# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 645e4e9a-9a9d-5022-af73-2bf0ed63ba0d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-11-17
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto penale La Corte dei reclami penali 17.11.2023 60.2023.180
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_002_60-2023-180_2023-11-17.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2023.180

   

  	
  Lugano

  17 novembre 2023/mr  

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

   

   

  
					

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Nicola Respini, presidente,

  Ivano Ranzanici, Giovan Maria Tattarletti

  

 

	
  cancelliera:

  	
  Alessandra Mondada, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire sul reclamo 7/10.7.2023 presentato da

 

 

	
   

  	
   RE 1, , 

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  il decreto di non luogo a procedere 27.6.2023 del procuratore
  pubblico Zaccaria Akbas nell’ambito del procedimento dipendente da suo
  esposto datato 14.10.2022 nei confronti di PI 1, __________ (patr. da: avv. PR
  1, __________), PI 2, __________, PI 3, __________, e PI 4, __________, per
  il reato di diffamazione (NLP 1631/2023);

  

 

 

richiamate le osservazioni 14/17.7.2023 e
5/6.9.2023 (duplica) di PI 1 – che ha postulato la reiezione del gravame –,
18/19.7.2023 e 30/31.8.2023 (duplica) del magistrato inquirente – che ha
parimenti chiesto il non accoglimento dell’impugnativa – e 26/29.8.2023
(replica) di RE 1 – che si è confermata nelle sue argomentazioni –;

 

preso atto che gli ulteriori interessati
dal procedimento, interpellati il 10.7.2023, non hanno osservato;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

in fatto

 

                                   a.   Con
esposto datato 14.10.2022 RE 1 ha querelato PI 1, PI 2, PI 3 e PI 4, già suoi compagni
di classe al liceo, per titolo di diffamazione.

 

                                         Ha
addotto che nei giorni __________ avrebbe partecipato al concorso “__________”,
__________. La __________ l’avrebbe intervistata, pubblicando l’intervista su
instagram il 3.5.2022.

 

                                         PI
1 avrebbe postato il commento “E’ trap bro”, con conseguenti “mi
piace” di PI 2, PI 3 e PI 4. Ella avrebbe avuto pessimi rapporti con tutti
loro.

 

                                         Il
16.7.2022, tramite un altro compagno, sarebbe venuta a conoscenza del fatto che
il termine “trap” avrebbe costituito un insulto a sfondo sessuale (si
sarebbe trattato di un termine offensivo per descrivere chi è anatomicamente
uomo ma passa da donna).

 

                                         RE
1 si è costituita accusatrice privata.

 

                                         L’esposto
è stato registrato come inc. MP 2022.9029.

 

 

                                  b.   Il
25.10.2022 (NLP 3243/2022) il pubblico ministero ha decretato il non luogo a
procedere in considerazione della tardività della querela (art. 31 CP),
ritenuto che fin dal 3.5.2022 il commento incriminato era stato visto ed era a
disposizione da/di RE 1 per eventuali chiarimenti in merito al significato del
termine “trap”.

 

 

                                   c.   Con
gravame 4/7.11.2022 RE 1 ha impugnato il citato decreto di non luogo a
procedere contestando la tardività della sua querela e chiedendo di ordinare al
procuratore pubblico di aprire ed istruire il procedimento penale a carico dei
querelati.

 

 

                                  d.   Con
giudizio CRP 60.2022.308 del 15.6.2023 questa Corte, in accoglimento
dell’impugnativa, ha annullato il suddetto decreto di non luogo a procedere e
ha rinviato gli atti al magistrato inquirente.

 

                                         Questa
Corte, ricordato il diritto applicabile, ha evidenziato che decisiva, per la
decorrenza del termine giusta l’art. 31 CP, è la conoscenza effettiva dei
fatti, non la mera possibilità di conoscerli. Il leso non è infatti obbligato a
ricercare l’autore rispettivamente i fatti. La circostanza che il leso avrebbe
potuto venire a conoscenza prima dell’infrazione, rispettivamente dell’identità
del suo autore non è pertanto determinante. In tale ambito il leso non ha in
effetti un dovere di diligenza. Fintanto che, in base alla situazione, non è
chiaro se sia stato commesso un reato, il termine ex art. 31 CP non comincia a
decorrere. Ha esposto che, effettivamente, come questa Corte aveva constatato,
inserendo in google il termine “trap” non si arrivava
immediatamente al significato di “una persona anatomicamente uomo che passa
da donna”. Si giungeva invero a tale significato soltanto se si sapeva,
almeno a grandi linee, che cosa cercare (ossia che si trattava di un termine di
slang). Ha inoltre rilevato che la reclamante, in allegato alla querela,
aveva prodotto la “stampata” inerente ad uno scambio di messaggi del
16.7.2022 in cui si discuteva del significato del termine, a lei fino a quel
momento apparentemente ignoto [“(…), trap che significa? (…) qualcuno è trap”],
ma conosciuto dal suo interlocutore [“(…) termine trap nato sull’internet
(in riferimento a donne che hanno un uh, pezzo aggiuntivo inaspettato, che
viene dal partner scoperto solo quando ormai è troppo tardi, da cui il termine
stesso)”]. In queste circostanze, in applicazione della giurisprudenza, si
doveva reputare che il termine di cui all’art. 31 CP fosse cominciato a
decorrere solo il 17.7.2022 e fosse quindi venuto a scadere lunedì 17.10.2022
[il 16.10.2022 essendo una domenica (art. 90 cpv. 2 CPP)]. La querela risultava
consegnata al Ministero pubblico alle ore 11:43 del 17.10.2022 (cfr. timbro apposto
sull’atto). All’incarto c’era in ogni caso anche l’attestazione d’impostazione
di una raccomandata destinata al Ministero pubblico, spedita il 16.10.2022. La
querela era pertanto tempestiva.

 

 

                                   e.   Preso
atto del giudizio di questa Corte, con pronuncia 27.6.2023 (NLP 1631/2023) il
pubblico ministero ha decretato il non luogo a procedere in ordine all’esposto introdotto
da RE 1.

 

                                         Il
procuratore pubblico ha addotto che il termine “è trap”, manifestamente
un termine in gergo, era stato definito da RE 1 come “un insulto a sfondo
sessuale”. Dalla documentazione allegata alla querela emergeva che si
sarebbe trattato di un termine riferito ad un individuo transgender, nello
specifico un individuo maschile che si traveste da donna. Ha aggiunto che, pur
evitando di commentare l’argomentazione della querelante (in quanto
riconosciuta da questa Corte con giudizio 15.6.2023, stabilendo la tempestività
della querela), secondo cui le era risultato difficile reperire subito il
significato, ciò che aveva condotto ad una querela dislocata nel tempo, ovvero
presentata il 16.10.2022 per un commento del 3.5.2022, una elementare
consultazione della rete (inserendo ovviamente il corrispettivo di gergo, ossia
slang, con l’ausilio di qualunque rudimentale traduttore online)
confermava quanto asserito. Per il procuratore pubblico, di primo acchito
l’inserimento di parole-chiave conduceva infatti alle possibili accezioni del
termine “trap”. Il Cambridge Dictionary suggeriva l’analogia “transvestite”
ed era sufficiente digitare le parole-chiave “trap slang meaning” perché
venisse suggerito “Trap-Urban Dictionary”, come anche “Online Slang
Dictionary”, nonché “Trap – Wiktionary”, dizionario – quest’ultimo –
che elencava numerosi possibili significati, tra cui anche quello inteso dalla
querelante, ovvero “someone who is anatomically male but who passes as
female.”

 

                                         Il
commento “è trap”, ovvero “è trans”, non costituiva
un’esternazione diffamatoria giusta l’art. 173 CP perché tale commento non era
atto ad esporre RE 1 al disprezzo in quanto essere umano. Non era infatti
pensabile sostenere che con tale commento ella fosse stata incolpata o resa
sospetta di condotta disonorevole o di un fatto che nuocesse alla sua
reputazione. Sicuramente era un commento infelice e probabilmente non era
inteso come complimento; altrettanto sicuramente non rendeva la persona
disprezzabile dal punto di vista del suo valore come essere umano.

 

                                         Il
testo censurato non ravvisava di conseguenza gli elementi costitutivi del reato
di diffamazione, non rappresentando una lesione dell’onore così come penalmente
protetto dagli art. 173 ss. CP.

 

 

                                    f.   Con
gravame 7/10.7.2023 RE 1 postula, in suo accoglimento, l’annullamento del decreto
di non luogo a procedere.

 

                                         La
reclamante reputa errate le argomentazioni e le conclusioni del pubblico
ministero. L’apertura e lo svolgimento di un’inchiesta seria avrebbero portato
al magistrato inquirente gli elementi fattuali e giuridici per una diversa
decisione sulla sua querela penale.

 

                                         Sarebbe
stata lesa dal commento postato e dai relativi “like” postati. Non
accetterebbe che la sua integrità sessuale e psichica venga così danneggiata.
Chiederebbe solo giustizia e correttezza. Avrebbe sperato che gli autori del
reato si ravvedessero e si scusassero con lei. La circostanza che non l’avrebbero
fatto dimostrerebbe che l’intendimento dei querelati era quello di nuocere.

 

                                         La
conclusione del procuratore pubblico, secondo cui affermare “è trap bro”
non sarebbe un commento atto ad esporla al disprezzo in quanto essere umano,
apparirebbe essenzialmente soggettiva, superficiale, errata ed arbitraria. Non
terrebbe minimamente conto del contesto in cui è stata proferita. Il termine “trap”
avrebbe un significato ingiurioso. Si tratterebbe di ingiuria a sfondo sessuale
pubblicata su instagram, accessibile a tutti gli utenti, attuata con lo scopo
di offenderla, di denigrarla e di ledere il suo onore in un momento in cui
avrebbe ricevuto le attenzioni dei media per un suo intervento in un contesto
scientifico. Non si sarebbe trattato di una battuta da spacconi o da faciloni,
ma di un vero e proprio attacco cattivo e vile al suo onore. Attacco che
avrebbe avuto purtroppo successo, perché l’avrebbe ferita nel profondo del suo
animo. Per questo avrebbe inoltrato la querela.

 

 

                                  g.   Delle
ulteriori argomentazioni e della replica, così come delle osservazioni e della
duplica, si dirà – se necessario – in seguito.

 

 

in diritto

 

                                   1.   1.1.

                                         Ai
sensi degli art. 310 cpv. 2 e 322 cpv. 2 CPP un decreto di non luogo a
procedere può essere impugnato mediante reclamo.

 

                                         Con
il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1
lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2
LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e
l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata oppure ritardata giustizia
(art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti
(art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e, ancora, l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c
CPP).

 

                                         Il
reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (secondo l’art. 396 cpv.
1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed
all’art. 385 CPP per la motivazione.

 

                                         Esso
deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare,
i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati
(art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.2.

                                         Il
gravame, inoltrato il 7.7.2023 contro il decreto di non luogo a procedere
27.6.2023, è tempestivo (perché presentato nel termine di dieci giorni giusta
gli art. 310 cpv. 2 e 322 cpv. 2 CPP) e proponibile (BSK StPO – R. GRÄDEL / M.
HEINIGER, 3. ed., art. 322 CPP n. 5; BSK StPO – P. GUIDON, op. cit., art. 393
CPP n. 10; ZK StPO – N. LANDSHUT / T. BOSSHARD, 3. ed., art. 322 CPP n. 7; ZK
StPO – A.J. KELLER, op. cit., art. 393 CPP n. 16).

 

                                         1.3.

                                         1.3.1.

                                         In
applicazione dell’art. 382 cpv. 1 CPP sono
legittimate a ricorrere contro una decisione le parti che hanno un interesse
giuridicamente protetto all’annullamento oppure alla modifica della pronuncia (sentenza TF 1B_275/2020 del 22.9.2020 consid. 3.2.).

 

                                         L’interesse
giuridicamente protetto ex art. 382 cpv. 1 CPP [che non presuppone un
pregiudizio irreparabile giusta l’art. 93 cpv. 1 lit. a LTF (DTF 143 IV 475
consid. 2.9.; decisioni TF 1B_549/2019 del 10.3.2020 consid. 2.4.; 1B_559/2018
del 12.3.2019 consid. 2.2.)] implica che il ricorrente sia personalmente,
direttamente (DTF 142 IV 82 consid. 2.3.2.; 140 IV 155 consid. 3.2.; decisioni
TF 1B_55/2021 del 25.8.2021 consid. 4.1.; 6B_344/2019 del 6.5.2019 consid.
3.1.) e (di principio: decisione TF 1B_55/2021 del 25.8.2021 consid. 4.1.; BSK
StPO – M. ZIEGLER / S. KELLER, op. cit., art. 382 CPP n. 2) attualmente (DTF
144 IV 81 consid. 2.3.1.) leso dalla decisione che impugna (StPO
Praxiskommentar – D. JOSITSCH / N. SCHMID, 4. ed., art. 382 CPP n. 2).

 

                                         Un
mero interesse di fatto non è sufficiente giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP
(decisione TF 1B_55/2021 del 25.8.2021 consid. 4.1.).

 

                                         1.3.2.

                                         RE
1, accusatrice privata nel procedimento penale, titolare dei beni giuridici
tutelati dagli art. 173 ss. CP (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, 4. ed., vor
art. 173 CP n. 5 ss.), è legittimata a reclamare in applicazione dell’art. 382
cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla
modifica del decreto di non luogo a procedere 27.6.2023, che ha negato
l’esistenza di condotte di rilevanza penale dei querelati, che l’avrebbero lesa
personalmente, direttamente ed attualmente.

 

                                         1.4.

                                          Le
esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate.

 

                                          L’impugnativa,
in queste circostanze, è dunque ricevibile.

 

 

                                   2.   Il reclamo contro il decreto di non luogo a procedere
è accolto, segnatamente, in presenza di sufficienti indizi di reato (art. 309
cpv. 1 lit. a CPP), se (contrariamente al giudizio del procuratore pubblico)
sono adempiuti gli elementi costitutivi di un reato o i presupposti processuali
(art. 310 cpv. 1 lit. a CPP), qualora non sono intervenuti impedimenti a
procedere (art. 310 cpv. 1 lit. b CPP) oppure quando non si giustifica di
rinunciare all’azione penale per uno dei motivi di cui all’art. 8 CPP (art. 310
cpv. 1 lit. c CPP).

 

                                         Si ricorda che l’azione penale – per principio – è
essenzialmente pubblica (art. 7 cpv. 1 CPP) e, come tale, esercitata dal
procuratore pubblico, per cui non può essere lasciata all’arbitrio o al
sentimento soggettivo delle parti, ma deve fondarsi su oggettivi, concreti e
sufficienti elementi indizianti. In questo senso non basta una diversa
interpretazione delle risultanze da parte del reclamante, ma occorre la
dimostrazione della verosimiglianza di alto grado circa altra conclusione che
merita approfondimento.

 

 

                                   3.   3.1.

                                         RE
1 ipotizza i reati di diffamazione giusta l’art. 173 cifra 1 CP [secondo cui è
punito a querela di parte chiunque, comunicando con un terzo, incolpa o rende
sospetta una persona di condotta disonorevole o di altri fatti che possano
nuocere alla reputazione di lei oppure divulga una tale incolpazione o un tale
sospetto (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., art. 173 CP n. 1 ss.)]
rispettivamente di ingiuria giusta l’art. 177 cpv. 1 CP [secondo cui è punito a
querela di parte chiunque offende in altro modo – che non diffamando e
calunniando – con parole, scritti, immagini, gesti o vie di fatto l’onore di
una persona (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., art. 177 CP n. 1 ss.)]
per il commento “E’ trap bro”, postato da PI 1 su instagram con
riferimento alla lei intervista rilasciata nell’ambito del concorso “__________”,
con i “mi piace” di PI 2, PI 3 e PI 4.

 

                                         3.2.

                                         3.2.1.

                                         L’onore
protetto in applicazione degli art. 173 ss. CP è il diritto di ognuno di non
essere considerato una persona da disprezzare.

 

                                         Queste
disposizioni proteggono l’onore personale, la reputazione ed il sentimento di
essere uomo d’onore, di comportarsi secondo le regole e gli usi riconosciuti
(decisione TF 6B_1040/2022 del 23.8.2023 consid. 3.1.1.); sfuggono alla
protezione penale quelle espressioni che – senza far apparire spregevole la
persona attaccata – offuscano la reputazione di cui gode in ambito politico (DTF
145 IV 462 consid. 4.2.2.; decisione TF 6B_1423/2019 del 26.10.2020 consid.
4.2.) o professionale (decisione TF 6B_1423/2019 del 26.10.2020 consid. 4.2.) o
l’opinione che ha di sé (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., vor
art. 173 CP n. 5 ss.).

 

                                         3.2.2.

                                         La
questione a sapere se un’affermazione sia tale da nuocere alla reputazione di
una persona deve essere decisa non secondo il senso che possono averle dato
quelli che l’hanno sentita/letta, ma secondo il senso che essa ha in base ad
un’interpretazione oggettiva, ovvero secondo il senso che – in concreto – le
attribuisce l’uditore o il lettore non prevenuto (decisione TF 6B_1040/2022 del
23.8.2023 consid. 3.1.1.; BSK
Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., vor art. 173 CP n. 28 ss.; StGB
Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / M. LEHMKUHL, 4. ed., vor art.
173 CP n. 11).

 

                                         3.2.3.

                                         I
reati contro l’onore presuppongono intenzionalità, che deve riferirsi
all’affermazione lesiva dell’onore e – nel caso degli art. 173 s. CP – anche
alla presa di conoscenza da parte del terzo (decisione TF 6B_328/2021 del 13.4.2022
consid. 2.2.2.). Il dolo eventuale è sufficiente per i reati di diffamazione e
di ingiuria. Non è invece necessario un particolare “animus iniurandi”,
bastando che l’autore dei reati sia consapevole del fatto che le sue
affermazioni possano nuocere alla reputazione della persona interessata e che
ciò nonostante le proferisca (decisione TF 6B_328/2021
del 13.4.2022 consid. 2.2.2.; BSK
Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., art. 173 CP n. 9 ss. / art. 174 CP n. 6
ss. / art. 177 CP n. 14).

 

                                         3.2.4.

                                         Il
reato di ingiuria giusta l’art. 177 CP è applicabile qualora un giudizio di
valore (“Werturteil”) sia stato proferito verso il leso stesso
oppure al cospetto di terza persona (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN,
op. cit., art. 177 CP n. 1; A.
DONATSCH, Strafrecht III, 10. ed., p. 377) rispettivamente nel caso in cui un fatto
(“Tatsachenbehauptung”) sia stato espresso verso il leso (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., art. 177 CP n.
1; A. DONATSCH, op. cit., p. 377).

 

                                         Se
un fatto è formulato alla presenza di terzi, è sussunto ai reati di
diffamazione o di calunnia (A. DONATSCH, op. cit., p. 377).

 

                                         “Terzo”
è chiunque non sia l’autore del reato o il leso dal reato (DTF 145 IV 462
consid. 4.3.3.; BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., art. 173 CP n. 6 s.; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M.
PIETH / M. LEHMKUHL, op. cit., art. 173 CP n. 4 s.).

                                         3.2.5.

                                         In
applicazione dell’art. 176 CP alla diffamazione e alla calunnia verbali sono
parificate la diffamazione e la calunnia commesse mediante scritti, immagini,
gesti oppure qualunque altro mezzo.

 

                                         3.3.

                                         3.3.1.

                                         Il
procuratore pubblico, dopo avere criticato il giudizio CRP 60.2022.308 del
15.6.2023 che ha reputato tempestiva la querela di RE 1, ha ritenuto che il
commento “E’ trap”, ovvero “è trans”, non costituisse
un’esternazione diffamatoria ex art. 173 CP perché tale commento non era atto
ad esporre RE 1 al disprezzo in quanto essere umano. Non era infatti pensabile
sostenere che con tale commento ella fosse stata incolpata o resa sospetta di
condotta disonorevole o di un fatto che nuocesse alla sua reputazione. Il testo
censurato non ravvisava gli elementi costitutivi del reato di diffamazione, non
rappresentando una lesione dell’onore così come penalmente protetto dagli art.
173 ss. CP.

 

                                         3.3.2.

                                         RE
1 contesta la conclusione del magistrato inquirente, che sarebbe soggettiva,
superficiale, errata ed arbitraria. Non terrebbe minimamente conto del contesto
in cui è stata proferita. Il termine “trap” avrebbe un significato
ingiurioso. Si tratterebbe di ingiuria a sfondo sessuale pubblicata su
instagram, accessibile a tutti gli utenti, attuata con lo scopo di offenderla,
di denigrarla e di ledere il suo onore in un momento in cui avrebbe ricevuto le
attenzioni dei media per un suo intervento in un contesto scientifico. 

 

                                         3.3.3.

                                         Il
termine “trap”, secondo lo “Slang Wiktionary” citato dal
procuratore pubblico nel decreto di non luogo a procedere, significa (anche): “(slang,
informal, sometimes offensive, sometimes derogatory) Someone who is anatomically
male but who passes as female.” (cfr. le definizioni allegate da RE 1 alla
querela). 

 

                                         Ora,
di per sé, designare una persona come trans rispettivamente travestito non è
lesivo dell’onore della persona interessata, non trattandosi manifestamente di
un fatto immorale o non etico.

 

                                         Espressioni,
gesti oppure immagini svalutativi inerenti all’orientamento sessuale di una
persona possono nondimeno ledere l’onore (art. 177 CP) nella misura in cui
esprimono disprezzo (decisione TF 6B_673/2019 del 31.10.2019 consid. 3.1.2.).

 

                                         Si
è detto più sopra che per determinare se un’affermazione sia lesiva dell’onore
non ci si deve fondare sul senso che le dà la persona interessata dalla stessa,
ma sul senso che – nelle circostanze concrete – le attribuisce un destinatario
non prevenuto, tenendo conto del contesto in cui essa è stata manifestata.

 

                                         In
concreto, le parole reputate lesive dell’onore – “E’ trap bro” – sono
state postate da PI 1 su instagram con riferimento all’intervista a RE 1 nell’ambito
del concorso “__________”, con conseguenti “mi piace” di PI 2, PI 3 e PI
4. E’ manifesto che dette parole siano riferite a RE 1, loro ex compagna di
liceo.

 

                                         Il
termine “trap”, come risulta dal citato “Slang Wiktionary”, già
di per sé ha un’accezione negativa. A maggior ragione, secondo
un’interpretazione oggettiva, se utilizzato come nel caso di specie, ovvero con
il fine evidente di colpire e di umiliare RE 1: non c’è infatti alcun nesso, né
diretto né indiretto, tra il termine ed il contesto – intervista alla
reclamante nell’ambito di un concorso scientifico, in cui aveva presentato il
suo lavoro di maturità (matematica applicata alla medicina) – dove è stato
scritto. Il senso che un lettore non prevenuto poteva attribuire al termine “è
trap bro” nell’ambito in cui è stato postato poteva invero essere unicamente
dispregiativo e sprezzante. Non si stava del resto discutendo del tema, serio,
LGBTQ+, nel cui contesto avrebbe forse potuto avere un senso utilizzare il
termine “trans” oppure “trap” (che però, come detto più sopra,
già di per sé ha un significato negativo).

 

                                         Il
vocabolo è al contrario stato usato in tutt’altro ambito ed in un foro pubblico
– instagram – per attaccare ed offendere RE 1.

 

                                         PI
1 sostiene che il termine “E’ trap bro” sarebbe stato di tendenza all’epoca
dei fatti sui social networks. Si tratterebbe di “(…) un’espressione usata
dai giovani per giustificare i propri modi di fare e di essere di fronte a chi
non li comprende […] Chiunque è libero di seguire i propri traguardi,
realizzarsi nella propria vita ed allo stesso tempo fare musica, o arte in
generale, come più gli piace.” (osservazioni 14/17.7.2023, p. 2). Non
spiega nondimeno le ragioni per cui, in quel contesto, avrebbe dovuto rivolgere
a RE 1 tali commenti positivi. A dire della reclamante, infatti, PI 1 e gli
altri querelati avrebbero avuto con lei rapporti più che pessimi, circostanza
che PI 1 non contesta. 

 

                                         I
querelati erano peraltro studenti liceali, per cui erano in grado di
comprendere che scrivere “è trap bro” rispettivamente mettere un like
a tale termine poteva ledere l’onore della querelante.

 

                                         3.3.4.

                                         Si
deve concludere per l’esistenza di seri indizi di colpevolezza per il reato di
ingiuria – trattandosi di un giudizio di valore espresso sulla persona di RE 1
– a carico di PI 1 rispettivamente di PI 2, PI 3 e PI 4, che – apponendo i “like”
al post “E’ trap bro” di PI 1 – hanno, a giudizio di questa Corte, nelle
circostanze concrete, manifestato di condividerne il senso (DTF 146 IV 23 consid.
2.2.3.).

 

                                         3.4.

                                         3.4.1.

                                         Si
ricorda che per la decisione se emanare un decreto di non luogo a procedere
vale il principio in dubio pro duriore, riconducibile al principio della legalità (art. 5 cpv. 1 Cost. e 2 cpv.
2 CPP in relazione con gli art. 310 cpv. 2, 319 cpv. 1 e 324 CPP; decisione TF
6B_1177/2022 del 21.2.2023 consid. 2.1.) [principio
che deve tenere presente anche la giurisdizione di reclamo (decisione TF
6B_475/2020 del 31.8.2020 consid. 2.2.1.)], che comporta che un decreto di non luogo a procedere non possa essere
pronunciato se non quando appaia chiaramente che i fatti non sono punibili o le
condizioni per il perseguimento non sono date. L’istruzione deve essere aperta
e l’accusa di principio promossa (nella misura in cui non entri in linea di
conto un decreto di accusa) quando una condanna appaia più verosimile che
un’assoluzione. Se le probabilità di assoluzione e di condanna sono
equivalenti, si impone la promozione dell’accusa, in particolare se il reato è
grave.

 

                                         3.4.2.

                                         Si
impone dunque di annullare il decreto di non luogo a procedere.

 

                                         Ritenuto
quanto esposto, si giustifica che il caso venga esaminato e deciso da un
giudice. Al magistrato inquirente
è chiesto di procedere con l’emanazione di un decreto di accusa a carico di PI
1, PI 2, PI 3 e PI 4, atto che questa Corte può ordinare (decisioni TF
6B_870/2013 del 27.2.2014 consid. 2.3.; 1B_480/2012 del 6.3.2013 consid. 4./5.).

 

                                         Gli
atti sono ritornati al pubblico ministero per i suoi incombenti.

 

                                         Qualora
il post incriminato sia ancora presente, il procuratore pubblico verificherà le
modalità per farlo togliere da instagram.

 

                                   4.   Il
gravame è accolto. Non si prelevano tassa di giustizia e spese (art. 428 cpv. 4
CPP). 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss. e 393 ss. CPP ed ogni
altra disposizione applicabile,

 

 

pronuncia

 

 

                                   1.   Il
reclamo è accolto. Di conseguenza:

 

                                    §   Il
decreto di non luogo a procedere 27.6.2023 (NLP 1631/2023) del procuratore
pubblico Zaccaria Akbas è annullato.

 

                                 §§   Gli
atti dell’inc. NLP 1631/2023 sono ritornati al magistrato inquirente per i suoi
incombenti ai sensi dei considerandi.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano tassa di giustizia e spese. 

 

 

                                 3.   Rimedio
di diritto:

                                       Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni
dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95
 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art.
81 LTF.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                 4.   Intimazione:

                                      

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                         La
cancelliera