# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a7580cab-9f13-5d90-8a4c-146390e77365
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-04-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.04.2004 34.2003.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2003-3_2004-04-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  34.2003.3

   

  fc

  	
  Lugano

  26 aprile 2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi,
  Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Francesca
  Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sulla petizione del 23 dicembre
2002 di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: __________, 

   

   

   

  in materia di previdenza professionale

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   __________,
nato il __________ 1937, ha svolto attività lucrativa per la __________ dal 1°
agosto 1994 al 30 maggio 1995 (doc. _). Ai fini dell’attuazione della
previdenza professionale dei suoi dipendenti, la datrice di lavoro era
affiliata alla Fondazione collettiva LPP __________ (in seguito: Fondazione LPP
__________) (numero d’adesione: __________, vedi doc. _).

                                         Quest'ultima
fondazione ha a sua volta concluso un contratto di riassicurazione con la
__________ (in seguito: __________). In base all'accordo di adesione tra la
Fondazione LPP __________ e la __________ agiva in rappresentanza della
Fondazione nei rapporti con il datore di lavoro e gli assicurati (doc. _ art.
2, doc. _).

 

                               1.2.   Nel corso
del 1995 __________ è diventato inabile al lavoro nella misura del 50% a
seguito di malattia. 

                                         Con
provvedimento 25 luglio 1996 l’Ufficio assicurazione invalidità (UAI) gli ha di
conseguenza attribuito una mezza rendita d’invalidità con effetto dal 1°
febbraio 1996 (doc. _).

 

                                         Dal canto
suo, trascorso il termine di attesa di 24 mesi, la Fondazione LPP __________a
ha concesso all’assicurato, mediante comunicazione 8 luglio 1997 (doc. _), una
mezza rendita d’invalidità della previdenza professionale ammontante a fr.
17'000.- annui, a far tempo dal 6 maggio 1997. 

 

                               1.3.   Con scritto
20 maggio 1999 __________ ha informato l’__________ che a dipendenza del suo
stato di salute era divenuto inabile al lavoro al 100% postulando un riesame
della sua posizione (doc. _). 

                                         Con
provvedimento 12 agosto 1999 l’UAI ha attribuito all’assicurato una rendita
d’invalidità intera con effetto dal 1° maggio 1999 per un grado d'inabilità del
75% (doc. _). 

 

                               1.4.   L'11
novembre 1999 l’__________ ha comunicato ad __________ che per l'aumento del
grado d'invalidità gli riconosceva, a far tempo dal 1° maggio 1999, solo la
parte di rendita d’invalidità corrispondente al minimo LPP, pari a fr. 4'117
annui, non invece le prestazioni contrattuali, affermando:

 

" 
Egregio Signor __________,

 

Abbiamo preso nota, che la sua rendita
dall'assicurazione federale d'invalidità (AI) è aumentata del 50% al 75% con
effetto dal 01.05.1999.

 

Poiché il suo rapporto di lavoro con la ditta
__________ è terminato il 30.05.1995 ed il peggioramento del suo stato di
salute, il quale ha condotto all'aumento della rendita da parte
dell'assicurazione federale d'invalidità (AI), è subentrata diverso tempo dopo
questa data, la informiamo che possiamo accordare l'aumento della rendita solo
nell'ambito della Legge federale sulla previdenza professionale per la
vecchiaia, i superstiti e l'invalidità (LPP). La preghiamo di prendere buona
nota di quanto sopra.

 

La rendita d'invalidità aumenta a partire dal
01.05.1999 come segue:

 

50% rendita d'invalidità per __________               fr.       17'000.00

+ 50% aumento della rendita nell'ambito 

del LPP-Minimo                                                               fr.     4'117.00

Nuova rendita annua d'invalidità                                fr.  21'117.00

 

Conteggio per il periodo dal 01.05.1999 al
31.12.1999

 

rendite al 100% dal 01.05.1999 al 31.12.1999 di             fr.   14'078.00

./. rendite già versate dal 01.05.1999 al
31.12.1999 di    fr.- 11'333.35

Totale delle prestazioni a suo favore                        fr.    2'744.65

 

Verseremo il totale di fr. 2'744.65 al
luogo di pagamento seguente: __________, a favore del conto-no __________, per
__________, CCP __________.

 

Secondo le disposizioni legali, il versamento di
questa rendita dovrà da noi essere notificato all'Amministrazione federale
delle contribuzioni a Berna.

 

Voglia cortesemente comunicarci ogni
modifica del grado d'incapacità di guadagno.

 

Inoltre troverà in allegato il certificato di
previdenza valevole al 01.05.1999 con un foglio informativo." (Doc. _)

 

                                         Il 25
novembre 1999 l'__________ ha precisato all'assicurato che la decisione si
fondava sulla giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (doc.
_).

 

                               1.5.   Assistito
dall'avv. __________, con scritti alla __________ del 22 dicembre 1999 (doc.
_), 15 e 29 febbraio 2000 (doc. _) e 18 dicembre 2000 (doc. _) __________ ha
chiesto delucidazioni in merito ai parametri di calcolo dell’aumento della
rendita d’invalidità attribuita a far tempo dal 1° maggio 1999. 

 

                                         L’__________,
con risposte 31 gennaio 2000 (doc. _) e 26 febbraio 2001 (doc. _), ha ribadito
che l’aumento della rendita d’invalidità dal 50% al 100% era stato calcolato
conformemente al minimo previsto dalla LPP nell’ambito della previdenza
professionale obbligatoria. Ritenuto come il peggioramento dello stato di
salute dell’assicurato fosse subentrato diverso tempo dopo che il rapporto di
lavoro con la ditta __________ aveva preso fine, per il conseguente aumento del
grado d'invalidità non erano per contro dovute le prestazioni contrattuali
superiori al minimo legale.

 

                               1.6.   Mediante
petizione 23 dicembre 2002 nei confronti di __________ (dal 1. gennaio 2002:
__________, doc. _) __________, rappresentato dall’avvocato __________, ha
chiesto:

 

"  1.   È
accertato il diritto di __________ di ricevere una rendita 

di invalidità supplementare del 50%,
pari a fr. 17'000.- annui, corrispondenti a un aggravamento dal 50% al 75% dell'invalidità,
dal 1.5.1999.

 

2.   La
__________, è condannata a versare a __________ dal 1.5.1999 una rendita
completa di invalidità, pari a fr. 34'000.- annui, a titolo di previdenza
professionale contrattuale.

 

3.   Protestate spese e ripetibili."

 

                                         A motivazione della
propria richiesta ha fatto valere:

 

"4.

Per giustificare la sua tesi la __________ si è prevalsa di una
giurisprudenza che riconosce la possibilità, nell'ambito della previdenza più
estesa, superiore alle prestazioni mini­me, di far dipendere una rendita di
invalidità da presupposti diversi dall'art. 23 LPP (doc. _). In altri termini
una rendita di invalidità, nella previdenza più este­sa, non dipende
necessariamente da un rapporto di assicurazione al momento in cui è sorta
l'incapacità di lavoro la cui causa ha portato all'invalidità. Nel contesto
della previden­za contrattuale, superiore a quella obbligatoria, è possibile
adottare un altro criterio, a condizione che sia previsto nelle disposizioni
che reggono l'assicurazione (DTF 123 V 264 consid. 1b i rinvii). A tal fine è
però necessaria una norma esplicita.

 

La __________ non ha mai presentato un regolamento che dimo­stri
questo presupposto. A norma della sentenza citata deve perciò valere il
medesimo principio dell'art. 23 LPP. La con­nessione dell'invalidità al 75% con
l'incapacità al lavoro apparsa nel 1995 è ammessa dalla stessa __________,
laddove riconosce una rendita legale (doc. _). A norma della giu­risprudenza,
in difetto di disposizioni regolamentari, l'art. 23 LPP si applica alla previdenza
contrattuale più estesa.

Già per questa ragione il rifiuto della __________ di versare una
rendita di invalidità completa nell'estensione prevista dal contratto è errata.

 

5.

La giurisprudenza appena citata e l'opinione della __________ si
riferiscono a casi in cui, all'aggravarsi dell'invalidità, mancava la copertura
assicurativa dell'istituto di previdenza che versa una rendita per invalidità
ridotta (DTF 123 V 264 condid. 1b e rinvii). La mancanza di copertura
assicurativa, come esposto, nell'ambito della previdenza legale non compor­ta
un esonero dal versamento della rendita, come ammette an­che la __________.
Nella previdenza più estesa può eventual­mente esservi un'altra soluzione di
carattere contrattuale.

 

Nel caso concreto la copertura contrattuale continuava a
sussistere e dunque non è necessario ricorrere ai criteri sopra esposti. In
primo luogo non vi è un nuovo datore di lavoro al quale sia stata trasferita la
prestazione di libero passaggio con l'effetto di far decadere la copertura assicurativa.
In oltre le condizioni assicurative sono esposte nei certificati di previdenza
consegnati dalla __________. Al 1° gennaio 1995 era così prevista una rendita
annua di invalidità di fr. 34'000.- e la liberazione dal pagamento dei premi in
caso di invalidità dovuta a malattia o infortunio (doc. _). Il 25 a­prile 1996
la __________ ha riepilogato la situazione ricono­scendo un'invalidità al 50%
dal 15 luglio 1995 (doc. _) e ha spedito un certificato di previdenza valido
dal 7 agosto 1995 che appunto prevedeva una rendita di invalidità ancora assi­curata
di fr. 17'000.- (doc. _). Era sempre garantita la li­berazione dal pagamento
dei premi in caso di invalidità dovu­ta a malattia o infortunio. Infatti in
quella lettera si spiegava che dal 7 agosto
1995 la polizza era gestita in una
parte attiva e in una parte passiva, dove per la parte passi­va non era più
addebitato alcun premio. Il certificato di previdenza (doc. _) dimostra che la
parte attiva includeva una rendita di invalidità di fr. 17'000.- annui, per la quale doveva valere la clausola di
liberazione dal pagamento dei premi È vero che, a richiesta, la __________ ha
riprodotto il 17 febbraio 2000 quello
stesso certificato valido dal 7 agosto
1995 in una versione completamente
diversa (doc. _), che esclude ogni prestazione di invalidità. Deve essere chia­ro
che questo nuovo certificato non può prevalere, a poste­riori, su quello a suo
tempo notificato.

 

La situazione è dunque che con il verificarsi di un'invalidi­tà al
50%, nel 1995, la previdenza professionale più estesa è rimasta in vigore
per una rendita di invalidità corrisponden­te al residuo 50%. A tal riguardo vigeva la clausola di
libe­razione dal pagamento dei premi e l'istituto di previdenza è dunque tenuto
anche alle prestazioni contrattuali. Ne segue che il rinvio a una
giurisprudenza riferita alla mancanza di copertura assicurativa è del tutto
irrilevante. Al contrario, la
copertura assicurativa vigente imponeva ed impone di ac­cordare un'ulteriore
rendita di invalidità, pari a fr. 17'000.- annui,
per l'aggravamento dell'invalidità dal 50% al
75%. Questa rendita supplementare di
invalidità deve entrare in vigore dal 1° maggio 1999 senza essere limitata alle pre­stazioni legali." (I)

 

Delle ulteriori motivazioni e
allegazioni si dirà, ove necessario, in sede di esame del merito della
vertenza.

 

                               1.7.   Con scritto 11 febbraio 2003
l'attore, tramite il suo rappresentante, ha informato il TCA che dopo
l'introduzione della causa la convenuta aveva sospeso ogni prestazione (V).

                                         In proposito, con lettera
19 febbraio 2003 __________ (in seguito: __________) ha motivato la sospensione
del versamento con ragioni amministrative in relazione al raggiungimento, da
parte di __________, dell'età di pensionamento e della conseguente necessità di
procedere ai nuovi conteggi delle prestazioni (X).

                                         L'attore, con scritto 13
marzo 2003 del suo legale, ha confermato di aver ricevuto il conteggio delle
prestazioni di vecchiaia dovute a far tempo dal 1. gennaio 2003 dichiarando di
conseguenza la questione risolta (XII). 

                               1.8.   Con risposta del 14 febbraio
2003, l’__________ ha chiesto, in via preliminare, di dichiarare irricevibile
la petizione per carenza di legittimazione passiva e incompetenza del TCA e,
nel merito, di respingerla adducendo che:

 

"  4.

Per giustificare la sua decisione la convenuta si avvale di una
giurisprudenza in vigore del Tribunale federale delle assicurazioni che ha
preso spunto nel DTF 115 V 211 e che è stata confermata ancora una volta nella
sentenza n. B 20/01 del 24 aprile 2002 (consid. 2b e rinvii). Secondo quella
giurisprudenza gli istituti di previdenza sono liberi, nell'ambito della
previdenza più estesa, di definire il rischio assicurato in deroga all'art. 23
della LPP.

 

In particolare la convenuta si è riferita alla sentenza del TF n.
B 55/95 del 6 maggio 1997. In questa sentenza il TF aveva esaminato una
disposizione regolamentare molto simile a quella che figura nel regolamento
applicabile alle pretenzioni dell'attore. infatti il regola­mento applicabile
nella fattispecie precisa nella cifra 3.4.1: "Sussiste invalidità se la
per­sona assicurata, in seguito a malattia provata da perizia medica,
deperimento delle facoltà psichiche o fisiche, è inabile ad esercitare la sua
professione o altra attività lucrativa conforme alla sua posizione sociale,
alle sue conoscenze e alle sue attitudini, oppure se la persona assicurata è
invalida ai sensi dell'AZ. Lo stesso vale per l'incapacità al guadagno
provocata da infortunio, nel caso in cui il rischio infortunio sia assicurato
(si compari il testo con quello contenuto nella sentenza appena citata alla p.
4, cifra 13.2). Ne consegue che il regolamento applicabile nella fattispecie
non fa dipendere il diritto ad una rendita d'invalidità dal verificarsi di
un'inabilità al lavoro, ma piuttosto dal verificarsi di un'inabilità al
guadagno come rischio assicurato.

 

Per esaminare i diritti dell'attore come assicurato nell'ambito
della previdenza più estesa bisogna perciò basarsi sulla nozione dell'inabilità
al guadagno, cioè l'inabilità dell'assicu­rato di sfruttare la sua capacità al
lavoro residua sul mercato di lavoro equilibrato che entra in considerazione
(DTF 109 V 209 e rinvio). In linea di principio è sufficiente per affermare il
diritto dell'assicurato che il rischio assicurato si è realizzato prima del
termine del rapporto d'impiego rispettivamente prima della scadenza del termine
di 30 giorni ai sensi dell'art. 10 cpv. 3 della LPP (DTF 117 V 332 e rinvio).

 

Nella fattispecie non è contestato che l'inabilità al guadagno
iniziale dell'attore è subentra­ta prima del termine del rapporto di lavoro. La
convenuta ha accordato le prestazioni contrattuali, cioè una mezza rendita
d'invalidità pari a fr. 17'000.-- all'anno. Per contro l'aumento del grado
d'invalidità dal 50% al 75% si è ovviamente verificato trascorso il termine di
copertura ai sensi dell'art. 10 cpv. 3 della LPP. Ne consegue che l'attore, per
mancanza di copertura, non ha nessun diritto a prestazioni della previdenza più
estesa per l'invalidità che supera il 50%, ma ha il diritto alle prestazioni
della previdenza obbliga­toria (SVR 1995 BVG Nr. 43, consid. 4b/c).

 

5. 

Per rafforzare la sua posizione l'attore si riferisce alla lettera
dell'__________ dei 25 aprile 1996 nonché al certificato di previdenza valido
dal 7 agosto 1995.

La situazione descritta nella lettera menzionata nonché i dati
contenuti nel certificato di previdenza si riferivano però al caso dove
l'attore, divenuto invalido al 50%, rimaneva alle dipendenze della ditta
assicurata utilizzando la sua capacità al guadagno residua. Quando la convenuta
ha saputo che l'assicurato era uscito dal servizio della ditta assicurata, ha
spedito un certificato di previdenza corretto, accompagnato da una lettera di
spiegazione, datata del 3 ottobre 1996. L'attore dunque non può rivalersi di un
certificato di previdenza rilasciato per errore.

 

Per la cessazione della copertura assicurativa la convenuta
rimanda alla cifra 3.6.2 del Regolamento: "Le prestazioni in caso di
decesso o d'invalidità assicurate al momento dell'uscita dal servizio di un dipendente,
restano garantite e invariate fino al giorno in cui la persona entra alle
dipendenze di un nuovo datore di lavoro, al massimo tuttavia per 30 giorni a
partire dalla data di uscita." Siccome l'attore era uscito dal servizio
della __________ il 30 maggio 1995, non risultava più assicurato per la
previdenza più estesa quando il suo grado d'invalidità è aumentato al 75% il 1
maggio 1999 (sentenza del TF n. B 20/01 del 24 aprile 2002, consid. 3). La
liberazione dal pagamento dei premi menzionata nel certificato corretto non si
riferisce all'assicurazione dell'invalidità, bensì all'esonero dal
finanziamento dell'accredito di vecchiaia e delle prestazioni di decesso.

 

Riassumendo i fatti e la
giurisprudenza citata, la convenuta giunge alla conclusione che le pretese
dell'attore sono senza fondamento e quindi da rigettare." (Doc. _)

 

                               1.9.   Nella replica 13 marzo 2003
l’attore, sempre assistito dal suo legale, con riferimento all'eccezione di
carenza di legittimazione passiva ha osservato come fosse stata la compagnia
assicurativa stessa ad aver generato la confusione all’origine del suo ruolo
nella procedura pendente e che pertanto la causa doveva continuare nei
confronti della Fondazione collettiva LPP __________ (sino al 31 dicembre 2001:
Fondazione collettiva LPP __________, doc. _).

 

                                         Nel merito, si è
sostanzialmente riconfermato nelle proprie argomentazioni osservando tra
l'altro: 

 

"  È
ammesso che la previdenza contrattuale possa dipendere da criteri diversi della
previdenza obbligatoria, a condizione che esista una norma esplicita.
Ora, la convenuta non conte­sta il fatto che un regolamento disciplinante le
prestazioni non sia mai stato reso disponibile all'assicurato. Non solo, ma in
tutta la corrispondenza intercorsa mai si è fatto rife­rimento a una disposizione
specifica, che solo con la rispo­sta è finalmente invocata. Si tratta dunque di
stabilire qua­le validità avesse la disposizione del regolamento, nell'i­gnoranza
dell'assicurato. L'interpretazione deve avvenire se­condo il principio della
buona fede (DTF 127 V 307), che im­plica di accertare la reale volontà delle
parti. Se questa non è assodata le dichiarazioni devono assumere il significa­to
che il destinatario poteva loro prestare in buona fede (DTF 122 V 146).

Una volontà concorde non può essere riconosciuta proprio per! il
fatto che il regolamento noci è mai giunto all'assicurato. Resta da sapere
quale senso egli potesse legittimamente at­tribuire a un'assicurazione che non
si distingueva per dispo­sizione esplicita, come richiesto dalla giurisprudenza,
dai criteri della previdenza obbligatoria. La risposta non può che condurre
alla conclusione che la previdenza contrattuale doveva corrispondere, nel
diritto alle prestazioni, alla pre­videnza obbligatoria. Ne segue che la
disposizione regolamen­tare che limita il diritto a una rendita nella
previdenza più estesa non ha, secondo la buona fede, una portata diversa dalla
norma legale. La clausola contrattuale che escluderebbe una rendita completa di
invalidità in deroga all'art. 23 LPP non è così opponibile all'attore. Ciò
anche perché i certifi­cati di previdenza ricevuti autorizzavano e
legittimavano in questa convinzione.

 

Come già esposto al § 4 non può esservi un rinvio al regolamento
non notificato. L'assicura­zione più estesa era perciò in vigore anche dopo
l'interru­zione del rapporto di lavoro. Si aggiunge che la liberazione
dal pagamento dei premi era garantita anche nella lettera del 25 aprile 1996
proprio per le prestazioni d'invalidità. Se poi si volesse far capo al
regolamento sulla previdenza (doc. _) la cifra 3.4.4 impone la medesima
conclusione. Ne segue che con il verificarsi dell'invalidità la
copertura assicura­tiva era mantenuta fino all'età del pensionamento. Ciò
anche perché non vi era un nuovo datore di lavoro a cui era stata trasferita la
prestazione di libero passaggio." (XIII)

 

                             1.10.   Con “presa di posizione” del
26 marzo 2003, l’__________ ha innanzitutto dichiarato di lasciare al TCA la
facoltà di decidere se la Fondazione collettiva LPP dell'__________ poteva
essere considerata quale parte convenuta in sostituzione dell'__________. Nel
merito, si è a sua volta riconfermata nelle proprie posizioni osservando tra
l'altro:

 

"  La
convenuta ignora se il regolamento sulla previdenza sia mai stato consegnato
all'attore. Non si vede però in quale modo questo fatto gli possa giovare.
Secondo l'art. 4 dell'accordo di adesione il regolamento fa parte integrante
del contratto di previdenza ed è stato approvato dal comitato di cassa della
ditta assicurata. E' quindi applicabile alla fattispecie anche se non è stato
consegnato all'attore.

 

La convenuta insiste che il certificato di previdenza del 23
aprile 1996 (doc. _) sia stato rilasciato per errore. II documento come pure il
contenuto della lettera del 25 aprile 1996 (doc. _) dimostrano chiaramente che
la convenuta partiva dall'idea che l'assicurato rimaneva alle dipendenze della
__________. Nel certificato di previdenza è menzionato un grado d'incapacità al
guadagno del 50% il quale corrisponde a quello ritenuto dalla convenuta a partire
dal 15 luglio 1995 (cifra 1 della lettera del 25 aprile 1996, doc. _). Alla
cifra 3 della stessa lettera la convenuta ha informato la ditta che dal 7
agosto 1995, cioè dall'inizio della liberazione dai pagamento del premio, la
polizza veniva gestita in una parte attiva e passiva. Questo modo di procedere
era in conformità con l'art. 15 della OPP 2 il quale presuppone, per quanto
riguarda la parte attiva di una persona parzialmente invalida, la continuazione
del rapporto di lavoro (in caso di scioglimento del rapporto di lavoro è
trattata secondo gli articoli 3­5 LFLP"). Finalmente alla cifra 4 della
lettera del 25 aprile 1996 (doc. _) la ditta è pregata di comunicare
all'__________ ogni modifica del grado d'incapacità al guadagno. Una tale
richiesta non ha senso quando si sa che l'assicurato non è più alle dipendenze
della ditta." (Doc. _)

 

                             1.11.   Con comunicazione 28 marzo
2003 (doc. _), il Vicepresidente del TCA, preso atto dell’assenso espresso dai
rappresentanti dell’__________ – parimenti autorizzati a rappresentare la
Fondazione collettiva LPP della __________ (doc. _) – alla modifica della
denominazione della parte convenuta, ha comunicato alle parti che la
denominazione della parte convenuta veniva corretta in Fondazione collettiva
LPP della __________ (in seguito: Fondazione LPP __________).

 

                             1.12.   Il 23 gennaio 2004 il TCA ha
chiesto alla Fondazione LPP __________ alcune precisazioni (XXI).

                                         In risposta, con scritto 6
febbraio 2004, la fondazione, rappresentata dall'__________, ha affermato:

 

"  Egregi
Signori,

In riferimento alla vostra lettera del 23.01.2004 concernente il
caso citato in margine siamo in misura di rispondervi e di documentarvi come
seguente:

 

Con lettera del 29.08.1996, abbiamo scritto a l'assicurato perché
ci indichi nel caso che abbia, un nuovo datore di lavoro, dove la sua
prestazione di libero passaggio per la parte attiva del 50% avrebbe dovuto
essere trasferita. (Documento _)

Questa lettera è rimasta senza risposta da parte del Signor
__________.

 

L'avere di vecchiaia (prestazione di libero passaggio) della parte
attiva della polizza (50%) è rimasta nell'assicurazione del contratto citato in
margine. Nessun trasferimento è stato effettuato ne su una polizza di libero
passaggio nè su un conto di libero passaggio presso una banca o presso
l'Istituto collettore. II capitale di CHF 28'469.00 per 07.08.1995 (primo
giorno della liberazione al pagamento del premio) ha continuato ad essere
aumentato con gli interessi secondo le disposizioni legali (era sempre 4%).

 

Se un assicurato presenta un'incapacità al guadagno parziale, la
sua assicurazione viene divisa in una parte attiva, che corrisponde al grado di
capacità al guadagno e in una parte passiva che corrisponde al grado
d'incapacità al guadagno. II salario determinante al momento di questa
scissione è il salario valevole prima dell'inizio dell'incapacità al guadagno.

 

Il salario di CHF 0.00 si riferisce solo per la parte attiva.

 

Il salario annuo per la parte passiva (50%) era valido fino al
30.04.1999 di CHF 34 000.00. A partire dal 01.05.1999 (aumento del grado
d'invalidità à 100%) era di CHF 68 000.00

 

I premi della previdenza professionale sono stati pagati fino al
termine dei rapporti di lavoro (31.05.1995) - erano finanziati dal datore di
lavoro. A partire dal 07.08.1995 (inizio della liberazione del pagamento del
premio) tra l'altro i contributi "accredito di vecchiaia" erano
finanziati dall'__________ nell'ambito del grado d'invalidità parziale o
l'invalidità completa.

 

Dettagli:

Accredito di vecchiaia pro rata dal 07.08.1995 -13.12.1995: Contribuzioni accredito di vecchiaia di                   CHF                                 2'448.00

Accredito di vecchiaia pro rata dal 01.01.1996 - 31.12.1996: Contribuzioni accredito di vecchiaia
annuo di        CHF                                 6'120.00

Accredito di vecchiaia pro rata dal 01.01.1997 - 31.12.1998: Contribuzioni accredito di vecchiaia
annuo di        CHF 12'240.00

Accredito di vecchiaia pro rata dal 01.01.1999 - 30.04.1999: Contribuzioni accredito di vecchiaia di                   CHF                                 2'040.00

Accredito di vecchiaia pro rata dal 01.05.1999 - 31.12.1999: Contribuzioni accredito di vecchiaia di                   CHF                                 8'160.00

Accredito di vecchiaia pro rata dal 01.01.2000 - 31.12.2002: Contribuzioni accredito di vecchiaia
annuo di        CHF 36'720.00" (XXII)

 

                                         In proposito l'attore,
tramite il suo legale, in uno scritto 16 febbraio 2004, ha affermato:

 

"  La
convenuta ha sostenuto che il documento _ è un errore e che il certificato
corretto sa­rebbe il documento _. Nel primo figura un salario assicurato e una
rendita di invalidità, nel secondo nessuna di queste indicazioni e nemmeno un
premio annuo. Queste circostan­ze sono incompatibili con la lettera datata 6
febbraio 2004 della __________, società di assicurazioni sulla vita. In primo
luogo risulta che dal 7 agosto 1995 al 30 aprile 1999 è sempre stato versato un
accredito di vecchiaia (nell'ambito della liberazione dal pagamen­to dei premi)
proporzionale alla somma annua di Fr. 6'120.--. Dal 1° maggio 1999 al 31 di­cembre
2002 è stata versata una somma proporzionale pari a un accredito di vecchiaia
di Fr. 12'240.-- all'anno. Se il documento 23 fosse determinante non vi sarebbe
alcuna ragio­ne per questi accrediti, che invece corrispondono al documento _.

 

Verosimilmente la convenuta confonde la parte attiva e la parte
passiva della polizza. Se il salario di Fr. 0.-- si riferisce alla parte
attiva, ovvero quella che corrisponde alla capacità di guadagno, non si vede
perché gli accrediti di vecchiaia avrebbero dovuto proseguire sulla parte
passiva e cioè sulla rendita di invalidità già acquisita. D'altra parte il
salario annuo as­sicurato era, all'opposto di quanto dichiarato, di Fr.
68'000.-- fino al 7 agosto 1995 e di Fr. 34'000.-- in seguito (documenti _ e
_).

 

La convenuta dunque, secondo la sua tesi, avrebbe continuato a
finanziare una rendita già acquisita e non l'assicurazione della capacità di
guadagno residuo. Mal si comprende il senso di accrediti di vecchiaia a favore
di una rendita acquisita, che non ne è influenzata. L'unica interpretazione
ragionevole, al di là dell'equivoco in cui cade la __________, è che gli
accrediti erano invece eseguiti per assicurare una capacità di guadagno
residuo. II cal­colo della rendita di invalidità si fonda infatti anche sugli
accrediti di vecchiaia per gli anni mancanti (art. 24 cpv. 2 lett. b LPP), dove
questa somma è soltanto fittizia (Locher, Grun­driss des Sozialversicherungsrechts,
§ 40 no. 2.2.3). Gli accrediti di vecchiaia eseguiti dal 7 agosto 1995 non
possono avere un significato se non quello di finanziare un'assicurazione
ancora esistente per la capacità di guadagno residuo. Ciò anche perché
altrimenti sarebbe­ro del tutto platonici per l'assicurato, la cui rendita
d'invalidità non varia.

 

Ne segue che il documento 22, assieme ai documenti _ e _, comprova
il persistere di un'assicurazione annua di Fr. 17'000.-- per un'invalidità al
50%, riferita al salario annuo di Fr. 34'000.--. In ogni caso il doc. _,
corretto secondo la controparte, che non prevede nessun salario assicurato,
incompatibile con l'ultima lettera della __________, società di assicurazioni
sulla vita." (XXIV)

 

Con ulteriori scritti 25
febbraio e 2 aprile 2004, la Fondazione LPP __________ ha fornito ulteriori
precisazioni di cui si dirà, ove necessario, nel prosieguo (XXVII; XXXVI).

                                         Con lettere 8, 31 marzo e
13 aprile 2004, l'attore si è dal canto suo sostanzialmente riconfermato nelle
sue posizioni (XXIX, XXXV, XXXVIII). 

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   Conformemente alla petizione,
oggetto del contendere è, da una parte, l’accertamento del diritto dell’attore
a una rendita di invalidità supplementare del 50%, pari a fr. 17'000.- annui,
conformemente alle disposizioni regolamentari, dal 1° maggio 1999 (vedi p.to 1
del petitum). 

                                         Dall'altra, la condanna
della convenuta al versamento di una rendita completa d’invalidità pari a fr.
34'000.- annui dalla stessa data.

 

                               2.2.   Giusta l'art. 73 cpv. 1 LPP le
controversie tra istituti di previdenza, datori di lavoro e aventi diritto sono
decise da un Tribunale di ultima istanza cantonale. Competente nel Canton
Ticino è il Tribunale cantonale delle assicurazioni quale istanza unica (art. 8
LALPP).

 

                                         Per quanto riguarda la
natura del litigio, la competenza ex art. 73 LPP è data nella misura in cui
trattasi di contestazioni aventi per oggetto questioni specifiche della
previdenza professionale in senso stretto o in senso largo. Rientrano pertanto
principalmente nella sfera d'applicazione dell'art. 73 LPP le controversie
afferenti alle prestazioni assicurative, alle prestazioni di libero passaggio
(attualmente prestazioni di entrata e di uscita) e ai contributi previdenziali.
Per contro le vie di diritto dell'art. 73 LPP non sono aperte qualora la
controversia non trova fondamento giuridico nella previdenza professionale,
anche se essa dovesse avere degli effetti rientranti nel campo di detta
previdenza (DTF 125 V 168 consid. 2; DTF 122 V 323 consid. 2b e riferimenti ivi
citati).

 

                                         Nel caso di specie, la
controversia oppone la Fondazione collettiva LPP di __________, un istituto di
previdenza di diritto privato, iscritto nel registro della previdenza
professionale, ad un assicurato su una controversia concernente la previdenza
professionale. Si tratta infatti di determinare l’ammontare della rendita
d’invalidità della previdenza professionale dovuta all’attore.

                                         Pertanto, da questo punto
di vista, l’azione è proponibile.

 

                               2.3.   Dottrina e giurisprudenza
ammettono che l'art. 73 cpv. 1 LPP consente di proporre un'azione di
accertamento (DTF 120 V 301 consid. 2a; RDAT I-1994 p. 198, DTF 119 V 13,
DTF 118 V 102, DTF 117 V 320, DTF 115 V 372, DTF 112 Ia 185, SZS 1992 pag. 234,
SZS 1992 pag. 294; Riemer, Das Recht der beruflichen Vorsorge in der Schweiz, §
6 n° 4, pag. 128; Meyer, "Die Rechtswege nach dem BVG" in RDS 1987 I
pag. 614; Helbing, Les institutions de prévoyance et la LPP, pag. 401;
Schwarzenbach-Hanhart, "Die Rechtspflege nach dem BVG" in SZS 1983
pag. 183).

                                         Conformemente alle
condizioni alle quali la legge e la giurisprudenza sottopongono la ricevibilità
di un'azione di accertamento in materia amministrativa (DTF 114 V 202, DTF 110
Ib 215, RAMI 1991 pag. 315, RCC 1990 pag. 469, RCC 1989 pag. 33-34) e in materia
civile (DTF 115 II 482, DTF 114 II 255, DTF 110 II 253; Poudret, Commentaire de
la loi fédérale d'organisation judiciaire, n° 1.3.2.8 ad art. 43 LOG), essa è
comunque proponibile solo se l’istante si avvale di un interesse considerevole
degno di protezione alla constatazione immediata di un rapporto giuridico
litigioso (DTF 119 V 13, DTF 118 V 102, DTF 117 V 320, DTF 115 V 231, DTF 115 V
373, SZS 1992 pag. 234; Murer/Stauffer/Rumo, Bundesgesetz über die Unfallver-
sicherung, pag. 283; Guldener, Schweizerisches Zivilprozes- srecht, pag. 207).
Un interesse di fatto è sufficiente, purché si tratti di un interesse attuale e
immediato (DTF 117 V 320, DTF 115 V 373, DTF 114 V 202-203).

 

                                         L'esistenza di un
interesse degno di protezione è ammesso quando l'assicurato sarebbe incline, in
ragione della sua ignoranza quanto all'esistenza, all'inesistenza o
all'estensione di un diritto o di un obbligo di diritto pubblico, a prendere
delle disposizioni o, al contrario, a rinunciarvi, con il rischio di subire un
pregiudizio da questo fatto (DTF 118 V 102, SZS 1992 pag. 234, STFA 22 maggio
1991 in re K.).

                                         Al contrario, non sussiste
un interesse degno di protezione quando l'azione di accertamento è volta
all'esame astratto o teorico di norme previdenziali (RDAT I-1993 pag. 233ss,
DTF110 Ib 215, DTF 108 Ib 22; Gossweiler, Die Verfügung im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, pag. 32-33; Rhinow-Krähenmann, Schweizerische
Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, § 36 B III, pag. 109; Grisel, Traité
de droit administratif, pag. 867).

                                         L'interesse degno di
protezione fa pure difetto quando è proponibile un'azione condannatoria (DTF
120 V 302 consid. 2a; RDAT I-1994 p. 199).

                                         Questa restrizione si
applica tanto all'azione di accertamento del diritto civile (DTF 114 II 255, SJ
1988 pag. 589; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation
judiciaire, n° 1.3.2.8 ed art. 43 LOG, pag. 120; Habscheid, Schweizerisches
Zivilprozess- und Gerichtsorganisationsrecht", n° 434, pag. 158;
Staehelin/Sutter, Zivilprozessrecht nach den Gesetzen der Kantone Basel-Stadt
und Basel-Landschaft, § 13 n° 21, pag. 141; Poudret, Procédure civile vaudoise,
n° 2 ad art. 265 CPC) che a quella del diritto amministrativo (DTF 119 V 13,
SZS 1994 p. 67, DTF 108 Ib 546, SZS 1992 pag. 294-295, BJM 1987 pag. 308), nel
senso che il diritto di ottenere una decisione di accertamento è sussidiaria a
quella condannatoria (RDAT I-1994 p. 199; DTF 119 V 13, DTF 108 Ib 546, ZBl
1989 pag. 482; Grisel, Traité de droit administratif, pag. 867; Rhinow/Krähen- mann,
Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, § 36 III d pag. 110;
Moor, Droit administratif, vol. II, pag. 110; Gueng, "Zur Tragweite des
Festellungs- anspruchs gemäss Art. 25 VwG" in SJZ 1971 pag. 373 ad lett.
d). In simili casi l'accertamento del rapporto giuridico è una condizione del
giudizio di condanna e non ha, come tale, portata autonoma (RDAT I-1994 p. 199;
SJ 1988 pag. 589, DTF 96 II 131).

 

                               2.4.   Nel caso concreto non può
essere riconosciuto all’attore un interesse degno di protezione ad accertare il
suo diritto di ricevere una rendita d’invalidità supplementare di fr. 17'000.-
annui, nelle misura in cui è proponibile - ed è stata effettivamente proposta
da parte sua - l’azione condannatoria nei confronti della fondazione LPP __________.

 

                                         Ne discende che la
petizione, nella misura del 1° petitum, va considerata irricevibile.

 

                                         Nel merito

 

                               2.5.   Oggetto del contendere è
l’assegnazione a __________ di una rendita intera d'invalidità dal 1. maggio
1999  fondata sul regolamento della fondazione convenuta, in particolare della
previdenza sovraobbligatoria.

 

                                         Non è controverso che il
peggioramento dello stato di salute, e, quindi, del grado d'invalidità,
dell'attore, già beneficiario di una mezza rendita della previdenza
professionale versata dal 6 maggio 1997 dalla Fondazione convenuta, sia da
ricondurre alla medesima causa (vale a dire al medesimo danno alla salute) che
ha originato la prima invalidità e, di conseguenza, giustificato l'assegnazione
della mezza rendita. Non è nemmeno controverso che a dipendenza dell'aumento
del grado d’invalidità dal 50% al 75% l'interessato abbia diritto ad una
prestazione della previdenza professionale intera. Pure pacifica è la data di
decorrenza della rendita piena, fissata al 1° maggio 1999 (vedi petizione p.to
3, risposta p.to 3).

 

                                         Litigiosi nella
fattispecie sono invece i parametri di calcolo della rendita completa
d’invalidità della previdenza professionale.

                                         A mente della Fondazione
LPP __________, essendo l’aggravamento dello stato di salute intervenuto dopo
il termine di copertura assicurativo di 30 giorni dall'uscita dal servizio
(cfr. l’art. 3.6.2 del Regolamento) e, quindi, in un momento in cui l'attore
non era più affiliato presso di lei, per l'aumento del grado d'invalidità
l’attore ha diritto unicamente alle prestazioni della previdenza professionale
obbligatoria, e non a quelle della previdenza più estesa. 

                                         __________ ritiene invece
che la Fondazione LPP __________ debba erogare la rendita conformemente alle
sue disposizioni regolamentari, considerato come queste ultime non  prevedano
espressamente l’esclusione della copertura assicurativa sovraobbligatoria in
caso di aumento del grado d’invalidità di un assicurato già titolare di una
rendita d’invalidità. Invoca inoltre la protezione della sua buona fede
considerato come i certificati assicurativi rilasciati dalla convenuta (docc.
_) indicassero chiaramente che la rendita d’invalidità ancora assicurata
ammontava a fr. 17'000.

 

                               2.6.   L’art. 23 LPP, che è una
disposizione minima (art. 6 LPP), prevede che hanno diritto alle prestazioni
d’invalidità le persone che, nel senso dell’AI, sono invalide per almeno il 50%
ed erano assicurate al momento in cui è sorta l’incapacità di lavoro la cui
causa ha portato all’invalidità. Non è per contro necessario che l’interessato
sia assicurato al momento della nascita dell’invalidità (SVR 1998 LPP no. 19;
SZS 1995 p. 464 consid. 3b; SVR 1995 BVG Nr. 43 p. 128 consid. 2a; DTF 120 V
116 consid. 2b; Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995, p.
403; DTF 118 V 898, 35; Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea 1994,
p. 209). 

                                         L'evento assicurato ai
sensi dell'art. 23 LPP è infatti la sopravvenienza di un'incapacità lavorativa
o una diminuzione di rendimento di una certa importanza (ossia, secondo la
giurisprudenza, di almeno il 20%; cfr. VSI 1998 pag. 126; STFA non pubblicate
del 16 febbraio 2001 in re V., B 100/00 e del 2 agosto 2000 in re B., B 78/99)
e non la nascita dell'invalidità vera e propria (DTF 123 V 264 consid. 1b; SZS
1994 p. 469 consid. 5a; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re . 3 consid.
2). 

                                         Il richiedente dev'essere
quindi assicurato al momento dell'insorgenza dell'incapacità lavorativa che ha
condotto all'invalidità, non necessariamente quando insorge l'invalidità oppure
il peggioramento della stessa (SZS 2002 pag. 155; DTF 123 V 264 consid. 1b;
STFA non pubbl. del 6 marzo 1996 in re S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; SZS
1994 p. 469; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R. consid. 2).

                                         Questa soluzione è stata
introdotta per sopperire ad eventuali lacune assicurative, nel caso in cui il
datore di lavoro disdica il contratto precedentemente alla decorrenza dell’anno
di attesa necessario ai fini dell’erogazione della rendita AI e quindi della
rendita LPP (art. 29 cpv. 1 lett. b LAI; DTF 123 V 263 consid. 1a; DTF 120 V
116 consid. 2b; STFA del 6 marzo 1996 in re S.P, citata anche in bollettino
UFAS no. 36).

 

                                         Di conseguenza il fondo di
previdenza presso cui era assicurato il dipendente al momento dell’intervenuta
incapacità lavorativa è obbligato a versare le prestazioni di invalidità, anche
se al momento del riconoscimento della stessa il rapporto assicurativo era già
stato sciolto (cfr. SVR 1998 LPP no. 14; SVR 1994 p. 38; DTF 118 V 98). 

 

                                          Qualora,
inoltre, esista il diritto ad una prestazione di invalidità per un'incapacità
lavorativa intervenuta in costanza di assicurazione, l'istituto di previdenza è
tenuto a versare prestazioni di invalidità della previdenza obbligatoria anche
se l'invalidità si modifica, per i medesimi motivi, dopo la fine del rapporto
previdenziale, ossia dopo il termine di copertura posteriore dell’art. 10 cpv.
3 LPP (STFA del 6 marzo 1996 in re S.P; SZS 1995 p. 465 consid. 4a; DTF 118 V
45 consid. 5; cfr. Moser, Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1995 p.
426 N 49; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R, p. 4 consid. 3a; STCA non
pubbl. del 15 marzo 2000 in re N., __________).

                                         Secondo la giurisprudenza
a questa prassi ci si deve attenere in ogni caso nell'ipotesi in cui non
c'è stata attività lucrativa dopo l'uscita dal fondo di previdenza (SZS 1995
p.465 consid. 4a).                             

                                         Il TFA ha pure stabilito
che è pure irrilevante il lasso di tempo trascorso tra la nascita del diritto
alla prima rendita e il diritto ad una rendita di grado superiore (cfr. DTF 118
V 45 in cui tra l'assegnazione della rendita intera e della mezza rendita erano
trascorsi solo tre mesi; quattro anni nel caso di cui STFA del 6 marzo 1996 in
re S.P; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in re R 3 consid. 3b). 

                                         Nell'ipotesi in cui
l'aumento del grado di invalidità è riconducibile alla medesima causa, la
giurisprudenza dichiara pure implicitamente irrilevante, il fatto che
l'interessato si sia affiliato ad un nuovo istituto di previdenza dopo la
nascita del diritto alla mezza rendita, (STFA del 6 marzo 1996 in re S.P p.7,
DTF 118 V 45 consid. 5; SZS 469 consid. 5b; Moser, Bedeutung und Tragweite von
art. 23 BVG, SZS 1995 p. 416).

                                                                                

Infine va rilevato che, secondo
il TFA, la citata giurisprudenza si applica solo alla previdenza obbligatoria
(SZS 1995 p. 465 consid. 4b)aa e p. 468; STFA non pubbl. del 20 luglio 1994 in
re R. consid. 2.).                 

 

                               2.7.   Nell'ambito della previdenza
più estesa (cfr. art. 49 cpv. 2) gli istituti di previdenza possono far
dipendere il diritto alla rendita d’invalidità della previdenza professionale
non dall'insorgenza di un'incapacità al lavoro la cui causa ha portato
all'invalidità ai sensi dell'art. 23 LPP, ma dal realizzarsi del caso
d'invalidità quale rischio assicurato (cfr. SZS 1995 pag. 465 consid. 4b)aa e
p. 468; STFA non pubbl. del 24 aprile 2002 in re B., B 20/01 e 20 luglio 1994
in re R. consid. 2.). 

                                         In quest’ipotesi, sono
dovute le prestazioni della previdenza più estesa unicamente nel caso in cui il
rischio assicurato si realizza entro il periodo assicurato, ossia al massimo
entro la scadenza di un’eventuale termine di copertura posteriore previsto
dalle disposizioni regolamentari (vedi art. 331a cpv. 2 CO nella sua versione
in vigore dall’1.1.1995). 

                                         In sostanza, non può
essere criticata la regolamentazione di un istituto previdenziale che ha per
conseguenza l’erogazione di una rendita della previdenza più estesa unicamente
se l’evento assicurato si realizza durante il periodo d’assicurazione (Moser,
Bedeutung und Tragweite von art. 23 BVG, SZS 1996 p. 31 segg.; Moser, Die
Bemessung berufsvorsorgerechtlicher Invaliditätsleistungen in Fällen der
nachträglichen Verschlechterung der Erwerbsunfähigkeit, SZS 1997 p. 507; SZS
1995 p. 463 e p. 468 consid. 2b; SVR 1995 N. 43 p. 128 consid. 4; STFA non
pubblicate del 6 maggio 1997 nella causa D., B 55/95 e del 24 aprile 2002 nella
causa B., B 20/01).

 

                                         In una
sentenza del 23 gennaio 2004 nella causa A. (B 31/03) l'Alta Corte ha
riconfermato la proprio giurisprudenza ed ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" 
3.

3.1  Im vorliegenden Fall
ergibt sich aus den medizinischen Unterlagen, dass die Beschwerdeführerin im
Zeitpunkt des Eintritts der für die Entstehung des Anspruchs auf
Invalidenleistungen relevanten Arbeitsunfähigkeit bei der beschwerdegegnerischen
Pensionskasse versichert war. Unbestritten ist, dass die in Frage stehende
gesundheitliche Verschlechterung, welche eine vollständige erwerbliche
Leistungseinbusse bewirkte, auf dieselbe Ursache zurückzuführen ist und keine
neuen, die Arbeitsfähigkeit beeinträchtigenden Krankheitsgründe hinzugetreten
sind. Damit bleibt die Personalvorsogestiftung praxisgemäss Schuldnerin für die
daraus resultierenden Invalidenleistungen. Denn nach Art. 23 BVG versichertes
Ereignis ist einzig der Eintritt der relevanten Arbeitsunfähigkeit, unabhängig
davon, in welchem Zeitpunkt und in welchem Masse daraus ein Anspruch auf
Invalidenleistungen entsteht. Die Versicherteneigenschaft muss nur bei Eintritt
der Arbeitsunfähigkeit gegeben sein, dagegen nicht notwendigerweise auch im
Zeitpunkt des Eintritts oder der Verschlimmerung der Invalidität. Diese
wörtliche Auslegung steht in Einklang mit Sinn und Zweck der Bestimmung,
nämlich denjenigen Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmern Versicherungsschutz
angedeihen zu lassen, welche nach längerer Krankheit aus dem Arbeitsverhältnis
ausscheiden und erst später invalid werden. Für eine einmal aus - während der
Versicherungsdauer aufgetretene - Arbeitsunfähigkeit geschuldete
Invalidenleistung bleibt die Vorsorgeeinrichtung somit leistungspflichtig,
selbst wenn sich nach Beendigung des Vorsorgeverhältnisses der Invaliditätsgrad
ändert. Entsprechend bildet denn auch der Wegfall der Versicherteneigenschaft
keinen Erlöschungsgrund (26 Abs. 3 BVG e contrario; BGE 123 V 263 Erw. 1a, 118
V 45 Erw. 5).

 

3.2  Der aus Art. 23 BVG abgeleitete Grundsatz,
wonach jene Vorsorgeeinrichtung für eine während der Versicherungsdauer
eingetretene Arbeitsunfähigkeit - unabhängig von einem zwischenzeitlich
eingetretenen Kassenwechsel - leistungspflichtig bleibt, wenn sich der
Invaliditätsgrad nach Beendigung des Vorsorgeverhältnisses zufolge des
nämlichen Gesundheitsschadens erhöht, findet auch in der weitergehenden
Vorsorge Anwendung, sofern nicht Reglemente oder Statuten etwas anderes
vorsehen (BGE 123 V 264 Erw. 1b). Im Bereich der Weitergehenden Vorsorge steht
es den Pensionskasse im Rahmen von Art. 49 Abs. 2 BVG jedoch grundsätzlich
frei, das versicherte Risiko abweichend vom BVG zu definieren (SVR 1995 BVG Nr.
43 S. 128 Erw. 4).

 

3.3  Gemäss Art. 43 in Verbindung mit Art. 44 des
Personalvorsorge-Reglements (in der seit 17. Oktober 1989 gültigen Fassung) hat
der Versicherte bei Erwerbsunfähigkeit von mindestens 25 % vor dem
Rücktrittsalter Anspruch auf eine Invalidenrente. Erwerbsunfähigkeit bzw. Invalidität
liegt laut Art. 42 des Reglements vor, wenn die versicherte Person durch
ärztlichen Befund objektiv nachweisbar, ganz oder teilweise behindert ist, eine
seinem Beruf oder seiner Lebenshaltung, seinen Kenntnissen und Fähigkeiten
angemessene Erwerbstätigkeit auszuüben, oder wenn sie im Sinne des
Bundesgesetzes über die Eidgenössische Invalidenversicherung invalid ist. Das
Vorsorgereglement macht demnach die Berechtigung auf eine Invalidenrente nicht
vom Eintritt der Arbeits-, sondern vom Eintritt der Erwerbsunfähigkeit als
versichertem Risiko abhängig. Für die Frage der Versicherteneigenschaft ist
mithin im überobligatorischen Bereich vom Begriff der Erwerbsunfähigkeit
auszugehen, d.h. vom Unvermögen, auf dem gesamten für die versicherte Person in
Frage kommenden Arbeitsmarkt die verbliebene Arbeitsfähigkeit in zumutbarer
Weise zu verwerten. Nach den allgemeinen Prinzipien genügt es für die Erfüllung
der Versicherteneigenschaft, dass sich das versicherte Risiko vor dem Ende des
Arbeitsverhältnisses (bzw. vor Ablauf der einmonatigen Nachdeckungsfrist gemäss
Art. 10 Abs. 3 BVG) verwirklicht (SVR 1995 BG Nr. 43 S. 128 Erw. 4b). (…)"

 

                                         Resta comunque da
precisare che la libertà attribuita agli istituti   di previdenza in virtù
dell'art. 6 e 49 cpv. 2 LPP non implica un potere di apprezzamento illimitato. (SZS 1995 p. 466 consid. 4b/aa; DTF 118 V 35). Se essi infatti
fanno espresso riferimento al concetto di invalidità previsto dall’AI, sono
vincolati dalla valutazione dell’invalidità fatta dall'assicurazione
invalidità, a meno che la stessa appaia di primo acchito insostenibile (SZS
2002 pag. 155; SZS 1996 p. 48 consid. 2b e 2d; SVR 1995 BVG Nr. 22 p. 57
consid. 2a; SVR 1994 BVG Nr. 15 consid. 3c; DTF 115 V 208 consid. 2c; 115 V 215
consid. 4c).

                                         Inoltre, se
essi adottano nei loro statuti o nei regolamenti un certo metodo di
valutazione, devono conformarsi, nell'applicazione dei criteri, ai concetti
delle assicurazioni sociali (per l'incapacità di esercitare la propria
professione abituale: DTF 111 V 239 consid. 1b) e ai principi generali,
segnatamente a quelli della parità di trattamento, della proporzionalità e al
divieto dell'arbitrio (DTF  115 V 109 consid. 4b; sentenza del TFA non
pubblicata del 24 aprile 2002 in re B, B 20/01; DTF 113 II 347 consid. 1a).
Inoltre, se dispongono di piena libertà nella scelta della nozione, devono
comunque assegnarle il significato usuale e riconosciuto in ambito assicurativo
(STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993 consid. 3).

                                         

                               2.8.   Nel caso in esame litigioso
è, come detto, unicamente l'assegnazione ad __________ di una mezza rendita
d'invalidità fondata sul Regolamento della convenuta, nella misura della
copertura sovraobbligatoria, relativamente all'aumento del grado
d'invalidità a far tempo dal 1° maggio 1999. Decisivo è quindi se un tale
diritto può essere desunto dalle disposizioni regolamentari applicabili.

 

                                         Il diritto alla rendita di
invalidità è previsto agli art. 3.4.1. e 3.4.2 del Regolamento della Fondazione
LPP __________ (dal 1. gennaio 2002: Fondazione LPP __________) (doc. _),
valevole dal 1. agosto 1994 e applicabile in concreto, per i quali:  

 

"  3.4.1.
Invalidità

 

Sussiste invalidità se la persona assicurata, in seguito a
malattia provata da perizia medica, deperimento delle facoltà psichiche o fisiche,
è inabile ad esercitare la sua professione o al­tra attività lucrativa conforme
alla sua posizione sociale, alle sue conoscenze e alle sue atti­tudini, oppure
se la persona assicurata é invalida ai sensi dell'AI. Lo stesso vale per l'inca­pacità
al guadagno provocata da infortunio, nel caso in cui il rischio infortunio sia
assicurato.

 

Le disposizioni della legge federale sull'assicurazione invalidità
(art. 29 AI) s'applicano per analogia alla nascita del diritto a prestazioni.
Il diritto a prestazioni è tuttavia differito quando l'assicurato riceve
interamente il suo salario, rispettivamente delle indennità giornaliere cor­rispondenti
all'80 % della perdita di guadagno. Nel caso d'interruzione dell'incapacità al
gua­dagno il periodo d'attesa si calcola sommando la durata totale dei periodi
d'incapacità al guadagno dipendenti dalla stessa causa. Se un'interruzione
dell'incapacità al guadagno su­pera 113 dei periodo d'attesa concordato, o se
subentra una nuova incapacità al guadagno dovuta ad un'altra causa, il periodo
d'attesa ricomincia ad intercorrere.

 

Se una persona assicurata che ha già percepito delle prestazioni
d'invalidità ridiviene invali­da per la stessa causa nel lasso di tempo di un
anno dalla ripresa integrale della propria atti­vità lucrativa, le prestazioni
d'invalidità vengono accordate senza nuovo periodo d'attesa.

 

Le prestazioni d'invalidità sono dovute se l'assicurato è invalido
almeno al 25 % .L'ammonta­re delle prestazioni è fissato proporzionalmente al
grado d'incapacità al guadagno, il quale corrisponde al massimo al grado
d'invalidità riconosciuto dall'Al. Per un'incapacità al gua­dagno dei 66 213 %
o più, vengono accordate le, prestazioni intere.

 

3.4.2. Rendita d'invalidità

 

II dipendente che prima dell'età di pensionamento accusi
un'invalidità temporanea o perma­nente, ha diritto ad una rendita d'invalidità.

 

La rendita d'invalidità viene accordata fintantoché dura
l'invalidità, al massimo tuttavia fino all'età di pensionamento.

 

La rendita annua d'invalidità ammonta, in caso d'invalidità
totale, al 50 % del salario annuo effettivo.             '

 

La rendita viene accordata dopo un periodo d'attesa di 24 mesi a
partire dall'inizio dell'inca­pacità al guadagno."

 

                                         Dal
tenore delle citate disposizioni emerge che il concetto di invalidità di cui
all'art. 3.4.1. è più ampio rispetto a quello previsto dalla LPP e quindi
dell'AI, in quanto comprende anche l'invalidità professionale.

                                         L’assicurato
è infatti considerato invalido già per il solo fatto di non essere più in grado
di svolgere la sua attività (“Berufsunfähigkeit”; SZS 1997 p. 73 consid. 2a;
SZS 1995 p. 102; cfr. STFA non pubbl. del 17 dicembre 1991 in re F. consid. 3a,
B 37/90; DTF 117 V 335 consid. 5b; RDAT I 1995 p. 221, B 37/90; STFA non pubbl.
del 25 marzo 1993 in re A, B 19/92) oppure od ogni altra compatibile con
la sua posizione sociale, le sue nozioni e le sue attitudini.

                                         In virtù
della giurisprudenza suesposta, questo concetto di invalidità non coincide,
quindi, con quello generale di incapacità al guadagno dell'AI e della LPP in un
mercato del lavoro equilibrato (cfr. Meyer/Blaser, SZS 1995 p. 102/103; DTF 117
V 335; STFA non pubbl. in re A. del 25 marzo 1993; S. Beros, Die Stellung des Arbeitnehmers in BVG, Zurigo
1993, p. 149; STFA non pubbl. 17 dicembre 1991 in re F. consid. 3a, B 37/90;
SZS 1997 p. 74). La capacità di guadagno si riferisce infatti a quanto risulta
esigibile per la persona in questione: non è dunque "l'incapacità assoluta
di lavorare".

                                         In
proposito va rilevato che questo tipo di soluzione è di regola introdotta ai
fini di non declassare professionalmente gli assicurati divenuti invalidi, in
particolare i lavoratori specializzati (SZS 1997 p. 74 consid. 2a; DTF 115 V
211).

                                         Si rilevi
ancora che secondo la giurisprudenza in tale ipotesi la nozione di invalidità
prevista nel regolamento si applica sia alla previdenza obbligatoria che a
quella sovraobbligatoria (SZS 1995 pag. 476 consid. 4b; STFA non pubbl. del 25
marzo 1993 in re A consid. 4b e c, B 19/92; DTF 115 V 221 consid. 5).

 

                                         Si noti
che nell'evenienza concreta anche il grado d'invalidità che deve essere
raggiunto ai fini del versamento della rendita d'invalidità è inferiore e
quindi più favorevole rispetto a quello dell'AI e della LPP (cfr. l'art. 3.4.1.
ultimo capoverso). 

                                                                                  

Secondo i principi generali,
per l'adempimento del requisito assicurativo e, quindi, per il diritto alle
prestazioni regolamentari, è necessario che il rischio assicurato (l'invalidità
ai sensi del regolamento o la morte) si sia realizzato in un momento in cui
ancora sussisteva la copertura assicurativa presso l'istituto di previdenza
(DTF 117 V 332).  

                                      

                               2.9.   Nella specie va quindi
preliminarmente determinato il momento in cui, secondo la legge e il
regolamento (e riservato quanto si dirà ai considerandi che seguono), è cessata
la copertura assicurativa di __________ presso la convenuta. 

                                         

                                         Secondo l'art. 10 cpv. 2
LPP l'obbligo assicurativo finisce, tra l'altro, quando è sciolto il rapporto
di lavoro (in proposito cfr. SZS 1995 pag. 464). In questa evenienza, il
rapporto di previdenza prende fine ex lege contemporaneamente allo scioglimento
del rapporto di lavoro ed è a questo momento che, di conseguenza, diviene
esigibile la prestazione di libero passaggio (cfr. DTF 115 V 27 consid. 5;
Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der Schweiz, Bern 1989, §22, N.
80). 

                                         Questo disposto si applica
sia nell’ambito della previdenza minima che nel campo della previdenza più
estesa (SVR 1995 BVG Nr. 38 consid. 2aa p. 109; DTF 120 V 20 consid. 2a.; DTF
118 V 39 consid. 2; DTF 115 V 33 consid. 5; SPV 6/1994 p. 265; cfr. art. 331a
cpv. 1 e art. 331b cpv. 1 CO).                  

                                         Non è rilevante
l’effettivo esercizio dell’attività lavorativa né l’abbandono della stessa,
bensì la fine, da un punto di vista giuridico, del rapporto di lavoro in virtù
delle disposizioni di cui agli art. 334ss. CO (DTF 118 V 39 consid. 2). 

                                         Di conseguenza, di
principio, il rapporto assicurativo si conclude con la decorrenza del termine
di disdetta legale o contrattuale (SVR 1995 BVG Nr. 38 consid. 2aa p. 109 e
dottrina citata). Irrilevante è il fatto che l’uscita dal servizio sia avvenuta
in precedenza (DTF 120 V 20 consid. 2a; DTF 115 V 34 consid. 5).

 

                                         Tuttavia, giusta il
capoverso 3 dell’art. 10 LPP  

                                         

"  Per i rischi morte e invalidità il salariato resta assicurato presso
il suo istituto di previdenza durante un mese dopo lo scioglimento del
rapporto di previdenza. Se esisteva in precedenza un rapporto di previdenza, è
competente il nuovo istituto di previdenza.”

                                      

                                         Per quanto concerne
l’estensione della copertura assicurativa, il regolamento della Fondazione LPP
__________ (dal 1. gennaio 2002 Fondazione LPP __________) (doc. _),
analogamente all'art. 331a cpv. 2 CO, dispone al suo articolo 3.6.2. che:

 

"  Le
prestazioni in caso di decesso o d’invalidità assicurate al momento dell’uscita
dal servizio di un dipendente, restano garantite e invariate fino al giorno in
cui la persona entra alle dipendenze di un nuovo datore di lavoro, al massimo
tuttavia per 30 giorni a partire dalla data di uscita. Per questo periodo, non
viene richiesto alcun premio di rischio.

 

I diritti nati durante il periodo d’estensione della copertura
assicurativa, vengono ridotti delle eventuali prestazioni di libero passaggio
già corrisposte."

 

Dal tenore di
tale norma emerge che la copertura assicurativa (in ambito sovraobbligatorio)
si estingue automaticamente con l'uscita dal servizio dell'assicurato. La
stessa rientra senz'altro nel potere di disposizione attribuito agli istituti
di previdenza giusta l'art. 49 cpv. 2 LPP (consid. 2.7 e riferimenti; Moser,
op. cit. in SZS 1996 p. 31segg.; STFA non pubblicata del 24 aprile 2002 in re
B., B 20/01).

 

                                         Nel caso di specie, dagli
atti emerge che il contratto di lavoro tra __________ e la __________ è stato
sciolto con effetto dal 30 maggio 1995 e che in seguito l'interessato non ha
concluso alcun nuovo rapporto di lavoro (doc. _). La __________ ha attestato
l'uscita dal servizio e dall'istituto di previdenza di __________ con effetto
dal 30 maggio 1995 nell'apposito formulario controfirmato anche dall'interessato
il 28 febbraio 1996 (doc. _). 

                                         Ne discende che,
conformemente alle disposizioni succitate, il rapporto assicurativo si è di
principio concluso alla medesima data (30 maggio 1995) e che la copertura
assicurativa è rimasta valida per un mese ancora per quel che riguarda la
previdenza obbligatoria, vale a dire sino al 30 giugno 1995, e per quanto
attiene alla previdenza più estesa sino al 29 giugno 1995 conformemente al
termine di trenta giorni previsto dall'art. 3.6.2 del Regolamento.

 

                                         In quel momento (29 risp.
30 giugno 1995) l’attore era - incontestatamente - incapace al guadagno nella
misura del 100% (doc. _), successivamente al 50% dal 15.07.1995 (doc. _). L’UAI
gli ha poi riconosciuto il diritto ad una mezza rendita d’invalidità per un grado
d’invalidità del 50%, a far tempo dal 

                                         1° febbraio 1996 (doc. _).
Considerato come l'incapacità al lavoro fosse pacificamente intervenuta entro
il periodo di copertura assicurativa presso la convenuta, quest'ultima gli ha
riconosciuto una mezza rendita d'invalidità sulla base della copertura
obbligatoria e sovraobbligatoria. 

  

                                         Successivamente, a seguito
del peggioramento del suo stato di salute, l’UAI ha concesso all'assicurato una
rendita intera d’invalidità (grado d’inabilità del 75%) con effetto dal 1°
maggio 1999 (doc. _).

 

                                         Ora, è pacifico che
l'aggravamento dei problemi di salute dell’attore è intervenuto ampiamente dopo
la scadenza del periodo di copertura assicurativa regolamentare (29 giugno
1995). Il rischio assicurato (vale a dire l'aumento dell'incapacità al guadagno
secondo l'art. 3.4.1 del Regolamento) si è quindi realizzato in un momento in
cui già da tempo non sussisteva più la copertura assicurativa (cfr. anche
l'art. 3.6.2.).

                                         In queste condizioni e
considerato il contenuto del regolamento della fondazione, riservate le
considerazioni che seguono (consid. 2.10. - 2.13.), questo Tribunale ritiene
ammissibile che nella misura dell'aumento del grado d'invalidità dal 1. maggio
1999 la convenuta conceda all'assicurato unicamente la rendita della previdenza
professionale obbligatoria negando invece la parte sovraobbligatoria (STFA non
pubbl. del 24 aprile 2002 in re B., B 20/01; del 6 maggio 1997 in re D., B
55/95; SVR 1995 n. 43 p. 128; SZS 1995 p. 466). 

 

                             2.10.   L'attore contesta tali conclusioni
allegando innanzitutto che le disposizioni del regolamento non conterrebbero un
disciplinamento che faccia dipendere la concessione di una rendita d'invalidità
della previdenza più estesa da presupposti diversi dall'art. 23 LPP. 

                                         Tale allegazione è
manifestamente infondata, bastando al riguardo rinviare al considerando che
precede e all'art. 3.4.1. del regolamento che, come detto, definisce il rischio
assicurato diversamente dalla LPP (consid. 2.8.) e all'art. 3.6.2. che delimita
l'estensione della copertura assicurativa.

 

                                         Né del resto può esser
seguito __________ allorquando adduce che il regolamento della fondazione
convenuta non gli sarebbe stato consegnato, fatto questo che comporterebbe nel
suo caso la non applicabilità dello stesso. 

                                         Innanzitutto, secondo
l'art. 4 dell'accordo d'adesione sottoscritto dalla Fondazione LPP __________ e
la ex datrice di lavoro dell'attore, il regolamento di previdenza fa parte
integrante del contratto di previdenza ed è stato approvato dal comitato di
cassa dalla ditta assicurata (doc. _). Non vi è quindi motivo per ritenere che
le disposizioni regolamentari non siano entrate in applicazione. Sarebbe
comunque semmai spettato alla __________ mettere a disposizione dei propri
dipendenti il regolamento di previdenza, alla fondazione convenuta non potendo
comunque a questo riguardo essere mosso rimprovero alcuno.  

. 

                                         D'altra parte, ci si
dovrebbe parimenti poter attendere che gli assicurati medesimi si facciano
spontaneamente parte diligente richiedendo la documentazione necessaria al
chiarimento delle proprie posizioni previdenziali, specie allorquando, come in
concreto, i certificati assicurativi personali contengono il rimando esplicito
al regolamento (cfr. certificato del 14 febbraio 1995, doc. _, del 23 aprile
1996, doc. _ e del 12 febbraio 2003, doc. _). 

                                         In queste condizioni,
sostenere solo al momento del verificarsi di un problema legato alle
prestazioni assicurate la mancata conoscenza delle disposizioni regolamentari
non può meritare tutela.

 

                             2.11.   __________ sostiene pure che
la copertura assicurativa sarebbe perdurata anche dopo la conclusione dei suoi
rapporti di lavoro con la __________ il 30 maggio 1995. Lo comproverebbe
innanzitutto il fatto che non vi è in seguito stato un nuovo datore di lavoro
al quale sia stata trasferita la prestazione di libero passaggio (cfr.
petizione, p.to 5). 

 

                          2.11.1.   Già si è detto che per l'art.
10 cpv. 2 LPP l'obbligo assicurativo cessa, tra l'altro, quando è sciolto il
rapporto di lavoro. In questa evenienza il rapporto di previdenza prende fine
ex lege contemporaneamente allo scioglimento del rapporto di lavoro e a questo
momento la prestazione di libero passaggio diventa esigibile (cfr. DTF 120 V
20, 115 V 27 consid. 5; Brühwiler, Die betriebliche Personalvorsorge in der
Schweiz, Bern 1989, §22, N. 80). La regola vale sia nella previdenza
obbligatoria sia in quella più estesa (art. 331a cpv. 1 e 331 b cpv. 1 CO, cfr.
DTF 120 V 20 e 115 V 33).

                                         

                                         D'altra parte, nel caso in
cui, come nella presente fattispecie, l’assicurato beneficia di una mezza
rendita d’invalidità, giusta l'art. 15 OPP2 l’istituto di previdenza divide
l’avere di vecchiaia in due parti uguali; la metà corrispondente alla parte
d'incapacità lavorativa sarà trattata secondo l’art. 14 OPP2 (conto di vecchiaia
dell’assicurato interamente invalido tenuto fino all’età conferente il diritto
alla rendita di vecchiaia); l’altra metà è assimilata all’avere di vecchiaia di
un assicurato che esercita un’attività lucrativa a tempo completo e in caso di
scioglimento del rapporto di lavoro è trattata secondo gli art. 3-5 LFLP. Lo
scioglimento del rapporto di lavoro e, quindi, l'uscita dall'istituto di
previdenza dà in altri termini luogo ad un caso di libero passaggio nella
misura della parte "attiva", cioè corrispondente alla parte ancora
valida.

 

                                         Secondo l’art. 2 LFLP
(Prestazioni d'uscita)

 

" 
l’assicurato che lascia l’Istituto di previdenza prima che
insorga un caso di previdenza (caso di libero passaggio) ha diritto ad una
prestazione d’uscita (cpv.1)."

                                         

" 
la prestazione d’uscita è esigibile con l’uscita dall’Istituto di
previdenza e a partire da tale momento sulla stessa dev’essere versato un
interessi di mora (cpv. 3)."

 

Gli art. 3-5 LFLP (applicabili
sia alla previdenza obbligatoria che a quella sovraobbligatoria; cfr. l'art. 1
cpv. 2 LFLP; cfr. anche  DTF 127 V 321) elencano le diverse opzioni di
utilizzazione della prestazione d’uscita, ossia il suo trasferimento al nuovo
istituto di previdenza in cui è entrato l'assicurato (art. 3 LFLP), il suo
mantenimento sotto un’altra forma (art. 4 LFLP e 10 OLP, polizza o conto di
libero passaggio) o il pagamento in contanti per i motivi disposti dall’art. 5
LFLP (partenza dalla Svizzera, inizio d'attività indipendente, importo della
prestazione d'uscita esiguo).

 

                                         In particolare
l'art. 4 LFLP dispone quanto segue:

 

"  Mantenimento
della previdenza sotto altra forma

 

1L'assicurato che non entra in un nuovo istituto di
previdenza deve notificare al suo istituto di previdenza sotto quale forma
ammissibile intende mantenere la previdenza.

 

2Senza questa notificazione, l'istituto di previdenza
versa, al più tardi due anni dopo l'insorgere del caso di libero passaggio, la
prestazione d'uscita, compresi gli interessi di mora, all'istituto collettore
(art. 60 cpv. della legge federale del 25 giugno 1982 sulla previdenza
professionale per la vecchia, i superstiti e l'invalidità; LPP).

 

3 Quando esegue il compito di cui al capoverso 2,
l'istituto collettore agisce a titolo di istituto di libero passaggio per la
gestione di conti di libero passaggio."

 

Nella variante
contemplata dai cpv. 2 e 3 di tale disposto, l'istituto collettore apre un
conto di libero passaggio, al quale non è comunque abbinata una ripresa della
copertura assicurativa interrotta con l'uscita dall'istituto di previdenza
(rispettivamente un mese dopo giusta l'art. 10 cpv. 3 LPP) (cfr. gli art. 4
cpv. 3 LFLP e art. 10 cpv. 3 OLP; cfr. Schöbi, Das Bundesgesetz über die
Freizügigkeit in der beruflichen Alters-, Hinterlassenen- und Invalidenvorsorge
- ein Ueberblick, in AJP 12/94 p. 1505).             

 

                                         Per l'art. 8 LFLP
inoltre:

 

"  Art.
8 Conteggio e informazione

 

1 In caso di libero passaggio, l'istituto di previdenza
deve allestire all'assicurato un conteggio della prestazione d'uscita. Questo
conteggio deve comprendere il calcolo della prestazione d'uscita, l'ammontare
del contributo minimo (art. 17) e l'ammontare dell'avere di vecchiaia (art. 15
LPP4).

 

2L'istituto di previdenza deve indicare all'assicurato
tutte le possibilità legali e regolamentari per mantenere la previdenza; deve
segnatamente informarlo suo mantenimento della previdenza in caso di decesso e
di invalidità."

 

                                         L'art. 1 dell' Ordinanza
sul libero passaggio (OLP), inserito nella Sezione 1 "Caso di libero
passaggio" specifica:

 

"  Art.
1 Obblighi d'informazione

 

1 I datori di lavoro devono comunicare senza indugio
all'istituto di previdenza l'indirizzo o, se questo non è noto, il numero AVS
degli assicurati il cui rapporto di lavoro è stato sciolto o il cui grado
d'occupazione è stato ridotto. Essi sono tenuti ad indicare se lo scioglimento
del rapporto di lavoro o la modificazione del grado d'occupazione sono
conseguenti a ragioni di salute.

 

2 Prima dell'uscita dall'istituto di previdenza, gli
assicurati devono indicare a quale nuovo istituto di previdenza o a quale istituto
di libero passaggio deve essere trasferita la prestazione d'uscita.

 

3 I datori di lavoro devono annunciare all'istituto di
previdenza gli assicurati che contraggono matrimonio."

 

 

                                         Gli art. 10segg. dell'OLP
si occupano invece alle diverse forme di mantenimento della previdenza di cui
all'art. 4 LFLP.

                                         L'art. 10 prevede in
particolare:

 

"  Art.
10 Forme

 

1La previdenza è mantenuta mediante una polizza o un
conto di libero passaggio.

 

2Per polizze di libero passaggio si intendono le
assicurazioni di capitale o di rendite, comprese eventuali assicurazioni
complementari per morte o invalidità, destinate esclusivamente e
irrevocabilmente alla previdenza e stipulate:

 

a. presso un istituto assicurativo sottoposto a vigilanza
assicurativa 

    ordinaria o presso un gruppo formato da istituti di questo
genere; o

b. presso un istituto assicurativo di diritto pubblico giusta
l'articolo 67 capoverso 1 LPP5.

 

3Per conti di libero passaggio si intendono i contratti
speciali destinati esclusivamente e irrevocabilmente alla previdenza e
stipulati con una fondazione che adempie le condizioni stabilite dall'articolo
19. Questi contratti possono essere completati con un'assicurazione invalidità
o morte."                            

 

A proposito della prestazione
di libero passaggio il regolamento applicabile nella presente fattispecie
prevede al capitolo 3.6. le disposizioni disciplinanti le "Prestazioni in
caso d'uscita dal servizio" (doc. _). L'art. 3.6.1. dispone, tra l'altro,
che:

 

"  Se
il rapporto di lavoro viene sciolto prima del raggiungimento dell'età di
pensionamento, senza che siano esigibili delle prestazioni assicurative oppure
sia nato il diritto a delle prestazioni d'incapacità al guadagno, il dipendente
cessa di far parte della cassa di previdenza. Esso ha diritto ad una
prestazione di libero passaggio, premesso che sia stato acquisito un avere di
vecchiaia.

(….)

La prestazione di libero passaggio viene di regola trasferita
all'istituto di previdenza del nuovo datore di lavoro. Se ciò non fosse
possibile, il mantenimento della previdenza sarà garantito per mezzo di una
polizza o di un conto di libero passaggio."

 

In merito all'estensione della
copertura assicurativa si rimanda all'art. 3.6.2 già citato per esteso al
consid. 2.9.

 

                          2.11.2.   Ora, nella fattispecie, come
detto, il rapporto di lavoro di __________ è stato sciolto con effetto dal 30
maggio 1995. A questa data quindi, conformemente alle ricordate disposizioni
legali e regolamentari, deve essere situata anche l'uscita dall'istituto di
previdenza dell'attore.

Dalla documentazione
all'inserto risulta che l'attore si è limitato a comunicare, sottoscrivendo il
formulario d'uscita inviato all'istituto di previdenza dalla __________ il 28
febbraio 1996, che era uscente senza un nuovo datore di lavoro (doc. _).  Non è
poi seguita alcuna sua comunicazione. Con lettera 29 agosto 1996 all'assicurato
l'__________, riferendosi all'uscita dal servizio, al fine di poter eseguire
l'uscita della parte attiva della polizza, ha chiesto a __________ di far
sapere se aveva ripreso una nuova attività lavorativa (XXII/bis). A questa
richiesta non è stato dato seguito alcuno.

Risulta inoltre dal fascicolo
processuale che l'istituto di previdenza, contrariamente alla specificazione
prestampata sul formulario d'uscita ("per gli assicurati uscenti senza un nuovo
datore di lavoro viene stipulata una polizza di libero passaggio. Qualora
successivamente venga allacciato un rapporto di lavoro, si può chiedere il
trasferimento al nuovo istituto di previdenza"), non ha proceduto né alla
costituzione di una polizza di libero passaggio, né a chiedere ulteriori
istruzioni all'interessato né tantomeno a trasferire, trascorsi due anni dalla
cessazione dell'assicurazione,  la prestazione d'uscita all'istituto collettore
come prescrive l'art. 4 cpv. 2 LFLP dianzi citato (cfr. XXXVI).

 

In proposito, la convenuta, su
richiesta del TCA, ha precisato che al verificarsi della prima invalidità
parziale ha diviso l'assicurazione in parte attiva (50%) e in parte passiva.
L'avere di vecchiaia (prestazione di libero passaggio) della parte attiva della
polizza (50%) è rimasto nell'assicurazione del contratto, non essendo stato
effettuato nessun trasferimento né su un conto di libero passaggio presso una
banca o presso l'istituto collettore. Il capitale di fr. 28'469 per il 7 agosto
1995 (primo giorno della liberazione dal pagamento del premio) ha continuato ad
essere aumentato con gli interessi del 4% (XXII, XXXVI). 

Nel suo scritto al TCA 25
febbraio 2004 ha così ulteriormente precisato la sua posizione:

 

"  Citiamo
dapprima le disposizioni legali che sono applicabili alla fattispecie:

 

art. 14 OPP 2

1 Nella prospettiva di un possibile reinserimento nella vita
attiva, l'istituto di previdenza deve conti­nuare a tenere il conto di
vecchiaia di un invalido a cui versa una rendita, fino al momento in cui questi
ha raggiunto l'età conferente il diritto alla rendita di vecchiaia.

2 L'avere di vecchiaia dell'invalido deve fruttare interesse.

3 II salario coordinato durante l'ultimo anno d'assicurazione
(art. 18) serve da base di calcolo degli accrediti di vecchiaia durante
l'invalidità.

 

art. 15 OPP 2

Se l'assicurato beneficia di una mezza rendita d'invalidità,
l'istituto di previdenza divide l'avere di vecchiaia in due parti uguali. Una
metà sarà trattata secondo l'articolo 14. L'altra è assimilata all'avere di
vecchiaia di un assicurato che esercita un'attività lucrativa a tempo completo
e in caso di scioglimento del rapporto di lavoro è trattata secondo gli
articoli 3-5 LFLP.

 

II certificato di previdenza determinante per il caso iniziale era
quello del 14 febbraio 1995, valido dal 1° gennaio 1995 (doc. _). In base a
tale certificato era assicurata una rendita annua d'invalidità (prestazione
della previdenza più estesa) di CHF 34'000.--, pari al 50% del salario annuo
assicura­to.

 

In seguito all'invalidità parziale sopravvenuta nel 1995, abbiamo
informato la ditta assicurata che, conformemente all'art. 15 OPP 2 citato, dal
7 agosto 1995 la polizza veniva gestita in una parte atti­va e in una parte
passiva (lettera del 25 aprile 1996, doc. _). Per la parte passiva non veniva
più addebitato alcun premio (mentre per la parte attiva il premio era sempre
dovuto). Allegato alla lette­ra era fra l'altro il certificato del 23 giugno
1996 (doc. _).

 

Solo dopo ci siamo resi conto che l'attore non era più alle
dipendenze della ditta __________ già dal 1° giugno 1995. Per tale ragione
abbiamo sottoposto alla ditta un conteggio di correzio­ne, datato 3 ottobre
1996 (doc. _) al quale era allegato il certificato corretto (doc. _). Per
evitare l'addebito di alcun premio alla ditta, la polizza veniva gestita con un
salario di CHF 0.--. È per questo che sul certificato corretto (doc. _) non
figura più nessun salario e di conseguenza nessun premio (del quale fa parte
anche l'accredito di vecchiaia) e nessuna prestazione dipendente dal salario
assicurato.

 

Confermiamo ancora una volta che il certificato di previdenza del
23 aprile 1996 (doc. _) è stato rilasciato per errore poiché ritenevamo che
l'attore lavorasse ancora, nell'ambito della sua capacità di guadagno residua,
nella ditta assicurata. In seguito allo scioglimento del contratto di lavoro
con la __________, l'attore, a partire dal 1° giugno 1995, non era più
assicurato alla Fondazione collettiva LPP dell'__________, su riserva della
copertura supplementare di cui all'art. 10 cpv. 3 LPP. II certificato
determinante è quindi il "doc. _". Ne consegue che l'attore, alla
data dell'aumento del grado d'invalidità, non era più assicurato per
prestazioni della previdenza più estesa. Per quanto l'aumento del grado d'invalidità
nel 1999 era in relazione materiale e tempo­rale con l'incapacità al guadagno
sopravvenuta nel 1995, l'attore poteva pretendere esclusivamente le prestazioni
legali per la parte dell'invalidità oltre il 50%.

 

In base all'art. 14 cpv. 1 OPP 2 e alle disposizioni regolamentari
(doc. _, cifra 3.4.4) abbiamo conti­nuato, nell'ambito della liberazione dal
pagamento dei premi, a versare l'accredito di vecchiaia sulla parte passiva,
pari alla somma annua di CHF 6'120.--. Sulla parte attiva non veniva versato
nessun accredito di vecchiaia fino al 30 aprile 1999, visto che l'attore non
era più assicurato alla Fondazio­ne a partire dal 1' giugno 1995. Ignoriamo se
l'attore abbia messo a frutto la sua capacità al gua­dagno residua dopo aver
lasciato la __________.

 

È solo quando l'invalidità iniziale è aumentata dal 50% al 100%
che ci siamo assunti, sempre nell'ambito della liberazione dal pagamento dei
premi, il pagamento anche dell'altra metà dell'accredito di vecchiaia. Dal 1 °
maggio 1999 fino al 31 dicembre 2002 abbiamo quindi pagato una somma annua di
CHF 12'240.--.

 

Ne consegue che non abbiamo finanziato una rendita d'invalidità
già acquisita e nemmeno una rendita d'invalidità futura.Le somme annue di CHF
6'120.-- e poi CHF 12'240.-- erano destinate a finanziare I'avere di vecchiaia
secondo le disposizioni legali e regolamentari applicabili alla
fattispecie." (XXVII)

 

                                         Riassumendo, dal momento
dell'intervento dell'incapacità lavorativa parziale dell'attore (maggio 1995)
la convenuta ha inizialmente continuato a gestire la polizza di __________ in
parte attiva e passiva, e questo nell'errata convinzione che l'assicurato
ancora fosse alle dipendenze della __________ nella misura della sua capacità
lavorativa residua (50%) (cfr. lettera 25 aprile 1996 alla __________, doc. _ e
certificato di previdenza del 23 aprile 1996, doc. _). 

                                         Solo successivamente,
saputo che __________ non era più alle dipendenze della ditta, ha emesso il
conteggio di correzione 3 ottobre 1996 (doc. _). L'avere di libero passaggio di
__________, relativo alla sua parte "attiva", non ha in seguito più
beneficiato di alcun accredito (né originato il pagamento di premi), ma solo
del bonifico degli interessi legali. Invece la parte "passiva" ha
continuato ad essere gestita secondo quanto disposto dall'art. 14 OPP2. 

                                         A far tempo dal 1° maggio
1999, momento dal quale è stata riconosciuta l'invalidità piena da parte
dell'UAI e, di conseguenza, concesso anche l'aumento della rendita della
previdenza professionale obbligatoria, l'istituto di previdenza ha iniziato a
versare gli accrediti di vecchiaia anche sull'altra parte (quella
precedentemente "attiva"), da trattarsi ora quale passiva, secondo le
disposizioni legali (art. 14 OPP2 ) e regolamentari.

                                         

                          2.11.3.   Ad un'attenta analisi di quanto
precede, questo Tribunale, deve sanzionare il comportamento della fondazione
convenuta, laddove, preso atto dell'uscita dal servizio di __________ e,
quindi, del verificarsi di un caso di libero passaggio nella misura della parte
valida, non ha proceduto a trattare quest'ultima conformemente agli art. 3-5 
LFLP in relazione all'art. 15 OPP2 (e conformemente all'art. 3.6.1. del
Regolamento). In particolare, avrebbe dovuto dar seguito alla domanda di
informazioni del 29 agosto 1996 (XXII/bis), rimasta senza risposta,
interpellando nuovamente l'assicurato in merito alle istruzioni sulla
destinazione da dare alla sua prestazione di libero passaggio e,
contestualmente, indicare all'assicurato tutte le possibilità esistenti secondo
la legge e il regolamento per il mantenimento della previdenza in caso di
libero passaggio. Nel caso ancora non vi fosse stata reazione da parte
dell'interessato, la fondazione avrebbe dovuto procedere secondo l'art. 4 cpv.
2 LFLP e, quindi, versare la prestazione d'uscita all'istituto collettore.

 

Ora, queste inottemperanze -
che, sia detto di transenna, non costituiscono purtroppo un caso isolato nella
realtà degli istituti di previdenza dove non è raro che, per svariati motivi,
prestazioni d'uscita vengano trattenute "in sospeso" per anni (cfr.
in proposito Boll. UFAS n. 17  e 32 e, con riferimento ad un caso dove la
prestazione d'uscita è rimasta presso il precedente istituto di previdenza per
oltre dieci anni, DTF 127 V 314) - non hanno tuttavia arrecato alcun danno
all'assicurato, l'avere di libero passaggio essendo stato gestito analogamente
ad un conto di libero passaggio e, pertanto, accreditato dei relativi interessi
(XXXVI). In queste condizioni, l'istituto di previdenza ha a non averne dubbio
fatto quantomeno fronte al suo obbligo di far in modo che la prestazione
d'uscita dell'assicurato potesse comunque venir utilizzata conformemente agli
scopi nell'evenienza di un caso di previdenza (DTF 127 V 325seg.) e, quindi,
nell'ottica dello scopo della prestazione d'uscita che è quello di finanziare
eventuali future prestazioni previdenziali legali (DTF 127 V 318 e 326). Del
resto il versamento della prestazione d'uscita all'istituto collettore non
avrebbe apportato all'interessato maggior vantaggio (cfr. sopra, consid.
2.11.2).

Né del resto in corso di causa
l'attore ha sostenuto al riguardo altrimenti.

 

D'altra parte, contrariamente a
quanto sostanzialmente preteso da __________, da tali inadempienze
dell'istituto di previdenza non può in alcun modo essere dedotta la sussistenza
di un rapporto assicurativo con la convenuta, già solo per il fatto che una
simile costellazione sarebbe contraria non solo ai fatti, ma anche alla legge e
al regolamento.

Già si è detto che la
Fondazione LPP __________ ha avuto modo di precisare che il certificato
assicurativo datato 23 aprile 1996 valido dal 7 agosto 1995 (doc. _) sul quale
erano state indicate delle prestazioni  assicurate anche relativamente alla
parte "attiva", segnatamente una rendita d'invalidità di fr. 17'000,
era frutto di un errore quanto al persistere di un rapporto di lavoro con la
__________. Non appena accertato tale errore e, quindi, il fatto che __________
non era in realtà più alle dipendenze della ditta, nell'ottobre 1996 (e quindi
poco più di un anno dopo l'uscita dal servizio e a soli 6 mesi dall'emissione
del certificato 23 aprile 1996 "errato") la convenuta ha proceduto
alle necessarie correzioni sulla posizione dell'attore (doc. _ e _; XXXVI).
Riservata una più approfondita analisi della fattispecie sotto l'aspetto della
protezione della buona fede (cfr. il consid. 2.12. che segue), l'attore non può
evidentemente dedurre l'esistenza di un rapporto assicurativo unicamente
prevalendosi di tale errore nell'emissione di un certificato assicurativo,
successivamente corretto. 

 

Sulla base delle informazioni
fornite dalla convenuta in corso di causa il conto riguardante __________
sembra essere stato gestito dall'istituto di previdenza in modo quantomeno
conforme alle prescrizioni legali, anche successivamente all'intervento
dell'incapacità totale dell'assicurato (XXII, XXVII). Nemmeno a questo
proposito l'attore ha del resto mai sostenuto il contrario. 

 

Infine, questo Tribunale non
può fare a meno di osservare che anche il comportamento dell'attore non è
esente da critiche. Egli infatti non ha ritenuto di dar seguito alla richiesta
29 agosto 1996 dell'istituto di previdenza in merito all'uscita della parte
attiva del suo avere di vecchiaia (XXII/bis) contravvenendo comunque
all'obbligo statuito dagli art. 4 cpv. 1 LFLP e art. 1 cpv. 2 OLP per i quali,
all'uscita, l'assicurato deve dare precise indicazioni sulla destinazione da
dare alla propria prestazione d'uscita.  Né in seguito, e fino alla richiesta
di rendita intera nel 1999, egli si è preoccupato di chiedere chiarimenti in
merito alla sua posizione pensionistica. 

 

A titolo abbondanziale, rimane
da aggiungere che non vi è invece caso di libero passaggio quando l’assicurato
lascia il datore di lavoro, ma resta nell’istituto di previdenza in quanto
assicurato esterno: egli non ha infatti lasciato l’istituto di previdenza (cfr.
Messaggio concernente il disegno di legge federale sul libero passaggio nella
previdenza professionale per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità, FF 1992
III p. 514, p.to 632.1). In quest’ipotesi dunque l'affilliazione e, quindi, la
copertura assicurativa è mantenuta presso l’istituto previdenziale precedente.

Nella fattispecie l'eventualità
di un'affilliazione esterna deve essere esclusa non solo perché __________ non
ha iniziato un'altra attività lavorativa per un altro datore di lavoro
successivamente all'uscita di servizio dalla __________ e non ha mai formulato
una domanda in tal senso alla convenuta, ma anche perché comunque tale
possibilità non è prevista dal regolamento applicabile (cfr. Messaggio succitato
p. 517). 

Ma a prescindere da tali
circostanze, la Fondazione LPP __________ ha sufficientemente illustrato come
la tenuta della parte dell'avere di vecchiaia relativa alla parte inizialmente
"attiva" di __________ sia avvenuta compatibilmente alla gestione di
un avere d'uscita e non di un assicurazione "esterna", per la quale
sarebbero tra l'altro dovuti essere prelevati i relativi contributi. 

                             2.12.   Per __________ infine la
sussistenza della copertura assicurativa anche successivamente alla cessazione
del rapporto di lavoro con la __________ sarebbe stata di fatto garantita dalla
convenuta laddove, nel certificato assicurativo del 23 aprile 1996 (doc. _) e
nello scritto del 25 aprile 1996 (doc. _), avrebbe indicato, quale prestazione
assicurata, una rendita d'invalidità di fr. 17'000 annui.   

                                         Nella petizione asserisce
tra l'altro che:

 

"  Il
25 aprile 1996 la __________ ha riepilogato la situazione riconoscendo
un’invalidità al 50% dal 15 luglio 1995 (doc. _) e ha spedito un certificato di
previdenza valido dal 7 agosto 1995 che appunto prevedeva una rendita di
invalidità ancora assicurata di 

fr. 17'000.- (doc. _). Era sempre garantita la liberazione dal pagamento dei
premi in caso di invalidità dovuta a malattia o infortunio. Infatti in quella
lettera si spiegava che dal 7 agosto 1995 la polizza era gestita in una parte
attiva e in una parte passiva, dove per la parte passiva non era più addebitato
alcun premio. Il certificato di previdenza (doc. _) dimostra che la parte
attiva includeva una rendita di invalidità di fr. 17'000.- annui, per la quale
doveva valere la clausola di liberazione dal pagamento dei premi. È vero che, a
richiesta, la __________ ha riprodotto il 17 febbraio 2000 quello stesso
certificato valido dal 7 agosto 1995 in una versione completamente diversa
(doc. _), che esclude ogni prestazione di invalidità. Deve essere chiarito che
questo nuovo certificato non può prevalere, a posteriori, su quello a suo tempo
notificato."

 

L'attore invoca in sostanza la
protezione della sua buona fede.

 

                                         In via
preliminare va rilevato che gli istituti di previdenza di diritto pubblico e di
diritto privato non sono autorizzati ad emanare decisioni formali vincolanti.
Le loro dichiarazioni possono infatti imporsi unicamente tramite una sentenza
emessa dal tribunale competente. Conformemente a quanto stabilito all’art. 5
cpv. 3 LPA, quindi, le dichiarazione dei fondi di previdenza non possono essere
considerate decisioni, ma unicamente prese di posizioni di un’autorità che
ammette o respinge una pretesa, la quale può essere l’oggetto di un’azione di
diritto amministrativo. Le citate comunicazioni sono quindi atte a provocare
l'avvio di un processo e a condurre alla modifica di rapporti giuridici. Questi
effetti non subentrano tuttavia direttamente a seguito della pronuncia della
presa di posizione (STFA del 30 maggio 1997 nella causa G. e dottrina citata).

                                         

                                         Sprovviste
di carattere obbligatorio e vincolante queste dichiarazioni producono tuttavia
effetti giuridici, poiché l’istituto di previdenza non può modificare a proprio
piacimento le sue prese di posizione. Questo modo di procedere potrebbe infatti
configurare una violazione del diritto alla protezione della buona fede, che va
rispettato anche dai fondi di previdenza di diritto privato e di diritto pubblico
(STFA del 30 maggio 1997 nella causa G. e dottrina citata; RSAS 1995 p. 383;
STCA non pubblicate del 18 marzo 1999 in re P., __________e 24 settembre 1999
in re B., __________).

 

                             2.13.   In virtù
della giurisprudenza suesposta si deve pertanto esaminare se la rettifica, da
parte dell'istituto di previdenza,  tramite il certificato di previdenza del 3
ottobre 1996 (riprodotto poi in facsimile con la data del 12 febbraio 2003 e 17
febbraio 2000, doc. _ e _; cfr. XXXVI), dello scritto 25 aprile 1996 (doc. _) e
dell'allegato certificato 23 aprile 1996 (doc. _), con i quali aveva attestato
quale prestazione assicurata una rendita d'invalidità di fr. 17'000 annui, va
considerata lesiva della buona fede dell’assicurato.

 

Il diritto alla protezione
della buona fede, garantito all’art. 9 della Costituzione federale, permette al
cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa
eviti di contraddirsi. Così un'informazione o una decisione erronee possono
obbligare l'amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario
alla legge.

                                         

                                         Secondo
una lunga e consolidata giurisprudenza (cfr. SZS 1998
pag. 41; DTF 121 V 66; RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993 pag. 21-22,
RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982 pag. 368
consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLAD 1992 p. 106;
DTF 119 V 307 consid 3a;  DTF 118 Ia 254 consid 4b; DTF 118 V 76 consid 7; DTF 
117 Ia 287 consid 2b, 418 consid 3b e sentenze ivi citate; RDAT I-1992 n° 63,
DTF 116 V 298ss; STFA 5 aprile 1994 in re M.C., STFA 3 settembre 1993 in re
A.Z) e la dottrina  (Grisel, Traité de droit administratif, vol. I, pag. 390ss;
Knapp, Précis de droit administratif, 4a ed., n° 509, pag. 108-109; Haefliger,
Alle Schweizer sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss) affinché la buona fede
di un assicurato possa essere  tutelata, nei casi in cui l'amministrazione
formula una promessa o crea un'aspettativa in modo contrario alla legge, devono
essere adempiute cumulati­vamente le seguenti condizioni:

 

                                         1.   l'autorità
deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone
determinate;

 

2.      l'autorità
ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;

 

3.    l'assicurato
non deve essersi reso conto immediatamente dell'inesattezza dell'informazione
ricevuta. Ciò significa che l'interessato, date le
circostanze, non deve poter riconoscere l'erroneità della disposi­zione. La
comunicazione dell'amministrazione deve infatti essere interpretata come il
destinatario può e deve capirla usando tutta l'attenzione da lui esigibile
(protezione della buona fede dell'assicurato).

       Una
mancanza di chiarezza di un'informazione da parte della cassa non può trarre
seco conseguenze sfavorevoli per il cittadino (cfr. DTF 106 V 33, consid. 4;
104 V 18 consid. 4; RAMI 1991, p. 68).

       Inoltre
l'informazione deve essere incondizionata. Qualora l'organo amministrativo che
fornisce la comu­nicazione esprime - almeno implicitamente, ma con chiarezza -
che la comunicazione non è definitiva, il destinatario della comunicazione non
può far valere la propria buona fede (cfr. Imboden-Rhinow, Schweiz.
Vewaltungsrechtsprechung, 5a. edizione, n. 75 B III b 3);

 

                                         4.   l'informazione
errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento che gli è pregiudizievole;

 

                                         5.   la
legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data.

 

                                         (RAMI 1993 pag. 120-121,
Pratique VSI 1993 pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220 consid. 3a, RCC 1983 pag. 195
consid. 3, RCC 1982 pag. 368 consid. 2, RCC 1981 pag. 194 consid. 3, RCC 1979
pag. 155, DLAD 1992 p. 106, DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63, STFA 5
aprile 1994 in re M.C., STFA 3 settembre 1993 in re A.Z.; STFA 121 V 67 consid.
2a e b; Grisel, Traité de droit administratif, vol. I, pag. 390ss; Knapp,
Précis de droit administratif, 4a ed., n° 509, pag. 108-109; Haefliger, Alle
Schweizer sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).

 

                                         Nel caso
concreto la buona fede dell’assicurato non può essere protetta né in relazione
con la comunicazione 25 marzo 1996 (doc. _) né in relazione con il certificato
di previdenza del 23 aprile 1996 (doc. _). 

 

                                         Innanzitutto,
dubbio appare l'adempimento del requisito 3, secondo cui l'interessato, date le
circostanze, e usando tutta l'attenzione da lui esigibile, non deve poter
riconoscere l'erroneità della disposizione. In effetti, ad __________ avrebbe
dovuto risultare quantomeno degno di verifica il fatto che, malgrado l'uscita
di servizio dalla __________, nel certificato di previdenza continuasse ad
essere indicato, fra i "dati sull'attività lavorativa" un salario
annuo assicurato di fr. 34'000 per un grado d'occupazione al 100% e, quindi,
prestazioni d'invalidità assicurate. In queste condizioni l'interessato avrebbe
dovuto accorgersi, usando la dovuta attenzione, che il certificato non era o
poteva quantomeno non essere conforme, specie ove si consideri che in data 28
febbraio 1996 aveva sottoscritto il formulario di notifica di uscita (doc. _) e
che nell'agosto successivo aveva poi ricevuto la lettera 29 agosto 1996
dell'__________ che lo invitava a fornire istruzioni sulla destinazione da dare
alla sua prestazione d'uscita (XXII/bis). Inoltre, successivamente all'uscita
di servizio dalla __________ l'attore non ha più versato alcun premio
assicurativo, fatto questo già di per sé incompatibile con il perdurare di una
copertura assicurativa, la liberazione dal pagamento dei premi in caso
d'invalidità prevista dalle norme regolamentari essendo evidentemente limitata
al grado d'incapacità al guadagno (cfr. l'art. 3.4.4. del Regolamento, doc. _).
Infine già si è detto che l'errore commesso dalla convenuta è comunque stato
corretto nell'ottobre 1996 (XXXVI). 

 

                                         Ma anche
volendo eventualmente ammettere che l'interessato non poteva, date le
circostanze, accorgersi dell'errore commesso dall'istituto di previdenza, e
che, quindi, era stata creata in __________ un'aspettativa circa il diritto
all'ottenimento di una rendita in caso d'invalidità anche successivamente
all'uscita di servizio dalla __________, le comunicazioni in discussione non
hanno comunque senz'altro indotto il destinatario ad adottare, nel periodo in
cui ancora si trovava in errore, un comportamento che gli è pregiudizievole
(requisito 4; DTF 121 V 67). Né in effetti l'attore fa valere altrimenti in
corso di causa. 

 

                                         A mente del TCA quindi 
nel caso di specie non ricorrono gli estremi per tutelare la buona fede
dell’assicurato e, di conseguenza, l’assicurato non può
avvalersi né della comunicazione 25 aprile 1996 (doc. _) né del certificato di
previdenza 23 aprile 1996 (doc. _) per ottenere la chiesta prestazione
d'invalidità regolamentare.

                                         

                             2.14.   In simili
condizioni, per le motivazioni che precedono, il TCA non può che respingere la
petizione di __________.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   La petizione é respinta.

 

                                 2.-   Non si percepisce tassa di
giust