# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d4db0731-023c-5f11-aa66-11e4c5044b16
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-07-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 12.07.2000 11.1999.147
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-1999-147_2000-07-12.html

## Full Text

Incarto n.

  11.1999.00147

  	
  Lugano

  12 luglio
  2000/fb

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La prima
  Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente, 

  Giani e Zali

  

 

	
  segretaria:

  	
   Pedrinis

  

 

 

sedente per statuire nella causa n. __._____
(protezione del figlio) della Divisione de-

gli interni, Sezione degli enti locali quale autorità
di vigilanza sulle tutele, promossa il 

28 gennaio 1999 da

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinato dall'avv. __________, __________)

  

 

                                         contro

 

	
   

  	
  __________, __________

  (patrocinata dall'avv. __________,
  __________)

  

 

riguardo all'autorità parentale sulla figlia
__________ (1996);

 

esaminati gli atti,

 

posti i seguenti

 

punti
di questione:     1.   Se dev'essere accolto
l'appello presentato il 29 dicembre 1999 da __________ contro la decisione
emessa il 

                                              5
novembre 1999 dalla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità
di vigilanza sulle tutele;

 

                                         2.   Se
dev'essere accolta la richiesta di assistenza giudiziaria formulata da
__________ con le osservazioni all'appello;

 

                                         3.   Il
giudizio sulle spese e le ripetibili.

Ritenuto

 

in fatto:                  A.     __________ (1977), cittadina italiana,
nubile, ha dato alla luce il __________ 1996 una figlia, __________, che è
stata riconosciuta il 22 maggio successivo da __________ __________ (1953), anch'egli
cittadino italiano, divorziato. Dopo una breve convivenza a __________, i due
si sono separati il 7 gennaio 1997. __________ è rimasta con la madre, che si è
trasferita a __________ dai propri genitori, presso i quali abitavano anche
quattro suoi fratelli. In seguito, nel novembre del 1998, _________ è andata a
vivere con il suo nuovo compagno in un vicino monolocale, portando con sé la
figlia. Sin dall'aprile del 1997 __________ __________ ha segnalato alla
Delegazione tutoria di __________ ripetuti problemi insorti nell'esercizio del
diritto di visita. Ancora il 7 aprile 1998 la Delegazione tutoria gli ha comunicato
tuttavia di non ravvisare estremi per un intervento, invitandolo a
“sdrammatizzare i termini della questione”.

 

                                  B.   Il
24 gennaio 1999 __________ __________ è venuto a sapere che la bambina era
stata ricoverata sei giorni prima all'Ospedale della __________ a __________
per avere subìto presunti abusi sessuali. L'inchiesta che ha fatto seguito alla
sua immediata denuncia ha portato all'arresto di uno zio di __________,
__________ (1966), marito di una sorella di __________, al quale la madre di
quest'ultima, __________, ha tentato invano di fornire un alibi. Con sentenza del
16 novembre 1999 la Corte delle assise criminali in __________ ha poi
condannato __________ a 7 anni di reclusione, a 15 anni di espulsione dalla
Svizzera (sospesi condizionalmente per 5 anni), al versamento di svariate
indennità per torto morale e a un trattamento medico ambulatoriale per avere
commesso atti di sodomia in concorso con lesioni semplici qualificate a danno
della bambina. Tale sentenza è passata in giudicato.

 

                                  C.   Nel
frattempo, il 28 gennaio 1999, __________ __________ si è rivolto alla Divisione
degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di vigilanza sulle
tutele, chiedendo che alla madre di __________ fosse revocata l'autorità
parentale. __________ si è opposta alla domanda. L'autorità di vigilanza ha incaricato
il 19 febbraio 1999 l'Unità di intervento regionale __________ di svolgere
un'indagine sulle capacità genitoriali della madre, di formulare proposte sulla
disciplina del diritto di visita del padre, come pure di prestare consulenza e
aiuto alla bambina e alla madre. Inoltre il 1° apri-le 1999 essa ha invitato
tale servizio a descrivere le condizioni psicoaffettive della bambina, così
come la natura e la qualità del suo rapporto con la madre, con il padre e con
gli altri membri della famiglia materna, a illustrare il ruolo di __________
nel contesto familiare, a valutare le possibilità della madre di svolgere in
modo adeguato il proprio ruolo di genitrice, a indagare le condizioni sociali
in cui questa vive, a esaminare l'opportunità di adottare misure di protezione
o di sostegno e – infine – a vagliare l'opportunità di trasferire eventualmente
l'autorità parentale al padre. Chiusa l'istruttoria, nel suo memoriale
conclusivo del 30 settembre 1999 __________ ha confermato la propria istanza,
chiedendo inoltre che a __________ e a __________ fosse vietato di intrattenere
relazioni personali con la bambina. Nel proprio memoriale conclusivo del 15
settembre 1999 __________ ha proposto una volta ancora di respingere l'istanza.

 

                                  D.   Con
decisione del 5 novembre 1999 l'autorità di vigilanza ha respinto l'istanza, ma
ha privato __________ della custodia parentale, ha disposto il collocamento
della bambina per 6 mesi presso la Casa __________ (__________) a __________ e
ha invitato la Delegazione tutoria di __________ decidere di nuovo dopo tale
periodo. L'Unità di intervento regionale __________ è stata incaricata inoltre
di “prestare assistenza e sostegno a __________ e di seguirla sul piano
psicologico”, mentre ai genitori è stato fatto obbligo “di seguire,
rispettivamente di accettare l'accompagnamento loro indicato dall'Unità di
intervento regionale o dal curatore riguardo al ristabilimento di una
comunicazione tra loro e all'elaborazione del trauma subìto da __________ ”.
Oltre a ciò l'autorità di vigilanza ha istituito alla bambina una curatela
educativa (art. 308 cpv. 1 e 2 CC) con lo scopo di mediare il diritto di
visita, di “dare istruzioni ai genitori in merito all'accompagnamento per una
ripresa della collaborazione e adeguata elaborazione dell'accaduto” e di
formulare preavvisi all'indirizzo dell'autorità tutoria. Da ultimo l'autorità
di vigilanza ha disciplinato il diritto di visita di __________. La tassa di
giustizia e le spese (fr. 500.– complessivi) sono state poste a carico delle
parti in ragione di metà ciascuno. __________ è stata ammessa al beneficio
dell'assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio del suo avvocato.

 

                                  E.   Contro
la decisione appena citata __________ è insorto con un appello del 29 novembre
1999 nel quale chiede che __________ sia privata dell'autorità parentale (e non
solo della custodia), che la figlia sia collocata per un anno presso la Casa
__________ __________ di __________ (e non solo per 6 mesi), che la Delegazione
tutoria di __________ designi il nuovo detentore dell'autorità parentale, che
sia regolato il diritto di visita della madre, che a __________, __________
(moglie di quest'ultimo) e __________ sia vietato di intrattenere relazioni
personali con Vera (sotto comminatoria dell'art. 292 CP), come pure che
__________ sia tenuta a versargli fr. 1000.– per ripetibili. In subordine egli
insta quanto meno perché, decorsa la permanenza semestrale della figlia presso
la Casa __________, sia chiamata a decidere la Delegazione tutoria di
__________ (e non quella di __________), che la Delegazione tutoria di
__________ (e non quella di __________) designi il curatore della bambina e che
__________ sia condannata a corrispondergli fr. 1000.– per ripetibili. Nelle
sue osservazioni del 13 marzo 2000 __________ propone che, conferitole il
beneficio dell'assistenza giudiziaria anche in appello, il gravame sia respinto.
La Delegazione tutoria di __________ ha dichiarato il 2 marzo 2000 di rimettersi
al giudizio di questa Camera.

 

                                  F.   Nel
frattempo, il 22 novembre 1999, __________ è stata collocata con l'accordo della
madre presso la Casa __________ di __________ e l'indomani, in ossequio alla
decisione presa dall'autorità di vigilanza, la Delegazione tutoria di
__________ ha designato il curatore educativo della bambina. I primi sei mesi
di internato nell'istituto venendo a scadere il 22 maggio 2000, con risoluzione
del 10 maggio 2000 la Delegazione tutoria di __________ ha verificato – sempre
in ossequio alla decisione dell'autorità di vigilanza – la situazione di
__________, decidendo di prolungarne la permanenza presso la Casa __________
per altri 6 mesi e confermando la decisione dell'autorità di vigilanza per il
resto. Tale risoluzione non è stata oggetto di ricorso. __________ ha inoltrato
nondimeno alla Delegazione tutoria, il 23 maggio 2000, una domanda di riesame,
tuttora pendente.

 

                                  G.   Il
giudice delegato di questa Camera ha richiamato d'ufficio dall'Unità di
intervento regionale __________, il 22 maggio 2000, i più recenti rapporti su
__________, i quali sono stati intimati alle parti e alla Delegazione tutoria
di __________ con un termine per eventuali osservazioni. __________ ha reagito
il 13 giugno 2000, riaffermando le conclusioni del proprio appello. __________
si è limitata a ribadire il 9 giugno 2000 la propria disponibilità “ad
accettare di essere aiutata nel percorso di crescita individuale e nel rapporto
con __________, come pure di garantire a sua figlia una vita tranquilla,
rassicurante e ritmata”. La Delegazione tutoria ha comunicato il 13 giugno 2000
di rinunciare a osservazioni, rendendo nota l'intenzione di affidare al
Servizio sociale di Lugano un'inchiesta per verificare l'idoneità del padre ad
assumere egli medesimo la custodia della bambina.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   Le
misure a protezione del figlio previste dagli art. 307 segg. CC competono all'autorità
tutoria, salvo la privazione dell'autorità parentale, che può essere
pronunciata solo dall'autorità di vigilanza (art. 311 CC). Se, adita con una
richiesta di privazione dell'autorità parentale, l'autorità di vigilanza giunge
alla conclusione che una misura meno incisiva è sufficiente, può pronunciare
tale misura essa medesima (Hegnauer,
Droit suisse de la filiation et de la famille, 4ª edizione, pag. 200, n.
27.54). Le decisioni dell'autorità di vigilanza, che nel Cantone Ticino è la
Divisione degli interni, Sezione degli enti locali (art. 21 e 22 lett. e RTC),
sono impugnabili entro venti giorni alla Camera civile di appello (art. 54a
LAC e 424 cpv. 3 CPC). Tempestivo, il gravame in rassegna è pertanto
ricevibile.

 

                                   2.   In concreto
l'appello verte su più oggetti: la postulata privazione dell'autorità parentale
della madre (con invito alla Delegazione tutoria di Lugano perché designi il
nuovo detentore), la durata del ricovero in istituto riguardante la bambina, il
divieto a __________, __________ e __________ di intrattenere relazioni
personali con la piccola (sotto comminatoria dell'art. 292 CP), il divisato
trasferimento di competenza dalla Delegazione tutoria di __________ a quella di
__________ e, da ultimo, l'attribuzione di ripetibili. Il secondo, il terzo e
il quarto oggetto impongono considerazioni preliminari.

 

                                         a)   Per
quanto attiene al collocamento di __________ presso la Casa __________ di
__________, già si è visto che con risoluzione del 10 maggio 2000 la Delegazione
tutoria di __________ ha deciso di prolungarne la durata di altri 6 mesi
(sopra, consid. F). È vero che nei confronti di tale risoluzione __________ ha
inoltrato il 23 maggio 2000 una domanda di riesame (sulla nozione di “riesame”:
DTF 124 II 6 consid. 3a, RDAT II-1995 pag. 178 consid. 2b, I-1992 pag. 43 consid.
4a), ma ciò non toglie che la decisione sia esecutiva e passata in giudicato.
L'appellante essendosi visto riconoscere dalla Delegazione tutoria quanto egli
chiede ora con l'appello (internato di un anno), al proposito il gravame è
divenuto senza oggetto. Dovesse la Delegazione tutoria modificare la propria
decisione, l'istante potrà ancora far uso di tutti i rimedi di diritto
offertigli dalla legge.

 

                                         b)   Per
quel che è del divieto a __________, __________ e __________ di intrattenere
relazioni personali con la bambina, la situazione è parzialmente analoga a
quella appena descritta. La Corte delle assise criminali, in effetti, ha già
proibito a __________ “di frequentare in qualsiasi modo diretto o indiretto la
vittima V.P.” (sentenza del 16 novembre 1999 citata al consid. B, dispositivo
n. 3.1 passato in giudicato), e ciò per tutta la durata della sospensione
condizionale della pena accessoria (5 anni). Anche in tale misura l'appello è
divenuto pertanto senza oggetto. Quanto al resto, l'appello va respinto
d'acchito. Pur ammettendo, infatti, che l'autorità di vigilanza sia
abilitata sulla scorta dell'art. 307 cpv. 1 CC a impartire divieti con
comminatorie penali nei confronti di terzi (Hegnauer,
op. cit., pag. 187, n. 27.16 a metà), i terzi in questione devono essersi
potuti previamente esprimere sui rimproveri loro mossi e devono essersi potuti
difendere (Breitschmid in:
Kommentar zum Schweizerischen Privatrecht, ZGB II, Basilea 1998, n. 2 ad art.
314/314a). Né __________ né tanto meno __________ sono stati in qualche
modo coinvolti nel procedimento davanti all'autorità di vigilanza, già per la
circostanza che l'istante ha prospettato le ingiunzioni a loro carico solo con
il memoriale conclusivo. Il nome di __________, poi, figura per la prima volta
nell'atto di appello. Quel che l'istante chiede, in sostanza, è di adottare
provvedimenti nei confronti di persone rimaste estranee all'odierna procedura e
che, per di più, non sono nemmeno destinatarie della decisione. Ciò è processualmente
improponibile. Dovesse ritenere tuttora opportuni i predetti divieti, l'istante
potrà sempre adire in qualsiasi momento l'autorità tutoria, giusta l'art. 307
cpv. 1 CC, dirigendo correttamente le sue domande nei confronti degli interessati.

 

                                         c)   L'appellante
chiede in subordine (nell'ipotesi in cui __________ conservasse l'autorità
parentale) che chiamata a occuparsi del caso sia non la Delegazione tutoria di
__________, bensì quella di __________, e che la stessa Delegazione tutoria di
__________ designi la persona del curatore educativo. Tali domande sono però
superate dagli eventi. Come si è detto, in pendenza di causa la Delegazione
tutoria di __________ ha assunto il caso (tant'è che ha prolungato di 6 mesi la
permanenza della bambina presso la __________) e ha designato il curatore
educativo (sopra, consid. F). Tali risoluzioni, del 23 novembre 1999 e del 10
maggio 2000, non sono state impugnate dall'istante e sono passate in giudicato.
Ne segue che al riguardo l'appello è privo di interesse. A parte ciò, competente
per ordinare misure secondo gli art. 307 segg. CC è l'autorità tutoria del
luogo in cui il figlio ha il proprio domicilio (art. 315 cpv. 1 CC) all'apertura
del procedimento (Breitschmid,
op. cit., n. 18 ad art. 315/315a CC con richiamo). Tale principio non
può evidentemente essere disatteso per mere ragioni di (asserita) praticità, né
per il fatto che la Delegazione tutoria di __________ si sarebbe “compro-messa
rimanendo latitante” fino alla scoperta del reato in danno della bambina
(appello, pag. 17 e 18). Eventuali inattività delle Delegazioni tutorie, come
pure diatribe personali insorte con membri o segretari di tali Delegazioni
vanno risolte nelle forme e nei modi previsiti dal diritto amministrativo, non
derogando a norme di competenza previste dall'ordinamento civile federale.

 

                                   3.   In
merito alla postulata privazione dell'autorità parentale della madre, per
converso, i documenti nuovi prodotti con l'appello sono ricevibili (art. 424a
cpv. 2 CPC), come ammissibili sono le offerte di prova menzionate
nell'allegato. Tutto il diritto di filiazione – compresa dunque la procedura
dell'art. 311 CC – è governata in effetti dal principio inquisitorio (DTF 120
II 231 consid. 1c con rinvio), alla stessa stregua del diritto tutelare (Schnyder/Murer in: Berner Kommentar, 3ª
edizione, n. 123 ad art. 373 CC con richiami). Se non che, nel caso specifico
gli abbondanti atti di causa – aggiornati dal giudice delegato – sono
senz'altro sufficienti per valutare gli estremi di un'eventuale privazione
dell'autorità parentale. Non vi è quindi ragione di assumere non meglio
precisati “testi” o di far esperire perizie. Né è il caso – per avventura – di
interrogare la bambina (art. 314 n. 1 CC nella versione in vigore dal 1° gennaio
2000), che all'età di quattro anni non è manifestamente in grado di distinguere
tra privazione della custodia e privazione dell'autorità parentale. Il 6 luglio
2000 l'appellante ha chiesto altresì che si senta __________ al fine di
indagare sull'attendibilità di un certificato medico da essa prodotto all'Unità
di intervento regionale Mendrisiotto per giustificare la sua assenza a una
convocazione. Si tratta di una richiesta fuori luogo, ove appena si pensi che
l'Unità di intervento regionale sta conducendo una sua propria valutazione
sulle capacità genitoriali della madre e che l'esito di tale procedura –
tuttora in corso – non forma oggetto della causa odierna. Ciò premesso, nulla
osta all'emanazione del giudizio sulla postulata privazione dell'autorità parentale.

 

                                         a)   L'art.
311 cpv. 1 CC stabilisce che “se le altre misure per la protezione del figlio
[quelle degli art. 307 segg.] sono rimaste infruttuose o sembrano a priori
insufficienti, l'autorità di vigilanza sulle tutele priva i genitori della loro
autorità quando per inesperienza, malattia, infermità, assenza o analoghi motivi
non sono in grado di esercitarla debitamente” (n. 1) oppure “quando non si sono
curati seriamente del figlio o hanno violato gravemente i loro doveri nei suoi
confronti” (n. 2). La privazione dell'autorità parentale non presuppone una
colpa dei genitori, ma un'incapacità obiettiva e durevole (Hegnauer, op. cit., pag. 197, n.
17.46). Il principio della proporzionalità esige, in ogni modo, un rigoroso apprezzamento
delle circostanze e un'attenzione particolare, giacché la revoca dell'autorità
parentale tocca i diritti della personalità ed è prospettabile solo ove la
revoca della custodia parentale (art. 310 CC) appaia d'acchito insufficiente a
tutelare il bene del figlio (DTF 119 II 11 consid. 4a in alto con riferimenti
di dottrina).

 

                                         b)   L'autorità
di vigilanza ha ritenuto che nel caso specifico la privazione della custodia
parentale basti a proteggere adeguatamente la bambina. Ha rilevato che
__________ ha un buon rapporto affettivo con la figlia (come la figlia con la madre),
sembra consapevole della gravità dell'accaduto e “indubbiamente vuole il suo
bene”. Il problema è ch'essa dipende psicologicamente dalla madre __________,
una persona “di autorità evidente”, e incontra difficoltà nel riconoscere i
bisogni quotidiani della piccola. A quest'ultima deve pertanto essere garantito,
dopo il trauma subìto, un adeguato quadro educativo, stabile e di riferimento,
che solo un istituto può assicurare. La presenza della madre in tale istituto
servirà a valutare se la stessa è effettivamente in grado di maturare il
proprio ruolo di genitrice, rendendosi autonoma dalla propria madre, e di
accudire debitamente alla bambina, sviluppando un reale senso protettivo. Solo
a tali condizioni essa potrà essere reintegrata nella custodia parentale
(decisione impugnata, consid. 4).

 

                                         c)   L'appellante
sostiene che a __________ mancano finanche i parametri basilari per capire
quali siano i bisogni importanti della figlia, a cominciare dalla necessità di
frequentare una scuola dell'infanzia. Prima che la bambina fosse ricoverata
alla Casa __________, inoltre, essa si rimetteva continuamente all'operato
della madre __________, che la sostituiva in tutto e per tutto nel ruolo di
genitrice, e si appoggiava massicciamente alla cerchia familiare, i cui membri
hanno addirittura tentato di coprire il crimine di __________. Donde, in
estrema sintesi, l'incapacità della convenuta a esercitare l'autorità parentale
(appello, punto15).

 

                                         d)   In
realtà l'appellante fraintende i termini del problema. L'interrogativo non è in
effetti quello di sapere, nella fattispecie, se la bambina vada riconsegnata a
__________, ma di sapere se lasciando a quest'ultima l'autorità parentale (senza
custodia) il bene della figlia appaia ancora minacciato. Decisivo è appurare,
dal profilo giuridico, se nelle circostanze specifiche si riscontrino gli
estremi dell'art. 311 CC oppure basti far capo all'art. 310 CC. L'appellante si
esaurisce nel denunciare le insufficienze educative di __________ – rilevate
anche dall'autorità di vigilanza (decisione impugnata, consid. 3) – e nel
recriminare sull'onnipresenza di __________ ai tempi in cui la bambina stava
con la madre, ma non affronta la questione. Invano si cercherebbe di capire, in
altri termini, perché la piccola si troverebbe ancora in pericolo dopo essere
stata tolta alla custodia di __________ e collocata nella Casa __________ con
l'assistenza dei servizi sociali e di un curatore educativo. Certo, __________
conserva il diritto alle relazioni personali con la figlia, ma tale facoltà non
decadrebbe nemmeno se le fosse tolta l'autorità parentale (art. 273 cpv. 1 CC).
Inoltre – ed è quello che conta – neppure l'appellante asserisce che i contatti
tra madre e figlia possano pregiudicare il bene della bambina. Anzi, l'autorità
di vigilanza ha soggiunto che proprio il comportamento della madre durante il
ricovero della figlia nell'istituto consentirà agli specialisti di valutare se
__________ potrà essere reintegrata nella custodia parentale. Nemmeno a tale
proposito l'appellante obietta alcunché di concreto.

 

                                         e)   Come
si è visto, l'appellante insiste nel ribadire che __________ è assolutamente
inabile a esercitare l'autorità parentale e proprio a tal fine egli sollecita
una perizia. Ancora una volta però egli disconosce che l'incapacità di un genitore,
foss'anche obiettiva e durevole (come egli si ripropone di dimostrare nella
fattispecie), ancora non giustifica una privazione dell'autorità parentale.
L'art. 311 cpv. 1 CC è un provvedimento estremo e si applica – giovi ripetere –
solo “se le altre misure per la protezione del figlio sono rimaste infruttuose
o sembrano a priori insufficienti”. Certo, il collocamento in un istituto non
può essere una soluzione stabile. A parte il fatto però che l'appellante non
critica il ricovero della figlia presso la Casa __________ (anzi, ne propugnava
la dilazione da 6 mesi a un anno), il solo fatto che la madre possa anche non
rivelarsi in grado di recuperare la custodia parentale e che quindi la bambina
dovrà essere affidata – in un futuro più o meno prossimo – a una famiglia
(quella del padre o un'altra idonea) ancora non significa che __________ debba
essere privata dell'autorità parentale. Perché ciò avvenga occorre che il bene
della figlia risulti minacciato nonostante l'affidamento a terzi. Nulla per ora
induce a formulare una prognosi del genere.

 

                                         f)    Si
aggiunga – ad abbondanza – che __________ è stata privata della custodia
parentale non perché abbia preso decisioni contrarie agli interessi della figlia,
perché abbia violato i suoi compiti educativi, perché abbia tentato (come ha fatto
sua madre) di coprire il crimine di __________ o perché denoti indifferenza
verso la bambina. La misura è stata pronunciata perché oggettivamente “le [sue]
capacità di autonomia paiono circoscritte alla sua vita di donna e,
parzialmente, alla ricerca di un partner, ma non le permetterebbero attualmente
di educare e accudire in modo indipendente la propria figlia” (decisione
impugnata, consid. 3b). Sul piano affettivo nondimeno “gli scambi [tra madre e
figlia] appaiono armoniosi e improntati a gratidicazioni reciproche. __________
sembra consapevole di quanto accaduto a __________ e indubbiamente vuole il suo
bene” (decisione impugnata, consid. 4 all'inizio). La bambina trovandosi oggi
in buone mani, assistita dai servizi sociali e da un curatore educativo, mal si
intravede come __________ potrebbe – pur involontariamente – recar danno esercitando
l'autorità parentale. Se ne conclude che al riguardo l'appello, privo di consistenza,
è destinato all'insuccesso. Ciò rende caduca la richiesta di invitare la Delegazione
tutoria di Lugano a designare iun nuovo detentore dell'autorità parentale. 

 

                                   4.   L'ultima
richiesta dell'appellante, intesa a ottenere un'indennità di fr. 1000.– per ripetibili
in esito al procedimento dinanzi all'autorità di vigilanza, diviene senza
oggetto, il gravame essendo destinato all'insuccesso sia nella domanda
principale sia in quella subordinata (sopra, consid. 2c). Gli oneri processuali
di appello seguono a loro volta la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC).
__________, che si è valsa di un avvocato per formulare osservazioni, ha diritto
a un'adeguata indennità per ripetibili. Ciò rende caduca la richiesta di
assistenza giudiziaria da lei formulata con le osservazioni al gravame.

 

Per questi motivi,

 

vista sulle spese anche la
tariffa giudiziaria,

 

 

pronuncia:           1.     Nella misura in cui è ricevibile e non
è divenuto senza oggetto, l'appello è respinto e la decisione impugnata è
confermata. 

                                2.     Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia      fr. 250.–

                                         b)
spese                         fr.   50.–

                                                                                fr.
300.–

                                         sono
posti a carico dell'appellante, che rifonderà a __________ __________ fr.
1700.– per ripetibili di appello.

 

                                3.     La
richiesta di assistenza giudiziaria presentata da __________ __________ è dichiarata
senza oggetto.

 

                                4.     Intimazione:

                                         –
avv. __________, __________;

                                         –
avv. __________ __________, __________;

                                         –
Delegazione tutoria di __________.

                                         Comunicazione
alla Divisione degli interni, Sezione degli enti locali quale autorità di
vigilanza sulle tutele

 

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

La presidente                                                          La
segretaria