# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3df3b633-30db-5a63-8fbf-3ec9ac9f8c6f
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-26
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 26.06.2008 S 2005 104
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2005-104_2008-06-26.pdf

## Full Text

S 05 104
2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
dell’8 novembre 2005

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente rendita AI

1. …, 1956, diplomato metalcostruttore, non esercitava però la professione 

appresa, ma lavorava in diverse qualità, da ultimo come manovale presso la 

ditta di ferramenta … SA dal 1. luglio 1999 al 31 ottobre 2003, data alla quale 

veniva licenziato per motivi di salute. Infatti, già dagli inizi del 2001, l’operaio 

accusava una diversificata sintomatologia – in particolare dolori alla schiena 

e stati depressivi - che comportava una prolungata inabilità al lavoro. Dal 

punto di vista medico, era considerato indicato un cambiamento dell’attività 

pesante esercitata a favore di un lavoro a stazione alternata, mediamente 

impegnativo dal punto di vista fisico o medio-leggero. Dopo il licenziamento, 

il lavoratore non riusciva a trovare un impiego e percepiva l’indennità di 

disoccupazione fino ad estinzione del diritto. Il 27 gennaio 2003, l’assicurato 

faceva domanda in vista dell’ottenimento di prestazioni da parte 

dell’assicurazione contro l’invalidità (AI). 

2. Con decisione 3 giugno 2003, l’Ufficio AI del Cantone dei Grigioni rifiutava la 

richiesta, non essendo l’assicurato invalido in misura rilevante ai fini 

assicurativi. In sostanza, il petente era considerato in grado di svolgere 

un’attività confacente in misura completa. Dal paragone tra il reddito 

conseguibile senza invalidità e quello conseguibile dopo il danno alla salute, 

il grado d’invalidità accertato non sarebbe rilevante ai fini dell’AI. La 

tempestiva opposizione presentata contro il diniego decretato veniva respinta 

con decisione 16 giugno 2005.

3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 11 agosto 

2005, … postulava l’annullamento della decisione impugnata, un 

accertamento complessivo del suo danno alla salute fisico e psichico da parte 

di uno specialista o il riconoscimento di una rendita d’invalidità intera. In primo 

luogo, il ricorrente contesta decisamente il persistere di un’abilità lucrativa 

completa in attività medie e medio-leggere, non tenendo tale valutazione in 

considerazione la problematica a livello psichico. Per questo, accanto alla 

presentazione della relazione specialistica 8 agosto 2005, veniva in sede di 

ricorso richiesta l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare. Che lo stato di 

salute dell’istante fosse precario dal 2003 sarebbe del resto già stato 

riconosciuto anche da parte dell’assicurazione contro la disoccupazione, nella 

misura in cui il richiedente prestazioni sarebbe stato considerato idoneo al 

collocamento come un impedito fisico o psichico. Per l’istante il calcolo del 

reddito conseguibile da invalido operato dall’ufficio convenuto sarebbe poi del 

tutto arbitrario, già perché superiore al reddito conseguibile senza danno alla 

salute. Inoltre, i dati raccolti misconoscerebbero la reale situazione di fatto e 

gli impedimenti che l’assicurato riscontrerebbe nell’esercizio di una 

professione anche medio-leggera. Prendendo concretamente a fondamento 

del calcolo i salari corrisposti in alcune categorie di impiego, si paleserebbe 

l’infondatezza delle cifre invocate dall’ufficio convenuto, sulla base di salari 

che il mercato locale non conoscerebbe o comunque per attività che non si 

conformerebbero certo alla situazione del ricorrente. 

4. Nella propria risposta di causa, l’ufficio AI chiedeva la reiezione del ricorso e 

la conferma della decisione di rifiuto di prestazioni da parte dell’AI. In primo 

luogo, l’attestazione medica prodotta per la prima volta in sede di ricorso non 

potrebbe essere presa in considerazione, in quanto riferita ad una situazione 

posteriore a quella della decisione su opposizione e quindi tardiva. Dal fatto 

che per l’assicurazione contro la disoccupazione l’istante fosse stato 

considerato idoneo al collocamento come impedito fisico o psichico, non 

sarebbe deducibile alcunché a favore dell’assicurato. Anche il paragone dei 

redditi operato dall’ufficio AI sfuggirebbe poi a qualsiasi censura, essendo stati 

applicati i principi che la giurisprudenza federale avrebbe sviluppato in materia 

di determinazione del grado d’invalidità. 

Considerando in diritto:

1. Il 1. gennaio 2003 è entrata in vigore la legge federale del 6 ottobre 2000 sulla 

parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA), la quale contiene 

diverse disposizioni applicabili anche nell’ambito della legge federale su 

l’assicurazione per l’invalidità (LAI). Essendo stata la decisione impugnata 

emanata dopo l’entrata in vigore della LPGA e venendo il diritto a rendita a 

nascere dopo il 1. gennaio 2003, le nuove disposizioni si applicano al caso in 

parola (DTF 130 V 446 cons. 1, 127 V 467 cons. 1 e 121 V 366 cons. 1b). Per 

quanto riguarda i criteri che regolano la fissazione del grado d’invalidità, le 

nuove disposizioni della LPGA non apportano comunque cambiamenti 

sostanziali rispetto alle previgenti disposizioni in vigore fino alla fine del 2002 

(DTF 129 V 4 cons. 1.2 e riferimenti e sentenza del Tribunale federale delle 

assicurazioni {TFA} del 28 giugno 2004, procedimento no. I 590/03), poiché 

le definizioni legali contenute agli art. 3-13 LPGA rappresentano di regola la 

versione codificata della giurisprudenza pronunciata in ultima istanza prima 

dell’entrata in vigore della nuova legge (DAS 2005, AI no. 4).

2. Materialmente, la controversia verte principalmente sul grado d’invalidità del 

ricorrente. Giusta l’art. 28 LAI, nella versione in vigore dal 1. gennaio 2004, 

che però per quanto concerne il grado minimo d’invalidità non ha subito 

cambiamenti rispetto alla versione anteriore, l’assicurato invalido almeno al 

40% ha diritto a una rendita. Secondo il grado d’invalidità, la rendita è 

graduata come segue: per un grado d’invalidità di almeno il 40% esiste il diritto 

ad una rendita di un quarto, per almeno il 50% ad una rendita della metà, per 

almeno il 60% ad una rendita di tre quarti e per almeno il 70% ad una rendita 

intera d’invalidità. E’ considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o 

parziale presumibilmente permanente o di lunga durata (art. 8 cpv. 1 LPGA e 

vedi anche art. 4 LAI). E’ considerata incapacità al guadagno la perdita, totale 

o parziale, provocata da un danno alla salute fisica o psichica e che perdura 

dopo aver sottoposto l’assicurato alle cure e alle misure d’integrazione 

esigibili, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che 

entra in considerazione (art. 7 LPGA). Giusta quanto previsto agli art. 16 

LPGA e 28 cpv. 2 LAI, per valutare il grado d’invalidità, il reddito che 

l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività 

ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione 

di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del 

mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto 

ottenere se non fosse diventato invalido (DTF 128 V 30 cons. 1). L'invalidità 

è allora definita come la limitazione, addebitabile ad un danno alla salute 

assicurato, della capacità di guadagno media sul mercato equilibrato del 

lavoro (DTF 127 V 298 cons. 4c) entrante in linea di conto per l'assicurato. 

L'invalidità è un concetto di carattere economico-giuridico e non medico (DTF 

110 V 275 cons. 4a, 109 V 32 cons. 2a, 105 V 207 e 102 V 166). E' vero che 

sul danno alla salute è competente a pronunciarsi il medico (DTF 114 V 314 

cons. 3c e 105 V 158 cons. 1). A questi spetta descrivere la menomazione 

fisica o psichica di cui l'assicurato è portatore e specificare quali impedimenti 

funzionali ne derivano. E' poi compito dell'amministrazione stabilire e valutare 

quali siano, alla luce dei dati medici raccolti, le reali possibilità di lavoro di cui 

l'assicurato dispone e poter così stabilire quale potrebbe ancora essere il 

reddito conseguibile da invalido (DTF 125 V 261 cons. 4).

3. a) L’assicurato soffre di una sindrome cervicale e lombosacrale su discopatie, 

spondilartrosi multisegmentale e di uno stato ansioso depressivo (relazioni del 

7 maggio 2003 del medico curante, 7 marzo 2003 del dott. med. … e 25 

febbraio 2004 del dott. med. …). In merito alle ripercussioni di queste 

patologie sulla capacità lavorativa dell’istante, i medici concordano nel 

considerare come non più indicato l’esercizio della precedente attività di 

manovale, trattandosi di un lavoro troppo pesante. Per contro, in un’attività a 

carattere leggero o mediamente pesante, “che non implichi il sollevamento ed 

il trasporto di pesi superiori a 10-12 kg, eviti di mantenere a lungo la posizione 

con tronco anteflesso o collo retroflesso e consenta di alternare la posizione 

seduta con quella eretta” (relazione del 7 marzo 2003 e vedi anche quella del 

25 febbraio 2004), il paziente era reputato abile al lavoro in misura completa. 

Alla stessa conclusione giungeva pure il medico curante nella propria 

valutazione del 7 maggio 2003. Essendo le valutazioni agli atti fino ad allora 

unanimi e confermate da indagini radiologiche e TAC cerebrale, anche 

l’incaricata del servizio medico regionale dell’AI, dott. med. …, non riteneva 

indicata l’esplicazione di ulteriori accertamenti medici e confermava la piena 

capacità lucrativa in un’attività confacente (referto del 22 luglio 2003). Il 

ricorrente contesta queste conclusioni considerandole fondarsi unicamente 

sui residui ortopedici riscontrati, anziché valutare anche le conseguenze 

psichiche del danno alla salute. Infatti, lo psichiatra e psicoterapeuta Prof. 

dott. med. …, pur ponendo la stessa diagnosi dei medici generici - ovvero 

stato ansioso depressivo unitamente a somatizzazioni e disturbo misto della 

personalità - concludeva all’esistenza di una inabilità lavorativa completa (vedi 

relazione del 17 marzo 2004). Questa valutazione dell’inabilità al lavoro non 

è però esaustiva, giacché non è neppure contestato che nell’esercizio della 

precedente attività l’assicurato non fosse più abile al lavoro. Contestata è 

invece la possibilità di svolgere un altro lavoro adatto alla situazione di salute 

dell’assicurato, questione sulla quale però l’esperto non si è determinato. 

Nella valutazione degli aspetti psichici del danno alla salute, l’esperto non 

riesce neppure a motivare concretamente perché l’istante non sarebbe più in 

grado di svolgere un’attività leggera o di media portata (non sono addotti 

problemi di concentrazione o di memoria, di lucidità nel tempo e nello spazio, 

di affidabilità, di capacità di intendere e agire di conseguenza nell’esecuzione 

di un’attività semplice, di disturbi del sonno e quindi del rendimento, di 

maggiore affaticabilità ecc.). In tutte e quattro le relazioni mediche contenenti 

una valutazione della residua capacità lucrativa del paziente - in relazione al 

lavoro finora svolto ed alla possibilità di una ripresa in un’occupazione più 

confacente - viene posta una diagnosi relativa ai disturbi di carattere fisico ed 

a quelli di natura psichica. E’ quindi evidente che la valutazione operata della 

residua capacità lucrativa tiene pure debitamente in considerazione l’aspetto 

psichico del danno alla salute, che viene valutato di lieve entità. Nella 

relazione del medico curante del 7 maggio 2003 lo stato ansioso depressivo 

del paziente era reputato incidere sulla capacità lavorativa, mentre non veniva 

considerato ripercuotersi sulla capacità lavorativa il disturbo della personalità 

di cui il ricorrente parimenti soffre. Anche lo specialista in medicina generale 

dott. med. … riprendeva fedelmente la diagnosi e le affermazioni fatte dal 

paziente quanto a “lievi disturbi di tipo ansioso depressivo” a seguito dei dolori 

alla schiena e considerava che tali affezioni si ripercuotessero sulla residua 

capacità lavorativa del paziente in una mancanza di motivazione a svolgere 

lavori pesanti. Infine il dott. med. … si esprimeva sui disturbi di natura psichica, 

reputando che il leggero stato depressivo fosse tenuto debitamente sotto 

controllo grazie ai regolari consulti psichiatrici. In base alle considerazioni che 

precedono e allo stato degli atti non è allora dato concludere che le valutazioni 

della residua capacità lucrativa del paziente si riferiscano unicamente agli 

impedimenti di carattere fisico. 

b) A sostegno di una maggiore incidenza della componente psichica sulla 

residua capacità lucrativa, l’istante allega in sede di ricorso una nuova 

relazione dello psichiatra e psicoterapeuta Prof. dott. med. ... La questione di 

sapere se tale relazione sia tardiva e non possa quindi essere presa in 

considerazione può nell’evenienza restare aperta, giacché il risultato dal caso 

concreto non cambierebbe comunque. Infatti, nella certificazione dell’8 agosto 

2005 non vengono apportati elementi di prova nuovi o valutazioni suscettibili 

di comprovare una errata precedente valutazione dell’incidenza del danno 

psichico sulla residua capacità lucrativa. In detta relazione, lo specialista non 

opera alcuna valutazione concreta della residua abilità, ma si limita a 

descrivere in modo del tutto generico la situazione del paziente. Anche 

l’allegazione stando alla quale la situazione sarebbe peggiorata non è 

corroborata da alcuna indicazione temporale, né da una valutazione concreta 

del grado di questo aggravamento. In questo senso la relazione sembra più 

una risposta a posteriori alle considerazioni esposte nella decisione su 

opposizione e stando alle quali dallo psichiatra e psicoterapeuta non veniva 

del resto comprovato alcun aggravamento suscettibile di giustificare il diverso 

giudizio espresso da questo specialista rispetto a quello dei medici generici. 

In ogni caso, questo Giudice non ritiene di poter considerare la certificazione 

presentata in sede di ricorso come una nuova valutazione della situazione 

clinica del paziente propria a inficiare le precedenti e concrete valutazioni 

mediche. Considerando la documentazione medica agli atti non si giustifica 

per questo Giudice l’esecuzione di ulteriori accertamenti. Il diverso giudizio a 

cui è giunto lo psichiatra e psicoterapeuta, essendo privo di riferimenti concreti 

in termini di impedimenti, non è per questo Giudice atto a mettere in 

discussione i pareri degli altri tre medici generici che hanno visitato il paziente 

e valutata concretamente la residua capacità lucrativa. Per questo non vi sono 

neppure motivi per ordinare una ulteriore perizia medica pluridisciplinare. In 

base alla documentazione agli atti, il ricorrente è stato a giusta ragione 

considerato ulteriormente abile al 100% in un’attività confacente al suo stato 

di salute. Del resto è propriamente per questo motivo che l’assicurato era stato 

considerato idoneo al collocamento da parte dell’assicurazione contro la 

disoccupazione. Egli è infatti inabile per l’esecuzione di lavori pesanti, ma 

resta abile completamente in attività medio-leggere o di portata media (cfr. art. 

15 cpv. 2 LADI). 

4. Per determinare il reddito conseguibile senza invalidità, a causa delle sensibili 

variazioni subite negli anni precedenti in seguito ai disturbi fisici e psichici (nel 

1999 fr. 41'463.-- e nel 2000 fr. 40'604.--, mentre negli anni successivi il 

reddito era decisamente inferiore a queste cifre), l’ufficio convenuto ha 

proceduto ad una indicizzazione del reddito del 1999, ottenendo per l’anno 

determinante 2003 un reddito di fr. 44'440.60. Il ricorrente contesta in sede di 

ricorso questo importo, chiedendo che il reddito ipotetico da valido per il 2003 

venga stabilito a fr. 48'200.-- sulla base di una remunerazione oraria di fr. 

20.60 per 45 ore settimanali. Nell’evenienza, la questione della 

determinazione del reddito determinante senza invalidità può comunque 

restare aperta, giacché anche prendendo in considerazione il reddito proposto 

dal ricorrente la situazione non cambierebbe. 

5. a) Conformemente alla giurisprudenza del TFA, per la determinazione del 

reddito conseguibile da invalido - nei casi in cui un assicurato non ha ripreso 

l’attività dopo l’insorgenza del danno alla salute come nel caso concreto - 

vanno prese a confronto le tabelle RSS (riscossione struttura salariale), 

emanate dell’ufficio federale di statistica (DAS AI 1999 ni. 6 e 11 e 1998 ni. 8 

e 15; DTF 124 V 323 cons. 3b bb e per i Grigioni sentenze non pubblicate del 

21 febbraio 2003, no. I 750/02, 13 marzo 2003, no. I 103/02 e del 30 gennaio 

2004, no. I 325/02). In questo modo viene garantito un uguale trattamento di 

tutti gli interessati. Un paragone in base ai dati risultanti dalla documentazione 

sui posti di lavoro (DPL) è possibile solo quando sono soddisfatti i presupposti 

per procedere in tal senso. Secondo la prassi del TFA (DTF 129 V 472 e 

sentenze del 18 dicembre 2003, no. I 507/01 nonché del 1. ottobre 2003, no. 

I 479/00), i rilievi salariali DPL sono conformi al diritto federale e possono 

pertanto essere impiegati nel paragone per la determinazione del grado 

d’invalidità se sono almeno cinque e se contengono indicazioni quanto al 

minimo, al massimo ed alla media salariale della categoria. Concretamente 

poi, l’attività descritta nella documentazione deve essere medicalmente 

esigibile. In base a queste considerazioni è evidente che i contratti collettivi di 

lavoro presentati dall’istante per confutare i dati statistici sono insufficienti sia 

per la quantità che per la qualità del rilievo salariale effettuato e non possono 

pertanto servire da base per il calcolo del reddito conseguibile da invalido.

b) In sostanza, con la presentazione di alcuni contratti collettivi di lavoro ed i 

rispettivi salari minimi di categoria, il ricorrente intende contestare i dati 

statistici, non considerandoli in alcun modo pertinenti alla situazione che si 

riscontrerebbe concretamente nel Cantone Ticino. Come questo Giudice ha 

già avuto modo di stabilire (DTA 587/97), le statistiche relative ai salari che 

entrano in considerazione nella fattispecie in esame possono essere quelle 

riguardanti il Cantone Ticino, giacché la situazione geografica del Moesano e 

l’indirizzo della popolazione ivi residente lasciano apparire logica una simile 

conclusione. La teoria sostenuta dal ricorrente in merito ai ben diversi salari 

corrisposti in Ticino rispetto alla media del resto della Svizzera è però già stata 

oggetto di numerose sentenze da parte del TFA. Inizialmente, il TFA aveva 

accettata una fissazione standard del reddito annuo della manodopera 

maschile in attività leggere e non qualificate nel Ticino (DAS 1996, AINF no. 

55), constatando comunque più tardi come i salari di riferimento fossero 

comunque vicini alle medie risultanti dell’indagine svizzera sulla struttura dei 

salari dell’ufficio federale di statistica (DTF 124 V 324 e DAS 2001 AI no. 35), 

in particolare per quanto riguarda la tabella no. 13 (per una esposizione 

dettagliata dell’evoluzione giurisprudenziale vedi RDAT I-2001 no. 59). Le 

citate tabelle, oltre a contenere dei dati statistici riferiti alla Svizzera nel suo 

insieme (per es. TA 1), distinguono anche la particolare situazione del Ticino, 

nella misura in cui i rilevamenti salariali effettuati si riferiscono a questa 

regione (per es. TA 13). In questo senso, le critiche promosse dal ricorrente 

all’applicazione di dati statistici non può essere sentita. Per il resto, prendendo 

come base per la determinazione del reddito conseguibile dopo l’insorgere del 

danno alla salute la media salariale di un certo settore economico, è possibile 

e non del tutto inusuale che il salario così determinato venga a superare quello 

conseguibile senza invalidità (sulla questione riguardante il possibile reddito 

conseguibile in attività confacenti e superiore a quanto realizzato prima del 

danno alla salute vedi le decisioni del TFA dell’11 febbraio 2003, no. I 315/00, 

del 18 dicembre 2003, no. I 507/01, nonché DAS 2003, AI, no. 1 e STA S 04 

161). Non è del resto tanto insolito che il completo esercizio di un’attività di 

tipo leggero permetta la realizzazione di un reddito pari o superiore a quello 

conseguibile in un’altra attività di manovalanza non qualificata, ma 

semplicemente di carattere più pesante. 

c) Concretamente, secondo la tabella TA 1, rispettivamente TA 13, della RSS 

riferita al 2002, lo stipendio lordo mensile (40 ore settimanali) di un uomo per 

attività semplici e ripetitive (livello di qualifica 4) nel settore privato era di fr. 

4'557.--, rispettivamente di fr. 4'217.--. Poiché i dati si riferiscono ad un tempo 

di lavoro di 40 ore settimanali, mentre il tempo di lavoro medio è di 41.7 ore 

settimanali, e tenendo in considerazione un incremento dei salari per il 2003 

rispetto al 2002 dell’1.4% (vedi Die Volkswirtschaft, 4/2004, tabelle B 9.2 e 

10.2) ne risulta un reddito annuo di fr. 57'806.20, rispettivamente di fr. 

53'493.20. Su questo importo è poi stata operata una riduzione del 15%. Il 

reddito ipotetico da invalido così stabilito era pari a fr. 49'135.25, 

rispettivamente di fr. 45'469.05 applicando la TA 13.

6. a) L’istante contesta l’entità della riduzione del 15% operata, chiedendo 

l’applicazione della riduzione massima del 25%. Se e in quale misura i salari 

fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende, secondo la 

giurisprudenza del TFA, dall’insieme delle circostanze personali e 

professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, 

età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado 

d’occupazione). Una deduzione massima del 25% del salario statistico 

permette di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito 

del lavoro. Il giudice, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la 

quale si basa su di una stima che l’amministrazione deve succintamente 

motivare, non può senza valido motivo sostituire il proprio apprezzamento a 

quello degli organi dell’assicurazione (DTF 126 V 80 cons. 5b/cc e 6). Mentre 

inizialmente si tendeva ad applicare una riduzione standard del 25%, la 

giurisprudenza più recente ha più volte confermato la necessità di operare tali 

riduzioni, per quanto queste siano giustificate dalle concrete circostanze del 

caso specifico (cfr. DAS AI 1998 no. 15 riduzione del 13%, 1999 no. 11 

riduzione del 15% e sentenza non pubblicata del 19 marzo 1999 in re M.B. c. 

S. riduzione del 10%). 

b) Essendo dall’assicurato esigibile l’esplicazione di un’attività confacente in 

misura completa, la riduzione operata dall’ufficio convenuto non da adito a 

critiche. Infatti, oltre a poter lavorare in misura completa, l’assicurato non ha 

ancora 50 anni, non ha problemi legati al permesso di lavoro, alla lingua o altri 

che potrebbero limitare ulteriormente o comunque ripercuotersi 

negativamente sulla ricerca di un posto di lavoro e gode dell’indubbio 

vantaggio di aver al suo attivo la conclusione di una formazione che gli 

permette comunque di disporre di conoscenze più approfondite in un 

determinato settore. In queste condizioni, la pretesa deduzione massima del 

25% è infondata, anche se concretamente malgrado la deduzione massima 

non sussisterebbe comunque alcun diritto a rendita. In questo contesto gli 

unici fattori che effettivamente sono suscettibili di incidere negativamente sul 

reddito sono quelli legati allo spettro di attività a carattere leggero o 

mediamente pesante ancora esigibili (attività a stazione alternata, non 

ripetitive, che non richiedono posizione anteflessa o retroflessa della colonna 

ecc.). Operando però una riduzione del 15 %, questi fattori sono comunque 

stati tenuti debitamente in considerazione.

7. In sintesi, procedendo al paragone tra il reddito conseguibile senza invalidità, 

nell’accezione più favorevole all’assicurato, pari a fr. 48'200.--, e il reddito 

ancora conseguibile da invalido giusta la TA 1 o 13 della RSS, pari a fr. 

49'135.25, rispettivamente a fr. 45'469.05, non risulta alcun grado d’invalidità 

o al massimo uno del 6%. Poiché il diritto a rendita nasce a partire da un grado 

d’invalidità di almeno il 40%, la decisione di rifiutare al petente prestazioni da 

parte dell’AI a titolo di rendita merita conferma e il ricorso deve essere 

integralmente respinto. 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita. 

L’interposto ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale è stato accolto (I 

927/05).