# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 30abd119-406a-5c6d-ad29-1c331b67ca57
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-03-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 17.03.1998 11.1996.153
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1996-153_1998-03-17.html

## Full Text

Incarto n.

  11.96.00153

  	
  Lugano

  17 marzo 1998/lg

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima Camera
  civile del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Gronchi
  Pozzoli, vicecancelliera

  

 

 

sedente
per statuire nella causa __.__.______. (azione di divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con petizione del 7 febbraio 1994 da

 

	
   

  	
  __________
  __________, nata __________, __________

  (patrocinata
  dall’avv. __________ __________ -__________, __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________
  __________, __________ __________

  (patrocinato
  dall’avv. dott. __________ __________, __________);

   

  

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti di
questione:     1.   Se dev’essere accolta l’appellazione del 23 settembre
1996 presentata da __________ __________ contro la sentenza emessa il 16 agosto
1996 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.
  Se dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ con l’appello;

 

                                         3.   Se
dev’essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria presentata da
__________ __________ con le osservazioni all’appello.

 

                                         4.
Il giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   __________ __________
(1936) e __________ nata __________ (1954) si sono sposati a __________ il
__________ 1980. Dalla loro unione sono nati __________ (__________1980) e
__________ (__________1984). Il marito, già __________ di un __________
__________, è invalido dal 1987; la moglie è __________ presso la __________ di
__________. I coniugi vivono separati dal mese di dicembre 1993, quando il
marito ha lasciato l’abitazione coniugale per trasferirsi a __________ __________,
in una casa di sua proprietà, mentre la moglie è rimasta con i figli
nell’abitazione coniugale di __________, intestata ai coniugi in ragione di
metà ciascuno. 

 

                                  B.   Il 2 agosto 1989
__________ __________ ha instato per il tentativo di conciliazione, decaduto
infruttuoso il 10 novembre 1989. Il 4 dicembre successivo i coniugi hanno
prospettato al Pretore una riconciliazione e il 15 novembre 1990 hanno acquistato
in ragione di un mezzo ciascuno la particella n. __________ RFD di __________,
sulla quale sorge l’abitazione coniugale. Il 21 maggio 1993 la moglie ha
instato per un secondo tentativo di conciliazione, nuovamente fallito il 7
giugno 1993. Con decreto supercautelare del 19 ottobre 1993 il Segretario
assessore della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, ha affidato in
luogo e vece del Pretore i figli alla madre e ha ordinato al marito di lasciare
l’abi-tazione coniugale, assegnata alla moglie.

 

                                  C.   __________ __________
ha promosso il 7 febbraio 1994 azione di divorzio, postulando l’affidamento di
__________ e __________, riservato al padre il diritto di visita, come pure
l’assegnazione delle rendite completive AI e “__________ ” ricevute dal marito
a valere come contributo alimentare per i figli, oltre una pensione alimentare
di fr. 200.– mensili per sé, l’attribuzione in esclusiva proprietà della
particella n. __________ RFD di __________, l’assegnazione in esclusiva
proprietà al marito di un immobile situato a __________ __________ e la
restituzione di fr. 12’000.–. __________ __________ si è opposto alla petizione
e in via riconvenzionale ha chiesto a sua volta il divorzio, l’affidamento dei
figli, l’assegnazione dell’abitazione coniugale e l’accertamento dello statuto
di bene proprio dell’immobile di __________ __________. La moglie si è opposta
alle domande del marito. Nei successivi allegati preliminari le parti hanno
ribadito le loro domande. 

 

                                  D.   Esperita
l’istruttoria, le parti hanno presentato i rispettivi memoriali conclusivi. Nel
suo allegato del 28 giugno 1996 la moglie ha riaffermato le domande di
petizione, chiedendo inoltre che fosse fatto ordine alla cassa pensione del
marito di trasferire alla sua cassa l’importo di fr. 4’463.–. __________
__________ ha ribadito le sue richieste. Il dibattimento finale ha avuto luogo
l’11 luglio 1996.

 

                                  E.   Statuendo il 16
agosto 1996, il Pretore ha parzialmente accolto l’azione principale e respinto
la riconvenzione. Pronunciato il divorzio, egli ha affidato i figli alla madre
(riservato il diritto di visita del padre), ha obbligato il convenuto a versare
alla moglie le rendite completive AI come contributo alimentare per i figli
(oltre un ulteriore contributo di fr. 108.– mensili dal 17° anno di età), ha
respinto la pretesa alimentare della moglie, ha attribuito alla moglie la
proprietà della particella n. __________ RFD di __________, ha obbligato il
marito a versare alla moglie fr. 6’000.–, ha ordinato alla cassa pensione del
convenuto di versare a quella dell’attri-ce fr. 4’463.– e ha accertato
l’esclusiva proprietà del marito sull’immobile a __________ __________. Le
spese, con una tassa di giustizia di fr. 2’000.–, sono state poste per un
quarto a carico della moglie e per tre quarti a carico del marito, tenuto a
rifondere alla controparte fr. 4’000.– per ripetibili. Entrambi i coniugi sono
stati posti al beneficio dell’assistenza giudiziaria.

 

                                  F.   __________ __________
è insorto contro la citata sentenza con un appello del 23 settembre 1996 nel
quale chiede, previa concessione dell’assistenza giudiziaria, il rigetto della
petizione e l’accoglimento della riconvenzione. Nelle sue osservazioni del 16
ottobre 1996 __________ __________ insta anch’essa per l’assi-stenza
giudiziaria, proponendo di respingere l’appello e di confermare il giudizio
impugnato.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   I documenti prodotti per
la prima volta in appello non sono ricevibili. L’art. 321 lett. b CPC vieta di
addurre nuovi fatti o mezzi di prova in seconda sede e il diritto federale non
impone una diversa disciplina, salvo per quanto riguarda le relazioni tra genitori
e figli minorenni, che sono rette dal principio inquisitorio (DTF 120 II 231 consid.
1c con rinvio). In concreto non si verifica quest’ultima ipotesi, l’appellante
presentando i nuovi documenti solo per contestare di turbativa coniugale. Egli
evoca invero l’art. 420 cpv. 1 CPC, che abilita al giudice ad assumere
ulteriori prove nelle cause di stato, ma ciò non gli giova poiché la produzione
di nuovi documenti in appello non è consentita neppure in un’azione di stato,
salvo che la Camera li ritenga rilevanti per il giudizio (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura
civile annotato, Lugano 1993, n. 1 ad art. 420). Nella fattispecie i documenti
in questione risalgono al 1994 e potevano essere prodotti con la risposta,
eventualmente con la duplica. Per il resto non spetta a questa Camera assumere
tali mezzi probatori di propria iniziativa, l’art. 420 CPC non essendo
destinato a supplire le insufficienze probatorie delle parti (Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 5 ad art.
420 CPC). Nella misura in cui è fondato sui documenti nuovi, l’appello si
rivela quindi irricevibile.

 

                                   2.   Ognuno dei coniugi
può domandare il divorzio quando le relazioni coniugali siano così
profondamente turbate e scosse che non si possa ragionevolmente esigere da essi
la continuazione dell’unione coniugale; se tale stato dipende da colpa preponderante
di uno dei coniugi, il divorzio può essere domandato soltanto dall’altro (art.
142 CC). Per colpa preponderante si intende un comportamento colpevole che sia
più grave di tutti gli ulteriori elementi di dissidio, ovvero che superi per
causalità le eventuali colpe dell’altro coniuge cumulate ai fattori oggettivi
di disunione (Bühler/Spühler in: Berner
Kommentar, 3ª edizione, note 120 e 122 ad art. 142 CC con numerosi richiami di
dottrina e giurisprudenza; Deschenaux/Tercier/Werro,
Le mariage et le divorce, 4ª edizione, pag. 124 n. 622; v. anche Hinderling/Steck, Das schweizerische Ehescheidungsrecht,
Zurigo 1995, pag. 60 segg.).

 

                                   3.   Il Pretore, pur
avendo accertato che la moglie conviveva con __________ __________ dall’inizio
1994, ha ritenuto tale fatto non causale per la disunione. A suo avviso la
richiesta di tentativo di conciliazione del 21 maggio 1993 dimostrava già
l’esistenza di un profondo dissidio, tant’è che il tentativo di conciliazione era
fallito il 7 giugno 1993, mentre l’istruttoria non aveva permesso di appurare
se la relazione extraconiugale della moglie fosse davvero anteriore al
dissidio. Preso atto che il convenuto non ha chiesto l’audizione di __________
__________, il primo giudice ha ritenuto sulla base delle testimonianze assunte
che alla moglie non potesse imputarsi l’origine della disunione, risalente al
1989. L’appellante sostiene invece che la colpa della disunione è dovuta
proprio alla relazione extraconiugale allacciata dalla moglie e nega che prima
del tentativo di conciliazione sussistesse già un profondo dissidio. Inoltre
egli rileva di avere chiesto l’audi-zione di __________ __________ nell’ambito
della procedura cautelare e censura il comportamento processuale della moglie,
che persistendo nel negare la relazione nonostante le prove assunte, dimostrerebbe
tutta la sua attitudine menzognera.

 

                                   4.   Non è revocato in
dubbio che l’attrice viva oggi con __________ __________. Litigioso è il
momento in cui tale relazione ha avuto inizio: se prima o dopo il verificarsi
della turbativa coniugale. L’esistenza di una relazione extraconiugale può
configurare colpa preponderante solo se precede la disunione; se è successiva,
la sua causalità viene meno. Incombe al convenuto che si prevale dell’art. 142
cpv. 2 CC recare, in tal caso, la prova della causalità (Bühler/ Spühler, op. cit., nota 118 ad
art. 142 CC).

 

                                   a)  Le
risultanze dell’istruttoria non consentono di ritenere provata una relazione
della moglie antecedente la disunione dei coniugi. Può suscitare qualche
perplessità, invero, il fatto che la moglie abbia ospitato l’amico
nell’abitazione coniugale appena qualche settimana dopo la separazione di
fatto, ma ciò non basta a dimostrare che tale relazione fosse anteriore al giugno
del 1993. Lo stesso marito, che nella risposta faceva risalire la turbativa
coniugale alla fine del 1992 in concomitanza con la relazione allacciata dalla
moglie (pag. 6), nella duplica non ha più ripreso tale punto di vista,
limitandosi ad affermare che la moglie “ha abbandonato il talamo coniugale nel
mese di agosto 1993” (pag. 6), cosa per altro non vera, i coniugi essendosi
lasciati nel dicembre del 1993 quando il marito si è trasferito a __________
__________. __________ __________ ha dichiarato, da parte sua, di avere visto
suo marito e l’attrice, a una festa campestre, prima baciarsi e poi appartarsi,
ma ciò è avvenuto nel luglio 1993. Essa ha soggiunto che suo marito ha iniziato
la procedura di divorzio nel mese di agosto-settembre 1993 per incompatibilità
di carattere e che ha poi lasciato l’abitazione coniugale alla metà di ottobre
1993. Gli altri testi hanno bensì riferito di avere notato __________
__________ in compagnia dell’attrice durante manifestazioni sportive, ma di
averlo visto in casa __________ solo dopo la separazione di fatto dei coniugi
(deposizioni __________, __________ e __________). __________ __________ ha
dichiarato che l’appellante gli aveva confidato un suo convincimento sulla
relazione della moglie con __________ __________, senza poterla tuttavia
situare nel tempo. In definitiva, nulla si conosce di preciso sulla natura e
l’intensità di tale relazione prima del tentativo di conciliazione del mese di
giugno 1993. La circostanza che l’attrice abbia avuto incontri con il suo attuale
convivente prima di tale data – circostanza per altro non dimostrata – ancora
non permette di determinare se a quell’epoca i due fossero semplici conoscenti,
normali amici, oppure se avessero già allacciato una relazione contraria ai
doveri di matrimonio (ipotesi che non può semplicemente essere presunta). 

 

                                   b)  L’esperimento
di conciliazione non dimostra, per sé solo, l’esistenza di un’irrimediabile
turbativa coniugale, ma in concreto lascia trapelare un profondo dissidio. La
moglie ha affermato che, dopo la riconciliazione del 1989, la situazione era
nuovamente divenuta impossibile nel 1992 a causa della gelosia del marito.
Quest’ultimo non ha contestato seriamente l’esistenza del dissidio, ma ha
ricondotto le difficoltà coniugali alla vita sregolata della consorte (verbale
tentativo di conciliazione 7 giugno 1993). Dall’indagine svolta dal Servizio medico-psicologico
di __________ risulta che, secondo i coniugi, dopo la riconciliazione del 1989
la vita coniugale era di nuovo peggiorata, e ciò già nel 1990: per l’attrice a
causa dell’intervento cardiaco subito dal marito, mentre per quest’ultimo a
causa del comportamento libertino della consorte (rapporto 10 novembre 1993).
Sostenere dunque che l’unione non fosse già allora profondamente scossa non è serio.
Del resto i motivi di dissidio addotti dai coniugi sono gli stessi che avevano
già spinto l’attrice a chiedere l’intervento del giudice nell’agosto del 1989.
Gli altri elementi invocati dal convenuto sono – ad ogni modo – successivi alla
separazione di fatto e non permettono di accertare se prima del giugno 1993 la
moglie avesse (già) una relazione con il terzo. È vero che l’appellante,
nell’ambito della procedura provvisionale, ha chiesto l’audizione di __________
__________, ma nell’azione di merito egli non ha più insistito (verbale udienza
preliminare del 22 novembre 1994), mentre la sua istanza di assunzione
suppletoria del 16 ottobre 1996, intesa appunto ad assumere il teste, è stata
respinta dal Pretore l’8 febbraio 1996. Quanto alla condotta processuale
dell’attrice, essa non basta manifestamente a suffragare eventuali
responsabilità, tanto meno se si pensa che l’appellante non risulta essersi
opposto alla rinuncia dei testi notificati dall’attrice. Le deposizioni delle
sorelle dell’appellante, infine, non danno a divedere quale incidenza abbiano
sulla mancanza di turbativa, mentre il fatto che i testi __________, __________
e __________ non si siano espressi sulla relazione dell’attrice ancora non
significa che non siano stati interrogati al riguardo. Nel complesso quindi,
apprezzando tutti gli elementi agli atti, non si può ritenere provata una colpa
preponderante dell’attrice nel senso dell’art. 142 cpv. 2 CC. Destituita di
buon fondamento, l’opposizione del marito. deve quindi essere respinta.

 

                                   5.   L’appellante chiede
l’affidamento dei figli, assegnati alla madre, sostenendo che gli impegni
sociali e lavorativi di quest’ultima, oltre alla convivenza con il nuovo amico,
gli pregiudicano la possibilità di seguire adeguatamente i ragazzi. 

 

                                   a)  In
caso di divorzio o di separazione il giudice, udito il parere dei genitori (e occorrendo
dell’autorità tutoria) ordina le misure necessarie circa l’esercizio
dell’autorità dei genitori e le loro relazioni personali con i figli (art. 156
cpv. 1 CC). Le relazioni personali del coniuge con i figli toltigli e il suo
contributo per mantenerli sono regolati secondo le disposizioni sugli effetti
della filiazione; il contributo può essere mantenuto anche oltre la maggiore
età (cpv. 2). L’attribuzione dell’autorità parentale all’uno o all’altro
genitore dopo il divorzio o la separazione dipende dal bene del figlio (DTF 117
II 354 consid. 3 con richiami). Per determinare quale sia il bene del figlio in
un caso concreto la giurisprudenza ha elaborato più criteri. Ha stabilito che i
figli vanno affidati al genitore con la maggiore disponibilità di tempo a
occuparsene in persona (DTF 117 II 355, 114 II 202 consid. 3b), rispettivamente
al genitore che garantisce maggiore stabilità (DTF 117 II 355, 114 II 203 consid.
5) – quindi non sempre la madre, nemmeno trattandosi di bambini piccoli (DTF
117 II 356 consid. 4a, 114 II 202 consid. 3b) – e che occorre considerare anche
il punto di vista del figlio, evitando per esempio di separare i fratelli (DTF
115 II 319 consid. 2), accertando quali mancanze educative possano imputarsi
all’uno o all’altro genitore durante il matrimonio (DTF 117 II 358 consid. 3d),
indagando per quali motivi il figlio assuma eventuali atteggiamenti di difesa
verso il genitore non affidatario (DTF 111 II 406 consid. 1 e 4) e verificando
che quest’ultimo non alteri i rapporti del ragazzo con l’altro genitore o
intralci il compito dell’educatore (DTF 119 II 203 consid. 2 e 4, 117 II 357 consid.
3c). Il desiderio di attribuzione del figlio è viepiù importante nella misura
in cui, vista l’età e lo sviluppo del minorenne, tale desiderio appaia come una
decisione consolidata e sia l’espressione di una stretta relazione affettiva
con il genitore (DTF 122 III 401).

 

                                   b)  In
concreto risulta dal rapporto allestito nel novembre del 1993 dal Servizio medico-psicologico
che entrambi i genitori, sono idonei a occuparsi dei figli, anche se la madre
un po’ di più. La disponibilità di tempo del padre, invalido, può essere invece
maggiore di quella della madre, ma ciò non appare decisivo e non basta per
accordare la preferenza all’appel-lante, l’età dei figli non richiedendo più la
continua presenza di un genitore a casa. Il problema risiede piuttosto nel
fatto che il padre non appare in grado di occuparsi convenientemente di figli,
ove appena si pensi che abbisogna dell’aiuto di __________ per le faccende
domestiche e per l’assistenza al figlio __________ (risposta, pag. 15). Dopo la
separazione di fatto, inoltre, i figli sono rimasti con la madre, con la quale
risultano star bene, né l’appellante pretende il contrario. Del resto
l’appellante non spiega neppure per quali motivi bisognerebbe cambiare
l’affidamento. Nelle circostanze descritte appare quindi opportuno, soppesando
tutti i fattori predetti, garantire ai figli una continuità di vita, di luogo,
e di metodo educativo. Anche su questo punto la sentenza impugnata merita
dunque conferma.

 

                                   6.   L’appellante chiede
di integrare il dispositivo sul contributo alimentare per la moglie, precisando
che con il divorzio la rendita completiva AI a lei destinata decade. A prescindere
dal fatto che il versamento della rendita completiva AI dopo il divorzio è regolato
dall’art. 34 LAI, la domanda dell’appellante, per altro non motivata, è stata
formulata per la prima volta in questa sede ed è dunque irricevibile (art. 321
cpv. 1 lett. b CPC). L’appello sfugge, in proposito, a un sindacato di merito.

 

                                   7.   L’appellante si
duole del fatto che il Pretore ha attribuito alla moglie la particella n.
__________RFD di __________ e contesta che essa abbia un interesse preponderante
nel senso dell’art. 205 cpv. 2 CC, mentre vanta un interesse preminente da
parte sua. Egli ricorda di avere contributo in maniera decisiva all’acquisto
del fondo, di avere provveduto personalmente a tutti i lavori di sistemazione
esterna e di avere finanche consentito l’acquisto dell’immobile con le sue
rendite di invalidità.

 

                                   a)  L’art.
205 cpv. 2 CC prevede che se un bene è in comproprietà, il coniuge che provi
d’avere un interesse preponderante può, oltre alle altre misure legali, chiedere
che tale bene gli sia attribuito per intero contro compenso all’altro coniuge.
Per il Tribunale federale tale interesse può rivestire diverse forme; decisivo
è che il coniuge richiedente, quali che siano i motivi, possa prevalersi di
un’intensa relazione con il bene litigioso (DTF 119 II 199 consid. 2). Il
giudice deve procedere alla ponderazione degli interessi dei coniugi e statuire
secondo equità, nell’ambito del suo potere di apprezzamento (Hausheer/Reusser/Geiser, Berner Kommentar,
n. 49 ad art. 205 CC).

 

                                   b)  Nel
caso in esame il Pretore ha giudicato prevalente l’inte-resse dell’attrice poiché
da un lato essa ha l’affidamento dei figli e d’altro lato perché il convenuto
non sarebbe in grado di far fronte al pagamento degli oneri ipotecari. Ora,
l’interesse dei figli è senz’altro un criterio di valutazione pertinente (DTF
119 II 199 con rinvio). Certo, l’appellante ha contribuito all’ acquisto
dell’immobile cedendo alla banca la rendita di invalidità percepita dalla
“__________ ”, ma il mutuo è stato garantito da __________ __________, zio
dell’attrice e dal 1994 gli oneri ipotecari sono pagati dalla moglie. Dalla deposizione
di __________ __________, inoltre, non risulta che l’appellante abbia eseguito
opere di sistemazione esterna; risulta soltanto che il teste ha pagato la
fattura per la recinzione del giardino e aiutato il convenuto a comperare
alcuni scaffali per la cantina. L’appellante del resto non pretende di poter
pagare gli oneri ipotecari, limitandosi a far valere di poter eventualmente
vendere l’abitazione di __________ __________. Se ne conclude che
l’attribuzione del fondo all’attri-ce, legittima, non si rivela il frutto né di
un eccesso né di un abuso del potere di apprezzamento da parte del primo giudice
(cfr. Lise Favre in: ZBGR 1994
pag. 327).

 

                                   8.   Per quanto attiene
alla richiesta di fr. 20’000.– avanzata dall’ap-pellante quale compenso per
l’assegnazione esclusiva alla moglie del bene in comproprietà, essa è di
principio ammissibile. È vero che negli allegati preliminari il marito si è
limitato a postulare l’attribuzione esclusiva della proprietà e che solo nel
memoriale conclusivo ha chiesto al giudice di liquidare il regime secondo
diritto, ma ciò non toglie che l’attribuzione di un bene in proprietà esclusiva
di un coniuge può avvenire solo indennizzando l’altro coniuge (art. 205 cpv. 2
in fine CC; Hausheer/ Reusser/Geiser,
op. cit., n. 54 ad art. 205; Deschenaux/
Steinauer, Le nouveau droit matrimonial, Berna 1987, pag. 332). In
applicazione del principio dell’unità della sentenza di divorzio, nell’ambito
della liquidazione del regime matrimoniale il giudice deve tenere conto del
resto anche degli elementi emersi durante l’istruttoria (SJ 1994 pag. 550 in
fondo con richiamo a DTF 113 II 97 consid. 2; Poudret/Mercier,
L’unité du jugement en divorce et l’office du juge, in: Mélanges Paul Piotet,
Berna 1990, pag. 317 e segg.; I CCA sentenza del 15 maggio 1996 in re B./B. e
27 agosto 1991 in re M./M.). Ora, per quanto riguarda l’indennità chiesta
dall’appellante (sulla nozione: Hausheer/
Reusser/Geiser, op. cit., n. 55 ad art. 205), risulta dal fascicolo
processuale che il perito giudiziario ha valutato in fr. 618’000.– il valore
della particella (referto del 31 ottobre 1995, pag. 8). Il fondo è gravato però
da oneri ipotecari per fr. 540’000.– verso la __________ (dichiarazione 20
ottobre 1995 allegata alla perizia) e per fr. 221’000.– verso la Confederazione.
In circostanze siffatte mal si capisce quale compenso possa rivendicare
l’appellante. Anche al riguardo l’appello manca perciò di consistenza.

 

                                   9.   Il Pretore ha
obbligato il convenuto a versare alla moglie fr. 6’000.–, pari alla metà di un
anticipo prestato da quest’ultima per il pagamento degli oneri ipotecari,
rilevando che in difetto di prova su un eventuale accordo circa la persona del
debitore si applicava l’art. 209 cpv. 2 CC. L’appellante assevera che tale anticipo
costituisce il contributo della moglie agli oneri della famiglia e interpreta a
modo suo quanto affermato nella risposta. Se non che, tali circostanze di fatto
sono nuove e come tali inammissibili in appello (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC).
Il gravame non può dunque essere oggetto di ulteriore disamina.

 

                                10.   L’appellante censura
infine l’obbligo impartito alla “__________ __________ __________ fondazione
__________ __________ ” di trasferire alla cassa pensione della moglie
l’importo di fr. 4.463.–. Il primo giudice ha rilevato che il conto di libero
passaggio del marito non era stato trasferito alla sua successiva cassa pensione,
ma poiché l’evento assicurato (____________________) si era verificato con
l’invalidità dell’interessato, tale conto non era più una semplice aspettativa,
ma rappresentava una posta dell’attivo, ovvero un acquisto maritale da dividere
a metà con la moglie. Il marito non contesta il principio, ma fa valere che il
Pretore avrebbe dovuto applicare anche l’art. 207 cpv. 2 CC, per cui il
capitale ricevuto da un coniuge da un’istituzione di previdenza è considerato
bene proprio fino a concorrenza del valore capitalizzato della rendita che gli
sarebbe spettata allo scioglimento del regime di beni. 

 

                                         La doglianza è fondata. Il
capitale ricevuto da un’istituzione di previdenza è destinato a sostituire il
reddito da lavoro del coniuge non solo durante l’unione coniugale, ma anche
dopo lo scioglimento del regime dei beni. Poiché sarebbe iniquo considerare
tutto il capitale alla stregua di un acquisto (art. 197 cpv. 2 n. 2 CC), nel
computo dei beni coniugali va inserita unicamente la parte di capitale
destinata a sostituire il reddito da lavoro durante l’unione, mentre la
rimanenza ridonda al coniuge titolare della prestazione dopo lo scioglimento
del regime. In altri termini, determinante è il valore capitalizzato della
rendita che sarebbe stata versata al coniuge titolare della prestazione ove
questi non avesse ricevuto il capitale (Deschenaux/Steinauer,
op. cit., pag. 277). In concreto risulta dal fascicolo processuale che il
capitale in discussione ammonta a fr. 8’926.– (richiami __________ __________
__________), che l’appellante è invalido dal settembre 1987 e che il regime
matrimoniale è stato sciolto nel maggio del 1993. Seguendo il metodo di calcolo
proposto da Hausheer/Reusser/ Geiser
(op. cit., n. 43 e 45 ad art. 207 CC), il citato capitale dà una rendita annua
di fr. 668.– (coefficiente 13.36 secondo la tavola 20 di Stauffer/Schätzle). Ritenuto lo
scioglimento del regime matrimoniale 6 anni dopo, la quota di beni propri
ammonta pertciò a fr. 7’147.60 (coefficiente __________.__________, tavola n.
20). L’appello deve quindi essere accolto entro questi limiti. Alla cassa
pensione dell’attrice  vanno trasferiti di conseguenza fr. 889.20.

 

                                11.   Gli oneri del giudizio
odierno seguono la reciproca soccombenza (art. 148 cpv. 2 CPC). Il marito
ottiene causa vinta solo su un punto, ciò che giustifica di porre a suo carico
quattro quinti dei costi e di obbligarlo a versare alla controparte un’adeguata
indennità per ripetibili. Non si legittima invece una diversa ripartizione
degli oneri processuali di prima sede, l’esito del ricorso non incidendo in
maniera apprezzabile sul loro ammontare né sul loro riparto.

 

                                         La richiesta di assistenza
giudiziaria presentata dall’appellante può essere accolta solo per quanto
riguarda il trasferimento del capitale dalla cassa pensione. Per il resto, l’appello
non presentava sin dall’inizio probabilità di esito favorevole (art. 157 CPC). 

 

                                         L’appellata ottiene
un’indennità per ripetibili di questa sede, ciò che in linea di principio rende
senza oggetto la sua domanda di assistenza giudiziaria. L’incasso di tali
ripetibili può fors’anche apparire difficile. L’attrice dispone pur sempre,
tuttavia, di un’ec-cedenza mensile di almeno fr. 350.– (sentenza, pag. 11
secondo paragrafo), senza contare le verosimili gratifiche. Essa non spiega per
quali motivi non sarebbe in grado, ciò nonostante, di far fronte alle proprie
spese legali in modo autonomo e senza intaccare il proprio fabbisogno. La sua
indigenza, nelle circostanze descritte, non può ritenersi data (art. 155 CPC).

 

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello è parzialmente
accolto e il dispositivo n. __________ della sentenza impugnata è così
riformato:

 

                                         È fatto obbligo a “__________ __________ __________
__________ di __________ __________ ”, __________, di trasferire fr. 889.20
alla cassa pensione __________ in favore di __________ __________ (assicurata
n. __________.__________.__________.__________).

 

                                         Per il resto la sentenza
impugnata è confermata.

 

                                   2.   __________ __________ è
ammesso al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio
dell’avv. __________ __________, __________, limitatamente alla questione del
trasferimento di capitale dalla sua cassa pensione.

 

                                   3.   L’istanza di assistenza
giudiziaria presentata da __________ __________ è respinta.

 

                                   4.   Gli oneri processuali,
consistenti in:

                                         a) tassa di
giustizia      fr. 1’000.–

                                         b) spese                         fr.    
50.–

                                                                                fr.
1’050.–

                                         sono
per un quinto a carico di __________ __________ e per il resto a carico di
__________ __________, che rifonderà alla controparte fr. 1’000.– per
ripetibili ridotte di appello.

 

                                   5.   Intimazione a:

                                         - avv. dott. __________
__________, __________;

                                         - avv. __________
__________ __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per
la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                                        La segretaria