# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4234345b-ea37-5299-a706-a4e27ce0db11
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-05-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 31.05.2017 52.2017.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2017-69_2017-05-31.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2017.69

   

  	
  Lugano

  31 maggio 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Marco Lucchini, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Thierry
  Romanzini

  

 

 

statuendo
sul ricorso 31 gennaio 2017 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1 

  patrocinata
  da: PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 21 dicembre 2016 (n. 5901) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 7 settembre 2016 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione
  della popolazione, in materia di rilascio di un permesso di dimora a titolo di ricongiungimento familiare in favore del
  figlio M__________ (2000);

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

                                  A.   a. Il 12 maggio 2010, la
cittadina dominicana RI 1 (1979) è entrata in Svizzera per sposarsi il 22
luglio successivo con il cittadino elvetico __________ (1944). A seguito del
connubio, le è quindi stato rilasciato un permesso di dimora valido fino all'11
maggio 2011.

Con sentenza 15 dicembre 2010, il Pretore __________ ha sciolto,
per divorzio, il loro matrimonio. Per questo motivo, il 1° aprile 2011, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle
istituzioni ha deciso di non rinnovarle l'autorizzazione di soggiorno.

 

b. Il 30 marzo 2011 RI 1 è
convolata a nozze a __________ con il cittadino svizzero __________ (1957),
ottenendo perciò un nuovo permesso di dimora annuale, in seguito regolarmente
rinnovato. Il 30 marzo 2016, essa è stata posta al beneficio di un permesso di
domicilio, con prossimo termine di controllo fissato per il 29 marzo 2021.

 

c. RI 1 ha due figli, __________ (__________1996) e M__________
(__________2000), avuti con il connazionale __________ (1976) e da sempre
residenti nella Repubblica Dominicana.

 

 

                                  B.   a. Con domanda 27 maggio
2016, M__________ ha chiesto alla Sezione della popolazione, tramite
l'Ambasciata di Svizzera a Santo Domingo, il rilascio di un permesso di dimora
per poter vivere presso sua madre. Alla richiesta è stata allegata - tra
l'altro - la sentenza con cui il 19 aprile 2016 il Tribunale di bimbi, bimbe e
adolescenti del Dipartimento giudiziario di Santo Domingo ha omologato la
convenzione con la quale il padre __________ ha affidato M__________ alla madre
e lo ha autorizzato a risiedere
definitivamente presso di lei in Svizzera.

 

b. Il 7 settembre 2016, l'autorità
dipartimentale ha respinto la domanda, rilevando come il
ricongiungimento fosse tardivo e non vi fossero interessi familiari preponderanti
tali da modificare le relazioni tra M__________ e la madre come erano state
vissute fino a quel momento, potendo egli continuare a risiedere in Patria.

La decisione è stata resa
sulla base degli art. 3, 30 cpv. 1 lett. b, 43, 47, 96 della legge federale
sugli stranieri del 16 dicembre 2005
(LStr; RS 142.20), 6 cpv. 2 e 73 dell'ordinanza sull'ammissione
il soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS 142.201), nonché 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei
diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU; RS
0.101).

 

 

                                  C.   a. Il 27 settembre 2016, RI
1 ha impugnato la decisione dipartimentale dinnanzi al Consiglio di Stato, rilevando
che nell'agosto 2016 il padre di M__________ si era trasferito in Cile e che la
nonna materna versava in condizioni di salute ed economiche precarie, di modo
che più nessuno poteva occuparsi di M__________.

Il 24 novembre 2016, __________ ha asserito che avrebbe adottato
M__________ una volta ottenuto il ricongiungimento famigliare.

 

b. Con giudizio 21
dicembre 2016, il Consiglio di Stato ha confermato la predetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

In sostanza, l'Esecutivo
cantonale ha tutelato il diniego del ricongiungimento sulla scorta dei motivi
addotti dalla Sezione della popolazione.

 

 

                                  D.   Contro la predetta pronunzia
governativa, la soccombente insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando, in via provvisionale, l'ottenimento
di un'autorizzazione di soggiorno della durata di un anno in favore di M__________
a decorrere dal 1° luglio 2017 al fine di procedere con il marito alla sua
adozione e permettergli di proseguire la sua formazione in Svizzera. In via
principale, chiede il rilascio di un permesso di dimora, affinché M__________ possa
vivere presso di lei.

La ricorrente invoca un cambiamento sostanziale della situazione
famigliare, ribadendo in sostanza gli argomenti esposti con l'impugnativa inoltrata al Consiglio di Stato e soggiungendo che
l'adozione del figlio minorenne del coniuge è possibile soltanto se il
genitore adottivo gli ha prodigato delle cure e provveduto alla sua educazione
durante almeno un anno.

Inoltre sostiene che impedire al figlio minorenne di una
straniera domiciliata in Svizzera in vista dell'adozione da parte del marito
cittadino elvetico, allorquando i cittadini stranieri ottengono un permesso di
soggiorno in attesa di contrarre matrimonio con i cittadini svizzeri,
costituisce una violazione del principio dell'uguaglianza giuridica e crea una
disparità di trattamento.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame
si oppongono sia il Dipartimento che il Consiglio di Stato, senza formulare
particolari osservazioni al riguardo.

 

 

                                  F.   Con decreto 3 maggio 2017,
il giudice delegato di questo Tribunale ha dichiarato irricevibile, siccome
tardivo, l'allegato di replica inoltrato dalla ricorrente.

Due giorni più tardi, l'insorgente ha trasmesso uno scritto
ribadendo sostanzialmente i propri argomenti ricorsuali.

 

 

                                  G.   Pendente causa, la
ricorrente ha asserito che suo marito aveva avviato la procedura per adottare M__________.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
nel merito della presente vertenza è data dall'art. 9 cpv. 2 della legge di
applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame
in oggetto, tempestivo giusta l'art. 68 cpv. 1 della legge di procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL 3.3.1.1) e presentato da una persona senz'altro legittimata
a ricorrere (art. 65 cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere
deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Giusta l'art. 43 cpv.
1 LStr i figli stranieri, non coniugati e minori di 18 anni, di uno straniero
titolare del permesso di domicilio hanno diritto al rilascio e alla proroga del
permesso di dimora se coabitano con loro.

Diversamente dall'art. 17
dell'abrogata legge federale
concernente la dimora e il domicilio degli stranieri del 26 marzo 1931 (LDDS), che permetteva il ricongiungimento soltanto
dell'intero nucleo familiare, l'art.
43 della nuova legge sugli stranieri conferisce ora tale
diritto anche alle famiglie monoparentali. Questo diritto non è tuttavia
assoluto. Come ha precisato il Tribunale federale,
una certa riserva s'impone, segnatamente, quando la prole vive da tempo
all'estero con l'altro genitore o con altri membri della famiglia (DTF
136 II 78, consid. 4.8): in questo caso occorre esaminare se la domanda non sia
abusiva e se non vi siano motivi di revoca del permesso (art. 51 cpv. 1 LStr)
come pure chi dispone dell'autorità parentale sul figlio, tenendo anche conto
dell'interesse superiore del bambino sancito della Convenzione sui diritti del
fanciullo del 20 novembre 1989 (CDF; RS 0.107).

Secondo l'art. 47 LStr, il
diritto al ricongiungimento familiare dev'essere fatto valere entro
cinque anni; per i figli con più di 12 anni entro 12 mesi (cpv. 1). Per i familiari
di un cittadino svizzero, tale termine scatta dal momento dell'entrata in
Svizzera o dell'insorgere del legame (cpv.
3 lett. a); per quelli di uno straniero,
con il rilascio del permesso di dimora o di domicilio oppure con l'insorgere del legame familiare (cpv. 3
lett. b LStr). Come ha già ricordato
il Tribunale federale, uno degli scopi ricercati mediante l'adozione dei
termini disciplinati all'art. 47 LStr è di favorire una rapida integrazione dei
figli, attraverso un ricongiungimento precoce e la concessione della
possibilità di far loro seguire l'intera formazione scolastica in Svizzera (STF
2C_877/2015 del 20 febbraio 2017 consid. 3.3, 2C_363/2016 del 25 agosto 2016
consid. 2.2; vedasi anche Messaggio 8 marzo 2002 relativo alla legge federale
sugli stranieri, FF 2002 pag. 3327 segg., p.to 1.3.7.7).

L'art. 126 cpv. 3 LStr
precisa che i termini dell'art. 47 cpv. 1 decorrono dall'entrata in vigore, il
1° gennaio 2008, della nuova legge sugli stranieri, purché l'entrata in
Svizzera sia avvenuta, rispettivamente, il legame insorto prima di tale data. Trascorso questo termine, lo straniero può invocare l'art. 47 cpv. 4 LStr, che disciplina il ricongiungimento familiare differito, sempre che possano
essere fatti valere gravi motivi familiari. Secondo l'art. 75 OASA, sussistono
gravi motivi familiari se il benessere del figlio può essere assicurato
unicamente dal ricongiungimento in Svizzera.

Nell'interesse di una buona
integrazione, occorre inoltre applicare l'art. 47 cpv. 4 LStr con un certo riserbo (STF 2C_ 555/2012
del 19 novembre 2012, consid. 2.3).

In concreto, essendo
titolare di un permesso di domicilio, RI 1 può prevalersi in linea di principio del diritto conferitogli dall'art.
43 LStr. Sennonché, essendo stata
depositata il 27 maggio 2016, quindi dopo oltre cinque anni dal rilascio
del permesso di dimora alla ricorrente quando M__________ (__________2000) aveva 15 anni e 6 mesi, la domanda in rassegna è
tardiva (vedi art. 126 cpv. 3 LStr). Del resto,
nemmeno la ricorrente lo contesta (ricorso ad 1, pag. 4). Ne discende che soltanto gravi motivi familiari, giusta i combinati art. 47 cpv. 4 LStr e 75 OASA,
possono essere invocati nella presente fattispecie per ottenere tutt'al più il ricongiungimento familiare differito.

In questo caso si applicano sempre i principi giurisprudenziali
sviluppati dal Tribunale federale sotto l'imperio del diritto previgente
in materia di ricongiungimento familiare parziale (cfr. DTF 136 II 78 consid. 4.7),
secondo cui il medesimo viene autorizzato, segnatamente se vi è un mutamento
delle possibilità di presa a carico educativa
e di assistenza. Ora, quando si verifica un cambiamento nei rapporti
intrattenuti dal figlio con il parente che ne assume la cura all'estero, occorre
in primo luogo esaminare se esistano soluzioni alternative che permettano al
bambino di rimanere là dove vive, ritenuto
che questa esigenza è ancora più importante quando si tratta di adolescenti
(DTF 133 II 6 consid. 3.1.2; cfr. pure
STF 2A.405/2006 del 18 dicembre 2006 e 2A.737/2005 del 19 gennaio 2007).

 

2.2. Dal profilo del diritto internazionale, l'art. 8 CEDU
garantisce, analogamente a quanto dispone l'art. 13 cpv. 1 Cost., il rispetto
della vita privata e familiare (DTF 130 II 281 consid. 3.1.; 126 II 377 consid.
7). Lo straniero può, a seconda delle circostanze, prevalersi dell'art. 8 CEDU
per opporsi all'eventuale separazione della famiglia ed ottenere oppure
conservare un permesso di dimora. Affinché tale norma sia applicabile, occorre
che tra lo straniero che domanda un permesso di dimora e la persona della sua
famiglia che beneficia del diritto di risiedere in Svizzera (cittadino svizzero
o straniero titolare di un permesso di domicilio oppure di dimora, in
quest'ultimo caso soltanto se ha la certezza di vedersi rinnovato il permesso
di soggiorno, DTF 111 Ib 163 consid. 1a) esista una relazione stretta, intatta,
che sia effettivamente vissuta (DTF 127 II 60 consid. 1d/aa; 122 II 1 consid.
1e, 289 consid. 1c).

Va da sé inoltre che il genitore che si avvale del
ricongiungimento familiare deve disporre, giusta il diritto civile,
dell'autorità parentale e/o della custodia sul figlio (DTF 137 I 284 consid.
2.7).

 

Come detto, RI 1 è titolare
di un permesso di domicilio e suo figlio non ha ancora raggiunto il 18esimo
anno di età. In siffatte circostanze, la ricorrente può dunque richiamarsi in ogni caso all'art. 8 CEDU, a
condizione però che dimostri che il loro legame sia intatto, stretto ed
effettivamente vissuto. Ora, a prescindere
dall'intensità di tale relazione, giova comunque ricordare che dall'art.
8 CEDU non può essere dedotto un diritto incondizionato all'ottenimento di un
permesso di soggiorno, soprattutto se il comportamento degli interessati rivela
che alla base della richiesta vi sono primariamente obiettivi differenti dalla volontà di condurre una vita
familiare comune (DTF 119 Ib 81 consid. 4a; 115 Ib 97 consid. 4). Sotto questo
profilo, il diniego di rilasciare un'autorizzazione ai figli di uno straniero
stabilitosi in Svizzera non presta il fianco a critiche se la separazione della
famiglia è il risultato della libera volontà del genitore, se non sussistono interessi
familiari preponderanti a favore di una
modifica dei rapporti esistenti, rispettivamente, se un cambiamento non
risulta imperativo, ed infine se non vi sono
ostacoli da parte delle autorità al mantenimento delle relazioni
familiari (DTF 129 II 249 consid. 2.4.; 126 II 329 consid. 3b; 125 II 633
consid. 3a; 124 II 361 consid. 3a; 122 II 385 consid. 4b).

 

 

                                   3.   3.1. Come accennato in narrativa RI 1, entrata in Svizzera il 12 maggio
2010, risiede stabilmente nel nostro Paese dal 30 marzo 2011. Nonostante ne avesse diritto già a partire da quel momento,
in quanto moglie di un cittadino elvetico, essa ha atteso fino al 27 maggio 2016 per richiedere il ricongiungimento
con suo figlio, quando quest'ultimo viveva ormai separato dalla madre da 6 anni.

Inoltre la ricorrente non ha mai dimostrato, durante tutta la
procedura, di avere mantenuto assidui contatti telefonici ed epistolari con suo
figlio e gli abbia reso regolarmente visita, oltre ad impegnarsi a sostenerlo finanziariamente e deciso personalmente
le questioni essenziali concernenti la sua educazione. Ma anche se fosse stato
il caso, ciò non toglie che, per quanto se ne sia potuta occupare a distanza, per
M__________ i parenti presso cui viveva ormai da parecchi anni hanno
indubbiamente continuato a rappresentare le principali persone di riferimento. Del
resto, il fatto di mantenere dei rapporti è del tutto naturale e non basta, da
solo, a far apparire questa relazione famigliare a distanza prevalente su quelle
esistenti nel Paese d'origine.

 

3.2. La ricorrente invoca ora gravi
motivi familiari per poter ottenere il ricongiungimento. Afferma che il
padre di M__________ si è trasferito in Cile per lavoro e la nonna materna ha
un precario stato di salute ed economico, mentre il fratello è titolare di una
boutique e lavora a oltre 40 minuti d'auto, di modo che non vi sarebbe più
nessuno che possa accudirlo.

Dagli atti prodotti dall'insorgente dinnanzi al Consiglio di
Stato risulta in primo luogo che in realtà il padre __________ (1976) è partito
in Cile, dove ha sottoscritto un contratto di lavoro, soltanto nell'agosto
2016, quindi ben dopo il deposito della domanda di ricongiungimento (doc. B-D:
contratto di lavoro 26.09.16 e copia documento di identificazione della polizia
investigativa cilena). Per quanto riguarda invece la nonna materna 54enne __________,
essa è affetta da pressione alta grave sistematica severa e porta una protesi
al ginocchio destro, di modo che il medico curante le ha prescritto di riposare
e non lavorare come bambinaia fino alla sua guarigione (doc. E, 1 e 2:
certificato medico 20.09.16 dr. med. __________). Ora, anche tenendo conto dell'assenza del padre che come detto sarebbe
partito per il Cile soltanto nell'agosto 2016, i problemi che affliggono attualmente la nonna __________ non permettono
ancora di concludere che nella presente fattispecie vi siano gravi
motivi familiari, ai sensi della giurisprudenza, tali da imporre la venuta in Svizzera
di M__________. A prescindere dal fatto che non è dato di sapere da quando la
madre della ricorrente soffra di questi problemi di ipertensione e deambulatori
e se gli stessi si siano aggravati dopo la
richiesta di ricongiungimento, questi disturbi non sono suscettibili in ogni
caso di impedirle del tutto di continuare a badare al nipote in età
adolescenziale come ha fatto sinora. Bisogna anche considerare che il ragazzo è
ormai prossimo al compimento dei 18 anni ed ha quindi raggiunto un'età che gli consente maggiore indipendenza, al
punto da non necessitare più delle stesse cure ed attenzioni di quando era
bambino. Visti i suoi modesti bisogni di custodia, nulla impedisce alla
nonna di farsi coadiuvare per tale scopo da altri familiari che vivono in Patria,
non da ultimo dal fratello __________, visto che abita soltanto a 40 minuti d'auto.

Inoltre M__________ ha sempre vissuto nella Repubblica Dominicana
e non ha alcuna familiarità con il nostro Paese, il suo sistema scolastico professionale e le sue lingue. Giungendo
ora in Svizzera per soggiornarvi stabilmente (dove non si è mai recato durante
tutti questi anni, nemmeno per rendere visita alla madre e al di lui marito), egli
verrebbe dunque sradicato dal contesto
sociale e culturale in cui è cresciuto. Data la sua età, si può pertanto
ritenere che un trasferimento definitivo in Svizzera lo metterebbe a confronto
con difficoltà d'integrazione, non soltanto scolastica. 

Ora, come ha recentemente considerato il Tribunale federale,
il bene dell'adolescente non risiede per forza in un trasferimento da un Paese
all'altro (STF 2C_285/2015 del 23 luglio 2015, consid. 3.3).

Non si vedono pertanto oggettivamente quali possano essere le
ragioni che hanno spinto la ricorrente ad avviare solo nel 2016 la pratica di
ricongiungimento familiare, se non quella dettata principalmente dall'interesse di offrirgli migliori opportunità formative
e professionali, visto pure che terminerà le scuole dell'obbligo alla fine di
giugno 2017. Pur comprensibile, questa motivazione non può tuttavia
risultare preminente per i motivi testé addotti.

 

3.3. Si deve pertanto concludere che nel caso concreto non possono essere fatti valere
gravi motivi familiari tali da imporre ora la riunione di M__________ con la madre in
Svizzera.

 

 

                                   4.   Ne discende che i
presupposti per il ricongiungimento di cui agli art. 43 e 47 LStr, nonché 8
CEDU nella misura in cui quest'ultimo disposto risulti qui applicabile, non
sono adempiuti nella presente fattispecie e
il principio della proporzionalità non è stato violato, ritenuto pure che nulla
impedisce a RI 1 di continuare a mantenere le relazioni con suo figlio come
le ha sempre intrattenute finora.

 

 

                                   5.   Non permette di giungere a conclusioni più favorevoli all'insorgente l'argomento - invocato peraltro per la prima volta
davanti al Consiglio di Stato, per di più soltanto dopo lo scambio degli allegati
- secondo cui il ricongiungimento sarebbe finalizzato all'adozione di M__________ da parte del marito
della ricorrente, ciò che sarebbe possibile soltanto dopo che il genitore
adottivo gli ha prodigato cure e provveduto alla sua educazione durante
almeno un anno.

Non risulta infatti dagli atti, oltre al puro parlato, che
una procedura di adozione sia stata avviata e che il padre di M__________ vi
abbia acconsentito. Ma anche se fosse il caso pur tenendo conto dell'art. 48
LStr (affiliati in vista di adozione; Pflegekinder zur Adoption; enfants placés
en vue d'una adoption), la stessa seguirebbe
una procedura indipendente da quella qui in oggetto, sulla quale la Sezione
della popolazione non si è (ancora) potuta chinare (cfr. ordinanza sull'adozione,
del 29 giugno 2011; OAdoz; RS 211.221.36).

Di conseguenza, cade pure nel vuoto l'asserita disparità di
trattamento sollevata dalla ricorrente, la quale ritiene lesivo del principio
di uguaglianza giuridica impedire al figlio minorenne di una straniera
domiciliata in Svizzera in vista dell'adozione da parte del marito cittadino
elvetico, allorquando i cittadini stranieri ottengono un permesso di soggiorno già
in attesa di contrarre matrimonio con i cittadini svizzeri.

 

 

                                   6.   Rifiutando di rilasciare un
permesso di dimora a M__________ (2000), le autorità inferiori non hanno pertanto disatteso alcuna normativa internazionale
e federale, né violato il principio della proporzionalità.

 

 

                                   7.   In esito alle
considerazioni che precedono il ricorso dev'essere respinto. Con l'emanazione
del presente giudizio, la domanda di concessione di misure provvisionali diviene
priva di oggetto.

La tassa di giudizio è posta a carico
della ricorrente in quanto parte soccombente, conformemente all'art. 47 LPAmm.

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

 

                                   2.   Spese e tassa di giustizia
per complessivi fr. 1'500.–, già anticipate dalla ricorrente, rimangono a suo
carico.

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     Il vicecancelliere