# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d2689940-f70f-5c3c-ac21-a60da5e63955
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-06-07
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 07.06.2013 RR.2013.46
**Docket/Reference:** RR.2013.46
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2013-46_2013-06-07

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP): doppia punibilità ;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP): doppia punibilità ;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP): doppia punibilità ;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale all'Italia. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP): doppia punibilità

Sentenza del 7 giugno 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, Presidente, 

Roy Garré e Nathalie Zufferey Franciolli,  

Cancelliere Davide Francesconi  

   

Parti   

1. A., 

2. B.,  

 

entrambi rappresentati dall'avv. Matteo Pedrazzini, 

Ricorrenti 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

all'Italia 

 

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2013.46-47 

 

 

 Fatti: 

A. In data 31 ottobre 2012, la Procura della  Repubblica presso il Tribunale di 

Cremona ha presentato alla Svizzera una domanda di assistenza giudiziaria 

internazionale in materia penale nell'ambito di un'inchiesta avviata nei 

confronti, fra gli altri, di C. per truffa (art. 640 CP/I), frode sportiva (art. 1 della 

legge 13 dicembre 1989 n. 401 "interventi nel settore del giuoco e delle 

scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di 

manifestazioni sportive", di seguito: legge n. 401/1989) e associazione a 

delinquere transnazionale diretta alla truffa e alla frode sportiva (art. 416 CP/I 

combinato con gli art. 3 e 4 della legge 16 marzo 2006 n. 146 "ratifica ed 

esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il 

crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il  

15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001"). I numerosi indagati, per la 

maggior parte calciatori professionisti e alcuni dei quali arrestati a seguito 

delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice delle indagini 

preliminari del Tribunale di Cremona, sono sospettati di aver realizzato, tra il 

2008 e il 2011, un'attività truffaldina ai danni di società sportive di calcio e di 

Enti pubblici che organizzano le competizioni, volta ad alterare il regolare 

svolgimento di numerose partite dei campionati italiani di calcio di serie A, B 

e C, al fine di conseguire guadagni illeciti attraverso il sistema delle 

scommesse, effettuate prevalentemente per il tramite di siti internet asiatici 

(la cosiddetta inchiesta sul "calcioscommesse" denominata "New last bet"). 

Con la sua domanda, l'autorità richiedente postula l'acquisizione della 

documentazione relativa al conto bancario acceso in Svizzera riconducibile a 

C., intestato ai di lui genitori (v. act. 1.14). 

B. Con decisione del 17 gennaio 2013, il Ministero pubblico della 

Confederazione (di seguito: MPC), cui in data 20 novembre 2012 l'Ufficio 

federale di giustizia (di seguito: UFG) delegava l'esecuzione della predetta 

commissione rogatoria, è entrato nel merito della richiesta, acquisendo agli 

atti della procedura rogatoriale la documentazione relativa al conto corrente 

n. 1 - […] - la stessa essendo già stata trasmessa dalla Banca D. 

(Suisse) SA nell'ambito del procedimento interno (inc. SV.12.0730)  

(v. act. 1.3). 

C. Con decisione di chiusura di medesima data, il MPC, in accoglimento della 

commissione rogatoria, ha disposto la consegna all'autorità estera di tutta la 

documentazione bancaria in questione (v. act. 1.4). 

D. In data 20 febbraio 2013, B. e A. hanno interposto ricorso avverso la 

menzionata decisione concludendo quanto segue (v. act. 1): 

 

 

"(…) voglia il Tribunale penale federale  

Alla forma 

- Dichiarare ricevibile il presente ricorso; 

Nel merito 

- Annullare l'ordinanza di chiusura resa dal Ministero pubblico della Confederazione il  

17 gennaio 2013 nell'ambito della procedura d'assistenza giudiziaria RH.12.0158 e che 

concerne i due ricorrenti; 

- Respingere la domanda di assistenza delle autorità italiane oggetto della decisione di 

chiusura; 

- […]; 

- […]; 

- Mettere le spese della procedura a carico della Confederazione Svizzera; 

- Attribuire un indennizzo ai ricorrenti per le spese sostenute; 

- Respingere qualsiasi altra conclusione." 

 

E. Con risposte del 14 e del 15 marzo 2013, tanto il MPC quanto l'UFG 

postulano le reiezione del gravame con contestuale conferma della decisione 

impugnata (v. act. 6 e 7).  

F. Chiamati a replicare, con memoriale del 2 aprile 2013 - trasmesso per 

conoscenza al MPC e all'UFG - i ricorrenti si sono sostanzialmente 

confermati nelle conclusioni espresse in sede di ricorso, ribadendo il 

mancato adempimento della condizione della doppia punibilità, alla luce delle 

due sentenze della Corte penale del Tribunale penale federale del  

13 novembre 2012, delle quali sono state nel frattempo pubblicate le 

motivazioni (v. act. 9). 

Le ulteriori allegazioni delle parti verranno riprese, nella misura del 

necessario, nei successivi considerandi in diritto.  

 

 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale del 19 marzo 2010  

sull'organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; 

RS 173.71) e 19 cpv. 1 del regolamento del 31 agosto 2010 

sull'organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 173.713.161), 

la Corte dei reclami penali giudica i gravami in materia di assistenza 

giudiziaria internazionale. 

1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra la Repubblica Italiana 

e la Confederazione Svizzera sono anzitutto retti dalla Convenzione europea 

di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959, entrata in vigo-

re il 12 giugno 1962 per l’Italia ed il 20 marzo 1967 per la Svizzera (CEAG; 

RS 0.351.1), dall'Accordo italo-svizzero del 10 settembre 1998 che completa 

e agevola l'applicazione della CEAG (RS 0.351.945.41), entrato in vigore 

mediante scambio di note il 1° giugno 2003 (in seguito: l'Accordo italo-

svizzero), nonché, a partire dal 12 dicembre 2008 (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea, L 327/15-17, del 5 dicembre 2008), dagli art. 48 e segg. 

della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 

1985 (CAS; non pubblicata nella RS ma ora consultabile nel volume 

"Assistenza e estradizione" edito dalla Cancelleria federale, Berna 2012). Di 

rilievo nella fattispecie è anche la Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il 

sequestro e la confisca dei proventi di reato, conclusa a Strasburgo 

l’8 novembre 1990, entrata in vigore il 1° settembre 1993 per la Svizzera ed il 

1° maggio 1994 per l’Italia (CRic; RS. 0.311.53). Alle questioni che il 

prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati non regola 

espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto nazionale sia 

più favorevole all'assistenza rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di 

favore), si applicano la legge federale sull'assistenza internazionale in 

materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa 

ordinanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. I n. 2 Accordo italo-

svizzero; DTF 137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 135 IV 212 

consid. 2.3; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 consid. 2). Il principio di favore 

vale anche nell'applicazione delle pertinenti norme di diritto internazionale (v. 

art. 48 n. 2 CAS, 39 n. 3 CRic e art. I n. 2 Accordo italo svizzero). È fatto 

salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 

595 consid. 7c). 

1.3 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura dell'autorità 

federale d'esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 

80e cpv. 1 e 80k AIMP. La legittimazione dei ricorrenti, titolari della relazione 

bancaria oggetto dell'avversata misura rogatoriale, è pacifica (v. art. 80h  

 

 

lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP; DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 118 Ib 

547 consid. 1d; TPF 2007 79 consid. 1.6). 

Il ricorso è dunque ricevibile in ordine e occorre entrare in materia. 

2.  

2.1 I ricorrenti contestano in primo luogo l'adempimento del requisito della 

doppia punibilità. A loro dire, i reati contestati in Italia a C. non 

configurerebbero in diritto svizzero alcuna infrazione penale, e ciò a maggior 

ragione alla luce della sentenze della Corte penale del Tribunale penale 

federale del 13 novembre 2012 di cui agli incarti SK.2012.21 e SK.2011.33. 

2.2 Aderendo alla CEAG, la Svizzera ha posto il principio della doppia punibilità 

quale condizione all’esecuzione di ogni commissione rogatoria esigente 

l’applicazione di una qualsiasi misura coercitiva (v. art. 5 n. 1 lett. a CEAG e 

la riserva formulata mediante l'art. 3 del decreto federale del 27 settembre 

1966 che approva la Convenzione del Consiglio d'Europa, RU 1967 p. 893 e 

segg.). L'art. X n. 1 dell'Accordo italo-svizzero prevede a sua volta che 

l'assistenza giudiziaria consistente in una misura coercitiva è concessa solo 

se il fatto che ha dato luogo alla commissione rogatoria è punibile secondo il 

diritto dei due Stati. Nel diritto interno, tale principio è espresso all'art. 64 

cpv. 1 AIMP. 

Nell'ambito dell'esame della doppia punibilità, l'autorità non si scosta 

dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o 

altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 132 II 81 

consid. 2.1; 118 Ib 111 consid 5b). Il Tribunale non deve procedere a un 

esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di 

assistenza, ma deve semplicemente vagliare, limitandosi a un esame "prima 

facie", se i fatti addotti nella domanda estera - effettuata la dovuta 

trasposizione - sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato 

che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto 

delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste 

(DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; 118 Ib 543 consid. 3b/aa; 116 Ib 89 consid. 

3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb). I fatti incriminati non devono forzatamente 

essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima 

qualificazione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc; TPF 2012 114 consid. 

7.4) 

2.3 Nel caso in rassegna, risulta dalla commissione rogatoria che l'autorità 

richiedente procede nei confronti di C. e altri "perché si associavano […] per 

realizzare a livello mondiale, anche con ripartizione delle zone territoriali di 

competenza tra alcuni associati, una pianificazione degli interventi illeciti, 

qualificabili come delitti di frode in competizioni sportive, nonché di truffe, 

reati diretti ad influire sul risultato e ad alterare, in molteplici campionati di 

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calcio, in "coppe" nazionali e non, e in partite internazionali, il naturale esito 

delle partite medesime per conseguire scommesse per milioni di € che 

venivano effettuate prevalentemente sui siti asiatici ed utilizzando a tal fine lo 

strumento della corruzione dei giocatori, degli arbitri e dei dirigenti - ed in 

particolare si associavano tra loro al fine di commettere in Italia, come in 

concreto commettevano, molteplici delitti di frode in competizioni sportive di 

cui all'art. 1 legge 401/1989, 1°, 2° e 3° co., e di truffa ai danni delle società 

di calcio non coinvolte e degli scommettitori leali" (v. act. 1.14 pag. 2). Per 

quanto riguarda la specifica posizione di C., dalla richiesta di assistenza 

giudiziaria emerge in particolare che quest'ultimo "manifestava la sua 

costante disponibilità, a favore del gruppo degli "zingari", ad alterare in 

cambio di denaro il naturale risultato di partite della LAZIO nell'ambito del 

campionato 2010-2011, favorendone la vittoria anche ai fini di una migliore 

posizione in classifica" (v. act. 1.14 pag. 3). Il magistrato inquirente italiano 

conclude affermando che "gli indagati, la maggior parte dei quali sono 

calciatori, hanno realizzato un'attività truffaldina ai danni di società sportive di 

calcio, di Enti pubblici che organizzano le competizioni sportive e degli 

scommettitori leali, posta in essere mediante la corruzione giocatori, 

alterando il regolare svolgimento di numerosissime partite di calcio di tutte le 

serie (A, B e C) e conseguendo risultati diversi da quelli che si sarebbero 

ottenuti con partite regolari" (v. act. 1.14 pag. 5).   

2.4 Nella sua decisione di chiusura il MPC ha ritenuto che i fatti così come 

descritti nella commissione rogatoria possano configurare, perlomeno prima 

facie, i reati di truffa (art. 146 CP), organizzazione criminale (art. 260
ter

 CP) e 

corruzione attiva e passiva giusta l'art. 4a della legge federale contro la 

concorrenza sleale (LCSl; RS 241), motivo per cui, ossequiato il requisito 

della doppia punibilità, possono essere ordinate misure coercitive.  

2.5   

2.5.1 Giusta l'art. 146 CP, si rende colpevole di truffa chiunque, per procacciare a 

sé o ad altri un indebito profitto, inganna con astuzia una persona 

affermando cose false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma 

subdolamente l'errore inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al 

patrimonio proprio o altrui. La truffa presuppone un inganno, ovvero una 

condotta diretta a suscitare nella persona ingannata un'immagine falsa della 

realtà, in altre parole un errore (TRECHSEL/CRAMERI, in Trechsel/Pieth, 

Schweizerisches Strafgesetzbuch. Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/San 

Gallo 2013, n. 2 ad art. 146 CP). Tale condotta può manifestarsi sotto forma 

di affermazioni menzognere (orali o scritte), ma anche di gesti e di "atti 

concludenti" (DTF 127 IV 163 consid. 2). La situazione di errore in cui si 

trova la persona ingannata può essere direttamente provocata dal reo, 

mediante affermazioni false oppure dissimulazione della realtà, ma può 

anche preesistere ed in quest'ultimo caso la condotta tipica consiste nel 

confermare subdolamente l'ingannato nel suo errore (v. BERNARD CORBOZ, 

 

 

Les infractions en droit suisse, vol. I, Berna 2010, n. 24 e segg. ad art. 146 

CP). La legge penale non protegge tuttavia chi avrebbe potuto evitare di 

trovarsi ingannato semplicemente facendo uso di un minimo di attenzione  

(v. DTF 126 IV 165 consid. 2a; 119 IV 28 consid. 3a-c; TPF 2007 45 consid. 

5.2.2 pag. 50). Per questo motivo viene richiesta la presenza di un inganno 

astuto. L'astuzia è data se l'autore ricorre ad un edificio di menzogne, a 

manovre fraudolente o a una messa in scena. Essa è pure realizzata 

allorquando l'autore fornisce informazioni false, se la verifica delle stesse 

risulta impossibile, è difficile o non può essere ragionevolmente pretesa, o 

ancora se l'autore dissuade la persona ingannata dal verificare oppure se 

egli prevede che, in funzione delle circostanze, la medesima rinuncerà a tale 

verifica. Ciò è segnatamente il caso laddove esiste un rapporto di fiducia che 

la dissuade dal procedere ad una verifica (DTF 133 IV 256 consid. 4.4.3; 122 

II 422 consid. 3a; sentenze del Tribunale federale 6B_94/2007 del 

15 febbraio 2008, consid. 3 e 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 

5.2; TPF 2007 45 consid. 5.2.2; CORBOZ, ibidem, n. 16 e segg.).  

2.5.2 La persona ingannata deve essere stata indotta a disporre del proprio 

patrimonio conseguentemente all'errore. Un nesso di causalità deve dunque 

essere stabilito tra l'errore e l'atto di disposizione del patrimonio. L'atto di 

disposizione è costituito da ogni atto od omissione che implica "direttamente" 

un pregiudizio del patrimonio. L'esigenza di una tale immediatezza risulta 

dalla definizione stessa di truffa, la quale presuppone che il danno sia 

causato da un atto di disposizione da parte della persona danneggiata (DTF 

126 IV 113 consid. 3a). In materia di truffa, la persona ingannata e colui che 

dispone devono essere identici, ma non colui che dispone e il danneggiato. 

Qualora la persona ingannata compia atti pregiudizievoli non al proprio 

patrimonio, bensì a quello di un terzo (truffa triangolare), l'adempimento del 

reato di truffa richiede che ella sia responsabile della sfera patrimoniale del 

danneggiato e abbia su tale patrimonio un potere di disposizione 

quantomeno di fatto. Solo a tale condizione il comportamento della persona 

ingannata può essere imputato al danneggiato come fosse il proprio ed il 

fondamento della truffa quale reato di autolesione considerarsi realizzato 

(DTF 133 IV 171 consid. 4.3; 126 IV 113 consid. 3a; sentenza del Tribunale 

federale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 5.2; v. HANS VEST, 

Dreiecksbetrug durch Einlösung eines gekreuzten Checks, Bemerkungen zu 

BGE 126 IV 113, in AJP/PJA 12/2001 pag. 1464 e segg.; STRATENWERTH/ 

JENNY/BOMMER, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I, 7a ediz., 

Berna 2010, § 15 n. 33 e seg.; ANDREAS DONATSCH, Strafrecht III, Delikte 

gegen den Einzelnen, 9a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, § 18 pag. 209 

e seg.; CORBOZ, ibidem, n. 28 ad art. 146 CP). L'esatta delimitazione della 

relazione di prossimità richiesta tra la persona ingannata ed il patrimonio 

della persona danneggiata - nel senso dell'effettiva possibilità di disporre - 

non è evidente (cfr. STRATENWERTH/JENNY/BOMMER, ibidem, § 15 n. 34; 

 

 

VEST, ibidem, pag. 1465 e segg.). Determinante è che la persona ingannata 

si trovi "nel campo" della persona danneggiata (VEST, ibidem, pag. 1466).  

2.5.3 La truffa è un reato intenzionale (v. art. 12 cpv. 1 CP). Il dolo eventuale è 

sufficiente (v. art. 12 cpv. 2 seconda frase CP). L'intenzionalità deve 

anzitutto riferirsi a tutti gli elementi costitutivi della fattispecie (v. CORBOZ, 

ibidem, n. 39; DONATSCH, ibidem, pag. 217). In ambito di fattispecie 

soggettiva la legge prevede tuttavia un ulteriore elemento che deve essere 

obbligatoriamente adempiuto perché vi sia truffa: il reo deve agire con lo 

scopo (dolo specifico) di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto 

(sentenza del Tribunale federale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, 

consid. 5.2 in fine). Anche sotto questo profilo è sufficiente, secondo la 

dottrina dominante e la giurisprudenza del Tribunale federale, l'accettazione 

dell'eventualità di un indebito profitto ("eventuelle Absicht"; v. DONATSCH, loc. 

cit. con riferimenti). Secondo la dottrina dominante e la giurisprudenza della 

Corte di diritto penale del Tribunale federale, in ossequio al cosiddetto 

principio dell'identità materiale ("Stoffgleichheit"), fra indebito profitto e 

pregiudizio deve esserci un rapporto stretto, nel senso che il danno costituito 

dal pregiudizio patrimoniale deve corrispondere all'indebito arricchimento, 

rappresentando essi le due facce di una stessa medaglia (DTF 134 IV 210 

consid. 5.3; 119 IV 214 consid. 4b; diversa la posizione della Prima Corte di 

diritto pubblico in DTF 122 II 422 consid. 3b da cui però la più recente 

giurisprudenza della Corte di diritto penale ha deciso di scostarsi; per quanto 

riguarda la dottrina, oltre a quella menzionata nella DTF 134 IV 210, si veda 

il commento a questa stessa sentenza da parte di WOHLERS in 

Forumpoenale 2009, pag. 215 e segg.). 

2.5.4 Alla luce di quanto sopra esposto, analizzando i fatti riportati nella 

commissione rogatoria in disamina, la sola base concreta su cui il giudice 

dell'assistenza può fondare il suo apprezzamento giuridico dei fatti (v. art. 28 

cpv. 3 lett. a e 64 cpv. 1 AIMP), si osserva quanto segue.  

2.5.4.1 Per quanto qui di rilievo, C. è sospettato di aver dato la sua disponibilità ad 

alterare in cambio di denaro il naturale esito delle partite di calcio della sua 

squadra, la Lazio, in occasione della stagione sportiva 2010/2011. Più in 

generale il meccanismo descritto dagli inquirenti italiani consisteva 

nell'alterare le competizioni sportive mediante lo strumento della corruzione 

dei giocatori, degli arbitri e dei dirigenti, "con offerte o promesse di denaro, o 

altra utilità o vantaggio". Tale comportamento potrebbe rientrare nel novero 

delle manovre fraudolente di cui sopra al consid. 2.5.1, poiché gli autori, con 

inganno che può considerarsi astuto viste le macchinazioni che sarebbero 

state messe in atto, influivano sull'esito delle competizioni sportive. 

Considerate le finalità ultime di tale agire, vale a dire la possibilità di 

conseguire un guadagno per il tramite delle scommesse sulle stesse partite 

da loro manipolate, si può altresì ritenere che gli stessi abbiano agito "per 

 

 

procacciare a sé o ad altri un indebito profitto" ai sensi dell'art. 146 CP  

(v. supra consid. 2.5.3). Perché la fattispecie della truffa sia adempiuta non 

bastano tuttavia delle manovre fraudolente e la volontà di arricchirsi: come 

evidenziato dalla dottrina e dalla giurisprudenza sopraccitate occorre anche 

che vi siano state delle disposizioni patrimoniali da parte delle persone 

ingannate e che da queste disposizioni patrimoniali sia emerso un 

impoverimento degli stessi danneggiati (v. supra consid. 2.5.2). Occorre 

quindi valutare, sempre sulla base della descrizione dei fatti contenuta nella 

rogatoria estera, chi sia stato in tal modo indotto a compiere atti 

pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui a causa del comportamento 

fraudolento posto in essere dagli autori. La commissione rogatoria al 

proposito afferma che la l'attività truffaldina era commessa "ai danni di 

società sportive di calcio, di Enti pubblici che organizzano le competizioni 

sportive e degli scommettitori leali".  

2.5.4.2 Per quanto riguarda le società sportive è indubbio che esse siano state 

danneggiate sotto il profilo sportivo dalle manovre fraudolente in questione, 

ma la rogatoria non spende nessuna parola sulle disposizioni patrimoniali 

che avrebbero di conseguenza adottato, motivo per cui, in assenza di una 

disposizione patrimoniale direttamente connessa alle manovre fraudolente in 

questione, esse non si possono considerare danneggiate ai sensi dell'art. 

146 CP. Si tratta del resto di un problema comune alle due legislazioni 

coinvolte, visto che sotto questo profilo il diritto italiano non si differenzia in 

maniera particolare da quello svizzero (sull'esigenza di una disposizione 

patrimoniale giusta l'art. 640 CP/I v. ad es. FRANCESCO ANTOLISEI, Manuale 

di diritto penale. Parte speciale I, 15a ediz., Milano 2008, pag. 365 e segg.). 

Men che meno si intravvede altresì come i rei abbiano potuto arricchirsi a 

scapito delle società sportive, visto che l'arricchimento deriva dalle 

scommesse in quanto tali e non certo da disposizioni patrimoniali delle 

società sportive a favore degli scommettitori sleali. Certo le società sportive 

hanno delle spese da sostenere tra cui anche gli stipendi ad eventuali 

giocatori corrotti, ma non è questo il profitto che gli organizzatori di simili frodi 

intendono ottenere attraverso le loro operazioni fraudolente. Semmai il fatto 

di venire a conoscenza di simili pratiche da parte di propri giocatori o dirigenti 

sarebbe un motivo di licenziamento ed è chiaro che lo stipendio pagato al 

personale disonesto costituisce un danno per la società: questo danno non è 

comunque in relazione diretta con le modalità di arricchimento adottate dai 

rei, come esige la sopraccitata giurisprudenza della Corte di diritto penale del 

Tribunale federale (v. supra consid. 2.5.3). Analogo discorso per gli Enti 

pubblici organizzatori, i quali hanno sì delle spese da sostenere per 

l'organizzazione delle partite ma non per questo adottano delle disposizioni 

patrimoniali a vantaggio diretto degli scommettitori; si tratta del resto di 

spese che avrebbero comunque avuto anche se le partite non fossero state 

truccate.  

 

 

2.5.4.3 Degna di maggiore approfondimento è invece la questione del danno patito 

dagli scommettitori leali, perlomeno quelli che, in virtù della loro puntata, non 

hanno guadagnato. Quelli che invece hanno vinto, seppur 

inconsapevolmente sulla base di partite truccate, non hanno patito nessun 

danno per cui nei loro confronti si potrebbe ipotizzare soltanto una truffa 

mancata, certo sufficiente sotto il profilo della doppia punibilità, ma 

comunque alle stesse condizioni di un'eventuale truffa consumata a danno 

degli scommettitori perdenti. Dirimente è dunque l'analisi di un eventuale 

reato a danno di questi ultimi. Quello dell'individuazione del soggetto passivo 

del reato è considerato anche dalla dottrina italiana uno dei problemi 

fondamentali per l'applicabilità della fattispecie della truffa a questo tipo di 

condotte fraudolente, che ha del resto portato il legislatore ad adottare una 

legge specifica che ha introdotto più figure criminose, la cosiddetta 

corruzione sportiva e la frode sportiva generica (v. TIZIANA IANNIELLO, Frode 

sportiva e rapporti con il delitto di truffa previsto dal Codice penale, in Diritto 

dello sport. Profili penali, a cura di Agostino Guardamagna, Torino/Milano 

2009, pag. 66). Su questo cruciale punto l'esposto dei fatti dell'autorità 

italiana è tuttavia molto scarno e fornisce ben pochi appigli al giudice 

dell'assistenza per valutare la sussistenza o meno del requisito della doppia 

punibilità. Certo vengono evocati non meglio precisati siti asiatici, situati 

soprattutto a Singapore, che sarebbero stati teatro di scommesse per 

centinaia di migliaia di euro per partita, ma non si conosce nulla degli 

scommettitori danneggiati, né viene in alcun modo spiegata la correlazione 

fra condotta fraudolenta, profitto ingiusto e atto di disposizione patrimoniale 

determinante il danno, come, non soltanto la dogmatica giuspenalista 

svizzera ma anche quella italiana richiederebbero (v. IANNIELLO, loc. cit.).  

Tali siti non sono comunque in alcun modo indicati come eventuale parte 

danneggiata delle operazioni fraudolente in questione, ma come strumento 

utilizzato dall'organizzazione cosiddetta degli "zingari" per realizzare i propri 

illeciti profitti (sull'ammissibilità delle agenzie di scommesse quali parti 

danneggiate v. anche la sentenza della Suprema Corte federale tedesca del 

20 dicembre 2012 - 4 StR 125/12, citata in Wistra. Zeitschrift für Wirtschafts- 

und Steuerstrafrecht 5/2013, pag. 186 e segg.). La stessa altissima 

automatizzazione informatica di detti siti renderebbe del resto difficile 

l'applicazione dell'art. 146 CP per difetto di una persona fisica ingannata, 

come il Tribunale penale federale ha già avuto modo di evidenziare nelle due 

sentenze del 13 novembre 2012, citate anche dai ricorrenti (v. SK.2011.33 

consid. 1.4.6 e 2.1 e SK.2012.12 consid. 2.1 - 2.3; v. anche il Rapporto del 

Consiglio federale del 7 novembre 2012 in materia di "Lotta contro la 

corruzione e manipolazione delle competizioni nello sport", allestito in 

adempimento del postulato 11.3754 della Commissione della scienza, 

dell'educazione e della cultura del Consiglio degli Stati del 28 giugno 2011, 

pag. 48). L'esposto dei fatti si concentra del resto sulle condotte manipolative 

in Italia e non offre alcun appiglio per approfondire l'eventuale applicabilità 

 

 

sussidiaria dell'art. 147 CP, ovvero dell'abuso di un impianto per 

l'elaborazione di dati. Al di là del fatto che quest'ultima norma permette di 

ovviare all'esigenza di un inganno ai danni di una persona tipico dell'art. 146 

CP (v. anche la perizia elaborata su incarico dell'Ufficio federale dello sport 

da MARCO BALMELLI e DAMIAN HELLER, Sportbetrug und Good Governance, 

5 dicembre 2012, pag. 29 e seg.), la rogatoria italiana è chiaramente 

insufficiente per una valutazione della doppia punibilità sotto quest'ultimo 

profilo, che presenterebbe del resto dei problemi giurisdizionali non 

indifferenti, i quali spiegano le opzioni investigative italiane, chiaramente 

centrate su condotte ed eventi posti in essere sul territorio italiano e non a 

Singapore o in altri Paesi asiatici. Se le disposizioni patrimoniali da parte dei 

siti di scommesse asiatici escono dall'orizzonte investigativo italiano, restano 

dunque per il giudice dell'assistenza soltanto le disposizioni patrimoniali degli 

scommettitori in quanto tali. Tali disposizioni patrimoniali non sono però 

strettamente legate all'arricchimento dei membri dell'organizzazione 

incriminata, come la sopraccitata giurisprudenza richiede, ma passano 

dall'intermediazione delle ricevitorie asiatiche secondo un rapporto 

triangolare che rende impossibile l'applicazione dell'art. 146 CP. Le 

ricevitorie pagano infatti le vincite mediante proprie, autonome disposizioni 

patrimoniali e non sono certamente degli ausiliari degli scommettitori ai sensi 

della sopraccitata giurisprudenza e dottrina sulla truffa triangolare (v. supra 

consid. 2.5.2 in fine). Fra l'arricchimento dei rei e la disposizione patrimoniale 

dello scommettitore ingannato non sussiste dunque quello stretto nesso che 

si esige per applicare la fattispecie della truffa.  

2.5.5 Come il Consiglio federale ha già avuto modo di evidenziare, il reato di truffa 

non protegge l'integrità e la credibilità dello sport né il corretto svolgimento 

degli eventi sportivi (Rapporto 2012, ibidem, pag. 58): non è dunque 

possibile estendere il campo di applicazione del reato a situazioni come 

queste, certo moralmente riprovevoli, ma non ritenute in alcun modo dal 

legislatore al momento di promulgare la fattispecie della truffa (sulle origini 

della fattispecie v. FELIX BOMMER/PETRA VENETZ, Die Anfänge der 

bundesgerichtlichen Praxis zum Arglistmerkmal beim Betrug, in: Gericht und 

Kodifikation, [Michele Luminati/Nikolaus Linder ed.], Zurigo/Basilea/Ginevra 

2007, pag. 161 e segg.), e nemmeno integrabili mediante un'interpretazione 

attualizzante della fattispecie, la quale si scontrerebbe con la lettera stessa 

della legge. È quindi esclusivo compito del legislatore valutare in che modo 

vi sia necessità giuspolitica di ampliare il campo d'azione del diritto penale, 

sia per colmare lacune di punibilità interna che lacune nella cooperazione 

internazionale, strettamente legate alle prime in virtù di quanto previsto 

dall'art. 64 cpv. 1 AIMP in ambito di piccola assistenza e dall'art. 35 AIMP in 

ambito di estradizione. Il Consiglio federale ha recentemente manifestato 

una simile intenzione, evidenziando esso stesso dubbi e perplessità 

sull'applicabilità dell'art. 146 CP a queste situazioni (più sfumata DEBORAH 

 

 

HAUSER, Korruption im Sport, in: Jusletter 13 maggio 2013, n. 17). Tali dubbi 

si inseriscono del resto nello stesso ordine di idee che aveva a suo tempo 

portato il legislatore italiano ad adottare la legge n. 401/1989. Come si è 

visto il reato di truffa ai sensi dell'art. 640 CP/I presenta forti analogie con 

quello previsto dal Codice penale svizzero. Anche nell'ordinamento giuridico 

italiano, prima dell'adozione della specifica normativa in tema di "scommesse 

clandestine e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni 

sportive", mancava una disposizione legislativa che qualificasse come illecito 

penale la frode sportiva, la quale assumeva importanza solo sul piano 

dell'ordinamento sportivo. La legge in questione fu introdotta per sormontare 

i tanti ostacoli, sia di natura pratica che giuridica, che rendevano molto 

difficile la repressione penale di simili condotte (V. IANNELLO, op. cit., pag. 65 

e seg.).  

2.5.6 Riassumendo, i fatti esposti nella rogatoria in oggetto, trasposti nel diritto 

svizzero, non integrano la fattispecie della truffa ai sensi dell'art. 146 CP.  

2.6 Neppure il reato di organizzazione criminale di cui all'art. 260
ter

 CP sembra 

attagliarsi alla fattispecie in oggetto. 

 

2.6.1 Si rende colpevole del reato di partecipazione ad un’organizzazione 

criminale, ai sensi dell’art. 260
ter

 n. 1 cpv. 1 CP, chiunque partecipa a 

un'organizzazione che tiene segreti la struttura e i suoi componenti e che ha 

lo scopo di commettere atti di violenza criminali o di arricchirsi con mezzi 

criminali. Commette il reato nella forma del sostegno, giusta l’art. 260
ter

 n. 1 

cpv. 2 CP, chiunque sostiene una tale organizzazione nella sua attività 

criminale. Riservato l’art. 3 cpv. 2 CP, è punibile anche chi commette il reato 

all’estero, se l’organizzazione esercita o intende esercitare l’attività criminale 

in tutto o in parte in Svizzera (art. 260
ter

 n. 3 CP). L’infrazione si riferisce ad 

associazioni criminali che presentano un carattere particolarmente 

pericoloso. La nozione d’organizzazione criminale è più restrittiva rispetto a 

quella di associazione illecita giusta l’art. 275
ter

 CP oppure di banda, sia in 

ambito di furti o rapine (art. 139 n. 3 e 140 n. 3 CP) che di traffico illecito di 

stupefacenti (art. 19 cpv. 2 lett. b LStup). Essa presuppone un gruppo 

strutturato di almeno tre persone, in genere però di più, concepito per durare 

indipendentemente da una modifica della composizione dei suoi effettivi e 

caratterizzato dalla sottomissione a determinate regole, da una sistematica 

ripartizione dei compiti, da un approccio professionale a tutti gli stadi della 

sua attività criminale e dall’opacità verso l’esterno. La mancanza di 

trasparenza verso l’esterno si manifesta altresì mediante la segretezza delle 

strutture e degli effettivi; non basta tuttavia la discrezione generalmente 

associata a qualsiasi comportamento delittuoso: occorre una dissimulazione 

qualificata e sistematica (DTF 132 IV 132 consid. 4.1.1). L’organizzazione 

deve inoltre perseguire lo scopo di commettere atti di violenza criminali o di 

arricchirsi con mezzi criminali. L’arricchimento con mezzi criminali 

 

 

presuppone la volontà dell’organizzazione di ottenere vantaggi patrimoniali 

illegali mediante attività sussumibili sotto la nozione di crimine ai sensi 

dell’art. 10 cpv. 2 CP, come ad esempio reati qualificati come crimini contro il 

patrimonio o come crimini giusta l’art. 19 cpv. 2 LStup (ATF 129 IV 271 

consid. 2.3.1 pag. 274). Non è tuttavia necessario che l’attività 

dell’organizzazione si esaurisca nella commissione di crimini, a condizione 

che quest’ultimi costituiscano perlomeno una parte essenziale dell’intera 

attività (sentenza del Tribunale federale 6P.166/2006 del 

23 ottobre 2006, consid. 5.1; TPF 2008 80 consid. 4.2.1). Riassumendo 

un’organizzazione criminale ai sensi dell’art. 260
ter

 CP è caratterizzata da 

quattro elementi: il numero di partecipanti, la struttura organizzativa, la legge 

dell’omertà e lo scopo criminale (CORBOZ, op. cit., vol. II, Berna 2010, n. 1 ad 

art. 260
ter

 CP). Secondo giurisprudenza e dottrina corrispondono in 

particolare alla nozione di organizzazione criminale sia le associazioni di 

stampo mafioso che quelle finalizzate al terrorismo (DTF 132 IV 132 consid. 

4.1.2; TPF 2008 80 consid. 4.2.1 pag. 82; HANS VEST, Delikte gegen den 

öffentlichen Frieden [Art. 258 – 263 StGB], Commentario, Berna 2007, n. 15 

ad art. 260
ter

 CP). Anche un gruppo di trafficanti di droga dedito a smerciare 

importanti quantitativi di stupefacenti può corrispondere a tale definizione 

(ATF 129 IV 271 consid. 2.3.1 e 2.3.2; sentenza 6S.463/1996 del 27 agosto 

1996, consid. 4, pubblicato in SJ 1997 pag. 1 e segg. e riassunto in 

RStrS/BJP 2000 n. 799).  

2.6.2 Alla luce di quanto precede, tale norma, pensata dal legislatore 

prevalentemente per associazioni di stampo mafioso o a finalità terroristiche, 

mal si concilia con il gruppo di persone descritto nella commissione rogatoria 

dedite alla perpetrazione di "truffe sportive" e relative scommesse su siti 

internet asiatici, già solo per la mancanza di atti di violenza criminale di una 

certa intensità - cosi come descritti al considerando precedente - nonché per 

la mancanza di attività sussumibili sotto la nozione di crimine ai sensi dell'art. 

10 cpv. 2 CP. I fatti così come esposti dall'autorità estera non adempiono 

dunque in diritto svizzero i presupposti per ammettere la realizzazione del 

reato di cui all'art. 260
ter

 CP, previsto per tutt'altre dinamiche criminali, 

evidenziate al considerando che precede. Nulla viene infatti riportato in 

ordine alla struttura di questa presunta organizzazione - fatta eccezione per 

la designazione di colui il quale ne sarebbe a capo - né sulla solidità della 

stessa nonché dell'indipendenza necessaria di cui dovrebbe essere dotata 

per potere avere una propria esistenza anche a prescindere da eventuali 

modifiche nella composizione dei suoi "membri". L'associarsi delle numerose 

persone menzionate nella richiesta di assistenza delle autorità italiane, allo 

scopo di commettere "truffe sportive", è dunque ben lungi dal costituire un 

sodalizio criminale duraturo, altamente strutturato e omertoso, dedito alla 

perpetrazione di atti di violenza criminale di una certa intensità, come 

richiesto dalla giurisprudenza. L'"associazione a delinquere transnazionale" 

 

 

di cui fa stato la commissione rogatoria sembra tutt'al più racchiudere in sé 

gli elementi della nozione giuridica svizzera di "banda", circostanza che 

tuttavia nulla muta alle considerazioni testé espresse, visto che essa non 

esiste in diritto svizzero quale fattispecie penale indipendente ma 

rappresenta una circostanza qualificante di determinati reati qui comunque 

esclusi. 

A fronte di quanto precede il reato di organizzazione criminale ex art. 260
ter

 

CP non può dunque essere ritenuto nel caso in esame.  

2.7 A sostegno della decisione di entrata nel merito e della decisione di chiusura, 

del 17 gennaio 2013, in ordine al requisito della doppia punibilità, il MPC ha 

ritenuto potesse essere realizzata anche la fattispecie penale di cui all'art. 4a 

LCSl (in combinazione con l'art. 23 LCSl). 

 

2.7.1 Tale articolo prevede che "agisce in modo sleale chiunque offre, promette o 

procura un indebito vantaggio a un lavoratore, a un associato, a un 

mandatario o a un altro ausiliario di un terzo nel settore privato, a favore di 

lui o di terzi, per indurlo a commettere un atto o un’omissione in relazione 

con le sue attività di servizio o d’affari e contrastante coi doveri d’ufficio o 

sottostante al suo potere d’apprezzamento (a) e in qualità di lavoratore, 

associato, mandatario o altro ausiliario di un terzo nel settore privato si fa 

promettere o accetta, per sé o per terzi, un indebito vantaggio per 

commettere un atto o un’omissione in relazione con le sue attività di servizio 

o d’affari e contrastante coi doveri d’ufficio o sottostante al suo potere 

d’apprezzamento (b)". 

2.7.2 Lo scopo della legge contro la concorrenza sleale è garantire una 

concorrenza leale e inalterata (art. 1 LCSl). Primariamente tutelata è la 

concorrenza economica come istituzione e non i diritti soggettivi degli 

operatori del mercato (v. PETER JUNG, in Bundesgesetz gegen den 

unlauteren Wettbewerb (UWG), a cura di P. Jung e P. Spitz, Berna 2010,  

n. 2 ad art. 1 LCSl): i diritti soggettivi dei partecipanti, in particolare dei 

concorrenti, sono però protetti di riflesso, ovvero nella misura in cui possono 

essere fatti derivare dalla tutela stessa dell'istituzione (in generale sulla 

tridimensionalità della materia v. JUNG, ibidem, n. 22 e segg.). In base alla 

clausola generale dell'art. 2 LCSl sono proibiti "qualsiasi comportamento o 

pratica d'affari ingannevole, o altrimenti lesivo delle norme della buona fede, 

che influisce sui rapporti tra concorrenti o tra fornitori e clienti". Le persone 

interessate possono domandare la cessazione di una lesione o la sua 

riparazione (art. 9 LCSl) ed in determinati casi sono previste anche sanzioni 

penali (art. 23 LCSl). Quest'ultime sono previste per violazione degli articoli  

3, 4, 4a, 5 o 6 LCSl. La punizione prevista per tutte queste fattispecie è la 

pena detentiva fino a tre anni o la pena pecuniaria. Si tratta di reati 

intenzionali, punibili a querela di parte (art. 23 cpv. 1 LCSl). È esclusa invece 

 

 

alla luce del principio "nulla poena sine lege" una punibilità per violazione 

della clausola generale dell'art. 2 LCSl o di altre norme non comprese 

nell'elenco di cui all'art. 23 cpv. 1 LCSl (DANIEL SCHAFFNER/PHILIPPE SPITZ, in 

Bundesgesetz gegen den unlauteren Wettbewerb, op. cit., n. 50 ad art. 23). 

La disposizione di natura penale di cui all'art. 4a LCSl presuppone dunque 

un atto volto a favorire o sfavorire un'impresa nella lotta per acquisire 

clientela o per accrescere o diminuire le sue quote di mercato (v. in questo 

senso DTF 126 III 198 consid. 2c, citata anche nel Rapporto esplicativo 

relativo all'avamprogetto concernente la modifica del Codice penale e del 

Codice penale militare. Disposizioni penali sulla corruzione, del 15 maggio 

2013, pag. 9 e 10). I tentativi di manipolare in modo scorretto e illecito un 

evento sportivo (per esempio accordandosi per non segnare goal o 

viceversa per subirne uno volutamente) non rientrano in sé nelle fattispecie 

previste agli articoli 3-6 LCSl (v. Rapporto 2012, op. cit., pag. 56). In 

determinate discipline, fra le quali non vi è dubbio che vada annoverato il 

calcio, lo sport professionistico ha tuttavia raggiunto un tale livello di 

commercializzazione da rendere evidente l'applicabilità di principio della 

legge federale sulla concorrenza sleale anche a determinati comportamenti 

di protagonisti del mondo sportivo quali atleti, dirigenti ed arbitri (v. BEAT 

JUCKER, Schutz des sportlichen Wetbewerbs durch das Lauterkeitsrecht, 

recht 2012, pag. 58; MARK PIETH, Stehen internationale Sportverbände über 

dem Recht?, in: Jusletter  14 marzo 2011, n. 8). Sennonché anche su questo 

aspetto la rogatoria estera è molto scarna nell'offrire al giudice 

dell'assistenza appigli per valutare la sussistenza o meno di una doppia 

punibilità. La descrizione dei fatti è essenzialmente orientata a definire tutta 

una serie di comportamenti certo sleali sotto il profilo sportivo (v. act. 1.14, 

pag. 2-4) e quindi di rilievo alla luce della legge n. 401/1989, ma non per 

questo rilevanti dal punto di vista della concorrenza economica, la quale è di 

per sé protetta dall'ordinamento italiano in termini molto simili a quelli del 

diritto svizzero (v. art. 2598 e segg. CC/I; v. più  ampiamente GIORGIO 

CIAN/ALBERTO TRABUCCHI, Commentario breve al Codice civile, 10a ediz., 

Padova 2011, n. IV e n. IX ad art. 2598) senza tuttavia che ciò abbia portato 

le autorità italiane, perlomeno alla luce degli atti a disposizione, ad 

inquadrare la problematica del "calcioscommesse" anche all'interno di un 

simile profilo. Come per quanto riguarda l'ipotetica sussunzione sotto la 

fattispecie dell'art. 146 CP occorre prendere atto che la commissione 

rogatoria è silente sulla dimensione economica di queste operazioni, 

limitandosi a parlare in termini generici di danni a società sportive e di Enti 

pubblici, senza però nemmeno indicare a grandi linee quali sarebbero le 

componenti economiche di tali danni. Per un corretto esame dell'applicabilità 

dell'art. 4a LCSl alle condotte in questione è essenziale una descrizione 

perlomeno di massima dell'incidenza sui meccanismi dell'economia di 

mercato di quanto asseritamente posto in essere dagli indagati in Italia, 

motivo per cui, sotto questo profilo, l'esposto dei fatti della domanda estera è 

 

 

insufficiente per valutare la sussistenza o meno della doppia punibilità giusta 

l'art. 5 n. 1 lett. a CEAG. 

3. Concludendo, nessuna delle infrazioni ritenute dal MPC a sostegno della 

decisione di chiusura del 17 gennaio 2013 appare realizzata in diritto 

svizzero, né altre sono ravvisabili. Pertanto, il principio della doppia punibilità 

giusta l'art. 5 n. 1 lett. a CEAG, l'art. X n. 1 Accordo italo-svizzero e l'art. 64 

cpv. 1 AIMP non è stato correttamente applicato, ciò che comporta 

l'annullamento della decisione impugnata. 

4. Alla luce di tutto quanto precede il gravame dei ricorrenti deve essere 

accolto, senza che sia necessario chinarsi sulle ulteriori censure sollevate 

nel ricorso. 

5.  

5.1 Visto l'esito della procedura, non si riscuote tassa di giustizia (art. 63  

cpv. 2 PA richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La cassa del Tribunale 

penale federale restituirà ai ricorrenti l'anticipo delle spese già pervenuto pari 

a fr. 6'000.--. 

5.2 Giusta l'art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP, l'autorità di 

ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d'ufficio o a domanda, 

assegnare al ricorrente una indennità per le spese indispensabili e 

relativamente elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti 

al Tribunale penale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio 

(art. 11 cpv. 1 RSPPF applicabile in virtù del rinvio di cui all’art. 10 RSPPF). 

L'onorario è fissato secondo il tempo, comprovato e necessario, impiegato 

dall'avvocato per la causa e necessario alla difesa della parte rappresentata. 

L'indennità oraria ammonta almeno a 200 e al massimo a 300 franchi (art. 12 

cpv. 1 RSPPF). Davanti alla Corte dei reclami penali, se l'avvocato non 

presenta alcuna nota delle spese al più tardi al momento dell'inoltro 

dell’unica o ultima memoria, il giudice fissa l'onorario secondo libero 

apprezzamento (art. 12 cpv. 2 RSPPF). Nel caso concreto, considerata la 

complessità della fattispecie, si giustifica di fissare in favore dei ricorrenti 

un'indennità di fr. 2'500.-- (IVA compresa), la quale è messa a carico del 

MPC in quanto autorità inferiore giusta l'art. 64 cpv. 2 PA. 

 

 

 

 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1.    Il ricorso è accolto. Di conseguenza la decisione di chiusura del MPC del  

17 gennaio 2013 è annullata. 

2. Non vengono prelevate spese. La cassa del Tribunale penale federale 

restituirà ai ricorrenti l'anticipo delle spese già pervenuto pari a fr. 6'000.--. 

3. Il Ministero pubblico della Confederazione verserà ai ricorrenti un importo di 

fr. 2'500.-- a titolo di ripetibili. 

 

 

Bellinzona, il 10 giugno 2013 

 

In nome della Corte dei reclami penali 

del Tribunale penale federale 

 

Il Presidente: Il Cancelliere: 

 

 

 

 

 

Comunicazione a: 

- Avv. Matteo Pedrazzini 

- Ministero pubblico della Confederazione 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
 

Informazione sui rimedi giuridici 

Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 
deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale 
della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne 
un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni 
inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un 
caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati 
violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 
2 LTF).