# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c0d956ee-1751-5d99-90a1-ed057b2c700e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-05-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 25.05.2001 INC.2000.63604
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2000-63604_2001-05-25.html

## Full Text

N. 636.2000.4 M                                                        Lugano,
25 maggio 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 12/13 aprile 2001 da

__________,            attualmente
detenuto a Ginevra (Champs Dollon);

(difeso d’ufficio dall’avv. __________)

avverso la
decisione 6/10 aprile 2001, emanata nell’incarto MP __________, con la quale il
Procuratore Pubblico avv. __________ ha respinto la richiesta del
reclamante volta all’allestimento di una perizia psichiatrica;

lette le
osservazioni 18/19 aprile 2001 del magistrato inquirente, che postula la
reiezione del gravame;

ritenuto

in fatto:

A.

__________ è
stato tratto in arresto con altre persone in data 16 ottobre 2000, in quanto
sospettato di essere coinvolto in un’organizzazione finalizzata ad importante
traffico di sostanze stupefacenti (v. rapporto d’arresto 16 ottobre 2000, inc.
Giar 636.2000.1 doc. 2). Questo giudice ha confermato l’arresto il giorno
successivo, con contestuale intimazione della promozione d’accusa (doc. 3 e 1
nell’incarto Giar citato). Dopo aver inizialmente negato ogni addebito, gli
accusati hanno sostanzialmente ammesso le proprie responsabilità (v. ad es.
verbale MP di confronto __________ / __________ del 2 febbraio 2001, inc. MP
comune classatore XIV, specialmente pp. 2 e 4).

 

Con decisione
11 aprile 2001, per permettere la completazione dell’istruttoria questo giudice
ha prorogato la detenzione preventiva cui è astretto l’accusato fino al
prossimo 16 giugno 2001 compreso.

 

B.

__________,
per mano del suo difensore, ha proposto quale complemento di prova l’erezione
di una perizia psichiatrica sulla sua persona. L’istanza 2 aprile 2001 (inc.
Giar 636.2000.4 doc. 2B), richiamati gli artt. 11 e 13 CPS, pare essenzialmente
fondata sul fatto che “il comportamento di __________ durante la fase
dell’istruzione ha suscitato in più persone perplessità quo alla sua sanità
mentale o coscienza [...]. In particolare, ma non solo, l’aspetto volitivo
sembra particolarmente carente” (loc. cit., pto. 2 p. 2). Sussisterebbe
inoltre anche una certa “carenza intellettiva, manifestatasi, ad esempio
durante i primi interrogatori allorquando l’accusato negava, contro ogni
evidenza, che la voce fattagli ascoltare mediante la riproduzione delle intercettazioni
telefoniche fosse la sua” (ibid.).

 

C.

Il
Procuratore Pubblico, con la decisione qui impugnata (inc. Giar 636.2000.4 doc.
2A), ha rifiutato la prova proposta: non solo l’accusato avrebbe “sempre
dichiarato di aver agito consapevolmente” (loc. cit., p. 1), ma anzi è
accertato che abbia delinquito reiteratamente, con pari responsabilità
dell’altro correo principale __________, senza essere lui medesimo consumatore
di sostanze stupefacenti (ibid.). In assenza del benché minimo indizio “atto
anche solo a ritenere che, in modo parziale o anche solo in grado lieve, il suo
protetto non avesse mai potuto valutare il carattere illecito del suo agire o,
pur valutandolo, di agire secondo tale valutazione” (ibid.), non
sussisterebbe necessità alcuna di esperire la prova proposta, tanto più che
neppure una misura di sicurezza ex art. 42 ss. CPS entrerebbe in considerazione
(ibid.).

 

D.

In sede di
reclamo (inc. Giar 636.2000.4 doc. 1), ribadita integralmente in fatto ed in
diritto l’istanza (anzi, in buona parte ripresa testualmente) e citato un passo
dottrinale, il difensore di __________ ribadisce le proprie impressioni, a suo
dire confortate dalle impressioni di un assistente sociale del penitenziario
(loc. cit., pto. II.1 p. 2). Egli replica puntualmente alle osservazioni 6
aprile 2001 del Procuratore Pubblico asserendo che proprio le reiterate
conferme dell'accusato di aver agito consapevolmente dimostrerebbero la “sua
carente capacità di formarsi una volontà propria” (loc. cit., pto. II.3 p.
3), che proprio il carattere ripetitivo del suo agire delittuoso
rappresenterebbe “un indice ulteriore dell’incapacità di valutare il
carattere illecito dell’atto o, pur valutandolo, di agire secondo tale
valutazione” (ibid.), infine che “il parere dell’operatore sociale sopra
menzionato nonché quello dello scrivente legale [...] sono indizi oltremodo
sufficienti a considerare dubbia la sanità mentale dell’accusato ex art. 11 CPS”
(ibid.).

 

E.

In sede di
osservazioni (inc. Giar 636.2000.4 doc. 4) il Procuratore Pubblico, passata in
rassegna la più recente giurisprudenza del Tribunale federale, ribadisce come “in
specie da nessun elemento agli atti appaiano situazioni non solo equivalenti ma
anche lontanamente simili ai casi giurisprudenziali sopra citati [...]”
(loc. cit., p. 2). Eventuali dubbi, che la difesa ricondurrebbe solamente ad
un’attitudine negatoria dell’accusato in occasione dei primi verbali di
polizia, non rappresenterebbero in alcun caso esempio di quelle “condizioni
di anormalità duratura o temporanea” descritte dalla giurisprudenza
federale (ibid.).

Considerato

in
diritto:

1.

            a)        Per
meritare di venire assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al
deposito atti (art. 196 CPP) o in altro momento dell’istruttoria (artt. 60 cpv.
1 e 79 cpv. 1 CPP) devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazione:
esse devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed al loro scopo
in diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono
avere i requisiti della novità, della rilevanza e della pertinenza alle
successive conclusioni di competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per
decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al procedimento e poi
eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione formale - se
decretare messa in stato di accusa o abbandono, sino se del caso a quelle del
giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le stesse prove devono essere di
difficile produzione al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189
CPP, inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v.
sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17 febbraio 1993 in re
L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14
giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).

            b)        Se,
in particolare per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è
espressione del diritto di essere sentito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost.
fed. (v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b
p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert,
EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6
CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in
applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a considerare
rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach seinem
richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende
Antwort bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die
Wahrheitsfindung nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc.
cit., nota 202 ad art. 6 CEDU, con rinvii). Più in generale, nelle parole di Niklaus
Schmid (Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a
DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321) i magistrati investiti della questione
possono respingere il complemento “wenn sie den rechtlich relevanten
Sachverhalt als genügend geklärt erachten”. Di conseguenza, non è data
violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova
dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert, loc. cit., nota
203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17
giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).

 

2.

Ribadite in
entrata la libertà di principio e l’autonomia del magistrato inquirente
nell’assunzione delle prove e nella valutazione della completezza
dell’istruttoria predibattimentale, va precisato che in tema di perizia
psichiatrica il codice di rito si limita a prevedere la possibilità di tale
accertamento, le condizioni sostanziali per procedere in tal senso essendo
circoscritte all’art. 13 CPS (così in decisione 5 gennaio 2000 in re R., inc.
Giar 531.99.3 p. 3). Quest’ultima norma impone (v. Stefan Trechsel,
Kurzkommentar StGB, 2. Aufl. Zürich 1997, nota 1 ad art. 13 CPS; Favre/Pellet/Stoudmann,
Code pénal annoté, Lausanne 1997, nota 1.2 ad art. 13 CPS) di procedere alla perizia
qualora il magistrato “si trovi in dubbio” circa la responsabilità
dell’imputato (art. 13 cpv. 1 CPS). Deve tuttavia sussistere un motivo
sufficiente per dubitare (DTF 116 IV 274; Trechsel, loc. cit., nota 2 ad
art. 13 CPS): ad esempio un comportamento del tutto inusuale o in
contraddizione con la personalità dell’autore, pregresso trattamento
psichiatrico oppure evidenza agli atti di disturbi connessi, una scemata
responsabilità già riconosciuta in precedenza (v. Trechsel, loc. cit.,
note 2 e 10 ad art. 13 CPS, con rinvii; Favre/Pellet/Stoudmann, ibid.).

 

3.

Nel caso di
specie, dagli atti nulla emerge a suffragio dei dubbi nutriti dal reclamante.
Principalmente, il suo comportamento inizialmente negatorio non può certo
essere definito come inusuale, né il difensore afferma che sia in
contraddizione con la personalità di lui. Tanto meno viene fatto riferimento a
trattamenti psichiatrici o simili in passato, oppure a decisioni giudiziarie
che avrebbero già riconosciuto ad Ismet Osmanaj una scemata responsabilità. 

L’unico
elemento che il reclamante apporta è costituito dalle sensazioni ricavate dal
difensore e da un assistente sociale in occasione del suo primo incontro con
l’accusato presso il PCT. Ora, con tutto il rispetto per il difensore, non può
essere certo la sua opinione personale a fare stato: così come il giudice non
deve atteggiarsi a psichiatra autodidatta (v. Trechsel, loc. cit., nota
1 ad art. 13 CPS, con rinvii; Favre/Pellet/Stoudmann, ibid.), nemmeno le
sensazioni del difensore possono costituire il criterio determinante.

Per quanto
riguarda l’assistente sociale, va preliminarmente osservato come il suo breve
rapporto 25 aprile 2001 (inc. Giar 636.2000.4 doc. 5) sia stato prodotto a
termine di reclamo ampiamente scaduto, senza che particolari circostanze
abbiano reso impossibile una sua tempestiva presentazione (l’incontro con
l’accusato rimonta infatti al 26 gennaio 2001). Di principio, dunque, esso non
può essere tenuto in considerazione. Abbondanzialmente, comunque, va
sottolineato come lo stesso assistente sociale si premuri di negare alle
proprie impressioni una qualsiasi valenza diagnostica (loc. cit., p. 2),
sottolineando parimenti come egli abbia visto il reclamante dopo un suo “lunghissimo
periodo di detenzione presso le carceri pretoriali. [...], non è da escludere
che tre mesi di isolamento possano aver inciso sul comportamento
dell’interessato durante il colloquio” (ibid.).

Per il resto,
sostenere – come fa la difesa (v. supra, consid. D p. 2-3) – che la
reiterata ammissione dell’accusato di aver agito consapevolmente provi la sua
incapacità di formarsi una volontà propria, oppure che già il ripetuto
delinquere sia di per sé indice di incapacità di valutare il carattere illecito
dell’atto o di agire di conseguenza, significa semplicemente negare quanto la
comune e quotidiana esperienza insegna: il ripetuto delinquere nella piena
consapevolezza dell’illiceità rappresenta incontestabilmente la regola,
soprattutto per un determinato genere di reati quale il qui discusso traffico
di stupefacenti da parte di spacciatori non consumatori organizzati in banda.
Dunque, in quanto paradigmatico per il caso normale, tale comportamento non
rappresenta ovviamente motivo sufficiente per dubitare della piena
responsabilità dell’accusato.

 

4.

In conclusione,
a questo stadio dell’istruttoria i dubbi nutriti dalla difesa in punto alla
responsabilità dell’accusato reclamante appaiono tanto immotivati da esigere il
rifiuto della prova offerta (v. decisione 5 gennaio 2000 in re R., inc. Giar
531.99.3 p. 3, con rinvio a JdT 1982 n. 34). Ciò non impedirà
all’accusato reclamante di riproporre la medesima prova in sede dibattimentale,
né alla Corte giudicante di eventualmente accoglierla in quella sede.

Il reclamo va conseguentemente respinto con la presente decisione
definitiva, e con conseguenza di tassa e spese a carico del reclamante
soccombente.

 

Per i quali motivi

in applicazione delle norme menzionate e degli artt. 280
ss. e 284 cpv. 1 lit. a e contrario CPP

decide:

1.     
Il reclamo 12/13 aprile 2001 di __________ è respinto, e la decisione
6/10 aprile 2001 del Procuratore Pubblico avv. __________ è confermata.

2.     
La tassa di giustizia di fr. 250.— e le spese di fr. 50.—, in tutto fr.
300.—, anticipate dallo Stato in applicazione dell’art. 52 cpv. 4 CPP, sono
poste a carico del reclamante.

3.     
La presente decisione è definitiva.

4.      Intimazione:

-      avv.
__________, per sé e per il reclamante, con copia delle osservazioni del
magistrato inquirente;

-      Procuratore
Pubblico avv. __________, con l’inc. MP __________ di ritorno.

giudice
__________