# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** bc9ec26b-d565-5c4b-b61f-e8809f2ecd3f
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-06-15
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 15.06.2023 F-3327/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-3327-2023_2023-06-15.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-3327/2023 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 5  g i u g n o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Jeannine Scherrer-Bänziger;  

cancelliera Caroline Rausch. 

   

Parti 

 
A.______, nato (…) 2005, alias 

B.______, nato (…) 2003, 

Afghanistan,  

CFA (…) 

  

  
contro 

  
Segreteria di Stato della migrazione SEM, 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 

   

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 5 giugno 2023 / N (…) 

 

 

 

F-3327/2023 

Pagina 2 

Fatti:  

A.  

A.a Il richiedente ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 17 

aprile 2023.  

A.b Da ricerche che la SEM ha intrapreso nella banca dati europea “Euro-

dac” si è evinto che all’interessato erano state prelevate le impronte datti-

loscopiche in Bulgaria il 15 marzo 2023, e che in medesima data, egli ha 

ivi presentato una domanda d’asilo. 

A.c Il 27 aprile 2023 si è tenuto con il richiedente il colloquio Dublino, nel 

quale egli ha in particolare potuto presentare i motivi che si opporrebbero 

al suo trasferimento in Bulgaria e circa il suo stato di salute. 

A.d In data 27 aprile 2023, l’autorità svizzera preposta ha chiesto alla sua 

omologa bulgara, la ripresa in carico del richiedente, sulla base dell’art. 18 

par. 1 lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). 

La Bulgaria ha risposto positivamente alla richiesta il 3 maggio 2023, fon-

dando l’accettazione sulla stessa norma succitata. 

B.  

Con decisione del 5 giugno 2023, notificata il giorno seguente (cfr. [atto 

della SEM] n. [(…)-22/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo dell’interessato giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo 

(LAsi, RS 142.31), con conseguente pronuncia del trasferimento del me-

desimo verso la Bulgaria ed esecuzione della predetta misura, nonché con-

statando l’assenza di effetto sospensivo di un eventuale ricorso. 

C.  

Tramite il ricorso del 6 maggio 2023 (timbro postale del 9 giugno 2023) 

presentato in lingua tedesca e inglese, l’insorgente ha impugnato il sud-

detto provvedimento dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale), con richieste procedurali tendenti d’un canto alla con-

cessione dell’effetto sospensivo al ricorso, e d’altro canto, all’accoglimento 

dell’istanza d’assistenza giudiziaria formulata dall’interessato, nel senso 

dell’esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

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anticipo. Nel merito, egli ha postulato a titolo principale l’annullamento della 

decisione avversata e l’esame della sua domanda d’asilo. 

D.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei conside-

randi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.   

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) ed è ammissibile sotto il profilo 

degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 52 cpv. 1 PA.  

2.  

In applicazione dell’art. 33a cpv. 1 PA, una parte può presentare il suo ri-

corso in una lingua ufficiale svizzera di sua scelta (cfr. anche in merito  

THOMAS PFISTERER in: Auer/Müller/Schindler [ed.], VwVG Kommentar, 2a 

ed., 2019, n. 26, pag. 502). Pertanto, ai sensi dei motivi che seguono e in 

applicazione dell’art. 33a cpv. 4 PA, il Tribunale rinuncia a ordinare una tra-

duzione del ricorso presentato parzialmente in inglese. Tuttavia, non es-

sendovi ragioni per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, ap-

plicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e dell’art. 37 LTAF, il procedimento se-

gue la lingua della decisione impugnata.  

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato per i motivi che seguono, è deciso dal 

giudice unico, con l’approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e 

LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 

LAsi). Altresì, giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scam-

bio di scritti.  

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

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decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 3.1).  

5.  

5.1.  

Occorre chiedersi se la SEM poteva fare applicazione dell’art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi, disposizione che prevede che di norma non si entra nel merito 

di una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento.  

5.2.  Nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – 

come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un nuovo esame 

di determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). Inoltre, la determinazione dello Stato 

membro competente avviene sulla base della situazione esistente al mo-

mento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazio-

nale (art. 7 par. 2 RD III).  

5.3. Lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

RD III).  

6.  

6.1. Nella presente disamina, dagli atti risulta che l’insorgente aveva depo-

sitato una domanda d’asilo in Bulgaria il 15 marzo 2023 (cfr. n. 7/1 e 8/1), 

evenienza che è stata pure confermata dall’insorgente nell’ambito del suo 

colloquio Dublino (cfr. n. 13/3). Su tali presupposti, il 27 aprile 2023, la SEM 

ha chiesto alle autorità bulgare, nel termine fissato all’art. 23 par. 2 RD III, 

la ripresa in carico dell’insorgente sulla base dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III 

(cfr. n. 15/5). Il 3 maggio 2023, la Bulgaria, nel termine previsto all’art. 25 

par. 1 RD III, ha espressamente ammesso la sua competenza per la ri-

presa in carico dell’insorgente fondandosi pure sull’art. 18 par. 1 lett. b RD 

III (cfr. n. 18/1).  

6.2. Il ricorrente fa valere che sarebbe stato costretto a rilevare le sue im-

pronti digitali. Tale evenienza non è atta in alcun modo a mutare la compe-

tenza delle Bulgaria, visto che tutti gli Stati membri Dublino sono obbligati 

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a rilevare le impronte digitali di cittadini di Paesi terzi o apolidi fermati alla 

frontiera esterna (cfr. art. 14 par. 1 del Regolamento UE n. 603/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 che istituisce 

l’«Eurodac» per il confronto delle impronte digitali [GU L 180/1 del 29 giu-

gno 2013]). 

6.3. Visto tutto quanto sopra, è a giusto titolo che l’autorità inferiore ha rite-

nuto la competenza della Bulgaria di principio data. 

7.  

7.1. Giusta l’art. 3 par. 2 2a RD III, qualora sia impossibile trasferire un ri-

chiedente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente 

in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo Stato membro com-

petente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se un 

altro Stato membro possa essere designato come competente. 

7.2. In merito, innanzitutto il Tribunale rammenta che, nella sua sentenza 

di riferimento F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 si è pronunciato in modo 

dettagliato in rapporto al sistema d’asilo bulgaro ed alla situazione dei ri-

chiedenti l’asilo in Bulgaria. Alla stessa può essere senz’altro rinviato, non 

essendo neppure le allegazioni proposte dall’insorgente nel gravame in 

merito, in grado di far giungere il Tribunale a diversa conclusione. Inoltre, 

anche per quanto riguardo la pressione sul sistema d’asilo bulgaro a causa 

della situazione di guerra in Ucraina, il Tribunale per giurisprudenza co-

stante ritiene che lo stesso non comporti delle carenze sistemiche nel suo 

sistema d’asilo (cfr. tra le tante le sentenze del Tribunale D-2432/2023 del 

10 maggio 2023 consid. 7.2, D-2011/2023 del 24 aprile 2023 consid. 8.2). 

Peraltro, si ricorda come la giurisprudenza resa da altri Stati, non risulta in 

alcun modo contraente per il Tribunale.  

7.3. Nemmeno con le sue allegazioni - in nessun modo circostanziate - di 

aver subito dei maltrattamenti in Bulgaria durante il suo soggiorno (viola-

zione subita da parte di funzionari di polizia, condizioni disumane del centro 

dove avrebbe vissuto; cfr. pag. 2 del ricorso; cfr. anche n. 13/3), il ricorrente 

è in grado di ribaltare la presunzione che la Bulgaria si attenga ai suoi ob-

blighi di diritto internazionale rispettivamente a provare che sussistano nel 

sistema d’asilo bulgaro delle carenze sistemiche ai sensi dell’art. 3 par. 2 

2a frase RD III. 

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8.  

8.1. Resta ancora da esaminare se l’autorità inferiore, malgrado la compe-

tenza di principio della Bulgaria sia data, dovesse entrare nel merito della 

domanda d’asilo dell’insorgente in applicazione dell’art. 17 par. 1 RD III 

(“clausola di sovranità”), disposizione concretizzata in diritto interno sviz-

zero all’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni proce-

durali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311).  

8.2. Per quanto concerne circa la situazione di degrado nel quale egli 

avrebbe vissuto nel centro dove sarebbe stato alloggiato successivamente 

(posto chiuso, pause di 20 minuti al giorno, stanza con 45 persone; cfr. 

n. 13/3), v’è da rimarcare che per quanto le condizioni in Bulgaria siano in 

parte da ritenere come difficili, e quindi si possa ritenere verosimile che 

l’insorgente possa essersi ritrovato in situazioni non semplici; il ricorrente, 

dopo il suo trasferimento in Bulgaria, si troverà in una procedura d’asilo già 

pendente, oppure dovrà richiedere la riapertura della stessa sulla scorta 

dell’art. 18 par. II RD III, e verrà integrato in un centro d’accoglienza per 

richiedenti l’asilo e potrà, in tale contesto, beneficiare delle condizioni ge-

nerali d’accoglienza (cfr. sentenza di riferimento F-7195/2018 con-

sid. 6.6.4). Apparterrà inoltre a lui di indirizzarsi alle autorità competenti bul-

gare, anche facendo valere i suoi diritti per le vie ricorsuali preposte, nel 

caso in cui ritenesse che le stesse non rispettino i suoi diritti (cfr. art. 26 

della direttiva accoglienza). V’è inoltre luogo di ritenere che la procedura 

d’asilo potrà essere ripresa al suo ritorno in Bulgaria (cfr. sentenza di rife-

rimento F-7195/2018 precitata consid. 6.6.4).  

8.3. Neppure con le sue allegazioni secondo cui il ricorrente avrebbe subito 

delle violenze da parte di funzionari di polizia (cfr. n. 13/3), egli è in grado 

di provare che, nel caso di un suo ritorno in Bulgaria, sussista un serio 

rischio di subire dei trattamenti contrari all’art. 3 CEDU. Il predetto Stato 

membro, dispone di un sistema di giustizia funzionante, e pertanto si può 

partire dal presupposto che tale Paese abbia la volontà e la capacità di 

proteggerlo da persecuzioni compiute sul suo territorio. Pertanto, nel caso 

in cui il ricorrente ritenga di essersi trovato o si troverà in futuro ad essere 

trattato in modo scorretto da parte delle autorità, apparterrà a lui di rivol-

gersi alle autorità preposte bulgare per far valere i suoi diritti e per proteg-

gersi, se necessario anche con il supporto di organizzazioni non governa-

tive attive e presenti su suolo bulgaro. 

8.4. Ne discende quindi che il ricorrente non ha dimostrato in alcun modo, 

con degli elementi concreti e circostanziati, né è desumibile dagli atti all’in-

serto, che lo Stato di destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in 

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carico ed a portare a termine correttamente la procedura relativa alla sua 

domanda di protezione in violazione della direttiva 2013/32/UE del Parla-

mento e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini 

del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, 

o ancora che sarebbe privato durevolmente, in tale Paese, di ogni accesso 

alle condizioni materiali d’accoglienza previste dalla direttiva accoglienza e 

che non potrebbe beneficiare dell’aiuto necessario per far valere i suoi di-

ritti.  

8.5. Da ultimo, lo stato di salute dell’insorgente, non risulta neppure essere 

ostativo al suo trasferimento in Bulgaria. Invero, il respingimento forzato di 

persone che soffrono di problemi medici, costituisce una violazione 

dell’art. 3 CEDU unicamente in circostanze eccezionali (cfr. sentenze della 

CorteEDU [Grande Camera], N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 

segg.; cfr. anche DTAF 2011/9 consid. 7.1). Concernente lo stato valetudi-

nario dell’insorgente, si constata come nell’ambito del colloquio Dublino, 

egli ha allegato di soffrire sotto stress, paura e di non riuscire a dormire (cfr. 

n. 13/3). Per tali disturbi, dagli atti sono evincibili diverse visite mediche 

effettuate dal ricorrente, in esito alle quali gli sono state diagnosticate un 

disturbo del sonno e del processo cognitivo (cfr. n. 19/2). Pur non volendo 

in alcun modo minimizzare le patologie di cui ha sofferto e di cui soffra 

tutt’ora dal profilo psichiatrico, tuttavia non sono evincibili degli elementi 

concreti e circostanziati, che inducano a ritenere come il suo stato di salute 

sia di una gravità tale da comportare una violazione dell’art. 3 CEDU ai 

sensi della giurisprudenza sopra referenziata nel caso di un suo rinvio in 

Bulgaria, che non potrebbe essere ivi trattato o di cui il trattamento non 

possa essere proseguito nel medesimo Stato. 

8.6. Visto quanto sopra, la SEM non ha quindi violato gli obblighi interna-

zionali della Svizzera, pronunciando il trasferimento dell’interessato verso 

la Bulgaria. Non vi è pertanto motivo di applicare la clausola discrezionale 

di cui all’art. 17 par. 1 RD III.  

8.7. Infine, alla luce di quanto sopra, non traspaiono neppure elementi che 

permettano di ritenere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il 

potere di apprezzamento di cui dispone in rapporto all’art. 29a cpv. 3 OAsi 

1 (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.).  

9.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione delle summenzionate clau-

sole discrezionali da parte della Svizzera, la Bulgaria rimane competente 

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per il seguito della domanda d’asilo e d’allontanamento del ricorrente ai 

sensi del RD III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle condi-

zioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 RD III.  

10.  

Considerato quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM confermata.  

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, le domande del ricorent 

tendenti d’un canto alla concessione dell’effetto sospensivo al medesimo, 

e d’altro canto all’esenzione dal versamento di un anticipo sulle spese pro-

cessuali, risultano divenute senza oggetto.  

12.  

Inoltre, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito fa-

vorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta.  

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA; nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).  

14.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 

1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.  

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.   

Il ricorso è respinto.  

2.   

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.   

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza.  

4.   

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Caroline Rausch 

 

 

Data di spedizione: