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**Case Identifier:** f194fa10-2abb-5e23-9af4-acf26a1089c4
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-12-04
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 04.12.2023 BV.2023.25
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_BV-2023-25_2023-12-04.pdf

## Full Text

Decisione del 4 dicembre 2023 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 

Roy Garré, Presidente, 

Miriam Forni e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A. SA, 

 

rappresentata dagli avv. Federico Domenghini e Yannick 

Lehmann, 

 

Reclamante 

 

   

  contro 

   

SEGRETERIA DI STATO DELL'ECONOMIA SECO, 

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Indennità in caso di abbandono del procedimento  

(art. 100 cpv. 4 DPA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BV.2023.25 
 

 

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 Fatti: 

A. Il 15 maggio 2023, la Segreteria di Stato dell’economia SECO (in seguito: 

SECO) ha disposto l’abbandono del procedimento penale amministrativo av-

viato il 9 settembre 2022 nei confronti di A. SA (v. act. 1.9) per sospetta viola-

zione dell’art. 14c dell’ordinanza del 4 marzo 2022 che istituisce provvedimenti 

in relazione alla situazione in Ucraina (RS 946.231.176.72), procedimento 

nell’ambito del quale la SECO, il 9 settembre 2022, ha ordinato il sequestro  

(v. act. 1.8), revocato il 23 novembre seguente (v. act. 1.15), di circa 20'000 kg 

di barre d’argento di proprietà della predetta società (v. act. 1.3). Con l’abban-

dono, la SECO ha deciso che: “Le spese del procedimento restano a carico 

della Confederazione, come anche i costi e pigioni sostenuti dalla SECO du-

rante la durata del sequestro” (punto 2 del dispositivo); “Un’indennità per ripeti-

bili (supplementare a quella decisa dal Tribunale penale federale e già versata 

dalla SECO nel quadro della procedura di reclamo contro l’ordine di sequestro, 

BV.2022.33) di CHF 2'526.65 viene riconosciuta alla A. SA per le spese legali 

sostenute” (punto 3 del dispositivo); “La richiesta d’indennità della A. SA per il 

finanziamento dell’argento viene integralmente respinta” (punto 4 del disposi-

tivo); “La richiesta di indennità della A. SA relativa ai costi interni sostenuti e ai 

costi fatturati dalla B. SA per il trasporto dell’argento viene integralmente re-

spinta” (punto 5 del dispositivo). 

 

 

B. Con reclamo del 16 giugno 2023, A. SA è insorta avverso la succitata decisione 

dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulando 

l’accoglimento del gravame, “di conseguenza: a. La Confederazione è condan-

nata al pagamento di un’indennità per ripetibili di CHF 68'930.15 a favore della 

reclamante oltre al 5% di interessi dal 16.04.2023. b. La Confederazione è con-

dannata al pagamento di un’indennità di USD 58'922.75 a favore della recla-

mante relativa ai costi di finanziamento dell’argento oltre 5% di interessi dal 

23.11.2022. c. La Confederazione è condannata al pagamento di un’indennità 

di CHF 2'560.00 relativa ai costi interni della reclamante oltre al 5% di interessi 

dal 23.11.2022 (scadenza media). d. La Confederazione è condannata al pa-

gamento di un’indennità di CHF 5'115.45 a favore della reclamante relativa ai 

costi fatturati dalla B. SA per il trasporto dell’argento oltre al 5% di interessi dal 

01.01.2023” (act. 1, pag. 13). In via eventuale, essa chiede che “il reclamo è 

accolto e le decisioni no. 3, 4 e 5 della decisione di desistenza dal procedimento 

della SECO del 15 maggio 2023 vengono annullate con il rinvio alla SECO per 

una nuova decisione” (ibidem). 

 

 

C. Con risposta del 17 luglio 2023, la SECO ha postulato la reiezione del reclamo 

e la conferma della decisione impugnata (v. act. 7).  

 

- 3 - 
 
 

 

D. Con replica del 30 agosto 2023, trasmessa alla SECO per conoscenza 

(v. act. 11), la reclamante ha in sostanza ribadito le conclusioni espresse in 

sede ricorsuale (v. act. 10). 

 

 

Le argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, nei con-

siderandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

 

1. 

1.1 Le infrazioni alla legge federale sull’applicazione di sanzioni internazionali 

(LEmb; RS 946.231) sono perseguite e giudicate secondo tale legge, unita-

mente alla legge federale del 22 marzo 1974 sul diritto penale amministrativo 

(DPA; RS 313.0). La SECO è l’autorità competente per il perseguimento e il 

giudizio (v. art. 14 cpv. 1 LEmb).  

 

Per le questioni non regolate dal DPA si applica di principio il CPP per analogia 

(DTF 139 IV 246 consid. 1.2 e 3.2; sentenza del Tribunale federale 

1B_210/2017 del 23 ottobre 2017 consid. 1.1; 1B_91/2016 del 4 agosto 2016 

consid. 4.1; TPF 2016 55 consid. 2.3; sentenza del Tribunale penale federale 

BV.2020.10 del 23 giugno 2021 consid. 1.2). I principi generali della procedura 

penale e del diritto costituzionale devono in ogni caso essere presi in conside-

razione anche nei procedimenti penali amministrativi (DTF 139 IV 246 consid. 

1.2 e 3.2; TPF 2018 162 consid. 3; 2017 107 consid. 1.2 e 1.3; 2016 55 con-

sid. 2.3). 

 

1.2 Contro la decisione dell'amministrazione sulla richiesta di indennizzo è possibile 

presentare reclamo alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale 

entro 30 giorni dalla notificazione (v. art. 25 cpv. 1 DPA); in tal caso i disposti 

procedurali dell'art. 28 capoversi da 2 a 5 DPA si applicano per analogia (art. 

100 cpv. 4 DPA). Il diritto di reclamo spetta a chiunque è toccato dall’operazione 

e ha un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione  

(v. art. 28 cpv. 1 DPA). Con il reclamo si può invocare la violazione del diritto 

federale, compreso l’eccesso o l’abuso del potere d’apprezzamento (v. art. 27 

cpv. 3 DPA). 

 

1.3 Il presente reclamo è interposto avverso i punti 3, 4 e 5 della decisione del 

15 maggio 2023, mediante la quale la SECO ha fissato l’indennità da versare 

ad A. SA in seguito all’abbandono del procedimento a suo carico. Destinataria 

della decisione impugnata, la reclamante ha un interesse degno di protezione 

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alla modificazione della stessa, ritenuto che con la medesima viene largamente 

respinta la sua richiesta d’indennizzo (v. act. 1.17). La decisione impugnata, 

datata 15 maggio 2023, è stata notificata il 17 maggio seguente (v. act. 1.2); il 

termine di reclamo di cui all'art. 100 cpv. 4 DPA è pertanto stato ossequiato. Il 

reclamo è ricevibile in ordine.  

 

 

2. All’imputato che ha beneficiato dell’abbandono del procedimento o è stato pu-

nito soltanto per inosservanza di prescrizioni d’ordine è assegnata, qualora ne 

faccia richiesta, un’indennità per il carcere preventivo e gli altri pregiudizi sof-

ferti; tuttavia, l’indennità può essere negata in tutto o in parte qualora l’imputato 

abbia determinato per sua colpa l’apertura dell’inchiesta o abbia con temera-

rietà intralciato o prolungato il procedimento (art. 99 cpv. 1 DPA). Le condizioni 

per il rifiuto dell’indennità sono le stesse di quelle per l’addossamento delle 

spese giusta l’art. 95 cpv. 2 DPA. Nonostante la formulazione leggermente di-

versa dell'art. 95 cpv. 2 e dell'art. 99 cpv. 1 DPA, il campo di applicazione di 

queste disposizioni è identico a quello degli art. 426 cpv. 2 e 430 cpv. 1 CPP, 

che si applicano al procedimento penale ordinario. È quindi possibile fare riferi-

mento alla dottrina e alla giurisprudenza relative a questa disposizione. In linea 

di principio, l'addossamento delle spese esclude la richiesta d’indennizzo e la 

riparazione del torto morale. La decisione sulle spese pregiudica quindi la que-

stione dell’indennità (GRIESSER, Commentario zurighese, 3a ediz. 2020, n. 2 ad 

art. 430 CPP; JOSITSCH/SCHMID, Schweizerische Strafprozessordung, Praxis-

kommentar, 4a ediz. 2023, n. 2 ad art. 430 CPP). Di conseguenza, si applica il 

principio secondo cui non è dovuta alcuna indennità in caso di addossamento 

delle spese, mentre se le spese sono sostenute dallo Stato, l'imputato ha diritto 

a un’indennità (DTF 137 IV 352 consid. 2.4.2). Questo principio non si applica 

tuttavia in modo assoluto. In particolare, se ha provocato in modo illecito e col-

pevole l’apertura di un procedimento penale, la persona interessata non ha di-

ritto a un’indennità (sentenza del Tribunale federale 6B_637/2013 del 19 set-

tembre 2013 consid. 2.3; sentenza del Tribunale penale federale BV.2018.30-

32 del 17 aprile 2019 consid. 2.1).  

 

2.1 

2.1.1 Nella decisione impugnata, la SECO ha affermato che “iI 2 settembre 2022 la 

banca C. ha venduto alla società A. SA di Balerna 19’967.56445 kg (peso lordo 

20’400 kg) di barre di argento per un valore totale di 12'069’075.48 USD. In 

base alla fattura (N° 1) relativa alla vendita, il paese d’origine dell’argento era la 

Federazione Russa. In data 5 settembre 2022 è stata annunciata per l’importa-

zione, tramite dichiarazione doganale n° 2, la spedizione dell’argento da parte 

della banca C. a destinazione della società A. SA, per il tramite dello spedizio-

niere B. AG, il quale era inoltre consegnatario autorizzato. La spedizione è stata 

dapprima automaticamente bloccata dalla Dogana Nordost – Zürich, in quanto 

l’argento di origine russa è considerato un bene economicamente importante 

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(n° tariffa 3) ai sensi dell’art. 14c in combinato disposto con l’allegato 20 dell’Or-

dinanza. La merce è stata in seguito liberata e si trovava presso l’acquirente, la 

società A. SA. In data 6 settembre 2022, l’Ufficio federale della dogana e della 

sicurezza dei confini (UDSC) ha preso contatto con la SECO per informarla di 

questa importazione d’argento e per richiedere una valutazione del caso, vista 

la possibile violazione dell’Ordinanza. In data 9 settembre 2022 la SECO ha 

ordinato il sequestro di 19’967.56445 kg (peso lordo 20’400 kg) di barre di ar-

gento per un valore totale di 12'069’075.48 USD venduto dalla banca C. alla 

società A. SA di Balerna, in quanto sulla base della documentazione fornita 

dalla A. SA all’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (USDC) 

e poi trasmessa da quest’ultimo alla SECO, l’argento avrebbe potuto essere 

stato importato in Svizzera in violazione del divieto previsto all’art. 14c dell’Or-

dinanza. L’ordine di sequestro si è reso immediatamente necessario, in quanto 

la società era ormai già in possesso dell’argento e la stessa avrebbe potuto 

disporne liberamente. Va inoltre sottolineato che su stessa successiva ammis-

sione della A. SA (replica del 26 ottobre 2022) la documentazione presentata 

alle Autorità doganali conteneva una fattura con delle indicazioni errate in merito 

all’origine dell’argento. Alla stessa data, unitamente all’ordine di sequestro 

un’inchiesta di diritto penale amministrativo è stata aperta nei confronti della 

società A. SA (…). Contro l’ordine di sequestro, la società A. SA ha interposto 

reclamo in data 15/19 settembre 2022, il quale è stato trasmesso in ragione di 

competenza al Tribunale penale federale dalla SECO il 21 settembre 2022. Nel 

suo scritto per inoltrare il reclamo, la SECO ha inoltre sottolineato che la fattura 

a disposizione delle autorità doganali differiva per quanto attiene al paese d’ori-

gine dell’argento da quella presentata da A. SA nel suo reclamo (…). Per rias-

sumere, A. SA ha fatto valere che le barre d’argento importate non erano origi-

narie della Federazione Russa, bensì dell’Unione Sovietica (URSS) e la loro 

provenienza era britannica. Secondo la società ne conseguirebbe che l’art. 14c 

dell’Ordinanza che istituisce provvedimenti in relazione alla situazione in 

Ucraina non sarebbe applicabile. Le barre sequestrate non rientrerebbero inol-

tre nella categoria di cui all’allegato 20 cifra 7601, in quanto, trattandosi di barre 

“Good Delivery” ai sensi della London Bullion Market Association (LBMA), non 

sarebbero né greggio, né semilavorate, come neppure in polvere. La società ha 

inoltre sottolineato che un’interpretazione in senso contrario dell’Ordinanza a 

quanto da lei esposto nella presa di posizione comporterebbe il collasso del 

sistema clearing relativo alla compra/vendita dell’argento. È solo quindi al mo-

mento del reclamo, dei successivi scambi di scritti davanti al TPF e nella sua 

presa di posizione che la società ha fornito le informazioni relative all’effettiva 

(e corretta) origine dell’argento e alla data della sua importazione – anteriore 

all’introduzione delle sanzioni – nell’Unione europea. Si tiene a sottolineare che 

queste informazioni non erano a disposizione delle autorità doganali, né in se-

guito della SECO, al momento dell’importazione in Svizzera dell’argento (…). 

Sulla base delle nuove e corrette informazioni ottenute da A. SA, l’ordine di 

sequestro è stato revocato in data 23 novembre 2022 e la A. SA è stata 

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autorizzata a riprendere possesso della merce precedentemente sequestrata” 

(act. 1.3, pag. 2 e seg.). In altre parole, “la documentazione fornita dalla società 

al momento dell’importazione e a disposizione delle Autorità doganali e della 

SECO era insufficiente per determinare se l’importazione fosse effettivamente 

conforme all’Ordinanza che istituisce provvedimenti in relazione alla situazione 

in Ucraina. Difatti, la fattura allegata alla dichiarazione doganale indicava come 

paese d’origine la Federazione Russa e ciò in chiara violazione dell’Ordinanza, 

poiché l’art. 14c vietava l’importazione tanto di beni provenienti, che di quelli 

originari dalla Federazione Russa e ha imposto l’intervento immediato dell’au-

torità inquirente. Inoltre, su stessa ammissione della A. SA la documentazione 

presentata alle Autorità doganali conteneva una fattura con delle indicazioni er-

rate in merito all’origine dell’argento. La SECO ha dunque dovuto agire d’ur-

genza e in buona fede sulla base delle informazioni di cui disponeva al momento 

del sequestro. L’ordine di sequestro e l’apertura del procedimento erano quindi 

necessari per evitare che la A. SA disponesse dell’argento e ciò fino all’accer-

tamento delle circostanze di fatto e di diritto relative all’importazione. La situa-

zione andava inoltre regolata con urgenza, in quanto la società era già entrata 

in possesso dell’argento e aveva già cominciato a disporne (un certo numero di 

barre era infatti già stato lavorato e trasformato in polvere)” (ibidem, pag. 5). La 

SECO conclude che “visto quanto precede va quindi considerato che la società 

A. SA ha causato l’apertura dell’inchiesta (e l’ordine di sequestro) per sua colpa. 

In questo contesto, la SECO ha dovuto chiarire le circostanze esatte e lo svol-

gimento preciso dell’importazione della merce proprio tramite l’apertura di un’in-

chiesta di diritto penale amministrativo” (ibidem). La SECO ha quindi larga-

mente respinto le richieste d’indennizzo presentate dalla reclamante (v. supra 

Fatti lett. A e B). 

 

2.1.2 La reclamante sostiene che l’argento non sarebbe mai stato di dubbia prove-

nienza, in quanto sarebbe stato evidente da tutti gli atti doganali l’importazione 

dal Regno Unito. Sulla base della documentazione presentata, le autorità do-

ganali sarebbero giunte alla conclusione che l’argento poteva essere legal-

mente importato in Svizzera. Nonostante ciò, la SECO avrebbe ordinato il se-

questro dell’argento senza interpellare prima la reclamante al fine di ottenere 

ulteriori ragguagli, violando il principio della proporzionalità. A suo avviso, “dagli 

atti doganali risultava che l’argento era LBMA Good Delivery (…) e che agli 

agenti dell’UDSC il 12 settembre 2022 era stata mostrata la lettera della banca 

C. del 1mo settembre 2022 (…), dalla quale si evince che l’argento in questione 

era stato prodotto prima del 7 marzo 2022 (data in cui la LBMA ha sospeso lo 

status Good Delivery per la Federazione Russa); vale a dire quindi ancora prima 

dell’entrata in vigore delle sanzioni europee contro la Federazione Russa, e che 

erano in libera circolazione nel Regno Unito da prima di quella data. La SECO 

ha poi definitivamente ricevuto la lettera della banca C. del 15 settembre 2022 

(…) come allegato del reclamo del 15 settembre 2022. Ne discende che per la 

SECO, al più tardi da quel momento in poi, doveva essere indubbiamente 

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evidente che sia dal lato della provenienza che dal lato dell’origine, l’argento 

non violava alcuna sanzione vigente. Eppure la SECO ha ordinato il disseque-

stro solo in data 23 novembre 2022 dopo un lasso temporale di 77 giorni, chia-

ramente sproporzionato” (act. 1, pag. 8). L’insorgente “presume che la SECO 

non era affatto pronta a gestire e supervisionare le pratiche inerenti alle sanzioni 

contro la Federazione Russa e ha necessitato del tempo fino a fine novembre 

2022 per chiarire l’applicabilità concreta dell’Ordinanza. Le affermazioni della 

SECO, secondo le quali la colpa per l’apertura dell’inchiesta e per l’ordine di 

sequestro sarebbe da ricondurre alla reclamante, sono pertanto illusorie e del 

tutto fuori luogo” (ibidem). Asserendo di aver “subito dei considerevoli danni a 

causa degli ordini impartiti dalla SECO, la reclamante chiede un’indennità per i 

pregiudizi sofferti ai sensi dell’art. 99 cpv. 1 DPA” (ibidem, pag. 9; v. supra Fatti 

lett. B). 

 

2.2 Per valutare se le spese possono essere addossate all'imputato in caso di pro-

scioglimento o di abbandono del procedimento, risp. se il pagamento dell’inden-

nità può essere rifiutato, è necessario innanzitutto chiarire per quale motivo è 

stata avviata l'inchiesta penale e se tale motivo costituisca un comportamento 

dell’imputato reprensibile dal punto di vista legale. Non si tratta di una respon-

sabilità per colpa penale, ma di una responsabilità che si avvicina ai principi del 

diritto civile per una condotta illecita che ha causato l'avvio o ostacolato lo svol-

gimento di un procedimento penale (DTF 119 Ia 332 consid. 1b). Tuttavia, non 

ogni violazione contrattuale, ogni comportamento immorale ai sensi  

dell'art. 20 CO o ogni violazione della buona fede ai sensi dell'art. 2 CC può 

essere considerato un comportamento reprensibile che giustifica una condanna 

alle spese. Tra la condotta civilmente reprensibile – che va valutata applicando 

per analogia i principi derivanti dall’interpretazione dell’art. 41 CO – e i costi 

causati dall'indagine deve esistere un rapporto di causalità adeguata. Il com-

portamento dell'imputato che viola palesemente norme di comportamento 

scritte o non scritte, comunali, cantonali o federali, deve quindi essere stato 

idoneo, secondo l'ordinario corso degli eventi e l'esperienza generale della vita, 

a creare il sospetto di un reato e quindi a dare origine all'apertura di un proce-

dimento penale o a ostacolare lo svolgimento dell'indagine penale avviata (cdt. 

“colpa procedurale”; v. DTF 116 Ia 162 consid. 2f con rinvii; sentenze del Tribu-

nale federale 1B_39 e 43/2012 del 10 maggio 2012 consid. 3.3, nonché 

1B_12/2012 del 20 febbraio 2012 consid. 2.2, riassunta in ius.focus 4/2012 pag. 

25, e 6B_570/2007 del 23 maggio 2008 consid. 6.1.1 pubblicato in RtiD I-2009 

N. 45 pag. 189; sentenza del Tribunale penale federale BV.2020.12 del 15 ot-

tobre 2020 consid. 3.2). In questo contesto, l'addossamento delle spese viene 

preso in considerazione solo se l'autorità, nell'esercizio del suo giusto potere 

discrezionale, si è vista costretta ad avviare un procedimento penale a causa 

della condotta reprensibile dell'accusato. L'addossamento delle spese all'impu-

tato è fuori discussione in ogni caso se l'autorità ha avviato un'indagine penale 

per eccesso di zelo, sulla base di una valutazione errata della situazione 

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giuridica o in modo affrettato. Ciò conformemente anche al principio secondo 

cui l’addossamento delle spese processuali all'imputato in caso di prosciogli-

mento o abbandono del procedimento ha carattere eccezionale (DTF 116 Ia 

162 consid. 2c; sentenza del Tribunale federale 6B_241/2015 del 26 gennaio 

2016 consid. 1.3.2). L'autorità deve spiegare come la persona accusata abbia 

chiaramente violato una norma di comportamento con una sua azione civil-

mente reprensibile (sentenze del Tribunale federale 6B_1247/2015 del 15 aprile 

2016 consid. 1.3; 6B_1126/2014 del 21 aprile 2015 consid. 1.3 con rinvii; 

1P.164/2022 del 25 giugno 2002, in: Pra 2002 n. 203 pag. 1067). Da un punto 

di vista fattuale, l’addossamento delle spese può basarsi solo su circostanze 

incontestabili o già chiaramente provate (sentenza del Tribunale federale 

6B_893/2016 del 13 gennaio 2017 consid. 3.2 con rinvii). L'addossamento delle 

spese in caso di proscioglimento o abbandono del procedimento viola la pre-

sunzione di innocenza (art. 10 cpv. 1 CPP, art. 32 cpv. 1 Cost. e art. 6 n. 2 

CEDU) se dalla motivazione della decisione sulle spese emerge, direttamente 

o indirettamente, che l'imputato è ritenuto penalmente colpevole. La motiva-

zione non deve quindi dare a una persona imparziale l'impressione che l'impu-

tato sia sospettato o colpevole di un reato (DTF 115 Ia 309 consid. 1; 114 Ia 

299 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 6B_770/2008 del 2 aprile 2009 

consid. 2.2; TPF 2008 121 consid. 2), poiché in questo modo l'addossamento 

delle spese equivarrebbe a una pena fondata sul sospetto (DTF 119 Ia 332 

consid. 1b; sentenze del Tribunale federale 6B_893/2016 del 13 gennaio 2017 

consid. 3.2; 6B_887/2016 del 6 ottobre 2016 consid. 6.1; 6B_1247/2015 del 

15 aprile 2016 consid. 1.3; ognuna con rinvii; sentenze BV.2020.12 consid. 3.2; 

BV.2018.30-32 consid. 2.4.1). 

 

2.3 Giusta l’art. 14c dell’ordinanza che istituisce provvedimenti in relazione alla si-

tuazione in Ucraina, sono vietati l’acquisto di beni economicamente importanti 

per la Federazione Russa di cui all’allegato 20 originari della Federazione 

Russa o provenienti dalla Federazione Russa nonché l’importazione, il transito 

e il trasporto di questi beni in e attraverso la Svizzera. L’allegato 20, che elenca 

i beni economicamente importanti, prevede, alla voce di tariffa doganale  

n. 1, l’argento (compreso l’argento dorato e l’argento platinato) greggio o semi-

lavorato, o in polvere. L’art. 31 cpv. 1 della predetta ordinanza prevede che la 

SECO sorveglia l’esecuzione degli articoli 2a, 4-6, 9-28f e 29c-30d. Tale autorità 

persegue e giudica le infrazioni di cui agli articoli 9 e 10 LEmb; essa può ordi-

nare sequestri e confische (art. 32 cpv. 2 dell’ordinanza). Chiunque viola gli ar-

ticoli 2a, 4-6, 9-15, 17-20 e 22-30 dell’ordinanza è punito conformemente all’ar-

ticolo 9 LEmb (art. 32 cpv. 1 dell’ordinanza).  

 

In concreto, se è vero che in una prima fase l’argento litigioso è stato dapprima 

bloccato in dogana e poi liberato da parte dell’Ufficio federale della dogana e 

della sicurezza dei confini (in seguito: UDSC), va comunque anche rilevato che 

in data 6 settembre 2022, tale autorità ha preso contatto con la SECO “per 

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informarla di questa importazione d’argento e per richiedere una valutazione del 

caso, vista la possibile violazione dell’Ordinanza” (act. 1.9, pag. 2). In una sua 

e-mail del 6 dicembre 2023, l’UDSC ha dichiarato che “gestern wurde eine Ein-

fuhrzollanmeldung für Silberbarren aus GB mit Ursprung RU, die nach unserer 

Auffassung den Embargobestimmungen unterliegen (Art. 14c Abs. 1 bzw. An-

hang 20 der Ukraine-Verordnung), zu Unrecht freigegeben und die Ware abge-

führt” (act. 7, pag. 2). Nella sua risposta al reclamo, la SECO ha indicato che 

“fra gli allegati dell’e-mail del Settore Sanzioni della SECO con la quale è stata 

inoltrata al Settore Diritto la segnalazione dell’UDSC, la lettera del 1° settembre 

2022 della banca C. non era presente. L’e-mail conteneva la fattura del 2 set-

tembre 2022 della banca C. con l’indicazione Russian Federation quale paese 

d’origine dell’argento, la dichiarazione d’importazione 2 e le liste Excel relative 

ad ogni singola barra importata (alla voce Brand si potrà notare che anche que-

sta lista indica State refineries, various locations, Russian Federation)” (ibidem, 

pag. 2). Importante quindi evidenziare che al momento della segnalazione del 

caso la SECO non disponeva del predetto scritto del 1° settembre 2022 relativo 

all’importazione nel Regno Unito dell’argento prima dell’entrata in vigore della 

predetta ordinanza. Essa ha quindi dovuto procedere d’urgenza al sequestro 

del metallo e all’apertura del procedimento penale a carico della reclamante, al 

fine di chiarire i fatti, dato che le barre si trovavano già in mano della predetta, 

la quale aveva peraltro già iniziato a lavorarle (una parte era già stata trasfor-

mata in polvere). In altre parole, sulla base delle informazioni erronee contenute 

nella fattura della banca C., sussistevano dubbi circa l’origine dell’argento, ciò 

che ha imposto, in virtù del principio in dubio pro duriore (v. DTF 138 IV 86 

consid. 4.1.1; 137 IV 219 consid. 7.1 e 7.2; TPF 2014 106 consid. 6.3.2), l’aper-

tura dell’inchiesta e il sequestro della merce; misura la cui durata, dal 9 settem-

bre al 23 novembre 2022, visti gli accertamenti da effettuare nonché la proce-

dura di reclamo dinanzi a questa Corte (v. BB.2022.33), in occasione della 

quale è stata accertata l’effettiva provenienza dell’argento (v. act. 1.3, pag. 3), 

non viola il principio della proporzionalità.  

 

A tal proposito giova ricordare quanto ammesso dalla reclamante nella sua re-

plica del 25 ottobre 2022 prodotta nell’ambito della procedura dinanzi a questa 

Corte relativa alla contestazione del sequestro, ossia: “Come giustamente indi-

cato dalla SECO, la documentazione doganale differisce dalla documentazione 

allegata al nostro reclamo del 15 settembre a.c. Più precisamente, la documen-

tazione doganale conteneva una fattura con delle indicazioni errate. In effetti la 

fattura emessa inizialmente faceva riferimento alla Federazione Russa in qua-

lità di luogo di origine dei metalli preziosi in questione. Tale errore è stato rile-

vato unicamente dopo aver ricevuto l’informazione della SECO datata 9 settem-

bre a.c. in merito a) al sequestro e b) all’apertura di una inchiesta penale-am-

ministrativa. Conseguentemente a questo rilevamento, l’istituto bancario C. ha 

provveduto alla trasmissione dei documenti corretti, vale a dire la fattura con la 

corretta dicitura rispetto all’origine e la lettera di conferma in merito sia 

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all’osservanza delle disposizioni stabilite dalla LBMA che all’inserimento delle 

barre nel sistema clearing del metallo prezioso importato. Da un’ulteriore veri-

fica da parte nostra è altresì emerso che l’istituto bancario stesso al momento 

della transazione aveva emesso della documentazione scambiando da una 

parte i numeri di fattura e dell’altro – come già indicato – la dicitura inerente al 

paese d’origine. I fatti dimostrano che alla A. SA in una prima fase sono stati 

trasmessi i documenti errati. Quelli corretti ed in linea con i controlli effettuati 

dalla nostra società sono poi stati recapitati solo in un secondo tempo. Per la 

buona forma ed alfine di evitare ogni tipo di confusione, osserviamo quanto se-

gue: La transazione oggetto delle misure prese dalla SECO riguarda delle barre 

di argento prodotte nella URSS ed immesse nel sistema clearing prima deI 

2015. Queste barre erano raccolte nella fattura corretta (AT0170239) e suppor-

tate dalla dichiarazione scritta della banca C. del 15 settembre a.c. Di conse-

guenza la fattura con il numero 1 con l’indicazione “Russian Federation” è da 

considerarsi errata” (incarto BV.2022.23, act. 15, pag. 1). Che rimanessero le-

gittimi dubbi residuali è implicitamente ammesso dalla reclamante stessa 

quando scrive che “la documentazione prodotta in seno al reclamo comprova 

senza nessun dubbio che il metallo prezioso da noi importato è stato introdotto 

nel Regno Unito prima dell’8 aprile 2022, vale a dire la data in cui il divieto della 

CE è entrato in vigore” (ibidem, pag. 2). Argumentum e contrario fino a quel 

momento rimanevano ancora dubbi da chiarire da parte degli inquirenti.  

 

In definitiva, le informazioni erronee inizialmente fornite dalla reclamante sono 

in rapporto di causalità naturale e adeguata con l’avvio e la prosecuzione del 

procedimento penale in questione, a tal punto che la SECO non poteva obietti-

vamente procedere diversamente. È solo in sede ricorsuale che sono stati spaz-

zati via tutti i comprensibili dubbi che l’autorità inquirente non poteva che accla-

rare con la dovuta oculatezza a fronte dei palesi sospetti iniziali, in un ambito 

così delicato come il regime sanzionatorio istituito dal nostro Paese dopo l’inva-

sione russa dell’Ucraina. In questo senso, la condotta della reclamante integra 

chiaramente “colpa procedurale” ai sensi della giurisprudenza. Avendo quindi 

la reclamante provocato in maniera illecita e colpevole l’avvio del procedimento 

a suo carico, essa non ha diritto a un’indennità giusta l’art. 99 e seg. DPA. Ciò 

nonostante, la SECO ha comunque deciso di non addossare le spese del pro-

cedimento alla reclamante e di assegnare alla stessa un’indennità per ripetibili 

di fr. 2'526.65 per 10 ore di lavoro “per il sostegno legale ricevuto dallo Studio 

Domenghini & Partners AG nella preparazione della presa di posizione relativa 

all’apertura della procedura di diritto penale amministrativo (terza voce della 

nota d’onorario del 16 marzo 2023)” (act. 1.3, pag. 7). Si tratta di una decisione 

di cui in questa sede va preso atto senza che vi siano margini per una reformatio 

in peius, non trattandosi in concreto di una procedura giudiziaria ex art. 73 e 

segg. DPA. 

 

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2.4 In definitiva, il reclamo va respinto e la decisione impugnata integralmente con-

fermata.  

 

 

3. Conformemente all’art. 25 cpv. 4 DPA, l’onere delle spese per la procedura di 

reclamo davanti alla Corte dei reclami penali si determina secondo l’art. 73 

LOAP, disposizione che rinvia al regolamento del 31 agosto 2010 del Tribunale 

penale federale sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della pro-

cedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162). Tale regolamento tuttavia 

non contiene indicazioni in merito all’attribuzione delle spese giudiziarie, motivo 

per cui si applicano per prassi costante le disposizioni della LTF per analogia 

(v. TPF 2011 25 consid. 3). Le spese seguono la soccombenza (v. art. 66  

cpv. 1 LTF) e ammontano nella fattispecie a fr. 2'000.– a carico della recla-

mante. Esse sono coperte dall’anticipo delle spese già versato. 

 

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 2’000.– è messa a carico della reclamante. Essa è 

coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 5 dicembre 2023  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Federico Domenghini e Yannick Lehmann  

- Segreteria di Stato dell'economia SECO 

 
 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro questa decisione non è dato alcun rimedio giuridico ordinario.