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**Case Identifier:** 3374e724-9af8-5d17-9396-2bf4b02b00fa
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-10-11
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 11.10.2023 SK.2022.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2022-17_2023-10-11.pdf

## Full Text

Sentenza dell’11 ottobre 2023 
Corte penale 

Composizione  Giudice penale federale Fiorenza Bergomi,  

Giudice unico, 

Cancelliere Lorenzo Rapelli  

Parti  1. MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERA-

ZIONE, rappresentato dalla Procuratrice federale 

Lucienne Fauquex,  

  

2. DIPARTIMENTO FEDERALE DELLE FINANZE,  

rappresentato dal Dr. Christian Heierli, capo del Ser-

vizio diritto penale,   

  

 
contro 

 
 A., difeso dall’avvocato di fiducia Davide Ceroni. 

 

Oggetto  Violazione dell’obbligo di comunicazione secondo l’art. 37 

della legge federale del 10 ottobre 1997 relativa alla lotta 

contro il riciclaggio di denaro e finanziamento del terrori-

smo. 

  

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

Numero dell ’ incarto: SK.2022.17 

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SK.2022.17 

In fatto: 

I. Procedura penale amministrativa 

A. In data 11 febbraio 2019 l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (in 

seguito: FINMA) ha presentato all’indirizzo del Dipartimento federale delle 

finanze (in seguito: DFF) una denuncia penale nei confronti dei responsabili in 

seno all’istituto bancario B. SA nonché di ogni altra persona coinvolta, per 

sospetta violazione dell’obbligo di comunicazione ai sensi dell’art. 37 della Legge 

federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del 

terrorismo (LRD; RS 955.0; cfr. act. DFF 10 1 e segg.). La denuncia era legata 

al coinvolgimento di B. SA nella vicenda di corruzione relativa alla Federazione 

internazionale di calcio (in seguito: FIFA).  

B. Dopo aver chiesto ed ottenuto dalla FINMA copia degli atti rilevanti per il proprio 

procedimento, il 3 maggio 2021 il DFF ha aperto una procedura penale 

amministrativa contro ignoti per sospetto di violazione dell’art. 37 LRD in 

applicazione dell’art. 50 cpv. 1 della Legge federale concernente l’Autorità 

federale di vigilanza sui mercati finanziari (LFINMA; RS 956.1; cfr. act. DFF 40 1). 

C. Il DFF ha successivamente ottenuto assistenza amministrativa dall’Ufficio 

federale di giustizia (in seguito: UFG) e dal Ministero pubblico della 

Confederazione (in seguito: MPC), raccolto copia dei messaggi di posta 

elettronica riconducibili alle persone implicate nel caso nonché ulteriori 

precisazioni presso la FINMA, ordinato a B. SA l’edizione e il rilascio di 

informazioni e organigrammi riguardanti il settore Legal & Compliance, e si è 

altresì fatta trasmettere il regolamento e le direttive in vigore tra il 2008 e il 2015 

dall’Organismo di autodisciplina dei fiduciari del Canton Ticino (in seguito: OAD-

FCT; cfr. act. DFF 31 2-1795; 32 2-61; 30 13-434: 33 11-279; 31 1796-1816; 32 

62-267; 35 35-119). 

D. Il citato Dipartimento ha quindi perseguito le violazioni dell’obbligo di 

comunicazione nell’ambito di due procedimenti distinti concernenti, da una parte 

B. SA (DFF no. 1), e dall’altra A. in qualità di gestore patrimoniale esterno. Per 

quanto concerne la procedura a carico dell’imputato, nel processo verbale finale 

del 28 settembre 2021 il DFF è giunto alla conclusione che quest’ultimo andava 

ritenuto colpevole di violazione intenzionale dell’obbligo di comunicazione ai 

sensi dell’art. 37 LRD, commessa in periodi diversi a seconda del conto bancario 

considerato ma in ogni caso compresi tra il 1° novembre 2008 ed il 20 luglio 2015 

(cfr. act. DFF 80 11 e segg.).  

E. Con scritto del 26 ottobre 2021, l’imputato si è espresso in merito al contenuto 

del suddetto processo verbale per il tramite del suo difensore, chiedendo, in 

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SK.2022.17 

primo luogo, di essere interrogato e, nel merito, il proscioglimento da ogni e 

qualsiasi ipotesi accusatoria; subordinatamente ha postulato la derubricazione 

del reato nella forma della commissione per negligenza (cfr. act. DFF 80 66 e 

segg.). 

F. La procedura riguardante B. SA si è conclusa con l’emissione, il 29 novembre 

2021, di un decreto penale che ha condannato l’istituto bancario al pagamento di 

una multa di CHF 50’000.– e delle spese procedurali, per violazione dell’obbligo 

di comunicazione ai sensi dell’art. 37 cpv. 2 LRD in relazione ai conti oggetto del 

presente procedimento (cfr. act. SK.9.511.032 e segg.). 

G. Il DFF, dopo aver ottenuto anche ulteriore documentazione riguardante A., ha 

provveduto, in data 16 dicembre 2021, ad interrogare l’imputato come da sua 

richiesta (cfr. act. DFF 60 1 e segg.).  

H. Mediante decisione di rinvio del 21 dicembre 2021, la funzionaria inquirente ha 

deciso la chiusura dell’inchiesta trasmettendo nel contempo gli atti procedurali 

alla capogruppo per la decisione (cfr. act. DFF 40 4-5). 

I. Con decreto penale del 20 gennaio 2022, il DFF ha riconosciuto A. autore 

colpevole di violazione dell’obbligo di comunicazione secondo l’art. 37 cpv. 1 LRD 

per i fatti intervenuti tra il 1° novembre 2008 e il 20 luglio 2015, e lo ha condannato 

al pagamento di una multa di CHF 30’000.– e delle spese procedurali pari a  

CHF 4’250.– (cfr. act. DFF 90 1-26). 

J. L’imputato, il 18 febbraio 2022, vi ha interposto opposizione, chiedendo in via 

principale il proscioglimento e in via subordinata una derubricazione del reato alla 

violazione dell’obbligo di comunicazione secondo l’art. 37 cpv. 2 LRD (per 

negligenza) e la condanna a una multa non superiore a CHF 5’000.–; in entrambi 

i casi con tasse e spese a carico della Confederazione (cfr. act. DFF 90 27 e 

segg.). 

K. Il 16 marzo 2022, il DFF ha, dunque, emesso una decisione penale ai sensi 

dell’art. 70 DPA nei confronti di A. (cfr. act. DFF 100 1 e segg.), riconoscendolo 

autore colpevole di violazione per dolo dell’obbligo di comunicazione secondo 

l’art. 37 cpv. 1 LRD  per i fatti intervenuti tra il 1° novembre 2008 e il 20 luglio 

2015, e lo ha condannato al pagamento di una multa di CHF 30’000.– e delle 

spese procedurali pari a CHF 5’680.–.  

La predetta decisione penale è stata notificata all’imputato il 17 marzo 2022 

(cfr. act. DFF 100 69). 

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SK.2022.17 

L. Mediante scritto del 25 marzo 2022 (cfr. act. SK 9.100.004), A. ha chiesto di 

essere giudicato dal Tribunale penale federale (in seguito: TPF). 

M. Il DFF, in data 12 aprile 2022, ha inoltrato l’incartamento al MPC, proponendo 

anche, quale messa in stato di accusa subordinata, la condanna per negligenza 

(act. SK 9.100.001 e segg.). Il 22 aprile 2022, il MPC ha trasmesso il dossier per 

giudizio al TPF (act. SK 9.100.0083-84). 

II. Procedura giudiziaria 

A. Il 26 aprile 2022, il Presidente della Corte penale del TPF ha comunicato alle parti 

l’avviso di entrata del caso e la composizione della Corte (cfr. act. SK 9.120.001), 

poi modificata il 3 agosto 2022 (cfr. act. SK.9.120.003).  

B. Il 26 settembre 2022 la Corte penale ha informato le parti in merito alle prove che 

sarebbero state assunte d’ufficio e le ha invitate a presentare, entro il 24 ottobre 

2022, eventuali istanze probatorie (cfr. act. SK 9.400.001). Con scritto del 

18 ottobre 2022, il DFF ha comunicato di non avere istanze probatorie da 

proporre; in data 4 novembre 2022 il difensore di A. ha presentato un’istanza 

probatoria (cfr. act. SK 9.521.004 e segg.). Il DFF ha avuto modo di esprimersi 

sull’istanza della difesa il 21 novembre 2022 (cfr. act. SK 9.511.002 e segg.). Il 

1° dicembre 2022 A. ha a sua volta inoltrato alcune osservazioni complementari 

(cfr. act. SK 9.521.009 e segg). Il MPC è rimasto silente. 

C. Il 22 dicembre 2022 il DFF ha trasmesso un elenco atti dettagliato alla Corte ed 

alla difesa (cfr. act. SK 9.521.010 e segg.). 

D. Con decreto dell’11 gennaio 2023, la Direzione della procedura ha deciso 

l’acquisizione agli atti del processo verbale finale del 28 settembre 2021 e del 

decreto penale del 29 novembre 2021 relativi al procedimento n. 1 condotto dal 

DFF nei confronti di B. SA, dell’estratto del casellario giudiziale svizzero 

dell’imputato, dell’estratto dell’ufficio esecuzioni e fallimenti e della 

documentazione fiscale a far tempo dal 2019 relativi all’imputato, nonché del 

formulario relativo alla situazione personale e patrimoniale dell’imputato. Le 

ulteriori istanze probatorie sono state respinte nella misura della loro ricevibilità 

(cfr. act. SK 9.250.001 e segg.).  

E. In data 11, rispettivamente 12 aprile 2023 il DFF ed il MPC hanno comunicato di 

non avere questioni pregiudiziali da sollevare al dibattimento (cfr. act. 

SK 9.510.001; 9.511.085). Con scritto del 19 aprile 2023 la difesa ha sollevato 

due questioni pregiudiziali (cfr. act. SK 9.521.011). 

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F. I pubblici dibattimenti hanno avuto luogo il 10 maggio 2023 a Bellinzona, presso 

la sede del TPF. L’imputato si è regolarmente presentato in aula (cfr. act. 

SK 9.720.001 e segg.).  

G. In esito al dibattimento, le parti hanno formulato le conclusioni seguenti (cfr. act. 

SK 9.720.008 e segg.): 

Il DFF ha chiesto che la Corte abbia a concludere: 

1. A. è riconosciuto autore colpevole di violazione dell’obbligo di 

comunicazione secondo l’art. 37 cpv. 1 LRD, infrazione commessa dal  

1° novembre 2008 fino al 20 luglio 2015; 

 Di conseguenza; 

2. A. è condannato: 

 a) ad una multa di CHF 30’000.–; 

 b) al pagamento delle spese procedurali del DFF di CHF 5’680.– ai sensi 

della decisione penale, a cui aggiungere CHF 2’000.– quale emolumento 

per sostenere l’accusa, nonché della tassa di giustizia della presente 

procedura giudiziaria. 

La difesa ha postulato: 

1. L’accertamento dell’intervenuta prescrizione dei reati; 

 e in ogni caso; 

2.  

2.1 In via principale l’integrale proscioglimento di A.;  

2.2. In via subordinata la derubricazione del reato con quindi la condanna di A. 

per violazione dell’obbligo di comunicazione secondo l’art. 37 cpv. 2 LRD e 

la condanna ad una multa non superiore a CHF 5’000.–; 

3. Un indennizzo ai sensi dell’art. 99 DPA per l’importo di CHF 46’348.70 

corrispondenti alle spese di patrocinio generate dal presente procedimento. 

H. In applicazione dell’art. 79 cpv. 2 DPA, alle parti viene intimata la sentenza 

motivata, non essendo necessaria la comunicazione orale del dispositivo, 

modalità peraltro accettata dalle parti. 

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III. Contesto fattuale 

A. A. ha concluso gli studi in economia presso l’Università di […] nel […], 

specializzandosi in revisione e fiduciaria; in seguito ha svolto la funzione di 

consulente alla clientela privata in tre distinti istituti bancari (cfr. verbale 

dibattimentale, act. SK 9.731.003). Già collaboratore e membro di direzione di 

Banca C., dal […] 2007 è organo della società di gestione patrimoniale D. SA, di 

cui, a far data dal […] 2010, risulta l’unico amministratore (cfr. act. DFF 34 39; 

verbale dibattimentale, act. SK 9.731.002; act. FINMA 2 3713), nonché il solo 

azionista (cfr. act. DFF 50 26). Dopo la cessazione del suo rapporto di lavoro con 

Banca C. alla fine del 2007, l’imputato ha continuato a gestire, mediante D. SA, 

le relazioni delle quali già si era occupato in seno al menzionato istituto bancario 

nella veste di gestore patrimoniale esterno (cfr. act. FINMA 2 4884). A seguito 

della fusione tra Banca C. e B. SA la situazione non è mutata (cfr. act DFF 34 2; 

verbale dibattimentale, act. SK 9.731.003). 

B. D. SA, affiliata all’OAD-FCT dal […] 2008 (cfr. act. FINMA 2 8199), beneficiava 

di un contratto quale «gestore esterno con delega della verifica dell’identità» 

stipulato con Banca C. il […] 2007 e che gli assicurava il percepimento di 

retrocessioni (cfr. act. DFF 31 32-36). Dopo l’incorporazione di Banca C. in B. 

SA, D. SA ha sottoscritto, il […] 2008, una nuova convenzione per la gestione 

patrimoniale esterna (cfr. act. DFF 31 40-44), completata, il 25 giugno 2009, da 

una convenzione di delega (cfr. act. DFF pagg. 31 45-47). A gennaio 2008 D. SA 

era gestore patrimoniale esterno di circa 170 relazioni bancarie attive presso B. 

SA, numero che si è poi ridotto negli anni successivi (cfr. verbale dibattimentale, 

act. SK 9.731.018; act. FINMA 2 4847-4851).  

C. Nel periodo in cui si sono svolti i fatti contestati a A., la gestione dei rischi legali 

e di reputazione e dell’osservanza dei requisiti regolamentari e legali era affidata 

al dipartimento Legal & Compliance di B. SA. All’interno della funzione, l’unità 

Know Your Customer (KYC) Risk Unit si dedicava, fra l’altro, all’attività di 

prevenzione antiriciclaggio e di gestione dei processi legati alle segnalazioni dal 

sistema informatico. La KYC Risk Unit riportava direttamente alla Head of Global 

Compliance, che, a sua volta, era sottoposta all’Head of Legal and Compliance. 

Le persone responsabili erano E. (Head of Legal & Compliance), F. (Head of 

GlobaI Compliance) e G. (Head of KYC Risk Unit), al quale, dal 18 novembre 

2013, è subentrato H. Per quanto concerne i nomi di collaboratori KYC Risk Unit 

emersi in connessione ai fatti, figurano I., attiva sino al 31 gennaio 2011, J. e lo 

stesso G., che sono passati ad altro settore il 31 agosto 2012 rispettivamente il 

18 novembre 2013. Per quanto concerne le altre divisioni, ed in particolare l’unità 

External Asset Managers (EAM), che si occupava delle relazioni con i gestori 

patrimoniali esterni, il responsabile era K., a cui, nel 2012, è subentrato L. Le 

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relazioni oggetto del presente procedimento erano state assegnate a M., 

collaboratore di B. SA fino al 28 febbraio 2012, poi sostituito da N. Dopo la 

promozione di L. a capo dell’EAM, i consulenti erano sottoposti a O. Nell’estate 

2008, nell’ambito del trasferimento delle relazioni dalla Banca C. a B. SA, si era 

occupato della vicenda anche P., dell’Unità Controlli Due Diligence. Q., 

vicedirettore del settore Legal, è stato a sua volta coinvolto (cfr. act. DFF 10 6 e 

segg.; 30 229; 31 268-271; 31 283; 33 12-21; 33 277; FINMA 1 132; 1 324). 

D. Tra le relazioni gestite da D. SA si annoveravano, sin dal mese di febbraio 2007, 

i quattro conti oggetto del presente procedimento (R., S., T. e AA.), ai quali se ne 

è aggiunto un quinto (BB.) nel febbraio 2010. La relazione R. era intestata ad una 

società delle Isole Vergini Britanniche (R. Ltd.); l’avente diritto economico (in 

seguito: ADE) era una società di marketing sportivo con sede argentina (CC. SA; 

cfr. act. DFF 31 952). Gli altri conti erano riconducibili ai funzionari della 

Confederazione sudamericana di calcio (in seguito: CONMEBOL) DD., […] 

(relazione S.; cfr. act. DFF 32 76, 10 10-11; act. FINMA 2 3471, 3594), EE., […] 

(relazione AA.; cfr. act. FINMA 2 3844, 3851), FF., […], poi eletto […] nel […] 

(relazione T.; in seguito: FF.; cfr. act. FINMA 2 3710; 3721) e GG., […] dal […] al 

[…] (relazione BB.; cfr. act. DFF 31 1668; FINMA 2 3851). Il gruppo di clienti cui 

facevano capo i conti sarebbe stato presentato a A. da HH., uomo di fiducia di 

II., «numero uno» della CC. SA (cfr. act. DFF 60 4). I beneficiari erano membri 

del Comitato esecutivo CONMEBOL di cui fanno parte, a seconda dei casi, un 

[…], uno o più […], un […], un […] e fino a sette direttori, tutti provenienti dalle 

varie associazioni nazionali costituenti la confederazione (cfr. United States 

District Court for the Eastern District of New York, U.S.A v. Danis, 1:15-cr-00240, 

INFORMATION 05/27/2015, pag. 6). 

E. La documentazione iniziale relativa alla relazione R., ed in particolare il Profilo 

Due Diligence sottoscritto il 16 agosto 2006 anche da A., a quel tempo membro 

di direzione di Banca C., indicava che l’avente diritto economico menzionato nel 

formulario A, ossia la CC. SA (cfr. act. DFF 31 952), era detenuta al 98% 

dall’emittente televisiva JJ. e vantava, tra i suoi assets, i diritti di trasmissione 

della coppa Libertadores. Veniva altresì precisato che sulla relazione sarebbe 

confluita la parte estero su estero dei proventi della vendita dei diritti alla rete 

brasiliana KK., che sarebbero rimasti «in conto per investimento» (cfr. act. DFF 

31 975). Un contratto sottoscritto il 31 agosto 2004 tra LL. B.V., Olanda, affiliata 

della CC. SA e KK., accluso alla documentazione bancaria, specificava i termini 

della cessione di diritti televisivi, per il periodo 2005-2010 per la quale era prevista 

una contropartita di USD 7’200’000.– annui (cfr. act. DFF 31 977 e segg.). Negli 

atti relativi al procedimento di enforcement FINMA, figura altresì uno schema 

manoscritto allestito dall’imputato e riguardante il flusso dei fondi che venivano 

conferiti su R. da LL. B.V. Per quanto riguarda le uscite dalla relazione R., la 

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schematizzazione prevedeva quattro frecce, di cui una tratteggiata, con a 

margine una dicitura poco leggibile che sembra indicare «distribuzione agli 

interessati» (cfr. act. FINMA 2 4872, equivalente all’act. DFF 32 123). 

La documentazione di apertura di S. (ADE: DD.), sottoscritta dall’imputato il 

14 febbraio 2007, oltre a fornire alcune informazioni sul titolare, specificava che 

quest’ultimo partecipava agli interessi della CC. SA. Quanto ai fondi, il Profilo 

Due Diligence indicava che sarebbero stati tutti «in provenienza dalla relazione 

2 [R.]»; nella sezione destinata all’origine erano barrate sia la casella «attività 

professionale/commerciale» che quella «risparmio/patrimonio», e precisato che 

«tutti i beni provengono dall’attività professionale del titolare e conseguente 

messa a risparmio» (cfr. act. DFF 032 116-117). Il contratto del 31 agosto 2004, 

è stato a sua volta inserito nel dossier di S., unitamente allo schema manoscritto 

di cui sopra. Fatte salve le diverse descrizioni biografiche inerenti ai clienti, anche 

i dossier relativi a T. (ADE: FF.) e a AA. (ADE: EE.), anch’essi allestiti nel febbraio 

del 2007, contenevano le medesime spiegazioni nel profilo Due Diligence, lo 

stesso contratto e lo stesso schema (cfr. act. FINMA 2 3710 e segg.; 2 3849 e 

segg.). In quest’ultimi due casi, già al momento dell’apertura, erano state 

referenziate informazioni sui clienti e sulla CONMEBOL, segnatamente a mezzo 

stampa e previa verifica nella banca dati World-Check (cfr. act. FINMA 2 3713; 

3721 e segg.; 3848; 3851 e segg.). Il riscontro relativo a FF. lo categorizzava 

quale Persona Politicamente Esposta (PEP); A. vi annotava (inspiegabilmente !) 

di proprio pugno: «la persona non ricopre nessuna carica politica» (cfr. act. 

FINMA 2 3713).  

F. Dagli estratti conto si evince che una volta giunti su R., i fondi provenienti da LL. 

B.V. venivano quasi integralmente ritrasferiti, di norma nel giro di pochi giorni, 

verso le relazioni S., T. e AA. (dal 2010 anche BB.) e, in misura minore, in favore 

di conti accesi in banche terze (cfr. act. DFF 31 1104 e segg.). Ad esempio, con 

valuta del 12 febbraio 2007 sono stati accreditati USD 1’200’000.– da parte di LL. 

B.V. (cfr. act. DFF 31 1104; 31 1634): il 16 febbraio 2007 si evincono dei 

trasferimenti in favore di S. (USD 400’000.–, cfr. act. DFF 31 1634; 32 144), di T. 

(USD 200’000.–;cfr. act. DFF 31 1634) e di AA. (USD 200’000.–; cfr. act. DFF 31 

1634). La rimanenza era già stata bonificata il 14 febbraio 2007 in favore di terzi 

(cfr. act. DFF 31 1634; si veda anche act. FINMA 2 4871).  

Da qui alla chiusura della relazione R., avvenuta il 29 ottobre 2012, questo 

schema si è ripetuto regolarmente per numerosi altri ingenti importi di denaro. 

Nel corso degli anni, sul conto R. sono confluiti all’incirca CHF 30’000’000.– in 

provenienza da LL. B.V. (cfr. act. DFF 31 1634; 1635; 1637; 1640; 1641; 1643; 

1644; 1645 e 1225; 1646 e 1289; 1646 e 1308; 1647 e 1329; 1649 e 1348; 1649 

e 1372; 1650 e 1401; 1650 e 1423; 1651 e 1436; 1653 e 1479; 1654 e 1504; 

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1654 e 1529), quasi tutti ritrasferiti ai quattro altri clienti di B. SA e a conti presso 

banche terze (cfr. act. DFF 31 1104 e segg.; 1634-1654). Nel periodo compreso 

tra il 2007 ed il 2011, S. (ADE: DD.) ha beneficiato di regolari accrediti per la 

somma complessiva di oltre USD 4’000’000.– da parte della relazione R. (cfr. act. 

DFF 32 144; 145; 146; 149; 150; 153; 31 1238; 32 153; 31 1248; 32 154; 31 

1246; 32 154; 31 1293; 32 157; 31 1359; 32 158; 31 1382; 32 158; 31 1402; 32 

161; 31 1480; 32 162; 31 1517; 32 162; 31 1520). T. (ADE: FF.) è stata alimentata 

segnatamente con 14 trasferimenti dell’ordine di circa USD 200’000.–, sempre 

provenienti dalla relazione R. (cfr. act. DFF 31 1634; 1635; 1186; 1192; 1197; 

1235; 1278; 1299; 1365; 1376; 1408; 1483; 1505; 1526). Su AA. (ADE: EE.), 

sono stati accreditati, via R., importi dell’ordine di USD 3’000’000.– (cfr. act. DFF 

31 1634; 1635; 1186; 1192; 1197; 1226; 1245; 1280; 1296; 1362; 1379; 1405; 

1486; 1514; 1523).  

G. L’11 marzo 2008 si è svolto un incontro tra alcuni esponenti di Banca C.  e A. (a 

quel tempo già gestore esterno), parzialmente incentrato sui conti della 

costellazione R. e nel cui contesto sono state sollevate le questioni di alcune 

segnalazioni del sistema informatico riguardanti singole transazioni (Mov’ins) e 

profili Due Diligence incompleti; l’imputato si era impegnato a raccogliere le 

informazioni mancanti entro il 30 giugno 2008 (cfr. act. DFF 31 144; verbale 

dibattimentale, act. SK 9.731.015). Dagli scambi di e-mail interni intercorsi tra 

giugno e luglio 2008 si evince che nel contesto del trasferimento in B. SA, la 

situazione era monitorata e considerata problematica dall’Unità Controlli Due 

Diligence. A., che non aveva ancora dato seguito agli impegni presi nel termine 

pattuito, veniva annoverato tra i gestori esterni «recidivi o maggiormente critici» 

rispetto alle segnalazioni Mov’ins (cfr. act. DFF 30 79). Alcune attività sulle 

relazioni da lui gestite venivano giudicate inusuali e ci si questionava 

sull’opportunità di permettere tale tipologia di operatività indipendentemente dalla 

documentazione che l’imputato sarebbe stato in grado di produrre (cfr. act. DFF 

30 391). 

H. Il 19 agosto 2008, dopo aver esaminato le criticità emerse in relazione ai conti 

gestiti da A., P. sollevava per la prima volta, in un resoconto indirizzato a colleghi 

e superiori, l’interrogativo volto a sapere: «come mai gli introiti derivanti dalla 

vendita dei diritti televisivi […] vengano sistematicamente distribuiti a clienti del 

nostro istituto o a terzi» (cfr. act.  DFF 30 282). Tale rapporto attirava l’attenzione 

di L., K. e F. e conduceva all’organizzazione di una riunione con A. (cfr. act. DFF 

30 372; 31 268). Da un breve ragguaglio trasmesso per e-mail da O., si evince 

che l’incontro ha avuto effettivamente luogo il 3 settembre 2008 (cfr. act. DFF 31 

282); per quanto concerne i conti legati alla «famiglia» R., era stato chiesto a A. 

di dare immediatamente seguito alle proposte formulate ad inizio aprile 2008 (cfr. 

- 10 - 

SK.2022.17 

act. DFF 31 104); con ogni probabilità si intendeva in realtà quanto discusso nel 

marzo del 2008 (cfr. verbale dibattimentale, act. SK 9.731.016). 

I. Il 16 settembre 2008 si svolgeva un ulteriore incontro tra F. e A. (cfr. act. DFF 30 

111). In tale occasione era stato concordato che le pendenze sarebbero state 

chiuse entro fine ottobre 2008 e che i rapporti sarebbero stati forniti in modo 

scaglionato (cfr. act. DFF 30 380-381). Si trattava di un’estensione del termine 

inizialmente concordato e previsto per il 30 giugno 2008 (cfr. verbale 

dibattimentale, act. SK 9.731.016). 

J. Il 30 ottobre 2008 l’imputato ha allestito e trasmesso alla banca una nota per il 

profilo Due Diligence riguardante la relazione R. ed i conti «collegati» (a quel 

tempo T., AA. e S.), a cui ha accluso un’ulteriore nota esplicativa denominata 

«informazione singole transazioni» inerente ad un singolo accredito di 

USD 1’300’000.–, da effettuarsi con valuta al 5 novembre 2008 su R., nonché a 

due successivi addebiti di USD 650’000.– a beneficio di una relazione esterna e 

di una relazione interna a B. SA. Con la produzione di tali documenti, A. 

intendeva, a suo dire, dar seguito alle richieste formulate dalla banca tra il marzo 

ed il settembre 2008 (cfr. supra lett. G-I; verbale dibattimentale, act. SK 

9.731.016). 

Nel primo dei due documenti, che è stato integrato nel profilo della relazione R. 

da B. SA il 31 ottobre 2008 (cfr. act. FINMA 2 4884), l’imputato ha indicato quanto 

segue: «Nel presente caso non è nota la natura esatta delle richieste provenienti 

da B. SA. In effetti, dalla revisione della documentazione sottoposta al momento 

dell’apertura, non appaiono manifeste grosse lacune documentali […]. Nella sua 

natura l’operatività descritta nel profilo Due Diligence è stata confermata nei fatti. 

Le fonti di provenienza dei beni sono rimaste immutate nel tempo come pure la 

causale che ha generato le attività. Sia causale (vendita di diritti televisivi per 

eventi sportivi) che gli interessati sono stati certificati attraverso la consegna dei 

contratti stipulati tra le parti interessate e la definizione in modo grafico dello 

schema a monte della presente relazione. In merito alle relazioni collegate e pure 

in essere presso B. SA, le stesse sono rimaste accese, hanno conservato parte 

dei beni immessi e fruito invece di altra parte per investimenti propri, 

principalmente nel settore immobiliare. Una parte dei beni conferiti alla relazione 

R. è stata trasferita verso relazioni bancarie terze intestate a altri beneficiari. 

Questi beneficiari sono pure parte in causa beneficiante degli introiti derivanti 

dalla vendita dei diritti televisivi già citati. Disponendo in origine di conti bancari 

già esistenti non hanno aperto nuove relazioni presso Ex Banca C. Il valore 

complessivo dei beni conferiti a relazioni presso terze banche è stato comunque 

limitato a dimensioni ragionevoli e proporzionati ai volumi ricevuti su R. Ciò con 

la chiara intenzione di non dare adito a sospetti concernenti l’utilizzo del conto R. 

- 11 - 

SK.2022.17 

a scopo di piattaforma di giro e con il fine di non cadere erroneamente in 

casistiche legate al lavaggio di denaro. Le relazioni collegate al conto R. e 

intestate a differenti B.O, sono state utilizzate in modo moderato e comunque 

solo con lo scopo di investimento in beni immobiliari (principalmente caso AA.) a 

titolo personale. Ragguagli in merito all’uso dei fondi sono già stati trasmessi in 

modo verbale a istanze compliance B. SA» (cfr. act. FINMA 2 4885-4886). 

L’ulteriore nota riferita all’accredito di USD 1’300’000.– da effettuarsi sul conto R. 

e alle relative redistribuzioni riportava segnatamente che «i fondi ricevuti su R. 

vengono infine trasferiti sui B.O. finali delle operazioni [...]. Un quarto B.O. che 

pure beneficia dei fondi trasmessi da R., riceve la propria parte su una relazione 

presso Banca MM., Svizzera e su una relazione presso NN., Uruguay». Nel 

documento è stato barrato il riferimento «sui B.O» ed apposta in sua vece la 

dicitura manoscritta «agli azionisti». Al dibattimento A. ha dichiarato di non 

sapere chi avesse effettuato tale annotazione (cfr. verbale dibattimentale, act. 

SK 9.731.022). Seguiva uno schema raffigurante il flusso degli averi e un 

paragrafo denominato «Determinazione del B.O» in cui veniva indicato che il 

beneficiario delle due operazioni di addebito era II. (cfr. act. FINMA 2 4887-4889). 

Al dossier addizionale era accluso un nuovo contratto di cessione dei diritti 

televisivi sottoscritto il 7 ottobre 2008 (cfr. act. FINMA 2 4892-4900) e di tenore 

analogo a quello del 31 agosto 2004 nonché due fatture emesse il 31 luglio 2008 

per USD 1’300’000.–, rispettivamente il 31 ottobre 2008, per USD 100’000.– dalla 

R. Ltd. nei confronti della LL. B.V. per titolo di lntermediary Fees, rispettivamente 

Expenses (cfr. act. FINMA 2 4890-4891). Nella documentazione del conto R. è 

stato ritrovato anche un appunto sottoscritto da M., secondo il quale: «in data 

31 ottobre 2008 ricevo le note esplicative […] A mio parere ed in buona fede 

posso affermare che le spiegazioni date nelle note allegate plausibilizzino 

l’operatività svolta e pertanto le sottopongo alla sig.a F. per i suoi atti» (cfr. act. 

FINMA 2 4884).  

K. Il 16 aprile 2009, a seguito della richiesta della banca di estinguere un altro conto 

di cui D. SA era gestore patrimoniale esterno, è stato lo stesso imputato a 

ventilare la chiusura delle relazioni R., S., AA. e T., in quanto ad esso «collegate» 

(cfr. act. DFF 31 113). I conti oggetto del presente procedimento sono menzionati 

anche in uno scambio interno a B. SA del 27 maggio 2009, in un elenco 

denominato «relazioni chiuse da D. SA su ordine della compliance B. SA a U.» 

(cfr. act. DFF 31 117). Tuttavia, nel documento di B. SA «Compliance Plan 2009 

– Verifica dei Conti piattaforma», sottoscritto da M. e O. il 21 gennaio 2010, 

veniva prospettata la «prossima apertura di una quarta relazione» a cui destinare 

i fondi confluiti su R. (cfr. act. DFF 31 1021-1022).  

- 12 - 

SK.2022.17 

L. Nella documentazione iniziale di BB., datata 12 febbraio 2010, era indicato che 

con l’apertura di tale conto veniva completato l’insieme delle relazioni che 

beneficiavano della distribuzione dei beni che confluivano in R., evitando che 

parte delle spettanze distribuite uscissero da B. SA. Ciò con l’obiettivo di «ridurre 

al minimo le operazioni di uscita dalla banca e per aumentare il controllo 

dell’operatività dichiarata da parte della banca» (cfr. act. DFF 31 1698-1699). Dal 

dossier relativo a tale conto, si evince altresì che l’ADE GG. era a quel tempo 

classificato come persona politicamente esposta nella banca dati World-Check. 

Un’annotazione manoscritta da parte di una collaboratrice del settore 

Compliance (I.), indicava però «non è PEP secondo criteri Ord. FINMA e dir. 

Interna» (cfr. act. DFF 31 1735). Da quanto dichiarato al dibattimento, si è inoltre 

appreso che A., nell’ambito degli incontri preliminari all’apertura della relazione, 

era venuto a conoscenza di alcune «notizie date dalla stampa» riguardanti il 

coinvolgimento di GG. in vicende corruttive (cfr. verbale dibattimentale, act. 

SK 9.731.025).  

Il 22 febbraio 2010 la banca ha ottenuto da A. un profilo aggiornato della 

relazione R. (cfr. act. DFF 30 130; 31 926). Questo aggiornamento, oltre a 

ripetere le informazioni già indicate il 30 ottobre 2008, precisava che la relazione 

aveva lo scopo di «permettere la triangolazione della vendita di diritti televisivi 

sportivi (calcio) tra la società CC. SA e la rete KK.». II dossier proseguiva con 

l’indicazione degli importi dovuti dalla KK. sulla base del contratto di cessione dei 

diritti televisivi e segnalava che la struttura delle società coinvolte sarebbe stata 

seguita da una società di consulenza differente dal «sottoscritto», ma a lui 

perfettamente nota. Con particolare riferimento alla relazione BB., aperta il 

23 febbraio 2010, veniva puntualizzato trattarsi di un ulteriore beneficiario dello 

stesso meccanismo di distribuzione che in origine riceveva il pagamento della 

propria quota presso banca terza. Per il resto, A. poneva nuovamente l’accento 

sul valore limitato dei beni finalizzato a «non dare adito a sospetti legati al 

riciclaggio e sulle modalità del trasferimento a altri beneficiari», nei medesimi 

termini che nella nota del 30 ottobre 2008. L’aggiornamento rinviava al contratto 

di cessione dei diritti televisivi e alle fatture emesse da R. Ltd. nei confronti di LL. 

B.V., già allegati alla nota del 30 ottobre 2008 (cfr. act. DFF 31 1704-1720). 

M. Tra il 2010 ed il 2012 BB. ha beneficiato di regolari entrate da R., per all’incirca 

complessivi USD 3’900’000.– (cfr. act. DFF 31 1368; 31 1373; 1430; 348-350; 

358-359; 821-824; 1489; 1508; 731; 854-856; 883; 1776).  

N. Nel 2011, il sistema informatico antiriciclaggio (SIRON) in uso presso B. SA ha 

emesso una serie di allerte riconducibili ai conti della costellazione R.  

- 13 - 

SK.2022.17 

Il 10 maggio 2011, è intervenuta una prima segnalazione riguardante tre addebiti 

di USD 197’000.– a favore delle relazioni S., AA. e T. nonché un accredito di 

USD 475’000.– proveniente da LL. B.V. (cfr. act. FINMA 2 6408-6410 in relazione 

con gli act. DFF 31 1520, 1523, 1526, 1529, 1654). Nella lista allestita dalla banca 

figura la seguente nota al riguardo: «In apertura veniva citato che i fondi in entrata 

sarebbero stati frutto dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi per la 

trasmissione degli eventi sportivi, poi girati agli azionisti finali delle operazioni che 

normalmente sono T., AA. e S. e un quarto su una relazione alla Banca MM. I 

contratti/fatture inerenti le operazioni sono a dossier. Dalle informazioni in nostro 

possesso non vi sono ragioni per non plausibilizzare» (cfr. act. DFF 31 1018). 

Il 12 maggio 2011 ne è stata emessa una seconda riguardante le medesime 

operazioni congiuntamente ad un ulteriore addebito di USD 400’000.– a favore 

di BB. (cfr. act. FINMA 2 6411-6413 in relazione con gli act. DFF 31 1533 e 

segg.). Il giorno seguente nel rispettivo elenco è stato annotato: «L’ADE della 

relazione beneficiaria è il […] della CONMEBOL organizzazione facente parte 

della FIFA che rappresenta l’organismo di governo amministrativo, organizzativo 

e di controllo del calcio sudamericano. La movimentazione sulla relazione 

societaria rispecchia quanto previsto in apertura. Da verificare con gestore» (cfr. 

act. DFF 31 1018). 

O. Il 17 maggio 2011, l’unità di B. SA adibita al processo di identificazione dei clienti, 

proprio con riferimento alle segnalazioni SIRON, interrogava nuovamente M. sul 

motivo per il quale i clienti ricevessero «commissioni per la vendita dei diritti TV» 

(cfr. act. DFF 30 67). Il 14 luglio 2011 la richiesta volta ad ottenere chiarimenti in 

merito veniva così inoltrata a A., il quale, il 6 agosto 2011 e solo dopo numerosi 

solleciti e minacce di blocco della relazione, preannunciava la consegna di un 

formulario 1096, da effettuarsi l’8 agosto 2011 (cfr. act. DFF 30 126) con la finalità 

di illustrare i flussi di denaro generati dal rapporto contrattuale tra CC. SA e KK. 

(cfr. verbale dibattimentale, act. SK 9.731.023). Nell’incarto non figura tale 

formulario. Dagli atti risulta però che il 26 settembre 2011, nell’elenco di 

segnalazioni è stata inserita l’annotazione «Analizzata nuovamente la 

movimentazione, alla luce dei nuovi chiarimenti da parte del GE che segue la 

relazione, si chiede a che titolo R. traferisce i fondi alle altre 4 relazioni» (cfr. act. 

DFF 31 1018). 

P. Nella documentazione sono stati rinvenuti alcuni scambi di posta elettronica a 

riguardo della già prospettata chiusura dei conti della costellazione R. 

Il 7 novembre 2011 è stato lo stesso A. a chiedere a M. una proroga fino a 

febbraio 2012 del termine per la chiusura dei conti dei «clienti legati ad R.». O. 

ha risposto che la faccenda doveva essere conclusa per la fine dell’anno, termine 

- 14 - 

SK.2022.17 

poi posticipato a fine gennaio dopo una discussione con G. (cfr. act. DFF 31 65; 

146; 30 127-128). Il 9 novembre 2011, M. faceva quindi presente all’imputato che 

O. aveva accettato di posporre la chiusura a fine gennaio 2013 (con ogni 

probabilità intendeva fine gennaio 2012), ma ribadiva «l’importanza di non 

arrivare al punto che il KYC Risk faccia eventuali segnalazioni» (cfr. act. DFF 030 

127). 

Q. Il 6 dicembre 2011 O. ha chiesto all’imputato di determinarsi in merito ad un 

articolo apparso lo stesso giorno nella […] (cfr. act. DFF 30 367) e secondo il 

quale il membro del Comitato […] e ex […] della FIFA OO. nonché il suo ex-[…] 

e […] della FIFA PP. sarebbero stati corrotti mediante il versamento di denaro 

proveniente in particolare dalla società TT. nell’ambito della concessione dei 

diritti televisivi per la trasmissione dei mondiali di calcio del 2002 e del 2006. 

Secondo lo stesso articolo anche GG. aveva percepito la somma di […]. A. ha 

risposto: «Conosco in modo dettagliato i retroscena delle operazioni che ci 

interessano e l’origine dei fondi. Non ci sono legami con quanto esposto nel 

giornale. Ho avuto occasione di conoscere OO. e PP. Era possibile l’apertura di 

una relazione che ho preferito non mettere in atto a causa della mia valutazione 

negativa. Lo stesso per il signor RR., […] in Argentina. Non ti preoccupare quindi 

per la vostra tranquillità, perché problemi, fino a chiusura rapporto e anche dopo, 

non ne avrai» (cfr. act. DFF 30 368).  

R. Il 16 febbraio 2012, nell’elenco delle segnalazioni di cui sopra (cfr. supra lett. N), 

è stato appuntato «il gestore ha fornito i chiarimenti richiesti» e «non ci sono 

notizie negative e la posizione è chiarita» (cfr. act. DFF 31 1018).  

S. Dal rapporto finale chiusura relazione del 29 ottobre 2012 risulta che la relazione 

R. è stata estinta (cfr. act. FINMA 2 4856-4858); il 31 gennaio 2013 è stato chiuso 

anche il conto BB. (cfr. act. FINMA 2 3045-3047), mentre l’estinzione di T. è 

avvenuta il 18 marzo 2014 (cfr. act. DFF 31 467 e segg.; FINMA 2 3704). 

T. Il 5 febbraio 2013 A. ha sollecitato B. SA alla nuova apertura di una rubrica 

denominata R. nella relazione di D. SA, precisando che le entrate sarebbero state 

trasferite a beneficio delle altre 4 relazioni, i cui ADE venivano definiti quali 

«consulenti nei confronti di R. e della sua controparte», i quali avrebbero 

percepito una compensazione «in virtù del loro intervento risolutorio» (cfr. act. 

DFF 30 361). Dagli atti risulta che la banca non ha dato seguito alla richiesta (cfr. 

act. DFF 30 360).  

U. Il 14 febbraio 2013 A. ha aggiornato il profilo Due Diligence di S. indicando che 

l’ADE, «persona nota ai più del mondo del calcio internazionale, non è mai 

formalmente giudicato per atti di corruzione o altro (problematica ormai nota, 

dopo i recenti scandali FIFA), seppur oggetto, vista la carica ricoperta sino a poco 

- 15 - 

SK.2022.17 

tempo fa, di accuse giornalistiche o di terzi, […] ha lasciato la sua carica su base 

volontaria» (cfr. act. DFF 30 204), 

V. Il 6 marzo 2015, il Dipartimento di giustizia statunitense, nel contesto di 

un’inchiesta riguardante diverse personalità del calcio, ha presentato una 

domanda di assistenza giudiziaria internazionale alle autorità elvetiche 

competenti, chiedendo l’adozione di diverse misure ed in particolare 

l’identificazione dei conti bancari riconducibili a tali persone. Nella rogatoria 

figuravano alcuni dati parziali riguardanti parte dei conti oggetto del presente 

procedimento (cfr. act. SK.9.721.010 e segg.). 

W. Il 10 marzo 2015 il MPC ha aperto un procedimento penale contro ignoti per il 

titolo di amministrazione infedele e riciclaggio di denaro in relazione 

all’assegnazione dei Campionati mondiali di calcio 2018 e 2022; in questo ambito 

sono stati emanati due ordini di edizione riguardanti le relazioni BB. (10 marzo 

2015; cfr. act. DFF pagg. 32 5 e segg.) e R. (25 marzo 2015; cfr. act. DFF pagg. 

32 32 e segg.). La relativa documentazione è giunta al MPC il 19 marzo 2015 per 

BB. (cfr. act. DFF 32 29) ed il 1° aprile 2015 per la relazione R. (cfr. act. DFF 32 

36). 

X. Il 17 giugno 2015, A. ha sollecitato via e-mail Q. ad effettuare una segnalazione 

all’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (in seguito: MROS) 

per il conto S. (cfr. act. DFF 80 114), comunicazione che B. SA ha effettivamente 

eseguito il 22 giugno 2015 (cfr. act. FINMA 2 3444-3450). 

Y. Il 17 luglio 2015, in evasione di una richiesta di edizione emessa l’8 luglio 2015 

nell’ambito della richiesta di assistenza giudiziaria statunitense nei confronti di 

FF. e EE., B. SA ha trasmesso al MPC anche i documenti inerenti ai conti T. e 

AA. (cfr. act. DFF 31 23; 31 1805).  

Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del 

necessario, nei considerandi in diritto. 

  

- 16 - 

SK.2022.17 

In diritto: 

I. Sulle questioni pregiudiziali e incidentali 

1. Competenza federale 

1.1 La Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza (TPF 2005 142 consid. 

2; 2007 165 consid. 1). 

1.2 Secondo l’art. 50 cpv. 1 LFINMA, il DFF è l’autorità di perseguimento e di giudizio 

per le infrazioni alle disposizioni penali della FINMA o delle leggi sui mercati 

finanziari giusta l’art. 1 cpv. 1 LFINMA. In questi casi è applicabile la legge 

federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0).  

Giusta l’art. 50 cpv. 2 LFINMA, se è stato chiesto il giudizio di un tribunale o se il 

DFF ritiene adempiute le condizioni per una pena detentiva o per una misura 

privativa della libertà, il giudizio del reato compete alla giurisdizione federale. In 

tal caso il DFF trasmette gli atti al MPC all’attenzione del TPF. La trasmissione 

degli atti funge da accusa. Gli articoli 73-83 della Legge federale del 22 marzo 

1974 sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0) sono applicabili per 

analogia. 

1.3 In applicazione degli art. 2 cpv. 2 e 35 cpv. 1 della Legge federale 

sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 

173.71), la Corte penale è competente per statuire in primo grado sui casi che 

sottostanno alla giurisdizione federale. 

In concreto, la decisione penale del 16 marzo 2022, emessa dal DFF, concerne 

una violazione dell’art. 37 LRD. Tale legge costituisce una legge sui mercati 

finanziari ai sensi dell’art. 1 cpv. 1 lett. f LFINMA, per cui la richiesta di A. di 

essere giudicato da un tribunale è di competenza della Corte penale, in quanto 

giurisdizione federale di prima istanza. 

1.4 Alla procedura dinanzi alla Corte penale sono applicabili per analogia gli art. 73-

80 DPA (cfr. art. 81 DPA). Le pertinenti e non contraddittorie disposizioni del 

Codice di diritto processuale penale svizzero (CPP; RS 312.0) sono applicabili a 

titolo sussidiario (art. 82 DPA). 

La DPA non regola la questione relativa alla composizione della corte chiamata 

a statuire su un caso di diritto penale amministrativo, ragione per cui è applicabile 

l’art. 19 cpv. 2 CPP, al quale rinvia l’art. 36 cpv. 2 LOAP. In concreto, l’accusa 

chiede che l’imputato venga condannato al pagamento di una multa. La causa è 

pertanto di competenza del giudice unico (art. 19 cpv. 2 lett. b CPP). 

- 17 - 

SK.2022.17 

1.5 Giusta l’art. 72 cpv. 1 DPA, chiunque è colpito da una decisione penale o di 

confisca può, entro dieci giorni dalla notificazione, chiedere di essere giudicato 

da un tribunale. Ai sensi dell’art. 75 cpv. 1 DPA, il tribunale esamina se il suo 

giudizio è stato chiesto in tempo utile. 

La decisione penale del 16 marzo 2022 è stata notificata al difensore di A. il 

giorno seguente (cfr. act. DFF 100 72). La richiesta di essere giudicato da un 

tribunale, presentata dall’imputato in data 25 marzo 2022 e pervenuta al DFF il 

28 marzo 2022 (cfr. act. DFF 100 70, 73), è quindi tempestiva. Dall’esame della 

ricevibilità del rinvio a giudizio non risultano irregolarità o impedimenti a 

procedere (art. 329 cpv. 1 CPP). 

1.6 Le condizioni per il rinvio a giudizio giusta la DPA e, a titolo suppletivo, il CPP 

sono dunque adempiute. La decisione penale del 16 marzo 2022, emanata nei 

confronti dell’imputato, che funge da atto d’accusa, enuncia la fattispecie e 

menziona le disposizioni penali applicabili (art. 73 cpv. 2 DPA). La stessa vincola 

pertanto questa Corte per quanto attiene ai fatti contestati a A., ma non per 

quanto riguarda la pena erogata (EICKER/FRANK/ACHERMANN, 

Verwaltungsstrafrecht und Verwaltungsstrafverfahrensrecht, 2012, pag. 274 e 

segg.; cfr. anche infra consid. I, 3). 

1.7 La competenza di questa Corte è quindi data. 

2. Diritto applicabile  

2.1 Le disposizioni generali del Codice penale svizzero (CP; RS 311.0) si applicano 

ai fatti cui la legislazione amministrativa federale commina una pena, salvo che 

non sia altrimenti disposto dalla DPA o dalle singole leggi amministrative (art. 2 

DPA). Giusta l’art. 333 cpv. 1 CP le disposizioni generali del CP si applicano ai 

reati previsti da altre leggi federali, in quanto queste non contengano disposizioni 

sulla materia. 

La DPA è silente quanto alle condizioni per determinare il diritto applicabile 

quando vi è un cambiamento di normativa; per tale aspetto trovano dunque 

applicazione le disposizioni del CP (sentenza del Tribunale penale federale 

SK.2018.47 del 26 aprile 2019 consid. 3.1 con riferimenti). 

2.2 L’art. 2 cpv. 1 CP prevede che il diritto penale materiale si applica alle infrazioni 

commesse dopo la sua entrata in vigore, consacrando il principio della non 

retroattività della norma penale; non sarebbe infatti solo iniquo, ma violerebbe 

altresì il principio nullum crimen sine lege contenuto nell’art. 1 CP, giudicare su 

crimini o delitti secondo una legge non ancora in vigore al momento della loro 

commissione (DTF 117 IV 369 consid. 4.d). Determinante è il momento in cui è 

- 18 - 

SK.2022.17 

stata compiuta l’azione (RIKLIN, Schweizerisches Strafrecht – Allgemeiner Teil I, 

4a ediz. 2013, §8 n. 5). 

2.3  

2.3.1 Costituisce deroga al principio della non retroattività (cfr. supra consid. I, 2.2) la 

regola della lex mitior di cui all’art. 2 cpv. 2 CP, la quale prevede che il diritto 

penale materiale si applica alle infrazioni commesse prima della data della sua 

entrata in vigore se l’autore è giudicato posteriormente e se il nuovo diritto gli è 

più favorevole della legge vigente al momento dell’infrazione. 

2.3.2 La determinazione del diritto più favorevole si effettua paragonando il vecchio e 

il nuovo diritto, valutandoli però non in astratto ma nella loro applicazione nel 

caso di specie (DTF 119 IV 145 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6S.449/2005 del 24 gennaio 2006 consid. 2; RIKLIN, Revision des Allgemeinen 

Teils des Strafgesetzbuches – Fragen des Übergangsrechts, AJP/PJA 2006, 

pag. 1473). Qualora la condotta fosse punibile sia in virtù delle previgenti 

legislazioni che di quella in vigore, bisognerebbe comparare le differenti sanzioni 

contemplate nella vecchia e nella nuova legge, la pena massima comminabile 

essendo tuttavia di rilevanza decisiva (DTF 135 IV 113 consid. 2.2). Il nuovo 

diritto trova applicazione se obiettivamente esso comporta un miglioramento 

della posizione del condannato (principio dell’obiettività), a prescindere quindi 

dalle percezioni soggettive di quest’ultimo (DTF 114 IV 1 consid. 2a; sentenza 

del Tribunale federale 6B_202/2007 del 13 maggio 2008 consid. 3.2). In 

ossequio al principio dell’alternatività, il vecchio ed il nuovo diritto non possono 

venire combinati (sentenza del Tribunale federale 6B_312/2007 del 15 maggio 

2008 consid. 4.3). In questo senso, non si può ad esempio applicare per il 

medesimo fatto, da un lato, il vecchio diritto per determinare l’infrazione 

commessa e, dall’altro, quello nuovo per decidere le modalità della pena inflitta. 

Se entrambi i diritti portano allo stesso risultato, si applica il vecchio diritto (DTF 

134 IV 82 consid. 6.2; 126 IV 5 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 

6B_442/2012 dell’11 marzo 2013 consid. 3.1). Unicamente le disposizioni di 

diritto materiale seguono il principio della lex mitior, le norme di procedura 

essendo rette dal principio tempus regis actum, che le rende applicabili sin dalla 

loro entrata in vigore (DTF 117 IV 369 consid. 4d). 

2.3.3 L’art. 2 CP intende stabilire soltanto quando non sia consentito risolvere in base 

al nuovo diritto se e come l’agente debba essere punito; esso non dice invece 

quando non siano applicabili disposizioni da cui non dipenda la punibilità o la 

misura della pena (DTF 117 IV 369 consid. 4d). Per costante giurisprudenza, il 

principio della lex mitior non si applica alle disposizioni di diritto amministrativo 

puro (DTF 148 IV 298 consid. 6.4.2; sentenza del TF 6B_1355/2020 del 14 

- 19 - 

SK.2022.17 

gennaio 2022 consid. 5.2.2; sentenza del TPF SK.2017.11 del 17 ottobre 2017 

consid. 2; per maggiori sviluppi si veda anche CAMPUBRI, Ungeschriebene 

Grenzen der Rückwirkung von Rechtssätzen in der Schweiz, 2020, pag. 552).  

2.3.4 Il Tribunale federale ha però avuto modo di precisare che l’art. 2 cpv. 2 CP può 

trovare applicazione in presenza di una disposizione amministrativa che regola 

un determinato comportamento e che forma un’unità con la norma penale che 

prevede una pena; la modifica della regola amministrativa è dunque suscettibile 

di condurre ad una condanna più o meno grave a seconda del caso di specie 

(DTF 97 IV 233 consid. 3). In questi casi, l’Alta Corte considera che il principio 

della lex mitior sia trasponibile unicamente allorquando la modifica della regola 

amministrativa è dovuta ad un cambiamento dei concetti giuridici. Questo poiché 

l’idea alla sua base è che l’atto appaia, a seguito della modifica di concetti 

giuridici, meno punibile o non più punibile del tutto (DTF 123 IV 84 consid. 3b; 

sentenze del TPF SK.2020.2 del 13 ottobre 2021 consid. 2.6.2; SK.2020.16 

consid. 2.7; POPP/BERKEMEIER, Basler Kommentar, op. cit., n. 16 ad art. 2 CP). 

2.4  

2.4.1 Per costante giurisprudenza, la violazione dell’obbligo di comunicazione ex art. 

37 LRD costituisce un reato permanente (DTF 142 IV 276 consid. 5.4.2; sentenza 

del Tribunale penale federale SK.2017.38 del 23 novembre 2017 consid. 3.3; 

ZURBRÜGG, Basler Kommentar, 4a ediz. 2019, n. 26 ad art. 98 CP), che perdura 

fintanto che la comunicazione non è più oggettivamente giustificata dallo scopo 

perseguito, ossia la scoperta e la confisca dei valori patrimoniali, segnatamente 

poiché le autorità penali sono sufficientemente informate in merito alla situazione 

(DTF 144 IV 391 consid. 3.1; sentenza del Tribunale penale federale SK.2014.14 

del 18 marzo 2015 consid. 1, 3.6, 4.5.7 e 4.6). La continuazione nel tempo di un 

comportamento o di una situazione illecita rappresenta ancora illegalità 

costitutiva della fattispecie del reato (cfr. DTF 135 IV 6 consid. 3.2; DTF 132 IV 

49 consid. 3.1.2; DONGOIS/LUBISHTANI, Comm. Romand, 2a ediz. 2021, n. 38 e 

segg. ad art. 2 CP). In questo ambito, i fatti proseguiti dopo l’entrata in vigore di 

nuove norme vengono giudicati secondo queste ultime e non è determinante se 

essi si sono svolti solo in parte posteriormente all’entrata in vigore delle nuove 

disposizioni. Tale aspetto dovrà però essere considerato nella commisurazione 

della pena, nella misura in cui, secondo le norme previgenti, i fatti non erano 

punibili o la pena prevista era più mite (sentenze del Tribunale penale federale 

SK.2020.16 del 15 dicembre 2021 consid. 2.4; SK.2014.8 del 24 luglio 2014 

consid. 2.1; POPP/BERKEMEIER, Basler Kommentar, op. cit., n. 11 ad art. 2 CP; 

DONGOIS/LUBISHTANI, op. cit., n. 39 ad art. 2 CP). 

- 20 - 

SK.2022.17 

2.4.2 Nella decisione penale del 16 marzo 2022, che tiene luogo d’accusa (art. 50 

cpv. 2 LFINMA e art. 73 cpv. 2 DPA), a A. viene rimproverato di avere violato 

l’obbligo di comunicazione di cui all’art. 37 cpv. 1 LRD dal 1° novembre 2008 al 

20 luglio 2015. Nella lettera di trasmissione del 12 aprile 2022, il DFF ha proposto, 

quale messa in stato di accusa subordinata, una condanna per negligenza ai 

sensi dell’art. 37 cpv. 2 LRD. 

Trattandosi di un reato permanente, se l’attività illecita avviene in parte prima ed 

in parte dopo l’entrata in vigore di una nuova norma, gli atti si considerano 

commessi secondo la nuova legge. Di conseguenza, sono le disposizioni penali 

materiali vigenti al momento della cessazione dello stato illecito, che secondo la 

decisione penale è avvenuta al più tardi il 20 luglio 2015, ad essere applicabili.  

Si osservi inoltre che alla luce dei principi giurisprudenziali esposti, laddove il 

reato venisse confermato per tutto il periodo contestato, nella commisurazione 

dell’eventuale pena occorrerà tenere conto del fatto che sebbene l’attività illecita 

sia iniziata prima, dal 1° gennaio 2009 la comminatoria di pena di cui all’art. 37 

LRD è stata inasprita, passando da una multa fino a CHF 200’000.– ad una multa 

fino a CHF 500’000.–. 

2.5  

2.5.1 Con l’entrata in vigore, il 1° gennaio 2016, della modifica dell’art. 37 LRD, il terzo 

capoverso della disposizione è stato abrogato (RU 2015 5403). La versione 

dell’art. 37 LRD in vigore fino al 31 dicembre 2015 comminava: una multa sino a 

CHF 500’000.– a chiunque, intenzionalmente, violava l’obbligo di comunicazione 

previsto dall’art. 9 LRD (cpv. 1); una multa sino a CHF 150’000.– a chi agiva per 

negligenza (cpv. 2); e una multa di almeno CHF 10’000.– in caso di recidiva entro 

cinque anni da una condanna passata in giudicato (cpv. 3). 

In casu, applicabili sono il primo ed il secondo capoverso dell’art. 37 LRD, rimasti 

immutati con la revisione. Sia il diritto previgente che quello attuale portano al 

medesimo risultato, non trattandosi di un caso di recidiva. Siccome il diritto 

attualmente in vigore non risulta più favorevole all’imputato rispetto a quello 

previgente, si giustifica l’applicazione di quest’ultimo, ossia dell’art. 37 LRD nella 

sua versione in vigore dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2015 (in seguito: art. 

37 LRD-2009). 

2.5.2 L’art. 9 LRD determina le condizioni alla base della responsabilità di cui all’art. 

37 LRD. Il principio di cui all’art. 2 cpv. 2 CP va dunque analizzato anche rispetto 

a questa norma (cfr. sentenza del TPF SK.2019.76 del 22 ottobre 2020 consid. 

4.6). 

- 21 - 

SK.2022.17 

Nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2015, l’art. 9 cpv. 1 lett. a LRD 

prevedeva che l’intermediario finanziario che sapeva o aveva il sospetto fondato 

che i valori patrimoniali oggetto di una relazione d’affari sono in relazione con un 

reato ai sensi degli articoli 260ter numero 1 o 305bis CP (cifra 1), provenivano da 

un crimine (cifra 2), sottostavano alla facoltà di disporre di un’organizzazione 

criminale (cifra 3), o servivano al finanziamento del terrorismo (art. 260quinquies cpv. 

1 CP) (cifra 4), ne doveva dare senza indugio comunicazione all’Ufficio di 

comunicazione in materia di riciclaggio di denaro secondo l’articolo 23 (Ufficio di 

comunicazione). Il 1° gennaio 2016, l’art. 9 LRD è stato modificato a seguito 

dell’attuazione delle raccomandazioni del Gruppo d’azione finanziaria (GAFI) 

rivedute nel 2012 ed il suo campo di applicazione esteso segnatamente ai delitti 

fiscali qualificati (RU 2015 1389). Il 1° luglio 2021 sono entrate in vigore alcune 

modifiche di ordine formale derivanti dalla trasposizione della Convenzione del 

Consiglio d’Europa per la prevenzione del terrorismo e il relativo Protocollo 

addizionale (RU 2021 360). Il 1° gennaio 2023 è stato introdotto un nuovo cpv. 

(1quater) che prevede il disciplinamento dell’interpretazione giurisprudenziale della 

nozione di sospetto fondato (RU 2021 656). Nella misura in cui l’art. 9 LRD, così 

come modificato successivamente, prevede ormai un obbligo di comunicazione 

più esteso, rispettivamente delle modifiche ininfluenti ed in ogni caso non più 

favorevoli all’imputato, è la versione in vigore dal 1° febbraio 2009 al 31 dicembre 

2015 a trovare applicazione (in seguito: art. 9 LRD-2009).  

Va qui altresì osservato che le precisazioni giurisprudenziali volte a definire i 

contorni della nozione giuridica indeterminata di sospetto fondato di cui all’art. 9 

cpv. 1 LRD rientrano ragionevolmente nella concezione originaria della norma, 

motivo per cui la loro considerazione non viola il principio della legalità né il divieto 

della retroattività del diritto penale (DTF 147 IV 274 consid. 2).  

2.5.3 Secondo la giurisprudenza di questa Corte, la questione della lex mitior si pone 

anche riguardo all’art. 6 LRD (cfr. sentenze del TPF SK.2019.76 consid. 4.7; 

SK.2018.47 del 26 aprile 2019 consid. 3.5). 

Sino al 31 dicembre 2015, l’art. 6 cpv. 2 LRD prevedeva che l’intermediario 

finanziario doveva chiarire le circostanze economiche e lo scopo di una 

transazione o di una relazione d’affari se la transazione o la relazione d’affari 

appare inusuale, a meno che la sua legalità sia manifesta (lett. a), e se vi sono 

sospetti che i valori patrimoniali provengano da un crimine, sottostiano alla 

facoltà di disporre di un’organizzazione criminale (art. 260ter n. 1 CP) o servano 

al finanziamento del terrorismo (art. 260quinquies cpv. 1 CP) (lett. b). L’art. 6 cpv. 2 

LRD è stato oggetto di diverse modifiche. A partire dal 1° gennaio 2016 le 

circostanze in cui si impongono dei chiarimenti da parte dell’intermediario 

finanziario contemplano anche altri casi, in particolare i sospetti che i valori 

- 22 - 

SK.2022.17 

patrimoniali provengano da un delitto fiscale qualificato. Il 1° luglio 2021 è stata 

introdotta la menzione di organizzazione terroristica al cpv. 2 lett. b ed il 1° 

gennaio 2023 la formulazione della lett. d del medesimo capoverso è stata 

semplificata senza effetti materiali sull’obbligo di chiarimento (cfr. Messaggio del 

26 giugno 2019 concernente la modifica della legge sul riciclaggio di denaro; in: 

FF 2019 4539, 4597). Dal momento che l’art. 6 cpv. 2 LRD, così come modificato, 

prevede un obbligo di effettuare chiarimenti che si estende ad un numero 

maggiore di casistiche, esso non appare più favorevole all’imputato rispetto alla 

versione in vigore sino al 31 dicembre 2015. Tanto più che le citate estensioni, 

non si applicano alla presente fattispecie. Le modifiche del 2021 e del 2023 

risultano dal canto loro ininfluenti. Anche l’obbligo di svolgere chiarimenti 

dell’imputato andrà così valutato in base al diritto in vigore dal 1° febbraio 2009 

al 31 dicembre 2015 (in seguito: art. 6 LRD-2009). 

2.5.4 Il 1° gennaio 2018 è entrata in vigore la revisione del diritto sanzionatorio nel CP 

(RU 2016 1249; FF 2012 4181) e il 1° luglio 2023 la Legge federale 

sull’armonizzazione delle pene (RU 2023 259; FF 2018 2345). Per quel che 

concerne la multa non vi sono state modifiche. La nuova normativa non 

rappresenta dunque una lex mitior per cui, anche sotto questo profilo, si giustifica 

l’applicazione della legge previgente.  

2.5.5 Poiché non ha subito alcuna modifica in concreto rilevante sino al 1° gennaio 

2020, ed atteso che l’incorporazione nella lista di cui al cpv. 2 nulla ha mutato dal 

punto di vista della responsabilità penale, per la definizione di intermediario 

finanziario fa stato l’art. 2 cpv. 3 lett. e LRD in vigore sino al 31 dicembre 2019. 

Da considerare è pure l’Ordinanza del 18 novembre 2009 concernente l’esercizio 

a titolo professionale dell’attività di intermediazione finanziaria (OAIF; RS 

955.071), abrogata il 31 dicembre 2015 e l’Ordinanza sull’Ufficio di 

comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (OURD; RS 955.23) nel suo 

tenore in vigore al momento dei fatti.  

In applicazione degli art. 12 lett. c n. 1 e 24 LRD, nella loro versione in vigore 

sino al 31 dicembre 2015, l’OAD-FCT disponeva inoltre di una propria 

regolamentazione interna a concretizzazione delle normative antiriciclaggio 

(sulla portata cfr. DTF 143 II 162). Si tratta del regolamento dell’Organismo di 

autodisciplina dei fiduciari del Canton Ticino (in seguito: Regolamento OAD-FCT; 

nella sua versione emanata il 6 agosto 2004, aggiornata il 6 febbraio 2009, 

nonché nella sua versione entrata in vigore il 1° gennaio 2014), della Direttiva 

amministrativa sull’identificazione della clientela e sull’obbligo di chiarimento 

speciale, della Direttiva sulle misure da adottare per ottemperare ai doveri di 

diligenza nell’ambito dell’identificazione della clientela e al disposto dell’art. 6 

- 23 - 

SK.2022.17 

LRD e infine della Direttiva sugli indizi di riciclaggio di capitali emanata il 24 

febbraio 2003 (cfr. act. DFF pagg. 35 3-119).  

3. Rinvio a giudizio e principio accusatorio 

3.1 Quale eccezione pregiudiziale, la difesa ha sollevato una violazione del principio 

accusatorio. Il DFF, con la trasmissione degli atti, si sarebbe limitato a rinviare 

alla decisione penale che nei suoi dispositivi non conterrebbe, tantomeno nella 

subordinata formulata con scritto del 12 aprile 2022, la necessaria indicazione ai 

sensi dell’art. 325 CPP in punto alle ipotesi accusatorie avanzate. Ciò con 

particolare riferimento all’assenza di indicazioni quo alle relazioni bancarie 

rispetto alle quali sarebbe rivolta l’accusa ed alle indicazioni di tempo e luogo di 

commissione del reato, aspetto indispensabile per la valutazione dell’intervenuta 

prescrizione dei reati il cui termine, lo stesso DFF, avrebbe ritenuto decorso per 

almeno i due terzi. 

3.2  

3.2.1 Nel diritto penale amministrativo, laddove sia stato chiesto il giudizio di un 

tribunale, il rinvio a giudizio tien luogo d’accusa. Esso deve enunciare la 

fattispecie e le disposizioni penali applicabili, ovvero rimandare alla decisione 

penale (art. 73 cpv. 1 e 2 DPA; cfr. sentenza del Tribunale 6B_503/2015 del 24 

maggio 2016 consid. 3.1: «ce sont le dossier et la décision finale de 

l’administration qui font fonction d’acte d’accusation»). Ciò non significa che 

l’intera fattispecie debba comparire nel rinvio a giudizio nella sola forma di una 

ripetizione integrale delle considerazioni di cui alla decisione penale o che si 

debba rinviare integralmente a quest’ultima, ma bensì che i riferimenti al 

contenuto della decisione penale possano sostituire, in tutto o in parte, 

un’ulteriore descrizione dei capi d’accusa. Da un punto di vista formale, non è 

richiesto un documento uniforme (sentenza del Tribunale penale federale 

CA.2019.34 del 25 giugno 2020 consid. 5; HEIMGARTNER/KESHELAVA, Basler 

Kommentar, n. 18 ad art. 73 DPA). Nell’ambito del rinvio a giudizio ai sensi della 

DPA, la formulazione di un’imputazione alternativa per negligenza è ritenuta 

ammissibile da questa Corte (sentenza del Tribunale penale federale 

SK.2021.46 del 19 luglio 2022 consid. 1.3.2 e segg.). 

3.2.2 L’atto d’accusa ha essenzialmente due funzioni: una funzione informativa nel 

senso di definire la materia di cui si discuterà nel processo e una funzione 

delimitativa nel senso di delimitare il campo delle accuse in modo tale da 

permettere una difesa effettiva con pieno esercizio del diritto di essere sentito, 

potendo contare sul fatto che il tribunale è vincolato alle fattispecie descritte 

nell’atto di accusa (DTF 133 IV 235 consid. 6; 126 I 19 consid. 2a, 120 IV 348 

- 24 - 

SK.2022.17 

consid. 2 e 3). Tale principio, che già discende dall’art. 9 CPP è concretizzato 

all’art. 325 cpv. 1 lett. f CPP, secondo il cui tenore l’atto d’accusa indica in modo 

quanto possibile succinto, ma preciso, i fatti contestati all’imputato, specificando 

dove, quando, come e con quali effetti sono stati commessi.  

3.3 Nel presente caso, gli elementi formali richiesti dalla legge per la promozione 

dell’accusa sono riuniti. La decisione penale cui rimanda il rinvio a giudizio indica 

chiaramente quali erano, a mente del DFF, gli indizi che avrebbero dovuto 

condurre l’imputato ad avere dei sospetti ed a effettuare una comunicazione 

MROS, così come quali fossero le relazioni bancarie toccate. Dal punto di vista 

formale, anche gli elementi decisivi per il calcolo della prescrizione sono stati 

referenziati in modo adeguato (cfr. per le esigenze a questo riguardo 

SCHUBARTH/GRAA, Commentaire Romand, n. 35 ad art. 325 CPP). La decisione 

penale è inoltre sufficientemente precisa quanto alla collocazione temporale del 

reato ed indica in modo preciso il momento in cui è sorto e terminato l’obbligo di 

comunicazione, e ciò per ognuno dei conti vagliati (cfr. decisione penale, n. marg. 

262 e 263). Il rinvio a giudizio non presta nemmeno il fianco a critiche quanto alla 

localizzazione del reato.  

Al dibattimento, è stato comunicato oralmente che la Corte riteneva vi fossero in 

concreto sufficienti elementi per definire la materia nel senso della funzione 

informativa, come pure per delimitare le accuse e permettere una difesa efficace. 

Nella medesima circostanza è parimenti stato indicato che le eventuali questioni 

restanti sarebbero state vagliate, nella misura del necessario, con la valutazione 

di merito.  

Il rinvio a giudizio non pone dunque problemi dal punto di vista del principio 

accusatorio. 

4. Prescrizione 

4.1 Pregiudizialmente la difesa ha fatto valere anche l’intervenuta prescrizione 

dell’azione penale. In primo luogo, sebbene il DFF avrebbe ritenuto decorso per 

almeno i due terzi il termine di prescrizione, esso non si sarebbe chinato sulle 

specifiche violazioni ipotizzate che peraltro, secondo l’ipotesi accusatoria, 

rappresenterebbero la forma del reato continuato. Inoltre, dalla domanda 

rogatoriale presentata il 6 marzo 2015 dal Dipartimento di giustizia statunitense, 

prodotta dalla difesa in sede dibattimentale (cfr. act. SK.720.010 e segg.), 

emergerebbe l’inequivocabile conferma per cui tale autorità disponesse già delle 

informazioni anche ai sensi dell’art. 3 cpv. 1 OURD. Per la difesa, il termine di 

prescrizione di 7 anni sarebbe già decorso al momento dell’emanazione della 

decisione penale, in quanto le autorità, almeno dal 6 marzo 2015 avrebbero 

- 25 - 

SK.2022.17 

disposto già dell’insieme delle informazioni necessarie per le relazioni R., AA., 

T., BB.  

4.2  

4.2.1 Conformemente all’art. 52 LFINMA, il perseguimento delle contravvenzioni alle 

leggi sui mercati finanziari – quale la LRD (art. 1 cpv. 1 lett. f LFINMA) – si 

prescrive in sette anni. 

4.2.2 Ai sensi dell’art. 98 CP, la prescrizione decorre: dal giorno in cui l’autore ha 

commesso il reato (lett. a), dal giorno in cui è stato compiuto l’ultimo atto, se il 

reato è stato eseguito medianti atti successivi (lett. b), se il reato è continuato per 

un certo tempo, dal giorno in cui è cessata la continuazione (lett. c). La 

prescrizione si estingue se, prima della scadenza del termine di prescrizione, è 

stata pronunciata una sentenza di prima istanza (art. 97 cpv. 3 CP).  

4.2.3 Quando la relazione d’affari è duratura, l’intermediario finanziario che sa o 

sospetta che i valori patrimoniali oggetto di una relazione potrebbero realizzare 

le condizioni dell’art. 9 LRD, e che omette di effettuare una comunicazione, 

agisce permanentemente in modo illecito. Come visto, in siffatte circostanze la 

violazione dell’obbligo di comunicazione costituisce un reato permanente o 

continuo ai sensi dell’art. 98 lett. c CP (cfr. supra consid. I, 2.4.1 e riferimenti 

citati). Considerato che l’art. 9 LRD deve permettere di perseguire il riciclaggio di  

denaro – come previsto dalla giurisprudenza dell’Alta Corte almeno dal 2008 – 

l’obbligo di comunicazione non si estingue con la fine della relazione d’affari, ma 

perdura fintantoché i valori possono essere scoperti e confiscati (DTF 144 IV 391 

consid. 3.1; 142 IV 276; 134 IV 307; ORDOLLI, in: GwG AMLA, commentario 

[Thelesklaf/Wyss/Van Thiel/Ordolli, curatori], 3a ediz. 2019 [in seguito: 

commentario GwG], n. 5 ad art. 37 LRD). A questo riguardo, l’apertura di 

un’inchiesta non mette di principio fine all’obbligo di comunicare; un tale obbligo 

sussiste fintanto che le autorità penali non sono a conoscenza delle sorti dei 

valori patrimoniali che potrebbero essere legati al riciclaggio di denaro, che fino 

a quel momento potrebbero ancora loro sfuggire (DTF 144 IV 391 del 7 agosto 

2018 consid. 3.4). L’obbligo di comunicazione perdura così fintanto che le 

autorità penali sono in possesso delle informazioni necessarie per individuare e 

confiscare i valori patrimoniali coinvolti, le quali sono descritte all’art. 3 cpv. 1 

OURD (DTF 144 IV 391 consid. 3.4; sentenza del Tribunale penale federale 

SK.2018.47 del 26 aprile 2019 consid. 5.8.1).  

4.2.4 Nella versione dell’art. 3 cpv. 1 OURD in vigore dal 1° novembre 2013 al 

31 dicembre 2015, le comunicazioni indicano almeno il nome dell’intermediario 

finanziario, dell’autorità o della persona secondo l’articolo 305ter cpv. 2 CP da cui 

proviene la comunicazione, con l’indicazione di una persona di contatto; le 

- 26 - 

SK.2022.17 

autorità di cui all’articolo 12 LRD che esercitano il controllo sull’intermediario 

finanziario; i dati che consentono di identificare la controparte dell’intermediario 

finanziario conformemente all’articolo 3 LRD; i dati che consentono di identificare 

l’avente economicamente diritto conformemente all’articolo 4 LRD; i dati che 

consentono di identificare altre persone autorizzate a firmare o a rappresentare 

la controparte dell’intermediario finanziario; i valori patrimoniali interessati al 

momento della comunicazione, compreso il saldo attuale del conto; una 

descrizione per quanto possibile precisa della relazione d’affari, compresi i 

numeri dei conti interessati;  una descrizione per quanto possibile precisa degli 

elementi di sospetto su cui si basa la comunicazione, compresi gli estratti conto 

e i documenti giustificativi dettagliati che documentano le transazioni sospette 

nonché eventuali collegamenti con altre relazioni d’affari. 

4.2.5 Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, per sentenza di prima istanza, 

a seguito della quale la prescrizione non decorre più, si intende un giudizio di 

condanna o di proscioglimento (DTF 142 IV 276 consid. 5.2; DTF 139 IV 60 

consid. 1.5). Nei casi di diritto penale amministrativo, la decisione penale ai sensi 

dell’art. 70 DPA - che succede al decreto penale ai sensi dell’art. 64 DPA - 

costituisce, sotto il profilo della prescrizione, una sentenza di prima istanza ai 

sensi dell’art. 97 cpv. 3 CP, che pone fine alla prescrizione (DTF 133 IV 112 

consid. 9.4.4). La prescrizione dell’azione penale si estingue nel momento in cui 

è reso il giudizio e non quando lo stesso è notificato alle parti (DTF 142 IV 276 

consid. 5.2; DTF 130 IV 101 consid. 2.3).  

4.3 Nel caso in esame le autorità penali sono entrate in possesso della 

documentazione riguardante la relazione BB. il 19 marzo 2015 (cfr. act. DFF 32 

29). Le informazioni inerenti alle ulteriori relazioni bancarie sono giunte 

successivamente al MPC, e meglio: il 1° aprile 2015 per la relazione R. (cfr. act. 

DFF 32 36); il 22 giugno 2015 per S.; (cfr. act. FINMA 3446 -3450); il 20 luglio 

2015 per T. ed AA. (cfr. act. DFF 31 23). Nonostante alcuni dati parziali 

riguardanti parte dei conti oggetto del presente procedimento fossero menzionati 

nella domanda di assistenza giudiziaria presentata dalle autorità roganti in data 

6 marzo 2015, essi risultavano molto generici. In effetti, il Dipartimento di giustizia 

statunitense si era limitato ad indicare l’esistenza di alcuni conti bancari 

relazionabili ai vari dirigenti calcistici implicati nell’indagine estera; tra questi 

figuravano in particolare i nominativi dei conti BB. (cfr. act. SK.9.721.037) e R. 

(cfr. act. SK.9.721.037), quale ulteriore possibile numero di conto, quello di AA. 

(cfr. act. SK.9.721.040), nonché un codice riconducibile a T. (cfr. act. 

SK.9.721.040). Difettando gli altri elementi richiesti, non si può ritenere che 

l’autorità fosse già munita, prima del 19 marzo 2015, di tutte le informazioni 

necessarie per individuare e confiscare i valori patrimoniali coinvolti. Ne discende 

che l’obbligo di comunicazione ha preso fine in date diverse comprese tra il 

- 27 - 

SK.2022.17 

19 marzo 2015 ed il 20 luglio 2015. Il fatto che alcuni dei conti fossero già stati 

estinti o che delle inchieste fossero già in corso prima del 19 marzo 2015 è a sua 

volta ininfluente: determinante è il fatto che l’autorità sia munita di tutte le 

informazioni necessarie alla scoperta e alla confisca dei valori patrimoniali 

(sentenza del Tribunale penale federale SK.2020.48 del 2 marzo 2021 consid. 

3.1.4.2). 

Seguendo questa logica e fermo considerato il termine di sette anni previsto 

all’art. 52 LFINMA, la prescrizione dell’azione penale sarebbe intervenuta in date 

diverse comprese tra il 19 marzo 2022 e il 20 luglio 2022, ma in ogni caso non 

prima del 19 marzo 2022 per tutte le relazioni bancarie. L’azione penale non era 

dunque prescritta al momento dell’emissione della decisione penale del 16 marzo 

2022, che corrisponde ad una sentenza di prima istanza ai sensi dell’art. 97 cpv. 

3 CP. 

Sotto il profilo della prescrizione nulla osta dunque all’esame dell’imputazione da 

parte di questa Corte. 

II. Sull’infrazione contestata all’imputato 

1. A A. viene contestato di avere violato l’obbligo di comunicazione secondo l’art. 37 

LRD-2009, nel periodo dal 1° novembre 2008 al 20 luglio 2015, in qualità di unico 

organo e responsabile antiriciclaggio di D. SA, società agente a titolo di gestore 

patrimoniale (esterno) di cinque relazioni d’affari accese in B. SA. All’imputato 

viene rimproverato di avere agito intenzionalmente e, subordinatamente, per 

negligenza. 

1.1  

1.1.1 A mente del DFF già nella fase Banca C., ma soprattutto dopo il passaggio dei 

conti a B. SA, all’imputato sarebbe stato chiesto a più riprese di fornire 

informazioni e documentazione supplementari riguardanti il costrutto finanziario 

costituito dalla relazione intestata alla società di sede R. e dalle relazioni che 

beneficiavano della ridistribuzione dei suoi introiti. Il 31 ottobre 2008 l’imputato 

avrebbe dato seguito solo formalmente alla richiesta della banca, senza fornire 

documentazione o spiegazioni che permettessero di comprendere il retroscena 

economico di una simile struttura, caratterizzata da versamenti, dell’ordine di 

USD 30’000’000.–, a un conto di passaggio e alla loro ridistribuzione sistematica 

a terzi, che percepivano «commissioni» dalla vendita dei diritti televisivi ed erano 

nel contempo organi del Comitato esecutivo della CONMEBOL, organismo che 

si occupava, fra l’altro, anche della vendita di tali diritti. Per il DFF, lo scopo delle 

relazioni d’affari e delle transazioni, effettuate mediante il costrutto sopra 

- 28 - 

SK.2022.17 

descritto, andrebbe dunque considerato inusuale. La legalità del suo retroscena 

economico e dello scopo delle transazioni non risulterebbe inoltre manifesta ai 

sensi dell’art. 6 cpv. 2 LRD. Le domande specifiche formulate all’imputato non 

avrebbero mai trovato risposta. Non si comprenderebbe infatti per quali ragioni 

legittime tali persone dovessero beneficiare a titolo personale dei proventi 

derivanti dalla vendita di diritti televisivi tra organismi e società attivi in tali settori. 

La situazione non sarebbe peraltro mutata nemmeno in seguito. L’imputato 

avrebbe dipoi dapprima riferito di «commissioni» e in un secondo tempo di 

onorari per consulenze milionarie, non comprovate e non sorrette da 

documentazione contrattuale. Non si vedrebbe inoltre come dei versamenti 

ricorrenti dal 2008 al 2012 giustificherebbero delle «consulenze» prestate in vista 

di aste che hanno avuto luogo anteriormente al 2004 e al 2008. Atteso inoltre che 

per A., CC. SA avrebbe ottenuto i diritti senza bisogno di procedere ad eventuali 

atti corruttivi, non vi sarebbe stata la necessità di far capo alla struttura sopra 

descritta e di riversare sistematicamente parte degli introiti ai componenti del 

Comitato esecutivo della CONMEBOL. Secondo l’Autorità inquirente, CC. SA 

avrebbe voluto essere certa che i diritti di ritrasmissione televisiva le fossero 

attribuiti e sarebbe stata disposta a sborsare cifre molto più alte di quelle da lei 

ufficialmente offerte in occasione delle aste. In realtà, sarebbe stata quest’ultima 

a dover beneficiare degli importi, che invece finivano nella disponibilità degli 

organi del suo Comitato esecutivo.  

Per il DFF, gli indizi di riciclaggio di denaro esistenti erano sufficienti per 

sospettare l’origine criminale dei valori patrimoniali e per stabilire un 

collegamento tra questi e il reato di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis 

CP. Anche gli ulteriori elementi costitutivi dell’infrazione sarebbero inoltre dati, 

sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo. Con particolare riferimento a 

quest’ultimo aspetto, poiché all’imputato sarebbe stato noto che il conto R. era 

intestato a una società di sede delle Isole Vergini Britanniche, che tale conto 

beneficiava di ingenti entrate provenienti da una società che acquisiva i diritti 

lucrativi di ritrasmissione televisiva dalla CONMEBOL e li rivendeva e che lo 

stesso conto veniva utilizzato quale conto di passaggio per versare gran parte di 

tale denaro a beneficio di conti privati di tutti i componenti del Comitato esecutivo 

della stessa CONMEBOL (così come che tali versamenti avvenivano a titolo di 

«commissioni», poi definite come onorari per presunte, non meglio precisate 

consulenze), a mente del DFF non sarebbe concepibile che l’imputato ignorasse 

il fatto che i versamenti fossero, con ogni probabilità, prestazioni corruttive.  

1.1.2 Per la difesa, la presente procedura si iscriverebbe in una fattispecie 

estremamente complessa e che andrebbe correttamente contestualizzata. Lo 

scandalo FIFA avrebbe infatti coinvolto tutte le principali banche ed avrebbe 

avuto quali attori dei professionisti integerrimi, sui quali mai vi sarebbero stati 

- 29 - 

SK.2022.17 

dubbi che potessero essere a valle o a monte di qualsivoglia attività illecita. A. 

avrebbe avuto a che fare con organizzazioni sportive private mondiali che da 

sempre suscitavano grande rispetto e stima del mondo intero, con una società 

leader nel campo dell’organizzazione degli eventi sportivi e con personaggi di 

calibro, appartenenti persino agli Audit and Compliance Committee della FINMA 

(EE.). In questo contesto, la banca avrebbe avuto l’insieme delle informazioni di 

cui disponeva A., confermando per oltre 10 anni le di lui certezze circa l’assenza 

dei presupposti fattuali e giuridici per procedere ad una comunicazione MROS. 

Nel decreto relativo alla procedura parallela a carico di B. SA, il DFF non avrebbe 

però incomprensibilmente identificato le persone responsabili in seno alla banca 

ritenendo un’imputazione per negligenza lieve e una multa di soli CHF 50’000.– 

nonostante fossero implicate altre 21 relazioni bancarie oltre a quelle oggetto del 

presente procedimento. Così facendo, l’Autorità inquirente avrebbe «punito con 

i guanti» una banca che ormai era destinata a scomparire, sferrando invece 

contro un piccolo fiduciario un colpo infondato e suscettibile di negargli la 

possibilità di continuare a svolgere la sua professione. Con particolare riferimento 

alle note informative allestite da A. il 30 ottobre 2008, esse si inserirebbero 

nell’ambito di una «analisi approfondita» operata dalle entità preposte in B. SA, 

le quali avrebbero confermato che «le spiegazioni date nelle note plausibilizzano 

l’operatività svolta» e che avrebbe sempre approvato l’insieme delle operazioni 

definendole «in linea con le informazioni già a dossier», attestando come gli 

incontri con l’imputato permettessero di «riconfermare che quest’ultimo ha una 

buona conoscenza della propria clientela e delle attività economicamente 

svolte». In seguito, tra il 2009 ed il 2012, la banca avrebbe avallato a più riprese 

la movimentazione sui conti. Poiché A. avrebbe fornito l’insieme delle 

informazioni a sua disposizione reagendo alle domande, non sarebbe sostenibile 

affermare ch’egli fosse consapevole di non avere delle risposte. Ritenere che una 

simile conclusione possa essere una conseguenza dell’atteggiamento di D. SA 

nella persona dell’imputato, che non si è minimamente scomposto per il fatto che 

non disponeva di contratti scritti per le distribuzioni sistematiche dell’ordine di 

parecchi milioni a titolo di consulenze, rasenterebbe l’arbitrio. Non andrebbe 

inoltre tralasciato, ha proseguito la difesa, che nel febbraio 2013 l’imputato 

avrebbe aggiornato sua sponte il profilo di una delle cinque relazioni, 

condividendo con B. SA la sua valutazione circa l’assenza dei presupposti di cui 

all’art. 9 LRD al fine di poter beneficiare pure di un sistema antiriciclaggio di un 

istituto bancario, condotto dalla seria convinzione che quest’ultimo avrebbe posto 

in essere le proprie valutazioni in maniere indipendente e facendo capo ai mezzi 

a sua disposizione. Sistema che avrebbe concluso, con identiche valutazioni, 

ancora ad aprile e ottobre 2014, rafforzando le conclusioni di A., in particolare, 

quo alla certezza circa l’esaustività delle informazioni in suo possesso visto il 

costrutto che all’epoca era usuale anche a fini fiscali. Non da ultimo, andrebbe 

- 30 - 

SK.2022.17 

osservato che le richieste di B. SA non seguivano alcuna logica, visti in 

particolare i Movin’s riaperti a distanza di anni rendendo impossibile 

comprendere i reali motivi alla loro base. Ne discenderebbe che A. non avrebbe 

avuto «nemmeno un semplice dubbio in merito all’assenza dei presupposti per 

procedere con una segnalazione».  

In diritto la difesa ha fatto notare come tutte le argomentazioni del DFF sarebbero 

incentrate sul reato a monte della corruzione. Sennonché, la corruzione privata 

all’epoca dei fatti non avrebbe configurato un crimine. Inoltre, il contributo 

dottrinale menzionato nella decisione penale, mediante il quale l’autorità 

inquirente avrebbe tentato di estendere il campo dei possibili reati da prendere 

in considerazione alla falsità in documenti e all’amministrazione infedele, 

avrebbe quale premessa imprescindibile la compilazione errata del formulario A 

della società svizzera che riceve e distribuisce i fondi, condizione che 

difetterebbe nel caso de quo. Il DFF avrebbe poi tentato di ipotizzare 

un’amministrazione infedele concretizzando un danno non in capo alla 

CONMEBOL, ma addirittura a CC. SA. Ma anche volendo seguire la tesi della 

creazione di fondi neri extrabilancio nel senso di quanto ipotizzato dalla dottrina, 

la difesa si chiede se A. fosse consapevole effettivamente «di tutto». Nel 

prosieguo dell’arringa, l’accento è stato posto sulla notevole evoluzione della 

giurisprudenza che ha portato ad un’estensione interpretativa a partire solo dal 

2015 del concetto di fondato sospetto. Pur non implicando una violazione del 

principio della legalità, non sarebbe seriamente possibile condannare oggi una 

persona per aver voluto violare una norma sulla base di una giurisprudenza 

attuale che allora non esisteva. Questo nell’ambito di un’infrazione in cui 

l’elemento oggettivo è intrinsecamente legato ad una valutazione soggettiva, 

come un sospetto, che in più deve essere fondato e come tale percepito 

dall’imputato. Per la difesa, si tratterebbe di un esempio lampante di 

apprezzamento errato della qualifica giuridica di un elemento costitutivo 

oggettivo dell’infrazione. Con ciò, l’intenzionalità andrebbe esclusa, finanche 

nella forma eventuale, entrando semmai in considerazione un errore sui fatti. Ai 

sensi dell’art. 13 cpv. 2 CP occorrerebbe poi chiedersi se a A. poteva essere 

rimproverata una negligenza, ovvero se l’errore avrebbe potuto essere evitato 

usando le debite precauzioni, quesito cui la difesa risponde negativamente. 

1.2 Giusta l’art. 37 cpv. 1 LRD-2009, chiunque, intenzionalmente, viola l’obbligo di 

comunicazione previsto dall’art. 9 LRD, è punito con la multa sino a  

CHF 500’000.–. Se l’autore agisce per negligenza, la multa comminata è di 

CHF 150’000.– al massimo (cpv. 2).  

1.3 L’art. 9 cpv. 1 lett. a LRD-2009 prevede che l’intermediario finanziario che sa o 

ha il sospetto fondato che i valori patrimoniali oggetto di una relazione d’affari: 

- 31 - 

SK.2022.17 

sono in relazione con un reato ai sensi degli art. 260ter n. 1 o 305bis CP (n. 1), 

provengono da un crimine (n. 2), sottostanno alla facoltà di disporre di 

un’organizzazione criminale (n. 3) o servono al finanziamento del terrorismo 

(art. 260quinquies cpv. 1 CP) (n. 4), ne dà senza indugio comunicazione all’Ufficio 

MROS.  

1.4 Il comportamento punibile in virtù dell’art. 37 LRD-2009 è l’omissione di 

comunicazione ai sensi dell’art. 9 LRD-2009 malgrado la conoscenza di uno stato 

di fatto che la imporrebbe (DE CAPITANI, in Kommentar Einziehung, organisiertes 

Verbrechen und Geldwäscherei, vol. II, 2002, n. 17 ad art. 37 LRD). L’obbligo di 

comunicazione di cui all’art 9 LRD-2009 non mira a tutelare interessi patrimoniali 

individuali, ma l’integrità della piazza finanziaria elvetica (DTF 134 III 529 consid. 

4.3). Esso va ricondotto in primo luogo ai valori patrimoniali, anche se nella prassi 

indizi relativi a persone collegate ad una relazione d’affari possono anch’essi 

condurre ad un sospetto fondato (LUCHSINGER, in: Geldwäschereigesetz (GwG) 

[Kunz/Jutzi/Schären, curatori], 2017 [in seguito: GwG], n. 21 ad art. 9 LRD). 

1.5 Perché vi sia una violazione dell’obbligo di comunicazione devono quindi essere 

adempiute quattro condizioni cumulative. L’autore deve anzitutto essere un 

intermediario finanziario e i valori patrimoniali devono essere oggetto di una 

relazione d’affari. Inoltre, l’intermediario finanziario deve sapere o avere il 

sospetto fondato che i valori patrimoniali sono in relazione con un reato ai sensi 

degli art. 260ter e 305bis CP, che provengono da un crimine, che sottostanno alla 

facoltà di disporre di un’organizzazione criminale o che servono al finanziamento 

del terrorismo. Infine, l’intermediario finanziario deve omettere di effettuare la 

comunicazione all’ufficio MROS, oppure effettuarla tardivamente o in modo 

incompleto (ORDOLLI, op. cit., n. 1 ad art. 37 LRD). 

2.  

2.1 Quale prima condizione, è necessario che a commettere una violazione 

dell’obbligo di comunicazione sia una persona a cui incombe un tale obbligo 

giusta l’art. 9 LRD-2009, ossia un intermediario finanziario ai sensi dell’art. 2 

LRD. Secondo l’art. 2 cpv. 3 lett. e LRD nella versione in vigore sino al 31 

dicembre 2019, sono intermediari finanziari anche le persone che, a titolo 

professionale, accettano  o custodiscono valori patrimoniali di terzi o forniscono 

aiuto per investirli o trasferirli, in particolare le persone che gestiscono patrimoni. 

Ai sensi dell’art. 7 OAIF, l’attività di intermediazione finanziaria è svolta a titolo 

professionale se durante un anno civile realizza un ricavo lordo superiore a CHF 

20’000.– franchi (lett. a); durante un anno civile avvia con oltre 20 controparti o 

mantiene con almeno 20 controparti relazioni d’affari che non si limitano 

all’esecuzione di una singola operazione (lett. b); ha la facoltà illimitata di disporre 

- 32 - 

SK.2022.17 

in permanenza di valori patrimoniali di terzi che superano in qualsiasi momento i 

5 milioni di franchi (lett. c); oppure effettua transazioni il cui volume complessivo 

supera i 2’000’000.– di franchi per anno civile (lett. d; condizione già prevista 

dalla precedente ordinanza dell'Autorità federale di vigilanza sui mercati 

finanziari del 20 agosto 2002 sull'esercizio a titolo professionale dell'attività di 

intermediazione finanziaria ai sensi della legge sul riciclaggio di denaro; OAIF-

FINMA; RS 955.20, abrogata il 1° gennaio 2010). 

2.2 In concreto, D. SA, affiliata all’OAD-FCT e beneficiaria di un accordo di gestione 

patrimoniale esterna con B. SA, gestiva in tale veste almeno tra le 140 e le 170 

relazioni accese presso il predetto istituto bancario (cfr. act. FINMA 2 4847-4851; 

verbale dibattimentale, act. SK 9.731.018). In tale contesto, sono state effettuate 

transazioni per decine di milioni di dollari. D. SA è dunque un intermediario 

finanziario ai sensi dell’art. 2 cpv. 3 lett. e LRD e la soglia dell’attività svolta a 

titolo professionale è manifestamente superata.  

Il primo presupposto è dato.  

3.  

3.1 L’obbligo di comunicazione ai sensi dell’art. 9 LRD-2009 esiste solo in presenza 

di valori patrimoniali oggetto di una relazione d’affari (HUTZLER, in: Kommentar 

Kriminelles Vermögen Kriminelle Organisationen [Jürg-Beat Ackermann, 

curatore], Volume II, 2018, n. 41 e segg. ad art. 9 LRD). Nel contesto della lotta 

al riciclaggio di denaro, la nozione di «valori patrimoniali» deve essere 

interpretata in maniera ampia e include ogni bene avente principalmente un 

valore economico, anche le transazioni finanziarie (sentenza del Tribunale 

federale 6B_313/2008 del 25 giugno 2008 consid. 2.2; THELESKLAF, op. cit., n. 9 

ad art. 9 LRD).  

3.2 Il 14 settembre 2006 è stata aperta, presso Banca C., la relazione R., che, a 

seguito della fusione tra Banca C. e B. SA, è stata ripresa da quest’ultimo istituto 

con effetto al 30 giugno 2008. Il 16 febbraio 2007 presso Banca C. sono poi state 

accese anche le relazioni S., AA. e T., poi trasferite in B. SA il 1° luglio 2008. Il 

23 febbraio 2010 presso B. SA è stato aperto anche il conto BB. Sul conto R. 

sono transitati valori patrimoniali per un totale di oltre CHF 31’000’000.–, poi 

ritrasferiti in favore di altre relazioni, in particolare alle stesse S., AA., T. e BB. 

(cfr. act. DFF 31 1104 e segg.). Pacificamente si è dunque di fronte a valori 

patrimoniali oggetto delle relazioni d’affari.  

Anche tale requisito è adempiuto. 

4.  

- 33 - 

SK.2022.17 

4.1 L’intermediario finanziario deve poi sapere o avere il sospetto fondato che i valori 

patrimoniali oggetto di una relazione d’affari siano in relazione con un reato ai 

sensi degli art. 260ter o 305bis CP, che provengano da un crimine, che sottostiano 

alla facoltà di disporre di un’organizzazione criminale o che servano al 

finanziamento del terrorismo. La conoscenza o il sospetto fondato implicano 

l’obbligo di effettuare senza indugio una comunicazione all’Ufficio MROS.  

4.2 «Sapere» significa che l’intermediario finanziario non ha alcun dubbio in merito 

al legame tra i fondi ed il reato, come è ad esempio il caso quando il cliente ha 

riferito tale fatto all’intermediario finanziario oppure quando quest’ultimo viene a 

conoscenza di una sentenza giudiziaria al riguardo (sentenza del TPF 

SK.2018.47 del 26 aprile 2018 consid. 5.5.1; THELESKLAF, op. cit., n. 10 ad art. 9 

LRD; LUCHSINGER, op. cit., n. 24 ad art. 9 LRD).  

4.3 Per quanto attiene al concetto di sospetto fondato, esso implica, per sua stessa 

natura, un margine di apprezzamento e si presta a discussioni ed interpretazioni. 

Non è pertanto facile determinarne a priori la nozione (MINI, Manuale di diritto 

finanziario, 2a ed. 2020, n. marg. 302). Da un lato, vi sono casi in cui una 

comunicazione alle autorità competenti appare giustificata ma non si impone 

ancora alla luce dell’insufficiente chiarezza sulle circostanze di fatto. Dall’altro, vi 

è la situazione che rende obbligatoria la comunicazione perché il sospetto si 

rivela fondato (DTF 147 IV 274 consid. 2.1.3; CASSANI, Evolutions législatives 

récentes en matière de droit pénal économique: blanchiment d’argent et 

corruption privée, in: Revue pénale suisse, 2018, vol. 136, n. 2, pag. 179 e segg.; 

HERREN, L’obligation de communiquer les «soupçons fondés» de l’art. 9 LBA, SJ 

2019 II 107, pag. 107 e segg.). Nella maggior parte dei casi, il sospetto diviene 

fondato al termine del processo di chiarimento avviato dall’intermediario 

finanziario ai sensi dell’art. 6 cpv. 2 LRD, ma può anche accadere che la 

segnalazione appaia necessaria anche prima del completamento di tale 

processo, in particolare a seconda degli elementi che i chiarimenti permettono di 

evidenziare (sentenza del TPF SK.2019.55 del 28 luglio 2020 consid. 2.2.5.5; 

GARBASKI/MACALUSO, op. cit., n. 41 ad art. 37 LRD). 

4.3.1 Secondo il Messaggio del Consiglio federale del 17 giugno 1996 concernente la 

LRD, un sospetto fondato non deve raggiungere un grado tale da rasentare 

l’assoluta certezza. Sebbene non sia di competenza dell’intermediario finanziario 

verificare sistematicamente, per ogni transazione, se sussiste un comportamento 

punibile, egli deve tuttavia far prevalere la diligenza richiesta dalle circostanze. 

Per il Consiglio federale, in termini generali un sospetto è giustificato se si fonda 

su un indizio concreto o su diversi punti di riferimento che lasciano presumere 

una provenienza criminosa dei valori patrimoniali (FF 1996 III 993, 1024; per 

- 34 - 

SK.2022.17 

maggiori sviluppi anche GARBASKI/MACALUSO, Commentaire Romand, 2022, n. 

37 ad art. 37 LRD).  

4.3.2 Ad oggi la giurisprudenza ritiene che un sospetto debba essere considerato 

fondato se si basa su circostanze insolite, raccolte con cura dall’intermediario 

finanziario (sentenza del TF 6B_786/2020 dell’11 gennaio 2021 consid. 2.1.3 - 

2.3.2; sentenza del TPF SK.2019.76 del 22 ottobre 2020 consid. 7.4). Optando 

per un’interpretazione evolutiva, la giurisprudenza ha finanche sancito che, se 

l’intermediario finanziario ha un «simple doute» che i beni siano il risultato di un 

atto criminale, quest’ultimo deve comunque operare la segnalazione. (cfr. 

sentenza del TF 1B_433/2017 del 21 marzo 2018 consid. 4.9; sentenze del TPF 

CA.2021.14 del 10 febbraio 2022 consid. 2.2.2.3; SK.2018.47 del 26 aprile 2019 

consid. 5.5.1; SK.2014.14 del 18 marzo 2015 consid. 4.5.1.1).  

4.3.3 Anche nella letteratura diversi autori propendono ormai per una concezione 

ampia di sospetto fondato, che non giudicano contraria al tenore del Messaggio 

ma foriera di chiarezza: se l’intermediario finanziario ha dei dubbi, deve chiarire 

la situazione; laddove gli stessi non potranno essere dissipati – in particolare 

vista l’inconsistenza delle spiegazioni fornite dal cliente –, dovrà operare la 

comunicazione, e ciò senza che sia necessario recensire ulteriori segnali d’allerta 

(VILLARD, Commentaire Romand, 2022, n. 30 ad art. 9 LRD; in questo senso 

anche: KUSTER, Zur Abgrenzung des Melderechts nach Art. 305ter Abs. 2 StGB 

von der Meldepflicht nach Art. 9 GwG, in: Jusletter 26.06.2017, n. marg. 21; 

THELESKLAF, op. cit., n. 10 ad art. 9 LRD). Questo poiché il fatto che il dubbio non 

venga dissipato mediante chiarimenti supplementari equivale ad aggiungere 

ulteriori segnali d’allerta consolidanti il sospetto (VILLARD, op. cit., n. 41 ad art. 9 

LRD; che cita a sostegno anche DE CAPITANI, op. cit., n. 40 ad art. 9 LRD e 

THELESKLAF, op. cit., n. 10 ad art. 9 LRD). Parte della dottrina ha invece criticato 

detto approccio giurisprudenziale (GARBASKI/MACALUSO, op. cit., n. 37-38 ad art. 

37 LRD; HUTZLER, in: Kommentar Kriminelles, op. cit., n. 34 e segg. ad art. 9 

LRD; LOMBARDINI, Banques et blanchiment d’argent, 3a ediz. 2016, p. 152; 

LUCHSINGER, op. cit., n. 32 e segg. ad art. 9 LRD). 

4.3.4 Di recente, il Tribunale federale, determinandosi su un caso relativo ad una 

violazione dell’art. 37 LRD commessa nel 2011, ha confermato che è corretto 

ritenere fondato il sospetto anche in presenza di un «simple doute», precisando 

che detta nozione dev’essere intesa nel senso che, se i chiarimenti effettuati 

conformemente all’art. 6 cpv. 2 LRD-2009 non consentono di dissipare il 

sospetto, questo non risulta infondato e deve pertanto essere comunicato 

all’Ufficio MROS (DTF 147 IV 274 consid. 2). In tale contesto, la nostra Alta Corte 

ha pure constatato come tali precisazioni giurisprudenziali rientrino 

ragionevolmente nella concezione originaria della norma, motivo per cui esse 

- 35 - 

SK.2022.17 

non violano il principio della legalità né il divieto della retroattività del diritto penale 

(DTF 147 IV 274 consid. 2.3.2; cfr. anche supra consid. 2.5.2).  

4.4  

4.4.1 L’obbligo di comunicazione imposto all’intermediario finanziario in forza all’art. 9 

LRD-2009 si iscrive segnatamente negli obblighi di diligenza particolari 

determinati all’art. 6 LRD-2009 (DTF 147 IV 274 consid. 2.3.1).  

4.4.2 Secondo l’art. 6 cpv. 2 LRD-2009, l’intermediario finanziario deve chiarire le 

circostanze economiche e lo scopo di una transazione o di una relazione d’affari 

se la transazione o la relazione d’affari appare inusuale, a meno che la sua 

legalità sia manifesta (lett. a) oppure laddove vi siano sospetti che i valori 

patrimoniali provengano da un crimine, sottostiano alla facoltà di disporre di 

un’organizzazione criminale o servano al finanziamento del terrorismo (lett. b). 

Anche il Regolamento OAD-FCT prevede un obbligo speciale di chiarimento a 

carico dell’intermediario finanziario, segnatamente se la relazione d’affari 

coinvolge persone politicamente esposte  (PEP) e, dal 1° gennaio 2014, anche 

nei casi in cui è da considerarsi a rischio accresciuto, ad esempio per la 

complessità delle strutture, in particolare a causa dell’utilizzo di società di sede 

(art. 33 cpv. 1 lett. a, c Regolamento OAD-FCT-2004; art. 33 cpv. 1 lett. a, c e 

33bis Regolamento OAD-FCT-2014).  

4.4.3 La legge non definisce cosa si intenda per inusuale. Per la dottrina può trattarsi 

di uno scostamento in relazione al rapporto commerciale in quanto tale o di 

un’inusualità agli occhi dell’intermediario finanziario stesso, date le sue 

conoscenze ed esperienze. Un obbligo di chiarimento complementare è sempre 

dato, allorquando una relazione d’affari o una transazione appare inusuale sulla 

base di conoscenze tecniche oggettive (MÜLLER/LÖTSCHER, Basler Kommentar, 

n. 43 ad art. 6 LRD; POLLI, Commentaire Romand, 2022, n. 107 ad art. 6 LRD). 

Cruciali sono le informazioni generali che l’intermediario finanziario deve 

raccogliere all’apertura della relazione (NAEF/CALVARESE, I chiarimenti 

complementari nella lotta antiriciclaggio, in: NF 9/2022, p. 488, 491). Con la 

formulazione «a meno che la sua legalità sia manifesta» s’intende che un 

elemento prima facie inusuale non richiederà chiarimenti complementari se viene 

compreso sulla base delle conoscenze esistenti in capo all’intermediario 

finanziario senza che sussista ulteriore necessità di intervento (HUTZLER, op. cit., 

n. n. 39 ad art. 6 LRD). Per la definizione dei sospetti che i valori patrimoniali 

provengano da un crimine (art. 6 cpv. 2 lett. b LRD) – da valutare a seconda del 

settore di attività dell’intermediario finanziario e della sua cerchia di clienti – la 

letteratura rinvia agli indizi di riciclaggio elencati esemplificativamente 

nell’allegato all’ORD-FINMA, rispettivamente ai criteri previsti dagli organismi di 

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SK.2022.17 

autodisciplina (MÜLLER/LÖTSCHER, Basler Kommentar, n. 48 ad art. 6 LRD; per il 

caso concreto si veda infra consid. II, 4.5.1 e segg.).  

4.4.4 Posto che controparte, avente diritto economico, detentore del controllo, 

eventuali PEP o persone vicine, nonché oggetto/scopo della relazione, 

dovrebbero esser già stati accertati e identificati, l’intermediario finanziario deve 

chiarire, segnatamente e a dipendenza delle circostanze: l’origine dei valori 

patrimoniali consegnati; a che scopo i valori patrimoniali prelevati vengono 

utilizzati; il retroscena economico e la plausibilità dei versamenti in entrata 

importanti; l’attività professionale o commerciale esercitata dalla controparte e 

dall’avente diritto economico dell’impresa o dei valori patrimoniali (MINI, op. cit. 

n. marg. 310). In sostanza, nelle ipotesi previste dall’art. 6 cpv. 2 LRD-2019, 

l’intermediario finanziario deve operare i chiarimenti che sono complementari 

rispetto a quelli effettuati nell’ambito dell’allestimento del profilo cliente. 

L’approfondimento del profilo del cliente deve essere adeguato al rischio 

costituito dalla relazione, cioè contenere maggiori e più dettagliate informazioni 

in cas