# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ad3525be-236b-5791-a93b-ad922306288f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-09-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.09.2016 35.2016.43
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2016-43_2016-09-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2016.43

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  22 settembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 maggio 2016 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 25 aprile 2016 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 27 luglio 2010, RI 1,
nato il 27 settembre 1957, dipendente della __________ di __________ dal 1°
luglio 2010, in qualità di "__________" e, perciò, assicurato
d’obbligo contro gli infortuni presso l'CO 1, mentre usciva dalla doccia al
proprio domicilio è caduto, riportando un trauma distorsivo alla spalla destra
con lesione transumorale della cuffia rotatoria a livello di sovraspinato e
nella porzione craniale del sottoscapolare (cfr. doc. 1, 8 e 9; inf. no. __________).

                                         L’Istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge.

 

                                         A seguito dell'infortunio RI
1 si è sottoposto il 22 dicembre 2010 ad un intervento di "sutura della
cuffia rotatoria e decompressione sottoacromiale", con decorso
post-operatorio privo di complicanze, ad opera del dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia dell'Ospedale __________
di __________ (doc. 35, 37, 38, 43 e 50), a cui è seguita nel corso
dell'autunno 2011 una re-rottura del sovraspinato (doc. 101 e 103)
rispettivamente il 20 aprile 2012 ad un intervento di "ricostruzione
artroscopia di re-rottura della cuffia dei rotatori della spalla
sinistra", con decorso post-operatorio privo di complicanze, ad opera del
dr. med. __________, specialista FMH in chirurgia ortopedica e traumatologia
dell' Ospedale __________ di __________ (doc. 131, 141, 153-155).

 

                               1.2.   Il 15 dicembre 2012 RI 1 è
rimasto vittima di un secondo infortunio, allorquando, mentre andava a prendere
l'automobile al proprio domicilio a __________, è scivolato sul ghiaccio,
cadendo in avanti con ricezione su entrambi i polsi e dolori di contraccolpo ad
entrambe le spalle e riportando una re-re-rottura della cuffia dei rotatori
della spalla sinistra e una rottura della cuffia dei rotatori della spalle
destra (cfr. doc. 197, 203 e 204; inf. no. __________: cfr. doc. 1).

L’Istituto assicuratore ha riconosciuto la propria responsabilità e ha
corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

A seguito dell'infortunio RI 1 si è sottoposto il 1° marzo 2013 ad un
intervento di "ricostruzione artroscopica della cuffia dei rotatori
della spalla destra" ad opera del dr. med. __________, specialista FMH
in chirurgia ortopedica e traumatologia dell' Ospedale __________ di __________
(doc. 211) rispettivamente il 4 febbraio 2015 ad un intervento di "artroscopia
diagnostica spalla destra, reinserzione aperta dei tendini sovra- e
infraspinato, acromioplastica e resezione articolazione acromio-clavicolare
" ad opera del prof. dr. med. __________, specialista FMH in chirurgia
ortopedica e traumatologia dell'apparato locomotore del __________ di __________
(doc. 263).

                               1.3.   Nel frattempo, in ambito LAI,
ritenuto come dalla documenta-zione acquisita all'incarto in fase di
istruttoria non erano emerse patologie extra-infortunistiche e che pertanto non
vi erano motivi di distanziarsi dalle valutazioni effettuate dall'assicuratore CO
1 (in particolare, dalla visita medica di chiusura del 27 maggio 2014 e dalla
visita medica circondariale del 6 ottobre 2014, ambedue ad opera del dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia generale e della mano; doc. 241 e 254), dopo aver
riconosciuto svariati periodi di incapacità lavorativa (segnatamente: 100% dal
20 luglio 2010, 50% dall'11 aprile 2011, 75% dal 27 aprile 2011, 50% dal 5
settembre 2011, 75% dal 1° dicembre 2011, 100% dal 20 aprile 2012, 75% dal 17
settembre 2012, 50% dal 17 ottobre 2012, 100% dal 15 dicembre 2012, 50% dal 25
dicembre 2012, 100% dal 28 febbraio 2012 e 0% dal 2 giugno 2014) in qualsiasi
attività professionale, ha attribuito a RI 1 il diritto ad una rendita intera,
con grado AI pari al 75% dal 1° febbraio 2012 (ovvero trascorso l'anno di
attesa, 1° luglio 2011, ex art. 28 LAI e tenuto conto del termine di sei mesi
dall'inoltro della richiesta di prestazioni, avvenuto il 19 agosto 2011, ex
art. 29 LAI) al 30 giugno 2012 e con grado AI pari al 100% dal 1° luglio 2012
al 30 settembre 2014, ovvero tre mesi dopo il miglioramento dello stato di
salute oggettivato da giugno 2014 (art. 88a OAI; doc. 245, 257 e 262).

                               1.4.   Preso atto dei risultati
della visita medica circondariale di chiusura del 20 novembre 2015, eseguita
dal dr. med. __________, specialista FMH in chirurgia generale e della mano
(doc. 264), il 23 dicembre 2015 l'CO 1 ha comunicato all’assicurato la
sospensione con effetto immediato delle prestazioni (spese di cura e indennità
giornaliera), ritenuto come, in base alla documentazione medica agli atti, il
suo stato di salute fosse ormai da considerare stabilizzato; nella medesima
occasione esso ha pure puntualizzato che, a decorrere dal 1° gennaio 2016,
veniva considerato abile nella misura massima possibile (doc. 265).

 

                               1.5.   Esperiti gli accertamenti
amministrativi del caso - in particolare dopo aver raccolto dal datore di
lavoro la documentazione attestante l'evoluzione salariale 2012-2016 di RI 1  come
pure i fogli DPL applicabili al caso di specie (doc. 268, 269 e 275), con
decisione del 4 marzo 2016 l’Istituto assicuratore ha attribuito all'assicurato
una rendita d’invalidità del 16% dal 1° gennaio 2016 oltre a un’indennità per
menomazione dell’integrità del 30% (doc. 278).

                                         A seguito dell’opposizione
parziale (poiché oggetto di contestazione è unicamente la valutazione della
rendita di invalidità) interposta dall'avv. RA 1, per conto dell’assicurato
(doc. 286), l’CO 1 in data 25 aprile 2016 ha confermato il contenuto della sua
prima decisione (doc. 288).

 

                               1.6.   Con tempestivo ricorso del 25
maggio 2016 RI 1, sempre rappresentato dall'avv. RA 1, ha postulato, in ogni
caso, l’annullamento della decisione impugnata ma limitatamente
all'attribuzione di una rendita d’invalidità del 16% dal 1° gennaio 2016 e, in
via principale, il riconoscimento a suo favore di una rendita per incapacità
lavorativa definitiva dell'83% per un importo di fr. 4'505.20 (per dodici
mensilità) a partire dal 1° gennaio 2016 a tempo indeterminato rispettivamente,
in via subordinata, che venga fatto ordine all'Istituto convenuto di esperire
un accertamento peritale tramite il Centro CO 1 di __________ o altro centro
simile, al fine di stabilire la capacità reddituale residua dell'assicurato
(doc. I, pag. 9).

Il rappresentante dell'insorgente contesta innanzitutto l'esigibilità
lavorativa determinata dal medico di circondario nel corso della la visita di
chiusura del 20 novembre 2015 e su cui si fonda la decisione avversata.
Sottolinea nuovamente che il suo cliente gode unicamente di un'abilità al
lavoro, quale taxista, al 20% a decorrere dal 15 agosto 2015, puntualizzando che
effettua attualmente lavori d'ufficio in tale misura. Critica l'operato dello
specialista fiduciario anche per non aver preso in considerazione le
conseguenze dell’assenza di sonno o di sonno fortemente disturbato dai dolori
che affliggono regolarmente il suo assistito durante il ciclo notturno. Secondariamente
il patrocinatore del ricorrente stigmatizza l'utilizzo da parte dell'Istituto
assicuratore delle DPL per il raffronto ipotetico dei redditi da valido e
invalido al fine della determinazione del grado di incapacità al guadagno per i
postumi infortunistici. Le cinque attività lavorative indicate (segnatamente: raffilatore,
impiegato di cinema, addetto alla confezione di cioccolata, impiegato
ricezionista o programmatore di macchine CNC) sarebbero infatti fantasiose e
irrealistiche, anche facendo astrazione dalle capacità residue del suo
assistito secondo la (contestata) visione della CO 1. 

Da ultimo, a fronte delle lacune nella valutazione del 20 novembre 2015 del
medico __________, che sarebbero evidenziate dal rapporto medico del 23 maggio
2016 del dr. med. __________ (specialista FMH in chirurgia ortopedica dell'__________
di __________) prodotto in sede ricorsuale a suffragio di tale asserzione, il
rappresentante dell'insorgente chiede che il suo assistito venga sottoposto ad
una perizia/ secondo parere tramite il Centro CO 1 di __________ o altro centro
simile.__________

                               1.7.   Nella risposta
del 22 giugno 2016 l'CO 1, rappresentata dall'avv. RA 2, ha postulato la
reiezione del ricorso con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (doc. III).

 

                               1.8.   In data 22 giugno 2016 il TCA
ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri
mezzi di prova (doc. IV). A tutt'oggi non è pervenuto a questo Tribunale alcun
nuovo documento.

 

                                         in diritto

                                         

                               2.1.   L'oggetto della lite è
circoscritto all'entità della rendita d’invalidità spettante all'assicurato. Non
è invece oggetto di contestazione - ed esula, quindi, dalla presente vertenza -
il riconoscimento di un’IMI del 30%.

 

                               2.2.   Giusta l'art. 18 cpv. 1
LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno
2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha
modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere
la sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                               2.3.   L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

 

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione dell'invalidità,
non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione medico-teorica del danno
alla salute dovuto all'infortunio e che occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze
economiche di tale danno. 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'età, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'in­validità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla
situazione antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura
partendo dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si sarebbe mantenuta
sostan­zialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.).
Ci si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di
qualche rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari
circostanze ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U
168, p. 97ss., consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                               2.4.   Nella concreta evenienza, come
riportato in narrativa, RI 1 è stato operato alla spalla sinistra il 22
dicembre 2010 (sutura cuffia rotatoria con decompressione sub-acromiale) e il
22 aprile 2012 (ri-sutura cuffia rotatoria e ricostruzione tendine
sovraspinato) per i postumi infortunistici del 27 gennaio 2010 rispettivamente alla
spalla destra il 1° marzo 2013 (ricostruzione tendine sovraspinato con
decompressione sub-acromiale) e il 4 febbraio 2015 (reinserzione aperta dei
tendini sovra - e infraspinato, acromioplastica e resezione
acromio-clavicolare) per le sequele infortunistiche del 15 dicembre 2012.

Dalle tavole processuali si evince che, per chiarire la questione riguardante
l'esigibilità lavorativa, l'istituto assicuratore ha fatto capo alla visita
medica circondariale di chiusura del 20 novembre 2015, eseguita dal dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia generale e della mano, giusta il quale:

" Apprezzamento

(…)

Reperti oggettivi

Importante limitazione funzionale
dolorosa alle due spalle.

Proposte diagnostiche e terapeutiche

Cura di fisioterapia su ordine del
prof. __________ nel frattempo terminata per mancanza di beneficio. L'assicurato
assume antinfiammatori al bisogno. Per il momento non sono più previsti
controlli ulteriori dal prof. __________.

Aspetti medico-assicurativi

                                         Assicurato __________,
padrone della propria ditta __________ incluso attività di ufficio che sono stimate
al 20%. Al momento attuale __________. L'assicurato non può più svolgere tutte
le mansioni, riesce a guidare solo raramente in sostituzione di qualche suo
dipendente. In base alla stabilizzazione della situazione ed alla visita medica
odierna si fissa un'esigibilità lavorativa e sulla base di questa una capacità
lavorativa nella misura massima possibile a partire dal 01.01.2016.

Esigibilità del lavoro 

Sollevare e portare pesi: 

l'assicurato pub sollevare e portare pesi molto leggeri fino
a 5 kg fino all'altezza dei fianchi spesso, pesi leggeri fra i 5 e i 10 kg fino
all'altezza dei fianchi di raro, pesi medi fra i 10 e i 25 kg, pesanti fra i 25
e i 45 kg e oltre i 45 kg fino all'altezza dei fianchi mai. Fino all'altezza
del petto pesi mas-simi fino a 2 kg e non oltre. 

Maneggio di attrezzi: 

lavoro leggero di precisione, senza limitazione, medio
talvolta, molto pesante mai, rotazione delle due mani spesso. 

Posizione e mobilità: 

lavori sopra la testa mai più possibili, rotazione del
tronco posizione seduta/inclinata in avanti e in piedi/inclinata in avanti
senza limitazione, posizione inginocchiata e di flessione delle ginocchia
tal-volta. Posizione di lunga durata seduta/in piedi o a libera scelta senza
limitazione. Spostamento fino e oltre 50 m per lunghi tratti su terreno
accidentato senza limitazione, salire le scale spesso, su scale a pioli mai.
Uso delle due mani con le limitazioni citate, nessun problema di equilibrio o
stare in equilibrio.”

(doc. 264; n.d.r.: il corsivo e le sottolineature sono della
redattrice)

 

                                         Tenuto conto di tali
indicazioni, l’assicuratore LAINF ha ritenuto che l'assicurato andava
considerato abile al lavoro al 100% in un lavoro molto leggero (quali, ad es.,
raffilatore, impiegato di cinema, addetto alla confezione di cioccolata,
impiegato ricezionista o programmatore di macchine CNC) e, quindi, con
decisione formale del 4 marzo 2016 (doc. 278), poi confermata in sede di
opposizione il 25 aprile 2016 (doc. 288), a fronte di un guadagno nel 2015
"da valido" di fr. 65'000.- e "da invalido" di fr.
54'688.-, l’Istituto assicuratore ha attribuito all'assicurato una rendita
d’invalidità del 16% dal 1° gennaio 2016.

 

                               2.5.   Per costante giurisprudenza,
in un procedimento assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione
della controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione
essa è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr.
RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003,
consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
in BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356,
p. 572), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto valore
probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(cfr. anche Pratique VSI 2001 p. 108ss.).

                                         Per
quel che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni
all'amministrazione, il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore
probante, fintantoché non vi sono degli indizi concreti che facciano dubitare
della loro attendibilità (cfr. STFA U 168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353,
consid. 3b/bb).

 

                                         In
una sentenza 8C_216/2009 del 28 ottobre 2009, pubblicata in DTF 135 V 465, il
Tribunale federale ha precisato che il giudice delle assicurazioni sociali può
fondare la propria sentenza su rapporti allestiti da medici che si trovano alle
dipendenze dell’amministrazione, a condizione che non sussista dubbio alcuno a
proposito della correttezza delle conclusioni contenute in tali rapporti.
Sempre secondo l’Alta Corte, dal principio della parità delle armi che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dedotto dall’art. 6 cpv. 1 CEDU, discende che gli
assicurati sono legittimati a mettere in dubbio l’affidabilità dei rapporti dei
medici interni all’amministrazione mediante dei mezzi di prova propri. Fra
questi mezzi di prova entrano in linea di conto, in particolare, anche le
certificazioni dei medici curanti.

                               2.6.   Nella concreta evenienza,
attentamente vagliato l’insieme della documentazione medica agli atti (cfr., in
particolare, doc. 25, 35, 37, 43, 50, 57, 76, 89, 95, 101, 103, 112, 118, 121,
141, 145, 153, 166, 173, 183, 197, 203, 208, 211, 216, 219, 224, 235, 247),
questo Tribunale ritiene che il parere espresso dal dr. med. __________,
specialista nella materia che qui ci occupa, - dettagliato, approfondito e
quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati e, al quale,
va dunque attribuita piena forza probante (cfr. consid. 2.5) - possa
validamente costituire da base al giudizio che è ora chiamato a rendere, senza
che si riveli necessario procedere a degli ulteriori atti istruttori (in
particolare, all'esperimento di una perizia/secondo parere tramite il Centro CO
1 di __________ o altro centro simile, così come postulato dal rappresentante
della ricorrente nel gravame: cfr. doc. I a pag. 7 e 8).

Del resto, la valutazione della specialista dell'CO 1 non è stata smentita da
certificati medico-specialistici neppure in sede ricorsuale. In effetti, il
rapporto del 23 maggio 2016 del dr. med. __________, specialista FMH in
chirurgia ortopedica dell'__________ di __________ versato agli atti con il
gravame, non è atto a sollevare dubbi circa la fedefacenza del referto
allestito dal dr. med. __________ con espresso riguardo alla situazione clinica
dell'assicurato, che è stata attentamente e dettagliata-mente vagliata dal
precitato medico fiduciario che peraltro vanta un’ampia esperienza in materia
di medicina assicurativa e infortunistica. Il rapporto del 23 maggio 2016 del
dr. med. __________ non contiene inoltre alcuna indicazione in merito
all'esigibilità lavorativa e, quindi, anche sotto questo aspetto, non appare
suscettibile, di sminuire il valore probatorio attribuito al parere del dr.
med. __________.

Dal canto loro, le contestazioni mosse dal rappresentante del ricorrente nel
gravame all'esigibilità lavorativa (in particolare, "sollevare e portare
pesi", "maneggio di attrezzi" e "posizione e mobilità")
del suo assistito determinata dal medico di circondario (anche per non aver
preso in considerazione le conseguenze dell'assenza di sonno o di sonno
fortemente disturbato dai dolori che affliggono regolarmente il suo assistito
durante il ciclo notturno) non trovano fondamento in alcun rapporto medico,
tantomeno specialistico, ed hanno pertanto il valore di una semplice
dichiarazione di parte. Non possono quindi essere condivise dal TCA.

Del resto, la valutazione dell'esigibilità lavorativa espressa dal medico
fiduciario risulta plausibile anche alla luce dei precedenti giurisprudenziali
riportati qui di seguito, riguardanti assicurati che accusavano limitazioni
nell'utilizzo degli arti superiori.

Ad esempio, in una pronunzia inedita del 12 novembre 1996, l’allora TFA (dal 1°
gennaio 2007: TF) ha, ad esempio, ritenuto realistica la possibilità di mettere
a frutto la restante capacità lavorativa in attività cosiddette sostitutive,
trattandosi di un assicurato cinquantacinquenne che - a causa dei postumi infortunistici
interessanti, in particolare, la spalla destra - era impedito nel sollevare
pesi superiori ai 10 kg lungo tutto l'asse corporeo. La mobilità era ridotta di
2/3, certi movimenti non erano più possibili, come ad esempio, il sollevamento
del braccio oltre i 60°, di modo che il braccio destro poteva unicamente
servire come aiuto per il braccio adominante. 

 

                                         In
una sentenza 35.1997.23 dell'11 settembre 2000 - integralmente confermata dal
TFA con sentenza U 449/00 dell'8 maggio 2002 - questo Tribunale ha riconosciuto
come reintegrabile nel mondo del lavoro, un'assicurata che, secondo l'avviso
dei medici, presentava una mano sinistra infortunata praticamente
inutilizzabile, fatta eccezione per delle prese a tre dita senza forza.

                                         Il
TFA è pervenuto alla medesima conclusione in una sentenza U 240/99 del 7 agosto
2001, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 U 439, p. 347ss., concernente un
assicurato che, a causa dei disturbi e dei deficit funzionali all'estremità
superiore destra, è stato dichiarato in grado di svolgere lavori manuali molto
leggeri, che non richiedono l'impiego di forza con la mano destra, e il
sollevamento di pesi superiori ai 2 kg (e pertanto ritenuto praticamente monco
di una mano).

 

                                         In
una sentenza 35.2002.88 del 14 aprile 2003, cresciuta incontestata in
giudicato, questa Corte ha giudicato completamente abile in attività leggere
dal profilo dell'impegno fisico, comportanti in prevalenza dei compiti di
sorveglianza, un assicurato che, a causa di un, citiamo: "importante deficit
funzionale e ipotrofia muscolare all'emicinto scapolare destro. Flessione
attiva 100°, abduzione 90° solo con il gomito flesso, rotazione interna solo
fino all'altezza del trocantere. Ipersensibilità nella regione del deltoide in
corrispondenza del territorio di innervazione del nervo ascellare", il
medico di fiducia dell'assicuratore aveva ritenuto, citiamo: "… limitato
nelle attività lavorative che richiedono l'ingaggio dell'arto superiore destro
al di sopra della vita, scostato dal tronco, così come nei movimenti di
rotazione. Limitato l'uso di utensili, rispettivamente, macchinari vibranti e
contundenti. Trasporto di pesi possibile solo con il braccio pendente,
sollevamento di pesi solo al massimo fino al di sotto della vita, tenendo
l'arto superiore destro accostato al tronco." (cfr. STCA succitata,
consid. 2.6.).

 

                                         Con
un giudizio I 27/06 e U 18/06 del 24 agosto 2006, consid. 5.2.3, il TFA ha
considerato in grado di svolgere a tempo pieno semplici mansioni di
sorveglianza, rispettivamente, di controllo, così come lavori in un chiosco nonché
attività ausiliarie nel campo della gastronomia o in un magazzino, un
assicurato, nato nel 1948, che soffriva di dolori cronici alla spalla destra
con irradiazione al braccio destro, di un’importante rottura della cuffia dei
rotatori a destra (con rottura completa del tendine dei muscoli sovra- e
infraspinato, rottura parziale del tendine sottoscapolare e lussazione del
tendine del bicipite), di un’artrosi dell’articolazione acromio-claveare e di
una persistente pseudoparalisi del braccio destro (diagnosi differenziale:
spalla congelata post-traumatica).

 

                                         In
una sentenza 8C_260/2011 del 25 luglio 2011, il TF ha dichiarato in grado di
svolgere a tempo pieno attività lavorative leggere non bimanuali, un assicurato
che presentava una paralisi, da parziale a completa, della muscolatura della
spalla e del braccio destro dominante.

 

                                         In conclusione, stante
quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400 e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF
113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da
ritenere dimostrato, secondo il grado della
verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle
assicurazioni sociali (DTF 138 V 218 consid. 6
pag. 221 con riferimenti), che
RI 1 è in grado di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento completo,
un'attività lavorativa compatibile con le limitazioni derivanti dal danno alla
salute infortunistico.

Da ultimo, va osservato che l'assicurato non trae alcun giovamento
dell'argomentazione ricorsuale giusta la quale godrebbe unicamente di un'abilità
al lavoro, quale taxista, al 20% a decorrere dal 15 agosto 2015, e che quindi
effettuerebbe attualmente lavori d'ufficio in tale misura, poiché essa è
ininfluente ai fini del giudizio alla luce delle considerazioni che precedono.

 

                               2.7.   Si tratta ora di valutare le
conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.

                            2.7.1.   Per quanto concerne il reddito
da valido, secondo l’istituto assicuratore, l’insorgente avrebbe
guadagnato nel 2015, qualora non fosse rimasto vittima degli infortuni assicurati,
un importo annuo pari a fr. 65'000.- (cfr. doc. 274).

 

Questo dato,
desunto dalle indicazioni fornite direttamente dal datore di lavoro (cfr. doc. 268) e non contestato dal ricorrente, può senz’altro essere fatto proprio
da questa Corte.

                            2.7.2.   Per
quanto riguarda il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75
seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla
giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La
questione di sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati
statistici debbano essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze
personali e professionali del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del
25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle
assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione.

                                         Nella
seconda sentenza di principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché
il reddito da invalido possa essere validamente determinato sulla base dei
salari DPL. 

                                         In
quella sede, la nostra Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno
cinque DPL, l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero
totale dei posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento.

Questa giurisprudenza è stata confermata anche recentemente dal TF,
segnatamente in DTF 139 V 592 e nella sentenza 8C_898/2015 del 13 giugno 2016
al consid. 3.3.

                                         L’Alta
Corte, relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente applicabili,
in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali
risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei
salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili
dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni
(SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04; STF
9C_262/2016 del 30 agosto 2016).

 

                                         Nella
DTF 129 V 472 consid. 4.2.2, l’Alta Corte ha verificato, in base a una valutazione
statistica compiuta dall’CO 1, che il salario medio risultante dalle DPL si
situava soltanto leggermente sotto quello secondo l’ISS (in questo
senso, si veda pure la STF 8C_647/2013 del 4 giugno 2014 consid. 7.2).

                               2.8.   Nella presente
fattispecie, l'assicuratore LAINF convenuto ha determinato il reddito
ancora esigibile dall'assicurato, mediante il metodo delle DPL.

 

                                         È pertanto risultato che
nelle attività sostitutive che l'insorgente sarebbe stato in grado di
esercitare, tenuto conto del danno alla salute, e meglio il raffilatore presso
la __________ di __________, l'impiegato di cinema presso la __________ di __________,
il preparatore di cioccolata presso la __________ di __________, l'impiegato
ricezionista presso il __________ di __________ e, infine, il programmatore di
macchine CNC presso la __________ di __________, i dipendenti di tali ditte
percepivano in media, nel 2015, un reddito annuo pari a fr. 54'687.40 (cfr.
doc. 275, p. 1).

 

                                         D’altro
canto, sempre in conformità alla giurisprudenza suevocata, l'assicuratore
infortuni ha fornito informazioni sul numero globale dei posti di lavoro che
entrano in linea di conto alla luce degli impedimenti presentati
dall'assicurato, sul salario massimo e minimo, così come sul salario medio.

                                         In effetti, dalla tabella
di cui al doc. 275, si evince che sono 38 i posti di lavoro che entrano in
considerazione, che i salari minimo e massimo ammontano, rispettivamente, a fr.
37'777.- e a fr. 74'522, e infine che quello medio è di fr. 52'051.-

 

                                         Il TCA constata che il
valore considerato dall’assicuratore LAINF convenuto (fr. 54'687.40) è solo
leggermente superiore alla media dei salari medi (fr. 52'051.-), ragione per la
quale non vi possono essere dubbi circa la rappresentatività del reddito da
invalido stabilito in base alle DPL.

Il TCA rileva inoltre che i cinque posti di lavoro segnalati dall’Istituto rispettano
le limitazioni funzionali derivanti dal danno alla salute infortunistico (i
quali, come ha peraltro rettamente e dettagliatamente indicato l'Istituto
convenuto a pag. 6 della decisione su opposizione qui avversata, risultano più
leggeri rispetto a quanto valutato dal medico di circondario; in proposito, cfr.
la descrizione delle attività e le esigenze fisiche risultanti dalla relative
schede DPL; doc. doc. 275, p. 4-23) come pure la formazione dell'assicurato
(cfr .i profili formativi richiesti risultanti dalla relative schede DPL; doc.
doc. 275, p. 4-23).

In siffatte circostanze, le contestazioni mosse dal rappresentante
dell'insorgente nel gravame all'operato dell'Istituto assicuratore per aver
applicato al caso di specie le 5 schede DPL in questione non possono essere
condivise dal TCA.

Detto questo, è vero che la ricerca di un posto di
lavoro adatto alle capacità dell'interessato (nato il il 27 settembre
1957) può apparire difficoltosa, vista in particolare
la situazione congiunturale svizzera; tuttavia, se il mercato del lavoro locale
non gli offre di sfruttare la sua residua capacità lavorativa e di guadagno,
non può essere compito dell'assicurazione obbligatoria contro gli
infortuni - concepita quale assicurazione causale (DTF 120 V 102) - sopperire con il versamento di prestazioni assicurative a
quello che sarebbe dovuto, semmai, dall'assicurazione contro la disoccupazione.

In conclusione, il reddito da invalido - che è stato validamente determinato in
base alle DPL - ammonta a fr. 54'687.40.

                                         Decurtazioni sul reddito
da invalido stabilito in applicazione delle DPL non possono entrare in linea di
conto, considerato il sistema stesso su cui si fonda questa modalità di
fissazione del reddito (cfr. DTF 129 V 472, consid. 4.2.3).

                               2.9.   Il grado di invalidità
dell'insorgente - determinato confrontando i fr. 54'687.40 al reddito che egli
avrebbe potuto conseguire senza il danno alla salute, e cioè fr. 65'000.-,
risulta essere del 15.87%, arrotondato al 16% secondo la giurisprudenza di cui
alla DTF 130 V 121 consid. 3.2.

 

                             2.10.   Visto che mediante la
decisione su opposizione impugnata all’assicurato è stata riconosciuta una
rendita di invalidità del 16% dal 1° gennaio 2016 (ovvero dalla stabilizzazione
dello stato di salute; cfr. doc. 265) a tempo indeterminato (cfr. doc. 288),
essa merita conferma.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti