# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** dbb009d2-cd07-51e7-8c4e-7e47d16bb88f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-01-10
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 10.01.2000 52.1999.280
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1999-280_2000-01-10.html

## Full Text

Incarto n.

  52.1999.00280

   

  	
  Lugano

  10 gennaio
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria:

  	
  Ursula Züblin

  

 

 

statuendo sul ricorso 20 ottobre 1999 di

 

 

	
   

  	
  __________,

  patr. da: st. leg. __________,

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 29 settembre 1999, n. 4059, del
  Consiglio di Stato che ha respinto l'impugnativa presentata dalla ricorrente
  avverso la risoluzione 30 luglio 1999, n. E __________, del Dipartimento
  delle istituzioni, Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di
  rifiuto del rinnovo del permesso di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    27 ottobre 1999 del
servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato;

-    4 novembre 1999 della
Sezione dei permessi e dell'immigrazione;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   Il 26
agosto 1994 la cittadina bulgara __________ (1970), già beneficiaria di diversi
permessini di corta durata a partire dal 1991 per lavorare quale artista di
night-club, si è unita in matrimonio con il cittadino svizzero __________
(1964), dinanzi all'Ufficiale dello stato civile di __________.

A seguito del matrimonio la straniera ha
ottenuto un permesso di dimora annuale, regolarmente rinnovato.

__________ ha lavorato come segretaria
presso la ditta __________ di __________ dall'8 febbraio 1995 al 31 luglio 1995
e dall'agosto 1996 all'ottobre 1998 come impiegata presso la società __________
di __________. Dalla fine del 1998 è alle dipendenze, quale impiegata, della
ditta __________ di __________.

 

 

                                  B.   Il delegato
di polizia del settore, previa richiesta 7 maggio 1999 da parte dell'allora
Sezione degli stranieri, ha assunto a verbale i coniugi __________ al fine di
accertare la loro effettiva situazione familiare. __________, nel corso
dell'interrogatorio 13 maggio 1999, ha asserito di aver sposato __________
anche con l'intento di volerla aiutare a smettere il lavoro di artista e di non
aver mai praticamente convissuto con quest'ultima. Ha definito il loro connubio
"un matrimonio in bianco". Successivamente, il 16 giugno 1999, egli
si è spontaneamente presentato al posto di polizia di __________ ed in tale
occasione, a completazione di quanto dichiarato due giorni prima, ha precisato
di aver provato, al momento della richiesta di matrimonio, dei sentimenti di
amore. Le suddette asserzioni trovano conferma in quelle del teste __________
(cfr. verbale di polizia 13 maggio 1999).

 

 

                                  C.   Il 15
giugno 1999 __________ ha postulato il rinnovo del permesso di dimora annuale.
Con decisione 30 luglio 1999 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione,
richiamati i verbali di polizia 13 maggio 1999, 14, 15 e 16 giugno 1999, ha
respinto la richiesta, argomentando che la straniera non aveva alcun diritto al
rilascio del permesso di dimora ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 LDDS. A
quest'ultima è stato pertanto fatto ordine di lasciare la Svizzera entro il 30
settembre 1999. Il provvedimento è stato adottato in virtù degli art. 4, 7, 9,
12 e 16 LDDS; 8 ODDS.

 

 

                                  D.   Con
decisione 29 settembre 1999 l'Esecutivo cantonale ha respinto il gravame 30
agosto 1999 inoltrato da __________ contro la pronuncia dipartimentale. In
particolare il Consiglio di Stato ha ritenuto che la richiesta della ricorrente
di ottenere il rinnovo del permesso di dimora in base all'art. 7 cpv. 1 LDDS
costituisce un abuso di diritto, in quanto dalle dichiarazioni rese da
__________ risulta in modo inconfutabile che i coniugi non hanno mai instaurato
una reale comunione domestica, né hanno voluto creare un rapporto matrimoniale
effettivo e concretamente vissuto. In simili circostanze neppure l'art. 8 CEDU
troverebbe applicazione.

 

 

                                  E.   Con ricorso
di diritto amministrativo 20 ottobre 1999 __________ insorge dinnanzi al
Tribunale cantonale amministrativo contro la risoluzione governativa,
postulando il suo annullamento ed il rilascio del permesso di domicilio. La
ricorrente rileva che il Governo avrebbe fondato il proprio giudizio su
un'errata interpretazione dei verbali di polizia, che non sarebbero sufficienti
per dimostrare l'esistenza di un matrimonio fittizio, rispettivamente un abuso
a richiamarsi a tale connubio. I coniugi __________ avrebbero contratto
matrimonio fondandosi su un reciproco sentimento d'amore ed, inoltre, essi,
nonostante l'attuale separazione di fatto, a dire dell'insorgente avvenuta dopo
due anni di convivenza, non avrebbero mai manifestato la volontà di sciogliere
il loro legame. Rileva inoltre che il teste __________ non sarebbe attendibile,
in quanto alle dipendenze di una società concorrente con quella presso la quale
lavora __________. La ricorrente chiede infine di essere sentita unitamente al
marito.

 

 

                                  F.   All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato che la Sezione dei permessi
e dell'immigrazione. Delle relative argomentazioni si dirà, per quanto
necessario, in seguito.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. Giusta l'art. 100 lett. b n. 3 OG, in
materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi
al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto.

L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità
competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei
trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di
domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile
permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare
del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a,
388 consid. 1a con rinvii). 

 

1.3. Tra la Confederazione Svizzera e la
Repubblica di Bulgaria non esiste alcun trattato che regoli in modo specifico
il soggiorno in Svizzera dei cittadini bulgari, accordo dal quale potrebbe scaturire
un diritto al rilascio del permesso di dimora.

 

1.4. Giusta l'art. 7 LDDS, il coniuge
straniero di un cittadino svizzero ha diritto al rilascio di un permesso di
dimora. Dopo una dimora regolare e ininterrotta di cinque anni, ha diritto al
permesso di domicilio. Ai fini dell'applicazione della suddetta norma, è determinante
unicamente l'esistenza di un vincolo matrimoniale giuridicamente valido (DTF
119 Ib 417 e segg. consid. 2c).

In concreto, l'interessata è sposata con
__________ dal 26 agosto 1994. In principio, essa ha quindi diritto al rinnovo
del permesso di dimora. Pertanto, essendo la decisione impugnata suscettibile
di essere dedotta davanti al Tribunale federale mediante un ricorso di diritto
amministrativo, si deve concludere che la competenza del Tribunale a statuire
sull'impugnativa inoltrata da __________ è data. Se il permesso sollecitato
possa essergli rifiutato, è una questione di merito e non di ammissibilità.

 

1.5. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
46 cpv. 1 PAmm; 10 lett. a LALPS) e presentato da una persona senz'altro
legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine.

 

1.6. Ai sensi degli art. 57 cpv. 2 e 63 cpv.
2 PAmm, dinanzi al Consiglio di Stato, rispettivamente al Tribunale cantonale
amministrativo, quali autorità di ricorso, non sono ammesse nuove domande. Non
spetta quindi all'autorità amministrativa di ricorso e al giudice amministrativo
di pronunciarsi su questioni su cui la precedente istanza non ha deciso, né
aveva da decidere (cfr. M. Borghi, Compendio di procedura amministrativa
ticinese, ad art. 57, p. 295). In concreto la ricorrente, dopo aver chiesto
unicamente il rinnovo del permesso di dimora, nel ricorso al Consiglio di Stato
ha postulato il rilascio del permesso di domicilio. L'Esecutivo cantonale, conformemente
all'art. 57 cpv. 2 PAmm, ha limitato il proprio giudizio all'esistenza dei
presupposti per il rinnovo del permesso di dimora. Dinanzi a questo Tribunale
l'insorgente ribadisce la propria richiesta di concessione del permesso di
domicilio. In tale misura il gravame è quindi inammissibile ai sensi dell'art.
63 cpv. 2 PAmm. Nella presente decisione verrà dunque esaminata unicamente la
questione a sapere se __________ abbia o meno diritto ad ottenere il rinnovo
del permesso di dimora. 

 

 

                                   2.   La
ricorrente chiede di essere personalmente sentita e che venga ordinata l'audizione
del marito.

 

2.1. La natura ed i limiti del diritto di
essere sentito sono determinati innanzi tutto dalla normativa procedurale
cantonale. Se questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte
dagli art. 4 Cost. e 6 CEDU, norme che assicurano all'interessato il diritto di
esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata
una decisione e che gli garantiscono anche il diritto di partecipare all'assunzione
delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di determinarsi a riguardo
e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ai 17; STF 7 giugno 1996 in
re Moretti). La procedura amministrativa cantonale è retta dal principio inquisitorio
(cfr. art. 18 cpv. 1 PAmm). In virtù di questo principio l'autorità amministrativa
deve accertare d'ufficio gli elementi suscettibili di determinare la decisione
ed assumere di sua iniziativa le prove necessarie confrontando accuratamente i
contrapposti interessi (DTF 104 Ai 212), senza essere peraltro vincolata dalle
domande delle parti. In quest'ambito, all'autorità spetta la facoltà di
procedere al cosiddetto apprezzamento anticipato delle prove, rinunciando a
quelle offerte dalle parti la cui assunzione non condurrebbe verosimilmente ad
alcun nuovo chiarimento rilevante per il giudizio (DTF 109 II 398, 106 I a 162,
104 V 210; Rep. 1980 p. 7; Borghi, GAT, N. 364). In base alla valutazione
anticipata delle prove esibite l'autorità amministrativa può quindi rifiutarsi
di assumere quelle considerate ininfluenti, ma deve darne ragione nel proprio
giudizio (RDAT II-1994 N. 50, 1990 N. 43).

In ogni caso né la legislazione cantonale né
quella federale garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente,
essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per scritto
(DTF 117 II 132, consid. 3b, pag. 137 e rinvii; A. Scolari, Diritto
amministrativo, parte generale, Bellinzona / Cadenazzo 1988, n. 141 e 146).

 

2.2. Apprezzando anticipatamente le prove
offerte, il Tribunale non accoglie le richieste formulate dalla ricorrente,
peraltro notificate per la prima volta soltanto in questa sede. L'insorgente ha
infatti già avuto modo di esprimersi per scritto e ha dunque avuto ampie
possibilità per esporre le proprie ragioni. Considerate le prove già agli atti,
questo Tribunale ritiene che neppure un'ulteriore audizione del coniuge,
peraltro già sentito dalla polizia in due occasioni, fornirebbe elementi di
rilievo per il giudizio. 

 

2.3. Ne discende che anche il procedere del
Governo cantonale è immune da rimproveri in questo ambito, tanto più che in
quella sede la ricorrente non aveva notificato alcuna prova.

Il gravame può dunque essere evaso sulla
base degli atti (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   3.   3.1.
Giusta l'art. 7 cpv. 1 LDDS, il coniuge straniero di un cittadino svizzero ha
diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora; dopo una dimora
regolare e ininterrotta di cinque anni, al domicilio. Ai sensi dell'art. 7 cpv.
2 LDDS questo diritto non sussiste se il matrimonio con il cittadino svizzero è
stato contratto per eludere le prescrizioni in materia di dimora e domicilio
degli stranieri. Anche l'esercizio abusivo di tale diritto non è protetto (DTF
121 II 97 consid. 2).

 

3.2. L'abuso sussiste quando un diritto
viene invocato per realizzare degli interessi che la legge che prevede tale
diritto non vuole proteggere (Häfelin/Müller, Grundriss des Allgemeinen
Verwaltungsrechts, p. 133; Imboden/Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung,
n. 74 e 78). Sono dati segnatamente gli estremi dell'abuso di diritto
allorquando lo straniero si richiama ad un matrimonio che sussiste solo
formalmente al solo scopo di ottenere il rilascio o il rinnovo di un permesso
di dimora (cfr. DTF 121 II 97 consid. 4). Da osservare che la separazione di
fatto dei coniugi non provoca necessariamente la perdita del diritto a un permesso
di dimora (DTF 118 Ib 151 consid. 3b). Tale soluzione è stata scelta al fine di
evitare che la presenza in Svizzera dello straniero dipenda dalla volontà del
coniuge. Si è dunque voluto impedire che lo straniero venga allontanato, poiché
il proprio coniuge ha ottenuto una separazione di fatto o una di diritto giusta
le norme concernenti le misure di protezione dell'unione coniugale. Si è
inoltre inteso garantire al cittadino straniero il diritto di richiedere, egli
stesso, l'adozione di misure di protezione dell'unione coniugale, e
segnatamente anche il diritto alla separazione giusta l'art. 175 CC, senza per
ciò dover temere di essere allontanato dalla Svizzera (STF inedita 1° novembre
1993 in re Y. consid. 5b).

 

 

                                   4.   Va
innanzitutto osservato che il Consiglio di Stato, pur evidenziando l'esistenza
di forti indizi di matrimonio fittizio, ha tuttavia fondato il proprio giudizio
sull'abuso di diritto da parte di __________ nel richiamarsi a tale connubio,
lasciando quindi aperta la questione sulla natura fittizia del matrimonio
(risoluzione ad F, p. 8).

 

 

                                   5.   5.1.
Interrogato dalla Polizia cantonale in merito alla sua situazione coniugale,
__________ ha - tra l'altro dichiarato -:

 

"(…)Tra di
noi nasceva una simpatia e avevo modo di conoscerla meglio anche al di fuori
del posto di lavoro. Potevo subito constatare che la stessa era intelligente ed
era praticamente una ragazza in gamba. Mi diceva che era sua intenzione finire
con il lavoro che faceva e avrebbe voluto rimanere in Svizzera per proseguire
gli studi. Per questo motivo gli chiedevo se voleva sposarmi anche perché
volevo aiutarla a smettere con quel mestiere che non gli si addiceva per
niente. La __________ accettava. Ci siamo uniti in matrimonio civile il 26
agosto 1994 a __________. Nel contempo la __________ abitava a __________ in
__________ presso una sua amica e concittadina di nome __________. In pratica
ci vedevamo pochissimo perché in quel periodo avevo la gerenza del __________
di __________ e di fatto non abbiamo mai vissuto insieme. (…) Da parte mia
abitavo a __________ presso casa mia. (…) Premetto che al momento della mia
richiesta di matrimonio ci eravamo accordati che se la situazione si metteva
per l'ottimo e quindi che andavamo tutte e due d'accordo avremmo pure tentato
di vivere assieme come una coppia normale e di farsi una famiglia. (…) Lei
abita tuttora a __________ presso la __________ e circa due anni fa ha portato
il suo domicilio a __________ ma di fatto non vi ha mai abitato. Tutto quanto
da me fatto non era per interessi ma bensì per dare una possibilità di vita
migliore a una ragazza che se lo meritava e se lo merita attualmente. In
pratica il nostro è un matrimonio cosiddetto "bianco"." (cfr. verbale 14 giugno
1999).

 

Il 16 giugno 1999, __________ si è
presentato spontaneamente in polizia, precisando in aggiunta a quanto
dichiarato due giorni prima, che al momento della richiesta di matrimonio
provava nei confronti della straniera sentimenti d'amore.

 

5.2. Alla luce di queste chiare ed
inequivocabili affermazioni - che peraltro confermano le dichiarazioni
rilasciate dal teste __________ nel verbale di polizia 13 maggio 1999 -, si
deve concludere che, contrariamente a quanto sostenuto dall'insorgente, tra i
coniugi __________ non vi è, né è mai esistita, una reale unione coniugale. I
coniugi hanno sempre vissuto separati, la moglie a __________ ed il marito a
__________, organizzando quindi la propria vita in modo autonomo. In siffatte
circostanze risulta pertanto in modo manifesto l'abuso di __________ nell'invocare
il matrimonio al fine di continuare a beneficiare del permesso di dimora.

 

                                         5.3. Le
considerazioni espresse nel presente gravame dalla ricorrente non sono atte a
mutare le suddette conclusioni. Se è pur vero che __________ ha precisato che
al momento della sua richiesta di matrimonio nutriva sentimenti d'amore nei
confronti dell'insorgente, va tuttavia evidenziato che, come peraltro ammesso
anche dall'insorgente in questa sede, i coniugi vivono di fatto separati. Il
vincolo matrimoniale sussiste pertanto soltanto dal lato formale. Il fatto che
i coniugi non abbiano avviato la procedura di separazione e che essi vadano
ancora d'accordo, non sono sufficienti a sovvertire tale conclusione. La
ricorrente non è assolutamente credibile quando asserisce che l'affermazione
del marito, secondo cui essi non hanno mai vissuto insieme, dovrebbe essere
intesa come riferita al periodo anteriore al matrimonio, ritenuto che il
coniuge ha definito il loro un "matrimonio in bianco". Per quanto
concerne la veridicità di quanto affermato dal teste __________, basti qui evidenziare
che le sue dichiarazioni trovano conferma in quanto dichiarato dal marito della
ricorrente, sulla cui credibilità non vi è motivo di dubitare. L'insorgente
pone infine in rilievo il fatto che un suo allontanamento dalla Svizzera
sarebbe iniquo, in quanto comporterebbe l'abbandono del proprio impiego.
Neppure tale argomentazione può esserle di soccorso . Essa ha infatti a suo
tempo ottenuto il permesso di dimora al fine di vivere con il marito e non per
altri motivi.

 

 

                                   6.   __________
non può neppure invocare la protezione dell'arte. 8 CEDU. In effetti, a
dipendenza delle circostanze, lo straniero può prevalersi del diritto al
rispetto della vita privata e famigliare tutelato dalla norma in oggetto per
opporsi all'eventuale separazione dalla famiglia ed ottenere il mantenimento
del permesso di dimora. Ora, per appellarsi alle garanzie sancite dall'art. 8
CEDU, lo straniero deve dimostrare che tra lui e la persona che beneficia del
diritto di risiedere in Svizzera esiste una relazione stretta, intatta ed
effettivamente vissuta (DTF 122 II 5, consid. 1e, 289 consid. 1c, 385 consid.
1c; 118 Ib 145). Orbene a seguito dell'accertamento del vincolo matrimoniale di
mera natura formale che non merita tutela siccome abusivo, non si può ritenere
che esista un legame familiare intatto ed effettivamente vissuto con il marito.
Va inoltre rilevato che i coniugi non hanno avuto figli.

 

 

                                   7.   Sulla
scorta di quanto precede, la ricorrente non ha quindi diritto al rinnovo del permesso
di dimora annuale. Di transenna si rileva che le medesime considerazioni si
sarebbero imposte anche qualora essa avesse presentato alla Sezione dei permessi
e dell'immigrazione istanza di rilascio del permesso di domicilio. Il ricorso,
nella misura in cui è ammissibile, deve pertanto essere respinto. La tassa di
giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 1, 4, 7, 9, 12, 16 LDDS; 8 ODDS; 8
CEDU; 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61
Pamm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Nella
misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza, __________ (1970), cittadina
bulgara, è tenuta a lasciare il territorio cantonale entro il 28 febbraio 1999,
notificando la partenza al competente ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   Tasse e
spese in complessivi fr. 800.-- sono poste a carico della ricorrente.

 

 

                                   3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
di Losanna entro 30 giorni dall'intimazione.

 

 

	
   

                                      4.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             La
segretaria