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**Case Identifier:** e5ec04b4-75f6-5716-a9c8-f31719d380fb
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-02-04
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 04.02.2022 SK.2020.27
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2020-27_2022-02-04.pdf

## Full Text

Sentenza del 4 febbraio 2022  
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Fiorenza Bergomi, Presidente, 

Miriam Forni e Nathalie Zufferey,      

Cancelliera Aline Talleri 

Parti  MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, 

rappresentato dai Procuratori federali Stefano Herold e 

Alessandro Bernasconi, 

 

e 

 

accusatori privati: 

 

1. D., rappresentato dall'avv. Costantino Castelli, 

 

2. E1., E2. e E3., rappresentati dall'avv. Carlo Fubiani, 

 

3. F., 

 

4. G., rappresentata dall'avv. Marco S. Marty, 

 

5. SOCIETÀ 1 S.R.L, 

 

6. H.,  

 

7. SOCIETÀ 2 SA IN LIQUIDAZIONE, rappresentata 

dall'Ufficio dei fallimenti del Distretto di Lugano,  

 

8. FONDO 1, rappresentato dall'avv. Ivan Paparelli, 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto: SK.2020.27 

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SK.2020.27 

 

 

contro 

  

1. A., difeso dall'avv. d’ufficio Carlo Borradori, 

 

2. B., difeso dall'avv. d'ufficio Matteo Galante, 

  

3. C., difeso dall'avv. d’ufficio Nadir Guglielmoni, 

 

Oggetto 

 

Amministrazione infedele qualificata ripetuta, truffa ripetuta, 

falsità in documenti ripetuta 

  

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SK.2020.27 

 

Indice 

Fatti: ........................................................................................................................ 5 

In diritto: ............................................................................................................... 18 

I. Questioni formali ........................................................................................... 18 

1. Competenza della Corte ........................................................................... 18 

2. Sul diritto applicabile ................................................................................ 20 

3. Prescrizione .............................................................................................. 22 

4. Questioni pregiudiziali ............................................................................. 23 

5. Ne bis in idem ........................................................................................... 24 

II. Società 2 SA (già Società 3), ora Società 2 SA in liquidazione,  sintesi .... 27 

III. Capo d’accusa 1.1.1 (amministrazione infedele) ......................................... 34 

1. Introduzione e diritto ................................................................................ 34 

2. Investimenti in prodotti strutturati Banca 1 (capo d’accusa n. 1.1.1.1) e 

retrocessioni da investimenti in prodotti strutturati Banca 1 (capo 

d’accusa n. 1.1.1.2) ................................................................................... 44 

3. Retrocessioni da investimenti in azioni S18a. - A. (capo d’accusa n. 

1.1.1.3) ....................................................................................................... 97 

4. Retrocessioni da investimenti in azioni S18a. - B. (capo d’accusa n. 

1.2.1.1) ..................................................................................................... 115 

5. Investimenti nel fondo d'investimento Fondo 2 (capo d’accusa n. 1.1.1.4)

 ................................................................................................................. 134 

6. Amministrazione infedele a danno della Società 2 SA (capo d’accusa n. 

1.1.1.5) ..................................................................................................... 144 

IV. Capi d’accusa n. 1.1.2 e 1.2.2 (truffa) ......................................................... 149 

V. Capi d’accusa n. 1.1.3, 1.2.3 e 1.3.1 (falsità in documenti) ....................... 177 

1. Considerazioni generali.......................................................................... 177 

2. Spese private inserite nella contabilità di Società 2 SA (capo d’accusa n. 

1.1.3.1) ..................................................................................................... 181 

3. Retrocessioni dei clienti inserite nella contabilità di Società 2 SA (capo 

d’accusa n. 1.1.3.2) ................................................................................. 182 

4. Formulari A (capi d’accusa n. 1.1.3.3, 1.2.3.3 e 1.2.3.4) ........................ 183 

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SK.2020.27 

5. Falsità in documenti funzionali ai reati patrimoniali in danno delle 

relazioni “R17.”, “R17a.”, “R21.” e “R31.” (capi d’accusa n. 1.1.3.4, 

1.2.3.1 e 1.2.3.2) ....................................................................................... 190 

6. Falsità in documenti concernenti la relazione “R24.” (capi d’accusa n. 

1.1.3.5 e n. 1.3.1.1)................................................................................... 201 

7. Falsità in documenti concernenti la relazione intestata al Fondo 1 (capi 

d’accusa n. 1.1.3.6 e n. 1.3.1.2) .............................................................. 212 

VI. Pena ............................................................................................................. 221 

VII. Misure .......................................................................................................... 247 

VIII. Pretese civili ................................................................................................ 258 

IX. Spese ........................................................................................................... 265 

X. Difese d’ufficio e patrocinio d’ufficio ......................................................... 268 

XI. Risarcimenti ................................................................................................. 281 

Dispositivo             293 

  

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SK.2020.27 

Fatti:  

A. Sulla base di una comunicazione spontanea di informazioni pervenuta attra-

verso la Direzione Nazionale Antimafia di Roma, in data 16 febbraio 2012 il 

Ministero pubblico della Confederazione (di seguito: MPC) ha aperto, nei 

confronti di ignoti, un’istruzione penale per titolo di riciclaggio di denaro giu-

sta l’art. 305bis del Codice penale svizzero (CP; RS 311.0) (act. MPC 1.1.1). 

Tale procedimento era rubricato con il n. SV.12.0150-PAS. 

B. In seguito, il MPC ha esteso il procedimento nei confronti di ulteriori persone 

e per ulteriori ipotesi di reato. Di rilievo per la presente procedura sono in 

particolare le seguenti decisioni di estensione: 

− il 26 marzo 2012, l’indagine è stata estesa nei confronti di A. (act. MPC 

1.1.2); 

− l’11 aprile 2012, il procedimento è stato esteso all’ipotesi di organizza-

zione criminale ai sensi dell'art. 260ter CP nei confronti di A. e di ignoti 

(act. MPC 1.1.3 e seg.); 

− il 13 aprile 2012, la procedura è stata estesa nei confronti della Società 

2 SA per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis CP e di 

responsabilità dell’impresa giusta l’art. 102 CP (act. MPC 1.1.5), mentre 

il 6 maggio 2013 per titolo di organizzazione criminale ex art. 260ter CP 

(act. MPC 1.1.6-7); 

− il 6 maggio 2013, l’istruzione è stata ulteriormente estesa al reato di ap-

propriazione indebita ai sensi dell’art. 138 CP, sub amministrazione in-

fedele ai sensi dell'art. 158 CP, sub infedeltà nella gestione pubblica ai 

sensi dell’art. 314 CP, nei confronti di A. e †I. Per quest’ultimo, l’esten-

sione concerneva anche il reato di riciclaggio di denaro aggravato giusta 

l’art. 305bis n. 2 CP (act. MPC 1.1.6 e seg.); 

− l’8 maggio 2013, estensione del procedimento al reato di falsità in docu-

menti ai sensi dell’art. 251 CP (act. MPC 1.1.10 e seg.) nei confronti di 

A., †I. e ignoti; 

− il 22 maggio 2013, il procedimento è stato esteso anche contro Banca 2 

AG e, il giorno successivo, contro B. per titolo di riciclaggio di denaro 

aggravato ai sensi dell’art. 305bis n. 2 CP (act. MPC 1.1.12-15); 

− il 29 giugno 2013, contro ulteriori imputati, tra cui C., ed ai reati di appro-

priazione indebita aggravata ai sensi dell’art. 138 n. 2 CP, sub ammini-

strazione infedele qualificata ai sensi dell’art. 158 n. 2 CP, nonché di 

conseguimento fraudolento di una falsa attestazione ai sensi dell’art. 

253 CP (act. MPC 1.1.16 e seg.). 

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SK.2020.27 

C. Con decreto di riunione dei procedimenti dell’11 dicembre 2013, il MPC ha 

congiunto il summenzionato procedimento n. SV.12-0150-PAS con la proce-

dura n. SV.13.0961-PAS da esso aperta il 5 agosto 2013 e condotta nei con-

fronti di ignoti e di A. per titolo di appropriazione indebita (art. 138 CP), truffa 

(art. 146 CP), amministrazione infedele (art. 158 CP), falsità in documenti 

(art. 251 n. 1 CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP) (act. MPC 1.2.1 e 

seg.). Le due procedure sono state riunite nel procedimento n. SV.12-0150-

PAS (act. MPC 1.1.18-23; v. p. 21.4.23 e segg.).  

A. e C. sono stati arrestati in Italia in data 7 maggio 2013 (act. MPC 18.7.23 

e 18.7.29). A. è stato scarcerato in data 30 aprile 2015 dal carcere di U. e 

posto agli arresti domiciliari in provincia di V. fino al 13 giugno 2016, con 

successivi obblighi di presentazione alla Polizia giudiziaria, terminati il 9 no-

vembre 2016 (act. SK 306.721). 

D. Con decisione del 23 settembre 2014, il MPC ha decretato l’assunzione del 

procedimento condotto dal Ministero pubblico del Cantone Ticino a carico di 

B. per titolo di appropriazione indebita (art. 138 CP) e falsità in documenti 

(art. 251 n. 1 CP) da parte dell’autorità inquirente federale; contestualmente 

ha riunito l’incarto cantonale MP 2014.7274 al procedimento federale n. 

SV.12-0150-PAS (act. MPC 21.5.37 e seg.). 

In data 16 gennaio 2018, il procedimento a carico di B. è stato esteso ai reati 

di amministrazione infedele qualificata ripetuta (art. 158 n. 2 CP), truffa ripe-

tuta (art. 146 cpv. 1 CP), falsità in documenti ripetuta (art. 251 n. 1 CP) e 

riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP) (act. MPC 1.1.62-65). 

E. Con decreti del 14 aprile 2014 e del 18 novembre 2015, il MPC ha abbando-

nato il procedimento nei confronti di A., Società 2 SA, Banca 2 e C. per titolo 

di organizzazione criminale giusta l’art. 260ter CP (act. MPC 3.1.1-5 e 3.1.12-

20). 

F. Con decreto d’accusa di data 11 novembre 2016, †I. è stato condannato per 

il reato di ripetuta complicità in amministrazione infedele qualificata e ripetuta 

falsità in documenti (act. MPC 3.1.41-54). Il decreto è cresciuto in giudicato. 

In medesima data, il MPC ha abbandonato parzialmente (decreto cresciuto 

in giudicato) il procedimento a carico di †I. per i reati di riciclaggio di denaro 

e di appropriazione indebita aggravata, sub amministrazione infedele quali-

ficata, sub infedeltà nella gestione pubblica (act. MPC 3.1.35-40). 

G. Con decreto del 18 ottobre 2017, il procedimento è ulteriormente stato 

esteso nei confronti di J. per il reato di riciclaggio di denaro giusta l’art. 305bis 

n. 1 CP (act. MPC 1.1.60 e seg.). 

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SK.2020.27 

H. In data 8 febbraio 2018 e 22 maggio 2018, il MPC ha decretato l’abbandono 

parziale del procedimento a carico di A. e di C. per i reati di appropriazione 

indebita aggravata (art. 138 n. 2 CP) sub infedeltà nella gestione pubblica 

(art. 314 CP) sub amministrazione infedele qualificata (art. 158 n. 2 CP) con-

cernenti le distrazioni patrimoniali a danno della relazione intestata al Fondo 

1 presso Banca 2; nonché per i reati di appropriazione indebita (art. 138 n. 

1 CP) rispettivamente truffa (art. 146 cpv. 1 CP) sub amministrazione infe-

dele qualificata (art. 158 n. 1 cpv. 3 CP) concernenti le distrazioni patrimoniali 

a danno della relazione denominata “R24.” intestata a F. presso Banca 2 

(act. MPC 3.1.87-93 [A.] e 3.1.163-173 [C.]). 

I. Il 13 agosto 2018, il MPC ha comunicato alle parti, in particolare ai difensori 

di A., di Società 2 SA (ora in liquidazione), di B. e di C., la conclusione dell’in-

chiesta ex art. 318 cpv. 1 del Codice di diritto processuale penale svizzero 

(Codice di procedura penale, CPP; RS 312.0), ha loro impartito un termine 

sino al 24 agosto 2018 per presentare eventuali istanze probatorie e indicare 

gli elementi necessari all’eventuale applicazione degli art. 429 e segg. CPP. 

Contestualmente, il MPC ha prospettato agli imputati summenzionati la pro-

mozione dell’accusa dinanzi al Tribunale penale federale (di seguito: TPF) 

(act. MPC 16.2.838-841; 16.3.205-208; 16.4.447-450; 16.6.110-113). 

J. L’8 novembre 2018, il MPC ha emesso due decreti d’accusa: uno nei con-

fronti di J. per titolo di riciclaggio di denaro giusta l’art. 305bis n. 1 CP ed il 

secondo nei confronti di Banca 2 (ora in liquidazione) per titolo di responsa-

bilità dell’impresa giusta l’art. 102 cpv. 2 CP in combinazione con il reato di 

riciclaggio di denaro giusta l'art. 305bis n. 1 CP. 

Nei due decreti, le pretese dell’accusatore privato K. sono state rinviate al 

foro civile (act. MPC 3.1.212-216; 3.1.217-221). Avverso tali decreti d’ac-

cusa, entrambi gli accusati hanno interposto opposizione (act. MPC 

16.14.26-31; 16.5.519-522). 

K. In data 29 gennaio 2019, il MPC ha promosso l’accusa dinanzi al TPF nei 

confronti di A. per titolo di amministrazione infedele qualificata ripetuta (art. 

158 n. 1 cpv. 3 CP), truffa ripetuta (art. 146 cpv. 1 CP), falsità in documenti 

ripetuta (art. 251 n. 1 CP) e riciclaggio di denaro ripetuto (art. 305bis n. 1 CP); 

nei confronti di B. per titolo di amministrazione infedele qualificata ripetuta 

(art. 158 n. 2 CP), truffa ripetuta (art. 146 cpv. 1 CP), falsità in documenti 

ripetuta (art. 251 n. 1 CP) e riciclaggio di denaro ripetuto (art. 305bis n. 1 CP); 

nei confronti di C. per titolo di falsità in documenti ripetuta (art. 251 n. 1 CP) 

e riciclaggio di denaro ripetuto (art. 305bis n. 1 CP); nei confronti di Società 2 

SA per titolo di responsabilità dell’impresa ex art. 102 cpv. 2 CP in combina-

zione con l’art. 305bis n. 1 CP (act. MPC 03.100.1 e segg.). Il procedimento 

è stato aperto presso il TPF con il numero di ruolo SK.2019.4. 

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SK.2020.27 

Nell’ambito dell’esame dell’accusa (art. 329 CPP), la Corte ha ritenuto che 

non fosse possibile pronunciare una sentenza e, di conseguenza, con ordi-

nanza del 10 maggio 2019, ha sospeso il procedimento SK.2019.4, rinviando 

l’accusa al MPC per essere completata o rettificata (act. SK 2019.4 

303.932.1-22). La causa non è stata mantenuta pendente presso il TPF. 

L. In data 19 febbraio 2020, dopo avere nuovamente interrogato i tre imputati, 

mettendo pure a confronto A. sia con B. che con C., il MPC ha notificato alle 

parti la chiusura dell’istruzione impartendo un termine scadente il 2 marzo 

2020 per presentare eventuali istanze probatorie e indicare gli elementi ne-

cessari all’eventuale applicazione degli art. 429 e segg. CPP (act. MPC 

16.2.927-928 [A.], 16.4.526-527 [B.], 16.6.131-132 [C.]). Contestualmente, il 

MPC ha prospettato nei confronti di A. e di B. la promozione dell’accusa di-

nanzi al TPF per i reati di amministrazione infedele qualificata ripetuta (art. 

158 n. 1 cpv. 3 CP [A.] e art. 158 n. 2 CP [B.]), di truffa ripetuta (art. 146 cpv. 

1 CP) e di falsità in documenti ripetuta (art. 251 n. 1 CP); mentre nei confronti 

di C. per titolo di falsità in documenti ripetuta (art. 251 n. 1 CP). 

Inoltre il MPC ha prospettato l’abbandono parziale del procedimento per il 

reato di riciclaggio di denaro (art. 305bis n. 1 CP) nei confronti dei tre imputati 

e, per A., pure l’abbandono parziale (poiché riferito solo ad alcuni capi del 

precedente atto d’accusa del 29 gennaio 2019) per i reati di amministrazione 

infedele qualificata (art. 158 n. 1 cpv. 3 CP) e falsità in documenti ripetuta 

(art. 251 n. 1 CP). 

M. Dopo avere acquisito ulteriore documentazione bancaria, su richiesta delle 

parti, con atto d’accusa del 24 luglio 2020, il MPC ha nuovamente disposto 

il rinvio a giudizio di A. e B. per i reati di cui agli artt. 158 CP, 146 CP e 251 

CP, nonché di C. per il reato di cui all’art. 251 CP. 

Il procedimento a carico dei tre imputati per titolo di riciclaggio di denaro (art. 

305bis n. 1 CP) è stato abbandonato con decreti del 6 aprile 2020 (act. MPC 

3.262-264 [A.]; 3.265-266 [C.]; 3.267-270 [B.]). Nei confronti di A. è stato 

altresì decretato il parziale abbandono per i reati di amministrazione infedele 

qualificata (art. 158 n. 1 cpv. 3 CP) e di falsità in documenti ripetuta (art. 251 

n. 1 CP), limitatamente a determinate imputazioni dell’atto d’accusa del 29 

gennaio 2019 (v. decreto d’abbandono parziale del 6 aprile 2020 act. MPC 

3.262-264; decreto d’abbandono parziale del 22 maggio 2020 act. MPC 

3.285-288). Il MPC ha pure abbandonato il procedimento a carico di Banca 

2 (decreto d’abbandono del 22 ottobre 2019, act. MPC 3.1.223-229), di J. 

(decreto d’abbandono del 4 novembre 2119, act. MP 3.234-246) e di Società 

2 SA (decreto d’abbandono del 4 dicembre 2019, act. MPC 3.254-258). 

I decreti d’abbandono pronunciati dal MPC sono tutti cresciuti in giudicato. 

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SK.2020.27 

N. Mediante missiva del 17 marzo 2021, la Corte penale ha invitato le parti a 

presentare eventuali istanze probatorie, indicando nel contempo le prove 

che sarebbero state assunte d’ufficio (act. SK 306.250.1-2). Con scritti del 

31 marzo 2021 (act. SK 306.510.16-17), 6 aprile 2021 (act. SK 306.522.10-

13), 26 aprile 2021 (act. SK 306.521.7-12) e 29 aprile 2021 (act. SK 

306.554.44-45), il MPC, i difensori di B. e di A., nonché il patrocinatore 

dell’accusatrice privata G., hanno presentato le loro rispettive istanze proba-

torie. Il 20 aprile 2021 (act. SK 306.552.4) il patrocinatore del Fondo 1 ha 

comunicato di non avere istanze probatorie da presentare, mentre tutte le 

altre parti, compreso l’imputato C., sono rimaste silenti. 

Con decreto del 24 giugno 2021 (act. SK 306.250.3-11), la direzione della 

procedura ha deciso l’acquisizione agli atti dei seguenti documenti relativi 

agli imputati, non appena pervenuti alla Corte: l’estratto attuale del casellario 

giudiziale svizzero e italiano per A. e C., l’estratto del casellario giudiziale 

svizzero per B., la documentazione fiscale per gli anni 2018-2020 concer-

nente B., e il formulario sulla situazione personale e patrimoniale riferito a 

tutti e tre gli imputati. La Corte ha inoltre decretato l’acquisizione agli atti, in 

via rogatoriale, dalla Corte di appello di Napoli e dalla Corte di appello di 

Roma, delle decisioni giudiziarie eventualmente intervenute a far tempo dal 

24 luglio 2020 nei confronti, tra gli altri, di A. e C., come pure l’edizione 

presso Banca 2 di documentazione riferita ad alcune relazioni bancarie con-

template nell’atto d’accusa. 

In occasione di un’udienza preliminare, indetta dalla Direzione del procedi-

mento per il 30 aprile 2021 (act. SK 306.710.1 e segg.), il MPC, i difensori 

dei tre imputati, nonché il patrocinatore del Fondo 1, hanno dato il loro ac-

cordo a che il dibattimento venisse fissato, prevedendo già nella (prima) ci-

tazione, una seconda data (per il giorno successivo) in caso di mancata com-

parsa alla prima data. In assenza di comparsa alla prima data e pure alla 

seconda, si sarebbe proceduto in contumacia. Tale modalità sarebbe valsa 

anche per le citazioni effettuate eventualmente mediante pubblicazione sul 

Foglio Ufficiale ex art. 88 CPP. In sede di udienza preliminare sono state, 

inoltre, comunicate alle parti le possibili date dei dibattimenti, confermate de-

finitivamente con scritto del 2 agosto 2021 (act. SK 306.400.99 e seg.). 

Le citazioni formali, per il primo (con inizio al 12 gennaio 2021) e per il se-

condo dibattimento (con inizio il giorno successivo), sono state inviate alle 

parti (ad eccezione di B.) in data 4 novembre 2021. A. e C. (citati tramite i 

loro difensori) hanno ritornato a questo Tribunale, copia delle rispettive cita-

zioni controfirmate (act. SK 306.521.30 e segg. [A.], 306.333.13 e segg. [C.]). 

Per B., come concordato all’udienza preliminare del 30 aprile 2021 con il 

difensore, si è proceduto con la pubblicazione delle citazioni per le due date 

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SK.2020.27 

dei dibattimenti sul foglio ufficiale (act. SK 306.332.5 e seg.). Dopo il suo 

arresto, avvenuto in Svizzera, nel contesto di un altro procedimento, a B. 

sono state trasmesse, tramite il difensore, le formali citazioni per le due date 

(act. SK 306.332 7 e segg.). Copia delle citazioni sono state trasmesse a 

questo Tribunale, controfirmate dall’imputato (act. SK 306.332.14 e segg.). 

O. Con lettera 11 gennaio 2022 l’avv. Nadir Guglielmoni ha postulato che il suo 

assistito, C., fosse dispensato dal comparire al dibattimento ai sensi dell’art. 

336 cpv. 3 CPP, almeno fino al 17 gennaio 2022 (act. SK 306.310.15-17). A 

sostegno della sua richiesta il difensore di C. ha allegato un documento ma-

noscritto su carta intestata Dott. L. che indicava dolori lombari e l’indicazione 

“Riposo”, “Dal 10 al 17.1.2022”, nonché un documento (sempre manoscritto) 

di uno studio di fisioterapia, da cui risultava che C. stava effettuando tratta-

menti fisioterapici per lombosciatalgia e cervicalgia e che si consigliavano 10 

giorni di riposo. 

Con decreto 11 gennaio 2022, la direzione del procedimento ha respinto la 

richiesta di C. (act. SK 306.310.19-24). In particolare, chi dirige il procedi-

mento ha ritenuto che i due documenti allegati all’istanza fossero troppo ge-

nerici e contraddittori circa il periodo di riposo a cui C. sarebbe stato astretto. 

Inoltre, dolori lombari e lo svolgimento di sedute di fisioterapia non costitui-

vano di per sé motivi gravi ex art. 336 cpv. 3 CPP. 

P. I pubblici dibattimenti si sono tenuti dal 12 al 21 gennaio 2022, alla presenza 

del MPC, degli imputati A. e B., nonché dell’accusatrice privata G. Gli altri 

accusatori privati non hanno partecipato ai dibattimenti. 

L’imputato C., malgrado sia stato regolarmente citato, per il tramite del difen-

sore (e le citazioni sono state controfirmate dall’imputato), come concordato 

(v. udienza preliminare del 30 aprile 2021, act. SK 306.710.1-5), non  è  com-

parso  né in occasione  del  primo  dibattimento  indetto  per  il 12 gennaio 

2022, né in sede del nuovo dibattimento fissato il 13 gennaio 2022. 

  

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SK.2020.27 

Il dibattimento, nei confronti di C. ha quindi avuto luogo nella forma contu-

maciale ai sensi degli art. 366 e segg. CPP, ritenuto come la sua richiesta di 

essere dispensato era già stata respinta con decreto 11 gennaio 2022. 

In aula sono stati sentiti unicamente gli imputati A. e B. Con requisitoria e 

arringhe le parti hanno formulato le seguenti conclusioni. 

P1. Il MPC ha formulato le seguenti richieste (act. SK 306.720.23 e segg.): 

− dichiarare A. autore colpevole di amministrazione infedele qualificata ri-

petuta, di truffa ripetuta e di falsità in documenti ripetuta; 

− condannare A. a una pena detentiva di quattro anni. 

Sulla custodia cautelare sofferta da A. in Italia nei procedimenti penali 

condotti dalla Procura di Roma e di Napoli, la stessa è già stata recepita 

nelle sentenze italiane per cui non deve essere tenuta in considerazione. 

La carcerazione preventiva sofferta all’estero non viene computata quale 

carcere preventivo nell’ambito di un procedimento penale svizzero ai 

sensi dell’art. 51 CP (TF 6B_806/2020); 

− dichiarare B. autore colpevole di amministrazione infedele qualificata ri-

petuta, di truffa ripetuta e di falsità in documenti ripetuta; 

− condannare B. a una pena detentiva di due anni e 9 mesi. 

Il MPC non si oppone alla concessione parziale della sospensione condi-

zionale della pena ex art. 43 CP; 

− dichiarare C. autore colpevole di falsità in documenti ripetuta; 

− condannare C. a una pena detentiva di 1 anno e 8 mesi. 

 

Il MPC non si oppone alla concessione della sospensione condizionale 

della pena detentiva ex art. 42 CP. 

La custodia cautelare sofferta da C. in Italia nei procedimenti penali con-

dotti dalla Procura di Roma e Napoli, per i medesimi motivi esposti per A., 

non deve essere tenuta in considerazione; 

− ordinare un risarcimento equivalente sui valori patrimoniali sequestrati sui 

conti riconducibili ad A., inclusi gli interessi nel frattempo eventualmente 

maturati, nonché sui seguenti oggetti appartenenti ad A. posti sotto se-

questro: 

− conto n. C1. intestato ad A. presso Banca 3 AG con un saldo di CHF 

30'631.82 (stato al 31 dicembre 2021); 

− conto n. C2. intestato ad A. presso Banca 4 con un saldo di CHF 

8'079.84 (stato al 31 dicembre 2021); 

- 12 - 

SK.2020.27 

− somme di EUR 12'571.64 e USD 4'544.48 depositate sui conti nella 

disponibilità del MPC presso la Banca 5 (conto EUR n. C5. e conto 

USD n. C6., stato al 30 giugno 2021) già sequestrate in contati ad A. 

nella perquisizione dell’allora suo domicilio a W. in data 7 maggio 

2013. A tale riguardo si rileva che le pretese su tali somme in contanti 

fatte valere dalla moglie di A. sono state respinte con decisione del 

MPC del 26 agosto 2013, cresciuta in giudicato; 

− polizza vita n. 9. di A. presso l’assicurazione Società 4 con un valore 

di riscatto di CHF 7’055 (stato al 1. luglio 2013 come indicato nell’alle-

gato 4 dell’atto d’accusa 24 luglio 2020); 

− statua in metallo raffigurante “donna con bambino” a firma E. Pellini 

(avente un valore stimato a CHF 20'740, come indicato nell’allegato 4 

dell’Atto d’accusa 24 luglio 2020), oggetto già sequestrato nella per-

quisizione dell’allora sede della Società 2 a X. in data 5 dicembre 2013 

e poi consegnato al TPF con la trasmissione del predetto atto d’ac-

cusa; 

− statua raffigurante un soldato a cavallo (avente un valore stimato a 

CHF 500, come indicato nell’allegato 4 dell’atto d’accusa 24 luglio 

2020), oggetto già sequestrato nella perquisizione dell’allora sede 

della Società 2 a X. in data 5 dicembre 2013 e poi consegnato al TPF 

con la trasmissione del predetto atto d’accusa; 

− statua in metallo raffigurante 2 cavalli (avente un valore stimato a CHF 

500, come indicato nell’allegato 4 dell’atto d’accusa 24 luglio 2020), 

oggetto già sequestrato nella perquisizione dell’allora sede della So-

cietà 2 SA a X. in data 5 dicembre 2013 e poi consegnato al TPF con 

la trasmissione dell’atto d’accusa; 

− ordinare un risarcimento equivalente sui valori patrimoniali, inclusi gli in-

teressi nel frattempo eventualmente maturati, depositati sul seguente 

conto, posto sotto sequestro, di cui B. è titolare e beneficiario economico:  

− conto n. C3. intestato a B. presso Banca 6 AG con un saldo di CHF 

600'379.14 (stato al 31 dicembre 2021); 

− ordinare la confisca ex art. 69 CP e la relativa distruzione di tutti i docu-

menti originali sequestrati e costituenti il reato di falsità in documenti ex 

art. 251 CP indicati nell’atto d’accusa 24 luglio 2020 e meglio: 

− i documenti con la firma falsificata di M., N., K. e O., indicati nella pe-

rizia-tecnico calligrafica della Polizia scientifica del Canton Berna ef-

fettuata su delega della PGF ed allegati alla stessa. I documenti falsi-

ficati sono in particolare quelli indicati nell’act.  MPC 17.1.2 ed elencati 

negli act. MPC 17.1.45 e 17.1.53-55; 

- 13 - 

SK.2020.27 

− il formulario A originale relativo al conto n. C4. EUR intestato a B. 

presso la Banca 7, (act. MPC 7.20.1.2.9, capo d’accusa 1.2.3.3); 

− il formulario A originale relativo al conto n. C8. intestato a B. presso 

Banca 8 (act. MPC 7.3.6.2.9, capo d’accusa 1.2.3.4); 

− assegnare agli accusatori privati e danneggiati indicati nell’atto d’accusa 

del 24 luglio 2020, ex art. 73 lett. c CP, le pretese di risarcimento che la 

Corte ordinerà in applicazione dell’art. 71 CP, tenendo in considerazione 

il danno che ciascuno di essi ha subito e che non è già stato risarcito, in 

particolare dai liquidatori di Banca 2.  

A mente del MPC, siccome i valori patrimoniali appartenenti ad A. rispet-

tivamente a B., che sono sotto sequestro, sono ampiamente inferiori al 

danno da essi cagionato attraverso la commissione dei reati contestati 

nell’Atto d’accusa 24 luglio 2020, la pretesa di risarcimento ex art. 71 CP 

decisa dalla Corte del TPF dovrà essere assegnata ex art. 73 CP appli-

cando una chiave di ripartizione in proporzione al danno subito da ciascun 

accusatore privato rispettivamente danneggiato; 

− porre a carico degli imputati le spese procedurali giusta l’art. 426 cpv. 1 

CPP, così come elencate e ripartite nell’allegato 5 dell’Atto d’accusa 24 

luglio 2020. 

L’abbandono in favore di A. e C. per intervenuta prescrizione di quattro 

falsità in documenti − su un totale di 53 − risulta ininfluente per quel che 

concerne la messa a carico delle spese procedurali rispettivamente il ri-

conoscimento − da negare − in loro favore di un indennizzo o riparazione 

ai sensi dell’art. 429 CPP, ciò a fronte della gravità ed ampiezza dei re-

stanti reati per cui essi vanno condannati e anche in considerazione di 

quanto previsto all’art. 430 cpv. 1 lett. a CPP. 

P2. La difesa di A. ha postulato quanto segue (act. SK 306.720.31 e segg.): 

− lo stralcio e l’abbandono dei capi 1.1.3.5 e 1.1.3.6 dell’atto d’accusa, per 

violazione del principio ne bis in idem; 

− la contestazione di tutti i capi d’imputazione rimproverati ad A., ad ecce-

zione del capo d’accusa 1.1.3.3 (falsità in documenti concernente un for-

mulario A), che viene ammesso; 

− una massiccia riduzione della pena proposta dall’accusa affinché sia pos-

sibile comprimere la stessa ad un massimo di 2 anni di detenzione; pena 

che permetta la concessione della sospensione condizionale ai sensi 

dell’art. 42 CP; 

− subordinatamente, nella denegata ipotesi in cui tale richiesta non venisse 

accolta, la pronuncia di una pena di un massimo di 2 anni e 4 mesi con 

computati in nome del principio ne bis in idem, 6 mesi di carcere già 

- 14 - 

SK.2020.27 

espiato in Italia a seguito dei procedimenti di Napoli e Roma, a valere 

quale parte di pena da eseguire, per il restante la sospensione condizio-

nale parziale della pena ai sensi dell’art. 43 CP; 

− la reiezione delle richieste risarcitorie interposte dagli accusatori privati 

signori D., E. e G. Subordinatamente chiede che tutte le richieste risarci-

torie vengano demandate al foro civile. 

Il difensore di A. non si è opposto alle richieste di confisca formulate dal MPC 

ad eccezione degli averi sul conto della Banca 5 intestato al MPC; averi di 

spettanza della moglie di A., signora P. 

P3. La difesa di B. ha formulato le seguenti conclusioni (act. SK 306.720.28 e 

segg.): 

− il proscioglimento dai capi d’imputazione 1.2.1 (amministrazione infedele 

qualificata ripetuta ex art. 158 n. 2 CP, con riferimento alle retrocessioni 

da investimenti in S18a., capi d’accusa da 1.2.1.1.1 a 1.2.1.1.17), 1.2.2 

(truffa ripetuta ex art. 146 cpv. 1 CP, in relazione alla truffa in danno delle 

relazioni “R21.”e “R17.”, capi d’accusa da 1.2.2.1.1 a 1.2.2.1.8 e 1.2.2.2) 

e 1.2.3 (falsità in documenti ripetuta ex art. 251 n. 1 CP, in relazione ai 

capi di imputazione 1.2.3.1 e 1.2.3.2); 

− il riconoscimento di B. delle proprie responsabilità con riferimento ai capi 

di imputazione 1.2.3.3 e 1.2.3.4 in relazione ai formulari A. Con riguardo 

a tali due ultimi reati, in applicazione dell’art. 47 cpv. 1 CP, la colpa di B. 

non può che essere considerata lieve, sia dal punto di vista oggettivo che 

dal punto di vista soggettivo. 

In considerazione della colpa lieve, della violazione del principio di cele-

rità, della situazione personale di B. e delle sofferenze che egli ha già 

patito a causa del procedimento, ha chiesto di essere esonerato da qual-

siasi pena e a titolo sussidiario che la pena comminata, in applicazione di 

quanto previsto dagli artt. 48 e 48a CP, corrisponda al minimo legale pre-

visto, ovvero, per falsità in documenti, a una pena pecuniaria sospesa 

condizionalmente. 

− Per quanto concerne i signori E., anche nella denegata ipotesi in cui il 

Signor B. dovesse essere ritenuto autore colpevole nei confronti di 

quest’ultimi per il reato di truffa, come evidenziato dal MPC, l’importo mas-

simo che B. avrebbe eventualmente trattenuto per sé, ammonta ad EUR 

232'050 e a CHF 150'050, ciò che complessivamente ammonta ad oggi a 

circa CHF 305'000. 

Ritenuta la colpa di B., la sua incensuratezza, la sua vita anteriore, il lungo 

tempo trascorso dai fatti a lui contestati, la evidente violazione del princi-

pio di celerità del procedimento, le conseguenze dirette ed indirette che il 

procedimento ha comportato per l’accusato, nonché la condotta posta in 

- 15 - 

SK.2020.27 

essere dal signor B. successivamente ai fatti e in corso di procedimento, 

ha chiesto una massiccia riduzione della pena proposta dalla pubblica ac-

cusa, e che la stessa sia compressa in una pena massima di 1 anno con 

sospensione condizionale totale ai sensi dell’art. 42 CP. 

Una pena senza condizionale, infatti, non risulta essere necessaria per 

trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti. 

− Opposizione alla confisca della relazione bancaria n. C3. intestata a B. 

presso Banca 6 SA, Y., richiesta dal MPC, in considerazione delle richie-

ste di proscioglimento, e ne chiede pertanto il dissequestro a concorrenza 

del saldo attivo sulla stessa, risultando peraltro la confisca richiesta spro-

porzionata. 

− Ha chiesto che le richieste risarcitorie dei signori E. vengano respinte in 

funzione della richiesta di assoluzione per i reati di truffa e di amministra-

zione infedele di cui ai capi d’imputazione citati nello scritto 5 gennaio 

2022 dell’avv. Fubiani. 

Con riferimento alla richiesta risarcitoria inerente al capo di accusa n. 

1.2.1.1.6, osserva, inoltre, che la stessa, pari a EUR 52'500, si riferisce 

all’importo corrisposto dai signori E. titolari della relazione “R49.” presso 

Banca 9 per la sottoscrizione dei titoli S18a. Tale richiesta di risarcimento 

non corrispondente pertanto all’ammontare delle provvigioni percepite da 

Società 5 con riguardo alla sottoscrizione dei predetti titoli S18a. 

A titolo sussidiario ha chiesto che tutte le richieste degli accusatori privati 

siano demandate al foro civile. 

P4. La difesa di C. ha formulato le seguenti conclusioni (act. SK 306.720.28): 

a. In via principale: 

il proscioglimento di C. da ogni imputazione, rispettivamente abbandono 

per improcedibilità, rispettivamente sospensione del procedimento ex art. 

329 cpv. 2 CPP. 

b. In via subordinata: 

− Una pena pecuniaria massima di 180 aliquote giornaliere da CHF 

30.00, sospesa condizionalmente per 2 anni; 

− spese procedurali a carico dell’imputato nella misura massima di CHF 

1'000.--; 

− tenuto conto della sua situazione finanziaria, di prescindere dall’im-

porre all’imputato un eventuale rimborso a favore della Confederazione 

della retribuzione del difensore d’ufficio. 

- 16 - 

SK.2020.27 

L’avv. Guglielmoni si è inoltre opposto alla confisca dei documenti su cui 

figura una firma falsa, chiedendo invece il mantenimento del loro sequestro, 

anche a fini probatori per tribunali esteri. 

P5. L’accusatrice privata G. ha formulato le seguenti richieste (act. SK 

306.720.27): 

− A. è condannato a pagare all’accusatrice privata G. complessivi CHF 

1'749'616.38, per il danno subito; 

− il riconoscimento delle spese legali, pari a CHF 131'123.90. 

P6. Gli accusatori privati D., E. e Fondo 1 hanno inoltrato delle conclusioni 

scritte:  

D., con istanza 13 gennaio 2022 (act. SK 306.551.4 e segg.), ha chiesto la 

condanna di A. al pagamento dei seguenti importi a titolo di parziale risarci-

mento dei danni: 

− CHF 6'501'716.-- 

− EUR 733'100.--  

− USD 12'000.--  

oltre interessi al 5% dal 1 giugno 2013. 

P7. Gli accusatori privati E., con scritto 5 gennaio 2022 (act. SK 306.310.12 e 

segg.), hanno chiesto: 

− la condanna di A. e B. per i reati a loro ascritti nell’atto d’accusa 24 luglio 

2020; 

− la condanna di A. al risarcimento a loro favore di complessivi CHF 

269'807.20; 

− la condanna di B. al risarcimento a loro favore di complessivi EUR 

584'533.37; 

− la confisca di tutti i beni sequestrati di pertinenza degli imputati e la loro 

liberazione a favore degli accusatori privati E. 

L’avv. Paparelli, patrocinatore del Fondo 1, in data 20 gennaio 2022, ha pre-

sentato un’istanza di risarcimento ex art. 433 CPP (act. SK 306.552.5 e 

segg.), chiedendo il pagamento a carico di A. e C., in solido, delle spese 

legali sostenute per EUR 48'475.--. 

Q. Il dispositivo della sentenza è stato letto in udienza pubblica in data 4 feb-

braio 2022, con motivazione orale ai sensi dell’art. 84 cpv. 1 CPP, alla pre-

- 17 - 

SK.2020.27 

senza degli imputati A. e B. A C., il dispositivo della sentenza è stato notifi-

cato personalmente per posta, in virtù dell’art. 368 cpv. 1 CPP (v. act. SK 

306.930.12 e 20-25). 

R. Con missive del 14 febbraio 2022, i difensori di A., B. e C. hanno presentato 

annuncio d’appello ai sensi dell’art. 399 cpv. 1 CPP avverso la presente sen-

tenza (act. SK 306.940.2-4); il 10 febbraio 2022, anche il patrocinatore di G. 

ha annunciato di appellarsi contro la medesima (act. SK 306.940.1). 

Con scritto dell’11 febbraio 2022, il difensore di C. ha presentato un’istanza 

di nuovo giudizio ex art. 368 cpv. 1 CPP (act. SK 306.940.4), poi ritirata in 

data 14 marzo 2022 (act. SK 306.523.14). 

S. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate, nella misura del ne-

cessario, nei considerandi che seguono. 

  

- 18 - 

SK.2020.27 

In diritto: 

I. Questioni formali 

1. Competenza della Corte 

1.1 Competenza territoriale 

I tre imputati sono accusati di avere commesso, a X. e a Z., atti qualificati di 

amministrazione infedele qualificata ripetuta ai sensi dell’art. 158 n. 1 cpv. 3 

CP (A.) e art. 158 n. 2 CP (B.), di truffa ripetuta ai sensi dell’art. 146 cpv. 1 

CP (A. e B.), nonché di falsità in documenti ripetuta ai sensi dell’art. 251 n. 1 

CP (A., B. e C.). 

Essendo ognuno dei reati ascritti ai tre imputati stati asseritamente com-

messi sul territorio elvetico (in specie a X. e/o a Z.), le autorità penali svizzere 

di perseguimento e di giudizio sono competenti in virtù degli art. 3 cpv. 1 e 8 

cpv. 1 CP. 

1.2 Competenza federale 

La Corte deve esaminare d’ufficio la propria competenza in virtù dell’art. 35 

della legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confede-

razione (LOAP; RS 173.71) e degli art. 23 e 24 CPP che enumerano le in-

frazioni che sottostanno alla giurisdizione federale (TPF 2005 142 consid. 2; 

2007 165 consid. 1; sentenza del Tribunale penale federale SK.2014.13 del 

25 agosto 2014 consid. 1). 

Nel caso concreto, il procedimento penale è stato inizialmente aperto nei 

confronti di ignoti e di A. per titolo di riciclaggio di denaro giusta l’art. 305bis 

CP, esteso, poco dopo, all’ipotesi di organizzazione criminale ai sensi 

dell’art. 260ter CP (procedimento SV.12.0150). Il procedimento è stato poi 

ulteriormente esteso ai reati di cui all’atto d’accusa e ad altre persone, tra le 

quali B. e C. 

Ai sensi dell’art. 24 cpv. 1 CPP, i reati di cui all’art. 260ter e 305bis CP sotto-

stanno alla giurisdizione federale, a condizione che siano stati commessi 

prevalentemente all’estero (lett. a) o siano stati commessi in più Cantoni e il 

centro dell’attività penalmente rilevante non possa essere localizzato in uno 

di essi (lett. b). Alle stesse condizioni, il MPC può aprire un’istruzione per 

crimini di cui ai titoli secondo e undicesimo, qualora nessuna attività canto-

nale di perseguimento penale si occupi della causa o la competente autorità 

- 19 - 

SK.2020.27 

cantonale di perseguimento penale solleciti dal MPC l’assunzione del proce-

dimento (art. 24 cpv. 2 CPP). 

Per quanto riguarda la nozione di reato commesso prevalentemente 

all’estero occorre valutare, in termini qualitativi e non puramente quantitativi, 

se la componente estera raggiunge una massa critica tale per cui i nuovi 

strumenti d’indagine messi a disposizione della Confederazione si rivelano 

più adatti, rispetto a quelli cantonali, nella prospettiva di un’efficiente repres-

sione del crimine (DTF 130 IV 68 consid. 2.2 e riferimenti ivi citati). La dot-

trina ha stabilito che c’è competenza federale se l’infrazione da perseguire 

in Svizzera si inserisce in un contesto di criminalità internazionale per il quale 

il MPC dispone di migliori e più adeguate risorse per fronteggiare tale feno-

meno criminale rispetto ad un ministero pubblico cantonale (BOUVERAT, 

Commentaire romand, 2a ediz. 2019, n. 5 ad art. 24 CPP). 

Nel caso di specie, i tre imputati inizialmente erano sospettati, da un lato di 

aver riciclato, in territorio svizzero, valori patrimoniali di origine criminale per 

conto di un’organizzazione criminale di stampo mafioso e dall’altro, di attività 

distrattiva commessa, anche in territorio svizzero, ai danni del Governo ita-

liano e più precisamente del Fondo 1, con conseguente attività di riciclaggio 

in Svizzera. Si ha che l’inchiesta ha avuto evidenti connessioni con l’estero, 

ragione per cui è data la competenza federale. 

Si precisa altresì che con decisione del 23 settembre 2014, il MPC ha as-

sunto, su richiesta del Ministero pubblico del Canton Ticino, il procedimento 

penale aperto presso l’autorità cantonale nei confronti di B. a seguito della 

denuncia presentata dai E. Ulteriore prova del fatto che la competenza fede-

rale nel caso di specie è pacifica. 

Essendo il reato di riciclaggio di denaro già soggetto alla giurisdizione fede-

rale nell’ambito del procedimento SV.12.0150 presso il MPC, anche le suc-

cessive estensioni ai reati di amministrazione infedele qualificata, truffa e fal-

sità in documenti rimangono sottoposte alla giurisdizione federale. 

Inoltre, secondo la giurisprudenza dell’Alta Corte, considerati i principi dell’ef-

ficienza e della celerità della procedura penale, dopo la formulazione dell’atto 

di accusa, la Corte penale può negare l’esistenza della competenza giurisdi-

zionale federale solo per motivi particolarmente validi (DTF 133 IV 235 con-

sid. 7.1). Pertanto la competenza federale andrebbe comunque ammessa, 

non riconoscendo questa Corte alcun motivo particolarmente valido per ne-

garla. 

- 20 - 

SK.2020.27 

2. Sul diritto applicabile 

2.1 L’art. 2 cpv. 1 CP prevede l’applicazione del Codice penale solo nei confronti 

di chi commetta un crimine o un delitto dopo la sua entrata in vigore, consa-

crando il principio della non retroattività della norma penale; non sarebbe 

infatti solo iniquo, ma violerebbe altresì il principio nullum crimen sine lege 

contenuto nell’art. 1 CP, giudicare su crimini o delitti secondo una legge non 

ancora in vigore al momento della loro commissione (DTF 117 IV 369 con-

sid. 4d; POPP/BERKEMEIER, Basler Kommentar, 4a ediz. 2019, n. 5 ad art. 2 

CP).  

2.2 Costituisce deroga a questo principio la regola della lex mitior di cui all’art. 2 

cpv. 2 CP, la quale prevede che il diritto penale materiale si applichi alle in-

frazioni commesse prima della data della sua entrata in vigore se l’autore è 

giudicato posteriormente e il nuovo diritto gli è più favorevole della legge in 

vigore al momento dell’infrazione.  

2.3 La determinazione del diritto più favorevole si effettua paragonando il vec-

chio e il nuovo diritto, valutandoli però non in astratto ma nella loro applica-

zione nel caso di specie (DTF 119 IV 145 consid. 2c; sentenza del Tribunale 

federale 6S.449/2005 del 24 gennaio 2006 consid. 2; RIKLIN, Revision des 

Allgemeinen Teils des Strafgesetzbuches – Fragen des Übergangsrechts, 

AJP/PJA 2006, pag. 1473). Qualora la condotta fosse punibile sia in virtù 

delle previgenti legislazioni che di quella in vigore, bisognerebbe comparare 

le differenti sanzioni contemplate nella vecchia e nella nuova legge, la pena 

massima comminabile essendo tuttavia di rilevanza decisiva (DTF 135 IV 

113 consid. 2.2). Il nuovo diritto trova applicazione se obiettivamente esso 

comporta un miglioramento della posizione del condannato (principio 

dell’obiettività), a prescindere quindi dalle percezioni soggettive di quest’ul-

timo (DTF 114 IV 1 consid. 2a; sentenza del Tribunale federale 6B_202/2007 

del 13 maggio 2008 consid. 3.2). In ossequio al principio dell’alternatività, il 

vecchio ed il nuovo diritto non possono venire combinati (sentenza del Tri-

bunale federale 6B_312/2007 del 15 maggio 2008 consid. 4.3). In questo 

senso, non si può ad esempio applicare per il medesimo fatto, da un lato, il 

vecchio diritto per determinare l’infrazione commessa e, dall’altro, quello 

nuovo per decidere le modalità della pena inflitta. Se entrambi i diritti portano 

allo stesso risultato, si applica il vecchio diritto (DTF 134 IV 82 consid. 6.2; 

126 IV 5 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 6B_442/2012 dell’11 

marzo 2013 consid. 3.1). Unicamente le disposizioni di diritto materiale se-

guono il principio della lex mitior, le norme di procedura essendo rette dal 

principio tempus regis actum, che le rende applicabili sin dalla loro entrata in 

vigore (DTF 117 IV 369 consid. 4d). 

- 21 - 

SK.2020.27 

2.4 Nell’atto d’accusa del 24 luglio 2020 viene rimproverato ad A. di avere com-

messo il reato di amministrazione infedele qualificata ripetuta (art. 158 n. 1 

cpv. 3 CP) nel periodo da gennaio 2011 a dicembre 2014 (i fatti del 2014  

concernono unicamente il capo d’accusa n. 1.1.1.1.17, riferito alla relazione 

n. “R21.” riconducibile ai clienti E.), il reato di truffa ripetuta (art. 146 cpv. 1 

CP) nel periodo tra dicembre 2010 e dicembre 2012 e il reato di falsità in 

documenti ripetuta (art. 251 n. 1 CP) da dicembre 2006 fino a maggio 2013. 

A B. viene imputato di avere commesso il reato di amministrazione infedele 

qualificata ripetuta (art. 158 n. 2 CP) nel periodo tra aprile 2012 e novembre 

2012, il reato di truffa ripetuta (art. 146 cpv. 1 CP) da ottobre 2010 a febbraio 

2013, nonché il reato di falsità in documenti ripetuta (art. 251 n. 1 CP) tra 

ottobre 2010 e febbraio 2013. 

C. è infine accusato di avere commesso il reato di falsità in documenti ripe-

tuta (art. 251 n. 1 CP), nel periodo tra novembre 2010 e marzo 2012. 

2.5 Per quanto attiene al termine di prescrizione, l’attuale art. 97 cpv. 1 CP pre-

vede che l’azione penale si prescrive in quindici anni se la pena massima è 

una pena detentiva superiore a tre anni; in dieci anni se per il reato è com-

minata una pena detentiva sino a tre anni; e in sette anni se la pena massima 

comminata è un’altra pena. Questa disposizione, tendente al prolungamento 

dei termini di prescrizione, è in vigore dal 1 gennaio 2014. Secondo il diritto 

previgente, in vigore fino al 31 dicembre 2013, l’azione penale si prescriveva 

in quindici anni, se per il reato era comminata una pena detentiva superiore 

a tre anni; in sette anni, se per il reato era comminata un’altra pena (art. 97 

cpv. 1 lett. b, c vCP). 

Essendo la normativa in vigore fino al 31 dicembre 2013 più favorevole agli 

imputati, la stessa trova applicazione nel caso di specie. 

2.6 La questione del principio della lex mitior si pone anche con riguardo al diritto 

sanzionatorio. Il 1 gennaio 2018 è entrata in vigore la revisione del diritto 

sanzionatorio del Codice penale (RU 2016 1249; FF 2012 4181). Tale nor-

mativa si prefiggeva, da un lato, di ridurre la molteplicità delle sanzioni pos-

sibili – il lavoro di pubblica utilità ha cessato infatti di essere considerato una 

pena a sé stante divenendo una forma di esecuzione – e, dall’altro, di ripri-

stinare in parte le pene detentive di breve durata (FF 2012 4193; v. infra 

consid. X. 1). 

- 22 - 

SK.2020.27 

Nella presente fattispecie, occorrerà dunque determinare quale sia il diritto 

più favorevole all’imputato, analisi concreta che potrà avvenire unicamente 

nell’ambito della commisurazione della pena (v. infra consid. VI.). 

3. Prescrizione 

3.1 I reati di amministrazione infedele qualificata (art. 158 n. 1 cpv. 3 e n. 2 CP), 

di truffa (art. 146 cpv. 1 CP) e di falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP), che 

vengono imputati ad A., B. e C. sono tutti dei crimini ai sensi dell’art. 10 cpv. 

2 CP. Per tali atti il termine di prescrizione è di 15 anni (v. art. 97 cpv. 1 lett. 

b CP). 

Il reato di amministrazione infedele commesso nella forma semplice ai sensi 

dell’art. 158 n. 1 cpv. 1 CP, trattandosi lo stesso di un delitto (art. 10 cpv. 3 

CP), in applicazione dell’art. 97 cpv. 1 lett. c CP (in vigore fino al 31 dicembre 

2013) a valere quale lex mitior (v. supra consid. I. 2.5), prescrive in sette 

anni.  

3.2 Per quanto attiene al reato di amministrazione infedele qualificata (imputato 

solo ad A. e a B.) di cui ai capi d’accusa 1.1.1 e 1.2.1, i fatti sarebbero avve-

nuti tra gennaio 2011 e dicembre 2014. La prescrizione interverrebbe quindi 

al più presto a gennaio 2026 (e al più tardi a dicembre 2029); rimane riser-

vato il termine di prescrizione nel caso di reato commesso nella forma sem-

plice.  

3.3 Con riferimento al reato di truffa (anch’esso imputato solo ad A. e a B.), di 

cui ai capi d’accusa 1.1.2 e 1.2.2 i fatti sarebbero avvenuti tra ottobre 2010 

e febbraio 2013. La prescrizione interverrebbe quindi al più presto a ottobre 

2025 (e al più tardi a febbraio 2028). 

3.4 Per il reato di falsità in documenti, ascritto a tutti e tre gli imputati (capi d’ac-

cusa 1.1.3, 1.2.3 e 1.3.1), i fatti sono stati commessi, per quanto riguarda A. 

tra dicembre 2006 e maggio 2013; per B. tra ottobre 2010 e febbraio 2013; 

per C. tra dicembre 2006 e ottobre 2012. 

3.4.1 Per i fatti imputati a B. non si pongono problemi di prescrizione, in quanto la 

stessa interverrebbe al più presto a ottobre 2025 e, al più tardi, a febbraio 

2028. 

3.4.2 Riguardo ad A. ed a C., si rileva che alcuni capi d’accusa concernono atti 

commessi oltre 15 anni or sono e sono pertanto prescritti. È il caso dei capi 

d’accusa da n. 1.1.3.6.1 a n. 1.1.3.6.4 (A.) e da n. 1.3.1.2.1 a n. 1.1.1.2.4 

- 23 - 

SK.2020.27 

(C.), riferiti a parte dei falsi documentali concernenti la relazione intestata al 

Fondo 1, commessi tra dicembre 2006 e gennaio 2007.  

In sede di dibattimento (act. SK 306.720.13 e seg.), la Presidente del Colle-

gio giudicante ha sollevato d’ufficio una questione pregiudiziale ai sensi 

dell’art. 339 cpv. 2 lett. c CPP concernente le imputazioni di falsità in docu-

menti riferite ai capi d’accusa n. 1.1.3.6.1 e n. 1.1.3.6.2 (A.), nonché n. 

1.3.1.2.1 e n. 1.3.1.2.2 (C.), per fattispecie antecedenti al 13 gennaio 2007. 

Si tratta di complessi fattuali, quelli rimproverati nei suddetti capi d’accusa, 

risalenti a oltre 15 anni or sono, per i quali la prescrizione dell’azione penale 

era già intervenuta al momento dell’apertura del dibattimento. Per le imputa-

zioni, sempre di falsità in documenti, di cui ai capi d’accusa n. 1.1.3.6.3 e n. 

1.1.3.6.4 (A.), nonché n. 1.3.1.2.3 e n. 1.3.1.2.4 (C.) − risalenti al gennaio 

2007 − la prescrizione di 15 anni sarebbe intervenuta tra l’apertura del dibat-

timento e la comunicazione del dispositivo avvenuta il 4 febbraio 2022.  

Nelle loro prese di posizione, le parti hanno concordato con quanto rilevato 

dalla Corte in merito all’intervenuta prescrizione dell’azione penale per i capi 

d’accusa n. 1.1.3.6.1, 1.1.3.6.2, 1.3.1.2.1 e 1.3.1.2.2, rispettivamente all’im-

minente prescrizione dei capi d’accusa n. 1.1.3.6.3, 1.1.3.6.4, 1.3.1.2.3 e 

1.3.1.2.4 (act. SK 306.720.14 e seg.). 

Con decisione sulle questioni pregiudiziali, in data 13 gennaio 2022, la Corte 

ha quindi pronunciato l’abbandono dei capi d’accusa da n. 1.1.3.6.1 a n. 

1.1.3.6.4 (A.), nonché da n. 1.3.1.2.1 a n. 1.3.1.2.4 (C.), per intervenuta pre-

scrizione dell’azione penale (act. SK 306.720.16). 

4. Questioni pregiudiziali 

4.1 Con scritto 16 dicembre 2021 (act. SK 306.554.110-114) l’avv. Marty, patro-

cinatore di G., ha sollevato le seguenti questioni pregiudiziali, che ha ribadito 

in aula: 

− la richiesta, ai sensi dell’art. 119 cpv. 2 lett. a CPP, di effettuare delle 

verifiche in merito alla collaborazione e le omissioni degli organi di 

Banca 2 e degli allora amministratori della Società 3 SA, i quali dovreb-

bero anch’essi essere perseguiti; 

− l’acquisizione gli atti del “WW. case”, in quanto i medesimi mostrereb-

bero − avendo agito in quel caso secondo le medesime modalità − l’agire 

criminale sistematico del “clan T.”; 

- 24 - 

SK.2020.27 

− la richiesta di allestimento di una perizia sulla veridicità delle firme della 

signora G. apposte sui “biens-trouvés”, che la signora G. contesta di 

avere sottoscritto. 

4.2 Le richieste formulate dal rappresentante dell’accusatrice privata sono state 

trattate come richieste di assunzione di prove, rispettivamente di ulteriori in-

dagini, non trattandosi di questioni pregiudiziali ai sensi dell’art. 339 cpv. 2 

CPP (act. SK 306.720.15). 

4.3 La Corte ha dichiarato irricevibile la richiesta di effettuare delle verifiche circa 

la collaborazione e le omissioni degli organi di Banca 2 AG in Liquidation e 

degli allora amministratori della Società 3 SA, indicando che l’eventuale per-

seguimento di altre persone rientra nella competenza del pubblico ministero 

e non di questa Corte (v. verbale principale dei dibattimenti, act. SK 

306.720.17).  

Parimenti il Collegio giudicante ha respinto la richiesta di acquisizione agli 

atti del “WW. case”, nonché l’allestimento della perizia, poiché non necessa-

rie (v. verbale principale dei dibattimenti, act. SK 306.720.17). 

5. Ne bis in idem 

5.1 L’art. 11 CPP codifica il principio ne bis in idem, corollario della res judicata, 

e prevede che chi è stato condannato o assolto in Svizzera con decisione 

passata in giudicato non può essere nuovamente perseguito per lo stesso 

reato (cpv. 1). Sono fatte salve la riapertura dei procedimenti per cui è stato 

deciso l’abbandono oppure il non luogo a procedere, nonché la revisione 

(cpv. 2). Il principio ne bis in idem è anche garantito dall'articolo 4 par. 1 del 

Protocollo addizionale n. 7 alla CEDU del 22 novembre 1984 (di seguito: 

Protocollo n. 7; RS 0.101.07), come pure dall'articolo 14 par. 7 del Patto in-

ternazionale sui diritti civili e politici, concluso a New York il 16 dicembre 

1966 (Patto ONU II; RS 0.103.2). La regola del ne bis in idem si ritrova anche 

implicitamente nella Costituzione federale (v. DTF 137 I 363 consid. 2.1). 

 

Il principio ne bis in idem ha anche una valenza transnazionale per i paesi 

membri dell’Accordo Schengen. Ai sensi dell’art. 54 della Convenzione di 

applicazione dell’Accordo Schengen (CAS), una persona che sia stata giu-

dicata con sentenza definitiva in una Parte contraente non può essere sotto-

- 25 - 

SK.2020.27 

posta ad un procedimento penale per i medesimi fatti in un'altra Parte con-

traente a condizione che, in caso di condanna, la pena sia stata eseguita o 

sia effettivamente in corso di esecuzione attualmente o, secondo la legge 

dello Stato contraente, non possa più essere eseguita. 

Il principio ne bis in idem costituisce un impedimento al procedimento penale 

che dev'essere considerato d'ufficio in ogni stadio della procedura (v. DTF 

144 IV 362 consid. 1.3.2 e 1.4.4; sentenza del Tribunale federale 

1B_280/2020 del 19 febbraio 2021 consid. 2.4). La res iudicata e il principio 

ne bis in idem presuppongono l’identità della persona interessata e dei fatti 

in questione (v. DTF 125 II 402 consid. 1b; 120 IV 10 consid. 2b; sentenze 

del Tribunale federale 6B_1053/2017 del 17 maggio 2018 consid. 4.1; 

6B_1269/2016 del 21 agosto 2017 consid. 3.3; 6B_857/2013 del 7 marzo 

2014 consid. 5.5; 2C_508/2014 del 20 febbraio 2015 consid. 6), così come 

la presenza di due procedimenti: un primo, in cui l'interessato è stato con-

dannato o assolto con una decisione definitiva che è cresciuta in giudicato e 

che non può più essere impugnata tramite mezzi giuridici ordinari, e un se-

condo, successivo, in cui egli verrebbe nuovamente perseguito o punito (v. 

sentenza del Tribunale federale 6B_279/2018 del 27 luglio 2018 consid. 1.1 

e rinvii). La giurisprudenza europea in materia di diritti dell’uomo ha indicato 

che si deve dare un’interpretazione estensiva della nozione di “stesso reato” 

e di “fatti identici” (idem). Il perseguimento e la repressione di un comporta-

mento sono esclusi in presenza di una fattispecie identica o di una fattispecie 

sostanzialmente identica per la quale una decisione è già stata pronunciata 

(Corte EDU Sergeï Zolotukhine − 11 − contro Russia del 10 febbraio 2009; 

HOTELLIER, Commentaire romand, 2a ediz. 2019, n. 11a ad art. 11 CPP, con 

rinvii giurisprudenziali). 

5.2 In sede di arringhe, i difensori di C. (act. SK 306.721.426 e segg.) e di A. 

(act. SK 306.721.301 e segg.) hanno sollevato la violazione del principio ne 

bis in idem (richiamando l’applicazione dell’art. 54 CAS), in merito alle ipotesi 

di reato di falsità in documenti riferite alla relazione bancaria “R24.” (capi 

d’accusa n. 1.1.3.5 [A.] e 1.3.1.1 [C.]) e alla fattispecie concernente il Fondo 

1 (capi d’accusa n. 1.1.3.6 [A.] e 1.3.1.2 [C.]). 

Secondo la difesa dei due imputati, questi ultimi, condannati in primo grado 

a Napoli e Roma per le malversazioni in danno dei titolari della relazione 

“R24.” e del Fondo 1, sarebbero già stati giudicati per il medesimo complesso 

di fatti, inteso come insieme di circostanze inscindibilmente collegate tra di 

loro.  

- 26 - 

SK.2020.27 

Questo anche se A. e C. non sono stati formalmente condannati in Italia per 

il reato di falsità in documenti (infrazione che, secondo le difese dei due im-

putati, sarebbe assorbita dal reato patrimoniale). A detta dei difensori, senza 

la creazione e il contestuale utilizzo di documenti (accertati come) falsi, i due 

imputati non avrebbero infatti potuto compiere i reati per i quali sono stati 

condannati in Italia. Sempre stando alla difesa di C. e A., lo stesso MPC ha 

definito, nell’atto d’accusa, i falsi documentali come funzionali ai reati patri-

moniali commessi in Italia (v. arringa della difesa di C., act. SK 306.721.426 

e segg., il cui contenuto è stato confermato anche dalla difesa di A., v. act. 

SK 306.721.301 e segg.). A. e C., a mente dei loro difensori, non possono 

pertanto essere giudicati una seconda volta per i medesimi fatti, senza che 

vi sia una violazione del principio ne bis in idem.  

Poco importa, a tal proposito, che le sentenze italiane non siano ancora di-

ventate definitive. L’avvocato di C. ritiene infatti che lo diventeranno di modo 

che, per questioni di economia processuale, non avrebbe senso procedere 

ora con un giudizio. Egli ha quindi formulato una richiesta di sospensione ai 

sensi dell’art. 329 cpv. 2 CPP.  

5.3 In replica, il MPC ha contestato la presenza della violazione del principio ne 

bis in idem invocata dai difensori degli imputati. La pubblica accusa ritiene 

che non vi sia violazione di tale principio già solo per il fatto che entrambe le 

sentenze di primo grado emanate in Italia non sono cresciute in giudicato, 

dal momento che contro le stesse sono stati interposti appelli. Non sono per-

tanto dati i presupposti dell’art. 54 CAS (v. replica del MPC, act. SK 

306.721.131 e segg.). 

L’accusa sostiene che non si sia, ad ogni modo, di fronte al medesimo com-

plesso di fatti, perché i procedimenti italiani concernerebbero reati di natura 

patrimoniale. Secondo il MPC, laddove le autorità italiane hanno trattato fatti 

concernenti reati di falsità in documenti, lo avrebbero fatto in capi d’imputa-

zione separati. A detta della pubblica accusa, i fatti oggetto di falsità in do-

cumenti sono stati trattati separatamente dai fatti oggetto dal reato patrimo-

niale, perché tra questi due reati (che proteggono beni giuridici differenti) vi 

è concorso ideale. Ciò avviene anche in Svizzera. Il MPC ha inoltre precisato 

che in Svizzera agli imputati, con l’atto d’accusa, viene rimproverato non solo 

la formazione ma anche l’uso di documenti falsi. 

5.4 Le disposizioni concernenti la violazione del principio ne bis in idem, in par-

ticolare l’art. 54 CAS, trovano applicazione solo in presenza di sentenze de-

finitive. Ciò emerge espressamente dalle disposizioni di legge. 

- 27 - 

SK.2020.27 

Nel caso in esame, come correttamente ritenuto dall’accusa, i giudizi di primo 

grado emanati dal Tribunale di Roma il 20 giugno 2017 (act. MPC 18.2.1332 

e segg.) e dal Tribunale di Napoli in data 18 dicembre 2019 (act. MPC 

18.1.2921 e segg.) sono stati impugnati. Sono gli stessi imputati ad averlo 

dichiarato (v. verbale di confronto A.-C. del 20 luglio 2018, act. MPC 13.11.14 

e verbale di A. del 22 gennaio 2020, act. MPC 13.2.2331 e 2356). La difesa 

di A., al dibattimento, ha pure prodotto gli allegati di appello presentati dal 

suo assistito contro le due sentenze italiane (act. SK 306.721.173 e segg.). 

Ne consegue che non vi è una sentenza definitiva e, di conseguenza, non si 

è di fronte a una violazione del principio ne bis in idem. 

A C. non giova neppure invocare il principio dell’economia di giudizio, per 

sostenere una richiesta di sospensione ex art. 329 cpv. 2 CPP (v. supra con-

sid. I. 5.2 in fine). Tale richiesta è stata formulata solo al termine dei dibatti-

menti con l’arringa difensiva. Inoltre, la richiesta di sospensione ai sensi 

dell’art. 329 cpv. 2 CPP non può essere accolta, ritenuto che agli atti non vi 

sono elementi che impediscano l’emanazione di una sentenza nei confronti 

sia di C., sia di A. 

Abbondanzialmente, lo scrivente Collegio giudicante ritiene che non si sia, 

ad ogni modo, in presenza del medesimo complesso di fatti. I reati patrimo-

niali perseguiti in Italia e quelli per i quali si procede in Svizzera, ovvero di 

falsi documentali oggetto dei capi d’accusa 1.1.3.5, 1.3.1.1, 1.1.3.6 e 1.3.1.2 

sono differenti e proteggono beni giuridici differenti. A tal proposito, la Corte 

concorda con quanto sostenuto dalla pubblica accusa al considerando I. 5.3 

supra. 

 

II. Società 2 SA (già Società 3), ora Società 2 SA in liquidazione, sintesi 

1. Nell’atto d’accusa del 24 luglio 2020, agli imputati vengono rimproverate 

delle malversazioni commesse a danno di clienti della Società 2 SA, già So-

cietà 3 SA (ora Società 2 SA, in liquidazione), società riconducibile ad A. Per 

meglio comprendere la fattispecie, lo scrivente Collegio giudicante ha rite-

nuto opportuno effettuare un riassunto dei fatti riferiti alla predetta società, in 

particolare sulla base di quanto contenuto nel rapporto finanziario della Poli-

zia giudiziaria federale (in seguito: PGF) del 9 maggio 2017 (act. MPC 

10.2.920 e segg.). 

- 28 - 

SK.2020.27 

2. La Società 3 SA, con sede a X. in [...], è stata costituita il 17 dicembre 2004. 

La stessa aveva quale scopo principale, tra gli altri, l’assistenza, la consu-

lenza, l’amministrazione e la gestione di patrimoni e di investimenti, come 

pure lo svolgimento di ogni attività commerciale e finanziaria connessa con 

lo scopo sociale, compresa l’attività fiduciaria.  

Al momento della costituzione della società, quali membri del Consiglio di 

amministrazione figuravano Q. (presidente), T1. e T2. (membri), NNNN. 

(membro) e AA. (membro). A. è entrato a far parte del consiglio di ammini-

strazione, quale membro (con firma collettiva a due), nel marzo del 2005. 

Nel corso del 2005, Banca 2 − storico gruppo di banchieri privati facente capo 

alla famiglia T. − ha aperto un ufficio in Ticino. Lo stesso è stato intestato alla 

Società 3 quale gestore patrimoniale esterno, la direzione è stata affidata ad 

A. (a far tempo dal 6 giugno 2008 A. risultava poi iscritto nel registro di com-

mercio quale delegato, con firma collettiva a due). A tal proposito, Banca 2 

e Società 3 hanno sottoscritto un contratto di gestione patrimoniale esterna 

con effetto dal 1 marzo 2005 (act. MPC 8.6.3037 e segg.). La supervisione 

per conto di Banca 2 era garantita da Q. 

Il capitale azionario della Società 3 − composto da  CHF 200'000.--, suddi-

viso in 400 azioni al portatore da CHF 500.-- cadauna, interamente liberate 

− era detenuto nella misura del 51 % dalla Società 33 AG, società riconduci-

bile al Gruppo T. (204 azioni privilegiate), e per il 49% (196 azioni ordinarie) 

da A. 

Nel dicembre 2010, con la sottoscrizione di un “share Purchase Agreement”, 

la partecipazione maggioritaria detenuta dalla Società 33 AG è stata ceduta 

ad A.; la Società 3 è così uscita dal Gruppo T. In data 16 dicembre 2010, A., 

divenuto indipendente, ha cambiato la ragione sociale della società in So-

cietà 2 SA e ha continuato l’attività di gestore patrimoniale esterno, appog-

giandosi su Banca 2, quale banca depositaria degli attivi da lui gestiti. È 

stato, quindi, sottoscritto un nuovo contratto di gestione patrimoniale esterna 

tra Banca 2 e la Società 2 SA (act. MPC 8.6.3048-3056). In aula, A., con 

riferimento a tale contratto, ha dichiarato che egli incassava i “soldi” del man-

dato di gestione, che era a favore della Società 2 SA al 100% (dalla lettura 

del contratto, si desume che A. si riferisse alle commissioni di gestione. In-

fatti, in medesimo interrogatorio egli ha dichiarato che, oltre alle retroces-

sioni, dal capitale del cliente l’imputato percepiva la commissione di gestione, 

v. act. SK 306.731.23), nonché il 50% su tutti gli utili che generava come 

Società 2 SA (quali ordini di borsa, ecc.), v. verbale d’interrogatorio di A. del 

13 gennaio 2022, act. SK 306.731.13. 

- 29 - 

SK.2020.27 

Dal 30 novembre 2010, A. è stato amministratore unico (con firma indivi-

duale) della Società 2 SA, con una breve parentesi come presidente (sempre 

con firma individuale) dal 14 gennaio 2011 al 22 agosto 2013.  

La società è stata sciolta in seguito a fallimento, pronunciato con decreto del 

2 luglio 2014 della Pretura del distretto di X. 

In altre parole, Società 2 SA (e prima la Società 3) fungeva da gestore patri-

moniale esterno per Banca 2. 

Sulle ragioni che hanno condotto il Gruppo T. a cedere ad A. la partecipa-

zione nella Società 3, gli inquirenti, nel rapporto finanziario del 9 maggio 

2017, fanno riferimento ad un memorandum del 2 dicembre 2010, sotto-

scritto da T1., a nome e per conto della Società 33 AG e indirizzato ad A. 

(act. MPC 10. 2. 928 e p. 8.5.6.7595). Dal contenuto del citato scritto emerge 

un conflitto tra la filosofia di investimento del Gruppo T. e la politica di inve-

stimento attuata da A. nella gestione patrimoniale della clientela di X. 

L’accordo di cooperazione tra Banca 2 (banca depositaria dei conti dei clienti 

di A.) e Società 2 SA è stato definitivamente sciolto con effetto al 31 luglio 

2013, a seguito della disdetta data dall’istituto bancario il 18 aprile 2013 (act. 

MPC 8.5.17182 con allegati). La banca aveva già inviato una lettera a So-

cietà 2 SA in data 23 febbraio 2012 (act. MPC 8.5.17174-17178), indicando 

di avere riscontrato un aumento significativo nel volume delle transazioni in 

prodotti strutturati e chiedendo, quindi, ad A. delle delucidazioni al riguardo, 

rispettivamente invitandolo ad adottare dei provvedimenti. Non avendo, l’im-

putato (a detta della Banca), dato seguito a quanto richiesto e, anzi, incre-

mentando ulteriormente gli investimenti in prodotti strutturati, la banca ha po-

sto fine all’accordo. 

Ulteriori approfondimenti in merito alle divergenze sorte tra il Gruppo T. e A., 

nonché alle circostanze che hanno condotto l’istituto bancario a rescindere 

dall’accordo con Società 2 SA, verranno riprese, se necessario, nell’analisi 

dei reati ascritti agli imputati, in particolare ad A. 

3. B., a far tempo dal 3 gennaio 2009, ha iniziato la propria attività presso l’al-

lora Società 3. Egli è stato assunto con un contratto di lavoro al 60%, sotto-

scritto nel novembre 2008. La sua funzione era quella di apportare nuova 

clientela alla società (v. Rapporto di situazione della PGF del 30 marzo 2016, 

act. MPC 10.2.725 e seg.). Dal 2 luglio 2009 e fino al 26 febbraio 2013, B. 

ha avuto diritto di firma collettiva a due. Con lettera 25 febbraio 2013 egli è 

stato licenziato dalla Società 2 SA (act. MPC 13.5.20 e segg.). 

- 30 - 

SK.2020.27 

4. Nell’ambito della propria attività in seno a Società 2 SA (e prima, fino a fine 

2010, di Società 3), A. (e in alcuni casi anche B.) ha sottoscritto (a nome e 

per conto della società) con la maggior parte dei propri clienti (in particolare 

con i clienti coinvolti nell’atto d’accusa) dei contratti di gestione patrimoniale. 

In particolare, per ogni cliente di A. − e per quelli portati da B. nella società − 

che apriva un conto presso Banca 2, risultano essere stati sottoscritti due tipi 

di mandato di gestione patrimoniale, e meglio:  

un “mandato di gestione con delega a professionisti esterni” di Banca 2 (si 

cita ad esempio act. MPC 7. 2.50. 3.9-10, riferito al cliente BB., titolare della 

relazione “R1.”) e  

un mandato di gestione patrimoniale tra il cliente (mandante) e la Società 3, 

rispettivamente Società 2 SA (mandatario) (v. ad esempio act. MPC 

08.05.16660-16664 sempre per il titolare della relazione “R1.”).  

Inoltre veniva allestito e sottoscritto un “Profilo d’investimento” (v. ad esem-

pio act. MPC 08.05.16665-16666 riferito al titolare della relazione “R1.”). 

4.1. Dagli atti risultano essere stati sottoscritti il “mandato di gestione con delega 

a professionisti esterni” e il mandato di gestione patrimoniale tra il cliente 

(mandante) e la Società 3 (mandatario), per i clienti di A., titolari delle se-

guenti relazioni bancarie aperte presso Banca 2: 

− n. “R1.”, titolare e avente diritto economico (di seguito: ADE) BB. (act. 

MPC 8.5.16642-16664); 

− n. “R2.” intestata a Società 6 srl, XX., ADE G., (act. MPC 8.5.16114-

161329); 

− n. “R3.” (act. MPC 8.5.16472-16488), titolari e ADE CC., 13.04.1964 e 

DD.; 

− n. “R4.”, titolare e ADE EE., (act. MPC 7.2.37.3.11-19 e 7.2.61.3.29-33); 

− n. “R5.”, titolare e ADE FF., (act. MPC 8.5.2280-2293); 

− n. “R6.”, titolare e ADE GG., (act. MPC 8.5.16706-16720); 

− n. “R7.”, titolare e ADE HH., (act. MPC 8.5.16678-16694); 

− n. “R8.”, titolari e ADE II., e JJ., (act. MPC 8.5.16366-16382); 

− n. “R9.”, titolari e ADE KK., e LL. (act. MPC 8.5.16919-16935); 

− n. “R10.”, titolare e ADE MM., (act. MPC 8.5.16945-16962); 

− n. “R11.”, titolare e ADE NN., (act. MPC 8.5.16753-16772); 

− n. “R12.”, titolare e ADE OO., (act. MPC 7.2.40.3.8-13 e 7.2.61.3.8-14); 

- 31 - 

SK.2020.27 

− n. “R13.”, titolare e ADE PP., (act. MPC 7.2.35.3.14-26 e 7.2.61.3.36-

42); 

− n. “R14.”, titolare e ADE QQ., (act. MPC 7.2.36.3.10-15 e 7.2.61.3.15-

19); 

− n. R15. intestato a Società 7 Inc, Panama, ADE RR., (act. MPC 

7.2.34.3.8-17 e 7.2.61.3.1-7); 

− n. “R16.”, titolari e ADE SS., e AAA., (act. MPC 8.5.17003-17036); 

− n. “R17.”, titolare e ADE K., (act. MPC 8.5.12877-12904); 

− n. “R17a.”, titolare e ADE K., (act. MPC 8.5.13172-13188); 

− n. “R18.”, titolare e ADE H., (act. MPC 8.5.16523-539); 

− n. “R19.”, titolare e ADE BBB., (act. MPC 8.5.16498-16514); 

− n. “R20.”, titolare e ADE CCC., (act. MPC 8.5.16552-16568); 

− n. “R21.”, titolari e ADE E3., E2., e E1., (act. MPC 8.5.17142-17158); 

− n. “R22.”, titolare e ADE DDD., (act. MPC 7.2.21.03.26-28 e 

7.2.61.03.22-28); 

− n. “R23.”, titolare e ADE EEE., (act. MPC 8.5.16889-16903); 

− n. “R24.”, titolare e ADE F., (act. MPC 8.5.512-522); 

− n. “R25.”, titolare e ADE FFF., (act. MPC 8.5.16782-16798); 

− n. “R26.”, titolare e ADE †GGG., (act. MPC 7.2.33.3.9-13 e 7.2.61.03.43-

49); 

− n. “R27.”, titolari e ADE HHH., e III., (act. MPC 8.5.16586-16601, man-

dati di gestione patrimoniale non firmati da Società 3); 

− n. “R28.”, titolare e ADE JJJ., (act. MPC 8.5.14433-14439 e 8.5.16421-

16439); 

− n. “R29.”, titolare e ADE KKK., (act. MPC 7.2.28.3.7-13 e 8.5.5781-

5787); 

− n. “R30.”, titolare e ADE LLL., (act. MPC 8.5.2893-2909); 

− n. “R31.”, titolare e ADE D., (act. MPC 8.5.2491-2503); 

− n. “R32.”, titolare e ADE MMM., (act. MPC 8.5.16394-16411). 

I mandati di gestione patrimoniale sottoscritti sotto la ragione sociale Società 

3 sono rimasti in vigore anche dopo il cambiamento della ragione sociale in 

Società 2 SA. 

 

- 32 - 

SK.2020.27 

4.2. Risultano invece essere stati sottoscritti, dopo il 1 gennaio 2011, il “mandato 

di gestione con delega a professionisti esterni” e il mandato di gestione pa-

trimoniale tra il cliente (mandante) e la Società 2 SA (dopo il cambio di ra-

gione sociale), per i titolari delle seguenti relazioni bancarie aperte presso 

Banca 2: 

− n. R33. intestata a Società 1 srl, YY., ADE NNN., (act. MPC 8.5.16819-

16841); 

− n. “R34.”, titolare e ADE OOO., (act. MPC 8.5.16982-17001); 

− n. “R35.”, titolare e ADE NNN., (act. MPC 8.5.16861-16879); 

− n. R36. intestata a Società 8 ltd, ZZ., ADE PPP., (act. MPC 8.5.17073-

17092); 

− n. “R37.”, titolare e ADE QQQ., (act. MPC 8.5.17104-17123); 

4.3. Per i titolari delle seguenti relazioni bancarie aperte presso Banca 2, risulta 

essere stato sottoscritto unicamente il “mandato di gestione con delega a 

professionisti esterni”: 

− n. “R38.”, titolare e ADE RRR., (act. MPC 7.2.30.3.9-15), mandato sot-

toscritto dal cliente con Società 3; 

− n. “R39.”, titolare e ADE OOOOO., (act. MPC 7.2.39.3.8-11 e 26-27), 

mandato sottoscritto dal cliente con Società 3; 

− n. “R40.”, titolare e ADE SSS., (act. MPC 8.5.16734-16741 e 

7.2.52.3.15-16), mandato sottoscritto dal cliente con Società 3; 

− n. R41. intestato a Società 9, UUU., ADE PPPPP., (act. MPC 7.2.38.3. 

8 e segg. e 7.2.38.3.38-43), mandato sottoscritto dal cliente con Società 

2 SA. 

4.4. Infine, per i seguenti clienti, i due contratti di mandato sono agli atti, ma risul-

tano essere stati solo in parte sottoscritti: 

− n. “R42.”, titolari e ADE TTT., e AAAA., (act. MPC 8.5.16618-16619 e 

17160-17165), il “mandato di gestione con delega a professionisti 

esterni” è unicamente firmato dal cliente, mentre il contratto di gestione 

patrimoniale tra il cliente e la Società 3 non è firmato da nessuna delle 

parti; 

− n. “R43.”, titolare e ADE BBBB., (act. MPC 8.5.16448-16456 e 

8.5.17166-17172), il “mandato di gestione con delega a professionisti 

esterni” è firmato da entrambe le parti, mentre il contratto di gestione 

patrimoniale tra il cliente e la Società 3 non porta nessuna firma né del 

mandante, né del mandatario. 

- 33 - 

SK.2020.27 

Ulteriori circostanze legate ai mandati di gestione, verranno, se necessario, 

trattate in seguito. 

5. I reati patrimoniali e di falsità in atti che vengono imputati ad A. dalla pubblica 

accusa (in parte commessi in correità con B. e C.), si inseriscono nella ge-

stione patrimoniale da egli effettuata, dapprima in seno a Società 3 e, in se-

guito, presso Società 2 SA, per i clienti aventi conti aperti presso Banca 2, 

alla quale l’imputato si appoggiava. 

6. I reati patrimoniali e di falsità in documenti, che vengono imputati a B. (in 

parte in correità con A.), concernono sia la sua attività di consulente con 

firma collettiva a due svolta in seno alla Società 2 SA (già Società 3), sia 

quanto da egli effettuato per la Società 5, VVV., BVI. Egli risultava essere, 

infatti, titolare con firma individuale di questa società, con sede a VVV. In 

sede di dibattimento, B. ha dichiarato di avere costituito la Società 5 all’inizio 

degli anni 2000 (quindi prima della collaborazione con Società 3/Società 2 

SA). La società si occupava di transazioni finanziarie, aiuto ai clienti qualora 

avessero dovuto trasferire denaro tramite società estere, ecc. B. ha altresì 

riferito che la Società 5 aveva una relazione aperta anche presso Banca 9 

(v. verbale d’interrogatorio di B. del 14 gennaio 2022, act. SK 306.732.8). 

7. Con riferimento invece a C., si rileva come, egli non aveva nessun ruolo in 

seno a Società 2 SA (già Società 3) e Società 5. A., al dibattimento, ha di-

chiarato che C. era un promotore finanziario di UU., conosciuto tramite altri 

promotori e con il quale avrebbe collaborato. Stando alle dichiarazioni di A., 

C. gli avrebbe portato clientela importante, prima in Banca 10 e, in seguito, 

in Società 3/Società 2 SA (v. verbale d’interrogatorio di A. del 13 gennaio 

2022, act. SK 306.731.14). 

A C. viene rimproverato unicamente il reato di falsità in documenti ripetuta, 

commesso in correità con A., riferito a due clienti da egli portati in Società 2 

SA (già Società 3). In tale contesto, si precisa come, nei confronti di A. e C., 

è pendente, in appello, pure un procedimento in Italia, per reati di natura 

patrimoniale. 

  

- 34 - 

SK.2020.27 

III. Capo d’accusa 1.1.1 (amministrazione infedele)  

 

1. Introduzione e diritto 

1.1 Ad A. viene imputato, al capo n. 1.1.1 dell’atto d’accusa del 24 luglio 2020, il 

reato di amministrazione infedele qualificata ripetuta ai sensi dell’art. 158 n. 

1 cpv. 3 CP. 

B., al capo 1.2.1, è accusato anch’egli di amministrazione infedele qualificata 

ripetuta, ma ai sensi dell’art. 158 n. 2 CP. 

Gli atti di amministrazioni infedele rimproverati agli imputati si riferiscono a 

diverse fattispecie, oggetto di altrettanti capi d’accusa (da n. 1.1.1.1 a n. 

1.1.1.5 e n. 1.2.1.1) che sono stati analizzati da questa Corte.  

1.2 Giusta l’art. 158 n. 1 CP, si rende colpevole di amministrazione infedele chi, 

obbligato per legge, mandato ufficiale o negozio giuridico ad amministrare il 

patrimonio altrui o a sorvegliarne la gestione, mancando al proprio dovere, 

lo danneggia o permette che ciò avvenga. 

La pena è la detenzione sino a tre anni o una pena pecuniaria (art. 158 n. 1 

cpv. 1 CP). Per il cpv. 3 del citato disposto, il giudice può pronunciare una 

pena detentiva da uno a cinque anni se il colpevole ha agito per procacciare 

a sé o ad altri un indebito profitto. 

1.2.1 L’adempimento della fattispecie presuppone la realizzazione di tre condizioni 

oggettive ed una soggettiva: è necessario che l’autore abbia avuto una po-

sizione di gerente (Forum Poenale 2/2011, pag. 69 segg. ed ivi ripresa sen-

tenza del Bezirksgerich di Zurigo, 9. Abteilung, del 3 settembre 2010, con 

riferimenti dottrinali), che egli abbia violato un obbligo che gli incombeva 

nell’ambito di tale funzione, che ne sia risultato un pregiudizio, e che egli 

abbia agito intenzionalmente o con dolo eventuale (DTF 142 IV 346 consid. 

3.2; 123 IV 17 ; 122 IV 279 e 120 IV 190; CORBOZ, Les infractions en droit 

Suisse, 3a ediz. 2010, n. 2 e segg. ad art. 158 CP; NIGGLI/WIPRÄCHTIGER, 

Basler Kommentar, 4a ediz. 2019, n. 9 segg. ad art. 158 CP; TRECHSLER, 

Praxiskommentar, 4a ediz. 2021, n. 2 segg. ad art. 158). 

1.2.2 L’art. 158 CP punisce l’uso infedele di un potere di amministrazione o di sor-

veglianza: si parla di “Treubruch” da parte di chi ricopre una “Garantenstel-

lung”, ovvero una funzione di garante. 

 

- 35 - 

SK.2020.27 

Perseguita è la violazione intenzionale dei doveri di amministrare e di sorve-

gliare che derivano dalla legge, da un mandato ufficiale o da un negozio giu-

ridico (MINI, La legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario, 2002, pag. 

225 e 226 con riferimenti). 

L’autore deve, così, essere tenuto a gestire gli interessi pecuniari altrui o 

sorvegliarne la gestione. È, quindi, necessario che egli abbia un dovere di 

amministrazione o di tutela. Gestore ai sensi della norma è colui che dispone 

di sufficiente indipendenza nel senso di un potere di amministrazione auto-

nomo sul patrimonio affidatogli (DTF 129 IV 124 consid. 3.1; 123 IV 17 con-

sid. 3b; 120 IV 190 consid. 2b). È dunque indispensabile, affinché vi sia ge-

stione ai sensi dell’art. 158 CP, che il gestore goda di un’autonomia suffi-

ciente su tutto o su parte del patrimonio altrui, sui mezzi di produzione o sul 

personale di un’azienda (DTF 123 IV 17 consid. 3b; 120 IV 190 consid. 2b; 

sentenza del Tribunale federale 6B_931/2008 del 2 febbraio 2009 consid. 

2.1). 

La norma in questione precisa che il dovere di gestione o di salvaguardia di 

interessi pecuniari altrui può derivare dalla legge, da un mandato ufficiale, 

da un negozio giuridico o anche da una gestione d’affari senza mandato (FF 

1991 II 1018; per esempi concreti cfr. STRATENWERTH/JENNY/BOMMER, Sch-

weizerisches Strafrecht, BT I, 7a ediz. 2010, § 19 n. 10). Quest’ultima possi-

bilità concerne in modo particolare i casi in cui il gerente prosegue la propria 

attività dopo la morte del mandante, senza essere al beneficio di un valido 

mandato post mortem (BERNASCONI, Le mandat de gestion de fortune, 2017, 

pag. 529). 

Il potere di amministrazione autonomo sui beni affidati può manifestarsi sia 

attraverso la stipulazione di atti giuridici, sia con l’obbligo di difendere, sul 

piano interno, precisi interessi patrimoniali, sia, infine, con il compimento di 

atti materiali (“Geschäftsführer im Sinne von Art. 159 aStGB ist, wer in 

tatsächlich oder formell selbständiger und verantwortlicher Stellung im Inte-

resse eines andern für einen nicht unerheblichen Vermögenskomplex zu sor-

gen hat. Geschäftsführer ist nicht nur, wer Rechtsgeschäfte nach aussen ab-

zuschliessen hat, sondern auch, wer entsprechend seiner Fürsorgepflicht im 

Innenverhältnis für fremde Vermögensinteressen sorgen soll”; cfr. DTF 123 

IV 17 consid. 3b; sentenza del Tribunale federale 6S.711/2000 del 18 gen-

naio 2003 consid. 4.3.). 

Un gestore patrimoniale è il classico caso di persona tenuta, in base ad ob-

blighi contrattuali, a tutelare gli interessi pecuniari altrui (DTF 120 IV 190 

consid. 2b). 

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- 36 - 

SK.2020.27 

Perché vi sia reato, il gestore deve avere trasgredito ad un dovere che gli 

incombe in tale sua qualità (DTF 120 IV 190). Per stabilire se vi è stata una 

tale trasgressione, occorre preliminarmente determinare in maniera concreta 

i contenuti dell’obbligo o, in altre parole, quale comportamento avrebbe do-

vuto adottare l’autore. Nell’effettuare questo esame bisogna, tra le altre cose, 

chiarire se egli era tenuto a conservare il patrimonio oppure se era chiamato 

a fare in modo che esso aumentasse. Atti conformi ai doveri di gestione, 

anche se comportano dei rischi, non ne rappresentano una violazione (COR-

BOZ, op. cit., n. 8 ad art. 158 CP). In effetti, le attività commerciali e di ammi-

nistrazione di capitali sono sovente e per la loro stessa natura soggette al 

pericolo di una perdita finanziaria, per cui agire assumendo questo rischio 

può essere conforme al mandato o agli impegni assunti (sentenza del Tribu-

nale federale 6B_446/2011 del 27 luglio 2012 consid. 5.4.3). In tal senso, 

dunque, può risultare addirittura contrario ai doveri tralasciare l’adozione di 

una disposizione rischiosa (STRATENWERTH/JENNY/BOMMER, op. cit., § 19, n. 

13). In simili situazioni, non si può decretare una condanna ai sensi dell’art. 

158 CP nemmeno nel caso in cui l’operazione si concluda con un esito ne-

gativo. 

Gli obblighi di amministrare e sorvegliare richiedono l’adempimento di atti 

tendenti alla tutela degli interessi patrimoniali altrui (MINI, op. cit., pag. 227 

con riferimenti). 

Non ogni inadempimento contrattuale realizza la fattispecie dell’art. 158 CP: 

penalmente perseguibile è la violazione di un obbligo principale da parte 

dell’autore, mentre quella di semplici doveri accessori non realizza il reato 

(POSTIZZI, Contratto di Mandato e reato per omissione, in: CFPG, Basilea 

2009, n. 43, pag. 192). 

Esempi di trasgressione dei doveri di gestore sono, tra gli altri, l’utilizzo con-

trario alle regole di un patrimonio affidato, come l’impiego non dichiarato di 

manodopera subordinata all’autore per suoi scopi privati o a favore di un’altra 

ditta (DTF 81 IV 280), il mancato incasso di tasse dovute e pagabili da parte 

di un segretario comunale (DTF 81 IV 232), la trascuranza volontaria della 

promozione della vendita dei prodotti in un chiosco (DTF 86 IV 15), la con-

clusione di contratti per proprio conto o a favore di terzi concorrenti invece 

che per conto del proprietario della ditta per la quale l’autore lavora (DTF 115 

IV 313 consid. 3; 80 IV 248), la deviazione da parte del gerente di una filiale 

di guadagni spettanti alla casa madre sui conti di una ditta da lui controllata 

(DTF 109 IV 112 consid. 2a), l’accettazione di tangenti in cambio di un com-

portamento che nuoce agli interessi patrimoniali del committente (DTF 129 

- 37 - 

SK.2020.27 

IV 124 consid. 4.1.), l’effettuazione di una serie di investimenti speculativi 

contrari agli interessi ed alle istruzioni dei clienti (DTF 120 IV 190 consid. 2b). 

1.2.3 Il reato è consumato solo se vi è un pregiudizio economico a danno di una 

terza persona (DTF 120 IV 190 consid. 2b). È il caso quando ci si trova di 

fronte ad una vera lesione del patrimonio, vale a dire ad una diminuzione 

dell’attivo, ad un aumento dei passivi, ad una mancata diminuzione del pas-

sivo o ad un mancato aumento dell’attivo, oppure ancora ad una messa in 

pericolo dell’attivo, tale da avere per effetto una diminuzione del suo valore 

dal punto di vista economico (sentenze del Tribunale federale 6B_223/2011 

del 13 gennaio 2011 consid. 3.3.3 e 6B_931/2008 del 2 febbraio 2009 con-

sid. 4.1). Un pregiudizio temporaneo è sufficiente (DTF 121 IV 104 consid. 

2c). 

1.2.4 L’aggravante del cpv. 3 dell’art. 158 cifra 1 CP prevede che sia punito con 

una pena detentiva da uno a cinque anni colui che ha agito per procacciare 

a sé o ad altri un indebito profitto. 

La nozione di arricchimento è ampia e comprende qualsiasi tipo di vantaggio 

economico. Con esso va intesa ogni forma, anche temporanea o provvisoria, 

di miglioramento della situazione patrimoniale: aumento degli attivi, diminu-

zione dei passivi, mancata diminuzione degli attivi o mancato aumento dei 

passivi (CORBOZ, op. cit., n. 10 segg. ad art. 138). 

L’arricchimento deve poi essere illecito, requisito che vien meno se l’autore 

ne ha diritto o pensa in buona fede di averne diritto. Se per contro quest’ul-

timo non è completamente convinto del suo diritto, ma agisce comunque, 

l’intenzione di procacciare indebito profitto è da riconoscere per dolo even-

tuale (CORBOZ, op. cit., n. 14 ad art. 138). 

Il presupposto non è nemmeno realizzato se l’autore paga il controvalore al 

momento del suo atto (fintanto che il bene è ancora disponibile sul mercato), 

se ha l’intenzione di saldare il debito o nell’ipotesi in cui egli abbia la cosid-

detta “Ersatzbereitschaft” (CORBOZ, op. cit., n. 14 ad art. 138). 

1.2.5 Nel caso di specie, i contratti di gestione patrimoniale sottoscritti tra Società 

3, rispettivamente Società 2 SA (nella persona di A. e a volte di B.) e i clienti 

della società, oggetto dell’atto d’accusa sono dei contratti di mandato ai sensi 

dell’art. 394 segg. CO. Con la conclusione di un negozio giuridico di questo 

genere, nasce a carico del mandatario un obbligo universale di diligenza, 

fedeltà ed informazione nei confronti del mandante (art. 398 e 400 CO). Un 

- 38 - 

SK.2020.27 

tale dovere sorge anche, più in generale, sulla scorta del principio della 

buona fede sancito dall’art. 2 CC. 

In base all’onere di diligenza, il mandatario è chiamato a mettere in opera 

una scrupolosità ragionevole per raggiungere il risultato prefissato dalle parti 

ed a rimettere al mandante quanto ottenuto. Da questo dovere principale ne 

derivano poi di accessori, quali quello di informazione e di consiglio, quello 

di discrezione e quello di sicurezza (WERRO, Commentaire romand, 3a ediz. 

2021, n. 13 ad art. 398 CO). 

Per determinare se il mandatario ha agito con ragionevole diligenza bisogna 

valutare se egli si è comportato come avrebbe fatto una persona ragionevole 

e diligente nelle stesse circostanze oggettive, fermo restando che, per coloro 

che agiscono a titolo professionale e oneroso, si devono applicare criteri più 

restrittivi (DTF 115 II 62 consid. 3a). 

Il dovere di informazione (Aufklärungspflicht) impone che il contraente metta 

al corrente la controparte di tutto quanto è per questa rilevante in relazione 

al contratto concluso. In modo particolare, egli deve compiutamente raggua-

gliare il mandante dei rischi (finanziari e non) e dei vantaggi che l’esecuzione 

del mandato comporta, arrivando in determinate circostanze sino all’obbligo 

di comunicare al mandante che egli ha violato il contratto (WERRO, op. cit., 

n. 17 ad art. 398 CO). 

Secondo la giurisprudenza, questo dovere di informazione impone al man-

datario di farsi parte diligente e ragguagliare la controparte soprattutto nei 

casi in cui per lui risulti riconoscibile che quest’ultima non è consapevole dei 

rischi concretamente assunti o qualora tra le parti vi sia una relazione di fi-

ducia tale per cui il cliente può, in buona fede, aspettarsi di venire in ogni 

caso avvisato del pericolo connesso alle operazioni (finanziarie o meno) an-

che senza averne fatto esplicita richiesta (sentenza del Tribunale federale 

4C.361/2004 del 25 febbraio 2005 consid. 4.1.1). 

Il dovere di consulenza e di avviso (Beratungs- und Warnpflichten) esige, dal 

conto suo, un intervento attivo del mandatario che deve, da un lato, indicare 

al mandante quale misura corrisponda al meglio ai suoi interessi e, dall’altro, 

metterlo in guardia dai rischi che l’adozione di determinate misure comporta, 

specialmente quando egli è uno specialista e l’altro no (DTF 124 III 155 con-

sid. 3a). 

 

- 39 - 

SK.2020.27 

L’obbligo di fedeltà, poi, impone al mandatario che gestisce capitali per conto 

di terze persone di evitare conflitti tra i suoi interessi e quelli del mandante, 

come può ad esempio avvenire quando egli trae profitto personale dalle ope-

razioni effettuate (WERRO, op. cit., n. 29 ad art. 398). Qualsiasi tipo di conflitto 

d’interesse suscettibile di portare pregiudizio al mandante deve essergli se-

gnalato e può, in assenza di autorizzazione, dare origine all’obbligo di rescin-

dere il contratto. Un conflitto d’interessi in questo senso si verifica ad esem-

pio di fronte a retrocessioni a favore del mandatario dipendenti dal numero 

di transazioni, poiché esse possono rappresentare un incentivo per l’ammi-

nistratore patrimoniale ad incrementare in maniera artificiale il numero delle 

operazioni finanziarie al fine di ottenere un guadagno maggiorato (cosiddetto 

churning; cfr. DTF 132 III 460 consid. 4.2; sentenza del Tribunale federale 

4A_266/2010 del 29 agosto 2011 consid. 2.3; ROTH, Retrozessionen- und 

Interessenkonflikte – Wenn der Berater in Tat und Wahrheit ein Verkäufer 

ist, ZBJV 146/2010, pag. 522 seg.). 

Proprio con riferimento al churning (o barattage oppure Spesenschinderei), 

la giurisprudenza e la dottrina hanno già avuto modo di chiarire che si tratta 

di un comportamento sussumibile al reato di amministrazione infedele (SJ 

1999 I, pag. 124). 

Giusta l’art. 400 cpv. 1 CO, infine, il mandatario è obbligato, ad ogni richiesta 

del mandante, a rendere conto del suo operato (cosiddetto obbligo di rendi-

conto). Da questa norma la dottrina ha parimenti desunto un dovere di ren-

diconto spontaneo che insorge al termine del contratto (WERRO, op. cit., n. 6 

ad art. 400 CO). 

Con il rendiconto il cliente deve essere messo al corrente di tutti quei dati 

che gli consentono di giudicare o far giudicare la qualità della gestione, del 

rispetto da parte del gestore dei suoi obblighi di diligenza e fedeltà e, even-

tualmente, determinarsi in merito al suo diritto di restituzione di tutto ciò che 

ha dato ai sensi dell’art. 400 cpv. 1 CO (BRETTON-CHEVALLIER, Le gérant de 

fortune indépendant, Ginevra 2002, pag. 106 seg.). 

Nel settore specifico degli amministratori patrimoniali, la dottrina e la giuri-

sprudenza hanno chiarito che al momento della sottoscrizione del contratto, 

il cliente deve essere informato compiutamente su tutti quegli aspetti che, 

viste le sue conoscenze specifiche del settore, gli consentono di rendersi 

conto della portata e delle conseguenze degli impegni assunti.  

Qualora egli non sia dotato degli strumenti sufficienti per potersi rendere 

conto di quanto sta facendo, il gestore di patrimonio è parimenti chiamato ad 

istruirlo in merito con termini a lui comprensibili (DTF 124 III 155 consid. 3a). 

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Di principio i ragguagli devono essere completi, precisi, esatti e appropriati. 

Fondamentalmente sono stati identificati tre elementi cardine dell’informa-

zione, che rivestono un ruolo determinante specialmente nei confronti della 

nuova clientela. 

Il primo di essi concerne i dati sulla società, rispettivamente l’impresa, del 

gestore patrimoniale, il secondo copre le informazioni sui rischi legati alla 

prospettata prestazione di servizio patrimoniale ed il terzo riguarda la traspa-

renza sulla remunerazione del gestore per le sue prestazioni. 

In merito a quest’ultima, il codice deontologico svizzero per l’esercizio della 

gestione indipendente di patrimoni, allestito dall’Associazione svizzera dei 

gestori di patrimoni (ASG, www.vsv-asg.ch) entrato in vigore il 1. ottobre 

2009, alla norma d’applicazione n. 25 dell’art. 6, precisa che qualora non sia 

possibile quantificare in anticipo l’ammontare delle retribuzioni e delle com-

missioni (cosa che avviene frequentemente), il gestore deve informare il suo 

cliente sulla provenienza di tali prestazioni finanziarie come pure sulle mo-

dalità di calcolo essenziali: 

 

“Il gestore di patrimoni informa i suoi clienti riguardo al suo onorario. Egli 

informa inoltre i clienti di tutte le prestazioni finanziarie percepite da terzi in 

relazione ai servizi considerati, indipendentemente dalla loro base legale, e 

rende attento sui conflitti di interesse legati a tali prestazioni. 

 

Se le prestazioni non possono essere quantificabili in anticipo con un im-

porto, poiché dipendono dai risultati, azioni o elementi futuri, il gestore di 

patrimoni informa il cliente sui parametri di calcolo e la fascia di queste pre-

stazioni in modo facilmente comprensibile. 

 

Il gestore di patrimoni informa il cliente qualora mediante tali prestazioni fi-

nanziarie, rispettivamente mediante un onorario complessivo vengano remu-

nerati servizi di marketing e altri servizi. 

 

A domanda del cliente il gestore di patrimoni lo informa circa l’ammontare 

delle prestazioni di terzi già ricevute”. 

Queste disposizioni di categoria (“Verbandsbestimmungen”) non hanno por-

tata normativa, ma sono utili ai tribunali per l’esame in concreto della misura 

della diligenza richiesta al mandatario (NIGGLI/WIPRÄCHTIGER, op. cit., n. 58 

ad art. 158 CP; CAVADINI, Condizioni quadro giuridiche per gestori patrimo-

niali, in Compliance Management, pubblicazioni del Centro studi bancari di 

Vezia, 2010, pag. 490 seg. e pag. 523). 

http://www.vsv-asg.ch/

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SK.2020.27 

Secondo la giurisprudenza, un dovere di informazione è pure dato quando 

le parti contrattuali sono in un rapporto di confidenza tale che il cliente può 

legittimamente attendersi, in buona fede, di essere informato senza farne 

richiesta ogni qual volta subentrano dei pericoli legati ad un investimento da 

lui previsto (DTF 131 III 377 consid. 4.1.1). In una sentenza del 2 aprile 2007 

il Tribunale federale ha ad esempio riconosciuto l’esistenza degli estremi per 

far insorgere un dovere di informazione, consiglio e avviso nel fatto che il 

rapporto di confidenza risultava da incontri regolari tra clienti completamente 

inesperti in materia finanziaria e un collaboratore di una banca con il quale 

discutevano della composizione del loro portafoglio (sentanza del Tribunale 

federale 4C.385/2006). 

Durante l’esecuzione del contratto, il gestore di patrimoni deve ripetere l’in-

formazione al cliente se si accorge che questi non l’ha compresa, non era in 

grado di comprenderla al momento in cui essa è stata data oppure se sono 

subentrati nuovi elementi. Per il resto, egli deve metterlo al corrente di quei 

fatti che possono indurlo ad interrompere la relazione contrattuale, ad esem-

pio l’esistenza di conflitti d’interesse, quali potrebbero sussistere a fronte 

della pratica del churning, con la quale, come visto, la remunerazione del 

consulente è in funzione del numero di transazioni effettuate, per cui egli può 

essere tentato di fare operazioni ad alto rendimento ma rischiose, parteci-

pandone ai benefici ma non rischiando nulla in caso di perdite. Il dovere di 

informazione può estendersi all’obbligo di chiarire la portata esatta degli 

estratti conto, considerato che in talune situazioni essi sono strutturati in ma-

niera tale che il cliente non può neppure percepire l’esistenza di una perdita 

e ancor meno comprenderne le cause (BRETTON-CHEVALLIER, op. cit., pag. 

98). 

Il gestore patrimoniale non ha tuttavia l’obbligo (poiché nemmeno fattibile) di 

informare spontaneamente il cliente sui rischi di ogni transazione effettuata. 

In effetti, una volta definita la politica di gestione del capitale e la tipologia 

degli strumenti autorizzati, egli decide autonomamente quale sia l’opera-

zione finanziaria particolare da intraprendere (BRETTON-CHEVALLIER, op. cit., 

pag. 98). 

Con la DTF 132 III 460 il Tribunale federale ha iniziato a mettere alcuni pa-

letti, stabilendo che le retrocessioni possono essere incassate dal gestore 

patrimoniale solo a precise condizioni, e meglio, solo a seguito di un esplicito 

consenso in tal senso del cliente, da lui concesso dopo essere stato obbli-

gatoriamente messo al corrente sia del fatto che esse vengono corrisposte, 

sia del loro ammontare. 

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Secondo la recente giurisprudenza dell’Alta Corte, i vantaggi del mandante 

che devono essere attribuiti al cliente in base all’art. 400 cpv. 1 CO e al do-

vere di lealtà sancito dall’art. 398 cpv. 2 CO, comprendono anche le cosid-

dette retrocessioni (DTF 143 III 348 consid. 5.1.1 e segg.; 138 III 755 consid, 

4.2 e 137 III 393 consid. 2.1; sentenza del Tribunale federale 6B_910/2019 

consid. 4.2). Il gestore patrimoniale deve, pertanto, informare i suoi clienti 

delle retrocessioni che riceve dalla banca depositaria. In caso contrario, è 

passibile di un’azione penale per amministrazione infedele (DTF 144 IV 294 

consid. 3; sentenze del Tribunale federale 6B_910/2019 consid. 4.2 e 

6B_54/2019 del 3 maggio 2019 consid. 4.3). Il cliente può rinunciare alle 

retrocessioni (DTF 137 III 393 consid. 2.2). Affinché una rinuncia anticipata 

alle retrocessioni sia valida, il cliente deve essere a conoscenza dei parame-

tri necessari per calcolare l’importo totale delle retrocessioni e deve poterli 

confrontare con la commissione di gestione concordata con il gestore. Per 

poter procedere in questo senso, il cliente deve almeno essere informato 

sulle cifre chiave indi