# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 54a3e38a-f7a2-5109-b879-0aa75eb46ec6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-22
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 22.04.2014 12.2013.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2013-4_2014-04-22.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2013.4

  	
  Lugano

  22 aprile 2014/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Presidente della seconda Camera civile
  del Tribunale d'appello

  
	
  quale giudice
  unico ai sensi dell’art. 48b lett. b cfr. 3 LOG

  
	
   

  
						

per statuire nella causa inc. n. OA.2012.56 (mandato,
risarcimento del danno) della Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 3, promossa con petizione 13 marzo 2012 da 

 

	
   

  	
  AP 1 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall’ RA
  1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

chiedente
la condanna del convenuto al pagamento di CHF 89'549.65 e a “non ricevere il
suo onorario di CHF 8'909.80”, a titolo di risarcimento per inadempimento del
contratto di mandato, domande alle quali si è opposto il convenuto e che il
Pretore ha respinto con decisione 7 dicembre 2012; 

 

appellante
l’attore, che con atto di appello 3 gennaio 2013 chiede di “rivedere la
decisione della sentenza del 7 dicembre 2012” in merito alla richiesta di risarcimento di CHF 18'000.-, di CHF 18'549.65, di CHF 32'000.- e del pagamento
dell’onorario di CHF 8'909.80, annullando la decisione nella causa SE.2012.114,
faziosa e fondata su date false e su una petizione “inoltrata senza adeguata
procura”, oltre che a rivedere le tasse e le spese, da ridurre a CHF 1'500.- “considerato
che la procedura si è risolta con poche udienze e rinuncia al dibattimento
finale”, e le ripetibili accordate al convenuto, da ridurre a CHF 2'000.-;

 

 

mentre il
convenuto con risposta 25 febbraio 2013 propone di respingere l’appello e di
confermare il giudizio pretorile, con protesta di spese e ripetibili;  

 

esaminati
gli atti,

 

 

ritenuto

 

in
fatto e in diritto:

 

 che con petizione 13 marzo 2012 AP 1 ha chiesto al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, la condanna del convenuto al pagamento di
CHF 89'549.65 e a “non ricevere il suo onorario di CHF 8'909.80”, facendo valere svariate violazioni professionali nell’adempimento del mandato di avvocato
relativo alle procedure giudiziarie nelle sue cause di stato, segnatamente la
violazione del dovere di fedeltà e di diligenza dell’avvocato; 

 

                                         che con
la risposta 24 maggio 2012 il convenuto si è opposto alle domande di petizione,
esponendo di aver svolto correttamente il mandato ricevuto dall’attore di rappresentarlo
nella vertenza coniugale; 

 

                                         che nei
successivi allegati scritti di replica del 16 giugno 2012 e di duplica del 27
luglio 2012 le parti hanno sostanzialmente ribadito le rispettive allegazioni e
domande di giudizio;

 

                                         che nel
frattempo, il 28 marzo 2012, l’avv. AO 1 ha convenuto in causa davanti alla medesima Pretura AP 1, chiedendone la condanna al pagamento di CHF 8'909.80 oltre
fr. 300.- oltre interessi annui al 5% dal 27 ottobre 2011, a saldo della sua nota d’onorario 11 ottobre 2011 (inc. SE.2012.114), domanda alla quale si è
opposto AP 1 e che il Pretore ha accolto con sentenza 13 agosto 2012,
rettificata per quel che concerne l’indicazione dei rimedi di diritto il 16
agosto 2012, e passata in giudicato in mancanza di tempestiva impugnazione;

 

                                         che
all’udienza preliminare dell’8 ottobre 2012 nella causa OR.2012.56 le parti
hanno confermato le contrapposte domande di giudizio sulla base della
documentazione agli atti e dei richiami di diverse procedure giudiziarie,
eseguiti dalla Pretura (inc. 11.2009.15 e 11.2011.191 della Prima Camera civile
del Tribunale d’appello, OA.2008.750 e DI.2007.1080 della Pretura di Lugano,
sezione 4, SE.2012.114 della Pretura di Lugano, sezione 3);

 

                                         che le
parti hanno rinunciato a comparire in udienza per le arringhe finali e si sono
confermate nelle rispettive domande di giudizio, sulla base dei memoriali
scritti conclusivi; 

 

                                         che con
decisione 7 dicembre 2012 il Pretore ha ritenuto inammissibile la pretesa
relativa all’onorario, già giudicata in altra procedura, e la critica relativa
all’asserita violazione del segreto professionale, e ha respinto nel merito la
petizione, ponendo la tassa di giustizia di fr. 4'500.- a carico dell’attore,
tenuto inoltre a rifondere al convenuto fr. 8'000.- a titolo di ripetibili;

 

                                         che con
atto di appello 3 gennaio 2013 l’attore chiede il risarcimento di quanto
richiesto in petizione, rimproverando al convenuto di aver violato il segreto
professionale e rilevando sviste e negligenze del Pretore che suo dire
“testimoniano faziosità del giudice a favore dell’avv. __________”, e chiede di
“rivedere la decisione della sentenza del 7 dicembre 2012” in merito alla richiesta di risarcimento di CHF 18'000.-, di CHF 18'549.65, di CHF 32'000.- e
del pagamento dell’onorario di CHF 8'909.80, annullando la decisione nella
causa SE.2012.114, faziosa e fondata su date false e su una petizione
“inoltrata senza adeguata procura”, oltre che a rivedere le tasse e le spese,
da ridurre a CHF 1'500.- “considerato che la procedura si è risolta con poche
udienze e rinuncia al dibattimento finale”, e le ripetibili accordate al
convenuto, da ridurre a CHF 2'000.-;

 

                                         che nella
risposta 25 febbraio 2013 il convenuto propone di respingere l’appello e di
confermare la decisione pretorile, con protesta di spese e ripetibili;  

 

                                         che
contro una decisione finale resa nell’ambito di una causa civile con valore di
fr. 127'549.65, come accertato dal Pretore, è dato il rimedio dell’appello
(art. 308 CPC), che ha effetto sospensivo (art. 315 CPC); 

 

                                         che la
causa non pone questioni di principio e può pertanto essere decisa da questa
Camera nella composizione di un giudice unico in applicazione dell’art. 48b
lett. b cfr. 3 LOG;

 

                                         che nella
fattispecie il Pretore ha accertato la conclusione di un contratto di mandato,
ammessa dalle parti, e l’avvenuta rinuncia al mandato da parte del legale
nell’ottobre 2011, e dopo aver esposto le condizioni alle quali l’avvocato
risponde del danno per inadempimento contrattuale (violazione dell’obbligo di
diligente esecuzione del mandato, nesso di causalità ipotetica tra la
violazione e il danno) ha esaminato le singole poste di danno fatte valere
dall’attore;

 

                                         che il
primo giudice ha dapprima ritenuto inammissibile la richiesta di essere
esonerato dal pagamento dell’onorario residuo richiesto dall’avvocato, in
quanto la vertenza relativa al pagamento dell’onorario era già stata giudicata
con sentenza 13 agosto 2012 (inc. SE.2012.114, inc. richiamato III°), ha poi ritenuto
improponibile la critica relativa alla violazione del segreto professionale,
presentata tardivamente e comunque esulante dalla competenza del Pretore, e per
le altre domande è giunto alla conclusione che non vi era stata una violazione
contrattuale da parte del convenuto, così che ha respinto la petizione e ha
posto la tassa di giustizia di fr. 4'500.- a carico dell’attore, tenuto inoltre
a rifondere al convenuto fr. 8'000.- a titolo di ripetibili;

                                         che
l’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui quali si
fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC), vale a dire che l’appellante
deve confrontarsi criticamente con la decisione impugnata spiegando per quali
motivi di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e con ciò da riformare
(v. Reetz/Theiler in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger, ZPO Kommentar, 2a ed., n. 36
ad art. 311; ZPO-Rechtsmittel, Kunz,
n. 92 ad art. 311; TF 7 dicembre 2011, inc. n. 4A_659/2011, consid. 4; II CCA
18 aprile 2013, inc. n. 12.2011.119 e riferimenti);

 

                                         che l’appellante
deve dunque spiegare non perché le sue argomentazioni sono fondate, ma perché sarebbero
erronee o censurabili le motivazioni del Pretore, e nel proprio allegato deve
indicare per quali motivi – giuridici e fattuali – le argomentazioni esposte
dal Pretore sarebbero errate e non potrebbero essere condivise (DTF 137 III
317);

 

                                         che nel
caso concreto l’appello dell’attore non risponde ai requisiti minimi richiesti
dagli art. 310 e 311 CPC;

 

                                         che
l’attore, infatti, ripropone la domanda di considerare “nulle e prive di
valore” le informazioni fornite dal legale nella procedura in questione, in
quanto avvenute in violazione del segreto professionale, senza tuttavia
spendere una parola per spiegare perché sarebbe errata la conclusione del
Pretore, che ha ritenuto la censura inammissibile, da un lato in quanto tardiva
e dall’altro perché esulante dalle sue competenze giurisdizionali (sentenza
impugnata, pag. 3);

 

                                         che
l’attore rimprovera al giudice di prima istanza una “gestione faziosa delle
procedure”, per essere incorso in alcune sviste e negligenze nell’indicazione
della data in cui era stata emessa la sentenza di divorzio e della persona che
aveva firmato l’istanza del 28 marzo 2012 (incarto richiamato III°,
SE.2012.114) e chiede pertanto di rivedere le decisioni della sentenza del 7
dicembre 2012;

 

                                         che il
Pretore ha spiegato nella sentenza 7 dicembre 2012 di non poter entrare nel
merito della pretesa relativa al saldo dell’onorario di CHF 8'909.80, avendola
già decisa nella precedente sentenza 13 agosto 2012 (inc. SE.2012.114, inc.
richiamato III°), che non era stata impugnata e che quindi non poteva più
essere oggetto di una successiva vertenza giudiziaria tra le stesse parti;  

 

                                         che
l’appellante ritiene “fazioso” il comportamento del Pretore per la negligenza
nell’indicazione della data della sentenza di divorzio e nel mancato accertamento
della persona che ha firmato l’istanza 28 marzo 2012 (inc. SE.2012.114, inc.
richiamato III°), ma non spiega perché sarebbe errata la decisione pretorile di
non entrare nel merito della pretesa relativa al saldo dell’onorario;

 

                                         che con
riferimento alla richiesta di risarcimento di CHF 18'000.-, l’attore chiede di
“rivedere la decisione della sentenza del 7 dicembre 2012”, riproponendo le proprie argomentazioni di prima sede, senza indicare per quali motivi sarebbero
errati i diversi accertamenti del Pretore, che ha respinto la pretesa dopo un
esame accurato della fattispecie (sentenza impugnata pag. 4 a 6); 

 

                                         che
l’appellante ribadisce la richiesta di risarcimento di CHF 18'549.65 con il
medesimo procedimento, vale a dire che espone con dovizia di particolari le
proprie argomentazioni di prima sede, senza curarsi di indicare per quali
motivi sarebbero sbagliati gli accertamenti del Pretore, che ha respinto tale
pretesa dopo accurata analisi (sentenza pag. 6 a 7);

 

                                         che anche
per la pretesa di risarcimento di CHF 32'000.- l’appellante si diffonde
nell’esporre perché il suo ex legale sarebbe responsabile del danno causato con
la revoca del mandato subito dopo l’emanazione della sentenza di divorzio, ma
non presenta la benché minima critica agli accertamenti del Pretore, che ha
respinto la pretesa con ampia motivazione (sentenza impugnata, pag. 8 a 9);  

 

                                         che per
quel che concerne le spese giudiziarie, l’appellante chiede di “rivedere” la
tassa di giustizia e le ripetibili, riducendole a fr. 1'500.-, rispettivamente
a fr. 2'000.- “considerato che la procedura si è risolta con poche udienze e
rinuncia al dibattimento finale”;

 

                                         che per
costante giurisprudenza nella fissazione della tassa di giustizia e delle
ripetibili il giudice gode di ampio potere di apprezzamento, censurabile solo
in caso di eccesso o di abuso, ciò che non è il caso se gli importi attribuiti
rientrano tra i minimi e i massimi della tariffa applicabile (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000, m. 51 ad art. 148 e m. 19 ad art. 150);

 

                                         che per
un valore di fr. 127'549.65 accertato in prima sede dal Pretore la Legge sulla
tariffa giudiziaria valida per una causa avviata nel 2012 prevedeva una tassa
di giustizia da fr. 3'000.- a fr. 12'000.-, fissata in considerazione del
valore, della natura e della complessità della causa, e che pertanto una tassa
di giustizia di fr. 4'500.- rientra nei limiti della tariffa e non è
censurabile, a maggior ragione se si tiene conto dell’impegno del giudice, che
non si limita solo alle udienze, ma richiede anche l’accurato esame di tutto il
fascicolo processuale (comprendente nella fattispecie un cubo di 33cm di lato);
 

 

                                         che secondo
il Regolamento per le ripetibili a una causa di un valore di fr. 127'549.65 è
applicabile una tariffa variabile dal 6% al 9%, tenendo conto dell’importanza
della lite, delle sue difficoltà, dell’ampiezza del lavoro e del tempo impiegato
dall’avvocato (art. 11 cpv. 1 e cpv. 5 RTar), e in base a tali criteri l’indennità
di fr. 8'000.- fissata dal Pretore si situa ai limiti minimi della tariffa, con
la conseguenza che non vi sono motivi per rivederla;

 

                                         che in
definitiva l’appello 3 gennaio 2013 non può essere considerato un appello
motivato e contenente valide conclusioni di giudizio, come previsto dall’art.
311 CPC, mancando ogni spiegazione sui motivi per cui sarebbe errata la
decisione del Pretore sulle pretese di risarcimento e sull’onorario, ed è
manifestamente infondato per quel che concerne la determinazione delle spese
giudiziarie;

 

                                         che le
spese processuali di appello vanno a carico dell’appellante, soccombente (art.
106 cpv. 1 CPC), e sono stabilite in base ai criteri degli art. 2, 7 e 13 LTG sulla
base di un valore ancora litigioso in appello di fr. 77'459.45;

 

                                         che l’indennità
ripetibile in favore dell’appellato è stata calcolata seguendo i criteri
indicati all’art. 11 Rtar;  

 

Per questi motivi

 

decide: 

 

                                   1.   L’appello
3 gennaio 2013 di AP 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile.  

 

                                   2.   Le
spese processuali in complessivi fr. 2'000.-, già anticipati dall’appellante,
restano a suo carico, con l’obbligo inoltre di rifondere all’appellato fr.
2'500.- per ripetibili di appello. 

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3

 

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

 

 

La Presidente

Giudice Epiney-Colombo

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario è dato ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se il
valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto
del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi (art. 74 cpv. 1
LTF); per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne
una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF).
Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli
stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117
LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso
ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi
i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).