# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3d7139a1-8788-521f-abc8-d36bf47ddcc2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.04.2021 A-944/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-944-2019_2021-04-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-944/2019 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 9  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del 

collegio), Kathrin Dietrich, Christine Ackermann,  

cancelliere Manuel Borla. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinato dall’avv. Paolo Sauvain,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Comando Regione guardie di confine IV, 

Via Chicherio 20, 6500 Bellinzona,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Decisione disciplinare. 

 

 

 

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Fatti: 

A.  

A._______ è entrato nell’Amministrazione federale delle dogane il (…) in 

qualità di aspirante guardia di confine. Dopo aver terminato il periodo di 

formazione egli è stato attribuito a diversi “posti valichi”. Dal 1997 egli è 

attivo presso il valico di X._______ dove a decorrere dal 1° gennaio 2012 

ha assunto la funzione di (…).  

B.  

In data 20 maggio 2016, alcuni agenti della polizia cantonale del Cantone 

Ticino (di seguito: PolCant) si sono recati presso il domicilio di A._______ 

al fine di reperire dei mezzi di prova per identificare un gruppo di tifosi 

Ultras, a cui sembrava appartenere anche il figlio dell’interessato, che 

durante una partita di calcio a X._______ avrebbero generato alcuni 

problemi. Contestualmente, quest’ultimo consegnava spontaneamente dei 

barattoli contenenti della marijuana (ca. 150 grammi lordi) che teneva 

nascosti nella propria camera, ed accompagnava in seguito gli agenti nel 

piano mansardato, dove in un locale adibito a deposito/stireria, vi era un 

box di 1 metro quadrato, ad uso di coltivazione di marijuana, contenente 

5 piccole piante messe a dimora da circa un paio di settimane. A._______, 

come da lui stesso riferito, era a conoscenza di tale possesso. 

C.  

Il 24 maggio 2016, A._______ informava dettagliatamente per iscritto i 

propri superiori. Il medesimo giorno, il Comando della Regione guardie di 

confine IV (di seguito CGCF IV) apriva un’inchiesta disciplinare, così come 

notificato all’interessato il giorno seguente; l’inchiesta è stata sospesa sino 

a conclusione della procedura penale in corso da parte del Ministero 

pubblico. 

D.  

Con scritto del 26 settembre 2016, il Comandante del CGCF IV (di seguito 

il Comandante) ha pronunciato un avvertimento nei confronti 

dell’interessato, in base al quale egli veniva sottoposto ad “un periodo di 

osservazione della durata di 5 anni”, durante il quale egli avrebbe dovuto 

garantire l’adempimento di competenze personali e competenze sociali / 

professionali. In caso contrario l’interessato avrebbe potuto incorrere in 

misure di diritto del personale, “ivi comprensive il licenziamento”. 

E.  

Con decreto di accusa del 16 marzo 2017, il Ministero pubblico del 

Cantone Ticino ha proposto la condanna dell’interessato per infrazione alla 

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Legge federale del 3 ottobre 1951 sugli stupefacenti e sulle sostanze 

psicotrope (LStup, RS 812.121) per avere il 20 maggio 2016 detenuto 

presso la propria abitazione 5 piante di canapa, e avendone consentita la 

coltivazione indoor da parte del figlio convivente B._______, 

sanzionandolo segnatamente a una pena pecuniaria da 30 aliquote 

giornaliere a 190 franchi cadauna, sospesa condizionalmente per un 

periodo di prova di 2 anni. 

Con giudizio del 27 febbraio 2018, dopo dibattimento, la Pretura penale 

proscioglieva l’interessato dall’infrazione alla LStup per i fatti descritti nel 

decreto di accusa. All’interessato veniva pure assegnata un’indennità di 

ripetibili di 2'000 franchi. 

F.  

Il 21 gennaio 2019 il CGCF IV ha sottoposto a A._______ un progetto di 

decisione disciplinare con cui era proposta una multa disciplinare di 

300 franchi. Il progetto di decisione ritiene che, sebbene dal punto di vista 

penale il signor A._______ non sia stato condannato per infrazione alla 

LStup, dall’esame della fattispecie risultava inequivocabilmente che il 

collaboratore ha tollerato all’interno della sua abitazione e non denunciato 

alle competenti autorità, una situazione non regolare di coltivazione e 

detenzione, da parte del figlio, di piante di canapa. 

G.  

Con presa di posizione del 24 gennaio 2019, l’interessato ha indicato che 

dal processo non sarebbe emerso, nei suoi confronti, alcun obbligo legale 

di denuncia trattandosi di un famigliare. L’interessato ha altresì indicato di 

non volersi opporre alla multa disciplinare di 300 franchi, chiedendo però 

“un po’ di comprensione viste le già importanti spese” a cui ha dovuto far 

fronte. 

H.  

Con decisione disciplinare del 4 febbraio 2019, il CGCF, comminava 

all’interessato una multa disciplinare di 200 franchi, in ragione della 

violazione del dovere di diligenza e di fedeltà. Nei considerandi, il 

Comandante ha pure pronunciato una diffida in base alla quale “qualora in 

futuro dovessero ripresentarsi dei casi simili e il signor A._______ dovesse 

commettere delle infrazioni alla LStup, segnatamente contravvenzioni o 

reati alla LStup, il possesso o il consumo di stupefacenti, la coltivazione di 

stupefacenti nella propria abitazione, il rapporto di lavoro può essere 

disdetto conformemente all’art. 10 capoverso 3 o 4 LPers”. 

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I.  

Con ricorso del 22 febbraio 2019, A._______ (qui di seguito il ricorrente) 

ha impugnato la predetta decisione, postulando in via preliminare l’effetto 

sospensivo e concludendo all’annullamento dell’atto impugnato, 

subordinatamente ad una riduzione dell’ammontare della multa a 

100 franchi. In sintesi, il ricorrente lamenta la violazione del diritto di essere 

sentito, una violazione della legislazione in materia di personale nonché la 

lesione del principio della proporzionalità. 

J.  

Con osservazioni del 18 marzo 2019, il CGCF IV (qui di seguito l’autorità 

di prima istanza) ha chiesto di confermare la decisione impugnata e di 

respingere il ricorso addossando le spese al ricorrente. In sostanza, 

l’autorità di prima istanza contesta l’impugnabilità dell’avvertimento 

contenuto nei considerandi dell’atto impugnato e conferma la sanzione 

disciplinare. 

K.  

Con osservazioni finali del 29 marzo 2019, il ricorrente si è riconfermato 

nelle proprie allegazioni e conclusioni di causa. Egli mantiene in particolare 

il gravame di violazione del diritto di essere sentiti circa il fatto che la diffida 

non figurava nel progetto di decisione sulla quale il ricorrente ha potuto 

esercitare il proprio diritto di essere sentito. Lo stesso lamenta ancora una 

carente motivazione dell’atto impugnato in quanto non si capirebbe quale 

atteggiamento egli avrebbe dovuto adottare verso il figlio. 

L.  

Altri argomenti di fatto e di diritto verranno ripresi, per quanto necessario, 

qui di seguito. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale (qui di seguito il Tribunale o TAF) 

giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 della Legge federale 

del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 

emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 della Legge del 17 giugno 

2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32), riservate le 

eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). La procedura dinanzi ad 

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esso è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti (art. 37 

LTAF). 

1.2 Nella presente fattispecie, l’atto del 4 febbraio 2019 costituisce una 

decisione ai sensi dell’art. 5 PA, emessa dal CGCF in materia di rapporto 

di lavoro, che conformemente all’art. 36 cpv. 1 della Legge federale del 

24 marzo 2000 sul personale federale (LPers, RS 172.220.1) nonché 

all’art. 33 lett. d LTAF, è impugnabile con ricorso davanti al Tribunale 

amministrativo federale. 

1.3 Pacifica è la legittimazione ricorsuale del ricorrente, essendo lo stesso 

destinatario della decisione e avendo un interesse a che la stessa venga 

qui annullata (art. 48 PA). Il ricorso è poi stato interposto tempestivamente 

(art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di 

contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). 

2.  

La decisione impugnata è intitolata decisione disciplinare e comporta la 

pronuncia di una multa di 200 franchi per grave negligenza nonché un 

avvertimento ai sensi dell’art. 10 cpv. 3 o 4 LPers. Con il predetto 

avvertimento, disposto nei considerandi dell’atto impugnato, l’autorità di 

prima istanza ha comunicato al ricorrente che il rapporto di lavoro potrebbe 

essere disdetto, qualora in futuro dovessero ripresentarsi dei casi simili e il 

ricorrente dovesse commettere delle infrazioni alla LStup, segnatamente 

contravvenzioni o reati alla LStup, quali il possesso o il consumo di 

stupefacenti, la coltivazione di stupefacenti nella propria abitazione. 

2.1 Il ricorrente, nelle conclusioni principali nonché nelle conclusioni 

subordinate, impugna la multa disciplinare nonché l’avvertimento. 

L’autorità di prima istanza considera che l’avvertimento non costituisce di 

un atto impugnabile. Occorre quindi in primo luogo esaminare questo 

punto. 

2.2 Risulta dall’atto impugnato che l’avvertimento qui contestato poggia 

sull’art. 10 cpv. 3 o 4 LPers e non sugli artt. 25 LPers e 99 dell’ordinanza 

del 3 luglio 2001 sul personale federale (OPers, RS 172.220.111.3) che 

regolano l’avvertimento disciplinare. Mentre il secondo ha come scopo di 

garantire la corretta esecuzione dei compiti, il primo – anche se non più 

menzionato all’art. 10 LPers – è una misura svolta ad ottenere un 

miglioramento delle prestazioni del collaboratore, misura di norma 

necessaria prima che possa essere pronunciata una risoluzione del 

rapporto di lavoro (cfr. Messaggio del 31 agosto 2011 concernente una 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/9208c720-7ed2-4a2f-bca0-c8efef97c0cb?source=document-link&SP=3|a4tady
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/2dc1cb16-a63f-4d9b-8b3f-39a8bfe8831a?source=document-link&SP=3|a4tady
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/b39d7a93-8f19-443a-88f6-1d06ac129b33/8a5dd572-7de5-4501-9bc3-2950bbd021ab?source=document-link&SP=3|a4tady

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modifica della legge sul personale federale, FF 2011 5959 segg.). 

L’avvertimento dell’art. 10 LPers è un preambolo necessario ad ogni 

disdetta ordinaria e mira ad ottenere un cambiamento di comportamento 

da parte del collaboratore. Deve essere pronunciato laddove fa senso e 

come espressione del principio di proporzionalità: consente in effetti 

all’impiegato di adottare un cambiamento nel comportamento a modo di 

non rischiare una disdetta del contratto di lavoro. I due avvertimenti della 

LPers non hanno quindi la stessa funzione. Mentre il primo viene 

pronunciato come sanzione disciplinare e quindi una misura repressiva 

pronunciata dopo di un’inchiesta disciplinare (cfr. art. 99 OPers), il secondo 

mira a dare all’impiegato la possibilità di migliorarsi e può essere 

comunicato senza che sia stata eseguita un’inchiesta disciplinare. 

L’avvertimento dell’art. 10 LPers non ha il carattere di una decisione 

(sentenza del TF 8C_358/2009 dell’8 marzo 2010 consid. 4.3; sentenza del 

TAF A-4464/2015 del 23 novembre 2015 considd. 1.1.1 a 1.1.6 con rinvii). 

Un avvertimento potrebbe per contro essere oggetto di un esame da parte 

dell’autorità di ricorso qualora una disdetta basata sull’avvertimento 

venisse pronunciata. Non è il caso nella presente fattispecie. 

2.3 Di conseguenza, quand’anche nella presente fattispecie era stata 

aperta e conclusa un’inchiesta disciplinare (sospesa per la durata del 

procedimento penale), il ricorso risulta parzialmente inammissibile in 

quanto diretto contro l’avvertimento contenuto nella decisione impugnata. 

I gravami di violazione del diritto di essere sentito, del principio della 

proporzionalità o ancora di violazione della legge non verranno pertanto 

esaminati qui di seguito per quanto concerne questa misura. Nel dettaglio, 

quindi, lo scrivente Tribunale non esaminerà il gravame circa l’assenza di 

menzione dell’avvertimento nel progetto di decisione del 21 gennaio 2019, 

l’asserita mancante motivazione dell’avvertimento nonché le asserite 

violazioni legali e del principio di proporzionalità. Ogni mezzo di prova di 

cui è stata richiesta l’amministrazione in correlazione con detto 

avvertimento è pure respinta.  

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento 

(cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché l’inadeguatezza 

(cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor 

dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149). 

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3.1 Allorquando l’autorità eccede o abusa del proprio potere 

d’apprezzamento, si considera che la stessa abbia agito in violazione del 

diritto ai sensi dell’art. 49 lett. a PA (cfr. THIERRY TANQUEREL, Manuel de 

droit administratif, 2a ed. 2018, n. 512 e 516; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER; 

op. cit., n. 2.166 e 2.184 seg.; PIERMARCO ZEN-RUFFINEN, Droit 

administratif, partie générale et éléments de procédure, 2a ed. 2013, 

n. 1365). Vi è abuso nel potere d’apprezzamento quando l’autorità, pur 

rimanendo nei limiti del suo potere d’apprezzamento, si fonda su delle 

considerazioni prive di pertinenza ed estranee allo scopo perseguito dalle 

disposizioni legali applicabili, o viola i principi generali del diritto, quali il 

divieto dell’arbitrio e della disparità di trattamento, il principio della buona 

fede e il principio della proporzionalità (cfr. DTF 143 III 140 consid. 4.1.3; 

141 V 365 consid. 1.2; 137 V 71 consid. 5.1; sentenza del TAF  

A-3440/2012 del 21 gennaio 2014 consid. 2.1.1; MOSER/BEUSCH/KNEU-

BÜHLER; op. cit., n. 2.184 seg. con rinvii; TANQUEREL, op. cit., n. 513 – 515; 

BENOÎT BOVAY, Procédure administrative, 2a ed. 2015, pagg. 565 seg.). 

3.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 consid. 1; 

MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pagg. 293 segg.). 

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3.3 Nella giurisprudenza e nella dottrina è ammesso che il Tribunale – 

anche se dispone di un potere di cognizione completo – eserciti il suo 

potere d’apprezzamento con riserbo qualora si tratti di questioni legate 

strettamente a delle circostanze di fatto o a questioni tecniche (cfr. DTAF 

2008/23 consid. 3.3). Tale è il caso, in materia di diritto del personale 

federale, per quanto concerne l’esame del criterio dell’adeguatezza in 

rapporto alla valutazione delle prestazioni di un impiegato, del rapporto di 

fiducia tra datore di lavoro e impiegato, della responsabilità di assicurare 

una corretta esecuzione dei compiti di un’unità amministrativa, nonché 

della classificazione delle funzioni (« Stelleneinreihung »). In caso di 

dubbio, il Tribunale non si discosta infatti dalla posizione assunta 

dall’autorità di prima istanza rispettivamente non sostituisce il proprio 

apprezzamento a quello di quest’ultima (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-969/2014 dell’11 novembre 2014 consid. 2; A-524/2014 del 23 giugno 

2013 consid. 2.3; A-1876/2013 del 6 gennaio 2014 consid. 2.3). Detta 

riserva non impedisce tuttavia al Tribunale d’intervenire qualora la 

decisione impugnata appaia oggettivamente inopportuna (cfr. DTAF 

2007/34 consid. 5; sentenza del TAF A-5541/2014 del 31 maggio 2016 

consid. 2.1 con rinvii; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 2.160). 

4.  

Visto quanto precede (consid. 2 segg. della presente sentenza), conviene 

esaminare il ricorso in quanto verte contro la multa disciplinare di 

200 franchi pronunciata dall’autorità di prima istanza.  Il ricorrente lamenta 

una violazione del diritto di essere sentito (consid. 5 segg. qui di seguito), 

l’illegalità della sanzione disciplinare (consid. 6 segg. qui di seguito) e la 

violazione del principio di proporzionalità (consid. 7 segg. qui di seguito).  

5.  

Il ricorrente lamenta una violazione del diritto di essere sentito poiché il 

progetto di decisione non menziona il fatto che la negligenza imputatagli 

era da considerarsi come grave. Secondo il ricorrente, l’autorità di prima 

istanza avrebbe infatti limitato la misura disciplinare al pagamento di “una 

piccola multa per una non meglio specificata negligenza di cui non era 

peraltro indicata la gradazione. Nessun accenno, per contro, alla 

gradazione invocata in sede di decisione (grave)” (cfr. ricorso cifra 1.1). 

Inoltre la decisione avversata sarebbe pure carente dal profilo della 

motivazione, in quanto troppo generica e insufficiente in ordine al 

comportamento “impeccabile” che il ricorrente avrebbe dovuto assumere. 

5.1 Siccome il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la 

cui violazione implica, di principio, l’annullamento della decisione resa 

http://links.weblaw.ch/BVGE-2008/23
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dall’autorità, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso nel 

merito (cfr. DTF 132 V 387 consid. 5.1 con rinvii; DTAF 2009/36 consid. 7), 

tale doglianza deve essere esaminata prioritariamente dall’autorità di 

ricorso (cfr. DTF 127 V 431 consid. 3d/aa; 124 I 49 consid. 1). 

5.2 Secondo la giurisprudenza, nel contesto di una disdetta dei rapporti di 

lavoro, l’autorità competente può giungere alla propria decisione 

(definitiva) solamente dopo aver preso conoscenza della situazione 

concreta pertinente e aver sentito la persona interessata. Dal punto di vista 

dello scrivente Tribunale, siffatta considerazione può essere espressa 

anche nell’ambito del diritto disciplinare del personale. Ora, affinché 

l’impiegato possa esercitare il proprio diritto di essere sentito in maniera 

completa, lo stesso deve conoscere non solo i fatti ritenuti nei suoi 

confronti, ma anche le conseguenze ch’egli deve aspettarsi (cfr. sentenze 

del TF 8C_258/2014 del 15 dicembre 2014 consid. 7.2.4; 8C_158/2009 del 

2 settembre 2009 consid. 5.2; sentenze del TAF A-5541/2014 del 

31 maggio 2016 consid. 3.1.5; A-427/2013 del 21 novembre 2013 

consid. 6.2.2). A tal fine, all’impiegato viene generalmente notificato un 

progetto di decisione contenente i motivi di disdetta ritenuti nei suoi 

confronti dal suo datore di lavoro, nonché impartito un termine per prendere 

posizione al riguardo. In quel preciso istante, una riconsiderazione della 

prospettata disdetta da parte del datore di lavoro non deve tuttavia risultare 

a priori esclusa (cfr. sentenza del TAF A-5541/2014 del 31 maggio 2016 

consid. 3.1.5 con rinvii). Alle esigenze del diritto di essere sentito, 

nell’ambito del diritto del personale, viene comunque adempiuto anche con 

informazioni o scambi relativamente informali; basta che l’impiegato possa 

sapere che si deve aspettare a delle misure (cfr. sentenza del TF 

8C_258/2014 summenzionata, essendo precisato che nel caso in parola 

era una disdetta la misura alla quale si doveva aspettare l’impiegato). 

5.3 Nella misura in cui l’avvertimento non è impugnabile (cfr. considd. 2.1 

a 2.3 qui sopra), il fatto che il progetto di decisione disciplinare del 

21 gennaio 2019 non abbia accennato all’avvertimento ex art. 10 LPers 

non prefigura una violazione del diritto di essere sentito, il quale come 

espresso qui sopra, porta su dei fatti rilevanti e deve accennare alle 

possibili conseguenze giuridiche – necessariamente oggetti di una 

decisione –  che potrebbero essere decise dall’autorità. 

5.4 Per quanto attiene ad un’eventuale violazione del diritto di essere 

sentito circa la gravità della negligenza ritenuta dall’autorità di prima 

istanza, occorre considerare quanto segue. 

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5.4.1 Risulta in effetti dagli atti che la comunicazione del 21 gennaio 2019 

comporta l’espressione dell’intento di infliggere una multa disciplinare di 

300 franchi – che il ricorrente stesso qualifica di “piccola” – nonché il 

riferimento agli artt. 20 e 25 LPers. Non viene menzionato il fatto che 

l’autorità abbia considerato la negligenza come grave, neppure un 

riferimento all’art. 99 OPers, disposto dal quale risulta chiaramente che la 

multa disciplinare viene inflitta in caso di negligenza grave (cfr. cpv. 3).  

5.4.2 Oltre al fatto che nessuno – anche se non rappresentato dal un 

patrocinatore professionale – è sensato ignorare la legge e su questo 

punto, la sola menzione di una multa disciplinare dà abbastanza da capire 

per chi legge l’art. 99 OPers sopracitato che la negligenza era considerata 

come grave, il diritto di essere sentito non è violato qualora l’impiegato 

possa desumere i fatti e le relative conseguenze alle quali deve aspettarsi 

da informazioni o scambi anche informali (cfr. consid. 5.2 di cui sopra). 

Nella fattispecie, risulta chiaro al presente tribunale che il ricorrente sapeva 

benissimo che il suo datore di lavoro considerava l’accaduto come grave 

(cfr. e-mail del 26 ottobre 2018 al comandante AI del CGCF, documento 23 

dell’incarto di prima istanza). 

Il gravame di violazione del diritto di essere sentito è quindi inammissibile 

per quanto concerne l’avvertimento e respinto per quanto concerne la 

gravità della negligenza. 

6.  

Nel merito, il ricorrente lamenta il mancato adempimento delle condizioni 

poste per la pronuncia delle misure disciplinari. In buona sostanza, 

richiamati gli artt. 20 e 22a LPers, egli sostiene di non aver violato alcun 

obbligo o dovere di fedeltà e diligenza; del resto sarebbe la stessa 

decisione impugnata a non fare alcuna menzione specifica (da qui la 

censura in punto alla carente motivazione evasa al consid. 5.4). In altre 

parole, l’autorità inferiore non avrebbe illustrato compiutamente il 

“comportamento impeccabile che [egli] avrebbe dovuto assumere nel caso 

concreto”. Di parere opposto l’autorità di prima istanza che ha invece 

sostenuto come, nella propria funzione di (…) del CGCF IV, che 

giornalmente lotta contro il traffico di sostanze stupefacenti, l’aver tollerato 

una coltivazione nella propria abitazione, sebbene appartenente al figlio 

convivente, avrebbe leso indiscutibilmente la credibilità e la fiducia che 

l’opinione pubblica e le autorità dell’Amministrazione federale delle dogane 

(di seguito AFD) ripongono nel CGCF IV. 

A-944/2019 

Pagina 11 

6.1 Giusta l’art. 25 LPers, il datore di lavoro prende le misure necessarie 

per garantire la corretta esecuzione dei compiti (cpv. 1). A tale scopo egli 

può segnatamente pronunciare un avvertimento rispettivamente 

comminare una multa nei confronti del dipendente (cvp. 2 lett. b). L’art. 99 

OPers, richiamato l’art. 25 LPers, precisa le misure disciplinari che 

possono essere adottate dal datore di lavoro ponendo dei distinguo: in 

particolare per gli impiegati che violano i loro obblighi professionali per 

negligenza possono essere prese misure quali l’avvertimento e la modifica 

dell’ambito di attività (cpv. 2), mentre per coloro che violano i loro obblighi 

professionali, intenzionalmente o per negligenza grave, possono essere 

adottate, oltre alle misure di cui al cpv. 2, misure quali la multa fino a 

3'000 franchi (cpv. 3). Nella valutazione per una o l’altra misura il datore di 

lavoro deve tenere presente la finalità ultima delle misure disciplinari, le 

quali non hanno per scopo la sanzione del collaboratore, quanto piuttosto 

sono tese a produrre e creare un comportamento degno della funzione da 

parte del collaboratore per il futuro (cfr. PETER HELBLING, in: 

Portmann/Uhlmann [ed.], Bundespersonalgesetz [BPG], Stämpflis 

Handkommentar, 2013, art. 25 n. 12; cfr. pure HÄFELIN/MÜLLER/UHLMANN, 

Allgemeines Verwaltungsrecht, 8a ed. 2020, n. 1506; sentenza del TAF  

A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.2). 

6.2 La pronuncia delle misure disciplinari soggiace all’adempimento di 

condizioni cumulative. In primo luogo l’impiegato deve avere violato i propri 

obblighi professionali (art. 99 cpv. 2 e 3 OPers); tale violazione può essere 

avvenuta anche fuori dall’orario di servizio, a condizione che ciò abbia delle 

conseguenze negative sul rapporto di lavoro (cfr. sentenze del TAF  

A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3; A-2180/2016 del 30 agosto 

2016 consid. 3.1.2; A-4586/2014 del 24 marzo 2015 consid. 3.3.2). Inoltre 

il collaboratore deve avere avuto conoscenza della disposizione violata 

come pure deve essere stato nelle condizioni di conformarsi alla stessa 

(cfr. sentenze del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3). Infine 

la violazione deve essere constatata nel quadro di un’inchiesta disciplinare 

terminata (cfr. artt. 98 e 99 cpv. 1 OPers).  

6.3 Si tratta quindi di determinare l’adempimento delle condizioni 

cumulative poste a fondamento della multa di 200 franchi quale misura 

disciplinare. 

6.3.1 In concreto il ricorrente, per sua stessa ammissione, ha tollerato la 

coltivazione e la detenzione di marijuana da parte del figlio nella propria 

abitazione. Risulta pure dall’incarto di prima istanza che le due piantine 

scoperte all’occasione della perquisizione da parte della polizia in data 

A-944/2019 

Pagina 12 

20 maggio 2016 non erano il risultato delle prime coltivazioni eseguite dal 

figlio (cfr. Note del 24 maggio 2016 e del 16 febbraio 2018, documenti 3 

e 19 dell’incarto di prima istanza).  

6.3.2 Ora, giusta l’art. 20 LPers, l’impiegato è tenuto a svolgere con 

diligenza il lavoro impartito (dovere di diligenza) nonché a tutelare gli 

interessi del suo datore di lavoro (dovere di fedeltà; cfr. sentenze del TAF  

A-2663/2017 14 marzo 2018 consid. 3.3; A-6111/2016 del 26 luglio 2017 

consid. 4.1.2). La loro violazione sussiste in particolare in presenza di 

comportamenti illegali e penalmente reprensibili, ma anche di 

comportamenti sconvenevoli nei confronti dei superiori o dei colleghi di 

lavoro (cfr. sentenze del TAF A-4312/2016 del 23 febbraio 2017 

consid. 5.5.3; A-5420/2015 dell’11 dicembre 2015 consid. 3.3 segg. con 

rinvii). Le esigenze poste dal dovere di fedeltà in rapporto ad una 

determinata funzione e posizione dell’impiegato sono distinte per ogni 

rapporto di lavoro e vanno determinate nel singolo caso sulla base delle 

circostanze e degli interessi concreti (cfr. [tra le tante] sentenza del TAF  

A-59/2017 del 17 maggio 2017 consid. 5.4.1 con rinvii). Il dovere di 

diligenza è concretizzato attraverso il diritto di impartire istruzioni del datore 

di lavoro e il dovere di osservanza di dette istruzioni dell’impiegato (cfr. 

art. 321c CO, in combinato disposto con l’art. 6 cpv. 2 LPers). 

L’inosservanza implica altresì la violazione di un obbligo legale 

(cfr. sentenza del TAF A-6111/2016 del 26 luglio 2017 consid. 4.1.2 con 

rinvii). Secondo la giurisprudenza, la gravità delle mancanze riscontrate 

dev’essere valutata di caso in caso alla luce della funzione e dei compiti 

affidati all’impiegato. Ancorché vincolato al rispetto del principio della 

proporzionalità, nella valutazione del comportamento e della misura 

necessaria, il datore di lavoro è investito di una grande libertà di 

apprezzamento (cfr. sentenza del TAF A-880/2009 del 16 giugno 2009 

considd. 4.3 e 4.4 con rinvii).  

6.3.3 Va ancora osservato che a differenza dell’art. 321a cpv. 1 CO, il 

dovere di fedeltà contemplato dalla LPers comporta un "doppio obbligo di 

fedeltà" (doppelte Loyalitätsverpflichtung), nella misura in cui il lavoratore 

sottoposto alla LPers, oltre alla tutela degli interessi pubblici del proprio 

datore di lavoro (obbligo di fedeltà particolare), ha parimenti l’obbligo di 

fedeltà – nella veste di cittadino – nei confronti dello Stato (obbligo di 

fedeltà generale). Tale dovere garantisce il buon funzionamento 

dell’amministrazione pubblica, alfine di preservare da ogni lesione la fiducia 

dei cittadini ([tra le tante] sentenze del TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 

consid. 5.3.3; A-969/2014 dell’11 novembre 2014 consid. 5.2.2 con rinvii). 

A-944/2019 

Pagina 13 

6.3.4 Infine i rappresentanti delle forze dell’ordine di polizia, a cui vanno 

parificate le guardie di confine, i cui corpi sono chiamati a svolgere compiti 

di ordine pubblico e di sicurezza, hanno l’obbligo accresciuto, rispetto agli 

altri funzionari dell’amministrazione, di mantenere, sia durante il servizio 

sia nel tempo libero, un comportamento impeccabile (sentenza del TF 

8C_146/2014 del 26 giugno 2014 consid. 5.5; sentenze del TAF  

A-4464/2015 del 23 novembre 2015 consid. 3.4.2; A-4586/2014 

del 26 marzo 2015 consid. 3.4.3). Essi devono assicurare la messa in 

pratica delle diverse prescrizioni legali e, in caso, assicurarne il rispetto con 

la forza. Infine l’estensione del dovere di fedeltà nella sfera privata del 

collaboratore dipende non solamente dalla funzione ricoperta, ma pure 

dalla natura e dalla sensibilità del campo in cui egli presta servizio (cfr. [tra 

le tante] sentenza TAF A-180/2019 del 22 ottobre 2019 consid. 5.3.4). 

6.3.5 La gravità delle mancanze riscontrate dev’essere valutata di caso in 

caso alla luce della funzione e dei compiti affidati all’impiegato oggetto di 

inchiesta disciplinare. In fattispecie in cui – a causa del ruolo ricoperto dal 

dipendente in questione – la fiducia assume maggiore rilievo, 

giurisprudenza e dottrina riconoscono all’autorità il diritto di tenere 

particolarmente conto di questo aspetto (DTF 101 Ia 298 consid. 6; PETER 

HÄNNI, Personalrecht des Bundes, in: HEINRICH KOLLER et al. (ed.), 

Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, vol. I/2, 3a ed. 2017, n. 239). 

In concreto, il ricorrente ha tollerato la coltivazione e la detenzione di piante 

di canapa nella propria abitazione da parte del figlio convivente. Il fatto, 

come invocato dal ricorrente, che al livello penale, egli non sia stato 

sottoposto all’obbligo di denunciare suo figlio in quanto famigliare, non 

significa comunque che la tolleranza della coltivazione di canapa a casa 

sua non sia da ritenersi come contraria ai suoi doveri professionali verso il 

CGCF. Infatti, in ragione della propria funzione in seno al CGCF IV, per di 

più con il ruolo di (…), la detenzione nella propria abitazione se non 

direttamente, ma soprattutto la tolleranza di tali comportamenti, mal si 

conciliano con l’attività di servizio che egli presta in seno al datore di lavoro. 

Il ricorrente aveva quindi, in base al dovere di fedeltà e in rapporto alla sua 

posizione organica specifica, il dovere di intervenire a modo che non vi sia 

più niente di reprensibile a casa sua. Sapere se, come denunciato con 

enfasi dal ricorrente, questo significava mettere il figlio fuori da casa, 

denunciarlo o semplicemente distruggere le piante di cui conosceva la 

presenza, non compete allo scrivente Tribunale, il quale deve in questa 

sede controllare l’applicazione della legge.  

A-944/2019 

Pagina 14 

6.3.6 Il tollerare la coltivazione di piante di marijuana, come visto, 

compromette la fiducia dell’autorità riposta nel collaboratore, ma sono 

soprattutto l’immagine e la fiducia riposta dal pubblico o altre istituzioni 

nell’amministrazione ad essere lese. In questo contesto, mal si vede come 

egli potrebbe rapportarsi con efficacia e credibilità nei confronti dell’utenza 

e delle autorità con cui l’AFD collabora, segnatamente le autorità di polizia. 

Infine, l’immagine del CGCF può potenzialmente essere seriamente 

danneggiata da simili comportamenti. Dall’altra parte e come sopra 

ricordato, il ricorrente era in grado di riconoscere la violazione dell’obbligo 

di fedeltà a cui era tenuto nei confronti del datore di lavoro: va qui ricordato 

in particolare che è lo stesso insorgente ad avere immediatamente 

ammesso nel Rapporto informativo del 24 maggio 2016 (documento 2 

dell’incarto di prima istanza) la gravità dei fatti, riferendo in particolare: 

“sono consapevole che ho tradito i principi del mio lavoro”. 

Di conseguenza, conformemente a quanto giustamente ritenuto 

dall’autorità di prima istanza, il ricorrente ha violato gravemente – almeno 

per negligenza – i propri doveri professionali di fedeltà e diligenza. 

6.3.7  Per quanto riguarda l’adempimento delle altre condizioni cumulative, 

quali la conclusione dell’inchiesta amministrativa e la facoltà per il 

ricorrente di adempiere al proprio obbligo di fedeltà, il Tribunale le ritiene 

ottemperate. In particolare i fatti sono stati appurati e l’inchiesta 

amministrativa ha potuto fare il suo corso dopo la pronuncia del giudizio 

penale, terminando con la decisione qui impugnata. 

7.  

Il ricorrente ha censurato, in via subordinata, la lesione del principio della 

proporzionalità poiché la colpa non sarebbe “grave” bensì lieve e la diffida 

sarebbe una misura troppo incisiva, in quanto essa farebbe dipendere la 

continuazione della propria attività lavorativa da un comportamento di terze 

persone, su cui egli non avrebbe alcun influsso.  

7.1 Per quanto attiene alla gravità del comportamento, lo scrivente 

Tribunale rimanderà a quanto considerato qui sopra (consid. 6.3.6). Per 

quanto attiene all’argomentazione del ricorrente che ritiene che l’autorità d 

prima istanza si basi sul comportamento di terze persone, come riferito qui 

sopra (consid. 6.3.5), siffatta argomentazione non può essere seguita: è il 

fatto di avere tollerato a casa sua la coltivazione di prodotti stupefacenti 

che è stato sanzionato.  

A-944/2019 

Pagina 15 

7.2 Il principio della proporzionalità è suddiviso in tre regole: quella 

dell’idoneità, quello della necessità e quello della proporzionalità in senso 

stretto (cfr. DTF 136 I 17 consid. 4.4; 135 I 233 consid. 3.1; 130 II 425 

consid. 5.2; 124 I 40 consid. 3). Il rispetto del principio della proporzionalità 

richiede che la misura adottata sia atta e necessaria al conseguimento 

dell’interesse pubblico perseguito. Il principio in parola è leso allorquando 

il datore di lavoro aveva a disposizione altrettante misure pertinenti, per far 

fronte in maniera ragionevole ai turbamenti creati al rapporto di lavoro 

(sentenze del TAF A-4586/2014 del 24 marzo 2015 consid. 3.5;  

A-4792/2010 del 15 novembre 2010 consid. 3.5; A-7826/2009 del 

23 agosto 2010 consid. 5.5.4). Nello specifico la decisione del datore di 

lavoro deve considerare tutte le circostanze del caso di specie, in 

particolare la relazione con il posto di lavoro, la responsabilità del 

dipendente come pure tutte le altre circostanze quali la natura e la durata 

del rapporto di lavoro, procedendo alla ponderazione tra l’interesse 

pubblico perseguito e il contrapposto interesse privato (cfr. DTF 129 I 12 

considd. 6 – 9). 

7.2.1 Tra le misure elencate agli artt. 25 LPers e 99 OPers la multa, come 

già considerato qui sopra (consid. 6.1), viene pronunciata in caso di 

negligenza grave. Come pure già considerato qui sopra, le misure 

disciplinari devono permettere di garantire l’adempimento dei compiti, 

nonché la salvaguardia dell’interesse pubblico (consid. 6.1). Il catalogo 

delle misure dell’art. 99 OPers elenca, oltre alla multa qui pronunciata, 

varie misure quali la riduzione dello stipendio, la modifica della durata del 

lavoro o il cambiamento del luogo di lavoro. 

7.2.2 Circa l’esigenza che la misura sia atta a prevenire un comportamento 

tale quello adottato dal ricorrente non pone dubbi, essendo precisato che 

le due ultime misure elencate qui sopra non sarebbero idonee a 

raggiungere lo scopo. Circa la necessità, è pure evidente per lo scrivente 

Tribunale, per gli stessi motivi che stanno alla base stessa della misura 

disciplinare (considd. 6.1 e 6.2) che è necessario pronunciare una misura.  

7.2.3 Visto quanto precede, l’autorità di prima istanza poteva ancora 

scegliere tra una riduzione dello stipendio del 10 per cento al massimo 

durante un anno al massimo, o una multa fino a 3'000 franchi. Essa ha 

optato per una multa di 200 franchi. Tenendo conto della gravità del 

comportamento, delle sue possibili ripercussioni sulla fiducia che la 

popolazione può riporre nel corpo delle guardie di confine, nonché del fatto 

che il ricorrente assume per giunta una funzione di (…), la multa qui fissata, 

che tiene anche conto della presa di posizione del ricorrente è più che 

A-944/2019 

Pagina 16 

proporzionata in senso stretto. Una riduzione dello stipendio, già di soltanto 

1 % gli avrebbe di fatto cagionato un danno molto più importante.  

7.2.4 Stante quanto sopra indicato la decisione impugnata non lede il 

principio costituzionale della proporzionalità e nelle circostanze fattuali del 

caso si è rivelata essere la sola misura adeguata alle circostanze. Per le 

medesime considerazioni anche la richiesta di riduzione della multa a 

100 franchi espressa in via subordinata, deve essere respinta. 

Ferme queste premesse, la decisione adottata nei confronti del ricorrente 

non è contraria al diritto applicabile, non si fonda su un accertamento 

incompleto o incorretto dei fatti, non può essere considerata né frutto di un 

abuso del potere di apprezzamento dell’autorità di prima istanza e 

nemmeno inadeguata. È dunque a giusto titolo che il CGCF IV ha 

pronunciato una multa per 200 franchi quale sanzione nei confronti del 

ricorrente.  

Il ricorso dev’essere respinto per quanto ammissibile (cfr. consid. 2.3 del 

presente giudizio). 

8.  

In base all’art. 34 cpv. 2 LPers, rispettivamente dell’art. 7 cpv. 3 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle ripetibili nelle cause 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (TS-TAF, RS 173.320.2), non 

vengono prelevate spese, né – visto l’esito della presente causa –

assegnate ripetibili. 

 

 
Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Per quanto ammissibile, il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Non vengono assegnate spese ripetibili. 

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Pagina 17 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Manuel Borla 

 

 

 

 
Rimedi giuridici: 

Le decisioni del Tribunale amministrativo federale in ambito di rapporti di 

lavoro di diritto pubblico possono essere impugnate davanti al Tribunale 

federale a condizione che concernano controversie di carattere patrimo-

niale il cui valore litigioso sia pari almeno a 15'000 franchi rispettivamente 

– se ciò non è il caso – nelle quali si ponga una questione di diritto di 

importanza fondamentale (art. 85 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 LTF). Se non si 

tratta di una contestazione a carattere pecuniario, il ricorso è ricevibile 

soltanto nella misura in cui concerna la parità dei sessi (art. 83 lett. g LTF). 

Se il ricorso in materia di diritto pubblico è ammissibile, esso deve essere 

interposto, nel termine di 30 giorni dalla notificazione della decisione 

contestata, presso il Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna 

(art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti 

in una lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei 

mezzi di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in 

possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova 

devono essere allegati (art. 42 LTF). 

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