# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7d8b6645-ed33-5c95-85fa-e91b3b4fe715
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.10.2010 32.2010.102
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-102_2010-10-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.102

   

  LG/DC/sc

  	
  Lugano

  7 ottobre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 21 aprile 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 22 marzo 2010 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1952, precedentemente attiva in qualità di custode e casalinga, in data 21
settembre 1999 ha presentato una domanda di prestazioni AI per adulti (rendita)
per “un’importante lipomatosi addominale con atrofia muscolare addominale
con grave cedimento della parete stessa in stato dopo erniotomia e plastica a
battente più posa di rete di Vicryl premuscolare (…). Stato dopo subileo
meccanico su probabile aderenze in stato dopo molteplici laparotomie. Tunnel
carpale bilaterale e obesità.” (doc. AI 2-1; 9-4).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, in particolare un’inchiesta
economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. AI
11-1), l’UAI con decisione del 15 novembre 2000, cresciuta incontestata in
giudicato (doc. AI 14-1), ha attribuito all’assicurata una rendita intera
d’invalidità a decorrere dal 1° maggio 1999.

 

                               1.3.   L’Ufficio AI
ha avviato nel mese di novembre del 2003 una prima procedura di revisione (doc.
AI 19-1) e con comunicazione del 27 aprile 2005 ha confermato all’assicurata l’erogazione della medesima rendita d’invalidità con un grado del
73% (doc. AI 25-1).

 

                               1.4.   A seguito di
una segnalazione telefonica l’Ufficio AI ha avviato nel mese di marzo 2008 una seconda
procedura di revisione della rendita (doc. AI 26-1; 32-1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici del caso, in particolare una nuova inchiesta economica
per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. AI 36-1; 54-1),
una valutazione reumatologica svolta dal Dr. __________ (doc. AI 41-1; 45-1) e
una perizia pluridisciplinare ad opera del Servizio Accertamento Medico (SAM)
dell’assicurazione invalidità (doc. AI 51-1), l’UAI con decisione del 22 marzo
2010 (doc. AI 63-1), preavvisata con progetto del 14 gennaio 2010 (doc. AI
55-1) ha soppresso la rendita d’invalidità dell’assicurata non essendo più
pensionabile il grado d’invalidità.

 

                               1.5.   Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dal RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata
e il riconoscimento del diritto a continuare a percepire una rendita intera
d’invalidità (grado 73%).

 

                                         In
sostanza l’insorgente, dopo aver dettagliatamente riassunto la documentazione
agli atti, ha contestato l’inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica del 15 aprile 2008, e la valutazione medica, in
particolare la perizia reumatologica del Dr. __________ e quella pluridisciplinare
del SAM che avrebbero erroneamente ritenuto migliorato il quadro valetudinario della
ricorrente rispetto al 2000 (doc. I).

 

                               1.6.   L’UAI, in
risposta, fondandosi sulla valutazione economica della consulente in
integrazione e quella medica del Dr. __________ e del SAM, e dopo aver
sottoposto la nuova documentazione al vaglio del SMR, ha confermato il proprio
provvedimento e postulato la reiezione integrale del ricorso (doc. IV 1/2).

 

                               1.7.   In data 27
maggio 2010 il rappresentante dell’assicurata si è riconfermato nelle proprie
argomentazioni di causa (doc. VI).

 

                                         Il
doc. VI è stato trasmesso all’UAI per osservazioni (doc. VII)

 

                               1.8.   L’UAI, il 4
giugno 2010, ha ribadito la correttezza della decisione presa e chiesto la
reiezione del ricorso (doc. VIII)

 

                                         Il doc.
VIII è stato inviato all’assicurata per conoscenza (doc. IX). 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è la questione a sapere se vi sia stato o meno un miglioramento
delle patologie invalidanti di cui è affetta RI 1 giustificante, in via di
revisione, la soppressione della rendita d’invalidità.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata
in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e
cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non
è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:

 

" 
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui

 

" 
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V
146.

 

                                         Anche in
altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria
giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli
influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni
consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
7.3 Anlässlich ihrer
Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3
BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen
im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von
Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen
vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist
namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die
versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im
Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste
erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter
IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit
Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der
sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche
Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen,
grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen
Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt
möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche
anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine
grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den
Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit
allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich
erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je
komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind
(beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher
intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit
der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber
nach dem G 

BGE 134 V 9 S. 13

esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf
Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit
ausgeschlossen werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn
aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht
bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen
Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen,
dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E.
7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht
hinreichend gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche
Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden,
wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll
ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die
Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein
allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der
Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt
werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen
Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die
Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch
frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für
die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person
gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das
Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys
etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein
stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des
Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit
einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine
Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche Obliegenheiten wie
Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant, kann auch nicht von
einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im
erwerblichen Bereich ausgegangen werden. 

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig
bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide
Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich
stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist
demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren
Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen
Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.

 

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge
der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte
Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig
ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets
auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung
an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der
Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens
keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller
jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt
ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E.
4b/cc, I 82/01), erscheint vorliegend eine Limitierung der als erheblich
anzusehenden Wechselwirkungen ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde
Aspekte, anders als beim erwähnten Leidensabzug, keine Rolle spielen,
rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer, auf 15 ungewichtete Prozentpunkte
festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist
schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei
Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen
Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst
würde." (DTF 134 V 12-14)

 

 

                                         Al
riguardo il giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die
familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des
Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha ritenuto:

 

" 
4.    Invaliditätsbemessung

 

Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur
sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung
findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne
gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbs­tätig und im Übrigen im
Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich
wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für
den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinde­rung im Aufgabenbereich
massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im
Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war
offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungs­fähigkeit im
erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspru­chung im
jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04  vom
13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren
Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter
Berücksichtigung allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9
wurden die Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs-
und Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten
Vereinbarkeit der beiden Tätigkeits- ­bereiche ergebende negative
gesundheitliche Auswirkung offenkundig und unvermeidbar­

sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann
gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerb­lichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich
stärker auswirken, und die Berücksichti­gung ist auf (ungewichtet) 15 %
beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als
Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre
Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirkli­chen
konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelas­tung
über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten
diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."

 

 

                               2.5.   Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o
meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità.
Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle
circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute,
l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr.
76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella
causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28,
30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999,
pagg. 190s).

 

                               2.6.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata
da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al
proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;
RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

 

 

                                         L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                                         In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.7.   Se il grado
d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che incide in
modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro, aumentata
o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta (art. 17 cpv.
1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di una possibile
modificazione importante del grado d’invalidità o di grande invalidità, è stato
stabilito un termine nel momento dell’erogazione della rendita o dell’assegno
per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si ordinano provvedimenti
che possono provocare una notevole modificazione del grado d’invalidità o della
grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata inoltrata domanda di
revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado d’invalidità o
d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato in misura
rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI). Infine,
prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per grandi
invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente o
perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel
capoverso 3.

 

                                         Se la
capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il
cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a
prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in consi­derazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza
interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono applicabili non
soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto
retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STFA 29 maggio 1991 nella
causa St.; RCC 1984 p. 137).

 

                                         La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a
revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha
un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è
rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno
subito un cambiamento importante (DTF 130 V 349; STFA non pubbl. 28 giugno 1994
nella causa P. P.; RCC 1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30).
Affinché sia possibile la revisione di una rendita AI è dunque necessario che
le condizioni cliniche e/o economiche dell'assicurato abbiano subito una
modifica, tale da influire sulla perdita di guadagno.

 

                                         D'altra
parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto di vista
astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI.

                                         In ogni
caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla
pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente
mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invaria­ta,
sia giudicata in modo diverso (DTF 130 V 351; RCC 1987 pag. 38, consid. 1a;
STFA 29 aprile 1991 in causa G.C., Bellinzona, non pubblicata, consid. 4).

                                         Per
stabilire in concreto se vi è motivo di revisione, da un punto di vista
temporale vanno in particolare paragonati i fatti esistenti al momento della
decisione formale iniziale con quelli esistenti nell’istante della pronuncia
della nuova decisione. Da questo punto di vista un provvedimento che si limita
a confermare una prima decisione di rendita non è rilevante (DTF 125 V 369 consid.
2 con riferimenti, 109 V 262, 105 V 30; Valterio, op.
cit., pag. 268; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 258).

 

                                         Circa gli effetti della modificazione di un diritto ad una rendita
d’invalidità (o ad un assegno per grandi invalidi), l’art. 88bis cpv. 2
lett. a OAI stabilisce che la riduzione o la soppressione
della rendita o dell’assegno per grandi invalidi è messa in atto il più presto,
il primo giorno del secondo mese che segue la notifica della decisione.

 

                               2.8.   Nell’evenienza
concreta l’assicurata, nella decisione del 15 novembre 2000, è stata posta al
beneficio di una rendita intera d’invalidità, a far tempo dal 1° maggio 1999,
sulla base della refertazione medica agli atti, in particolare dei rapporti
medici del Dr. __________ che il 1° marzo 2000 ha posto la seguente diagnosi:

                                                                                

" 
(…)

·          
importante lipomatosi addominale con atrofia
muscolare addominale con grave cedimento della parete stessa in stato dopo
erniotomia e plastica a battente più posa di rete di Vicryl premuscolare,
intervento eseguito il 23.6.1998 presso l’Ospedale __________ di __________, a
seguito di grossa ernia cicatriziale in stato dopo laparotomia per isterectomia
e colecistectomia nel 1985. 

·          
stato dopo subileo meccanico su probabile
aderenze in stato dopo molteplici laparotomie il 28.10.1998. 

·          
tunnel carpale bilaterale

·          
obesità.” (doc. AI 9-4).

 

 

 

                                         Il medico
curante ha quindi certificato un’inabilità lavorativa totale dell’assicurata
(doc. AI 9-3).

 

                                         In sede
di revisione della rendita del novembre 2003 il Dr. __________, nel referto
dell’11 agosto 2004 ha ripreso la medesima diagnosi posta in data 1° marzo 2000
e segnalato che la situazione è rimasta invariata negli anni e stazionaria nel
tempo (doc. AI 23-4).

 

                                         Il medico
del SMR, Dr.ssa __________, nel rapporto del 22 aprile 2005 ha ripreso e confermato le conclusioni del medico curante (doc. AI 24-1).

 

                                         In sede
di revisione del mese di marzo 2008, su indicazione della consulente in
integrazione professionale __________ che nell’inchiesta economica per le
persone che si occupano dell’economia domestica del 10 aprile 2008 aveva
evidenziato “un certo miglioramento rispetto alla situazione che
l’assicurata ha descritto qualche anno orsono” (doc. AI 36-6), l’UAI ha
affidato al Dr. __________ il mandato di esperire una perizia reumatologica e poi
al SAM quello di una valutazione pluridisciplinare.

 

                                         Il
Dr. __________, spec. FMH in reumatologia e medicina interna, nel referto del
10 febbraio 2009, dopo aver esposto l’anamnesi della paziente, i dati
soggettivi e le constatazioni oggettive, ha così risposto alle domande
dell’Ufficio AI:

 

" 
(…)

4.   Diagnosi

 

 

Sindrome cervicospondilogena cronica in

-  Componente miofasciale della muscolatura
suboccipitale bilaterale

 

Epicondilopatia omeroradiale a destra

 

Poliartrosi delle dita (diagnosi clinica)

 

Incipiente gonartrosi mediale bilaterale,
attivata a sinistra

 

Piedi traversopiatti bilaterali con incipienti
alluci valghi e dita a martello 

 

Obesità (peso 73 kg / statura 148 cm)

 

 

 

 

B. Conseguenze sulla capacità di lavoro

C. Conseguenze sulla capacità d'integrazione

 

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute
attuale, un'attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale e di
carico residua, descritta nell'allegato.

 

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico
l'assicurata abile al lavoro nella misura del 100 % con un rendimento massimo del 100 % da quando è stata giudicata
inabile al lavoro in misura totale dai medici curanti, ossia dal 23.6.1998 per
motivi non inerenti al mio campo di specialità.

 

Sempre a decorrere dal 23.6.1998, nella sua
ultima attività come ausiliaria di pulizie e custode, ma anche come casalinga,
giudico l'assicurata abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa
normale, ma con una diminuzione del rendimento del 10 %, a seguito dei limiti funzionali e di carico
citati nell'allegato.

 

Una volta messe in atto le terapie sovraproposte,
durante un intervallo di tempo di 3 - 6 mesi, l'assicurata può essere
considerata abile al lavoro in misura totale anche come custode, ausiliaria di
pulizie e casalinga.

 

Ringraziandovi per la fiducia accordatami, vi
porgo I miei più distinti saluti." (Doc. AI 41/5-8)

 

                                         Nell’ambito
della valutazione SAM i periti hanno invece valutato la patologia psichiatrica
(Dr. __________), quella chirurgica (Dr. __________) e quella neurologica (Dr. __________).

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del 27 agosto 2009, dopo
aver esposto l’anamnesi della paziente, i dati soggettivi e lo stato psichico,
ha così concluso:

 

" 
(…)

Conclusione e prognosi

 

A quanto riferito sopra, la paziente non ha mai
presentato disturbi psichici e non vi è neanche da segnalare alcun disturbo
psichico nel gentilizio.

 

Si tratta di una 57enne, che praticamente ha
sempre lavorato, dopo un periodo a causa delle sue gravidanze rimase a
domicilio per far crescere i figli e poi, dopo il loro ritorno in Ticino essa
ha lavorato per un periodo in modo regolare come custode-portinaia, fino
all'insorgenza dei suoi dolori e disturbi addominali che malgrado vari
interventi e cure persistono tuttora.

I suoi dolori vengono riesacerbati a volte
proprio quando si guarda allo specchio, vedendo le sue cicatrici dell'addome
essa si sente poco bene presentando a volte anche stati d'ansia.

A questo proposito è stata anche consultata dal
Dr. med. __________ chirurgo plastico, che quest'ultimo a causa di un'eventuale
complicazione ha avvertito l'assicurata ed essa rifiuta l'intervento.

Non si presenta mai in costume da bagno, si
vergogna nel farsi vedere in pubblico e tutto ciò sicuramente crea una
situazione psichica poco gradevole che essa essendo una persona molto sensibile
soffre.

Dal punto di vista psichiatrico, essa presenta un
dolore persistente, a volte intenso e penoso che non può essere completamente
spiegato da un processo fisiologico, a volte peggiora per esempio quando è
emozionata o quando deve affrontare situazioni da stress.

Dal punto di vista psichiatrico, essa presenta una
sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F45.4) che causa un' inabilità
lavorativa puramente dal punto di vista psichiatrico nella misura del 10%.

Sicuramente il forte legame che ha con il marito
e con i figli l'aiuta ad avere una certa stabilità psichica, e per quel che
riguardano i suoi sintomi nel caso di un peggioramento, l'introduzione di un
farmaco ansiolitico od eventualmente un antidepressivo è auspicabile"
(Doc. 51/23-24)

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in chirurgia presso l’Ospedale Regionale di __________, nel rapporto
del 27 agosto 2009 ha invece posto la diagnosi di “- Stato dopo ernioplastica
per un’ernia cicatriziale della linea mediana nel 1998. - Stato aderenziale” ed
esposto la seguente valutazione:

 

" 
(…)

La paziente è stata operata nel 1998 per un ernia
cicatriziale in uno stato dopo diverse laparatomie, senza ricorrenza di una
recidiva di tale ernia. La paziente si lamenta di fitte addominali,
attribuibile ad uno stato aderenziale. Dal lato strettamente della patologia
addominale, la paziente è abile al 100% a qualsiasi lavoro, fatta eccezione per
lavori dove è costretta ad alzare più di 20 kg.

Concernente la patologia addominale, non esiste
nessun provvedimento onde migliorare la clinica.

Per lo stato aderenziale, l'unica indicazione ad
eseguire un intervento chirurgico, presenta un ileo resistente ad una terapia
conservativa con minaccia dell'intestino.

 

Riassumendo per quel che concerne la patologia
addominale della paziente, la paziente è abile al 100% a qualsiasi lavoro con
l'eccezione di lavori dove è costretta ad alzare più di 20 kg." (Doc. AI 51/26)

 

                                         Il Dr. __________,
spec. FMH in neurologia, nel referto del 9 settembre 2009 ha, da parte sua, posto la diagnosi di 

                                         “- brachialgie
parestetiche destre su incipiente compressione del nervo mediano al canale
carpale, per il momento solamente irritativa”.

 

                                         Lo
specialista ha così valutato la paziente:

 

" 
(…)

VALUTAZIONE: dal punto di vista neurologico l'Assicurata presenta solamente
un'incipiente compressione cronica nel nervo mediano nel canale carpale, con
brachialgie parestetiche notturne, presenti da oltre 11 anni, apparentemente
non ingravescente, e per il momento, dal punto di vista clinico, puramente
irritativa senza deficit sensitivo-motori oggettivabili.

Parametri elettroneurografici normali a sinistra,
anche se la sintomatologia è presente in modo meno evidente.

Ricordo che l'Assicurata sarebbe mancina.

Altrimenti nessuna sindrome cervico-vertebrale né
segni radicolari irritativi o tantomeno deficitari ai membri superiori, nessuna
sindrome lombo-vertebrale o segni radicolari irritativi o deficitari ai membri
inferiori.

Nessun segno di sofferenza midollare o cerebrale.

Dal punto di vista neurologico l'Assicurata non
presenta un'incapacità lavorativa al momento attuale, è possibile che in
un'attività intensa con i membri superiori e ripetitiva, la sindrome del canale
carpale possa peggiorare, nel caso si imporrebbe un controllo
elettroneurografico e clinico.

Rimango a disposizione per discutere il
problema." (Doc. AI 51/19)

 

                                         Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 14 ottobre 2009 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento hanno posto la diagnosi con
influenza sulla capacità lavorativa di “Sindrome cervicospondilogena
cronica con/su: - componente miofasciale della muscolatura suboccipitale bilaterale.
Pregressa ernioplastica (23.06.1998) con/su: - pregressa ernia cicatriziale
della linea mediale, -stato aderenziale. Sindrome somatoforme da dolore
persistente (ICD-10 F 45.4).” (doc. AI 51-12).

 

                                         Quale
diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa i periti hanno posto
quella di “Brachialgie parestetiche a ds. con/su: - incipiente compressione
del nervo mediale al canale carpale, al momento solamente irritativa. Epicondilopatia
omeroradiale a ds..Poliartrosi delle dita.Incipiente gonartrosi mediale
bilaterale. Piedi trasversopiatti con/su: - incipienti alluci valghi e diti a
martello bilateralmente. Obesità (BMI 33,33) con dislipidemia. Diabete mellito
tipo 2. Epatopatia" (Doc. AI 51/12)

 

                               2.9.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. 

 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice
non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui
compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze
specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie.
Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio
la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia,
altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108
consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto
pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non
devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità.
Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza
con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività
e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa,
a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag.
109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                             2.10.   Al fine di stabilire il grado
d’invalidità, l’Ufficio AI, applicando il metodo misto, ha valutato al 50%
la parte dedicata all’attività salariata e al 50% la quota dedicata alle
mansioni domestiche.

 

                                         Tale suddivisione deve
essere confermata. Lo stesso rappresentante della ricorrente nel proprio
ricorso ha precisato che “La signora RI 1 prima della malattia era occupata
come casalinga al 50% e come custode al 50%” (doc. AI 71-8).

 

                             2.11.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal Dr. __________ e quella del SAM, da considerare
dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri giurisprudenziali
sopra ricordati.

 

                          2.11.1.   Per quanto
riguarda la patologia reumatologica, l’assicurata è stata sottoposta ad un
accurato esame ad opera del Dr. __________, spec. FMH in reumatologia e medicina
interna, il quale nel rapporto peritale del 10 febbraio 2009 ha diagnosticato una “Sindrome cervicospondilogena cronica in
- Componente miofasciale della muscolatura suboccipitale bilaterale.
Epicondilopatia omeroradiale a destra. Poliartrosi delle dita (diagnosi
clinica). Incipiente gonartrosi mediale bilaterale, attivata a sinistra. Piedi
traversopiatti bilaterali con incipienti alluci valghi e dita a martello.
Obesità (peso 73 kg / statura 148 cm)” (doc. AI
41-7).

 

                                         Secondo
lo specialista l’assicurata, a far tempo dal 23 giugno 1998, nella sua
precedente attività di ausiliaria di pulizie e custode e nelle mansioni di
casalinga è abile al lavoro al 90%, mentre in attività adeguate è pienamente
abile (100%).

                                         Il Dr. __________
ha quindi precisato che una volta messe in atto le terapie indicate nella
perizia, durante un intervallo di 3-6 mesi, anche nella precedente attività di
ausiliaria di pulizie, custode e casalinga l’abilità lavorativa è piena (doc.
AI 41-7).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

Il RA 1 nel proprio allegato ricorsuale ha
contestato la valutazione del Dr. __________ che si sarebbe espresso sulla
capacità lavorativa dell’assicurata “senza avere una dovuta conoscenza delle
effettive mansioni che era tenuta a svolgere in particolar modo come custode”
(doc. I, pag. 13).

 

                                         Va
tuttavia rilevato che il Dr. __________ ha esaminato in maniera
approfondita l’assicurata in data 10 febbraio 2009, valutando tutti i mali di
cui soffre e procedendo ad un’anamnesi personale, sistematica e sociale, nella
quale è stato considerato che ella ha lavorato come custode e ausiliaria di
pulizie, oltre che a constatazioni soggettive e oggettive e ad un accurato
esame della funzionalità fisica (doc AI 41-1). Il quadro clinico
dell’insorgente è stato esposto dal perito in modo chiaro giungendo a
conclusioni motivate.

 

L’argomentazione della ricorrente, secondo cui il
Dr. __________ non avrebbe approfondito la situazione lavorativa e le effettive
mansioni dell’assicurata non merita dunque accoglimento.

 

                          2.11.2.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame
psichiatrico, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, il quale nel
referto del 27 agosto 2009 ha diagnosticato, dal punto di vista psichiatrico, una
sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD-10 F45.4) che causa un' inabilità
lavorativa puramente dal punto di vista psichiatrico nella misura del 10% (doc.
AI 51-24).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                          2.11.3.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame
chirurgico, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec. FMH in
chirurgia e chirurgia vascolare, il quale nel rapporto del 27 agosto 2009 ha posto la diagnosi di 

                                         “- Stato
dopo ernioplastica per un’ernia cicatriziale della linea mediana nel 1998. -
Stato aderenziale”.

 

                                         Per
quanto riguarda la capacità lavorativa il Dr. __________ ha riferito che dal
lato strettamente della patologia addominale la paziente è abile al 100% in
qualsiasi attività, fatta eccezione per lavori dove è costretta ad alzare più
di 20kg (doc. AI 51-26).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale
valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Tale non
può essere il referto del 22 marzo 2010 del Dr. __________, spec. FMH in
chirurgia e chirurgia vascolare, il quale dal punto di vista diagnostico non si
discosta da quanto valutato dal Dr. __________. Il medico curante, dopo aver
riassunto l’anamnesi della paziente ha riferito di concordare con il perito per
quanto riguarda l’assenza di ernia palpabile nella fossa iliaca sinistra. Per
contro, a mente del Dr. __________, i dolori lamentati da RI 1 sono dovuti alla
fissazione della rete alla parete addominale e giustificano un’inabilità
lavorativa del 60% (doc. AI 65-3).

 

                                         La
valutazione del medico curante, seppur divergente unicamente per quanto
riguarda la valutazione della capacità lavorativa dell’insorgente, non apporta
nuovi elementi oggettivi ignorati dal medico del SAM e va quindi intesa nel
senso di una diversa valutazione delle conseguenze che la patologia
dell’interessata ha sulla sua capacità di lavoro.

                                         Su tale
refertazione hanno poi preso posizione i periti del SAM il 5 maggio 2010 (vedi
consid. 2.11.4).

 

                                         Lo
scritto del 24 marzo 2010 (doc. AI 64-1) e quello successivo del 15 aprile 2010
(doc. AI 70-1) del Dr. __________, FMH in medicina generale e dunque non specialista
in chirurgia, non permettono a questa Corte una diversa valutazione della
fattispecie. Il medico infatti si è limitato a produrre il referto del Dr. __________
(doc. AI 65-3) e ad esprimere delle considerazioni di carattere generale ed
economico (sulle possibilità di inserimento lavorativo dell’assicurata)
piuttosto che strettamente mediche.

 

                          2.11.4.   Nell’ambito
della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame
neurologico, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, il quale nel
referto del 9 settembre 2009 ha diagnosticato “brachialgie parestetiche
destre su incipiente compressione del nervo mediano al canale carpale, per il
momento solamente irritativa”.

 

                                         Il Dr. __________
ha ritenuto che dal punto di vista neurologico l’assicurata non presenta
un’incapacità lavorativa (doc. AI 51-19).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da
tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati
medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in
grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

                                         Il
referto del Dr. __________ del 22 marzo 2010 (doc. AI 64-1) e quelli del Dr. __________
del 24 marzo 2010 (doc. AI 65-1) e del 15 aprile 2010 (doc. AI 70-1) e la critica
sollevata da quest’ultimo, secondo cui il perito avrebbe erroneamente
considerato la paziente mancina e non destrimane, sono stati sottoposti ai
periti del SAM che hanno espresso le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

Ci soffermiamo dapprima sui rapporti medici del
Dr. med. __________ (specialista FMH medicina generale) a __________, redatti
il 24.3 e 15.4.2010. I limiti funzionali descritti dal Dr. med. __________ non
sono in contrasto con quelli descritti nella nostra perizia SAM (punto 9,
pagina 16). Ci si basa anche sulla perizia reumatologica del Dr. med. __________
(specialista FMH medicina interna e reumatologia) redatta all'attenzione
dell'Ufficio Al il 10.2.2009.

L'obesità non è un fattore limitante la capacità
lavorativa.

Nel nostro status (punto 4.1, pagina 10)
descriviamo un'A. destrimano. II Dr. med. __________ (specialista FMH
neurologia), nel suo consulto del 9.9.2003, afferma solamente che “l’A. sarebbe
mancina”. Trattasi di un dato anamnestico. Ricordiamo che il neurologo ha
valutato attentamente l'A. e ha eseguito degli esami strumentati (ENG) agli
arti superiori. Ha poi valutato l'A. indipendentemente dal fatto se sia
destrimano o mancina e la valuta abile al lavoro al 100%. Non può escludere un
peggioramento in futuro. Il Dr. med. __________ non ha banalizzato il problema,
ma ha valutato l'A. con scienza e coscienza.

 

II Prof. Dr. med. __________ (specialista FMH
chirurgia e chirurgia vascolare) a __________, nel suo rapporto del 22.3.2010
all'attenzione del curante, valuta l'A.; il suo status è sovrapponibile a
quello del Dr. med. __________ (specialista FMH chirurgia e viceprimario;
consulto del 25.8.2009). II Prof. Dr. med. __________ ipotizza un problema
neurale (entrappment), ma non lo può dimostrare. Valuta l'A. inabile al lavoro
al 60% senza spiegare l'attività e senza indicare i limiti funzionali. Non
dimostra nessun peggioramento rispetto alla perizia SAM redatta il 14.10.2009.

Non ci soffermiamo sulle osservazioni del Dr. med.
__________ riguardanti il diritto a una rendita AI (trattasi di una questione
giuridico-amministrativa).

Confermiamo la valutazione SAM della perizia del
14.10.2009. I sopraccitati certificati medici non mostrano nessun cambiamento
rispetto alla nostra valutazione.” (doc.IV 2).

 

                                         Giova inoltre
ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima Istanza,
quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche se
specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un
valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al
suo paziente (cfr. RAMI
2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V
161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in
Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

 

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés
dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre
en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Questa
Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata, dal profilo neurologico
e chirurgico, siano stati dettagliatamente ed approfonditamente vagliati dal
Dr. __________ e dal Dr. __________.

 

                                         Neppure
le certificazioni successivamente trasmesse dall’insorgente consentono una
diversa valutazione.

 

                                         I periti del SAM, Dr.ssa __________
e Dr. __________ nella loro valutazione globale del 14 ottobre 2009 hanno
quindi definito una capacità lavorativa dell’80% come custode ed in attività
simili dal mese di marzo 2009.

                                         Secondo i periti, ritenuto
che l’assicurata è stata ricoverata per l’ultima volta nel 1998 per problemi
addominali e successivamente non ha più avuto complicanze a livello addominale
si può ritenere migliorato il suo status clinico (doc. AI 51-16) rispetto alla
situazione constatata in occasione dell’attribuzione della rendita intera
d’invalidità.

 

                                         Nel
rapporto del 27 ottobre 2009 il medico del SMR, Dr. __________, ha ripreso la
diagnosi e la valutazione della capacità lavorativa della perizia
pluridisciplinare SAM e il miglioramento del quadro valetudinario dal mese di
marzo 2009 (doc. AI 52-1).

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del Dr. __________ e quella del SAM i
criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr.
consid. 2.9.), alle stesse può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurata è abile al lavoro all’80% sia nella sua attività di custode che in
altre attività simili e nelle mansioni di casalinga.

 

                             2.12.   Per quel che
concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga,
l’Ufficio AI ha fatto esperire una prima inchiesta economica per le persone che
si occupano dell’economia domestica nel 2000, in occasione della domanda di prestazioni AI che ha condotto l’amministrazione ad attribuire la
rendita intera d’invalidità dal 1° maggio 1999. Nel rapporto del 29 agosto 2000
l’assistente sociale aveva stabilito una limitazione complessiva del 47% (cfr.
doc. AI 11-6).

 

                                         In
sede di revisione l’UAI ha fatto esperire una seconda inchiesta            economica
e l’assistente sociale nel rapporto del 15 aprile 2008                                  ha
stabilito una limitazione complessiva del 26,5% (cfr. doc. AI                                                            36-5).

 

                             2.13.   Come è già
stato anticipato ai consid. 2.3.; 2.4., l'invalidità delle persone che si
occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è
stabilita confrontando le singole attività nell'economia domestica ancora
accessibili al richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una
persona sana.

                                         Secondo
le regole stabilite dalla prassi amministrativa e riportate alle cifre 2122ss
nelle Direttive UFAS sull'invalidità e la grande invalidità in vigore dal 1°
gennaio del 1990. 

 

 

                                         In
particolare la cifra 2124 prevede:

                                      

" 
in occasione dell'esame dell'impedimento -
dovuto all'invalidità - riscontrato presso una persona occupata nell'economia
domestica, ci si basa generalmente sulla ripartizione dei lavori esistenti
prima dell'insorgere dell'invalidità.

In primo luogo si deve tuttavia esaminare se
l'assicurato non ha la possibilità di usare meglio la sua residua capacità di
lavoro mediante un'altra ripartizione dei compiti."

 

 

 

                                         La cifra
2122 prevede che:

 

" 
Quale regola generale si ammette che i lavori di
una persona sana occupata nell'economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva.

 

 

  Lavori                                                        Economia
senza figli e senza        membri di famiglia che                                              richiedono
cure

  

                                                                   %

  1.    
Conduzione dell'economia

        domestica, (pianificazione,

        organizzazione del lavoro,

        controllo                                                             5

  2.    
Spese e acquisti diversi                                   10

  3.    
Alimentazione (preparazione 

        dei pasti, lavori di pulizia

        della cucina)                                                    40

  4.    
Pulizia dell'appartamento                                 10

  5.    
Bucato, pulizia dei vestiti,

        confezione e trasformazione

        degli abiti, (cucito, maglia, 

        uncinetto)                                                         10

  6.    
Cura dei figli e di altri membri 

        della famiglia                                                    ---

  7.    
Diversi (cura di terzi, cura 

        delle piante e degli 

        animali, giardinaggio)                                        5

  8.    
Altre attività (p. es. aiuto alla 

        famiglia stessa, attività di utilità

        pubblica, perfezionamento,

        creazione artistica, attività 

        superiore alla media nella 

        confezione e nella trasformazione

        dei vestiti).                                                        20"

 

                                         In
Pratique VSI 1997 pag. 299ss, l'UFAS ha precisato di aver emesso delle
direttive supplementari (supplemento 1 alle Direttive sull'invalidità e sulla
grande invalidità, valido dal 1. gennaio 1993) che accordano il diritto agli
Uffici AI dei diversi cantoni di valutare la sfera di competenze di una persona
attiva nell'economia domestica su casi differenti (cifre 2127ss.).

                                         In una
sentenza del 17 febbraio 1997 nella causa M.T. (pubblicata in Pratique VSI 1997
pag. 298ss) il TFA ha stabilito che il complesso delle occupazioni abituali
degli assicurati attivi in ambito domestico deve corrispondere, in ogni caso,
ad un valore pari al 100%. Una differenziazione che si orienta alle dimensioni
dell'economia domestica con la conseguenza che, in caso di economia domestica
di dimensioni ridotte si ammetterebbe un aggravio complessivo inferiore al
100%, è contrario alla legge e alle ordinanze.

                                         Inoltre
nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra
3097), ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche
sulla base di un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano essere
stati rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

" 
Di regola, si ammette che i lavori di una
persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti
percentuali della sua attività complessiva:

 

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.   Conduzione dell'economia domestica (pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
           2

  	
           5

  
	
  2.   Alimentazione (preparare i pasti, cucinare, apparecchiare,
  pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
         10

  	
         50

  
	
  3.   Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare l'aspirapolvere,
  curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
           5

  	
         20

  
	
  4.   Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni, uffici)

  	
           5

  	
         10

  
	
  5.   Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere e raccogliere
  il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
           5

  	
         20

  
	
  6.   Accudire i figli o altri familiari

  	
           0

  	
         30

  
	
  7.   Altre attività (p.es. curare i malati, curare le piante e il
  giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di volontariato,
  corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
             

          0

  	
             

        50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

                                         Mentre
alle cifre 3096 e ss. si legge ancora:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere sempre del
100 % (Pratique VSI 1997 p. 298).

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei
lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una
proposta.

 

 

 

 

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una
persona deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la
propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione
di impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1045 e 3045 segg.). Essa deve
ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all'aiuto dei membri della sua
famiglia, nella misura abituale. Se non adotta questi provvedimenti volti a ridurre
la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della valutazione
dell'invalidità, della diminuzione della capacità di lavoro nell'ambito
domestico."

 

 

In una sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000, l'Alta Corte ha nuovamente confermato la legittimità di queste direttive, in quanto il calcolo
dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato valutando l'attività
domestica secondo l'importanza percentuale delle singole summenzionate mansioni
nelle circostanze concrete.

 

                                         Per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate
nell'economia domestica, il TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in
linea di massima e senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio
le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi
dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel
procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235
consid. 2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5; STFA 22 agosto 2001 nella causa C.G.,
consid. 4, I 102/00). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria
nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica
unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93
consid. 4; STFA 11 agosto 2003 nella causa S. consid. 2, I 681/02).

 

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta
decisiva (Valterio, op. cit., p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984 p. 144
consid. 5).

Nella già citata DTF 128 V 93, il TFA, a
proposito del valore probatorio di un rapporto d'inchiesta dell'ufficio AI, ha
rilevato:

 

 

" 
(…)

    4.- Die in Art. 69 Abs. 2 IVV vorgesehene
Abklärung an Ort und Stelle ist die geeignete Vorkehr für die Ermittlung des
Betreuungsaufwandes. Für den Beweiswert eines entsprechenden Berichtes sind -
analog zur Rechtsprechung zur Beweiskraft von Arztberichten gemäss BGE 125 V 352 Erw. 3a mit
Hinweis - verschiedene Faktoren zu berücksichtigen. Es ist wesentlich, dass als
Berichterstatterin eine qualifizierte Person wirkt, welche Kenntnis der örtlichen
und räumlichen Verhältnisse sowie der aus den seitens der Mediziner gestellten
Diagnosen sich ergebenden Beeinträchti-gungen und Behinderungen der
pflegebedürftigen Person hat. Weiter sind die Angaben der die Pflege Leistenden
zu berücksichtigen, wobei divergierende Meinungen der Beteiligten im Bericht
aufzuzeigen sind. Der Berichtstext schliesslich muss plausibel, begründet und
detailliert bezüglich der einzelnen, konkret in Frage stehenden Massnahmen der
Behandlungs- und Grundpflege sein und in Übereinstimmung mit den an Ort und
Stelle erhobenen Angaben stehen. Trifft all dies zu, ist der Abklärungsbericht
voll beweiskräftig. Das Gericht greift, sofern der Bericht eine zuverlässige
Entscheidungsgrundlage im eben umschriebenen Sinne darstellt, in das Ermessen
der die Abklärung tätigenden Person nur ein, wenn klar feststellbare Fehleinschätzun-gen
vorliegen. 

Das gebietet insbesondere der Umstand, dass die
fachlich kompetente Abklärungsperson näher am konkreten Sachverhalt ist als das
im Beschwerdefall zuständige Gericht. Obwohl von zentraler Bedeutung für die
Beurteilung des Anspruchs auf Beiträge an die Hauspflege und im Hinblick auf
die Beweiswürdigung regelmässig zumindest wünschenswert, besteht an sich keine
strikte Verpflichtung, die an Ort und Stelle erfassten Angaben der versicherten
Person (oder ihrem gesetzlichen Vertreter) zur Durchsicht und Bestätigung
vorzulegen. Nach Art. 73bis Abs. 1 IVV genügt es, wenn ihr im Rahmen des
Anhörungsverfahrens das volle Akteneinsichtsrecht gewährt und ihr Gelegenheit
gegeben wird, sich zu den Ergebnissen der Abklärung zu äussern (vgl.-generell-
BGE 125 V 404 Erw. 3, bie Abklärung der gesundheitlichen Behinderung der im
Bereich der Haushaltführung tätigen Personen nach Art. 27 IVV: Urteil S. vom 4.
September 2001, I 175/01)."

 

                                         Il TFA ha
inoltre precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima
sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se
le indicazioni dell’assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli
accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 p. 161 consid. 3c; STFA del 2 febbraio
1999 nella causa M.J.V. e del 17 luglio 1990 nella causa W.), ritenuto che una
presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole
mansioni accertate in sede d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla
valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica - è da
considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi
psichici (STFA 11 agosto 2003 nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003
nella causa S., I 685/02).

 

 

                             2.14.   Come detto,
l’Ufficio AI ha incaricato l’assistente sociale __________ di esperire
un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica
sfociata nel rapporto del 15 aprile 2008 (cfr. doc. 36-1 e segg.) dal seguente
tenore:

 

" 
(...)

5.   ATTIVITÀ - descrizione degli impedimenti
dovuti all'invalidità

 

 

 

5.1 Conduzione dell'economia domestica

 

	
  pianificazione,
  organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   
  5 

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   
  0 

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

   
  0

  

 

Organizza e programma l'attività domestica senza
problema alcuno.

 

 

 

5.2 Alimentazione

 

	
  preparazione
  dei pasti, pulizia della cucina, riserve

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   40

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   20

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

   
  8

  

 

Ammette di occuparsi della preparazione dei pasti
insieme al marito, anche se è quest'ultimo che se n'è assunto l'onere maggiore;
prima era lei infatti la cuoca migliore, ora lo è diventato il marito.

Non lamenta difficoltà particolari nè un carico
di lavoro eccessivo; può alternare le posture, infatti, e nondimeno avvalersi
della collaborazione del
coniuge, che può garantire una presenza costante a domicilio.

Le pulizie a fondo vengono eseguite dalla ragazza
del figlio o dalla figlia, mentre del riordino l'assicurata riesce a farsi carico
personalmente: ammette infatti " che ci sono giorni in cui lava i piatti
subito mentre in altri lo fa dopo aver riposato".

 

La collaborazione del consorte è, almeno in
parte, dovuta, come indica appunto la giurisprudenza; questi infatti non svolge
un'attività lucrativa ed ha pertanto l'obbligo di collaborare "in misura
consueta al giorno d'oggi".

Le difficoltà descritte dalla signora
comunque, sono assai modeste visto che può alternare momenti di attività ad
altri di lavoro ed occuparsi così sia della preparazione dei pasti che del
riordino. Ritengo che una percentuale d'impedimento vada computata unicamente
per la difficoltà nell'eseguire le pulizie a fondo e che il suo grado, per la
frequenza con cui vengono eseguite, non possa superare quello proposto.

 

 

 

5.3 Pulizia dell'appartamento

 

	
  rispolvero,
  pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare i letti, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   20

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   50

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

   
  10

  

 

La signora ammette di potersi occupare delle
pulizie domestiche congiuntamente al marito né, interrogata sulla questione, sa
indicare attività di pulizia che è costretta a delegare. Spiega, invece, come
passare l'aspirapolvere e lavare i pavimenti siano compiti possibili anche ora
se vengono condivisi con il consorte. Della pulizia di vetri, tendaggi e
attività che comportano lo spostamento dei mobili, se ne occupa il figlio.

 

Non ritengo che la percentuale applicata in
precedenza sia ancora giustificata visto che l'assicurata ha negato di potersi
dedicare ad attività che a cadenza stagionale, ma non settimanale. D'altro
canto la distribuzione del lavoro sull'arco della settimana è una modalità
valida per avere più autonomia; parimenti si deve anche considerare la
collaborazione dovuta del coniuge, che le consente di avere una carico di
lavoro più modesto. Per siffatte considerazioni ritengo che si possa valutare al
massimo un'incapacità del 50%.

 

 

5.4 Spesa e acquisti diversi

 

	
  compresi
  pagamenti, trattative assicurazioni e rapporti ufficiali 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   15

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   30

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

   4.5

  

 

Si reca a far la spesa alla __________ anche
giornalmente, se deve acquistare beni di prima necessità dove il peso non é
eccessivo. Non guidando l'auto da anni, effettua la spesa voluminosa insieme al
marito, situazione che rispecchia quanto aveva descritto la collega nel
precedente rapporto: il problema principale rimane infatti quello dei pesi. 

La preparazione della contabilità viene
effettuata dall'assicurata, mentre il pagamento vero e proprio dal marito, come
appunto al tempo della precedente inchiesta.

 

Si riprende la percentuale proposta in
precedenza visto che non emergono cambiamenti sostanziali.

 

 

5.5 Bucato, confezione e riparazioni di indumenti

 

	
  lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc. 

  	
  importanza
  assegnata

  	
   

   20

  	
  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   20

  	
  percentuale
  di invalidità

  	
   

   
  4

  

 

Si occupa lei stessa sia del bucato che dello
stiro, che - come dimostra l'asse che tiene aperto in sala - effettua man mano
sull'arco della settimana. Dichiara di non poter stirare per più di 20 minuti
al giorno e di dedicarsi così a questo compito poco alla volta; anche il
trasporto della cesta non risulta problematico grazie appunto all'ascensore.
Nel complesso, pur disponendo di un solo giorno per lavare, gode della più
assoluta autonomia in questo ambito.

Un tempo si dedicava ai lavori all'uncinetto
mentre ora, a causa dell'abbassamento della vista, è un'attività che ha
abbandonato.

 

L'unica motivazione che può giustificare un impedimento
in questo ambito è il rallentamento dell'impegno dovuto alla distribuzione
delle stiro, rallentamento che incide comunque in misura minima come si vede
dalla percentuale proposta.

 

 

5.7 Diversi

 

	
  cura
  delle piante, giardinaggio, cura degli animali, attività di utilità pubblica,
  creazione artistica, impegno a favore di terzi, volontariato 

  	
   

   

   

  importanza
  assegnata

  	
   

   

   

   

   
  0

  	
   

   

   

  percentuale
  degli impedimenti

  	
   

   

   

   

   

  	
   

   

   

  percentuale
  di invalidità

  	
   

   

   

   

   

  

 

Non riferisce di alcuna attività.

 

	
   

  Valutazione
  dell'assistente sociale

   

  	
   

  totale
  delle attività

  	
   

  100
  %

  	
   

  percentuale
  di invalidità 

  	
   

  26,5
  %

  

 

■    Chi esegue i lavori, che a causa della sua invalidità,
l'assicurata non può svolgere personalmente nell'economia domestica?

                                Indicare
il nome, l'indirizzo, il grado di parentela, genere dei lavori delegati, ore di
lavoro per settimana e salario orario versato.

 

Mio marito, figlio, la ragazza del figlio, la
figlia.

 

 

6.   GRADO ATTUALE DEGLI IMPEDIMENTI

 

	
  attività

  	
  ripartizione

  	
  Impedimento

  	
  GRADO D'INVALIDITÀ

  
	
  salariata

  	
   

  	
   

  	
   

  
	
  casalinga

  	
     
  

  	
   

  	
   

  
	
  TOTALE

  	
   

  	
   

  	
   

  

 

 

OSSERVAZIONI PERSONALI DELL'ASSISTENTE SOCIALE

 

Nell'ambito di questa revisione, avviata
d'ufficio, e di un'inchiesta casalinga che ha evidenziato un certo
miglioramento rispetto alla situazione che l'assicurata ha descritto qualche
anno orsono, ritengo che si dovrebbe approfondire l'aspetto medico
sottoponendo il caso al medico SMR. Mi sembra evidente che si vada verso una
riduzione della rendita ed è importante, prima di procedere in tal senso,
disporre di una valutazione che non sia unicamente quella del curante.

 

Vorrei ricordare che l'assicurata è stata trattata
anche come custode, oltre che come casalinga e che, nel caso in cui si
valutassero gli impedimenti dal lato medico-teorico, ci si dovrebbe esprimere
anche su questo genere di impegno.

 

Come si evince infine dalla lettura del rapporto,
mi sono basata quasi esclusivamente sulle dichiarazioni dell'assicurata e sul
raffronto con il rapporto precedente, poiché non avevo indicazioni chiare dal
lato medico e su come si è evoluto il danno alla salute. Nel caso in cui si
approfondissero questi aspetti, mi riservo di rivedere la valutazione in
ambito domestico per tener conto appunto delle limitazioni descritte
medicalmente oltre che, come detto sopra, su quanto l'assicurata ha dichiarato
in sede di inchiesta." (Doc. AI 36/4-6)

 

                                         In data
13 gennaio 2010 la Consulente in integrazione professionale, a seguito della
perizia SAM del 14 ottobre 2009, ha quindi ancora aggiunto quanto segue:

 

" 
Prendo atto della perizia pluridisciplinare
del 14 ottobre 2009 nonché della valutazione SMR, che riprende i limiti
funzionali descritti dalla perizia e rispondo come segue:

 

 

5.2    Mangiare

 

Considerando, come ho fatto, la possibilità
concreta di alternare le posture nonché la collaborazione dei familiari,
confermo la percentuale indicata nel mio rapporto del 15 aprile 2008, percentuale
che tiene abbondantemente conto dei limiti funzionali descritti dalla perizia
nell'esecuzione, appunto, delle attività di pulizia della cucina più gravose.

 

 

5.3    Pulizia dell'appartamento

 

AI di là di quanto dichiarato dall'assicurata in
sede di colloquio, ritengo che siano ancora esigibili attività di pulizia
settimanale nonché di riordino quotidiano, nel rispetto ovviamente dei limiti
funzionali descritti a livello peritale.

Si escludono così le operazioni più gravose che
hanno comunque una cadenza non settimanale, come il rigoverno dei vetri e in
generale le pulizie a fondo della casa. La signora rimane tuttavia in grado di
effettuare il rigoverno domestico distribuendolo sull'arco della settimana,
cosa che può giustificare unicamente una modesta percentuale di invalidità. Per
questi motivi ritengo sia ancora adeguata la percentuale proposta a suo tempo.

 

 

5.4    Spesa

 

Anche in questo caso la percentuale proposta
tiene conto ampiamente della difficoltà dell'assicurata nel sollevare pesi
gravosi; occorre tuttavia considerare l'esigibilità di una collaborazione da
parte del marito, ma anche la vicinanza dell'appartamento ai luoghi di
acquisto, che permette alla signora di recarsi giornalmente al supermercato
distribuendo così la merce.

 

5.5    Bucato

 

Non ho nulla da aggiungere a quanto detto a suo
tempo, che considerava appunto le limitazione descritte dalla perizia.

 

Con la presente annotazione riprendo e riconfermo
la percentuale riconosciuta all'assicurata nell'ultimo rapporto di inchiesta." 

(Doc. AI 54-1)

 

                                         Sulla
base degli accertamenti fatti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver
fissato gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l'assistente
sociale ha quindi stabilito una limitazione complessiva del 26,5%. 

                                         Valutando
i singoli impedimenti, con motivazioni pertinenti, la responsabile ha tenuto
conto delle dichiarazioni dell’assicurata in merito alle limitazioni ad
eseguire talune mansioni domestiche.

                                         

                                         Va
innanzitutto rilevato che nell’inchiesta economica in questione è stata correttamente
stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel rispetto dei
parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un valore
complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata
nell'ambito dell'economia domestica.

 

                                         In sede
ricorsuale il patrocinatore di RI 1 ha fornito alcune personali interpretazioni
delle mansioni che l’assicurata potrebbe o meno espletare con riferimento ai
suoi limiti funzionali, in particolare contestando le percentuali di impedimenti
con riferimento alla precedente inchiesta economica del 25 agosto 2000, svolta
dalla consulente __________ (doc. AI 11-1).

 

                                         Questa
Corte non può condividere le critiche dell’insorgente. La seconda valutazione è
stata svolta ben otto anni dopo la prima inchiesta economica e come visto il
quadro valetudinario dell’assicurata è migliorato rispetto al 2000, in particolare per quanto riguarda la patologia addominale.

                                         Inoltre,
come rettamente sottolineato dall’Ufficio AI, i periti del SAM hanno posto
un’incapacità lavorativa del 20% nelle mansioni di casalinga che non si discosta
molto da quanto valutato dalla consulente (26,5%).

 

                                         D’altra
parte, esaminate singolarmente le valutazioni dell’assi-stente sociale circa
gli impedimenti dovuti all’invalidità, questo Tribunale ritiene che non siano
ravvisabili elementi che consentano di mettere in dubbio l’attendibilità della
valutazione operata dall’assistente sociale, la quale non appare arbitraria e
risulta conforme alle circostanze ed ai riscontri concreti e in particolare
alle indicazioni fornite dall’assicurata medesima nell'ambito dell'inchiesta
domiciliare, le quali risultano infatti del tutto attendibili. Inoltre, é da
ritenere che le valutazioni degli impedimenti relativi alle singole mansioni domestiche
siano del tutto affidabili e compatibili con gli impedimenti accertati in sede
medica.  

 

                                         Nella
fattispecie, già è stato detto che per quanto riguarda l’aspetto medico, la
perizia del Dr. __________ e quella del SAM hanno compiutamente valutato il
danno alla salute lamentato dall’assicurata sulla base di accertamenti
approfonditi e completi (sul valore probatorio di rapporti medici cfr. in
particolare DTF 125 V 352 consid. 3a con riferimenti, 123 V 176, 122 V 161;
cfr. consid. 2.10.).

                                         Per
quanto d’altro canto riguarda la valutazione operata dall'assistente sociale,
giova anzitutto rilevare che, posta la conformità ai succitati parametri delle
percentuali di ripartizione applicate in concreto con riferimento alle singole
mansioni componenti l'attività domestica, nei casi come quello in esame occorre
tenere conto anche della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti
dall'obbligo di reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità dell'unione
coniugale consacrato dal diritto matrimoniale (art. 159 cpv. 2 e 3 e art. 163
CC; Pratique VSI 1996 pag. 208; DTF 117 V 197), ciò che in casu permette
senz'altro di ritenere sicuramente adeguate le percentuali d'impedimento
evidenziate con riferimento alle mansioni comportanti un maggior impiego e
sforzo fisico, le quali tengono giustamente conto della collaborazione del
marito e del figlio, che risultano peraltro giustificate anche alla luce delle
suevocate risultanze mediche. 

 

                                         A tal
proposito va nuovamente attirata l’attenzione della ricorrente sull’obbligo per
l’assicurato di diminuire il danno che scaturisce da un principio generale
delle assicurazioni sociali (DTF 115 V 53, 114 V 285 consid. 3). In virtù di
tale obbligo anche le persone occupate nell’economia domestica devono
contribuire, di loro propria iniziativa e in misura ragionevolmente esigibile,
al miglioramento della loro capacità al lavoro, segnatamente ripartendo meglio
le incombenze e in generale ricorrendo all’aiuto dei familiari nella misura
usuale secondo le particolari circostanze (RCC 1984 p. 143 consid. 5; precitate
sentenze del TFA I 407/92 e I 35/00).

                                         Alla luce
delle considerazioni che precedono e tenuto conto di tutte le circostante
concrete, questo TCA non può che ritenere corretto il grado d'invalidità
dell'assicurata quale casalinga stabilito dall'UAI sulla base dell'accertamento
domiciliare. 

 

Il TCA non ha quindi motivo per scostarsi dalle
valutazioni espresse dall’assistente sociale, ove peraltro si ribadisca che per
la giurisprudenza un intervento da parte dell'autorità giudiziaria
nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica
unicamente nei casi in cui essa appaia chiaramente erronea (DTF 128 V 93
consid. 4). Del resto, l’interessata non apporta elementi nuovi rispetto a
quelli emersi dall’accertamento al domicilio e attestati nei due rapporti
d’inchiesta.

Questo Tribunale non può quindi che ritenere adeguato
il grado d'incapacità nello svolgimento delle mansioni casalinghe stabilito
dall'Ufficio AI sulla base dell'accertamento domiciliare, e di conseguenza pure
il tasso complessivo d'invalidità fissato al 26,5%, non essendoci, sulla base
delle risultanze dei medici interpellati dall’amministrazione, nessun motivo
medico per mettere in discussione la scelta di basarsi su quanto accertato in
sede di inchiesta domiciliare.

 

                                         Anche per quanto attiene
alla quota parte dedicata alle mansioni domestiche vi è stato dunque un
miglioramento rispetto alla situazione constatata in occasione dell’inchiesta
economica del mese di agosto del 2000 che aveva valutato al 47% la percentuale
degli impedimenti (cfr. doc. AI 11-6).