# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e4a7baa1-08e9-5267-a8c4-53e9765ed39a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-12-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.12.2023 11.2022.100
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2022-100_2023-12-14.html

## Full Text

Incarti n.

  11.2021.140

  11.2021.141

  11.2022.100

  	
  Lugano

  14 dicembre 2023

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Giamboni

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa SO.2021.2604 (protezione dell'unione coniugale) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6,
promossa con istanza del 4 giugno 2021 da

 

	
   

  	
   AO
  1  

  (patrocinato
  dall'  PA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP
  1  

  (patrocinata
  attualmente dall'  PA 1 ),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 20 ottobre 2021 presentato da AO 1 contro il decreto cautelare emesso dal
Pretore aggiunto l'8 ottobre 2021 (inc. 11.2021.140),

 

così come sull'appello
del 21 ottobre 2021 presentato da AP 1 contro il medesimo decreto (inc.
11.2021.141) 

 

e sull'appello del 20
giugno 2022 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore aggiunto
il 2 giugno 2022 (inc. 11.2022.100);

 

Ritenuto

 

in fatto:                   A.   AO 1 (1968) e AP 1 (1974),
divorziata, si sono sposati a __________ il 29 gennaio 2011. Dal
matrimonio è nato L__________, il 24 giugno 2011. Il marito è dipendente della
società __________ SA di __________, fiduciaria attiva nella gestione
patrimoniale, di cui è amministratore e azionista unico, e siede altresì in consigli
di amministrazione di società svizzere ed estere. La moglie, titolare di un
diploma come tecni­co di microelettronica conseguito in Ucraina, lavora al 40% come
sales manager per la __________ SA di __________, attiva soprattutto nel
settore del commercio di macchinari industriali, di cui il marito era
amministratore unico.

 

                                  B.   Il 4 giugno 2021 AO 1
si è rivolto al Pretore del Distret­to di Lugano, sezione 6, con un'istanza a
protezione dell'unione coniugale, chiedendo – già in via cautelare – di
autorizzare i coniugi a vivere separati, di attribuirgli l'abitazione coniugale
di __________ (particella n. 613 RFD di sua proprietà), di ingiungere alla
moglie di lasciare tale alloggio entro il 30 giugno 2021, di affidargli il
figlio L__________ (riservato il diritto di visita materno), di stabilire che
egli avrebbe provveduto direttamente al mantenimento del figlio durante le
permanenze presso di lui e di fissare in fr. 450.– mensili il contributo alimentare
per la moglie dal momento in cui essa
avrebbe lascia­to l'abitazio­ne coniugale. 

 

                                  C.   All'udienza del 9 agosto
2021, indetta per il dibattimento e il contraddittorio cautelare, il marito ha confermato
le proprie doman­de, offrendo alla moglie fr. 20 000.–
per le spese di trasloco in acconto sulla liquidazione del regime dei beni. La
convenuta ha aderito alla richiesta di vita separata, rivendicando l'attribuzione
dell'abitazione coniugale, l'affidamento del figlio (riservato il dirit­to di visita paterno) e un contributo alimentare
per sé di fr. 5000.– mensili, oltre a uno per il figlio di
fr. 1950.– mensili, assegni familiari non compresi. Le parti hanno replicato
e duplicato, confermando le loro posizioni
e notificando prove.

 

                                  D.   Statuendo in via
cautelare con decreto dell'8 ottobre 2021, il Pretore aggiunto ha assegnato
l'abitazione coniugale al marito, mettendo a carico di lui i relativi costi, ha
impartito alla moglie un termine di 20 giorni dal passaggio in giudicato della
decisione per lasciare l'immobile, ha affidato il figlio al padre, disciplinando
l'assetto minimo del diritto visita materno, e ha condannato AO 1 a versare alla moglie un contributo alimentare di
fr. 5366.– mensili dall'uscita dall'abitazione coniugale. La decisione sulle
spese è stata rinviata al giudizio finale. 

 

                                  E.   Contro il decreto cautelare appena citato AO 1 è
insorto a questa Camera con un appello del 20 ottobre 2021 in cui postula la
riforma del giudizio impugnato nel senso di ridurre il contributo alimentare
per la moglie a fr. 450.– mensili
(inc. 11.2021.140). Il giorno seguente anche AP 1 ha appellato il
decreto cautelare del Pretore aggiunto, chiedendo – previo conferimento
dell'effetto sospensivo – di attribuirle l'abitazione coniugale (mettendo i
relativi costi a suo carico e assegnando al marito un termine di 20 giorni per trasferirsi
altrove), di affidarle il figlio (riservato il diritto di visita paterno) e di
obbligare AO 1 a versare un contributo alimentare per lei di fr. 6728.80
mensili, più uno per il figlio di fr. 2227.75 mensili (inc. 11.2021.141).
Con decreto del 28 ottobre 2021 il presidente di questa Camera ha respinto la
richiesta di effetto sospensivo. Nelle loro osservazioni del 10 dicembre 2021
le parti hanno proposto vicendevolmente di respingere gli appelli reciproci.

 

                                  F.   L'istruttoria sulle
misure protettrici, durante la quale la psicologa __________ ha rilasciato una perizia
sulle capacità genitoriali, è terminata il 24 marzo 2022. Al dibattimento
finale le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte. Nel suo allegato
del 7 aprile 2022 AO 1 ha sostanzialmente confermato le proprie domande,
chiedendo ad ogni modo di limitare il diritto di visita materno a “un sabato o
una domeni­ca” fino alla nomina del curatore educativo e, dopo di allora, di
estenderlo gradualmente a dipendenza dei rapporti del curatore medesimo, così
come di obbligare AP 1 a versare un contributo alimentare per il figlio di fr. 200.–
mensili. La convenuta non ha presentato conclusioni.

 

                                  G.   Statuendo con
sentenza del 2 giugno 2022, il Pretore aggiunto ha autorizzato i coniugi a
vivere separati, ha assegnato l'abitazione coniugale al marito (con mobili e suppellettili),
mettendo a carico di lui i relativi costi (oneri ipotecari e spese accessorie
ordinarie), ha fissato alla moglie un termine di 30 giorni dalla notifica della
decisione per lasciare l'immobile, ha affidato il figlio al padre disciplinando
“dall'uscita dall'abitazione coniugale” le relazioni personali fra madre e
figlio (un giorno intero con la cena ogni fine settimana, il mercoledì
pomeriggio dal termine della scuola fino al momento di accompagnare il figlio
agli allenamenti di calcio, oltre a regolari contatti telefonici), ha istituito
una curatela educativa in favore di L__________, enunciando i compiti del
curatore, ha ingiunto ai genitori di proseguire la presa a carico
psicoterapeutica a beneficio del ragazzo, ha obbligato AP 1 a versare un
contributo alimentare per il figlio di fr. 855.– mensili “dall'uscita
dall'abitazione coniugale” (senza cenno ad assegni familiari), ha condannato AO
1 a erogare alla moglie un contributo alimentare di fr. 4080.– mensili
“dall'uscita dall'abitazione coniugale” fino al 31 maggio 2023 e di fr.
2510.– mensili dopo di allora, autorizzandolo a dedurre dal contributo per la
moglie fr. 855.– mensili a saldo di quello per il figlio. Le spese
processuali di fr. 12 000.– (compresi fr. 800.–
per l'ascolto, fr. 4220.– per la perizia sulle capacità genitoriali e i costi
per gli esami tossicologici della moglie) sono state poste a carico delle parti
in ragione di metà ciascuno (ad eccezione dei costi per i citati esami, addebitati
interamente al marito), compensate le ripetibili.

 

                                  H.   Contro la sentenza
appena citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 20 giugno 2022 in
cui sollecita – previo conferimento dell'effetto sospensivo – la rifor­ma del
giudizio impugnato nel senso di “poter continuare ad utilizzare l'abitazione
coniugale, con il marito, fino al 31 agosto 2022”, di affidare il figlio “ad
ambedue i genitori”, di estendere il suo diritto di visita secondo determinate
modalità, di obbligare AO 1 a versare un contributo alimentare per lei di fr. 4908.80
mensili e uno “a titolo di conguaglio” per il figlio di fr. 600.– mensili.
Nelle sue osservazioni del 4 luglio 2022 AO 1 propone di respingere l'appello.
Con decreto del 6 luglio 2022 il vicepresidente di questa Camera ha
respinto la richiesta di effetto sospensivo (inc. 11.2022.100).

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   I rimedi giuridici in esame
riguardano la medesima causa e si fondano sostanzialmente sul medesimo
complesso di fatti. Si giustifica così di congiungere le procedure e di emanare
una sentenza unica (art. 125 lett. c CPC). Conviene esaminare prima l'appello
contro la sentenza sulle misure protettrici e in seguito quelli contro il
decreto cautelare.

 

                                   2.   Le misure a
protezione dell'unione coniugale sono impugnabili con appello, trattandosi di
procedura sommaria (art. 271 lett. a CPC), entro 10 giorni dalla notificazione
della sentenza (art. 314 cpv. 1 CPC). Ciò vale anche per i decreti in materia di provvedimenti cautelari
adottati in tali procedimenti (art.
248 lett. d CPC). Se le decisioni vertono su questioni meramente patrimoniali,
tuttavia, l'appello è ammissibile soltanto se il valore litigioso raggiungeva
almeno fr. 10 000.–
“secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). In concreto quest'ultima riserva non si pone, litigiose essendo

                                         anche la custodia del
figlio, controversia appellabile senza riguar­do a questioni di valore (cfr.
sentenza del Tribunale federale 5A_29/2023 del 27 luglio 2023 consid. 1.1). Quanto
alla tempestività dei rimedi giuridici, la decisione finale è stata notificata
al patrocinatore della convenuta l'8 giugno 2022 (tracciamento dell'invio n. 98.__________, agli atti). Cominciato a decorrere
l'indomani, il termine di ricorso sarebbe scaduto così sabato 18 giugno 2022, salvo protrarsi al lunedì successivo in forza
dell'art. 142 cpv. 3 CPC. Presentato il 20 giugno 2022, ultimo giorno utile,
l'appello in esame è pertanto tempestivo. Quanto al decreto cautelare dell'8 ottobre 2021,
esso è pervenuto ai legali delle parti l'11 ottobre 2021 (tracciamenti degli
invii n. 98.__________, agli atti). Inoltrati il 20 e il 21 ottobre
2021, anche tali appelli sono di conseguenza ricevibili.

 

                                    I.   Sull'appello di AP 1
contro la sentenza

                                         finale

 

                                   3.   Litigioso
è in primo luogo l'affidamento del figlio, che l'appellante chiede rimanga sottoposto
alla custodia congiunta dei genitori. Ora, se
i coniu­gi hanno figli minorenni il giudice adito a protezione dell'unio­ne
coniugale prende le misure necessarie “secondo
le disposizioni sugli effetti della filiazione” (art. 176 cpv. 3 CC). I criteri preposti all'affidamento dei figli in una tale procedura non si scostano
sostanzialmente da quelli cui fa capo la giurisprudenza per l'affidamento dopo
il divorzio. Decisivo rimane, anche nella
protezione dell'unione coniugale, l'interesse del figlio a un armonioso
sviluppo fisico, psichico e intellettuale. In
una procedura a tutela dell'unione coniugale non si tratta tuttavia di statuire
in maniera definitiva sull'affidamento, adottando una soluzione ottimale, ma
solo di regolare la vita separata dei coniugi, scegliendo la soluzione che
sembra offrire ai figli le garanzie migliori compatibilmente con la celerità di
un giudizio sommario fondato sulla verosimiglianza (RtiD II-2012 pag. 797
consid. 4; più recentemente: I CCA, sentenza inc. 11.2021.80 del 29 marzo
2023 consid. 8). La decisione a tutela dell'unione coniugale è, del resto,
assimilabile a un provvedimento cautelare (DTF 137 III 477 consid. 4.1), che
può sempre essere modificato (art. 179 cpv. 1 CC). 

 

                                         a)   Dovendo
statuire sull'affidamento dei figli, il giudice a protezione dell'unione
coniugale si limita ad accertare quale genitore appaia verosimilmente idoneo
alla custodia e, dandosi sostanziale parità, quale genitore appaia avere la
verosimile possibilità ed essere pronto a occuparsi di persona in maggior
misura del figlio. Ove si dia sostanziale equivalenza anche sotto questo
profilo, egli privilegia il criterio della stabilità e lascia – per quanto
possibile – il figlio nel suo ambiente, di solito con il genitore che gli ha
dedicato più tempo durante la vita in comune, secondo il riparto dei ruoli
assunto dai coniu­gi all'interno della famiglia. Di rilievo è anche il
desiderio del figlio, seppure egli non dispon­ga (ancora) della capacità di
discernimento necessaria per valutare la portata della questione. L'affidamento
definitivo interverrà poi al momento della separazione o del divorzio (RtiD II-2012
pag. 798 n. 7c con richiami, I-2011
pag. 655 consid. 6 con ulteriori richiami; I CCA, sentenza 11.2021.80 del
29 marzo 2023 consid. 8a).

 

                                         b)   In
concreto il Pretore aggiunto ha ricordato anzitutto che con il decreto
cautelare dell'8 settembre 2021 L__________ era stato affidato al padre in
ragione dei problemi incontrati dalla convenu­ta per abuso di alcool e sulla
base delle considerazioni della delegata all'ascolto, la quale aveva rilevato
la mancan­za di fiducia del figlio nella madre. Dalla perizia, egli ha
soggiunto, è emerso poi che le capacità genitoriali del padre garantiscono “un
apprezzabile andamento”, mentre quelle della madre sono risultate “assai
fragili”, di modo che l'affidamento ad AO 1 è auspicabile, tenuto conto anche
della volontà ripetutamente espressa dal figlio. Il primo giudice ha quindi
confermato l'affidamento di L__________ al padre, verosimilmente il genitore
più idoneo alla custodia, anche perché ciò risponde al­l'auspicio dal ragazzo.

 

                                         c)   L'appellante
sostiene che l'affidamento esclusivo
di L__________ al padre è contrario all'interesse del figlio, il cui sviluppo
necessita della presenza e delle attenzioni costanti di entrambi i genitori. Essa
rileva di essere una madre amorevole e capace, facendo valere che i numerosi
medici ed esperti interpellati in merito al suo stato di salute hanno
sottolineato in modo unanime le controindicazioni della soluzione adottata dal
primo giudice. L'appellante soggiunge che la delegata all'ascolto ha ricondotto
il disagio del figlio non tanto a ragioni attribuibili a lei medesima quanto
piuttosto al conflitto fra i genitori, tant'è che L__________ ha denotato
malessere in ragione delle ripetute audizioni. Essa sottolinea inoltre che
dall'inizio della procedura non ha più abusato di bevande alcoliche né si sono verificati
“altri spiacevoli eventi”. Per finire, essa ritiene impossibile che il figlio
possa essersi espresso “liberamente e con coscienza nei termini presentati nei
rapporti”, adducendo che L__________ non desidera essere tolto dalle cure di
lei e che, in ogni modo, data l'età, quegli non è ancora in grado di fare
astrazione dalle pressioni esterne né di formulare una volontà stabile e
indipendente.

 

                                         d)   Che
per uno svilup­po equilibrato di un figlio il rapporto con entrambi i
genitori sia essenziale è indiscutibile.
Che l'appellante voglia bene al figlio è altresì pacifico. E che prima di af-fidare
la custodia esclusiva a un genitore il giudice esamini se, per il bene del
figlio, sia opportuno disporre una custodia alternata è altrettanto vero. Ciò
non toglie che la premessa necessaria per l'attribuzione
dei diritti parentali è la capacità dei genitori. E nel caso in esame la
psicologa e psicoterapeuta __________ ha reputato che quella di AP 1 è “assai
fragile”, quantunque

                                               l'esperta
si sia dipartita dal presupposto che “una vulnerabilità psichica e/o uso di
sostanze non implicano, di per sé,

                                               una
condizione di pregiudizio” (referto del 18 marzo 2022, pag. 28). La
professionista ha fatto notare in particolare che la convenuta è ancorata tuttora
a meccanismi di “negazione della consapevolezza, della responsabilità e
dell'impatto su L__________ delle vicende legate all'abuso pregresso” di
alcolici e soprattutto “poco consapevole dello strascico psicologico e
relazionale (madre-figlio)”. Per la professionista inoltre l'interessata mostra
fragilità nella “capacità di mantenere l'esa­me della realtà”, nelle “competenze
relative alla lettura dei propri stati emotivi e, di riflesso, quelli del
figlio L__________”, come pure nella “capacità di controllo degli impulsi e di
tollerare le frustrazioni, nonché di modulare la relazione affettiva” (refer­to,
pag. 27). La perita ha quindi segnalato le misure a protezione del minore da
lei ritenute necessarie e ha auspicato che L__________ sia affidato al padre,
constatando un “apprezzabile andamento delle [di lui] competenze genitoriali”
(pag. 28). L'appellante contesta “integralmente” tali risultanze, ma non
spiega per quali motivi le conclusioni della specialista sarebbero inattendibili.
La sua personale convinzione non
basta per relativizzare quanto ha constatato la specialista, perso­na disinteressata,
di sicura esperienza e chiamata a esprimersi con oggettività per il bene del
minore. In concreto non sussistono dunque le condizioni per scostarsi
dal referto peritale
(analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2020.116 del 7 maggio 2021
consid. 6e).

 

                                         e)   Relativamente
al consumo di alcolici, dagli atti risulta che nell'aprile del 2021 AP 1
è stata portata, su segnalazione del marito e del figlio che l'avevano trovata
in cucina “in uno stato di grave alterazione per avere ingerito una bottiglia
di cognac” (rapporto della dott. __________, del 20 agosto 2021), al
Pronto soccorso __________ per “un'intossicazione acuta di etile” (lettera EOC
del 1° aprile 2021). Dimessa dal nosocomio, per un mese essa è rimasta alla
Clinica __________ per una cura di disintossicazione. Ancora nel maggio del 2021
essa ha ammesso di bere “un paio di mezzi litri” du-rante il week end (doc. 6,
pag. 6). Non si disconosce che gli ultimi
esami specialistici esperiti in corso di causa non hanno messo “in
evidenza un eventuale abuso di alcool” da parte della convenuta,
rispettivamente hanno dato “risultati compatibili con un'astinenza nei 3-4 mesi
antecedenti al prelievo” (risultati dei prelievi eseguiti dall'istituto __________
dal 16 settembre al 19 ottobre 2021, nel relativo fascicolo; risultati del
prelievo del 2 settembre 2021: doc. 23–25).

 

                                               Come
ha rilevato il medico di base, tuttavia “la disintossicazione dall'alcool è un
percorso lungo e difficile, con possibilità di ricadute”, tant'è che nel caso
della convenuta precedenti trattamenti e ricoveri non hanno avuto un esito
risolutivo (rapporto della dott. __________, del 20 agosto 2021). Né
l'interessata nega che in passato episodi spiacevoli legati al consumo di
alcool da parte sua abbiano coinvolto anche il figlio (rapporto d'inchiesta di
Polizia giudiziaria del 21 luglio 2021, doc. I richiamato dal Ministero
pubblico). L'evoluzione dello stato di salute dell'appellante è quindi
incoraggiante e testimonia un lodevole impegno, ma i rischi (nell'ottica della
tutela del bene del figlio) correlati a una simile patologia non possono essere
sottovalutati. Così, per la dott. __________ l'affidamento al padre potrebbe
“tutelare il minore dal rivivere esperienze drammatiche” (rapporto del
20 agosto 2021, pag. 3 in fine). 

 

                                         f)    Non
si trascura che il personale curante di AP 1 ha espresso timori per le possibili
conseguenze negative sulla paziente nel caso di un affidamento del figlio al
padre (lettere di __________
della __________, del 17 agosto 2021, della psichiatra __________, del
20 agosto 2021 e dello psicologo __________, del 20 agosto 2021). Anche
il medico di base ha ricordato che l'affidamento del figlio al padre “potrebbe
gravare su un già compromesso stato psico-fisico, minando un già precario
equilibrio psico-emotivo”, non senza precisare tuttavia che una decisione in
tal senso “avrebbe anche potuto “stimolar[la] ad affrontare il percorso di
disintossicazione con più fermezza” (rapporto della dott. __________, del 20
agosto 2021, pag. 3 alla fine). Sta di fatto che per l'attribuzione dei diritti
parentali gli interessi dei genitori
passano in secon­do piano. Come questa Camera ha già avuto modo di
spiegare, una custodia parentale non deve in nessun caso fungere da strumento terapeutico per un genitore. L'affidamento
del figlio, in altri termini, non deve servire per tutelare l'equili-brio
psichico del genitore (RtiD II-2022 pag. 696 consid. 6b con rinvii). E i referti
del personale curante si concentrano appunto sulla salute dell'appellante e non
sul bene del figlio.

                                         

                                         g)   Quanto
alla posizione del figlio, le indicazioni contenute nella relazione della
delegata all'ascolto __________, del 20 settembre 2021, hanno trovato
conferma nella perizia della psicologa e psicoterapeuta __________, la quale ha
riferito il desiderio di L__________ di essere affidato al padre e i suoi
timori rispetto al rischio che la madre abusi di alcool durante le permanenze
presso di lei (referto del 18 marzo 2022, pag. 23). Le inquietudini sullo
stato di salute della madre sono state esposte dal ragazzo, in presenza di lei,
anche alla psicoterapeuta __________ (relazione del 13 luglio 2021). L'appellante,
tuttavia, non pare comprenderle. Anzi, come detto, per la perita costei “è
ancorata a meccanismi di negazione (…) della consapevolezza, della responsabilità
e dell'impatto sul minore delle vicende legate all'abuso pregresso e, soprattutto,
poco consapevole dello strascico psicologico e relazionale (madre-figlio) che
da tali vicende sono scaturite” (referto
del 18 marzo 2022, pag. 27).  

                                               

                                               Posto
ciò, che L__________ risenta anche del conflitto fra i genitori è verosimile,
così com'è possibile che egli possa avere espres­so alla madre insofferenza per
le ripetute audizioni. La perita ha evidenziato nondimeno che le potenzialità
intellettive, la capacità di discernimento e di autodeterminazione di L__________
sono adeguate al suo sviluppo e che egli ha saputo e voluto esprimersi nonostante
il timore per le reazioni della madre (referto del 18 marzo 2022, pag. 22). La posizione del figlio appare dunque
ferma e coerente. Né si intravedono elementi dai quali si possa desumere che
l'opinione di lui sia in qualche modo indotta. Certo, alla sua età – 10 anni e
8 mesi al momento della perizia – non è scontato che un minore sia in grado di
formarsi un'opinione propria. Per tacere del fatto nondimeno che tale età si
avvicina a quella che permette a ragazzi di elaborare ragionamenti logici e possedere
la maturità emozionale e cognitiva per formarsi un'opinione propria e duratura
(di solito fra gli 11 e i 13 anni: DTF 133 III 150 consid. 2.4, 131 III
556 consid. 1.2.2; analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2022.1616 del 12
giugno 2023 consid. 8d), L__________ ha sorretto la sua posizione in base a esperienze
concrete e argomenti logici e adeguati alla sua maturità. A un esame
sommario non sussistono dunque motivi per scostarsi dalla propensione del
figlio.

                                   4.   L'appellante chiede,
in caso di reiezione dell'appello sull'affidamento congiunto, di “fissare un
adeguato diritto di visita”. Al riguardo il Pretore aggiunto, rammentato che
l'assetto cautelare stabilito con decreto cautelare dell'8 ottobre 2021
rispecchiava quanto proposto dalla convenuta, ha sottolineato le preoccupazioni
espresse dal figlio circa l'eventualità che la madre possa trovarsi in uno
stato alterato a causa di abuso di alcolici e al suo desiderio di stare con lei
il fine settimana “solo se sta bene”, come pure il mercoledì, restando anche a
“dormire ogni tanto”. Il primo giudice ha disciplinato quindi il diritto di
visita in un giorno intero durante il fine settimana e nel mercoledì pomeriggio,
dal termine della scuola fino all'inizio degli allenamenti di calcio, precisando
che le relazioni potranno essere gradualmen­te estese sulla base delle indicazioni
del curatore educativo. Con tale motivazione l'appellante non si confronta.
Essa lamenta che il Preto­re aggiunto “non ha speso una parola al riguardo
delle usuali vacanze del calendario scolastico”, sicché a suo avviso non sussistono
“controindicazioni” a stabilire diritti di visita, come da pras­si, di “un fine
settimana ogni due oltre alcune settimane durante le vacanze”. Se non che, così
argomentando, essa trascura una volta di più le remore e i timori espressi dal
figlio in merito all'andamento dei diritti di visita presso di lei (perizia del
18 marzo 2022, pag. 23 in basso e seg.). Considerati anche gli antefatti (sopra,
consid. 3e), le preoccupazioni dal minore sono comprensibili e meritano ascolto.
Un'estensione graduale del diritto di visita non può prescindere, oltre che dal
consolidamento dello stato di salute della madre, dal recupero di un rapporto
di fiducia madre-figlio. Del resto il Pretore aggiunto ha già incaricato il
curatore educativo di coordinare le relazioni personali madre-figlio e di proporre
puntuali aggiustamenti, valutando la possibilità di estendere gradualmente tale
assetto e cerziorandosi sul seguito della presa a carico psicoterapeutica di L__________.
Anche in proposito la sentenza impugnata resiste dunque alla critica. 

 

                                   5.   Per quanto attiene all'attribuzione
dell'alloggio coniugale, l'appellante chiede unicamente di posticipare al 31
agosto 2022 il termine per lasciare l'immobile. Tale scadenza è decorsa in
pendenza di appello e dal sistema
generalizzato ticinese dei dati anagrafici MovPop risulta che nel
settembre del 2022 AP 1 si è trasferita altrove. Su questo punto l'appello è
divenuto perciò privo di oggetto. 

 

                                   6.   Relativamente ai
contributi alimentari, il Pretore aggiunto ha esaminato anzitutto la situazione
della famiglia prima della separazione, accertando il reddito del marito in
complessivi fr. 13 210.– mensili netti
(fr. 7961.– stipendio dalla sua fiduciaria, fr. 520.– di indennità quale consigliere
d'amministrazione di un'azienda italiana e fr. 3652.– per analoghe indennità
per società svizzere) e quello della moglie in fr. 1750.– mensili. Egli ha
poi calcolato il fabbisogno minimo del nucleo familiare in fr. 8665.– mensili
(minimo esistenziale del diritto esecutivo per coppia fr. 1700.–, interessi
ipotecari fr. 141.–, spese di gestione e manutenzione del­l'im­mobile fr.
288.–, riscaldamento fr. 389.85, premio della cassa malati del marito
fr. 471.80 e della moglie fr. 510.25, spese mediche fr. 169.30, tassa
canalizzazioni fr. 37.45, assicurazione stabili fr. 153.75,
assicurazione economia domestica e responsabilità civile privata fr. 39.40,
premio “terzo pilastro” fr. 280.30, assicurazione RC auto moglie
fr. 232.–, imposta di circolazione moglie fr. 95.85, imposta federale fr.
705.25, cantonale fr. 1582.– e comunale fr. 1266.25, oltre al minimo esistenziale
del figlio di fr. 600.– mensili). Per il primo giudice, di conseguenza, durante
la comunione domestica ogni coniuge poteva disporre di un margine di fr. 2520.–
mensili, pari a due quinti dell'eccedenza complessiva di fr. 6295.– mensili.

 

                                         Quanto alla situazione
dopo la separazione, il Pretore aggiunto ha confermato il reddito del marito in
complessivi fr. 13 210.– mensili a fronte
di un fabbisogno minimo di fr. 5990.– mensili complessivi (minimo esistenziale
del diritto esecutivo per genitore affidatario fr. 1350.–, costo dell'alloggio
fr. 655.05 [già dedotta la quota compresa nel fabbisogno in denaro del figlio],
riscaldamento fr. 389.85, premio della cassa malati fr. 471.80, tassa
canalizzazioni fr. 37.45, assicurazione stabili fr. 153.75, assicurazione
economia domestica e responsabilità civile privata fr. 39.40, premio “terzo
pilastro” fr. 280.30, onere fiscale stimato fr. 3000.–). Quanto alla
moglie, il Pretore aggiunto ha imputato a quest'ultima dal 1° giugno 2023 un
reddito ipotetico di fr. 4375.– mensili conseguibile estendendo il grado
di occupazione al 100% e ha valutato il di lei fabbisogno minimo in fr. 4310.–
mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1200.–, costo
dell'alloggio stimato fr. 1600.–, premio della cassa malati fr. 510.25,
spese mediche fr. 169.30, assicurazione RC auto fr. 232.–, imposta di circolazione
fr. 95.85, onere fiscale stimato fr. 500.–). Il fabbisogno minimo del figlio,
infine, è stato accertato in fr. 855.– mensili (minimo esistenziale del diritto
esecutivo fr. 600.–, costo dell'alloggio fr. 163.80, premio della cassa
malati fr. 166.–, spese mediche fr. 5.–, spese accudimento terzi-mensa fr.
120.–, dedotti l'assegno familiare di fr. 200.–).

 

                                         Il Pretore aggiunto ha constatato
in tal modo un'eccedenza nel bilancio familiare di fr. 3085.– mensili fino al
31 maggio 2023 e di fr. 6430.– mensili dopo di allora. In applicazione del metodo di calcolo “a
due fasi” egli ha così determinato il contributo alimentare per la
moglie in fr. 4080.– mensili per il primo periodo e in fr. 2510.– mensili
per il secondo. D'altro canto AP 1, genitore non affidatario, è stata obbligata
a versare un contributo alimentare per il figlio di fr. 855.– mensili. AO 1 è
stato autorizzato da parte sua a dedurre tale importo dal contributo di
mantenimento dovuto alla moglie.

 

                                   7.   In merito alle
proprie entrate l'appellante sostiene di percepire attualmente fr. 1623.– per
13 mensilità e fa valere che la custodia alternata del figlio osta a estendere a
tempo pieno la sua attività. Essa soggiunge che ad ogni modo le sue origini, così
come l'assenza di particolari competenze professionali e linguistiche comportano
“una limitata fruizione delle possibilità lavorativa che la regione offre”. A
suo parere, dopo tanti anni di attività al 40% un'estensione dell'impiego a
tempo pieno con i tempi previsti dal primo giudice, oltre a non essere
ragionevole, sarebbe in inconciliabile con il percorso di riabilitazione da lei
intrapreso.

 

                                         a)   Secondo
i conteggi più recenti agli atti, l'interessata guadagna fr. 1614.40 mensili
netti (doc. 2, febbraio–maggio 2021).
Nel reddito di un dipendente, tuttavia, va computata anche la quota di
tredicesima, calcolata sulla
scorta dello stipendio di base senza le
eventuali indennità, dedotte le trattenute sociali, ma non il “secondo pilastro” (I CCA,
sentenza inc. 11.2021.170 del 7
febbraio 2023 consid. 6b con rinvio). L'introito di fr. 1750.– mensili determinato dal primo
giudice è quindi giustificato. 

 

                                         c)   Quanto al reddito ipotetico imputato alla
convenuta dal 1° giugno 2023, costei non ottiene la custodia alternata del
figlio. Non sussistono di per sé ostacoli, quindi, a un'estensione del grado
d'occupazione. Quanto al percorso riabilitativo, le attestazioni degli
operatori sanitari agli atti non alludono a limitazioni dell'abilità lucrativa
della paziente. L'appellante allega difficoltà nel trovare un nuovo impiego, ma
non contesta di poter estendere l'attuale attività come prospetta il primo
giudice. Né risulta che essa abbia già intrapreso ricerche di lavoro risultate
infruttuose (deposizione del 14 febbraio 2022: verbali, pag. 4). A un esame di
verosimiglianza non si può dire di conseguenza che la prognosi sia sfavorevole.
Per il resto, l'appellante non contesta l'ammontare del guadagno ipotetico
stimato dal primo giudice.

 

                                   8.   Per quel che
riguarda i fabbisogni minimi, l'appellante contesta le poste relative all'affidamento
esclusivo del figlio al padre conteggiate dal Pretore aggiunto. Inoltre afferma
di non comprendere e di non condividere il calcolo del primo giudice, anche
perché quegli non “spiega le ragioni che l'hanno spinto a non considerare” le
imposte di fr. 1500.–, le spese legali di fr. 500.– e le spese mediche di
fr. 550.– mensili. Chiede poi di
tenere conto “delle spese della pigione ipotetica per il nuovo alloggio,
comprensivo di ogni prevedibile tassa ed imposta”. Rimprovera infine al Pretore
aggiunto di avere “imbasti[to] un calcolo di fabbisogno della moglie diverso da
quello da lei indicato” sen­za “motiva[re] adeguatamente questa impostazione,
di modo che anche per questa ragione la sentenza impugnata va riformata come
richiesto”.

 

                                         a)   Quanto
alla lamentata carenza di motivazione, l'art. 239 cpv. 2 CPC prescrive che
ogni decisione dev'essere motivata. Le esigenze al proposito sono quelle che
discendono dall'art. 29 cpv. 2 Cost. Il giudice non è tenuto quindi a
determinarsi su ogni singola allegazione di parte. La motivazione può anche
essere breve e concisa. Essenziale è che essa permetta di capire perché egli ha
statuito in un modo piuttosto che in un altro, sicché l'interessato possa
valutare con cognizione di causa se deferire il litigio all'autorità superiore,
la quale deve – a sua volta – poter esercitare adeguatamente il proprio
controllo giurisdizionale (DTF 143 III 70 consid. 5.2 con rinvii). Tale
condizione minima vale per tutti gli argomenti di rilievo che concorrono a
formare una decisione. Se non permette di capire perché il giudice ha statuito
in un modo piuttosto che in un altro su questioni determinanti, una motivazione è insufficiente. Requisiti formali
identici valgo­no, in linea di principio, anche per i decreti cautelari (RtiD

                                               II-2018
pag. 807 n. 35c; più di recente: I CCA, sentenza inc. 11.2022.73
del 14 luglio 2022 consid. 4a) e quindi – di riflesso – per le misure
a protezione del­l'unio­ne coniugale, equiparate – come si è visto – a
provvedimenti cautelari. In concreto, come detto poc'anzi (consid. 6), il Pretore aggiunto ha esposto in modo particolareggiato il metodo di
calcolo adottato per fissare i contributi di mantenimento in favore di moglie e
figlio. Il rimprovero formale alla sentenza impugnata manca dunque di
pertinenza.

 

                                         b)   Relativamente
alle contestazioni di voci del fabbisogno minimo correlate alla custodia
congiunta riconosciute al marito, per tacere del fatto che in mancanza di una
precisa allegazione e di una relativa quantificazione le censure sarebbero
finanche inammissibili, dandosi conferma dell'affidamento esclusivo del figlio al padre la questione si
rivela senza oggetto.

                                         c)   Per
quel che è del fabbisogno minimo della convenuta, il Pretore aggiunto ha
elencato le spese “che per
giurispruden­za rientrano nel fabbisogno minimo allargato”, stimando il carico
fiscale in fr. 500.– e precisando il documento in base al quale ha calcolato le
spese mediche della moglie di fr. 5.– (doc. LL). L'appellante si limita a
rivendicare apoditticamente un aumento del carico fiscale a fr. 1500.– mensili e
delle spese mediche a fr. 550.–, ma non spiega tuttavia come giunga al primo importo
né indica quale altro documento, non considerato dal Pretore aggiunto, renderebbero
verosimili il secondo ammontare. Al proposito l'appello risulta finanche
irricevibile per carenza di motivazione (nel senso dell'art. 311 cpv. 1 CPC).

 

                                         d)   Per
quanto concerne le spese legali, è vero che il coniuge istante può chiedere al
giudice di tenere conto dei costi a suo carico già nel contributo di
mantenimento dovutogli pendente causa (RtiD I-2004 pag. 596 n. 79c con
richiamo; da ultimo: I CCA sentenza inc. 11.2022.116 del 12 giugno 2023
consid. 12). Se non che in tal caso un importo analogo andreb­be
riconosciuto anche nel fabbisogno minimo del marito, ciò che in concreto non
modificherebbe apprezzabilmente l'ammontare del contributo. Ad ogni modo, decorrendo
quest'ultimo dall'uscita dall'alloggio coniugale, intervenuta dopo l'emanazione
della decisione, l'onere non riguarda più spese legali correnti, bensì ormai un
debito ordinario, al quale l'interessata può far fronte con la sua quota di
eccedenza risultante dal bilancio familiare.

 

                                         e)   Né
è destinata a miglior esito la richiesta di considerare, oltre alla pigione
“ipotetica” per il nuovo alloggio, “ogni prevedibile tassa ed imposta”, l'appellante
non quantificando nemmeno tali spese. Per essere ricevibili, pretese e
contestazioni pecuniarie vanno sempre cifrate (DTF 143 III 112 consid. 1.2, 142 III 107 consid. 5.3.1 con riman­di).
Ciò vale anche nelle cause rette dal
principio inquisitorio illimitato preposto al diritto di filiazione
(DTF 137 III 621 consid. 4.5.4; RtiD
I-2014 pag. 805 consid. 3d; da ultimo: I CCA, sentenza inc.
11.2021.101 del­l'8 settembre 2022 consid. 9a). Anche al riguardo l'appello denota
pertanto la sua irricevibilità (art. 311 cpv. 1 CPC).

 

                                   9.   AP
1 chiede infine di porre tutti gli oneri processuali di primo grado a carico
del marito e di obbligare quest'ultimo a versarle un'indennità per ripetibili. La
pretesa non può essere accolta per le considerazioni che seguono.

 

                                         a)   Le spese giudiziarie (che comprendono le
spese processuali e le spese ripetibili: art. 95 cpv. 1 CPC), sono poste – di
regola – a carico della parte soccombente
(art. 106 cpv. 1 prima frase CPC), mentre in caso di soccombenza
reciproca sono ripartite per principio secondo l'esito del processo (art. 106
cpv. 2 CPC). In quest'ultima eventualità il grado di soccombenza si valuta
sulla base del raffronto tra le richieste di giudizio e il pronunciato del
tribunale, determinando in quale proporzione ogni parte risulti vittoriosa o
soccombente, dopo di che si suddividono le spese compensando in tutto o in
parte i rispettivi crediti (RtiD II-2016 pag. 638 consid. 1 con rimandi). In
casi particolari il giudice può tuttavia prescindere da tale principio e
suddividere le spese giudiziarie secondo equità giusta l'art.
107 CPC, in specie nelle cause
del diritto di famiglia (cpv. 1 lett. c) o qualora si dia una forte
ineguaglianza dal profilo economico (cpv.
1 lett. f; sentenza del Tribunale federale
5A_457/2022 dell'11 novembre 2022 consid. 3.5 con rinvii). In simili procedure non è
escluso che la parte vittoriosa possa essere tenuta a sopportare oneri
processuali.

 

                                         b)   Nella
fattispecie Pretore aggiunto ha appurato che nel complesso il marito risultava vittorioso
in maniera preponderante, avendo ottenuto causa vinta sulla custodia del figlio
e sull'attribuzione dell'abitazione coniugale, come pure in gran parte sulla
disciplina del diritto di visita, mentre sui contributi entrambi i coniugi sono
usciti soccombenti. Egli ha spiegato che ciò giustificherebbe di addebitare le
spese giudiziarie in misura preponderante alla moglie, ma che vista la
disparità economica fra i coniugi si giustificava di suddividere equitativamente
a metà gli oneri processuali (ad eccezione dei costi per gli esami
tossicologici che il marito aveva accettato di assumere) e di compensare le
ripetibili. Nella misura in cui fa valere di non possedere sostanza e di non
essere neppure in grado di coprire il proprio fabbisogno minimo, tant'è che il
pri­mo giudice le aveva riconosciuto una provvigione ad litem di fr.
2400.–, l'appellante trascura che il primo giudice ha già tenuto conto delle
circostanze di natura economica di cui essa si prevale. E l'interessata non
spiega perché nel suddividere a metà gli oneri processuali e nel compensare le
ripetibili il Pretore aggiunto avrebbe ecceduto o abusato del potere d'apprezzamento
di cui egli fruisce in materia di
spese e ripetibili. Senza dimenticare che, relativamente alla richiesta di
obbligare il marito a versare ripetibili, la domanda non è nep-pure cifrata e riesce
dunque irricevibile (DTF 143 III 112 consid. 1.2 con riferimenti).

                                   II.   Sugli
appelli di AO 1 e AP 1 contro il
decreto cautelare dell'8 ottobre 2021

 

                                10.   Nel decreto cautelare impugnato il Pretore aggiunto ha
regolato l'attribuzione dell'alloggio coniugale e delle relative spese,
l'affidamento del figlio al padre, il diritto di visita materno e il contributo
di mantenimento in favore della moglie (fr. 5366.– mensili dall'uscita dall'abitazione
coniugale). Contro tale decreto sono insorti entrambi i coniugi. Sulla
protezione dell'unione coniugale il Pretore ha statuito poi con sentenza finale
il 2 giugno 2022 e l'appello della moglie contro tale sentenza è stato
esaminato nella presente decisione.

 

                                         Ora,
con il passaggio in giudica­to di una decisione finale i relativi decreti
cautelari decadono per leg­ge, tranne ‒ ma l'ipotesi è estranea al caso
in esa­me ‒ che il giudice dispon­ga altrimenti ai fini dell'esecuzio­ne
o che la legge ciò preveda (art. 268 cpv. 2 CPC). Quan­to a un eventuale
ricorso in materia civile al Tribunale federale contro la sentenza emessa da
questa Camera, esso non sospende il passaggio in giudicato della sentenza
medesima, salvo ove questa abbia ‒ ma l'ipotesi è estranea al caso in
oggetto ‒ carattere costitutivo (art. 103 cpv. 2 lett. a LTF; cfr.
DTF 146 III 284 consid. 2). Ne segue che l'attuale decisione passa in giudicato
con la notifica, ciò che rende senza interesse il decreto cautelare impugnato,
superato dagli eventi. Gli appelli in esame vanno così stralciati dal ruolo
(art. 242 CPC; analogamente: I CCA, sentenza inc. 11.2022.170 del 21 settembre 2023
consid. 2).

 

                                  III.   Sulle spese processuali
e le ripetibili 

                                      

                                11.   Le spese dell'appello contro
la decisione finale seguono la soccombenza dell'appellante (art. 106 cpv. 1
CPC), fermo restando che anche sulla questione dell'attribuzione dell'alloggio
coniugale, frattanto divenuta priva di oggetto, verosimilmente l'appello si
sarebbe risolto in un giudizio d'irricevibilità, l'interessata non confrontandosi
con la motivazione del primo giudice. Motivi di equità per scostarsi da tale
principio non se ne scorgono, tanto meno se si considera che dal 1° giugno 2023
AP 1 fruisce di un margine disponibile di fr. 1715.– mensili. L'appellante va
tenuta inoltre a rifondere alla controparte un'adeguata indennità per
ripetibili, commisurata al limitato impegno profuso dal di lui patrocinatore
nella stesura delle osservazioni (7 pagine) e in altre prestazioni minori.

 

                                12.   Quanto agli appelli contro il decreto cautelare,
ove una causa sia tolta dal ruolo il giudice si limita a statuire sulle
spe­se e le ripeti-bili dello stralcio (“secondo equità”: art. 107 cpv. 1 lett. e CPC). A tal fine egli valuta
sommariamente quale parte abbia provocato la proposizione dell'azione, quale
sarebbe stato il presumibile esito della causa e quale parte è all'origine dei motivi che
hanno reso il procedimento senza oggetto” (RtiD II-2021 pag. 717 consid. 5a con
riferimenti). In concreto la caducità delle procedure è dovuta
all'emanazione della sentenza finale ed è estranea al comportamento delle
parti. Conviene così esaminare quale sarebbe stato, a un sommario esame, il
presumibile esito dei due rimedi. A tal fine il giudice si limita in ogni modo
a un pronostico d'apparenza, evitando di apprezzare prove o analizzare
questioni giuridiche. Senza dimenticare che nelle cause del diritto di famiglia
spese e ripetibili vanno addebitate – come noto – “secondo equità”
(art. 107 cpv. 1 lett. c CPC).

 

                                         Si
è visto nel quadro dell'appello presentato dalla moglie contro la decisione
finale che le richieste di lei intese a ottenere la custodia congiunta e, di
riflesso, l'uso dell'abitazione coniugale erano destinate all'insuccesso,
ponderate le considerazioni della delegata all'ascolto quanto alle
ripercussioni sul figlio delle vicende legate all'abuso di alcool da parte
della convenuta (già note a quel momento in seguito alla sua audizione). Alla
luce di quanto precede inoltre AP 1 non avrebbe verosimilmente conseguito pertanto
un aumento del contributo alimentare cautelare in suo favore. Quanto
all'appello del marito, non si disconosce che con la sentenza finale il
contributo alimentare per la moglie è stato stabilito in fr. 4080.–
mensili fino al 31 maggio 2023 e in fr. 2510.– mensili dopo di
allora. A livello cautelare nell'ambito delle misure protettrici, tuttavia,
sarebbe stato prematuro esigere dalla convenuta un'estensione del grado
d'occupazione. Pur non potendosi escludere qualche aggiustamento delle voci del
fabbisogno minimo delle parti, non appare verosimile che AO 1 potesse contare
su una riduzione del contributo alimentare a fr. 450.– mensili. A un sommario
esame dunque, non andassero stralciati dal ruolo, gli appelli contro il decreto
cautelare sarebbero stati verosimilmente respin­ti con spese a carico dei
rispettivi appellanti, fermo restando che la tassa di giustizia va adeguatamente ridotta, le procedure non
terminando con una sentenza di merito (art. 21 LTG).

 

                                 IV.   Sui
rimedi giuridici a livello federale

 

                                 13.   Quanto ai rimedi giuridici esperibili contro l'odierna sentenza 

sul pia­no federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), le decisioni sulla custodia
dei figli sono impugnabili con ricorso in materia civile senza riguardo a questioni
di valore (sopra, consid. 1). Nel caso in esame poi, ove appena si capitalizzi
la differenza litigiosa del contributo cautelare per la moglie (di fr. 4916.–
mensili), il valore
litigioso ai fini del­l'art. 74 cpv. 1
lett. b LTF raggiunge
ampiamente la soglia di fr. 30 000.–
per un eventuale ricorso in materia civile già considerando il solo appello del
marito contro il decreto del­l'8 ottobre 2021. Le
misure a protezione dell'unione coniugale essendo equiparate in ogni caso a provvedimenti
cautelari (DTF 137 III 477 consid. 4.1), davanti al Tribunale federale il
ricorrente può far valere soltanto la violazione di diritti costituzionali
(art. 98 LTF).

 

Per questi motivi,

 

decide:                     1.   Le cause inc. 11.2021.140,
11.2021.141 e 11.2022.100 sono congiunte.

 

                                   2.   Nella
misura in cui è ricevibile e non è divenuto privo d'oggetto, l'appello di AP 1 contro
la sentenza del 2 giugno 2022 (inc. 11.2022.100) è respinto e la decisione
impugnata è confermata.

 

                                   3.   Le
spese di tale appello di fr. 3000.– sono poste carico dell'appellante, che rifonderà
alla controparte fr. 1500.– per ripetibili. 

 

                                   4.   L'appello
di AO 1 contro il decreto cautelare dell'8 ottobre 2021 (inc. 11.2021.140) è dichiarato
privo di oggetto e la causa è stralciata dal ruolo.

 

                                   5.   Le spese di tale appello,
ridotte a fr. 500.–, sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà alla
controparte fr. 1800.– per ripetibili.

 

                                   6.   L'appello
di AP 1 contro il decreto cautelare dell'8 ottobre 2021 (inc. 11.2021.141) è dichiarato
privo di oggetto e la causa è stralciata dal ruolo.

 

                                   7.   Le spese di tale appello,
ridotte a fr. 500.–, sono poste a carico dell'appellante, che rifonderà alla
controparte fr. 2500.– per ripetibili. 

 

                                   8.   Notificazione a:

	
   

  	
  –   
  ;

  –   
  .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116
LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso
durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto
sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).