# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3f6df207-e506-590f-b1bc-2e9ba1b703df
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-05-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.05.2017 D-462/2016
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-462-2016_2017-05-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-462/2016 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  m a g g i o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Markus König, Contessina Theis,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Siria,   

patrocinata dall'avv. Ergin Cimen,  

Studio legale,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza allontanamento);  

decisione della SEM del 18 dicembre 2015 / N (…). 

 

 

 

D-462/2016 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadina siriana di religione cristiana e confessione siro-orto-

dossa nonché di etnia assira, è nata e cresciuta ad al-Hasaka (arabo) ri-

spettivamente Hesiçe (curdo) e vi ha vissuto fino all'espatrio avvenuto il 

30 ottobre 2013. Munita di un visto Schengen per visita familiare (tipo C) 

rilasciato dalla rappresentanza svizzera a Beirut è entrata legalmente in 

territorio elvetico il 17 luglio 2014. Il 5 agosto 2014 ha quindi depositato do-

manda d'asilo in Svizzera (cfr. verbale d'audizione sulle generalità del 

13 agosto 2014 (di seguito: verbale 1], pag. 3 segg.).  

Sentita sui motivi d'asilo, ha indicato di essere espatriata per la situazione 

di insicurezza causata dal conflitto in essere (cfr. verbale 1, pag. 8; verbale 

d'audizione sui motivi d'asilo del 29 ottobre 2014 [di seguito: verbale 2], 

Q27, Q47). In particolare, a causa dell'assenza di acqua ed elettricità. Inol-

tre, il padre avrebbe subito delle minacce ed ella, essendo una studentessa 

di diritto, avrebbe studiato la costituzione del partito Baath e sarebbe dun-

que stata considerata come membro di tale partito. Di conseguenza 

avrebbe avuto il timore di venire uccisa (cfr. verbale 2, Q22-Q23 e Q41; 

verbale d'audizione complementare del 13 agosto 2015 [di seguito: ver-

bale 3], Q61). Dappoi, la richiedente avrebbe temuto di venire stuprata 

come molte altre donne in Siria (cfr. verbale 1, pag. 8). Infine, in Libano 

sarebbe stata vittima di violenze fisiche e verbali da parte del marito (cfr. 

verbale 2, Q61-Q65; verbale 3, Q3 segg.). 

B.  

Con decisione del 18 dicembre 2015, notificata alla richiedente il 23 dicem-

bre 2015 (cfr. atto A22/1), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM, già 

Ufficio federale della migrazione, UFM) ha respinto la succitata domanda 

d'asilo, mentre ha ritenuto attualmente non ragionevolmente esigibile l'e-

secuzione dell'allontanamento verso la Siria concedendole l'ammissione 

provvisoria. 

C.  

Con ricorso del 22 gennaio 2016 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 25 gennaio 2016), l'interessata è insorta contro detta decisione 

dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) chie-

dendo, in via preliminare di procedere ad uno scambio di scritti, ossia di 

concedere alla SEM la facoltà di prendere posizione in merito al ricorso, 

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Pagina 3 

nonché di determinarsi in merito alle prove esperite ed in seguito di per-

mettere alla ricorrente di esprimersi in replica. Nel merito, l'insorgente ha 

concluso all'accoglimento del ricorso con contestuale riconoscimento della 

qualità di rifugiato e conseguente annullamento dei punti 1, 2, 3 e 6 del 

dispositivo della decisione impugnata. Ella ha altresì presentato istanza di 

concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal ver-

samento delle spese di giustizia e del relativo anticipo. 

A sostegno dell'atto ricorsuale, la ricorrente ha prodotto i seguenti docu-

menti: 

– una copia della decisione impugnata (all. A) e il tracciamento dell'invio 

raccomandato (all. B); 

– una copia della procura del 18 gennaio 2016 al suo patrocinatore 

(all. C); 

– un articolo in lingua inglese dell'11 dicembre 2013 intitolato "Syria: US 

and UK suspend aid after Islamist fighters seize weapons stores" 

(all. D); 

– un articolo del 25 agosto 2014 intitolato "Iraq. Onu accusa Is di pulizia 

etnica. Siria pronta a cooperare con Usa" (all. E); 

– un articolo del 29 settembre 2014 intitolato "Iraq, primi raid aerei 

britannici contro lo Stato Islamico" (all. F); 

– un articolo del 23 settembre 2014 intitolato "Primi raid Usa e alleati 

arabi in Siria. Obama: <Non è una battaglia solo americana>" (all. G); 

– un articolo del 23 settembre 2014 intitolato "Obama scaglia l'arma 

aerea contro l'Is in Siria e spera in alleati arabi e curdi per l'offensiva di 

terra" (all. H); 

– un articolo del 5 ottobre 2014 intitolato "Isis, nuova ondata di raid Usa 

in Siria e Iraq" (all. I); 

– un articolo del 30 settembre 2014 intitolato "La situation humanitaire en 

Syrie continue de s'aggraver, prévient Valerie Amos" (all. L); 

– un articolo del 25 agosto 2014 intitolato "Isis: la Siria <apre> agli Stati 

Uniti. Onu, <in Iraq in corso pulizia etnica>" (all. M); 

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– un articolo non recante data intitolato "Onu: <Pulizia etnica e religiosa 

in Iraq>. Siria apre a Usa" (all. N); 

– un articolo del 26 agosto 2014 intitolato "<Iraq, pulizia etnica>. Siria 

chiama Obama" (all. O); 

– un articolo del 18 aprile 2014 intitolato "Syrie: une religieuse dénonce 

des crucifixions de chrétiens par des jihadistes" (all. P); 

– un articolo del 17 settembre 2014 intitolato "<Ieri Mosul oggi Aleppo>. 

I cristiani siriani e il terrore <di essere i prossimi. Si può morire in ogni 

ora>" (all. Q); 

– un articolo del 2 giugno 2014 intitolato "Siria: Fides a Raqqa jiahdisti 

ISIL sequestrano proprietà cristiani" (all. R); 

– una testimonianza e un rapporto in lingua inglese del U.S. Department 

of State del 10 settembre 2014 intitolato "ISIL's persecution of religious 

minorities in Iraq and Syria" (all. S); 

– la proposta di risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in 

Iraq e in Siria e l'offensiva dell'ISIS, inclusa la persecuzione delle 

minoranze, 16 settembre 2014, doc. B8-0109/2014 (all. T). 

D.  

Con decisione incidentale del 5 febbraio 2016 il Tribunale ha accolto la do-

manda di assistenza giudiziaria a condizione che l'indigenza fosse dimo-

strata con un'attestazione e su riserva di un eventuale cambiamento della 

situazione finanziaria della ricorrente. Pertanto ha invitato l'insorgente a 

produrre un'attestazione di indigenza oppure a versare un anticipo di 

CHF 600.– a copertura delle presunte spese processuali entro il 22 feb-

braio 2016 con comminatoria d'inammissibilità del ricorso in caso di inos-

servanza. L'11 febbraio 2016 la ricorrente ha tempestivamente inoltrato al 

Tribunale l'attestazione d'indigenza.  

E.  

Il 15 marzo 2016 il Tribunale ha trasmesso alla SEM una copia del ricorso 

e dei relativi allegati invitandola nel contempo a presentare una risposta al 

ricorso entro il 30 marzo 2016. 

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Pagina 5 

F.  

Con risposta del 18 marzo 2016 la SEM ha rinviato alla motivazione con-

tenuta nella decisione impugnata, cogliendo l'occasione per sottolineare 

l'assenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria. 

G.  

In data 6 aprile 2016 la ricorrente ha presentato le osservazioni in merito 

alla risposta al ricorso, allegando i seguenti documenti:  

– un articolo in lingua inglese del 31 dicembre 2015 intitolato "Twin sui-

cide bombs in northeast Syria kill or wound dozens" (all. U); 

– un articolo del 6 gennaio 2016 intitolato "Siria. A Qamishli attentato 

contro i cristiani" (all. V); 

– un articolo in lingua francese del 6 aprile 2016 intitolato "Dans le désert 

syrien, l'EI s'est acharné sur un monastère symbole de coexistence" 

(all. Z). 

H.  

Con scritto spontaneo dell'11 aprile 2016, l'insorgente ha aggiornato il Tri-

bunale riguardo la situazione dei cristiani in Siria allegando il seguente do-

cumento: 

– un articolo dell'11 aprile 2016 intitolato "Siria, patriarca denuncia 

strage di cristiani per mano dei jihadisti dell'Is" (all. AA). 

I.  

Il 19 aprile 2016, in sede di duplica – trasmessa alla ricorrente per informa-

zione – la SEM ha nuovamente sottolineato l'insussistenza di una perse-

cuzione collettiva dei cristiani in Siria e proposto la reiezione del gravame. 

J.  

Con scritto spontaneo del 30 giugno 2016, l'insorgente ha nuovamente ag-

giornato il Tribunale in merito alla situazione dei cristiani in Siria allegando 

i seguenti documenti:  

– un articolo del 26 febbraio 2015 intitolato "Siria, almeno 15 uccisi tra I 

rapiti Distrutti I villaggi cristiani assiri" (all. BB); 

– un articolo in lingua inglese del 14 gennaio 2016 intitolato "The “Islamic 

State” release 16 Assyrian kidnapped about year ago" (all. CC); 

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– un articolo in lingua inglese del 23 febbraio 2016 intitolato "For a ran-

som, The <Islamic State> closes the Assyrians citizens' file who were 

abducted from villages in the countryside of Tal Tamr" (all. DD); 

– un articolo del 31 dicembre 2015 intitolato "Siria, duplice attentato kami-

kaze: decine di vittime" (all. EE); 

– un articolo in lingua inglese del 31 dicembre 2015 intitolato "More cau-

salties rise the number of al-Qameshly bombings victims to 18" (all. FF); 

– un articolo in lingua inglese del 25 gennaio 2016 intitolato "15 causalties 

and injuries at least in an explosion at Al-Qameshly city center" (all. GG); 

– un articolo del 19 giugno 2016 intitolato "Attentato in Siria" (all. HH); 

– un articolo in lingua inglese del 19 giugno 2016 intitolato "6 killed woun-

ded by Suicide attack in Qamishli" (all. II); 

– un articolo in lingua inglese del 19 giugno 2016 intitolato "Suicide attack 

targets the Patriarch Ignatius Ephrem II" (all. JJ). 

K.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, 

in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

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I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non 

è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni 

giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente, essendo stata la ricorrente posta al beneficio dell'ammis-

sione provvisoria per inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento con 

decisione del 18 dicembre 2015, oggetto del litigio in questa sede risulta 

pertanto essere esclusivamente la decisione riguardante il rifiuto della sua 

domanda d'asilo nonché la pronuncia dell'allontanamento. 

4.  

4.1 Nella querelata decisione, la SEM ha considerato le allegazioni circa i 

motivi d'asilo dell'interessata irrilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

Anzitutto, l'autorità di prime cure ha ritenuto che le difficoltà dovute alla 

mancanza di viveri, acqua, elettricità e sicurezza in ragione della guerra 

civile non sarebbero rilevanti in materia d'asilo. L'insicurezza generale sa-

rebbe una conseguenza inevitabile di un conflitto che colpisce tutta la po-

polazione siriana con la medesima intensità e non sarebbe dettata dalla 

volontà di persecuzione mirata per uno dei motivi previsti all'art. 3 LAsi. 

In secondo luogo, l'interessata non avrebbe un timore fondato di subire 

delle persecuzioni future. Segnatamente, tutte le donne in Siria sarebbero 

esposte a delle violenze sessuali. Inoltre, i timori della richiedente di essere 

considerata membro del partito Baath in quanto studentessa di diritto e di 

essere vittima di rapimenti non sarebbero fondati su indizi concreti. Ella 

avrebbe riferito unicamente di minacce ipotetiche legate alla situazione ge-

nerale in Siria, senza aver allegato alcun problema personale. Infine, an-

che il suo timore di essere uccisa dal marito in caso di ritorno in Siria non 

poggerebbe su alcun indizio concreto. Da una parte infatti, il marito vi-

vrebbe attualmente in Germania, mentre d'altra parte la famiglia dell'inte-

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ressata, attualmente in Svizzera, si sarebbe schierata al suo fianco e l'a-

vrebbe sostenuta durante il conflitto con il marito. Oltracciò ella, tra breve 

otterrà l'annullamento del matrimonio.  

Per quanto attiene alla persecuzione collettiva dei cristiani, la SEM osserva 

che le condizioni per poterla riconoscere sarebbero molto restrittive.  

L'autorità di prime cure rileva che in Siria, stato laico, la percentuale di cri-

stiani sull'insieme della popolazione sarebbe stimata attorno al dieci per 

cento. In linea di massima la popolazione cristiana residente nelle zone 

controllate dal governo siriano non avrebbe motivo di temere persecuzioni 

di natura prettamente religiosa. Nelle zone cadute in mano ai ribelli sareb-

bero invece rimasti pochissimi cristiani anche se tale esodo non sarebbe 

da ricondurre in primis a persecuzioni per motivi religiosi. Ad ogni modo, i 

cristiani residenti nelle zone controllate dall'opposizione avrebbero possi-

bilità molto limitate di praticare la loro fede nelle chiese. Sebbene il governo 

e l'opposizione tentino di ottenere il supporto da parte della comunità cri-

stiana, la maggior parte di essi manterrebbe una posizione neutra, riu-

scendo ad ottenere un accomodamento con entrambi a seconda della re-

gione di residenza. Tornando quindi alle situazione nelle zone controllate 

dal regime di al-Assad, la SEM ha riportato che vi sarebbero effettivamente 

evidenze quanto all'esistenza di singoli casi di cristiani caduti nel mirino 

delle autorità siriane per aver sostenuto l'opposizione. Ella ha rilevato come 

tuttavia il carattere di tale persecuzione sarebbe di tipo politico e non reli-

gioso e ha concluso pertanto che non vi sarebbero gli estremi per ricono-

scere una persecuzione sistematica dei cristiani da parte delle autorità 

della Repubblica Araba di Siria.  

Diversa sarebbe la situazione della comunità cristiana residente nelle re-

gioni controllate dal sedicente "Stato Islamico" laddove giungerebbero evi-

denze circa l'esistenza di conversioni forzate di non-musulmani, soprattutto 

di cristiani e iazidi e di imposizione di particolari tasse a sfondo religioso, il 

tutto corroborato dal divieto di praticare in pubblico una religione non mu-

sulmana. In ragione di ciò quasi tutti i cristiani residenti in tali regioni sareb-

bero fuggiti verso altre regioni della Siria. Il terrore non colpirebbe soltanto 

le minoranze religiose, bensì anche importanti gruppi islamici sunniti e 

sciiti.  

Ad ogni modo non si avrebbero dati attendibili riguardo al numero di vittime 

dello "Stato islamico" né vi sarebbero indicatori di esecuzioni pubbliche di 

cristiani. Le vittime di esecuzioni pubbliche sarebbero piuttosto combattenti 

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di gruppi ribelli avversi o di attivisti politici che avrebbero opposto resi-

stenza. In generale, in Siria sarebbero inoltre avvenuti pochissimi assassini 

di cristiani per motivi religiosi.  

Per queste ragioni, secondo la SEM, la situazione dei cristiani in Siria e 

quindi la minaccia che pesa su di essi varierebbe da una regione all'altra. 

Solo una piccola parte dei cristiani sarebbe stata vittima di abusi. Le con-

dizioni per il riconoscimento di una persecuzione collettiva della popola-

zione cristiana non sarebbero pertanto soddisfatte. 

4.2 Con ricorso, richiamati e precisati i fatti esposti in corso di procedura 

come pure i fatti circa l'andamento della guerra civile in Siria, l'insorgente 

ritiene che vi siano gli estremi per riconoscere una persecuzione collettiva 

dei cristiani da parte dello "Stato Islamico". 

Sarebbe invero fatto notorio che i gruppi fondamentalisti di matrice islamica 

hanno preso il controllo di gran parte del territorio siriano. L'ONU avrebbe 

accusato più volte lo "Stato Islamico" di pulizia etnica e religiosa: i Jihadisti 

attaccherebbero sistematicamente uomini, donne e bambini in base alla 

loro appartenenza etnica, religiosa o settaria e condurrebbero in modo 

spietato tali atti nelle zone da loro controllate. I cristiani che non accettano 

di convertirsi o di pagare una tassa, verrebbero rapiti, uccisi e addirittura 

crocifissi; le chiese occupate e dissacrate. Il Parlamento europeo, con l'a-

dozione di una proposta di risoluzione sulla situazione in Iraq e Siria, 

avrebbe condannato gli atti terroristici commessi dallo "Stato Islamico" e 

deplorato le uccisioni indiscriminate e le violazioni dei diritti umani com-

messi dai terroristi a danno di cristiani e di altre minoranze religiose od 

etniche. La ricorrente avrebbe indicato diverse volte il pericolo cui sareb-

bero sottoposte le minoranze cristiane in Siria. Nei villaggi conquistati dai 

gruppi fondamentalisti di matrice islamica la shari'a sarebbe stata imme-

diatamente imposta, ai parroci sarebbe vietato celebrare messe e le donne 

cristiane dovrebbero indossare il velo. Inoltre, due vescovi di Aleppo sareb-

bero stati rapiti ed un parroco giustiziato. Sarebbe quindi notorio il fatto che 

i cristiani sarebbero particolarmente soggetti a sequestri da parte delle mi-

lizie islamiche le quali chiederebbero dei riscatti esorbitanti per la loro libe-

razione. L'avanzata dei fondamentalisti islamici si sarebbe de facto tradotta 

in un vero e proprio genocidio nei confronti di coloro che non sono di fede 

sunnita più oltranzista. In altri termini, in Siria sarebbe in atto una pulizia 

etnica.  

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L'aggravarsi della guerra civile e la situazione precaria delle minoranze a 

causa dei terroristi jihadisti, hanno indotto la ricorrente, cittadina siriana di 

fede cristiana, ad espatriare e chiedere asilo in Svizzera.  

L'insorgente sottolinea che la sua città di provenienza, ovvero al-Hasaka, 

disterebbe appena 200 km da ar-Raqqa, la roccaforte del califfato islamico. 

Inoltre, a suo dire, la SEM non avrebbe nemmeno esaminato la motiva-

zione principale che avrebbe spinto l'interessata ad espatriare, ovvero 

quella riferita alla drammatica circostanza in cui si trovano i cittadini siriani 

di fede cristiana.  

L'autorità di prime cure avrebbe accertato in maniera incompleta ed ine-

satta i fatti giuridicamente rilevanti.  

4.3 Con atto responsivo, la SEM osserva anzitutto di essersi già espressa 

in merito all'esistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria 

nella decisione impugnata. L'autorità di prime cure, citando delle sentenze 

del Tribunale, rileva inoltre che una tale persecuzione sarebbe attualmente 

esclusa. Infine, i mezzi di prova allegati in sede ricorsuale on sarebbero atti 

a giustificare una modifica della posizione della SEM.  

4.4 In sede di replica, l'insorgente rileva che l'accertamento fatto dal Tribu-

nale nella sentenza D-1495/2015 del 21 marzo 2016 – nella quale viene 

negata la sussistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani nella città 

di al-Qamishli – sarebbe ormai superato dagli eventi dato che alla vigilia di 

capodanno, due esercizi pubblici in cui erano prevalentemente presenti dei 

cristiani, sarebbero stati presi di mira con attacchi suicidi che avrebbero 

causato la morte di decine di persone. Inoltre, il monastero di Saint Elian 

sarebbe stato distrutto dallo "Stato Islamico". Pertanto, la ricorrente au-

spica che la SEM aggiorni le sue informazioni riguardo alla condizione di 

questa particolare minoranza.  

4.5 Con scritto spontaneo dell'11 aprile 2016 la ricorrente intende aggior-

nare il Tribunale circa la situazione dei cristiani in Siria. La loro condizione 

non farebbe altro che peggiorare drammaticamente in quanto sarebbero 

oggetto di una persecuzione mirata. Le condizioni per riconoscere una per-

secuzione collettiva sarebbero pertanto adempiute.  

4.6 Nelle osservazioni in duplica, la SEM rileva che sarebbe a conoscenza 

della situazione attuale dei cristiani in Siria. Tuttavia, i fatti invocati non sa-

rebbero sufficienti per riconoscere una persecuzione collettiva nei loro con-

fronti.   

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4.7 Con ulteriore scritto spontaneo del 30 giugno 2016 l'insorgente ag-

giorna nuovamente la situazione che tocca i cristiani residenti nella provin-

cia di al-Hasaka. La persecuzione dei cristiani in tale provincia si sarebbe 

infatti ampliata con attacchi mirati che avrebbero esacerbato la situazione 

di continua tensione in cui vivono le minoranze cristiane. Ella rammenta 

inoltre il rapimento di oltre 350 cristiani avvenuto nel mese di febbraio 2015 

da parte di miliziani dello "Stato Islamico" e i tre attacchi terroristici nei con-

fronti dei cristiani avvenuti nel corso degli ultimi sei mesi nella città di al-

Qamishli. In particolare, l'attacco del 19 giugno 2016 avrebbe avuto come 

obiettivo quello di colpire direttamente il Patriarca, la massima figura istitu-

zionale della Chiesa siro-ortodossa. Questi attacchi sarebbero dei manife-

sti e chiari tentativi di pulizia etnica.  

5.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono ri-

fugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono espo-

ste a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, appar-

tenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, 

ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. Sono pre-

giudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'integrità 

fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pressione psi-

chica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Occorre altresì tenere conto dei 

motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase 

LAsi). 

6.  

Come si evince dall'atto ricorsuale, la ricorrente contesta unicamente l'in-

sussistenza di una persecuzione collettiva dei cristiani in Siria. 

6.1 In merito all'esistenza di una persecuzione collettiva, occorre ammet-

tere che una persona può eccezionalmente allegare a fondamento della 

sua domanda d'asilo il timore di subire delle persecuzioni non mirate per-

sonalmente contro di lei. Tale è il caso in cui il richiedente l'asilo nel suo 

Paese d'origine o di provenienza appartiene ad un determinato gruppo di 

persone esposto in maniera effettiva ed intensa a persecuzioni rilevanti ai 

sensi dell'asilo (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; 2013/21 consid. 9). 

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Pagina 12 

6.2 Per invalsa prassi, il Tribunale riconosce la sussistenza di una perse-

cuzione collettiva solo a condizioni molto restrittive, tant'è che la sola ap-

partenenza ad un determinato gruppo vittima di persecuzioni non è suffi-

ciente per motivare la qualità di rifugiato. Per essere rilevante ai fini dell'a-

silo, la persecuzione in ragione della sola appartenenza ad un determinato 

gruppo di persone deve soddisfare le condizioni previste all'art. 3 LAsi circa 

l'intensità dei pregiudizi o il timore fondato. In primo luogo la persona inte-

ressata deve dimostrare la sua appartenenza ad un determinato gruppo di 

persone. Dipoi v'è da verificare la sussistenza di una persecuzione mirata 

verso tale gruppo, ovvero bisogna valutare se i provvedimenti esistenti 

sono indirizzati contro un determinato gruppo di persone oppure in egual 

misura contro il resto della popolazione. I provvedimenti devono essere 

caratterizzati da una considerevole intensità. Quest'ultima è data allor-

quando il provvedimento implica un intervento che compromette la vita, 

lede l'integrità fisica, nonché, in caso di restrizione della libertà, è di consi-

derevole durata e frequenza. Questi pregiudizi intensi e mirati devono 

avere l'obiettivo di colpire quanto più possibile tutti i membri di un determi-

nato gruppo ed essere di una portata considerevole in relazione alla gran-

dezza della comunità ("Verfolgungsdichte"). In tale contesto per apprez-

zare la verosimiglianza della persecuzione è di rilievo soppesare i gravi 

pregiudizi effettivamente subiti in passato da una porzione considerevole 

dello stesso gruppo di persone (cfr. DTAF 2014/32 consid. 7.2 con rinvii; 

2013/12 consid. 6 con rinvio; 2013/11 consid. 5.4.2 con rinvii). Solo ove le 

misure di persecuzione siano dirette contro tutti i membri della comunità, e 

siano nel contempo frequenti e persistenti, i singoli individui facenti parte 

di tale comunità potranno far valere con successo l'esistenza di un fondato 

timore di future persecuzioni (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della 

Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1995 n. 1 con-

sid. 6a). 

6.3 In specie, l'appartenenza della ricorrente alla comunità cristiana siriana 

non è posta in discussione. 

6.4 Quo all'esistenza di una persecuzione collettiva, il Tribunale, vista la 

frammentazione del territorio susseguente alla guerra civile, ha ritenuto op-

portuno, adottare un approccio regionale (cfr. sentenza del TAF  

D-1495/2015 del 21 marzo 2016 consid. 9.4, pubblicata come sentenza di 

riferimento e riguardante la città di al-Qamishli). 

6.5 Il Tribunale ha inoltre già avuto modo di esaminare e constatare la 

precarietà della situazione in Siria a seguito della perdurante guerra civile 

(cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.2.1-6.2.2). Secondo le frammentarie fonti 

D-462/2016 

Pagina 13 

disponibili, sin dall'inizio delle manifestazioni contro il governo, i cristiani e 

le altre minoranze avrebbero cercato di rimanere neutrali. Con 

l'intensificarsi del conflitto queste ultime si sarebbero tuttavia viste 

obbligate a schierarsi, sostenendo alternativamente il regime o 

l'opposizione. Seppur non si possa partire dal principio che tutti i cristiani 

siano sostenitori del regime, è verosimile ritenere che la maggioranza di 

quest'ultimi risulterebbe essere rimasta fedele ad al-Assad (cfr. sentenza 

D-1495/2015, consid. 9.2.2 e fonti citate). Con lo scoppio della guerra 

sembra che i cristiani più abbienti abbiano potuto espatriare dalla Siria e 

recarsi in Libano oppure nei paesi occidentali, mentre gli altri si sarebbero 

invece spostati all'interno del territorio siriano verso città o regioni dove la 

situazione era meno pericolosa (cfr. sentenza D-1495/2015 consid. 9.2.3 e 

fonti citate). I principali motivi di fuga andrebbero ricondotti ai rischi 

derivanti dalle operazioni militari, ai bombardamenti, alla povertà e alla 

criminalità. Oltre ai motivi derivanti dalla situazione di violenza 

generalizzata, per i cristiani la fuga potrebbe trarre motivazioni anche dal 

timore di essere presi di mira per la sola appartenenza religiosa. In quanto 

minoranza, la situazione per questi ultimi sarebbe infatti precaria dal 

momento che i vari attori agenti nel conflitto li sospetterebbero di sostenere 

la fazione opposta. Ad aggravare il di per sé già teso contesto è la presenza 

dell'organizzazione terrorista autoproclamatosi "Stato Islamico" e di altri 

gruppi Jihadisti. Le minoranze religiose presenti in Siria, tra cui quindi 

anche i cristiani, temerebbero infatti di essere uccisi o perseguitati da 

questi attori allorché il governo siriano dovesse cadere (cfr. sentenza  

D-1495/2015 consid. 9.2.4 e fonti citate). Il quadro sarebbe reso ancor 

peggiore a causa dell'ubicazione delle zone da loro abitate, le quali 

avrebbero acquisito una certa importanza a livello strategico e militare (cfr. 

Ibidem).  

6.6 Gli atti di violenza subiti dai cristiani, quali omicidi, minacce, espulsioni 

e rapimenti non sarebbero, in linea generale, mossi da motivi religiosi, ma 

piuttosto da ascrivere alla situazione di violenza generalizzata causata 

dalla guerra civile. Nell'integralità del territorio siriano sarebbero relativa-

mente poche le uccisioni di cristiani documentate e riconducibili esclusiva-

mente dall'appartenenza religiosa. Le fonti non sono tuttavia lineari: se da 

un lato alcuni indicano che gli attacchi di stampo religioso contro i cristiani 

sarebbero rari e vi sarebbero inoltre evidenze quanto al fatto che alcuni 

musulmani avrebbero protetto questi ultimi dai Jihadisti stranieri, dall'altro 

lato, la fuga massiva dei cristiani dalla Siria lascerebbe presagire una si-

tuazione di assoluta precarietà che sembra andare al di là delle mere risul-

tanze della situazione di violenza generalizzata causata dalla guerra civile 

(cfr. sentenza D-1495/2015 consid. 9.3 e fonti citate). 

D-462/2016 

Pagina 14 

6.7 In casu la ricorrente proviene dalla città di al-Hasaka nell'omonima pro-

vincia. Ora, il Tribunale in una recente sentenza ha già avuto modo di esa-

minare nel dettaglio la situazione dei cristiani nella provincia di al-Hasaka, 

concludendo all'inesistenza di una persecuzione mirata nei loro confronti 

(cfr. sentenza del TAF E-7028/2014 del 6 dicembre 2016, pubblicata come 

sentenza di riferimento, consid. 10; sono escluse da tale analisi alcune 

zone nel sud della provincia ancora sotto il controllo di alcuni gruppi Jiha-

disti). A pari conclusione giunge anche una precedente e già citata sen-

tenza riguardante proprio la città di al-Hasaka, laddove è stato concluso 

che essendo tale centro controllato dalle forze filogovernative e da forze di 

sicurezza delle autorità autonome curde come pure dalle milizie di assiri 

cristiani Sootoro e Sutoro, non vi sia modo di riconoscere l'esistenza di una 

persecuzione collettiva all'indirizzo dei cristiani in loco (cfr. sentenza  

D-5337/2014, pubblicata come sentenza di riferimento, consid. 8). 

6.8 Alla luce di quanto precede e considerato il fatto che la situazione non 

si sia al momento modificata in modo sostanziale e meglio che la città di 

al-Hasaka così come la grande maggioranza dell'omonima provincia non 

siano attualmente controllate da gruppi Jihadisti noti per il rischio di perpe-

tramento di violenze sui cristiani (cfr. VAN LINGE THOMAS, the Situation in 

Syria, 8 Gennaio  2017, consultato su < http://acloserlookonsy-

ria.shoutwiki.com/wiki/File:Situation_in_Syria.png >, consultato il 

23.03.2017), occorre concludere anche in questa sede all'insussistenza, 

per la ricorrente, di un rischio di subire delle persecuzioni per il semplice 

fatto della sua appartenenza alla minoranza cristiana.  

6.9 Senza pregiudizio alcuno per quanto esposto sin qui, occorre quanto-

meno rilevare il fatto che sia innegabile che la popolazione cristiana del 

luogo abbia dovuto e debba attualmente far fronte a carenze nella prote-

zione contro degli atti di violenza perpetrati da entità criminali – le quali 

possono in parte essere ricondotte anche ad attori attivi nel conflitto (se-

gnatamente il rischio di essere oggetto di rapimenti e violenze da parte di 

gruppi terroristici) – così come, più genericamente, al peggioramento delle 

condizioni di sussistenza e di sicurezza. Occorre tuttavia prendere atto del 

fatto che queste ultime vicissitudini vanno classificate quali conseguenze 

del conflitto in essere, che, seppur spiacevoli e di indubbia gravità, non 

possono essere ricondotte a una persecuzione intensa e mirata contro la 

minoranza religiosa, non essendo peraltro l'appartenenza alla confessione 

decisiva. Pure l'incontestabile vicinanza con i vari fronti di guerra e le rela-

tive conseguenze nefaste, che, come si può ben comprendere, ha causato 

timori importanti nella ricorrente, e più in generale, nei residenti della re-

gione presa in esame, non può, ad essa sola, essere ritenuta fondante atti 

D-462/2016 

Pagina 15 

persecutori mirati nei confronti della popolazione cristiana. Queste ultime 

vicissitudini possono semmai essere prese in conto nell'ambito della valu-

tazione dell'esigibilità dell'allontanamento (cfr. sentenze del Tribunale  

D-1163/2015 del 22 gennaio 2016 consid. 5.4 e D-1948/2015 del 19 aprile 

2016 consid. 6.4), come del resto avvenuto nel caso che ci occupa, lad-

dove la stessa non è stata considerata data dall'autorità di prime cure. 

Ne consegue che sul punto di questione della qualità di rifugiato il ricorso 

non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

7.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 seg. nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull'asilo re-

lativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche per quanto riguarda la pronuncia dell'allontanamento, il 

ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

8.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). 

9.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sarebbero da porre a carico della ricorrente. Cio-

nonostante, avendo il Tribunale, con decisione incidentale del 5 feb-

braio 2016, accolto l'istanza di assistenza giudiziaria giusta l'art. 65 cpv. 1 

PA, non sono riscosse le spese processuali. 

10.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

D-462/2016 

Pagina 16 

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-462/2016 

Pagina 17 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

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