# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d984e40d-f08d-5e7d-9a70-66a2b334d0be
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-30
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 1. Kammer 30.11.2006 S 2006 87
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_001_S-2006-87_2006-11-30.pdf

## Full Text

S 06 87

1a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni

SENTENZA
del 30 novembre 2006

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LADI (indennità giornaliere)

1. …, 1972, rivendicava il diritto all’indennità di disoccupazione nella misura del 

50% a partire dal 1. ottobre 2004. Il 22 aprile 2006 l’assicurata faceva 

domanda per l’ottenimento di indennità giornaliere speciali, avendo intenzione 

di iniziare un’attività lucrativa indipendente.

2. Con decisione 26 aprile 2006 la domanda veniva accolta ed all’assicurata 

veniva riconosciuto il diritto a 90 indennità giornaliere per la fase di 

pianificazione a partire dal 1. maggio 2006. Nella motivazione della decisione 

veniva precisato che il diritto a tali indennità si estendeva dal 1. maggio al 1. 

settembre 2006. 

3. Il 9 giugno 2006, l’assicurata chiedeva una proroga del termine relativo alla 

concessione di indennità giornaliere, avendo constatato che dalle indennità 

giornaliere per il mese di maggio le veniva detratto il guadagno intermedio del 

50% che continuava nel frattempo a realizzare. Con ciò, entro il termine tra il 

1. maggio e il 1. settembre 2006, l’assicurata avrebbe in realtà ottenuto solo 

il corrispondente di 21 indennità giornaliere, anziché le 90 a suo tempo 

riconosciutele. L’istanza veniva trattata alla stregua di un’opposizione contro 

la decisione del 26 aprile 2006 e con decisione 4 agosto 2006, l’Ufficio 

cantonale per l’industria, arti e mestieri e lavoro (UCIAML) non entrava nel 

merito della stessa considerandola tardiva.

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 17 agosto 

2006, l’assicurata chiedeva il prolungamento del periodo per la riscossione 

delle 90 indennità giornaliere da quattro a otto mesi. Per l’istante, la propria 

richiesta sarebbe stata tempestiva, essendo stata interposta immediatamente 

dopo essere venuta a conoscenza della riduzione delle indennità giornaliere 

speciali a seguito della presa in considerazione del guadagno intermedio. 

Materialmente, l’istante si considerava ingiustamente penalizzata dal 

provvedimento, non potendo dedicare al progetto tutto il tempo a sua 

disposizione a causa dell’occupazione al 50%. Essendo in termini di tempo 

limitata nella pianificazione e concretizzazione del proprio progetto e negli 

studi in vista degli esami finali, l’assicurata chiedeva che il diritto le venisse 

accordato non sull’arco di quattro, bensì di otto mesi. 

5. Nella propria presa di posizione, l’UCIAML chiedeva la reiezione del ricorso e 

la conferma della tardività dell’istanza presentata il 9 giugno 2006. In sostanza 

l’ufficio convenuto rimprovera alla ricorrente di non aver interposto 

tempestivamente opposizione, malgrado fosse stata espressamente invitata 

a farlo entro il legale termine d’impugnazione. 

6. Replicando, l’istante contestava, a mano dei tabulati telefonici a sua 

disposizione, lo svolgimento dei fatti presentati dall’ufficio convenuto e in 

particolare di aver contattato gli organi AD ancora durante la decorrenza del 

termine di ricorso. Avendo l’UCIAML nell’ambito della propria duplica messo 

in dubbio l’attendibilità dei dati forniti dall’assicurata, la ricorrente inviava a 

questo Giudice tutti gli originali dei tabulati telefonici suoi e dei genitori a 

comprova delle proprie allegazioni .

Considerando in diritto:

1. La controversia verte unicamente sulla questione di sapere se l’ufficio 

convenuto non sia giustamente entrato nel merito della richiesta fatta 

dall’istante il 9 giugno 2006 ritenendola tardiva o se invece fosse stato suo 

compito trattare materialmente la domanda. Anche in caso di accoglimento 

del ricorso, non può pertanto in questa sede venir decisa concretamente la 

questione di sapere se l’istante abbia o meno diritto alle indennità per un 

periodo di otto mesi, ma gli atti possono solo essere ritornati all’autorità 

inferiore per la presa di una decisione di merito, nel rispetto del principio della 

via gerarchica. Questo vuole che un’autorità di ricorso non possa pronunciarsi 

su di una questione che non sia stata previamente oggetto di decisione da 

parte dell’autorità inferiore (PTA 1997 no. 67). 

2. a) Giusta l’art. 52 della legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni 

sociali (LPGA), le decisioni possono essere impugnate entro trenta giorni 

facendo opposizione presso il servizio che le ha notificate. Il termine legale 

non può essere prorogato (art. 39 cpv. 1 LPGA). Se però la richiedente o la 

sua rappresentante è stata impedita, senza sua colpa, di agire entro il termine 

stabilito, lo stesso è restituito, sempre che l'interessata lo domandi 

adducendone i motivi entro dieci giorni dalla cessazione dell'impedimento. Se 

la restituzione è concessa, il termine per compiere l'atto omesso decorre dalla 

notifica della decisione (art. 41 LPGA). Accertato che l'assicurata non ha 

contestato in tempo utile la decisione formale emanata dall’ufficio convenuto, 

si tratta di esaminare se sono dati o meno i presupposti per una restituzione 

del termine di opposizione giusta l'art. 41 LPGA.  

b) Secondo dottrina e giurisprudenza è necessario che la richiedente debba 

essere stata impedita senza sua colpa di agire entro il termine e che nessun 

rimprovero possa esserle mosso per questo ritardo. Per "impedimento non 

colpevole" s’intende, non soltanto l'impossibilità oggettiva o la forza maggiore, 

ma anche l'impossibilità che risulta da circostanze personali o da un errore 

scusabile. Queste circostanze devono comunque essere valutate 

oggettivamente. In definitiva, al richiedente non deve potere essere 

rimproverata una negligenza (Ueli Kieser, ATSG-Kommentar, pag. 417, 

marginale 4 all’art. 41; DAS 1998 AINF no. 10; STFA I 393/01 del 21 

novembre 2001). Anche prima dell'entrata in vigore della LPGA, l'Alta Corte 

aveva stabilito che la restituzione di un termine inosservato per motivi 

indipendenti dalla propria volontà, costituisce un principio generale del diritto 

e deve dunque trovare sempre applicazione, sia in sede ricorsuale sia nella 

procedura non contenziosa (DTF 123 V 106 cons. 2a e 114 V 125 cons. 3b; 

DLA 1996/1997 no. 13, cons. 2b e 1988 no. 17, cons. 3b; STFA C 366/99 del 

18 gennaio 2000). La giurisprudenza federale ammette che il decesso, una 

grave malattia contratta improvvisamente o un errore sul computo dei termini 

dopo l’entrata in vigore di una nuova normativa possano costituire un 

impedimento non colposo (DTF 119 II 8, cons. 2a, 112 V 255, cons. 2°; DAS 

1998 AINF no. 10). Non costituiscono, per contro, motivi scusabili il 

sovraccarico di lavoro o l'ignoranza del diritto (DLA 2002 no. 15, 2000 no. 6 e 

1988 no. 17). La restituzione di un termine è poi pure giustificata allorquando 

occorre tutelare la buona fede dell'assicurata, qualora ad esempio essa non 

ha rispettato un determinato termine a causa di informazioni sbagliate fornite 

dall'autorità competente (cfr. STFA C 189/04 del 28 novembre 2005, cons. 

4.1; DLA 2000 no. 6). Per il resto, la giurisprudenza sviluppatasi 

precedentemente sul tema trova validità anche nel contesto dell'art. 41 LPGA 

(Ueli Kieser, op. cit., pag. 417).

3. a) Nell’evenienza si tratta di determinare se l’assicurata possa fare valere 

elementi idonei a giustificare la restituzione del termine omesso, atteso come, 

secondo la giurisprudenza, un'eventuale restituzione possa imporsi anche a 

dipendenza di una violazione del principio della buona fede. In termini di prove 

l’istante è riuscita a dimostrare di aver contattato l’ufficio convenuto per la 

prima volta in data 7 giugno 2006, motivo per cui non trovano conferma le 

pretese di controparte stando alle quali all’assicurata sarebbe stato consigliato 

di interporre ricorso ancora entro i termini d’impugnazione. 

b) Giusta la decisione del 26 aprile 2006, “per la fase di pianificazione iniziale del 

suo progetto, le (alla ricorrente) vengono concesse 90 indennità giornaliere a 

partire dal 1. maggio 2006”. Nelle osservazioni contenute nella decisione 

veniva precisato “90 indennità giornaliere dal 1. maggio 2006 al 1. settembre 

2006”. L’assicurata capiva la decisione intimatale nel senso di avere diritto al 

numero massimo (appunto 90) di indennità giornaliere complete, come 

previsto all’art. 71a dalla legge federale su l’assicurazione obbligatoria contro 

la disoccupazione e l’indennità per insolvenza (LADI). Il 7 giugno 2006 le 

veniva richiesto il conteggio del guadagno intermedio onde defalcare l’importo 

di questo per il mese di maggio dalle indennità giornaliere per lo stesso 

periodo. Due giorni dopo questa richiesta la ricorrente interveniva per 

chiedere un prolungamento del termine per percepire indennità giornaliere, 

essendole apparsa chiara l’impossibilità di esaurire il diritto alle 90 indennità 

entro i quattro mesi previsti, dopo le decurtazioni operate e a seguito del 

guadagno intermedio. L’ufficio convenuto si oppone alla restituzione 

considerando che l’interessata avrebbe dovuto adire le vie legali già contro la 

decisione del 26 aprile 2006, nella quale veniva fin dall’inizio stabilita 

l’erogazione della prestazione per soli quattro mesi.

c) Per questo Giudice, alla luce delle concrete circostanze, la decisione del 26 

aprile 2006 poteva essere in perfetta buona fede interpretata nel senso fatto 

dalla ricorrente. La decisione concedeva, in primo luogo, un diritto a 90 

indennità giornaliere a partire dal 1. maggio 2006 e non recava alcuna 

indicazione concreta in merito a una possibile riduzione di questo diritto a 

seguito del computo delle indennità giornaliere con il guadagno intermedio. 

L’ufficio ritiene che l’assicurata sapendo di svolgere un lavoro al 50% avrebbe 

pertanto dovuto conoscere le conseguenze di tale attività sul computo 

dell’indennità giornaliera. Tale dato di fatto doveva però a maggior ragione 

essere a conoscenza degli organi AD e l’assicurata poteva in perfetta buona 

fede ritenere che fosse stato tenuto in debita considerazione nell’ambito 

dell’esame del diritto a prestazioni. Sulla domanda relativa alle indennità 

giornaliere speciali del 22 aprile 2006, l’istante indicava chiaramente di essere 

occupata al 50% in qualità di impiegata d’ufficio e di essere disoccupata in 

ragione del restante 50%. Giustamente, l’ufficio convenuto era pertanto tenuto 

non solo a conoscere la realizzazione di un guadagno intermedio, ma anche 

a tenerlo in considerazione nell’esame del diritto a prestazioni e 

successivamente nella redazione della decisione 26 aprile 2006. Non è infatti 

difendibile che alla petente venisse riconosciuto teoricamente un diritto a 90 

indennità giornaliere quando doveva per l’autorità essere palese la 

contraddizione intrinseca tra il numero di indennità riconosciute e la fissazione 

di un periodo di erogazione di soli quattro mesi. 

d) La decisione amministrativa, intesa come un atto d'imperio individuale che si 

rivolge al privato e che regola in modo obbligatorio e vincolante un rapporto 

giuridico concreto di diritto amministrativo (cfr. PTA 1991 no. 76), deve 

necessariamente tenere in giusta considerazione la concreta situazione 

dell’amministrata. Da quest’ultima non si può infatti pretendere che interpreti 

una decisione ad essa rivolta in un senso fondamentalmente diverso da quello 

che il provvedimento sembra significare (in casu: diritto solo a 21-30 indennità 

giornaliere considerato il termine di quattro mesi). L’interpretazione della 

decisione fatta dall’istante è in queste circostanze del tutto comprensibile e 

corrisponde all’interpretazione che qualsiasi persona nella stessa situazione 

avrebbe parimenti fatto. Per questo la vera portata del provvedimento poteva 

apparire alla ricorrente solo con la richiesta dei dati sul guadagno intermedio 

e dopo essere stata informata del computo di questo in riduzione del diritto 

alle indennità giornaliere. Avendo a quel punto reagito immediatamente, 

all’istante doveva essere concessa la proroga del termine d’opposizione e 

l’ufficio convenuto era tenuto a trattare materialmente la richiesta 

dell’assicurata.  

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata annullata. Gli atti sono rinviati 

all’ufficio convenuto affinché decida materialmente sulla richiesta presentata 

il 9 giugno 2006.  

2. La procedura è gratuita.