# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f29d985-1564-59a7-8957-e0064eb3b0b4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2007-01-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.01.2007 32.2006.7
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2006-7_2007-01-31.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2006.7

   

  FS/DC/sc

  	
  Lugano

  31 gennaio
  2007

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 11 gennaio 2006
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 28
  novembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe
__________, nel mese di novembre 2003 ha presentato una richiesta di
prestazioni AI per adulti in quanto affetta da “male di schiena che curo da
diversi anni […] depressione da un anno […] male al fegato da un anno” (doc. AI
1/1-7).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
reumatologica 27 settembre 2004 a cura del dr. __________ (doc. AI 20/1-5), con
decisione 1° dicembre 2004 l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni
ritenuto che non si è in presenza di diagnosi invalidanti compromettenti la
capacità lavorativa dell’assicurata che resta completa e che vi è assenza di
limiti funzionali di rilievo (doc. AI 25/1-2).

                                      

                               1.2.   A seguito
dell’opposizione dell’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1 – nella quale ha
contestato l’insufficienza dell’indagine riguardante l’aspetto psichiatrico, ha
sottolineato che il suo medico curante ha sempre riscontrato un’incapacità al
lavoro del 50% in un’attività lavorativa di tipo non gravoso, ha chiesto il
versamento di una mezza rendita e l’allestimento di una perizia psichiatrica (doc.
AI 32/1-7) – con decisione su opposizione 28 novembre 2005 (doc. AI 42/1-5)
l’amministrazione ha confermato il rifiuto a prestazioni adducendo che:

 

" 
(...)

5.   In
concreto, per quanto attiene all'aspetto medico, l'opponente contesta in
pratica la valutazione operata dall'amministrazione in base alla quale la signora
RI 1 non presenta un danno alla salute che comprometta la propria capacità di
lavoro.

 

Orbene, come visto,
l'aspetto reumatologico è stato valutato a mezzo di esame peritale.

 

Per quanto attiene al
valore probatorio di tale esame, si rammenta che secondo costante
giurisprudenza, le perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa da medici specializzati riconosciuti hanno forza probatoria
piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducano a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161).

 

In casu, la
valutazione peritale espressa dal dottor __________ è completa, motivata,
coerente e non offre alcun spunto di critica, risultando del tutto conforme ai
criteri giurisprudenziali sovresposti.

 

6.
  Considerato tuttavia come l'assicurata abbia prodotto un certificato medico
in sede d'opposizione, per un'adeguata valutazione l'incarto ivi comprese le
obiezioni sollevate è stato nuovamente sottoposto al vaglio del Servizio medico
regionale dell'AI (SMR).

 

Quest'ultimo ha fatto
osservare che il certificato medico della dottoressa __________ del 21 dicembre
2004 elenca le stesse diagnosi descritte nel proprio rapporto del 27 novembre
2003. II medico del SMR dell'AI
ha inoltre stabilito che in sede d'opposizione non vengono presentati nuovi
elementi clinici o diagnostici.

Il medico del SMR
dell'AI ha per di più
constatato che per quanto concerne un'eventuale problematica psichiatrica,
quest'ultima è stata sufficientemente indagata mediante una presa di posizione
da parte dello psichiatra curante, il quale nega la presenza di una patologia
psichiatrica con influsso sulla capacità lavorativa dell'assicurata in
questione (cfr. in tal senso
certificato del dottor __________ del 18 giugno 2004 agli atti). Il medico del
SMR ha concluso che, dal punto di vista medico, non viene oggettivato un
peggioramento dello stato di salute con influsso sulla capacità lavorativa
residua e pertanto non si impone alcun ulteriore accertamento.

 

7.
  In conclusione, si può quindi affermare che non vi sono elementi dal lato
medico (compreso quello presentato in sede d'opposizione il quale è stato tra
l'altro adeguatamente valutato) che depongano per una diversa valutazione del
caso." 

(Doc.
AI 42-4)

 

 

                               1.3.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurata, sempre tramite l’avv. RA 1, ha inoltrato
un tempestivo ricorso al TCA chiedendo contestualmente di essere posta al
beneficio dell’assistenza giudiziaria.

                                         Sostanzialmente,
oltre alle argomentazioni già sollevate con l’opposizione, la rappresentante
dell’assicurata sostiene che, se avesse sottoposto la sua assistita a una
perizia psichiatrica, l’Ufficio AI avrebbe potuto accertare l’esistenza di
un’affezione a quel livello, rilevando che:

 

" 
(…)

La ricorrente, è, infatti in cura dalla dr. med. __________
dal 3 marzo 2005.

Con la lettera del 10 gennaio 2006 indirizzata
alla rappresentante della ricorrente, la dr. med. __________, dopo una
valutazione, questa volta sì approfondita, pone la seguente diagnosi: “Sindrome
mista ansioso-depressiva con aspetti reattivi a difficoltà familiare e di
somatizzazione in paziente con acculturazione e livello intellettivo al limite
inferiore della norma” e ritiene la ricorrente inabile al 50%.

(…)” (Doc. I, pag. 6-7)

 

 

                               1.4.   Con la
risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha postulato
la reiezione del ricorso. L'amministrazione ha rilevato che la nuova
documentazione medica prodotta pendente causa è stata sottoposta al vaglio del
Servizio medico regionale dell’AI (SMR) e che il dr. __________, nelle sue
annotazioni 20 gennaio 2006, ha osservato che: “(…) l’attuale certificazione
psichiatrica conferma l’assenza di una patologia psichiatrica maggiore con però
presenza di importanti fattori socio-economici alla base del malessere generale
e psichico dell’assicurata. Questi fattori sono estranei all’AI e non possono
essere presi in considerazione nel riconoscimento di un’invalidità (…)” e
concluso che: “(…) si conferma presa di posizione precedente in presenza di
problematica psichiatrica prevalentemente di natura socio-economica (…)” (doc.
III e III/Bis).

 

 

                               1.5.   Con scritto
8 febbraio 2006 l’avv. RA 1 ha prodotto un nuovo scritto 8 febbraio 2006 della
dr.ssa __________ e indicato i seguenti mezzi di prova:

 

" 
(…)

●  Testi

  - Dr. med. __________, __________, __________ 

●  Perizia pluridisciplinare, in
particolare psichiatrica, come da ricorso.

 

●  Richiamo dall’AI:
l’incarto completo

 

●  Edizione documenti:
dal dr. med. __________ la cartella medica (completa) della ricorrente

(…)” (Doc. VI)

 

                                         La
patrocinatrice ha inoltre criticato le annotazioni del dr. __________, non
specializzato in psichiatria e a suo avviso sommarie e non motivate (doc. VI).

 

                                         Tale
presa di posizione unitamente allo scritto 8 febbraio 2006 della dr.ssa __________
è stata notificata all’Ufficio AI (doc. VII) che, con osservazioni 23 febbraio
2006, fondandosi sulle annotazioni 21 febbraio 2006 della psichiatra dr.ssa __________,
medico SMR (doc. X/1 di cui si dirà se necessario nel merito), ha insistito nel
chiedere la reiezione del ricorso (doc. X).

 

                               1.6.   In data 26
febbraio 2006 la patrocinatrice dell’assicurata ha trasmesso al TCA il
certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria (doc. XI).

 

                                         Con
decreto 7 marzo 2006 il vicepresidente del TCA ha respinto l’istanza 11 gennaio
2006 con la quale l’assicurata ha chiesto di essere posta al beneficio
dell’assistenza giudiziaria (doc. XIII).

 

                               1.7.   Le
osservazioni 23 febbraio 2006 dell’Ufficio AI e le annotazioni 21 febbraio 2006
della psichiatra dr.ssa __________, sono state trasmesse alla rappresentante
dell’assicurata con facoltà di presentare osservazioni scritte (doc. XII).

 

                                         La
patrocinatrice ha criticato le annotazioni della dr.ssa __________ rilevando
che il medico SMR non ha neppure visto e visitato la ricorrente (doc. XIV).

 

                                         Il doc.
XIV è stato trasmesso per conoscenza all’Ufficio AI (doc. XV).

 

                               1.8.   Con scritto del
30 ottobre 2006 (cfr. Doc. XX) il dr. __________ ha risposto ad un quesito
postogli dal TCA (cfr. doc. XVII).

 

                               1.9.   Con lettera del
17 novembre 2006 la dr.ssa __________ ha confermato i suoi scritti 10 gennaio e
8 febbraio 2006 indirizzati alla rappresentante dell’assicurata ed ha risposto
ad alcuni quesiti posti dal TCA (cfr. Doc. XVI, XVIII, XIX e XXI).

 

                             1.10.   L’esito degli
accertamenti esperiti dal TCA è stato trasmesso alle parti (doc. doc. XXII) che
hanno formulato le loro osservazioni (doc. XXIII e XXIV).

 

                                         Il doc.
XXIV unitamente al suo allegato è stato trasmesso per conoscenza alla
rappresentante dell’assicurata (doc. XXV).

 

                                         Il doc.
XXIII è stato notificato all’UAI che ha comunicato al TCA di non avere
ulteriori osservazioni da aggiungere (doc. XXVI e XXVII).

 

                                         I doc.
XXVI e XXVII sono stati trasmessi per conoscenza alla rappresentante
dell’assicurata (doc. XXVIII).

 

                                         Delle
singole risultanze verrà detto, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1 della
Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr.
STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a stabilire se la ricorrente ha diritto o no ad una rendita d'invalidità.

 

                                         Sostanzialmente
l’Ufficio AI è del parere che da un punto di vista medico (reumatologico e
psichiatrico) l’assicurata non presenta un danno alla salute che comprometta la
propria capacità al lavoro.

 

                                         Di
diverso parere è invece la ricorrente, la quale chiede il riconoscimento di una
mezza rendita d'invalidità a seguito delle conseguenze sulla capacità di
guadagno di affezioni a livello reumatologico e psichiatrico.

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990, pag. 543
consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les
prestations, Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1,
104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b). Nel confronto
dei redditi secondo la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di
fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989, pag. 325
consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232). La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la
valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza pubblicata in DTF 128 V 174
seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il
momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un
ulteriore raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.4.   Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino
intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK
1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I
148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre
1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con
riferimenti).

 

                                         In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra
sentenza del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella causa N. (I 404/03), nella
quale il TFA si è così espresso:

 

" 
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul
mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF
102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V
298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in
casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

 

In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo
conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa,
rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000
pag. 155 consid. 2c)."

 

                                         Al
riguardo vedi pure D. Cattaneo, Assicurazioni sociali: alcuni temi di
attualità, in RtiD I 2004, pag. 215 seg. (228-229) in particolare nota 29.

 

                                         Anche in un'altra sentenza del 28 maggio 2004 nella causa B. (I 702/03), il TFA ha
evidenziato che:

 

"  5.2
In una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale
inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità
psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza
costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di
concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico
pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2)
la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato
psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad
indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo
risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia;
"primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali
o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti
riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata
(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21
aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid.
2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der
Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich
für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René
Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San
Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

 

                                         In una sentenza del 16
dicembre 2004 nella causa J., I 770/03 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte,
dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da
dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                         Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.
Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         La nostra Massima Istanza
in una sentenza del 19 maggio 2006 nella causa O. (I 873/05), si é confermata
nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibriomalgia,
rilevando:

 

" 
(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati
facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50
(recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque
prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che,
per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili
sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti:
la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la
sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni
senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una
perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la
constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate
secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della
persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener
conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo
difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal
profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine,
sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per
l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni
qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da
un’esagerazione dei sintomi.

(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

 

                               2.5.   Perché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami
approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia
stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione
medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03, consid. 5; STFA 25
febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 ed S., U 330/01; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I 162/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Pratique
VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono
a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile
1998 nella causa B., I 569/97; STFA 28 novembre 1996 nella causa F., U 113/96;
STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p.
329 e 332; ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza
inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta
esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere
considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui
l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; DTF 123 V 175, consid. 4b, pag. 178; Pratique VSI 2001 pag.
106, consid. 3c, pag. 110). Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Massima Istanza ha ribadito
che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve
essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni
e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, in dubbio, egli attesterà in
favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause G., U 329/01 ed S., U 330/01;
DTF 125 V 353 consid. 3b/cc;
Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozial-versicherungsrecht, 1997, p. 230).

 

                                         Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il
giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile esso
deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag.
571 seg., in particolare la nota 158, pag 628-629, nella quale vengono citate
alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche,
la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia,
il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001
nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.6.   Nel caso
concreto, nel suo rapporto medico 10 dicembre 2003, la dr.ssa __________, FMH
in medicina interna, ha posto la seguente diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa:

 

" 
Sindrome panvertebrale cronica, prevalentemente
lombospondilogena con periartropatia all’anca destra in:

-     ipercifosi della dorsale alta

-     decondizionamento muscolare

-   minime alterazioni degenerative lombari (protrusioni discali
L3-L4 ed L4-L5, senza compressioni radicolari)

 

 

Depressione reattiva a carattere medio-grave”
(doc. AI 6/1)

 

 

                                         Lo stesso
medico ha attestato i seguenti periodi di incapacità lavorativa nell’attività
di cameriera ai piani:

 

" 
100%  dal 28.04.2003 al 11.05.2003

  50%  dal 12.05.2003 al 08.06.2003

100%  dal 09.06.2003 al 16.06.2003

  50%  dal 17.06.3003 al continua” (doc. AI 6/1)

 

                                         Nell’allegato
al rapporto medico 10 dicembre 2003, circa la possibilità per l’assicurata di
svolgere la sua attività di cameriera ai piani rispettivamente altre attività,
la dr.ssa __________ si è così espressa:

 

" 
(…)

La paziente per 4 ore al giorno riesce a
perpetuare la sua attività lavorativa, senza che però gli vengano richiesti
sforzi gravosi.

 

(…)

Per la paziente sarebbe possibile riprendere
un’attività lavorativa, di tipo non gravoso, al 50%, ossia per 4 ore al giorno.
Questo non influenzerebbe la sua prognosi lavorativa futura, visto anche la sua
giovane età.

(…)” (doc. AI 6/3)

 

                                         Invece,
nel suo allegato al rapporto medico 3 dicembre 2003, la dr.ssa __________, FMH
in reumatologia, ha attestato che all’assicurata è ancora proponibile la sua
attività per tutto il giorno e senza diminuzione del rendimento (doc. AI 5/3).

                                         La stessa
specialista, circa i provvedimenti terapeutici/prognosi, si è così espressa:

 

" 
Dolori persistenti della colonna lombare con
irradiazioni alla gamba dx con alterazioni degenerative del rachide lombare. Protrusione discale L3-L4 e L4-L5 in
particolare senza segni per compressioni radicolari. Avviso che la paziente é
già stata controllata dal Dr. __________ e Dr. __________ (mi permetto di allegarvi la lettera del Dr. __________.
Dal Dr. __________ non ho ricevuto rapporti). Le rx funzionali del rachide
lombare non hanno dimostrato nessun segno di instabilità. La paziente quando si
é presentata in settembre, aveva cominciato con il lavoro al 50% ed é entrata
in disoccupazione. Secondo mia opinione la paziente potrebbe seguire il lavoro
al 100%. E' importante solo che segua sempre un buon programma di ginnastica con
rinforzamento muscolare che la paziente potrebbe superare i problemi." (Doc. AI 5-2)

 

                                         Al fine
di chiarire la situazione medica dell’assicurata l’Ufficio AI ha ordinato una
perizia reumatologica a cura del dr. __________, (doc. AI 17/1, 18/1-2 e
19/1-2).

                                         Nel suo referto
del 27 settembre 2004 (doc. AI 20/1-5) il perito, specialista FMH in
reumatologia e riabilitazione, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e
i dati oggettivi, ha posto la seguente diagnosi:

 

"  (…)

-                                     sindrome lombo-vertebrale a
carattere cronico recidivante su alterazioni statiche della colonna, con
scoliosi destro convessa toracolombare e tendenza iper-cifotica toracale

-                                     iniziali alterazioni
degenerative soprattutto ai segmenti L3/L4, in minor misura L4/L5 e L5/S1

-                                     gonalgia a
destra

(…)” (Doc. AI 20/4)

 

                                         Il dr. __________
ha poi sviluppato le seguenti constatazioni:

 

" 
(...)

5. GRADO DI CAPACITA' DI LAVORO IN %
NELL'ESERCIZIO DELL'ATTIVITA' LUCRATIVA O DELL'ATTIVITA' ABITUALE SVOLTA PRIMA
DELL'INSORGENZA DEL DANNO ALLA SALUTE

 

La paziente presenta dal punto di vista
reumatologico, una sindrome lombovertebrale, attualmente senza componente
spondilogena o di tipo irritativo radicolare a livello delle estremità
inferiori. Clinicamente non vi sono nemmeno segni per un'instabilità lombosacrale.
All'origine di questa sintomatologia dolorosa a carattere lombo-vertebrale, vi
è una scoliosi destro convessa toracolombare ed una tendenza iper-cifotica
della colonna toracale, nonché alterazioni degenerative di modesta entità a
livello soprattutto del segmento L3/L4 ed in minor misura a livello L4/L5, L5/S1.
Accanto a questa problematica principale, vi è una gonalgia a destra,
nell'ambito di una periartropatia del ginocchio di destra, senza comunque segni
per una problematica di tipo degenerativo artrosico e nemmeno per un'artrosi
femoro-patellare. Il fatto di inginocchiarsi ripetutamente, può essere
senz'altro ritenuto la causa di questi dolori a livello del ginocchio destro.

 

Tenendo in considerazione queste patologie di ben
modesta entità, ritengo che questa paziente non presenti incapacità lavorativa
alcuna nelle attività lavorative svolte finora che sono quelle di cameriera ai
piani o donna di pulizie.

Anche per un'altra attività lavorativa non
qualificata come potrebbe essere quella di operaia, non vi sono limitazioni
alcune.

 

 

6. POSSIBILITA' Dl MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI
DI SALUTE DELLA PAZIENTE

 

La paziente potrebbe approfittare di una
protezione per le ginocchia così da evitare i dolori quando si inginocchia, in
particolar modo con il ginocchio destro. Anche una fisioterapia intensiva, in
particolar modo con degli esercizi a carattere isometrico e di stabilizzazione della colonna vertebrale, potrebbe ridurre ulteriormente la
sintomatologia dolorosa della paziente." (Doc. AI 20-4+5)

 

                                         Il 10
ottobre 2006 il TCA ha scritto al perito una lettera del seguente tenore:

 

" 
(…)

il nostro Tribunale è chiamato a decidere nella
causa di cui a margine, vista la sua perizia 27 settembre 2004 (qui allegata in
copia) e ritenuto il reperto 28 luglio 2003 (qui allegato in copia) nel quale
il Dr. __________ ha, in particolare, osservato che:

 

"                                     A partire da subito fino
al giorno in cui verrà ricoverata, giudico l'assicurata abile al lavoro nella
misura del 60% in un lavoro ergonomicamente adatto, nell'ultimo lavoro di
cameriera ai piani rimane inabile al lavoro totalmente."

 

Voglia, per cortesia e entro il termine di
20 giorni, spiegarci precisamente per quali motivi nella sua perizia ha
invece, tra l'altro, concluso che:

 

"                                     Tenendo
in considerazione queste patologie di ben modesta entità, ritengo che questa
paziente non presenti incapacità lavorativa alcuna nelle attività lavorative
svolte finora che sono quelle di cameriera ai piani o danna delle
pulizie."

(…)” (Doc. XVII)

 

                                         Il 30
ottobre 2006 il dottor __________ ha così risposto al TCA:

 

" 
(...)

Avevo riscontrato durante
la mia visita del 09.09.2004 una sindrome lombo-vertebrale a carattere cronico
recidivante, su alterazioni statiche della colonna, con scoliosi destro
convessa toracolombare e tendenza ipercifotica toracale.

Vi erano dal punto di vista clinico, dei reperti
di modesta entità con una buona mobilità della colonna a tutti i livelli ed in
tutte le direzioni, sia nella zona cervicale, che toracale e lombare, con un
Schober di 10-15 cm. Riscontravo dei dolori ai movimenti ed alla palpazione
della muscolatura para-vertebrale. Non riscontravo segni per compressioni
radicolari o per un'insufficienza segmentale o instabilità. All'esame clinico
non avevo nessun disturbo a livello dell'anca. La paziente presentava
anamnesticamente delle gonalgie. l reperti radiologici da me visualizzati, inerenti una colonna
lombare eseguita da me in data 09.09.2004, mostravano delle minime alterazioni
degenerative al segmento L3/L4 con leggera spondilosi, nonché una condrosi a
livello L5/S1. 

La mia valutazione quindi dell'incapacità
lavorativa si è basata sulla visita clinica e sui reperti radiologici da me
erruiti in data 09.09.2004. La mia valutazione si discosta in parte dalla
valutazione eseguita dal collega reumatologo Dr. __________ il 28.07.2003,
quindi circa un anno prima. Egli nella diagnosi evidenziava la presenza di una
sindrome panvertebrale cronica prevalentemente lombospondilogena a destra, con
una peri-artropatia dell'anca destra, su delle minime alterazioni degenerative
lombari con protrusioni discali L3/L4 e L4/L5 senza compressioni radicolari. E'
quindi da ritenere che a distanza di un anno, la sintomatologia a carattere spondilogeno
a destra e la peri-artropatia dell'anca diagnosticata dal dr. med. __________ non era più evidenziabile alla mia visita. I referti radiologici
venivano valutati univocamente. Il Dr. __________ riteneva la paziente allora nel momento della sua
visita inabile al lavoro nella forma completa. Prevedeva un miglioramento dei
suoi disturbi valutando poi la possibilità di una ripresa lavorativa quale
cameriera ai piani con un rendimento al massimo ridotto del 40%-50%. La
riteneva da subito abile al lavoro in un'attività lavorativa adatta nella forma
completa con un rendimento massimo del 100%.

 

Non mi risulta che il Dr. __________ abbia
rivisto la paziente nel decorso dopo le terapie instaurate e a distanza di un
anno. II decorso soggettivo e clinico della patologia della paziente, nonché i
reperti radiologici e clinici da me evidenziati alla visita da me eseguita il
09.09.2004, non mi permettono di determinare un'incapacità lavorativa in questa
paziente né nelle attività professionali di cameriera ai piani né in quella di
donna delle pulizie.

Segnalo inoltre che la paziente è stata visitata
nell'anno 2003 a più riprese dalla Dr.ssa __________ e che la stessa dr.ssa __________
in un suo rapporto medico per l'assicurazione invalidità, aveva ritenuto la
paziente abile al lavoro nella forma completa

del 100%." (Doc. XX)

 

                                         Questo
Tribunale, dopo attento esame degli atti all’inserto, ritenute le conclusioni a
cui è giunto il dr. __________ nella perizia 27 settembre 2004 – alla quale va
riconosciuta forza probatoria piena conformemente alla giurisprudenza citata
(consid. 2.5) – e viste le risposte date al TCA nello scritto 30 ottobre 2006 (appena
riprodotte), deve ritenere valide le conclusioni formulate dal perito.

                                         Di
conseguenza, da un punto di vista reumatologico, l’assicurata va considerata completamente
abile al lavoro nelle attività di lavoro finora svolte di cameriera ai piani e
donna delle pulizie.

 

                                         Del resto
la dr.ssa __________, nel certificato 21 dicembre 2004, non ha contestato la
valutazione peritale limitandosi a ribadire che “(…) la paziente presenta una
situazione clinica compatibile per una attività lavorativa al 50% per lavori di
tipo non gravoso (…)” ma ha solo posto la medesima diagnosi formulata nel suo
precedente rapporto 10 dicembre 2003 nota allo specialista (doc. 32/22-23).

 

                                         Non è
possibile concludere differentemente anche avuto riguardo alle osservazioni 4
dicembre 2006 della rappresentante dell’assicurata secondo la quale il dr. __________
“(…) non dà  motivazione oggettiva alcuna del perché sia giunto ad una
diagnosi, rispettivamente a delle conseguenze sulla capacità lavorativa della
ricorrente diverse rispetto a quanto indicato dal dr. med. __________. In
particolare non si comprende – anche perché egli non lo indica – perché “a
distanza di un anno la sintomatologia a carattere spondilogeno a destra e la
peri-artropatia dell’anca diagnosticata dal dr. med. __________ non era più
evidenziabile” alla sua visita (…)” (doc. XXIII).

 

                                         Infatti,
è proprio sui reperti radiologici da lui eseguiti, visualizzati e univocamente
valutati, che il perito ha motivato perché la sua valutazione si scosta in
parte da quella eseguita, tra l’altro un anno prima, dal dr. __________.

 

                                         In conclusione
dunque, a mente del TCA, l’aspetto reumatologico dell’affezione dell’assicurata
è stato sufficientemente chiarito.

                                         Per questo
motivo la richiesta di un’ulteriore perizia reumatologica formulata dalla
ricorrente (doc. XXIII) va disattesa.

                                         A tal
proposito va ricordato che, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove; cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con
riferimenti).

 

                               2.7.   Per quanto
riguarda l’aspetto psichiatrico dagli atti di causa risulta quanto segue.

 

                                         Nel suo
rapporto medico 10 dicembre 2003, la dr.ssa __________ ha posto anche la
diagnosi di “(…) depressione reattiva a carattere medio-grave (…)” (doc. AI
6/1).

                                         Interpellata
al riguardo dal dr. __________, medico SMR (doc. AI 13/1), la dr.ssa __________
ha risposto che:

 

" 
(...)

1.   Se tale diagnosi è stata convalidata da uno
psichiatra

La valutazione è
ancora in corso, in quanto la paziente ha il primo appuntamento, con il Dr. med. __________, al 24.05.2004.

 

2.   Se l'assicurata assume una terapia specifica
(p.f. specificare)

La paziente assume
Xanax Retard, purtroppo con uno scarso beneficio.

 

3.
  Quali sono le eventuali ripercussioni di tale patologia sulla capacità
lavorativa (p.f. specificare in modo preciso)

La paziente ha
un'importante problematica psicologica oltre al problema della sindrome
lombovertebrale. Lavora al 50 % per mezzo dell'ufficio di disoccupazione, nella
confezione di gioielli.

 

4.
  Se si tratta unicamente di un disturbo reattivo alla problematica familiare e
lavorativa

In anamnesi si rileva
una stigmate familiare tuttavia sicuramente le problematiche lavorativa e
familiare incidono in maniera importante." (Doc.
AI 14-1)

 

                                         Interpellato
dal dr. __________ (doc. AI 15/1), con lettera 18 giugno 2004, il dr. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, ha risposto che:

 

" 
(…)

In merito alla sua richiesta del 9.6 u.s.
riguardante un’eventuale incapacità lavorativa da un punto di vista
psichiatrico per la paz. sopra indicata, le posso rispondere che attualmente
non ci sono limitazioni funzionali derivanti dalla patologia psichiatrica,
quindi non c’è incapacità lavorativa. (…)” (Doc. AI 16/1)

 

                                         Lo stesso
psichiatra, in un rapporto 26 luglio 2004 indirizzato alla __________, ha
certificato una “(…) lieve sindrome ansioso-depressiva (senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa) (…)”, quali cure e/o terapie
effettuate rispettivamente in corso e relativo risultato ha indicato “(…)
Xanax, psicoterapia di sostegno. Buona remissione della patologia psichiatrica
(…)” e, a proposito, della capacità lavorativa nel mestiere abituale ha
attestato che “(…) senza limitazione – dal punto di vista psichiatrico – da
sempre (…)” (doc. AI 32/7-8).

 

                                         Il TCA
constata che il dr. __________ è stato interpellato dall’amministrazione solo
in quanto indicato dalla dr. __________ quale specialista presso il quale la
sua paziente aveva il primo appuntamento al 24 maggio 2004.

                                         Di
conseguenza, dovendo lo specialista semplicemente riferire circa la capacità
lavorativa dell’assicurata da lui appurata, dal punto di vista psichiatrico, e
non sussistendo alcuna ragione per dubitare delle risposte fornite, questo
Tribunale deve concludere che, almeno fino al 26 luglio 2004 (data del rapporto
indirizzato alla __________), l’assicurata non presentava alcuna incapacità
lavorativa riconducibile a motivi di natura psichiatrica.

 

                                         Questa conclusione
si impone tanto più se si considera che a quell’epoca nessun'altro specialista
si era pronunciato diversamente (l’assicurata è infatti in cura presso la
dr.ssa __________, che non attesta un’incapacità al lavoro antecedente  il 3
marzo 2005, doc. AI 45/17-19 e 50/5). Anche il dr. __________, nel suo rapporto
6 ottobre 2003 indirizzato alla __________, circa lo status dell’assicurata si
è così espresso: “(…) condizioni generali e nutrizionali buone in paziente
tranquilla, collaborante senza stigmate depressive al colloquio e visita
odierna (…)” (doc. AI 1/3-4).

                                         Per
questi motivi la richiesta dell’assicurata di sentire il dr. __________ quale
teste e la richiesta dallo stesso medico dell’edizione della cartella medica
completa (doc. VI) vanno disattese (riguardo alla possibilità di una
valutazione anticipata delle prove senza ledere il diritto di essere sentito
vedi il consid. 2.6 in fine).

 

                                         La dr.ssa
__________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nello scritto 10 gennaio 2006
alla rappresentante dell'assicurata (doc. AI 45/17-19), ha posto la diagnosi di
“(…) sindrome mista ansioso-depressiva con aspetti reattivi a difficoltà
familiare e di somatizzazione in paziente con acculturazione e livello
intellettivo al limite inferiore della norma (…)” (doc. AI 45/18) e, circa la
capacità lavorativa della ricorrente, si è così espressa:

 

" 
(…) 

si tratta dunque di una paziente che dal punto di
vista psichico presenta limitate capacità di tipo cognitivo e metacognitivo che
causano difficoltà di adattamento e di risposta allo stress. La
compartecipazione psichica alla sintomatologia reumatologica appare rilevante
nel senso della somatizzazione. La capacità lavorativa si assesta a mio parere
al 50% considerata in modo globale. Il piano terapeutico ha finalità di
mantenimento e contenimento di ulteriori peggioramenti e prevede quando
possibile l’inserimento di una presa a carico psicocorporea per gli aspetti
psicosomatici della sintomatologia. Una rivalutazione della capacità lavorativa
può essere prevista utilmente fra un anno (…)” (doc. AI 45/19)

 

                                         La dr.ssa
__________, in un ulteriore scritto 8 febbraio 2006 alla sua rappresentante, ha
rilevato che:

 

" 
(...)

La paziente presenta a mio parere una
sintomatologia psichiatrica rilevante dal punto di vista dell'incapacità lavorativa.

Relativamente al rapporto di causalità posso
osservare in termini generali che le patologie psichiatriche vengono
attualmente interpretate in termini multifattorlali come conseguenza di
disequilibri variamente combinati e interrelati sui piani biologico,
psicologico e sociale (modello biopsicosociale dell'eziologia).

I fattori sociali quali la crescita in una
famiglia povera e disagiata e il basso livello di acculturazione rappresentano
fattori predisponenti per un possibile cattivo adattamento sociale nella vita
adulta che a sua volta può avere conseguenze negative sullo stato di salute.

Le difficoltà cognitive, d'altro canto,
riscontrabili clinicamente (una valutazione testologica a questo livello
potrebbe entrare In linea di conto in sede peritale) rappresentano un fattore
di vulnerabilità individuale relativamente all'insorgenza di patologie
psichiatriche.

Nella sostanza per questa specifica situazione
posso osservare che i fattori sopraindicati per un lungo periodo di tempo hanno
comunque permesso un sufficiente adattamento psicosociale e la conservazIone
della capacità lavorativa con carichi di lavoro prevalentemente manuale anche
superiori alla media.

Dal profilo psicologico mi pare rilevante
sottolineare che la prestanza fisica, per questa specifica paziente ha
rappresentato nel tempo un importante fattore di equilibrio personale, di
rassicurazione e di autostima. 

L'insorgenza dei sintomi somatici ha rappresentato
in questo senso un importante fattore di scompenso in senso ansio-depressivo e
psicosomatico di un assetto psichico già di per sè fragile e precario.

La situazione si aggravava in concomitanza anche
con importanti difficoltà
familiari che per i già citati limiti di comprensione, elaborazione e strategia
la paziente non era ed è in grado di affrontare efficacemente risultandone un
peggioramento dei sintomi citati.

A mio parere si tratta di una situazione
patologica durevole con i limiti terapeutici già descritti." (Doc. AI 50-5)

 

                                         Interpellata
dal TCA (cfr. consid. 1.9), la dr.ssa __________ ha confermato i suoi scritti
sopra in parola, ed ha così risposto ai quesiti che le sono stati posti:

 

" 
(...)

1.                                                                            Secondo
una classificazione riconosciuta qual è l'esatta diagnosi dell'assicurata?

 

           -    Distimia
(ICD 10 F43.1) / Disturbo ansioso depressivo misto (DSM IV)

           -
   Sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD 10 F45.4) 

           -    D.D.
Ritardo mentale lieve

 

Commento: nella
corrispondenza con l'avvocato RA 1 mi pronunciavo per un problema
ansiodepressivo che dal profilo della classificazione nosografica presenta
nella sostanza criteri sovrapponibili per due diverse definizioni diagnostiche
a seconda che si utilizzi ICD 10 o DSM IV.

Riferivo inoltre di
un dubbio tuttora non chiarito definitivamente rispetto al livello intellettivo
della paziente fra il limite inferiore della norma e un lieve deficit.

 

 

2.   Cosa può dire in merito al grado dell'affezione dell'assicurata
e per quali ragioni giustifica un'inabilità al lavoro del 50%?

 

Complessivamente a
mio parere è presente un'inabilità lavorativa al 50% per tempo attualmente
indeterminabile. Tentativi di aumento anche lieve delle ore di lavoro
quotidiano hanno dato esito fallimentare per questa paziente che da sempre
mette il massimo dell'impegno in tal senso.

Non mi pare inutile
sottolineare come la pretesa di un rendimento maggiore incompatibile con lo
stato di salute attuale possa provocare controproducenti effetti negativi sui
sintomi e sulla capacità lavorativa residua.

 

 

3.   Come giudica la malattia dell'assicurata:

           -    Si tratta di una malattia
cronica?

           -    Si tratta di una malattia di
durata pluriennale con

                sintomi stabili e/o in
evoluzione?

 

La valutazione
attuale corrisponde a quella di una malattia di durata pluriennale con sintomi
passibili di aggravamento.

 

 

4.   Qual è la sua prognosi?

 

La prognosi
valutando fattori di rischio, decorso e quadro attuale non è buona.

 

 

5.   In quale misura l'inabilità al lavoro del 50% è riconducibile a
problemi psico-sociali?

 

L’inabilità
lavorativa al 50% è secondo la mia opinione riconducibile alla evidenziabile
situazione di malattia somatica e psichiatrica di cui la paziente è portatrice.

Come in parte già
specificato all’avv. RA 1 si sono potuti evidenziare nell’anamnesi fattori
sfavorevoli per lo stato di salute: socioeconomici (famiglia povera e
disagiata, basso livello scolastico, emigrazione) personologici (basso livello
intellettivo), familiari (difficoltà coniugali e nella relazione con i figli).

Tutti questi problemi
per lungo tempo non hanno causato una situazione di malattia rilevante per
l’incapacità lavorativa.

A mio parere è la
patologia somatica che con buona probabilità è stata determinante per
l’insorgenza della malattia attuale che causa, oltre all’inabilità lavorativa
una riduzione delle competenze sociali (ritiro) e familiari. (…)” (Doc. XXI)

 

                                         Come
visto (cfr. consid. 2.5) in materia di danno alla salute psichica la
giurisprudenza federale esige, come condizione necessaria ma non sufficiente
per poter ammettere l'esistenza di un'affezione invalidante, che venga posta
una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta (cfr. DTF 132 V 69-70;
DTF 131 V 50 consid. 1.2; DTF 130 V 353 consid. 2.2.3).

 

                                         Nella
presente fattispecie la dottoressa __________ ha posto la diagnosi di sindrome
somatoforme da dolore persistente (ICD F 45.4).

                                         Il TCA è
dunque chiamato a verificare se sono dati i presupposti fissati dalla
giurisprudenza federale per poter ritenere eccezionalmente inesigibile dall'assicurata
lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. doc.
2.4).

 

                                         La
giurisprudenza esige quale primo criterio l'esistenza di una "comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata".

                                         La
dottoressa __________ quale ulteriore danno alla salute psichica ha
diagnosticato l'esistenza di una Distimia (F 34.1).

                                         Questa
affezione presenta le seguenti caratteristiche:

 

" 
F34.1  Distimia

 

Si tratta di una depressione cronica del tono
dell'umore, della durata di almeno alcuni anni, che non è sufficientemente
grave, o nella quale i singoli episodi non sono sufficientemente prolungati da
giustificare una diagnosi di sindrome depressiva ricorrente grave, di media
gravità o lieve (F33.-).

 

●  Nevrosi depressiva

●  Disturbo di personalità depressivo 

Depressione nevrotica 

Depressione ansiosa persistente

 

Esclude:
depressione ansiosa (lieve o non persistente)

(F41.2)

 

Note diagnostiche

Sebbene gli attuali sintomi non giustifichino una
diagnosi di sindrome depressiva, una diagnosi di distimia può essere ancora
posta se ciò si è verificato in passato, particolarmente dall'esordio della
malattia. Il bilancio tra le singole fasi di depressione lieve e i periodi intervallari
di relativa normalità è molto variabile. La distimia ha molto in comune con i
concetti di nevrosi depressiva e di depressione nevrotica.

 

DCR-10

 

A.   Vi
deve essere un periodo di almeno due anni in umore depresso costante o
costantemente ricorrente. I periodi intervallari di umore normale durano
raramente più di qualche settimana e non vi sono episodi ipomaniacali.

 

B.   Nessuno,
o molto pochi, degli episodi depressivi, durante tale periodo di almeno due
anni, sono di gravità o durata tale da soddisfare i criteri per la sindrome
depressiva ricorrente lieve (F.33.0).

 

C.  Durante
almeno alcuni dei periodi depressivi, debbono essere presenti almeno tre degli
aspetti seguenti:

      (1)   energia o attività ridotta

      (2)   insonnia

      (3)   perdita di fiducia in se stesso o
sentimenti di inadeguatezza

      (4)   difficoltà di concentrazione

      (5)   pianto frequente

      (6)   perdita
di interesse o di piacere nell'attività sessuale e in altre attività piacevoli

      (7)   sentimenti di disperazione o di
sconforto

      (8)   vissuto
di incapacità di far fronte alle ordinarie responsabilità della vita quotidiana

      (9)   pessimismo circa il futuro o
rimuginazioni sul passato

      (10) isolamento sociale

      (11) produzione verbale ridotta.

 

Note diagnostiche

Se lo si considera, si può specificare se
l'esordio è stato precoce (nella tarda adolescenza o nella terza decade di
vita) o tardivo (abitualmente tra i 30 o i 50 anni, dopo un episodio
affettivo)."

 

(cfr. "ICD-10. Classificazione delle
sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali". Ed. Masson, Milano
2003, pag. 136-137).

 

                                         Viste le caratteristiche
appena descritte questo Tribunale ritiene che la diagnosi di distimia non può fare
concludere per l'esistenza di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità,
intensità e durata, tanto più se si considera che la giurisprudenza federale ha
già stabilito che uno stato depressivo medio o leggero (a differenza di quello
grave) non può essere ritenuto una comorbidità psichiatrica visto che gli stati
depressivi costituiscono delle manifestazioni d'accompagnamento del disturbo da
dolore somatoforme (cfr. STFA del 16 novembre 2005 nella causa C., I 567/04;
DTF 130 V 358 consid. 3.3.1.).

 

                                         Resta da stabilire sono
presenti, in modo costante e intenso, gli altri criteri qualificanti
indicati dalla giurisprudenza.

                                         Questi criteri sono, lo si
ricorda, l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, uno stato psichico consolidato, senza possibilità
di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso
e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto
primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure
l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole
dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi
dalla persona assicurata (cfr. consid. 2.4 e la citata STFA del 28 maggio 2004
nella causa B., I 702/03).

 

                                         Il TCA rileva innanzitutto
che, come visto sopra (cfr. consid. 2.6), invitato a precisare i motivi delle
sue conclusioni peritali, il dr. __________ ha, in particolare, evidenziato
che:

 

"  (…)

La mia valutazione si discosta in parte dalla
valutazione eseguita dal collega reumatologo Dr. __________ il 28.07.2003,
quindi circa un anno prima. Egli nella diagnosi evidenziava la presenza di una
sindrome panvertebrale cronica prevalentemente lombospondilogena a destra, con
una peri-artropatia dell'anca destra, su delle minime alterazioni degenerative
lombari con protrusioni discali L3/L4 e L4/L5 senza compressioni radicolari. E'
quindi da ritenere che a distanza di un anno, la sintomatologia a carattere
spondilogena a destra e la peri-artropatia dell'anca diagnosticata dal dr. med. __________ non era più evidenziabile alla mia visita. I referti radiologici
venivano valutati univocamente. Il Dr. __________ riteneva la paziente allora nel momento della sua
visita inabile al lavoro nella forma completa. Prevedeva un miglioramento dei
suoi disturbi valutando poi la possibilità di una ripresa lavorativa quale
cameriera ai piani con un rendimento al massimo ridotto del 40%-50%. La
riteneva da subito abile al lavoro in un'attività lavorativa adatta nella forma
completa con un rendimento massimo del 100%. (…)” (doc. XX)

 

                                         Ora, viste le conclusioni
del perito reumatologo, questo Tribunale deve concludere che il criterio
dell’esistenza di un’affezione organica cronica accompagnata da un decorso
patologico pluriennale con sintomi stabili non è data (su questo tema cfr. la
STFA del 14 marzo 2006 nella causa A., I 494/04).

                                         Non è neppure è
soddisfatto il criterio della perdita d'integrazione sociale
in tutti gli ambiti della vita. Infatti, la dr.ssa __________, da una parte indica
nei motivi per i quali l’assicurata non potrebbe sfruttare nel mondo del lavoro
la capacità lavorativa del 50% attestatale, dall’altra riferisce a proposito delle
difficoltà relazionali con la figlia che attualmente quest'ultima  “(…) avrebbe
cessato il consumo di stupefacenti e ripreso la scuola mantenendo peraltro
difficoltà di comportamento di tipo impulsivo-appellativo che le sono di
difficile comprensione e gestione. (…)” (doc. 45/17-19). 

                                         Del
resto, ancora la dr.ssa __________, nelle sue risposte al TCA, non parla di
perdita d’integrazione sociale in tutti gli ambienti della vita e si limita a
sostenere che “(…) A mio parere è la patologia somatica che con buona
probabilità è stata determinante per l’insorgenza della malattia attuale che
causa, oltre all’inabilità lavorativa una riduzione delle competenze sociali
(ritiro) e familiari. (…)”(cfr. doc. XXI, punto 5, la sottolineatura è del
redattore).

                                         Anche il
criterio dello stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul
piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione
dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla
malattia; "primärer Krankheitsgewinn"), non è adempiuto. Infatti,
come visto sopra, il dr. __________ ha attestato che almeno fino al 26 luglio
2004 l’assicurata non presentava alcuna incapacità lavorativa riconducibile a
motivi psichiatrici. La ricorrente è in cura presso la dr.ssa __________ solo
dal 3 marzo 2005 e quest’ultima ha pure rilevato che “(…) Una rivalutazione
della capacità lavorativa può essere prevista utilmente fra un anno (…)” (doc.
AI, 45/19). 

                                         Dunque
non è possibile escludere a priori un eventuale successo sul piano terapeutico
ritenuto che in quel caso una rivalutazione non sarebbe necessaria. 

                                         Non è
possibile concludere differentemente considerando la susseguente lettera dell’8
febbraio 2006 nella quale la dr.ssa __________, senza tuttavia motivare e
documentare, ha  sostenuto che “(…) A mio parere si tratta di una situazione
patologica durevole con i limiti terapeutici già descritti (…)” (doc. AI 50-5).

 

                                         Pertanto
questo Tribunale deve concludere che non sono dati, in modo costante e intenso,
neppure gli altri criteri qualificanti indicati dalla giurisprudenza
federale (cfr. consid. 2.4) per poter ritenere eccezionalmente
inesigibile dall'assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul
mercato del lavoro secondo la giurisprudenza federale.

 

                                         Questa
conclusione è confermata dalla lettura delle annotazioni del 21 febbraio 2006 della
psichiatra dr.ssa __________, la quale ha, in particolare, rilevato che:

 

" 
(...)

●  In base ai rapporti medici da parte della dr.ssa __________
(12.1.2006-9.2.2006), l'assicurata risulta essere in sua cura dal mese di marzo
2005 nell'ambito di una sindrome mista ansiosodepressiva con aspetti reattivi a
difficoltà familiare e di somatizzazione. In tal senso bisogna rilevare che una
sindrome mista ansioso depressiva è caratterizzata dalla presenza contemporanea
di sintomi dell'ansia e della depressione, ma né gli uni, né gli altri sono
così evidenti e di gravità tale da giustificare una diagnosi individuale. Nella
descrizione oggettiva dello stato psichico non emergono infatti elementi
clinici di rilievo e le difficoltà cognitive non sarebbero legate al disturbo
psichico, ma ad una bassa scolarizzazione (l'assicurata ha interrotto
l'attività scolastica all'età di 10 anni). Non emerge pertanto una patologia
psichiatrica maggiore a carattere invalidante e la diagnosi rimane invariata
rispetto a quella effettuata dal dr. __________.

●  Riguardo gli eventuali fattori di scompenso, quali
l'insorgenza dei disturbi somatici e le difficoltà familiari che avrebbero
determinato l'insorgenza della sindrome ansioso depressiva menzionati dal
medico curante dr.ssa __________
nel rapporto AI – dicembre 2003 – e descritti dall'attuale medico psichiatra
curante nei recenti rapporti non sembrano d'altra parte più di entità tale da
comportare per l'assicurata problemi particolari di adattamento, in quanto:

 

    -
   dal lato somatico le patologie vengono valutate di modesta entità e non
comportano delle limitazioni per quanto riguarda lo svolgimento delle attività
lavorative che l'assicurata ha svolto in passato quali quelle di cameriera ai
piani o donna di pulizie, anche per un'altra attività lavorativa non
qualificata, come potrebbe essere quella di operaia, non vi sono delle
limitazioni alcune (v. perizia dr. __________ - ottobre 2004;

 

    -
   dal lato familiare anche le difficoltà con la figlia si sarebbero in gran
parte risolte, in quanto avrebbe
cessato il consumo di stupefacenti e ripreso la
scuola." (Doc. X/1)

 

 

                                         Al
riguardo va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella
causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente
considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même
pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI
(COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à
l'égard de l'administration et de l'OFAS sont 

 

garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical
établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de
divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien
plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés
(cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant,
pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi.
Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR
et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière
propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait
d'ailleurs rien valoir de tel. (…)”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I
938/03, consid. 3.2)

 

 

                                         Infine,
secondo questo Tribunale, la patologia psichiatrica é stata sufficientemente
indagata. Anche la richiesta di un ulteriore accertamento medico in questo
senso deve dunque essere  respinta (riguardo alla possibilità di una
valutazione anticipata delle prove senza ledere il diritto di essere sentito
vedi il consid. 2.6 in fine).

 

                                         Alla luce
di tutto quanto appena esposto, la decisione su opposizione impugnata va
confermata.

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al ricorso
dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti