# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 782a1dc5-4bbc-537e-a7c6-83b7521a92e7
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-05-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 05.05.2020 80.2019.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2019-4_2020-05-05.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2019.4

  80.2019.5

  	
  Lugano

  5 maggio 2020

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele
  Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi - Gianola, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
   RI 1  

   RI 2  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1  

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 21 dicembre 2018 contro la decisione del 12 dicembre 2018 in materia di IC/IFD
  2016.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   I coniugi RI 1 e RI 2,
nel periodo fiscale 2016 lavoravano, rispettivamente, quali tecnico presso __________
AG e quale segretaria presso __________ e __________ AG. 

  

 

                                  B.   Per il periodo
fiscale 2016, i contribuenti facevano valere, con dichiarazione fiscale
trasmessa in data 30.4.2017/5.5.2017 un reddito imponibile complessivo di fr.
45'427.- ed una sostanza imponibile di fr. 0.-. Tra le deduzioni richieste
indicavano l’importo di complessivi fr. 14'430.- quali versamenti ad enti di
pubblica utilità ai seguenti beneficiari: __________, __________ (fr. 3'240.-);
__________, __________ (fr. 9'120.-); __________, __________ (fr. 50.-), __________,
__________ (fr. 550.-); __________, __________ (fr. 600.-); __________ (fr.
400.-); __________, __________ (fr. 200.-); __________, __________ (fr. 100.-);
__________, __________ (fr. 70.-); __________, __________ (fr. 100.-).

 

 

                                  C.   Con decisione di
tassazione del 24.10.2018 l’Ufficio di tassazione di Locarno (di seguito UT)
commisurava il reddito imponibile complessivo in fr. 58'400.- per l’IC 2016 e
in fr. 63'700.- per l’IFD 2016. La sostanza, ai soli fini IC veniva accertata
in fr. 0.-. Rispetto ai dati dichiarati dai contribuenti, l’autorità fiscale, a
fronte dei fr. 14'430.- richiesti in deduzione a titolo di “liberalità a enti
di pubblica utilità” riconosceva unicamente la somma di fr. 5'240.- con la
seguente motivazione: “Le donazioni effettuate
alla Comunità evangelica pentecostale non possono essere ammesse in deduzione,
in quanto l’ente non rientra tra quelli di pubblica utilità”. 

 

 

                                 D.   Con reclamo
26/29.10.2018 i coniugi RI 1 contestavano la mancata deduzione di tutte le
“liberalità a enti di pubblica utilità”. I contribuenti indicavano che, nei
periodi fiscali precedenti le donazioni a favore della Comunità evangelica
pentecostale erano sempre state riconosciute e dedotte dai redditi. Allegavano
altresì la decisione della Divisione delle contribuzioni, con la quale la
Comunità in questione era stata esentata dalle imposte di successione e
donazione. Contestavano altresì la decurtazione di fr. 70.- per quanto atteneva
al versamento effettuato a favore del “Servizio ambulanza __________”, per la
quale l’autorità fiscale non aveva invero fornito alcuna motivazione.

 

 

                                  E.   Con decisione del
12.12.2018 l’UT respingeva il reclamo con la seguente motivazione:

                                         “Contro la decisione di tassazione 2016 viene
inoltrato reclamo il 29.10.2018 chiedendo in deduzione il versamento alla
Comunità evangelica pentecostale di __________. Allo stesso reclamo viene
allegata la decisione della Divisione delle contribuzioni del 23.4.2013 la
quale conferma che la stessa Comunità evangelica pentecostale __________ è
esente dal pagamento delle imposte di successione e donazione, ma non
sull’imposta del reddito. Per questo motivo le devoluzioni effettuate a questo
ente non possono essere fiscalmente dedotte dal reddito visto che non adempie
ai requisiti di pubblica utilità, bensì per scopo di culto. La differenza di
CHF 70 è dovuta al pagamento della tassa sociale della REGA la quale non è
fiscalmente deducibile vedi artt. 32c LT e 33a LIFD. Trattandosi di una tassa
sociale si beneficia di una contro prestazione e per questo motivo non si può
ritenere che il versamento sia volontario. Visti i motivi sopra il reclamo
viene deciso come a calcolo dell’imponibile”.

                                  F.   Con ricorso
21/27.12.2018 i coniugi RI 1 impugnano la decisione su reclamo ribadendo gli
argomenti già sollevati dinanzi all’autorità di tassazione. 

                                         Ribadito che la Comunità
evangelica pentecostale beneficia di un’esenzione cantonale stabilita mediante
una decisione della Divisione delle contribuzioni, aggiungono che nei periodi
fiscali precedenti la deduzione in questione sarebbe sempre stata riconosciuta.
Specificano inoltre di essere a conoscenza che ad altri membri della chiesa i
versamenti sono stati riconosciuti regolarmente sia per il periodo fiscale 2016
che per il 2017. 

                                         I ricorrenti lamentano poi,
relativamente al versamento effettuato a favore dell’associazione __________
che l’UT “(…) non ha neppure menzionato il motivo che ha portato al diniego
della deduzione fiscale”.

                                         I contribuenti sono
inoltre dell’avviso che sia stata applicata una disparità di trattamento
rispetto a casi uguali o analoghi in cui l’autorità di tassazione ha ammesso la
deduzione. Infine la decisione sarebbe anche arbitraria, poiché in parte priva
di motivazione.

 

 

                                  G.   Con osservazioni
8/9.1.2019 l’UT specifica che la Comunità evangelica pentecostale è esente dal
pagamento delle imposte sull’utile e sul capitale per scopi di culto (art. 65
lett. g LT) e non per scopi di pubblica utilità (art. 65 lett. f
LT). A comprova l’autorità fiscale allega la decisione del 23.4.2013 della
Divisione delle contribuzioni che attesta quanto indicato. 

                                         Per quanto attiene al
versamento di fr. 70.- alla Rega l’UT si riconferma nella decisione su reclamo,
aggiungendo che il versamento è un “pagamento
per soci sostenitori che in caso di necessità possono ricevere una riduzione
dei costi d’intervento”. I ricorrenti, ai quali è stata trasmessa la
presa di posizione dell’UT, non hanno replicato.

 

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   I ricorrenti censurano
il mancato riconoscimento, tra le “liberalità a enti di pubblica utilità”,
delle donazioni effettuate a favore della Comunità evangelica pentecostale e della
Rega. Lamentano un’errata applicazione della legge fiscale, una disparità di
trattamento rispetto ad altri contribuenti che hanno invece potuto dedurre tale
donazione nonché una violazione del loro diritto di essere sentiti
limitatamente alla liberalità effettuata a favore della __________.

                                         L’autorità fiscale ritiene
invece che i versamenti operati a favore della Comunità evangelica pentecostale
non possano essere fiscalmente dedotti, ritenuto come quest’ultima non adempia
i requisiti di pubblica utilità, ma abbia scopo di culto. Per quanto riguarda
la donazione a favore della Rega, la stessa sarebbe una tassa sociale,
implicante una controprestazione, e non sarebbe pertanto fiscalmente deducibile
a tenore degli art. 32c LT e 33a LIFD.

 

 

                                   2.   2.1. 

                                         Per
quanto concerne la motivazione delle decisioni, si deve ricordare che adita dal
contribuente con reclamo, l’autorità di tassazione prende la sua decisione
fondandosi sui risultati dell’inchiesta (art. 208 cpv. 1 prima frase LT; art.
135 cpv. 1 prima frase LIFD) e la decisione deve essere motivata (art. 208 cpv.
2 LT; art. 135 cpv. 2 LIFD; cfr. Agner/Jung/Steinmann,
Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 422). Per
giurisprudenza costante, il diritto a una motivazione ha natura formale:
pertanto, di regola, la sua violazione comporta l’annullamento dell’atto impugnato,
senza che vada vagliato se quest’ultimo, nel merito, è corretto (DTF 119 Ia 136
consid. 2a; 118 Ia 17 consid. 1a).

                                         L’art.
29 Cost. fed. impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi
sulle allegazioni delle parti nei considerandi delle loro decisioni,
riferendosi agli argomenti da queste addotti. Una motivazione può comunque
essere ritenuta sufficiente quando l’autorità menziona, almeno brevemente, i
motivi che l’hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e
pone quindi l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del
giudizio e delle eventuali possibilità d’impugnazione presso un’istanza
superiore (DTF 114 Ia 242 consid. 2, 112 Ia 109 consid. b e rimandi).

                                         Per
far ciò l’autorità giudicante non deve pronunciarsi necessariamente su tutti
gli argomenti e le eccezioni sollevati, ma può limitarsi a prendere posizione
su quelli principali ed essenziali, atti a influire sulla decisione di merito
(DTF 111 Ia 1, cons. 3a; 107
Ia 248, cons. 3a; 105 Ib 248/9, cons. 2a; Imboden/Rhinow,
Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, Vol. I, n. 85 B III a,
p. 535; Känzig/Behnisch,
Direkte Bundessteuer, 2ª ediz., Vol. III,
Basilea 1992, p. 249). La motivazione deve in altri termini consistere
nell’esposizione della fattispecie ed in una motivazione giuridica, dalla quale
risulta su cosa si fonda il dispositivo della decisione: solo in tal modo,
infatti, il contribuente è in condizione di motivare il suo ricorso e
l’autorità di ricorso di sottoporre a verifica la decisione stessa (Känzig/Behnisch, op. cit., p. 249;
inoltre sentenza CDT n. 80.2002.205 del 5 agosto 2003, in: RtiD I-2004 n.19t).

 

                                         2.2.

                                         I
contribuenti ritengono che l’autorità fiscale non abbia indicato le motivazioni
per le quali non ha riconosciuto il versamento effettuato a favore di __________:
tuttavia tale liberalità è stata riconosciuta, mentre che i fr. 70.- non
ammessi sono relativi al versamento a favore della Rega. 

                                         Ora,
contrariamente a quanto asserito dai ricorrenti, l’autorità fiscale ha
spiegato, per entrambe le donazioni che non ha riconosciuto in deduzione (Rega
e Comunità evangelica pentecostale), i motivi alla base di tale diniego. Non si
ravvisa pertanto alcuna violazione del diritto di essere sentiti dei
contribuenti. 

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Secondo
l’art. 33a LIFD e 32c cpv. 1 LT dai proventi sono dedotte le
prestazioni volontarie in contanti e in altri beni a persone giuridiche con
sede in Svizzera che sono esentate dall’imposta in virtù del loro scopo
pubblico o di utilità pubblica (art. 56 lett. g LIFD e art. 65 lett. f
LT), sempre che tali prestazioni, durante l’anno fiscale, siano di almeno 100
franchi e non superino complessivamente il 20 per cento dei proventi, dopo le
deduzioni di cui agli articoli 26 a 33 LIFD, per l’imposta federale diretta, e
da 25 a 32b LT, per l’imposta cantonale. Le prestazioni volontarie in
contanti e in altri beni alla Confederazione, ai Cantoni, ai Comuni e ai loro
stabilimenti (art. 56 lett. a-c LIFD e art. 65 lett. a-c LT) sono
deducibili nella medesima misura.

 

                                         3.2.

                                         Come si evince dalla
lettera delle norme applicabili, per potere beneficiare della deduzione in
discussione, occorre in primo luogo che l’ente interessato goda dell’esenzione
dall’imposta delle persone giuridiche e, in secondo luogo, che tale esenzione
sia data per il fatto che tale persona giuridica persegue fini pubblici o di
pubblica utilità e non per esempio fini di culto (Noël, in: Noël/Aubry
Girardin [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, Basilea
2017, n. 3 e 7 ad art. 33a LIFD, p. 783-784; v. anche Circolare n. 12
dell’Amministrazione federale delle contribuzioni dell’8 luglio 1994, par. IV). A tal fine, ogni cantone ha allestito
un’apposita lista degli enti esenti ex art. 56 lett. g LIFD
(e art. 65 lett. f LT), la quale non ha tuttavia carattere
esaustivo, in quanto l’iscrizione è subordinata - ad esempio - al consenso
dell’ente stesso. Di conseguenza, vi sono degli enti che, pur non appartenendo
ad alcun elenco di istituzioni esenti, beneficiano dell’esenzione dall’imposta delle persone giuridiche per il fatto di perseguire scopi pubblici o di pubblica
utilità. Prestazioni volontarie - in denaro o in altri beni - a tali
istituzioni vanno conseguentemente ammesse in deduzione ai sensi degli art. 33a
LIFD e 32c cpv. 1 LT (Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 3a ediz., Zurigo 2016, n. 10 ad art. 33a
LIFD, p. 685).

 

                                   4.   Liberalità a
favore della Rega

 

                                         4.1.

                                         La circostanza secondo la
quale la __________ rientri fra gli enti esentati dall’obbligo fiscale in virtù
dello scopo di pubblica utilità, conformemente a quanto disposto dagli articoli
56 lett. g LIFD e art. 65 lett. f LT, è incontestata.

                                         Infatti, come esposto in
precedenza, le liste cantonali degli enti esenti implicano che, da un lato, le
liberalità agli enti che figurano sulla lista di un cantone sono deducibili
anche dal reddito dei contribuenti imponibili in altri cantoni, e, dall’altro
lato, in virtù del carattere non esaustivo di tali liste, che la mancata
iscrizione non significa con certezza che un ente non benefici dell’esenzione
quale persona giuridica che persegue scopi pubblici o di pubblica utilità.

                                         La
__________ figura nell’elenco delle persone giuridiche che sono esentate
dall’imposta nel Canton Zurigo in quanto perseguono esclusivamente scopi
pubblici o di pubblica utilità (https://www.steueramt.zh.ch/internet/finanzdirektion/ksta/de/steuerfragen/steuerbefreite_institutionen.html).

                                         Orbene,
nonostante l’inclusione delle stesse nell’elencazione degli enti esenti
dall’imposta, la ragione per cui l’autorità di tassazione ha negato la
deduzione dell’importo di fr. 70.- deve piuttosto essere ricercata nell’oggetto
della prestazione in discussione.

 

                                        4.2.

                                         Condizione
per la deducibilità di una prestazione volontaria è che essa sia stata fatta a
titolo gratuito, senza cioè controprestazione e senza obbligo legale,
contrattuale, statutario o morale.

                                         Le
quote sociali previste dagli statuti o altri pagamenti sui quali la persona
giuridica ha una pretesa non sono pertanto liberalità (Circolare n. 12
dell’Amministrazione federale delle contribuzioni dell’8 luglio 1994).

                                         Sebbene con le loro quote
sociali i membri sostengano l’associazione nel perseguimento dei suoi obiettivi,
si tratta comunque di un contributo dovuto in base agli statuti e come tale non
volontario (Locher,
Kommentar zum DBG, 2a ediz., Basilea
2019, n. 8 ad art. 33a LIFD, p. 1027; v. anche Noël, in:
Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral
direct, 2a ediz., Basilea 2017, n. 9 ad art. 33a LIFD, p. 784).

                                         Secondo
un’altra opinione dottrinale, tuttavia, si deve tener conto del fatto che molte
persone diventano membri di un’associazione solo perché, con la loro quota
sociale e con eventuali ulteriori contributi, vogliono sostenere un’attività di
pubblica utilità. Il fatto che dal profilo strettamente giuridico
l’associazione vanti una pretesa al pagamento dei contributi statutari non
basta a farne venir meno il carattere volontario. In queste circostanze,
dovrebbe essere ammessa anche la deduzione delle quote sociali (Hunziker/Mayer-Knobel, in:
Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum DBG, 3a ediz., Basilea
2017, n. 9 ad art. 33a LIFD, p. 857; Richner/Frei/Kaufmann/Meuter,
Handkommentar zum DBG, 3a ediz., Zurigo 2016, n. 15 ad art. 33a
LIFD, p. 686).

 

                                         4.3.

                                         La Camera di diritto
tributario ha recentemente stabilito che, nonostante il testo della circolare
n. 12 dell’AFC, si giustifica un trattamento differenziato delle quote sociali,
che conferiscono una pretesa al socio, da quelle che servono unicamente a finanziare
l’attività di pubblica utilità dell’associazione. In quest’ultimo caso, non si
può negare la natura volontaria della prestazione del socio, sebbene l’associazione
abbia una pretesa giuridica. Diverso il caso delle associazioni, che offrono ai
soci sostenitori delle controprestazioni, come nel caso della __________.
Questi contributi non sono deducibili dal reddito imponibile (sentenza CDT n.
80.2019.233/234 del 31.12.2019 consid. 4; cfr. anche St. Galler StB 46 Nr. 4). 

 

                                         4.4.

                                         Per la __________, “la
quota di sostenitori o sostenitrice copre l’anno di calendario in corso
…(omissis). In riconoscenza di questo sostegno la __________, a propria
discrezione e nell’ambito delle proprie capacità, può concedere alle
sostenitrici e ai sostenitori l’esonero dei costi d’intervento parziale o
totale delle prestazioni da lei date o organizzate qualora assicurazioni o
altri terzi non sono tenuti ad assumerseli e quindi non devono coprire i costi
totali o parziali di un intervento. In ogni caso, la __________ esegue le sue
prestazioni di soccorso, così come pu).

                                         È pertanto pacifico che le
suddette devoluzioni non siano state fatte a titolo volontario ma che, invece,
siano previste delle quote associative, che danno anche diritto a pretese del
socio nei confronti dell’associazione. Motivo per il quale l’UT ha
correttamente stabilito di non riconoscere la liberalità in questione.

 

 

                                   5.   Liberalità a
favore della Comunità evangelica pentecostale

 

                                         5.1.

                                         Nel caso che qui ci occupa
i contribuenti hanno donato fr. 9'120.- alla Comunità evangelica pentecostale
di __________. Quest’ultima aveva presentato un’istanza, il 15.4.2013 per
ottenere l’esenzione dal pagamento delle imposte di successione e donazione.
Con decisione del 23.4.2013, la Divisione delle contribuzioni, preso atto come
l’associazione si prefigga di: 

                                         essere presente a livello spirituale e a livello di
servizio: 

a livello spirituale: 

la diffusione del Vangelo di Gesù Cristo, 

la formazione spirituale dei membri, 

intraprendere e promuovere opere missionarie e sociali; 

a livello di servizio: 

svolgere un servizio diaconale di aiuto pratico a favore dei più bisognosi,
senza limitazioni geografiche, di appartenenza religiosa o di razza, 

sul piano locale e regionale: sostenere con progetti e incontri mirati le
persone sole e le famiglie con problemi sociali, 

collaborare con le chiese, le opere e movimenti evangelici attivi in Ticino, in
Svizzera o all’estero, che perseguono gli stessi obiettivi spirituali e
umanitari, 

trovare gli aiuti indispensabili alle relative spese, il servizio diaconale è
strettamente legato a quello spirituale e costituiscono un tutt’uno 

                                         e
considerato nel caso concreto che 

                                         l’associazione svolge, senza perseguire fini di lucro,
un’attività a fini di culto come Chiesa evangelica facente parte della
Schweizerische Pfingstmission (Missione pentecostale svizzera), dedicandosi
alla diffusione del Vangelo di Gesù Cristo.

                                         e che

                                         Essa
cura la formazione spirituale dei membri della comunità e svolge altresì un
servizio diaconale a favore di giovani e adulti nonché a sostegno di persone
bisognose,

                                         ha esonerato la Comunità
Evangelica Pentecostale __________ “dal pagamento delle imposte di successione
e donazione a norma dell’art. 154 cpv. 1 lett. d LT sino all’anno 2018 compreso”.

 

 

 

 

                                         5.2.

                                         Nella lista pubblica degli
enti totalmente al beneficio dell’esonero fiscale per scopo pubblico o pubblica
utilità (art. 65 lett. f LT, art. 56 lett. g LIFD) per l’anno
2016 (consultabile al sito internet https://www4.ti.ch/fileadmin/DFE/DC/DOC-PG/ListaEntiEsenti2016.pdf,
visualizzato il 7.4.2020) non figura la Comunità evangelica pentecostale __________
che fa parte, come indicato nella decisione della DDC, della Schweizerische
Pfingstmission.

 

                                         5.3.                                                                          

                                         5.3.1.

                                         La Comunità evangelica
pentecostale di __________ fa parte dell’associazione Schweizerische
Pfingstmission, con sede a Zurigo. La gestione amministrativa della
federazione delle Chiese viene effettuata dal segretariato generale, dalla sede
di Aarau (cfr. organigramma consultabile al sito internet https://www.pfingstmission.ch/fileadmin/user_upload/spm/dateiarchiv/Portrait___Organigramm/Organigramm%20SPM%202019%20dt.pdf,
visualizzato il 7.4.2020).

 

                                         5.3.2.

                                         Nell’elenco delle persone giuridiche che sono esentate
dall’imposta nel Canton Zurigo in quanto perseguono scopi pubblici o di
pubblica utilità figura pure la Schweizerische Pfingstmission (https://www.steueramt.zh.ch/internet/finanzdirektion/ksta/de/steuerfragen/steuerbefreite_institutionen/_jcr_content/contentPar/downloadlist/downloaditems/verzeichnis_der_steu.spooler.download.1585647898420.pdf/31.03.2020.pdf). Tuttavia, l’associazione in questione è contrassegnata
con la lettera b, che, secondo gli “Hinweise zum Verzeichnis und zur
Abzugsfähigkeit von Zuwendungen an steuerbefreite Institutionen”, si
riferisce a istituzioni che non perseguono solo scopi pubblici o di pubblica
utilità, ma hanno anche scopi di culto o altri che non beneficiano dell’esenzione
(“nicht ausschliesslich wegen öffentlichen oder gemeinnützigen Zwecken
steuerbefreit, sondern verfolgen daneben noch Kultuszwecke oder nicht steuerbefreite
Zwecke”). 

                                         L’Amministrazione
federale delle contribuzioni (AFC), nella sua Circolare n. 12 (Esenzione
fiscale delle persone giuridiche che perseguono uno scopo pubblico o di utilità
pubblica [art. 56 lett. g LIFD] o fini di culto [art. 56 lett. h
LIFD]; deducibilità delle elargizioni [art. 33 cpv. 1 lett. i e art. 59
lett. c LIFD]), prevede infatti che, se, oltre ad uno scopo
esclusivamente pubblico o di utilità pubblica, una persona giuridica persegue
anche altri scopi, è possibile - a certe condizioni - prendere in
considerazione un'esenzione fiscale parziale (cifra II.2.b). Anche nel caso di
un’esenzione fiscale parziale l'attività esentata fiscalmente deve rivestire un'importanza
considerevole. Un altro presupposto è inoltre dato dal fatto che i fondi per i
quali è richiesta l'esenzione fiscale siano contabilmente separati in modo
chiaro dal resto della sostanza e del reddito (cifra II.5). 

 

                                         5.3.3.

                                         A tale riguardo, la
Conferenza svizzera delle imposte ha pubblicato il 18.1.2008 delle Informazioni
pratiche che concernono l’esenzione fiscale delle persone giuridiche che
perseguono scopi di pubblico servizio, di pubblica utilità oppure di culto e la
deducibilità delle liberalità a loro favore (al sito https://www.steuerkonferenz.ch/downloads/merkblaetter/praxishinweise_steuerbefreiung_2008_f.pdf,
consultato l’8.4.2020). In particolare, al Capitolo 11 delle Informazioni
pratiche in questione, viene trattata la deducibilità delle liberalità a
persone giuridiche che perseguono più scopi. A pagina 41 viene affermato il
principio secondo cui le liberalità a favore di persone giuridiche che
perseguono scopi in parte di pubblica utilità ed in parte di culto possono
essere dedotte dal reddito del donante solo se tali fondi vengono impiegati per
uno scopo pubblico o di pubblica utilità in maniera durevole e verificabile.
Ciò presuppone che l’istituzione in questione provveda a separare in maniera
chiara dal punto di vista dell’organizzazione e dei conti le sue attività di
pubblica utilità e le altre attività. Di principio dovrebbero essere
costituiti, per ogni categoria di scopo, dei soggetti giuridici distinti.
Unicamente casi eccezionali possono giustificare la tenuta di conti chiaramente
distinti per ciascuna delle attività, all’interno di uno stesso soggetto
giuridico.

                                         Nelle
Informazioni pratiche, la CSI indica inoltre i criteri da adempiere nel caso in
cui vengano tenuti conti separati all’interno di un medesimo soggetto giuridico
(pag. 42): l’adozione di un regolamento relativo all’amministrazione e
all’utilizzo dei fondi; la definizione, di concerto con l’autorità fiscale, di
quali fra le attività dell’istituzione sono prettamente pubbliche o di pubblica
utilità; la verifica che le spese dell’istituzione siano correlate agli scopi
di pubblica utilità; la tenuta e la contabilizzazione di un conto separato
relativo alle donazioni che sono deducibili fiscalmente; la tenuta dei conti e
della contabilità separata; la trasmissione al donatore di una lettera nella
quale si indica, preventivamente, per quali scopi viene impiegato il suo
versamento. 

                                         Da parte sua, il donatore
deve espressamente indicare sul versamento che lo stesso sarà utilizzato per la
realizzazione dello scopo pubblico oppure di pubblica utilità. Il benefattore
che richiede in deduzione la donazione dovrà provare che la stessa è stata
senza alcun dubbio versata sul conto destinato alla pubblica utilità oppure al
pubblico servizio. La prova può essere fornita tramite la ricevuta di
pagamento, nella quale l’istituzione attesta che il suo pagamento è stato
esclusivamente utilizzato a favore di uno scopo pubblico o di pubblica utilità.
Nel caso in cui il contribuente non presenti la documentazione indicata, la
donazione non potrà, in applicazione delle regole sull’onere della prova, essere
riconosciuta (in merito pure: sentenza del TF 2C_6/2017 del 9.1.2017 consid.
6.1; Locher, Kommentar zum DBG,
vol. I, 2a ediz., Basilea 2019, n. 1 ad art. 33a LIFD, p.
1027; Hunziker/ Mayer – Knobel, in:
Zweifel / Beusch [a cura di], DBG Kommentar, 3a ed., Basilea 2017,
n. 6 ad art. 33a DBG).

 

                                         5.3.4.

                                         Il
Tribunale amministrativo del Canton San Gallo si è già occupato della
deducibilità di versamenti a favore della Schweizerische Pfingstmission di
Zurigo, in una sentenza del 2006 (consultabile al sito internet (http://ww2.gerichte.sg.ch/home/dienstleistungen/rechtsprechung/aktuelle_entscheide2/Entscheide_2006/i_1-2005_157.html,
visualizzato il 7.4.2020). 

                                         Nella decisione in
questione si legge che la Schweizerische Pfingstmission è stata
esonerata dal pagamento delle imposte con decisione del 20.8.1996 da parte
della Direzione delle Finanze del Canton Zurigo, luogo di sede
dell’associazione, siccome questa perseguiva sia scopi di culto che di pubblica
utilità. Nella decisione viene inoltre precisato che i fondi dell’associazione venivano
suddivisi tra scopi di culto e di aiuto allo sviluppo. La sentenza non ha
rimesso in discussione la decisione della Direzione delle Finanze del Canton
Zurigo e ha pertanto confermato che la Schweizerische Pfingstmission perseguiva
scopi sia di culto che di pubblica utilità. 

                                         Sempre nella sentenza si
ricorda che la pubblica utilità è adempiuta da scopi culturali oppure di beneficenza,
ma non per scopi religiosi. Donazioni a persone giuridiche, che sono esonerate
dal pagamento delle imposte per scopi di culto, non possono essere dedotte (GVP
2002 Nr. 18). 

                                         Nel caso in esame, la
Corte sangallese ha accertato che le vere e proprie attività di culto della Pfingstmission
in Svizzera erano sostenute tramite la cassa centrale (“Zentralkasse”), mentre
gli scopi caritativo-missionari erano prevalentemente finanziati tramite la Missionskasse.
Verificato che i ricorrenti avevano versato l’importo di 3'000 franchi proprio
su quest’ultimo conto, il Tribunale amministrativo ha accolto il loro ricorso e
ammesso la deduzione della liberalità dal loro reddito imponibile.

                                          (P. Locher, Kommentar zum DBG, I. Teil,
Therwil 2001, n. 87 ad art. 33; Hunziker/
Mayer – Knobel, DBG Kommentar [a cura di Zweifel / Beusch], 3a ed.,
Basilea 2017, n. 6 ad art. 33a DBG).

 

                                         5.4.

                                         5.4.1.

                                         Orbene, nel caso di
specie, i qui contribuenti, a sostegno del loro versamento alla Comunità
evangelica pentecostale hanno prodotto una lettera dell’Associazione del
seguente tenore:

                                         Conferma di donazione per l’anno 2016

                                         Cari __________ e __________

                                         Ringraziamo cordialmente per
il vostro sostegno finanziario offerto alla nostra comunità. Con la presente
dichiaro che la nostra associazione ha ricevuto da voi donazioni per un totale
di Fr. 9'120.00. La Comunità Evangelica Pentecostale di __________ è parte
della Federazione delle Chiese evangeliche Libere del Ticino (FCELT) dalla sua
fondazione. Inoltre è membro della Schweizerische Pfingstmission con sede ad
Aarau.

 

                                         5.4.2.

                                         Ora, nel caso che qui ci
occupa, la Comunità evangelica pentecostale di Locarno non gode dell’esenzione
dall’imposta per il fatto che persegue fini pubblici o di pubblica utilità.
L’esenzione è stata riconosciuta, per le imposte di donazione e successione unicamente
per fini di culto. Già solo per questa ragione, ritenuto come il versamento sia
stato direttamente effettuato a favore di quest’ultima e non della Schweizerische
Pfingstmission, il ricorso è da respingere.

 

                                         5.4.3.

                                         Anche se si volesse per
ipotesi ammettere che parte della donazione dei coniugi Scherrer sia confluita nella
Schweizerische Pfingstmission – cosa questa non provata -, che come
visto figura nella lista del Canton Zurigo delle associazioni che godono
dell’esonero fiscale siccome perseguono scopi di pubblica utilità, tuttavia la
missiva prodotta agli atti dai contribuenti a dimostrazione della donazione non
permette di stabilire se l’importo è stato versato per scopi di pubblica
utilità (cfr. p. es. la sentenza del TF 2C_112/2014 del 15.9.2014 consid. 4.1
in fine; inc. CDT 80.2014.36 del 29.7.2014 consid. 3.2.; in merito pure Hunziker/
Mayer – Knobel, op. cit., n. 6 ad art. 33a DBG). È invece probabilmente vero il contrario: ossia che
essendo stati versati direttamente alla Comunità evangelica pentecostale di __________,
che gode dell’esonero per fini prettamente di culto, i fondi in questione siano
stati utilizzati per tale scopo.

                                         Spetterà in futuro ai
contribuenti, se intendono ottenere la deduzione delle proprie liberalità,
accertarsi che i versamenti da loro effettuati vengano utilizzati per scopi
prettamente di pubblica utilità e ottenere dall’istituzione finanziata
un’attestazione in tal senso. 

 

                                         5.5.

                                         Per tutte le ragioni sopra
esposte, l’autorità fiscale ha correttamente negato la deduzione relativa alla
liberalità effettuata a favore della Chiesa evangelica pentecostale di Locarno.

 

 

                                   6.   6.1.

                                         Da ultimo i ricorrenti
sollevano la questione della disparità di trattamento: argomentano infatti che,
nei periodi fiscali precedenti, la deduzione alla Comunità evangelica
pentecostale di __________ sarebbe sempre stata riconosciuta. Indicano poi che
ad altri loro conoscenti la deduzione in parola sarebbe stata ammessa sia per
il 2016 che per periodi fiscali successivi.

 

                                         6.2.

                                         Per quanto concerne il
primo aspetto, va tenuto presente che l’autorità fiscale non è vincolata dalle
decisioni adottate nei periodi fiscali precedenti. Va
al proposito ricordato che la costante giurisprudenza del Tribunale federale ha
escluso che un ricorrente possa pretendere di ottenere un trattamento più
favorevole appellandosi al principio della buona fede (art. 9 Cost.). In
effetti, il diritto tributario è marcato dal principio della legalità, di modo
che le regole della buona fede hanno solo una portata limitata, soprattutto se
si trovano in conflitto proprio con l’esigenza di legalità (DTF 131 II 627
consid. 6.1; 118 Ib 312 consid. 3b). In virtù di tale esigenza, l’autorità di
tassazione è tenuta ad apprezzare gli elementi imponibili di ogni periodo
fiscale conformemente alla legge e senza essere vincolata da sue eventuali
decisioni adottate precedentemente su questioni analoghe. Le decisioni di
tassazione non implicano pertanto di principio alcuna assicurazione per
notifiche ulteriori (cfr. sentenza 2C_260/2008 del 6 agosto 2008, in RtiD
I-2009 n. 20t, consid. 4.2; sentenza 2P.250/2004 del 13 giugno 2005, in RtiD
II-2005 n. 10t, consid. 6.3; sentenza 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003, in RDAT
II-2003 n. 15t, consid. 5.3; sentenza 2A.62/1997 del 3 maggio 1999, in: ASA 69
p. 793, consid. 2).

 

 

 

 

                                         6.3.

                                         In merito all’eventuale
deduzione riconosciuta ad altri membri della stessa chiesa, per consolidata
prassi, il principio della legalità dell’attività amministrativa prevale su
quello della parità di trattamento. Il diritto all’uguaglianza di trattamento
nell’illiceità può essere ammesso, eccezionalmente, soltanto quando, non in un
caso isolato e neppure in alcuni casi, bensì secondo una prassi costante
un'autorità deroga alla legge e dà a divedere che anche in futuro non deciderà
in modo conforme alla legge. Allora il cittadino ha diritto di esigere di
beneficiare anch'egli dell'illegalità, sempre che ciò non leda altri interessi
legittimi. Qualora un'autorità esplicitamente riconosca l'illegittimità di una
determinata prassi anteriore e affermi chiaramente di volersi in futuro
conformare alla legge, il principio dell'uguaglianza di trattamento deve cedere
il passo a quello della legalità (sentenza 2C_409/2012 del 19.2.2013 consid.
2.2 e giurisprudenza citata).

                                         Non
risulta che la deduzione delle liberalità a favore di una persona giuridica che
persegue scopi di culto configuri una prassi generalizzata e meno ancora che
l’autorità fiscale si rifiuti di modificarla. 

 

                                         6.4.

                                         Per
i motivi addotti, anche quest’ulteriore censura dei ricorrenti non può trovare
accoglimento. 

 

 

                                   7.   Il ricorso è
respinto. La tassa di giustizia e le spese giudiziarie sono poste a carico dei
ricorrenti, soccombenti.

 

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

                                      

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                 fr.    500.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi     fr.    100.–

                                         per un totale di                                                      fr.    600.–

                                         sono a carico dei
ricorrenti.

 

                                   3.   Contro il presen           Copia
per conoscenza:

                                         -
municipio di .

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: