# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fe043b49-3e0a-5cbd-bede-f148f5f3111c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.03.2022 38.2021.85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2021-85_2022-03-21.html

## Full Text

__________Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  38.2021.85

   

  rs

  	
  Lugano

  21 marzo 2022         

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 ottobre 2021 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 12 ottobre 2021 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione contro la disoccupazione

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                      in fatto

 

                          1.1.  Il
16 giugno 2021 la RI 1 di __________, che gestisce tre saloni di coiffure a __________
e __________ (cfr. doc. 3), ha inoltrato alla Sezione del lavoro un preannuncio
di lavoro ridotto per il periodo a decorrere dal 1° luglio al 31 dicembre 2021
(cfr. doc. 1).

 

                                  Dal
relativo Formulario di preannuncio si evince, da un lato, che il lavoro ridotto
colpisce tutta l’azienda, e meglio 11 dipendenti e che la perdita di lavoro
probabile è del 30% (cfr. doc. 1 pti. 1, 3, 4), dall’altro, che quale motivo è
stato indicato che “la grave crisi causata dal Covid-19 perdura con la stessa
intensità dell’inizio pandemia, le limitazioni e misure tutt’ora in atto nella
gestione di saloni di coiffure penalizzano ulteriormente la ripresa” (cfr.
doc.1 p.to 2).

 

                          1.2.  Il 30 giugno 2021 la Sezione del
lavoro ha sollevato opposizione per il periodo 1° luglio - 30 settembre 2021, rilevando:

 

" (…)

3. Nel caso in esame, osserviamo che
l'indennità per lavoro ridotto può essere versata unicamente qualora si
riscontri un sensibile calo della cifra d'affari. Infatti secondo la
giurisprudenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni, non tutte le
oscillazioni della cifra d'affari giustificano la concessione dell'indennità
per lavoro ridotto. Nondimeno, nella misura in cui la diminuzione della
cifra d'affari raggiunge o supera il 25% rispetto alla media del quadriennio
precedente non può essere considerata una fluttuazione normale dell'attività
imprenditoriale, per cui non rientra più nel normale rischio aziendale del
datore di lavoro.

Dai dati forniti dall'azienda questo calo non è riscontrabile.
Infatti la cifra d'affari realizzata nel periodo gennaio-giugno 2021, rispetto
alla media dello stesso periodo del 2019, è diminuita del -18.60%. Quella
invece del periodo aprile-maggio 2021 è aumentata del 4.48% rispetto alla media
dello stesso periodo del 2019. Considerando l'aumento della cifra d'affari del
periodo aprile-maggio 2021 lo scrivente Ufficio non ritiene plausibile una
perdita di lavoro dal mese di luglio. (…)” (Doc. 2)

 

                          1.3.  La RI 1, il 2 luglio 2021, ha
interposto opposizione contro la decisione del 30 giugno 2021, facendo valere:

 

" (…) Quanto
calcolato al punto 3 della decisione, per il periodo gennaio/giugno 21, in
rapporto a gennaio/giugno 2019, con un calo della cifra d'affari pari al
18.60%, e quanto calcolato per i soli mesi di aprile/maggio 2021 in rapporto ai
soli mesi di aprile / maggio 2019, con un aumento del 4.4%, a livello di puro
calcolo matematico per i soli periodi indicati sono corretti.

 

Ma a nostro avviso e seguendo una certa logica, ai fini di
ottenere un calcolo credibile e corretto bisognerebbe prendere; la cifra
d'affari dell'intero anno 2019, 

che ammonta a chf. 539.446 : 12 mesi=                                       Chf.
44.953 Aggiungere almeno il 15% di incremento in rapporto all'evoluzione
precitata ed al personale impiegato= 80.916 : 12 mesi=                                       Chf.
6.743 Totale cifra d'affari media mensile di riferimento= Chf. 51.696

 

Cifra d'affari gennaio/giugno 2021 chf. 190.775: 6 mesi=                                      Chf.
31.792

La perdita della cifra d'affari ammonta a poco meno del 39%

 

In subordine senza voler considerare la logica evoluzione,
in rapporto alla cifra d'affari 2019 ed al personale impiegato per la
realizzazione, il calcolo si presenta così:

Cifra d'affari dell'intero anno 2019, che ammonta a chf. 539.446 :
12 mesi=                                                                                     Chf.
44.953

 

Cifra d'affari gennaio/giugno 2021 chf. 190.775: 6 mesi=                                      Chf.
31.792

La perdita della cifra d'affari ammonta a poco più del 29%

 

Visto quanto precede, non riteniamo umanamente corretto che la
decisione di rifiuto si fonda su un esempio di calcolo basato su soli due mesi;
(aprile/e maggio 2019/ aprile e maggio 2021) in virtù che la pandemia,
restrizioni e conseguenze, sono tutt'ora in atto.

Il calo della cifra d'affari ed il mancato sviluppo
dell'attività previsto, come dimostrato dall'evoluzione dei mesi
gennaio/dicembre 2019, non dipendono da altri fattori economici ed aziendali ma
esclusivamente dalle conseguenze della pandemia tutt'ora in atto.

Difatti le persone, sono sopraffatte da una paura e blocco
psicologico, al punto di non frequentare negozi ove si è costretti a restare a
stretto contatto con altre persone, come nel nostro caso, il parrucchiere che
serve il cliente è praticamente a stretto contatto, nonostante le misure che
vengono adottate.

Il rifiuto delle indennità LR per il periodo richiesto luglio/dicembre
2021, oltre ad impedire la ripresa dalle conseguenze della pandemia Covid-19,
mettono a serio rischio alcuni posti di lavoro e forse l'integrità dell'intera
azienda visto le perdite sopportate e che dovrà ancora sopportare. (…)” (Doc.
3)

 

                          1.4.  Dopo aver esperito specifici
accertamenti (cfr. doc. 5), la Sezione del lavoro, con decisione su opposizione
del 12 ottobre 2021, ha confermato il provvedimento del 30 giugno 2021,
motivando come segue:

 

" (…)

3. Nel caso concreto, la perdita di lavoro
in misura del 30% asserita dall'opponente non risulta verosimile. Nel periodo
invernale del 2020 era stata preannunciata una perdita di lavoro del 35%, la
quale è rimasta invariata fino a marzo 2021. ln tale periodo vigevano delle
restrizioni al settore dei parrucchieri ben più severe rispetto ai mesi estivi
del 2021, inoltre anche tutti gli altri settori (e segnatamente bar e
ristoranti) erano chiusi e la vita sociale ne ha risentito molto. A mente dello
scrivente Ufficio, l'azienda opponente non ha pertanto reso plausibile la
correlazione tra la pandemia e la perdita di lavoro sofferta a partire dal 1°
luglio 2021, ragion per cui già per questo motivo le va negata l'indennità per
lavoro ridotto.

4. Per quanto concerne il carattere inevitabile della perdita di
lavoro, trattasi della conseguenza dell’obbligo di diminuire il danno, che
impone al datore di lavoro di prendere ogni misura ragionevolmente esigibile al
fine di evitare la perdita di lavoro.

La legge non vuole infatti permettere al datore di lavoro di
conservare del personale eccessivo tenuto conto dei bisogni normali, per poter
far fronte, se del caso, ad eventuali aumenti di attività per lassi di tempo
limitati (DTF 121 V 375 consid. 3, 1994 no. 35 pag. 247 consid, 2b; Gerhards,
Kommentar zum Arbeitslosen-versicherungsgesetz, vol. I Pag.401 nota 12;
sentenza inedita 30 maggio 1995 in re P., C 155/93; STCA 38.1999.364 del
17.04.2000, consid. 2.4. pag. 8 e 9 e riferimenti ivi citati). Si osserva
infatti che, nell’ottica dell’obbligo di ridurre il danno, il numero delle ore
perse dovrebbe essere mantenuto il più basso possibile, motivo per cui non si
dovrebbe assumere più personale di quanto sia normalmente necessario.

Nella presente fattispecie, l’azienda ha percepito l’indennità per
lavoro ridotto tutti i mesi a far tempo da marzo 2020. Durante questo lasso di
tempo, due impiegati hanno dato le dimissioni (__________ per il 30 giugno 2021
e __________ per il 31 dicembre 2020) e sono stati sostituiti da altro
personale con lo stesso grado di occupazione e funzione (__________ dal 1°
luglio 2021 e __________ dal 2 gennaio 2021). In entrambi i periodi in cui sono
state effettuate le due sostituzioni sopraccitate, l’azienda stava percependo
l’indennità per un’asserita perdita di lavoro. Ora, interessando allo scrivente
Ufficio il periodo decorrente dal 1° luglio 2021, va detto che assumendo la
signora __________ in sostituzione della signora __________, la perdita di
lavoro preannunciata dalla società non appare plausibile. L’azienda, con una
perdita di lavoro preannunciata in misura del 30%, avrebbe potuto impiegare il
personale restante al posto di assumere una lavoratrice in sostituzione della
dimissionaria, diminuendo in questo modo il danno a carico dell’assicurazione
contro la disoccupazione.

 

5. Inoltre si rileva che l’indennità per lavoro ridotto può essere
versata unicamente qualora si riscontri un sensibile calo della cifra d’affari.
Infatti secondo la giurisprudenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni,
non tutte le oscillazioni della cifra d’affari giustificano la concessione
dell’indennità per lavoro ridotto. Nondimeno, nella misura, in cui la
diminuzione della cifra d’affari raggiunge o supera il 25% rispetto alla media
del quadriennio precedente non può essere considerata una fluttuazione normale
dell'attività imprenditoriale, per cui non rientra più nel normale rischio
aziendale del datore di lavoro (STCA 38.2009.39, consid. 2.4. e riferimenti ivi
citati).

Ora, secondo la giurisprudenza federale, una cifra d’affari che
aumenta o che resta invariata non indica certo una diminuzione del lavoro ed
esclude l’assegnazione di indennità per lavoro ridotto (cfr. STFA C 264/03 del
2 dicembre 2004; STFA C 189/02 del 15 marzo 2004; vedi pure STCA 38.2007.28
dell'8 agosto 2007 e TCA 38.2007.43).

Nell’evenienza concreta, a mente dello scrivente Ufficio,
l’opposizione alla richiesta dell’indennità per lavoro ridotto va mantenuta,
posto come nel trimestre luglio-settembre 2021 ci sia stato un calo di soli
16.52% rispetto alla media della cifra d'affari conseguita nello stesso periodo
degli anni 2019 e 2020. Volendo prendere in considerazione anche i mesi
precedenti (gennaio-settembre 2021 paragonato a gennaio-settembre 2019 e 2020),
come auspicato dall'opponente, si osserva un calo solo del 2.19%.

Anche per questo motivo l'indennità per lavoro ridotto non può
venir riconosciuta.” (Doc. A1)

 

                          1.5.  Contro la decisione su opposizione
del 12 ottobre 2021 la RI 1, rappresentata dall’avv. RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA, nel quale ha chiesto, in via principale,
l’accoglimento del ricorso per nullità (ex tunc) della decisione del 30 giugno
2021, in via subordinata, l’accoglimento del ricorso nel merito e
l’annullamento della decisione su opposizione del 12 ottobre 2021 (cfr. doc. I
pag. 12).

                                  A sostegno delle proprie pretese
la parte ricorrente ha dapprima fatto valere, con riferimento a una sentenza
del Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) 52.2015.49 del 21 ottobre 2015 e
a una sentenza della Camera di diritto tributario (CDT) 80.2020.173 del 1°
dicembre 2020, che la decisione formale del 30 giugno 2021 è nulla ex tunc,
in quanto “non solo non era firmata (“documento valido senza firma”) ma (apparentemente!)
trattata da un funzionario neppure competente ad emettere una decisione formale
impugnabile e vincolante per le autorità”. 

                                  Al riguardo l’insorgente ha
precisato, da un lato, che il provvedimento indicava __________ quale
funzionario incaricato a istruire la pratica, ma non è risaputo chi abbia
emesso decisione. Dall’altro, che __________ non risulta essere un funzionario
cantonale (salvo che faccia parte del personale provvisorio, avventizio) in
violazione del Regolamento sulle deleghe delle competenze decisionali (cfr.
doc. I pag. 4-8).

                                  Inoltre è stato lamentato il
mancato rispetto del diritto di essere sentito, puntualizzando come “il
cittadino medio riesca forse meglio a spiegare a voce le proprie vicissitudini
(…)” e sostenendo che così diversi punti non sono stati presi in
considerazione, e meglio che i negozi della ricorrente devono comunque
rispettare il piano di protezione del settore dei saloni di parrucchiere, che
l’aumento dell’attività in aprile e maggio 2021 era dovuto a clientela
temporanea, ossia al fatto che cittadini italiani si sono recati dai
parrucchieri in Svizzera perché in Italia in quel periodo i saloni erano chiusi
e che l’insorgente mancava di un valore di avviamento iniziale, avendo aperto i
negozi negli ultimi mesi del 2018. È stato altresì addotto che i conteggi
relativi alla perdita della cifra d’affari non sono corretti (cfr. doc. I pag.
8-10).

 

                                  Infine la parte ricorrente, per
quanto attiene all’oscillazione della cifra d’affari, ha asserito:

 

" (…) la
ricorrente aveva compiegato (su richiesta) le cifre di affari per i mesi di
luglio 2021 (39'182 fr.), agosto (36'079 fr.) e settembre (36'315 fr.), per un
totale trimestrale di fr. 111'576.

Pure qui abbiamo una notevole differenza
rispetto al 2019, visti i relativi mesi di luglio 2019 (49'758 fr.) agosto
(51'084 fr.) e settembre (48'863), per un totale trimestrale-2019 di fr.
149'705.

Calcolato sul trimestre aggiuntivo (e
richiesto in edizione appositamente dall’autorità) abbiamo una riduzione del 25.5%!

 

·  Il
totale per i primi nove mesi 2021 risulta dunque di fr. 302'331 franchi (con
una media di 33'592 fr. di cifra di affari mensili), a fronte del medesimo
periodo del 2019 che si aggirava attorno ai 45'000 franchi.

(…).

 

8. L’autorità di prime cure richiama
oltremodo una sentenza del settembre 2009 di codesto lodevole tribunale per
verificare una fluttuazione del 25% quale diminuzione da prendere in
considerazione.

La predetta sentenza concerneva anche una
questione legata alla fluttuazione dei cambi, nonché una questione di
"crisi economica generale". Inoltre, si parlava di personale in
esubero.

Qui la situazione è totalmente diversa rispetto all'evenienza
citata dall'UG: ci troviamo di fronte a degli aiuti straordinari dovuti
ad un evento specifico, erogati dalla Confederazione per le aziende che
si sono ritrovate in difficoltà a causa della pandemia. Neppure abbiamo qui
personale in esubero. Non è quindi equiparabile il motivo per il quale sono
state richieste le indennità di lavoro ridotto.

Inoltre, in ambito ILR-Covid non si è fatto riferimento ad una
percentuale del 25%.

Ma anche se fosse stata data una percentuale simile, andava
ricordato che proprio codesto lodevole Tribunale ha prolato una serie di
sentenze in cui ha benevolmente sottolineato che a fare stato fosse lo scopo
della legislazione superiore, prima che quello delle CIC, delle direttive varie
o della LADI medesima (cfr. anche la recentissima STA 38.2021.47 del 25
ottobre 2021, cons. 2.4, con rimandi). Scopo degli aiuti è quello di permettere
alle persone di (soprav-)vivere a seguito delle limitazioni con un indennizzo
almeno parziale. L'autorità non può quindi applicare regole interne volte a
vanificare o rendere inutili gli scopi che gli aiuti volevano perseguire.

In casu, gli aiuti avevano il duplice scopo. È pacifico che non è
facile tenere aperto tre negozi con un personale già ridotto, ma con gli orari
che pretende la clientela. Certo, al posto di sostituire i due partenti si
poteva anche chiudere uno dei negozi e licenziare altri due o tre unità almeno,
visto che sarebbe occorsa altrimenti una riduzione degli orari di apertura o la
chiusura di uno dei tre negozi. Ma era proprio quello che gli aiuti ILR del
Covid volevano evitare!

Nel caso non si tratta quindi di personale in esubero, né di una
situazione di crisi generale o cambiaria. Il rinvio alla regola del 25% non è
corretta.

In questo contesto, riferito anche alla sostituzione del
personale, si rimanda alla sentenza di codesto lodevole Tribunale del 13
settembre 2021 (38.2021.32), in particolare dove un'addetta delle pulizie delle
camere veniva sostituita. (…)” (Doc. I pag. 11)

 

                          1.6.  La Sezione del lavoro, con risposta
del 17 novembre 2021, ha postulato la reiezione dell’impugnativa, osservando
segnatamente:

 

" (…) in
merito al calo della cifra d'affari, va detto quanto segue:

Tale argomento è stato sollevato a titolo completivo, essendo la
ditta stata costituita solo nel 2018. Non sarebbe infatti stato possibile
basarsi solo sull'argomento relativo all'oscillazione della cifra d'affari, non
disponendo dei dati relativi agli ultimi 4 anni.

La ricorrente fonda le sue argomentazioni concentrandosi
sull'aumento della cifra d'affari dei mesi di aprile e maggio 2021, mesi presi
in considerazione nella prima decisione del 30 giugno 2021, la quale - come
visto sopra - non può essere oggetto del presente ricorso essendo stata
sostituita dalla decisione su opposizione. Ad ogni buon conto, non disponendo
ancora delle cifre d'affari dei mesi di luglio, agosto e settembre 2021, l'UG
ha dovuto giocoforza limitarsi ad esaminare le previsioni dell'evoluzione della
cifra d'affari basandosi sull'evoluzione dei mesi passati. A differenza di
quanto ha sostenuto la ricorrente, l'UG non si è però limitato a prendere in
considerazione solamente i due mesi anzidetti, ma ha preso in esame la media
dei mesi da gennaio a giugno 2021 paragonandola alla media del semestre del
2019.

RI 1 ha in seguito soggiunto che l'aumento della cifra d'affari
dei mesi di aprile e maggio 2021 sarebbe dovuto alla clientela italiana, ciò
che tuttavia non risulta comprovato. Tale circostanza risulta altresì
irrilevante, posto come la media dei mesi di giugno, luglio e agosto 2021 (mesi
in cui anche in Italia sono stati riaperti i parrucchieri) sia aumentata del
3.80% rispetto alla media del medesimo trimestre degli anni 2019 e 2020.

Nella decisione su opposizione il calo di soli 2.19% è stato
calcolato a comprova dell'assenza del nesso causale tra la pandemia da Covid-19
e l'asserita perdita di lavoro. Infatti, nel paragone è stata inserita anche la
cifra d’affari dell’anno 2020, che in qualità di anno pandemico avrebbe dovuto
influire in modo preponderante sulla media della cifra d’affari,
concretizzandosi in un calo molto più ingente rispetto a quello calcolato nel
caso concreto. Come visto sopra, si rileva inoltre che il trimestre estivo del
2021 ha denotato addirittura un aumento della cifra d’affari rispetto alla
media dei due anni precedenti. Volendo inoltre aggiungere anche il mese di
settembre, la perdita è risultata essere solo del 9.15%. (…)” (Doc. III pag.
6-7)

 

                          1.7.  Il 29 novembre 2021 l’avv. RA 1,
per conto della propria assistita, ha comunicato di non avere osservazioni da
aggiungere (cfr. doc. VII).

 

                          1.8.  Il doc. VIII è stato trasmesso alla
Sezione de lavoro per conoscenza (cfr. doc. VIII).

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Questa
Corte rileva innanzitutto che la parte ricorrente ha postulato l’accoglimento
del ricorso per nullità della decisione formale del 30 giugno 2021, poiché la
stessa sarebbe stata emessa in contrasto con quanto contemplato dal Regolamento
sulle deleghe delle competenze decisionali, non essendo stata firmata e siccome
la persona che se ne è occupata non risultava essere un funzionario cantonale
(cfr. doc. I pag. 4-8; consid. 1.5.).

 

                                  Al riguardo va osservato che è
vero che il Regolamento sulle deleghe di competenze decisionali adottato dal
Consiglio di Stato all’art. 3 prevede che una decisione deve essere firmata:

 

" (…)

a) con firma collettiva a due del funzionario che ha istruito la
pratica o del suo sostituto, e del funzionario dirigente responsabile
dell'unità cui è attribuita la competenza di decisione o del suo sostituto;

b) con firma individuale del funzionario dirigente responsabile
dell'unità cui è attribuita la competenza di decisione, o del suo sostituto se
lo stesso funzionario ha istruito la pratica o in altri casi stabiliti dal
Dipartimento per giustificati motivi;

c) senza firma per le decisioni individuali emanate in grande
numero tramite procedure automatizzate (notifica di tassazione, imposta di
circolazione, ecc.).”

 

                                  È altrettanto vero, tuttavia, che
di massima la firma non è presupposto di validità delle decisioni
in ambito del diritto delle assicurazioni sociali rese in forma scritta quando
la legge oltre a prescrivere la forma scritta del provvedimento, non ne domanda
espressamente la firma da parte dell'organo che emana l'atto amministrativo
(cfr. STF 8C_434/2019 dell’8 ottobre 2019 consid. 2; DTF 112 V 87).

                                  In particolare il
dovere di firma di una decisione non deriva dal principio secondo cui un
provvedimento debba essere emesso in forma scritta (cfr. art. 49 LPGA; U. Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz
über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4. Edizione,
2020, n.57 ad art. 49 pag. 894).

 

                                        Il TF, nella sentenza 1P.330/2000 del 12
dicembre 2000, pubblicata in DTF 127 I 44, al consid. 3b,
non pubblicato, ha peraltro affermato che “Nach Lehre und Rechtsprechung ist
die Unterschrift nicht von Bundesrechts wegen Gültigkeitserfordernis für eine
Verfügung, solange das anwendbare Recht nicht ausdrücklich eine Unterschrift
verlangt (BGE 112 V 87 E. 1; 105 V 248 E. 4 S. 251 ff.). Das Fehlen einer
vorgeschriebenen Unterschrift führt zudem in der Regel nicht zur Nichtigkeit,
sondern höchstens zur Anfechtbarkeit der Verfügung (Alfred Kölz/Isabelle Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2. Aufl. , Zürich
1998, S. 131 Rz. 365; René A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basel/Frankfurt 1990, S. 104, 283).
Dies gilt zumindest dann, wenn sie anstatt von zwei nur von einer Person
unterzeichnet wurde (Rhinow/Krähenmann, a.a.O., S. 120 f.).”

 

                                  In
proposito cfr. STCA 38.2021.62 dell’11 ottobre 2021 consid. 2.1. citata nel
ricorso (cfr. doc. I pag. 5) - il cui rappresentante dell’insorgente era il
medesimo della presente causa - e cresciuta in giudicato incontestata; STCA
30.2015.19 del 2 dicembre 2015 consid. 2.4.; STCA 38.2013.12 del 7 agosto 2013
consid. 2.1.; STCA 38.2012.38 del 13 settembre 2012 consid. 2.2.; STCA 38.2004.70 del 14 settembre 2005 consid. 2.2.

 

                                  In concreto la decisione del 30
giugno 2021 emessa dalla Sezione del lavoro - Ufficio giuridico riporta quale
funzionario incaricato __________ - che l’amministrazione ha precisato essere un
ispettore dell’Ufficio giuridico autorizzato a trattate individualmente la
prima decisione in materia di ILR (cfr. doc. III pag. 3) -  e l’indicazione “documento
valido senza firma” (cfr. doc. A3).

 

                                  Ritenuto che nel settore del
diritto delle assicurazioni sociali la firma di una decisione non è una
condizione di validità della stessa, il provvedimento emanato il 30 giugno 2021
non risulta censurabile dal profilo formale.

 

                                  Ad ogni modo, anche volendo
considerare, per ipotesi di lavoro, viziato tale atto, non va dimenticato che
la decisione il cui rimedio di diritto è l’opposizione (cfr. art. 52 LPGA)
viene sostituita dalla decisione su opposizione. La decisione iniziale
impugnata tramite l’opposizione non cresce in giudicato (cfr. DTF 142 V 337
consid. 3.2.1.; STF 9C_236/2010 del
10 gennaio 2011; STF 8C_121/2009 del 26 giugno 2009 consid. 3.5.; STCA
38.2019.28 del 22 gennaio 2020 consid. 2.2.; U. Kieser, op. cit., n. 11 ad art.
52 pag. 937).

 

                                  Ne discende che in casu, siccome,
da un lato, una decisione non firmata è tutt’al più annullabile e non nulla
(cfr. STF 1P.330/2000 del 12 dicembre 2000 consid. 3b, citato sopra),
dall’altro, che la decisione su opposizione del 12 ottobre 2021, che ha
sostituito la decisione formale del 30 giugno 2021, è stata firmata dall’allora
capoufficio dell’Ufficio giuridico, lic. iur., lic. oec. __________ e dal
giurista, avv. __________ (la ricorrente non ha del resto sollevato obiezioni
al riguardo), l’eventuale vizio andrebbe comunque considerato sanato.

 

                                  Per inciso giova evidenziare che nel
Cantone Ticino le opposizioni concernenti provvedimenti della Sezione del
lavoro non vengono esaminate dagli stessi funzionari che hanno emesso la
decisione, bensì dal loro diretto superiore. Vi è dunque una separazione
personale e gerarchica tra colui che decide e colui che esamina l'opposizione
(cfr. STCA 38.2012.42 del 26 luglio 2012 consid. 2.7., il cui ricorso al TF è
stato ritenuto inammissibile con giudizio 8C_584/2012 del 17 ottobre 2012; STCA
38.2003.28 del 24 marzo 2003).

 

                                  Sul tema cfr.
STF 9C_412/2007 del 9 luglio 2008; D. Cattaneo, "Sentenze recenti del
Tribunale cantonale delle assicurazioni" in Temi scelti di diritto delle
assicurazioni sociali. Ed. CFPG 2006 pag. 135 seg. (139-141).

 

                                  Infine il riferimento dell’insorgente
alla sentenza del TRAM 52.2015.49 del 21 ottobre 2015 e alla sentenza della CDT
80.2020.173 del 1° dicembre 2020 per giustificare la richiesta di dichiarare
nulla ex tunc la decisione del 30 giugno 2021 (cfr. doc. I pag. 5) non
consente di giungere a una conclusione differente. 

 

                                  In effetti il giudizio del TRAM
riguarda una vertenza relativa al rifiuto di un permesso di dimora, mentre la
sentenza della CDT concerne la tassa di collaudo di un veicolo. Tali giudizi
non si riferiscono, quindi, a una lite nell’ambito del diritto delle assicurazioni
sociali. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, il TRAM
ha unicamente indicato che la decisione viziata, perché sottoscritta dal solo
caposervizio che non ha istruito la pratica, “potrebbe essere considerata addirittura
nulla, in quanto emanata da un’autorità chiaramente incompetente ad evaderla”,
ma ha poi annullato il provvedimento in questione.

                                  Nel caso giudicato dal TRAM non
era comunque contemplato il rimedio giuridico dell’impugnazione tramite
opposizione da interporre al servizio che aveva notificato la decisione
viziata, né era perciò prevista l’emanazione di una decisione su opposizione
che sostituisse il provvedimento formale iniziale.

 

                                  La CDT, dal canto suo, ha
ritenuto irricevibile il ricorso contro una comunicazione, tramite posta
elettronica, dell’autorità di tassazione in merito alla tassa del collaudo. La
medesima Corte si è limitata a precisare che la forma adottata dalla Sezione della circolazione per
respingere il reclamo del debitore della tassa era problematica, anche perché
il messaggio di posta elettronica in questione proveniva da un collaboratore
amministrativo dell’Ufficio tecnico della Sezione della circolazione, per cui “anche
volendo ignorare la questione della forma scritta della decisione, la stessa
non risulterebbe sottoscritta dal funzionario dirigente dell’unità cui è
attribuita la competenza di decisione”.

 

                          2.2.  La parte ricorrente ravvede poi,
sempre sul piano formale, una violazione del diritto di essere sentito. Al
riguardo la medesima ha precisato, da un lato, che “un diritto di audizione
è dato prima di una decisione. E contrario, tuttavia, l’articolo 42 LPGA
permette di comprendere che il diritto di audizione è dato dopo la decisione
(…)”.

                                  Dall’altro, che “visto come il
cittadino medio riesca forse meglio a spiegare a voce le proprie vicissitudini,
la richiesta non ha permesso alla ricorrente di chiarire ogni eventuale
equivoco (…)” (cfr. doc. I pag. 8).

 

                                  Il TCA rileva che ai sensi
dell'art. 29 cpv. 2 Cost. e dell’art. 42 LPGA, le parti hanno diritto di essere
sentite. Dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il
diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione
sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili
di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto,
quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di
determinarsi al riguardo (cfr. STF 9C_569/2020 del 4 gennaio 2022 consid. 3.2.;
DTF 132 V 387; 127 V 219; 127 V 431; 127 I 56; 126 V 130). 

                                  Tuttavia, secondo l’art. 42
seconda frase LPGA, non è necessario che esse siano sentite prima
dell’emanazione di decisioni impugnabili mediante opposizione. Secondo la
giurisprudenza, la limitazione del diritto al contraddittorio prevista dalla
LPGA si riferisce solo al fatto che la persona assicurata non può pronunciarsi
in anticipo sulla decisione prevista nel caso di decisioni impugnabili mediante
opposizione; gli altri aspetti del diritto costituzionale non sono interessati
dalla limitazione (cfr. STF 8C_582/2021 dell’11 gennaio 2022 consid. 4; STF 8C_573/2020
del 6 gennaio 2021 consid. 5.2.1.; DTF 132 V 368 consid. 4). 

 

                                  L’art. 29 cpv. 2 Cost. non
conferisce il diritto di esprimersi oralmente, bensì limita la garanzia alla possibilità
di prendere posizione per iscritto, a meno che una norma non preveda
espressamente il diritto a un'audizione orale. Ora, né l'art. 42
LPGA, né la PA, né la LADI prescrivono espressamente un simile diritto (cfr.
STF 8C_62/2014 del 29 novembre 2014 consid. 2.3.2.; STF 9C 657/2009 del 3
maggio 2010 consid. 9).

 

                                  L’insorgente, in casu, ha potuto
far valere le proprie argomentazioni per iscritto in ossequio dell’art. 29 cpv.
2 Cost. dinanzi all’amministrazione in sede di opposizione (cfr. STF
8C_550/2017 del 12 gennaio 2018).

                                  Inoltre la medesima ha avuto
comunque la possibilità di esprimersi anche dinanzi al TCA dotato di pieno potere cognitivo (cfr. STF
9C_231/2012 del 24 agosto 2012 consid. 2.1.).

 

                                  Del resto dagli atti non risulta,
come peraltro osservato dall’amministrazione (cfr. doc. III pag. 4), che
l’insorgente davanti a quest’ultima abbia chiesto di essere convocata per
un’audizione. 

                                  Ne
discende che nel caso di specie il diritto di essere sentito della ricorrente
non è stato violato.

 

                                  Giova, infine, rilevare che con
sentenza 38.2009.84 dell’11 gennaio 2010, citata dall’insorgente (cfr. doc. I
pag. 8), questa Corte ha accolto il ricorso ai sensi dei considerandi rinviando
gli atti all’amministrazione per nuovi accertamenti non a causa della
violazione del diritto di essere sentito della ricorrente alla quale era stato
negato il diritto a ILR, bensì poiché era necessario un complemento istruttorio
volto a chiarire se determinate circostanze rientrassero o meno nel normale
rischio aziendale.

 

                          2.3.  Nel
merito oggetto del contendere è la questione di sapere se a ragione o meno la
Sezione del lavoro, con decisione del 30 giugno 2021, confermata dalla
decisione su opposizione del 12 ottobre 2021 (cfr. consid. 1.2.; 1.4.), non
abbia riconosciuto alla ricorrente il diritto alle indennità per lavoro ridotto
a favore dei propri dipendenti per il periodo 1° luglio - 30 settembre 2021.

 

                          2.4.  I
presupposti del diritto all'indennità per lavoro ridotto sono regolati all'art.
31 LADI.

                                  Questa
disposizione prevede esaustivamente (cfr. DTF 119 V 36) quattro condizioni
materiali, espresse positivamente, e tre condizioni personali, espresse
negativamente, per potere beneficiare dell'indennità per lavoro ridotto.

 

                                  Le
condizioni positive sono enumerate al cpv. 1 dell'art. 31 LADI secondo cui i
lavoratori, il cui tempo normale di lavoro è ridotto o il cui lavoro è
integralmente sospeso, hanno diritto a una indennità per lavoro ridotto se:

 

"
a.   sono soggetti
all'obbligo di contribuzione all'assicurazione contro                                         la
disoccupazione e non hanno ancora raggiunto l'età minima       per l'obbligo di
contribuzione nell'AVS;

b.   la perdita di lavoro è computabile (art. 32);

  c.   il rapporto di lavoro non è stato
disdetto;

  d.   la perdita di lavoro è
probabilmente temporanea ed è presumibile                   che con la
diminuzione del lavoro potranno essere conservati i                                 loro
posti di lavoro."

 

                                  Secondo
il cpv. 1bis in vigore dal 1° luglio 2003 per verificare i
presupposti del diritto di cui al cpv. 1 lett. d, in casi eccezionali può
essere effettuata un'analisi aziendale a carico del fondo di compensazione.

                                  I
requisiti appena esposti devono essere adempiuti nella loro totalità.

 

                                  L’art.
32 cpv. 1 LADI prevede che:

 

"
Una perdita di lavoro è
computabile se:

a. è dovuta a
motivi economici ed è inevitabile e

b. per
ogni periodo di conteggio è di almeno il 10 per cento delle ore di lavoro
normalmente fornite in complesso dai lavoratori dell’azienda.”

 

                                  Il
cpv. 3 dell’art. 32 LADI stabilisce che;

 

"
Il Consiglio
federale disciplina per i casi di rigore la computabilità di perdite di lavoro
riconducibili a provvedimenti delle autorità, a perdite di clienti dovute alle
condizioni meteorologiche o ad altre circostanze non imputabili al datore di
lavoro. Esso può, per questi casi, prevedere termini di attesa più lunghi di
quelli di cui al capoverso 2 e stabilire che la perdita di lavoro è computabile
soltanto in caso di completa cessazione o considerevole limitazione
dell’esercizio.”

 

                                  Al
riguardo l’art. 51 OADI precisa quanto segue:

 

"
1 Le perdite di lavoro dovute a provvedimenti
delle autorità o ad altre circostanze non imputabili al datore di lavoro sono
computabili se il datore di lavoro non può evitarle mediante provvedimenti
adeguati ed economicamente sopportabili o rende­re un terzo responsabile del
danno.

2 La
perdita di lavoro è segnatamente computabile se è stata cagionata da:

a. il divieto di
importare o di esportare materie prime o merci;

b. il
contingentamento delle materie prime o dei materiali d’esercizio, compresi i
combustibili;

c. restrizioni
di trasporto o chiusura delle vie d’accesso;

d. interruzioni
di lunga durata o restrizioni notevoli dell’approvvigionamento energetico;

e. danni causati
da forze naturali.

3 La
perdita di lavoro non è computabile se i provvedimenti delle autorità sono
dovuti a circostanze delle quali il datore di lavoro è responsabile.

4 La
perdita di lavoro dovuta a un danno non è computata nella misura in cui sia
coperta da un’assicurazione privata. Se il datore di lavoro non è assicurato
contro una tale perdita, ancorché l’assicurazione sia possibile, la perdita di
lavoro è com­putata il più presto dopo la fine del periodo di disdetta
applicabile al contratto di lavoro in­dividuale.”

 

                                  La clausola relativa ai casi di
rigore secondo l’art. 32 cpv. 3 LADI e 51 OADI si riferisce a situazioni che
non sono immediatamente riconducibili a motivi economici ma che rendono più
difficile o impossibile l’attività economica. Si tratta di circostanze eccezionali.
L’elenco di cui all’art. 51 cpv. 2 OADI non è esaustivo (cfr. STF 8C_474/2021
del 19 ottobre 2021 consid. 3).

 

 

 

                                  L’art.
33 LADI enuncia:

 

" (…)

1 Una perdita di lavoro non è computabile:

a. se è dovuta a misure d’organizzazione
aziendale, come lavori di pulizia, di ripa­razione o di manutenzione, nonché ad
altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti, oppure a circostanze
rientranti nella sfera normale del rischio azien­dale del datore di lavoro;

b. se è usuale nel ramo, nella professione
o nell’azienda oppure se è causata da oscillazioni stagionali del grado
d’occupazione;

c. in quanto cada in giorni festivi, sia
cagionata da vacanze aziendali o sia fatta valere soltanto per singoli giorni
immediatamente prima o dopo giorni festivi o vacanze aziendali;

d. se il lavoratore non accetta il
lavoro ridotto e dev’essere pertanto rimunerato secondo il contratto di lavoro;

e. in quanto concerna persone vincolate
da un rapporto di lavoro di durata deter­minata o da un rapporto di tirocinio o
al servizio di un’organizzazione per la­voro temporaneo oppure;

f.  se è la conseguenza di un conflitto
collettivo di lavoro nell’azienda in cui lavo­ra l’assicurato.

2 Il
Consiglio federale, per evitare abusi, può prevedere altri casi in cui la
perdita di lavoro non è computabile.

3 Il
Consiglio federale definisce il concetto di oscillazioni stagionali del grado
d’occupazione.”

 

                                  Le
condizioni negative sono stabilite all'art. 31 cpv. 3 LADI, secondo cui non
hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto:

 

" a.   i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il
cui                              tempo di lavoro non è 

      sufficientemente controllabile;

b.   il coniuge del datore di lavoro occupato
nell'azienda di 

      quest'ultimo;

  c.   le persone che, come soci,
compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell'azienda,
determinano o possono influenzare risolutamente le decisioni del datore di
lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell'azienda."

 

                          2.5.  Nella
Prassi LADI ILR, la Segreteria di Stato dell’economia (in seguito: SECO) ha
stabilito che:

 

"
(…)

C3    La perdita di lavoro dovuta a motivi economici deve essere
inevitabile. Questo presupposto è la conseguenza dell’obbligo di diminuire il
danno che impone al datore di lavoro di prendere tutte le misure ragionevolmente
esigibili per evitare la perdita di lavoro.

 

C4    La cassa nega il diritto all’indennità soltanto se può dimostrare,
in base a sufficienti motivi concreti, che la perdita di lavoro avrebbe potuto
essere evitata e se vi sono misure che il datore di lavoro ha omesso di
adottare. 

 

C5    Il lavoro ridotto non deve essere considerato a priori come una
misura evitabile perché il datore di lavoro avrebbe potuto evitarlo licenziando
parte del personale o perché i lavoratori avrebbero potuto trovare
un'occupazione presso un altro datore di lavoro. 

 

C6    Se però il datore di lavoro è consapevole da tempo che la sua
azienda necessita di una ristrutturazione, si può esigere che quest’ultimo
adotti per tempo i necessari provvedimenti (p. es. adeguamento della sua gamma
di prodotti alle nuove esigenze del mercato).

(…).

 

C9    Le perdite di lavoro dovute a provvedimenti delle autorità o ad
altre circostanze non imputabili al datore di lavoro sono computabili se il
datore di lavoro non può evitarle mediante provvedimenti adeguati ed
economicamente sopportabili o non può rendere un terzo responsabile del danno.

(…).

 

D1    Una
perdita di lavoro non è computabile se: 

         · è dovuta ad
altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti, oppure a circostanze
rientranti nella sfera normale del rischio aziendale del datore di lavoro; 

·  è usuale nel ramo, nella professione o nell’azienda; 

·  è causata da oscillazioni stagionali del grado di
occupazione; 

         · cade in
giorni festivi, è cagionata da vacanze aziendali o è fatta valere soltanto per
singoli giorni immediatamente prima o dopo giorni festivi o vacanze aziendali; 

·  il lavoratore non accetta il lavoro ridotto; 

         · concerne
persone vincolate da un rapporto di lavoro di durata determinata; 

·  concerne persone vincolate da un rapporto di
tirocinio; 

         · concerne
persone al servizio di un’organizzazione per lavoro temporaneo; 

         · è la
conseguenza di un conflitto collettivo di lavoro nell’azienda in cui lavora
l’assicurato. 

 

La perdita di lavoro non è computabile in nessuno di
questi casi anche se è dovuta a provvedimenti delle autorità o ad altre
circostanze non imputabili al datore di lavoro (C7 segg.) 

 

ð Giurisprudenza 

DLA 1996/1997 pag. 54 (Un istituto che si occupa
essenzialmente di test di screening della tubercolosi presso i ragazzi in età
scolastica subisce una perdita di lavoro in seguito a una decisione
dell'autorità cantonale della sanità pubblica che ordina la soppressione di
questi test. Una simile perdita di lavoro è legata ai progressi compiuti nella
lotta contro la tubercolosi e rientra nei rischi normali di questo tipo di
istituto) 

DTF 121 V 371 (Una perdita di lavoro dovuta a una
diminuzione dei sussidi rientra nella sfera normale del rischio aziendale di
un'impresa di trasporto ferroviario, è usuale nel ramo e, con molta
probabilità, considerata la situazione finanziaria della Confederazione, non è
solo temporanea) 

 

DTF 119 V 498 (Per un’impresa specializzata nella
costruzione di gallerie, l’afflusso imprevedibile di acqua ad alto tenore
solforico e cloridrico malgrado le indagini preliminari non rientra nella sfera
normale del rischio aziendale) 

 

 

 

Sfera normale del rischio aziendale 

 

D2    Una perdita di lavoro non è computabile se è dovuta a misure
d’organizzazione aziendale, come lavori di pulizia, di riparazione o di
manutenzione, nonché ad altre interruzioni dell’esercizio, usuali e ricorrenti,
oppure a circostanze rientranti nella sfera normale del rischio aziendale.
Rientrano nella sfera normale del rischio aziendale le perdite di lavoro usuali
che si verificano regolarmente e che, pertanto, sono prevedibili e possono
essere calcolate in anticipo. 

 

D3    I rischi aziendali «normali» non possono, secondo la
giurisprudenza, essere determinati in base a un criterio applicabile a tutte le
aziende. Vanno invece determinati nei singoli casi in base all'attività
specifica dell'azienda e alla situazione che la caratterizza. Le perdite di
lavoro che possono intervenire in ogni azienda rientrano nella sfera normale
del rischio aziendale. Soltanto le perdite di lavoro straordinarie per
l'azienda sono computabili. 

 

(…)

 

D5    Il fatto che il datore di lavoro si concentri su un grande cliente
o su un cliente principale non è di per sé un motivo sufficiente per negargli
il diritto all’ILR adducendo che la diminuzione delle ordinazioni rientra nella
sfera normale del rischio aziendale. Il servizio cantonale si oppone al
versamento dell’indennità se l'azienda non dimostra in modo credibile che il
cliente effettuerà in tempi brevi nuove ordinazioni che le permetteranno di
ritornare a lavorare a pieno regime o che troverà nuovi sbocchi sul mercato.

 

D6    Rientrano nella sfera normale del rischio aziendale in particolare:
le fluttuazioni regolari delle ordinazioni e le perdite di lavoro dovute a
lavori di rinnovo o di revisione; le oscillazioni del grado di occupazione
causate da un aumento della concorrenza; le perdite di lavoro nel settore della
costruzione derivanti dal rinvio dei lavori per insolvibilità del committente o
dal ritardo di un progetto in seguito a una procedura di opposizione pendente;
le perdite di lavoro dovute a malattia, infortunio o ad altre assenze del
datore di lavoro o di un dirigente. (…)”

 

                          2.6.  Nella “Direttiva 2020/10:
Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»” del 22 luglio
2020 in relazione all’indennità per lavoro ridotto sono stati introdotti in
particolare i punti 2.1 - 2.6 che sono stati sostanzialmente mantenuti nelle
seguenti versioni, e meglio nella Direttiva 2020/12 del 27 agosto 2020 e nella
Direttiva 2020/15 del 30 ottobre 2020. 

                                  In quest’ultima la SECO ha
precisato che:

 

"
(…)

2.1    Perdita di lavoro temporanea 

Anche ammesso che la pandemia si verifichi in varie
ondate, va notato che sia la pandemia stessa sia la perdita di lavoro ad essa
associata devono essere considerate temporanee. 

2.2   Perdite di lavoro per motivi economici 

A causa dell’insorgenza improvvisa, dell’entità e
della gravità, una pandemia non può essere considerata un normale rischio
aziendale a carico del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 33 capoverso 1
lettera a LADI, anche se è probabile che colpisca qualsiasi datore di lavoro.
Pertanto, le perdite di lavoro dovute al calo della domanda di beni e servizi
per questo motivo sono computabili in applicazione dell’articolo 32 capoverso 1
lettera a LADI. Il datore di lavoro deve tuttavia comprovare in modo verosimile
che le perdite di lavoro suscettibili di verificarsi nella sua impresa sono
riconducibili allo scoppio della pandemia. Un semplice richiamo alla pandemia è
una giustificazione insufficiente.

(…).

 

2.3   Perdite di lavoro dovute a
provvedimenti delle autorità o ad altre circostanze non imputabili al datore di
lavoro 

Anche i provvedimenti adottati dalle autorità in
relazione alla pandemia sono da considerarsi circostanze eccezionali, pertanto
le perdite di lavoro dovute a tali provvedimenti rientrano nella
regolamentazione speciale ai sensi dell’articolo 32 capoverso 3 LADI e
dell’articolo 51 OADI. Ciò vale anche per le misure che interessano solo
singoli settori o rami economici e per le misure disposte dalle autorità
cantonali o comunali. 

 

Sono computabili le perdite di lavoro non imputabili
al datore di lavoro, come quelle dovute all’impossibilità per i lavoratori di
raggiungere il luogo di lavoro.

 

Al contrario, non sono computabili le perdite di
lavoro riconducibili a una condotta scorretta del datore di lavoro (art. 51
cpv. 3 OADI). 

(…).

 

2.5    Diritto all’ILR nell’ambito del
graduale allentamento delle restrizioni

Con il graduale allentamento delle restrizioni, per la maggior
parte delle aziende interessate il provvedimento delle autorità decade come
giustificazione. Pertanto, in linea di principio, l’attività deve essere
ripresa non appena consentito. Questo requisito è espressione dell’obbligo di
riduzione del danno. Tuttavia, vi sono quattro situazioni in cui il diritto
all’ILR può ancora sussistere:

 

(1) In base alle misure sanitarie ancora in vigore, un’azienda può
riassumere soltanto parte dei suoi collaboratori. In questo caso, il diritto
all’ILR è concesso per la perdita di lavoro di quei collaboratori che non
possono essere reimpiegati o che possono esserlo solo parzialmente, a
condizione che siano soddisfatte le altre condizioni per il diritto. In questo
caso, la perdita di lavoro computabile è ancora dovuta a provvedimenti delle
autorità e si applica l’art. 32 cpv. 3 LADI in combinato disposto con l’art. 51
OADI.

 

(2) Per ragioni economiche, un’azienda può riassumere soltanto
parte dei suoi collaboratori oppure non è in grado di procurarsi i prodotti
necessari per una completa ripresa delle sue attività e quindi può riassumere
soltanto parte della sua forza lavoro. La perdita di lavoro computabile è dovuta
alle conseguenze economiche della pandemia. Il diritto all’ILR è ancora valido,
a condizione che siano soddisfatte le altre condizioni per il diritto.

 

(3) Un’azienda deve continuare a restare chiusa se non è in grado
di attuare le misure comportamentali e igieniche richieste o se si prevede che,
alla riapertura, le perdite saranno superiori a quelle riportate durante la
temporanea chiusura. Qualora sia oggettivamente impossibile attuare le
necessarie misure comportamentali e igieniche, il lavoro deve essere sospeso.
In questo caso il datore di lavoro ha diritto all’ILR per i collaboratori
interessati, a condizione che siano soddisfatte le altre condizioni per il
diritto. L’azienda deve dimostrare in modo plausibile che le perdite alla
riapertura supererebbero quelle riportate durante la chiusura temporanea. In
tal caso, e qualora il rischio di licenziamenti o di chiusura definitiva
aumenti, sussiste il diritto all’ILR.

 

(4) Un’azienda deve continuare a restare chiusa come conseguenza
indiretta dei provvedimenti delle autorità ancora in vigore. Ad esempio, un
ristorante non può riaprire perché è raggiungibile soltanto tramite un’azienda
di trasporto turistico (es. funivia o cabinovia) ancora soggetta a un divieto
di esercizio. Per esercitare il diritto all’ILR, il datore di lavoro deve
dimostrare questa conseguenza indiretta. Ciò è dovuto al fatto che le perdite
di lavoro dovute a provvedimenti ufficiali o ad altre circostanze per le quali
il datore di lavoro non è responsabile sono computabili se il datore di lavoro
non può evitarle con provvedimenti adeguati ed economicamente convenienti o non
può indicare un terzo come responsabile del danno (art. 51 cpv. 1 OADI).

 

Se un’azienda continua a rivendicare una perdita di lavoro
superiore all’85% per i periodi di conteggio da giugno in poi, deve presentare
le corrispondenti giustificazioni alla CD e supportarle con opportuni documenti
aziendali. La CD deve sottoporre al vaglio del SC i conteggi non plausibili al
di sopra del valore soglia. Le modalità di verifica per le aziende appartenenti
al settore della gastronomia sono descritte nell’allegato 1 della direttiva
2020/08 – l'allegato rimane in vigore. Questa procedura viene applicata in modo
analogo sia ad altre aziende sia in caso di successivo allentamento delle
restrizioni.

Per il periodo di conteggio relativo a maggio 2020, l’azienda può
continuare ad effettuare i conteggi per oltre l’85% anche senza
giustificazione. Tuttavia, la CD è libera di chiedere una giustificazione anche
per questo periodo di conteggio. (…)”

 

                                  I p.ti 2.1, 2.2., 2.3 sono
rimasti invariati nella “Direttiva 2021/01 Aggiornamento «Disposizioni speciali
a causa della pandemia»” del 20 gennaio 2021 che ha sostituito la Direttiva del
30 ottobre 2020.

                                  Al p.to 2.5 è stato inserito
quanto segue:

 

" (…)

(5) Un’azienda deve rispettare le condizioni imposte dall’autorità
che le impediscono di svolgere un’attività economica, per esempio la
limitazione dell’orario di apertura fino alle 19 per un ristorante che genera
buona parte dell’incasso la sera. L’azienda deve dimostrare in modo plausibile
che le perdite dovute alla continuazione parziale supererebbero quelle
riportate durante la chiusura temporanea.

In tal caso, e qualora il rischio di licenziamenti o di chiusura
definitiva aumenti, sussiste il diritto all’ILR.

Se un’azienda continua a rivendicare una perdita di lavoro
superiore all’85% per i periodi di conteggio da giugno 2020 a novembre 2020 in
poi, deve presentare le corrispondenti giustificazioni alla CD e supportarle
con opportuni documenti aziendali. La CD deve sottoporre al vaglio del SC i
conteggi non plausibili al di sopra del valore soglia.”

 

                                  La
Direttiva 2021/06 del 19 marzo 2021 che ha sostituito la Direttiva 2021/01 del
20 gennaio 2021 non ha apportato modifiche ai p.ti 2.1, 2.2., 2.3 e 2.5.

 

                                  Il
tenore dei p.ti 2.1, 2.2, 2.3 e 2.5 non ha subito cambiamenti nella Direttiva
2021/07 del 20 aprile 2021, che ha sostituito quella del 19 marzo 2021, mentre nella
Direttiva 2021/13 del 30 giugno 2021, che ha sostituito la Direttiva del 20
aprile 2021, il p.to 2.5 in fine è stato così adeguato:

 

" (…) 

Se un’azienda continua a rivendicare una
perdita di lavoro superiore all’85% per i periodi di conteggio da giugno 2020 a
novembre 2020 in poi e da giugno 2021 una perdita di lavoro superiore al 50%,
deve presentare le corrispondenti giustificazioni alla CD e supportarle con gli
opportuni documenti aziendali. La CD deve sottoporre a vaglio del SC i conteggi
non plausibili al di sopra del valore soglia.

 

Per dimostrare la plausibilità delle perdite
di lavoro fatte valere, i beneficiari di lunga durata devono - con effetto
immediato - in particolare essere tenuti a comprovare che

-   le perdite di
lavoro dovute a motivi economici continuano a essere inevitabili;

-   vi sono ancora
perdite attribuibili alla pandemia e ai corrispondenti provvedimenti delle
autorità; e

-   a perdita di
lavoro continua a essere considerata temporanea e l’ILR permetterà di mantenere
i posti di lavoro.”

 

                                  I p.ti 2.1, 2.2, 2.3 e 2.5 sono
pressoché rimasti immutati nella Direttiva 2021/16: Aggiornamento «Disposizioni
speciali a causa della pandemia»” del 1° ottobre 2021 che ha sostituito la
Direttiva 2021/13 del 30 giugno 2021.

 

                                  La Direttiva 2021/21 del
17 dicembre 2021, che ha sostituito la Direttiva 2021/16 del 1° ottobre 2021,
indica a pag. 3 che i p.ti 2.1, 2.2, 2.3 e 2.5. non sono più validi dal 31
dicembre 2021.

 

                                  Al riguardo cfr. pure la
Direttiva 2022/01: “Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della
pandemia»” del 31 gennaio 2022 pag. 3 che sostituisce la Direttiva 2021/21 del
17 dicembre 2021 (cfr. https://www.arbeit.swiss/secoalv/it/home/service/
publikationen/kreisschreiben---avig-praxis.html).

 

                          2.7.  Le
direttive amministrative - come la Prassi LADI emanata
dalla SECO - non costituiscono norme giuridiche e non sono
vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_503/2021 del
18 novembre 2021 consid. 4.2.; STF 8C_463/2021 del 9 novembre 2021 consid.
4.2.; STF 9C_458/2020 del 27 settembre 2021 consid. 4.1.; DTF 147 V 79 consid. 7.3.2.;
STF 8C_721/2020 del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF 9C_631/2019 del
19 giugno 2020 consid. 2.3.; DTF 144 V 195; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag.
438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).

 

                                  Quest’ultimo deve tenerne conto per
prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime permettono
un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili giustificata nel caso
di specie (cfr. STF 8C_272/2021 del 17 novembre 2021 consid. 3.1.3.; STF
8C_721/2020 del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF 8C_214/2020 del 18
febbraio 2021 consid. 3.2; DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; STF 8C_405/2018 del 22
gennaio 2019 consid. 6.1.1; DTF 142 V 442 consid. 5.2 pag. 445 seg.; DTF
140 V 314 consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF
133 V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V
286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229
consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e
riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c,
pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c,
pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

 

                                 Il giudice deve, invece, scostarsene
quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr. STF
8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1.; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STF
H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c
e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV
Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR
1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65
consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220
consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233
consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4
consid. 3a; vedi inoltre Bois,
"Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag.
77ss; Duc-Greber: "La portée
de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale"
in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo,
"Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage",
Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul
Meno 1992, pag. 296-297).

                                  Secondo la giurisprudenza, infatti,
tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una pretesa
materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze (DTF 118
V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

 

                          2.8.  Il Tribunale
federale, in una sentenza 8C_17/2021 del 20 maggio 2021 consid. 4.6.3.,
pubblicata in DTF 147 V 359, ha ricordato, facendo riferimento al Messaggio
concernente la legge federale sulle basi legali delle ordinanze del Consiglio
federale volte a far fronte all’epidemia di COVID-19 (Legge COVID-19) del 12
agosto 2020, che il senso e lo scopo dell’indennità per lavoro ridotto non è
garantire l’esistenza dell’azienda o coprire la perdita di fatturato, bensì
quello di evitare dei licenziamenti.

 

                                  Il Messaggio 20.058 concernente
la legge federale sulle basi legali delle ordinanze del Consiglio federale
volte a far fronte all’epidemia di COVID-19 (Legge COVID-19) del 12 agosto 2020
prevede, in effetti, che “in quanto strumento dell’assicurazione contro la
disoccupazione lo scopo l’IRL non è quello di garantire la sopravvivenza
dell’esercizio o di coprire le perdite e la diminuzione del fatturato, bensì
quello di salvaguardare i posti di lavoro. Di fatto s’intende evitare che il
temporaneo calo della domanda dei prodotti e servizi offerti e la conseguente
perdita di lavoro provochi a breve termine un’ondata di licenziamenti”
(cfr. FF 2020 5797 segg. (5818)).

 

                                  Al riguardo cfr. pure STF
8C_555/2021 del 24 novembre 2021 consid. 3.3.1.

 

                                  L’Alta Corte, con sentenza
8C_503/2021 del 18 novembre 2021, ha confermato il giudizio del Tribunale
amministrativo del Canton Svitto che aveva accolto il ricorso di una Sagl che gestiva
un salone di parrucchiere alla quale era stato negato il diritto a indennità
per lavoro ridotto richiesto a favore di due collaboratori dal 1° settembre
2020 al 31 agosto 2021. 

                                  Il TF ha deciso che, a ragione,
la Corte cantonale, in conformità a quanto previsto al p.to 2.5. della
Direttiva emessa dalla SECO “Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della
pandemia»” (in particolare versioni 2021/07 aprile 2021 e 2021/16 1° ottobre
2021), aveva concluso che la società aveva reso credibile che la perdita di
lavoro era economica e da ricondurre alla pandemia.

                                  La nostra Massima Istanza ha
ritenuto ininfluenti le circostanze che nel Canton Svitto il settore dei
parrucchieri possa essere stato confrontato con uno sviluppo economico e che
nelle immediate vicinanze della ricorrente abbiano aperto quattro nuovi
parrucchieri. Questi elementi non sono stati considerati significativi ai fini
della valutazione di quel caso di specie, in quanto i singoli saloni nella loro
rispettiva struttura aziendale, nell’offerta e nel segmento di clientela
possono differire notevolmente uno dall’altro, cosicché pure in misura diversa
possono essere colpiti da una perdita di lavoro dovuta alla pandemia.

 

                                  In
una successiva sentenza 8C_555/2021 del 24 novembre 2021, menzionata sopra,
l’Alta Corte ha respinto l’impugnativa dell’Ufficio del lavoro interposta
contro il giudizio emanato sempre dal Tribunale amministrativo del Canton
Svitto con cui era stato accolto il ricorso inoltrato da una Sagl che gestiva
un bar contro il diniego del diritto a ILR per i mesi di novembre e dicembre
2020, deciso dall’amministrazione poiché, avendo ridotto i giorni e l’orario di
apertura dell’esercizio pubblico, avrebbe violato l’obbligo di ridurre il
danno. 

                                  Il
Tribunale federale ha evidenziato che, in prima
battuta, l’amministrazione aveva negato le ILR solo per i nuovi dipendenti,
ossia per le persone assunte meno di sei mesi prima del preannuncio di lavoro
ridotto. Tale decisione del 27 novembre 2020 era poi stata revocata il 2
dicembre 2020 e il diritto a ILR era stato negato a tutti i dipendenti per
violazione dell’obbligo di ridurre il danno. In simili condizioni la nostra
Massima Istanza ha indicato che non era oggetto della lite la questione di
sapere se tutti i dipendenti adempissero le condizioni per avere diritto alle
ILR (cfr. consid. A.a e 3.1.).

                                  Il
Tribunale cantonale aveva del resto rinviato gli atti all’amministrazione per
nuova decisione ai sensi dei considerandi.

                                  Il TF ha ritenuto corretto il
giudizio della Corte del Canton Svitto, la quale aveva considerato plausibile
che la ricorrente, nei giorni di chiusura, non avrebbe potuto gestire il bar in
modo proficuo e che la riduzione dei tempi di apertura non era da ascrivere
alla sottoccupazione dei dipendenti, bensì era la conseguenza della flessione
della domanda e delle restrizioni connesse alle misure di igiene accresciute,
quindi della pandemia di Covid-19. 

                                  Il Tribunale cantonale aveva,
pertanto, ritenuto, da una parte, che la limitazione degli orari di apertura
fosse sensata dal profilo dell’economia dell’azienda e non costituiva una
violazione dell’obbligo di ridurre il danno.

                                  Dall’altra, che in applicazione
del criterio della verosimiglianza preponderante fosse dato un nesso causale
adeguato tra il crollo del numero degli avventori e la pandemia,
rispettivamente le misure ordinate dalle Autorità.

                                  Di conseguenza l’Autorità
giudiziaria di primo grado aveva rettamente stabilito che sussisteva una
perdita di lavoro computabile ai sensi dell’art. 31 cpv. 1 lett. b LADI. 

 

                                  Il TCA, dal canto suo, in una
sentenza 38.2021.32 del 13 settembre 2021 ha constatato che la Sezione del
lavoro aveva riconosciuto il diritto alle indennità per lavoro ridotto a favore
del personale di una società costituita dopo lo scoppio della pandemia (nel
mese di luglio 2020, con inizio il 17 ottobre 2020) che gestisce un esercizio
pubblico il quale aveva dovuto limitare gli orari di apertura dal 12 dicembre
2020, rispettivamente cessare l’attività il 22 dicembre 2020, a seguito dei
provvedimenti restrittivi adottati dalle autorità per combattere il
coronavirus, ad eccezione di due dipendenti - una che svolgeva funzioni
dirigenziali e un’altra addetta alle pulizie delle camere (in sostituzione di
altro personale) -, in quanto assunte benché non realmente necessarie.

                                  Contrariamente alla Sezione del
lavoro, questo Tribunale ha accordato, per principio, il diritto alle
prestazioni anche alle due assicurate menzionate assunte nel mese di ottobre
2020 con effetto dal 1° gennaio 2021.

                                  Al riguardo è stato precisato, da
una parte, che la presenza di una addetta alle pulizie era essenziale, poiché
la pulizia dell’esercizio pubblico risulta essere un’attività imprescindibile
per la buona conduzione dello stesso e, fatto salvo il primo periodo di
apertura, non poteva essere svolta esclusivamente da personale preposto ad
altre mansioni fondamentali, come i camerieri.

                                  D’altra parte, che anche
l’assunzione di una responsabile della ristorazione e del settore alberghiero
si rivelava necessaria, in quanto persona determinante per la conduzione della
struttura.

                                  Di conseguenza la perdita di
lavoro in relazione alla domanda di indennità per lavoro ridotto a favore delle
due dipendenti è stata considerata computabile.

 

                                  Questa Corte, con sentenza
38.2021.46 del 25 ottobre 2021, ha accolto il ricorso di una società a cui la
Sezione del lavoro aveva negato il diritto all’indennità per lavoro ridotto dal
31 luglio al 31 agosto 2020, ritenendola un’azienda di nuova costituzione che
non aveva mai esercitato la propria attività prima dello scoppio della
pandemia.

                                  Il TCA ha osservato, da un lato,
che la società era stata costituita a fine febbraio 2020 e avrebbe dovuto
cominciare l’attività ad aprile 2020 (iniziata poi l’11 maggio 2020 a causa
delle chiusure imposte dal 16 marzo 2020), per cui non si era confrontati con
una situazione di abuso di diritto. Dall’altro, che la stessa aveva acquistato
da un’altra società l’esercizio pubblico già esistente e operativo dal 2018.

                                  Infine, che i motivi indicati per
la riduzione della clientela (modifica delle abitudini delle persone; smart
working) risultavano legati alla pandemia di modo che la perdita di lavoro era
computabile.

                                  Questo Tribunale ha, perciò,
concluso che il diritto all’indennità per lavoro ridotto doveva essere
riconosciuto - facendo riferimento anche all’art. 333 cpv. 1 e 1bis CO - agli
assicurati già dipendenti della precedente società che sono stati assunti dalla
nuova, nonché alla persona che non era attiva in precedenza presso l’esercizio
pubblico, poiché assunta con un ruolo di responsabilità.

 

                                  Cfr. pure STCA 38.2021.47 del 25
ottobre 2021 concernente la società di cui alla STCA 38.2021.46 in relazione al
periodo 9 settembre - 9 dicembre 2020.

 

                                  Con sentenza 38.2021.61 del 6
dicembre 2021 il TCA ha per contro confermato il modo di procedere della
Sezione del lavoro che ha riconsiderato la propria decisione di riconoscimento
del diritto all’ILR dal 12 dicembre 2020 al 2 marzo 2021 al personale (10
dipendenti) di una società che gestisce un esercizio pubblico, negandolo a due
dipendenti (una attiva al 100% e una al 50%), in quanto i loro contratti di
lavoro di durata indeterminata erano stati disdetti nel mese di ottobre 2020
per il 31 dicembre 2020. 

 

                                  Non sono state considerate atte a
sovvertire l’esito della vertenza le circostanze che la collaboratrice al 50%,
dal 1° gennaio 2021, era stata assunta da un’altra società gestita dal medesimo
amministratore unico, rispettivamente che la seconda collaboratrice era stata
riassunta a far tempo dal 1° gennaio 2021 all’80% ma con lo stipendio
invariato.

 

                          2.9.  Questa Corte ritiene, altresì,
utile rilevare che il 19 giugno 2020 il Consiglio federale ha adottato, sulla
base dell’art. 6 cpv. 2 lett. a e b della Legge federale sulla lotta contro le malattie
trasmissibili dell’essere umano (Legge sulle epidemie, LEp) relativo alla
situazione particolare (l’art. 6 cpv. 1 LEp enuncia che “vi è una situazione particolare se a. gli
organi esecutivi ordinari non sono in grado di prevenire e di combattere la
comparsa e la propagazione di malattie trasmissibili e vi è uno dei seguenti
rischi: 1. un rischio elevato di contagio e di propagazione, 2. un
particolare pericolo per la salute pubblica, 3. un
rischio di gravi conseguenze per l’economia o per altri settori vitali; b.
l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha accertato l’esistenza di una
situazione sanitaria d’emergenza di portata internazionale che rappresenta una
minaccia per la salute pubblica in Svizzera) – secondo cui “sentiti i Cantoni, il Consiglio federale può: a.
ordinare provvedimenti nei confronti di singole persone; b.
ordinare provvedimenti nei confronti della popolazione” –, l’Ordinanza
sui provvedimenti per combattere l’epidemia di COVID-19 nella situazione
particolare (Ordinanza COVID-19 situazione particolare) in vigore dal 20,
rispettivamente 22 giugno 2020 (cfr. RU 2020 2213).

 

                                  L’art. 1 della citata Ordinanza,
relativo all’oggetto e allo scopo, prevede che la medesima stabilisce
provvedimenti nei confronti della popolazione, delle organizzazioni, delle
istituzioni e dei Cantoni per combattere l’epidemia di COVID-19 (cpv. 1). I
provvedimenti sono finalizzati a impedire la diffusione del coronavirus
(COVID19) e a interrompere le catene di trasmissione (cpv. 2).

 

                                  L’Ordinanza COVID-19 situazione
particolare è stata regolarmente adattata a seconda della
situazione epidemiologica (cfr. https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/2020/439/it/history).

 

                                  L’art. 4 cpv. 1 e 2
dell’Ordinanza COVID-19 situazione particolare del 19 giugno 2020 riguardante
il piano di protezione prevede:

 

" 1 I
gestori di strutture accessibili al pubblico, compresi gli istituti di
formazione, e gli organizzatori di manifestazioni devono elaborare e attuare un
piano di protezione. 

 

2 Al piano di protezione si applicano le seguenti prescrizioni: 

a. il piano deve prevedere provvedimenti concernenti l’igiene e il
distanziamento per la struttura o la manifestazione; sono ammesse distanze
inferiori se sono previste misure di protezione idonee, quali l’uso della
mascherina facciale o l’installazione di barriere adeguate; b. se a causa del
tipo di attività, delle circostanze locali o per motivi di esercizio o
economici non è possibile per una determinata durata né rispettare il
necessario distanziamento né adottare misure di protezione, occorre prevedere
la registrazione dei dati di contatto delle persone presenti secondo l’articolo
5.” (RU 2020 2213)

 

                                  Ai sensi dell’art. 10
dell’Ordinanza relativo ai provvedimenti di prevenzione:

 

" 1 I datori
di lavoro devono prevedere e attuare i provvedimenti necessari per garantire
che i lavoratori possano rispettare le raccomandazioni dell’UFSP concernenti
l’igiene e il distanziamento. 

 

2 Se non è possibile rispettare il
distanziamento raccomandato, occorre prendere provvedimenti secondo il
principio STOP (sostituzione, misure tecniche, misure organizzative, misure di
protezione individuale), segnatamente la possibilità di lavorare da casa, la
separazione fisica, squadre separate o l’uso di mascherine (RU 2020 2213)

 

                                  Il 18 ottobre 2020, con effetto
dal giorno successivo, nell’Ordinanza COVID-19 situazione particolare è stato
inserito l’art. 3b “Persone in luoghi chiusi accessibili al pubblico di
strutture e in settori di accesso dei trasporti pubblici” secondo cui “chi
si trova in luoghi chiusi accessibili al pubblico di strutture, in aree di
attesa delle ferrovie e delle linee di autobus e tram, in stazioni ferroviarie,
aeroporti o altri settori di accesso dei trasporti pubblici deve portare una
mascherina facciale”. 

                                  Il cpv. 2 prevede determinate
eccezioni e il cpv. 3 indica le strutture (istituzioni di custodia di bambini,
scuole e istituti di formazione) dove vigeva l’obbligo di cui al capoverso 1
soltanto se era previsto nel piano di protezione di cui all’articolo 4.

                                  Il cpv. 4 precisa che “l’obbligo
di portare la mascherina facciale di cui al capoverso 1 non modifica in alcun
modo gli altri provvedimenti previsti nei piani di protezione dei gestori e
degli organizzatori di cui agli articoli 4–6a. In particolare, la distanza obbligatoria
deve essere rispettata nel limite del possibile anche quando si porta la
mascherina” (RU 2020 4159).

 

                                  Dal 29 ottobre 2020 l’art. 4 cpv.
2 dell’Ordinanza ha il seguente tenore:

 

" 2 Al piano
di protezione si applicano le seguenti prescrizioni: 

a. il piano deve prevedere provvedimenti
concernenti l’igiene e il distanziamento per la struttura o la manifestazione; 

b. deve prevedere provvedimenti che
garantiscano il rispetto dell’obbligo della mascherina di cui all’articolo 3b; 

c. deve prevedere provvedimenti che
limitino l’accesso alla struttura o alla manifestazione in modo da garantire il
rispetto della distanza obbligatoria. La prescrizione non si applica
all’accesso ai veicoli dei trasporti pubblici; 

d. se sono presenti persone esentate dall’obbligo
della mascherina facciale in virtù dell’articolo 3b capoverso 2 o dell’articolo
6e o 6f, deve essere mantenuta la distanza obbligatoria o devono essere
adottate ulteriori misure di protezione idonee, quale l’installazione di
barriere efficaci. Se a causa del tipo di attività o delle circostanze locali
questo non è possibile, occorre prevedere la registrazione dei dati di contatto
delle persone presenti secondo l’articolo 5.” (RU 2020 4503)

 

                                  Il 18 dicembre 2020
nell’Ordinanza COVID-19 situazione particolare è stato introdotto l’art. 5abis
relativo agli orari di apertura dei negozi e delle strutture accessibili al
pubblico che offrono servizi - con validità dal 22 dicembre 2020 al 22 gennaio
2021 - che enuncia che determinate strutture accessibili al pubblico, come in
particolare i parrucchieri, dovevano rimanere chiuse tra le ore 19.00 e le ore
06.00, la domenica, nonché il 25 e il 26 dicembre e il 1° gennaio (cfr. RU 2020
5813).

 

                                  L’art. 5f, inserito
nell’Ordinanza il 13 gennaio 2021, ha precisato segnatamente che i parrucchieri
dovevano rimanere chiusi tra le ore 19.00 e le ore 06.00 e la domenica. Tale
disposto è stato in vigore dal 18 gennaio al 28 febbraio 2021 (cfr. RU 2021 7).

 

                                  Il 23 giugno 2021 è stata
abrogata l’Ordinanza COVID-19 situazione particolare del 19 giugno 2020 a
decorrere dal 26 giugno 2021 ed è stata emanata una nuova versione
dell’Ordinanza sui provvedimenti per combattere l’epidemia di COVID-19 nella
situazione particolare (cfr. RU 2021 379).

 

                                  L’art. 10 della nuova Ordinanza
riguardante il piano di protezione prevede:

 

" 1
I gestori di strutture accessibili al pubblico, compresi gli istituti di
formazione, e gli organizzatori di manifestazioni devono elaborare e attuare un
piano di protezione. Ordinanza COVID-19 situazione particolare.

2 Se l’accesso delle persone a
partire dai 16 anni non è limitato alle persone con un certificato (n.d.r.:
cfr. art. 3), al piano di protezione si applicano le seguenti prescrizioni:

a. il piano deve prevedere provvedimenti
concernenti l’igiene e il distanziamento per la struttura o la manifestazione; 

b. deve prevedere provvedimenti che
garantiscano il rispetto dell’obbligo della mascherina di cui all’articolo 6; 

c. deve prevedere la registrazione dei dati
di contatto delle persone presenti secondo l’articolo 11 se nei luoghi chiusi: 

      1.
conformemente alle prescrizioni della presente ordinanza non deve essere né
portata una mascherina facciale né rispettata la distanza obbligatoria, e 

      2. non sono
adottate misure di protezione idonee, quale l’installazione di barriere
efficaci. 

3 Se l’accesso delle persone a
partire dai 16 anni è limitato alle persone con un certificato, il piano di
protezione deve prevedere misure per l’igiene e per l’attuazione della
limitazione dell’accesso.” (RU 2021 379)

 

                                  L’obbligo di presentare il
certificato COVID attestante l’avvenuta vaccinazione, la guarigione
dalla COVID-19 o il risultato negativo di un test, in vigore per determinati settori,
come i ristoranti, i bar, i cinema, i musei, le biblioteche, le piscine
coperte, dal 13 settembre 2021 (cfr. art. 12 Ordinanza COVID-19 situazione
particolare, modifica dell’8 settembre 2021; RU 2021 542; https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-85035.html; STCA 38.2021.89 del 7 febbraio 2021 consid.
2.10.), non è mai stato imposto ai saloni di parrucchiere, (cfr. https://coiffuresuisse.ch/it/news-media/coronavirus/).

 

                                  L’art. 10 dell’Ordinanza COVID-19
situazione particolare del 23 giugno 2021 è stato modificato il 3 dicembre 2021
(cfr. RU 2020 813, il 17 dicembre 2021 (cfr. RU 2021 882) e il 19 gennaio 2022
(RU 2022 29).

                                

                                  L’ordinanza COVID-19 situazione
particolare del 23 giugno 20216 è stata abrogata con effetto dal 17 febbraio
2022 (cfr. RU 2022 97).

 

                                  La nuova Ordinanza sui
provvedimenti per combattere l’epidemia di COVID-19 nella situazione
particolare (Ordinanza COVID-19 situazione particolare) del 16 febbraio 2022,
valida dal 17 febbraio al 31 marzo 2022, si limita contemplare l’obbligo per le
persone a partire dai 12 anni di portare la mascherina facciale nei settori
chiusi di veicoli del trasporto pubblico, nei luoghi chiusi accessibili al
pubblico di ospedali, cliniche, case di cura e case per anziani, come pure
l’isolamento di cinque giorni per le persone malate di COVID-19 o contagiate
dal SARS-CoV-2 (cfr. RU 2022 97).

 

                        2.10.  In relazione alla domanda di
indennità per lavoro ridotto inoltrata da RI 1, il TCA ricorda che l’art. 31
cpv. 1 lett. d LADI, prevede che i lavoratori hanno diritto all’indennità per
lavoro ridotto se “la perdita di lavoro è probabilmente temporanea ed è
presumibile che con la diminuzione del lavoro potranno essere conservati i
posti di lavoro”. (cfr. consid. 2.3.)

 

                                  Per
costante giurisprudenza federale si presume che la perdita di lavoro sia
temporanea (cfr. DTF 111 V 379 consid. 2b pag. 384, Rubin, “Commentaire de la loi sur
l’assurance-chômage”. Ed. Schulthess 2014 pag. 345).

                                  Le
direttive della SECO (cfr. consid. 2.6.) stabiliscono peraltro chiaramente che
“sia la pandemia stessa, sia la perdita di lavoro ad essa associata devono
essere considerate temporanee”.

 

                                  In effetti alla
ricorrente è stato riconosciuto il diritto a indennità per lavoro ridotto a
favore dei propri dipendenti a partire dal mese di marzo 2020 fino al mese di
giugno 2021 (cfr. doc. A p.to 4; 5; consid. 1.4.).

                                  Il
16 giugno 2021 l’insorgente ha inoltrato un nuovo preannuncio per il periodo a
decorrere dal 1° luglio 2021 per una perdita di lavoro probabile del 30%,
indicando che “la grave crisi causata dal Covid-19 perdura con la stessa
intensità dell’inizio pandemia, le limitazioni e misure tutt’ora in atto nella
gestione di saloni di coiffure penalizzano ulteriormente la ripresa” (cfr.
doc. 1; consid. 1.1.). 

 

                                  Con la decisione su opposizione
del 12 ottobre 2021 qui impugnata l’amministrazione si è opposta al versamento
delle ILR, in quanto la perdita di lavoro del 30% non risulta verosimile,
considerato che dal periodo invernale 2020 fino a marzo 2021 - quando, rispetto
ai mesi estivi del 2021, vigevano restrizioni ben più severe per l’ambito dei
parrucchieri e chiusure in altri settori connessi alla vita sociale - è sempre
stata preannunciata una perdita di lavoro del 35%. Secondo la Sezione del
lavoro l’insorgente non ha pertanto reso plausibile la correlazione tra la
pandemia e la perdita di lavoro sofferta dal 1° luglio 2021. La parte
resistente ha poi evidenziato che la perdita di lavoro non era inevitabile,
poiché due dipendenti sono stati sostituiti allorché l’azienda stava percependo
ILR, invece di impiegare il personale restante e ridurre così il danno a carico
dell’assicurazione contro la disoccupazione.

                                  L’amministrazione ha, inoltre,
osservato che la diminuzione della cifra d’affari nel trimestre
luglio-settembre 2021, così come nel lasso di tempo gennaio-settembre 2021 non
raggiungeva il 25% rispetto allo stesso periodo degli anni 2019 e 2020 (cfr.
doc. A1; consid. 1.4).

 

                        2.11.  Chiamato ora a
pronunciarsi in merito alla fattispecie, il TCA rileva che la RI 1, nonostante
stesse beneficiando di indennità per il lavoro ridotto, ha assunto in qualità
di parrucchieri all’80% a tempo indeterminato, il 10 dicembre 2020, __________
con effetto dal 2 gennaio 2021 e il 10 giugno 2021 __________ con effetto dal
1° luglio 2021.

                                  I medesimi sono stati impiegati
in sostituzione di __________ e di __________ che hanno disdetto i propri
contratti di lavoro quale parrucchieri all’80% il 20 ottobre 2020 per il 31
dicembre 2020, rispettivamente il 7 aprile 2021 per il 30 giugno 2021 (cfr.
doc. 5).

 

                                  In particolare __________ è stato
assunto quando la situazione epidemiologica stava peggiorando sensibilmente e
le autorità federali, come pure quelle del Canton Ticino, avevano già introdotto
misure restrittive in diversi settori economici, ad esempio nell’ambito della
ristorazione (cfr. Ordinanza COVID-19 situazione particolare del 19 giugno 2020
modifica del 18 ottobre 2020, RU 2020 4159; modifica del 28 ottobre 2020 RU
2020 4503; Risoluzione del Consiglio di Stato n. 5200 dell’8 ottobre 2020,
valida dal 9 ottobre 2020, al p.to 3; Risoluzione del Consiglio di Stato n.
5529 del 26 ottobre 2020, in vigore dal 28 ottobre 2020, p.to 2).

                                  Il 7 dicembre 2020, in effetti, il
Consiglio di Stato del Cantone Ticino aveva decretato la chiusura dei bar dalle
19:00 e dei ristoranti dalle 22:00 a partire dal 9 dicembre 2020 (cfr.
Risoluzione n. 6496 del 7 dicembre 2020).

                                  Dopo aver preannunciato già il 4
dicembre 2020 l’adozione di ulteriori misure (cfr. https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-81477.html),
il Consiglio federale, l’11 dicembre 2020, ha poi imposto nuove restrizioni,
segnatamente ha ordinato la chiusura dei ristoranti e dei bar tra le 19:00 e le
6:00 a partire dal 12 dicembre 2020 (cfr. Ordinanza COVID-19 situazione
particolare, modifica dell’11 dicembre 2020, RU 2020 5377).

                                  Il Consiglio federale, il 18
dicembre 2020, ha del resto deciso che con effetto dal 22 dicembre 2020 dovevano chiudere le strutture della ristorazione, senza alcuna deroga durante le festività.
Potevano rimanere aperte soltanto le mense aziendali, le mense scolastiche
della scuola dell'obbligo e le strutture della ristorazione degli alberghi
riservate ai propri ospiti. Restavano inoltre consentite la vendita di cibi e
bevande da asporto e i servizi di consegna. (cfr. Ordinanza COVID-19
situazione particolare del 19 giugno 2020 modifica del 18 dicembre 2020, RU
2020 5813).

 

                                  Il 18 dicembre 2020 il Consiglio
federale ha pure stabilito che dal 22 dicembre 2020 (fino al 28 febbraio 2021)
i saloni dei parrucchieri dovevano rimanere chiusi tra le ore 19.00 e le ore
06.00, nonché la domenica (cfr. RU 2020 5813; RU 2021 7; consid. 2.9.).

 

                                  Il 13 gennaio 2021 è stata poi
ordinata la chiusura al pubblico dei negozi e dei mercati all’aperto dal 18
gennaio 2021 (cfr. Ordinanza COVID-19 situazione particolare del 19 giugno 2020
modifica del 13 gennaio 2021, RU 2021 7).

 

                                  __________, dal canto suo, è
stata assunta a inizio aprile 2021, in un periodo in cui il settore dei
parrucchieri poteva ancora subire una contrazione della domanda di servizi da
parte dei clienti, in quanto la vita sociale delle persone era alquanto
limitata. Erano, infatti, chiusi, fino al 19 aprile 2021, oltre ai bar e ai
ristoranti, i negozi e le strutture ricreative e
del tempo libero, come musei, cinema, teatri (cfr. Ordinanza COVID-19
situazione particolare modifica del 18 dicembre 2020, del 13 gennaio 2021 e del
14 aprile 2021; RU 2020 5813; RU 2021 7; RU 2021 213; https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-83106.html).
Inoltre vigeva l’obbligo del telelavoro introdotto a far tempo dal 18 gennaio
2021 e poi tramutato in raccomandazione dal
31 maggio 2021 (cfr. Ordinanza COVID-19 situazione particolare modifica del 13
gennaio 2021 e del 26 maggio 2021; RU 2021 7; RU 2021 300).

 

                                  Ne discende che già dal profilo
della tempistica delle assunzioni avvenute a dicembre 2020 e a inizio aprile
2021 e del relativo pensum, il modo di procedere dell’insorgente
contrasta con l’obbligo di riduzione del danno e l’eventuale perdita di lavoro non
risulta inevitabile (art. 32 cpv. 1 lett. a LADI) e, visto ad ogni modo che
l’assunzione di personale durante un periodo molto difficile, come è quello
riguardante la pandemia, comporta in sé il pericolo di subire perdite, è dovuta
a circostanze rientranti nel normale rischio aziendale (cfr. art. 33 cpv. 1
lett. a LADI).

 

                                  Il fatto che i due nuovi
dipendenti abbiano sostituito due collaboratori licenziatisi con lo stesso
grado di attività (80%) non è atto a sovvertire la conclusione appena esposta,
in quanto, come rettamente osservato dall’amministrazione, la ricorrente - che
disponeva di altri sei parrucchieri (due al 100%, una all’80% e tre al 50%),
oltre a un aiuto ricezionista e ausiliario all’80% e due impiegate d’ufficio e
ricezioniste una all’80% e una al 90% (cfr. doc. 5) -, invece di procedere alle
due nuove assunzioni, avrebbe dovuto impiegare il personale già alle proprie
dipendenze per le tre sedi (cfr. doc. A1; III). Del resto i contratti di
impiego prevedono che i dipendenti si sono impegnati ad “accettare eventuali
trasferimenti tra i vari saloni gestiti dalla RI 1 a causa di vacanze, malattie
o altro del resto del personale” (cfr. doc. 5).

 

                                  Neppure il riferimento della
ricorrente alla STCA 38.2021.32 del 13 settembre 2021 (cfr. doc. I pag. 11) con
la quale questa Corte ha ritenuto computabile la perdita di lavoro in relazione
alla domanda di indennità per lavoro ridotto per il lasso di tempo 19 dicembre
2020 – 19 marzo 2021 a favore di un’addetta alle pulizie di un ristorante
assunta il 15 ottobre 2020 a tempo parziale (21.75 ore alla settimana) con un
contratto di durata indeterminata le è di ausilio. In effetti la presenza di
un’addetta alle pulizie in questione era necessaria, poiché la pulizia
dell’esercizio pubblico e delle relative camere risulta essere un’attività
imprescindibile per la buona conduzione di un esercizio pubblico e non poteva
essere svolta esclusivamente da personale adibito ad altre mansioni essenziali,
come era accaduto nel primo periodo di apertura in cui si occupavano di tali
mansioni i camerieri o la ricezionista (cfr. consid. 2.8.).

                                  In concreto, per conto, i due
nuovi dipendenti parrucchieri non risultano figure professionali essenziali che
dovevano svolgere compiti non effettuabili da altri collaboratori.

                                  

                        2.12.  Va altresì evidenziato che dal 19
aprile 2021 vi sono stati in ogni caso importanti allentamenti.

 

                                  I bar
e ristoranti hanno potuto riaprire le loro terrazze e hanno riaperto al
pubblico i negozi e le strutture ricreative e del tempo libero (cfr. RU 2021 213; https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-83106.html).

                                  Dal
31 maggio 2021 gli esercizi pubblici, grazie al miglioramento della situazione
epidemiologica, hanno poi potuto riaprire anche gli spazi al chiuso e l’obbligo
del telelavoro è stato trasformato in raccomandazione (cfr. RU 2021 300; https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-83697.html).

 

                                  La popolazione svizzera ha,
quindi, potuto riprendere, nel rispetto delle misure adottate nei vari ambiti,
a condurre una vita sociale e conseguentemente è altamente verosimile che le
persone siano tornate a frequentare maggiormente i saloni dei parrucchieri.

 

                                  Il TCA prende atto
dell’asserzione della ricorrente secondo cui “le persone sono sopraffatte da
una paura e blocco psicologico, al punto di non frequentare i negozi ove si è
costretti a stretto contatto con altre persone, come nel nostro caso, il
parrucchiere che serve il cliente è praticamente a stretto contatto con altre
persone, non stante le misure che vengono adottate” (cfr. doc. 3). 

                                  In proposito va, però, osservato
che il Piano di protezione “Covid-19” di Coiffure Suisse, peraltro allegato
dall’insorgente stessa (cfr. doc. A4), a partire dal 27 aprile 2020 ha sempre
previsto l’obbligo di indossare la mascherina sia per i clienti quanto per i
collaboratori.

                                  Del resto il 16 febbraio 2022 il Comitato
centrale Coiffure Suisse ha ancora raccomandato le mascherine come misura
precauzionale per i dipendenti (cfr. https://coiffuresuisse.ch/fileadmin/user_upload/default/oeffentlich/Bilder/Mitgliederseite/2020_Coronavirus/Schutzkonzept/DO_Schutzkonzept_Coiffure_Suisse_V05.01_IT_1.pdf).

                                  L’utilizzo delle mascherine
costituisce uno strumento volto alla diminuzione della propagazione della
malattia dovuta al coronavirus, in particolare in uno spazio ristretto, senza limitare
di per sé lo svolgimento dell’attività e permette di evitare provvedimenti più
incisivi, come la chiusura della stessa. L’Organizzazione mondiale della sanità
(OMS) ha d’altronde raccomandato tale misura indicando che deve essere
considerata normale quando ci si trova con altre persone (cfr. STF 2C_793/2020
dell’8 luglio 2021, pubblicata in DTF 147 I 393).

                                  Inoltre nel periodo qui
determinante, ovvero da luglio 2021, la campagna vaccinale era nel pieno del
suo svolgimento (il 10 maggio 2021 sono state aperte le iscrizioni alla
vaccinazione per la fascia di età “over 45” e il 28 maggio 2021 anche per gli
“over 16”; cfr. https://m3.ti.ch/COMUNICAZIONI/191087/2021-05-28%20-%20Aggiornamento%20campagna%20di%20vaccinazione.pdf;
https://www.laregione.ch/cantone/ticino/1510579/vaccinazione-anni-dosi-appuntamenti-vaccino-rischio-over).

                                  A fine luglio 2021 più della metà
dei ticinesi era vaccinata (cfr. https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-met%C3%A0-popolazione-vaccinata-14300391.html).

                                  Pertanto nell’estate 2021, grazie
alla diminuzione delle infezioni e alle misure appena menzionate, i
comprensibili timori di contagio della popolazione impedivano in misura minore
rispetto alla stagione invernale 2020/2021 di usufruire dei servizi dei
parrucchieri.

 

                                  È vero poi, da una parte, che il
piano di protezione di Coiffure Suisse che si applica ai parrucchieri, i quali
ad ogni modo dal 1° marzo 2021 non avevano più limitazioni di orario di
apertura (cfr. consid. 2.9.; 2.11.), prevede che “i collaboratori e le altre
persone mantengono una distanza di 1.5 m, meno che durante il servizio sul cliente.
Se la distanza di sicurezza di 1.5 m tra le stazioni di lavoro non fosse
possibile, devono essere prese in considerazione misure tecniche come la separazione
fisica” (cfr. doc. A4).

                                  Dall’altra, che l’insorgente ha
fatto valere di non poter utilizzare i 12 posti disponibili per ogni negozio
per mantenere la distanza minima, non avendo potuto installare dei plexiglas “in
virtù del tipo e dell’ubicazione delle singole postazioni” (cfr. doc. 5;
I).

 

                                  È altrettanto vero, tuttavia, in
primo luogo, che in determinate situazioni non è necessario mantenere la
distanza tra le postazioni dei clienti dei tre saloni unisex gestiti dalla
ricorrente (cfr. http://www.__________), in particolare se si tratta di coppie
o familiari conviventi.

                                  I saloni stessi hanno previsto
per il mese di luglio 2021 uno sconto del 10% per i clienti che si recavano
presso di lo).

 

                                  In secondo luogo, nel caso di
specie, considerando il numero di parrucchieri alle dipendenze della SA dal 1°
luglio 2021, ossia otto di cui due al 100%, tre all’80% e tre al 50% (cfr. doc.
5; consid. 2.11.), è alquanto inverosimile che, indipendentemente dalla
pandemia e quindi dalle misure di distanziamento, vengano occupati
contemporaneamente tutti i 36 posti (12 per ognuno dei tre negozi a __________,
__________ e __________; cfr. doc. 5). In effetti, ritenuto che un parrucchiere
possa occuparsi contemporaneamente di due, massimo tre clienti, saranno
occupati tutt’al più - in caso di presenza di tutti i dipendenti - 16/24 posti
su 36.

 

                                  Va però tenuto conto che gli otto
dipendenti non saranno sempre tutti presenti, visto che sei lavorano a tempo
parziale (tre all’80% e tre al 50%) e che, a prescindere dal fatto che i tre
saloni siano aperti sei giorni su sette (giorno di chiusura soltanto la
domenica; cfr. doc. 5: scritto del 9 ottobre 2021 della SA alla Sezione del
lavoro), secondo l’art. 26 del Contratto collettivo di lavoro per il mestiere
di parrucchiere nella Svizzera in vigore dal 1° marzo 2018 “oltre al giorno
di riposo settimanale, di solito la domenica, il lavoratore ha diritto ad un
giorno intero di riposo per settimana. Tuttavia datore di lavoro e lavoratore
possono eccezionalmente convenire una diversa ripartizione delle complessive
due giornate libere totali sull’arco di due settimane” (cfr. https://coiffuresuisse.ch/fileadmin/user_upload/default/oeffentlich/Dokumente/it/Downloads/C/2018_1408_GAV_IT_PKC.PDF).

 

                                  Il ritmo di lavoro per i
parrucchieri è d’altronde variabile con maggiori richieste nei fine settimana.

 

                                  Infine va considerato che
l’obbligo di presentare un certificato COVID per accedere a determinati servizi
non ha mai riguardato i saloni di parrucchiere (cfr. consid. 2.9.).

 

                                  In simili condizioni, nella
presente evenienza per il periodo a decorrere dal 1° luglio 2021 nemmeno è
stata resa credibile una perdita di lavoro economica da ricondurre alla
pandemia - la quale di per sé non va considerata un normale rischio aziendale ai
sensi dell’art. 33 cpv. 1 lett. a LADI (cfr. consid. 2.6.: p.to 2.2. “Direttiva
2020/10: Aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»” del 22
luglio 2020, rimasto invariato nella Direttiva 2021/13 del 30 giugno 2021) -, a
differenza dei casi giudicati dal Tribunale federale nelle sentenze 8C_503/2021
del 18 novembre 2021 e 8C_555/2021 del 24 novembre 2021 citate al consid. 2.9.

                                

                                  In particolare la fattispecie di
cui al giudizio 8C_503/2021 del 18 novembre 2021 si distingue dal caso concreto
nella misura in cui l’oggetto della lite era il diritto di una Sagl che gestiva
un salone di parrucchiere a indennità a ILR dal settembre 2020 che le era stato
negato dall’amministrazione con decisione del 31 agosto 2020 e decisione su
opposizione del 1° dicembre 2020, ma riconosciutole dal Tribunale cantonale con
sentenza del 16 luglio 2021. La nostra Massima Istanza ha confermato l’operato
della Corte cantonale che aveva ritenuto plausibile, in particolare, il fatto che
i clienti si recassero meno frequentemente dal parrucchiere per paura di
contagiarsi con il coronavirus visto che nell’autunno 2020 il numero delle
infezioni era in aumento. Il Tribunale cantonale aveva peraltro evidenziato che
era invece incontestata la circostanza che le misure di igiene vigenti non
avrebbero condotto a una flessione dell’attività dell’azienda.

                                  In casu, per contro, le ILR sono
state chieste dal 1° luglio 2021, ossia, come visto sopra, in un periodo in cui
la situazione epidemiologica era favorevole ed era a buon punto la campagna
vaccinale.

 

                                  Di conseguenza nella presente
evenienza non risulta in ogni caso sussistere una perdita di lavoro computabile
ai sensi dell’art. 31 cpv. 1 lett. b LADI.

 

                                  Può, perciò, rimanere aperta la
questione relativa alla diminuzione della cifra d’affari. In effetti un’oscillazione della cifra d’affari superiore al 25% è ad
ogni modo ininfluente se la perdita di lavoro è da ascrivere a circostanze che
rientrano nel normale rischio aziendale (cfr. STCA 38.2016.23 del 2 agosto 2016
consid. 2.5. e STCA 38.2008.67 del 12 febbraio 2009 consid. 2.6.; STCA
38.2008.37 del 24 settembre 2008). 

 

                        2.13.  Alla luce di
tutto quanto esposto, occorre concludere che a ragione la Sezione del lavoro ha
negato alla ricorrente il diritto alle indennità per lavoro ridotto per il
lasso di tempo a decorrere dal 1° luglio 2021.

 

                                  La
decisione su opposizione del 12 ottobre 2021 deve conseguentemente essere
confermata.

 

                        2.14.  Abbondanzialmente giova
sottolineare, per quanto l’esame dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI (“Non
hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto le persone che, come soci,
compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell’azienda,
determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di
lavoro, come anche i loro coniugi occupati nell’azienda”) sia di competenza
della Cassa di disoccupazione e non della Sezione del lavoro (cfr. art. 36 cpv.
3 e 4 LADI, art. 39 cpv. 1 LADI, art. 81 cpv. 1 lett. a LADI; art. 85 cpv. 1
lett. b LADI), che la dipendente della RI 1 __________ - assunta all’80% dal 1°
ottobre 2018 quale impiegata d’ufficio / ricezionista - dalla fine di agosto
2018 agli inizi di giugno 2021 era iscritta a RC quale amministratrice unica
con firma individuale della SA e dagli inizi di giugno 2021 a tuttora è
iscritta senza funzione ma con diritto di firma individuale (cfr. estratto RC,
reperibile nel sito www.zefix.ch).

 

                                  In proposito
va ricordato che, derogando all’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, alle persone che
determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di
lavoro è stato eccezionalmente riconosciuto il diritto alle indennità per
lavoro ridotto (di importo forfettario), sulla base dell’art. 2 dell’Ordinanza
sulle misure nel settore dell’assicurazione contro la disoccupazione (COVID-19)
(Ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione), soltanto dal 1°
marzo al 31 maggio 2020 (cfr. STCA 38.2020.65 dell’8 febbraio 2021; STCA
38.2020.39 del 15 ottobre 2020).

 

                        2.15.  L’art.
61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura
deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti;
la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte
alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

 

Il 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica
della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve
essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in
vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie
relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge
interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può
imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o
sconsiderato. 

 

Secondo