# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a93d0e98-27cb-5438-9b7e-211009a95ffa
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.06.2005 38.2005.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2005-25_2005-06-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2005.25

   

  DC/sc

  	
  Lugano

  9 giugno 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

statuendo sul ricorso del 1° marzo 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 1°
  febbraio 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1
  

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione del 1° febbraio 2005 la Cassa CO 1 (di seguito la
Cassa) ha stabilito che RI 1 non ha diritto alle indennità per insolvenza,
argomentando in particolare:

 

" 
(...)

Secondo la Prassi SECO 

244/1, oltre alle persone che occupano una
posizione analoga a quella di datore di lavoro non hanno diritto all'indennità
neanche i loro coniugi che lavorano nell'azienda.

 

L'esclusione dalle prestazioni di tali persone
avviene senza procedere a ulteriori verifiche dell'effettivo potere
decisionale. Di conseguenza i coniugi delle persone che lavorano nell'azienda
sono esclusi dal diritto all'indennità per insolvenza, anche se non svolgono
una funzione analoga a quella del datore di lavoro.

 

Considerato quindi che lei è la moglie del
presidente della società, signor __________, non ha diritto all'indennità per
insolvenza.

 

La nostra decisione del 22.12.2004 è confermata e
la sua opposizione  del 20 gennaio 2005 respinta." (Doc. A)

                               1.2.   Contro la
decisione su opposizione l'assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA
nel quale si è così espressa:

 

" 
La società, per la quale lavoravo da oltre
sedici anni, venne posta al beneficio di una moratoria concordataria della
durata di sei mesi. La concessione della moratoria, unitamente alle
informazioni rilasciate dal CDA a tutto il personale che era considerato come
salvaguardato da questa speciale procedura, non indicava presagi tragici così
come avvenuti nella realtà. Il rilancio previsto dal progetto di
ristrutturazione che prevedeva la salvaguardia anche del settore __________ (con
un potenziamento) e nel quale io lavoravo, era un'ulteriore garanzia del mio
posto di lavoro. Ancora durante la prima riunione presso la Pretura di __________
(svoltasi il 27 ottobre 2004) venne concessa una ulteriore scadenza nel giorno
di 23 novembre 2004). Purtroppo per motivi a me sconosciuti, il previsto
rilancio non ebbe esito positivo e la moratoria venne revocata dalla Pretura di
__________.

 

La conseguente procedura portò la società al
fallimento in tempi estremamente brevi e non prevedibili.

In un contesto prettamente personale derivante
dai miei lunghi anni di sacrifici, dal pagamento dei contributi sia di AVS che,
in particolare, di disoccupazione, di aver lavorato in condizioni non sempre
ideali ed aver cercato di contribuire, con la pazienza e la fedeltà aziendale,
alla salvaguardia di un'azienda con oltre vent'anni di attività e di parte dei
posti di lavoro, questi atteggiamenti mi toccano profondamente non solo dal
profilo finanziario ma pure nell'aspetto morale. Quest'ultimo, come a voi ben
noto, non è controllabile e le conseguenze ancor meno prevedibili.

 

In diritto

 

Nonostante gli indirizzi dottrinali che si
possono "intendere", si dovrebbe essere dell'avviso che, un soggetto
ad oneri assicurativi dovrebbe poter usufruire dei vantaggi posti in essere nel
versare i contributi. In effetti al momento del versamento di un contributo
nasce un rapporto contrattuale che, se non di carattere diretto, è coperto da
un contratto mantello. Nella fattispecie questo viene ravvisato dalla legge e
dal regolamento di applicazione. Orbene, questo impegno assunto nell'accettare
i contributi e non ponendo evidenti e chiari limiti all'assicurato, viene
bellamente e tranquillamente disatteso. In virtù di motivazioni, perlomeno
sorprendenti.

 

Aggiungo che qualunque sia la vostra decisione,
non potrà trovare la mai accoglienza in quanto:

 

-   la legge non prevede detta discriminazione, tanto che non citate
nessun articolo;

 

-   la pubblicazione Prassi SECO 1/2004 che non sono riuscita a
trovare nel sito www.seco-admin.ch,
complici sicuramente le mie difficoltà di navigazione, non può essere ritenuto
elemento essenziale per negare un diritto ad un soggetto correttamente
assicurato;

 

-   nel suo assieme, se posso intendere la sottilità della vostra
interpretazione, essendo tale non può essere generalizzata e va applicata per
ogni singolo caso;

 

-   ho regolarmente pagato i contributi, e l'azienda che mi ha
occupato altrettanto ha fatto, quindi contrattualmente sono nati dei diritti legittimi
e completi.

 

Confermo quindi, a codesto lodevole Tribunale, la
mia opposizione alla decisione del 22 dicembre 2004 ed alla successiva
Decisione su opposizione del 1 febbraio 2005, dell'__________ Cassa CO 1, __________."
(Doc. I)

 

                               1.3.   Nella sua risposta
del 18 marzo 2005 la Cassa chiede di respingere il ricorso e osserva che:

 

" 
(...)

Con richiesta del 22 dicembre 2004 la signora RI
1 ha rivendicato indennità per insolvenza per un ammontare di fr. 15'051.--
pari al salario dovuto per il periodo di disdetta e relativa quota parte di 13a
e vacanze e un supplemento per vacanze maturate dal 1° gennaio 2004 al 30
novembre 2004.

 

Dalla richiesta d'indennità per insolvenza si
evince che il fallimento è stato decretato il 24 novembre 2004 e che il salario
è stato pagato, con la sola eccezione delle vacanze, fino al 30 novembre 2004.

 

Va premesso che l'eventuale indennità per
insolvenza erogabile riguarderebbe solo il periodo in cui vi è stata
prestazione lavorativa e cioè i 4 mesi precedenti il 24 novembre 2004. Dal
25.11.2004 poteva entrare in linea di conto solo l'indennità di disoccupazione
in base all'art. 29 LADI.

 

Nella presente fattispecie la Cassa si è opposta
al riconoscimento delle prestazioni, limitate al diritto a vacanze per il
periodo 25.07/24.11.2004, per la ragione che la signora RI 1 è moglie del
Presidente del consiglio di amministrazione della __________.

 

A proposito dei membri di un organo decisionale
supremo dell'azienda, l'art. 51 cpv. 2 LADI stabilisce:

 

"                                                                             Non
hanno diritto all'indennità per insolvenza le persone che, in qualità di soci,
di membri di un organo dirigente dell'azienda o finanziariamente partecipi
della società, prendono parte alle decisioni del datore di lavoro o possono
esercitarvi un influsso considerevole, nonché i loro coniugi che lavorano
nell'azienda.

 

La signora RI 1 è moglie del signor __________,
Presidente del consiglio di amministrazione, e quindi esclusa per legge dal
diritto alle prestazioni.

 

La Prassi ML/AD 2004/01 al punto 6 stabilisce:

 

"                                                                             Oltre
alle persone che occupano una posizione analoga a quella de datore di lavoro
non hanno diritto all'indennità per insolvenza neanche i loro coniugi che
lavorano nell'azienda.

L'esclusione delle
prestazioni di tali persone avviene senza procedere a ulteriori verifiche dell'effettivo
potere decisionale. Di conseguenza i coniugi delle persone che lavorano, con
questa posizione, nell'azienda sono esclusi dal diritto all'indennità per
insolvenza, anche se non svolgono una funzione analoga a quella del datore di
lavoro."

 

Quanto precede chiarisce senza dubbio alcuno la
situazione della ricorrente e quindi la Cassa chiede a codesto lodevole
Tribunale di voler respingere il ricorso confermando la decisione
impugnata." (Doc. V)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 51 cpv. 1 LADI i lavoratori soggetti all’obbligo di contribuzione, al
servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura
d’esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto
all’indennità per insolvenza se:

 

                                         a.   il
loro datore di lavoro é stato dichiarato in fallimento e se a quel momento
vantano crediti salariali oppure

                                         b.   il
fallimento non viene dichiarato soltanto perché in seguito a manifesto
indebitamento del datore di lavoro nessun creditore é disposto ad anticipare le
spese o

                                         c.   hanno
presentato, contro il datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti
salariali.

 

                                         Il cpv. 2
di questa disposizione stabilisce poi che non hanno diritto all’indennità per
insolvenza le persone che, in qualità di soci, di membri di un organo dirigente
dell’azienda o finanziariamente partecipi della società, prendono parte alle
decisioni del datore di lavoro o possono esercitarvi un influsso considerevole,
nonché i loro coniugi che lavorano nell’azienda.

 

                                         Il
contenuto dell’art. 51 cpv. 2 LADI é identico a quello dell’art. 31 cpv. 3
lett. c LADI. 

                                         Pertanto
la giurisprudenza sviluppata dal Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) e
dal TCA in merito a quest’ultimo disposto trova applicazione analogica anche
nella presente fattispecie.

                                         Infatti
il TFA, in una decisione del 21 maggio 1997, pubblicata in SVR 1997 ALV Nr.
107, ha, tra l’altro, affermato che la giurisprudenza emanata relativamente
all’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI é applicabile pure al diritto all’indennità per
insolvenza di cui all’art. 51 LADI.

 

                                         Infine al
proposito Gehrards testualmente rileva:

 

"  Keinen
IE-Anspruch hat der Personenkreis, der auch bei der KAE und SWE vom Anspruch
ausgeschlossen ist (AVIG 51 II).” (cfr. G. Gehrards, “Grundriss des neuen
Arbeitslosenversicherungsrecht”, Ed. P. Haupt,
Berna-Stoccarda-Vienna, 1996, pag. 174 n° 79).

 

                               2.3.   Secondo l'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, non hanno diritto
all'indennità per lavoro ridotto le persone che, come soci, compartecipi
finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda, determinano
o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come
anche i loro coniugi occupati nell'azienda.

                                         Questa
normativa è stata introdotta nella legge per ovviare a possibili abusi in una
situazione particolare "in cui gli interessi in gioco si
sovrappongono" (cfr. Messaggio concernente una nuova legge federale su
l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e l'indennità per
insolvenza del 2 luglio 1980, Ed. separata p. 62, Gerhards, “Kommentar...” Vol. I, pag. 408 no. 43; Beatrice Brügger, Die
Kurzarbeitsentschädigung als Arbeitslosenversicherungsrechtliche
Präventivmassnahme, Berna 1993, p. 37).

                                         In una sentenza del 9 marzo 1987, pubblicata in DTF 113 V 74, il
Tribunale federale delle assicurazioni ha avuto modo di precisare che,
contrariamente alla giurisprudenza relativa al vecchio art. 31 cpv. 1 lett. c
OAD, si deve riconoscere che il diritto è escluso per le persone menzionate
dall'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI.

 

                                         In una
sentenza del 19 novembre 1994, pubblicata in DTF 120 V 521 e in SVR 1995 ALV
Nr. 36, il Tribunale federale delle assicurazioni ha stabilito che, per
giudicare se un dipendente, membro di un organo dirigente di un'impresa è
escluso dal diritto all'indennità in virtù dell'art. 31 cpv. 3 lett. c LADI,
bisogna determinare di quale potere decisionale egli dispone effettivamente, in
funzione della struttura interna dell'azienda. Secondo la nostra massima
istanza non è ammissibile rifiutare il diritto all'indennità ad un dirigente
per il solo motivo che egli è autorizzato a rappresentare la ditta con la sua
firma ed è iscritto al registro di commercio. Nel caso che era chiamato ad
esaminare il TFA ha così riconosciuto il diritto all'indennità a due
vicedirettori, visto che le loro competenze erano limitate a certi settori
tecnici.

                                         Le
sentenze sopra menzionate sono poi state ulteriormente confermate dal Tribunale
federale in una decisione del 17 luglio 1996 pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 82,
DTF 122 V 270 e DLA 1996/1997, Nr. 23, pag. 130.

                                         In un
ulteriore sentenza del 26 marzo 1997, pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 101, Il
Tribunale federale, sempre in merito all’esclusione delle persone elencate
all’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI dal diritto all’indennità per lavoro ridotto,
ha stabilito che non bisogna giudicare esclusivamente in base allo statuto
formale di organo; va invece stabilito, in virtù degli elementi concreti della
fattispecie, l’ampiezza del potere decisionale. Occorre pertanto applicato un
concetto di organo in senso materiale, poiché solo così vi é la garanzia che
l’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, il quale intende scientemente combattere gli
abusi, adempia il suo scopo.

                                         In
particolare nelle decisioni pubblicate in SVR 1997 ALV Nr. 82, DTF 122 V 270 e
DLA 1996/1997, Nr. 23, pag. 130, e in SVR 1997 ALV Nr. 101, il TFA ha affermato
che un dipendente membro del consiglio di amministrazione di un’azienda gode di
un notevole potere decisionale ai sensi dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI ex
lege, come descritto agli art. 716 a 716b del Codice delle obbligazioni.

                                         Il TFA ha
infatti rilevato che:

 

"  (...)
Nach der Rechtsprechung muss bei Arbeitnehmern, bei denen sich aufgrund ihrer
Mitwirkung im Betrieb die Frage stellt, ob sie einem obersten betrieblichen
Entscheidungsgremium angehören und ob sie in dieser Eigenschaft massgeblich
Einfluss auf die Unter- nehmensentscheidungen nehmen können, jeweils geprüft
werden, welche Entscheidungsbefugnisse ihnen aufgrund der internen
betrieblichen Struktur zukommen. Hiervon ausgenommen hat das Eidgenössische
Versicherungsgericht einzig die mitarbeitenden Verwaltungsräte, da diese
unmittelbar von Gesetzes wegen 

(Art. 716-716b OR) über eine massgebliche
Entscheidungsbefugnis im Sinne von Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG verfügen (BGE 122
V 273 E. 3 mit Hinweisen). Hingegen geht es nach der zuvor erwähnten 

Rechtsprechung nicht an, Angestellte in leitenden
Funktionen allein deswegen vom Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung auszu-
schliessen, weil sie für einen Betrieb zeichnungsberechtigt und im
Handelsregister eingetragen sind (BGE 122 V 272 E. 3, 120 V 525 f. E. 3b; vgl.
ferner ARV 1996 Nr. 10 S. 52). (...).”

(cfr. SVR 1997 ALV Nr. 101, pag. 310 consid. 5a)

 

                                         Il TFA si
é poi ancora riconfermato nella sua giurisprudenza in un’ulteriore decisione
del 21 maggio 1997 pubblicata in SVR 1997 ALV Nr. 107.

                                         In
particolare, in questa sentenza il TFA ha confermato un giudizio cantonale che,
accogliendo parzialmente il ricorso (si trattava di stabilire se un direttore
con diritto di firma individuale fosse o meno escluso dal diritto alle
indennità per insolvenza), ha rinviato gli atti alla Cassa di disoccupazione
per ulteriori accertamenti.

 

                                         In
quell’occasione il TFA ha pure sottolineato che:

 

                                         “(...) Im Urteil B. AG vom 26. März 1997 (C 102/96) hat das
Eidgenössische Versicherungsgericht sodann dargelegt, dass Art. 31 Abs. 3 lit.
c AVIG vor allem an die faktische Möglichkeit zur Einflussnahme anknüpft. Diese
wird zwar bei einem Verwaltungsrat begriffsnotwendig vorausgesetzt (BGE 122 V
273 oben), bei leitenden Angestellten auf tieferen Ebenen der Organisation
jedoch häufig durch entsprechende Umschreibung des Aufgaben- und
Kompetenzbereichs eingeschränkt. Wo dabei im Einzelfall die Grenze zwischen dem
obersten betrieblichen Entscheidungsgremium und den unteren Führungsebenen
verläuft, lässt sich anhand formaler Kriterien allein nicht beurteilen. (...).”

                                          (cfr.
SVR 1997 ALV Nr. 107, consid. 1. b). pag. 331)

 

                                         Il Tribunale
amministrativo, Sezione assicurazioni sociali, di Lucerna, in una decisione,
cresciuta in giudicato, del 29 aprile 1997 e pubblicata in SVR 1998 ALV Nr. 2,
ha stabilito, tra l’altro, che non vi é nessun diritto alle indennità per
insolvenza per un lavoratore che é contemporaneamente membro del consiglio
d’amministrazione. E ciò vale anche per il periodo posteriore all’uscita dal
consiglio d’amministrazione, qualora i fatti riprovevoli, che hanno condotto
all’insolvenza, rispettivamente al fallimento, risalgono al tempo in cui la
persona fu membro del consiglio d’amministrazione.

 

                                         Nella
medesima sentenza, il Tribunale di Lucerna, in merito all’impossibilità di un
membro del consiglio d’amministrazione ad avere accesso ai documenti necessari,
ha avuto pure modo di osservare che:

 

"  (...)
Was die ungenügende Versorgung mit Informationen betrifft, so ist darauf
hinzuweisen, dass die Verwaltungsratsmitglieder von sich aus die Pflicht haben,
sich die erreichbare und für notwendig erachtete Informationen -allenfalls auf
gerichtlichem Weg- zu beschaffen (vgl Guhl Th., a.a.O., S. 709). (...).”

  (cfr. SVR 1998 ALV Nr. 2, pag. 5 in
fine).

 

                                         In una
decisione, cresciuta in giudicato, del 25 febbraio 1997 e pubblicata in SVR
1997 ALV Nr. 104, il Tribunale amministrativo di Glarona, sempre nell’ambito
dell’art. 51 cpv. 2 LADI, ha, in particolare, rilevato ancora che:

 

"  (...)
Wie bereits erwähnt, bezweckt Art. 51 Abs. 2 AVIG eine Angleichung der
Insolvenzentschädigung an Art. 219 Abs. 4 lit. a SchKG. Der Ausschluss der in
Art. 51 Abs. 2 AVIG genannten Personen von Insolvenzentschädigung und
Konkursprivileg wird im wesentlich damit gerechtfertigt, dass diese aufgrund
ihrer Stellung Einsicht in die Bücher hätten und daher von der Insolvenz des
Arbeitgebers nicht überrascht würden, sondern rechtzeitig anders disponieren
könnte (vgl. vorn E. 2c).

  Die finanzielle
Verhältnisse der A AG waren bereits im Zeitpunkt, als der Beschwerdeführer
seinen Rücktritt aus dem Verwaltungsrat erklärte, schlecht. Der
Beschwerdeführer kann vom Konkurs seiner Arbeitgeberin nicht überrascht worden
sein und bedarf keines besonderen Schutzes (vgl dazu BBl 1994, S. 361/362). Er
hat daher trotz seines Ausscheidens aus dem Verwaltungsrat keinen Anspruch auf
Insolvenzentschädigung. (...).” (cfr. SVR 1997 ALV Nr. 104 consid. 5.b), pag. 322).

 

                                         Il TFA,
in un'ulteriore decisione del 31 gennaio 2000 (confermata anche in DLA 2000,
pag. 176) pubblicata in DTF 126 V 134, ha inoltre stabilito che ai fini di
determinare il momento dell'uscita dal consiglio di amministrazione di una
società anonima decisiva è la data, per analogia con la giurisprudenza relativa
all'art. 52 LAVS, delle effettive dimissioni dal consiglio di amministrazione,
e non quella della cancellazione dell'iscrizione nel Registro di commercio o quella
della pubblicazione nel Foglio ufficiale svizzero di commercio.

                                         Il
diritto all'indennità per insolvenza dev'essere negato giusta l'art. 51 cpv. 2
LADI pure per i periodi posteriori all'uscita dal consiglio di amministrazione
qualora le difficoltà finanziarie cui è riconducibile il fallimento siano
esistite già in precedenza e il rapporto di lavoro sia stato mantenuto.

 

                               2.4.   A proposito
della negazione del diritto all'indennità di disoccupazione al coniuge di un
membro del consiglio di amministrazione, in una sentenza del 24 marzo 2005
nella causa A., C 187/04, l'Alta Corte ha rilevato:

 

" 
(...)

Die kantonale Rekurskommission hat die
gesetzliche Vorschrift zum Ausschluss von Personen in arbeitgeberähnlicher
Stellung und ihrer im Betrieb mitarbeitenden Ehegatten vom Anspruch auf
Kurzarbeitsentschädigung (Art. 31 Abs. 3 lit. c AVIG) sowie die Rechtsprechung
zur analogen Anwendung dieser Bestimmung auf solche Personen und deren
Ehegatten, welche Arbeitslosenentschädigung verlangen (vgl. BGE 123 V 236 Erw. 7),
richtig dargelegt. Darauf wird verwiesen.

(...)

2.2  Die Ehegattin des Beschwerdeführers
bekleidet ungeachtet der Vorbringen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde eine
arbeitgeberähnliche Stellung. Eine solche kommt ihr als
Verwaltungsratspräsidentin von Gesetzes wegen zu (BGE 122 V 273 Erw. 3; ARV
2004 Nr. 21 S. 196). Auch wenn sie nur kollektiv zu  zweien
unterschriftsberechtigt ist und lediglich 40 % der Aktien besitzt, ändert sich
nichts daran, dass sie den Gang des Geschäfts massgeblich zu beeinflussen
vermag. Zudem ist irrelevant, ob sie für ihr Verwaltungsratsmandat Lohn bezieht
und ob die Firma inaktiv ist (100%ige Kurzarbeit, BGE 123 V 238 Erw. 7b/bb).
Die Überschuldung ist sodann kein taugliches Kriterium, das Auscheiden einer
Person in arbeitgeberähnlicher Stellung zu belegen (Urteil K. vom 8. Juni 2004,
C 110/03). Vorliegend stand überdies bis zum Datum des Einspracheentscheides
(22. März 2004), welches die  zeitliche Grenze der richterlichen
Überprüfungsbefugnis bildet (BGE 116 V 248 Erw. 1), nicht definitiv fest, ob
die Firma endgültig liquidiert werde, waren doch noch Straf- und
Rechtsöffnungsverfahren mit Forderungen in Millionenhöhe hängig. In diesen
Prozessen spielte der Beschwerdeführer eine aktive Rolle.

Dies zeigt auf, dass er nicht jede Verbindung mit
seiner Firma gänzlich abgebrochen hat, in der seine Ehegattin eine
arbeitgeberähnliche Stellung innehat. Daher steht ihm keine
Arbeitslosenentschädigung zu (ARV 2001 Nr. 25 S. 218; Urteil F. vom 11. August
2003, C 30/03).

 

2.3  Was der Beschwerdeführer im Weiteren
einwendet, vermag zu keinem andern Ergebnis zu führen. Der Hinweis auf das
Urteil E. vom 16. Dezember 2003, C 301/02, ist schon deshalb nicht stichhaltig,
weil es dort nicht um den Fall eines Ehegatten ging. Die Rechtsprechung nach
BGE 123 V 234 bezweckt nicht nur, dem ausgewiesenen Missbrauch an sich zu
begegnen, sondern bereits dem Risiko eines solchen, welches der Ausrichtung von
Arbeitslosenentschädigung an Personen in arbeitgeberähnlicher Stellung inhärent
ist (Urteil F. vom 14. April 2003, C 92/02).

 

2.4  Schliesslich kann der Beschwerdeführer aus
der Tatsache, dass dem ebenfalls aus dem Verwaltungsrat ausgeschiedenen und
durch seine Ehefrau ersetzten G.________ im Kanton Bern
Arbeitslosenentschädigung zugesprochen worden sein soll, nichts zu seinen
Gunsten ableiten. Denn eine Gleichbehandlung im Unrecht kommt erst in Frage,
wenn eine ständige gesetzwidrige Praxis einer rechtsanwendenden Behörde
vorliegt und die Behörde zu erkennen gibt, dass sie auch in Zukunft nicht von
dieser Praxis abzuweichen gedenkt (BGE 127 I 2 Erw. 3a mit Hinweisen). Der
Einzelfall  G.________ erfüllt diese Anforderungen offensichtlich nicht. Dass
die  Vorinstanz zu diesem bereits im kantonalen Prozess vorgetragenen Argument
in der Begründung ihres Entscheides nicht eingegangen ist, rechtfertigt in casu
keine Rückweisung. Einerseits konnte sich der Beschwerdeführer vor dem Eidgenössische
Versicherungsgericht, welches über eine volle Kognition verfügt, nochmals zu
diesem Punkt äussern. Anderseits wäre das vorinstanzliche Vorgehen, sofern es
denn einer Verletzung des rechtlichen Gehörs gleichkäme, als im vorliegenden
Verfahren geheilt zu betrachten. (...)"

 

                               2.5.   In una direttiva pubblicata in Prassi AD 2004/1 il Segretariato
di stato dell'economia (SECO), quale autorità di sorveglianza che deve
adoperarsi per garantire un’applicazione uniforme del diritto e impartire le
istruzioni generali (cfr. art. 110 LADI e DTF 127 V 57, consid. 3a pag. 61), in
merito all’esclusione del diritto all’indennità per insolvenza secondo l'art.
51 cpv. 2 LADI ha, in particolare, stabilito che:

 

" 
(...)

6.   Oltre
alle persone che occupano una posizione analoga a quella di datore di lavoro
non hanno diritto all'indennità neanche i loro coniugi che lavorano
nell'azienda.

                                                                         L'esclusione
dalle prestazioni di tali persone avviene senza procedere a ulteriori verifiche
dell'effettivo potere decisionale. Di conseguenza i coniugi delle persone che
lavorano nell'azienda sono esclusi dal diritto all'IDI, anche se non svolgono
una funzione analoga a quella del datore di lavoro. (...)"

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie
dagli atti dell'incarto risulta che il presidente del Consiglio di
amministrazione della __________ era __________ (cfr. Doc. 11), marito
dell'assicurata (cfr. Doc. 9.).

                                         In simili condizioni,
visto il tenore dell'art. 51 cpv. 2 LADI (cfr. consid. 2.2), della
giurisprudenza (cfr. consid. 2.3 e 2.4) e delle direttive citate (cfr. consid.
2.5), l'assicurata è esclusa per legge dal diritto di ottenere le indennità per
insolvenza.

                                         Questa indicazione figura
peraltro esplicitamente al punto f. del formulario "Domanda d'indennità
per insolvenza" allestito e firmato dall'assicurata (cfr. Doc. 12 e Doc.
13).

                                         La decisione su
opposizione impugnata deve dunque essere confermata.

                                         Quanto all'osservazione
dell'assicurata, che ritiene ingiusto non poter beneficiare dell'indennità per
insolvenza dopo avere lavorato e versato i contributi durante molti anni,
questo Tribunale si limita a rilevare che esso è tenuto ad applicare le leggi
federali (cfr. art. art. 191 Cost. fed., STFA del 10 luglio 2003 nella causa
C., H 19/02; RDAT I-2001 pag. 235 seg.; STFA del 18 aprile 2005 nella causa F.,
B 109/04; STFA del 29 marzo 2005 nella causa B., H 226/04; STFA del 16 febbraio
2005 nella causa M., K 166/04).

 

                                      

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti