# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8e95825d-e51f-5814-9657-384573c5a483
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-07-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.07.2023 F-3699/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-3699-2023_2023-07-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-3699/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 0  l u g l i o  2 0 2 3    

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice David R. Wenger;  

cancelliere Dario Quirici. 

   

Parti 

 
A._______, nato il 1° gennaio 2005, 

Repubblica islamica dell’Afghanistan,   

rappresentato da SOS Ticino - Caritas Svizzera,  

Via 1° Agosto,  

casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,  

  

  
contro 

  
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6,  

3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 22 giugno 2023 / N ... 

 

 

 

F-3699/2023 

Pagina 2 

Visto che: 

il 16 gennaio 2023, A._______ (il ricorrente), cittadino della Repubblica 

islamica dell’Afghanistan, dalla data di nascita incerta, è giunto in Croazia 

privo di documento di viaggio e di visto, proveniente dalla Bosnia 

Erzegovina, dopo essere entrato nell’Unione europea (UE) attraverso la 

Grecia (cfr. incarto SEM, pagg. 29 e 47),     

il 21 gennaio 2023, lasciata la Croazia senza aver presentato alcuna 

domanda d’asilo, il ricorrente è stato fermato alla frontiera di Chiasso dal 

Corpo delle guardie di confine, nel cui rapporto è riportata la data di nascita 

del 1° gennaio 2005 (cfr. incarto SEM, pagg. 14 e 15),  

il 22 gennaio 2023, il ricorrente ha quindi depositato una domanda d’asilo 

in Svizzera, dichiarando di essere nato il 1° gennaio 2006 e di aver lasciato 

l’Afghanistan “a causa della situazione generale attuale nel mio paese” (cfr. 

incarto SEM, pagg. 31, 33 e 38),  

il 22 giugno 2023, una volta istruito il caso, facendo in particolare eseguire 

una perizia medico-legale per la stima dell’età, e concluso che la Croazia 

fosse competente in materia di protezione internazionale del ricorrente, la 

SEM non è entrata nel merito della sua domanda d’asilo (cfr. art. 31a cpv. 

1 lett. b della legge sull’asilo [LAsi, RS 142.31]), pronunciandone il 

trasferimento in Croazia, che ha acconsentito a prenderlo in carico (“take 

charge”; cfr. incarto SEM, pagg. 46, 70, 82 e 121 a 135),   

il 26 giugno 2023, il ricorrente, rappresentato da SOS Ticino – Caritas 

Svizzera, ha ricevuto la decisione della SEM (cfr. incarto SEM, pag. 140), 

il 30 giugno 2023, tramite il suo rappresentante, il ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del corrispondente anticipo, che 

l’esecuzione della decisione sia sospesa in via supercautelare e che sia 

concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul piano sostanziale, il ricorrente 

chiede che la decisione impugnata sia annullata e che gli atti siano restituiti 

alla SEM per l’esame nazionale della domanda d’asilo, facendo in sostanza 

valere che egli dovrebbe essere “giudicato minorenne per il prosieguo della 

procedura d’asilo” e che pure il suo trasferimento in Croazia non sarebbe 

esigibile per ragioni umanitarie,    

il 3 luglio 2023, questo Tribunale ha ottenuto l’incarto della SEM e ordinato 

la sospensione provvisoria dell’esecuzione del trasferimento del ricorrente,  

F-3699/2023 

Pagina 3 

e considerato che: 

le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.110) e dalla legge sul Tribunale 

federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi),  

presentato tempestivamente contro una decisione in materia d’asilo della 

SEM (artt. 6, 105 e 108 cpv. 3 LAsi nonché gli artt. 31 a 33 LTAF), il ricorso 

è ammissibile (artt. 5, 48 cpv. 1 e 52 PA);  

i ricorsi manifestamente infondati, come in concreto per i motivi esposti di 

seguito, sono decisi in procedura semplificata dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice, e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (artt. 111 lett. e nonché 111a LAsi);  

la SEM non entra nel merito di una domanda d’asilo, di norma, se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo a cui compete, in virtù 

di un trattato internazionale, l'esecuzione della procedura d’asilo e 

dell’allontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi),  

in questo senso, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di 

una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal regolamento (UE) n. 

604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

(Regolamento Dublino/RD III), che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta 

ufficiale dell'UE [GU] L 180/31 del 29.6.2013),  

se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. la DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

l'art. 3 par. 1 RD III prevede che la domanda di protezione internazionale è 

esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15 RD III), riservati i casi descritti all’art. 

3 par. 2 RD III,  

F-3699/2023 

Pagina 4 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente, enumerato 

al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1, quello precedente previsto dal RD non trova applicazione nella 

fattispecie (principio della gerarchia dei criteri), 

nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), non 

viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo esame relativo alla 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

in presenza di un minorenne non accompagnato senza parenti in uno degli 

Stati membri, è competente lo Stato membro in cui egli ha presentato la 

domanda di protezione internazionale, purché ciò sia nel suo interesse 

superiore (art. 8 par. 4 RD III),   

se la questione della minore età del richiedente l’asilo è controversa, 

occorre chiarire preliminarmente questo aspetto determinante sia per 

identificare lo Stato competente ad esaminare la domanda d’asilo, sia per 

la procedura applicabile; la valutazione della SEM riguardo all’età può 

essere contestata con il ricorso contro la decisione finale di non entrata nel 

merito e, se essa si rivela errata, bisognerà retrocedere gli atti alla SEM 

affinché riprenda e conduca la procedura idoneamente, tenendo conto 

della minore età del richiedente l’asilo (“dans des circonstances idoines”: 

cfr., tra le tante, le sentenze del TAF F-6783/2018 del 10 dicembre 2018 e 

E-6725/2015 del 4 giungo 2018 consid. 3.1), 

in generale, nelle procedure d’asilo, si applica il principio inquisitorio, ossia 

la SEM deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti 

giuridicamente rilevanti, fermo restando l’obbligo di collaborare delle parti 

(artt. 6 e 8 LAsi nonché 12 e 13 PA); se una circostanza rimane non 

comprovata malgrado un accertamento completo della fattispecie, occorre 

riferirsi, di norma, alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova, ciò 

che implica che incombe al richiedente l’asilo provare la sua minore età 

(cfr. la DTAF 2019 I/6 consid. 5.1, 5.5 e 5.4 [sentenza del TAF D-6598/2019 

del 4 febbraio 2020]),    

F-3699/2023 

Pagina 5 

per pronunciarsi pregiudizialmente sulla questione dell’età del richiedente 

l’asilo, la SEM si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti 

e sui risultati delle audizioni relative al quadro personale dell’interessato 

nel suo paese d’origine, alla sua cerchia familiare e al suo curriculum 

scolastico; se necessario, la SEM ordina una perizia medica volta a 

determinare l’età, in particolare se sussistono indizi che un richiedente 

l’asilo, che si dichiara minorenne, abbia già raggiunto la maggiore età (cfr. 

l’art. 17 cpv. 3bis LAsi e la DTAF 2019 I/6, già citata, consid. 5.5 con i 

numerosi riferimenti), 

la determinazione medica dell’età avviene, in generale, tramite un esame 

clinico (EX), una radiografia (RX) della mano, una tomografia assiale 

computerizzata (TAC) dello sterno clavicolare e un’ortopantomografia 

(OPT) delle arcate dentarie; l’EX e la RX non permettono di determinare in 

modo attendibile se una persona ha raggiunto o meno la maggiore età; la 

RX viene però tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario 

procedere con la TAC e con l’OPT; la TAC e l’OPT possono invece, a 

seconda del risultato, condurre ad indizi più o meno concreti sulla maggiore 

età del richiedente l’asilo; quanto più gli accertamenti medici costituiscono 

un indizio a favore della maggiore età, tanto meno sarà necessario 

procedere ad un apprezzamento globale delle prove (cfr., per più dettagli, 

la DTAF 2019 I/6, già citata, consid. 5.5, 5.6 e 5.7 con gli innumerevoli 

riferimenti giurisprudenziali), 

in concreto, la SEM ha proceduto all’audizione del ricorrente (PA-RMNA) il 

28 aprile 2023, durante la quale quest’ultimo ha asserito in particolare, a 

proposito della sua età, di essere nato nel 2006, di avere “17 anni e 8 mesi” 

e che, quando è entrato in Croazia, “avevo 17 anni” (cfr. incarto SEM, pag. 

63),     

il 12 maggio 2023, nutrendo dei dubbi sulla data di nascita del ricorrente, 

la SEM ha incaricato il “Centre universitaire romand de médecine légale” 

(CURML) di eseguire gli esami medici necessari per delucidare questa 

questione; il 16 maggio 2023, il CURML ha eseguito un EX del ricorrente, 

una RX della sua mano destra, una TAC del suo sterno clavicolare e 

un’OPT delle sue arcate dentarie; il 25 maggio 2023, il CURML ha 

comunicato alla SEM i risultati degli esami, dai quali risulta che l’età media 

del ricorrente è situata tra i 20 e i 24 anni, che la sua età minima è di 19 

anni, che non è dunque possibile che egli abbia meno di 18 anni, e che la 

data di nascita del 1° gennaio 2006, dichiarata dal ricorrente, la quale 

presuppone che egli avesse “al momento della visita 17 anni 4 mesi e 15 

giorni, può essere esclusa” (cfr. incarto SEM, pagg. 95 a 100),  

F-3699/2023 

Pagina 6 

ora, alla luce di queste chiare risultanze peritali, secondo cui, in primis, l’età 

minima del ricorrente è di 19 anni, non è possibile equivocare sul fatto che 

egli, diversamente da quanto pretende (cfr. ricorso, pagg. 4 a 8), non è 

minorenne, ossia di età inferiore ai 18 anni (art. 2 lett. i RD III), ma che è 

maggiorenne; questa conclusione peritale è rafforzata dalle numerose e 

dettagliate argomentazioni della SEM sugli altri elementi indiziari rilevanti 

per la stima dell’età, palesatisi segnatamente durante la PA-RMNA, alle 

quali questo Tribunale non può che rimandare (cfr. decisione impugnata, 

pagg. 3 a 6); stando così le cose, il ricorrente non può godere delle 

garanzie speciali formulate all’art. 6 RD III e non può richiamarsi ai criteri 

speciali per determinare lo Stato membro competente ai sensi dell’art. 8 

RD III;  

quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e delle circostanze 

indiziarie di cui ai due elenchi menzionati all’art. 22 par. 3 RD III, che il 

richiedente ha varcato illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in 

provenienza da un paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato 

membro in questione è competente per l’esame della domanda di 

protezione internazionale; detta responsabilità cessa dodici mesi dopo la 

data di attraversamento clandestino della frontiera (art. 13 par. 1 RD), 

lo Stato membro competente è tenuto a prendere in carico, in ossequio alle 

condizioni poste agli artt. 21, 22 e 29 RD III, il richiedente che ha presentato 

domanda in un altro Stato membro (art. 18 par. 1 lett. a RD III), 

lo Stato membro che ha ricevuto una domanda di protezione internazionale 

e ritiene che un altro Stato membro sia competente per l’esame della 

stessa può chiedere a tale Stato membro di prendere in carico il richiedente 

quanto prima e, al più tardi, entro tre mesi dopo la presentazione della 

domanda (art. 21 par. 1 RD),  

in concreto, il ricorrente è entrato illegalmente in Croazia il 16 gennaio 

2023, dove non ha depositato alcuna domanda d’asilo (cfr. incarto SEM, 

pag. 47),   

il 22 marzo 2023, con riferimento all’art. 13 par. 1 RD III, la SEM ha 

presentato una richiesta di presa in carico (“take charge”) del ricorrente alle 

autorità competenti croate, che ne hanno accusato ricevimento (cfr. incarto 

SEM, pagg. 46 a 49),   

il 23 maggio 2023, non avendo ricevuto una risposta dalle autorità croate, 

la SEM le ha informate di considerare la Croazia responsabile per l’esame 

F-3699/2023 

Pagina 7 

della domanda d’asilo del 23 gennaio 2023, dopodiché, il medesimo giorno, 

le autorità croate hanno accettato la presa in carico del ricorrente (cfr. 

incarto SEM, pagg. 76 e 82),  

di conseguenza, la competenza della Croazia ad esaminare la domanda di 

protezione internazionale del ricorrente è accertata;     

per opporsi al suo trasferimento in Croazia il ricorrente fa valere in sostanza 

che questo paese “non” sarebbe “sicuro”, da cui un “rischio reale” di subire 

un respingimento e trattamenti inumani o degradanti in violazione del diritto 

internazionale umanitario (cfr. ricorso, pagg. 8 a 14),   

è così necessario verificare, in seguito, se possono esserci fondati motivi 

di credere che esistano, in Croazia, carenze sistemiche nella procedura 

d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il 

rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della 

Carta dei diritti fondamentali dell’UE/CartaUE, le quali renderebbero 

pertanto impossibile il trasferimento (art. 3 par. 2 2a frase RD III),   

a questo proposito va ricordato che la Croazia, in quanto membro dell’UE, 

è vincolata innanzitutto dalla CartaUE, ma anche dalla Convenzione 

europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 0.101), dalla Convenzione contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. 

tortura, RS 0.105), come pure dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo Protocollo aggiuntivo (RS 

0.142.301),   

pertanto, si deve presumere che la Croazia rispetti la sicurezza dei 

richiedenti l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione delle loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, e che garantisca una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. le direttive 2013/32/UE 

[direttiva procedura] e 2013/33/UE [direttiva accoglienza]; cfr. anche la 

sentenza del TAF F-3914/2022 del 22 settembre 2022 consid. 5),  

nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non va ammessa se, 

nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare sistematicamente le 

norme minime dell’UE, o se vi sono seri indizi che, nel caso concreto, le 

autorità dello Stato in questione non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. le DTAF 2011/19 consid. 6 e 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),    

in particolare, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti 

dell’uomo (CorteEDU), il trasferimento forzato di una persona con problemi 

F-3699/2023 

Pagina 8 

di salute può contravvenire all'art. 3 CEDU, dal contenuto identico all’art. 4 

CartaUE, se esistono seri motivi di credere che la medesima, in assenza 

di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata 

ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle 

sue condizioni di salute, comportante delle intense sofferenze o una 

riduzione importante della speranza di vita (cfr. la sentenza della CorteEDU 

Paposhvili c. Belgio del 13 dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 180 a 193; cfr. 

anche, a questo proposito, la sentenza di principio del TAF D-4235/2021 

del 19 aprile 2022 con gli innumerevoli riferimenti),     

a proposito dello stato del sistema d’asilo croato, questo Tribunale ha già 

avuto modo di evidenziare a più riprese che esso, benché sia oggetto di 

diverse critiche da parte di svariati organismi, tra i quali quelli citati anche 

nel ricorso, non è contraddistinto da carenze sistemiche e che non 

sussistono comprovati rischi di respingimenti ("push-backs") alla frontiera 

con la Bosnia e Erzegovina in caso di trasferimenti di richiedenti che hanno 

già avuto la possibilità di depositare una domanda d'asilo in Croazia ("take 

back"; cfr., fra le tante, la sentenza del TAF E-1854/2022 del 1° settembre 

2022 consid. 6.4 con i riferimenti), 

riguardo alla situazione dei richiedenti che non hanno ancora presentato 

una domanda d’asilo in Croazia (“take charge”), come è il caso del 

ricorrente, questo Tribunale ha avuto modo di sottolineare, in una recente 

sentenza di principio, che “auch lassen sich aufgrund der verfügbaren 

Informationen keine Anzeichen dafür finden, wonach Take-Charge-Fälle 

(Aufnahme) diesbezüglich anders zu beurteilen wären als Take-Back-Fälle 

(Wiederaufnahme) beziehungsweise dass für die erste Kategorie eine 

erhöhte Gefährdung von Abschiebungen ohne Durchführung eines 

Asylverfahrens bestehen würde”, concludendo che “Gesuchstellende, 

welche gestützt auf die Dublin-III-VO nach Kroatien überstellt werden, 

Zugang zum dortigen Asylverfahren erhalten. Angesichts des 

Vorstehenden kann die Überstellung unabhängig davon, ob die 

gesuchstellende Person im Rahmen eines "Take-Charge" (Aufnahme) 

oder "Take-Back" (Wiederaufnahme) Verfahrens überstellt wird, erfolgen. 

Insbesondere besteht in solchen Fällen keine beachtliche 

Wahrscheinlichkeit, die Überstellten würden der Gefahr einer Verletzung 

ihrer aus dem Refoulement-Verbot fliessenden Rechte ausgesetzt werden. 

Es ist nach dem gesagten nicht davon auszugehen, das Asylverfahren und 

die Aufnahmebedingungen in Kroatien wiesen systemische 

Schwachstellen im Sinne von Art. 3 Abs. 2 Sätze 2 und 3 Dublin-III-VO auf, 

die eine Überstellung von Gesuchstellenden generell als unzulässig 

erscheinen lassen würden. Die seit dem Referenzurteil D-1611/2016 vom 

F-3699/2023 

Pagina 9 

22. März 2016 bestehende Praxis der grundsätzlichen Zulässigkeit von 

Dublin-Überstellungen nach Kroatien ist zu bestätigen. Von einer 

Überstellung ist bei dieser Ausgangslage nur in Ausnahmefällen 

abzusehen, in welchen die Gesuchstellenden durch substantiiertes 

Vorbringen darlegen können, dass die generelle Annahme in ihrem Fall 

nicht zutrifft” (sentenza del TAF E-1488/2020 del 22 marzo 2023 consid. 8, 

9.3, 9.4.4 e 9.5),  

in concreto, il ricorrente, che rammenta la sentenza E-1488/2020 (cfr. 

ricorso, pagg. 12 e 13), non apporta, o comunque non analizza in sé, alcun 

elemento specifico, relativo alla sua persona (nazionalità, età, religione o 

altro), suscettibile di mostrare, con un grado sufficiente di attendibilità, che, 

una volta trasferito in Croazia, le autorità competenti di questo paese non 

procederanno, in violazione del diritto internazionale umanitario, all’esame 

della sua domanda d’asilo, ma che invece lo respingeranno fuori dai confini 

dell’UE, in Bosnia Erzegovina, o che lo sottoporranno a dei trattamenti 

contrari agli artt. 4 CartaUE e 3 CEDU; in effetti, egli si limita a menzionare 

la sua “nazionalità” e la sua “appartenenza etnica” e ad esporre dei dati 

statistici sulla protezione accordata ai richiedenti afghani nei paesi dello 

spazio Dublino (“tasso di protezione”), parlando di “evidente assenza di 

protezione in Croazia” e di minaccia alla sua “integrità fisica e libertà” (cfr. 

ricorso, pagg. 10 e 11); in questa maniera, malgrado la pertinenza 

complessiva dei suoi argomenti sullo stato del sistema d’asilo croato, egli 

non riesce a capovolgere, per il suo caso, l’assunto generale (“generelle 

Annahme”), posto da questo Tribunale nella sentenza di principio E-

1488/2020, dell’esigibilità dei trasferimenti verso la Croazia in applicazione 

del RD III,          

ne deriva che l'art. 3 par. 2 2a frase RD III non è applicabile alla fattispecie;   

si deve ancora notare che la SEM valuterà in modo definitivo se il ricorrente 

è suscettibile di essere trasferito in Croazia (idoneità a viaggiare) in 

funzione del suo stato di salute poco prima del trasferimento (cfr. decisione 

impugnata, pagg. 10 e 11), 

è peraltro utile ricordare che il RD III non conferisce ai richiedenti l’asilo il 

diritto di scegliere lo Stato membro che offre, ai loro occhi, le migliori 

condizioni d’accoglienza per l’esame della loro domanda d’asilo (cfr., per 

analogia, la sentenza della CGUE del 10 dicembre 2013 C-394/12 Shamso 

Abdullahi c. Austria, §§ 59 e 62; cfr. anche la DTAF 2010/45 consid. 8.3),  

F-3699/2023 

Pagina 10 

alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può quindi 

rimproverare alla SEM di aver accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti per determinare la competenza della Croazia oppure di aver ecceduto 

il proprio potere d’apprezzamento o di averne abusato nel qualificarli 

giuridicamente (cfr. artt. 106 cpv. 1 LAsi e 22 RD III), dimodoché anche la 

richiesta sussidiaria di procedere ad un complemento istruttorio finalizzato, 

in definitiva, a rinunciare al trasferimento in Croazia per motivi inerenti al 

funzionamento del sistema d’asilo di questo paese, per motivi medici o per 

motivi umanitari ai sensi dell’art. 17 RD III, si palesa infondata e va perciò 

respinta (cfr., in quest’ottica, l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2015/9 consid. 7),     

in conclusione, è a ragion veduta che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, pronunciando il suo trasferimento in 

Croazia (cfr. artt. 31a cpv. 1 lett. b e 44 LAsi), da cui il respingimento del 

ricorso e la conferma della decisione impugnata, 

essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di esito 

favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta, 

visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, che seguono 

la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché l’art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]), 

con l’emanazione di questa sentenza la domanda di concessione al ricorso 

dell’effetto sospensivo è divenuta priva d’oggetto,    

la sentenza è definitiva e non può essere impugnata con ricorso in materia 

di diritto pubblico davanti al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

     

 

  

F-3699/2023 

Pagina 11 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.   

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. 

L’importo deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’Ufficio della 

migrazione del Canton Lucerna.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

  

 

 

 

Data di spedizione: 

  

F-3699/2023 

Pagina 12 

Comunicazione: 

– al rappresentante del ricorrente (raccomandata; allegato: bollettino di 

versamento); 

– alla SEM, ad N …;   

– all’Ufficio della migrazione (Amt für Migration), Fruttstrasse 15, 6002 

Lucerna (in copia).