# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b8a420ea-7cf5-53f8-8866-ce235015d065
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 1998-04-06
**Language:** it
**Title:** Verwaltungspraxis der Bundesbehörden (1987-2017) Schweizerische Asylrekurskommission (ARK) 06.04.1998 JAAC 63.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_VB/CH_VB_031_JAAC-63-9--_1998-04-06.pdf

## Full Text

JAAC 63.9

Estratto della sentenza della Commissione svizzera
di ricorso in materia d’asilo del 6 aprile 1998, anche

pubblicato in Giurisprudenza ed informazioni della
Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo
[GICRA] 1998 n. 18

Art. 26-28 et 33 PA. Art. 4 Cst. Droit de consulter le dossier et violation
du droit d’être entendu. Art. 11 al. 3 let. a LAsi. Appréciation arbitraire
des moyens de preuve.

1. Ne constitue pas une violation du droit d’être entendu le fait que
l’ODR ne transmette pas au recourant un moyen de preuve dont le
contenu est connu de lui et qui n’a pas été utilisé à son désavantage
(consid. 5).

2. Pour établir qu’il y a eu arbitraire dans l’appréciation d’un moyen
de preuve, il ne suffit pas de soutenir que le moyen en cause aurait pu
être apprécié différemment voire d’une manière plus convaincante,
encore faut-il démontrer que les solutions retenues par l’autorité qui
a pris la décision sont insoutenables, qu’elles sont en contradiction
manifeste avec la situation effective ou qu’elles ont été adoptées sans
motifs objectifs (consid. 6).

3. Importance, en l’espèce, d’une procédure pénale ouverte en Turquie
pour des motifs politiques, quand bien même cette procédure a abouti à
l’acquittement de l’intéressé (consid. 11).

Art. 26-28 und 33 VwVG. Art. 4 BV. Recht auf Akteneinsicht und
Verletzung des Anspruchs auf rechtliches Gehör. Art. 11 Abs. 3 Bst. a
AsylG. Willkürliche Beweiswürdigung.

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1. Es stellt keine Verletzung des Anpruchs auf rechtliches Gehör dar,
wenn das BFF einem Gesuchsteller die Einsicht in ein Beweismittel
verweigert, dessen Inhalt dem Gesuchsteller bekannt ist und vom BFF
nicht zu seinem Nachteil verwendet wird (E. 5).

2. Eine willkürliche Beweiswürdigung liegt nicht schon dann vor, wenn
die fraglichen Beweismittel anders oder in überzeugenderer Weise
hätten gewürdigt werden können. Es muss vielmehr dargelegt werden,
dass die von der entscheidenden Behörde gezogenen Schlüsse absolut
unhaltbar, in klaremWiderspruch zum effektiven Sachverhalt stehen
oder ohne objektive Begründung sind (E. 6).

3. Erheblichkeit eines in der Türkei aus politischen Gründen
eingeleiteten Strafverfahrens, selbst wenn dieses zu einem Freispruch
geführt hat (E. 11).

Art. 26-28 e 33 PA. Art. 4 Cost. Diritto d’esaminare gli atti e violazione
del diritto di essere sentito. Art. 11 cpv. 3 lett. a LAsi. Apprezzamento
arbitrario di mezzi di prova.

1. Non viola il diritto di essere sentito il rifiuto da parte dell’UFR di
trasmettere al ricorrente un mezzo di prova di cui quest’ultimo conosce
il contenuto e che non è adoperato contro di lui (consid. 5).

2. Onde dimostrare l’arbitrarietà dell’apprezzamento delle prove, non
è sufficiente argomentare che le prove in questione avrebbero potuto
essere valutate differentemente o, finanche, in modo più convincente,
ma occorre dimostrare che le conclusioni tratte dall’autorità
giudicante sono assolutamente insostenibili, in contrasto manifesto con
la situazione effettiva o adottate senza motivi oggettivi (consid. 6).

3. Rilevanza in casu di un procedimento penale promosso in Turchia per
motivi politici e conclusosi con sentenza di proscioglimento (consid. 11).

Riassunto dei fatti:

S. H. Ö. ha inoltrato domanda d’asilo il 13 febbraio 1989. Ha dichiarato di
essere simpatizzante del Partiya Karkenen Kurdistans (PKK / Partito dei
Lavoratori del Kurdistan) dal 1982. Sempre nel 1982 sarebbe stato fermato,
trattenuto per complessivi 3 mesi, interrogato e maltrattato. Sarebbe stato
promosso contro di lui, ed altri, un procedimento penale, ma sarebbe stato
rilasciato su cauzione. Non sarebbe stato condannato, ma dopo il rilascio, per
6 mesi avrebbe dovuto firmare un registro al posto di polizia. L’ultimo fermo
- durante il quale non sarebbe stato maltrattato - risalirebbe al mese di (…)
del 1988. Il motivo per cui avrebbe deciso di abbandonare la Turchia sarebbe
da ricercare nell’arresto del cugino X. nel dicembre del 1988. Avrebbe infatti

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saputo che il suo nome era comparso nell’incartamento del cugino e che serio
era il rischio di essere ricercato. Temendo un ulteriore arresto, avrebbe deciso
d’espatriare.

L’Ufficio federale dei rifugiati (UFR) ha pronunciato il 7 maggio 1993 una
decisione di diniego della domanda d’asilo del richiedente, non ritenendo
adempiti i presupposti per il riconoscimento della qualità di rifugiato. Detto
Ufficio ha rilevato che il (…) l’interessato è stato assolto dalle accuse rivoltegli
nella procedura promossa nel 1982, e ha quindi giudicato l’episodio irrilevante
per la concessione dell’asilo. Per quanto riguarda gli altri accadimenti evocati
dall’interessato, l’UFR li ha giudicati inverosimili. In particolare, l’UFR
ritiene che in merito alle conseguenze per lui dell’arresto del cugino X., il
richiedente si perde in congetture. Inoltre, se vi fossero stati sospetti circa
un suo coinvolgimento nelle attività del cugino, e se queste attività fossero
state a favore del PKK, tenuto pure conto del contesto allora regnante in
Turchia, sarebbe stato arrestato pure lui e ciò ancor prima di poter essere
informato delle intenzioni dell’autorità. L’UFR ha pure rilevato imprecisioni
nelle dichiarazioni di S. H. Ö. in merito al suo statuto di simpatizzante o meno
del PKK, nonché alle date d’inizio delle evocate attività d’aiuto a favore del
PKK. Infine, secondo l’UFR il richiedente ha esagerato la durata della sua
detenzione del 1982, si è guardato bene dal produrre la sentenza del processo,
e, contro ogni attesa in ragione delle regole in vigore, ha fatto stato di un
obbligo di firma successivamente alla sua liberazione.

L’11 giugno 1993, S. H. Ö. ha inoltrato ricorso dinanzi alla CRA contro la
summenzionata decisione dell’UFR, nel quale chiede, in via principale,
l’accoglimento del gravame, l’annullamento del giudizio litigioso, e la
concessione dell’asilo in suo favore, ed in via subordinata, la constatazione
dell’inammissibilità e inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Si
duole di un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente
rilevanti, nonché di un abuso del potere d’apprezzamento. Fa valere che
talune dichiarazioni da lui rese, che avrebbero consentito di determinarsi
per la verosimiglianza delle allegazioni, non sono state tenute in debita
considerazione. Rimprovera all’UFR di non avergli sottoposto per esame
la sentenza concernente il processo subito in Turchia, impedendogli così
di difendere in modo adeguato i propri interessi. Contesta che il giudizio
d’assoluzione nei suoi confronti vanifichi la plausibilità delle sue allegazioni
al proposito. Osserva che l’evocata contraddizione sulle sue attività politiche
rilevata nella decisione impugnata (simpatizzante o meno del PKK) di fatto
non esiste, ove si ponga mente al fatto che ha sempre dichiarato di avere
aiutato il PKK. Afferma di non avere mai esagerato la durata della detenzione
del 1982. Quanto all’obbligo di sottostare a firma, asserisce che è di pubblico
dominio che le autorità turche esercitano delle pressioni illegittime contro
persone loro invise. Rimprovera all’autorità inferiore il frequente ricorso a
presunzioni. Afferma che il timore soggettivo, da lui risentito, di poter essere
vittima di future persecuzioni da parte delle autorità statuali a cagione delle
proprie opinioni politiche è fondato, e pertanto adempite le condizioni per il
riconoscimento della qualità di rifugiato e la concessione dell’asilo in Svizzera.

Chiamato ad esprimersi, l’UFR ha proposto la reiezione del gravame. Detto
Ufficio ha precisato che le informazioni in merito al processo subito dal
ricorrente sono state ricavate dall’incarto di un altro richiedente d’asilo CRA
(e non da contatti illegittimi con le autorità statuali turche), incarto che sarà

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trasmesso alla CRA e la cui consultazione non appartiene al ricorrente. L’UFR
ha pure rilevato che in caso non vi è stata violazione del diritto di essere
sentito, ma che un eventuale vizio è stato sanato in procedura di ricorso.

La CRA ha provveduto d’ufficio ad assumere agli atti causa gli incarti di tre
persone coinvolte nel processo sfociato nella sentenza di proscioglimento del
(…) e che hanno chiesto protezione in Svizzera. Due di loro hanno ottenuto
l’asilo, mentre il terzo vi ha rinunciato per motivi personali.

La CRA ha accolto il ricorso, annullato il giudizio litigioso, riconosciuto al
ricorrente la qualità di rifugiato e ordinato all’UFR d’accordargli l’asilo.

Dai considerandi:

5. Il ricorrente si duole di una violazione del diritto di essere sentito, in
quanto l’autorità inferiore non avrebbe trasmesso l’integralità dell’incarto,
negandogli l’esame di un documento usato quale mezzo di prova (la sentenza
di proscioglimento).

a. Il diritto di essere sentito comprende varie facoltà fra cui quella di fornire
prove su fatti rilevanti per il giudizio, quella di farsi rappresentare o assistere,
quella di ottenere una decisione motivata, quella di ottenere conoscenza degli
atti di causa, e soprattutto quella di esprimersi prima che una decisione sia
presa. D’altra parte, il diritto di essere sentito è violato dall’autorità che non
informa le parti del completamento dell’incarto con documenti (mezzi di
prova) destinati a risolvere un punto di diritto determinante e di cui la parte
non poteva avere conoscenza né supporre la pertinenza nel caso concreto
(Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in
materia d’asilo [GICRA] 1994 n. 29 consid. 5). In altri termini, l’autorità non
può limitarsi di regola a mettere passivamente a disposizione l’incartamento,
ma è tenuta ad orientare convenientemente l’interessato circa lo stato della
pratica.

b. Nel caso di specie il ricorrente ben sapeva di essere stato prosciolto da
ogni accusa nel procedimento penale di cui trattasi, proscioglimento da
lui stesso evocato in corso di procedura, basta al proposito leggere con un
minimo d’attenzione le dichiarazioni da lui rese nel corso dell’audizione
del 9 marzo 1989, e si è persino impegnato a produrre la documentazione
giudiziaria relativa al processo stesso. Non si vede pertanto perché l’UFR
non avrebbe potuto attingere a tale documentazione (che per svista non ha
enumerato nell’indice degli atti di causa) se già in suo possesso, o perché
avrebbe dovuto - e non solo potuto - informare il ricorrente della sua volontà
di adoperare, come mezzo di prova, un documento il cui contenuto essenziale,
per avere vissuto i fatti in prima persona, gli era noto. Peraltro, l’arresto del
1982 e la conseguente procedura penale essendo circostanze non contestate
neanche dall’autorità inferiore, la censura sollevata dall’insorgente di
violazione del diritto di essere sentito, per essere stato impedito dal difendere
convenientemente i propri interessi in sede di ricorso, è infondata e va
disattesa.

6. Il ricorrente si duole di un abuso del potere d’apprezzamento. Nel caso
concreto, egli tuttavia non dimostra dove l’UFR è incorso in abuso del potere
d’apprezzamento, segnatamente in arbitrio nella valutazione dei mezzi

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probatori acquisiti agli atti, o in disparità di trattamento, o in violazione dei
principi della buona fede, o della proporzionalità. Giova fra l’altro rilevare che
trattandosi di apprezzamento di prova, onde dimostrarne l’arbitrarietà, non
è sufficiente argomentare che le prove in questione avrebbero potuto essere
valutate differentemente o, finanche, in modo più convincente, ma occorre
dimostrare che le conclusioni tratte dalla prima istanza sono oggettivamente
assolutamente insostenibili, in contrasto manifesto con la situazione effettiva o
adottate senza motivi oggettivi (DTF 122 I 67 consid. 3a e relativi riferimenti).

Un’autorità viola il principio della parità di trattamento allorquando stabilisce
distinzioni giuridiche che non si fondano su alcun elemento ragionevole conto
tenuto della situazione di fatto da regolamentare (DTF 121 I 102 consid. 4a
pag. 104). Ritenuto che il concetto di parità di trattamento è per sua natura
fluido, ovvero non suscettibile di esatta definizione, occorre che l’ingiustizia
usata all’interessato sia grossolana, e che le situazioni, rispetto alle quali la
disparità sarebbe stata esercitata, siano nella sostanza assolutamente uguali.
Non incombe certo alla CRA di procedere d’ufficio all’esame della fattispecie
da questo profilo, tantomeno allorquando, come in casu, il ricorrente è
patrocinato e gli è noto che perlomeno una persona coinvolta nel processo
conclusosi nel (…) ha deposto domanda d’asilo in Svizzera. Di conseguenza, la
censura d’abuso del potere d’apprezzamento, immotivata, va disattesa.

7.a. Maggiore attenzione merita invece la censura d’insufficiente
accertamento dei fatti giuridicamente rilevanti. In tale contesto, va esaminato
se la valutazione della fattispecie da parte dell’UFR resiste al libero esame da
parte della CRA, e non solo dal profilo dell’arbitrio, arbitrio che implicherebbe
un’insufficienza assoluta della decisione impugnata. Va pertanto vagliato
se il giudizio litigioso è affetto da errori logici o giuridici nelle conseguenze
tratte dai fatti risultanti dalle carte processuali, e quindi se è viziato da
un’insufficienza relativa nella valutazione (relativa perché i fatti e le
prove non sono suscettibili di valutazione tipica e unica). Il sindacato di
legittimità dal profilo dell’insufficiente accertamento della fattispecie s’estende
dunque fino all’annullamento della decisione impugnata ogni qualvolta il
provvedimento impugnato non rispetti le leggi dello sviluppo logico-giuridico
delle premesse di fatto - dove per logico s’intende adeguato, giusto, coerente -
e non solo quando questa difformità si evidenzi come manifesta ingiustizia o
manifesta illogicità.

b. Giusta l’art. 16a cpv. 1 della legge del 5 ottobre 1979 sull’asilo (LAsi, RS
142.31), solo se in base all’audizione sui motivi d’asilo risulta evidente che
il richiedente non è in grado di provare o rendere verosimile di essere un
rifugiato e se nessun motivo si oppone all’allontanamento dalla Svizzera, la
domanda d’asilo può essere respinta senza procedere agli ulteriori chiarimenti
previsti dall’art. 16c LAsi.

Ora, nella fattispecie, non si poteva, e non si può, sostenere che in base
all’audizione sui motivi d’asilo risultava evidente che il richiedente non era
in grado di provare o rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. A tal
proposito è sufficiente rilevare che l’autorità inferiore stessa ha considerato,
a giusto titolo, verosimili le dichiarazioni del ricorrente concernenti l’arresto
del 1982 e successivo processo a suo carico poiché prevenuto colpevole, con
altri, d’attività in favore del PKK. In simile evenienza, s’impone - anche a

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http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_122_I_67&resolve=1
http://jumpcgi.bger.ch/cgi-bin/JumpCGI?id=BGE_121_I_102&resolve=1

distanza d’anni - un’attenta analisi della situazione personale dell’interessato
in relazione ai timori d’esposizione a future persecuzioni, tutt’altro che
inconsistenti in considerazione della nota realtà vigente in Turchia.

c. D’altra parte, e nella misura in cui l’UFR ha fatto ricorso all’incarto della
procedura d’asilo di altro coimputato nel processo conclusosi con sentenza
del (…), esso non poteva limitarsi all’analisi di un solo elemento risultante
da tale incarto, ovvero il proscioglimento di tutti gli imputati dalle accuse
di attività in favore del PKK, e sottacere - quindi non esaminare - il fatto che
tale coimputato, e un altro ancora, avevano ottenuto l’asilo in Svizzera, pur
essendo espatriati anche loro anni dopo la sentenza di proscioglimento del (…).

d. In siffatte circostanze, la censura d’accertamento inesatto ed incompleto dei
fatti giuridicamente è fondata e la decisione impugnata va annullata.

8. Quando la CRA annulla una decisione, essa può sostituirsi all’istanza
inferiore e giudicare direttamente nel merito o eccezionalmente rinviare
la causa per nuovo giudizio (art. 61 cpv. 1 della legge federale del 20 dicembre
1968 sulla procedura amministrativa [PA], RS 172.021). In particolare, essa si
sostituirà all’autorità inferiore se gli atti sono completi o comunque sufficienti
a statuire sull’applicazione del diritto federale (GAAC 61.13 consid. 12). Nel
caso concreto tale requisito è adempito.

9. Ai sensi dell’art. 3 LAsi, devono essere considerati rifugiati gli stranieri
che nel loro Paese d’origine sono esposti a seri pregiudizi o hanno fondato
timore di esserlo, segnatamente per motivi politici o religiosi. In altri termini,
devono essere considerati rifugiati non solo le persone che possono far valere
una persecuzione attuale, ma anche coloro che fuggono una persecuzione
futura. Se la persecuzione già subita non è di per sé determinante in materia
d’asilo, per esempio perché d’intensità insufficiente o perché troppo lontana
nel tempo, occorre esaminare se possa provocare un giustificato timore
d’esposizione a future persecuzioni. Temere a giusto titolo una persecuzione
comprende un elemento soggettivo ed un elemento oggettivo: è rifugiato colui
che teme (soggettivamente) una persecuzione; questo timore deve essere
oggettivamente fondato, ovvero deve apparire giustificato in rapporto con la
situazione reale. Il solo fatto che un richiedente l’asilo sia preoccupato non è
sufficiente per ammettere un timore fondato di future persecuzioni. Indizi in
tal senso possono essere considerati, per esempio, i precedenti dei familiari del
richiedente l’asilo, la sua appartenenza ad un gruppo sociale o politico oppure
essere determinati dalla sua razza, dalla sua religione o dalla sua nazionalità, o
ancora dipendere dalle sue esperienze personali, dalla persecuzione già subita
- in sé non determinante in materia d’asilo -, da una grande vulnerabilità
personale (ad esempio per le donne), dai pregiudizi seri inflitti a persone
appartenenti alla medesima organizzazione (cfr. GICRA 1997 n. 10, pag. 73
e seg., consid. 6 e relativi riferimenti). Inoltre, colui che è già stato vittima
di persecuzioni statuali ha ragioni obiettive di avere un timore soggettivo
più pronunciato rispetto a colui che ne è oggetto per la prima volta. Peraltro,
il timore soggettivo è fondato pure allorquando superi in realtà quello che
proverebbe una persona ragionevole nella medesima situazione, ma resti
nondimeno intelligibile (GICRA 1994 n. 24, pag. 171 e segg.).

10. In materia d’asilo un fatto è processualmente dimostrato allorquando è
verosimile nel senso della probabilità preponderante. In altri termini, i fatti
determinanti devono essere il più possibile consistenti, ovvero resistenti alle

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https://www.amtsdruckschriften.bar.admin.ch/viewOrigDoc/150003377.pdf?ID=150003377

obiezioni, precisi, ovvero non suscettibili di diversa interpretazione altrettanto
o più verosimile, e concordanti, ovvero non in contrasto fra loro o più ancora
con altri dati o elementi certi. Lo sono solo se, valutando il loro contenuto
oggettivo, la fonte da cui provengono, le modalità d’acquisizione ed il rapporto
con il fatto sottoposto ad indagine, ne discende una ridotta possibilità di un
loro ribaltamento o di una loro interpretazione alternativa, sebbene mai del
tutto scartabile.

11.a. Non può essere seriamente contestato che il ricorrente ha reso
verosimile, nel senso della probabilità preponderante, di essere stato arrestato
nel 1981 e 1982, in quest’ultimo caso incarcerato - per oltre 30 giorni -
gravemente maltrattato (fra l’altro con scariche elettriche e violenti colpi
di bastone) e poi processato, unitamente ad altri, siccome prevenuto colpevole
di attività sovversive a favore del PKK. È pure credibile che, nonostante il
proscioglimento da ogni accusa, il ricorrente sia poi stato astretto, pur in
assenza di base legale, a sottoscrivere ogni giorno e per sei mesi «un registro
delle presenze», come notoriamente è avvenuto in molte circostanze (cfr.
fra l’altro il racconto di due coimputati al processo conclusosi con sentenza
del […] che hanno chiesto asilo in Svizzera). È plausibile, in considerazione
dell’insieme delle risultanze processuali, che il ricorrente sia stato, fino al
momento dell’espatrio, attivo in favore del PKK (con aiuti sul piano logistico ed
alimentare) e che sia stato fermato dalla polizia nel (…) 1988 per una verifica, e
ciò indipendentemente da divergenze marginali nelle sue dichiarazioni sulla
data d’inizio di dette attività e sul suo statuto in seno al PKK.

Benché sussista qualche elemento d’incertezza, nella sostanza si può prestare
fede all’insorgente anche quando dichiara che, all’ennesimo arresto del
cugino X. nel dicembre del 1988, ha temuto pure lui, in considerazione dei
suoi precedenti e degli aiuti finanziari forniti al cugino, di poter essere oggetto
di un nuovo arresto. Da quanto esposto, discende che una valutazione globale
dei mezzi probatori acquisiti agli atti consente di ritenere verosimile l’insieme
delle allegazioni determinanti rese dall’interessato.

b. Resta da esaminare se l’interessato possa tuttora risentire un fondato
timore d’esposizione a future persecuzioni. Il ricorrente ha reso plausibile
di essere stato oggetto d’incarcerazioni, di avere subito gravi maltrattamenti,
di essersi dovuto sottoporre ad una procedura penale dal carattere politico
all’inizio degli anni ottanta nonché ad un obbligo di firma per sei mesi, di
essere stato successivamente sorvegliato e fermato in un’occasione nel
(…) 1988. Sfiora la certezza il fatto che, nonostante il proscioglimento, ma
conto tenuto della natura politica del processo succitato, l’insorgente sia
stato schedato. In considerazione degli aiuti forniti al cugino X., arrestato
per l’ennesima volta nel dicembre del 1988, e dei sospetti di correità e
favoreggiamento del PKK gravanti sull’insieme della famiglia (non va
dimenticato che nel processo più volte menzionato in questa sede sono stati
coinvolti pure due fratelli dell’insorgente), il ricorrente aveva ed ha fondato
timore d’esposizione a future persecuzioni che, quand’anche superiore a
quello che proverebbe una persona ragionevole nella medesima situazione,
resta nondi

meno intelligibile, ritenuti i trattamenti inumani subiti dal ricorrente
medesimo nel corso delle detenzione del 1982.

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Va rilevato che benché nella provincia di Gaziantep siano diminuiti gli scontri
armati tra esercito e PKK, la repressione di tale movimento si protrae su
larga scala nell’insieme del Paese, di modo che non vi è stata tra il momento
dell’espatrio ad oggi alcuna sostanziale modifica della situazione generale
regnante nel Paese. Non bisogna poi dimenticare che consistenti devono
pure essere considerati, in caso di rimpatrio, i sospetti che peserebbero sul
ricorrente di avere intrattenuto in Svizzera legami con membri riconosciuti
del PKK, che hanno ottenuto asilo nel nostro Paese e che sono stati coinvolti
con lui nel più volte richiamato processo «politico» allora conclusosi con
sentenza di proscioglimento.

c. Da quanto esposto, consegue che deve essere riconosciuta a S. H. Ö., che ha
fondato timore d’esposizione a futuri seri pregiudizi, la qualità di rifugiato
(art. 3 cpv. 1 e 2 LAsi) e l’asilo in Svizzera (art. 4 LAsi), ritenuto altresì che nulla
vi si oppone ai sensi dell’art. 1 F della Conv. del 28 luglio 1951 sullo statuto dei
rifugiati (Conv., RS 0.142.30), o dell’art. 8 LAsi.

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JAAC 63.9 - Estratto della sentenza della Commissione svizzera di ricorso in materia

d'asilo del 6 aprile 1998, anche pubblicato in Giurisprudenza ed informazioni della

Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1998 n. 18

In Verwaltungspraxis der Bundesbehörden
Dans Jurisprudence des autorités administratives de la Confédération
In Giurisprudenza delle autorità amministrative della Confederazione

Jahr 1999
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Band 63
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	Estratto della sentenza della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo del 6 aprile 1998, anche pubblicato in Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1998 n. 18
	Riassunto dei fatti:
	Dai considerandi: