# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4dab265-8a28-5b97-8b94-a6e54d069bed
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-12-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.12.2023 D-6351/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-6351-2023_2023-12-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
 
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-6351/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 8  d i c e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l’approvazione del giudice Sebastian Kempe; 

cancelliere Kevin Togni. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), 

Afghanistan,  

patrocinato da Patrizia Aspromonte,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); 

decisione della SEM del 8 novembre 2023. 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino afgano, ha dichiarato di aver raggiunto la Svizzera il 

9 agosto 2023 depositandovi, il medesimo giorno, una domanda d’asilo 

(cfr. atti Segreteria di Stato della migrazione di seguito: SEM o autorità 

inferiore n. […]-1/1, 2/2, 3/1). 

B.  

Dal riscontro della banca dati Eurodac dell’11 agosto 2023 è risultato che 

egli è stato interpellato e ha depositato, precedentemente, e meglio il 

5 agosto 2023, una domanda d’asilo in Croazia (cfr. atto SEM n. 8/1). 

C.  

Il 30 agosto 2023, la SEM ha trasmesso alle autorità croate una richiesta 

di ripresa in carico dell’interessato (cfr. atti SEM n. 18/5, 19/1, 20/5), 

avendo il medesimo presentato in precedenza una domanda di protezione 

internazionale in tale Paese. Alla domanda è stato allegato l’estratto della 

banca dati Eurodac. 

D.  

Il 5 settembre 2023, la SEM ha svolto il colloquio personale Dublino con 

l’interessato (cfr. atto SEM n. 22/3) durante il quale egli è stato sentito in 

merito alla possibilità che la Croazia venisse ritenuta competente per 

l’esame della sua domanda di protezione internazionale. In tale sede, si è 

sostanzialmente opposto ad un ritorno in tale Paese dichiarando di essere 

stato vittima di violenza fisica e di trattamenti inumani e degradanti da parte 

degli agenti di polizia croati, fatti per i quali avrebbe presentato una denun-

cia in Bosnia. 

A sostegno delle sue allegazioni, l’interessato ha consegnato all’autorità 

inferiore due fotografie che ritrarrebbero le ferite inflittagli dagli agenti di 

polizia croati come pure una copia del formulario di consenso di trattazione 

dei dati personali rilasciato prima di presentare la predetta denuncia 

(cfr. atti SEM n. 23/1, 24/2, 25/2). 

E.  

Il 12 settembre 2023, le autorità croate hanno espressamente accettato la 

richiesta di ripresa in carico dell’interessato, essendo la procedura d’asilo 

che lo concerne ancora pendente in Croazia (cfr. atto SEM n. 26/2). 

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F.  

Con decisione dell’8 novembre 2023 (cfr. atto SEM n. 36/18), notificata il 

10 novembre seguente (cfr. atto SEM n. 37/1), la SEM non è entrata nel 

merito della sua domanda d’asilo ritenendo che potesse partire alla volta 

della Croazia, cui competerebbe l’esecuzione della procedura d’asilo, e ne 

ha pronunciato il suo allontanamento (recte: trasferimento) verso tale 

Paese. 

G.  

Il 17 novembre 2023, l’interessato ha inoltrato (cfr. tracciamento dell’invio; 

data di entrata: 20 novembre 2023) dinanzi al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: Tribunale) un ricorso concludendo, preliminarmente, alla 

sospensione in via supercautelare della decisione, rispettivamente alla 

concessione dell’effetto sospensivo. Nel merito, egli ha postulato, in via 

principale, l’accoglimento del ricorso e l’annullamento della precitata deci-

sione con il trattamento della sua domanda d’asilo nella procedura nazio-

nale. In via subordinata, egli ha postulato la retrocessione dell’incarto alla 

SEM per un complemento istruttorio. Egli ha infine presentato una do-

manda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento 

delle spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta di tasse 

e spese. 

In allegato al suddetto ricorso, l’interessato ha, segnatamente, trasmesso 

una copia della “denuncia” presentata presso un’organizzazione non go-

vernativa bosniaca (cfr. allegato 3), la copia del permesso di soggiorno 

dello zio D._______ (cfr. allegato 4), un certificato medico riguardante 

quest’ultimo del 7 ottobre 2023 (cfr. allegato 5) e una sua lettera del 13 no-

vembre 2023 (cfr. allegato 6). 

H.  

Con decisione del 23 novembre 2023, questo Tribunale ha sospeso prov-

visoriamente l’esecuzione del trasferimento dell’interessato. 

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi che seguono qualora dovessero risultare decisivi per l’esito della pro-

cedura. 

  

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Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, 

RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire 

in merito a suddetto ricorso. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Il medesimo è pertanto legittimato ad aggravarsi 

contro di essa. 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 3 LAsi) previsti dalla 

legge. 

Occorre pertanto entrare nel merito dello stesso. 

2.  

Ritenuto il carattere manifestamente infondato del ricorso, la decisione è 

pronunciata dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice, e 

motivata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e e 111a cpv. 1 e 2 LAsi). 

Il Tribunale rinuncia, inoltre, ad uno scambio di scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi). 

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3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi 

addotti nel ricorso (art. 62 cpv. 4 PA) né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Inoltre, adito con un ri-

corso contro una decisione di non entrata nel merito di una domanda 

d’asilo, esso si limita ad esaminarne la fondatezza (cfr. DTAF 2012/4 con-

sid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1 Il ricorrente sostiene, innanzitutto, che le autorità croate lo avrebbero 

costretto a depositare una domanda d’asilo. La SEM avrebbe, inoltre, do-

vuto ottenere delle garanzie sufficienti relative alla sua concreta ripresa in 

carico. Non avendolo fatto, essa avrebbe violato il diritto federale (art. 109 

cpv. 1 lett. a LAsi). Per questi motivi, la decisione che lo concerne dovrebbe 

essere annullata e l’autorità inferiore dovrebbe entrare nel merito della sua 

domanda d’asilo, esaminandola in procedura nazionale (cfr. ricorso del 17 

novembre 2023, pag. 4, 5). 

4.2  

4.2.1 Nell’ambito della procedura di prima istanza, giusta 

l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma la SEM non entra nel merito di una 

domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo 

cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della proce-

dura di asilo e allontanamento. 

4.2.2 L’art. 29a cpv. 1 Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 (Oasi 1, RS 142.311) precisa che la SEM esamina la 

competenza per il trattamento della domanda d’asilo sulla base dei criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) GU L 24/1 del 27.1.1983 

(di seguito: RD III). Se da tale esame risulta che il trattamento della do-

manda d’asilo compete ad un altro Stato, essa emana una decisione di non 

entrata nel merito dopo che lo Stato richiesto ha accettato la presa o ripresa 

in carico del richiedente l’asilo (art. 29a cpv. 2 OAsi 1). 

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4.2.3 Al fine di permettere la determinazione dello Stato membro 

competente, tutti gli Stati membri Dublino sono tenuti a rilevare le impronte 

digitali di cittadini di Paesi terzi fermati alla frontiera esterna (cfr. art. 14 

par. 1 Regolamento UE n. 603/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce l’“Eurodac” per il confronto delle 

impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giugno 2013]). 

4.2.4 La domanda di ripresa in carico può dover essere sottoposta a delle 

garanzie di accoglienza nel caso in cui riguarda il trasferimento dei richie-

denti asilo particolarmente vulnerabili, quali i minorenni. A tal proposito, 

questo Tribunale ha già avuto modo di precisare, riprendendo quanto sta-

bilito nella sentenza della Grande camera della CorteEDU Tarakhel contro 

Svizzera del 4 novembre 2014, 29217/12, §122, che non è possibile pro-

cedere al trasferimento di famiglie qualora non vengono ottenute delle ga-

ranzie individuali circa la ripresa in carico adeguata dei fanciulli. In assenza 

di tali garanzie individuali, vi sarebbe un rischio di violazione dell’art. 3 della 

Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fonda-

mentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101; cfr. DTAF 2015/4 con-

sid. 4). 

4.3 Nel caso di specie, il ricorrente, un giovane adulto (…) (cfr. atto SEM 

n. 2/2), non rientra tra le categorie di persone che beneficiano della prote-

zione offerta dalla suddetta giurisprudenza. Ne consegue che la SEM non 

avrebbe dovuto richiedere delle garanzie specifiche di ripresa in carico alle 

autorità croate. È dunque a giusto titolo che l’autorità inferiore non è entrata 

nel merito della sua domanda d’asilo (art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi) ritenendo 

la Croazia competente per il trattamento della sua domanda di protezione 

internazionale sulla base degli artt. 18 par. 1 lett. b e 20 par. 5 RD III e ciò 

sulla base delle risultanze Eurodac raccolte dalle autorità croate in confor-

mità ai suddetti disposti legali (cfr. atto SEM n. 8/1). 

4.4 Per questo motivo, la censura sollevata dal ricorrente dev’essere re-

spinta. 

5.  

5.1 Il ricorrente si oppone altresì al suo trasferimento verso suddetto Paese 

sostenendo che il sistema di accoglienza ivi presente sia caratterizzato da 

carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III. 

5.2  

5.2.1 Giusta l’art. 3 par. 2 2a frase RD III, qualora sia impossibile trasferire 

un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come com-

petente in quanto vi siano fondati motivi di ritenere che sussistono carenze 

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sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti d’asilo in tale Stato membro, che implichino il rischio di un trat-

tamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fon-

damentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000), lo Stato mem-

bro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

5.2.2 Secondo la prassi del Tribunale, nonostante le prese di posizione cri-

tiche di numerosi organismi – in particolare del Consiglio d’Europa – il si-

stema d’asilo e d’accoglienza croato non presenta delle carenze sistemi-

che (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 

22 marzo 2023 consid. 9.5). Nella sua recente giurisprudenza, questo Tri-

bunale ha ammesso la presenza di violenze eccessive da parte degli agenti 

di polizia (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-1488/2020 del 

22 marzo 2023 consid. 9.3.2). Tuttavia, ha considerato che sia nel quadro 

di una procedura di presa in carico (take charge) sia in quella di ripresa in 

carico (take back), le persone trasferite non rischiano, secondo un’alta pro-

babilità, di essere esposte ad un rischio di violazione dei loro diritti derivanti 

dal principio di non-respingimento e precisato che non si deve rinunciare 

ad un trasferimento se non in casi eccezionali, ovvero allorché il richiedente 

dimostra, con degli argomenti fondati, che il principio sopra enunciato non 

si applica alla propria fattispecie (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale 

E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 9.5; cfr. anche tra le altre le sen-

tenze del Tribunale D-3491/2023 dell’11 agosto 2023 consid. 6.3; 

D-4160/2023 del 10 agosto 2023 consid. 7.4 e 7.5). 

5.3 Nel caso in esame, il ricorrente non ha dimostrato, con elementi con-

creti e circostanziati, né è desumibile dagli atti, che la Croazia non sia di-

sposta a riprenderlo in carico e a completare la procedura relativa alla sua 

domanda di protezione internazionale. Neppure è evincibile dalle sue di-

chiarazioni o dalla documentazione, che non abbia avuto accesso alla pro-

cedura d’asilo in tale Paese. Per quanto concerne le presunte violenze su-

bite da parte degli agenti di polizia (cfr. atto SEM n. 22/3 pag. 2), si rinvia a 

quanto esposto nella summenzionata giurisprudenza di coordinamento 

(cfr. supra consid. 5.2). Lo stesso vale per le dichiarazioni contenute nella 

“denuncia” sporta in Bosnia presso un’organizzazione non governativa 

(cfr. ricorso del 17 novembre 2023, allegato 3). A questo proposito, il Tribu-

nale tiene a sottolineare che, ad ogni modo, tali atti costituiscono un abuso 

di potere da parte di singoli agenti di polizia, assimilabili a persecuzioni da 

parte di terzi che avrebbero potuto essere denunciate alle competenti au-

torità giudiziarie croate. Neppure le fotografie allegate al ricorso 

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permettono di confutare la summenzionata presunzione siccome le stesse 

avrebbero potuto essere scattate in qualsiasi momento e luogo (cfr. atto 

SEM n. 24/2). In ogni caso, la soglia elevata per il riconoscimento di ca-

renze sistemiche non risulta essere in casu raggiunta. 

5.4 Ne consegue che l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie. 

6.  

6.1 L’insorgente sostiene, altresì, che la SEM non avrebbe accertato se su 

suolo svizzero fosse presente una persona bisognosa dell’assistenza del 

ricorrente ai sensi dell’art. 16 RD III (art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In altre 

parole egli ritiene di avere diritto al ricongiungimento familiare in ragione 

dell’assistenza che dovrebbe prestare a suo zio D._______, paraplegico, 

residente in Svizzera (cfr. ricorso del 17 novembre 2023, pag. 7 e 8 e alle-

gati 4 - 6). 

6.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, 

art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa deve procurarsi la documen-

tazione necessaria alla trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridi-

che ed amministrare a tal fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTAF 

2012/21 consid. 5). Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in parti-

colare visto il nesso con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi). In presenza di un accertamento dei fatti esaustivo e corretto, 

se la valutazione globale degli atti di causa non permette di ritenere che 

l’interessato abbia reso verosimile un fatto, questi sarà tenuto ad assumer-

sene le conseguenze (cfr. GICRA 2001 n. 23 consid. 6c; sentenze del Tri-

bunale D-5091/2019 dell’8 ottobre 2019 consid. 6.3). 

6.3 Giusta l’art. 16 par. 1 RD III laddove a motivo di una gravidanza, ma-

ternità recente, malattia grave, grave disabilità o età avanzata un richie-

dente sia dipendente dall’assistenza del figlio, del fratello o del genitore 

legalmente residente in uno degli Stati membri o laddove un figlio, un fra-

tello o un genitore legalmente residente in uno degli Stati membri sia di-

pendente dall’assistenza del richiedente, gli Stati membri lasciano insieme 

o ricongiungono il richiedente con tale figlio, fratello o genitore, a condi-

zione che i legami familiari esistessero nel Paese d’origine, che il figlio, il 

fratello, il genitore o il richiedente siano in grado di fornire assistenza alla 

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persona a carico e che gli interessati abbiano espresso tale desiderio per 

iscritto. 

6.4 Nel caso di specie, il ricorrente, sebbene assistito dal proprio rappre-

sentante legale, non ha mai dichiarato all’autorità inferiore di essere impa-

rentato con uno zio residente in Svizzera. Egli non ha inoltre presentato, in 

tale fase della procedura, alcun elemento atto a rendere verosimile che il 

suo trasferimento in Croazia pregiudicasse un’assistenza fornita al mede-

simo (cfr. atto SEM n. 22/3). Già solo per questo motivo, il modo di proce-

dere del ricorrente appare pretestuoso e strumentale ai fini di causa. Per-

tanto, in assenza di indizi relativi all’esistenza di un tale rapporto, non è 

possibile concludere che la SEM abbia accertato in modo incompleto i fatti 

giuridicamente rilevanti, necessari all’esame delle condizioni di applica-

zione dell’art. 16 RD III. Il Tribunale non rileva, ad ogni modo, l’esistenza di 

un rapporto di parentela protetto dalla suddetta disposizione legale (geni-

tori-figli o fratelli), la quale non è dunque applicabile. 

6.5 Ne consegue che la censura dev’essere respinta. 

7.  

7.1 Il ricorrente ritiene, infine, che l’autorità inferiore avrebbe dovuto fare 

applicazione, vista la sua situazione particolare, degli artt. 17 par. 1 RD III 

e 29a cpv. 3 OAsi 1. 

7.2  

7.2.1 In deroga all’art. 3 par. 1 RD III, secondo l’art. 17 par. 1 RD III (“clau-

sola di sovranità”) ciascuno Stato membro può decidere di esaminare una 

domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un 

Paese terzo, anche se tale esame non gli compete in base ai criteri stabiliti 

nel RD III. Come previsto dalla giurisprudenza, la SEM è obbligata ad ap-

plicare la clausola di sovranità ed entrare nel merito della domanda d’asilo 

se il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione contravviene 

ad una norma imperativa del diritto internazionale (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1). Può, inoltre, ammettere tale responsabilità per dei motivi uma-

nitari ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in 

diritto interno svizzero la suddetta clausola di sovranità. La SEM dispone 

di potere di apprezzamento nell’applicazione di quest’ultima norma 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). 

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Pagina 10 

7.2.2 Il respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici 

costituisce soltanto eccezionalmente una violazione dell’art. 3 CEDU. Ciò 

risulta essere il caso segnatamente quando la grave malattia (fisica o men-

tale) si trova in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar pre-

supporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia come una 

prospettiva prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1 e relativi riferi-

menti; sentenza del Tribunale F-4097/2021 consid. 5.2). Tuttavia, una vio-

lazione dell’art. 3 CEDU può anche sussistere qualora vi siano dei seri mo-

tivi di ritenere che la persona - in assenza di trattamenti medici adeguati 

nello Stato di destinazione - sarà confrontata ad un reale rischio di un 

grave, rapido e ed irreversibile peggioramento delle condizioni di salute 

comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della 

speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, 41738/10, §180-193; DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2; sen-

tenze del Tribunale F-1305/2023 del 15 marzo 2023, consid. 7 e F 

974/2021, consid. 7.2). 

7.3 Nel caso di specie, non si evincono elementi che permetterebbero di 

ritenere verosimile che il ricorrente rischierebbe di essere allontanato, da 

parte delle autorità croate, verso il suo Paese d’origine in violazione del 

divieto di respingimento. Da un punto di vista medico, sebbene inizialmente 

avesse dichiarato di stare bene (cfr. atto SEM n. 22/3), gli sono stati dia-

gnosticati un’infezione fungina (micosi) del cuoio capelluto (tigna della te-

sta, cfr. atto SEM n. 27/2), dei problemi di sonno, un possibile disturbo da 

stress post-traumatico e una depressione (cfr. atti SEM n. 27/2, 28/3, 30/1, 

31/1, 32/1, 35/1). Tuttavia, alla luce della giurisprudenza di cui sopra, al 

momento non risultano elementi sufficienti per considerare che il suo stato 

di salute sia di una gravità tale da comportare, nel caso di un suo rinvio in 

Croazia, una violazione dell’art. 3 CEDU. 

7.4 Ne consegue che l’applicazione degli artt. 17 par. 1 RD III e 29a cpv. 3 

OAsi 1 al caso di specie non è giustificata. Non traspaiono dunque elementi 

tali per ritenere che l’autorità inferiore abbia ecceduto o abusato del proprio 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA; cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). 

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Pagina 11 

8.  

È quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo del ricorrente in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso la Croazia conformemente 

all’art. 44 LAsi. In conclusione, il ricorso deve quindi essere respinto e la 

decisione dell’autorità inferiore confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande di conces-

sione dell’effetto sospensivo e di esenzione dal pagamento dell’anticipo 

delle spese processuali risultano essere prive d’oggetto. 

10.  

Le misure supercautelari statuite dal Tribunale il 23 novembre 2023 deca-

dono con la presente decisione finale (cfr. HANSJÖRG SEILER, in: Wald-

mann/Weissenberger [ed.], Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 54 ad 

art. 56 PA). 

11.  

Ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favore-

vole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

12.  

Le spese processuali di CHF 750.– che seguono la soccombenza, sono 

poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1–3 del re-

golamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribu-

nale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 

173.320.2]). 

13.  

La decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa è 

pertanto definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-6351/2023 

Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale importo dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fe-

derale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente. 

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Kevin Togni 

 

 

Data di spedizione:  

  

D-6351/2023 

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Comunicazione a: 

– rappresentante del ricorrente (raccomandata; allegato: bollettino di 

versamento) 

– SEM, per l’incarto (in copia) 

– autorità cantonale competente (in copia)