# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7347c2d3-3430-57f2-83d6-a55a97726441
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-06-07
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 07.06.2010 D-1197/2007
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1197-2007_2010-06-07.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1197/2007/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  7  g i u g n o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico,  
con l'approvazione del giudice Maurice Brodard; 
cancelliera Antonella Guarna.

A.________, nato il (...),
Repubblica del Ciad,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 17 gennaio 2007 / N [...].

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1197/2007

Fatti:

A.
Il (...), l'interessato ha presentato una domanda d'asilo in Svizzera. Ha 
dichiarato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo  (cfr.  verbali 
d'audizione  del  22  dicembre  2006  [di  seguito:  verbale  1]  e 
dell'8 gennaio 2007  [di  seguito:  verbale  2])  di  essere  d'etnia  (...), 
originario del villaggio di B._______ con ultimo domicilio a C._______, 
nella  provincia  di  D._______,  ad  est  della  Repubblica  del  Ciad  (di  
seguito: Ciad) e  di essere espatriato per il  timore di essere reclutato 
dalla Polizia per prestare il servizio militare obbligatorio nel suo Paese 
e,  di  conseguenza,  partecipare  alla  guerra  esistente  tra  lo  Stato  e 
l'opposizione, rispettivamente per la difficile situazione economica che 
regnerebbe  in  Ciad.  Mentre  l'interessato  era  al  pascolo,  il  (...),  la 
Polizia sarebbe andata a casa sua a prelevarlo per prestare servizio 
militare. Il giorno seguente, l'interessato sarebbe fuggito dal suo Paese 
verso la Libia, dove vi sarebbe rimasto illegalmente per (...) anni, fino 
all'(...)  2005. A causa delle  sue condizioni  economiche,  l'interessato 
sarebbe  poi  partito  alla  volta  di  Malta,  depositando  una  domanda 
d'asilo  e  rimanendovi  per  circa  un  anno.  In  considerazione  della 
mancanza  di  lavoro  in  detto  Paese,  verso  la  fine  di  (...)  2006, 
l'interessato avrebbe raggiunto l'Italia e proseguito infine il suo viaggio 
verso la Svizzera.

B.
Con decisione del 17 gennaio 2007, notificata all'interessato il giorno 
medesimo (cfr. atto A 13/1),  l'UFM ha respinto la succitata domanda 
d'asilo.  Detto  Ufficio  ha  pure  pronunciato  l'allontanamento 
dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento, 
entro il 14 marzo 2007, verso il suo Paese d'origine, il Ciad, siccome 
lecita, esigibile e possibile. 

C.
Il  14  febbraio  2007,  l'interessato  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al 
Tribunale  amministrativo  federale  (TAF) contro  la  menzionata 
decisione dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della 
decisione impugnata, nonché il riconoscimento della qualità di rifugiato 
come  pure  la  concessione  dell'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la 
concessione  dell'ammissione  provvisoria.  Ha  altresì  presentato  una 
domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo.

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D.
Il  10  aprile  2007,  con  decisione  incidentale,  il  TAF  ha  rinunciato, 
ritenuta la sussistenza di motivi particolari  (art. 63 cpv. 4 della legge 
federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 [PA, RS 
172.021]),  a  chiedere  al  ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a 
copertura delle presumibili spese processuali. 

Diritto:

1.
Il TAF giudica definitivamente i ricorsi contro le decisioni dell'UFM (art.  
31 e art. 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo federale del 
17 giugno 2005 [LTAF, RS 173.32],  art. 105 della  legge sull'asilo  del 
26 giugno  1998  [LAsi,  RS 142.31]  e  art.  83  lett.  d  della  legge  sul 
Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d’entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui agli art. 48, 50 e 52 PA.

3.

3.1 Giusta  l'art.  33a  cpv.  2  PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Il  TAF  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale, 
l'accertamento dei fatti e l'inadeguatezza, senza essere vincolato dai 
motivi invocati dalle parti  (art. 62 cpv. 4 PA) o dai considerandi della 
decisione impugnata (v. sentenza del  TAF D-4917/2006 del  12 luglio 
2007 consid. 3).

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5.

5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  che  le 
allegazioni  presentate  dal  richiedente  non  soddisferebbero  le 
condizioni di verosimiglianza previste dall'art.  7 LAsi, in quanto, da un 
lato,  in  punti  essenziali,  non  sarebbero  sufficientemente  motivate  e 
dettagliate  a  tal  punto  da  dare  l'impressione  che  i  fatti  addotti  non 
sarebbero stati vissuti personalmente dal richiedente e, dall'altro lato, 
perché contraddittorie. In particolare, il richiedente non sarebbe stato 
in grado di indicare la durata del servizio militare, come pure le forze  
dell'opposizione  o  chi  sarebbe  alla  guida  dell'opposizione.  Inoltre, 
malgrado  il  richiedente  avesse  avuto  dei  contatti  con  i  suoi  parenti 
rimasti in Ciad, il  richiedente non avrebbe saputo nemmeno indicare 
se le autorità l'avrebbero ricercato nuovamente a casa sua oppure se 
avrebbero  eseguito  altri  rastrellamenti  nel  suo  villaggio.  Secondo 
l'UFM, l'atteggiamento del richiedente, il quale si sarebbe interessato 
unicamente  delle  condizioni  di  salute  della  madre,  apparirebbe 
contrario alla logica. In aggiunta, il richiedente si sarebbe contraddetto 
in  merito  al  giorno  in  cui  la  Polizia  sarebbe  andata  a  cercarlo, 
rispettivamente in cui sarebbe espatriato, nonché in merito al numero 
di volte in cui la Polizia l'avrebbe cercato. In conclusione, non sarebbe 
quindi  riconosciuta  la  qualità  di  rifugiato  nella  fattispecie. 
Di conseguenza,  non  sarebbe  applicabile  il  principio  del  divieto  di 
respingimento  all'allontanamento  del  richiedente,  la  cui  esecuzione 
sarebbe  ammissibile,  ritenuto  che  non  vi  sarebbero  indizi  circa  il 
rischio di esposizione a trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione 
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 
4 novembre 1950  (CEDU,  RS  0.101).  Detto  Ufficio  ha,  altresì, 
considerato che né la situazione politica del Paese d'origine, né altri  
motivi  relativi  al  richiedente o dal punto di  vista tecnico e pratico, si 
opporrebbero  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  medesimo  in 
detto Ciad. 

5.2 Nel gravame, richiamati  i  fatti  esposti  quanto al  timore di  essere 
costretto a prestare il servizio militare e, di conseguenza, di andare in  
guerra, dove rischierebbe la vita e la libertà, il ricorrente fa valere che 
le  argomentazioni  dell'UFM,  circa  la  durata  del  servizio  militare  e  il  
nome  delle  forze  d'opposizione,  non  sarebbero  motivi  fondati  per 
ritenere il suo racconto inverosimile e per respingere la sua domanda 
d'asilo. In particolare, l'insorgente sostiene di non sapere, da un lato, 
quanto dura il servizio militare, in quanto in Ciad ci sarebbe la guerra  

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e, dall'altro, come si chiamano le forze d'opposizione, ritenuto che non 
si  sarebbe  mai  occupato  di  politica.  Egli  ritiene  inoltre  che  le 
contraddizioni  che  gli  sono  rimproverate  dall'autorità  inferiore 
sarebbero di  poco conto. Infatti,  a  suo dire si  tratterebbe solo di  un 
giorno  di  differenza  tra  un'audizione  e  l'altra,  ciò  che  sarebbe 
comprensibile visto che i fatti sarebbero avvenuti diversi anni orsono. 
Infine,  il  ricorrente fa valere che – contrariamente  a  quanto  afferma 
l'UFM – la situazione attuale in Ciad, non certamente tranquilla, non 
garantirebbe  il  suo  rientro  in  detto  Paese  nella  dignità  e  nella 
sicurezza, così come, alla luce di quanto esposto e data la realtà dei  
fatti,  la  sua  vita  sarebbe  seriamente  in  pericolo.  Di  conseguenza, 
l'esecuzione del suo allontanamento in Ciad sarebbe da considerare 
ragionevolmente inesigibile. 

6.

6.1 Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  d'origine  o  di  ultima 
residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza, 
religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale 
o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di essere 
esposte  a  tali  pregiudizi.  Sono  pregiudizi  seri  segnatamente 
l'esposizione a pericolo della vita, dell'integralità fisica o della libertà, 
nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica 
insopportabile. Occorre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici 
della condizione femminile (art. 3 LAsi).

6.2 Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere 
verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la 
verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7  LAsi,  delle  dichiarazioni 
determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse 
abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in 
modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che 
quest'ultima  risulti  secondaria  (Giurisprudenza  ed  informazioni  della 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  1993 
n. 21). In altri  termini,  le dichiarazioni devono essere attendibili,  cioè 
resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non 
suscettibili  di  diversa interpretazione (altrettanto  o  più  verosimile),  e 
concordanti,  o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri  
dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza 
dev'essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non 
esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo 

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da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, 
ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili  
postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità 
giudicante (GICRA 1995 n. 23).

7.

7.1 Le dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura 
si  esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni  di  parte,  non 
corroborate dal benché minimo elemento di seria consistenza. Inoltre, 
l'insorgente  si  è  limitato  a  pure  congetture,  non  fondate  su  alcun 
elemento oggettivo, con riferimento agli  evocati  fatti. In particolare, il 
ricorrente  non  è  stato  in  grado  di  fornire  alcuna  allegazione 
circostanziata circa uno dei tanti  punti  essenziali  del  suo racconto a 
fondamento della sua domanda d'asilo, ovvero l'obbligo di prestare il  
servizio militare. Infatti,  l'insorgente non ha saputo indicare la durata 
del  servizio militare,  nonostante  suo fratello  lo  avesse già effettuato 
(cfr.  verbale  1  pag.  5  e  verbale 2  R47  e  50  pag. 4).  D'altronde, 
contrariamente  a  quanto  affermato  dall'insorgente,  egli  poteva 
rivolgersi  a  qualcuno,  segnatamente  proprio  a  suo  fratello,  per 
conoscere  tale  informazione  (cfr.  verbale  2  R48-49  pag.  5).  A  tal 
proposito, non soccorre l'insorgente l'asserita giustificazione secondo 
cui non si sarebbe informato presso suo fratello, in quanto quest'ultimo 
non  avrebbe  fatto  più  ritorno  a  casa  (cfr. ibidem  R51  pag.  5), 
allorquando ha affermato che suo fratello vive nel villaggio natale di 
B._______, a 80 chilometri soltanto da C._______ (cfr. verbale 1 pag. 
3 e verbale 2 R25 e R79). Inoltre, non soccorre nemmeno il ricorrente 
l'allegazione  ricorsuale  secondo  cui  non  saprebbe  quanto  dura  il 
servizio  militare,  in  quanto  nel  suo  Paese  ci  sarebbe  la  guerra 
(cfr. ricorso pag. 2), ritenuto che – in merito a quest'ultima – da un lato, 
il  ricorrente  si  è  limitato  ad  affermare  in  maniera  generale  che  era 
scoppiata la guerra tra lo Stato e l'opposizione, senza essere in grado 
tuttavia di fornire alcun dettaglio, per esempio circa le forze politiche in 
gioco (cfr. verbale 1 pag. 5) o i gruppi dell'opposizione (cfr. verbale 2 
R39-41 pag. 3) e, dall'altro, avendo egli  espressamente dichiarato di 
non essere stato mai coinvolto in questi scontri (cfr. verbale 1 pag. 5), 
ma di averli visti alla televisione (cfr. verbale 2 R76 pag. 5). In siffatte 
circostanze,  non è  certo  perché non si  sarebbe occupato  di  politica 
che non ha saputo riferire tali  informazioni,  come preteso in sede di 
ricorso (cfr. ricorso pag. 2),  bensì  è manifesto che l'asserita  guerra, 
così  come  l'obbligo  di  prestare  il  servizio  militare,  non  sono  fatti 

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realmente vissuti dal medesimo. Inoltre, il ricorrente non ha nemmeno 
saputo  rendere  dichiarazioni  circostanziate  e  lineari  circa  il  fatto  di 
essere stato chiamato dalle autorità del suo Paese, in particolare dalla 
Polizia, proprio per obbligarlo a svolgere il servizio militare. Il ricorrente 
si è limitato ad affermare che la Polizia – la quale avrebbe effettuato 
dei  rastrellamenti  nei  confronti  dei  giovani  –  l'avrebbe  chiamato  al 
servizio  militare  nel  2000,  quando  quest'ultimo  sarebbe  diventato 
obbligatorio, in particolare sarebbe passata a prenderlo a casa il (...) 
(cfr. verbale 1 pagg. 4-5 e verbale 2 R1 e R5), senza apportare alcun 
mezzo di prova a sostegno delle sue allegazioni circa l'asserita visita o 
convocazione  da  parte  della  Polizia  per  costringerlo  a  effettuare  il 
servizio  militare.  D'altronde,  a  sostegno  dell'inverosimiglianza  del 
racconto reso dal ricorrente, il TAF constata che, se la Polizia avesse 
realmente voluto obbligare il  ricorrente a prestare il  servizio militare, 
non avrebbe di certo atteso il mese di (…) 2000 per presentarsi a casa 
dell'interessato, tanto più che secondo le sue dichiarazioni la Polizia 
era già stata nel suo villaggio a prelevare giovani (cfr. verbale 2 R43 
pag. 4). Inoltre,  il  ricorrente si  è  contraddetto in  maniera grossolana 
circa le volte in cui la Polizia l'avrebbe cercato. Egli ha affermato che 
sarebbe passata diverse volte prima del 2000 (cfr. verbale 1 pag. 5) 
per  poi  dichiarare  invece  che  sarebbe  successo  solo  una  volta 
(cfr. verbale 2 R56 pag. 4). Addirittura, il ricorrente si è contraddetto su 
un altro punto essenziale del suo racconto, ovvero su chi chiamava i 
giovani  a svolgere  il  servizio militare,  come sarebbero successo nel 
suo caso. Da un lato, egli  ha affermato che sarebbe stata la Polizia 
(cfr. verbale 1 pag. 4), mentre che in seguito ha dichiarato che sia gli  
oppositori  dello  Stato  che  lo  Stato  passavano  a  prelevare  i  giovani 
(cfr. verbale 2 R3 pag. 2), ma infine, confrontato a tale contraddizione,  
è  tornato  senza  spiegazione  di  sorta  alla  sua  prima  versione 
(cfr. verbale 2 R113 pag. 7). Infine,  a sostegno dell'inverosimiglianza 
dei  motivi  d'asilo  e  dell'infondatezza del  timore di  essere  esposto  a 
eventuali  persecuzioni  in  relazione  all'obbligo  di  prestare  il  servizio 
militare,  il  TAF sottolinea  che  il  comportamento  del  ricorrente  è  da 
considerarsi alquanto illogico. Infatti, se egli fosse stato effettivamente 
confrontato  ad  una  tale  situazione,  egli  si  sarebbe  informato  per 
sapere se la Polizia lo avesse ricercato ancora o se la stessa avesse 
ancora effettuato dei rastrellamenti nella sua regione, tanto più che il  
ricorrente  è  rimasto  in  contatto  con  i  suoi  familiari  in  Ciad 
(cfr. verbale 2  R65-70  pag.  5).  Ad  ogni  modo,  il  ricorrente  ha 
dimostrato  di  non  nutrire  alcun  timore  personale  in  relazione 
all'esistenza  di  nuovi  rastrellamenti,  facendo  astrazione  della  sua 

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situazione personale,  limitandosi  ad  affermare  che  la  situazione  dei 
giovani nella sua zona sarebbe molto difficile (cfr. verbale 2 R71 pag. 
5).  In  conclusione,  quindi,  visto  tutto  quanto  sopra  e  senza  che  sia 
necessario menzionare ulteriori elementi di inattendibilità del racconto 
reso dall'insorgente, questo Tribunale ritiene che l'UFM ha rettamente 
considerato  che  le  dichiarazioni  del  ricorrente  non  soddisfano  le 
condizioni di verosimiglianza previste dall'art. 7 LAsi. 

Considerata  l'inverosimiglianza  del  racconto  del  ricorrente,  come 
rettamente  rilevato  dall'UFM  nella  sua  decisione,  v'è  ragione  di 
esimersi dall'esaminare la rilevanza in materia d'asilo dei fatti addotti. 

7.2 Inoltre, il secondo motivo d'asilo fatto valere dal ricorrente in sede 
d'audizione,  ovvero  la  difficile  situazione  economica  in  Ciad 
(cfr. verbale  2  R1  pag.  2),  è  come  facilmente  riconoscibile, 
palesemente irrilevante ai sensi dell'art. 3 LAsi, 

7.3 In  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  sul  punto  di 
questione  dell'asilo,  destituito  d'ogni  e  benché  minimo  fondamento, 
non merita tutela e la decisione impugnata va confermata.

8.
Il ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento 
(art. 14 cpv. 1  e  cpv.  2  ed  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché  art.  32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; GICRA 2001 n. 21).

9.

9.1 L'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20). 
Giusta  tale  norma  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 
possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr).

9.2
9.2.1 Per  gli  stessi  motivi  citati  al  considerando  7  del  presente 
giudizio,  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui 
desumere che l'esecuzione dell'allontanamento dell'insorgente in Ciad 
possa  violare  l'art. 25  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 

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della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 LStr.

La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce,  altresì,  nella 
massima  del  divieto  di  respingimento.  Anche  altri  impegni  di  diritto 
internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione 
del rimpatrio, in particolare l'art. 3  CEDU o l'art. 3 della Convenzione 
contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o 
degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105). 
L'applicazione di  tali  disposizioni  presuppone, peraltro,  l'esistenza di 
serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  
esposto, nel Paese verso il  quale sarà allontanato, a dei trattamenti  
contrari  a  detti  articoli;  spetta  all'interessato  di  rendere  plausibile 
l'esistenza di siffatte serie e concrete ragioni.

Nel caso concreto non è dato rilevare alcun serio indizio secondo cui il  
ricorrente possa essere esposto in caso di rimpatrio al rischio reale ed 
immediato  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni, 
contrariamente a quanto egli ha preteso in sede di ricorso, affermando 
con semplici e generali allegazioni che la sua vita sarebbe in pericolo 
e, a causa della situazione attuale in Ciad, non sarebbe garantito un 
suo rientro in detto Paese nella dignità e nella sicurezza (cfr. ricorso 
pag. 3). In altri termini, quest'ultimo non ha saputo fornire un insieme 
d'indizi,  oppure presunzioni  non contraddette,  sufficientemente gravi, 
precisi  e concordanti  quo ad un pericolo d'esposizione personale ad 
atti o fatti che si ritengono contrari alle disposizioni sopraccitate.

9.2.2 Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  ai  sensi  delle  norme 
del diritto pubblico internazionale nonché della LAsi.

9.3
9.3.1 Inoltre, in Ciad non vige attualmente una situazione di  guerra, 
guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che  coinvolga  l'insieme  della  
popolazione  nella  totalità  del  territorio  nazionale  (cfr.  fra  le  tante 
Sentenza  del  TAF  E-1673/2009  dell'11  giugno  2009  consid.  8.2; 
D- 3716/2009 del  13 luglio  2009; D-5022/2006 del  20 febbraio 2009 
consid.  5.5;  D-7144/2006  e  7145/2006  dell'8 agosto 2007 
consid. 10.2).

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9.3.2 Quanto alla  situazione personale dell'insorgente,  egli  è ancora 
giovane e, sebbene non abbia studiato, ma abbia appreso unicamente 
a leggere e scrivere (cfr. verbale 1 pag. 4), ha lavorato in Ciad come 
pastore e, per di più, a seguito del suo espatrio, ha potuto acquisire in 
Libia un'altra esperienza lavorativa, quale (...) (cfr. ibidem pagg. 2 e 5). 
Inoltre,  l'insorgente  dispone  di  un'importante  rete  sociale  in  patria,  
ritenuto segnatamente che vi risiedono sua madre, nonché suo fratello 
e due sorelle (cfr. ibidem pag. 3 e verbale 2 R3 e R28 pag. 3). Infine, il 
ricorrente  non  ha,  altresì,  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi 
problemi  di  salute  tali  da  giustificare  un'ammissione  provvisoria 
(GICRA  2003  n.  24),  senza  che  da  un  esame d'ufficio  degli  atti  di 
causa emerga la  necessità  di  una  sua permanenza in  Svizzera per 
motivi medici. In siffatte circostanze, l'autorità inferiore ha rettamente 
ritenuto adempiti  i presupposti per formulare una prognosi favorevole 
con riferimento alle effettive possibilità per il medesimo di un adeguato 
reinserimento  sociale  nel  suo  Paese  d'origine,  tanto  più  che 
l'insorgente  potrà,  se  necessario,  richiedere  un  adeguato  aiuto  al 
ritorno ai sensi dell'art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi.

9.3.3 In  considerazione  di  quanto  precede,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ragionevolmente  esigibile  nella  fattispecie 
(art. 83 cpv. 4 LStr).

9.4 Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità 
dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  il 
ricorrente,  usando  della  dovuta  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni 
documento necessario al rimpatrio. L'esecuzione dell'allontanamento è 
dunque pure possibile.

10.
In  considerazione  di  quanto  precede,  anche  in  materia 
d'allontanamento e relativa esecuzione,  il  gravame va disatteso e la 
querelata decisione confermata.

11.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

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D-1197/2007

12.

12.1 Giusta l'art. 65 cpv. 1 PA, se una parte non dispone dei mezzi 
necessari  e  le  sue  conclusioni  non  sembrano  prive  di  possibilità  di 
successo,  l'autorità  di  ricorso,  il  suo  presidente  o  il  giudice 
dell'istruzione la dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal  
pagamento  delle  spese  processuali. In  particolare,  l'assistenza 
giudiziaria  viene  ammessa  solo  nei  casi  in  cui  le  probabilità  d'esito 
favorevole del ricorso siano superiori a quelle di rigetto, o, perlomeno, 
se  non  siano  eccessivamente  inferiori  a  quest'ultime.  L'autorità 
chiamata a pronunciarsi sulla richiesta deve, altresì, sulla base degli 
atti  a sua disposizione, procedere ad un apprezzamento anticipato e 
sommario  dei  mezzi  di  prova per  determinare  l'esito  probabile  della 
procedura (Decisione del Tribunale federale svizzero [DTF] 124 V 89 
consid. 6a pag. 89). Per la concessione dell'assistenza giudiziaria,  il 
criterio della probabilità di successo del ricorso, secondo la dottrina e 
in  base  alla  giurisprudenza  federale,  è  decisivo  (BENOIT BOVAY, 
Procédure administrative, Berna, 2000, pag. 239 e relativi riferimenti). 
Le  suddette  condizioni  per  la  dispensa  dal  pagamento  delle  spese 
processuali devono essere analizzate secondo le circostanze concrete 
del  caso  al  momento  della  presentazione  della  domanda  e  devono 
essere realizzate cumulativamente. 

12.2 Nella  fattispecie,  in  considerazione di  quanto  precedentemente 
esposto,  le  allegazioni  ricorsuali  dell'insorgente  già  al  momento 
dell'inoltro  del  ricorso  erano  sprovviste  d'esito  favorevole.  In  siffatte 
circostanze,  una  delle  due  condizioni  cumulative  di  cui 
all'art. 65 cpv. 1 PA non è adempiuta. 

12.3 Pertanto,  la  domanda  di  assitenza  giudiziaria  nel  senso  della 
dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta. 

13.

13.1 Ai  sensi  dell'art.  63  cpv.  1  PA,  l'autorità  di  ricorso  mette  nel 
dispositivo  di  regola  le  spese  processuali  a  carico  della  parte 
soccombente.  Se  questa  soccombe  solo  parzialmente,  le  spese 
processuali sono ridotte. 

13.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 

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tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
La  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali, è respinta.

3.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di 
spedizione della presente sentenza. 

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione Soggiorno, con allegato l'incarto N [...] (per corriere 

interno; in copia) 
- E._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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