# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 974a0a8b-09e1-597a-a4d1-a6a3b8785398
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-08-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.08.2008 32.2007.175
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2007-175_2008-08-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2007.175

   

  rs

  	
  Lugano

  6 agosto 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Raffaella Sartoris
  Vacchini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 23 maggio 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 24 aprile 2007 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, nel mese di febbraio 2005 ha inoltrato una richiesta di
prestazioni AI per adulti, dichiarando di essere sofferente dal 1998 di una
sindrome ansioso-depressiva e di un disturbo narcisistico di personalità (doc.
5-1).

 

                               1.2.   Esperiti
gli accertamenti del caso, in particolare una perizia pluridisciplinare
eseguita dal Servizio di accertamento medico dell’AI (in seguito SAM; doc.
29-1), con decisione del 24 aprile 2007 (doc. A), preavvisata con progetto del
9 febbraio 2007 (doc. 44-1), l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato il
diritto a un quarto di rendita (grado di invalidità del 42%) dal 1° novembre
2004.

 

                               1.3.   Contro
questo provvedimento l’assicurato, rappresentato dall’avv. __________, ha
inoltrato un tempestivo ricorso al TCA con il quale – contestata la valutazione
medica, quella economica e l’inizio del diritto alla rendita – ha postulato il
diritto a una rendita intera d’invalidità a fare tempo dal mese di febbraio
2004. Egli ha inoltre chiesto di essere ammesso al beneficio dell’assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio.

                                         A
sostegno delle proprie pretese ricorsuali egli ha addotto, in particolare, di
aver conseguito un attestato di capacità in qualità di cuoco, di aver
continuato la propria formazione professionale specializzandosi tanto in
Svizzera quanto all’estero, segnatamente negli __________, quale dietista e di
essersi ulteriormente perfezionato ottenendo un certificato federale di
abilitazione all’insegnamento per riuscire a inserirsi in modo ottimale nel
contesto professionale a metà degli anni novanta, quale insegnante presso la __________).
Egli ha poi precisato, da un lato, di avere conosciuto nel 1998 gravi disturbi
depressivi che lo hanno costretto a un ricovero presso la Clinica __________ di
__________ e successivamente a un trasferimento coatto presso la Clinica __________.
Dall’altro, che in questo contesto si è dimesso dal proprio posto di lavoro e,
dopo essersi parzialmente rimesso, ha vissuto alcune esperienze umanitarie nel
terzo mondo. L’assicurato ha evidenziato che allorquando si trovava in __________
ha contratto la malaria con complicazioni cerebrali e alla colonna vertebrale
che lo hanno portato, in particolare tra il 2001 e il 2002, a sottoporsi a più
interventi chirurgici.

                                         Egli ha,
inoltre, asserito che nel 2003 ha ripreso un’attività lavorativa a tempo
parziale presso l’azienda del fratello attiva nel settore degli impianti di riscaldamento
- la __________ -, occupandosi prevalentemente di lavori amministrativi e che
si trattava di un’occupazione ideale, grazie alla comprensione del datore di
lavoro, in quanto esercitata nei periodi in cui la salute glielo permetteva.
L’assicurato ha specificato che, siccome anche questa attività si è rivelata
con il passare degli anni troppo esigente, con l’inizio del 2005 si è visto
costretto a inoltrare una richiesta di prestazioni AI per adulti e ha dovuto
cessare definitivamente l’attività presso la __________. 

                                         L’insorgente
ha poi affermato che il suo incarto AI contiene una fornita serie di rapporti
medici, segnatamente la perizia allestita presso il centro SAM. Egli ritiene
comunque gli stessi insufficienti per inquadrare correttamente la sua
posizione.

                                         L’assicurato
ha, al riguardo, rilevato che le conclusioni alle quali è giunto l’accertamento
SAM sono contraddette dal Dr. med. __________ che parla di un evidente
peggioramento e dal Dr. med. __________, da ultimo con il rapporto del maggio
2007 allegato al ricorso. A mente del ricorrente si tratta di elementi concreti
elaborati da specialisti riconosciuti nei rispettivi ambiti di attività che non
possono essere trascurati o minimizzati.

                                         L’assicurato
ha pure indicato che negli accertamenti effettuati dal SAM si parla di
possibili abusi alcolici, tuttavia questa problematica è stata solamente
sfiorata e ciò benché la stessa potrebbe interferire in maniera marcata con le
altre diagnosi invalidanti.

                                         Egli ha
precisato che anche il disturbo psichico è stato trattato in modo inadeguato e
che le attestazioni del Dr. med. __________ devono poter bastare per convincere
sulla necessità di ulteriormente approfondire questa componente, visto che lo
segue costantemente e ha confermato la presenza di “idee suicidali latenti”,
contrariamente alla tesi del Dr. med. __________, il quale ha sottovalutato la
tematica riferendo che dalla crisi del 1998 “ non ha più presentato delle idee
suicidali attive”.

                                         L’insorgente
ha poi rilevato che nella seconda metà degli anni novanta è stato in grado di
conseguire redditi particolarmente elevati che ingiustamente l’UAI non considera.
Egli, in proposito, ha menzionato l’attestazione dell’8 giugno 1999 che parla
di un’attribuzione oraria a quel momento di ben fr. 80.--. Inoltre l’assicurato
ha chiesto, nella denegata ipotesi in cui non si dovesse ritenere questo dato,
di prendere in considerazione i rilevamenti statistici specifici per l’attività
di insegnante.

                                         Il
ricorrente sostiene che anche per quanto attiene alla determinazione del
salario da invalido non sono state considerate adeguatamente le sue diverse
caratteristiche invalidanti, ossia la somma dei fattori fisici con quelli
psichici.

                                         Egli ha
indicato che, avendo dovuto lasciare l’attività svolta presso la ditta del
fratello dove poteva gestirsi a suo piacimento, giungere a ipotizzare un
reddito da invalido di praticamente fr. 40'000.- è chiaramente arbitrario e che
una riduzione della capacità produttiva del 40%, allorquando agli atti sono
documentati ripetuti periodi di ricovero, non regge. Neppure è sostenibile l’ulteriore
decurtazione del 3%, se si pensa che a causa delle controindicazioni dei
potenti medicinali che assume non può nemmeno più condurre veicoli a motore,
fattore questo che l’ha costretto a rinunciare al lavoro presso la ditta del
fratello. L’assicurato ha rilevato che nemmeno l’ipotesi base di un’attività
qualificata di valore mediano può essere seriamente considerata per una persona
affetta da forti problemi di natura psichica, forse anche di abuso etilico,
sottolineando che anche il Dr. med. __________ ha evidenziato fortissimi limiti
tanto nell’esecuzione di lavori concreti (incostante, impreciso, scarsa
concentrazione, affaticamento mentale), quanto nei rapporti con colleghi,
superiori o clientela. Egli ritiene, pertanto, necessario partire da attività
non qualificate.

                                         L’insorgente
ha, infine, censurato la data di inizio del diritto alla rendita, la quale deve
essere riconosciuta dal mese di febbraio 2004, ovvero da un anno prima della presentazione
della domanda di prestazioni AI (cfr. doc. I).

 

                               1.4.   L’UAI,
dopo aver sottoposto il rapporto del maggio 2007 del Dr. med. __________ al Dr.
med. __________, del Servizio medico regionale (SMR; cfr. doc. IVbis), ha
chiesto, mediante risposta del 13 giugno 2007, l’integrale reiezione
dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (cfr. doc. IV).

 

                               1.5.   Con scritto
del 23 luglio 2007 l’assicurato, il cui patrocinatore è nel frattempo divenuto l’avv.
RA 1, si è nuovamente pronunciato in merito alla fattispecie. Egli ha, inoltre,
rinunciato a formalizzare l’istanza di ammissione al gratuito patrocinio (cfr.
doc. IX).

 

                               1.6.   Il doc. IX è
stato inviato all’UAI per conoscenza con facoltà di presentare eventuali
osservazioni (cfr. doc. X).

 

                                         L’amministrazione
è rimasta silente.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni (cfr.
STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H
220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in
RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98
del 26 ottobre 1999).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

 

                                         Occorre
qui rilevare che per quanto riguarda le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).

 

                                         Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante
(momento dell’eventuale diritto alla prestazione) si è realizzato
antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI
non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI che verranno citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è, in primo luogo, la questione di sapere se il ricorrente ha
diritto a una rendita per un grado di invalidità maggiore di quello del 42%
accertato dall’Ufficio AI.

                                         In
secondo luogo, la decorrenza della rendita di invalidità.

                                         Più
precisamente, va stabilito se il diritto alla rendita deve essere riconosciuto
a partire dal 1° novembre 2004, come deciso dall’UAI (cfr. doc. A), oppure a
decorrere già dal 1° febbraio 2004, come fatto valere dall’assicurato (cfr.
doc. I).

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002
che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con gli artt. 7 e 8 cpv.
1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente
o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, pag. 216ss).

 

                                         Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003,
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66
2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag.
543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò
il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (art. 16 LPGA e 28 cpv. 2 vLAI: metodo generale del raffronto dei
redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000
pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei
redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 pag. 325 consid. 2b; DTF
107 V 21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit, pag. 232).

La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al proposito va precisato che, secondo una
sentenza del TFA pubblicata in DTF 128 V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per
il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque
tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una prestazione, a esaminare se
nel periodo successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata
una modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa
eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore raffronto dei redditi
prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R., I
670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L. consid.
3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S.
consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G.
consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.5.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile
per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid.
1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi
citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10
consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti). 

 

                               2.6.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I
355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U
330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01). A proposito delle perizie mediche
eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha già avuto modo di
evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24 dicembre 1993
nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p.
189). In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa,
nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere
in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

                                         In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354). 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique
VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

 

                                         Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
1997, p. 230).

 

                                         Infine,
va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non
può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi
per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve
esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

                                         Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. 

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo
2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre
2004, I 384/04, consid. 1.2).

 

                               2.7.   Nella
concreta evenienza dalla documentazione agli atti risulta che __________ ha
inoltrato una domanda di prestazioni AI nel febbraio 2005 (cfr. consid. 1.1.).

                                         

                                         Nel Rapporto
medico all’attenzione dell’AI del 19 aprile 2005 il Dr. med. __________, FMH in
psichiatria e psicoterapia, quale diagnosi con ripercussioni sulla capacità
lavorativa ha indicato sindrome mista ansioso-depressiva, sindrome da attacchi
di panico e disturbo di personalità di tipo narcisistico.

                                         Inoltre
dallo stesso emerge quanto segue:

 

" 
(…) Per quel che riguarda i suoi disturbi
psichici è stato ricoverato nel 1998 in seguito ai gravi disturbi depressivi e
idee suicidali presso la Clinica __________ di __________ e successivamente
presso la Clinica __________ di __________ e poi a causa dei forti dolori alla
schiena gli è stata diagnosticata anche un’ernia discale per la quale è stato
operato con degli ottimi risultati. E’ stato poi ricoverato anche presso la
Clinica __________ di __________ e __________ a causa dei suoi dolori e
disturbi psico-fisici. Per quel che riguarda l’abilità lavorativa salvo i
periodi di malessere in cui era inabile in modo completo, negli ultimi anni non
ha superato una percentuale superiore del 30%. (…)” (Doc. 21-2).

 

                                         Dal 23 gennaio al 10
febbraio 2006 il ricorrente è stato degente presso la Clinica __________ di __________.
Nel relativo referto i Dr. med. __________, FMH in psichiatria psicoterapia e
capoclinica, e __________, assistente, hanno attestato che il paziente era
stato inviato presso la loro struttura dal Dr. med. __________ a seguito di una
persistente sintomatologia caratterizzata da stati ansiosi, da incertezza e
disagi nella gestione della sua vita socio-economica. Essi hanno, da un lato,
precisato che accanto alla nota sindrome depressiva si era aggiunto l’abuso di
bevande alcoliche e di benzodiazepine. Dall’altro, che era stato impostato un
trattamento integrato psicofarmacologico, psicologico di sostegno. I medici
hanno poi osservato che comunque nel corso del ricovero si è avuta una
remissione dal punto di vista depressivo con la comparsa di una progettualità
più positiva nei riguardi della propria vita (cfr. doc. 28-2, 28-3).

 

                                         Il SMR, vista la lunga
storia psichica non ben documentata dell’insorgente accompagnata
prevalentemente da un problema lombo-vertebrale operato, ha ritenuto indicata
una perizia SAM (cfr. doc. 23-2).

                                         Nel
contesto di tale perizia pluridisciplinare ha avuto luogo il 4 maggio 2006 un
consulto psichiatrico da parte del Dr. med. __________, nonché un consulto ortopedico
da parte del Dr. med. __________ e il 5 maggio 2006 un consulto neurologico da
parte del Dr. med. __________ (cfr. doc. 29-1).

 

                                         Il Dr.
med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, ha indicato che
l’assicurato presentava, da un punto di vita psicopatologico, un complesso
quadro clinico con una sindrome depressiva e ansiosa, nell’ambito di disturbo
di personalità con una alterazione del comportamento e dell’emotività. Lo
specialista ha affermato che, da un lato, prevaleva una componente magica del
pensiero con caratteristiche del disturbo borderline di personalità,
dall’altro, un sistema ermetico con idee a sfondo persecutorio e narcisistiche.
Egli ha rilevato che queste forme miste del pensiero hanno strutturato
un’organizzazione difensiva labile, con un falso “sé” e un comportamento
inizialmente iperadattato, attraverso la messa in atto di meccanismi di difesa
ossessivi. Lo psichiatra ha evidenziato che nel corso della vita l’assicurato
non ha mai investito in modo adeguato le relazioni intime, in quanto privato di
una adeguata capacità introiettiva delle emozioni. Egli ha poi osservato che la
carriera e il ruolo lavorativo raggiunto hanno compensato, sebbene
parzialmente, queste sue mancanze, ma che all’apice della sua carriera questi
meccanismi compensatori non hanno retto assistendo all’esordio di una
sintomatologia ansiosa e depressiva. L’esperienza del ricovero psichiatrico è,
inoltre, stata vissuta con un’importante valenza persecutoria provocando una
profonda ferita narcisistica irreparabile e irreversibile. Il Dr. med. __________
ha precisato che da allora ha messo in atto un comportamento di fuga dalla
realtà imbarcandosi in un ruolo sostitutivo lontano dal suo contesto sociale
che poi è finito in un nuovo insuccesso e che al rientro in Svizzera si è
assistito a un processo regressivo dell’apparato psichico, rifugiandosi in una
posizione egocentrata e mettendo in atto un comportamento disadattato socialmente
in quanto conduceva una vita sociale particolare e ritirata, fuori dalle normali
regole sociali e con scarsi interscambi interpersonali. Egli ha, infine,
rilevato che il quadro clinico presentato dall’assicurato era di media gravità
con influenza parziale sulla sua capacità lavorativa e che si trattava di un
quadro clinico complesso e di difficile gestione sia per quanto riguardava il
trattamento psicoterapico che in relazione a quello psicofarmacologico (tendeva
ad automedicarsi a ad abusare di benzodiazepine).

 

                                         Per quanto concerne
l’abilità al lavoro, il Dr. med. __________ ha attestato che alla luce del quadro
psicopatologico a quel momento l’insorgente presentava un’incapacità lavorativa
nella misura del 40% nell’attività attuale e in altre attività esigibili. Egli
ha precisato che l’evoluzione è stata caratterizzata da un momento iniziale
(sintomatologia a fenomenologia depressiva ansiosa e attacchi di panico) nel
1998 che ha comportato una incapacità totale fino alla fine del 1998. Dal 1999
l’insorgente ha presentato un’inabilità dello 0% fino al 2001. Dal 19 novembre
2001 (data del primo ricovero a __________ per disturbi depressivi e attacchi
di panico) presentava una incapacità lavorativa del 40%. Il medico ha rilevato
che la prognosi poteva essere proclive al peggioramento e che l’assicurato,
relativamente alle limitazioni funzionali, era poco collaborante e intollerante
nei confronti di terzi sul posto di lavoro, poco affidabile nell’esecuzione
delle mansioni, incostante, impreciso e presentava una minore concentrazione
che poi comportava una maggiore affaticabilità mentale. Per quanto attiene ad
altre attività, lo specialista ha dichiarato che il ricorrente avrebbe potuto
svolgerne di adatte sempre con un’incapacità del 40% (cfr. doc. da 29-13 a
29-18).

 

                                         Il Dr. med. __________,
FMH in chirurgia ortopedica, ha sottolineato che i dolori lombosacrali di
carattere cronico si spiegavano con la presenza di un’osteocondrosi
lombosacrale importante localizzata al segmento L5/S1 e con la presenza di un
sacro relativamente acuto. La funzionalità della colonna vertebrale
lombosacrale era malgrado ciò relativamente buona e non vi erano segni di
recidiva erniaria (una discectomia a livello L5/S1 era stata eseguita dal Dr.
med. __________ nel novembre 2001 a __________), né per una compressione
radicolare, mentre vi erano indizi per un’irritazione residua nel settore delle
radici L5 e S1 a destra. Egli ha evidenziato che negli ultimi anni vi era stata
una progressione dell’osteocondrosi del disco intervertebrale L5/S1, che
quest’evoluzione tendeva a stabilizzare il segmento in causa e che era
probabile che a medio termine si dovesse proporre la spondilodesi lombosacrale
L5/S1 per via chirurgica.

                                         Il medico ha indicato che
per quel che riguardava la spalla destra (nel febbraio 2001 il Dr. med. __________,
a seguito di ripetute lussazioni dell’articolazione omero-scapolare destra, ha
eseguito la stabilizzazione omero-scapolare destra con la tecnica di Neer), la
situazione appariva favorevole e che anche lo stato del ginocchio sinistro (nel
novembre 2002 sempre il Dr. med. __________ ha effettuato un’artroscopia di
questo ginocchio con meniscectomia parziale mediale) era buono.

                                         La prognosi a medio e
lungo termine per la spalla destra e per il ginocchio sinistro appariva
favorevole.

 

                                         Il Dr. med. __________ ha
certificato che per motivi strettamente ortopedici la capacità lavorativa
dell’assicurato in qualità di cuoco dietista raggiungeva il 70% e che si teneva
in considerazione che come cuoco dietista certi lavori pesanti erano
difficilmente evitabili. Il medico ha rilevato che anche come ausiliario di
amministrazione la capacità al lavoro si situava attorno al 70%, tenendo conto
del carattere molto sedentario di quest’attività. Invece in qualità di
consulente dietista e istruttore alimentare la capacità lavorativa raggiungeva
praticamente il 100%.

                                         Egli ha, altresì, indicato
che il ricorrente era in grado di svolgere altre attività e che elementi
limitanti erano il trasporto ripetuto e il sollevamento di pesi sopra i 12 kg.
Anche il lavoro sedentario in modo unilaterale era da considerarsi sfavorevole,
come pure manovre ripetute che richiedevano un movimento di leva del tronco
sarebbero state da evitare entro i limiti del possibile. Il medico ha rilevato
che tenendo conto di questi fattori limitanti si poteva mirare gradualmente a
una capacità lavorativa del 100%.

                                         Anche nel caso in cui si
fosse dovuto operare a livello della colonna, la capacità lavorativa non
avrebbe dovuto subire modifiche (cfr. doc. da 29-19 a 29-27).

 

                                         Per quel
che concerne l’aspetto neurologico, il Dr. med. __________, spec. FMH in
neurologia, ha attestato che l’assicurato aveva presentato all’inizio degli
anni 2000, verosimilmente nell’ambito di un’infezione da malaria contratta
durante un periodo in __________, crisi epilettiche, eventualmente favorite da
un abuso etilico. L’elettroencefalogramma era comunque al momento del consulto
normale e anamnesticamente non sembravano esservi stati sicuri episodi almeno
nei due anni prima della visita specialistica molto sospetti di crisi
epilettiche. Il medico ha rilevato che era più probabile che si fosse trattato,
almeno nei tempi più recenti, di espisodi di origine funzionale,
rispettivamente attacchi di panico, come descritto nell’ambito di varie
valutazioni psichiatriche.

                                         In
relazione ai dolori alla gamba destra (questi nel passato erano stati imputati
a una sindrome radicolare S1, dovuta a una grossa ernia L5/S1 evidenziata da
una RM del 2001, dopo la quale l’assicurato era stato sottoposto a intervento
di discectomia) lo specialista ha osservato che non vi erano assolutamente
deficit sensitivo-motori che facessero sospettare una residua lesione radicolare
e anche la RM del 2003 aveva mostrato una discopatia a livello L5/S1 ma senza
importanti reperti comprimenti le strutture neurogene. Il Dr. med. __________
ha precisato che i dolori a quel momento sembravano essere piuttosto di tipo
pseudoradicolare, ma che, anche se vi fosse stata una componente radicolare
residua, questa sarebbe stata da considerare minima e non invalidante,
soprattutto per le attività lavorative relativamente leggere dal punto di vista
fisico che la sua formazione gli avrebbe permesso di svolgere (dietista,
rispettivamente attività in ufficio con mansioni amministrative). Egli ha, in
ogni caso, dichiarato che anche altre attività potevano essere svolte senza
limitazioni dal punto di vista neurologico (cfr. doc. 29-28 a 29-31).

 

                                         Dal
rapporto conclusivo della perizia pluridisciplinare del 30 giugno 2006, redatto
dai medici del SAM sulla base delle valutazioni espresse dai sanitari appena
citati, emerge che:

 

" 
(…)

Conseguenze sulla capacità
lavorativa derivano dalle patologie psichiatriche e ortopediche, mentre come
descritto al capitolo 6, dal punto di vista neurologico l’A. non presenta
patologie che possano influenzare la sua capacità lavorativa.

(…) dal punto di vista
fisico e psichico valutiamo il grado di capacità lavorativa globale delle
attività finora esercitate nella misura del 60%. Riteniamo che le incapacità
lavorative determinate dai nostri consulenti non debbano essere sommate, in quanto
tutte le patologie che causano una limitazione della capacità lavorativa
comportano sempre una diminuzione del rendimento.

Preponderante, con un
influsso decisivo sull’evoluzione della limitazione della capacità lavorativa,
è la componente psichiatrica, caratterizzata da un momento iniziale di una
sintomatologia a fenomenologia depressiva ansiosa, con attacchi di panico,
insorta nel 1998, che ha comportato un’incapacità lavorativa totale fino alla
fine del 1998. Dal 1999 egli ha presentato una capacità lavorativa piena fino
al 2001. Poi, da novembre 2001 (data del primo ricovero presso la Clinica __________
di __________), l’A. presenta un’incapacità lavorativa nella misura del 40%,
come valutato nell’attuale perizia (tranne nei periodi di degenza descritti
negli atti).”

(…)” (doc. 29-10, 29-11)

 

                               2.8.   Il Dr. med. __________,
FMH in neurochirurgia, il 21 settembre 2006 ha rilasciato un certificato medico
da cui emerge che prima dell’intervento di discectomia L5/S1 del novembre 2001
l’assicurato accusava dolori lombari radicolari con un Lasègue altamente
positivo a destra, ma senza deficit neurologici sensomotori. La RM aveva
confermato già a quell’epoca un’importante discopatia degenerativa L5/S1 con
una sclerosi sottocondrale dei piatti vertebrali.

                                         Lo
specialista ha però specificato che la situazione, dopo l’intervento, è
sicuramente migliorata con fastidi lombari residuali e meno fastidi alla gamba
e che la situazione è rimasta stabile per diversi anni. In seguito vi è stata
una riacutizzazione dei dolori lombari e in entrambe le gambe ma in maniera
diffusa. Egli ha indicato che gli ulteriori accertamenti tramite RM hanno
confermato la già conosciuta discopatia L5/S1, in assenza di una recidiva di
ernia.

                                         Il medico
ha poi riferito che la situazione era recentemente ulteriormente peggiorata con
dolori decisamente più importanti in sede lombare e riapparizione di dolori
alla gamba sinistra. Inoltre è stato precisato che una nuova RM lombare di
controllo ha riconfermato la discopatia L5/S1 che decisamente è aumentata, ma
nessuna recidiva d’ernia e poche aderenze periradicolari.

                                         Il Dr.
med. __________ ha sottolineato che una terapia chirurgica in questo caso
sarebbe consistita in un intervento di fissazione intersomatico del segmento
L5/S1, in merito al quale il paziente era contrario e che in assenza di
problemi neurologici non aveva un’indicazione in senso assoluto. Il medico ha
osservato che l’assicurato ha espresso il desiderio di sottoporsi a una terapia
del dolore (cfr. doc. 36-2, 36-3).

 

                                         Con
annotazione del 4 dicembre 2006 il Dr. med. __________ dell’SMR, dopo aver
visionato l’attestazione del Dr. med. __________, ha evidenziato che la
patologia in oggetto al certificato del 21 settembre 2006 era già stata
trattata e valutata nell’ambito dell’accertamento SAM. Inoltre il medico ha
rilevato che il neurochirurgo sulla base di una RM di controllo che ha
confermato la condizione clinica precedente senza recidiva di ernie ha riferito
che il peggioramento era dovuto a dolori lombari, condizione questa che
rientrava nella normale evolutività della condizione di base e che poteva
essere trattata sintomatologicamente all’occasione, come il ricorrente stesso
ha richiesto, unitamente alla possibilità di soluzione chirurgica che a quel
momento non aveva un’indicazione assoluta.

                                         Il Dr.
med. __________ ha concluso affermando che la condizione riferita nel
certificato del Dr. med. __________ non rivestiva un carattere di peggioramento
dello stato di salute se non in modo relativo e temporaneo, rispetto a una
diagnosi nota e non modificata, che rientrava nella storia naturale di tale
patologia e quindi non necessitava di una nuova valutazione medica da parte AI
(cfr. doc. 37-1).

 

                                         Il Dr.
med. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, il 16 maggio 2007 ha attestato
quanto segue: 

 

" 
(…)

Il paziente è seguito
preso il mio studio medico dal 21.10.1998 a tuttora a causa di una sindrome
depressiva ricorrente e un disturbo di personalità misto. Si tratta di un
42enne, secondogenito di una fratria di 3; nato a __________ e cresciuto a __________.
Egli ha vissuto 4 anni negli __________ ottenendo un dottorato in scienze
dell’alimentazione dal 1981 al 1985 e successivamente aveva lavorato 2 anni e
mezzo circa presso l’Ospedale __________ di __________ al Servizio di
dietologia e poi per circa 6 anni nel __________.

Nell’arco del 1998 egli
aveva presentato gravi disturbi depressivi, ragion per la quale veniva
segnalato da parte del medico curante Dr. __________ per essere seguito
ambulatorialmente ma vista la persistenza della sua sintomatologia depressiva
grave con idee suicidali, l’avevo in un primo tempo ospedalizzato presso la
Clinica __________ di __________ e successivamente dalla suddetta Clinica
veniva coattamente trasferito presso la Clinica __________ a causa dei gravi
disturbi psichici e idee suicidali. Dopo un periodo di relativo benessere di
nuovo dal 2004 aveva presentato una riesacerbazione dei suoi sintomi depressivi
che venivano peggiorati successivamente in seguito a un abuso etilico e
farmacologico (la situazione peggiorava anche a causa dei suoi disturbi
somatici), infatti egli è stato chirurgicamente operato anche per ernia discale
e poi nel periodo che aveva vissuto in __________ si era infettato, sviluppando
una malaria con interessamento del sistema nervoso centrale e questo evento
sicuramente ha peggiorato la sua situazione già precaria. In effetti egli
soffre ancora di importanti dolori alla colonna vertebrale malgrado
l’intervento neurochirurgico e a causa dei suoi dolori abusa spesso di
medicamenti e a volte d’alcol, ragion per la quale in seguito a un
peggioramento della sua situazione, già durante lo scorso anno avevo chiesto di
nuovo il ricovero presso la Clinica __________ di __________ dove egli è stato
ricoverato dal 23.01 al 10.02.2006. Dopo il ricovero presso la Clinica __________,
egli è stato regolarmente seguito anche dal Dr. __________, psicologo, ed è
stato al beneficio di colloqui di sostegno psicologico in modo regolare vista
la sua situazione psichica precaria. Per quel che riguarda la sua inabilità lavorativa,
egli ormai già dal 2005 presenta un’inabilità lavorativa completa con
oscillazioni e miglioramenti fino a un’abilità lavorativa nella misura del 30%
e un peggioramento negli ultimi mesi anche a causa di riesacerbazione di dolori
dovuti all’ernia discale. Dal punto di vista psichiatrico attualmente presenta
almeno un’inabilità lavorativa nella misura del 70% con una prognosi a
medio-lungo termine sfavorevole. Egli è regolarmente seguito presso il mio
studio medico ed è al beneficio di un'importante psicofarmacoterapia oltre che
colloqui di sostegno, assolutamente necessari, altrimenti vi è il rischio di
gravi scompensi visto che presenta ancora idee suicidali latenti.” (Doc. B)

 

                                         Il Dr.
med. __________, dell’SMR, l’11 giugno 2007, ha affermato che il referto del
Dr. med. __________ appena citato sarebbe in parte contraddittorio se
confrontato con il suo rapporto del 19 aprile 2005, dove aveva indicato che vi
era stata unicamente una inabilità al lavoro completa durante i periodi di
ricovero e che negli altri periodi l’incapacità non avrebbe superato il 30%.

                                         Nel
maggio 2006 lo psichiatra curante ha, invece, asserito che in pratica vi
sarebbe stata un’incapacità completa dal 2005. Il medico dell’SMR, al riguardo,
ha rilevato, da una parte, che non risultava spiegata né documentata con dati
medico-clinici in modo convincente per quali ragioni vi è stata una così importante
variazione dell’inabilità lavorativa. Dall’altra, che la documentazione medica
presentata dopo la perizia SAM non permetteva di oggettivare o rendere
verosimile una modifica sostanziale dello stato di salute dell’assicurato
rispetto al momento della perizia SAM (cfr. doc. IVbis).

 

                                         Per consolidata
giurisprudenza il giudice delle
assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla
situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga
che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di
accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa
(DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93
consid. 3, 99 V 102).

                                         In
concreto i referti dei Dr. med. __________ ed __________, menzionati sopra,
sono posteriori alla decisione impugnata. Tuttavia quanto riscontrato dai
medici citati può permettere di accertare lo stato di salute dell’assicurato
antecedente al provvedimento contestato. Pertanto tali rapporti sono rilevanti
ai fini del presente giudizio. Essi sono suscettibili di mettere in evidenza
elementi di accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione
del 25 aprile 2007 (cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).

 

                               2.9.   Nell’evenienza concreta l’UAI
ha ritenuto che l’assicurato presentava un’inabilità lavorativa del 40% sia
nelle precedenti attività svolte (cuoco, cuoco dietista e docente) che in altre
attività adeguate allo stato di salute, fondandosi sul rapporto della perizia
pluridisciplinare effettuata dal SAM nel 2006 (cfr. doc. 49-1, 42-1).

 

                                         L’insorgente contesta tale
conclusione, sostenendo in buona sostanza che le patologie di cui soffre di
natura psichiatrica, ortopedica e neurologica non sono state sufficientemente
approfondite (cfr. doc. I).

 

                                         Chiamata ora a
pronunciarsi, questa Corte ritiene che l’aspetto neurologico sia stato
accuratamente vagliato dal neurologo consulente SAM.

                                         In effetti la perizia
medica allestita nel maggio 2006, da cui si evince che l’assicurato non ha
limitazioni di sorta dal profilo neurologico nell’esercizio di qualsiasi
attività lavorativa (cfr. doc. da 29-28 a 29-31), è dettagliata, approfondita e
quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali ricordati al consid. 2.6. A
tale perizia, che non evidenzia contraddizioni e non si può affermare essere
fondata su accertamenti di fatto errati, può senz’altro essere attribuita forza
probatoria piena (cfr. consid. 2.8). 

                                         Agli atti non risultano,
d’altronde, indizi concreti atti a ritenere la valutazione del Dr. med. __________
inattendibile.

                                         Per quanto attiene agli
asseriti influssi dovuti al consumo eccessivo di alcool e medicamenti (cfr.
doc. I), va osservato che il neurologo ha preso in considerazione tale
elemento, specificando comunque che le crisi epilettiche insorte, forse anche
nell’ambito di un abuso etilico, erano verosimilmente occasionali e sottolineando
per di più che “l’elettroencefalogramma è attualmente normale e
anamnesticamente non sembrano esservi stati sicuri episodi almeno negli ultimi
due anni molto sospetti di crisi epilettiche” (Doc. 29-29).

 

                                         In proposito giova
ricordare che, conformemente alla giurisprudenza del TFA l’alcolismo,
l’abuso di consumo di medicamenti, la tossicodipendenza non può di per sé
motivare un’invalidità ai sensi della legge.

                                         L’assicurazione
AI ne tiene conto solo se la dipendenza ha provocato una malattia (o un
infortunio) in seguito alla quale o per cui l’assicurato ha subito un danno
alla salute fisica o mentale che riduce la capacità al guadagno, o se essa
stessa risulta da un tale danno con valore di malattia ( STF I 56/06 del 13
settembre 2007 consid. 3.1.; Pratique VSI 2002 p. 30, 2001 p. 223 = SVR 2001 IV
Nr. 3 p. 7 consid. 2b; riguardo specificatamente all’alcolismo: STFA inedita 23
ottobre 2003 nella causa W. [I 192/02], del 4 aprile 2002 nella causa MW [I
401/02]; cfr. anche marginale no. 1014 della Circolare sull’invalidità e la
grande invalidità).

 

                                         Per quanto riguarda le
problematiche ortopediche, secondo questo Tribunale il rapporto peritale
del Dr. med. __________ del maggio 2006 e l’attestazione del Dr. med. __________
del settembre 2006 non sono in contraddizione (cfr. consid. 2.7.; 2.8.).

                                         Più precisamente il Dr.
med. __________ ha esposto l’evoluzione dei disturbi e della sintomatologia a
livello lombare a partire dall’intervento di discectomia a livello L5/S1 da lui
effettuato il 9 novembre 2001 (cfr. doc. 29-20), affermando che “recentemente”
la situazione era peggiorata. 

                                         A prescindere dal fatto
che dal certificato del Dr. med. __________ non risulta la data della visita
dell’assicurato a cui si riferisce il rapporto del Dr. med. __________ del
settembre 2006, il consulto da parte del Dr. med. __________ ha comunque avuto
luogo nel maggio 2006, per cui non molto tempo prima del referto del Dr. med. __________.

                                         Lo stato di salute
riscontrato da entrambi i medici era, peraltro, il medesimo. Anche il Dr. med. __________
ha attestato l’assenza di una recidiva d’ernia e poche aderenze periradicolari.

                                         Inoltre dai dati
soggettivi riferiti nel rapporto del Dr. med. __________ già
risultava dolore in sede lombosacrale di carattere cronico con
fasi frequenti di acutizzazione del dolore e alla gamba sx, come poi
certificato dal Dr. med. __________, nonché formicolii e crampi alla gamba dx
(cfr. doc. 29-19 segg.). 

                                         Anche per quanto riguarda
il trattamento suggerito, entrambi i sanitari hanno dichiarato che era da
prendere in considerazione un intervento a livello lombosacrale (cfr. doc.
29-24, 29-25; 36-3).

                                         Di conseguenza il
peggioramento attestato dal Dr. med. __________ è, secondo ogni
verosimiglianza, già stato considerato dal Dr. med. __________.

                                         In simili condizioni, non
vi è motivo di scostarsi dall’approfondita analisi del Dr. med. __________, il
quale ha ritenuto l’assicurato inabile al 30% per ragioni ortopediche. Per
determinate attività, come consulente dietista e istruttore alimentare, il
consulente SAM ha indicato una capacità al lavoro del 100%. Egli ha pure
precisato che, anche nel caso in cui si dovesse effettuare un intervento alla
colonna vertebrale, la capacità lavorativa non dovrebbe subire modifiche (cfr.
doc. 29-24, 29-25).

                                         Del resto il Dr. med. __________
nemmeno si è pronunciato circa l’abilità al lavoro del ricorrente.

 

                             2.10.   Per quanto
attiene, invece, all’aspetto psichico, dopo approfondito esame della documentazione
agli atti, questo Tribunale non può confermare l’operato dell’amministrazione,
in quanto la problematica psichichiatrica non è stata sufficientemente
chiarita.

 

                                         Nel
contesto della perizia SAM, l’aspetto psichiatrico è stato vagliato dall’UAI
tramite il consulto specialistico del Dr. med. __________. 

                                         Le
conclusioni del perito si rivelano in dissonanza con la valutazione effettuata
dal Dr. med. __________, psichiatra curante dell’insorgente. 

                                         Infatti
il Dr. med. __________, nel maggio 2006, ha rilevato un quadro clinico di media
gravità che incide parzialmente sulla capacità lavorativa del ricorrente, che è
stata attestata del 60% in attività esigibili (cfr. doc. da 29-13 a 29-18).

                                         Dal canto
suo, il Dr. med. __________, già nell’aprile 2005, ha indicato che la sua ”abilità
lavorativa, salvo nei periodi di malessere in cui era inabile in modo completo,
negli ultimi anni non ha superato una percentuale superiore del 30%” (cfr.
doc. 21-2).

                                         Nel
maggio 2007 lo psichiatra curante ha poi osservato che dal 2005 presentava
un’inabilità lavorativa completa con oscillazioni e miglioramenti fino a
un’abilità nella misura del 30% e che dal punto di vista psichiatrico a quel
momento presentava almeno un’incapacità al lavoro del 70% con un prognosi a
medio-lungo termine sfavorevole (cfr. doc. B).

 

                                         Dalle
annotazioni del Dr. med. __________ del giugno 2007, risulta implicitamente che
l’apprezzamento del Dr. md. __________ sarebbe inattendibile, in quanto i suoi
due referti dell’aprile 2005 e del maggio 2007 sarebbero contraddittori.

                                         Tuttavia
dal tenore degli stessi risulta che lo psichiatra curante nel maggio 2007 non
ha cambiato la sua valutazione dell’inabilità lavorativa. Egli ha ritenuto
un’incapacità completa con oscillazioni e miglioramenti fino a un’abilità nella
misura del 30% (cfr. doc. B), come del resto già nel 2005 - precedentemente
alla perizia SAM -, affermando che la capacità al lavoro, quando non era
nulla a causa dei periodi di malessere, non superava in ogni caso il 30% (cfr. doc.
21-2).

 

                                         Il Dr.
med. __________ ha, del resto, affermato che l’insorgente è regolarmente
seguito presso il suo studio e che è al beneficio di un'importante
psicofarmacoterapia oltre che di colloqui di sostegno, necessari essendoci il
rischio di gravi scompensi e presentando ancora idee suicidali latenti (cfr. doc.
B; 39-2).

 

                                         Il Dr.
med. __________, limitandosi a riferire quanto l’assicurato ha indicato, ossia
che nel 1998 ha avuto delle idee suicidali, ma che da allora non ha più
presentato delle idee suicidali attive (cfr. doc. 29-15), non ha escluso questi
aspetti gravi.

 

                                         Giova,
peraltro, sottolineare che l’insorgente dal 23 gennaio al 10 febbraio 2006 è
rimasto degente presso la Clinica __________ di __________, per una persistente
sintomatologia caratterizzata da stati ansiosi, da incertezza e disagi nella
gestione della sua vita socio-economica (cfr. doc. 28-2 segg.).

                                         E’ vero
che dalla descrizione dello status psicopatologico all’ingresso risulta che
egli non ha verbalizzato idee suicidali attive o passive (cfr. doc. 28-3). E’
altrettanto vero, però, che ciò non permette ancora di concludere che non ve ne
fossero a livello latente.

                                         Inoltre,
per quanto riguarda i motivi che hanno condotto alla degenza a __________ del
2006, questa Corte non ignora il fatto che per costante giurisprudenza i
fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni
alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi
dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. STFA inedite del 13 luglio 2004, I 681/03, consid.
4.2 e del 23 aprile 2004 nella causa N, I 404/03, consid. 6.2, entrambe, a loro
volta, si riferiscono alla sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02,
consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

                                         Tuttavia
nel rapporto del 17 aprile 2006 della Clinica __________ è stato precisato che
era in atto un nuovo episodio, anche se lieve, della nota sindrome depressiva e
che l’assicurato presentava una sindrome di personalità mista (cfr. doc. 28-2,
28-3).

                                         Non va inoltre
dimenticato che il ricorrente era già stato ospedalizzato, dopo il grave
episodio depressivo del 1998 (cfr. doc. 6-6), dal 19 novembre al 21 dicembre
2001 presso la Clinica __________ di __________, oltre che per una
riabilitazione a seguito dell’intervento di discectomia del 9 novembre 2001, a
causa dello stato depressivo con attacchi di panico (cfr. doc. 29-2).

 

                                         La nostra
Massima Istanza ha ripetutamente stabilito che le certificazioni del medico
curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid.
2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di
fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve
en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de
Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale
ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

Nella presente fattispecie, come risulta da quanto esposto sopra,
in primo luogo, il Dr. med. __________, asserendo che l’assicurato ha idee
suicidali latenti, ha comunque attestato un quadro clinico più grave rispetto a
quello descritto dal Dr. med. __________. 

In secondo luogo, il rapporto del Dr. med. __________ del 2005 è
stato allestito prima della perizia SAM, per cui il suo apprezzamento non può
in nessun caso rappresentare semplicemente una critica al referto del
consulente SAM, egli non si è limitato a esprimere il proprio parere personale
in merito al rapporto di un collega, bensì ha giudicato lo stato di salute
dell’assicurato e ne ha indicato l’abilità al lavoro, come richiesto dalla
giurisprudenza (cfr. STF I 188/06 del 12 aprile 2007 consid. 5.1.; DTF 125 V
256). 

Piuttosto è il Dr. med. __________ che nel suo referto, benché abbia
citato la valutazione dell’abilità lavorativa effettuata dal Dr. med. __________
nel 2005, non ha indicato il motivo per il quale se n’è distanziato, salvo fare
riferimento all’auspicio dello psichiatra curante che venissero assegnati
all’assicurato dei provvedimenti professionali (cfr. doc. 29-15).

Infine, il Dr. med. __________, nel maggio 2007, non ha
sostanzialmente modificato la propria valutazione circa l’abilità lavorativa
dell’insorgente rispetto a quella del 2005, come risulta da quanto esposto
sopra.

 

Questo Tribunale ritiene, dunque, che il presente caso non possa
essere deciso fondandosi esclusivamente sulla perizia del Dr. med. __________.

Si rivela, conseguentemente, necessario procedere ad un ulteriore
approfondimento peritale di natura psichiatrica, al fine di determinare con
precisione la gravità delle patologie che affliggono l’assicurato e il loro
influsso sulla sua capacità lavorativa.

 

È vero che il Dr. med. __________, FMH in
medicina generale, dell’SMR ha confermato la validità della valutazione
peritale esperita dal consulente SAM, ritenendo che la documentazione dello
psichiatra curante, Dr. med. __________, non apporti nuovi elementi clinici
rilevanti, in grado di influire sulla valutazione dello stato di salute e della
capacità lavorativa dell’assicurato (cfr. doc. IVbis; consid. 2.8.).

Al riguardo il TCA evidenzia, tuttavia, che, non
essendo specialista in psichiatria e psicoterapia, l’apprezzamento della
rilevanza o meno dei certificati specialistici dello psichiatra curante a fronte
della valutazione peritale del Dr. med. __________ non era di competenza del Dr.
med. __________.

Più in generale è necessario che, ogniqualvolta
debba esaminare un rapporto medico stilato da uno specialista in un determinato
ambito, l’SMR faccia capo ad un medico in possesso di una specializzazione
nella materia specifica oggetto della controversia (cfr. al riguardo STF I
142/07 del 20 novembre 2007 e STF I 65/07 del 31 agosto 2007).

 

                                         Alla luce
delle argomentazioni di cui sopra, secondo questa Corte non è possibile, senza
procedere ad ulteriori accertamenti, concludere con la necessaria tranquillità
che la gravità dello stato valetudinario dell’assicurato, dal punto di vista
psichiatrico, fosse soltanto media così da giustificare una capacità lavorativa
del 60% dal novembre 2001 (cfr. doc. 29-11; consid. 2.7.). 

                                         

                                         Secondo
la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non
sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due
soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio
o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio
all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità
della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una
sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito
che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare
quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale
basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale
giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In
particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560. 

                                         L'autore
ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui
è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario
disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

                                         Il
risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di
ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della
procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito
temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli
assicuratori.

                                         Nemmeno
l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una
parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una
perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di
diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere
tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai
Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo
scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una
sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,
p. 196s., la nostra Corte federale
ha ricordato - facendo riferimento ad una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K
665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato
se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di
ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati. 

 

                                         Nella
concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come
detto, si rivela lacunoso. 

                                         La
decisione impugnata va, quindi, annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI,
perché faccia allestire al più presto una perizia psichiatrica dal Centro
peritale per le assicurazioni sociali, al fine di chiarire sia l'aspetto
diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa del
ricorrente. A quest’ultimo riguardo dovrà essere appurato quali attività
specifiche può ancora eseguire l’assicurato tenendo conto dei suoi disturbi
psichici, segnatamente se può ancora svolgere le occupazioni da lui intraprese
nel passato (cuoco, insegnante ecc.) e quali altre può intraprendere e in che
misura.

 

                                         Quindi,
in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione si determinerà
nuovamente sul diritto alla rendita dell’assicurato, tenendo conto delle
considerazioni che seguono.

 

                             2.11.   L’assicurato ha pure
contestato i dati posti a fondamento del raffronto dei redditi di cui all’art.
16 LPGA (cfr. consid. 2.4.), e meglio sia l’importo del reddito da valido che
quello da invalido (cfr. doc. I).

                                         Più precisamente, egli ha
censurato, da un lato, l’utilizzo, al fine della determinazione del reddito da
valido del dato statistico totale, senza riferimento a un ambito professionale
specifico, ripreso dalla TA1 del 2002 categoria 3 (persone qualificate), invece
che il salario effettivo conseguito presso la __________ o perlomeno il dato
statistico relativo all’insegnamento (cfr. doc. I; IX).

                                         Dall’altro, relativamente
al reddito da invalido, oltre alla deduzione di solo il 40% per tenere conto
della sua inabilità lavorativa, la decurtazione del 3% per attività leggere
(cfr. doc. 42-2), ritenuta troppo esigua, nonché la presa in considerazione del
dato statistico per un’attività qualificata, allorché bisognava considerare
quello afferente alle attività non qualificate (cfr. doc. I).

 

                                         Visto
quanto esposto al considerando precedente, ossia che si rivelano necessari
ulteriori approfondimenti dello stato di salute dell’assicurato dal profilo
psichiatrico, risulta prematuro esaminare se l’UAI ha a ragione o meno
stabilito il grado di invalidità del 42%.

 

                                         Tuttavia
questa Corte può e deve verificare se il reddito da valido a cui ha fatto capo
l’amministrazione è corretto oppure no, così come se rettamente o meno per
determinare il reddito da invalido ha utilizzato il dato statistico TA1
relativo alle persone con conoscenze specialistiche (categoria 3).

 

2.12. Secondo la
giurisprudenza del TFA, in applicazione del metodo ordinario del raffronto dei
redditi, per accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza
l'invalidità (reddito da valido) è decisivo stabilire, secondo il
principio della verosimiglianza preponderante, quanto l’assicurato
guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita, se fosse sano
(STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio 2000 nella
causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con riferimenti,
cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere fissato il più
concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che l’assicurato
avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali come pure
delle circostanze personali per un prospettato avanzamento professionale (quali
la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella misura in cui vi
sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK 1985 pag. 635 consid.
3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b). Considerato come di
regola bisogna presumere che senza il danno alla salute l’assicurato avrebbe
continuato la precedente attività, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno
conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari
(RKUV 2000 n. U 400 pag. 381 e riferimenti; DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224) o comunque il salario che potrebbe essere conseguito in un
posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda simile (cfr. ad
esempio la Circolare, edita dall'UFAS, sull'invalidità e la grande invalidità
nell'assicurazione per l'invalidità, cifra marg. 3025).

 

In una sentenza
8C_290/2007 del 7 luglio 2008 consid. 5.1. il Tribunale federale ha ribadito
che:

 

"  (…)
occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi concreti
che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe di
regola, e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività
precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid.
2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro
considerata. Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una
carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera
dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti che
tale intenzione sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la
partecipazione a corsi ecc. (VSI
2002 pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).”

 

                                         Soltanto in presenza di
circostanze particolari si giustifica di scostarsi da questo valore e di
ricorrere ai dati statistici risultanti dall'inchiesta svizzera sulla struttura
dei salari (ISS) edita dall'Ufficio federale di statistica. Questo sarà, segnatamente,
il caso laddove non si dispongano informazioni sull'ultima attività
professionale dell'assicurato (sentenze I 452/05 del 27 novembre 2006, consid.
3.1, I 201/06 del 14 luglio 2006, consid. 5.2.3, e U 243/99 del 23 maggio 2000,
consid. 2b) o quando l’ultimo salario conseguito non corrisponde manifestamente
a quello che l’assicurato sarebbe stato in grado di realizzare, secondo ogni
verosimiglianza, quale persona non invalida, ad esempio allorché prima di
essere riconosciuto definitivamente incapace di lavorare, egli era in
disoccupazione (STFA I 774/01 del 4 settembre 2002) o incontrava delle
difficoltà professionali a causa di un degrado progressivo del suo stato di
salute (RCC 1985 pag. 662).

 

                                         Al riguardo cfr. anche STF
I 927/05 dell’11 aprile 2007 e STFA I 201/06 del 14 luglio 2006.

 

                                         In particolare in una
sentenza I 774/01 del 4 settembre 2002 l’Alta Corte si è pronunciata in merito
a un assicurato che, licenziato nel 1992 e iscrittosi in disoccupazione, da
gennaio ad agosto 1994 ha percepito dei guadagni intermedi e dopo essere stato
ritenuto, nel settembre 1994, incapace al lavoro a causa di disturbi lombari ha
cessato di esercitare ogni attività professionale. Egli, a seguito di una
domanda di prestazioni AI inoltrata nel giugno1995, è stato poi posto al
beneficio di una mezza rendita di invalidità dal 1° novembre 1995.

                                         Il TF, a tale proposito,
ha stabilito che:

 

"  (…)

                                        c) En
l'occurrence, L.________ a subi une période de chômage relativement longue (2
ans) avant de connaître une incapacité de travail totale. On doit admettre que
le revenu qu'il a obtenu durant cette période ne représente pas la mesure de ce
qu'il est véritablement apte à gagner en tant que personne valide. Au regard de
l'assurance-invalidité, c'est une situation extraordinaire et passagère, si
bien qu'elle ne saurait, à l'instar de celle décrite dans l'arrêt mentionné
ci-dessus, servir de référence pour déterminer le revenu sans invalidité de
l'assuré.

C'est donc à juste titre que les premiers juges n'en
ont pas tenu compte dans l'évaluation de l'invalidité du recourant.

Cela étant, on peut se demander si, dès lors qu'il y
a lieu de s'écarter du dernier revenu effectif de L.________, il faut se baser
sur le salaire que le prénommé avait réalisé antérieurement à son inscription
au chômage comme il le soutient, ou s'il faut plutôt se référer aux salaires
moyens de la branche professionnelle concernée comme l'ont fait les premiers
juges. Cette question peut cependant demeurer ouverte car, ainsi qu'on le verra
ci-après, même si l'on retenait les derniers revenus que le recourant a
réalisés en 1992 (soit 58'500 fr. par an, ce qui représente un montant plus
élevé que le salaire moyen statistique pris en compte par les premiers juges),
cela ne change rien à la solution du litige.”

 

                             2.13.   Nel caso
in esame sulla base della giurisprudenza menzionata al considerando precedente
e degli elementi fattuali emerge che il periodo effettuato all’estero dall’assicurato
da inizio 1999 al 2001 per missioni umanitarie in relazione alla sua formazione
di consulente in scienze dell’alimentazione, e meglio in __________ per conto
della fondazione __________, __________ (cfr. doc. 29-4; 38-4), corrisponde a
una situazione straordinaria e passeggera nella sua vita. 

                                         Egli, dal 2003 al 2006, ha
d’altronde ripreso un’attività professionale con compiti amministrativi presso
la ditta del fratello la __________ (cfr. doc. 38-4). 

                                         L’amministrazione ha, in
effetti, calcolato il grado di invalidità dell’insorgente secondo il metodo
ordinario ai sensi dell’art. 28 cpv. 2 LAI e 16 LPGA (consid. 2.4.) e non
secondo il metodo specifico di cui all’art. 28 cpv. 2bis LAI,
applicabile agli assicurati maggiorenni che non esercitavano un'attività lucrativa
prima di essere invalidi (l'applicazione nei loro confronti del concetto
dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni -
l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno; cfr. a
contrario STF9C_192/2007 del 3 aprile 2008).

 

                                         Pertanto, in concreto,
deve essere ricercato il reddito che avrebbe conseguito l’assicurato secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante se non fosse intervenuta la
problematica alla salute, tenendo conto di una situazione normale, quindi
prescindendo dal periodo eccezionale e transitorio vissuto all’estero
intraprendendo un’attività di volontariato.

                                         

                                         Il ricorrente, dopo avere
ottenuto negli __________ - dove ha risieduto dal 1985 al 1990 - il diploma in
scienze dell’alimentazione, dal 1990 al 1998 ha lavorato presso l’Ospedale __________
di __________, effettuando parallelamente la formazione di cuoco dietista, e in
seguito presso la __________ quale docente (nel 1995 ha ricevuto l’abilitazione
federale all’insegnamento; cfr. doc. 29-4; 51-5).

 

                                         In casu, dunque, non vi è
stato un sostanziale cambiamento a livello degli ambiti professionali in cui l’assicurato
ha esercitato, come sostenuto dall’amministrazione, ma piuttosto un’evoluzione
della sua occupazione sempre nel campo dell’alimentazione.

 

                                         Pertanto non vanno
semplicemente applicati i dati statistici generali TA1 categoria 3, come invece
fatto dall’UAI.

                                         In applicazione analogica
della sentenza I 774/01 del 4 settembre 2002, citata al considerando
precedente, essendo stato il periodo di volontariato all’estero eccezionale e
passeggero, si deve partire dalla professione esercitata prima di tale lasso di
tempo, ovvero quella di insegnante nel settore dell’alimentazione.

 

                                         Dalla sentenza 38.1999.319
del 24 luglio 2000 emessa da questa Corte e passata in giudicato incontestata
si evince che il ricorrente, contrariamente a quanto da lui asserito durante la
procedura dell’assicurazione contro l’invalidità (cfr. doc. 29-4, I), non ha
dato le dimissioni, bensì è stato licenziato dalla __________ con raccomandata
del 31 luglio 1998 con effetto dal 30 novembre 1998. Dal giudizio citato non
emergono i motivi che hanno portato il datore di lavoro alla rescissione del
contratto di impiego.

 

                                         Se l’assicurato è stato
licenziato per motivi legati al suo danno alla salute (non va dimenticato che
nel 1998 l’insorgente ha avuto i primi disturbi psichici - segnatamente un
episodio grave di depressione che ha portato anche a un internamento coatto -
che dopo alcuni anni di remissione si sono ripresentati e hanno influenzato
negativamente la sua capacità lavorativa; cfr. doc. 29-11), andrà tenuto conto,
conformemente al principio secondo cui il reddito da valido dev'essere
determinato il più concretamente possibile (cfr. consid. 2.12.), del guadagno
che avrebbe conseguito presso la __________ nel 2002 (momento determinante
dell’inizio del diritto alla rendita; cfr. consid. 2.4.), come peraltro
proposto in prima battuta dalla consulente in integrazione professionale
credendo che l’assicurato si fosse dimesso (cfr. doc. 31-2).

 

                                         Nell’ipotesi in cui il
ricorrente, per contro, fosse stato licenziato per motivi estranei al suo stato
di salute, allora si farà capo ai dati statistici per il settore specifico
dell’insegnamento, visto che egli, anche senza il danno alla salute non avrebbe
comunque più lavorato presso la __________. 

 

                                         L’UAI interpellerà,
dunque, l’ex datore di lavoro al fine di conoscere le reali ragioni che hanno portato
al licenziamento del ricorrente e in caso fossero da fare risalire al suo stato
di salute (psichico), accerterà quale sarebbe stato lo stipendio che avrebbe
conseguito nel 2002 presso la __________.

 

                             2.14.   Per quel che concerne, invece, il reddito da invalido, lo
stesso deve essere determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se invece non esiste un siffatto guadagno, il reddito da invalido, da
contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità,
può essere ricavato dai dati statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale
di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e
categorie di lavoro (Pratique VSI 2002 pag. 68 consid. 3b; DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 pag. 332
consid. 3c, 1989 pag. 485 consid. 3b).

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino a un massimo del 25% (DTF 126 V 80 consid.
5b/cc, recentemente confermato in Pratique VSI 2002 pag. 64).

                                         Va
qui fatto presente che, conformemente ad una recente
giurisprudenza, il TFA ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in
difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali
risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei
salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili
dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni
(STFA 12 ottobre 2006 nella causa S., U 75/03, e del 5 settembre 2006 nella
causa P., I 222/04).

                                         Pertanto,
nella determinazione del reddito da invalido occorre d’ora in avanti applicare
i valori nazionali (Tabella TA1) e non più quelli regionali (Tabella TA13) come
sin’ora confermato dal TCA.

 

                                         In
ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le
circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno
alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,
grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere
ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra
Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito
ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal
danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt
über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung
mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine
triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen;
dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen,
in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark
nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das
Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so
dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von
teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und
repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000
S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen
der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist
(vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,
erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

" 
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha
applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un
assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e
ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et
des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del
redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23
febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata
confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA
del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                             2.15.   Nel caso di specie non
esercitando più l’assicurato alcuna attività (cfr. doc. 38-4), a ragione
l’amministrazione ha fatto capo ai dati statistici per determinare il reddito
da invalido.

 

                                         L’UAI, sulla base
dell’esito degli accertamenti medici che esperirà secondo quanto stabilito al
consid. 2.10., e meglio a dipendenza di quali attività sono
ancora esigibili dall’assicurato, dovrà nuovamente determinare quale
categoria del dato totale della TA1 applicare, se la categoria 3 o la 4.

 

                                         Se, in effetti, dalla
perizia psichiatrica emergerà che l’assicurato può ancora svolgere, anche se in
misura ridotta, l’attività di insegnante nel settore dell’alimentazione o comunque
di consulente dietista - attività che in generale richiedono una specifica
formazione - andrà utilizzato il dato della categoria 3. 

                                         In caso contrario, ossia
se potrà esercitare solo attività semplici e ripetitive che si possono svolgere
senza una particolare formazione, l’UAI farà capo al dato della categoria 4.

 

                                         Al dato statistico andrà
poi applicata la riduzione della percentuale relativa all’inabilità al lavoro
dell’assicurato, oltre che a una decurtazione ulteriore che sarà stabilita
fondandosi su quanto prescritto dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.14.) e da
quanto risulterà dalle indagini mediche circa gli impedimenti dell’assicurato.

                                         La riduzione del 3%
applicata dall’UAI (cfr. doc. 49-1; 42-2) già solo per le difficoltà legate al
danno alla salute risulta in ogni caso, troppo esigua e andrà elevata perlomeno
al 10%.

 

                             2.16.   L’assicurato ha, infine, fatto
valere che il diritto alla rendita - la cui nascita nel novembre 2002 (cfr.
doc. 49-3) non è stata contestata -, vista la richiesta tardiva di prestazioni
AI del febbraio 2005, debba decorrere dal 1° febbraio 2004 e non dal 1°
novembre 2004, come invece deciso dall’amministrazione (cfr. doc. I).

 

                                         Ai sensi
dell'art. 48 cpv. 1 LAI il diritto al pagamento di prestazioni non riscosse è
disciplinato conformemente all’articolo 24 capoverso 1 LPGA.

 

                                         L’art. 24
cpv. 1 LPGA enuncia che il diritto a prestazioni o contributi arretrati si
estingue cinque anni dopo la fine del mese per cui era dovuta la prestazione e
cinque anni dopo lo scadere dell’anno civile per cui il contributo doveva
essere pagato.

 

                                         L'art. 48
cpv. 2 LAI precisa, poi, che:

 

se l'assicurato si annuncia più di dodici mesi
dopo l'inizio del diritto, le prestazioni sono assegnate soltanto per i dodici
mesi precedenti la richiesta, in deroga all’articolo 24 capoverso 1 LPGA. Esse
sono assegnate per un tempo anteriore, se l'assicurato non poteva conoscere i
fatti motivanti il diritto e presenta la richiesta entro dodici mesi da quando
ne ha avuto conoscenza."

 

                                         L’art. 48
cpv. 2 istituisce un termine di perenzione che non può essere né interrotto, né
sospeso. La seconda frase di tale disposto accorda, dal canto suo, la
restituzione di tale termine in determinate circostanze (cfr. DTF 102 V 112
consid. 1).

 

                                         In concreto dalle carte
processuali emerge che effettivamente l’UAI, concedendo all’insorgente una
rendita soltanto dal mese di novembre 2004, nonostante la richiesta sia stata
inoltrata nel febbraio 2005 (cfr. il timbro di entrata dell’UAI dell’11
febbraio 2005, doc. 5-1), è incorso in una svista manifesta.

 

                                         L’assicurato ha, quindi,
diritto a una rendita - la cui entità verrà nuovamente determinata dall’amministrazione
sulla base sia degli esiti degli accertamenti che esperirà secondo quanto
indicato ai consid. 2.10., 2.13. 2.15., che di quanto già stabilito in questo
giudizio (cfr. consid. 2.13. e 2.15.) - a fare tempo dal 1° febbraio 2004.

 

 

                             2.17.   Vincente in
causa, l’assicurato, patrocinato da un avvocato, ha diritto a un'indennità per
ripetibili da mettere a carico dell’Ufficio AI (cfr. art. 61 cpv. 1 lett. g
LPGA).

 

 

                             2.18.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, in cui la parte resistente è sostanzialmente
soccombente, le spese di complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.

 

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          §   La
decisione del 24 aprile 2007 è annullata.

                                         §§ Gli
atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato ai consid.
2.10., 2.13. e 2.15.

 

 

                                   2.   La rendita, il cui grado sarà nuovamente determinato dall’UAI sulla
base di quanto stabilito ai considerandi del presente giudizio, è concessa dal
1° febbraio 2004.

 

 

                                   3.   Le spese
di procedura per fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà
inoltre all’assicurato fr. 1'500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.