# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8299539b-6fc5-5bb5-84b9-f22943d60297
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-23
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 23.04.2021 D-1710/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1710-2021_2021-04-23.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1710/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 3  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gregor Chatton;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Marocco,   

patrocinato dalla signora Michela Gentile, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed 

allontanamento; 

decisione della SEM del 7 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-1710/2021 

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Visto: 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 15 marzo 

2021, 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 24 marzo 2021 

(cfr. atto SEM n. […]-21/2), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti n. 23/2 e 24/2),  

il verbale del 30 marzo 2021 per mezzo del quale al ricorrente è stato 

conferito il diritto di essere sentito in merito all’assegnazione ad un Centro 

speciale (cfr. atto n. 38/2) e la decisione incidentale di medesima data con 

cui l’autorità inferiore ha attribuito A._______ al Centro speciale “Les 

Verrières” per una durata massima di trenta giorni (cfr. atto n. 36/2),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 7 aprile 2021, notificata l’8 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali; atto 

41/1), mediante la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Spagna, 

il ricorso del 15 aprile 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d'entrata: 16 

aprile 2021), con cui l’insorgente ha postulato in limine la sospensione 

dell’allontanamento in via supercautelare e la restituzione dell’effetto 

sospensivo al gravame; a titolo principale egli ha domandato 

l’annullamento, rispettivamente la constatazione dell’annullamento, della 

decisione incidentale con la quale l’autorità inferiore lo ha trasferito al 

Centro speciale “Les Verrières”; l’ulteriore conclusione ricorsuale, per 

mezzo della quale il ricorrente ha chiesto l’annullamento della decisione 

impugnata e la trasmissione degli atti alla SEM per un completamento 

dell’istruttoria; contestualmente, egli ha proposto istanza di concessione 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle 

spese di giudizio e del relativo anticipo, con protesta di tasse e spese,  

la documentazione acclusa all’impugnativa, composta da atti già facenti 

parte dell’incarto dell’autorità di prima istanza, oltre che da un rapporto 

intitolato “Factsheet centre spécifique Les Verrières”,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

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e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a‒c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame,  

che i ricorsi manifestamente fondati e infondati, ai sensi dei motivi che 

seguono, sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice 

unico, con l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la 

decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di 

un trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e 

allontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che nel corso del colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla 

possibile competenza della Spagna, non l’ha esplicitamente contestata, 

limitandosi ad asseverare di non volervi fare ritorno,  

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’esplicita accettazione della competenza da parte della Spagna, ha 

escluso che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i 

meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per 

l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno 

degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un apolide 

(rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 

29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) o un rischio di trattamenti 

contrari all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE) e all’art. 3 CEDU; che 

proseguendo nella propria analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi 

che impongano l’applicazione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 

par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III; che infine, in specie non 

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emergerebbero motivi umanitari atti a giustificare l’applicazione della 

clausola di sovranità ex art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo (OAsi 1; 

RS 142.311); che a tal proposito, la situazione di salute del ricorrente 

risulterebbe essere acclarata ritenuto che sia le diagnosi che le terapie 

prescritte sarebbero chiare; che d’altro canto la Spagna disporrebbe di 

un’infrastruttura medica sufficiente ed accessibile al richiedente in base al 

diritto comunitario; che ad ogni modo, solo la capacità di trasferimento 

risulterebbe decisiva,  

che con il gravame l’insorgente avversa su vari aspetti l’argomentazione di 

cui al sindacato provvedimento,  

che in primo luogo, l’interessato eccepisce una violazione del suo diritto di 

essere sentito; che in tal senso, a suo dire la SEM non avrebbe informato 

tempestivamente la sua patrocinatrice in merito alla procedura di 

trasferimento verso il Centro speciale “Les Verrières”; che inoltre, l’autorità 

inferiore avrebbe omesso di notificare alla medesima legale la 

documentazione ivi relativa, procedere che avrebbe violato i disposti degli 

art. 24-28 dell’Ordinanza del DFGP sull’esercizio dei centri della 

Confederazione e degli alloggi presso gli aeroporti (RS 142.311.23 [di 

seguito: Ordinanza DPFG]) ed in particolare dell’art. 26 cpv. 4; che 

oltretutto, dal carteggio infine rimessole – dietro esplicita richiesta – 

mancherebbero i rapporti d’avvenimento dei servizi di sicurezza presso i 

CFA oltre che il rapporto redatto dalla polizia comunale di Chiasso,  

che a ciò si aggiungerebbe il fatto che la laconicità delle risposte articolate 

dal ricorrente nel verbale relativo al diritto di essere sentito in merito 

all’attribuzione al Centro speciale, così come la sua ammissione di non 

ricordare di essere stato interpellato in tal senso, denoterebbe una 

mancata comprensione di quanto stesse succedendo,    

che oltretutto, gli atti concernenti l’attribuzione al Centro speciale sarebbero 

stati registrati in maniera poco chiara, contenendo finanche date 

incongruenti,  

che infine, il richiedente l’asilo non avrebbe avuto accesso alle necessarie 

cure mediche nel Centro di “Les Verrières”; che in particolare, malgrado le 

sue richieste, egli non sarebbe mai stato visitato; che pertanto, in assenza 

di referti medici, non sarebbe possibile stabilire in maniera chiara e 

completa lo stato di salute del ricorrente, né comprendere se egli soffra di 

problemi di salute; che in definitiva, la SEM avrebbe accertato in modo 

incompleto i fatti giuridicamente rilevanti,   

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che anzitutto, vista la doglianza in tal senso, occorre in primo luogo 

determinare se, come censurato dal ricorrente, l’autorità inferiore nel corso 

della procedura di attribuzione al Centro speciale abbia contravvenuto al 

diritto di essere sentito del richiedente l’asilo,  

che per costante giurisprudenza, il diritto di essere sentito, disciplinato 

dall'art. 29 cpv. 2 Cost., comprende il diritto per l'interessato di consultare 

l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne 

l'assunzione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative 

risultanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (DTF 135 II 

286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3), 

che il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui 

violazione implica, di principio, l'annullamento della decisione impugnata, 

a prescindere dalle possibilità di successo nel merito (cfr. DTF 129 I 323 

consid. 3.2; 126 I 15 consid. 2a; GICRA 2006 n°4 consid. 5), 

che in casu, dagli atti all’inserto va avantutto osservato che la patrocinatrice 

dell’interessato, benché legittimata da una regolare procura − sottoscritta 

il 17 marzo 2021 (cfr. atto n. 12/1) − non sia stata prontamente informata 

del procedimento disciplinare avviato nei confronti del suo assistito, 

che vieppiù, ed in chiaro contrasto con i disposti dell’art. 26 cpv. 4 

Ordinanza DFPG, l’autorità inferiore ha omesso di trasmettere alla legale 

la documentazione concernente la misura disciplinare predisposta; che è 

solamente una volta emanata la decisione finale del 7 aprile 2021 che la 

SEM – peraltro espressamente sollecitata in tal senso – le ha rimesso gli 

atti in parola,  

che orbene, in casu s’imponeva invero un agire maggiormente tempestivo 

tanto più se considerata la sensibilità della misura in questione e il ristretto 

termine di ricorso per impugnare la decisione finale sull’asilo; che oltretutto, 

nel caso in rassegna vi sarebbe da chiedersi se la classificazione dei 

rapporti d’avvenimento dei servizi di sicurezza quali “atti interni B” fosse 

giustificata, ritenuto che la decisione di attribuzione al Centro speciale 

riposa su di essi, perdipiù richiamandoli esplicitamente (cfr. atto n. 36/2),  

che sia quel che sia, alla luce delle carenze procedurali evidenziate sopra, 

lo scrivente Tribunale ravvisa in specie una violazione del diritto di essere 

sentito del richiedente, per il che si giustifica l’annullamento della decisione 

incidentale del 30 marzo 2021,  

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che chiarito tale aspetto, e fermo restando che l’annullamento di una 

decisione incidentale concernente misure disciplinari non pregiudica 

necessariamente la validità della decisione finale sull’asilo, occorre ora 

determinare se è a ragione che l’autorità di prima istanza non è entrata nel 

merito della domanda d’asilo di A._______ e ne ha pronunciato il 

trasferimento verso la Spagna,  

che in proposito, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di 

una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico 

del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella 

fattispecie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello stato membro competente secondo il capo III 

(cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

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trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo 

III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato come 

competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è 

tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato 

membro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno 

(art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III), 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha 

permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo 

a B._______ (Spagna) il (…) 2019 (cfr. atto n. 10/2); che nell’ambito del 

colloquio Dublino il richiedente ha confermato tale riscontro (cfr. atto 21/2),  

che il 24 marzo 2021 la SEM ha presentato alle omologhe autorità 

spagnole, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III, una 

richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 13 par. 1 lett. b Regolamento 

Dublino III,  

che il 29 marzo 2021 tali autorità hanno espressamente accettato di 

riprendere in carico il ricorrente in applicazione di tale norma (cfr. atto 

n. 32/2),  

che di conseguenza, la competenza della Spagna risulta di principio essere 

data, 

che la Spagna è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della 

Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

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Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste 

dall’Unione europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 

sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 

2011, 30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale 

Stato non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5), 

che all’occorrenza, non vi sono fondati motivi di ritenere che in Spagna 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III),  

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti 

per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il 

diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in 

diritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere 

di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

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che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato, né 

invero ha censurato, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a 

riprenderlo in carico e a portare a termine la procedura relativa alla sua 

domanda di protezione in violazione della direttiva procedura, 

ch’egli neppure ha apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare 

che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di 

respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali 

rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà 

sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto 

in un tale Paese, 

che come detto, con l’impugnativa l’insorgente asserisce però che in 

assenza di un rapporto medico esaustivo e dettagliato, in specie non si 

disporrebbe di un quadro clinico sufficientemente chiaro, ciò che 

determinerebbe un accertamento incompleto dei fatti determinanti da parte 

dell’autorità inferiore,  

che orbene, v’è anzitutto da osservare che il respingimento forzato di 

persone che soffrono di problematiche valetudinarie, costituisce una 

violazione dell’art. 3 CEDU unicamente in casi eccezionali; che ciò risulta 

essere il caso segnatamente laddove la malattia dell’interessato si trovi in 

uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a 

seguito del trasferimento, la sua morte appaia come una prospettiva 

prossima (cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 

maggio 2008, 26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro 

Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che essendo decisivo e visto quanto censurato in tal senso, occorre a 

questo punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato 

dall’autorità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia 

effettivamente stato o meno esaustivo e corretto, e dall’altra se quest’ultimo 

rientri o meno nelle casistiche testé enucleate, 

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che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità 

competente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e 

completo dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che sulla base degli atti di cui all’inserto, al momento dell’emissione della 

sindacata decisione risultava infatti evidente che la situazione medica 

dell’insorgente non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza 

convenzionale,  

che in primo luogo, per sua stessa ammissione, il ricorrente non era afflitto 

da patologie di sorta (cfr. atto n. 21/2),  

che il ricovero ospedaliero del (…) 2021 non permetteva altresì diversa 

valutazione nella misura in cui all’interessato è stata diagnosticata 

un’”alterazione stato di coscienza su simulazione: - concomitante 

assunzione alcolica, THC e benzodiazepine” (cfr. atto n. 24/2); che 

oltretutto, il paziente è stato dimesso il giorno stesso in buone condizioni 

generali,  

che infine, l’asserzione secondo la quale l’interessato si sarebbe visto 

rifiutare la necessaria assistenza sanitaria, si riduce ad una mera 

dichiarazione di parte,   

che su tali presupposti, nel caso in disamina non v’è pertanto ragione di 

chiarire ulteriormente lo stato valetudinario del ricorrente,  

che per il resto, come rettamente evidenziato dall’autorità inferiore, la 

Spagna dispone di infrastrutture mediche sufficienti (cfr. fra le tante, 

sentenza del Tribunale F-1602/2018 del 29 maggio 2018), ed in quanto 

Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i 

richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza 

medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica 

(cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di 

comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale 

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sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o 

all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Spagna, 

che comunque, appartiene a quest’ultimo sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono elementi per ritenere 

che l'autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di 

apprezzamento nell'applicazione della clausola di sovranità per motivi 

umanitari, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, la Spagna rimane competente dell’esame della 

domanda di asilo del ricorrente ed è tenuta a riprenderlo in carico in 

ossequio alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Spagna 

conformemente all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede 

un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI 

(RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio 

di non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2015/18 che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della 

SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il 

trasferimento dalla Svizzera verso la Spagna, confermata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo risulta senza oggetto,  

che altresì, per lo stesso motivo succitato, la domanda di esenzione dal 

versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è 

divenuta senza oggetto,  

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali ridotte, quantificate 

in CHF 500.– e che seguono la soccombenza, sono poste a carico del 

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ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 

tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che l’altra parte delle spese, andrebbe posta a carico dell’autorità 

resistente, che però ne è esente ex art. 63 cpv. 2 PA, 

che inoltre, ai sensi dell’art. 111ater LAsi non sono attribuite indennità 

ripetibili,  

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF),  

che la pronuncia è quindi definitiva, 

  

 

  

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

  

D-1710/2021 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto. La decisione incidentale della SEM del 30 

marzo 2021 è annullata.  

2.  

Per il resto il ricorso è respinto. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 500.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di 

spedizione della presente sentenza. 

4.  

Non sono attribuite indennità ripetibili. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità 

cantonale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: