# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8ec926a1-42dc-5229-ab45-9bd524a8f62a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-02
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 02.03.2010 D-4007/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4007-2006_2010-03-02.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4007/2006/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2  m a r z o  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Martin Zoller, Fulvio Haefeli, 
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
ex-Serbia e Montenegro (Serbia),, 
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 25 ottobre 2005 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4007/2006

Fatti:

A.
Nel  (...),  l'interessato  –  di  etnia  rom,  originario  di  B._______,  nella 
provincia  di  C._______  (ex  Serbia  e  Montenegro,  attualmente  città 
situata sul territorio della Repubblica della Serbia) – e la sua famiglia 
hanno lasciato il loro Paese d'origine e sono giunti in D._______, dove 
– in qualità di richiedenti l'asilo – hanno vissuto fino alla metà circa del 
(...),  quando  hanno  raggiunto  direttamente  la  Svizzera  (cfr.  agli  atti 
B9/6 e B10/6 inc. relativo alla seconda procedura d'asilo). 

B.
Il  (...),  l'interessato,  assieme  alla  sua  allora  moglie  E._______  e  al 
figlio minorenne F._______, ha presentato una prima domanda d'asilo 
in Svizzera, adducendo segnatamente che egli sarebbe stato picchiato 
e  sequestrato  per  aver  rifiutato  di  firmare  una  convocazione  e  che 
essi,  in  particolare  loro  figlio,  sarebbero  stati  maltrattati  dai  serbi 
(cfr. agli  atti  A1/6  e 2/7,  nonché A5/14 e 6/9  inc. relativo alla  prima 
procedura d'asilo). Separatamente, altri membri della sua famiglia, tra 
cui  suo  (...)  G._______  (N [...]),  il (...)  H._______  (N [...]),  il  (...) 
I._______ (N [...]) e la di lui moglie J._______ (N [...]), nonché la (...) 
K._______ (N [...]) con la sua famiglia, hanno depositato una domanda 
d'asilo  in  detto  Paese. Con  decisione del  17 novembre 2000,  l'allora 
Ufficio  federale  dei  rifugiati  (UFR, attuale  UFM)  non  è  entrato  nel 
merito  della menzionata domanda d'asilo  dell'interessato, della di  lui 
moglie e del  figlio F._______ ai  sensi dell'allora art. 32 cpv. 2 lett. c 
della  legge sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi,  RS 142.31),  ritenuto 
che  essi  si  erano  resi  irreperibili,  ed  ha  ordinato,  nel  contempo, 
l'allontanamento  dei  medesimi  dalla  Svizzera  verso  il  loro  Paese 
d'origine. 

C.
L'interessato con la sua famiglia e i suoi familiari si sono nel frattempo 
recati in L._______, da dove – dopo aver chiesto asilo ed essere stati 
rinviati  in M._______ – hanno nuovamente raggiunto la Svizzera nel 
(...).  Il  (...)  dell'interessato  sarebbe  invece  stato  rimpatriato  qualche 
giorno  prima  del  loro  nuovo  arrivo  in  territorio  elvetico  (cfr. agli  atti 
B9/6 e B10/6 inc. relativo alla seconda procedura d'asilo).

D.
Il  (...),  l'interessato  –  unitamente  ancora  all'allora  moglie  e  al  figlio 

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F._______ –  ha  inoltrato  una  seconda  domanda d'asilo  in  Svizzera, 
facendo valere i medesimi motivi d'asilo invocati nel corso della prima 
procedura,  sostanzialmente  i  maltrattamenti  e  le  minaccie  da  parte 
della mafia, la mancanza di protezione da parte della Polizia, nonché il 
timore  per  l'interessato  di  essere  imprigionato  in  caso  di  rientro  in 
patria, poiché non si sarebbe presentato alla convocazione per andare 
in guerra che avrebbe ricevuto tramite il fratello, mentre egli si trovava 
in  L._______  (cfr.  agli  atti  B9/6  e  B10/6  inc.  relativo  alla  seconda 
procedura d'asilo). Con desisione del 10 luglio 2001, l'UFM ha respinto 
la  succitata  domanda  d'asilo.  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato 
l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento  verso  il  loro  Paese  d'origine,  siccome  lecita, 
esigibile e possibile. In data (...),  è stata registrata la scomparsa dei 
richiedenti.

Il  (...)  dell'interessato,  I._______  nonché  la  (...)  K._______  con  le 
rispettive  famiglie,  hanno  anch'essi  ricevuto  una  decisione  negativa 
quanto alla loro seconda domanda d'asilo ed è stato pronunciato nei 
loro  confronti  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione 
dell'allontanamento  nel  loro  Paese  d'origine  (cfr.  inc.  relativo  alla 
seconda procedura d'asilo). 

E.
Il (...) l'interessato e successivamente il (...), la di lui allora moglie e il 
figlio  F._______,  hanno  depositato  una  terza  domanda  d'asilo. 
L'interessato ha dichiarato nella sostanza e per quanto è qui di rilievo 
(cfr. verbale d'audizione del 21 settembre 2005 e la rispettiva nota di 
conversazione,  nonché  il  verbale  dell'audizione  federale  del 
30 settembre 2005 ai sensi dell'art. 29 LAsi) di essere rientrato nel (...) 
rispettivamente nel (...)  nel  suo Paese d'origine dopo la conclusione 
infruttosa della seconda procedura d'asilo. Una volta in patria, a partire 
dal (...)/(...) oppure dai primi mesi del (...), il ricorrente e la sua famiglia 
sarebbero stati  minacciati  e maltratti  da alcune persone sconosciute, 
che gli intimavano di consegnare loro dei soldi, e l'insorgente sarebbe 
altresì  stato sequestrato più volte per un paio di  giorni,  picchiato ed 
infine rilasciato. In un'occasione, gli avrebbero chiesto (...) Euro e gli 
avrebbero  preso  i  loro  documenti  per  non  farli  scappare.  Anche  la 
moglie del ricorrente e i  loro due figli  sarebbero stati  sequestrati e il 
ricorrente avrebbe dovuto procurarsi i soldi per il riscatto. Per ottenere 
il  rilascio,  la  moglie  dell'interessato  avrebbe  sottoscritto  la  cessione 
della loro casa a queste persone. Il  giorno successivo, per timore di 

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subire ulteriori estorsioni e rappresaglie, nonché non potendo ottenere 
aiuto  e  protezione  dalla  Polizia,  il  ricorrente  sarebbe  espatriato  e 
soltanto successivamente, dopo il loro rilascio, la moglie e i suoi due 
figli l'avrebbero raggiunto in Svizzera. 

F.
Con decisione del 25 ottobre 2005, notificata all'interessato e alla sua 
allora  moglie  il  giorno  medesimo (cfr. avviso  di  ricevimento  agli  atti 
C 20/1), l'UFM ha respinto la succitata domanda d'asilo. Detto Ufficio 
ha pure pronunciato l'allontanamento dei  richiedenti,  assieme a loro 
figlio  F._______,  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento 
verso il  loro Paese d'origine (Serbia e Montenegro), nonché verso la 
Serbia, siccome lecita, esigibile e possibile.

G.
Il  21  novembre  2005,  l'interessato  e  la  sua  allora  moglie,  hanno 
inoltrato  ricorso  dinanzi  alla  Commissione  svizzera  di  ricorso  in 
materia d'asilo (CRA) contro la menzionata decisione dell'UFM. Hanno 
chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione impugnata, la 
concessione dell'asilo e, in via sussidiaria, il rinvio degli atti di causa 
all'UFM  per  una  nuova  decisione  nonché  la  concessione 
dell'ammissione  provvisoria.  Hanno  altresì  presentato  una  domanda 
d'esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle 
presumibili spese processuali.

H.
Il 30 dicembre 2005, con decisione incidentale, la CRA ha considerato 
il  gravame  siccome  privo  di  probabilità  d'esito  favorevole  ed  ha 
respinto  la  summenzionata  domanda d'esenzione dal  versamento  di 
un anticipo a copertura delle presumibili spese processuali. Ha quindi 
invitato  i  ricorrenti  a  versare  un  siffatto  anticipo  di  CHF  600.-  a 
copertura  delle  presumibili  spese  processuali,  con  comminatoria 
d'inammissibilità del ricorso, in caso di  mancato versamento di  detto 
anticipo. 

I.
Il  9 gennaio 2006, il  ricorrente ha tempestivamente versato l'anticipo 
richiesto. 

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J.
In data 14 luglio 2008, è stato disgiunto e trattato in un procedimento 
distinto il ricorso in materia d'asilo e allontanamento inerente al figlio 
F._______. 

K.
Per  il  tramite  dell'allora  N._______,  è  stato  inviato  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF),  in  data  (...),  l'atto  di  nascita  nonché 
l'atto di stato civile in originale del ricorrente. 

L.
Il 23 luglio 2009, il TAF ha disgiunto le cause inerenti il ricorrente e la 
moglie  E._______,  a  seguito  del  loro  divorzio. Il  ricorso  inerente  la 
detta signora è stato trattato in un procedimento distinto. 

Diritto:

1.

1.1 Il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
(art. 31 e art. 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo federale 
del  17  giugno 2005 [LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo 
del 26 giugno 1998 [LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d  della legge sul 
Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Inoltre,  il  TAF,  dal  1° gennaio  2007  giudica,  in  quanto  sia 
competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31  dicembre  2006  presso  le 
commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi 
dei  dipartimenti.  Il  giudizio  si  svolge  secondo  il  nuovo  diritto 
processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni  transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48, all'art. 50 e all'art. 52 PA.

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3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai motivi invocati dalle parti 
(art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza del TAF D-4917/2006 del 12 luglio 2007 consid. 3).

5.

5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  inversomili  le 
allegazioni del richiedente e della moglie su punti essenziali della loro 
domanda d'asilo, siccome vaghe, imprecise e contraddittorie, così da 
dare  l'impressione  che  gli  eventi  addotti  non  siano  stati  vissuti 
personalmente  dallo  stesso.  In  particolare,  il  richiedente  si  sarebbe 
contraddetto sul momento in cui, in patria, sarebbero iniziati i problemi 
di  cui  ha  asserito,  nonché sul  numero delle  volte  che sarebbe stato 
picchiato e sequestrato. Egli non sarebbe nemmeno stato in grado di 
collocare  precisamente  nel  tempo  quando  sarebbe  stato  più  volte 
maltrattato  e  picchiato.  Per  quanto  attiene  a  sua  moglie,  essa  non 
avrebbe  saputo  rendere  verosimili  i  fatti  accaduti,  ritenuto  che  non 
sarebbe stata in grado di dare alcuna descrizione circostanziata sugli 
individui responsabili delle estorsioni, nonché di fornire un'indicazione 
temporale precisa dei fatti  accaduti. Peraltro, essa avrebbe dato una 
descrizione stereotipata, approssimativa e convenzionale del luogo in 
cui sarebbe stata reclusa, come pure si sarebbe contraddetta sul porto 
delle armi in mano, oppure nascoste nelle giacche da parte di questi 
individui.  L'UFM  ha  concluso  che  le  allegazioni  presentate  non 
soddisferebbero  le  condizioni  di  verosimiglianza  previste 
dall'art. 7 LAsi. Per conseguenza, non sarebbe riconosciuta la qualità 
di  rifugiato  nella  fattispecie. Infine,  l'autorità  inferiore  ha considerato 
che né la situazione politica o economica del Paese d'origine (Serbia e 
Montenegro)  e  tantomeno quella  della  Serbia,  né  altri  motivi  relativi 

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alla persona del ricorrente e di sua moglie o dal punto di vista tecnico 
e  pratico,  si  opporrebbero  all'esecuzione del  loro   allontanamento  – 
con i loro figli – in detto Paese.

5.2 Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti  quanto  alle  asserite 
persecuzioni da parte di terzi – in ragione della loro etnia – e quanto 
all'espatrio consecutivo dal Paese d'origine, l'insorgente ha contestato 
la  decisione  dell'UFM,  facendo  valere  che  lui  e  sua  moglie  hanno 
raccontato  le  loro  vicende  nei  particolari  e  secondo  quanto 
ricordavano, in maniera dettagliata e precisa, nonché fornendo tutti gli 
elementi  utili  per  comprovare  la  verosimiglianza  del  loro  racconto  e 
delle  loro  vicende.  Di  conseguenza,  essi  avrebbero  dovuto  essere 
ritenuti  rifugiati  ai  sensi  della  LAsi.  Infine,  l'autore  del  gravame 
sostiene che, per gli stessi motivi, la loro vita sarebbe in pericolo e, di 
conseguenza,  l'esecuzione  dell'allontanamento  in  Serbia  e 
Montenegro sarebbe inesigibile. 

6.

6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

6.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri 
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  vero-simiglianza 

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dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 
da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili 
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (GICRA 1995 n. 23).

7.

7.1 Il TAF osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità inferiore 
nella decisione impugnata, le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente 
in corso di procedura si esauriscono in mere ed imprecise affermazioni 
di  parte,  non  corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria 
consistenza. Inoltre, l'insorgente si è limitato a mere congetture, non 
fondate su alcun indizio oggettivo, con riferimento agli evocati fatti. In 
particolare,  come rettamente  rilevato  già  dall'UFM,  il  ricorrente  si  è 
contraddetto sul momento a partire dal quale sarebbero incominciati i 
suoi  problemi una volta rientrato in patria. Infatti,  oltre a non sapere 
indicare con esattezza e senza contraddizioni se detto rientro sarebbe 
avvenuto nel (...) o nel (...) (cfr. verbale d'audizione del 21 settembre 
2005 pagg. 1-2 e del 30 settembre 2005 pagg.2-3), egli ha affermato 
in  maniera  vaga  che  i  suoi  problemi  sarebbero  cominciati  verso 
(...)/ (...)  oppure  (...)/(...)  (cfr.  verbale  d'audizione  del  21 settembre 
2005 pag. 7),  per poi smentirsi  e dichiarare che gli  stessi  sarebbero 
cominciati  due anni  prima del  deposito  della  terza  domanda d'asilo, 
ovvero  nel  (...),  senza  saper  dare  una  spiegazione  plausibile  a  tali 
discrepanze  (cfr.  verbale  d'audizione  del  30 settembre 2005  pag. 4). 
Al di là di tali contraddizioni, le allegazioni quanto all'inizio dei problemi 
avuti  in  patria  risultano  essere  anche  contrarie  ad  ogni  logica 
dell'agire. Infatti, se da un lato egli ha dichiarato che i problemi erano 
sempre  quelli  di  (...)  anni  prima  e  non  li  lascerebbero  in  pace 
(cfr. ibidem pag. 4), dall'altro, egli ha tuttavia affermato che una volta 
rientrato a casa non ha avuto nessun problema, bensì  che solo più 
tardi i problemi addotti sarebbero iniziati (cfr. ibidem pag. 4). Orbene, 
se  davvero  fosse  stato  confrontato  ad  una  tale  situazione,  non  si 
comprende perché i responsabili delle asserite persecuzioni avrebbero 
dovuto attendere ben (...) o (...) anni dal suo arrivo nel Paese d'origine 
per creargli  dei  problemi. Tali  considerazioni  avvalorano senz'altro la 
tesi secondo cui il  ricorrente non ha realmente vissuto i  fatti  addotti, 
bensì  ha  tentato  di  servirsene  per  costruirne  ad  hoc  un racconto  a 
fondamento di una terza domanda d'asilo. Ad ulteriore comprova del 

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carattere vago e generale del racconto reso dal ricorrente, risulta che, 
da  un  lato,  egli  non  ha  nemmeno  saputo  abbozzare  l'identità  delle 
persone  che  sarebbero  responsabili  dei  suoi  problemi  (cfr.  verbale 
d'audizione del  21  settembre 2005  pag. 7  e  del  30  settembre  2005 
pag. 5), limitandosi a far riferimento alla mafia (cfr. verbale d'audizione 
del 30 settembre 2005 pagg. 3 e 6), e dall'altro, egli non ha fatto che 
riferirsi  in  maniera  del  tutto  generale  ai  problemi  di  cui  tutti  i  rom 
sarebbero vittime in Serbia, tentando di rientrare tra questi (cfr. verbale 
d'audizione del 30 settembre 2005 pag. 4). D'altronde, quanto all'entità 
degli  asseriti  problemi  in  patria  fatti  valere  dal  ricorrente,  egli  ha 
addotto  di  aver  subito  maltrattamenti,  nonché  di  essere  stato 
sequestrato, incappando tuttavia in crasse contraddizioni e limitandosi 
ad allegazioni vaghe, nonché illogiche. A titolo d'esempio, si rileva che 
l'insorgente  ha  affermato  inizialmente  di  essere  stato  picchiato  più 
volte (cfr. verbale d'audizione del  21 settembre 2005 pagg. 6-7),  ciò 
che  tuttavia  ha  negato  nella  seconda  audizione  (cfr.  verbale 
d'audizione del 30 settembre 2005 pag. 4), per poi – messo davanti a 
tale discrepanza – riconfermare di essere stato picchiato (cfr. ibidem); 
egli  si è contraddetto anche sul numero di volte in cui sarebbe stato 
picchiato, affermando dapprima che si sarebbe trattato di cinque volte, 
poi  di  due e infine,  ritornando sulla  prima versione,  ha dichiarato  di 
non  ricordare  e  di  non  considerare  di  essere  stato  picchiato, 
allorquando  avrebbe  ricevuto  sberle  mille  volte  (cfr.  verbale 
d'audizione  del  21 settembre 2005  pag.  7  e  del  30  settembre  2005 
pag. 4). In aggiunta, l'insorgente non è stato in grado di collocare nel 
tempo, in maniera precisa, né gli episodi in cui sarebbe stato picchiato, 
né  quelli  in  cui  sarebbe  stato  sequestrato,  giustificandosi  ancora 
affermando di non ricordare (cfr. ibidem); tale giustificazione non può 
palesemente  essere  ritenuta  sufficiente,  avuto  riguardo  dell'asserita 
gravità  degli  avvenimenti  addotti  che  sarebbero  alla  base  della  sua 
fuga dal suo Paese e a fondamento della sua terza domanda d'asilo. 
Non da ultimo, è assolutamente illogico che, se il ricorrente fosse stato 
effettivamente oggetto dei suddetti maltrattamenti e sequestri, sia poi 
stato semplicemente liberato,  senza alcuna motivazione (cfr. verbale 
d'audizione del 21 settembre 2005 pag. 6), allorquando le persone che 
lo  trattenevano – se  fossero  state  effettivamente  interessate  a  lui  – 
avrebbero  potuto  trattenerlo.  A  ciò  aggiungasi,  peraltro,  che  il 
ricorrente  non  ha saputo  spiegare  il  motivo  per  cui  sarebbe stato  il 
bersaglio dei suoi malfattori, nonché degli evocati avvenimenti. Infatti, 
si  è  limitato  a  far  riferimento  in  maniera  del  tutto  generale  alla  sua 
appartenenza etnica  quale causa principale (verbale  d'audizione del 

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21 settembre 2005  pag. 7)  e,  alla  luce  delle  considerazioni 
sopraesposte,  non  è  chiaramente  stato  in  grado  di  far  valere  in 
maniera  coerente  e  precisa  i  fatti  addotti.  Orbene,  la  sola 
appartenenza  del  ricorrente  all'etnia  rom  non  giustifica  il 
riconoscimento in suo favore di un timore fondato di essere esposto a 
persecuzione  o  pregiudizi.  Infatti,  sebbene  si  siano  verificate  negli 
scorsi  anni  delle  azioni  contro questa  minoranza,  da un lato, non si 
può considerare che i rom in Serbia siano vittime di atti di violenza o di 
gravi discriminazioni o che rischino d'esserlo in maniera sistematica e 
generalizzata.  D'altra  parte,  non  si  può  nemmeno  ritenere  che  le 
autorità  serbe  rinuncino  in  maniera  generale  a  perseguire  i 
responsabili di tali azioni o tollerino tali comportamenti (cfr. Sentenza 
del Tribunale amministrativo federale D-4666/2006 del 27 marzo 2009 
consid. 2.2). Visto tutto quanto sopra, le allegazioni del ricorrente circa 
le  asserite  persecuzioni  di  cui  sarebbe  oggetto  in  patria  sono  da 
ritenersi palesemente inverosimili e, ad ogni modo, non vi è ragione di 
ritenere  che egli  non  possa  ottenere  dalle  competenti  autorità  in 
patria,  se  opportunamente  sollecitate,  un'appropriata  protezione 
contro  l'eventuale  futuro  agire  illegittimo  da  parte  di  terzi  nei  suoi 
confronti,  In conclusione, quindi, senza che sia necessario abbozzare 
ad ulteriori elementi di inattendibilità del racconto reso dall'insorgente, 
questo Tribunale ritiene che l'UFM ha rettamente considerato che le 
dichiarazioni  del  ricorrente  non  soddisfano  le  condizioni  di 
verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi.

7.2 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  sul  punto  di 
questione  dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento, 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

8.
Il ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

9.

9.1
9.1.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  7  del  presente 
giudizio, non emergono dalle  carte  processuali  neppure elementi  da 
cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente 

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nella regione della ex Serbia e Montenegro, attuale Repubblica della 
Serbia, possa violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 
(LStr, RS 142.20).

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del  rimpatrio,  in  particolare  l'art.  3  della  Convenzione  per  la 
salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101)  o  l'art. 3  della  Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere 
esposto, nel  Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti 
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui il 
ricorrente possa essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale ed 
immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni, 
contrariamente a quanto egli ha preteso in sede di ricorso, affermando 
con semplici e generali allegazioni che la sua vita sarebbe in pericolo 
(cfr. ricorso pag. 3). In altri termini, quest'ultimo non ha saputo fornire 
un  insieme  d'indizi,  oppure  presunzioni  non  contraddette, 
sufficientemente  gravi,  precisi  e  concordanti  quo  ad  un  pericolo 
d'esposizione  personale  ad  atti  o  fatti  che  si  ritengono  contrari  alle 
disposizioni sopraccitate.

9.1.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

9.2
9.2.1 Inoltre, nella Repubblica della Serbia non vige attualmente una 
situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 

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coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale,  tanto più che detto Paese è stato inserito  nel  novero dei 
Paesi sicuri. 

9.2.2 Quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  ha  una 
formazione  professionale  quale  (...)  (cfr.  verbale  d'audizione  del 
21 settembre 2005  pag.  3),  ma  ha  anche  lavorato  come  (...)  per  i 
terreni della sua famiglia (cfr. verbale d'audizione del 20 giugno 2001 
pag.  2  relativo  alla  seconda  procedura  d'asilo).  Inoltre,  l'insorgente 
dispone  di  un'importante  rete  familiare  in  Patria,  ritenuto 
segnatamente  che  vi  risiedono il  padre  e  due fratelli  del  medesimo 
(cfr. cfr. verbale d'audizione del 21 settembre 2005 pag. 3). Infine,  il 
ricorrente  non  ha,  altresì,  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi 
problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione  provvisoria 
(GICRA  2003  n.  24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di 
causa emerga la  necessità  di  una  sua permanenza in  Svizzera per 
motivi medici. In siffatte circostanze, l'autorità inferiore ha rettamente 
ritenuto  siccome  adempiti  i  presupposti  per  formulare  una  prognosi 
favorevole con riferimento alle effettive possibilità per il  medesimo di 
un adeguato reinserimento sociale nel suo Paese d'origine, tanto più 
che l'insorgente potrà,  se necessario, richiedere altresì  un adeguato 
aiuto al ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi.

9.2.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie.

9.3 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  il 
ricorrente,  usando  della  dovuta  diligenza  potrà  procurarsi  ogni 
documento necessario  al  rimpatrio,  oltre  alla  carta  d'identità  che ha 
già depositato in corso di procedura. L'esecuzione dell'allontanamento 
è dunque pure possibile.

10.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e la 
querelata decisione confermata.

11.
Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, che 
seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 
cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

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sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo 
federale  del  21  febbraio  2008  [TS-TAF, RS  173.320.2]).  Esse  sono 
computate con l'anticipo spese, di 600.- CHF, versato dal ricorrente il 
9 gennaio 2006. 

(dispositivo alla pagina seguente) 

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Esse  sono  computate  con  l'anticipo  spese,  di  600.-  CHF, versato  il 
9 gennaio 2006 dal ricorrente.

3.
Comunicazione a:

- ricorrente (Raccomandata)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia) 
- N._______ (in copia) 

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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