# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 22947474-8fbf-5d39-9e10-408477e09482
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-06-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.06.2014 11.2012.85
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2012-85_2014-06-11.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2012.85

  	
  Lugano

  11 giugno 2014/jh

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Jaques

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Gianella
  

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2010.233 (divisione
ereditaria: contestazione d'inventario)
della Pretura del Distretto di Bellinzona promossa con istanza del 6 luglio 2010 da

 

	
   

  	
  AP
  1 

  AP
  2 e

  AP
  3 ()

   (patrocinati dall' PA 2)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato
  dall'avv. dott. PA 1),

   

  lite
  che gli attori hanno denunciato all'

   

  avv.,

  

 

come pure nella causa DI.2010.237 (identico oggetto) della
medesima Pretura promossa con istanza dell'8 luglio 2010 dallo stesso

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato
  dall'avv. dott. PA 1)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
   AP 1 

   AP 2 e 

   AP 3 ()

   (patrocinati dall'avv. PA 2),

  

 

giudicando sull'appello del 24 agosto 2012 presentato da AP
1, AP 2 e AP 3 contro la sentenza emessa dal Pretore il 7 agosto 2012 e

 

sull'appello incidentale del 1° ottobre 2012 presentato da
AO 1 contro la medesima sentenza;

 

Ritenuto

 

in fatto:                A.  E__________ nata __________ è
deceduta nel 1965 a __________, suo ultimo domicilio, lasciando quali eredi il
marito A__________ (1895) con i figli E__________ (1918), U__________ (1919) e
C__________ (1921). A__________ è deceduto a __________ il 26 aprile 1979. Su
richiesta di E__________ e U__________, il Pretore del Distretto di Bellinzona
ha ordinato il 13 novembre 1984 la divisione delle eredità dei genitori,
nominando il dott. A__________ 

                                  __________ in qualità di
notaio divisore.

 

                            B.  Sull'inventario delle eredità (brevetto n. __________ del 12 giugno
1987), comprendente vari immobili a __________, sono sorte contestazioni
che il Pretore ha deciso con sentenza del 26 ottobre 1992, ordinando di
inserire tra i passivi delle successioni un credito di E__________ per cure e assistenza
prestate alla madre E__________ (fr. 9600.– con interessi dal 29 aprile
1979) e tra gli attivi i seguenti crediti:

                                  fr. 16 795.75 con interessi dalla scadenza media nei
confronti del coerede C__________ per godimento di beni successori;

                                  fr. 17 128.95 con interessi al 5% dal 15 dicembre
1985, da adeguare al momento della divisione
effettiva, nei confronti del coerede U__________ per godimento della
particella n. 10 389 RFP di __________;

                                  fr. 21 277.70 con interessi al 5% dal 15 dicembre
1985, da adeguare al momento della divisione
effettiva, nei confronti dei coeredi U__________ ed E__________ per
godimento delle particelle n. 3483, 3328, 3330, 3230 RFD e n. 10 387 RFP di __________;

                                  fr. 80 131.90 con interessi al 5% dal 15 dicembre
1985, da adeguare al momento della divisione
effettiva, nei confronti del coerede U__________ per godimento a scopo
abitativo della particella n. 3233 RFD di Bellinzona e

                                  fr. 81 179.– con interessi al 5% dal 15 dicembre 1985,
da adeguare al momento della divisione
effettiva, nei confronti della coerede E__________ per godimento a scopo
abitativo della particella n. 3233 RFD di Bellinzona.

 

                                  Il 23 dicembre 1992 questa Camera
ha dichiarato irricevibile un appello introdotto da E__________ e U__________
contro tale sentenza (inc. 137/92).

 

                            C.  Nei successivi 16 anni,
durante i quali non è stato compiuto alcun atto di procedura, sono deceduti E__________,
cui è subentrato il figlio AO 1 (1944), U__________, cui è subentrato lo stesso
AO 1, e C__________, cui sono subentrati la moglie AP 1 nata __________ (1925)
con i figli AP 2 (1953) e AP 3 (1960). Il 23 settembre 2008 gli eredi hanno
raggiunto un accordo sull'assegnazione degli immobili. In seguito il notaio divisore ha continuato le sue operazioni e con
brevetto n. 2862 del 14 giugno 2010 ha accertato l'esistenza di contestazioni “sull'ammontare dei crediti della massa nei singoli
componenti e la CE 1, sia al riguardo alle modalità di calcolo degli stessi
crediti sia sulla durata del godimento, sia per quel che concerne l'eventuale
prescrizione nel frattempo subentrata”. Ricevuti gli atti dal notaio divisore,
il Pretore ha assegnato alle parti il 17 giugno 2010 un termine di venti giorni
per avanzare le loro pretese con la
procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 480 cpv. 2 CPC
ticinese).

 

                            D.  AP 1, AP 2 e AP 3 hanno
promosso causa il 6 luglio 2010 contro AP 1 perché l'inventario della
successione fosse modificato come segue:

                                  All'attivo dell'inventario sono iscritti i seguenti
crediti della successione E__________:

                                  fr. 16 795.75 nei confronti di C__________, rispettivamente
della CE 1;

                                         fr. 17 128.95 nei
confronti di U__________, rispettivamente di AO 1;

                                         fr. 21 277.70 nei
confronti di U__________, rispettivamente di AO 1;

                                         fr. 80 131.90 nei
confronti di E__________, rispettivamente di AO 1;

                                         fr. 81 179.– nei
confronti di E__________, rispettivamente di AO 1;

                                         interesse del 5% p.a.:

                                         a)
su fr. 216 513.30 a partire dal 15
dicembre 1985;

                                         b)
su fr. 245 919.58 a partire dalla scadenza
media stabilita dal Pretore;

                                         Al passivo dell'inventario è
iscritto il seguente debito della successione E__________:

                                         fr. 49 165.35 a favore di AO 1 per le spese anticipate dal 1994 al 2010 in favore della Comunione ereditaria E__________.

 

                                  Nella sua risposta del 13 luglio
2010 AP 1 ha proposto di respingere l'azione. Al contraddittorio del 2
settembre 2010 le parti hanno confermato le rispettive posizioni (inc.
DI.2010.233).

                            E.  Nel frattempo, l'8 luglio
2010, AO 1 si è rivolto anch'egli al Pretore perché tra i passivi dell'inventario
fosse iscritto un suo credito di fr. 68 389.50,
dagli attivi fossero stralciate pretese nei suoi confronti per fr. 80 131.90, fr. 81 179.–,
per i canoni successivi al 26 ottobre 1992 di due appartamenti nella casa posta
sulla particella n. 3233 RFD di __________ (salvo fr. 26 385.– con interessi al 5% dal 15 febbraio 2007 da iscrivere tra
gli attivi dell'inventario a debito di AO 1), per fr. 17 128.95, fr. 21 277.70 e per
tutti i fitti ai quali tali crediti si riferiscono dopo il 26 ottobre 1992 poiché
prescritti. In via subordinata egli ha chiesto di accertare che il termine “adeguamento”
figurante nel dispositivo della sentenza del 26 ottobre 1992 si riferisce “all'aggiunta
di canoni, rispettivamente dei fitti successivi alla sentenza ai crediti valuta
dalla stessa data e non all'aumento del canone di locazione e dei fitti”, fermo
restando che gli adeguamenti dei canoni e dei fitti siano decurtati degli
importi stabiliti al termine dell'istruttoria e che nell'inventario sia
iscritto un credito a carico di AP 1, AP 2 e AP 3 per fr. 16 795.75 con interessi al 5% dal 15 gennaio 1985.
Nella loro risposta del 30 lu­glio 2010 i convenuti hanno proposto di respingere
la petizione in ordine, subordinatamente nel merito. L'attore ha replicato il 2
settembre 2010, mantenendo le proprie domande. I convenuti hanno duplicato il
13 settembre 2010, confermando la loro risposta (inc. DI.2010.237).

 

                             F.  Congiunte le due cause per
l'istruttoria e il giudizio e terminata il 1° febbraio 2012 l'assunzione delle prove, compreso l'allestimento di una perizia sul valore locativo e di
reddito delle particelle n. 3228, 3230, 3233, 3330 e 8240 RFD di __________,
le parti hanno rinunciato alla discussione finale, limitandosi a conclusioni
scritte. Nel suo memoriale del 23 luglio 2012 AO 1 ha sostanzialmente ribadito
le proprie domande. Nel loro allegato del 27 luglio 2012 AP 1, AP 2 e AP 3
hanno confermato il rispettivo punto di vista, chiedendo inoltre di inserire
tra gli attivi dell'inventario un credito di fr. 66
963.– verso AO 1, un altro credito di fr. 125 755.92 verso il 

                                  medesimo, un credito di
fr. 13 479.59 verso di loro, e di
iscrivere tra i passivi un debito di fr. 50 877.20
verso AO 1 o, in subordine, di accertare l'intervenuta prescrizione della pretesa

                                  di fr. 16 795.75 nei loro confronti, come pure delle
pretese di fr. 9600.– e di fr. 68 389.50
(salvo fr. 23 085.90 o fr. 45 766.20), sempre nei loro confronti.

 

                            G.  Statuendo il 7 agosto 2012,
il Pretore ha parzialmente accolto le petizioni e ha ordinato la modifica dell'inventario
nel seguente modo (dispositivi n. 1.1.2 , 1.1.3 e 1.1.4):

                                  Al passivo è iscritto un
ulteriore debito di fr. 30 620.65 a favore
di AO 1.

                                         All'attivo sono iscritti i
seguenti crediti a carico di AO 1:

                                         fr. 5252.50 oltre interessi al
5% dal 18 novembre 2008 a titolo di pigioni per l'appartamento situato al piano
terreno della particella n. 3233 RFD di __________, il resto delle pigioni
essendo prescritte;

                                         fr. 34 380.– oltre
interessi al 5% dal 18 novembre 2008 a titolo di pigioni per l'appartamento
sito al primo piano della particella n. 3233 RFD di __________, il resto delle
pigioni essendo prescritte;

                                         fr. 659.50 oltre interessi al
5% dal 18 novembre 2008 a titolo di affitto per il godimento del fondo n. 3230 RFD di __________, il resto dei fitti
essendo prescritti.

 

                                  Il Pretore ha poi accertato la
prescrizione dei seguenti crediti:

                                  fr.
9600.– oltre interessi al 5% dal 15 dicembre 1985 a favore di AO 1 riconosciuti con sentenza del 26 ottobre 1992;

                                  fr. 80 131.90.–
oltre interessi al 5% dal 15 dicembre 1985 a carico di AO 1 riconosciuti con sentenza del 26 ottobre 1992;

                                  fr. 81 179.– oltre interessi al 5% dal 15
dicembre 1985 a carico di AO 1 riconosciuti con sentenza del 26 ottobre 1992;

                                  fr. 16 795.75 oltre interessi dalla scadenza
media a favore di AO 1 riconosciuti con sentenza del 26 ottobre 1992;

                                  fr. 17 128.95 oltre interessi al 5% dal 15 dicembre
 1985 a carico di AO 1 riconosciuti con sentenza del 26 ottobre 1992;

                                  fr. 21 277.70 oltre interessi al 5% dal 15
dicembre 1985 a carico di AO 1 riconosciuti con sentenza del 26 ottobre 1992.

                                  La tassa
di giustizia di fr. 3000.– e le spese di fr. 12 000.–
complessivi sono state poste per quattro quinti solidalmente a
carico di AP 1, AP 2 e AP 3 e per il resto a carico di AO 1, al quale i primi
sono stati tenuti a rifondere, sempre con vincolo di solidarietà, fr. 4200.– per
ripetibili ridotte. Visto l'esito del giudizio, il 17 agosto 2012 AP 1, AP 2 e AP 3 hanno denunciato la lite all'avv. PI 1, loro precedente
patrocinatore.

 

                            H.  Contro la sentenza appena
citata AP 1, AP 2 e AP 3 sono insorti a questa Camera con
un appello del 24 agosto 2012 nel quale chiedono di riformare il giudizio impugnato
iscrivendo tra gli attivi dell'inventario i crediti ritenuti prescritti dal
Pretore (salvo quello di fr. 9600.–), ammettendo i crediti di fr. 66 963.– e di fr. 125
755.92 con interessi verso AO 1 e di fr. 13
479.59 nei loro confronti, come pure iscrivendo tra i passivi dell'inventario
un debito di fr. 50 877.20 verso AO 1. In
subordine essi propongono di iscrivere tra gli attivi dell'inventario i crediti
ritenuti prescritti dal Pretore (salvo quello di fr. 9600.–), i crediti di fr.
30 330.30 e di fr. 82 050.57 con interessi verso AO 1, come pure un
credito di fr. 5811.95 con interessi nei loro confronti, chiedendo altresì di accertare
che il debito di fr. 68 389.50 verso AO 1
sia solo parzialmente prescritto e che tra i passivi nell'inventario sia inserito
l'importo di fr. 5111.– o di fr. 27 791.30.
In via ancor più subordinata essi 

                                  sollecitano l'iscrizione
tra gli attivi dell'inventario di un credito di fr. 30 330.30 con interessi e
di uno di fr. 82 050.57 con interessi
verso AO 1, così come di uno di fr. 5811.95 con interessi nei loro confronti,
chiedendo altresì di accertare che il debito di fr. 68 389.50 verso AO 1 sia solo parzialmente prescritto e che tra i
passivi nell'inventario sia inserito l'importo di fr. 5111.– o di fr. 27 791.30,
accertando la prescrizione di quello di fr. 9600.– verso AO 1.

 

                              I.  Il 1° ottobre 2012 l'avv. PA 3 ha dichiarato a questa Camera di intervenire nella lite a sostegno della parte
denunciante, proponendo di accogliere l'appello. Nelle sue
osservazioni di quella stessa data AO 1 conclude per la reiezione dell'appello
e con appello incidentale chiede di iscrivere tra i passivi dell'inventario
i debiti di fr. 9600.– e di fr. 50 361.50
oltre interessi dal 7 agosto 2012 nei suoi confronti, come pure di stralciare
dagli attivi i crediti di fr. 5252.30 e di fr. 34
380.– verso di lui. Egli insta altresì per una diversa ripartizione delle
spese processuali e per un'indennità di fr. 15 000.–
a titolo di ripetibili in suo favore. Con osservazioni del 22 ottobre 2012 AP 1, AP 2 e AP 3 propongono di respingere l'appello incidentale in ordine,
eventualmente nel merito.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Le due cause avviate davanti al
Pretore sono state trattate – rettamente (art. 404 cpv. 1 CPC) – con la vecchia
procedura contenziosa di camera di consiglio (art. 480 cpv. 2 con rinvio agli
art. 361 segg. CPC ticinese). Alle impugnazioni si applica invece il
diritto in vigore al momento della comu­nicazione della decisione (art. 405
cpv. 1 CPC), avvenuta nella fattispecie il 7 agosto 2012. Il Codice di diritto
processuale civile svizzero non contiene più tuttavia nor­me specifiche sulla divisione
ereditaria, né l'art. 249 lett. c CPC annovera fra le cause della procedura
sommaria quelle riguardanti le contestazioni sul modo della divisione. Nel
nuovo diritto tali azioni sono disciplinate perciò dalla procedura semplificata
fino al valore litigioso di fr. 30 000.– (art. 243
cpv. 1 CPC) e dalla procedura ordinaria oltre tale valore (art. 219 CPC), onde
l'appellabilità della decisione impugnata entro 30 giorni (art. 311 cpv. 1),
sempre che il valore litigioso raggiunga fr. 10 000.– “secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella
decisione” (art. 308 cpv. 2 CPC). Entro il medesimo termine la parte
opponente può appellare in via incidentale (art. 313 cpv. 1 combinato con l'art.
312 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie il Pretore ha stabilito il valore litigioso
in fr. 250 000.–, cifra che non appare
inverosimile e che non è contestata dalle parti. Quanto alle scadenze,
risultano presentati in tempo utile sia l'appello principale di AP 1, AP 2 e AP 3 sia quello incidentale di AO 1. Nulla osta
pertanto alla trattazione dei due ricorsi.

 

                             2.  Nella decisione impugnata
il Pretore ha accertato che dopo la sentenza del 26 ottobre 1992
erano sorte tra i coeredi altre discussioni sull'ammontare dei crediti delle
successioni nei loro confronti, sulle relative modalità di calcolo, sulla durata
del godimento degli immobili e sulle eventuali prescrizioni nel frattempo intervenute.
Tali questioni non implicavano l'iscrizione di ulteriori crediti nell'inventario,
ma comportavano l'aggiornamento del medesimo. Tuttavia, “visto che la fase di
determinazione dei beni appartenenti all'eredità è già stata definitivamente
chiusa con la sentenza del 26 ottobre 1992, la fase attualmente in atto dev'essere
sottoposta alla procedura di camera di consiglio in quanto verte chiaramente
sul modo di divisione della successione”. Si tratta di un'opinione che non può
essere condivisa.

 

                                  a)   Nell'ambito
della cosiddetta “terza fase” della procedura divisionale (RtiD I-2005 pag. 791
consid. 3), che prende avvio con la chiusura dell'inventario, il notaio
prospetta agli eredi il modo della divisione. In caso di disaccordo egli “erige[va]
verbale delle domande e delle osservazioni delle parti e ne trasmette[va] copia
al Pretore, il quale assegna[va] alla parte opponente un termine di 20 giorni
per proporre le proprie domande nella procedura di camera di consiglio” (art.
480 cpv. 2 CPC ticinese). In concreto il brevetto n. 2862 del 14 giugno
2010 del notaio A__________ non contiene alcunché circa il modo della divisione.
Come risulta dall'atto stesso, tra ere­di erano sorte nuove
dispute sui crediti delle successioni nei loro confronti, sulle relative modalità
di calcolo, sulla durata del godimento di beni ereditari e sulle eventuali
prescrizioni nel frattempo intervenute. Problemi del genere non
riguardavano però il modo della divisione (in natura, a trattative private,
mediante licitazione o asta pubblica: Cocchi/Trez­zini,
CPC ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, pag. 1006 nota 1029), ma si
riferivano ancora alla consistenza e all'entità del compendio ereditario. In
simili condizioni non si poteva seria­men­te passare alla “terza fase” della
divisione. Non era lecito, in altri termini, discutere sul modo della divisione
senza sapere esattamente che cosa dividere. Occorreva riaprire l'inventario e
aggiornarlo, definendo quali attivi e passivi andassero nuovamente inseriti.
Solo una volta definita l'entità degli assi successori, in effetti, poteva
entrare in linea di conto la divisione effettiva.

 

                                  b)  Non
si disconosce che con sentenza del 26 ottobre 1992 (passata in giudicato) il
Pretore aveva deciso su tutto quanto concerneva, a quel momento, la consistenza
e l'entità delle successioni. Sta di fatto che dopo di allora la procedura di divisione
è rimasta praticamente ferma 18 anni e che in quel lungo intervallo sono sorte
nuove contestazioni fra eredi circa i beni da dividere. Simili contestazioni
non potevano essere demandate alla “terza fase” della procedura. Bisognava –
come in sostanza ammette anche il Pretore – aggiornare l'inventario. Ma l'inventario
andava integrato con la stessa procedura mediante la quale era stato
confezionato. Non quindi con la procedura di camera di consiglio che regolava
le azioni sul modo della divisione (art. 480 cpv. 2 CPC ticinese), bensì con la
procedura accelerata che reggeva – appunto – le contestazioni d'inventario
(art. 479 cpv. 1 CPC ticinese). Nelle circostanze descritte, anziché fissare
agli eredi il termine per promuovere causa a norma dell'art. 480 cpv. 2 CPC, il
Pretore avrebbe dovuto (ri)assegnare così quello dell'art. 479 cpv. 1 CPC.

 

                                  c)   Constatata
l'irregolarità formale del procedimento, rimane da appurarne le conseguenze. La
risposta al quesito dipende dal pregiudizio che può essere derivato alle parti.
Fortunatamente, per quanto si sia tenuto in ordine alla procedura di camera di
consiglio (art. 361 segg. CPC ticinese), nella sostanza il Pretore non ha limitato
l'istruzione probatoria (come prevedevano
gli art. 365 e 366 CPC ticinese) né ha emesso un pronunciato di mera verosimiglianza,
ma ha statuito nel merito con pieno potere cognitivo in fatto e in diritto. Alle
parti non è derivato così alcun pregiudizio dall'erronea procedura applicata.
Ciò premesso, la sua decisione non denota estremi di annullabilità né, tanto
meno, di nullità. Niente osta in simili circostanze alla trattazione degli
appelli.

 

                             3.  Nella decisione impugnata il Pretore ha ricordato che, secondo giurisprudenza (DTF 71 II 219), i
crediti vantati da un erede nei confronti di una comunione ereditaria non sfuggono
alla prescrizione. Per quanto attiene all'importo
di fr. 9600.– con interessi al 5% dal 29 aprile 1979 già accertato nella
sentenza del 26 ottobre 1992 (dispositivo n. 1.3.1), egli ha ritenuto che
questo soggiaceva alla prescrizione decennale dell'art. 137 cpv. 2 CO. E
siccome prima dell'ottobre 2002 non erano intervenuti atti
interruttivi, egli ha dichiarato tale credito prescritto e ne ha ordinato la cancellazione
dall'inventario. Quanto agli altri crediti vantati da AO 1, il Pretore ha
constatato che essi erano soggetti a loro volta alla prescrizione decennale dell'art.
127 CO. Il primo atto interruttivo della prescrizione essendo intervenuto con
la notifica di precetti esecutivi il 18 novembre 2008 e la prescrizione essendo
stata nuovamente interrotta con l'inoltro della petizione 6 luglio 2010, egli
ha ritenuto prescritti tutti i crediti anteriori al 18 novem­bre 1998, onde l'iscrizione
tra i passivi dell'inventario di debiti per complessivi fr. 30 620.65, corrispondenti alle fatture pagate
dall'interessato fra il 1999 e il 2010.

 

                                  Quanto all'inserimento,
fra gli attivi d'inventario, delle indennità per l'uso di fondi delle successioni
dopo la morte di E__________, il Pretore ha ritenuto prescritti i
crediti di fr. 80 131.90 e di fr. 81 179.– con interessi al 5% dal 15 dicembre
1985 riconosciuti con la sentenza del 26 ottobre 1992 (dispositivi n. 1.1.4 e
1.1.5), poiché soggetti alla prescrizione decennale dell'art. 137
cpv. 2 CO, sicché ne ha disposto la cancellazione dall'inventario. Egli ha ritenuto
dipoi che nel termine quinquennale dell'art. 128 n. 1 CO si fossero prescritte
unicamente “le pigioni” dal 1992 al novembre del 2003. Ciò posto, sulla
scorta della perizia giudiziaria egli ha calcolato un credito di fr. 5252.50 con interessi al 5% dal 18 novembre 2008 per l'occupazione
dell'appartamento al piano terreno della casa situata sulla particella n. 3233
dal dicembre del 2003 al 30 ottobre 2004 e in fr. 34 380.– con interessi al 5% dal 18 novembre
2008 per l'occupazione dell'appartamento al primo piano della medesima
abitazione dal dicembre del 2003 fino al 2 dicembre 2008.

 

                                  Relativamente infine all'uso
delle particelle 8240, 3483, 3328, 3330 e 3230 RFD di __________,
il primo giudice ha accertato che dal 2002 in poi il godimento delle particelle n. 3328, 3330 e 8240 era stato ceduto gratuitamente a __________ e __________,
di modo che i fitti dovuti erano solo quelli dal 1992 al 2002. Se non che, l'unico
atto interruttivo della prescrizione quinquennale essendo intervenuto con l'invio
di precetti esecutivi il 18 novembre 2008, i fitti precedenti il mese di
novembre 2003 per il godimento di tali fondi si erano prescritti e nulla doveva
essere inserito fra gli attivi dell'inventario. Circa la particella n. 3230, egli
ha riconosciuto l'esigibilità della pretesa solo dal novembre del 2003 fino al
2 dicembre 2008, fissando in fr. 659.50 con interessi al 5% dal 18 novembre
2008 il credito da iscrivere all'attivo dell'inventario.

                              I.  Sull'appello principale

 

                             4.  Gli appellanti sostengono
che per quanto si riferisce all'uso dei beni della successione i rapporti
giuridici tra eredi non sono di natura contrattuale (locazione o affitto), bensì
successoria. E a loro avviso la controparte non ha presentato alcuna prova
circa l'esistenza di un rapporto di locazione, il quale nemmeno può ritenersi ammesso
da C__________, giacché al momento in cui è stato confezionato il brevetto del
12 giugno 1987 questi si è limitato a chiedere l'iscrizione nell'inventario di
un credito delle successioni nei confronti della sorella E__________. A parere
degli appellanti, di conseguenza, il difetto di una relazione contrattuale
esclude l'applicazione delle norme sulla prescrizione.

 

                                  a)   Secondo
l'art. 602 cpv. 1 e 2 CC se il defunto lascia più eredi, sorge fra i medesimi
una comunione di tutti i diritti e di tutte le obbligazioni che dura dall'apertura
dell'eredità fino alla divisione. I coeredi diventano così proprietari in
comune di tutti i beni della successione e dispongono in comune dei diritti
inerenti alla medesima. Il singolo erede non può disporre da sé solo e senza il
consenso degli altri dell'uno o dell'altro attivo. Giurisprudenza e dottrina ne
hanno dedotto che l'erede, il quale ha potuto usare un bene della successione a
titolo esclusivo prima della divisione, deve indennizzare gli altri 

                                       (I
CCA, sentenza inc. 11.2012.65 del 30 aprile 2014, consid. 4a con numerosi
riferimenti di dottrina).

 

                                  b)  L'obbligo
d'indennizzo a carico di un erede che ha usato a titolo esclusivo un bene di
una successione prima della divisione trova il suo fondamento nel rapporto giuridico
che lega i membri della comunione ereditaria, ovvero nell'art. 602 CC combi­nato
con gli art. 652 segg. CC (sentenza del Tribunale federale 5A_338/2010 del 4 marzo
2010, consid. 6.2; cfr. anche sentenza 4C.284/2000 del 23 gennaio 2001, consid. 2a; Rouiller, in:
Commentaire du droit des successions, Berna 2012, n. 34 ad art. 602 CC). Poco importa
quindi che in concreto non sussista un contratto di locazione. E per il Tribunale
federale, mancando un valore di attribuzione indicato dal defunto, l'indennità
dovuta dall'erede per l'uso del bene è fissata in base al valore venale o
secondo i criteri previsti in caso di locazione a terzi (sentenza 5A_338/2010 del 4 ottobre 2010, consid. 6.2 con rinvio a DTF 110 II 39
consid. 2). Su questo punto l'appello è destinato pertanto all'insuccesso.

 

                             5.  Gli appellanti contestano
che la sentenza citata da Pretore (DTF 71 II 229) si applichi alla fattispecie,
affermando che per crediti dell'eredità nei confronti di singoli eredi o viceversa
la prescrizione non decorre. A mente loro, in costanza di comunione ereditaria
l'indennità per l'uso di beni della successione non è esigibile. Il termine di
prescrizione – essi soggiungono – è sospeso e decorre se mai con l'avvenuta
attribuzione delle quote ereditarie. A loro parere, il relativo credito va
imputato così nella quota del debitore al momento della divisione effettiva,
come prevede l'art. 614 CC, tanto più che un credito prescritto del
defunto nei confronti di un erede è soggetto a collazione e va posto in deduzione
della quota. Essi reputano perciò che l'indennità dovuta da AO 1 vada aggiunta
agli attivi della successione e in seguito imputata nella quota di lui. Anche
perché – essi epilogano – l'eccezione di prescrizione sollevata dall'altro
erede è abusiva, tutti gli eredi potendo in buona fede ritenere che la sentenza
del 1992 sancisse un aggiornamento automatico degli attivi senza che fosse
necessario procedere in via esecutiva nei confronti dell'uno o dell'altro prima
dello scioglimento della comunione 

                                  ereditaria.

 

                                  a)   Nella
sentenza menzionata dal Pretore il Tribunale federale ha stabilito che la prescrizione deI credito di un erede nei confronti di una
successione non è sospesa durante l'indivisione (DTF 71 II 222). Perché ciò non
dovrebbe valere anche qualora si tratti di un credito della successione verso
un erede non è dato di comprendere, tanto meno ove si consideri che simile
ipotesi non è contemplata nell'elenco – esaustivo – dei casi di sospensione della prescrizione dell'art. 134 cpv. 1
CO. Anzi, il Tribunale federale ha avuto modo di confermare, giudicando proprio
sull'indennizzo dovuto da un erede per l'uso di un bene della successione prima
della divisione, che il credito è prescrittibile e che il termine è di cinque
anni giusta l'art. 128 CO (DTF 101 II 40 a metà; recentemente: sentenza 5A_776/2009 del 27 maggio 2010, consid. 10.4.1). Tale indirizzo, condiviso
da Steinauer (Conséquences successorales
du partage d'une succession seize ans après le décès du de cujus:
comment tenir compte de l'usage qu'un héritier a fait des biens meubles servant
à l'exploitation d'une entreprise? TF, 5A_776/2009, in: successio 2/2011
pag. 123 seg.) e da Rouiller (op.
cit., n. 34b ad art. 602 CC), è invero criticato da Logoz, per il quale una simile pretesa non si prescrive (L'indemnité
due par un héritier qui a la jouissance 

                                       exclusive d'un actif propriété de l'hoirie in: successio 1/2011, pag. 77 seg.). La posizione di quest'ultimo è però isolata, sicché
conviene attenersi alla giurisprudenza e alla dottrina dominante (cfr. I CCA,
sentenza inc. 11.2012.65 del 30 aprile 2014, consid. 5a destinato a
pubblicazione in: RtiD II-2014).

                                  b)  Quanto
all'art. 614 CC, che secondo gli appellanti andrebbe applicato per analogia ai
crediti sorti dopo il decesso del de cuius, esso dispone che i crediti
del defunto verso un erede sono imputati nella quota di lui. Tale norma –
divisionale – disciplina il riparto dei beni della successione, evitando di
suddividere tra eredi un credito del defunto che di per sé rientra negli attivi
della successione, ma che può essere attribuito direttamente all'erede debitore
ed estinguersi per confusione (art. 118 CO). L'erede debitore beneficia, in
altre parole, di una dilazione legale di pagamento (sentenza del Tribunale
federale 5A_145/2013 del 18 novembre 2013, consid. 4 con rimandi
in particolare a Weibel op.
cit., n. 6 ad art. 614 CC). Un conto però sono i crediti del defunto verso un
singolo erede e un altro i crediti della comunione ereditaria verso un singolo erede.
Perché la dilazione legale di pagamento dovrebbe valere non solo per i crediti del
defunto nei confronti di un singolo erede, ma anche per i crediti della comunione
ereditaria nei confronti di un singolo erede non è dato di comprendere. Che i
negozi giuridici conclusi dal defunto siano per legge opponibili alla comunione
è vero, ma la comunione non ha alcun obbligo di contrarre con singoli eredi.
Per i crediti della comunione sorti dopo la morte del de cuius
non sussistono dunque validi motivi per derogare alle norme sulla prescrizione
ordinaria.

 

                                  c)   Neppure
si ravvisano in concreto gli estremi per definire abu­siva l'eccezione di
prescrizione. Ciò è il caso qualora l'avversario abbia indotto la parte a non
procedere in tempo utile o abbia spinto con il suo comportamento la parte a non
attivarsi e la rinuncia della parte ad attivarsi appaia ragionevole secondo
criteri oggettivi. Il comportamento dell'avversario però deve trovarsi in
rapporto di causalità con il ritardo ad agire della parte ed essere stato assunto
prima della scadenza del termine (DTF 126 II 152 consid. 3b/aa). Se sono in
corso trattative, una parte deve reagire al silenzio prolungato dell'altra (DTF
131 III 437 consid. 2, 128 V 241 consid. 4a). Nella fattispecie risulta che nel
settembre del 2008 le parti avevano trovato un accordo sull'assegnazione degli
immobili (doc. EE nell'inc. DI.2010.237), ma che la questione della prescrizione
è sempre rimasta litigiosa, né gli appellanti pretendono che AO 1 abbia in un
qualche modo rinunciato a valersi dell'eccezione. È vero se mai il contrario
(doc. L, M, Q e R nell'inc. DI.2010.237). Quanto al periodo antecedente il 22
novembre 2008, nulla è dato di sapere su che cosa sia accaduto. Gli appellanti
per altro non pretendendo che il coerede li abbia indotti in qualche modo a
rimanere passivi. Se essi hanno tardato a interrompere la prescrizione, ciò non
può attribuirsi di conseguenza all'affidamento suscitato in loro, tanto meno se
si pensa che erano assistiti da un legale.

 

                             6.  Sostengono gli appellanti
che il Pretore ha erroneamente reputato prescritti anche i crediti accertati
nella sentenza del 26 ottobre 1992. A loro parere, seguendo la sistematica del
Codice di procedura civile ticinese sulla procedura di divisione, la decisione
in rassegna non è un giudizio di condanna, bensì di accertamento, e non è
dunque soggetta al termine di prescrizione decennale dell'art. 137 cpv. 2 CO.
Ora, quest'ultima norma prescrive che nel caso in cui un credito sia stabilito
con sentenza del giudice, il nuovo termine di prescrizione è sempre di dieci
anni. Contrariamente a quanto asseriscono gli appellanti, la scadenza decennale
non si applica alle sole azioni di condanna, ma anche a quelle di accertamento
(Pichonnaz in: Commentaire romand, CO I, Basilea 2006,
n. 5 ad art. 137; Berti in:
Zürcher Kommentar, edizione 2002, n. 25 ad art. 137 CO). L'autore citato dagli
appellanti (Däppen
in: Basler Kommentar, OR I, 4ª edizio­ne, n. 4 ad art. 137)
non dice altro. Ciò posto, dal passaggio in giudicato della sentenza del 26
ottobre 1992 è cominciata a decorrere una nuova prescrizione decennale, fermo
restando che per le prestazioni periodiche non ancora esigibili il termine
rimaneva quello dell'art. 128 n. 1 CO (Pichonnaz, op. cit., n. 8 ad art. 137 CO; Däppen, op. cit., n. 5 ad art. 137 CO). In concreto gli appellanti non pretendono che prima della
notificazione a AO 1 del precetto esecutivo 18 novembre 2008 (doc. F nell'inc.
DI.2010.237) siano intervenuti altri atti interruttivi della prescrizione.
Tutti i crediti anteriori a tale data sono dunque prescritti.

 

                             7.  Gli appellanti ritengono
che le spese di gestione dei beni antece­denti il 12 giugno 1987 (chiusura dell'inventario),
di complessivi fr. 68 389.50, non possano
più essere fatte valere poiché tardive. Che nell'ambito di contestazioni sul
modo della divisione non possano più riproporsi contestazioni sull'entità e la
consistenza dell'inventario è vero (I CCA, sentenza inc. 41/87 del 13 dicembre
1991). Per tacere della circostanza tuttavia che – come si è visto – in
concreto l'inventario va aggiornato, il Pretore ha accertato la prescrizione di
tutti i crediti vantati da AO 1 precedenti il 18 novembre 1998, ordinando di
iscrivere soltanto una pretesa di fr. 30 620.65
per fatture da lui pagate tra il 1999 e il 2010. Nella misura in cui gli
interessati pretendono di escludere i crediti dal 31 marzo 1979 al 2 giugno 1987, l'appello risulta finan­che senza interesse.

 

                             8.  Nell'ipotesi in cui la
prescrizione delle indennità per l'uso dei beni della successione fosse
confermata, gli appellanti sollevano a loro volta tale eccezione quanto al
credito di fr. 16 795.75 vantato dalle
successioni nei confronti di C__________ per il godimento dei beni ereditari, al
credito di fr. 9600.– vantato dalle successioni nei confronti di AO 1, al
credito di fr. 206 193.51 delle successioni
nei confronti dei singoli eredi “per il godimento dei beni successivo alla
prima sentenza, tuttavia limitatamente alle inden­nità antecedenti il 18 novembre
 1998”, e al credito di 

                                  fr. 68 389.50 di AO 1 verso le successioni per spese
di gestio­ne dei beni ereditari.

 

                                  a)   Relativamente
ai crediti di fr. 16 795.75 e di fr.
9600.–, il Pretore ne ha già accertato la prescrizione e sono già stati stralciati
dall'inventario (dispositivo 1.1.4, 1° e 4° punto). Sulla questione non
soccorre perciò dilungarsi.

 

                                  b)  In
merito al credito di fr. 206 389.51, gli
appellanti sostengono che il termine di prescrizione non è quello decennale, sicché
solo le indennità precedenti il 18 novembre 1998 sono prescritte. A torto, come
detto, dal momento che secondo giurisprudenza il termine di prescrizione è
quello di cinque anni giusta l'art. 128 CO (sopra, consid. 5a).
Su questo punto l'appello risulta dunque infondato.

 

                                  c)   Per
quel che riguarda il credito di fr. 68 389.50,
gli appellanti rilevano che l'indennizzo per spese di gestione dei beni ereditari
anteriori al 1° febbraio 2005 o, se non altro, al 1° febbraio 2010 sono
prescritte. In realtà – come ha accertato il Pretore – il primo atto
interruttivo della prescrizione risale al 18 novembre 2008 e in seguito il
termine è stato nuovamente interrotto il 6 luglio 2010 con l'avvio della
presente causa, di modo che i crediti precedenti il 18 novembre 1998 sono prescritti.
Perché sarebbe intervenuta la prescrizione per i crediti anteriori al 1°
febbraio 2005 non è dato di capire. Poco importa l'eventuale ammissione di AO 1,
stando al quale “il 1° febbraio 2010 si pensava di chiudere l'inventario”. Il
termine di prescrizione non può, in effetti, essere modificato per volontà
delle parti (art. 129 CO; Däppen,
op. cit., n. 2 ad art. 129 CO; Pichonnaz,
op. cit., n. 5 ad art. 129 CO). Ne discende che, destituito di fondamento, l'appello
principale è destinato all'insuccesso.

 

                             II.  Sull'appello incidentale

 

                             9.  AO 1 sostiene che il
Pretore ha considerato erroneamente prescritta la pretesa di fr. 9600.– per
cure e assistenza prestate da E__________ alla madre __________, i coeredi
avendo riconosciuto il credito sia nell'ambito del brevetto notarile del 14
giugno 2010 sia nella loro istanza del 6 luglio 2010. In realtà, tanto davanti al notaio divisore quanto inizialmente davanti al Pretore gli altri
eredi si sono limitati a confermare l'inventario della successione eretto il 12
giugno 1987, nel quale figurava tra i passivi il noto credito di fr. 9600.–
(inc. DI.2010.233). Successivamente, nella risposta del 30 luglio 2010 e nella
duplica del 13 settembre 2010, essi hanno eccepito – in subordine – la
prescrizione della pretesa, eccezione ribadita nel memoriale conclusivo del 27
luglio 2012 (inc. DI.2010.237). Muovere critiche al Pretore in simili circostanze
non è serio.

 

                           10.  L'appellante chiede di
aumentare da fr. 30 620.65 a fr. 49 165.35 la sua spettanza per costi di gestione
assunti in favore di beni della successione, affermando che gli altri eredi
hanno chiesto 

                                  espres­samente di inserire
quella cifra nell'inventario. A tale somma vanno poi addizionati – egli soggiunge
– fr. 1196.30 complessivi per altre spese, onde un totale di fr. 50 361.65.

 

                                  a)   L'obbligo
di rifondere a un erede eventuali spese da lui affrontate per atti di
amministrazione necessari trova fondamento – come l'obbligo che incombe a un
erede di indennizzare gli altri per il godimento di un immobile (sopra, consid.
4b) – nel diritto successorio. Soggiace pertanto alle norme generali sulla
prescrizione degli art. 127 segg. CO. Ora, nella petizione del 6 luglio 2010 AP
1, AP 2 e AP 3 avevano chiesto di iscrivere nell'inventario un passivo di fr. 49 165.35 in favore di AO 1 (domanda n. 1.2 nell'inc. DI
2010. 233), salvo opporre nella risposta del 30 luglio 2010 la prescrizione di
tale pretesa “sussidiariamente, ove il Pretore avesse accolto l'eccezione di
prescrizione sollevata dalla controparte”, nel qual caso andavano ritenute
prescritte “tutte le fatture dal 31 marzo 1979 all'8 luglio 2000” (pag. 4; v. anche duplica del 13 settembre 2010 nell'inc. DI.2010.237). Tale eccezione è stata
poi riaffermata nel memoriale conclusivo del 27 luglio 2012.

 

                                  b)  Che
al momento in cui è stata avviata l'attuale causa i crediti della comunione
ereditaria anteriori al 18 novembre 1998 fossero prescritti è indubbio. Ora, il
debitore di una pretesa prescritta può validamente rinunciare a valersi della prescrizione,
riconoscendo la pretesa e assicurando che non solleverà l'eccezione
(Tevini Du Pasquier in:
Commentaire romand, op. cit., n. 9 ad art. 17 CO; v. anche DTF 132 III 240,
consid. 3.3.7). Per contro, ove riconosca la pretesa senza rinunciare
esplicitamente o tacitamente a invocare la prescrizione, un debitore conserva
il diritto di sollevare l'eccezione, poiché il riconoscimento in sé non
modifica l'obbligazione da lui riconosciuta e non gli impedisce di invocare tutte
le obiezioni e le eccezioni che già gli pertenevano
(sentenza del Tribunale federale 4A_275/2009 del 12 agosto 2009, consid.
3; v. anche DTF 131 III 272 consid. 3.2; Schwenzer
in: Basler Kommentar, op. cit., n. 8 ad art. 17 CO).

 

                                  c)
  Nel caso specifico AP 1, AP 2 e AP 3 hanno esplicitamente e
incondizionatamente riconosciuto la pretesa del coerede, ma non hanno
rinunciato espressamente né tacitamente a far valere la prescrizione. In
circostanze del genere essi hanno mantenuto la facoltà di sollevare l'eccezione
nel luglio del 2010. Giustamente il Pretore ne ha dunque tenuto conto. Su questo
punto l'appello incidentale è votato all'insuccesso.

 

                           11.  AO 1 chiede di stralciare
dall'inventario le pretese di fr. 5252.50 e di fr. 34 380.– nei suoi confronti per l'uso di beni
della successione. Tale richiesta è subordinata però all'eventuale
accoglimento dell'appello principale, qualora fosse prevalsa la tesi degli
appellanti, nel qual caso l'appellante incidentale sosteneva trattarsi
di un'indennità e non di un canone, rispettivamente di un fitto, sicché nulla
egli doveva alla comunione ereditaria “perché il godimento si riferisce a beni
il cui valore d'uso è nullo”.  L'appello principale non essendo
destinato all'accoglimento, la domanda si dimostra in realtà senza oggetto.

 

                           12.  L'appellante incidentale
chiede infine di suddividere in altro modo le spese processuali, che il Pretore
ha posto per quattro quinti a carico delle controparti e per un quinto a carico
suo, sostenendo che l'addebito di nove decimi alle controparti appare adeguato
al valore e all'esito della lite. Tale chiave di riparto ripercuoten­dosi
inoltre sull'ammontare delle ripetibili, in luogo dei fr. 4200.–
riconosciutigli dal Pretore gli andrebbe attribuita un'indennità di fr. 15 000.–.

 

                                  a)   Per
quel che è delle spese processuali, davanti al Pretore entrambe le parti sono
risultate in certa misura sconfitte, ciò che giustificava di suddividere i
costi in base al vicendevole grado di soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC
ticinese). Ciò premesso, in prima sede AO 1 chiedeva, in sintesi, l'accertamento
di una sua pretesa per fr. 68 784.35
complessivi e la cancellazione di crediti della successione verso di lui per
fr. 209 317.55 complessivi. AP 1, AP 2 e AP
3, oltre alla conferma dell'inventario – di per sé ridondante – postulavano l'accertamento
di crediti per fr. 206 193.50, senza
opporsi alla pretesa di fr. 50 877.20
dell'altro erede. In esito alla procedura AO 1 si vede riconoscere un credito
di fr. 30 361.65 e ottiene la
cancellazione di crediti verso di lui per fr. 209
317.55. Esce quindi vittorioso per sei settimi, ciò che giustifica di
addebitargli un settimo delle spese processuali, mentre il resto va a carico
degli altri eredi in solido (art. 148 cpv. 4 CPC ticinese).

 

                                  b)  Per valori litigiosi compresi tra fr. 100 000.– e fr. 500 000.– l'art. 11 cpv. 1
del regolamento del Consiglio di Stato per i casi di patrocinio d'ufficio e di
assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (RL 3.1.1.7.1)
prevede ripetibili varianti dal 6 al 9% del valore medesimo. Dandosi un valore
litigioso di fr. 250 000.–, di conseguenza, già l'ammontare minimo per ripetibili risulta di
fr. 15 000.–.
In concreto tale indennità, che remunera poco più di cinquanta ore di lavoro alla
tariffa di fr. 280.– l'una (art. 12 del citato regolamento), appare
adeguata all'impegno profuso dal legale nella conduzione del patrocinio, ove si
consideri che la procedura compren­deva due cause distinte (seppure
connesse), che essa ha implicato la redazione di quattro memoriali, di quesiti
peritali e la partecipazione a quattro udienze. Di per sé l'indennità andrebbe
ridotta di un settimo (grado di soccombenza), ma la decurtazione non si
giustifica se appena si pensa che all'indennità andrebbe
aggiunto un 5% per le spese presumibili (art. 6 cpv. 1 del citato
regolamento) e l'IVA.

 

                           13.  Le spese dell'appello
principale seguono la soccombenza di AP 1, AP 2 e AP 3 (art. 106 cpv. 1 CPC),
che rifonderanno a AO 1 un'adeguata indennità per ripetibili. Non è il caso invece
di addebitare costi all'avv. PI 1, denunciato in lite, il quale non ha introdotto
un rimedio giuridico autonomo (art. 106 cpv. 3 CPC). Quanto alle spese dell'appello
incidentale, esse seguono la reciproca soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC). AO 1 ottiene
causa vinta solo sulla diversa ripartizione delle spese processuali e sull'aumento
delle ripetibili. Nel complesso si giustifica pertanto di porre a suo carico
due terzi delle spese e addebitare l'altro terzo alle controparti, cui
l'appellante incidentale rifonderà un'adeguata indennità per ripetibili
ridotte.

 

                           14.  Circa i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore
litigioso raggiunge ampiamente la
soglia di fr. 30 000.–
ai fini dell'art. 74 cpv. 1 lett. b
LTF.

Per questi motivi,

 

decide:                  I.  L'appello principale è
respinto.

 

                             II.  Le spese dell'appello principale,
di fr. 2500.– complessivi, sono poste solidalmente a carico degli appellanti
principali, che rifonderanno alla controparte, sempre con vincolo di solidarietà,
fr. 5000.– complessivi per ripetibili.

 

                            III.  L'appello incidentale è
parzialmente accolto, nel senso che il dispositivo 2 della decisione impugnata
è così riformato:

 La tassa di giustizia di fr. 3000.– e le spese di fr.
12 000.–
complessivi sono poste per un settimo a carico di AO 1 e per il resto
solidalmente a carico di AP 1, AP 2 e AP 3, i quali rifonderanno a AO 1, sempre
con vincolo di solidarietà, fr. 15 000.– complessivi per ripetibili.

 

                           IV.  Le spese dell'appello incidentale,
di fr. 2000.– complessivi, sono poste per due terzi a carico di AO 1 e per il
resto a carico delle controparti in solido, ai quali l'appellante incidentale
rifonderà fr. 1800.– complessivi per ripetibili ridotte.

 

                            V.  Notificazione a:

	
   

  	
  – avv.;

  – avv..

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei
procedimenti concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali
(art. 46 cpv. 2 LTF).