# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 05ea6d3c-57c4-5b05-a8a1-72064c6a7c13
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1990-10-01
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Bundesrat 01.10.1990 JAAC 55.31
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_008_JAAC-55-31--_1990-10-01.pdf

## Full Text

JAAC 55.31

Decisione del Consiglio federale del l° ottobre 1990

Art. 3 al. 4 LCR. Restrictions de la circulation sur une route publique
appartenant à un particulier.

- Le stationnement sur des places servant au rebroussement des
véhicules n’est pas interdit en tant que tel par les art. 18 et 19 OCR.
L’autorité qui se réfère simplement à l’OCR pour rejeter une demande
de signaler une interdiction de parquer sur une telle place ne constate
pas complètement les faits pertinents.

- Le bordier d’une route publique a un intérêt digne de protection à
ce que l’autorité examine sa demande d’abaissement de la vitesse
maximale sur la route en question. L’autorité doit procéder elle-même à
l’expertise prescrite par l’art. 32 al. 4 LCR et ne peut en faire supporter
la charge au requérant ou à l’éventuel propriétaire privé de la route
ouverte à la circulation.

Art. 3 Abs. 4 SVG. Verkehrsbeschränkungen auf einer öffentlichen
Strasse, welche im Privateigentum liegt.

- Das Parkieren auf Kehrplätzen wird durch Art. 18 und 19 VRV an sich
nicht untersagt. Die Behörde, welche ein Gesuch um Signalisation eines
Parkverbots auf einem Kehrplatz mit blossem Hinweis auf die VRV
abweist, klärt den Sachverhalt nicht genügend ab.

- Der Anlieger einer öffentlichen Strasse hat ein schutzwürdiges
Interesse daran, dass die Behörde sein Gesuch um Herabsetzung
der Höchstgeschwindigkeit auf der betreffenden Strasse prüft. Die
Behörde muss das in Art. 32 Abs. 4 SVG vorgeschriebene Gutachten
selber erstellen lassen und darf es nicht dem Gesuchsteller oder
dem allfälligen Privateigentümer der für den öffentlichen Verkehr
zugelassenen Strasse überbürden.

1

Art. 3 cpv. 4 LCStr. Limitazioni della circolazione su una strada
pubblica di proprietà privata.

- Il parcheggio su una piazza di giro non è di per sé vietato dagli art. 18 e
19 ONC. L’autorità che respinge una domanda di collocare un segnale di
divieto di parcheggio su una piazza di giro riferendosi soltanto all’ONC
non accerta sufficientemente la fattispecie.

- Il proprietario di una strada pubblica ha un interesse degno di
protezione a che l’autorità esamini la sua domanda di ridurre la
velocità massima sulla strada in questione. L’autorità stessa deve
far stendere la perizia prescritta nell’art. 32 cpv. 4 LCStr e non può
accollarne le spese al richiedente oppure all’eventuale proprietario
privato della strada aperta alla circolazione pubblica.

I

A. In data 7 aprile 1987 il Municipio di M. respingeva la richiesta del Signor S.
relativa alla posa di un segnale n. 2.50 «divieto di parcheggio» nelle piazze di
giro al termine di Via A, di Via B e alla diramazione Via A / Via B e subordinava
l’autorizzazione per la posa di un segnale n. 2.30 «velocità massima 30 km/h»
in Via A ed in Via B alle risultanze di una perizia allestita ai sensi dell’art. 108
dell’O del 5 settembre 1979 sulla segnaletica stradale (OSStr, RS 741.21).

B. S. ricorreva al Consiglio di Stato, che respingeva il ricorso con decisione del
23 maggio 1989.

C. Contro tale decisione S. inoltra ricorso al Consiglio federale chiedendo
l’autorizzazione per la posa dei segnali richiesti. Le ragioni del ricorso
giuridicamente rilevanti sono trattate nei considerandi.

…

II

1. Giusta l’art. 3 cpv. 4 della LF del 19 dicembre 1958 sulla circolazione stradale
(LCStr, RS 741.01), la decisione cantonale di ultima istanza concernente le
cosiddette prescrizioni funzionali della circolazione - che comprendono anche
le restrizioni di parcheggio e le deroghe alle limitazioni generali della velocità
- può essere impugnata mediante ricorso al Consiglio federale. Il rigetto di
un’istanza di rilascio di siffatte prescrizioni è una decisione impugnabile (art. 5
cpv. 1 lett. c PA). Poiché il Consiglio di Stato del Cantone Ticino ha giudicato
come ultima istanza cantonale, il presente ricorso è ammissibile.

…

2. Con il ricorso al Consiglio federale si può far valere la violazione del diritto
federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento, come
pure l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti.

2

La censura dell’inadeguatezza non è invece ammissibile poiché il Consiglio di
Stato del Cantone Ticino ha deciso in qualità di autorità di ricorso (art. 49 PA).
L’istanza giudicante applica d’ufficio il diritto. Essa non è vincolata dai motivi
dell’istanza delle parti (art. 62 cpv. 4 PA). Il Consiglio federale può quindi
accogliere o respingere il ricorso per motivi che non sono contenuti negli atti
delle parti.

Il Municipio di M. rileva che il ricorrente pretende soprattutto l’esame
dell’adeguatezza e che per tale ragione non si deve entrare nel merito
di tali censure. Nel caso presente il Consiglio federale non può - come
indicato - procedere all’esame dell’adeguatezza (art. 49 lett. c PA). Sapere
se una decisione risulti inadeguata è tuttavia non una questione di
entrata nel merito bensì della fondatezza di un ricorso (cfr. Fritz Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, Berna 1983, pag. 311).

3. …

4. Giusta l’art. 3 cpv. 4 LCStr, le limitazioni e prescrizioni che non siano
divieti di circolare generali o limitati nel tempo, bensì cosiddette limitazioni
funzionali della circolazione, possono essere emanate in quanto lo esigano
la protezione degli abitanti o di altri ugualmente toccati dall’inquinamento
fonico o atmosferico, la sicurezza, l’alleviamento o la disciplina del traffico,
la protezione della strada o altre condizioni locali. Se è necessaria una
regolamentazione locale del traffico, bisogna scegliere la misura che per il
raggiungimento dello scopo prefisso cagioni il minimo di restrizioni (art. 107
cpv. 5 OSStr).

La Via A e la Via B hanno una larghezza da 3,2 m fino a 4 m e sfociano in una
via senza uscita. Esse servono unicamente da strada d’accesso agli edifici
abitativi limitrofi. Partendo dalla strada cantonale, la Via A sale per un pendio
e forma, insieme alla Via B, una diramazione. Al termine delle due strade e
della diramazione, esistono piazze di giro. Le strade oggetto della controversia
sono di proprietà privata, fatto indicato all’inizio della Via A dalla tavola
apposta, «strada privata, confinanti autorizzati».

a. Il ricorrente esige che venga ordinato un divieto di parcheggio sulle
piazze menzionate, poiché queste dovrebbero servire da piazza di giro
e non da parcheggio. I conducenti di veicoli a motore spesso e volentieri
non rispetterebbero le norme generali della circolazione, giusta le quali il
parcheggio non è permesso su tali piazze. E> incomprensibile, a mente del
ricorrente, che i proprietari della strada che intendessero usare indisturbati
della loro proprietà, non possano apporre i segnali di divieto di parcheggio.
Sarebbe più facile e di maggiore efficacia attirare l’attenzione dei conducenti
di veicoli su un divieto segnalato che non rinviarli alle norme generali della
circolazione. Il problema di una segnalazione superflua dovrebbe essere
relativizzato poiché non avrebbe implicazioni maggiori sulla rete stradale
nazionale.

L’istanza inferiore, per contrapposto, rileva essenzialmente che, giusta
l’art. 101 cpv. 3 OSStr, devono essere evitati i segnali superflui. In casu
troverebbero applicazione gli art. 18 e 19 dell’O del 13 novembre 1962 sulle
norme della circolazione stradale (ONC, RS 741.11) e, quindi, la prescrizione di
un divieto di parcheggio violerebbe l’art. 5 cpv. 1 LCStr. Del resto, la violazione

3

delle norme generali della circolazione potrebbero essere punite con maggiore
severità nel procedimento penale ordinario che non la violazione di un divieto
di parcheggio nel procedimento relativo a una multa disciplinare.

b. Occorre dapprima rilevare che le strade oggetto di controversia certo sono
di proprietà dei confinanti: in merito alla questione a sapere se una superficie
debba essere considerata pubblica ai sensi della legislazione sulla circolazione
stradale non è pertanto importante sapere chi sia il proprietario della strada.
Determinante è unicamente sapere se tali superfici siano alle stesse condizioni
accessibili ad ognuno, indipendentemente dal fatto se possano essere usate da
tutte o soltanto da alcune categorie di utenti della strada. Tale è il caso nella
fattispecie presente, nonostante sia stata apposta la tavola «strada privata,
confinanti autorizzati» poiché non esiste un divieto di circolazione emanato
e segnalato. Per tale motivo sarebbe poi anche competente il Comune di M. a
rilasciare le prescrizioni relative alla circolazione.

c. Invece non corrisponde a verità il parere dell’istanza inferiore, giusta il
quale le norme generali della circolazione vieterebbero in questo caso il
parcheggio. Sulle piazze di giro - come chiaramente osserva il Consiglio di
Stato - non si dovrebbe in effetti parcheggiare oppure parcheggiare soltanto
nella misura in cui gli altri veicoli che intendano utilizzare le piazze per tale
scopo non siano impediti nelle loro manovre. Gli art. 18 e 19 ONC definiscono
quando sia permesso, rispettivamente vietato, fermarsi e parcheggiare. Non
esiste però una norma che vieti in principio il parcheggio sulle piazze (di
giro). I conducenti possono quindi fermare i loro veicoli su tali piazze, nella
misura in cui non vi ostino altre norme della circolazione stradale, ad esempio
l’art. 19 cpv. 2 lett. g o cpv. 4 ONC. L’autorità deve quindi segnalare un divieto
di parcheggio - eventualmente con una tavola suppletiva «piazza di giro», ecc.,
ove la piazza debba restare libera da veicoli parcheggiati. Nel caso presente,
in base alle misure, come risultano dai piani allegati agli atti, è senz’altro
possibile parcheggiare sulle singole piazze, secondo le norme generali della
circolazione. Non risulta tuttavia chiaro se in determinate posizioni, ad
esempio in ragione di accessi o entrate ad edifici di altri proprietari, i veicoli
non possano essere parcheggiati. A tale proposito mancano negli atti dati di
qualsiasi sorta. Da queste considerazioni consegue che le autorità cantonali
sono partite da premesse giuridiche errate. D’altro canto la fattispecie non è
stata sufficientemente chiarita nelle sue implicazioni giuridiche. La pratica
deve quindi, su tale punto, essere rinviata all’istanza inferiore per una nuova
valutazione.

5. Il ricorrente esige inoltre che la velocità massima debba essere ridotta, sulle
strade in questione, a 30 km/h. Il Comune di M. e l’istanza inferiore non hanno
trattato la pertinente istanza, poiché la riduzione della velocità massima
dipende da una perizia che il richiedente deve fare eseguire a spese proprie.

a. La riduzione della velocità massima costituisce una prescrizione di
circolazione ai sensi dell’art. 3 cpv. 4 LCStr. In una recente decisione, il
Consiglio federale ha rilevato che l’autorità competente deve entrare nel
merito di un’istanza volta a ordinare, rispettivamente ad abrogare una
prescrizione sul traffico e trattare materialmente la pratica, nella misura
in cui l’istante abbia un interesse degno di protezione. Poiché il ricorrente
come confinante possiede evidentemente un siffatto interesse, l’autorità deve
in principio avviare il disbrigo dell’istanza. L’art. 32 cpv. 4 LCStr recita poi che

4

la riduzione della velocità massima generale può essere disposta soltanto
sulla base di una perizia. Appare evidente, contro il parere dell’istanza
inferiore, che l’autorità, competente a ordinare misure in ordine al traffico,
deve procedere a tali chiarimenti, indipendentemente dal fatto che agisca su
istanza di un privato oppure d’ufficio, poiché a lei compete l’esatta esecuzione
del diritto relativo alla circolazione stradale. La perizia serve unicaménte al
rilevamento della fattispecie. L’autorità, sulla base del principio inquisitorio,
deve curare che la perizia sia stesa secondo le Istruzioni del 13 marzo 1990 del
Dipartimento federale di giustizia e polizia sul modo di fissare le deroghe alle
limitazioni generali della velocità. Non è quindi dato imporre tali indagini a un
istante o a un eventuale proprietario privato della strada, nella misura in cui
come è il caso presente si tratta di una strada pubblica.

b. La LCStr disciplina soltanto le premesse secondo le quali i Cantoni e
per delegationem i Comuni possono emanare restrizioni della circolazione
stradale. Per contro al diritto cantonale resta riservato designare le autorità
competenti a emanare misure del genere nonché le eventuali istanze di
ricorso e il relativo diritto procedurale. La legislazione sulla circolazione
stradale della Confederazione non prevede a chi debbano essere accollate
le spese della perizia. La questione in merito a chi debba sopportare i costi
della perizia è piuttosto retta dal diritto cantonale. Dagli atti di cui si dispone,
segnatamente anche dalla decisione impugnata, non risulta quale disposizione
cantonale o principi generali del diritto siano applicabili a tale problema. Tale
questione può qui restare irrisolta, poiché le autorità non hanno sinora dovuto
pronunciare una decisione sui costi.

c. Come rilevato sopra, ingiustamente le autorità non sono entrate nel merito
dell’istanza di riduzione della velocità massima. Non è compito del Consiglio
federale decidere materialmente come prima e unica istanza in merito alla
pratica. Ciò significherebbe un accorciamento inammissibile del corso delle
istanze, tanto più che il Consiglio federale non possiede la stessa facoltà
conoscitiva delle istanze cantonali. La decisione è in questo punto quindi pure
da rinviare per nuova decisione. Resta da aggiungere, in tale contesto, che la
portata della perizia è retta dalle condizioni locali e che è diversa da caso a
caso. Non è quindi in ogni caso necessario procedere a indagini circostanziate
come evidentemente sembra ritenere l’istanza inferiore, indispensabili invece
per esempio per una strada cantonale che conosca un traffico intenso (cfr.
decisione del Consiglio federale del 14 agosto 1985 in re T. contra Consiglio
di Stato del Cantone Ticino), non però per una strada secondaria con poco
traffico, stretta e in pendio (cfr. n. 7 delle Istruzioni del DFGP del 13 marzo
1990 sul modo di fissare le deroghe alle limitazioni generali della velocità).

6. Riepilogando occorre constatare contrariamente all’avviso del Consiglio di
Stato che sulle piazze di giro delle strade oggetto della controversia, senz’altro
non è, sulla base delle norme generali della circolazione, vietato parcheggiare.
Le istanze inferiori ingiustamente non sono entrate nel merito della domanda
di riduzione della velocità massima. La decisione deve quindi essere abrogata
e la pratica dev’essere, ai sensi dei considerandi, rinviata all’istanza inferiore.
Contrariamente a quanto avviene per il Tribunale federale il Consiglio federale
non può rinviare la pratica all’autorità che ha deciso in prima istanza (art. 61
cpv. 1 PA).

Per tali ragioni il ricorso dev’essere accolto.

5

6

Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften

Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées

Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali

JAAC 55.31 - Decisione del Consiglio federale del l° ottobre 1990

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1991
Année

Anno

Band 55
Volume

Volume

Seite ---
Page

Pagina

Ref. No 150 001 364

Das Dokument wurde durch das Schweizerische Bundesarchiv und die Bundeskanzlei konvertiert.

Le document a été digitalisé par les Archives Fédérales Suisses et la Chancellerie fédérale.

Il documento è stato convertito dall'Archivio federale svizzero e della Cancelleria federale.

	Decisione del Consiglio federale del l° ottobre 1990
	I
	II