# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aea7179d-0831-5728-b5fc-d42972db1fad
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-01-18
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 18.01.2013 14.2012.172
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2012-172_2013-01-18.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2012.172

  	
  Lugano

  18 gennaio
  2013

  CJ/fp/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  Walser e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli,
  vicecancelliera

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria in materia
di esecuzione e fallimenti promossa con istanza 31 luglio 2012 da

 

	
   

  	
  RE 1 

  patrocinata dall’ PA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  CO 1 

  patrocinata dall’ PA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

tendente ad ottenere il riconoscimento e la
dichiarazione d’esecutività in Svizzera del decreto ingiuntivo n. 532/12 emesso
il 5 aprile 2012 del Tribunale di __________ (Italia) nonché il rigetto definitivo
dell’esecuzione n. __________ dell’Ufficio esecuzione e fallimenti __________;

 

istanze che il Pretore aggiunto
__________, con decisione 17 ottobre 2012, ha respinto, ponendo a carico della parte istante le spese e la tassa di giustizia per complessivi fr. 600.-- nonché
un’indennità ripetibili a favore della controparte di fr. 2'900.--;

 

decisione tempestivamente
impugnata dall'istante, che con reclamo 29 ottobre 2012 ne ha postulato l’annullamento
e la riforma, nel senso dell’accoglimento delle due istanze e la condanna della
parte convenuta al pagamento di spese e ripetibili;

 

viste le osservazioni 29
novembre 2012 della parte convenuta, che si è opposta al gravame, con protesta
di spese e ripetibili, la replica 12 dicembre e la duplica 28 dicembre 2012;

 

 

ritenuto

 

in fatto:

 

                                  A.   Con precetto
esecutivo n. __________ dell’UEF __________ (doc. E), la società italiana RE 1 ha escusso CO 1 per l'incasso di fr. 291'324,95 oltre interessi e spese, indicando quale titolo di
credito in particolare il “decreto ingiuntivo del 5/6 aprile 2012”.

 

                                         Interposta opposizione,
l’escutente ne ha chiesto il rigetto definitivo così come il riconoscimento e la
dichiarazione di esecutività in Svizzera del decreto ingiuntivo n. __________
emesso il 5 aprile 2012 dal Tribunale di __________.

 

 

                                  B.   Con osservazioni del
4 settembre 2012, la parte convenuta si è opposta alle istanze, facendo valere
non meglio precisate lacune formali in relazione con gli atti prodotti
dall’istante e contestando che il decreto ingiuntivo sul quale si fonda
l’istanza possa essere considerato una decisione ai sensi dell’art. 32 CLug,
siccome è stato pronunciato ab origine in forma esecutiva secondo l’art.
642 CPCit., sicché non soddisferebbe il requisito del previo contraddittorio
anche solo virtuale che caratterizza l’istituto dell’exe­qua­tur nella
Convenzione di Lugano. In replica, l’istante ha precisato di aver provveduto a
richiedere dal Tribunale di __________ il certificato prescritto dall’art. 54
CLug, che comunque non è obbligatorio giusta l’art. 55 CLug, e ha ribadito che
il decreto ingiuntivo da essa presentata è una decisione suscettibile di essere
dichiarata esecutiva in Svizzera, perché la legislazione italiana conferisce al
convenuto il diritto al contraddittorio per mezzo dell’oppo­si­zione, ciò che
varrebbe anche per i decreti provvisoriamente esecutivi. Evidenzia come nel
caso concreto la convenuta abbia del resto effettivamente interposto
opposizione, il 21 settembre 2012, e contesta ogni violazione dell’ordine pubblico
svizzero. In duplica, la parte escussa ha integralmente avversato le allegazioni
di replica.

 

 

                                  C.   Con decisione 17
ottobre 2012, il Pretore aggiunto __________ ha respinto entrambe le istanze,
ritenendo che il decreto ingiuntivo presentato dall’istante non costituisse una
decisione giusta l’art. 32 CLug, dal momento che assume i tratti di un giudizio
supercautelare inaudita altera parte, come peraltro confermato dalla
stessa dottrina italiana. Non poteva d’altronde l’attestato ufficiale ex art.
54 CLug, seppur rilasciato dopo l’inoltro dell’opposizione, essere parificato
ad un’at­te­stazione dell’esecutività definitiva ai sensi dell’art. 647 CPCit.,
la quale presuppone l’inoltro di un’istanza da parte del creditore e l’adozione
di un’ulteriore decisione di natura dichiarativa-costitutiva da parte del
tribunale.

 

 

                                  D.   Contro la sentenza
pretorile si aggrava tempestivamente RE 1, ribadendo che anche il decreto
ingiuntivo fondato sull’art. 642 CPCit. è da equiparare ad una decisione giusta
l’art. 32 CLug, nella misura in cui in forza dei titoli di credito presentati
dall’istante – ovvero degli assegni bancari – la prova completa della ragione
creditoria sarebbe già stata sostanzialmente raggiunta, di modo che
l’instaurazione di un contraddittorio sarebbe inutile. La reclamante cita
d’altronde due sentenze del Tribunale d’appello a sostegno della propria tesi
(II CCA 17 maggio 1995, inc. 12.1995.126 e CEF 6 novembre 2006, inc.
14.2005.109) e critica il rinvio fatto dal primo giudice ad una sentenza del 14
agosto 2012 della seconda Camera civile (inc. 12.2012.90), siccome non ancora passata
in giudicato. RE 1 contesta poi che il diritto al contraddittorio debba essere
garantito prima dell’emanazione della decisione d’exequatur. In ogni
caso, nel caso di specie la convenuta ha effettivamente formulato opposizione,
esercitando così il proprio diritto di essere sentito, ma tale atto non ha
sospeso la provvisoria esecutività, la quale può solo essere revocata con la decisione
di merito o sospesa ad istanza di parte, comunque con effetti “ex nunc”
(art. 649 CPCit.). Ne consegue che anche dopo l’opposizione il decreto ingiuntivo
avrebbe continuato ad essere provvisoriamente esecutivo anche senza decisione
del giudice istruttore giusta l’art. 648 CPCit., come confermato dall’attestato
ufficiale rilasciato dal tribunale italiano l’8 ottobre 2012, sicché la
provvisoria esecutività dell’art. 642 CPCit. si equiparerebbe del tutto alla
provvisoria esecutività dell’art. 648 CPCit., anche dal punto di vista dell’exequa­tur
in virtù della Convenzione di Lugano. Secondo la giurisprudenza relativa
all’art. 38 CLug, il carattere provvisorio dell’esecutività non impedisce il
riconoscimento e l’esecuzione della decisione, alla quale si deve quindi
riconoscere identico valore sia formale che sostanziale nel territorio degli
Stati membri. A mente della reclamante, l’istituto del decreto ingiuntivo
italiano, pur provvisoriamente esecutivo, non contravviene all’ordine pubblico
svizzero, la cui riserva va comunque ammessa con molto riserbo.

                                  E.   Delle osservazioni
della parte istante si dirà, per quanto necessario ai fini del giudizio, nei
successivi considerandi.

 

 

Considerato

 

in diritto:

                                   1.   Secondo l’art. 319
cpv. 1 lett. a CPC sono impugnabili mediante reclamo, tra l’altro, le decisioni
inappellabili di prima istanza. 

 

                               1.1.   Tal è il caso per le
decisioni del giudice dell’esecuzione (cfr. art. 309 lett. a CPC), in
particolare quelle concernenti il riconoscimento, la dichiarazione
d’esecutività e l’esecuzione di sentenze estere (art. 335 cpv. 3 CPC), così
come per le decisioni nelle pratiche a tenore della LEF, segnatamente in tema
di rigetto dell’opposizione ex art. 80-84 LEF (cfr. art. 309 lett. b n. 3 CPC).

 

                               1.2.   I reclami diretti
contro le decisioni del giudice dell’esecuzione rientrano nella competenza
delle Camere civili del Tribunale d’appello (art. 48 lett. a n. 8 e lett. b n.
5 LOG), mentre i reclami nelle cause proposte a norma della LEF, escluse quelle
di disconoscimento del debito (art. 83 cpv. 2 LEF) e di accertamento
dell’inesistenza del debito (art. 85a LEF), rientrano nella competenza della
Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett.
e n. 1 LOG). Di conseguenza, il reclamo in esame andrebbe esaminato dalla
seconda Camera civile per quanto concerne la contestazione del riconoscimento e
dell’e­se­c­­u­zione della sentenza italiana (cfr. a questo proposito infra
il cons. 4) – posto che la decisione impugnata non ha, anche su questo punto,
carattere solo pregiudiziale e verte su una questione di diritto delle
obbligazioni (cfr. art. 48 lett. b. n. 1 LOG), e meglio su un contratto di
trasporto – e dalla CEF per quanto riguarda la questione del rigetto definitivo
dell’opposizio­ne. In ossequio al principio di economia e di celerità della
procedura nonché della sicurezza del diritto, le due Camere hanno convenuto di
demandare il giudizio su entrambe le questioni alla CEF in applicazione
analogica dell’art. 127 CPC. Ci si può del resto chiedere se l’art. 48 LOG non
disciplina una questione di organizzazione puramente interna del Tribunale
d’appello, il quale costituisce invece per le parti un’unica entità (cfr. CEF
10 luglio 2012, inc. 14.2012.79, cons. 1.2).

 

                               1.3.   La decisione impugnata,
per quanto riguarda il rigetto definitivo dell’opposizione, essendo stata
pronunciata in procedura sommaria (art. 339 cpv. 2, risp. 251 lett. a CPC), il
termine per l’inol­tro del reclamo è di dieci giorni (art. 321 cpv. 2 CPC), mentre
è di un mese per quanto concerne il dispositivo sull’exequatur (art. 327a
cpv. 3 CPC e 43 n. 5 CLug). Proposto il 29 ottobre 2012, ossia nel termine di
dieci giorni decorrente dalla notifica della sentenza impugnata, avvenuta il 19
ottobre, il reclamo è perciò di principio ammissibile, come pure le
osservazioni 29 novembre 2012 della controparte.

 

 

                                   2.   Secondo l’art. 320
CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del
diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.

 

 

                                   3.   Giusta l'art. 80
cpv. 1 LEF, se il credito è fondato su una decisione giudiziaria esecutiva, il
creditore può chiedere in giudizio il rigetto definitivo dell’opposizione.

 

                               3.1.   La nozione di
decisione ai sensi dell’art. 80 cpv. 1 LEF concerne tuttavia solo i titoli
retti dal diritto federale o cantonale (cfr. Gillié­ron,
Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 30 ad art. 80). Il
riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni e titoli assimilati esteri è
regolato dalle convenzioni bilaterali o multilaterali concluse dalla Svizzera
o, per difetto, dalla LDIP (cfr. art. 25 ss. e 28 LDIP; Staehelin, Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, 2a
ed. 2010, n. 59 ad art. 80). 

 

                               3.2.   Il 1° gennaio 2011 è
entrata in vigore la nuova Convenzione di Lugano del
30 ottobre 2007 concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e
l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (RS 0.275.12) –
ormai designata con l’abbreviazione ufficiale “CLug” –, che sostituisce
l’omonima Convenzione di Lugano del 16
settembre 1988 (abbreviata “CL”, RS 0.275.11).

 

                               3.3.   Giusta
l’art. 63 n. 1 CLug, le disposizioni della nuova convenzione si
applicano solo alle azioni proposte ed agli atti pubblici formati
posteriormente alla sua entrata in vigore nello Stato d’origi­ne, ovvero nello
Stato richiesto per i casi in cui sia chiesto il riconoscimento o l’esecuzione di una
decisione o di un atto pubblico. In linea di massima, la CLug disciplina pertanto il riconoscimento e l’ese­cu­zi­o­ne delle decisioni estere
pronunciate in merito ad azioni avviate all’estero dopo la sua entrata
in vigore nello Stato di origine e nello Stato richiesto (CEF 10 luglio
2012, inc. 14.12.79, cons. 3.3). Nel caso concreto, l’azione sfociata nel decreto ingiuntivo 5 aprile 2012 del Tribunale di __________ è
stata proposta con “ricorso” 26 marzo 2012 (cfr. doc. C), quindi dopo l’entrata
in vigore della CLug in Svizzera, avvenuta il 1° gennaio 2011, e in Italia, del
1° gennaio 2010. Di conseguenza, alla fattispecie risulta applicabile la nuova
Convenzione del 2007.

 

 

                                   4.   Il
giudice davanti al quale è stato proposto un ricorso ai sensi dell’art. 43 CLug
esamina con cognizione piena i motivi di diniego (cfr. art. 327a CPC), avendo
le parti la possibilità di addurre nuovi fatti e assumere nuove prove (art. 326
cpv. 2 CPC; cfr. Hofmann/Kunz,
Basler Kommentar zum LugÜ, 2011, n. 56-57 ad art. 43 CLug; II CCA 31 luglio 2012 inc. n. 12.2012.30, cons. 2.6). Per contro, nella procedura di reclamo contro le decisioni di rigetto
definitivo dell’opposizione è possibile censurare, oltre all’applica­zio­ne del
diritto, solo l’accertamento manifestamente errato dei fatti (art. 320 CPC), e
non sono ammessi nova (art. 326 CPC).

 

                               4.1.   Qualora,
come nel caso in esame, l’istante chieda sia l’exequatur sia il rigetto
definitivo, e in caso di congiunzione delle due procedure, occorre determinare
quali norme processuali applicare.

 

                                  a)   Anche
dopo l’entrata in vigore del Codice di procedura civile federale, è fondamentalmente
ammessa la possibilità per il giudice che, secondo il diritto cantonale, è
materialmente competente per statuire sia sull’istanza di rigetto
dell’opposizione sia su quella di exequatur, di congiungere le due cause
in virtù dell’art. 125 lett. c CPC (ad es. Hofmann/Kunz,
op. cit., n. 340 ad art. 38 CLug; Stae­helin/Bopp, Kommentar zum Lugano-Über­ein­kommen
(LugÜ), 2a ed. 2011, n. 25 ad art. 38
CLug; contra: STF 5A_162/2012
del 12 luglio 2012, ZZZ 2012, 503, cons. 6.1. i.f., che rinvia però a Hohl, Procédure civile, vol. I, 2001, n.
209, la quale riserva il caso in cui, come nella questione esaminata, la
conclusione riferita alla questione pregiudiziale presenta un interesse proprio
– in casu estendere l’effetto dell’exequatur ad eventuali altre
procedure esecutive). È invece controversa la questione del diritto processuale
applicabile. Per una parte della dottrina, dovrebbero comunque essere emanate
due decisioni distinte , che potrebbero essere impugnate solo separatamente
(ad es. Staehelin, op. cit., n.
68b ad art. 80 LEF); per altri autori, poiché il creditore ha rinunciato a far
capo (soltanto) alla procedura prescritta dalla Convenzione di Lugano, non vi
sarebbe in linea di massima alcun obbligo di adattarvi la procedura di rigetto,
fermo restando che le garanzie procedurali convenzionali riconosciute al
debitore non andrebbero limitate (cfr. Hofmann/ Kunz, op. cit., n. 339-343 ad art.
38 CLug). La prima tesi (detta della
biforcatura, “Gabelung/Spaltung”) misconosce tuttavia che le due istanze
sono strettamente connesse e che la loro disgiunzione potrebbe condurre
all’emanazione di decisioni materialmente contraddittorie – ricordato che il
giudice del rigetto è vincolato dall’esito di decisioni di exequatur precedenti
o simultanee – qualora i fatti venissero accertati in modo divergente a dipendenza
delle differenze tra le singole norme processuali applicabili. La seconda tesi
appare quindi più convincente. Non si può però ritenere che l’e­scu­tente che
ha anche chiesto l’exequatur a titolo principale abbia così rinunciato
ai vantaggi della Convenzione, fatto salvo l’effetto di sorpresa (in seguito
alla notifica del precetto esecutivo). D’al­tron­de, l’escusso non può essere
privato dalle garanzie processuali conferitegli sia dalla Convenzione (cfr.
art. 81 cpv. 3 LEF) che dalla procedura di rigetto dell’opposizione (cfr. art.
81 cpv. 1 LEF). 

 

                                  b)   Di conseguenza, la
questione dell’exequatur dev’essere istruita secondo le norme
convenzionali, e segnatamente gli art. 40, 41 e 53 segg. CLug relativi ai
documenti da produrre e all’esclusio­ne di ogni esame dei
motivi di rifiuto di cui agli art. 34 e 35 CLug (cfr. Staehelin, op. cit., n. 71 ad art. 80 LEF;
contra: Hofmann/ Kunz, op. cit., n. 342 ad art. 38 CLug), mentre all’escusso deve es­sere
riconosciuta la facoltà di far valere le eccezioni dell’art. 81 cpv. 1 LEF
nonché quelle relative alla procedura esecutiva.

 

                                  c)   Per
quanto attiene all’impugnazione, l’escusso deve poter beneficiare del termine
più lungo di cui all’art. 43 § 5 CLug (art. 327a cpv. 3 CPC) qualora
contesti (anche) l’exequatur, e in merito a tale questione l’auto­rità
di reclamo ha un libero potere di cognizione (art. 327a cpv. 1 CPC; in
tal senso: Hofmann/Kunz, op. cit., n. 346 ad art. 38
CLug).

 

                               4.2.   Ciò
posto, nella fattispecie il doc. N prodotto dall’istante con il reclamo sarebbe
ricevibile limitatamente alla questione dell’exe­qua­tur, ma si può
prescindere dal statuire sulla sua ammissibilità, giacché, come si vedrà, non
ha alcuna rilevanza per l’esito dell’im­pu­gnazione. Quanto all’at­testato ex
art. 54 CLug (doc. I), ancorché prodotto dall’i­stan­te dopo il deposito della
replica, risulta ammissibile, poiché il giudice di prime cure, se avesse avuto
dubbi in merito all’autenticità del decreto ingiuntivo prodotto dall’i­stante,
avrebbe comunque dovuto impartire un termine per la sua presentazione in virtù dell’art.
55 § 1 CLug, per tacere il fatto che nella fattispecie non vi era alcun dubbio
in proposito, siccome l’escussa aveva ammesso di aver interposto opposizione al
noto decreto (duplica e doc. 4), e in ogni caso, come visto (supra ad
cons. 4), è possibile produrre documenti nuovi in sede di reclamo.

                                   5.   Il giudice può rigettare o revocare la dichiarazione di esecutività non solo per
uno dei motivi contemplati dagli art. 34 e 35 CLug (cpv. 1), ma anche se
difetta uno dei presupposti per l’exequatur, segnatamente se il documento
presentato non costituisce una decisione giusta l’art. 32 CLug (Staehelin/Bopp, op. cit., n. 3 ad art. 45 CLug; Hofmann/Kunz, op.
cit., n. 19 segg., 24 seg. e 26 seg. ad art. 45 CLug con numerosi rif.; STF 6
luglio 2010, 4A_228/2010 cons. 4).

 

                               5.1.   Ora, il Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che un decreto
ingiuntivo italiano costituisce una decisione ai sensi dell’art. 32 CLug ed è
con ciò passibile di essere riconosciuto ed eseguito in Svizzera se è munito
della dichiarazione di esecutività (STF 4A_145/2010 del 5 ottobre 2010, cons.
4.1 e 4.2, pubbl. in RtiD I-2011 p. 783, STF 5A_611/2010 dell’8 novembre 2011,
cons. 2.1), e meglio quella di cui all’art. 647 CPCit., apposta per mancata
opposizione o per mancata attività dell’opponente (DTF 135 III 623 cons. 2.1; STF
4A_145/2010 del 5 ottobre 2010, cons. 4.1, pubbl. in RtiD I-2011 p. 783, STF 5A_48/2012
del 3 luglio 2012, cons. 2.1.2), quella di cui agli art. 653 seg. CPCit.,
decretata in caso di rigetto o parziale accoglimento dell’opposizi­o­ne oppure
ancora per altri motivi, rispettivamente ancora quella di cui all’art. 648
CPCit. (STF 4A_80/2007 del 31 agosto 2007, cons. 4.2), rilasciata
provvisoriamente in pendenza di un’opposi­z­­i­one (in tal senso, pure, Consolo, La tutela sommaria e la
Convenzione di Bruxelles: la “circolazione” comunitaria dei provvedimenti
cautelari e dei decreti ingiuntivi, in: Rivista di diritto internazionale privato
e processuale 1991, p. 627; cfr. pure II CCA 17 maggio 1995, inc. n.
12.1995.126, pubbl. in Rep. 1995
p. 243, 13 maggio 1996, inc. n. 12.1996.79, pubbl. in Rep. 1996 p. 233; CEF 27 luglio 2001, inc.
14.2001.30, con rinvii).

 

                               5.2.   Sia la Corte di giustizia delle Comunità europee sia il Tribunale federale hanno al proposito
rilevato che è l’istituzione in sé di una procedura che dia la possibilità di
esercitare (preventivamente) il diritto al contraddittorio a essere condizione
necessaria per ammettere l’esistenza di una decisione ai sensi della Convenzione
e che in concreto la procedura civile italiana garantisce per l’ap­punto al
debitore il diritto di opporsi e di attuare il contraddittorio (sentenza della
Corte di giustizia delle Comunità europee [CGCE] del 13 luglio 1995, inc.
C-474/93 Hengst Import BV c. Campese, Racc. 1995 I 2127, n. 14; STF
4A_145/2010 del 5 ottobre 2010, cons. 4.2, pubbl. in RtiD I-2011 p. 783).

 

                               5.3.   La
situazione è tuttavia fondamentalmente diversa nel caso di giudizi
supercautelari inaudita altera parte, i quali non sono passibili di
riconoscimento in base alla Convenzione prima che la procedura nello Stato di
origine sia potuta diventare contraddittoria (CGCE del 13 luglio 1995, inc. C-474/93
Hengst Import BV c. Campese, Racc. 1995 I 2127, n. 14; CGCE del 21
maggio 1980 inc. 125/79 Denilauer, Racc. 1980, 1553, n. 17; DTF 129 III
631, cons. 5.2.1; Kropholler/Heim,
Europäisches Zivilprozessrecht, 8ª ed., n. 21-22 ad art. 32 EuGVO; Geimer/Schütze, Europäisches Zivilverfahrensrecht, 2ª ed., n. 35 ad art. 32 EuGVVO; Schuler,
Basler Kommentar, n. 30-31 ad art. 32 CLug; Hof­mann/Kunz,
op. cit., n. 61 e 79 seg. ad art. 38 CLug). Ciò vale in particolare per
l’ingiunzione del diritto italiano pronunciata ab origine in forma
esecutiva secondo l’art. 642 CPCit., poiché non soddisfa il requisito del
previo contraddittorio anche solo virtuale e non può quindi avvantaggiarsi del
sistema della Convenzione (Consolo,
op. cit., p. 626 seg.). La seconda Camera civile del Tribunale d’appello ha
recentemente fatto sue tali considerazioni in una sentenza del 14 agosto
2012 (inc. 12.2012.90), non ancora passata in giudicato, che modifica la sua
precedente giurisprudenza, la quale sembrava escludere l’exequatur dell’ingiun­zio­­ne
decretata in virtù dell’art. 642 CPCit. solo in caso di concessione
di effetto sospensivo ex art. 649 CPCit. (cfr. II CCA 17 maggio 1995, inc. 12.1995.126,
cons. 4 con rinvio, in: Rep. 1995
n. 70 e SZIER/RSDIE 1996 n. 10; II
CCA 13 maggio 1996, inc. 12.1996.79, cons. 5.1 con rinvio; cfr. pure CEF 6 novembre
2006, inc. 14.2005.109, cons. 2b i.f.).

 

                               5.4.   È
perché il rispetto dei diritti della difesa è garantito nella procedura
d’origine che la Convenzione di Lugano, nel suo terzo titolo, si dimostra molto
liberale per quanto riguarda il riconoscimento e l’esecuzione. Essa si applica
pertanto alle decisioni giudiziarie solo se, prima del momento in cui è chiesto
il loro riconoscimento o la loro esecuzione in uno Stato diverso di quello di
origine, sono state, o erano suscettibili di essere, in quello Stato, oggetto
di un’istruttoria contraddittoria (sentenza Denilauer, n. 13) o di
un’impugnazione (cfr. DTF 129 III 634, cons. 5.2.2). È quindi fuori discussione
che l’ingiunzione decretata in virtù dell’art. 642
CPCit., ancora unilaterale al momento della sua pronuncia, non possa essere
riconosciuta né dichiarata esecutiva in uno Stato terzo secondo la Convenzione. Rimane da determinare a partire da quale momento la procedura italiana diventa
contraddittoria. Non lo diviene sicuramente prima della notifica del decreto
alla parte ingiunta (cfr. sentenza Denilauer, n. 17). In linea con
l’art. 27 n. 2 CL (ora art. 34 § 2 CLug), il Tribunale federale ha giustamente precisato
che il convenuto deve aver avuto la possibilità materiale – ovverosia il tempo
necessario – di difendersi prima dell’inol­tro dell’istanza di riconoscimento o
di exe­qua­tur (sentenza 4P.331/2005 del 1° marzo 2006, SZZP/RSPC 2006,
pagg. 405 segg., cons. 7.4-7.6; cfr. pure Jaques, Il riconoscimento e l'esecuzione in Svizzera di sentenze di merito,
cautelari e supercautelari inglesi e statunitensi in materia civile e com­mer­ciale,
in: Trust e istituti particolari del diritto anglosassone, CFPG collana rossa
n. 34, p. 168-169, con i rif. in nota 349; Hof­mann/Kunz, op.
cit., n. 82-84 ad art. 38 CLug). Il tempo necessario al convenuto per la sua
difesa deve, in virtù della sistematica della Convenzione, essere determinato
con riferimento al diritto dello Stato richiesto secondo le circostanze
concrete della fattispecie, in analogia con la giurisprudenza relativa all’art.
34 § 2 CLug (cfr. STF 5A_560/2007 del 7 gennaio 2008, cons. 3.3.2; Walther, in: Stämpflis Handkommentar
LugÜ, 2a ed., n. 69 ad art. 34). A questo riguardo, il termine d’opposizione al
decreto ingiuntivo non è quindi in sé pertinente, anche perché l’opposizione
non sospende la provvisoria esecutività, potendo tale effetto essere ottenuto
dall’opponente solo con un’apposita istanza al giudice istruttore (art. 649
CPCit. a contrario). In ogni caso, la procedura d’origine dev’essere diventata
contraddittoria prima dell’inoltro dell’istanza di riconoscimento o di exequatur
(cfr. sentenze Denilauer, n. 13, e Hengst Import BV, n. 14;
in modo implicito: STF 4P.331/2005, cons. 7.5).

 

                               5.5.   Nella
fattispecie, alla data di presentazione dell’istanza – il 31 luglio 2012 – il
decreto ingiuntivo era già stato notificato – l’11 giugno 2012 (doc. C, ultima
pagina) – a CO 1 (già __________), che ha però inoltrato l’atto di citazione in
opposizione al decreto ingiuntivo solo il 21 settembre 2012 (doc. H e
osservazioni al reclamo, ad 4d). Come detto, il termine d’opposizione di 60
giorni (doc. C e art. 641 cpv. 2 CPCit.) non è però rilevante. Occorre
piuttosto verificare se, nelle circostanze del caso concreto, il lasso di tempo
tra la notifica del decreto e l’inoltro dell’istanza, di oltre un mese e mezzo,
era sufficiente secondo le concezione del diritto processuale svizzero. Ora, la
risposta è senz’altro affermativa, ove non appena si consideri che il nostro
Codice di procedura civile prevede in ambito cautelare dei termini d’impugnazio­ne
– e quindi di richiesta dell’effetto sospensivo – di 10 giorni (art. 261 segg.,
314 cpv. 1 e 321 cpv. 2 CPC), anche per le parti domiciliate all’este­ro, e che
nell’applicazione della norma più generosa dell’art. 33 cpv. 2 LEF gli uffici
d’esecuzione e fallimenti ticinesi non concedono più di 20 giorni alle parti
domiciliate in Italia. In una causa di divorzio inoltrata in Svizzera, il
Tribunale federale ha del resto ritenuto sufficiente un termine di 8 giorni lavorativi
lasciato al marito domiciliato a __________ per comparire a __________ (STF
5P.6/2001 del 20 marzo 2001, cons. 2b; Walther,
op. cit., n. 73 ad art. 34). Non cambia quindi la conclusione anche a voler
escludere dal computo i 15 ultimi giorni di luglio (che cadono durante le ferie
estive), con il rilievo che in diritto svizzero i termini della procedura
sommarie non sono comunque sospesi dalle ferie (art. 145 cpv. 2 CPC). La
convenuta d’altronde non contesta che la provvisoria esecutività del decreto
ingiuntivo sia stata sospesa dal giudice   istruttore ai sensi dell’art. 649
CPCit.

 

 

                                   6.   Ne
discende l’accoglimento del reclamo e la riforma della decisione impugnata nel
senso auspicato dalla reclamante.

                                         Spese processuali e
ripetibili seguono la soccombenza (art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF, 95 segg. CPC; Hofmann/ Kunz, op. cit., n. 354 ad art. 38 CLug).

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 80 LEF, 32, 47 CLug, 48 e 61 OTLEF, 95 segg.,
125, 326 CPC;

 

 

pronuncia

                                   1.   Il reclamo è accolto.

 

                               1.1.   Di conseguenza, la decisione
17 ottobre 2012 del Pretore aggiunto __________ (inc. SO.2012.525) è annullata
e riformata come segue:

                                         “1. L’istanza
di cui alla conclusione n. 1 è accolta.

                                              §. Di
conseguenza, è riconosciuto e dichiarato esecutivo in Svizzera il decreto ingiuntivo
no. __________ emesso in data 5 aprile 2012 dal Tribunale di __________.

                                          2.  L’istanza
di cui alla conclusione n. 2 è accolta.

                                              §. Di
conseguenza, è rigettata in via definitiva l’opposizione al precetto esecutivo
n. __________ dell’Ufficio esecuzione e fallimenti __________.

                                          3. Le
spese e la tassa di giustizia per complessivi fr. 600.-- sono poste a carico
della parte convenuta, la quale rifonderà a controparte fr. 2’900.-- a titolo
di indennità.”

 

                                   2.   La tassa di
giustizia di fr. 1’000.--, già anticipata dalla reclamante, è posta a carico di
CO 1, la quale rifonderà ad RE 1 fr. 2’500.-- per ripetibili.

 

 

                                   3.   Notificazione a:

	
   

  	
  –PA 1, __________;

  –PA 2, __________.

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura __________.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                            La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Giacché il
valore litigioso della vertenza è di fr. 291'324,95, contro la presente decisione è possibile presentare ricorso
in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30
giorni dalla notificazione (art. 72 e segg. LTF).