# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 86b69033-bcfc-598d-926d-d0d5a89fb1cc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-14
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 14.07.2017 11.2017.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2017-4_2017-07-14.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2017.4

  	
  Lugano

  14 luglio 2017/jh

   

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  F.
  Bernasconi 

  

 

 

sedente
per statuire nella causa SO.2016.5260 (revoca di diffida ai debitori: restituzione del termine) della Pretura del Distretto di Lugano,
sezione 6, promossa con istanza del 3 novembre 2016 da

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinato
  dall'avv. PA 1) 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AO 1,

  

 

giudicando
sull'appello (“reclamo”) del 30 dicembre 2016 presentato da AP 1 contro la
decisione emessa dal Pretore aggiunto il 16 dicembre 2016;

 

Ritenuto 

 

in fatto:                    A.   AO
1 (1966), cittadino italiano, e S__________
(1965) hanno due figli: AP 1, nato il 26 febbraio 1995, e N__________,
nata il 10 gennaio 1997. Sulla base di convenzioni stipulate fra i genitori e
approvate dalle autorità tutorie, AO 1 si è impegnato a versare un contributo
alimentare di fr. 500.– mensili per AP 1, assegni familiari non compresi, e uno
di fr. 600.– mensili per N__________, assegni familiari non compresi, fino al
termine della rispettiva formazione professionale.

 

                                  B.   In
esito a un'istanza di diffida ai debitori presentata il 12 febbraio 2010 da AP
1 e N__________, con decisione del 15 marzo 2010 il Pretore del Distretto di
Lugano, sezione 6, ha ordinato alla ditta __________ SA, per cui AO 1 lavora,
di trattenere dallo stipendio di lui complessivi fr. 1229.65 mensili (fr. 563.35
per AP 1, fr. 666.30 per N__________) e di riversarli direttamente a S__________
(inc. DI.2010.256).

 

                                  C.   ll
23 febbraio 2016 AO 1 si è rivolto al Pretore, chiedendogli di “rivalutare” il
contributo alimentare per N__________. All'udienza del 4 aprile 2016, indetta
per il tentativo di conciliazione, le parti hanno raggiunto un accordo nel
senso che l'obbligo di mantenimento a carico dell'istante si sarebbe estinto al
20° compleanno della figlia (inc. CM.2016.121).

 

                                  D.   AO
1 si è nuovamente rivolto al Pretore il 6
giugno 2016, postulando questa volta la sospensione del contributo alimentare
per AP 1 e la revoca della trattenuta di stipendio. Considerato che il figlio
risultava di ignota dimora, il Pretore aggiunto ha citato il medesimo alla
discussione dell'8 luglio 2016 nelle vie edittali. All'udienza AO 1, unico
comparente, ha ribadito la propria richiesta e con decisione non motivata di
quello stesso giorno il Pretore aggiunto ha accolto l'istanza, revocando la
trattenuta di stipendio. La decisione è stata notificata al convenuto nelle vie
edittali (inc. SO.2016.2513). Un reclamo presentato da AP 1 il 15 settembre
2016 contro tale sentenza è stato dichiarato irricevibile il 26 settembre successivo
dalla Camera civile dei reclami del Tribunale di appello perché diretto contro
una decisione non motivata. La Camera ha trasmesso tuttavia il memoriale al
Pretore aggiunto perché esaminasse se l'atto poteva essere trattato come
istanza di restituzione del termine (inc. 16.2016.58).

 

                                  E.   Il 3 novembre 2016 AP
1 ha presentato al Pretore aggiunto un'istanza di restituzione a norma
dell'art. 148 CPC chiedente l'assegnazione di “un nuovo termine per impugnare
la disposizione ordinatoria processuale (citazione) dell'8 giugno 2016” o, in
via subordinata, “un nuovo termine di 10 giorni ai sensi dell'art. 239 cpv. 2
CPC per chiedere la motivazione della sentenza dell'8 luglio 2016”. Invitato a
presentare osservazioni scritte, AO 1 ha evocato il 25 novembre 2016 le difficoltà
nel rintracciare l'indirizzo del figlio. Statuendo con decisione del 16 dicembre
2016, il Pretore aggiunto ha respinto l'istanza e ha posto le spese processuali
di fr. 200.– a carico dell'istante, tenuto a rifondere al convenuto un'indennità
d'inconvenienza di fr. 50.–.

 

                                  F.   Contro la decisione
appena citata AP 1 è insorto il 30 dicembre 2016 a questa Camera con un “reclamo”
nel quale sollecita l'annullamento del giudizio impugnato e l'accoglimento
della propria istanza. Invitato a presentare osservazioni sull'indennità d'inconvenienza,
in una lettera dell'11 luglio 2017 AO 1 lamenta il fatto che il figlio non ha
ancora iniziato a lavorare.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Su una domanda di
restituzione il giudice decide “definitivamente” (art. 149 CPC). In realtà,
secondo giurisprudenza, una decisione che rifiuta la restituzione di un termine
è suscettibile, secondo il valore litigioso, di appello o di reclamo se il rifiuto
della restituzione comporta la perdita definitiva dell'azione o di un mezzo
d'azione (DTF 139 III 479 consid. 6; v. anche le sentenze del Tribunale
federale 5A_964/2014 del 2 aprile 2015 consid. 2.3 e 4A_163/2015 del 12 ottobre
2015 consid. 1.1 e 4A_334/2016 del 7 luglio 2016). In concreto il rigetto dell'istanza
di restituzione costituisce una decisione finale ed è quindi impugnabile. 

 

                                         Premesso ciò, una domanda
di restituzione del termine è trattata con la
procedura sommaria (A. Staehlin
in: Sutter-Somm/Hasen­böhler/Leuen­berger, Kommentar zur Schweizerischen
ZPO, 3ª edizio­ne, n. 5 ad art. 149; Frei
in: Berner Kommentar, ZPO, vol. II, edizione 2012, n. 4 ad art. 149; Tappy in: CPC commenté, Basilea 2011, n.
7 ad art. 149), di modo che la decisione è appellabile entro dieci giorni (art.
314 cpv. 1 CPC), sempre che il valore litigioso secondo l'ultima conclusione
riconosciuta nella decisione fosse di almeno fr. 10 000.– (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella fattispecie tale requisito
può ritenersi dato, ove appena si pensi che la revoca della trattenuta di
stipendio verteva su un importo di fr. 558.35 mensili dovuto da AP 1 fino
al termine della formazione del figlio. Quanto alla tempestività del rimedio
giuridico, la decisione del Pretore aggiunto è stata notificata al patrocinatore
dell'istante il 21 dicembre 2016. Introdotto il 30 dicembre 2016 (timbro
postale sulla busta d'invio), il “reclamo” è stato depositato in tempo utile.
Può essere trattato di conseguenza come appello.

 

                                   2.   Nella decisione
impugnata il Pretore aggiunto, riassunti i presupposti per la restituzione di
un termine, ha rilevato che la citazione al dibattimento e la sentenza erano
state notificate nelle vie edittali, “dato che l'indirizzo di AP 1 non era noto
né al padre né alla Pretura”. Egli ha così rimproverato all'istante di avere
volontariamente sottaciuto al padre il proprio recapito. Per il primo giudice,
quindi, le critiche a AO 1 di non essersi adoperato nella ricerca della
residenza del figlio erano pretestuo­se, “tanto più se si considera che un
figlio maggiorenne che percepisce dei contributi di mantenimento da parte del
padre deve aspettarsi che l'obbligato alimentare gli chieda informazioni in
merito allo stato degli studi, rispettivamente cerchi dei contatti, visto come
l'obbligo di mantenimento di un figlio maggiorenne può decadere in assenza di
contatti tra genitore e figlio”. Ricordato che non spettava al giudice indagare
sull'indirizzo delle parti, per il Pretore aggiunto la notifica degli atti
giudiziari nelle vie edittali ad AP 1 “è da ricondurre esclusivamente al suo
(di lui) comportamento per il quale egli oggi
è chiamato a rispondere”.

 

                                         Il primo giudice ha espresso
altresì dubbi sulla tempestività della richiesta di restituzione del termine, poiché
l'istanza era stata promossa quasi due mesi dopo che l'istante aveva ricevuto
la decisione non motivata. A suo parere, il “reclamo” interposto il 15 settembre
2016 è irrilevante, lo stesso AP 1 – rappresentato da un legale – avendo esplicitamente
dichiarato di voler interporre reclamo contro la decisione non motivata, e non
di voler formulare una richiesta di restituzione dei termini. Per il Pretore aggiunto,
quindi, l'istante deve sopportare le conseguenze della propria scelta, “tanto
più se si considera che la scelta è avvenuta nell'ambito di una rappresentanza
legale professionale”. Né, egli ha soggiunto, si applica in concreto l'art. 63
CPC, “dato che il reclamo del 15 settembre 2016 e la successiva richiesta di
restituzione dei termini sono state inviate alle autorità competenti”. Onde, in
definitiva, la reiezione dell'istanza di restituzione. 

                                      

                                   3.   AP 1 ribadisce la
fondatezza della propria istanza di restituzione e fa carico al Pretore
aggiunto di non avere accertato il suo domicilio, accontentandosi delle sole affermazioni
del padre. Egli rileva che sarebbe bastata una semplice domanda al Comune di __________
per risalire alla sua attuale residenza. Ritiene altresì che prima di procedere
nelle vie edittali incombeva anche al giudice informarsi sul domicilio delle
parti, ciò che non è avvenuto, in violazione dell'art. 141 CPC. L'appellante
riafferma inoltre la tempestività dell'istanza, rilevando che a torto il
Pretore aggiunto non reputa applicabile l'art. 63 CPC. Il reclamo essendo stato
dichiarato inammissibile, ma non respinto, la Camera civile dei reclami del
Tribunale di appello ha trasmesso l'atto al primo giudice perché lo trattasse
come istanza di restituzione, “salvaguardando così il termine e rendendo di
seconda importanza ora il doversi chinare sulla tempestività della formale
istanza del mese di novembre”.

                                      

                                   4.   Nella fattispecie il
Pretore aggiunto era chiamato a statuire su due richieste: la prima consistente
nel reclamo del 15 settembre 2016 che la Camera civile dei reclami gli aveva
trasmesso per esaminare se potesse essere trattato come istanza di restituzione
del termine, la seconda consistente nella formale istanza di restituzione del
termine presentata da AP 1 il 3 novembre 2016. Qualora il “reclamo” potesse
essere trattato come istanza di restituzione, il primo giudice avrebbe dovuto
appurarne i presupposti. In caso contrario avrebbe dovuto esaminare se fosse
ricevibile la formale istanza di restituzione e, nell'affermativa, verificare
se questa fosse da accogliere. In realtà il Pretore aggiunto ha rigettato la
formale istanza del 3 novembre 2016, ritenendo – implicitamente – che per lo
stesso AP 1 “il reclamo” non costituisse una richiesta di restituzione, giacché
questi aveva introdotto un'istanza formale in seguito, ragione per cui doveva sopportare
le conseguenze della propria scelta, “tanto più se si considera che la scelta è
avvenuta nell'ambito di una rappresentanza legale professionale”. 

 

                                         a)   Con
la motivazione che precede l'interessato non si confronta. Contrariamente a
quanto egli sostiene, intanto, la Camera civile dei reclami non ha trasmesso il
memoriale del 15 settembre 2016 al Pretore aggiunto perché fosse trattato come
istanza di restituzione del termine, ma semplicemente per esaminare se l'atto potesse
essere trattato a tale stregua. Il primo giudice era libero così di vagliare liberamente
la ricevibilità del­l'atto. L'appellante ribadisce che già in quel reclamo egli
aveva fatto valere l'irregolarità della notifica nelle vie edittali,
pubblicazione che gli aveva impedito di prendere conoscenza della procedura, ma
non contesta che – per sua ammissione – il memoriale non facesse “formalmente
menzione di una richiesta di restituzione dei termini” (istanza, pag. 3). Né egli
allude ai motivi che lo hanno indotto a presentare una successiva istanza di
restituzione del termine se già il reclamo andava interpretato in tal modo, né pretende
che l'istanza fosse – per finire – ridondante e finanche superflua. In sostanza,
se per AP 1 medesimo il memoriale del 15 settembre 2016 non adempiva le
condizioni formali per essere trattato come istanza di restituzione del termine,
il rimprovero al primo giudice di eccessivo formalismo risulta fuori luogo.

 

                                         b)   Né
all'appellante soccorre l'art. 63 cpv. 1 CPC, già per il fatto che tale disposizione
riguarda solo gli atti introduttivi della causa nel senso dell'art. 62 CPC (sentenza
del Tribunale federale 4A_48/2016 del 1° febbraio 2016 consid. 3.2 con riferimenti; v. anche Berger-Steiner
in: Berner Kommentar, Schweizerische ZPO, vol. I, edizione 2012, n. 13 ad art.
63; Müller-Chen in: Brunner/Gasser/Schwander
[curatori], Schweizerische ZPO, Kommentar, vol. I, 2ª edizione, n. 4 ad
art. 63; Ifanger in: Basler
Kommentar, ZPO, 2ª edizione, n. 1 ad art. 63), ciò che non è manifestamente
il caso in concreto. Ne segue che al momento di introdurre l'istanza del 3 novembre
2016 il termine di 10 giorni era ormai decorso. In proposito l'appello è
destinato all'insuccesso, senza che occorra verificare se all'appellante possano
muoversi rimproveri per avere sottaciuto il proprio domicilio e se il padre abbia
sufficientemente giustificato di avere eseguito le ricerche che si potevano da
lui ragionevolmente esigere per individuare la residenza del figlio.

 

                                   5.   Da ultimo l'appellante
chiede di annullare l'indennità d'inconvenienza di fr. 50.– riconosciuta dal
Pretore aggiunto alla controparte. A ragione. Secondo l'art. 95 cpv. 3 lett. c
CPC un'adeguata indennità d'inconvenienza è assegnata, in casi motivati, qualora
una parte non sia rappresentata professionalmente in giudizio. Simili
presupposti si ravviserebbero solo qualora la partecipazione al procedimento
avesse cagionato a AO 1, non assistito da un legale, particolari costi o avesse
comportato per lui un apprezzabile dispendio di tempo o perdite di guadagno (Sterchi in: Berner Kommentar,
Schweizerische ZPO, op. cit., n. 15 ad art. 95 con rimando). Estremi del genere
non si riscontrano nella fattispecie, l'interessato avendo potuto redigere le
osservazioni all'istanza del 25 novembre 2015 (una semplice lettera di 13 righe)
da sé, senza pretendere di avere incontrato disagi d'ordine professionale o di
avere affrontato esborsi di rilievo. Non sussistevano quindi le premesse per riconoscergli
un'indennità sulla base dell'art. 95 cpv. 3 lett. c CPC. Al riguardo l'appello merita
accoglimento.

 

                                   6.   Le spese del
giudizio odierno seguirebbero la vicendevole soccombenza (art. 106 cpv. 2 CPC).
AP 1 vede accolto l'appello solo su un punto marginale, per quel che riguarda
l'indennità d'inconvenienza. In simili circostanze conviene ridurre lievemente
gli oneri processuali a suo carico, rinunciando a prelevare l'esigua quota che
andrebbe addebitata a AO 1. Non si pone invece problema di indennità, AO 1 non
avendola nemmeno postulata.

 

                                   7.   Circa i rimedi
esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1
lett. d LTF), il valore litigioso non raggiunge la soglia di fr. 30 000.– ai fini dell'art. 74 cpv. 1
lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

decide:                     1.   L'appello è parzialmente
accolto, nel senso che il dispositivo n. 2 della sentenza impugnata è così
riformato:

                                         Le spese processuali di fr. 200.–
sono poste a carico di AP 1. Non si assegnano indennità.

 

                                   2.   Le spese di appello ridotte,
di fr. 500.– complessivi, sono poste a carico di AP 1.

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –
  avv.; 

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario il ricorso in
materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per 

i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al
Tribunale federale è sospeso durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti
concernenti l'effetto sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2
LTF).