# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dd01dc01-75e9-5e4d-bc4a-de18d9f6d467
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-12-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 17.12.2012 31.2012.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2012-8_2012-12-17.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2012.8

   

  BS

  	
  Lugano

  17 dicembre
  2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 8 agosto 2012 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del emanata
  da

  
	
   

   

   

   

   

   

   

  in relazione alla

   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

   

  PI 1

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   La
PI 1, iscritta a Registro di Commercio (RC) __________ 2001, con sede a  (in
precedenza a ), aveva quale scopo sociale l’esecuzione di tutti i lavori d’impresa
generale, la costruzione, comprese le attività accessorie e/o connesse con lo
scopo principale ecc.. 

                                         RI
1 è stato amministratore unico, con diritto di firma individuale, dal 9 gennaio
2006, poi presidente del CdA dal 1° novembre 2007 e, infine, nuovamente amministratore
unico dal 21 luglio 2010 (date di pubblicazioni nel FUSC). 

                                      

                               1.2.   La
Edilmanu SA è stata affiliata
alla CO 1(in seguito: Cassa), in qualità di datrice di lavoro, dal 1° gennaio
2001 al 31 agosto 2010.

 

                                         La società è entrata in mora con il pagamento dei contributi costringendo
la Cassa a procedere, dal mese di aprile 2008, all’invio di diffide e, dal mese
di settembre 2010, all’avvio di procedure esecutive (cfr.
specchietto relativo all’evoluzione dei pagamenti degli oneri sociali 2009 e
2010; doc. 4).

 

                                         Con
decreto 18 novembre 2010 la Pretura del Distretto di __________ ha dichiarato
l’apertura del fallimento della società (FUSC 25 novembre 2010) e successivamente
ha autorizzato la liquidazione del fallimento in procedura ordinaria (FUSC __________
 2011 in doc. 1/B ).

 

                                         La
Cassa ha insinuato all’UF di __________ il proprio credito di fr. 32'590,65 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/AD/IPG 3e AF non soluti per gli anni 2009 e 2010, di
cui fr. 1'979,15.-- per contributi sulle rivendicazioni di credito dopo controllo
del datore di lavoro (doc. 1/C-C3). 

 

                                         Con
scritto 22 dicembre 2011 l’UF ha informato la Cassa che non erano da prevedersi
dividendi per i creditori di I e IIa clasase (doc. 1/D).

                                         

                               1.3.   Costatato di avere subito un danno, con decisione 29 febbraio
2012 – confermata con decisione su opposizione 12 luglio 2012 – la Cassa ha
chiesto a RI 1 il risarcimento di fr. 32'590,65, corrispondente ai contributi partiteci non soluti dalla PI 1 relativi
agli anni 2009 e 2010.

 

                               1.4.   Contro la citata decisione su opposizione, RI 1, per il tramite
dell’avv. RA 1, ha interposto il presente ricorso, chiedendone l’annullamento. Sollevando
l’in- tempestività della decisione su opposizione, nonché l’ec-cezione di
perenzione (recte: prescrizione) del credito risarcitorio, contesta una
violazione delle prescrizioni per colpa o negligenza grave, evidenziando in
particolare di non avere avuto alcun potere d’influenzare l’andamento della società sostenendo che la stessa era nella mani di __________. Sostiene
inoltre che agli inizi del 2010 aveva notato una cronica carenza di liquidità
(fino all’8 giugno 2010 la contabilità della società era tenuta dalla
Fiduciaria __________, di cui __________ è presidente del Cda e sua moglie __________
membro; cfr. estratto RC informatizzato) allorquando è venuto a sapere che __________
aveva disposto negli anni 2006-201 per sé, rispettivamente per la sua fiduciaria
somme dell’ordine di fr. 670’000/700'000.--. Rileva di aver denunciato __________
per i reati di amministrazione infedele, di ripetuta truffa e di appropriazione
indebita. Sostiene pertanto che di fronte ai menzionati gravi reati commessi da
terzi, a lui celati anche a mezzo di documentazione contabile artefatta, cade
ogni ipotesi di nesso causale fra il suo agire ed il danno subito dalla Cassa.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa, la Cassa postula l'integrale reiezione del ricorso, ribadendo
una violazione degli obblighi di vigilanza dell’insorgente e confermando la
decisione impugnata. 

 

                                      

considerato                    in
diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011; STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   In
virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni
dell’assicurazione. I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza
di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi
paritetici da parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza
grave ed un nesso di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione
delle prescrizioni legali.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, p. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata
con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di
una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96
V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la
cassa di com-pensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo
nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo
contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. General-mente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.
In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni
definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer,
Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 p. 107;
Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in
RSA 1991, p. 163; RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una
società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato
assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114
V 214 e sentenze ivi citate). Va rilevato che il nuovo
capoverso 2 dell’art. 52 LAVS, entrato in vigore il 1° gennaio 2012, prevede
che “se il datore di lavoro è una persona giuridica,
rispondono sussidiariamente i membri dell’amministrazione e tutte le persone
che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone sono
responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l’intero
danno”.

 

                                         Il
TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha riesaminato il problema della responsabilità
sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a
proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente
all’entrata in vi-gore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V
11 = Pratique VSI 2003 pp. 79 segg.). 

                                         

                                         Nella
fattispecie concreta, a seguito dell’apertura della procedura di fallimento
della __________(cfr. consid. 1.2), la Cassa ha chiesto rettamente, in via sussidiaria,
all’insorgente, organo formale della stessa, il risarcimento ex art. 52 LAVS
per i contributi paritetici non versati dalla società.

 

                               2.3.   Il
ricorrente rimprovera alla Cassa di aver atteso quasi 3 mesi e mezzo per emettere
la qui impugnata decisione, resa il 12 luglio 2012 a seguito dell’opposizione datata 2 aprile 2012 avverso la decisione di risarcimento 29 febbraio
 2011. A mente dell’insorgente, la querelata pronunzia non è stata emessa entro
un termine adeguato ai sensi dell’art. 52 cpv. 2 LPGA - che
secondo lui dovrebbe essere, in analogia all’art. 81 cpv. 3 vOAVS, di 30 giorni
– e di conseguenza il diritto di chiedere il risarcimento risulta essere
“perento”. 

                                      

                                         Al riguardo, rettamente nella risposta di causa la Cassa ha fatto
presente che la succitata censura è stata già sollevata dallo stesso legale del
ricorrente ed esaminata dallo scrivente Tribunale nelle STCA 31.2008. 12 del 7
settembre 2009 consid. 2.1 e STCA 31.2006.44 del 18 settembre 2007 consid. 2.6.
Va pertanto ricordato che in caso di presunto ritardo ingiustificato da parte
della Cassa nell’evasione dell'opposizione, l’insorgente avrebbe dovuto
innanzitutto sollecitare l'amministrazione e, in caso di mancata risposta,
adire il TCA ai sensi dell’art. 56 cpv. 2 LPGA. La censura di ritardata giustizia
si rileva pertanto intempestiva e priva di oggetto, avendo l’amministrazione
rilasciato la decisione su opposizione contestata. Non va altresì dimenticato
che, in caso di accoglimento di un
ricorso per ritardata o denegata giustizia, il Tribunale ordina
all’assicuratore sociale di concludere entro un termine ragionevole la
procedura, rispettivamente di dar seguito alla chiesta misura (Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, nota 507 p. 240; idem, cit.,
ad art. 56 nota 21, p. 708) e quindi
non annulla la decisione su opposizione nel frattempo resa, né, come temerariamente
sostenuto dall’insorgente, un eventuale accertamento dell’invocato diniego ha
per effetto la “perenzione” della pretesa risarcitoria. 

                                         Occorre
poi ricordare che, come verrà di seguito esposto, secondo l’art. 52 cpv. 3 LAVS
il diritto al risarcimento si prescrive in due anni dalla conoscenza del
danno. Entro tale termine la cassa di compensazione deve emanare una decisione
di risarcimento, contro la quale il destinatario può in seguito inoltrare opposizione
nel termine di 30 giorni.

 

                               2.4.   RI
1 “perento” (recte: prescritto, come previsto dall’art. 52 cpv. 3 LAVS) il
credito risarcitorio anche avuto riguardo al fatto che, a seguito delle diverse
procedure d’incasso forzato, la Cassa sarebbe venuta o avrebbe dovuto venire a
conoscenza del danno in quanto la situazione oggettiva della società era tale
che non vi era più da attendersi il pagamento integrale dei contributi. 

                                         Certo
che, come sostenuto nella decisione impugnata, sin
dall’aprile 2008 la società è entrata in mora con il pagamento
dei contributi paritetici, motivo per cui la Cassa ha dovuto regolarmente diffidarla
e precettarla dal settembre 2010; ma tali difficoltà
d’incasso non costituiscono, come già esposto nelle
STCA citate al considerando precedente, la conoscenza
del danno.

 

                                         Va
parimenti osservato che secondo la giurisprudenza sviluppata in merito
all’art. 82 cpv. 1 v.OAVS, applicabile alla nuova normativa (art. 52 cpv. 3
LAVS in vigore dal 1. gennaio 2003), il credito risarcitorio
della cassa nasce il giorno in cui il danno è causato (insorgenza del danno).
Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogniqualvolta dei contributi
paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno
subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi
di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16
cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (DTF 123 V 15, 98 V
26; STFA H/136/04 del 18 agosto 2005). Nell’ambito di un fallimento del datore
di lavoro detto giorno è quello dell’apertura del fallimento stesso, poiché è
da questo momento che gli oneri sociali scoperti non possono più essere
recuperati seguendo la procedura ordinaria (DTF 123 V 15 e 170 , 121 III 384 e
388), ciò che è avvenuto nel caso concreto con l’apertura del fallimento pubblicato
nel FUSC del __________ 2011.

 

                                         In
merito al credito risarcitorio, l’art. 52 cpv. 3 LAVS prescrive che il risarcimento
del danno si prescrive in due anni, dal momento in cui la cassa
competente ha avuto notizia del danno, ma in ogni caso in cinque anni
dall’insorgere del danno. Il termine di cui all’art. 52 cpv. 3 LAVS, diversamente
da quello previsto dall’art. 82 cpv. 1 v.OAVS (in vigore sino al 31 dicembre
2002), è un termine di prescrizione e non di perenzione (SVR 2005 AHV n. 15; STFA
H 136/05 del 23 novembre 2006). 

 

                                         Tuttavia, decisiva per la decorrenza del termine di prescrizione
biennale del nuovo art. 52 cpv. 3 LAVS (precedentemente del termine di
perenzione annuale ex art. 82 v.OAVS) non è la data d’insorgenza del danno, ma
quella in cui la cassa di compensazione ne viene effettivamente a conoscenza
(Nussbaumer, Das Schadenersatzverfahren nach art. 52 AHVG, in: Aktuelle Fragen
aus dem Beistragsrecht der AHV, Veröffentlichungen des Schweizerischen
Instituts für Verwaltungskurse an der Universität St. Gallen, volume 44, 1998, p.
109). In caso di fallimento la cassa conosce sufficientemente il suo
pregiudizio, in via di massima, quando è informata del suo collocamento
nella liquidazione. La cassa ha, di regola, conoscenza del danno subito nel
fallimento del datore di lavoro soltanto al momento in cui è depositata la
graduatoria, e questo anche se è venuto meno il privilegio dei crediti contributivi
nel fallimento (SVR 2002 AHV Nr. 18; DTF 126 V 444). Tale conoscenza può, in
presenza di particolari circostanze, sussistere già prima del deposito
dello stato di graduatoria quando ad esempio la cassa è stata resa edotta
dall’amministrazione del fallimento, in seguito ad un’assemblea dei creditori,
che nessun dividendo verrà distribuito ai creditori della sua classe (DTF 118 V
196, 116 II 162; RCC 1992 p. 504; riguardo al riconoscimento del danno al
momento della prima assemblea dei creditori, Pratique VSI 1996 p. 167 = DTF 121
V 240). Infine, il momento della conoscenza del danno può avvenire
precedentemente al fallimento, ossia in caso di rilascio di un attestato di carenza
beni durante un’esecuzione in via di pignoramento (DTF 113 V 256 con riferimenti),
oppure, a determinate condizioni, durante una moratoria concordataria (DTF 121
V 241 consid. 3c/bb in fine, AHI Praxis 1995 p.164, consid. 4d). 

 

                                         Nella
fattispecie in esame, come detto, non sono quindi le difficoltà
d’incasso dei contributi da parte della Cassa, rispettivamente il loro mancato
versamento a determinare la conoscenza del danno. Tantomeno l’apertura del
fallimento in via ordinaria. Decisiva al proposito è invece la comunicazione 22
dicembre 2011 da parte dell’UF secondo cui per i creditori di I e II classe non
vi sono da prevedere dividendi (doc. 1/D). Avendo la Cassa intimato la
decisione di risarcimento il 29 febbraio 2012, essa ha pienamente rispettato il
termine biennale ex art. 52 cpv. 3 LAVS e quindi il credito risarcitorio non
è prescritto. 

                                      

                               2.5.   Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi
AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro
(STFA H 166/02 del 28 ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002
consid. 2.3 inc. 31.2002.10 ; Pratique VSI 1994 p. 104); i contributi della
disoccupazione (STFA H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti
all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di
amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive
(cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pp. 369s. e in RDAT II 2002 pp.
519s.; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2 consid. 6). Non sono invece computa-bili
le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4
novembre 1996). Secondo costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare
la propria pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc.. (RDAT II 1995 p.
396). Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di
collaborazione delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte
portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione
non è corretto (RCC 1991 p. 133 consid. II/1b).

 

                                         Nel caso in esame, il risarcimento richiesto all’insorgente
è essenzialmente costituito dal mancato pagamento dei contributi AVS/AI/IPG/AD
e AF da parte della FA 1per il 2009 ed il 2010. I contributi sono stati calcolati sulla base delle relative
distinte salariali (sub. doc. 3). Inoltre, dallo specchietto concernente l’evoluzione dei pagamenti degli oneri sociali (cfr. doc. 4 e 5), al
cui tenore va fatto riferimento, si evince l’ammontare totale dei contributi
rimasti scoperti, oggetto dell’insinuazione all’UF (doc. 1/C).

                                                                                 

                               2.6.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a).

                                         L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con
riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di
prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale
del danno (Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V
186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2).

                                         Inoltre
- anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di
lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad
assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria
attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei
confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi
dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della
LAVS (RCC 1985 p. 608 consid. 5b).

 

                               2.7.   La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in
seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS,
relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli
periodicamente alla cassa, rispettivamente degli artt. 34 e ss. OAVS relativi
ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore
di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave
negligenza e quindi può procedere contro di lui. Incombe allora al datore di
lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa,
idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave
delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a
circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 p. 213). È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà
passeggere di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti
l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante
in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile
solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI
1996 pag 307; RCC 1992 p. 261 consid. 4b, 1985 p. 604 consid. 3a). L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b;
Frésard, op. cit., RSA 1987 p. 7).

                               2.8.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella
stessa situazione.

                                         La
misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza
che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore
di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 p. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con
riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, p.
53). I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non
sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa. Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit., p. 52; Dieterle/Kieser, Das
Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, p.
658). La giurisprudenza ritiene che, di regola, la
mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura
una grave negligenza (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).

                                      

                               2.9.   Il
ricorrente nega una sua negligenza in merito alla violazione delle
prescrizioni, sostenendo che la direzione amministrativa della società era nelle
mani di __________, rispettivamente presidente e membro del Cda della
Fiduciaria __________, mentre lui (il ricorrente) si occupava esclusivamente
della direzione e conduzione tecnica dell’azienda senza poteri decisionali.

 

                                         Orbene,
quanto addotto dall’insorgente non è sufficiente per esimerlo da una sua
responsabilità. Infatti, accettando il mandato di amministratore egli ha
assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (STF 9C_788/2007 del 29
ottobre 2008, H 171/02 del 2 dicembre 2003 e H 5/02 del 31 gennaio 2003). Giova
infatti ricordare come ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni
amministratore spetta l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione,
in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei
regolamenti e delle istruzioni. L’amministratore deve, di principio, informarsi
periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari
principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente,
cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle
informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente
da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire
affinché le prescrizioni siano rispettate (STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e
del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF 114 V 219 = RCC 1989 p.
116; cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo
preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati, peraltro
già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (STFA H
171/02 del 2 dicembre 2003, H 310/02 del 11 novembre 2003, H 33/03 del 8
ottobre 2003 e H 208/00 + H 209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202;
Frésard, op. cit., RSA 1991, p. 165). In caso contrario si finirebbe per
legittimare la figura dell'uomo di paglia (STFA 365/01 del 15 aprile 2002
consid. 5, H 234/00 del 27 aprile 2001 consid. 5d). In tale contesto, nella
sentenza H 160/99 dell'8 novembre 1999, il TFA ha rilevato in particolare che "scopo
della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale
consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura,
ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."

                                         Infine,
secondo la giurisprudenza federale, se l’amministrazione di una piccola società
è composta da un solo membro, si può in generale esigere da quest’ultimo - nella
misura in cui egli assume da solo nelle sue vesti di organo l’amministrazione
della società - l’insieme delle attività importanti della ditta e ciò anche
allorquando egli abbia a sua volta affidato i compiti essenziali della gestione
a un direttore: con questa delega delle competenze egli non può nel contempo
venir meno ai suoi obblighi di amministratore unico (DTF 108 V 203 consid. 3b).

 

                             2.10.   Il
ricorrente sostiene inoltre che i conti della società a lui presentati erano
stati sempre ineccepibili, non evidenziavano alcuna problematica e tantomeno
lasciavano presagire che i contributi non fossero stati regolarmente versati,
essendo la PI 1 regolamente iscritta all’albo degli impresari costruttori ed adempiendo
quindi a tutte le condizioni previste dalla LEPIC (Legge sull’
esercizio della professione di impresario costruttore; 7.1.5.3), segno, questo,
che gli oneri sociali erano stati liquidati senza problemi. Solo agli inizi del
2010 l’insorgente si sarebbe reso conto che nonostante l’andamen-to florido
degli affari la società aveva una carenza di liquidità. Dopo aver ricostruito
la situazione contabile effettiva, anche facendo capo ad una procedura
giudiziaria avviata presso la Pretura di __________, è risultato che __________
(che ha tenuto la contabilità della PI 1 sino all’8 giugno 2010) aveva disposto
illecitamente a suo favore, rispettivamente della sua fiduciaria, negli anni
2006-2010 di una somma di denaro nell’ordine di fr. 670’000/700'000 proveniente
dalla società. Il ricorrente avrebbe anche provveduto a denunciarlo al Ministero
pubblico per i reati di amministrazione infedele, ripetuta truffa e appropriazione
indebita.

                                        Per
queste ragioni egli sostiene che 

 

" 
Di fronte a gravi reati economici
compiuti da terzi e celati al ricorrente, anche a mezzo di documentazione
contabile artefatta, cade ogni ipotesi di nesso causale fra l’attività di
amministratore – per altro effettivamente esperita da RI 1 – il danno
ipotizzato dalla Cassa. Non si vede infatti cos’altro il ricorrente avrebbe
potuto fare per scoprire tali illeciti commessi da altri, quando (non) vi erano
elementi per averne anche solo il sentore. La delega di competenze in seno alla
PI 1, per quanto riguarda il ricorrente, è avvenuta validamente, senza quanto
previsto dall’uopo del codice delle obbligazioni. In assenza di conoscenze
specifiche, la società ben poteva affidare ad una fiduciaria esterna il compito
di tenere la contabilità”  (I p. 11).

 

                                         Occorre qui ricordare che, secondo la giurisprudenza, nel caso
in cui il reale amministratore di una società sottaccia per questioni di
prestigio o di pudore scientemente e volontariamente l'effettiva situazione
della società agli altri amministratori, seriamente intenzionati ad assumere le
loro funzioni e le rispettive responsabilità, questi ultimi non potranno essere
ritenuti responsabili del danno cagionato alla Cassa di compensazione (STFA non pubblicate del 30 marzo 1993 nella causa D.S. e del 9
maggio 1994 in re T.B., nonché STCA inedita del 31 marzo 1995 in re W.W. e T, consid. 2.7). 

                                         Non
vi è parimenti colpa degli altri membri del Consiglio di amministrazione quando
l'incaricato, intenzionalmente, si sottrae ai suoi obblighi di informazione nei
confronti degli altri membri del Consiglio o fornisce loro informazioni errate,
ma affidanti (STFA inedita del 15 dicembre 1993 nella causa L.N. e STCA inedita
del 7 gennaio 1998 in re M.G.).                       

                                         Infine, qualora l’amministratore incaricato della gestione inganni,
mediante raggiri di rilevanza penale, i colleghi del CdA facendo credere
l’avvenuto pagamento dei contributi sociali, a questi ultimi non può essere
imputata alcuna grave negligenza (STFA H 319/99 del 25 luglio 2000, STFA H
141/01 dell’8 luglio 2003; STFA H 152/05 del 7 febbraio 2006; cfr. anche STCA 5
luglio 2007, inc. 31. 2006.14 +17-22 ).

 

                                         Ritornando
al caso in esame, le vicende civili e penali di cui sopra non sono rilevanti ai
fini di un’esenzione di una responsabilità ex art. 52 LAVS dell’insorgente. In
primo luogo perché, come sostenuto dal ricorrente medesimo (e del resto confermato
in sede di interrogatorio presso l’UF; cfr. il relativo verbale del 22 novembre
2010; doc. 1/E), dagli inizi del 2010 l’ex amministratore sapeva delle carenze
di liquidità della società, riuscendo in seguito a scoprire i (presunti)
illeciti __________, al quale (rispettivamente alla fiduciaria da lui gestita) il
giorno 8 giugno 2010 è stato tolto il mandato fiduciario. Il ricorrente non ha
sostenuto di aver chiesto informazioni a quest’ultimo circa il pagamento dei
contributi e di aver ricevuto delle rassicurazioni risultanti in seguito inveritiere,
motivo per cui in concreto la succitata giurisprudenza non risulta applicabile.
Va poi evidenziato che la società non ha integralmente versato gli acconti di
giugno, agosto e totalmente quelli di settembre e ottobre (mese della cessazione
dell’attività), quindi un periodo successivo alla scoperta degli asseriti
illeciti. 

                                         Nel
citato verbale dell’UF il ricorrente ha sostenuto, una volta revocato (l’8
giugno 2010) il mandato a __________, di aver conferito procura al suo attuale
legale “di patrocinarmi per le verifiche del caso ma nonostante tutto questo
non sono riuscito a recuperare la liquidità necessaria per continuare
l’attività” (doc. E). Fatto sta che, terminato il mandato di __________, la
Edilmanu SA ha continuato a versare gli stipendi omettendo in parte o
integralmente di riversare all’amministrazione i contributi paritetici (sui
motivi di discolpa rispettivamente di giustificazione cfr. consid. 2.12).                                

 

                             2.11.   L’insorgente
rimprovera alla Cassa di non essersi determinata sulla posizione di __________
seppur membro, quest'ultimo,  del Cda dal 1° novembre 2007 al 21 luglio 2010. Stesso
rimprovero riguarda anche i coniugi __________. Secondo il ricorrente la
società era in mano a __________, mentre __________ si occupava dei contributi
in quanto i conteggi AVS veniva da lei sottoscritti. 

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA, alla cassa di compensazione spetta per legge
un’ampia facoltà di decidere, nel caso di solidarietà tra più debitori, se
convenire in giudizio tutti i debitori o soltanto uno o solo alcuni di essi.
Qualora la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità
può sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. Per contro, i rapporti interni, eventualmente di regresso, tra i
singoli responsabili non la concernono ed esulano dalla procedura di
risarcimento (cfr. DTF 119 V 86 consid. 5a p. 87 con riferimenti; VSI 1996 p.
306 consid. 6 p. 308), motivo per cui questo TCA non può sostituirsi alla
Cassa. 

 

                             2.12.

                          2.12.1.   Occorre
ora esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid.
4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

                                         Costituisce motivo di giustificazione il caso in cui un
datore di lavoro, omettendo il pagamento dei contributi per fare fronte a una
mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in questo modo di salvare l'impresa
che versa in una delicata situazione finanziaria. Un simile comportamento
sfugge a una responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo
modo il datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei
lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al
tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno
soluti entro un termine ragionevole. La questione decisiva, in tale contesto,
non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva realmente che l'azienda
potesse essere salvata e che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro
prossimo, bensì piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora oggettivamente
sostenibile agli occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12
dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung
des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668s pp. 156ss;
vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts
zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pp. 25ss e 35s; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c
e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta
Corte ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la
sua esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e
immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H
336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito
che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in
cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a). Quindi l’illiquidità
della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se
non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza
(STCA del 12 febbraio 2009 inc. 31.2008.6). 

 

                                         Da
distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per
salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione,
vi è la fattispecie in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione
dell’attività può    eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento
a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato,
dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro,
cadono in difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa
di fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi
della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre
mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, cit., n. 696 ss pp. 163 ss; cfr. anche Meyer, cit.,
p. 36). Va poi ricordato che
per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il
differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico, e i pagamenti
venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,
giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                           2.12.2   In
concreto, non sono stati invocati motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa nel senso della giurisprudenza cita al considerando
precedente. 

 

                                         Occorre
comunque rilevare che la PI 1 ha regolamente versato i contributi
del 2009 per complessivi fr. 151'398,75, eccezione fatta per un importo di fr.
1'080,40. Per quel che concerne invece il 2010, dopo numerose diffide e
precetti esecutivi, sono stati versati gli acconti mensili sino ad agosto, rimanendo
per conto scoperti i restanti mesi dell’an- no.

                                         In
queste circostanze non risultano dati gli estremi, che l’insorgente nemmeno fa
valere, per ammettere nella specie che il differimento dei pagamenti fosse riconducibile
ad una momentanea crisi finanziaria della società o ad una passeggera
situazione di illiquidità (in argomento DTF 123 V 244, 121 V 243, 108 V 188; STFA
H 134/02 del 30 gennaio 2003, STFA H 297/03 del 4 novembre 2004, STFA H
277/01 del 29 agosto 2002; RCC 1992 p. 261). 

                                         Va
poi ricordato che per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo
di discolpa se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico,
e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute
e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa
M.), ciò che in casu è accaduto.

 

                                         In
conclusione, non essendo ravvisabile alcun valido motivo di giustificazione, rispettivamente
di discolpa, il ricorrente deve risarcire alla Cassa gli oneri sociali non
versati dalla PI 1 per complessivi fr. 32'590,65. 

 

                             2.13.   L’insorgente
ha chiesto l’assunzione di alcuni mezzi di prova. 

 

                                         Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito ai sensi
dell'art. 29 cpv. 2 Cost. deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per
l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul
provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, di partecipare
all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al
riguardo (DTF 127 I 56, 126 I 16, 124 V 181, 375). Sono in ogni caso ammesse
soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono
inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già
chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla
fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta
(DTF 120 V 360). Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono
all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente
delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Dieterle/Kieser, op. cit., p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 1998, p. 39 no. 111 e p. 117 no. 320; DTF
122 II 469, 122 III 223). In tal caso non sussiste una violazione del diritto
di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV N.
10 p. 28; DTF 124 V 94). 

 

                                         Nel caso in esame, la documentazione agli atti è sufficiente per
statuire nel merito della presente vertenza, per cui non si rende necessario
assumere altre prove. 

                                         La
generica richiesta di assunzione “doc. e testi” non merita considerazione alcuna;
l’ispezione presso l’URC non è necessaria visto che l’estratto RC della società
è agli atti. Parimenti non necessario è il richiamo dall’UF dell’intero incarto
visto che agli atti è versata l’insinuazione del credito di cui il ricorrente
ha già avuto una copia (doc.1/C). Lo stesso dicasi per il richiamo dalla Cassa
dell’intero incarto riguardante la PI 1 ed il recupero dei contributi dal 1°
gennaio 2001 (data d’affiliazione). Infatti, a prescindere dal fatto che il
danno oggetto della presente vertenza riguarda il mancato versamento dei
contributi 2009 e 2011, l’amministrazione ha ben riassunto in uno specchietto
tutte le diffide di pagamento inviate, le esecuzioni promosse ed i pagamenti
eseguiti (doc. 4 e 5). Parimenti non necessario è il richiamo di documentazione
dalla Pretura di __________ e dal Ministero pubblico poiché ininfluente ai fini
della causa (cfr. consid. 2.10).

 

                             2.14.   Visto
tutto quanto precede il ricorso va dunque respinto e la decisione su opposizione
impugnata confermata.

 

                             2.15.   Il
TF, nella DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del
ricorso in materia di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità
del datore di lavoro per il danno risultante dalla violazione delle
prescrizioni in materia di AVS, ha stabilito che il ricorso in materia di
diritto pubblico interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore
di lavoro nei confronti di una cassa di compensazione fondata sull’art. 52 cpv.
1 LAVS è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di
fr. 30'000.-- o in presenza di una questione di diritto di importanza
fondamentale (circa l’interpretazione in un senso largo della nozione di “responsabilità
dello Stato” ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a LTF vedi Moser-Szless, Le
recours en matière de droit pubblic au Tribunal fédéral dans le domaine des
assurances sociales – aspects choisis, in HAVE 2010 p. 342; Fretz, La responsabilité
selon l’art. 52 LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE
2009 p. 249; cfr. inoltre anche DTF 135 V 98 nella quale il TF si è pronunciato
circa l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la responsabilità del
titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione per
il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e DTF 134 V 138 nella
quale l’Alta Corte si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso in tema
di responsabilità dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo evidenziando,
in particolare, che l’eventuale presupposto della “questione di diritto di
importanza fondamentale” – presupposto questo che, secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe
ammissibilie il ricorso in materia di diritto pubblico anche se il valore
litigioso non raggiunge i fr. 30'000.-- – deve essere dimostrata
dal ricorrente).

 

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

 

                                   3.   Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

 

                                         In
materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo
della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.
30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i
fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF). 

 

                                         Qualora
non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113
LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata
e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

giudice Raffaele Guffi                                           Fabio
Zocchetti