# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4e9ccdd1-a555-5f3d-8f3f-5fbc0053e8cb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-05-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 03.05.2002 52.2002.99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2002-99_2002-05-03.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2002.00099

   

  	
  Lugano

  3 maggio 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 11 marzo 2002 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patr. da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 20 febbraio 2001 del Consiglio di Stato
  (n. 739) che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
  licenza edilizia 18 luglio 2001, rilasciata dal municipio di __________ alla
  __________ per la costruzione di tre case d’abitazione monofamiliari sulla
  part. n. __________ RF;

  

 

 

viste le risposte:

-    26 marzo 2002 del
Consiglio di Stato;

-    27 marzo 2002 della
__________;

-    3 aprile 2002 del
municipio di __________;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.                                           Il
15 febbraio 2001 la __________ ha chiesto al municipio di __________ il
permesso di costruire tre case d’abitazione monofamiliari in località
__________ (part. n. __________ RF; zona R2). Le case, strutturate su due
livelli fuori terra, sorgerebbero in contiguità, avrebbero una pianta a forma
di "L" e sarebbero coperte da un tetto a due falde asimmetriche. Due
sarebbero allineate lungo il confine N del fondo, mentre la terza, leggermente
più lunga risulterebbe arretrata di 8.00 m rispetto al filo della facciata N
delle prime due. Lo schema è in sostanza il seguente:

 

 

      Planimetria

						
		
					
	

 

 

 

 

 

 

                                                                                             
Confine W

	
		

 

 

 

 

Confine N

 

      Facciate N

 

	
		

 

 

 

 

                                                                            autorimessa

 

b. Alla domanda si è opposto __________,
proprietario di un fondo contermine (part. n. __________), obiettando che
l'intervento disattenderebbe il divieto di costruire case a schiera sancito dall'art.
41 cpv. 3 NAPR.

 

B.     Raccolto il preavviso favorevole del Dipartimento del territorio, il
18 luglio 2001 il municipio ha rilasciato la licenza richiesta, alla condizione
che la casa ad W fosse ridotta in modo da rispettare la distanza di 4.00 m dal
confine. Con separata decisione, l'autorità comunale ha contemporaneamente
respinto l'opposizione di __________, ritenendo che le tre case non
costituiscono un insieme di case a schiera vietato dall'art. 41 cpv. 3 LE. 

 

 

                                  C.   Con
giudizio 20 febbraio 2002 il Consiglio di Stato ha confermato il provvedimento,
respingendo l’impugnativa contro di esso inoltrata da __________. 

Disattese le censure d’ordine sollevate
dall’insorgente, il Governo ha in sostanza ritenuto che le tre case, sebbene
contigue, non potessero essere considerate a schiera, poiché non presentano un
fronte compatto allineato secondo un elemento primario, non sono unite da un
tetto formante un’unità costruttiva, hanno una pianta che presenta più vani di
profondità e sono dotate di aperture che si affacciano su giardini privati
delimitati dalla costruzione ad "L". 

 

 

                                  D.   Contro il
predetto giudizio governativo il soccombente si aggrava davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendogli di annullarlo assieme alla controversa licenza
edilizia. 

Rievocata la fattispecie, l’insorgente
ripropone e sviluppa in questa sede le censure sollevate senza successo davanti
alle precedenti istanze. Le tre case, argomenta con dovizia di considerazioni,
sarebbero a schiera. Risulterebbe quindi violato il divieto sancito dall’art.
41 cpv. 3 LE. 

Il Consiglio di Stato, aggiunge, sarebbe
inoltre incorso in un diniego di giustizia, omettendo di pronunciarsi sulla
censura relativa alla violazione dell’art. 8 cpv. 2 lett. b NAPR, disciplinante
le distanze dal confine delle costruzioni di lunghezza superiore a 12.00 m. 

 

 

E.     All’accoglimento del ricorso si oppongono il Consiglio di Stato ed
il municipio senza formulare particolari osservazioni. 

Ad identica conclusione perviene la
__________, contestando in dettaglio le tesi dell’insorgente con argomenti che
saranno discussi qui appresso. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall’art. 21 LE. Certa
è la legittimazione attiva dell'insorgente, proprietario di un fondo contermine
a quello dedotto in edificazione e già opponente. Il ricorso, tempestivo, è
dunque ricevibile in ordine. 

Il giudizio può essere reso sulla base degli
atti, senza istruttoria (art. 18 PAmm). Le questioni sollevate vanno decise
sulla base dei piani. Il sopralluogo chiesto dal ricorrente appare pertanto
superfluo. 

 

 

2.2.1. Giusta l’art. 41 cpv. 3 NAPR di __________, nella zona R2 "per
edifici di lunghezza superiore a 12.00 m il municipio può imporre misure
estetico-architettoniche volte ad ottenere un inserimento pregevole
dell’edificio nel terreno. Non sono ammesse costruzioni a schiera condominiale,
né a schiera particellare". 

Il divieto di costruzioni a schiera,
introdotto nelle NAPR in sede di esame da parte del consiglio comunale,
persegue esclusivamente finalità di natura estetica. La collocazione della
disposizione nel contesto delle NAPR indica chiaramente che le sue finalità
sono quelle di evitare gli effetti negativi che le costruzioni a schiera producono
sul quadro del paesaggio con la monotona ripetizione delle loro forme. La disposizione
non impedisce di edificare in contiguità. Oggetto del divieto è soltanto
l’edificazione di costruzioni a schiera. 

Il concetto, eminentemente architettonico,
di "costruzioni a schiera" non è definito dalle NAPR. Va
quindi interpretato. In linea di massima, si può affermare che con esso
s'intende un complesso edilizio, formato da una serie di almeno tre edifici identici,
costruiti in contiguità e disposti sul terreno secondo un certo schema. Se gli
edifici sono soltanto due è invece uso definirli con il termine di costruzioni
gemelle. Caratteristica principale delle "costruzioni a schiera"
è l'allineamento in contiguità di elementi costruttivi identici, generalmente
formanti singole unità abitative, ordinati in base ad un determinato modulo. 

Non occorre che la contiguità sia data su
tutta l'estensione delle facciate di contatto. Corpi sporgenti e rientranze non
impediscono di annoverare fra le costruzioni a schiera un complesso edilizio
che presenta le caratteristiche suesposte. Né occorre che le facciate degli
edifici abbiano il medesimo allineamento o che i tetti siano disposti sullo
stesso livello. Il complesso può essere considerato una costruzione a schiera
anche se presenta sfalsamenti fra i singoli elementi che lo compongono. 

 

2.2. Nell'evenienza concreta, il municipio
ha ritenuto che l'intervento in contestazione non integrasse gli estremi di una
costruzione a schiera ai sensi dell'art. 41 cpv. 2 NAPR. 

La decisione, resa in applicazione di una
norma del diritto autonomo comunale, regge alla critica del ricorrente. 

I tre edifici, formanti oggetto della
domanda di costruzione, sono invero contigui e sono strutturati secondo un
concetto architettonico unitario. Pur presentando caratteristiche comuni, essi
non sono tuttavia identici. Dal profilo delle forme e delle dimensioni, sono
soltanto analoghi. L'edificio situato ad W, dopo la riduzione dell'autorimessa,
è più piccolo di quello centrale, mentre l'ala N-S della casa situata ad E è di
3.00 m più lunga della corrispondente ala degli altri due edifici. Soltanto le
facciate N delle prime due costruzioni sono inoltre allineate su un fronte
comune. La facciata N della terza casa è invece arretrata di 8.00 m. La facciata
E di questa casa presenta inoltre una serie di aperture che mancano del tutto
nella parte non contigua della corrispondente facciata delle altre due
costruzioni. 

Di fronte a queste differenze, non
particolarmente rilevanti, ma nemmeno trascurabili, la tesi del municipio
appare, tutto sommato, ancora sostenibile. Considerati i limiti del potere di
cognizione del Consiglio di Stato nell'ambito dell'esame dell'interpretazione
data dal municipio a norme del diritto autonomo comunale, la controversa deduzione
merita quindi di essere confermata. Le autorità di ricorso possono invero scostarsi
dall'interpretazione data dal municipio a concetti indeterminati di norme del
diritto autonomo comunale soltanto quando questa appare insostenibile, sprovvista
di valide ragioni o lesiva dei diritti costituzionali dei cittadini. Ove non
sussista una simile violazione del diritto, le autorità di ricorso non possono
annullare una decisione del municipio senza esporsi al rimprovero di essersi
arrogate un potere di cognizione che contraddice il principio dell'autonomia
comunale. Irrilevante al riguardo è il fatto che l'interpretazione da esse data
alla norma appaia altrettanto sostenibile di quella attribuitale dall'autorità
comunale (DTF 96 I 369 seg, consid. 4; Imboden Rhinow, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, V. ed., N. 66 I seg.; STA 17.1.2000 in re B.). 

Nella misura in cui eccepisce una violazione
dell'art. 41 cpv. 2 NAPR, il ricorso va quindi respinto. 

 

 

                                   3.   3.1.
Secondo l'art. 8 cpv. 3 NAPR, la distanza verso le strade e le piazze è determinata
dalle linee di arretramento (lett. a). Dove queste mancano, fa stato una
distanza di 10.00 m dall'asse delle strade principali, rispettivamente di 7.00
m dalle altre strade pubbliche o aperte al pubblico. 

 

3.2. In concreto, la facciata E della casa E
verrebbe a sorgere a 7.00 dalla strada di servizio antistante. La costruzione
rispetta pertanto il diritto. 

Secondo il ricorrente, su questo lato, la
costruzione dovrebbe tuttavia rispettare anche la distanza dal confine
aumentata del supplemento previsto dall'art. 8 cpv. 2 lett. b NAPR per facciate
lunghe più di 12.00 m. 

L'eccezione, che il Consiglio di Stato ha
omesso di esaminare, è palesemente infondata. Verso strade e piazze, si applica
infatti la distanza verso l'area pubblica e non quella dal confine. Quest'ultima
sarebbe comunque rispettata, poiché la costruzione, lunga m 17.80 ed alta m
6.80, è posta a 5.00 m dal confine: distanza, questa, che supera il limite di
2/3 dell'altezza (m 4.52), sancito dall'art. 8 cpv. 2 lett. b NAPR. 

Ritenuta sanata la violazione del diritto di
essere sentito posta in essere dal Consiglio di Stato, anche da questo profilo
il ricorso non può essere accolto. 

 

 

                                   4.   In esito
alle considerazioni che precedono, la licenza edilizia merita di essere confermata.

La tassa di giustizia è posta a carico del
ricorrente secondo soccombenza. 

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 21 LE; 8, 41 NAPR di __________; 3, 18,
28, 60, 61 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1'500.- è posta a carico del ricorrente. 

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario