# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 42ea5338-cee4-57b4-a76a-2256ff0fbc0f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-02-12
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 12.02.2021 D-534/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-534-2021_2021-02-12.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-534/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 2  f e b b r a i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l’approvazione della giudice Jenny de Coulon Scuntaro,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Marocco,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; decisione della SEM del 5 febbraio 2021 / N (…). 

 

 

 

D-534/2021 

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Visto: 

la domanda di asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 21 no-

vembre 2014 e la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM) del 3 febbraio 2015, mediante la quale detta autorità non è 

entrata nel merito della domanda ed ha pronunciato il trasferimento 

dell’interessato verso l’Italia, 

la successiva domanda d’asilo depositata dall’interessato del 4 gennaio 

2021, 

il verbale relativo al colloquio personale Dublino del 15 gennaio 2021 (cfr. 

atto SEM 13/3), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 21/2 e 22/2), 

l’ulteriore decisione della SEM del 4 febbraio 2021, notificata il 5 febbraio 

2021 (cfr. atto SEM 32/1), mediante la quale detta autorità non è entrata 

nel merito della domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 

142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato verso l’Italia, 

la comunicazione elettronica indirizzata al Tribunale amministrativo fede-

rale (di seguito: il Tribunale) dall’interessato il 5 febbraio 2021, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale l’8 febbraio 2021 (timbro postale) e 

con cui l’insorgente ha chiesto di revocare la decisione impugnata, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che tema di litigio (“Streitgegenstand”) dinanzi ad un’istanza superiore pos-

sono essere solo i rapporti giuridici regolati dalla decisione impugnata: nel 

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caso di una non entrata nel merito, le rivendicazioni giuridiche riguardanti 

il merito sono inammissibili (DTF 139 II 233 consid. 3.2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che di norma non si entra nel merito di una domanda di asilo se il richie-

dente può partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un 

trattato internazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontana-

mento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

che nel colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile compe-

tenza dell’Italia, ha dichiarato di non volervi fare ritorno in quanto la sua 

domanda d’asilo avrebbe avuto esito negativo e le autorità non gli avreb-

bero permesso di esercitare un’attività lucrativa, 

che nella querelata decisione l’autorità inferiore, dopo aver constatato 

l’espressa ammissione di competenza da parte dell’Italia, ha escluso che 

nello Stato di destinazione sussistano carenze sistemiche ai sensi dell’art. 

3 par. 2 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III) o un rischio di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU o di violazione 

del principio del divieto di respingimento; che proseguendo nella propria 

analisi, la SEM ha negato l’esistenza di motivi che impongano l’applica-

zione delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, 

che nel proprio gravame il ricorrente sottolinea in primo luogo come “la du-

rata di un’impronta digitale” scadrebbe dopo 10 anni, di modo che, essendo 

il primo rilevamento dattiloscopico avvenuto a Chiasso il 25 novembre 

2014, la competenza incomberebbe alla Svizzera; che egli fa poi presente 

che la sua domanda d’asilo sarebbe stata respinta in Italia e ciò nonostante 

egli avrebbe lavorato per due anni consecutivi; che rammenta in seguito 

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come “ai tempi di Salvini” non sarebbe stato possibile ottenere un per-

messo di soggiorno nonostante un’attività lucrativa legale; che fa da ultimo 

presente di essere triste, di non avere problemi legali in Svizzera e di par-

lare l’italiano, il francese, l’inglese e un po’ di tedesco, 

che la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di una domanda 

di asilo secondo i criteri previsti dal Regolamento Dublino III, 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

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Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova in altro Stato membro senza un titolo di soggiorno 

(art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che un confronto dell’unità centrale del sistema europeo “EURODAC” ha 

permesso di appurare che l’insorgente ha depositato una domanda d’asilo 

in Italia il 20 gennaio 2017 (cfr. atto SEM 8/2), 

che il ricorrente ha confermato tale riscontro (cfr. atto SEM 13/3), 

che su questi presupposti, il 15 gennaio 2021, la SEM ha presentato alle 

autorità italiane competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento 

Dublino III, una domanda di ripresa in carico fondata  

sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III, 

che il 27 gennaio 2021 le autorità italiane hanno espressamente accettato 

la predetta, 

che la competenza dell’Italia è dunque di principio data,  

che trattandosi di una domanda di ripresa in carico la censurata questione 

dell’applicazione dei criteri di competenza secondo il capo III, tra i quali 

rientra anche l’ingresso nel territorio Stato membro, è priva di ogni rile-

vanza per l’evasione della presente impugnativa 

che l’eventualità ai sensi della quale la domanda d’asilo fosse effettiva-

mente stata respinta in Italia, non mette in dubbio la competenza delle au-

torità di tale Paese per l’eventuale esecuzione del suo trasferimento, rispet-

tivamente per un eventuale regolamento delle condizioni di soggiorno se 

un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine (cfr. sentenza del 

Tribunale D-5996/2019 del 21 novembre 2019),  

che detto Paese è peraltro legato alla CartaUE e firmataria, della CEDU, 

della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della 

Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

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0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 

30696/09) o di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato 

non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 

e 7.5), 

che all’occorrenza non vi sono innanzitutto fondati motivi per ritenere che 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 

2a frase Regolamento Dublino III), 

che la CorteEDU, nei casi di trasferimenti di persone verso l’Italia, ha a più 

riprese ribadito che la situazione non può essere comparata a quella rela-

tiva alla Grecia e constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011,30696/09 ed ha finora sempre negato l’esistenza di 

carenze sistemiche in Italia (cfr. sentenze CorteEDU Tarakhel contro Sviz-

zera del 4 novembre 2014, 29217/12;  A.S. contro Svizzera del 30 giugno 

2015, 39350/13, par. 36; A.M.E. contro Paesi Bassi del 13 gennaio 2015, 

51428/10; decisione CorteEDU Jihana Ali e altri contro Svizzera e Italia del 

27 ottobre 2016, 30474/14, par. 33), 

che nemmeno le recenti evoluzioni nel sistema italiano, che pure preve-

dono un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso imme-

diato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza, 

consentono di rimettere in discussione in modo generalizzato tale assunto 

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(cfr. sentenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019 consid. 6, 

recentemente anche la sentenza del Tribunale F-4872/2020 del 5 novem-

bre 2020 consid. 4.2),  

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III), se “motivi umanitari” lo giustificano la SEM può entrare nel 

merito della domanda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un 

altro Stato sarebbe competente per il trattamento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, se il 

trasferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad 

una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, 

l’autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad en-

trare nel merito della domanda d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di 

controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che il ricorrente non ha però apportato indizi seri e concreti suscettibili di 

dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del 

divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno ai suoi obblighi interna-

zionali rinviandolo in un Paese dove la sua vita, integrità corporale o libertà 

sarebbero seriamente minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto 

in un tale Paese, 

che egli nemmeno ha fornito elementi atti comprovare che le sue condizioni 

di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da contravvenire 

all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura in caso di 

esecuzione del trasferimento in Italia, 

che d’altro canto il respingimento forzato di persone che soffrono di proble-

matiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 CEDU unica-

mente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso segnata-

mente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal punto 

avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del trasferi-

mento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sentenza 

della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; 

DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

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che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che sempre in questo contesto l’attuale giurisprudenza del Tribunale im-

pone alle autorità svizzere che non vogliono rinunciare all’esecuzione del 

trasferimento, di richiedere a titolo preventivo agli omologhi italiani delle 

garanzie scritte individuali di presa a carico immediata per i richiedenti asilo 

affetti da problematiche mediche (somatiche o psichiche) gravi (cfr. sen-

tenze del Tribunale E-962/2019 consid. 7.4.3 e D-6060/2020 del 14 dicem-

bre 2020 consid. 4.4.4), 

che nondimeno, la situazione dell’insorgente, che gode di buona salute, 

manifestamente non si iscrive nelle casistiche testé enucleate, 

che la diffusione della pandemia di coronavirus (Covid-19) va annoverata 

tra le circostanze transitorie che sebbene giustifichino una temporanea so-

spensione del trasferimento non impediscono che questo sia effettiva-

mente posto in essere in un ulteriore e più appropriato momento (cfr. sen-

tenze del Tribunale F-1622/2020 del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e D-

1282/2020 del 25 marzo 2020 consid. 5.6), 

che agli atti non figurano del resto elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che in ogni caso se, dopo il suo trasferimento in Italia, egli dovesse essere 

costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme alla di-

gnità umana, o se dovesse ritenere che il paese in questione violi i suoi 

obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti non appaiono neppure elementi per 

ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

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che non vi è motivo di fare applicazione dell’art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III, 

che, di conseguenza, l’Italia rimane competente per il seguito della do-

manda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai sensi del Regolamento 

Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condizioni 

poste dal medesimo, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l’Italia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

sgiunta le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli