# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 90858a86-6ff5-5194-8c73-ccd8225b1bab
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-02-19
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera civile dei reclami 19.02.2014 16.2013.4
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_004_16-2013-4_2014-02-19.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2013.4

  	
  Lugano

  19 febbraio 2014/jh

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Giani,
  presidente,

  Fiscalini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Jurissevich

  

 

 

sedente
per statuire sul reclamo del 24 gennaio 2013 presentato da

 

	
   

  	
  RE
  1,  

  (patrocinata
  dall'avv.  PA 1 ) 

   

  
	
   

  	
  contro
  la decisione emessa il 10 dicembre 2012 dal Pretore del Distretto di Lugano,
  sezione 1, nella causa SE.2012.418 (contratto di lavoro) promossa con istanza
  23 ottobre 2012 da

  	 

 

	
   

  	
   CO
  1  

  (rappresentato
  dall'associazione RA 1 ); 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  CO 1 ha lavorato per la RE 1 in qualità di gerente del ristorante __________ a __________, dal 1° agosto 2010 al 29 febbraio
2012, per uno stipendio di fr. 5000.– lordi mensili e 5 settimane di vacanza
all'anno. 

 

                            B.  Ottenuta l'autorizzazione ad
agire, CO 1 ha convenuto RE 1 davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione
1 per ottenere il pagamento di fr. 5660.60 a titolo di indennità per vacanze maturate non godute. Invitata a formulare osservazioni la convenuta è rimasta
silente. All'udienza di discussione del 6 dicembre 2012, l'attore, unico comparente, ha ribadito la sua posizione.

                                  

                            C.  Statuendo il 10 dicembre
2012 il Pretore ha accolto la petizione, condannando la convenuta a versare all'attore
fr. 5660.60 oltre interessi al 5% dal 1° marzo 2012 e un'indennità di rappresentanza
di fr. 500.–.

 

                            D.  Contro la decisione appena
citata RE 1 è insorta a questa Camera con reclamo del 24 gennaio 2012 postulando
in via principale l'annullamento del giudizio impugnato e in via subordinata il
rinvio degli atti al Pretore per un nuovo giudizio. L'atto non è stato oggetto
di notificazione.

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Le decisioni emanate
nella procedura semplificata sono impugnabili, trattandosi di controversie
patrimoniali con un valore litigioso inferiore a fr. 10 000.–, con reclamo
entro trenta giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 1 CPC). Nella fattispecie,
la decisione impugnata è pervenuta alla convenuta il 12 dicembre 2012, di modo
che il termine d'impugnazione è cominciato a decorre il 13 dicembre 2012, è
rimasto sospeso dal 18 dicembre 2012 al 2 gennaio 2013 incluso (art. 145 cpv. 1
lett. c CPC), ha ripreso a decorrere il 3 gennaio 2013 e sarebbe scaduto lunedì
28 gennaio 2013. Introdotto il 24 gennaio 2013 (cfr. attestazione postale sulla busta d'invio raccomandato) il reclamo è pertanto tempestivo.

 

                             2.  Secondo l'art. 320 CPC con
il reclamo può essere censurata l'errata applicazione del diritto (lett. a) e/o
l'accertamento manifestamente errato dei fatti (lett. b). L'autorità
di reclamo esamina con pieno potere di cognizione le censure concernenti l'errata
applicazione del diritto – federale, cantonale o estero –
da parte del giudice di prime cure. Spetta al reclamante, pena l'irricevibilità
del suo reclamo, spiegare in modo conciso in cosa consista la violazione
del diritto e su quali punti il giudizio contestato viene impugnato (DTF 134 II 246, consid. 2.1). Per quanto concerne invece i fatti, l'autorità
di reclamo ha un potere di cognizione limitato, potendo rivedere i fatti
soltanto se essi sono stati accertati in modo manifestamente errato. Anche in
tal caso occorre in particolare esporre le critiche in maniera chiara e
circostanziata, accompagnandole da un'argomentazione esaustiva. La definizione
di “manifestamente errato” corrisponde a quella dell'arbitrio (art. 9 Cost.)
nell'apprezzamento delle prove o nell'accertamento dei fatti. Per
motivare l'arbitrio non basta criticare semplicemente la decisione impugnata
contrapponendole una versione propria, ma occorre dimostrare per quale motivo l'accertamento
dei fatti o la valutazione delle prove sarebbero manifestamente
insostenibili, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesivi
di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in
contraddizione urtante con il sentimento di giustizia e d'equità (DTF 138 I 51,
consid. 7.1). Un apprezzamento delle prove è arbitrario solo quando l'autorità
di prime cure abbia manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un
mezzo probatorio o abbia omesso, senza fondati motivi, di tenere conto di una
prova importante, idonea a influire sulla decisione presa; oppure quando, sulla
base degli elementi raccolti, essa abbia fatto delle deduzioni insostenibili
(DTF 137 III 234, consid. 4.2 e rinvii).

 

                             3.  Il
Pretore, ricordato che alla fattispecie è applicabile “il meccanismo della
preclusione codificato all'art. 223 cpv. 2 CPC”, ha accolto la petizione,
poiché la convenuta, a cui incombeva l'onere probatorio, non ha provato “che il
conteggio proposto dall'attore non fosse conforme al vero”. La reclamante non
condivide la conclusione del Pretore e rimprovera a quest'ultimo di avere violato
il principio inquisitorio sociale previsto dall'art. 247 cpv. 2 lett. b n. 2
CPC, per non avere sollecitato il dipendente a “circostanziare maggiormente la
sua pretesa adducendo ulteriori mezzi di prova”, benché i documenti da lui
prodotti non rappresentino “in alcun modo una prova che le vacanze siano
effettivamente maturate e non godute” e si duole della violazione dell'art. 8
CC, asserendo che il conteggio prodotto dal lavoratore non rappresenta un mezzo
di prova idoneo a sostegno della sua tesi.

 

                                  a)   L'art.
247 cpv. 2 lett. b n. 2 CPC stabilisce che nelle controversie in materia di
diritto del lavoro fino a un valore litigioso di fr. 30 000.–, il giudice
accerta i fatti d'ufficio. La massima inquisitoria sancita da questa norma
corrisponde al concetto di “massima inquisitoria sociale” o “principio
inquisitorio attenuato” sviluppato dalla dottrina e dalla giurisprudenza a proposito
dell'ora abrogato art. 343 CO (Tappy
in: Code de procédure civile commenté,
Basilea 2011, n. 22 ad art. 247). Secondo tale principio, il giudice accerta d'ufficio
i fatti e apprezza liberamente le prove, ovvero deve interrogare
le parti e informarle sul loro obbligo di collaborare nell'istruttoria e di
fornire le necessarie prove. La massima inquisitoria sociale riguarda la
raccolta del materiale probatorio – ovvero l'accertamento dei fatti rilevanti
ai fini del giudizio – davanti al giudice di prima istanza, non invece l'oggetto
della controversia, che resta nella libera disposizione delle parti. Queste rimangono
tenute a esporre – nei modi e nei tempi stabiliti dalle norme procedurali
applicabili – le circostanze all'origine delle loro pretese e a indicare i
mezzi di prova disponibili. Se ha oggettivamente motivo di dubitare della
completezza delle allegazioni di fatto e dei mezzi di prova offerti, il giudice è tuttavia tenuto a interpellare le parti e può finanche
convocare di propria iniziativa dei testimoni e/o ordinare l'edizione di documenti
(sentenza del Tribunale federale 4A_522/2008 del 3 settembre 2009 consid. 3.1 con riferimenti; CCR, sentenza inc. 16.2010.22 del 7
marzo 2011, consid. 3).

 

                                  b)  In concreto, il lavoratore ha
sostenuto che durante il rapporto di lavoro, durato 19 mesi, non ha usufruito
di 41.48 giorni di vacanza che devono essergli pagati. A sostegno della sua
pretesa ha prodotto il contratto di lavoro sottoscritto con la RE 1 dal quale
risulta il suo diritto a 5 settimane di vacanze all'anno (doc. C) e un conteggio
da lui allestito (istanza pag. 2). Dal canto suo la datrice di lavoro, non
presentando osservazioni alla petizione e omettendo di comparire all'udienza,
ha rinunciato alla possibilità di spiegare la sua posizione e soprattutto non
ha dimostrato quanti giorni di vacanza il dipendente avrebbe a suo dire
effettivamente effettuato. In tali circostanze, al Pretore non può essere
rimproverata alcuna errata applicazione del diritto attenendosi a quanto asserito
dal lavoratore. In effetti, incombe al lavoratore la prova per il diritto a
giorni di vacanza e di riposo, mentre la prova dell'effettuazione o meno di
questi giorni è invece a carico del datore di lavoro che meglio di ogni altro
può esserne al corrente, disponendo, o almeno dovendo disporre, di tutta una serie
di mezzi di controllo (DTF 128 III 271, consid. 2a/bb; II CCA, sentenza inc.
12.2010.195 del 14 giugno 2011, consid. 14 con riferimenti; Favre/Munoz/ Tobler, Le contrat de travail,
Code annoté, 2ª edizione, n. 4.11 ad art. 343 CO).

 

                                  c)   Visto
il totale disinteresse dimostrato dalla convenuta per la procedura innanzi al
Pretore, un aggiramento della massima inquisitoria sociale non entra
manifestamente in linea di conto. Quest'ultima non esonera infatti le parti dal
loro obbligo di collaborare alla determinazione della fattispecie rilevante
(DTF 125 III 231, consid. 4a), né obbliga il giudice ad istruire d'ufficio la
causa se una parte rinuncia a spiegare la sua posizione (sentenza 4A_484/2011
del 2 novembre 2011 consid. 2.2). La reclamante nemmeno pretende che vi fossero
delle ragioni per le quali il Pretore avrebbero dovuto dubitare della
completezza dell'esposizione fattuale e dei mezzi di prova offerti dal
dipendente. Ciò posto il reclamo, che non ha evidenziato nessun errore
manifesto nelle risultanze istruttorie o nell'applicazione del diritto da parte
del primo giudice, deve essere respinto.

                                  

                             4.  La
procedura nelle azioni derivanti da contratto di lavoro è gratuita (art. 114
lett. c CPC), salvo in caso di temerarietà processuali, circostanze non
realizzate nella fattispecie (art. 115 CPC). Non si pone problema di indennità
alla controparte, alla quale il reclamo non è stato notificato per osservazioni.

 

Per questi motivi, 

 

 

decide:                 1.  Il reclamo è respinto.

 

                             2.  Non si prelevano spese
processuali.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –   
  ; 

  –
  , . 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per
la Camera civile dei reclami del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                 La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause di carattere pecuniario che non raggiungono il valore
litigioso di almeno 30 000 franchi (o almeno 15 000 franchi nelle controversie
in materia di diritto del lavoro e di locazione), è ammissibile, entro trenta
giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti
dagli art. 95 a 98 LTF (art. 72 e 74 LTF), solo se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamen­tale (art. 74 cpv. 2). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il
ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.