# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 336e5a8d-acfd-5564-8261-8d2589619c2a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-05-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.05.2008 C-1044/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-1044-2006_2008-05-30.pdf

## Full Text

Corte II I
C-1044/2006
{T 0/2}

Sentenza del 30 maggio 2008

Giudici Elena Avenati-Carpani (presidente del collegio), 
Bernard Vaudan, Ruth Beutler, 
cancelliere Graziano Mordasini.

A._______,
B._______
C._______
D._______
E._______
tutti patrocinati dall'Avv. Yasar Ravi,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Rifiuto del riconoscimento dello statuto d'apolide.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

C-1044/2006

Fatti:

A.
Entrati  illegalmente in Svizzera il 10 settembre 1999, i  cittadini turchi 
A._______, nato il...,  sua moglie B._______, nata il... ed il  loro figlio 
C._______,  nato  il...,  vi  hanno  presentato  una  domanda  di  asilo  in 
data  30 settembre  1999. Durante  il  loro  soggiorno  in  Svizzera  sono 
nati altri due figli: D._______, il... e E._______, il....

B.
Con  decisione  del  22 febbraio  2002,  l'Ufficio  federale  dei  rifugiati 
(UFR; attualmente Ufficio federale della migrazione: UFM) ha respinto 
la domanda d'asilo inoltrata dalla famiglia F._______.

In  data  23 settembre  2003,  la  Commissione  svizzera  di  ricorso  in 
materia d'asilo (CRA) ha respinto il ricorso interposto il 27 marzo 2002 
dagli  interessati  per  il  tramite  del  loro  patrocinatore  avverso  la 
suddetta decisione.

C.
Il  12 novembre  2003,  agendo  per  il  tramite  del  loro  nuovo 
rappresentante  legale,  i  coniugi  F._______hanno  inoltrato  una 
domanda  di  riesame  della  decisione  dell'UFR,  chiedendo  nel 
contempo  la  sospensione  del  termine  di  partenza  fissato  nei  loro 
confronti,  l'ammissione  provvisoria  e  la  concessione dello  statuto  di 
apolide.

A  sostegno  della  loro  richiesta  gli  interessati  hanno  prodotto  una 
decisione di condanna emanata dalla Corte di sicurezza dello Stato di 
G._______  nei  confronti  di  A._______  e  un'intimazione  di 
presentazione emessa all'intenzione di quest'ultimo con la quale lo si 
avvertiva  della  perdita  della  cittadinanza  turca  in  caso  di 
inottemperanza.  I  coniugi  F._______hanno  quindi  chiesto  di  essere 
posti al beneficio dello statuto di apolide ai sensi della Convenzione di 
New York del 28 settembre 1954 sullo statuto degli apolidi, entrata in 
vigore per la Svizzera il 1° ottobre 1972. A titolo di ulteriore indizio a 
favore  della  sospensione  della  loro  partenza,  gli  interessati  hanno 
infine prodotto un rapporto medico concernente il marito. 

D.
Con  decisione  dell'11 marzo  2004,  l'UFR  ha  respinto  la  suddetta 

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domanda di riesame. L'autorità inferiore ha in primo luogo rilevato che 
la decisione del Tribunale di G._______ del 22 maggio 2003 prodotta 
agli atti presentava parecchi indizi di falsificazione. Per quanto attiene 
l'estratto  del  foglio  ufficiale  del  1° aprile  2001  della  prefettura  di 
H._______  l'UFR  ha  ritenuto  che,  pur  non  escludendo  il  fatto  che 
A._______  avesse  perso  la  nazionalità  turca,  egli  avrebbe  potuto 
recuperarla  scontando  la  pena  eventualmente  pronunciata  dalle 
competenti  autorità  giudiziarie  militari  turche  per  diserzione  e  che 
nessun ostacolo di ordine legale o tecnico si opponeva alla riacquisto 
da parte dell'interessato della nazionalità del suo paese d'origine. Ha 
infine sottolineato che i problemi di salute di cui soffre quest'ultimo non 
sono tali da impedire un suo rimpatrio e che un adeguato trattamento 
medico può essergli fornito anche in Turchia.

Con  scritto  del  15 marzo  2004,  l'UFR  ha  reso  edotto  i  coniugi 
F._______della  decisione  di  sospendere  la  trattazione  della  loro 
domanda di riconoscimento dello statuto di apolide fino alla crescita in 
giudicato della decisione dell'11 marzo 2004.

In  data  9 aprile  2004,  la  famiglia  F._______ha  interposto  ricorso 
presso la CRA avverso la  succitata decisione dell'UFR chiedendone 
l'annullamento e la pronuncia dell'ammissione provvisoria.

E.
Interrogato  in  data  21 giugno  2004  dalla  polizia  cantonale  ticinese, 
A._______ ha rilevato di non essere più registrato al controllo abitanti 
del  suo comune d'origine  (cfr. registro  famigliare  del  6 ottobre  2003 
dell'ufficio del controllo abitanti del suo comune d'origine), di modo che 
vi è da ritenere che egli abbia perso la cittadinanza turca. Egli ha poi 
affermato di non volere rientrare con la famiglia in Turchia in quanto ivi 
condannato a tre anni e mezzo di carcere e di non avere l'intenzione di 
richiedere la cittadinanza turca, in quanto la relativa procedura è molto 
lunga, complessa e vi è la possibilità che venga rifiutata.

Con  sentenza  del  14 novembre  2005,  la  CRA ha  respinto  il  ricorso 
interposto dagli interessati in data 9 aprile 2004 avverso la decisione 
dell'UFR dell'11 marzo 2004.

F.
Il  16 dicembre 2004, A._______ ha formulato presso l'Ambasciata di 
Turchia  in  Svizzera  una  domanda  tendente  al  riottenimento  della 

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nazionalità turca. Il  28 febbraio 2006, l'UFM ha emesso nei confronti 
della  famiglia  F._______una  decisione  di  rifiuto  del  riconoscimento 
dello  statuto  di  apolide,  respingendo  quindi  la  relativa  domanda 
formulata  dagli  interessati  in  data  12 novembre  2003  sulla  base 
dell'intimazione pubblicata sul  foglio ufficiale  del  1° aprile  2001 della 
prefettura di H._______ e sulla sentenza del Tribunale di G._______ 
del 22 maggio 2003 inerenti A._______.

A  motivo  della  sua  decisione  l'autorità  federale  ha  in  primo  luogo 
rilevato come nel  corso della  procedura in  materia  di  riesame fosse 
risultato che la suddetta sentenza era un falso, di modo che essa non 
poteva  essere  presa  in  considerazione.  Per  quanto  attiene 
l'intimazione  del  1° aprile  2001,  l'UFM  ha  affermato  che,  anche 
qualora A._______ avesse effettivamente perso la nazionalità per non 
avervi dato seguito, egli aveva comunque la possibilità di riacquistarla 
facendone  regolare  richiesta  presso  il  Consolato  di  Turchia  in 
Svizzera,  comparendo  presso  un  Tribunale  militare  in  patria  e 
scontando  la  pena  pronunciata  nei  suoi  confronti  per  diserzione, 
analisi  peraltro  confermata  dalla  CRA  nelle  sue  sentenze  del 
23 settembre 2003, rispettivamente 14 novembre 2005. Ne consegue 
che, la nazionalità essendo stata persa per omissione, i  presupposti 
necessari  al  riconoscimento  dello  statuto  di  apolide  non  sono 
adempiuti.  L'autorità  di  prime  cure  ha  infine  sottolineato  come  la 
questione degli  eventuali  problemi per l'incolumità degli  interessati in 
caso di rientro in patria era già stata esaminata in prima e seconda 
istanza, sia nell'ambito della procedura ordinaria che della decisione 
vertente sul riesame in materia di asilo.

G.
In data 3 aprile 2006, gli  interessati  sono insorti  avverso la precitata 
decisione. A sostegno del  gravame i  ricorrenti  hanno in  primo luogo 
addotto conclusioni formali di cui si dirà, nella misura in cui utile ai fini 
del  presente  giudizio,  nei  considerandi  di  diritto.  Essi  hanno  poi 
affermato che l'UFM non aveva dimostrato che lo Stato turco sarebbe 
disposto a restituire la nazionalità a A._______, limitandosi a parlare 
unicamente di  generica facoltà di riacquisto, senza stabilire nel caso 
concreto  l'esistenza  effettiva  di  una  tale  possibilità,  postulando 
l'annullamento  della  decisione  e  la  concessione  ai  ricorrenti  dello 
statuto di apolidi.

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H.
Chiamato ad esprimersi in merito al gravame, l'UFM, con preavviso del 
14 giugno 2006,  si  è  integralmente confermato  nelle  argomentazioni 
sviluppate nella decisione del 28 febbraio 2006. 

I.
Invitati  a  prendere  posizione  in  merito  al  preavviso  dell'autorità 
intimata, i ricorrenti non hanno reagito.

Diritto:

1.
Giusta  l'art.  14  cpv.  3  dell'Ordinanza  del  17 novembre  1999 
sull'organizzazione  del  Dipartimento  federale  di  giustizia  e  polizia 
(Org-DFGP,  RS  173.213.1),  l'UFM  è  competente  in  materia  di 
riconoscimento di apolidi.

Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge  federale  del 
17 giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS 
173.32),  giusta  l'art. 31  LTAF il  Tribunale  amministrativo federale  (di 
seguito: TAF o il Tribunale) giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 
dell'art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura 
amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate agli 
art. 33 e 34 LTAF.

In particolare, le decisioni in materia di riconoscimento dello statuto di 
apolide  rese  dall'UFM  -  il  quale  costituisce  un'unità 
dell'amministrazione  federale  come  definita  all'art.  33  let.  d  LTAF - 
possono essere impugnate dinanzi al TAF (art. 47 cpv. 1 let. b PA).

I ricorsi pendenti presso le commissioni federali di ricorso o d'arbitrato 
o presso i servizi dei ricorsi dei dipartimenti al 1° gennaio 2007 sono 
trattati dal TAF sulla base del nuovo diritto processuale (art. 53 cpv. 2 
LTAF).

Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura 
davanti  al  Tribunale amministrativo federale  è retta  dalla  PA (art. 37 
LTAF).

2.
A._______  ed  i  suoi  familiari,  toccati  direttamente  dalla  decisione 

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impugnata,  hanno  diritto  di  ricorrere  (art.  48  PA)  e  il  loro  ricorso, 
presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 
(art. 50 e 52 PA). 

3.
Nell'atto ricorsuale, gli interessati hanno sollevato alcune eccezioni di 
natura formale. Essi  hanno in primo luogo chiesto una verifica delle 
competenze interne dell'UFM, in  particolare di  quella  della  Divisione 
dimora e aiuto al ritorno, di decidere in merito ai casi di riconoscimento 
dello  statuto  di  apolide,  sottolineato  come,  qualora  competente,  la 
suddetta Divisione non avrebbe emesso una decisione con neutrale 
cognizione  di  causa,  in  quanto  già  premunita  dalla  decisione  di 
partenza emanata in sede di procedura ordinaria in materia d'asilo. I 
ricorrenti hanno inoltre affermato che nessuna comunicazione è stata 
notificata  al  loro  patrocinatore  circa  la  decisione  incidentale  con  la 
quale si era deciso di attendere la procedura di riesame in materia di 
asilo prima di pronunciarsi  in merito alla domanda di riconoscimento 
dello statuto di apolide, ciò che aveva comportato una violazione del 
loro  diritto  di  essere  sentiti.  Essi  hanno  infine  sottolineato 
l'indipendenza  della  procedura  in  questione  da  quella  di  asilo, 
chiedendo nel contempo di accertare la ritardata giustizia (due anni di 
procedura).  Il  Tribunale  deve  quindi  preliminarmente  esaminare  tali 
conclusioni formali.

3.1 Per  quanto  attiene  la  verifica  della  competenza  della  Divisione 
dimora e aiuto al  ritorno dell'UFM in materia di  riconoscimento dello 
statuto di apolide, si rammenta che, giusta l'art. 14 cpv. 3 Org-DFGP, 
l'UFM è competente in questo ambito. Non esiste per contro alcuna 
base  legale  che  regola  la  ripartizione  degli  incarichi  all'interno 
dell'autorità di prime cure. Non vi è pertanto alcuna norma che indichi 
all'autorità competente in che modo essa debba organizzarsi quo alla 
ripartizione  delle  differenti  problematiche  rilevanti  dal  suo  campo  di 
attività, di modo che l'UFM è libero di determinarsi in questo ambito. 
Nella  fattispecie,  con  preavviso  del  14 giugno  2006,  l'UFM  ha 
precisato che la decisione in questione è stata presa correttamente, 
nel rispetto delle regole e della ripartizione delle competenze interne 
all'Ufficio.

L'eccezione  sollevata  dai  ricorrenti  in  merito  alla  competenza  della 
Divisione dimora e  aiuto  al  ritorno dell'UFM ed alla  sua imparzialità 

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nell'ambito della procedura di riconoscimento dello statuto di apolide 
non può pertanto essere presa in considerazione.

3.2 I  ricorrenti  hanno  poi  rimproverato  all'UFM  il  fatto  che  nessuna 
comunicazione  era  stata  notificata  al  loro  patrocinatore  circa  la 
decisione  incidentale  con  la  quale  si  era  deciso  di  attendere  l'esito 
della procedura di riesame in materia di asilo prima di pronunciarsi in 
merito  alla  domanda di  riconoscimento  dello  statuto  di  apolide,  con 
conseguente violazione del loro diritto di essere sentiti.

Il diritto di essere sentito, la cui garanzia è ancorata nell'art. 29 cpv. 2 
della Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 
1999 (Cst, RS 101), comprende il diritto per il prevenuto di prendere 
conoscenza dell'incarto (DTF 132 II 485 consid. 3, 126 I 7 consid. 2b), 
di esprimersi in merito agli elementi pertinenti prima che una decisione 
sia  emessa  nei  suoi  confronti,  di  produrre  delle  prove  pertinenti, 
d'ottenere che sia dato seguito alle sue offerte di prove pertinenti, di 
partecipare  all'amministrazione  delle  prove  essenziali  o  almeno  di 
poter  esprimersi  sul  suo  risultato,  allorquando  questo  è  proprio  ad 
influenzare la decisione da emanare (cfr. DTF 124 II 132 consid. 2b e 
giurisprudenza ivi citata). Nel quadro della procedura amministrativa il 
diritto  di  essere  sentito  è  consacrato  dagli  art.  26  -  28  (diritto  di 
esaminare gli  atti),  dagli  art. 29 -  33 (diritto di  essere sentito strictu 
sensu)  e  dall'art.  35  PA (diritto  di  ottenere  una  decisione  motivata). 
L'art. 30 cpv. 1 PA prevede in particolare che l'autorità sente le parti 
prima  di  prendere  una  decisione.  Si  tratta  per  il  prevenuto  in 
particolare  di  esporre  le  sue  argomentazioni  giuridiche,  di  fatto  o 
d'opportunità,  di  rispondere  alle  obiezioni  dell'autorità  e  di 
determinarsi  in  merito  agli  altri  elementi  dell'incarto  (cfr. DTF 132 II 
485  consid.  3;  126  I  7  consid.  2b;  Giurisprudenza  delle  autorità 
amministrative  della  Confederazione  [GAAC]  63.66  consid.  2;  ANDRÉ 
GRISEL, Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984, vol. I, p. 380 segg. 
FRITZ GYGI,  Bundesverwaltungsrechtspflege,  Berna  1983,  pag.  69).  Il 
diritto  di  essere  sentito  non  conferisce  un  diritto  ad  esprimersi 
oralmente di fronte all'autorità giudicante (cfr. DTF 130 II 425 consid. 
2.1; 125 I 209 consid. 9b e riferimenti ivi citati).

Dagli  atti  di  causa  si  evince  che,  con  scritto  del  15 marzo  2004 
all'intenzione  del  patrocinatore,  l'UFR  ha  reso  edotto  i  coniugi 
F._______della  sua  decisione  di  sospendere  la  trattazione  della 
domanda  di  riconoscimento  dello  statuto  di  apolide  in  favore  di 

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A._______  fino  alla  crescita  in  giudicato  della  sua  decisione 
dell'11 marzo  2004  con  la  quale  veniva  respinta  la  domanda  di 
riesame della decisione di allontanamento presentata dagli interessati 
in  data 12 novembre 2003. Questi  ultimi,  al  corrente delle  intenzioni 
dell'autorità  competente,  non  hanno  formulato  alcuna  osservazione, 
critica o richiesta in merito. L'argomentazione dei ricorrenti relativa alla 
violazione  del  loro  diritto  di  essere  sentiti  non  può  pertanto  essere 
presa in considerazione.

Allo  stesso  modo,  i  coniugi  F._______non  hanno  contestato  la 
decisione  dell'autorità  di  prime  cure  prevalendosi  della  postulata 
indipendenza  della  procedura  di  riconoscimento  dello  statuto  di 
apolide da quella di asilo al fine di ottenere una trattazione in parallelo 
dei due iter procedurali, di modo che essi non possono richiedere ora 
l'accertamento dell'esistenza degli estremi per il riconoscimento di un 
diniego  di  giustizia  in  ragione  del  protrarsi  delle  procedure.  Anche 
questa  conclusione  di  natura  procedurale  deve  pertanto  essere 
respinta.

4.
Giusta  l'articolo  1  della  Convenzione  di  New York  del  28 settembre 
1954 sullo statuto degli apolidi (RS 0.142.40), entrata in vigore per la 
Svizzera il 1° ottobre 1972, il termine apolide indica una persona che 
nessuno Stato considera come proprio cittadino nell'applicazione della 
sua legislazione. La questione di  sapere se questo termine riguarda 
unicamente  le  persone  che  sono  state  private  della  loro  nazionalità 
senza  alcun  intervento  da  parte  loro  o  anche  quelle  che  hanno 
abbandonato  volontariamente  la  loro  nazionalità  originaria  oppure 
rifiutano, senza ragioni  valide, di  intraprendere i  passi  necessari  per 
ricuperarla,  non  è  regolata  dalla  Convenzione  (cfr.  sentenza  del 
Tribunale federale 2A.78/2000 del 23 maggio 2000, consid. 2a).

Come  precisato  dal  Tribunale  federale  nella  sua  giurisprudenza,  la 
Convenzione  ha  quale  primo  obiettivo  quello  di  aiutare  le  persone 
sfavorite  dalla  sorte  che  si  ritroverebbero,  senza  di  essa,  in  una 
situazione di  miseria. Essa non ha per scopo quello di permettere a 
una qualsivoglia  persona di  beneficiare  dello  statuto  di  apolide,  che 
per certi  aspetti,  è più favorevole rispetto a quello degli  altri  stranieri 
(in  particolar  modo in  materia  di  assistenza). La Convenzione ha in 
effetti quale finalità di trattare gli apolidi allo stesso modo dei rifugiati, 
in  particolare  per  quanto  concerne  lo  statuto  personale,  i  titoli  di 

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viaggio,  le  assicurazioni  sociali  come  pure  un'eventuale  assistenza. 
Essa  riprende  del  resto,  spesso  testualmente,  le  disposizioni  della 
convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati,  firmata  a  Ginevra  il  28  luglio 
1951 (RS 0.142.30). Non è segnatamente protetto il comportamento di 
chi  abbandona  la  propria  cittadinanza  unicamente  per  ragioni  di 
convenienza  personale  o  per  approfittare  dei  vantaggi  garantiti  dal 
riconoscimento  dello  statuto  di  apolide.  Tale  comportamento 
disattende lo scopo prefissato dalla comunità internazionale, la quale, 
per  il  tramite  delle  Nazioni  Unite,  si  sforza  da  tempo  di  ridurre  al 
minimo i casi di apolidia, riservando l'applicazione della Convenzione 
unicamente alle persone sfavorevolmente toccate dal destino e che si 
trovano in una situazione di reale necessità. In queste circostanze si 
deve interpretare l'art. 1 della Convenzione nel senso che per apolidi 
si  devono  considerare  le  persone  che,  senza  alcuna  intervento  da 
parte  loro,  sono  state  private  della  nazionalità  e  non  hanno  alcuna 
possibilità di  recuperarla. A contrario, la Convenzione non si  applica 
alle  persone che abbandonano volontariamente la  loro  nazionalità  o 
rifiutano,  senza  valide  ragioni,  di  recuperarla  pur  avendone  la 
possibilità, e questo con l'unico scopo di ottenere lo statuto di apolide 
(cfr. sentenze del Tribunale federale 2C_1/2008 del 28 febbraio 2008; 
2A.153/2005  del  17 marzo  2005,  consid.  2.1;  2A.388/2004  del 
6 settembre  2004,  consid.  4.1;  2A.78/2000  del  23 maggio  2000, 
consid. 2b; 2A.373/1993 del 4 luglio 1994, consid. 2b e 2c e riferimenti 
ivi citati; confronta inoltre SAMUEL WERENFELS, Der Begriff des Flüchtlings 
im schweizerischen Asylrecht, Diss. Berna/Francoforte sul Meno/New 
York/Parigi  1987,  pag. 128/129; cfr. inoltre  la  sentenza del  Tribunale 
federale 2A.65/1996 del 3 ottobre 1996 parzialmente pubblicata nella 
giurisprudenza  delle  autorità  amministrative  della  Confederazione 
[GAAC] 61.74 consid. 3). 

5.
A  titolo  preliminare,  si  rileva  che  dagli  atti  di  causa  risulta  che 
B._______ ed il  figlio  maggiore C._______ possiedono una carta  di 
identità  turca  depositata  presso  l'UFM,  mentre  per  i  figli  minori 
D._______ e E._______, nati in Svizzera, sono stati  emessi i relativi 
certificati  di  nascita  ed  è  possibile  richiedere  alle  autorità  turche  il 
rilascio  dei  relativi  documenti  di  legittimazione  (cfr.  rapporto  di 
segnalazione della polizia cantonale del 14 aprile 2006). Ne consegue 
che  la  domanda  interposta  in  data  12 novembre  2003  tendente  al 
riconoscimento  dello  statuto  di  apolide  riguarda  unicamente 
A._______.

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La suddetta richiesta si fonda su un'intimazione pubblicata sul  foglio 
ufficiale del 1° aprile 2001 della prefettura di H._______, nonché sulla 
sentenza del  Tribunale di  G._______ del  22 maggio 2003,  entrambe 
relative a A._______.

5.1 Per  quanto  attiene  quest'ultimo  documento,  dagli  atti  di  causa 
risulta che nel  quadro della  procedura di  riesame, con sentenza del 
14 novembre 2005, la CRA l'ha ritenuto essere un falso. La decisione 
in questione è stata emanata su ricorso da un'autorità di seconda ed 
ultima istanza, di modo che essa non può pertanto essere rimessa in 
causa dal Tribunale. Ne discende che le argomentazioni a questo titolo 
invocate  dagli  interessati  nel  quadro  della  presente  procedura 
ricorsuale  non  autorizzano  il  Tribunale  a  scostarsi  dalla  posizione 
adottata  in  maniera  definitiva dalle  autorità  competenti  in  materia  di 
asilo.

5.2 I  ricorrenti  hanno  affermato  che,  non  avendo  dato  seguito 
all'intimazione  pubblicata  sul  foglio  ufficiale  del  1° aprile  2001  della 
prefettura  di  H._______,  A._______  è  stato  radiato  dal  registro  del 
controllo  abitanti  del  suo  comune  (cfr.  interrogatorio  del  21 giugno 
2004 presso la polizia cantonale ticinese), di modo che vi è da ritenere 
che egli abbia perso la cittadinanza turca.

Pur partendo dal presupposto che questa eventualità si sia verificata, 
decisivo è il  fatto che l'interessato può riacquisire la cittadinanza del 
suo stato d'origine (cfr. sentenze del Tribunale federale 2A.658/2006 
del 10 gennaio 2007, consid. 2.4 e giurisprudenza ivi citata). In primo 
luogo  si  sottolinea  come  i  ricorrenti,  nel  quadro  della  procedura 
inerente la loro domanda di riesame, non abbiano contestato l'effettiva 
possibilità di procedere in questo senso (cfr. sentenza della CRA del 
14 novembre 2005 consid. 18). A._______ ha altresì affermato di non 
avere  l'intenzione  di  richiedere  la  cittadinanza  turca,  in  quanto  la 
relativa procedura si presentava lunga, complessa e senza garanzie in 
merito ad un suo esito positivo (cfr. interrogatorio del 21 giugno 2004 
presso la polizia cantonale ticinese), salvo poi formulare il 16 dicembre 
2004  presso  l'Ambasciata  turca  in  Svizzera  una  richiesta  tendente 
all'ottenimento  della  nazionalità  del  suo  paese  d'origine.  Ora,  gli 
interessati  non  hanno  fornito  alcuna  delucidazione  in  merito 
all'evoluzione della procedura inerente questa domanda.

Alla luce di quanto esposto, risulta in modo chiaro che A._______ non 

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ha  intrapreso  tutte  le  misure  necessarie  che  si  potevano 
ragionevolmente  attendere  da  lui  per  ottenere  i  suoi  documenti  di 
legittimazione.  In  conclusione,  si  rileva  che  l'interessato  ha 
volutamente  abbandonato  la  sua  nazionalità  nel  quadro  di  una 
procedura  d'asilo  che  sembrava  a  tutta  prima  dover  avere  esito 
sfavorevole,  al  fine  di  poter  beneficiare  dello  statuto  privilegiato  di 
apolide. Questo comportamento costituisce un abuso di diritto ed egli 
non  può  quindi  essere  considerato  quale  apolide  ai  sensi  della 
Convenzione  di  New York  del  28 settembre  1954  sullo  statuto  degli 
apolidi  (cfr.  sentenza  del  Tribunale  federale  2A.221/2003  del 
19 maggio 2003).

6.
Ne discende  che  l'UFM con  decisione  del  28 febbraio  2006  non  ha 
violato il diritto federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento; 
l'autorità di prime cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto 
i fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata 
(art. 49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.

7.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  vanno  poste  a 
carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 PA in relazione con gli art. 1-3 del 
regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 
Tribunale amministrativo federale dell'11 dicembre 2006 [TS-TAF, RS 
173.320.2]).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di Fr. 900.-, sono poste a carico dei ricorrenti e 
sono  computate  con  l'anticipo  dello  stesso  importo  versato  in  data 
3 maggio 2006.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Atto giudiziario)
- autorità inferiore 
- Sezione  dei  permessi  e  dell'immigrazione,  Bellinzona,  per 

informazione 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

Elena Avenati-Carpani Graziano Mordasini

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14,  entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]. Gli  atti  scritti  devono essere redatti  in  una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono  essere 
allegati (art. 42 LTF). 

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