# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 88376327-e082-5500-b366-bf045bb9248f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-11-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 11.11.2004 17.2004.55
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2004-55_2004-11-11.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2004.55

  	
  Lugano

  11 novembre
  2004/dp

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte di cassazione e di revisione
  penale                                 del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  G. A. Bernasconi e Chiesa

  

 

	
  segretario:

  	
  Isotta, cancelliere

  

 

 

sedente per statuire sul ricorso per cassazione
del 20 ottobre 2004 presentato da

 

                                         __________,

                                         richiedente
d'asilo residente a __________, celibe, studente

                                         (patrocinato
dal dott. iur. __________, 

                                         studio
avv. __________)

 

                                         contro la
sentenza emanata il 15 settembre 2004 dal presidente della Pretura penale nei
suoi confronti;

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1. Se dev'essere accolto il
ricorso per cassazione;

                                         2.
Il giudizio sulle spese.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto di accusa del 5 maggio 2004 il Procuratore pubblico ha
dichiarato __________ autore colpevole di infrazione e contravvenzione alla
legge federale sugli stupefacenti per avere, dal febbraio 2001, venduto a
Lugano a tossicomani della zona almeno due bolas di cocaina, come pure
per avere, fra l'ottobre del 2002 e il gennaio del 2004, ripetutamente ricevuto
per suo consumo personale una quantità imprecisata di marijuana. __________ è
stato dichiarato inoltre autore colpevole di violenza o minaccia contro
autorità e funzionari per avere, a __________, durante il suo fermo il 22
aprile 2004 e il controllo d'identità, colpito con pugni e calci tre agenti di
polizia. In applicazione della pena, il Procuratore pubblico ha proposto la condanna
dell'accusato a 75 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per un
periodo di prova di 2 anni, e all'espulsione (effettiva) dalla Svizzera per 3
anni, il tutto come pena parzialmente aggiuntiva a una precedente condanna a 10
giorni di detenzione già inflittagli con decreto di accusa del 28 ottobre 2002.
Il Procuratore pubblico ha ordinato altresì la confisca di un cellulare Nokia
con carta SIM sequestrato dalla polizia il 22 aprile 2004 e della somma di fr. 1800.–
sequestrata il giorno dell'arresto. Al decreto di accusa __________ ha
presentato opposizione.

 

                                  B.   Statuendo sull'opposizione, con sentenza del 15 settembre 2004 il
presidente della Pretura penale ha confermato tanto i capi d'imputazione quanto
la proposta di pena contenute nel decreto di accusa, salvo dissequestrare il
cellulare con la carta SIM. Egli ha revocato nondimeno la sospensione
condizionale alla pena di 10 giorni di detenzione inflitta all'accusato con
decreto di accusa del 28 ottobre 2002.

 

                                  C.   Contro la sentenza appena citata __________ ha introdotto il 17
settembre 2004 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di
revisione penale. Nei motivi del gravame, presentati il 20 ottobre successivo,
egli chiede l'annullamento della sentenza impugnata. Il ricorso non è stato
oggetto di intimazione.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288

                                         lett. a e
b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono sindacabili
unicamente qualora la sentenza impugna­ta denoti estremi di arbitrio (art. 288
lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa tuttavia manchevole,
discutibile o finanche inesatto, bensì apertamente insostenibile, destituito di
fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 129 I 173
consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a
esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia 369
consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta dunque
criticare la sentenza impugnata né contrapporle una propria versione dell'accaduto,
per quanto preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato
accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati
di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata
una sentenza dev'essere arbitraria anche nel risultato, non solo nella motivazione
(DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con rinvii).

 

                                   2.   Per quanto riguarda l'imputazione di violenza o minaccia contro
autorità e funzionari, il ricorrente sostiene anzitutto che in concreto manca
qualsiasi certificato medico–sanitario atto a comprovare quanto gli è imputato,
tanto più necessario ove si consideri che per arrestarlo gli agenti hanno fatto
uso di mezzi coercitivi sproporzionati. Benché il primo giudice lo abbia
definito un energumeno, non un graffio o un altro segno di qualsiasi natura
egli risulta avere lasciato agli agenti. In realtà – egli soggiunge – il
presidente della Pretura penale si è lasciato influenzare dai precedenti
processi da lui celebrati in esito all'operazione “caldo ’04”. Far assurgere la
propria esperienza al rango di indizio o di prova costituisce però arbitrio
nell'accertamento dei fatti. 

 

                                         a)   Nella misura in cui il ricorrente pretende di scorgere una manifesta
incongruenza tra l'accusa di avere aggredito i tre agenti all'atto del fermo e
la mancanza di attestazioni mediche sulle conseguenze subìte dai funzionari, il
ricorso manca di consistenza. Dal rapporto di arresto risulta che al momen­to
in cui la polizia ha controllato l'identità a una trentina di africani nel
centro per richiedenti l'asilo della Croce Rossa a __________, tutti si sono
comportati bene, tranne l'imputato, il quale ha assalito i tre agenti che
entravano in camera sua. I funzionari hanno dovuto così fare uso della forza,
anche perché l'imputato ha tentato ancora a più riprese di sferrare calci
(sentenza, pag. 3 seg., act. 7). Contrariamente a quanto asserisce il
ricorrente, il primo giudice non aveva motivo per mettere in dubbio quanto
figura nel rapporto, in particolare il fatto che l'imputato abbia attaccato i
tre agenti. Che costoro non abbiano riportato conseguenze poco importa, l'uso
della forza non implicando necessariamente lividi o contusioni.

 

                                         b)   Nella misura in cui il ricorrente scorge un altro arbitrio per
avere, il primo giudice, rilevato che l'accusa da lui rivolta alla polizia
(quella di avere un atteggiamento persecutorio nei confronti dei richiedenti
l'asilo africani) non regge poiché nei precedenti processi derivanti
dall'operazione “caldo ’04” nessun altro asilante africano aveva mai sostenuto
nulla del genere, il ricorso non è destinato a miglior sorte. Senza cadere in
arbitrio il primo giudice poteva difatti ritenere che i compor­tamenti
intimidatori rimproverati per la prima volta alla polizia dall'imputato nei
confronti di richiedenti l'asilo africani, ritenuti indiscriminatamente
spacciatori di droga, si riconducevano a una mera opinione del soggetto. Del
resto non sussidia al ricorrente invocare generiche vessazioni poliziesche,
tanto meno in un ricorso per cassazione fondato sul divieto dell'arbitrio. Il
problema è di sapere se egli abbia fatto uso di violenza verso i tre funzionari
oppure no. Generiche doglianze non giovano al buon esito del ricorso.

 

                                   3.   Il ricorrente fa valere che, in antitesi a quanto ha accertato il primo
giudice, egli non aveva mai opposto resistenza né usato violenza durante la
perquisizione di polizia. Anzi, nel verbale di arresto del 23 aprile 2004 egli
ricorda di avere dichiarato al Giudice dell'istruzione e dell'arresto di avere
egli medesimo subìto prepotenze da parte degli agenti. Il presidente della
Pretura penale lo avrebbe condannato perciò in base a un'arbitraria
ricostruzione dei fatti, in palese contrasto con le risultanze istruttorie,
addebitandogli inesistenti contraddizioni prima di fronte alla polizia e poi al
Procuratore pubblico.

 

                                         a)   Il presidente della Pretura penale ha ricordato che nel suo primo
interrogatorio il prevenuto si era imitato ad affermare di essersi comportato
bene, contestando quanto dichiaravano gli agenti di polizia. Solo in seguito
egli ha incolpato gli agenti di averlo schiaffeggiato quando era già
ammanettato e di averlo spinto sul letto per farlo sedere, pur ammettendo che
in quel frangente egli può avere involontariamente sferrato un calcio. Stando
all'imputato, la polizia lo ha accusato di violenze per il mero fatto di avere
rinvenuto fra i suoi docu­menti un decreto di accusa del 20 ottobre 2002 che
gli infliggeva 10 giorni di detenzione sospesi condizionalmente per violenza o
minaccia contro le autorità e i funzionari. Ciò posto, il primo giudice ha
scartato l'ipotesi – come detto – che la polizia consideri tutti i richiedenti
l'asilo africani alla stregua di spacciatori, al punto da ordire accuse
fittizie, nessun altro compagno dell'imputato già passato davanti al tribunale avendo
adombrato nulla di simile. Per di più, i poliziotti avevano denunciato per
primi le violenze subìte, addebiti cui il prevenuto si era limitato a reagire
con semplici dinieghi, pur confrontato con una precisa descrizione
dell'accaduto. Che in seguito egli abbia lamentato soprusi non depone a favore
della sua credibilità, non intravedendosi del resto perché gli agenti avrebbero
raccontato il falso. A sfavore dell'imputato deponeva del resto l'analogo
precedente, ossia l'aggressione di un agente della polizia ferroviaria,
culminato in un decreto di accusa (sentenza, pag. 4 a 6).

 

                                         b)   Perché la motivazione testé riassunta denoterebbe estremi di
arbitrio il ricorrente non spiega. Egli assume che il presidente della Pretura
penale ha insistito a torto sulle sue presunte contraddizioni e allega di non
avere denunciato subito le percosse perché l'agente verbalizzante del primo
interrogatorio era quello che durante la perquisizione lo aveva schiaffeggia­to.
Per tale motivo egli ha evocato i soprusi solo davanti al Procuratore pubblico,
a conferma di quanto riferito al Giudice dell'istruzione e dell'arresto. Se non
che, con siffatte argomentazioni appellatorie il ricorrente perde di vista il
limitato potere cognitivo della Corte di cassazione e di revisione penale
nell'accertamento dei fatti. Come si è spiegato (consid. 1), in un ricorso per
cassazione fondato sul divieto dell'arbitrio non basta esporre una diversa
versione dell'accaduto, per quanto plausibile possa essere, ma occorre indicare
per quali ragioni lo svolgimento dei fatti accertato dal giudice di merito
sarebbe manifestamente insostenibile. Invano si cercherebbe nel memoriale del
ricorrente un'adeguata motivazione in tal senso.

 

                                   4.   Il ricorrente insorge dipoi contro la confisca della somma di fr.
1800.–, nessuna prova dimostrando a suo avviso che essa sia di provenienza
illecita, salvo fr. 80.– ricavati dalla vendita di cocaina a tale __________.
Egli ripete che fr. 400.– si devono al suo risparmio sullo spillatico di circa
fr. 2.– giornaliero, importo realistico ove si pensi che egli è entrato in
Svizzera ai primi di febbraio del 2001, e che i restanti fr. 1400.– sono il
compenso da lui ricevuto per prestazioni lavorative come giardiniere al
servizio di una certa signora __________. Il presidente della Pretura penale
non ha creduto a tali affermazioni, ritenendo inverosimile che si potesse
risparmiare su una diaria tanto esigua, destinata per altro a soddisfare tutte
le necessità non correlate all'alloggio (pasti, vestiti, igiene personale,
ecc.). Egli ha reputato poco plausibile altresì che l'imputato avesse lavorato
quasi tre mesi presso una persona di cui non conosceva nemmeno il cognome,
tanto meno accumulando fr. 1800.– con un guadagno massimo fr. 40.–/50.– per
volta, per tacere del fatto che la somma era composta anche da banconote di
grosso taglio, più elevato di quello oggetto dei dichiarati introiti. Perché
siffatte motivazioni sarebbero non solo discutibili o criticabili, bensì
arbitrarie finanche nel risultato il ricorrente non spiega. Ancora una volta
egli si limita a ribadire la propria versione dei fatti, soggiungendo che in
ogni modo gli sono state sequestrate più banconote di piccolo taglio che banconote
di taglio maggiore. Ma ciò non basta – e da lungi – per rendere ammissibile un
ricorso fondato sul divieto dell'arbitrio. 

 

                                   5.   Quanto alla commisurazione della pena, il ricorrente chiede che si
prescinda dalla revoca della sospensione condizione della pena di 10 giorni di
detenzione inflittagli con il decreto di accusa del 28 ottobre 2002. Egli fonda
la sua conclusione, nondimeno, sul presupposto di dover esser prosciolto
dall'imputazione di violenza o minaccia contro le autorità o i funzionari, onde
il venir meno della recidiva specifica. Come si è illustrato però, simile premessa
non ha fondamento. La richiesta cade quindi nel vuoto, come nel vuoto cade la
censura volta contro la pena accessoria dell'espulsione, ancorata anch'essa al
medesimo presupposto.

 

                                   6.   Infine il ricorrente fa carico al primo giudice di avere disposto
l'espulsione effettiva senza esaminare quali siano le conseguenze per lui in
caso di rimpatrio e chi potrebbe prestargli assistenza nel paese d'origine.
Prima di decidere un tale provvedimento il presidente della Pretura penale
avrebbe dovuto accertare invece che i fini cui tende la sospensione
condizionale possono essere raggiunti solo per mezzo dell'allontanamento
effettivo. In mancanza di ciò, egli avrebbe dovuto sospendere l'esecuzione
della pena accessoria. La critica è speciosa. Sospesa condizionalmente la pena
privativa della libertà, il presidente della Pretura penale ha nondimeno
escluso il beneficio della sospensione condizionale alla pena accessoria
(espulsione per tre anni) formulando un pronostico sfavorevole sulla futura
condotta del condannato in Svizzera, conformemente a quanto prescrive l'art. 41
n. 1 cpv. 1 CP. Il ricorrente non si confronta con la prognosi negativa, né
tanto meno assevera che essa si informi a criteri non pertinenti o che sia la
risultante di un eccesso o di un abuso del potere di apprez­zamento. Si
aggiunga che a ragione il primo giudice non si è domandato se le possibilità di
reinserimento sociale per l'imputato fossero maggiori all'estero che in
Svizzera (DTF 119 IV 195 consid 2b). Esistono casi, per vero, in cui la sospensione
condizionale della pena principale viene fatta dipendere dall'immediata esecuzione
della pena accessoria (104 IV 225 consid. 2b). Nella fattispecie tale ipotesi
non si pone, il primo giudice avendo concesso la sospensione condizionale ai 75
giorni di detenzione senza riguardo a tale pronostico.

 

                                   7.   Ne segue in ultima analisi che, nella misura in cui è ammissibile,
il ricorso è destinato all'insuccesso. Gli oneri processuali seguono la
soccombenza (art. 15 cpv. 1 combinato con l'art. 9 cpv. 1 CPP). 

 

Per questi motivi,

 

in applicazione dell'art. 291 cpv. 1 CPP

 

e vista sulle spese la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura i cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Gli oneri processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 700.–

                                         b)
spese                         fr. 100.–

                                                                                fr.
800.–

                                         sono
posti a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         –  __________,
c/o Studio legale avv. __________;

                                         –  dott.
iur. __________, Studio legale avv. __________;

                                         –  Procuratore
Pubblico Antonio Perugini, Bellinzona;

                                         –  Pretura
penale, via dei Gaggini 1, Bellinzona;

                                         –  Ministero
Pubblico della Confederazione, Berna;

                                         –  Comando
della polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), Bellinzona;

                                         –  Dipartimento
delle istituzioni, Ufficio esecuzione pene e misure, casella postale 238,
Taverne;

                                         –  Servizio
coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona;

                                         –  Ufficio
reperti, Comando della polizia cantonale, Bellinzona;

                                         –  Sezione
dei permessi e dell'immigrazione, Ufficio giuridico, Bellinzona;

                                         –  Ufficio
dei Giudici dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

 

 

	
  Terzi
  implicati

  	
   

  

Per la Corte di
cassazione e di revisione penale

Il presidente                                                           Il
segretario