# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6781913a-0df3-5920-9d8e-f2e0f3fc859a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 01.09.2011 11.2009.64
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2009-64_2011-09-01.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2009.64

  	
  Lugano

  1 settembre
  2011/rs

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa PC.2003.15
(successione estera: provvedimenti cautelari) della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 4, promossa con istanza del 10 febbraio 2003 da

 

	
   

  	
  AO 1 e AO 2,
  

   (patrocinate dall'  PA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1 

  (patrocinata dall'  PA 1 ) e

   

  A__________ , ;

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 17 aprile 2009 presentato da AP 1 contro
il decreto cautelare emesso l'8 aprile 2009 dal Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 4;

 

                                         2.
  Se dev'essere accolto l'appello adesivo del 18 maggio 2009 presentato da AO 1
e AO 2 contro il medesimo decreto;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
(1921), cittadino italiano residente a __________, è deceduto in quella stessa città
il 2 maggio 1978, lasciando un testamento olografo del 15 dicembre 1975 con cui
istituiva sua 

                                         erede universale la moglie AP 1 (1926), riducendo alla porzione
legittima le figlie A__________ (1956), AO 1 (1958) e AO 2 (1958). Nel novembre
del 1992 AO 1 e AO 2 sono venute a sapere che a suo tempo il padre aveva depositato
fondi presso la __________ a __________, fondi che in seguito erano stati trasferiti
su relazioni bancarie della madre. Un'azione
da loro intentata il 15 ottobre 1993 per ottenere il sequestro
conservativo di beni intestati a AP 1 e la condan­na di quest'ultima a versar
loro la spettanza ereditaria è stata respinta dal Tribunale di __________ con
sentenza del 4 ottobre 2001. Tale sentenza è stata confermata in appello
il 23 novembre 2005.

 

                                  B.   Nel
frattempo, il 15 settembre 1994, AO 1 e AO 2 hanno ottenuto dal Pretore della
giurisdizione di Mendrisio Sud il blocco cautelare degli eventuali beni
intestati alla madre o riconducibili al­l'eredità paterna presso __________ a __________
e, il 19 agosto 1997, il sequestro (art. 271 n. 4 e n. 2 LEF) degli eventuali averi
depositati su conti intestati alla madre o alla sorella A__________ presso il medesimo
istituto di credito. Non trovandosi più alcuna sostanza facente capo a AP 1 o
ad A__________ presso tale banca, il 

                                         12 settembre 1997 AO 1 e AO 2 hanno denunciato la madre al Ministero
pubblico per appropriazione indebita. Il Procuratore pubblico ha ordinato fra l'altro,
il 22 dicembre 1997, il sequestro di tutte le relazioni bancarie facenti capo a
AP 1 e A__________ presso la __________ a __________, ma il 29 gennaio 2003 ha finito per decretare un non luogo a procedere, di modo che i sequestri sono caduti.

 

                                  C.   Il
10 febbraio 2003 AO 1 e AO 2 hanno convenuto AP 1 e A__________ davanti
al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 4, postulando in via cautelare:

                                         –    il blocco di tutti gli
averi, i conti e i crediti facenti capo alle convenute presso la fiduciaria __________.
di __________ e la __________ a __________, come pure il divieto alla __________.
e alla __________ di eseguire qualsiasi atto di disposizione su quegli averi, sotto
comminatoria dell'art. 292 CP;

                                         –    l'ordine alla __________.
e alla __________ di depositare in Pretura tutta la documentazione relativa
alle relazioni aperte dalle convenute e alle operazioni svolte sin dall'apertura
di tali relazioni, con tutti i giustificativi, e

                                         –    l'erezione
di un inventario dei beni trasferiti fra il 20 dicembre 1992 e il 26 gennaio
1993 dalla __________ alla __________, rispettivamente alla __________.

 

                                  D.   Con
decreto cautelare emesso quel medesimo 10 febbraio 2003 senza contraddittorio,
il Segretario assessore ha ordinato i provvedimenti richiesti, salvo revocare
il 15 maggio 2003 – su domanda
della __________. – il blocco di taluni conti presso la
__________. La procedura è poi stata sospesa il 2 giugno 2003 per favorire
una composizione amichevole della lite e la sospensione è stata confermata l'8
agosto 2005, ma senza esito, di modo che il 12 marzo 2007 la causa è stata riattivata.
Al contraddittorio del 16 maggio 2007 AP 1 ha poi proposto di respingere l'istanza, facendo valere preliminarmente che le rivendicazioni delle istanti erano
già state oggetto di giudizio. A__________ non si è costituita all'udienza. Il
contraddittorio è stato aggiornato al 27 giugno 2007 per la replica e al 9
agosto 2007 per la duplica, nel cui ambito le parti hanno ribadito i rispettivi
punti di vista sulla base di riassunti scritti.

 

                                  E.   L'istruttoria
cautelare è cominciata nel febbraio del 2008 ed è stata chiusa il
17 aprile successivo. Al dibattimento finale del 

                                         25 giugno 2008 AO 1 e AO 2 hanno sostanzialmente reiterato le loro
richieste, mentre AP 1 ha proposto una volta ancora di respingerle. A__________
è rimasta assente ingiustificata. Statuendo con decreto cautelare del­l'8 aprile
2009, il Pretore ha parzialmente accolto l'istanza, nel senso che ha confermato
il blocco di svariati averi e crediti intestati o riconducibili a AP 1 e A__________
presso la __________. e la __________, vietando a queste ultime di eseguire
qualsiasi atto di disposizione su tali beni (dispositivi n. 2, 2.1, 2.2, 3, 3.1
3.2 e 3.3). A AO 1 e AO 2 egli ha fissato un termine di 60 giorni per promuovere
l'azione di merito davanti al foro competente, con l'avvertenza che, decorso
infruttuoso il termine, il provvedimento cautelare sarebbe decaduto
(dispositivo n. 4). La tassa di giustizia di fr. 2500.– e le spese di fr. 500.–
sono state poste per metà a carico delle istanti in solido e per l'altra metà a
carico delle convenute in solido, compensate le ripetibili.

 

                                  F.   Contro
il decreto predetto AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 17 aprile
2009 per ottenere che 

                                         l'istanza cautelare sia respinta e il giudizio del Pretore riformato
di conseguenza. Nelle loro osservazioni del 18 maggio 2009 AO 1 e AO 2 concludono
per la reiezione dell'appello e con appello adesivo chiedono che sia ordinato
alla __________ e alla __________. di depositare in Pretura o di consegnare al
loro legale o per lo meno di conservare in archivio tutti i documenti riguardanti
le relazioni di AP 1 e A__________, come pure che sia disposto un inventario
dei beni trasferiti fra il 20 dicembre 1992 e il 26 gennaio 1993 dalla __________
alla __________ e alla __________., che sia designato un notaio delegato all'inventario
e che il termine di 60 giorni per promuovere l'azione di merito davanti al foro
competente decorra dalla chiusura dell'inventario. Nelle sue osservazioni dell'8
giugno 2009 AP 1 propone di respingere l'appello adesivo. Preclusa dalla lite, A__________
non è stata interpellata.

 

                                  G.   In
pendenza di appello, il 16 giugno 2009, AP 1 ha chiesto al Pretore di dichiarare caduco il decreto cautelare, facendo valere che il termine di 60 giorni
impartito alle istanti per promuovere l'azione di merito era decorso
infruttuoso, e ha ribadito tale domanda il 3 agosto 2009. Ciò stante, AO 1 e AO
2 hanno introdotto il 13 agosto 2009 davanti al medesimo Pretore una nuova istanza
cautelare per ottenere, nel caso in cui il decreto dell'8 aprile 2009 fosse decaduto,
l'adozione delle stesse misure già chieste in precedenza. Il Pretore si è
limitato a intimare l'istanza, senza disporre altro (inc. DI.2009.112). Alla 

                                         richiesta di AP 1 volta a far dichiarare caduco il decreto cautelare
dell'8 aprile 2009 AO 1 e AO 2 hanno dichiarato di opporsi in un memoriale del
14 agosto 2009. Al­l'udienza del 7 settembre 2009, indetta per la
discussione di tale domanda, AP 1 ha ribadito la sua istanza e AO 1 e AO 2 la
loro opposizione, mentre A__________ è rimasta una volta ancora assente
ingiustificata. Non sono state assunte prove e le parti hanno rinunciato al dibattimento
finale. Statuendo con decreto dell'8 aprile 2010, il Pretore ha respinto l'istanza
presentata da AP 1. La tassa di giustizia di fr. 900.– e le spese di fr. 100.–
sono state poste a carico di lei, tenuta a rifondere a AO 1 e AO 2
fr. 600.– per ripetibili. Quel decreto non è stato impugnato.

 

                                  H.   Il
presidente di questa Camera ha invitato il 7 febbraio 2011 AO 1 e AO 2 a documentare entro 30 giorni di avere ottemperato al termine loro impartito dal Pretore, nel
decreto impugnato, per avviare l'azione di merito davanti al foro competente.
Lo stesso giorno il Pretore ha trasmesso alla Camera copia degli atti intervenuti
in pendenza di appello. Il 10 febbraio 2011 AO 1 e AO 2 hanno risposto, facendo
valere che il termine fissato nel decreto cautelare dell'8 aprile 2011 “era
assegnato con effetto a decorrere dalla crescita in giudicato del decreto
cautelare”.

 

Considerando

 

in diritto:                   I.   Sull'appello
principale 

 

                                   1.   I decreti cautelari comunicati fino al 31 dicembre 2010 potevano
essere impugnati se emanavano dal Pretore nel quadro di un processo appellabile
(art. 382 cpv. 2 CPC ticinese). Ciò valeva anche nel caso di decreti emanati –
come in concreto – prima dell'introduzione della causa di merito (art. 381 CPC
ticinese). Nella fattispecie il Pretore ha stabilito il valore litigioso in
“almeno fr. 500 000.–” (decreto impugnato, consid. 11). Sotto questo profilo l'appello
in esame è dunque ricevibile.

 

                                   2.   La competenza
per territorio del giudice svizzero chiamato a disporre misure cautelari (“provvedimenti conservativi”, “provvedimenti d'urgenza”: art. 89 LDIP) consistenti in blocchi di conti bancari a tutela di averi lasciati
in Svizzera da un de cuius con ultimo domicilio in Italia è data
(rassegna completa di giurisprudenza ticinese in: Piotet/Tappy [curatori], L'arbre
de la méthode et ses fruits civils, Recueil de travaux en l'honneur du
Professeur Suzette Sandoz, Zurigo 2006, pag. 349 segg.). Il giudice svizzero dei provvedimenti conservativi applica la sua procedura e
adotta le disposizioni consentite dal proprio ordinamento (lex fori:
art. 92 cpv. 2 LDIP), seppure provvedimenti del genere non siano previsti dal
diritto estero che disciplina la causa di merito (lex causae: RtiD I-2008 pag. 1091 consid. 3 e 4 con rinvii). A giusto titolo il Pretore ha esaminato dunque la misura richiesta,
in concreto, facendo capo all'art. 376 cpv. 1 CPC ticinese, disposizione
applicabile appunto – fino al 31 dicembre 2010 – all'emanazione di
provvedimenti cautelari.

 

                                   3.   Nel
decreto impugnato il Pretore ha adottato svariati provvedimenti conservativi, in particolare il blocco di averi e crediti intestati o facenti capo
alle convenute presso la __________. e la __________, con divieto alla __________.
e alla __________ di eseguire atti di disposizione su tali beni. In esito a ciò
egli ha fissato alle istanti un termine di 60 giorni per promuovere l'azione di
merito davanti al foro competente, con l'avvertenza che, decorso infruttuoso il
termine, il provvedimento cautelare sarebbe decaduto (art. 381 CPC ticinese). Interpellate
dal presidente della Camera (sopra, lett. H), le istanti hanno confermato il 10 febbraio
2011 di non avere introdotto alcuna azione di merito perché il termine fissato
dal Pretore sarebbe cominciato a decorrere solo con il passaggio in giudicato
del decreto cautelare. E siccome contro il decreto AP 1 aveva introdotto
appello, il passaggio in giudicato non sarebbe ancora intervenuto, come ha spiegato
il Pretore nel successivo decreto dell'8 aprile 2010.

 

                                   4.   In
realtà l'opinione testé riassunta non distingue tra passaggio in giudicato ed
esecutività. Di principio una decisione diviene 

                                         esecutiva quando acquisisce forza di giudicato (formelle Rechts­kraft),
ovvero quando assume carattere definitivo per non poter più essere impugnata
con una via di ricorso ordinaria. Ma ciò non vale in assoluto. L'art. 290 lett.
b seconda frase CPC ticinese prevedeva che i decreti cautelari fossero “provvisoriamente
esecutivi” sin dalla loro notificazione. Inoltre un eventuale appello non aveva
effetto sospensivo, non ne inibiva cioè l'operatività, salvo diversa ordinanza
del presidente della Camera adita (art. 382 cpv. 3 CPC ticinese). Anzi, l'art.
310 cpv. 4 lett. c CPC ticinese stabiliva esplicitamente che già prima del loro
passaggio in giudicato i decreti cautelari erano “provvisoriamente esecutivi
senza cauzione e senza espressa menzione nella sentenza”. In concreto AP 1 non
ha chiesto che al suo appello fosse accordato effetto sospensivo. Né la
concessione dell'effetto sospensivo è stata sollecitata – almeno per quanto
riguardava il termine di 60 giorni – da AO 1 e AO 2 (il
conferimento dell'effetto sospensivo non è altro che una forma particolare di
provvedimento cautelare, di modo che la sua richiesta non è appannaggio del
solo appellante). Nei confronti delle parti il decreto cautelare del­l'8 aprile
2009 era dunque “provvisoriamente esecutivo” già prima
del passaggio in giudicato, sin dalla sua notificazione.

 

                                   5.   Le istanti invocano il (successivo) decreto cautelare dell'8 aprile
2010 con cui il Pretore ha rifiutato di revocare il decreto appellato, argomentando
che quest'ultimo non era passato in giudicato e che di conseguenza il termine
di 60 giorni impartito alle istanti non era nemmeno cominciato a decorrere. Ora,
che il decreto dell'8 aprile 2010 non sia stato impugnato è pacifico. Se non
che, qualora i provvedimenti cautelari disposti nel decreto del­­l'8 aprile
2009 fossero decaduti per legge, in virtù dell'art. 381 CPC ticinese, la susseguente
decisione pretorile dell'8 aprile 2010 non avrebbe portata pratica. Le misure
provvisionali ordinate l'8 aprile 2009 si sarebbero in effetti estinte da sé,
indipendentemente dalla circostanza che l'8 aprile 2010 il Pretore abbia
rifiutato di revocarle. La questione è di sapere se ciò sia il caso.

 

                                         a)   Stando
al Pretore, “seppur non specificato, appare chiaro” che il termine di 60 giorni
impartito nel decreto dell'8 aprile 2009 sarebbe cominciato a decorrere solo dal
passaggio in giudicato del decreto cautelare. Egli reputa “di meridiana evidenza”
che prima di intentare una causa di merito “il decreto che ne salvaguardia
l'oggetto venga confermato; se ciò non dovesse essere il caso infatti verosimilmente
la causa di merito perderebbe qualsiasi interesse” (decreto dell'8 aprile 2010,
pag. 2 in fondo). A mente sua, il fatto che l'appello di AP 1 non fosse
sospensivo riguardava solo “il merito della
controversia, segnatamente il blocco dei conti”, l'esecutività provvisoria aven­do
per scopo “di non pregiudicare la situazione in attesa del giudizio di merito”
e non – a suo avviso – quello “di imporre l'avvio di una causa”. Ciò troverebbe
conferma nell'art. 279 cpv. 1 LEF, secondo cui il creditore che ha ottenuto un
sequestro prima di promuovere l'ese­cuzione o l'azione di merito deve
provvedere entro dieci giorni dalla notificazione del verbale di sequestro,
fermo restando che durante la procedura di opposizione al decreto di sequestro
e in caso di impugnazione della decisione sull'opposizione i termini previsti
dall'art. 279 LEF rimangono sospesi (art. 278 cpv. 5 LEF).

 

                                         b)   Che
il termine per promuovere l'azione di merito dovesse decorrere solo dal
passaggio in giudicato del decreto cautelare sarà anche “chiaro” e “di
meridiana evidenza” per il Pretore, ma è un assunto che non trova conforto nel
decreto emesso né, tanto meno, nella disciplina della legge. Ancor meno si capisce
come mai certi dispositivi cautelari dovrebbero essere provvisoriamente
esecutivi (quelli sui provvedimenti conservativi) e altri no (quello sul termine per intentare l'azione di merito).
Certo, qualora fosse annullato o riformato in appello un
decreto cautelare che impone all'istante di promuovere causa entro un
determinato termine, “verosimilmente la causa di merito perderebbe qualsiasi
interesse”, ma ciò non influisce sull'esecutività provvisoria del decreto.
Spetta in simili ipotesi all'istante rivolgersi all'autorità di secondo grado e
chiedere, illustrandone le ragioni, il conferimento dell'effetto sospensivo.

 

                                               Analoga
diligenza si esige del resto all'artigiano o imprenditore che, ottenuta l'iscrizione
provvisoria di un'ipoteca legale, si veda impartire nella decisione il termine per
chiedere l'iscrizione definitiva dell'ipoteca: dovesse il proprietario del
fondo appellare la decisione (sommaria) sull'iscrizione provvisoria, incombe
all'artigiano o imprenditore che in pendenza di appello non intenda promuovere
causa per l'iscrizio­ne definitiva adire l'autorità di secondo grado e
sollecitare la concessione dell'effetto sospensivo all'appello (avversario), l'iscrizione
provvisoria perdendo altrimenti efficacia (Bollettino
dell'Ordine degli avvocati n. 14, pag. 12). Il Pretore evoca l'art. 279 LEF,
rilevando che a tale norma accenna il messaggio concernente il Codice di
diritto processuale civile svizzero. A parte il fatto però che il messaggio
menziona l'art. 279 LEF semplicemente a titolo di confronto, per ricordare che
provvedimenti cautelari ottenuti prima dell'apertura della causa “devono essere
convalidati con l'inoltro della petizione” (e nulla più: FF 2006 pag. 6727 in fondo), i termini previsti dalla norma rimangono sospesi durante la procedura di opposizione
al decreto di sequestro e in caso di impugnazione della decisione
sull'opposizione proprio perché l'art. 278 cpv. 5 LEF prescrive ciò espressamente.
Da quest'ultima disposizione non possono quindi trarsi principi generali sulla
sospensività.

 

                                         c)   Ne
segue che – contrariamente all'opinione delle istanti (e del Pretore) – il decreto
cautelare dell'8 aprile 2009 era esecutivo in ogni suo punto fin dalla notificazione.
Il termine di 60 giorni assegnato alle istanti per
promuovere l'azione di merito davanti al foro competente è cominciato a
decorrere così il giorno dopo la notificazione del decreto al patrocinatore
delle istanti (art. 131 cpv. 1 CPC). E nel frattempo quei 60 giorni sono ampiamente
scaduti. Rima­ne il problema di sapere se nelle condizioni descritte i
provvedimenti cautelari disposti l'8 aprile 2009 si siano estinti da sé oppure
andassero revocati dal Pretore. Quest'ultima eventualità manca tuttavia di
consistenza. Intanto la lettera dell'art. 381 CPC era chiara e non lasciava
spazio a interpretazioni: quando ordinava un provvedimento cautelare prima
dell'introduzione della causa, il giudice assegnava alla parte istante un
termine “per proporla al foro competente, con la comminatoria che, in caso di
inosservanza, il provvedimento decade”. E decadere significa perdere
efficacia, estinguersi. Identica formulazione ha adottato anche il Pretore nel
decreto cautelare del­l'8 aprile 2009 (dispositivo n. 4). L'assunto
di Berti, che sembra prospettare
l'ulteriore necessità di una revoca (Vorsorgliche Massnah­men im Schweizeriscen
Zivilprozess, in: ZSR/RDS 1997 II 234 n. 117), appare su questo punto del
tutto isolato.

 

                                               Si aggiunga che il verbo “decadere” figura anche nel nuovo art. 263 CPC,
per il quale “se la causa di merito non è ancora pendente, il giudice assegna
all'istante un termine per pro­muoverla, con la comminatoria che il
provvedimento cautelare decadrà in caso di inosservanza del termine”. E
la dottrina è unanime nel sottolineare che secondo la legge nuova, decorso
infruttuoso il termine per chiedere la protezione definitiva del diritto, il
provvedimento cautelare ottenuto prima della pendenza della causa si estingue
per legge (Sprecher in: Basler Kommentar,
ZPO, Basilea 2010, n. 24 ad art. 263; Huber
in: Sutter-Somm/Ha­sen­bö­hler/Leuen­berger
[curatori], Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, Zurigo/Basilea/ Gine­vra
2010, n. 24 ad art. 263; Treis
in: Baker & McKenzie, Schweizerische Zivilprozessordung,
Berna 2010, n. 4 ad art. 263; Meier,
Schweizerisches Zivilprozess­recht, Berna 2010, pag. 264 in basso). Se mai taluni autori ritengono che in simili circostanze il giudice debba revocare d'ufficio
il provvedimento cautelare (Kofmel
Ehrenzeller in: Oberhammer [curatore], Kurz­kommentar
ZPO, Basilea 2011, n. 8 ad art. 263; Trezzini
in: Commentario al codice di diritto processuale svizzero, Lugano 2011, pag.
1194 n. 3). Nessuno di loro assume, ad ogni modo, che la revoca abbia effetto
costitutivo.

 

                                         d)   Se
ne conclude che in concreto, decorso il termine di 60 giorni fissato dal Pretore
nel decreto cautelare dell'8 aprile 2009, i provvedimenti conservativi impugnati
si sono estinti. L'appello principale, volto contro tali provvedimenti, risulta
pertanto senza oggetto e dev'essere stralciato dai ruoli (art. 351 cpv. 1 CPC
ticinese). 

 

                                   II.   Sull'appello
adesivo

 

                                   6.   L'appello adesivo ha carattere accessorio e decade qualora l'appello
principale venga a cadere, ad esempio perché diventi privo d'oggetto (Poudret, Commentaire de la loi fédérale
d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, pag. 488 in alto). Nel caso specifico l'appello principale è divenuto senza
oggetto al momento in cui è scaduto infruttuoso il termine di 60 giorni fissato
nel decreto cautelare impugnato. L'appello adesivo va quindi dichiarato, a sua
volta, caduco.

 

                                  III.   Sugli
oneri processuali e le ripetibili

 

                                   7.   Nel
caso in cui una causa divenga senza oggetto o senza interesse giuridico fa stato,
ai fini del giudizio sulle spese e le ripetibili, l'art.
72 della procedura civile federale, applicato per analogia (RtiD I-2004 pag. 488 consid. 7 con richiami; Cocchi/Trezzini, CPC ticinese
massimato e commentato, Lugano 2000, n. 9 ad art. 151 CPC). In linea di
principio il giudice valuta dunque con motivazio­ne sommaria quale sarebbe
stato il verosimile esito dell'appello ove questo non dovesse essere stralciato
dai ruoli. Tale principio trova nondimeno i suoi limiti
ove la mancanza d'interesse sia dovuta al
comportamento di una parte (art. 148 cpv. 3 CPC ticinese). Se la
caducità di una causa o di un ricorso è imputabile a uno dei contendenti, in
effetti, costui deve assumere le conseguenze legate alla sua condotta
processuale (I CCA, sentenza inc. 11.2001.66 del 28 marzo 2002, consid.
4).

 

                                         Nel caso specifico AO 1 e AO 2 hanno lasciato decadere il decreto
cautelare dell'8 aprile 2009 omettendo di rispettare il termine di 60 giorni
ivi contenuto, rispettivamente omettendo di chiedere la concessione dell'effetto
sospensivo su tal punto all'appello di AP 1. Devono assumere così i costi dell'appello
principale, ma anche quelli del loro appello adesivo, decaduto di conseguenza (cfr.
DTF 122 III 495). Le tasse di giustizia vanno nondimeno ridotte per tenere
conto del fatto che la procedura termina con un decreto di stralcio (art. 21
LTG per analogia). AP 1, che ha introdotto appello e osservazioni all'appello
adesivo per il tramite di un legale, ha diritto inoltre a un'adeguata indennità
per ripetibili. Non si giustifica invece di assegnare ripetibili ad A__________,
preclusa, cui gli appelli non sono stati intimati e non hanno causato costi
presumibili.

 

                                         L'emanazione
del giudizio odierno impone di riformare anche il dispositivo sugli oneri
processuali e le ripetibili di primo grado, appellato anch'esso dalla
convenuta, che seguono identica sorte.  

 

                                 IV.   Sui
rimedi giuridici a livello federale

 

                                   8.   Quanto
ai rimedi esperibili contro il presente decreto sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), l'impugnabilità di una decisione
incidentale (e una decisione cautelare ha carattere incidentale) segue la via giudiziaria
del­l'azione principale (art. 51 cpv. 1 lett.
c LTF). Nella fattispecie il valore litigioso ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF supera ampiamente, come detto (sopra, consid. 1), la
soglia di fr. 30 000.– per un eventuale ricorso in materia civile.

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

decreta:                   1.   L'
appello principale è dichiarato senza oggetto e la causa stralciata dai ruoli.

 

                                   2.   Gli oneri dell'appello principale, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 650.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
700.–

                                         da
anticipare dall'appellante principale, sono posti solidalmente a carico di AO 1
e AO 2, che rifonderanno a AP 1, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 2500.–
complessivi per ripetibili.

 

                                   3.   L'appello
adesivo è dichiarato caduco.

 

                                   4.   Gli oneri dell'appello
adesivo, consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr. 650.–

                                         b)  spese                       fr.  
50.–

                                                                                fr.
700.–

                                         sono
posti a carico di AO 1 e AO 2 in solido, che rifonderanno a AP 1, sempre con
vincolo di solidarietà, fr. 2000.– complessivi per ripetibili.

 

                                   5.   Gli oneri processuali
di primo grado, consistenti nella tassa di giustizia (fr. 2500.–) e nelle spese
(fr. 500.–), sono poste a carico di AO 1 e AO 2 in solido, che rifonderanno a AP 1, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 6000.– complessivi per
ripetibili.

 

                                   6.   Intimazione:

	
   

  	
  –    ;

  –    .

  

                                      

                                         Comunicazione:

                                         – , ;

                                         – , .

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza
carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30
000
franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in
materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre
è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in
materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in
materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art.
116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal
caso dall'art. 115 LTF.