# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 993a180e-34d1-5904-9463-732543376fe8
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-10
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 10.11.2006 R 2006 57
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2006-57_2006-11-10.pdf

## Full Text

R 06 57 e 58

4a Camera 

SENTENZA
del 10 novembre 2006

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente piano di quartiere

1. Secondo la pianificazione locale del Comune di …, la particella no. 625 e parte 

del fondo no. 627 a … sono site in zona residenziale R2 nonché soggette 

all’obbligo del piano di quartiere.

L’area della particella no. 627 sottoposta all’obbligo del piano di quartiere 

risulta già completamente edificata e urbanizzata. La particella no. 625, con 

una superficie di 3998 m2, è invece priva di costruzioni e di impianti di 

urbanizzazione. 

Durante la primavera 2003, il Municipio di … ha aperto la procedura di piano 

di quartiere per l’area in questione, sfociata nella decisione d’approvazione 

del 26 novembre 2003, in seguito revocata dal Municipio stesso nell’ambito 

della procedura di ricorso intentata contro il piano di quartiere in sede di 

Tribunale amministrativo (ricorsi R 04 2 e 3).

2. Tramite disposizione del 24 marzo 2004 il Municipio di … ha decretato 

l’esposizione pubblica del piano di quartiere … rielaborato in seguito alle 

opposizioni presentate nell’ambito della procedura precedente. Sono quindi 

stati esposti pubblicamente per la durata di 20 giorni il regolamento del piano 

di quartiere, il piano delle strutture 1:500, il piano di urbanizzazione 1:500 

nonché la relazione. 

3. a) In data 7 aprile 2004 il …, proprietario della particella no. 608, ha inoltrato al 

Municipio di … una tempestiva opposizione contro il piano di quartiere in 

oggetto postulando di negarne l’approvazione. In via eventuale l’opponente 

ha chiesto di modificare il piano non concedendo un aumento della possibilità 

di sfruttamento, fissando le dimensioni delle strutture edilizie contraddistinte 

dai numeri B, C, D e E, unendo i corpi D e E in un’unica struttura, prevedendo 

dei tetti piani ed un’altezza massima degli edifici di 5,5 metri, nonché 

vincolando la concessione della licenza edilizia all’accertamento di un 

confacente approvvigionamento idrico.

b) In data 13 aprile 2004, …, proprietaria della particella no. 609, a propria volta, 

ha inoltrato al Municipio di … una tempestiva opposizione chiedendo la 

cassazione integrale del piano di quartiere e la conseguente apertura di una 

nuova procedura nel rispetto delle osservazioni formulate tramite 

l’opposizione stessa. Secondo l’opponente, il piano di quartiere avversato 

condurrebbe ad un insediamento abitativo sregolato e privo di qualsiasi 

concetto pianificatorio esplicito. Il piano in oggetto paleserebbe, in particolare, 

delle lacune sostanziali nell’ottica degli allacciamenti interni e esterni come 

pure in quella dei parcheggi. Il grado di pendenza previsto per le falde dei tetti 

sarebbe inoltre eccessivo e non conforme allo stile architettonico ...  Non 

sarebbe inoltre conforme l’applicazione delle norme ordinarie della LE nei 

confronti della particella no. 627 inclusa nel piano di quartiere che, di fatto, pur 

se inserita nel perimetro del piano di quartiere stesso, sarebbe esonerata 

dall’applicarne le disposizioni. L’obbligatorietà della consulenza architettonica 

nel contesto della sovraedificazione dell'area confermerebbe implicitamente il 

mancato raggiungimento degli obiettivi che dovrebbero essere perseguiti dalle 

disposizioni del piano di quartiere.

c) Tramite decisione del 6 giugno 2006, il Municipio di … ha approvato il piano 

di quartiere respingendo contestualmente l’opposizione del dott. … e di ... In 

sostanza, il municipio ha accertato la conformità del piano di quartiere alle 

disposizioni del diritto edilizio comunale, cantonale e federale accertando 

come il piano di quartiere avversato prevederebbe un’edificazione razionale 

in armonia con le strade esistenti, con l’orientamento del terreno e con la 

configurazione dello stesso.

4. a) Tramite tempestivo ricorso (R 06 57), inoltrato al Tribunale amministrativo il 

28 giugno 2006, il dott. … ha impugnato la citata decisione chiedendone 

l’annullamento e postulando il rinvio degli atti all’autorità convenuta al fine di 

elaborazione di un nuovo piano di quartiere ai sensi delle contestazioni 

ricorsuali.

Anzitutto, il ricorrente evidenzia come la decisione impugnata del 6 giugno 

2006 si riferisca ad una precedente decisione del 23 agosto 2004 di cui non 

sarebbe mai stato messo al corrente e chiede, a salvaguardia del proprio 

diritto di essere sentito, l’edizione di tale decisione.

L’interessato contesta la divergenza fra gli atti indicati nel bando d’esposizione 

pubblica del piano di quartiere e quelli effettivamente esposti, fra i quali 

figurerebbero delle planimetrie indicanti i profili altitudinali delle case. Di 

conseguenza, si sarebbe creata una situazione di incertezza sul fatto se dette 

planimetrie fossero o meno parte integrante del piano di quartiere approvato. 

Partendo dal presupposto che i documenti in questione siano da considerare 

quali componenti vincolanti del piano di quartiere, malgrado non contemplati 

dal bando di pubblicazione, il ricorrente ritiene leso il proprio diritto di essere 

sentito.

Il comune avrebbe introdotto la possibilità di un aumento dell’indice di 

sfruttamento nella misura del 10% senza vagliare in modo approfondito la 

problematica dell’inserimento architettonico delle costruzioni, basandosi 

semplicemente sulla relazione tecnica stesa dal professionista incaricato e 

quindi anteponendo la stessa al proprio dovere di esame e di giudizio 

sull’esistenza o meno dei presupposti di cui all’art. 9.3 LE. L’estensione 

dell’indice di sfruttamento sarebbe quindi censurabile sia nell’ottica 

procedurale che in quella materiale. 

Le disposizioni del regolamento del piano di quartiere e del piano delle 

strutture non adempirebbero ai presupposti fissati dall’art. 9.2 cpv. 1 e 2 LE 

che imporrebbero di regolare, tramite il piano delle strutture, gli aspetti 

architettonici e strutturali degli edifici come pure le singole volumetrie. In tal 

senso, dai piani esposti non sarebbe possibile evincere con chiarezza le 

singole dimensioni degli edifici e le relative distanze. In ogni caso, l’altezza 

degli edifici, prevista al culmine del tetto in 9,5 metri, sarebbe eccessiva e 

disturberebbe l’aspetto architettonico dell’agglomerato di “…” privando, in 

maniera incisiva, la particella no. 608 di luce e vista. La carenza normativa del 

piano di quartiere, in particolare per quanto concerne l’altezza massima degli 

edifici, permetterebbe la realizzazione di case sovradimensionate a totale 

scapito dell’ambiente circostante e in palese lesione dei diritti dei vicini a tutela 

dei quali si imporrebbe di prescrivere la realizzazione di tetti piani.

b) Con ricorso del 28 giugno 2006 (R 06 58), … ha impugnato tempestivamente 

davanti al Tribunale amministrativo la decisione del municipio chiedendone 

l’annullamento e il conseguente rinvio degli atti all’autorità comunale al fine di 

una nuova procedura. 

La ricorrente, in sostanza, contesta come su una necessità minima di 21 

posteggi, in applicazione dell’art. 11.3 cpv. 1 LE, il piano delle strutture 

pubblicato preveda solo 7 posti auto che, al limite, potrebbero aumentare a 

11. L'inserimento urbanistico del quartiere in oggetto contrasterebbe 

palesemente con le aree limitrofe già edificate in quanto le costruzioni del 

quartiere sarebbero inserite a raggio mentre quelle esistenti seguirebbero 

linee verticali o orizzontali. Inoltre, i volumi previsti sarebbero maggiori e più 

ingombranti di quelli esistenti e le altezze non armonizzerebbero con quelle 

delle case circostanti. Applicando le norme previste dal piano di quartiere 

sarebbe possibile costruire edifici con un’altezza massima di 9,5 metri in 

gronda e di 11,5 metri al culmine per cui, nonostante la pendenza del terreno, 

le nuove case sovrasterebbero perlomeno parte degli edifici nelle immediate 

vicinanze dell’area di quartiere. Rinviando ad una valutazione peritale, la 

ricorrente sostiene come, applicando le norme del piano di quartiere relative 

alle linee delle strutture e di allineamento nonché alle altezze e distanze, 

sarebbero ammissibili delle costruzioni completamente sproporzionate ed in 

disarmonia con la morfologia del terreno che colliderebbero con il principio 

che impone l’armonizzazione con le costruzioni esistenti. Fra l’altro si 

creerebbe un notevole danno ai vicini a causa della privazione di vista e luce. 

Il piano di quartiere, nel cui regolamento non figurerebbe alcuna prescrizione 

sull’altezza dei singoli edifici, sulle quote dei colmi e delle gronde, sui volumi 

delle previste costruzioni nonché sui materiali da utilizzare, non adempirebbe 

ai presupposti minimi di norme vincolanti previsti per un simile strumento 

urbanistico. In sostanza sarebbero previste inaccettabili deroghe alle 

prescrizioni della LE che, di fatto, trasformerebbero l’area in questione da 

zona edilizia R2 in una zona R3. D’altro canto, nella decisione impugnata il 

comune non avrebbe addotto validi argomenti a comprova di un interesse 

pubblico, prevalente su quello privato dei vicini, per le deroghe in questione.

Non sarebbero inoltre rispettate le norme di sicurezza antincendio con 

conseguente creazione di una situazione di pericolo per la salute pubblica. Le 

linee di struttura e il piano di quartiere permetterebbero infatti la costruzione 

ravvicinata di fabbricati fino ad una distanza di 50 centimetri, per quanto 

concerne gli edifici H e G, mentre tutti gli altri edifici sarebbero previsti ad una 

distanza inferiore a 5 metri, in palese contrasto con le disposizioni di sicurezza 

che impongono una distanza minima di 5 metri fra le singole costruzioni. 

Pure l’allacciamento interno ed esterno del quartiere non sarebbe conforme 

agli specifici requisiti urbanistici a causa dell’eccessivo numero di accessi 

singoli, previsti con imbocco diretto sulla strada comunale, particella no. 1065. 

I singoli posteggi e gli accessi, che implicherebbero delle pericolose e 

complicate manovre per gli utenti, contrasterebbero palesemente con le 

direttive emanate al riguardo dall’unione dei professionisti svizzeri della strada 

(VSS).

La ricorrente considera come la particella no. 627 inclusa nel perimetro del 

piano di quartiere, sarebbe, di fatto, stata esonerata dall'applicazione delle 

disposizioni del piano di quartiere con l’argomento della sua completa 

sovraedificazione e urbanizzazione. Detta situazione contrasterebbe 

palesemente con i concetti fondamentali del piano di quartiere che 

imporrebbero di applicare le specifiche disposizioni nei confronti di tutta l’area 

inclusa nel perimetro o, al limite, di escludere, a tutti gli effetti, dei singoli fondi 

nei confronti dei quali non sussisterebbero le premesse per l’inclusione nel 

piano di quartiere.

In conclusione, la ricorrente, alla luce delle lacune e manchevolezze 

evidenziate, chiede al Tribunale amministrativo di commissionare una perizia 

giudiziaria sul piano di quartiere contestato.

5. Tramite prese di posizione dell’8, rispettivamente dell’11 settembre 2006, il 

comune convenuto chiede, per quanto ricevibili, di respingere i ricorsi.

Nell’ottica procedurale il comune propone, anzitutto, il congiungimento delle 

due pratiche di ricorso in oggetto in quanto caratterizzate, in sostanza, da 

identiche problematiche e analoghe contestazioni. 

Il comune approfondisce quindi la problematica della legittimazione ricorsuale 

precisando come, al riguardo di ogni singola censura, sarebbe opportuno 

valutare in quale misura la stessa riguardi un tema che tange i ricorrenti in 

maniera superiore al resto della collettività così da configurare una violazione 

dei diritti degni di protezione degli stessi.

In effetti, il piano di quartiere in giudizio sarebbe stato approvato dal Comune 

di … in occasione della seduta del 23 agosto 2004, mentre la notifica della 

decisione sarebbe stata tenuta in sospeso fino al versamento di un congruo 

anticipo sulle spese di progettazione avvenuto nel mese di aprile 2006. In 

sostanza, in occasione della seduta del 18 aprile 2006, il municipio avrebbe 

confermato la precedente decisione del 23 agosto 2004 procedendo quindi 

alla notifica della stessa.

Le sezioni in scala 1:200 figuranti fra gli atti del piano di quartiere non 

costituirebbero parte integrante dello stesso e per questo non figurerebbero 

nel decreto di esposizione pubblica e nella conseguente decisione di 

approvazione, bensì  sarebbero servite unicamente per illustrare agli 

interessati la quota del pianterreno di ogni edificio. Di conseguenza, tali 

sezioni rivestirebbero puramente carattere indicativo. In ogni caso, l’altezza 

massima degli edifici sarebbe di 7,5 metri e corrisponderebbe perciò a quanto 

previsto dalla LE per la zona R2.

Il supplemento del 10% sull’indice di sfruttamento, nell’ottica pratica, tenuto 

conto della superficie utile lorda (SUL) massima consentita dal piano delle 

strutture, si ridurrebbe ad una maggiore edificabilità del 2,05%, 

corrispondente ad un indice dello 0,51 invece dello 0,5 previsto dalla LE.

La relazione, parte integrante degli atti del piano di quartiere, costituirebbe, 

proprio per questo, un documento ufficiale allestito dai professionisti incaricati 

dal comune che lo ha notificato approvandolo con il piano. Tale documento 

illustrerebbe in dettaglio le peculiarità del piano di quartiere fornendo 

un'esaustiva motivazione delle relative disposizioni e quindi anche sulla 

maggiorazione dell'indice di sfruttamento nella misura del 10%.

Il piano di quartiere regolerebbe, in maniera consona a un simile strumento 

urbanistico, le volumetrie e la struttura dei fabbricati limitandone, in modo 

preciso, l'altezza a 7,5 metri e le dimensioni in virtù di una lunghezza massima 

da 15 a 18 metri e di una larghezza massima da 11 a 14 metri nonché di una 

superficie utile lorda per edificio di 255 m2.

Tramite il piano delle strutture sarebbero previste delle estese aree libere che, 

contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, permetterebbero un uso 

razionale della superficie soggetta al piano di quartiere.

Prevedendo il piano di quartiere una linea delle strutture in base alla quale 

ogni nuovo edificio dovrebbe rispettare una distanza minima di 5 metri dalla 

strada comunale, risulterebbe una regolamentazione delle distanze più 

restrittiva di quella prevista dalla LE che imporrebbe il discostamento dalla 

strada nella misura di 3 metri e quello dal fondo confinante nella misura di 2,5 

metri.

Anche per quanto concerne i posti auto il piano di quartiere non conterrebbe 

alcuna deroga alle disposizioni della LE bensì  imporrebbe ulteriori limitazioni 

in materia. L'art. 13 del regolamento del piano di quartiere imporrebbe infatti 

ad ogni edificio di disporre di un posteggio integrato. Di conseguenza, nel 

caso di edificazione delle otto case, verrebbero realizzati otto posteggi interni 

oltre a quelli esterni realizzabili sui piazzali davanti ai fabbricati, evidenziati nel 

piano delle strutture, giungendo così ad un totale di almeno 24 posteggi.

Il piano di quartiere avversato non lederebbe il principio dell'inserimento 

urbanistico, in quanto gli edifici lungo la strada sarebbero orientati come quelli 

a monte della carreggiata mentre le costruzioni più a valle sarebbero inserite 

perpendicolarmente alle case a livello del terreno esistente. D'altro canto 

sarebbe molto difficoltoso rispettare la tipologia delle costruzioni circostanti in 

quanto eterogenee fra loro stesse.

Il comune convenuto respinge la critica della mancata introduzione nel piano 

di quartiere di norme obbligatorie per le altezze, i volumi ecc. con l'argomento 

che, per quanto non regolato esaustivamente dal piano di quartiere stesso, 

sarebbero applicabili le disposizioni della LE.

Nel caso in giudizio, inoltre, il piano delle strutture conterrebbe delle 

disposizioni precise sulla strutturazione, sull'allineamento, sulla direzione del 

colmo, sulla larghezza massima e sulla profondità massima degli edifici.

La riduzione della distanza fra gli edifici prevista dal piano di quartiere sarebbe 

conforme ai disposti dell'art. 5.3 cpv. 3 e 9.3 cpv. 2 LE e non violerebbe le 

prescrizioni a tutela degli incendi, prevedendo in tale evenienza l'applicazione 

di particolari misure di protezione al momento dell'edificazione, così come 

fissata dalle direttive emanate in materia dall'Ufficio di polizia del fuoco dei 

Grigioni.

Attualmente, la particella no. 625, oggetto del piano di quartiere, sarebbe 

allacciata tramite una strada comunale considerata, nell'ottica urbanistica, 

quale strada di quartiere. Detta struttura viaria servirebbe quale collegamento 

unicamente per otto edifici unifamiliari. Qualora venissero realizzati tutti gli 

edifici ammissibili nell'area di quartiere, la strada servirebbe quale 

allacciamento per ca. 16 case senza perciò essere soggetta ad un traffico 

eccessivo. Di conseguenza, i 4 imbocchi che collegano il quartiere alla strada 

comunale non creerebbero alcuna situazione di pericolo e costituirebbero 

perciò una soluzione adeguata.

Per quanto concerne la problematica della particella no. 627, i ricorrenti non 

godrebbero della legittimazione al ricorso. In ogni caso, la soluzione di non 

imporre al fondo sovraedificato e completamente urbanizzato le norme del 

piano di quartiere sarebbe equa e non colliderebbe con i principi basilari 

dell'urbanizzazione.

Pure al riguardo della chiave di ripartizione dei costi di realizzazione del piano 

di quartiere non sarebbe, in casu, data la legittimazione al ricorso. Anche in 

tale contesto, però, la questione sarebbe stata regolata tramite il decreto di 

approvazione del piano di quartiere che avrebbe accollato tutti i costi di 

progettazione e attuazione ai proprietari della particella no. 625. La 

costruzione e il finanziamento delle opere di urbanizzazione sarebbe stata 

regolata dagli art. 22 - 25 del regolamento del piano di quartiere.

6. Tramite presa di posizione dell'11, rispettivamente del 18 settembre 2006, la 

Comunione ereditaria fu …, proprietaria della particella no. 625, ha proposto, 

per quanto ricevibili, di respingere i ricorsi.

A prescindere dalla circostanza per la quale la legittimazione dei ricorrenti 

sarebbe limitata dal loro effettivo interesse di fatto e di diritto a contestare il 

piano di quartiere, gli stessi avrebbero sollevato delle censure di carattere 

appellatorio, non meglio concretizzate ed in palese contrasto con una 

fattispecie documentata.

7. In data 8 novembre 2006, il Tribunale amministrativo ha esperito un 

sopralluogo a …, nel cui ambito, oltre a prendere visione dello stato di fatto, 

ha concesso alle parti presenti la possibilità di esprimersi verbalmente nel 

merito del contenzioso. Per quanto rilevanti ai fini del giudizio, gli argomenti 

addotti in sede di sopralluogo saranno disquisiti nei considerandi in diritto.

Considerando in diritto:

1. a) Il 1. gennaio 2007 è entrata in vigore la nuova legge sulla giustizia 

amministrativa (LGA). Giusta la disposizione transitoria di cui all’art. 85 cpv. 2 

LGA, le procedure pendenti al momento dell’entrata in vigore della presente 

legge vengono portate a termine dinanzi alla rispettiva istanza secondo il 

diritto precedente.  Conseguentemente alle presenti vertenze vengono ancora 

applicate le disposizioni della legge sul tribunale amministrativo (LTA).

b) In considerazione dell'identicità dei petiti e dell'analogia delle motivazioni dei 

due ricorsi, preso atto che, in effetti, non sono ravvisabili particolari necessità 

di tutela delle parti coinvolte che hanno potuto prendere reciproca visione 

degli scritti e partecipato al sopralluogo, dando seguito alla proposta del 

comune convenuto, questa Corte, ai fini dell'economia processuale, ha deciso 

di riunire le pratiche in un'unica procedura, in applicazione dell'art. 32 cpv. 2 

LTA.

2. Ai sensi dell’art. 52 LTA, è legittimato al ricorso chiunque risulti colpito dalla 

decisione contestata e goda di un interesse tutelabile alla sua abrogazione o 

modifica. La legittimazione al ricorso descritta dall’art. 52 LTA corrisponde 

testualmente ai parametri di legittimazione previsti dall’art. 103 lett. a OG. 

Onde uniformare i requisiti di legittimazione al ricorso a livello cantonale con 

quelli a livello federale, il Tribunale amministrativo, dopo diversi aggiornamenti 

della propria prassi, tramite la decisione R 03 69, ripresa in PTA 2003 no. 34, 

ha stabilito come l’art. 52 LTA debba essere interpretato in modo unitario in 

tutti i campi di pertinenza della Corte amministrativa. 

La revisione della prassi riguarda l’interpretazione della norma per la quale 

gode del requisito di tutelabile non solo l’interesse garantito da una 

disposizione legale bensì pure un mero interesse di fatto all’abrogazione o 

modifica della decisione impugnata. In tal senso, come premesso, si 

persegue, a prescindere da eventuali disposizioni speciali, una prassi unitaria 

per l’accertamento della legittimazione al ricorso. Di conseguenza, l’art. 52 

LTA viene interpretato alla stessa stregua dell’art. 103 lett. a OG e della 

relativa giurisprudenza. Un’interpretazione della legittimazione al ricorso sulla 

base dei parametri applicabili per il diritto federale appare, a maggior ragione, 

appropriata, tenendo conto che, in molteplici pratiche, la normativa 

procedurale cantonale deve, in ogni caso, garantire delle premesse ricorsuali 

pari a quelle del diritto federale, qualora una decisione possa essere 

impugnata tramite i rimedi legali ordinari davanti al Tribunale federale (art. 98a 

OG; DTF 122 II 132, 121 II 74). 

In base alla prassi precedentemente descritta, la legittimazione al ricorso, ai 

sensi dell’art. 52 LTA, viene riconosciuta quando il cittadino, colpito da una 

decisione, comprova un interesse, anche se meramente di fatto, 

all’abrogazione o modifica della disposizione stessa. In ogni caso, 

l’interessato deve sempre ancora essere toccato dalla decisione in maniera 

tale da rendere concreto l’interesse al giudizio nel merito della pratica. Detto 

interesse deve rivestire intensità tale da poter essere giudicato quale 

personale e quindi superiore a quello della collettività. Colui che intende 

impugnare una decisione amministrativa deve quindi dimostrare che, nel caso 

della mancata abrogazione o modifica della stessa, egli sarebbe soggetto a 

degli effettivi svantaggi. Di conseguenza, detto interesse, e contrario, implica 

la salvaguardia di una situazione di fatto a vantaggio del ricorrente, 

perseguibile tramite la contestazione ricorsuale di un cambiamento che 

comporterebbe degli svantaggi materiali o ideali (DTF 122 II 369, 121 II 361, 

120 Ib 487). Tale prassi permette quindi di differenziare il ricorso di diritto 

amministrativo dal gravame popolare che continua ad essere inammissibile.  

Inoltre, l’interesse, di regola, deve essere attuale, con la conseguenza che la 

decisione giudiziaria deve risultare atta ad incidere sulla situazione legale o di 

fatto del ricorrente, così da evitare delle pratiche dal mero carattere 

accademico volte unicamente a chiarire una situazione legale astratta (DTF 

120 Ib 308). 

Secondo la costante prassi, spetta al ricorrente motivare al Tribunale la 

propria legittimazione illustrando, a mano della fattispecie concreta, i motivi 

per i quali egli sarebbe colpito in misura maggiore a quella della collettività 

nonché gli svantaggi legali o di fatto che comporta nei suoi confronti la 

decisione stessa. 

b) I ricorrenti sono proprietari delle particelle no. 608, rispettivamente no. 609, 

ubicate nelle immediate vicinanze dell'area del piano di quartiere dalla quale 

sono separati dall'attuale strada comunale di quartiere. Ai sensi della prassi 

sopraccitata i due proprietari sono quindi legittimati al ricorso in quanto il 

carattere e l'intensità della sovraedificazione del quartiere possono 

certamente ripercuotersi sulla qualità e quindi sul valore dei loro fondi. La 

legittimazione ricorsuale è perciò indubbiamente data per quanto concerne il 

piano di quartiere nell'ottica dell'insediamento urbanistico, delle caratteristiche 

edificatorie, dell'allacciamento ecc.. Non esiste invece la legittimazione al 

ricorso, in relazione alla problematica dell'esonero della particella no. 627 

dall'applicazione delle norme del piano di quartiere in quanto detto fondo, 

sovraedificato e urbanizzato, è ubicato a valle della particella no. 625 e non è 

atto a implicare neppure un ipotetico svantaggio per i ricorrenti. Per lo stesso 

motivo la legittimazione ricorsuale non è data nemmeno per quanto concerne 

la ripartizione dei costi di allestimento del piano di quartiere e di realizzazione 

delle strutture urbanistiche interne, a prescindere che la stessa risulta 

effettivamente regolata.

3. a) Nell’ambito dell’esame sulla conformità dei piani di quartiere, in applicazione 
dell’art. 33 della Legge federale sulla pianificazione territoriale (LPT), il 

Tribunale amministrativo gode di una piena cognizione di giudizio. In tal senso 

la Corte cantonale non è tenuta ad esaminare unicamente se l’autorità 

convenuta, nell’ambito dell’allestimento del piano di quartiere, abbia abusato 

del proprio potere discrezionale perpetrando quindi una lesione di diritto, ma 

deve altresì giudicare se tale potere discrezionale sia stato esercitato 

correttamente e in modo razionale. Il Tribunale amministrativo però, nella 

propria funzione di istanza di ricorso cantonale, deve porsi un ragionevole 

riserbo nel giudizio su problematiche locali che implicano la conoscenza del 

luogo e che sono quindi particolarmente vicine all’autorità comunale (cfr. DTF 

1P.54/1997; STA R 04 122; PTA 1993 ni. 43 e 44).

L’autorità di ricorso deve, in particolar modo, vegliare affinché gli interessi 

urbanistici prioritari perseguiti dalle disposizioni del diritto superiore cantonale 

e federale quali, per esempio, quello della chiara separazione fra gli 

agglomerati urbani e l’altro territorio, siano salvaguardati. In tale contesto, il 

Tribunale amministrativo, nell’esercizio del proprio ruolo istituzionale, è tenuto 

a esercitare la propria funzione di controllo senza però sostituirsi all’autorità 

comunale competente e quindi giudicando le misure pianificatorie comunali 

sulla base della loro situazione di fatto e di diritto.

Nel caso in giudizio, come si vedrà in seguito, l’oggetto del contenzioso è 

connesso più alla componente locale e agli aspetti soggettivi che agli interessi 

pianificatori superiori, per cui, a maggior ragione, l’istanza di ricorso deve 

osservare un opportuno ritegno (cfr. STA R 05 4).

b) Ai sensi dell’art. 51 cpv. 1 e 2 della Legge sulla pianificazione territoriale del 

Cantone dei Grigioni (LPTC), entrata in vigore il 1. novembre 2005 e qui 

applicabile, il piano di quartiere disciplina nel dettaglio, nell’ambito 

dell’ordinamento base, la struttura e l’urbanizzazione delle zone edificabili con 

pianificazione consecutiva o di altri territori parziali della zona edificabile. Il 

piano di quartiere è composto dalle disposizioni del piano di quartiere e, a 

seconda dello scopo, dal piano delle strutture di quartiere e dal piano di 

urbanizzazione di quartiere.

Secondo l’art. 52 LPTC, le disposizioni del piano di quartiere contengono 

prescrizioni in merito alla configurazione di edifici e impianti, all’esecuzione, 

alla manutenzione e al rinnovamento dell’urbanizzazione del quartiere, 

nonché in merito alla suddivisione delle spese di pianificazione e 

urbanizzazione. Possono completare le prescrizioni edili dell’ordinamento 

base e fissare le tappe per l’esecuzione dell’urbanizzazione e della 

sovraedificazione del quartiere.

Il piano delle strutture di quartiere stabilisce l'inserimento di costruzioni e 

impianti e le superfici da mantenere libere. Può contenere disposizioni più 

ampie, segnatamente per quanto concerne le volumetrie, la loro utilizzazione 

e strutturazione. 

Il piano di urbanizzazione di quartiere stabilisce gli impianti necessari 

all'urbanizzazione del quartiere. Esso può prescrivere degli impianti collettivi 

come parchi giochi, impianti per il parcheggio e l’attrezzatura del quartiere.

Ai sensi dell’art. 9.1 cpv. 2 LE, il piano di quartiere contiene, secondo le 

necessità, le prescrizioni particolari del piano di quartiere, il piano di 

urbanizzazione, il piano delle strutture, la chiave di ripartizione dei costi, le 

rettifiche di confini e ricomposizioni particellari. 

Nella procedura del piano di quartiere devono essere rispettate le prescrizioni 

edilizie generali e quelle delle zone.

Se la zona pianificata comprende un’area soggetta al piano di quartiere 

definita nel piano delle zone o nel piano generale delle strutture o comprende 

una superficie omogenea di almeno 3000 m2 nella zona residenziale o di 

2000 m2 nella zona nucleo e nella zona ampliamento del nucleo, l’autorità 

edilizia deve concedere le seguenti eccezioni alle prescrizioni delle zone se è 

garantito un buon inserimento nella caratteristica locale:

- lo sfruttamento previsto per la rispettiva zona può venire aumentato al 

massimo del 10%;

- le distanze dai confini e tra gli edifici, l’edificazione contigua e la struttura 

dei tetti possono essere definite liberamente sulla base di criteri 

architettonici;

- l’altezza massima degli edifici può venire aumentata di 2 metri.

Nei confronti dei terreni vicini, che non fanno parte della zona del piano di 

quartiere, valgono, in ogni caso, le distanze dai confini e fra gli edifici previste 

dallo schema delle zone per la rispettiva zona (art. 9.3 LE).

4. a) Con decreto del 24 marzo 2004, il comune convenuto ha emanato il bando di 

esposizione pubblica del piano di quartiere in giudizio indicando, quali atti 

rilevanti, il regolamento del piano di quartiere, il piano delle strutture 1:500, il 

piano di urbanizzazione 1:500, nonché la relazione.  La procedura adottata 

dal comune, preso atto degli strumenti normativi resi parte integrante del 

piano di quartiere, deve essere ritenuta conforme ai requisiti di scopo e 

contenuto sanciti dall’art. 51 cpv. 2 LPTC e dall’art. 9.1 cpv. 2 LE. Per quanto 

concerne le sezioni in scala 1:200 e la proposta di parcellazione 1:500, allegati 

alla documentazione, si prende atto che gli stessi, come precisato dal 

convenuto, rivestono unicamente carattere esplicativo e non possono essere 

ritenuti vincolanti in quanto non inclusi negli atti indicati quali componenti 

integranti del piano di quartiere. Di conseguenza, non rivestendo detta 

documentazione portata vincolante, le contestazioni ricorsuali nel merito non 

appaiono rilevanti ai fini del giudizio.

b) Come evidenziato dal comune convenuto, a prescindere dalla particella no. 

627, già edificata e urbanizzata, il piano di quartiere riguarda solamente la 

particella no. 625, appartenente a una comunione ereditaria. Di conseguenza, 

a prescindere dalle disposizioni a tutela dell’ambiente e dei vicini, appare 

lapalissiano come, perlomeno per quanto concerne lo sfruttamento interno 

della particella, debba essere concessa ai proprietari la massima libertà, pur 

nel rispetto degli interessi urbanistici superiori. In tal senso il piano di quartiere 

è stato elaborato così da poter realizzare otto case unifamiliari o bifamiliari 

con relativo giardino. 

Come risulta dal piano delle strutture, nel perimetro del quartiere sono state 

previste sette aree da adibire alla sovraedificazione, rinunciando però ad una 

particellazione vera e propria in virtù del fatto che, come precedentemente 

accennato, la particella in questione costituisce una proprietà unica. Di 

conseguenza, i proprietari godranno della facoltà di sovraedificazione 

mantenendo una particella unica, ma pur soggetti al vincolo d’ubicazione e di 

SUL previsto dal piano delle strutture.

Secondo questa Corte, la sopraccitata particolarità del piano di quartiere è 

conforme ai disposti degli art. 51 e 52 LPTC nonché a quelli dell’art. 9.3 LE. 

c) Contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti, la sovraedificazione 

dell’area interessata è regolata dal regolamento del piano di quartiere in modo 

concreto, anche in virtù di restrizioni nei confronti di quanto permesso dalla 

LE alla quale, per quanto non stabilito diversamente, rinvia lo stesso art. 5 di 

detto regolamento.

L’art. 8 del regolamento del piano di quartiere, rinviando all’art. 5.1 in unione 

all’art. 9.3 cpv. 2 LE, prevede un aumento dell’indice di sfruttamento del 10%. 

La particella in questione misura 3998 m2 e si trova in zona residenziale R2. 

Di conseguenza, indipendentemente dal piano di quartiere, l’indice di 

sfruttamento corrisponde allo 0,5 con una possibilità di sovraedificazione di 

1999 m2 di SUL.

In base al piano delle strutture, sulla particella in questione è prevista una 

sovraedificazione massima di 2040 m2 di SUL con un incremento effettivo di 

41 m2, corrispondente ad una maggiorazione del 2%. Indubbiamente, il 

beneficio di maggior possibilità edificatoria, previsto a favore del quartiere in 

forza delle citate disposizioni della LE, appare minimo e non è certo atto a 

causare un’attività edificatoria eccessiva e quindi incompatibile con il quadro 

ambientale. Di conseguenza, la disposizione in oggetto del piano di quartiere 

risulta legalmente corretta. 

d) Il regolamento del piano di quartiere non prevede alcuna norma sull’altezza 

dei fabbricati per cui, in virtù del rinvio dell’art. 5 di detto regolamento, sono 

applicabili le relative disposizioni della LE che in zona R2 prevedono 

un’altezza massima di 7,5 metri. La relazione, parte integrante del piano di 

quartiere, a pag. 3, precisa come, per motivi di insediamento e di protezione 

degli interessi dei vicini, non sia previsto un aumento dell’altezza degli edifici. 

Ai sensi dell’art. 5.6 LE, quale altezza del fabbricato vale l’altezza media di 

tutti gli angoli esterni principali della costruzione calcolata dal terreno naturale 

fino al punto di intersezione con la linea del tetto. Per quanto concerne la zona 

R2, l’art. 5.8 cpv. 1 LE, che regola la struttura del tetto, permette di realizzare 

tetti a falde o piani. Da parte sua, il regolamento del piano di quartiere, all’art. 

11, impone la realizzazione di tetti con due spioventi, e quindi a falde, con una 

pendenza dal 40 al 50%. 

Alla luce di tale situazione appare indiscutibile come il piano di quartiere, per 

quanto concerne l’altezza e la struttura del tetto dei fabbricati, non permetta 

ai proprietari di realizzare strutture più alte o con un tetto diverso da quelle 

ammissibili dalla LE in vigore.  Giova rilevare come anche la pendenza del 

tetto a falde, fissata nella misura dal 40 al 50%, non possa essere considerata 

anomala, a maggior ragione se si tiene conto che, qualora i tetti fossero 

coperti tramite lastre di beola, la pendenza prevista costituisce il limite 

inferiore. Anche per quanto concerne l’altezza degli edifici e la struttura dei 

tetti gli argomenti ricorsuali non appaiono perciò pertinenti.

e) Le disposizioni della LE non prevedono limitazioni della larghezza dei 

fabbricati mentre impongono, in zona R2, una lunghezza massima di 20 metri. 

Da parte sua, il piano delle strutture in unione agli art. 14-20 del regolamento 

del piano di quartiere fissa la SUL massima per edificio a 255 m2, 

circoscrivendo pure l’area edificabile massima. Da tali dati si può perciò 

evincere come la larghezza massima possibile per gli edifici sia di 11 metri 

(con l’eccezione dell’edificio C, la cui facciata a nord potrebbe estendersi fino 

a 14 metri). La lunghezza massima possibile per i singoli edifici varia invece 

da 15 metri, per l’edificio H, fino a 18 metri, per l’edificio B. In relazione agli 

edifici C e D i proprietari godono della facoltà di realizzare due costruzioni 

singole oppure due case contigue. Giova rilevare come le costruzioni a 

schiera siano ammesse dall’art. 5.5 cpv. 1 LE che, al riguardo non prescrive 

alcuna larghezza massima.

Risulta quindi come il piano di quartiere, anche per quanto concerne 

dimensioni e volumetrie degli edifici, ponga dei limiti chiari e ravvisabili, 

riducendo addirittura le possibilità concesse dalle disposizioni della LE. 

f) Ai sensi dell’art. 16 del regolamento del piano di quartiere, l’area libera 

all’interno del piano di quartiere non è edificabile. Detta superficie può essere 

utilizzata per orti e giardini. Come precedentemente accennato, il piano di 

quartiere prevede 7 settori sovraedificabili tramite 8 edifici con una SUL 

massima di 2040 m2 per cui, anche nella peggiore delle ipotesi, praticamente 

metà della particella resterà inedificata con sufficiente spazio da adibire alle 

aree libere e, in minima parte, a accesso e parcheggio.

g) Ai sensi dell'art. 5.3 cpv. 1 LE in unione allo schema delle zone, la distanza 

minima dal confine alla quale le costruzioni principali devono attenersi misura 

2,5 metri, mentre quella dalle strade si estende a 3 metri (art. 5.4 LE). Per 

quanto concerne il piano di quartiere in giudizio, l'art. 9  del regolamento 

prescrive che, verso l'esterno, gli edifici devono rispettare le distanze minime 

previste dalla LE. Inoltre, l'art. 19 di detto regolamento rinvia all'osservanza 

delle linee delle strutture dalle quali risulta come gli edifici dovranno distare 

almeno 5 metri dalla strada di quartiere comunale con l'eccezione dell'angolo 

nord-ovest dell'edificio A che dista 3 metri da detta strada. Anche in tale 

contesto, quindi, il regolamento del piano di quartiere appare più restrittivo 

dalla LE con la conseguenza che detto piano impone agli edifici che 

sorgeranno nel quartiere una distanza maggiore nei confronti delle particelle 

dei ricorrenti di quella prevista dalla normativa edilizia ordinaria.

h) Ai sensi dell'art. 11.3 cpv. 1 LE, per ogni nuova costruzione o riattazione 

importante, il proprietario deve dotare il proprio fondo di una superficie 

sufficiente di parcheggio in ragione di un autoveicolo ogni 100 m2 di SUL, al 

minimo però di un parcheggio per ogni abitazione.

Secondo l'art. 13 del regolamento del piano di quartiere, le nuove costruzioni 

dovranno disporre di un numero sufficiente di posteggi ai sensi dell'art. 11.3 

LE. Per ogni edificio almeno un posteggio dovrà essere integrato nello stabile. 

La costruzione di corpi accessori da adibire ad autorimessa è vietata.

Alla luce della superficie massima edificabile, la LE e il regolamento del piano 

di quartiere impongono la realizzazione di almeno 21 posteggi, dei quali 8 

dovranno essere integrati nelle costruzioni stesse. Gli altri 13 posteggi, come 

risulta dal piano delle strutture, trovano invece posto all'esterno su delle aree 

appositamente previste. In tale contesto occorre precisare come, dal piano 

delle strutture, risultino altresì predisposti 16 posteggi esterni onde soddisfare 

le esigenze degli 8 edifici con una superficie massima di 255 m2 ciascuno. 

Nel merito delle contestazioni ricorsuali che lamentano la mancata conformità 

dei parcheggi, a causa dei presunti spazi angusti, nonché l'irrazionale 

regolamentazione della circolazione dovuta allo sbocco diretto sulla strada di 

quartiere comunale, questa Corte non può che condividere l'operato dei 

pianificatori che hanno tenuto conto della limitata utenza del piazzale e della 

strada di quartiere interna nonché di quella della strada di quartiere comunale 

che, anche in futuro, sarà destinata ad allacciare un numero esiguo di 

abitazioni.

Alla luce di tale situazione, l'allacciamento del quartiere alla strada comunale 

non può essere ritenuto atto a creare una situazione di pericolo o, in ogni 

caso, ad intralciare il traffico.

i) Le contestazioni ricorsuali lamentano pure la lesione delle direttive 

antincendio da parte del piano di quartiere in quanto le linee di struttura 

permetterebbero, nel caso degli edifici H e G, la costruzione ravvicinata ad 

una distanza di 50 cm, mentre la distanza fra gli edifici B-C, D-E e G-F sarebbe 

inferiore a quella minima di 5 metri.

Ai sensi dell'art. 5.3 cpv. 3 LE, due o più costruzioni sullo stesso fondo devono 

rispettare le distanze fra edifici prescritte per la relativa zona. Per nuove 

costruzioni senza finestre, le distanze possono essere ridotte con l'accordo 

dei proprietari. Tenor l'art. 9.3 LE, nell'ambito del piano di quartiere, le distanze 

dai confini e tra gli edifici possono essere definite liberamente sulla base dei 

criteri architettonici. Conseguentemente, l'art. 9 del piano di quartiere e il piano 

delle strutture, che derogano al rispetto delle distanze minime, sono conformi 

alle citate disposizioni della LE. La sovraedificazione in deroga alla distanza 

minima fra edifici, ovviamente, implicherà l'attuazione delle misure di 

sicurezza opportune conformemente alle prescrizioni della polizia del fuoco.

Come correttamente sostenuto dal comune convenuto, bisogna inoltre tenere 

conto che i sette settori, che  il piano indica quali destinati alla 

sovraedificazione, circoscrivono delle aree massime nel cui interno la casa, 

dipendentemente dalle caratteristiche strutturali, potrà occupare pure uno 

spazio più ridotto con conseguente rispetto delle distanze minime fra edifici. 

In ogni caso, come detto, in caso di costruzione ravvicinata, bisognerà 

adottare le necessarie misure antincendio che, a loro volta, dovranno essere 

approvate dai competenti organi della polizia del fuoco.

5. Alla luce delle conclusioni giudiziali appare quindi accertato come il piano di 

quartiere in giudizio adempia ai presupposti giuridici che reggono tale 

strumento urbanistico, ponendo delle chiare basi urbanistiche per la futura 

sovraedificazione dell’area interessata. Al riguardo occorre precisare 

ulteriormente che non ricade fra le prerogative dei tecnici incaricati di allestire 

il piano di quartiere quella di sostituirsi agli architetti e quindi di regolare in 

modo esaustivo le caratteristiche delle singole costruzioni. Al contrario, lo 

scopo del piano di quartiere è quello di permettere la sovraedificazione di 

un’area definita sfruttando razionalmente il terreno tramite edifici ben inseriti 

nel quadro ambientale e architettonico della zona. Come prescritto dall’art. 

9.19 LE, prima della costruzione dei singoli edifici e di impianti nell’area del 

piano di quartiere deve essere espletata la regolare procedura di licenza 

edilizia ai sensi della LE, nel cui contesto, in ottemperanza all’art. 73 LPTC, 

l’autorità amministrativa dovrà esaminare le problematiche dell’inserimento 

nell’ambiente e nel paesaggio dei singoli edifici. Nel caso concreto, inoltre, 

l’art. 10 del regolamento del piano di quartiere, che pure rinvia ai requisiti di 

omogeneità degli edifici, prescrive la consulenza architettonica. Appare quindi 

chiaro che, qualora il piano di quartiere contenesse eccessive prescrizioni e 

limitazioni, vanificherebbe l’autonomia del proprietario e dell’architetto il cui 

progetto sarà, in ogni caso, oggetto d’esame, ai sensi delle disposizioni 

sopraccitate, nell’ambito della procedura di licenza edilizia.

I ricorsi, per quanto ricevibili, devono perciò essere respinti.

6. In considerazione dell’esito dei ricorsi che, ai sensi delle conclusioni giudiziali, 

per quanto ricevibili, devono essere respinti, le spese procedurali vengono 

accollate, nella ragione della metà ciascuno, ai ricorrenti stessi i quali, in 

applicazione della costante prassi, devono altresì rifondere al comune 

convenuto un’equa somma a titolo di ripetibili (art. 75 LTA).

Il Tribunale decide:

1. Per quanto ricevibili, i ricorsi sono respinti.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 5'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 500.--

totale fr. 5'500.--

il cui importo sarà versato per metà dal … e per l’altra metà da … entro trenta 

giorni dalla notifica della presente decisione all’Amministrazione delle finanze 

del Cantone dei Grigioni, Coira. 

3. Il … e … sono tenuti a versare, a titolo di ripetibili, la somma complessiva di 

fr. 3’000.--, nella misura di fr. 1’500.-- ciascuno (IVA inclusa), al Comune di ...