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**Case Identifier:** 6b4683f1-4257-526b-968d-2e7e118c5158
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2019-06-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.06.2019 D-2866/2019
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2866-2019_2019-06-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2866/2019 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 8  g i u g n o  2 0 1 9  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Grégory Sauder, 

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Turchia,   

patrocinato dal Signor Massimiliano Minì,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM del 29 maggio 2019 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda di asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 13 maggio 

2019, 

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 20 maggio 2019 (cfr. atto 

1041265-13/6 [di seguito: verbale 1]) e al colloquio personale Dublino del 

24 maggio 2019 (cfr. atto 1041265-17/3 [di seguito: verbale 2]), 

i mezzi di prova versati agli atti, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 29 maggio 2019, notificata il 3 giugno 2019 (cfr. avviso di ricevimento), 

mediante la quale la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo 

ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il 

trasferimento dell'interessato verso la Germania, 

il ricorso dell'11 giugno 2019 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 12 giugno 2019) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) contro la menzionata decisione con il quale il 

ricorrente ha concluso in via preliminare alla sospensione dell'esecuzione 

della decisione in via cautelare ed alla restituzione dell'effetto sospensivo; 

in seguito all'annullamento della decisione impugnata e alla trasmissione 

degli atti all'autorità inferiore per esame nazionale della domanda d'asilo; 

in subordine per il completamento dell'istruttoria; altresì ha presentato una 

domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese di giudizio e del relativo anticipo,  

i mezzi di prova allegati in sede ricorsuale, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 LAsi) contro una decisione in 

materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il ricorso è 

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di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒c e 

art. 52 PA,  

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 si rinuncia allo scambio di scritti, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di presa a carico del ri-

chiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 con-

sid. 6.2), 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

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che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato mem-

bro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III),  

che, giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, dopo consultazione del sistema centrale d'informazione sui visti (CS-

VIS) che il ricorrente era titolare di un visto valido dal 26 ottobre 2018 al 

25 aprile 2019 rilasciato dalla Germania, 

che essendo tale visto scaduto da meno di sei mesi al momento del depo-

sito della domanda d'asilo, il 17 maggio 2019 la SEM ha presentato alle 

autorità tedesche competenti, nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regola-

mento Dublino III, una richiesta di presa in carico fondata sull'art. 12 par. 4 

Regolamento Dublino III, 

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che nel corso del colloquio personale Dublino il 24 maggio 2019(ver-

bale 2), l'interessato ha allegato di essersi recato legalmente in Germania 

nel novembre 2018 grazie al visto tedesco ottenuto alla rappresentanza 

tedesca ad Istanbul e di aver fatto rientro in Turchia il 9 febbraio 2019; che 

all'arrivo in Turchia le autorità gli avrebbero sequestrato il passaporto; che 

egli ha inoltre dichiarato di essere rimasto in Patria fino al 23 aprile 2019 

quando sarebbe espatriato per mezzo di un passaporto falso, 

che a sostegno del suo asserito rientro in Patria a febbraio 2019, l'interes-

sato ha fornito una fotocopia di una lettera di convocazione per la commis-

sione elettorale del 31 marzo 2019, una fotocopia di un rapporto medico 

d'incapacità lavorativa del 31 marzo 2019, una fotocopia inerente un arti-

colo di giornale del 12 aprile 2019 in cui i genitori dell'interessato avrebbero 

denunciato al quotidiano la scomparsa del figlio a far tempo dal 

9 aprile 2019, una copia del tesserino di appartenenza ad una associa-

zione culturale senza data e la dichiarazione del 19 maggio 2019 di tale 

associazione dal quale risulta che il richiedente avrebbe partecipato a tutte 

le attività organizzate e di aver subito pressioni a causa della sua fede ale-

vita,  

che tali informazioni complementari così come i mezzi di prova, sono stati 

trasmessi alle competenti autorità tedesche il 24 maggio 2019, 

che il 28 maggio 2019, queste autorità hanno espressamente accettato il 

trasferimento del ricorrente verso la Germania, in applicazione della stessa 

disposizione, ovvero l'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III (cfr. atto (…)-

27/2), 

che nella decisione impugnata, la SEM ha ritenuto che le dichiarazioni 

dell'interessato e i mezzi di prova depositati non permetterebbero di pro-

vare il suo effettivo rientro in Patria tra il febbraio e l'aprile 2019; che le 

dichiarazioni in merito al sequestro del passaporto da parte delle autorità 

turche costituirebbero delle mere allegazioni di parte non corroborate da 

prove effettive e documentabili; che altresì, l'autorità inferiore ha ritenuto 

sorprendente il fatto che egli sia giunto in Svizzera il giorno prima dello 

scadere del visto rilasciato dalle autorità tedesche,  

che per quanto riguarda la convocazione al seggio elettorale, l'autorità in-

feriore ha ritenuto che la stessa non dimostrerebbe che il richiedente si sia 

effettivamente stato presente in quell'occasione; che lo stesso varrebbe 

per ciò che concerne l'articolo di giornale denunciante la sua scomparsa; 

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che l'articolo avrebbe infatti potuto essere pubblicato su sua esplicita ri-

chiesta e non sarebbe neppure supportato da denunce ufficiali; che per 

quanto riguarda l'attestazione dell'associazione, la stessa sarebbe stata ri-

lasciata il 19 maggio 2019, quindi dopo il suo arrivo in Svizzera; che invece 

la tessera di membro non riporterebbe neppure la data; che infine, il certi-

ficato medico del 31 marzo 2019 avrebbe potuto essere emesso su sua 

esplicita richiesta; che i mezzi di prova forniti sono stati ritenuti dall'autorità 

inferiore facilmente ottenibili su richiesta e facilmente falsificabili; che in 

conclusione dunque la SEM ha considerato i mezzi di prova non compro-

vanti il rientro dell'interessato in Turchia,  

che da ultimo, l'autorità inferiore ha rilevato che il richiedente disponeva di 

un visto tedesco con entrate multiple per il che egli avrebbe facilmente po-

tuto entrare e uscire dal suo Paese dopo il 9 febbraio 2019, 

che dappoi, le autorità tedesche avrebbero accettato la richiesta di presa 

in carico nonostante le allegazioni dell'interessato inerenti al suo presunto 

rientro in Turchia,  

che pertanto, la SEM ha ritenuto data la competenza della Germania per 

la trattazione della domanda d'asilo del richiedente, 

che l'insorgente tuttavia contesta in specie tale competenza, 

che come già asserito nel corso del colloquio personale Dublino, egli a feb-

braio 2019 avrebbe fatto rientro in Turchia; che di conseguenza, avendo 

lasciato il territorio degli Stati membri ai sensi dell'art. 12 par. 4 Regola-

mento Dublino III, la competenza della Germania sarebbe cessata, 

che contrariamente a quanto ritenuto dalla SEM, il ricorrente rileva che i 

mezzi di prova forniti non farebbero che confermare le sue dichiarazioni e 

non ci sarebbero ragioni per ritenerli falsi; che il ragionamento dell'autorità 

inferiore parrebbe implicare che egli si sia attivato sin dal mese di marzo 

per poter disporre di documenti programmati; che inoltre, i documenti for-

nirebbero, se non la prova, per lo meno degli elementi tali da far apparire 

come fortemente probabile il suo effettivo rientro in Turchia, 

che tale conclusione apparirebbe ulteriormente avvalorata dai mezzi di 

prova forniti; che invero, dal documento del Centro medico di B._______ 

del 31 marzo 2019 risulterebbe che al ricorrente, a seguito di una visita 

neurologica, sarebbe stata diagnosticata un'emicrania e prescritto un 

giorno di riposo, mentre la lista dei componenti della squadra di calcio del 

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C._______ del 15 marzo 2019 ed i rapporti delle partite del 24 marzo 2019 

e del 7 aprile 2019 riporterebbero tutti il nome dell'insorgente; che infine, la 

fotografia della squadra di calcio lo raffigurerebbe,  

che nel caso in disamina occorre dunque determinare se la competenza 

della Germania fondata sull'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III è data; 

che segnatamente, è necessario appurare se il ricorrente abbia effettiva-

mente lasciato il territorio degli Stati membri dopo aver potuto accedervi 

grazie al visto rilasciato dalle autorità tedesche,  

che anzitutto, si rileva che la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'U-

nione europea (CGUE) inerente il regolamento Dublino III implica che in 

una procedura di ricorso contro una decisione di trasferimento Dublino il 

richiedente l'asilo deve poter censurare l'errata applicazione di tutte le di-

sposizioni del regolamento Dublino III che concorrono alla determinazione 

dello Stato competente; che in assenza di validi motivi che si oppongano 

al recepimento di questa giurisprudenza, dev’essere permesso ai richie-

denti l'asilo di invocare anche nella procedura di ricorso dinanzi al Tribunale 

la corretta applicazione di tutti i criteri di competenza (cfr. DTAF 2017 VI/9 

consid. 5), 

che in seguito, le allegazioni del ricorrente ed i mezzi di prova depositati non 

permettono di provare il suo effettivo rientro in Turchia tra febbraio e aprile 

2019 e di scostarsi dalle valutazioni dell'autorità inferiore, 

che in particolare, le dichiarazioni dell'insorgente in merito al sequestro del 

suo passaporto non sono corroborate da alcun elemento probatorio; che da 

una parte, il ricorrente non è stato in grado di spiegare il motivo per il quale 

le autorità avrebbero effettuato il sequestro del documento d'identità al suo 

arrivo in Patria e dall'altra appare poco credibile che l'interessato, malgrado 

si sia rivolto ad un avvocato per ottenere informazioni in merito all'accaduto, 

non sia neppure stato in grado di riferire il nome del legale (cfr. verbale 2),  

che altresì, come a giusto titolo rilevato dalla SEM, la tempistica del suo ar-

rivo in Svizzera, ovvero un giorno prima della scadenza del visto con entrate 

multiple rilasciato dalle autorità tedesche, appare quantomeno sorpren-

dente, 

che per quanto riguarda i documenti forniti dall'insorgente a sostegno delle 

sue allegazioni, gli stessi sono ben lungi dal provare che egli sia effettiva-

mente rientrato in Turchia, 

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che i documenti menzionati sono avantutto perfettamente distinguibili per 

essere delle fotocopie, e non degli originali emessi da privati o autorità, 

che quindi in tale forma, a differenza di originali, si contraddistinguono per 

poter essere moltiplicate infinitamente e che in questo processo, oltre a non 

essere possibile stabilirne in modo certo l’origine, risultano facilmente alte-

rabili senza che resti traccia di interventi abusivi, 

che proprio la facilità di mutarne il supporto e il contenuto, la riproduzione in 

fotocopia non offre alcuna maggior garanzia in merito alla integrità del con-

tenuto, 

che in casu il referto del Centro medico di B._______ del 31 marzo 2019 non 

attesta la sua presenza, ma bensì soltanto di un'emicrania,  

che lo stesso vale anche per quanto riguarda la convocazione al seggio elet-

torale, la quale può essere stata emessa anche qualora il ricorrente si sia 

trovato all'estero,  

che neppure la lista dei componenti della squadra di calcio del C._______, i 

referti delle partite calcistiche del 24 marzo e del 7 aprile 2019 né la fotogra-

fia attestano dell'effettiva presenza non potendosi stabilire peraltro alcun rap-

porto temporale con la stessa, 

che quindi neanche quanto allegato in sede ricorsuale permette una diversa 

valutazione di quanto già fatto sulla base di quanto allegato in prima istanza, 

che pertanto, nell'insieme, non vi sono elementi probatori suscettibile di at-

testare l'effettivo rientro in Patria dell'insorgente (come avrebbe potuto es-

sere per esempio un titolo di trasporto o un timbro d'uscita dalla Germania 

sul passaporto),  

che, non solo, ma pure l'accettazione espressa da parte delle autorità te-

desche (le quali sono state informate dell'asserito rientro in Patria dell'in-

sorgente) di prendere in carico l'interessato, costituisce indizio del non rien-

tro, 

che di conseguenza, sulla base delle suesposte considerazioni, l'insor-

gente non ha né provato né reso verosimile di aver lasciato il territorio degli 

Stati membri dopo esservi entrato munito di un visto, per il che è a giusto 

titolo che la SEM ha ritenuto data la competenza della Germania ai sensi 

dell'art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III,  

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che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemi-

che nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei richiedenti, 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gen-

naio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che, diversamente da quella che è la situazione ritenuta per la Grecia, ad 

oggi non risulta – dalle ribadite e concordi posizioni dell'Alto Commissariato 

delle Nazioni unite per i rifugiati (ACNUR), dal Commissario per i diritti 

umani del Consiglio d'Europa, oltre che delle numerose organizzazioni 

non-governative internazionali (cfr. segnatamente sentenza della Corte eu-

ropea dei diritti dell'uomo) – che la legislazione in materia d'asilo in Germa-

nia non venga applicata, né che la procedura d'asilo sia caratterizzata da 

carenze strutturali tali da concludere che le domande di asilo non vengano 

trattate seriamente dalle autorità preposte, né che non vi siano effettive vie 

di ricorso, né che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi verso 

i paesi d'origine (cfr. sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Gre-

cia del 21 gennaio 2011, 30696/09), 

che, conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a prenderlo in carico ed a portare a termine la procedura rela-

tiva alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva procedura, 

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che, inoltre, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e con-

creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-

rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno 

nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove 

la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o 

da dove rischierebbe di essere respinta in un tale paese, 

che infine, l'insorgente non ha neppure fatto valere l'esistenza di motivi 

umanitari ai sensi dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III e dell'art. 29a 

cpv. 3 dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311) e dagli atti non appaiono elementi per rite-

nere che l'autorità inferiore non abbia esercitato o abbia esercitato in ma-

niera arbitraria il suo potere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Germania è competente dell'esame della domanda di 

asilo del ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a prenderlo 

in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento 

Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Germania conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStrI, (RS 

142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non 

entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 

consid. 5.2), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dalla Svizzera verso la Germania, confermata, 

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che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali, è respinta, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: