# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dfc8f9c4-0d53-53c9-a1e4-a49c7811f8f9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-05-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 22.05.2007 11.2004.102
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2004-102_2007-05-22.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2004.102

  	
  Lugano

  22 maggio 2007/rgc

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani ed Ermotti

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa OA.1995.106
(protezione della personalità) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione
1, promossa con petizione del 25 aprile 1987 dall'

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato dall' PA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 4 

  AO 2 

  AO 3 , e

   AO 2, 

  (patrocinati dall' PA 1,);

  

esaminati gli atti,

posti i seguenti

punti di questione:     1.   Se
dev'essere accolto l'appello del 1° settembre 2004 presentato dall'avv. AP 1
contro la sentenza emessa il 4 agosto 2004 dal Pretore del Distretto di Lugano,
sezione 1;

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili. 

 

Ritenuto

in fatto:                    A.   Nel maggio del 1986 è apparso nella
rubrica “Report” del mensile __________, edito da AO 2 e
dalla AO 1, un articolo sotto lo pseudonimo __________ intitolato “Will (schon
lange) nach oben” (pag. 59, 60, 63 e 64). Il pezzo era annunciato in copertina
dal testo “Sonnenstube Tessin – Gratta gratta, esce AP 1”, nel sommario dal
titolo “Ständerat AP 1 – Will (schon lange) nach oben” (pag. 4), da un
trafiletto intitolato “Mann der Macht” (pag. 5) e nella rubrica “Diesmal”, sotto il titolo “Gehei­me Grössen” (pag. 11), corredata di una
quindicina di righe da parte del sostituto caporedattore. L'articolo,
accompagnato da una fotografia dell'interessato, descriveva soprattutto le attività
politiche dell'AP 1 e le sue relazioni con l'associazione “__________”. Riferiva,
in particolare, dell'opposizione di lui al progetto di un cosiddetto oleodotto
del Reno, di una contravvenzione inflittagli per un diboscamento 

                                         abusivo al momento di costruire la sua villa ad __________, dell'ostilità
di lui alla “Lex von Moos” e alla “Lex Furgler”, di campagne
stampa apparse sulla __________ (da lui presieduta) avverso l'allora Procuratore
pubblico __________ e nell'ambito di casi giudiziari che avevano coinvolto la Banca
__________, la __________, il __________, la __________ e il dott. __________.
L'articolista si soffermava inoltre sul ruolo della __________ (appartenente al
gruppo __________, del cui consiglio di amministrazione l'AP 1 era presidente),
sull'attività di __________ e sul fallimento del fondo __________, ricordando
infine la vicenda legata al fallimento del __________.

 

                                  B.   L'AP
1 ha inviato all'editore una sua risposta all'articolo, fondata sul diritto
della personalità (art. 28g segg. CC). L'editore essendosi rifiutato di
pubblicarla, egli si è rivolto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, davanti
al quale ha raggiunto il 2 luglio 1986 una transazione secondo cui nel successivo
numero di __________ sarebbero state pubblicate tre risposte firmate dall'istante,
dalla __________ e dalla __________, possibilmente su un'unica pagina, senza
testi interposti fra la pagina 6 e la 15 e senza alcun commento. Le risposte
sono effettivamente apparse nella rivista __________ dell'agosto 1986 (pag. 6),
accanto però a una pagina in cui figurava una presa di posizione intitolata “Minenfeld”
dell'avv. __________

 

                                  C.   Il
25 aprile 1987 l'AP 1 ha convenuto AO 4, AO 3, AO 2 e la AO 1 davanti al medesimo
Pretore, chiedendo di accertare che “la rivista __________, i suoi editori, redattori
responsabili e i vari autori dell'articolo hanno gravemente leso la personalità
dell'attore con affermazioni inveritiere, distorte e lacunose”, che “l'insieme
di tali asserzioni, aggravato per l'assenza di qualsiasi riconoscimento, dà
dell'uomo un'immagine squallida assolutamente ingiustificata” e che il diritto
alla risposta e quindi la personalità dell'attore sono stati lesi dai modi di
pubblicazione nel numero di agosto 1986 e dalla simultanea apparizione del
commento dell'avv. __________ Egli ha postulato inoltre – sotto comminatoria
dell'art. 292 CP – la pubblicazione della traduzione in tedesco dei dispositivi
della sentenza, come pure di un testo di rettifica da precisare ulteriormente
su tre numeri consecutivi della rivista e, come inserzione a pagamento, su vari
giornali e organi di stampa svizzeri. L'attore ha chiesto infine l'accertamento
del danno e del torto morale da lui subìto, oltre che dell'utile conseguito dall'editore,
rivendicando il versamento di importi indeterminati a titolo di risarcimento
del danno, del torto morale e di rifusione del guadagno conseguito “all'attore,
e per esso alla cooperativa di __________”.

 

                                  D.   Nella
loro risposta del 6 novembre 1987 AO 4, AO 3, AO 2 e la AO 1 hanno proposto di
respingere la petizione in ordine, subordinatamente nel merito. Nel successivo
scambio di allegati, limitato alla trattazione delle eccezioni proces­suali da
loro sollevate, le parti hanno mantenuto le loro posizioni. L'istruttoria è
stata esperita insieme con quella di un'altra causa in materia di protezione
della personalità promossa nel frattempo, il 9 marzo 1988, dallo stesso AP 1
contro __________ __________ e la __________ per tre articoli apparsi sullo __________
aventi – in parte – un contenuto pressoché identico a quello pubblicato su __________
(inc. OA.1995.34). Chiusa l'istruttoria, le parti hanno rinunciato al
dibattimento finale, limitandosi a introdurre memoriali conclusivi. Nel proprio,
del 18 giugno 2003, l'attore ha ribadito le sue richieste, precisando la
domanda di accertamento e di risarcimento del danno in fr. 300 000.–, quella
intesa alla riparazione del torto morale in fr. 10 000.– e quella volta alla
rifusione dell'utile in un importo indeterminato o, subordinatamente, in fr.
5000.–, oltre interessi. Alle conclusioni scritte egli ha accluso due memoriali
denominati “messa a confronto delle risultanze testimoniali” sulla “falsità
delle asserzioni” e sugli “effetti e conseguenze delle asserzioni”, presentando
il mese dopo un “testo di proposta di rettifica”. Nel loro allegato del 20
giugno 2003 i convenuti hanno riaffermato il loro punto di vista. Statuendo il
4 agosto 2004, il Pretore ha respinto la petizione. La tassa di giustizia e le
spese di complessivi fr. 1500.– sono state poste a carico dell'attore, tenuto a
rifondere ai convenuti fr. 5000.– per ripetibili.

 

                                  E.   Contro
la sentenza appena citata l'AP 1 è insorto con un appello del 1° settembre 2004
nel quale chiede che – previa assunzione di una nuova prova e di una perizia
rifiutata dal Pretore – il giudizio impugnato sia riformato nel senso di
accogliere le domande da lui formulate nel memoriale conclusivo. Con
osservazioni del 23 settembre 2004 AO 2 la AO 1 AO 4 e AO 3 propongono di respingere
l'appello e di confermare la sentenza impugnata. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La
sentenza impugnata è stata intimata il 4 agosto 2004 ed è pervenuta all'attore
l'indomani. Tenuto conto delle ferie giudiziarie (art. 132 e 133 cpv. 1 lett. b
CPC), il termine di 20 giorni per appellare (art. 308 cpv. 1 CPC) è scaduto
sabato 4 settembre 2004, ma si è protratto a lunedì 6 settembre 2004 in virtù
dell'art. 131 cpv. 3 CPC. Quanto al valore litigioso, esso ammonta ad almeno
fr. 315 000.–, superando agevolmente la soglia per l'ammissibilità
dell'appello (art. 36 cpv. 1 LOG) e quella del ricorso in materia civile al
Tribunale federale (art. 74 cpv. 1 lett. b LTF). Sotto questo profilo l'appello
è dunque proponibile.

 

                                   2.   I
convenuti dubitano che l'appello adempia i requisiti minimi di motivazione, sia
perché questa “è esposta in forma tanto scomposta da risultare in larga misura
illeggibile ed incomprensibile”, sia perché il rinvio ad argomenti addotti in
altri atti di causa è 

                                         inammissibile.
Ora, l'art. 309 cpv. 2 lett. f CPC obbliga l'appellante a motivare le proprie
domande in fatto e in diritto, sotto pena di nullità (art. 309 cpv. 5 CPC). Richiamare il contenuto di allegati introdotti al Pretore non basta (Cocchi/Trez­zini, CPC ticinese commentato e massimato, Lugano 2000, n. 21 e 22; appendice
2000/2004, n. 36 ad art. 309). Nella misura in cui l'attore rinvia a memoriali
di prima sede (esempio: appello, pag. 3, punto I.1), l'appello si rivela quindi
irricevibile. Per il resto, ancorché risulti prolisso e riprenda più volte le stesse
censure in un dedalo di argomenti ingarbugliati, il memoriale non può definirsi
incomprensibile, come pretendono i convenuti, tant'è che loro medesimi sono
stati in grado di formulare debite osservazioni. Con tali riserve, nulla osta
perciò all'esame del rimedio giuridico.

 

                                   3.   I convenuti
si dolgono che l'attore abbia unito nuovi documenti sia al memoriale conclusivo
sia all'appello e ne chiede l'espunzione dagli atti. In realtà la documentazione
prodotta in appello (lettere 13 giugno 2003 e 4 luglio 1990 dell'attore alla
Pretura, ordinanza pretorile del 6 febbraio 2003, verbale del 14 febbraio 1989)
già figura nell'incarto (fascicolo “corrispondenza varia”, rispettivamente act. IX). Quanto ai due memoriali acclusi all'allegato
conclusivo di prima sede (doc. Zbis e Zter),
essi possono essere considerati come una motivazione integrativa dell'allegato
stesso. I convenuti affermano di non averne preso visione, ma dimenticano che
rinunciando al dibattimento finale essi medesimi si sono preclusi la
possibilità di replicare oralmente all'udienza. Circa il testo di rettifica
(doc. Zquater), giunto al Pretore un mese dopo l'allegato conclusivo, si dirà in
appresso (consid. 29a).

 

                                   4.   L'attore
chiede che questa Camera ordini la perizia – asseritamente respinta dal Pretore
– sui proventi conseguiti dall'organo di stampa in esito alla pubblicazione
dell'articolo. All'udienza preliminare, in effetti, egli aveva postulato
l'esecuzione di una perizia sull'utile conseguito dall'editore. Contrariamente
a quanto egli asserisce, tuttavia, non risulta che il Pretore abbia statuito al
riguardo (verbale del 10 maggio 1988, pag. 2 in fondo; v. anche verbale del 27
novembre 1992, pag. 2 in basso). Risulta solo che il 22 gennaio 2003 l'attore
ha comunicato al Pretore di rinunciare all'audizione dell'ultimo testimone,
chiedendo che – d'accordo i convenuti – “con ciò l'istruttoria sia conclusa”.
Ritenuto “che tutte le prove
ammesse sono state assunte e che quindi l'istruttoria è conclusa”, con ordinanza del 6 febbraio 2003 (nel fascicolo “corrispondenza”) il Pretore ha fissato il dibattimento finale per
l'8 aprile successivo. Le parti avendo rinunciato a
comparire, egli ha assegnato loro un termine fino al 30
aprile 2003, poi prorogato al 20 maggio e infine al 20 giugno 2003, per
presentare conclusioni scritte. Il 13 giugno 2003, invocando una svista,
l'attore ha sollecitato – tra l'altro – l'assunzione della perizia (fascicolo “corrispondenza varia”). Nella sentenza il Pretore ha rilevato
che la domanda appariva manifestamente tardiva e che, in ogni modo, la perizia
non era necessaria, non ravvisandosi alcuna lesione illecita della personalità (consid.
10).

 

                                         Ciò
posto, il Pretore ha suffragato il diniego di assunzione con un doppio ordine
di motivi: di carattere sostanziale (apprezzamento anticipato della presumibile
rilevanza probatoria) e formale (tardività della richiesta). Per di più, come
si è appena visto, l'attore medesimo ha postulato il 22 gennaio 2003 –
d'accordo i convenuti – la chiusura dell'istruttoria con una lettera che non
lasciava spazio a interpretazioni e che escludeva d'acchito ogni possibile errore
di scritturazione (art. 82 CPC, cui rinvia l'art. 321 cpv. 2). Che poi la
comunicazione del 22 gennaio 2003 fosse dovuta a inavvertenza, poco giova. La
disattenzione non è un titolo di restituzione in intero, né ai fini dell'art.
138 CPC né sotto il profilo dell'art. 346 CPC. Ordinare l'allestimento della
perizia nelle circostanze descritte non entra così in linea di conto. 

 

                                   5.   Il
Pretore ha ritenuto che l'attore conservi tuttora un interesse degno di
protezione a far accertare la lesione litigiosa, ma ha rilevato che i fatti
esposti nell'articolo riguardano essenzialmente l'AP 1 come personaggio
pubblico. E siccome questi è un uomo di notorietà diffusa, anche la
pubblicazione di fatti concernenti la vita privata può giustificarsi alla luce
di un prepon­derante interesse pubblico all'informazione, sempre che tali fatti
siano veri. Inoltre – ha continuato il primo giudice – un giornalista può anche
esprimere giudizi di valore, purché non siano inutilmente offensivi. Il Pretore
ha quindi passato in rassegna i singoli episodi riportati nell'articolo, giungendo
alla conclusione che essi sono sostanzialmente veri, rispettivamente che non ledono
l'onorabilità dell'attore. Né il primo giudice ha ravvisato colpa da parte del
giornalista o del redattore del giornale nel tracciare il ritratto ufficiale di
un personaggio noto e nel narrare episodi della sua vita. Di conseguenza egli
ha respinto la domanda di accertamento, così come quelle volte al risarcimento
di danni, alla riparazione del torto morale e alla consegna dell'utile. Per
finire, ricordato che la pubblicazione va disposta unicamente in combinazione
con una delle altre misure previste dall'art. 28a cpv. 1 CC, egli ha
rigettato anche tale domanda.

 

                                   6.   L'appellante
ribadisce, in estrema sintesi, che nel suo insieme l'articolo è atto a suscitare
nel lettore medio un'immagine assolutamente negativa della sua persona,
identificata con quella di un politico squallido e senza scrupoli. Rimprovera
all'articolista, cui tributa sarcastici riconoscimenti, metodi perfidi allo
scopo di attualizzare vicende remote per mezzo di collegamenti fasulli,
stravolgendo fatti veri, addensando accuse varie, esprimendo opinioni
discordanti e creando l'attesa di una risposta da parte sua, salvo
procrastinarla per sminuirne gli effetti. Passati al vaglio i testi, a suo
parere lesivi della personalità, l'attore adduce che questi nuocciono alla sua
reputazione morale, politico-ammi­nistrativa e professionale. Egli esamina poi
i singoli fatti imputatigli, spiegando le ragioni per le quali essi sono
sostanzialmente falsi, ciò che non giustifica il minimo interesse pubblico alla
loro divulgazione. L'appellante sostanzia infine il danno materiale e morale
arrecatogli da tali pubblicazioni, sottolineando la colpa intenzionale o, in
subordine, la negligenza grave dei convenuti, e spiegando perché postula la
riconsegna dell'utile conseguito dalla rivista e la pubblicazione del dispositivo o di un testo di
rettifica.

 

                                   7.   Secondo
l'art. 28 cpv. 1 CC chi è illecitamente leso nella sua per­sonalità può, a sua
tutela, sollecitare l'intervento del giudice contro chiunque partecipi
all'offesa. La lesione è illecita quando non appare giustificata dal consenso della vittima, da
un interes­se preponderante pubblico o privato, oppure
dalla legge (cpv. 2). Concretamente l'attore può chiedere al giudice di
proibire una lesione imminente, di far cessare una lesione attuale, di
accertare l'illiceità di una lesione che con­tinua a produrre effetti molesti
(art. 28a cpv. 1 CC), così come può chiedere che si comunichi la sentenza
a terzi o che la sentenza sia pubblicata (art. 28a cpv. 2 CC). Rimangono
salve le azioni di risarcimento del danno e di riparazione del torto morale,
disciplinate dagli art. 41 segg. CO, così come l'azione di riconsegna
dell'utile conformemente alle norme della gestione d'affari senza mandato (art. 28a cpv. 3
CC). 

 

                                         Vi è
offesa alla personalità, in particolare, quando una persona è lesa nell'onore,
ovvero nella considerazione morale, sociale o professionale di cui gode (DTF
127 III 487 consid. 2b/aa). Deter­minante è l'impressione suscitata
nell'ascoltatore o nel lettore medio dalla dichiarazione nella sua globalità (DTF
132 III 644 consid. 3.1 con riferimenti). La pubblicazione di uno scritto può
essere lesiva della personalità o per i fatti esposti o per l'apprezzamento di
quei fatti (DTF 126 III 306 consid. 4b). Un'asserzione inesatta è già di per sé
illecita (DTF 126 III 213 consid. 3a, 307 consid. 4b/aa), ma non tutti gli
errori, le imprecisioni, le generalizzazioni o le approssimazioni sono
sufficienti per far apparire lo scritto come errato nel suo insieme. A tal fine
occorre che questo sia viziato nei suoi tratti essenziali e desti nel pubblico
un'immagine sfavorevole della persona fisica cui si riferisce, ponendola in una
luce equi­voca o sminuendone sensibilmente la reputazione (DTF 129 III 51
consid. 2.2, 126 III 307 consid. 4b/aa). Se i fatti sono veri, la loro
diffusione è generalmente giustificata dal mandato di informazione della
stampa, salvo che si tratti di fatti attinenti alla sfera segreta o privata,
oppure quando la persona toccata sia svilita in modo inammissibile poiché la
forma usata è inutilmente pregiudizievole (DTF 129 III 531 consid. 3.1 con riferimenti).

 

                                   8.   Per
quanto riguarda l'interesse attuale all'accertamento della lesione, i
convenuti sostengono che l'attore non ha dimostrato il perdurare di una
situazione molesta. Sottolineano che i testi in questione sono apparsi quasi
vent'anni or sono, mentre il fatto che il periodico risulti conservato in
qualche archivio non rende
verosimile l'ipotesi che la lesione si rinnovi, tanto meno ove si consideri che
eventuali effetti molesti sono stati eliminati o, per lo meno, attenuati
dall'esercizio del diritto di risposta. L'appellante obietta che il lungo tempo
trascorso poco importa, la gravità delle accuse facendo persistere effetti
molesti, anche perché egli è ancora attivo come scrittore, relatore e
presidente di associazioni culturali e di fondazioni. Il Pretore ha rilevato,
da parte sua, che l'attore conserva un interesse degno di protezione a far accertare
la lesione della sua personalità, fosse solo per il fatto che i convenuti
insistono nel negare ogni illecito.

 

                                         a)   L'azione
di accertamento prevista dall'art. 28a cpv. 1 n. 3 CC tende a far constatare
il carattere illecito di una lesione che – come detto (consid. 7) – “continua a
produrre effetti molesti”. Stando alla giurisprudenza meno recente, incombeva all'attore
illustrare in che modo il pregiudizio dovuto alla lesio­ne continuasse a
esplicare tali effetti al momento del giudizio (DTF 120 II 373 consid. 3),
salvo che la lesione fosse tanto grave da far presumere il sussistere della
turbativa (DTF 122 III 453 consid. 2b e 2c, 123 III 389 consid. 4c). La prassi
attuale prescinde dalla gravità della lesione (I CCA, sentenza inc. 11.2994.36
del 20 marzo 2006 consid. 4a). L'azione di accertamento è proponibile – oggi –
ogni qual volta l'attore dimostri un interesse degno di pro­tezione a far
eliminare una situazio­ne pregiudizievole che continua a sussistere, indipen­dentemente
dalla gravità della turbativa (DTF 127 III 486 consid. 1c/bb), purché le
circostanze non siano mutate al punto che l'atto lesivo abbia perso ogni
attualità e significato (DTF 127 III 485 consid. 1c/aa).
Incombe alla vittima rendere verosimile l'interesse all'accerta­mento di una
lesione della personalità avvenuta nel passato (v. Lüchin­ger, Die weiter­hin störende Auswir­kung einer Per­sönlichkeit­verletzung
als Voraussetzung der Feststellungs­klage nach Art. 28a Abs. 1 Ziff. 3
ZGB, in: Privat­recht im Spannungsfeld zwischen ge­sell­schaftlichem Wandel und
ethischer Verantwortung, Fest­schrift für Heinz Hausheer zum 65. Geburtstag, Berna 2002, pag. 126 in alto).

 

                                         b)   Nella fattispecie è notorio che l'attore, pur avendo lasciato da
anni la politica attiva, opera tuttora in ambienti professionali e
socioculturali non solo nel Cantone, ma anche a livello svizzero. È quindi
verosimile che l'impressione negativa destata dall'articolo continui a produrre
effetti molesti e che le circostanze non siano mutate al punto da far apparire la
lesione priva di ogni interesse o conseguenza. Ciò pre­messo, non è di rilievo
che una nuova pubblicazione sull'argomento sia inverosimile o che difficilmente
nuovi lettori possano capitare sull'articolo consultando copie archiviate della rivista, per altro viepiù
accessibili grazie ai nuovi mezzi infor­matici (ad esempio: ‹www.swissdox.ch›). In casi siffatti l'azio­ne di accertamento serve, se non altro, a
riabilitare la personalità della vittima (Deschenaux/Stei­nauer,
Personnes physiques et tutelle, 4ª edizione, pag. 205 seg. n. 606). Del
resto, la giurisprudenza ammette che un incon­veniente può sussistere anche a
distanza d'anni (DTF 104 II 4 nel mezzo, 234 consid. 5a;
cfr. Bucher, Personnes physiques
et protection de la personnalité, 3ª edizione, pag. 154 n. 580). Non per
nulla    l'azione di accertamento è imprescrittibile (Deschenaux/Stei­nauer, op. cit., pag.
206 n. 607a).

 

                                   9.   L'appellante
fa valere che la sua personalità è stata lesa sia dai passaggi dell'articolo
principale analizzati dal Pretore sia dall'insieme del servizio, data la
metodica perfidia usata dagli autori. Egli si duole in specie che l'articolo
riesumi vicende vecchie di 30 o 40 anni, deformate nella sostanza e messe in
relazione tra loro con collegamenti fasulli al solo scopo di disonorarlo,
suggellate per di più con la firma di uno pseudonimo (__________), il quale
mistifica deliberatamente un'origine ticinese per dare maggiore credibilità al
testo. L'attore lamenta altresì che l'articolo abbia creato l'attesa di una sua
risposta nel numero seguente, salvo poi procrastinarla per sminuirne l'effetto
sui lettori.

 

                                         a)   Taluni
avvenimenti evocati dall'articolista risalgono invero a molti anni addietro. E
la giurisprudenza riconosce un cosiddetto diritto all'oblio, nel senso che più
il tempo passa, meno si giustifica l'interesse pubblico alla divulgazione di
determinati fatti rispetto alla protezione della personalità dell'individuo
(DTF 111 II 214 in alto). La situazione è diversa trattandosi di persone attive
nella vita pubblica, segnatamente in politica: sul conto loro è lecito
riferire, in effetti, anche per quanto riguarda il passato, sempre che i fatti
narrati siano connessi all'attività pubblica (Meili
in: Basler Kommentar, ZGB II, 3ª edizione, n. 52 ad art. 28). Le cosiddette “personalità pubbliche”,
quelle che per la loro attività hanno acqui­sito notorietà durevole o anche solo
temporanea, sono tenute a sopportare maggiori ingerenze nella loro personalità
rispetto ai privati cittadini, in particolare per quanto attiene agli avvenimenti della loro vita pubblica
(DTF 127 III 488 consid. 2c/aa;
Desche­naux/Stei­nauer, op. cit.,
pag. 180 n. 561 e 561a). Nella fattispecie l'attore è indubbiamente
un uomo conosciuto a livello nazionale e, al momento della pubblicazione, era
prossimo ad assumere la presidenza del Consiglio degli Stati. Non può dunque
invocare una lesione della sua personalità per la sola circostanza che
l'articolo riportasse alla luce vecchie storie.

 

                                         b)   L'uso di uno pseudonimo come quello di __________ è verosimilmente un accorgimento
adottato dal giornalista per dare maggiore credibilità all'articolo, che
riferisce essenzialmente di vicende ticinesi. Di per sé, tuttavia, tale
espediente non lede la personalità dell'attore. Né appare offensivo lasciar
credere a una prossima risposta da parte di lui (doc. A e B, pag. 11 in fondo),
salvo pubblicarla tre mesi dopo. Considerato che le parti sono addivenute a una
transazione giudiziale solo alla fine di giugno del 1986 (doc. V3 e V4) e che il testo di risposta previsto nell'accordo non coincide con
quello proposto dall'attore il 2 maggio 1986 (doc. D2) né con quello successivo del 20
maggio 1986 (doc. D5),
non si può dire nemmeno che l'iniziale rifiuto dei convenuti fosse dettato da
una tattica procrastinatrice intesa a sminuire la portata della risposta.
Quanto all'accusa di falsità rivolta agli avvenimenti riportati, essa sarà
esaminata per ogni singolo episodio in appresso (consid. 12 a 21).

 

                                10.   Secondo l'attore la lesione della sua personalità si ravvisa già nel
titolo in copertina, nel sommario e nella rubrica introduttiva del
caporedattore. Ora, si conviene con l'appellante che il titolo di copertina “Sonnenstube
Tessin – Gratta gratta, esce AP 1” (doc. A e B, copertina) è senz'altro
intrigante, come si addice a una copertina da rotocalco. Nondimeno, la
circostanza che l'attore sia designato come la persona cui si riconducono
svariate vicende ticinesi non è di per sé offensiva. Né è lesivo il trafiletto
“Mann der Macht” nel sommario (doc. A e B, pag. 5), in cui si legge che egli è
un uomo dalle molte attività e dalle altrettante ambizioni (“mit vielen
Aktivitäten und ebenso vielen Ambitionen”), uno che detiene numerosi mandati in
consigli di amministrazione e che sa come attuare la propria volontà (“Inhaber
zahlreicher Verwaltungsratsmandate weiss, wie er seinen Willen durchsetzt”). La presentazione del pezzo lascia presumere, certo, il contenuto
critico dell'articolo, ma il semplice fatto di descrivere un politico come una
figura potente nella professione e nell'economia non può dirsi disonorevole.
Quanto alla presentazione “Geheime Grössen” (doc. A e B, pag. 11), a cura del
sostituto caporedattore, essa anticipa effettivamente un articolo di stampo
polemico, in cui si accusa l'interessato di condurre dietro le quinte una dura
politica nel Ticino (“macht er harte Politik, hinter den Kulissen und
weitgehend unter Ausschluss der Öffentlichkeit”), fuori della normale struttura
partitica (“AP 1 gilt als graue Eminenz einer Politszene, die das übliche
Parteiengefüge überlappt und weit in die Verästelungen des lokalen Wirt­schafts-
und Gesellschaftslebens reicht”). Contrariamente all'opi­nione dell'attore,
tuttavia, nell'ottica di un lettore spassionato non si ravvisano per ciò solo
allusioni al fenomeno mafioso. Più dubbia esce l'immagine dell'attore in
relazione alle diffusioni – definite illegali, secondo il diritto svizzero – di
__________, alla bancarotta miliardaria del fondo __________ e alle dimissioni
del Procuratore pubblico __________. La questione sarà tuttavia di valutare a
tale riguardo, analizzando l'articolo principale, se tali connessioni siano
giustificate da fatti concreti e veritieri (sotto, consid. 12 a 21).

 

                                11.   L'appellante
censura inoltre la scelta della fotografia che accompagna l'articolo e il
sommario, sostenendo che l'immagine è stata ritoccata per dare un piglio losco
e falso al suo volto. Ora, un' immagine può anche essere lesiva della
personalità (DTF 130 III 11, 112 II 469), tanto più nel mondo d'oggi, che alla
comunicazione visiva tributa grande importanza. L'uso di riprese eseguite nel
corso di manifestazioni pubbliche è tuttavia lecito, sempre che non risulti
fuorviante, per esempio immortalando la persona in un atteggiamento
particolarmente ridicolo, che non riflette la realtà (Barrelet, Droit de la communication, Berna 1998, pag. 386 n.
1330). In concreto nulla suffraga la tesi di un ritratto manipolato. Per il
resto, nella fotografia l'attore mostra un sorriso poco naturale, ma la sua
espressione non è buffa né risibile. L'immagine non ne lede dunque la sua
personalità.

 

                                12.   In
merito alle singole notizie riportate nel servizio, l'attore lamenta in primo
luogo che l'articolista lo abbia messo in relazione, distorcendo la realtà, con
la bancarotta del fondo __________ e del __________. Per il Pretore il
resoconto del ruolo svolto dalla __________ nella liquidazione del fondo è
invece sostanzialmente compatibile con quanto emerge dai documenti agli atti.

 

                                         Nell'articolo
si legge (doc. A e B, pag. 63, 3ª colonna da metà e seg.) che quando, nel 1985,
il fondo __________ si era venuto a trovare in difficoltà e se ne era decisa la
liquidazione, la __________, affiliata alla __________, del cui consiglio di amministrazione
l'attore era presidente, aveva offerto i suoi servigi quale liquidatrice (“bot
eine gewisse __________ ihr Dienste als Liquidatorin an”). La Commissione federale
delle banche tuttavia aveva rifiutato l'offerta, perché la __________ sem­brava
essere la lunga mano dell'__________
(“in Wirklich­keit ein verlängerter Arm”). Era sorto così il
sospetto che __________, presidente del fondo,
intendesse assumere la regia della liquidazione del fondo stesso per il tramite
della __________ (“über die __________ die Liquidation seines Fonds in eigener
Regie betrieben wollte”). L'appellante definisce tali asser­zioni lesive della
sua onorabilità, affermando che in realtà la __________ non aveva sollecitato
quel mandato e aveva dettato, anzi, chiare condizioni per garantire una vera
indipendenza da __________, senza dimenticare che non la Commissione federale
delle banche, bensì la medesima __________ aveva posto il veto a tale
collaborazione per evitare ogni possibile conflitto d'interessi.

 

                                         Dagli
atti sembrerebbe in effetti che l'iniziativa di affidare alla __________ un
“incarico di gestione libera dell'intero pacchetto azionario della__________”
si debba all'ing. __________, presidente del fondo, anche se dalla lettera
della __________ non è dato di sapere in quali circostanze le due società
abbiano co­minciato a collaborare (doc. S1, pag. 1). Le proposte agli atti confermano che la società teneva a
garantire una gestione del mandato indipendente dagli interessi del mandante
(doc. S1, pag. 3
lett. c, pag. 4 lett. f, pag. 5 lett. e, pag. 6 lett. g2, pag. 7 lett. b) e che
l'accettazione dell'incarico è stata vincolata all'ottenimento di garanzie in
tal senso (doc. S1,
pag. 2 n. 2, pag. 9). Per finire, reputando di non poter assicurare la
necessaria indipendenza, la __________ aveva rinunciato al mandato (doc. S2 e S3). Ciò è stato ribadito anche da __________ azionista della __________,
per il quale l'attore stesso aveva fatto rinunciare al mandato la __________
(verbale del 23 aprile 1991, pag. 2 in fondo e a retro, in alto). 

 

                                         Come ha
accertato il Pretore, è pacifico che il mandato si inseriva nella liquidazione
del fondo __________. I convenuti non hanno dimostrato tuttavia che l'incarico
sia stato sollecitato dalla __________, né tanto meno che la Commissione
federale delle banche abbia posto un veto. Certo, semplici errori o
imprecisioni di un giornale non bastano a viziare una notizia di falso (DTF 126
II 307 verso il basso), ma nella fattispecie l'inesattezza non può dirsi
secondaria, giacché attribuendo la mancata stipulazione del mandato all'intervento
della Commissione federale delle banche (e non a una scelta spontanea della
società) l'articolo sottintende la disponibilità della __________ a un'operazione
vietata poi dall'organo di vigilanza, un'operazione contraria alla legge e alle
norme deontologiche della piazza finanziaria svizzera. Tale insinuazione è
rafforzata dal seguito dell'articolo, nel quale __________, sospettato
di voler dirigere la liquidazione del suo fondo attraverso la __________, è messo in relazione con il fallimento del __________ e con le
inchieste penali conseguenti a tale bancarotta (doc. A e B, pag. 64, 1ª colonna).

 

                                         È invero
possibile che la presenza, nel consiglio di amministrazione della __________,
di __________ definito – senza contestazioni nemmeno da parte dell'attore – un
uomo di fiducia di __________, così come gli articoli di lui sulla __________
circa l'operato del Procuratore pubblico __________, potessero destare sospetti
sulla società. In mancanza di prove, tuttavia, tali sospetti potevano essere
evocati solo facendo capire in modo sufficientemente
chiaro a un lettore medio che si trattava di
supposizioni (sentenza del Tribunale federale 5C.179/2004 del 3 febbraio
2005, consid. 4.2.2, commentata in: Medialex 2005 pag.
111). Nell'articolo manca ogni precisazione in tal senso. 

 

                                         Quanto
alla posizione dell'attore, è vero che nell'articolo egli è citato solo come presidente
della __________, né si afferma che egli abbia avuto un ruolo attivo nella vicenda
descritta o che la __________ gli appartenesse o si identificasse con lui. Tuttavia
è fuori dubbio che, incentrando tutto il servizio sulla sua persona, un lettore
medio (cioè non prevenuto e di adeguata cultura) era indotto a trarre l'ovvia
conclusione che dietro la vicenda “__________si celasse l'AP 1. Senza
dimenticare che nell'articolo la __________ è definita l'organo esecutivo della
__________ (presieduta dall'attore), oltre che l'organizzazione supporto di __________
(di cui l'attore aveva preso in mano il destino), della quale condivideva il
recapito e della quale avrebbe dovuto assumere i debiti. Vicepresidente
esecutivo della __________ era inoltre l'arch. __________, di cui l'attore
aveva preso ripetutamente le difese davanti al comitato del Partito __________
per una questione legata a un conflitto d'interessi nella vicenda dell'__________
a __________. Altra attività della __________ era la gestione dell'emittente
televisiva privata __________, diretta di fatto da __________, redattore capo
della __________, e di cui le PTT avevano chiesto ufficialmente alle autorità
italiane la chiusura, senza che ciò turbasse l'attore, “difensore dello Stato e
tenente colonnello, altrimenti così preoccupato del bene della Svizzera”. E per
finire, come ha accertato il Pretore (e i convenuti non contestano), “la partecipante
totalitaria di __________ era la __________ (sentenza, pag. 10 in alto).

 

                                         Che
l'intento poi fosse quello di mettere l'attore in una luce particolarmente
equivoca per sminuirne la reputazione appare ancor più evidente ove si pensi
che invece – secondo l'articolo – “il consigliere nazionale __________ __________,
accortosi tempestivamente del pericolo, si era dimesso da vicepresidente della __________,
poiché la questione dell'emittente a __________ gli appariva troppo politica”
(doc. A e B, pag. 63, 3ª colonna a metà). Così com'è esposto, il resoconto del
ruolo svolto dalla __________ nella liquidazione del fondo __________ risulta
dunque ledere la personalità dell'attore.

 

                                13.   Relativamente
alla vicenda di __________, l'articolo riferiva che fra le attività della __________
v'era la gestione di tale emittente, la quale secondo la Svizzera inondava
illegalmente la regione di __________ di pubblicità, intrattenimenti ed emissioni
politiche (“für schweizerische Begriffe illegal in die
Eidgenossenschaft sendet”). Soggiungeva che le PTT ne avevano chiesto ufficialmente
in Italia la chiusura, ma che ciò non sembrava turbare
l'attore, difensore dello Stato e tenente colonnello, altrimenti così preoccupato
del bene nazionale (doc. A e B, pag. 63, 3ª colonna in alto). L'appellante
ritiene che tali affermazioni siano lesive della sua personalità e rileva che
in realtà la __________ deteneva sì una quota dell'emittente per il tramite di una
società estera, ma che la società non gli apparteneva e che la diffusione non
era illegale né vietata dalle PTT, ma frutto di un vuoto giuridico nella
legislazione italiana. Per il Pretore la notizia nulla muta all'onorabilità
dell'attore, a prescindere dal fatto che l'emittente trasmetteva effettivamente
su frequenze non preventivamente concordate con le autorità elvetiche.

 

                                         Ora, nell'articolo
non si affermava che la citata società appartenesse all'appellante. Si diceva
che l'attore era presidente del consiglio di amministrazione della __________,
di cui la affiliata __________ era l'organo esecutivo (doc. A e B, pag. 63, 1ª
colonna in basso e 2ª colonna in alto). D'altro lato, l'appellante medesimo riconosce
che la stazione televisiva profittava di un vuoto giuridico esistente in quegli
anni in Italia e che le frequenze usate, pur non disturbando le emissioni
svizzere, non erano state concordate con la Confederazione. Per di più, una
simile emittente sarebbe stata illegale in Svizzera, così come sarebbe stato
illegale l'uso senza concessione nazionale o estera di un impianto
radiotelevisivo fuori dei confini nazionali che trasmettesse in Svizzera (doc.
U4, 1ª colonna nel
mezzo). Che la normativa svizzera restasse lettera morta per la mancanza di
accordi transfrontalieri o per il citato “vuoto giuridico” in Italia poco muta
alla sostanza dell'informazione, la quale precisava appunto che la situazione
di illegalità era da intendersi secondo la concezione svizzera (“für schweizerische Begriffe illegal”). 

 

                                         I
convenuti non hanno dimostrato invero che le PTT avessero chiesto la chiusura
dell'emittente. Anzi, agli atti figura una lettera del 20 aprile 1983 con cui
la Direzione di circondario delle telecomunicazioni a Bellinzona confermava che
fino a quel giorno __________ non aveva perturbato la ricezione dei programmi
nazionali, non senza precisare che se ciò fosse avvenuto i disturbi sarebbero
stati segnalati all'autorità italiana (doc. U5). Se non che, come già si è visto, semplici errori o imprecisioni
di giornale non bastano a rendere falsa una notizia (sopra, consid. 13). Il
resoconto delle attività della __________ nell'emittente privata italiana non
può dirsi di conseguenza, in ultima analisi, lesiva della personalità dell'attore.

 

                                14.   Per l'appellante
è lesiva della sua personalità anche la fallace accusa di estremismo politico
rivolta a lui e al giornale __________, da lui presieduto e animato. Egli ribadisce
di non essere stato membro né dell'__________ né dell'associazione __________ e
che la sua posizione era solo quella di incoraggiare gli aderenti al dialogo.
L'attore ricorda di essersi espres­so nel senso che appartenere all'__________
non è motivo di esclusione dal Partito __________ e di avere lasciato spazi di
espressione sulla __________ a tutte le correnti del partito. Il Pretore ha
ritenuto, da parte sua, che definire l'attore all'estrema destra del Partito __________
costituisca un apprezzamento giornalistico non censurabile, mentre la relazione
di lui con l'__________, oltre che vera, non ledeva la sua personalità. A
parere del primo giudice, inoltre, non appariva offendere l'onorabilità
dell'attore nemmeno affermare che __________ aveva sostenuto la causa di persone
imputate in processi penali.

 

                                         a)   Nel
sottotitolo dell'articolo si legge che l'attore conduceva nel Ticino le sue battaglie
di estrema destra politica con metodi e scopi non al di sopra di ogni sospetto
(“auf der äussersten Recht”: doc. A e B, pag. 59). Si legge inoltre che, giunto
alla presidenza della __________, egli aveva tramutato il giornale in portavoce
dell'__________, neocostituita associazione di inquietanti patrioti (“unheimliche Patrioten”) provenienti dalla destra
e dall'estrema destra del __________ e del __________.
Per l'articolista tale associazione è una lobby pronta a battersi contro tutto quanto è in odore di
sinistra e che trovava appoggi anche nel settimanale italiano neofascista __________.
Egli adduce inoltre che, quando l'allora Consigliere di Stato __________ __________
aveva definito l'associazione un “movimento reazionario finanche maccartista”,
l'__________ aveva trovato nel Consigliere agli Stati PA 2 uno zelante
difensore (“einen eifrigen Verteidiger”), ancorché a Berna la posizione estrema
di AP 1 (“die extreme Position AP 1”: doc. A e B, pag. 60, 3ª colonna) non
abbia mai mietuto successi. 

 

                                         b)   Attribuire
a una persona opinioni politiche estremistiche può ledere la considerazione che
di lei ha il pubblico. Chi tuttavia si espone pubblicamente in politica, non
può poi ritenersi leso nella personalità se la sua posizione politica è resa nota
(DTF 107 II 5 consid. b con rimando). Nella fattispecie l'articolista ha
rivolto a due riprese il termine “estremo” all'attore, ma non ha posto in
dubbio la di lui appartenenza al Partito __________, che è notoriamente di
ispirazione centrista. Non si può dire perciò che egli abbia accusato l'attore
di estremismo o lo abbia collocato in uno schieramento del tutto estraneo al
suo credo. Inoltre dal profilo politico l'attore può definirsi nei modi più
diversi: aderente all'“area moderata del __________” (deposizione __________
del 14 dicembre 1990, pag. 3 a retro verso il basso), “anticonformista di destra”
(act. deposizione __________ del 28 gennaio 1992, pag. 2 in basso), “anticonformista
(anticomunista) […] di destra” (deposizione __________ del 7 luglio 1993, pag.
1), appartenente all'“area di destra” (deposizione __________ del 10 febbraio
1995, pag. 1) o all'“ala di destra” (deposizione __________ del 9 luglio 1996,
pag. 3) o alla “destra più spinta” (deposizione __________ del 27 maggio 1997,
pag. 4 in mezzo). Il giudizio dipende anche dal punto di vista dell'interpellato,
di modo che di per sé l'ottica dell'articolista non può reputarsi offensiva.

 

                                         c)   Per
altro l'attore non può ergersi a patrocinatore dell'__________, di cui l'articolo
non pretende che fosse membro. Certo, il giornalista ha omesso di spiegare perché
egli abbia appoggiato i membri di tale __________ all'interno del Partito __________ e ha tralasciato di riferire che la __________ aveva ospitato sulle sue pagine anche l'espressione di altre correnti di pensiero (doc. R1–11; deposizione __________ del 14
dicembre 1990, pag. 3 a retro in alto). E una lesione illecita della
personalità può verificarsi anche nel caso in cui siano sottaciuti fatti
essenziali, sempre che ciò metta il soggetto in una luce equivoca (Werro, Chronique de la jurisprudence
2000 et 2001: Le droit de la personnalité, in: Medialex 2002 pag. 21 con
rimandi). Rimane il fatto che in concreto l'appellante aveva effettivamente
preso le difese dell'__________ (deposizione __________ del 18 ottobre 1996,
pag. 1), lasciando spazio anche a membri del movimento sulla __________ (deposizione
__________ del 14 dicembre 1990, pag. 3 a retro in alto; deposizione __________
del 7 luglio 1993, pag. 1 a retro). L'interessato può quindi denunciare un
resoconto dei fatti tendenzioso, malevolo e fors'anche prevenuto, ma non può
dolersi della circostanza che la sua filosofia politica sia stata fraintesa.
Tutto considerato, l'articolista si è espresso ancora nei limiti della –
talvolta dura e partigiana – critica politica.

 

                                15.   A
dire dell'appellante, lesivo della sua personalità è pure l'asserto inveritiero
secondo cui egli si è accanito contro l'allora Procuratore pubblico __________
per biechi motivi. Il Pretore ha posto in evidenza che l'articolo non imputava
all'attore losche intenzioni, mentre dagli atti si desume chiaramente che la __________
aveva osteggiato la rielezione del magistrato.

 

                                         a)   L'articolista
è partito dall'idea (“angenommen wird …”) che nel 1972 l'attore avesse agito
dietro le quinte perché l'allora Procuratore pubblico __________ non fosse
rieletto. Le prime tensioni – egli ha scritto – erano nate quando il magistrato
aveva rifiutato di versare alla cassa del partito una percentuale dello stipendio,
ciò che era dispiaciuto non solo all'attore, ma anche a numerosi esponenti __________
luganesi. La misura era poi risultata colma per l'AP 1 e il suo entourage (“war
für AP 1 und seine Entourage das Mass voll”) – egli ha continuato – quando il
Procuratore aveva tradotto in giustizia taluni notabili luganesi, senza
riguardo all'appartenenza politica. In una campagna senza precedenti (“In einer
beispiellosen Hetzkampagne”) la __________, di cui l'AP 1 aveva preso in mano
il destino, aveva incolpato allora il Procuratore pubblico di avere coperto il
sostituto Procuratore pubblico __________, cui AP 1 rimproverava una violazione
della “Lex von Moos”. Il Tribunale federale aveva poi accertato
la prescrizione dell'asserito illecito ancor prima che il Procuratore ne avesse
avuto notizia, ma i due erano rimasti nel mirino della __________, la quale nel
lasso di un anno aveva aperto un fuoco di sbarramento contro entrambi (“in
Visier der __________, die innerhalb eines Einzigen Jahres
ein Sperrfeure von Artikel gegen die beiden abschoss”: doc. A e B, pag. 60, 1ª
colonna in basso e 2ª colonna).

 

                                         b)   L'appellante
assevera che affermazioni del genere suscitano nel lettore medio l'impressione
che egli abbia avversato __________ per astio e vendetta, animato da motivi
bassi e disonorevoli. Egli ricorda di avere appoggiato la candidatura di __________
due volte consecutive, opponendosi solo alla terza in nome del Distretto di __________
per motivi politici, di non avere condiviso il biasimo al Procuratore per non
versare contributi al partito, di non avere incoraggiato la pubblicazione di
articoli critici nei confronti di lui, tanto meno in difesa di propri clienti,
e sottolinea che la Corte penale federale aveva poi condiviso le critiche mosse
dalla __________. L'attore mette in dubbio altresì l'attendibilità delle
deposizioni rilasciate da __________ e dallo stesso __________, il primo
essendosi dichiarato per altro suo “fiero avversario” e il secondo avendo risposto
alle domande in modo contraddittorio o evasivo.

 

                                         c)   L'attore
rimprovera nuovamente all'articolista, in sostanza, l'omissione di elementi che
giudica essenziali nella cronaca della diatriba fra lui e l'avv. __________.
Già si è detto (consid. 14c) che l'omissione di fatti essenziali può costituire
una lesione della personalità. In concreto la narrativa dell'articolo è sicuramente
di parte, per non dire faziosa, ma la que­relle era intricata e non si poteva
pretendere che il giornalista specificasse ogni affermazione. Anche volendo
prescindere dalle testimonianze di __________ e __________, nella sostanza
dell'articolo poco muta che l'attore avesse appoggiato in due precedenti occasioni
la candidatura di quest' ultimo
(doc. O13, O14; deposizione __________ del 23 aprile 1991, pag. 3 a retro nel mezzo) o avesse dissentito dal rimprovero
indirizzato a costui per il mancato pagamento di contributi al partito (nota
manoscritta dell'attore doc. O22 in fondo). A
poco rileva altresì che egli si fosse astenuto dal sostenere la campagna stampa
contro di lui (deposizione __________, pag. 3 nel mezzo; deposizione __________
del 30 maggio 1996, pag. 2) o che la posizione del Tribunale federale sul caso __________
fosse più articolata (doc. N3 e N5). Determinante è che, come si deduce chiaramente dagli atti, nel
1972 l'appellante ha effettivamente avversato la ricandidatura di __________
(doc. O7, O13 e
O17), oggetto di una dura campagna stampa
dalle pagine di __________ con articoli critici firmati anche
dall'attore (fascicolo doc. M). Questi può legittimamente pretendere che un
giornalista non racconti falsità e non sottaccia fatti essenziali, ma non che
descriva una vicenda nel modo da lui voluto, esponendo le sue motivazioni
personali. E in concreto non può dirsi che l'articolo contenga falsità né che
sottaccia fatti essenziali.

 

                                16.   Nell'articolo
figura dipoi che l'attore era intenzionato a cogliere allori accademici (“akademische
Lorbeeren holen”) scrivendo una tesi di dottorato su “Problemi
attuali della tutela dell'ordinamento costituzionale contro movimenti
estremisti”, proposito che tuttavia non aveva trovato grazia in alto loco,
sicché del dottorato non se n'era fatto nulla (“fand jedoch höheren Orts keine
Gnade, und aus dem Doktorhut wurde nichts”). Il testo era poi stato pubblicato
nel __________, ma trattava ben poco di problemi giuridici e molto invece di
sovversione o infiltrazio­ne di “infami” marxisti (“der infamen Marxisten”:
doc. A e B, pag. 59, 3ª colonna).

 

                                         Il
Pretore ha ritenuto che il racconto in questione sia – a grandi linee –
veritiero. L'appellante obietta che tale descrizione
dei fatti lo pone in una falsa luce, giacché il testo era stato redatto per un
numero speciale del __________ in onore del prof. __________ e solo in seguito
era stato trasmesso al prof. __________, su consiglio di terzi, per sapere se
potesse entrare in linea di conto come tesi di dottorato. Egli aveva rinunciato
all'impresa dopo avere saputo che per ottenere il predicato summa cum laude
sarebbero occorsi sei mesi di lavoro. L'attore contesta altresì che il saggio,
giudicato positivamente da specialisti, trattasse i marxisti da “infami” e non
contenesse una sufficiente componente giuridica.

 

                                         I
convenuti ammettono che il contributo pubblicato nel __________ 1972, pag. 151,
non era stato concepito come lavoro di dottorato (risposta, pag. 11), ma
sottolineano che l'attore medesimo, pur su consiglio di terzi, lo aveva
sottoposto al prof. __________ per sapere se potesse divenire una tesi (doc. I1) e che, per finire, egli non ha
ottenuto il dottorato. In effetti l'informazione non può definirsi fallace. È,
una volta ancora, malevolmente unilaterale. Quanto alla valutazione dello
studio, giovi ricordare che opinioni, commenti o giudizi di valore sono leciti
nella misura in cui appaiono fondati alla luce della fattispecie cui si
riferiscono. Essi non sono soggetti a una verifica di veridicità, salvo che si
tratti di giudizi commisti ad asserzioni di fatto, le quali devono essere
verificate. Lesive del­la personalità sono le opinioni che, per la forma,
appaiono inutilmente vessatorie. I commenti poi devono essere riconoscibili dal
lettore (DTF 126 III 308 consid. bb). Nella fattispecie l'appellante medesimo
dà atto che il suo contributo denota, a tratti, carattere più politico che
giuridico (doc. I1).
La critica dell'articolista, per quanto rozza e provocatoria, rientra nondimeno
nei margini della libertà d'opinione.

 

                                17.   Quanto
al diboscamento di __________, nell'articolo si legge che al momento di erigere
la propria villa l'attore aveva fatto tagliare un bosco protetto di castagni, a
lui di intralcio, senza curarsi di qual­sivoglia prescrizione (“er unbekümmert um irgend­welche
Vorschriften kurzerhand abholzen liess”). La giustizia
ticinese lo 

                                         aveva
multato, ma egli aveva continuato a battersi ostinatamente perché nella sentenza
fosse riconosciuta la sua buona fede (“kämpfte aber verbissen weiter”). Senza
esito. Onde forse, a mente dell'articolista, il cattivo rapporto di lui con la
Procura pubblica (“vielleicht”: doc. A e B, pag. 60, 1ª colonna). 

 

                                         Il
Pretore ha considerato che quand'anche la vicenda fosse più complessa, nella sostanza
la notizia di una multa inflitta all'attore per diboscamento abusivo era
veritiera, mentre l'ipotesi di rapporti tesi con la Procura pubblica a causa di
ciò costituiva una mera imprecisione temporale. Per l'appellante l'articolo
riporta l'episodio, peraltro remoto, in modo volutamente disonorevole. Egli
sostiene di aver fatto ripulire non una selva protetta, bensì terreni
inselvatichiti sulla base di affidamenti inizialmente ottenuti dal Comune e da
forestali, ma che a causa di una modifica della prassi gli era stata inflitta
una multa amministrativa. Osserva che il giudice relatore aveva riconosciuto la
sua buona fede e che l'autorizzazione a costruire gli era stata concessa tre
anni dopo, allorché __________ era ancora studente, ragion per cui l'episodio è
senza nesso con la diatriba che lo ha opposto a quest'ultimo. 

 

                                         Dagli
atti risulta in effetti che l'attore aveva notificato al competente ispettorato
forestale i lavori di dissodamento sulle sue proprietà di __________ (doc. Q1, Q2, Q3, Q8).
Egli disponeva inoltre della licenza edilizia comunale (doc. Q9), ma non aveva atteso l'autorizzazione
delle autorità forestali per procedere al taglio di alcuni castagni e robinie (doc.
Q11). Ciò gli era
costato una multa, che egli aveva impugnato, salvo ritirare poi il ricorso. Certo,
la questione era piuttosto complessa (doc. Q12, Q14),
ma – contrariamente a quanto egli afferma – non risulta che un giudice aves­se
riconosciuto la sua buona fede (doc. Q13). L'area disso­data poi non riguardava direttamente la costruzione
della villa, per la quale egli ha ottenuto in seguito la necessaria autorizzazione
(doc. Q16, Q17, Q18), ma serviva pur sempre per costruire una strada sulla sua
proprietà (doc. Q3,
Q9) e non era quindi
estranea all'edificazione del fondo. Tutto considerato pertanto, benché esposta
con toni critici, nella sostanza la notizia non può dirsi inveritiera. Quanto
alla gratuita correlazione tra quell'episodio e i suoi difficili rapporti con
la Procura pubblica, si tratta di una congettura formulata dall'articolista,
per altro espressa in termini ipotetici e in modo sufficientemente riconoscibile
(cfr. DTF 126 III 308 consid. bb).

 

                                18.   Circa
l'assunzione della presidenza della __________, l'articolo riferisce che all'attore
era riuscito “un colpo grosso” nel 1976, quando era divenuto presidente
del consiglio di amministrazione del giornale, ricco di tradizione liberale
(“Einen grossen Coup hatte AP 1 gelandet”: doc. A e B, pag. 60, 2ª colonna).
Riporta che alcune sue prese di posizione in Parlamento non erano una sorpresa,
ove appena si considerasse che cosa fosse divenuta la __________ dopo la
ripresa da parte sua (“kein Wunder ist, wenn man sieht, was seit seiner
Übernahme der __________ aus diesem Blatt geworden
ist”: doc. A e B, pag. 63, 1ª colonna). Soggiunge che un membro dell'__________,
il dott. __________, aveva raccomandato a chiunque fosse in conflitto con la
giustizia ticinese di rivolgersi all'__________ medesima o alla sua portavoce,
la __________ (“Sprach­rohr”). Tale disponi­bilità – continuava l'articolista –
era diventata prassi dacché l'attore dirigeva le sorti del giornale, come dimostravano
i casi della __________, della __________, della __________ e il processo __________
(doc. A e B, pag. 63, 1ª colonna).

 

                                         Secondo
l'appellante le citate asserzioni sono lesive della sua personalità perché lo mettevano in
cattiva luce, avvalorando l'idea che egli volesse
raggiungere i propri fini facendo capo a metodi poco ortodossi, come quello di
usare le pagine di un gior­nale per difendere sistematicamente criminali di cui
era difensore. Per il Pretore, si tratta invece di argomenti che non ledono
l'onore e che, quantunque imprecisi, non mutano l'immagine generale dell'interessato.

 

                                         Che
assumere la presidenza dell'associazione __________ non fosse “un colpo grosso”, ma un tentativo di salvataggio perché il giornale versava in
pessime condizioni finanziarie e nessuno era disposto a raccoglierne le sorti,
trova riscontro agli atti (doc. P; deposizioni __________ del 23 aprile 1991,
pag. 2 a retro in mezzo, __________ dell'8 febbraio 1995, pag. 2 e __________
del 27 maggio 1997, pag. 1). L'insinuazione dell'articolista, che del resto
accenna esplicitamente alle difficoltà in cui si trovava il foglio nel 1976 (doc.
A e B, pag. 60, 2ª colonna in alto), non basta ad ogni modo per ledere la
personalità dell'attore. Certo, questi nega di avere imposto il proprio
orientamento politico e di aver fatto piegare la testata a destra. Dall'istruttoria
si evince inoltre che la __________ ha avuto modo di pubblicare opinioni di
estrazione diversa. Sta di fatto però che essa rimaneva posizionata nell'ala
destra del Partito __________ (doc. HH, pag. 23; deposizioni __________ del 14
dicembre 1990, pag. 3 a retro e __________ del 27 maggio 1997 pag. 2 verso l'alto)
e che le sue pagine hanno ospitato ripetute prese di posizioni di esponenti dell'__________.
Né l'articolo sostiene che l'attore abbia imposto la sua opinione al giornale;
si legge solo che sotto la sua direzione la testata si è dimostrata pronta ad
accogliere articoli in difesa di persone aventi problemi con la giustizia
(“Verteidigungsbereitschaft”: doc. A e B, pag. 63, 1ª colonna), ciò che
l'appellante non nega. Tutto considerato, di conseguenza, non può dirsi che
l'articolo, ancorché di parte, contenga falsità. Né comporta una lesione della
personalità affermare che un direttore imponga la propria linea politica a un
giornale.

 

                                19.   L'appellante
lamenta come lesiva della personalità anche la tattica “dentro e fuori del partito” che l'articolo gli ha attribuito. Il Pretore ha ritenuto tali
affermazioni inidonee a ledere l'onorabilità, tanto più che in quegli anni le
due ali del Partito __________ si confrontavano apertamente, mentre nulla di
disdicevole pervade il desiderio di “salire in alto”, ossia di mirare al
Consiglio federale.

 

                                         L'appellante
censura in particolare le affermazioni, secondo cui egli si batteva all'estrema
destra liberale con metodi e obiettivi che non erano al di sopra di ogni sospetto
(“mit Methoden und Zielen, die nicht über jeden Zweifel erhaben sind”: doc. A e
B, pag. 59, sottotitolo), lanciava colpi di striscio al fronte provocando un
grande strepito per poi entrare in scena e apparire un modello di
ragionevolezza (“Die Taktik… Er schickt einige Quer­schläger
an die Front, die ein grosses Hallo veranstalten und mit extremen Auftritten
und Kam­pagnen die Leuten nerven, um sich dann als Ausbund der Ver­nuft in
Szene zu setzen, als Mann, der die Extremisten halbwegs auf den Boden zurückholt und so zu dem
kommt, was er ursprüng­lich eingeplant hatte”: doc. A e
B, pag. 59, 1ª colonna), aveva abbandonato la corrente progressi­sta del
partito per difendere gli interessi di petrolieri e commer­cianti d'immobili
(“Den Bruch mit dieser kurzfristigen ‛linken'
Vergangenheit… dass er die Interes­sen jener grossen Erdöl­gesellschaften
vertrat”: doc. A e B, pag. 59, 2ª colonna; “Immobi­lien­händler-Kreisen
nahestehend”: doc. A e B, pag. 60, 3ª colonna in basso), si
mostrava conciliante e ragionevole a Berna mentre agiva dietro le quinte nel
Ticino (doc. A, pag. 11: sopra, consid. 10). 

 

                                         Per l'attore i comportamenti testé descritti sono disdicevoli e atti
a dimostrare come egli mirasse a “salire in alto” con ogni mezzo (doc. A e B,
pag. 59, titolo e sottotitolo). Inoltre egli censura di
falsità tali rimproveri, facendo valere di non avere mai agito per mezzo di
“letteracce, minacce, (…) buttafuori per apparire la quintessenza della
ragione”. Egli nega inoltre di essersi adoperato per far eleggere __________ in
governo, illustrando il suo ruolo nell'ambito del cosiddetto “documento
di Lugano” e la sua posizione nei confronti della sinistra. Se non che,
l'articolo non parlava né dell'elezione di __________ in Consiglio di Stato né
del “documento di Lugano”. Nemmeno menzionava “letteracce” o “minacce”. Quanto
alla posizione dell'attore verso la sinistra, è pacifico che egli non condivida
– allora come ora – l'idea comunista (deposizione __________ del 7 luglio 1993,
pag. 1; Rep. 1972 pag. 151 segg.). L'articolo non descriveva invero tutte le
sue sfaccettature politiche o le sue motivazioni (deposizioni __________ del 9
luglio 1996, pag. 3 in basso e seg. e __________ del 10 febbraio 1995, pag. 2),
ma tale semplicismo nulla muta la sostanza delle cose, ovvero che l'attore è
sostanzialmente un uomo di destra. È senz'altro possibile che egli si sia
sforzato di temperare alcuni articoli pubblicati dalla __________ sotto la sua
presidenza (deposizioni __________ del 30 maggio 1996, pag. 2 e __________ del
23 aprile 1991, pag. 3 nel mezzo). Ciò non toglie però che le campagne stampa e
i confronti all'interno del partito fossero duri (deposizione __________ del 18
ottobre 1996, pag. 1 seg.), quantunque l'attore si identificasse nel ruolo di
mediatore (sopra, consid. 14). Tutto considerato, in definitiva, l'articolo non
contiene falsità né viola la personalità dell'attore.

 

                                20.   Quanto
al progetto del cosiddetto oleodotto del Reno, nell'articolo si leggeva che,
secondo i conoscitori della scena politica ticinese di allora, l'attore aveva
rotto con il breve passato di sinistra quando si era profilato come oppositore
a quel progetto, risultan­do in seguito rappresentare gli interessi di grosse
compagnie petrolifere, le quali non vedevano di buon occhio l'ente parastatale
italiano __________ estendere i propri affari nel nord dell'Europa (“dass
er die Interessen jener grossen Erdölgesellschaften vertrat”: doc. A e B, pag.
59, 2ª colonna). L'appellante fa valere che l'affermazione è falsa, ribadendo
che, pur a distanza d'anni, la notizia lede la sua personalità, poiché lo
descrive come una persona 

                                         “oleosa”
animata non da idealismo, bensì da interessi reconditi. Per il
Pretore si tratta di fatti talmente lontani nel tempo da non più costituire,
oggi, una violazione della personalità.

 

                                         Già si è detto che l'interesse
all'accertamento dell'illiceità di una lesione
non dipende solo dal tempo trascorso (sopra, consid. 8b). Anzi, quest'ultimo
fattore potrebbe al limite – dandosi le circostanze – far apparire illecita la
divulgazione di una vecchia notizia, l'interessato avendo “diritto all'oblio” (consid.
9a). Il solo fatto che sulla questione dell'oleodotto l'articolo incriminato
rievochi fatti del 1962 non basta dunque, di per sé, a escludere una lesio­ne
della personalità, tanto meno ove si consideri che l'affermazione tocca la vita
politica di un parlamentare nel pieno, al momento della pubblicazione, della
sua carriera politica. E la notizia dà indubbiamente un'immagine negativa del
soggetto, il lettore medio essendo indotto a credere che l'opposizione al
progetto fosse dettata da interessi economici inizialmente occulti e solo in seguito
scoperti. Rispetto alle vicende sopra descritte (consid. 14 e 15), in questo caso
l'articolista non attacca solo l'orientamento e le motivazioni politiche
dell'appellante, ma attribuisce alla di lui azione politica sottaciute finalità
pecuniarie.

 

                                         L'appellante
ripete inoltre che l'affermazione è falsa, tant'è che nel 1963 la medesima
accusa era già stata ritrattata. Ora, la circostanza che uno studente,
querelato dall'attore per calunnia e diffamazione, abbia ritirato analoghe
asserzioni (doc. K) non è determinante. Compito della stampa è anche quello di
rendere pubbliche interdipendenze economiche (DTF 122 III 456 consid. 3b),
purché siano vere. Nella fattispecie i convenuti, cui incombeva l'onere di
dimostrare la veridicità della loro affermazione (Deschenaux/Steinauer, op. cit., pag. 230 n. 672; Meili, op. cit., n. 56 ad art. 28 CC),
non hanno recato però alcuna prova. __________, per altro, ha escluso che l'attore
rappresentasse interessi diretti o indiretti nella lotta all'oleodotto, la sua
opposizione essendo dettata piuttosto da preoccupazioni per la falda freatica
delle zone attraversate (deposizione del 14 dicembre 1990, pag. 4 a metà). L'affermazione
giornalistica, falsa, costituisce dunque una lesione illecita della personalità
dell'appellante.

 

                                21.   In
merito agli addebiti riguardanti la posizione dell'attore verso la “Lex von
Moos” e la “Lex Furgler”, nell'articolo si legge che, come
ticinese vicino alle cerchie dei commercianti immobiliari (“Im­mobilienhändler-Kreisen
nahestehend”), l'interessato era interve­nuto per far togliere le disposizioni
penali dai disegni di legge (doc. A e B: pag. 60, 3ª colonna in basso e pag.
61, 1ª colonna in alto). L'interessato fa valere di avere agito così nel segno
di una coerente politica liberale, non come difensore dei commercianti
professionali d'immobili, cui egli non è legato in alcun modo. Secondo il
Pretore, invece, l'asserzione giornalistica è un semplice giudizio di valore,
irrilevante sotto il profilo degli art. 28 seg. CC.

 

                                         In
realtà, contrariamente all'opinione dal Pretore, la notizia contiene
essenzialmente fatti, non giudizi di valore. Avesse inteso formulare un'ipotesi
personale, del resto, l'articolista avrebbe dovuto rendere il suo convincimento
riconoscibile al lettore (DTF 126 III 308 consid. bb). Ciò premesso, non si può
ritenere tuttavia che la notizia connoti negativamente la persona dell'appellante,
attribuendogli come parlamentare finalità estranee a quelle da lui dichiarate
pubblicamente. Il termine “vicino” (alle cerchie degli agenti immobiliari) è
ben più vago rispetto a quello di “rappresentante”
(degli interessi di società petrolifere: sopra, consid. 20) e non adombra alcun
conflitto d'interessi. Non mette dunque in cattiva luce l'appellante per ciò
solo. Come su altri punti, l'informazione è ostile e sfiora l'invettiva, ma
rientra ancora nei limiti della libertà di stampa.

 

                                22.   L'appellante
chiede inoltre di accertare che la sua persona è stata lesa per il modo in cui
è stata pubblicata la nota risposta su __________ dell'agosto 1986, con una
presa di posizione firmata da __________ sulla pagina a fronte. Il Pretore ha
ritenuto che la risposta concernesse anche l'ex Procuratore pubblico, di modo
che la rivista doveva lasciargli lo spazio necessario per espri­mere il suo
punto di vista. 

 

                                         Nella
transazione giudiziale del 27 giugno 1986 che ha posto fine alla causa sul diritto
di risposta per l'articolo in oggetto, i convenuti si erano assunti l'obbligo
di pubblicare determinati testi di risposta a firma dell'attore, della __________
e della __________ “possibilmente su un'unica pagina”, “senza la presenza
di altri testi nelle pagine tra la numero 6 e 15”, “senza aggiunta di
alcun commento” e senza “l'espressione Gegendarstellung” (doc. V3, pag. 1 e V4, pag. 2). Le risposte erano poi
state pubblicate nel
numero di agosto della rivista, a tutta pagina e senza l'espressione indicata, ma con una rubrica Schreiben an __________ sulla
mezza pagina accanto in cui figurava, accompagnata da una fotografia, una presa
di posizione dell'avv. __________, intitolata “Minenfeld” (doc. V5, pag. 6 e 7). In tale scritto l'ex
Procuratore pubblico esponeva il suo punto di vista sulla campagna stampa
orchestrata a suo tempo dalla __________, cui l'attore alludeva nel punto 7
della sua risposta.

 

                                         Ora, che
la rivista fosse tenuta a concedere uno spazio di risposta all'avvocato __________
è possibile. Così com'è stato disposto, tale spazio viola però quanto le parti
avevano concordato in buona fede nella transazione giudiziale. Un'altra questione
è sapere se ciò abbia leso anche la personalità dell'attore. Questi fa valere
che lo scritto dell'ex Procuratore pubblico ribadisce le falsità riportate
nell'articolo giornalistico del maggio del 1986. Già si è detto però che nella
sostanza quell'articolo non riportava falsità né sorvolava su fatti essenziali
(consid. 15c). Quanto al ritardo nella pubblicazione della risposta, lo
stralcio della causa dai ruoli da parte del Pretore è avvenuto il 2 luglio 1986
(doc. V4), di modo
che la pubblicazione sul numero di agosto di __________ appare comprensibile.
Al riguardo l'appello manca di consistenza. 

 

                                23.   I
convenuti eccepiscono che i fatti e i giudizi contenuti nel loro articolo, pur
toccando per certi versi la considerazione sociale dell'attore, evitano
volutamente ingerenze nella sfera personale riservata e connotazioni
scandalistiche o offensive, basando ogni apprezza­mento su circostanze precise.
A parer loro, dovendosi ponderare i contrapposti interessi, stante l'imminenza
delle elezioni nazionali l'interesse della stampa all'informazione critica
giustificava ampiamente che la rivista mettesse in luce anche gli aspetti
discutibili di un personaggio pubblico. Il problema è che, come si è spiegato,
la stampa non ha il diritto di diffondere notizie inveritiere (sopra, consid.
7). Ove ecceda tali limiti, deve assumere le proprie responsabilità.
L'appellante, dal canto suo, chiede che sia accertata l'illiceità dell'intero
servizio. Ora, non fa dubbio che l'articolo dia dell'attore un'immagine molto
critica, se non livorosa. Non tutte le affermazioni contenute nel pezzo tuttavia
sono lesive della personalità (sopra, consid. 12 a 22). Censurare in blocco un
intero articolo presuppone, per di più, grande cautela, dato il mandato
d'informazione che svolge la stampa (art. 28 cpv. 2 CC; sopra, consid. 7).
Considerata poi la varietà delle notizie riportate nella fattispecie, non
sarebbe giustificato condannare indistintamente l'insieme del servizio.

 

                                24.   Se ne
conclude che i convenuti hanno leso illecitamente la personalità dell'attore nella
misura in cui hanno descritto in modo inveritiero il ruolo della __________,
affiliata della __________ (del cui consiglio di amministrazione l'attore era
presidente) nel fallimento del fondo __________. In specie essi hanno disatteso
l'art. 28 CC affermando che quando, nel 1985, il fondo __________ era venuto a
trovarsi in difficoltà e se ne era decisa la liquidazione, la __________ aveva
offerto i suoi servigi quale liquidatrice (sopra, consid. 12), ma che la
Commissione federale delle banche aveva rifiutato l'offerta perché la __________
sembrava la lunga mano dello stesso __________ (loc. cit.). Lesive sono pure le
affermazioni secondo cui, avversando a suo tempo il progetto di oleodotto del __________,
l'attore rappresentava gli interessi di grosse compagnie petrolifere (sopra,
consid. 20). 

 

                                25.   L'appellante
chiede di accertare che in seguito alla pubblicazione dell'articolo egli ha subìto
danni per almeno fr. 300 000.– e postula la condanna dei convenuti a rifondergli solidalmente
tale importo con interessi al 5% dal 1° luglio 1987. Il Pretore ha respinto la
richiesta, non ravvisando lesione illecita della personalità (consid. 9).

 

                                         a)   Non
a torto i convenuti contestano l'ammissibilità della domanda di accertamento.
Salvo ipotesi estranee alla fattispecie, invero, un'azione di accerta­mento ha
natura sussidiaria rispetto a un'azione di condanna (RtiD I-2004 pag. 456 consid.
3 con richiami). Nella misura in cui postula l'accertamento del danno subìto,
l'attore avanza dunque una domanda      irricevibile, potendo egli chiedere la
rifusione del pregiudizio. I convenuti censurano altresì l'ammissibilità
della richiesta di condanna, l'appellante avendo omesso di quantificare la pretesa
nella petizione e avendo indicato l'importo solo nell'appello. In realtà
l'attore ha definito la domanda di risarcimento in “almeno fr. 300 000.–” e
addotto le varie poste del calcolo già nel memoriale conclusivo (act. XXVIII,
pag. 2 e 23). Se i convenuti hanno rinunciato al dibattimento finale, precludendosi
il diritto di esprimersi sulle conclusioni avversarie, ciò non può essere
imputato all'attore. Fino a concorrenza di fr. 300 000.– la richiesta di
quest'ultimo non può pertanto dirsi “nuova” nel senso
dell'art. 321 cpv. 1 lett. a CPC.

 

                                               È
vero che nella petizione l'attore non ha cifrato le sue pretese. È altrettanto
vero però che egli si è giustificato, spiegando che il danno era “ancora in
corso”, gli effetti negativi dell'articolo non essendo terminati (act. I, pag.
26). Nel memoriale di risposta i convenuti hanno eccepito l'irricevibilità
della richiesta sotto il profilo dell'art. 165 cpv. 2 lett. g CPC (act. II,
pag. 1 e seg.) e nell'ambito del successivo scambio di allegati, limitato alle
eccezioni processuali da loro sollevate, l'attore ha ribadito la propria
spiegazione (act. III, pag. 5), mentre i convenuti hanno chiesto al Pretore di
diffidare l'attore a specificare le richieste (act. IV, pag. 2). A ragione
tuttavia il Pretore non li ha seguiti. Per diritto federale domande indeterminate
sono ammissibili, segnatamente, quando il leso non sia ancora in grado di
determinare il danno subìto o quando possa cifrare le sue pretese solo dopo
l'istruttoria (DTF 131 III 245 consid. 5.1 con rimandi). Nella fattispecie
l'attore non poteva sapere subito, nell'aprile del 1987, se e per quanto tempo
le conseguenze negative dell'articolo pubblicato dieci mesi prima sarebbero
perdurate e quanti mandati di amministratore o di patrocinatore egli avrebbe
perduto in pendenza di causa. Proprio il caso della __________
(sotto, consid. 26a) – l'unico, si vedrà oltre, di rilievo ai fini del giudizio
– dimostra come solo l'istruttoria abbia consentito di accertare la
retribuzione che l'attore avrebbe potuto riscuotere quale membro del consiglio
di amministrazione. E nemmeno i convenuti pretendono che tale cifra potesse già
essere quantificata con sufficiente approssimazione nell'aprile del 1987. Che l'attore,
quindi, abbia cifrato quella posta
del danno solo nel memoriale conclusivo è
comprensibile. Esigere il contrario trascenderebbe
nel formalismo eccessivo.

 

                                         b)   L'azione
di risarcimento per atto illecito riservata all'art. 28a cpv. 3 CC è
retta dagli art. 41 segg. CO e presuppone l'illiceità della lesione, una colpa
dell'autore (commessa se non altro per negligenza: Meili, op. cit., n. 16 ad art. 28a), l'esistenza di un
danno (diminuzione del patrimonio della vittima) e un nesso di causalità fra la
lesione e il danno (Deschenaux/ Stei­nauer,
op. cit., pag. 208 n. 611 e 612). Il giudice determina l'entità del
risarcimento con equo apprezzamento delle circostanze e della gravità della
colpa (art. 43 cpv. 1 CO). Egli può ridurre o anche negare il risarcimento se
il danneggiato ha consentito all'atto o se circostanze per le quali il danneggiato
è responsabile hanno contribuito a cagionare o ad aggravare il danno, ovvero a
peggiorare la posizione dell'obbligato (art. 44 cpv. 1 CO). Anche la misura
della riduzione sottostà all'equo apprezzamento del giudice (DTF 128 III 399
consid. 4.5 con riferimenti). 

 

                                         c)   Per
quanto concerne la colpa, l'appellante fa valere che, pubblicando asserzioni
unilaterali e aggressive in forma inutilmente offensiva senza alcuna verifica
del fondamento, i convenuti hanno agito con intenzione o – per lo meno – con grave
negligenza, come risulta anche dal modo in cui è stata pubblicata la risposta.
I convenuti oppongono di avere rispettato scrupolosamente le norme deontologiche
e professionali, sostenendo di avere condotto un'inchiesta accurata e di non
avere pubblicato notizie senza verifica o di cui potesse essere revocato in dubbio
il pubblico interesse. Se non che, a suffragio di tali giustificazioni essi si
sono limitati a produrre copie di articoli pubblicati da altri giornali (doc. 1
a 7, 9 a 11). __________, già parlamentare e giornalista di professione, ha
dichiarato inoltre che il suo incontro con un inviato della rivista è durato
solo pochi minuti ed è stato poco approfondito (deposizione del 28 gennaio
1992, pag. 1 e seg.). __________ ha riconosciuto che i giornalisti con cui
aveva parlato potevano essersi ispirati a impressioni di lui, soggiun­gendo
tuttavia che a quel momento egli era notoriamente “un fiero avversario della
linea politica dell'AP 1” (deposizione del 27 maggio 1997, pag. 4 seg.). Altri
testimoni hanno negato di essere stati interpellati dall'articolista in
relazione ai fatti riportati
nel servizio (deposizioni __________ del 26 febbraio
1992, pag. 1 a retro; __________ del 28 febbraio 1994, pag. 4; __________
dell'8 febbraio 1995, pag. 1; __________ ed __________ del 10 febbraio 1995,
pag. 1 e pag. 3; __________ del 10 maggio 1995, pag. 5; __________ del 29 novembre
1996, pag. 2).

 

                                                Non
risulta pertanto che i convenuti abbiano verificato con qualche accuratezza le
notizie pubblicate. Essi si sono limitati a riprendere precedenti articoli e le
impressioni di un “fiero avversario” dell'attore, sottovalutando il pericolo –
e accomodandosi con ciò del rischio – di riportare notizie inveritiere (Tercier, Le nouveau droit de la
personnalité, Zurigo 1984, pag. 253 n. 1909). Il modo in cui essi hanno posto
in atto la transazione giudiziaria sul diritto di risposta ancora non dimostra
l'intenzionalità della lesione, ma conferma per lo meno una chiara negligenza.
I convenuti non negano per altro la loro comune responsabilità nella stesura
del servizio, respon­sabilità che la giurisprudenza ammette segnatamente fra redattore,
editore e casa editrice di un articolo lesivo della personalità (DTF 126 III
165 consid. 5a/aa, 104 II 225). I convenuti sono quindi tenuti solidalmente al
risarcimento del danno occasionato (DTF 126 III 166 consid. 5a/aa; Tercier, op. cit., pag. 256 n. 1938
seg.).

 

                                26.   L'attore
lamenta un danno materiale di fr. 2 447 000.–, facendo valere di
avere perduto un compenso di fr. 317 000.– come membro del consiglio di
amministrazione della __________ per 

                                         8 anni, di fr. 350 000.– come membro del consiglio di amministrazione
della __________ per 7 anni, di fr. 600 000.– come membro del consiglio di
amministrazione della __________ per 6 anni, di fr. 300 000.– come membro del
consiglio di amministrazione di un'ipotetica terza società per 6 anni, di fr.
80 000.– come legale della __________ per 8 anni, di fr. 100 000.– come
legale di ipotetici privati e di avere perso altresì fr. 700 000.– di
contributi a __________, precedentemente raccolti e poi da lui assunti
direttamente per 3 anni e mezzo. Per l'appellante tali pregiudizi sono invero
riconducibili anche ad articoli apparsi sullo __________, oggetto di una causa
parallela, di modo che valuta in definitiva le sue pretese in fr. 300 000.–, non
senza ricordare che nel 1989 il Pretore aveva proposto ai convenuti di comporre
la lite nelle vie ami­chevoli versandogli un risarcimento di fr. 100 000.–. I
convenuti negano, da parte loro, ogni lesione illecita della personalità e rifiutano
qualsiasi risarcimento.

 

                                         a)   Quanto
al mancato guadagno dell'attore come membro del consiglio di amministrazione
della __________, dagli atti risulta che il 3 aprile 1986 il dott. __________,
presidente del consiglio di amministrazione di quella società, aveva comunicato
all'attore le date dell'assemblea generale e delle prime sedute, esprimendo la
propria soddisfazione per la disponibilità di lui a entrare in quel gremio (doc.
CC1). Se non che,
egli aveva revocato l'offerta l'11 giugno 1986 per le polemiche sorte in
seguito alla pubblicazione su __________ (doc. CC3). Il dott. __________, parlamentare e membro del consiglio di
amministrazione, ha confermato tale circostanza, precisando di avere rinun­ciato
a proporre l'attore come candidato al consiglio di amministrazione per il
timore che a causa dell'articolo apparso su __________ scoppiasse una polemica all'assemblea
generale. A parer suo l'articolo ha avuto un influsso determinante. In
definitiva, all'assemblea del 1987 l'attore non è stato proposto (rogatoria del
7 gennaio 1990, risposte n. 1, 2, 5, 6 a 9). Il dott. __________ ha indicato l'onorario
dei membri del consiglio
di amministrazione della __________ in fr. 37 000.– per il 1986 e in fr.
40 000.– annui dopo di allora, più un rimborso spese fisso di fr. 12 000.– annui, il
tutto fino a un massimo di 70 anni d'età (rogatoria del 17 aprile 1990, risposte

                                               n. 4, 5b, 6 e 8). Non consta che l'assemblea generale della __________
abbia mai rifiutato di eleggere un candidato proposto al consiglio di
amministrazione o di rinnovarne il mandato annuo. Se fosse stato eletto nel
consiglio di amministrazione per otto anni (come pretende nell’appello, pag. 30),
l’attore avrebbe guadagnato così fr. 317 000.–. Resta da verificare
in che misura tale pretesa sia fondata (sotto, consid. f).

 

                                         b)   L'appellante
sostiene inoltre che secondo l'uso ogni personalità pubblica sedesse in non più
di sei gruppi quotati in borsa. E siccome egli già apparteneva, allora, ai consigli
di amministrazione di tre grossi gruppi e con ogni probabilità sarebbe stato eletto
in almeno altri tre, egli prospetta danni per fr. 350 000.–, fr. 600 000.– e fr.
300 000.–. Il dott. __________ ha invero spiegato che l'attore era già
membro del consiglio di amministrazione della __________ e sarebbe stato verosimilmente
proposto per il consiglio di amministrazione della società capogruppo, ossia
della __________, esprimendo l'opinione che gli articoli possano avere avuto un
influsso negativo (rogatoria del 27 febbraio 1990, risposta a pag. 4). Altri
testimoni, invece, hanno negato di essere a conoscenza di analoghe circostanze
(deposizione del dott. __________, rogatoria del 3 aprile 1990, risposta n. 6 e
del dott. __________, rogatoria del 13 marzo 1990, risposta n. 6). Dagli atti,
in realtà, nulla risulta circa l'uso evocato dall'appellante, né esso può
reputarsi notorio. Neppure è dato di sapere con un minimo di certezza quale potesse
essere l'onorario per simili attività, che l'interessato medesimo situa in un'ampia
gamma tra fr. 50 000.– e fr. 100 000.– annui. Sostanzialmente ipotetiche, tali poste del danno non
possono dunque ritenersi sufficientemente attendibili.

 

                                         c)   L'appellante
sostiene altresì che, a causa della mancata nomina, egli ha perduto introiti di
almeno fr. 10 000.– annui per 

                                               8 anni a causa dei mandati di patrocinio non conferitigli dal “gruppo sud” della __________. Il dott. __________ fa invero risalire alla
pubblicazione dell'articolo e alla sfumata elezione nel consiglio di
amministrazione la decisione di non più far capo allo studio legale dell'attore
per le necessità del gruppo “sud” (rogatoria del 17 aprile 1990, risposta n.
6c), nonostante le assicurazioni date all'attore con lettera dell'11 giugno
1986 (doc. CC3 in
fondo). Sta di fatto che l'appellante non ha saputo sostanziare la presumibile
consistenza di tali mandati. Né la prova di tale danno poteva dirsi impossibile
o molto difficile da recare, vista la possibilità di interpellare almeno i responsabili
del gruppo __________. Ciò non lascia spazio a un apprezzamento da parte del
giudice (Werro in: Commentaire
romand, CO I, Basilea 2003, n. 26 ad art. 42). Altrettanto vale per i mandati
revocati e perduti dallo studio legale, che l'appellante stima in complessivi
fr. 100 000.–. Nulla risulta dagli atti, invero, sulle entrate dello studio
dell'attore.

 

                                         d)   L'interessato
lamenta anche mancati introiti di fr. 200 000.– annui, per tre anni
e mezzo, che egli raccoglieva presso amici e clienti a sostegno della __________
e che invece aveva dovuto elargire personalmente. __________, già
presidente della cooperativa “__________”, ha confermato per vero che in seguito alla pubblicazione degli
articoli su __________ e sullo __________ era intervenuto un calo di pubblicità
e di appoggi finanziari, quantificabili per la Svizzera interna in fr. 200 000.– annui
(deposizione del 23 aprile 1991, pag. 1 a retro in alto). Il danno tuttavia ha
toccato la cooperativa, di cui non consta che l'attore fosse tenuto a coprire
gli ammanchi. Anche al proposito la domanda di risarcimento manca perciò di
consistenza.

 

                                         e)   L'attore
fa valere infine le spese da lui sopportate e l'impegno personale, oltre a
quello profuso dai legali del suo studio, per rispondere e dare chiarimenti
circa la sua appartenenza a consigli di amministrazione, associazioni, ditte e
enti di ogni genere. Se non che, gli oneri processuali e le ripetibili riguardanti
il diritto di risposta sono già stati regolati definitivamente nel quadro della
transazione giudiziale. L'appellante non quantifica la maggior spesa che gli è
derivata dalla causa 

                                               odierna. In proposito l'appello non è destinato perciò a miglior
sorte.

 

                                         f)    L'unico
danno sufficientemente sostanziato risulta, ciò posto, quello relativo alla
mancata nomina nel consiglio di amministrazione di __________. Che tale pregiudizio
sia dovuto alla pubblicazione dell'articolo non è seriamente contestabile (sopra,
consid. a). D'altro lato non si deve scordare che, come si è visto, non tutte le
notizie riportate nel servizio giornalistico costituiscono una lesione illecita
della personalità. Anzi la maggior parte delle asserzioni, benché atte a
mettere in cattiva luce l'interessato, non è giuridicamente illecita (sopra,
consid. 12 a 24). Né appare trascurabile l'influsso, evocato dall'appellante
medesimo, degli articoli pubblicati successivamente sullo __________ (deposizione
dott. __________, rogatoria del 7 gennaio 1990, risposta n. 9), a prescindere
dal giudizio sull'eventuale illiceità dei medesimi. Per converso non si può
disconoscere nemmeno che le due affermazioni lesive della personalità citate
dianzi sono di peso, considerato il carattere economico della notizia sul ruolo
della __________ nel fallimento del fondo __________. Tutto considerato,
pertanto, equitativamente si giustifica di riconoscere all'appellante un
risarcimento di fr. 50 000.–. Quanto agli interessi del 5% che l'appellante chiede dal 1°
luglio 1987 (art. 73 cpv. 1 CO), trattandosi di mancato guadagno essi decorrono
da una data mediana fra l'atto illecito e la sentenza (Deschenaux/Tercier, La responsabilité civile, 

                                               2ª edizione, pag. 227 n. 11). Nella fattispecie il mancato guadagno
è stato calcolato sugli 8 anni successivi alla pubblicazione illecita. Si
giustifica pertanto di far decorrere gli interessi dal 1° luglio 1990.

 

                                27.   L'attore
postula dipoi l'accertamento e la rifusione di un'indennità per torto morale di
fr. 10 000.–, facendo valere che davanti a simili affermazioni chiunque
sarebbe stato danneggiato moralmente. Egli spiega che l'articolo ha leso la sua
fama d'integrità e one­stà quale professionista e politico, obbligandolo a
imbarazzanti spiegazioni. I convenuti osservano che l'attore è un uomo di carattere,
aduso alle lotte politiche, economiche e giudiziarie, di modo che l'articolo ha
se mai avuto per effetto di stimolarne la combattività.

 

                                         a)   Già
si è detto che la richiesta di accertamento è irricevibile (consid. 25a). Quanto
al versamento di fr. 10 000.–, per volontà del legislatore “il pagamen­to di una somma a
titolo di riparazione morale può essere chiesto solo quando le sofferenze
subìte superano per intensità quel­le che, secondo le concezioni attuali, una
persona deve essere in grado di sopportare senza rivolgersi al giudice” (FF
1982 II 671 n. 272). Il versamento di un'indennità, in altri termini, non è la
regola: secondo il testo medesimo dell'art. 49 cpv. 1 CO, essa si giustifica
solo qualora all'offesa non possa rimediarsi altrimenti (Schnyder in: Basler Kommentar, OR I, 3ª
edizione, n. 3 ad art. 49). Incombe al richie­dente “al­legare e provare le
circostanze dalle quali si può dedurre, dalla grave lesione oggettiva, la sua
sofferenza morale” (RtiD II-2004 n. 19c pag. 527 consid. 7). La pubblicazione della sentenza può costituire, secondo
l'apprezzamento del giudice, "un altro modo di riparazione" nel senso
dell'art. 49 cpv. 2 CO, il quale può sostituirsi o aggiungersi al pagamento
dell'indennità (DTF 131 III 26).

 

                                         b)   Nella fattispecie l'avv. __________ ha dichiarato invero che i testi
pubblicati “hanno suscitato molta amarezza in AP 1 e nella sua famiglia, e ciò
in relazione anche all'immagine pubblica di AP 1, soprattutto nei confronti dei
suoi colleghi delle Camere federali” (deposizione del 14 dicembre 1990, pag. 2
a retro). Ciò tuttavia non basta per sostanziare una grave sofferenza
personale, tanto meno se si considera che l'indirizzo della giurisprudenza è
sostanzialmente restrittivo (Meili,
op. cit., n. 17 ad art. 28a). Considerato inoltre che, come si vedrà in
appresso (consid. 29), questa Camera disporrà la pubblicazione dei dispositivi
della senten­za, un'indennità pecuniaria per torto morale non si giustifica.

 

                                28.   L'appellante
sollecita inoltre l'accertamento di un importo indeterminato, ma di almeno fr.
5000.–, quale utile conseguito dal­l'editore per la vendita della rivista __________
di maggio e agosto 1986, provento da rifondergli con interessi del 5% dal 1° luglio
1986. In particolare egli postula “un'indennità corrispondente all'arricchimento
oggettivo (…), non avendo l'editore pagato l'indennità che sarebbe stata dovuta
per il consenso con la pubblicazione, cioè almeno l'indennità (incalcolabile,
ma certamente superiore a quella richiesta) che personalità e enti come
[l'attore] avrebbe avuto diritto di chiedere per tollerare l'apparizione di simili
obbrobriose fotografie e pubblicazioni”.

 

                                         a)   Già
si è detto che la domanda di accertamento è inammissibile (sopra, consid. 25a).
Ciò premesso, a norma dell'art. 28a cpv. 3 CC la persona che subisce una
lesione illecita della personalità può pretendere il versamento dell'utile che
l'autore ha realizzato grazie alla pubblicazione, secondo le regole della
gestione d'affari senza mandato (art. 423 cpv. 1 CO). Trattandosi di una
lesione della personalità per mezzo della stampa, l'utile corrisponde al provento
conseguito grazie al maggior numero di copie stampate, dedotti i costi (Desche­naux/Steinauer, op. cit., pag.
213 seg. n. 631 e 633). Se non è in grado di recare tale prova, l'attore può
postulare la consegna dell'arricchimento a norma dell'art. 62 CO, ossia la
consegna dell'importo che l'editore avrebbe dovuto corrispondergli per ottenere
il consenso alla pubblicazione (Meili,
op. cit., n. 19 in fine ad art. 28a CC). In entrambi i casi il danno può
essere stabilito dal giudice secondo prudente criterio, a norma dell'art. 42
cpv. 2 CO (loc. cit.).

 

                                         b)   Nella
fattispecie l'interessato ha rinunciato alla perizia sull'utile conseguito
dall'editore grazie alla pubblicazione dell'articolo (sopra, consid. 4). La
commisurazione del guadagno non può dunque essere delegata all'apprezzamento
del giudice. Quanto alla consegna dell'arricchimento giusta l'art. 62 CO, la
norma è applicabile solo qualora il consenso alla lesione della personalità sia
prospettabile, segnatamente in caso di usurpazione di diritti attinenti alla
personalità del leso, come ad esempio in caso di uso del nome per una campagna
pubblicitaria (Tercier, op. cit.,
pag. 282 n. 2140 e pag. 279 e 2107). Tale ipotesi è palesemente estranea al
caso concreto.

 

                                29.   Da
ultimo l'attore chiede che sia ordinata, sotto comminatoria dell'art. 292 CP,
la pubblicazione di un suo testo di rettifica secondo il quale – in sintesi – i
convenuti “danno atto all'interessato di aver gravemente leso la sua
personalità con affermazioni inveriterie, distorte e lacunose”, porgendo le
loro scuse. Egli insta perché il testo sia pubblicato su tre numeri consecutivi
di __________, con “titolo, posizione, richiami in copertina, nel sommario e nella
rubrica Diesmal, corpo dei titoli e del testo corrispondenti a quelli
utilizzati per l'articolo lesivo” e come inserzione a pagamento in una delle
pagine di politica interna della __________, della __________,
del __________, del __________, della __________,
di __________, di __________ e di __________. Egli fa
valere che alla sua risposta non è stato dato il rilievo che si poteva
pretendere e che, essendo tuttora attivo in ambienti culturali e politici, egli
conserva un forte interesse alla rettifica delle gravi accuse che hanno fatto
il giro della Confederazione. I convenuti negano ogni lesione illecita della
personalità e il perdurare di qualsiasi effetto, facendo valere che – in ogni
modo – il testo di rettifica non è stato precisato nella petizione e non figura
neppure nell'allegato conclusivo.

 

                                         a)   Nella
petizione l'attore ha postulato la pubblicazione dei dispositivi della sentenza
e di una rettifica, il cui testo sarebbe stato precisato in sede di conclusioni
(pag. 2, n. 4). Nelle conclusioni egli ha ribadito tali richieste (pag. 2, n.
4), salvo riservare un separato testo di rettifica prodotto un mese dopo quale
doc. Zquater. Ora,
foss'anche ammissibile la formulazione di un testo di rettifica dopo la petizione,
nella fattispecie il testo in questione è stato proposto addirittura il 18
luglio 2003, quando era già scaduto anche il termine per il memoriale
conclusivo (decorso il 20 giugno 2003). Formulata la prima volta in appello, la
domanda intesa alla pubblicazione del testo di rettifica è dunque irricevibile
(art. 321 cpv. 1 lett. a CPC). Rimane da valutare la richiesta di pubblicazione
dei dispositivi della sentenza.

 

                                         b)   Giusta
l'art. 28a cpv. 2 CC chi è illecitamente leso nella sua personalità può
chiedere che una rettifica o che la sentenza sia comunicata a terzi o
pubblicata. La pubblicazione può essere ordinata solo se l'attore l'ha
postulata, se la lesione della per­sonalità è stata portata a conoscenza di
terzi e se la misura è idonea a raggiungere lo scopo prefisso, cioè l'eliminazione
del pregiudizio. Ove l'attore solleciti la pubblicazione del dispositivo,
spetta poi al giudice, che gode di ampio margine di apprezzamento, precisare
quando, dove e come ciò debba avvenire (RtiD II-2004 n. 19c pag. 527 consid. 3
e 4 con riferimenti).

 

                                         c)   Dato
tutto quanto precede, in concreto la pubblicazione del dispositivo sul settimanale
che ha leso la personalità dell'attore risulta senza dubbio un provvedimento
idoneo e proporzionato a riparare il torto. Dovendosi raggiungere nella misura
del possibile coloro che hanno letto l'articolo (DTF 126 III 216 consid. 5a),
nella fattispecie appare adeguato che il dispositivo sull'accertamento della lesione
della personalità sia pubblicato, in tedesco, nella medesima o in un'analoga
rubrica del settimanale __________ e che occupi almeno una pagina intera.
Non si giustifica invece una pubblicazione ripetuta su tre numeri, visto che il
servizio è stato pubblicato una sola volta, mentre la presa di posizione
dell'avv. __________ pubblicata nell'agosto del 1986 non contiene elementi
lesivi della personalità dell'attore (consid. 22). Né appare necessario che il
dispositivo sia ripreso in copertina o nella rubrica Diesmal, i testi
pubblicati in tali posizioni non essendo stati giudicati
lesivi della personalità dell'appellante (sopra, consid. 10). Una menzione nel sommario appare sufficiente affinché i
lettori ritrovino la pagina della pubblicazione disposta da questa
Camera. La pubblicazione è da ordinare con la comminatoria dell'art. 292 CP
(per il diritto di risposta: DTF 119 II 109; Deschenaux/Steinauer,
op. cit, pag. 255 seg. n. 713).

 

                                         d)   Per
quel che è della postulata pubblicazione su altri quotidiani e riviste
svizzere, l'appellante non giustifica la richiesta, salvo far valere che le
accuse “fecero il giro della Confederazione”. È possibile che l'articolo abbia
avuto eco a livello nazionale. L'interessato non pretende tuttavia che le
accuse giudicate illecitamente lesive della sua personalità (sopra, consid. 24)
siano state riprese nei giornali elencati, né spetta a questa Camera compiere
verifiche d'ufficio nella voluminosa documentazione prodotta dall'interessato
(si vedano anzi i doc. F, G, DD, W1-2, W3-4, X2-5). Non è il caso dunque che i
dispositivi dell'attuale sentenza siano pubblicati anche su altri giornali.

 

                                30.   Gli
oneri dell'attuale giudizio, commisurati all'importanza e all'ampiezza del
litigio, seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). L'appellante
risulta parzialmente vittorioso sull'accertamento relativo alla lesione della personalità,
sull'attribuzione di un risarcimento e sulla pubblicazione del­l'odierno dispositivo,
ma esce sconfitto sulla riparazione del torto morale e sulla consegna
dell'utile conseguito. Tutto ponderato, si giustifica pertanto di ripartire gli
oneri processuali a metà, compensando le ripetibili. L'esito dell'attuale
giudizio impone anche una riforma del dispositivo sulle spese e le ripetibili
di prima sede, che va riformato seguendo la stessa
chiave di riparto. Quanto agli eventuali rimedi giuridici esperibili contro la
presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore
litigioso ai fini dell' art. 74 cpv. 1 lett. b LTF supera verosimilmente, come
detto (con­sid. 1), la soglia dei fr. 30 000.– per un ricorso in
materia civile.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:               I.
  Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è parzialmente accolto e la sentenza
impugnata è così riformata:

                                         1.   È accertato che AO 2, la AO 1, AO 4 e AO
3 han­no leso illecitamente la personalità di AP 1 pubblicando nell'articolo
apparso sul mensile __________ del maggio 1986, sotto il titolo “Will
(schon lange) nach oben” (pag. 59, 60, 63 e 64), le non provate affermazioni seguenti:

–  in merito all'opposizione
di AP 1 al cosiddetto progetto di oleodotto sul Reno: “Es stellte sich dann
heraus, dass er die Interessen jener grossen Erdölgesellschaften vertrat,
die es nicht gerne sahen, dass die halbstaatliche italienische __________ mit
dieser Pipiline ihr Business in den Norden Europas ausdehnen wollte”;

–  in merito al ruolo della __________,
affiliata della __________ (del cui consiglio di amministrazione AP 1 era presidente),
nel fallimento del fondo __________: “Als 1985 der milliardenschwere __________
mit Einlagen von 75 000 italienischen Sparern ins Schleudern
kam und mangels flüssiger Mittel die Liquidation be­schlossen wurde, bot
eine gewisse __________ ihr Dienste als Liquidato­rin an” e “Die
Bankenkommission lehnte das allzu freundliche Angebot ab, denn es machte den Anschein,
dass die __________ in Wirklichkeit ein verlängerter Arm der ‛__________ war”.

                                         2.   AO 2, AO 1, AO 4 e AO 3 sono tenuti solidalmente a versare a AP 1 fr. 50 000.– con interessi al 5% dal 1° luglio 1990 a titolo
di risarcimento danni.

                                          3.   È ordinato a AO 2 e