# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4273bca9-5d48-5368-a751-fe86c6b70b53
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-12-03
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 03.12.2003 12.2003.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2003-8_2003-12-03.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2003.8

  	
  Lugano

  3 dicembre
  2003/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Chiesa e Rampini (supplente)

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2002.6
della Pretura del Distretto di __________ promossa con petizione 2 luglio 2002
da

 

	
   

  	
  __________ 

  patrocinata
  dall' __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ 

   

  

 

chiedente la condanna del convenuto al pagamento della
somma di Fr. 11'626.-, aumentata in sede di udienza preliminare a Fr. 13'830.-,
oltre interessi (in materia di assegno bancario - indebito arricchimento);

 

domanda che, contumace il convenuto, il Segretario
assessore, con sentenza 17 dicembre 2002, ha accolto;

 

appellante il convenuto che, con gravame 24 dicembre
2002/17 gennaio 2003 chiede la riforma del querelato giudizio, nel senso di
respingere la petizione;

 

mentre l'attrice, con osservazioni 11 febbraio 2003,
postula la reiezione dell’appello con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti e i documenti
prodotti.

 

 

 

Ritenuto

 

 

in fatto:

 

 

                                  A.   In data 23 ottobre 1999 il signor __________ ha presentato per il
pagamento alla Banca __________ un assegno di GB£ 11'500.- emesso dalla
__________ (doc. _ e _). Con valuta 26 ottobre 1999 la Banca __________ ha
accreditato sul conto del cliente n. __________ il controvalore di Fr. 27'830.-
(doc. _). Il mese successivo la banca ha ricevuto dalla centrale un avviso di
addebito per l’assegno in parola, perché il conto dell’emittente era stato
chiuso. Con scritto 24 novembre 1999 la banca ha informato il cliente chiedendo
la restituzione di Fr. 23'982,95 (doc. _), importo debitore del conto. Il signor
__________ ha parzialmente fatto fronte a questa richiesta, rimborsando alla
banca complessivamente Fr. 14'000.-, mediante tre versamenti: di Fr. 5'000.- il
4 gennaio 2000; Fr. 4'000.- il 25 gennaio 2000 e Fr. 5'000.- il 20 settembre
2000.

 

 

                                  B.   Con petizione 1° luglio 2002 la Banca __________ si è rivolta al
Pretore chiedendo la condanna del signor __________ al pagamento di una somma
di Fr. 11'626.-, oltre interessi al 5% a decorrere dal 24 novembre 1999,
unitamente alla rimozione in via definitiva dell’opposizione interposta dal
debitore al precetto esecutivo n. __________del Betriebungsamt di __________.

                                         Il
convenuto, precluso, non ha preso posizione sulla pretesa attorea. 

                                         In sede
di udienza preliminare l’attrice ha esteso la sua domanda da Fr. 11'626.- a Fr.
13'830.-, rilevando che il credito era pari alla differenza fra l’importo che
era stato accreditato sul conto del convenuto (Fr. 27'830.-) e la somma che era
stata nel frattempo rimborsata dal debitore (Fr. 14'000.-). 

 

 

                                  C.   Con sentenza 17 dicembre 2002 il Segretario assessore della Pretura
di __________ ha accolto parzialmente la petizione, condannando il convenuto al
pagamento della somma di Fr. 13'830.--, oltre interessi al 5% a decorrere dal
19 gennaio 2001 e rigettando in via definitiva l’opposizione al precetto
esecutivo limitatamente alla somma di Fr. 11'009.--, oltre interessi a fare
tempo dalla data suddetta.

                                  D.   Contro il premesso giudizio il convenuto si è aggravato in appello,
osservando che la sua preclusione deve essere scusata, perché egli, di lingua
madre tedesca non aveva capito la portata della sua inazione processuale.
Rimprovera al Pretore di non aver considerato che l’attrice accreditò sul suo
conto e incondizionatamente il controvalore dell’assegno senza aver proceduto a
delle verifiche sulla provvista. Contesta che la somma che egli è tenuto a
restituire è più alta rispetto a quella dell’assegno scontato, come pure rileva
che gli interessi che gli sono stati addebitati al 9% non trovano alcun
fondamento. Soggiunge che egli non ha mai ricevuto le condizioni generali della
Banca __________ e che la causa non ha conosciuto istruttoria alcuna.

 

                                         Con
tempestive osservazioni l’attrice si è opposta all’appello con delle
considerazioni di cui si dirà, all’occorrenza, nei successivi considerandi di
diritto.

 

 

Considerato

 

in diritto:

 

 

                                   1.   L’appellante sostiene che la sua preclusione era scusabile, perché
egli non conosce a sufficienza la lingua italiana. La censura è priva di
pregio, perché a norma dell’art. 117 cpv. 1 CPC il processo civile si svolge in
lingua italiana. Il principio della territorialità delle lingue nazionali nella
procedura giudiziaria è pacifico ed è conforme tanto alla Costituzione federale
(art. 70), quanto alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cocchi-Trezzini,
CPC-TI, ad art. 117 m. 1). Il convenuto non può quindi dolersi del fatto che
non aveva una buona padronanza della lingua italiana per difendersi da questa
sua inazione processuale (mancata presentazione della risposta e assenza
all’udienza preliminare/dibattimento finale). Dagli atti risulta che in data 11
settembre 2002 il Pretore ha assegnato al convenuto un ultimo termine di 10
giorni (termine di grazia) per presentare la risposta di causa, avvertendolo
che in caso di omissione non avrebbe più potuto contestare i fatti della
petizione e che l’istruttoria sarebbe avvenuta sulle sole prove offerte dalla
parte attrice ai sensi dell’art. 169 cpv. 1 CPC. Il convenuto, che non ha
presentato la memoria di risposta di causa è precluso e con il gravame deve
limitarsi a far valere le proprie ragioni ed eccezioni senza contestare i fatti
di petizione, nella misura in cui tali fatti sono stati accertati dal Pretore
sulla base delle prove documentali offerte dalla parte attrice (Cocchi-Trezzini,
CPC-TI, ad art. 169 m. 6). Al convenuto, precluso, non competeva quindi alcun
diritto. L’appello deve altresì essere proposto nell’ossequio dell’art. 321
cpv. 1 lett. b CPC. Sussiste cioè il divieto di addurre nuovi fatti, nuove
prove ed eccezioni. In questa sede il convenuto ha prodotto un estratto conto
della Banca __________ di cui non si può tenere conto per il giudizio di
appello. 

 

 

                                   2.   Non è controverso che la Banca __________ ha accreditato l’importo
di Fr. 27'830.- sul conto del convenuto in pagamento del controvalore
dell’assegno bancario che è stato presentato alla banca per l’incasso.
L’emissione di un assegno bancario non instaura alcun rapporto, cartolare o
extracartolare, fra il prenditore del titolo e la banca trattaria, la quale,
salve le conseguenze inerenti il rapporto di provvista con l’emittente (art.
1103 CO), è libera, verso il richiedente, di effettuare il pagamento o meno. A
norma dell’art. 1104 CO l’assegno bancario non può essere accettato. Ciò
significa che la banca trattaria non assume alcun obbligo cambiario di pagare (DTF
99 II 336 consid. 2) e il portatore di un assegno non può diventare creditore
della banca (DTF 120 II 129/130). L’assegno è stato concepito dal
legislatore come un mezzo di pagamento e l’art. 1104 CO è teso ad impedire che questa
carta valore assuma funzioni diverse da quelle per le quali è stata concepita,
ovvero che diventi un mezzo di credito o che possa sostituire le banconote,
mettendo così in pericolo il monopolio della Confederazione (art. 99 Cost.).
L’accettazione di un assegno da parte di una banca non fa quindi sorgere alcun
rapporto cambiario. La promessa della banca di onorare il pagamento al
portatore della carta valore, deve essere intesa come accettazione dell’assegno
(art. 468 CO) che è contenuto nello chèque (DTF 120 II 131). Ne deriva
che se la banca, incautamente, ha corrisposto il controvalore dell’assegno al
portatore senza assicurarsi dell’esistenza o meno della provvista, non ha
alcuna legittimazione per chiedere la restituzione dei fondi a titolo di indebito
arricchimento nei confronti di chi ha ricevuto il pagamento se la provvista,
successivamente al pagamento, fa difetto (CR CO I, Petitpierre, N. 20
all’art. 62 con rinvii; DTF 117 II 407 consid. 3a; 121 III 116/117).
Sotto questo profilo l’attrice non aveva quindi alcun titolo per chiedere la
restituzione della somma di Fr. 27'830.- e l’appellante, a ragione, lo ha
evidenziato - a suo modo - nel gravame. 

 

                                   3.   Occorre nondimeno esaminare se, successivamente al pagamento della
somma di Fr. 27'830.- sul conto del convenuto, si sia perfezionato un rapporto
giuridico che possa consentire all’attrice il recupero di questo importo che,
come detto, avrebbe anche potuto non accreditare al convenuto se avesse saputo
che l’operazione non sarebbe andata a buon fine. 

                                         In data
24 novembre 1999 la Banca __________ ha chiesto la restituzione al convenuto di
quanto riteneva indebitamente pagato (doc. _). Il convenuto ha risposto con un
primo scritto (doc. _) nel quale assicurava alla banca che avrebbe proceduto a
conguagliare ("Ausgleich”) il suo conto (doc. _). A questo scritto ne
seguirono altri dai quali si poteva desumere espressamente (doc. _ e _) che
egli si riteneva debitore nei confronti della banca. Non v’è dubbio che le
dichiarazioni del convenuto si configurano giuridicamente come un
riconoscimento di debito, la cui causa può anche non essere enunciata per
essere valida (art. 17 CO; riconoscimento di debito astratto). L’obbligazione,
per definizione, è un vincolo giuridico che presuppone l’esistenza di un rapporto
di diritto in virtù del quale un soggetto è tenuto ad eseguire una prestazione
in favore di una persona. Sia che si fondi su un contratto, un atto illecito o
un indebito arricchimento, la causa del riconoscimento del debito deve esistere
ed essere valida per l’ordinamento giuridico svizzero (DTF 105 II 187;
119 II 455 consid. 1d; CR CO I, Tevini Du Pasquier, N. 2 all’art. 17).
Ne discende che il debitore può prevalersi in ogni momento dell’inesistenza del
debito e sollevare ogni eccezione fondata sul rapporto giuridico alla base del
riconoscimento. Il riconoscimento di debito ha per effetto di capovolgere
l’onere della prova: non compete al creditore provare l’esistenza della causa,
ma al debitore che contesta il debito di dimostrare che la causa non è valida o
non può più essere invocata (DTF 105 II 187 consid. 4a; 22 febbraio
2000, 4C.244/1999 consid. 2a). Così stando le cose si deve concludere che il
riconoscimento del debito da parte del convenuto nella sua corrispondenza con
la banca non poteva avere alcun effetto giuridico, giacché la banca non poteva
avanzare alcuna pretesa nei suoi confronti. Il riconoscimento di debito del
convenuto si fondava sul convincimento erroneo che la banca potesse chiedere la
restituzione di quanto aveva incautamente pagato al convenuto prima di
accertarsi se esistesse la provvista. Non esistendo alcun obbligo alla base del
riconoscimento, lo stesso non può avere effetti vincolanti nei confronti del
convenuto. Non si può approdare a conclusioni diverse se si volesse attribuire
alle dichiarazioni del convenuto effetto novatorio (art. 116 e 117 CO). Infatti
anche la novazione presuppone l’esistenza di una causa valida (DTF 127
III 150 consid. 2b; 104 II 196 consid. 3a), ovvero di un’obbligazione pregressa
che qui non sussiste. Il fatto che il convenuto fosse precluso non gli può
essere di alcun nocumento, perché il Giudice è tenuto ad applicare d’ufficio il
diritto federale (art. 87 CPC). L’appellante non ha contestato i fatti alla
base della decisione o della petizione. Si è limitato a sostenere in appello
che nei suoi confronti non vi poteva essere alcun obbligo di restituire quanto
è stato chiesto dalla banca. Anche il parziale rimborso del debito che egli
aveva riconosciuto non gli può essere opposto. Semmai, alla luce delle
considerazioni suddette,  si potrebbe porre, in altra sede, il quesito della
restituzione di quanto egli abbia indebitamente pagato (art. 62 segg. CO) alla
banca. 

 

 

                                   4.   In
queste condizioni l’appello deve essere accolto con carico di spese alla parte appellata
(art. 148 cpv. 1 CPC). All’appellante, contumace davanti al Pretore, non
possono essere riconosciute delle ripetibili in prima sede. Per la sede di
appello vanno invece assegnate delle ripetibili ridotte, posto che il convenuto
ha agito senza l’ausilio di un patrocinatore e che la stesura del gravame non
può aver comportato un lungo dispendio di tempo.

 

 

Per i quali motivi

richiamati per le spese l’art. 148 CPC, la LTG e
la TOA

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                    I.   L’appello
24 dicembre 2002/17 gennaio 2003 del signor __________ è accolto e di
conseguenza la sentenza 17 dicembre 2002 del Segretario assessore della Pretura
di __________ è così riformata:

 

                                         1.     La petizione
2 luglio 2002 della Banca __________ è respinta.

 

                                         2.     La tassa di
giustizia di Fr. 450.-- e le spese sono poste a carico della parte attrice. Non
si assegnano ripetibili. 

 

 

 

 

 

                                   II.   Le
spese della procedura di appello consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia      Fr. 350.-

                                         b) spese                         Fr.  
50.-

                                         totale                              Fr.
400.-

 

                                         già
anticipati dall’appellante, sono poste a carico dell’appellata, con l’obbligo
di rifondere alla parte appellante Fr. 100.- a titolo di ripetibili.

 

                                  III.   Intimazione:

	
   

  	
  - 

  - 

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di __________

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario