# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 19d6ce79-8093-5eaf-9444-3b811373d437
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-05-22
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 22.05.2001 12.2000.175
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2000-175_2001-05-22.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2000.00175

  	
  Lugano

  22 magio 2001/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La
  seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente 

  Chiesa e Rusca

  

 

	
  segretario:

  	
  Petrini

   

  

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. no.
OA.1997.00073 della Pretura della giurisdizione di Locarno-Città - promossa con
petizione 6 giugno 1997 da

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. Dall'avv. __________ 

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

	
   

  	
  __________ 

  __________ 

  entrambi rappr. dall'avv. __________ 

   

  

con cui
l’attore ha chiesto la condanna dei convenuti in solido al pagamento di fr.
13'544.85 oltre interessi; 

 

domanda
avversata dai convenuti che hanno postulato la reiezione della petizione e in
via riconvenzionale hanno chiesto la condanna di controparte al pagamento di un
importo da stabilirsi dal giudice in base alla perizia giudiziaria, somma
fissata in fr. 9'122.- in sede conclusionale;

 

domanda
riconvenzionale cui l'attore si è opposto;

 

sulle
quali il Segretario assessore si è pronunciato, con sentenza 29 agosto 2000,
con cui ha accolto la petizione per fr. 460.- oltre interessi e respinto la
riconvenzionale; 

 

appellante
l'attore con atto di appello 20 settembre 2000, con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere integralmente la petizione o almeno
per fr. 5'000.- e in subordine di modificare il dispositivo su tasse, spese e
ripetibili di primo grado; 

 

appellante
adesivamente i convenuti con atto d'appello 31 ottobre 2000, con cui chiedono
la reiezione del gravame di parte avversa e l'accoglimento del proprio nel
senso di ammettere la riconvenzione per fr. 5'600.-, il tutto protestando spese
e ripetibili;

 

mentre
l'attore con osservazioni 5 dicembre 2000 postula la reiezione dell'appello
adesivo pure con protesta di spese e ripetibili;

 

letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:

 

                                  A.   Nel
corso del 1994 i coniugi __________ e __________ incaricarono verbalmente
__________, muratore in proprio, di procedere alla riattazione e
ristrutturazione di un rustico sito sul mappale N. __________RT di __________,
di proprietà di __________.

                                         I lavori
vennero portati a termine nel giugno 1995.

 

 

                                  B.   Con
la petizione in rassegna __________ ha chiesto la condanna in solido dei committenti
al pagamento di fr. 13'544.85.

                                         Egli
rileva in sostanza come le fatture da lui emesse per complessivi fr. 119'705.-,
riferite anche ad alcune opere inizialmente non previste dal contratto, gli
sarebbero state pagate solo in ragione di fr. 106'522.-, con un saldo a suo
favore pertanto di fr. 13'183.-, somma a cui andavano aggiunti gli interessi
moratori di fr. 263.85 nel frattempo maturati e le spese esecutive di fr. 98.-.

 

 

                                  C.   I
convenuti si sono opposti alla petizione, evidenziando di aver concluso un
contratto di appalto con un prezzo forfetario (a corpo) di fr. 100'000.-, di
modo che, non avendo essi ordinato lavori supplementari, nulla era dovuto oltre
quella somma.

                                         Rilevata
l'esistenza di tutta una serie di difetti nell'opera realizzata, in particolare
carenze nelle rifiniture del camino, infiltrazioni d'acqua dal soffitto della
camera dove passava la cappa del camino e crepe nella camera matrimoniale, essi
in via riconvenzionale hanno chiesto che la controparte fosse tenuta a
rifondere loro un importo da stabilirsi dal giudice sulla base della perizia
giudiziaria che sarebbe stata allestita, somma quantificata in sede
conclusionale, tenendo anche conto di un importo di fr. 3'522.- pagato in
eccesso, in fr. 9'122.-.

 

 

                                  D.   Con
la sentenza qui oggetto di impugnativa il Segretario assessore ha accolto la
petizione per fr. 460.- e respinto la domanda riconvenzionale. 

                                         Il
giudice di prime cure, premessa l'esistenza nella fattispecie di un contratto
di appalto, ha innanzitutto accertato, in particolare sulla base
dell'interrogatorio formale dell'attore, che le parti avevano effettivamente
concordato un importo forfetario di fr. 100'000.- per l'esecuzione dei lavori
di riattazione; non compresa nel contratto originario, diversamente
dall'esecuzione dei balconi, era per contro la creazione di un seminterrato a
monte del rustico e di una scala interna in legno, interventi che
giustificavano una retribuzione supplementare di fr. 6'982.-, così che in
definitiva l'attore poteva pretendere una remunerazione complessiva di fr.
106'982.- e dunque, dedotti gli acconti già percepiti, ne risultava un saldo a
suo favore di fr. 460.-. Quanto alla riconvenzionale, la stessa è stata
respinta sia per motivi d'ordine che di merito: il primo giudice ha dapprima
rilevato l'irricevibilità della domanda giudiziaria che non specificava, se non
in sede conclusionale, la somma richiesta; in ogni caso i difetti dell'opera,
che a giudizio dei convenuti avrebbero giustificato la loro pretesa, erano
stati notificati tardivamente. 

                                         Gli oneri
processuali e le ripetibili delle due cause sono stati infine caricati alle
parti in base alla rispettiva soccombenza, ritenuto che le spese peritali
andavano ripartite per metà sulla petizione e per metà sulla riconvenzionale.

 

 

                                  E.   Con
l'appello l'attore chiede di accogliere integralmente la petizione o almeno per
fr. 5'000.- e in via subordinata di modificare il dispositivo di prima sede su
tasse, spese e ripetibili.

                                         L'appellante
contesta innanzitutto il giudizio con cui il Segretario assessore aveva
accertato che le parti si fossero accordate per un contratto a corpo, fermo
restando comunque che anche in tale evenienza gli sarebbe dovuta una
remunerazione supplementare per l'esecuzione dei balconi; in via subordinata
pretende la corresponsione di fr. 5'000.- che la controparte aveva a suo tempo
dichiarato di trattenere a titolo di garanzia. Contestati erano infine
l'ammontare della tassa di giustizia e delle ripetibili riferite alla petizione
e alla riconvenzionale, come pure la ripartizione delle spese peritali.

 

 

                                  F.   Con
l'appello adesivo i convenuti chiedono per contro di ammettere la domanda
riconvenzionale per fr. 5'600.-, somma necessaria ad ovviare ai difetti
riscontrati dal perito giudiziario: contrariamente a quanto ritenuto dal primo
giudice, la domanda era in effetti ricevibile, la pretesa non essendo
quantificabile dall'inizio; i difetti erano invece stati notificati
tempestivamente.

 

 

                                  G.   Delle osservazioni all'appello e all'appello adesivo, con cui le
parti postulano la reiezione del gravame di parte avversa, si dirà, se
necessario, nei successivi considerandi.

 

 

considerando

 

 

in diritto:

 

                                   1.   Tre
sono a giudizio dell'attore gli argomenti che giustificherebbero di riformare
il dispositivo sulla petizione: l'inesistenza di un contratto d'appalto con una
mercede forfetaria, l'obbligo di remunerazione a suo favore per l'esecuzione
dei balconi e infine il venir meno delle condizioni per cui controparte aveva
trattenuto fr. 5'000.- a titolo di garanzia.

                                         Si tratta
di argomentazioni palesemente infondate.

 

 

                                1.1   Il
contratto di appalto conosce solamente due tipi di mercede dell'appaltatore:
quella preventivamente determinata a corpo  (art. 373 CO) e quella che non è
preventivamente stata stabilita o che lo è stata solo in via approssimativa
(art. 374 CO).

                                         Pur
essendo di principio vero che in presenza di lavori di riattazione o
ristrutturazione d'immobili la pattuizione di un contratto d'appalto a forfait
non è usuale, nel caso di specie è provato in maniera incontrovertibile che le
parti si sono accordate proprio in tal senso: è stato lo stesso attore, in sede
di interrogatorio formale (ad 3, 5 e 6), ad ammettere la circostanza (cfr. però
anche l'interrogatorio formale __________ ad 7), per cui egli è assai malvenuto
a sostenere in questa sede la tesi contraria, oltretutto sulla base di semplici
indizi.

 

 

                                1.2   Nell'ipotesi
di conferma dell'esistenza di un contratto d'appalto a forfait, l'attore,
asserendo come alcuni interventi non fossero compresi nel contratto, pretende
nondimeno di aver diritto ad una mercede supplementare, non solo per la
creazione del seminterrato a monte del rustico e della scala interna, bensì
anche per i balconi.

 

                                         L'istruttoria
di causa ha innanzitutto permesso di accertare che la realizzazione dei balconi
non era prevista nel contratto originario: mentre l'attore ha dichiarato in
causa che ciò costituiva un extra (cfr. anche il suo interrogatorio formale ad
3 e 8), i convenuti a loro volta hanno addotto come lo stesso avrebbe dovuto
essere eseguito direttamente da loro. Non è però stato provato che l'attore sia
stato incaricato di eseguire tale intervento rispettivamente che lo stesso sia
stato accettato per atti concludenti: il teste __________, nipote di
__________, ha in effetti dichiarato come ad un certo momento suo zio, con lui,
si fosse recato sul posto con il materiale necessario per eseguire l'opera in
questione e che egli in quell'occasione, con sorpresa, constatò che l'attore la
stava già eseguendo, al che obiettò di non aver ordinato quel lavoro e quest'ultimo
gli rispose che già due settimane prima avrebbe voluto comunicargli tale sua
intenzione; lo zio nell'occasione concluse dicendo all'attore che "non era
il sistema corretto di fare".

                                         L'esistenza
di un'opera supplementare realizzata senza il consenso dei committenti non
legittima, di regola, l'appaltatore a pretendere una remunerazione
supplementare; un'eventuale indennità è però eccezionalmente dovuta in base
alle norme sull'indebito arricchimento o sulla gestione d'affari senza mandato
(Gauch, Der Werkvertrag, 4. ed., Zurigo 1996, n. 1310; DTF 71 II
242; IICCA 21 agosto 1992 in re T. SA/M., 21 giugno 1995 in re E. AG/K.,
8 maggio 1996 in re D./T., 15 marzo 2001 in re D./M. SA). Ora, mentre la
consapevolezza dell'attore che l'opera non era compresa nel contratto esclude
l'applicabilità delle norme sulla gestione d'affari senza mandato, all'attore
non giova nemmeno il richiamo alle disposizioni sull'indebito arricchimento:
non è innanzitutto provato, nonostante l'allestimento di una perizia tecnica,
che l'intervento abbia comportato un eventuale arricchimento della committenza,
tanto più che essa in ogni caso aveva già acquistato il materiale necessario,
poi rimasto inutilizzato (cfr. teste __________); d'altro canto ad essere
arricchita sarebbe stata semmai la sola proprietaria del rustico e non entrambi
i convenuti, cui nell'occasione difetterebbe pertanto la legittimazione
passiva. Ad ogni buon conto, e ciò vale in definitiva anche nell'ipotesi in cui
si volesse eventualmente ritenere che l'opera sia stata accettata dalla
committenza per atti concludenti, l'attore non ha assolutamente quantificato né
tanto meno provato, pur avendone avuto la possibilità (il che esclude
l'applicazione dell'art. 42 cpv. 2 CO, cfr. per tante IICCA 11 luglio
1995 in re F. SA/D. SA, 27 giugno 1997 in re T.SA/N. AG, 1 settembre 1997 in re
R./B.) - segnatamente mediante la perizia giudiziaria - l'ammontare delle sue
spettanze per tale opera supplementare, cosicché, anche per questo motivo, non
è possibile riconoscergli alcun importo.

 

 

                                1.3   Irricevibile,
siccome formulata per la prima volta in sede di appello (art. 321 cpv. 1 lett.
b CPC), è per contro la tesi con cui l'attore chiede il riconoscimento di fr.
5'000.-, asserendo che attualmente non vi sarebbe più motivo per i convenuti
per trattenere un tale importo a titolo di garanzia.

                                         La
richiesta è in ogni caso infondata anche nel merito. È vero che i convenuti,
per giustificare il mancato pagamento delle somme pretese dalla controparte,
oltre a sostenere la tesi dell'esistenza di un contratto con mercede a corpo,
avevano pure addotto in via abbondanziale che l'attore non aveva fornito loro
la garanzia del 5% usuale in tali circostanze, per cui già nella misura in cui
superava fr. 95'000.- la richiesta dell'attore era senz'altro da respingere.
Nel querelato giudizio il giudice di prime cure, come detto, ha tuttavia
ammesso la tesi dell'esistenza di un contratto a mercede forfetaria e con ciò
riconosciuto all'attore un saldo residuo di fr. 460.-, ma non ha ritenuto necessario
esaminare - evadendo implicitamente per la negativa la richiesta difensiva dei
convenuti - se pure si giustificasse un'eventuale trattenuta di fr. 5'000.- a
titolo di garanzia su quell'importo. Non essendovi dunque alcun importo
trattenuto a titolo di garanzia, l'attore non può ovviamente chiederne
l'eventuale liberazione a suo favore.

 

 

                                   2.   Parimenti
infondata è la richiesta con cui i convenuti chiedono a loro volta di riformare
il giudizio sulla riconvenzionale, ritenendo ricevibile la stessa e tempestiva
la notifica dei difetti.

 

 

                                2.1   Giustamente
il Segretario assessore ha rilevato come la richiesta di pronuncia di cui alla
domanda riconvenzionale fosse proceduralmente irricevibile, siccome
quantificata solo con le conclusioni (Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano
2000, m. 11 e 12 ad art. 78; IICCA 17 settembre 1998 in re H./E. Ltd.).
Nel caso di specie ben si può infatti ritenere che una quantificazione, almeno
a grandi linee, dell'importo necessario alla riparazione dei (pochi) difetti
rilevati era senz'altro possibile già all'inizio della causa, se la parte
avesse dato prova della necessaria diligenza (cfr. pure Cocchi/Trezzini,
op. cit., m. 17 ad art. 78).

 

 

                                2.2   A
prescindere da quanto precede, altrettanto corretto è l'assunto del primo
giudice, che ha concluso per la tardività nella notifica dei difetti da parte
dei convenuti.

 

 

                             2.2.1   Secondo
l’art. 367 cpv. 1 CO, eseguita la consegna dell’opera, il committente, appena
lo consente l’ordinario andamento degli affari, deve verificarne lo stato e
segnalarne i difetti all’appaltatore. 

                                         La
mancata verifica o il mancato avviso all’appaltatore equivalgono in sostanza
all’approvazione tacita dell’opera consegnata, con la conseguente liberazione
dell’appaltatore dalla sua responsabilità, salvo ovviamente che si tratti di
difetti irriconoscibili con l’ordinaria verifica all’atto del ricevimento o che
l’appaltatore li abbia scientemente dissimulati (art. 370 CO). Si ha in altre
parole la perenzione di tutti i diritti accordati al committente dall’art. 368
CO (DTF 64 II 257 e segg.; Gauch, op. cit., n. 2160). Ove i
difetti si manifestino più tardi, dovrà essere dato avviso tosto che siano
stati scoperti, altrimenti l’opera si riterrà approvata nonostante i difetti
stessi (art. 370 cpv. 3 CO).

                                         L’onere
della prova della tempestiva notifica dei difetti spetta al committente sulla
base dell’art. 8 CC (DTF 118 II 147, 107 II 176), committente che deve
in particolare dimostrare quando il difetto gli è divenuto riconoscibile, e
come e a chi ne ha comunicato l’esistenza, ritenuto che, se l’intempestività è
accertata proceduralmente, il giudice non può ignorare simile circostanza e
questo nemmeno nel caso in cui l’appaltatore stesso non alleghi tale fatto (ICCTF
6 luglio 1990 in re A./L., consid. 3 con rif.; IICCA 25 marzo 1994 in re
E. SA e llcc./B.).

                                         Per
quanto riguarda le esigenze formali circa il contenuto della notifica dei
difetti dell’opera, si deve partire dal testo di legge, che dice unicamente che
il committente deve “segnalarne all’appaltatore i difetti” (art. 367 cpv. 1
CO). Secondo il Tribunale federale, tale obbligo implica per il committente la
necessità di comunicare i difetti riscontrati, di manifestare la propria
volontà di non considerare l’opera ricevuta conforme al contratto e di ritenere
per questo responsabile l’appaltatore (DTF 107 II 175; IICCA 26
febbraio 1996 in re A. SA/B.). 

 

 

                             2.2.2   Con la
domanda riconvenzionale i convenuti si sono lamentati unicamente per
l'esistenza di alcuni difetti, in particolare per carenze nelle rifiniture del
camino, infiltrazioni d'acqua dal soffitto della camera dove passava la cappa
del camino e crepe nella camera matrimoniale. Il perito giudiziario (perizia p.
11 e 12) ha chiaramente stabilito che quei difetti - tranne le crepe, che egli
invero non ha constatato rispettivamente non ha considerato quale difetto - non
erano occulti, ma facilmente accertabili già al momento della consegna
dell'opera, avvenuta pacificamente nel giugno 1995 (petizione p. 7, risposta p.
4). Ebbene, solo il 31 agosto 1995 (doc. X) i convenuti hanno evocato la
presenza di tutta una serie di difetti, preannunciando l'allestimento di una
lista dettagliata con i lavori che avrebbero dovuto essere eseguiti in
garanzia: tale scritto, eccessivamente vago, non costituisce tuttavia una
valida notifica, non indicando in modo esatto e specifico gli eventuali difetti
riscontrati così da consentire all'appaltatore la loro effettiva conoscenza (Zindel/Pulver,
Basler Kommentar, OR I, 2. ed., n. 18 ad art. 367 CO; Gauch, op. cit.,
n. 2130; DTF 107 II 175; Rep. 1979 p. 312, 1993 p. 200; IICCA
5 dicembre 1995 in re B. SA/A. e lc., 11 ottobre 1995 in re C./P., 18 gennaio
1999 in re E. SA/R., 29 settembre 1999 in re P. SA/A. SA). La formale notifica
dei 3 difetti di cui sopra è avvenuta quindi unicamente il 19 settembre 1995
(doc. Z), a distanza di oltre 2 mesi e mezzo dalla fine dei lavori. In tali
circostanze, i convenuti non avendo oltretutto preteso in causa di aver
provveduto a una precedente notifica verbale, ben si può concludere per la
tardività della stessa (cfr. DTF 118 II 142 e IICCA 29 settembre
1999 in re P. SA/A. SA., ove è stata dichiarata tardiva una notifica avvenuta 5
settimane dopo la scoperta del difetto).

                                         Quanto
agli altri difetti accertati dal perito giudiziario - umidità della parete
ovest, screpolatura piastrelle, infiltrazioni d'acqua in cantina, canna fumaria
non rispettosa delle misure di sicurezza, difetti al torrino (perizia p. 7 e 8)
- a prescindere dal fatto che secondo il perito in parte non si trattava di
difetti occulti (cfr. perizia p. 11 e 12 quo alla canna fumaria e al torrino;
ciò vale evidentemente anche per le screpolature delle piastrelle), anche in
questo caso non vi è agli atti una prova della loro tempestiva notifica
all'appaltatore, il perito stesso evidenziando come alcuni di essi
(segnatamente l'umidità e le infiltrazioni) fossero già stati riscontrati tra
il 1995 e il 1998, senza però che risultasse una loro comunicazione alla
controparte. D'altro canto, ritenuto che il loro accertamento da parte del
perito era la conseguenza di precise domande dei convenuti (che chiedevano per
l'appunto di confermare o meno eventuali difetti da loro specificati, ad es.
infiltrazioni d'acqua, torrino difettoso e carente sicurezza del camino),
nemmeno si può ritenere che l'allestimento del referto peritale potesse
eventualmente costituire una valida notifica degli stessi.

 

 

                                   3.   L'attore
chiede infine in via subordinata di modificare l'ammontare della tassa di
giustizia e delle ripetibili assegnate dal primo giudice con riferimento alla petizione
e alla riconvenzionale nonché di caricare a quest'ultima causa il costo della
perizia giudiziaria. 

 

 

                                3.1   Con
il giudizio qui impugnato il Segretario assessore aveva fissato in fr. 1'000.-
la tassa di giustizia per la petizione e in fr. 500.- quella per la
riconvenzionale, nonché in fr. 1'900.- le ripetibili della petizione e in fr.
1'000.- quelle della riconvenzione. L'attore in questa sede chiede di ridurre
la tassa di giustizia della petizione a fr. 900.- con ripetibili di fr. 1'740.-
e di aumentare a fr. 600.- la tassa di giustizia della riconvenzione con
un'indennità ripetibile di fr. 1'160.-. La richiesta non può essere accolta.

 

                                         Nel
fissare la tassa di giustizia e le ripetibili il giudice di prime cure gode di
un ampio potere di apprezzamento che può essere censurato unicamente in caso di
eccesso e di abuso, ciò che non è il caso se le stesse rientrano tra i minimi e
i massimi della LTG rispettivamente della TOA (Cocchi/Trezzini, op.
cit., m. 51 ad art. 148 e m. 19 ad art. 150).

                                         Ora, ritenuto
che gli importi assegnati dal Segretario assessore sono del tutto rispettosi
dei limiti della LTG e della TOA, non vi è in concreto alcun valido motivo per
modificarli.

 

 

                                3.2   Quanto
alla richiesta dell'attore di modificare l'attribuzione delle spese peritali,
caricate dal primo giudice per metà alla petizione e per metà alla
riconvenzionale, ponendole a carico della sola riconvenzionale, la stessa deve
pure essere disattesa.

                                         Contrariamente
all'assunto dell'attore, non è in effetti vero che la prova peritale
concernesse unicamente la riconvenzione: buona parte dei quesiti e dei
controquesiti peritali (domande 1-4) e pure del complemento di perizia (domanda
1 di parte attrice) si riferiva infatti alla petizione, così che in definitiva
ben può essere confermato il giudizio con cui il primo giudice ha deciso di
attribuirne il costo ad entrambe le cause (Cocchi/Trezzini, op. cit., m.
54 e seg. ad art. 148).

 

 

                                   4.   Ne discende la reiezione sia dell'appello principale sia di
quello adesivo, del tutto infondati.

                                         La tassa
di giustizia, le spese e le ripetibili di questa sede seguono la soccombenza
(art. 148 CPC).

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 148 CPC e la TG

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                    I.   L’appello 20 settembre 2000 di __________ è respinto. 

 

                                   II.   Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.    480.-

                                         b) spese                                                      fr.     
20.-

                                         Totale                                                           fr.   
500.-

 

                                         da
anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico con l’obbligo di rifondere
agli appellati fr. 600.- per ripetibili.

 

                                  III.   L’appello adesivo 31 ottobre 2000 di __________ è respinto. 

 

                                 IV.   Le spese della procedura d’appello adesivo consistenti in:

 

                                         a) tassa
di giustizia                                    fr.    280.-

                                         b) spese                                                      fr.     
20.-

                                         Totale                                                           fr.   
300.-

 

                                         da
anticiparsi dagli appellanti adesivamente, restano a loro carico con l’obbligo
di rifondere alla controparte fr. 300.- per ripetibili.

 

                                  V.   Intimazione a:      -   __________

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Città

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario