# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 11274331-d982-56cc-8757-bc60e4c3dd77
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-04-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 26.04.2005 52.2005.91
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2005-91_2005-04-26.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2005.91

   

  	
  Lugano

  26 aprile
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente,

  Stefano Bernasconi e Matteo Cassina

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 14 marzo 2005 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  patrocinato dall' PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 2 marzo 2005 (n. 949) del Consiglio
  di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 26 gennaio 2005
  del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi e dell'immigrazione,
  in materia di autorizzazione di entrata e di rilascio di un permesso di
  soggiorno a titolo di ricongiungimento familiare in favore dei figli S__________
  (__________1987) e G__________ (__________1990);

  

 

 

viste le risposte:

-    18 marzo 2005 del
Dipartimento delle istituzioni;

-    23 marzo 2005 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) Il
cittadino macedone RI 1 (1960) è entrato la prima volta in Svizzera il 24
maggio 1991 per lavorare in qualità di stagionale, lasciando nel suo Paese
d'origine la moglie N__________ (1959) e i figli Z__________ (1984), D__________
(1986), S__________ (1987) e G__________ (1990).

Con decisione 4 ottobre 1996, confermata su
ricorso dal Consiglio di Stato il 13 novembre successivo, l'allora Sezione
degli stranieri (ora: dei permessi e dell'immigrazione) del Dipartimento delle
istituzioni ha respinto la domanda di RI 1 volta a ottenere la trasformazione
del suo permesso di dimora stagionale in annuale. Il 10 dicembre 1996, egli ha
lasciato il territorio elvetico.

Il 30 maggio 1997 l'insorgente ha divorziato
dalla moglie.

 

b) Il 12 agosto 1999 RI 1 si è sposato a B__________,
nella Repubblica di Macedonia, con la cittadina elvetica S__________ (1947).

Autorizzato il 10 novembre 1999 a entrare in
Svizzera per vivere insieme alla moglie, l'insorgente ha ottenuto un permesso
di dimora e, dal 10 novembre 2004, di domicilio con prossimo termine di
controllo fissato per il 9 novembre 2007.

 

 

                                  B.   a) Il 14
luglio 2004, S__________ e G__________ hanno chiesto alla Sezione dei permessi
e dell'immigrazione, per il tramite dell'Ambasciata di Svizzera in Macedonia,
l'autorizzazione a entrare nel nostro Paese per vivere presso il padre,
allegando la sentenza 18 maggio 2004 del Tribunale principale di T__________
con cui li ha affidati a quest'ultimo.

 

b) Il 26 gennaio 2005 l'autorità
dipartimentale ha deciso di non autorizzare la loro entrata in Svizzera e di
non rilasciare loro un permesso di dimora, sostanzialmente perché il
ricongiungimento con il padre era stato chiesto tardivamente ed era essenzialmente
volto a offrire loro condizioni di vita migliori che in Macedonia.

La decisione è stata resa sulla base degli
art. 4, 16, 17 LDDS; 8 ODDS e 8 CEDU.

 

                                  C.   Con
giudizio 2 marzo 2005, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

L'Esecutivo cantonale ha ritenuto che non
fossero dati i presupposti per autorizzare il ricongiungimento familiare,
perché il legame tra padre e figli, questi ultimi ormai prossimi a entrare nel
mondo del lavoro, non appariva intenso ed effettivamente vissuto segnatamente a
causa della lunga separazione volontaria tra gli stessi.

Il Governo ha ritenuto inoltre che non vi
fossero interessi famigliari preponderanti tali da modificare le relazioni come
erano state vissute fino a quel momento, rilevando che S__________ e G__________
sono nati e cresciuti in Macedonia dove vivono presso la madre e altri parenti,
che li hanno accuditi da quando il padre è partito per l'estero.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando che i suoi figli S__________
e G__________ siano autorizzati a entrare in Svizzera e posti al beneficio di
un permesso di dimora. In via del tutto subordinata, egli chiede di permettere
il ricongiungimento familiare almeno con il figlio G__________.

Sostiene che il legame con i suoi figli è
intenso ed effettivamente vissuto e di avere sempre mantenuto i contatti con
gli stessi durante la loro separazione. Secondo l'insorgente, il ricongiungimento
è stato possibile solo a partire dalla sentenza del Tribunale di T__________
che glieli ha affidati. Di conseguenza, soggiunge il ricorrente, la domanda non
può essere considerata tardiva.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, se necessario, in seguito.

 

 

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr.
art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. In ambito di polizia degli stranieri il
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro
il rilascio o il rifiuto di un permesso di dimora o di domicilio, salvo laddove
un diritto all'ottenimento di un simile permesso si fonda su una disposizione
particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 100 cpv.
1 lett. n. 3 OG e 4 LDDS; DTF 128 II 145 consid. 1.1.1, 127 II 161 consid. 1a
con rinvii).

 

1.3. Giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS i figli
celibi d'età inferiore ai 18 anni hanno il diritto di essere inclusi nel
permesso di domicilio dei genitori, a condizione che vivano con questi ultimi.

RI 1 è domiciliato in Svizzera dal 10
novembre 2004 e i suoi figli S__________ e G__________ avevano, rispettivamente, 16 e 14 anni al momento del deposito della
domanda di ricongiungimento famigliare.

Conformemente alla norma menzionata, di
principio, essi dispongono dunque di un diritto al permesso sollecitato.
Qualora la censura di violazione dell'art. 17 cpv. 2 LDDS fosse sollevata innanzi
al Tribunale federale attraverso un ricorso di diritto amministrativo, questa
sarebbe infatti ammissibile in applicazione dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3
OG. Il gravame è pertanto ricevibile anche innanzi al Tribunale cantonale amministrativo.

 

1.4. Lo straniero che ha uno stretto legame
di parentela con una persona che possiede un permesso di domicilio in Svizzera
può invocare, a protezione della propria vita familiare, l'art. 8 CEDU. In tal
caso, se il legame è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle
autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno (cfr. art. 4 LDDS) è
limitata e contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto
amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv.
1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93
consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui all'art.
10 lett. a LALPS. La legittimazione a ricorrere compete in questi casi sia allo
straniero cui è stato negato il permesso, sia al parente con il quale egli
intende ricongiungersi in Svizzera (DTF 119 Ib 84 consid. 1c).

Nella fattispecie, il ricorrente sostiene di
avere mantenuto con i figli un legame intenso e vivo. Per la soluzione della
vertenza non è necessario esaminare più a fondo tale aspetto. In effetti, per
le ragioni che seguono, nella misura in cui la censura di violazione dell'art.
8 CEDU fosse ammissibile, essa andrebbe comunque respinta nel merito.

 

1.5. Il gravame, tempestivo (art. 10 LALPS e
46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), può essere evaso sulla base degli atti, senza istruttoria (art.
18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   L'art. 17
cpv. 2 LDDS ha per scopo di permettere ed assicurare a livello giuridico
un'effettiva convivenza familiare (DTF 119 Ib 81 consid. 2c). Tale disposto può
essere di conseguenza invocato solo per favorire una tale convivenza; ciò non è
il caso se lo straniero domiciliato in Svizzera vive separato dai figli per
anni e poco prima che essi compiano i diciotto anni li fa venire nel nostro
Paese, salvo che esistano validi motivi che hanno impedito un ricongiungimento
più tempestivo (DTF 119 Ib 88 consid. 3a). Benché la norma sia stata
essenzialmente concepita dal legislatore federale per permettere il
ricongiungimento dell'intero nucleo familiare, essa è applicabile per analogia
nell'ambito di famiglie monoparentali (DTF 125 II 585). In questi casi non
esiste però un diritto incondizionato dei figli che vivono all'estero a raggiungere
il genitore stabilitosi in Svizzera. Essi hanno diritto a essere inclusi nel
permesso del genitore domiciliato nel nostro Paese solo se è con questo che
hanno le relazioni familiari più intense. Nella valutazione di tale aspetto, si
deve tenere conto non soltanto delle circostanze passate, ma anche di eventuali
cambiamenti successivi e delle prospettive future (DTF 118 Ib 159 consid. 2b).
Neppure può essere ritenuto come determinante unicamente il fatto che il figlio
abbia sempre vissuto all'estero, dove ha allacciato i legami più stretti,
altrimenti il ricongiungimento famigliare non diverrebbe in pratica mai
possibile. È necessario per contro accertare presso quale genitore il figlio
abbia vissuto, e, in caso di divorzio, chi ne ha ricevuto l'affidamento; se nel
frattempo gli interessi dei figli si sono modificati, l'adattamento alla nuova
situazione famigliare dovrebbe, di principio, essere dapprima regolato dal
diritto civile.

Valgono per analogia i principi appena
esposti anche nei casi in cui uno dei genitori vive in Svizzera e il figlio è
restato nel proprio Paese d'origine in cura presso una terza persona o un altro
famigliare che non sia né il padre né la madre (DTF 125 II 588 segg. consid.
2c).

 

 

                                   3.   3.1. Tra
il 1991 e il 1996, RI 1 ha soggiornato a più riprese in Svizzera come lavoratore
stagionale.

Tornato alla fine del 1996 in Macedonia, il
30 maggio 1997 il ricorrente ha divorziato dalla prima moglie e, un paio di
anni più tardi, si è unito in matrimonio con la cittadina elvetica S__________.
Per vivere insieme a quest'ultima, il 10 novembre 1999 egli è quindi rientrato
in Svizzera, stabilendovisi definitivamente, mentre i suoi quattro figli, nati
rispettivamente nel 1984, 1986, 1987 e 1990, sono rimasti in Macedonia presso
la loro madre.

Tuttavia, malgrado che a quel momento i suoi
figli avessero un'età in cui avrebbero necessitato maggiormente della presenza
del padre, l'insorgente non si è prevalso immediatamente del diritto al
ricongiungimento familiare. È
solo nell'estate del 2004, qualche mese prima di ottenere un permesso di
domicilio, che ha chiesto all'autorità competente in materia di persone
straniere che S__________ e G__________, i quali
avevano ormai 16 rispettivamente 14 anni, fossero
autorizzati a entrare in Svizzera, senza peraltro documentare, oltre al puro
parlato, di aver mantenuto in qualche modo dei forti legami con gli stessi. Ora,
è vero che la procedura amministrativa è retta dalla massima inquisitoria (art.
18 cpv. 1 PAmm), secondo la quale spetta di principio all'autorità accertare
d'ufficio e in modo completo i fatti determinanti per la causa. Va però ricordato
che, soprattutto laddove una parte abbia introdotto una domanda nel suo
interesse o si trovi in condizione di meglio conoscere i fatti, la medesima è tenuta
a collaborare attivamente all'accertamento della fattispecie, fornendo
informazioni al giudice e indicando i mezzi di prova posti a sostegno delle sue
allegazioni (STF inedita 23 febbraio 1996 in re C__________ consid. 4a). Nel
caso concreto, invece, malgrado i vari argomenti sollevati nel gravame, l'insorgente
non ha saputo dimostrare che il legame con i suoi due figli, i quali vivono attualmente
ancora presso la madre, sia di un'intensità tale da imporre il loro
trasferimento definitivo in Svizzera. Pertanto, anche se non si mettesse in
discussione che il ricorrente ha mantenuto in qualche modo i contatti con S__________ e G__________ trascorrendo le vacanze presso di loro,
questi contatti non possono essere definiti preponderanti, ritenuto che è del tutto naturale che padre e figli mantengano dei rapporti durante
gli anni di separazione.

 

3.2. Da quando RI 1 si è separato dai figli,
della cura e dell'educazione degli stessi si è sempre occupata la madre, cui
erano affidati (v. ricorso, pag. 2; scritto 20 gennaio 2005 del legale dell'insorgente
al dipartimento).

Inoltre S__________ e a G__________ risiedono
da sempre in Macedonia. È dunque
là che hanno i loro legami sociali e culturali più stretti. Dato che nel loro
Paese d'origine sono ancora presenti famigliari che continuano a occuparsi
degli stessi, non appare dunque appropriato inserirli in un ambiente di cui non
conoscono la lingua e in un sistema scolastico e professionale sensibilmente
diverso dal loro. Per di più, il loro soggiorno in Svizzera non farebbe altro
che separare ulteriormente e senza motivi preponderanti il nucleo famigliare
esistente in Macedonia.

Non va poi dimenticato che la domanda di
ricongiungimento è stata presentata dopo circa cinque anni di separazione,
senza che siano stati addotti validi motivi atti a giustificare un'attesa così
lunga.

Non sussistono pertanto interessi familiari
preponderanti che esigano una modifica delle relazioni esistenti e imponga a S__________
e a G__________ di trasferirsi in Svizzera presso il padre, unico legame che
hanno nel nostro Paese. Non è certo il fatto che, con sentenza 18 maggio 2004,
il Tribunale principale di T__________ li abbia ora affidati al ricorrente, che
permette di ritenere il contrario. Bisogna infatti considerare che la recente decisione
dell'autorità giudiziaria macedone è stata presa previo accordo delle parti e motivata
dal fatto che il padre sarebbe in grado di offrire, rispetto alla madre, migliori
condizioni materiali per la cura e il mantenimento dei figli. Non è dato infatti
a vedere come tale assistenza non possa essere fornita a partire dalla
Svizzera, tenuto pure conto che essi sono prossimi ormai alla maggiore età.

In siffatte circostanze, non si vedono
oggettivamente quali possano essere i fattori che hanno spinto S__________ e G__________
__________, che hanno già terminato la scuola dell'obbligo, ad avviare una
pratica di ricongiungimento familiare se non, verosimilmente, la volontà di
beneficiare di un futuro migliore, segnatamente una formazione ed un avvenire
professionale più favorevoli di quelli ottenibili in Macedonia.

 

3.3. Visto quanto precede, si deve concludere
che i presupposti di cui all'art. 17 cpv. 2 LDDS non sono adempiuti e che il
principio della proporzionalità non è stato violato.

 

 

                                   4.   Occorre
esaminare ora se la decisione impugnata violi l'art. 8 CEDU.

 

4.1. Giusta l'art. 8 CEDU ogni persona ha
diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e
della sua corrispondenza (n. 1). Non può esservi ingerenza della pubblica autorità
nell'esercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista
dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società democratica,
è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il benessere
economico del Paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o
della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (n. 2).

 

4.2. L'art. 8 CEDU tutela, tra l'altro, la
relazione familiare tra genitori e figli. Non assicura tuttavia alla persona
residente in Svizzera un diritto assoluto di far venire nel nostro Paese un suo
familiare, segnatamente quando essa stessa ha preso la decisione di vivere
separata da quest'ultimo per venire in Svizzera. Tale principio vale, a maggior
ragione, laddove gli interessati dimostrano con il loro comportamento che il
permesso richiesto non è volto in primo luogo a permettere una vita familiare
comune, bensì al raggiungimento di altri obiettivi (DTF 122 II 392 consid. 4b
con rinvii; 119 Ib 91 consid. 4a; 118 Ib 153 consid. 2c). Difatti, in presenza
di un'ingerenza nella vita familiare, giustificata ai sensi dell'art. 8 n. 2
CEDU dalla politica restrittiva in materia di stranieri praticata dalla
Svizzera - in particolare dalla salvaguardia del mercato svizzero del lavoro e
dal mantenimento di un rapporto equilibrato tra popolazione svizzera e
straniera -, appare legittimo rifiutare un permesso di entrata e di soggiorno
sul nostro territorio al figlio di uno straniero quando la separazione della
famiglia risulta dalla libera scelta del genitore residente in Svizzera, non
sussistono interessi familiari preponderanti che impongono una modifica delle
relazioni esistenti rispettivamente una modifica si appalesa imperativa, ed
infine che la continuazione delle relazioni familiari non sono ostacolate
dall'autorità (ibidem).

 

4.3. In concreto, è da escludere che l'art.
8 CEDU imponga il rilascio del controverso permesso od appaia anche solo
violato. In primo luogo, padre e figli vivono definitivamente separati almeno
dal 1999. Non vi sono inoltre interessi famigliari preponderanti che esigano
una modifica delle relazioni esistenti. In simili circostanze, poiché
l'avversato diniego del permesso trae indiscutibilmente origine dalla politica
restrittiva in materia di stranieri praticata dal nostro Paese, esso deve
essere considerato giustificato. Questa soluzione si impone a maggior ragione
se si tiene conto che, come è già stato spiegato dinanzi, sussistono più che
fondati motivi per ritenere che la venuta in Svizzera dei figli del ricorrente
risponda al soddisfacimento di obiettivi di natura essenzialmente economica. Va
infine rilevato che nulla impedisce a RI 1 di continuare a mantenere le
relazioni personali con i figli come le ha intrattenute finora.

 

 

                                   5.   Rifiutando
di rilasciare il permesso di dimora a S__________ e G__________, le autorità inferiori non hanno disatteso nessuna normativa internazionale
e federale. La decisione censurata non procede infatti da un esercizio abusivo
del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli
stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata.

Per il resto, si può rinviare alle
pertinenti considerazioni della risoluzione impugnata.

 

 

                                   6.   In esito
alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere integralmente respinto.

Tassa e spese di giustizia seguono la
soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 13 Cost; 1, 4, 17 cpv. 2 LDDS;
8 ODDS; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61
PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   La tassa e
le spese di giustizia, per complessivi di fr. 800.–, sono poste a carico del
ricorrente.

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  1. CO 1 

  2. CO 2 

   

   

  

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario