# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 21f2c21c-c952-53f8-b5a5-5699a5283e8f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-09-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 03.09.2003 INC.2003.45802
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-45802_2003-09-03.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.45802

  	
  Lugano

  3 settembre 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 22 agosto
  2003 da

  
						

 

	
   

  	
  __________, c/o Celle pretoriali, Lugano

  rappr. dall'avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 20 agosto 2003 mediante la quale il
  Procuratore pubblico ha rifiutato il trasferimento dalla Celle pretoriali di
  Lugano ad altra struttura più confacente;

  

 

 

preso atto delle osservazioni 26
agosto 2003 del Procuratore pubblico;

 

visto l'inc. MP 2003.__________ e
2003.__________;

 

letti ed esaminati gli atti,

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto

 

 

A.

 

__________ è stato arrestato a
__________ il 16 luglio 2003, in quanto coinvolto in due procedimenti penali
per titolo di infrazione aggravata e contravvenzione alla LFStup, riciclaggio,
falsità in certificati, sequestro di persona e rapimento semplice
subordinatamente aggravato, estorsione subordinatamente coazione (inchieste
__________ e __________), e quindi trasferito il 18 luglio 2003 alle Celle
pretoriali di Lugano, dove si trova tuttora. 

 

 

B.

 

Con istanza 18 agosto 2003 la
difesa ha postulato il trasferimento dell'accusato in altra struttura
carceraria "meno degradante ed adempiente agli standard minimi di
trattamento, rilevando come la cronica mancanza d'aria, di luce, la
segregazione e l'ozio avessero ormai logorato il difeso oltre il lecito". 

 

Con decisione 20 agosto 2003 il
magistrato inquirente ha respinto la suddetta istanza adducendo esigenze
istruttorie (necessità di confronti), nonché pericolo di collusione ed
inquinamento delle prove (fino all'esperimento di tali confronti). Ha poi
evidenziato che il periodo di carcerazione sin qui sofferto e ancora da
soffrire dall'accusato, tenuto conto della gravità delle imputazioni mossegli e
delle sue parziali ammissioni, è comunque rispettoso del principio di
proporzionalità. Del resto, anche altri coaccusati, prima di essere trasferiti
al PCT, hanno dovuto trascorrere un certo periodo alla Pretoriali al fine di
evitare forme di collusione o inquinamento delle prove. Ciò che per parità di
trattamento dovrebbe valere anche per __________.

 

 

C.

 

Con il presente gravame
__________ chiede l'annullamento della decisione sopra menzionata ed il suo immediato
trasferimento o al PCT o ad altra struttura carceraria "adempiente gli
standard minimi svizzeri di trattamento degli arrestati in regime di detenzione
preventiva". A suo dire, le esigenze istruttorie invocate dal
magistrato inquirente non sarebbero tali da giustificare il rifiuto del
trasferimento dalle celle pretoriali di Lugano - dove notoriamente le
condizioni detentive non rispettano gli standard minimi -, non essendo
seriamente sostenibile che nel principale Penitenziario ticinese non sia possibile
gestire convenientemente l'isolamento del reclamante dagli altri due detenuti
con cui sussiste pericolo di collusione ed inquinamento delle prove.

 

 

D.

 

Con le sue osservazioni il
Procuratore pubblico chiede reiezione del reclamo, riconfermandosi integralmente
nella decisione impugnata, rilevando nel contempo di non opporsi ad un
trasferimento del reclamante, con l'accordo della difesa, in un carcere della
Svizzera interna da cui potrebbe tornare per affrontare i necessari confronti,
soggiornando in quei giorni presso le Pretoriali.

 

Preso atto delle osservazioni del
magistrato inquirente, la difesa si è sostanzialmente riconfermata nelle
proprie argomentazioni ricorsuali, rilevando nel contempo di opporsi alla
proposta formulata dal procuratore pubblico.

 

 

 

In diritto

 

 

1.

 

Siccome rivolto contro formale
decisione del Procuratore pubblico relativa al luogo di detenzione, il reclamo
è ricevibile. Si ricorda, comunque ed a scanso di equivoci, che ciò non è il
caso per questioni relative all'attuazione pratica della carcerazione non
dipendenti direttamente dalla decisione del Procuratore pubblico; in questo
caso la competenza è della Direzione del Penitenziario (art. 43 cpv. 2 in
relazione con gli artt. 39 e 37 ss del Regolamento sull'esecuzione delle pene e
delle misure di sicurezza per gli adulti, Raccolta no. 4.2.1.1.1). 

Il reclamo è tempestivo (art. 281
cpv. 1 CPP) e pacifica la legittimazione di __________, accusato e detenuto.
Esso è quindi ricevibile in ordine.

 

 

2.

 

Le norme, ed i principi generali,
applicabili alla questione relativa il luogo di carcerazione per le persone in
detenzione preventiva, sono già state definite in numerose decisioni di
quest'ufficio (sentenze GIAR: 11.02.1993 [17.93.2], 24.02.1994 concernente il
qui reclamante [977.93.3], 20.01.1995 [1066.93.5], 23.08.1999 [368.99.5],
22.03.1999 [REP 1999 n. 129], 28.09.2001 [369.2001.3]), che possono essere qui
riprese non essendovi ragione di scostarsi dalle stesse:

 

"a)        Il
codice di procedura penale ticinese non definisce il luogo di esecuzione della
carcerazione preventiva dell’accusato. L’art. 104 CPP (Esecuzione dell’arresto)
precisa unicamente che l’arrestato è di regola separato dai detenuti in
espiazione di pena (cpv. 2), mentre l’art. 4 della Legge cantonale
sull’esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza per gli adulti (LEPMS)
dispone segnatamente che i prevenuti “sono assegnati al penitenziario: nella
sezione denominata carcere giudiziario cantonale”. Le carceri pretoriali - che
sono delle sezioni dell’istituto principale (art. 4 cpv. 1 lit. a LEPMS
[Raccolta delle leggi n. 4.2.1.1]) - “accolgono [...] i prevenuti nella misura
dettata dalle esigenze dell’inchiesta e del procedimento di istruzione” (art.
43 cpv. 1 REPMS [Raccolta delle leggi n. 4.2.1.1.1]; così, verbatim, sentenza
della Camera dei ricorsi penali 15 febbraio 1999 in re A.J.W., inc. CRP
60.99.00017, consid. 2 p. 3; v. inoltre sentenza CRP 1 settembre 1988 in re
A.B., inc. CRP 196/88, consid. 2 p. 4). L’art. 104 cpv. 3 CPP precisa poi che
il prevenuto è sottoposto unicamente alle restrizioni della libertà che sono
indispensabili per assicurare lo scopo dell’arresto e per mantenere la
disciplina nelle carceri, mentre l’art. 176 cpv. 2 CPP sancisce espressamente
il principio della proporzionalità nell’esecuzione del carcere preventivo
(sentenza CRP, loc. cit.). Competente per ordinare le condizioni di detenzione
durante il carcere preventivo è il Procuratore Pubblico (art. 40 cpv. 1 REPMS;
sentenza CRP 15 febbraio 1999, cit., consid. 4 p. 5)(così, verbatim, decisione
22 marzo 1999 in re E., inc. Giar 582.98.7, in: Rep. 132 [1999] n. 129 consid.
4a p. 357 s.).

b)         Si deduce da quanto precede che in realtà,
il magistrato inquirente non ha la facoltà di decidere autonomamente dove debba
essere detenuta una persona in stato di arresto: visto che anche le carceri
pretoriali non sono altro che sezioni dell’istituto principale (art. 4 cpv. 1
lit. a LEPMS), ogni decisione in proposito spetta all’autorità amministrativa
preposta alla gestione delle carceri. Di regola, la detenzione preventiva ha
luogo presso le carceri pretoriali, poiché solo queste strutture sono atte a
garantire l’effettiva ed assoluta segregazione del detenuto da persone con le
quali era ipotizzabile un pericolo di collusione. Quando il Procuratore Pubblico
autorizza il trasferimento di un detenuto da un carcere pretorile alla Stampa
decide, in verità, piuttosto sulle modalità d’esecuzione della detenzione
preventiva: di fatto, rinuncia consapevolmente alla totale separazione dei vari
correi, accettando un accresciuto rischio di possibili collusioni.

c)         Dunque, fino a quando sussiste pericolo di
collusione il rifiuto (esplicito o implicito) di trasferimento di un detenuto
presso la struttura della Stampa è di principio lecito.

d)                  
Non basta, tuttavia, accertare che
una detenzione preventiva sia lecita, in termini assoluti, poiché persegue gli
scopi previsti dalla legge. Come già accennato (supra consid. 2a in fine), la
legittimità di una detenzione preventiva dipende anche da un esame di
proporzionalità (così già nelle decisioni in re W. 21 dicembre 1993 [inc. Giar
977.93.2] e 24 febbraio 1994 [inc. Giar 977.93.3], riprese da ultimo in
decisione 23 agosto 1999 in re B.A., inc. Giar 368.99.5-7 consid. 7.1 p. 9). La
misura è proporzionata se le restrizioni imposte al detenuto si giustificano
con le esigenze che la carcerazione deve soddisfare nel caso specifico: quanto
più gravose sono le condizioni di detenzione, tanto più marcate dovranno essere
queste esigenze. Ciò vale anche con riferimento al luogo di detenzione, e
significa che se le condizioni di detenzione sono inaccettabili, l’autorità
inquirente deve trovare un’alternativa compatibile con gli standard
internazionali oppure, al limite, rinunciare alla misura. L’esame va ovviamente
effettuato di caso in caso, con riferimento alle concrete esigenze, e non può
basarsi unicamente su opinioni dottrinali (per quanto di peso, come quella
riportata dal reclamante) o sulle generiche risultanze delle periodiche visite
del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o
trattamenti disumani o degradanti (CPT, v. reclamo, cit., pto. 4 p. 4; si
tratta dell’organo di monitoraggio istituito dalla Convenzione europea di
identica denominazione [art. 1], con funzione espressamente consultiva e non di
condanna, v. pagina web introduttiva, www.coe.int/en/about.htm)."

(sentenza GIAR 28 settembre 2001, citata, cons. 2)

 

Ricordando, inoltre, che:

 

b)       Solo
per l’espiazione di una pena o l’esecuzione di una misura, il Dipartimento
delle istituzioni può far capo a stabilimenti di altri Cantoni (art. 9 LEPMS;
sentenza CRP 1 settembre 1988, loc. cit.; sentenza CRP 26 febbraio 1992 in re
D.G., inc. CRP 26/92, consid. 2 p. 4). Sulla base di questo espresso dettame di
legge, soprattutto se letto in relazione con il già menzionato principio di
proporzionalità nell’esecuzione del carcere preventivo scaturente dall’art. 176
cpv. 2 CPP, “si deve concludere che ogni prevenuto ha il diritto di essere
trattenuto in carcere preventivo nel Ticino, sia per i contatti con eventuali
familiari qui residenti o con il suo ambiente, sia soprattutto per le correnti
necessità del procedimento e per poter agevolmente conferire con i propri
difensori. Eccezioni possono essere ammesse [...] per non pregiudicare la
ricerca della verità, nei confronti di pericolo di collusione specie con altri
coprevenuti” (sentenza CRP 1 settembre 1988, cit., consid. 2 p. 4-5).
"

(sentenza GIAR 22 marzo 1999, citata,
cons. 4 c.)

 

 

3.

 

La questione relativa alla
legalità delle condizioni della detenzione preventiva presso le celle
pretoriali è stata recentemente affrontata dalla Camera dei ricorsi penali
nella sentenza 19 agosto 2002 (CRP 60.2001.00313), nella quale è stato ritenuto
che: 

 

"4.2

4.2.1

Giusta l'art. 10 cpv. 2 CF ognuno ha diritto alla
libertà personale, in particolare all'integrità fisica e psichica e alla
libertà di movimento.

Eventuali restrizioni di diritti fondamentali devono
avere una base legale, essere giustificate da un interesse pubblico e
rispettare il principio della proporzionalità. In tutti i casi, i diritti
fondamentali sono intangibili nella loro essenza (art. 36 CF).

In materia di privazione della libertà durante
l'esecuzione della pena e del carcere preventivo, la Convenzione per la
salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)
riconosce le medesime garanzie sancite dalla CF (STF 118 Ia 73; 113 Ia 328;
PKG-1993-40).

Quanto alle risoluzioni e raccomandazioni emanate
dagli organi del Consiglio d'Europa concernenti il trattamento dei detenuti, il
Tribunale federale ha precisato che le stesse non sono vincolanti, ma vengono
quantomeno osservate (STF 118 Ia 64; 111 Ia 344).

 

 

4.2.2

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e
delle pene o trattamenti disumani o degradanti (in seguito: CPT) ha più volte
ribadito che il diritto del detenuto di fruire quotidianamente dell'"ora
d'aria" rappresenta una garanzia minima che non è passibile di alcuna
restrizione (v. CPT/Inf (2001) 10, par. 51). A proposito la commissione di
sorveglianza delle condizioni di carcerazione in Ticino, dopo aver visitato nel
corso del 2001 le carceri pretoriali di Bellinzona, Lugano e Mendrisio, ha
specificato che "(..) si tratta di strutture che più non adempiono gli
standard minimi attuali di detenzione" e che"(..) nonostante i
limiti logistici delle attuali strutture" il diritto all'ora d'aria
"deve essere garantito a tutti i detenuti , qualunque sia il loro
regime, come ha avuto modo di ricordare ancora di recente il CPT nel rapporto
sulla visita periodica alla Francia del 14-25 maggio 2000 a proposito della
struttura di attesa all'aeroporto di Roissy-Charles de Gaulle, struttura che
può essere paragonata a quelle delle carceri pretoriali" (v. Rapporto
19.2.2002 della Commissione delle petizioni e dei ricorsi concernente il 1°
Rapporto di attività della Sottocommissione di sorveglianza delle condizioni di
carcerazione, p. 2-3). Pure la dottrina (v. in particolare J. MÜLLER,
Grundrechte in der Schweiz, 3. ed., Berna 1999, p. 72-73) e la giurisprudenza
(cfr. STF 122 I 222; 118 Ia 64; 118 Ia 360; 106 Ia 293; 102 Ia 279 consid. 7c;
99 Ia 262; PKG-1993-40) concordano nel riconoscere al detenuto il diritto al
passeggio quotidiano all'aria aperta per almeno mezz'ora che deve essere
obbligatoriamente organizzato, e ciò indipendentemente dalla struttura carceraria
e dalle difficoltà logistiche ed organizzative del carcere in cui il detenuto
risiede. Dove le circostanze lo permettano, deve essere concessa un'ora d'aria
(STF 118 Ia 64 consid. 3k; v. pure Regolamento penitenziario di Stato del
Cantone Ticino "La Stampa", art. 44). Irrilevante a tal fine è il
regime di carcerazione del singolo detenuto e/o la sua potenziale pericolosità
(cfr. STF 118 Ia 64 consid. 3c; sentenza non pubblicata del TF del 27.9.1999 in
re A.B.).

 

Sulla base della suddetta
dottrina e giurisprudenza, la CRP ha concluso che, nella misura in cui al
detenuto viene negato il passeggio giornaliero all'aria aperta o perlomeno un
surrogato dello stesso - come avviene presso le celle pretoriali di Mendrisio e
Lugano - lo stato di detenzione cui è sottoposto lede il diritto federale e la
CEDU. Ciò a prescindere dal pericolo di collusione e di inquinamento delle
prove e dall'atteggiamento assunto dal detenuto nel corso dell'istruzione
formale. 

 

 

4.

 

Discende dalla suddetta
giurisprudenza che le condizioni di detenzione preventiva cui è sottoposto
__________ da oltre 1 mese e mezzo presso le celle pretoriali di Lugano, dove
non beneficia nemmeno di un'ora d'aria al giorno sono illegali, irrilevanti a
tale proposito l'atteggiamento processuale del reclamante ed il rischio di
collusione ed inquinamento delle prove invocato dal Procuratore pubblico a
sostegno del proprio diniego al trasferimento.

Il Procuratore pubblico dovrà
quindi provvedere indilatamente al trasferimento di __________ in una struttura
carceraria, non necessariamente il PCT, in cui le condizioni detentive siano
conformi alla CEDU e al diritto federale, con le disposizioni, quo al regime
carcerario che riterrà più opportune per ovviare al pericolo di collusione e
quindi salvaguardare il buon esito dell'inchiesta (cfr. sentenza GIAR 24.7.2002
in re P.E.W., inc. 54.2002.3). 

 

In relazione alla proposta,
formulata dal Procuratore pubblico in sede di osservazioni, di trasferire
__________ in una struttura carceraria fuori Cantone con soggiorni presso le
Pretoriali nei giorni fissati per i vari confronti, giova rilevare che il
reclamante l'ha rifiutata poiché, da un lato, "lede il diritto ad un
luogo di detenzione che non intralci i contatti con la difesa" e,
dall'altro, il soggiorno nelle celle pretoriali durante i confronti sarebbe "misura
che vanifica gli effetti del nuovo collocamento se posta in relazione
all'elevato numero di atti istruttori preannunciati dal magistrato
inquirente". A questo proposito, senza che sia necessario verificare
la pertinenza e la fondatezza di tale motivazione, basti qui ricordare che,
come peraltro evidenziato anche dal Procuratore pubblico nelle sue
osservazioni, il trasferimento non può essere imposto a colui che si trova in
detenzione preventiva (cfr. sentenza GIAR 24.7.2002 già citata). 

 

Trattandosi di decisione in tema
di libertà personale, contro di essa è dato reclamo alla Camera dei ricorsi
penali entro 10 giorni.

 

 

P.Q.M.

 

 

Viste le norme applicabili, in
particolare gli artt. 104, 280 CPP, artt. 4 LEPMS, 39 ss, 43 REPMS,

 

 

 

decide

 

 

 

1.    Il reclamo è
accolto ai sensi dei considerandi.

 

      1.1  Al magistrato inquirente è fatto ordine di provvedere al
trasferimento di __________ ad altra struttura carceraria ai sensi dei
considerandi.

 

 

2.     
Non si prelevano tasse e spese, al reclamante lo Stato rifonderà FRS
300.-- a titolo di ripetibili.

 

 

3.     
Contro la presente decisione è dato reclamo alla CRP entro 10 giorni
dall'intimazione.

 

 

4.     
Intimazione (anticipata per fax) e per posta a:

-        
avv. __________, per sé e per __________;

-        
Procuratore Pubblico __________ (con copia dello scritto 1
settembre 2003 della difesa e l’incarto di ritorno).

 

 

 

 

 

 

                                                                                 giudice
__________