# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b40d2fa9-7f17-5835-a994-c903aaa32672
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-10-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.10.2002 35.2002.26
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2002-26_2002-10-18.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2002.00026

   

  mm

  	
  Lugano

  18 ottobre 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 aprile 2002 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 dicembre 2001 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 12
marzo 1996, __________ - all'epoca dipendente del Ristorante
"__________" di __________ in qualità di ausiliaria e, perciò,
assicurata d'obbligo contro gli infortuni presso la __________ - è caduta da
una scaletta e si è procurata una frattura pluriframmentaria del calcagno
destro. 

                                         Durante
il periodo 12-22 marzo 1996, l'assicurata è rimasta degente presso il Reparto
di ortopedia-traumatologia dell'Ospedale regionale di __________, dove è stata
sottoposta alle cure del caso (cfr. doc. _). 

 

                                         La
__________ ha riconosciuto la propria responsabilità ed ha regolarmente
corrisposto le prestazioni di legge. 

 

                               1.2.   A contare
dal 2 giugno 2000, l'assicurata - che, nel frattempo (dal gennaio 1998), era
stata assunta alle dipendenze della Società cooperativa __________ in qualità
di addetta al servizio ed alle pulizie presso il ristorante di __________ - è
stata di nuovo dichiarata totalmente inabile al lavoro.

 

                               1.3.   Sentito il
parere del proprio medico di fiducia, con decisione formale del 3 luglio 2000,
l'assicuratore LAINF ha dichiarato estinto il diritto a prestazioni a decorrere
dal 31 dicembre 1997 ed ha inoltre assegnato ad __________ un'indennità per
menomazione all'integrità del 15% (cfr. doc. _).

 

                                         Con
scritto datato 18 luglio 2000, l'assicurata ha dichiarato di accettare il
suddetto provvedimento nella misura in cui le è stato attribuito un'IMI del
15%. Essa ha però chiesto alla __________ di
volere emanare una nuova decisione formale inerente al diritto alla rendita di
invalidità, precisando che, citiamo: "nella misura in cui la vostra
compagnia di assicurazione ritenesse implicito il rifiuto di prestazioni ex
art. 18 LAINF (benché non menzionato nella decisione del 3 luglio 2000), chiedo
che la presente comunicazione sia considerata quale atto formale di ricorso per
il mancato riconoscimento di una rendita di invalidità LAINF" (cfr. doc.
_; cfr., inoltre, il doc. _). 

 

                                         In data
27 dicembre 2001, l'assicuratore infortuni ha sostanzialmente ribadito il
contenuto della sua prima decisione, ossia cura medica e inabilità lavorativa
giustificate - a fronte dei soli postumi residuali dell'infortunio del marzo
1996 - fino al 31 dicembre 1997 (cfr. doc. _). 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 15 aprile 2002, __________ o, patrocinata dal Sindacato
__________T, ha chiesto l'annullamento dell'impugnata decisione ed un riesame
della fattispecie (cfr. I, p. 5).

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della
propria pretesa ricorsuale:

 

" 
(…).

L'oggetto principale della presente controversia
è nello stabilire se l'evento infortunistico del 12 marzo 1996 abbia un nesso
di causalità naturale con i disturbi lamentati a partire dal 2 giugno 2000.

 

(…). 

 

Il dott. med.__________ di __________,
specialista in ortopedia e chirurgia ortopedica, ha avuto modo a più riprese -
quale consulente specialistico dell'assicuratore LAINF - di visitare la
ricorrente.

 

Dal rapporto medico del 17 maggio 2000 (ovvero,
alcune settimane prima che l'assicurata annunciasse la ricaduta
all'assicuratore LAINF) estrapoliamo quanto segue:

 

«Le radiografie della caviglia del 28.5.1999
non evidenziano anomalie e l'esame di questa articolazione risulta blando,
Nell'insieme il piede è in asse con un allargamento e abbassamento del calcagno
ed un discreto supinatus probabilmente preesistente siccome quasi uguale alla
parte opposta».

 

«C'è ora un anchilosi dolorosa discreta
dell'alluce ed una matatarsalgia III di intensità media» … «Ora, senza
dubbio, i dolori nella regione dell'avampiede sono assai contenuti nei
confronti dei primi controlli e nettamente al retropiano nel confronto con
quelli in rapporto con la frattura del calcagno e le susseguenti articolazioni
degenerative del tarso».

 

«È vero che a tuttora non si è mai parlato
della schiena appunto perché l'attenzione non solo dei medici ma probabilmente
anche dell'assicurata è rimasta per lungo tempo focalizzata sul piede destro. I
dolori sarebbero apparsi subito dopo l'infortunio e, per quanto pensa
l'assicurata, sarebbero una conseguenza dell'uso prolungato delle stampelle e
della zoppia residuale».

 

«È vero che la caduta in piedi sul piolo di
una scala potrebbe avere provocato uno shock assiale assai violento sulla
colonna vertebrale all'origine di disturbi inizialmente trascurati riguardo
alla gravità delle lesioni al piede».

 

«Le radiografie nel caso particolare danno
un'immagine molto più realistica del referto radiologico dell'esame RM.
Evidenziano una cifoscoliosi significativa all'origine di un sovraccarico
funzionale cronico della cerniera lombosacrale. Il sovraccarico viene anche
accentuato da un altro fattore costituzionale consistente in una netta
esagerazione dell'angolo lombo sacrale. Quanto al resto del tratto lombare,
risulta seriamente compromesso da una spondilartrosi avanzata da L2 e L3 e da
discopatie generalizzate non solo in rapporto con le alterazioni statiche bensì
anche con una malattia di Scheuermann dorso-lombare.»

 

Per quanto attiene al nesso di causalità tra i
disturbi lombari e l'infortunio del 1996 al piede destro, lo specialista dott.
__________ ne ammetteva il nesso limitatamente sino a 6 mesi dopo l'evento
infortunistico (raggiungimento dello status quo ante/status quo sine).

 

Con un certificato medico datato 6 giugno 2000 il
medico curante, dott. __________, attestando una incapacità lavorativa al 100%
si esprimeva in merito a "problemi al piede destro e alla zona lombosacrale
in seguito ad infortunio" preannunciando un intervento al piede
destro.

 

Lo specialista dott. med. __________ veniva
nuovamente interpellato dalla __________. Nel rapporto del 10 gennaio 2001 il
medesimo si esprimeva nel seguente modo:

 

«Da un punto di vista oggettivo lo stato
attuale del piede destro è del tutto sovrapponibile a quello dell'ultimo
controllo. Non è quindi subentrato un peggioramento dopo il 5 maggio 2000.
Ritenuto che già allora avevo potuto stabilire che non era subentrato nessun peggioramento
dopo il precedente controllo del 3 marzo 1998, si può affermare che riguardo
alle conseguenze dirette della frattura del calcagno lo stato del piede destro
è rimasto invariato almeno dalla primavera 1998».

 

«Riguardo alla schiena, la situazione attuale
indica un relativo peggioramento nei confronti dei precedenti controlli».

 

«Pur ammettendo che oltre alla crisi
lombalgica abbia avuto un'acutizzazione dei dolori attuali abituali
caricodipendenti nella regione del tarso destro riconducibili direttamente alle
conseguenze dell'infortunio del 12 marzo 1999, va sottolineato che da 2 1/2
anni l'assicurata svolgeva un'attività controproducente siccome sempre in
piedi. A questo proposito, avevo valutato precedentemente che, limitatamente
alle conseguenze della frattura del calcagno al piede destro, ella avrebbe
potuto normalmente lavorare svolgendo un'attività principalmente in posizione
seduta, per esempio, come operaia in una fabbrica (rami vestiti, scarpe,
elettronica, orologeria, ecc.).»

 

Lo specialista dott. med. __________ - prima
dell'annuncio della ricaduta del 2 giugno 2000 - ha di fatto ammesso un nesso
di causalità naturale adeguato tra l'evento infortunistico e i dolori alla
schiena (seppur limitatamente sino a 6 mesi dopo l'infortunio). 

 

Questi disturbi alla schiena - diretta
conseguenza dell'infortunio del 12 marzo 1996 - si sono riacutizzati durante
l'anno 2000 ed hanno provocato l'inabilità lavorativa a partire dal 2 giugno
2000. 

 

Ne consegue che la __________ avrebbe dovuto
perlomeno intimare alla ricorrente una decisione formale di rifiuto delle
prestazioni sotto forma di indennità giornaliera LAINF a partire dal 2 giugno
2000 e spiegare alla ricorrente i motivi per i quali i dolori lombari - di cui
si ammetteva la causalità nel caso iniziale - non dovevano essere più tenuti in
considerazione per la ricaduta annunciata.

 

La __________ non ha nemmeno esperito una
valutazione medico-assicurativa sul diritto ad una rendita di invalidità LAINF.
Se è vero che l'assicurata non poteva, dopo l'infortunio, svolgere un'attività
in piedi (cfr. specialista dott. med. __________), per quale motivo questa
inesigibilità al lavoro precedentemente assolto non è stata rapportata - sul
piano reddituale - con una attività ritenuta leggera e confacente al suo stato
di salute?." (I) 

 

                               1.5.   La
__________a, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
VI). 

 

                               1.6.   In replica,
l'assicurata ha puntualizzato quanto segue riguardo al contenuto dell'allegato responsivo:

 

" 
(…).

Con lettera del 14 marzo 2001 avevamo in modo
esplicito richiesto all'assicuratore LAINF di esaminare la fattispecie
assicurata relativamente

 

►                                                                           al
nesso di causalità tra l'infortunio subito ed i disturbi lamentati a partire
dal 2.6.2000 (ricaduta)

►alla valutazione dei postumi invalidanti
LAINF.

 

Nella risposta di causa, il rappresentante legale
della __________ non ha inteso
distinguere questi due aspetti.

 

In particolare, sorprende quanto sostenuto dal
medesimo al pto 9), ovvero «la ricorrente con il proprio ricorso sottace di
essere stata resa attenta che non avrebbe più dovuto svolgere l'attività
precedente all'infortunio, atteso che per quel mestiere sussisteva un'inabilità
lavorativa totale: ella era stata sollecitata a cambiare attività in
professioni prevalentemente sedute, quale l'operaia in una fabbrica di orologi
od altra attività analoga».

 

L'assicurata, contrariamente a quanto preteso,
non ha violato nessun obbligo nei confronti dell'assicuratore LAINF. Ai sensi
dell'art. 48 LAINF cpv. 1 (cura adeguata) infatti "Le prestazioni
assicurative sono totalmente o in parte rifiutate  se l'assicurato, nonostante
diffida, si sottrae alla cura o ad un provvedimento di integrazione ordinato
dall'AI, ai quali si può pretendere si sottoponga e da cui ci si può
attendere un notevole miglioramento della sua capacità di guadagno".

Ancora più esplicito l'art. 61 OAINF che al cpv.
1 recita "Se l'assicurato si sottrae a cure o provvedimenti di
integrazione cui si può ragionevolmente pretendere si sottoponga, deve essere
avvertito per iscritto circa le relative conseguenze giuridiche, assegnandogli
al contempo un congruo tempo di riflessione".

 

Nulla a che vedere dunque con il comportamento
dell'assicurata che, informata delle controindicazioni mediche dal fiduciario
dell'assicuratore LAINF (?), ha atteso invano le direttive/decisioni della
___________.

 

Nello stesso dire del rappresentante legale della
__________, semmai, troviamo implicitamente la motivazione giuridica che doveva
convincere l'assicuratore LAINF a valutare i postumi invalidanti ai sensi
dell'art. 18 LAINF (inabile al lavoro al 100% nell'esercizio dell'attività
svolta prima dell'infortunio, abile al lavoro in attività leggere confacenti
allo stato di salute dell'assicurata con contro-indicazioni).

 

Per quanto attiene al nesso di causalità adeguato
tra i disturbi lamentati a partire dal 2 giugno 2000 e l'evento infortunistico
assicurato, ci si rimette a quanto esposto nel ricorso rispettivamente alle
motivazioni espresse nell'allegato documento." (IX) 

 

                               1.6.   In duplica,
l'assicuratore LAINF convenuto si è sostanzialmente riconfermato nelle proprie
allegazioni e conclusioni (cfr. XIII). 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Così come
giustamente evidenziato in sede di ricorso (cfr. I, p. 2: "L'oggetto
principale della presente controversia è nello stabilire se l'evento
infortunistico del 12 marzo 1996 abbia un nesso di causalità naturale con i
disturbi lamentati a partire dal 2 giugno 2000"), litigiosa è la questione
a sapere se i disturbi localizzati a livello lombo-sacrale, oggetto della
"ricaduta" del 2 giugno 2000, si trovavano in una relazione di
causalità, naturale ed adeguata, con l'infortunio del 12 marzo 1996 e, in
ultima analisi, se essi dovevano venire assunti dalla __________. 

 

                               2.2.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, in effetti, l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio
sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.3.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale
fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli
infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un
ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio,
dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più
singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica
(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents
obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

 

                               2.4.   In virtù
dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é tenuto a riprendere l’erogazione
delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o conseguenze
tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. 

                                         Rilevante
é soltanto l’esistenza di un nesso di causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001
nella causa H., U 122/00).

 

                               2.5.   Dalle tavole
processuali emerge, segnatamente, che __________ è stata più volte sottoposta a
visita di controllo da parte del medico fiduciario della __________, il dottor
__________, spec. FMH in ortopedia e chirurgia ortopedica.

                                         In
occasione della visita di controllo del 5 maggio 2000, preso atto che
l'insorgente accusava importanti disturbi a livello lombo-sacrale, il dottor
__________ ne ha diffusamente discusso l'aspetto eziologico, giungendo
finalmente alla conclusione che l'evento traumatico assicurato poteva essere
ritenuto responsabile - per una durata massima di 6 mesi - di un aggravamento
temporaneo di preesistenti patologie degenerative. Il suddetto specialista ha
inoltre escluso che l'infortunio del marzo 1996 potesse avere giocato un ruolo
causale indiretto, nel senso che i disturbi alla schiena sarebbero stati
provocati dalla zoppia risultante dalle sequele della nota frattura calcaneare:

 

" 
(…).

È vero che a tutt'ora non si è mai parlato della
schiena appunto perché l'attenzione dei medici ma probabilmente anche
dell'assicurata è rimasta per lungo tempo focalizzata sul piede destro. I
dolori sarebbero apparsi subito dopo l'infortunio e, per quanto pensa
l'assicurata, sarebbero una conseguenza dell'uso prolungato delle stampelle e
della zoppia residuale. 

 

È anche vero che la caduta in piedi sul piolo di
una scala potrebbe avere provocato uno shock assiale assai violento sulla
colonna vertebrale all'origine di disturbi inizialmente trascurati riguardo
alla gravità delle lesioni al piede. 

 

L'esame clinico evidenzia
la presenza di una sindrome lombare di intensità media in un contesto statico
difficilmente vagliabile siccome in buona parte nascosto dal sovrappeso. Fatto
sta che seppure completamente raddrizzabile la cifosi dorsale molto esagerata
in anteflessione con tipica deformità a mò di coperchio di bara desta il forte
sospetto di una malattia di Scheuermann.

 

Purtroppo, al controllo del 05.05.00 non sono
stato in grado di prendere posizione in merito al rapporto di causalità tra i
disturbi lombari e l'infortunio del 1996 siccome mancavano le radiografie della
colonna lombare fatte dal Dr. __________ il 09.03.00. Pur disponendo della
risonanza magnetica lombare del 20.03.00 non potevo accontentarmene in quanto
questo genere di esame è poco indicato per documentare i disturbi statici. Per
quanto concerne le alterazioni morfologiche, l'esperienza dimostra che
l'interpretazione delle immagini RM e la loro trasposizione in parole nel
referto possono cambiare da un radiologo all'altro e che spesso l'importanza
delle alterazioni o lesioni non viene quantificata. Ho quindi ritenuto
preferibile fare ritornare la paziente con le radiografie convenzionali il
16.05.00.

 

Le radiografie nel caso particolare danno
un'immagine molto più realistica del referto radiologico dell'esame RM.
Evidenziano una cifoscoliosi significativa all'origine di un sovraccarico
funzionale cronico della cerniera lombosacrale. Il sovraccarico viene anche
accentuato da un altro fattore costituzionale consistente in una netta
esagerazione dell'angolo lombo sacrale. Quanto al resto del tratto lombare,
risulta seriamente compromesso da una spondilartrosi avanzata da L2 e L3 e da discopatie
generalizzate non solo in rapporto con le alterazioni statiche bensì anche con una
malattia di Scheuermann dorso-lombare (anche confermata dall'esame RM).

 

Le lamentele dell'assicurata sono quindi
giustificate.

 

Quanto al rapporto di causalità tra i disturbi
lombari e l'infortunio del 1996, si può ammettere
che il colpo assiale sulla colonna vertebrale all'occasione della caduta del
12.03.96 ha tutt'al più evidenziato ed aggravato transitoriamente delle
patologie morbose significative di gran lunga preesistenti. Tenuto conto
della gravità delle alterazioni statico-degenerative della colonna vertebrale
soprattutto lombare si può quindi ammettere che lo status quo sine è stato
raggiunto al più tardi 6 mesi dopo l'accaduto.

 

Quanto al ruolo della zoppia in rapporto con
la frattura del calcagno sui disturbi lombari, va
ricordato che l'assicurata camminava male già prima dell'infortunio in seguito
ai vari interventi chirurgici ai due piedi per alluce valgo e dita a
martello.Le deformità residuali significative dell'avampiede destro
giustificano a sé stante l'insorgenza saltuaria di metatarsalgie, come ho
potuto constatarlo in occasione di alcuni controlli ma non di tutti e sei che
ho avuto occasione di svolgere. Ricordo che il 06.03.98, in seguito all'ultimo
controllo, avevo scritto che l'assicurata avrebbe senz'altro potuto lavorare
normalmente già a partire dal 01.05.97 alla condizione di non dovere rimanere
sempre in piedi, cioè svolgendo un altro genere di attività non qualificata
leggera ed in posizione seduta.In altre parole il decorso del piede destro che
ho potuto seguire regolarmente ad intervalli di più mesi sin dal 19.06.96 mi
risultava sufficientemente stabilizzato già 3 anni fa per potere fare una
simile proposta seppure l'insorgenza di alterazioni degenerative secondarie a
termine medio-lungo sembrava scontata. Orbene, da allora l'artrosi sottotalare
mediotarsica è appena progredita, nell'insieme il piede è rimasto calmo
nonostante l'evidenza di focolai dolorosi sottoastragalici e meno mediotarsici
e la tibiotarsica è sempre stata asintomatica con un reperto oggettivo blando.
Un peggioramento clinico dalla primavera 1998 a tutt'ora non è dimostrabile.
Non è pure possibile sapere se la zoppia attuale è più marcata di quella
esistente prima dell'infortunio a causa dei disturbi residuali all'avampiede
dopo ben 3 interventi chirurgici. Anzi, secondo quanto riferitomi
dall'assicurata all'occasione dei primi controlli, ne dubito molto. Tutto
sommato, nulla consente di affermare che la zoppia in rapporto con la frattura
del calcagno sia all'origine di un'aggravazione dei disturbi lombari."

                                         (doc. _ -
la sottolineatura è del redattore). 

 

 

                                         A far
tempo dal 2 giugno 2000, __________ è stata dichiarata dal proprio medico
curante incapace di esercitare l'attività presso il ristorante del __________,
attività che essa aveva iniziato a svolgere nel gennaio del 1998 (cfr. doc. _).

 

                                         Non è
contestato il fatto che l'inabilità lavorativa insorta a decorrere dal mese di
giugno 2000 sia da ricondurre, per l'essenziale, alla problematica presente a
livello lombo-sacrale (cfr., al proposito, I, p. 4 in fine: "Questi
disturbi alla schiena - diretta conseguenza dell'infortunio del 12 marzo 1996 -
si sono riacutizzati durante l'anno 2000 ed hanno provocato l'inabilità
lavorativa a partire dal 2 giugno 2000" - la sottolineatura è del
redattore). 

 

                                         Con decisione
formale del 3 luglio 2000, l'assicuratore LAINF convenuto ha posto termine al
proprio obbligo contributivo a partire dal 1° gennaio 1998 e, d'altra parte, ha
riconosciuto a __________ un'indennità per menomazione all'integrità del 15%
(cfr. doc. _).

                                         Così
facendo, la __________ ha implicitamente rifiutato di assumere la
"ricaduta" del giugno 2000 e, quindi, di riconoscere la propria
responsabilità relativamente agli invalidanti disturbi dorsali accusati
dall'assicurata (ai quali va appunto ricondotta la suddetta ricaduta).

                                         Nel
prosieguo, dopo avere di nuovo consultato il proprio medico di fiducia - il
quale, in occasione della visita di controllo del 9 gennaio 2001, ha avuto modo
di oggettivare, da un canto, uno stato del piede destro del tutto sovrapponibile
a quello da lui stesso riscontrato nel maggio 2000 e, d'altro canto, una
sindrome lombare più marcata rispetto al passato (cfr. doc. _, p. 7:
"Tutto sommato, la ricaduta in oggetto è dovuta essenzialmente ai disturbi
lombari di origine prettamente morbosa. Seppure non ho avuto l'occasione di
esaminare la paziente nel periodo maggio-giugno 2000 e non sono pure
disponibili dati oggettivi concernenti questo periodo, ci sono buoni motivi per
giustificare questa mia presa di posizione. Da un lato, si oggettiva ora una
sindrome lombare significativa, non grave ma lo stesso nettamente più marcata
che non all'occasione dei precedenti controlli mentre lo stato del piede è
rimasto del tutto invariato") -, con la querelata decisione su
opposizione, ha confermato che, tenuto conto dei soli postumi residuali
dell'infortunio assicurato, la ricorrente, a contare dal 1° gennaio 1998, era
da ritenere totalmente abile al lavoro e non più bisognosa di cure mediche
(cfr. doc. _, p. 4). 

 

                               2.6.   In primo
luogo, lo scrivente Tribunale - allineandosi all'opinione del dottor __________
- non può condividere la tesi secondo cui i
disturbi al rachide lombo-sacrale sarebbero stati indirettamente provocati dal
danno riportato dalla ricorrente all'arto inferiore destro. Del resto, questa
opinione trova pieno riscontro in diverse perizie specialistiche ordinate dal
TCA in altre procedure ricorsuali. Ad esempio, nella causa T., sfociata nella
sentenza del 4 maggio 2000, inc. n. 35.1999.92-93, i periti giudiziari, i
dottori ________e ________, ambedue Primari presso la Clinica di chirurgia
ortopedica dell'Ospedale ___________, hanno indicato che solo in casi
eccezionali lo zoppicare possa condurre ad un sovraccarico del rachide:

 

" 
Kann der Sachverstädige bestätigen, dass
es eine übliche und geläufige Erscheinung ist. Also als klinisch anerkannte
Tatsache, dass ein körperlicher Schaden an einem unteren Beinteil, wie im Fall
T., im Laufe der Jahre zu degenerativen Pathologien, mit Invaliditätsfolgen, im
Beckenbereich bzw. in der Wirbelsäule führt?

 

Nein, ein Hinken führt nicht zu einer Überlastung
der Wirbelsäule, solange keine schweren Deformationen vorliegen. Schwere
Deformationen sind Veränderungen mit einer Beinlängendifferenz von > 5 cm
oder einer Situation bei Hüftarthrodese, oder einer Muskelschwäche wie sie
beispielsweise nach einer Poliomyelitis zu beobachten ist. Zudem müssen die
Veränderungen sehr lange einwirken bis sie symptomatisch werden. Bei Herr T.
ist die Deformation/Beeinträchtigung des Gangbildes mässig, die Dauer eher kurz
und bildgebend sind keine über die Altersnorm hinausgehende Veränderungen der
Wirbelsäule feststellbar."

                                         (perizia
del 7.3.2000 della Clinica di chirurgia ortopedica dell'____________,
p. 8s.) 

 

                                         Il caso
di __________, manifestamente, non rientra fra quelli limite enumerati dai
dottori __________ e __________. 

                                         Da un
lato, dagli atti di causa non risulta che l'assicurata presenti una
qualsivoglia differenza nella lunghezza degli arti inferiori. Dall'altro, i
disturbi in sede lombo-sacrale sono apparsi immediatamente dopo l'infortunio,
secondo quanto sostenuto dalla ricorrente medesima (cfr. doc. _, p. 10: "È
vero che a tutt'ora non si è mai parlato della schiena appunto perché
l'attenzione dei medici ma probabilmente anche dell'assicurata è rimasta per
lungo tempo focalizzata sul piede destro. I dolori sarebbero apparsi subito
dopo l'infortunio (…)" - la sottolineatura è del redattore). 

                                         Al
riguardo, va sottolineato che nella fattispecie poc'anzi evocata, la sindrome
lombare era insorta circa 8 anni dopo l'evento traumatico interessante
il piede destro.

 

                                         In
secondo luogo, appare pure infondata la tesi secondo cui i disturbi dorsali
costituivano ancora una conseguenza diretta dell'infortunio assicurato, in
coincidenza con l'annuncio della "ricaduta" del giugno 2000, quindi a
distanza di più di 4 anni dall'evento traumatico stesso. 

 

                                         Anche per
quest'ultimo aspetto, il TCA ritiene di potere fondare il proprio giudizio sul
parere enunciato dal dottor __________ (cfr. doc. _), specialista nella materia
che qui interessa con un'ampia esperienza nello specifico ambito della medicina
infortunistica, senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori atti
istruttori, peraltro neppure richiesti dalle parti.

                                         Al
proposito, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117) senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 nCost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

                                         Del
resto, la nostra Corte federale ha confermato che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno
valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di
contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si
trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di
metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 351 seg. =
SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572).

 

                                         Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. DTF
125 V 353, consid. 3b/bb).

 

                                         La
conclusione del dott. __________ è peraltro conforme alla dottrina medica
dominante, secondo la quale, dopo traumi quali contusioni o distorsioni al
dorso, lo stato anteriore del rachide può, di regola, considerarsi ristabilito al
più tardi 6 mesi, rispettivamente un anno (in presenza di patologie
degenerative), a contare dall'evento traumatico, come se l'infortunio non fosse
mai sopraggiunto (status quo sine) (cfr. Bär/Kiener, Traumatismes vertébraux,
in Informations médicales N. 67/décembre 1994, p. 45ss., contributo in
cui viene illustrata, con dovizia di riferimenti, la posizione della dottrina
medica dominante in materia appunto di traumi vertebrali). Questa tesi dottrinale
è del resto stata recepita dalla giurisprudenza federale (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 45ss.; STFA del 31
dicembre 1997 nella causa L. consid. 4c, U 125/97, del 4 settembre 1995 nella
causa M. consid. 4a, ambedue non pubblicate; cfr., inoltre, STFA del 6 giugno
1997 nella causa C., U 131/96, in cui il TFA, riferendosi alla sentenza non
pubblicata del 3 aprile 1995 nella causa O., U 194/94, ha esplicitamente
ribadito che il genere di trauma riportato dall'assicurato - si trattava di una
contusione/distorsione del rachide lombare causata da una caduta, in presenza
di lesioni degenerative al passaggio lombo-sacrale - cessa di produrre i
propri effetti trascorsi alcuni mesi dal giorno dell'infortunio; cfr.,
pure, E. Morscher, Schäden des Stütz- und Bewegungsapparates nach Unfällen: Wirbelsäule,
in Versicherungsmedizin, Hrsg. E. Baur, U. Nigst, Berna 1973; 3. Auflage
1985).

 

                                         Alla luce
dei principi dottrinali e giurisprudenziali poc'anzi evocati, la decisione di
negare l'esistenza di un legame causale naturale fra l'infortunio del 12 marzo
1996 ed i disturbi alla schiena, oggetto della "ricaduta" del giugno
2000, non presta dunque il fianco ad alcuna censura.

 

                               2.7.   __________
rimprovera alla __________ di non avere deciso - nonostante esplicita richiesta
- in merito al diritto ad una rendita di invalidità ex art. 18 LAINF (cfr. I,
p. 5: "La __________ non ha nemmeno esperito una valutazione medico-assicurativa
sul diritto ad una rendita di invalidità LAINF. Se è vero che l'assicurata non
poteva, dopo l'infortunio, svolgere un'attività in piedi (cfr. specialista
dott. med.__________), per quale motivo questa inesigibilità al lavoro
precedentemente assolto non è stata rapportata - sul piano reddituale - con una
attività ritenuta leggera e confacente al suo stato di salute?"). 

 

                                         Effettivamente,
con la decisione formale del 3 luglio 2000 - poi integralmente confermata in
sede di opposizione il 27 dicembre 2001 - l'assicuratore infortuni convenuto si
è limitato a porre termine alle prestazioni di corta durata con il 31 dicembre
1997 e ad indennizzare i postumi infortunistici residuali interessanti il piede
destro con un'IMI del 15% (cfr. doc. _). 

                                         Nessun
accenno è stato fatto a proposito dell'eventuale diritto ad una rendita di
invalidità. 

 

                                         In
siffatte condizioni - ricordato che, per costante giurisprudenza, la decisione
impugnata costituisce il presupposto ed il contenuto della contestazione
sottoposta all'esame giudiziale (cfr. DTF 110 V 51 consid. 3b e giurisprudenza
ivi citata; DTF 122 V 36 consid. 2a; SVR 1997 UV 81, p. 294; STFA 12.10.1998
nella causa G.; STCA 24.10.1991 nella causa N. G., 4.5.1992 nella causa G. V.,
3.9.1998 nella causa C. e 9.4.1999 nella causa G. V.) - questa Corte non è
legittimata ad esaminare la questione concernente l'eventuale diritto ad una
rendita di invalidità. 

                                         La
__________ è comunque invitata a pronunciarsi - senza indugio - circa
l'esistenza, posteriormente al 31 dicembre 1997, di una eventuale incapacità di
guadagno causata dai postumi residuali dell'infortunio del marzo 1996, gli
stessi per i quali essa ha riconosciuto un'IMI del 15%. In questo contesto, si
dovrà segnatamente tenere conto del fatto che, a far tempo dal gennaio 1998 e
sino al giugno 2000, __________, malgrado le controindicazioni di natura
medica, ha comunque lavorato a tempo pieno presso il ristorante annesso al
__________, in qualità di addetta al servizio ed alle pulizie. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Gianluca
Menghetti