# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 71408c36-b1e8-5c35-b743-7a64d73d6a4b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1997-09-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 25.09.1997 11.1996.137
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-137_1997-09-25.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00137

  	
  Lugano,

  5 settembre 1997/cs

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. Bernasconi e Giani

  
						

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __________.__________.__________ (azione di divorzio) della Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna
promossa con petizione dell’8 giugno 1995 da

 

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________, nata __________, __________ (__________)

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________ __________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________ __________, __________

  (patrocinato
  dalla lic. iur. __________ __________, 

  studio
  avv. __________ __________, __________);

   

  

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolto l’appello del 2 settembre 1996 presentato
da __________ __________ __________ contro la sentenza emessa il 14 agosto 1996
del Pretore della giurisdizione di Locarno Campagna;

                                         2.   Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria contestuale
all’appello;

                                         3.   Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria formulata da
__________ __________ __________ con le osservazioni all’appello;

                                         4.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________
__________ (1970), cittadino portoghese, e __________ __________ (1963),
cittadina italiana, si sono sposati a __________ (__________) il __________
1991. Entrambi gli sposi risiedevano in Svizzera già prima del matrimonio.
Dall’unione è nata una figlia, __________, il __________ 1992. Il marito era
__________ presso l’im-presa __________ di __________. La moglie ha lavorato al
__________ __________ a __________ fino al maggio del 1991, dopo di che è
passata come __________ alle dipendenze della __________ __________, a .
__________, attività cessata dieci settimane prima della nascita della figlia.
Il 6 luglio 1993 __________ __________ __________ ha chiesto al Pretore di
Locarno Campagna il tentativo di conciliazione e nell’agosto successivo ha
ottenuto di essere riassunta, a tempo parziale, dalla __________ __________
(per una media di venti ore la settimana). Il tentativo di conciliazione è
decaduto infruttuoso il 24 agosto 1993 e da allora i coniugi vivono separati.
Due altri tentativi di conciliazione, tenutisi il 13 settembre 1994 e il 27
giugno 1995, sono rimasti senza esito.

 

                                  B.   L’8 giugno 1995
__________ __________ __________ ha promosso azione di divorzio, postulando
l’affidamento a sé della figlia per la cura e l’educazione, un contributo
indicizzato di fr. 400.– mensili per sé e di fr. 600.– per la figlia (aumentati
a fr. 770.– dopo il settimo anno di età, a fr. 850.– dopo il dodicesimo e a fr.
1’100.– dopo il sedicesimo), oltre contributi provvisionali arretrati per fr.
900.– e la pronuncia della separazione dei beni (recte: la liquidazione del
regime matrimoniale). __________ __________ ha aderito alla petizione, ma ha
negato ogni contributo alla moglie e ha offerto alla figlia un contributo
mensile di fr. 500.– indicizzati (aumentati a fr. 550.– dopo i 7 anni, a fr.
600.– dopo i 13 anni e a fr. 650.– dopo i 17 anni), assegni familiari compresi.

 

                                  C.   Chiusa l’istruttoria,
nel suo memoriale conclusivo del 4 luglio 1996 l’__________ ha ribadito le
proprie domande, tranne portare a 

                                         fr. 800.– mensili
indicizzati il contributo alimentare chiesto per sé. Il convenuto ha ribadito
nel suo memoriale conclusivo del 

                                         28 giugno 1996 quanto
prospettato nella risposta. Le parti hanno rinunciato al dibattimento finale.

 

                                  D.   Con sentenza del 14
agosto 1996 il Pretore ha pronunciato il divorzio, ha affidato la figlia alla
madre (riservato il diritto di visita del padre), ha condannato __________
__________ __________ a versare un contributo indicizzato per l’attrice (art.
152 CC) di fr. 210.– mensili fino al 30 novembre 1998 e di fr. 50.– mensili
dopo di allora, così come un contributo indicizzato per la figlia di 

                                         fr. 800.– mensili fino al
30 novembre 1998, di fr. 960.– mensili fino al 30 novembre 2004, di fr. 985.–
mensili fino al 30 novembre 2008 e di fr. 1180.– mensili fino al 30 novembre
2010, assegni familiari compresi, respingendo ogni altra domanda. Entrambe le
parti sono state ammesse al beneficio dell’assistenza giudiziaria e non sono
state prelevate tasse né spese, compensate le ripetibili.

 

                                  E.   Contro la sentenza
predetta __________ __________ __________ è insorto con un appello del 2
settembre 1996 nel quale chiede che – conferitogli il beneficio dell’assistenza
giudiziaria – il contributo alimentare per la moglie sia soppresso e quello per
la figlia ridotto a fr. 725.– mensili indicizzati fino ai 7 anni di età, a fr.
900.– fino ai 12 anni, a fr. 950.– fino ai 16 anni e a fr. 1140.– fino ai 18
anni. Nelle sue osservazioni del 30 settembre 1996 __________ __________
__________ insta a sua volta per il beneficio dell’ assistenza giudiziaria,
proponendo di respingere l’appello e di confermare la sentenza impugnata.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   I documenti introdotti per
la prima volta in appello non sono ricevibili. L’art. 321 cpv. 1 lett. b CPC
vieta di addurre fatti o mezzi di prova nuovi in sede di ricorso e il diritto
federale non impone una disciplina diversa, salvo per quanto riguarda le
relazioni tra genitori e figli minorenni, rette dal principio inquisitorio (DTF
120 II 231 consid. 1c, 119 II 203 consid. 1; Cocchi/
Trezzini, Codice di procedura civile ticinese annotato, Lugano 1993, n.
10 ad art. 86 e n. 1 ad art. 321). Nuove allegazioni possono essere considerate
in tal caso – a titolo eccezionale – ove servano a ridefinire il fabbisogno del
figlio, ma solo verso l’alto, poiché il principio inquisitorio giova in primo
luogo al figlio minorenne, non ai genitori (DTF dell’11 marzo 1993 in re C., consid.
2b, REP 1994, pag. 237, consid. 2b). In concreto l’attestato accluso
all’appello del convenuto e la lettera allegata alle osservazioni dall’attrice
non hanno simili finalità e sono quindi inammissibili. Dandosi cambiamenti di
apprezzabile rilievo e durevolezza circa i redditi o i fabbisogni, spetterà
all’ex coniuge che intende ottenere una riduzione degli obblighi di
mantenimento postulare una modifica dell’assetto contributivo davanti al
Pretore (art. 153 cpv. 2 e 157 CC), non alla Camera civile di appello statuire
per la prima volta, sostituendosi d’autorità al primo grado di giurisdizione
(identico principio vale, del resto, anche sul piano cautelare: Hinderling/ Steck, Das schweizerische
Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 545, nota 77 con richiami di dottrina e
giurisprudenza).

 

                                   2.   Nella fattispecie la
pronuncia del divorzio, non controversa, è passata in giudicato. Litigioso è il
contributo alimentare per la moglie e – in parte – quello per la figlia.
L’appellante sostiene anzitutto che la capacità lucrativa dell’__________ non è
di fr. 1700.– netti mensili, come ha accertato il Pretore (sentenza, consid.
4a), bensì di fr. 2000.– netti mensili. Egli sostiene che nulla impedirebbe all’__________
di aumentare il proprio grado di occupazione dal 50% al 60-70%, tanto meno dal
giorno in cui la figlia comincerà a frequentare la scuola dell’obbligo. Oltre a
ciò, l’attrice potrebbe migliorare il
proprio guadagno mettendo a profitto l’attestato conseguito a suo tempo presso
la scuola __________ __________ (__________).

 

a)   Come
ha rilevato il Pretore, il coniuge cui sono affidati figli per la cura e
l’educazione può essere tenuto a esercitare – in linea di principio – soltanto
un’attività lucrativa a tempo parziale, e ciò fino al momento in cui il figlio minore
compirà 16 anni (DTF 115 II 10 nel mezzo con richiamo a DTF 109 II 286; Hausheer/Kocher, Handbuch des Unterhaltsrechts,
Berna 1997, pag. 269 n. 05.76 con riferimento anche a DTF 111 II 306). Per
determinare quale grado di occupazione si possa equamente pretendere, nelle
circostanze specifiche, dal coniuge affidatario che già esercita un’attività
lucrativa, bisogna dipartirsi dall’attività svolta (Hausheer/Kocher, op. cit., pag. 292 n. 05.135). La questione
è pertanto di sapere se, in concreto, sia il caso di imporre all’attrice – la
quale già lavora a metà tempo – un ulteriore reddito (virtuale) del 10-20%.

 

b)   Se in
concreto l’attrice guadagnasse fr. 2000.– mensili netti (come auspica
l’appellante) e il contributo in suo favore ammontasse a fr. 210.– mensili
(come ha stabilito il Pretore), l’attrice stessa riuscirebbe a coprire il
proprio fabbisogno di fr. 2115.– mensili (non contestato: sentenza, consid. 6)
con un margine di fr. 95.– mensili. Un vantaggio finanziario tanto esiguo da
parte dell’appellante non prevale sicuramente sull’interesse della figlia,
quanto meno per i primi 7 anni di età, a essere accudita personalmente dalla
madre nella misura del 50 anziché del 30-40%. Giovi ricordare che, secondo la
giurisprudenza già evocata, di massima una madre senza attività lucrativa cui
sono affidati figli per la cura e l’educazione può essere tenuta a trovare – o
a ritrovare – un lavoro a tempo parziale solo quando il figlio minore compirà
10 anni (DTF 115 II 10 consid. 3c). Nel caso in esame __________ lavora già
mediamente a metà tempo – ciò che del resto appare indispensabile, vista la
situazione finanziaria del convenuto – e non sarebbe equo imporle un maggior
grado di occupazione solo per consentire all’appellante un risparmio,
nell’ipotesi a lui più favorevole, di fr. 95.– mensili. Quanto all’attestato
che l’attrice ha conseguito (non si sa quando) presso la scuola
____________________, non è dato a divedere – né l’appellante precisa con un
solo esempio concreto – quale maggior guadagno tale diploma permetterebbe di
ritrarre all’atto pratico lavorando a metà tempo nel settore turistico in
Ticino.

 

c)   Al
momento in cui la bambina compirà i 7 anni, l’argomenta-zione dell’appellante
appare finanche priva di oggetto. Seppure l’attrice guadagnasse fr. 2000.–
mensili netti, con il contributo mensile di fr. 50.– in suo favore fissato dal
Pretore dopo il 1° dicembre 1998 (per di più oggetto di appello, come quello di
fr. 210.– che precede), essa non riuscirebbe ugualmente a coprire il proprio
fabbisogno mensile di 

       fr. 2115.–.
Non potrebbe quindi, come sia, contribuire al mantenimento in denaro della
figlia e il convenuto non ne trarrebbe alcuno sgravio economico. Ne segue che,
su questo primo punto, l’appello è destinato all’insuccesso.

 

                                   3.   L’appellante rimprovera
al primo giudice di avergli imputato un reddito netto di fr. 3870.– trascurando
la precarietà del suo impiego, confermata il datore di lavoro, precarietà tanto
evidente che egli si trova oggi disoccupato. La notoria crisi in cui versa il
settore dell’edilizia non consentirebbe di computargli, in realtà, un reddito
superiore a fr. 2700.– mensili netti.

 

                                         La doglianza non può
essere condivisa. Il guadagno netto di 

                                         fr. 3870.– mensili
accertato dal Pretore corrisponde a quanto l’appellante percepiva
effettivamente come manovale presso l’impresa __________ di __________. Il calcolo
non è per altro rimesso in discussione (sentenza, consid. 4b). È vero che, al
momento in cui il Pretore ha giudicato, il futuro professionale immediato
dell’appellante presso quella ditta appariva incerto (verbali, pag. 6). Se non
che, il guadagno imputabile a una parte non è necessariamente quello conseguito
presso un determinato datore di lavoro; decisivo è il reddito che l’interessato
può ragionevolmente ottenere dando prova di buona volontà sul mercato
dell’impiego (DTF 119 II 316 consid. 4a). La prognosi del giudice è a medio
termine e si fonda sulle previsioni al momento del divorzio; situazioni che
possono ritenersi transitorie, come ad esempio una temporanea in capacità di
guadagno, non bastano a sminuire la capacità lucrativa (Bühler/ Spühler, in: Berner Kommentar, 3ª edizione, nota 33
ad art. 151 CC).

 

                                         Che il ramo dell’edilizia
soffra attualmente, nel Ticino, di un ristagno economico considerevole è
indubbio. L’appellante è nondimeno un uomo giovane (nato il __________ 1970) e,
per quanto risulta dagli atti, in buona salute. Il suo datore di lavoro ha
confermato di averlo assunto come manovale, ma che l’interessato sa fare anche
il __________, l’____________________“insomma un po’ di tutto”, compresi lavori
pesanti, soggiungendo che proprio per queste capacità lo aveva ingaggiato
(verbali, pag. 6). Nelle circostanze descritte le notorie difficoltà in cui si
trova il settore edile non pregiudicano oltre misura le possibilità
dell’appellante di trovare un impiego. Egli non ha una formazione
specialistica, confinata a possibilità di assunzione ridotte. La sua relativa
polivalenza può consentirgli di lavorare anche in altri settori dell’industria
e del commercio. Ciò premesso, il reddito netto di fr. 3870.– mensili calcolato
dal Pretore può senz’altro ritenersi quanto l’appellante è ragionevolmente in
grado di guadagnare facendo prova di buona volontà sul mercato dell’impiego.
Anche a tale proposito l’appello manca perciò di consistenza.

 

                                   4.   Con riferimento alla
sua capacità di svolgere lavori faticosi, appunto, l’appellante chiede che
l’indennità di fr. 3.– giornalieri riconosciutagli dal Pretore nel fabbisogno
mensile sia portata a 

                                         fr. 5.–. Ora, secondo la
tabella dei minimi di esistenza agli effetti del diritto esecutivo pubblicata
dalla Camera di esecuzioni e fallimenti (Rep. 1993 pag. 266), il minimo vitale
va effettivamente maggiorato, in caso di professione gravosa, da fr. 3.– a fr.
6.– il giorno (cifra 2.4.1). Entro il minimo e il massimo di tale indennità la
valutazione rientra tuttavia nella latitudine di apprezzamento del Pretore,
censurabile solo per eccesso o per abuso. Nella fattispecie l’indennità minima
ammessa dal Pretore non configura estremi del genere, tanto meno se si pensa
che è conforme alla tabella dei minimi di esistenza e che il reddito di fr.
3870.– mensili accertato dal primo giudice non si riferisce a lavori necessariamente
pesanti, ma a impieghi che all’occasione possono rivelarsi tali. Non vi è
quindi ragione per intervenire al proposito.

 

                                   5.   Per quanto riguarda
il fabbisogno in denaro della figlia, l’appel-lante definisce eccessive le
somme scalari fissate dal Pretore (fr. 800.–, fr. 960.–, fr. 985.– e fr. 1180.–
mensili), sottolineando che in concreto il reddito dei genitori è assai più modesto
di quello cui si riferiscono le raccomandazioni dell’Ufficio zurighese della gioventù.
Se ne imporrebbe quindi, a suo avviso, un congruo ridimensionamento (fr. 725.–,
fr. 900.–, fr. 950.– e fr. 1140.– mensili).

 

a)   Secondo
la consolidata prassi di questa Camera il fabbisogno dei figli si determina in
base alle raccomandazioni pubblicate dall’Ufficio della gioventù del Canton
Zurigo, adattate di caso in caso alle particolarità del caso specifico (Rep. 1994
pag. 298 consid. 5). Il Pretore si è attenuto a tale principio, facendo capo
alle raccomandazioni più recenti (RDT 51/1996 pag. 33), che per un figlio unico
prevedono un fabbisogno complessivo di fr. 1200.– mensili fino al 7° compleanno,
di fr. 1280.– mensili fino al 17° compleanno e di fr. 1460.– mensili dopo di
allora. Visto il modesto reddito dei genitori, egli ha ridotto tale fabbisogno
del 15% circa, togliendo anche metà della posta “cura e educazione”, prestata
in natura dalla madre (nella mezza giornata in cui non lavora). Donde, in
sintesi, un fabbisogno della figlia __________ di fr. 800.– mensili fino al 7°
compleanno. Per le altre fasce d’età egli ha proceduto seguendo lo stesso metodo.

 

b)   L’appellante
chiede – in sintesi – che il fabbisogno previsto dalle citate raccomandazioni
sia ridotto non del 15%, come ha fatto il Pretore, bensì del 25%. La richiesta
non è giustificata. Certo, in astratto le cifre indicate dalle predette raccomandazioni
potrebbero anche essere ridimensionate del 25% (che è in ogni modo il massimo prospettabile:
edizione 1988, pag. 8 a metà). A parte il fatto però che quando ha giudicato il
Pretore le somme figuranti nelle raccomandazioni erano già lievitate di 0,4
punti (indice nazionale dei prezzi al consumo del novembre 1995: 102.8; indice
del luglio 1996: 103.2), in concreto il reddito netto dei genitori è pur sempre
di fr. 5570.– mensili complessivi, ossia l’80% circa del reddito di riferimento
(circa fr. 6950.– mensili). Una riduzione del 25% è quindi esclusa. Oltre a
ciò, il Pretore ha rinunciato ad aggiungere al fabbisogno in denaro della
figlia – contrariamente a quanto sembra evincersi dalla sentenza impugnata (consid.
5) – la retta dell’asilo nido (fr. 200.– mensili non contestati), che di regola
va sommata al fabbisogno in denaro (edizione 1988 delle raccomandazioni, pag.
6). Gli importi di fr. 800.–, fr. 960.–, fr. 985.– e fr. 1180.– mensili fissati
dal Pretore equivalgono, in effetti, all’85% del fabbisogno nominale (previa
riduzione a metà della posta “cura ed educazione”), senza alcuna aggiunta. In
siffatte condizioni non vi è alcun motivo di ridurre il fabbisogno in misura
superiore a quella decisa nella sentenza impugnata. Ne segue che l’appello si
rivela, una volta di più, senza fondamento.

 

                                   6.   La rendita che il
Pretore ha assegnato all’__________ vita natural durante sulla scorta dell’art.
152 CC non è litigiosa. Per vero ci si potrebbe domandare se oltre i 16 anni
della figlia tale prestazione di indigenza sia ancora giustificata. Si potrebbe
ragionevolmente  presumere infatti che a quel momento l’attrice (nata il 14
giugno 1963), in buona salute, riprenda un’attività a tempo pieno, tanto più
che nella fattispecie la vita in comune dei coniugi è durata meno di due anni e
che l’attrice ha sospeso l’attività di __________ per meno di un anno (cfr. 114
II 9). Il matrimonio non sembra quindi averle arrecato rilevanti pregiudizi
professionali. Sia come sia, la questione può rimanere aperta. La durata del
contributo, infatti, non forma oggetto di appello (contestato è solo il suo
ammontare). Dandosene le premesse, del resto, al momento in cui l'attrice sarà
in grado di sopperire essa medesima al proprio fabbisogno l’appellante potrà
ancora chiedere al giudice di modificare la sentenza di divorzio (art. 153 cpv.
2 CC).

 

                                   7.   Gli oneri
processuali del sindacato odierno seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC).
La richiesta di assistenza giudiziaria presentata dall’appellante non può
essere accolta, il ricorso apparendo privo di buon esito sin dall’inizio (art.
157 CPC). Quanto all’assistenza giudiziaria postulata dall’attrice, l’attribu-zione
di ripetibili renderebbe la domanda – di per sé – senza oggetto. Dato nondimeno
che la relativa indennità appare di difficile (se non impossibile) incasso, si
giustifica di concedere ugualmente all’appellata il gratuito patrocinio (art.
159 CPC).

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è respinto e la
sentenza impugnata è confermata.

                                      

                                   2.   La richiesta di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ __________ è respinta.

 

                                   3.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 250.–

                                         b) spese                         fr.  
50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 500.– per
ripetibili di appello.

 

                                   4.   __________ __________
__________ è ammessa al beneficio dell’assisten-za giudiziaria con il gratuito
patrocinio dell’avv. __________ __________ __________, __________.

 

                                   5.   Intimazione:

                                         – lic. iur. __________
__________, __________;

                                         – avv. __________
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno Campagna.

 

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria