# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a671294a-8bf0-58e2-8e3f-1eaabf164fa1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-09-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 16.09.2015 11.2013.88
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2013-88_2015-09-16.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2013.88

  	
  Lugano,

  16 settembre 2015/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa SE.2013.31 (azione
di mantenimento) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa con
petizione del 23 gennaio 2013 dallo

 

	
   

  	
  Stato
  del Cantone Ticino 

  (rappresentato
  dall'Ufficio del sostegno sociale 

  e
  dell'inserimento, Bellinzona)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1,

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 3 ottobre 2013 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore
aggiunto il 6 settembre 2013;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  Il 6 aprile 2011 G__________
(14 luglio 1993), figlia di __________ (1934) e AP 1 (1962), è stata affidata
in internato dalla Commissione tutoria regionale 6 alla Fondazione __________
nell'ambito di un progetto destinato a giovani tra i 16 ai 20 anni che vivono
situazioni di disagio, i quali sono ospitati in appartamenti e seguiti da
educatori nella prospettiva di un inserimento professionale. Fino alla maggiore
età la retta per il collocamento di G__________ presso la Fondazione __________
è stata pagata dalla madre, alla quale l'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento anticipava il contributo di mantenimento paterno.

                            B.  Dopo la maggiore età della
figlia AP 1 ha rifiutato di continuare i pagamenti. La Fondazione __________ ha
chiesto così il versamento delle rette all'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento, che dal 1° luglio 2011 ha anticipato alla Fondazione __________
la somma di fr. 480.– mensili. Accertato che __________ percepisce solo una
rendita minima AVS e prestazioni complementari, l'Ufficio del sostegno sociale
e del­l'in­se­rimento ha invitato il 28 febbraio 2012 AP 1 a firmare una convenzione
di mantenimento per la copertura della retta relativa all'internato della
figlia. Senza esito.

 

                            C.  Decaduto infruttuoso il tentativo
di conciliazione davanti alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, il 23
gennaio 2013 l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento ha promosso
causa perché AP 1 fosse obbligata a rimborsargli le rette versate alla
Fondazione __________ per l'internato di G__________ dopo la maggiore età (fr.
4980.– dal 1° lu­glio 2011 al 30 settembre 2012 e fr. 480.– mensili
dal 1° ot­tobre 2012 fino al termine della presa a carico o fino al compimento del 20° anno, ma non oltre fr. 9780.–
complessivi). Chiamata a esprimersi per scritto, AP 1 ha proposto il 20 febbraio
2013 di respingere l'azione e in via riconvenzionale ha chiesto che l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento
fosse condannato a versarle fr. 20 000.–
in riparazione del torto morale. Con osservazioni del 22 mar­zo 2013 l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento ha propo­sto
di respingere la riconvenzione.

 

                            D.  Al dibattimento del 17 aprile
2013 le parti hanno confermato le loro richieste. Terminata l'istruttoria il 27
giugno 2013, alla discussione finale del 3 settembre 2013 esse hanno ribadito i
rispettivi punti di vista. Statuendo con sentenza del 6 settembre 2013, il
Pretore ha respinto tanto l'azione principale quanto la riconvenzione. La tassa
di giustizia di fr. 300.– e le spese del­l'azione principale sono state poste a
carico dell'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento, tenuto a rifondere alla convenuta fr. 500.– per
ripetibili. La tassa di giustizia di fr. 400.– e le spese della riconvenzione
sono state addebitate ad AP 1, con obbligo di rifondere all'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento fr.  500.– per ripetibili.

 

                            E.  Contro la sentenza appena
citata AP 1 è insorta a questa Camera con un
appello del 3 ottobre 2013 per ottenere che sia accolta la sua riconvenzione e
che il giudizio impugnato sia riformato di conseguenza. L'appello non è stato comunicato
per osservazioni.

Considerando

 

in diritto:              1.  Le sentenze emanate dai Pretori
con la procedura semplificata sono impugnabili con appello entro 30
giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC), sempre che, ove si tratti di
controversie meramente patrimoniali, il valore litigioso raggiungesse almeno
fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione
riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In concreto tale
presupposto è dato, ove appena si consideri l'entità della riparazione per
torto morale chiesta dall'appellante (fr. 20 000.–).
Quanto alla tempestività del ricorso, la decisione del Pretore è stata notificata
ad AP 1 lunedì 9 settembre 2013. Introdotto il
3 ottobre 2013, l'appello è stato presentato quindi in tempo utile.

 

                             2.  Nella sentenza impugnata il
Pretore aggiunto ha richiamato anzitutto l'art. 277 cpv. 2 CC, secondo
cui, qualora il figlio non abbia ancora ultimato la propria formazione alla maggiore
età, i genitori devono continuare a provvedere al suo mantenimento per quanto
si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l'insieme delle circostanze,
fino al momento in cui tale formazione possa normalmente concludersi. Titolare
del diritto – egli ha proseguito – è il figlio maggiorenne oppure l'ente
pubblico che provvede al suo mantenimento, in qualità di cessionario legale. Accertata
così la legittimazione dell'Ufficio del sostegno
sociale e dell'inserimento a chiedere la rifusione del contributo alimentare
anticipato alla Fondazione __________ per la retta mensile in internato di G__________
dopo la maggiore età (art. 289 cpv. 2 CC), il pri­mo giudice ha nondimeno
respinto la richiesta, non avendo la figlia intrapreso alcuna adeguata formazione
professionale. Per quel che era della ricon­venzione, il Pretore aggiunto non
ha riscontrato alcuna pressione indebita dell'Ufficio
del sostegno sociale e dell'inserimento o della Fondazione __________ nei confronti di AP 1. Avendo essa rifiutato di firmare una
convenzione di mantenimento dopo la maggiore età di G__________,
egli ha rilevato, l'Ufficio del sostegno
sociale e dell'inserimento si è limitato a promuovere causa, il che è avvenuto senza
alcuna costrizione a un consenso qualsiasi. Onde, per finire, anche il rigetto
della riconvenzione.

 

                             3.  Litigiosa
rimane, in concreto, la pretesa di fr. 20 000.– avanzata da AP 1 a titolo di
riparazione per torto morale. Costei si duole che l'Ufficio
del sostegno sociale e dell'inserimento le abbia chiesto di contribuire alla
retta per l'internato della figlia maggiorenne indebitamente, senza
alcun mandato e nella consapevolezza di non
avere il benché minimo diritto. Essa lamenta
di avere subìto attacchi assillanti e intimidatori.
Rimprovera inoltre all'Ufficio di avere condotto indagini sulla sua famiglia senza
motivo né autorizzazione tramite una perizia di cui essa critica il contenuto, ciò
che ha leso il suo diritto alla privatezza, con l'unico scopo di rovinare l'immagine
sua e dei suoi familiari. L'Ufficio avrebbe profittato in sintesi della
situazione drammatica da lei vissuta con la figlia, riaprendo una ferita che da
anni essa tentava di guarire. Tale comportamento l'avrebbe seriamente
irritata, avrebbe turbato la serenità familiare e
avrebbe esercitato su lei una pressione psicologica durata dal 28 febbraio
2012 (invito a firmare la convenzione di mantenimento) fino al 6 settembre 2013
(emanazione della sentenza impugnata). Il che giustifica, a suo avviso, il
versamento dell'indennità richiesta.

 

                                  a)   L'art.
49 cpv. 1 CO subordina il versamento di un'indennità per torto morale – fra
l'altro – all'esistenza di una lesione della personalità che dev'essere
oggettivamente e soggettivamente grave (Brehm in: Berner Kommentar, 2ª edizione, n. 19
segg. ad art. 49 CO con riferimenti). Un'indennità per riparazione del
torto morale può essere pretesa, in altri termini, solo quando le sofferenze
subìte dal richiedente superino per intensità quelle che, secondo le concezioni
abituali, una persona dev'essere in grado di sopportare senza rivolgersi al
giudice (FF 1982 II 671 n. 272). Né il versamento di una somma in denaro è la
regola: essa si giustifica solo qualora all'offesa non possa rimediarsi
altrimenti (l'art. 49 cpv. 1 CO). Incombe al richie­dente al­legare e dimostrare
le circostanze dalle quali si desume, per la grave lesione patita, la sua personale
sofferenza (RtiD II-2004 pag. 527 consid. 7).

 

                                  b)  Nella
fattispecie l'attrice riconvenzionale non ha dimostrato alcuna grave
sofferenza. Essa ha dichiarato che il comporta­mento dei funzionari
dell'Ufficio del sostegno sociale e del­l'inserimento “ha causato molta rabbia
e turbato la serenità famigliare nonché causato una pressione psicologica durata
dal 28 febbraio 2012 al 6 settembre 2013” (appello, pag. 3 in basso), ma ciò non basta per sostanziare una grave sofferenza personale, tanto meno suscettibile
di giustificare il versamento di una somma in denaro. Invano si cercherebbero nel
fascicolo processuale elementi suscettibili di sostanziare l'ipotesi di particolari
angosce, travagli o tribolazioni. Agli atti non figurano né rapporti
specialistici né testimonianze. La vicenda avrà anche contrariato l'appellante,
le avrà dato pensiero, l'avrà infastidita, tuttavia ciò non risulta averle
recato più disturbo di quanto un ordinario contenzioso aperto con l'autorità
amministrativa avrebbe cagionato a un'altra persona posta nelle medesime
circostanze. Già dal profilo soggettivo non si intravedono dunque i presupposti
per la prospettata applicazione dell'art. 49 cpv. 1 CO.

 

                                  c)   Si
aggiunga che in concreto non si scorgono nemmeno gli estremi oggettivi per far
capo alla norma testé citata. Intanto non è vero che l'Ufficio del sostegno
sociale e del­l'in­serimen­to non potesse procedere nei confronti dell'interessata.
L'ente pubblico che provvede al mantenimento di un figlio è legittimato a
chiedere al debitore alimentare il versamento del contributo (art. 289 cpv. 2
CC). Se il contributo non è an­cora stato fissato dal giudice e il genitore
rifiuta di firmare una convenzione di mantenimento, l'ente pubblico è abilitato
a promuovere azione di mantenimento in surrogazione dei diritti del figlio (Perrin in: Commentaire romand, Basilea
2010, CC I, n. 10 ad art. 289 con rinvio; v. anche Meier/Stettler, Droit de la filiation, 5ª
edizione, pag. 750 in fondo). Ciò vale altresì per figli maggiorenni agli studi
cui i genitori siano tenuti a provvedere finanziariamente giusta l'art. 277
cpv. 2 CC. In concreto l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento ha sopperito
al mantenimento di G__________ dopo la maggiore età versando la retta
dell'internato alla Fondazione __________. Era legittimato pertanto a far sottoscrivere accordi
di mantenimento ai genitori (art. 5 cpv. 1 lett. f del regolamento della legge per le famiglie: RL 6.4.2.1.1) e,
risultando infruttuosa la proposta, a intentare azione di mantenimento in surrogazione
della figlia, come rappresentante dello Stato del Cantone Ticino (art. 69 cpv.
2 del regolamento citato).

 

                                       L'appellante denuncia
una persecuzione psicologica messa in atto nei suoi confronti dall'Ufficio
del sostegno sociale e del­l'inserimento. In realtà dagli atti non si evince
nulla del 

                                       genere. Il
tono usato dall'Ufficio nelle tre lettere precedenti l'istanza di conciliazione
è corretto e mal si comprende come possano ravvisarsi cenni minacciosi o intimidatori (doc. G, I, M).
L'istanza di conciliazione medesima e gli atti della causa di merito non
denotano alcunché di inopportuno né tanto me­no di vessatorio. Certo, per
finire il Pretore aggiunto ha respinto la petizione, ma non perché l'Ufficio
del sostegno sociale e dell'inserimento non fosse
legittimato ad agire o perché non avesse provveduto al mantenimento di G__________,
bensì perché nel caso specifico G__________ non poteva dirsi “in formazione”,
avendo semplicemente tentato di trovare un indirizzo formativo o lavorativo con
lo svolgimento di taluni stages professionali, senza adempiere compiutamente le
premesse dell'art. 277 cpv. 2 CC per ottenere un contributo alimentare dopo la
maggiore età (sentenza impugnata, pag. 5 in alto). Ciò non
significa che l'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento abbia agito in
malafede o nella consapevolezza di riscuotere un indebito.

 

                                  d)  L'appellante
censura una grave violazione oggettiva della sua personalità per avere, l'Ufficio
del sostegno sociale e del­l'inserimento, esperito indagini commissionando
all'Ufficio delle famiglie e dei minorenni “un sintetico rapporto inerente
all'evoluzione della relazione tra la madre (…) e la figlia” (doc. P), del 5
dicembre 2012. Essa fa valere di non essere stata interpellata al proposito e
che l'unico scopo di quel rapporto era – come detto – di denigrare lei e la sua
famiglia. Simili impressioni sono puramente personali. Per promuovere un'azione
di mantenimento in surrogazione di G__________ l'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento doveva sincerarsi previamente che la rottura delle relazioni
con la madre non fosse imputabile esclusivamente al comportamento della figlia
maggiorenne, poiché se così fosse stato il giudice avreb­be potuto rifiutare un
contributo di mantenimento già per tale motivo (RtiD I-2015 pag. 883 n. 14c con
numerosi riferimenti e la successiva
sentenza del Tribunale federale 5A_182/2014 del 12 dicembre 2014 fra le
stesse parti, consid. 3.2). E non avrebbe avuto senso avviare una causa in
condizioni siffatte. Senza dimenticare poi che sul contenuto del rapporto l'appellante
ha potuto esprimersi davanti al Pretore aggiunto, autorità giudiziaria munita
di pieno potere cognitivo, di modo che una qualsivoglia disattenzione del suo
diritto di esprimersi risulterebbe sanata (DTF
137 I 197 consid. 2.3.2 con richiami).

 

                                  e)   In
ultima analisi, nulla indizia nella fattispecie una grave violazione soggettiva
né oggettiva della personalità della convenuta o della sua famiglia. Men che
meno emergono elementi concreti atti a comprovare una qualsivoglia intenzione,
da parte dell'Ufficio del sostegno sociale e del­l'inseri­mento, di offendere
la reputazione o la privatezza dell'appellante o dei suoi congiunti. L'autorità
ha intrapreso semplicemente quanto prevede la legge, quand'anche al singolo genitore
ciò possa riuscire sgradevole o addirittura ostile. Che poi il giudice adito
respinga un'eventuale azione di mantenimento promossa dall'Ufficio del sostegno
sociale e dell'inserimento in surrogazione del figlio – come nel caso specifico
– rientra nel possibile andamento delle cose e non va interpretato come la
dimostrazione che lo Stato abbia inteso colpire o provocare un danno morale o
materiale al genitore convenuto.

 

                             4.  Se ne conclude che, privo
di fondamento, l'appello è destinato all'insuccesso. Le spese dell'attuale
giudizio seguono il principio della soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Tenuto
conto del fatto che l'appellante è priva di formazione giuridica e ha agito di
propria iniziativa senza l'ausilio di un legale, si modera adeguatamente l'ammontare
della tassa di giustizia. Non si pone invece problema di ripetibili, non
essendosi chieste osservazioni all'appello. 

 

                             5.  Quanto ai
rimedi giuridici esperibili contro l'attuale sentenza sul piano federale (art.
112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso
non raggiunge la soglia di fr. 30 000.–
ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF (l'azione principale riguardava il versamento di fr. 9780.–, la
riconvenzione una riparazione di fr. 20 000.–).

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  L'appello è respinto
e la sentenza impugnata è confermata.

 

                             2.  Le spese processuali di fr. 500.–
sono poste a carico dell'appellante.

 

                             3.  Notificazione:

	
   

  	
  –;

  –.

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione
di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia ammissibile
il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso
sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi
previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale
federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti
concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2
LTF).