# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b06801f2-1a74-5950-9779-ad0e8fd5865d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.11.2017 35.2017.15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-15_2017-11-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2017.15

   

  mm

  	
  Lugano

  20 novembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 febbraio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 25 gennaio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 28 marzo 2014, RI 1,
nato nel 1982, dipendente della ditta __________ di __________ e, perciò,
assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1, è scivolato sulle scale
di una casa in costruzione e, per attutire la caduta, ha allungato all’indietro
il braccio destro che ha così subito un contraccolpo (cfr. doc. 9, p. 2). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 27 ottobre 2014, poi
confermata in sede di opposizione (cfr. doc. 85), l’amministrazione ha sospeso
il versamento delle prestazioni di breve durata a contare dal 1° agosto 2014 e
ha rifiutato la corresponsione di prestazioni di lunga durata, in quanto i
disturbi presentati dall’assicurato non sarebbero più in relazione di causalità
naturale almeno probabile con l’evento del 28 marzo 2014 (doc. 63).

 

                               1.3.   Con sentenza 35.2015.27 del
10 giugno 2015, questa Corte ha accolto ai sensi dei considerandi il ricorso
inoltrato nel frattempo dall’assicurato, nel senso che, annullata la decisione
su opposizione impugnata, gli atti sono stati rinviati all’assicuratore LAINF
affinché disponesse una perizia esterna volta innanzitutto a chiarire l’eziologia
dei disturbi denunciati da RI 1 dopo il 1° agosto 2014 (cfr. doc. 107). 

 

                               1.4.   Riprendendo l’istruttoria, l’CO
1 ha ordinato una perizia esterna ex art. 44 LPGA, affidandone l’esecuzione al
dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia (cfr. doc.
135 e 143). 

 

                                         L’esperto ha consegnato il
proprio rapporto in data 22 luglio 2016 (doc. 152). 

 

                               1.5.   Con decisione formale del 18
ottobre 2016, l’amministrazione ha confermato l’estinzione a far tempo dal 1° agosto
2014 del nesso causale naturale con il sinistro del marzo 2014 (cfr. doc. 160).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 168 e 178), in
data 25 gennaio 2017, l’CO 1 ha ribadito il contenuto della sua prima decisione
(cfr. doc. 179). 

 

                               1.6.   Con tempestivo ricorso del 27
febbraio 2017, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto il
ripristino del diritto alle prestazioni a decorrere dal 1° agosto 2014,
argomentando in particolare quanto segue: 

 

" (…) Il
ricorrente ribadisce innanzitutto pure in questa sede le sue censure relative
al nominativo del perito designato dalla CO 1. Quest’ultima ammette infatti che
il Dr. __________, al quale è stata sottoposta la presente fattispecie, è stato
dipendente CO 1 fino all’età del suo pensionamento. 

La perizia del Dr. __________, per questo motivo, non può essere
considerata quale perizia esterna ai sensi dell’art. 44 LPGA. La stessa va anzi
considerata quale parere del medico fiduciario dell’assicuratore infortuni che,
come già rilevato nella precedente sentenza di codesto lodevole Tribunale delle
assicurazioni, non può fondare in modo oggettivo e difendibile il diniego della
continuazione delle prestazioni in relazione all’infortunio del 28 marzo 2014
in particolare a fronte delle conclusioni dei referti allestiti dai medici
curanti del ricorrente già esaminati da codesto lodevole Tribunale. 

(…).

Innanzitutto il referto del Dr. __________, chiaramente legato
alla CO 1, non può essere ritenuto a fondamento della sospensione delle
prestazioni.

Inoltre la natura infortunistica dei persistenti disturbi in
relazione all’infortunio del 28 marzo 2014 è documentata da tutti i medici
curanti del ricorrente e dalla Clinica presso la quale lo stesso è stato
degente. È perciò chiaramente dato il nesso di causalità naturale tra l’evento
del 28 marzo 2014 e le conseguenze costituite dal danno alla salute e dai
persistenti disturbi per i quali è prevista un’ulteriore visita il 28 marzo
2017 a __________.” (doc. I)

 

                               1.7.   Nel mese di aprile 2017, il
patrocinatore del ricorrente ha prodotto un rapporto, datato 11 aprile 2017,
del Prof. dott. __________ (allegato al doc. VII), trasmesso all’CO 1 ai fini
della risposta di causa (doc. VIII). 

 

                               1.8.   L’istituto assicuratore, in
risposta, ha postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. IX). 

 

                               1.9.   In corso di causa, il
rappresentante dell’assicurato ha versato agli atti un ulteriore rapporto del
dott. __________ (allegato al doc. XI). 

 

                                         L’assicuratore resistente
si è espresso al riguardo in data 5 settembre 2017, producendo un apprezzamento
del PD dott. __________ (doc. XXII + allegato). 

 

                                         Il 18 settembre 2017,
l’avv. RA 1 ha domandato la traduzione in lingua italiana del rapporto del
dott. Heim (doc. XXIV), richiesta alla quale l’CO 1 ha dato seguito in data 26
settembre 2017 (doc. XXVI + allegato). 

 

                             1.10.   In data 20 ottobre 2017,
l’insorgente ha prodotto un parere medico-legale del dott. prof. __________
(doc. XXVIII + allegato), in merito al quale l’amministrazione si è pronunciata
il 30 ottobre 2017 (doc. XXXI). 

 

 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Litigiosa è la questione di
sapere se l’istituto resistente era legittimato a negare l’eziologia traumatica
ai disturbi ancora denunciati dal ricorrente a contare dal 1° agosto 2014,
oppure no. 

 

                               2.2.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

 

                               2.3.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento
delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p.
378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA
del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella
causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H
407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23
dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella
causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202
consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V
142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V
188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine)

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente
alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle
prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere
provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La
semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è
sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                               2.4.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994,
p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   Dalla decisione su opposizione impugnata si evince che
l’istituto assicuratore ha fondato la decisione di negare ulteriori prestazioni
assicurative a far tempo dal 1° agosto 2014, sulle conclusioni contenute
nel rapporto elaborato dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica
e traumatologia (cfr. doc. 179, p. 5). 

 

                                         Dalle tavole processuali
emerge in effetti che, in esecuzione di quanto ordinato dal TCA con la sentenza
di rinvio 35.2015.27, nel corso del mese di giugno 2016, l’insorgente è stato visitato
dallo specialista appena citato (cfr. doc. 152, p. 8). 

 

                                         Dopo aver minuziosamente
ricostruito l’anamnesi del ricorrente (cfr. doc. 152, p. 2-9) e averne
descritto lo status clinico e radiologico, il perito ha diagnosticato
una limitazione della mobilità passiva della spalla destra dopo l’intervento
artroscopico dell’11 febbraio 2015 con tenotomia del bicipite, reinserzione del
sovraspinato, borsectomia sottoacromiale e acromio-plastica (doc. 152, p. 14). 

 

                                         Per quanto concerne
l’aspetto eziologico, il dott. __________ lo ha valutato, procedendo a una
discussione delle diverse diagnosi e delle indicazioni all’intervento
artroscopico del febbraio 2015.

 

                                         In merito alla pretesa instabilità,
l’esperto ha osservato che sino al rapporto 22 novembre 2014 del dott. __________,
nessun sanitario ha mai fatto accenno a una spalla instabile. Anzi, a margine
della visita di controllo del 24 luglio 2014, il medico di circondario aveva
refertato un apprehension-test negativo, ovvero una spalla stabile.
Inoltre, egli ha sostenuto che l’evento infortunistico in discussione non ha
provocato una lussazione della spalla, che la RMN del 10 giugno 2014 non ha
mostrato i segni di un’avvenuta lussazione, né un’instabilità, né ancora un
allungamento della capsula e che, intraoperativamente, non è stata menzionata
la presenza di un’instabilità, né è stata descritta l’esecuzione di un test
della stabilità. Il dott. Brandenberg è pertanto pervenuto alla conclusione che
l’infortunio assicurato non ha causato, con verosimiglianza preponderante,
un’instabilità della spalla destra (doc. 152, p. 19). 

 

                                        A proposito della pretesa lesione
del sovraspinato, secondo il perito, né la RMN del giugno 2014 né le
immagini registrate intraoperativamente evidenziano una patologia del tendine
in questione. Del resto, anche la dinamica dell’infortunio non era atta a
causare una lacerazione del tendine sovraspinato. È invece possibile che il
trauma assiale riportato dall’assicurato nella caduta, abbia schiacciato il
tendine contro il tetto acromiale, tuttavia i segni corrispondenti avrebbe
dovuto essere visibili sulle immagini della RMN, ciò che non è invece stato il caso
(doc. 152, p. 19 s.).

 

                                         Per quanto concerne la lesione
Slap, rispettivamente del capolungo del bicipite, il dott. __________
ha innanzitutto rilevato che nel rapporto operatorio si fa riferimento a una
lesione Slap di natura degenerativa. Sempre a suo avviso, dalle immagini
relative all’esame di RMN del 10 giugno 2014 non risulta alcuna lesione del
capolungo del bicipite (le lacune riempite con il liquido di contrasto sulla
superficie inferiore del labbro glenoidale, corrispondono a un recesso sublabbrale
piuttosto che a una lacerazione recente). D’altro canto, le immagini
intraoperatorie non documentano l’ancora bicipitale, né la postulata lesione
Slap degenerativa. Il perito ha pertanto concluso che la pretesa lesione
Slap, così come la sua riparazione chirurgica, non costituiscono, con
verosimiglianza preponderante, una conseguenza dell’evento traumatico del 28
marzo 2014 (doc. 152, p. 20).

 

                                         In tema di impingement
sottoacromiale/borsite sottoacromiale/acromioplastica, il dott. __________
ha affermato che la dinamica dell’infortunio era suscettibile di provocare una
contusione subacromiale, la quale poteva causare un gonfiore dei tessuti (nel
caso di specie, assente sulle immagini della RMN del 10 giugno 2014) e/o
un’irritazione della borsa sottoacromiale con incremento del liquido nella
borsa stessa e, quindi, con impingement subacromiale. In proposito,
l’esperto ha rilevato che la quantità di liquido leggermente aumentata evidenziata
dalla RMN parla a favore di una borsite, la quale per esperienza guarisce
spontaneamente trascorsi alcuni mesi. In effetti, a margine della visita
fiduciaria dell’8 luglio 2014, il dott. __________ non aveva più riscontrato
segni d’impingement (negatività del test di Neer). È vero che, in
occasione dell’artroscopia, la borsa sottoacromiale è stata asportata,
tuttavia, così spiega ancora il dott. __________, tale atto costituisce un
passo necessario in ogni tecnica di sutura, anche quando la borsa è normale,
per fare posto ai lavori nello spazio subacromiale. Trattandosi infine
dell’eseguita acromioplastica, il perito ha ritenuto non data la relativa
indicazione medica, posto che la RMN del giugno 2014 aveva mostrato una
situazione di assoluta normalità a livello sia dell’acromion che della regione
acromio-claveare (doc. 152, p. 20 s.). 

 

                                         Rispondendo ai quesiti
sottopostigli dalle parti, il chirurgo ortopedico dott. __________ ha quindi dichiarato
possibile che la nota caduta abbia comportato un aumento di liquido nello
spazio sottoacromiale. Per il resto, l’infortunio assicurato non ha causato,
con verosimiglianza preponderante, alcun danno strutturale, il quale non risulta
documentato, né clinicamente né radiologicamente, nel periodo immediatamente
successivo al trauma (doc. 152, p. 22). 

 

                                         Da parte sua, l’insorgente
contesta che alla perizia del dott. __________ possa essere attribuito un
valore probatorio sufficiente per derimere la presente vertenza. 

                                         Da un lato, egli osserva
che l’esperto, ora pensionato, è stato medico fiduciario dell’amministrazione,
ragione per la quale il suo rapporto non può essere trattato quale perizia
amministrativa. Dall’altro, il ricorrente chiede che il TCA fondi il proprio
giudizio sulle certificazioni dei medici curanti specialisti (dott. __________
e __________ – cfr. doc. I). 

 

                                         In corso di causa,
l’assicurato ha prodotto ulteriore documentazione medica. 

 

                                         Nel rapporto di uscita 3
febbraio 2017 della Clinica __________ di __________ figura la diagnosi di
“stato dopo intervento di ricostruzione sovraspinato e decompressione
sottoacromiale della cuffia dei rotatori (…) dopo infortunio sul lavoro del
28.03.2014” (doc. B). 

                                         Con referto dell’11 aprile
2017, il Prof. dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologia, ha riferito che l’assicurato soffre di una cronica sindrome
dolorosa della spalla destra dopo reinserzione del sovraspinato, in presenza di
una cuffia rotatoria regolarmente consolidata e di un’ossificazione eterotopica
a livello del legamento coracoacromiale. Per quanto concerne l’ulteriore
procedere, lo specialista privatamente consultato dal ricorrente ha rilevato
che entrerebbe in linea di conto un’artroscopia con rimozione dei fili di
sutura e dell’ossificazione, nonché dei prelievi bioptici, la cui utilità
terapeutica è però stata definita incerta (cfr. doc. E; dello stesso autore si
veda pure il doc. F, allestito prima che venisse eseguito l’esame di risonanza
magnetica il cui esito è stato commentato con il suddetto rapporto). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
sottoposto la documentazione acquisita nel frattempo al PD dott. __________,
spec. FMH in chirurgia, per una presa di posizione. 

                                         Con apprezzamento del 4
settembre 2017, ha segnatamente sostenuto che “i tre referti ulteriormente
presentati (Clinica __________, Prof. dott. med. __________ del 31.3.2017 e
11.4.2017) non fanno riferimento in alcun modo alla causalità dell’infortunio.
Sono valutazioni cliniche di un decorso postoperatorio protratto dopo un
intervento artroscopico alla spalla destra e prendono posizione sull’ulteriore
procedere terapeutico. Non rappresentano quindi informazioni aggiuntive per
l’apprezzamento della causalità dell’infortunio. Questa è trattata ampiamente
nella perizia del 20.7.2016 dal dott. med. __________, (…). Nuove immagini
diagnostiche: in sintesi, dopo un’ulteriore presa visione delle vecchie
immagini RM e dopo il confronto con le nuove immagini RM della spalla destra,
si può constatare che non si è verificata alcuna alterazione visibile alle
immagini diagnostiche, fatta eccezione per l’assenza del tendine del capo lungo
del bicipite (dopo tenotomia), l’ancoretta ossea di fissaggio del sovraspinato
e la nuova ossificazione. La valutazione della lesione parziale permette di
concludere che anche questa lesione, rilevata solo in sede intraoperatoria, non
ha alcuna origine traumatica. La morfologia dell’articolazione acromio-claveare
e dell’acromio stesso comporta una certa predisposizione al conflitto
subacromiale, che è stato anche affrontato in sede operatoria. I documenti
ulteriormente presentati e le nuove immagini diagnostiche non cambiano nulla
all’apprezzamento del dott. med. __________. Con l’intervento dell’11.2.2015
sono stati affrontati reperti che certamente non erano in rapporto causale con
l’infortunio del 28.3.2014.” (allegato al doc. XXVI, p. 12 – il corsivo è
del redattore). 

 

                                         In data 20 ottobre 2017,
il patrocinatore dell’insorgente ha ancora prodotto un parere medico-legale del
Prof. dott. __________, specialista in ortopedia, medicina legale e delle
assicurazioni a __________, per il quale “il nesso di causalità fra l’evento
subito lesivo e documentato e la patologia in atto è avvalorato dalla dinamica
dell’evento stesso: trauma ad alta energia con visualizzazione all’imaging di
irregolarità del labbro al terzo superiore. Il trauma è avvenuto in rotazione esterna
(arto esteso-abdotto) e il danno anatomo-clinico è stato dato da un violento
impatto sulla testa dell’omero. Si precisa che l’accertamento del danno e le
caratteristiche biomeccaniche dell’evento traumatico subito rendono compatibile
il nesso di causalità. Trattasi, pertanto, di causa unica, esterna e violenta.
Il quadro anatomo-clinico e funzionale è di sicura etiologia acquisita. Gli
esami di radiologia tradizionale e l’imaging successivo (10/6/2014), escludono
dismorfismi congeniti preesistenti, ma mostrano gli esiti post-traumatici del
labbro glenoideo anteriore, produttivo di instabilità, causa dell’intervento
dell’intervento chirurgico per via artroscopica di ricostruzione del
sovraspinoso e decompressione sotto-acromiale. Si discorda dalle conclusioni
del medico fiduciario CO 1 e dalle conclusioni del consulente del Tribunale di
Lugano, in particolar modo sull’identificazione del danno subito: trattasi di
trauma distorsivo alla spalla destra avvenuto con l’arto esteso e abdotto,
procurando, di fatto, la lesione del labbro superiore, produttivo di sindrome
dolorosa. Il Consulente del Tribunale di Lugano sostiene che l’infortunio non
ha causato alcun danno, ma solo dei postumi inerenti l’intervento subito e che
non è in probabile rapporto causale con l’infortunio. Di contro, si precisa che
l’infortunio subito dal periziando ha procurato un trauma alla spalla destra
produttivo di lesione del labbro glenoideo anteriore, con quadro
anatomo-clinico compatibile di Slap Lesion, causa di instabilità e con
necessità di intervento chirurgico di ricostruzione del sovraspinoso e
decompressione sotto-acromiale.” (doc. H – il corsivo è del redattore). 

 

                               2.6.   Per
costante giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale
l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della controversia
giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa è un organo
amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U
281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003 consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.). 

 

                                         Nella DTF 125 V 351
seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 ss. e RAMI 1999 U 356 p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

                                         Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         In una sentenza
8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il Tribunale
federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può fondare la
propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle dipendenze
dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno, nemmeno il
più lieve, a proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali
rapporti. Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi
che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU,
discende che gli assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità
dei rapporti dei medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova
propri. Fra questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare,
anche le certificazioni dei medici curanti.

 

                                         Trattandosi invece di
perizie affidate dagli assicuratori sociali, durante la procedura
amministrativa, a medici esterni all’amministrazione o a servizi specializzati
indipendenti, esse godono di piena forza probatoria, a condizione che non
esistano indizi concreti che ne mettano in dubbio l’affidabilità (cfr. STF 8C_862/2014
del 2 aprile 2015 consid. 3.2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Per quel che concerne il valore probante di un rapporto medico, determinante
è che esso sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami
approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. SVR 2002 IV Nr. 21 p. 63; DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160 ss.,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

 

                                         È infine utile osservare che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
vertenza senza valutare l’intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro. Al riguardo va, tuttavia,
precisato che non si può pretendere dal giudice che raffronti i diversi pareri
medici e parimenti esponga correttamente da un punto di vista medico, come
farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle carenze e qual è
l’opinione più adeguata (cfr. STFA I 811/03 del 31 gennaio 2005, consid. 5 in
fine; STFA I 673/00 dell’8 ottobre 2002; SVR 2000 UV Nr. 10 p. 35 consid. 4b).

 

                               2.7.   Chiamato a
pronunciarsi nella concreta evenienza, questo Tribunale rileva
innanzitutto che, a seguito della sentenza cantonale di rinvio,
l’amministrazione ha incaricato il dott. __________ di periziare l’assicurato
(cfr. doc. 143), nel rispetto della procedura di cui all’art. 44 LPGA (cfr.
doc. 135). 

 

                                         Contro tale provvedimento,
RI 1 non ha sollevato né motivi formali di ricusa del perito (ovvero quelli che
sono suscettibili di generare dubbi circa la sua imparzialità), né motivi materiali
contro la perizia in quanto tale oppure contro l’esperto designato,
segnatamente per quanto riguarda la sua competenza professionale. 

                                         Stante ciò, l’insorgente
è, in questa sede, malvenuto a sollevare dei dubbi circa l’imparzialità
dell’esperto incaricato dall’istituto assicuratore (cfr. doc. I, p. 3: “Il
ricorrente ribadisce innanzitutto pure in questa sede le sue censure relative
al nominativo del perito designato dalla CO 1. Quest’ultima ammette infatti che
il Dr. __________, al quale è stata sottoposta la presente fattispecie, è stato
dipendente CO 1 fino all’età del suo pensionamento.”). 

 

                                         In queste condizioni,
contrariamente a quanto fatto valere dal ricorrente, la giurisprudenza di cui
alla DTF 135 V 465 non può dunque trovare applicazione nel caso di specie. Al
referto peritale allestito dal dott. __________ va riconosciuta piena forza
probatoria, sempre che esso risulti affidabile dal profilo del suo contenuto
(cfr. U. Meyer, Ausgewählte Schriften, Verfahrensfragen/Die Beweisführung im
Sozialversicherungsrecht, 2013; D. Cattaneo, Les expertises en droit des
assurances sociales, in CGSS n. 44-2010, p. 119). 

 

                                         Fatta questa precisazione,
tutto ben considerato, il TCA ritiene di poter fondare il proprio giudizio
sull’apprezzamento espresso dall’esperto amministrativo, specialista proprio
nella materia che qui interessa e che vanta un’ampia esperienza nella medicina
infortunistica e assicurativa, secondo il quale il sinistro occorso nel marzo
2014 non ha causato alcun danno strutturale a livello della spalla destra ma,
tutt’al più, una borsite, affezione che guarisce spontaneamente nel giro di
qualche mese.

 

                                         In particolare, dalla
documentazione agli atti non emergono indizi concreti suscettibili di
sminuire il valore probatorio attribuito alla perizia elaborata dal dott.
Brandenberg.

 

                                         A proposito delle
certificazioni dei dottori __________ e __________, è vero che, con la
pronunzia del 10 giugno 2015, questo Tribunale le aveva giudicate suscettibili
di generare dei dubbi circa la fondatezza dell’apprezzamento espresso dal
medico di circondario (cfr. doc. 107, p. 10 s.: “A mente di questa Corte,
infatti, i referti del 28 ottobre 2014 e del 20 novembre 2014 con i quali il
dr. __________ e il dr. __________ hanno attestato l’indubbia natura
infortunistica dei disturbi dell’assicurato sono senz’altro atti a
sollevare fondati dubbi riguardo alle conclusioni alle quali è giunto il dr. __________.”
– il corsivo è del redattore). È però altrettanto vero che è in ragione
dell’impossibilità di stabilire a quale delle tesi in gioco attribuire un peso
probatorio preponderante, che il TCA ha disposto l’esecuzione di una perizia
amministrativa esterna (cfr. doc. 107, p. 13: “Per le ragioni esposte al
considerando 2.7., si giustifica pertanto l’annullamento della decisione
impugnata. L’istituto assicuratore resistente, a cui gli atti vengono dunque
retrocessi, dovrà disporre un approfondimento peritale esterno (cfr. art. 44
LPGA) …” – il corsivo è del redattore). Ora, dal referto peritale agli atti
si evince che il chirurgo ortopedico dott. __________ ha preso in considerazione
le valutazioni enunciate dai medici curanti specialisti dell’assicurato (così
come l’apprezzamento del dott. __________) ma, dopo averle approfonditamente
discusse, si è finalmente distanziato dalle relative conclusioni. Con rapporto
del 26 agosto 2016 - successivo quindi alla perizia amministrativa – il dott. __________
si è semplicemente riconfermato nelle sue precedenti conclusioni (cfr. doc.
155). 

 

                                         D’altro canto, così come
ha pertinentemente osservato il dott. __________ (cfr. supra, consid.
2.5.), né i sanitari della Clinica __________ (cfr. doc. B) né il dott. __________
(cfr. doc. E e F) si sono pronunciati in merito all’aspetto eziologico del caso,
ragione per la quale i loro rispettivi referti non risultano atti a supportare
le pretese dell’insorgente. 

 

                                         Trattandosi infine del rapporto
elaborato dal dott. __________, medico legale e delle assicurazioni a __________,
egli ha semplicemente espresso un diverso apprezzamento della fattispecie
rispetto all’esperto amministrativo (per quanto concerne in particolare
l’esistenza di una lesione del labbro glenoidale di origine traumatica - cfr.
doc. H), partendo dalle medesime basi fattuali. Stante ciò, il TCA non ritiene
che le conclusioni dello specialista privatamente consultato dal ricorrente
possano assurgere a indizi concreti - dei semplici dubbi non sono sufficienti -
suscettibili di minare l’attendibilità della valutazione del dott. __________. 

 

                                         In esito a tutto quanto
precede, secondo il TCA, è dimostrato, perlomeno con il criterio della
verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung,
Zurigo 2003, p. 343), che al momento in cui l’assicuratore convenuto ha posto
fine alle proprie prestazioni (1° agosto 2014), il ricorrente non
presentava più alcun postumo residuale dell’infortunio accaduto nel marzo 2014.

 

                                         In queste condizioni,
posto che l’CO 1 era legittimato a negare il diritto a ulteriori prestazioni
posteriormente al 31 luglio 2014, la decisione su opposizione impugnata merita
conferma in questa sede. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia
di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti