# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8425850e-66da-5fda-a7c4-2bbcbd48ae30
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 07.03.2022 52.2021.344
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2021-344_2022-03-07.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2021.344

   

  	
  Lugano

  7
  marzo 2022           

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Flavia Verzasconi, presidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi 

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara Maspoli

  

 

 

statuendo sul ricorso del 30 agosto
2021 dell'

 

 

	
   

  	
    RI
  1   

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 13 luglio 2021 (n. 20.2020.26) con
  cui la Commissione di disciplina notarile ha pronunciato nei suoi confronti
  un ammonimento, a titolo di sanzione disciplinare;

  

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

A.   a. Il 23 ottobre 2020
il notaio RI 1 si è rivolta per un parere alla Commissione per il notariato del
Tribunale d'appello, cui ha chiesto se poteva - com'era sua opinione - essere "esonerata"
dalla pubblicazione di un testamento pubblico rogato per conto di __________.
Alla richiesta ha allegato una fotocopia della copia autentica del testamento
pubblico del 28 gennaio 2020 allestita - in quella stessa data - per l'archivio
notarile. 

 

b. Il 30 ottobre 2020
la Commissione per il notariato, posto che gli art. 62 della legge sul
notariato del 26 novembre 2013 (LN; RL 952.100) e 556 cpv. 2 del codice civile
svizzero del 10 dicembre 1907 (CC; RS 210) impongono al notaio che ha ricevuto
un testamento pubblico di procedere alla sua pubblicazione, ha escluso
l'ipotesi di un esonero. Ha inoltre invitato il notaio a dare spiegazioni
riguardo al fatto che la copia autentica destinata all'archivio notarile
risultava essere stata eseguita prima del decesso della testatrice (avvenuto il
14 agosto 2020), in violazione degli art. 61 e 79 cpv. 2 LN (che essenzialmente
vietano di ostendere il contenuto di un testamento quando il testatore è ancora
in vita).

 

c. Con risposta del 23
novembre 2020 il notaio ha preso posizione sulle predette critiche. Ha
anzitutto spiegato che a suo parere le norme citate presenterebbero una lacuna:
nel caso - come quello in esame - in cui l'erede legale è l'unico figlio, non
vi sarebbe infatti alcun interesse a mantenere il segreto relativo alla
successione di una persona ancora in vita. Inoltre, non si sarebbe trattato in
concreto di rinunciare definitivamente alla pubblicazione del testamento, ma di
posticiparla finché non vi sarebbe stata la necessità di dimostrare
l'esistenza di tale testamento nei confronti di terzi, che avanzassero pretese
ereditarie. 

d. Messa al corrente della fattispecie da parte della Commissione per il
notariato, il 27 novembre 2020 la Commissione di disciplina notarile (Commissione)
ha aperto nei confronti del notaio RI 1 un procedimento disciplinare.

Chiamata a
pronunciarsi in merito, l'interessata ha spiegato di non aver avuto alcuna intenzione
di contravvenire alle regole. Al contrario, avrebbe avuto la necessità di
chiedere un consiglio proprio per evitare di incorrere in una violazione delle
norme applicabili. Ribadita la tesi della lacuna legis con riferimento
sia all'obbligo di pubblicazione (per il quale non sarebbe in ogni caso
punibile, avendo nel frattempo fatto indire la necessaria udienza), sia al
divieto di rilasciare copie del testamento di una persona vivente, si è
comunque dichiarata disposta ad adeguarsi subito alle direttive della
Commissione.

 

 

B.   Preso atto della
fotocopia della copia autentica della pubblicazione del testamento pubblico (avvenuta
il 15 gennaio 2021) e della copia del certificato ereditario dell'11 febbraio
successivo, trasmesse dall'interessata, con decisione del 13 luglio 2021, la
Commissione ha pronunciato nei confronti del notaio RI 1 un ammonimento. 

La precedente istanza ha anzitutto dato atto che il notaio non intendeva
violare norme professionali, ma si è semplicemente basato su una propria
interpretazione delle stesse, che riteneva migliore rispetto alla lettera della
legge e alla dottrina. Ha tuttavia ritenuto che tale interpretazione non
potesse essere seguita, avuto riguardo al tenore letterale delle disposizioni in
questione, da cui emergerebbe chiaramente l'obbligo - confermato anche dalla
dottrina - di procedere alla pubblicazione. Ha considerato inoltre che il
notaio avesse violato i suoi doveri anche per avere trasmesso all'archivio
notarile le disposizioni testamentarie di una persona vivente e per avere
pubblicato una copia autentica del testamento anziché l'originale. La sanzione
è stata commisurata avuto riguardo, da un lato, alla recidiva e, dall'altro, alla
situazione personale del notaio e al fatto che per finire abbia proceduto alla
pubblicazione del testamento. La Commissione ha infine espressamente invitato
l'interessata ad attenersi alle norme vigenti garantendo quindi un servizio
corretto della funzione pubblica che svolge. 

 

C.   Avverso la predetta
decisione, il notaio RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendo l'annullamento. 

La ricorrente - che mette peraltro in discussione il fatto che liberi
professionisti, quali sono i membri della Commissione, possano essere
considerati giudici indipendenti - nega essenzialmente di avere violato i suoi
doveri di notaio, ritenendo di avere agito in buona fede e con la necessaria
diligenza, tanto da interpellare le autorità per un parere preventivo circa
l'interpretazione delle norme applicabili e conformarsi poi alle istruzioni
ricevute. Si duole del fatto che la Commissione non abbia considerato i motivi
- per i quali rinvia alle sue precedenti prese di posizione - per cui a suo
avviso le norme in materia di pubblicazione del testamento e di informazione
all'archivio notarile presenterebbero una lacuna, ritenendo che una divergenza
di opinioni circa l'interpretazione di una norma non giustifichi una sanzione.
Non nega di avere omesso di pubblicare l'originale del testamento pubblico, che
però avrebbe prodotto al Tribunale d'appello. Contesta la tassa di giustizia
posta a suo carico, che chiede semmai di ridurre a fr. 100.-, e postula che le
siano assegnate delle ripetibili. Lamenta infine la violazione di tutta una
serie di norme costituzionali e convenzionali. 

 

 

D.   In sede di risposta,
la Commissione ha rinunciato a formulare osservazioni, riconfermandosi nel
provvedimento impugnato. 

 

                                  E.   In replica, l'insorgente si
è essenzialmente riconfermata nel suo ricorso. 

 

 

Considerato,                  in diritto

 

1.    1.1. La competenza del Tribunale cantonale
amministrativo è data dall'art. 102 cpv. 1 LN. Certa è la legittimazione attiva
della ricorrente, personalmente e direttamente toccata dalla decisione
impugnata, di cui è destinataria (art. 104 LN e 65 cpv. 1 della legge sulla
procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 165.100). Il gravame, tempestivo (art. 104 LN e
68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine.

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla base degli atti, senza istruttoria
(art. 25 cpv. 1 LPAmm). A una valutazione
anticipata (cfr. DTF 141 I 60 consid. 3.3 e rimandi), le prove
sollecitate dall'insorgente non
appaiono infatti idonee ad apportare al Tribunale la conoscenza di ulteriori
elementi rilevanti per l'esito della controversia. Non occorre in particolare
dar seguito alla sua richiesta di essere personalmente interrogata, nella
misura in cui essa ha già avuto modo di esercitare compiutamente il suo diritto
di essere sentita per iscritto, mediante gli allegati di causa. Va infatti
ricordato che né la legislazione cantonale, né quella federale garantiscono
alle parti il diritto di esprimersi oralmente, essendo sufficiente che le
stesse possano fare valere le loro ragioni per iscritto (DTF 134 I 140 consid.
5.3; cfr. fra le tante: STA 52.2016.514 del 31 luglio 2018 consid. 1.2 e rif.
confermata da STF 2C_731/2018 del 22 aprile 2021).

2.    L'insorgente
lamenta in primo luogo l'incostituzionalità della Commissione. Contesta in particolare
che i notai - liberi professionisti - che la compongono possano essere
considerati dei giudici indipendenti. 

2.1. L'esercizio del notariato è regolato dai
Cantoni (Michel Mooser, Le droit
notarial en Suisse, II ed., Berna 2014, pag. 36, n. 55). La legge sul
notariato ticinese affida il compito di esercitare il potere disciplinare sui
notai alla Commissione di disciplina notarile (cfr. art. 19 cpv. 1 LN). La
Commissione di disciplina notarile - che ricalca la Commissione di disciplina
degli avvocati istituita dalla legge sull'avvocatura del 13 febbraio 2012
(LAvv; RL 951.100; cfr. Messaggio n. 6491 del 5 aprile 2011 relativo alla legge
sul notariato, punto n. 7, pag. 5 seg., che rimanda al Messaggio n. 6406 del 12
ottobre 2010 sulla revisione totale della legge sull'avvocatura, punto II.3
lett. b, pag. 5) - non è un organo
dell'Ordine professionale, ma un'autorità indipendente dallo stesso, i cui
componenti (tre membri e tre supplenti) sono designati dalla Commissione per il
notariato del Tribunale d'appello, per un periodo di due anni, tra i notai
iscritti nel registro cantonale (cfr. art. 19 cpv. 2 LN; cfr. pure STA 52.2018.534
del 13 gennaio 2020 consid. 2.1). 

2.2. Contrariamente a quanto pretende
l'insorgente, la Commissione non è un tribunale che deve adempiere i
requisiti d'indipendenza e imparzialità ai sensi degli art. 30 cpv. 1 della
Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.;
RS 101) e 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle
libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS 0.101). Tanto in base al diritto federale (art. 29a e
191b Cost., 86 cpv. 2 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005;
LTF; RS 173.110), quanto all'art. 6 CEDU - laddove fosse applicabile - basta
infatti che le sue decisioni possano essere impugnate dinnanzi a un tribunale
superiore - qual è il Tribunale cantonale amministrativo - che dispone di pieno
potere cognitivo in fatto e in diritto (cfr. art. 110 LTF, art. 69 LPAmm) e
soddisfa i requisiti di imparzialità e indipendenza di cui agli art. 30
cpv. 1 Cost. e 6 CEDU (cfr., per analogia,
Messaggio del 28 aprile 1999 concernente la LLCA, in: FF 1999 pag. 5024, ad n. 233.3; DTF 126 I 228 consid. 2 e 3; STA 52.2018.534 citata consid. 2.2; Bohnet/Martenet, op. cit., n. 1966
segg.). Su questo punto, le censure della ricorrente cadono pertanto nel vuoto. 

 

 

3.    3.1. La
violazione dei doveri che incombono al notaio è sanzionata a livello
disciplinare. Corollario della
vigilanza assicurata dallo Stato al fine di garantire l'esercizio
irreprensibile della professione e di preservare la fiducia del pubblico, la responsabilità disciplinare del notaio è
regolata esaustivamente dal diritto cantonale (cfr. STA 52.2018.534 del 13
gennaio 2020 consid. 5.1, 52.2017.337 del 22 novembre 2017 consid. 3.1 e
rimandi).

3.2. In Ticino, l'art. 20 cpv. 1 LN prevede la repressione in via disciplinare
degli atti commessi dal notaio in violazione dei suoi doveri o tali da
compromettere in qualunque modo la sua reputazione professionale, il suo onore
in relazione agli obblighi professionali o la fiducia che in lui ripone il
pubblico. La norma precisa che la Commissione giudica tutte le violazioni alla
legge sul notariato, al regolamento, alla
legge sulla tariffa notarile, alle norme deontologiche e allo statuto. 

 

                                   4.   4.1. Secondo l'art. 62 LN, il notaio che ha ricevuto o è
depositario di un testamento pubblico od olografo, alla morte del testatore,
deve procedere alla pubblicazione davanti al pretore competente del luogo dell'aperta
successione, a norma delle disposizioni del diritto civile federale e
cantonale. Tale obbligo deriva direttamente dal diritto federale. L'art. 556 CC
dispone infatti che il
funzionario che ha rogato un testamento o presso il quale è deposto (come pure
ognuno che l'abbia ricevuto in custodia o che l'abbia trovato tra le cose del
defunto) è tenuto, sotto sua personale responsabilità, a consegnarlo all'autorità
competente appena gli sia nota la morte del testatore (cfr. cpv. 1 e 2). L'obbligo
di consegna è assoluto: ogni documento originale che contiene delle
disposizioni di ultima volontà deve essere consegnato all'autorità, a
prescindere dalla sua forma e alla sua validità (cfr. Philippe Meier/Elza Reymond-Eniaeva, in: Commentaire romand,
CC II, Basilea 2016, n. 4-5 ad art. 556; Hubert-Froidevaux, op. cit., n. 6
ad art. 556). La copia
non è di principio oggetto dell'obbligo di consegna, a meno che sia rinvenuta
soltanto quella (cfr. Meier/Reymond-Eniaeva,
op. cit., n. 6 ad art. 556; Hubert-Froidevaux, op. cit., n. 7
ad art. 556). Il
pubblico ufficiale che manca ai suoi doveri professionali può incorrere in una
sanzione disciplinare, oltre che civile e penale (cfr. Mooser, op. cit., pag. 183, n. 273; Meier/ Reymond-Eniaeva, op. cit., n. 7 ad art. 556). 

Una volta venuta a conoscenza del testamento, l'autorità competente - cioè il
pretore del luogo dell'aperta successione - lo pubblicherà entro un mese
dall'avvenuta comunicazione (cfr. art. 557 cpv. 1 CC) e rilascerà, agli eredi
istituiti, i cui diritti non siano espressamente contestati dagli eredi
legittimi o dai beneficiari di una disposizione anteriore, una dichiarazione
(certificato ereditario) nel senso che essi sono riconosciuti eredi, riservate
le azioni di nullità e di petizione di eredità (cfr. art. 559 cpv. 1 CC).

Giusta l'art. 61 LN, il notaio non può né ostendere
l'originale, né rilasciare copie di testamento di persona vivente se non al
testatore. In questo senso, l'art. 79 cpv. 2 LN dispone che il testamento pubblico di persona vivente viene notificato all'archivio notarile
con un atto contenente la data, il numero di rubrica e l'indicazione trattarsi
di testamento di persona vivente, mentre la copia integrale viene insinuata
soltanto dopo la morte del testatore e la lettura e pubblicazione del
testamento. 

 

4.2. In concreto, la
Commissione, dopo aver dato atto che il notaio non intendeva violare norme
professionali ma semplicemente riteneva di disporre di una sua
interpretazione migliore rispetto alla lettera delle norme di legge e alla
dottrina, ha anzitutto reputato di non poter condividere tale sua
interpretazione. E ciò a fronte del chiaro tenore letterale delle disposizioni
della LN e del CC - da cui risulterebbe chiaramente l'obbligo per il notaio di
procedere alla pubblicazione del testamento - e dell'opinione della dottrina
unanime. Ha inoltre rimproverato al notaio di avere disatteso il divieto di
trasmettere all'archivio notarile disposizioni testamentarie di una persona
ancora in vita, come pure di avere, in un secondo tempo, pubblicato una copia
autentica del testamento anziché l'originale. Ha quindi accertato la violazione
degli art. 61, 62, 68 e 79 cpv. 2 LN e 556 cpv. 1 e 2 CC.

L'insorgente nega dal canto suo le violazioni addebitatele, in
particolare quella dell'art. 68 LN, che non sarebbe invero pertinente nel caso
concreto. Evidenziata la sua buona fede, ritiene che una divergenza di opinioni
circa l'interpretazione di determinate norme non giustifichi una sanzione. Non
nega invece di avere omesso di pubblicare l'originale del testamento pubblico,
che avrebbe però prodotto al Tribunale d'appello.

4.3. Ora, dagli atti emerge che il 28 gennaio 2020 la ricorrente ha rogato il
testamento pubblico di __________ e quello stesso giorno ne ha allestito una
copia autentica, che ha insinuato all'archivio notarile. Procedendo alla
predetta insinuazione prima della morte della testatrice (avvenuta soltanto il
14 agosto successivo), l'insorgente ha manifestamente violato gli art. 61 e 79
cpv. 2 LN. Norme, queste, che vietano al notaio, finché il testatore è ancora
in vita, di rilasciare copie
del suo testamento (se non al testatore stesso). Poiché il notaio non può
rivelare a nessuno il contenuto del testamento di una persona vivente,
all'archivio notarile il testamento dev'essere notificato
mediante un atto che indichi la data, il numero di rubrica e l'indicazione trattarsi
di testamento di persona vivente, ritenuto che soltanto dopo morte del
testatore e la lettura e pubblicazione del testamento può essere insinuata la
copia integrale. A fronte di tale quadro normativo, non può essere
seguita l'insorgente quando pretende che, nel caso concreto, ritenuto come
l'erede legale fosse l'unico figlio, non vi sarebbe stato alcun interesse a
tutelare il segreto relativo alla successione di una persona ancora in vita. 

Il 23 ottobre 2020 la ricorrente si è poi rivolta alla Commissione per il
notariato chiedendo se potesse essere "esonerata" dalla pubblicazione
del testamento in questione, puntualizzando in seguito che non si sarebbe trattato
di rinunciare definitivamente alla pubblicazione, ma di posticiparla finché non
vi sarebbe stata la necessità di dimostrare l'esistenza di tale testamento
nei confronti di terzi che avessero avanzato pretese ereditarie. Malgrado
la Commissione l'avesse ragguagliata già il 30 ottobre 2020 (cfr. doc. 1.2), è soltanto
il 4 dicembre successivo, ossia dopo l'apertura del procedimento disciplinare,
che l'insorgente ha per finire informato il pretore competente dell'esistenza
del testamento pubblico qui in questione (cfr. scritto del notaio alla Pretura
di Lugano, sezione 4, sub doc. 3.1). Lasciando trascorrere quasi quattro mesi
tra la dipartita della disponente e la comunicazione del testamento
all'autorità competente per pubblicarlo, l'insorgente ha quindi manifestamente
contravvenuto anche agli art. 62 LN e 556 cpv. 2 CC, che stabiliscono che tale
comunicazione deve avvenire alla morte del testatore (art. 62 LN)
rispettivamente appena gli sia nota la morte del testatore (art. 556
cpv. 2 CC). Già un'attesa di
due mesi e mezzo è del resto stata ritenuta eccessiva dalla giurisprudenza
(cfr. DTF 90 II 376 consid. 6a;
cfr. pure Mooser, op. cit., pag.
183, n. 273; Anouchka
Hubert-Froidevaux, in: Commentaire du
droit des successions, Berna 2012, n. 10 ad art. 556; cfr. anche Nicolas Gillard, Le conflit d'intérêts
en matière successorale, in: Journée de droit successoral 2020, Berna 2020,
pag. 43, n. 56). Incontestato è inoltre che, allorquando
il 15 gennaio 2021 ha finalmente assolto la sua incombenza, la ricorrente non
ha pubblicato l'originale del testamento - come esatto dalla legge - bensì
soltanto una sua copia autentica (cfr. doc. 4.1 con allegato). Disattenzione
che non può all'evidenza essere ignorata per il solo fatto che l'originale del
testamento è nel frattempo stato prodotto al Tribunale d'appello (cfr. doc. 5 allegato
al ricorso). 

Nulla può infine dedurre
a suo favore dalle norme costituzionali e convenzionali invocate nel gravame,
perlopiù in maniera decontestualizzata rispetto alle singole censure e senza
essere sostanziate. 

 

 

                                   5.   Ferme queste premesse, resta
da verificare l'entità della sanzione da infliggere alla ricorrente.

5.1. In caso di violazione della legge notarile, l'art. 97 cpv. 1 LN
prevede le misure disciplinari seguenti: 

- l'avvertimento;

- l'ammonimento;

- la
multa fino a fr. 20'000.-;

- la
sospensione dall'esercizio o il divieto definitivo di esercitare,

  misure da pubblicarsi sul Foglio ufficiale.

                                         La multa può
essere cumulata con la sospensione dall'esercizio del notariato o con il
divieto definitivo di esercitare (art. 97 cpv. 2 LN).

                                         L'art. 98
cpv. 1 LN precisa che nella commisurazione delle misure disciplinari devono
essere considerati la rilevanza del fatto, l'intensità del dolo, il grado della
colpa, nonché le possibili conseguenze derivanti dalle mancanze e in genere il
comportamento del notaio.

 

                                         La Commissione gode di un certo margine di apprezzamento nella
scelta della misura disciplinare, nella fissazione dell'importo di un'eventuale
multa o della durata della sospensione dall'esercizio della professione.
L'autorità deve tuttavia attenersi al rispetto dei principi della
proporzionalità e della parità di trattamento e, in generale, la sanzione deve
rispondere a un interesse pubblico. Occorre considerare lo scopo che la
sanzione disciplinare deve raggiungere - che di principio non è tanto quello di punire il trasgressore, quanto piuttosto quello di garantire che in futuro questi eserciti in maniera
ineccepibile la sua funzione - e scegliere il provvedimento adatto,
necessario e proporzionato a tale fine. 

La sanzione deve essere fissata in maniera appropriata in funzione della natura
e della gravità della violazione dei doveri legati all'esercizio della pubblica
funzione. L'autorità terrà in particolare conto della colpa
del trasgressore, degli interessi minacciati o lesi, del modo in cui il notaio ha
svolto la sua funzione in precedenza, così come del comportamento da lui
tenuto durante la procedura disciplinare (cfr. STA
52.2016.158 del 21 aprile 2017 consid. 5.1 e riferimenti). 

5.2. In concreto, è innegabile che il notaio RI 1 ha infranto molteplici norme attinenti all'attività di notaio.
Neppure può essere trascurare ch'ella è già stata oggetto di una sanzione
disciplinare in passato: l'8 ottobre 2018 la Commissione ha pronunciato nei
suoi confronti un avvertimento (sempre per avere violato diverse norme
attinenti all'attività di notaio), che questo Tribunale ha confermato con
decisione del 13 gennaio 2020 (inc. 52.2018.534). 

Alla luce di quanto esposto, nelle particolari circostanze del caso concreto,
si giustifica di confermare l'ammonimento pronunciato dalla Commissione, invero
generosamente. La sanzione così commisurata, piuttosto clemente (essendo tra le
più blande misure previste dall'art. 97 cpv. 1 LN), risulta senz'altro
rispettosa del principio della proporzionalità. A maggior ragione se si
considera il precedente della ricorrente. Non entra invece in linea di conto
l'invocata decadenza del procedimento disciplinare, non essendo manifestamente
adempiute le condizioni poste dall'art. 98 cpv. 2 e 3 LN (stralcio dal registro
o rinuncia all'iscrizione da parte del notaio). 

 

 

                                   6.   Da respingere è infine la
censura riferita all'entità delle spese processuali (fr. 500.-) poste a carico
dell'insorgente.

Ricordato come la tassa di giustizia debba
rispettare i principi della copertura dei costi (cfr. art. 50 RN) e dell'equivalenza e tenuto conto dell'ampio
potere di apprezzamento di cui dispone l'autorità amministrativa o giudiziaria (che può essere censurato solo in caso di eccesso o di abuso; cfr. art. 69 cpv. 1 lett. a
LPAmm; cfr. STA 52.2018.534 citata consid. 10, 52.2017.337 del 22 novembre 2017
consid. 7 e rif.), in concreto l'ammontare
della tassa applicata dalla Commissione, oltre che rientrare nella forchetta compresa tra fr. 100.- e fr. 5'000.-
prevista dall'art. 109 cpv. 1 LN, appare del tutto rispettoso dei citati
principi. Pur avuto riguardo alla situazione personale e finanziaria della
ricorrente, esso non risulta ancora sproporzionato, a fronte del dispendio di
tempo occasionato alla Commissione dall'evasione della pratica. La commisurazione della controversa tassa di
giustizia da parte dell'autorità inferiore non procede dunque da un
esercizio scorretto, in quanto abusivo, del suo potere di apprezzamento e deve
quindi essere tutelata.

 

 

                                   7.   7.1. Sulla base delle
considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere respinto, con conseguente
conferma della decisione impugnata. 

7.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia (art. 47 cpv. 1 LPAmm), ridotta per
tenere conto della sua situazione finanziaria, è posta a carico
dell'insorgente, secondo soccombenza. Non si assegnano ripetibili (art. 49 cpv.
1 LPAmm).

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

decide:

 

1.   Il ricorso è
respinto.

 

 

2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'000.-, già anticipata dalla ricorrente, rimane interamente a
suo carico. Non si assegnano ripetibili. 

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS
173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                            La vicecancelliera