# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f71de443-c50d-574a-bae5-b16694753a1d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto penale La Corte di cassazione e di revisione penale 22.12.2004 17.2003.72
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAP_001_17-2003-72_2004-12-22.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2003.72

  	
  Lugano

  22 dicembre
  2004/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Corte di cassazione e di revisione
  penale                                 del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  G. A. Bernasconi e Chiesa

  

 

	
  segretario:

  	
  Isotta, cancelliere

  

 

 

 

sedente per statuire sul ricorso per cassazione
del 28 novembre 2003 presentato dal

 

                                         Procuratore
pubblico del Cantone Ticino 

 

                                         contro la
sentenza emanata il 30 ottobre 2003 dal presidente della Pretura penale nei
confronti di

 

                                         __________,

                                         (patrocinato
dall'avv. __________);

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1. Se dev'essere accolto il
ricorso per cassazione;

                                         2.
Il giudizio sulle spese.

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Nel 2002 __________, fiduciario di __________, ha proposto a __________,
che da anni lavorava da indipendente come consulente commerciale contabile
collaborando con le ditte    __________ SA, __________ SA e __________ SA, la
carica di amministratore unico in seno alla __________ AG, il cui scopo
consisteva nella promozione immobiliare, segnatamente nel settore dell'agroturismo
e dell'agricoltura, come pure nell'importazione e nell'esportazione di materie
prime e derivati nel campo dell'agricoltura, della semina e dei foraggi, con la
possibilità di dedicarsi allo sfruttamento e alla gestione di aziende e di
terreni agricoli di ogni tipo. In concreto la società si occupava, per opera di
__________ (fratello di __________), della coltivazione di canapa.

 

                                  B.   Accettato
l'incarico, __________ è stato iscritto nel registro di commercio come
amministratore unico il 27 febbraio 2003. In tale veste egli non ha tuttavia
gestito la società, ma si è limitato a sottoscrivere un fitto agricolo per un
fondo a __________ e un contratto con la __________ AG per la vendita di olio
essenziale, atti che gli erano stati sottoposti già firmati dalle controparti
da __________, amministratore di fatto della società. Per la funzione di
amministratore unico __________ percepiva fr. 3000.– l'anno. La __________ AG
avrebbe inoltre dovuto versare fr. 2000.– annui per “domiciliarsi” presso
la __________ SA. Il 4 giugno 2003 la coltivazione di __________ è stata perquisita
e sequestrata dalla polizia, che ha interrogato __________ nei propri uffici.

 

                                  C.   Con
decreto di accusa del 14 luglio 2003 il Procuratore pubblico ha riconosciuto __________
autore colpevole di ripetuta infrazione alla legge federale sugli stupefacenti
per avere, come amministratore unico della __________ AG (che sapeva essere
attiva nella coltivazione della canapa destinata al mercato della marijuana),
contribuito al raggiungimento delle finalità sociaterie occupandosi di alcuni
aspetti amministrativi della ditta, riscuotendo per la sua prestazione un
compenso di fr. 5000.– annui. In applicazione della pena, egli ha proposto la
condanna dell'accusato a 90 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente per
2 anni, e ha ordinato la confisca dei documenti sequestrati dalla polizia il 6
giugno 2003. Al decreto di accusa __________ ha inoltrato opposizione. Statuendo
sull'opposizione, con sentenza del 30 ottobre 2003 il presidente della Pretura
penale ha assolto l'accusato, caricando le spese e la tassa di giustizia allo
Stato, con l'obbligo di rifondere all'accusato fr. 1000.– per ripetibili.

 

                                  D.   Contro
il giudizio appena citato il Procuratore pubblico ha introdotto il 31 ottobre
2004 una dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e di revisione
penale. Nella motivazione del ricorso, presentata il 28 novembre successivo,
egli chiede l'annullamento della sentenza impugnata e il rinvio degli atti a un
altro giudice della Pretura penale perché statuisca di nuovo. Nelle sue osservazioni
del 18 dicembre 2003 __________ propone di respingere il ricorso.

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Il ricorso per cassazione è un rimedio di mero diritto (art. 288
lett. a e b CPP). L'accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono
sindacabili unicamente se la sentenza impugnata denota estremi di arbitrio
(art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP). Arbitrario non significa tuttavia
manchevole, discutibile o finanche inesatto, bensì apertamente insostenibile,
destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti
(DTF 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su
talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30,
112 Ia 369 consid. 3 pag. 371). Per motivare una censura di arbitrio non basta
dunque criticare la sentenza impugnata, né contrapporle una propria versione dell'accaduto,
quantunque preferibile essa appaia, ma occorre spiegare perché un determinato
accertamento dei fatti o una determinata valutazione delle prove siano viziati
di errore qualificato. Secondo giurisprudenza, inoltre, per essere annullata
una sentenza dev'essere arbitraria anche nel risultato, non solo nella
motivazione (DTF 179 I consid. 3.1 pag. 178 con rinvi).

 

                                   2.   Ricordati
i doveri imposti dall'art. 717 CO agli amministratori che curano la gestione di
società anonime, con particolare riferimento alla giurisprudenza del Tribunale
federale, il Procuratore pubblico sostiene che, contrariamente all'opinione del
primo giudice, in qualità di amministratore unico (organo della __________ AG),
l'imputato aveva una posizione di garante. Tant'è che aveva un ruolo
predominante nella società: aveva sottoscritto due contratti, l'uno di fitto agricolo
per la serra di __________ ove si piantava la canapa e l'altro di compravendita
con la __________ AG, i cui rappresentati sono pure stati coinvolti nell'inchiesta.
Tali comportamenti attivi e consapevoli erano tesi al raggiungimento delle
finalità perseguite dalla società, che l'imputato sapeva operare nel campo
della coltivazione e della vendita di canapa in quantità e modalità tali da non
lasciare dubbi sulla reale destinazione del prodotto. L'imputato avrebbe perciò
intenzionalmente e attivamente contribuito al commercio della marijuana per mezzo
della società, assumendo per lo meno il rischio che la canapa fosse usata per
fini illeciti.

 

                                   3.   Il
primo giudice ha accertato che l'imputato non ha direttamente perpetrato alcuna
delle infrazioni previste dall'art. 19 n. 1 LStup. A giusta ragione egli si è domandato
quindi se, ciò nonostante, all'accusato potessero addebitarsi le azioni
commesse dalla società per il fatto che, nella sua funzione di amministratore
unico, egli avrebbe dovuto conoscere le attività dell'azienda (DTF 97 IV 203).
In altri termini, il giudice di merito ha correttamente esaminato se l'imputato
potesse essere considerato alla stregua di 

                                         agente (art. 18 cpv. 1 CP) per reati commessi all'interno della
persona giuridica di cui egli era organo.

 

                                         a)   Chiamato
a giudicare una violazione dell'art. 3 cpv. 2 LDDS da parte dell'impiegato di
una società anonima, in DTF 100 IV 38 il Tribunale federale ha precisato che,
salvo eccezioni (segnatamente nel diritto amministrativo e fiscale), una persona
giuridica non è punibile. Per gli atti di essa rispondono penalmente, nell'ambito
dell'esercizio dei loro poteri, le persone che rivestono le funzioni di organo.
Parimenti il Tribunale federale ha specificato che la nozione penale di “organo”
non coincide con quella del diritto civile, ma si applica a tutte le persone
che hanno facoltà decisionali proprie nell'ambito dell'attività sociale. Membro
di un consiglio d'amministrazione non è tanto, sotto questo profilo, la persona
designata formalmente come tale negli statuti, ma quella che esercita materialmente
la mansione (DTF 100 IV 42 con riferimenti; Trechsel,
Kurzkommentar zum StGB, 2ª
edizione, n. 2 ad art. 172 CP). Alla stessa stregua agisce come organo e risponde
penalmente dell'inosservanza degli obblighi verso l'ente pubblico in virtù
dell'art. 3 cpv. 3 LDDS il funzionario intermedio di un'amministrazione pubblica
abilitato a reclutare e assumere personale straniero (DTF 99 IV 116).

 

                                         b)   In
DTF 105 IV 172, a conferma della propria giurisprudenza, il Tribunale federale
ha ritenuto che il membro di un consiglio di amministrazione non assume responsabilità
penali per il solo fatto della funzione che esercita in virtù dello statuto; determinante
è la posizione che egli occupa effettivamente nell'impresa. Il responsabile di
una società è punibile per un reato intenzionale allorquando sia consapevole
delle circostanze costitutive del reato o preveda il reato come possibile e non
faccia ciò che è in suo potere per eliminarne o attenuarne le conseguenze; in
tal caso egli vuole il risultato o, quanto meno, lo accetta. Nel caso in cui la
responsabilità penale si fondi su un delitto di omissione improprio dell'organo
societario (unechtes Unterlassungsdelikt), il quale non ha impedito un
illecito, la punibilità richiede anzitutto la posizione di garante dell'autore
dell'omissione riferita al reato in discussione. E garante è chi, per obbligo
legale o contrattuale, deve impedire il compiersi di una fattispecie penale o
sopprimerne gli effetti. La responsabilità penale richiede inoltre la
consapevole lesione di doveri derivanti dalla posizione di garante, ciò che è
dato, nel caso di reato intenzionale, quando il garante riconosce o prevede la
commissione di un reato da parte di terzi, e ciò nonostante rimane passivo (DTF
105 IV 173 consid. 4a e 4b pag. 175).

 

                                         c)   Statuendo su una fattispecie relativa all'applicazione dell'art.
52 LAVS (responsabilità del datore di lavoro), il Tribunale federale ha sottolineato
infine che per stabilire se l'organo di una persona giuridica sia responsabile
non fanno stato solo criteri formali, ma bisogna anche esaminare se
l'interessato abbia preso decisioni riservate agli organi o si sia incaricato
della gestione propriamente detta, partecipando in modo determinate alla
formazione della volontà sociale (DTF 114 V 213 consid. 4 pag. 218; CCRP,
sentenza del 15 giugno 1993 in re G. e coimputati, consid. 2d/bb). 

 

                                   4.   Dalla
sentenza impugnata risulta che l'imputato ha sì assunto la carica di amministratore
unico, ma non ha gestito l'attività del­l'azienda, diretta da __________. Tale accertamento,
che vincola la Corte di cassazione e di revisione penale, non permette di
affermare che l'imputato fosse un organo societario nel senso che fosse persona
che occupasse nella ditta una posizione di responsabilità e di garante per l'operato
di persone che hanno material­mente commesso i reati oggetto del decreto di
accusa. Certo, come fa notare il Procuratore pubblico, l'imputato ha firmato il
contratto di fitto agricolo per un appezzamento a __________ e un contratto di
compravendita con la __________ AG per la vendita del­l'olio essenziale che si
sarebbe prodotto con la canapa. Si trattava però – ha accertato il primo
giudice – di atti richiesti da chi dirigeva a tutti gli effetti la società e
aveva curato le trattative contrattuali, sottoponendo per finire all'accusato i
contratti già firmati dalla controparte. Anzi, l'accusato non aveva praticamente
alcun ruolo se non quello puramente formale di amministratore unico, nel senso
che non aveva alcun potere di decisione e non poteva quindi influenzare
l'andamento della ditta (sentenza, pag. 6). Ciò premesso, non si vede come il
primo giudice sia caduto in arbitrio ritenendo che l'accusato non detenesse,
all'interno della __________ AG una posizione rilevante, tale da renderlo
garante del corretto operato delle persone attive nella società medesima.

 

                                   5.   Il
Procuratore pubblico insiste nell'affermare che, fosse pur stato ininfluente il
suo ruolo in seno alla __________ AG, l'imputato sarebbe ugualmente responsabile.
A sostegno di tale argomentazione egli ricorda che, ove ometta oggettivamente e
soggettivamente gli avvisi obbligatori imposti dall'art. 725 CO in caso di
insolvenza della società, un consigliere d'amministrazione di una società
anonima si rende colpevole di bancarotta semplice (art. 165 n. 1 cpv. 1 vCP)
seppure non abbia avuto influsso sulla formazione della volontà sociale
(sentenza del Tribunale federale 6P.223/ 1999 del 18 aprile 2000 citata da Weissenberger in: Basler Kommentar, StGB
II, edizione 2003, n. 7 ad art. 172). In         realtà il richiamo di
giurisprudenza non è pertinente. Non soltanto, infatti, esso riguarda la
responsabilità penale di organi e dirigenti societari per reati patrimoniali contemplati
nel “titolo secondo” delle disposizioni speciali del Codice penale
(l'art. 172 cpv. 5 CP prevede la punibilità degli organi e dei dirigenti
effettivi responsabili di reati patrimoniali anche se le circostanze personali
che hanno per effetto di fondare o aggravare la pena sono realizzate solo nei
confronti della persona giuridica o della società), ma esso concerne un caso in
cui l'obbligo derivante dall'art. 725 CO in caso di insolvenza della società anonima
incombe, in base al diritto civile, al consiglio di amministrazione, senza riguardo
alle sue effettive prerogative.

 

                                   6.   Il Procuratore
pubblico lamenta arbitrio anche perché il primo giudice non ha ritenuto
l'accusato colpevole nemmeno quale complice. A mente sua costui non poteva ignorare
che cosa si coltivasse a __________. Le dichiarazioni da lui rilasciate al dibattimento,
secondo cui egli si è sempre fidato delle assicurazioni di __________ sulla
liceità della coltivazione e sulla destinazione del prodotto, come pure quelle secondo
cui egli si è messo a disposizione come amministratore unico soltanto formalmente,
dimostrerebbero che egli si rendeva conto dei rischi. Egli ha agito perciò con dolo
eventuale, tant'è che al dibattimento ha ammesso di sapere che la canapa può essere
usata anche come stupefacente, mentre il dibattito sulla depenalizzazione del
consumo di canapa avrebbe dovuto suscitare in lui ulteriori dubbi.

 

                                         a)   Quanto
l'autore di un reato sa, vuole o accetta è un dato di fatto (DTF 128 I 177 consid.
2.2 pag. 183, 128 IV 53 consid. 3 pag. 63, 125 IV 242 consid.
2c pag. 252, 119 IV 1 consid. 5 pag. 3, 110 IV 20 consid.
2 pag. 22). Sapere se una persona ha agito con volontà o consapevolezza oppure
ha consentito all'evento delittuoso vincola quindi la Corte di cassazione e di
revisione penale (per analogia, sul piano federale: Wipräch­tiger in: Geiser/Münch, Prozessieren vor Bundesgericht,

                                               vol. I, 2ª edizione,
pag. 226 n. 6.99 con richiami alla nota 182; Corboz,
Le pouvoir en nullité à la Cour de cassation du Tribunal fédéral, in: SJ
113/1991 pag. 94 con la nota n. 246). In altri termini, le constatazioni
relative al foro interno di un soggetto – ciò che la persona sapeva, si
proponeva, aveva l'intenzione di fare o immaginava, lo stato psichico nel quale
essa ha agito, la sua cognizione piena o ridotta di commettere un illecito –
possono essere criticate davanti alla Corte di cassazione o di revisione penale
solo per arbitrio (cfr. sempre sul piano federale: Schweri, Le pouvoir en nullité à la Cour de cassation pénale du
Tribunal fédéral, in: FJS 748C pag. 67 in basso). 

 

                                         b)   Nel
caso in esame il primo giudice ha escluso una complicità, ossia una consapevole
attività che ha favorito la commissione di reati da parte di terzi. Pur dando atto
che la firma del fitto agricolo per la serra ha favorito la coltivazione della
canapa, egli ha nondimeno accertato che l'imputato non era per nulla al
corrente delle reali intenzioni degli autori né disponeva di chiari segni che gli
permettessero di ravvisare l'illiceità dell'operazione. Nelle circostanze
descritte incombeva al Procuratore pubblico spiegare perché, giungendo a tale
convincimento dopo avere valutato gli indizi a carico e a favore dell'accusato nel
loro insieme, il presidente della Pretura penale abbia manifestamente ecceduto
o abusato nel proprio potere di apprezzamento, al punto da sospingersi in
arbitrio. Egli si limita invece a contrapporre il proprio punto di vista e il
proprio apprezzamento delle prove, come se argomentasse davanti a una Corte di
appello munita di pieno potere cognitivo anche su questioni di fatto. Egli
prospetta uno scenario diverso interpretando altrimenti le dichiarazioni rese dall'imputato
in aula e attribuendo un altro senso a determinate affermazioni contenute nella
sentenza impugnata, ma ciò non basta per fondare un ricorso ancorato al divieto
dell'arbitrio. Formulato come atto di appello, su questo punto il memoriale
sfugge a un esame di merito e va dichiarato inammissibile.

 

                                   7.   Infine
il ricorrente ricorda che dal 1°ottobre 2003 è in vigore l'art. 100quater CP sulla punibilità della
persona giuridica, secondo cui l'impresa è ritenuta responsabile nel caso in
cui il colpevole di un'infrazione non possa essere identificato oppure qualora
il reato sia frutto di una carente organizzazione interna. Se non che, a
prescindere dal fatto che la norma è successiva ai fatti oggetto del decreto di
accusa, il ricorrente nemmeno spiega perché tale richiamo gioverebbe al buon
esito del ricorso. Onde, una volta di più, l'irricevibilità dell'assunto.

                                   8.   Se
ne conclude che, nella misura in cui è ammissibile, il ricorso va disatteso.
Gli oneri processuali seguono la soccombenza dello Stato (art. 15 cpv. 1 CPP),
che rifonderà a __________, il quale ha presentato osservazioni al ricorso
tramite un avvocato, un'indennità di fr. 900.– per ripetibili (art. 9 cpv. 6
CPP).

 

 

Per questi motivi,

 

richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 500.–

                                         b)
spese                         fr. 100.–

                                                                                fr.
600.–

                                         sono
posti a carico dello Stato, che rifonderà a __________ fr. 900.– per ripetibili.

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         –  __________;

                                         –  avv.
__________;

                                         –  Procuratore
pubblico Antonio Perugini, Bellinzona;

                                         –  Pretura
penale, via dei Gaggini 1, Bellinzona;

                                         –  Ministero
Pubblico della Confederazione, Berna;

                                         –  Comando
della polizia cantonale, SG/SC (Servizio centrali), Bellinzona;

                                         –  Ufficio
del giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano.

 

 

N.B.: l’indicazione dei rimedi di diritto è avvenuta con la
comunicazione del dispositivo.

 

 

 

	
  terzi
  implicati

  	
   

  

Per la Corte di
cassazione e di revisione penale

Il presidente                                                            Il
segretario