# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 991b53d6-50d2-51db-9642-66104cdb49d4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-03-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 11.03.2013 11.2009.69
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2009-69_2013-03-11.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2009.69

  	
  Lugano

  11 marzo 2013/mc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G. A. Bernasconi, presidente,

  Giani e Jaques

  

 

	
  segretaria:

  	
  Chietti Soldati, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa DI.2007.202 (misure provvisionali in
pendenza di 

divorzio) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con istanza
del 9 febbraio 2007 da

 

	
   

  	
   AO 1  

  (patrocinata dall'avv.  PA 2 )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP 1  

  (patrocinato dall'avv.  PA 1 );

  
	
   

  	
   

  	 

				

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto l'appello
del 24 aprile 2009 presentato da AP 1 contro il decreto cautelare emesso il
10 aprile 2009 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

 

                                         2.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   AP
1 (1936) e AO 1 (1933), cittadina italiana, si sono sposati l'11 dicembre 1960 a __________ (provincia di __________). Dal matrimonio sono nati __________ (1962), __________
(1966) e __________ (1971). Prima del pensionamento il marito lavorava come
spazzino per il Comune di __________, mentre la moglie ha lavorato in fabbrica
come operaia fino al 1986. I coniugi vivono separati dall'aprile del 2002,
quando la moglie ha lasciato l'abitazione coniugale (nella casa bifamiliare posta
sulla particella n. 9 RFD di __________, sezione di __________, comproprietà
dei coniugi in ragione di un mezzo ciascuno) per trasferirsi, dopo avere
soggiornato presso la figlia __________, in un appartamento a __________. Una
procedura a tutela dell'unione coniugale promossa dalla mo­glie il 2 maggio 2002 è stata stralciata dai ruoli il 10 novembre
2004 per intervenuta perenzione processuale (inc. DI.2002.312/313).

 

                                  B.   Il 9
febbraio 2007 __________ ha promosso azione di divorzio, chiedendo – previo
conferimento dell'assistenza giudiziaria – un contributo alimentare indicizzato
di fr. 1500.– men­sili vita natural durante e, in liquidazione del regime
dei beni, l'attribuzione della comproprietà al marito contro assunzione dell'intero
debito ipotecario e versamento di fr. 500 000.– a titolo di
conguaglio, il pagamento di ulteriori fr. 277 600.– e la restituzione
di determinate suppellettili o, in subordine, la rifusione di fr. 30 000.–. La
causa è tuttora pendente (inc. OA.2007.105). Contestualmente essa ha postulato
in via cautelare un contributo alimentare di fr. 1100.– mensili e una
provvigione ad litem di fr. 10 000.–. All'udienza del 5
aprile 2007, indetta per il contraddittorio sulle misure provvisionali il
convenuto vi si è opposto, salvo offrire una provvigione ad litem di
fr. 3000.–. Entrambi hanno notificato prove. Con decreto cautelare emesso “nelle
more istruttorie” al termine dell'udienza il Pretore ha posto a carico del
marito un contributo provvisionale per la moglie di fr. 815.– mensili dall'aprile
del 2007.

 

                                  C.   Esperita
l'istruttoria cautelare, alla discussione finale del 27 gennaio 2009 AO 1 ha ribadito le proprie domande mentre il convenuto ha riaffermato la sua opposizione. Con decreto
cautelare del 10 aprile 2009 il Pretore ha stabilito un contributo provvisionale
in favore della moglie di fr. 1100.– mensili dal febbraio del 2006,
imponendo altresì al marito di versare una provvigione ad litem di
fr. 10 000.– entro 20 giorni. La tassa di giustizia di fr. 500.– e le
spese sono state poste a carico del convenuto, con obbligo di rifondere all'istante
fr. 1000.– per ripetibili.

 

                                  D.   Contro
il decreto cautelare appena citato AP 1 è insorto a questa Camera con un
appello del 24 aprile 2009 per ottenere che in riforma del giudizio impugnato l'istanza
cautelare sia respinta. AO 1 ha comunicato il 18 maggio 2009 di rinunciare a
formali osservazioni, limitandosi a postulare la reiezione dell'appello. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le misure provvisionali in una causa di divorzio erano emanate fino
al 31 dicembre 2010 con la procedura dell'art. 376 cpv.
2 lett. d CPC ticinese (art. 419c cpv. 1 CPC ticinese). Il Pretore statuiva con decreto impugnabile entro dieci giorni (art.
419c cpv. 3 CPC ticinese). Nella fattispecie il
decreto del Pretore, intimato il 10 aprile 2009, è pervenuto al legale del
convenuto il 14 aprile 2009 (timbro postale sulla busta allegata all'appello).
Introdotto il 24 aprile 2009, ultimo giorno utile, l'appello è pertanto ricevibile. Inammissibili sono
invece i documenti e i fatti addotti dall'appellante con lettere del 23 marzo e
13 maggio 2011, giacché in appello non erano ammissibili
fatti, domande né prove nuove (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC ticinese), l'art.
138 vCC applicandosi solo ai ricorsi contro le sentenze di divorzio o di separazione
(DTF 133 III 114; v. anche FamPra.ch 2001 pag. 128 consid. 1 e 2). Il giudizio
di appello va esaminato pertanto sulla base del medesimo materiale processuale a
disposizione del Pretore.

 

                                   2.   Per
quanto attiene al contributo alimentare provvisionale, il Pretore ha accertato
che l'istante non risultava avere rinunciato a contributi alimentari. Ciò
premesso, egli ha stabilito le entrate del marito in complessivi
fr. 5088.55 (recte: 5088.95) mensili (fr. 1526.– dalla rendita
AVS, fr. 1128.80 dalla rendita di cassa pensione, fr. 434.15 da una
rendita infortuni e fr. 2000.– dalla potenziale locazione dell'appartamento
al primo piano nella casa di __________), a
fronte di un fabbisogno minimo di fr. 3147.10 mensili (minimo
esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.–, oneri ipotecari
fr. 643.70, premio della cassa malati fr. 380.80, spese della casa
fr. 200.–, spese mediche ricorrenti fr. 50.–, tassa rifiuti e imposta
di circolazione fr. 70.–, assicurazione dell'automobile fr. 202.60,
imposte fr. 500.–). Quanto alla moglie, egli ne ha accertato le entrate in
fr. 1521.– mensili pari alla rendita di vecchiaia, calcolandone il
fabbisogno minimo in fr. 2434.10 mensili (minimo esistenziale del diritto
esecutivo fr. 1100.–, locazione fr. 750.–, conguaglio delle spese
accessorie fr. 100.–, premio della cassa malati fr. 427.40, spese
mediche ricorrenti fr. 50.–, assicurazione responsabilità civile fr. 6.70).
Dedotti i fabbisogni dall'insieme dei
redditi, è risultata così un'eccedenza di fr. 1028.35 mensili, che
il primo giudice ha suddiviso a metà tra i coniugi. In tali circostanze il
marito risultava in grado di versare alla moglie, dal febbraio 2006, il
contributo richiesto di fr. 1100.– mensili, conservando per sé l'equivalente
del proprio fabbisogno minimo e della propria quota di eccedenza, per complessivi
fr. 3661.20.

 

                                         Relativamente
alla provvigione di causa, il Pretore ha ritenuto che la moglie avesse reso
verosimili le proprie ristrettezze e la mancanza di sostanza, mentre il
convenuto non appariva credibile quando asseriva di avere esaurito i capitali
di cui disponeva nel 2003. Da un lato, ha spiegato il primo giudice, egli aveva
sottaciuto al fisco fr. 260 000.– poi dichiarati nell'ottobre del 2004, dall'altro non vi era
alcuna prova degli asseriti esborsi, segnatamente per la manutenzione dello
stabile a __________, allegazione che collide con il preteso stato di degrado
dell'immobile. Il Pretore ha obbligato pertanto il convenuto a versare al­l'istante
fr. 10 000.– a titolo di provvigione.

 

                                   3.   L'appellante
contesta anzitutto i presupposti per riconoscere alla moglie un contributo di
mantenimento in via cautelare. Fa valere che al momento della separazione di
fatto, risalente al 2002, i coniugi avevano stabilito da sé la regolamentazione
della vita separata e che l'istante non invoca cambiamenti importanti e durevoli
che giustifichino la modifica di tale assetto. Ora, è pacifico che dopo la separazione
di fatto il marito non ha versato alcun contributo alimentare. La moglie ha
lasciato inoltre che la procedura a protezione dell'unione coniugale, con la
quale chiedeva un contributo di mantenimento, cadesse in perenzione processuale
(inc. DI.2002.312/313 richiamato). Se non che, come ha accennato il Pretore
(decisione impugnata, pag. 3, terzo paragrafo), non risulta che i coniugi
avessero davvero raggiunto un accordo sulle conseguenze della vita separata, la
mera passività della moglie non bastando per rendere verosimile un'intesa al riguardo.
Nulla muta a tale conclusione la decisione di questa Camera (Rep. 1988 pag. 337)
citata dall'appel­lante, in quella sentenza precisandosi unicamente che il
giudice del divorzio non è vincolato ad accordi extragiudiziari stipulati dalle
parti prima della causa, tranne che la convenzione sia poi omologata in una
procedura a tutela coniugale, ciò che manifestamente non è il caso nella fattispecie.

 

                                         Sia come sia, l'istante ha sostenuto in udienza (verbale
del 5 aprile 2007, pag. 1 in fondo e 2 in alto) e ribadito durante l'interrogatorio
formale (verbale del 28 aprile 2008, pag. 4, risposta n. 4) che negli anni
successivi alla separazione di fatto essa ha potuto sopperire al proprio
mantenimento con la rendita di vecchiaia e consumando un capitale di
fr. 56 000.– prelevato da un conto intestato al marito, oltre che con l'aiuto
dei figli. Anche alla luce della situazione finanziaria della moglie (sotto,
consid. 6a), a un esame di mera verosimiglianza ciò basta per rendere
verosimile che l'esaurimento della sostanza costituisca un cambiamento
importante e durevole, suscettibile di giustificare una modifica dell'as­set­to
provvisionale eventualmente convenuto dalle parti.

 

                                   4.   Quanto
alle proprie entrate, il marito assevera che il reddito di fr. 2000.– mensili
che il Pretore gli ha computato per la locazione del secondo appartamento nell'abitazione
di __________ non è un'entrata fissa, l'appartamento essendo rimasto a lungo
sfitto e avendo potuto essere locato solo di recente. Chiede altresì che dalla
pigione riscossa siano dedotte le spese per l'immobile che restano a carico del
proprietario. Al proposito tuttavia, egli medesimo ha esposto i costi per l'immobile
nel proprio fabbisogno, sicché la censura sarà esaminata in quel contesto (sotto,
consid. 5b e 5c). Per il resto, il Pretore ha rilevato che “le asserite difficoltà
del convenuto nel locare l'oggetto non trovano alcun riscontro negli atti”,
onde il reddito presumibile di fr. 2000.– mensili (decreto impugnato, pag.
 3 a metà). Con tale motivazione l'interessato non si confronta. Egli non
contesta che la mancata locazione sia indipendente dalla sua (buona) volontà né
che difettino le condizioni per computargli un reddito ipotetico per il periodo
durante il quale l'appartamento è rimasto sfitto. Insufficientemente motivato,
al riguardo l'appello si rivela irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f e cpv. 5
CPC ticinese).

 

                                   5.   Per
quel che attiene al proprio fabbisogno minimo, l'appellante ripropone il conteggio
già sottoposto al Pretore per un totale di fr. 4166.20 mensili. Nella
misura in cui si limita a far valere in modo del tutto generale che il calcolo
del primo giudice è penalizzante, l'appello, non motivato a sufficienza, è
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC ticinese combinato con il cpv. 5). Ciò
vale in specie per l'imposta di circolazione, stimata dal Pretore in
fr. 70.– mensili, e per la tassa sui rifiuti, compresa nella posta di fr. 250.– espunta
dal primo giudice per le spese di manutenzione
ordinaria e straordinaria dello stabile (sotto, consid. 5c). Le altre voci, esplicitamente contestate, vanno esaminate
singolarmente.

 

                                         a)   L'appellante chiede che gli si riconosca una spesa
di fr. 100.– mensili per l'assicurazione contro la responsabilità
civile e della mobilia domestica. Ammette di non essere più in possesso della
polizza, ma sostiene che per “equità di trattamento” un importo per tali costi,
commisurato alle dimensioni della casa, avrebbe dovuto essergli riconosciuto,
così come il Pretore ha riconosciuto alla moglie le spese mediche anche senza
documentazione. Ora, al contraddittorio la moglie ha contestato tale spesa perché
non documentata (verbale del 5 aprile 2007, pag. 2). Il convenuto si è
limitato a obiettare, con il riassunto scritto prodotto al dibattimento finale,
di non avere più la polizza, ma che una spesa del genere è “presso­ché
obbligatoria” (memoriale accluso al verbale del 27 gennaio 2009, pag. 5). Una
simile copertura però non è obbligatoria. Per di più alla moglie il Pretore ha
riconosciuto unicamente fr. 6.70 mensili a tale titolo, sicché l'interessato
non può pretendere fr. 100.– mensili invocando la parità di trattamento.
Come ha rilevato il Pretore, bastava che l'appellante esibisse un duplicato del
contratto per documentare il costo. In mancanza di ogni elemento atto a rendere
verosimile l'esborso, la spesa non può dunque essere riconosciuta.

 

                                         b)   Quanto
alle spese per la casa, il Pretore ne ha tenuto conto nella misura di fr. 200.–
mensili, rispetto ai fr. 470.90 esposti dal convenuto, spiegando che per
la metà esse sono assunte dall'inquilino, il quale versa fr. 150.– di
acconto mensile per le spese accessorie, e che i costi per l'elettricità e l'acqua
sono già compresi nel minimo vitale di base. L'appellante eccepisce che tali poste
non sono state contestate dalla moglie e che i costi da lui esposti non sono a
carico dagli inquilini, mentre le spese per il combustibile e per l'elettricità
erano già state ridotte nel suo calcolo. In realtà al contraddittorio la moglie
ha sollevato il dubbio che il reddito da locazione non comprendesse le spese
accessorie e il conguaglio, dolendosi che il marito esponesse integralmente nel
proprio fabbisogno i costi per l'intero immobile (verbale del 5 aprile 2007,
pag. 2 a metà). Tenuto conto che a quel momento il contratto di locazione non
era ancora stato prodotto (timbro con data del 

                                               9 agosto 2007 sul doc. 29), la contestazione era sufficiente.

 

                                               È
vero che taluni esborsi esposti dal marito rimangono a carico del proprietario
dello stabile. Vanno riconosciuti così il costo dell'assicurazione, di
fr. 77.20 mensili (doc. 9), e la tassa per il controllo dell'impianto
combustibile, di fr. 8.10 mensili (doc. 17). A carico del proprietario rimangono
anche le riparazioni. Prudenzialmente possono essere ammessi altresì i costi
per gli interventi – verosimilmente usuali – sui serbatoi e sul bruciatore, per
complessivi fr. 79.30 mensili (doc. 15, 16 e 18). L'interessato chiede
inoltre di riconoscere la spesa dello spazzacamino, facendo valere che il caminetto
è posto nel suo appartamento, ma nulla conforta tale asserzione, sicché il Pretore
poteva senz'altro presumere che si trattasse di un intervento per la canna
fumaria del bruciatore. E secondo il contratto agli atti (doc. 29) gli
inquilini partecipano alle spese per il riscaldamento, oltre che ai costi per
le canalizzazioni.

 

                                               Non
essendo contestata la ripartizione a metà adottata dal Pretore, nel fabbisogno
dell'appellante va aggiunto il 50% dei costi documentati per il combustibile
(fr. 105.90 mensili: doc. 14), per lo spazzacamino (fr. 4.70 mensili: doc. 13)
e per la tassa d'uso delle canalizzazioni (complessivi fr. 92.– sull'arco
di un anno, pari a fr. 3.85 mensili: doc. 10). Come indicato anche dal
primo giudice, invece, i costi per l'elettricità (doc. 12) e l'acqua (doc. 11),
nella misura in cui non sono a carico dell'inquilino come previsto dal
contratto di locazione agli atti (doc. 29), rientrano già nel minimo esistenziale di base del
diritto esecutivo (FU 68/2009 pag. 6292 cifra I; Rep. 1995 pag. 141). In
definitiva, le spese per la casa vanno rivalutate a fr. 279.05 mensili (fr. 77.20 + fr. 8.10 + fr 79.30 + fr. 105.90
+ fr. 4.70 + fr. 3.85).

 

                                         c)   L'interessato
asserisce che le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dello stabile
“non possono essere semplicemente ignorate”. Il primo giudice ha stralciato l'importo
di fr. 250.– mensili esposti per tali spese (e per la tassa sui rifiuti) “poiché prive di
riscontri probatori”. Con tale motivazione l'appellante non si confronta, onde l'irricevibilità
della censura (art. 309 cpv. 2 lett. f e cpv. 5 CPC ticinese).

 

                                         d)   Chiede
infine l'appellante di riconoscere nel suo fabbisogno minimo fr. 500.– mensili
per spese di patrocinio, sottolineando che egli deve sovvenire al pagamento
rateale dell'onorario della sua attuale rappresentante e saldare le note dei precedenti
patrocinatori. Il Pretore non ha ammesso la spesa, rinviando alle motivazioni
sulla provvigione ad litem, ossia al fatto che l'interessato non è
credibile quando pretende di 

                                                avere
interamente consumato il patrimonio di cui disponeva nel 2003. Il convenuto ripete
di avere usato quei fondi per la manutenzione della casa e per una procedura
edilizia in Italia, i suoi pochi risparmi residui risultando dalla documentazione
da lui prodotta. L'argomentazione non può essere condivisa. Agli atti figurano
gli estratti di un conto presso la __________
(doc. 25, saldo al 17 aprile 2007 di fr. 6242.84), di un conto
presso __________ (doc. 26: 

                                               estinto
il 20 gennaio 2006) e di un conto presso __________ (doc. 27: saldo il 31 dicembre
2006 di fr. 50.95), dai quali non risultano risparmi apprezzabili. Durante
l'interrogatorio formale, tuttavia, il convenuto ha ammesso di possedere all'incirca
fr. 70 000.– su un conto presso la __________ di __________ (verbale
del 28 aprile 2008, pag. 1, risposta n. 1), di cui non v'è traccia nella
documentazione prodotta e sulla quale l'appellante non ha dato spiegazioni. A
prescindere dalla sorte della sostanza di fr. 260 000.– accertata dall'autorità
fiscale il 15 ottobre 2004 (doc. 33) e a un esame sommario come quello che governa
l'emanazione di provvedimenti cautelari, egli appare pertanto in grado di far
fronte ai debiti per il patrocinio legale con tali fondi, ai quali potrà
attingere anche per finanziare i costi correnti, per lo meno nella misura in
cui la propria quota di eccedenza non sia sufficiente. In definitiva, il
fabbisogno del marito va stabilito così in fr. 3226.15 mensili
(fr. 3147.10 + fr. 279.05 ./. fr. 200.–).

 

                                   6.   Relativamente
alle entrate della moglie, il convenuto chiede che, oltre alla pensione di
fr. 1521.– mensili, siano computati fr. 200.– mensili quale reddito
ipotetico per la pensione italiana riscattata in capitale e fr. 225.70 per
il reddito della sostanza mobiliare.

 

                                         a)   Per
quanto attiene alla sostanza mobiliare dell'istante, il marito fa valere che il
31 dicembre 2006 la moglie possedeva titoli presso la __________ a __________
per € 43 472.56. Assume altresì che non è stata chiarita la destinazione di
fr. 60 000.– che la moglie ha prelevato al momento della separazione e fa
valere che essa dispone di altri due conti bancari in Svizzera (appello, punto
4.1 lett. c, pag. 8 seg.). In realtà la cifra di “43.472.56” (sotto la
denominazione “numeri creditori”) citata dall'appellante (a pag. 8, lett. c) con
riferimento all'estratto 31 dicembre 2006 del conto corrente presso la __________
di __________ (doc. V, 11° foglio) non riguarda – contrariamente a quanto il
convenuto asserisce – il valore di un portafoglio titoli, ma è la somma dei
singoli saldi del conto corrente durante il periodo considerato, moltiplicati
per il numero dei giorni per i quali essi sono rimasti inalterati. Esso serve
solo al calcolo degli interessi remunerativi degli averi depositati su quel
conto (cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Conto_scalare e “riassunto scalare” di
cui al doc. CC, 3° foglio).

 

                                               In
concreto il saldo del conto il 31 dicembre 2006 era invero di € 334.99
(cfr. doc. V, 11° foglio, “estratto di conto corrente”, “operaz. n. 6”), salito a € 309.36 l'11 maggio 2007 (doc. V, 13° foglio). Si conviene invece che negli
estratti conto prodotti risultano riferimenti a un “deposito titoli __________”
(ad esempio doc. V, 13° foglio, “accredito cedole da deposito titoli” di €
115.94, del 3 maggio 2007). La moglie medesima del resto, in occasione dell'interrogatorio
formale, ha dichiarato che presso quell'istituto bancario essa conserva circa
€ 5000.00, dopo averne prelevati altri € 5000.00 (verbale del 28 aprile
2008, pag. 4, risposta n. 6.2). Dai citati estratti risulta infatti un addebito
per acquisto di titoli di € 10 000.00 (doc. V, 1° foglio, operazione del 7 maggio 2004), un accredito
per la vendita di titoli di € 4910.82 e un addebito per un prelevamento in
contanti di € 5000.00 (doc. V, 11° foglio, operazione del 20 e 21 novembre
2006). A un esame di verosimiglianza, pertanto, nulla induce a dubitare delle
indicazioni fornite dall'istante all'interrogatorio formale. Quanto ai redditi
di quel deposito, dalla documentazione bancaria risultano accrediti per “cedole
da deposito titoli” di € 196.87 il 7 maggio 2004, di € 196.87 il
3 maggio 2005 di € 214.37 il 3 maggio 2006 e di € 115.94 il
3 maggio 2007, dopo il citato prelevamento (doc. V, 1°, 5°, 9° e 13°
foglio). Considerate le spese e le imposte addebitatele sul conto corrente
(oltre € 150.00 annui: doc. V), non si può dire che quel modesto capitale generi
redditi di rilievo.

 

                                               Per
quanto concerne invece la somma prelevata dalla moglie al momento della
separazione (doc. 23), l'interessata ha affermato di avere consumato il
capitale per il proprio mantenimento e per pagare fr. 13 000.– di imposte
arretrate dietro indicazione dei rispettivi legali (verbale citato, pag. 4,
risposta n. 4.1). Agli atti figura altresì copia di un libretto di deposito
della __________, dal quale si desume un accredito di fr. 56 500.– il 13
giugno 2002 e una serie di addebiti per prelevamenti, incluso uno di
fr. 13 700.– il 

                                               13
gennaio 2004, fino all'estinzione del saldo il 16 dicem­bre 2004 (doc. T e
BB). Se si considera che in quegli anni per far fronte alle proprie necessità l'istante
disponeva unicamente della rendita AVS di fr. 1452.– mensili, pur aumentata
a fr. 1479.– dal 2005 (cfr. doc. Z, 5° foglio), non si scorgono motivi, a
un esame di mera verosimiglianza, per dubitare dell'affermazione circa la
destinazione di quel denaro. Né risulta che l'interessata disponga di economie,
neppure sul libretto di risparmio presso la __________ sul quale sono
accreditati la rendita AVS e il contributo di mantenimento (doc. Z, ultimo
foglio: saldo di fr. 201.37 al 15 maggio 2007). In sintesi, e a un esame di
verosimiglianza, non vi sono ragioni per dubitare che al momento in cui ha chiesto
contributi alimentari (febbraio del 2006: sotto, consid. 10) la moglie possedesse
ancora risparmi apprezzabili.

 

                                         b)   In
merito alla pensione percepita in Italia dalla convenuta, l'interessato si
duole che la destinazione del capitale di 50 milioni di lire ricevuto dalla
moglie in liquidazione delle aspettative pensionistiche non è stata chiarita e
che nessuna prova dimostra come tali fondi siano stati usati per il matrimonio
dei figli o il mantenimento della moglie. E a mente sua la moglie ne ha fatto
un uso improprio, di modo che il Pretore avrebbe dovuto computare fra le
entrate di lei anche un reddito ipotetico pari alla rendita che essa potrebbe riscuotere
oggi se non avesse optato per la liquidazione in capitale dell'avere di
previdenza (appello, punto 4.1 lett. b, pag. 7 seg.).

 

                                               Che
l'istante abbia ricevuto una pensione in Italia fino al 1995 non è più contestato
(cfr. anche doc. 22, doc. N e U). Quanto al capitale ricevuto dall'istituto di
previdenza italiano, nella replica orale l'istante ha ammesso invero di possedere
50 milioni di lire (verbale del 5 aprile 2007, pag. 3 in alto), salvo dichiarare all'interrogatorio formale di avere ricevuto 10 milioni di lire nel 1990
(verbale del 28 aprile 2008, pag. 3, risposta n. 3.1). Dalla decisione 19
ottobre 1995 dell'Istituto nazionale della previdenza sociale risulta un
“totale netto arretrato a debito di 4 092 213” di lire italiane
(doc. 22, 4° foglio), mentre l'annotazione manoscritta “49 milioni in 8 anni”
sul terzo foglio non è determinante e si riferisce verosimilmente al totale
approssimativo delle rendite percepite dal 1988 al 1995. Sulla consistenza e
sul motivo del versamento in capitale gli atti sono pertanto contraddittori. Comunque
sia, determinante in questa sede è che secondo la moglie la pensione e l'importo
in capitale sono confluiti sul conto presso la __________ a __________ (verbale
citato, pag. 4 risposta n. 6). E, come si è visto (sopra, consid. a), a un
esame sommario nulla induce a ritenere che gli averi di lei presso quell'istituto
superino apprezzabilmente la cifra di € 5000 dichiarata dalla medesima all'interrogatorio
formale.

 

                                               Quanto
alla richiesta di imputare alla moglie un reddito ipotetico pari alla pensione
italiana, in realtà dalla citata decisione del 19 ottobre 1995 risulta che la
pensione in Italia è stata ricalcolata “a seguito della concessione della
pensione estera”, ossia del pensionamento in Svizzera (doc. 22). A un esa­me di
verosimiglianza non parrebbe pertanto che la soppressione della rendita si
debba a una scelta dell'assicurata. In ogni caso, per giurisprudenza, non ci si
può fondare sul reddito ipotetico di sostanza ormai alienata e non più
ricostituibile (DTF 117 II 16), per lo meno nella misura in cui il coniuge non
abbia alienato beni in malafede (DTF 128 III 6 in fondo). Tale principio deve valere
per analogia anche in caso di alienazione di averi previdenziali. D'altro canto,
il convenuto non pretende che in concreto siano dati estremi di malafede, sicché
nulla può essere computato alla moglie a tale titolo.

 

                                   7.   Litigioso
è altresì il fabbisogno minimo della moglie, che l'appellante chiede di ridurre
da fr. 2434.10 a fr. 1946.70 mensili per i motivi in appresso.

 

                                         a)   Secondo
l'interessato la moglie non ha reso verosimile il versamento di un conguaglio
per spese accessorie di fr. 100.– mensili, tale importo essendo per altro
sproporzionato rispetto all'acconto di fr. 40.– mensili. Il Pretore ha riconosciuto
l'importo, ancorché non documentato, perché appariva adeguato. Ora, il marito
aveva contestato tale esborso già con la risposta (verbale del 5 aprile 2007,
memoriale di risposta allegato, pag. 7). L'istante avrebbe quindi dovuto rendere
verosimile la spesa. In realtà, sulla questione essa non si è più espressa.
Certo, un acconto di fr. 40.– mensili per spese accessorie appare esiguo,
anche per un piccolo appartamento. In mancanza di ogni elemento concreto,
tuttavia, la stima del primo giudice non può essere tutelata. La spesa va pertanto
stralciata dal fabbisogno.

 

                                         b)   L'appellante
adduce che la moglie avrebbe dovuto chiedere da tempo i sussidi cantonali per
il premio della cassa malati. A suo parere tale passività “non va premiata”,
sicché l'ammontare del premio andrebbe ridotto a fr. 90.– mensili, pari a
quello che l'interessata pagherebbe se avesse presentato la domanda di
sussidio. Il Pretore ha riconosciuto il premio della cassa malati di
fr. 427.40 mensili effettivamente corrisposto. A ragione, giacché nella
fattispecie mancano ele­menti per concludere – a un esame sommario di verosimiglianza
– che la moglie avesse diritto ai sussidi cantonali, ove appena si consideri
che il loro stanziamento dipende anche da eventuali contributi alimentari
percepiti o da percepire (art. 22 lett. f LT, cui
rinvia l'art. 31 lett. a legge cantonale di applicazione della LCAMal [RL
6.4.6.1]). Anche in proposito la decisione impugnata resiste dunque alla
critica.

 

                                         c)   L'interessato
chiede altresì di stralciare l'importo di fr. 50.– mensili che il primo
giudice ha ammesso nel fabbisogno della moglie per la franchigia e la partecipazione
ai costi della cassa malati. Il Pretore ha rilevato che tale posta, stimata, è
stata riconosciuta anche al marito. L'appellante fa valere che 

                                              l'istante, al contrario di lui, non ha documentato la spesa. La
doglianza è pertinente. La franchigia della cassa malati va inserita nel
fabbisogno minimo di un coniuge solo qualora appaia verosimile e duratura (RtiD
II-2004 pag. 589 consid. 8c). La sola polizza di assicurazione non è
sufficiente per rendere verosimile l'esborso (doc. I). Contrariamente al marito
(doc. 21 e 39), l'istante non ha minimamente documentato l'onere, nonostante la
spesa fosse stata contestata dal marito con la risposta (verbale del 5 aprile
2007, memoriale di risposta accluso, pag. 7). Né essa ha addotto, per
avventura, di essere affetta da particolari problemi di salute. In simili circostanze
la citata franchigia non può essere riconosciuta. Il fabbisogno minimo della
moglie va ricondotto così fr. 2284.– mensili (fr. 2434.10 ./.
fr. 100.– ./. fr. 50.–).

 

                                   8.   L'appellante
sostiene che in concreto si giustifica di derogare al principio della ripartizione
a metà dell'eccedenza, poiché durante la vita in comune i coniugi non destinavano
la totalità dei loro redditi al mantenimento della famiglia, bensì accumulavano
risparmi notevoli.

 

                                         a)   L'art.
163 cpv. 1 CC non precisa quale criterio si applichi per la fissazione dei
contributi giusta l'art. 176 cpv. 1 n. 1 e cpv. 3 CC, limitandosi a disporre
che “i coniugi provvedono in comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al
debito mantenimento della famiglia”. Sicuramente conforme al diritto federale è
ad ogni modo il metodo – sempre adottato da questa Camera – che consiste nel
dedurre dal reddito complessivo dei coniugi i fabbisogni loro e dei figli
minorenni, suddividendo l'eccedenza a metà (RtiD I-2007 pag. 737 consid. 4a con
richiami). A tale principio è lecito derogare solo ove sia
reso verosimile che i coniugi non destinavano, durante la vita in comune, la
totalità dei loro red­diti al mantenimento della famiglia (DTF 119 II 317
consid. 4b; l'altra eccezione, enunciata in DTF 126 III 8, non riguarda il
Cantone Ticino, questa Camera non avendo mai calcolato i fabbisogni delle parti
nel modo ivi esposto). Incombe a chi postula una suddivisione diversa motivare
e renderne verosimili i presupposti (art. 8 CC).

 

                                         b)   Nel
caso specifico il convenuto non indica quale importo i coniugi destinassero al
risparmio, sicché la censura, priva di adeguata motivazione, sarebbe finanche
irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. e, cpv. 5 CPC ticinese). Quand'anche si
supponesse, ad ogni modo, che durante la vita in comune i coniugi destinassero parte
delle loro entrate al finanziamento dell'acquisto l'abitazione coniugale e all'accumulo
di risparmi, non risulta che ciò continuasse ad avvenire anche negli ultimi anni
precedenti la separazione di fatto, decisivi per valutare il tenore di vita. Il
convenuto non ha pertanto reso verosimili gli estremi per derogare al riparto paritario
dell'eccedenza. Tenuto conto anche dell'aumento delle spese dovuto alla creazione
di due economie domestiche separate, l'abituale divisione a metà dell'eccedenza
non indizia quindi una liquidazione anticipata del patrimonio coniugale, né
risulta far beneficiare la moglie di un tenore di vita superiore a quello sostenuto
durante la comunione domestica.

 

                                   9.   Da
quanto precede emerge, in ultima analisi, il seguente quadro delle entrate e
delle uscite familiari:

                                          Reddito
del marito (consid. 4)                                      fr. 5088.–

                                         Reddito
della moglie (consid. 6)                                   fr. 1521.–                                         fr.
6609.–                               mensili

                                         Fabbisogno
minimo del marito (consid. 5d)                   fr. 3226.–

                                         Fabbisogno
minimo della moglie (consid. 7c)                fr. 2284.–

                                                                                                                          fr.
5510.–  mensili

                                         Eccedenza                                                                fr.
1099.–  mensili

                                         Metà
eccedenza                                                         fr.   549.–  mensili

                                         La moglie avrebbe diritto a un contributo
di:

                                         fr.
2284.– + fr. 549.– ./. fr. 1521.– =                              fr. 1315.–  mensili.

 

                                         Ne segue che il contributo provvisionale di fr. 1100.–
mensili chiesto dalla moglie e accordato dal Pretore si rivela addirittura
favorevole all'appellante.

 

                                10.   Il
marito contesta altresì la decorrenza del contributo alimentare che il Pretore
ha stabilito anche per l'anno precedente la presentazione dell'istanza, dal
febbraio del 2006, facendo valere che la moglie non l'ha preteso. Invero nella
domanda di giudizio relativa al contributo alimentare provvisionale la moglie
non aveva indicato la decorrenza del contributo richiesto (petizione del 9 febbraio
2007, pag. 11). Nelle motivazioni dell'allegato, tuttavia, essa precisava che
il contributo doveva essere imposto al convenuto “anche per l'anno che precede
la presentazione dell'istanza” (pag. 9, punto 11). Se non dalle conclusioni,
pertanto, la richiesta si desumeva inequivocabilmente dai motivi e non poteva
essere ignorata (Cocchi/Trez­zini, CPC ticinese commentato e massimato,
Lugano 2000, n. 13 ad art. 165). Identico principio vige del resto nel nuovo
ordinamento processuale (DTF 137 III 617). Anche sotto questo profilo il
decreto impugnato sfugge dunque a censura.

 

                                11.   L'appellante contende infine la provvigione ad
litem di fr. 10 000.– ottenuta dalla moglie, facendo valere che quest'ultima dispone 

                                         di cospicui
risparmi, in particolare presso la __________ a __________, che la somma di
fr. 10 000.– è in ogni caso eccessiva per la sola procedura cautelare e che
la moglie potrà disporre di altri mezzi per pagare il proprio legale dopo la
liquidazione del regime dei beni. Già si è detto (consid. 6a) che, per lo meno
a un esame di verosimiglianza, nulla induce a ritenere l'istante possieda altri
capitali oltre a quanto essa ha dichiarato durante l'interrogatorio formale. Né
l'appellante asserisce, per ipotesi, di non avere fondi sufficienti per
anticipare alla moglie la cifra in questione, tanto meno ove si pensi che egli ha
dichiarato di possedere averi bancari per circa fr. 70 000.– (sopra,
consid. 5d), i quali gli consentono di far fronte alle proprie spese legali e
di anticipare fr. 10 000.– alla moglie, conservando un certo margine. Quanto all'ammontare,
la provvigione è destinata a finanziare l'intera causa di divorzio, compresi i
procedimenti cautelari. Per di più, nel merito si prevede una perizia sul
valore degli immobili a __________ e in Italia, oltre a una perizia sul valore
del mobilio e le suppellettili (verbale del 27 gennaio 2009 e distinte
allegate). La causa poi si preannuncia combattuta. Resta il fatto che la
provvigione ad litem è per sua natura, un anticipo, il quale per
principio dovrà essere restituito al marito nell'ambito della divisione
definitiva delle spese (sentenza 5A_784/2008del Tribunal federale del 20 novembre
2009, consid. 2) o della liquidazione del regime matrimoniale (RtiD I-2012 pag.
882 consid. 19).

 

                                12.   Se ne
conclude che l'appello è destinato all'insuccesso. Gli oneri processuali seguono
la soccombenza del convenuto (art. 148 cpv. 1 CPC ticinese), mentre non si
giustifica di attribuire ripetibili all'istante, che non ha formulato
osservazioni all'appello, limitandosi a postularne il rigetto. 

 

                                13.   Circa
i rimedi esperibili contro l'odierna sentenza sul piano federale (art. 112 cpv.
1 lett. d LTF), il valore litigioso ai fini dell'art.
74 cpv. 1 lett. b LTF supera ampiamente la soglia dei fr. 30 000.–, ove si
consideri, oltre all'ammontare della provvigione ad litem (fr. 10 000.–), il
contributo provvisionale in favore della moglie (fr. 1100.– mensili) che
al momento del giudizio impugnato decorreva già da oltre tre anni (febbraio del
2006).

 

Per questi motivi

 

vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella
misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto e il decreto impugnato è confermato.

 

                                   2.   Gli oneri
processuali consistenti in:

                                         a)
 tassa di giustizia     fr.   950.–

                                         b)  spese                       fr.    
50.–

                                                                                fr.
1000.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante. Non si assegnano ripetibili.

 

                                   3.   Notificazione:

	
   

  	
  –   
  ;

  –   
  .

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il presidente                                                           La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle cause senza carattere
pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14,
è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100
cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il
ricorso in materia civile è am­missi­bile solo se il valore litigioso ammonta
ad almeno 30
000
franchi; quando il valore
litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è
ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ri­correre è disciplinata dall'art.
76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro
lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.