# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 30905db0-cb38-5b98-8cec-bfd380b4a44b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-04-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.04.2025 F-1694/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-1694-2025_2025-04-07.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-1694/2025 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  7  a p r i l e  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Yannick Antoniazza-Hafner,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______, nato il (…), con la moglie 

2. B._______, nata il (…), e i loro figli 

3. C._______, nata il (…), 

4. D._______, nato il (…), 

Afghanistan, 

tutti rappresentati da 

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…) 

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.   
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 4 marzo 2025 / N (…). 

 

 

F-1694/2025 

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Fatti: 

A.  

A.a In data (…) febbraio 2025 gli interessati hanno presentato domanda d’asilo 

in Svizzera. Dal confronto delle impronte dattiloscopiche effettuato dalla SEM 

l’11 febbraio 2025 nella banca dati dell’unità centrale del sistema europeo “Eu-

rodac”, è risultato che i richiedenti 1-3 avevano in precedenza depositato una 

domanda d’asilo in Croazia il (…) ed una in E._______ il (…), mentre che il 

richiedente 4 aveva presentato una domanda d’asilo pregressa in Croazia il 

(…). 

A.b Sulla base di queste informazioni, il 12 febbraio 2025, la SEM ha inoltrato 

all’autorità croata competente una domanda di ripresa in carico per l’interessato 

1 ed una per la richiedente 2 ed i figli minori (interessati 3-4), entrambe fondate 

sull’art. 18 par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento eu-

ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi 

di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino 

di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). 

A.c In data (…) febbraio 2025, gli interessati sono stati sentiti separatamente 

nell’ambito di un colloquio personale Dublino ex art. 5 RD III. Durante il collo-

quio, ai richiedenti è stata concessa la possibilità di esprimersi in particolare 

riguardo alla possibilità di trattazione della loro domanda d’asilo da parte della 

Croazia come pure in merito al loro stato di salute. A supporto dei loro asserti, 

essi hanno depositato agli atti, in copia, il certificato di matrimonio inerente ai 

richiedenti 1 e 2 e le loro taskare. 

A.d Il 24 febbraio 2025, l’autorità croata competente ha accettato entrambe le 

richieste di ripresa in carico degli interessati, fondandosi sull’art. 20 par. 5 

RD III. 

B.  

Con decisione del 4 marzo 2025, notificata il giorno successivo (cfr. [atto della 

SEM] n. [{…}]-68/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo dei 

richiedenti ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31), con conseguente pronuncia del trasferimento degli 

stessi verso la Croazia ed esecuzione della predetta misura. 

C.  

Tramite il ricorso datato 11 marzo 2025 (cfr. risultanze processuali), gli insor-

genti hanno impugnato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

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il Tribunale o TAF) la suddetta decisione, con richieste procedurali tendenti d’un 

canto alla sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento in via supercaute-

lare ed alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto, all’ac-

coglimento dell’istanza d’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del relativo anticipo. Nel merito, a titolo 

principale, essi hanno postulato l’annullamento della decisione impugnata ed il 

rinvio degli atti di causa alla SEM per l’applicazione della clausola di sovranità 

e, in ogni caso, per l’esame nazionale della loro domanda d’asilo. A titolo su-

bordinato, hanno invece concluso alla restituzione degli atti all’autorità inferiore, 

perché proceda ai necessari complementi istruttori. A supporto del ricorso, i ri-

correnti hanno allegato la seguente nuova documentazione: il referto medico 

inerente alla ricorrente 3 datato 13 febbraio 2025; il referto medico relativo al 

ricorrente 1 del 3 marzo 2025; i certificati medici inerenti alla ricorrente 3 del 

4 marzo 2025 rispettivamente del 6 marzo 2025 ed il referto medico relativo 

alla ricorrente 2 del 6 marzo 2025. Nel frattempo questi ultimi documenti sono 

pure stati assunti agli atti della SEM (cfr. n. 69/4, 70/2, 73/1 e 74/3).  

D.  

Il 12 marzo 2025, il Tribunale ha pronunciato, quale misura supercautelare, la 

sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento degli insorgenti. 

E.  

Con scritto del 13 marzo 2025 i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale un cer-

tificato medico relativo al ricorrente 1 datato 6 marzo 2025 ed uno inerente alla 

ricorrente 3 dell’11 marzo 2025, pure nel frattempo assunti agli atti della SEM 

(cfr. n. 75/4 e 76/4). 

F.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti – in particolare relativi alla nutrita 

documentazione medica presente agli atti – verranno ripresi nei considerandi 

qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il profilo 

degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel me-

rito del gravame. 

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2.  

Di regola, il Tribunale giudica nella composizione di tre giudici (art. 21 cpv. 1 

LTAF). In applicazione dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, anche in questi casi il Tribunale 

può rinunciare allo scambio degli scritti, come nella fattispecie. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto fede-

rale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 

cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né 

dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). Inoltre si osserva 

come il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata nel 

merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di una tale 

decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 3.1). 

4.  

4.1 Appare d’ingresso opportuno esaminare le censure formali sollevate dai ri-

correnti nel loro gravame in ordine ad un accertamento inesatto ed incompleto 

dei fatti giuridicamente rilevanti da parte della SEM, nonché del loro diritto di 

essere sentiti, in quanto sono suscettibili di condurre all’annullamento della de-

cisione impugnata (cfr. DTF 144 I 11 consid. 5.3 e rif. ivi citati). In particolare, 

gli insorgenti lamentano che l’accertamento dello stato di salute dei ricorrenti 1 

e 3 sarebbe stato erroneamente considerato concluso (cfr. p.to I, pag. 5; p.to 

III, pag. 5 segg. del ricorso). Per quanto concerne il ricorrente 1, il suo com-

plesso quadro clinico necessiterebbe ulteriori accertamenti che permettereb-

bero di definirlo in maniera certa (cfr. p.to III.3, pag. 7 del ricorso). Per quel che 

attiene alla ricorrente 3, d’un canto, mancherebbe un referto medico agli atti 

ritenuto rilevante ai fini della valutazione clinica, e, d’altro canto, le diagnosi 

psichiatriche sarebbero state erroneamente qualificate come definitive (cfr. p.to 

III.2, pag. 6 del ricorso). Inoltre, la SEM avrebbe omesso di esaminare in modo 

concreto i rischi e le probabili conseguenze legati al trasferimento in Croazia 

dei ricorrenti, in riferimento sia all’interruzione dei trattamenti medici della ricor-

rente 3 sia alla presunta inaccessibilità di una presa a carico medica (cfr. p.to 

I, pag. 5; p.to IV, pag. 8 segg. del ricorso). 

4.2 Nelle procedure d’asilo – così come nelle altre procedure di natura ammi-

nistrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità compe-

tente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In concreto, 

essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune prove 

a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti dal dovere 

di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di 

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provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione o il giudice non 

siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. 

DTAF 2019 I/6 consid. 5.1).  

4.3  

4.3.1 In concreto, il Tribunale osserva, in relazione alla censura dell’accerta-

mento incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti in rapporto allo stato valetu-

dinario del ricorrente 1, che agli atti della SEM risultava già al momento 

dell’emissione della decisione impugnata – oltre alle dichiarazioni dell’insor-

gente 1 rese nell’ambito del colloquio Dublino (cfr. n. 51/3) – un referto medico 

circa il suo stato di salute (cfr. n. 61/2). In tale certificato erano state chiara-

mente poste le diagnosi pregresse e di cui tutt’ora soffre il ricorrente 1, nonché 

i trattamenti medici di cui necessitava (cfr. anche infra consid. 7.3.2). Sulla base 

di quanto precede, l’autorità inferiore ha correttamente citato la sua situazione 

medica e si è espressa esaustivamente circa le diagnosi poste e le cure previ-

ste nella decisione avversata (cfr. p.to II, pag. 6 della decisione impugnata). 

Date queste premesse, agli occhi del Tribunale, sebbene dal certificato del 

21 febbraio 2025 si evinca la richiesta medica di effettuare una gastroscopia 

per chiarire la situazione del ricorrente 1 – nel frattempo esame endoscopico 

effettuato (cfr. n. 70/2) – nonché di prevedere nei prossimi mesi un esame com-

pleto delle urine con spot e nuovo sedimento (cfr. n. 61/2), le diagnosi risulta-

vano già essere poste in maniera sufficiente e chiara, in modo da permettere 

un apprezzamento, anche anticipato, dello stato di salute del ricorrente 1 da 

parte dell’autorità inferiore, ciò che essa ha motivato a sufficienza, senza dover 

attendere le ulteriori ed eventuali investigazioni ancora previste. In tale conte-

sto, occorre ancora precisare che non si comprende come i prelievi bioptici 

effettuati durante l’esame esofago-gastroscopico (cfr. n. 70/2), possano portare 

a delle scoperte giuridicamente rilevanti dal profilo dello stato di salute del ri-

corrente 1, le quali non sono neppure maggiormente concretizzate nel memo-

riale ricorsuale (cfr. p.to III.3, pag. 7), tanto da doverne attendere l’esito, anche 

da parte del Tribunale, prima di potersi pronunciare definitivamente sullo stato 

valetudinario dell’insorgente 1. Peraltro, i ricorrenti in fase ricorsuale hanno po-

tuto presentare ogni ulteriore elemento da loro ritenuto utile ai fini della valuta-

zione dello stato di salute dell’insorgente 1, ed il Tribunale ritiene di potersi pro-

nunciare in merito in piena conoscenza di causa, come già considerato anche 

per quanto effettuato dalla SEM. Per il resto, il solo fatto che i ricorrenti nel loro 

gravame non concordino con l’apprezzamento esposto dall’autorità inferiore 

nella decisione avversata, non comporta una violazione del principio inquisito-

rio. Piuttosto, con le loro censure, i ricorrenti intendono ottenere un apprezza-

mento diverso nel merito. 

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4.3.2 Venendo all’accertamento della situazione medica della ricorrente 3, il 

Tribunale rileva che, benché i ricorrenti abbiano ragione a sostenere che il re-

ferto medico datato 13 febbraio 2025 non sia presente agli atti della SEM (cfr. 

allegato 2 al ricorso), le patologie diagnosticate in sede di questa prima visita 

medica si ritrovano immutate nel rapporto medico successivo presente invece 

agli atti di causa della SEM (cfr. n. 62/2), e le stesse sono state considerate 

nella decisione impugnata. Inoltre, i ricorrenti hanno avuto la possibilità di inol-

trare suddetto referto dinanzi al Tribunale con il loro ricorso. Alla luce di quanto 

precede, il Tribunale ritiene che la mancanza di tale referto agli atti, non abbia 

in alcun modo pregiudicato l’apprezzamento corretto ed esatto da parte della 

SEM dello stato valetudinario dell’insorgente 3. Per quanto concerne il quadro 

psichiatrico della ricorrente 3, il Tribunale rileva che le diagnosi soltanto “ipotiz-

zate” nei referti datati 25 febbraio 2025 e 4 marzo 2025 (cfr. n. 63/4 e 69/4), 

sono state ritenute in seguito, nel consulto dell’11 marzo 2025, diagnosi defini-

tive (cfr. n. 76/4). Inoltre, la possibile sintomatologia ansioso-depressiva a cui 

fa riferimento il referto medico datato 11 marzo 2025 (cfr. n. 76/4) – che si sot-

tolinea non era mai stata evidenziata prima dell’emissione della decisione av-

versata e quindi la SEM non ne poteva e non ne doveva a ragione tenere conto 

nel suo apprezzamento – non è stata riportata nelle possibili diagnosi e, per-

tanto, contrariamente a quanto allegato dai ricorrenti nel loro scritto del 

13 marzo 2025, non ne modifica in alcun modo le diagnosi già chiare e rimaste 

immutate poste precedentemente. Diagnosi di cui l’autorità inferiore ha debita-

mente tenuto conto nella decisione impugnata anche esprimendosi in merito in 

un apprezzamento anticipato (cfr. p.to II, pag. 6 della decisione impugnata). La 

SEM poteva dunque a ragione partire dal presupposto che la situazione psi-

chiatrica della ricorrente fosse chiara, con diagnosi poste e trattamenti impo-

stati e che ulteriori accertamenti non si imponessero in merito. Il Tribunale os-

serva, in aggiunta, che i referti medici menzionano quale prognosi che “senza 

terapia la sintomatologia tenderà a mantenersi, senza risoluzione spontanea”. 

Tuttavia, ciò non significa che una continuazione della terapia in Croazia pre-

giudicherebbe la salute mentale della ricorrente, in particolare considerando le 

infrastrutture mediche adeguate e le terapie presenti in loco (cfr. anche infra 

consid. 7.3.3). 

4.3.3 Per quanto concerne il sistema di accoglienza croato, in particolare dal 

punto di vista delle infrastrutture mediche, la SEM, seppur con una breve argo-

mentazione, si è espressa in modo sufficiente, concreto ed individualizzato 

nella decisione impugnata (cfr. p.to II, pag. 9 segg.). È doveroso sottolineare 

anche che l’autorità inferiore non era tenuta ad effettuare ulteriori accertamenti 

circa le condizioni di accoglienza – e quindi anche in merito ai rischi e alle con-

seguenze di un trasferimento – dei ricorrenti in Croazia, in quanto secondo la 

giurisprudenza costante del Tribunale non vi sono carenze sistemiche nel 

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sistema d’asilo e nelle condizioni di accoglienza in suddetto Stato come si ve-

drà anche di seguito (cfr. infra consid. 6.2 e 7.3.3). Peraltro, risulta chiaramente 

dal provvedimento avversato che la SEM ha esaminato la situazione indivi-

duale dei ricorrenti, facendo emergere i motivi per cui nel caso concreto l’art. 3 

par. 2 RD III, rispettivamente l’art. 3 CEDU, non fossero violati (cfr. p.to II, 

pag. 3 segg. della decisione impugnata). 

4.3.4 Da ultimo, per quanto concerne la lamentela ricorsuale riguardante l’er-

rore nell’anno di nascita della ricorrente 3 (cfr. pag. 2 del ricorso), non essendo 

stata la stessa motivata maggiormente nel merito nel gravame, né risultando 

dal ricorso un’impugnazione in tal senso della data di nascita della ricorrente 

rispetto ai dati registrati nel sistema SIMIC, il Tribunale ritiene di non dover pro-

cedere oltre nella disamina della stessa.  

4.4 Ne discende quindi che le censure formali dell’insorgente vanno integral-

mente respinte. La conclusione formulata in via subordinata nel ricorso, se-

condo cui gli atti dovrebbero essere restituiti alla SEM per il completamento 

dell’istruttoria, deve di conseguenza pure essere respinta. 

5.  

5.1 Ciò posto, venendo ora al merito, la SEM, nel contesto della procedura  

Dublino e nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come è il caso di specie, non entra nel merito di una domanda d’asilo ai sensi 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi quando, senza aver effettuato un nuovo esame 

di determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), e previa accettazione espressa o tacita di 

ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2), conclude che un altro Stato è competente per la 

procedura d’asilo. Infatti, giusta l’art. 3 cpv. 1 RD III, una domanda d’asilo è 

esaminata da un solo Stato membro, che è quello individuato come Stato com-

petente in base ai criteri enunciati al capo III. Inoltre, lo Stato membro nel quale 

è stata presentata per la prima volta la domanda di protezione internazionale è 

tenuto, alle condizioni di cui agli art. 23, 24, 25 e 29 e al fine di portare a termine 

il procedimento di determinazione dello Stato membro competente, a ripren-

dere in carico il richiedente che si trova in un altro Stato membro senza un titolo 

di soggiorno o ha presentato in tale Stato una nuova domanda di protezione 

internazionale dopo aver ritirato la prima domanda presentata in uno Stato 

membro diverso durante il procedimento volto a determinare lo Stato membro 

competente (art. 20 par. 5 primo capoverso RD III). 

5.2 Nel caso in esame, dai riscontri dattiloscopici del sistema europeo “Euro-

dac” è emerso che i ricorrenti 1-3 avevano già depositato precedentemente una 

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domanda d’asilo in Croazia il (…), mentre il ricorrente 4, il (…) (cfr. n. 23/1-

30/1). Su tali presupposti, il 12 febbraio 2025, la SEM ha presentato alle auto-

rità croate competenti – entro i termini fissati all’art. 23 par. 2 RD III – una do-

manda di ripresa in carico per il ricorrente 1 ed una per i ricorrenti 2-4, entrambe 

fondate sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III (cfr. n. 32/8 e 33/7). Le autorità croate 

hanno esplicitamente accolto la richiesta di ripresa in carico in data 24 feb-

braio 2025, quindi entro il termine previsto all’art. 25 par. 1 RD III, sulla base 

dell’art. 20 par. 5 RD III (cfr. n. 58/2 e 59/2). A tali condizioni, e nella misura in 

cui gli atti all’inserto non attestano in nessun modo che i ricorrenti avrebbero 

lasciato il territorio degli Stati membri nello spazio Dublino, o che avrebbero 

ottenuto un titolo di soggiorno da parte di uno di questi Stati nell’intervallo, si 

giustifica di fare applicazione dell’art. 20 par. 5 RD III nella fattispecie, in con-

formità con la giurisprudenza topica resa in materia (cfr. sentenza della Corte 

di giustizia dell’Unione europea [Grande Sezione] del 2 aprile 2019, nelle 

cause riunite C-582/17 e C-583/17, §§ 48-50; cfr. anche le sentenze del TAF 

D-5882/2022 del 13 gennaio 2023 consid. 4.3.2-4.3.3; F-4998/2022 del 9 no-

vembre 2022 consid. 5.3.2; D-4243/2022 del 4 novembre 2022 consid. 6.3.2). 

Ne discende quindi che la competenza della Croazia per la ripresa in carico 

degli insorgenti risulta essere di principio data, circostanza peraltro non conte-

stata dai ricorrenti nel loro gravame.  

6.  

6.1 Ciò posto, occorre tuttavia esaminare se, giusta l’art. 3 par. 2 RD III, vi siano 

fondati motivi di ritenere che sussistano delle carenze sistemiche nella proce-

dura d’asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti in Croazia, che 

implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 

della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (GU C 364/1 del 

18.1.2000; di seguito: CartaUE). 

6.2 Nella sua costante giurisprudenza, il Tribunale ha analizzato approfondita-

mente la situazione dei richiedenti l’asilo trasferiti in Croazia sulla base del RD 

III (cfr. la sentenza di riferimento del TAF E-1488/2020 del 22 marzo 2023). Il 

Tribunale è giunto alla conclusione che codesti – contrariamente ai richiedenti 

che entrano per la prima volta sul territorio croato – abbiano in principio accesso 

alla procedura d’asilo in tale Paese e ha statuito che, nel quadro sia di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) sia di una di ripresa in carico 

(inglese: take back), le persone trasferite non rischino, secondo un’alta proba-

bilità, di essere esposte ad una violazione dei loro diritti derivanti dal principio 

di non-respingimento. Ha inoltre negato che, allo stato attuale, nella procedura 

d’asilo e nelle condizioni d’accoglienza in Croazia sussistano delle carenze si-

stemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 RD III che renderebbero il trasferimento dei 

richiedenti come generalmente inammissibile (cfr. sentenza di riferimento del 

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TAF E-1488/2020 succitata consid. 9.4 e 9.5). Il Tribunale ha inoltre precisato 

che non si deve rinunciare ad un trasferimento se non in casi eccezionali, ov-

vero quelli in cui il richiedente è in grado di dimostrare, con degli argomenti 

fondati, che il principio sopra enunciato non si applica al suo caso specifico (cfr. 

sentenza di riferimento del TAF E-1488/2020 succitata consid 9.5). 

6.3 Sebbene i ricorrenti non si prevalgano esplicitamente nel loro ricorso 

dell’art. 3 par. 2 RD III, essi allegano che la Croazia non disporrebbe di un’in-

frastruttura medica sufficiente. In particolare, basandosi sulla loro esperienza e 

su un recente rapporto dell’(…) (di seguito: […]), i ricorrenti evidenziano che 

l’accesso alle cure mediche sarebbe limitato e non sempre garantito, anche in 

virtù di lacune strutturali (cfr. p.to IV.2, pag. 8 seg. del ricorso). Nei rispettivi 

colloqui Dublino, inoltre, i richiedenti hanno evidenziato che non avrebbero ri-

cevuto assistenza medica, nonostante le richieste, nonché che le condizioni di 

alloggio in Croazia sarebbero critiche (cfr. n. 51/3-54/2). Alla luce della succi-

tata giurisprudenza, le censure ricorsuali inerenti alle condizioni di accoglienza 

ed il rapporto sulla situazione generale d’accoglienza in Croazia dell’(…), non 

sono in grado di confutare la conclusione del Tribunale summenzionata. Le al-

legazioni sollevate in sede ricorsuale risultano difatti generiche e non sono sup-

portate da alcun elemento concreto e sostanziato (cfr. anche in merito infra 

consid. 7). Si evince inoltre dal colloquio Dublino, come i ricorrenti abbiano sog-

giornato soltanto brevemente sul territorio croato (cfr. n. 51/3-54/2).  

6.4 Su tali presupposti, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 RD III non si giustifica nel 

caso di specie. 

7.  

7.1 Resta ancora da esaminare se, come richiesto dai ricorrenti nel gravame, 

malgrado la competenza di principio della Croazia, l’autorità inferiore debba 

esaminare la loro domanda di protezione internazionale in applicazione 

dell’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata in 

diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311). Quest’ultima 

disposizione prevede che se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può en-

trare nel merito della domanda anche qualora giusta il RD III un altro Stato 

sarebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di tale 

norma, la SEM dispone di potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 

seg.). Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destinazione 

contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle 

della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata a entrare nel merito della domanda 

d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

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Pagina 10 

7.2  

7.2.1 In primo luogo, per quanto concerne le allegazioni riguardanti le condi-

zioni di alloggio in Croazia, il Tribunale rileva che il predetto Stato membro è 

firmatario di numerose convenzioni internazionali, quali – inter alia – la CEDU, 

la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o 

degradanti del 10 dicembre 1984 (RS 0.105) e la Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 (RS 0.142.30) nonché del suo Protocollo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301). Inoltre, nel sistema Dublino si suppone che la  

Croazia riconosca e applichi i diritti contenuti nelle direttive del Parlamento eu-

ropeo e del Consiglio 2013/32/UE del 26 giugno 2013 recante procedure co-

muni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione interna-

zionale (di seguito: direttiva procedura) e 2013/33/UE del 26 giugno 2013 re-

cante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale 

(di seguito: direttiva accoglienza). La presunzione che la Croazia rispetti i suoi 

obblighi internazionali può essere confutata in un caso specifico, ma occorrerà 

che il ricorrente presenti indizi concreti a supporto, che deve perlomeno ren-

dere verosimili (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 seg.; cfr. ex multis la sentenza 

del TAF E-2615/2024 del 1° novembre 2024 consid. 7.1). 

7.2.2 I ricorrenti hanno fatto valere che le condizioni di alloggio nel campo in 

cui sarebbero stati alloggiati in Croazia, sarebbero state critiche, in quanto i 

riscaldamenti sarebbero stati malfunzionanti, sarebbe entrata acqua, gli sa-

rebbe stata fornita soltanto una coperta fine, avrebbero sofferto il freddo e l’ac-

qua sarebbe stata gelata, portando ad un peggioramento del loro stato di salute 

(cfr. n. 51/3, 52/3, 53/3 e 54/2). Inoltre, i ricorrenti 3 e 4 hanno lamentato che la 

polizia croata non si sarebbe comportata bene (cfr. n. 53/3 e 54/2), e l’insor-

gente 4 ha aggiunto che i poliziotti avrebbero urlato contro di loro e li avrebbero 

stressati nonché avrebbero picchiato alcuni loro amici (cfr. n. 54/2). Come rile-

vato in precedenza (cfr. supra consid. 6.3), da tali censure di carattere generale 

non emergono elementi sostanziati e concreti suscettibili di comprovare che un 

trasferimento in Croazia esporrebbe i richiedenti a delle condizioni di alloggio e 

di vita indegne, in violazione della direttiva accoglienza, anche in virtù del fatto 

che i ricorrenti hanno trascorso soltanto un breve periodo in Croazia. Le alle-

gazioni non sono peraltro neanche in grado di dimostrare o di rendere verosi-

mile che le autorità croate rifiuterebbero di riprenderli in carico e di portare a 

termine l’esame della loro domanda d’asilo, in violazione della direttiva proce-

dura, in quanto la Croazia ha esplicitamente accettato la richiesta di ripresa in 

carico. Inoltre, i ricorrenti non hanno dimostrato in alcun modo con indizi con-

creti e concludenti in corso di procedura di essere stati vittime di maltrattamenti 

da parte delle autorità croate. A tal proposito il Tribunale sottolinea che la Croa-

zia è uno Stato di diritto con un sistema giudiziario funzionante. Per questo 

motivo, nulla ostacolerebbe i richiedenti, anche con l’aiuto di organizzazioni non 

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Pagina 11 

governative presenti in loco, a far valere i propri diritti davanti alle istanze com-

petenti in tale Paese, alle quali non risulta si siano mai rivolti in passato, qualora 

ritenessero che la loro domanda d’asilo non sia stata trattata – o non lo sarà in 

futuro – in modo corretto, o che le autorità croate siano venute o verrebbero in 

futuro meno ai loro obblighi derivanti dal diritto internazionale e regolamentare, 

in particolare in materia di accoglienza. Ciò vale anche per quanto riguarda un 

eventuale comportamento illecito da parte di alcuni funzionari o poliziotti croati. 

7.3  

7.3.1 In secondo luogo, per quanto attiene allo stato valetudinario dei ricorrenti, 

il Tribunale osserva innanzitutto che il respingimento forzato di persone che 

soffrono di problemi di salute costituisce soltanto in via del tutto eccezionale 

una violazione dell’art. 3 CEDU, ovvero laddove la malattia della persona inte-

ressata si trovi in uno stadio a tal punto avanzato o terminale da lasciar pre-

supporre che a seguito del trasferimento la sua morte appaia come una pro-

spettiva prossima. Una violazione dell’art. 3 CEDU può anche sussistere qua-

lora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona – in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione – sarà confrontata ad un reale ri-

schio di un grave, rapido e irreversibile peggioramento delle condizioni di salute 

comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione della spe-

ranza di vita (cfr. sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo [Grande 

Camera] N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili con-

tro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg. confermato in Savran 

contro Danimarca del 7 dicembre 2021 [Grande Camera], 57467/15, §121 

segg.; DTAF 2011/9 consid. 7.1). 

7.3.2 Concernente lo stato di salute dei ricorrenti, essi hanno fatto valere le 

seguenti patologie nell’ambito della procedura. 

7.3.2.1 Il ricorrente 1 ha innanzitutto dichiarato, nell’ambito del colloquio  

Dublino, di non stare bene a causa di bruciori di stomaco nonché di aver avuto 

un cancro allo stomaco, aver fatto la chemio e la radioterapia per (…) anni ed 

essere stato operato (…) volte rimuovendo (…) (cfr. n. 51/3). Dagli atti medici 

all’incarto risulta come all’insorgente 1 siano state diagnosticate le seguenti pa-

tologie: pregresso tumore duodenale anamnesticamente trattato con chirurgia 

e chemioterapia, pregressa nefrectomia destra, allergia anamnestica a IPP, in-

sonnia, metatarsalgie bilaterali e ipoacusia sinistra post-traumatica (cfr. n. 61/2 

e n. 83/2). In data 3 marzo 2025, il ricorrente 1 ha effettuato un’esofago-gastro-

duodenoscopia, da cui sono emerse un’esofagite di grado B secondo Los An-

geles, un’ernia iatale da scivolamento e esiti regolari di anastomosi gastro-di-

giunale (cfr. n. 70/2). Per le patologie di cui egli ancora soffre, gli è stato pre-

scritto un trattamento farmacologico (cfr. n. 61/2 e 70/2). Inoltre, l’insorgente 1 

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Pagina 12 

ha effettuato una visita dentistica in data 6 marzo 2025 in cui gli sono state ap-

portate delle cure e gli è stato prescritto un antibiotico per cinque giorni (cfr. 

n. 75/4). Egli è stato visitato il 20 marzo 2025 per la persistenza dei dolori alla 

pianta dei piedi e per la trasmissione dei risultati (cfr. n. 83/2). A seguito del 

consulto medico, gli è stato prescritto un trattamento farmacologico a base di 

Riopan Gel Forte 1600 mg, Effigel gel 60 g, Trittico 50 mg cpr e Ranitidine 150 

mg cp PM (a quest’ultimo medicamento, il ricorrente ha rinunciato all’assun-

zione con dichiarazione del 29 marzo 2025, cfr. n. 89/2), e per i dolori plantari 

la fisioterapia. Per il procedere inoltre il medico ha indicato la ricerca di eventuali 

cause di neuropatia, visti i dolori plantari, nonché data la conferma dell’ematuria 

dopo la ripetizione degli esami delle urine, ha richiesto un’ecografia (cfr. 

n. 83/2). In tal senso, un’ecografia dell’addome è stata effettuata il 

31 marzo 2025 e si è concluso per dei rilievi nei limiti della norma in esiti di 

nefrectomia destra (cfr. n. 91/1).  

7.3.2.2 Per quanto concerne la ricorrente 2 ella ha asserito, nel colloquio  

Dublino, di avere problemi di stomaco che non la fanno dormire e di essere 

moralmente preoccupata (cfr. n. 52/3). Dagli atti all’inserto risultano le seguenti 

diagnosi: epigastrialgie DD, sciatalgia sinistra non deficitaria, meno-metrorra-

gie, pregressa tubercolosi polmonare all’età di (…) anni trattata per (…) anni, 

emicrania, possibile PTSD, problematiche di salute per le quali le è stato pre-

scritto un trattamento farmacologico (cfr. n. 60/2 e 74/3). Inoltre, la ricorrente 2 

ha avuto un appuntamento ginecologico in data 6 marzo 2025 per ciclo irrego-

lare ed abbondante, in cui non è stato tuttavia possibile effettuare la visita gine-

cologica a causa del flusso mestruale in corso (cfr. n. 74/3). Perciò, la visita 

ginecologica si è tenuta il 13 marzo 2025, da cui emerge che la ricorrente non 

presenta particolari problematiche. Il referto menziona quale procedere che i 

risultati di laboratorio sono da verificare e che verrà organizzata una mammo-

grafia per una ghiandola mammaria densa alla palpazione nonché un controllo 

ginecologico tra tre mesi (cfr. n. 79/2 e n. 82/2: dove si è rilevato in aggiunta 

rispetto al precedente certificato medico che gli esami del pap-test e per il de-

pistaggio della gonorrea e della chlamydia hanno avuto esito negativo). Da ul-

timo, è stata effettuata la mammografia, dove non si sono evidenziati segni di 

malignità, ma soltanto delle piccole cisti bilaterali (cfr. n. 87/2). Altresì, ella ha 

ricevuto, in data 1° aprile 2025, delle cure dentarie (cfr. n. 90/4). 

7.3.2.3 Durante il colloquio Dublino, la ricorrente 3, ha dichiarato di soffrire di 

reumatismi, nonché di avere problemi di udito e di portare per questo gli auri-

colari ad entrambe le orecchie (cfr. n. 53/3). Per i predetti disturbi, dagli atti 

emergono diverse visite mediche effettuate dalla ricorrente, nell’ambito delle 

quali le sono state poste le seguenti diagnosi somatiche: lupus eritematoso si-

stemico; sordità dalla nascita; probabile eczema; ipovitaminosi D in sostituzione 

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Pagina 13 

e insonnia su sovraccarico psicologico, problematiche di salute per le quali le è 

stato prescritto un trattamento farmacologico (cfr. n. 62/2, 63/4 e 93/3, nel corso 

di quest’ultimo consulto medico del 2 aprile 2025, sono state poste anche le 

diagnosi di IVRS attuale senza segni di gravità, nonché una malattia emorroi-

dale, per le quali è stata prescritta una terapia farmacologica). Inoltre, la ricor-

rente 3 è stata visitata per ipoacusia bilaterale in data 6 marzo 2025, dove è 

stata indicata la necessità di una rivalutazione audioprotesica per eventuale 

sostituzione (cfr. n. 73/1). Dal profilo psichiatrico, le sono stati diagnosticati in-

nanzitutto un disturbo del sonno e un disturbo dell’adattamento, problematiche 

per le quali ella segue dei regolari colloqui di sostegno psicologico nonché ese-

gue delle visite di decorso con un pedopsichiatra (cfr. n. 63/4, 69/4 e 76/4). Dal 

consulto psichiatrico del 17 marzo 2025, evincibile agli atti (cfr. n. 80/4), risulta 

che la diagnosi psichiatrica per la ricorrente 3 è variata leggermente in disturbo 

del sonno e disturbo del funzionamento sociale nell’infanzia di altro tipo, con la 

prescrizione, come in precedenza, di un trattamento farmacologico a base di 

Circadin e Redormin, nonché il proseguimento dei consulti psicologici (cfr. 

n. 80/4). Gli ultimi consulti psicologici per la stessa, sono stati effettuati il 

25 marzo 2025 (cfr. n. 88/4) rispettivamente il 2 aprile 2025 (cfr. n. 92/4), dove 

si è segnalato che senza la continuazione della presa a carico psicologica, il 

disturbo del sonno e l’isolamento tenderanno a mantenersi. Inoltre nell’ultimo 

consulto del 2 aprile 2025, la diagnosi per la ricorrente 3 è nuovamente legger-

mente variata in disturbo dell’adattamento e possibile fobia sociale (cfr. n. 92/4). 

7.3.2.4 Il ricorrente 4 ha dichiarato di stare bene nell’ambito del colloquio  

Dublino (cfr. n. 54/2). Dagli atti emergono due referti medici, uno datato 17 feb-

braio 2025 in cui gli è stato diagnosticato un herpes cutaneo da curare con  

Zovirax Crema per sei giorni (cfr. n. 45/3), ed uno del 28 febbraio 2025 in cui gli 

sono state diagnosticate diverse otturazioni ed un’estrazione dentale (cfr. 

n. 64/4). In relazione a tali diagnosi, il Tribunale rileva che esse possono essere 

considerate sanate in quanto né dagli atti né dal ricorso, sono evincibili degli 

elementi che attestino il contrario.  

7.3.3 Alla luce di quanto appena descritto, pur non volendo in alcun modo smi-

nuire le patologie di cui i ricorrenti 1, 2 e 3 tutt’ora soffrono, agli occhi del Tribu-

nale esse non risultano essere a tal punto gravi da pregiudicare il loro trasferi-

mento verso la Croazia ai sensi della giurisprudenza sopra referenziata. Difatti, 

il ricorrente 1 soffre di patologie che, per quanto non irrilevanti, non si ritiene 

che possano peggiorare con tale trasferimento. Per quanto concerne gli esami 

medici di controllo per la ricorrente 2, il Tribunale osserva che non ci sono indizi 

che portino a pensare che da essi possano emergere delle patologie finora non 

note. Inoltre, la ricorrente 2 potrà avvalersi, anche per gli appuntamenti pianifi-

cati nei mesi successivi, del sistema medico presente in Croazia. Per quanto 

F-1694/2025 

Pagina 14 

attiene alla ricorrente 3, il Tribunale non intende mettere in discussione la sua 

vulnerabilità fisica e psichica. Tuttavia, il quadro clinico della ricorrente 3 – com-

presa le recenti variazioni nelle diagnosi – non risulta essere di una tale gravità 

da impedire il suo trasferimento in Croazia, in quanto emerge essere trattabile 

con delle cure e dei farmaci adatti. A tal proposito, il Tribunale ritiene che la 

ricorrente 3 potrà disporre nel suddetto Stato delle cure e dei trattamenti ade-

guati e necessari, anche quelli dal profilo psicologico, pure al fine di raggiun-

gere il miglioramento auspicato.  

Invero in merito – e contrariamente a quanto sostenuto dai ricorrenti nel ricorso 

(cfr. p.to IV.2, pag. 8 segg. del ricorso) – il Tribunale rileva che la Croazia di-

spone di infrastrutture mediche adeguate ed accessibili per i richiedenti l’asilo 

trasferiti in Croazia sulla base del RD III, anche dal profilo psichiatrico (cfr. la 

sentenza di riferimento del TAF E-1488/2020 consid. 10.2 e 10.3 e le sentenze 

del TAF E-2615/2024 succitata consid. 7.4.3 con ulteriori rif. cit., D-3491/2023 

dell’11 agosto 2023 consid. 7.3.3., E-4102/2023 del 3 agosto 2023 con-

sid. 8.3.3, D-3385/2023 del 28 luglio 2023 consid. 7.3.3). In particolare, il Tri-

bunale ritiene che, oltre alle infrastrutture psicoterapeutiche statali presenti in 

Croazia, le organizzazioni non governative permettono segnatamente di avere 

un’offerta psicologica sufficiente e di sopperire ad eventuali lacune statali (cfr. 

a tal proposito le sentenze del TAF F-663/2023 del 17 gennaio 2024 consid. 

4.3 con ulteriori rif. cit., D-5670/2022 del 3 febbraio 2023 consid. 8.3.3 con ul-

teriori rif. cit.). In ogni caso, è doveroso ricordare che la Croazia è firmataria 

della direttiva accoglienza e, in quanto tale, deve provvedere affinché i richie-

denti ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno 

le prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi 

disturbi mentali, nonché deve fornire la necessaria assistenza medica o di altro 

tipo ai richiedenti con esigenze particolari, comprese, se necessarie, appro-

priate misure di assistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza).  

Per questi motivi, il Tribunale ritiene che le suddette patologie di cui sono an-

cora affetti i ricorrenti, possano essere curate in Croazia. La citazione nel gra-

vame del rapporto (…), il quale giunge ad un’altra valutazione circa l’accesso 

alle cure mediche in Croazia rispetto alla SEM e a codesto Tribunale, non è 

atta a mutare la predetta conclusione sullo stato delle infrastrutture nel Paese. 

Inoltre, gli elementi forniti dall’esperienza dei ricorrenti non sono sufficiente-

mente concreti per capovolgere tale presunzione, in quanto gli insorgenti si 

sono trattenuti soltanto brevemente in Croazia e non hanno apportato nessuna 

prova di aver chiesto aiuto ed essersi indirizzati anche alle organizzazioni non 

governative presenti in loco. Peraltro, se in futuro i loro diritti venissero violati, 

spetterebbe ai ricorrenti rivolgersi alle autorità e alle organizzazioni competenti 

sul suolo croato per ottenere il supporto necessario (cfr. anche supra 

F-1694/2025 

Pagina 15 

consid. 7.2.2). Si aggiunge inoltre in tale contesto come l’autorità cantonale 

preposta all’esecuzione, comunicherà, prima del trasferimento, le patologie e 

le cure di cui necessitano i ricorrenti, in modo da permettere una presa in carico 

medica adeguata (cfr. art. 31 e 32 RD III; ex multis le sentenze del TAF  

F-6055/2024 del 10 marzo 2025 consid. 6.2.3, D-975/2024 del 22 feb-

braio 2024 consid. 5.3.1).  

7.4 Infine, il Tribunale osserva che il benessere superiore del fanciullo, sancito 

all’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (CDF, 

RS 0.107), è stato considerato nell’insieme dei fattori rilevanti e non pregiudica 

nel caso di specie al trasferimento della famiglia in Croazia. Infatti, in conformità 

con l’attuale giurisprudenza, si può presupporre che i bambini abbiano accesso 

ad un alloggio adeguato, all’istruzione e all’assistenza necessaria in tale Paese. 

Inoltre, dagli atti non si evince nessun indizio secondo cui i bambini verrebbero 

separati dai genitori dopo il trasferimento (cfr. ex multis le sentenze del TAF  

E-2615/2024 precitata consid. 7.4.4, F-1176/2023 del 10 marzo 2023 con-

sid. 5.2.1). 

7.5 Visto quanto precede, i ricorrenti non sono riusciti a provare o a rendere 

perlomeno verosimile che un loro trasferimento in Croazia li esporrebbe ad un 

rischio serio e concreto di trattamenti inumani o degradanti, che comporti la 

violazione di disposizioni internazionali. 

7.6 In siffatte circostanze, non si ravvisano indicatori per concludere che l’au-

torità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo potere di apprezza-

mento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Non vi è quindi alcun motivo di appli-

care le clausole discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III rispettivamente 

all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, né v’è luogo di richiedere delle garanzie specifiche 

alla Croazia quanto all’accoglienza e alla presa in carico medica dei ricorrenti, 

come da loro postulato nel ricorso. 

8.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tali disposizioni da parte 

della Svizzera, la Croazia è competente per la ripresa in carico degli insorgenti 

in ossequio alle condizioni poste nel RD III. 

9.  

Ne discende che è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d’asilo dei ricorrenti, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento verso la Croazia conformemente 

all’art. 44 LAsi. In conclusione, con il provvedimento impugnato, l’autorità infe-

riore non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere di 

F-1694/2025 

Pagina 16 

apprezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il ricorso deve quindi essere re-

spinto e la decisione dell’autorità inferiore confermata. 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande degli insorgenti 

tendenti alla concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, nonché all’esen-

zione dal versamento di un anticipo sulle presumibili spese processuali, risul-

tano divenute senza oggetto. Inoltre, con la presente sentenza, le misure su-

percautelari pronunciate dal Tribunale il 12 marzo 2025, sono revocate. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a carico 

dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le 

conclusioni ricorsuali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e po-

tendo partire dal presupposto che gli insorgenti siano indigenti, v’è luogo di ac-

cogliere la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pa-

gamento delle spese di giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

12.  

La presente sentenza è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d 

cifra 1 LTF). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

F-1694/2025 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento 

delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità cantonale 

competente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

 

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