# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 406b9f26-2409-502b-8dce-f7c0373f8c2e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-01-20
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 20.01.2022 F-5680/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-5680-2020_2022-01-20.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-5680/2020 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 0  g e n n a i o  2 0 2 2    

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Regula Schenker Senn, Gregor Chatton,  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
1. A._______,  

2. B._______, 

rappresentata da A._______,  

…,  

…,  

entrambe patrocinate dall'avv. Edy Meli,  

Studio legale e notarile Marcellini - Galliani, 

Via P. Lucchini 2, casella postale 6148,  

6901 Lugano,  

ricorrenti,   

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Ricongiungimento familiare. 

 

 

F-5680/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il … ottobre 2009, A._______ (la ricorrente madre), cittadina brasiliana 

nata nel …, attiva come parrucchiera, ha raggiunto in Svizzera suo marito, 

un cittadino italiano titolare di un permesso di domicilio “C” UE/AELS, 

ottenendo un permesso di dimora “B” UE/AELS.   

La ricorrente è la madre di B._______ (la ricorrente figlia), avuta il … 2005 

dal suo ex marito brasiliano, la quale ha quindi vissuto presso la sua nonna 

paterna in Brasile.       

B.  

Il 30 settembre 2013, mediante decreto d’accusa, il Ministero pubblico del 

Canton Ticino (MPCT) ha condannato il marito della ricorrente madre ad 

una pena pecuniaria di sedici aliquote giornaliere, con la condizionale, per 

lesioni semplici a lei inflitte, nonché ad una multa di fr. 200.–.   

C.  

Il 25 novembre 2015, la ricorrente madre, che viveva di fatto separata da 

suo marito ed aveva un nuovo compagno, ha ottenuto un permesso di 

domicilio “C” UE/AELS.   

D.  

Il 14 dicembre 2017, la nonna paterna della ricorrente figlia è deceduta in 

Brasile all’età di cinquantasei anni per malattia.    

E.  

Il 24 marzo 2018, la ricorrente madre ha comprato, diventandone unica 

proprietaria, un salone di parrucchiera nella regione di ….  

Il 23 agosto 2018, la ricorrente madre e il suo ex marito brasiliano hanno 

chiesto al “Tribunal de Justiça do Estado de São Paulo” (TJSP) di 

omologare il loro accordo concernente l’attribuzione alla ricorrente madre 

dell’autorità parentale esclusiva (“guarda unilateral”) sulla loro figlia.   

Il 22 ottobre 2018, mediante sentenza, il TJSP ha omologato l’accordo 

sottopostogli, conferendo alla ricorrente madre l’autorità parentale 

esclusiva.  

F.  

Il 16 gennaio 2019, la ricorrente madre ha preso in affitto, con il suo nuovo 

compagno, un appartamento di tre locali a ….  

F-5680/2020 

Pagina 3 

Il 10 aprile 2019, la ricorrente figlia ha depositato una richiesta di visto di 

lunga durata (visto D) presso il Consolato generale di Svizzera (CGS) a 

São Paulo.    

Il 29 luglio 2019, la ricorrente madre ha fatto pervenire all’Ufficio della 

migrazione del Canton Ticino (UMCT) una domanda di ricongiungimento 

familiare, precisando in particolare che il suo ex marito “si era opposto in 

modo assoluto a qualunque trasferimento o viaggio in Svizzera” della loro 

figlia, e che “attualmente [quest’ultima] viene sballottata dalle zie e parenti 

vari, che oltre tutto abitano in posizioni geografiche poco raccomandabili 

(favelas)” (cfr. incarto della Segreteria di Stato della migrazione/SEM, 

pagg. 78 e 79).    

G.  

Il 27 agosto 2019, l’UMCT ha comunicato alla ricorrente madre di essere 

d’accordo di concedere un permesso di dimora a sua figlia in base all’art. 

30 cpv. 1 lett. b della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione 

(LStrI; casi personali particolarmente gravi), trasmettendo il suo incarto alla 

SEM per approvazione.     

H.  

Il 29 novembre 2019, annullando e sostituendo il proprio scritto del 27 

agosto 2019 in seguito ad uno scambio di opinioni con la SEM, l’UMCT ha 

informato la ricorrente di essere favorevole al rilascio di un permesso di 

dimora a sua figlia in base agli artt. 43 e 47 cpv. 4 LStrI (gravi motivi 

familiari), inoltrando il suo incarto alla stessa SEM per approvazione.      

I.  

Il 5 dicembre 2019, la SEM ha manifestato alla ricorrente la sua intenzione 

di rifiutarsi di approvare la proposta cantonale, pretendendo, da un lato, 

che la domanda di ricongiungimento familiare fosse tardiva, e, dall’altro 

lato, che non sussistessero nemmeno gravi motivi familiari per ammetterla. 

La SEM ha prefisso alla ricorrente un termine fino al 31 gennaio 2020 per 

esprimersi in proposito.  

J.  

Il 29 gennaio 2020, per il tramite del loro legale, le ricorrenti hanno preso 

posizione sullo scritto della SEM, allegandovi in documenti A a U (cfr. 

incarto SEM, pagg. 266 a 274 [non tutte le pagine sono numerate]).  

In sostanza, le ricorrenti hanno osservato, in un primo tempo, di avere 

diritto al ricongiungimento in quanto la ricorrente madre è titolare di un 

F-5680/2020 

Pagina 4 

permesso di domicilio, e di avere inoltre rispettato il termine di un anno 

dell’art. 47 cpv. 3 lett. b LStrI, argomentando che esso va calcolato a partire 

dall’ottenimento dell’autorità parentale tramite la decisione del TJSP, ossia 

“dall’insorgenza, nel senso dell’effettività, esclusività e conseguente 

possibilità di esercizio del – legame familiare – con [sua] figlia” 

(osservazioni, § 1.4). In un secondo tempo, nell’ipotesi in cui la SEM 

negasse il rispetto del termine di un anno, le ricorrenti hanno fatto valere 

l’esistenza di gravi motivi familiari per ottenere il ricongiungimento in base 

all’art. 47 cpv. 4 LStrI, riferendosi al decesso della nonna paterna della 

ricorrente figlia e al “disinteresse concreto di suo padre” (osservazioni, § 

2.1). Più in particolare, le ricorrenti sottolineano che la ricorrente madre “si 

è adoperata in tutti i modi a lei possibili per migliorare la propria situazione 

in Svizzera e contemporaneamente, nell’attesa, garantire la miglior cura 

possibile alla figlia (ottenendo la custodia esclusiva, trovandole una nuova 

scuola e una amica che potesse occuparsene temporaneamente)”, e 

aggiungono che la ricorrente figlia non è ancora prossima alla maggiore 

età, ha imparato l’italiano, ha dei buoni risultati scolastici nonché la volontà 

di riuscire, da cui l’interesse attuale a ricongiungersi con sua madre 

(osservazioni, §§ 2.2 a 2.4). Alle loro osservazioni le ricorrenti hanno 

allegato i documenti A a U, i quali saranno vagliati, per quanto necessario, 

in prosieguo.   

K.  

Il 14 ottobre 2020, dopo essere stata sollecitata dalla ricorrente madre a 

tre riprese, la SEM si è rifiutata di autorizzare la ricorrente figlia ad entrare 

in Svizzera e di approvare il rilascio a suo favore di un permesso di dimora 

per ricongiungimento familiare differito da parte del Canton Ticino.   

In sunto, la SEM considera che le ricorrenti hanno lasciato decorrere 

entrambi i termini dell’art. 47 cpv. 3 lett. b LStrI, rilevando che quello di un 

anno “non è un termine supplementare a quello di cinque anni […], ma 

corrisponde a una riduzione del termine di cinque anni” (decisione, pag. 4). 

La SEM aggiunge che “il fatto che l’autorità parentale o l’affidamento a 

favore del genitore che richiede il ricongiungimento familiare sia una 

condizione per lo stesso non implica che i termini non decorrano prima che 

tale condizione sia adempiuta” (decisione, pag. 5). Partendo da questi 

presupposti, la SEM analizza quindi la fattispecie con riferimento alla 

nozione di gravi motivi familiari ai sensi dell’art. 47 cpv. 4 LStrI. In proposito, 

una volta constatato che la ricorrente figlia vive separata da sua madre da 

oltre dieci anni e che, dopo il decesso della sua nonna paterna, ha 

conosciuto “una certa instabilità nell’evoluzione della [sua] situazione”, la 

SEM sostiene che “non appare escluso che l’attuale situazione possa 

F-5680/2020 

Pagina 5 

considerarsi stabile, né si può considerare accertato che il [suo] benessere 

possa venir assicurato unicamente dal ricongiungimento in Svizzera” 

(decisione, pag. 6). In quest’ottica la SEM nega che “la presa a carico 

dell’interessata in patria non possa essere garantita da altri familiari”, 

sottolineando che “l’eventuale impossibilità di una presa a carico da parte 

[di due zii paterni in Brasile] non è stata né allegata, né tantomeno 

dimostrata” (decisione, pag. 6). La SEM continua ad affermare che 

“l’interessata ha raggiunto un’età che non impone più una cura assidua”, e 

che “l’eventualità di un trasferimento in Svizzera dell’interessata non si è 

imposto come prima/unica soluzione, in quanto è trascorso un anno e 

mezzo dal decesso della nonna paterna al momento del deposito della 

domanda del visto” (decisione, pag. 6). La SEM conclude dunque che non 

esistono gravi motivi familiari per autorizzare il ricongiungimento familiare. 

Anche sotto il profilo all’art. 8 della Convenzione europea dei diritti 

dell’uomo (CEDU), come pure dell’art. 3 della Convenzione sui diritti del 

fanciullo (CDF), la SEM considera che le condizioni per il rilascio di un 

permesso di dimora alla ricorrente figlia non siano soddisfatte (decisione, 

pagg. 7 e 8).  

L.  

Il 13 novembre 2020, rappresentate dal loro legale, le ricorrenti hanno adito 

il Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, in via principale, di 

constatare la tempestività della domanda di ricongiungimento familiare e di 

concedere alla ricorrente figlia l’autorizzazione d’entrata in Svizzera e il 

permesso di dimora per il ricongiungimento familiare, oppure, in via 

subordinata, di accertare l’esistenza di gravi motivi familiari e accordare 

alla ricorrente figlia l’autorizzazione d’entrata e il permesso di dimora per il 

ricongiungimento familiare. All’impugnativa le ricorrenti hanno allegato i 

documenti 1 a 8, di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito. 

Riguardo al termine annuale per proporre la domanda di ricongiungimento 

familiare, le ricorrenti, riprendendo il contenuto delle loro osservazioni del 

29 gennaio 2020 (cfr. consid. J), rimproverano alla SEM, “laddove conclude 

che l’affidamento o l’autorità parentale esclusiva non implica inizio della 

decorrenza del termine per la richiesta”, di farlo “apoditticamente e senza 

indicarne il motivo o la ragione di tale affermazione”, spiegando che “di 

fatto, tale conclusione implica che un genitore che non ha la custodia o 

l’autorità parentale esclusiva fin dalla sua entrata in Svizzera, non potrà 

chiedere il ricongiungimento se il motivo che permette di ottenerla non 

interviene nei termini indicati dall’art. 47, ovvero se l’altro genitore vi si 

oppone” (ricorso, § 3.3). Le ricorrenti aggiungono che “è di meridiana 

evidenza che se l’autorità parentale o la custodia non sono esclusive, il 

F-5680/2020 

Pagina 6 

genitore richiedente non può procedere senza il consenso dell’altro 

genitore, se non incorrendo, […], in una infrazione di rilevanza penale”, e 

che “il legame familiare cui si riferisce [l’art. 47 cpv. 3 lett. a], debba avere 

tutte le caratteristiche per permettere la domanda di ricongiungimento in 

ossequio dell’intera legislazione (svizzera e estera) in materia di minori” 

(ricorso, § 3.3).  

Anche in relazione alla questione dei gravi motivi familiari, le ricorrenti 

riproducono il contenuto delle loro osservazioni alla SEM, completandone 

diversi punti. Innanzitutto, le ricorrenti qualificano di “prova diabolica” 

l’esigenza, secondo la SEM disattesa, di comprovare che gli zii paterni di 

sua figlia non possono occuparsi di lei (ricorso, § 4.2). Le ricorrenti 

continuano ad argomentare che, contrariamente a quanto pretende la 

SEM, l’età adolescente della ricorrente figlia “richiede la presenza di figure 

di riferimento stabili e certe”, e che “solo la madre, attualmente, è in grado 

di svolgere tale ruolo (che le compete ora a titolo esclusivo)” (ricorso, § 

4.2). Le ricorrenti considerano inoltre che il decesso della nonna paterna 

ha reso precaria la situazione della ricorrente figlia in Brasile, “al punto da 

indurre le competenti autorità brasiliane a determinare l’autorità parentale 

e la custodia esclusiva alla madre (domiciliata in Svizzera)” (ricorso, § 4.3). 

Per quanto concerne il periodo della loro separazione di una “decina di 

anni”, le ricorrenti rilevano che la ricorrente madre è stata indotta a lasciare 

il Brasile dopo avere “subito una rapina nel negozio di parrucchiere che 

gestiva” ed essere “stata minacciata di morte se avesse avvisato la polizia”, 

come pure per “ulteriori circostanze intervenute successivamente”, tra cui 

“la rottura definitiva con il marito in Brasile”, ma che non ha mai interrotto il 

rapporto con sua figlia, né sul piano affettivo né su quello economico 

(ricorso, § 4.4). In quest’ottica le ricorrenti sottolineano che, dopo il decesso 

della nonna paterna, la ricorrente madre ha fatto in modo di ottenere 

l’autorità parentale esclusiva entro un anno (ricorso, § 4.5).     

M.  

Il 26 novembre 2020, l’UMCT ha informato la ricorrente madre che, 

siccome “a contare da luglio 2015 non vive più con suo marito […], grazie 

al quale ha ottenuto l’attuale permesso di domicilio C UE/AELS”, lo scopo 

originario del suo soggiorno in Svizzera, che aveva giustificato il rilascio di 

un permesso di domicilio “C” UE/AELS, era venuto meno, ma che “le 

condizioni per il mantenimento di un permesso di domicilio C ordinario in 

ambito LStrI sono adempiute”.     

N.       

Il 2 dicembre 2020, mediante decisione incidentale, questo Tribunale ha 

F-5680/2020 

Pagina 7 

invitato le ricorrenti a versare, entro il 18 gennaio 2021, un anticipo 

equivalente alle presunte spese processuali di fr. 1'200.–, ciò che è 

avvenuto puntualmente. 

O.  

Il 9 dicembre 2020, le ricorrenti hanno comunicato a questo Tribunale che 

la ricorrente figlia aveva ottenuto un lasciapassare per più entrate dal CGS, 

valido dal 4 dicembre 2020 al 3 marzo 2021, e che era giunta in Svizzera 

il medesimo 9 dicembre per trascorrere le vacanze scolastiche con sua 

madre. Le ricorrenti hanno ventilato la possibilità, se del caso, di 

organizzare un’audizione della ricorrente figlia.    

P.  

Il 10 febbraio 2021, le ricorrenti hanno fatto pervenire a questo Tribunale 

un certificato attestante che le conoscenze di italiano della ricorrente figlia 

corrispondono al livello CEFR A2+.  

Q.  

Il 15 febbraio 2021, su invito di questo Tribunale, la SEM ha risposto al 

ricorso. Rinviando a quanto esposto nella decisione impugnata, la SEM 

ribadisce che il termine annuale dell’art. 47 cpv. 1 LStrI “non è un termine 

supplementare a quello di cinque anni […], ma corrisponde a una riduzione 

del termine di cinque anni”, da cui la valutazione della fattispecie come 

richiesta di ricongiungimento familiare differito.    

R.   

L’11 marzo 2021, invitate da questo Tribunale, le ricorrenti hanno replicato. 

Riaffermando integralmente gli argomenti e le conclusioni da loro esposti 

nel corso della procedura davanti alla SEM e della presente procedura, le 

ricorrenti precisano che il conferimento dell’autorità parentale esclusiva a 

favore della ricorrente madre, nonostante viva in Svizzera, è la “conferma 

dell’assenza di legami di parentela adeguati in Brasile”.   

S.  

Il 20 aprile 2021, le ricorrenti hanno trasmesso a questo Tribunale un 

attestato medico del dott. C._______, psichiatra e psicoterapeuta in Ticino, 

del 15 aprile 2021, in cui è riportato, in particolare, che la ricorrente figlia 

dimostra “una rilevante sofferenza […] per il fatto che vive separata dalla 

sua madre”, nonché una dichiarazione non datata in portoghese, con 

traduzione italiana, di D._______ (ADC), che ospita a casa sua la ricorrente 

figlia in Brasile, facente stato di “problemi psicologici […], di depressione e 

ansia” di quest’ultima a causa della separazione dalla madre.  

F-5680/2020 

Pagina 8 

T.  

Il 17 giugno 2021, le ricorrenti si sono rivolte a questo Tribunale per sapere 

se fosse “ragionevole attendersi una decisione prima della fine del mese di 

luglio”.     

Il 23 giugno 2021, su invito di questo Tribunale, la SEM ha duplicato, 

limitandosi a chiedere di respingere il ricorso e confermare la decisione 

impugnata.  

il 24 giugno 2021, questo Tribunale ha informato le ricorrenti che il loro 

ricorso sarebbe stato evaso secondo l’ordine di priorità delle procedure 

pendenti.  

U.  

Il 10 novembre 2021, questo Tribunale ha sottoposto alle ricorrenti cinque 

domande vertenti sull’attribuzione dell’autorità parentale, sul rapporto della 

ricorrente figlia con suo padre e sulla presenza o meno di altri parenti in 

Brasile, fissando loro un termine fino al 25 novembre per inoltrare le 

risposte documentate, con la comminatoria che, in caso contrario, la causa 

sarebbe stata trattata in base allo stato attuale dell’incarto.    

V.  

Il 22 novembre 2021, le ricorrenti hanno presentato le loro risposte, 

corredate di una fattura relativa ad un soggiorno della ricorrente madre in 

albergo a São Paulo dal 2 agosto al 1° settembre 2021, e di uno scritto in 

portoghese della ricorrente figlia, del 18 novembre 2021, nonché, già 

all’incarto, dello scritto in portoghese di E._______ (DSL), del 20 dicembre 

2019 (doc. O), sorella della defunta nonna paterna della ricorrente figlia, 

della traduzione in italiano dello scritto in portoghese di ADC, del 26 

dicembre 2019 (doc. P), come pure di quattro altri documenti.   

Riguardo all’autorità parentale, la ricorrente madre ha rivelato che, 

“sebbene […] abbia sempre definito [il padre della ricorrente figlia] quale 

primo marito, tra noi non c’era stato un matrimonio formale; quindi non c’è 

stato neppure un divorzio. Presumo che l’autorità parentale fosse 

inizialmente e per un primo periodo congiunta in quanto entrambi eravamo 

i genitori”. La ricorrente madre ha puntualizzato che, dopo il decesso della 

nonna paterna, “era intenzionata e desiderosa di potersi occupare 

finalmente della figlia. Il padre invece, […], avendo altre famiglie [sic], non 

era intenzionato ad occuparsene”, aggiungendo, da un lato, di non sapere 

dove egli “abiti attualmente” e di non avere “i suoi recapiti”, e, dall’altro lato, 

che egli, secondo quanto riferito da uno dei suoi figli alla ricorrente figlia, 

F-5680/2020 

Pagina 9 

avrebbe “lasciato non solo la città ma anche lo stato di San Paolo”. La 

ricorrente madre ha pure riferito che il padre ha due fratelli, di cui uno “si 

era trasferito in Portogallo e non mi risulta sia rientrato; in realtà non ho mai 

avuto contatti con lui”, mentre l’altro dovrebbe trovarsi da qualche parte a 

São Paulo. La ricorrente madre ha per finire comunicato che “i [suoi] fratelli 

e le [sue] sorelle […] abitano, con le rispettive famiglie, in campagna e nello 

stato di Bahia (i cui confini si trovano ad almeno 1'000 km in linea d’aria, 

1'500 di percorso stradale, a nord di San Paolo. Con loro non ho particolari 

contatti da quando […] ha lasciato […] lo stato di Bahia per scendere a San 

Paolo al fine di migliorare la propria esistenza. Non conoscono [sua figlia] 

(alcuni l’hanno vista una volta, quando […] aveva tre anni)”.    

W.  

Il 25 novembre 2021, le ricorrenti hanno trasmesso una traduzione in 

italiano dello scritto del 18 novembre 2021 (consid. V), nella quale la 

ricorrente figlia afferma, in particolare, che suo padre “se n’è andato da San 

Paolo quasi due settimane fa, senza dare alcun tipo di spiegazione […]. 

Vivo con una persona con cui non ho alcun legame, praticamente uno 

sconosciuto, da due anni e mio padre è venuto a trovarmi solo quattro 

volte. Adesso spero di poter avere almeno mia madre accanto […]”.    

 

Diritto: 

1.  

1.1 Secondo l’art. 31 della legge sul Tribunale amministrativo federale del 

17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), questo Tribunale giudica i ricorsi contro 

le decisioni ai sensi dell’art. 5 della legge federale del 20 dicembre 1968 

sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), emanate dalle autorità 

menzionate all'art. 33 LTAF, salvo nei casi previsti all’art. 32 LTAF.   

La SEM fa parte delle dette autorità (art. 33 lett. d LTAF) e il provvedimento 

del 14 ottobre 2020, che non rientra peraltro nell'elenco dell'art. 32 LTAF, 

costituisce una decisione ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 PA, dimodoché questo 

Tribunale è competente a giudicare il presente ricorso. Trattandosi di una 

decisione in materia di diritto degli stranieri concernente l’entrata in 

Svizzera e il rilascio di un permesso di dimora al fine del ricongiungimento 

familiare, questo Tribunale è competente a giudicare la causa in quanto 

autorità di grado precedente al Tribunale federale,  e ciò nella misura in cui 

esiste un diritto potenziale all’ottenimento del detto permesso di dimora (cfr. 

F-5680/2020 

Pagina 10 

art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l’art. 83 lett. c cifre 1 e 2 a contrario della 

legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).  

1.2 Ha diritto di ricorrere chi ha partecipato al procedimento dinanzi 

all’autorità inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e 

ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso deve essere depositato entro 

trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 50 cpv. 1 PA) e 

contenere le conclusioni, i motivi, l'indicazione dei mezzi di prova e la firma 

del ricorrente o del suo rappresentante, con allegati, se disponibili, la 

decisione impugnata e i documenti indicati come mezzi di prova (art. 52 

cpv. 1 PA). Un eventuale anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali deve essere saldato entro il termine impartito (art. 63 cpv. 4 

PA). 

In concreto, le ricorrenti, destinatarie della decisione impugnata, hanno 

adito questo Tribunale in modo tempestivo e nel rispetto dei requisiti 

previsti dalla legge, versando inoltre l’anticipo spese richiesto, per cui il loro 

ricorso è ammissibile e nulla osta quindi all’esame del merito del litigio.   

2.  

Con il deposito del ricorso, la trattazione della causa, oggetto della 

decisone impugnata, passa a questo Tribunale (effetto devolutivo), il quale 

ha un pieno potere d’esame riguardo all'applicazione del diritto, compreso 

l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, all'accertamento inesatto 

o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti, come pure, in linea di 

principio, all'inadeguatezza (artt. 49 e 54 PA).  

Questo Tribunale è, in linea di massima, vincolato dalle conclusioni delle 

parti (principio dispositivo), a meno che, nell’ambito dell’oggetto del litigio, 

siano soddisfatte le condizioni per concedere di più (“reformatio in melius”) 

o di meno (“reformatio in peius”) rispetto a quanto richiesto (art. 62 cpv. 1 

a 3 PA: massima dell'ufficialità; cfr. MADELEINE CAMPRUBI, in: Christoph 

Auer/Markus Müller/Benjamin Schindler [editori], Bundesgesetz über das 

Verwaltungsverfahren – Kommentar, 2a ed., 2019, n. 8 ad art. 62 PA). 

Questo Tribunale non è invece vincolato, in nessun caso, dai motivi del 

ricorso (art. 62 cpv. 4 PA: principio dell'applicazione d'ufficio del diritto). 

3.  

La controversia verte sul rifiuto della SEM di approvare la proposta 

dell’UMCT, del 29 novembre 2019, di concedere alla ricorrente figlia un 

F-5680/2020 

Pagina 11 

permesso di dimora “B” al fine del ricongiungimento familiare con sua 

madre in base agli artt. 43 e 47 cpv. 4 LStrI (gravi motivi familiari).       

La SEM considera, da un lato, che la domanda di ricongiungimento 

familiare sia tardiva e, dall’altro lato, che non sussistano gravi motivi 

familiari per autorizzare il ricongiungimento. In disaccordo con la SEM, le 

ricorrenti pretendono che la loro domanda sia tempestiva (conclusione 

principale), e che, ad ogni modo, possano fondatamente invocare gravi 

motivi familiari (conclusione subordinata).           

4.  

Si tratta innanzitutto di determinare il diritto applicabile ratione temporis alla 

presente fattispecie. 

La legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 (LStr), che disciplina 

l’entrata, la partenza, il soggiorno e il ricongiungimento familiare degli 

stranieri in Svizzera, e ciò in assenza di altre disposizioni del diritto federale 

o di trattati internazionali conclusi dalla Svizzera, è stata, con effetto dal 1° 

gennaio 2019 (RU 2018 3171), non soltanto parzialmente modificata, ma 

anche ridenominata legge federale sugli stranieri e la loro integrazione 

(LStrI, RS 142.20). Parallelamente è stata modificata, pure a decorrere dal 

1° gennaio 2019 (RU 2018 3173), l’ordinanza sull’ammissione, il soggiorno 

e l’attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA, RS 142.201).  

In concreto, la domanda di ricongiungimento familiare è stata depositata il 

29 luglio 2019, per cui sono applicabili la LStrI e l’OASA nelle loro versioni 

in vigore dal 1° gennaio 2019 (cfr., per maggiori dettagli, la sentenza TAF 

F-2730/2020 del 22 settembre 2021 consid. 3).  

5.  

I Cantoni sono competenti a rilasciare e rinnovare i permessi di dimora, 

salvo nei casi soggetti all’approvazione da parte della SEM (cfr. artt. 40 cpv. 

1 e 99 LStrI, in combinato disposto con l’art. 85 cpv. 1 OASA; cfr. anche 

l'ordinanza del 13 agosto 2015 del Dipartimento federale di giustizia e 

polizia/DFGP concernente i permessi e le decisioni preliminari nel diritto in 

materia di stranieri sottoposti alla procedura di approvazione [OA-DFGP, 

RS 142.201.1]). In particolare, è sottoposto all’approvazione della SEM il 

rilascio del permesso di dimora dopo lo scadere del termine per il 

ricongiungimento familiare in virtù degli artt. 47 LStrI e 73 OASA (cfr. art. 6 

lett. a OA-DFGP), come inteso in concreto dall’UMCT (cfr. consid. H).  

F-5680/2020 

Pagina 12 

La SEM può negare l’approvazione, limitarla nel tempo oppure vincolarla a 

condizioni ed oneri; essa nega l’approvazione per il primo rilascio o per la 

proroga di un permesso, se le condizioni d’ammissione non sono adempite 

(art. 86 cpv. 1 e cpv. 2 lett. a OASA). In questo senso, né la SEM né, 

tantomeno, questo Tribunale sono vincolati dalla proposta dell’autorità 

cantonale, e possono dunque discostarsi dall’apprezzamento della 

situazione effettuato da quest’ultima (cfr. la sentenza TAF F-384/2017 del 

4 settembre 2018 consid. 3.2).     

6.  

6.1 Secondo l’art. 43 cpv. 1 LStrI, il coniuge straniero e i figli stranieri, non 

coniugati e minori di diciotto anni, di uno straniero titolare del permesso di 

domicilio hanno diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora se: 

(a) coabitano con lui; (b) dispongono di un’abitazione conforme ai loro 

bisogni; (c) non dipendono dall’aiuto sociale; (d) sono in grado di 

comunicare nella lingua nazionale parlata nel luogo di residenza 

(eccezioni: art. 43 cpv. 2 e 3 LStrI); e (e) lo straniero cui si ricongiungono 

non riceve prestazioni complementari annue ai sensi della legge federale 

del 6 ottobre 2006 sulle prestazioni complementari all’assicurazione per la 

vecchiaia, i superstiti e l’invalidità (LPC) né potrebbe riceverne in seguito 

al ricongiungimento familiare. 

Il diritto al ricongiungimento familiare si estingue se è invocato in modo 

abusivo, segnatamente per eludere le prescrizioni della LStrI o le pertinenti 

disposizioni d’esecuzione sull’ammissione e sul soggiorno (art. 51 cpv. 2 

lett. a LStrI). 

6.2 In virtù dell’art. 47 cpv. 1 LStrI, il diritto al ricongiungimento familiare 

deve essere fatto valere entro cinque anni, a meno che i figli abbiano più 

di dodici anni, nel qual caso il termine si riduce a dodici mesi.  

L’art. 47 cpv. 3 LStrI stabilisce che il termine decorre: (a) dal momento 

dell’entrata in Svizzera o dell’insorgere del legame familiare, per i familiari 

di un cittadino svizzero; (b) con il rilascio del permesso di dimora o di 

domicilio oppure con l’insorgere del legame familiare, per i familiari di uno 

straniero. 

Il limite d’età e i termini dell’art. 47 LStrI sono finalizzati, da un lato, a 

consentire un’integrazione precoce dei figli e ad offrire loro una formazione 

scolastica in Svizzera il può completa possibile, e, dall’altro lato, a regolare 

l’afflusso di cittadini stranieri, contrastando le domande di congiungimento 

F-5680/2020 

Pagina 13 

presentate abusivamente, poco prima del raggiungimento dell'età in cui il 

minore entra nel mondo del lavoro, e volte principalmente a garantire a 

quest'ultimo un avvenire professionale piuttosto che il godimento della vita 

familiare. Questi compiti di natura pubblica sono legittimi e compatibili con 

la CEDU (cfr., segnatamente, le sentenze del Tribunale federale 

2C_1172/2016 del 26 luglio 2017 consid. 4.2.2 con i numerosi riferimenti 

giurisprudenziali, nonché 2C_421/2015 del 31 agosto 2015 consid. 3.1).    

6.3 L’art. 73 cpv. 1 OASA prevede che la domanda per il ricongiungimento 

familiare con il coniuge straniero e i figli stranieri dello straniero titolare del 

permesso di dimora va presentata entro cinque anni. La domanda per il 

ricongiungimento dei figli in età superiore ai dodici anni va presentata entro 

dodici mesi. L’art. 73 cpv. 2 OASA precisa che questi termini decorrono dal 

rilascio del permesso di dimora o dall’insorgere del legame familiare. 

Adottando l’art. 73 OASA, il Consiglio federale ha trasposto il contenuto 

dell’art. 43 LStrI, che si rapporta agli stranieri titolari di un permesso di 

domicilio, agli stranieri detentori di un permesso di dimora (cfr., per 

maggiori dettagli, la DTF 137 II 393 consid. 3.3).   

6.4 L'età del figlio o della figlia al momento dell'inoltro della domanda di 

ricongiungimento familiare è determinante per statuire sul diritto (materiale) 

al ricongiungimento (DTF 136 II 497 consid. 3.4 [regesto in italiano]).  

Gli stranieri che hanno presentato senza successo una prima domanda di 

ricongiungimento familiare allorché non fruivano di alcun diritto in proposito 

(permesso di dimora) possono, quando sorge detto diritto (permesso di 

domicilio), formulare una nuova domanda per quanto la prima sia stata 

depositata nei termini previsti dall'art. 47 LStrI (art. 73 OASA), e che la 

seconda sia introdotta negli stessi termini a contare dal momento in cui 

nasce il diritto al ricongiungimento (DTF 137 II 393 consid. 3.3 [regesto in 

italiano]).   

6.5 Il genitore che chiede un permesso di dimora per suo figlio o sua figlia 

ai fini del ricongiungimento familiare deve disporre, in modo esclusivo 

(“seul”), dell’autorità parentale, anche se questa esigenza non risulta 

dall’art. 43 LStrI. Esiste infatti il rischio che il genitore residente in Svizzera 

utilizzi questa disposizione per far venire presso di lui suo figlio o sua figlia, 

pur non avendo l’autorità parentale o, in caso di autorità parentale 

congiunta, privando praticamente l’altro genitore della possibilità di 

intrattenere dei contatti con loro. Ora, il ricongiungimento familiare deve 

essere attuato conformemente alle norme del diritto civile disciplinanti i 

F-5680/2020 

Pagina 14 

rapporti tra genitori e figli, e spetta alle autorità competenti in materia di 

diritto degli stranieri verificare che così sia (DTF 136 II 78 consid. 4.8).   

In caso di nuova attribuzione dell’autorità parentale i termini per presentare 

una domanda di ricongiungimento familiare non cominciano, in linea di 

principio (“grundsätzlich”), a decorrere di nuovo. Questa prassi discende 

anche dalla riflessione che una lunga separazione, volontaria, da un 

membro della famiglia (“eine freiwillige gewählte längere Trennung”) 

esprime un disinteresse a condurre una vita di famiglia (in comune) nello 

stesso luogo (“Desinteresse an einem ortsgebundenen [gemeinsamen] 

Familienleben”). Il fatto che, secondo la giurisprudenza (DTF 136 II 78 

consid. 4.8), il genitore che chiede il ricongiungimento debba avere 

l’autorità parentale esclusiva, non permette di concludere, in modo 

generale (“generell”), che i detti termini inizino a decorrere solo con (“erst 

mit”) il conferimento esclusivo dell’autorità parentale. Spetta infatti ai 

genitori regolare appropriatamente (“sachgerechte Regelung”) l’esercizio 

dell’autorità parentale quando uno dei due lascia il paese. Se il genitore 

trasferitosi all’estero accetta con consapevolezza (“bewusst”), senza motivi 

fondati (“ohne triftige Gründe”) e conoscendo i termini per chiedere il 

ricongiungimento (“in Kenntnis der Nachzugsfristen”), di veder crescere 

suo figlio o sua figlia nel paese che ha lasciato, per poi chiedere, poco 

prima della loro maggior età (“erst kurz vor Erreichen der Mündigkeit”), il 

ricongiungimento familiare, non può invocare l’esistenza di validi motivi che 

giustifichino un nuovo inizio del decorso dei relativi termini (“[…], bestehen 

keine triftigen Gründe für ein neues Einsetzen des Fristenlaufes”; sentenza 

del Tribunale federale 2C_493/2020 del 22 febbraio 2021 consid. 2.5.5). 

Si deve ancora aggiungere che, allo scopo di salvaguardare i termini, la 

giurisprudenza esige che la domanda di ricongiungimento familiare venga 

depositata indipendentemente dalle sue prospettive di successo (cfr.   

MARC SPESCHA, in: Marc Spescha/Andreas Zünd/Peter Bolzli/Constantin 

Hruschka/Fanny de Weck [editori], Migrationsrecht – Kommentar, 5a ed., 

2019, art. 47 LStrI, n. 8, pag. 227, in cui è fatto riferimento alla sentenza 

del Tribunale federale 2C_1154/2016 del 25 agosto 2017 consid. 2.3 e 

2.4.1).  

7.  

In concreto è utile suddividere la fattispecie in due periodi approssimativi: 

quello che si protrae dall’ottobre 2009 (permesso di dimora della ricorrente 

madre) al novembre 2015 (permesso di domicilio della ricorrente madre), 

e quello successivo, specialmente il lasso di tempo dall’ottobre 2018 

F-5680/2020 

Pagina 15 

(autorità parentale esclusiva alla ricorrente madre) al luglio 2019 (domanda 

di ricongiungimento familiare).    

7.1 Nel corso del primo periodo, come indicato, la ricorrente madre si è 

procurata un permesso di dimora nell’ottobre 2009. A quell’epoca sua figlia 

aveva quattro anni, cosicché la ricorrente madre disponeva del termine di 

cinque anni dell’art. 47 cpv. 2 lett. LStrI (art. 73 OASA), ossia fino ad ottobre 

2014, per chiedere il ricongiungimento familiare. Nondimeno, la ricorrente 

madre non si è adoperata in nessun modo per usufruire di questa 

possibilità, e il susseguente ottenimento di un permesso di domicilio nel 

novembre 2015 non ha pertanto fatto rinascere il termine in questione (DTF 

137 II 393 consid. 3.3). Questa constatazione, che si ritrova anche nella 

decisione impugnata (pagg. 4 e 5), non è contestata dalle ricorrenti, ed è 

dunque pacifica.       

7.2 Per quanto concerne il secondo periodo, le ricorrenti si focalizzano su 

due fatti, ossia il compimento dei dodici anni della ricorrente figlia, il 24 

agosto 2017, e l’ottenimento dell’autorità parentale esclusiva da parte della 

ricorrente madre, il 22 ottobre 2018. Riferendosi a queste due date, esse 

sostengono che il termine di dodici mesi per chiedere il ricongiungimento 

familiare, secondo l’art. 47 cpv. 1 e cpv. 3 lett. b LStrI (art. 73 cpv. 1 e 2 

OASA), scadeva il 22 ottobre 2019, cosicché la relativa domanda del 29 

luglio 2019 sarebbe tempestiva. 

Le ricorrenti considerano che l’attribuzione esclusiva dell’autorità parentale 

deve essere identificata come l’elemento che ha propiziato “l’insorgere del 

legame familiare” ai sensi dell’art. 47 cpv.  3 lett. b LStrI (art. 73 cpv. 2 

OASA; cfr. ricorso, pagg. 4 e 5), e quindi l’inizio di un nuovo termine di 

dodici mesi ai fini del ricongiungimento. Ora, questa argomentazione non 

può essere sostenuta, poiché, come risulta dal Messaggio del Consiglio 

federale relativo alla legge federale sugli stranieri dell’8 marzo 2002 

(Messaggio LStr, FF 2002 pag. 3410), e come spiega inoltre la dottrina, 

l’insorgere del legame familiare si riferisce alla situazione in cui il 

matrimonio è stato concluso dopo l’ottenimento del permesso di dimora o 

di domicilio, rispettivamente alla situazione in cui la nascita avviene o il 

rapporto genitoriale è accertato soltanto dopo l’entrata in Svizzera (cfr. 

MARC SPESCHA, op. cit., art. 47 LStrI, n. 8, pag. 227). Né l’una né l’altra 

ipotesi trovano riscontro nella fattispecie. Peraltro, indipendentemente 

dalle specificità della presente causa, l’attribuzione esclusiva dell’autorità 

parentale non è in nessun modo costitutiva, come si può inferire da quanto 

precede, dell’insorgere del legame familiare.    

F-5680/2020 

Pagina 16 

8.  

È necessario in seguito appurare se l’attribuzione dell’autorità parentale 

esclusiva alla ricorrente madre, il 22 ottobre 2018, abbia potuto comunque 

dare avvio, in conformità alle condizioni poste dalla giurisprudenza (cfr. le 

sentenze del Tribunale federale 2C_493/2020 e 2C_1154/2016 [consid. 

6.5]), ad un nuovo termine di dodici mesi, scadente quindi il 22 ottobre 

2019, per depositare la domanda di ricongiungimento familiare.      

8.1 Dall’ottobre 2009, quando la ricorrente madre è giunta in Svizzera, al 

luglio 2019, quando la medesima ha inoltrato all’UMCT la sua domanda di 

ricongiungimento familiare, sono trascorsi suppergiù dieci anni. Si tratta di 

un lungo periodo, durante il quale la ricorrente madre è stata separata da 

sua figlia che ha vissuto il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, una fase 

decisiva per ogni persona. Le ricorrenti riconoscono l’importanza di questo 

insieme di fatti (ricorso, § 4.4 [consid. L]), ma sembrano sostenere che la 

loro separazione decennale sia scaturita da circostanze indipendenti dalla 

loro volontà. A questo proposito, la ricorrente madre riferisce di essere 

dovuta fuggire dal Brasile, quasi in modo rocambolesco, in seguito ad una 

rapina di cui è stata vittima nel suo salone di parrucchiera, aggiungendo 

che “ulteriori circostanze intervenute successivamente (tra queste la 

rottura definitiva del rapporto con il marito in Brasile) l’hanno indotta a 

cercare di ricostruirsi una vita fuori dal Brasile” (ricorso, § 4.4).   

Ora, questo Tribunale non considera attendibili le supposte conseguenze 

della rapina in questione sul piano di vita della ricorrente madre (necessità 

di lasciare il Brasile), nemmeno se combinate con quelle dovute al divorzio 

dall’ex marito e alle ulteriori circostanze non meglio specificate, ed esprime 

il proprio convincimento che la ricorrente madre abbia lasciato sua figlia in 

Brasile volontariamente. In questo senso, si deve dunque parlare di una 

lunga separazione volontaria come manifestazione di un disinteresse a 

condurre una vita di famiglia in comune nello stesso luogo.     

8.2 Questo Tribunale è pure del parere che, fino alla morte della nonna 

paterna nel 2017, la ricorrente madre, sposata e residente in Svizzera dal 

2009, abbia accettato con consapevolezza che sua figlia continuasse a 

vivere in Brasile presso l’antenata in questione, e che si sia abituata a 

questa separazione, durata all’incirca dieci anni. Prova ne è che non ha 

depositato nessuna domanda di ricongiungimento familiare a suo tempo, 

essendo precisato che l’eventuale opposizione del suo ex marito non era 

un motivo sufficiente, secondo la giurisprudenza, per desistere 

dall’inoltrare la richiesta.      

F-5680/2020 

Pagina 17 

8.3 Rispetto alla questione della conoscenza dell’esistenza dei termini 

legali per chiedere il ricongiungimento familiare, si può senz’altro affermare 

che, se avesse voluto far venire sua figlia in Svizzera in tempo utile per 

continuare a vivere con lei senza un’interruzione troppo lunga del loro 

rapporto, la ricorrente madre si sarebbe di certo rivolta ad un legale per 

sapere come agire, ciò che le avrebbe permesso, con ogni probabilità, di 

salvaguardare il termine di cinque anni, scadente a fine ottobre 2014 (cfr. 

consid. 7.1).    

8.4 Rimane da interrogarsi se esistono validi motivi (“triftige Gründe”) che 

giustifichino un eventuale nuovo decorso del termine di dodici mesi per 

chiedere il ricongiungimento familiare. In proposito, bisogna innanzitutto 

riconoscere che la ricorrente madre ha inoltrato la domanda quando sua 

figlia non aveva ancora quattordici anni, quindi ben prima della maggior 

età, per cui il suo modo di procedere, sotto questo profilo, non può essere 

ritenuto abusivo (cfr. art. 51 cpv. 2 lett. a LStrI; DTF 133 II 6 consid. 3.2). 

Ciò posto, lo sviluppo della situazione nel corso degli anni, come descritto 

nei considerandi precedenti, mostra con sufficiente verosimiglianza che la 

ricorrente madre si è fatta una ragione della separazione fisica da sua figlia, 

che cresceva presso la nonna paterna, accettando in definitiva questo 

modus vivendi a distanza. Sebbene l’incarto non contenga documenti 

specifici al riguardo, si deve partire dal presupposto che questa soluzione 

corrispondesse alla volontà della ricorrente madre e del suo ex marito, 

considerato che all’epoca essi condividevano l’autorità parentale (“guarda 

consensual”). Ora, se la ricorrente madre fosse stata intenzionata a far 

venire sua figlia in Svizzera entro il termine più breve possibile, avrebbe 

potuto chiedere alla giustizia brasiliana, ben prima del decesso della nonna 

paterna nel 2017, che l’autorità parentale le fosse attribuita a titolo 

esclusivo, tanto più se il suo ex marito si opponeva “a qualunque 

trasferimento” (cfr. consid. F). In caso di rigetto della sua richiesta, la 

ricorrente madre avrebbe così potuto avvalersi di un mezzo di prova della 

sua volontà e dei suoi sforzi volti ad ottenere il ricongiungimento con sua 

figlia il più presto possibile. Ma così non è stato. Peraltro, la ricorrente 

madre non avanza altre ragioni suscettibili di essere considerate in questa 

sede per vagliare la questione di un eventuale nuovo decorso del termine 

di dodici mesi.  

8.5 In conclusione, alla luce degli argomenti esposti in precedenza, la 

domanda di ricongiungimento familiare presentata dalla ricorrente madre 

all’UMCT il 29 luglio 2019, è tardiva (art. 47 cpv. 1 e 3 LStrI [art. 73 cpv. 1 

e 2 OASA]).             

F-5680/2020 

Pagina 18 

9.  

Accertata la tardività della domanda di ricongiungimento familiare, bisogna 

verificare se le ricorrenti possano beneficiare del ricongiungimento differito, 

ossia se possano fondatamente invocare gravi motivi familiari (art. 47 cpv. 

4 LStrI [art. 73 cpv. 4 OASA]). Questo esame implica un apprezzamento 

della fattispecie nel suo complesso, alla luce degli obiettivi perseguiti con 

l'introduzione dei termini per il ricongiungimento (cfr. la sentenza del 

Tribunale federale 2C_421/2015 consid. 3.1 [consid. 6.2]).      

9.1 La nozione di “gravi motivi familiari” va interpretata in conformità al 

diritto fondamentale al rispetto della propria vita familiare, come protetto 

dagli artt. 13 della Costituzione federale (Cost, RS 101) e 8 CEDU (cfr. la 

sentenza del Tribunale federale 2C_205/2011 del 3 ottobre 2011 consid. 

4.2 con i riferimenti). Incombe a chi richiede il ricongiungimento familiare 

provare, in virtù dell’obbligo di collaborare (art. 90 LStrI), l’esistenza di gravi 

motivi familiari (cfr. la sentenza del Tribunale federale 2C_176/2015 del 27 

agosto 2015 consid. 3.3).  

Gravi motivi familiari sono dati quando il benessere del figlio può essere 

assicurato unicamente dal ricongiungimento in Svizzera (art. 75 OASA). 

Questo è il caso, in particolare, se non è possibile garantirgli le cure 

necessarie nel suo paese, ad esempio a causa del decesso o di malattia 

delle persone a cui è/era affidato. Determinante è l’interesse superiore del 

figlio, ad esclusione di qualsiasi interesse economico, come l’assunzione 

di un’attività lucrativa in Svizzera (cfr. Messaggio LStr, pag. 3411, con 

riferimento alla DTF 126 II 329; cfr. anche l’art. 3 cpv. 1 CDF). In generale, 

l’art. 47 cpv. 4 LStrI deve essere applicato con riserbo. Così, quando il 

ricongiungimento è chiesto in seguito ad un cambiamento importante delle 

circostanze familiari all’estero, specialmente dei rapporti tra il figlio e il 

genitore che se ne prende/prendeva cura, occorre esaminare se esistono 

soluzioni alternative che permettano al figlio di restare dove vive, e ciò tanto 

più se egli è già adolescente. A questo proposito, più il figlio ha vissuto 

lungamente nel suo paese d’origine ed è prossimo alla maggiore età, più i 

motivi addotti per giustificare lo spostamento del suo centro di vita in 

Svizzera devono essere seri e suffragati in modo convincente (cfr., tra le 

tante, le sentenze del Tribunale federale 2C_200/2021 del 17 agosto 2021 

consid. 4.1, 2C_787/2016 del 18 gennaio 2017 consid. 6.2, 2C_905/2015 

del 22 dicembre 2015 consid. 4.2, 2C_438/2015 del 29 ottobre 2015 

consid. 5.1 e 2C_1198/2012 del 26 marzo 2013 consid. 4.2).    

9.2 Ora, come in parte già esposto nei considerandi precedenti, relativi ai 

termini per chiedere il ricongiungimento familiare, le ricorrenti asseriscono 

F-5680/2020 

Pagina 19 

che il decesso della nonna paterna rappresenta un cambiamento 

importante delle circostanze familiari in Brasile, che sarebbe peraltro 

sfociato nell’attribuzione dell’autorità parentale esclusiva alla ricorrente 

madre. Esse sostengono che il TJSP avrebbe disposto questa misura, 

nonostante la ricorrente madre viva in Svizzera, dopo aver accertato 

“l’interesse superiore” della ricorrente figlia (cfr. ricorso, § 4.3 [consid. L]). 

In proposito, bisogna osservare che il TJSP si è limitato ad omologare 

l’accordo della ricorrente madre e del suo ex marito riguardo all’esercizio 

dell’autorità parentale dopo la morte della nonna paterna (cfr. ricorso, doc. 

2 – sentenza TJSP: “[…], para che produza seus jurídicos e legais efetos, 

homologo o acordo celebrado pelas partes, […], ficando conferida a 

guarda unilateral da menor a genitora [ricorrente madre]”). Stando così le 

cose, non è assolutamente possibile affermare che il TJSP abbia statuito 

in funzione dell’interesse superiore della ricorrente figlia, accertando 

“l’assenza di legami di parentela adeguati in Brasile” (replica).  

9.3 Ciò posto, dall’incarto risulta che la separazione tra la ricorrente madre 

e sua figlia è diventata realtà perlomeno a decorrere dalla fine di ottobre 

2009, quando la prima ha raggiunto il suo marito italiano in Svizzera. Per 

quanto concerne il periodo dal 24 agosto 2005, quando è nata la ricorrente 

figlia, a fine ottobre 2009, l’incarto non permette di dire se la medesima 

abbia vissuto con suo padre e sua madre, soltanto con sua madre o con 

suo padre oppure già con la nonna paterna. In proposito, nelle sue risposte 

alle domande postele da questo Tribunale il 10 novembre 2021 (cfr. consid. 

U e V), la ricorrente madre afferma, per la prima volta, che non era mai 

stata sposata con il padre di sua figlia, pur avendo avuto l’autorità parentale 

congiunta con lui fino al 22 ottobre 2018. Sia come sia, non vi sono dubbi 

che la morte della nonna paterna, avvenuta il 14 dicembre 2017, costituisce 

un cambiamento importante delle circostanze familiari all’estero, cosicché, 

seguendo la giurisprudenza, si tratta di determinare se esistono soluzioni 

alternative che consentano alla ricorrente figlia di continuare a vivere in 

Brasile (cfr., tra le tante, la sentenza del Tribunale federale 2C_1172/2016 

consid. 4.4.1).  

9.4 In proposito, benché faccia stato l’età della ricorrente figlia al momento 

del deposito della domanda di ricongiungimento familiare (cfr. consid. 6.4), 

vale a dire quasi quattordici anni, si deve constatare che, attualmente, la 

medesima ha sedici anni e che, pertanto, non necessita più di essere presa 

a carico come negli anni precedenti (cfr., mutatis mutandis, la sentenza del 

Tribunale federale 2C_1172/2016 consid. 4.4.1).  

F-5680/2020 

Pagina 20 

Dopo la morte della nonna paterna il 14 dicembre 2017, la ricorrente figlia 

ha vissuto “per qualche tempo” presso la sorella della nonna paterna (cfr. 

lo scritto di DSL, del 20 dicembre 2019, e lo scritto delle ricorrenti, del 22 

novembre 2021 [consid. V]), quindi si è stabilita presso la famiglia di ADC, 

dove vive “da tempo” (cfr. lo scritto di ADC, del 26 dicembre 2019, e lo 

scritto delle ricorrenti, del 22 novembre 2021 [consid. V]).   

Dallo scritto di DSL risulta che quest’ultima si è occupata della ricorrente 

figlia, dopo la morte della sua nonna paterna, poiché, a quell’epoca, suo 

padre (“pai”) lavorava e viveva in un cantiere a Rio de Janeiro (“alojamento 

em canteiro de obras no Rio de Janeiro”), e che era impossibilitato a far 

venire sua figlia presso di lui (“estava imposibilitado de leva-la para este 

ambiente”). Inoltre, dal medesimo scritto traspare che la ricorrente figlia è 

poi andata a vivere da ADC, di comune accordo (“em comun acordo”), in 

seguito a problemi con dei suoi compagni di scuola (“problemas com 

vinculos de amizades da escola”), e ciò fino a quando avrebbe potuto 

raggiungere sua madre in Europa (“até que sera possivel ir a morar com a 

mãe que se encontra na Europa”).        

Dallo scritto di ADC del 26 dicembre 2019, si può evincere che la ricorrente 

figlia si è stabilita da lei verso la fine di settembre 2019 (“[…] durante i 3 

mesi che lei è alla casa mia […]”). Stando così le cose, è lecito affermare 

che la ricorrente figlia ha vissuto da DSL da dicembre 2017 (morte della 

nonna paterna) a settembre 2019, ossia poco meno di due anni. ADC rileva 

inoltre che conosce la ricorrente figlia dalla sua nascita, precisando di non 

essere un familiare, ma soltanto un’amica, e di essersi premurata di 

immatricolarla nella scuola privata scelta dalla ricorrente madre, nella 

misura in cui suo padre, che si era impegnato a farlo, non ha dato seguito 

alla sua promessa. ADC aggiunge che il padre della ricorrente figlia “non 

ha alcun interesse per lei”, che “non è mai venuto alla casa mia per vedere 

l’ambiente in cui la sua figlia sarebbe rimasta” e che “si è dimostrato 

totalmente disinteressato per la sua vita scolastica”.   

9.5 Alla luce di quanto appena illustrato, questo Tribunale deve constatare 

che le ricorrenti, nonostante il loro obbligo di collaborare con la giustizia e, 

in definitiva, il loro interesse a chiarificare il più possibile la loro situazione, 

non hanno fornito informazioni e dati completi, precisi e univoci per poter 

valutare esaurientemente, come esige la giurisprudenza, se esistano 

soluzioni alternative a quella che è venuta meno con il decesso della nonna 

paterna, e che consentirebbero alla ricorrente figlia, nel migliore dei casi, 

di continuare a vivere in Brasile.  

F-5680/2020 

Pagina 21 

Cionondimeno, apprezzando la fattispecie nel suo complesso, questo 

Tribunale evidenzia che la ricorrente figlia, che ha sedici anni, ha sempre 

vissuto in Brasile, rimanendo dalla sua nonna paterna perlomeno dal 2009 

al 2017, ossia per otto anni. Non traspaiono dall’incarto, e le ricorrenti non 

ne avanzano, elementi per credere che la ricorrente figlia, durante questo 

periodo, non abbia condotto una vita più o meno normale e stabile. Si deve 

ammettere però che le cose sono cambiate dopo il decesso della nonna 

paterna nel dicembre 2017. Infatti, dopo questa cesura, la ricorrente figlia 

ha vissuto dapprima presso DSL, quindi presso ADC. Passati un po’ meno 

di due anni, DSL ha smesso di accudire la ricorrente figlia apparentemente 

per dei problemi che quest’ultima aveva con dei suoi compagni di scuola, 

concordandosi con ADC affinché se ne occupasse fino al momento in cui 

la ricorrente madre avrebbe potuto farla venire in Europa (cfr. lo scritto DSL 

[consid. 9.4]). Se l’incarto difetta di dati riguardo alla situazione della 

ricorrente figlia presso DSL, è invece riportato che ADC, “senza alcun 

obbligo legale”, l’ha ospitata, ed ospita, in uno “spazio della casa in cui 

viviamo […] molto piccolo e isolato per un minore” (scritto delle ricorrenti, 

del 20 aprile 2021 [consid. S]). Come si vede, la successione di DSL e ADC 

quali persone di riferimento per la presa a carico e la cura della ricorrente 

figlia dopo il decesso della nonna paterna, rivela il carattere di per sé 

provvisorio, a corto termine, di questa soluzione che può dunque essere 

qualificata di ripiego. In quanto tale, questa soluzione di supporto non può 

essere identificata come un’alternativa che corrisponda meglio, secondo la 

giurisprudenza, al benessere della ricorrente figlia, e che giustifichi la sua 

permanenza in Brasile piuttosto che il ricongiungimento con sua madre in 

Svizzera. Infatti, questa situazione indica l’assenza di un ambiente in cui la 

ricorrente figlia sarebbe radicata nel suo paese d’origine e di residenza 

(cfr., mutatis mutandis, la sentenza del Tribunale federale 2C_1172/2016 

consid. 4.3.2). Su questa scia, il fatto che la ricorrente figlia viva ormai da 

fine settembre 2019 presso ADC, con la quale non ha nessun legame di 

parentela, è un indizio che mancano effettivamente parenti capaci di 

assumersi i compiti educativi ancora necessari (cfr. la sentenza del 

Tribunale federale 2C_176/2015 consid. 5.3.2: “Der Umstand, dass der 

Sohn der Beschwerdeführerin in den letzten Jahren von einer Person 

betreut worden ist, die in keiner verwandtschaftlichen Beziehung zu diesem 

steht, deutet darauf hin, dass tatsächlich keine anderen Verwandten für die 

Betreuung zur Verfügung stehen”, nonché il consid. 5.4.3 della medesima 

sentenza).        

Questa constatazione sembra dover valere anche rispetto alla figura del 

padre che, come genitore, rientrerebbe logicamente nel campo più ristretto 

delle persone proponibili per la presa a carico di sua figlia. In effetti, se 

F-5680/2020 

Pagina 22 

bisogna riconoscere che le ricorrenti non hanno fornito elementi concreti 

caratterizzanti la sua persona e il suo rapporto affettivo con sua figlia, è 

comunque legittimo supporre, sulla base di quanto è reperibile a sufficienza 

nell’incarto, che egli non si è mai veramente occupato di sua figlia, senza 

contare che ha pure rinunciato, in modo spontaneo, all’autorità parentale 

congiunta a favore della sua ex moglie. Se ne deve inferire che egli, a 

prescindere dalla sua reale situazione esistenziale (personale, familiare e 

professionale), non può essere individuato come un’alternativa disponibile 

che consenta alla ricorrente figlia, per il proprio benessere, di continuare a 

vivere in Brasile.        

9.6 Per contro, le informazioni positive sulla ricorrente madre, nell’ottica di 

un ricongiungimento familiare, non mancano all’incarto. Innanzitutto, la 

ricorrente madre ha sostenuto finanziariamente sua figlia dalla Svizzera 

(cfr. ricorso, §§ 4.1, 4.2 e 4.4; incarto SEM, pagg. 204 a 236), a cui ha reso 

visita in Brasile, senza che si conosca la frequenza di queste visite, e che 

ha invitato in Svizzera specialmente durante le vacanze scolastiche, per 

esempio da dicembre 2018 a gennaio 2019 e da dicembre 2020 a marzo 

2021 (cfr. ricorso, doc. 8, e il lasciapassare del CGS del 4 dicembre 2020, 

allegato alla risposta della SEM al ricorso). In questo modo la ricorrente 

madre si è data da fare per coltivare e mantenere viva la relazione con sua 

figlia, nonostante le difficoltà oggettive dovute alla distanza, le due 

interessate avendo inoltre intrattenuto “rapporti costanti via skype” (ricorso, 

§ 4.4, pag 10). È per di più accertato che la ricorrente madre ha chiesto 

celermente, ed ottenuto, l’autorità parentale esclusiva dopo la morte della 

nonna paterna, palesando così la sua intenzione di (continuare ad) 

occuparsi di sua figlia in futuro.  

Alla luce di questa configurazione fattuale si può senz’altro affermare che 

la ricorrente figlia ha intrattenuto e intrattiene un rapporto privilegiato non 

con suo padre in Brasile, ma con sua madre in Svizzera, nonostante la 

lontananza geografica. Questo stato di cose va messo in relazione con la 

situazione personale della ricorrente madre in Svizzera. Ora, allo stato 

dell’incarto, i cui dati coprono il periodo dal 2015 al 2019 (cfr. incarto SEM, 

pagg. 4 – 203), mancano gli elementi necessari, attualizzati, per verificare 

l’adempimento o meno delle condizioni dell’art. 43 cpv. 1 LStrI, anche sotto 

il profilo dell’art. 51 cpv. 2 lett. a LStrI (cfr. consid. 6.1), per cui non è 

possibile caratterizzare con sufficiente precisione la situazione della 

ricorrente, nel senso di poter eventualmente definirla, in accordo con la 

giurisprudenza, come “stabile e favorevole allo sviluppo e all’integrazione” 

di sua figlia (cfr., mutatis mutandis, DTF 133 II 6 consid. 6.3.1). Questi 

elementi si riferiscono, in particolare, alla questione della coabitazione 

F-5680/2020 

Pagina 23 

della ricorrente con suo marito italiano titolare di un permesso di domicilio 

“C” UE/AELS (cfr. consid. A, C e M), e alla questione di sapere se la sua 

situazione finanziaria le permetterebbe di accogliere sua figlia senza 

rischiare di dover dipendere dall’aiuto sociale (cfr., mutatis mutandis, DTF 

133 II 6 consid. 6.3.1).  

Si noti ancora che la valutazione della fattispecie sarebbe stata diversa se 

la ricorrente madre avesse chiesto il ricongiungimento familiare, per 

esempio, nel 2015, quando sua figlia viveva perlomeno già da sei anni con 

la sua nonna paterna. In questa ipotesi, a parità di condizioni (in particolare, 

con i termini per il ricongiungimento scaduti), non vi sarebbe stato alcun 

cambiamento importante delle circostanze familiari in Brasile che avrebbe 

potuto giustificare un ricongiungimento familiare in Svizzera per gravi 

motivi familiari.     

9.7 Di conseguenza, tenuto conto di quanto appena esposto, si deve 

ammettere che sussistono, fondamentalmente, gravi motivi familiari per un 

ricongiungimento familiare differito della ricorrente figlia con sua madre in 

Svizzera, ai sensi degli artt. 47 cpv. 4 LStrI e 75 OASA.  

Ciò posto, nella decisione impugnata la SEM non ha verificato se le altre 

condizioni dell’art. 43 LStrI siano soddisfatte, nella misura in cui ha negato 

che la condizione dell’art. 47 cpv. 4 LStrI relativa ai gravi motivi familiari sia 

adempiuta. Premesso che i dati all’incarto, in particolari quelli fiscali, non 

sono (non erano) più attuali, questo Tribunale ritiene necessario rinviare la 

causa alla SEM, in base all’art. 61 cpv. 1 PA, affinché esamini se tutte le 

altre condizioni per approvare il ricongiungimento familiare, contemplate 

all’art. 43 LStrI, possano essere considerate come assolte, e se la 

domanda di ricongiungimento in sé non rivesta, per una ragione o un’altra, 

e a prescindere dall’età della ricorrente figlia (cfr. consid. 8.4), un carattere 

abusivo secondo l’art. 51 cpv. 2 lett. a LStrI, essendo ricordato alle ricorrenti 

che, a questo scopo, incombe loro l’obbligo di collaborare con la SEM (cfr., 

mutatis mutandis, la sentenza del Tribunale federale 2C_176/2015 consid. 

5.5).                                                    

10.  

In conclusione, è dunque a torto che la SEM ha reputato che il benessere 

della ricorrente figlia sarebbe meglio garantito in Brasile piuttosto che in 

Svizzera (assenza di gravi motivi familiari per un ricongiungimento familiare 

differito), violando così il diritto federale (art. 49 lett. a PA). Ne consegue 

che il ricorso deve essere accolto, la decisione impugnata annullata e la 

F-5680/2020 

Pagina 24 

causa rinviata alla SEM per nuova decisione, conformemente al consid. 

9.7.    

11.  

11.1 Le spese processuali sono di regola messe a carico della parte 

soccombente e, in caso di soccombenza parziale, sono ridotte (art. 63 cpv. 

1 PA). Esse comprendono la tassa di giustizia e i disborsi (art. 1 cpv. 1 del 

regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale/TS-TAF [RS 

173.320.2]); la tassa di giustizia è calcolata in funzione dell'ampiezza e 

della difficoltà della causa, del modo di condotta processuale e della 

situazione finanziaria delle parti (artt. 63 cpv. 4bis PA e 2 cpv. 1 TS-TAF).  

In concreto, dato l’esito del litigio che vede le ricorrenti vincere la causa, 

non si prelevano spese processuali (art. 63 cpv. 1 e 2 PA), per cui verrà 

loro restituito l’anticipo di fr. 1’200.– una volta che la presente sentenza 

sarà cresciuta in giudicato.  

11.2 Siccome sono rappresentate da un avvocato, le ricorrenti hanno diritto 

a un’indennità per le spese necessarie derivanti dalla causa (spese 

ripetibili: art. 64 cpv. 1 PA e art. 7 cpv. 1 e 2 TS-TAF). Non avendo inoltrato 

alcuna nota d’onorario, l’indennità deve essere fissata sulla base degli atti 

di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF). Ora, alla luce della complessità della 

procedura e della consistenza dello scambio degli scritti, appare 

appropriato attribuire alle ricorrenti un’indennità per spese ripetibili di fr. 

2'500.– (onorario e spese d’avvocato), a carico della SEM.   

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

F-5680/2020 

Pagina 25 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è accolto, la decisione del 14 ottobre 2020 annullata e la causa 

rinviata alla SEM affinché proceda, in particolare, secondo i considerandi 

9.6 e 9.7, e statuisca di nuovo.   

2.  

Non si prelevano spese processuali e alle ricorrenti sarà restituito l’anticipo 

di fr. 1’200.– dopo la crescita in giudicato della presente sentenza.    

3.  

Alle ricorrenti è attribuita un’indennità per spese ripetibili di fr. 2'500.–, a 

carico della SEM.   

4.  

Comunicazione: 

– alle ricorrenti (atto giudiziario);  

– alla SEM (incarto SIMIC …; allegati: copie dei doc. 18 e 19 dell’incarto 

TAF, per conoscenza);  

– all’Ufficio della migrazione della Repubblica e Cantone Ticino, Servizio 

della popolazione, via Lugano 4, 6501 Bellinzona.  

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

F-5680/2020 

Pagina 26 

 
Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

Data di spedizione: