# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4d975f8d-684e-5f2b-ac26-6417fa73cc36
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-08-27
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 27.08.2009 S 2009 86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2009-86_2009-08-27.pdf

## Full Text

S 09 86
2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

SENTENZA
del 27 agosto 2009

nella vertenza di diritto amministrativo

concernente prestazioni assicurative LAINF

1. …, 1962, era impiegato in qualità di manovale in Svizzera e come tate 

obbligatoriamente assicurato all’Istituto nazionale svizzero di assicurazione 

contro gli infortuni (qui di seguito detto semplicemente assicuratore infortuni) 

per le conseguenze d’infortuni e malattie professionali. In data 20 ottobre 

2007, l’assicurato era vittima di un incidente della circolazione sulla strada 

dello … in località …, in territorio italiano: mentre alla guida della propria VW 

Polo si trovava fermo sulla corsia di preselezione intenzionato a svoltare a 

sinistra, la sua vettura veniva tamponata da una Fiat Doblo, il cui conducente 

non si era tempestivamente avveduto dell’ostacolo. Nell’urto la vettura di … 

veniva sospinta nella direzione che il conducente intendeva prendere, usciva 

di strada (urtando probabilmente un paletto) per finire la propria corsa nei 

pressi di un boschetto a circa 8 m dal punto di collisione. A seguito 

dell’incidente l’assicurato si recava al pronto soccorso dove veniva 

diagnosticata una distorsione cervicale e dolori in sede lombare. Le 

radiografie della colonna cervicale e lombare non evidenziavano cedimenti 

somatici su base post-traumatica. Inizialmente la sintomatologia dolorosa 

riguardava essenzialmente la fascia lombare, avendo l’assicurato già subito 

due interventi per ernia discale. In seguito, l’infortunato lamentava disturbi a 

livello del rachide cervicale, agli occhi (nebbia) e dolori alla spalla sinistra con 

irradiazioni lungo il braccio. Il 23 novembre 2007, il medico di circondario 

attestava un’abilità lavorativa tra il 25 e il 50% e la successiva indagine presso 

il Centro riabilitativo di … il 14 dicembre 2007 confermava una quasi totale 

remissione dei disturbi sia dal profilo oggettivo che soggettivo. 

2. La prevista ripresa dell’attività lavorativa era però destinata a fallire. Infatti, 

durante il mese di gennaio 2008 l’assicurato veniva dal medico curante 

nuovamente dichiarato inabile al lavoro. Il successivo controllo da parte del 

medico di circondario permetteva di stabilire che dalla seconda metà del mese 

di dicembre 2007 … soffriva di disturbi psichici (paure generalizzate), 

patologia per la quale l’assicurato era già stato curato in precedenza, dolori al 

rachide cervicale e vertigini. Il successivo soggiorno presso la Cinica di … 

onde rafforzare la muscolatura cervicale e indagare sull’origine delle vertigini 

doveva essere interrotto dopo pochi giorni a causa della volontà del paziente 

di rientrare al proprio domicilio. L’indagine presso l’otorinolaringoiatra dott. 

med. … permetteva in seguito di escludere una qualsiasi compromissione 

degli organi vestibolo-cocleari e le vertigini lamentate non potevano essere 

spiegate attraverso la lesione di una zona periferica dell’orecchio, ma 

eventualmente tramite il colpo di frusta cervicale. Anche dall’indagine 

neurologica condotta in seguito non era possibile mettere in evidenza alcuna 

conseguenza organica riconducibile all’infortunio subito. L’esame di risonanza 

magnetica eseguito l’11 luglio 2008 confermava una situazione neuro-craniale 

normale. Dalla valutazione bio-meccanica del tamponamento, giusta la quale 

l’accelerazione subita veniva quantificata a 10-15 km/h, i disturbi lamentati dal 

paziente non venivano ritenuti scientificamente comprovati con il necessario 

grado della probabilità preponderante come delle conseguenze del trauma 

subito. Nel reperto del 29 luglio 2008, lo psicoterapeuta che assisteva 

l’assicurato dal gennaio 2008, certificava un disturbo post-traumatico da 

stress a seguito del trauma subito nell’incidente automobilistico con 

un’inabilità temporanea media del 27%. 

3. Con decisione 21 gennaio 2009, l’assicuratore infortuni comunicava a … la 

sospensione di qualsiasi prestazione a partire del 1. febbraio 2009, non 

essendovi una relazione causale adeguata tra i disturbi ancora lamentati e il 

trauma subito giusta i principi applicabili in caso di evoluzione psichica 

abnorme conseguente ad infortunio. Per l’eventuale continuazione della cura 

medica, l’infortunato era invitato a volersi rivolgere alla propria assicurazione 

malattie. La tempestiva opposizione proposta dell’interessato veniva respinta 

con decisione 7 aprile 2009. 

4. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 12 maggio 

2009, … chiedeva l’annullamento della decisione impugnata. Per il ricorrente 

sarebbe evidente che la serie di disturbi di cui sarebbe ancora portatore 

andrebbe imputata all’infortunio subito, come del resto attesterebbero anche 

le relazioni mediche all’incarto stilate da diversi specialisti. La classificazione 

dell’infortunio fatta da parte dell’assicuratore non terrebbe poi in debita 

considerazione la fuori uscita di strada e la spettacolarità dell’accaduto. 

Vagliando tutte le circostanze del caso in oggetto, il legame causale naturale 

ed adeguato tra i disturbi psichici e il trauma da accelerazione della colonna 

cervicale dovrebbe necessariamente essere ammesso.

5. Nella propria presa di posizione l’assicuratore infortuni concludeva alla 

reiezione del ricorso ed alla conferma del rifiuto deciso. Lamentando 

l’assicurato delle sequele di carattere essenzialmente psichico, l’esame della 

causalità fatta dall’istituto convenuto sulla base della DTF 115 V 133 non 

darebbe adito ad alcuna critica. Del resto, anche l’applicazione della 

giurisprudenza specifica in materia d’infortuni del tipo “colpo di frusta” non 

permetterebbe di giungere ad un diverso risultato. 

6. Replicando e duplicando, le parti si riconfermavano essenzialmente nelle loro 

precedenti argomentazioni e proposte.

Considerando in diritto:

1. a) Giusta l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi 

d'infortunio (DTF 109 V 43 cons. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 

16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 

LPGA) a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera. Presupposto 

essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro 

gli infortuni è però l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e 

le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). Questo presupposto 

è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento 

infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si 

sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia 

stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che 

l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un 

danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che l'evento 

appaia come una condizione sine qua non del danno. È questione di fatto lo 

stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di 

causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si 

determinano secondo il principio della probabilità preponderante - 

insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente 

nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali 

(DTF 126 V 360 cons. 5b, 125 V 195, 115 V 142 cons. 8b, 113 V 323 cons. 

2a, 112 V 32 cons. 1c e 111 V 188 cons. 2b). Al riguardo essi si attengono, di 

regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a 

giustificarne la disattenzione (DTF 119 V 31, 118 V 53 e 110, 115 V 134, 114 

V 156 e 164 nonché 113 V 46). Ne discende che ove l'esistenza di un nesso 

di causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non possa essere reputata 

probabile, il diritto a prestazioni derivato dall'infortunio assicurato dev'essere 

negato (DTF 129 V 181 cons. 3.1 e 406 cons. 4.3.1 nonché 117 V 360 cons. 

4a e sentenze ivi citate). Secondo la giurisprudenza, qualora il nesso di 

causalità con l'infortunio sia dimostrato con un sufficiente grado di 

verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal proprio obbligo prestativo 

soltanto se l'infortunio non costituisce più la causa naturale ed adeguata del 

danno alla salute. Analogamente alla determinazione del nesso di causalità 

naturale che fonda il diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale 

dell'infortunio deve essere provata secondo l'abituale grado della 

verosimiglianza preponderante. La semplice possibilità che l'infortunio non 

giochi più un effetto causale non è sufficiente. Trattandosi della soppressione 

del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, 

ma all'assicuratore (RAMI 2000 U 363, p. 46 cons. 2 e riferimenti ivi citati). 

b) Occorre inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone 

pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi 

summenzionati. Un evento è da ritenere causa adeguata di un determinato 

effetto quando secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita il 

fatto assicurato è idoneo a provocare un effetto come quello che si è prodotto, 

sicché il suo verificarsi appaia in linea generale propiziato dall'evento in 

questione (DTF 129 V 181 cons. 3.2 e 405 cons. 2.2, 125 V 461 cons. 5a, 117 

V 361 cons. 5a e 382 cons. 4a e sentenze ivi citate). La giurisprudenza ha 

inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della 

responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un rapporto 

di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi fisici 

consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde anche 

per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano 

secondo l'esperienza medica (DTF 127 V 102 cons. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 

V 365). Per accertare l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra disturbi 

psichici e infortunio, la giurisprudenza ha sviluppato dei criteri oggettivi (DTF 

123 V 104 cons. 3e, 115 V 138ss. cons. 6-7, 405ss. cons. 4-6). Il TF ha in 

particolare classificato gli infortuni, a seconda della loro dinamica, nella 

categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in quella degli eventi gravi e in 

quella di grado medio. Nei casi d’infortunio insignificante (l'assicurato per 

esempio ha leggermente battuto la testa o si è slogato il piede) o leggero (egli 

ha fatto una caduta o scivolata banale) l'esistenza di un nesso di causalità 

adeguata può di regola essere negata a priori. Secondo l'esperienza della vita 

e ritenute le cognizioni acquisite in materia di medicina degli infortuni, può, in 

effetti, essere ammesso, senza dover procedere ad accertamenti psichici 

particolari, che un infortunio insignificante o leggero non sia di natura tale da 

provocare un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica. Se 

l'assicurato è rimasto vittima di un infortunio grave, l'esistenza del nesso di 

causalità adeguata fra l'evento e la successiva incapacità lucrativa dovuta a 

disturbi psichici deve di regola essere riconosciuta. Secondo il corso ordinario 

delle cose e l'esperienza della vita, gli infortuni gravi sono, in realtà, idonei a 

provocare danni invalidanti alla salute psichica.

c) Sono considerati infortuni di grado medio tutti gli eventi che non possono 

essere classificati nelle due predette categorie. La questione di sapere se tra 

simile infortunio e incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica 

esista un rapporto di causalità adeguata non può essere risolta con solo 

riferimento all'evento stesso. Occorre piuttosto tener conto, da un profilo 

oggettivo, di tutte le circostanze che sono strettamente connesse all'infortunio 

o che risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse 

possono servire da criterio di apprezzamento nella misura in cui secondo il 

corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita sono tali da provocare o 

aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di 

origine psichica. I criteri di maggior rilievo sono: le circostanze concomitanti 

particolarmente drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio; la 

gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la 

loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici; la durata 

eccezionalmente lunga della cura medica; i disturbi somatici persistenti; la 

cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio; il decorso 

sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute; il grado e la 

durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche (sulla nuova 

definizione di tali criteri per la prassi relativa ai colpi di frusta giusta quanto 

esposto nella DTF 134 V 126 cons. 10 vedi il cons. 2.c della presente 

sentenza). Non in ogni caso è necessario che tutti i criteri appena menzionati 

siano presenti. La realizzazione di un unico criterio può bastare per ammettere 

l'adeguatezza del nesso di causalità quando l'infortunio va classificato fra 

quelli al limite della categoria degli eventi gravi. Inoltre un solo criterio può, in 

tutta la categoria degli infortuni di grado medio, essere sufficiente se riveste 

un'importanza particolare o decisiva. Nel caso in cui nessuno dei criteri di 

rilievo riveste un’importanza particolare o decisiva, occorrerà invece riferirsi a 

più criteri. Ciò vale tanto più quanto meno grave sia l'infortunio in questione. 

Per gli infortuni di grado medio al limite del caso lieve per esempio, è richiesta 

la presenza cumulativa di tutti i fattori o la particolare intensità di uno di loro 

(DTF 115 V 140 cons. 6c/aa e bb e 409 cons. 5c/aa e bb, 117 V 384 cons. 

4c).

2. a) In materia d’infortunio tipo colpo di frusta alla colonna cervicale, vige una 

particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità. Nella 

giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 

DTF 117 V 359 il TF (pur ammettendo la causalità naturale, ad esempio per 

la presenza di disturbi psichici) considerava che in assenza di deficit 

neurologici e d’alterazioni visibili attraverso radiografie, delle lesioni 

neuropsichiche non erano, in generale, atte a provocare dei disturbi evolutivi 

di natura patologica, di modo che senza prova di deficit funzionale organico e 

senza alterazioni radiologicamente oggettivabili, l’esistenza di una relazione 

di causalità veniva negata, facendo difetto dei postumi durevoli derivanti da 

un infortunio di quel tipo (DTF 117 V 359 cons. 5c). Con la DTF 117 V 359, il 

TF ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del tipo colpo di frusta. In 

presenza di un tale quadro, si può, di regola, ammettere l’esistenza di una 

relazione di causalità naturale fra l’infortunio e la susseguente incapacità 

lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro clinico è caratterizzato da 

disturbi multipli, quali diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della 

concentrazione e della memoria, facile stanchezza, disturbi visivi, irritabilità, 

labilità affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc. Tale 

giurisprudenza è stata ulteriormente confermata (DTF 122 V 415 e 119 V 

334). Il TF ha allora considerato che un infortunio del tipo colpo di frusta alla 

colonna cervicale è, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della 

vita, suscettibile di provocare un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche 

se la natura organica dei deficit funzionali non è stata dimostrata. Ne ha pure 

dedotto che, per decidere circa l’adeguatezza della relazione di causalità, non 

è determinante sapere se, da un profilo medico, i disturbi consecutivi al colpo 

di frusta devono essere qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella 

misura in cui una tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di 

notevoli difficoltà d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del 

quadro clinico. L'Alta Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non 

avrebbe più potuto essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere 

adeguato del nesso causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni 

riportate a seguito dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza 

elaborata in materia di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere 

apprezzata riferendosi all’evento infortunistico ed alle circostanze 

concomitanti ad esso. La particolare natura delle lesioni subite costituisce, in 

questo ambito, soltanto uno dei criteri che devono essere presi in 

considerazione. Se ne deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo colpo 

di frusta alla colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, 

la questione della causalità adeguata deve essere valutata basandosi 

sull’evento infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un 

punto di vista oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che 

risultano essere un effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo 

che, secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte 

a provocare o aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di 

guadagno. Posto che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad 

infortunio quanto in caso di disturbi provocati da un colpo di frusta alla colonna 

cervicale, ci si trova confrontati a deficit che non è possibile oggettivare da un 

profilo organico, il TF ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso 

di causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva 

ad un colpo di frusta alla colonna cervicale, conviene applicare, per analogia, 

il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha, in effetti, 

statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata è stata ammessa in 

caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche in assenza 

di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio 

dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale 

lesione in caso d’infortunio del tipo colpo di frusta alla colonna cervicale (DTF 

117 V 359 cons. 5d/bb). 

b) Volendo sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in 

primo luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma 

d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (DAS 1995 

AINF no. 23 cons. 2) oppure di un trauma cranio-cerebrale (DTF 117 V 382 

cons. 4). Se ciò dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è 

necessario applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 

V 366 cons. 6a e 382 cons. 4b. In caso contrario, la valutazione 

dell'adeguatezza del nesso causale va operata, trattandosi sempre degli 

infortuni di grado medio, secondo i fattori elaborati dal TF nella DTF 115 V 

140 cons. c/aa (DAS 2001 AINF no. 1). Deve ancora essere aggiunto che 

l'applicabilità della giurisprudenza federale in materia di causalità adeguata in 

caso di trauma d'accelerazione alla colonna cervicale, giusta la quale è 

irrilevante determinare se i disturbi accusati dall'assicurato siano di natura 

organica e/o psichica (cfr. DTF 117 V 363 cons. 5d/aa), presuppone che 

questi disturbi siano a tal punto intrecciati fra loro che una loro differenziazione 

potrebbe difficilmente essere portata a termine a causa della complessità 

della problematica (DTF 117 V 363 cons. 5d/aa). Per applicare questa prassi 

è dunque necessario che i disturbi psichici siano stati provocati dall'infortunio 

e che unitamente ai disturbi somatici, anch'essi di natura traumatica, formino 

un complesso di disturbi psicosomatici difficilmente differenziabili. Per contro, 

il tema dell'esistenza del nesso di causalità adeguata va affrontato alla luce 

dei principi applicabili nel caso di evoluzione psichica abnorme conseguente 

ad infortunio (DTF 115 V 133) - e, quindi, non alla luce dei criteri che sono 

stati sviluppati in materia di colpo di frusta alla colonna cervicale (DTF 117 V 

359) - quando le menomazioni rientranti nel quadro clinico tipico dei postumi 

di un "colpo di frusta" alla colonna cervicale, ancorché in parte accertate, sono 

comunque completamente relegate in secondo piano rispetto alla marcata 

problematica psichica (DTF 123 V 98 cons. 2a pag. 99 con riferimenti). Nella 

recente sentenza 134 V 116 cons. 6.1, il TF ha lasciato invariati i predetti 

principi validi in materia di evoluzione psichica abnorme conseguente a 

infortunio. Occorre pure far capo a questa giurisprudenza quando l’assicurato 

presentava già dei disturbi psichici che l’evento ha peggiorato (RAMI 2000 

pag. 327). 

c) Contrariamente a quello che sembra essere l’asserto del ricorrente, non basta 

dimostrare la presenza di un trauma cervicale per ricondurre a quest'ultimo 

tutta una serie di disturbi, peraltro rientranti nel quadro tipico di una simile 

lesione, senza avere precedentemente accertato se i singoli disturbi siano o 

meno conseguenza del trauma cervicale oppure eventualmente di una 

patologia preesistente (STF U 194/05 del 25 ottobre 2006, cons. 2.3 con 

riferimento). A questo va aggiunto che nella DTF 134 V 109 il TF ha precisato, 

da più punti di vista, la propria giurisprudenza riguardante la valutazione della 

causalità in caso di disturbi organici non oggettivabili e, specificatamente, 

quella elaborata in materia di traumi d’accelerazione al rachide cervicale, di 

traumi equivalenti oppure di traumi cranio-cerebrali. In quel giudizio, l’Alta 

Corte ha innanzitutto confermato la necessità di procedere a un esame 

particolare dell’adeguatezza in presenza d’infortuni che hanno comportato tali 

lesioni (cons. 7-9). Il TF ha inoltre stabilito che, non vi è ragione di modificare 

i principi relativi alla classificazione degli infortuni a seconda del loro grado di 

gravità (cons. 10.1). La Corte federale ha invece accresciuto le esigenze 

relativamente alla prova dell’esistenza di una lesione in relazione di causalità 

naturale con l’infortunio (cons. 9) e ha modificato in parte i criteri di rilievo per 

l’adeguatezza, che ora sono: le circostanze concomitanti particolarmente 

drammatiche o la particolare spettacolarità dell'infortunio (invariato); la gravità 

o particolare caratteristica delle lesioni lamentate (lasciato invariato nel testo, 

ma precisato giusta quanto esposto al cons. 10.2.2 della citata sentenza); la 

specifica cura medica protratta e gravosa; i persistenti disturbi; la cura medica 

errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio (rimasto invariato); il 

decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute (rimasto 

invariato); la rilevante incapacità lavorativa malgrado la dimostrazione degli 

sforzi compiuti (vedi sul tema DTF 134 V 128 cons. 10). 

d) Per quanto riguarda il nesso di causalità naturale, il TF ha segnatamente 

ricordato che, accanto ai casi in cui un chiaro miglioramento dello stato di 

salute subentra già dopo breve tempo e che perciò pongono raramente dei 

problemi nell’applicazione del diritto, vi sono i casi in cui i disturbi perdurano 

più a lungo, sino alla loro cronicizzazione. Per questi ultimi, è indicato disporre 

rapidamente - di regola dopo circa sei mesi di persistenza dei disturbi - una 

perizia pluri-/interdisciplinare (di tipo neurologico/ortopedico, psichiatrico e, 

eventualmente, neuropsicologico; in caso di questioni specifiche e per 

escludere diagnosi differenziali sono pure indicati accertamenti 

otoneurologici, oftalmologici, ecc.), allestita da medici specialisti che godono 

di un’esperienza specifica con questo genere di lesioni. 

3. a) Giusta quanto rilevato dal medico di circondario in data 21 novembre 2008, 

ovvero ad oltre un anno dall’infortunio, dalla continuazione della cura medica 

non era dato attendersi alcun sostanziale miglioramento della situazione del 

paziente, essendo in primo piano una serie di disturbi funzionali e 

psicosomatici, e non delle sequele di carattere organico che avrebbero potuto 

giustificare una riduzione dell’abilità lavorativa. E’ stato conseguentemente a 

giusto titolo che l’assicuratore infortuni ha deciso di procedere alla chiusura 

della pratica. La questione di sapere se, dopo la soppressione dell’indennità 

giornaliera, l’istante potrebbe avere diritto ad ulteriori prestazioni da parte 

dell’assicuratore convenuto è legata propriamente alla questione di sapere se 

dopo il 1. febbraio 2009 il danno alla salute psichico debba essere ancora 

considerato come una causa naturale ed adeguata dell’infortunio subito.  

b) Per l’istante l’esistenza di una relazione causale naturale con l’infortunio 

sarebbe evidente e confermata a più riprese da numerosi specialisti. In realtà, 

l’esistenza di una relazione causale naturale tra i disturbi attuali e il trauma da 

accelerazione al rachide cervicale viene espressamente ammesso dal dott. 

med. …, che il 29 luglio 2008 poneva la diagnosi di Disturbo Post-traumatico 

da Stress (IC D 10 F 43.1). Per contro, il neurologo che visitava il paziente il 

10 giugno 2008, e quindi sei mesi dopo la persistenza dei disturbi in perfetto 

accordo con quanto esposto in precedenza giusta la recente prassi del TF 

(DTF 134 V 124 cons. 9.4), non riteneva che il trauma fosse di natura tale da 

poter necessariamente giustificare il disturbo da adattamento lamentato dal 

paziente e diagnosticato dal collega italiano. Anche il dott. med. …, pur 

ritenendo del tutto possibile far ricondurre i disturbi al colpo di frusta, non 

poneva alcuna specifica diagnosi al riguardo. In ogni caso, il decorso descritto 

dalle attestazioni mediche cronologiche agli atti, caratterizzato dall’insorgenza 

di una sporadica serie dei tipici disturbi da colpo di frusta, non depone 

necessariamente per la tesi di ricorso. Come però giustamente rilevato nella 

decisione su opposizione impugnata, è dato rinunciare ad assumere ulteriori 

mezzi di prova riguardo alla relazione causale naturale quando, come 

nell’evenienza, l’esistenza di una relazione causale adeguata deve comunque 

essere negata. La nuova prassi relativamente ai colpi di frusta stabilita in DTF 

134 V 109 non ha cambiato nulla a questo riguardo (STF 8C_42/2007 del 14 

aprile 2008 cons. 2).

c) Per quanto riguarda il presunto stato psichico preesistente all’infortunio le 

censure di ricorso si rivelano in larga misura infondate e in contrasto alla 

documentazione agli atti. Giusta quanto rilevato dal dott. med. … nella propria 

relazione del 10 giugno 2008, dopo l’infortunio del 20 ottobre 2007, gli stati di 

pura e gli attacchi d’ansia di cui il ricorrente soffre sin dall’infanzia si sarebbero 

accentuati e tenderebbero ad intensificarsi. Per stessa ammissione del 

paziente, durante l’anno prima dell’infortunio l’assicurato affermava di essere 

stato sotto trattamento con Cipralex (antidepressivo impiegato in particolare 

nel disturbo d’ansia sociale). Per il neurologo questi stati di paura erano in 

parte responsabili anche dei disturbi fisici ancora lamentati, in particolare dei 

sensi di vertigine, in assenza di un qualsiasi correlato clinico-neurologico o 

otorinolaringoiatrico. Permanevano dolori alla muscolatura del collo, delle 

spalle e dell’intera colonna vertebrale con deficit cognitivi e mal di testa. La 

terapia avrebbe dovuto in primo luogo favorire la regressione delle paure e 

degli attacchi di panico (vedi citata perizia neurologica pag. 3). Nella propria 

relazione del 29 luglio 2008, il dott. med. … certificava che alla prima visita il 

ricorrente presentava ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell’evento, sogni 

spiacevoli ricorrenti, disagio psicologico intenso all’esposizione a fattori 

scatenanti interni o esterni simbolizzanti o somiglianti a qualche aspetto 

dell’evento traumatico, sintomi persistenti di aumentato AROUSAL, con ansia 

libera e somatizzata (cefalee, senso di vertigini). Inoltre l’assicurato 

manifestava un’affettività ridotta, sentimenti di distacco verso gli altri, 

incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma, sforzi per 

evitare pensieri, sensazioni o luoghi associati al trauma, con tono dell’umore 

deflesso. Attualmente persisterebbe una limitazione alla vita relazionale e 

lavorativa in conseguenza alla sintomatologia descritta in precedenza (vedi 

relazione del 20 luglio 2008 pag. 2). Anche in occasione del soggiorno presso 

la Clinica di …, i medici riferivano che evidentemente il paziente soffriva già 

da diversi anni di ansia sociale, come se da un momento all’altro dovesse 

succedere a lui o a uno dei suoi un fatto spiacevole e che l’infortunio subito 

aveva confermato queste paure (vedi rapporto del 15 febbraio 2008). Va in 

primo luogo rilevato come - in base alle attestazioni dei due neurologi e dei 

medici di … - i disturbi fisici rivestano un ruolo assai secondario rispetto alla 

componente psichica che predomina nettamente. Anche se una parte dei 

disturbi lamentati dal ricorrente denotano delle caratteristiche rientranti nel 

quadro clinico tipico dei postumi di un "colpo di frusta" alla colonna cervicale, 

dai due reperti neurologici sopra richiamati emerge chiaramente come 

nell’evenienza sia l’aggravamento dell’iniziale patologia psichica (paure e 

attacchi di panico) a determinare l’inabilità dell’istante, motivo per cui la 

questione del nesso di causalità adeguata è stata giustamente affrontata 

secondo i principi applicabili giusta la DTF 115 V 133 (vedi cons. 4 che segue) 

anche se l’applicazione della specifica prassi dei colpi di frusta non muterebbe 

comunque le sorti del giudizio (vedi cons. 5 che segue e STF del 17 settembre 

2008 8C_9/2008 cons. 5). 

4. a) Il ricorrente contesta a torto la classificazione dell’evento. A titolo chiarificatore 

è bene precisare che l’incidente in oggetto non è stato assegnato alla 

categoria lieve, giacché in tal caso l’esistenza di un legame causale adeguato 

avrebbe potuto essere negata senza altri chiarimenti. In casu, invece, il 

tamponamento è stato classificato come un evento di gravità media e 

all’interno di questa classificazione a quelli al limite dell’evento lieve. Questa 

classificazione è in perfetta assonanza con la consolidata prassi del TF. Per 

l’Alta Corte federale, gli incidenti in cui un’automobile ferma o a bassa velocità 

viene tamponata da un altro veicolo vanno classificati quali eventi di media 

gravità al limite degli incidenti lievi (STF dell’11 giugno 2008 8C_785/2007) 

anche qualora l’auto tamponata abbia a sua volta urtato l’automobile davanti, 

qualora vi sia stata uscita dal campo stradale con urtamento di striscio di un 

passante o il tamponamento sia avvenuto all’interno di una rondella (STF U 

339/01 del 22 maggio 2002, U 99/01 del 6 novembre 2002, cons. 4.1, U 

128/99 del 21 giugno 1999, cons. 3 e riferimenti nonché U. Müller, Die 

Rechtsprechung des EVG zum adäquaten Kausalzusammenhang beim sog. 

Schleudertrauma der HWS: Leitsätze, Kasuistik und Tendenzen, in SZS 2001, 

pag. 431ss). In termini di casistica, basti ricordare i seguenti esempi d’infortuni 

di grado medio all’interno della categoria media confermati in passato dal TF: 

U 119/91 del 31 marzo 1994 concernente un incidente della circolazione in 

cui l’automobile dell’assicurato, a seguito di un tamponamento, è uscita di 

strada verso sinistra, ha urtato un palo, si è girata di 180° ed ha terminato la 

sua corsa dopo circa 7 metri; U 191/95 del 7 agosto 1996 riguardante un 

incidente in cui l’autovettura guidata dal marito dell’assicurata è uscita di 

strada, è salita su di una scarpata e si è rovesciata sul tetto; U 115/98 del 19 

febbraio 1999 concernente un incidente della circolazione stradale in cui 

l'autovettura sulla quale si trovava l'assicurato è uscita di strada, si è capovolta 

tre o quattro volte ed ha terminato la propria corsa ad una distanza di ben 42 

metri dal punto di collisione. Alla luce della dinamica dell'evento del caso in 

parola è pertanto evidente che una diversa classificazione dell’accaduto 

risulta esclusa. La vettura dell’assicurato è uscita di strada ed ha terminato la 

propria corsa nei pressi di un boschetto sul sedime pianeggiante adiacente 

alla strada. Nell’urto, il conducente ha riportato una distorsione cervicale e 

lombare senza perdita di conoscenza. Che l’urto non sia stato di una forza 

particolare viene attestato dalla ricostruzione biomeccanica dell’incidente. 

Considerato come generalmente un cambiamento di velocità (delta-v) 

dell’automobile tamponato di almeno 10 km/h permetta di considerare l’evento 

non più come un caso bagattella o insignificante (vedi la letteratura citata in 

DTF 134 V 120 cons. 8.3), i dati tecnici relativi all’incidente in oggetto, ove il 

delta-v è stato valutato tra 10-15 km/h, non fanno che confermare la “relativa 

modestia” dell’urto (nella STF del 17 settembre 2008 8C_9/2008, la massima 

istanza federale confermava la qualifica d’infortunio mediano al limite di quello 

lieve anche in presenza di un delta-v tra 15.1-20.5 km/h). Dal fatto che la 

collisione sia stata inaspettata e avvenuta all’interno della zona abitata il 

ricorrente non può dedurre argomenti a proprio favore. Potenzialmente, un 

tamponamento può avvenire in caso di arresto o di forte diminuzione della 

velocità di un veicolo. Tale situazione si verifica in realtà, contrariamente alla 

tesi di ricorso, più frequentemente sulle strade interne all’abitato (dove sono 

segnalati dare precedenza, semafori, stop, preselezioni ecc.) che su grandi 

arterie autostradali. Tenendo nell’evenienza conto della dinamica 

dell’accaduto, questo Giudice considera inoppugnabile la classificazione fatta 

dall’assicuratore infortuni di evento di gravità intermedia al limite della 

categoria leggera. Una tale classificazione richiede però, affinché dei disturbi 

possano essere considerati in una relazione causale adeguata con 

l’infortunio, che accanto all’evento come tale vi siano pure state 

cumulativamente o alternativamente, se di particolare intensità, delle 

circostanze tali da lasciar apparire l’influsso proprio a procurare un danno 

psichico (DTF 115 V 141 cons. 6.c/bb).  

b) All’evento l’istante vorrebbe conferire la qualifica d’infortunio particolarmente 

spettacolare a causa della fuoriuscita dal campo stradale e con questo 

comprovare la particolare intensità di tale fattore. Come giustamente 

ammesso dalla parte convenuta in ricorso, all’infortunio in oggetto non può 

esser negata una certa spettacolarità in seguito all’uscita di strada. Questa 

caratteristica non permette però di qualificare l’avvenimento come 

particolarmente spettacolare nel senso inteso dalla giurisprudenza, alla luce 

di quanto già esposto nel considerando che precede (nessun ribaltamento 

plurimo della vettura, sviluppo d’incendio, forte nebbia con tamponamenti a 

catena, arresto sull’orlo di un precipizio ecc.). La dinamica dell’accaduto non 

merita decisamente la qualifica di particolarmente spettacolare. Anche le 

ulteriori condizioni relative alla gravità o particolare caratteristica delle lesioni 

lamentate, la durata eccezionalmente lunga della cura medica, i disturbi 

somatici persistenti e il grado nonché la durata dell'incapacità lavorativa 

dovuta alle lesioni fisiche non possono essere ritenute neppure in parte 

soddisfatte. Come si è detto, nell’urto l’assicurato ha riportato una distorsione 

cervicale e lombare che lo ha spinto, dopo aver allertato la moglie, a recarsi 

presso il pronto soccorso per una visita medica della nuca (vedi l’anamnesi 

riprodotta dal dott. med. … nella relazione del 29 luglio 2008). Le radiografie 

eseguite in loco non permettevano di evidenziare cedimenti somatici su base 

post-traumatica a livello cervicale o lombare e l’infortunato era stato dimesso 

lo stesso giorno con una prognosi di 15 giorni. Già durante l’indagine 

effettuata presso il Centro riabilitativo di … il 14 dicembre 2007, il paziente 

riferiva di sentirsi in grado di riprendere il proprio lavoro e di accusare ancora 

pochissime limitazioni sia dal punto di vista fisico che psichico. All’esame il 

quadro clinico appariva piuttosto blando e poteva essere evidenziata solo una 

leggera sindrome cervicale intermittente e una leggera sindrome lombo-

vertebrale. Una pronta ripresa del lavoro era dai medici considerata realistica 

(vedi relazione del 14 dicembre 2007). Del resto, il medico di circondario 

reputava una ripresa dell’attività lavorativa tra il 25 e il 50% esigibile già dal 

23 novembre 2007 (vedi rispettivo rapporto del dott. med. …) e confermava 

tale parere anche in occasione del successivo consulto il 22 gennaio 2008. In 

seguito, l’inabilità si è protratta per motivi essenzialmente psichici e non 

somatici. Escluso è poi che siano intervenute delle complicazioni o che al 

ricorrente sia stata praticata una cura errata. Sostanzialmente pertanto, 

nessuno dei criteri posti dalla giurisprudenza per ammettere l’esistenza di un 

nesso causale adeguato tra l’attuale sintomatologia e il tamponamento può 

nell’evenienza essere considerato soddisfatto. 

5. a) Le sorti del presente giudizio non sarebbero del resto diverse anche 

applicando alla presente fattispecie, per quanto riguarda l’esame 

dell’esistenza di un nesso causale adeguato, la speciale prassi sviluppata per 

i colpi di frusta cervicali (DTF 134 V 109 e 117 V 359) senza sostrato organico 

oggettivo. Anche in questo contesto, analogamente a quanto avviene per gli 

sviluppi psichici abnormi, l’infortunio deve aver giocato un ruolo determinante 

per il verificarsi dei disturbi. In quest’ottica, la classifica dell’evento fatta in 

precedenza non può che essere confermata. Anche in merito alla particolare 

spettacolarità dell’evento, vada ricordato che tale fattore era stato reputato 

soddisfatto dal TF nel caso di un incidente in autostrada a velocità sostenuta, 

dove il veicolo si ribaltava più volte o veniva investito poi trascinato da un 

autoarticolato (STF del 22 ottobre 2008 C_508/2008, del 22 agosto 2008 

8C_623/2007 e del 16 maggio 2006 U 492/06), mentre la particolare 

spettacolarità veniva negata ad un tamponamento causato da un grosso 

mezzo militare (STF del 6 marzo 2009 8C_875/2008). 

b) Fermo restando che nell’evenienza non è dato parlare di gravità delle ferite 

riportate, resta da esaminare se la loro particolare caratteristica possa aver 

agito da concausa. Per quanto riguarda la “particolare caratteristica delle 

lesioni lamentate”, occorre precisare che l’esistenza di un colpo di frusta 

cervicale non permette da sola di concludere che tale tipo di lesioni sia proprio 

a comportare disturbi psichici nel senso di tale requisito (DTF 134 V 127 cons. 

10.2.2). Per il TF occorre che il quadro clinico tipico delle sequele dovute al 

colpo di frusta presenti una particolare gravità o che vi siano situazioni 

particolari, come la particolare posizione del corpo, che abbiano notevolmente 

complicato la sintomatologia o che l’assicurato lamenti anche altre importanti 

lesioni (DTF 134 V 127 cons. 10.2.2 e riferimenti). Come si evince dalla 

documentazione medica agli atti, le sequele del colpo di frusta non hanno mai 

assunto nell’evenienza una particolare incidenza, nel senso preteso dalla 

giurisprudenza sopra citata. Inizialmente la sintomatologia dolorosa era 

limitata essenzialmente alla zona lombare. In seguito si istauravano dolori a 

livello del rachide cervicale e della spalla sinistra con irradiazioni lungo il 

braccio nonché nebbia negli occhi, con una quasi totale regressione dei 

disturbi sia fisici che psichici agli inizi di dicembre 2007. Anche il successivo 

aggravarsi dei disturbi dagli inizi del 2008 in poi non permette di concludere 

ad un diverso giudizio, non raggiungendo mai i disturbi lamentati una 

particolare gravità. 

c) La condizione della specifica cura medica protratta e gravosa è stata così 

precisata: determinante è la questione di sapere se dopo l’infortunio e fino alla 

chiusura del caso si è resa necessaria la continuazione di una cura medica 

specifica, risentita come gravosa per il paziente. Questa condizione non è in 

casu soddisfatta come del resto non è neppure contestato. Il solo trattamento 

che potrebbe essere stato risentito come gravoso per il paziente avrebbe 

potuto essere il previsto soggiorno presso la Clinica di Valens per due 

settimane. Su espressa volontà dell’assicurato, questo trattamento era però 

stato interrotto dopo pochi giorni a favore della continuazione di un 

trattamento ambulatoriale, come auspicato dall’istante. Per il resto non vi sono 

elementi agli atti che lascino anche solo dubitare che il trattamento profuso al 

paziente sia stato da questi risentito come particolarmente gravoso o che la 

cura si sia protratta oltre il dovuto. 

d) Sono persistenti i disturbi che perdurano incessantemente, o senza 

interruzioni notevoli, dall’evento fino alla chiusura del caso. I disturbi devono 

poi essere considerevoli. Questo presupposto va analizzato alla luce della 

credibilità dei dolori e della loro ripercussione sulla vita di tutti i giorni della 

persona infortunata (DTF 134 V 128 cons. 10.2.4). Dall’evento infortunistico 

alla chiusura del caso, l’istante ha sofferto, anche se non ininterrottamente 

(vedi quanto contenuto nella relazione del 14 dicembre 2007 stilata presso il 

Centro riabilitativo di …), di dolori in sede cervicale e lombare con limitazioni 

funzionali, di disturbi agli occhi (nebbia) ed in seguito di capogiri, disturbi però 

di entità alquanto modesta giusta quanto accertato dal medico di circondario 

a più riprese (21 novembre 2008, 22 gennaio 2008 e 23 novembre 2007) e 

dai due neurologi che hanno visitato il paziente. Solo il curante, dott. med. … 

considerava il 4 dicembre 2008 che l’algia lombare fosse di carattere acuto. 

Dalla documentazione all’incarto, i disturbi lamentati dall’istante difettano 

manifestamente della necessaria persistenza e gravità per aver potuto 

compromettere il tenore di vita quotidiana dell’istante nel senso richiesto dalla 

giurisprudenza. 

e) Non è contestato che il paziente abbia beneficiato della cura adatta alle 

conseguenze dell’infortunio e che gli esiti di cui ancora soffre non siano 

riconducibili alla cura medica errata per cui non si impongono altre 

osservazioni sull’assenza di una simile circostanza aggravante.  

f) Nell’evenienza, non è dato neppure concludere ad un decorso sfavorevole 

della cura e all’insorgenza di complicazioni rilevanti. A questo proposito la 

giurisprudenza richiede la presenza di speciali motivi che avrebbero 

provocato un decorso sfavorevole (STF del 17 settembre 2008 8C_9/2008 e 

riferimenti). Inizialmente le cure prodigate si erano essenzialmente 

concentrate sulla sintomatologia dolorosa a livello lombosacrale e del rachide 

cervicale, il cui esito era stata una pressoché totale remissione dei disturbi e 

la conseguente dichiarazione di abilità parziale al lavoro. Il fatto che la 

prescritta degenza non abbia apportato l’auspicato esito a livello psichico è 

da ascrivere alla espressa volontà del paziente di soggiornare presso il 

proprio domicilio e di continuare le cure a livello ambulatoriale. Questo tipo di 

scelta, anche se non ideale dal punto di vista medico, non ha comunque 

pregiudicato la cura medica e neppure è stata causa di complicazioni. 

Eventualmente, la mancata disponibilità dell’istante a voler sottoporsi ad una 

degenza, non ha permesso un risultato ottimale, ma non ha certo causato un 

decorso sfavorevole. La sola permanenza dei disturbi non basta per 

considerare soddisfatta questa circostanza concomitante (STF del 1. 

settembre 2008 8C_691/2007 e del 16 maggio 2008 8C_57/2008).  

g) Come è già stato esposto al considerando 4.b) che precede, non vi è neppure 

una rilevante incapacità lavorativa malgrado la dimostrazione degli sforzi 

compiuti. Per i disturbi somatici, il dott. med. … reputava una ripresa 

dell’attività lavorativa tra il 25 e il 50% esigibile già dal 23 novembre 2007 e 

confermava tale valutazione anche in occasione del successivo consulto dal 

22 gennaio 2009. Durante l’esame a cui era stato sottoposto presso il Centro 

riabilitativo di …, in data 14 dicembre 2007, il paziente riferiva di sentirsi in 

grado di riprendere il proprio lavoro e di accusare ancora pochissime 

limitazioni sia dal punto di vista fisico che psichico. Poiché all’esame clinico 

poteva essere evidenziata solo una leggera sindrome cervicale intermittente 

e una leggera sindrome lombo-vertebrale, una pronta ripresa del lavoro era 

dai medici considerata realistica. Basti ricordare che la mobilità a livello 

cervicale era pressoché completa e che il paziente non dava segni di alcun 

tipo di vertigine (vedi relazione del 14 dicembre 2007 pag. 5). In principio 

pertanto, per i disturbi di natura somatica, una ripresa dal lavoro era esigibile 

già alcuni mesi dopo l’incidente. Il successivo protrarsi dell’inabilità era da 

imputare a motivi essenzialmente psichici e non somatici. Essendo impiegato 

durante la bella stagione e non durante i mesi invernali (vedi notizia telefonica 

del 14 gennaio 2008), una ripresa anche parziale dell’attività di manovale già 

a partire dai mesi di dicembre 2007/gennaio 2008 non era poi per l’istante in 

pratica possibile, per motivi congiunturali e comunque estranei all’infortunio. 

Ne consegue che nessuna delle circostanze che hanno accompagnato 

l’infortunio può essere reputata aver assunto un’intensità tale da giustificare 

l’insorgenza di turbe psichiche. Per questo motivo, un legame causale 

adeguato tra i disturbi ancora lamentati e l’infortunio assicurato è stato a giusta 

regione negato.  

6. In conclusione, la decisione di sospendere l’erogazione di prestazioni 

assicurative a partire del 1. febbraio 2009 merita piena conferma, non 

essendo le patologie ancora lamentate dal ricorrente riconducibili all’infortunio 

assicurato. La decisone impugnata merita in questo contesto conferma e il 

ricorso deve essere respinto. Giusta l’art. 61 LPGA la procedura è gratuita 

(lett. a) e l’assicuratore infortuni non ha diritto al rimborso delle ripetibili (lett. f 

e contrario). 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. La procedura è gratuita e non vengono assegnate ripetibili.

L’interposto ricorso al Tribunale federale è stato respinto in data 4 maggio 2010 

(8C_880/2009)