# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f6ff0006-76a2-5d8d-8af0-81287877d905
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-02-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 16.02.2023 60.2022.256
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2022-256_2023-02-16.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2022.256

   

  	
  Lugano

  16 febbraio 2023/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

   

   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Nicola Respini, presidente,

  Ivano Ranzanici, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Alessandra Mondada, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 16/19.9.2022 presentato da

 

 

	
   

  	
   RE 1, , 

  patr. da:   PR 1, , 

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  il decreto 31.8.2022 del procuratore pubblico
  Margherita Lanzillo con cui – nel procedimento inc. MP 2021.11955 promosso
  anche a suo carico per, segnatamente, riciclaggio di denaro, ricettazione,
  falsità in documenti e infrazione alla LF sul controllo dei metalli preziosi
  – ha solo parzialmente dissequestrato i suoi conti;

  

 

 

richiamate le osservazioni 22/26.9.2022
del magistrato inquirente, che ha postulato la reiezione del gravame;

 

preso atto che il reclamante, il
29/30.9.2022, ha comunicato di non replicare;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

 

 

in fatto

 

                                   a.   RE
1 è stato arrestato il 21.3.2022, nel contesto del procedimento penale inc. MP
2021.11955 promosso a carico di __________,
__________, __________, __________ e altri,
per i reati di ricettazione per mestiere, falsità in documenti e riciclaggio di
denaro in relazione ad un ipotizzato
commercio internazionale illegale di oro (provento di furto) tra l’Italia e la
Svizzera.

 

 

                                  b.   Il
23.3.2022 l’allora giudice dei provvedimenti coercitivi supplente Krizia Kono-Genini, in parziale accoglimento dell’istanza del procuratore pubblico, ha
ordinato la carcerazione preventiva dell’imputato fino al 25.5.2022 compreso.
Il giudizio è stato confermato da questa Corte con pronuncia 60.2022.96 del
5.5.2022.

 

                                         La
carcerazione è stata prorogata, in data 1.6.2022, fino al 25.6.2022 compreso.
L’imputato è stato scarcerato il 21.6.2022.

 

 

                                   c.   Con
ordine 24.3.2022 il pubblico ministero ha disposto, all’indirizzo della __________,
l’identificazione delle relazioni riconducibili all’imputato ed il sequestro degli
averi e dei relativi atti.

 

 

                                  d.   Con,
segnatamente, scritti 14.7.2022, 19.8.2022 e 29.8.2022 RE 1 ha domandato il
dissequestro dei suoi conti.

 

 

                                   e.   Con
decreto 31.8.2022 il magistrato inquirente ha parzialmente accolto l’istanza
dissequestrando il conto postale privato (pure sequestrato in seguito ad un
ordine del 24.3.2022) ed il conto privato presso __________ n. __________.

 

                                         Il
pubblico ministero, in considerazione delle ipotesi accusatorie a carico
dell’imputato (segnatamente di riciclaggio di denaro, ricettazione, falsità in
documenti ed infrazione alla LF sul controllo dei metalli preziosi), non
essendo ancora terminata l’istruttoria, ha mantenuto il sequestro in
applicazione dell’art. 263 cpv. 1 CPP, eventualmente dell’art. 71 cpv. 3 CP,
sempre presso __________, del conto privato n. __________ (con un saldo al
25.3.2022 di Euro 98'460.93) [siccome erano ancora al vaglio degli inquirenti
le verifiche in merito agli accrediti provenienti da __________ (la cui causale
faceva riferimento alla restituzione di un prestito privato, quando l’imputato
aveva dichiarato invece che servivano per costituire ed aprire una raffineria
in Ticino)], del conto titoli n. __________ (con un saldo al 25.3.2022 di CHF
420'296.71) e del conto compensazione deposito collegato n. __________ (con un
saldo al 25.3.2022 di CHF 32.64).

 

                                         Ha
ricordato, a giustificazione del mantenimento del sequestro e della
proporzionalità del provvedimento cautelare, che dal profilo dei sospetti di
reato, grazie ad un importante lavoro di osservazione e di scambio di
informazioni transfrontaliere, era stato possibile accertare come __________
(facente parte di una famiglia di __________, nomadi stanziali, noto in Italia
quale membro di un’organizzazione criminale attiva nella perpetrazione di furti
o truffe), con una frequenza di almeno una volta alla settimana, raggiungeva il
Canton Ticino, dove a __________ si incontrava con __________ (gioielliere e
gerente della società __________, __________) e con __________. Questi
consegnavano e vendevano poi i gioielli in __________ (__________ e RE 1), dove
venivano fusi, ponendo così in esecuzione l’ultimo atto di ricettazione.
L’inchiesta aveva permesso di ricostruire l’operatività del sodalizio criminale
fra i diversi imputati. Era stato possibile acclarare come ci fosse un intento
comune fra più imputati volto alla ricettazione di oro proveniente dalla
commissione di rapine e furti da parte di cittadini nomadi di etnia __________
del Nord Italia ed al presunto riciclaggio di lingotti d’oro non certificati
(la cui provenienza era per lo più ignota), quindi di denaro contante importato
in Svizzera attraverso “spalloni” arruolati da __________.

 

                                         Il
magistrato inquirente ha indicato che, stando agli accertamenti di polizia
esperiti in Italia ed in Svizzera, __________ si era recato in Svizzera da __________
e __________ ed aveva consegnato in almeno ventidue occasioni oro sotto forma
di catename, ricettato/riciclato da __________ e RE 1 presso la __________,
fondendolo. Dal 13.10.2021 al 24.2.2022 la __________ aveva ricevuto dalla __________
(società di __________ e __________) 158 kg di oro per un controvalore di oltre
Euro 8 mio. Oro (5 kg), verosimilmente proveniente da __________, era stato
consegnato dalla __________ alla __________ (dell’imputato __________), in
seguito fuso presso la __________. Nel periodo 8.1.2022-24.2.2022 __________ (e
la sua società __________) aveva sottoscritto ricevute attestanti operazioni
fittizie con la __________ per un totale di oltre 332 kg di oro (di cui non si
conosceva la provenienza) del valore complessivo di oltre Euro 16 mio. Il procuratore
pubblico ha aggiunto che, in un periodo precedente, la __________ aveva
utilizzato anche la società __________ (riconducibile a __________, già
rinviato a giudizio per svariati reati contro il patrimonio) per giustificare
l’acquisto di oro (73 kg e 2 kg di monete) in verità proveniente da terze
persone ignote e la cui documentazione giustificante l’operazione era stata sottoscritta
da __________.

 

                                         Inoltre,
l’esame dei movimenti bancari riconducibili alla __________ aveva fatto
emergere sospetti in capo ad uno dei suoi maggiori clienti, ovvero __________,
che risultava aver venduto un ingente quantitativo di oro sotto forma di
lingotti e monete. Lo sviluppo delle indagini aveva però sconfessato
l’apparenza dei fatti data dai giustificativi di quelle operazioni, ritenuto
che in verità, stando agli ultimi accertamenti (dichiarazioni di __________ e
di __________), la __________, ed in particolare __________ (che organizzava il
recupero del denaro direttamente dal cliente in Italia tramite “spalloni” di
sua fiducia), riceveva denaro contante dal cliente. Denaro con il quale
venivano acquistati i lingotti non certificati di ignota provenienza.
All’interno della società veniva poi allestita tutta la documentazione fittizia
attestante invece la consegna di lingotti sulla base di una dichiarazione di
provenienza firmata in bianco dal cliente e scansionata nel pc della società. Questa
modalità operativa era già in essere nel periodo precedente (2018-2019), quando
__________ e RE 1 operavano con la loro precedente società __________.

 

                                         L’ulteriore
società __________ __________, emersa dalla documentazione sequestrata presso
la __________, aveva effettuato operazioni indizianti la volontà da parte dei
relativi proprietari/azionisti (fra questi __________) di allargare i loro
orizzonti e la loro attività al di fuori della Svizzera. Circostanze dubbie e
legalmente poco chiare. __________ aveva infatti riferito che il denaro
prelevato a contanti presso una banca ungherese, pari ad oltre Euro 1 mio, era
servito per “pagare le persone che si muovevano sul territorio __________
per raccogliere l’oro che poi ci portavano”, operazioni simili, di fatto,
all’attività di __________ in Italia.

 

 

                                    f.   Con
gravame 16/19.9.2022 RE 1 postula, in via principale, che l’impugnativa sia
accolta e che il decreto 31.8.2022 con cui è stato confermato il sequestro dei
suoi conti sia annullato e, in via subordinata, che l’impugnativa sia
parzialmente accolta, che il decreto 31.8.2022 con cui è stato confermato il
sequestro dei suoi conti sia annullato e che l’incarto sia rinviato al
procuratore pubblico affinché proceda alla motivazione della decisione.

 

                                         Il
reclamante adduce che sarebbe interessato dal procedimento inc. MP 2021.11955
per il suo presunto coinvolgimento quale “socio occulto” della __________,
di cui non sarebbe invero mai stato organo e socio. Ciò sarebbe meramente
desunto dalla sua lunga collaborazione con il reale socio unico __________, con
cui in passato avrebbe avuto collaborazioni professionali e con il quale non
avrebbe mai cessato di avere rapporti, anche consigliandolo, ma mai essendo per
ciò retribuito, vista la sua esperienza nel settore dei cambi e del commercio
di oro.

 

                                         Egli
verrebbe anche ricollegato al presunto traffico transfrontaliero di oro di
provenienza illecita. Del quale, nelle innumerevoli intercettazioni ambientali,
di videosorveglianza, e negli atti istruttori in generale, non si troverebbe riscontro.
Ciò sarebbe emerso esclusivamente dalle dichiarazioni dell’imputato __________,
la cui credibilità sarebbe più che fragile, avendo egli fornito ricostruzioni
incostanti, incoerenti e spesso contraddittorie, ed avendo chiamato in causa
chiunque nell’inutile tentativo di sgravare le proprie responsabilità. Anche un
pentito italiano l’avrebbe coinvolto nei fatti.

 

                                         Non
sarebbe documentato in alcun modo il collegamento tra il reclamante ed i
presunti fatti illeciti enumerati dall’accusa, specie nella misura in cui –
trattandosi di reati finanziari – non risulterebbe alcun profitto a suo favore.
Dagli atti non sarebbe mai emerso che egli avrebbe mai assunto il ruolo
attribuitogli dal procuratore pubblico; meno che mai traendo egli beneficio
economico alcuno dai presunti reati contestati. La struttura accusatoria
sarebbe poco chiara, anche rispetto alle singole fattispecie di reato. Il
magistrato inquirente non avrebbe spiegato se il sequestro sarebbe a scopo di
risarcimento compensatorio e/o se il sequestro concernerebbe fondi direttamente
provento di reato.

 

                                         Il
decreto impugnato sarebbe carente nella motivazione.

 

 

                                  g.   Delle
ulteriori argomentazioni e delle osservazioni si dirà, se necessario per il
giudizio, in seguito in corso di motivazione.

 

 

in diritto

 

                                   1.   1.1.

                                         In
applicazione dell’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto,
entro il termine di dieci giorni, contro le decisioni e gli atti procedurali e,
in ogni momento, contro le omissioni della polizia, del pubblico ministero e,
ancora, delle autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i casi in cui
esso è espressamente escluso dal CPP oppure quando è prevista un’altra
impugnativa.

 

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art.
393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art.
393 cpv. 2 lit. b CPP) e, ancora, l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (secondo l’art. 396 cpv.
1 CPP), con riferimento segnatamente all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.2.

                                         Il
reclamo 16.9.2022 contro il decreto 31.8.2022, recapitato al legale del
reclamante il 6.9.2022, è tempestivo (perché
introdotto nel termine di dieci giorni giusta l’art. 396 cpv. 1 CPP) e, anche, proponibile
secondo l’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP (BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, 2.
ed., art. 263 CPP n. 68; BSK StPO – P. GUIDON, op. cit., art. 393 CPP n. 10; ZK
StPO – S. HEIMGARTNER, 3. ed., art. 263 CPP n. 27 / art. 267 CPP n. 4; ZK StPO
– A.J. KELLER, op. cit., art. 393 CPP n. 15).

 

                                         1.3.

                                         1.3.1.

                                         In
applicazione dell’art. 382 cpv. 1 CPP sono
legittimate a ricorrere contro una decisione le parti che hanno un interesse
giuridicamente protetto all’annullamento oppure alla modifica della pronuncia (sentenza TF 1B_275/2020 del 22.9.2020 consid. 3.2.).

 

                                         L’interesse
giuridicamente protetto ai sensi dell’art. 382 cpv. 1 CPP [che non
presuppone un pregiudizio irreparabile giusta l’art. 93 cpv. 1 lit. a LTF
(decisioni TF 1B_549/2019 del 10.3.2020 consid. 2.4.; 1B_559/2018 del 12.3.2019
consid. 2.2.; DTF 143 IV 475 consid. 2.9.)] implica che il ricorrente sia
personalmente, direttamente (decisioni TF 1B_55/2021 del 25.8.2021 consid.
4.1.; 6B_344/2019 del 6.5.2019 consid. 3.1.; DTF 142 IV 82 consid. 2.3.2.; 140
IV 155 consid. 3.2.) e (di principio: decisione TF 1B_55/2021 del 25.8.2021
consid. 4.1.; BSK StPO – M. ZIEGLER / S. KELLER, op. cit., art. 382 CPP n. 2)
attualmente (DTF 144 IV 81 consid. 2.3.1.) leso dalla decisione che impugna
(StPO Praxiskommentar – N. SCHMID / D. JOSITSCH, 3. ed., art. 382 CPP n. 2).

 

                                         Se
si tratta del provvedimento di sequestro (o di perquisizione) di un conto
bancario, solo il suo titolare è legittimato a contestarlo; al contrario, il
suo avente diritto economico, essendo toccato solo indirettamente dalla
decisione, non è legittimato a censurarlo (decisioni TF 1B_354/2020 del 26.10.2020
consid. 4.1.; 6B_924/2020 dell’1.10.2020 consid. 1.3.2.; 1B_319/2017 del
26.7.2017 consid. 5.; 1B_305/2016 del
3.1.2017 consid. 2.1.; BSK StPO – G.
MAZZUCCHELLI / M. POSTIZZI, op. cit., art. 115 CPP n. 28).

 

                                         1.3.2.

                                         RE
1, imputato nel procedimento, titolare dei conti sequestrati, è legittimato a
reclamare giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente
protetto al dissequestro dei propri averi, non potendo oggi provvisoriamente
disporne.

 

                                         1.4.

                                         Le
esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate. 

 

                                         L’impugnativa,
in queste circostanze, è ricevibile in ordine.

 

 

                                   2.   2.1.

                                         Secondo
l’art. 263 cpv. 1 CPP all’imputato e a terzi possono essere sequestrati oggetti
e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente utilizzati come mezzi
di prova (a), utilizzati per garantire le spese procedurali, le pene
pecuniarie, le multe e le indennità (b), restituiti ai danneggiati (c) oppure
confiscati (d).

 

                                         Il
sequestro, provvedimento cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare gli
oggetti per il dispiegamento della procedura e pertanto per le necessità
dell’istruzione preliminare, per le decisioni del magistrato requirente e per
quelle del giudice del merito nella prospettiva – anche – della produzione e
valutazione delle prove (sequestro probatorio secondo l’art. 263 cpv. 1 lit. a
CPP) [decisione TF 1B_492/2017 del 25.4.2018 consid. 2.2.] e della decisione di
confisca, restituzione o devoluzione, come agli art. 69 ss. CP (sequestro
confiscatorio in applicazione dell’art. 263 cpv. 1 lit. d CPP) [decisione TF
1B_76/2020 del 6.7.2020 consid. 4.1.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit., art. 263 CPP n. 15 ss.].

 

                                         Il sequestro (quale misura coercitiva che restringe la
garanzia della proprietà giusta l’art. 26 Cost.) è legittimo – secondo l’art.
197 CPP – soltanto se si fonda su una base legale, in presenza concorrente di
sufficienti indizi di reato (decisione TF 1B_194/2018 del 28.5.2018 consid.
4.3.), se gli obiettivi con esso perseguiti non possono essere raggiunti
mediante misure meno severe (proporzionalità), se l’importanza del reato lo
giustifica (proporzionalità) e se vi è connessione tra questo e l’oggetto che
così occorre salvaguardare per istruttoria e giudizio (decisione TF 6B_815/2020
del 22.12.2020 consid. 10.1.; BSK
StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., vor art. 263-268 CPP n. 11
ss.).

 

                                         2.2.

                                         La
decisione sulla sorte degli oggetti e dei valori patrimoniali sequestrati
giusta l’art. 263 CPP è disciplinata dall’art. 267 CPP.

 

                                         Se
il motivo del sequestro viene meno, il pubblico ministero oppure il giudice
dispone il dissequestro e restituisce gli oggetti o i valori patrimoniali agli
aventi diritto (art. 267 cpv. 1 CPP) [BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 3
ss.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit.,
art. 267 CPP n. 3].

 

                                         Per
quanto non dissequestrato, la restituzione agli aventi diritto, l’utilizzo a
copertura delle spese o la confisca sono stabiliti nella decisione finale in
applicazione dell’art. 267 cpv. 3 CPP (BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., art. 267 CPP n. 7
ss.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, op. cit.,
art. 267 CPP n. 5).

 

                                         2.3.

                                         2.3.1.

                                         Ai
sensi dell’art. 70 cpv. 1 CP il giudice ordina la confisca [nei confronti
dell’imputato oppure nei confronti di terzi (in quest’ultimo caso alle
condizioni in applicazione dell’art. 70 cpv. 2 CP)] dei valori patrimoniali che
costituiscono il prodotto di un reato o erano destinati a determinare o a
ricompensare l’autore di un reato, a meno che debbano essere restituiti alla
persona lesa allo scopo di ripristinare la situazione legale (DTF 140 IV 57
consid. 4.1.1.).

 

                                         La
confisca è assicurata con il sequestro giusta l’art. 263 CPP.

 

                                         2.3.2.

                                         Se
i valori patrimoniali sottostanti alla confisca non sono più reperibili
(siccome consumati, dissimulati o alienati), il giudice ordina – secondo l’art.
71 cpv. 1 CP – in favore dello Stato un risarcimento equivalente per impedire “(…)
che colui il quale si è liberato dei valori patrimoniali soggetti a confisca sia
avvantaggiato rispetto a chi li ha conservati” (FF 1993 III 221; decisione
TF 1B_398/2022 del 13.12.2022 consid. 5.2.; DTF 140 IV 57 consid. 4.1.2.).

 

                                         La
competente autorità – giusta l’art. 71 cpv. 3 prima frase CP – in vista
dell’esecuzione può sequestrare i valori patrimoniali dell’interessato (che può
essere l’imputato oppure una terza persona) “(…), prodotto diretto o
indiretto del reato, come pure quelli di provenienza lecita fino a concorrenza
dell’importo presumibile del provento del reato [decisione TF 6B_199/2016
dell’8.12.2016 consid. 3.2.1.; DTF 141 IV 360 consid. 3.2.]. Spetta poi al
giudice, sulla base dei risultati della procedura d’assunzione delle prove,
ordinare una confisca, oppure, oltre a questa misura, mantenere il sequestro a
copertura di un risarcimento compensativo pronunciato” (FF 1993 III 223; DTF 141 IV 360 consid. 3.2.; 140 IV 57 consid. 4.1.2.; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH
/ M. JEAN-RICHARD, 4. ed., art. 71 CP n. 3; BSK Strafrecht I – F. BAUMANN, 4.
ed., art. 70/71 CP n. 69).

 

                                         Il
risarcimento compensativo, quale provvedimento sostitutivo della confisca ai
sensi dell’art. 70 cpv. 1 CP (decisione TF 1B_398/2022 del 13.12.2022 consid.
5.2.; BSK Strafrecht I – F. BAUMANN, op. cit., art. 70/71 CP n. 65; N. SCHMID,
Kommentar Einziehung, Organisiertes Verbrechen, Geldwäscherei, Band I, 2. ed.,
art. 70-72 CP n. 99) qualora i valori patrimoniali provento di reato non sono
più reperibili [“In ragione del suo carattere sussidiario, il risarcimento
compensativo può essere pronunciato soltanto se, qualora i valori patrimoniali
fossero stati disponibili, la confisca sarebbe stata pronunciata. Può quindi
essere pronunciato l’ordine di risarcimento compensativo anche nei confronti di
un terzo presso il quale sarebbero stati confiscati i valori patrimoniali dai
quali egli si è separato” (FF 1993 III 221 s.)], presuppone che i valori
siano pervenuti all’interessato dal sequestro. L’esigenza di detto presupposto
– esistenza di un indebito profitto di carattere patrimoniale – è attestata
dallo scopo del risarcimento, che impedisce che colui che si è liberato dei
valori patrimoniali soggetti a confisca sia avvantaggiato rispetto a chi
li ha conservati [“il crimine non paga” (decisioni TF 6B_97/2019 del
6.11.2019 consid. 4.2.3.; 6B_966/2014 del 6.3.2017 consid. 6.1.; DTF 140 IV 57
consid. 4.1.2.)], circostanza che implica necessariamente che detti valori gli
siano pervenuti. L’ottenimento di un valore patrimoniale (che può concretizzarsi
parimenti nella diminuzione dei passivi) è pertanto indispensabile (StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH
/ M. JEAN-RICHARD, op. cit., art. 71 CP n. 1).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Con
decreto 31.8.2022 il magistrato inquirente ha parzialmente accolto l’istanza di
dissequestro del reclamante, liberando il conto postale ed il conto privato
presso __________ n. __________ e mantenendo sequestrati altri conti bancari.

 

                                         3.2.

                                         Il
reclamante invoca la carente motivazione della pronuncia.

 

                                         3.3.

                                         3.3.1.

                                         Il
diritto di essere sentito giusta gli art. 3 cpv. 2 lit. c CPP e 29 cpv. 2 Cost.
comprende segnatamente il diritto di esprimersi prima che una decisione sia
presa, il diritto di poter consultare gli atti e, ancora, il diritto di
ottenere dall’autorità una decisione motivata.

 

                                         3.3.2.

                                         L’obbligo
di motivazione impone di menzionare, almeno brevemente, i motivi che hanno
spinto l’autorità a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e di porre dunque
l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata della pronuncia
e delle eventuali possibilità di una sua censura presso un’istanza superiore,
che deve poter esercitare il controllo (decisione TF 6B_732/2021 del 24.2.2022
consid. 1.2.; cfr. ZK StPO – D. BRÜSCHWEILER / R. NADIG / R. SCHNEEBELI, op.
cit., art. 80 CPP n. 2).

 

                                         Questi
principi devono essere ossequiati, evidentemente, anche in relazione alla
motivazione di una decisione concernente un sequestro o un dissequestro, che
deve esprimersi sugli elementi essenziali per il controllo della legalità della
misura cautelare.

 

                                         L’obbligo
di motivazione, in particolare in incarti complessi, con numerosi atti
istruttori, implica l’indicazione degli atti istruttori a cui si riferisce e da
cui si deducono i presupposti del provvedimento.

 

                                         Non
compete a questa Corte individuare nell’incarto gli elementi attestanti i
presupposti del mantenimento oppure della revoca del provvedimento coercitivo
(decisione TF 1B_406/2018 del 12.9.2018 consid. 3.1.). Essa ha solo il compito
di verificare la conformità alla legge della misura, che deve menzionare, per
consentirne l’esame, tutte le condizioni giustificanti la medesima.

 

                                         3.3.3.

                                         La
violazione del diritto di essere sentito – garanzia di natura formale –
comporta l’annullamento della decisione impugnata indipendentemente dalla
fondatezza materiale del gravame. La lesione può nondimeno essere sanata
nell’ambito della procedura di reclamo se l’irregolarità non è particolarmente
grave e se la parte coinvolta ha la possibilità di esprimersi e di ricevere una
decisione motivata dell’autorità superiore con un potere d’esame completo in
fatto e in diritto (decisione TF 1C_320/2019 del 23.4.2020 consid. 2.4.). Una
riparazione del vizio (anche in forma grave) è parimenti possibile quando il
rinvio all’autorità inferiore costituisce una mera formalità, che provocherebbe
un ritardo inutile del procedimento penale, incompatibile con l’interesse della
parte stessa a che la sua causa sia decisa in un tempo ragionevole (decisione
TF 1C_320/2019 del 23.4.2020 consid. 2.4.).

 

                                         3.4.

                                         3.4.1.

                                         Il
provvedimento di sequestro presuppone l’esistenza di sufficienti indizi di
reato giusta l’art. 197 cpv. 1 lit. b CPP: il sospetto di reato deve pertanto
emergere da fatti concreti (decisione TF 1B_222/2019 del 6.1.2020 consid.
2.2.), che permettano una provvisoria sussunzione ad un determinato reato,
posto come mere supposizioni e congetture non fondano sufficiente sospetto
(decisione TF 1B_516/2011 del 17.11.2011 consid. 2.1.; BSK StPO – J. WEBER, op.
cit., art. 197 CPP n. 7). Il magistrato inquirente deve forzatamente sussumere
i fatti ai reati ipotizzati.

 

                                         3.4.2.

                                         Il
pubblico ministero ha ipotizzato a carico di RE 1 segnatamente i reati di
riciclaggio di denaro, ricettazione, falsità in documenti ed infrazione alla LF
sul controllo dei metalli preziosi.

 

                                         Come
esposto al consid. e., il procuratore pubblico ha indicato che l’istruzione
aveva permesso di accertare che __________ (noto in Italia quale membro di
un’organizzazione criminale attiva nella perpetrazione di furti o truffe)
raggiungeva, almeno una volta alla settimana, il Canton Ticino, dove a __________
si incontrava con __________ (gioielliere e gerente della società __________, __________)
e con __________. Questi consegnavano e vendevano poi i gioielli in __________
(__________ e RE 1), dove venivano fusi, ponendo così in esecuzione l’ultimo
atto di ricettazione. L’inchiesta aveva permesso di ricostruire l’operatività
del sodalizio criminale fra i diversi imputati. La funzione della __________,
secondo il magistrato inquirente, era centrale.

 

                                         Il
fatto che il reclamante contesti il suo ruolo nella __________, e più in
generale il suo coinvolgimento nei fatti descritti dal pubblico ministero, non
è sufficiente, a questo stadio del procedimento penale, per concludere per una
sua estraneità dai suddetti fatti.

 

                                         Questa
Corte, nel giudizio 60.2022.96 del 5.5.2022, pronunciandosi sul reclamo
4/5.4.2022 di RE 1 contro la decisione 23.3.2022 del giudice dei provvedimenti
coercitivi supplente con cui era stata ordinata la sua carcerazione preventiva,
aveva infatti ritenuto una sua partecipazione nei fatti. Questa Corte – dopo
avere evidenziato che l’inchiesta esperita fino a quel momento aveva comprovato
effettive e ripetute consegne alla __________ di importanti quantitativi di oro
provenienti dall’Italia, sotto forma di lamine e quindi già fuso, ma privi dei
relativi documenti attestanti la provenienza, da parte di persone residenti in
Italia e tra questi in particolare da __________, __________ e __________
(accusati dalle autorità italiane di riciclaggio, ricettazione, associazione a
delinquere e altri reati, relativamente a oro e pietre preziose provenienti da
furti o truffe commessi prevalentemente nel Nord Italia da parte di autori
residenti in campi nomadi) – aveva reputato: “RE 1 sostiene di non avere
avuto alcun ruolo nella società __________, di non esserne “socio occulto” e,
in genere, di non essere coinvolto nelle attività di __________, con il quale
aveva fondato le società __________ e __________, attive nel commercio di
divise e metalli preziosi, collaborando assieme per anni, sostenendo che si
sarebbe separato da lui alcuni anni fa per motivi di salute. Sennonché, come
ricordato nella decisione impugnata, lo stesso __________, nel corso del suo
interrogatorio di polizia del 21.03.2022, lo ha chiaramente indicato quale
socio attivo della __________, precisando che non voleva apparire
ufficialmente, ma che era spesso presente in ufficio, sottoscriveva le
ricevute, procacciava i clienti ed era stato l’ideatore del “sistema” messo in
atto dalla società, di acquistare oro non certificato, fonderlo e rimetterlo in
circolazione. Dichiarazioni queste pure confermate in occasione del suo
interrogatorio dinanzi al procuratore pubblico del 30.03.2022 (cfr. AI 172), in
particolare in merito al fatto di ritenere il reclamante suo socio al 50% nella
__________, che qualsiasi attività riconducibile al commercio di preziosi
l’avrebbero sempre fatta assieme, che era lui che aveva quasi tutte le
conoscenze e che condividevano tutte le loro decisioni operative e commerciali.
Ha pure ribadito di aver saputo da RE 1 che __________, che si era presentato
alla __________ chiedendo di poter lavorare con loro, aveva dei problemi
giudiziari in Italia. Oltre alle dichiarazioni di __________, vi sono poi
quelle di __________ secondo il quale il reclamante avrebbe avuto un ruolo
attivo nella __________, ma soprattutto che era stato lui a metterlo in
contatto con __________, che il reclamante avrebbe incontrato in almeno due
occasioni, incaricandolo di fungere da intermediario tra __________ e la __________.
La semplice negazione da parte di RE 1 di, in particolare, avere un ruolo
“occulto” all’interno della società __________, di essere socio al 50%, di
essere l’ideatore del “sistema” messo in atto e di aver chiesto a __________ di
fungere da intermediario con __________, non permette di inficiare in modo
decisivo le dichiarazioni degli altri correi e soprattutto la chiamata di
correo di __________, ritenuto dal reclamante “un personaggio ambiguo e pieno
di debiti”. La credibilità delle versioni fornite da __________, __________ e __________
sarà oggetto di valutazione del magistrato inquirente soprattutto nel corso
degli interrogatori a confronto. Più in generale l’inchiesta ha permesso di
evidenziare che il reclamante, contrariamente a quanto da lui sostenuto, ha
avuto un ruolo attivo e interessato all’attività della __________. Non va
infatti dimenticato che, come emerge dagli atti, le utenze telefoniche in uso a
__________ e __________ (organi della __________), oggetto di sorveglianza da
parte degli inquirenti, sono intestate al reclamante. Come già ricordato in
precedenza e contrariamente alla tesi difensiva di essersi da tempo “defilato”
dalla __________, dall’inchiesta è emerso che egli disponeva pure delle chiavi
degli uffici di __________ e __________ della società, dove si recava quasi
tutti i giorni e si intratteneva per lunghi periodi, discuteva con __________,
incontrava e si intratteneva con i clienti e pure disponeva della firma sul
conto __________, quale “dipendente” della società. Per sua stessa ammissione
poi, egli ha effettuato consegne di oro alle società __________ e __________,
nel periodo 01.01.2020 – 25.02.2022, o ha accompagnato __________ alla __________,
quale “facchino” (cfr. AI 130, p. 11 ss.).”] (consid. 4.2.3.).

 

                                         Anche
il giudice dei provvedimenti coercitivi supplente, prorogando con decisione
1.6.2022 la carcerazione dell’imputato, ha ribadito la presenza di gravi e
concreti indizi per i reati ex art. 160, 251, 305bis CP e 44 LCMP, indizi che
si erano nel frattempo rafforzati (consid. 6., inc. 2022.5302, a cui si può
rinviare, AI 432).

 

                                         La
citata conclusione di questa Corte rispettivamente del giudice dei
provvedimenti coercitivi supplente non è stata smentita dagli atti istruttori
successivi: permangono ad oggi indizi gravi e concreti di un coinvolgimento di RE
1 nei fatti oggetto di inchiesta.

 

                                         3.5.

                                         3.5.1.

                                         Il
perdurare del sequestro presuppone, inoltre, una connessione tra quanto
sequestrato e la finalità della misura cautelare, che deve parimenti rispettare
il principio di proporzionalità.

 

                                         3.5.2.

                                         Il
procuratore pubblico, nel decreto 31.8.2022, ha mantenuto il sequestro ex art.
263 cpv. 1 CPP, eventualmente ex art. 71 cpv. 3 CP.

 

                                         Ora,
tale indicazione è, a questo stadio del procedimento penale, pendente da circa un
anno, troppo generica ed imprecisa.

 

                                         Secondo
l’art. 263 cpv. 1 CPP le finalità del sequestro sono infatti molteplici,
ritenuto che oggetti e valori patrimoniali possono essere sequestrati se questi
saranno presumibilmente: a. utilizzati come mezzi di prova; b. utilizzati per
garantire le spese procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità; c.
restituiti ai danneggiati; d. confiscati. Il riferimento anche all’art. 71 cpv.
3 CP sembra invero lasciare intendere che il sequestro sia stato disposto a
scopo confiscatorio (ai sensi dell’art. 263 cpv. 1 lit. d CPP). Nell’ordine
24.3.2022 (AI 143) si parlava di “provento di reato”.

 

                                         Spettava
comunque al pubblico ministero indicare esplicitamente lo scopo del provvedimento
cautelare per poter comprendere la sua finalità e, inoltre, per poter valutare la
sua proporzionalità.

 

                                         3.5.3.

                                         Ora, secondo il principio di proporzionalità i beni
sequestrati non devono andare oltre lo scopo e le necessità della misura: deve
esserci un corretto rapporto, in altre parole, tra il presunto provento di
reato e quanto è posto sotto sequestro (cfr. sul tema per esempio decisione TF
1B_356/2021 del 21.9.2021 consid. 3.1.).

 

                                         Si è detto che l’art. 70 CP presuppone valori
patrimoniali che costituiscono il prodotto di un reato oppure che erano
destinati a determinare o a ricompensare l’autore di un reato. L’applicazione
dell’art. 71 CP implica che all’interessato dal sequestro siano pervenuti averi
provento di reato, di cui si è in seguito liberato.

 

                                         Il
sequestro degli averi riconducibili a RE 1 può, e deve, dunque estendersi solo
all’entità dei beni che gli sono pervenuti quale (indebito) profitto, in
relazione ai fatti ed ai reati ipotizzati. E’ quindi imperativo che sia
chiarito se i reati ipotizzati a carico di  RE 1 abbiano generato un indebito
profitto (e, se si, di quale ampiezza) e se questo profitto indebito gli sia
pervenuto.

 

                                         Si ricorda peraltro che, secondo la giurisprudenza,
non c’è vincolo di solidarietà tra gli autori di un reato al risarcimento
compensativo, per cui ciascuno è responsabile soltanto per quanto ha ricevuto,
soluzione che – oltre che per ragioni giuridiche (la legge non prevede un
vincolo di solidarietà) – si giustifica per motivi logici [DTF 119 IV 17
consid. 2b: “Si, à la suite d'une infraction, un seul des
participants acquiert un avantage illicite et qu'il le conserve en nature, il
est évident que la confiscation ne pourra être prononcée qu'à son encontre et
que les autres participants ne pourront pas être frappés d'une telle mesure. Il
a été rappelé que la créance compensatrice a pour but de traiter celui qui a
disposé de l'avantage illicite de la même manière que s'il l'avait conservé. Si
un seul des participants a reçu l'avantage illicite et en a disposé pour
lui-même, il est évident que c'est lui qui doit être astreint à une créance
compensatrice et que l'on ne saurait s'adresser aux autres, puisque cela
reviendrait à les désavantager du seul fait que le bien n'a pas été conservé en
nature. Cela irait à l'encontre du but de la créance compensatrice, qui n'est
qu'un substitut de la confiscation en nature, et qui ne doit, par rapport à
celle-ci, engendrer ni avantage ni inconvénient.” (DTF 140 IV 57 consid. 4.3.; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH
/ M. JEAN-RICHARD, op. cit., art. 71 CP n. 1)].

 

                                         Il
procuratore pubblico, nel decreto 31.8.2022 e nelle osservazioni al gravame, ha
omesso di esplicitare il provento illecito che sarebbe pervenuto a RE 1, di
modo che non si può valutare se il sequestro dei suoi averi, ammontanti ad
oltre CHF 500'000.00, rispetti il principio di proporzionalità. L’esame del
rispetto del predetto principio presuppone infatti l’indicazione del provento
di reato, che – anche in un incarto complesso come quello in discussione – deve
essere menzionato almeno a grandi linee. In ossequio all’obbligo di motivazione,
il magistrato inquirente avrebbe quindi dovuto citare gli atti istruttori da
cui desumeva l’entità dell’indebito profitto che sarebbe pervenuto al qui
reclamante. Il procedimento a carico dell’imputato è peraltro pendente da un
anno circa, per cui si può ritenere che si sia ormai ad uno stadio abbastanza
avanzato, che impone un obbligo di motivazione accresciuto. Non si può del
resto reputare che l’entità dell’indebito profitto che, secondo l’accusa,
sarebbe pervenuto all’imputato sia a tal punto evidente da non doverla
esplicitare.

 

                                         3.6.

                                         Il
fatto che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il mantenimento
del sequestro sia di massima giustificato fintanto che permane la probabilità
di una confisca oppure di un credito compensatorio (decisione TF 1B_398/2022
del 13.12.2022 consid. 5.3.) non muta la circostanza che i presupposti del
provvedimento cautelare devono comunque essere adempiuti, compreso il rispetto
del principio di proporzionalità su quanto sequestrato. 

 

                                         Si
ricorda che spetta al pubblico ministero dimostrare che eventuali averi
patrimoniali giunti all’imputato sono di provenienza illecita (decisione TF
1B_331/2011 del 18.10.2011 consid. 2.4.), non all’imputato medesimo provare la loro
provenienza lecita.

 

                                         3.7.

                                         Il
decreto 31.8.2022 del magistrato inquirente è parzialmente annullato. E’
mantenuto il sequestro del conto privato EUR n. __________, del conto titoli n.
__________ e del conto compensazione deposito collegato n. __________,
intestati al reclamante, presso __________, in attesa che il pubblico
ministero, tenendo conto di quanto esposto, si ripronunci sull’istanza di
dissequestro. Il magistrato inquirente determinerà ed espliciterà l’entità
complessiva dell’ipotizzato indebito profitto a favore di RE 1. E questo per
stabilire, in ossequio al principio di proporzionalità, se il valore dei beni
sequestrati non ecceda quanto necessario per lo scopo del procedimento.

 

 

                                   4.   Il
gravame è parzialmente accolto. Non si prelevano tassa di giustizia e spese
(art. 428 cpv. 4 CPP). Lo Stato della Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà
al reclamante un’adeguata indennità (art. 436 cpv. 1 CPP in relazione con
l’art. 429 cpv. 1 lit. a CPP).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss. e 393 ss.
CPP ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                 1.   Il
reclamo è parzialmente accolto. Di conseguenza:

 

                                    §   Il
decreto 31.8.2022 del procuratore pubblico Margherita Lanzillo, nel contesto
del procedimento inc. MP 2021.11955, è parzialmente annullato. E’ mantenuto il
sequestro del conto privato EUR n. __________, del conto titoli n. __________ e
del conto compensazione deposito collegato n. __________, intestati a RE 1,
presso __________, in attesa che il pubblico ministero si ridetermini
sull’istanza di dissequestro.

 

                                 §§   Il
magistrato inquirente si ripronuncerà sull’istanza di dissequestro.

 

 

                                 2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese. Lo Stato della Repubblica e del
Cantone Ticino rifonderà a RE 1, __________, CHF 1’000.-- (mille) a titolo di
ripetibili.

 

 

                                 3.   Rimedio
di diritto:

                                       Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95
 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art.
81 LTF.

 

 

                                 4.   Intimazione:

                                      

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                         La
cancelliera