# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 86a374c3-f1ec-5d42-a7ee-0e45a332425a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-09-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 08.09.2016 11.2015.82
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2015-82_2016-09-08.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2015.82

  	
  Lugano

  8 settembre 2016/jh

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Chietti
  Soldati 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa DM.2013.7 (divorzio su richiesta comune con accordo
completo, poi con accordo parziale) della
Pretura del Distretto di Vallemaggia promossa con istanza del 6 settembre 2010 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  (già patrocinato dall'avv. AO 1)

   

  
	
   

  	
  e

  	 

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata dall'avv. PA
  1),

  

 

giudicando sull'appello
del 2 ottobre 2015 presentato da AP 1 contro la sentenza emessa dal Pretore il
21 settembre 2015;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  AO 1 (1964) e AP 1
(1971), entrambi divorziati, si sono sposati a __________ il 5 aprile 2005. A
quel momento essi avevano già due figli, T__________, nato il 30 ottobre 2002,
e M__________, nato l'11 settembre 2004. I coniugi vivono separati
dall'ottobre del 2008, quando la moglie ha lasciato l'abitazione coniugale di __________
per trasferirsi con i figli a __________. Di formazione laboratorista chimico e
operatore sociale, il marito è disoccupato dal settembre 2007, salvo un impiego
a tempo parziale svolto dal settembre del 2008 al dicembre del 2009. La moglie
lavora come cuoca. Su richiesta della moglie, con sentenza del 24 giugno 2009
il giudice unico del Berzirksgericht __________ ha autorizzato i coniugi
a vivere separati, ha affidato i figli alla madre (riservato il diritto di
visita paterno) e ha obbligato AO 1 a versare dal 1° aprile 2009 un contributo
di mantenimento di fr. 600.– mensili per ogni figlio.

 

                            B.  Il 6 settembre 2010 AO 1 e AP
1 hanno introdotto davanti al Pretore del Distretto di Vallemaggia un'istanza
comune di divorzio corredata di un accordo completo del 30 maggio 2010. Tale accordo prevedeva – in sintesi – l'affidamento dei figli
alla madre con esercizio in comune dell'autorità parentale, la regolamentazione
del diritto di visita paterno, l'obbligo per il padre di versare contributi alimentari
di fr. 600.– mensili per ciascun figlio e il riparto a metà dei rispettivi
averi di previdenza professionale accumulati dai coniugi durante il matrimonio fino
al 31 marzo 2010, ambedue dichiarando di avere già liquidato il regime dei beni
e i rispettivi rapporti di dare e avere. Il Pretore ha sentito i coniugi
all'udienza del 26 ottobre 2010, durante la quale AO 1 ha chiesto diritti di
visita più estesi e meno frequenti di quanto pattuito, i figli risiedendo nella
Svizzera tedesca. Il Pretore ha invitato perciò i coniugi a disciplinare meglio
le relazioni tra padre e figli. Il 13 dicembre 2010 i coniugi hanno prodotto un
accordo integrativo che specificava la cadenza delle visite finché il marito
fosse rimasto disoccupato e che prevedeva, fra l'altro, un punto d'incontro
alla stazione ferroviaria di __________. Accertato che nessuna delle due
convenzioni era omologabile e che AO 1 rifiutava di incontrare la moglie al “__________”
di __________, incaricato di sentire i figli ai fini del diritto di visita, il
Pretore ha chiamato il 21 febbraio 2011 lo psichiatra dott. __________ ad
ascoltare genitori e figli, come pure a proporre una sua regolamentazione.

 

                            C.  Il 13 ottobre 2011 AO 1 ha
comunicato al Pretore di avere esaurito le indennità di disoccupazione e di
riscuotere dal 1° ottobre 2011 prestazioni assistenziali, ciò che lo vedeva “costretto
a chiedere la revisione della convenzione di divorzio da lui sottoscritta”. Con
ordinanza del 29 novembre 2011 il Pretore ha trasmesso ai coniugi il rapporto
del dott. __________ e ha dichiarato chiusa l'istruttoria, convocando le parti
il 27 febbraio 2012 al dibattimento finale del 27 marzo successivo. Il 12 marzo
2012 AO 1 ha dichiarato di rinunciare al dibattimento finale e, senza formulare
richieste precise, ha comunicato al Pretore di rifiutare qualsiasi riparto
delle prestazioni d'uscita acqui­site dai coniugi durante il matrimonio presso
i rispettivi istituti di previdenza professionale. AP 1 si è limitata a trasmettere
al Pretore il 15 marzo 2012 un messaggio di posta elettronica in cui lamentava
la mancata collaborazione del marito nello svolgimento dei diritti di visita.

 

                            D.  Statuendo con sentenza del
25 aprile 2012, il Pretore ha pronunciato il divorzio e ha omologato la
convenzione del 30 maggio 2010, come pure quella integrativa del 13 dicembre
successivo, attribuendo nondimeno l'autorità parentale esclusiva alla madre e
modificando il diritto di visita paterno (da esercitare per almeno i primi sei
mesi sotto la sorveglianza della Jugend- und Familienberatung di __________
secondo le modalità e l'estensione stabilite dalla medesima autorità) e sopprimendo
i contributi di mantenimento per i figli dal 1° ottobre 2011 fino “a ritorno a
miglior fortuna” del padre. Adita con appello della moglie e con successivo appello
incidentale del marito, con sentenza del 22 maggio 2013 questa Camera ha
annullato tale sentenza e rinviato gli atti al Pretore per nuovo giudizio nel
senso dei considerandi (inc. 11.2012.55). 

 

                            E.  Riassunto il procedimento, il
Pretore ha convocato i coniugi a un'udienza del 19 novembre 2013, in occasione
della quale entrambi hanno confermato la convenzione del 30 maggio 2010 limitatamente
al principio del divorzio, all'affidamento dei figli alla madre, alla rinuncia a
contributi fra coniugi, come pure alla liquidazione del regime dei beni e dei
rapporti di dare avere (riservata la restituzione di alcuni oggetti), convenendo
altresì una nuova disciplina del diritto di visita paterno (da esercitare, con
adeguato preavviso alla madre, almeno un fine settimana ogni mese e tre
settimane in estate, una settimana a Natale, una a Carnevale o a Pasqua e una
ogni due anni per le vacanze di Ognissanti, restando litigiose nondimeno le
modalità di viaggio e di consegna dei figli) e la rinuncia alla suddivisione degli
averi di previdenza professionale. Inoltre essi hanno demandato al giudice la
facoltà di decidere al proposito. Il 21 novembre 2013 il Pretore ha quindi fissato
alle parti un termine di 10 giorni per produrre un allegato contenente le
rispettive motivazioni e conclusioni sui punti contestati e le relative
richieste di prova.

 

                             F.  Nel suo allegato del 25
novembre 2013 AO 1 ha postulato l'esercizio in comune dell'autorità parentale, ha
chiesto che per il diritto di visita i figli siano accompagnati e gli siano consegnati
alla stazione di __________ e ha rifiutato qualsiasi contributo di mantenimento
a T__________ e M__________, sollecitando il gratuito patrocinio. Nel proprio
memoriale, del 2 dicembre 2013, AP 1 ha chiesto l'autorità parentale esclusiva,
ha proposto di accompagnare i figli fino a __________, __________ o __________
e di far viaggiare i ragazzi da soli in treno fino a __________ o a __________,
offrendo di coprire la metà della spesa, e ha preteso contributi di
mantenimento scalari per i figli in base alle varie fasce d'età. All'udien­za del
21 gennaio 2014 le parti hanno confermato le rispettive posizioni e hanno
notificato prove. L'istruttoria è iniziata il 16 aprile 2014 ed è stata chiusa
il 30 marzo 2015 con la citazione al dibattimento finale del 21 aprile 2015.

 

                            G.  Il 15 aprile 2015 AO 1 ha
comunicato al Pretore di rinunciare al dibattimento finale, limitandosi a confermare
le sue precedenti prese di posizione e in particolare la richiesta di essere
esonerato da ogni obbligo di mantenimento nei confronti dei figli “fino a
ritorno a miglior fortuna”. Il 16 aprile 2015 AP 1 ha proposto di riaprire
l'istruttoria, notificando nuove prove, e ha dichiarato anch'essa di rinunciare
al dibattimento finale, salvo sollecitare una proroga per introdurre il
memoriale conclusivo. Il 20 aprile 2015 il Pretore ha respinto la richiesta di nuove
prove, ha annullato la citazione al dibattimento finale e ha prorogato fino al
13 maggio 2015 il termine per l'inoltro degli allegati conclusivi. Nel suo memoriale
dell'8 maggio 2015 AP 1 ha ribadito le proprie domande, tranne instare perché i
contributi di mantenimento in favore dei figli fossero fissati già dal 12
luglio 2012 – a titolo cautelare – in importi indicizzati variabili secondo la
fascia di età da fr. 735.– a fr. 1020.– mensili per T__________ e da fr. 805.–
a fr. 1115.– mensili per M__________, assegni familiari non compresi, postulando
a sua volta il gratuito patrocinio. Il 13 maggio 2015 essa ha rettificato i
contributi chiesti a titolo cautelare dal 18 novembre 2013 al 30 settembre 2014
in fr. 1480.– mensili per T__________ e in fr. 1160.– mensili per M__________.

 

                            H.  Nel frattempo, con decreto cautelare
del 24 settembre 2014 il Pretore ha ordinato alla __________ di bloccare fr.
4000.– su un conto intestato a AO 1 in garanzia dei contributi alimentari per i
figli (inc. CA.2014.23/24). L'11 febbraio 2015 egli ha poi stralciato dai ruoli
per desistenza un'istanza cautelare inoltrata da AO 1 il 23 luglio 2014 volta a
ottenere l'affidamento dei figli (riservato il diritto di visita materno), la
soppressione dei contributi in loro favore e il versamento, a discrezione del
giudice, di contributi alimentari per i ragazzi da parte della madre (inc. CA.2014.19).
In esito a un'istanza cautelare presentata da AP 1 il 17 luglio 2012, con
decreto dell'8 luglio 2015 il Pretore ha poi obbligato AO 1 a versare
contributi di mantenimento provvisionali per ogni figlio di fr. 300.– ciascuno
nel novembre del 2013 e di fr. 600.– mensili ciascuno dal 1° dicembre 2013 al
30 settembre 2014, esentandolo da contributi dal luglio del 2012 fino al 17
novembre 2013 e dal 1° ottobre 2014 in poi (inc. CA.2012.14). Tale decreto cautelare
non è stato impugnato.

 

                              I.  Statuendo nel merito, con
sentenza del 21 settembre 2015 il Pretore ha pronunciato il divorzio e ha
omologato la convenzione del 30 maggio 2010 con varie modifiche. In particolare
egli ha lasciato l'autorità parentale congiunta, ha affidato la custodia parentale
alla madre, ha confermato l'estensione del diritto di visita concordata dai
genitori, ha stabilito che i figli fossero consegnati al padre ad __________ o a
__________ (con obbligo per un genitore, e in caso di conflitto a turno, di
accompagnare i figli in treno o in automobile dalla stazione di __________ a
quella di __________), ha obbligato AO 1 a versare contributi alimentari per i
figli di fr. 600.– mensili ciascuno dal 7 settembre 2010 al 7 settembre 2011 e
dal 1° dicembre 2013 al 30 settembre 2014, esonerandolo da ogni versamento dal
7 settembre 2011 al 17 novembre 2013 e dal 1° ot­tobre 2014 in poi “fino a
ritorno a miglior fortuna”, non senza accertare la rinuncia dei coniugi al riparto
degli averi previdenziali. Le spese
processuali, compresa una tassa di giustizia di fr. 2800.–, sono state poste
a carico delle parti in ragione di metà ciascuno. Entrambi i coniugi sono stati
ammessi al beneficio del gratuito patrocinio.

 

                             L.  Contro la sentenza appena
citata AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 2 ottobre 2015 per
ottenere – previa concessione del gratuito patrocinio – la riforma del giudizio
impugnato nel senso di vedersi attribuire l'autorità esclusiva sui figli, di
fissare il contributo di mantenimento per T__________ in fr. 950.– mensili
fino al 30 ottobre 2020, in fr. 745.– mensili fino all'11 settembre 2022 e in
fr. 915.– mensili fino alla conclusione della formazione scolastica o
professionale, rispettivamente quello per M__________ in fr. 875.– mensili fino
al 30 ottobre 2020, in fr. 1080.– mensili fino all'11 settembre 2022 e in fr.
915.– mensili fino alla conclusione della formazione scolastica o professionale,
assegni familiari non compresi. Con decreto del 20 ottobre 2015 il presidente
della Camera ha respinto la richiesta di effetto sospensivo contenuta
nell'appello. Chiamato a esprimersi sull'appello, il 13 ottobre 2015 AO 1 non
ha formulato precise richieste di giudizio, salvo comunicare alla Camera il 16 maggio
2016 che la moglie aveva ripreso un'attività lucrativa a tempo pieno “verosimilmente
da tre o quattro mesi” presso un nuovo datore di lavoro. Invitato a chiarire se
intendesse far assumere nuove prove in appello, egli non ha reagito. Il 28
luglio 2016 AP 1 ha confermato alla Camera di avere trovato un'occupazione a
tempo pieno, allegando i certificati di salario di maggio e giugno del 2016.

 

Considerando 

 

in diritto:              1.  Alle impugnazioni si applica la
procedura in vigore al momento della comunicazione della decisione (art. 405
cpv. 1 CPC). Le sentenze di divorzio intimate dai Pretori dopo il 1° gen­naio
2011 sono appellabili entro 30 giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1
CPC), sempre che – ove siano in discussione mere controversie patrimoniali – il
valore litigioso raggiungesse fr. 10 000.–
secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione impugnata (art. 308 cpv.
2 CPC). In concreto tale requisito non si pone, litigiosa essendo anche
l'autorità parentale, questione senza valore litigioso. Riguardo alla
tempestività dell'appello, la sentenza impugnata è giunta al patrocinatore di AP
1 il 22 set­tembre 2015 (timbro postale sulla busta d'intimazione).
Introdotto il 2 ottobre 2015, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                             2.  All'appello AP 1 acclude,
oltre alla sentenza impugnata, copia del decreto cautelare 8 luglio 2015 emanato
dal Pretore nell'inc. CA.2012.14, copia del decreto di stralcio 15 febbraio
2012 nell'inc. CA.2011.15, copia della decisione 24 giugno 2009 del giudice
unico del Berzirksgericht __________, copia di una decisione 21 agosto
2015 del Comune di __________ circa l'anticipo di contributi alimentari per i
figli e un conteggio del suo stipendio del marzo 2015. Essa chiede altresì il
richiamo del fascicolo 

                                  relativo alla causa di
divorzio e dei procedimenti cautelari inc. CA.2012.14, CA.2014.19, CA.2014.23 e
CA.2011.15, così come del precedente inserto di questa Camera (inc. 11.2012.55).

 

                                  Ora, i procedimenti svoltisi
davanti a un determinato tribunale sono notori per il tribunale stesso (art.
151 CPC). Quanto risulta dal precedente incarto di appello è dunque conosciuto dalla
Camera. Le lettere del 24 e del 27 agosto 2012 con i messaggi di posta
elettronica figurano già agli atti (doc. I richiamato nell'inc. DM.2013.7), di
modo che la loro produzione è superflua. Circa i procedimenti cautelari, i
relativi fascicoli sono stati regolarmente trasmessi a questa Camera. La citata
decisione del Comune di __________ è a sua volta ammissibile, poiché successiva
alla chiusura dell'istruttoria (art. 317 cpv. 1 CPC). Il menzionato certificato
di salario è di qualche giorno antecedente la chiusura del­l'istrut­toria, ma
va acquisito agli atti in virtù del principio inquisitorio che vige in materia
di filiazione (art. 296 cpv. 1 CPC) e per la sua rilevanza ai fini della
decisione sul gratuito patrocino in appello. La documentazione nuova presentata
il 28 luglio 2016 da AP 1 è anch'essa ricevibile in virtù dell'art. 317 cpv. 1
CPC.

 

                             3.  Litigiosi rimangono, in
questa sede, l'autorità parentale sui figli e i contributi di mantenimento in loro
favore. Tutto il resto, compreso il principio del divorzio, è passato in
giudicato e ha assunto carattere definitivo (art. 315 cpv. 1 CPC). 

 

                             4.  Il Pretore non ha
attribuito l'autorità parentale esclusiva a AP 1 sia perché non risultavano
indizi circa un'eventuale inidoneità del padre a esercitarla sia perché il
rapporto conflittuale fra genitori, per altro in via di miglioramento, non giustificava
una simile misura. L'appellante sostiene che il marito l'ha ingiuriata e assume
un atteggiamento di totale chiusura quando si tratta di discutere questioni inerenti
ai figli, lamentando che il primo giudice abbia rifiutato l'assunzione di prove
al riguardo. Ricorda che lo stesso AO 1 ha riconosciuto di non saper comunicare
con lei e che tale ammissione, così come altre esternazioni incresciose, sono
successive ai propositi di miglioramento evocati dal Pretore. L'appellante fa valere
altresì che AO 1 neppure dimostra particolare interesse per i figli, poiché non
li incontra con regolarità e non trascorre con loro nemmeno un fine settimana a
__________, anche il dott. __________ esprimendo preoccupazione per l'incapacità
paterna di tollerare ed elaborare la separazione. A suo parere, in simili
circostanze un esercizio in comune dell'autorità parentale appare controproducente.

 

                                  a)   Come
ha ricordato il Pretore, il 1° luglio 2014 è entrata in vigore la modifica del
Codice civile svizzero sull'autorità parentale, del 21 giugno 2013 (RU 2014
pag. 357 segg.). Finché minorenni, i figli rimangono ora soggetti all'autorità
parentale congiunta del padre e della ma­dre (art. 296 cpv. 2 CC). Il
giudice attribuisce l'autorità parentale esclusiva a uno dei genitori, in una
procedura a tutela del­l'unione coniugale o in una causa di divorzio, solo se
ciò “è necessario per tutelare il bene del
figlio” (art. 298 cpv. 1 CC cui rinvia l'art. 133 cpv. 1 nCC). L'auto­rità
parentale congiunta è quindi diventata la regola e l'autorità parentale
esclusiva l'eccezione. La novella legislativa è applicabile anche alle cause di
divorzio avviate prima della sua entrata in vigore e che sono tuttora pendenti
(art. 7b cpv. 1 e 12 cpv. 1 tit. fin. CC; I CCA, sentenze inc. 11.2014.7
del 20 maggio 2016, consid. 12c con rinvio e inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016,
consid. 4b con rinvio).

 

                                  b)   Ciò
posto, secondo la legge nuova è data un'eccezione al principio dell'autorità
parentale congiunta quando i genitori vivono in una situazione di grave
conflitto permanente o sia-no incapaci di comunicare per quanto riguarda le
questioni legate ai figli. Un conflitto permanente in merito all'esercizio del
diritto di visita e delle ferie non è un motivo per escludere l'autorità
parentale congiunta quando i genitori sono concordi sulle decisioni fondamentali
da prendere e sono pertanto in grado di esercitare l'autorità parentale congiunta
nell'interesse dei ragazzi. L'autorità parentale congiunta non può essere
esercitata invece qualora sussista un conflitto cronico viepiù consolidato che
coinvolge i figli e non sia dato a divedere alcun denominatore comune tra
genitori per quanto riguarda l'educazione dei ragazzi (sentenza del Tribunale
federale 5A_412/2015 del 26 novembre 2015, in: FamPra.ch 2016 pag. 498). L'attribuzione
dell'autorità parentale esclusiva, in altri termini, si giustifica solo quando
l'autorità parentale congiunta lede o minaccia di ledere il bene del figlio (cfr.
DTF 142 III 5 in fondo, 63 consid. 3, 199 consid. 3.5, 141 III 478 consid.
4.6). L'onere della prova è a carico del genitore che si oppone all'autorità
parentale congiunta (I CCA, sentenze inc. 11.2013.106 del 6 luglio 2016, consid. 4c).

 

                                  c)   Nel
caso specifico si evince dai messaggi di posta elettronica intercorsi fra i coniugi
che ancora all'inizio del 2012, più di tre anni dopo il trasferimento dei figli
nella Svizzera tedesca, il padre esprimeva rammarico per la lontananza,
muovendo rimproveri alla moglie con toni anche forti e talvolta offensivi (doc.
I richiamato). L'appellante medesima ha riconosciuto tuttavia come simili
episodi non si siano più ripetuti di recente (interrogatorio formale dell'11
dicembre 2012, pag. 3 nell'inc. CA.2012.14 richiamato). Certo, AO 1 ha ammesso
di non riuscire “a comunicare” con l'appellante (interrogatorio formale,
verbale del 4 settembre 2014, pag. 6 nel­l'inc. DM.2013.7) e una sua lettera del
23 ottobre 2015 a questa Camera lascia ancora trasparire frustrazione per
la lontananza dei ragazzi, acuita dalla prolungata situazione di difficoltà
finanziarie. Con l'appellante si conviene inoltre che l'atteggiamento recriminatorio
di lui non potrà cambiare in breve tempo e che i fatti evocati confermano le
preoccupazioni del dott. __________, psichiatra e psicoterapeuta incaricato dal
Pretore di ascoltare i figli e di proporre modalità per l'esercizio del diritto
di visita (rapporto del 5 agosto 2011, pag. 7 in basso nell'inc. OA. 2010.14
richiamato).

 

                                        Ciò
non toglie che, a parte manifestazioni in cui paiono trovare sfogo le delusioni
(anche comprensibili) dell'interessato, espressioni che non risultano ad ogni
modo essere state proferite in presenza dei figli, le difficoltà relazionali
fra i genitori non constano avere impedito l'organizzazione di vacanze estive anche
per lunghi periodi dal padre (verbale citato, pag. 5 in basso). Né
l'appellante ha indicato, concretamente, un solo caso in cui l'esercizio in
comune del­l'autorità parentale, pur in anni caratterizzati da una combattuta procedura
giudiziaria, abbia peggiorato il conflitto e nuociuto al bene dei ragazzi. Non risulta
del resto – né l'interessata pretende – che AO 1 abbia intralciato l'esercizio
dell'autorità parentale, segnatamente in relazione all'educazione dei figli,
alla loro rappresentanza o all'amministrazione dei loro beni (DTF 136 III 356,
consid. 3.1). Egli si è opposto al trasferimento nella Svizzera tedesca e ha
chiesto che i ragazzi gli fossero riaffidati nel Ticino, ma la mera esistenza
di una lite sul luogo di residenza del figlio ancora non giustifica l'attribuzione
dell'autorità parentale a un solo genitore. Per derogare al principio
dell'autorità parentale congiunta occorre spiegare in che misura l'attribuzione
dell'autorità parentale esclusiva sia necessaria per il bene del minorenne (DTF
142 III 7 consid. 3.5).

 

                                  d)   Né
si può dire, come asserisce l'appellante, che il padre si disinteressi dei
figli al punto da rendere privo di significato l'esercizio in comune dell'autorità
parentale. È vero che AO 1 ha dichiarato di non esercitare il diritto di visita
durante i fine settimana, ma solo in estate, per evitare ai ragazzi “un viaggio
così lungo per due soli giorni”, e ha ammesso di non volere incontrare i figli a
__________, fuori di un ambiente familiare, “in un bar o altro luogo pubblico”
(interrogatorio formale del 4 settembre 2014: verbali, pag. 5 in fondo nell'inc.
DM.2013.7). Nondimeno egli ha dichiarato di sentire i figli per telefono e di
scambiare giornalmente con loro messaggi per cellulare (verbali, pag. 6). Davanti
al Pretore l'interessata non ha contestato la veridicità di simili affermazioni
(memoriale conclusivo, pag. 7). Inoltre risulta che i ragazzi soggiornano dal padre durante le vacanze
scolastiche anche per lunghi periodi (interrogatorio formale di AO 1, del 16 gennaio
2013: verbali, pag. 6, e di AP 1, dell'11 dicembre 2012: verbali, pag. 2,
nell'inc. CA.2012.14 richiamato). Né va trascurato che l'esercizio del diritto
di visita a __________ è reso difficile non solo dalla lontananza, ma anche
dalla precaria situazione economica del genitore. Non si può pertanto concludere
che tra quest'ultimo e i figli non vi sia alcuna relazione personale.

 

                                  e)   Tutto
ponderato, in definitiva non si scorgono indizi suscettibili di fondare il
rimprovero secondo cui nel caso precipuo AO 1 non sarebbe in grado per
inesperienza, malattia, infermità, assenza, violenza o analoghi motivi di
esercitare debita­men­te l'autorità parentale. E alla sola luce del conflitto
tra genitori l'attribuzione dell'autorità parentale esclusiva alla madre non si
giustifica né tanto meno appare idonea a ridurre gli effetti del conflitto sui
figli. Nelle circostanze descritte non si ravvisano dunque i presupposti per
derogare alla regola dell'autorità parentale congiunta. Su questo punto la decisione
del Pretore resiste alla critica.

 

                             5.  In merito ai contributi di
mantenimento per i figli, il Pretore ha accertato che, salvo due periodi di qualche
mese, AO 1 è senza impiego dal 2007 e che, esaurite le indennità di disoccupazione,
dal 7 settembre 2011 egli è a carico della pubblica assistenza. Il primo
giudice ha escluso però che tale situazione gli fosse imputabile, l'interessato
avendo messo in atto tutti gli sforzi ragionevolmente esigibili per ritrovare
un posto di lavoro, come confermava la documentazione dell'Ufficio del sostegno
sociale. A mente sua, quindi, il soggetto è difficilmente collocabile, vista
anche l'età e lo stato di salute. Per il Pretore, poi, nulla induce a supporre
che quegli abbia rinunciato a opportunità lucrative per evitare di pagare
contributi di mantenimento, mettendo a repentaglio il bene dei figli, tanto
meno se si pensa che come membro dell'associazione “__________” egli è conscio
dell'importanza del ruolo paterno e ha più volte affermato l'importanza di mantenere
la propria dignità di padre. Rammentato che le prestazioni assistenziali sono
erogate unicamente a persone nel bisogno, il Pretore ha concluso che
l'interessato non è in grado di versare alcunché a titolo di mantenimento. Egli
ha nondimeno confermato i contributi alimentari di fr. 600.– mensili per ogni figlio
durante il periodo di disoccupazione (fino al 7 novembre 2011) e per il lasso
di tempo in cui AO 1 ha esercitato un'attività lucrativa (dal novembre del 2013
al settembre del 2014), in conformità a quanto stabilito nel decreto cautelare
del­l'8 luglio 2015.

 

                             6.  L'appellante sostiene che
il Pretore non poteva modificare retroattivamente i contributi provvisionali,
fra il 7 settembre 2011 

                                  e il 17 luglio 2012.
Ricorda che i contributi alimentari di fr. 600.– mensili per figlio erano
stati definiti come misura a protezione dell'unione coniugale il 24 giugno 2009
dal giudice unico del Berzirksgericht __________, che il marito aveva
chiesto la modifica di tali contributi il 18 novembre 2011, ma aveva poi ritirato

                                  l'istanza, e che per il lasso di
tempo successivo al 17 luglio 2012 il Pretore ha già statuito in via cautelare
con il decreto dell'8 luglio 2015. In simili circostanze il primo giudice non poteva
modificare retroattivamente i contributi di mantenimento per i figli nella
sentenza di divorzio.

 

                                  a)   V'è
da domandarsi anzitutto se l'appellante abbia un interesse concreto e attuale a
impugnare i contributi di mantenimento stabiliti dal Pretore per il periodo
antecedente il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio (dispositivo
n. 2.2). Nel caso in cui l'appello fosse accolto, in effetti, i contributi provvisionali rimarrebbero disciplinati dal decreto
cautelare del­l'8 luglio 2015 (inc. CA.2012.14), il quale prevede dopo
il 17 luglio 2012 un assetto identico a quello previsto nella sentenza di merito
(contributi alimentari di fr. 300.– per figlio nel novembre del 2013 e di fr.
600.– mensili dal 1° dicembre 2013 al 30 settembre 2014, salvo dal luglio del
2012 fino al 17 novembre 2013 e dal 1° ottobre 2014 in poi). Se non che, con la
sentenza di divorzio il Pretore ha esonerato AO 1 da ogni contributo anche dal­­l'8
settembre 2011 al 16 luglio 2012, modificando i contributi di fr. 600.– mensili
per figlio fissati il 24 giugno 2009 dal giudice a protezione dell'unione
coniugale. L'appellante ha quin­di un interesse degno di protezione a ricorrere
(art. 59 cpv. 2 lett. a CPC), giacché potrebbe essere tenuta a restituire i
contributi versati per quel periodo da AO 1 o dal Comune di __________, che li
ha anticipati (doc. E di appello).

 

                                  b)  Di
regola un contributo alimentare fissato in
una sentenza di divorzio comincia a decorrere solo con il passaggio in
giudicato dell'intera decisione o – in casi particolari – dal passaggio in
giudicato del dispositivo che pronuncia lo scioglimento del matrimonio (“forza
di giudicato parziale”: DTF 128 III 122 consid. 3b/bb), quand'anche altri
dispositivi sugli effetti del divorzio siano impu­gnati. Inoltre il giudice del
divorzio può disporre a titolo eccezionale il versamento di contributi alimentari
a partire da una data precedente, ad esempio dall'avvio della causa di divorzio
(RtiD I-2015 pag. 873 consid. 5; I CCA, sentenza inc. 11.2013.31
dell'11 giugno 2015, consid. 13 con rinvio). Tuttavia, se il debitore è
già stato condannato a erogare contributi di mantenimento in una decisione a
tutela del­l'unione coniugale o in un decreto cautelare, il giudice del
divorzio non può fissare la decorrenza dei contributi prima del passaggio in
giudicato della pronuncia del divorzio, nemmeno ove si tratti di contributi per
i figli (DTF 142 III 195 consid. 5.3).

 

                                  c)   Nella
fattispecie i contributi di mantenimento per i figli continuavano a essere
regolati, anche dopo l'avvio della causa di divorzio il 6 settembre 2010, dalla
sentenza 24 giugno 2009 emanata dal giudice di __________ a tutela dell'unione
coniugale (art. 276 cpv. 2 CPC; RtiD I-2007 pag. 745 n. 21c; ora DTF 138 III
646, 137 III 616 consid. 3.2.2). Sono poi stati modificati dal Pretore, dal 17
luglio 2012, con il decreto cautelare dell'8 luglio 2015 (inc. CA.2012.14). Nelle
condizioni illustrate il giudice del divorzio non poteva cambiare simile assetto
retroattivamente con la sentenza di merito. Poteva anticipare la decorrenza dei
contributi alimentari solo se non vi fosse alcuna regolamentazione anteriore.
Nella fattispecie v'erano finanche due discipline previe: quella del giudice a
protezione del­l'unione coniugale, del 24 giugno 2009, e quella cautelare, dell'8
luglio 2015. Il giudice del divorzio non poteva dunque modificarle. Su questo
punto l'appello merita accoglimento.

 

                             7.  Per quel che riguarda i
contributi alimentari dopo il divorzio, l'appellante contesta che il marito
abbia dato prova di tutti gli sforzi ragionevolmente esigibili da lui per
trovare un'attività lucrativa. Essa si duole che il Pretore non abbia
verificato per quali professioni AO 1 avesse cercato un impiego, né ha consi­derato
l'ostinazione con cui quegli insiste nel proporsi unicamente come educatore né,
tanto meno, il fatto che costui spedisca le candidature solo per posta
elettronica né che abbia inviato appena 20 candidature in 14 mesi. A suo
dire, il marito dedica il proprio tempo a scrivere gratuitamente articoli e
libri, a organizzare l'attività e il sito Internet dell'associazione “__________”,
dispensando consulenze gratuite. L'appellante fa valere inoltre che, pur disponendo
di una formazione di laboratorista chimico e di educatore, pur conoscendo le
lingue nazionali e l'inglese e pur avendo conoscenze contabili e informatiche, AO
1 non ha intrapreso ricerche in altri ambiti ed è anche stato sanzionato perché
si è rifiutato di seguire un corso organizzato dal­l'Ufficio del sostegno
sociale e del­l'inserimento.

 

                                  L'appellante ricorda che nella
procedura cautelare il marito aveva ammesso di non voler più pagare i
contributi per i figli, sicché ora non è in buona fede. Per di più, egli gode
di buona salute, la celiachia di cui è affetto non ostacolandolo dal profilo
lavorativo, mentre il mercato dell'impiego non è proibitivo in tutti i
comparti. Sottolinea che quando ha perduto il posto di lavoro il marito aveva
solo 43 anni e a quel momento un reinserimento professionale in un nuovo campo
sarebbe stato senz'altro possibile. Ciò gli avrebbe permesso di disporre ora
degli anni d'esperienza necessari per conseguire un reddito di almeno fr.
4500.– mensili netti lavorando nel settore del personale domestico, nel ramo
farmaceutico quale laboratorista tramite agenzie di collocamento, nell'edilizia,
nella logistica, nell'agricoltura o nella gastronomia, fermo restando che egli
è tenuto a reperire un impiego anche in settori per i quali non è
specificamente formato.

 

                                  a)   La
questione è di sapere, ciò posto, se in concreto AO 1, attualmente privo di
entrate e a carico della pubblica assistenza, dando prova di zelo avrebbe avuto
ragionevoli possibilità di guadagno e quanto egli avrebbe potuto conseguire. Un
reddito ipotetico, per vero, non va determinato in astratto. Dev'essere alla
concreta portata dell'interessato, non avendo carattere di penalità. Il giudice
deve decidere anzitutto se si può ragionevolmente esigere dal coniuge in
questione che eserciti un'attività lucrativa o la estenda, tenendo conto della
sua età, della formazione professionale e dello stato di salute. In seguito
egli esamina se quel coniuge abbia l'effettiva possibilità di esercitare simile
attività e quale sia il reddito conse­guibile, tenendo cal­colo sempre
dell'età, della formazione professionale e dello stato di salute, oltre che
della situazione sul mer­cato del lavoro in genere (DTF 137 III 120 consid. 2.3,
109 consid. 4.2.2.2; RtiD I-2014 pag. 735 consid. 4d, II-2006 pag. 690
n. 5a con richiami; da ultimo: I CCA, sentenza inc. 11.2013.29 del 29
aprile 2016, consid. 7).

                                  

                                  b)   Relativamente
al percorso professionale di AO 1 (sentenza impugnata, consid. 7), l'interessato
ha lavorato inizialmente come laboratorista per una dozzina d'anni nel settore
chimico e farmaceutico. Nel 1997 (otto anni prima del matrimonio con l'appellante)
egli ha iniziato una nuova formazione professionale, prima con alcuni stages,
poi frequentando la __________ a tempo pieno fino al 2001, quando ha ottenuto
il diploma di operatore sociale. In seguito egli ha lavorato al 70–80% in tale
funzione fino al 2004 per un istituto minorile a __________. Al momento del
matrimonio egli lavorava a __________ in una comunità per il recupero di
persone affette da dipendenze, istituto che ha cessato l'attività nel 2006 lascian­dolo
senza impiego. Dopo un breve periodo di disoccupazione, AO 1 ha cominciato a
lavorare per lo __________ in alcuni servizi dell'Organizzazione __________.
Trascorso un anno di prova, nel febbraio del 2007 il __________ ha disdetto il
rapporto d'impiego, pur versandogli lo stipendio fino all'agosto successivo (interrogatorio
formale del 16 gennaio 2013: verbali, pag. 1 a 3 nell'inc. CA.2012.14 richiamato).

 

                                       È
seguito un altro periodo di disoccupazione di un anno, in esito al quale, poco
prima di separarsi dalla moglie, AO 1 ha trovato il 1° settembre 2008 un
impiego a tempo parziale per la __________ a __________, la cui durata
inizialmente prevista di sei mesi è stata prolungata fino al 31 dicembre 2009. Rimasto
nuovamente senza attività, il 7 settembre 2011 egli ha esaurito le indennità di
disoccupazione e da allora, tranne un periodo di dieci mesi dal 18 novembre
2013 al 30 settembre 2014 in cui ha lavorato per un centro professionale e sociale,
egli percepisce unicamente prestazioni assistenziali (interrogatorio formale
del 4 settembre 2014: verbali, pag. 4 nel­l'inc. DM.2013.7).

 

                                  c)   Quanto
agli sforzi intrapresi per trovare lavoro, l'interessato ha precisato di essersi
attivato subito dopo essere stato licenziato dal Cantone, nel febbraio del 2007,
sostenendo di avere cercato un impiego assiduamente, di avere rispettato le esigenze
poste dall'Ufficio regionale di collocamento e di avere adempiuto ogni
richiesta seguendo stages e corsi 

                                       vari,
senza mai essere rimproverato (interrogatorio formale del 16 gennaio 2013:
verbali, pag. 4 nell'inc. CA.2012.14 richiamato). Agli atti figurano in effetti
numerose ricerche d'im­piego esperite anche dopo la fine del termine quadro
dell'assicurazione contro la disoccupazione: da 8 a 14 ricerche mensili dal gennaio del 2010 fino al novembre del 2012 (doc. IV
richiamato dall'Ufficio regionale di collocamento nel­l'inc. CA.2012.14),
almeno 8 ricerche dal dicembre del 2012 fino a metà novembre del 2013 (doc. V
richiamato dall'Ufficio regionale di collocamento nell'inc. DM.2013.7) e 18
lettere di candidatura con 24 risposte dai datori di lavoro dalla fine di novembre
2013 fino al luglio del 2014 (doc. IV
richiamato nell'inc. DM.2013.7). Nell'estate del 2013, poi, AO 1 ha
svolto un'attività di pubblica utilità quale animatore in una casa per anziani
ad __________ (interrogatorio formale del 4 settembre 2014: verbali, pag.
4 nel­l'inc. DM.2013.7; doc. IV richiamato nel­l'inc. DM.2013.7).

                                

                                       Nelle
circostanze descritte non può dirsi pertanto che – come asserisce l'appellante
– il convenuto si sia limitato a una ventina di candidature in 14 mesi, tanto
meno ove si pensi che gli atti non sono più stati aggiornati dopo il settembre
del 2014 (doc. IV richiamato). Anche la doglianza secondo cui egli si sarebbe proposto
esclusivamente in forma elettronica non trova riscontro agli atti, dai quali
risulta che egli ha inoltrato almeno 18 candidature per lettera (doc. IV
richiamato nel­l'inc. DM.2013.7), né i formulari richiamati dall'Ufficio regionale
di collocamento distinguono fra candidatura “scritta” ed “elettronica” (doc. IV
richiamato nel­l'inc. DM.2013.7). Perplessità desta invero l'affermazione da
lui proferita nella procedura cautelare (“Non intendo più pagare a chi mi ha sottratto
i figli”: memoriale del 4 settembre 2014, pag. 4 nel­l'inc. CA.2014.19),
ma alla luce di quanto si è illustrato ciò appare dovuto più alla frustrazione che
alla volontà di sottrarsi ai doveri genitoriali. In sostanza si può convenire
con il Pretore che l'interessato ha dimostrato di aver fatto il possibile per
ritrovare un impiego a tempo indeterminato quale operatore sociale, ma di non
essere riuscito a reinserirsi stabilmente in quel settore.

 

                                  d)  È
vero che AO 1 ha cercato lavoro essenzialmente nel suo ambito professionale, salvo
avere puntato qualche ricerca sul settore farmaceutico, su quello
giornalistico-editoriale, su quello socio-sanitario (verbale del 16 gen­naio
2013, pag. 5 nell'inc. CA.2012.14; act. 91 nell'incarto richiamato dall'Ufficio
del sostegno e del­l'inse­ri­mento, doc. V nell'inc. CA.2012.14), sul comparto immobiliare
e fiduciario, come pure su un'attività di correttore di bozze (verbale del 4 settembre
2014, pag. 3 in fondo e pag. 5 a metà nel­l'inc. DM.2013.7). Non risulta che egli
abbia svolto ricerche in ambiti meno qualificati, salvo candidarsi per un posto
di magazziniere su indicazione di un conoscente (verbale del 16 gennaio 2013,
loc. cit.), come custode per locali dell'esercito e usciere per un tribunale (ricerche
d'impiego nel novembre 2013 nell'incarto richiamato all'Ufficio regionale di
collocamento, doc. V nell'inc. DM.2013.7). Inoltre egli è stato sanzionato dall'Ufficio
del sostegno sociale e dell'inserimento per avere interrotto un corso, a suo
dire in seguito a un'incomprensione con il consulente. Quanto all'eventualità
di cercare un impiego in settori come la ristorazione, l'industria, le pulizie
o il commercio, egli ha affermato di avere cercato “attività conformi alla
[sua] for­mazione”, non ritenendosi “idoneo a fare tutte le professioni” e di
non avere “nulla da offrire” in altri settori, tanto che neppure l'Ufficio
regionale di collocamento gli ha imposto ricerche in quei comparti
(interrogatorio formale del 4 settembre 2014: verbali, pag. 5 in fondo
nell'inc. DM.2013.7).

 

                                        Ora,
il conseguimento di un reddito ipotetico può anche implicare un cambiamento d'attività,
poiché l'esigenza di sostentare debitamente la famiglia prevale sulla libera
scelta della professione (RtiD I-2005 pag. 763 consid. 3b). Da un debitore
alimentare con figli si può pretendere perciò un impegno che si sospinga oltre
le esigenze poste da un ufficio di collocamento ai fini del­l'assicurazione
contro la disoccupazione (I CCA, sentenza inc. 11.2007.88 del 31 luglio
2009, consid. 5b; DTF 137 III 121 consid. 3.1). Se non che, quando il __________
ha disdetto il rapporto di lavoro, nel febbraio del 2007, AO 1 aveva 42 anni
e poteva ancora contare su un reinserimento nel proprio ramo di attività,
tant'è che nel settembre del 2008 ha ritrovato un impiego, seppure a tempo determinato.
E dopo di allora egli ha cercato di allargare le proprie ricerche – senza
successo – alla farmaceutica e ad attività amministrative nel settore
immobiliare e fidu­ciario. È vero che ha rinunciato a frequentare per la seconda
volta un corso di riqualificazione professionale orientato alla contabilità e
all'immobiliare, ma è altrettanto vero che dopo di allora egli ha ritrovato
un'attività, sia pure a tempo determinato, nella sua professio­ne (novembre del
2013).

 

                                  e)   Si
conviene che dopo l'ottobre del 2014 AO 1 non poteva più seriamente contare su un
lavoro come quello cercato fino ad allora nel campo sociale e educativo (e in
effetti non ne ha più trovati). A quel momento egli non poteva più ostinarsi a
respingere l'idea di un'occupazione meno qualificata, ancorché ritenesse di non
avere “nulla da offrire” in settori generici. Il problema è che per un uomo di
50 anni, anche se in buona salute, le opportunità d'impiego nel Cantone Ticino in
lavori senza formazione specifica sono aleatorie, non solo per il tasso di
disoccupazione relativamente alto, ma anche per la concorrenza dovuta al­l'ampia
disponibilità di manodopera frontaliera, più giovane, flessibile e pronta ad
addestrarsi. Imputare un reddito virtuale a AO 1 dopo i 50 anni per una professione
nel­l'edilizia, nelle pulizie, nella logistica, nel­l'agricoltura o nella
gastronomia (per esem­pio come aiuto cucina) sarebbe ormai un esercizio teorico,
teso unicamente a far anticipare dal­l'ente pubblico contributi alimentari per
i figli che sono in realtà prestazioni assistenziali (v. RtiD I-2004 pag. 599
n. 87c; I CCA, sentenza inc. 11.1995.3 del 12 giugno 1996, consid. 3
in fine con richiamo a Geiser,
nota 2 in: AJP 1996 pag. 491). Sul guadagno potenziale del convenuto, in
definitiva, l'appello si rivela privo di fondamento.

 

                             8.  Secondo l'art. 282 CPC la
sentenza di divorzio che fissa contributi di mantenimento deve menzionare quali
elementi del reddito e della sostanza di ciascun coniuge sono stati presi in
considerazione per il calcolo (art. 282 cpv. 1 CPC). Il principio si applica
anche qualora il giudice del divorzio non fissi contributi di mantenimento (Fankhauser in: Sutter-Somm/Hasenböhler/Leuen­ber­ger, Kommentar zur Schweizerischen
ZPO, 3ª edizione, n. 8 ad art. 282). Nel caso specifico la decisione impugnata
è manchevole sotto questo profilo. Occorre pertanto rimediare.

 

                                  a)   AO
1, al beneficio di prestazioni assistenziali, non ha redditi né sostanza (tassazione
2012; doc. II richiamato). Il suo fabbisogno minimo si compone del minimo esistenziale
del diritto esecutivo (fr. 1200.– mensili), del costo dell'alloggio (fr. 1100.–
mensili, spese accessorie incluse, un canone di fr. 1430.– mensili essendo eccessivo
per una persona sola che vive ad __________), del premio della cassa malati (fr.
287.55 mensili) e, abitando egli in una località discosta, del costo dell'abbonamento
ai mezzi pubblici fino a __________ (fr. 51.75 mensili). L'interessato risultando
esente da imposte, il suo fabbisogno minimo
va stabilito così in fr. 2640.– mensili arrotondati (allegati alla
distinta dei redditi e dei fabbisogni nell'inc. DM.2013.7).

 

                                  b)  AP
1, professionalmente attiva a tempo pieno, guadagnava al momento del divorzio circa
fr. 5390.– mensili netti, compresa la tredicesima, senza considerare gli assegni
familiari cui essa ha diritto e che vanno dedotti dal fabbisogno in denaro dei
figli (doc. F prodotto in appello). L'appellante non possiede sostanza
(tassazione 2012: doc. II richiamato). Il suo fabbisogno minimo consiste nel
minimo esistenziale del diritto esecutivo per persone sole con obblighi di mantenimento (fr. 1350.– mensili), nel costo
dell'alloggio (fr. 790.– mensili, spese accessorie incluse, già dedotta
la quota compresa nel fabbisogno in denaro dei figli), nel premio della cassa
malati (fr. 428.65 mensili: allegati alla distinta dei redditi e dei fabbisogni
nell'inc. DM.2013.7) e nei costi di trasferta per esigenze professionali (fr.
180.– mensili esposti per un abbonamento ai mezzi pubblici nella regione). I
redditi dei coniugi non bastando per coprire il fabbisogno della famiglia, non
possono invece esserle riconosciuti i premi delle assicurazioni facoltative
(DTF 134 III 323) né le imposte (DTF 126 III 93 in alto; v. anche DTF 140 III
338 consid. 4.2 a 4.4). Il fabbisogno minimo risulta pertanto di complessivi
fr. 2750.– mensili. 

 

                                  c)   I
fabbisogni in denaro dei figli valutati sulla scorta della tabella edizione
2016 correlata alle raccomandazioni pubblicate dall'Ufficio della gioventù e
dell'orientamento professionale del Canton Zurigo, adeguato il costo dell'alloggio
a quello effettivo e tolti gli assegni familiari, possono essere stimati in fr. 1960.–
mensili per T__________ e in fr. 1805.– mensili per M__________, fabbisogni che
rimangono parzialmente scoperti. Nel caso in cui la situazione economica del
convenuto dovesse migliorare, di conseguenza, costui potrà essere tenuto al
versa­mento di contributi alimentari in loro favore (art. 286 cpv. 2 CC). AO
1 va tenuto sin d'ora a comunicare a AP 1, entro trenta giorni, ogni modifica inerente
ai suoi redditi o alla sua sostanza. 

 

                             9.  Le spese dell'attuale
decisione seguirebbero la reciproca soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC).
L'appellante ottiene l'annullamento della decisione con cui il Pretore ha
modificato i contributi di mantenimento per i figli prima del divorzio, ma la
decisione è di concreto interesse solo in relazione al periodo dall'8 settembre
2011 al 16 luglio 2012, durante il quale restano in vigore i contributi di fr.
600.– mensili per figlio stabiliti come misura a protezione dell'unione
coniugale il 24 giugno 2009 dal giudice unico del Berzirksgericht __________
(sopra, consid. 6a). L'appellante soccombe invece sull'attribuzione esclusiva
dell'autorità parentale e sui contributi di mantenimento per i figli dopo il
divorzio. Nel complesso si giustifica quindi che sopporti nove decimi delle
spese. Il rimanente decimo andrebbe a carico di AO 1, ma egli nelle sue
osservazioni del 23 ottobre 2015 non ha proposto di respingere l'appello. Non è
il caso dunque di addebitargli costi, ma neppure di assegnargli ripetibili (DTF 139 III 38 consid. 5 in fine). In condizioni del genere
tanto vale ridurre le spese processuali di conseguenza. L'emanazione del
giudizio odierno non influisce apprezzabilmente invece sul dispositivo inerente
agli oneri processuali di primo grado (divisi a metà) e alle ripetibili (compensate),
che può rimanere invariato, il Pretore avendo dovuto statuire in quella sede anche
sul diritto di visita e omologare la convenzione sugli effetti del divorzio.

 

                           10.  La richiesta di gratuito
patrocinio formulata dall'appellante davanti a questa Camera merita
accoglimento. Con entrate di circa fr. 5125.– mensili netti, invero, AP 1 non
riesce a finanziare il mantenimento proprio e dei figli. Né essa risulta possedere
sostanza (sopra, consid. 8b). Il suo appello, poi, non poteva definirsi d'acchito
sprovvisto di buon diritto (art. 117 lett. b CPC). Per quel che è
dell'indennità spettante al patrocinatore d'ufficio, il legale ha prodotto il
19 novembre 2015 una nota 

                                  d'onorario di fr. 2446.20
e fr. 475.80 di spese, più l'IVA, con la distinta delle prestazioni svolte.
Egli indica di avere impiegato due ore e mezzo per l'esame degli atti di
appello, la corrispondenza e i colloqui con la cliente, come pure 11 ore
per la stesura dell'appello (23 pagine). Si tratta di un dispendio orario sostanzialmente
giustificato. Calcolata sulla base di una retribuzione di fr. 180.– l'ora (art.
4 cpv. 1 del regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d'ufficio e di
assistenza giudiziaria: RL 3.1.1.7.1), cui si aggiungono le spese (10%: art. 6
cpv. 1 del regolamento citato) e l'IVA (8%), l'indennità al patrocinatore
d'ufficio ammonta perciò a fr. 2900.–.

 

                           11.  Circa i rimedi giuridici
esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), l'attribuzione dell'autorità parentale non dipende da questioni
di valore litigioso e può formare oggetto di ricorso in materia civile sen­za riguardo al­l'art. 74 LTF. Per quanto attiene
ai contributi alimentari, il loro valore litigioso raggiunge in ogni
modo la soglia di fr. 30 000.–
ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b LTF. 

 

Per questi motivi,

 

decide:                 1.  L'appello è parzialmente accolto, nel senso che il
dispositivo n. 2.2 della sentenza impugnata è così riformato:

                                         Le clausole n. 3 e 4 della
convenzione sugli effetti del divorzio riguardanti i contributi di mantenimento
per i figli non sono omologate. AO 1 non è tenuto a versare contributi di
mantenimento per T__________ o per M__________ dopo il divorzio. Egli informerà
tuttavia AP 1 di ogni modifica relativa ai suoi redditi e alla sua sostanza
entro trenta giorni dal verificarsi del­l'evento.

                                        Per
il resto l'appello è respinto e la decisione impugnata è confermata.

                                

                             2.  Le spese processuali ridotte, di
complessivi fr. 900.–, sono poste a carico dell'appellante. Non si assegnano
ripetibili. 

 

                             3.  AP 1 è ammessa al beneficio del
gratuito patrocinio da parte dell'avv. PA 1. Lo Stato del Cantone Ticino
verserà per l'appellante al patrocinatore d'ufficio un'indennità di fr. 2900.–.

 

                             4.  Notificazione a:

	
   

  	
  –
  avv.;

  –;

  – Stato del Cantone Ticino, Ufficio
  dell'incasso e delle pene alternative, Torricella (in estratto, consid. 10
  con dispositivo n. 3).

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Vallemaggia.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).