# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7cf150fb-7b56-5574-b91b-cded4f56b566
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-03-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.03.2021 A-944/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-944-2020_2021-03-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 

Il TF non è entrato nel merito del 

ricorso con decisione del 14.05.2021 

(2C_374/2021) 

 
 
    
 

 
 

  

 

 Corte I 

A-944/2020 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  2 2  m a r z o  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Marianne Ryter, Annie Rochat Pauchard,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

rappresentata dalla MDR Advisory Group SA,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Imposta federale diretta, Imposta preventiva, Tasse di bollo, 

Eigerstrasse 65, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
domanda di condono della tassa di bollo d’emissione. 

 

 

 

A-944/2020 

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Fatti: 

A.  

La società A._______ è una società anonima, avente la sua sede a 

X._______ ed iscritta a Registro di commercio dal (…). Essa ha quale 

scopo statutario:  

« […] ». 

La casa madre è denominata C._______ ed è ubicata negli Stati Uniti (di 

seguito: casa madre). 

B.  

B.a Il 24 gennaio 2013, la casa madre ha effettuato un versamento 

suppletivo di 5'500'000 franchi a favore della A._______, che quest’ultima 

ha contabilizzato quale « Income from restructuring » nei suoi bilanci. 

B.b Il 22 febbraio 2013, la A._______ (di seguito: la società contribuente) 

– per il tramite della sua rappresentante – ha trasmesso all’Amministrazio-

ne federale delle contribuzioni (AFC) il modulo 4 concernente il versamento 

suppletivo di 5'500'000 franchi. Con lettera accompagnatoria, la società ha 

indicato di aver dedotto dal versamento suppletivo di 5'500'000 franchi la 

parte coperta dalla franchigia esente di 1'920'000 franchi, chiedendo la 

concessione del condono della tassa di bollo di emissione per la parte 

restante di 3'580'000 franchi. In detto scritto, essa ha precisato quanto 

segue: 

« […] Il versamento di fr. 5'500'550 si è reso necessario in seguito alle 
risultanze provvisorie del Swiss Solvency Test (SST) che non è altro che uno 
strumento per verificare la solvibilità delle imprese di assicurazione sottoposte 
alla vigilanza FINMA. Più precisamente, si tratta di uno strumento basato su 
principi e su rischio che si fonda sul bilancio totale di un’impresa e su valutazioni 
coerenti col mercato […] ». 

B.c Nell’ambito di vari scambi di corrispondenza, l’AFC ha comunicato 

oralmente alla società contribuente che poiché essa non deteneva un capi-

tale azionario adeguato in funzione degli investimenti, come invece richie-

sto dalla Circolare n. 6 dell’AFC del 6 giugno 1997 dell’imposta federale 

diretta « Capitale proprio occulto delle società di capitali e delle società 

cooperative (art. 65 e 75 LIFD) » [di seguito: Circolare n. 6 dell’AFC], ciò 

costituiva un motivo per respingere la sua domanda di condono. Quanto a 

lei, la società contribuente ha indicato di sottostare alla vigilanza in materia 

assicurativa dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari 

(FINMA), secondo cui essa sarebbe correttamente capitalizzata. 

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B.d Con messaggio di posta elettronica del 1° marzo 2013, l’AFC ha quindi 

chiesto alla società contribuente di presentare un’attestazione della FINMA 

secondo cui i suoi fondi propri sarebbero sufficienti. 

B.e In data 8 marzo 2013, la società contribuente ha versato la tassa di 

bollo di emissione. 

B.f Con messaggio di posta elettronica dell’8 aprile 2013, la società 

contribuente ha comunicato all’AFC che la FINMA le aveva risposto di non 

poterle rilasciare una dichiarazione di corretta capitalizzazione, vista 

l’inapplicabilità dell’ordinanza pertinente. 

B.g Con scritto 16 dicembre 2013, l’AFC ha indicato alla società 

contribuente che in relazione al versamento suppletivo di 5'500'000 franchi 

effettuato nel corso dell’esercizio 2013 quale operazione di risanamento 

nei suoi conti e da lei dichiarato con modulo 4 del 22 febbraio 2013, valeva 

quanto segue. Da un lato, solo per la parte di versamento suppletivo di 

1'920'000 franchi la società può beneficiare della franchigia esente dalla 

tassa di bollo di emissione, in quanto quest’ultima ha così raggiunto il limite 

di 10 milioni di franchi computabile quale franchigia a sua disposizione. 

D’altro lato, per la restante parte del versamento suppletivo di 

3'580'000 franchi (= fr. 5'500’000 – fr. 1'920'000 [franchigia]), non potrebbe 

esserle concesso il condono della tassa di bollo di emissione poiché la 

società contribuente sarebbe sottocapitalizzata. Questo poiché, secondo 

quanto previsto dalla Circolare n. 6 dell’AFC, il suo capitale proprio al 

momento del risanamento avrebbe dovuto essere di circa 32'000'000 fran-

chi, mentre sarebbe ammontato a soli 15'000'000 franchi, risultando dun-

que insufficiente. Per tale motivo, ha assoggettato la società al pagamento 

di una tassa di bollo di emissione pari a 35'800 franchi. 

B.h Con scritto 24 dicembre 2013, la società contribuente – per il tramite 

della sua rappresentante – ha postulato l’emanazione da parte dell’AFC di 

una decisione formale. 

C.  

C.a Con decisione 8 giugno 2016, l’AFC ha dunque respinto formalmente 

la richiesta di condono della tassa di bollo di emissione avanzata dalla so-

cietà contribuente sulla parte di versamento suppletivo di 3'580'000 franchi 

non coperta da franchigia, per gli stessi motivi sanciti con scritto 

16 dicembre 2013. 

C.b Avverso la predetta decisione, la società contribuente ha interposto 

reclamo 8 luglio 2016, a motivo che a suo avviso vi sarebbero i presupposti 

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per la concessione del condono. Essa ha indicato di trovarsi in uno stato di 

« run off », assimilabile ad una procedura di liquidazione, sicché il paga-

mento della tassa di bollo d’emissione di 35'800 franchi avrebbe effetti 

estremamente gravosi sulla liquidità societaria. Essa ha poi sollevato la 

disparità di trattamento rispetto al condono della tassa di bollo di emissione 

concessole in passato a seguito dei versamenti effettuati in suo favore per 

complessivi 41 milioni di franchi, dal 1998 al 2003. Essa ha altresì conte-

stato l’applicazione rigida e aritmetica della Circolare n. 6 dell’AFC, sottoli-

neando che se si computassero le riserve tecniche sugli attivi aziendali, la 

sua capitalizzazione sarebbe sufficiente. Infine, essa ha indicato che 

l’Ufficio di tassazione del Cantone Ticino non avrebbe mai attestato la 

presenza di un capitale occulto. 

D.  

D.a Con decisione su reclamo del 17 gennaio 2020, l’AFC ha respinto il 

suddetto reclamo, prendendo puntualmente posizione sulle censure 

sollevate dalla società contribuente. 

D.b Avverso la predetta decisione su reclamo, la società contribuente (di 

seguito: società ricorrente o ricorrente) – per il tramite della sua rappresen-

tante – ha interposto ricorso 18 febbraio 2020 dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale. Postulando l’annullamento della decisione impugnata, 

essa chiede che le venga concesso integralmente il condono della tassa di 

bollo di emissione con conseguente rimborso dell’importo da essa già 

versato a tale titolo, nonché che le spese vengano integralmente poste a 

carico dell’AFC. In sostanza, essa solleva le medesime censure avanzate 

dinanzi all’AFC mediante reclamo, precisandole ulteriormente. 

D.c Con risposta 8 aprile 2020, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

postulato il rigetto del predetto ricorso, prendendo posizione sulle censure 

della ricorrente e riconfermandosi nella propria decisione su reclamo. 

D.d Con osservazioni 29 maggio 2020, la società ricorrente – per il tramite 

della sua rappresentante – si è riconfermata nel suo ricorso, prendendo 

posizione sulla predetta risposta dell’autorità inferiore. 

E.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

 

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Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA, emanate dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, 

riservate le eccezioni di cui all’art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In partico-

lare, le decisioni emanate dall’AFC su reclamo in materia di riscossione 

delle tasse di bollo – come nel caso concreto – sono impugnabili dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 39 della legge federale del 

27 giugno 1973 sulle tasse di bollo [LTB, RS 641.10], in combinato dispo-

sto con l’art. 32 LTAF). La procedura dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale è retta dalla PA, in quanto la LTAF non disponga altrimenti 

(cfr. art. 37 LTAF). 

1.2 Pacifica è la legittimazione a ricorrere della ricorrente, essendo la 

stessa destinataria della decisione qui impugnata (art. 48 PA). Il ricorso è 

poi stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 PA), nel rispetto 

delle esigenze di forma e di contenuto previste dalla legge (art. 52 PA). Il 

ricorso è ricevibile in ordine e deve essere quindi esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

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inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Le istruzioni dell’Amministrazione federale (come le informazioni gene-

rali, le direttive, le circolari, i regolamenti doganali, ecc.) non sono vincolanti 

per le autorità giudiziarie (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., 

n. 2.173 seg.). I Tribunali devono tuttavia tenerne conto nell’ambito dei loro 

giudizi, allorquando le predette istruzioni consentono l’interpretazione 

corretta e adeguata delle disposizioni di legge applicabili nel caso specifico 

(cfr. DTF 141 III 401 consid. 4.2.2; 123 II 16 consid. 7; [tra le tante] 

sentenze del TAF A-5372/2018 del 16 dicembre 2019 consid. 2.3 con rinvii; 

A-4625/2018 del 25 luglio 2019 consid. 3.2; A-714/2018 del 23 gennaio 

2019 consid. 2.2; A-2675/2016 del 25 ottobre 2016 consid. 1.4). 

3.  

Nel caso in disamina, si pone la questione a sapere se è a giusta ragione 

che l’autorità inferiore non ha riconosciuto alla società ricorrente il condono 

della tassa di bollo di emissione ai sensi dell’art. 12 LTB per un versamento 

suppletivo di 5'500'000 franchi effettuato dalla casa madre a suo favore il 

24 gennaio 2013 (cfr. consid. 4 del presente giudizio). 

A tal fine, qui di seguito verranno dapprima richiamati i principi applicabili 

alla presente fattispecie (cfr. considd. 3.1-3.5 del presente giudizio). 

3.1 La Confederazione può riscuotere una tassa di bollo sui titoli, sulle 

quietanze di premi d’assicurazione e su altri documenti delle operazioni 

commerciali; ne sono eccettuati i documenti delle operazioni fondiarie e 

ipotecarie (cfr. art. 132 cpv. 1 Cost. e art. 1 cpv. 1 LTB). Stante l’art. 5 cpv. 2 

lett. a LTB soggiacciono alla tassa di bollo d’emissione – poiché equiparati 

alla costituzione di diritti di partecipazione giusta l’art. 5 cpv. 1 LTB – i 

versamenti suppletivi che i soci fanno alla società, senza una corrispon-

dente controprestazione e senza aumento del capitale sociale iscritto nel 

registro di commercio o dell’ammontare versato sulle quote sociali della 

società cooperativa (cfr. sentenza del TF 2C_621/2018 del 10 agosto 2018 

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consid. 2.1; sentenze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.1; 

A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 4.1). 

La tassa d’emissione è dell’1% e va calcolata, quanto ai versamenti 

suppletivi, sul loro ammontare (cfr. art. 8 cpv. 1 lett. b LTB). Il credito fiscale 

in rapporto a dei versamenti suppletivi nasce all’atto del versamento 

(cfr. art. 7 cpv. 1 lett. e LTB) ed è esigibile 30 giorni dopo ch’esso è sorto 

(cfr. art. 11 lett. c LTB). 

3.2 Tutti i versamenti suppletivi soggiacciono alla tassa d’emissione, fatti 

salvi i versamenti suppletivi effettuati nel quadro della liquidazione formale 

(cfr. consid. 3.3 del presente giudizio) e della franchigia in virtù dell’art. 6 

cpv. 1 lett. k LTB (cfr. consid. 3.4 del presente giudizio). Un eventuale 

condono della tassa d’emissione resta possibile alle condizioni dell’art. 12 

LTB (cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). 

3.3 Se i soci effettuano dei versamenti suppletivi (ad es. rinunce di credito, 

apporti di capitale) nel quadro della liquidazione formale della società di 

capitali o di una società cooperativa beneficiaria, l’AFC rinuncia al prelievo 

della tassa d’emissione (cfr. sentenze del TAF A-1449/2015 del 2 novem-

bre 2015 consid. 4.2.1; A-4188/2019 del 1° settembre 2011 consid. 3.3; 

Circolare n. 32 dell’AFC del 23 dicembre 2010 denominata «Risanamento 

di società di capitali e di società cooperative», punto n. 3.3.4 [di seguito: 

Circolare n. 32 dell’AFC]). 

3.4 Giusta l’art. 6 cpv. 1 lett. k LTB (in vigore dal 1° gennaio 2009), i paga-

menti suppletivi dei soci in caso di risanamento tacito sono esenti dalla 

tassa d’emissione, allorquando (a) le perdite esistenti sono eliminate e (b) 

le prestazioni dei soci non superano complessivamente 10 milioni di franchi 

(cfr. sentenza del TF 2C_621/2018 del 10 agosto 2018 consid. 2.2; senten-

ze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.2; A-1449/2015 del 

2 novembre 2015 consid. 4.2.2; A-577/2013 del 20 novembre 2013 con-

sid. 2.3; A-4188/20109 del 1° settembre 2011 consid. 3.4).  

3.5  

3.5.1 Giusta l’art. 12 LTB, la riscossione della tassa di bollo d’emissione 

deve essere prorogata o la tassa deve essere condonata se, in occasione 

del risanamento aperto o tacito di una società anonima, di una società in 

accomandita per azioni, di una società a responsabilità limitata o di una 

società cooperativa, la riscossione della tassa d’emissione dovesse avere 

conseguenze particolarmente gravose (cfr. sentenze del TAF A-3735/2017 

del 12 giugno 2013 consid. 2.3.2; A-577/2013 del 20 novembre 2013 con-

sid. 2.4; A-4188/2019 del 1° settembre 2011 consid. 3.5). Tale norma 

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enumera esaustivamente a quali condizioni la riscossione può essere 

prorogata o la tassa condonata (cfr. sentenza del TAF A-1449/2015 del 

2 novembre 2015 consid. 4.2.3; Messaggio del 25 ottobre 1972 concer-

nente una nuova legge federale sulle tasse di bollo, FF 1972 II 1068, 1087 

seg. [di seguito: Messaggio LTB]; Messaggio del 22 giugno 2005 concer-

nente la legge federale sul miglioramento delle condizioni quadro fiscali per 

le attività e gli investimenti imprenditoriali, [Legge sulla riforma II dell’impo-

sizione delle imprese] FF 2005 4241, 4345 [di seguito: Messaggio 

riforma II]; Ivo P. BAUMGARTNER, in: Zweifel/Beusch/Bauer-Balmelli [ed.], 

Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Bundesgesetz über die 

Stempelabgaben [StG], 2a ed. 2016 [di seguito: Kommentar StG], n. 15 

e 31 ad art. 12 LTB).  

3.5.2 Vi è risanamento ai sensi dell’art. 12 LTB, allorquando le perdite 

accumulate ed iscritte nel bilancio di una società o di una cooperativa sono 

totalmente o parzialmente eliminate, grazie alle misure ordinate. In altri 

termini, il risanamento deve permettere di garantire l’esistenza di una 

società in difficoltà e, di conseguenza, il mantenimento della propria attività 

tramite l’adozione di misure atte ad eliminare le perdite riportate (cfr. sen-

tenze TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.4.1.1 con rinvii; A-

577/2013 del 20 novembre 2013 consid. 2.4.1 con rinvii; STOCKAR/FAGET-

TI/FONTANA, Le tasse di bollo e l’imposta preventiva, 2a ed. 1995, n. 3.19; 

MAURUS WINZAP, in: Oberson/Hinny [ed.], Commentaire droits de timbre, 

2006, n. 9 e 22 ad art. 12 LTB; BEUSCH, Der Untergang der Steuerfor-

derung, 2012, pag. 225 seg.). Per tale motivo, l’art. 17 cpv. 1 dell’ordinanza 

del 3 dicembre 1973 concernente le tasse di bollo (OTB, RS 641.101) 

sancisce che nella richiesta di condono si devono indicare le cause delle 

perdite e i provvedimenti presi e previsti per porvi rimedio, alla quale vanno 

allegati i documenti relativi al risanamento, come le circolari, i rapporti di 

gestione, i processi verbali dell’assemblea generale, nonché le relazioni 

sulla gestione o i conti annuali degli ultimi anni e una distinta delle 

registrazioni contabili concernenti il risanamento. Tale norma precisa altresì 

che le perdite subite dagli azionisti o dai soci, nonché i loro crediti convertiti 

in diritti di partecipazione sono da dichiarare per mezzo di un modulo 

ufficiale speciale (cfr. WINZAP, op. cit., n. 9 ad art. 12 LTB). In definitiva, il 

condono è accordato soltanto se la società soggetta alla tassa ne risulta 

effettivamente risanata (cfr. sentenza del TAF A-1449/2015 del 2 novembre 

2015 consid. 4.2.3.1; Messaggio riforma II, FF 2005 4241, 4345).  

Ai sensi dell’art. 17 cpv. 2 OTB, l’AFC può peraltro esigere dal richiedente 

le informazioni e i giustificativi necessari concernenti tutti i fatti che possono 

essere importanti ai fini della dilazione o del condono; se il richiedente non 

adempie a questo obbligo, la richiesta è respinta. 

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3.5.3 Si parla di risanamento aperto quando il capitale azionario o il 

capitale sociale di una società di capitali o di una società cooperativa viene 

ridotto e successivamente (di regola simultaneamente) riaumentato (oppu-

re quando viene aumentato con simultanea riduzione) fino a concorrenza 

del capitale iniziale (cfr. sentenze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 

consid. 2.4.1.3; A-577/2013 del 20 novembre 2013 consid. 2.4.2 con rinvii; 

Circolare n. 32 dell’AFC, punto n. 3.3.2 lett. a; STOCKAR/FAGETTI/FONTANA, 

op. cit., n. 3.19; BAUMGARTNER, Kommentar StG, n. 32 ad art. 12 LTB). Si 

considera invece che vi è risanamento tacito, quando i soci effettuano dei 

versamenti suppletivi al fine di colmare delle perdite delle società, per 

esempio sotto forma di una rinuncia a crediti vantati nei confronti della 

società, ai sensi dell’art. 5 cpv. 2 lett. a LTB (cfr. sentenza del TAF A-

1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 4.2.3.2; STOCKAR/FAGETTI/FON-

TANA, op. cit., n. 3.19; WINZAP, op. cit., n. 16 ad art. 12 LTB; BAUMGARTNER, 

Kommentar StG, n. 33 ad art. 12 LTB). 

3.5.4 Secondo la prassi costante dell’AFC, del Dipartimento federale delle 

finanze e del Consiglio federale, non vi è risanamento allorquando nono-

stante le misure prese per risanare la società la stessa rimane sovra inde-

bitata. Se dopo gli sforzi intrapresi per risanare la società, il saldo restante 

dei debiti supera ancora il suo capitale sociale, la richiesta di condono della 

tassa d’emissione viene integralmente respinta. Per riconoscere un risana-

mento, non è invece richiesta l’eliminazione totale delle perdite figuranti nel 

bilancio. È sufficiente che le perdite reali vengano eliminate (cfr. sentenza 

del TAF A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 3.2.3.3; WINZAP, 

op. cit., n. 19 ad art. 12 LTB con rinvii). 

3.5.5 La Circolare n. 32 dell’AFC al punto n. 3.3.3 precisa quanto segue in 

merito alle condizioni d’applicazione dell’art. 12 LTB: 

« […] Secondo la giurisprudenza attuale e la prassi dell’AFC, i presupposti per 
il condono sono soddisfatti quanto:  

 in occasione del risanamento sono eliminate delle perdite (un normale 
aumento di capitale non costituisce una misura di risanamento ai sensi 
dell’art. 6 cpv. 1 lett. k LTB; è fatta salva una restante franchigia secondo 
l’art. 6 cpv. 1 lett. h LTB); 

 si tratta di un risanamento durevole, ossia la perdita residua non può più 
superare il capitale azionario o sociale; 

 non vi sono più riserve (palesi o occulte); 

 la società disponeva di sufficiente capitale proprio prima del risanamento. 
Di regola il capitale minimo necessario deve essere calcolato in base alle 
aliquote (differenza tra il 100% e la quota massima ammessa per i fondi di 
terzi) indicate nella circolare dell’AFC n. 6 del 6 giungo 1997 dell’imposta 
federale diretta “Capitale proprio occulto delle società di capitali e delle 
società cooperative (art. 65 e 75 LIFD)”. Normalmente servono da base i 
rendiconti degli ultimi tre esercizi prima del risanamento. La media 
risultante va messa in linea di principio in relazione al capitale proprio 

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soggetto alla tassa di bollo di emissione (pagata o condonata in seguito a 
ristrutturazione) per il periodo in questione. La prova spetta alla società di 
capitali o alla società cooperativa assoggettata alla tassa di bollo; 

 la società non procede a un risanamento eccessivo (creazione di riserve 
palesi e/o occulte che non superano la perdita riportata contabilizzata); 

 le perdite contabilizzate, vale a dire il bisogno di risanamento, non sono 
riconducibili ad una distribuzione dissimulata di utili; 

 al momento del risanamento la società era attiva, vale a dire che non era 
economicamente liquidata; 

 la società prosegue la sua attività dopo il risanamento; 

 la società non si trova in liquidazione concordataria o in fallimento […] ». 

3.5.6 Quando è soddisfatta la condizione del risanamento – e ciò pre-

suppone fra l’altro che la società non disponga di riserve che le permettano 

di colmare le perdite da sola (cfr. per i dettagli, sentenza del TAF A-

3735/2017 del 12 giugno 2018 considd. 2.4.1.2 e 4.3.2 con rinvii [riserve 

palesi e occulte]) – il condono viene di regola concesso. In tal caso, 

l’esistenza di conseguenze gravose è infatti presunta (cfr. WINZAP, op. cit., 

n. 27 ad art. 12 LTB con rinvii). Ciò indicato, l’esistenza di conseguenze 

particolarmente gravose non viene tuttavia accettata quando le perdite, 

che hanno reso necessario il risanamento, sono il risultato di una distribu-

zione dissimulata di utili o quando la necessità del risanamento è da 

ricondurre all’insufficienza di fondi propri (in caso di sottocapitalizzazione; 

cfr. in particolare, sentenze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 con-

sid. 2.4.2 con rinvii; A-1449/2015 del 2 novembre 2015 consid. 4.2.3.4; A-

577/2013 del 20 novembre 2013 consid. 2.4.3 con rinvii; STOCKAR/FAGET-

TI/FONTANA, op. cit., n. 3.19; WINZAP, op. cit., n. 27 segg. ad art. 12 LTB 

con rinvii; BAUMGARTNER, Kommentar StG, n. 46 segg. ad art. 12 LTB; 

BEUSCH, Der Untergang der Steuerforderung, op. cit., pag. 217). L’esigen-

za del capitale proprio sufficiente prima del risanamento mira ad evitare 

che il condono della tassa di emissione di bollo permetta alle società 

sottocapitalizzate la costituzione di capitale, aggirando la predetta tassa 

(cfr. sentenze del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.4.2 con 

rinvii; A-577/2013 del 20 novembre 2013 consid. 2.4.3; decisione del 

Consiglio federale del 17 novembre 2004, in: Giurisprudenza delle autorità 

amministrative della Confederazione [GAAC] 69.36 consid. 5.2). 

3.5.7 Per la valutazione del capitale proprio necessario prima del risana-

mento, si impone un’analisi schematica. A tal fine, la Circolare n. 32 

dell’AFC precisa che di regola il capitale minimo necessario deve essere 

calcolato secondo le aliquote indicate nella Circolare n. 6 dell’AFC che 

fissa dei valori empirici riconosciuti per la capitalizzazione necessaria al 

proseguo dell’attività (prassi confermata dal Consiglio federale con decisio-

ne del 17 novembre 2004, in: GAAC 69.36 considd. 4.2 e 5.2; cfr. parimenti 

A-944/2020 

Pagina 11 

sentenza del TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid 2.4.2; WINZAP, 

op. cit., n. 29 ad art. 12 LTB). Al punto n. 2.1, la Circolare n. 6 dell’AFC con-

tiene infatti una tabella che prevede le percentuali, da applicare al valore 

venale dei differenti attivi della società, che servono a stabilire il capitale di 

terzi massimo che essa può ottenere con i propri mezzi. Il capitale proprio 

minimo necessario corrisponde dunque alla differenza tra il 100% e la 

quota massima ammessa per i fondi di terzi (cfr. per analogia, sentenza 

2C_419/2015 del 3 giugno 2016 consid. 4.2.2 non pubblicato nella DTF 

142 II 355 ma in: RDAF 2016 II 449 [imposte dirette federali]; sentenza del 

TAF A-3735/2017 del 12 giugno 2018 consid. 2.4.2 con rinvii; BAUM-

GARTNER, Kommentar StG, n. 48 ad art. 12 LTB). Essa indica tuttavia che 

rimane riservata la prova che nel caso concreto il rapporto d’indebitamento 

è conforme alle condizioni di mercato. Tale prova rimane riservata pure 

nell’ambito della tassa di bollo d’emissione (cfr. WINZAP, op. cit., n. 30 ad 

art. 12 LTB; BAUMGARTNER, Kommentar StG, n. 46 ad art. 12 LTB). In ogni 

caso, è determinante il momento della nascita del credito fiscale, motivo 

per cui le circostanze posteriori al risanamento non devono essere prese 

in considerazione quando si esamina una richiesta di condono 

(cfr. WINZAP, op. cit., n. 32 ad art. 12 LTB; BAUMGARTNER, Kommentar StG, 

n. 16 e 42 e ad art. 12 LTB). 

4.  

4.1 Stabiliti i principi applicabili, il Tribunale rileva preliminarmente come 

sia qui incontestato che il versamento di 5'500'000 franchi effettuato il 

24 gennaio 2013 dalla casa madre alla società ricorrente configuri un 

versamento suppletivo nell’ambito del risanamento di quest’ultima ai sensi 

dell’art. 5 cpv. 2 lett. a LTB (cfr. consid. 3.1 del presente giudizio). 

Parimenti è altresì incontestato che una parte di detto versamento 

suppletivo pari a 1'920'000 franchi sia coperta dalla franchigia annua 

esente dalla tassa di bollo di emissione ai sensi dell’art. 6 cpv. 1 lett. k LTB 

(cfr. consid. 3.4 del presente giudizio), ancora a disposizione della società 

ricorrente (ovvero, la parte restante dei 10 milioni di franchigia già utilizzati 

da quest’ultima). Di fatto, risulta qui litigioso unicamente l’assoggettamento 

della parte restante del versamento suppletivo di 3'580'000 franchi 

(= fr. 5'500'000 – fr. 1'920'000) non coperto dalla franchigia, nella misura in 

cui l’autorità inferiore non ha concesso alla ricorrente il condono della tassa 

di bollo di emissione, considerando come non adempiute le condizioni 

dell’art. 12 LTB (cfr. decisione impugnata, considd. 3.3 e 4.8).  

In tale contesto, per il Tribunale si tratta pertanto essenzialmente di 

verificare se nel caso della società ricorrente vi sono o meno i presupposti 

per il condono della tassa di bollo di emissione ai sensi dell’art. 12 LTB per 

la parte del versamento suppletivo di 3'580'000 franchi. 

A-944/2020 

Pagina 12 

4.2 In tale ottica, è qui doveroso innanzitutto esaminare quanto ritenuto 

dall’autorità inferiore nella decisione impugnata. 

4.2.1 Da un esame della decisione impugnata risulta che l’autorità inferiore 

ha respinto la domanda di condono della tassa di bollo di emissione della 

ricorrente, non essendo date le condizioni per il condono ex art. 12 LTB. 

Più precisamente, l’autorità inferiore ha essenzialmente ritenuto che prima 

del suo risanamento la società ricorrente sarebbe stata sottocapitalizzata, 

la stessa non disponendo del capitale proprio sufficiente al momento 

dell’operazione di risanamento. Di fatto, fondandosi sul punto n. 3.3.3 della 

Circolare n. 32 dell’AFC nonché sulla tabella di cui al punto n. 2.1 della 

Circolare n. 6 dell’AFC, l’autorità inferiore ha infatti calcolato che la società 

ricorrente avrebbe dovuto disporre di un capitale proprio pari a 

32'000'000 franchi, mentre in realtà esso sarebbe stato di soli 

15'000'000 franchi. L’autorità inferiore ha poi ritenuto che la ricorrente non 

sarebbe riuscita a dimostrare che la sua capitalizzazione prima del risana-

mento fosse conforme alle condizioni di mercato. Peraltro, prima del suo 

risanamento, essa avrebbe disposto anche di riserve non utilizzate (cfr. de-

cisione impugnata, consid. 4.6; parimenti risposta 8 aprile 2020, pag. 2). 

4.2.2 Al riguardo, il Tribunale rileva come l’analisi dell’autorità inferiore 

risulti qui corretta. La prassi amministrativa, confermata dalla giurispruden-

za, prevede infatti che in linea di principio non viene concesso il condono 

della tassa di bollo di emissione ai sensi dell’art. 12 LTB a quelle società 

che risultano sottocapitalizzate prima del risanamento (cfr. consid. 3.5.6 

del presente giudizio). Detto in altri termini, prima del risanamento la socie-

tà deve disporre di un capitale proprio sufficiente che viene calcolato in 

maniera schematica secondo le percentuali indicate nella tabella contenuta 

al punto n. 2.1 nella Circolare n. 6 dell’AFC, così come prescritto al punto 

n. 3.3.3 della Circolare n. 32 dell’AFC (cfr. considd. 3.5.5 e 3.5.7 del pre-

sente giudizio). Come indicato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 8 aprile 

2020, pag. 2), nel calcolo del capitale proprio minimo necessario vengono 

presi in considerazione unicamente gli attivi indicati in detta tabella. 

Ciò premesso, da un esame degli atti dell’incarto e dei calcoli effettuati 

dall’autorità inferiore (cfr. atto n. 9 dell’incarto dell’autorità inferiore [di 

seguito: inc. AFC]) risulta che, prima del risanamento intervenuto in data 

24 gennaio 2013 con il versamento suppletivo della casa madre di 

5'500'000 franchi, la società ricorrente avrebbe dovuto disporre di un 

capitale proprio minimo di 32'000'000 franchi, così come richiesto secondo 

la tabella di cui al punto n. 2.1 della Circolare n. 6 dell’AFC (cfr. atto n. 10 

dell’inc. AFC). Ora però essa, prima del predetto risanamento, disponeva 

solo di un capitale proprio pari a 15'000'000 franchi (cfr. bilanci 2012-2013 

A-944/2020 

Pagina 13 

della ricorrente di cui all’allegato n. 9 all’atto n. 3 dell’inc. AFC; atto n. 9 

dell’inc. AFC), con un deficit dunque di 17'000'000 franchi rispetto a quanto 

richiesto secondo la Circolare n. 6 dell’AFC. Di fatto, al momento del suo 

risanamento la società ricorrente risultava dunque sottocapitalizzata. In tali 

circostanze, si deve ritenere che in linea di principio essa non poteva 

beneficiare del condono della tassa di bollo di emissione ex art. 12 LTB. 

4.3 Ciò sancito, occorre ora esaminare le varie censure sollevate dalla 

società ricorrente nel suo ricorso, stabilendo in particolare se quest’ultima 

è nondimeno riuscita a dimostrare in altro modo di essere comunque 

correttamente capitalizzata al momento del risanamento in questione, 

rispettivamente che il suo indebitamento era conforme alle condizioni di 

mercato (cfr. consid. 3.5.7 del presente giudizio). 

4.3.1  

4.3.1.1 Nel suo ricorso, la società ricorrente descrive innanzitutto la sua 

situazione, sottolineando di essere stata attiva sul mercato assicurativo 

(ramo vita) fino al 2002 e di aver in seguito deciso di interrompere le 

vendite. Da allora essa si troverebbe in uno stato di « run off » e si sarebbe 

limitata a gestire le polizze assicurative in essere, senza più vendere nuovi 

prodotti ad eccezione di contratti assicurativi nell’ambito delle carte di 

credito, coprendo la parte rischio-morte. Questa attività si sarebbe conclu-

sa il 31 dicembre 2018. Essa avrebbe riconsegnato il 31 luglio 2019 le 

proprie licenze per le attività assicurative alla FINMA, presentandole altresì 

il suo piano di liquidazione ai sensi dell’art. 60 della legge federale del 

17 dicembre 2004 sulla sorveglianza delle imprese di assicurazione (LSA, 

RS 961.01; cfr. ricorso 18 febbraio 2020, pagg. 1 segg. e punti n. 1.2-1.11). 

In tale contesto, la società ricorrente sottolinea di essere costretta a subire 

le condizioni del mercato, così come le direttive della FINMA che impon-

gono alle imprese d’assicurazione di diversificare i propri investimenti per 

diminuire il rischio e per proteggere e tutelare maggiormente gli assicurati. 

Vista la sua attività limitata e l’assenza di attività di sostanza, essa sottoli-

nea che il costo del pacchetto di polizze in essere, stipulate in passato 

allorquando i tassi remunerativi erano ben più altri di quelli correnti, non 

risulta più coperto dalla resa dei capitali odierna. Per tale motivo la FINMA 

le avrebbe imposto una ricapitalizzazione, ragione per cui la casa madre 

avrebbe dunque provveduto ad effettuare a suo favore un versamento 

suppletivo di 5'500'000 franchi in data 24 gennaio 2013 al fine di riallineare 

l’ammontare della copertura del suo capitale a rischio (cfr. ricorso 18 feb-

braio 2020, punti n. 1.12-1.15). La ricorrente sottolinea poi che il dover 

pagare la tassa di bollo di emissione in oggetto risulterebbe per lei partico-

larmente gravoso. Tale tassa graverebbe infatti direttamente sulla liquidità 

A-944/2020 

Pagina 14 

che alla società serve per pagare le spese correnti nonché per rimborsare 

i beneficiari delle polizze (cfr. ricorso 18 febbraio 2020, punto n. 1.24). 

4.3.1.2 A tal proposito, il Tribunale non può che prendere atto di quanto 

precisato dalla società ricorrente. Quanto da lei indicato non ha tuttavia 

alcuna influenza sul presente giudizio, dal momento che il motivo per cui 

la società ricorrente ha dovuto ricorrere ad un versamento suppletivo della 

casa madre – e meglio se ciò sia stato o meno ordinato dalla FINMA – non 

è qui decisivo. Detta spiegazione non permette infatti di ritenere che la 

stessa era correttamente capitalizzata al momento del risanamento, diver-

samente da quanto constatato dall’autorità inferiore. Pur comprendendo 

che il pagamento della tassa di bollo di emissione possa risultare per lei 

soggettivamente gravoso, un condono non viene tuttavia automaticamente 

concesso, lo stesso sottostando alle rigide condizioni legali dell’art. 12 LTB 

(cfr. consid. 3.5 del presente giudizio). Secondo la giurisprudenza, il carat-

tere gravoso non viene di fatto riconosciuto, se il risanamento della società 

è riconducibile all’insufficienza di capitale proprio, ciò a prescindere dal mo-

tivo per cui essa si trovi in una situazione di sottocapitalizzazione (cfr. con-

sid. 3.5.6 del presente giudizio). Come visto (cfr. consid. 4.2 del presente 

giudizio), nel caso della ricorrente un’insufficienza di capitale proprio è sta-

ta rilevata, sicché il carattere gravoso non può essere qui ritenuto. Peraltro, 

la ricorrente ha già effettuato il versamento della tassa di bollo di emissione.  

4.3.2  

4.3.2.1 Nel suo ricorso, la società ricorrente contesta poi recisamente 

l’applicazione rigida dei disposti della Circolare n. 32 dell’AFC e della 

Circolare n. 6 dell’AFC da parte dell’autorità inferiore alla sua situazione 

particolare, e meglio, l’esigenza di capitale proprio sufficiente prima del 

risanamento. Essa è infatti dell’opinione che in campo assicurativo il 

modello indicato dalla Circolare n. 32 dell’AFC non potrebbe essere appli-

cato. Le compagnie assicurative dovrebbero (in quanto obbligate) contabi-

lizzare fra i loro passivi le riserve cosiddette tecniche che sono in relazione 

con il pacchetto di polizze stipulato. L’autorità inferiore, applicando in modo 

aritmetico, esteso ed indiscriminato, quindi a tutte le società attive in Sviz-

zera, i disposti relativi la quota massima di debiti indicata nella Circolare 

n. 6 dell’AFC, incorrerebbe in valutazioni e risultati arbitrari. Essa indica 

che casi simili sarebbero molto rari. A suo parere, nella determinazione del 

capitale minimo, gli attivi investiti con i criteri delineati dalla FINMA andreb-

bero « compensati » con le riserve tecniche per le quali una compagnia 

assicurativa non può decidere come « indebitarsi ». Così facendo la 

capitalizzazione della società ricorrente ritornerebbe ad essere consona in 

quanto rientrerebbe nei disposti della Circolare n. 6 dell’AFC. Computando 

le riserve tecniche sugli attivi aziendali, come da lei indicato nel calcolo 

A-944/2020 

Pagina 15 

esemplificativo, la sua capitalizzazione risulterebbe essere più che allinea-

ta con i disposti normativi (cfr. ricorso 18 febbraio 2020, punti n. 2.4 e 2.12). 

4.3.2.2 Sennonché quanto indicato dalla ricorrente non può essere qui 

seguito dallo scrivente Tribunale. Come visto (cfr. consid. 3.5.7 del pre-

sente giudizio), il calcolo del capitale proprio minimo necessario prima del 

risanamento viene effettuato per ogni società – indipendentemente dal tipo 

di attività ch’essa svolge – sulla base della tabella di cui al punto n. 2.1 

della Circolare n. 6 AFC, così come prescritto al punto n. 3.3.3 della Circo-

lare n. 32 dell’AFC. Più precisamente, come ancora precisato in questa 

sede dall’autorità inferiore (cfr. risposta 8 aprile 2020, pag. 2), il calcolo del 

capitale proprio minimo necessario viene effettuato prendendo in conto 

unicamente gli attivi e non le riserve, tra cui le riserve tecniche a cui fa 

riferimento la ricorrente (cfr. consid. 4.2.2 del presente giudizio). Come 

giustamente indicato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 8 aprile 2020, 

pag. 3), quand’anche le riserve tecniche vengano richieste dalla FINMA, 

queste fanno comunque parte del bilancio della società ricorrente e non vi 

è dunque alcuna ragione per cui l’AFC debba nettare gli attivi della società. 

Così, il fatto che una grande riserva tecnica debba essere iscritta al passivo 

del bilancio non influenza direttamente la determinazione del capitale 

proprio « necessario » per non essere considerati sottocapitalizzati. Una 

compensazione con le riserve tecniche – così come auspicata dalla 

ricorrente – non entra dunque qui in linea di conto. Determinante è il 

capitale proprio e non il capitale occulto. Ciò precisato, pur comprendendo 

la posizione della società ricorrente, il Tribunale non intravvede alcun valido 

motivo per fare un’eccezione nel caso delle società attive in ambito 

assicurativo e trattarle diversamente dalle altre società, rispettivamente per 

mettere in discussione e/o discostarsi dalla prassi amministrativa dell’AFC 

in merito al calcolo del capitale proprio minimo necessario ai fini del con-

dono della tassa di bollo di emissione ex art. 12 LTB. 

Inoltre, nel suo calcolo dettagliato (cfr. allegato xxvi al suo ricorso), la 

società ricorrente rielabora il suo bilancio eliminando non solo le riserve 

tecniche, ma anche (per mantenere un bilancio equilibrato) le obbligazioni 

estere in moneta estera e una parte delle liquidità. Così facendo, essa 

riduce artificialmente il suo bilancio di 195'668’814 franchi, sostenendo di 

dimostrare in tal modo di aver bisogno solo di 598'294.25 franchi di capitale 

proprio per non essere sottocapitalizzata. Tuttavia, non è possibile proce-

dere in questo modo. Il metodo previsto dalla Circolare n. 6 dell’AFC (e 

convalidato dal Tribunale federale nella citata DTF 142 II 355) consiste nel 

determinare, sulla base degli attivi, quali possibilità di finanziamento sod-

disfano il criterio di mercato (arm’s lenght). Riducendo il suo calcolo di circa 

l’88% dei suoi attivi senza toccare il capitale sociale, la ricorrente distorce 

A-944/2020 

Pagina 16 

il metodo e non può dunque arrivare a un calcolo valido. Se il calcolo della 

ricorrente fosse seguito fino in fondo, anche il capitale sociale dovrebbe 

essere ridotto dell’88%, sicché il bilancio rimarrebbe conseguentemente 

sottocapitalizzato (capitale netto secondo il bilancio fr. 16'695'336 ridotto 

dell’88% a fr. 200'344, ciò che è inferiore al capitale minimo di 

fr. 598'294.25 calcolato dalla ricorrente). Appare così in tutte le ipotesi che 

la ricorrente aveva un bilancio significativamente sottocapitalizzato che 

non soddisfaceva quindi la condizione topica per richiedere il condono della 

tassa di bollo di emissione. 

Peraltro, così come rettamente indicato dall’autorità inferiore (cfr. risposta 

8 aprile 2020, pag. 3), qualora si tenesse conto di dette riserve tecniche, 

bisognerebbe considerare che – di fatto e a prescindere che queste siano 

state imposte dalla FINMA – la società ricorrente disponeva di riserve 

palesi inutilizzate prima del risanamento, facendo venire meno un’altra 

condizione alla base del condono della tassa di bollo di emissione, così 

come precisato ai punti n. 3.3.3 e 4.3 della Circolare n. 32 dell’AFC 

(cfr. considd. 3.5.6 e 3.5.7 del presente giudizio), sicché tale considerazio-

ne andrebbe a suo svantaggio. Per tale motivo, su questo punto il suo 

ricorso va respinto. 

4.3.3  

4.3.3.1 Nel suo ricorso, la ricorrente fa poi valere che la tassa di bollo di 

emissione sui risanamenti effettuati in precedenza in circostanze simili, 

sarebbe stata regolarmente condonata dall’autorità inferiore (cfr. ricorso 

18 febbraio 2020, punto n. 1.23). Essa fa altresì valere che, secondo la 

notifica di tassazione per l’anno fiscale 2013 dell’Ufficio di Tassazione 

Persone Giuridiche di Bellinzona, nel suo caso non sarebbe stata invero 

constatata una situazione di sottocapitalizzazione (cfr. ricorso 18 febbraio 

2020, punti n. 1.19-1.20 e n. 2.10-2.11).  

4.3.3.2 Sennonché anche tali censure non le sono di alcun soccorso. Che 

in passato le sia già stato riconosciuto il condono della tassa di bollo di 

emissione per altri versamenti suppletivi, non implica infatti il condono auto-

matico delle tasse di bollo di emissione successive. Determinante ai fini del 

presente giudizio è la situazione specifica del versamento suppletivo di 

5'500'000 franchi effettuato dalla casa madre alla società ricorrente in data 

24 gennaio 2013, qui oggetto della ripresa fiscale. Come indicato dall’auto-

rità inferiore (cfr. decisione impugnata, consid. 4.7.2; risposta 8 aprile 

2020, pag. 3), quest’ultima non è peraltro legata alle sue precedenti deci-

sioni e può pertanto decidere di caso in caso se le condizioni alla base del 

condono siano adempiute o meno. Nemmeno il fatto che un’altra autorità 

A-944/2020 

Pagina 17 

abbia o meno constatato una situazione di sottocapitalizzazione, costitui-

sce una circostanza vincolante per l’autorità inferiore e lo scrivente Tribu-

nale, quest’ultimi non essendo legati alle decisioni di altre autorità. Anche 

su questo punto il ricorso va pertanto respinto. 

4.3.4  

4.3.4.1 Nel suo ricorso, la ricorrente sostiene poi di essere attualmente 

debitamente capitalizzata. Lo SST 2019 mostrerebbe un grado di copertura 

del capitale proprio del 175.3%. Lo SST 2012 presentava un grado di co-

pertura del 46.8%. Essa indica che gran parte della differenza sarebbe 

dovuta (i) ai risanamenti effettuati negli anni 2013, 2014 e 2015, (ii) a 

situazioni contingenti ma, soprattutto, (iii) a modifiche del modello di 

calcolo. Essa sottolineato infatti che nel corso del tempo, la FINMA avrebbe 

modificato alcuni parametri sulla base dei quali è costruito lo SST. Queste 

modifiche, da lei sopportate passivamente, avrebbero generato un miglio-

ramento sostanziale della sua capitalizzazione. Questo significherebbe 

ch’essa non avrebbe potuto « gestire » la situazione, ma l’avrebbe solo 

subita (cfr. ricorso 18 febbraio 2020, punti n. 1.21 e 1.22).  

4.3.4.2 In questo contesto, il Tribunale non può che rammentare come il 

momento determinante per il calcolo del capitale proprio minimo neces-

sario sia quello antecedente al risanamento (cfr. consid. 3.5.7 del presente 

giudizio). Nel caso della società ricorrente si tratta dunque della situazione 

antecedente al versamento suppletivo di 5'500'000 franchi effettuato in suo 

favore dalla casa madre in data 24 gennaio 2013. Che la società ricorrente 

risulti attualmente adeguatamente capitalizzata o meno, secondo i nuovi 

parametri della FINMA o per altri motivi, non ha pertanto alcuna influenza 

sul caso concreto. Ora, da un esame degli atti prodotti dalla ricorrente, 

risulta che quest’ultima avrebbe raggiunto l’obiettivo dato dalla FINMA del 

grado di copertura del 100% soltanto nel gennaio 2016 (cfr. allegato n. 8 

della ricorrente; parimenti risposta 8 aprile 2020, pag. 3). In tali circostanze, 

rimane dunque il fatto che la ricorrente non è stata in grado di provare che 

al momento di detto versamento suppletivo essa era sufficientemente 

capitalizzata, sicché nel suo caso difetta un presupposto fondamentale per 

la concessione del condono della tassa di bollo in oggetto. Anche tale 

censura va dunque respinta. 

4.3.5  

4.3.5.1 Nel suo ricorso, la ricorrente fa infine valere di trovarsi in liquida-

zione formale. Essa sottolinea che il periodo di « run off » sarebbe da 

considerare a tutti gli effetti un sostanziale percorso di liquidazione della 

società. Se i soci (in questo caso la casa madre) effettuano dei versamenti 

suppletivi nel quadro di una liquidazione formale di una società, l’autorità 

A-944/2020 

Pagina 18 

inferiore rinuncia al prelievo della tassa di bollo di emissione. A suo avviso, 

il concetto « formale » andrebbe interpretato con un’accezione ampia del 

termine. Nel suo caso la procedura di liquidazione dovrebbe seguire 

dettami ordinati dalla FINMA. Il concetto « Substance over Form » sarebbe 

stato più volte confermato anche dallo scrivente Tribunale e dal Tribunale 

federale (cfr. ricorso 18 febbraio 2020, punto n. 1.25).  

4.3.5.2 A tal proposito, alla stregua dell’autorità inferiore (cfr. risposta 

8 aprile 2020, pag. 4), lo scrivente Tribunale non può fare a meno di rile-

vare come con detta censura la società ricorrente risulti però contraddirsi. 

In effetti, da un lato essa sostiene di non essere mai entrata in liquidazione 

e di non trovarsi in liquidazione concordataria o in fallimento (cfr. ricorso 

18 febbraio 2020, punto n. 2.9), rispettivamente che le condizioni di una 

liquidazione di fatto non sono date (« […] le condizioni per le quali si giudica 

una società economicamente liquidata non sono date […] », cfr. ricorso 

18 febbraio 2020, punto n. 2.7), d’altro lato essa tenta ora di fare valere di 

trovarsi in una liquidazione formale. Ora, se la ricorrente ritiene come non 

date le condizioni della liquidazione di fatto come non realizzate, la stessa 

non può di riflesso sostenere che le condizioni di una liquidazione formale 

siano adempiute. Già per tale motivo, quanto indicato dalla ricorrente risul-

ta poco attendibile. Sia come sia, rimane comunque il fatto che non vi è 

prova alcuna che al momento del versamento suppletivo di 5'500'000 fran-

chi effettuato dalla casa madre in data 24 gennaio 2013 la società ricorren-

te fosse in fase di liquidazione formale (cfr. consid. 3.3 del presente giudi-

zio). In effetti, come indicato dalla stessa ricorrente (cfr. consid. 4.3.1.1 del 

presente giudizio), lo stato di « run off » non era annotato a Registro di 

commercio e la ricorrente ha comunque continuato a gestire le polizze assi-

curative in essere (ramo vita) e a vendere contratti assicurativi nell’ambito 

della carte di credito (rischio-morte). Essa ha poi sempre avuto una cifra 

d’affari e dei dipendenti, sicché – come giustamente indicato dall’autorità 

inferiore (cfr. risposta 8 aprile 2020, pag. 4) – non si può quindi considerare 

che il versamento suppletivo in oggetto è stato effettuato durante il periodo 

di liquidazione della società. Peraltro, la società ricorrente indica di avere 

restituito alla FINMA le proprie licenze per le attività assicurative al più 

presto il 31 luglio 2019, ovvero anni dopo l’avvenuto versamento suppletivo 

qui in esame (cfr. consid. 4.3.1.1 del presente giudizio). In definitiva, ch’es-

sa sia o meno attualmente in liquidazione formale è una questione che può 

in ogni caso rimanere qui aperta, non essendo influente sul presente 

giudizio. Lo si ripete ancora (cfr. consid. 3.5.7 del presente giudizio), 

determinante è infatti la situazione al momento del risanamento. In tali 

circostanze, il Tribunale non ha alcun motivo di prendere in considerazione 

tale elemento. Pure detta censura va pertanto qui respinta.  

A-944/2020 

Pagina 19 

4.4 In definitiva, alla luce dei considerandi che precedono, il Tribunale 

giunge alla conclusione che è a giusta ragione che l’autorità inferiore ha 

considerato la società ricorrente come sottocapitalizzata al momento del 

versamento suppletivo di 5'500'000 franchi effettuato dalla casa madre in 

data 24 gennaio 2013 nell’ambito del suo risanamento, ai sensi dell’art. 5 

cpv. 2 lett. a LTB. Di fatto, la società ricorrente non è riuscita a dimostrare 

in altro modo di essere invero sufficientemente capitalizzata, sicché si deve 

ritenere che nel suo caso non sono dati i presupposti per il condono della 

tassa di bollo di emissione in oggetto ex art. 12 LTB, dell’importo di 

35'800 franchi, corrispondente alla tassa dell’1% (cfr. consid. 3.1 del 

presente giudizio) calcolata sull’importo di 3'580'000 franchi (= fr. 5'500'000 

– fr. 1'920'000 [parte coperta dalla franchigia dell’art. 6 cpv. 1 lett. k LTB]). 

Di conseguenza la decisione impugnata va qui confermata e il ricorso 

13 febbraio 2020 integralmente respinto. 

5.  

In considerazione dell’esito della lite, giusta l’art. 63 cpv. 1 PA, le spese di 

procedura sono poste a carico della società ricorrente qui soccombente 

(cfr. art. 1 segg. del regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle 

spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispecie esse sono stabilite in 3'000 fran-

chi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che verrà detratto interamente dall’anticipo 

spese di 3'000 franchi versato a suo tempo dalla ricorrente. Non vi sono 

poi i presupposti per l’assegnazione alla ricorrente di indennità a titolo di 

spese ripetibili (cfr. 64 cpv. 1 PA a contrario, rispettivamente art. 7 cpv. 1 

TS-TAF a contrario). 

(Il dispositivo è menzionato alla pagina seguente) 

 

  

A-944/2020 

Pagina 20 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di 3'000 franchi sono poste a carico della ricorrente. 

Alla crescita in giudicato del presente giudizio, il succitato importo verrà 

interamente detratto dall’anticipo spese di 3'000 franchi versato a suo 

tempo dalla ricorrente. 

3.  

Non vengono assegnate indennità a titolo di spese ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

Raphaël Gani Sara Pifferi 

  

 

  

A-944/2020 

Pagina 21 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

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