# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fa90178d-07ab-517a-a428-3e2e7ef4a333
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-11-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.11.2010 D-7287/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7287-2007_2010-11-03.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7287/2007
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3  n o v e m b r e  2 0 1 0

Giudici Pietro Angeli-Busi (presidente del collegio), 
Hans Schürch, Daniel Schmid, 
cancelliera Lydia Lazar Köhli.

A._______, nato il (...),
Turchia,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 27 settembre 2007 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7287/2007

Fatti:

A.
Il 19 agosto 2005, l'interessato – cittadino turco di etnica curda, nato a 
B._______ e con ultimo domicilio  a C._______ – ha presentato una 
domanda d'asilo in Svizzera. Ha dichiarato, in sostanza e per quanto 
qui  di  rilievo  (cfr.  verbali  di  audizione  rispettivamente  del 
2 settembre 2005  [di  seguito:  V1],  7  ottobre  2005  [di  seguito:  V2]  e 
5 settembre  2007  [di  seguito:  V3]),  di  avere  lasciato  il  suo  Paese, 
perché perseguitato dalle autorità turche, a causa, da una parte, della 
sua attività, svolta a partire dal (...), in seno alla sezione giovanile del  
gruppo  politico  di  opposizione  Demokratik  Halk  Partisi  (di  seguito:  
DEHAP),  e,  dall'altra,  dell'impegno  politico  del  fratello  D._______,  il  
quale sarebbe stato attivo nella stessa sezione giovanile a partire dal  
1999 e, nel frattempo, si sarebbe rifugiato in Svizzera, dove avrebbe 
ottenuto l'asilo. In particolare, il richiedente ha addotto di essere stato  
fermato tre volte dalle autorità di polizia mentre intento a distribuire il  
giornale  del  partito  in  tre  quartieri  di  C._______,  in  data  (...),  
rispettivamente (...),  nei  pressi della stazione ferroviaria di  Kasiyaka, 
ed il (...), durante una manifestazione a Cindere. Condotto al posto di 
polizia,  gli  agenti  l'avrebbero  in  ogni  occasione  colpito  con  getti  di 
acqua fredda ad altra pressione quando egli era nudo, gli  avrebbero 
schiacciato  i  testicoli,  stretto  il  collo  ed  immerso  la  testa  in  un 
recipiente pieno d'acqua, prima di lasciarlo in strada alcune ore dopo, 
privo di sensi. Varie volte nel corso del (...), inoltre, egli sarebbe stato 
fermato  per  strada dalla  polizia,  condotto  fuori  città  e  minacciato  di 
morte con un'arma puntatagli alla testa. A causa delle attività politiche 
del  fratello,  poi,  dopo  la  partenza  di  quest'ultimo  nel  (...)  e  fino  ad 
inizio  estate  (...),  le  autorità  avrebbero  tenuto  sotto  controllo 
l'abitazione  della  sua  famiglia  ed  avrebbero  proceduto  varie  volte  a 
perquisizioni,  in  occasione  delle  quali  avrebbero  causato  danni 
materiali, insultato i presenti, sequestrato materiale in lingua curda e, 
una o più volte, tratto in fermo il richiedente e suo padre per due o tre 
giorni. Stando alle dichiarazioni dell'interessato, nessun altro parente 
prossimo,  oltre  al  fratello  già  menzionato,  avrebbe  fatto  parte  del 
DEHAP  o  di  un  altro  partito  politico  turco,  rispettivamente  sarebbe 
stato mai fermato o arrestato per qualsivoglia motivo. Temendo per la 
sua vita, avrebbe lasciato la Turchia il (...), varcando il confine svizzero 
il (...). 

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B.

B.a Essendo  stato  l'interessato  minorenne  al  momento  dell'inoltro 
della domanda d'asilo, in data 14 settembre 2005 è stata istituita una 
curatela a suo favore (cfr. act. A6).

B.b Il  1° gennaio  2006,  l'interessato  ha  raggiunto  la  maggiore  età, 
ragione  per  cui  la  misura  di  curatela  di  cui  al  punto  B.a  è  stata 
dichiarata chiusa in data 8 marzo 2006 (cfr. act. A11).

C.
Il  27  settembre  2007,  l'UFM  ha  respinto  la  domanda  d'asilo 
dell'interessato.  Nello  stesso  tempo,  ne  ha  pronunciato 
l'allontanamento dalla  Svizzera e ritenuto lecita,  esigibile e possibile 
l'esecuzione dell'allontanamento verso la Turchia. 

D.
Il 26 ottobre 2007, l'interessato, per il tramite del suo patrocinatore, ha 
inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di 
seguito: il Tribunale) contro la citata decisione dell'UFM, chiedendo la 
conferma dell'effetto sospensivo e, in via principale, l'annullamento del 
provvedimento impugnato, il riconoscimento della qualità di rifugiato e 
la concessione dell'asilo a tempo indeterminato, rispettivamente, in via 
subordinata, la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per 
una  nuova  valutazione  e,  sussidiariamente,  la  concessione 
dell'ammissione provvisoria. Ha inoltre chiesto di essere esentato dal  
pagamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  presumibili  spese 
giudiziarie. 

E.
Il  Tribunale,  con  decisione  incidentale  del  28  novembre  2007,  ha 
autorizzato il ricorrente a soggiornare in Svizzera sino a conclusione 
della  procedura  ed  ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di  motivi 
particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  sulla  procedura 
amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 172.021]), a chiedere il 
versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese 
processuali.

F.
Tramite  lettera  del  30  giugno  2008,  il  ricorrente  ha  inoltrato  cinque 
documenti quali mezzi di prova.

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G.
L'UFM ha inoltrato le proprie osservazioni circa il ricorso ed i mezzi di 
prova versati agli atti il 19 settembre 2008.

H.
Il 24 novembre 2008, il ricorrente ha inoltrato l'atto di replica, versando 
agli atti dodici documenti quali mezzi di prova.

I.
Tramite lettera dell'8 ottobre 2009, il ricorrente ha versato agli atti un 
certificato medico stilato il 22 settembre 2009. 

J.
L'UFM ha inoltrato le proprie osservazioni in merito ai mezzi di prova 
inoltrati  dal  ricorrente  il  24  novembre  2008  (cfr.  punto  H)  e 
8 ottobre 2009 (cfr. punto I), tramite scritto dell'8 settembre 2010.

Diritto:

1.
Il Tribunale giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM 
(art. 31 e art. 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo federale 
del  17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo 
del 26 giugno 1998 [LAsi, RS 142.31] e art. 83 lett. d  della legge sul 
Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
di ammissibilità di cui agli artt. 48, 50 e 52 PA.

3.
3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il  TAF  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 

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l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi invocati dalle parti  (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della 
decisione  impugnata  (cfr. Sentenza del  Tribunale  D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5.

5.1 Nella decisione impugnata, l'UFM ha ritenuto le dichiarazioni del 
richiedente contraddittorie, vaghe, prive di dettagli e stereotipate. Egli,  
difatti,  si  sarebbe  contraddetto  due  volte  in  merito  all'arresto, 
dichiarando  di  essere  stato  arrestato  da  solo  o,  invece,  insieme ad 
altre persone durante la distribuzioni di volantini, rispettivamente sulle 
modalità e sulle date degli  allegati  arresti,  subiti  a causa dell'attività 
del fratello. Inoltre, interrogato in merito a fatti decisivi del suo racconto 
–  come  ad  esempio  la  reazione  dei  responsabili  del  DEHAP  alla 
notizia della sua detenzione, il luogo dove la polizia l'avrebbe lasciato  
dopo l'arresto nel (...) e l'identità dei poliziotti che l'avrebbero arrestato 
–,  egli  avrebbe risposto di  non rammentarsene più  o  di  non sapere 
nulla  in  merito.  Le  dichiarazioni  dell'interessato  sarebbero  peraltro 
spoglie di dettagli e non rifletterebbero un'esperienza vissuta. Infatti, le 
allegazioni  in  merito  agli  asseriti  tre  arresti  e  alla  successiva 
detenzione si somiglierebbero ed il richiedente non avrebbe apportato 
dettagli  specifici  per  ogni  singolo  evento.  Inoltre,  il  trasporto  in  un 
luogo isolato da parte della polizia, dove sarebbe stato minacciato di  
morte, avrebbe trovato menzione unicamente nell'audizione cantonale. 
Per  quanto  attiene  ad  eventuali  persecuzioni  riflesse  a  causa  del 
percorso  del  fratello,  l'UFM  –  pur  non  escludendo  che  le  autorità 
turche  abbiano  davvero  ricercato  quest'ultimo  presso  il  domicilio 
familiare  dopo  la  sua  partenza  –  ha  concluso  all'inverosimiglianza 
delle pressioni che l'interessato ha sostenuto di  aver subito a causa 
delle  attività  esercitate  da  suo  fratello. Difatti,  il  richiedente  avrebbe 
reso versioni  divergenti  circa la  data,  la  frequenza e la  durata  degli 
arresti  subiti  insieme  al  padre  in  tale  contesto.  L'UFM  ha  altresì 
escluso  un  rischio  di  esposizione  dell'interessato  a  persecuzioni 
riflesse future in relazione alle attività di suo fratello: difatti, da un lato,  
le  pressioni  esercitate  dalle  autorità  nei  confronti  di  famigliari  di  un  
ricercato  raggiungerebbero  una  certa  intensità  unicamente  quando 
anch'essi sarebbero attivi nell'opposizione, cosa che, nella fattispecie, 
non potrebbe essere ammessa, in quanto le attività del richiedente per 
il  DEHAP  sarebbero  da  considerarsi  inverosimili;  dall'altro  lato, 
sarebbe  incomprensibile  che  il  fratello  maggiore  dell'interessato, 

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rimasto in Turchia, non abbia subito le stesse pressioni di quelle che il 
richiedente  pretende  aver  dovuto  patire.  Le  condizioni  per  il  
riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  non  sarebbero  pertanto 
adempiute.  In  aggiunta,  non  sussisterebbero  indizi  per  ritenere  che 
l'interessato,  in  caso  di  ritorno  in  Turchia,  rischierebbe  di  essere 
esposto  concretamente  ad  una  pena  o  ad  un  trattamento  contrario 
all'art.  3  della  della  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti  
dell'uomo e delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950 (CEDU, 
RS 0.101). Da ultimo, né la situazione politica vigente in detto Paese, 
né  altri  motivi  si  opporrebbero  ragionevolmente  ad  un  rientro  del 
richiedente in Patria.

5.2 Nel gravame, l'insorgente, richiamati i fatti sostanzialmente esposti 
in  sede  di  audizione,  ha  dapprima  rilevato  che  le  sue  dichiarazioni 
circa gli arresti subiti non sarebbero incongruenti. Infatti, alla luce del 
fatto che sarebbe improbabile che durante manifestazioni importanti, 
quali  quella  del  27 novembre  o  il  "Newroz",  la  polizia  proceda 
all'arresto  unicamente  di  un  ragazzo  distributore  di  volantini,  le  sue 
dichiarazioni  sarebbero  da  intendere  nel  senso  che  durante  il  suo 
fermo egli sarebbe stato solo, ma altre persone sarebbero comunque 
state  arrestate  nella  stessa  circostanza.  La  verosimiglianza  di  tale 
interpretazione  sarebbe  del  resto  confermata  dalla  sua  allegazione 
secondo  cui  a  distribuire  volantini  vi  era  pure  un  suo  amico,  che 
sarebbe stato anch'esso arrestato, benché si fosse tenuto a distanza e 
non  fosse  presente  al  momento  del  suo  fermo.  Inoltre,  in  merito 
all'arresto  insieme  al  padre  a  causa  delle  attività  del  fratello,  il  
ricorrente sostiene che, sebbene egli possa essersi sbagliato circa la 
collocazione  temporale  dell'episodio,  non  potrebbe  essere  messo  in 
dubbio che tale arresto si sia realizzato, tantopiù che egli ne avrebbe 
fatto menzione in occasione di tutte le audizioni. A differenza di quanto 
asserito  dall'UFM,  poi,  egli  avrebbe  vissuto  personalmente  quanto 
narrato.  Difatti,  considerata  anche  la  sua  età,  avrebbe  menzionato 
particolari  che  solo  una  persona  che  ha  veramente  vissuto  quanto 
raccontato sarebbe in grado di riferire, come ad esempio il nome della 
scuola  secondaria  in  cui  avrebbe  studiato,  il  significato  della 
celebrazione  del  27  novembre,  i  nomi  dei  quartieri  in  cui  avrebbe 
distribuito  giornali,  l'ubicazione  della  sede  principale  del  DEHAP  a 
Gaziantep, la persona responsabile del partito in detta città ed a livello 
nazionale  ed  il  significato  della  sigla  DEHAP.  Sarebbe  peraltro 
verosimile che egli non si sia ricordato della reazione del partito alla 
notizia  del  suo fermo e del  luogo il  cui  sarebbe stato  lasciato  dopo 

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l'arresto nel (...). In ogni caso, egli sarebbe stato in grado di indicare i  
luoghi dove sarebbe stato abbandonato dopo gli arresti antecedenti. Il 
fatto che egli, durante l'arresto, avrebbe avuto sempre il capo reclinato 
in avanti, inoltre, renderebbe perfettamente compatibile con la realtà la 
sua  incapacità  di  indicare  l'identità  dei  poliziotti  che  l'avrebbero 
arrestato. Le sue allegazioni sarebbero dunque verosimili e le attività 
da lui svolte per il DEHAP reali. In aggiunta, egli non avrebbe subito 
persecuzioni unicamente a causa di detta attività politica, bensì anche 
in ragione del suo legame di parentela di un altro attivista del partito 
attualmente  ricercato  dalla  polizia,  ovvero  suo  fratello.  Per  tale 
ragione, anche in futuro egli sarebbe esposto al rischio di persecuzioni 
riflesse  a  causa  delle  attività  del  fratello.  L'accertamento  svolto 
dall'UFM  in  merito  a  tale  aspetto,  tuttavia,  sarebbe  incompleto.  In 
merito  all'esecuzione  dell'allontanamento,  il  ricorrente  invoca 
l'art. 3 CEDU,  rischiando,  a  suo  dire,  l'arresto  e  torture  in  caso  di 
rientro  in  Turchia.  Infine,  non  avendovi  alcuna  possibilità  di  rifugio 
interno e visto l'attuale pericolo che vi correrebbero i cittadini di etnia 
curda, l'esecuzione del rinvio non sarebbe ragionevolmente esigibile.

5.3 Tramite scritto del 30 giugno 2008 e vari  mezzi di  prova inoltrati 
congiuntamente  ad  esso,  l'insorgente  ha  allegato  di  essere  sotto 
accusa in Turchia per aver redatto, prima di giungere in Svizzera, un 
articolo dal titolo (...), pubblicato il (...) sul periodico turco E._______. 

5.4 Nella risposta al ricorso, l'UFM ha dapprima sottolineato come il  
ricorrente, da un lato, nella lettera del 30 giugno 2008, abbia sostenuto 
di  avere  redatto  degli  articoli  anteriormente  al  suo  espatrio,  e, 
dall'altro, non abbia menzionato di  avere svolto attività giornalistiche 
né  nel  corso  delle  audizioni,  né  nel  gravame,  benché  gli  sia  stato 
esplicitamente chiesto se disponesse di ulteriori motivi d'asilo oltre la 
distribuzione di  giornali  per il  DEHAP e sebbene la pubblicazione di 
detti articoli  sia avvenuta anteriormente all'audizione complementare. 
Detto Ufficio ha pertanto espresso dei dubbi circa la redazione degli 
articoli da parte dell'insorgente ed ha indicato che, del resto, sarebbe 
d'uso  la  pratica  secondo  cui  –  quale  mezzo  per  realizzare  attività  
propagandistiche – gruppi d'opposizione indicherebbero come autori di 
loro  articoli  cittadini  turchi  residenti  all'infuori  del  loro  Paese, 
prevedendo la legge turca l'impossibilità di infliggere una condanna ad 
una persona che si trova all'estero. Indipendentemente dalla questione 
a sapere se l'insorgente sia o meno l'autore degli articoli apparsi nel 
(...), l'UFM ha poi ritenuto opportuno valutare il timore dell'insorgente 

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di essere esposto a persecuzioni in caso di ritorno in Turchia. In tale 
contesto, detto Ufficio ha indicato che sarebbe risaputo che, in detto 
Paese, la prassi  non prevede un'incarcerazione preventiva durante il 
processo  di  prima  istanza  per  infrazioni  commesse  tramite  la 
pubblicazione di  testi  d'opposizione,  ma,  tutt'al  più,  potrebbe essere 
ordinata una comparizione forzata quando la persona non si presenta 
autonomamente. Inoltre,  nel  caso  di  una  prima infrazione  di  questa 
natura,  la  condanna  consisterebbe  generalmente  in  una  sanzione 
pecuniaria  o  in  una  pena  detentiva,  sospesa  condizionalmente.  Per 
questo motivo l'autorità inferiore è dell'avviso che si potrebbe esigere 
dall'insorgente che ritorni nel suo Paese d'origine, al fine di attendere 
l'esito della procedura avviata nei suoi confronti, tantopiù che, in caso 
di  condanna,  egli  avrebbe  ancora  la  possibilità  di  inoltrare  ricorso 
presso  la  corte  di  cassazione  e,  prima  della  sentenza  di  seconda 
istanza,  recarsi  all'estero,  rispettivamente  depositare  una  domanda 
d'asilo all'Ambasciata di Svizzera ad Ankara. Infine, l'autorità inferiore 
ha indicato come l'avvocato che avrebbe spedito i  mezzi  di  prova al 
ricorrente  vanterebbe  dell'esperienza  nell'ambito  giuridico  che  qui 
interessa.

5.5 Nella replica, l'insorgente ha rettificato quanto allegato nello scritto 
del  30  giugno  2008,  dichiarando  di  avere  redatto  l'articolo  non 
antecedentemente  al  suo  espatrio,  bensì  quando  già  si  trovava  in 
Svizzera,  da  dove l'avrebbe  inviato  alla  redazione  via  e-mail  per  la 
pubblicazione,  ragione  per  cui  non  avrebbe  menzionato  tale  attività 
durante le audizioni. Peraltro, lo sbaglio sarebbe da far risalire ad un 
errore di interpretazione. Ciò non toglierebbe comunque nulla al fatto 
che  sarebbe  sotto  inchiesta  per  la  pubblicazione  di  detto  articolo. 
Attualmente,  inoltre,  egli  sarebbe  indagato  anche  in  relazione  alla 
pubblicazione  del  libro  (...),  come  mostrerebbero  i  mezzi  di  prova 
presentati.  A  differenza  di  quanto  rimproveratogli  dalle  autorità,  egli 
non  sarebbe  l'autore  del  libro  e  sarebbe  estraneo  alla  sua 
pubblicazione.  In  aggiunta,  l'insorgente  è  dell'avviso  che  il 
responsabile  della  pubblicazione  di  detto  libro  avrebbe  fatto  il  suo 
nome sotto tortura. Da ultimo, l'insorgente rimanda in particolare allo 
scritto  dell'avvocato  F._______,  che descriverebbe la  sua situazione 
processuale  attuale  ed i  rischi  a cui  sarebbe confrontato  in  caso di 
ritorno in Turchia, in special modo dopo l'emissione nei suoi confronti 
di un mandato di cattura.

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5.6 Nella sua duplica, l'UFM si è espresso sul mezzo di prova, datato 
10 settembre 2008, inoltrato dall'insorgente, sottolineando come esso 
rappresenti  non  un  ordine  di  cattura  finalizzato  all'incarcerazione 
dell'insorgente,  bensì  un  mero  ordine  di  comparizione  forzata  ad 
un'udienza ("Vorführungsbefehl"  /  "mandat  d'amener"). In  merito  alla 
procedura avviata nei confronti di quest'ultimo, poi, l'autorità di prime 
cure ha ritenuto esigibile che egli ritorni in nel suo Paese d'origine per  
attenderne  l'esito,  ribadendo  che,  nel  caso  in  cui  l'autorità  di  prima 
istanza  dovesse  condannarlo,  egli  non  rischierebbe  di  essere 
incarcerato, rispettivamente  avrebbe la possibilità  di  inoltrare ricorso 
presso  la  corte  di  cassazione  e,  prima  che  questa  lo  condanni, 
eventualmente,  ad  una  pena  detentiva,  di  recarsi  all'estero  per 
depositare una domanda d'asilo o di rivolgersi all'Ambasciata elvetica 
ad Ankara. Peraltro, sarebbe oltremodo noto anche alle stesse autorità 
turche che molti emigranti turchi cercherebbero un diritto di soggiorno 
duraturo  in  un  Paese  europeo,  creandosi  dei  motivi  d'asilo  tramite 
l'esercizio  di  attività  propagandistiche  rivolte  contro  il  regime  turco, 
come pure che, secondo la legge turca, nell'ambito di una procedura 
penale nessuna pena potrebbe essere pronunciata nei confronti di una 
persona risiedente all'estero. In ragione di detti elementi, al momento 
attuale non esisterebbe, per l'insorgente, un timore fondato di essere 
sottoposto a misure persecutorie in caso di ritorno in Turchia. 

6.

6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile  (art. 3 LAsi).

6.2 ll  fondato timore d'esposizione a seri  pregiudizi  comprende nella 
sua definizione un elemento oggettivo, in  rapporto  con la  situazione 
reale,  e  un  elemento  soggettivo.  Sarà  quindi  riconosciuto  come 
rifugiato colui  che ha dei  motivi  oggettivamente riconoscibili  da terzi 
(elemento  oggettivo)  di  temere  (elemento  soggettivo)  d'essere 
esposto,  in  tutta  verosimiglianza  e  in  un  futuro  prossimo,  ad  una 

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persecuzione (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione 
svizzera di  ricorso in materia d'asilo  [GICRA] 1998 n. 20 consid. 8a; 
GICRA  1997  n.  10  consid.  6  con  relativi  riferimenti).  Sul  piano 
soggettivo,  deve  essere  tenuto  conto  degli  antecendenti 
dell'interessato, segnatamente dell'esistenza di persecuzioni anteriori, 
nonché della sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, 
sociale  o  politico,  che  lo  espongono  maggiormente  ad  un  fondato 
timore  di  future  persecuzioni.  Infatti,  colui  che  è  già  stato  vittima  di 
persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di  
nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l'oggetto per la prima 
volta (cfr. GICRA 1998 n. 20 consid. 7; GICRA 1994 n. 24. e GICRA 
1993 n. 11). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su 
indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo 
e  secondo  un'alta  probabilità,  l'avvento  di  seri  pregiudizi  ai  sensi 
dell'art.  3  LAsi.  Non  sono  sufficienti,  quindi,  indizi  che  indicano 
minacce  di  persecuzioni  ipotetiche  che  potrebbero  prodursi  in  un 
futuro più  o meno lontano (cfr. GICRA 2004 n. 1 consid. 6a,  GICRA 
1993 n. 21 e  GICRA 1993 n. 11.;  MINH SON NGUYEN,  Droit  public  des 
étrangers,  Berna  2003,  pagg. 447  e  segg.;  MARIO GATTIKER,  La 
procédure d'asile et de renvoi, Berna 1999, pagg. 69 e segg.; ALBERTO 
ACHERMANN / CHRISTINA HAUSAMMANN, Les notions d'asile et de réfugié en 
droit suisse, in: Walter Kälin (ed.), Droit des réfugiés, enseignement de 
3e cycle  de droit  1990,  Friborgo 1991,  pag. 44;  ALBERTO ACHERMANN / 
CHRISTINA HAUSAMMANN, Handbuch  des  Asylrechts,  2a ediz., 
Berna/Stoccarda 1991, pagg. 108 e segg.; WALTER KÄLIN, Grundriss des 
Asylverfahrens,  Basilea/Francoforte  1990,  pagg. 126,  143  e  segg.; 
SAMUEL WERENFELS,  Der  Begriff  des  Flüchtlings  im  schweizerischen 
Asylrecht, Berna 1987, pagg. 287 e segg.). In virtù del principio della 
sussidiarietà  della  protezione  internazionale  in  relazione  alla 
protezione nazionale, inoltre, il riconoscimento della qualità di rifugiato 
presuppone che la persona interessata non possa ottenere sufficiente 
protezione  in  Patria  (cfr.  Decisione  del  Tribunale  amministrativo 
federale  svizzero  [DTAF]  2008/4  consid.  5.2).  Infine,  tra  la  fuga  dal 
Paese  di  origine  o  di  residenza  e  le  persecuzioni  subite, 
rispettivamente  il  timore  di  persecuzioni  future,  deve  sussitere  un 
nesso temporale e causale. 

6.3 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza ai sensi dell'art. 7 LAsi delle dichiarazioni determinanti  
rese da un richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un 

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grado di convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante 
sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti  secondaria 
(cfr. GICRA 1993 n. 21). In altri termini, le dichiarazioni devono essere 
attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche 
e  non  suscettibili  di  diversa  interpretazione  (altrettanto  o  più 
verosimile),  e  concordanti,  o  meglio  non  in  contrasto  fra  loro  e 
nemmeno  con  altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla 
verosimiglianza dev'essere il  frutto di una valutazione complessiva, e 
non esclusivamente atomizzata,  delle singole allegazioni  decisive, in 
modo  da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio 
dell'approssimazione,  ovvero  il  pericolo  di  fondare  il  giudizio 
valorizzando, contro indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici 
impressioni dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1).

7.

7.1 L'autorità  di  prime  cure  ha  ritenuto  che  le  dichiarazioni  del 
ricorrente  circa  la  sua  attività  politica  per  il  DEHAP, gli  arresti  e  le 
pressioni subiti a causa di detto impegno politico non soddisferebbero 
le  condizioni  di  verosimiglianza  poste  dall'art.  7  LAsi,  perché 
contraddittorie,  stereotipate  e  spoglie  di  dettagli.  Trattasi  pertanto  di 
esaminare se i motivi d'asilo addotti dal ricorrente in legame alla sua 
presunta  attività  politica  esercitata  prima  dell'espatrio  (avvenuto  nel 
[...]) sono verosimili, rispettivamente se rappresentano seri pregiudizi  
ai sensi dell'art. 3 LAsi. 

7.2 Il  Tribunale  constata,  come  primo  aspetto,  che  non  può  essere 
escluso con certezza che il  ricorrente  abbia  effettivamente  svolto, a 
partire  dal  (...)  e  sino al  suo espatrio,  attività  politiche per  il  partito 
DEHAP. Come egli stesso sottolinea nel memoriale di ricorso, le sue 
risposte circa il partito e le mansioni da lui svolte per il medesimo sono 
state  chiare,  precise,  non  in  contrasto  tra  loro  e,  soprattutto, 
corrispondenti al vero. A guisa d'esempio, in ogni versione resa egli ha 
sostenuto di  essere stato attivo per la sezione giovanile del DEHAP, 
distribuendo  la  rivista  del  gruppo  in  tre  quartieri  di  Gaziantep.  Ha 
menzionato  correttamente  il  nome  di  detta  rivista  ed  il  significato 
dell'acronimo DEHAP. Di propria iniziativa e in maniera corretta, poi, 
egli  ha indicato (cfr. V2 pag. 6) l'acronimo del gruppo antecedente il  
DEHAP  (vale  a  dire  HADEP)  e  l'anno  in  cui  quest'ultimo  è  stato 
modificato  in,  appunto,  DEHAP  (il  2003,  quando  la  Corte 
costituzionale  proibì  l'HADEP).  Il  ricorrente  ha,  peraltro,  elencato 

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correttamente i nomi dell'allora responsabile del DEHAP a Gaziantep, 
del  responsabile a livello nazionale e del  responsabile della sezione 
giovanile del gruppo a Gaziantep (cfr. V2 pagg. 8-9). In tale contesto 
giova rilevare che se, da un lato, l'insorgente non ha accennato al fatto 
che,  nel  frattempo,  il  gruppo  DEHAP  non  esiste  più,  perchè 
aggregatosi con un altro gruppo politico, dall'altro lato, tale mancanza 
non intacca la conclusione di verosimiglianza a cui giunge il Tribunale,  
giacché detta fusione è avvenuta in data 17 agosto 2005, vale a dire 
diversi  mesi  dopo  la  cessazione  delle  attività  del  ricorrente  per  il  
DEHAP quale distributore della rivista A. W. ed il trasferimento presso 
la sorella a G._______ il (...), rispettivamente quattro giorni dopo il suo 
espatrio.  La  conclusione  dell'UFM,  secondo  cui  l'attività  politica  del 
ricorrente  sarebbe  da  mettere  in  dubbio  (cfr. decisione  impugnata 
punto 3. pag. 4), non può pertanto essere condivisa. 

Differente si  presenta,  invece, la situazione in merito alle allegazioni 
del  ricorrente  circa  quanto  avrebbe subito  da parte  delle  autorità  di 
polizia  a  causa  dell'attività  svolta  per  il  DEHAP,  alle  quali  –  
convenendo con l'UFM – non può essere creduto. Infatti,  se, da una 
parte,  le  contraddizioni  rilevate  dall'autorità  inferiore,  al  contrario  di 
quanto  la  stessa  sostiene  nel  provvedimento  impugnato,  riguardano 
elementi secondari dell'intero racconto, dall'altra parte, l'insorgente ha 
reso versioni discordanti e vaghe in merito ad aspetti centrali del suo 
vissuto.  In  particolare,  in  merito  alle  tre  volte  che  sarebbe  stato 
fermato  mentre  distribuiva  il  giornale  del  partito  e  trattenuto  per 
diverse  ore,  stupisce  che  il  ricorrente  non  abbia  menzionato  già  in 
occasione  della  prima  audizione  che,  dopo  le  allegate  torture,  gli  
agenti  l'avrebbero  abbandonato  sulla  strada,  dove avrebbe ripreso  i 
sensi e chiamato il padre per tornare a casa. In effetti, essendo detta 
pratica per lo meno inusuale, è immaginabile che la medesima abbia 
come  minimo  disorientato  il  ricorrente  sul  momento.  Inoltre,  come 
rettamente  riconosciuto  dall'UFM,  benché  ne  abbia  indicato  le  date 
senza mai contraddirsi, il ricorrente ha descritto le sue tre permanenze 
al posto di polizia di S. in maniera del tutto vaga e stereotipata. Sia per  
l'allegato fermo del (...), che per quello del (...), rispettivamente (...) , ad 
esempio, egli,  durante la seconda audizione, ha fornito una versiona 
unica  per  i  tre  episodi  di  tortura  subiti,  senza  discernerli  tra  loro, 
rispettivamente senza apportare elementi specifici per ognuno di essi 
(cfr. V2 pag. 8). Anche quando è stato udito per la terza volta, non è 
stato  in  grado  di  dettagliare  quanto  vissuto,  ripetendo  in  maniera 
generica e distanziata la sequenza delle presunte torture (cfr. V3 pagg. 

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4, 9 e 10). Peraltro, non giustificabile è il fatto che l'insorgente, durante 
le  prime  due  audizioni,  abbia  sottaciuto  che  sin  dal  (...)  agenti  di 
polizia  l'avrebbero  minacciato  verbalmente  di  morte  ogni  qualvolta 
l'avrebbero  incontrato  per  strada  (cfr.  V3  pag.  5),  perchè  inerente 
anch'esso a presunte persecuzioni e, pertanto, ad un aspetto centrale 
del racconto. Mal si comprende pure come mai, durante la prima e la 
terza  audizione,  egli  abbia  tralasciato  di  indicare  di  essere  stato 
portato fuori città da agenti di polizia nel (...) e minacciato di morte con 
un'arma da fuoco, menzionando tale episodio unicamente in sede di 
seconda  audizione  (cfr. V2  pagg. 6  e  10).  L'insorgente  ha  reso  poi  
versioni discordanti circa la frequenza di  questi episodi,  indicando in 
maniera generica di essere stato trasportato fuori città "ogni tanto" (cfr. 
V2 pag. 5), per, poco dopo, limitare a tre volte detti fermi (cfr. V2 pag. 
6).  Peraltro,  alla  luce  del  fatto  che,  durante  la  seconda  audizione, 
abbia fatto esplicita menzione anche di come le autorità lo avrebbero 
interrogato in merito a membri di detto partito (cfr. V2 pag. 5) e che il 
fratello  avrebbe  anch'esso  collaborato  con  il  DEHAP, è  illogico  che, 
durante  la  prima audizione,  quando  interpellato  sui  motivi  dei  fermi 
subiti,  egli  abbia  indicato  unicamente  che  le  autorità  l'avrebbero 
ammonito dal collaborare con detto partito (cfr. V1 pag. 4). Oltre a ciò,  
la  versione  fornita  in  terza  audizione,  secondo  cui  i  suoi  problemi 
avrebbero trovato inizio col fermo del (...)  e che egli,  allora, sarebbe 
stato arrestato a causa dell'impegno politico del fratello (cfr. V3 pag.  
4),  non  risulta  pertinente  ed  è  in  netta  contraddizione  con  quanto 
asserito fino a dato momento, ovvero che la polizia avrebbe iniziato a 
perquisire il domicilio familiare già dopo la partenza del fratello nel (...) 
(cfr. V2 pag. 5), rispettivamente che il fermo del (...) sarebbe avvenuto 
unicamente  a  causa  delle  attività  politiche  del  ricorrente  medesimo 
(cfr. V1 pag. 4 e V2 pagg. 5-6). Pertanto, le dichiarazioni dell'insorgente 
circa  i  fermi  e  le  minacce di  morte  subiti  a  causa  della  sua  attività 
politica per il DEHAP sono inverosimili. Tale conclusione è, del resto,  
confermata dal fatto che, fino ad oggi, unicamente attivisti del DEHAP 
particolarmente  esposti  in  ragione  della  loro  funzione,  come  ad 
esempio quadri del partito, candidati alle elezioni, membri che hanno 
preso  parte  a  manifestazioni  del  gruppo,  che  si  sono  oltremodo 
particolarmente impegnati per esso o che sono sospettati di appoggio 
al  Partiya Karkerên  Kurdistan  (PKK),  sono  stati  oggetto  di  fermi 
prolungati.  In  altre  parole,  una  mera  collaborazione  con  il  DEHAP, 
come  quella  realizzata  dal  ricorrente,  che  –  stando  alle  sue 
dichiarazioni – non possedeva la tessera di adesione al gruppo (cfr. V2 
pag. 10 e V3 pag. 8) e non vi ha mai assunto una funzione esposta, 

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limitandosi  sempre a svolgere la  semplice funzione di  distributore di 
riviste  limitatamente  a  determinati  quartieri  di  C._______,  non  è,  di 
regola, di per sé sufficiente a provocare misure di persecuzione statali  
rilevanti in materia d'asilo (cfr. Sentenze del Tribunale D-4577/2006 del 
18 febbraio 2010 consid. 4.2.3 e E-4452/2006 del 21 settembre 2009 
consid. 3.1.5).  Alla  luce  della  sua  semplice  posizione  all'interno  del  
DEHAP, rispettivamente della banalità del suo impegno per esso, non 
vi è ragione per ammettere che abbia a temere seri pregiudizi rilevanti 
ai sensi dell'asilo in caso di ritorno nel suo Paese a causa delle attività 
svolte   per  esso,  peraltro  ancora  prima  che  detto  gruppo  venisse 
dichiarato illegale dalle autorità .

8.

8.1 Il ricorrente fa inoltre valere di avere subito, quando era ancora in 
Turchia, delle persecuzioni riflesse in ragione delle attività del fratello 
D._______, il quale avrebbe aderito alla sezione giovanile del DEHAP 
nel  (...)  e lasciato il  Paese nel corso del  (...),  perché accusato dalle 
autorità di essere un terrorista membro del PKK. In particolare, la casa 
famigliare sarebbe stata perquisita regolarmente dopo la partenza di  
D._______ e gli agenti, una o più volte, avrebbero anche interrogato il 
ricorrente e suo padre in merito a D._______ alla centrale di polizia,  
dove  li  avrebbero  altresì  percossi,  minacciati  e  incolpati  di  essere 
anch'essi dei terroristi. 

8.2 Il Tribunale ritiene che in Turchia, indipendentemente dalle recenti 
riforme  legislative  effettuate  nell'ottica  di  un'adesione  all'UE  e 
nonostante nel codice penale turco non esista la responsabilità penale 
estesa alla famiglia, non può essere escluso il rischio di rappresaglie 
statali  contro  membri  della  famiglia  di  presunti  attivisti  del  PKK  – 
rispettivamente di movimenti che ne hanno preso la successione – o di  
attivisti curdi di altri gruppi considerati separatisti, in particolare nelle 
province del  sud e dell'est. Tali  rappresaglie  sono rilevanti  nell'ottica 
della persecuzione riflessa ai  sensi  dell'art. 3 LAsi. Lo scopo di  una 
persecuzione riflessa può consistere nel punire l'intera famiglia per le 
azioni  di  un  singolo  membro,  giacché  sospettato  di  condividere  le 
opinioni  politiche  ed  i  fini,  oppure  per  intimidirli  e  diffidarli 
dall'approssimarsi  ad  organizzazioni  o  attività  politiche  illegali. 
Peraltro, secondo le informazioni a disposizione del Tribunale, non si 
possono  escludere  delle  rappresaglie  contro  membri  della  stessa 
famiglia di un ricercato, neppure se il medesimo si trova all'estero e le 

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autorità statali ne sono al corrente. La probabilità di diventare vittima di 
una persecuzione riflessa è data soprattutto nei casi in cui è ricercato 
un  membro  della  famiglia  in  fuga  e  le  autorità  hanno  motivo  di 
presumere che un altro componente della famiglia abbia un contatto 
stretto  con  il  medesimo.  Questa  probabilità  aumenta,  se  la  vittima 
stessa  di  una  persecuzione  riflessa  si  caratterizza  per  un  impegno 
politico importante all'interno di organizzazioni politiche illegali. In tale 
contesto,  oltre  al  grado  di  parentela,  va  considerata  la  dimensione 
delle attività politiche della  vittima di  una persecuzione riflessa ed il  
grado di importanza delle stesse come pure i precedenti eventi con la 
polizia  e  le  autorità  giudiziarie.  Rischiano  in  maniera  particolare  di 
essere  oggetto  di  misure  di  persecuzione  riflessa  coloro  che  si 
impegnano apertamente per parenti attivi politicamente, segnatamente 
tramite  organizzazioni  attive  in  favore  di  detenuti  o  l'inoltro  di  un 
ricorso  alla  Corte  europea  per  i  diritti  dell'uomo.  All'ora  attuale,  il  
rischio  di  rappresaglie  contro  membri  della  stessa  famiglia  è  da 
considerarsi  ancora  attuale; tuttavia  esso deve essere  analizzato,  di 
caso in caso, secondo le circostanze della fattispecie (cfr. GICRA 2005 
n.  21  consid.  10  e  sentenza  del  Tribunale  D-5336/2008  del 
14 giugno 2010 consid. 6.2 con i relativi riferimenti).

8.3 Preliminarmente,  il  Tribunale  constata  che  le  dichiarazioni 
dell'insorgente  in  merito  al  fratello  D._______  –  seppur  di  esiguo 
numero  –  coincidono,  nell'insieme,  con  quanto  emerge  dagli  atti  di 
quest'ultimo (N [...]). Difatti, nonostante il ricorrente abbia collocato la 
partenza del fratello nel corso del (...) (cfr. V2 pag. 6), mentre egli ha  
lasciato  la  Turchia  già  agli  inizi  del  febbraio  (...)  ha  indicato 
correttamente  che  ha  aderito  alla  sede  giovanile  del  DEHAP  di 
C._______ nel (...) (cfr. ibidem pag. 6), che le autorità lo hanno tratto  
in  fermo  diverse  volte,  torturato  e  accusato  di  fare  parte  del  PKK 
(ibidem pag. 8). 

8.4 Inoltre,  se,  da  un  lato,  ritenuta  la  prassi  che  le  autorità  turche 
mettono  in  atto  nei  confronti  di  famiglie  ritenute  facenti  parte 
dell'opposizione, non può essere escluso che le stesse abbiano fatto 
visita  al  domicilio  del  ricorrente,  perché  interessate  a  trovare 
D._______,  rispettivamente  ad  ottenere  informazioni  sullo  stesso, 
dall'altro  lato,  le  dichiarazioni  del  ricorrente  in  merito  ad  allegate 
pressioni,  subite  in  ragione  dell'impegno  politico  di  D._______  sotto 
forma  di  perquisizioni  e  fermi,  non  possono  essere  credute,  poiché 
contraddittorie e vaghe e,   come si vedrà di seguito, difettano, ad ogni 

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modo,  dell'intensità  rilevante  in  materia  d'asilo  per  ammettere  una 
persecuzione riflessa,  rispettivamente  il  timore di  esservi  esposto  in 
futuro.  Peraltro,  l'ottenimento  dell'asilo  da  parte  del  fratello  del 
ricorrente non è di per sé sufficiente per ammettere delle persecuzioni  
statali  nei  confronti  di  suoi  famigliari,  rispettivamente  un loro  timore 
futuro di esserne vittime (cfr. GICRA 1994 n. 17 consid. 3b; Sentenza 
del Tribunale D- 4577/2006 del 18 febbraio 2010 consid. 4.3.2). Inoltre, 
le  dichiarazioni  dell'insorgente  in  merito  alle  perquisizioni  al  suo 
domicilio ed ai fermi subiti insieme al padre durante le stesse sono del  
tutto inattendibili. Difatti,  egli  ha reso versioni discordanti in merito ai  
fermi: durante la prima audizione, descrivendo le perquisizioni subite,  
egli non ha fatto menzione alcuna di essere mai stato tratto in fermo 
durante una di esse insieme al padre (cfr. V1 pag. 4); in aggiunta, nella 
seconda  audizione,  egli  non  ha  menzionato  tale  fatto  durante  il 
racconto  spontaneo,  bensì  unicamente  a  fine  audizione  quando 
interrogato  su  ulteriori  motivi  d'asilo,  descrivendo  l'episodio  come 
l'unico di tale natura ed in maniera stereotipata e succinta (cfr. V2 pag. 
10); nella terza audizione, infine, egli  ha allegato di  essere stato più  
volte fermato insieme al padre in occasione di perquisizioni di polizia 
(cfr. V3 pag. 6). Inoltre, la versione resa in sede di seconda audizione 
secondo cui  egli  sarebbe stato unicamente schiaffeggiato quando in 
stato  di  fermo insieme al  padre  (cfr. V2  pag. 10),  non coincide  con 
quanto indicato durante la terza audizione, secondo cui sia lui che il 
padre avrebbero subito colpi e forti percosse (cfr. V3 pagg. 6-7). Oltre 
a ciò, le descrizioni fornite in merito a quanto subito dalla famiglia nei 
momenti delle perquisizioni, segnatamente danni, disordine, minacce, 
insulti e domande in merito al rifugio di D._______ (cfr. V1 pag. 4, V2 
pag. 9 e V3 pagg. 6, 8 e 12), sono molto scarne e prive di  dettagli,  
benché raccontate  da  una persona che  sostiene di  averle  non  solo 
vissute personalmente, ma ritenute opprimenti al punto tale da indurla 
a lasciare il  suo Paese (cfr. V2 pag. 5 e V3 pag. 12). Le allegazioni  
ricorsuali  (cfr. paragrafo 5.2) non sono, del resto, atte a confutare la 
conclusione d'inverosimiglianza a cui giunge l'UFM. 

8.5 In considerazione di quanto esposto, il Tribunale ritiene che l'UFM 
ha rettamente considerato che le dichiarazioni del ricorrente circa le 
allegate persecuzioni  riflesse subite in  ragione delle attività politiche 
del  fratello  D._______ e circa il  timore d'esposizione a persecuzioni 
riflesse  future  non  soddisfano  le  condizioni  previste  agli  artt.  3  e  7 
LAsi. 

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9.

9.1 L'insorgente, posticipatamente all'inoltro del gravame di ricorso, ha 
dichiarato di  essere sotto accusa in  Turchia per la redazione di  due 
articoli,  pubblicati  in  detto  Paese  il  (...),  rispettivamente  per  la 
pubblicazione di un libro di cui sarebbe erroneamente ritenuto essere 
l'autore. A sostegno di tale tesi, ha inoltrato diversi mezzi di prova, la 
cui autenticità non è contestata in questa sede. 

9.2 Colui  che  fa  valere  una  situazione  di  pericolo  creatasi  nel  suo 
Paese  d'origine  o  di  provenienza  in  seguito  ad  un  comportamento 
assunto dopo l'espatrio, fa valere motivi soggettivi insorti dopo la fuga 
(art.  54  LAsi).  Detti  motivi,  a  prescindere  dal  fatto  di  essere  stati 
generati  abusivamente  o  meno,  conducono  all'esclusione  dall'asilo, 
nella  misura  in  cui  siano  determinanti  per  il  riconoscimento  della 
qualità  di  rifugiato  (cfr.  DTAF  2009/28  consid.  7.1).  Determinante 
nell'esame  per  il  riconoscimento  di  detta  qualità  è  la  questione  a 
sapere  se  le  autorità  del  Paese  interessato  considerano  il 
comportamento  del  richiedente  l'asilo  come  antistatale  e  se 
quest'ultimo,  in  caso  di  rientro  in  Patria,  abbia  a  temere  misure 
persecutorie  ai  sensi  dell'art. 3 LAsi. Questo deve essere provato, o 
per lo meno reso verosimile dal richiedente (art. 7 LAsi).

9.3

9.3.1 Nelle  lettere  del  30  giugno  2008  e  24  novembre  2008,  il  
ricorrente ha sostenuto di essere sotto inchiesta per la redazione di un 
articolo pubblicato sul giornale E._______ il (...), ed ha inoltrato cinque  
mezzi di prova a sostegno di tale tesi, il cui contenuto rilevante ai fini 
della procedura si riassume come segue:

-  requisitoria  del  (...)  del  Pubblico Ministero H._______ ("Doc. A"): il 
documento è inerente unicamente al proprietario e redattore capo del 
giornale E._______ I._______. Il ricorrente non vi è nominato in alcun 
modo; 

- processo verbale dell'udienza del (...) dinanzi all'11. Tribunale Penale 
di  L._______ ("Doc. B"):  quale  imputato  in  tale  processo vi  è  citato 
unicamente  il  proprietario  e  redattore  capo  del  giornale  E._______ 
I._______. Il  ricorrente  vi  è  citato  semplicemente  quale  autore  degli  
articoli  (...)  e  (...)  (entrambi  pubblicati  il  [...]).  È  riportata  infine  la 
decisione  del  citato  Tribunale  di  ordinare  la  testimonianza 

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dell'insorgente,  rispettivamente  la  riserva  di  aprire  un'inchiesta  nei 
confronti di quest'ultimo, a dipendenza della sua deposizione;

-  arringa difensiva di  I._______ del  (...)  ("Doc. C"): il  ricorrente vi  è 
citato quale autore degli articoli (...) e (...) (entrambi pubblicati il [...]); 

- convocazione del Tribunale Penale di C._______ del (...) all'indirizzo 
del ricorrente ("Doc. D"): l'insorgente, citato quale imputato ("Sanik"), è 
invitato a comparire all'udienza del (...) presso detto Tribunale; 

- processo verbale dell'udienza del (...) presso l'11. Tribunale Penale di 
L._______ ("Doc. E"): vi è riportata la constatazione del Tribunale circa 
l'assenza di una risposta da parte del Tribunale penale di C._______ 
in  merito  alla  convocazione  del  ricorrente  e  la  sua  decisione  di 
attendere detta risposta.

9.3.2 Il  Tribunale  osserva  innanzitutto  che  il  ricorrente  ha  reso  due 
versioni discordanti circa la data di redazione degli articoli menzionati,  
sostenendo dapprima di averli pubblicati prima dell'espatrio (cfr. lettera 
del 30 giugno 2008 pag. 1), per poi, in un secondo momento, allegare 
di  averli  scritti  quando  già  si  trovava  in  Svizzera  (cfr.  lettera  del  
24 novembre 2008  pag.  1).  Anche  volendo  ritenere  la  seconda 
versione citata, essendo i due articoli stati pubblicati il (...), il ricorrente  
non può che averli redatti prima di tale data e, pertanto, ancora prima 
della terza audizione a cui è stato sottoposto in Svizzera, esperita il 
5 settembre 2007. Ne discende che, in ogni caso e come rettamente 
segnalato dall'autorità di prime cure, l'insorgente ha sottaciuto la sua 
attività  di  redattore di  articoli  d'opposizione e questo,  nonostante gli 
sia  stata  data  l'opportunità  di  esporre  in  modo esaustivo tutti  i  suoi 
motivi d'asilo, al più tardi prima della conclusione della terza audizione 
(cfr. V3 pag. 13). Tale fatto mette seriamente in dubbio che egli abbia 
redatto gli articoli in questione.

9.3.3 A ciò si aggiunge il fatto che i dati riportati sul documento D non 
permettono  di  sostenere  con  certezza  che  lo  stesso  si  riferisca  al  
processo  a  carico  di  I._______  dinanzi  al  Tribunale  penale  di 
L._______,  rispettivamente  alla  richiesta  di  detto  Tribunale  di 
interrogare l'insorgente nell'ambito di tale processo. Del resto, non è 
evincibile, né dai mezzi di prova prodotti, né dagli atti di causa, che nel  
lasso  di  tempo  intercorso  tra  l'udienza  del  (...)  (cfr.  Doc.  B)  e  la  
convocazione  del  (...)  (cfr.  Doc.  E),  rispettivamente  fino  ad  oggi,  il  
ricorrente sia mai stato messo sotto accusa per la pubblicazione dei 

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due  articoli  summenzionati.  In  considerazione  di  detti  elementi,  il 
Tribunale  non  ritiene  sufficientemente  comprovato  che  le  autorità 
turche  abbiano  aperto  un'inchiesta  penale  nei  suoi  confronti  per  la 
redazione degli articoli (...) e (...) pubblicati sul E._______ il (...).

9.3.4 Visto  quanto  esposto,  il  Tribunale  ritiene  inverosimile  il  timore 
dell'insorgente  di  essere  esposto  a  misure  persecutorie  in  caso  di 
rientro  in  Turchia  a  causa  dell'allegata  redazione  di  articoli  
propagandistici per il giornale E._______.

9.4

9.4.1 Nello  scritto  del  24  novembre  2008,  l'insorgente  sostiene  di 
essere sotto inchiesta anche in relazione alla pubblicazione del libro 
(...), benché, a sua detta, egli non ne sarebbe l'autore. I mezzi di prova 
inoltrati,  rispettivamente  il  loro  contenuto  rilevante  ai  fini  di  codesta 
procedura sono i seguenti:

-  dichiarazione  non  datata  redatta  a  mano  dal  ricorrente,  in  cui  si 
dichiara  estraneo  alla  redazione del  libro  summenzionato  e  ipotizza 
che il coimputato M._______, responsabile della pubblicazione, abbia 
fatto il suo nome mentre sottoposto a tortura;

- lettera dell'avvocato F._______ del (...), nella quale egli ripercorre le 
tappe del processo in questione, citando i mezzi di prova "Ek. 1-3" (v. 
sotto), espone i testi di legge rilevanti nella fattispecie e sostiene che 
l'insorgente rischierebbe l'arresto e l'incarcerazione in caso di rientro 
in Turchia in ragione della sua etnia e della sua posizione politica;

-  richiesta  del  (...)  della  Procura  generale  della  Repubblica  di 
L.________ alla  Procura  generale della  Repubblica  di  C._______ di 
ordinare la convocazione del ricorrente, al fine di interrogarlo sul libro 
(...),  per  la  cui  pubblicazione  la  Procura  di  L._______  ha  aperto 
un'inchiesta; 

-  conferma  da  parte  della  Procura  generale  della  Repubblica  di 
C._______ del (...) di invio della convocazione richiesta al ricorrente;

-  requisitoria  del  (...)  ("Ek.  1"),  in  cui  il  Procuratore  generale  della 
Repubblica  di  L._______  accusa  l'insorgente  di  propaganda  per  il  
PKK, in relazione alla pubblicazione (...), di cui è ritenuto l'autore; 

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- processo verbale dell'udienza dell'(...) ("Ek. 2"), in cui il 14. Tribunale  
Penale  di  L._______  decide  di  richiedere  al  Tribunale  di  guardia 
penale di C._______ di inoltrargli il processo verbale dell'interrogatorio 
del ricorrente prima dell'inizio del processo il (...);

- lettera del 14. Tribunale Penale di L._______ del (...) al Tribunale di  
guardia penale di C._______, con cui è ordinato l'invio del processo 
verbale dell'interrogatorio del ricorrente prima del (...);

-  processo  verbale  dell'udienza  del  (...)  ("Ek. 3"),  in  cui  il  Tribunale 
Penale di L._______ constata l'assenza di  una risposta da parte del  
Tribunale penale di C.______ in merito all'interrogatorio dell'insorgente 
e rinvia il processo al (...);

-  processo verbale dell'udienza del  (...),  in cui  il  Tribunale  Penale di 
L._______ prende atto  dell'impossibilità  di  interrogare  il  ricorrente  e 
decide di emettere un ordine di ricerca al fine di interrogarlo;

-  lettera del  Tribunale Penale di  L._______ del  (...),  con cui  informa 
l'Ufficio cattura di L._______ di voler ricercare l'insorgente;

- ordine di ricerca del (...) emesso nei confronti del ricorrente al fine di  
poterlo  interrogare,  nel  quale  il  Tribunale  Penale  di  L._______  lo 
accusa di atti propagandistici in favore di un'organizzazione terroristica 
(in casu il PKK),

- testo degli  articoli  di  legge inerenti  alla procedimento in questione,  
riportati dall'avvocato F._______ (scritto non datato).

9.4.2 In  considerazione  dei  mezzi  di  prova  testé  mezionati,  la  cui 
autenticità  non è,  del  resto,  contestata  dall'autorità  di  prime cure,  il  
Tribunale non ha ragione di dubitare che l'insorgente sia effettivamente 
sotto  inchiesta  per  crimini  di  stampa,  nello  specifico  per  attività 
propagandistiche per  il  PKK in  relazione alla  pubblicazione del  libro 
(...), rispettivamente che il processo avviato dal 14.  Tribunale Penale di 
L._______ sia tuttora pendente a causa della sua assenza e che le 
autorità  lo  ricerchino.  Tale  aspetto  –  nonostante  non  si  possa 
escludere  che  il  ricorrente,  come  egli  allega,  sia  estraneo  alla 
redazione ed alla pubblicazione del libro menzionato – è da tenere in 
considerazione per esaminare se egli abbia o meno fondato timore di 
persecuzioni future. 

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9.4.3 Secondo  informazioni  a  disposizione  del  Tribunale  (cfr.  DTAF 
2010/9),  in  Turchia,  oltre  al  registro  penale  ("Adli  Sicil"),  da  diverso 
tempo, a livello nazionale, viene utilizzato un sistema centralizzato di 
registrazione,  il  cosiddetto "Sistema generale d'informazioni"  ("Genel 
Bilgi Toplama Sistemi", GBTS). Detta banca dati contiene informazioni 
riguardanti singole persone ed è amministrata da un servizio specifico 
della  polizia  nazionale.  In  particolare,  nel  GBTS  sono  registrate 
informazioni  raccolte  ed  inoltrate  a  detto  servizio  dalle  autorità  di 
polizia e di gendarmeria, segnatamente i dati riguardanti persone che 
sono, rispettivamente sono state sospettate di aver commesso crimini 
politici,  come  pure  divieti  di  uscita,  crimini  inerenti  alla  procedura 
penale militare e determinati delitti fiscali. Benché la creazione di una 
voce  nel  GBTS  non  avvenga  sempre  secondo  criteri  omogenei  sul 
territorio  nazionale,  la  tendenza  generale  è,  tuttavia,  facilmente 
evincibile: l'esistenza di un procedimento penale per crimini politici ha 
come conseguenza, in  ogni caso, la creazione di  una schedatura di 
natura politica nel GBTS, di norma al termine delle indagini preliminari  
del ministero pubblico o, al più tardi, al termine del procedimento. Tutti 
i  posti  di polizia e gendarmeria sul  territorio turco hanno accesso al 
GBTS, in particolare anche quelli situati ai confini preposti ai controlli  
di persone in entrata e uscita dal Paese. 

Pertanto, il Tribunale parte dal presupposto certo che, al momento in 
cui una persona schedata fa rientro in Turchia, le autorità preposte ai 
controlli  vengano a conoscenza della sua schedatura politica. Ciò,  a 
sua  volta,  per  la  stessa  comporta  un  importante  rischio  di  subire 
misure persecutorie statali di intensità rilevante in materia d'asilo. Del 
resto, la schedatura a livello nazionale quale "persona scomoda" dal 
punto di vista politico, oltre ad essere facilmente constatabile per tutti i  
posti  di  polizia  turchi,  comporta,  di  regola,  una  sorveglianza  statale 
che, seppure meno intensa delle misure di cui sopra, è duratura nel  
tempo.  Inoltre,  persone  schedate  sono  automaticamente  sospettate 
dalle  autorità  in  caso  di  disordini  politici  nella  zona  in  cui  vivono  e 
trattate  di  conseguenza.  Esistono  altresì  diversi  rapporti  che 
denunciano  altre  molestie  e  discriminazioni  che  subiscono  persone 
schedate, segnatamente nei loro rapporti quotidiani con le autorità (cfr. 
Sentenza del Tribunale E-5253/2007 del 27 luglio 2010 consid. 4.3.5).

9.4.4 Nella  fattispecie,  il  Tribunale  presuppone  l'esistenza  di  una 
schedatura politica dell'insorgente, ritenuto che una procedura penale 
è stata avviata nei  suoi  confronti  e che,  in  tale  contesto,  le  autorità 

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hanno  ordinato  la  sua  ricerca,  al  fine  di  interrogarlo  circa  il  reato 
addebitatogli  di  "attività  propagandistiche  per  un'organizzazione 
terroristica", come esplicitamente formulato sull'ordine del (...) inoltrato 
quale mezzo di prova. Stando allo scritto dell'avvocato F._______ del 
(...), poi, il ricorrente, facendo rientro in Turchia, rischierebbe l'arresto 
e la condanna ad una pena preventiva a causa del processo avviato 
nei  suoi  confronti,  dell'ordine del  (...)  di  cui  sopra,  della  sua etnia e 
della sua posizione politica. 

9.4.5 Se,  da  una  parte,  il  comportamento  delle  autorità  turche  nel 
caso specifico non è prevedibile  con esattezza,  dall'altra,  in  ragione 
dell'ordine  del  (...)  menzionato  poc'anzi,  è  d'uopo  partire  dal 
presupposto  che  egli  venga  arrestato  al  momento  dell'entrata  in 
Turchia, al fine di essere interrogato per il processo tuttora pendente 
nei  suoi  confronti.  La  possibilità  che  egli,  successivamente,  venga 
scarcerato, rispettivamente che, come sostenuto dall'UFM, egli possa 
attendere  il  verdetto  in  libertà,  non  può  essere  ipotizzata  con 
sufficiente probabilità. Lo stesso dicasi per la possibile condanna, la 
quale, secondo il diritto turco, può comportare diversi anni di carcere. 
Ritenuta  l'incertezza  in  maniera  generale  in  relazione  ai  rischi  che 
tendenzialmente  correrebbe il  ricorrente  e  le  eventuali  conseguenze 
future a cui lo stesso potrebbe andare incontro e considerato che una 
sua uscita dal Paese non sarebbe più possibile in caso di condanna, 
l'argomento dell'UFM, secondo cui  sarebbe esigibile che l'insorgente 
attenda  in  Turchia  l'esito  della  procedura  in  corso,  non  può  essere 
condivisa (cfr. Sentenza del Tribunale E- 5253/2007 del 27 luglio 2010 
consid. 4.3.7). 

Ne discende che, in rispetto della giurisprudenza, secondo cui la sola 
esistenza di una schedatura politica permette di ritenere, di regola, un 
fondato timore di persecuzioni statali future rilevanti in materia d'asilo 
(cfr.  DTAF 2010/9  e  GICRA  2005  n.  11),  il  timore  del  ricorrente  di 
essere  esposto,  in  futuro,  a  misure  persecutorie  statali  è  da 
considerarsi fondato. 

9.4.6 Considerato quanto esposto e ritenuto altresì che il ricorrente, a 
causa  della  sua  schedatura  politica,  non  dispone  di  un'alternativa 
interna  di  fuga,  le  condizioni  per  il  riconoscimento  della  qualità  di  
rifugiato sono adempiute ai sensi dell'art. 54 LAsi. L'asilo, tuttavia, non 
può essergli accordato (cfr. consid. 9.2).

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10.

10.1 Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio 
federale  pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne 
ordina  l'esecuzione.  Tiene  però  conto  del  principio  dell'unità  della 
famiglia (art. 44 cpv. 1 LAsi).

10.2 Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il suo allontanamento dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  LAsi,  art.  44  cpv.  1  LAsi,  nonché 
art. 32 dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11  agosto  1999  [OAsi  1,  RS  142.311];  GICRA  2001  n.  21 
consid. 9-11).

10.3 Ritenuti  il  fondato  timore  del  ricorrente  di  essere  esposto,  in 
futuro,  a  misure  persecutorie  in  Turchia  ai  sensi  dell'art.  3  LAsi  e,  
pertanto,  la  violazione del  principio del  divieto  di  respingimento che 
implicherebbe  un  suo  allontanamento  (art.  83  cpv.  3  della  Legge 
federale  sugli  stranieri  del  16  dicembre  2005  [RS  142.20,  LStr]), 
l'esecuzione dello stesso è da considerarsi inammissibile. Pertanto, il  
ricorrente è da ammettere provvisoriamente in Svizzera quale rifugiato 
(GICRA 2000 n. 16 consid. 5a). 

11.
Di conseguenza, in materia di riconoscimento della qualità di rifugiato, 
rispettivamente di concessione dell'ammissione provvisoria il ricorso è 
accolto e la decisione impugnata confermata. Per il resto, il ricorso è 
respinto. I  punti  1, 4 e 5 del dispositivo della decisione dell'UFM del 
27 settembre 2007 sono annullati  e l'UFM è incaricato di  ammettere 
provvisoriamente in Svizzera il ricorrente. 

12.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza, sono ridotte di un terzo a CHF 200.- e poste a carico 
del  ricorrente  (art. 63 cpv. 1  e  cpv. 5 PA nonché artt.  1-3  lett.  b  del 
regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al  
Tribunale  amministrativo  federale  del  21 febbraio  2008  [TS-TAF, 
RS 173.320.2]).

13.
Ritenuto che l'insorgente è difeso in questa sede da un mandatario, si  
giustifica altresì l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili  

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(art. 64 PA e art. 7 segg. del  regolamento sulle tasse e sulle  spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del  
21 febbraio  2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). La  stessa,  in  assenza di 
una nota dettagliata, è fissata d'ufficio ex aequo et bono in CHF 500.-, 
conto tenuto del lavoro effettivo ed utile svolto dal rappresentante del  
ricorrente (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). 

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il  ricorso è  accolto  limitatamente  al  riconoscimento  della  qualità  di  
rifugiato  e  alla  richiesta  di  concessione  dell'ammissione  provvisoria. 
Sul  punto  di  questione  della  concessione  dell'asilo,  il  ricorso  è 
respinto.

2.
I  punti  1,  4  e  5  del  dispositivo  della  decisione  dell'UFM  del 
27 settembre  2007  sono annullati.  L'autorità  inferiore  è  incaricata  di 
ammettere provvisoriamente il ricorrente quale rifugiato.

3.
Le spese processuali, di CHF 200.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

4.
Al ricorrente è assegnata un'indennità di ripetibili di CHF 500.-.

5.
Comunicazione a: 

- rappresentante  del  ricorrente  (plico  raccomandato;  allegati: 
bollettino  di  versamento  e  copia  delle  osservazioni  dell'UFM 
dell'8 settembre 2010)

- autorità inferiore, con allegato l'incarto N  (...) (per corriere interno; 
in copia)

- N._______ (in copia)

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Lydia Lazar Köhli

Data di spedizione: 

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