# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9fccc7fe-c84c-50b7-8f25-041d2023ba1b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-01-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 07.01.2021 12.2020.85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2020-85_2021-01-07.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2020.85

  	
  Lugano

  7 gennaio 2021/lk

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa a procedura sommaria - inc. n. SO.2019.3299
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5 - promossa con istanza 5
luglio 2019 da

 

	
   

  	
  RE
  1  

  patrocinata dagli PA 1, ,
  assistiti a loro volta dall’PA 1,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   CO
  1  

  patrocinato dall’  PA 2  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

volta a riconoscere e a dichiarare esecutivo in Svizzera il lodo arbitrale
emesso il 24 aprile 2019 dal Tribunal d’Arbitrage commercial international
auprès de la Chambre européenne d’arbitrage di Bruxelles (B) nella causa n°
__________ e a rigettare in via definitiva - e ciò, come indicato a seguito di
una completazione dell’istanza, anche allo scopo di convalidare il sequestro n.
__________ - per CHF 6'862'830.73 oltre
interessi annuali al 5% l’opposizione interposta al PE n. __________ dell’UE di
Lugano, il tutto con protesta di spese e ripetibili, domanda avversata dal convenuto
e che il Pretore con decisione 26 giugno 2020 ha respinto;

 

ed ora sul reclamo 10 luglio 2020, al quale il convenuto si è
opposto con risposta 16 agosto 2020, con cui l’istante, previa concessione
dell’effetto sospensivo e congiunzione della causa con le procedure di cui ai
reclami contro le decisioni pretorili inc. n. SO.2019.4936 del 26 giugno 2020, inc.
n. SO.2019.4937 del 30 giugno 2020 e inc. n. SO.2019.4938 del 30 giugno 2020, ha
chiesto la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere l’istanza di
riconoscimento e di exequatur e di rigettare le opposizioni al sequestro, in
via subordinata la sospensione della procedura di riconoscimento e di exequatur
e di rigetto delle opposizioni al sequestro fino alla decisione finale e
definitiva nella procedura di annullamento del lodo arbitrale in Belgio e in
via ancor più subordinata l’annullamento della decisione pretorile con
conseguente rinvio della causa al primo giudice per un nuovo giudizio, in tutti
i casi con protesta di spese e ripetibili;

 

preso atto della replica spontanea 4 settembre 2020 dell’istante e
della replica (recte: duplica) spontanea 16 agosto (recte:
settembre) 2020 del convenuto;

 

letti ed esaminati gli atti e i documenti
prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in diritto:

 

 

                                   1.   Nell’ambito della procedura arbitrale n° __________
promossa innanzi alla London Court of International Arbitration da CO 1,
da I__________ __________ __________ e da P__________ __________, patrocinati
dagli avv. __________, __________ e __________, nei confronti di __________, di
__________, di __________, di __________ e di __________, con lodo arbitrale 27
febbraio 2018 (doc. 2) gli arbitri hanno tra le altre cose condannato queste
ultime parti al pagamento di USD 28’694'100.70 e di GBP 2'254'395.66,
respingendo nel contempo le loro domande riconvenzionali di USD 40'048'731.04.

 

 

                                   2.   A seguito di questa pronuncia,
il 6 agosto 2018 la società incorporata nella Repubblica delle Seychelles RE 1, che asseriva di essere l’entità giuridica che aveva
patrocinato tra gli altri il cittadino ucraino domiciliato in Svizzera CO 1 nell’ambito
di quella procedura in virtù di un contratto di servizi giuridici (doc. A.b), lo
ha escusso con il PE n. __________ dell’UE di Lugano (doc. H) per CHF
6'775'141.63 oltre interessi al 5% dal 2 maggio 2018 indicando come titolo di
credito rispettivamente motivo dello stesso “contratto di servizi legali +
decisione arbitrale del 27.2.2018, fattura del 12.3.2018; lettera del 25.4.2018
(USD 6'816'998.98 @ 0.99386)”.

                                         Al
PE è stata interposta tempestiva opposizione.

 

 

                                   3.   Nell’ambito
della procedura arbitrale n° __________, promossa sulla base del contratto di
servizi giuridici (doc. A.b) innanzi al Tribunal d’Arbitrage commercial international
auprès de la Chambre européenne d’arbitrage di Bruxelles (B) da RE 1 nei
confronti di CO 1, di I__________ __________ e di P__________ __________, con
lodo arbitrale 24 aprile 2019 (doc. A.a), emanato in lingua russa, l’arbitro
unico ha tra le altre cose condannato questi ultimi in solido al pagamento di
USD 6'874'283.17 oltre agli interessi al 5% dal 1° maggio 2018 e alle spese giudiziarie
di UAH 288'132.65 e di EUR 2'500.-.

                                         

 

                                   4.   Con istanza 5 luglio 2019 RE 1 ha convenuto in giudizio CO 1 innanzi alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 5, chiedendo di riconoscere e di dichiarare
esecutivo in Svizzera il lodo arbitrale 24 aprile 2019 (doc. A.a) e di
rigettare in via definitiva - e ciò, come indicato a seguito della
completazione dell’istanza avvenuta in occasione dell’udienza del 14 novembre
2019, anche allo scopo di convalidare il sequestro n. __________ - per CHF
6'862'830.73 oltre interessi annuali al 5% l’opposizione interposta al PE (doc.
H), il tutto con protesta di spese e ripetibili.

                                         Il convenuto si è
integralmente opposto all’istanza. 

 

 

                                   5.   Con la decisione 26
giugno 2020, qui oggetto di impugnativa, il Pretore ha respinto l’istanza e ha
posto le spese processuali di complessivi CHF 2’000.- a carico dell’istante,
tenuta altresì a rifondere al convenuto CHF 28’000.- a titolo di ripetibili.

                                         Il giudice di prime
cure ha innanzitutto premesso che la presente fattispecie doveva essere esaminata
in base alla Convenzione concernente il riconoscimento e l’esecuzione delle
sentenze arbitrali estere del 10 giugno 1958 (CYN; RS 0.277.12). 

                                         Ciò detto, ha ritenuto che
la controparte del convenuto nel contratto di servizi giuridici contenente la
clausola compromissoria (doc. A.b) fosse in realtà una società cipriota (e
meglio __________) che non si identificava con l’istante, la quale di
conseguenza non risultava aver prodotto una valida convenzione scritta contenente
la clausola compromissoria ai sensi degli art. II e IV cpv. 1 lett. b CYN.

                                         Ha aggiunto che il
convenuto aveva provato che il 6 marzo 2020 l’esecutività
del lodo arbitrale era stata sospesa dal Tribunal
de première instance francophone de Bruxelles, Section Civile, Quatrième
Chambre affaires civiles fino all’emanazione del giudizio di merito sul recours
en annulation (doc. 18), ciò che era costitutivo del motivo di
diniego di cui all’art. V cpv. 1 lett. e CYN.

                                         In merito al rigetto
dell’opposizione al PE di cui al doc. H, già da escludere così per l’assenza di
un valido titolo esecutivo, ha pure fatto notare che l’identità tra il titolo rispettivamente
il motivo dello stesso indicato nel PE (“contratto
di servizi legali + decisione arbitrale del 27.2.2018, fattura del 12.3.2018;
lettera del 25.4.2018”) e quello invocato nell’istanza di rigetto
(la sentenza arbitrale 24.4.2019) non era particolarmente chiara.

                                         

 

                                   6.   Con il reclamo 10
luglio 2020 che qui ci occupa l’istante, previa
concessione dell’effetto sospensivo e congiunzione della causa con le procedure
di cui ai reclami contro le decisioni pretorili inc. n. SO.2019.4936 del 26
giugno 2020, inc. n. SO.2019.4937 del 30 giugno 2020 e inc. n. SO.2019.4938 del
30 giugno 2020, ha chiesto la riforma della decisione impugnata nel senso di
accogliere l’istanza di riconoscimento e di exequatur e di rigettare le opposizioni
al sequestro; in via subordinata ha chiesto la sospensione della procedura di
riconoscimento e di exequatur e di rigetto delle opposizioni al sequestro fino
alla decisione finale e definitiva nella procedura di annullamento del lodo
arbitrale in Belgio; e in via ancor più subordinata ha chiesto l’annullamento della
pronuncia pretorile con conseguente rinvio della causa al primo giudice per un
nuovo giudizio. In tutti i casi, ha protestato le spese e le ripetibili.

                                         Essa ha
innanzitutto evidenziato che la presente fattispecie avrebbe dovuto essere decisa
non solo in base alla CYN ma anche in base alla Convenzione tra la Svizzera e
il Belgio circa il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni giudiziarie e
delle sentenze arbitrali del 29 aprile 1959 (CSB; RS 0.276.191.721). 

                                         Ciò premesso, ha rilevato
che il fatto, per altro riconducibile a un mero errore di scritturazione, che la
controparte del convenuto nel contratto di servizi giuridici contenente la
clausola compromissoria (doc. A.b) apparentemente non si identificasse con lei,
non era mai stato eccepito dal convenuto e comunque era stato superato dalla
circostanza che essa era poi stata coinvolta nella firma del contratto,
nell’esecuzione dello stesso e nel successivo svolgimento del procedimento
arbitrale che aveva portato al lodo arbitrale. In tali circostanze gli art. II
e IV cpv. 1 lett. b CYN non erano stati assolutamente violati.

                                         Ha aggiunto che il fatto
che il 6 marzo 2020 l’esecutività del lodo fosse
stata provvisoriamente sospesa da un tribunale belga (doc.
18) non era tale da escludere il riconoscimento e l’exequatur. Il recours en annulation
del diritto belga non costituiva infatti un rimedio di diritto ordinario
giusta l’art. 9 cpv. 1 e 1 cpv. 1 lett. c CSB. Il giudizio belga non poteva
essere rilevante nemmeno nell’ottica dell’art. V cpv. 1 lett. e CYN, siccome la
lite non era connessa con il Belgio e comunque il tribunale belga, che per
altro aveva dimostrato non aver compreso le peculiarità del diritto svizzero,
si era limitato a sospendere l’esecuzione del lodo arbitrale; e comunque in una
situazione del genere l’art. VI CYN avrebbe semmai imposto la sospensione della
procedura di riconoscimento e di exequatur.

                                         E infine ha fatto notare
che il nesso tra il lodo arbitrale su cui si basava la procedura di
riconoscimento e di esecuzione e il contratto di servizi giuridici e la
relativa fattura del 12 marzo 2018 sul procedimento di recupero crediti era perfettamente
chiaro, così come lo era la continuità tra le successive fasi del procedimento
di riconoscimento e di esecuzione.

 

 

                                   7.   Con risposta 16 agosto 2020 il
convenuto ha postulato la reiezione del
gravame, pure con protesta di spese e ripetibili.

                                         Oltre
ad aver ribadito che la documentazione prodotta dall’istante era stata in parte
utilizzata in violazione del segreto professionale dei suoi precedenti avvocati
e come tale non poteva essere utilizzata poiché di origine illecita, egli ha evidenziato
che il riconoscimento e l’exequatur del lodo arbitrale dovevano comunque essere
respinti anche per altre ragioni.

                                         A
suo dire, le esigenze formali poste dagli art. IV cpv. 1 lett. b e cpv. 2 CYN
non erano state rispettate, atteso che le firme apposte da entrambe le parti nel
contratto di servizi giuridici contenente la clausola compromissoria (doc. A.b)
erano false e che quel documento, prodotto solo in copia, nemmeno era stato
adeguatamente autenticato, non bastando a tale scopo un’attestazione di conformità
all’originale resa da un notaio ucraino non munita della postilla dell’Aia.

                                         Nemmeno le esigenze
formali poste dagli art. IV cpv. 1 lett. a e cpv. 2 CYN erano state a loro
volta ossequiate, visto che il lodo arbitrale, esso pure prodotto solo in copia,
oltre a non essere stato tradotto in lingua francese da un traduttore
qualificato, neanche in questo caso era stato adeguatamente autenticato.

                                         Il riconoscimento e
l’esecuzione del lodo arbitrale erano infine contrari all’ordine pubblico
svizzero, ciò che costituiva il motivo di diniego ai sensi dell’art. V cpv. 2
lett. b CYN: nel procedimento belga diversi suoi diritti procedurali basilari erano
in effetti stati violati in modo importante; il contenuto
del contratto di servizi giuridici contenente la clausola compromissoria
(doc. A.b), costitutivo di un pactum de palmario, era oltretutto contrario
all’art. 20 CO, essendo stato sottoscritto quando il litigio era già pendente e
prevedendo una remunerazione dipendente da risultato enormemente superiore a quella
base (con non solo partecipazione alla sua vincita, ma anche una partecipazione
alla perdita della controparte), tanto più che aveva portato all’inammissibile
risultato per il quale l’istante, oltre ad aver già incassato USD 1'000'000.-,
pretendeva l’ulteriore pagamento di un importo equivalente a circa il 30% di
quanto attribuitogli nel giudizio arbitrale inglese, per altro nel frattempo
annullato dalla High Court of Justice, Business and Property Courts of England
and Wales, Commercial Court (QBD) (doc. 3).

 

 

                                   8.   Della replica spontanea 4 settembre 2020 dell’istante e della
duplica spontanea 16 settembre 2020 del convenuto si dirà, se e per quanto
necessario, nei prossimi considerandi.

 

 

                                   9.   Nel caso di specie l’istanza
di riconoscimento e di exequatur con la contestuale richiesta di rigetto
definitivo dell’opposizione al PE (sull’ammissibilità dell’esame pregiudiziale
o incidentale dell’exequatur da parte del giudice del rigetto, cfr. TF 5A_366/2013
del 26 settembre 2013 consid. 3) è stata inoltrata dopo il 1° gennaio 2011,
sicché alla procedura di primo grado e alla relativa impugnativa si applica il
nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (art. 404 cpv. 1 e 405 cpv.
1 CPC).

                                         Contro la decisione
pretorile è così esperibile solo il rimedio del reclamo (art. 319 segg. CPC),
un appello essendo improponibile: da una parte il ricorso contro il mancato
riconoscimento ed exequatur costituisce in effetti un’impugnativa contro una
decisione del giudice dell’esecuzione (art. 309 lett. a e 335 cpv. 3 CPC) e
dall’altra la procedura di rigetto dell’opposizione è invece espressamente
inappellabile (art. 309 lett. b n. 3 CPC).

                                      

                                         Proposto nel termine di
legge (art. 321 cpv. 2 CPC), il reclamo 10 luglio 2020 è pertanto ricevibile e
può essere vagliato nel merito. Altrettanto tempestiva è la risposta 16 agosto
2020.

 

                                         Quanto alla competenza
funzionale a trattare un reclamo contro una decisione in tal senso, si osserva
che la stessa teoricamente spetterebbe a questa Camera per quanto concerne
l’aspetto pregiudiziale del riconoscimento e dell’exequatur della sentenza
straniera (art. 48 lett. b n. 5 LOG e 309 lett. a CPC, posto che il lodo arbitrale
verteva su una questione di diritto delle obbligazioni e meglio su un contratto
di servizi giuridici, cfr. doc. A.b) ed alla Camera di esecuzione e fallimenti
per quanto riguardava l’eventuale (cfr. infra consid. 18) questione del
rigetto definitivo dell’opposizione al PE (art. 48 lett. e n. 1 LOG e 309 lett.
b n. 3 CPC). In ossequio al principio di economia e di celerità della procedura
nonché della sicurezza del diritto, le due Camere, atteso che nel caso concreto
il rigetto definitivo dell’opposizione al PE costituiva un aspetto accessorio del
riconoscimento e dell’exequatur della sentenza straniera, hanno tuttavia
convenuto di demandare il giudizio su entrambe le questioni alla scrivente
Camera in applicazione analogica dell’art. 127 CPC (medesima soluzione in: II CCA
11 maggio 2012 inc. n. 12.2011.201-203, 22 ottobre 2013 inc. n. 12.2013.77, 11
aprile 2018 inc. n. 12.2017.194). 

                                         Nella misura in cui
mira ad ottenere anche il rigetto delle opposizioni al sequestro il presente reclamo
andrebbe per contro attribuito alla Camera di esecuzione e fallimenti, e ciò
non solo per il fatto che quella particolare tematica, diversamente dal rigetto
definitivo dell’opposizione al PE, non costituiva un aspetto accessorio del
riconoscimento e dell’exequatur della sentenza straniera, ma anche e
soprattutto per il fatto che la stessa è stata anche oggetto dei reclami contro le decisioni pretorili inc. n. SO.2019.4936 del 26
giugno 2020, inc. n. SO.2019.4937 del 30 giugno 2020 e inc. n. SO.2019.4938
pure del 30 giugno 2020, che per l’appunto sono e rimangono di competenza di
quella Camera (art. 48 lett. e n. 1 LOG e 309 lett. b n. 6 CPC). Nel
caso di specie la questione può tuttavia rimanere irrisolta, visto e
considerato che la fondatezza o meno delle opposizioni al sequestro non era
oggetto della decisione qui impugnata - tant’è che non è stata esaminata nella
stessa - ed era con ciò nuova (art. 326 cpv. 1 CPC) e oltretutto nel presente
reclamo neppure aveva fatto oggetto di specifiche considerazioni ricorsuali
(art. 321 cpv. 1 CPC), sicché, su questo punto, il rimedio giuridico dev’essere
in ogni caso dichiarato irricevibile.

 

 

                                10.   La domanda preliminare
di congiunzione della causa con le procedure di cui
ai reclami contro le decisioni pretorili inc. n. SO.2019.4936 del 26 giugno
2020, inc. n. SO.2019.4937 del 30 giugno 2020 e inc. n. SO.2019.4938 pure del
30 giugno 2020, dev’essere respinta. L’auspicata congiunzione, difficilmente
ipotizzabile già per la problematica della competenza funzionale di cui si è
appena detto, non è in effetti idonea a semplificare il processo ai sensi
dell’art. 125 lett. c CPC, atteso oltretutto che queste tre procedure
concernono anche altre parti (e meglio __________ e __________), patrocinate da
altri legali, e sono fondate su argomentazioni parzialmente diverse.

 

 

                                11.   Anche
la domanda preliminare di conferimento dell’effetto sospensivo non può essere
accolta. Innanzitutto si osserva che il reclamo non è di regola idoneo a precludere
l’efficacia e l’esecutività della decisione impugnata (art. 325 cpv. 1 CPC). Nel
caso di specie la richiesta di concessione dell’effetto sospensivo non avrebbe
oltretutto alcun senso pratico, mancando una precedente decisione positiva
dell’autorità di prima istanza i cui effetti potrebbero in tal modo essere “ripristinati”
(II CCA 24 settembre 2014 inc. n. 12.2014.135; Bohnet,
Procédure civile suisse: les grands thèmes pour le practicien, p. 394 n. 133).

                                         L’emanazione del presente giudizio rende in ogni caso priva
d’oggetto tale domanda (II CCA 11 febbraio 2015 inc. n. 12.2015.5, 5 settembre
2016 inc. n. 12.2016.99).

 

                                      

                                12.   Giusta l’art. 194 LDIP
il riconoscimento e l’esecuzione di lodi stranieri in Svizzera sono regolati
dalla CYN, che in buona sostanza stabilisce gli standard minimi affinché tali
giudizi possano essere riconosciuti e resi esecutivi. Altre disposizioni
nazionali o accordi internazionali (bilaterali o multilaterali) possono
tuttavia essere applicati, in luogo di quest’ultima, se e nella misura in cui
nel singolo caso risultano globalmente più favorevoli rispetto alle
disposizioni di quella Convenzione e in tal modo appaiono idonei ad agevolare
il riconoscimento e l’exequatur (Patocchi/Jermini,
Basler Kommentar, 4ª ed., n. 43 segg. ad art. 194 LDIP; DTF 110 Ib 191 consid.
2b). 

                                         Nel caso di specie, alla
luce delle argomentazioni delle parti e del primo giudice, è incontestabile che
le condizioni per il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali
poste dalla CSB (secondo cui in particolare “le sentenze arbitrali
pronunciate in uno dei due Stati sono riconosciute e rese esecutive nell’altro
se soddisfano alle condizioni previste nell’art. 1, § 1, lett. a, c … e se l’esemplare
prodotto è autentico” [art. 9 cpv. 1], ritenuto che queste ultime
disposizioni esigono che “il riconoscimento della decisione non sia
incompatibile con l’ordine pubblico dello Stato in cui è fatta valere” [art.
1 cpv. 1 lett. a] e che “la decisione, conformemente alla legge dello Stato
nel quale è stata pronunciata, non possa più essere impugnata con i rimedi di
diritto ordinari” [art. 1 cpv. 1 lett. c]) siano globalmente più favorevoli
al riconoscimento e all’exequatur rispetto alle disposizioni poste dalla CYN (secondo
cui in particolare “per ottenere il riconoscimento e l’esecuzione … la parte
che li domanda deve fornire, nel tempo stesso della domanda: l’originale della
sentenza, debitamente autenticato, o una copia dell’originale che soddisfi alle
condizioni richieste per l’autenticità” [art. IV cpv. 1 lett. a] e “l’originale
della convenzione, di cui all’articolo II, oppure una copia che soddisfi alle
condizioni richieste per l’autenticità” [art. IV cpv. 1 lett. b], ritenuto
che “ove la sentenza o la detta convenzione non sia compilata in una lingua
ufficiale del Paese in cui la sentenza è invocata, la parte che domanda il riconoscimento
e l’esecuzione della sentenza deve presentare una traduzione di tali documenti
in quella lingua .. certificata da un traduttore ufficiale o giurato, oppure da
un agente diplomatico o consolare” [art. IV cpv. 2], rispettivamente “il
riconoscimento e l’esecuzione della sentenza saranno negati, a domanda della
parte contro la quale la sentenza è invocata, unicamente qualora essa fornisca
all’autorità competente del Paese, ove sono domandati il riconoscimento e
l’esecuzione, la prova che la sentenza non è ancora divenuta obbligatoria per
le parti, oppure è stata annullata o sospesa da un’autorità competente del Paese,
nel quale, o secondo la legislazione del quale, è stata emessa la sentenza”
[art. V cpv. 1 lett. e] rispettivamente ancora “il riconoscimento e
l’esecuzione d’una sentenza arbitrale potranno essere negati, se l’autorità
competente del Paese dove sono domandati, riscontra che il riconoscimento o
l’esecuzione della sentenza sia contrario all’ordine pubblico” [art. V cpv.
2 lett. b]). La presente controversia verrà pertanto decisa in base alla CSB
(la cui applicazione, contrariamente a quanto preteso in questa sede dal convenuto,
era già stata evocata a p. 11 dell’istanza e a p. 19 del verbale di udienza del
14 novembre 2019 e che comunque, trattandosi di una questione di diritto,
avrebbe potuto essere considerata anche d’ufficio), e meglio al suo art. 9 cpv.
1.

 

 

                                13.   Per il convenuto, la documentazione prodotta dall’istante sarebbe
stata in parte utilizzata in violazione del segreto professionale dei suoi
precedenti avvocati e come tale non avrebbe potuto essere utilizzata poiché di
origine illecita. L’assunto, per altro già da respingere siccome il convenuto non
ha qui menzionato le eventuali prove che lo avrebbero suffragato, è
irricevibile in ordine (art. 321 cpv. 1 CPC), egli non avendo precisato quali
sarebbero i documenti versati agli atti dalla controparte a suo dire
inutilizzabili e soprattutto non avendo in definitiva spiegato per quale motivo
la loro produzione / utilizzazione in causa da parte dell’istante sarebbe
illecita: a questo proposito egli non ha minimamente indicato in quali circostanze
i suoi precedenti avvocati, i cui presunti comportamenti contrari al segreto
professionale neppure erano stati illustrati, a suo tempo si sarebbero resi effettivamente
responsabili di una violazione del segreto professionale (in virtù delle leggi
nazionali a cui erano soggetti) con particolare riferimento ai documenti ora
prodotti in causa e nemmeno ha preteso che una tale violazione del segreto
professionale sia stata da lui eccepita, invano, in occasione della procedura
arbitrale o nella successiva procedura finalizzata all’annullamento del lodo
arbitrale. 

                                         Ma se anche si
volesse ammettere che il lodo arbitrale straniero di
cui al doc. A.a sia stato ottenuto illecitamente per le ragioni esposte dal
convenuto, si osserva che la circostanza non avrebbe comunque comportato la sua mancata presa in considerazione ai sensi
dell’art. 152 cpv. 2 CPC (cfr. TF 4A_200/2016 del 5 ottobre 2017 consid. 3.1,
riferita proprio a una prova ottenuta in violazione del segreto professionale
di cui all’art. 321 CP), atteso che lo stesso a ben vedere non costituiva un
mezzo di prova, ma era proprio l’oggetto della causa stessa. 

 

 

                                14.   Come si vedrà, il
convenuto non può essere seguito laddove (dopo che, contrariamente a quanto
preteso in questa sede dall’istante, lo aveva già addotto a p. 6 segg. delle
osservazioni all’istanza) ha lamentato da una parte il fatto che le firme
apposte da entrambe le parti nel contratto di servizi giuridici contenente la clausola
compromissoria (doc. A.b) fossero false e che quel documento, prodotto in
copia, nemmeno fosse stato adeguatamente autenticato, e dall’altra ha fatto
notare che il lodo arbitrale (doc. A.a), anch’esso prodotto in copia, non era
stato adeguatamente tradotto e autenticato. E nemmeno può essere considerato
pertinente l’assunto del giudice di prime cure secondo cui l’istante non
sarebbe stata la controparte del convenuto nel contratto di servizi giuridici
contenente la clausola compromissoria (doc. A.b).  

                                         In base all’art. 9
cpv. 1 CSB, per il riconoscimento e l’esecuzione del lodo arbitrale straniero è
in effetti unicamente rilevante, sugli aspetti sopra evocati, il fatto che “l’esemplare
prodotto” sia “autentico”, ovvero sia stato prodotto in originale o
con una copia autentica, mentre che le eventuali carenze della convenzione
contenente la clausola compromissoria e le eventuali carenze qualitative della
traduzione del lodo arbitrale sono prive di rilievo. Ora, nel caso di specie,
contrariamente a quanto preteso dal convenuto, è incontestabile che la copia
del lodo arbitrale versata agli atti dall’istante adempia alle esigenze formali
poste dalla CSB. La giurisprudenza ha in effetti già avuto modo di stabilire
che si può prescindere da una legalizzazione del lodo arbitrale nel caso in cui
la sua autenticità non sia stata contestata dall’interessato (TF
4A_124/2010 del 4 ottobre 2010 consid. 4.2), ritenuto che, per ammettere
l’esistenza di una valida contestazione, non basta che quest’ultimo si limiti
ad asserire in maniera generica che il documento è falso, ma occorre che egli
adduca tutti gli elementi concreti e/o le prove atti a suscitare nel giudice
seri dubbi circa l’autenticità del contenuto del documento o della firma che
esso reca (TF 4A_124/2010 del 4 ottobre 2010 consid. 4.2). Nel caso concreto il
convenuto si è per l’appunto limitato a contestare in modo generico
l’autenticità del lodo arbitrale (risposta al reclamo p. 5), ma non ha
assolutamente spiegato, a parte aver indicato che la copia del lodo arbitrale
versata agli atti dall’istante costituita da una fotocopia dichiarata conforme
all’originale da un notaio ucraino ma non munita di un’eventuale postilla
dell’Aia non sarebbe stata sufficiente, quali fossero gli elementi concreti e
le prove che avrebbero concorso a farlo ritenere non autentico. 

