# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 992e7ae2-9cac-5375-9e96-d2d3264f9312
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-06-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.06.2024 D-3577/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3577-2024_2024-06-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3577/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 3  g i u g n o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Simon Thurnheer;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Georgia,  

c/o CFA Chiasso,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
Contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (art. 40 in relazione all’art. 6a cpv. 2 

LAsi);  

decisione della SEM del 5 giugno 2024 / N (…). 

 

 

 

D-3577/2024 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______, dichiaratosi cittadino georgiano privo 

di documenti d’identità, ha presentato in Svizzera il 25 aprile 2024 (cfr. atto 

della Segreteria di Stato della migrazione di seguito: SEM o autorità 

inferiore n. […]-2/2), 

il verbale dell’audizione del 28 maggio 2024 relativo ai motivi d’asilo 

(cfr. atto SEM n. 16/12), 

la decisione della SEM del 5 giugno 2024, notificata il medesimo giorno 

(cfr. atto SEM n. 22/1), con cui essa non ha riconosciuto all’interessato la 

qualità di rifugiato, ha respinto la sua domanda d’asilo senza ulteriori 

chiarimenti (art. 40 LAsi in combinato disposto con l’art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi) e pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera nonché 

l’esecuzione di tale misura ritenendola ammissibile, esigibile e possibile 

(cfr. atto SEM n. 20/8), 

il ricorso erroneamente datato 13 marzo 2024 (cfr. timbro del plico 

raccomandato; data di entrata: 7 giugno 2024) per mezzo del quale 

l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: Tribunale), postulando l’annullamento della decisione avversata, il 

riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in 

Svizzera; in via subordinata, la concessione dell’ammissione provvisoria 

per inammissibilità e/o inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento; 

contestualmente egli ha chiesto la concessione dell’effetto sospensivo al 

ricorso e la concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, 

il tutto con protesta di spese e ripetibili, 

la fotocopia della licenza di condurre dell’interessato versata agli atti quale 

unico mezzo probatorio, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

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RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 

142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

che il ricorso ha effetto sospensivo (art. 55 cpv. 1 PA), il quale nella 

fattispecie non è stato tolto dall’autorità inferiore (cfr. art. 55 cpv. 2 PA); che 

si rendono pertanto superflue osservazioni circa la conclusione ricorsuale 

in merito alla concessione dell’effetto sospensivo, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi da un giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che il Tribunale rinuncia allo scambio degli scritti (art. 111a cpv. 1 LAsi), 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che, in sostanza, l’interessato ha dichiarato di essere tossicodipendente da 

25 anni e che, per tale motivo, avrebbe avuto da tempo problemi con due 

poliziotti a cui avrebbe dovuto fornire negli anni molto denaro in modo da 

non essere incarcerato; che tale situazione sarebbe peggiorata quando 

egli avrebbe aderito al programma di riabilitazione con metadone, in quanto 

tali agenti avrebbero voluto da lui sapere chi avrebbe sottratto il metadone 

della clinica in cui era in cura allo scopo di spacciarlo illecitamente; che, 

data la mancata collaborazione dell’interessato, i poliziotti gli avrebbero 

intimato di consegnare loro del denaro oppure una delle case di sua 

proprietà; che, nell’aprile 2023, egli avrebbe partecipato alle manifestazioni 

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di protesta a B._______, dove, insieme ad altri cinque manifestanti, 

sarebbe stato trattenuto brevemente dalla polizia e picchiato, per poi 

essere successivamente rilasciato senza ulteriori provvedimenti; che il 13 

o il 14 aprile 2024 l’interessato sarebbe espatriato, 

che nella decisione impugnata la SEM ha anzitutto rammentato che la 

Georgia rientra tra gli Stati in cui vi è la presunzione di assenza di 

persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi; che inoltre, nel presente 

caso non vi sarebbero indizi che permetterebbero di sovvertire tale 

presunzione; che, per quanto concerne le persecuzioni da parte dei due 

agenti, costitutive di un abuso di potere, l’interessato dispone della 

possibilità di rivolgersi ad un’autorità superiore al fine di far valere i propri 

diritti; che tale motivo non è pertanto rilevante giusta l’art. 3 LAsi; che 

nemmeno l’intero episodio relativo alla manifestazione a B._______, in 

occasione del quale l’interessato sarebbe stato brevemente trattenuto e 

malmenato, risulta essere rilevante ai sensi dell’art. 3 LAsi; che, infine, 

l’esecuzione dell’allontanamento dell’interessato in Georgia è, in virtù delle 

circostanze del caso di specie, ammissibile, ragionevolmente esigibile e 

possibile, 

che, in sede di ricorso, l’insorgente critica implicitamente e scarnamente la 

valutazione della SEM, ritenendo adempiute le condizioni poste 

dall’art. 3 LAsi, segnatamente l’esistenza di un serio pregiudizio; che, a suo 

dire, egli si sarebbe infatti confrontato con la corruzione e sarebbe stato 

perseguitato dalle autorità di polizia in un Paese privo di una protezione 

sufficiente da parte delle autorità; che, infine, vista la sua condizione 

personale e la situazione in cui versa la Georgia, l’allontanamento 

dell’interessato nel suo Paese d’origine non sarebbe né ammissibile, né 

ragionevolmente esigibile, 

che la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le 

disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi); che sono rifugiati le persone che, nel 

Paese di origine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un 

determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno 

fondato timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi); che 

sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi), 

che chiunque domanda asilo deve provare o perlomeno rendere verosimile 

la sua qualità di rifugiato (art. 7 cpv. 1 LAsi),  

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che il Consiglio federale designa come Stati sicuri gli Stati in cui, secondo 

i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni (art. 6a cpv. 2 lett. a 

LAsi),  

che, nel caso in cui lo Stato d’origine sia stato designato come sicuro ai 

sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste una presunzione legale che 

una persecuzione statale rilevante in materia d’asilo non sussista e che vi 

sia una protezione offerta da parte dello Stato d’origine contro i pregiudizi 

di terze entità (cfr. DTF 138 II 513 consid. 7.3),  

che tale presunzione può essere sovvertita solo in presenza di indizi 

concreti (cfr. tra le tante anche la sentenza D-76/2023 del 13 gennaio 2023 

pag. 5), 

che il Consiglio federale ha inserito la Georgia nel novero dei Paesi esenti 

da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi (cfr. allegato 2 

all’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali 

dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]) e si è attenuto a questa 

valutazione nell’ambito delle periodiche verifiche giusta l’art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che vi è dunque una presunzione legale di protezione da parte delle 

autorità georgiane,  

che, oltre a ciò, le autorità giudiziarie georgiane hanno avviato diverse 

procedure contro alti funzionari accusati di attività illegali, dimostrando così 

di adoperarsi alfine di garantire la protezione della popolazione georgiana; 

che, qualora le autorità di polizia dovessero rifiutare di accogliere una 

denuncia o avviare un’indagine, il cittadino ha la possibilità di rivolgersi ad 

un’autorità superiore; che pertanto i rappresentanti delle autorità resisi 

colpevoli di atti illeciti sono di principio ammoniti o chiamati a rendere conto 

dei loro atti (cfr. sentenza del Tribunale D-7480/2018 del 22 dicembre 2023 

consid. 5.3; Council of Europe – Commissioner for Human Rights. Report 

By Nils Muiznieks – Commissioner For Human Rights Of The Council Of 

Europe – Following His Visit To Georgia From 20 to 25 January 2014, 

12 maggio 2014, 16806db81a (coe.int), consultato l’11 giugno 2024), 

che, nel caso in esame, il ricorrente non è stato in grado di fornire elementi 

concreti atti a sovvertire la presunzione dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi 

sopramenzionata; che, in particolare, nonostante le persecuzioni subìte da 

parte dei due poliziotti corrotti, il ricorrente non ha tentato soluzioni 

alternative per assicurare la propria protezione, segnatamente rivolgendosi 

ad un’autorità superiore; che infatti, dagli atti di causa, non risulta che lo 

stesso abbia tentato di richiedere protezione o di denunciare gli asseriti torti 

https://rm.coe.int/16806db81a

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subìti utilizzando le vie di diritto a disposizione; che inoltre agli atti non vi 

sono elementi concreti e convincenti che dimostrino che le autorità 

georgiane, se effettivamente sollecitate, non sarebbero in misura o non 

intenderebbero proteggere adeguatamente il ricorrente in caso di 

necessità; che non si può pertanto partire dall’assunto che le 

autorità georgiane non sarebbero state in grado di fornire all’insorgente o 

che avrebbero rifiutato a quest’ultimo una protezione adeguata nei 

confronti degli interventi indebiti da parte dei poliziotti; che, ad ogni modo, 

le persecuzioni allegate non sono rilevanti ai fini dell’asilo, poiché non 

configurano gli estremi del serio pregiudizio giusta l’art. 3 cpv. 2 LAsi; che, 

per quanto concerne invece le asserite azioni illecite della polizia in 

occasione della manifestazione a B._______, l’interessato stesso ha 

affermato di non essere attivo politicamente e di aver preso parte all’evento 

unicamente in quanto tutti i suoi vicini vi avrebbero partecipato; che egli ha 

precisato di essere stato brevemente fermato dagli agenti non in ragione 

di uno specifico motivo, ma a causa della propria alta statura, che lo 

avrebbe reso “molto visibile tra la gente”; che, ad ogni modo, egli sarebbe 

stato rilasciato senza particolari formalità e senza alcun seguito giudiziario; 

che, pertanto, anche tali motivi non sono rilevanti per l’asilo poiché 

difettano dell’intensità sufficiente per ammettere un serio pregiudizio per la 

vita, l’integrità fisica e la libertà ai sensi dell’art. 3 LAsi; che, in tale ottica, 

risulta superfluo analizzare l’asserita esistenza di un fondato timore di 

essere esposto a pregiudizi futuri in caso di rientro in Patria ai sensi 

dell’art. 3 cpv. 1 LAsi, 

che, alla luce di quanto sopra, le allegazioni dell’interessato non risultano 

rilevanti in materia d’asilo, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo, la decisione impugnata va pertanto confermata, 

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM 

pronuncia, di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina 

l’esecuzione, tenendo però conto del principio dell’unità della famiglia 

(art. 44 LAsi), 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 OAsi 1; 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1), 

che lo scrivente Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia 

dell’allontanamento,  

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che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 dalla legge sugli stranieri e la loro integrazione 

del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20) giusta il quale l’esecuzione 

dell’allontanamento deve essere ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStrI), esigibile 

(art. 83 cpv. 4 LStrI) e possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI),  

che in caso di non adempimento di una di queste condizioni, la SEM 

dispone l’ammissione provvisoria (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, giusta l’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione non è ammissibile se la 

prosecuzione del viaggio dello straniero verso lo Stato d’origine o di 

provenienza o verso uno Stato terzo è contraria agli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera,  

che anzitutto l’insorgente non può, per i motivi già enucleati, prevalersi del 

principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi); che altresì, non vi 

sono indizi seri per ritenere un rischio personale, concreto e serio di essere 

esposto ad un trattamento proibito, in relazione all’art. 3 della Convenzione 

per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 

4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o all’art. 3 della Convenzione contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 

10 dicembre 1984 (RS 0.105; di seguito: Conv. tortura), 

che, d’altro canto, occorre rammentare che le questioni di natura medica 

possono avere influssi sull’ammissibilità dell’allontanamento solo in casi 

straordinari e di estrema gravità (cfr. tra le altre DTAF 2009/2 consid. 9.1.2-

9.1.6), essendo per il resto la problematica da analizzare sotto il profilo 

dell’esigibilità ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI,  

che, alla luce delle circostanze del caso, l’esecuzione dell’allontanamento 

risulta ammissibile, 

che, ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione può non essere 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a 

situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica,  

che la situazione vigente in Georgia – ad eccezione delle regioni 

secessioniste dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud, dalle quali il ricorrente 

non proviene – non è caratterizzata da guerra, guerra civile o violenza 

generalizzata che coinvolga l’insieme della popolazione nell’integralità del 

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territorio nazionale; che il Paese in parola è del resto stato inserito dal 

Consiglio federale nella lista dei Paesi verso i quali l’esecuzione 

dell’allontanamento è di principio ragionevolmente esigibile (cfr. art. 18 e 

Allegato 2 dell’Ordinanza concernente l’esecuzione dell’allontanamento e 

dell’espulsione di stranieri [OEAE, RS 142.281] in relazione all’art. 83 

cpv. 5 LStrI), 

che per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel 

caso di rientro nel loro Paese d’origine o di provenienza, potrebbero non 

ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime 

d’esistenza; che per cure essenziali, si intende le cure di medicina generale 

e d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità umana 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3),  

che se le cure necessarie possono essere assicurate nel Paese d’origine 

dei richiedenti, all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti 

in Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese deve essere 

considerata ragionevolmente esigibile; che invece non lo è più, ai sensi 

della disposizione precitata, se, in ragione dell’assenza di possibilità di 

trattamento adeguato, lo stato di salute degli interessati si degraderebbe a 

tal punto da condurli in maniera certa alla messa in pericolo concreta della 

loro vita o ad un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della 

loro integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3),  

che dagli atti presenti nell’incarto si evince che il ricorrente non presenta 

problemi di salute rilevanti e che in Patria avrebbe iniziato un programma 

statale di disintossicazione con metadone; che, in particolare, in Svizzera 

avrebbe continuato la terapia con metadone, ricevendo parimente dei 

farmaci atti a trattare l’insonnia, una pomata antinfiammatoria per 

contrastare i dolori al piede e dei medicamenti per la dermatite cutanea, 

che, per giurisprudenza costante, si considera che, in Georgia, il 

trattamento della maggior parte delle problematiche fisiche e psichiche è 

ora possibile, anche se non corrisponde agli standard medici svizzeri 

(cfr. tra le altre anche la sentenza del Tribunale D-4670/2022 del 

2 novembre 2022 consid. 8.4); che le problematiche sopra descritte non 

permettono dunque di concludere che in caso di allontanamento in Georgia 

lo stato di salute dell’interessato si degraderebbe a tal punto da condurlo 

in maniera certa ad una messa in pericolo concreta della vita o ad un 

pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della sua integrità 

fisica; che il ricorrente non ha apportato alcuna prova atta a convincere il 

Tribunale del contrario, 

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che nemmeno la situazione personale dell’interessato giustifica una 

diversa valutazione del caso; che l’interessato ha una pluriennale 

formazione scolastica e vanta un’importante esperienza professionale 

nell’ambito dei lavori in pietra; che egli dispone di una solida rete famigliare 

in Patria, come pure di abitazioni di proprietà; che, così stando le cose, 

nulla permette di concludere, anche in considerazione dell’età avanzata 

dell’insorgente, quanto al fatto che egli non riuscirebbe a reintegrarsi nel 

contesto socio-economico del suo Paese d’origine riuscendo a sovvenire 

ai propri bisogni,  

che, pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ragionevolmente 

esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi), 

che, di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento 

la querelata decisione va confermata, 

che, pertanto, la SEM con la decisione impugnata, non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA); che, di conseguenza, il ricorso va respinto, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta priva d’oggetto,  

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA),  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: