# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 76734caa-2418-5b0e-8d1f-91f9f6907021
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.02.2021 D-529/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-529-2021_2021-02-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-529/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 0  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,   

con l’approvazione della giudice Christa Luterbacher,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iraq,   

patrocinato da Roberta Condemi,  

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera 

centrale, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 27 gennaio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-529/2021 

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Visto: 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 26 ottobre 

2020 (cfr. atto SEM 1/2), 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 6 novembre 2020 (cfr. 

atto SEM 14/3), 

la nutrita documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 21/2, 22/2, 23/5, 

24/1, 25/1, 27/2, 28/2, 31/1, 32/1, 35/2, 36/2, 37/2, 38/1, 39/2), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 27 gennaio 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM 42/1), me-

diante la detta autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronun-

ciato il trasferimento dell’interessato verso l’Italia, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 4 febbraio 2021 (timbro postale) e con cui l’insorgente ha po-

stulato in limine la sospensione dell’allontanamento in via supercautelare 

e la restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito l’annullamento della pre-

citata decisione e la restituzione degli atti alla SEM per l’esame nazionale 

della domanda d’asilo; contestualmente di essere ammesso al beneficio 

dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle 

spese processuali compreso il relativo anticipo, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-

dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un 

trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-

mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che nel colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile compe-

tenza dell’Italia, non la ha esplicitamente contestata, limitandosi a asseve-

rare di non volervi fare ritorno poiché in detto Paese non conoscerebbe 

nessuno allorché in Svizzera risiederebbe suo fratello, 

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato la 

tacita ammissione di competenza da parte dell’Italia e l’irrilevanza della 

presenza del fratello in Svizzera, ha escluso che nello Stato di destinazione 

sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 del regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato 

membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-

nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo 

o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 

180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) o un rischio di 

trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione del principio del divieto 

di respingimento; che proseguendo nella propria analisi, la SEM ha negato 

l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione delle clausole discrezio-

nali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento Dublino III; che in 

particolare, le problematiche mediche di cui soffrirebbe l’interessato (epi-

sodio depressivo di media gravita, insonnia e ragadi anali), completamente 

acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti, sarebbero trattabili in 

Italia alla luce della sufficiente infrastruttura medica e della sua facoltà di 

richiedere una presa a carico in base al diritto comunitario; che pertanto, 

nemmeno si ravviserebbe, per tali motivi, il raggiungimento della soglia di 

gravità prevista nell’ambito dell’art. 3 CEDU; che il decreto  n. 113/2018 

non rimetterebbe in discussione l’accesso alle cure mediche per i richie-

denti l’asilo; che in specie non sussisterebbe d’altro canto nemmeno la ne-

cessità di richiedere garanzie individuali, atteso che lo stato di salute dell’in-

sorgente non sarebbe particolarmente compromesso; che in altre parole, 

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solo la capacità di trasferimento risulterebbe decisiva; che così, nessun 

elemento permetterebbe di giungere alla conclusione che le condizioni di 

vita del ricorrente sarebbero messe in pericolo in caso di rinvio nel Paese 

confinante; che nemmeno un’applicazione discrezionale della clausola di 

sovranità sarebbe giustificata in specie, 

che nel proprio gravame il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-

zione di cui al provvedimento sindacato; che in primo luogo, l’allontana-

mento risulterebbe inammissibile “alla luce della grave situazione psicofi-

sica” dell’insorgente; che la SEM non avrebbe del resto “approfondito le 

patologie”; che la domanda di ripresa a carico non avrebbe d’altro canto 

specificato la situazione di vulnerabilità ne tantomeno l’autorità inferiore 

avrebbe ritenuto che l’insorgente rientrasse in tale categoria, omettendo di 

valutare la presenza di strutture idonee alla sua presa a carico; che dopo 

aver illustrato le presunte carenze nel sistema di accoglienza italiano, for-

nendo riferimenti al soggetto, il ricorrente si richiama alla giurisprudenza di 

questo Tribunale secondo la quale le persone vulnerabili sarebbero trasfe-

ribili solo previo ottenimento di garanzie individuali; che diverse organizza-

zioni umanitarie avrebbero espresso il loro disappunto per la nuova situa-

zione normativa presente in Italia; che sulla base delle rimostranze rias-

sunte in una lettera trasmessa da quest’ultime, si dovrebbe partire dall’as-

sunto che il ricorrente rischierebbe di non poter accedere alle cure mediche 

in quanto non avrebbe la possibilità di iscriversi al Servizio sanitario nazio-

nale; che l’accertamento dei fatti risulterebbe in parte incompleto ed in 

parte non corrispondente alla realtà del sistema di accoglienza italiano; che 

la SEM avrebbe dovuto considerare l’insorgente caso vulnerabile chie-

dendo le usuali garanzie all’Italia; che sarebbe opportuna “l’applicazione 

della clausola di sovranità ex art. 18”; che la presenza in Svizzera del fra-

tello sarebbe determinante per la guarigione dell’insorgente, avendo invero 

il medico segnalato che egli avrebbe potuto trarre giovamento intrattenen-

dosi con quest’ultimo, 

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

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che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), 

anche detta di ammissione, ogni criterio per la determinazione dello Stato 

membro competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella 

gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello 

precedente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispe-

cie (principio della gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha 

permesso di appurare che l’insorgente è stato interpellato a Trieste (Italia) 

il 12 ottobre 2020 (cfr. atto SEM 10/1),  

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che il ricorrente ha confermato tale riscontro, precisando di essere entrato 

nello spazio Schengen dall’Italia, ove gli sarebbero state rilevate le im-

pronte digitali, per poi dirigersi verso la Svizzera (cfr. atto SEM 14/3), 

che su questi presupposti, il 6 novembre 2020, la SEM ha presentato alle 

autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 21 par. 1 Regola-

mento Dublino III, una richiesta di ammissione fondata sull’art. 13 par. 1 

Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 16/7),  

che non avendo risposto alla domanda di ripresa in carico entro il termine 

previsto all’art. 22 par. 1 Regolamento di Dublino III, l’Italia ha tacitamente 

riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda di asilo 

in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III),  

che di conseguenza, la competenza dell’Italia risulta di principio essere 

data, 

che la presenza in Svizzera del fratello non è inoltre atta a rimettere in di-

scussione detta competenza, non rientrando quest’ultimo nella nozione di 

“familiari” ai sensi dell’art. 2 lett. g Regolamento Dublino III e non tornando 

pertanto applicabili gli art. 9 e 10 del medesimo Regolamento, 

che l’Italia è legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Conven-

zione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 

0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

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europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato 

non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 

e 7.5), 

che all’occorrenza non vi sono innanzitutto fondati motivi di ritenere che 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III), 

che la CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l’Italia, ha a più 

riprese ribadito che la situazione non può essere comparata a quella rela-

tiva alla Grecia e constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011,30696/09 ed ha finora sempre negato l’esistenza di 

carenze sistemiche in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Sviz-

zera del 4 novembre 2014, 29217/12;  A.S. contro Svizzera del 30 giugno 

2015, 39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015, 

51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 

27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33), 

che nemmeno le recenti evoluzioni nel sistema italiano, che pure preve-

dono un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso imme-

diato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza, 

consentono di rimettere in discussione in modo generalizzato tale assunto 

(cfr. sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6, 

recentemente anche la sentenza del Tribunale F-4872/2020 del 5 novem-

bre 2020 consid. 4.2),  

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti 

per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il 

diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

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che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che in primo luogo, nel caso in esame il ricorrente non ha dimostrato che 

lo Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderlo in carico e a por-

tare a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in vio-

lazione della direttiva procedura, 

che al di là di generiche argomentazioni, egli neppure ha apportato indizi 

seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo in un Paese dove la sua 

vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da 

dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che sempre in questo contesto, come rettamente segnalato dall’insor-

gente, l’attuale giurisprudenza del Tribunale impone alle autorità svizzere 

che non vogliono rinunciare all’esecuzione del trasferimento, di richiedere 

a titolo preventivo agli omologhi italiani delle garanzie scritte individuali di 

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presa a carico immediata per i richiedenti asilo affetti da problematiche me-

diche (somatiche o psichiche) gravi (cfr. sentenze del Tribunale E-

962/2019 consid. 7.4.3 e D-6060/2020 del 14 dicembre 2020 consid. 

4.4.4), 

che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l’accertamento dei fatti operato dall’auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l’insorgente sia stato o meno 

esaustivo e corretto, e dall’altra se quest’ultimo rientri o meno nelle casisti-

che testé enucleate, 

che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-

tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che sulla base della documentazione medica agli atti al momento dell’emis-

sione della decisione sindacata, risultava infatti chiaro che la situazione 

medica dell’insorgente non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza 

convenzionale né tantomeno che rientrasse nelle casistiche per cui, a 

causa di un rischio di peggioramento serio ed immediato delle affezioni, 

occorreva richiedere garanzie individualizzate all’Italia, 

che sotto il profilo psichico le condizioni del richiedente fanno stato di un 

episodio depressivo di media gravità esacerbato dalla necessità di doversi 

recare in Italia e per il cui trattamento non sono stati prescritti ulteriori far-

maci antidepressivi oltre ad un medicamento fitoterapeutico contro i di-

sturbi del sonno, 

che da un punto di vista somatico le tracce ematiche negli escrementi sono 

state ricondotte alla presenza di fissure/ragadi anali riconducibili alla stiti-

chezza e rispetto alle quali si è optato per un trattamento conservativo a 

base di un ammorbidente per feci, una crema di metronidazolo e una 

crema di nifedipina, 

che la documentazione medica addotta in sede ricorsuale ed in particolare 

le risultanze del consulto proctologico del 25 gennaio 2021 non compor-

tano del resto alcuna modifica sostanziale rispetto alla già nota fattispecie,  

che non si può dunque partire dall’assunto che il trasferimento dell’insor-

gente comporti delle gravi sofferenze dal profilo medico, a tal punto che, 

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dopo l’arrivo in Italia, risulti necessaria una presa in carico medica imme-

diata ed ininterrotta secondo la giurisprudenza succitata (cfr. anche nello 

stesso senso la sentenza del Tribunale E-1026/2020 del 4 marzo 2020 

consid. 5.4),  

che l’Italia dispone del resto di infrastrutture mediche sufficienti ed in 

quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve provvedere affin-

ché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente 

quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale 

di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza me-

dica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, 

comprese, se necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (cfr. 

art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva), 

che in ogni caso le prestazioni di pronto soccorso risultano sostanzialmente 

garantite in Italia (cfr. sentenza del Tribunale E-1026/2020 consid. 5.5 che 

giunge alla medesima conclusione della sentenza E-962/2019 consid. 

6.2.7), 

che la diffusione della pandemia di coronavirus (Covid-19) va annoverata 

tra le circostanze transitorie che sebbene giustifichino una temporanea so-

spensione del trasferimento non impediscono che questo sia effettiva-

mente posto in essere in un ulteriore e più appropriato momento (cfr. sen-

tenze del Tribunale F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e D-

1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.6), 

che agli atti non figurano d’altro canto elementi tali da indurre a concludere 

che un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al 

rischio di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condi-

zioni di vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che, in altre parole, l’interessato non ha fornito indizi seri suscettibili di com-

provare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sareb-

bero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi 

obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

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diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che tra le norme imperative di cui sopra rientra anche l’art. 8 CEDU (cfr. 

DTAF 2013/24 consid. 5), secondo il quale ogni persona ha diritto al ri-

spetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corri-

spondenza e il cui scopo è segnatamente quello di proteggere le relazioni 

con la famiglia nucleare, in particolare con il coniuge ed i figli minori (cfr. 

DTF 137 I 113 consid. 6.1; DTAF 2008/47 consid. 4.1, sentenza del Tribu-

nale D-2393/2019 del 22 maggio 2019), 

che nell’ambito del campo d’applicazione dell’art. 8 CEDU, le relazioni tra 

adulti possono essere considerate solo eccezionalmente, ossia quando tra 

i famigliari esiste un particolare rapporto di dipendenza accresciuto; eve-

nienza che non ricorre nel caso in esame (cfr. sentenza del Tribunale F-

5769/2020 del 7 dicembre 2020; anche DTF 129 II 11 consid. 2 e 120 Ib 

257 consid. 1e; sentenza CorteEDU – Moretti e Benedetti c. Italia, n. 

16318/07, 27 aprile 2010, § 46), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che non si giunge a diverso esito anche considerando l’altra clausola di-

screzionale prevista all’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III e secondo il 

cui tenore “laddove a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia 

grave, grave disabilità o età avanzata un richiedente sia dipendente dall’as-

sistenza del figlio, del fratello o del genitore legalmente residente in uno 

degli Stati membri o laddove un figlio, un fratello o un genitore legalmente 

residente in uno degli Stati membri sia dipendente dall’assistenza del ri-

chiedente, gli Stati membri lasciano insieme o ricongiungono il richiedente 

con tale figlio, fratello o genitore, a condizione che i legami familiari esi-

stessero nel paese d’origine, che il figlio, il fratello, il genitore o il richiedente 

siano in grado di fornire assistenza alla persona a carico e che gli interes-

sati abbiano espresso tale desiderio per iscritto”, 

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che da questa formulazione si evince peraltro che la situazione di dipen-

denza presuppone l’esistenza di problemi di salute di una gravità che ri-

chiede un’assistenza significativa nella vita quotidiana, nel senso di una 

presenza, di una sorveglianza o anche di un’assistenza e di un’attenzione 

permanente che solo un parente stretto è in grado di fornire, circostanze 

che per i motivi già esposti sopra possono essere escluse nel caso in pa-

rola (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 8.3.3 e 8.3.5), 

che, di conseguenza, l’Italia rimane competente dell’esame della domanda 

di asilo del ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio alle 

condizioni poste nel Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento 

impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-

prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-

mento dalla Svizzera verso l’Italia, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del gravame, la domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo è senza oggetto, 

che inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: