# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 194852eb-efad-5f61-93f7-eb13a819b8c1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.12.2004 39.2004.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2004-7_2004-12-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2004.7

   

  rs/DC/sc

  	
  Lugano

  9 dicembre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris,
  vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 maggio 2004 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 aprile 2004 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa CO 1, 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 22 aprile 2004 la Cassa CO 1 (di seguito la Cassa) ha ordinato a RI 1
di rimborsare gli assegni di base percepiti indebitamente nel periodo dal 1° aprile
1999 al 31 dicembre 2002, pari a un importo complessivo di fr. 8'235.--. Per
quanto riguarda gli assegni erogatile a torto nel 2003, corrispondenti a un
ammontare di 

                                         fr.
2'196.--, essi, come concordato con il datore di lavoro, devono essere rimborsati
tramite quest'ultimo (cfr. doc. A).

                                         A
motivazione del proprio provvedimento l'amministrazione ha rilevato:

 

"  ci
riferiamo all'autorizzazione rilasciata a suo nome, per l'ottenimento degli
assegni di famiglia in favore di __________ e __________ e alla sua
corrispondenza del 15 marzo scorso e, come già anticipatole in occasione del
colloquio telefonico di ieri, le confer­miamo quanto segue.

 

A norma dell'art. 41 cpv. 1 della Legge sugli assegni di famiglia
(LAF), il titolare del di­ritto o il beneficiario sono tenuti ad informare
tempestivamente il datore di lavoro, ri­spettivamente la Cassa competente, su
ogni cambiamento rilevante il diritto all'asse­gno (v. retro
dell'autorizzazione in suo possesso).

 

Nel suo caso, la nostra Cassa non è mai stata informata del fatto
che il suo ex-marito, nonché padre di __________ e __________, è deceduto nel
corso del mese di marzo 1999.

 

Secondo l'art. 18 cpvv. 1 e 2 LAF in vigore fino al 31 dicembre
2002, la persona che esercita solo accessoriamente o parzialmente un'attività
salariata ha diritto ad un as­segno calcolato in proporzione alla durata
effettiva delle prestazioni lavorative prestate (cpv. 1); essa ha diritto ad un
assegno intero, se la sua attività, aggiunta all'attività sa­lariata dell'altro
genitore, raggiunge almeno il grado di occupazione a tempo pieno (cpv. 2).

 

Considerato quindi che, al momento dell'inoltro del formulario di
richiesta, il signor __________ risultava salariato al 100%, abbiamo rilasciato
l'autorizzazione all'ottenimento dell'assegno intero.

 

Ora, ritenuto che l'attività salariata dell'altro genitore è
venuta a mancare a partire dal 1° aprile 1999, il diritto all'assegno può
esserle riconosciuto unicamente in base al suo grado di occupazione (50%)
retroattivamente da tale data.

 

Pertanto, per quanto sopra esposto e conformemente a quanto
disposto dall'art. 44 LAF, gli assegni da lei percepiti a torto durante il
periodo 1.4.99 - 31.12.02, pari ad un importo complessivo di 

Fr. 8'235.- (Fr. 1'647.- per l'anno 1999 e Fr. 2'196.- per gli anni
2000, 2001 e 2002 ciascuno), dovranno essere restituiti alla nostra Cassa.

 

Per l'anno 2003, come concordato telefonicamente con il suo datore
di lavoro, lo stesso riceverà prossimamente la contestazione per un importo di
Fr. 2'196.- anch'esso da restituire alla nostra Cassa tramite il datore di
lavoro.

Inoltre l'__________ riceverà nel corso della prossima settimana,
l'auto­rizzazione al versamento dell'assegno modificata dal 1° aprile 1999.

 

Rimaniamo a sua completa disposizione per orientarla in merito a
questa decisione o eventualmente per concordare una rateazione di pagamento.

 

Contro questa decisione è possibile presentare alla Cassa CO 1,
entro 30 giorni dalla notifica, la domanda di condono per essere liberata
dall'obbligo di restituzione, qualora ritenesse di aver agito in buona fede e
se fosse in grado di giustificare che il provvedimento costituirebbe un onere
troppo grave, tenuto conto delle sua attuali condizioni economiche (art. 44
cpv. 3 LAF).

Tuttavia, le anticipiamo già sin d'ora che in virtù del fatto che
le due condizioni (buona fede ed onere troppo grave) sono cumulative, non si
può ritenere che lei abbia agito in buona fede, tralasciando di comunicare il
decesso del suo ex-marito." (Doc. A)

 

                               1.2.   Contro tale
decisione l'assicurata, rappresentata dall'avv. RA 1, ha inoltrato tempestivo
ricorso al TCA, in cui si è così espressa:

 

" 
(…)

1.

La signora RI 1, classe 1967, è madre di __________ nato il 12
ottobre 1990 e __________ nato il 10 giugno 1992.

 

__________ e __________ sono nati dall'unione coniugale tra la
signora RI 1 ed il signor __________ __________, deceduto in data 1. marzo
1999.

 

La signora RI 1, ormai a far tempo dall'anno 1998, è dipendente,
in ragione del 50%, dell'__________. Nell'ambito di tale attività ella ha
sempre percepito, assegni per i figli in ragione del 100 %.

 

Prove:
 doc., testi, richiamo dall'__________ l'incarto completo della Cassa CO 1 e
dell'incarto AVS.

 

 

2.

Con lettera di data 22 aprile 2004 l'__________, Cassa CO 1, __________
ha chiesto alla signora RI 1 di restituire l'importo di fr. 8'235.- ritenendo
che la stessa avesse percepito, a torto, durante il periodo intercorrente dal
1. aprile 1999 al 31 dicembre 2002 assegni familiari in ragione del 100%
anziché del 50 %. La Cassa ha pure chiesto la restituzione di un importo di fr.
2196.- per l'anno 2003.

A sostegno della sua decisione l'__________ si avvale di una
presunta mancata comunicazione da parte della signora RI 1 circa il decesso
dell'ex marito, avvenuto il 1. marzo 1999.

 

Contro tale decisione la signora RI 1 eleva pertanto il seguente
gravame.

 

Prove:  c.s.

 

 

3.

Ai sensi dell'art. 41 cpv. 1 LAF il titolare del diritto o il
beneficiario sono tenuti ad informare tempestivamente il datore di lavoro,
rispettivamente la Cassa competente, su ogni cambiamento rilevante per il
diritto all'assegno.

 

Ai sensi dell'art. 44 cpv. 1 e 2 l'assegno indebitamente percepito
deve essere restituito. Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un
anno dal momento in cui la Cassa ha avuto conoscenza dell'indebito ma, in ogni
caso, dopo cinque anni dal pagamento dell'assegno.

 

La signora RI 1 ritiene da un lato di non aver violato il proprio
obbligo di informazione ai sensi dell'art. 41 LAF e d'altro lato ella ritiene
che il decesso dell'ex marito __________ fosse comunque noto alla Cassa CO 1,
ragion per cui il diritto di quest'ultima di esigere la restituzione degli
assegni familiari sia ormai perento.

 

a.

Va innanzitutto rilevato come la signora RI 1 percepisca una
rendita vedovile AVS, nonché una rendita AVS per orfani per ciascuno dei suoi
figli a far tempo dall'anno 1999. Oltre a ciò la signora RI 1 percepisce una
prestazione complementare pure a far tempo dall'anno 1999.

 

È, dunque, palese che per poter percepire tali prestazioni, il
padre dei suoi figli doveva essere deceduto, come peraltro la signora RI 1 ha
sempre dichiarato nei formulari da essa compilati per l'ottenimento delle
prestazioni.

 

Pure il datore di lavoro della ricorrente era a perfetta
conoscenza dell'avvenuto decesso del signor __________. Alla stessa non può,
dunque, essere rimproverato di non aver informato le Autorità competenti circa
l'avvenuto decesso dell'ex marito.

 

 

b.

Tenuto conto di quanto precede, l'__________ era, dunque, a
perfetta conoscenza dell'avvenuto decesso del signor __________, già nel corso
dell'anno 1999.

 

Ma vi è di più.

 

A seguito del decesso del signor __________, avvenuto per
suicidio, la Magistratura Penale, come avviene in simili circostanze, avviò
un'indagine penale.

 

Inoltre, oltre alla pubblicazione dell'avvenuto decesso apparso
sul foglio ufficiale no. 36 del 7 maggio 1999, il nome del signor __________
apparse nuovamente sul foglio ufficiale no. 50 dell'anno 1999 avendo la
famiglia rinunciato alla successione.

 

Tutte queste circostanze, alle quali si aggiunge il fatto che il
signor __________ fosse una persona conosciuta nel __________ e nei Comuni di __________
e __________, fan si che il suo decesso fosse noto non solo all'__________, ma
pure alle autorità comunali, alle autorità giudiziarie e al datore di lavoro
della signora RI 1 (cfr. art. 41 LAF).

 

Ne consegue che la Cassa che ha emanato la decisione di data 22
aprile 2004 era a conoscenza dell'avvenuto decesso del signor __________ già
nel corso dell'anno 1999, per cui il diritto di esigere la restituzione di
eventuali assegni percepiti a torto, è ormai perento." (Doc.
I)

 

                               1.3.   Con risposta
14 giugno 2004 la Cassa ha proposto di respingere l'impugnativa e ha osservato:

 

" 
(…)

1.   Con decisione
13 gennaio 1999, la Cassa CO 1 (di seguito: Cassa), ha rilasciato al datore di
lavoro della signora RI 1, __________ (da 1.1.2000 modificato ragione sociale
in: __________ del __________ e __________), un'autorizzazione per il
versamento degli assegni al 100% (fr. 366.--), in favore dei figli __________
nato il 12 ottobre 1990 e __________ nato il 10 giugno 1992, valida a decorrere
dal 1 ° settembre 1998.

 

 

2.   Secondo l'art.
18 cpvv. 1 e 2 LAF (Legge sugli assegni di famiglia), in vigore fino al 31
dicembre 2002, la persona che esercita solo accessoriamente o parzialmente
un'attività salariata ha diritto ad un assegno calcolato in proporzione alla
durata effettiva delle prestazioni lavorative prestate (cpv. 1). Essa ha
diritto ad un assegno intero, se la sua attività, aggiunta all'attività
salariata dell'altro genitore, raggiunge almeno il grado di un'occupazione a
tempo pieno (cpv. 2).

 

Alla data in cui è stata inoltrata la
richiesta per assegni (17 settembre rispettivamente 24 novembre 1998), la
signora RI 1 era divorziata, viveva con i figli ed esercitava la sua attività
salariata ad ore irregolari, mentre il padre dei figli esercitava un'attività
salariata a tempo pieno.

 

Per quanto disposto dal citato art. 18
cpv. 2 LAF - nonché dall'art. 11 cpv. 2 LAF in vigore fino al 31 dicembre 2002,
per il quale se uno solo dei genitori ha la custodia del figlio ed esercita
un'attività salariata, ha diritto all'assegno - la Cassa ha rilasciato a nome
della signora RI 1, l'autorizzazione per il versamento degli assegni al 100%.

 

 

3.   Con l'entrata
in vigore della revisione della Legge sugli assegni di famiglia - il 1° gennaio
2003 per quanto concerne gli assegni ordinari - è stata abrogata la
disposizione di cui all'art. 18 LAF, ritenuto che la titolarità del diritto
all'assegno non viene più conferita ad uno soltanto dei genitori, bensì ad
entrambi, secondo i disposti del nuovo art. 11 LAF.

 

La determinazione dell'importo
dell'assegno è ora sancita dall'art. 17 cpvv. 1 e 2, per il quale l'importo
dell'assegno è rapportato al grado d'occupazione del genitore titolare del
diritto (cpv. 1).

                                                                         AI
genitore salariato che non ha diritto all'assegno in via prioritaria secondo
quanto disposto dall'art. 11 LAF spetta un differenziale, ritenuto che ogni
figlio da diritto al massimo ad un assegno intero (cpv. 2).

 

In occasione dell'entrata in vigore
della revisione della Legge, la Cassa non ha revocato le autorizzazioni
rilasciate in applicazione del vecchio art. 18 LAF - allorquando l'importo
dell'assegno era stato determinato dal cumulo delle attività salariate
esercitate dai due genitori - ritenuto che, in ogni caso, se era giustificato
il riconoscimento di un assegno il cui importo superava l'importo al quale il
genitore avrebbe avuto diritto in considerazione unicamente del suo grado
d'occupazione, anche con il nuovo regime sarebbe stato riconosciuto il medesimo
importo, seppure suddiviso tra i due genitori.

 

La Cassa ha tuttavia informato i
datori di lavoro suoi affiliati in merito alle modifiche subentrate, precisando
altresì che chi avesse voluto modificare la titolarità del diritto (dal padre
alla madre e viceversa) avrebbe potuto chiaramente inoltrarne richiesta; negli
altri casi, gli aggiornamenti sarebbero intervenuti in occasione di eventuali
modifiche (nuove nascite, cambiamento del datore di lavoro, estensione del
diritto per formazione, ecc.) - cfr. doc. 6: circolare orientativa 27 gennaio
2003.

 

 

4.   All'inizio
del corrente anno, il datore di lavoro della signora RI 1, __________ del __________
e __________, ha esperito un controllo spontaneo per le dipendenti in possesso
di un'autorizzazione per il versamento degli assegni il cui importo non
corrispondeva all'effettivo grado d'occupazione.

In data 2 marzo 2004 la Cassa ha
effettuato un'istruttoria, al fine di determinare la situazione delle
dipendenti segnalate - tra le quali figurava pure la signora RI 1 - e procedere
all'aggiornamento delle autorizzazioni per il versamento degli assegni.

 

Soltanto in data 15 marzo 2004, in
risposta all'istruttoria della Cassa, la signora RI 1 ha comunicato
testualmente "(...) in base alla vostra richiesta vi comunico che sono
vedova e i miei figli __________ e __________ orfani da quasi 6 anni
(...)", mentre con corrispondenza 25 marzo 2004, il datore di lavoro
ha precisato che la signora esercitava la sua attività salariata con un grado
d'occupazione del 50%.

 

 

5.   L'attuale
art. 41 cpv. 1 LAF (art. 41 fino al 31 dicembre 2002), dispone: il titolare del
diritto o il beneficiario sono tenuti ad informare tempestivamente il datore di
lavoro, rispettivamente la Cassa competente (sottolineatura nostra), su
ogni cambiamento rilevante per il diritto all'assegno.

 

Ne consegue che la signora RI 1 non ha
agito correttamente nei confronti della Cassa, contravvenendo all'obbligo di
informare, non comunicando tempestivamente il decesso del suo ex-marito,
avvenuto in data 1° marzo 1999 e continuando in questo modo a percepire gli
assegni al 100%, sebbene, mancando l'attività salariata dell'altro genitore, i
requisiti previsti dall'art. 18 cpv. 2 LAF non fossero più assolti.

 

 

6.   In sede di
ricorso la signora RI 1 non contesta il fatto che esercitando la sua attività
salariata al 50% e mancando l'attività salariata del padre di __________ e __________,
l'importo del suo assegno avrebbe dovuto essere ridotto, bensì si limita a
sostenere di non aver violato il proprio obbligo di informare ai sensi
dall'art. 41 cpv. 1 LAF.

 

La ricorrente asserisce infatti che
essendo beneficiaria di una rendita vedovile e di una prestazione complementare
e beneficiari i figli di una rendita per orfani, palesemente il padre doveva
essere deceduto e, conseguentemente, l'__________ era dunque a perfetta
conoscenza dell'avvenuto decesso del signor __________, già nel corso dell'anno
1999.

 

La signora precisa inoltre che a
seguito del decesso del signor __________, avvenuto per suicidio, la Magistratura
Penale avviò un'indagine penale e, ancora, che l'avvenuto decesso è apparso sul
foglio ufficiale no. 36 del 17 maggio 1999 e che il nome del signor __________
apparse nuovamente sul foglio ufficiale no. 50 dell'anno 1999 avendo la
famiglia rinunciato alla successione.

 

Infine la signora afferma che essendo
il signor __________ persona conosciuta nel __________ e nei comuni di __________
e __________, fa sì che il suo decesso fosse noto non solo all'Istituto delle
assicurazioni sociali, ma pure alle autorità comunali, alle autorità
giudiziarie ed al suo datore di lavoro

 

 

7.   La Cassa
osserva quanto segue: in sede di ricorso, la signora RI 1 medesima, nella sua
descrizione dei fatti, non sostiene di aver informato personalmente la Cassa CO
1, rispettivamente il suo datore di lavoro, in merito al decesso del suo
ex-marito, bensì afferma che, genericamente, l'__________ nonché il suo datore
di lavoro, a seguito di una serie di circostanze erano - a suo dire - a
conoscenza di questo fatto, ammettendo, in questo modo, di non aver ottemperato
al suo obbligo di informare la Cassa competente, come richiesto
dall'art. 41 LAF.

 

Appare peraltro inammissibile ritenere
che la Cassa per gli assegni familiari sia in grado di mettere spontaneamente
in relazione tra loro, gli eventi menzionati dalla ricorrente, quali il
riconoscimento della rendita vedovile e della prestazione complementare a suo
nome e della rendita per orfani a nome dei figli (prestazioni riconosciute
dalla Cassa di compensazione AVS), l'avvio di un'indagine penale, l'avvenuto
decesso del signor __________ apparso sul foglio ufficiale o il fatto che egli
fosse persona conosciuta nel __________ e nei comuni di __________ e __________,
con gli assegni di famiglia, di cui egli neppure era titolare del diritto.

 

D'altro canto, questo Tribunale
medesimo, nella sua sentenza in re. L.M. del 14 maggio 1993, così si è
espresso: "(...) Contrariamente a quanto sembra reputare il ricorrente,
la circostanza di avere informato un'amministrazione non coinvolta nella procedura
non è sufficiente ad ammettere l'ossequio dell'obbligo di informazione e la sua
buona fede. L'amministrazione delle prestazioni complementari deve certamente
tener conto degli elementi che potrebbero casualmente esserle comunicati da
simili amministrazioni non coinvolte nella procedura (STFA 20 ottobre 1989
in re A. B.). Tuttavia, non si vede come si possa ragionevolmente esigere da
un'amministrazione di massa di spontaneamente cerzionarsi presso altre
amministrazioni non partecipanti all'erogazione delle prestazioni di cui si
tratta circa l'esistenza di eventuali elementi suscettibili di influire sui
diritti dell'assicurato (STFA 24 luglio 1990 in re. A.B.; ... ).

La circostanza di aver informato
solo gli organi preposti all'erogazione di prestazioni Al e non anche
l'amministrazione delle prestazioni complementari costituisce, alla luce della
giurisprudenza federale, una negligenza tale da escludere la buona fede
dell'assicurato (...)".

 

E' parere della Cassa che non
sussistano motivi affinché, analogamente, la succitata giurisprudenza non debba
trovare applicazione anche nella vertenza di cui ci si occupa.

 

 

8.   Secondo l'art.
44 cpvv. 1 e 2 LAF, l'assegno indebitamente percepito deve essere restituito
(cpv. 1). II diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal
momento in cui la Cassa ha avuto conoscenza dell'indebito ma, in ogni caso,
dopo cinque anni dal pagamento dell'assegno (cpv. 2).

 

Nella fattispecie, in data 15 marzo 20b4
la Cassa ha avuto conoscenza del fatto che a decorrere dal 1° aprile 1999, la
signora RI 1 ha indebitamente percepito l'assegno al 100%.

 

Visto quanto precede, e tenuto conto
del fatto che l'ordine di restituzione 22 aprile 2004, adempie i requisiti
previsti dall'art. 44 cpvv. 1 e 2 LAF, la signora RI 1 è tenuta alla
restituzione dell'importo complessivo di fr. 10'431.-- per assegni percepiti a
torto.

 

                                                                         Per
il rimborso è data facoltà di concordare con la Cassa un pagamento
rateale." (doc. III)

 

                               1.4.   Il 24 giugno
2004 l'assicurata, tramite la sua patrocinatrice, ha indicato ulteriori mezzi
di prova da assumere, e meglio l'audizione di due testi, l'edizione e il
richiamo di documenti, precisando:

 

" 
(…)

Tenuto conto della risposta presentata dall'__________, Cassa CO 1,
il cui contenuto è assolutamente contestato, mi permetto sottolineare come,
proprio per le ragioni ampiamente descritte nel ricorso, la signora RI 1 abbia
ottemperato a quanto previsto dall'art. 41 LAF.

 

Le prove offerte con la presente dimostreranno ulteriormente come
fosse noto, anche ai datori di lavoro della signora RI 1, che il signor __________
era deceduto. La signora RI 1 aveva, infatti, più volte indicato di essere
"vedova". Pur sbagliando terminologia in quanto la signora RI 1 era
già divorziata al momento del decesso del padre dei suoi figli, l'aggettivo
"divorziata" non poteva sollevare alcun dubbio.

Non si può ora rimproverare alla stessa di aver violato l'art. 41
LAF. Si ribadisce pertanto che essendo l'__________ già a perfetta conoscenza
dell'avvenuto decesso del signor __________ nel corso dell'anno 1999, il
diritto di esigere la restituzione di eventuali assegni percepiti a torto è
ormai perento." (Doc. V)

 

                               1.5.   Il 14
ottobre 2004 alla presenza delle parti, e meglio di RI 1, della sua
rappresentante, avv. RA 1, dell'avv. __________, di __________ e del lic. jur. __________
della Cassa, sono state sentiti in udienza dal Presidente del TCA i testi __________
e __________. Inoltre si è proceduto alla discussione di causa.

                                         In tale
occasione è stato steso un verbale (cfr. doc. X), di cui si dirà, per quanto
occorra, nei considerandi di diritto.

 

                               1.6.   In ossequio
a quanto impartitole dal Presidente di questa Corte in sede di udienza, la
Cassa, il 19 ottobre 2004, ritenuto che con decisione del 22 aprile 2004 sono
stati richiesti in restituzione gli assegni di base a decorrere dal 1° aprile
1999, ha preso posizione in merito al termine di perenzione assoluta.

                                         Essa, in
proposito, si è così espressa: 

 

" 
(…)

Relativamente alla questione delle prestazioni
indebitamente riscosse, l'art. 44 cpv. 2 LAF dispone che il diritto della Cassa
per gli assegni familiari di esigerne la restituzione è perento dopo cinque
anni dal pagamento dell'assegno. Gli artt. 74 e 75 Reg. LAF non dispongono
nulla riguardo alle modalità di computo di questo termine di perenzione
assoluta. Al riguardo il Messaggio del Consiglio di Stato del 19 gennaio 1994
relativo all'introduzione di una nuova legge sugli assegni familiari (no 4198)
si limita a rinviare alla LAVS e alla LPC (commento ad art. 41 LAF, pag. 55 del
Messaggio).

 

L'art. 47 LAF prevede un esplicito rinvio alla
legislazione sull'AVS ed alla LPC, per quanto non disposto nella legge
medesima. Nella fattispecie trova quindi applicazione l'abrogato art. 47 LAVS,
ripreso dall'attuale art. 25 LPGA, e la relativa giurisprudenza in materia.

Giusta l'art. 25 cpv. 2 LPGA le prestazioni
indebitamente riscosse devono essere restituite. Il diritto di esigere la
restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto
d'assicurazione ha avuto conoscenza del fatto (perenzione relativa), ma al più
tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione (perenzione assoluta).

 

Nella fattispecie, la contestazione verte
unicamente sulla questione di sapere come debba essere calcolato il termine di
perenzione quinquennale imposto dalla legge, e meglio se la data rilevante sia
quella dell'emanazione della decisione (nel caso il 22 aprile 2004, che farebbe
risalire a 22 aprile 1999) oppure se non si possa risalire retroattivamente
all'inizio del mese durante il quale la decisione è stata emanata (nel caso dal
22 aprile 2004 all'inizio di aprile 1999).

 

Per l'art. 10 cpv. 1 LAF il diritto all'assegno
sorge il primo giorno del mese di nascita del figlio. Il diritto si estingue
alla fine del mese di compimento dei 15 anni del figlio (art. 10 cpv. 2 LAF);
giusta l'art. 3 LAF il diritto all'assegno si estingue altresì alla fine del
mese di cessazione del vincolo di filiazione (lett. a) o del rapporto
instauratosi con il figlio accolto in vista di adozione (lett. c), nonché alla
fine del mese di decesso del figlio (lett. b).

Per prassi, la resistente concede inoltre il
diritto all'assegno fino alla fine del mese anche in caso di decesso del
genitore nel corso del mese, nonostante in questa evenienza difetti uno dei due
presupposti del diritto, segnatamente l'esercizio dell'attività salariata.

 

Preso atto di quanto sopra, si può concludere che
gli assegni famigliari ordinari siano delle prestazioni mensili. In questo
senso, anche i termini per la restituzione devono essere considerati con la
fine del mese.

Pertanto, l'agire della resistente nel caso
concreto merita di essere confermato; considerato che la decisione della
resistente data del 22 aprile 2004, a giusto titolo si deve quindi considerare
perento il diritto alla restituzione con la fine del mese di marzo 1999.

La decisione 22 aprile 2004 merita quindi di
essere confermata." (Doc. XI)

 

                               1.7.   L'avv. RA 1,
il 26 ottobre 2004, ha rilevato:

 

" 
(…)

La Cassa CO 1 rispondendo al quesito posto dal
Giudice delegato circa il termine di perenzione quinquennale imposto dalla
legge, conferma la sua decisione del 22 aprile 2004 ritenendo di dover
considerare i termini per la restituzione degli assegni familiari con la fine
del mese. Nella fattispecie con la fine del mese di marzo 1999.

 

La signora RI 1, al contrario, e proprio per le
motivazioni esposte dalla Cassa CO 1 (la quale tra l'altro rileva come la legge
non chiarisca tale punto) ritiene che non si possa far risalire
retroattivamente all'inizio del mese durante il quale la decisione è stata
emanata, il calcolo del termine di perenzione quinquennale assoluta.

 

Inoltre, non si vede come la Cassa CO 1 debba
trattare una simile situazione in modo diverso rispetto agli esempi indicati a
pagina 3 delle sue osservazioni.

 

Nella denegata ipotesi in cui questo lod.
Tribunale dovesse respingere il ricorso della signora RI 1, si ritiene che il
diritto di esigere la restituzione degli assegni per il mese di aprile 1999 sia
ormai perento.

 

 

2.

La signora RI 1, pur comprendendo i motivi per
cui questo On. Giudice delegato abbia posto il quesito alla Cassa CO 1,
ribadisce la sua posizione ampiamente esposta con il ricorso, ritenendo data la
perenzione relativa.

 

Inoltre, alla luce della dichiarazione del teste __________
chiede che venga sentita la responsabile di gruppo, signora __________, la
quale era a stretto contatto con la ricorrente." (Doc. XIII)

 

 

                               1.8.   Il 3
novembre 2004 il TCA ha chiesto a __________, responsabile amministrativo dei
servizi cure a domicilio del __________, del __________ e __________ e del __________,
quando, e meglio in che momento del mese, veniva pagato il salario ai
dipendenti che, nel primo semestre del 1999, lavoravano a ore.

                                         Inoltre
questa Corte, richiamando il verbale di udienza del 14 ottobre 2004, ha
sollecitato l'invio di una copia di un conteggio di stipendio in cui è stato
segnalato l'obbligo di informare di ogni cambiamento (cfr. doc. XV).

 

                                         __________,
l'8 novembre 2004, ha trasmesso copia del conteggio di salario del mese di
aprile 1999 dell'assicurata (cfr. doc. XVIbis) e ha risposto:

 

" 
(…)

●    le dipendenti con un contratto di lavoro a
ore ricevono lo stipendio il giorno 25 del mese successivo a quello in cui
hanno lavorato, esempio le ore fatte dal 01.01.2004 al 31.01.2004 sono state
pagate il 25.02.2004.

●    vi allego una copia dello stipendio del
mese di aprile 1999 dove figurava la frase e i dettagli delle disposizioni
legali federali: "Obbligo di informare"." (Doc. XVI)

 

                               1.9.   I doc. XV,
XVI e XVIbis sono stati inviati sia alla patrocinatrice dell'assicurata, che alla
Cassa per conoscenza con facoltà di presentare eventuali osservazioni entro 5
giorni (cfr. doc. XVII).

 

1.10.   Il 24
novembre 2004 l’avv. RA 1 ha, infine, ribadito la sua posizione e,
relativamente al doc. XVI, ha precisato che se, da un lato, i dipendenti pagati
a ore ricevono lo stipendio il 25 del mese successivo a quello in cui hanno
lavorato, d’altro lato, gli assegni familiari non possono che corrispondere a
quelli dovuti per il mese in corso. La rappresentante dell’assicurata ha pure
osservato che la decisione del 22 aprile 2004 è stata notificata alla sua
cliente il 26 aprile 2004.

Per
quanto concerne, poi, la frase circa l’obbligo di informare menzionata sul
conteggio salario del mese di aprile 1999, la patrocinatrice ha rilevato che
non si vede come l’assicurata potesse mettere in relazione l’obbligo (comunque
ossequiato) di comunicare l’avvenuto decesso dell’ex marito con le indicazioni
scritte sul conteggio di salario, visto che esse dicono tutto circa l’obbligo
di segnalare il decesso dell’avente diritto agli assegni figli (che, come
indica la Cassa, non era il signor __________), fuorché l’obbligo di informare
in caso di decesso dell’ex marito (cfr. doc. XVIII).

 

                             1.11.   Il doc. XVIII
è stato trasmesso per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. XIX).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Oggetto del
contendere è la questione di sapere se a ragione o meno la Cassa ha ordinato la
restituzione degli assegni di base percepiti dall'assicurata dal 1° aprile 1999
al 31 dicembre 2002.

 

                                         E' infatti la decisione che determina l’oggetto dell’impugnazione (Rumo-Jungo,
Serie: “Rechtsprechung des Bundesgericht zum Sozialversicherungsrecht”,
Bundesgesetz über Ergänzungsleistungen zur Alters-, Hinterlassenen- und
Invalidenversicherung, Ed. Schulthess, Zurigo 1994,
pag. 141; cfr. STFA del 12 marzo 2004 nella causa F., C 266/03, consid. 1; STFA
del 9 marzo 2004 nella causa Z., C 120/01, consid. 3; STFA del 2 aprile 2003
nella causa K., C 133/02, C 226/01 e C 245/01, consid. 5;
DTF 125 V 413, consid. 1a, pag. 414; DTF 123 V 335; DTF 121 V 157, consid. 2b, pag. 159; DTF 118 V 311, consid. 3b, pag. 313-314 e DTF 105 V
274, consid. 1, pag. 276 tutte con riferimenti), che, nel caso di specie, si
limita a richiedere all'assicurata la restituzione di fr. 8'235.--,
corrispondenti ad assegni di base erogati nell'arco di tempo dal 1° aprile 1999
al 31 dicembre 2002. (cfr. doc. A; consid. 1.1.)

 

                                         Per
quanto riguarda l'anno 2003, la Cassa nella decisione contestata ha indicato
che la parte di assegni percepiti indebitamente, pari a fr. 2'196.--, deve
essere rimborsata direttamente tramite il datore di lavoro (cfr. doc. A; consid.
1.1.).

                                         In
proposito il TCA prende atto che durante l'udienza del 14 ottobre 2004
l'amministrazione ha affermato che a seconda dell'esito della presente lite e
della procedura di condono valuterà se mantenere o meno le pretese per il 2003.

                                         La
rappresentante dell'assicurata ha in ogni caso puntualizzato che la ricorrente
sta già restituendo al datore di lavoro un certo importo mensile (cfr. doc. X
pag. 7).

 

                                         La Cassa,
nel provvedimento impugnato del 22 aprile 2004 relativo all'ordine di
restituzione, ha inoltre menzionato la possibilità di presentare, contro tale
decisione, una domanda di condono. Essa ha, tuttavia, precisato che
l'assicurata, omettendo di comunicare il decesso dell'ex-marito, non aveva
agito in buona fede. 

                                         Tale
affermazione, dato che il condono viene riconosciuto nel caso in cui le due
condizioni cumulative della buona fede e dell'onere troppo grave sono
adempiute, implica che l'amministrazione avesse già raggiunto la convinzione di
respingere un'eventuale richiesta di condono.

                                         Questo
modo di procedere è da stigmatizzare, in quanto l'esito di una domanda di
condono non va anticipato prima che un assicurato abbia avuto l'opportunità di
invocare la sua buona fede, indicandone dettagliatamente i motivi, e l'onere
troppo grave, giustificando le proprie allegazioni.

                                         Inoltre
questa attitudine, tendente di fatto a dissuadere un assicurato dall'esercitare
un proprio diritto, svuota quest'ultimo di contenuto e di portata.

                                         Il
Presidente di questa Corte, durante l'udienza del 14 ottobre 2004, ha peraltro
già invitato l'amministrazione a evitare in futuro di chinarsi sui presupposti
del condono in sede di restituzione (cfr. doc. X pag. 7).

 

                               2.2.   La Legge
sugli assegni di famiglia dell'11 giugno 1996 (LAF) è stata oggetto di
modifiche che sono state adottate dal Parlamento il 26 giugno 2002 (cfr.
53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) e sono entrate in vigore, per quanto
riguarda gli assegni di base e di formazione, il 1° gennaio 2003. I nuovi
disposti concernenti gli assegni integrativi e di prima infanzia sono invece in
vigore dal 1° febbraio 2003 (cfr. BU 55/2002 del 24 dicembre 2002 pag. 489 segg.;
BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag. 24 segg.).

                                         Il 1°
febbraio 2003 è entrata in vigore anche la Legge sull'armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) che prevede delle nuove modalità
di calcolo per gli assegni integrativi e di prima infanzia (cfr. BU 3/2003 del
31 gennaio 2003 pag. 13 segg.).

 

                                         Nel
diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento legale in
vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie giuridicamente
rilevante (cfr. DTF 129 V 1; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr. 3; STFA del 23
gennaio 2002 nella causa L., H 114/01; STFA 20 gennaio 2003 nella causa V. e
V.-A., K 133/01; DTF 122 V 35 consid. 1; DTF 118 V 110 consid. 3; RAMI 1999 n.
K 994 pag. 321 consid. 2).

                                         Il caso
in esame si riferisce a un periodo (dal 1° aprile 1999 al 31 dicembre 2002)
precedente all'entrata in vigore della modifica della LAF relativa agli assegni
di base, per cui vanno applicate. Le disposizioni valide fino al 31 dicembre
2002. 

 

                                         L'art. 2
cpv. 1 v.LAF sancisce:

 

" 
Titolare del diritto all'assegno di famiglia è
il genitore."

 

                                         Secondo
l'art. 4 v.LAF:

 

" 
Il genitore che ha la custodia del figlio, di
regola, ha diritto all'assegno."

 

                                         Il
capitolo I della v.legge, dedicato all'assegno di base, stabilisce agli art. 6
segg. le condizioni per poter avere diritto a questa prestazione.

                                         In
particolare l'art. 6 v.LAF prevede:

 

" 
Il salariato ha diritto all'assegno, per il
figlio, se:

a) è occupato nel Cantone ed è alle dipendenze di
un datore di

    lavoro sottoposto alla legge;

 

b) è residente nel Cantone ed è occupato fuori
dal cantone, se è

    alle dipendenze di un datore di lavoro
sottoposto alla legge. 

    (cpv. 1)

 

Il salariato ha diritto, per il figlio, ad un
solo assegno. (cpv. 2)"

 

                                         L'art. 7 v.LAF
enuncia:

 

" 
Il diritto all'assegno sorge e si estingue
contemporaneamente al diritto al salario."

 

                                         Relativamente
al presupposto della custodia del figlio, l'art. 11 v.LAF sancisce che:

 

" 
Se la custodia del figlio è affidata ad entrambi
i genitori, ha diritto all'assegno: 

a) la madre, se entrambi i genitori esercitano
un'attività salariata a

    tempo pieno o un'attività salariata a tempo
parziale, ma con pari

    grado di occupazione; 

b) il genitore che esercita l'attività salariata
a tempo pieno, se l'altro

    genitore esercita un'attività salariata a
tempo parziale; 

c) il genitore con il grado di occupazione più
elevato, se entrambi i

    genitori esercitano un'attività salariata a
tempo parziale; 

d) il genitore che esercita un'attività
salariata, se l'altro genitore non

    ha alcuna attività salariata. (cpv. 1)

Se uno solo dei genitori ha la custodia del
figlio ed entrambi esercitano un'attività salariata, ha diritto all'assegno il
genitore che ha la custodia del figlio. (cpv. 2)

Il genitore che non ha la custodia del figlio ed
ha un'attività salariata ha diritto all'assegno se l'altro genitore non ha
un'attività salariata. (cpv. 3)

Il regolamento di applicazione definisce e
disciplina casi particolari. (cpv. 4)"

 

                                         L'art. 18
v.LAF prevede, relativamente a un'attività a tempo parziale:

 

" 
la persona che esercita solo accessoriamente o
parzialmente un'attività salariata ha diritto ad un assegno calcolato in
proporzione alla durata effettiva delle prestazioni lavorative prestate. (cpv.
1)

 

Essa ha diritto ad un
assegno intero, se la sua attività, aggiunta all'attività salariata dell'altro
genitore, raggiunge almeno il grado di un'occupazione a tempo pieno. (cpv.
2)"

 

 

                                         A titolo abbondanziale
va rilevato che la prima revisione della legge sugli assegni di famiglia ha
abolito il presupposto della custodia. Infatti il v.art. 4 LAF è stato
abrogato. Con il nuovo assetto legislativo è quindi soltanto l'esercizio di
un'attività salariata per un datore di lavoro sottoposto alla legge a
determinare la titolarità del diritto dei genitori (cfr.Messaggio del 18
dicembre 2001 sulla prima revisione della legge sugli assegni di famiglia p.to
4.2.3.1.2 pag. 19; Rapporto dell'11 giugno 2002 della Commissione della
gestione e delle finanze sul messaggio 18 dicembre 2001 concernente la prima
revisione della legge sugli assegni di famiglia pag. 4).

                                         Secondo
il nuovo modello se soltanto uno dei genitori è salariato, esso ha diritto
all'assegno in proporzione al suo grado di occupazione, indipendentemente dal
fatto se il figlio vive con lui o con l'altro genitore (non salariato) ed
indipendentemente dal luogo di residenza del figlio medesimo: Ticino, altro
Cantone o Stato estero (cfr. Messaggio p.to 4.2.3.2.6 pag. 21; nuovo art. 6
cpv. 2 LAF).

 

                                         Il
Consiglio di Stato aveva proposto un preciso ordine di priorità in caso di
concorrenza dei diritti, cioè quando entrambi i genitori potrebbero pretendere
un assegno conformemente alla legge. L'ordine di priorità proposto
dall'esecutivo distingueva a seconda che il figlio viva con uno solo dei
genitori o con entrambi. In questa prima evenienza, il genitore che vive con il
figlio avrebbe dovuto essere titolare del diritto in via prioritaria, mentre
nella seconda evenienza, sarebbe stato, in prima linea, il genitore con il
grado di occupazione più elevato a beneficiare della priorità, a parità di
grado di occupazione dei genitori, sarebbe stato il padre ad essere titolare
del diritto in via prioritaria. In entrambi i casi, sarebbe rimasto riservato
il diritto per il genitore che non gode del diritto prioritario di beneficiare
del relativo differenziale (cfr. Messaggio p.to 4.2.3.2.4 pag. 20; Rapporto
della Commissione della gestione e delle finanze pag. 4).

                                         La
Commissione della gestione e delle finanze del Gran Consiglio ha dapprima
rilevato che il Consiglio di Stato aveva omesso di disciplinare la fattispecie
in cui il figlio non coabita, né con un genitore, né con l'altro. Essa ha
ritenuto che anche questa fattispecie dovesse essere disciplinata in via
legislativa. La Commissione ha inoltre considerato che il fatto di concedere al
padre il diritto prioritario, ancorché nel caso in cui entrambi i genitori lavorino
con lo stesso grado di occupazione, avrebbe potuto essere contrario al
principio costituzionale della parità di trattamento fra uomo e donna sancito
dall'art. 8 cpv. 2 Cost. fed.

                                         Pertanto
essa ha concluso che non deve essere la legge a determinare un ordine di
priorità nel caso in cui entrambi i genitori possano pretendere un assegno per
lo stesso figlio, quanto piuttosto i genitori stessi designando liberamente fra
di loro l'avente diritto.

                                         Per
evitare il rischio di un doppio versamento, nel caso in cui i datori di lavoro
dei due genitori siano affiliati presso Casse per gli assegni familiari
differenti, è opportuno che fra le Casse interessate vi sia un passaggio di
informazioni (cfr. Rapporto della Commissione della gestione e delle finanze pag.
4-5).

 

                                         Il Gran
Consiglio ha fatto propria questa impostazione.

 

                                         Il nuovo
art. 11 LAF, in vigore dal 1° gennaio 2003, ha quindi il seguente tenore:

 

" 
1Se entrambi
i genitori sono salariati per un datore di lavoro

  assoggettato
alla legge, ognuno di essi ha diritto all'assegno in base al suo grado di
occupazione.

 

2Ha diritto in via prioritaria:

a) se il figlio coabita con uno soltanto dei
genitori, il genitore

    designato da quello che coabita con il
figlio;

b) se entrambi i genitori coabitano con il
figlio, il genitore da essi

    designato;

c) se nessuno dei due genitori coabita con il
figlio, di regola il

    genitore da essi designato.

 

3La designazione dell'avente diritto
prioritario interviene al momento in cui sorge il diritto all'assegno. Essa
esplica i suoi effetti fintanto che le condizioni di cui al cpv. 2 sono
adempiute.

 

4La designazione vale per tutti i
figli comuni." 

 

 

                                         Il nuovo
l'art. 17 LAF enuncia poi:

 

" 
L’importo dell’assegno è rapportato al grado di
occupazione del genitore titolare del diritto. (cpv. 1)

Al genitore salariato che
non ha diritto all’assegno in via prioritaria secondo quanto disposto dall’art.
11 LAF spetta un differenziale, ritenuto che ogni figlio dà diritto al massimo
ad un assegno intero. (cpv. 2)"

 

                                         Dal 1°
gennaio 2003 ogni genitore ha, pertanto, diritto a una quota-parte di assegno
determinata in base al suo grado di occupazione, fermo restando il principio
che ogni figlio dà diritto al massimo a un assegno intero (cfr. Messaggio p.ti
4.2.3.2.4, 4.2.3.2.5.).

 

                                2.3.   Per
l'art. 41 v.LAF:

 

" 
Il titolare del diritto o il beneficiario sono
tenuti ad informare tempestivamente il datore di lavoro, rispettivamente la
Cassa competente, su ogni cambiamento rilevante per il diritto
all'assegno."

 

                                         In
proposito l'art. 69 Reg.v.LAF precisa che

 

" 
Il titolare del diritto o il beneficiario
informano immediatamente il

 datore di lavoro competente su ogni cambiamento
rilevante per il

 diritto all'assegno. (cpv. 1)

Il datore di lavoro competente informa, a sua
volta, la Cassa per gli

 assegni familiari competente su ogni mutamento
delle condizioni

 personali o familiari del titolare del diritto o
del beneficiario

 dell'assegno. (cpv. 2)"

 

                                         Anche
secondo l'art. 42 v.LAF:

 

" 
Il titolare del diritto o il beneficiario e i
loro familiari, i datori di lavoro, le Autorità amministrative cantonali e
comunali, le Autorità giudiziarie, le Assicurazioni sociali e private sono
tenuti a fornire tutte le informazioni utili all'accertamento del diritto agli
assegni ed al pagamento dei contributi."

 

                                         Per
quanto riguarda l'obbligo di restituzione e del condono l'art. 44 v.LAF prevede
che:

 

" 
L'assegno indebitamente percepito deve essere
restituito. (cpv. 1)

 

  Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal

  momento in cui la
Cassa ha avuto conoscenza dell'indebito ma, in

  ogni caso, dopo
cinque anni dal pagamento dell'assegno. (cpv. 2)

 

   La restituzione è condonata da parte della Cassa competente, in

  tutto od in parte,
se il richiedente ha percepito la prestazione

  indebita in buona
fede e se, tenuto conto delle sue condizioni

  economiche al
momento della restituzione, il provvedimento costituirebbe per lui un onere
troppo grave. (cpv. 3)"

                                         

                                         Dal
tenore del Messaggio alla LAF emerge che la norma è stata formulata
analogamente all’art. 27 OPC, applicabile in materia di prestazioni
complementari (Messaggio relativo all'introduzione di una nuova legge sugli
assegni di famiglia pag. 54).

 

                                         Per
l'art. 75 v.Reg.LAF:

 

" 
In caso di violazione dell'obbligo di informare,
la Cassa per gli

assegni familiari competente emette un ordine di
restituzione nei

confronti del titolare del diritto o del
beneficiario dell'assegno. (cpv. 1)

La richiesta di condono è presentata dalla
persona tenuta alla

restituzione alla Cassa per gli assegni familiari
competente. (cpv. 2)

La richiesta è presentata, debitamente motivata,
nel termine di 30

giorni dalla notifica della decisione di ordine
di restituzione della

Cassa. (cpv. 3)"

 

                                         Per
inciso va osservato che la revisione della LAF non ha apportato modifiche a tali
articoli relativamente agli assegni di base e di formazione.

 

                               2.4.   Secondo la
giurisprudenza in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile
anche alla LPC e quindi in materia LAF, in base al rinvio di cui al v.art. 47
LAF, la richiesta di restituzione è subordinata ai presupposti della revisione
processuale o del riesame. In effetti l’amministrazione può riesaminare una
decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata oggetto di un
controllo giudiziario, nel caso in cui è senza dubbio errata e la correzione ha
un’importanza rilevante oppure deve procedervi se si manifestano nuovi elementi
o nuovi mezzi di prova atti a indurre ad una conclusione giuridica differente.
Solo in tali casi può richiedere una restituzione (cfr. STFA del 20 ottobre
2000 nella causa C., C 25/00; DTF 122 V 21; RCC 1989 p. 547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, ad
art. 3 p. 68).

                                         Per quel
che concerne l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare
limite generalmente valido. E’ infatti determinante l’insieme delle circostanze
del singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         E' tenuto
alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla
quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è
quindi stata erogata in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante
sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto
l'indebita prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer, Die Rückerstattung unrechtmässig
bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea 1984, pag. 125
a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese; STFA del 20 ottobre 2000 nella
causa C., C 25/00).

                                         Il
principio della restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 LAVS, analogo alle
regole del diritto civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr.
art. 62ss CO), ha beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS
e delle leggi ad essa correlate (art. 49 LAI e art. 27 LPC), nel senso che, se
il principio della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la
persona tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura
distinta, il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la
restituzione costituirebbe un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1, 2a frase LAVS
e art. 79 OAVS; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et survivants,
pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo
concetto è stato pure ripreso dall'art. 44 cpv. 3 v.LAF (cfr. consid. 2.3.).

 

                               2.5.   Nell'evenienza
concreta l'assicurata dal 1° settembre 1998 al 30 giugno 1999 ha lavorato a ore
quale ausiliaria presso il __________, in virtù di un contratto a tempo
determinato. Dal 1° luglio 1999 essa ha, poi, iniziato a lavorare al 50%, sulla
base di un contratto a tempo indeterminato (cfr. doc. X1; X2).

                                         Dagli
atti risulta che la ricorrente dal 1° settembre 1998 ha sempre percepito gli
assegni di base per i suoi due figli, __________ (__________) e __________ (__________).

                                         La Cassa
le ha erogato delle prestazioni intere, in applicazione dell'art. 18 cpv. 2 v.LAF,
secondo cui la persona che esercita un'attività a tempo parziale ha diritto a
un assegno intero se la sua attività, aggiunta all'attività salariata
dell'altro genitore, raggiunge almeno il grado di un'occupazione a tempo pieno.
In effetti __________, dal quale essa era divorziata, lavorava al 100% quale
operaio (cfr. doc. 1; H; III).

                                         L’insorgente
ha continuato a ricevere gli assegni di base interi anche allorché, con effetto
dal 1° gennaio 2000, il suo datore di lavoro ha modificato la propria ragione
sociale in __________ del __________ ed essa, conseguentemente, ha concluso un
nuovo contratto di impiego di durata indeterminata, sempre in qualità di
ausiliaria a metà tempo (cfr. doc. I allegato a doc. V).

 

                                         L'ex
marito dell'assicurata è, però, deceduto il 1° marzo 1999 (cfr. doc. C).

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che la Cassa ha saputo della morte di __________
soltanto nel mese di marzo 2004, in occasione dell'istruttoria esperita dalla
stessa, al fine di determinare la situazione delle dipendenti dell'__________
del __________ in possesso di un'autorizzazione per il versamento di assegni di
un importo non corrispondente al loro grado di occupazione (cfr. doc. III; consid.
1.3.).

 

                                         Con
decisione del 22 aprile 2004, la Cassa ha poi ordinato la restituzione degli
assegni di base percepiti dal 1° aprile 1999 al 31 dicembre 2002 (cfr. consid.
1.2.).

 

                                         A
motivazione di tale provvedimento l’amministrazione sostiene che l'assicurata
non ha notificato tempestivamente la morte del suo ex-marito. Tale informazione
avrebbe permesso di ridurre l'importo degli assegni di base adeguandoli al
grado di occupazione della ricorrente (cfr. doc. A; consid. 1.2.).

 

                                         L'insorgente,
dal canto suo, ha asserito, da un lato, di non aver violato il proprio obbligo
di informare, avendo dichiarato il decesso dell'ex coniuge nel 1999 nei formulari
per l'ottenimento della rendita AVS di vedovanza e per orfani e delle
prestazioni complementari. Dall'altro, che la Cassa doveva comunque essere al
corrente della morte del padre dei suoi figli già nel 1999, poiché la
magistratura penale aveva avviato un'inchiesta per l'avvenuto suicidio. Inoltre
sul Foglio ufficiale, oltre al decesso, era stata pubblicata l'apertura
dell'eredità giacente di __________. L'assicurata ha pure affermato che per
queste ragioni e per il fatto che il suo ex marito era persona conosciuta nel __________
e nei Comuni di __________ e __________, la morte di questi non era nota
soltanto all'__________, ma anche alle autorità comunali, giudiziarie e al suo
datore di lavoro. Di conseguenza il diritto di esigere la restituzione di
eventuali assegni percepiti a torto era comunque perento (cfr. doc. I; consid.
1.2.).

 

                                         Preliminarmente
va, quindi, esaminato se la pretesa dell'amministrazione è perenta, come
sostiene l'insorgente, o meno.

 

                                         In
proposito va rilevato che ai sensi dell'art. 44 cpv. 2 v.LAF il diritto di
esigere la restituzione è perento dopo un anno dal momento in cui la Cassa ha
avuto conoscenza dell'indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento
dell'assegno (cfr. consid. 2.3.).

 

                               2.6.   Per quanto
riguarda la circostanza che la Cassa di compensazione AVS era al corrente della
morte di __________, poiché l'assicurata ha richiesto le rendite di vedovanza e
per orfani, peraltro assegnatele dal 1° aprile 1999 (cfr. doc. E), e le
prestazioni complementari (cfr. doc. F: adeguamento PC per il 2004), occorre
segnalare che la Cassa CO 1, la Cassa __________ di compensazione AVS,
rispettivamente, in particolare, il Servizio delle prestazioni complementari,
come del resto altri servizi, fanno parte dell'__________ di __________. 

                                         Tuttavia
gli uffici sono distinti e hanno compiti differenti.

 

                                         Giusta
l'art. 53 cpv. 1 lett. c v.LAF è in effetti, soltanto, alla Cassa CO 1,
rispettivamente ad altre Casse professionali, a seconda dell'attività svolta
dal titolare del diritto, che compete il pagamento degli assegni di base e di
formazione.

 

                                         Gli art.
41 v.LAF e 69 v.Reg. LAF (cfr. consid. 2.3.) prevedono poi che il titolare del
diritto all'assegno è tenuto a informare il datore di lavoro, rispettivamente
la Cassa competente su ogni cambiamento rilevante per il diritto. Se è
informato il datore di lavoro, questi avverte la Cassa competente di ogni
mutamento delle condizioni personali o familiari del titolare del diritto e del
beneficiario dell'assegno.

 

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni in una sentenza del 30 settembre 1998
nella causa B., pubblicata in RDAT I-1999 pag. 275, pronunciandosi in merito ad
un'assicurata che aveva  sottaciuto il fatto di essersi risposata e di
conseguenza ha continuato a percepire una rendita vedovile, ha rilevato:

 

"(…)

 b) A rivendicazione della sua buona fede B. adduce in sostanza di
aver ritenuto che la Cassa __________ di compensazione dovesse essere a
conoscenza del suo matrimonio dal momento che lo stesso era noto all'autorità
tributaria e a quella preposta alle affiliazioni all'AVS, quest'ultima avendo
in effetti provveduto ad assegnarle un nuovo numero AVS, a dipendenza del
cambiamento di stato civile e di cognome, quando fu informata dal suo datore di
lavoro che aveva ripreso un'attività lavorativa nel giugno 1989.

Ora, come hanno già
concluso i giudici cantonali, simili argomentazioni non ravvisano l'esistenza
di validi motivi per rendere scusabile l'omessa notifica all'autorità
competente per la concessione della rendita vedovile.

 

Innanzitutto,
l'assunto ricorsuale s'appalesa manifestamente pretestuoso ove si consideri che
la ricorrente, anche successivamente al giugno 1989, ha continuato a ricevere i
versamenti delle prestazioni e le comunicazioni di servizio da parte
dell'opponente sempre indirizzati e intestati con il suo cognome da vedova e il
relativo - vecchio- numero d'affiliazione. Ora, in simili circostanze non si
vede veramente come le potesse sfuggire che l'amministrazione ancora la
reputava non risposata e che, di conseguenza, l'erogazione della rendita
avveniva sulla base di tale, errata, presunzione (sentenza non pubblicata
27.8.1973 in re Z., H 28/73).

Ma a
prescindere da queste costatazioni, correttamente il primo Tribunale ha
osservato che se alla Cassa di compensazione è certo fatto obbligo di tener
conto degli elementi che potrebbero casualmente pervenirle da altre
amministrazioni, non si può tuttavia esigere dalla stessa, amministrazione di
massa, di spontaneamente cerziorarsi presso organi amministrativi non direttamente
partecipanti all'erogazione delle prestazioni circa l'esistenza di eventuali
elementi suscettibili di influire sui diritti di un assicurato. L'opposta
conclusione, oltre a minacciare seriamente l'efficienza dell'amministrazione,
svuoterebbe di ogni portata e significato la ricordata prescrizione concernente
l'obbligo per l'assicurato di informare l'autorità competente (cfr. VSI 1994
pag. 127 consid. 4, sentenze non pubblicate 24 luglio 1990 in re B., P 11/90,
20 ottobre 1989 in re B., P 20/88, 16 giugno 1989 in re T., H 263/87."(cfr.
RDAT I-1999 pag. 277-278)

 

                                         Il
principio secondo cui non esiste nessun obbligo tra le diverse amministrazioni
di segnalare vicendevolmente tutti i dati personali riguardanti assicurati per
i quali è stato aperto un incarto, nel senso che ogni informazione acquisita da
un ufficio debba automaticamente essere trasmessa agli altri organi
amministrativi per conoscenza è stato ribadito dall'Alta Corte in una recente
sentenza del 22 giugno 2004 nella causa O. (P 8/03), che ha confermato un
precedente giudizio di questo Tribunale.

                                         Il TFA
ha, in particolare, osservato che l'autorità cantonale aveva giustamente
considerato che nel caso di specie non poteva essere imputata ai responsabili
dell'Ufficio AI negligenza alcuna per non aver informato la Cassa di
compensazione, e più precisamente il servizio competente per le prestazioni
complementari, del fatto che l'assicurato necessitasse, a causa della sua
malattia invalidante, di un regime dietetico speciale.

 

                                         Dal canto
suo il TCA, nell'ambito specifico degli assegni di famiglia, in una sentenza
del 24 aprile 2002 nella causa M.-S. (inc. 39.01.57), pubblicata in RDAT
II-2002 N. 26, ha deciso che è solo la Cassa cantonale per gli assegni
familiari, e non un servizio a questa vicino, che deve essere informata di un
fatto rilevante ai fini del calcolo degli assegni integrativi, affinché inizi a
decorrere il termine di perenzione di un anno del diritto di chiedere la
restituzione di assegni di famiglia percepiti indebitamente.

 

                                         In simili
condizioni il fatto che la Cassa __________ compensazione AVS e il Servizio
delle PC fossero al corrente, già nel 1999, del decesso dell'ex marito
dell'assicurata non ha influenza sull'inizio del termine di perenzione del
diritto di ordinare la restituzione, in quanto non erano tenuti a comunicare
tali dati alla Cassa, né questa doveva informarsi in merito presso i menzionati
servizi.

 

                               2.7.   Relativamente
alle pubblicazioni sul Foglio Ufficiale del Cantone Ticino (FU) del 7 maggio
1999, concernente la data dell'avvenuto decesso dell'ex coniuge (cfr. doc. C) e
del 25 giugno 1999, riguardante l'apertura dell'eredità giacente e della
sospensione della procedura (cfr. doc. D), va osservato che il FU è un organo
di comunicazione ufficiale. 

                                         Nel caso
in cui, per esempio, una notifica non possa essere effettuata direttamente al
destinatario, poiché di ignota dimora, o un avviso debba essere portato alla
conoscenza del pubblico, segnatamente l'ordine del giorno delle sedute del Gran
Consiglio, si utilizza effettivamente il FU (cfr. art. 123 CPC; art. 315 CPPT;
art. 45 legge sul GC e i rapporti con il CdS). 

                                         Ciò
esplica degli effetti ed è, dunque, vincolante. Tuttavia la conseguenza
giuridica della pubblicazione sul FU è la finzione della conoscenza del contenuto
di un determinato atto (cfr. Cocchi/Trezzini, CPC annotato, ad art. 123. N. 1).

                                         I
relativi effetti si limitano, pertanto, strettamente all'oggetto della
pubblicazione e non possono essere estesi a rapporti giuridici connessi
indirettamente alla stessa.

 

                                         A titolo
comparativo è utile sottolineare che l'effetto di pubblicità del Registro di
Commercio, riconosciuto del resto dall'art. 933 CO, nell'ambito
dell'assicurazione contro la disoccupazione non comporta in tutti i casi delle
conseguenze dirette sull'inizio del termine di perenzione del diritto di
richiedere la restituzione delle relative prestazioni.

                                         Infatti,
chiamato a pronunciarsi in un caso di restituzione dell'indennità per lavoro
ridotto versata a torto ad un membro del consiglio di amministrazione di una SA
attivo nella ditta, il TFA ha stabilito che il termine relativo di perenzione
di un anno giusta l'articolo 95 cpv. 4 v.LADI, in vigore fino al 31 giugno 2003
(dal 1° luglio 2003 l'art. 95 LADI rinvia per la domanda di restituzione all'art.
25 LPGA) comincia a decorrere sin dall'inizio del periodo per il quale sono
chieste le prestazioni visto l'effetto di pubblicità del Registro di commercio
e considerato che l'appartenenza di un lavoratore al consiglio
d'amministrazione esclude il diritto all'indennità per lavoro ridotto (cfr. DTF
122 V 270).

                                         In tale
evenienza, per l'inizio della decorrenza del termine di perenzione, non è
quindi necessaria l'esistenza di un secondo motivo ai sensi della sentenza in
DTF 110 V 306 seg. consid. 2b.

                                         Per contro,
in materia di indennità giornaliere normali è principalmente l'assicurato che
deve farsi parte attiva e fornire all'amministrazione tutte le informazioni
necessarie e utili a stabilire il suo diritto alle indennità di disoccupazione
e in particolare l'esistenza o meno del presupposto dell'idoneità al
collocamento (basti qui pensare all'obbligo di informare e di annunciare e
anche all'importanza che hanno i colloqui di consulenza e di controllo; cfr.
STFA del 22 dicembre 1998 nella causa C., 268/98; STFA del 22 dicembre 1998
nella causa F., C 327/98; STFA del 22 dicembre 1998 nella causa R., C 336/98. 

                                         Infatti
la partecipazione ad un colloquio di consulenza, oltre che essere necessaria
per reinserire il disoccupato nel mondo del lavoro o per proporgli adeguati
provvedimenti inerenti al mercato del lavoro, ha anche lo scopo di verificare
l'idoneità al collocamento degli assicurati, fondamentale presupposto per
ammettere il diritto all'indennità di disoccupazione; cfr. art. 8 cpv. 1 lett.
f e 15 LADI; cfr. pure art. 22 cpv. 2 OADI).

                                         Ciò
poiché non è sufficiente essere iscritto nel RC per non avere diritto alle
indennità giornaliere.

 

                                         Di
conseguenza la pubblicazione sul FU della data della morte dell'ex marito
dell'insorgente e della rinuncia all'eredità da parte dei suoi eredi non
influisce sull'inizio del termine di perenzione di un anno.

                                         Questa
soluzione si giustifica tanto più nel caso concreto se si considera che le
informazioni apparse sul FU nemmeno concernevano il titolare degli assegni di base,
che non era __________, bensì la ricorrente.

 

                                         Infine pure
la circostanza che la morte di una persona è registrata nel Registro di stato
civile (cfr. art. 39 CCS; art. 7 Ordinanza sullo stato civile) è irrilevante ai
fini della presente vertenza. Tale iscrizione non ha, infatti, ripercussioni
sul momento a partire dal quale il termine di perenzione relativo di un anno
per pretendere la restituzione di prestazioni percepite illecitamente comincia
a decorrere, poiché il Registro di stato civile non ha in nessun caso effetti
di pubblicità (cfr. SVR 2002 IV Nr. 2 pag. 5).

 

                               2.8.   L'assicurata
ha, inoltre, asserito che il datore di lavoro era a conoscenza del decesso
dell'ex marito (cfr. doc. I; consid.1.2.).

 

                                         L'insorgente,
per quanto concerne il periodo in questione (1°.4.1999-31.12.2002), dal mese di
aprile 1999 alla fine di dicembre 1999 ha lavorato, quale ausiliaria, per il __________
e __________. 

                                         In
seguito dal 1° gennaio 2000, siccome il suo datore di lavoro ha cambiato
ragione sociale, essa è stata impiegata dall'__________ del __________ e __________
(cfr. consid. 2.5., doc. I allegato a doc. V, X1, X2).

 

                                         Il 14
ottobre 2004 sono stati sentiti come testi __________ e __________.

                                         Dall'audizione
è emerso che __________ dal 1987 al 1999, è stato segretario del __________ e __________.
Dal 1° gennaio 2000 egli ha assunto la carica di responsabile amministrativo
del neo costituito __________ del __________. 

                                         Egli è
pure responsabile amministrativo al 30% dell'__________ del __________ e __________
e al 20% dell'__________ del __________ (cfr. doc. X pag. 2).

 

                                         __________,
si occupa di tutte le questioni amministrative - gestione stipendi, gestione
delle fatturazioni, sottoscrizione dei formulari necessari, segnatamente per la
cassa pensioni, gli assegni familiari -, in relazione alle quali diventa il
punto di riferimento per i dipendenti delle tre associazioni di cura a
domicilio (cfr. doc. X pag. 2 e 5). 

                                         __________
ha dichiarato di avere avuto i primi contatti con l'assicurata nel mese di
settembre 1998, allorché è stata assunta. Egli, dato che si occupa degli
stipendi di 350 persone e che la sua sede di lavoro è a __________, mentre la
ricorrente è sempre stata attiva nel __________, con la stessa ha interagito
solamente telefonicamente e per le questioni amministrative di sua competenza.

 

                                         Il teste,
rispondendo a una precisa domanda del Presidente del TCA, ha affermato di non
aver saputo alcunché della situazione familiare della ricorrente, salvo che era
divorziata. In particolare non sono stati effettuati accertamenti sul suo
statuto familiare né in occasione del passaggio da un contratto di lavoro con
retribuzione oraria a uno con stipendio mensile nel mese di luglio 1999, né
quando è stato concluso il nuovo contratto con effetto dal 1° gennaio 2000 a
seguito del cambiamento della ragione sociale del datore di lavoro (cfr. doc. X
pag. 2, 3).

                                         A
comprova di tale asserzione egli ha prodotto uno scritto dell'11 marzo 2004, da
cui si evince che, in riferimento alla relativa richiesta della Cassa, ha
invitato l'assicurata a trasmettere una dichiarazione firmata che attestasse
chi dei due genitori dei figli __________ e __________ sarebbe stato il
titolare prioritario a ricevere gli assegni (cfr. doc. X, X3; consid. 2.2.).

                                         Da queste
affermazioni risulta evidente che __________ perlomeno fino all'11 marzo 2004
non era a conoscenza del decesso di __________.

 

                                         __________
è, invece, stato assunto, in qualità di direttore della neocostituita __________
del __________ e __________, a far tempo dal 1° gennaio 2000 (cfr. doc. X pag.
2 e 5).

                                         Il teste
ha affermato di aver conosciuto l'insorgente nel mese di dicembre 1999, quando
è stato presentato a tutto il personale. Inoltre egli la vedeva in sede alle
riunioni settimanali, tuttavia il primo contatto personale approfondito ha
avuto luogo all'inizio del 2004, allorché ha avuto la necessità di parlarle per
motivi di lavoro.

                                         __________
ha, poi, precisato che i precedenti dipendenti sono stati assunti in blocco
senza alcuna formalità, in particolare senza alcun colloquio. Quando
l'assicurata ha firmato il nuovo contratto alla fine di dicembre 1999, egli non
ha visto la dipendente, poiché i contratti sono stati spediti al domicilio del
personale (cfr. doc. X pag. 5).

                                         Relativamente
alla situazione personale dell'assicurata, __________ ha asserito di aver scoperto
che era rimasta "vedova" e che conseguentemente aveva diritto a un
importo inferiore di assegni di base rispetto a quelli percepiti, quando è
stato contattato dalla medesima nel mese di aprile 2004 a seguito della
notifica della decisione di restituzione dell'__________.

                                         Il
direttore ha puntualizzato che precedentemente a tale incontro non sapeva nulla
della sua condizione familiare (cfr. doc. X pag. 5). 

 

                                         In simili
condizioni questa Corte deve concludere che né il segretario del __________ e __________,
dal 1° gennaio 2000 diventato il responsabile amministrativo dei tre servizi di
__________ del __________, né il direttore della relativa __________ per il __________
e il __________ costituitasi il 1° gennaio 2000, dove l'assicurata ha sempre
svolto la sua attività, precedentemente all'11 marzo 2004, rispettivamente al
mese di aprile 2004, erano al corrente della morte dell'ex marito
dell'insorgente.

 

                                         Di
conseguenza, può restare aperta la questione di sapere se il datore di lavoro
nell'ambito degli assegni di famiglia è o meno un organo e quindi se torni o
meno applicabile la giurisprudenza secondo cui quando la determinazione della
pretesa di restituzione presuppone il concorso di più organi amministrativi, il
termine annuale di perenzione comincia già a decorrere nel momento in cui una
delle autorità competenti ha sufficiente conoscenza dei fatti (cfr. STFA
dell'11 febbraio 2004 nella causa M., C 24/02, consid. 3.2.; RDAT II-2001 N. 95).

                                         Nella
presente evenienza, infatti, il termine di perenzione relativa di un anno non
ha, in ogni caso, iniziato a decorrere fino perlomeno all'11 marzo 2004.

                                         Pertanto,
allorché la Cassa, il 22 aprile 2004, ha emesso l'ordine di restituzione, la
perenzione relativa di un anno non era comunque ancora intervenuta.

 

                               2.9.   Con il
provvedimento impugnato del 22 aprile 2004 l'amministrazione ha chiesto
all'assicurata il rimborso di parte degli assegni di base percepiti a decorrere
dal 1° aprile 1999 fino al 31 dicembre 2002.

 

                                         L'art. 44
cpv. 2 v.LAF prevede, come esposto precedentemente (cfr. consid. 2.3.), che il
diritto di esigere la restituzione è perento, in ogni caso, dopo cinque anni
dal pagamento dell'assegno.

 

                                         In casu
ci si deve, quindi, interrogare in merito alla perenzione assoluta, almeno, del
diritto di esigere la restituzione degli assegni di base del mese di aprile
1999, visto che dal mese di aprile 1999, mese a partire dal quale è stato
chiesto il rimborso degli assegni, al mese di aprile 2004, quando è stato
emesso l'ordine di restituzione, sono apparentemente trascorsi cinque anni.

 

                                         Giusta
l'art. 38 cpv. 1 v.LAF l'assegno di base e quello per giovani in formazione o
giovani invalidi è anticipato ai salariati dal competente datore di lavoro
contemporaneamente al pagamento del salario.

 

                                         L’art. 47
v.LAF contempla in modo generale che quale diritto suppletorio sono applicabili
le disposizioni della legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e i
superstiti e la legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI. 

 

                                         L'art. 47
v.LAVS, in vigore fino al 31 dicembre 2002, prevede anch'esso un termine di
perenzione assoluta di cinque anni a partire dal pagamento della rendita.
Secondo la giurisprudenza sviluppata sulla base di tale disposto legale, quando
il carattere indebito di una prestazione esiste già al momento del relativo
pagamento, il termine di perenzione inizia a decorrere dal momento in cui la
prestazione è stata effettivamente versata, e non da quello in cui essa avrebbe
dovuto essere pagata secondo la legge (cfr. DTF 127 V 484 consid. 3 e
riferimenti citati).

 

                                         Al
riguardo va pure ricordato che l'art. 25 cpv. 2 LPGA, in vigore dal 1° gennaio
2003 e applicabile alle assicurazioni sociali disciplinate dal diritto
federale, enuncia che  il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a
decorrere dal momento in cui l’istituto d’assicurazione ha avuto conoscenza del
fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il
credito deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un
termine di prescrizione più lungo, quest’ultimo è determinante.

                                         Anche in
questo caso il termine della perenzione assoluta quinquennale inizia con
l'effettivo versamento della prestazione e non dal momento in cui questa
avrebbe dovuto essere corrisposta (cfr. U. Kieser, ATSG Kommentar, 2003, ad
art. 25, n. 28).

 

                                         In casu
l'assicurata dal mese di settembre 1998 fino al 30 giugno 1999 ha lavorato
presso il __________ e __________ a ore (cfr. doc. X1).

 

                                         __________,
l'8 novembre 2004, ha comunicato che le dipendenti con un contratto di lavoro a
ore ricevono lo stipendio il giorno 25 del mese successivo a quello in cui
hanno lavorato, per esempio le ore effettuate dal 1° al 31 gennaio 2004 sono
state pagate il 25 febbraio 2004 (cfr. doc. XVI). 

                                         Inoltre
il responsabile amministrativo dei servizi di __________ del __________ ha
trasmesso copia del conteggio di salario dell'assicurata per il mese di aprile
1999 (cfr. doc. XVIbis). Da tale atto, sulla base di quanto asserito da __________,
nello scritto dell'8 novembre 2004, va dedotto che il 25 aprile 1999 alla
ricorrente sono state pagate le ore effettuate dal 1° al 31 marzo 1999. Dal
conteggio risulta pure che l'assicurata ha ricevuto l'importo di fr. 366.-- a
titolo di assegni per i figli (cfr. doc. XVIbis). 

                                         Le ore in
cui ha lavorato nel mese di aprile 1999 le sono invece, verosimilmente, state
retribuite il 25 maggio 1999.

 

                                         Visto che
ai sensi dell'art. 38 cpv. 1 v.LAF l'assegno di base è anticipato dal datore di
lavoro contemporaneamente al pagamento del salario, gli assegni di base per il
mese di aprile 1999 sono stati versati all'assicurata nel mese di maggio 1999. 

                                         Il 25
maggio 1999, perciò, ha iniziato a decorrere il termine di perenzione di cinque
anni degli assegni di base del mese di aprile 1999. 

                                         Il 22
aprile 2004, data dell’emanazione dell'ordine di restituzione, corrispondente
al momento determinante per stabilire se il diritto al rimborso era perento o meno
(cfr. SVR 2001 IV N. 30 pag. 93; DTF 127 V 484), tali assegni, come a più forte
ragione quelli dei mesi successivi, non erano di conseguenza ancora perenti i
modo assoluto.

 

                             2.10.   Come esposto
sopra (cfr. consid. 2.5.), l'assicurata, dal mese di settembre 1998, quando ha
cominciato a lavorare per il __________ e __________, ha sempre percepito due
assegni di base interi per i suoi due figli, benché essa lavorasse in un primo
tempo, fino al mese di giugno 1999 a ore e in seguito a metà tempo.

                                         Fino al
1° marzo 1999, data della morte dell'ex marito, l'attribuzione degli assegni
interi era giustificata, poiché il grado di attività della ricorrente, aggiunto
a quello del padre dei bambini, raggiungeva più del 100% (cfr. art. 18 cpv. 2 v.LAF).

 

                                         E’
pacifico, tuttavia, che con il decesso dell'ex marito, non potendo più trovare
applicazione l'art. 18 cpv. 2 v.LAF (cfr. consid. 2.1.), all’insorgente, dal
mese di aprile 1999 - per prassi la Cassa concede il diritto all'assegno fino
alla fine del mese in cui è deceduto il genitore (cfr. doc. XI; consid. 1.6.)
-, avrebbero dovuto essere versati soltanto due assegni di base al 50%. 

                                         

                                         L'assicurata
dal 1° luglio 1999 ha, in effetti, lavorato a metà tempo (cfr. doc. X2), per
cui deve essere applicato l'art. 18 cpv. 1 v.LAF, secondo cui la persona che
esercita solo parzialmente un'attività salariata ha diritto a un assegno in
proporzione alla durata effettiva delle prestazioni lavorative prestate.

                                         In
proposito è utile evidenziare che la Cassa, in sede di udienza del 14 ottobre
2004, nel corso della quale è emerso che l'assicurata è stata impiegata a ore
dal __________ fino alla fine di giugno 1999, preso atto del brevissimo periodo
(tre mesi) intercorso tra l'inizio del contratto al 50% e l'arco di tempo
coperto dall'ordine di restituzione in cui l'assicurata ha lavorato a ore, ha
dichiarato di rinunciare, in ogni caso, di verificare qual era il grado di
occupazione della stessa da aprile a giugno 1999 (cfr. doc. X pag. 7).

 

                                         In simili
condizioni l'assicurata, dal profilo oggettivo, ha effettivamente percepito
indebitamente parte degli assegni di base versatile dal mese di aprile 1999 al
mese di dicembre 2002.

                                         A seguito
della morte di __________ il versamento degli assegni interi, dal mese di
aprile 1999, non era, in effetti, più avvenuto sulla base di un valido titolo
giuridico (cfr. STFA del 4 ottobre 2004 nella causa W., P 32/04).

                                         Determinante
è quindi la necessità di ristabilire l'ordine legale dopo la scoperta del fatto
nuovo (cfr. DTF 122 V 134 consid. 2e; STFA dell'8 marzo 2004 nella causa A. e B.,
P 91/02, consid. 3.2.; STFA del 2 dicembre 2002 nella causa B., P 17/02; STFA
del 16 maggio 2001 nella causa S., P 40/99), indipendentemente dalla questione
di sapere se l'assicurata era o meno in buona fede quando ha ricevuto a torto
gli assegni di base. La buona fede è, infatti, unitamente all'onere troppo
grave, un presupposto del condono (cfr. consid. 2.4.). 

                                         Va,
tuttavia, ricordato che è giustificato pronunciarsi in merito al condono solo
al momento della crescita in giudicato formale della decisione di restituzione,
come peraltro indicato dalla Cassa nello scritto del 19 ottobre 2004 (cfr. doc.
XI), visto che unicamente in tal caso l'obbligo è stabilito definitivamente.

 

                                         Di
conseguenza gli assegni erogati a torto all'assicurata dal 1° aprile 1999 al 31
dicembre 2002 vanno restituiti.

                                      

 

                             2.11.   Occorre ora
stabilire se l'importo richiesto in restituzione è corretto.

 

                                         L'importo
dell'assegno di base intero mensile per un figlio è pari a fr. 183.-- (art. 16 v.LAF),
corrispondenti a fr. 2'196.-- annui. 

                                         

                                         Dopo la
morte dell'ex marito, l'assicurata aveva diritto a metà assegno (cfr. consid.
2.9.), ossia fr. 91.50 (fr. 1'098.-- annui), per ciascuno dei due figli. 

 

                                         Pertanto
dal mese di aprile 1999 al mese di dicembre 1999, essa avrebbe dovuto percepire,
fr. 1'647.-- (fr. 91.50 X 9 mesi X 2 figli).

                                         Relativamente
agli anni 2000, 2001 e 2002, all'insorgente avrebbe dovuto essere versato un
assegno complessivo di fr. 6'588.-- (fr. 1'098.-- X 3 anni X 2 figli).

                                         Globalmente
essa aveva diritto a degli assegni di base di fr. 8'235.--.

 

                                         L'assicurata
ha, per contro, percepito, dal mese di aprile 1999 alla fine di dicembre 2002,
degli assegni di base interi sia per __________, che per __________, e meglio
l'ammontare di fr. 16'470.-- (fr. 183.-- X 2 figli X 9 mesi del 1999 + fr.
183.-- X 2 figli X 36 mesi degli anni 2000, 2001 e 2002).

 

                                         Essa
deve, conseguentemente, restituire l'importo di fr. 8'235.-- (fr. 16'470.-- - fr.
8'235.--), corrispondenti alla metà dell'ammontare complessivo degli assegni
effettivamente percepiti dal mese di aprile 1999 al mese di dicembre 2002, come
richiesto dalla Cassa.

 

 

                             2.12.   L'assicurata,
il 24 giugno 2004, ha chiesto al TCA di procedere all'audizione di due testi, __________
e __________. Questi testi, come visto, sono stati sentiti dal Presidente di
questa Corte il 14 ottobre 2004 (cfr. doc. X; consid. 1.4., 1.5.).

                                         L'assicurata
ha inoltre chiesto di richiamare il suo incarto completo dalla Cassa CO 1, come
pure l'incarto suo e dei figli dalla Cassa __________ di compensazione AVS/AI,
servizio PC, e di ordinare l’edizione del suo dossier da parte del __________ e
__________, dell'__________ del __________ e __________ e del __________ del __________
(cfr. doc. V; consid. 1.4.). Il richiamo e l'edizione di tali documenti è stato
ribadito in sede di udienza (cfr. doc. X pag. 7).

                                         Inoltre
con scritto del 26 ottobre 2004 la ricorrente ha postulato l'audizione della
signora __________, responsabile del suo gruppo di lavoro (cfr. doc. XIII).

 

                                         Il TCA
rileva innanzitutto che l'incarto della Cassa CO 1 è parte integrante delle
tavole processuali.

 

                                         Inoltre
sulla base della documentazione agli atti e del verbale di audizione dei testi __________
e __________ la questione relativa alla correttezza dell'ordine di restituzione
degli assegni di base è stata sufficientemente chiarita. Infatti è stato
ampiamente dimostrato che il datore di lavoro non era a conoscenza della morte
dell'ex marito dell'assicurata, che la pretesa di restituzione non era perenta,
e che oggettivamente l'assicurata ha percepito indebitamente parte degli
assegni dal mese di aprile 1999 al mese di dicembre 2002.

                                         Di
conseguenza la richiesta della ricorrente concernente il richiamo e l'edizione
dei citati documenti, oltre che l'audizione della signora __________ deve
essere respinta.

                                         Relativamente
alla richiesta di edizioni di documenti concernente l'incarto concernente la
ricorrente del __________ e __________ e dell'__________ del __________, va
osservato che alla luce di quanto dichiarato dai testi e dello scritto dell'11
marzo 2004 di __________, con cui ha richiesto all'assicurata informazioni
circa la sua situazione familiare (cfr. doc. X, X3), mal si comprende come da
altri documenti possano emergere elementi più rilevanti ai fini della vertenza.

 

                                         Riguardo
alla richiesta di audizione della responsabile del gruppo di lavoro della
ricorrente, giova rilevare che in ogni caso, anche nell'ipotesi in cui essa
fosse stata al corrente del decesso di __________, tale circostanza sarebbe
irrilevante per l'esito della presente lite, in quanto, da una parte, la
signora __________ non svolgeva funzioni di grado pari al direttore o al
responsabile amministrativo. Essa aveva unicamente la competenza di organizzare
il lavoro, per esempio congedi e vacanze (cfr. doc. X). Pertanto ciò di cui era
eventualmente a conoscenza non avrebbe comunque avuto nessun influsso
sull'inizio della perenzione (cfr. consid. 2.7.). Dall'altra, il fatto di
essere stata o meno informata dall'assicurata della morte dell'ex marito,
potrebbe semmai concernere la buona fede, che non va esaminata in questa sede (cfr.
consid. 2.9.).

 

                                         A tale
proposito va rilevato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato
(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr.
SVR 2003 IV Nr. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA
del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella
causa G., I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella
causa B.P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa
A.; STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege,
2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del
diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid.
4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata). 

 

 

                             2.13.   Alla luce di
tutto quanto esposto, avendo l'assicurata percepito indebitamente gli assegni
di base erogatile dal 1° aprile 1999 al 31 dicembre 2002 e vista la correttezza
dell'importo chiesto in restituzione, il TCA deve confermare l'ordine di
restituzione emesso il 22 aprile 2004.

 

                                         L'avv. RA
1, per conto dell'assicurata, ha inoltrato alla Cassa una domanda di condono (cfr.
doc. X; XI). 

                                         Gli atti
vanno, di conseguenza, trasmessi alla Cassa, affinché emani una decisione
formale in merito alla richiesta di condono della restituzione degli assegni
integrativi indebitamente percepiti dall'insorgente.

 

                                         Nella
decisione impugnata e nella risposta di causa l'amministrazione ha prospettato
possibilità di concordare un pagamento rateale (cfr. doc. A; III).

                                         Al
riguardo giova rilevare che tale tema non è oggetto della presente vertenza e
pertanto il TCA non è tenuto a occuparsene (cfr. DTF 123 V 230 consid. 3e). E'
comunque utile precisare che, nel caso in cui la domanda di condono fosse
respinta, un'eventuale soluzione confacente alle esigenze della ricorrente deve
essere concordata con l'amministrazione.

                                                                                

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   L'incarto è
trasmesso alla Cassa CO 1, affinché statuisca sul condono della restituzione
degli assegni di base percepiti indebitamente dall'assicurata.

 

                                 3.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 4.-   Intimazione
alle parti.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti