa giurisprudenza, in Turchia non vige attualmente un 

contesto di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante 

l'integralità del territorio, nonostante la ripresa del conflitto curdo-turco e gli 

scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-est del Paese 

dal luglio 2015 nonché gli sviluppi successivi al tentato colpo di Stato del 

luglio 2016; ciò non vale tuttavia per le province sud-orientali di Hakkâri e 

Sirnak, nelle quali il Tribunale ritiene che, a fronte di una situazione di 

violenza generalizzata, l'esecuzione dell'allontanamento non sia esigibile.  

Nel caso di richiedenti asilo respinti in provenienza da Hakkâri o Sirnak, 

deve essere esaminata l'esistenza di un'alternativa di residenza domestica 

al di fuori di queste province e individualmente esigibile (cfr. DTAF 2013/2 

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consid. 9.6 e sentenza del Tribunale E-1948/2018 del 12 giugno 2018 

consid. 7.3.1 segg.).  

8.5.2 La ricorrente è nata a E._______, dove ha vissuto fino al 1999 (cfr. 

verbale D69); ciononostante, dal 1999 fino all’espatrio ha vissuto ad 

C._______, per cui esiste un’alternativa interna di domicilio 

ragionevolmente esigibile. Benché C._______ sia stata colpita dai 

terremoti di febbraio e aprile 2023, stando alle dichiarazioni della ricorrente 

la sua abitazione non ha subito danni importanti (cfr. verbale D82). Inoltre, 

dagli atti non emerge che i ricorrenti si ritroverebbero in una situazione di 

minaccia esistenziale dal profilo economico, sociale o del loro stato di 

salute, nel caso di un ritorno in patria. Come rilevato dalla SEM, la 

ricorrente è una donna giovane che ha lavorato in proprio come sarta nel 

suo Paese per 15 anni (cfr. verbale D13 seg.). Ella potrà oltretutto contare 

sull’aiuto dei fratelli maggiori, anch’essi oggetto di una decisione di rinvio 

in Turchia. Se necessario, la ricorrente potrebbe, come ha giustamente 

sottolineato la SEM, anche rivolgersi a un rifugio per donne insieme al 

figlio, senza dover temere che questi le venga portato via (cfr. SFH, Türkei: 

Gewalt gegen Frauen, Themenpapier der SFH-Länderanalyse, 22 giugno 

2021, pag. 17 segg.). La SEM ha poi giustamente considerato che per 

eventuali problemi psichici – nell’audizione la ricorrente ha affermato di 

sentirsi molto giù di morale (cfr. verbale D94) –, ella potrà fare capo alle 

possibilità di cura disponibili in loco (cfr. sentenza del Tribunale E-

4698/2020 del 13 dicembre 2022 consid. 7.3.4). Di conseguenza, tenendo 

conto degli aspetti individuali, l’esecuzione dell’allontanamento è 

ragionevolmente esigibile.  

8.6 Pertanto, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la 

decisione dell'autorità inferiore va confermata. 

9. Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), per cui il ricorso va respinto. 

10. Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.00, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA; nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e sono prelevate sull'anticipo 

spese di CHF 750.00 versato il 29 gennaio 2024.  

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11. La presente decisione non concerne persone contro le quali è 

pendente una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per cui non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.00 sono poste a carico dei ricorrenti e 

prelevate sull'anticipo spese di medesimo importo versato il 29 gennaio 

2024. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Pierluigi Paganini 

 

 

 

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