# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8c796c3d-0b55-5b5a-9287-f10ccd701db8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-10-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 15.10.2002 10.2002.12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_10-2002-12_2002-10-15.html

## Full Text

Incarto n.:

  10.2002.00012

  	
  Lugano

  /rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per giudicare sull'istanza di delibazione del
30 aprile 2002 presentata da

 

	
   

  	
  __________

  (già patrocinato dall' __________)

   

  

                                         riguardante
la sentenza del 25 aprile 2001 con cui il Tribunale circondariale di Pejë
(provincia del Kossovo) ha pronunciato il divorzio tra l'istante e

 

	
   

  	
  __________, 

  (patrocinata dall' __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolta
l'istanza di delibazione;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata dalla convenuta
il 12 giugno 2002;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________
(1962) e __________ (1967), entrambi originari del Kossovo (provincia autonoma
appartenente alla Repubblica Federale di Iugoslavia), si sono sposati il
__________ 1990 davanti all'ufficiale di stato civile di __________, nel Comune
di Pejë (Kossovo). Nell'agosto del 1990 essi si sono trasferiti in Svizzera,
dove è nata la figlia __________ (__________1990). In seguito a difficoltà
coniugali, il 2 ottobre 1997 __________ ha instato davanti al Pretore della
giurisdizione di Città per un tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso
il 22 ottobre 1997. Il 9 aprile 1998 essa ha promosso davanti al medesimo
Pretore un'azione di divorzio, tuttora pendente.

 

                                  B.   Il 5
gennaio 2001 __________ ha avviato a sua volta una procedura di divorzio davanti
al Tribunale circondariale di __________. Il presidente del Tribunale,
accertato che la convenuta era domiciliata in Svizzera, ha designato alla
stessa il 5 aprile 2001 un rappresentante legale provvisorio per la durata
della causa nella persona dell' __________ di __________. Con sentenza del 25
aprile 2001, passata in giudicato il 15 maggio successivo, il Tribunale ha
sciolto il matrimonio, senza statuire sugli effetti del divorzio.

 

                                  C.   Con
istanza del 30 aprile 2002 __________ ha chiesto alla Camera civile di appello
– previa concessione dell'assistenza giudiziaria – di riconoscere e dichiarare
esecutiva la sentenza in questione. Con decreto del 16 maggio 2002 la
presidente di questa Camera ha respinto la richiesta di assistenza giudiziaria,
la lite non presentando verosimile probabilità di esito favorevole. Il 12
giugno 2002 __________ ha postulato a sua volta il beneficio dell'assistenza
giudiziaria. 

 

                                  D.   Al
contraddittorio del 18 giugno 2002 sull'istanza di delibazione la convenuta si
è opposta alla domanda, dolendosi di non essere stata citata regolarmente dal
Tribunale di __________ e facendo valere che al momento in cui il marito ha
promosso azione di divorzio in patria già pendeva un'analoga causa da lei
avviata davanti al Pretore della giurisdizione di Città. La presidente della
Camera ha disposto l'assunzione di nuovi documenti, sui quali le parti hanno
avuto modo di esprimersi. Esperita l'istruttoria, i coniugi hanno ribadito le
loro posizioni al dibattimento finale del 

                                         18 settembre
2002.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La Camera civile di appello è competente per riconoscere e dichiarare
esecutive nel Cantone Ticino, secondo le norme della legge federale sul diritto
internazionale privato (LDIP), le sentenze civili emanate all'estero (art. 511
cpv. 1 CPC). La procedura è quella contenziosa di camera di consiglio (art. 511
cpv. 2 CPC). Sono riservate le disposizioni della Convenzione di Lugano (cpv.
3). Il riconoscimento di sentenze di pagamento in denaro o di prestazioni di
garanzia spetta invece al “giudice normalmente competente, nell'ambito del
procedimento di rigetto definitivo dell'opposizione secondo la LEF, fatta eccezione
per le decisioni di prestazioni di denaro che soggiacciono alla Convenzione di
Lugano” (art. 512 CPC). Ciò posto, la procedura di delibazione davanti alla
Camera civile di appello è possibile solo

                                         –  nel caso di sentenze che
non abbiano per oggetto pagamenti in denaro o prestazioni di garanzia,
rispettivamente

                                         –  nel caso di sentenze cui
non si applichi la Convenzione di Lugano (RS 0.275.11).

 

                                         In
concreto l'istante chiede che si riconosca la pronuncia estera del suo
divorzio. Ora, la Convenzione di Lugano (CL) non è applicabile in materia di
stato o di capacità delle persone fisiche, né di regime patrimonia­le fra
coniugi, di testamenti o di suc­cessioni (art. 1 cpv. 2). L'istanza di
delibazione è dunque ammissibile. Quanto al diritto applicabile, la delibazione
è retta dagli art. 25 segg. e 65 LDIP, non sussistendo al riguardo nessun
trattato fra la Svizzera e la Iugoslavia, né avendo quest'ultima aderito alla
Convenzione dell'Aia del 1° giugno 1970 sul riconoscimento dei divorzi e delle
separazioni, entrata in vigore in Svizzera il 17 luglio 1976 (RS 0.211.212.3).

 

                                   2.   Le
sentenze straniere in materia di divorzio o di separazione sono riconosciute in
Svizzera, a norma dell'art. 65 LDIP, se sono pronunciate o vengono riconosciute
nello Stato di domicilio, di dimora abituale o di origine di uno dei coniugi
(cpv. 1), riservata l'ipotesi – estranea alla fattispecie – in cui la sentenza
sia stata emessa in uno Stato di cui nessuno dei coniugi o soltanto il coniuge
attore sia cittadino (cpv. 2). Secondo l'art. 27 cpv. 2 LDIP una decisione
straniera non è per converso riconosciuta qualora una parte provi che non è
stata citata regolarmente secondo il diritto del suo domicilio o della sua
dimora abituale (lett. a), che la decisione è stata presa in violazione di
principi fondamentali del diritto procedurale svizzero (lett. b) o che una
causa tra le stesse parti e sullo stesso oggetto è già stata introdotta o
decisa in Svizzera (lett. c prima frase). In caso di sentenza contumaciale,
all'istanza di delibazione dev'essere allegato un documento dal quale risulti
che la parte contumace è stata citata regolarmente e in tempo congruo per
presentare le proprie difese (art. 29 cpv. 1 lett. c LDIP). La prova di una
citazione corretta incombe a chi postula il riconoscimento della sentenza (Berti/Schnyder in: Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht,
IPR, Basilea 1996, n. 19 ad art. 29 LDIP con rinvio).

                                         

                                   3.   In
concreto il Tribunale circondariale di __________ era senza dubbio competente –
giusta l'art. 65 cpv. 1 LDIP – a pronunciare il divorzio fra le parti, entrambe
di cittadinanza iugoslava (doc. _, pag. 1 in alto; certificato di domicilio
prodotto dalla convenuta il 24 giugno 2002). La sentenza è stata emessa però in
contumacia, la convenuta non essendosi costituita davanti in giudizio. Dagli
atti risulta – come detto – che il presidente del Tribunale circondariale di
__________, accertato che la convenuta era domiciliata in Svizzera, ha
designato il 5 aprile 2001 alla medesima un rappresentante legale provvisorio
per la durata del procedimento (decisione citata, esibita il 13 luglio 2002
dall'istante; doc. _, pag. 2 in alto). Se non che, tale modo di procedere disattende
i requisiti dell'art. 27 cpv. 2 lett. a LDIP. Una “citazione regolare” nel
senso di tale norma dev'essere idonea a informare il convenuto dell'azione
promossa nei suoi confronti, in modo che questi possa adeguatamente difendersi
(Othenin-Girard, La réserve d'ordre public en droit international privé suisse, Zurigo 1999, pag. 102; Dutoit,
Commentaire de la loi fédérale du 18 décembre 1987, 3a edizione, n. 8 ad art. 27 LDIP). Essa deve quindi
essere effettiva, non solo fittizia (Berti/Schnyder,
op. cit., n. 11 ad art. 27 LDIP; Volken in:
IPRG Kommentar, Zurigo 1993, n.
36 ad art. 27 LDIP). La semplice designazione di un rappresentante legale
provvisorio non informa affatto la parte convenuta della procedura intentata
contro di lei.

 

                                   4.   L'istante
adduce che, comunque sia, la moglie era “al corrente della procedura di
divorzio perché informata dai propri fratelli e dall' che le è stato designato
in Kossovo”, tant'è che essa avrebbe finanche “telefonato al giudice incaricato
del caso” (act. VI, pag. 1 in fondo). La convenuta obietta, dal canto suo, di
essere venuta a conoscenza del procedimento solo alcuni mesi dopo la
convocazione, poiché avvertita per telefono da suo padre (act. VI, pag. 2 in
alto). Ora, sotto il profilo dell'art. 27 cpv. 2 LDIP non basta che una parte
abbia avuto notizia di una causa promossa nei di lei confronti. Occorre – si
ripete – che essa ne abbia avuto formale conoscenza per mezzo di
un'effettiva citazione (Berti/Schnyder,
loc. cit., con richiami), ciò che in concreto fa manifesto difetto. Ma anche
volendo ammettere – per avventura – che la generica comunicazione da parte dei
familiari di un procedimento in corso imponesse alla convenuta di presen­tarsi
davanti al giudice straniero, l'istanza di delibazione andrebbe ad ogni modo
respinta per i motivi esposti in appresso.

 

                                   5.   Dal
fascicolo processuale risulta che quando il marito ha promosso azione di divorzio
in Kossovo, il 5 gennaio 2001 (memoriale introduttivo agli atti), già pendeva davanti
al Pretore della giurisdizione di Città una causa di divorzio avviata dalla
moglie con petizione del 9 aprile 1998 (dichiarazione 20 giugno 2002 del
medesimo Pretore, agli atti). L'istante stesso ha riconosciuto altresì di avere
inoltrato la propria azione intesa allo scioglimento del vincolo matrimoniale
dopo l'analoga causa presentata dalla moglie in Svizzera (act. I, pag. 2 in
alto). Nulla induce a ritenere per altro che egli ignorasse il procedimento
avviato dalla moglie davanti al Pretore di Città, né l'interessato sostiene una
tesi del genere. Quanto alla moglie, essa ha formalmente sollevato eccezione di
litispendenza, in sede di delibazione, al contraddittorio del 18 giugno 2002
davanti a questa Camera (act. VI, pag. 1 in basso), come prevede l'art. 27 cpv.
2 LDIP (Volken, op. cit., n. 27
ad art. 27 LDIP; Dutoit, op.
cit., n. 6 e 10 ad art. 27). Ne discende, per finire, che l'istanza di delibazione
dev'essere respinta, la sentenza da delibare rivelandosi in urto con l'ordine
pubblico processuale svizzero consacrato dall'art. 27 LDIP.

 

                                   6.   Gli
oneri dell'attuale giudizio seguono la soccombenza dell'istante (art. 148 cpv.
1 CPC). Assistita da un legale, la convenuta ha diritto a una congrua indennità
per ripetibili, commisurata alle presumibili spese e all'impegno profuso dal
patrocinatore per esaminare l'incarto, tenere un probabile colloquio con la
cliente, redigere la domanda di assistenza giudiziaria, produrre la documentazione
richiesta e partecipare a due udienze davanti a questa Camera. Il che
giustifica, tutto ben ponderato, un'indennità per ripetibili di fr. 1500.–. 

 

                                         La
domanda di assistenza giudiziaria presentata il 12 giugno 2002 dalla convenuta
– in comprovate ristrettezze finanziarie (art. 155 vCPC, in vigore fino al 29
luglio 2002: BU n. 30/2002 pag. 213) – merita accoglimento, la resistenza alla
delibazione essendosi rivelata provvista di buon diritto (art. 157 vCPC). L'assegnazione
di congrue ripetibili renderebbe di per sé la richiesta senza oggetto (cfr.
anche Poudret, Commentaire
de la loi fédérale de l'organisation judiciaire, vol. V, Berna 1992,
pag. 128 n. 9 a metà). Data l'incerta situazione finanziaria dell'istante (sentenza
26 marzo 2001 del Pretore della giurisdizione di Città, allegata all'act. V,
consid. 8) si giustifica nondimeno di ammettere la convenuta al beneficio
dell'assistenza giudiziaria, per il caso in cui l'incasso dell'indennità si
rivelasse difficile o impossibile (DTF 122 I 322). La somma che essa sarà
riuscita a riscuotere andrà, in ogni caso, dedotta dalla nota professionale
soggetta a tassazione.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L'istanza
di delibazione è respinta.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 250.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell'istante, che rifonderà a __________ fr. 1500.– per
ripetibili.

 

                                   3.   __________
è ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio
dell' __________ nella misura in cui l'indennità per ripetibili risultasse di impossibile
o di difficile incasso.

 

                                   4.   Intimazione
a:

                                         –__________;

                                         –__________.

 

 

Per la prima Camera civile
del Tribunale d'appello

La presidente                                                        Il
segretario