 

 

                                15.   Contrariamente a
quanto ritenuto dal giudice di prime cure, il fatto che il 6 marzo 2020 l’esecutività del lodo arbitrale sia
stata sospesa da un tribunale belga fino
all’emanazione del giudizio di merito sul recours en annulation (doc.
18) inoltrato dal convenuto non è tale da impedirne il riconoscimento e
l’exequatur. Giusta l’art. 9 cpv. 1 e 1 cpv. 1 lett. c CSB le sentenze
arbitrali pronunciate in uno dei due Stati sono in effetti riconosciute e rese
esecutive nell’altro se “la decisione, conformemente alla legge dello Stato
nel quale è stata pronunciata, non possa più essere impugnata con i rimedi di
diritto ordinari”. Atteso che il recours en
annulation ex art. 1717 Code Judiciaire
Belge non era pacificamente un
rimedio di diritto ordinario (cfr. pure doc. I) e che la CSB, diversamente
dall’art. V cpv. 1 lett. e CYN, non conosceva un’eccezione quando la decisione
“è stata annullata o sospesa da un’autorità competente del Paese, nel quale,
o secondo la legislazione del quale, è stata emessa la sentenza”, è incontestabile
che la sospensione provvisoria decisa dal tribunale belga sia ininfluente per
il presente giudizio.

 

 

                                16.   Il convenuto ha
ribadito in questa sede che il lodo arbitrale non avrebbe potuto essere
riconosciuto ed eseguito in Svizzera siccome nel procedimento arbitrale diversi
suoi diritti procedurali basilari sarebbero stati violati in modo importante.

                                         Pur essendo certamente
ricevibile (essendo già stato addotto, contrariamente a quanto preteso in
questa sede dall’istante, a p. 13 segg. delle osservazioni all’istanza), il
rilievo, con cui in sostanza è stato lamentato il fatto che il riconoscimento
del lodo straniero fosse “incompatibile con l’ordine pubblico dello Stato” in
cui è stato fatto valere (art. 9 cpv. 1 e 1 cpv. 1 lett. a CSB), e meglio con
l’ordine pubblico processuale svizzero, dev’essere dichiarato irricevibile per
carenza di motivazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Il convenuto si è in effetti
limitato a formulare una generica obiezione (risposta al reclamo p. 5), ma non
ha qui minimamente indicato, prima ancora di averlo provato, quali sarebbero
stati i suoi diritti procedurali che sarebbero stati violati nell’ambito
procedimento arbitrale in Belgio. 

 

 

                                17.   Il convenuto ha evidenziato
che in ogni caso il contenuto del contratto di
servizi giuridici (doc. A.b), costitutivo di un pactum de palmario,
sarebbe stato contrario all’art. 20 CO, essendo stato sottoscritto quando il
litigio era già pendente e prevedendo una remunerazione dipendente da risultato
enormemente superiore a quella base (con non solo partecipazione alla sua
vincita, ma anche una partecipazione alla perdita della controparte), tanto più
che in concreto aveva portato all’inammissibile risultato per il quale
l’istante, oltre ad aver già incassato USD 1'000'000.-, pretendeva l’ulteriore
pagamento di un importo equivalente a circa il 30% di quanto attribuitogli nel
lodo arbitrale inglese, che per altro nel frattempo era stato annullato (doc.
3).

                                         Pur essendo anche
in questo caso ricevibile (essendo già stato addotto, contrariamente a quanto
preteso in questa sede dall’istante, a p. 11 segg. della duplica all’istanza),
il rilievo, con cui il convenuto ha in sostanza lamentato il fatto che il
riconoscimento del lodo straniero fosse “incompatibile con l’ordine pubblico
dello Stato” in cui è stato fatto valere (art. 9 cpv. 1 e 1 cpv. 1 lett. a
CSB), e meglio con l’ordine pubblico materiale svizzero, dev’essere respinto. Il
Tribunale federale ha in effetti già avuto modo di stabilire che un lodo
arbitrale straniero che sulla base di un pactum de palmario condanna una
parte a rifondere all’altra un importo a titolo di onorario pari al 30% delle
somme attribuitegli a suo tempo in giudizio non è di per sé contrario
all’ordine pubblico svizzero (Patocchi/Jermini,
op. cit., n. 287 ad art. 194 LDIP; TF 5P.201/1994 del 9 gennaio 1995 consid. 7,
pubbl. in Bulletin ASA 2001 p. 294). Nel caso di specie, in assenza di
ulteriori elementi di giudizio, non evidenziati dal convenuto, non vi è ragione
di scostarsi da una tale giurisprudenza, poco importando da una parte se il pactum
de palmario concluso tra le parti (retto dal diritto inglese, cfr. doc. A.b),
potesse eventualmente essere non conforme al diritto svizzero siccome era stato
sottoscritto quando il litigio era già pendente e in quanto prevedeva una
remunerazione dipendente da risultato enormemente superiore a quella base (DTF
143 III 600 consid. 2.7.5; TF 2C_205/2019 del 26 novembre 2019 consid. 3.2),
rispettivamente se il 13 marzo 2019, prima cioè dell’emanazione del lodo che ci
occupa (che dunque ne aveva o comunque ne avrebbe potuto tener conto), il giudizio
arbitrale inglese, nell’ambito del cui procedimento l’istante pretendeva di
aver maturato il proprio onorario, fosse stato annullato (doc. 3).

 

 

                                18.   In un ultimo capitolo
l’istante, esprimendosi sulla considerazione pretorile secondo cui l’identità
tra il titolo rispettivamente il motivo dello stesso indicato nel PE di cui al
doc. H (“contratto di servizi legali + decisione
arbitrale del 27.2.2018, fattura del 12.3.2018; lettera del 25.4.2018”)
e quello invocato nell’istanza di rigetto (la sentenza arbitrale 24.4.2019) non
era particolarmente chiara, ha fatto notare che in realtà il nesso tra il lodo
arbitrale su cui si basava la procedura di riconoscimento e di esecuzione e il
contratto di servizi giuridici e la relativa fattura del 12 marzo 2018 sul
procedimento di recupero crediti era perfettamente chiaro, così come lo era la
continuità tra le successive fasi del procedimento di riconoscimento e di
esecuzione.

                                         La questione non necessita
di essere approfondita, visto e considerato che in questa sede, diversamente da
quanto fatto innanzi al primo giudice, l’istante, in riforma del giudizio qui
impugnato, non ha più postulato il rigetto in via definitiva dell’opposizione
al PE. Riassumendo la decisione pretorile, essa si è in effetti limitata ad
evidenziare il fatto che il primo giudice avesse respinto la domanda di riconoscimento
e di exequatur, ma ha sorvolato sul fatto che costui avesse pure respinto la
domanda di rigetto in via definitiva dell’opposizione (reclamo p. 7). Nel petitum
ricorsuale non vi è poi alcuna traccia di una domanda in tal senso (reclamo p.
3 seg.). E nemmeno dai considerandi del reclamo si è potuto evincere che
l’istante, pur non condividendo la considerazione pretorile di cui si è detto
sopra, a suo dire resa dal primo giudice “senza peraltro ricavarne alcuna
chiara deduzione” (reclamo p. 7), avesse inteso rinnovare in seconda sede
la richiesta di rigetto in via definitiva dell’opposizione al PE già fatta
valere in prima istanza.

 

 

                                19.   Ne discende, in
parziale accoglimento del reclamo dell’istante, che la decisione pretorile
dev’essere riformata unicamente nel senso che il lodo arbitrale 24 aprile 2019 deve essere riconosciuto e dichiarato esecutivo
in Svizzera.

                                         Le
spese giudiziarie di entrambe le sedi, calcolate sulla base di un valore
litigioso di USD 6'874'283.17, di UAH 288'132.65 e di EUR 2'500.-, seguono la rispettiva
soccombenza delle parti (art. 106 cpv. 2 CPC).

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il
RTar

 

 

decide:

 

 

                                    I.   Il
reclamo 10 luglio 2020 di RE 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza la
decisione 26 giugno 2020 della Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 5, è
così riformata:

 

                                         1.     L’istanza è parzialmente accolta.

                                         §      La
richiesta di riconoscimento e di esecuzione del lodo arbitrale emesso il 24 aprile 2019 dal Tribunal d’Arbitrage commercial
international auprès de la Chambre européenne d’arbitrage di Bruxelles (B) nella
procedura arbitrale n° __________ promossa da RE 1 nei confronti di CO 1, di I__________
__________ e di P__________ __________ è accolta.

                                         2.     Le
spese processuali di complessivi CHF 2'000.- sono poste a carico dell’istante
per 1/3 e per 2/3 sono poste a carico del convenuto, che rifonderà all’istante CHF
8'500.- per ripetibili.

                                         

                                     

                                   II.   Le
spese processuali di complessivi CHF 8’000.- sono a carico della reclamante per
1/5 e per 4/5 sono poste a carico della controparte, che rifonderà alla reclamante
CHF 6'000.- per ripetibili.

                                      

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  -   ; 

  -     . 

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a CHF 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1
e 100 cpv. 1 LTF).