# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2510c4a7-6acd-5b1e-9ab4-ab4ecb8d94e0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2024-05-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.05.2024 D-2685/2024
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2685-2024_2024-05-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2685/2024 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 0  m a g g i o  2 0 2 4  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice David R. Wenger;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A.________, nato il (…), 

Afghanistan,  

(…),   

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (paese 

terzo sicuro - art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi);  

decisione della SEM del 24 aprile 2024 / N (…). 

 

 

 

D-2685/2024 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessato, cittadino afghano, ha presentato una domanda d’asilo in 

Svizzera il 26 febbraio 2024. 

 

A.b Dai riscontri dattiloscopici nell'unità centrale del sistema europeo "Eu-

rodac" è risultato ch’egli aveva già depositato una domanda d'asilo in Gre-

cia il 28 settembre 2023. 

 

A.c Il 4 marzo 2024 la Segreteria di Stato per la migrazione (di seguito: 

SEM) ha inviato una richiesta di informazioni in virtù dell’art. 34 del regola-

mento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 

giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello 

Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione in-

ternazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III) all’omologa autorità 

greca. Quest’ultima ha risposto il 20 marzo 2024 indicando che, in Grecia, 

il ricorrente aveva ottenuto lo statuto di rifugiato il 16 novembre 2023, il 

relativo permesso di soggiorno valido fino al 15 novembre 2026 nonché il 

titolo di viaggio per stranieri valido fino al 14 dicembre 2028 (cfr. atti SEM 

n. […]-13/3, 18/1).  

 

A.d Il 26 marzo 2024, l’autorità inferiore ha quindi effettuato con l'interes-

sato un colloquio in merito al rinvio verso uno Stato terzo, nel contesto del 

quale gli è stato concesso il diritto di essere sentito in merito al suo stato di 

salute, alla possibile non entrata nel merito della sua domanda d'asilo ai 

sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. a (LAsi, RS 142.31) nonché al suo prospettato 

allontanamento verso la Grecia (cfr. atto SEM n. 22/5).  

 

A.e Il 2 aprile 2024, la SEM ha presentato alle competenti autorità greche 

una richiesta di riammissione del richiedente conformemente alla Direttiva 

2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante le norme e 

procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di 

paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24 dicembre 2008; 

di seguito: direttiva ritorno) e all'Accordo bilaterale di riammissione tra la 

Grecia e la Svizzera per le persone a beneficio di una protezione interna-

zionale (Accordo tra il Consiglio federale svizzero e il Governo della Re-

pubblica ellenica concernente la riammissione di persone in situazione 

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irregolare [RS 0.142.113.729]). Il 3 aprile 2024, la Grecia ha accettato la 

riammissione dell’interessato sul proprio territorio (cfr. atti SEM n. 26/2 e 

28/1).  

 

A.f Con scritto del 24 aprile 2024, il richiedente ha presentato alla SEM il 

suo parere relativo al progetto di decisione trasmessagli il 23 aprile prece-

dente (cfr. atti SEM n. 31/8 e 33/5).  

 

A.g Nel corso della procedura l’interessato è stato inoltre sottoposto a di-

verse visite mediche.  

 

B.  

Con decisione del 24 aprile 2024, notificata lo stesso giorno, la SEM non è 

entrata nel merito della domanda d'asilo in oggetto e ha pronunciato l'al-

lontanamento dell’interessato dalla Svizzera (verso la Grecia), unitamente 

all’esecuzione di quest’ultima misura (cfr. atto SEM n. 34/12). 

 

C.  

Con ricorso datato 26 aprile 2024, inoltrato al Tribunale amministrativo fe-

derale (di seguito: il Tribunale) il 30 aprile 2024 (cfr. tracciamento dell’invio; 

data d’entrata: 1° maggio 2024), l’interessato avversa la decisione succi-

tata concludendo alla trattazione nel merito della sua domanda d’asilo da 

parte della SEM e, implicitamente, all’annullamento della decisione avver-

sata. Sul piano procedurale, egli chiede il conferimento dell’effetto sospen-

sivo al ricorso nonché la concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali. Al gravame non 

sono stati acclusi nuovi mezzi di prova.  

 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

 

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (cfr. art. 108 cpv. 3 LAsi) contro 

una decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒ 33 

LTAF), è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. 

a-c nonché 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

 

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2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale possono essere invocati la violazione del diritto 

federale nonché l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridica-

mente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, 

pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). 

Il Tribunale non è vincolato né dai motivi del ricorso o dalle considerazioni 

giuridiche della decisione impugnata (art. 62 cpv. 4 PA; cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2), né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/26 con-

sid. 5).  

 

2.2 Se adito su ricorso contro una decisione di non entrata nel merito di 

una domanda d’asilo, il Tribunale si limita ad esaminare la fondatezza di 

una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 

2007/8 consid. 5). 

3.  

I ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi da un 

giudice unico con l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) 

e la sentenza è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). 

Nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli scritti in virtù 

dell'art. 111a cpv. 1 LAsi. 

 

4.  

4.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore rileva anzitutto che, in 

virtù della sua qualità di rifugiato, il ricorrente ha ottenuto in Grecia un va-

lido titolo di soggiorno e che detto Paese ha altresì accettato la domanda 

di riammissione sul proprio territorio. Inoltre, il Consiglio federale avrebbe 

designato la Grecia come Stato terzo sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. 

b LAsi. In virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, tali circostanze le imporreb-

bero quindi di non entrare nel merito della domanda d’asilo in oggetto. Te-

nendo conto di tutte le informazioni mediche agli atti, il ricorrente potrebbe 

inoltre rientrare in Grecia senza temere né trattamenti contrari agli impegni 

di diritto internazionale pubblico della Svizzera, né un allontanamento in 

violazione del principio di non respingimento. Egli non apparterrebbe dipoi 

alla categoria di persone particolarmente vulnerabili poiché le sue affezioni 

non sarebbero particolarmente gravi ai sensi della sentenza di riferimento 

del Tribunale E-3427/2021 e E-3431/2021 del 28 marzo 2022. Circa l’as-

serita assenza di un sostegno medico in Grecia e l’impossibilità di trovare 

un impiego a causa della sua pretesa invalidità, la SEM ha poi indicato che 

il ricorrente, oltre a non aver comprovato di essersi visto negato l’accesso 

alle cure mediche necessarie, avrebbe affermato di non aver mai intra-

preso sforzi concreti per far valere i suoi diritti dopo l’ottenimento della 

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protezione internazionale, rivolgendosi in particolare alle autorità compe-

tenti per cercare lavoro, per richiedere assistenza medica e per denunciare 

l’aggressione che avrebbe subìto durante il suo soggiorno ad Atene. Infine, 

la presenza in Svizzera dei suoi genitori e di alcuni fratelli non sarebbe 

rilevante ai sensi dell’art. 8 CEDU in quanto non risulterebbe alcun ele-

mento concreto a comprova di un legame di dipendenza. Pertanto, l’ese-

cuzione del suo allontanamento sarebbe ammissibile, possibile e ragione-

volmente esigibile.  

 

4.2 Il ricorrente avversa tuttavia la valutazione dell’autorità inferiore, riba-

dendo sostanzialmente quanto già espresso in sede d’audizione e nel pa-

rere legale del 24 aprile 2024. Egli contesta anzitutto la competenza della 

Grecia per la trattazione della sua domanda d’asilo e chiede che quest’ul-

tima venga trattata in Svizzera in virtù della clausola di sovranità di cui 

all’art. 17 par. 1 RD III. In Grecia, la sua incolumità sarebbe inoltre in serio 

pericolo poiché durante il suo precedente soggiorno non avrebbe benefi-

ciato di alcun aiuto medico e le autorità elleniche non gli garantirebbero 

una protezione efficace contro il respingimento (cfr. ricorso, pag. 1). Infine, 

la sua situazione medica avrebbe raggiunto un livello di gravità tale da am-

mettere una violazione dell’art. 3 CEDU in caso di allontanamento verso la 

Grecia, il cui “sistema istituzionale dell’accoglienza […] è ormai prossimo 

al collasso” (cfr. ricorso, pag. 2).  

5.  

5.1 In virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, non si entra nel merito della do-

manda d’asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro se-

condo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato precedente-

mente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene che vi sia un 

effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 

LAsi, tra i quali figura anche la Grecia (cfr. art. 2 cpv. 2 e allegato 2 dell’or-

dinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 

[OAsi 1, RS 142.311]). Tale principio presuppone imperativamente la rati-

fica ed il rispetto della CEDU, della Convenzione sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. Rifugiati, RS 0.142.30) o di norme giuridiche equivalenti (cfr. DTAF 

2010/56 consid. 3.2). È inoltre necessario che tale Stato abbia garantito la 

riammissione del richiedente nei confronti delle autorità svizzere preposte 

all’asilo. Senza tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato terzo non può 

infatti essere eseguito (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5.2.2; FF 2002 6087, 

6125).  

 

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5.2 La giurisprudenza ha precisato come non vi sia luogo di entrare nel 

merito della domanda d’asilo se la persona interessata, che avrebbe ma-

nifestamente la qualità di rifugiato (art. 31a cpv. 4 LAsi), ha già ottenuto 

l’asilo o una protezione effettiva comparabile in uno Stato terzo designato 

come sicuro dal Consiglio federale (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5 e 5.4, che 

si basa sull’analisi del vecchio art. 34 LAsi). 

 

5.3 Nello specifico, il 16 novembre 2023 la Grecia ha riconosciuto al ricor-

rente la qualità di rifugiato e gli ha concesso la protezione internazionale 

unitamente a un permesso di soggiorno (cfr. atto SEM n. 18/1), accettan-

done inoltre, il 3 aprile 2024, la riammissione (cfr. atto SEM 28/1). Tali ele-

menti non sono stati peraltro contestati dall’insorgente, il quale non ha nep-

pure fornito elementi concreti che fanno ritenere che la Grecia intende-

rebbe allontanarlo verso il suo Paese d’origine, contravvenendo così al 

principio di non respingimento. 

5.4 Il Tribunale osserva inoltre che alla SEM risultava preclusa ogni valu-

tazione della fattispecie sotto il profilo dell’art. 17 par. 1 RD III (clausola di 

sovranità). Infatti, trattandosi di una procedura vertente sul ritorno in uno 

Stato terzo sicuro (art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi), nell’ambito della quale è 

stato preliminarmente accertato l’ottenimento della protezione internazio-

nale e dello statuto di rifugiato in tale Paese, le specifiche disposizioni con-

tenute nei trattati internazionali inerenti all’esecuzione delle procedure 

d’asilo, quali il RD III, non risultano in concreto pertinenti per valutazione 

della domanda d’asilo in Svizzera.  

5.5 Di riflesso, il Tribunale giudica che le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 lett. 

a LAsi risultano incontestabilmente ottemperate. La SEM non è quindi in-

corsa in una violazione del diritto federale nella misura in cui non è entrata 

nel merito della domanda d’asilo. 

 

6.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

generalmente l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

tiene però conto del principio dell’unità della famiglia. Nella fattispecie, l’in-

sorgente non adempie alle condizioni in virtù delle quali l’autorità inferiore 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi; DTAF 2013/37 con-

sid. 4.4; 2009/50 consid. 9). Il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la 

pronuncia dell’allontanamento. 

 

 

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7.  

7.1 Occorre ora verificare se la SEM sia incorsa in una violazione del diritto 

federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti, nella misura 

in cui ha ritenuto adempiuti i presupposti per l’esecuzione dell’allontana-

mento del ricorrente dalla Svizzera (verso la Grecia). 

 

7.2 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio dell’art. 

44 LAsi, dall’art. 83 della LStrI (RS 142.20). L’esecuzione dell’allontana-

mento deve pertanto essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). Qua-

lora una di queste condizioni non risulta adempiuta, la SEM dispone l’am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI; cfr. DTAF 2009/51 

consid. 5.4).  

7.3  

7.3.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-

ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nel prin-

cipio del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazio-

nale possono risultare ostativi all'esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. Tortura, RS 0.105). La 

Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) ha più volte ribadito che la 

sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insi-

curezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di destinazione non 

è sufficiente per ritenere una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti 

all'interessato provare o rendere verosimile l'esistenza di seri motivi che 

permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio ("real risk") di essere 

sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari 

a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).  

 

7.3.2 Nel caso concreto, si osserva anzitutto che il ricorrente è rinviato in 

uno Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale (art. 

6a cpv. 2 lett. b LAsi), ossia uno Stato nel quale vi è una presunzione di 

rispetto degli impegni di diritto internazionale pubblico, tra cui il rispetto del 

principio di non respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi, così come del 

principio del divieto della tortura sancito dall'art. 3 CEDU e dall'art. 3 della 

Conv. tortura.  

 

7.3.3 Nella sua recente giurisprudenza, il Tribunale ha inoltre ritenuto che, 

per quanto riguarda l'ammissibilità dell'esecuzione dell'allontanamento 

verso la Grecia, occorre riconoscere degli ostacoli all'esecuzione 

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dell'allontanamento unicamente a condizioni molto severe (cfr. sentenza di 

riferimento E-3427/2021, E-3431/2021 del 28 marzo 2022 consid. 11.2). Si 

può infatti partire dal presupposto che essendo la Grecia firmataria della 

CEDU, della Conv. tortura e della Conv. rifugiati, essa rispetti di principio 

gli obblighi di diritto internazionale. Certamente, da informazioni a disposi-

zione di questo Tribunale, risulta che i beneficiari della protezione sussidia-

ria, così come i rifugiati, incorrono nel rischio di vivere in condizioni preca-

rie. Tuttavia, non risulta da fonti affidabili e concordi che la Grecia abbia 

adottato una pratica di discriminazione sistematica – rispetto ai suoi citta-

dini – verso i beneficiari dello statuto di rifugiato o dalla protezione sussi-

diaria, nell'accesso all'occupazione, all'assistenza sociale, all'assistenza 

sanitaria, all'istruzione e all'alloggio. Il Tribunale ha altresì rilevato che, no-

nostante vi siano delle carenze nel sistema di accoglienza, non vi è luogo 

di concludere che i beneficiari di protezione internazionale si trovino in tale 

Paese, in maniera generale (indipendentemente quindi dalle fattispecie 

concrete), totalmente dipendenti dall'aiuto pubblico, confrontati all'indiffe-

renza delle autorità oppure in una situazione di privazione o di mancanza 

di assistenza incompatibile con la dignità umana (cfr. sentenza di riferi-

mento E-3427/2021 e E-3431/2021 consid. 9 e 11.2; confermata a più ri-

prese, ex pluris sentenze TAF D-1522/2024 del 14 marzo 2024 consid. 

10.2.1; D-628/2024 del 9 febbraio 2024 consid. 11.3).  

 

7.3.4 Di riflesso, in assenza di ulteriori elementi avvalorati da riscontri do-

cumentali, le allegazioni per cui l’interessato sarebbe stato accolto in Gre-

cia in pessime condizioni e all’interno di container, non risultano dirimenti 

per il giudizio (cfr. atto SEM n. 22/5 D23-26). I beneficiari di protezione pos-

sono infatti contare sulle garanzie derivanti dalla Direttiva 2011/95/UE del 

Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attri-

buzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di 

protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le per-

sone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul 

contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 

20.12.2011 [di seguito: direttiva qualificazione]). Quest’ultima è stata tra-

sposta dalla Grecia nel diritto nazionale interno con decreto presidenziale 

(P.D) 141/2013, pubblicato nella gazzetta ufficiale A 226/21.10.2013. Gli 

obblighi della Grecia, derivanti dal diritto europeo, nei confronti dei benefi-

ciari di protezione impongono la non discriminazione nell'accesso all'occu-

pazione, all'istruzione, all'assistenza sociale, all'assistenza sanitaria, all'ac-

cesso all'alloggio e agli strumenti di integrazione (cfr. capo VII [contenuto 

della protezione internazionale] della direttiva qualificazione). In caso di 

violazione di diritti sanciti dalla CEDU, le persone interessate possono in-

fine adire i tribunali greci e, in ultima istanza, la Corte EDU (art. 34 CEDU). 

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7.3.5 Fatte queste premesse, si rileva che il 16 novembre 2023 la Grecia 

ha riconosciuto al ricorrente lo statuto di rifugiato e gli ha rilasciato un per-

messo di soggiorno con validità dal 16 novembre 2023 al 15 novembre 

2026 (cfr. atto SEM n. 18/1). Il 3 aprile 2024, la Grecia ha inoltre dichiarato 

di accettare la riammissione dell’insorgente sul proprio territorio (cfr. atto 

SEM n. 28/1). Ne discende ch’egli potrà rivolgersi alle competenti autorità 

greche per far valere i diritti che gli spettano. Inoltre, contrariamente a 

quanto censurato nel gravame (cfr. ricorso, pag. 2), dagli atti non emergono 

elementi per concludere che, in caso di rinvio, le sue prospettive future, 

considerate dal punto di vista materiale, fisico o psicologico, denotino un 

rischio, sufficientemente reale e imminente, di privazioni di una gravità tale 

da rientrare nell’ambito di applicazione dell'art. 3 CEDU. Le garanzie inter-

nazionali succitate potranno inoltre permettere all’interessato l’accesso ad 

un alloggio, al mercato del lavoro e al sistema sanitario laddove necessa-

rio. Peraltro, egli è un uomo adulto, giovane e senza gravi e permanenti 

affezioni di salute (cfr. consid. 7.4.4 seguente). Va poi osservato che, mal-

grado abbia evidenziato di non aver ricevuto alcun aiuto da parte dello stato 

ellenico una volta ricevuto il permesso di soggiorno (cfr. atto SEM n. 22/5, 

D15, D19-20), l’insorgente non ha mai allegato di essersi effettivamente 

rivolto alle autorità greche per far valere i suoi diritti (idem D11, D14-16, 

D23). Al contrario, egli ha indicato di essere espatriato immediatamente 

dopo aver ottenuto la protezione internazionale (idem D1, D4-6, D9). Per 

questi motivi, non risulta che il ricorrente sarà confrontato con una situa-

zione di emergenza di carattere esistenziale oppure esposto a trattamenti 

vietati dalle norme di diritto internazionale.  

 

7.3.6 Per quanto concerne le aggressioni delle quali egli sarebbe stato vit-

tima ad Atene, il Tribunale osserva che le stesse sarebbero state perpetrate 

da terzi per ordine di un suo nemico molto ricco che lo perseguiterebbe 

dall’Iran. L’aggressore sarebbe stato intenzionato a colpirlo con un coltello 

e gli avrebbe sferrato un pugno rompendogli un dente (cfr. atto SEM n. 22/5 

D23). Tuttavia, le autorità elleniche non sarebbero state coinvolte. Tali 

eventi non risultano quindi ostativi all’ammissibilità dell’allontanamento 

dell’interessato, in quanto è compito di quest’ultimo risvolgersi, se del caso, 

alle autorità di polizia e giudiziarie per denunciare i fatti ed ottenere prote-

zione.  

 

7.3.7  

7.3.7.1 L’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento va confermata 

anche in considerazione della presenza in Svizzera dei genitori e di alcuni 

fratelli del ricorrente (cfr. decisione avversata, pagg. 5-6).  

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7.3.7.2 Infatti, il diritto al rispetto della vita famigliare ex art. 8 CEDU pro-

tegge anzitutto i rapporti tra i coniugi nonché quelli tra genitori e figli mino-

renni che vivono in comunione (cfr. sentenza CorteEDU – Van der Heijden 

c. Paesi Bassi [Grande Camera], n. 42857/05, 3 aprile 2012, § 50). Le re-

lazioni tra maggiorenni possono essere eccezionalmente considerate 

quando tra i familiari esiste un particolare rapporto di dipendenza, come in 

caso di necessità di prodigare cure speciali per un handicap o una malattia 

grave (cfr. DTF 129 II 11 consid. 2 e 120 Ib 257 consid. 1e; sentenza Cor-

teEDU – Moretti e Benedetti c. Italia, n. 16318/07, 27 aprile 2010, § 46). In 

altri termini, la situazione di dipendenza deve presuppore l’esistenza di pro-

blemi di salute di una gravità che richiede un’assistenza significativa nella 

vita quotidiana, nel senso di una presenza, di una sorveglianza o anche di 

un’assistenza e di un’attenzione permanente che solo un parente stretto è 

in grado di fornire. Pertanto, la mera necessità di un sostegno emotivo o 

addirittura psicologico non è tale da stabilire un rapporto di dipendenza (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 8.5.4.1). 

 

7.3.7.3 Nello specifico, si rileva anzitutto che nel corso del colloquio del 26 

marzo 2024, il ricorrente non ha mai accennato a rapporti di dipendenza 

con familiari in Svizzera (cfr. atto SEM n. 22/5). In sede di parere legale, 

egli si è inoltre limitato ad affermare che la “madre è anch'essa malata e 

anziana, soffre di problemi alla schiena e a livello psicologico. Il padre non 

può prendersi cura della madre poiché anch'esso non sta bene di salute. 

Inoltre, il fratello […] domiciliato in Svizzera vive separato dai genitori, 

quindi, non può essere di sostegno ai genitori malati” (cfr. atto SEM n. 33/5 

pag. 2). Pertanto, in difetto di concreti mezzi di prova sulle esigenze medi-

che della madre, le allegazioni succitate non si rivelano sufficienti per rico-

noscere la tutela garantita dall’art. 8 CEDU ai sensi della giurisprudenza 

succitata. Del resto, dall’incarto non emerge nessun’altra prova documen-

tale per ammettere che l’allontanamento dell’interessato precluderebbe ai 

suoi genitori un’assistenza quotidiana indispensabile che vada oltre al so-

stegno morale o psicologico.  

 

7.3.8 Da ultimo, né dal gravame né dagli atti risultano validi elementi per 

ritenere che lo stato di salute dell’insorgente, di cui si dirà in seguito (cfr. 

consid. 7.4.4 seguente), risulti ostativo all'ammissibilità dell'esecuzione 

dell'allontanamento (cfr. sentenze della Corte EDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 segg.; cfr. anche DTAF 2017 

VI/7 consid. 6.2 e DTAF 2011/9 consid. 7.1).  

 

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Pagina 11 

7.3.9 In conclusione, l'esecuzione dell'allontanamento in Grecia risulta am-

missibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della 

LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi). 

 

7.4  

7.4.1 Secondo l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica. Inoltre, ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione 

dell’allontanamento verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigi-

bile e tale presunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato 

rende verosimile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può es-

sere ritenuto ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza di riferimento del Tri-

bunale D-559/2020 del 13 febbraio 2020 consid. 9).  

 

7.4.2 Appartiene quindi all’interessato sovvertire la suddetta presunzione. 

A tal fine, egli deve presentare seri indizi che, con riferimento al caso spe-

cifico, le autorità dello Stato in questione violino il diritto internazionale, non 

gli concedano la necessaria protezione o lo espongano a condizioni di vita 

disumane, oppure che sul suo territorio egli si troverebbe in una situazione 

d’emergenza esistenziale a causa di circostanze individuali di natura so-

ciale, economica o sanitaria (cfr. ex pluris sentenze TAF D-628/2024 del 9 

febbraio 2024 consid. 12.2; D-4606/2022 del 9 dicembre 2022 consid. 6.4; 

D-911/2021 del 25 maggio 2022 consid. 9.3). 

 

7.4.3 Il Tribunale ha recentemente statuito che l’esecuzione dell’allontana-

mento in Grecia di persone beneficiarie di protezione internazionale rimane 

esigibile anche se trattasi di persone vulnerabili, quali ad esempio donne 

incinte o persone che soffrono di problemi di salute, che non sono da con-

siderare come malattie gravi (cfr. sentenza di riferimento E-3427/2021 e E-

3431/2021 del 28 marzo 2022 consid. 11.3–11.5.1). La giurisprudenza ha 

invece fissato dei criteri più rigidi soltanto per i nuclei famigliari e per le 

persone particolarmente vulnerabili, quali i minorenni non accompagnati o 

le persone il cui stato di salute è compromesso in modo particolarmente 

grave (cfr. sentenza di riferimento precitata consid. 11.5.2; cfr. anche la 

sentenza del Tribunale D-4839/2021 del 12 luglio 2022 consid. 8.2 con ri-

ferimenti). In altri termini, occorre debitamente valutare la situazione delle 

persone che, a causa della loro particolare elevata vulnerabilità nell’eve-

nienza di un ritorno in Grecia, corrono il rischio di cadere in modo duraturo 

in gravi difficoltà, poiché non sono in grado di rivendicare con le proprie 

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Pagina 12 

forze i diritti che spettano loro in loco (sentenza di riferimento precitata con-

sid. 11.5.3).  

 

7.4.4  

7.4.4.1 Contrariamente a quanto implicitamente preteso nel gravame (cfr. 

ricorso, pag. 2; atto SEM n. 33/5 pag. 4), il ricorrente non rientra tra le per-

sone considerate vulnerabili dalla giurisprudenza succitata e il cui allonta-

namento verso la Grecia sarebbe esigibile soltanto in presenza di circo-

stanze particolarmente favorevoli. Anzitutto, egli è attualmente maggio-

renne, sicché non v’è motivo di ammettere una particolare vulnerabilità sol-

tanto a fronte della sua età (cfr. consid. 7.4.3 supra).  

 

7.4.4.2 In secondo luogo, il suo stato di salute fisico o psichico non è com-

promesso in modo particolarmente grave. Dagli atti di causa risulta infatti 

ch’egli si è sottoposto a svariate visite mediche in Svizzera a fronte delle 

quali è stato diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress, senza 

trattamento farmaceutico, nonché dei dolori alla schiena derivanti dagli esiti 

dell’intervento di stabilizzazione della colonna dorso lombare (cfr. atti SEM 

n. 7/2; 16/2; 19/2; 22/5 D1, D14, D18; 25/2; 30/2). Con riferimento a 

quest’ultima problematica, il medico curante ha inoltre indicato la possibilità 

di procedere alla rimozione chirurgica dei mezzi di sintesi presenti nella 

schiena, specificando tuttavia che l’intervento non è urgente e che non ga-

rantisce una completa regressione del dolore (cfr. atto SEM n. 19/2).  

 

7.4.4.3 Tenuto conto di quanto precede, il Tribunale conclude quindi che le 

affezioni suindicate non sono suscettibili, dal profilo della loro gravità, di 

porre concretamente e seriamente in pericolo la sua vita o la sua salute a 

breve termine in caso di un suo ritorno in Grecia e di considerare l’interes-

sato come una persona vulnerabile incapace di integrarsi nel sistema so-

ciale ed economico greco. Pur non volendo in alcun modo minimizzare il 

suo stato valetudinario, non si ravvisano infatti elementi a dimostrazione 

del fatto ch’egli non sarebbe idoneo e capace di rivolgersi ai competenti 

servizi ellenici al fine di ottenere, in quanto titolare di protezione internazio-

nale, un alloggio nonché un adeguato accesso alle cure mediche e al mer-

cato del lavoro – richieste alle quali egli ha finora intenzionalmente rinun-

ciato (cfr. atto SEM n. 22/5 D11, D14-16, D23). Infine, il suo stato di salute 

non necessita imperativamente di trattamenti medici che possono essere 

proseguiti soltanto in Svizzera secondo la giurisprudenza federale restrit-

tiva applicabile in materia (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3; 2009/2 consid. 

9.3.2; cfr. atti SEM n. 7/2; 16/2; 19/2; 22/5 D1, D14, D18; 25/2; 30/2).  

 

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Pagina 13 

7.4.4.4 Le difficili condizioni di esistenza vigenti in Grecia – già trattate sotto 

l'aspetto dell'ammissibilità – non sono inoltre sufficienti per ritenere inesigi-

bile l'esecuzione dell'allontanamento. In particolare, nella misura in cui il 

ricorrente fa riferimento alle precarie condizioni di vita dei migranti (cfr. ri-

corso, pag. 2), si ribadisce che la Grecia è vincolata dalla precitata direttiva 

qualificazione. È quindi responsabilità dell'insorgente rivendicare diretta-

mente presso le autorità elleniche i diritti che gli spettano. Infine, la Grecia 

dispone delle strutture mediche sufficienti che possono eventualmente di-

spensare i trattamenti necessari allo stato di salute dell’insorgente; 

quest’ultimo ha infatti accesso alle cure mediche sulla base delle stesse 

condizioni valide per i cittadini greci (cfr. art. 2 lett. b e g e art. 30 par. 1 

della direttiva qualificazione; cfr. sentenza di riferimento precitata E-

3427/2021 e E-3431/2021 consid. 8-9.10; ex pluris sentenze TAF D-

1522/2024 del 14 marzo 2024 consid. 11.2.3; D-628/2024 del 9 febbraio 

2024 consid. 12.5.3). 

 

7.4.4.5 Per queste ragioni, l’esecuzione dell'allontanamento si rivela pure 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all'art. 44 LAsi). 

 

7.5 Non risultano infine impedimenti dal profilo della possibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento (artt. 44 LAsi e 83 cpv. 2 LStr), ritenuto peraltro 

che le autorità elleniche hanno accettato la riammissione dell’insorgente 

sul proprio territorio.  

 

8.  

Visto quanto precede, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti (art. 

106 cpv. 1 LAsi). La decisione non è inoltre inadeguata per quanto attiene 

alla valutazione dell’esecuzione dell’allontanamento pronunciato (cfr. art. 

49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione avversata confermata.  

 

9.  

9.1 Posto che le richieste di giudizio contenute nel ricorso erano sprovviste 

di probabilità di successo, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA), 

è respinta.  

 

9.2 Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– sono 

pertanto poste a carico del ricorrente in quanto soccombente (art. 63 cpv. 

1 e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

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Pagina 14 

10.  

Il presente giudizio non concerne una persona contro la quale è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abbandonato in 

cerca di protezione e, pertanto, non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF).  

 

La sentenza è quindi definitiva. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Pagina 15 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.00 sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: