# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 846d1f20-3f7b-511c-9394-f04ed02a0975
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-11-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.11.2022 D-3256/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3256-2020_2022-11-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3256/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 5  n o v e m b r e  2 0 2 2  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Gabriela Freihofer, Jeannine Scherrer-Bänziger,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

(interessato 1, richiedente 1, insorgente 1 o ricorrente 1), con 

la moglie 

B._______, nata il (…), 

(interessata 2, richiedente 2, insorgente 2 o ricorrente 2), ed i 

loro figli 

C._______, nato il (…), 

(richiedente 3, insorgente 3 o ricorrente 3), 

D._______, nato il (…), 

(richiedente 4, insorgente 4 o ricorrente 4), 

Iraq,   

tutti patrocinati dall’avv. Immacolata Iglio Rezzonico,  

(…),  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 26 maggio 2020 / N (…). 

 

 

D-3256/2020 

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Fatti: 

A.  

B._______ ha presentato una prima domanda d’asilo in  

Svizzera, giungendovi con la madre e le sorelle, in data (…) giugno 2000 

(cfr. incarto N […], e atti contenuti nel dossier N […]). Con decisione del 

24 gennaio 2006, alla richiedente è stata concessa assieme ai genitori ed 

alle sorelle l’ammissione provvisoria sul territorio elvetico per inesigibilità 

dell’esecuzione del loro allontanamento da parte dell’allora Ufficio federale 

della migrazione (UFM, ora Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM]; cfr. atto C4/3). Constatando la partenza volontaria dalla Svizzera 

dell’interessata in data (…) febbraio 2012, tramite la decisione del 30 mag-

gio 2012, l’UFM ha statuito la fine dell’ammissione provvisoria della mede-

sima e di conseguenza che la decisione di allontanamento del 24 gen-

naio 2006 è divenuta priva d’oggetto. 

B.  

B.a La succitata, insieme al marito ed al figlio C._______ , tutti cittadini 

iracheni di etnia curda, provenienti da E._______ ([…] sita nel […] dell’Iraq, 

nel Kurdistan iracheno), hanno depositato una domanda d’asilo in Svizzera 

l’(…) gennaio 2018 – per B._______ trattasi di una seconda domanda 

d’asilo (cfr. supra lett. A) – dopo esservi giunti il (…) novembre 2017. 

B.b Il (…) gennaio 2018 gli interessati 1 e 2 hanno sostenuto un’audizione 

sulle loro generalità, nell’ambito della quale essi sono stati questionati an-

che in particolare riguardo ai loro motivi d’asilo, nonché all’eventuale com-

petenza della F._______, della G._______ o dell’H._______, per lo svolgi-

mento della loro procedura d’asilo e di allontanamento.  

B.c A seguito dell’accettazione della domanda di presa in carico degli inte-

ressati da parte della F._______ in data (…), la SEM, con decisione del 

1° marzo 2018, non è entrata nel merito della domanda d’asilo dei richie-

denti, ha pronunciato il loro trasferimento dalla Svizzera verso la 

F._______, nonché l’esecuzione della predetta misura. 

B.d Per mezzo della sentenza D-1572/2018 del 20 marzo 2018, il Tribu-

nale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale), ha respinto il ricorso 

presentato in data 14 marzo 2018 dagli insorgenti avverso la suddetta de-

cisione dell’autorità inferiore. 

B.e Il (…) è nato a I._______, D._______. 

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B.f Vista la scadenza del termine per eseguire l’allontanamento degli inte-

ressati verso la F._______, l’autorità inferiore tramite provvedimento del 

5 ottobre 2018 ha annullato la decisione resa il 1° marzo 2018, ripren-

dendo la procedura nazionale. 

C.  

C.a Sentito il (…) ottobre 2019 sui suoi motivi d’asilo, A._______ 

ha asserito essere stato impiegato nel (…) di una (…). A partire dal (…), 

egli avrebbe iniziato a ricevere dei messaggi sul suo cellulare provenienti 

da un mittente sconosciuto. L’interlocutore sarebbe stato interessato ad ot-

tenere informazioni sul suo lavoro in cambio di denaro. Il richiedente 

avrebbe anche ricevuto diverse telefonate verosimilmente da parte degli 

stessi autori, i quali sarebbero stati al corrente di diverse informazioni per-

sonali su di lui e sulla sua famiglia. Egli avrebbe risposto solo ad un mes-

saggio e ad una chiamata, affermando di non lavorare più per la (…). A 

seguito di ciò, il (…), l’interessato avrebbe sporto denuncia presso il com-

missariato di J._______, dove, secondo quanto da lui asserito, gli agenti lo 

avrebbero esortato a non divulgare alcuna informazione, da cui il sospetto 

che le stesse forze di polizia fossero conniventi. Infine, il (…), le forze di 

sicurezza lo avrebbero convocato per il (…), comunicandogli di essere 

stato posto sotto controllo per aver divulgato delle informazioni in cambio 

di denaro. Temendo di venir arrestato avrebbe deciso di lasciare il Paese 

dopo essersi consultato con il legale della (…). Una volta in Svizzera, il 

ricorrente sarebbe venuto a conoscenza dell’esistenza di un ordine di 

fermo spiccato nei suoi confronti dalla polizia di E._______, nonché che 

quest’ultima lo avrebbe ricercato sia al suo posto di lavoro il (…), che al 

suo domicilio ed a quello della madre in data (…) la prima volta rispettiva-

mente una seconda volta l’(…). In caso di rientro in patria, egli temerebbe 

di essere arrestato e che lo facciano scomparire. 

C.b Dal canto suo B._______, sentita il (…) febbraio 2020, non ha addotto 

motivi d’asilo propri, affermando di essere espatriata allo scopo di seguire 

il marito. 

C.c Nel corso della procedura d’asilo, i richiedenti hanno versato agli atti i 

loro documenti d’identità, quattro tessere attestanti la posizione lavorativa 

di A._______, la copia del precitato ordine di fermo, la trascrizione dei mes-

saggi minatori ricevuti nonché la trascrizione di una notizia diffusa da un 

canale televisivo locale.  

D.  

Con decisione del 26 maggio 2020, notificata il giorno seguente, la SEM 

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ha respinto la succitata domanda d’asilo e pronunciato l’allontanamento dei 

richiedenti dalla Svizzera. Nel contempo ha ritenuto ammissibile, ragione-

volmente esigibile e possibile l’esecuzione del loro allontanamento. 

E.  

Il 25 giugno 2020 (cfr. tracciamento degli invii), gli interessati sono insorti 

contro la summenzionata decisione con ricorso dinanzi al Tribunale ammi-

nistrativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo preliminarmente la 

concessione dell’effetto sospensivo al ricorso, ed in via principale, l’annul-

lamento della decisione impugnata e la concessione dell’asilo, nonché in 

via subordinata la ritrasmissione degli atti all’autorità inferiore per un nuovo 

esame delle allegazioni. Hanno altresì presentato istanza d’assistenza giu-

diziaria totale, comprensiva quindi anche del gratuito patrocinio, chiedendo 

di nominare l’avv. Immacolata Iglio Rezzonico quale patrocinatrice d’ufficio. 

Al ricorso è stata allegata la seguente nuova documentazione in copia: un 

estratto del codice penale iracheno in lingua inglese; un articolo online del 

(…) di (…), intitolato: “(…)”; ed un ulteriore articolo online di (…), in inglese 

e datato (…), sempre relativo alle condizioni delle prigioni in Iraq. 

F.  

Con decisione incidentale del 10 luglio 2020, il Tribunale ha autorizzato i 

ricorrenti a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura, ha 

accolto la domanda di assistenza giudiziaria totale, nominando l’avv.  

Immacolata Iglio Rezzonico quale patrocinatrice d’ufficio degli insorgenti, 

ed ha nel contempo invitato l’autorità inferiore ad inoltrare una risposta al 

ricorso. 

G.  

Il 7 agosto 2020 l’autorità intimata ha inoltrato le proprie osservazioni. 

H.  

I ricorrenti si sono espressi in replica il 18 settembre 2020. La loro presa di 

posizione è stata trasmessa per conoscenza all’autorità inferiore il 25 set-

tembre 2020. 

I.  

Il 15 luglio 2021, la rappresentanza legale degli interessati ha chiesto di 

venire informata circa lo stato del procedimento e le tempistiche d’eva-

sione. Al medesimo scritto è stato dato riscontro da parte del Tribunale in 

data 21 luglio 2021. 

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J.  

Con missiva del 27 luglio 2022, la patrocinatrice dei ricorrenti ha nuova-

mente chiesto lo stato della procedura, nonché di conoscere le tempistiche 

in merito alla sua definizione, allegando allo scritto una nota d’onorario. Alle 

stesse richieste il Tribunale ha risposto con lettera del 26 agosto 2022. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. cpv. 1 delle 

Disposizioni transitorie della modifica del 25 settembre 2015 della nuova 

LAsi). Il 1° gennaio 2019, la legge federale sugli stranieri del 16 dicem-

bre 2005 (LStr, RS 142.20), ha subito una parziale modifica legislativa ed 

un cambiamento di denominazione in legge federale sugli stranieri e la loro 

integrazione (LStrI). Essendo che le disposizioni di tale testo normativo che 

verranno citate nella presente sentenza, non hanno subito alcuna modifica, 

si utilizzerà nella stessa la nuova denominazione (LStrI). 

Presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 vecchia LAsi), contro una de-

cisione in materia d’asilo della SEM (art. 31–33 LTAF), il ricorso è di princi-

pio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

3.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato inverosimili le alle-

gazioni degli insorgenti. Secondo l’autorità inferiore il ricorrente 1 avrebbe 

omesso ogni riferimento alle minacce rivoltegli da parte della polizia, alle 

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accuse mossegli ed alla convocazione ricevuta il (…), nonché alla succes-

siva convocazione del (…) ed al mandato d’arresto spiccato nei suoi con-

fronti, nell’ambito dell’audizione sulle generalità e ciò nonostante gli sa-

rebbe stata data espressamente la possibilità di completare il suo reso-

conto. Sarebbe peraltro illogico che l’insorgente abbia trascurato di chie-

dere lumi sull’identità di coloro che lo avrebbero contattato, limitandosi a 

rispondere di non lavorare più per la (…). Oltretutto, ha proseguito l’autorità 

di prima istanza, l’esposto dell’interessato colpirebbe per la sua vaghezza, 

in particolare per quanto attiene alla visita della polizia al suo posto di la-

voro. Curioso apparirebbe anche il sospetto secondo cui dietro alle mi-

nacce si sarebbero celate le forze di sicurezza, non risultando per nulla 

chiaro il motivo a monte né la misura delle pretese critiche da lui mosse al 

governo e che avrebbero determinato tale relazione. Peraltro, anche quo 

all’allegato incontro con la polizia del (…), l’insorgente si sarebbe limitato 

ad una descrizione sommaria. La SEM evidenzia ancora che il ricorrente 

avrebbe dapprima asserito essere stato contattato da un membro della mi-

lizia governativa (…), per allegare in seguito che l’interlocutore si sarebbe 

dichiarato membro di un non meglio precisato gruppo governativo, l’appar-

tenenza alla suddetta milizia essendo stata dedotta da lui medesimo. Non 

di meno, nell’audizione sui motivi egli non avrebbe più accennato al fatto 

che la persona al telefono si fosse identificata in qualche modo, relegando 

tale aspetto ad un suo semplice pensiero iniziale. Per quanto concerne 

l’ordine di fermo versato agli atti, esso non contribuirebbe in alcun modo 

ad avallare la versione proposta dal richiedente l’asilo, in quanto il suo con-

tenuto non esplicherebbe quale sia il tipo di accusa mossa nei suoi con-

fronti, lasciando aperta l’eventualità che si tratti di misure legittime. 

3.2 Nel loro memoriale ricorsuale, i ricorrenti sostengono che la valutazione 

di cui sopra sia frutto di un’interpretazione scorretta delle allegazioni dell’in-

sorgente. In primo luogo, A._______, già durante l’audizione sui motivi 

avrebbe spiegato di non sapere dell’esistenza del mandato di cattura e che 

gli sarebbe stato detto di attendere le domande dell’auditore. Inoltre, dal 

momento che la domanda d’asilo è stata evasa secondo la vecchia proce-

dura, si imporrebbe di applicare “il principio più favorevole, proprio per le 

esigenze di equo processo” ora maggiormente garantite dal nuovo diritto. 

A prescindere poi dall’assunto secondo il quale il ricorrente avrebbe 

omesso di esprimere fatti rilevanti per l’asilo, egli, nella specifica audizione, 

li avrebbe dettagliatamente riportati. Così, asserire che le allegazioni siano 

inverosimili quando incompatibili con l’esperienza generale di vita o la lo-

gica dell’agire per sostenere che il ricorrente non abbia detto la verità “ra-

senterebbe l’assurdo”. In un paese quale l’Iraq, “l’esperienza generale di 

vita [sarebbe] che o scappi o muori”, come attestato dalla trascrizione della 

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notizia apparsa in un canale televisivo locale. La logica dell’agire compor-

terebbe di mettere in salvo sé stessi e la propria famiglia piuttosto che per-

dere tempo a verificare quale milizia o gruppo sia a monte delle minacce. 

Dipoi, in merito alle presunte informazioni in più che avrebbe dovuto cer-

care riguardo al mandato di cattura, quanto richiesto dalla SEM apparrebbe 

“davvero eccessivo e restrittivo”. Il ricorrente 1 avrebbe infatti dettagliato 

perfettamente quanto avvenuto sia in polizia che dopo la sua fuga, spie-

gando quanto riferitogli dal collega e dalla madre. Una volta avuto notizia 

del mandato, avrebbe cercato di ottenerne prova, come avvenuto con la 

produzione del relativo documento in copia. Il trauma ed il susseguente 

stress non avrebbe permesso ai ricorrenti di ricordare ogni dettaglio. Un 

passaggio della decisione sarebbe peraltro di difficile comprensione e l’au-

torità inferiore avrebbe confuso quanto detto dal ricorrente 1 circa le mi-

nacce ricevute via SMS e quelle proferite dalla polizia. Avendo A._______ 

asserito che l’accusa contenuta nel mandato di fermo sarebbe stata da ri-

condurre all’art. (…) del Codice penale iracheno, sarebbe stato compito 

dell’autorità inferiore verificarne l’esistenza onde comprendere che non si 

trattava di un’invenzione del ricorrente 1 ed il tenore della pena prevista. 

Anche nell’eventualità che la pena sia legittima e che lo Stato iracheno 

disponga delle prove di un tradimento, un rimpatrio sarebbe in ogni caso 

escluso, in quanto l’insorgente rischierebbe trattamenti inumani e degra-

danti. In definitiva, occorrerebbe partire dall’assunto che l’insorgente abbia 

reso verosimile di essere esposto a pericolo. In ogni caso, laddove questo 

Tribunale non dovesse ritenere sufficienti le allegazioni dell’insorgente, 

permarrebbe la possibilità di rinviare gli atti all’autorità di prima istanza 

onde svolgere ulteriori approfondimenti. Dopo aver richiamato alcuni prin-

cipi inerenti alla determinazione della qualità di rifugiato, gli insorgenti pre-

cisano come gli elementi della stessa siano in concreto ampiamente dati. 

Ciò varrebbe anche in relazione a B._______, la quale avrebbe seguito il 

marito.  

3.3 In sede di risposta, l’autorità inferiore ha dapprima osservato che, a 

differenza di quanto sostenuto dagli insorgenti, il fatto che in sede d’audi-

zione sui motivi l’interessato 1 avrebbe riportato dettagliatamente i fatti ri-

levanti per l’asilo, non condurrebbe di per sé ad un apprezzamento di ge-

nerale verosimiglianza dei fatti addotti. Invero, avendogli offerto la possibi-

lità di esprimersi riguardo ai suoi motivi d’asilo già in sede di audizione sulle 

generalità, non sarebbe comprensibile come egli non abbia già colto l’oc-

casione di esplicitare alcune circostanze determinanti che sarebbero in-

vece state da lui dichiarate soltanto in sede di audizione sui motivi. La SEM 

ha nel prosieguo ribadito che, per quanto il ricorrente si sia dimostrato 

molto preciso nel riportare i riferimenti temporali, tuttavia altrettanto non si 

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potrebbe rimarcare riguardo ai fatti che egli avrebbe vissuto, che risulte-

rebbero invece poveri di dettagli e vaghi. Pertanto, la differenza di registro 

narrativo, farebbe sorgere dei seri dubbi circa la verosimiglianza di questi 

ultimi, di cui alcuni vengono analizzati quali esempi dall’autorità inferiore. 

Inoltre, riguardo alla trascrizione di una notizia apparsa su un canale tele-

visivo locale, e prodotto quale mezzo di prova dai ricorrenti, a differenza di 

quanto da loro asserito nel ricorso, nel documento in questione non ver-

rebbero citate in alcun modo delle minacce, come pure non tratterebbe in 

alcun modo dell’assassinio di persone di professione omologa a quella 

dell’interessato 1, nonché non si potrebbe concludere che gli autori di cui 

riferisce la notizia siano gli stessi delle persone che avrebbero minacciato 

quest’ultimo. Infine, il ricorrente non si sarebbe mai espresso nei termini 

esposti nel gravame riguardo all’art. (…) CP iracheno, e l’autorità inferiore 

ribadisce che la denuncia in questione sarebbe volta a perseguire dei fini 

legittimi da parte dello Stato.  

3.4 Nella loro replica, i ricorrenti considerano innanzitutto come l’insor-

gente 1 avrebbe soltanto raccontato in modo più dettagliato l’episodio in 

cui egli si sarebbe recato in polizia a sporgere denuncia nell’audizione sui 

motivi – come pure in generale rispetto ai motivi che lo avrebbero condotto 

all’espatrio – rispetto a quella sulle generalità, così come i funzionari della 

SEM presenti insisterebbero che avvenga. I ricorrenti sottolineano poi nuo-

vamente la circostanza che, visto il contesto nel quale le minacce sareb-

bero avvenute, essi non avrebbero indagato su tutti i dettagli della vicenda, 

bensì avrebbero utilizzato il loro tempo e le proprie energie per mettersi al 

sicuro. Il comportamento che l’autorità inferiore si aspetterebbe dagli inte-

ressati, potrebbe quindi essere esatto in uno stato di diritto, ma non in un 

Paese come l’Iraq. Per quanto attiene poi all’evenienza che l’insorgente 1 

non avrebbe richiesto maggiori dettagli riguardo alla visita della polizia, la 

stessa sarebbe dovuta al fatto che egli non avrebbe più voglia di rivangare 

un vissuto tragico. Riguardo poi alla trascrizione della notizia apparsa sul 

canale televisivo locale, tale documento sarebbe stato prodotto a com-

prova del fatto che dopo le minacce sarebbero seguiti degli omicidi, e per 

questo i ricorrenti avrebbero deciso di fuggire. Ribadiscono inoltre come 

essi non potrebbero essere rimpatriati, in quanto l’insorgente 1 rischie-

rebbe di subire una persecuzione ai sensi dell’art. 3 LAsi, a causa della 

condanna emessa nei suoi confronti, date le condizioni carcerarie ed il trat-

tamento nelle stesse che egli subirebbe in caso di pena detentiva. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

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accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

4.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Nei pregiudizi seri rientrano segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi). 

4.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-

denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa 

per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/1 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

4.4 In conformità con la giurisprudenza dello scrivente Tribunale, il carat-

tere tardivo di elementi essenziali taciuti in occasione dell’audizione sulle 

generalità al Centro di registrazione e di procedura (CRP), ma invocati più 

tardi durante l’audizione sui motivi d’asilo, può essere ritenuto per mettere 

in dubbio la verosimiglianza dei motivi d’asilo allegati. Tale principio vale, a 

fortiori, per delle allegazioni presentate unicamente allo stadio del ricorso. 

Tuttavia, in alcune circostanze particolari, le dichiarazioni tardive possono 

trovare una giustificazione. Tale è il caso, ad esempio, delle dichiarazioni 

di vittime che hanno subito dei gravi traumatismi, che non hanno la facoltà 

di esprimersi, senza delle difficoltà notevoli sugli avvenimenti vissuti, o an-

cora delle persone che provengono da contesti nei quali la legge del silen-

zio è una regola d’oro (cfr. le sentenze del Tribunale D-7090/2018 del 

30 giugno 2021 consid. 7.2; D-364/2019 dell’11 giugno 2021 consid. 5.3.2; 

E-6190/2018 del 9 ottobre 2020 consid. 2.4 con ulteriori riferimenti ivi citati; 

E-5624/2017 dell’11 agosto 2020 [pubblicata quale sentenza di riferimento] 

consid. 3.3.1 con riferimento citato). 

4.5 Se v’è certamente luogo di ammettere che le dichiarazioni presentate 

nel contesto della prima audizione in un CRP, effettuata ai sensi del vecchio 

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art. 26 cpv. 2 LAsi, non hanno che un valore probatorio ristretto e che non 

si possa esigere dal richiedente, già in tale occasione, che esponga tutti i 

suoi motivi d’asilo in rapporto ad allegazioni presentate ulteriormente in au-

dizione federale; al contrario si è in diritto di attendere dal medesimo un 

esposto concordante dei fatti che portino su dei punti essenziali dei suoi 

motivi d’asilo in rapporto ad allegazioni presentate ulteriormente in audi-

zione federale (cfr. nello stesso senso ad esempio la sentenza  

del Tribunale D-6341/2019 del 25 gennaio 2022 consid. 5.4 con ulteriori rif. 

cit.). 

5.  

Nel caso in parola, l’insorgente 1 si è prevalso soltanto al momento dell’au-

dizione federale, di alcuni fatti rilevanti inerenti ai suoi motivi d’asilo, per di 

più presentandoli a tratti con dichiarazioni incoerenti, vaghe e illogiche. 

5.1 In proposito, appare innanzitutto poco plausibile che quanto sarebbe 

successo il (…) in polizia al momento della sua denuncia, come pure le due 

convocazioni che egli avrebbe ricevuto il (…) ed il (…) da parte della poli-

zia, nonché le visite di quest’ultima presso il suo domicilio, quello della ma-

dre e sul suo posto di lavoro, in quanto sarebbe stato spiccato un ordine 

d’arresto nei suoi confronti, se effettivamente fossero accaduti in concreto, 

non siano neppure stati accennati dall’insorgente 1 nel corso della prima 

audizione. In quest’ultima occasione, egli ha difatti ricondotto i suoi motivi 

d’asilo, esclusivamente alle minacce via messaggio e telefoniche che 

avrebbe ricevuto da persone sconosciute appartenenti ad un gruppo go-

vernativo (cfr. B18/13, p.to 7.01 segg., pag. 7 segg.). Degli asserti minac-

ciosi profferiti nei suoi confronti dalla polizia il (…) e durante l’interrogatorio 

del (…), come pure di quest’ultimo e della convocazione del (…) sempre 

da parte della polizia, egli non ne ha invece fatto alcun accenno sorpren-

dentemente nella prima audizione, e ciò malgrado il coinvolgimento deter-

minante degli agenti nelle sue vicende che lo avrebbero condotto all’espa-

trio, narrate invece durante la sua audizione sui motivi (cfr. B57/21, D8 

segg., pag. 3 segg.). Anzi, nel corso della prima audizione, interrogato spe-

cificatamente in merito al fatto se avesse riscontrato delle problematiche 

con le autorità irachene, egli ha negato ne avesse avute (cfr. B18/13, p.to 

7.02, pag. 8). In tal senso, non può in alcun modo essere seguita la spie-

gazione offerta dal ricorrente 1 già nel corso della seconda audizione, e 

ribadita anche con il ricorso, che egli non avrebbe già esposto tali circo-

stanze durante il primo verbale, in quanto sarebbe stato continuamente 

interrotto dal funzionario della SEM nella narrazione dei suoi motivi d’asilo, 

che gli avrebbe sempre riferito di attendere che gli ponesse la domanda 

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prima di poter continuare (cfr. B57/21, D142, pag. 18). Ciò in quanto, ap-

pare in modo limpido come nella prima audizione, l’insorgente abbia avuto 

ampia possibilità di esprimersi riguardo ai fatti determinanti per il suo espa-

trio, avendogli il funzionario incaricato della SEM anche offerto successi-

vamente, in due distinte occasioni, la possibilità di aggiungere altro se 

avesse voluto (cfr. B18/13, p.to 7.02, pag. 8: “Ha raccontato tutto quanto 

ritiene rilevante per la sua domanda d’asilo?”; e ancora al p.to 7.03, pag. 9: 

“Ci sono motivi che non ha menzionato che potrebbero opporsi ad un suo 

rientro nel suo Paese d’origine o di provenienza?”), senza che tuttavia egli 

abbia colto in alcun modo tali offerte. Non risulta neppure comprensibile, 

perché il ricorrente 1 non avrebbe già potuto nel corso della sua prima au-

dizione, narrare delle visite della polizia presso il suo domicilio, quello della 

madre e sul suo posto di lavoro, nonché dell’emissione dell’ordine d’arresto 

– e ciò malgrado non ne fosse concretamente ancora in possesso secondo 

i suoi asserti – dato che ne era per lo meno già a conoscenza (cfr. B57/21, 

D20 segg., pag. 3 seg.). Al contrario quindi di quanto allegato dagli insor-

genti nella loro replica, il Tribunale è d’avviso che le circostanze sopra ci-

tate e presentate soltanto nel corso della seconda audizione, non siano un 

complemento di quanto narrato invece durante la prima audizione, bensì 

circostanze rilevanti nuove di cui egli non ne ha minimamente accennato 

in quest’ultima, che avrebbe però dovuto e potuto – anche in rispetto del 

suo obbligo di collaborare (cfr. vecchio art. 8 lett. c LAsi) – già presentare 

nel corso della prima audizione. Tale tardività dei predetti asserti, mettono 

già fortemente in dubbio la credibilità dei medesimi. Peraltro, si osserva in 

merito, come anche la ricorrente non abbia in alcun modo fatto accenno ai 

medesimi nel corso della sua prima audizione sulle generalità, ma si sia 

attenuta più che altro agli stessi eventi narrati in prima battuta dal marito 

(cfr. B17/13, p.to 7.01 segg., pag. 7 seg.); salvo poi anche lei nell’ambito 

della seconda audizione riferire che loro sarebbero stati posti sotto sorve-

glianza da parte della polizia, nonché che il marito sarebbe stato convocato 

presso quest’ultima il (…) e che gli agenti lo avrebbero accusato di divul-

gare delle informazioni (cfr. B70/12, D43, pag. 7). Questo modo di proce-

dere di entrambi gli insorgenti, fa ancor più dubitare della veridicità dei loro 

asserti, ed insinua la seria probabilità che essi abbiano costruito di concerto 

le loro allegazioni. Vi sono inoltre ulteriori elementi nelle asserzioni rese 

dall’insorgente 1, che supportano tale conclusione.  

A parte la contraddizione già sopra rilevata, egli è infatti risultato incoerente 

anche riguardo a chi sarebbero stati gli autori delle minacce ricevute via 

telefono, riferendo dapprima trattarsi della milizia governativa (…) (cfr. 

B18/13, p.to 7.01, pag. 8), per poi invece poco dopo rettificare tali asserti, 

adducendo che sarebbe una sua deduzione, ma che la persona con la 

D-3256/2020 

Pagina 12 

quale avrebbe parlato una volta al telefono, si sarebbe identificata soltanto 

asserendo di far parte di un gruppo governativo non specificato (cfr. 

B18/13, p.to 7.02, pag. 8). Nel corso della seconda audizione, quest’ultima 

informazione non è invece in alcun modo stata ripetuta, anzi il ricorrente 1 

ha insinuato che potesse trattarsi della polizia stessa (cfr. B57/21, D95 

segg., pag. 10 seg.), di fatto però offrendo una terza variante al medesimo 

quesito posto; o ancora che coloro che ce l’avrebbero concretamente con 

lui, sarebbero appartenenti al (…) (cfr. B57/21, D112 segg., pag. 13). Egli 

è inoltre risultato molto vago riguardo a quali informazioni la polizia lo 

avrebbe accusato di aver divulgato (cfr. B57/21, D95, pag. 10 seg.), d’un 

canto asserendo trattarsi di critiche ai partiti al potere (cfr. B57/21, D95, 

pag. 11), e d’altro canto riportando invece delle critiche generiche verso il 

governo che egli avrebbe esternato presso i suoi colleghi di lavoro (cfr. 

B57/21, D99 segg., pag. 12), o ancora dei propositi non meglio da lui spe-

cificati (cfr. B57/21, D132, pag. 17).  

Appare inoltre piuttosto sorprendente il fatto che, se egli fosse stato real-

mente ricercato da parte delle autorità del suo paese d’origine – e fosse 

stato per di più emanato un ordine di arresto nei suoi confronti – lui non 

sarebbe stato ricercato ulteriormente e anche presso gli altri suoi parenti 

risiedenti a E._______, ma la polizia si sarebbe invece accontentata, se-

condo i suoi asserti, a recarsi presso il suo domicilio e quello della madre 

due volte, nonché in un’occasione sul suo luogo di lavoro (cfr. B57/21, D20 

segg., pag. 3 seg.).  

5.2 Riassumendo, se d’un canto le convocazioni in polizia, come pure le 

minacce e le accuse ricevute da quest’ultima, nonché le ricerche e l’ordine 

d’arresto emesso nei suoi confronti dalle autorità del suo paese d’origine, 

siano già fortemente messe in dubbio dal fatto che siano apparse soltanto 

nel corso della seconda audizione – e ciò ancora una volta si sottolinea di 

entrambi i ricorrenti 1 e 2 – malgrado fossero degli elementi essenziali della 

narrazione degli insorgenti circa i motivi d’asilo che li avrebbero condotti 

all’espatrio, senza alcuna ragione o motivo valido che possa giustificare la 

loro tardività. D’altra parte tale conclusione è maggiormente supportata 

dalle diverse incoerenze, vaghezze ed illogicità, disseminate negli asserti 

del ricorrente 1. Questi elementi sopra rilevati, non possono inoltre essere 

giustificati con il fatto che i ricorrenti sarebbero stati sotto stress per l’incer-

tezza legata all’esito della procedura o che avrebbero voluto cercare di di-

menticare quanto vissuto in patria, come sostenuto nel gravame. Ciò poi-

ché, anche dopo essere giunti in Svizzera, essi hanno avuto ampio modo 

di prepararsi per sostenere in modo sereno la loro prima audizione sulle 

generalità, essendo come abbiano trascorso più di un mese su territorio 

D-3256/2020 

Pagina 13 

elvetico prima di depositare una domanda d’asilo, nonché che per la ricor-

rente fosse già la seconda domanda d’asilo in Svizzera, quindi ne cono-

scesse già i meccanismi e le esigenze, anche in materia di audizioni. Pe-

raltro, dai verbali delle audizioni sulle generalità dei ricorrenti 1 e 2 non si 

rileva in alcun modo come i medesimi possano essersi sentiti sotto pres-

sione o a disagio nel raccontare determinati eventi.  

5.3 Non soccorrono la credibilità delle loro affermazioni, nemmeno i mezzi 

di prova presentati dagli insorgenti. Invero, per quanto attiene la trascri-

zione dello scambio di messaggi telefonici che il ricorrente avrebbe estratto 

dal suo telefono (cfr. B58, doc. 2), gli stessi non comportano la dicitura 

dell’anno in cui sarebbero stati inviati, ma soltanto il giorno ed il mese. Inol-

tre, nel primo messaggio, ci sarebbe indicato chiaramente che le informa-

zioni che gli autori di tali messaggi desideravano conoscere, sarebbero 

state concernenti le (…) di “(…)”; allorché invece l’insorgente 1 nelle sue 

asserzioni esprime delle ipotesi di informazioni che secondo lui volevano 

conoscere, senza però direttamente nominare il fatto che tali sue deduzioni 

sarebbero derivate, o per lo meno anche, dal contenuto di tali messaggi 

(cfr. B57/21, D123 segg., pag. 16). Per di più, se effettivamente il ricorrente 

1 avesse ricevuto dei messaggi di tale tenore, non avrebbe atteso la se-

conda audizione per presentarli, avendo su di sé il cellulare al momento 

della sua entrata in Svizzera (cfr. B57/21, D33 segg., pag. 5 seg.), bensì 

ne avrebbe palesato il possesso e li avrebbe prodotti già in precedenza, 

invece di negare di avere dei mezzi di prova e documenti da presentare 

(cfr. B18/13, p.to 7.04, pag. 9). Quest’ultima conclusione vale anche, mu-

tatis mutandis, per l’ordine d’arresto presentato (cfr. B58, doc. 1), del quale 

per lo meno già nella prima audizione gli insorgenti potevano informare 

della sua esistenza. Peraltro il medesimo è stato presentato soltanto in fo-

tocopia, quindi non può esserne vagliata l’autenticità e, per le considera-

zioni già sopra ritenute, il Tribunale è d’avviso che lo stesso sia stato pro-

dotto soltanto ai fini procedurali, ma non sia stato provato, né reso verosi-

mile, che effettivamente un ordine d’arresto sia pendente nei suoi confronti 

in patria. Neppure con il ricorso gli insorgenti, al di là di mere considerazioni 

generiche riguardo alla citazione dell’art. (…) del Codice penale iracheno 

nel medesimo ordine d’arresto, hanno presentato degli elementi concreti e 

circostanziati, che facciano mutare l’apprezzamento dello scrivente Tribu-

nale in merito. Anche la trascrizione della notizia apparsa sul canale televi-

sivo K._______ (cfr. B58, doc. 3), non apporta alcun elemento a sostegno 

dei motivi d’asilo degli insorgenti, in quanto, come anche indicato retta-

mente dalla SEM nella sua risposta al ricorso, non li riguarda direttamente, 

né il contesto né la professione delle persone coinvolte o ancora gli autori 

delle minacce risultano essere simili alle vicende narrate dagli insorgenti 

D-3256/2020 

Pagina 14 

ed alla professione esercitata dal ricorrente 1, come invece preteso dai ri-

correnti nel loro gravame (cfr. p.to 5, pag. 5 del ricorso). Da ultimo si os-

serva come le ulteriori prove prodotte dai ricorrenti in corso di procedura, 

sia riguardanti il lavoro svolto dal ricorrente in patria (cfr. B58, doc. 4) – 

circostanze che non vengono peraltro poste in discussione dal Tribunale – 

che concernenti due articoli online che descrivono le condizioni nelle car-

ceri irachene (cfr. doc. E e doc. F allegati al ricorso), non risultano all’evi-

denza di alcuna pertinenza, in quanto non sono atte ad apportare alcun 

elemento nuovo a supporto della veridicità delle asserzioni degli insorgenti 

riguardo ai loro motivi d’asilo. 

5.4 Ne discende quindi, che le dichiarazioni degli insorgenti riguardo ai loro 

motivi d’asilo complessivi, in una valutazione d’insieme di tutti gli elementi 

all’incarto – come tra l’altro postulato anche dai ricorrenti nel loro gravame 

– non risultano essere verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, come a ragione 

anche considerato dalla SEM nella decisione impugnata. Nelle surriferite 

circostanze, non v’era e non v’è inoltre alcuna necessità da parte della 

SEM rispettivamente del Tribunale, di svolgere ulteriori accertamenti ri-

guardo alle allegazioni degli insorgenti, ed in particolare circa l’ordine di 

fermo emanato, così come richiesto da questi ultimi nel loro gravame (cfr. 

p.to 6, pag. 8 del ricorso), in quanto si ritiene che l’accertamento dei fatti 

giuridicamente rilevanti sia stato svolto in modo esatto e completo (art. 6 

LAsi; art. 12 PA) da parte dell’autorità inferiore (cfr. per tutto tra le altre la 

sentenza del Tribunale D-2729/2021 del 18 giugno 2021 consid. 4.2.3 con 

ulteriori rif. cit.). 

5.5 In virtù di quanto sopra esposto, l’autorità resistente ha quindi a giusto 

titolo negato di riconoscere lo statuto di rifugiato e di concedere l’asilo ai 

ricorrenti. Il ricorso, sotto questo profilo, non merita dunque tutela e la de-

cisione impugnata, va confermata. 

6.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia. 

Gli insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontanamento dalla  

Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. 

DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1). Il Tribunale è pertanto 

tenuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

D-3256/2020 

Pagina 15 

7.  

7.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-

namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di 

non adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-

sione provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

7.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valutazione degli osta-

coli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricor-

rente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un osta-

colo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2). 

7.3 Nella propria decisione, in sunto l’autorità inferiore ha ritenuto come 

l’esecuzione dell’allontanamento degli insorgenti sia ammissibile, nonché 

esigibile – sia dal profilo della situazione del paese d’origine che dal profilo 

personale degli insorgenti – nonché possibile.  

Dal canto loro, i ricorrenti contestano anche tale conclusione. Essi riten-

gono difatti come il ricorrente 1, visto l’ordine d’arresto pendente a suo 

nome, potrebbe subire una persecuzione e/o dei trattamenti inumani e de-

gradanti ai sensi dell’art. 3 LAsi se ritornasse in patria, in quanto egli come 

minimo rischierebbe il carcere. In tale contesto difatti, le condizioni carce-

rarie ed il trattamento nelle medesime, comporterebbe dei trattamenti inu-

mani e degradanti, come sarebbe dimostrato dai doc. E e F, prodotti con il 

ricorso. La Svizzera, dato tale rischio al quale l’insorgente 1 sarebbe espo-

sto, non potrebbe rimpatriarlo in base al principio di non-respingimento. Dal 

profilo dell’esecuzione dell’allontanamento, la stessa sarebbe inesigibile, 

in quanto la problematica sarebbe proprio nata dal lavoro svolto dal ricor-

rente 1, ed inoltre essendo fuggiti dopo essere stati accusati di presunto 

(…), la ricorrente, quale donna sola con dei figli minorenni a carico, non 

troverebbe un’attività lavorativa senza l’appoggio di una rete famigliare. In-

vero ella, in caso di rimpatrio, rimarrebbe senz’altro sola, visto che i suoi 

famigliari vivrebbero in Svizzera ed il coniuge verrebbe imprigionato. 

7.4  

7.4.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detto disposto non si esaurisce 

nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto 

D-3256/2020 

Pagina 16 

internazionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in par-

ticolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (RS 0.105, Conv. tortura). 

L’applicazione di tali disposizioni, presuppone che lo straniero possa es-

sere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti 

contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza deve essere 

resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; GICRA 2005 

n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee). 

7.4.2 Nel caso in esame, nella misura in cui questo Tribunale ha confer-

mato la decisione della SEM relativa alla domanda d’asilo degli insorgenti, 

questi ultimi non possono prevalersi del principio del divieto di respingi-

mento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell’ambito del diritto 

internazionale pubblico ed espressamente enunciato all’art. 33 Conv. rifu-

giati. Nelle surriferite circostanze (cfr. supra consid. 4 e 5), ed in totale as-

senza di elementi concreti apportati con il gravame, non v’è neppure motivo 

di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e serio per i 

ricorrenti di essere esposti, in caso di allontanamento verso l’Iraq ad un 

trattamento proibito in relazione all’art. 3 CEDU, o all’art. 3 della Conv. tor-

tura o ancora all’art. 33 Conv. rifugiati (cfr. sentenza della Corte europea 

dei diritti dell’uomo [di seguito: CorteEDU] [Grande Camera] Saadi contro 

Italia del 28 febbraio 2008, 37201/66, §§125 e 129 con relativi riferimenti). 

7.4.3 Peraltro, il Tribunale ha già avuto modo di stabilire che l’esecuzione 

dell’allontanamento nella regione autonoma del Kurdistan iracheno – dal 

quale i ricorrenti provengono – non risulta essere generalmente inammis-

sibile (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale E-3737/2015 del 14 dicem-

bre 2015 consid. 6.3.2; cfr. anche tra le altre le sentenze del Tribunale  

D-4770/2020 del 29 agosto 2022, D-2510/2022 del 17 agosto 2022 con-

sid. 9.3). 

7.4.4 Per il resto, né dal gravame né dagli atti, sono evincibili elementi per 

ritenere che lo stato valetudinario degli insorgenti, i quali hanno riferito di 

stare complessivamente bene (cfr. B57/21, D137 seg., pag. 17; B70/12, 

D36 seg., pag. 6), e che risulta essere stato sufficientemente acclarato in 

sede di prima istanza, risulti ostativo all’ammissibilità dell’esecuzione del 

loro allontanamento (cfr. sentenze della CorteEDU N. contro Regno Unito 

del 27 maggio 2008, 26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 dicem-

bre 2016, 41738/10, §181 segg.; cfr. anche DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2 e 

DTAF 2011/9 consid. 7.1).  

D-3256/2020 

Pagina 17 

7.4.5 Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento degli insorgenti è ammis-

sibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della 

LAsi. 

7.5  

7.5.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica. 

7.5.2 Il Tribunale ritiene, nella sua lunga giurisprudenza iniziata con la 

DTAF 2008/5 ed in seguito confermata nella sua sentenza di riferimento  

E-3737/2015 del 14 dicembre 2015 (consid. 7.4), come la sicurezza e la 

situazione dei diritti dell’uomo nelle province curde del (…) dell’Iraq 

(E._______, L._______ e M._______), rispetto al resto dell’Iraq, siano an-

cora relativamente buone, e ciò anche tenuto conto del fatto che alcuni 

attacchi nella regione di frontiera con la N._______ avrebbero interessato 

anche civili viventi in paesi situati nei pressi di tale frontiera (cfr. a tal pro-

posito le sentenze del Tribunale D-2633/2022 del 9 settembre 2022 con-

sid. 8.3.2 con riferimento ivi citato, D-2510/2022 del 17 agosto 2022 con-

sid. 9.5.1). L’esecuzione dell’allontanamento nelle province curde succitate 

risulta essere esigibile, allorché la persona interessata proviene quale ori-

gine dalla suddetta regione, oppure vi ha vissuto per lungo tempo, nonché 

dispone di una rete sociale (famigliare, di vicinato o di conoscenti) oppure 

ha dei legami con i partiti politici dominanti nel Paese (cfr. sentenza di rife-

rimento del Tribunale E-3737/2015 succitata consid. 7.4.5; sentenza D-

2510/2022 summenzionata consid. 9.5.1 con ulteriori rif. cit.). I fattori indi-

viduali favorevoli – specialmente quelli concernenti una solida rete fami-

gliare – tenuto conto del carico delle infrastrutture governative a causa de-

gli sfollati interni nel Paese (Internally Displaced Persons [IDPs]), sono tut-

tavia da valutare con un peso speciale (cfr. sentenze del Tribunale D-

2510/2022 consid. 9.5.1, E-4181/2019 del 20 settembre 2021 con-

sid. 7.4.2, E-5810/2020 del 18 gennaio 2021 consid. 7.3.3). Tenendo conto 

dei suddetti principi, il Tribunale ritiene che anche l’esecuzione dell’allonta-

namento di famiglie con bambini nella Regione autonoma del Kurdistan 

iracheno, non sia in principio non esigibile (cfr. sentenze del Tribunale D-

2633/2022 succitata consid. 8.3.3, E-7174/2018 del 14 febbraio 2020 con-

sid. 8.3.5 con ulteriori rif. cit.). 

7.5.3 Tornando alla presente disamina, a ragione la SEM nella decisione 

avversata, ha ritenuto come in casu vi siano dei fattori individuali favorevoli. 

D-3256/2020 

Pagina 18 

Gli insorgenti 1, 2 e 3, sono difatti originari o hanno vissuto la maggior parte 

della loro vita a E._______ (nella omonima provincia). Inoltre, a differenza 

di quanto implicitamente sostenuto dagli insorgenti nel loro gravame, en-

trambe le famiglie dei coniugi ricorrenti risultano essere con molti membri 

famigliari tutt’ora risiedenti nella predetta regione, con i quali risultano es-

sere in ottimi rapporti (cfr. B17/13, p.to 3.01, pag. 6; B18/13, p.to 3.01, 

pag. 5). Pertanto, essi dispongono di una solida rete famigliare che potrà 

aiutarli, se necessario, nella loro reintegrazione sia dal profilo lavorativo 

che sociale. Inoltre, vista l’ampia rete famigliare a disposizione nel Paese 

d’origine, si può partire dal presupposto che anche l’alloggio per i ricorrenti, 

in caso di ritorno in patria, sia assicurato. Altresì, visto che i motivi d’asilo 

degli insorgenti sono stati ritenuti inverosimili (cfr. supra consid. 5), si ritiene 

come i ricorrenti 1 e 2 – vista la buona formazione scolastica e professio-

nale (cfr. B17/13, p.to 1.17.04, pag. 4 seg.; B18/13, p.to 1.17.04 seg., 

pag. 4), segnatamente il ricorrente 1 disponendo di un’ampia esperienza 

professionale dapprima quale (…) ed in seguito di (…) ed (…) per delle (…) 

(cfr. B18/13, p.to 1.17.05, pag. 4) – potranno senz’altro reintegrarsi nel 

mondo lavorativo senza riscontrare delle difficoltà eccessive. È inoltre os-

servato come il fatto che la ricorrente 2 abbia trascorso diversi anni in Sviz-

zera – soggiorno legato alla sua precedente domanda d’asilo – prima di 

ritornare volontariamente in Iraq nel 2012, come pure il fatto che ella di-

sporrebbe in Svizzera dei genitori e dei fratelli sui quali potrebbe contare, 

non risultano decisivi nel quadro dell’esame di eventuali ostacoli all’esecu-

zione dell’allontanamento, essendo rammentato in tale contesto, come sol-

tanto l’autorità cantonale competente è abilitata a rilasciare un’autorizza-

zione di soggiorno per caso di rigore, su riserva dell’approvazione della 

SEM e che le condizioni legali siano riunite (art. 14 cpv. 2 e 3 LAsi).  

Dal profilo dello stato di salute, i ricorrenti non si sono prevalsi di alcuna 

problematica valetudinaria, né ne risulta evincibile – da un esame d’ufficio 

degli atti – dall’incarto. Anche sotto tale aspetto, l’esecuzione del loro al-

lontanamento risulta quindi esigibile. 

7.5.4 Non risultano esservi in specie neppure dei motivi che rendano l’ese-

cuzione dell’allontanamento inconciliabile con l’interesse del bambino (cfr. 

DTAF 2015/3 consid. 7.2 con riferimenti ivi citati), in particolare deducibile 

dall’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 

(RS 0.107; di seguito: CDF). Ad ogni fine utile si rileva innanzitutto come 

quest’ultima disposizione non fonda di per sé un diritto ad un’autorizza-

zione di soggiorno, rispettivamente ad un’ammissione provvisoria deduci-

bile in giustizia, ma rappresenta unicamente uno degli elementi da pren-

dere in considerazione nella ponderazione degli interessi da effettuare in 

D-3256/2020 

Pagina 19 

materia di esigibilità dell’allontanamento (cfr. tra le altre la sentenza del Tri-

bunale D-2871/2019 dell’11 agosto 2021 consid. 6.11.1 con ulteriori rif. 

cit.).  

Nel caso in parola, il ricorrente 3 è giunto su suolo elvetico quando aveva 

poco più di (…) e vista l’ancora giovane età (di […] anni attualmente) ed il 

suo buono stato di salute, nulla permette dagli atti di evincere che i poco 

più di quattro anni e mezzo trascorsi in Svizzera l’abbiano a tal punto in-

fluenzato del modo di vita e del contesto culturale svizzeri che l’esecuzione 

del suo allontanamento costituirebbe per lui uno sradicamento che pertur-

berebbe in maniera sproporzionata il suo sviluppo sul lungo termine (cfr. 

DTAF 2009/28 consid. 9.3). Invero, egli sarà accompagnato in patria da 

entrambi i genitori che, vista la sua ancora giovane età, rimangono tutt’ora 

le persone di riferimento per la sua cura ed educazione, nonché per quanto 

riguardante la cultura e la lingua. Inoltre in Iraq, ritroverà anche la cerchia 

famigliare sia da parte paterna che da quella materna, che potrà essere di 

supporto ai genitori del ricorrente 3 in caso di necessità.  

Per quanto riguarda invece l’insorgente 4, malgrado il medesimo sia nato 

in Svizzera, egli ha poco più di (…). Pertanto, a causa della sua età, risulta 

essere ancora fortemente dipendente per il suo sviluppo e la sua educa-

zione dalle cure dei genitori, e pertanto in tal senso, risulta pure influenzato 

dalla cultura d’origine dei medesimi, con i quali peraltro farà ritorno nel 

Paese d’origine. A fronte di tali elementi, non è quindi data nella presente 

disamina, una forte integrazione in Svizzera da parte dell’interessato ai 

sensi della giurisprudenza topica in materia, in particolare derivante da un 

lungo soggiorno e da una scolarizzazione in tale paese, che renda inesigi-

bile l’esecuzione del suo allontanamento ai sensi dell’art. 3 CDF (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.6; 2009/28 consid. 9.3.2). 

7.5.5 Su tali presupposti, l’esecuzione dell’allontanamento dei ricorrenti, ri-

sulta pure essere ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione 

all’art. 44 LAsi). 

7.6 In ultima analisi, nemmeno risultano esserci degli impedimenti sotto il 

profilo della possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, in quanto i ri-

correnti – l’insorgente 1 disponendo ancora di un passaporto valido – po-

tranno procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio, usando della 

necessaria diligenza (cfr. DTAF 2008/34 consid. 12). 

7.7 Alla luce di tutto quando sopra considerato, l’esecuzione dell’allontana-

mento degli insorgenti è quindi da ritenere come ammissibile, esigibile e 

D-3256/2020 

Pagina 20 

possibile. Anche in materia di allontanamento e relativa esecuzione, la que-

relata decisione va quindi confermata. 

8.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi); altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

9.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

avendo il Tribunale accolto l’istanza di concessione dell’assistenza giudi-

ziaria degli insorgenti, con decisione incidentale del 10 luglio 2020, nonché 

che dagli atti all’incarto tutt’oggi v’è da partire dal presupposto che gli stessi 

siano indigenti, i medesimi sono dispensati dal pagamento delle spese di 

giustizia (art. 65 cpv. 1 PA). 

10.  

Per quanto riguarda le spese di patrocinio, il Tribunale con decisione inci-

dentale del 10 luglio 2020 ha altresì accolto la richiesta di concessione del 

gratuito patrocinio fondata sul vecchio art. 110a cpv. 1 lett. a LAsi ed ha 

nominato l’avv. Immacolata Iglio Rezzonico in qualità di patrocinatrice d’uf-

ficio dei ricorrenti. Per prassi del Tribunale, nei casi in cui è stato nominato 

un patrocinatore d’ufficio, la tariffa oraria per gli avvocati oscilla tra i 

CHF 200.– ed i CHF 220.–, mentre per i rappresentanti professionali che 

non sono avvocati tra i CHF 100.– ed i CHF 150.– (art. 12 ed art. 10 cpv. 2 

TS-TAF); solo le spese necessarie vengono indennizzate (art. 8 cpv. 2 TS-

TAF). Nel caso in narrativa la mandataria degli insorgenti ha presentato 

una nota d’onorario, di totali CHF 3'900.30 (IVA compresa), corrispondente 

a 10 ore e 50 minuti di attività, alla tariffa oraria di CHF 300.–, oltre disborsi 

per CHF 50.– per l’apertura dell’incarto ed una somma forfettaria per il rim-

borso delle spese di CHF 325.–. Il tempo indicato per lo svolgimento del 

mandato appare adeguato, mentre che invece la tariffa oraria richiesta è 

da ricondurre a CHF 220.–, visto quanto sopra considerato; di modo che, 

l’onorario totale, alla tariffa oraria di CHF 220.–, si attesta a CHF 2’310.–. 

Per quanto riguarda i disborsi, v’è da constatare come per l’importo forfet-

tario per le spese sostenute di CHF 325.– come pure per quello esposto 

per l’apertura dell’incarto di CHF 50.–, in mancanza di qualsiasi mezzo di 

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Pagina 21 

prova a supporto (cfr. in merito la sentenza del TF 9C_688/2009 del 19 no-

vembre 2009 consid. 5.3), e per prassi del Tribunale, vengono respinti. 

L’onorario totale per patrocinio d’ufficio si attesta dunque in CHF 2'487.85 

(indennità supplementare in rapporto all’IVA, di CHF 177.85 arrotondata 

per difetto, compresa; cfr. art. 9 cpv. 1 lett. c TS-TAF). 

11.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 

LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

La cassa del Tribunale verserà all’avv. Immacolata Iglio Rezzonico un’in-

dennità complessiva di CHF CHF 2'487.85 a titolo di spese di patrocinio. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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