# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 31455fc1-0a76-5306-8475-9cf7b107414d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-11-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 22.11.2016 52.2016.323
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2016-323_2016-11-22.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2016.323

   

  	
  Lugano

  22 novembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Flavia
  Verzasconi, presidente,

  Matteo Cassina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Barbara
  Maspoli

  

 

 

statuendo
sul ricorso 16 giugno 2016 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  decisione 12 maggio 2016 (n. 120) con cui la Commissione di disciplina degli
  avvocati gli ha inflitto una multa di fr. 800.-, a titolo di sanzione
  disciplinare; 

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

                                  A.   Il
28 gennaio 2016 l'avv. RI 1, qui ricorrente, ha postato sulla propria pagina personale
di Facebook un messaggio intitolato "Dipendenti RSI incatenatevi alla
scrivania! Vi difendo io", con il seguente testo: 

                                         La RSI caccia i dipendenti (indipendenti; quelli alla
greppia dei partiti politici li tiene anche se non combinano nulla tutto il
giorno) con la minaccia di essere buttati fuori con la violenza da parte di
agenti armati di manganello. 

La RSI - il piano occupazionale come diceva il Nano; cioè l'industria dello
spreco che spende 23 milioni al mese! - ha deciso di cacciare letteralmente a
calci nel sedere gente che lavorava lì da 30 anni!

Hanno elaborato un piano di licenziamento segreto; poi chiamano in direzione il
dipendente ignaro che non sa niente di niente. Gli mettono in mano la lettera
di licenziamento e lo danno in pasto a due agenti che hanno il compito di buttarlo
fuori con la violenza fisica se non se ne esce immediatamente con le sue gambe.

Se poi il dipendente umiliato e svergognato come un ladro cade in depressione
la RSI se ne frega. O Canetta ci sei o ci fai?

Non hai vergogna di umiliare così i cittadini ticinesi?

IN OGNI CASO AI DIPENDENTI DICO; NON LASCIATEVI FARE!

I dirigenti non hanno nessun diritto di trattarvi così. 

LA RSI NON È UNA CAGNETTA DI PROPRIETÀ DEL PADRONE, Ma un ente pubblico di
proprietà di tutti i cittadini che pagano il canone!

INCATENATEVI alla scrivania e telefonatemi. Vi difendo io (intanto che i sindacati
cagasotto prendono il coraggio di scendere in piazza). 

 

 

                                  B.   Venuta
a conoscenza di tale fatto, il 17 febbraio 2016 la Commissione di disciplina
degli avvocati (in seguito: Commissione) ha aperto nei confronti dell'avv. RI 1
un procedimento disciplinare per presunta violazione degli art. 12 lett. d
della legge federale sulla libera circolazione degli avvocati del 23 giugno 2000
(LLCA; RS 935.61), art. 16 della legge sull'avvocatura del 13 febbraio 2012
(LAvv; RL 3.2.1.1) e art. 16 del codice svizzero di deontologia (pubblicità e
divieto di accaparramento clienti).

 

 

                                  C.   Chiamato
a pronunciarsi in merito, l'insorgente ha contestato ogni addebito nei suoi
confronti. In particolare, dopo aver eccepito una serie di censure di ordine
formale (in punto alla composizione e all'asserita incostituzionalità della Commissione),
l'avv. RI 1 ha essenzialmente affermato che il suo post era un messaggio
satirico, avulso dall'esercizio della professione di avvocato. Egli si sarebbe
limitato a esprimere un'opinione, prendendo pubblicamente le difese dei dipendenti
della Radiotelevisione svizzera (RSI) ed esercitando il diritto alla libertà di
espressione e alla partecipazione alla politica. In tale contesto, la locuzione
vi difendo io sarebbe estranea a qualsiasi forma di pubblicità e di
patrocinio di clienti. 

 

 

                                  D.   Con
decisione 12 maggio 2016 la Commissione ha condannato l'avv. RI 1 al pagamento
di una multa disciplinare di fr. 800.-. 

Disattese le contestazioni di natura formale, la precedente istanza è in
sostanza giunta alla conclusione che con il suddetto comportamento l'insorgente
fosse incorso in un illecito ed inammissibile tentativo di accaparramento di
potenziali clienti, violando l'art. 12 lett. d LLCA. 

 

 

                                  E.   Avverso
la predetta decisione, l'avv. RI 1 si aggrava ora dinnanzi al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullata. Postula inoltre che sia
accertato che la legge sull'avvocatura è incostituzionale, che la Commissione
ha una composizione irregolare ed è un tribunale d'eccezione, come pure che
viola e ha violato gli art. 6 n. 1 della Convenzione per la salvaguardia
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU;
RS 0.101) e 5, 9 e 28 segg. della Costituzione federale della Confederazione
Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101), la libertà economica, la libertà di
espressione e di stampa, nonché il principio di proporzionalità.

L'insorgente ripropone e sviluppa in questa sede gli argomenti sollevati senza
successo in prima istanza, negando in particolare di essere incorso in una violazione
del divieto di pubblicità prescritto dall'art. 12 lett. d LLCA. Contesta
inoltre la sanzione inflittagli, che sarebbe lesiva del principio di
proporzionalità. 

 

 

                                  F.   In
sede di risposta la Commissione ha rinunciato a formulare osservazioni, riconfermandosi
integralmente nel provvedimento impugnato. 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. La competenza del
Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 28 cpv. 1 LAvv. Certa è la
legittimazione attiva del ricorrente, personalmente e direttamente toccato
dalla decisione impugnata, di cui è destinatario (art. 65 cpv. 1 legge sulla
procedura amministrativa del 24 settembre 2013; LPAmm; RL 3.3.1.1). 

Il ricorso, tempestivo (art. 68 cpv. 1 LPAmm), è dunque ricevibile in ordine. 

1.2. Il giudizio può essere reso sulla base degli atti, senza istruttoria (art.
25 cpv. 1 LPAmm). Le prove sollecitate dal ricorrente (curriculum vitae dell'avv.
__________, richiamo atti di una procedura concernente l'Associazione __________)
non sono atte a portare ulteriori elementi rilevanti ai fini del presente
giudizio. 

 

 

                                   2.   Il ricorrente solleva
preliminarmente una serie di censure di natura formale, quali l'asserita
irregolarità della Commissione e la sua composizione. Considerato che la decisione
deve comunque essere annullata nel merito per i motivi di cui si dirà in
appresso, non mette conto di soffermarsi su tali aspetti, se non per rilevare
che è irrilevante il fatto che l'autorità di prime cure non adempia i requisiti d'indipendenza e imparzialità ai sensi
degli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 CEDU, così
come censura l'insorgente. Tanto in base al diritto federale (art. 29a e 191b
Cost., 86 cpv. 2 legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; 

RS 173.110 ), quanto all'art. 6 CEDU - laddove è applicabile poiché la misura disciplinare
si configura come una sanzione penale o civile (cfr. al riguardo:
François
Bohnet/Vincent Martenet, Droit de la
profession d'avocat, Berna 2009, n. 2219 segg.) - basta infatti che le sue
decisioni possano essere impugnate dinnanzi a un tribunale superiore - qual è
il Tribunale cantonale amministrativo - che dispone di pieno potere cognitivo
in fatto e in diritto (cfr. art. 110 LTF, art. 69 LPAmm) e soddisfa i requisiti
di imparzialità e indipendenza di cui agli art. 30 cpv. 1 Cost. e 6 CEDU
(cfr. Messaggio del 28 aprile 1999 concernente la legge federale
sulla libera circolazione degli avvocati in: FF 1999 pag. 5024, ad n. 233.3;
DTF 126 I 228 consid. 2 e 3;
Bohnet/Martenet, op. cit., n. 1966
segg.).

 

 

                                   3.   3.1.
La LLCA garantisce la libera circolazione
degli avvocati e stabilisce i principi applicabili all'esercizio dell'avvocatura
in Svizzera (art. 1 LLCA). La normativa unifica e disciplina in modo esaustivo
a livello federale taluni aspetti dell'esercizio dell'avvocatura, in
particolare le regole professionali (art. 12 segg.) e le sanzioni disciplinari
(art. 17; cfr. Messaggio LLCA citato, pag. 4983 segg.). 

3.2. La LLCA si applica ai titolari
di una patente di avvocato che esercitano la rappresentanza in giudizio in
Svizzera nell'ambito di un monopolio (art. 2 cpv. 1 LLCA). La normativa
copre l'insieme delle attività professionali di assistenza e di
consulenza degli avvocati, non solo quelle appartenenti al monopolio di rappresentanza
cantonale (cfr. art. 1 LAvv). Rientrano pertanto in questa sfera anche le
attività di consulenza, amministrazione e gestione suscettibili di essere
esercitate da chiunque, purché vi sia una relazione diretta con la professione
d'avvocato  (cfr. DTF
130 II 87 consid. 3; 2C_204/2010 del 24 novembre 2011 in RtiD I-2012, consid.
4.6.4 e rimandi; 2C_257/2010 del 23 agosto 2010 consid. 3; 2C_889/2008 del 21
luglio 2009 consid. 2; STA 52.2014.396 dell'11 luglio 2016 consid. 5). 

L'attività extraprofessionale dell'avvocato, per contro, non è sottoposta
alla LLCA. Ciò vale, segnatamente, in riferimento a comportamenti nella vita
privata, ad attività politiche o associative, tranne il caso in cui la condotta
dell'interessato faccia venir meno i presupposti di cui all'art. 8 LLCA per
l'iscrizione in un registro cantonale (cfr. STF 2C_555/2014 del 9 gennaio 2015
consid. 4.2; 2C_257/2010 citata, consid. 3.1; 2C_889/2008 citata, consid. 2.1; Benoît Chappuis, La profession d'avocat,
V. 1, Zurigo 2013, p. 32; Walter
Fellmann, in Fellmann/Zindel [curatori], Kommentar zum Anwaltsgesetz, Zurigo 2011, ad art. 12 n.
6, 6a, 52 segg. e riferimenti; Bohnet/Martenet, op. cit., n.
1117 segg.). 

                                   4.   Secondo l'art. 12 lett. d
LLCA l'avvocato può pubblicizzare i servizi offerti, sempreché la pubblicità si
limiti a fatti oggettivi e risponda ai bisogni d'informazione del pubblico.
Tale norma sancisce il principio dell'ammissibilità della pubblicità dell'avvocato,
che rileva dai suoi diritti alla libertà economica (art. 27 Cost.) e di
espressione (art. 16 cpv. 2 Cost., 10 CEDU e 19 Patto ONU II). Secondo giurisprudenza
e dottrina, per pubblicità s'intende ogni comunicazione intenzionalmente
pianificata per attirare terzi a ricorrere alle prestazioni offerte da un avvocato
rispettivamente da uno studio d'avvocatura. Se tali caratteristiche siano date
dipende dalla percezione del pubblico (Verkehrsauffassung), secondo
criteri oggettivi (cfr. DTF 139 II 173 consid. 3.1). La pubblicità personale
persegue gli interessi dell'avvocato, che non deve, ad esempio, essere
svantaggiato nell'ambito della consulenza giuridica rispetto a fiduciari e
banche, ma risponde anche ai bisogni dei clienti, che devono poter disporre di
informazioni che consentano loro di scegliere il mandatario con cognizione di
causa (cfr. Messaggio LLCA citato, pag. 5022 seg., ad n. 233.24). In tal senso,
la pubblicità non è ammessa senza limiti: l'art. 12 lett. d LLCA esige infatti
che (1) sia oggettiva e (2) risponda ai bisogni d'informazione del pubblico
(cfr. al riguardo: DTF 139 II 173 consid. 6.2.2; STF 2C_259/2014 del 10
novembre 2014 consid. 2.3; cfr. anche CAN 18.2008.86 del 1° settembre 2008). 

 

 

                                   5.   Controversa nel caso
concreto è anzitutto la questione di sapere se il post di cui si è detto in
narrativa costituisca una pubblicità ai sensi dell'art. 12 lett. d LLCA. 

La precedente istanza lo ha ammesso, ritenendo in sostanza che tale messaggio,
diffuso sul social network, fosse una pubblicità mirata agli impiegati
licenziati di RSI. Secondo la Commissione, il post costituirebbe in particolare
un'illecita e inammissibile forma di accaparramento di potenziali clienti,
nella misura in cui invita tali dipendenti (in una situazione, per loro, di
stress e difficoltà) a mettersi in contatto telefonicamente con l'avv. RI 1. 

Tali deduzioni non possono essere condivise. 

Dagli atti risulta infatti che il messaggio in questione è stato pubblicato sul
profilo personale di Facebook del ricorrente ("RI 1 "), in cui egli
diffonde comunicazioni di natura privata (viaggi, ecc.) ed esprime le proprie
idee politiche. Si tratta dunque di uno spazio estraneo alla sua attività professionale.
Lo conferma anche la circostanza che egli gestisce su Facebook un secondo
profilo ("Dr. Avv. RI 1 "), in cui si presenta invece come legale.
Già per questo motivo, valutato da un profilo oggettivo, non è dato di vedere
come si possa attribuire al controverso messaggio sul social network la
qualifica di pubblicità ai sensi dell'art. 12 lett. d LLCA, ovvero di una
comunicazione intenzionalmente pianificata per attirare terzi a ricorrere alle
prestazioni offerte dall'avv. RI 1. Nella percezione del pubblico, come
rettamente evidenzia l'insorgente, neppure il tono e le espressioni utilizzati
nel post appaiono invero idonei ad attirare terzi a far capo ai suoi servizi di
assistenza legale. Né porta ragionevolmente ad altra conclusione la sola
circostanza che il messaggio contenga un sollecito a telefonargli. Al di là del
fatto che tale "invito" non è connesso alla sua figura di avvocato,
non è oggettivamente dato di vedere come all'esclamazione "telefonatemi"
possa essere attribuito un significato più serio di quella che la precede "incatenatevi
alla scrivania". A maggior ragione se si pon mente - più in generale -
al contesto di acceso dibattito politico e mediatico in cui si inserisce il
controverso messaggio, che ben risulta dalla copiosa rassegna stampa che l'insorgente
ha prodotto dinnanzi alla Commissione. Al contrario, vi è plausibilmente da
ritenere che, se l'insorgente avesse veramente inteso pianificare un'azione
pubblicitaria nei confronti dei dipendenti licenziati di RSI, avrebbe semmai pubblicato
un invito nel profilo di Facebook dedicato alla sua attività professionale,
mantenendo peraltro un linguaggio più consono alla deontologia professionale. 

In conclusione, già perché il controverso post non può essere considerato una pubblicità
ai sensi dell'art. 12 lett. d LLCA, contrariamente a quanto ritenuto dalla
Commissione, è escluso che l'insorgente possa aver violato tale regola professionale.

 

                                   6.   La precedente istanza non
ha rimproverato al ricorrente di essere incorso in altre violazione deontologiche,
segnatamente per aver utilizzato nel proprio messaggio toni o espressioni
perlomeno sopra le righe. Né avrebbe potuto farlo con successo: per quanto
opinabile possa apparire, sfugge infatti alla competenza dell'autorità
disciplinare qualsiasi comportamento o attitudine di un avvocato che rileva
dalla sua sfera privata. Le autorità di sorveglianza non devono infatti occuparsi
degli orientamenti politici o di altra natura di un avvocato, né più in generale
delle sue attività extraprofessionali, fintanto che non ne facciano venir meno
i presupposti per l'iscrizione in un registro cantonale (art. 8 LLCA),
segnatamente perché danno luogo a condanne penali incompatibili con la
professione di avvocato (art. 8 cpv. 1 lett. b LLCA; cfr. supra, consid.
2; cfr. inoltre Michel Valticos, in
Valticos/Reiser/ Chappuis [curatori], Commentaire romand, Loi sur les avocats, Basilea
2009, ad art. 12 n. 14).

 

 

                                   7.   7.1. Sulla base delle
considerazioni che precedono, il ricorso deve pertanto essere accolto, con
conseguente annullamento della decisione impugnata. 

7.2. Dato l'esito, si prescinde dal prelievo di una tassa di giustizia (art. 47
cpv. 1 e 6 LPAmm). 

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   Il ricorso è accolto.

§.  Di conseguenza, la decisione 12 maggio 2016 (n. 120) della
Commissione di disciplina degli avvocati è annullata.

 

 

                                   2.   Non si preleva tassa di
giustizia. 

Al ricorrente va restituita la somma di fr. 1'500.- versata a titolo di
anticipo delle presunte spese processuali. 

 

 

3.   Contro la presente
decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a
Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg.
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                            La
vicecancelliera