# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 351d257b-cc13-5d3a-acd7-4b9838781f0e
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2018-07-27
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 27.07.2018 RR.2018.166
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_RR-2018-166_2018-07-27.pdf

## Full Text

Sentenza del 27 luglio 2018 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Giorgio Bomio-Giovanascini, Presidente, 

Roy Garré e Giuseppe Muschietti,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A. (nata B.), 

rappresentata dall'avv. Maurizio Pagliuca, 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

Durata del sequestro (art. 33a OAIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2018.166+167 

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Fatti: 

A. L'8 gennaio 2018 il Tribunale di Varese, Sezione Penale, Misure di preven-

zione, ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria 

nell’ambito di un procedimento di prevenzione patrimoniale avviato nei con-

fronti di C. sulla base del decreto legislativo del 6 settembre 2011 n. 159 

(cosiddetto "Codice delle Leggi Antimafia e delle Misure di Prevenzione, non-

ché nuove disposizioni in materia di Documentazione Antimafia; v. incarto 

RR.2018.166, act. 13.1, allegato 3 pag. 2). Nei confronti del predetto, l'auto-

rità italiana ha avanzato una proposta volta all'applicazione della misura pa-

trimoniale del sequestro, funzionale alla successiva confisca, di beni di pro-

venienza illecita ritenuti nella disponibilità diretta e/o mediata di C. Evocando 

il proprio decreto di sequestro propedeutico alla confisca n. 2017/19 MP de-

positato il 12 dicembre 2017 a carico di C. (v. incarto RR.2018.166, act. 13.1, 

allegato 3), l'autorità rogante afferma di aver sequestrato, poiché ritenuti pro-

venti delle attività criminose specificato nel decreto medesimo, – oltre a sva-

riati beni mobili, immobili, quote societarie, compendi aziendali e prodotti fi-

nanziari intestati e/o nella disponibilità dello stesso sul territorio nazionale – 

i conti correnti n. 1 e n. 2, denominato "D.", presso la banca E. SA, Lugano, 

entrambi intestati a B., figlia del predetto (v. incarto RR.2018.166, act. 13.1, 

allegato 3 pag. 2). Il decreto del 12 dicembre 2017 evidenzia le principali 

condanne di cui è stato oggetto C., le quali riguardano, tra l'altro, i reati di 

estorsione, associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, 

bancarotta fraudolenta e reimpiego di proventi illeciti in attività economiche. 

Oltre ad essere destinatario del decreto in questione, in data 15 aprile 2016, 

C. è stato oggetto di un provvedimento di unificazione pene numero SIEP 

319/2016 da parte della Procura Generale della Repubblica presso la Corte 

d'Appello di Milano. Il Procuratore Generale procedeva all'unificazione di 

pene concorrenti e all'ordine di esecuzione per la carcerazione a suo carico 

determinando la pena complessiva "in anni 17 di reclusione ed euro 4'800 di 

multa e 16 giorni di arresto, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, inabili-

tazione all'esercizio di impresa commerciale per 10 anni, incapacità ad eser-

citare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per 10 anni, detraendone la re-

clusione già sofferta per anni 3 e giorni 1 e fissando la pena residua da 

espiare in anni 13, mesi 11, giorni 29 di reclusione e giorni 16 di arresto". Nel 

gennaio 2018 C., oggetto di un mandato di arresto internazionale, risultava 

latitante in Tunisia (v. incarto RR.2018.166, act. 13.1, allegato 3 pag. 3).  

 

Con la domanda di assistenza, l'autorità rogante ha postulato, tra l'altro, il 

sequestro dei conti correnti n. 1 e n. 2, denominato "D.", presso la banca 

E. SA, Lugano, entrambi intestati a B. (v. incarto RR.2018.166, act. 13.1, 

allegato 3 pag. 24). 

 

 

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B. Mediante decisione di entrata nel merito del 2 febbraio 2018 il Ministero pub-

blico della Confederazione (in seguito: MPC), autorità alla quale l'Ufficio fe-

derale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della rogatoria, 

è entrata in materia sulla domanda presentata dall'autorità italiana, preci-

sando che le misure richieste sarebbero state ordinate con decisioni sepa-

rate (v. incarto RR.2018.166, act. 13.1, allegato 1). 

 

 

C. Con decisione del medesimo giorno, il MPC ha ordinato il blocco delle sum-

menzionate relazioni bancarie (v. incarto RR.2018.166, act. 1.3 pag. 3).  

 

 

D. Con scritto del 7 febbraio 2018 la banca E. SA ha comunicato che le relazioni 

indicate erano state nel frattempo estinte. Procedendo ad acquisire le istru-

zioni di chiusura della relazione n. 3 presso la summenzionata banca è 

emerso che all'estinzione della stessa il saldo era stato trasferito su una re-

lazione accesa pressa la banca F. Il MPC ha di conseguenza ordinato a que-

st'ultima banca, in data 8 febbraio 2018, l'identificazione, la consegna della 

documentazione e il blocco delle relazioni bancarie riconducibili a C. e A. 

(nata B.). Presso tale istituto di credito è quindi emersa la relazione n. 4 in-

testata a A., con un saldo, al 31 dicembre 2017, pari a EUR 225'143.76, 

oggetto di sequestro (v. incarto RR.2018.167, act. 1.3 pag. 3). In data 

5 marzo 2018, l'istituto ha provveduto a trasmettere al MPC, a complemento 

di quanto già trasmesso nell'ambito di un altro procedimento, la documenta-

zione riferita alla relazione n. 3, in particolare la documentazione di apertura 

firmata dopo il 2010, gli estratti conto dal 2014, nonché gli estratti patrimoniali 

degli anni 2014-2016 (v. incarto RR.2018.166, act. 1.3 pag. 3). 

 

 

E. Il 19 aprile 2018 il MPC ha emanato due decisioni di chiusura mediante le 

quali ha ordinato la trasmissione all'autorità rogante di svariata documenta-

zione relativa alla relazione n. 3 denominata "D." presso la banca E. SA e 

alla relazione n. 4 presso la banca F., entrambe intestate ad A., con il blocco 

dei saldi attivi depositati su quest'ultima relazione (v. RR.2018.166, act. 1.3 

e RR.2018.167, act. 1.3). 

 

 

F. Il 22 maggio 2018 A. ha interposto ricorso contro le decisioni in questione 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale chieden-

done l'annullamento, con restituzione della documentazione relativa ai suoi 

conti e dissequestro dei suoi averi (v. RR.2018.166 e RR.2018.167, act. 1). 

 

G. Con osservazioni del 13 giugno 2018, l'UFG ha postulato la tutela delle de-

cisioni impugnate (v. RR.2018.166, act. 12, e RR.2018.167, act. 11). Con 

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memoriali di risposta del 15 giugno 2018, il MPC ha chiesto di respingere i 

ricorsi, nella misura della loro ammissibilità (v. RR.2018.166, act. 13, e 

RR.2018.167, act. 12). 

 

 

H. Nelle sue repliche del 9 luglio 2018, inviate all'UFG e al MPC per conoscenza 

(v. RR.2018.166, act. 18, e RR.2018.167, act. 16), la ricorrente ha confer-

mato le conclusioni espresse nei suoi gravami (v. RR.2018.166, act. 17, e 

RR.2018.167, act. 15). 

 

 

I. Con dupliche spontanee del 13 luglio 2018, inviate alla ricorrente per cono-

scenza (v. RR.2018.166, act. 20, e RR.2018.167, act. 19), il MPC ha ulte-

riormente confermato la propria posizione (v. RR.2018.166, act. 19, e 

RR.2018.167, act. 18). 

 

 

L. Con tripliche spontanee del 18 luglio 2018, inviate all'UFG e al MPC per co-

noscenza (v. RR.2018.166, act. 22, e RR.2018.167, act. 21), la ricorrente ha 

ulteriormente confermato le conclusioni espresse nei suoi gravami 

(v. RR.2018.166, act. 21, e RR.2018.167, act. 20) 

 

 

Le argomentazioni di fatto e di diritto delle parti saranno riprese, per quanto 

necessario, nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù dell’art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010 sull'or-

ganizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), 

la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i gravami in 

materia di assistenza giudiziaria internazionale. 

 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana 

e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea 

di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vi-

gore il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa 

e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore 

mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-sviz-

zero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale dell’Unione 

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europea, L 327/15-17 del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. della Con-

venzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985 

(CAS; testo non pubblicato nella RS ma consultabile nel fascicolo "Assi-

stenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, 2014; Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea L 239/19-62 del 22 settembre 2000). Di rilievo nella 

fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e 

la confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo l’8 novembre 1990, 

entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 1° maggio 1994 

per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle questioni che il prevalente diritto inter-

nazionale contenuto in detti trattati non regola espressamente o implicita-

mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza 

rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge 

federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 

(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. 

art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-svizzero; DTF 142 IV 250 consid. 

3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 

IV 212 consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di 

favore vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto interna-

zionale (v. art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo-svizzero). 

È fatto salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 

123 II 595 consid. 7c). 

 

1.3 Interposti tempestivamente contro le sopraccitate decisioni dell’autorità fe-

derale d’esecuzione, i ricorsi sono ricevibili sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 

80e cpv. 1 e 80k AIMP. Titolare delle relazioni bancarie oggetto delle deci-

sioni impugnate, la ricorrente è legittimata a ricorrere (v. art. 9a lett. a OAIMP 

nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 

consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82). 

 

 

2. Nella misura in cui la ricorrente contesta, con due ricorsi quasi identici, due 

decisioni a lei destinate concernenti un medesimo contesto giuridico e fat-

tuale, per motivi di economia processuale si giustifica di procedere alla con-

giunzione delle cause in questione e di pronunciare un unico giudizio (in que-

sto ambito v. DTF 126 V 283 consid. 1; sentenza del Tribunale federale 

1C_89-93/2012 del 9 febbraio 2012, consid. 1; BOVAY, Procédure admini-

strative, 2a ediz. 2015, pag. 606; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsver-

fahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ediz. 2013, n. 927). 

 

 

3. La ricorrente afferma innanzitutto che le decisioni impugnate presentereb-

bero una carente ed erronea ricostruzione fattuale, nella misura in cui il MPC 

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avrebbe completamente omesso di indicare che lei così come i beni deposi-

tati sulla relazione denominata "D." sarebbero già stati oggetto di diversi pro-

cedimenti penali conclusisi positivamente per lei.  

 

3.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, gli art. 14 CEAG, 27 n. 1 CRic 

e 28 AIMP esigono in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da 

cui emana e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, 

il suo oggetto, il motivo, la qualificazione giuridica del reato, i dati, il più pos-

sibile precisi e completi, della persona contro cui è diretto il procedimento 

penale, presentando altresì un breve esposto dei fatti essenziali, al fine di 

permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni osta-

tive all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 

547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). Ciò non 

implica per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, 

ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circostanze sulle quali fonda 

i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di escludere la sussi-

stenza di un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema 

DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; 

sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.92 del 18 luglio 2017, con-

sid. 2.2). L'autorità rogata non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella 

domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed im-

mediatamente rilevati (DTF 142 IV 250 consid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 

IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e 

seg; TPF 2011 194 consid. 2.1.). 

 

3.2 In concreto, lo Stato richiedente, con la sua rogatoria (24 pagine), il cui con-

tenuto è stato parzialmente riportato in precedenza (v. supra lett. A), e l'alle-

gato decreto relativo all'applicazione della misura di prevenzione patrimo-

niale nei confronti di C. (52 pagine), ha esposto in maniera largamente suffi-

ciente i fatti alla base della domanda di assistenza. La ricorrente si lamenta 

del fatto che il MPC, nelle decisioni impugnate, abbia omesso di indicare 

l'esistenza di un procedimento penale svizzero per riciclaggio di denaro a 

suo carico conclusosi nel 2014 con un decreto di abbandono e il disseque-

stro del conto denominato "D." (v. RR.2018.166, act. 1.5), come pure di un 

procedimento italiano a suo carico sfociato nel 2017 in un decreto di archi-

viazione (v. RR.2018.166, act. 1.6), aggiungendo che il dissequestro del 

summenzionato conto è pure stato ordinato dal MPC in relazione alla roga-

toria presentata nel 2014 dalla Procura di Busto Arsizio (v. act. 1.7), tutti atti 

che avrebbero dimostrato la provenienza lecita dei valori in questione. Ora, 

premesso che l'attuale rogatoria non è più presentata sulla base di un pro-

cedimento penale a carico della ricorrente ma in relazione ad un procedi-

mento di prevenzione patrimoniale a carico di C., gli atti invocati dalla ricor-

rente non sono determinanti da un punto di vista degli art. 14 CEAG, 27 n. 1 

CRic e 28 AIMP. In realtà, con il richiamo degli atti appena evidenziati, la 

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ricorrente sembra piuttosto voler dimostrare che le trasmissioni di documenti 

e il sequestro contestati sarebbero contrari al principio ne bis in idem, cen-

sura che verrà trattata nel prossimo considerando. La censura relativa all'e-

sposto dei fatti va quindi respinta. 

 

 

4. La ricorrente sostiene che le decisioni impugnate violerebbero il principio ne 

bis in idem, nella misura in cui vi sarebbero già state più sentenze (v. supra 

consid. 3.2 in fine) che si sono espresse in merito alla liceità della prove-

nienza dei valori posti sotto sequestro. 

 

4.1 Secondo il principio ne bis in idem, nessuno può essere perseguito o punito 

per fatti per i quali è già stato assolto o condannato da una sentenza defini-

tiva. Nel campo dell'assistenza, tale principio è retto dall’art. 66 AIMP, se-

condo cui l’assistenza può essere negata se la persona perseguita dimora 

in Svizzera e quivi è già in corso un procedimento penale per il fatto cui si 

riferisce la domanda (cpv. 1). L’assistenza giudiziaria può essere tuttavia 

concessa qualora il procedimento all’estero non sia diretto esclusivamente 

contro la persona perseguita che dimora in Svizzera o qualora il disbrigo 

della domanda serva a sua discolpa (cpv. 2). A livello di diritto internazionale 

il principio si ritrova anche all’art. 54 CAS (v. a tale proposito ZIMMERMANN, 

La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 4a ediz. 2014, 

n. 664 pag. 678), secondo cui una persona che sia stata giudicata con sen-

tenza definitiva in una Parte contraente non può essere sottoposta ad un 

procedimento penale per i medesimi fatti in un'altra Parte contraente a con-

dizione che, in caso di condanna, la pena sia stata eseguita o sia effettiva-

mente in corso di esecuzione attualmente o, secondo la legge dello Stato 

contraente di condanna, non possa più essere eseguita. Inoltre l'art. III para-

grafo 1 Accordo italo-svizzero prevede che l'assistenza giudiziaria è rifiutata 

se la domanda concerne fatti sulla base dei quali la persona perseguita è 

stata definitivamente assolta nel merito o condannata nello Stato richiesto 

per un reato corrispondente per quanto riguarda l'essenziale, a condizione 

che la sanzione penale eventualmente pronunciata sia in corso di esecu-

zione o sia stata già eseguita. Giusta il paragrafo 2 della medesima disposi-

zione, l'assistenza giudiziaria può tuttavia essere concessa: se i fatti oggetto 

della sentenza siano stati commessi nel territorio dello Stato richiedente in 

tutto o in parte, salvo che, in quest'ultimo caso, gli stessi siano stati com-

messi in parte anche nel territorio dello Stato richiesto (lett. a); se i fatti og-

getto della sentenza costituiscono un reato contro la sicurezza o contro altri 

interessi essenziali dello Stato richiedente (lett. b); se i fatti oggetto della 

sentenza sono stati commessi da un pubblico ufficiale dello Stato richiedente 

in violazione dei suoi doveri d'ufficio (lett. c). Il paragrafo 3 di tale norma pre-

vede che comunque il paragrafo 1 non si applica se: il procedimento instau-

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rato nello Stato richiedente non è diretto unicamente contro la persona indi-

cata al paragrafo 1 (lett. a); o l'esecuzione della richiesta è tale da discolparla 

(lett. b). 

 

 Ai fini dell'applicazione del principio ne bis in idem occorre che il primo giu-

dice abbia esaminato gli stessi elementi costitutivi dell'infrazione e che i fatti 

e gli autori siano identici. Secondo la giurisprudenza non è a priori escluso 

che l'assistenza possa essere negata se appare evidente che le persone e i 

fatti perseguiti sono rigorosamente identici a quelli che hanno già dato luogo 

alla sentenza del primo giudice in uno Stato parte alla CAS (sentenza del 

Tribunale federale 1C_298/2014 del 12 giugno 2014 consid. 1.3). In caso di 

dubbio l'assistenza deve essere data (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 663). In 

linea di massima, l'applicazione del principio del ne bis in idem è di compe-

tenza e di responsabilità dello Stato richiedente, tanto più quando quest'ul-

timo è parte alla CAS (v. sentenza del Tribunale federale 1C_298/2014 pre-

citata, ibid.). 

 

4.2 Nella misura in cui gli atti ed il sequestro oggetto delle decisioni impugnate 

sono legate ad un procedimento di prevenzione patrimoniale riguardante C., 

procedimento nell'ambito del quale la ricorrente, unitamente ad altri, ricopre 

il ruolo di terzo (v. RR.2018.166, act. 13.1, allegato 3, decreto pag. 51), e 

ricordato che tale procedimento non è diretto contro l'autore di un'infrazione, 

bensì contro beni di pertinenza di una persona indiziata di aver commesso 

certi reati (v. TPF 2010 158 consid. 2.2), in concreto non vi è il pericolo per 

la stessa di essere nuovamente giudicata per i medesimi fatti oggetto delle 

decisioni già evocate (v. supra consid. 3.2). Anche tale censura deve dunque 

essere respinta. 

 

 

5. Infine, l'insorgente afferma che, disponendo già l'autorità rogante di tutta la 

documentazione bancaria relativa ai suoi conti, l'inoltro della stessa sarebbe 

del tutto superfluo, per tacere del fatto che il MPC avrebbe ordinato a torto 

la trasmissione di documentazione relativa al suo conto presso la banca F. 

non richiesta dallo Stato estero, tutto questo in violazione del principio della 

proporzionalità. 

 

5.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la do-

cumentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 130 II 193 consid. 4.3; 

139 II 404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 129 II 462 consid. 5.3; 

122 II 367 consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2016.257 

del 26 maggio 2017 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se le infor-

mazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie 

o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'ap-

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prezzamento delle autorità richiedenti (sentenza del Tribunale penale fede-

rale RR.2017.146 del 4 agosto 2017 consid. 2.1). Lo Stato richiesto non di-

spone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere deter-

minate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità estera che 

conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assun-

zione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità è 

manifestamente disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribu-

nale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o 

se la domanda appare abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto 

inidonee a far progredire le indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 

consid. 3a; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell’8 mag-

gio 2017 consid. 3.1 e rinvii). Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità 

estere chiedono informazioni per ricostruire flussi patrimoniali di natura cri-

minale si ritiene che necessitino di regola dell’integralità della relativa docu-

mentazione, in modo tale da chiarire quali siano le persone o entità giuridiche 

coinvolte (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 

241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 di-

cembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 

1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sentenza del Tribunale penale 

federale RR.2016.250 del 17 febbraio 2017 consid. 2.1). La trasmissione 

dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inoltro di eventuali domande 

complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sentenza 

del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sen-

tenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 

4.2). In base alla giurisprudenza l'esame da parte delle autorità di esecu-

zione e del giudice dell’assistenza va limitato alla cosiddetta utilità poten-

ziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per 

quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale 

all'estero (DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 

3a e b; TPF 2010 73 consid. 7.1).  

 

 Il principio della proporzionalità impedisce all’autorità rogata di agire "ultra 

petita", ovvero di andare oltre i provvedimenti postulati dall'autorità richie-

dente, concedendo allo Stato rogante un’assistenza maggiore di quella ri-

chiesta (cosiddetto "Übermassverbot", DTF 116 Ib 96 consid. 5b; 115 Ib 186 

consid. 4; 115 Ib 373 consid. 7). Secondo la giurisprudenza questo non im-

pedisce tuttavia di interpretare la commissione rogatoria nel senso che ra-

gionevolmente le si può attribuire, se del caso in maniera ampia, a condi-

zione che tutte le condizioni per concedere l'assistenza siano comunque 

adempiute; si evita così che lo Stato estero sia costretto a presentare do-

mande complementari (DTF 121 II 241 consid. 3; sentenza del Tribunale fe-

derale 1A.258/2006 del 16 febbraio 2007, consid. 2.3), creando il rischio di 

passaggi a vuoto in contrasto con l’obbligo di celerità giusta l’art. 17a AIMP. 

Alle predette condizioni possono quindi essere trasmessi delle informazioni 

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e dei documenti non espressamente menzionati nella domanda di assi-

stenza (TPF 2009 161 consid. 5.2; sentenze del Tribunale penale federale 

RR.2010.39 del 28 aprile 2010 consid. 5.1, e RR.2010.8 del 16 aprile 2010 

consid. 2.2) ed incombe alla persona toccata dalla misura dimostrare in ma-

niera chiara e precisa perché i documenti e le informazioni in questione 

vanno oltre il senso che si può ragionevolmente attribuire alla domanda ro-

gatoriale, rispettivamente non presentano nessun interesse per la procedura 

estera. 

 

5.2 Nella fattispecie, l'autorità rogante afferma, basandosi su varie sentenze al-

legate, che C. "è persona dedita in maniera continuativa e professionale e 

sempre in concorso con altri (spesso appartenenti allo stesso ceppo fami-

liare), al compimento di gravi delitti nell'ambito del trattamento dei rifiuti peri-

colosi e non, traendone consistenti vantaggi economici di natura illecita. Il 

fenomeno, quanto mai attuale in termini di cronache giudiziarie e giornalisti-

che, vede il coinvolgimento almeno dal 1999 di un'organizzazione parteci-

pata anche dal fratello G., ma coordinata sempre dal proposto. Si tratta di 

attività svolte mediante società di cui B., C. e G. erano soci o amministratori 

e che attraverso artifizi e raggiri documentali si sono procurate nel tempo 

ingiusti profitti derivanti da riscossioni indebite di somme erogate dallo Stato 

ovvero da gestioni abusive e smaltimenti presso discariche pubbliche di in-

genti quantità di rifiuti pericolosi e non pericolosi. In base alle circostanze 

prospettate dalla Direzione Investigativa Antimafia, organo proponente, è 

stato possibile ritenere che B. rientri nelle figure di cui all'art. 4 del Decreto 

legislativo 159/2011 e che sia abitualmente dedito a traffici delittuosi vivendo 

di essi, non risultando essere in possesso negli anni considerati di un reddito 

abbastanza capiente da giustificare i suoi movimenti finanziari, e quelli effet-

tuati dal suo nucleo familiare, in particolar modo dalla figlia B., nonché le 

acquisizioni patrimoniali effettuate da lui e dal suo nucleo familiare. È impor-

tante sottolineare che da un punto di vista patrimoniale il proposto agisce in 

concorso con tutto il nucleo familiare originario, composto dalla ex moglie e 

dai due figli, con una forte prevalenza di B. rispetto a H., a cui si aggiungerà 

poi la convivente I. Di fatto esiste una naturale commistione fra i conti correnti 

del proposto ed i suoi familiari, nonché una costante partecipazione di questi 

ultimi alle attività economiche del proposto, tanto che essi stessi, come si è 

visto nel paragrafo 2, risultano poi coinvolti nelle attività illecite del congiunto. 

In questa sede si tratterà del sequestro dei conti correnti indicati al paragrafo 

1 in quanto o di proprietà del proposto C. o ritenuti nella sua disponibilità in 

quanto ricollegabili a sua figlia B. che, come dimostrato nelle sentenze sopra 

riportate, partecipava attivamente alle attività illecite del padre" 

(v. RR.2018.166, act. 13.1, allegato 3, rogatoria pag. 12 e seg.). Le autorità 

italiane aggiungono poi che "è importante sottolineare che il rapporto di inte-

resse tra C. e la figlia B. nasce anche per nascondere i reali fini del padre, il 

- 11 - 
 
 

quale più volte inquisito e condannato, viene anche dichiarato fallito in pro-

prio. Inoltre, va ulteriormente evidenziato che B. ha sempre lavorato nelle 

imprese del padre, che le sue capacità reddituali sono modeste, anche in 

riferimento ai redditi dichiarati nel corso degli anni, e che la mancanza di 

giustificazione in merito ai versamenti di denaro contante sul conto svizzero 

denominato D. fa poi verosimilmente emergere notevoli dubbi sulla lecita 

provenienza dei fondi" (v. ibidem, pag. 21). L'autorità rogante conclude di-

chiarando che "in definitiva, la figura di B. (che ha cambiato il proprio co-

gnome in A. nel tentativo di non legare il proprio destino a quello del padre 

ormai condannato a numerosi anni di carcere) non si può escludere dal con-

testo delle attività, lecite ed illecite del padre C., poiché essa stessa vi parte-

cipa in modo consapevole e direttamente dipendente dalla volontà e dalle 

indicazioni del genitore" (v. ibidem, pag. 23 e seg.). Alla luce di quanto pre-

cede, l'utilità potenziale della documentazione bancaria oggetto delle deci-

sioni impugnate è evidente. Viste le allegate e documentate commistioni fra 

i beni di C. e quelli della ricorrente, gli indizi di una possibile collusione fra i 

due per sfuggire alla confisca sono evidenziati in maniera chiara e convin-

cente. Dagli atti emerge una contiguità tale fra i due soggetti da rendere pa-

lese il forte rischio di una intestazione puramente fittizia e quindi abusiva. Da 

respingere è altresì la censura secondo cui il MPC avrebbe trasmesso a torto 

la documentazione relativa al conto n. 4 presso la banca F., in quanto non 

richiesta dalle autorità roganti, nella misura in cui sullo stesso sono giunti 

valori patrimoniali provenienti dal conto n. 3 denominato "D." presso la banca 

E. SA (v. supra Fatti lett. D).  

 

 Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documen-

tazione richiesta emerge in concreto una connessione penalmente rilevante 

fra i fatti oggetto della procedura di prevenzione patrimoniale in Italia e detta 

documentazione. Alla luce della domanda rogatoriale risulta che tutta la do-

cumentazione litigiosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui 

la sua trasmissione rispetta il principio della proporzionalità. 

 

 

6. L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria inter-

nazionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare 

che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti 

esposti nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rap-

porto a quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale fede-

rale 1C_513/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 3.3). 

 

 Ebbene, visto quanto esposto in precedenza (v. consid. 5.2 supra), è senz'al-

tro possibile concludere che esistono elementi sufficienti per confermare il 

sequestro contestato. Potendo il denaro sequestrato essere legato ai reati 

per i quali C. è stato condannato, la misura va confermata nell'ottica di 

- 12 - 
 
 

un’eventuale futura richiesta di confisca giusta l’art. 74a AIMP. Tocca co-

munque all'autorità estera accertare se il denaro in questione può essere 

confiscato nell'ambito della procedura di prevenzione patrimoniale da essa 

condotta. In caso affermativo, esso potrebbe fare l'oggetto di una decisione 

di confisca o di restituzione all'avente diritto nello Stato richiedente (v. art. 

74a cpv. 1 e 2 AIMP e art. 13 e segg. CRic, nonché DTF 123 II 134 consid. 

5c, 268 consid. 4, 595 consid. 3). In definitiva, il sequestro litigioso deve es-

sere mantenuto di principio sino alla notifica di una decisione definitiva ed 

esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia co-

municato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a 

cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii; v. anche art. 11 

e seg. CRic), ferma restando la necessità che la procedura all'estero avanzi 

(DTF 126 II 462 consid. 5e). La ricorrente non ha peraltro sostanziato nessun 

pregiudizio economico cagionato dal sequestro. Anche da questo punto di 

vista la misura in questione non presenta alcun elemento di sproporzionalità. 

Ne consegue che il sequestro va confermato e le relative censure respinte. 

 

7. In definitiva, le decisioni impugnate vanno confermate e i gravami integral-

mente respinti. 

 

 

8. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 

è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 

3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili 

e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), 

ed è fissata nella fattispecie a fr. 6’000.–; essa è coperta dagli anticipi delle 

spese già versati. 

 

- 13 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Le cause RR.2018.166 e RR.2018.167 sono congiunte. 

2. I ricorsi sono respinti. 

3. La tassa di giustizia di fr. 6'000.– è posta a carico della ricorrente. Essa è 

coperta dagli anticipi delle spese già versati. 

 
 
Bellinzona, 27 luglio 2018  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Maurizio Pagliuca 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 
 

Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).