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**Case Identifier:** d6a296f0-4cc6-5472-ad62-44b8c090ab5c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-03-31
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 31.03.2021 A-5842/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-5842-2020_2021-03-31.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-5842/2020 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  3 1  m a r z o  2 0 2 1  

Composizione 

 
Giudici Raphaël Gani (presidente del collegio),  

Jürg Steiger, Keita Mutombo,  

cancelliera Sara Pifferi. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

patrocinata dall’avv. Elisa Antonini,  

ricorrente,  

 
 

 
Contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Divisione principale dell’imposta sul valore aggiunto, 

Schwarztorstrasse 50, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
IVA (1° luglio 2010 – 31 dicembre 2015; attività indipendente, 

attribuzione delle prestazioni, unità d’impresa). 

 

 

 

A-5842/2020 

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Fatti: 

A.  

A.a La società anonima A._______ (di seguito: società contribuente) è 

iscritta dal 17 settembre 2010 quale contribuente IVA presso l’Amministra-

zione federale delle contribuzioni (AFC). Essa ha per scopo: 

« (…) ». 

Fino al 30 settembre 2012, la società contribuente gestiva sia un esercizio 

pubblico denominato « B._______ » sia un club per incontri fra persone 

adulte denominato « C._______ ». Dal 1° ottobre 2012, dopo la revoca 

dell’autorizzazione per la gerenza dell’esercizio pubblico, il locale è poi 

stato adibito unicamente a club per incontri fra persone adulte. 

A.b Nei mesi di maggio e agosto 2016 e luglio 2017, l’AFC ha eseguito un 

controllo fiscale presso la società contribuente per i periodi fiscali dal 

1° luglio 2010 al 31 dicembre 2015, il quale si è concluso con l’emissione 

di due avvisi di tassazione (di seguito: AT) del 14 novembre 2017, nei quali 

è stato fissato un recupero d’imposta (IVA) a favore dell’AFC di complessivi 

740'271 franchi, oltre accessori: 

 AT n. 244'547 del 14 novembre 2017 per i periodi fiscali dal 1° luglio 2010 

al 31 dicembre 2014: recupero d’imposta di 545'585 franchi; 

 AT n. 244'548 del 14 novembre 2017 per i periodi fiscali dal 1° gennaio 

2015 al 31 dicembre 2015: recupero d’imposta di 194'413 franchi. 

Il recupero d’imposta concerne in particolare la determinazione e l’imposi-

zione della cifra d’affari imponibile derivante dalle prestazioni erotiche effet-

tuate dalle « professioniste », in seguito all’attribuzione di tali prestazioni 

alla cifra d’affari alla società contribuente (cifra 1.2 dell’AT n. 244'547 e 

cifra 1.1 dell’AT n. 244'548). Inoltre, visto il risultato del controllo, alla 

società contribuente è stata revocata retroattivamente l’autorizzazione per 

allestire i rendiconti secondo il metodo delle aliquote saldo. concessole 

dall’AFC, a partire dal 1° gennaio 2015 (cifra 1.1 dell’AT n. 244'548). 

A.c Con scritti del 1° dicembre 2017 e del 22 dicembre 2017, la società 

contribuente – per il tramite del suo patrocinatore – ha contestato 

parzialmente i summenzionati due AT del 14 novembre 2017, in particolare 

che le venisse attribuita della cifra d’affari realizzata dalle professioniste 

mediante l’erogazione delle prestazioni erotiche e la conseguente revoca 

dell’autorizzazione ad applicare il metodo delle aliquote saldo. In via 

subordinata, essa ha chiesto all’AFC che gli incassi derivanti dalle entrate 

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al locale pagate dalle ragazze vengano considerati come ricavi interni e le 

vengano quindi accreditati. 

A.d Il 14 dicembre 2017 la società contribuente ha versato all’AFC 

l’importo di 12'993.45 franchi. 

A.e Con decisione 12 settembre 2019, l’AFC ha respinto tutte le censure 

della società contribuente e confermato integralmente il recupero d’impo-

sta di cui ai due AT del 14 novembre 2017, affermando sostanzialmente 

che la società contribuente appare verso l’esterno quale fornitrice delle 

prestazioni erotiche e non come semplice intermediaria tra le ragazze e i 

loro clienti. Poiché le professioniste sono viste come facenti parte della sua 

impresa, l’AFC ha ritenuto ch’essa fosse la sola ad esercitare un’attività 

indipendente dal punto di vista dell’IVA. L’AFC ha inoltre confermato la 

revoca retroattiva a partire dal 1° gennaio 2015 dell’autorizzazione ad 

allestire i rendiconti secondo il metodo delle aliquote saldo. 

A.f Avverso la predetta decisione la società contribuente – per il tramite del 

suo patrocinatore – ha presentato reclamo 11 ottobre 2019 dinanzi all’AFC, 

chiedendone in via principale l’annullamento. In particolare, essa ha conte-

stato la ripresa fiscale relativa all’imposizione delle cifre d’affari realizzate 

mediante le prestazioni erotiche, sostenendo che le stesse andrebbero in-

vero attribuite alle professioniste, in quanto quest’ultime agirebbero a titolo 

indipendente e apparirebbero verso i clienti quali prestatrici di servizi. Essa 

ha pertanto chiesto che il debito fiscale per i periodi fiscali controllati venga 

fissato a 12'993.45 franchi, oltre accessori, nonché la conseguente appli-

cazione del metodo delle aliquote saldo. In via subordinata, essa ha chiesto 

l’annullamento della decisione nonché la fissazione del debito fiscale a 

705'542 franchi, oltre accessori, poiché a suo avviso le entrate al locale da 

lei pagate andrebbero considerate quali ricavi interni non soggetti all’IVA. 

A.g Con decisione su reclamo del 22 ottobre 2020, l’AFC ha respinto il 

suddetto reclamo e confermato integralmente la decisione 12 settembre 

2019, essenzialmente per gli stessi motivi ivi adotti. 

B.  

B.a Avverso la predetta decisione su reclamo, la società contribuente (di 

seguito: ricorrente o società ricorrente) – sempre per il tramite del suo 

patrocinatore – ha inoltrato ricorso 20 novembre 2020 dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale. In via principale, protestando tasse, spese e 

ripetibili, essa chiede che la decisione impugnata venga annullata, che le 

prestazioni effettuate dalle professioniste nei periodi fiscali dal 1° luglio 

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2010 al 31 dicembre 2015 non le vengano imputate, ch’essa rimanga a 

beneficio dell’applicazione del metodo delle aliquote saldo e ch’essa debba 

all’AFC unicamente gli interessi moratori del 4% dal 31 marzo 2014 al 

15 dicembre 2017 sull’importo di 12'993.45 franchi. In via sussidiaria, 

sempre protestando tasse, spese e ripetibili, essa chiede l’annullamento 

della decisione impugnata e il rinvio dell’incarto all’AFC per completare la 

fase istruttoria, per nuova tassazione. In sostanza, invocando gli stessi 

motivi già sollevati dinanzi all’AFC sia nel suo reclamo che nelle sue 

precedenti prese di posizione a sostegno dell’attribuzione delle prestazioni 

erotiche alle professioniste anziché a lei, la società ricorrente censura nei 

confronti dell’AFC l’accertamento inesatto e incompleto della fattispecie, in 

particolare a motivo che quest’ultima si sarebbe fondata solo sul sito 

internet e su qualche fotografia per imputarle le prestazioni erotiche, senza 

verificare le effettive modalità di lavoro delle professioniste e senza tenere 

conto dei mezzi probatori da lei prodotti. 

B.b Con risposta 7 gennaio 2021, l’AFC (di seguito: autorità inferiore) ha 

sottolineato l’intervenuta prescrizione assoluta per il periodo fiscale 2010, 

per un importo di 22'322 franchi. Essa ha poi precisato che per i periodi 

fiscali 2011-2015 non ancora prescritti, il credito fiscale in litigio ammonta 

a 717'949 franchi. Per il resto, si è riconfermata nelle proprie decisioni, 

postulando il rigetto integrale del ricorso. 

C.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Giusta l’art. 31 LTAF, il Tribunale amministrativo federale giudica i 

ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA. In particolare, le decisioni 

pronunciate su reclamo dall’AFC in materia IVA possono essere impugnate 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (cfr. art. 33 lett. d LTAF; art. 83 

cpv. 1 della legge federale del 12 giugno 2009 concernente l’imposta sul 

valore aggiunto [LIVA, RS 641.20]). Il Tribunale è dunque competente per 

dirimere la presente vertenza. Fatta eccezione per quanto prescritto 

direttamente dalla LTAF come pure da eventuali normative speciali, la 

procedura dinanzi al Tribunale è retta dalla PA (cfr. art. 37 LTAF; art. 2 

cpv. 4 PA; art. 81 cpv. 1 LIVA). Nell’ambito delle procedure in materia IVA, 

non si applica l’art. 2 cpv. 1 PA (cfr. art. 81 cpv. 1 LIVA). 

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1.2 Il presente ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di contenuto e di forma previste dalla 

legge (art. 52 PA). L’atto impugnato è una decisione dell’AFC fondata sul 

diritto pubblico federale giusta l’art. 5 PA, che impone la società ricorrente 

al pagamento dell’IVA. Poiché la decisione impugnata comporta un onere 

pecuniario per la ricorrente quest’ultima risulta legittimata a ricorrere ai 

sensi dell’art. 48 cpv. 1 PA. Il ricorso è pertanto ricevibile in ordine e deve 

essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l’eccesso o l’abuso del 

potere di apprezzamento (cfr. art. 49 lett. a PA), l’accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (cfr. art. 49 lett. b PA) nonché 

l’inadeguatezza (cfr. art. 49 lett. c PA; cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a ed. 2013, n. 2.149).  

In particolare, giusta l’art. 49 lett. b PA, l’accertamento dei fatti è incompleto 

allorquando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova determinanti per 

la decisione non sono stati presi in considerazione dall’autorità inferiore. 

L’accertamento è invece inesatto allorquando l’autorità ha omesso d’ammi-

nistrare la prova di un fatto rilevante, ha apprezzato in maniera erronea il 

risultato dell’amministrazione di un mezzo di prova, o ha fondato la propria 

decisione su dei fatti erronei, in contraddizione con gli atti dell’incarto, ecc. 

(cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-671/2015 del 3 agosto 2020 con-

sid. 2.1; A-6035/2018 del 26 febbraio 2020 consid. 2.1.2; A-5367/2018 del 

20 agosto 2019 consid. 2.1 con rinvii). 

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi addotti 

(cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTF 142 V 551 con-

sid. 5; 141 V 234 consid. 1; DTAF 2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit 

administratif, vol. II, 3a ed. 2011, no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della 

massima inquisitoria e dell’applicazione d’ufficio del diritto sono tuttavia 

limitati: l’autorità competente procede difatti spontaneamente a constata-

zioni complementari o esamina altri punti di diritto solo se dalle censure 

sollevate o dagli atti risultino indizi in tal senso (cfr. DTF 141 V 234 con-

sid. 1 con rinvii; 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; DTAF 2007/27 

consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle censure (« Rüge-

prinzip ») l’autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le censure che non 

appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente dalla constatazione e 

presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza sostanziate (cfr. DTF 141 

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V 234 consid. 1; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 1.55). Il principio 

inquisitorio non è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal 

dovere delle parti di collaborare all’istruzione della causa (cfr. DTF 143 II 

425 consid. 5.1; 140 I 285 consid. 6.3.1; 128 II 139 consid. 2b). Il dovere 

processuale di collaborazione concernente in particolare il ricorrente che 

interpone un ricorso al Tribunale nel proprio interesse, comprende, in 

particolare, l’obbligo di portare le prove necessarie, d’informare il giudice 

sulla fattispecie e di motivare la propria richiesta, ritenuto che in caso 

contrario arrischierebbe di dover sopportare le conseguenze della carenza 

di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; 119 III 70 con-

sid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Allorquando l’autorità reputa come chiare le circostanze di fatto e che 

le prove assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, 

essa emana la propria decisione. In tale ipotesi, se procedendo in modo 

non arbitrario ad un apprezzamento anticipato delle prove proposte, è con-

vinta che le stesse non potrebbero condurla a modificare la sua opinione, 

essa può porre un termine all’istruzione (cfr. DTF 133 II 384 consid. 4.2.3 

con rinvii; [tra le tante] sentenze del TAF A-2888/2016 del 16 giugno 2017 

consid. 3.2 con rinvii; A-5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.1 con 

rinvii; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 3.144). Tale modo di proce-

dere non è contrario al diritto di essere sentito garantito dall’art. 29 cpv. 2 

Cost. (cfr. DTF 144 II 427 consid. 3.1.3; 141 I 60 consid. 3.3; sentenza del 

TAF A-2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii). 

Se al contrario, l’autorità di ricorso rimane nell’incertezza dopo aver 

provveduto alle investigazioni richieste dalle circostanze, essa applicherà 

le regole sulla ripartizione dell’onere probatorio. In tale contesto, e a difetto 

di disposizioni speciali in materia, il giudice s’ispirerà all’art. 8 CC, in virtù 

del quale chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui 

asserita, deve fornirne la prova. Detto in altre parole, incombe all’am-

ministrato il compito di stabilire i fatti che sono di natura a procurargli un 

vantaggio e all’amministrazione di dimostrare l’esistenza di quelli che as-

soggettano ad un obbligo in suo favore. L’assenza di prove va a scapito 

della parte che intendeva trarre un diritto da una circostanza di fatto non 

provata. Inoltre la sola allegazione non basta (cfr. [tra le tante] sentenza del 

TAF A-6182/2012 del 27 agosto 2013 consid. 2.3.2 con rinvii). Il principio 

inquisitorio non ha alcuna influenza sulla ripartizione dell’onere probatorio, 

poiché interviene ad un stadio anteriore (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF 

A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2 con rinvii; A-5070/2013 del 

9 dicembre 2014 consid. 2.3.2 con rinvii). 

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Applicate al diritto fiscale, tali regole presuppongono che l’amministrazione 

fiscale sopporti l’onere della prova delle circostanze di fatto che determi-

nano l’imposizione o l’importo dell’imposta dovuto, ovvero i fatti che fonda-

no o aumentano l’imposizione, mentre l’assoggettato di quelle che diminui-

scono o azzerano l’imposizione, ovvero i fatti che l’esonerano o riducono 

l’importo d’imposta dovuto (cfr. DTF 133 II 153 consid. 4.3; sentenze del 

TF 2C_814/2010 del 23 settembre 2011 consid. 5.4; [tra le tante] sentenze 

del TAF A-2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii; A-

5070/2013 del 9 dicembre 2014 consid. 2.3.3 con rinvii). Se le prove 

raccolte dall’autorità forniscono sufficienti indizi dell’esistenza di elementi 

imponibili, spetta poi di nuovo al contribuente stabilire l’esattezza delle sue 

affermazioni e sostenere l’onere della prova del fatto che giustifica la sua 

esenzione (cfr. DTF 133 II 153 consid. 4.3; [tra le tante] sentenza del TAF 

A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2 con rinvii). Tuttavia, ciò si 

applica solo se risulta impossibile, nell’ambito della massima inquisitoria e 

in applicazione del principio del libero apprezzamento delle prove, stabilire 

i fatti corrispondenti con un grado di verosimiglianza sufficiente alla realtà 

(cfr. DTF 139 V 176 consid. 5.2; [tra le tante] sentenza del TAF A-

2176/2020 del 20 gennaio 2021 consid. 2.3 con rinvii). 

2.4  

2.4.1 La LIVA è entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Fatto salvo l’art. 113 

LIVA, le disposizioni del diritto anteriore e le loro prescrizioni d’esecuzione 

rimangono ancora applicabili a tutti i fatti e i rapporti di diritto sorti durante 

la loro validità (art. 112 cpv. 1 LIVA). Nella misura in cui la fattispecie in 

esame concerne i periodi fiscali dal 1° luglio 2010 al 31 dicembre 2015, alla 

stessa risultano dunque applicabili la LIVA e l’ordinanza del 27 novembre 

2009 concernente l’imposta sul valore aggiunto (OIVA, RS 641.201). Più 

precisamente, per quanto concerne il diritto materiale risulta applicabile la 

LIVA nella sua versione in vigore durante i periodi fiscali qui in esame.  

3.  

Nel caso in disamina, prima di entrare nel merito del ricorso, lo scrivente 

Tribunale deve preliminarmente esaminare se i crediti fiscali in oggetto 

sono prescritti o meno. 

3.1  

3.1.1 Di fatto, la prescrizione – se constatata – comporta la perenzione 

della pretesa dell’autorità inferiore. La prescrizione è una questione di 

diritto che va esaminata d’ufficio dall’autorità e non necessita d’essere sol-

levata dall’assoggettato (cfr. DTF 142 II 182 consid. 3.2.1; 138 II 169 

consid. 3.2; sentenza del TF 2C_243/2014 del 4 dicembre 2014 consid. 5 

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con rinvio; [tra le tante] sentenze del TAF A-6511/2019 del 29 luglio 2020 

consid. 2.3.3; A-3678/2016 del 6 agosto 2018 consid. 3 con rinvii; MICHAEL 

BEUSCH, Der Untergang der Steuerforderung, 2012, pag. 278; MARLISE 

RÜEGSEGGER, in: Martin Zweifel et al., Kommentar zum schweizerischen 

Steuerrecht, Bundesgesetz über die Mehrwertsteuer, 2015 [di seguito: 

MWSTG-Kommentar], n. 7 ad art. 42 LIVA con rinvii).  

3.1.2 La prescrizione, nella misura in cui concerne l’esistenza del credito 

fiscale, è di diritto materiale (cfr. sentenze del TF 2C_243/2014 del 4 di-

cembre 2014 consid. 5 con rinvio; 2C_551/2009 del 13 aprile 2010 con-

sid. 2.3; [tra le tante] sentenza del TAF A-3678/2016 del 6 agosto 2018 

consid. 3.1 con rinvii; BEUSCH, op. cit., pag. 282 seg.; RÜEGSEGGER, 

MWSTG-Kommentar, n. 5 ad art. 42 LIVA). Per questo motivo, alla stessa 

risulta applicabile il diritto vigente al momento in cui le circostanze di fatto 

alla base del gravame hanno avuto luogo. Nella fattispecie, la prescrizione 

dei crediti fiscali in materia IVA è retta dall’art. 42 LIVA. Giusta l’art. 42 

cpv. 1 LIVA, il diritto di tassazione si prescrive in cinque anni dalla fine del 

periodo fiscale in cui è sorto il credito fiscale (« termine di prescrizione 

relativa »). La prescrizione è interrotta mediante una dichiarazione scritta 

ricettizia volta a determinare o correggere il credito fiscale, mediante una 

decisione, una decisione su reclamo o una sentenza. L’annuncio di un 

controllo secondo l’art. 78 cpv. 3 LIVA o l’inizio di un controllo non 

annunciato comporta una corrispondente interruzione della prescrizione 

(cfr. art. 42 cpv. 2 LIVA). Se la prescrizione è interrotta dall’AFC o da 

un’autorità di ricorso, il termine di prescrizione decorre nuovamente. Il 

nuovo termine di prescrizione è di due anni (cfr. art. 42 cpv. 3 LIVA; 

sentenza del TAF A-3678/2016 del 6 agosto 2018 consid. 3.1). Il termine di 

prescrizione relativa di cui all’art. 42 cpv. 2 LIVA può essere interrotta fino 

al momento del termine di prescrizione assoluta di cui all’art. 42 cpv. 6 LIVA 

(cfr. sentenza del TAF A-6511/2019 del 29 luglio 2020 considd. 2.3.1). 

In virtù dell’art. 42 cpv. 6 LIVA, il diritto di tassazione si prescrive in ogni 

caso in dieci anni dalla fine del periodo fiscale in cui è sorto il credito fiscale 

(« termine di prescrizione assoluta »; sentenze del TAF A-6511/2019 del 

29 luglio 2020 considd. 2.3.1 e 2.3.2; A-3678/2016 del 6 agosto 2018 

consid. 3.1; A-6544/2012 del 12 settembre 2013 consid. 2.7 con rinvii; 

RÜEGSEGGER, MWSTG-Kommentar, n. 6 segg. ad art. 42 LIVA).  

3.2 In concreto, la ripresa fiscale operata nei confronti della società ricor-

rente concerne l’IVA relativa ai periodi fiscali 2010-2015 (dal 1° luglio 2010 

al 31 dicembre 2015).  

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3.2.1 Per quanto concerne il periodo fiscale 2010 (dal 1° luglio 2010 al 

31 dicembre 2010), il Tribunale constata d’ufficio l’intervenuta prescrizione 

assoluta del diritto di tassazione ex art. 42 cpv. 6 LIVA (cfr. consid. 3.1.2 

del presente giudizio) per un importo di 22'322 franchi, così come altresì 

segnalatoli dall’autorità inferiore con risposta del 7 gennaio 2021.  

In tali circostanze, il ricorso della società ricorrente va pertanto parzialmen-

te accolto su questo punto, con conseguente annullamento della ripresa 

fiscale di 22'322 franchi per il periodo fiscale 2010. 

3.2.2 Per quanto concerne invece i successivi periodi fiscali 2011-2015 (dal 

1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2015), nella misura in cui non è ancora 

intervenuta la prescrizione assoluta ex art. 42 cpv. 6 LIVA del diritto di 

tassazione, il Tribunale osserva invece quanto segue. Poiché l’art. 42 

cpv. 1 LIVA sancisce testualmente in maniera inequivocabile che il diritto di 

tassare si prescrive in cinque anni « dalla fine del periodo fiscale in cui è 

sorto il credito fiscale », la decorrenza del termine di prescrizione relativo 

va calcolato a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo al periodo fiscale 

interessato (cfr. sentenza del TAF A-6511/2019 del 29 luglio 2020 con-

sid. 3.2.1.1). Nel caso concreto, il termine di prescrizione di cinque anni ha 

dunque iniziato a decorrere in data 1° gennaio 2012 per il periodo 

fiscale 2011, in data 1° gennaio 2013 per il periodo fiscale 2012, in data 

1° gennaio 2014 per il periodo fiscale 2013, in data 1° gennaio 2015 per il 

periodo fiscale 2014 e in data 1° gennaio 2016 per il periodo fiscale 2015. 

Detto termine – in assenza di un atto d’interruzione – sarebbe dunque 

giunto scadenza rispettivamente, il 1° gennaio 2017, il 1° gennaio 2018, il 

1° gennaio 2019, il 1° gennaio 2020 e il 1° gennaio 2021 (cfr. sentenza del 

TF 2C_217/2019 del 27 aprile 2020 consid. 4.5.2). 

Ciò premesso, da un esame degli atti dell’incarto, risulta tuttavia che detto 

termine di prescrizione è stato interrotto dall’autorità inferiore a più riprese, 

con conseguente decorrenza di un nuovo termine di 2 anni ai sensi 

dell’art. 42 cpv. 3 LIVA (cfr. consid. 3.1.2 del presente giudizio). In linea 

generale, si deve ammettere che l’incarto dell’autorità inferiore che dovreb-

be essere completo (cfr. al riguardo, sentenza del TF 2C_79/2020 del 

3 aprile 2020 consid. 3.2.4), non contiene alcun atto interruttivo della pre-

scrizione in senso stretto prima dei due AT n. 244'547 e n. 244'548 del 

14 novembre 2017 (cfr. atto n. 3 dell’incarto prodotto dall’autorità inferiore 

[di seguito: inc. AFC]). Tenuto conto di questi due AT, detto fatto non avreb-

be impedito, qualora si fosse trattato della prima interruzione, la prescri-

zione del periodo fiscale 2011. Sennonché dal rapporto di revisione del 

4 novembre 2017 dell’autorità inferiore (cfr. atto n. 2 dell’inc. AFC) risulta 

A-5842/2020 

Pagina 10 

tuttavia che il controllo è iniziato il 19 maggio 2016, così come indicato alla 

cifra n. 1.15 : « Durata del controllo 19.05.16/ 20.05.16/ 17.08.16/ 

17.07.17/ 18.07.17/ 19.07.17 ». Ora, la ricorrente non contesta questo 

aspetto della procedura. Sebbene la prescrizione vada esaminata d’ufficio 

dal Tribunale (cfr. già citata sentenza del TF 2C_79/2020 del 3 aprile 2020 

consid. 3.1), spettava alla società ricorrente contestare – qualora essa 

avesse ritenuto tale elemento di fatto come erroneo – che il controllo sia 

effettivamente iniziato nel maggio 2016 e che, di conseguenza, l’autorità 

inferiore abbia in tal modo validamente interrotto la prescrizione con degli 

atti d’inchiesta. Si deve quindi ammettere che la prescrizione è stata 

validamente interrotta per la prima volta il 19 maggio 2016 con l’inizio del 

controllo fiscale esperito dall’autorità inferiore presso la ricorrente. In breve, 

tenuto conto di quanto precede, la prescrizione è stata interrotta la prima 

volta al più tardi con l’inizio del controllo fiscale dell’autorità inferiore nel 

maggio 2016, la seconda volta con i due AT n. 244'547 e n. 244'548 del 

14 novembre 2017 (cfr. atto n. 3 dell’inc. AFC), la terza volta con decisione 

12 settembre 2019 (cfr. atto n. 7 dell’inc. AFC) e da ultimo con decisione 

su reclamo del 22 ottobre 2020 (cfr. atto n. 9 dell’inc. AFC).  

Ne discende che – nella misura in cui non è ancora intervenuta né la 

prescrizione relativa né la prescrizione assoluta – i crediti fiscali di 

717'949 franchi relativi ai periodi fiscali 2011-2015 (dal 1° gennaio 2011 al 

31 dicembre 2015), qui litigiosi così come indicato dall’autorità inferiore 

nella sua risposta 7 gennaio 2021, non risultano ancora prescritti. 

4.  

Ciò sancito, oggetto del litigio è l’attribuzione alla società ricorrente delle 

cifre d’affari realizzate in correlazione con le prestazioni erotiche erogate 

dalle « professioniste » nei periodi fiscali 2011-2015 (dal 1° gennaio 2011 

al 31 dicembre 2015) – il periodo fiscale 2010 essendo prescritto, come 

appena visto (cfr. consid. 3.2.1 del presente giudizio) – nonché la conse-

guente ripresa fiscale operata nei suoi confronti dall’autorità inferiore. La 

società ricorrente contesta infatti detta ripresa fiscale e l’attribuzione delle 

prestazioni erotiche in suo capo, sollevando nei confronti dell’autorità infe-

riore un accertamento inesatto e incompleto della fattispecie e sostenendo 

che invero tali prestazioni andrebbero attribuite alle professioniste. Litigio-

sa è altresì la conseguente revoca dell’autorizzazione ad applicare il 

metodo delle aliquote saldo.  

In tale contesto, per il Tribunale si tratta principalmente di determinare sotto 

il profilo dell’IVA, se è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha attribuito alla 

A-5842/2020 

Pagina 11 

società ricorrente le prestazioni erotiche erogate dalle professioniste du-

rante i periodi fiscali 2011-2015 (cfr. consid. 6 del presente giudizio), non-

ché revocato l’autorizzazione ad applicare il metodo delle aliquote saldo 

(cfr. consid. 8 del presente giudizio). A tal fine, di seguito verranno dappri-

ma richiamati i principi qui applicabili (cfr. consid. 5 del presente giudizio). 

5.  

5.1 Giusta l’art. 1 cpv. 2 LIVA, la Confederazione riscuote a titolo d’IVA 

un’imposta sulle prestazioni che i contribuenti effettuano a titolo oneroso 

sul territorio svizzero (imposta sulle prestazioni eseguito sul territorio sviz-

zero), un’imposta sull’acquisto di prestazioni di imprese con sede all’estero 

da parte di destinatari che si trovano sul territorio svizzero (imposta sull’ac-

quisto) e un’imposta sull’importazione di beni (imposta sull’importazione). 

Una prestazione è imponibile sul territorio svizzero unicamente se è 

effettuata da un contribuente dietro controprestazione (cfr. art. 18 cpv. 1 

LIVA), ciò che presuppone la sussistenza di uno scambio di prestazioni – 

ovvero, una prestazione e una controprestazione aventi un legame econo-

mico diretto – tra un fornitore (o prestatore) e un acquirente (o destinatario; 

cfr. DTF 138 II 239 consid. 3.2; DTAF 2019 III/1 consid. 3.1 con rinvii). In 

tale contesto, sono segnatamente imponibili all’IVA le prestazioni di servizi 

ai sensi dell’art. 3 lett. e LIVA. 

5.2 È assoggettato all’imposta chiunque, a prescindere dalla forma giuridi-

ca, scopo e fine di lucro, esercita un’impresa e non è esentato dall’assog-

gettamenti in virtù dell’art. 10 cpv. 2 LIVA. Esercita un’impresa chiunque 

svolte un’attività indipendente, professionale o commerciale, diretta al 

conseguimento, mediante prestazioni, di entrate aventi carattere di stabilità 

e agisce in nome proprio nei confronti di terzi (cfr. art. 10 cpv. 1 LIVA, nella 

sua versione in vigore fino al 31 dicembre 2017 [RU 2009 7129; RU 2017 

3575]). È esentato dall’assoggettamento di cui all’art. 10 cpv. 1 LIVA, 

segnatamente chi realizza sul territorio svizzero una cifra d’affari inferiore 

a 100'000 franchi annui, sempre che non rinunci all’esenzione dall’assog-

gettamento; la cifra d’affari è calcolata secondo le controprestazioni con-

venute, esclusa l’imposta (cfr. art. 10 cpv. 2 lett. a LIVA, nella sua versione 

in vigore fino al 31 dicembre 2017 [RU 2009 7129; RU 2017 3575]). 

5.3  

5.3.1 Secondo la giurisprudenza, dal punto di vista dell’IVA un’attività viene 

qualificata come dipendente o indipendente sulla base di una valutazione 

globale di tutti i fattori rilevanti. In tale contesto, la valutazione dell’attività 

deve fondarsi principalmente su criteri economici e fattuali (cosiddetto 

A-5842/2020 

Pagina 12 

« approccio economico »). Il punto di vista del diritto civile e contrattuale 

non è decisivo, ma serve solo quale indizio (cfr. DTF 146 V 139 consid. 3.1; 

144 V 111 consid. 4.2; 138 II 251 consid. 2.4.2; sentenza del TF 

2C_927/2019 del 10 febbraio 2020 consid. 2.2.2; sentenza del TAF A-

5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.1 con rinvii). Tenuto conto della 

natura dell’IVA, l’apprezzamento va fatto principalmente dal punto di vista 

del destinatario. Non si tratta tuttavia di conoscere l’opinione soggettiva del 

destinatario, bensì di sapere come l’insieme delle prestazioni viene 

percepito da una determinata categoria di destinatari (cfr. sentenze del TAF 

A-3050/2015 del 6 ottobre 2015 considd. 3.1.1 e 3.1.2; A-589/2014 del 

27 agosto 2014 considd. 3.1.1 e 3.1.2; A-777/2013 del 30 luglio 2014 

consid. 2.1.2 con rinvii). 

5.3.2 La nozione di « attività indipendente » in materia IVA è una nozione 

giuridica indeterminata. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

importanti indizi che parlano a favore del carattere indipendente di un’atti-

vità sono in particolare l’apparire e l’agire in proprio nome nei confronti di 

terzi, l’assunzione del rischio imprenditoriale (utili e perdite), la libertà di 

scegliere se accettare o meno un compito e la libertà di poterlo organizzare 

in modo indipendente. Possono giocare altresì un ruolo determinante in tal 

senso l’impiego di personale, l’esecuzione di ingenti investimenti, il fatto di 

disporre di locali (commerciali) propri, l’esistenza di diversi mandati e 

l’avvicendamento degli stessi, nonché l’indipendenza in termini di gestione 

aziendale e di organizzazione del lavoro (cfr. DTF 138 II 251 consid. 2.4.2; 

sentenze del TF 2C_406/2020 del 10 febbraio 2021 consid. 5.3 [imposte 

dirette]; 2C_387/2020 del 23 novembre 2020 consid. 5.3; 2C_927/2019 del 

10 febbraio 2020 consid. 2.2.2; 2C_1001/2015 del 5 luglio 2016 con-

sid. 3.4; sentenze del TAF A-5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.2 

con rinvii; A-3050/2015 del 6 ottobre 2015 consid. 2.2.1; A-777/2013 del 

30 luglio 2014 consid. 2.2.1 con rinvii). 

5.3.3 Altri indizi – che però a loro soli non sono decisivi – possono risultare 

dal trattamento della situazione nell’ambito delle assicurazioni sociali e 

dalla qualifica dei fatti nell’ambito delle imposte dirette (cfr. DTF 138 II 251 

consid. 4.3.2; sentenze del TF 2C_850/2014 e 2C_854/2014 del 10 giugno 

2016 consid. 8.1.1; 2C_814/2013 del 3 marzo 2014 consid. 1.7.4; senten-

za del TAF A-777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2 con i numerosi 

rinvii). Poiché tuttavia ogni ambito giuridico ha obbiettivi specifici, possono 

sorgere delle differenze tra i giudizi emanati in ambito IVA e quelli emanati 

nell’ambito delle assicurazioni sociali o delle imposte dirette. È dunque 

possibile che una stessa persona sia considerata diversamente a seconda 

dell’ambito giuridico in questione (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-

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Pagina 13 

777/2013 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2; A-6180/2012 del 3 settembre 

2013 consid. 2.2.2). Nell’esaminare l’esistenza di un'attività indipendente 

l’amministrazione fiscale non è vincolata alle conclusioni degli istituti di 

previdenza professionale, poiché quest’ultimi non sono dotati di alcun 

potere decisionale (cfr. sentenze del TF 2C_406/2020 del 10 febbraio 2021 

consid. 5.3 [imposte dirette]; 2C_204/2016 del 9 dicembre 2016 con-

sid. 3.3; 2C_248/2015 del 2 ottobre 2015 consid. 3.3; 2C_156/2010 del 

7 giugno 2011 consid. 3.3). 

5.3.4 La questione a sapere se una persona agisce o meno in proprio 

nome non è decisiva unicamente per la determinazione di un eventuale 

assoggettamento soggettivo (cfr. art. 10 cpv. 1 lett. b LIVA). L’agire in 

proprio nome nelle relazioni esterne è altresì decisivo per l’attribuzione 

delle singole operazioni e per la determinazione del fornitore delle presta-

zioni soggette all’IVA (cfr. art. 20 cpv. 1 LIVA). In linea di principio, l’atto 

viene attribuito a colui che verso l’esterno e nei confronti di terzi agisce in 

proprio nome (cfr. DTF 142 II 488 consid. 2.3.1; [tra le tante] sentenze del 

TF 2C_927/2019 del 10 febbraio 2020 consid. 2.2.1; 2C_1001/2015 del 

5 luglio 2016 consid. 3.2; DTAF 2016/23 consid. 2.2.2; sentenze del TAF 

A-5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.3 con rinvii; A-3050/2015 del 

6 ottobre 2015 consid. 2.2.2). 

5.3.5 In merito alle prestazioni erotiche, il Tribunale amministrativo federale 

e il Tribunale federale hanno ripetutamente sancito che il criterio decisivo 

per determinare se un’attività viene esercitata a titolo indipendente, 

rispettivamente per analizzare il modo di agire nei confronti di terzi 

(« Aussenauftritt »), è il modo in cui l’offerta al pubblico viene oggettiva-

mente percepita da una persona terza neutrale (cfr. [tra le tante] sentenze 

del TAF A-5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.4; A-3050/2015 del 

6 ottobre 2015 consid. 3.1.1; A-589/2014 del 27 agosto 2014 consid. 3.1.1; 

A-6198/2012 del 3 settembre 2013 consid. 3.1.1). In tale contesto, il punto 

di partenza per l’esame di questo aspetto oggettivo è di norma il sito 

internet (cfr. sentenza del TF 2C_927/2019 del 10 febbraio 2020 con-

sid. 2.2.3; sentenze del TAF A-5345/2018 del 3 ottobre 2019 consid. 2.2.4; 

A-3050/2015 del 6 ottobre 2015 consid. 3.1.2; A-589/2014 del 27 agosto 

2014 consid. 3.1.2; A-6198/2012 del 3 settembre 2013 consid. 3.1.2). 

5.4 Secondo il principio dell’entità distinta (« Trennungsprinzip »), in mate-

ria IVA, una collettività di persone (di diritto civile, commerciale o pubblico) 

o un stabilimento d’impresa costituisce un’entità distinta dai suoi membri (o 

dai suoi soci) o dalla società di cui fa parte dal momento in cui la collabo-

A-5842/2020 

Pagina 14 

razione si manifesta verso l’esterno e che fornisce delle prestazioni in pro-

prio nome (cfr. JAEGGI/MOLINO, L’imposta sul valore aggiunto nelle presta-

zioni di servizi transfrontaliere tra la casa madre e succursale, in: Rivista di 

diritto amministrativo e tributario ticinese [RDAT] 2005 II pag. 641 segg., 

pag. 653; RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, Droit fiscal suisse, la taxe sur la 

valeur ajoutée, 2000, pag. 104 seg.). Nel caso contrario, essa è assog-

gettata all’IVA quale soggetto unico, ancorché sia organizzata in settori 

d’attività indipendenti e differenti. In base al principio dell’unità d’impresa, 

pertanto, gli uffici, le officine, le succursali, ecc. di un unico soggetto eco-

nomico formano un’unità aziendale e costituiscono un solo soggetto d’im-

posta. Le cifre d’affari realizzate tra le varie componenti aziendali costitui-

scono pertanto delle operazioni interne non imponibili all’IVA (cfr. sentenza 

del TAF A-3574/2013 del 18 novembre 2014 consid. 5.3; JAEGGI/MOLINO, 

op. cit., pag. 655 segg.; MOLLARD/OBERSON/TISSOT BENEDETTO, Traité 

TVA, 2009, pag. 431 n. 51 segg.) 

5.5 Il contribuente che realizza una cifra d’affari annua proveniente da 

prestazioni imponibili pari o inferiore a 5'020'000 franchi e che deve pagare 

nel medesimo periodo imposte pari o inferiori a 109'000 franchi, calcolate 

in base all’aliquota saldo determinante nei suoi confronti, può allestire il 

rendiconto secondo il metodo delle aliquote saldo (cfr. art. 37 cpv. 1 LIVA, 

nella sua versione in vigore fino al 31 dicembre 2017 [RU 2010 2055; RU 

2017 6305]). 

6.  

6.1 In concreto, da un esame degli atti dell’incarto, risulta come incontesta-

to che fino al 30 settembre 2012, la società ricorrente gestiva sia l’esercizio 

pubblico denominato « B._______ » sia un club per incontri fra persone 

adulte denominato « C._______ », entrambi ubicati a X._______. Dal 

1° ottobre 2012, alla stessa è stata revocata l’autorizzazione per la gerenza 

dell’esercizio pubblico, ragione per cui il locale è poi stato adibito 

unicamente a club per incontri fra persone adulte (« postribolo con spazio 

riservato per incontri fra persone adulte »; cfr. Rapporto di revisione 

dell’autorità inferiore del 4 novembre 2017, Modulo 11 – Complementi, 

pag. 1 [atto n. 2 dell’inc. AFC]; decisione 12 settembre 2019 dell’autorità 

inferiore, pagg. 1 seg. [atto n. 7 dell’inc. AFC]). È altresì accertato che du-

rante i periodi fiscali dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2015 qui in esame 

– come visto (cfr. consid. 3.2.1 del presente giudizio), il periodo fiscale 

2010 essendo prescritto – la società ricorrente era a beneficio di una 

Patente di esercizio pubblico che prevedeva 30 camere con 60 posti letto 

(cfr. rapporto di segnalazione del 18 maggio 2017 della Polizia cantonale 

ticinese [atto n. 2e dell’inc. AFC]). Le camere neI periodo daI 2010 al 2012 

A-5842/2020 

Pagina 15 

erano 30, per poi passare a partire daI 2013, a 32 (cfr. citato Modu-

lo 11 – Complementi, pag. 1). Dalle informazioni agli atti risulta che in ogni 

camera ci sia un unico letto doppio (cfr. fotografia di una stanza tipo 

[allegato n. 8 accluso all’atto n. 2 dell’inc. AFC]) e che dette stanze venga-

no utilizzate dalle « professioniste » esercitanti la prostituzione (cfr. citato 

rapporto di segnalazione). È inoltre incontestato, che durante detti periodi 

fiscali queste professioniste hanno erogato delle prestazioni erotiche. 

Come già rilevato dal Tribunale (cfr. consid. 5 del presente giudizio), qui 

litigiosa è l’attribuzione alla società ricorrente delle cifre d’affari relative alle 

prestazioni erotiche erogate dalle predette professioniste. In tale contesto, 

si pone innanzitutto la questione a sapere se, dal punto di vista dell’IVA, 

sono le professioniste che lavorano nel club o la stessa società ricorrente 

che lo gestisce a dover essere qualificato di fornitore delle prestazioni 

erotiche. Per rispondere a tale quesito occorre stabilire se le professioniste 

hanno svolto o meno le loro attività a titolo « indipendente », agendo verso 

l’esterno in proprio nome (cfr. considd. 5.2 e 5.3.4 del presente giudizio). 

Decisivo è come l’offerta delle prestazioni erotiche viene oggettivamente 

percepita dal pubblico, rispettivamente da una persona terza neutrale. Il 

punto di partenza per l’esame di questo aspetto oggettivo è di norma il sito 

internet (cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio).  

6.2 In tale frangente, il Tribunale deve dunque in primis esaminare quanto 

risultante dal sito internet della società ricorrente, alla luce delle constata-

zioni dell’autorità inferiore e degli altri elementi agli atti. 

6.2.1 Di fatto, con l’esame del contenuto del sito internet della società 

ricorrente (« [indirizzo sito internet] ») l’autorità inferiore ha constatato e 

ritenuto quanto segue (cfr. decisione impugnata, consid. 5.2.1; decisione 

del 12 settembre 2019, considd. 5.2.1-5.2.4):  

 la pagina di accesso del sito internet della ricorrente si presenta con il logo 

dell’impresa, costituito dal nome « D._______ », accanto al quale appaiono la 

raffigurazione di una donna e la scritta « almeno 18 anni » in diverse lingue. 

Una volta effettuato l’accesso, si apre la pagina principale, nella quale 

vengono mostrate le diverse rubriche e alcune foto delle ragazze. Su ogni 

pagina del sito viene indicato il numero di ragazze presenti nella casa (« 20 

ragazze presenti in questo momento »). Nelle rubriche « Girls » e « servizi 

speciali », la ricorrente presenta dapprima le « sue ragazze », raffigurandole 

in bianco e nero e assegnando loro uno pseudonimo, e pubblicizza in seguito 

i servizi offerti dalle stesse: « C._______ organizza per ogni occasione 

esclusive compagnie per il gentleman esigente. Siete alla ricerca di un’avven-

tura erotica? Lasciatevi sedurre oppure date libero sfogo alle vostre fantasie, 

e dame di compagnia mozzafiato vi accompagneranno con piacere nei vostri 

viaggi di esplorazione ». In generale viene più volte accentuata l’appartenenza 

A-5842/2020 

Pagina 16 

delle professioniste alla società ricorrente (« tête-à-tête con le nostre ragaz-

ze »; « momenti esclusivi con le nostre ragazze »), per cui da un punto di vista 

esterno apparirebbe evidente che essa era interessata a presentare, per 

mezzo del suo sito internet, le « sue ragazze », alfine di invogliare potenziali 

clienti ad entrare nel locale, e di conseguenza a generare un maggior profitto. 

Anche all’interno la ricorrente si proporrebbe tramite le sue ragazze. Dalla 

rubrica « Jobs, collabora con noi » si evincerebbe infatti che essa non si 

limiterebbe ad offrire alle ragazze i suoi locali per permettere loro di esercitare 

la propria attività (« sei libera di scegliere la tua clientela, nessun obbligo da 

parte nostra! »), bensì si impegnerebbe anche a promuovere la collaborazione 

con le professioniste, facilitando le stesse ad ottenere i permessi di lavoro (« ti 

otteniamo un regolare permesso di lavoro »). L’annuncio di lavoro non sareb-

be quindi pensato per pubblicizzare la messa a disposizione delle camere, 

bensì per reclutare le ragazze e quindi per promuovere le prestazioni erotiche 

offerte nei locali della ricorrente. L’attività della ricorrente sarebbe dunque 

strettamente legata a quella delle ragazze, in quanto facilitando loro l’accesso 

all’esercizio delle prestazioni erotiche, essa potrebbe approfittare di un 

maggior numero di clienti. 

 

 In nessuna parte del sito si trovano i dati di contatto delle professioniste, per 

cui i clienti ignorano le loro coordinate. Per una riservazione vengono mostrati 

unicamente l’indirizzo elettronico (« [indirizzo elettronico 1] ») e il numero di 

telefono della ricorrente. Questi dati si trovano in tutte le pagine del sito, nella 

finestra sotto la quale vengono indicati gli orari di apertura e il numero di 

ragazze presenti nella casa. Da un punto di vista esterno apparirebbe quindi 

evidente che questo indirizzo elettronico è stato creato unicamente per poter 

fissare un incontro erotico tra il cliente e le professioniste. Per altre richieste o 

informazioni ci si può infatti rivolgere all’altro indirizzo elettronico (« [indirizzo 

elettronico 2] »). In base alle informazioni contenute nel sito internet 

occorrerebbe quindi concludere che almeno per un primo appuntamento con 

le ragazze serve l’intermediazione della ricorrente, tramite mail o mediante 

presa di contatto diretta entrando nel locale. 

 

 Gli spazi commerciali affittati dalla ricorrente alle professioniste verrebbero 

usati dalle ore 13h00 alle ore 01h00 per svolgere la propria attività, ciò che 

corrisponderebbe agli orari di apertura e di chiusura degli edifici della 

ricorrente. In una certa misura le ragazze sarebbero quindi dipendenti dalle 

istruzioni e dall’organizzazione messa in atto dalla ricorrente. 

 

 Nel sito internet della ricorrente verrebbero pubblicizzate le prestazioni 

erotiche delle professioniste (« Siete alla ricerca di un’avventura erotica? 

Lasciatevi sedurre oppure date libero sfogo alle vostre fantasie, e dame di 

compagnia mozzafiato vi accompagneranno con piacere nei vostri viaggi di 

esplorazione », « le dame di compagnia di C._______ sono attraenti, istruite, 

aperte al mondo e si sentono assolutamente a proprio agio in ogni circostanza 

grazie ad un ambiente accogliente, discreto e soprattutto all’unica licenza 

ufficiale della regione quale casa a luci rosse »), mentre le stesse non 

apparirebbero in nessun modo verso l’esterno. 

A-5842/2020 

Pagina 17 

Sulla base di tali elementi, l’autorità inferiore ha ritenuto che la presenta-

zione del sito internet come parlante a sfavore di un’indipendenza delle 

professioniste ai sensi della LIVA, lasciando apparire verso l’esterno 

l’offerta di prestazioni erotiche come proveniente dalla stessa società ricor-

rente (cfr. decisione impugnata, considd. 5.2.2-5.2.5 e 5.3).  

6.2.2 A tal proposito, il Tribunale non può fare a meno di rilevare in primis 

come le constatazioni dell’autorità inferiore risultino qui oggettivamente 

corrette e in linea con la giurisprudenza in materia di prestazioni erotiche, 

in presenza di un sito internet (cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio con 

riferimenti giurisprudenziali ivi citati). Le indicazioni fornite dall’autorità 

inferiore trovano infatti riscontro negli atti dell’incarto, in particolar modo 

negli atti n. 2a-2b dell’inc. AFC riportanti il contenuto della pagina internet 

della società ricorrente (« [indirizzo sito internet] ») in data 13 dicembre 

2012 – ovvero antecedentemente al controllo fiscale esperito dall’autorità 

inferiore nei mesi di maggio e agosto 2016, luglio 2017 – e in data 

14 giugno 2016 (sito internet che attualmente non risulta più reperibile). La 

pubblicizzazione e la presentazione delle professioniste quali ragazze della 

« C._______ » (« dame di compagnia di C._______ », rispettivamente 

quali ragazze della società ricorrente (« nostre ragazze »; « Girls »), lascia 

infatti intendere che le stesse – perlomeno in apparenza – siano parte 

integrante del postribolo e dunque dell’organizzazione della ricorrente. A 

ciò si aggiunge il fatto che nel sito internet non si trova alcun dato di 

contatto delle singole professioniste, bensì unicamente della ricorrente. Su 

tutte le pagine del sito internet vengono infatti indicati un numero di telefono 

e due indirizzi di posta elettronica di contatto per la riservazione di un 

incontro/un evento (« [indirizzo elettronico 1] ») e/o per la richiesta di 

informazioni (« [indirizzo elettronico 2]») della stessa società ricorrente. 

Detto sito internet non fornisce poi alcuna informazione specifica in merito 

alle singole professioniste (nominativi, età, prestazioni erotiche, prezzi, 

ecc.), bensì unicamente una loro descrizione standard. Di fatto, il sito 

internet invita esplicitamente gli avventori a contattare il club via e-mail o 

per telefono per informazioni e/o riservazioni (« […] contattaci via mail o tel 

[…] »), ciò che lascia presupporre verso l’esterno che è la stessa ricorrente 

– in qualità di gestore del postribolo – a rispondere e fornire informazioni 

specifiche sulle professioniste (nominativi, età, ecc.) e sulle prestazioni 

erotiche da esse offerte (tipo di prestazione, prezzo, durata, ecc.), 

perlomeno in un primo momento. Detto sito internet lascia peraltro 

intendere che è la stessa ricorrente ad organizzare gli eventi speciali e/o 

gli incontri (« […] I NOSTRI SERVIZI, C._______, organizza per ogni 

occasione esclusive compagnie per il gentlemen esigente […] »). Sulla 

base delle informazioni contenute nel sito internet, verso l’esterno la 

A-5842/2020 

Pagina 18 

società ricorrente risulta dunque apparire come l’intermediaria tra le profes-

sioniste e i clienti in cerca di prestazioni erotiche. Ulteriore elemento che 

lascia propendere verso tale conclusione è senz’altro l’indicazione degli 

orari di apertura del club (« Aperto tutti i giorni dalle 13:00 alla 01:00. 

Venerdì e Sabato fino alle 02:00 »), che lascia intendere agli avventori del 

sito internet che le professioniste esercitano la loro attività durante la fascia 

oraria di apertura del postribolo, dipendendo quindi in un certo modo 

dall’organizzazione messa in atto dalla società ricorrente. 

In tali circostanze, il Tribunale è di avviso che l’immagine d’insieme che 

scaturisce oggettivamente dal sito internet della società ricorrente verso 

l’esterno è che nei suoi locali vengano offerte delle prestazioni erotiche, 

rispettivamente che l’offerta di prestazioni erotiche sia riconducibile alla sua 

attività imprenditoriale. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, 

il fatto che per ovvie ragioni, le prestazioni erotiche non vengano (non pos-

sano essere) erogate fisicamente dalla società ricorrente quale persona 

giuridica, bensì esclusivamente dalle professioniste, non è qui influente. In 

effetti, a lui solo tale elemento non permette in alcun modo di ritenere che 

dal punto di vista dell’IVA le professioniste agiscano verso l’esterno quali 

indipendenti ai sensi dell’art. 10 cpv. 1 lett. b LIVA e dell’art. 20 cpv. 1 LIVA 

(cfr. sentenza del TF 2C_1001/2015 del 5 luglio 2016 consid. 4.2). 

Determinante ai fini dell’IVA è infatti come l’offerta di prestazioni erotiche 

viene oggettivamente percepita da una persona terza neutrale e non tanto 

le modalità di lavoro delle professioniste (cfr. consid. 5.3.5 del presente 

giudizio). Ora, la libertà e l’autonomia delle professioniste nell’esercizio 

della prostituzione è poi piuttosto legata a delle esigenze legali e di 

protezione delle stesse ragazze. In effetti, dal punto di vista legale – come 

giustamente rilevato dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, con-

sid. 5.2.2) – le professioniste devono essere libere di decidere se eserci-

tare la prostituzione, se accettare un incarico e a quali condizioni/prezzi. In 

caso contrario, la ricorrente arrischierebbe di rendersi infatti colpevole di 

incoraggiamento alla prostituzione. Ciò però non è verosimilmente qui il 

caso, tant’è che né l’autorità inferiore, né lo scrivente Tribunale mette in 

dubbio l’operato della società ricorrente in conformità della legge. 

6.2.3 Ciò sancito, il Tribunale rileva poi che quanto risultante dal sito 

internet – ovvero, la volontà della società ricorrente di esercitare un’attività 

imprenditoriale connessa all’attività delle professioniste – si evince altresì 

da altri elementi agli atti, così giustamente indicato dall’autorità inferiore 

nella sua risposta del 7 gennaio 2021. Da un esame del doc. N prodotto 

dalla stessa ricorrente risulta infatti chiaramente ch’essa negli anni 2010-

2016 ha sempre richiesto ed ottenuto l’apposita autorizzazione a gestire il 

A-5842/2020 

Pagina 19 

postribolo denominata « […] Accordo convenzione d’autorizzazione 

all’esercizio di un postribolo […] », indicando nelle relative richieste un 

numero di trenta ragazze. Da ciò si evince che fin dall’inizio della sua 

attività imprenditoriale, lo scopo della società ricorrente non era quello di 

gestire un semplice locale d’incontri con messa a disposizione delle 

camere alle professioniste, bensì di creare un’impresa nella quale viene 

svolta l’attività di prostituzione. Ora è qui palese che senza l’ausilio delle 

professioniste un postribolo non ha alcuna ragione di esistere, lo stesso 

per l’appunto essendo un luogo di incontri tra adulti in cerca di prestazioni 

erotiche. Come indicato dall’autorità inferiore, la società ricorrente ha altre-

sì assunto importanti oneri di carattere amministrativo e pecuniario, poiché 

funge da rappresentante fiscale delle persone che esercitano l’attività di 

prostituzione nella sua struttura, incassando un dovuto mensile a titolo di 

acconto per le imposte e tasse dovute dalle stesse (cfr. formulari annuncio 

postribolo anni 2010-2011 di cui al doc. N prodotto dalla ricorrente). Si può 

dunque ritenere che, in qualità di garante dell’imposta, essa ha una certa 

visione generale sull’incasso delle professioniste, ciò che costituisce un 

ulteriore indizio a favore dell’unità d’impresa. A ciò si aggiunge poi l’aspetto 

esterno ed interno del postribolo, così come risultante dalle fotografie agli 

atti e accluse quali allegati 2-8 al rapporto di revisione del 4 novembre 2017 

dell’autorità inferiore (cfr. citate fotografie di cui all’atto n. 2 dell’inc. AFC), 

che lascia intendere al pubblico che le professioniste siano le « ragazze 

della C._______ ». Anche tale elemento costituisce un ulteriore indizio a 

favore della tesi secondo cui le professioniste, perlomeno verso l’esterno, 

fanno parte integrante dell’organizzazione della società ricorrente. 

6.2.4 Gli elementi che precedono lasciano ritenere che verso l’esterno è la 

società ricorrente ad offrire le prestazioni erotiche e dunque ad apparire 

come la fornitrice di tali prestazioni (cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio). 

Verso l’esterno, le professioniste risultano poi essere parte integrante della 

sua organizzazione, formando con essa un’unità d’impresa (cfr. consid. 5.4 

del presente giudizio). Dal punto di vista dell’IVA, tali elementi conducono 

infatti a ritenere che la società ricorrente è la sola ad esercitare un’attività 

indipendente.  

6.3 Ciò rilevato, il Tribunale deve ora esaminare le censure e i mezzi di 

prova prodotti dalla società ricorrente, che contesta recisamente le conclu-

sioni alle quali è giunta l’autorità inferiore.  

6.3.1  

6.3.1.1 Nel suo gravame, la ricorrente censura in sostanza che l’autorità 

inferiore – fondandosi unicamente sul contenuto del sito internet e su 

A-5842/2020 

Pagina 20 

alcune fotografie, senza verificare le effettive modalità di lavoro delle 

professioniste – avrebbe accertato la fattispecie in maniera inesatta e 

incompleta. Essa sostiene infatti che dal punto di vista dell’IVA le profes-

sioniste eserciterebbero un’attività indipendente, sicché le cifre d’affari da 

esse conseguite con le prestazioni erotiche andrebbe attribuite a quest’ulti-

me (cfr. ricorso 20 novembre 2020, pagg. 3 segg.). 

6.3.1.2 Più nel dettaglio, per quanto concerne il sito internet, la società 

ricorrente ne contesta la presa in conto da parte dell’autorità inferiore, 

sostenendo che lo stesso sarebbe stato creato per pubblicizzare il locale 

d’incontri « C._______ », ma che di fatto – come confermato dalla ditta che 

ha realizzato il sito internet (cfr. doc. O) – costituirebbe una mera « bozza 

iniziale », mai aggiornata e successivamente disattivata, che oggi non 

esiste più. Il sito internet non sarebbe dunque strumentale rispetto alla 

promozione pubblicitaria delle prestazioni delle professioniste, che di fatto 

decidevano liberamente se e come farsi pubblicità. Peraltro, la ricorrente 

asserisce che detto sito internet non fornirebbe alcuna informazione sulle 

singole professioniste (nessuna foto pubblicata delle ragazze e numero di 

ragazze presenti mai aggiornato), le prestazioni concrete da loro offerte e 

il loro prezzo. La ricorrente indica poi che quand’anche un cliente fosse 

inizialmente stato tratto in errore dalla dicitura « le nostre ragazze » o le 

« nostre dame di compagnia » presente a suo tempo sul sito internet, sin 

dal primo contatto con le professioniste lo stesso avrebbe dovuto necessa-

riamente capire la situazione reale: la società ricorrente si limitava a gestire 

il locale d’incontri e quindi a mettere a disposizione un’infrastruttura, mentre 

le uniche erogatrici e responsabili delle prestazioni erotiche erano le 

professioniste (cfr. ricorso 20 novembre 2020, pagg. 7 seg.). 

6.3.1.3 A sostegno del carattere indipendente dell’attività delle professio-

niste, la società ricorrente sottolinea ch’esse pubblicizzavano liberamente 

le proprie prestazioni, disponevano di una propria clientela ed entravano in 

contatto con dei clienti anche al di fuori della « C._______ » e dei suoi orari 

di apertura. Esse si facevano carico del rischio aziendale. Infatti, le ragazze 

che frequentavano la struttura (camere e eventualmente « C._______ ») 

erano, in qualità di libere professioniste, libere di decidere se, quando e 

dove lavorare, che prezzi applicare in completa autonomia, se frequentare 

o meno « C._______ », assumendosi da sole il rischio economico e 

aziendale derivante dalla strategia scelta. Esse si limitavano ad affittare le 

camere con regolare contratto di locazione. Esse erano altresì libere di 

decidere se accettare o meno un incarico, nonché di organizzare in modo 

autonomo lo svolgimento del loro lavoro. Non ricevevano dalla ricorrente 

alcuna direttiva e/o istruzione. Peraltro, la ricorrente non avrebbe mai 

A-5842/2020 

Pagina 21 

partecipato in nessun modo agli utili realizzati dalle professioniste. A 

comprova dell’indipendenza delle professioniste essa ha prodotto le 

dichiarazioni rilasciate da nove professioniste (cfr. doc. G) che sarebbero 

state attive presso di lei anche negli anni oggetto del controllo IVA e le 

dichiarazioni giurate di due ragazze (cfr. doc. L) rilasciate a comprova della 

loro veridicità dinanzi ad un pubblico notaio, nonché alcuni campioni di 

pubblicità su siti erotici (cfr. doc. M; cfr. ricorso 20 novembre 2020, pag. 6 

seg.). Ad ulteriore comprova della loro indipendenza, la ricorrente sotto-

linea infine che le stesse erano identificate ai fini dell’AVS come lavoratrici 

indipendenti ed erano assoggettate alle imposte dirette in qualità di lavora-

trici indipendenti, così come si evincerebbe dagli esempi di decisione di 

fissazione dei contributi AVS/AI/IPG per indipendenti (cfr. doc. H) e di deci-

sione di tassazione (cfr. doc. I) riguardanti due professioniste, da lei pro-

dotte (cfr. ricorso 20 novembre 2020, pagg. 6 seg.). 

6.3.2 Sennonché tali argomentazioni non possono essere qui seguite dallo 

scrivente Tribunale per i motivi seguenti. 

6.3.2.1 Più concretamente, per quanto attiene alla dichiarazione del 19 no-

vembre 2020 della società E._______ di cui al doc. O, ovvero l’azienda che 

– secondo quanto indicato dalla ricorrente – si sarebbe occupata 

dell’allestimento del sito internet, il Tribunale deve constatare che si tratta 

di un atto allestito posteriormente al controllo fiscale esperito dall’autorità 

inferiore nel 2016, sicché la sua forza probante è ridotta, motivo per cui non 

vi è luogo di tenerne conto (cfr. [per analogia] sentenza del TAF 2934/2011 

del 28 novembre 2012 consid. 2.4.2 [ambito doganale]). Peraltro, ciò che 

la ricorrente voleva al momento della creazione del suo sito internet è meno 

decisivo, per la questione qui litigiosa, che il risultato ch’essa ha creato in 

termini di « Aussenaufritt ». Ad ogni modo, che detto sito internet 

rappresenti o meno una « mera bozza iniziale » come asserito dalla società 

ricorrente, nulla cambia al fatto che – così come risultante dagli estratti 

delle pagine internet di cui ai docc. 2a e 2b dell’inc. AFC (cfr. considd. 6.2.1 

e 6.2.2 del presente giudizio) – lo stesso era attivo ed accessibile al 

pubblico almeno fino al controllo fiscale esperito nel maggio e agosto 2016, 

luglio 2017 dall’autorità inferiore. Ciò significa che in tale periodo un terzo 

neutrale interessato al postribolo poteva avere accesso alle informazioni 

ivi contenute e oggettivamente presupporre che era il gestore del postribolo 

– e dunque la società ricorrente – ad offrire le prestazioni erotiche delle 

« sue » ragazze, vista la pubblicizzazione che ne veniva fatta.  

A-5842/2020 

Pagina 22 

6.3.2.2 Che tale sito internet non indichi in dettaglio e in maniera esplicita 

le prestazioni erotiche erogate dalle professioniste, il loro prezzo e i nomi-

nativi delle professioniste che le offrono, non è qui influente. Come visto 

(cfr. considd. 6.2.1 e 6.2.2 del presente giudizio), il sito internet pubblicizza 

infatti in maniera generica le professioniste, invitando esplicitamente gli 

avventori a contattare il club via e-mail o per telefono per informazioni e/o 

riservazioni (« […] contattaci via mail o tel [… ] »), indicando due indirizzi 

di posta elettronica e un unico numero di telefono riconducibili al club stes-

so e non alle singole professioniste, ciò che lascia presupporre che sarà la 

società ricorrente a rispondere e non una professionista in particolare, 

perlomeno in un primo momento. Detto sito internet lascia altresì intendere 

che è il club stesso ad organizzare eventi speciali e/o gli incontri (« […] I 

NOSTRI SERVIZI, C._______, organizza per ogni occasione esclusive 

compagnie per il gentlemen esigente […] »). Dagli altri elementi presenti 

sul sito internet, risulta dunque oggettivamente che sia la ricorrente a 

promuovere le professioniste verso l’esterno. Nulla cambia al riguardo 

quanto risultante dagli estratti pubblicitari di cui al doc. M prodotto dalla 

ricorrente. In effetti, detti esempi di pubblicità su siti erotici – a prescindere 

dalla questione a sapere se si riferiscano a delle professioniste che hanno 

effettivamente locato una stanza alla ricorrente – dimostrano unicamente 

che alcune professioniste hanno pubblicizzato le loro prestazioni anche in 

maniera autonoma. Ciò non esclude tuttavia che detta pubblicizzazione sia 

avvenuta anche tramite il sito internet della società ricorrente. A tal 

proposito, si può ricordare nuovamente che lo status di persona indipen-

dente delle professioniste dal punto di vista dell’AVS e delle imposte dirette 

non è di ostacolo a che dal punto di vista dell’IVA le prestazioni erogate da 

dette persone siano imputabili alla società che – come la ricorrente – 

appare verso l’esterno come il fornitore di tali prestazioni (cfr. consid. 5.3.3 

del presente giudizio).  

6.3.2.3 Per quanto attiene poi alle nove dichiarazioni di cui al doc. G 

rilasciate tra il 27 settembre 2019 e il 6 ottobre 2019 dalle professioniste – 

peraltro di medesimo contenuto standardizzato verosimilmente preparato 

dalla stessa ricorrente, sul quale le professioniste hanno selezionato le 

frasi corrispondenti al loro caso – e alle due dichiarazioni giurate di cui al 

doc. L rilasciate il 19 novembre 2020 da due professioniste – di contenuto 

identico – il Tribunale deve constatare che anche in questo caso si tratta di 

dichiarazioni posteriori al controllo fiscale esperito dall’autorità inferiore nei 

mesi di maggio e agosto 2016, luglio 2017, il cui valore probatorio è ridotto. 

Che si tratti di dichiarazioni di ragazze che hanno lavorato durante i periodi 

fiscali oggetto delle riprese fiscali o di dichiarazioni rilasciate dinanzi ad un 

A-5842/2020 

Pagina 23 

notaio, rimane il fatto che le stesse sono state rilasciate dopo l’avvio della 

procedura dell’autorità inferiore. 

Ad ogni modo, ch’esse abbiano lavorato autonomamente e liberamente, 

organizzando in maniera autonoma il loro lavoro, decidendo se accettare 

o meno un incarico, fissando loro stesse il prezzo delle prestazioni erotiche 

da essere offerte, assumendone il rischio aziendale, ecc. non costituisce 

qui un elemento decisivo. Come già rilevato (cfr. consid. 6.2.2 del presente 

giudizio), la libertà nell’esercizio della loro attività è soprattutto legata a 

delle esigenze legali e di protezione delle stesse professioniste, in quanto 

l’incoraggiamento della prostituzione costituisce un reato penale. Che le 

professioniste siano dunque libere di esercitare autonomamente la prosti-

tuzione, non ha dunque nulla di sorprendente. Ch’esse abbiano erogato 

prestazioni erotiche anche all’esterno del postribolo, è poi qui ininfluente. 

Rimane il fatto che tali prestazioni venivano altresì da loro erogate all’in-

terno del postribolo. Analogo discorso vale altresì circa l’argomento che la 

società ricorrente non avrebbe partecipato in alcun modo al consegui-

mento del reddito delle professioniste. 

6.3.2.4 In merito invece agli esempi di decisione di fissazione dei contributi 

AVS/AI/IPG per indipendenti (anni 2013/2014/2015) di cui al doc. H e dagli 

esempi di decisione di tassazione (anni 2013/2014/2015) di cui al doc. I 

riguardanti due professioniste, il Tribunale rileva che anche questo elemen-

to non gli è di alcun soccorso. Quand’anche dal punto di vista delle assicu-

razioni sociali e delle imposte dirette, le professioniste risultino esercitare 

un’attività indipendente, ciò non significa automaticamente che le stesse 

vadano considerate come indipendenti anche dal punto di vista dell’IVA 

(cfr. consid. 5.3.3 del presente giudizio). In materia IVA è infatti decisivo il 

modo in cui l’offerta al pubblico viene oggettivamente percepita da una per-

sona terza neutrale e non tanto chi fornisce concretamente la prestazione 

(cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio). Ora, come visto (cfr. con-

sidd. 6.2.1-6.2.3 del presente giudizio), l’immagine complessiva della 

società ricorrente scaturita dal sito internet e dagli altri elementi dell’incarto 

lascia pensare che le professioniste abbiano erogato le prestazioni 

erotiche come dipendenti del postribolo. 

6.3.2.5 Riguardo in particolare all’argomentazione della ricorrente circa la 

fascia oraria di apertura della « C._______ » e la libertà delle profes-

sioniste di incontrare clienti anche al di fuori di tale fascia oraria, il Tribunale 

rileva quanto segue.  

A-5842/2020 

Pagina 24 

Nel suo gravame, la ricorrente sottolinea che la fascia oraria di apertura del 

postribolo non sarebbe stata da lei stabilita, bensì dal Comune mediante il 

documento « Accordo convenzione d’autorizzazione all’esercizio di un 

postribolo » (cfr. doc. N). Detto accordo non concernerebbe le camere, 

locate a parte e indipendentemente dalla frequentazione della 

« C._______ », all’interno delle quali le professioniste sarebbero state 

libere di esercitare durante tutta la fascia oraria consentita dalla legge 

(10h00 – 03h00). Essa sottolinea che le ragazze potevano incontrare clienti 

anche al di fuori dei locali da lei gestiti e accompagnarli in automobile e/o 

in luoghi di loro scelta, così come risultante dalle loro dichiarazioni 

(cfr. docc. G e L; cfr. ricorso 20 novembre 2020, pagg. 6 seg.). 

A tal proposito, come già sancito (cfr. consid. 6.3.2.2 del presente giudizio), 

il Tribunale ribadisce innanzitutto come le dichiarazioni delle professioniste 

non siano qui influenti, le stesse essendo state allestite successivamente 

al controllo fiscale esperito dall’autorità inferiore nel maggio e agosto 2016, 

luglio 2017. Ciò premesso, alla stregua dell’autorità inferiore (cfr. decisione 

impugnata, consid. 5.2.4), il Tribunale rileva come la limitazione organiz-

zativa delle professioniste non sia tanto legata alla fascia oraria imposta 

dalla legge, quanto alla disponibilità degli spazi liberi all’interno dei suoi 

locali. Come indicato dall’autorità inferiore e risultante dal rapporto di 

segnalazione dell’8 maggio 2017 della Polizia cantonale ticinese agli atti 

(cfr. atto n. 2e dell’inc. AFC), la struttura è infatti composta da trenta came-

re con un unico letto per un totale di sessanta posti letto, le quali vengono 

utilizzate dalle professioniste per erogare le prestazioni erotiche e per 

dormire. Nel periodo 2010-2015, in undici occasioni, all’interno della strutt-

ura la stessa avrebbe censito un minimo di undici e un massimo di trenta-

cinque professioniste. In tale contesto, non si può negare che, mediante la 

stipulazione di contratti di locazione, la presenza delle professioniste viene 

organizzata dalla società ricorrente in modo tale da soddisfare al meglio le 

esigenze dei clienti e da ottenere la massima occupazione possibile delle 

camere. Ne consegue che le professioniste devono inevitabilmente sotto-

stare – in una maniera o l’altra – al regolamento interno della società ricor-

rente, ciò per quanto attiene alla disponibilità delle stanze e agli orari di 

apertura (cfr. in tale senso, sentenza del TF 2C_1001/2015 del 5 luglio 

2016 consid. 4.3.1). Ch’essa abbiano o meno poi fornito prestazioni eroti-

che anche al di fuori del club e delle camere da essere locate, nulla cambia 

al riguardo. Rimane il fatto che all’interno del postribolo l’erogazione delle 

prestazioni erotiche dipende anche dalla capacità e la struttura del locale. 

Non gli è neppure di soccorso la prassi dell’AFC di cui alla cifra n. 1.1 

dell’Info IVA 02 Assoggettamento, nella sua versione in vigore dal 1° gen-

naio 2010 al 26 novembre 2012, da lei richiamata e sulla base della quale 

A-5842/2020 

Pagina 25 

le professioniste andrebbero considerate come indipendenti (cfr. ricorso 

20 novembre 2020, pag. 4). Questa prassi generale è infatti stata oggetto 

di numerose precisioni giurisprudenziali nell’ambito specifico delle presta-

zioni erotiche (cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio). Detto in altri termini, 

nella valutazione del carattere indipendente in correlazione con una presta-

zione erotica occorre riferirsi ai principi giurisprudenziali sviluppati in tale 

ambito specifico. In definitiva, alla luce di quanto suesposto, il Tribunale 

giunge alla conclusione che in concreto non è ravvisabile alcun accerta-

mento inesatto e incompleto della fattispecie da parte dell’autorità inferiore.  

6.4 Tutti gli elementi necessari e decisivi sono menzionati e presi in consi-

derazione in modo corretto (cfr. consid. 2.1 del presente giudizio). Nella 

decisione impugnata, per ogni elemento analizzato dall’autorità inferiore, 

la stessa ha infatti indicato il motivo per cui ne ha o meno tenuto conto 

(cfr. decisione impugnata, considd. 5.2.2-5.2.5 e 5.3). Peraltro, nel reputa-

re come sufficienti gli elementi dell’incarto a sua disposizione – in partico-

lare quanto risultante dal sito internet della società ricorrente – per statuire 

nel merito della vertenza, senza assumere ulteriori prove come invece 

auspicato dalla ricorrente, l’autorità inferiore non ha fatto che esercitare il 

suo potere di apprezzamento anticipato delle prove (cfr. consid. 2.3 del 

presente giudizio). Come detto più volte (cfr. considd. 5.3.5 e 6.2.2 del 

presente giudizio), dal profilo dell’IVA determinante è come l’offerta viene 

oggettivamente percepita da una persona terza neutra, motivo per cui 

l’autorità inferiore non era tenuta ad indagare oltre sulle modalità effettive 

di lavoro delle professioniste. Del resto, come visto (cfr. consid. 6.3 del 

presente giudizio), gli elementi probatori prodotti dalla ricorrente non sono 

tali da inficiare le conclusioni dell’autorità inferiore effettuate sulla base 

dell’esame del suo sito internet e degli altri elementi figuranti nell’incarto 

cfr. consid. 6.2.1 del presente giudizio). Ne discende che è a giusta ragione 

che l’autorità inferiore non ha riconosciuto il carattere indipendente delle 

professioniste ai sensi dell’IVA, considerandole come parte integrante della 

struttura messa in atto dalla società ricorrente (unità d’impresa), di cui 

quest’ultima appare quale fornitrice delle prestazioni erotiche verso 

l’esterno ai sensi della giurisprudenza in materia di prestazioni erotiche 

(cfr. consid. 5.3.5 del presente giudizio). In tale frangente, è altresì corretto 

che le cifre d’affari realizzate dalle professioniste mediante l’erogazione di 

prestazioni erotiche sono state conseguentemente attribuite alla ricorrente. 

Su questo punto, il ricorso va pertanto respinto. 

7.  

Ciò sancito, il Tribunale rileva che le cifre d’affari realizzate dalle professio-

niste durante i periodi fiscali 2011-2015 – come visto (cfr. consid. 3.2.1 del 

A-5842/2020 

Pagina 26 

presente giudizio), l’anno 2010 essendo qui prescritto – così come attri-

buite alla società ricorrente, sono state ricostruite dall’autorità inferiore 

ricorrendo ad una stima, e meglio ad una tassazione d’ufficio ai sensi 

dell’art. 79 cpv. 1 LIVA (cfr. decisione impugnata, consid. 6; decisione del 

12 settembre 2019, considd. 6 segg.). Nella misura in cui l’autorità inferiore 

ha reso verosimile la sussistenza dei presupposti per procedere ad una 

tassazione d’ufficio (primo stadio), come pure la correttezza della conse-

guente stima (secondo stadio), spettava alla ricorrente dimostrare con dei 

documenti giustificativi che le valutazioni svolte dall’autorità inferiore non 

sono corrette rispettivamente portano a risultati manifestamente errati 

(terzo stadio; cfr. per i dettagli in merito alla tassazione d’ufficio e all’onere 

probatorio; sentenza del TF 2C_1077/2012 del 24 maggio 2014 con-

sid. 2.5; [tra le tante] sentenza del TAF A-5551/2019 del 14 gennaio 2021 

considd. 2.5.2-2.5.3 e 2.5.6). Sennonché nel suo ricorso la ricorrente non 

contesta né l’adempimento dei presupposti per una tassazione d’ufficio, né 

la stima delle cifre d’affari realizzate con le prestazioni erotiche erogate 

dalle professioniste. In tale frangente, vista altresì l’assenza di errori mani-

festi, il Tribunale non intravvede alcun motivo per attardarsi ulteriormente 

al riguardo. Ne consegue, che la decisione impugnata va dunque confer-

mata anche su questo punto. 

8.  

Nella misura in cui la cifra d’affari derivante dalle prestazioni erotiche è da 

imputarsi alla società ricorrente, confermando in tal modo la decisione 

impugnata, risulta poi che quest’ultima non adempie i presupposti per 

l’applicazione del metodo delle aliquote saldo (cfr. consid. 5.5 del presente 

giudizio). L’art. 37 LIVA riserva in effetti (cfr. consid. 5.4 del presente 

giudizio) questo metodo al contribuente il cui debito d’imposta – calcolato 

in base all’aliquota saldo determinante nei suoi confronti – non eccede i 

109'000 franchi. Ora, la società ricorrente non sostiene che ciò sarebbe qui 

il caso, se le prestazioni delle professioniste sono ad essa attribuibili (ciò 

che è qui il caso) e il Tribunale non vede nemmeno (il periodo fiscale 2010 

essendo in ogni caso prescritto) che questa disposizione è stata mal 

applicata dall’autorità inferiore. Ne consegue che la richiesta di annul-

lamento della revoca dell’applicazione del metodo delle aliquote saldo 

avanzata dalla ricorrente (cfr. ricorso 20 novembre 2020, pag. 9) va qui 

respinta, con conferma della decisione impugnata pure su questo punto.  

9.  

In definitiva, il ricorso va accolto parzialmente ai sensi del consid. 3.2.1 del 

presente giudizio, in ragione dell’intervenuta prescrizione per il periodo 

fiscale 2010. Per il resto il ricorso va invece respinto. 

A-5842/2020 

Pagina 27 

Di conseguenza, le spese processuali pari a 12'500 franchi vanno poste 

parzialmente a carico della ricorrente (cfr. art. 63 cpv. 1 PA; art. 1 segg. del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]) per un importo – tenuto conto dell’annullamento della ripresa 

fiscale di 22'322 franchi su un totale litigioso di 740'271 franchi, per una 

proporzione dunque pari al 3% – pari a 12'120 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF). 

Detto importo verrà detratto in proporzione dall’anticipo spese di 

12'500 franchi versato a suo tempo dalla ricorrente. L’importo rimanente di 

380 franchi verrà invece restituito alla ricorrente, ad avvenuta crescita in 

giudicato del presente giudizio. Nessuna spesa processuale è invece 

messa a carico dell’autorità inferiore (cfr. art. 63 cpv. 2 PA) 

Ciò indicato, visto il parziale accoglimento del ricorso, si giustifica altresì 

l’assegnazione alla ricorrente di un’indennità ridotta a titolo di spese 

ripetibili pari a 500 franchi, a carico dell’autorità inferiore (cfr. art. 64 cpv. 1 

PA; art. 7 cpv. 2 TS-TAF). 

(Il dispositivo è indicato alla pagina seguente) 

 
  

A-5842/2020 

Pagina 28 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto ai sensi del consid. 3.2.1, secondo cui la 

ripresa fiscale di 22'322 franchi per il periodo fiscale 2010 è annullata, in 

ragione dell’intervenuta prescrizione assoluta. Per il resto, il ricorso è 

respinto. 

2.  

Le spese processuali di 12'500 franchi sono poste parzialmente a carico 

della ricorrente per un importo pari a 12'120 franchi. Detto importo verrà 

detratto dall’anticipo spese di 12'500 franchi da lei versato a suo tempo. 

L’importo rimanente di 380 franchi verrà restituito alla ricorrente, alla 

crescita in giudicato del presente giudizio. 

3.  

L’autorità inferiore corrisponderà alla ricorrente l’importo di 500 franchi a 

titolo di indennità per spese ripetibili, alla crescita in giudicato del presente 

giudizio.  

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***; atto giudiziario) 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

Raphaël Gani Sara Pifferi 

 

 

 

  

A-5842/2020 

Pagina 29 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: