# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ecc395f1-3637-50f9-9b03-d0815d5c2279
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-03-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 07.03.2002 11.2002.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2002-17_2002-03-07.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2002.00017

  	
  Lugano

  7 marzo 2002/rgc

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  G. A. Bernasconi e Giani

  

 

	
  segretario:

  	
  Ambrosini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. ___._._____(interdizione)
della Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di
vigilanza sulle tutele, promossa con istanza del 5 ottobre 2001 dalla

 

	
   

  	
  Commissione tutoria regionale __________, __________

   

  
	
   

  	
  nei confronti di

  

 

	
   

  	
  __________ __________,
  __________

  (patrocinato dall'avv. __________ __________,
  __________);

   

  

 

giudicando ora sulla “decisione” del 18 gennaio 2002 con cui l'autorità di vigilanza sulle
tutele ha ordinato l'esecuzione di una perizia (art. 374 cpv. 2 CC);

 

esaminati gli atti

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolta l'appellazione
del 5 febbraio 2002 presentata da __________ __________ contro la “decisione”
emessa il 18 gennaio 2002 dalla Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza
sulle tutele;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                          che il 5 ottobre 2001 la Commissione tutoria regionale __________ha
presentato alla Sezione degli enti locali, autorità di vigilanza sulle tutele,
un'istanza di interdizione fondata sull'art. 369 CC nei confronti di __________
__________ (1979);

 

                                         che a
sostegno della richiesta essa ha fatto proprie le indicazioni del dott.
__________ __________ e della psicologa __________ __________, secondo cui
l'interessato, “debile che a tratti presenta ideazioni di tipo delirante,
necessita di misure di protezione per poterlo curare da un punto di vista
psichico e per poter riorganizzare la sua vita sociale e lavorativa”;

                                         

                                         che con
le sue osservazioni del 7 novembre 2001 __________ __________ si è opposto all'istanza;

 

                                         che il 18
gennaio 2002 l'autorità di vigilanza ha incaricato il Servizio psico-sociale di
__________ di allestire una perizia sulle condizioni dell'interessato;

 

                                         che con
scritto del 5 febbraio 2002, redatto personalmente, __________ __________ è
insorto contro la predetta decisione;

 

e considerando

 

in diritto:                        che l'appellante si oppone alla perizia perché l'autorità “non ha
tenuto conto di quanto comunicato nella lettera 07.11. 2001 spedita dall'avv.
__________ __________ ”;

 

                                         che
giusta l'art. 374 cpv. 2 CC l'interdizione per infermità o debolezza di mente
può essere decretata solo dietro relazione di periti, “i quali dovranno
pronunciarsi anche sulla convenienza di udire prima l'interdicendo”; 

 

                                         che
secondo l'art. 19 cpv. 2 LPAmm (applicabile per il rinvio stabilito dall'art.
21 LTC) l'assunzione delle prove avviene in applicazione analogica delle
relative norme della procedura civile;

 

                                         che
nell'ambito di una causa civile la decisione con cui il giudice ordina
l'esecuzione di una perizia è un'ordinanza, come tale inappellabile (Cocchi/Trezzini, Codice di procedura
civile massimato e commentato, Lugano 2000, n. 1 ad art. 248);

 

                                         che, per il resto, la “relazione” dell'art. 374 cpv. 2 CC può sempre
essere disposta, non appena l'autorità nutra seri dubbi sullo stato mentale di
una persona (Schnyder/Murer in:
Berner Kommentar, 3a edizione, n. 91 ad art. 374 CC; Stettler in: Droit Civil,
Représentation et protection de l'adulte, 4a edizione, pag. 182,  
n. 397), dubbi che sussistono in concreto (doc. D, allegato al doc. 1);

 

                                         che, in
ogni modo, l'esecuzione di una perizia non costituisce una grave violazione
della libertà personale dell'interessato e può essere ordinata, dandosi il
caso, anche contro la volontà del peritando (DTF 124 I 40 consid. 2c e 48
consid. 5; Deschenaux/ Steinauer,
Personnes physiques et tutelle, 4a edizione, pag. 353, n. 903a; Riemer, Grundriss
des Vormundschafts­rechts, 

                                         2a
edizione, § 4 n. 11);

                                      

                                         che
quindi, si volesse anche prescindere dalla sua inammissibilità, l'appello si
rivela destinato all'insuccesso;

 

                                         che, data
la particolarità della fattispecie, si giustifica nondimeno di rinunciare al prelievo
di spese;

 

                                         che non è
il caso di assegnare ripetibili alla Commissione tutoria regionale, la quale
non si è nemmeno vista notificare il ricorso e non ha quindi sopportato alcun
costo; 

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e la
“decisio­ne” impugnata è confermata.

 

                                   2.   Non
si riscuotono tasse o spese né si assegnano ripetibili. 

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         – avv.
__________ __________, __________;

                                         –
__________ __________, __________;

                                         –
Commissione tutoria regionale __________, __________.

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di
vigilanza sulle tutele.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        Il
segretario