# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 05ed3eea-e299-567e-a220-bd9e0c699fdd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-11-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.11.2005 38.2005.64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2005-64_2005-11-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2005.64

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  17 novembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 28 luglio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 18 luglio
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro Ufficio giuridico, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 23 marzo
2005 la RI 1 (ditta attiva nell’importazione, il commercio e il deposito di combustibili,
carburanti, lubrificanti e nella gestione di stazioni di servizio di
carburanti), per il settore d’esercizio “Trasp./Fornitura Autisti/Aiuto A.”, ha
preannunciato, per 9 dipendenti e per una durata probabile dal 1° aprile al 31
agosto 2005, un periodo di lavoro ridotto al 50% (cfr. doc. 4).

 

                                         Quale
motivo che l’ha indotta ad introdurre il lavoro ridotto la ditta ha addotto:

 

" 
(…)

Dagli scorsi anni, a causa dell’esplosione del
prezzo del carburante e della crisi economica in generale, abbiamo subito una
notevole diminuzione dell’attività lavorativa. Tale evento ha colpito anche le
ditte che operano nel settore distribuzione combustibili e carburanti.

 

Per la salvaguardia dei posti di lavoro dei
dipendenti che prestano il loro servizio da diversi anni, abbiamo introdotto
una diversificazione del modo di operare. Inoltre va tenuto conto della
diminuzione del risultato d’esercizio, delle difficoltà nel reperire nuovi
clienti, del problema generale di liquidità. Per questi motivi abbiamo dovuto
provvedere a una compressione delle spese.

 

Durante i prossimi mesi ci auguriamo delle
entrate che possano coprire almeno le spese derivanti dalla gestione del
personale, salari e oneri sociali e speriamo, (come tutti gli imprenditori) a
breve termine, una ripresa economica e un’auspicata riduzione del costo dei
combustibili e carburanti.

 

Un vostro rifiuto nell’approvazione della
summenzionata richiesta, visto l’andamento dell’attività lavorativa in
generale, ci porterà a dover seriamente valutare il problema della riduzione
del personale.

 

Sarebbe un peccato da parte nostra essere
costretti, se necessario, procedere ad eventuali licenziamenti nei confronti di
personale fidato, onesto, padri di famiglia e fedeli alla nostra ditta da
diversi anni.

 

In effetti, in caso di mancata concessione da
parte vostra del LR e la conseguente disdetta dei rapporti di lavoro, in
previsione di una ripresa economica ci troveremmo in enorme difficoltà, nel
dover nuovamente reperire il personale precedentemente licenziato.

(…)" (cfr. doc. 5)

 

                                         Rispondendo
alle domande circa i motivi dell’introduzione del lavoro ridotto e quelli per i
quali la perdita di lavoro è ritenuta temporanea, nell’”Allegato 2” al
“Preannuncio di lavoro ridotto”, la ditta ha precisato che:

 

" 
(…)

11     Introduzione dell’orario ridotto

 

   a)  Motivi: forza maggiore il lavoro non c’è!

  
b)  Abbiamo provveduto alla manutenzione del parco veicoli, riordino del
magazzino, pulizie varie. Questi lavori sono terminati.

  
c)  Non è stata differita da parte nostra alcuna ordinazione.

 

12     Perdita di lavoro temporaneo?

 

Siamo dell’opinione che il prezzo del greggio
prima o poi dovrà scendere. In questo caso prevediamo che la clientela
acquisterà quantità maggiori rimandate durante l’autunno e inverno 2004-2005.

 

Nel caso il greggio non dovesse diminuire sarà la
forza maggiore della natura a dettare gli acquisti.

(…)" (cfr. doc. 4)

 

                                         Con
decisione del 13 aprile 2005 la Sezione del lavoro si è opposta al pagamento
delle indennità per lavoro ridotto, motivando:

 

" 
(…)

Nel caso in esame la perdita di lavoro subita
dall’azienda dovuta in particolare alla continua crescita del costo del
combustibile, rientra nel normale rischio aziendale del datore di lavoro.

(…)" (cfr. doc. A3)

 

                               1.2.   A seguito
dell'opposizione interposta dalla ditta (cfr. doc. A2), la Sezione del lavoro,
il 18 luglio 2005, ha emanato una decisione su opposizione con la quale ha
confermato la sua decisione del 13 aprile 2005 e, tra l'altro, ha osservato
che:

 

" 
(…)

Si osserva a titolo abbondanziale che, per quanto
riguarda il precedente preannuncio di lavoro ridotto, le motivazioni per
l’introduzione dello stesso – improntate essenzialmente sul carattere
stagionale della perdita di lavoro riscontrata nel 2000 – erano differenti
rispetto a quelle attuali.

(…)" (cfr. doc. A1)

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione la ditta ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel
quale ha chiesto di:

 

                                         “1.  annullare
la decisione su opposizione del 18.07.2005, emessa dall’Ufficio Giuridico della
Sezione del Lavoro,

 

                                          2.  la
nostra ditta può beneficiare del pagamento delle indennità Lavoro Ridotto “a
causa della fluttuazione stagionale” a partire dal 01.04.2005

 

                                          3.  protestate
spese e ripetibili." (cfr. doc. I. pag. 2)

 

                                         A
sostegno del proprio ricorso la ditta ha, in particolare, addotto che:

 

" 
(...)

In data 23.03.2005, abbiamo inoltrato preannuncio
di LR a partire dal 01.04.2005 fino al 31.07.2005.

 

Tale nostra richiesta era stata inoltrata, con
scritto dettagliato datato 01.04.2005, vista la situazione economica che
stavamo e stiamo tuttora vivendo.

 

Come per altre ditte, in questo periodo, la
situazione economica che stiamo attraversando non consente un'adeguata
copertura di lavori per poter occupare i nostri dipendenti al 100%.

Dopo la nostra prima e unica richiesta del
19.07.2000, con relativa autorizzazione da parte della SdL, in data 23.03.2005
abbiamo inoltrato un nuovo preannuncio di LR oggetto del presente ricorso.

 

La SdL, nella sua decisione oggetto del presente
gravame, non ha tenuto in considerazione la fluttuazione stagionale che deriva
dalla scarsità di ordinazioni da parte della clientela. Non possiamo accettare
che il caro petrolio sia una conseguenza diretta per la nostra ditta e di
riflesso un normale rischio aziendale.

 

La SdL ha indicato che la perdita di lavoro è
peraltro computabile soltanto se è dovuta a motivi economici.

 

Da parte nostra riteniamo che la perdita di
lavoro sia proprio da attribuire a motivi economici e di conseguenza da
ricondurre alla situazione finanziaria che siamo attraversando.

 

La SdL dovrebbe inoltre tenere in considerazione
che la nostra ditta, che occupa 15 dipendenti, non ha mai beneficiato del
pagamento, da parte della Cassa, delle indennità di LR.

 

Siamo convinti che la nostra richiesta è stata
fatta perchè, quali datori di lavoro, è nostro dovere mantenere i posti di
lavoro.

 

A nostro modo di vedere la riduzione
dell'attività lavorativa è sicuramente temporanea, anche perchè la riduzione
dell'attività lavorativa attuale è dovuta, come indicato in precedenza, ad una
perdita imprevista di lavoro a causa della fluttuazione delle ordinazioni da
parte dei clienti.

 

Il negarci l'introduzione del LR da parte della
SdL, vista la situazione economica che stiamo vivendo, ci preoccupa.

 

In effetti riteniamo che la SdL debba adoperarsi maggiormente
e con una maggiore elasticità nel rilascio delle autorizzazioni di LR in favore
delle ditte.

 

Comprendiamo logicamente che la SdL deve a sua
volta applicare i disposti di legge evitando eventuali abusi. Il negare il LR
alle ditte, vista la situazione conflittuale fra partner sociali, accresce
ulteriormente il rischio di obbligare i datori di lavoro a licenziare il
proprio personale, coinvolgendo intere famiglie, e di proporre all'
"ex-dipendente" contratti precari (vedi contratti su chiamata).

 

Visto quanto sopra:

 

Ribadiamo quanto già menzionato e riteniamo che
l'introduzione del LR per la nostra ditta risulta essere temporaneo a causa
della fluttuazione stagionale e i posti di lavoro in questo modo vengono
mantenuti.

(…)." (cfr. doc. I)

 

                               1.4.   Nella sua
risposta del 6 settembre 2005 la Sezione del lavoro ha chiesto di respingere il
ricorso e, in particolare, ha osservato che:

 

" 
(...)

4.                                                                            Nella
presente fattispecie, il motivo addotto dalla ditta RI 1 in occasione del
preannuncio di lavoro ridotto dello scorso mese di marzo è, in sostanza,
l'aumento del prezzo dei combustibili e dei carburanti, come anche la crisi
economica in generale. Ora, in considerazione della menzionata giurisprudenza,
ci si trova confrontati a circostanze rientranti nella sfera normale del
rischio aziendale del datore di lavoro e la perdita di lavoro per ragioni come
quelle avanzate dalla ditta può di principio toccare nello stesso modo ogni
datore di lavoro di questo ramo economico, per cui non è computabile ai sensi
dell'articolo 33 cpv. 1 lett. a LADI. Non è pertanto dato uno dei presupposti
cumulativi di cui agli articoli 31 e seguenti LADI per l'ottenimento delle
relative indennità.

 

                                                                         La
ditta in parola ha, in sede ricorsuale, indicato delle ragioni per
l'introduzione del lavoro ridotto differenti rispetto a quelle precedentemente
indicate in occasione del preannuncio dello scorso mese di marzo. Ora,
determinanti non sono le giustificazioni che la ditta fornisce, per la prima
volta, in questa sede - improntate sul carattere stagionale della perdita di lavoro
- bensì quelle da lei presentate in occasione del preannuncio e sulle quali
l'amministrazione si è fondata per decidere in merito al pagamento delle
relative indennità.

(…)." (cfr. doc.
III)

 

                               1.5.   Con
ulteriore scritto del 12 settembre 2005 al TCA la ditta ha comunicato di non
avere altri mezzi di prova e ha precisato che:

 

" 
(...)

In particolare constatiamo che la SdL non ha
tenuto in considerazione le nostre osservazioni del 18.4.2005 (opposizione) e
rispettivamente il nostro ricorso, dinnanzi a questo Tribunale, del 22.7.2005.

 

Al punto 4 dello scritto del 7.9.2005 la SdL
indica che la nostra ditta ha modificato la richiesta presentata nel
preannuncio del mese di marzo 2005.

 

Contestiamo in modo più assoluto tale conclusione
in quanto da parte nostra, e come ben indicato nei nostri precedenti scritti,
abbiamo fatto quello che avevamo già richiesto e ottenuto in data 12.7.2000.

 

Ribadiamo qui che in quest'ultima occasione non
avevamo usufruito del pagamento da parte della Cassa Disoccupazione.

 

Da parte nostra riteniamo che la SdL avrebbe
dovuto informarci o avrebbe dovuto decidere lei stessa per una probabile
decisione con "fluttuazione stagionale"

(…)." (cfr. doc. V)

 

                                         Il doc. V
è stato notificato alla Sezione del lavoro che ha comunicato al TCA di riconfermarsi
nella propria risposta di causa (cfr. doc., VI e VII).

 

                                         Il doc.
VII è stato trasmesso alla ditta per conoscenza (cfr. doc. VIII).

 

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il 1° luglio
2003 è entrata in vigore la terza revisione della LADI, accettata dal popolo il
24 novembre 2002 (cfr. FF N. 14 del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg.; RU N. 24 del
24 giugno 2003 pag. 1728 segg.).

                                         Poiché
nel diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento
legale in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie
giuridicamente rilevante (cfr. STFA del 16 febbraio 2004 nella causa S., C
154/03; DTF 129 V 1, consid. 1.2, pag. 4; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr. 3;
DTF 127 V 466, consid. 1, pag. 467; DTF 126 V 163, consid. 4b, pag. 166; DTF 125 V 42, consid. 2b, pag. 44; DTF 123 V 70,
consid. 2, pag. 71; DTF 122 V 34, consid. 1, pag. 36
con riferimenti; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321 consid. 2; STFA del 20 gennaio
2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01 e STFA del 23 gennaio 2002 nella causa
L., H 114/01), visto che la presente fattispecie si riferisce a un periodo
posteriore l'entrata in vigore delle nuove disposizioni (decisione impugnata
del 18 luglio 2005 con la quale è stata confermata l'opposizione sollevata
contro il pagamento delle indennità per lavoro ridotto fatto valere dalla ditta
ricorrente per il periodo dal 1°aprile al 31 agosto 2005), si applicano le
norme valide dal 1° luglio 2003.

 

                               2.2.   I
presupposti del diritto all'indennità per lavoro ridotto sono regolati all'art.
31 LADI.

                                         Questa
disposizione prevede esaustivamente (cfr. DTF 119 V 36) quattro condizioni
materiali, espresse positivamente, e tre condizioni personali, espresse
negativamente, per potere beneficiare dell'indennità per lavoro ridotto.

 

                                         Le
condizioni positive sono enumerate al cpv. 1 dell'art. 31 LADI secondo cui i
lavoratori, il cui tempo normale di lavoro è ridotto o il cui lavoro è
integralmente sospeso, hanno diritto a una indennità per lavoro ridotto se:

 

"  a.   sono
soggetti all'obbligo di contribuzione all'assicurazione contro           la disoccupazione
e non hanno ancora raggiunto l'età minima  per l'obbligo di contribuzione
nell'AVS;

                                          

  b.   la perdita di
lavoro è computabile (art. 32);

 

  c.   il rapporto di
lavoro non è stato disdetto;

 

  d.   la perdita di
lavoro è probabilmente temporanea ed è presumibile           che con la
diminuzione del lavoro potranno essere conservati i   loro posti di
lavoro."

 

                                         Secondo
il cpv. 1bis in vigore dal 1° luglio 2003 per verificare i
presupposti del diritto di cui al cpv. 1 lett. d, in casi eccezionali può
essere effettuata un'analisi aziendale a carico del fondo di compensazione.

 

                                         I
surriferiti requisiti devono essere adempiuti nella loro totalità.

                                         Le
condizioni negative sono stabilite all'art. 31 cpv. 3 LADI, secondo cui non
hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto:

 

"  a.   i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il
cui      tempo di lavoro non è sufficientemente controllabile;

 

  b.   il coniuge del
datore di lavoro occupato nell'azienda di     quest'ultimo;

 

  c.   le persone che,
come soci, compartecipi finanziari o membri di  un organo decisionale supremo
dell'azienda, determinano o       possono influenzare risolutamente le
decisioni del datore di                                        lavoro, come
anche i loro coniugi occupati nell'azienda."

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 32 cpv. 1 LADI:

 

"  Una perdita di lavoro è computabile se:

  a. è dovuta a motivi
economici ed è inevitabile e

  b. per ogni periodo
di conteggio è di almeno il 10 per cento delle 

      ore di lavoro
normalmente fornite in complesso dai lavoratori        dell'azienda."

 

                                         Per
l'art. 33 cpv. 1 LADI non è invece computabile una perdita di lavoro:

 

"  a. se è dovuta a misure d'organizzazione aziendale, come lavori di  pulizia,
di riparazione o di manutenzione, nonché ad altre

    interruzioni dell'esercizio, usuali e
ricorrenti, oppure a circostanze   

    rientranti nella sfera normale del
rischio aziendale del datore di   

    lavoro;

 

  b. se è usuale nel
ramo, nella professione o nell'azienda oppure se è           causata da
oscillazioni stagionali del grado d'occupazione;

 

  c. in quanto cada in
giorni festivi, sia cagionata da vacanze aziendali           o sia fatta valere
soltanto per singoli giorni immediatamente prima        o dopo giorni festivi o
vacanze aziendali;

 

  d. se il lavoratore
non accetta il lavoro ridotto e dev'essere pertanto  rimunerato secondo il
contratto di lavoro;

 

  e. in quanto
concerne persone vincolate da un rapporto di lavoro di  durata determinata o da
un rapporto di tirocinio o al servizio di              un'organizzazione per
lavoro temporaneo oppure;

 

  f.  se è la
conseguenza di un conflitto collettivo di lavoro nell'azienda            in cui
lavora l'assicurato."

 

                                         Scopo
delle citate norme é di evitare la traslazione delle spese inerenti i rischi
aziendali all’assicurazione contro la disoccupazione (cfr. Messaggio del
Consiglio federale del 2 luglio 1980, in FF 1980 III pag. 531; cfr. pure il
Rapporto della Commissione della gestione del Consiglio nazionale, “Efficacia
delle indennità per lavoro ridotto”, in FF N. 10, 16 marzo 1999, pag.
1628-1643).

 

                               2.4.   Secondo
l'art. 33 cpv. 1 LADI non è computabile la perdita di lavoro dovuta a circostanze
rientranti nella sfera normale del rischio aziendale. Per "normale rischio
aziendale" si intende il pericolo di subire delle perdite per motivi
legati alla sfera interna dell'azienda (ad esempio: difetti nei macchinari,
problemi con il personale, errori di organizzazione) o per motivi esterni (ad
esempio la situazione del mercato), che ogni impresa ha e che è di conseguenza
in grado di calcolare o di prevenire o combattere con opportune contromisure
(cfr. G. Gerhards: "Kommentar zum Arbeitslosenversicherung (AVIG)",
Ed. Paul Haupt Berna e Stoccarda, 1987, Vol. I, pag. 426-428; STFA del 2
dicembre 2004 nella causa L.C. SA, C 264/03; STFA del 15 marzo 2004 nella causa
F. SA, C 189/02; SVR 2003 ALV Nr. 9; DLA 2002 pag. 59, DLA 2000 pag. 53,
consid. 4b, pag. 57 e 58; DLA 1999 pag. 48 e 204; DLA 1998 pag. 290; DLA
1996/1997 pag. 54, consid. 2b, pag. 58; DLA 1995 pag. 117, consid. 1b, pag. 119
e 120).

                                         Infatti,
la giurisprudenza federale, ha stabilito che le perdite di lavoro che possono
colpire ogni datore di lavoro rientrano nei rischi normali dell’azienda e
devono di regola essere assunti da quest’ultima. Soltanto se esse presentano un
carattere eccezionale o straordinario conferiscono un diritto all’indennità per
lavoro ridotto (cfr. STFA dell’11 agosto 2005 nella causa T., C 121/05; STFA
del 15 marzo 2004 nella causa F. SA, C 189/02; SVR 2003 ALV Nr. 9; DLA 2000
pag. 53, consid. 4b, pag. 57 e 58; DLA 1999 pag. 204, consid. 2a, pag. 206; DLA
1996/1997 pag. 54, consid. 2b aa), pag. 58; DLA 1995 pag. 117, consid. 1b, pag.
119 e 120).

 

                                         Nella
sentenza del 15 marzo 2004 nella causa F. SA (C 189/02), l'Alta Corte ha
confermato il precedente giudizio di questo Tribunale e, definendo le perdite
di lavoro rientranti nel normale rischio aziendale, ha, tra l'altro, ribadito
che:

 

" 
(…)

Trattasi segnatamente di perdite di lavoro
abituali che, secondo l'esperienza, sopravvengono periodicamente e possono
colpire ogni datore di lavoro. Ogni azienda deve quindi affrontare tali
evenienze ed essere in grado di prevederle, prevenirle o combatterle con
opportuni provvedimenti. Soltanto se le perdite denotano un carattere
eccezionale o straordinario possono dar diritto al versamento di un'indennità
per lavoro ridotto (DLA 1998 no. 50 pag. 291 consid. 1,
1996/1997 no. 11 pag. 58 consid. 2b/aa e riferimenti; cfr. anche Gerhards,
Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. I,
pag. 426 segg., note 64-70). (…)" 

(cfr. STFA del 15 marzo 2004 nella causa F. SA, C
189/02)

 

                                         In
un’altra sentenza del 2 dicembre 2004 nella causa L.C. SA (C 264/03), il
Tribunale federale delle assicurazioni sociali (TFA) ha confermato il
precedente giudizio di questo Tribunale e, in particolare, ha puntualizzato
che:

 

" 
(…)

Il concetto di normalità deve essere definito con
riferimento all'attività specifica espletata dall'azienda e meglio deve tener
conto delle sue peculiarità. In tale contesto il criterio della prevedibilità
assume un significato determinante (DTF 119 V 500 consid. 1; DLA 1999 no. 10
pag. 48, 1998 no. 50 pag. 290, 1995 no. 20 pag. 117).

(…)." (cfr. STFA del 2 dicembre 2004 nella
causa L.C. SA, C 264/03)

 

                                         In questo
senso la nostra Massima Istanza ha confermato il giudizio con il quale questo
Tribunale ha stabilito che il forte rallentamento subito dal commercio di
confine abbinato alla vendita di carburante rientra nel rischio normale
dell’azienda e dunque non è risarcibile (cfr. RDAT II – 1995, N. 78, pag. 214).

                                         In quel
caso l'Alta Corte ha, in particolare, rilevato che:

 

" 
(…)

Come osservato dalla
precedente istanza, nel ramo in cui è attivo il ricorrente la variazione dei cambi nonché la fluttuazione dei prezzi delle
derrate nei confronti di quelli praticati oltre confine sono di quotidiana
attualità. In sostanza i negozi di confine si sono creati appunto vista
l'improvvisa richiesta di determinati
prodotti, richiesta comunque per lo più effimera, dipendente sovente da
misure politiche. Si tratta in un certo qual modo di un'attività "speculativa", nel senso che a periodi in cui le vendite eccedono manifestamente
i limiti di quanto sarebbe concepibile per i bisogni locali susseguono improvvisamente tempi nei quali l'attività si situa di nuovo a
questi livelli normali.

 

A torto il ricorrente
afferma che non dissimile sarebbe la situazione in altri campi, quali ad esempio quello
dell'edilizia, dipendenti pure da questioni monetarie,
di cambio, ecc. In effetti, una particolarità che contraddistingue il commercio
di confine, come in concreto, è quella di essere "sovrastrutturato" per far fronte a periodi di massima
domanda, e questo dai due lati dei confine.
Complessivamente, il sistema commerciale instaurato sui due lati del
confine è globalmente di dimensioni eccedenti le necessità, le strutture
essendo vicendevolmente sottoutilizzate, a seconda appunto di elementi aleatori, come i cambi, i prezzi, specie politici,
di determinate derrate, quali segnatamente la benzina. Meglio si
comprende il tema immaginando che pure oltre confine esista un sistema di
indennità per lavoro ridotto analogo a quello vigente in Svizzera: ne
risulterebbe che praticamente sempre, da un lato o dall'altro della frontiera,
le rispettive assicurazioni contro la disoccupazione dovrebbero,
avvicendandosi, intervenire, il che manifestamente va oltre i fini voluti.

 

Non può essere
negato, è vero, che tutte le ditte che esportano o che fanno capo a clientela estera possono vedere il loro volume di lavoro
modificarsi in funzione del mercato dei cambi o dei prezzi politici di certi
prodotti. Orbene, la specificità dei commerci di confine è quella di fondarsi
essenzialmente, se non esclusivamente, su questi fattori. La modifica dei
medesimi deve quindi inequivocabilmente
essere compresa come un fenomeno rientrante fra i rischi aziendali
normali, ciò che esclude l'assegnazione di indennità per lavoro ridotto."
(cfr. RDAT II-1995, N. 78, pag. 215-216)

 

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, una flessione della domanda a cui può essere
confrontata una ditta comporta per quest’ultima una perdita di lavoro dovuta a
motivi economici (cfr. DLA 1987 N. 8, consid. 2b, pag. 83; DLA 1985 N. 17,
consid. 2b, pag. 108-109 e DLA 1985 N. 18, consid. 3a, pag. 112, tutte citate
in DLA 1990 N. 21, consid. 3, pag. 138 per negare l’esistenza dei motivi
economici).

 

                                         In una
decisione pubblicata in DLA 2000 N. 10 l'Alta Corte ha, in particolare,
osservato che:

 

" 
(…)

4.-a) Vorrangiges Ziel der
Kurzarbeitsentschädigung bildet die Verhütung von Arbeitslosigkeit durch die
Erhaltung von Arbeitsplätzen (Art. 31 Abs. 1 lit. d AVIG; BGE 120 V 526 Erw. 3b
mit Hinweisen). Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat im nicht
veröffentlichten Urteil M. vom 8. Januar 1997 (C 203/95) erkannt, dass weder
das Gesetz noch seine Entestehungsgeschichte Anhalktspunkte dafür enthalten,
wonach dieses legislatorische Ziel unter einem grundsätzlichen
strukturpolitischen Vorbehalt stünde. Namentlich darf die in Art. 32 Abs. 1
lit. a AVIG statuierte Anspruchsvoraussetzung der "wirtschaftlichen
Gründe" nicht als Ausschluss strukturell bedingter Arbeitsausfälle
verstanden werden. Vielmehr ist der Begriff der "wirtschaftlichen
Gründe" weit auszulegen (vgl ARV 1989 Nr. 12 S. 122 Erw. 2a, 1987 Nr. 8 S.
83 Erw. 2b mit Hinweisen; Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungs-gesetz,
Band I, Bern 1987, N 39 zu Art. 32-33). Er erfasst sowohl konjunkturelle als
auch strukturelle Gründe (Gerhards, a.a.O., N 41 zu Art. 32-33; a.M. Stauffer,
Die Kurzarbeitsentschädigung, SJZ 1985 S. 177 f.). Abgesehen davon, dass die
Organe der Arbeitslosen-versicherung und Sozialversicherungsrichter mit der
Abgrenzung von konjunkturellen und strukturellen Ursachen eines
Arbeitsausfalles im konkreten Einzelfall, namentlich bei grösseren und
international tätigen Betrieben, überfordert wären (vgl BGE 104 V 112 f. Erw.
4a), erscheint der generelle Ausschluss strukturell bedingter Arbeitsausfälle
von der Kurzarbeitsentschädigung auch sozialpolitisch fragwürdig (Gerhards,
a.a.O., N 41 zu Art. 32-33). (…)" 

(cfr. DLA 2000 N. 10, consid. 4a, pag. 56)

 

                                         Pertanto,
anche se ogni ditta deve mettere in preventivo che il proprio risultato possa
variare da un periodo con l’altro, ciò non significa ancora che un’azienda
debba essere pronta a sopportare qualsiasi riduzione del proprio preventivato
risultato d’esercizio a titolo di normale rischio aziendale.

 

                                         Chiamata
a pronunciarsi in un caso in cui (vista l’asserita perdita del lavoro dal 30% a
40% a causa di un grande cantiere aperto davanti al proprio negozio) l’autorità
giudiziaria cantonale aveva ritenuto computabile la perdita di lavoro
preannunciata dalla ditta, l’Alta Corte ha accolto un ricorso inoltrato dal
Segretariato di Stato dell’economia SECO e, in particolare circa il normale
rischio aziendale, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

3.2 Nach dem Gesagten war die Durchfahrt für den
Motorfahrzeugverkehr auf der Hauptstrasse trotz der Bauarbeiten immer frei,
allerdings mit Behinderungen. Die Zufahrt zum Geschäft des Beschwerdegegners
war damit zwar erschwert, aber nicht unterbrochen. In der unmittelbaren Nähe
standen weiterhin Park- und Halteplätze für Autos zur Verfügung. Für die
Fussgänger war das Geschäft erreichbar. Der öffentliche Verkehr auf der
Hauptstrasse funktionierte praktisch unverändert weiter, indem an Stelle der
Bahn Busse eingesetzt wurden.

Strassenbauarbeiten mit solchen Auswirkungen auf
den Verkehr können nicht als aussergewöhnlich bezeichnet werden, zumal die
Phase der stärksten Behinderung nur relativ kurz dauerte. Solche Situationen
treten regelmässig und wiederholt auf und können jeden Arbeitgeber treffen.
Allfällige damit zusammenhängende Arbeitsausfälle infolge erschwerter
Geschäftszufahrt sind voraussehbar bzw. kalkulierbar und gehören somit zum
normalen Betriebsrisiko. Ein Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung besteht
demnach nicht (Erw. 1.2 hievor; vgl. auch Nussbaumer, a.a.O., S. 153 Rz 396
f.). Ob dies auch zutrifft, wenn die Zufahrt zu einem Geschäft wegen im Voraus
geplanter Bauarbeiten gänzlich unterbrochen wird, kann offen gelassen werden.

(…).“ (cfr. STFA dell’11 agosto 2005 nella causa T., C 121/05)

 

                                         Chiamata
a pronunciarsi nel caso di una ditta attiva nel campo dell'abbigliamento, in
particolare circa la perdita computabile del lavoro e il normale rischio
aziendale, la nostra Massima Istanza ha sviluppato, tra l'altro, le seguenti
considerazioni:

 

" 
(…)

Le taux de 10 % de perte de travail selon l'art. 32
al. 1 let. b LACI ne constitue pas un critère d'ordre conjoncturel; pour être
prise en considération, la perte de travail subie par l'entreprise ne doit pas
avoir été provoquée - pour un pourcentage déterminé - par la conjoncture. Le
taux de 10 % représente uniquement la limite quantitative de la perte de
travail en deçà de laquelle l'entreprise doit assumer elle-même les
fluctuations de son activité économique au regard du marché (Nussbaumer, Arbeitslosenversicherung
in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, ch.
388).

 

S'il est vrai que l'intimée s'est plus ou moins
adaptée au fil des ans à la chute importante de ses ventes, principalement en
ne repourvoyant pas les postes de travail laissés vacants par les départs naturels,
il n'en demeure pas moins que les efforts entrepris pour adapter la capacité de
production, surtout si leurs effets ne suffisent pas à enrayer la perte de
travail, ne peuvent justifier à eux seuls l'octroi des indemnités pour
réductions de l'horaire de travail. En outre, l'existence d'une situation
économique défavorable ou une perte de travail due à des motifs indépendants de
la volonté de l'entreprise ne suffisent pas pour que la perte de travail soit
indemnisable (DTA 1999 n° 35 p. 204, 1998 n° 50 p. 290; 1996/97 n°.40 p. 220).
Or, l'intimée justifie sa perte de travail par la surproduction dans le secteur
de l'habillement et l'essor des importations de textiles et de produits de
confection en provenance des pays de l'Europe de l'Est ou de l'Asie du Sud-Est.
Ces éléments, ainsi que les pertes dues à un taux de change défavorable pour
les ventes à l'étranger, ne constituent pas un phénomène nouveau; la
concurrence grandissante dans le secteur concerné, la pression extrême sur les
prix touchent toutes les entreprises de confection du pays, qui doivent inclure
dans leurs calculs prévisionnels la diminution des commandes en relation avec
les coûts plus élevés de production et les pertes dues au taux de change. Sous
cet angle la perte de travail n'apparaît ni passagère ni exceptionnelle et se
confond avec les risques normaux d'exploitation de l'entreprise. (…)" (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa X. SA, C
283/01)

 

                                         In una
decisione del 4 dicembre 2003 nella causa F. (C 8/03) il TFA ha ritenuto che,
nel caso di una ditta attiva nel settore delle costruzioni, una diminuzione
della consistenza degli incarichi (Auftragsbestand), del 42%, riconducibile al
rinvio dei lavori di uno, due mesi e a volte più di un anno, non è computabile
e rientra nel normale rischio aziendale del datore di lavoro.

                                         In
quell’occasione l’Alta Corte ha ribadito che questa giurisprudenza vale
analogamente anche per le imprese attive in un settore correlato con l’edilizia
(Baunebengewerbe) e, in particolare, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

3.

Streitig und zu prüfen ist, ob die
Beschwerdeführerin unter dem Gesichtspunkt der Anrechenbarkeit des
Arbeitsausfalls ab 16. September 2002 eine der Anspruchsvoraussetzungen für
Kurzarbeitsentschädigung erfüllt.

Das kantonale Gericht hat die vorliegend
massgeblichen Bestimmungen und Grundsätze über den Anspruch auf
Kurzarbeitsentschädigung (Art. 31 Abs. 1 AVIG), den anrechenbaren
Arbeitsausfall (Art. 31 Abs. 1 lit. b in Verbindung mit Art. 32 Abs. 1 lit. a
AVIG) sowie die Voraussetzungen, unter denen die Anrechenbarkeit eines
Arbeitsausfalls zu verneinen ist (Art. 33 Abs. 1 lit. b AVIG; BGE 121 V 374
Erw. 2a, 119 V 358 Erw. 1a, 499 Erw. 1) zutreffend dargelegt. Gleiches gilt
hinsichtlich der Rechtsprechung, wonach Verschiebungen von Terminen auf Wunsch
von Auftraggebern oder allenfalls auch aus anderen Gründen, die von den mit der
Ausführung von Arbeiten beauftragten Unternehmen nicht zu verantworten sind, im
Baugewerbe nichts Aussergewöhnliches darstellen, weshalb die dadurch verursachten
Arbeitsausfälle nicht anrechenbar sind (ARV 1993/1994 Nr. 35 S. 244). Darauf
wird verwiesen.

Zu ergänzen ist, dass die letztgenannte Praxis
zwar vor dem Hintergrund einer guten Konjunktur- und Beschäftigungslage
entwickelt wurde, die sich dadurch kennzeichnet, dass aus Terminverschiebungen
entstehende Arbeitsausfälle durch andere (kurzfristige) Aufträge ausgeglichen
werden können. Doch allein die Tatsache einer angespannten, rezessiven
Wirtschaftslage und das damit verbundene Risiko, dass die Möglichkeit, andere
Aufträge vorzuziehen, nicht mehr oder nur in eingeschränktem Masse besteht,
genügt indes nicht, um die Anrechenbarkeit des Arbeitsausfalles zu bejahen
(Urteil W. vom 30. April 2001 Erw. 3a, C 244/99). Der wegen der seit langem
generell schlechten wirtschaftlichen Lage des Bausektors entstehende
Arbeitsausfall, der eine Baufirma zwingt, sich dem Willen der verschiedenen
Bauherren anzupassen, gehört zum normalen Betriebsrisiko. Wegen der schon
mehrere Jahre andauernden Schwierigkeiten in der Baubranche kann jeder
Arbeitgeber in gleicher Weise von einem Arbeitsausfall betroffen sein. Ein
solcher Ausfall ist somit in der momentanen wirtschaftlichen Lage keine
Besonderheit (ARV 1998 Nr. 50 S. 290); denn Beschäftigungsschwankungen auf
Grund verstärkter Konkurrenzsituationen stellen im Baugewerbe ein normales
Betriebsrisiko dar (ARV 1995 Nr. 20 S. 120 Erw. 2b). Im Einzelfall können
derartige Umstände entschädigungsberechtigt sein, wenn sie auf
aussergewöhnliche oder ausserordentliche Gründe zurückzuführen sind (Urteil X.
vom 10. Juli 2002 Erw. 3a, C 253/01). Diese auf das Bauhauptgewerbe anwendbare
Rechtsprechung gilt sinngemäss auch für das Baunebengewerbe (nicht
veröffentlichtes Urteil B. vom 16. Oktober 1996 Erw. 5, C 120/96).

(…)." (cfr. STFA del 4 dicembre 2003 nella causa F. C 8/03)

 

                                         In una
sentenza pubblicata in SVR 2003 ALV Nr. 9 = DLA 2003 N. 20, pronunciandosi
circa il normale rischio aziendale in un caso concernete un'agenzia di
collocamento, il TFA ha stabilito che un importante riduzione del numero dei
collocamenti provvisori che deve essere effettuato da una ditta che si occupa
di lavoro a tempo parziale fa parte del rischio d'impresa. Dunque, la sola
consistenza della perdita di lavoro (anche se rilevante, in quel caso si
trattava del 40%) non permette ancora di concludere automaticamente per
l'esistenza di circostanze eccezionali o straordinarie che esulano quindi dal
normale rischio aziendale.

 

                               2.5.   L’art. 33
cpv. 3 LADI stabilisce che il Consiglio federale definisce il concetto di
oscillazioni stagionali del grado di occupazione.

 

                                         Questo
disposto, il cui tenore è rimasto identico a quello proposto dal Consiglio
federale riportato nel Messaggio del 23 agosto 1989 a sostegno di una revisione
parziale della legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (LAD) (cfr. FF
1989 III 325 in particolare alla pag. 358), è stato introdotto con la prima
revisione parziale della LADI del 5 ottobre 1990 ed è entrato in vigore il 1°
gennaio 1992.

 

                                         Il
Consiglio federale, commentando il nuovo art. 33 cpv. 3 LADI, aveva osservato
che:

 

" 
In pratica, capita che perdite di lavoro non
siano dovute esclusivamente a fluttuazioni stagionali, ma anche a influenze
congiunturali. Il nostro Collegio deve dunque venir abilitato a stabilire i
criteri tecnici che permettano di delimitare le influenze stagionali.

 

Sul piano materiale è concepibile un
disciplinamento secondo il quale una perdita di lavoro è considerata stagionale
se non supera essenzialmente quelle subite durante la stagione corrispondente
degli anni precedenti (p. es. la media dei cinque ultimi anni)."

(cfr. FF 1989 III pag. 344)

 

                                         Nell’ambito
di questa delega legislativa e concretizzando quanto disposto dall’art. 33 cpv.
1 lett. b il Consiglio federale ha adottato l’art. 54a OADI, entrato in vigore
al 1° gennaio 2000, secondo il quale le oscillazioni del grado di occupazione
sono considerate stagionali se la perdita di lavoro non supera la perdita di
lavoro media verificatasi durante lo stesso periodo nei due anni precedenti.

 

                                         Per una
decisione di principio su questa disposizione e in particolare su cosa rientra
nella “perdita di lavoro” e sul suo calcolo vedi la STFA del 7 agosto 2002
nella causa V. AG (C 62/02) cui la STFA del 7 giugno 2005 nella causa A. AG (C
95/05) rinvia.

 

                               2.6.   Nel caso concreto,
come visto sopra (cfr. consid. 1.1), la ditta ha preannunciato l’introduzione
del lavoro ridotto a causa della diminuzione dell’attività lavorativa
riconducibile all’esplosione del prezzo del carburante e alla crisi economica
generale.

 

                                         Ora, visti
i motivi addotti, le difficoltà in cui è venuta a trovarsi la ditta configurano
delle circostanze che possono colpire qualsiasi altra impresa nella sua
situazione.

                                         Infatti è
la stessa ditta ricorrente che ha affermato che “(…) Tale evento (ndr.: si riferisce
all’esplosione del prezzo del carburante e della crisi economica in generale)
ha colpito anche le ditte che operano nel settore distribuzione combustibili e
carburanti. (…).” (cfr. doc. 5).

 

                                         D’altra
parte, dai dati forniti circa la cifra d’affari concernente il settore
d’esercizio per il quale la ditta ha chiesto l’indennità per lavoro ridotto,
risulta che la quantità in m3 e gli importi per gli anni 2003 e 2004 sono stati
i seguenti:

 

                                         Anno                               Quantità
m3                    Importo

                                         2003                               36'103                             14'317’723

                                         2004                               43'579                             21'262’093

                                         (cfr.
doc. 4 Allegato 2)

 

                                         Inoltre
nei primi tre mesi dell’anno 2005 la quantità in m3 e gli importi sono stati di
16'074 e 8'154'276 contro i 12'954 e i 5'082'206 dell’anno precedente (cfr.
doc. 4 Allegato 2).

 

                                         Dunque
complessivamente l’esercizio 2004 è stato migliore di quello del 2003 e nei
primi tre mesi del 2005 i risultati sono sensibilmente migliori rispetto allo
stesso periodo nell’anno precedente.

 

                                         Di
conseguenza visto che la ditta non ha allegato né tantomeno provato il carattere
eccezionale o straordinario della perdita di lavoro (e di questo ne deve
portare le conseguenze; cfr. STFA del 9 giugno 2005 nella causa C., C 107/04;
STFA del 3 ottobre 2003 nella causa A., C 151/03 consid. 2.3.2; STFA del 7
dicembre 2001 nella causa M., consid. 2b bb, U 202/01; DLA 2002 pag. 177,
consid. 2c, pag. 179; DLA 2000 pag. 121 e 122; DTF 119 V 20; DTF 115 V 113; G.
Beati "Relazione tra diritto civile e assicurazioni sociali. Introduzione
e principi generali. La recente giurisprudenza del TFA.", atti della
giornata di studio del 1° giugno 1992, CFPG fascicolo 8), questo Tribunale deve
concludere che, a ragione, la Sezione del lavoro si è opposta all’introduzione
del lavoro ridotto in quanto la perdita di lavoro rientrante nel normale
rischio aziendale del datore di lavoro e quindi non computabile (cfr. le
sentenze citate al consid. 2.4).

 

                                         Nel
proprio ricorso la ditta ricorrente ha sostenuto che: “(…) la nostra ditta può
beneficiare delle indennità per Lavoro Ridotto “a causa della fluttuazione
stagionale” a partire dal 01.04.2005.” (cfr. doc. I).

                                         Al
riguardo il TCA rileva che, secondo l’art. 33 cpv. 1 lett. b LADI, se è causata
da oscillazioni stagionali del grado d’occupazione, la perdita di lavoro non è
computabile (cfr. consid. 2.3 e 2.5).

                                         Del resto
proprio avuto riguardo ai dati delle cifre d’affari dei singoli periodi negli
anni dal 1996 al 2000 e negli anni 2003 e 2004 (cfr. doc. 6/B e 4 Allegato 2)
non risulta che la ditta alterni normalmente a dei periodi di punta dei periodi
di stasi relativa.

                                         In
particolare non risulta che proprio i mesi da aprile a agosto siano quelli in
cui l’attività della ditta cala maggiormente.

                                         Al
contrario le cifre d’affari variano sensibilmente da un periodo con l’altro
come di anno in anno rispetto al medesimo periodo.

 

                               2.7.   Nei propri
allegati la ditta ha sostenuto altresì che in occasione del precedente
preannuncio di lavoro ridotto, quello del 4 luglio 2000, la Sezione del lavoro
non ha sollevato alcuna opposizione all’introduzione dello stesso (cfr. doc. I,
V, 2 e 6).

 

                                         Il TCA
rileva innanzitutto che, in una decisione del 2 settembre 2005 nella causa X.
SA (C 180/05), chiamata a pronunciarsi nel caso concernente una ditta che ha
contestato il rifiuto delle indennità d’intemperie invocando la propria buona
fede visto che in precedenza aveva percepito le stesse prestazioni, l’Alta
Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

1.

Il est incontestable et incontesté que la recourante
n'a pas droit - et n'avait pas droit - aux indemnités en cas d'intempéries (cf.
art. 42 al. 2 LACI et 65 OACI, voir également ATF 112 V 139). Le litige porte
sur le point de savoir si celle-ci peut néanmoins se prévaloir de sa bonne foi
pour fonder son droit à l'octroi d'indemnités en cas d'intempéries.

 

2.

Par rapport aux prestations déjà versées au cours
des années précédentes, la décision litigieuse, contrairement à ce que soutient
la recourante, ne procède pas d'un simple changement de pratique de
l'administration qui eût pu justifier, sous certaines conditions, la prise en compte
du droit à la protection de la bonne foi (voir ATF 122 I 59 consid. 3c/bb et arrêt
4C.9/2005). En réalité, l'administration a mis fin à une pratique illégale à l'égard
de la recourante. Cette circonstance aurait pu - bien que l'intimé ait déclaré
y renoncer - entraîner une restitution des prestations indues. Il serait paradoxal
de considérer que les prestations déjà versées pour les années précédentes soient
sujettes à restitution, tout en reconnaissant un droit à l'indemnité pour les périodes
d'intempéries annoncées pour les mois de décembre 2003 et janvier 2004. Dès lors,
il est pour le moins douteux que la recourante soit fondée à invoquer le droit
à la protection de la bonne foi pour obtenir le versement d'indemnités pour les
périodes de décomptes qui ont fait l'objet de la décision sur opposition litigieuse.

 

3.

Quoiqu'il en soit, supposé que le grief tiré de
la protection de la bonne foi puisse être invoqué dans le présent contexte, il
ne serait de toute façon pas fondé.

 

Tout d'abord, comme l'ont constaté les premiers juges, chaque demande
doit faire l'objet d'un nouvel examen et d'une décision
formelle de l'autorité.

Celle-ci n'est pas liée par les décisions antérieures
qu'elle a prises.

 

Ensuite, la recourante n'explique pas en quoi elle
aurait pris des dispositions sur lesquelles elle ne peut revenir. Elle affirme
certes - mais sans autres précisions - qu'elle aurait pris des mesures pour diminuer
le dommage si elle avait pu s'attendre à un refus de l'administration. Mais comme
l'ont relevé pertinemment les premiers juges, dans la mesure où une planification
du travail eût été possible pour éviter de mettre à contribution l'assurance,
la recourante était de toute façon tenue de satisfaire à son obligation générale
de réduire le dommage au lieu de tabler sur le versement des indemnités en
cause.

(…).” (cfr. STFA del 2 settembre 2005 nella causa X. SA, C 180/05,
la sottolineatura è del redattore)

 

                                         Del resto, la lamentela sulla presunta diversità di trattamento fra il suo
precedente preannuncio di lavoro ridotto e quello oggetto delle presente
vertenza va respinta anche perché la ditta ricorrente non può pretendere un’uguaglianza
di trattamento in caso di applicazione illegale di norme giuridiche
(uguaglianza nell’illegalità).

 

                                         Al riguardo, in una
decisione dell’11 agosto 2005 nella causa T. (C 121/05), chiamato a
pronunciarsi nel caso di una ditta che ha preannunciato un periodo di lavoro
ridotto a causa di un grosso cantiere davanti al suo negozio e che ha, in
particolare, contestato l’opposizione allo stesso adducendo che a altre ditte
le prestazioni erano state riconosciute, il TFA ha sviluppato, tra l’altro, le
seguenti considerazioni:

 

"  (…)

3.3 Der Beschwerdegegner machte vorinstanzlich
geltend, mindestens zwei Detaillisten aus dem Dorf Y.________ seien just für
diese Zeit in den Genuss von Kurzarbeitsentschädigung gekommen, was die Frage
nach der Gleichbehandlung aufwerfe. Hieraus kann er aus folgenden Gründen
nichts zu seinen Gunsten ableiten.

Nach der Rechtsprechung geht der Grundsatz der
Gesetzmässigkeit eines Entscheides in der Regel der Rücksicht auf die
gleichmässige Rechtsanwendung vor. Der Umstand, dass das Gesetz in anderen
Fällen nicht oder nicht richtig angewendet worden ist, gibt dem Bürger
grundsätzlich keinen Anspruch darauf, ebenfalls abweichend vom Gesetz behandelt
zu werden. Das gilt jedoch nur, wenn lediglich in einem einzigen oder in
einigen wenigen Fällen eine abweichende Behandlung dargetan ist. Eine
Gleichbehandlung im Unrecht ist somit in Betracht zu ziehen, wenn die Behörde
die Aufgabe der in anderen Fällen geübten gesetzwidrigen Praxis ablehnt; erst
dann kann der Rechtsadressat verlangen, dass die gesetzwidrige Begünstigung,
die Dritten zuteil wird, auch ihm gewährt werde, soweit dies nicht andere
legitime Interessen verletzt (BGE 126 V 392 Erw. 6a mit Hinweisen; vgl. auch
BGE 127 I 2 Erw. 3a, 127 II 121 Erw. 9b; Urteil F. vom 4. Dezember 2003 Erw.
4.3, C 8/03).

Das KIGA hat im vorinstanzlichen Verfahren
ausgeführt, weshalb den zwei vom Beschwerdegegner ins Feld geführten Firmen,
deren Anmeldung im Januar und April 2004 erfolgt sei, für 2 respektive 3 Monate
Kurzarbeitsentschädigung gewährt worden sei, und weshalb sich jene beiden Fälle
von dem vorliegenden unterschieden hätten. Der Beschwerdegegner hat nicht substanziiert
dargelegt, inwieweit die relevanten Umstände jener Fälle mit den seinigen
übereinstimmten und somit eine Ungleichbehandlung im Unrecht vorgelegen haben
könnte. Selbst wenn dies zuträfe, ist weder dargetan noch aktenkundig, dass
jene Fälle Teil einer eigentlichen gesetzwidrigen Praxis bilden könnten, zumal
das KIGA angab, eine der Firmen habe ihr Begehren auf Weiterausrichtung der
Kurzarbeitsentschädigung zurückgezogen, nachdem es die Sache vertieft überprüft
habe.

(…).“ (cfr. STFA dell’11 agosto 2005 nella causa T., C 121/05)

 

                                         In simili circostanze,
visto tutto quanto precede, il TCA non può che confermare la decisione su
opposizione impugnata e respingere il ricorso.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al ricorso
dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti