# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 680480b2-3450-5a8d-8f22-69b005ca4cd7
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-12-10
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 10.12.2021 D-5268/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5268-2021_2021-12-10.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5268/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 0  d i c e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Claudia Cotting-Schalch, Simon Thurnheer, 

cancelliere Lorenzo Rapelli.  
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato dall’avv. Michela Gentile,  

Protezione giuridica della Regione  

Ticino e Svizzera centrale,  

Via 1° Agosto, c.p. 1328, 6830 Chiasso,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento; decisione della SEM del 25 novembre 2021 

/ N (…) 

 

 

 

D-5268/2021 

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Fatti: 

A.  

L’interessato, di nazionalità afgana, ha presentato una domanda d’asilo in 

Svizzera il 14 agosto 2021, dichiarandosi minorenne. 

B.  

Le successive indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di 

seguito: SEM) hanno permesso di accertare che secondo la banca dati 

“EURODAC” il richiedente asilo aveva già depositato una domanda d’asilo 

in Romania il 17 luglio 2021. 

C.  

Il 10 settembre 2021 egli è stato sentito quale minore non accompagnato 

in presenza della rappresentante legale. In tale contesto, al richiedente è 

pure stato concesso il diritto di essere sentito quanto alla possibile 

competenza della Romania per lo svolgimento della procedura d’asilo e di 

allontanamento. 

D.  

Il 12 ottobre 2021, la SEM ha presentato alle competenti autorità rumene 

una richiesta di ripresa in carico del richiedente fondata sull’art. 18 par. 1 

lett. b del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III) 

E.  

Il 20 ottobre 2021, è stata svolta una perizia medica volta a determinare 

l’età dell’interessato.   

F. 

Il 26 ottobre 2021, la Romania ha comunicato agli omologhi elvetici di non 

poter accettare la riammissione in assenza delle risultanze di una perizia 

medica attestante la maggiore età. 

G. 

In data 3 novembre 2021, il Centro universitario romando di medicina 

legale ha presentato all’autorità inferiore le risultanze della perizia di cui 

sopra. In questo contesto è stato stabilito che l’età minima del richiedente 

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l’asilo sarebbe di 19 anni (età media tra i 20 e i 24 anni). Tale dato è stato 

dedotto in particolare dalla tomografia delle articolazioni sterno clavicolari 

che conferisce all’interessato un’età ossea minima di 19 anni (23.6 anni 

con deviazione standard di 2.6 anni) e dall’esame odontostomatologico 

indicante un limite inferiore di 18.1 anni (media di 20.2 anni). 

H. 

Il 5 novembre 2021, l’autorità di prima istanza ha così richiesto alle autorità 

rumene di riesaminare la domanda di ripresa in carico sulla scorta delle 

precitate risultanze. 

I. 

L’8 novembre 2021, la SEM ha concesso al richiedente asilo il diritto di 

essere sentito sui risultati della perizia, prerogativa esercitata il  

10 novembre seguente per il tramite della rappresentante legale. 

J. 

Il 18 novembre 2021 la Romania ha accolto la richiesta di ripresa a carico 

in forza all’art. 18 par. 1 lett. c Regolamento Dublino III. 

K. 

In corso di procedura il richiedente ha fatto l’oggetto di una visita medica 

presso il generalista e di un consulto psichiatrico che hanno evidenziato un 

sospetto di sindrome post traumatica da stress, rispettivamente di 

disadattamento, per il quale non è stato impostato alcun trattamento 

farmacologico ma consigliato un seguito psicologico presso il Servizio 

medico-psicologico dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale (cfr. 

atto SEM 34/2). 

L. 

Con decisione del 25 novembre 2021, notificata il giorno seguente  

(cfr. atto 51/1), la SEM non è entrata nel merito della succitata domanda 

d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31), pronunciando 

nel contempo il trasferimento dell’interessato dalla Svizzera verso la 

Romania, come pure incaricando il Canton Ticino dell’esecuzione del 

provvedimento medesimo.  

M. 

Il 3 dicembre 2021 (cfr. timbro sul plico raccomandato) l’interessato è 

insorto contro la querelata decisione, postulando, in limine la concessione 

dell’effetto sospensivo al ricorso e – quale misura supercautelare – la 

sospensione dell’esecuzione della decisione impugnata. In via principale, 

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l’insorgente ha concluso all’accoglimento del gravame, all’annullamento 

della decisione avversata e alla restituzione degli atti all’autorità di prima 

istanza per un nuovo esame delle allegazioni e per complemento 

istruttorio. Contestualmente, il medesimo ha proposto istanza di 

concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal 

pagamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, il tutto con 

protestate tasse e spese.   

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta 

eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.  

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi 

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addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1  

consid. 2). Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una 

decisione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad 

esaminare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4  

consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

4.  

4.1. Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

4.2. Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è 

individuato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di 

asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, 

espressa o tacita, di ripresa in carico del richiedente l’asilo da parte dello 

Stato in questione (cfr. DTAF 2015/41 consid. 3.1). 

4.3. In tale contesto, qualora la questione della minore età dell’interessato 

sia oggetto di disputa, si necessita di dirimere preliminarmente tale aspetto, 

essendo il medesimo determinante sia a livello procedurale che nell’ambito 

della determinazione dello Stato responsabile per l’esame della domanda 

di asilo (cfr. art. 8 Regolamento Dublino III). La valutazione operata dalla 

SEM in sede di prima istanza può essere contestata dal richiedente 

nell’ambito del ricorso contro la decisione di non entrata nel merito. Qualora 

la stessa si riveli errata, occorrerà retrocedere gli atti all’autorità inferiore e 

riprendere la procedura in circostanze idonee all’età del richiedente l’asilo 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 3.3). 

 

5.  

5.1. Nel caso che ci occupa, l’autorità inferiore non ha creduto alla pretesa 

minore età dell’insorgente. Da un lato, egli non sarebbe stato in grado di 

fornire un’illustrazione biografica credibile, rendendo dichiarazioni 

incoerenti su diversi punti. I risultati degli accertamenti medici, da cui si 

evincerebbe un indizio molto forte, rispettivamente forte laddove si 

considerino i limiti statistici, di maggiore età, permetterebbero di escludere 

con certezza la data di nascita declinata. Ancora, la taskara (documento 

d’identità in uso in Afghanistan) versata agli atti, secondo la quale 

l’insorgente, nel 2019, avrebbe avuto 12 anni, disporrebbe di un valore 

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probatorio estremamente ridotto in quanto farebbe riferimento all’aspetto 

fisico e non alla data di nascita effettiva. 

 

 

 

 

5.2. Nel proprio gravame l’insorgente avversa innanzitutto tale valutazione. 

In primo luogo, egli sarebbe stato coerente nelle sue affermazioni. Peraltro, 

non sarebbe stato in misura di produrre la sua taskara in originale 

unicamente in ragione della difficile situazione in cui verserebbe il suo 

Paese d’origine. Contrariamente a quanto affermato dall’autorità inferiore, 

detto documento sarebbe oltremodo stato emesso nel 1398 calendario 

solare, ossia nel 2019/2020 del calendario gregoriano ed indicherebbe 

un’età di 14 anni e non di 12. Quanto alla perizia medica, essa 

indicherebbe, nel contesto dell’esame odontostomatologico, un’età minima 

di 18,1 anni che non parrebbe essere stata considerata nelle conclusioni. 

Sarebbe a tal proposito doveroso rilevare che i campioni statistici di 

riferimento corrisponderebbero ad una popolazione molto diversa da quella 

d’appartenenza dell’interessato, “con la conseguenza di un elemento di 

incertezza, plausibilmente sfavorevole al giovane richiedente d’asilo”. 

Pertanto, permarrebbero ragionevoli dubbi sulla conclusione dell’autorità 

rispetto al “superamento della maggiore età”. 

6.  

6.1. Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). L’accertamento dei 

fatti è incompleto allorquando tutte le circostanze di fatto e i mezzi di prova 

determinanti per la decisione non sono stati presi in considerazione. Esso 

risulta inesatto se l’autorità omette di amministrare le prova di un fatto 

rilevante, apprezza in maniera erronea il risultato dell’amministrazione di 

un mezzo di prova o fonda la decisione su fatti non conformi all’incarto (cfr. 

DTAF 2015/10 consid. 3.2; sentenze del Tribunale A-671/2015 del 3 agosto 

2020 consid. 2.1 e D-1079/2018 del 17 dicembre 2019 consid. 5.2; 

KIENER/RÜTSCHE/KUHN, Öffentliches Verfahrensrecht, 2a ed. 2015, n. marg 

1585). Significativo è il substrato fattuale per le condizioni di applicazione 

della norma giuridica (cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 

2021 consid. 7.2.2; ISABELLE HÄNER, in: Häner/Waldmann, Das 

erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n. 34). In concreto, l’autorità 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

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prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Il principio inquisitorio non 

dispensa le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in 

modo particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto 

l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi 

propri (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; sentenza del Tribunale federale 

2C_787/2016 del 18 gennaio 2017 consid. 3.1; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

Una violazione del principio inquisitorio non implica in ogni caso 

l’automatica retrocessione degli atti all’autorità inferiore, dal momento che 

il Tribunale resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se 

una tale soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale 

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

6.2. Quando in sede ricorsuale vengono identificate delle carenze 

nell’accertamento dei fatti il caso va di principio retrocesso all’autorità di 

prima istanza, di modo che questa possa procedere ad un nuovo e 

completo accertamento dei fatti (cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, 

Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2° ed. 2013, n. 2.191, 

sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novembre 2019 consid. 5.2 e 

D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). Ciò nondimeno, il Tribunale 

resta libero di raccogliere gli elementi necessari al giudizio se una tale 

soluzione appare giudiziosa per ragioni di economia procedurale (cfr. DTAF 

2012/21 consid. 5 e rif. citati). 

6.3. Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un 

accertamento completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle 

regole sulla ripartizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione 

analogica dell’art. 8 CC. Le stesse hanno infatti portata allorquando le 

misure istruttorie necessarie non abbiano permesso di chiarire determinati 

aspetti. Su tali presupposti, la parte che intende prevalersi di una 

circostanza è tenuta a sopportare le conseguenze della mancata prova al 

riguardo o, in caso di grado ridotto, dell’assenza di verosimiglianza  

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.3 e rif. citati).  

6.4. Per quanto concerne la minore età, è al richiedente asilo che incombe 

l’onere della prova al riguardo. In presenza di un accertamento dei fatti 

esaustivo e corretto (cfr. supra consid. 5.1), se la valutazione globale degli 

atti di causa non permette di ritenere che l’interessato la abbia resa 

verosimile, questi sarà tenuto ad assumersene le conseguenze, venendo 

conseguentemente considerato maggiorenne (cfr. DTAF 2019 I/6  

consid. 5.4 e rif. citati).  

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Pagina 8 

6.5.  Salvo casi particolari la SEM ha il diritto di pronunciarsi a titolo 

pregiudiziale sulla questione. Per giungere ad una determinazione al 

riguardo, l’autorità si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli 

atti così come sui risultati delle audizioni relativamente al quadro personale 

dell’interessato nel paese d’origine, alla sua cerchia famigliare ed al suo 

curriculum scolastico. Una volta esperita l’istruttoria, la Segreteria di stato 

procede ad un apprezzamento globale degli elementi in presenza in 

ossequio ai principi sopra citati (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.4 e rif. citati).  

6.6. I metodi applicati in Svizzera per la determinazione medica dell’età 

forniscono, a seconda del risultato, indizi da ponderare in modo diverso per 

stabilire se una persona è maggiorenne. Gli accertamenti fondati 

sull’approccio a tre pilastri prevedono, di norma, un esame clinico ed una 

radiografia della mano seguiti da una tomografia sterno clavicolare e da un 

esame dello sviluppo dentale. L’esame clinico e la radiografia della mano 

non permettono di determinare in modo attendibile se una persona ha 

raggiunto o meno la maggiore età. La radiografia della mano viene però 

tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario procedere con 

la tomografia sterno clavicolare e con l’analisi dello sviluppo dentale. La 

consultazione clinica permette invece, congiuntamente ad un’anamnesi 

dell’interessato, di riscontrare eventuali anomalie nello sviluppo corporeo 

influenti sulla stima dell’età. La tomografia sterno clavicolare e l’esame 

dello sviluppo dentale, possono invece, a seconda del risultato, condurre 

ad indizi più o meno concreti sulla maggiore età del richiedente l’asilo. 

Qualora entrambe le investigazioni indichino un’età minima superiore a 18 

anni, v’è da ritenere un indizio molto forte di maggiore età. Se da uno solo 

degli esami in parola risulti un’età minima superiore a 18 anni ma i rispettivi 

intervalli tra età minima e massima si attestino su valori sovrapponibili, la 

maggiore età permane altamente probabile. La stessa è invece solo 

debolmente probabile se, con una sola età minima superiore a 18 anni, non 

vi è sovrapposizione tra gli intervalli, pur in presenza una spiegazione 

medica plausibile giustificante la diversa scala di valori. Vi sono poi ulteriori 

casistiche nelle quali le risultanze della tomografia sterno clavicolare e 

dell’esame dello sviluppo dentale apportano solo indizi molto deboli 

rispettivamente nessun indizio di maggiore età. Ad ogni modo, quanto più 

gli accertamenti medici costituiscono un indizio a favore della maggiore età, 

tanto meno è necessario procedere ad un apprezzamento generale delle 

prove (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.6; 2018 VI/3 consid. 4.2 e riferimenti 

citati).  

6.7. La valutazione dei referti medici in parola da parte delle autorità 

preposte si effettua in applicazione delle norme processuali usuali  

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Pagina 9 

(cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2.3). L’elemento determinate per giudicare 

del valore probatorio di un mezzo di prova non è né la sua origine né la sua 

designazione come rapporto o come perizia. Gli accertamenti medici volti 

a determinare l’età rientrano nelle informazioni scritte ai sensi dell’art. 49 

della Legge di procedura civile federale (PCF; RS 283), applicabile su 

rimando dell’art. 19 PA. Tali referti soggiacciono al libero apprezzamento 

delle prove. Tuttavia, dal momento che i riscontri in essi contenuti sono resi 

da una persona con conoscenze specifiche, ci si può scostare dai 

medesimi solo in presenza di indizi concreti atti a metterne in dubbio 

l’affidabilità (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.7). 

7.  

7.1. Ora, nella presente fattispecie sia la tomografia sterno clavicolare che 

l’esame dello sviluppo dentale hanno indicato un’età minima superiore a 

18 anni. Già solo per queste ragioni, v’è da annoverare un indizio molto 

forte di maggiore età. In una tale casistica, il fatto che il campione utilizzato 

non fosse strettamente riferibile alla popolazione afgana appare privo di 

rilevanza. È infatti legittimo attendersi che le persone con conoscenze 

specifiche chiamate a trarre conclusioni dalle risultanze degli accertamenti 

siano se del caso in misura di tenerne debitamente conto, non essendo in 

tal senso giudizioso che il Tribunale si sostituisca alle valutazioni degli 

esperti (DTAF 2019 I/6 consid. 6.1). Il fatto stesso che l’assenza di 

campionatura etnica riferibile sia stato menzionato denota invero che la 

questione sia stata considerata nell’allestimento del rapporto medico  

(cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.3). D’altro canto, gli esiti dell’esame osseo 

della mano non hanno alcun valore scientifico oltre a quello orientativo. 

Pertanto, il fatto che tale accertamento preliminare abbia rilevato un’età 

minima inferiore a 18 anni non è decisivo. Altresì, dagli atti non traspare 

che le esigenze formali minime prescritte dalla giurisprudenza non siano in 

casu state rispettate. Il rapporto non è infatti contraddittorio e si riferisce 

direttamente alla persona dell’insorgente. Lo stesso è ben motivato e tiene 

in debita considerazione l’anamnesi dell’interessato. Visti i risultati, vi è 

dunque solo un ridotto margine di apprezzamento delle ulteriori prove 

versate agli atti, essendo l’esito degli accertamenti medici, che attestano la 

sua età inequivocabilmente oltre i 18 anni, in concreto particolarmente 

concludente. 

7.2. Per quanto riguarda la taskara versata agli atti occorre osservare che 

sebbene detto documento risulti essere il più diffuso in Afghanistan al fine 

di dimostrare l’identità del titolare, in assenza di caratteristiche di sicurezza 

esso non è esente dal rischio falsificazioni, motivo per il quale gli viene di 

norma riconosciuto solo un valore probatorio ridotto. Oltremodo, a 

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Pagina 10 

prescindere da valutazioni sulla sua autenticità, v’è altresì da tener conto 

del fatto che le informazioni figuranti sulla taskara sono spesso incomplete 

e variano a seconda dell’incaricato. Ebbene, seppur senza una 

motivazione dettagliata, tale mezzo di prova non può essere dichiarato un 

falso, nemmeno si può partire dall’assunto ch’esso attesti 

inequivocabilmente la data di nascita di una persona, specialmente 

allorquando la relativa indicazione non vi figuri espressamente. Alla luce 

del sistema di emissione decentralizzato, non è inoltre infrequente che 

quand’anche la documentazione afgana sia da considerarsi formalmente 

autentica, essa contenga generalità non conformi alla realtà dei fatti. Le 

date di nascita sono inoltre riportate in modo difforme, il più comunemente 

per il tramite di una stima dell’età al momento dell’emissione  

(cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6.2 e rif. citati).  

7.3. Nel caso che ci occupa, la taskara, prodotta in copia, si limita a rilevare 

che al momento dell’emissione l’insorgente avrebbe avuto dodici, 

rispettivamente quattordici anni (l’indicazione è di difficile lettura a causa 

della scarsa qualità della copia). Ebbene, anche volendo considerare 

l’ipotesi più favorevole all’insorgente, la presunta età attuale di sedici anni 

da essa desumibile (considerata la data di emissione del 26 maggio 2019) 

si scosta in modo palese rispetto a quanto sancito dagli accertamenti 

medici. Pertanto, non vi è modo di rimettere in discussione le risultanze 

della perizia sulla base di tale mezzo di prova. 

7.4. Peraltro, anche volendo parzialmente relativizzare l’inconcludenza 

delle affermazioni dell’insorgente, non si spiega in particolare come egli 

abbia potuto affermare di aver aperto un’attività commerciale a soli 8 anni 

né tantomeno risultano congruenti le sue asserzioni a proposito del fatto 

che il padre sarebbe morto 8 o 9 anni orsono, allorquando egli aveva 3 

anni, cosa che lascierebbe intendere un’età dichiarata di soli 11 o 12 anni 

al momento dell’audizione (cfr. atto 19/13, D.1.17.04).  

7.5. In definitiva, v'è da partire dall'assunto che il ricorrente non sia riuscito 

a rendere verosimile la propria minore età. 

 

8.  

8.1.  Chiarito questo aspetto, occorre adesso chiedersi se la SEM, che 

nella decisione del 25 novembre 2021 ha ritenuto data la competenza della 

Romania e non ha riscontrato ostacoli al trasferimento dell’insorgente 

verso tale paese, abbia rettamente omesso di entrare nel merito della 

domanda d’asilo presentata da quest’ultimo. 

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Pagina 11 

8.2.  

8.2.1. Con riferimento a ciò, l’insorgente censura in primo luogo un 

accertamento incompleto del suo stato di salute. Egli, a causa del suo 

vissuto traumatico, soffrirebbe di problemi psichici gravi. Così, già il  

31 agosto 2021 sarebbe stata richiesta una presa a carico psicologica. Nel 

successivo certificato medico del 2 novembre 2021 sarebbe stata avanzata 

“un’ipotesi di sindrome da disadattamento meritevole di seguito psicologico 

che il paziente stesso richiede”. Ciò nonostante, il ricorrente non avrebbe 

beneficiato di un appuntamento dallo psichiatra, giacché quello previsto 

per l’8 novembre 2021 sarebbe stato annullato. Inoltre, la rappresentante 

legale afferma di aver recentemente incontrato il ricorrente, il quale 

sarebbe apparso estremamente provato dalla decisione qui impugnata e 

fragilizzato al punto da far temere l’emergere di un rischio suicidale. In 

questo senso, sorprenderebbe che la SEM sia giunta alla conclusione che 

il richiedente non soffrirebbe di patologie gravi tali da necessitare ulteriori 

esami medici. In effetti, l’annullamento senza spiegazioni del consulto 

dell’8 novembre 2021 avrebbe dovuto condurre a degli ulteriori 

accertamenti e non ad escludere meccanicamente la necessità di un 

approfondimento. Il richiedente avrebbe dichiarato di “sentire il bisogno di 

avere un supporto psicologico a causa del suo vissuto, di quanto occorsogli 

nel viaggio di espatrio, per la perdita della madre e per la forte 

preoccupazione per un eventuale ritorno in Romania, per di più in tali 

condizioni di salute”. Così, sarebbe evidente che se il giovane dovesse 

tornare in Romania, rischierebbe un aggravamento della sua patologia 

psichica. Infatti, quanto vissuto in tale paese sarebbe alla base del 

malessere. Inoltre sarebbe altamente probabile, che come già in passato, 

egli non avrebbe accesso alle cure mediche. L’impatto che 

l’allontanamento potrebbe produrre sulla salute psichica del ricorrente non 

sarebbe stato oggetto di valutazione medica. L’assenza di tale valutazione 

sembrerebbe implicare un rischio di una violazione del divieto di trattamenti 

inumani e degradanti, sostanziandosi anche in un’inottemperanza del 

principio inquisitorio. In aggiunta all’assenza dei necessari accertamenti, 

nel disporre l’allontanamento del ricorrente la SEM non sembrerebbe aver 

minimamente preso in considerazione le carenze del sistema sanitario 

rumeno. 

8.2.2. Proseguendo nella sua impugnativa, l’insorgente lamenta pure un 

rischio di violazione del principio del non respingimento. Dalla risposta delle 

autorità rumene alla richiesta di take back inoltrata dalla Svizzera si 

evincerebbe infatti che il ricorrente sarebbe scomparso dalla Romania in 

data 26 luglio 2021, di modo che, la sua domanda d’asilo sarebbe stata 

stralciata il 13 settembre 2021. Se ne desumerebbe quindi che attualmente 

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Pagina 12 

non vi sarebbe una domanda pendente e che l’insorgente non disporrebbe 

di un titolo di soggiorno valido. In caso di trasferimento in Romania, un 

respingimento non sarebbe così da escludere.  

9.  

9.1. Giusta l’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15). Nel caso 

di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per 

la determinazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III 

– è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7  

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri). La determinazione dello Stato membro competente 

avviene sulla base della situazione esistente al momento in cui il 

richiedente ha presentato domanda di protezione internazionale (art. 7 

par. 2 Regolamento Dublino III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; 

FILZWIESER/SPRUNG, Dublin III-Verordnung, Vienna 2014, n. 4 ad art. 7).  

9.2. Ai sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia 

impossibile trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente 

designato come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere 

che sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 CartaUE, lo Stato 

membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato membro 

competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per verificare se 

un altro Stato membro possa essere designato come competente. Qualora 

non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato membro 

designato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato membro in cui 

la domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato la 

procedura di determinazione diventa lo Stato membro competente. 

10. Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico, ai sensi 

degli stessi articoli di legge menzionati, un cittadino di un paese terzo o un 

apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presentato 

domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un altro 

Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d 

Regolamento Dublino III). 

11.  

Nel caso di specie, come detto, le investigazioni effettuale dalla SEM 

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Pagina 13 

hanno rivelato che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in 

Romania. Così, alla luce dell’esplicita accettazione della domanda di 

ripresa a carico da parte delle autorità rumene, la competenza della 

Romania è di principio data. In questo senso, il fatto che la domanda d’asilo 

sia stata stralciata o respinta nel Paese di destinazione è privo di ogni 

rilevanza, atteso che la competenza non decade a seconda dell’esito della 

procedura nel Paese richiesto. Non da ultimo, è doveroso rammentare che 

sebbene ai sensi degli art. 31 e 32 del Regolamento Dublino III spetti alle 

autorità incaricate per l’esecuzione del trasferimento rimettere – se del 

caso – alle autorità straniere competenti le informazioni che consentono 

un’adeguata assistenza medica alla persona trasferita, ciò non costituisce 

in alcun modo un prerequisito per l’accettazione, da parte di quest’ultime 

autorità, del trasferimento nel loro territorio (cfr. sentenza del Tribunale  

D 2641/2017 dell’11 maggio 2017). 

12.  

12.1. Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in 

Romania, non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell’art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2ª frase Regolamento 

Dublino III).  

12.2. La Romania è legata alla CartaUE e firmataria della Convenzione del 

4 novembre 1950 per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà 

fondamentali (CEDU, RS 0.101), della Convenzione del 10 dicembre 1984 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

(Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo sta-

tuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Proto-

collo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica, a tale ti-

tolo, le disposizioni. Inoltre, è doveroso rilevare che né il Tribunale, né la 

Corte europea dei diritti dell’uomo (CorteEDU) così come neppure la Corte 

di giustizia dell’Unione europea hanno, ad oggi, constatato l’esistenza di 

carenze sistemiche in Romania (cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale 

E-1243/2021 del 25 marzo 2021 consid. 5.2 con riferimenti ivi citati). Di 

conseguenza, la Romania è presunta rispettare la sicurezza dei richiedenti 

l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo 

una procedura giusta ed equa e garantire una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo (cfr. fra le tante, sentenza D-6557/2020 del 7 

gennaio 2021 consid. 9.1; direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e 

del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del 

riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale [di 

D-5268/2021 

Pagina 14 

seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza 

dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: direttiva accoglienza]).  

12.3. Tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 

7.5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di violazioni 

sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o di indizi 

seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 

sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 

2011, 30696/09, R.U. contro Grecia del 7 gennaio 2011, 2237/08, §74 

segg.; sentenza della CGUE del 21 dicembre 2011, C-411/10 e C-493/10 

[Grande Sezione]). 

12.4. Nel caso specifico, il ricorrente non ha però fornito indizi concreti che 

lascino presuppore ch’egli possa essere sottoposto a condizioni di 

accoglienza così scadenti da configurare trattamento contrario all'articolo  

3 CEDU. Inoltre, se - dopo il suo ritorno in Romania - il ricorrente fosse 

costretto dalle circostanze a condurre un'esistenza non conforme alla 

dignità umana, o se questo paese violasse i suoi obblighi di assistenza nei 

suoi confronti, nonché la direttiva summenzionata, o in qualsiasi altro modo 

violasse i suoi diritti fondamentali, spetterebbe a lui far valere i suoi diritti 

direttamente presso le autorità rumene, utilizzando i mezzi legali adeguati 

(cfr. art. 26 della direttiva sulle condizioni di accoglienza). 

Infine, dalle tavole processuali non sono nemmeno ravvisabili motivi per i 

quali vi sia da ritenere che la Romania non rispetterebbe il principio di non-

respingimento rinviando il ricorrente in un Paese dove la sua vita, la sua 

integrità fisica o la sua libertà sarebbero minacciate per uno dei motivi 

menzionati all’art. 3 cpv. 1 LAsi, o dal quale rischierebbe di essere costretto 

a recarsi in un Paese di tal genere. Peraltro, come regolarmente osservato 

dalla giurisprudenza, anche una decisione definitiva emessa dallo Stato 

richiesto ed assortita da un rinvio nel paese d’origine non costituisce gioco 

forza una violazione in concreto del non-refoulement (cfr. fra le tante, 

sentenza del Tribunale E-1983/2019 del 2 luglio 2019 consid. 5.5). Gli 

elementi concreti del caso di specie, non sono così tali da rimettere in 

discussione la predetta presunzione legale. 

12.5. Conseguentemente, visto tutto quanto precede l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 2ª frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie. 

D-5268/2021 

Pagina 15 

13.  

13.1. Giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di 

sovranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione 

internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, 

anche se tale esame non gli compete. 

13.2. Ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 se "motivi umanitari" lo giustificano 

la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta il 

Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il 

trattamento della domanda. L’autorità di prima istanza, nell’applicazione 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 dispone di potere di apprezzamento  

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 e seg.); la modifica dell’art. 106 cpv. 1 LAsi ha 

ristretto il potere d’esame del Tribunale e pertanto quest’ultimo può e deve 

unicamente controllare che l’autorità inferiore abbia esercitato il suo potere 

d’apprezzamento ovvero se la SEM ha fatto uso di tale potere 

d’apprezzamento e se l’ha fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti. In 

questi casi il Tribunale non può sostituire il suo apprezzamento a quello 

della SEM. Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di 

destinazione contravviene ad una norma imperativa del diritto 

internazionale, tra cui quelle della CEDU, l’autorità inferiore è obbligata ad 

applicare la clausola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda 

d’asilo ed il Tribunale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 8.2.1). 

13.3.  

13.3.1. Vista la censura in tal senso, occorre determinare, in primo luogo, 

se l’accertamento dei fatti di natura medica svolto dall’autorità inferiore 

presti il fianco a critiche o meno. Richiamati i principi esposti sub. consid. 

5.1, va osservato che gli aspetti giuridicamente rilevanti rispetto ai quali lo 

stato valetudinario del ricorrente funge da discriminante si esauriscono 

sostanzialmente nella questione a sapere se il suo trasferimento possa o 

meno configurare una violazione dell’art. 3 CEDU (cfr. sentenza del 

Tribunale D-291/2021 consid. 7.3.1). 

13.3.2. A questo titolo, v’è da ravvisare che la CorteEDU ha stabilito che il 

respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è 

suscettibile di costituire una violazione dell’art. 3 CEDU, a meno che la 

malattia dell’interessato si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al 

punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima 

(cfr. sentenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). Una violazione dell’art. 3 CEDU può 

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Pagina 16 

però anche sussistere qualora vi siano dei seri motivi per ritenere che la 

persona, in assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di 

destinazione, sarà confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed 

irreversibile peggioramento delle condizioni di salute comportante delle 

intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

(cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 

2016, 41738/10, §181 segg.).  

13.3.3. Sempre in quest’ambito, si deve ricordare che il peggioramento 

dello stato psichico di un richiedente l’asilo a seguito di una decisione 

negativa è casistica osservabile di frequente (cfr. tra le tante sentenza del 

Tribunale D-5256/2020 del 9 febbraio 2021 consid. 10.4.1) e non preclude 

di principio un trasferimento, anche in concomitanza con tentativi di suicidio 

o tendenze anticonservative (cfr. sentenze del Tribunale E-4218/2020 del 

3 settembre 2020 consid. 5.2.3; E-5384/2017 del 4 settembre 2018 consid. 

4.3.3; E-1302/2011 del 2 aprile 2012 consdi. 6.3.2; secondo il senso anche 

la recente sentenza del Tribunale federale 2C_221/2020 del 19 giugno 

2020 consid. 2).  

13.3.4. In una siffatta valutazione non è certo privo di rilievo il diritto 

sovranazionale che lega lo stato di destinazione. Gli Stati membri sono 

invero vincolati dalla CartaUE e dalla CEDU e tenuti ad applicare la 

direttiva accoglienza, la quale prevede, all’art. 19 par. 1, che si debba 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria che comprende quantomeno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale delle malattie e di gravi disturbi mentali. Pure da 

considerare è l’infrastruttura sanitaria in essere nel Paese di destinazione 

e le conseguenti possibilità di trattamento.  

13.3.5. Ferme queste premesse, è indubbio che nel caso in narrativa, 

l’accertamento dei fatti svolto dall’autorità inferiore non risulti carente. La 

sola problematica ipotizzata nel corso della procedura di prima è infatti una 

sindrome da disadattamento, segnalata nel breve referto medico emesso 

dall’OSC il 2 novembre 2021 e che ha fatto seguito alla nota del generalista 

del 31 agosto 2021, il quale aveva posto la diagnosi di sindrome post 

traumatica da stress. L’OSC ha peraltro sottolineato come fosse lo stesso 

ricorrente ad aver richiesto un seguito psicologico ed ha consigliato una 

semplice presa a carico ambulatoriale senza impostare alcuna terapia 

farmacologica (cfr. atto 34/2). Ora, quand’anche si voglia dare per assunti 

siffatti disturbi, è pacifico che in concreto non vi erano indicatori quanto 

all’esistenza, finanche potenziale, di affezioni terminali ai sensi della 

giurisprudenza convenzionale né tantomeno di patologie che potessero 

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Pagina 17 

raggiungere un livello di gravità tale da configurare un rischio reale di un 

peggioramento rapido ed irreversibile dello stato valetudinario comportante 

delle intense sofferenze o una significativa riduzione della speranza di vita 

in caso di trasferimento. Il fatto che la consultazione inizialmente prevista 

per l’8 novembre 2021 sia stata annullata è così aspetto privo di reale 

portata, atteso che la stessa si iscriveva nella presa a carico delle suddette 

problematiche. Peraltro, le autorità svizzere non sono tenute a prendere in 

considerazione il potenziale insorgere di ulteriori affezioni non ancora 

diagnosticate o sospettate, essendo determinante lo stato di fatto presente 

al momento della decisione (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 2010/44 

consid. 3.6). Inoltre, questo Tribunale ha già avuto modo di rilevare che la 

Romania dispone di un’infrastruttura sanitaria sufficiente, alla quale la 

ricorrente può avere libero accesso come previsto dal diritto comunitario 

(cf. sentenze del Tribunale D-2480/2021 del 31 maggio 2021 consid. 9.3; 

E-1135/2021 del 30 marzo 2021 consid. 5.4). 

13.3.6. Conto tenuto delle questioni giuridiche che si ponevano, il 

complesso fattuale era dunque sufficientemente delineato per giudicare del 

trasferimento dell’interessato in Romania nel contesto di un procedimento 

Dublino, sicché nulla può essere rimproverato all’autorità inferiore, che non 

ha quindi violato il principio inquisitorio. 

13.4. Su questi medesimi presupposti, si può partire dall’assunto che da 

un punto di vista materiale lo stato di salute di Minhajullah Zaheen non 

risulti ostativo al trasferimento in Romania.  

13.5. In altre parole, ne deriva che il ricorrente non ha fornito indizi seri 

suscettibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione 

personale sarebbero tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 

CEDU o all'art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in 

Romania. Come detto, appartiene peraltro al ricorrente sollevare 

l'eventuale violazione dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate 

vie di diritto dinanzi alle autorità dello Stato in questione. Pertanto, non è 

nemmeno necessario l'ottenimento di garanzie individualizzate (cfr. 

sentenza del Tribunale F-1123/2021 del 24 marzo 2021 consid. 5.3).  

14.  

In conclusione, nella presente fattispecie, non ci sono elementi per ritenere 

che l’autorità di prima istanza abbia esercitato in maniera arbitraria il suo 

potere discrezionale. 

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Pagina 18 

Conseguentemente, ritenuto che tramite l’esame della domanda da parte 

di un unico Stato membro («one chance only») il Regolamento Dublino III 

intende far fronte proprio al fenomeno delle domande di asilo multiple 

(«asylum shopping»), non v’è ragione di applicare la clausola discrezionale 

di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità). 

15.  

Ne discende che, in mancanza dell’applicazione della succitata norma da 

parte della Svizzera, la Romania rimane competente per il seguito della 

domanda d’asilo e d’allontanamento del richiedente ai sensi del 

Regolamento Dublino III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio alle 

condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del predetto.  

16.  

È dunque a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della domanda 

di asilo dell’insorgente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha 

pronunciato il suo trasferimento verso la Romania conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto ch’egli non possiede un’autorizzazione di soggiorno 

in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). 

17.  

In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta 

le questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del 

trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 LStrI (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2 e DTAF 2010/45 consid. 10.2).  

18.  

Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM 

confermata. 

19.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo al gravame, è divenuta senza oggetto. 

Altresì, la domanda tendente all’esenzione dal versamento di un anticipo 

equivalente alle presumibili spese processuali, risulta senza oggetto. 

20.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

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Pagina 19 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, potendo il Tribunale partire 

dall’assunto che l’insorgente sia indigente e non essendo state le 

conclusioni ricorsuali al momento dell’inoltro del gravame d’acchito 

sprovviste di possibilità di esito favorevole, v’è luogo di accogliere la 

domanda di assistenza giudiziaria e non sono prelevate spese processuali 

(art. 65 cpv. 1 PA). 

21.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata nello Stato che hanno 

abbandonato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata 

con ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale 

(art. 83 lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pagina 20 

 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.    

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: