# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5c05ca9f-789e-535a-be5b-c2165b4f07b7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-09-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.09.2016 35.2016.37
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2016-37_2016-09-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2016.37

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  8 settembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 aprile 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 31 marzo 2016 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 10 gennaio 2014, RI 1,
nato il __________ 1989, dipendente della __________ di __________ dall'8
luglio 2013, in qualità di "muratore" e, perciò, assicurato d’obbligo
contro gli infortuni presso l'CO 1, mentre si accingeva a disarmare una soletta
è stato colpito all'occhio destro da una scheggia di laterizio, riportando una
perforazione corneale, necessitante di 3 punti di sutura (cfr. doc. 3 e 10,
inf. no. __________).

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Dopo aver ripreso a lavorare,
in misura del 50%, a far tempo dal 3 febbraio 2014 (doc. 12), l'assicurato ha
iniziato a lamentare dei forti mal di testa a causa dei quali ha dovuto
sospendere l'attività lavorativa a decorrere dal 18 febbraio successivo (doc.
13). 

Dopo aver provato ancora a riprendere al 50% il lavoro abituale, a far tempo
dal 17 marzo 2014 (doc. 14), l'assicurato ha nuovamente dovuto interrompere la
propria attività lucrativa, sempre a causa dei dolori lamentati alla testa, a partire
dall'8 maggio 2014 (doc. 18, 22 e 99).

Il 9 maggio 2014 il dr. med. __________, medico chirurgo, specialista in
neurologia del Centro __________ di __________, a fronte di una RMN
dell'encefalo eseguita il 3 maggio 2014 nella norma (doc. 21), ha attestato una
"NC. Irritazione trigeminale DS, secondaria a lesione corneale.
Concomita disfunzione ATM SX con sovraccarico funzionale del muscolo temporale"
(doc. 19).

Il 28 luglio 2014 il dr. med. __________, capo clinica dell'ambulatorio di
neurologia e neurofisiologia clinica (di seguito: ANNC) dell'__________ di __________,
ha posto la diagnosi di "nevralgia trigeminale di I, II e III branca di
destra con/su: pregresso trauma corneale destro perforante (10.01.2014) con
sutura corneale senza complicazioni; RM cerebrale con e senza MDC (03.05.2014;
Ospedale __________ di __________, presa visione): nei limiti di norma"
(doc. 38).

                               1.3.   Il 9 gennaio 2015, la dr.ssa
med. __________, medico assistente dell'ANNC dell'__________ di __________, ha
dichiarato l'assicurato abile al lavoro nella misura del 50% sino al 9 marzo
2015 (doc. 66). La specialista ha confermato la stessa capacità lavorativa il 9
marzo 2015 fino all'11 maggio 2015 (doc. 78), l'11 maggio 2015 sino al 27
luglio 2015 (doc. 83), il 29 luglio 2015 fino al 30 ottobre 2015 (doc. 91).

Il 31 luglio 2015 l'assicurato è stato visitato dalla dr.ssa med. __________, capo
clinica dell'ANNC dell'__________ di __________, che "a fronte di un
esame clinico neurologico mirato sovrapponibile al precedente", nella
propria valutazione del 3 agosto 2015 ha osservato quanto segue: "il
quadro clinico di nevralgia trigeminale destra appare dunque lievemente
migliorato e consigliamo di continuare con la terapia attuale e di rivedere il paziente
fra tre mesi per decidere sulla eventuale riduzione del Trileptal. Confermiamo
una riduzione del 50% della capacità lavorativa come muratore a causa della
suscettibilità agli ambienti esterni e alle polveri e per i possibili effetti
collaterali della terapia antidolorifica sintomatica quale
vertigini/instabilità alla marcia e sonnolenza. (…)." (doc. 92).

Successivamente, la precitata dr.ssa med. __________ ha ribadito la medesima
capacità lavorativa il 30 ottobre 2015 sino al 6 novembre 2015 (doc. 100) e il
6 novembre 2015 fino al 4 dicembre 2015 (doc. 100).

Nonostante ciò RI 1 non ha mai più ripreso la propria attività lavorativa,
neppure nella misura del 50% (doc. 70, 71, 76, 87, 89, 90 e doc. I).

                               1.4.   Nel frattempo, esperiti gli
accertamenti medici del caso - in particolare, dopo aver sentito il parere dei
propri specialisti FMH in oftalmologia di fiducia, segnatamente del dr. med. __________,
primario di oftalmologia all'Ospedale __________ di __________, in data 27
agosto 2014 (doc. 42) e della dr.ssa med. __________ in data 16 marzo 2015
(doc. 81) e raccolta la valutazione neurologia del dr. med. __________,
specialista FMH in neurologia e responsabile del gruppo di neurologia della
Divisione __________ della CO 1 a __________, in data 9 novembre 2015 (doc. 93)
- con decisione del 19 novembre 2015 l'CO 1 ha comunicato all’assicurato quanto
segue (doc. 95):

 

" (…)
Confermiamo che per quanto concerne i soli disturbi oftalmologici deve essere
considerato abile al lavoro al 100%.

Inoltre per questi ultimi in base alla documentazione medica in nostro possesso
non esiste nessuna menomazione importante dell'integrità fisica. Non ricorrono
perciò le premesse per la concessione di un'indennità per menomazione
dell'integrità.

Dobbiamo perciò rifiutare le pretese di un'indennità per menomazione
dell'integrità.

Abbiamo sottoposto al nostro servizio di __________ di __________ per la sintomatologia
irritativa in territorio trigeminale destro insorta a maggio 2014. La
informiamo che questi disturbi non possono essere messi in relazione causale
almeno probabile con l'evento del 10.1.2014. Dobbiamo rifiutare tali disturbi
come conseguenza dell'infortunio assicurato. Le consigliamo di annunciarsi alla
sua assicurazione competente.

Per quanto concerne unicamente i disturbi assicurati la informiamo che dal
1.12.2015 sospendiamo le prestazioni assicurative (indennità giornaliera e
spese di cura). (…)".

 

                               1.5.   Avverso la predetta decisione
l'assicurato, rappresentato dall'__________ di __________, ha interposto
opposizione in data 22 dicembre 2015 (doc. 101) che ha poi motivato in data 22
marzo 2016 (doc. 103). Il rappresentante dell'assicurato ha fatto valere
principalmente che i disturbi di cui soffre il suo assistito sono comparsi a
seguito dell'infortunio del 10 gennaio 2014. Ha quindi chiesto il ripristino delle
prestazioni assicurative anche successivamente al 1° dicembre 2015, oltre al
riconoscimento di un'IMI del 15%. Da ultimo il rappresentante dell'opponente ha
chiesto all'CO 1 di attendere, prima di pronunciarsi, il risultato di alcuni
ulteriori esami clinici ai quali il suo assistito si sarebbe sottoposto il 3
maggio 2016 e che avrebbero dimostrato, a suo avviso, il nesso causale tra
l'infortunio e i sintomi da lui lamentati.

In sede di opposizione, è stata prodotto il certificato medico del 22 dicembre
2015 della dr.ssa med. __________, medico curante dell'assicurato, la quale ha
attestato quanto segue (doc. 101): "Il sig. RI 1 (…) è affetto
da: nevralgia trigeminale dx insorta dopo ferita corneale dx. Il signor RI 1 è
mio paziente dal 2002 e non ha mai lamentato tale sintomatologia in precedenza.
Il mio primo riscontro risale (in base alla cartella clinica del febbraio dello
scorso anno, data in cui il paziente riferiva dolore a scossa elettrica nel
territorio trigeminale e sensazione di corpo estraneo all'occhio dx. Erano
stati prescritti accertamenti del caso che si sono poi concretizzati in un accesso
al PS di __________ il  29.04.14. Per il raccordo anamnestico successivo,
faccio riferimento alle valutazioni dei colleghi che hanno preso in carico il
paziente. Ad oggi il sig RI 1 riferisce ancora disestesie e a volte trigger
doloroso durante la masticazione, lacrimazione quando si espone al freddo o
all'aria, nonostante la terapia venga effettuata correttamente".

È stato versato agli atti anche il referto rilasciato dall'Unità Operativa
Radioterapia dell'Istituto neurologico __________ di __________ (doc. 101),
giusta il quale:

" DIAGNOSI:
nevralgia trigeminale Ds

(…)

Patologie concomitanti: nessuna

Sintesi anamnestica: sensazione di fastidio permanente in ll branca trigeminale
Ds.

Occasionalmente dolori parossistici tipo scossa elettrica di breve durata in II
e Ill branca trigeminale Ds (parziale coinvolgimento della I branca).

I dolori sono elicitati dagli stimoli tattili al volto.

I dolori sono comparsi dopo infortunio sul lavoro per il quale una scheggia di
mattone si conficcava nella sclera OD.

(…)

RM 3/5/2014: possibile conflitto neurovascolare a carico del V nc Ds. Cisterna
be rappresentata.

(…)

Visita:

Conclusioni e accertamenti diagnostici eventuali:

II caso sarà discusso in riunione collegiale.

Si trattiene documentazione iconografica. (…)".

 

                               1.6.   Con decisione su opposizione
del 31 marzo 2016 l’CO 1 ha respinto l'opposizione dell'assicurato e confermato
il contenuto della sua prima decisione, puntualizzando quanto segue (doc. 111):

" Dagli atti
risulta che il dott. __________, specialista FMH in neurologia e responsabile
del gruppo di neurologia della Divisione __________ della CO 1 a __________,
con apprezzamento 9.12.2015, è giunto alla conclusione che, dal proprio punto
di vista specialistico, la diagnosi di nevralgia del trigemino è unicamente
possibile essendo la sutura della cornea avvenuta senza alcuna complicazione
tanto che i reperti neurologici dopo l'intervento erano privi di particolarità.
I disturbi lamentati dall'assicurato a livello della parte destra della testa
non possono essere ricondotti secondo il criterio della probabilità
preponderante all'infortunio.

Il fatto che prima dell'infortunio l'assicurato non aveva mai lamentato mal di
testa non ha alcuna influenza ai fini della presente procedura. 

(…).

La CO 1 - tenuto conto del tempo trascorso
dal rilascio dell'impugnata decisione - non intende sospendere la presente
procedura nell'attesa della discussione collegiale preannunciate il 20.1.2016
dall'Istituto neurologico __________. L'assicurato è già stato sottoposto a
diversi accertamenti specialistici che sono risultati privi di particolarità. 

(…).

L'infortunio non è stato né particolarmente
spettacolare né accompagnato da circostanze particolarmente drammatiche. La
perforazione della cornea non costituisce una lesione grave. Dal lato oggettivo
- per quanto riguarda i postumi dell'infortunio all'occhio - il decorso non è
stato sfavorevole né accompagnato da alcuna complicazione. La cura medica non è
stata eccezionalmente lunga. Nessuna cura errata. Anche l'inabilità lavorativa
non è stata di lunga durata e soprattutto è stata influenza dagli accertamenti
che sono stati disposti per fare chiarezza in merito ai disturbi riferiti.
L'assicurato non lamenta dei disturbi importanti su base organica in relazione
con l'infortunio.

Riassumendo ne consegue che - nel caso in cui i disturbi riferiti non
trovassero alcuna spiegazione dal lato organico - che la responsabilità della CO
1 dovrebbe ugualmente essere negata in quanto la causalità adeguata non è
adempiuta.

(…).

Dagli atti risulta che in data 16.3.2015 la
dott.ssa __________, specialista in oftalmologia FMH, ha rilevato che dal lato
oftalmologico non è dovuta alcuna indennità per menomazione all'integrità in
quanto l'assicurato non presenta alcuna diminuzione del visus. In assenza di
elementi contrari agli atti la CO 1 non può che fare proprie le conclusioni
della specialista in oftalmologia da lei interpellata. (…)".

                               1.7.   Contro questa decisione
l'assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA chiedendone l’annullamento
e postulando il ripristino delle prestazioni assicurative (indennità
giornaliera e spese di cura) anche successivamente al 1° dicembre 2015 oltre al
rinvio degli atti all'CO 1 per "un complemento di istruttoria riguardo
la concessione di eventuali prestazioni di invalidità LAINF e/o IMI". Il
ricorrente ribadisce anche in questa sede che i disturbi di cui soffre sono comparsi
a seguito dell'infortunio del 10 gennaio 2014. A questo proposito comunica che
si sottoporrà il 3 maggio 2016 a degli esami clinici specialistici che si
augura essere in grado di dimostrare l'esistenza di un nesso causale effettivo
tra i disturbi lamentati e l'evento infortunistico e che sarà sua premura
tramettere alla Corte non appena in suo possesso.

                               1.8.   Nella
sua risposta del 19 maggio 2016, l'CO 1, rappresentata dall'avv. RA
1, ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

 

                               1.9.   In data 24 maggio 2016 il TCA
ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri
mezzi di prova (doc. IV).

 

                             1.10.   In data 3 giugno 2016 il
ricorrente si è riconfermato, soffermandosi su alcuni punti, nelle proprie tesi
e domande, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (doc. V). A suffragio delle proprie
argomentazioni ha inoltre prodotto il rapporto rilasciato il 1° giugno 2016 dal
dr. med. __________, dell'Unità Operativa Radioterapia dell'Istituto
neurologico __________ di __________ (doc. 101), giusta il quale:

" Il caso è
stato discusso in ambiente multidisciplinare. Il paziente soffre di una
nevralgia con caratteristiche di tipicità cui si aggiunge una componente
continua di dolore urente all'occhio Ds che inviterebbe a inquadrare il disturbo
come dolore facciale atipico.

La sintomatologia come suddetta è insorta dopo incidente sul lavoro (vedi
anamnesi).

Un bilk reflex (3/5/16): è risultato nella norma.

RM (3/5/14): evidenzia un possibile conflitto neurovascolare fra V nc di Ds e
un piccolissimo vaso.

Impostata terapia con Carbamazepina (1/2016) il paziente ha presentato un
discreto miglioramento della sintomatologia. Valutato il caso in ambiente
multidisciplinare considerata la giovane età del paziente non si è vista
attuale indicazione a radiochirurgia.

Inoltre considerato l'esiguità del conflitto neurovascolare e soprattutto non
potendo escludere una possibile origine traumatica (o concausalità) non si è
vista indicazione ad intervento di decompressione in fossa cranica posteriore (dr.
__________). 

In conclusione tenuto conto dell'attuale discreta risposta alla terapia medica
si consiglia il paziente di proseguire con la stessa.

Se il beneficio dovesse ridursi, si consiglia rivalutazione ed eventuale
intervento di esplorazione in fossa cranica (…)".

                                         Da ultimo, l'insorgente ha
comunicato che "i medici hanno già disposto ulteriori esami, ai quali
mi sto sottoponendo proprio in questi giorni, i cui referti verranno prodotti
non appena saranno nella mia disponibilità".

                             1.11.   In data 7 giugno 2016 il TCA
ha assegnato alla CO 1 un termine di 10 giorni per presentare osservazioni
scritte in merito al doc. V (doc. VI).

 

                             1.12.   In data 16 giugno 2016 la
rappresentante dell'assicuratore si è riconfermata nella decisione impugnata e
nella risposta di causa con argomenti di cui si dirà, per quanto
occorra, nei considerandi di diritto, puntualizzando quanto segue (doc.
VII):

                                      

" La nuova
documentazione medica prodotta dal signor RI 1 non va ad inficiare la posizione
dell'CO 1. Quest'ultima infatti non presenta né nuovi argomenti giuridici, né
nuove argomentazioni mediche in grado di mettere in discussione l'attento
parere dell'CO 1, oltre al fatto che, dalla stessa, non risulta che il signor RI
1 sia stato sottoposto ad ulteriori nuovi esami medici. L'unico esame medico
infatti che viene richiamato è un RM del 3 maggio 2014, che è già stato
attentamente vagliato e valutato dagli esperti dell'CO 1 a suo tempo".

                                         Il doc. VII è stato
inviato al ricorrente per conoscenza (doc. VIII).

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la
questione di sapere se l’CO 1 era legittimato, oppure no, a sospendere a
partire dal 1° dicembre 2015, il proprio obbligo a prestazioni in relazione
all’infortunio del 10 gennaio 2014 e a negare una rendita di invalidità come
pure un'IMI all'assicurato.

Preliminarmente, il TCA è però tenuto a esaminare se l’Istituto assicuratore
resistente era legittimato a negare la propria responsabilità relativamente ai
disturbi neurologici lamentati dal ricorrente, oppure no.

 

 

                               2.2.   Disturbi neurologici:
causalità con l’infortunio del 10 gennaio 2014?

 

                            2.2.1.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze
(danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza
preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un
effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto
alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma
all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi
citati). 

 

                            2.2.2.   Il diritto alle prestazioni assicurative
presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra
l’evento dannoso e il danno alla salute. In caso di danno alla salute fisica,
il nesso di causalità adeguata é generalmente ammesso, dal momento in cui é
accertata la causalità naturale (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5b/bb p. 103). Per
contro, la giurisprudenza ha elaborato più criteri per valutare l’adeguatezza
del nesso di causalità tra un infortunio e dei disturbi psichici sviluppati
successivamente dalla vittima. Essa ha dapprima classificato gli infortuni in
tre categorie, a seconda della dinamica: gli infortuni insignificanti o leggeri
(per esempio, una caduta o scivolata banale), gli infortuni di media gravità e
gli infortuni gravi. Per procedere a tale classificazione, non si deve
considerare il modo in cui l’infortunio é stato vissuto dall’interessato ma
piuttosto l’evento traumatico in quanto tale da un punto di vista oggettivo. In
presenza di un infortunio di media gravità, occorre prendere in considerazione
un certo numero di criteri, di cui i più importanti sono: 

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

                                         -  la durata
eccezionalmente lunga della cura medica;

                                         -  i disturbi somatici
persistenti;

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Non in ogni caso è
necessario che tutti i criteri appena menzionati siano presenti. La presenza di
un unico criterio può bastare per ammettere l'adeguatezza del nesso di
causalità quando l'infortunio va classificato fra quelli al limite della
categoria degli eventi gravi. Per contro, in presenza di un infortunio che si
situa al limite di quelli insignificanti o leggeri, le circostanze da
considerare devono cumularsi oppure rivestire un'importanza particolare
affinché si possa ammettere il carattere adeguato del nesso di causalità (DTF
115 V 140s., consid. 6c/aa e bb e 409s., consid. 5c/aa e bb, 117 V 384, consid.
4c; RAMI 2002 U 449, p. 53ss. consid. 4a). 

 

                            2.2.3.   La più recente giurisprudenza
federale applica la prassi relativa all’evoluzione psichica abnorme conseguente
a infortunio nei casi in cui l’esistenza dei disturbi denunciati
dalla persona assicurata è sì stata attestata da medici specialisti, ma non
oggettivata mediante accertamenti strumentali e radiologici scientificamente
riconosciuti. Secondo l’Alta Corte, in quei casi, l’assenza di postumi organici
oggettivabili non esclude a priori l’esistenza di un nesso di causalità
naturale con l’evento traumatico in questione (cfr. SVR 2012 UV n. 5 p. 17ss.
consid. 5.1 e riferimenti ivi menzionati). L’esame della causalità naturale
viene però momentaneamente sospeso, per procedere a un esame particolare
dell’adeguatezza del nesso causale. Se da tale esame emerge non essere dato il
necessario nesso di causalità adeguata, si può rinunciare a esperire ulteriori
indagini sulla questione della causalità naturale tra l’infortunio e i disturbi
lamentati (DTF 135 V 465 consid. 5.1). 

 

                                         Ad esempio,
questo principio è stato applicato dall’Alta Corte in una sentenza 8C_267/2009
del 26 gennaio 2010 consid. 4.3, riguardante dei disturbi visivi denunciati da
un assicurato che era stato spinto contro un muro da una terza persona. Ammessa
l’esistenza del nesso di causalità naturale in quanto attestata da due
neuro-oftalmologi attivi a livello universitario e constatata la mancata
oggettivazione di un danno alla salute organico, il TF ha esaminato il caso dal
profilo della causalità adeguata in applicazione della “psico-prassi” (e non di
quella relativa ai traumi cranio-cerebrali siccome l’assicurato aveva lamentato
una semplice contusione cranica), per giungere alla conclusione che
l’adeguatezza non era data. 

 

                                         In una
sentenza 8C_291/2012 dell’11 giugno 2012, la Massima Istanza ha deciso in
questo stesso modo, a proposito di una fattispecie in cui i disturbi lamentati
dall’assicurato all’arto inferiore sinistro, riferibili secondo gli
specialisti a un dolore neuropatico provocato dall’infortunio, non avevano
potuto essere oggettivati né neurologicamente né mediante esami strumentali per
immagini.

 

                            2.2.4.   In concreto, con la decisione
su opposizione impugnata l'assicuratore resistente sostiene innanzitutto che la
sintomatologia denunciata dal ricorrente (nevralgia trigeminale) non
presenta un nesso causale naturale con l'infortunio del 10 gennaio 2014,
sulla base della valutazione del dr. med. __________, specialista FMH in
neurologia e responsabile del gruppo di neurologia della __________ della CO 1
a __________, del 9 novembre 2015 (doc. 93), giusta la quale: "(…) Aus
neurologischer Perspektive ergeben sich hinsichtlich der Diagnose einer
leistungsbeeinträchtigenden Trigeminusneuralgie rechts bei einer zeitnah zum
Unfall und ohne Komplikationen versorgten Perforation der Kornea Zweifel. Die Befunde auf neurologischem Fachgebiet waren nach der Korneanaht
regelrecht. Zwar wird die Hornhaut sensibel
durch einen Endast des Nervus ophthalmicus (V1), nämlich den Nervus
nasociliaris, versorgt. Bei einer regelrechten Korneanaht nach
perforierender Hornhautverletzung ist eine symptomatische Trigeminusneuralgie
in der Regel jedoch nicht zu erwarten und deshalb nur möglich. Ein vom
Normalfall abweichender Befund ist beim Versicherten jedenfalls objektiv nicht
zu erheben gewesen. (…)". (ndr. Le sottolineature sono
della redattrice).

Da parte sua, il ricorrente fa valere, fondandosi sulle certificazioni agli
atti del proprio medico di famiglia e degli specialisti da lui privatamente
consultati, che i disturbi di cui soffre sarebbero la conseguenza naturale
dell’evento traumatico del 10 gennaio 2014, posto in particolare che, primo di
esso, egli avrebbe sempre goduto di buona salute (cfr. doc. I).

A proposito di quest'ultima affermazione giova qui ricordare che, come peraltro
correttamente indicato dall'assicuratore infortuni,
la regola “post hoc, ergo propter hoc” (dopo questo, dunque a causa di
questo) non ha valenza scientifica. La giurisprudenza federale ha stabilito che
per il solo fatto d’essere insorto dopo l’infortunio, un disturbo alla salute
non può già essere ritenuto una sua conseguenza. Tale argomento è insostenibile
dal profilo della medicina infortunistica e inammissibile da quello probatorio [cfr.
STF 8C_725/2012 del 27 marzo 2013 consid. 7.2.2: “Der Versicherte argumentiert weiter, "woher sonst,
wenn nicht vom Unfall aus dem Jahre 1993, kommen die erwähnten Beschwerden an
der linken oberen Extremität?" Die mit dieser rhetorischen Frage
angerufene Beweisregel "post hoc ergo propter hoc" (vgl. BGE 119 V
335 E. 2b/bb S. 341 f.) ist jedoch praxisgemäss unfallmedizinisch nicht haltbar
und beweisrechtlich nicht zulässig, …”; sul tema vedi pure Th. Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Friborgo 1998, p. 30, nota 96; A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die
Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 41].

                            2.2.5.   Chiamato
a pronunciarsi nel caso di specie, il TCA constata che, l'assicurato è stato
sottoposto il 3 maggio 2014 ad una risonanza magnetica dell'encefalo
che è risultata nella norma (cfr. relativo referto: doc. 21), così come
peraltro ritenuto anche dal dr. med. __________, specialista in neurologia del
Centro Diagnostico __________ di __________, durante la visita specialistica
neurologia del 9 maggio 2014 (cfr. relativo rapporto: doc. 19), sia dal dr.
med. __________, capo clinica dell'ANNC dell'__________ di __________, durante
la visita specialistica neurologia del 21 luglio 2014 (cfr. relativo rapporto: doc.
38). Dopo aver sottoposto il paziente ad un esame neurofisiologico (blink
reflex) il 25 luglio 2014, pure risultato nei limiti della norma
(cfr. rapporto della visita neurologica di cui al doc. 38), nella valutazione
neurologica del 28 luglio 2014 il precitato specialista, dopo aver posto la
nota diagnosi già riportata in narrativa, ha rilevato di aver "rivalutato
collegialmente le immagini di RM cerebrale con i neuroradiologi del nostro
ospedale e escluso la presenza di un conflitto vascolo-nervoso a livello
dell'emergenza e del decorso del V nervo cranico destro. Anche l'esame
neurofisiologico con blink reflex ha escluso alterazioni di conduzione della
via trigeminale destra. (…)" (cfr. doc. 38; n.d.r. la
sottolineatura è della redattrice). In siffatte circostanze, alla luce di
quanto emerge dalla documentazione che è stata precedentemente riassunta,
questo Tribunale ritiene dimostrato, perlomeno con il grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza, che la sintomatologia presentata da RI 1, non
correla con un danno infortunistico oggettivabile.

In tale contesto va ricordato che, per poter parlare di lesioni
traumatiche oggettivabili dal punto di vista organico, i risultati ottenuti
devono essere confermati da indagini effettuate per mezzo di apparecchiature diagnostiche
o di immagine radiologica e i metodi utilizzati riconosciuti scientificamente
(STF 8C_421/2009 del 2 ottobre 2009 consid. 3 e sentenze ivi citate; cfr. pure
DTF 134 V 109 consid. 9 p. 122).

Stante quanto precede (in particolare, alla luce della RMN dell'encefalo del 3
maggio 2014 di cui al doc. 21 e dell'esame neurofisiologico - blink reflex -
del 25 luglio 2014 di cui al doc. 38, ambedue risultati nei limiti della
norma), non consente quindi di tutta evidenza di giungere ad altra conclusione
la valutazione neurologica del 1° giugno 2016 dello specialista milanese  interpellato
privatamente dall'assicurato, giusta la quale la precitata RMN, "evidenzia
un possibile conflitto neurovascolare fra V nc di Ds e un piccolissimo
vaso. (…) Inoltre considerato l'esiguità del conflitto neurovascolare
(…)" (cfr. doc. 101; la sottolineatura è della sottoscritta).

Val qui la pena di puntualizzare altresì che il disturbo neurologico di cui
soffre RI 1, è stato approfonditamente indagato, da tutti i profili possibili.
Non vi è pertanto da attendersi che ulteriori provvedimenti istruttori mettano
in luce nuovi e rilevanti elementi di valutazione.

                            2.2.6.   In assenza di un
sufficiente sostrato organico oggettivabile, come è il caso nella presente
fattispecie (cfr. consid. 2.2.5), occorre quindi effettuare, conformemente alla
giurisprudenza riportata al consid. 2.2.3, un esame specifico dell’adeguatezza,
secondo i criteri applicabili in caso di evoluzione psichica abnorme
conseguente a infortunio (DTF 115 V 133ss.).

Nell'esaminare l'adeguatezza del legame causale, bisogna avantutto procedere
alla classificazione dell’infortunio occorso al ricorrente.

                                         Nel caso concreto
l’assicurato, il 10 gennaio 2014, mentre si accingeva a disarmare una soletta è
stato colpito all'occhio destro da una scheggia di laterizio (cfr. doc. 3).

                                         L’assicuratore infortuni
ha considerato l’infortunio subito dall’interessato quale classificabile nella
categoria intermedia ma al limite di quella inferiore e ritenuto che non
può in ogni caso essere ammessa la causalità adeguata, non essendo adempiuto
nel caso di specie alcun criterio (doc. 111).

                                      

                                         Il TCA, alla luce della
dinamica dell’incidente e del fatto che il ricorrente abbia riportato una
perforazione corneale necessitante di 3 punti di sutura (doc. 10), ritiene che
l’infortunio occorso all’assicurato deve classificato fra gli infortuni di
grado medio in senso stretto.

Tale conclusione, del resto, risulta conforme alla giurisprudenza cantonale e
federale.

A mero titolo di paragone, si segnala infatti che questa Corte ha proceduto ad
un’identica classificazione nella sentenza 35.2015.90 del 1° febbraio 2016,
concernente il caso di un assicurato, di professione giardiniere, che, mentre stava
caricando sul furgone dei pezzi di tronco di palma tagliati, ne ha ricevuto uno
sul viso e, in particolare, sull’occhio sinistro, riportando una ferita
perforante limbare con impegno irideo, necessitante di sutura corneale con sei
punti.

 

                                         Analoga classificazione è
stata riconosciuta anche dall’Alta Corte nelle sentenze:

- 8C_935/2012 del 25 giugno 2012, concernente il caso di un assicurato,
meccanico di automobili, il quale, mentre era intento a smontare da un veicolo
il serbatoio di un sistema di climatizzazione, aveva improvvisamente ricevuto
sul viso e nell’occhio sinistro dei pezzi di plastica del serbatoio stesso,
andato in frantumi. Le molteplici lesioni riportate dall’assicurato all’occhio
sinistro ne avevano completamente compromesso le funzioni.

                                         - U 233/06 del 2 febbraio
2007 pubblicata in SVR 8-9/2007 UV Nr. 24, riguardante il caso di un
assicurato, di professione muratore, il quale veniva colpito sul viso
dall’acido fuoriuscito a causa dell’esplosione della batteria che egli stava
controllando dopo averla ricaricata, utilizzando la luce di un accendino vista
la scarsa illuminazione del garage, circostanza che gli aveva provocato la
perdita completa della vista all’occhio sinistro;

                                         - U 477/05 del 18 ottobre
2006, riguardante quanto successo ad un’assicurata, di professione operaia
orologiera, colpita alla tempia sinistra da un dischetto mentre stava
assistendo ad un incontro di hockey su ghiaccio, provocandole una doppia
lesione retinica nella regione temporale interna dell’occhio sinistro;

                                         - U 343/04 del 10 agosto
2005, concernente il caso di un assicurato che, mentre stava assistendo ad una
partita di calcio, ha perso completamente la vista all’occhio sinistro a causa
di un proiettile di gomma rimbalzato che era stato sparato da un poliziotto
durante il manifestarsi di disordini tra gruppi di tifosi.

 

                                         In siffatte circostanze,
il giudice é quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal Tribunale federale e qui evocati al consid.
2.2.2. Per ammettere l’adeguatezza del nesso causale, é necessario che un
fattore fosse presente in maniera particolarmente incisiva oppure l’intervento
di più criteri (cfr. consid. 2.2.2).

In una sentenza 8C_897/2009 del 29 gennaio 2010 consid. 4.5, pubblicata in SVR
2010 UV Nr. 25 p. 100 seg., il TF ha ribadito che - in caso di infortuni che
fanno parte della categoria di grado medio vera e propria - devono essere
adempiuti almeno tre dei criteri di rilievo affinché possa essere
riconosciuta l’esistenza del nesso causale adeguato.

Nel caso concreto pur potendo riconoscere una certa
spettacolarità e drammaticità all'evento in esame, gli atti all'inserto non
giustificano di ritenere le circostanze concomitanti come particolarmente
drammatiche o spettacolari ai sensi della giurisprudenza (STF 8C_579/2011 del 5
dicembre 2011, c. 3.5.; STF 8C_949/2008 del 4 maggio 2009, consid. 4.1.
e 4.2.1.; STFA U 115/05 del 14 settembre 2005, consid. 2.4.).

                                         Il caso di
specie è, infatti, tutt'al più paragonabile a quello oggetto della STF
8C_935/2012 del 25 giugno 2013, laddove l'assicurato era stato colpito
all’occhio dai pezzi di plastica del serbatoio dell’impianto di climatizzazione
dell’automobile che era andato in frantumi mentre veniva sostituito. Anche in
quell'occasione, tuttavia, l’Alta Corte, pur considerando che l’evento “a certe
été relativament impressionant”, aveva negato il criterio della particolare
spettacolarità o drammaticità dell'evento (cfr. STFA 8C_935/2012 del 25 giugno
2013, consid. 4.3.1.). Parimenti negata l’esistenza del criterio della
particolare spettacolarità o drammaticità dell'evento nel caso oggetto della
sentenza U 343/04 del 10 agosto 2005, allorquando, nell’ambito di
disordini tra gruppi di tifosi, un proiettile di gomma, rimbalzando, aveva
colpito ad un occhio un assicurato che stava assistendo ad una partita di
calcio.

                                         L'infortunio
del presente ricorso non è, per contro, comparabile ad altri casi nei quali
l’Alta Corte ha ammesso l'esistenza di un simile criterio (cfr. ad es. U 233/06
del 2 febbraio 2007: perdita della vista ad un occhio colpito dall’acido
fuoriuscito a seguito dello scoppio della batteria di un’automobile; U 477/05 del 18 ottobre 2006: perdita visiva
subita da una spettatrice colpita alla tempia da un dischetto in occasione di
un incontro di hockey su ghiaccio). A mero titolo di paragone, si
segnala che questa Corte è arrivata alla medesima conclusione anche nel caso di
cui alla già citata sentenza 35.2015.90 del 1° febbraio 2016.

Quelle riportate dal ricorrente non costituiscono, a mente di questa Corte,
delle lesioni organiche gravi o particolarmente caratteristiche, già
solo per il fatto che egli non ha riportato alcuna lesione permanente
all'acuità visiva (come si vedrà meglio appresso ai considerandi 2.3.2 e 2.4.3).
Il criterio in questione implica difatti l’esistenza di lesioni fisiche gravi
o, trattandosi della loro particolare natura, delle lesioni interessanti organi
ai quali l’uomo attribuisce una particolare importanza soggettiva come ad
esempio la perdita di un occhio oppure la mutilazione della mano dominante
(cfr. STF 8C_566/2013 del 18 agosto 2014, consid. 6.2.2). Ma
quand'anche si volesse considerarle - per pura ipotesi - gravi (come
riconosciuto dalla giurisprudenza federale in casi di perdita completa della
funzionalità di un occhio; cfr. STF 8C_935/2012 del 25 giugno 2013, consid.
4.4.; U 233/06 del 2 febbraio 2007 consid. 5.3.), il ricorrente non ne
trarrebbe comunque alcun beneficio. In effetti, analogamente a quanto
verificatosi nei casi succitati, tale criterio non risulterebbe comunque
essersi manifestato in maniera particolarmente incisiva, tanto da considerare
che l’evento del 10 gennaio 2014 sia la causa adeguata dei disturbi neurologici
dell’interessato (cfr., per analogia, STF 8C_935/2012 del 25 giugno 2013).

Nessun elemento all’inserto permette inoltre di ravvisare gli estremi per
ammettere la presenza di una cura medica errata e notevolmente aggravante
gli esiti dell’infortunio. Del resto, secondo la giurisprudenza, questo
criterio non può già essere considerato realizzato quando un determinato
provvedimento medico non si rivela finalmente efficace (cfr. SVR 2009 UV 41 p.
142 consid. 5.6.1). 

 

                                         Il TCA ritiene pure
insoddisfatto il criterio della specifica cura medica protratta e gravosa.
Infatti, fatta eccezione per la breve degenza presso l'__________ (dal 10 al 14
gennaio 2014), l’assicurato ha essenzialmente beneficiato di trattamenti
farmacologici (antalgici) e si é sottoposto a visite mediche soprattutto a
scopo diagnostico, il tutto eseguito su base ambulatoriale.

Conformemente alla giurisprudenza, provvedimenti diagnostici e semplici visite
di controllo (cfr. STF 8C_327/2008 del 16 febbraio 2009 consid. 4.2), come pure
la somministrazione di farmaci antidolorifici (cfr. STF 8C_507/2010
del 18 ottobre 2010 consid. 5.3.4), non fanno parte della cura medica ai
sensi del criterio in discussione. Il TF ha del resto ritenuto in una sentenza
8C_387/2011 del 20 settembre 2011 consid. 3.3.3 (concernente un assicurato,
vittima di un incidente stradale con commotio cerebri e contusione del
rachide lombare, il cui trattamento era consistito essenzialmente in controlli
presso il medico curante e in sedute di fisioterapia) che nemmeno la degenza in
clinica nel periodo 20 novembre 2007-17 gennaio 2008, la seguente ergoterapia
ambulatoriale e l’ulteriore ospedalizzazione dal 20 luglio al 21 agosto 2008,
potevano giustificare la realizzazione di questo criterio, precisando che per
la realizzazione del criterio della specifica cura medica protratta e gravosa,
la prassi pone delle esigenze decisamente più elevate.

Anche il criterio del decorso sfavorevole della cura e le complicazioni
rilevanti intervenute non é realizzato. In merito è utile sottolineare che
dalla cura medica e dai notevoli disturbi non si può dedurre un decorso
sfavorevole e/o delle complicazioni rilevanti. Sono inoltre necessarie delle
circostanze particolari che hanno pregiudicato la guarigione, le quali, nel
caso di specie, non appaiono evidenti. L’assunzione di molti medicamenti e
l’esecuzione di diverse terapie non basta per ammettere questo criterio. Lo
stesso vale per il fatto che, nonostante regolari terapie, l’assicurato lamenta
ancora disturbi e non ha raggiunto una (completa) capacità lavorativa (cfr. STF 8C_213/2011 del 7 giugno 2011 consid. 8.2.5 e 8C_80/2009 del 5 giugno 2009
consid. 6.5 e riferimenti). In questo senso, il Tribunale federale ha negato la
realizzazione di questo criterio anche nel caso di un decorso indiscutibilmente
protratto (cfr. STF 8C_402/2011 del 10 febbraio 2012 consid. 5.4). Secondo la
giurisprudenza federale neppure un trattamento che serve unicamente a conservare
le condizioni di salute già esistenti, ha di principio rilevanza nel quadro
dell’esame dell’adeguatezza (STFA U 246/03 dell’11 febbraio 2004 consid. 2.4s.
e U 37/06 del 22 febbraio 2007 consid. 7.3).

In queste condizioni, può rimanere indeciso se siano adempiuti il criterio
della persistenza di dolori somatici e quello del grado e della
durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche, poiché
questi criteri da soli - in presenza di un infortunio di grado medio in senso
stretto - non potrebbero comunque giustificare l’adeguatezza del nesso di
causalità (cfr. RDAT 2003 II n. 67 p. 276, U 164/02 consid. 4.7;
RSAS 2001 p. 431, U 187/95).

Ne consegue che i disturbi neurologici denunciati dall'insorgente non vanno
considerati in nesso di causalità adeguato con l’infortunio in esame. Facendo
difetto l’adeguatezza, può essere lasciata aperta la questione relativa
all’esistenza del nesso di causalità naturale tra l’infortunio e il
danno alla salute di natura neurologica (cfr., in proposito, SVR
1995 UV 23, p. 67 consid. 3c; STF U 17/07 del 30 ottobre 2007, consid. 3, U
606/06 del 23 ottobre 2007, consid. 4 e U 299/05 del 28 maggio 2007, consid.
5.2). 

La fattispecie deve pertanto essere valutata facendo astrazione dalla
componente neurologica che, per i motivi poc’anzi detti, non è di pertinenza
dell'assicuratore resistente.

                               2.3.   Condizioni di salute
infortunistiche stabilizzate al 1° dicembre 2015?

 

                            2.3.1.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a
seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti, il diritto alle
cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da attendersi un sensibile
miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti dolori bastano
a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da questo non si può
sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet,
Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p.
41ss.).

 

                                         Se, al momento
dell'estinzione del diritto alle cure mediche, sussiste un'incapacità
lucrativa, viene corrisposta una rendita d'invalidità o un'indennità unica in
capitale: l'erogazione di indennità giornaliere cessa con il diritto alle
prestazioni sanitarie.

                                         D'altro canto, nella
misura in cui l'assicurato è portatore di una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale, egli ha diritto ad un'indennità per menomazione
all'integrità giusta gli artt. 24s. LAINF.

                            2.3.2.   Nel caso di specie, dopo aver
sentito il parere del 16 marzo 2015 della dr.ssa med. __________ (doc. 81) [e
aver raccolto la valutazione neurologia del dr. med. __________ del 9 novembre
2015, giusta la quale "(…) Unfallbedingt liegen auf neurologischem und
ophthalnnologischem Fachgebiet (siehe hierzu Beurteilung von Frau Dr. __________
vom 16.03.2015) keine Gesundheitsbeeinträchtigun-gen mit Einfluss auf die
berufliche Leistungsfähigkeit des Versicherten vor. (…)"; cfr. doc. 93],
l'CO 1 ha comunicato all'assicurato, con decisione del 19 novembre 2015 (doc.
95) - confermata con la decisione su opposizione del 31 marzo 2016 qui avversata
(doc. 111) – che "(…) Per quanto concerne unicamente i disturbi
assicurati (n.d.r.: oftalmologici) la informiamo che dal 1.12.2015 sospendiamo
le prestazioni assicurative (indennità giornaliera e spese di cura). (…)".

Il ricorrente ha contestato la stabilizzazione del suo stato di salute, facendo
in particolare riferimento alla componente neurologica (doc. I, pag. 2), di cui
si deve però fare astrazione per i motivi già detti (cfr. considerando 2.2.6).

Il TCA osserva in ogni caso che non ha motivo di scostarsi da quanto deciso
dall'CO 1. In effetti, dalla documentazione agli atti emerge che il 15 gennaio
2014 il servizio di oftalmologia e oftalmochirurgia dell'__________ di __________
ha informato la dr. med. __________, medico di famiglia dell'assicurato, che il
suo paziente era stato degente presso il loro reparto dal 10 al 14 gennaio
2014, puntualizzando quanto segue:

" (…)

Diagnosi:

OD perforazione corneale

 

Decorso:

il signor RI 1 è giunto presso il nostro Pronto Soccorso 10.01.2014
in seguito ad un incidente sul posto di lavoro, durante il quale avrebbe
ricevuto una scheggia di mattone nell'OD. Durante il consulto è stata rilevata
una perforazione della cornea destra. II paziente é stato perciò sottoposto ad
un intervento d'urgenza il giorno stesso, durante il quale sono stati posti 3
punti di sutura corneali. L'intervento è stato eseguito in anestesia
generale, senza complicanze intra- e postoperatorie.

Status d'uscita:

Visus OD. 0.63 parziale Sc

Morfologia OD: congiuntiva calma, cornea: punti in sede, Seide», camera
anteriore ampia, calma.

Fondo OD (midriasi): papilla vitale ben delimitata, macula senza particolarità,
retina adesa

(…)" (doc. 10; ndr.: la sottolineatura è della redattrice).

Successivamente l'assicurato è stato visitato il 6 giugno 2014 dal dr. med. __________,
capo clinica dell'ANNC dell'__________ di __________, che l'ha preso in cura
dopo averlo operato il giorno dell'infortunio (doc. 10), il quale, nel relativo
referto, ha attestato quanto segue:

 

" (…)

Diagnosi:

OD stato da trauma performante il 10.01.2014

- stato da sutura corneale il 10.01.2014.

- attualmente ferita calma con cicatrice, rimozione completa dei punti il
21.05.2014.

Valutazione/Procedere:

Il signor RI 1, è stato vittima di un incidente sul posto di lavoro con
perforazione oculare a destra. La ferita è stata subito saturata in sala
operatoria mediante 3 punti di sutura. Il decorso post-op è stato favorevole
con ripresa dell'attività lavorativa dopo poche settimane.

Purtroppo nel seguito il signor RI 1 ha lamentato dei dolori lancinanti a
quest'occhio per cui, dopo una visita neurologica, è stata posta la diagnosi di
nevralgia trigeminale per cui il paziente ha nuovamente ricevuto un certificato
di inabilità lavorativa. Durante l'ultima visita del 21.05.2014 è stato
rimosso l'ultimo punto di sutura. L'acuità visiva è già pari a 0.8 parziale
s.c. per cui credo che nel decorso dovremmo assistere ad un miglioramento sia
della sintomatologia dolorosa che un miglioramento dell'acuità visiva. Questa
dovrebbe permettere al paziente un rientro al lavoro senza restrizione. (…)."
(doc. 27; ndr.: le sottolineature sono della redattrice).

                                         Da
ultimo, l'assicurato è stato nuovamente visitato il 2 luglio 2014 dal medesimo
specialista, il quale, nel relativo referto del 3 luglio 2014, ha attestato
quanto segue:

 

" (…)

Dal punto di vista oftalmologico la situazione clinica è molto buona. La
funzione visiva è pari a 0.8 parziale senza correzione. La cornea presenta una
cicatrice stabile che non crea nessun disturbo visivo al paziente. Purtroppo è
ancora presente una nevralgia residua trigeminale che non permette al paziente
di rientrare nel mondo del lavoro. Visto che non si tratta più di mia
competenza valutare una nevralgia trigeminale ho scritto ai colleghi della
neurologia di convocare il paziente per valutare un'eventuale terapia che
permetta al paziente un rientro al mondo lavorativo al più presto possibile.
(…)." (doc. 33; ndr.: le sottolineature sono della redattrice).

                                         Ora, alla luce degli
elementi convergenti che emergono dalla documentazione medica appena riassunta,
questa Corte condivide la conclusione dell’Istituto assicuratore secondo cui,
in data 1° dicembre 2015, lo stato di salute infortunistico era stabilizzato ai
sensi dell’art. 19 cpv. 1 LAINF e della relativa giurisprudenza.

 

Pertanto, data la
stabilizzazione delle condizioni di salute infortunistiche, l’assicuratore
LAINF convenuto era dunque legittimato a porre fine alle prestazioni di corta
durata (cura medica e indennità giornaliera) e a valutare il diritto alle
prestazioni di lunga durata.

 

                               2.4.   Diritto a una rendita
d’invalidità?

                                      

                            2.4.1.   Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF,
l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito all'introduzione
della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno
2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha
modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                            2.4.2.   L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'e­tà, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'in­validità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                            2.4.3.   Nel caso di specie, per
chiarire la questione riguardante l'esigibilità lavorativa, l'istituto
assicuratore ha quindi fatto capo alla valutazione oftalmologica del 16 marzo
2015 della dr.ssa med. __________, spec. FMH in oftalmologia e
oftalmochirurgia, giusta la quale:

" Zusammenfassung der relevanten Ereignisse:

Der Versicherte verletzte sich bei der Arbeit am 10.1.2014 am rechten Auge, er
erlitt eine korneale Perforation. Es musste eine korneale Narbe mittels 3
Einzelknopfnähten durchgeführt werden, der postoperative Verlauf war
komplikationslos. Der Visus erholte sich vollkommen ohne
Korrektur. (…)

Diagnose:

Korneale Perforatio mit kornealer Naht am 10.1.2014

Therapieresistente Trigeminusneuralgie

Zu Ihren Fragen:

Aus rein ophthahnologischer Sicht ist eine 100%ige Arbeitsfähigkeit im
angestammten Beruf, bzw. jeglicher Tätigkeit gegeben. Wegen der
therapierefraktären Schmerzen muss die Arbeitsfähigkeit von einem Neurologen
beziffert werden. Aus rein ophthalmologischer Sicht ist auch kein
Integritätschaden geschuldet, da ein voller Visus ohne Korrektur vorhanden ist.
(…)". (doc. 85; n.d.r.: il corsivo
e le sottolineature sono della redattrice).

                                         Tenuto conto di tali indicazioni,
l’assicuratore LAINF ha ritenuto che, per quanto concerneva i soli disturbi
oftalmologici, l'assicurato andava considerato abile al lavoro al 100%
nell'attività abituale di "muratore" e, quindi, con decisione formale
del 19 novembre 2015 (doc. 95), poi confermata in sede di opposizione il 31
marzo 2016 (doc. 111), ha rifiutato di accordargli una rendita d’invalidità.

                            2.4.4.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo
l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece nella fase che
precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il
diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U
259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356,
p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto valore
probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(cfr. anche Pratique VSI 2001 p. 108ss.).

                                         Per
quel che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni
all'amministrazione, il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore
probante, fintantoché non vi sono degli indizi concreti che facciano dubitare
della loro attendibilità (cfr. STFA U 168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353,
consid. 3b/bb).

 

                                         In
una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno a
proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti.
Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli
assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei
medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra
questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le
certificazioni dei medici curanti.

 

                            2.4.5.   Nella concreta evenienza,
attentamente vagliato l’insieme della documentazione medica agli atti (cfr.
consid. 2.3.2), questo Tribunale ritiene che il parere espresso dalla dr.ssa
med. __________ - dettagliato,
approfondito e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra
ricordati e, al quale, va dunque attribuita piena forza probante (cfr. consid.
2.4.4) - possa validamente costituire da base al giudizio che è ora chiamato a
rendere, senza che si riveli necessario procedere a degli ulteriori atti
istruttori. Del resto, la valutazione della specialista dell'CO 1 non è stata
smentita da certificati medico-specialistici neppure in sede ricorsuale.

In conclusione, stante quanto sopra esposto, è da ritenere dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza preponderante
abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali (DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221 con riferimenti), che, dal profilo oftalmologico,
l'assicurato è abile al lavoro al 100% nell'attività abituale di
"muratore".

In siffatte circostanze è dunque a giusta ragione che l'CO 1 - con la decisione
del 19 novembre 2015 (doc. 95), confermata con la decisione su opposizione
impugnata (doc. 111) - si è rifiutata, in assenza di un qualsivoglia
pregiudizio economico, di accordare al ricorrente, una rendita d’invalidità.

 

 

                               2.5.   Diritto a un'indennità
per menomazione all’integrità?

 

                            2.5.1.   Secondo
l'art. 24 cpv. 1 LAINF, l'assicurato ha diritto a un'equa indennità se, in
seguito all'infortunio, accusa una menomazione importante e durevole
all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale
indennità è assegnata in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa
non deve superare l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca
dell'infortunio ed è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il
Consiglio federale emana disposizioni particolareggiate sul calcolo
dell'indennità (art. 25 cpv. 1 e 2 LAINF).

 

                            2.5.2.   L'art. 36 cpv. 1 OAINF
definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24
LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente
sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità e importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa valutazione
dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle
circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la
gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici
senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto
privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (cfr. RAMI 2000 U 362, p.
42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

                                         La parte della riparazione
del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del danno
(segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne sono
esclusi (cfr. Ghèlew/Ramelet/Ritter,
Commentaire da la loi sur l'assurance-accidents, Losanna 1992, p. 121).

 

                            2.5.3.   Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF,
l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3
dell'OAINF. 

                                         Una tabella elenca una
serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzo,
corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicurato.

 

                                         Questa tabella - riconosciuta
conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr. RAMI 2000 U
362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le menomazioni
extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per
menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

                                         La perdita totale dell'uso
di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita
parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna
indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al
5% (cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più menomazioni
all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende in
considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione
dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali,
ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4
OAINF).

                                         Peggioramenti non
prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso in cui un
pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la
revisione dell'indennità per 

                                         menomazione è, di
principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                            2.5.4.   L’INSAI ha allestito una serie
di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella
dell'ordinanza.

                                         Semplici direttive di
natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il
giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA
del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia, nella misura in
cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di
trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3
all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157,
consid. 3a).

 

2.5.5.  Nel
caso di specie, dopo aver sentito il parere del 16 marzo 2015 della dr.ssa med.
__________, giusta la quale "Aus rein ophthalmologischer Sicht ist auch
kein Integritätschaden geschuldet, da ein voller Visus ohne Korrektur vorhanden
ist. " (doc. 81), l'CO 1 ha comunicato all'assicurato, con la decisione
del 19 novembre 2015 (doc. 95) - confermata con la decisione su opposizione del
31 marzo 2016 qui avversata (doc. 111) - che, dal profilo oftalmologico,
"(…) in base alla documentazione medica in nostro possesso non esiste
nessuna menomazione importante dell'integrità fisica. Non ricorrono perciò le
premesse per la concessione di un'indennità per menomazione dell'integrità. Dobbiamo
perciò rifiutare le pretese di un'indennità per menomazione dell'integrità (…)".

Il ricorrente ha chiesto il rinvio degli atti alla CO 1 per un complemento
d'istruttoria riguardo la concessione di eventuali prestazioni di invalidità
LAINF e/o IMI, facendo in particolare riferimento alla componente neurologica
(doc. I, pag. 4), di cui si deve però fare astrazione per i motivi già detti
(cfr. considerando 2.2.6).

Il TCA osserva in ogni caso che non ha motivo di scostarsi da quanto deciso
dall'. In effetti, a fronte di una questione squisitamente medica, tenuto conto
che, secondo la giurisprudenza federale, l'indennità per menomazione
dell'integrità si valuta sulla base di constatazioni mediche, ciò che significa
che l'ammontare dell'IMI non dipende dalle circostanze particolari del caso
concreto, bensì da un apprezzamento medico-teorico della menomazione fisica o
psichica, a prescindere da fattori soggettivi (DTF 115 V 147 consid. 1,
113 V 121 consid. 4b e riferimenti ivi menzionati; RAMI 2000 U 362, p. 43;
cfr., pure, STCA 35.2001.71 del 12 dicembre 2001, confermata dal TFA con
pronunzia U 14/02 del 28 giugno 2002; cfr., altresì, Frei, Die
Integritätsentschädigung nach Art. 24 und 25 des Bundesgesetzes über die
Unfallversicherung, Tesi Friborgo 1998, p. 40s.), questo Tribunale
ritiene di poter validamente fondare il proprio giudizio sulla valutazione
enunciata dalla dr.ssa med. __________, specialista che vanta un’ampia
esperienza in materia di medicina assicurativa e infortunistica.

 

                                         In conclusione, la
decisione su opposizione impugnata merita tutela anche nella misura in cui
all’insorgente non è stata attribuita un’IMI, in assenza di una qualsivoglia
menomazione importante e durevole all'integrità fisica.

                               2.6.   Sulla scorta delle
considerazioni che precedono il gravame deve dunque essere respinto e la
decisione su opposizione avversata confermata.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti