# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b27fe15a-8c59-527d-a399-5c5a098cc691
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2021-04-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 01.04.2021 32.2021.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2021-11_2021-04-01.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  32.2021.11

   

  FC

  	
  Lugano

  1° aprile 2021

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	 
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

								

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 22 gennaio 2021 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 21 dicembre 2020 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI
1, nato nel 1972 e da ultimo impiegato quale autista rappresentante, nel mese
di febbraio 2018 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti.
Esperiti gli accertamenti del caso, comprensivi anche di una perizia
psichiatrica, e dopo aver messo l’assicurato al beneficio di provvedimenti d’intervento
tempestivo nella forma dell’”Acquisizione della resistenza di base”,
tramite un’ergoterapista, di riabilitazione socioprofessionale, di sostegno sul
posto di lavoro (doc. AI 30, 41, 42, 45), con decisione del 22 novembre 2019,
preceduta da un progetto del 21 agosto 2019, ammessa dal 3 maggio 2017
un’inabilità lavorativa dell’85% nella precedente attività e del 65% in
un’attività adeguata, con un conseguente grado d’invalidità del 65%, ha accolto
la richiesta accordando all’assicurato il diritto a tre quarti di rendita dal
1. maggio 2018. 

                                         Nella
decisione, osservato che "(...) Lei è invitato a prendere contatto con
il suo medico curante ed è reso attento già sin d'ora sull'obbligo di mettere
in atto tutte le misure terapeutiche possibili evidenziate in ambito peritale,
in modo tale da migliorare il suo stato di salute e di riflesso la capacità
lavorativa. Le spese sanitarie che saranno originate da tali cure dovranno
essere poste a carico della Cassa malati nell’ambito della Lamal (...)" -,
l'ufficio Al ha diffidato l’assicurato a sottoporsi alle dovute e regolari
cure adducendo che "(...) Nel corso della prossima revisione d'ufficio,
l'amministrazione verificherà se sarà stato dato un seguito a quanto imposto,
pena le specifiche sanzioni" e, richiamate espressamente le
conseguenze di cui all'art. 21 cpv. 4 LPGA in caso di mancata collaborazione,
lo ha reso espressamente attento circa le sanzioni previste nel caso in cui non
si fosse sottoposto alle cure richieste al fine di migliorare la sua capacità
lavorativa (doc. AI 67). 

                                         Tale
decisione è cresciuta incontestata in giudicato.

                                         

                               1.2.   Nell’ambito
della procedura di revisione intrapresa nell’agosto 2020 l’amministrazione ha preso
atto del rapporto medico del 28 agosto 2020 dello psichiatra curante dr. __________
e delle annotazioni del 21 ottobre 2020 del medico SMR. Ritenute quindi adempiute
le condizioni per l’applicazione dell’art. 21 cpv. 4 LPGA, con decisione del 21
dicembre 2020, preavvisata il 30 ottobre 2020, dopo aver constatato che
l’assicurato non aveva dato seguito alla diffida contenuta nella decisione del
22 novembre 2019, e ritenuto che dalla valutazione medica risultava che se egli
si fosse sottoposto alle dovute cure l’incapacità lavorativa si sarebbe potuta
ridurre del 20% in qualsiasi attività, entro un periodo di dieci mesi dalla
decisione stessa, l’Ufficio AI ha quindi considerato una capacità lavorativa
del 65% in attività adeguate dal 1. settembre 2020, con un conseguente grado di
invalidità del 45% (dopo confronto dei redditi da valido e da invalido), e ha
di conseguenza ridotto i tre quarti di rendita ad un quarto (doc. AI 85).

 

                               1.3.   Con
ricorso del 22 gennaio 2021 RI 1, con argomentazioni di cui si dirà nel
prosieguo, ha contestato la decisione di riduzione della prestazione, postulando
in sostanza l’annullamento della decisione impugnata e il ripristino del
diritto a tre quarti di rendita (I).

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, riferendosi all’allegata Annotazione del
SMR, ha chiesto di respingere il ricorso confermando le conclusioni del
provvedimento contestato (V).

 

                               1.5.   Su
uno scritto del 24 febbraio 2021 con il quale il ricorrente si è riconfermato
nelle proprie allegazioni, contestando la riduzione della rendita (VII), si è
espresso nuovamente l’Ufficio AI in data 4 marzo 2021, confermandosi nelle
precedenti prese di posizione (doc. IX). 

 

considerato                    in diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone
questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio
per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può
dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo
49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto 2015; 8C_855/2010 dell’11 luglio
2011; 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

 

                                         nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è la questione a sapere se, nell’ambito della revisione
intrapresa nel mese di agosto 2020, a giusta ragione l’Ufficio AI ha ridotto i
tre quarti di rendita a un quarto, in seguito all’emanazione della diffida
contenuta nella decisione del 22 novembre 2019, e meglio poiché l’assicurato
non si sarebbe, malgrado la diffida ex art. 21 cpv. 4 LPGA, sottoposto alle
cure psichiatriche prescritte in ambito peritale.

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi in un caso in cui l’autorità giudiziaria cantonale aveva accolto
parzialmente il ricorso inoltrato contro la decisione di sospensione e ridotto
la prestazione riconosciuta, da intera a mezza rendita, perché l’assicurato non
si era sottoposto al provvedimento (astinenza dal consumo di cannabis)
richiesto, il TF, nella STF 8C_865/2017 del 19 ottobre 2018 (resa nella
composizione di 5 giudici), ha precisato che oggetto della lite era la sanzione
pronunciata in base all’art. 21 cpv. 4 LPGA secondo l’art. 7b cpv. 3 LAI. L’Alta Corte ha, infatti, evidenziato che “(…) insofern und
namentlich mit Blick auf ihr Vorbringen, es sei ein korrekter
Einkommensvergleich durchzuführen, scheint die Beschwerdeführerin den Zweck der
streitbetroffenen Massnahme zu verkennen. Denn Anfechtungs- und
Streitgegenstand bildet nicht der Rentenanspruch an sich, mithin nicht die Bemessung
der anspruchsrelevanten Arbeitsunfähigkeit und ihrer erwerblichen Folgen, sei
es im Rahmen einer erstmaligen oder einer revisionsweisen Anspruchsprüfung,
sondern die Festlegung einer Sanktion in Anwendung von Art. 21 Abs. 4 ATSG,
nach Massgabe von Art. 7b Abs. 3 IVG. Diese hat - wie eingangs gezeigt -
aufgrund aller Fallumstände, insbesondere aber nach dem Ausmass des
Verschuldens der versicherten Person, zu erfolgen und sie hat vor allem auch
das Gebot der Verhältnismässigkeit, namentlich die Relation zur günstigen
Wirkung der streitbetroffenen Massnahme zu wahren. Mit anderen Worten darf eine
Sanktion nicht weiter gehen, als wenn die Schadenminderungspflicht befolgt
worden wäre. (…)” (STF 8C_865/2017, consid. 5.2.2, la sottolineatura è
del redattore).

 

                               2.3.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perchè il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance
invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band
XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

 

                               2.4.   L’art.
7 LAI regola gli obblighi dell’assicurato.

                                         Secondo
il cpv. 1 l’assicurato deve fare tutto quanto si può ragionevolmente esigere da
lui per ridurre la durata e l’entità dell’incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) e
per evitare l’insorgere di un’invalidità (art. 8 LPGA).

                                         Il
cpv. 2 stabilisce che l’assicurato deve partecipare attivamente all’esecuzione
di tutti i provvedimenti ragionevolmente esigibili che possono contribuire sia
a mantenerlo nel suo attuale posto di lavoro, sia a favorire la sua
integrazione nella vita professionale o in un’attività paragonabile (mansioni
consuete). Si tratta in particolare di: a. provvedimenti di intervento
tempestivo (art. 7d); b. provvedimenti di reinserimento per preparare
all’integrazione professionale (art. 14a); c. provvedimenti
professionali (art. 15–18 e 18b); d. cure mediche conformemente
all’articolo 25 LAMal; e. provvedimenti di reintegrazione per i beneficiari di
una rendita secondo l’articolo 8a capoverso 2.

                                         Secondo
l’art. 7a LAI, che regola i provvedimenti ragionevolmente esigibili, è
considerato ragionevolmente esigibile ogni provvedimento che serve
all’integrazione dell’assicurato; fanno eccezione i provvedimenti che non sono
adatti allo stato di salute dell’assicurato.

                                         L’art.
7b LAI regola le sanzioni.

                                         Secondo
il cpv. 1 le prestazioni possono essere ridotte o rifiutate conformemente
all’articolo 21 capoverso 4 LPGA se l’assicurato non ha adempiuto gli obblighi
di cui all’articolo 7 della presente legge o all’articolo 43 capoverso 2 LPGA.

                                         Il
cpv. 2 stabilisce che in deroga all’articolo 21 capoverso 4 LPGA, le
prestazioni possono essere ridotte o rifiutate senza diffida e termine di
riflessione se l’assicurato: a. non si è annunciato immediatamente all’AI
nonostante un’ingiunzione dell’ufficio AI conformemente all’articolo 3c
capoverso 6 e ciò si ripercuote negativamente sulla durata o sull’entità
dell’incapacità al lavoro o dell’invalidità; b. non ha adempiuto l’obbligo di
notificazione ai sensi dell’articolo 31 capoverso 1 LPGA; c. ha ottenuto o ha
tentato di ottenere indebitamente prestazioni dell’assicurazione per
l’invalidità; d. non fornisce all’ufficio AI le informazioni di cui questo
abbisogna per adempiere i suoi compiti legali.

                                         Secondo
il cpv. 3 la decisione di ridurre o di rifiutare prestazioni deve tener conto
di tutte le circostanze del singolo caso, in particolare del grado della colpa
dell’assicurato.

                                         Infine,
il cpv. 4 stabilisce che in deroga all’articolo 21 capoverso 1 LPGA, gli
assegni per grandi invalidi non possono essere né rifiutati né ridotti.

 

                               2.5.   L’art.
21 cpv. 4 LPGA prevede quanto segue:

 

"  Le prestazioni possono essere temporaneamente o
definitivamente ridotte o rifiutate se l’assicurato, nonostante una
sollecitazione scritta che indichi le conseguenze giuridiche e un adeguato
termine di riflessione, si sottrae, si oppone oppure, entro i limiti di quanto
gli può essere chiesto, non si sottopone spontaneamente a una cura o a un
provvedimento d’integrazione professionale ragionevolmente esigibile e che
promette un notevole miglioramento della capacità di lavoro o una nuova
possibilità di guadagno. Non si possono esigere cure e provvedimenti
d’integrazione che rappresentano un pericolo per la vita o per la salute."

 

                                         Per quanto riguarda il
quesito di sapere se e quando un trattamento che promette un essenziale
miglioramento della capacità di guadagno di un assicurato sia esigibile o meno,
l’art. 21 cpv. 4 LPGA non ha sostanzialmente modificato quanto previsto in
precedenza (STFA U 348/04 del 12 ottobre 2006, consid. 2.3). Il TFA, in una
sentenza del 16 agosto 2006 (I 462/05), ha sviluppato la seguente
considerazione:

 

"  (…)

3.

3.1 Entzieht oder widersetzt sich
eine versicherte Person einer zumutbaren Behandlung oder Eingliederung ins
Erwerbsleben, die eine wesentliche Verbesserung der Erwerbsfähigkeit oder eine
neue Erwerbsmöglichkeit verspricht, oder trägt sie nicht aus eigenem Antrieb
das ihr Zumutbare dazu bei, so können ihr die Leistungen vorübergehend oder
dauernd gekürzt oder verweigert werden. Sie muss vorher schriftlich gemahnt und
auf die Rechtsfolgen hingewiesen werden; ihr ist eine angemessene Bedenkzeit
einzuräumen. Behandlungs- und Eingliederungsmassnahmen, die eine Gefahr für
Leben und Gesundheit darstellen, sind nicht zumutbar (Art. 21 Abs. 4 ATSG).

3.2 Art. 21 Abs. 4 ATSG ist auch
im Bereich der Invalidenversicherung anwendbar (Art. 2 ATSG und Art. 1 Abs. 1
IVG). Er stimmt inhaltlich weitgehend mit der Regelung von alt Art. 10 Abs. 2
IVG und alt Art. 31 IVG (je in Kraft gestanden bis 31. Dezember 2002) überein.
Die hiezu ergangene Rechtsprechung ist somit zu beachten (vgl. Kieser,
ATSG-Kommentar, N 54 ff. zu Art. 21). Es betrifft dies insbesondere die
formellen Erfordernisse des Mahn- und Bedenkzeitverfahrens im Bereich der
Invalidenversicherung (BGE 122 V 218; SVR 2005 IV Nr. 30 S. 113). Art. 7 Abs. 1
IVG in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung verweist bezüglich der Kürzung
und Verweigerung von Leistungen ausdrücklich auf Art. 21 Abs. 4 ATSG (vgl.
altrechtlich ZAK 1965 S. 507).

3.3 Was als zumutbar im Sinne von
Art. 21 Abs. 4 ATSG zu gelten hat, wird im Gesetz nicht näher umschrieben. Da
sich diesbezüglich mit dem neuen Recht nichts geändert hat (vgl. Kieser,
a.a.O., N 60 zu Art. 21), kann auf die zu Art. 31 Abs. 1 IVG ergangene Rechtsprechung
verwiesen werden. Danach sind bei der Beurteilung der Zumutbarkeit einer
Massnahme die gesamten objektiven und subjektiven Umstände des Einzelfalles zu
berücksichtigen. Namentlich bei medizinischen Massnahmen, die einen starken
Eingriff in die persönliche Integrität der versicherten Person darstellen
können, ist an die Zumutbarkeit kein strenger Massstab anzulegen (ZAK 1985 S.
326 Erw. 1). (…)" 

(STFA I 462/05 del 16 agosto
2006, consid. 3)

 

                                         L’Alta Corte, nella
STF I 824/06 del 13 marzo 2007 pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 7, chiamata a
pronunciarsi nel caso in cui un assicurato non si era sottoposto al trattamento
psichiatrico prospettatogli, in particolare, riguardo al successo del
trattamento, ha osservato:

 

"  (…)

3.2 Eine Kürzung oder
Verweigerung der Leistung ist nach Art. 21 Abs. 4 ATSG im Weiteren davon
abhängig, dass die fragliche Massnahme eine wesentliche Verbesserung der
Erwerbsfähigkeit verspricht. Vorausgesetzt wird also, dass die medizinische
oder erwerbliche Vorkehr geeignet ist, eine erhebliche Minderung des
versicherten Schadens zu bewirken.

3.2.1 Die Frage, ob die
verweigerte Leistung zu einer Steigerung der Erwerbsfähigkeit beigetragen
hätte, wird zuweilen unter dem Aspekt der Zumutbarkeit (so in Art. 18 Abs. 2
MVG), jedenfalls aber als Problem des Kausalzusammenhangs zwischen der
Verweigerung und dem Ausbleiben der Zustandsverbesserung behandelt (vgl.
Gabriela Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Zürich 1999, S. 160
ff.). Die Kausalität muss notwendigerweise prospektiv und damit hypothetisch
beurteilt werden (Meyer-Blaser, a.a.O., S. 84 Fn. 381 und S. 140 bei Fn. 587).
Es bedarf keines strikten Beweises, dass die verweigerte Massnahme tatsächlich
zum erwarteten Erfolg geführt hätte; es genügt, wenn die Vorkehr mit einer gewissen
Wahrscheinlichkeit erfolgreich gewesen wäre. Der erforderliche Grad an
Wahrscheinlichkeit ist wiederum unter Berücksichtigung der Schwere des mit der
Massnahme verbundenen Eingriffs in Persönlichkeitsrechte zu beurteilen (vgl.
oben E. 3.1.1): Bei therapeutischen Massnahmen, welche mit einem nur geringen
Eingriff verbunden sind, dürfen an die Wahrscheinlichkeit der zu erwartenden
Besserung keine hohen Anforderungen gestellt werden (Jürg Maeschi, Kommentar
zum MVG, Bern 2000, N 24 zu Art. 18). Ist der Eingriff erheblich, wird eine
höhere Wahrscheinlichkeit, aber nicht ein sicherer Erfolg verlangt. In diesem
Sinne schützte das Eidgenössische Versicherungsgericht eine
Leistungsverweigerung, nachdem die versicherte Person eine
wirbelsäulenorthopädische Operation mit einer Erfolgswahrscheinlichkeit von
70-80 % abgelehnt hatte (Urteil I 462/05 vom 16. August 2006).

3.2.2 Die Vorinstanz nimmt
gestützt auf die Berichte des Dr. I. an, die Beschwerdegegnerin habe davon
ausgehen dürfen, dass mit einer Psychopharmakotherapie (und weiteren
Behandlungsschritten) wieder eine Teilarbeitsfähigkeit hätte erlangt werden
können. Der Beschwerdeführer wendet ein, Dr. I.  habe einen solchen Erfolg nur
als möglich bezeichnet.

Im Gutachten vom 19. November
2002 führt Dr. I.________ aus, er könne sich vorstellen, dass eine sorgfältig
austarierte Medikation eine wesentliche Verbesserung bewirken werde; mit einer
solchen Behandlung bestehe eine gewisse Chance, dass mindestens eine
Teilarbeitsfähigkeit von 50-60 % wiederhergestellt werden könne. Der im Sommer
2005 konsultierte Psychiater Dr. K.________ antwortete auf die Frage, ob eine
Psychotherapie die Arbeitsfähigkeit zu Beginn des Jahres 2003 wahrscheinlich
oder bloss möglicherweise verbessert hätte, die entsprechenden Möglichkeiten
seien rückwirkend nicht mehr (sicher) evaluierbar, jedoch: "Il est
vraisemblable que déjà à ce moment-là, la démarche n'était pas certaine. (...) Il est donc certain que la mesure
proposée était d'une efficacité possible et de nature à enrailler [recte:
enrayer] l'invalidation très menaçante chez ce patient" (Stellungnahme vom
18. Oktober 2005). Es ist somit
davon auszugehen, dass der Erfolg der vorgeschlagenen Massnahme - prospektiv
betrachtet - in der Tat nicht als gewiss, aber immerhin als möglich erscheinen
musste. Nach dem Gesagten genügt dies, da die Behandlung - wie dargelegt (E.
3.1) - ohne weiteres zumutbar war. (…)"
(STF I 824/06 del 13 marzo 2007, consid. 3.2).

 

                                         Secondo la giurisprudenza
federale, in virtù dell’obbligo generale di riduzione del danno, un assicurato
deve sottoporsi a un intervento che, secondo l’esperienza, non implica
difficoltà, non presenta un pericolo per la vita, comporterà con certezza o con
grande verosimiglianza la guarigione totale o un miglioramento importante dell’affezione
– conseguentemente un aumento notevole della capacità di guadagno – e infine
non provoca delle sofferenze eccessive. Determinanti al fine di decidere circa
l’esigibilità o meno di un trattamento sono le circostanze concrete, tenendo in
considerazione la persona implicata (STFA U 199/04 del 14 luglio 2005, consid.
3.3; RAMI 1995 U 213, pag. 68; RAMI 1996 U 244, pag. 144; DTF 105 V 176).

                                         Per quanto concerne
l’aspetto soggettivo dell’esigibilità, nella succitata STFA U 199/04 del
14 luglio 2005, il TFA, relativamente a un caso in cui l’amministrazione aveva
negato ulteriori prestazioni a un assicurato vittima di una frattura traumatica
del radio, in quanto lo stesso, dopo essere già stato operato due volte, non si
era sottoposto a un intervento di riosteosintesi che, secondo i medici, avrebbe
condotto a un’ottimale guarigione e alla piena capacità lavorativa, ha deciso
che l’operazione era esigibile sia dal profilo oggettivo, che da quello
soggettivo. Secondo l’Alta Corte, la corrispondenza tra l’avvocato
dell’assicurato e l’assicuratore LAINF e gli esiti degli accertamenti
complementari si riferivano infatti piuttosto all’esigibilità oggettiva. Nulla
risultava invece a quel momento riguardo a un particolare timore, segnatamente
a uno stato di panico, che è stato fatto valere soltanto in seguito.

 

                                         Il TF, con STF 8C_356/2007
del 25 febbraio 2008 pubblicata in DTF 134 V 189, nell’ambito
dell’assicurazione contro gli infortuni, ha affermato che l’assicuratore può
ridurre le proprie prestazioni se l’assicurato si rifiuta di sottoporsi ad un
trattamento medico ragionevolmente esigibile. Tuttavia, esso deve
precedentemente aver messo in mora per iscritto l’assicurato e averlo reso attento
sulle conseguenze del suo rifiuto (consid. 2). L’assicuratore può anche ridurre
le proprie prestazioni se l’assicurato, pur senza violare un’ingiunzione,
compromette il risultato del processo di guarigione con il suo comportamento.

 

                                         Nella STF 8C_289/2018 del 15
marzo 2019 la nostra Massima Istanza ha ribadito che “(…) a norma dell'art.
21 cpv. 4 LPGA le prestazioni possono essere temporaneamente o definitivamente
ridotte o rifiutate se l'assicurato, nonostante una sollecitazione scritta che
indichi le conseguenze giuridiche e un adeguato termine di riflessione, si
sottrae, si oppone oppure, entro i limiti di quanto gli può essere chiesto, non
si sottopone spontaneamente a una cura o a un provvedimento d'integrazione
professionale ragionevolmente esigibile e che promette un notevole
miglioramento della capacità di lavoro o una nuova possibilità di guadagno. Non
si possono esigere cure e provvedimenti d'integrazione che rappresentano un
pericolo per la vita o per la salute. Al riguardo, non è necessario disporre di
una prova piena, bensì è sufficiente sulla base di circostanze concrete di
disporre di una certa probabilità che l'intervento potrebbe avvenire con
successo. Dipende in sostanza dalla messa in atto della corretta procedura di
avvertimento e di tempo di riflessione per sapere da quale momento si deve
concludere per un rifiuto dell'assicurato (sentenza 8C_865/2017 del 19 ottobre
2018 consid. 3.3 con riferimento). (…)” (STF 8C_289/2018 del 15 marzo 2019,
consid. 3.5).

 

                                         Con sentenza 9C_155/2019 del
24 giugno 2019, il TF ha confermato la decisione (resa nell’ambito di una
procedura di revisione) con cui l’Ufficio AI aveva soppresso il diritto ad una
rendita all’assicurato che non si era sottoposto al trattamento psichiatrico
richiesto. L’Alta Corte – ritenuto
che all’insorgente, a cui era stata preannunciato il diritto ad una rendita e
indicato (richiamandosi all’obbligo di ridurre il danno) di sottoporsi a un
trattamento psichiatrico precisando che ciò sarebbe stato verificato
nell’ambito della prossima revisione e che la mancata collaborazione avrebbe
potuto portare alla sospensione o alla riduzione della prestazione (“(…)
Am 11. März 2013 teilte sie der Versicherten mit, dass
die Ausrichtung einer ganzen Rente vorgesehen sei, und forderte sie unter
Hinweis auf die Schadenminderungspflicht auf, sich einer mehrmonatigen
stationären und anschliessend tagesklinischen psychiatrischen Behandlung zu
unterziehen. Dies werde sie mit amtlicher Revision per 1. März 2014 überprüfen;
die fehlende Mitwirkung könne zur Einstellung oder Kürzung der Rente führen. (…)”)
– si è confermata nella propria
giurisprudenza adducendo:

 

"  (…)

2.2.1. Entzieht oder
widersetzt sich eine versicherte Person einer zumutbaren Behandlung oder
Eingliederung ins Erwerbsleben, die eine wesentliche Verbesserung der
Erwerbsfähigkeit oder eine neue Erwerbsmöglichkeit verspricht, oder trägt sie
nicht aus eigenem Antrieb das ihr Zumutbare dazu bei, so können ihr die
Leistungen vorübergehend oder dauernd gekürzt oder verweigert werden. Sie muss
vorher schriftlich gemahnt und auf die Rechtsfolgen hingewiesen werden; ihr ist
eine angemessene Bedenkzeit einzuräumen. Behandlungs- oder
Eingliederungsmassnahmen, die eine Gefahr für Leben und Gesundheit darstellen,
sind nicht zumutbar (Art. 21 Abs. 4 ATSG).

Diese Bestimmung ist auch auf
die Invalidenversicherung anwendbar (Art. 1 IVG), wird aber im IVG wie folgt
ergänzt (zum Verhältnis der nachfolgenden Bestimmungen zu Art. 21 Abs. 4 ATSG
vgl. Urteil 8C_830/2012 vom 13. März 2013 E. 2.2; MEYER/REICHMUTH, Bundesgesetz
über die Invalidenversicherung [IVG], 3. Aufl. 2014, Rz. 1 f. S. 81): Die
versicherte Person muss alles ihr Zumutbare unternehmen, um die Dauer und das
Ausmass der Arbeitsunfähigkeit (Art. 6 ATSG) zu verringern und den Eintritt
einer Invalidität (Art. 8 ATSG) zu verhindern (Art. 7 Abs. 1 IVG). Sie muss an
allen zumutbaren Massnahmen, die zur Erhaltung des bestehenden Arbeitsplatzes
oder zu ihrer Eingliederung ins Erwerbsleben oder in einen dem Erwerbsleben
gleichgestellten Aufgabenbereich (Aufgabenbereich) dienen, aktiv teilnehmen.
Dies sind insbesondere medizinische Behandlungen nach Art. 25 KVG (Art. 7 Abs.
2 lit. b IVG). Als zumutbar gilt jede Massnahme, die der Eingliederung der
versicherten Person dient; ausgenommen sind Massnahmen, die ihrem
Gesundheitszustand nicht angemessen sind (Art. 7a IVG). Die Leistungen können
nach Art. 21 Abs. 4 ATSG gekürzt oder verweigert werden, wenn die versicherte
Person insbesondere den Pflichten nach Art. 7 IVG nicht nachgekommen ist (Art.
7b Abs. 1 IVG). Beim Entscheid über die Kürzung oder Verweigerung von
Leistungen sind alle Umstände des einzelnen Falles, insbesondere das Ausmass
des Verschuldens der versicherten Person, zu berücksichtigen (Art. 7b Abs. 3
IVG).

 

2.2.2. Die Anforderungen an
die Schadenminderungspflicht im Sinne von Art. 21 Abs. 4 ATSG sind streng, wo
eine erhöhte Inanspruchnahme der Invalidenversicherung in Frage steht,
namentlich wenn der Verzicht auf schadenmindernde Vorkehren Rentenleistungen
auslöst (SVR 2007 IV Nr. 34 S. 120, I 744/06 E. 3.1 mit Hinweisen; Urteil
8C_128/2015 vom 25. Juni 2015 E. 1.2) resp. perpetuiert. Nach Art. 7a IVG gilt
als Ausfluss einer verstärkten Schadenminderungspflicht und Ausdruck des
Prinzips "Eingliederung statt Rente" der Grundsatz der Zumutbarkeit
jeder Massnahme, die der Eingliederung ins Erwerbsleben oder in einen
Aufgabenbereich dient (BGE 145 V 2 E. 4.2.3 S. 9; Urteile 8C_741/2018 vom 22.
Mai 2019 E. 3.3; 8C_830/2012 vom 13. März 2013 E. 2.2). Die Beweislast für die
Unzumutbarkeit einer Massnahme im Sinne von Art. 7 Abs. 2 IVG liegt somit bei
der versicherten Person (Urteil 8C_741/2018 vom 22. Mai 2019 E. 3.3). Nach dem
Verhältnismässigkeitsprinzip müssen das Mass der Sanktion (Leistungskürzung
oder -verweigerung) und der voraussichtliche Eingliederungserfolg (Verbesserung
oder Erhaltung der Erwerbsfähigkeit) einander entsprechen. Die versicherte
Person ist grundsätzlich so zu stellen, wie wenn sie ihre
Schadenminderungspflicht wahrgenommen hätte (Urteil 8C_830/2012 vom 13. März
2013 E. 2.2 mit Hinweisen; vgl. auch Art. 61 UVV [SR 832.202]). Für die Frage
nach dem mutmasslichen Eingliederungserfolg bedarf es keines strikten Beweises,
sondern es genügt eine - je nach den Umständen zu konkretisierende - gewisse
Wahrscheinlichkeit, dass die Vorkehr, der sich die versicherte Person
widersetzt oder entzogen hat, erfolgreich gewesen wäre (SVR 2019 IV Nr. 16 S.
48, 8C_865/2017 E. 3.3). (…)"

(STF 9C_155/2019 del 24 giugno 2019, consid.2.2.1 e 2.2.2).

 

                               2.6.   Nel
caso concreto, nell’ambito dell’evasione della domanda di prestazioni del
febbraio 2018, esaminata la certificazione dello psichiatra curante dr. __________
(per il quale l’assicurato, portatore di “disturbo misto ansioso depressivo,
ICD-10 F 41.2 e Sindrome depressiva ricorrente ICD-10 F 33”, era da
considerare inabile in misura completa dal maggio 2017; doc. AI 52), l’Ufficio
AI, su indicazione del medico SMR dr. __________ (doc. AI 55), ha fatto
esperire una perizia psichiatrica a cura del __________. Il dr. __________,
specialista FMH in psichiatria, nella perizia del 14 giugno 2019, analizzata
accuratamente la documentazione agli atti, effettuato un esame clinico e preso
contatto con lo psichiatra curante, posta la diagnosi con ripercussioni sulla
capacità di lavoro di “Episodio depressivo di grado grave senza sintomi
psicotici (F32.2)”, dopo aver ripercorso la storia clinica dell’assicurato,
si è così espresso sulle precedenti terapie:

 

" 
A mio avviso, e questo è stato
discusso col curante che pare concordare, nonostante si comprenda anche per
ragioni culturali una certa resistenza a modifiche della farmacoterapia, un
potenziamento dell'antidepressivo con raggiunta di un neurolettico atipico
(amisulpiride, quetiapina), ancora non tentati, condurrebbero verosimilmente ad
un significativo miglioramento del quadro cinico e con esso della GL nella
misura di un 20% nell'arco di 8-10 mesi. Tale potenziamento risulta inoltre
esigibile, visto che non vi sono controindicazioni mediche all'uso di tale
categoria di farmaci.” (doc. AI 59 p. 13)

 

                                         Effettuata
un’accurata valutazione delle capacità e delle risorse secondo schema Mini
ICF-APP, dopo aver concluso che “la mansione da sempre ricoperta di
rappresentante, che necessità di loquacità, capacità relazionale, frequenti
spostamenti anche per lunghe distanze, assertività e flessibilità, appare decisamente
molto compromessa. Anche un'altra attività, stando al quadro clinico attuale, parrebbe
essere significativamente compromessa benché in misura inferiore, soprattutto
se svolta in ambiente privo di pressioni (gerarchiche e competitive) piccolo,
comprensivo e tollerante nei confronti di pause che l’assicurato potrebbe
richiedere nei momenti di maggior angoscia”, ai quesiti peritali ha
risposto nel senso che nell’attività abituale di rappresentante di commercio era
da considerare inabile all’85% da maggio 2017, mentre che in un'attività
adeguata, da svolgersi “in un ambiente non particolarmente competitivo o conflittuale,
senza picchi di lavoro e in una struttura piccola e non troppo gerarchizzata”,
la capacità sarebbe potuta essere “significativamente superiore nella misura
di un 35% (diminuzione del tempo e del rendimento)”. Richiesto circa i
provvedimenti sanitari e le terapie con ripercussione sulla capacità lavorativa
attuabili, il perito si è così espresso:

 

" 
8.4 Provvedimenti sanitari e
terapie con ripercussione sulla CL

Ritengo possibile migliorare ancora in misura rilevante
la CL mediante l'attuazione di provvedimenti sanitari, in particolare con il
potenziamento attraverso un neurolettico atipico che potrebbe portare
verosimilmente ad un miglioramento clinico e valetudinario nella misura di un 20%
in ogni attività nei prossimi 8-10 mesi. Provvedimenti professionali, che
attualmente

avrebbero alta probabilità di fallire, potranno essere
tenuti ancora in considerazione al momento del miglioramento clinico
prognosticato.” (doc. AI 59 p. 15)

                                         Nel
rapporto SMR del 1. luglio 2019, il dr. __________, ha condiviso le conclusioni
peritali, sottolineando che in base alla perizia erano applicabili “terapie che
migliorerebbero o manterrebbero verosimilmente la capacità lavorativa” ai
sensi dell’art. 7 LAI, ritenuto che tramite il trattamento farmacologico i
periti pronosticavano un recupero del 20% della capacità lavorativa in ogni
attività e la possibilità di mettere in atto misure SIP (doc. AI 58). 

                                         Alla
luce di queste conclusioni, con progetto del 21 agosto 2019 e, quindi,
decisione del 22 novembre 2019, l’Ufficio AI, ammessa dal maggio 2017 un’inabilità
lavorativa dell’85% nell’attività abituale e del 65% in un’attività adeguata,
stabilito un conseguente grado di invalidità del 65%, ha attribuito all’assicurato
tre quarti di rendita dal 1. maggio 2018 (ovvero trascorso l’anno di attesa
giusta l’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI).

                                         Tanto
nella medesima decisione, quanto nel preavviso del 21 agosto 2019, nel
paragrafo finale intitolato, in grassetto, “Importante”, l’Ufficio AI ha
diffidato l’assicurato a sottoporsi alle dovute e regolari cure psichiatriche adducendo
che “(…) Lei è invitato a prendere contatto con il suo medico curante
ed è reso attento già sin d'ora sull'obbligo di mettere in atto tutte le misure
terapeutiche possibili evidenziate in ambito peritale, in modo tale da
migliorare il suo stato di salute e di riflesso la capacità lavorativa. Le
spese sanitarie che saranno originate da tali cure dovranno essere poste a
carico della Cassa malati nell’ambito della Lama. (...)" -, e ha pure
precisato che "(...) Nel corso della prossima revisione d'ufficio,
l'amministrazione verificherà se sarà stato dato un seguito a quanto imposto,
pena le specifiche sanzioni". Richiamate espressamente e per esteso le
conseguenze di cui all'art. 21 cpv. 4 LPGA in caso di mancata collaborazione, nella
medesima decisione l’amministrazione ha altresì reso espressamente attento l’assicurato
circa le sanzioni previste nel caso in cui non si fosse sottoposto alle cure
richieste al fine di migliorare la sua capacità lavorativa (doc. AI 67). 

                                         Questa
decisione è rimasta incontestata. 

                                         Dopo
aver richiesto il relativo consenso scritto all’assicurato (doc. AI 65), una
copia della perizia psichiatrica è quindi stata inviata al dr. __________ in
data 4 settembre 2019 (doc. AI 66).

 

                               2.7.   L’Ufficio
AI, nell’ambito della revisione intrapresa nell’agosto 2020, dopo aver
interpellato l’assicurato (il quale ha dichiarato che il suo stato di salute
era rimasto invariato, doc. AI 75), ha acquisito il rapporto del 28 agosto 2020
del dr. __________, il quale, confermate le diagnosi di “Disturbo misto
ansioso depressivo ICD 10 F41.2 e sindrome depressiva ricorrente ICD10 F33”,
e confermata la conclusione di inabilità lavorativa del 65% in attività
adeguate, circa l’evoluzione e la situazione medica attuale ha ritenuto la
situazione stazionaria, e precisato che “(…) Non è stato possibile modificare
la terapia farmacologica per le resistenze e paure del paziente” (doc. AI 76).

Il medico
SMR, esprimendosi al riguardo, nell’Annotazione del 21 ottobre 2020, ha
osservato che i periti psichiatri avevano “determinato le modifiche alla
terapia farmacologica esigibili e avevano stimato come da tali modifiche
sarebbe derivato un recupero della CL dell'assicurato del 20% in ogni attività
lucrativa. In conseguenza di ciò, l'IL dell'assicurato deve essere ritenuta
ridotta del 20% in ogni attività lucrativa a partire da 10 mesi dalla decisione
Al (22.11.2019)" (doc. AI 78).

 

                                         L’amministrazione,
con progetto di decisione del 30 ottobre 2020, ritenute adempiute le condizioni
per l'applicazione dell'art. 21 cpv. 4 LPGA, ha pertanto proposto la riduzione
dei tre quarti di rendita ad un quarto di rendita. Con uno scritto del 10
novembre 2020 il dr. __________ ha dichiarato di non concordare con la
riduzione della rendita, certificando che l’assicurato era in cura presso il __________
di __________ dal maggio 2017, effettuando regolari visite psichiatriche di controllo
ed assumendo la terapia farmacologica. In relazione alla possibilità di
modificare la terapia farmacologica, ha precisato che “vi sono paure e
resistenze intese in senso psicodinamico come difficoltà al cambiamento e non
come rifiuto volontario alla modifica delia terapia. In generale persiste una
sintomatologia ansiosodepressiva invalidante con episodi di ansia acuta ed
ansia anticipatoria rispetto a iniziative in autonomia” (doc. AI 82).

Su tale
certificazione si è espresso il medico SMR nell’annotazione del 15 dicembre
2020, nel senso che “le paure e resistenze dell'assicurato non appaiono
costituire un motivo valido per ritenere inapplicabile la diffida, in quanto
facenti parte del quadro sintomatologico valutato dai periti” (doc. AI 84;
cfr. in esteso al consid. 2.8). 

                                         Di
conseguenza, con decisione 21 dicembre 2020, l’Ufficio AI ha confermato il
progetto come segue:

 

" 
(…)

Decidiamo pertanto:

l tre quarti di rendita di invalidità versati finora
vengono ridotti ad un quarto di rendita, con grado Al del 45 %.

La riduzione della prestazione decorre dal primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione (art. 88bis cpv. 2,
lett. a dell’Ordinanza sull'Assicurazione Invalidità).

A un ricorso contro questa decisione verrà negato
l'effetto sospensivo (art. 66 della Legge federale sull'assicurazione per
l'invalidità (LAI) e art. 97 delta Legge federale sull'assicurazione per la
vecchiaia e i superstiti (LAVS)).

 

Esito degli accertamenti:

Tramite decisione del 22.11.2019 è stato posto al
benefìcio di tre quarti di rendita di invalidità con grado Al del 65 %, a
decorrere dal 01.05.2018.

Nella stessa decisione, lei era stato diffidato a
sottoporsi alle dovute cure terapeutiche al fine di migliorare il suo stato di
salute e di conseguenza la sua capacità lavorativa. Era stato altresì reso
attento sulle conseguenze qualora non avesse rispettato l'obbligo di ridurre il
danno alla salute (art. 21 cpv. 4 LPGA).

In ambito dell'attuale revisione d'ufficio, avviata ad
agosto 2020, abbiamo constatato che tale diffida non è stata seguita.

Dalla valutazione medica, risulta che se lei si fosse
invece sottoposto alle dovute cure, l'incapacità lavorativa si sarebbe potuta
ridurre del 20 % in qualsiasi attività, entro un periodo di dieci mesi dalla
decisione Al.

Pertanto, consideriamo le seguenti incapacità
lavorative a decorrere dal 01.09.2020:

Attività abituale

65% dal 01.09.2020

Attività adeguate allo stato di salute

45 % dal 01.09.2020

 

Procediamo dunque a ricalcolare la perdita di guadagno
come se lei si fosse sottoposto alle dovute cure e avesse raggiunto la
prospettata capacità lavorativa.

Reddito da valido

Al fine di stabilire il reddito che lei potrebbe conseguire
in assenza del danno alla salute, facciamo riferimento alle tabelle statistiche
RSS (valore mediano, attività semplici e ripetitive, uomo, anno 2019). Il
reddito annuo ammonterebbe a CHF 68'361.00 per l'anno 2019.

Sulla base della valutazione medica quantifichiamo il
reddito da invalido esigibile, basato sulle attività adeguate all'attuale stato
di salute e calcolato secondo i redditi espressi dall'ufficio federale di
statistica.

Reddito da invalido

In attività adeguate:

La giurisprudenza imposta dal Tribunale federale indica
che sono esclusivamente applicabili i dati salariali nazionali della tabella
TA1 dell'inchiesta sulla struttura dei salari elaborata dall'Ufficio federale
di statistica (STFA 12 ottobre 2006 nella causa S., U 75/03, e del 5

settembre 2006 nella causa P., l 222/04).

Inoltre tali redditi possono subire una riduzione
massima del 25%. Ciò al fine di considerare quei fattori suscettibili di
influenzare il guadagno che rassicurato potrebbe percepire. Ad esempio: le
limitazioni addebitabili al danno alla salute, l'età, la nazionalità, il grado
di occupazione (cfr. DTF 126 V 75),

Utilizzando i dati della citata tabella, lei potrebbe
conseguire uno stipendio annuo di CHF 68'361.00 (attività semplici e
ripetitive, valore mediano).

Partendo dal summenzionato reddito, diminuito del 45 %
riguardo all'incapacità lavorativa, risulta un reddito di CHF 37'599.00.

Nuova perdita di guadagno:

 

Confronto dei redditi:

Reddito da valido      CHF68'361.00

Reddito da invalido   CHF 37'599.00

Perdita di guadagno CHF 30762.00

Grado d'invalidità                      45%

 

Reintegrazione

Attualmente non sono previsti provvedimenti di
reintegrazione.

Una nuova verifica della situazione medica, personale e
lavorativa non escluderà, se sarà indicata, l'adozione di provvedimenti
reintegrativi con lo scopo di migliorare la capacità al guadagno.

Osservazioni al progetto di decisione del 30 ottobre
2020

Il nostro ufficio ha preso visione del certificato
medico del 10 novembre 2020 inoltrato dal Dr. med. __________. Tale
documentazione illustra un quadro sintomatologico sovrapponibile a quello
presente al momento della diffida e quanto indicato non costituisce un motivo
valido per ritenere inapplicabile la diffida.

Confermiamo pertanto la riduzione della rendita di invalidità.“
(doc. AI 85)

 

                               2.8.   Da
quanto precede risulta innanzitutto che effettivamente l’assicurato non si è
sottoposto alle cure psichiatriche indicate dal perito psichiatra del __________
nel referto del 14 giugno 2019 (doc. AI 59) e richieste dall’amministrazione
allo scopo di migliorarne lo stato di salute e, quindi, la capacità lavorativa.

                                          

                                         In
particolare nella perizia del __________ del 14 giugno 2019 il perito dr. __________,
dopo aver preso contatto anche con il dr. __________, il quale aveva concordato
con tale procedere, aveva espressamente precisato che il potenziamento del
trattamento farmacologico, segnatamente antidepressivo, con l'introduzione di
un antipsicotico atipico, e meglio un neurolettico atipico (amisulpiride, quetiapina),
medicamenti che ancora non erano stati somministrati, avrebbe verosimilmente
condotto ad un significativo miglioramento del quadro cinico e con esso della
capacità lavorativa nella misura di un 20% nell'arco di 8-10 mesi. 

                                         

                                         Ora,
nell’ambito della revisione intrapresa nell’agosto 2020, il dr. __________,
psichiatra curante, nel rapporto medico del 28 agosto 2020, ha dichiarato che
la situazione era stazionaria, con “persistenza di sintomatologia
ansioso-depressiva invalidante con episodi di ansia acuta ed ansia anticipatoria
rispetto ad iniziative in autonomia” e ha indicato che non la terapia
farmacologica non era stata modificata a causa delle “resistenze e paure del
paziente” (doc. AI 76).

                                         Il
cambiamento del trattamento farmacologico antidepressivo, con l'introduzione di
un neurolettico atipico (amisulpiride, quetiapina), auspicato dal perito del __________
nella citata perizia del 14 giugno 2019 - e benché la stessa perizia fosse
stata inviata in visione anche al dr. __________ il 4 settembre 2019 (doc. AI
66) - non è quindi stato approntato. 

                                         E
questo nonostante il fatto che nella decisione del 22 novembre 2019 – in
cui era stato indicato, al capoverso preceduto dal titolo in grossetto “Importante”,
che “(…) Lei è invitato a prendere contatto con il suo medico curante ed è
reso attento già sin d’ora sull’obbligo di mettere in atto tutte le misure
terapeutiche possibili evidenziate in ambito peritale  [ndr.: si riferisce
alla perizia del 14 giugno 2019 del __________ sub doc. AI 59] in modo tale
da migliorare il suo stato di salute e di riflesso la capacità lavorativa (…)” –
fosse stato precisato che “(…) nel corso della prossima revisione d’ufficio,
l’amministrazione verificherà se sarà stato dato un seguito a quanto imposto,
pena le specifiche sanzioni (…)” (doc. AI 67) e, richiamato il contenuto
del principio dell’obbligo di ridurre il danno giusta l’art. 1048 CIGI e espressamente
e per esteso le conseguenze di cui all’art. 21 cpv. 4 LPGA in caso di mancata
collaborazione, l’assicurato fosse stato reso espressamente attento sulle sanzioni
previste nel caso in cui non si fosse sottoposto alle cure psichiatriche
richieste al fine di migliorare la sua capacità lavorativa.

 

                                         Con
il ricorso l’insorgente giustifica il mancato potenziamento delle cure
farmacologiche psichiatriche adducendo una serie di argomentazioni che si
avverano tuttavia, come verrà esposto nel prosieguo, inammissibili.

                                         

                                         Egli
afferma in particolare di seguire regolarmente la terapia prescrittagli, ma di
essere contrario all’assunzione del primo farmaco (paroxetina) che gli era inizialmente
già stato prescritto poiché lo stesso gli avrebbe provocato degli effetti
collaterali negativi, e in particolare facendogli venir voglia di “buttarmi
dal balcone”.  Egli avrebbe quindi paura di cambiare farmaci nel timore che
gli tornassero “cose brutte per la testa”. Afferma inoltre che nessuno
gli avrebbe detto che se non avesse cambiato i medicamenti avrebbe avuto una
riduzione della rendita. Del resto, “il dr. __________ ha fatto giusto che
non mi ha cambiato il farmaco, mi ha visto troppo impaurito e terrorizzato dopo
l’esperienza negativa che avevo avuto con il primo farmaco” (doc. I e VII).

 

                                         Il
ricorrente si basa innanzitutto sull’allegato scritto del 10 novembre 2020, già
prodotto in occasione delle osservazioni al progetto di decisione del 30
ottobre 2020, nel quale il dr. __________ ha indicato che “in relazione alla
possibilità di modificare la terapia farmacologica vi sono paure e resistenze
intese in senso psicodinamico come difficoltà al cambiamento e non come rifiuto
volontario alla modifica delia terapia. In generale persiste una sintomatologia
ansiosodepressiva invalidante con episodi di ansia acuta ed ansia anticipatoria
rispetto a iniziative in autonomia (…)” (doc. AI 82).

 

Ora, su tale
certificazione si era espresso il medico SMR nell’annotazione del 15 dicembre
2020, affermando:

 

" 
Ho preso visione del dossier e
della documentazione medica, l periti psichiatri (vedasi il punto 7.2 della
perizia __________ in GED 01.07.2019) ritenevano possibile ed esigibile
dall'assicurato la variazione della terapia farmacologica assunta, con
conseguente beneficio clinico e recupero parziale di CL. Nel rapporto medico
del dr. med. __________ del 10.11.2020 è descritto come la sintomatologia
dell'assicurato sia nella sostanza sovrapponibile al passato.

Le paure e resistenze dell'assicurato non appaiono
costituire un motivo valido per ritenere inapplicabile la diffida, in quanto
facenti parte del quadro sintomatologico valutato dai periti. Dal punto di
vista medico psichiatrico si conferma la presa di posizione dell'Ufficio."
(doc. AI 84)

 

                                         A
tali conclusioni, che il medico SMR ha peraltro nuovamente confermato
nell’Annotazione del 3 febbraio 2021 (doc. V/1), questo Tribunale deve aderire,
ove peraltro si rilevi che nel suo scritto lo psichiatra curante non adduce
alcuna motivazione medica che permetta in qualche modo di dedurre l’esistenza
di ragioni medicalmente giustificate per rifiutare l’assunzione della terapia a
base di neurolettici.

                                         D’altra
parte dagli atti medici non risultano, e nemmeno l’insorgente le fa valere,
patologie psichiatriche che possano rendere l’assicurato incapace a
collaborare. 

                                         Del
resto, con il ricorso e le ulteriori allegazioni formulate con scritto 24
febbraio 2021 (doc. VII), l’insorgente stesso indica di essere, ora, disposto a
cambiare i farmaci e di non essere contrario all’assunzione di farmaci o di
cambiare l’attuale farmacologia, essendo unicamente contrario all’assunzione
del primo farmaco provato (I, pag. 6).

 

                                         Come
concluso dal medico SMR dr. __________ nelle annotazioni del 21 ottobre 2020
(cfr. doc. AI 78), alla luce di quanto suesposto, emerge quindi che
l’assicurato, ancorché diffidato con esplicito richiamo alle conseguenze di cui
all’art. 21 cpv. 4 LPGA in caso di mancata collaborazione, non si è sottoposto
(prima della revisione prevista per l’agosto 2020; cfr. doc. AI 74) alle cure
psichiatriche richieste atte a migliorare la sua capacità lavorativa, non
ottemperando quindi, senza alcuna valida ragione, ai suoi obblighi di
collaborazione.

 

                                         Quanto
all’esigibilità e all’utilità delle cure specialistiche psichiatriche raccomandate
per l’assicurato, va qui osservato che in occasione della stesura della perizia
del 14 giugno 2019 il dr. __________ aveva pure preso contatto con lo
psichiatra curante, il quale gli aveva riferito che la terapia in quel momento
somministrata fosse in una “fase di stallo” essendo peraltro
l’assicurato “molto resistente anche ad ogni proposta di modifica
terapeutica”, concordando in ogni modo con il perito “sull'opportunità
del potenziamento del trattamento farmacologico e sull'introduzione di un
antipsicotico atipico” (doc. AI 59 p. 183). 

                                         Alla
luce di queste considerazioni, sulla base quindi anche di un’attenta
valutazione del caso mediante consultazione del curante, il dr. __________ aveva
concluso nel senso che un potenziamento dell'antidepressivo con aggiunta di un
neurolettico atipico (amisulpiride, quetiapina), avrebbero verosimilmente condotto
ad un significativo miglioramento del quadro cinico e con esso della capacità
lavorativa nella misura di un 20% nell'arco di 8-10 mesi. 

                                         Tale
potenziamento è stato inoltre giudicato dal perito come “esigibile, visto
che non vi sono controindicazioni mediche all'uso di tale categoria di farmaci”
(doc. AI 59 pag. 185). 

                                         Dalla
suddetta valutazione del dr. __________ – confermata dal medico SMR dr. __________
nel rapporto finale del 1 luglio 2019 (doc. AI 58), rimasta incontestata (non è
stato infatti prodotto alcun atto medico contrario) e basata su un adeguato
esame del caso – questo Tribunale non ha motivo di distanziarsi.

                                         

                                         Del
resto per medesima ammissione del ricorrente (cfr. formulario di revisione compilato
dall’assicurato il 6 agosto 2020, doc. AI 75) e dello psichiatra curante (doc.
AI 76), la situazione dell’assicurato non ha nel frattempo fatto registrare alcun
miglioramento, malgrado la continuata assunzione della medesima terapia e
nonostante la valutazione peritale avesse invece ipotizzato un verosimile e
sensibile miglioramento delle condizioni psichiatriche con l’introduzione di un
neurolettico.

                                         Va
qui peraltro solo osservato che, conformemente alla succitata giurisprudenza
(cfr. consid. 2.5), non è necessario disporre di una prova piena, bensì è
sufficiente sulla base di circostanze concrete disporre di una certa
probabilità che l'intervento potrebbe avvenire con successo. Inoltre, il grado
di probabilità va valutato anche secondo la gravità dell’intervento richiesto (“(…)
Der erforderliche Grad an Wahrscheinlichkeit ist wiederum
unter Berücksichtigung der Schwere des mit der Massnahme verbundenen Eingriffs
in Persönlichkeitsrechte zu beurteilen (vgl. oben E. 3.1.1): Bei
therapeutischen Massnahmen, welche mit einem nur geringen Eingriff verbunden
sind, dürfen an die Wahrscheinlichkeit der zu erwartenden Besserung keine hohen
Anforderungen gestellt werden (…)” (STF I 824/06 del 13 marzo 2007, consid.
3.2.1)).

                                         In
concreto - ribadito che dopo un attento esame del caso il dr. __________ aveva
concluso che “(…) un potenziamento dell’antidepressivo con l’aggiunta di un
neurolettico atipico (amilsulpiride, quetiapina), ancora non tentati,
condurrebbero verosimilmente ad un significativo miglioramento del quadro
clinico e con esso della CL nella misura del 20% nell’arco di 8-10 mesi. (…)”
(doc. AI  59 pag. 14) -, osservato che la misura terapeutica richiesta (aggiunta
di un neurolettico agli antidepressivi) non configura un grave intervento e
ritenuto che la valutazione non poteva essere che prospettiva, non vi può
essere dubbio sull’esistenza di una sufficiente probabilità che la modifica della
terapia potrebbe avvenire con successo.

 

                                         A
ragione quindi l’amministrazione ha concluso, sulla scorta delle succitate
valutazioni del medico SMR dr. __________ del 1. luglio 2019 (doc. AI 58) e del
21 ottobre 2020 (doc. AI 78), che le cure psichiatriche richieste erano, ai
sensi dell’art. 21 cpv. 4 LPGA e della relativa giurisprudenza (cfr. consid. 2.5),
esigibili e potevano concretamente portare a un essenziale miglioramento dello
stato di salute dell'assicurato, quindi, di riflesso ad un miglioramento della
capacità lavorativa residua in un’attività adeguata che poteva aumentare almeno
del 20%.

 

                                         L’amministrazione
ha rispettato anche il principio della proporzionalità. Infatti – potendo (per quanto sopra esposto)
ritenere un aumento della capacità lavorativa del 20% se si fosse sottoposto al
rafforzamento dei medicamenti psichiatrici richiesto e ritenuto (come esposto
nella motivazione della decisione impugnata) che dal confronto dei redditi da
valido e da invalido è scaturito un grado d’invalidità (rimasto incontestato)
del 45% (cfr. in esteso al consid. 2.7) –
la decisione impugnata, riducendo il diritto alla rendita da tre quarti a un
quarto, pone l’insorgente nella situazione in cui si troverebbe se avesse
rispettato l’obbligo di ridurre il danno (“(…) Nach dem Verhältnismässigkeitsprinzip müssen das Mass der Sanktion
(Leistungskürzung oder -verweigerung) und der voraussichtliche
Eingliederungserfolg (Verbesserung oder Erhaltung der Erwerbsfähigkeit)
einander entsprechen. Die versicherte Person ist grundsätzlich so zu stellen,
wie wenn sie ihre Schadenminderungspflicht wahrgenommen hätte (Urteil
8C_830/2012 vom 13. März 2013 E. 2.2 mit Hinweisen; vgl. auch Art. 61 UVV [SR
832.202]). (…)” (STF 9C_155/2019 del 24 giugno
2019, consid. 2.2.2).

 

                                         Nemmeno
infine può essere ammesso, come implicitamente alluso dal ricorrente, che in
qualche modo egli (o il suo psichiatra curante) non avesse compreso il
contenuto della diffida contenuta nella decisione del 22 novembre 2019,
ritenendo in particolare che si ipotizzasse l’assunzione del medicamento (la
paroxetina) che già gli era stato somministrato in passato.  

Come detto,
risulta in effetti dagli atti che in occasione della stesura della perizia del
14 giugno 2019 il dr. __________ aveva preso contatto con il dr. __________ e
convenuto con lui la necessità di procedere con la modifica della terapia
medicamentosa, aggiungendo in particolare un neurolettico atipico, che
risultava ancora “non tentato”, e quindi non ancora mai assunto (doc. AI 59 p.
11 e 13). Si trattava quindi chiaramente di un medicamento nuovo e non del
medicamento, la paroxetina (farmaco che non rientra nella categoria dei
neurolettici atipici o antipsicotici, ma in quella di farmaci denominati SSRI,
ossia inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, usati
primariamente come antidepressivi), che il ricorrente aveva già assunto con
effetti collaterali non graditi. 

Inoltre,
dagli atti risulta che in data 2 settembre 2019 (doc. AI 65), e quindi
successivamente al progetto di decisione del 21 agosto 2019  - che già
conteneva l’espressa diffida a volersi sottoporre alle cure indicate nella
perizia (doc. AI 62), e in merito al quale l’assicurato non ha formulato alcuna
osservazione o contestazione -, il ricorrente ha personalmente sottoscritto
l’autorizzazione ad inviare la perizia del __________, cui rinviava
espressamente sia il progetto che la decisione del 22 novembre 2019, al suo psichiatra
curante, al quale in effetti il referto peritale è stato notificato il 4
settembre 2019 (doc. AI 66). Ne discende che sia il ricorrente, direttamente o
tramite il curante, sia appunto il dr. __________ erano perfettamente a
conoscenza della cura che veniva indicata e auspicata dal perito al fine di
ottenere un miglioramento delle condizioni e della capacità lavorativa in tempi
relativamente brevi (8-10 mesi). Sia detto di transenna che in effetti il
curante non ha mai sostenuto diversamente, nemmeno in occasione del già
menzionato scritto del 10 novembre 2020 (doc. AI 82). 

Alla luce di
queste circostanze il ricorrente non può quindi ragionevolmente sostenere di
essersi rifiutato di modificare la terapia farmacologica temendo che si
trattasse di assumere nuovamente la paroxetina. 

 

Nemmeno egli
può ragionevolmente sostenere di non aver compreso che la mancata modifica
della terapia medicamentosa, da prescrivergli dal suo psichiatra curante,
avrebbe comportato come conseguenza la riduzione delle prestazioni ritenuto
come il tenore sia del progetto di decisione del 21 agosto 2019 che della
decisione del 22 novembre 2019 (cresciuta incontestata in giudicato) risultassero,
come detto, in proposito chiaro ed inequivocabile, esprimendosi nel senso che
egli veniva espressamente “invitato a prendere contatto con il suo medico
curante ed è reso attento già sin d'ora sull'obbligo di mettere in atto tutte
le misure terapeutiche possibili evidenziate in ambito peritale (…)”, precisando
pure che “nel corso della prossima revisione d'ufficio, l'amministrazione
verificherà se sarà stato dato un seguito a quanto imposto, pena le specifiche
sanzioni" con l’espresso richiamo alle conseguenze di cui all'art. 21
cpv. 4 LPGA (doc. AI 67). 

 

In simili
circostanze, visto quanto precede, segnatamente l’adempimento dei presupposti
necessari per l’applicazione dell’art. 21 cpv. 4 LPGA (cfr. consid. 2.5), la
decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso respinto.

                                         

                               2.9.   Secondo l'art. 69 cpv. 1bis
LAI in vigore dal 1° gennaio 2021 ed applicabile in concreto (cfr. la
disposizione transitoria dell’art. 83 LPGA in combinazione con gli art. 61 lett.
a e fbis LPGA nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2021) la procedura
di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni in caso di
controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7
aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese di fr. 500.-- sono poste a carico del
ricorrente.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le
spese di fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                   Il segretario
di Camera

 

giudice
Raffaele Guffi                                         Gianluca Menghetti