# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3bb3c7a6-aea3-51c2-929d-3403738e02a8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1999-02-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 25.02.1999 11.1998.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1998-7_1999-02-25.html

## Full Text

Incarto n.

  11.98.00007

  	
  Lugano

  11 febbraio 1999/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli
  Zeni, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__._____ (misure provvisionali in causa di stato) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con istanza del 14 marzo 1997 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________

  (patrocinato
  dall’avv. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev'essere accolta l'appellazione del 2 gennaio 1998
presentata da __________ __________ contro il decreto cautelare emesso il 22
dicembre 1997 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.
  Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale
all’appello;

 

                                         3.                                     Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ anche altri introiti: fr. 550.– mensili per l’attività di custode
(doc. 5; riassunto scritto del 5 novembre 1997, pag. 2 in alto) e fr. 362.50
per lavori di giardinaggio (doc. L). Ora, è indubbio che nel Ticino la congiuntura
economica ristagna. Ciò non esonerava l’appellante tuttavia dal rendere
verosimile una riduzione del proprio reddito. Semplici conteggi da lui medesimo
allestiti non bastano, poiché equivalgono a semplici dichiarazioni di parte.
Nelle circostanze descritte, senza eccedere nel suo potere di apprezzamento il
Pretore poteva quindi stimare, quanto meno a un giudizio di mera
verosimiglianza, il reddito dell’interessato in fr. 3’500.– mensili. Il
gravame, su questo punto, è destinato all’insuccesso.

 

                                   3.   L’appellante afferma
che il suo fabbisogno minimo ammonta  in realtà a fr. 2’230.– mensili, il
Pretore avendo omesso di considerare l’importo di fr. 222.40 quale perdita di
guadagno. Totalmente sprovvista di motivazione, la richiesta si rivela già a un
primo esame irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC con rinvio al cpv. 5).
Sfugge perciò a qualunque esame.

                                      

                                   4.   Secondo l’appellante
il fabbisogno della moglie ammonta a soli fr. 1’747.40 mensili, poiché il
canone di locazione e l’assicura-zione mobiliare devono essere ridotti per
tenere conto della partecipazione del figlio __________, che vive con la madre.
Ora, è vero che di regola nel fabbisogno del coniuge convivente deve essere
inserito l’onere di alloggio presumibile che egli avrebbe come persona sola (Spycher, Unterhaltsleistungen bei Scheidung:
Grundlagen und Bemessungsmethoden, Berna 1996, pag. 156; I CCA, sentenza del 9
novembre 1998 in re M.). In concreto tuttavia il Pretore ha già considerato nel
reddito della moglie la partecipazione del figlio alle spese di alloggio, di
modo che se si volesse ridurre tale costo, la partecipazione del figlio alle
spese domestiche dovrebbe essere stralciata dal reddito della moglie, con i
medesimi risultati. Si aggiunga che un canone di locazione di fr. 533.– per una
persona sola, come postula l’appellante, non appare, comunque sia, adeguato nel
mercato logistico della cintura urbana luganese. Anche su questo punto
l’appello si rivela privo di buon diritto.

 

                                   5.   L’appellante chiede
infine che il contributo alimentare decorra unicamente dalla pronuncia della
decisione e non già dal 14 marzo 1997, come stabilito dal Pretore. A torto.
L’obbligo di versare contributi alimentari in via provvisionale può essere imposto
anche – su richiesta del coniuge istante – con effetto retroattivo di un anno,
non oltre però il momento in cui è stata presentata l’istanza per il tentativo
di conciliazione; ciò vale anche se la richiesta di provvedimenti cautelari è
stata formulata solo successivamente (art. 173 cpv. 3 CC applicabile per
analogia nell’ambito dell’art. 145 CC; DTF 115 II 201; Spühler/Frei-Maurer, op. cit., n. 124 ad art. 145; I CCA,
sentenze del 9 luglio 1997 in re S. e del 1° giugno 1994 in re M.). Nella fattispecie
è pacifico che l’istanza per il tentativo di conciliazione e quella cautelare sono
state introdotte il 14 marzo 1997, di modo che a ragione il Pretore ha fatto
decorrere il contributo da tale data. Ciò posto, l’appello si rivela infondato
nel suo intero.

 

                                   6.   Gli oneri
processuali sono posti a carico dell’appellante (art. 148 cpv. 1 CPC), che
rifonderà alla controparte un’adeguata indennità per ripetibili. Destinata al
rigetto è la richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall’appellante già
per il fatto che, foss’an-che dato il requisito dell’indigenza, il caso in
rassegna difettava sin dall’inizio del requisito cumulativo della probabilità
di esito favorevole (art. 157 CPC). Quanto all’assistenza giudiziaria postulata
dalla moglie, l’attribuzione di ripetibili renderebbe la domanda – di per sé –
senza oggetto. Dato nondimeno che l’even-tuale indennità sarebbe di difficile
(se non impossibile) incasso, si giustifica di rinunciare all’attribuzione di ripetibili
e di concedere il gratuito patrocinio (art. 159 CPC).

 

Per
questi motivi,

 

vista
sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello
principale è respinto e il decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 250.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–  

                                                                                fr.
300.– 

                                         sono
posti a carico dell’appellante. Non si attribuiscono ripetibili.

 

                                   3.   La domanda di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                   4.   __________ __________ è
ammessa al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio
dell’avv. __________ __________.

 

                                    5   Intimazione:

                                         – avv. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________, __________.

 

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria