# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e0889573-196c-5014-8a46-ae13b4e93773
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-07-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.07.2019 D-2640/2017
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2640-2017_2019-07-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2640/2017 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 5  l u g l i o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Emilia Antonioni Luftensteiner, Gérard Scherrer,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dal lic. iur. Mario Amato,  

Soccorso operaio svizzero SOS Ticino,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Esecuzione dell’allontanamento;  

decisione della SEM del 5 aprile 2017. 

 

 

 

D-2640/2017 

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Fatti: 

A.  

Il 18 ottobre 2015, l’interessato, cittadino afgano di etnia uzbeca, ha pre-

sentato domanda d’asilo in Svizzera dopo essere giunto illegalmente sul 

suolo elvetico (cfr. atto A5, pag. 7).  

B.  

Con decisione del 5 aprile 2017 la Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM) ha respinto la succitata domanda d’asilo pronunciando nel 

contempo l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera ed ordinandone 

l’esecuzione siccome lecita, esigibile e possibile. 

C.  

L’8 maggio 2017 il richiedente asilo ha inoltrato ricorso contro la menzio-

nata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) chiedendone l’annullamento limitatamente alla questione 

dell’esecuzione dell’allontanamento con contestuale concessione dell’am-

missione provvisoria. Egli ha altresì presentato una domanda di assistenza 

giudiziaria, nel senso della dispensa dal pagamento delle spese proces-

suali e del relativo anticipo. 

D.  

Il 9 maggio 2017 il Tribunale ha accusato ricezione del gravame. 

D.   

In data 3 luglio 2017, il Tribunale ha accolto la domanda di assistenza giu-

diziaria presentata dall’insorgente su riserva della produzione di un’attesta-

zione di indigenza, poi tempestivamente prodotta dall’interessato. 

E.  

Il 5 aprile 2019 il Tribunale ha retrocesso copia del gravame alla SEM per 

preavviso. 

F.  

Il 24 aprile 2019 la SEM ha presentato la propria risposta, poi trasmessa 

per conoscenza all’insorgente.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

D-2640/2017 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni 

transitorie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1). Fatta eccezione 

per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù dell’art. 31 

LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle 

autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette autorità (cfr. 

art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 

PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (vart. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto ricorsuale (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Il Tribunale tiene conto della situazione nel paese d’origine dell’insorgente 

e degli elementi che si presentano al momento della sentenza, prendendo 

quindi in considerazione l’evoluzione della situazione avvenuta dopo  

il deposito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.6, 

DTAF 2008/4 consid. 5.4). 

4.  

Il ricorso dell’8 maggio 2017 verte unicamente sulla questione relativa 

all’esecuzione dell’allontanamento. Ne discende che la querelata decisione 

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è cresciuta in giudicato in materia d’asilo e per quanto concerne la pronun-

cia dell’allontanamento. Di conseguenza, il Tribunale limiterà il proprio 

esame ai punti 4 e 5 del dispositivo della decisione impugnata. 

5.  

5.1 Nella propria decisione la SEM ha innanzitutto rilevato che il ricorrente 

avrebbe fatto valere di provenire dal villaggio di B._______, distretto di Fa-

ryab, provincia di Mazar-i-Sharif, rispettivamente da C._______, distretto 

di Qaisar, provincia di Faryab. Ora, ammesso che egli sia effettivamente 

originario della provincia di Faryab, il ritorno in tale zona dovrebbe essere 

considerato inesigibile a causa della situazione generale. La SEM ha poi 

osservato che nella Taskara versata agli atti dall’insorgente il distretto ed il 

villaggio menzionati dovrebbero essere D._______. L’unico punto fermo 

concernerebbe quindi la provincia, ossia Faryab. Sarebbe tuttavia noto che 

la Taskara non deterrebbe alcun valore probatorio. In specie vi sarebbero 

oltremodo ulteriori indicatori che priverebbero di portata tale documento. 

L’insorgente avrebbe inoltre reso dichiarazioni fuorvianti, insensate e con-

traddittorie in merito alla sua età, alla sua stessa biografia, alla sua rete 

famigliare nucleare ed estesa, circa l’esperienza lavorativa ed i soggiorni 

in altri luoghi, nonché in riferimento ai suoi motivi d’asilo. Secondo l’autorità 

di prima istanza, l’interessato avrebbe infatti asserito di aver lasciato l’Af-

ghanistan a 17 anni, cosa del tutto incompatibile con l’età dichiarata al mo-

mento dell’entrata in Svizzera. Inoltre, egli non avrebbe reso spiegazioni 

concludenti dopo essere stato confrontato in merito alla diversa ubicazione 

territoriale ed amministrativa del suo villaggio. Per giunta, il richiedente 

asilo avrebbe addotto di essersi nascosto per mesi a Mazar-i-Sharif e a 

Faryab solo dopo aver esposto i suoi timori nei confronti dei Talebani. Egli 

avrebbe inizialmente asserito di essere analfabeta e di aver lavorato in pa-

tria unicamente come contadino ignorando la data ed il motivo della morte 

del padre giacché non si sarebbe preoccupato di chiedere informazioni al 

riguardo. Nel medesimo contesto, l’interessato avrebbe anche affermato 

che il genitore non avrebbe avuto fratelli o sorelle e che in patria, oltre alla 

madre, alla sorella ed al fratello, vivrebbe unicamente una zia materna, 

anch’essa residente a B._______. Sennonché, nella seconda audizione 

egli avrebbe dichiarato di aver svolto l’attività agricola su di un terreno ap-

partenente ad uno zio paterno con il quale era in società. Egli avrebbe però 

asserito di aver iniziato tale attività all’età di 11 o 12 anni, ossia susseguen-

temente al decesso di tale parente. Confrontato in merito si sarebbe cor-

retto affermando di aver collaborato con il figlio dello zio. Avrebbe poi men-

zionato l’esistenza di altri parenti omessi in precedenza, negando di essere 

stato confrontato in merito alla famiglia del padre nell’ambito dell’audizione 

sulle generalità. Non di meno, il richiedente avrebbe anche dichiarato, in 

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contraddizione con quanto asserito in precedenza, di aver appreso le 

cause del decesso del padre, morto di cancro, dalla madre quando aveva 

10 o 11 anni. Da ultimo, la SEM ha rimarcato la discordanza delle sue di-

chiarazioni circa i soggiorni in Iran. Su tali presupposti, l’autorità di prima 

istanza non ha ritenuto essere in misura di pronunciarsi in piena cognizione 

di causa sull’esigibilità del rinvio dell’insorgente, il quale avrebbe violato il 

proprio obbligo di collaborare e di dire la verità. Essa ha quantomeno con-

statato che quest’ultimo sarebbe inequivocabilmente giovane, in buona sa-

lute ed avrebbe pure fornito indicazioni in merito ad un’alternativa interna 

di domicilio a Mazar-i-Sharif. 

5.2 Nel proprio gravame l’interessato si oppone a tale conclusione. Egli as-

sume di aver effettivamente fornito un racconto confuso in merito alla sud-

divisione amministrativa dell’Afghanistan, confondendo provincie e di-

stretti. A suo modo di vedere, sarebbe però innegabile che sulla scorta delle 

indicazioni fornite in corso di procedura ed indipendentemente da quanto 

indicato nella Taskara egli risulti originario della Provincia di Faryab. Per-

tanto, pur considerando la giovane età dell’insorgente e le buone condizioni 

di salute, l’esecuzione dell’allontanamento andrebbe considerata in ogni 

caso non ragionevolmente esigibile. 

6.  

6.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata all’art. 83 della 

Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI; RS 142.20), il 

quale prevede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esi-

gibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di 

queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi 

ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI).  

6.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’allontanamento, vale la stessa valutazione della prova consa-

crata al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve 

provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un ostacolo all’al-

lontanamento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e riferimento ivi citato). Nelle 

procedure d’asilo – cosi come nelle altre procedure di natura amministra-

tiva – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità compe-

tente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti 

giuridicamente rilevanti (Art. 6 LAsi in relazione con l’art. 12 PA, Art. 106 

cpv. 1 lett. b LAsi). Il principio inquisitorio è però limitato dall’obbligo di col-

laborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2014/12 consid. 5.9; 

CHRISTOPH AUER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kommentar zum Bundes-

gesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2008, ad art. 12 PA, n. 8, 

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pagg. 192 seg.). Trattasi di un tipico caso di applicazione dell’art. 13 cpv. 1 

lett. c PA.  

6.3 In particolare, quando l’interessato, con il suo comportamento, impedi-

sce all’autorità di accertare se egli risulti esposto o meno a pericolo nel 

paese di provenienza, l’esecuzione dell’allontanamento non può essere 

evitata (WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basel und Frankfurt 

am Main, 1990, pag. 262; si veda anche DTAF 2014/12 consid. 5.9). Ciò è 

segnatamente il caso quando il richiedente asilo non collabora alla deluci-

dazione della sua cittadinanza rendendo de facto impossibile l’esame degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento verso il suo reale paese d’ori-

gine (cfr. tra le tante sentenza del Tribunale D-4895/2013 del 21 novembre 

2013 consid. 7.2). Non è infatti compito delle autorità elvetiche competenti 

in materia d’asilo ricercare, in assenza di indicazioni da parte del richie-

dente, eventuali ostacoli riguardanti un paese ipotetico. Nello stesso 

senso, nulla osta all’esecuzione dell’allontanamento quando la stessa è 

subordinata al soddisfacimento di determinati fattori favorevoli (cfr. DTAF 

2011/7 consid. 9.9) ed il ricorrente fornisce indicazioni fuorvianti circa la 

sua situazione personale la cui entità è tale da non permettere all’autorità 

d’asilo di determinare se egli rientra o meno in suddetti criteri (cfr. sentenza 

del Tribunale D-1973/2017 del 17 ottobre 2018, consid. 11.3). In tale ultima 

eventualità, qualora l’autorità si convinca che l’interessato abbia agito di 

sorta onde occultare l’esistenza di alcuni fattori favorevoli (quali ad esem-

pio la presenza di famigliari) essa sarà per logica conseguenza legittimata 

a considerare adempiuta la circostanza dissimulata (cfr. a titolo esemplifi-

cativo sentenze del Tribunale D-1973/2017 consid. 11, D-3174/2015 del 17 

novembre 2016 consid. 6.3.4, E-5724/2014 del 30 marzo 2014 consid. 

4.3).  

7.  

7.1 A norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI l'esecuzione dell'allontanamento non è 

ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecu-

zione del rimpatrio in particolare l'art. 3 CEDU o l'art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell'uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk

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una violazione dell'art. 3 CEDU. Spetta infatti all'interessato provare o ren-

dere verosimile l'esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

7.2 Come correttamente indicato dalla SEM nella decisione impugnata, il 

principio di non-refoulement protegge unicamente le persone alle quali è 

stata riconosciuta la qualità di rifugiato. Nella misura in cui la decisione 

della SEM che respingeva la domanda d’asilo del ricorrente è cresciuta in 

giudicato, quest’ultimo non può prevalersi del principio del divieto di respin-

gimento (art. 5 LAsi). In siffatte circostanze non v'è inoltre motivo di consi-

derare l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio per l'insorgente 

di essere esposto, nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito ai 

sensi dell'art. 3 CEDU o dell'art. 3 Conv. tortura. Pertanto l’allontanamento 

verso l’Afghanistan è sotto tale aspetto pacifico. 

8.  

8.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

8.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione 

grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le 

difficoltà socio-economiche che costituiscono l'ordinaria quotidianità di una 

regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi 

di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L'autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione 

nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese siano tali 

da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 e 

relativi riferimenti). 

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8.3 Nell’ambito di diverse analisi del Paese dal punto di vista della 

sicurezza e della situazione umanitaria ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStr, 

questo Tribunale è giunto alla conclusione che la situazione in Afghanistan, 

già critica, è ulteriormente peggiorata nell’ultimo periodo. Sotto il profilo 

umanitario, la situazione nelle aree rurali del paese è a tal punto grave da 

potersi considerare realizzate le condizioni di minaccia esistenziale ai sensi 

dell’art. 83 cpv. 4 LStrI (cfr. sentenze di riferimento del Tribunale D-

4287/2017 dell’8 febbraio 2019 e D-5800/2016 del 13 ottobre 2017).  

8.4 Per quanto concerne la città di Mazar-i-Sharif, la giurisprudenza ha 

recentemente confermato che, pur con le dovute riserve del caso, tale 

località sia tutt’ora tra le più stabili e sicure del paese, di modo che, non si 

debba partire dall’assunto quanto ad una generale inesigibilità del ritorno 

verso la stessa. In altre parole, ciò significa che in presenza di elementi 

particolarmente favorevoli, l’esecuzione dell’allontanamento verso la città 

di Mazar-i-Sharif risulti, ora come prima, ragionevolmente esigibile. Quali 

circostanze favorevoli vanno intesi gli usuali fattori già vagliati dalla giuri-

sprudenza (segnatamente: solida rete di rapporti sociali, possibilità di pro-

cacciarsi il minimo esistenziale e di trovare un alloggio, buone condizioni 

di salute), da valutarsi nel loro insieme (cfr. DTAF 2011/49 consid. 7.3.5 - 

7.3.8).  

8.5 Nel caso in esame l’interessato si è dichiarato originario di una località 

sita nella provincia di Faryab. Il Tribunale, conto tenuto dell’insieme degli 

atti di causa ed in particolare delle asserzioni dell’insorgente, ritiene 

quantomeno verosimile ch’egli provenga effettivamente dal villaggio di 

E._______, nel distretto di Qaysar integrante la  provincia di Faryab (cfr. 

per una localizzazione del luogo e del circondario: OCHA, Faryab Province 

– Reference Map, 05.01.2012, consultabile su < https://www.humani 

tarianresponse.info/en/operations/afghanistan/infographic/afg-faryab-prov 

ince-reference-map< >). Alla luce della predetta giurisprudenza, 

l’esecuzione dell’allontanamento verso tale luogo risulta inesigibile. Resta 

dunque da determinare se l’interessato disponga o meno di un’alternativa 

di soggiorno interna (Aufenthaltsalternative) in una diversa zona del paese 

nella quale la situazione non sia tale da realizzare le condizioni di minaccia 

esistenziale previste dall’art. 83 cpv. 3 LStrI,  cosa che presuppone 

l’adempimento delle sopraccitate circostanze favorevoli (cfr. DTAF 2011/49 

consid. 7.3.5). 

8.6 Va a tal proposito rilevato che il ricorrente ha dichiarato di essersi 

intrattenuto perlomeno per un certo periodo di tempo a Mazar-i-Sharif, la-

vorando in qualità di fruttivendolo e mantenendo persino la sua famiglia 

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grazie a tale attività. In tale contesto egli avrebbe inoltre beneficiato di un 

alloggio presso il datore di lavoro (cfr. atto A18, D143-D149). L’insorgente 

è d’altro canto giovane ed in buona salute e non ha persone dipendenti a 

carico. Parte delle condizioni di cui alla summenzionata giurisprudenza 

risultano pertanto incontestabilmente adempiute. 

8.7 Per il resto, v’è da osservare che l’insorgente ha fornito dichiarazioni 

contraddittorie ed in parte illogiche proprio in merito a degli aspetti centrali 

della sua biografia e dei suoi soggiorni. Egli ha inoltre inizialmente 

tralasciato ogni riferimento a Mazar-i-Sharif, menzionando tale luogo solo 

dopo essere stato questionato in merito a dove si sarebbe nascosto a 

causa del timore di subire atti pregiudizievoli (rivelatosi inverosimile, que-

stione non contestata in sede ricorsuale). In tale contesto egli ha quindi 

dapprima ammesso di essere stato “qualche volta” a Mazar-i-Sharif, per 

poi precisare di avervi lavorato per due o tre mesi e ribadire di lì a poco di 

aver svolto l’attività di fruttivendolo per tre mesi (cfr. atto A18, pag. 13).  

8.8 Non di meno, il racconto del ricorrente è colmo di ulteriori elementi che 

lasciano presagire il tentativo di avvalersi di circostanze non corrispondenti 

alla realtà, le quali, vista la loro entità, non possono spiegarsi sulla base 

delle giustificazioni invocate in sede ricorsuale. In primo luogo e 

considerato l’oggetto delle disquisizioni in questa sede, occorre rilevare 

che l’interessato si è contraddetto in modo lampante sulle sue permanenze 

all’estero. Nell’audizione sulle generalità egli ha infatti dichiarato di aver 

vissuto nel villaggio natale sino alla definitiva partenza dall’Afghanistan e 

di essersi trattenuto in Iran complessivamente per venti giorni 

successivamente all’espatrio, escludendo espressamente di aver dovuto 

fare ritorno nel paese d’origine (cfr. atto A5, pag. 4-6). Al momento di essere 

sentito sui motivi d’asilo, l’insorgente ha però fornito tutt’altra versione dei 

fatti, raccontando di essere stato una prima volta in Iran per venti giorni, 

salvo poi venir espulso dalle autorità (cfr. atto A18, D22). In tale contesto 

egli ha quindi precisato che susseguentemente al rimpatrio si sarebbe 

intrattenuto per un mese a Faryab per poi dirigersi nuovamente in Iran, ove 

sarebbe questa volta rimasto per soli dieci giorni prima di recarsi in Europa 

(cfr. atto A18, D31, D215). Pure interlocutorie sono le sue asserzioni circa 

i familiari residenti nel paese d’origine. In un primo momento egli ha infatti 

menzionato unicamente, oltre alla madre, al fratello ed alla sorella, anche 

l’esistenza di una zia materna a sua volta domiciliata nel medesimo 

villaggio (cfr. atto A5, pag. 5). Chiamato a rendere conto delle sue attività 

lavorative nel corso dell’audizione sui motivi d’asilo l’insorgente ha però 

lasciato intendere anche la presenza di uno zio, con il quale egli sarebbe 

stato in società. Tuttavia, le sue allegazioni in merito al momento in cui egli 

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avrebbe iniziato a lavorare si sono rilevate discrepanti rispetto alla data di 

decesso di tale presunto parente (cfr. atto A18, pa. 6-7). Confrontato in 

merito, l’interessato si è quindi corretto asserendo che la persona in società 

con lui sarebbe stato il figlio dello zio premorto, ossia introducendo 

un’ulteriore figura precedentemente omessa nel suo narrato (cfr. atto A18, 

pag. 6-7). D’altro canto, nella medesima circostanza egli ha oltremodo 

menzionato l’esistenza di diversi ulteriori parenti tralasciati in precedenza, 

negando poi a torto di essere stato questionato al riguardo nel corso 

dell’audizione sulle generalità (cfr. atto A18, pag. 7-9). Nelle dichiarazioni 

dell’insorgente a sostegno dei suoi motivi d’asilo sono inoltre presenti 

molteplici ulteriori aspetti grossolanamente inverosimili; tali contraddizioni 

quandanche non strettamente attinenti alla questione dell’esigibilità 

dell’allontanemento mettono fortemente in discussione l’attendibilità 

dell’interessato (cfr. decisione avversata, pag. 3 e seg.). 

8.9 Orbene, visto quanto precedere, si può in casu concludere che il 

ricorrente abbia violato il suo obbligo di collaborare. Cosi facendo egli ha 

posto l’autorità di prime cure nell’impossibilità di determinare se l’insieme 

dei fattori favorevoli richiesti dalla giurisprudenza fossero o meno adempiuti 

nella loro integralità. Non può infatti essere compito delle autorità d’asilo 

dipanarsi in valutazioni a valore ipotetico in merito all’esisenza dei 

medesimi. In altri termini, non si può escludere che l’insorgente abbia 

riseduto a Mazar-i-Sharif per un lasso di tempo più lungo di quanto da lui 

dichiarato e che disponga di una rete sociale in loco.  

8.10 In considerazione di quanto precede, l’esecuzione dell’allontana-

mento è ragionevolmente esigibile nella fattispecie (art. 83 cpv. 4 LStr in 

relazione all’art. 44 LAsi). 

9.  

Infine, in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-

zione all’art. 44 LAsi). L’insorgente, usando della necessaria diligenza, po-

trà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 

LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

L’esecuzione dell’allontanamento è dunque pure possibile. 

10.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

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Pagina 11 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti e 

per quanto censurabile non è inopportuna, per il che il ricorso va respinto. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili di-

nanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto la domanda di assi-

stenza giudiziaria con decisione incidentale del 3 luglio 2017, non sono 

riscosse spese. 

12.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-2640/2017 

Pagina 12 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli