# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d9a2d51b-c3fd-5a22-9c48-3ee2451526bd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-08-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 13.08.2013 17.2013.59
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2013-59_2013-08-13.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2013.59

  	
  Locarno

  13 agosto 2013/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Federica Dell'Oro, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 22 giugno 2012 da

 

	
   

  	
  A. _______

   

   

  rappr. dall' DI 1 

   

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi
  confronti il 21 giugno 2012 dalla Pretura penale di Bellinzona 

  	 

 

richiamata la dichiarazione di appello 4
aprile 2013;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreto d’accusa del 2 dicembre 2010 il procuratore pubblico ha
riconosciuto A. _______ autore colpevole di grave infrazione alle norme della
circolazione per avere, a [...]il 16 settembre 2010, circolato con la vettura Ferrari targata alla velocità di 76 km/h (dedotto il margine di tolleranza) accertata
dalla Polizia mediante apparecchio radar, malgrado il vigente limite di 50 km/h.

                                         Il
procuratore pubblico ha, pertanto, proposto la condanna di A. _______ alla pena
pecuniaria di 10 aliquote giornaliere da fr. 1'300.- ciascuna (corrispondenti a
complessivi fr. 13'000.-), sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
tre anni, oltre alla multa di fr. 2'000.- e al pagamento di tasse e spese.

 

                                  B.   Statuendo sull’opposizione presentata dall’accusato in data 14
dicembre 2010, con sentenza 21 giugno 2012 il giudice della Pretura penale ha
dichiarato A. _______ autore colpevole di infrazione grave alle norme della
circolazione per i fatti compiuti nelle circostanze descritte dal decreto di
accusa. In applicazione della pena, il primo giudice ha condannato l’imputato
alla pena pecuniaria di 8 aliquote giornaliere da fr. 1'800.- ciascuna
(corrispondenti a complessivi fr. 14'400.-), sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di due anni, oltre alla multa di fr. 3'000.- e al pagamento di
tasse e spese.  

 

                                  C.   Contro la sentenza del primo giudice A. _______ ha tempestivamente
annunciato di voler interporre appello. Dopo avere ricevuto la motivazione
scritta della pronuncia, con dichiarazione di appello 4 aprile 2013 ha precisato di impugnare integralmente la sentenza ed ha postulato il suo proscioglimento
dall’accusa di infrazione grave alle norme della circolazione stradale,
producendo della documentazione fotografica (doc. D 1-5) che è stata acquisita
agli atti.  

                                         In data
30 aprile 2013 è stato ordinato lo svolgimento della procedura scritta. Alle
motivazioni presentate dall’appellante il 22 maggio 2013 né il procuratore
pubblico, né il giudice di prime cure hanno formulato particolari osservazioni.

 

 

Considerando

 

In diritto: 

 

                                   1.   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro
le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte,
al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare
le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento
e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento
inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

                                         Giusta
l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso
(“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza
in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione
completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza
di prime cure.

                                         Sulla
questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo
di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le
questioni contestate ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non
può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne
il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione
- che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.
2.1 che cita, fra gli altri, Eugster, Basler Kommentar ZPO, Basilea 2011, ad
art. 398, n. 1, confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1;
cfr., inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale
svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n.
7). 

 

                                   2.   Nel suo appello A. _______ contesta in primo luogo le conclusioni
cui è giunto il primo giudice in relazione all’adempimento dei presupposti
oggettivi del reato di infrazione grave alle norme della circolazione. In
particolare, egli ritiene di non aver creato un serio pericolo per gli altri utenti
della strada.

 

                               2.1.   Nella sentenza impugnata, il primo giudice ha ricostruito il
tragitto percorso da A. _______ la mattina del 16 settembre 2010 (consid. 5,
pag. 3). L’appellante, che doveva recarsi per lavoro presso la [...]di [...],
uscito dall’autostrada in provenienza da sud ha percorso la via [...]fino
all’incrocio con lo [...], ove era presente, sul lato destro della carreggiata,
un cartello indicante il limite generale di 50 km/h (cfr. foto 4 della documentazione fotografica predisposta dalla Polizia comunale [doc. 9
Pretura penale], e foto 7 prodotta al dibattimento di prima istanza). A quel
punto, siccome era in anticipo, anziché proseguire sino alla [...]svoltando a
destra sulla via [...], si è recato a bere un caffè al ristorante [...], di fronte
alla Stazione FFS. Egli ha dunque svoltato a sinistra sullo [...], quindi a
destra sulla via [...], poi ancora a sinistra sulla via [...]e, in seguito, a
destra per giungere alla rotonda che l’ha portato sulla via [...],
all’esercizio pubblico in questione. Rimessosi in strada dopo tale sosta, A.
_______ ha imboccato nuovamente [...]fino allo [...]sud, proseguendo poi sulla
via Industria dove, poco prima di arrivare alla [...]e senza incontrare alcun
altro segnale, è incappato nel controllo radar oggetto del presente
procedimento. In base ai dati rilevati dal radar e non contestati, l’appellante
circolava ad una velocità di 76 km/h (già dedotto il margine di tolleranza di 3 km/h) su un tratto di strada in cui vigeva i limite di velocità di 50 km/h. 

                                         Avendo
l’imputato ammesso di aver circolato ad una velocità di 26 km/h oltre il limite di 50 km/h consentito in quel tratto di strada, il primo giudice, richiamata
la giurisprudenza del Tribunale federale nell’ambito del superamento dei limiti
di velocità, ha considerato adempiuti i presupposti oggettivi del reato, ovvero
la violazione oggettivamente grave di una regola della circolazione e la
creazione di un serio pericolo per gli altri utenti della strada (consid. 6,
pag. 4).

 

                               2.2.   A. _______ non contesta né la citata ricostruzione del tragitto
da lui percorso la mattina del 16 settembre 2010, né l’accertamento secondo cui
egli circolava ad una velocità di 76 km/h (dedotto il margine di tolleranza) su un tratto di strada la cui velocità massima consentita era di 50 km/h.

                                         Egli
sostiene, invece, che i presupposti oggettivi del reato non sono dati nel caso
concreto poiché la sua condotta non ha costituito una messa in pericolo della
circolazione stradale (dichiarazione di appello, pag. 3). A suo parere, il
carattere di gravità di un’infrazione non può essere basato esclusivamente su
criteri matematici, dimenticando le peculiarità di ogni singolo caso: è per
contro necessaria una analisi della situazione reale, che conduce a determinare
l’effettiva pericolosità del suo comportamento (motivazione all’appello, pag.
5). Secondo l’appellante, nel caso concreto – vista anche la “notevole
larghezza della carreggiata e l’ottima visibilità” – non vi sarebbe stata
alcuna messa in pericolo della circolazione (dichiarazione di appello, pag. 3;
motivazione all’appello, pag. 5). Inoltre, nel suo caso, la velocità a cui
viaggiava superava solo di 1 km/h il limite posto tra infrazioni semplici e
infrazioni gravi (motivazione all’appello, pag. 5).

 

                               2.3.   Giusta l’art. 27 cpv. 1 LCStr l’utente della strada deve osservare i
segnali e le demarcazioni stradali, come anche le istruzioni della polizia. I
segnali e le demarcazioni hanno la priorità sulle norme generali; le istruzioni
della polizia hanno la priorità sulle norme generali, i segnali e le
demarcazioni. Giusta l’art. 32 cpv. 2 LCStr il Consiglio federale limita la
velocità dei veicoli a motore su tutte le strade. Al riguardo l’art. 4a cpv. 1
lett. a ONC sancisce che, se le condizioni della strada, della circolazione e della
visibilità sono favorevoli, la velocità massima generale dei veicoli nelle
località può raggiungere i 50 km/h. Il cpv. 2 della medesima norma stabilisce
che la limitazione generale della velocità a 50 km/h si applica in tutta la zona molto fabbricata, all’interno della località; questa limitazione
incomincia al segnale “Velocità massima 50, limite generale” (2.30.1) e termina
al segnale “Fine della velocità massima 50, limite generale” (2.53.1). Per i
conducenti che entrano in una località da strade secondarie poco importanti
(come strade che non collegano direttamente tra loro località o quartieri,
strade agricole di accesso, strade forestali, ecc.), la limitazione è valevole,
anche se manca la segnaletica, appena esiste una zona molto fabbricata.

 

                                         Ai sensi
dell’art. 22 OSStr, i segnali «Velocità massima» (2.30) e «Velocità massima 50,
Limite generale» (2.30.1) indicano in km/h, la velocità che i veicoli non
devono superare anche se le condizioni della strada, della circolazione e della
visibilità sono buone. La velocità massima segnalata è soppressa dal segnale
«Fine della velocità massima» (2.53) o «Fine della velocità massima 50, Limite
generale» (2.53.1) (cpv. 1). L'inizio della limitazione generale di velocità a 50 km/h (art. 4a cpv. 1 lett. a ONC) è indicato dal segnale «Velocità massima 50, Limite generale»
(2.30.1) appena esiste una zona molto fabbricata da una delle parti della
strada. La fine della limitazione generale di velocità a 50 km/h è indicata dal segnale «Fine della velocità massima 50, Limite generale» (2.53.1); questo
segnale è collocato nel punto a partire dal quale né l'uno né l'altro dei lati
della strada è molto fabbricato (cpv. 3). I segnali che annunciano l'inizio o
la fine della limitazione generale di velocità a 50 km/h non sono necessari sulle strade secondarie poco importanti (come strade che non collegano
direttamente tra di loro località o quartieri esterni, strade agricole di
accesso, strade forestali e simili; art. 4a cpv. 2 ONC) (cpv. 4). 

 

                            2.3.1.   Ai sensi dell’art. 90 cpv. 2 LCstr, è punito con una pena detentiva
sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque, violando gravemente le
norme della circolazione, cagiona un serio pericolo per la sicurezza altrui o
assume il rischio di detto pericolo.

                                         L’art. 90
cpv. 2 LCStr descrive una forma qualificata d’infrazione alle norme della
circolazione stradale che presuppone, per la sua realizzazione, due elementi
oggettivi costitutivi e cumulativi: il primo consistente nella violazione
oggettivamente grave di una regola fondamentale della circolazione, il secondo
consistente nella creazione di un serio pericolo per gli altri utenti della
strada (Jeanneret, Les dispositions pénales de la Loi sur la circulation routière (LCR), Berna 2007, ad art. 90, n. 19 e seg., pag. 43 e seg.).

                                         Nell’ambito
del superamento dei limiti di velocità, il TF ha stabilito delle regole precise
al fine di garantire la parità di trattamento tra conducenti. Per l’Alta Corte
federale, il caso è oggettivamente grave – cioè, è grave a prescindere dalle
circostanze concrete (segnatamente, dalle buone condizioni di circolazione o
dall’eccellente reputazione di conducente dell’automobilista trasgressore) –
quando il superamento della velocità autorizzata è di 25 km/h o più all’interno delle località, di 30 km/h o più all’esterno delle località o sulle
semiautostrade e di 35 km/h o più sulle autostrade (STF 6B_1028/2008 del 16
aprile 2009, consid. 2; DTF 132 II 234 consid. 3.1; 128
II 86 consid. 2b, 126 II 202 consid. 1a, 124 II 259 consid. 2b, 124 II 475 consid. 2a). 

                                         La
conseguenza di tale schematismo è quella di ammettere l’esistenza di una messa
in pericolo accresciuta unicamente in funzione del superamento della velocità
consentita, facendo astrazione del fatto che un terzo si trovi nelle vicinanze;
se la velocità massima è superata secondo quanto sopra, vi è una tale messa in
pericolo anche in presenza di condizioni di circolazione ottimali e con una
strada deserta (Jeanneret, Les dispositions pénales de la LCR, ad art. 90, n. 28-29, pag. 47-48; v. anche STF 1C_83/2008 del 16 ottobre 2008, consid. 2
e DTF 132 II 234, consid. 3.1).

 

                               2.4.   Nella fattispecie, non è contestato che al momento del controllo
l’appellante stava circolando ad una velocità di 26 km/h superiore al limite di 50 km/h vigente sul tratto di strada in questione. In applicazione
della giurisprudenza dell’Alta Corte, rettamente richiamata dal primo giudice,
entrambi i presupposti del reato (ovvero, la violazione oggettivamente grave di
una regola fondamentale della circolazione e la creazione di un serio pericolo
per gli altri utenti della strada) sono dati in concreto, a prescindere dalle
circostanze particolari del caso. In particolare, un superamento di 26 km/h del limite massimo di 50 km/h è atto a fondare, da solo e a prescindere dalle altre
specificità della fattispecie, una messa in pericolo astratta accresciuta per
gli altri utenti della strada. Tale giurisprudenza è stata confermata a più
riprese dal Tribunale federale – anche alla luce delle critiche di una parte
della dottrina – che ne ha giustificato lo schematismo con la necessità di
assicurare la parità di trattamento tra conducenti, trattandosi di “infrazioni
di massa” (cfr. STF 1C_518/2012 del 9 gennaio 2013, consid. 2.3; STF
6B_1028/2008 del 16 aprile 2009, consid. 2).

                                         Essa vale
dunque anche nel caso in cui il superamento della soglia fra infrazioni
semplici e gravi sia di “solo” 1 km/h, o anche nei casi in cui il superamento
si situi esattamente sulla soglia fra infrazione semplice e grave (cfr. ad es.
STF 1C_83/2008 del 16 ottobre 2008, consid. 2; DTF 132
II 234, consid. 3.1; Weissenberger, Kommentar zur Strassenverkehrsgesetzt,
Bundesgerichtspraxis, Zurigo/San Gallo 2011, ad art. 90, n. 52 pag. 453). Le contestazioni dell’appellante riguardanti l’assenza di una messa
in pericolo per la circolazione in funzione della situazione concreta (notevole
larghezza della carreggiata, ottima visibilità) cadono dunque nel vuoto. 

 

                                   3.   Il ricorrente critica, poi, le considerazioni del giudice di prime
cure in relazione all’adempimento dell’elemento soggettivo del reato. A suo
parere, date le circostanze egli aveva seri motivi di ritenere, in buona fede,
di non trovarsi più all’interno di una località e, di conseguenza, di non dover
rispettare il limite di 50 km/h.

 

                               3.1.   Confrontato con la tesi difensiva di A. _______, secondo cui l’unico
cartello indicante il limite di 50 Km/h incontrato sul suo percorso era
invisibile poiché coperto da un camion che precedeva la sua automobile, il
primo giudice ha esaminato la posizione del segnale dal profilo delle
disposizioni vigenti in materia di segnaletica, ritenendolo ad esse conforme e
correttamente posizionato. Viste le ottime condizioni meteorologiche di quella
mattina, il primo giudice ha ritenuto che, dopo il passaggio del camion, a A.
_______ “non poteva ragionevolmente sfuggirei la visione del cartello di
limitazione della velocità”, a maggior ragione se si considera che egli
aveva ammesso di essersi recato, in precedenza, più volte alla [...]di [...](sentenza
impugnata, 7.1, pag. 4-5).

                                         Il giudice
di prime cure ha, inoltre, considerato che l’accusato, nel suo viaggio a
ritroso dal ristorante [...]sino alla [...], “non poteva non accorgersi che
si trovava all’interno di una località con delle abitazioni dove di principio
vige il limite di velocità di 50 km/h (…) non potendo ragionevolmente invocare,
a suo favore, di non esserne al corrente” (sentenza impugnata, consid. 7.2,
pag. 5-6).  

                                         Il primo
giudice ha dunque considerato adempiuto anche l’aspetto soggettivo del reato. 

 

                               3.2.   Nonostante la giurisprudenza consideri il superamento di più di 25 km/h del limite di velocità di 50 Km/h come già di per sé costitutivo di una negligenza grave,
l’appellante sostiene che nel caso concreto egli poteva ritenere, in perfetta
buona fede, di non trovarsi più all’interno di una località (motivazione
all’appello, pag. 5-6).

                                         A.
_______ contesta la conclusione del primo giudice, secondo cui egli non poteva
non accorgersi di essere entrato nell’abitato: la segnaletica era “disposta
in modo sparpagliato e senza un ragionevole criterio” (motivazione
all’appello, pag. 3). Nel primo tratto di strada percorso – che non è quello
dove è stata rilevata l’infrazione – “vi era un solo segnale, posto
unicamente sulla destra”, che egli non ha scorto “poiché aveva davanti a
sé un autocarro” (motivazione all’appello, pag. 3). Nel tratto di strada
percorso dopo essere ripartito dal ristorante Nazionale in direzione della [...],
invece, “non c’era alcun segnale di limitazione di velocità a 50 Km/h” (dichiarazione di appello, pag. 2; motivazione all’appello, pag. 3). A suo parere, in
una zona come la via [...]a [...]egli “poteva legittimamente ritenere, in
buona fede, di trovarsi al di fuori della località di [...]e quindi in una zona
dove il limite di velocità non fosse certo di Km/h 50” (dichiarazione di appello,
pag. 2). Egli contesta che la zona ove è stato effettuato il rilevamento della
velocità sia una zona molto fabbricata ai sensi dell’art. 22 cpv. 3 OSStr, “tale
da poter indurre il conducente a ritenere valida la limitazione di Km/h 50 da
osservare nelle località” (dichiarazione di appello, pag. 2). 

                                         Pur
riconoscendo che all’interno dell’abitato la segnaletica non deve essere
continuamente ripetuta, l’appellante sottolinea come il vero “abitato” di [...]si
trovi da tutt’altra parte, mentre la zona del controllo radar “non può
essere considerata «abitato» ai sensi della LCStr perché non si tratta di una
«zona molto fabbricata»”, non essendovi abitazioni, negozi, scuole, garage,
bar o ristoranti ma trattandosi invece di una zona periferica. Invocando la sua
buona fede, A. _______ sostiene che durante il suo tragitto “ha lasciato la
zona abitata per addentrarsi in una zona poco costruita dove in buona fede egli
poteva ritenere che non vigeva più il limite di Km/h 50”  e che la rilevazione
della velocità è stata effettuata dove la zona densamente fabbricata era già
terminata (motivazione all’appello, pag. 4). 

                                         Critica,
anche, l’accertamento del primo giudice, secondo cui egli conosceva la zona per
avervi lavorato già nel 2000 per conto della [...]: l’appellante sostiene,
infatti, che all’epoca la situazione viaria era differente, non essendovi
ancora la bretella autostradale (dichiarazione di appello, pag. 2).

 

                               3.3.   Dal profilo soggettivo, la fattispecie di cui all’art. 90 cpv. 2
LCStr è realizzata quando l’autore ha adottato un comportamento senza riguardi
o gravemente contrario alle regole della circolazione oppure, in caso
d’infrazione commessa per negligenza, ha assunto un comportamento palesemente
negligente (STF 1C_144/2011 del 26 ottobre 2011, consid. 3.3; STF 1C_222/2008
del 18 novembre 2008, consid. 2.3; STF 6B_718/2007 dell’8 gennaio 2008, consid.
3.3; DTF 131 IV 133 consid. 3.2 e rinvii; DTF 126 II 206
consid. 1a; Jeanneret, Les dispositions pénales de la LCR, ad art. 90, n. 37, pag. 50). Quanto più è grave la violazione
delle norme della circolazione sotto il profilo oggettivo, tanto più fondata
sarà la conclusione che l'agente ha agito senza riguardi, salvo particolari
indizi contrari al proposito (STF 6B_742/2011 del 1° marzo 2012, consid. 3.3; STF 6B_786/2011 del 5 luglio 2012, consid. 2.1; Jeanneret, Les
dispositions pénales de la LCR, ad art. 90, n. 43, pag. 52).

                                         Anche per quanto concerne il riconoscimento dell’aspetto soggettivo
del reato, in materia di eccessi di velocità la giurisprudenza del Tribunale
federale ha adottato lo stesso schematismo già evocato in relazione agli
elementi costitutivi oggettivi: quando il superamento del limite massimo
consentito costituisce dal profilo oggettivo un caso grave (quale, ad esempio,
un superamento del limite di 50 km/h di 25 km/h o più) esso è, di regola, pure costituivo di una crassa negligenza (STF 1C_518/2012 del 9 gennaio 2013, consid.
2.3; STF 1C_144/2011 del 26 ottobre 2011, consid. 3.3; STF 1C_222/2008 del 18 novembre
2008, consid. 2.3; DTF 126 II 196 consid. 2; DTF 123 II 37 consid. 1f). 

                                         Un’eccezione
può entrare in considerazione solamente ove risulti che il conducente aveva
seri motivi per ritenere di non trovarsi più nella zona in cui vigeva tale
limite (STF 1C_518/2012 del 9 gennaio 2013, consid. 2.3; STF 1C_144/2011 del 26
ottobre 2011, consid. 3.3; STF 1C_222/2008 del 18 novembre 2008, consid. 2.3;
DTF 126 II 196 consid. 2; DTF 123 II 37 consid. 1f). 

 

                                         Una parte
della dottrina ritiene che il comportamento del conducente che non scorge un
segnale stradale (ad esempio, una limitazione della velocità) possa essere
esaminato alla luce della norma sull’errore sui fatti (art. 13 CP): il
conducente agisce, infatti, sulla scorta di una supposizione erronea delle
reali circostanze della fattispecie (Jeanneret, Les dispositions pénales de la LCR, ad art. 90, n. 63 pag. 60). Tuttavia, anche questo approccio conduce, nella maggior
parte dei casi, alla punibilità dell’autore per negligenza: in effetti, in
considerazione dell’elevato grado di concentrazione alla strada e alla
circolazione che si esige dal conducente (art. 3 cpv. 1 ONC), occorre ritenere
che l’errore non è scusabile in quanto avrebbe potuto essere evitato usando le
debite precauzioni (art. 13 cpv. 2 CP; cfr. Jeanneret, Les dispositions pénales
de la LCR, ad art. 90, n. 64 pag. 61).

 

                               3.4.   Nel suo appello il ricorrente non contesta la validità del limite di
 50 km/h sul tratto di strada in cui è stato oggetto del controllo, bensì la
sua mancata consapevolezza di tale limite. 

                                         Va a tal
proposito ricordato che, sulla base della giurisprudenza del Tribunale
federale, le limitazioni di velocità fissate dall’autorità competente non
possono essere rimesse in discussione: laddove esista una limitazione della velocità
di 50 km/h, anche se la zona del controllo radar non era densamente fabbricata
il giudice non può fare astrazione della segnaletica e considerare che
l’infrazione è stata commessa fuori località (esempio della piccola frazione
con pochissime costruzioni adiacenti alla strada, cfr. DTF 126 II 196 consid.
2b; v. anche STF 6S.99/2004 del 25 agosto 2004). In generale, i segnali sono
giuridicamente validi quando sono stati collocati in seguito a regolare
decisione e pubblicazione dell'autorità competente, visibilmente espresse in
forma di segnalazione appropriata (DTF 126 II 196 consid. 2b e riferimenti);
per quel che concerne il segnale «Velocità massima 50, Limite generale»
(2.30.1), giusta l’art. 107 cpv. 3 lett. e OSStr non sono necessarie né decisioni
né pubblicazioni.

 

                                         Nella
fattispecie, avendo circolato a 26 km/h oltre il limite di 50 km/h, in base alla giurisprudenza citata in precedenza occorre partire dal presupposto che A.
_______ ha commesso una crassa negligenza, a meno che dagli atti emerga che
egli aveva seri motivi per ritenere di non trovarsi più in una zona in cui
vigeva il limite di 50 km/h. 

                                         Per
quanto attiene la mancata visione del cartello indicante il limite generale di 50 km/h posto all’incrocio fra la via [...]e lo [...](e riferito al tratto di strada che avrebbe
dovuto percorrere per raggiungere la [...], ove è avvenuto il controllo radar)
occorre rilevare quanto segue. Dalla documentazione fotografica agli atti (cfr.
foto 4 della documentazione fotografica predisposta dalla Polizia comunale
[doc. 9 Pretura penale], e foto 7 prodotta al dibattimento di prima istanza),
si evince che il cartello era posto sul lato destro della carreggiata, in un
tratto di strada che offriva buona visibilità, libero da ostacoli o vegetazione
e con una sola corsia di marcia. Nello specifico, come anche asserito da A.
_______, quella mattina vi erano buone condizioni meteorologiche. E’ dunque del
tutto inverosimile la tesi difensiva secondo cui la vista del cartello era
nascosta da un camion che precedeva il veicolo dell’appellante. Al più tardi al
momento in cui il camion ha superato il segnale, A. _______ è passato accanto
al cartello, che doveva dunque essergli ben visibile. 

                                         L’asserita
mancata visione del cartello non può, dunque, essere addebitata a circostanze
esterne, ma solo ad una disattenzione del conducente. E il fatto di non
accorgersi, per disattenzione, della presenza di una limitazione di velocità
non costituisce di certo un “serio motivo” – ai sensi della giurisprudenza
evocata – per ritenere di non trovarsi in una zona in cui vigeva il limite di 50 km/h.

 

                                         E’ poi
irrilevante che, dopo questo cartello, A. _______ non abbia più incontrato
alcun segnale di limitazione della velocità. Egli si è infatti addentrato
nell’agglomerato di [...], in quel che il ricorrente definisce il “vero”
abitato (in contrapposizione alla via Industria): il limite generale di 50 km/h era evidentemente vigente anche su quelle strade densamente costruite e abitate, a
prescindere dal cartello incontrato in precedenza. In assenza di segnaletica o
di demarcazioni il conducente può infatti presumere che la circolazione non è
soggetta a nessuna regolamentazione speciale, valendo le regole generali, quali
il limite di velocità massima generale di 50 km/h all’interno delle località. Se è vero che egli, dopo la sosta al bar, non ha incontrato alcun
cartello che ribadisse che il limite era ancora di 50 km/h, è altrettanto vero che egli nemmeno ha incontrato un cartello che indicasse che tale
limitazione era terminata. 

 

                                         Abbondanzialmente
va aggiunto che, contrariamente a quanto sostiene il ricorrente, dalla
documentazione agli atti (cfr. doc. D2, doc. D3 annessi alla dichiarazione di
appello; foto 4 e 7 prodotte al dibattimento di prima istanza) emerge in
maniera chiara che nei terreni adiacenti lo [...]prima, e la via [...]dopo, si
susseguono costruzioni, abitazioni e capannoni. In assenza di segnaletica di
senso contrario, non vi erano dunque motivi per partire dal presupposto che il
limite generale di velocità di 50 km/h non fosse più applicabile. 

                                         Infine,
per quanto indicato sopra, risulta del tutto infruttuoso il paragone con altre
strade su cui vige il limite di 60 km/h. 

 

                                         A
prescindere dalla sua pregressa conoscenza dei luoghi, A. _______ non aveva
dunque, soggettivamente, alcun “serio motivo” per ritenere di non trovarsi più
nella zona in cui vigeva il limite di 50 km/h. Anche per quel che concerne l’elemento soggettivo del reato, non vi sono dunque gli estremi per distanziarsi
dallo schematismo applicato dal Tribunale federale nei casi di eccesso di
velocità. 

                                         La
condanna inflitta in prima istanza per infrazione grave alle norme della
circolazione deve, dunque, essere confermata in questa sede.

 

                                   4.   Per quanto attiene alla commisurazione della pena – non oggetto di
specifica contestazione – la pena pecuniaria di 8 aliquote giornaliere di fr.
1'800.- cadauna, (per un totale di fr. 14'400.-) deve essere qui confermata,
così come la sua sospensione condizionale per un periodo di prova di due anni.

 

                                         Appare
per contro necessario un adeguamento verso il basso della multa inflitta. Se è
vero che, oltre ad una pena sospesa condizionalmente, può essere inflitta una
multa ai sensi dell’art. 106 CP (art. 42 cpv. 4 CP), la giurisprudenza ha
precisato che quest’ultima riveste un mero carattere accessorio e, per tale
motivo, si giustifica in linea di principio di fissare il suo limite superiore
al 20% della pena di base; sono immaginabili deroghe a questa regola in caso di
pene di lieve entità, al fine di evitare che la pena cumulata assuma un valore
unicamente simbolico (DTF 135 IV 191 consid. 3.4.4). 

 

                                         Considerato
l’importo della pena pecuniaria (fr. 14'400.-), nel caso concreto la multa
inflitta va ridotta a fr. 2'880.-.

                                         In caso
di mancato pagamento, la pena detentiva sostitutiva sarà di 2 giorni (DTF 134
IV 60 consid. 7.3.3).

 

                                   5.   In applicazione dell’art. 428 cpv. 3 CPP, visto l’esito dell’appello
non si giustifica di modificare l’attribuzione a carico dell’appellante degli
oneri processuali relativi al procedimento di prima sede. 

                                         Gli oneri
relativi al procedimento di appello, consistenti in fr. 800.- e nelle spese
procedurali di fr. 200.-, sono posti a carico dell’appellante in ragione di
9/10, la rimanenza a carico dello Stato (art. 428 cpv. 1 CPP). 

                                         Ritenuto
il ridotto grado di accoglienza, non si giustifica l’assegnazione di
ripetibili. 

 

 

 

 

 

 

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      visti gli art.
77, 80, 84, 379 e segg., 398 e segg. CPP,

                                         art. 13,
art. 47, art. 106 CP;

                                         art. 27
cpv. 1, art. 32 cpv. 2, art. 90 cpv. 2 LCStr; art. 3 cpv. 1, art. 4a ONC; art.
22, art. 107 cpv. 3 lett. e OSStr; 

nonché sulle spese e le ripetibili, gli art. 424
e 428 cpv. 4 CPP e la LTG, rispettivamente il Regolamento sulla tariffa per i
casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione
delle ripetibili

 

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello è parzialmente accolto.

                                         Di
conseguenza:

 

                               1.1.   A.
_______ è dichiarato autore colpevole di grave infrazione alle norme della
circolazione per i fatti compiuti nelle circostanze descritte nel DA 5349/2010
del 2 dicembre 2010. 

 

                               1.2.   A.
_______ è condannato: 

 

                            1.2.1.   alla
pena pecuniaria di 8 aliquote giornaliere di fr. 1'800.-, per un totale di fr. 14'400.-;
l’esecuzione della pena è sospesa condizionalmente per un periodo di prova di
due anni;

 

                            1.2.2.   alla
multa di fr. 2'880.-; in caso di mancato pagamento la pena detentiva sostitutiva
è fissata in due giorni;

 

                            1.2.3.   al
pagamento delle tasse e spese giudiziarie di primo grado di complessivi fr. 1'156.-.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                     fr.            800.-

-  spese complessive                fr.            200.-

                                                     fr.         1'000.-

 

sono posti a carico di A.
_______ in ragione di 9/10 e per la rimanenza a carico
dello Stato. Non si assegnano ripetibili.

 

 

 

 

                                   3.   Intimazione
a: 

	
   

  	
  A. _______ 

  - DI 1 

  PP 1 

   

  

 

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
  - 
  Pretura penale, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -   Sezione
  della circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino

   

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

 

 

                                             

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.