# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1dca670f-8abf-5022-91fc-3e606c34c328
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-06-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.06.2021 D-2471/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2471-2021_2021-06-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2471/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  g i u g n o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Lorenz Noli;  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Nigeria,   

patrocinato dalla MLaw Eliane Schmid, Rechtsanwältin, 

Rechtsschutz der Region Tessin-Zentralschweiz Caritas 

Schweiz und SOS Ticino,  

(…),  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 18 maggio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2471/2021 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 1° aprile 

2021, 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 14 aprile 2021 (cfr. atto 

SEM […]19/2), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 18/2, 21/2, 23/2, 24/3, 

25/2, 26/3, 27/2, 29/2, 31/1, 36/2),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 18 maggio 2021, notificata il 19 maggio 2021 (cfr. atto SEM 34/1), me-

diante la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai 

sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il tra-

sferimento dell'interessato verso la Germania, 

il ricorso del 26 maggio 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 27 maggio 2021) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale (di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione della SEM con 

il quale il ricorrente ha concluso all'annullamento della decisione impu-

gnata, alla restituzione degli atti all'autorità inferiore per nuova valutazione; 

in subordine al riconoscimento della competenza della Svizzera per il trat-

tamento della domanda d'asilo; altresì ha chiesto la concessione dell'effetto 

sospensivo al ricorso e la sospensione, in via supercautelare, dell'esecu-

zione del trasferimento, con contestuale domanda di concessione dell'as-

sistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versamento delle spese 

di giudizio e del relativo anticipo, 

lo scritto del 28 maggio 2021 (data d'entrata: 31 maggio 2021) con allegato 

un formulario medico F2 del 26 maggio 2021, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che in applicazione dell'art. 111a LAsi si rinuncia allo scambio di scritti, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che nella querelata decisione l'autorità inferiore, dopo aver constatato l'e-

spressa ammissione di competenza da parte della Germania, ha escluso 

che nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi 

dell'art. 3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regola-

mento Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 CEDU o di 

violazione del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella 

propria analisi, la SEM ha negato l'esistenza di motivi che impongano l'ap-

plicazione della clausola discrezionale di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III; che le problematiche mediche di cui soffrirebbe l'interessato, 

completamente acclarate e non meritevoli di ulteriori accertamenti, non ri-

sulterebbero ostative al trasferimento; che segnatamente, l'epatite B cro-

nica di cui soffre non gli starebbe dando problemi tali da dover interpretare 

una terapia antivirale; che sarebbe chiaramente necessario continuare a 

monitorare la situazione seguendo le indicazioni del medico; che la Ger-

mania disporrebbe di un'infrastruttura medica sufficiente atta a curare tutti 

i tipi di malattie; che il suo trasferimento non violerebbe dunque l'art. 3 

CEDU; che infine non sarebbero neppure riscontrabili motivi umanitari; che 

il richiedente potrà proseguire il monitoraggio del suo stato di salute nonché 

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le eventuali cure necessarie anche in Germania; che di conseguenza non 

sarebbe giustificata l'applicazione della clausola di sovranità, 

che nel proprio gravame l'insorgente rileva un accertamento incompleto dei 

fatti giuridicamente rilevanti nonché una loro valutazione non conforme al 

diritto federale e internazionale; che anzitutto egli censura una violazione 

del suo diritto di essere sentito poiché non gli sarebbe stata trasmessa la 

risposta di medic-help del 5 maggio 2021 in merito al prosieguo della tera-

pia ed ai controlli necessari ; che in seguito, la SEM avrebbe banalizzato 

lo stato di salute dell'insorgente e non si sarebbe confrontata con il valore 

alto delle sue transaminasi; che l'autorità inferiore avrebbe definito chiara 

la sua situazione medica malgrado il medico avrebbe dovuto richiedere 

l'avviso di un consiglio medico; che l'autorità avrebbe dunque dovuto atten-

dere l'esito di tale consiglio; che infine, la SEM non avrebbe effettuato un 

esame sufficientemente approfondito l'esistenza di motivi umanitari per 

l'applicazione della clausola di sovranità; che anche qualora non vi siano 

violazioni sistemiche, in ogni caso di specie andrebbe analizzato il rischio 

reale di violazione dell'art. 3 CEDU; che l'epatite B cronica di cui soffre l'in-

teressato lo obbliga a sottoporsi a controlli delle transaminasi ogni 3 mesi; 

che non sarebbe stato preso in considerazione il deterioramento delle con-

dizioni di salute in Germania, così come il fatto che egli rischierebbe di 

essere allontanato in Nigeria; che la SEM non avrebbe verificato se la sua 

procedura d'asilo in Germania fosse già conclusa o meno; che altresì, il 

ricorrente avrebbe dichiarato di non aver ricevuto le cure necessarie in Ger-

mania per l'epatite B; che sarebbe dunque riscontrabile una violazione del 

diritto di essere sentito così come dell'art. 3 CEDU; che conto tenuto del 

fatto che l'insorgente soffre di una malattia potenzialmente letale, sarebbe 

stato necessario verificare se egli potrà ottenere le cure necessarie anche 

in caso di ritorno in Nigeria; che egli avrebbe dichiarato che la Germania 

gli avrebbe negato le cure necessarie; che in ragione della pandemia di 

Coronavirus la copertura sanitaria in Nigeria sarebbe attualmente carente; 

che l'omissione di queste verifiche da parte della SEM costituirebbe una 

violazione dell'art. 3 CEDU,  

che anzitutto, per quel che riguarda la doglianza in merito alla violazione 

del diritto di essere sentito, il Tribunale rileva che contrariamente a quanto 

allegato in sede ricorsuale, la risposta anonimizzata è stata trasmessa al 

rappresentante legale con atto SEM 31/1; che per quel che riguarda l'illeg-

gibilità di tale atto, la rappresentante avrebbe facilmente chiederne una 

nuova copia all'autorità inferiore; che di conseguenza la censura va re-

spinta, 

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che, prima di applicare l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

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inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno 

(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che gli obblighi di cui all'art. 18 par. 1 lett. c–d vengono meno se l'interes-

sato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, 

sempre che l'interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di 

validità rilasciato dallo Stato membro competente (cfr. art. 19 par. 2 Rego-

lamento Dublino III), 

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione dell'unità centrale del sistema europeo «EURO-

DAC», che il richiedente ha presentato due domande d'asilo in Germania 

nel corso del 2015 e del 2018 (cfr. atto SEM 9/1), 

che la SEM ha presentato alle autorità tedesche competenti, nei termini 

fissati all'art. 23 par. 2 Regolamento Dublino III una richiesta di ripresa in 

carico fondata sull'art. 18 par. 1 lett. b Regolamento Dublino III (cfr. atto 

SEM 10/5),  

che il 13 aprile 2021, queste autorità hanno espressamente accettato il tra-

sferimento del ricorrente verso la Germania in applicazione dell'art. 18 

par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 22/2),  

che, di conseguenza, la competenza della Germania – peraltro non conte-

stata dall'insorgente – è di principio data, 

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che negli stessi termini non vi sono fondati motivi di ritenere che in Germa-

nia sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condi-

zioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non rispettereb-

bero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5); che la 

stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di violazioni sistematiche 

delle garanzie minime previste dall'Unione europea o di indizi seri di viola-

zioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della 

CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09, 

R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 segg.; sentenza della 

CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 [Grande Sezione]), 

che nel caso in disamina non vi sono sufficienti indizi per riconoscere delle 

violazioni sistemiche,  

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

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che resta da valutare se nel caso concreto sussistano indizi seri e sufficienti 

per ammettere che le autorità dello stato di destinazione non rispettino il 

diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se "motivi umanitari" lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all'art. 4 Carta UE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. tortura, l'au-

torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d'asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che preliminarmente, al di là di generiche argomentazioni, il ricorrente non 

ha neppure apportato indizi seri e concreti suscettibili di dimostrare che lo 

Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del divieto di respingi-

mento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi internazionali rinviandolo 

in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seria-

mente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale 

Paese, 

che in proposito, occorre ancora rilevare come una decisione definitiva di 

rifiuto dell'asilo e di allontanamento verso il Paese d'origine, non costitui-

sce, di per sé, una violazione del principio di non-respingimento, e che ap-

parterrà pertanto all'interessato, se del caso, di prevalersi delle vie di diritto 

previste dalla legislazione tedesca in vista di una riconsiderazione della 

sua domanda d'asilo, segnatamente se egli stima che esista attualmente 

un rischio di violazione del principio di non-respingimento (cfr. tra le altre la 

sentenza del Tribunale D-1654/2021 del 19 aprile 2021), 

che altresì nulla permette di concludere che la domanda sia stata trattata 

in modo lacunoso e che con la pronuncia del rinvio lo Stato di destinazione 

non ha rispettato il principio del divieto di respingimento,  

che, in tutta evidenza, il trasferimento del ricorrente in Germania non lo 

espone al rischio di respingimento a catena, quindi di rinvio in un paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minac-

ciate, 

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che tramite l'esame della domanda da parte di un unico Stato membro 

(«one chance only») il Regolamento Dublino III intende far fronte al feno-

meno delle domande di asilo multiple («asylum shopping»), 

che per il resto, il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie, costituisce una violazione dell'art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell'interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1), 

che una violazione dell'art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che essendo decisivo e vista la doglianza in tal senso, occorre a questo 

punto chiedersi, da una parte se l'accertamento dei fatti operato dall'auto-

rità inferiore quanto alle affezioni di cui soffre l'insorgente sia stato o meno 

esaustivo, e dall'altra se quest'ultimo rientri o meno nelle casistiche testé 

enucleate, 

che alla luce dell'applicazione del principio inquisitorio l'autorità compe-

tente deve infatti procedere d'ufficio all'accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che il ricorrente si è sottoposto a diversi controlli medici – tra cui diverse 

visite specialistiche – dai quali si è potuta diagnosticare un'epatite B cro-

nica, Hbs pos/Hbe ag negativo, transaminasi moderatamente elevate e 

HCV e HIV negativo (cfr. in particolare atto SEM 26/3); che l'ecografia 

all'addome ha permesso di diagnosticare una lieve epatosplenomegalia 

steatosica e una lieve splenomegalia (cfr. atto SEM 24/3) mentre il Fibro-

scan ha referto normale; che dalla visita specialistica del 30 aprile 2021 il 

medico ha rilevato che la malattia sembra non mostrare fino ad adesso un 

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coinvolgimento del fegato tale da averne determinato una fibrosi/cirrosi ed 

ha per il momento non reputato "non strettamente indicato intraprendere 

una terapia dell'epatite B di tipo antivirale" ed ha consigliato uno stretto 

monitorig con controllo delle transaminasi ogni 3 mesi e controllo HBV-PCR 

ogni 6 mesi (cfr. atto SEM 26/3), 

che il substrato fattuale non conteneva pertanto indicatori quanto all'esi-

stenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della giurispru-

denza convenzionale; che allo stesso modo, non vi erano elementi per so-

spettare che le patologie diagnosticate potessero raggiungere un tale li-

vello di gravità da configurare un rischio reale di peggioramento rapido ed 

irreversibile dello stato valetudinario comportante delle intense sofferenze 

o una significativa riduzione della speranza di vita in caso di trasferimento; 

che neppure si poteva partire dall'assunto che il ricorrente rientrasse nella 

categoria di persone vulnerabili ai sensi della giurisprudenza in vigore, 

che conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, al momento 

dell'emissione del provvedimento sindacato, il complesso fattuale era dun-

que sufficientemente delineato per giudicare del trasferimento dell'interes-

sato in Germania nel contesto di un procedimento Dublino, di modo che, 

nulla può essere rimproverato all'autorità inferiore, che non ha violato il 

principio inquisitorio, 

che per quanto riguarda invece la situazione valetudinaria attuale (cfr. 

DTAF 2010/44 consid. 3.6), non risultano esservi state evoluzioni significa-

tive; che il medico ha potuto escludere che i dolori riportati dall'insorgente 

siano legati all'epatite B; che vi è stata una discussione per un'eventuale 

terapia; che gli è stata diagnosticata un'ipercolesterolemia significativa che 

va tuttavia ancora confermata con un secondo prelievo ematico prima di 

iniziare un trattamento (cfr. F2 del 26 maggio 2021), 

che al momento attuale dunque l'interessato non segue alcuna terapia, ma 

è importante che egli possa eseguire dei controlli periodici, 

che non si può dunque ritenere che il suo trasferimento comporti delle gravi 

sofferenze dal profilo medico, a tal punto che, dopo l'arrivo in Germania, 

risulti necessaria una presa in carico medica immediata ed ininterrotta, 

che inoltre la Germania, in quanto Stato firmatario della direttiva acco-

glienza, deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assi-

stenza sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soc-

corso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e 

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fornire la necessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con 

esigenze di accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate 

misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 direttiva accoglienza),  

che è d'altronde notorio che tale Paese disponga di strutture mediche effi-

cienti, 

che se tuttavia, al momento del trasferimento l'insorgente dovesse essere 

in trattamento farmacologico, egli potrà ovviare a possibili complicazioni 

nell'ottenimento dei farmaci prescritti venendo trasferito con una riserva 

sufficiente, 

che altresì, prima del trasferimento, sarà inoltre premura delle autorità com-

petenti per l'esecuzione dell'allontanamento informare in maniera precisa 

e completa le autorità tedesche dell'arrivo e dei problemi di salute dell'in-

sorgente (cfr. art. 31 Regolamento Dublino III), 

che lo stato di salute dell'insorgente non rappresenta quindi un ostacolo ad 

un trasferimento verso la Germania, 

che altresì, si rileva che non è competenza delle autorità svizzere, ma 

bensì delle autorità tedesche verificare se in caso di allontanamento del 

ricorrente in Nigeria gli verranno garantite le necessarie cure mediche,  

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un tra-

sferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio di es-

sere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che nel caso in disamina, l'insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili 

di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale 

sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o 

all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Germania, 

che, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione dei suoi diritti 

fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle autorità dello 

Stato in questione, 

che in conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono elementi per ri-

tenere che l'autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria 

il suo potere discrezionale, 

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che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Germania è competente dell'esame della domanda di 

asilo del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a ripren-

derlo in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 Re-

golamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Germania, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

D-2471/2021 

Pagina 13 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2471/2021 

Pagina 14 

Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: