# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 78552a97-f32d-58a8-94bf-cda9fc82e687
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-11-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.11.2006 32.2005.242
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-242_2006-11-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.242

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  29 novembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Francesca Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 6 novembre 2005
di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 15
  novembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, nata nel __________, di professione venditrice/cassiera, nel luglio 2000 ha
presentato una domanda volta ad ottenere prestazioni AI lamentando cervicalgie
croniche con limitazione della mobilità e spondiloartrosi secondaria (doc. AI
1). Esperiti gli accertamenti del caso e richiamato l’incarto della SUVA,
l’Ufficio AI ha respinto detta domanda con decisione cresciuta in giudicato del
31 luglio 2002, ritenendo che la richiedente non presentava un’inabilità superiore
al 30% (doc. AI  34).

 

                               1.2.   Nel
mese di dicembre 2002 l'assicurata, per il tramite dell’RA 1 (RA 1), ha presentato
una nuova domanda di prestazioni (doc. AI 39-1). Dopo gli accertamenti del
caso, con decisione 13 ottobre 2004 l'Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata
il diritto ad un quarto di rendita d’invalidità dal 1. dicembre 2002 al 20
febbraio 2003 ed il diritto ad una mezza prestazione dal 1. marzo 2003 con le
seguenti motivazioni: 

 

"  (...)

Esito degli accertamenti:

 

La
pratica AI della Signora RI 1 ha necessitato della documentazione medica, della
perizia medica del Dr. __________ del 03.03.2003 e del Dr. __________ del
07.12.2003.

Il
Dr. __________ indica un'incapacità lavorativa del 50% come cassiera ed un'incapacità
lavorativa del 20-30% in attività adatta con dei limiti funzionali descritti
nella perizia.

Il
Dr. __________ dichiara un'incapacità lavorativa del 50% per qualsiasi
attività.

La
capacità lavorativa residua del 70-80% in attività lavorativa adatta, presente
dal punto di vista fisico, non può comunque essere sfruttato oltre il 50% per
la presenza della problematica psichica.

È
quindi giustificata un'incapacità lavorativa del 50% per qualsiasi attività
lavorativa dal marzo 2002.

La
Signora RI 1, prima del giugno 2002, presentava già una diminuzione della capacità
del 30% a partire dal marzo 2000 (valutazione reumatologica Dr. __________
dell'agosto 2000).

 

Pertanto
ha presentato le seguenti incapacità:

30%
dal marzo 2000 al giugno 20002

50%
dal giugno 2002 a tutt'oggi.

 

La
patologia che la rende invalida, presuppone un tempo di attesa di un anno in incapacità
lavorativa medica di almeno il 40 %.

 

Ora
applicando le disposizioni assicurative vigenti, la media del 40% almeno la otteniamo
in dicembre 2002.

 

Decidiamo pertanto:

 

●   A decorrere dal 01.12.2002 ha
diritto ad un quarto di rendita d'invalidità, grado AI del 40% e dal 01.03.2003
(art. 88° cpv. 2 OAI) ad una mezza rendita con grado del 50%." (Doc. AI
65-2)

 

                               1.3.   A
seguito dell'opposizione interposta dall’assicurata, che ha postulato il
riconoscimento di un grado d’invalidità superiore, con decisione su opposizione
15 novembre 2005 l'Ufficio AI ha confermato la sua decisione motivando come segue:

 

"  (...)

5.  In concreto, per quanto attiene
all'aspetto medico, l'opponente contesta in pratica la valutazione operata
dall'amministrazione, in base alla quale la medesima sarebbe in grado di
svolgere il proprio lavoro così come attività adeguate in misura del 50%.

 

Considerato tuttavia come l'assicurata abbia prodotto
diversi certificati medici (la maggior parte dei quali già presente agli atti)
in sede d'opposizione, per un'adeguata valutazione l'incarto ivi comprese le
obiezioni sollevate è stato nuovamente sottoposto al vaglio del Servizio medico
regionale dell'AI (SMR).

 

Quest'ultimo ha fatto osservare che l'infortunio del
1997 è stato compiutamente valutato dall'assicuratore LAINF (SUVA) e tutta la
documentazione prodotta dalla LAINF è stata presa in considerazione nella
valutazione del caso della signora RI 1. Il medico del SMR dell'AI ha
evidenziato in modo particolare che l'amministrazione è a conoscenza del
reperto radiologico TAC del 19 novembre 1999 il quale ha rilevato degli esiti
di frattura C4/C5 a sinistra con osteoartrite degenerativa secondaria
verosimilmente in relazione ad un vecchio infortunio del 1972. In ogni caso,
anche la recente risonanza magnetica della colonna cervicale del 19 aprile 2005
non aggiunge ulteriori informazioni atte a cambiare la valutazione clinica della
situazione, in quanto viene unicamente confermata la presenza di esiti di pregressa
frattura faccettaria C4-C5 a sinistra con leggera pseudoanterolistesi ma sempre
senza compressione radicolare, accanto a segni di discopatia cronica C5-C6 e
C6/C7.

 

Il medico del SMR dell'AI ha pure constatato che la
recente valutazione ortopedica del dottor __________ del 5 aprile 2005
(attestante la presenza di artropatia degenerativa a livello C4/C5 e piccola
protrusione discale a livello L5/S1) esclude la presenza di una patologia
ortopedica rilevante a livello della colonna cervicale o lombare che possa
spiegare la sintomatologia dell'assicurata.

Il medico del SMR dell'AI ha per di più precisato che
la documentazione medica presentata in sede d'opposizione non porta nuovi
elementi che possano far cambiare l'apprezzamento precedente a livello
ortopedico-reumatologico (anzi confermano l'assenza di patologia ortopedica
rilevante) e quindi lo stato valetudinario rimane essenzialmente collocato
nell'ambito di una sindrome somatoforme da dolore persistente come già valutato
a livello psichiatrico. Infatti, l'aspetto psichiatrico è stato indagato in
modo approfondito tramite perizia psichiatrica da parte del dottor __________
di data 7 dicembre 2003, con le diagnosi e le conseguenti limitazioni
funzionali (riduzione della capacità lavorativa del 50%). In sede d'opposizione,
non viene per contro presentata ulteriore documentazione che possa oggettivare
un peggioramento dello stato di salute psichico.

 

Per quanto attiene al valore probatorio di tale esame,
si rammenta che secondo costante giurisprudenza, le perizie mediche eseguite
nell'ambito della procedura amministrativa da medici specializzati riconosciuti
hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state
realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi
concreti non inducano a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161).

 

6.  In conclusione, si può affermare che non
vi sono elementi dal lato medico (compresi quelli presentati in sede
d'opposizione i quali sono stati tra l'altro adeguatamente valutati) che
depongano per un'incapacità lavorativa superiore a quella già attestata nelle
precedenti valutazioni effettuate dall'amministrazione." (Doc. A1)

                                      

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso al TCA  l'assicurata, sempre tramite l’RA 1, ha postulato il
riconoscimento di un grado d’invalidità totale, motivando:

 

"  Egregio signor Presidente, egregi membri,

 

con
la presente si inoltra ricorso, nei termini stabiliti , a nome della nostra
assistita citata, come da procura allegata, al vostro Lodevole Tribunale delle
Assicurazioni, contro la decisione presa dall'Ufficio AI del Cantone Ticino ,
decisione su opposizione del 15.11.2005 , di non concedere l'aumento del grado
di invalidità dal 50% al 100%.

Il
ricorso si giustifica, in quanto la nostra assistita citata ha subito un
peggioramento di salute con provabile ulteriore intervento operatorio, come da
certificati medici allegati, Dr spec. __________, Dr __________ e Clinica __________.

Si
osserva inoltre che la nostra assistita non è stata ritenuta idonea al
collocamento da parte della Sezione del Lavoro. Dette indicazioni risultano, a
nostro parere sufficienti a concludere che per il caso in oggetto, il grado di
rendita debba essere modifica dall'attuale 50% al 100%. 

Preso
atto di quanto espresso, si prega il Lodevole Tribunale di esaminare gli atti
presentati ed accettare la richiesta di aumento del grado di invalidità al 100%
dal 01.03.2003. In attesa della decisione , cordialmente salutiamo.

Con
la massima stima." (Doc. I)

 

                               1.5.   Con
risposta di causa 11 gennaio 2005 l’Ufficio AI, sulla base delle Annotazioni 9
gennaio 2006 del medico SMR, ha postulato la reiezione del ricorso, precisando:

 

"  Egregio signor Presidente, 

Egregi
signori Giudici d'Appello,

 

preso
atto dell'allegato ricorsuale e ritenuto come la ricorrente abbia prodotto
nuova documentazione medica a suffragio delle proprie argomentazioni (vedi in
modo particolare il certificato medico - non firmato e corretto a mano nel
primo paragrafo - 24.11.2005 del Dr. __________ sub. doc. A2 incarto TCA,
il certificato medico 5.12.2005 del Dr. __________ sub. doc. A6 incarto TCA
ed il certificato medico 30.11.2005 del Dr. __________ sub. doc. A8 incarto
TCA), l'Ufficio Al del Canton Ticino ha valutato in base a quest'ultima se
vi sono i presupposti per sostenere un peggioramento rilevante dello stato valetudinario
dell'assicurata.

 

Dall'annotazione
medica emessa dal Servizio medico regionale dell'AI (SMR) che si allega alla
presente risposta, si evince in maniera inequivocabile come non vi sia stato
alcun peggioramento inerente lo stato di salute della qui ricorrente con
susseguente influsso sulla capacità lavorativa della stessa.

 

In
effetti, il Dr. __________ del SMR dell'AI nelle proprie annotazioni 9.1.2006
ha affermato che: "[...] l'attuale documentazione presentata in fase di
ricorso non apporta nuovi elementi clinici rispetto alla presa di posizione in
fase di opposizione [...]".

 

Rilevato
come, per il resto, l'atto ricorsuale sollevi in sostanza le stesse obiezioni
già trattate in sede di opposizione, lo scrivente ufficio si limita per
l'essenziale a richiamare i contenuti della propria decisione su opposizione,
della quale postula l'integrale conferma.

 

Visto
quanto sopra, si chiede pertanto che codesto lodevole Tribunale voglia confermare
la decisione impugnata e, conseguentemente, respingere il ricorso." (Doc.
III)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA
(STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità.

                                         Siccome
dal profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (SVR 2003 IV nr.
25 consid. 1.2; DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b) e poiché
il Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b), nel
presente caso sono applicabili le disposizioni in vigore a partire dal 1°
gennaio 2003.

                                         Dal
1° gennaio 2004 sono inoltre in vigore le norme di legge introdotte dalla 4a
revisione dell’AI.

Per quanto concerne la materia che qui interessa, l’art. 1 LAI, nella versione
in vigore dal 1° gennaio 2003, dispone che le disposizioni della LPGA (art. 1a
–70) sono applicabili all’assicura-zione per l’invalidità, sempre che la legge
non preveda espressamente una deroga.

 

                               2.3.   Oggetto
del contendere è la graduazione dell’invalidità stabilita dall’amministrazione
nell’ambito della procedura avviata nel dicembre 2002 su richiesta
dell’assicurata.

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto
di rendita se sono invalidi almeno al 40 %. Nel suo nuovo tenore in vigore dal
1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70 %, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40 %.

 

                                         Va
altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 pag. 182 consid. 3, 1990 pag. 543 consid. 2; Valterio,
Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985,
pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in
condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (art. 28 cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei
redditi la giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche
e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V
21 consid. 2c; Scartazzini, op. cit., pag. 232; Cattaneo, Les mésures
préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158
e 1159 e la giurisprudenza citata).

La misura
dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione
personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure
reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a; DTF 114 V 313 consid. 3a).

                                         Riguardo
al reddito conseguibile senza invalidità, va inoltre precisato che lo stesso va determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettiva-mente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti). 

                                         La
giurisprudenza federale ha inoltre precisato che è giustificato fondarsi sul
reddito effettivo nella misura in cui si può ammettere che l'assicurato
potrebbe conseguire un guadagno analogo in altri posti sul mercato del lavoro
(RCC 1973 201, 1961 80; Valterio, op. cit., pag. 202-203; ATFA 1968 188; EVGE
1961, 41).

                                      

                               2.5.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un
danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che
il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato
di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht,
Berna 2003, pag. 128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali
come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4
cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente
dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati
effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a
carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di
guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità
di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;
RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S.
F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B. [I 441/99]; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I
148/98], pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                               2.6.   Dopo la presentazione della seconda domanda di prestazioni nel
dicembre 2002, l’Ufficio AI ha trasmesso al SMR il dossier completo di tutti
gli atti medici prodotti dall’assicurata al fine di stabilire se vi fosse stato
un peggioramento dello stato di salute e per valutare l’opportunità di svolgere
eventuali ulteriori indagini mediche. L’assicurata ha prodotto, unitamente alla
domanda, certificati medici del proprio medico curante, dr.ssa __________, attestanti
un’inabilità lavorativa completa dal 5 luglio 2002 (dal 22 luglio al 5 novembre
2002 del 50%) (doc. AI 37). Nel certificato del 13 febbraio 2003 la dr.ssa __________
affermava quanto segue:

 

"  Riassumo in breve senza ritornare sui particolari
dall'anamnesi della paziente, già riassunti nella documentazione in vostro
possesso. La signora RI 1 lamenta da anni una sindrome cervicoradicolare sinistra.
Sino alla fine del 1999 è riuscita a tenere sotto controllo la sintomatologia
algica mediante sedute di atlasologia, nuoto nell'acqua calda, ginnastica in
piscina, autoreiki, training autogeno e fisioterapia,.. riducendo le assenza
lavorative al minimo. Dal gennaio 2000 i disturbi sono divenuti più intensi ed
hanno richiesto l'aggiunta di una terapia medicamentosa, inizialmente con AINS
ed inibitori della COXII, in seguito con antidepressivi triciclici, in
concomitanza con la sospensione transitoria dell'attività lavorativa. La
sintomatologia è peggiorata progressivamente tanto da indurre ad un approccio
stazionario (13.3.2000-31.3.2000 Ospedale __________ di __________ che non ha
portato il beneficio auspicato. Il 10.09.2001 la paziente si procura un trauma
distorsivo alla caviglia destra. Riprende l'attività al 70% lo 01.10.2001 sino
04.07.2002. Un ulteriore peggioramento causa    un'incapacità al 100% dal
5.7.2002 sino al 20.07.2002, in seguito vi è una ripresa dell'attività al 50%
sino al 5.11.2002. Una ennesima esacerbazione porta nuovamente ad una
incapacità al 100% a partire dal 06.11.2002, sino ad oggi. Dall'08.12.2002 al
18.01.2003 la signora RI 1 ha beneficiato di un periodo di cure stazionarie
presso la Clinica di riabilitazione di __________." (Doc. AI 41-2)

 

                                         Nella
sua Proposta medico del 25 febbraio 2003, la dr.ssa __________ del SMR,
rilevato come ci si trovasse di fronte ad una nuova domanda, poneva
l’indicazione ad ulteriori accertamenti medici (doc. AI 43).

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi richiamato agli atti il Rapporto relativo alla degenza della richiedente
dal 8 dicembre 2002 al 18 gennaio 2003 presso la Clinica __________ di __________
concludente come segue:

 

"  DIAGNOSI

 

1.  Sindrome
del dolore cronico su/con:

        ●    fibromialgia.

2.  Cervicalgia
aspecifica cronica su/con:

        ●    sindrome
miofasciale

        ●    sindrome delle faccette
su alterazioni degenerative con importante spondilartrosi C4/C5 e pseudo-listesi
di C4 su C5 ed a livello C3/C4

        ●    stato
dopo distorsione della colonna cervicale in data 06.09.97

        ●    stato
dopo frattura del processo articolare C4/C5 a sc

        ●    stato
dopo incidente stradale occorso nel 1972

3.  Ipercolesterolemia
a 5,6 mmol/l in data 10.12.02" (Doc. AI 44-1)

 

In punto alla
capacità lavorativa della paziente i medici della medesima clinica hanno
osservato quanto segue: 

 

“Nel
2001, in qualità di cassiera, risultava del 75% in seguito 50% da luglio a
ottobre 2002 e dello 0% da fine ottobre 2002. Attualmente consigliamo una
ripresa lavorativa ad un minimo del 50% per un lavoro idoneo in cui non sia
obbligata a voltare in continuazione la colonna cervicale.” (doc. AI 44-3)

 

                                         Dal
canto suo, nel suo rapporto medico all’Ufficio AI del 3 marzo 2003 il dr. __________,
reumatologo, ha certificato:

 

"  (...)

A. Diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa:

1.
 Sindrome fibromialgica.

-    Stato dopo incidente automobilistico
con conseguente trauma distorsivo della colonna cervicale nel settembre 1997. 

2.
 Sindrome depressiva reattiva.

 

     Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa: 

1.
 Adiposità (BMI 27).

 

 

B. Incapacità lavorativa medicalmente
giustificata del 20% almeno, per l'ultima attività esercitata quale cassiera:

50%
(non sono a conoscenza delle date esatte).

 

(...)

 

7.  Provvedimenti terapeutici/ prognosi

Clinicamente
ho potuto confermare la presenza di una sindrome algica diffusa di carattere
fibromialgico (vista l'estensione dei dolori, che vanno oltre ai classici
tender points caratteristici per la definizione di fibromialgia secondo i
criteri ACR90, si potrebbe anche porre la diagnosi di una sindrome somatoforme
del dolore cronico).

Sottolineo
come l'assicurata sia pure in cura con un antidepressivo (Efexor 150mg 1-0-0);
non sono a conoscenza se questa terapia è stata motivata solamente con l'idea
di innalzare la soglia del dolore o vi sia proprio un'indicazione psichiatrica.

Da
parte mia non sono stati presi particolari provvedimenti terapeutici. Mi sono
limitato da una parte a spiegare pazientemente all'assicurata in cosa consista
la fibromialgia, consegnandole pure della documentazione concernente questa malattia,
dall'altra le ho prescritto del Paracetamolo (da assumere unicamente quando i
dolori sono particolarmente intensi), così come le ho consigliato di eseguire
dei bagni rilassanti con fiori di fieno.

L'assicurata
esegue d'altronde già per conto proprio delle tecniche di rilassamento, come il
reiki (di cui è addirittura monitrice) e la riflessologia. Le ho consigliato
anche un'attività fisica regolare, così da meglio tonificare l'intera
muscolatura del corpo. Da parte mia non sono stati previsti ulteriori
controlli." (Doc. AI 46-1+2-3)

 

Da notare che il medesimo specialista, in un allegato, alla domanda
se l’assicurata era in grado di svolgere altre attività ha precisato che sotto
l’aspetto reumatologico la medesima poteva essere considerata ancora abile al
lavoro nella misura del 70-80% per un’attività adeguata, medio-leggera, senza
sforzi particolari per la colonna vertebrale, che le permettesse di cambiare
frequentemente posizione e non la obbligasse a lavorare a lungo con le braccia
al di sopra del cintolo scapolare (doc. AI 46-4). 

                                         

                                         In
data 25 marzo 2003, la dr.ssa __________ ha dal canto suo certificato un’inabilità
lavorativa completa (“al 50% se avesse la posibilità di eseguire un lavoro
leggero”) affermando quanto segue:

 

"  (...)

A.    diagnosi

●                                                                                                      Cervicalgie
croniche dal 1972 ed importante limitazione della mobilità della colonna
cervicale verso sinistra in paziente con esiti di frattura articolare C4/5 a sinistra,
contratture muscolari dolorose C4/5 a sinistra, importante spondilartrosi secondaria
C4/5 con pseudolistesi di C4

●      Fibromialgia

 

B.    incapacità lavorativa nell'esercizio
della professione di cassiera
al 100% dal  09.09.1997 al 21.09.1997, al 50% dal 13.10.1997 al 2.11.1997, al
50% dal 

        4.1.2000
al 20.02.2000, al 100% dal 13.3.2000 al 31.3.2000, al 50% dal 

        17.4.2000
al 30.4.2000, al 100% dal 1.5.2000 al 14.5.2000, al 50% dal 

        15.5.2000
al 30.6.2000, al 100% dal 31.7.2000 al 7.8.2000, al 50% dal

        1.9.2000
al 28.02.2001, al 30% dal 01.03.2001 al 04.07.2002, al 100% dal 

05.07.2002 al 21.07.2002, al 50% dal 21.07.02 al
05.11.2002, al 100 dal 06 11.2002 

        a
tutt'oggi

 

C.    domande generali

1.
    Lo stato di salute è suscettibile a peggioramento

 

2.
    3. la capacità lavorativa potrebbe essere migliorata se la paziente avesse
la

        possibilità
di eseguire un'attività che le permetta di non eseguire sforzi con il

        braccio
sinistro e non la obblighi a ruotare in continuazione la colonna cervicale 

4.
    Non necessita mezzi ausiliari

5.
    Non necessita l'aiuto di terzi

6.
    Un accertamento non è indicato (...)" (Doc. AI 47-4)

 

                                         Nella
sua “proposta medico” del 16 maggio 2003 la dr.ssa __________ del SMR ha affermato:

 

"  (...)

Conclusione:

Dal
punto di vista strettamente reumatologico la situazione attuale non differisce
in modo sostanziale da quella presente precedentemente, oggetto di valutazione
in occasione della prima domanda Al. In effetti, la diagnosi è sempre quella di
sindrome fibromialgica determinando dolore cronico e anche a livello cervicale
non viene descritto un peggioramento oggettivo a livello delle alterazioni
degenerative note, senza evidenza di radiculopatia.

Dal punto di vista reumatologico il caso è quindi da considerare
accertato in modo esauriente,
con due valutazioni reumatologiche specialistiche eseguiti a distanza di due
anni che evidenziano uno stato clinico pressappoco invariato con delle limitazioni
funzionali ben descritte. Non c'è quindi motivo per non tenere valido la
valutazione reumatologica recente compreso la valutazione della capacità
lavorativa, con attualmente IL 50% come cassiera ma capacità lavorativa del
70-80% in attività adeguata medio­leggera nel rispetto delle limitazioni
funzionali descritte nel rapporto Dr. __________. 

Il caso necessita invece un ulteriore accertamento peritale a livello
psichiatrico per sospetta
evoluzione verso sindrome depressiva reattiva con possibile ulteriore ripercussione
sulla capacità lavorativa come espresso dal reumatologo (anche se la curante
non fa cenno in merito).

Il
perito psichiatra dovrà quindi determinare se e in quale misura è presente una
patologia psichiatrica con ulteriore ripercussione sulla capacità lavorativa (
da notare che la componente del dolore è già stato preso in considerazione
nella valutazione reumatologica determinando una diminuzione del rendimento del
50% come cassiera e del 20-30% in attività adatta). Infine deve esprimersi in
merito alla capacità lavorativa globale, inglobando quindi la eventuale
inabilità lavorativa presente dal punto di vista psichico con quella
reumatologica." (Doc. AI 51-2)

 

L’amministrazione ha quindi affidato il mandato al dr. __________,
psichiatra, di eseguire una valutazione della richiedente. Detto specialista,
dopo aver visitato l’assicurata in occasione di tre consulti  il 2 settembre, 7
ottobre e 4 novembre 2003, ha presentato il 7 dicembre 2003 una corposa perizia
nel quale ha, tra l’altro, concluso:

 

"  (...)

4.1. Diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro

        a.   Sindrome somatoforme da dolore persistente
(ICD-10 F45.4); 

        b.   Sindrome affettiva persistente (ICD-10 F34
8); 

        c.   Fibromialgia;

        d.   Cervicalgie croniche su importante
spondilartrosi C4/C5.

 

        ●    esistenti da
quando? La sindrome somatoforme da dolore persistente è presenta da
circa due o tre anni così come la sindrome affettiva.

 

 

4.2.        Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro 

        a.   Isterectomia per fibroma nel 1995. 

 

 

(...)

 

2.     Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale

 

2.1.                                            Come si
ripercuotono i disturbi sull'attività attuale dell'assicurato?

Alla
luce di quanto descritto l'ultima attività lavorativa sarebbe tuttora esigibile
per il 50%. I disturbi psichiatrici constatati hanno influito negativamente per
il 50% sulla possibilità per la Sig.ra RI 1 di rientrare nel suo ultimo posto
di lavoro.

 

2.2.                                            L'attività
attuale è ancora praticabile?

Sì.

 

2.3.                                            Se sì,
in che misura?

Nella
misura del 50%.

 

2.4.                                            È
constatabile una diminuzione della capacità di lavoro?

Sì.

 

2.5.                                            Se sì,
in che misura?

Del
50%.

 

2.6. Da quando esiste una limitazione della
capacità di lavoro provata a livello medico di almeno il 20%?

Secondo
il certificato della Dr.ssa __________ dal 16 gennaio del 2000.

 

2.7. Qual è stato da allora lo sviluppo della
limitazione della capacità di lavoro? 

Si
prega di riferirsi alle "valutazioni e prognosi".

 

 

3.                                               L'ambiente
di lavoro dell'assicurato è in grado di sopportarne i disturbi psichici?

Si,
tenendo presente di quanto descritto nelle "valutazione e prognosi,
nell'evoluzione delle risorse e deficit".

 

C.    Conseguenze sulla capacità d'integrazione

 

1.     E' possibile effettuare provvedimenti
d'integrazione? Ve ne sono in corso? Ne sono previsti?

Alla
luce della disamina della storia personale, lavorativa e clinica della Sig.ra RI
1 non sono indicati dei provvedimenti di reintegrazione e/o riabilitativi. 

        1.2    Se no. La preghiamo di darcene ragione

Si prega di riferirsi alle "valutazioni e prognosi
e al capitolo sulle conseguenze e sulla capacità di lavoro".

 

 

2.     E' possibile migliorare la capacità di lavoro sul posto di lavoro
attuale?

Indubbiamente
una presa a carico psichiatrica e psicoterapeutica integrata potrebbe aiutare
la Sig.ra RI 1 ad esternare meglio i suoi conflitti intrapsichici. Bisogna quantunque
sottolineare la presenza dei suoi tratti di personalità che rinforzano gli elementi
di rimozione, di spostamento e di negazione.

 

 

3.     L'assicurato è in grado di svolgere altre attività?

La
Sig.ra RI 1 è in grado di svolgere tutte quelle attività che corrispondano alla
sua preparazione tecnico, teorica ed esperenziale. (...)" 

(Doc.
AI 53-8+10-11)

                                          

                                         A
complemento della documentazione l’assicurata, tramite l’RA 1, in data 26 maggio
2005 ha prodotto un referto radiologico datato 3 marzo 2004 attestante la presenza
di “Piccola ernia focale mediolaterale a destra a livello L5-S1 a contatto
con la radice S1 di destra. Questa radice non risulta compresa. Non altre
ernie” oltre che il rapporto relativo alla degenza subita nel periodo dal
15 marzo al 15 aprile 2004  presso la Clinica __________ di __________,
attestante fra l’altro quanto segue:

 

"  DIAGNOSI

 

1.
 Sindrome del dolore cronico su/con:

        ●    fibromialgia

2.
Lombocruralgia aspecifica su/con

        ●    sindrome
miofasciale

        ●    sindrome
delle faccette

        ●    piccola ernia focale
mediolaterale a dx a livello L51S1 a contatto con la radice S1 di dx

3.
 Cervicalgia aspecifica cronica su/con:

        ●    sindrome
miofasciale

        ●    sindrome
delle faccette su alterazioni degenerative con importante

              spondilartrosi
C41C5 e pseudo-listesi di C4 su C5 ed a livello C31C4

        ●    stato
dopo distorsione della colonna cervicale in data 06.09.97

        ●    stato
dopo frattura del processo articolare C4/C5 a sx

        ●    stato
dopo incidente stradale occorso nel 1972

4.
 Periartropatia omeroscapolare tendinopatica a dx

5.  Sindrome da disadattamento, reazione
mista ansioso-depressiva con sindrome somatoforme dal dolore persistente

6.
 lpercolesterolemia a 5,6 mmol/I in data 10.12.02

 

(...)
(doc. AI 59) 

 

                                                      Sulla capacità lavorativa i sanitari di questa clinica hanno affermato:

 

“La
paziente ha lavorato come cassiera alla __________ e ora è disoccupata e in attesa
di una decisione da parte dell'Al.

 

La
capacità lavorativa rimarrà come nella valutazione dell'ultima degenza
(gennaio, 2003). Consigliamo una ripresa lavorativa ad un minimo del 50% per un
lavoro idoneo in cui non sia obbligata alla torsione continua della colonna
cervicale. I dolori persistono con una limitazione funzionale a livello
cervicale, al cingolo ed all'arto superiore dx, soprattutto alla rotazione e
quando deve sollevare pesi superiori a 2 kg.

 

In
seconda linea la paziente è limitata a livello lombare per piegarsi e sollevare
pesi in modo ripetitivo.

 

La
valutazione della capacità lavorativa deve anche prendere in considerazione aspetti
psico-sociali. (...)" (Doc. AI 59-1+4)

Nel suo rapporto medico del 9 luglio 2004 la dr.ssa __________ del
SMR ha precisato:

 

"  (...)

	
  Valutazione reumatologica Dr. __________ marzo 2003: 

  Capacità lavorativa da punto di vista reumatologico: 

  IL 50% come cassiera

  IL 20-30% in attività adatta ai limiti funzionali
  v.s.

   

  Perizia psichiatrica Dr. __________ del 12/2003: 

  IL 50% per qualsiasi attività.

   

   

  Valutazione globale: sia la IL determinata dalla patologia reumatologica sia
  la IL determinata dalla componente psichica sono prevalentemente legate alla
  stessa problematica del dolore cronico, quindi non sommabili.

  La capacità lavorativa residua del 70-80% in attività
  lavorativa adatta, presente dal punto di vista fisico, non può comunque
  essere sfruttata oltre il 50% per la presenza della problematica psichica esposta
  dal perito.

  Quindi globalmente è
  giustificata IL 50% per qualsiasi attività lavorativa a partire dal marzo
  2002. Da notare, che è comunque presente una diminuzione della capacità
  lavorativa del 30% a partire dal marzo 2000 (vedi valutazione reumatologica
  Dr.__________ del agosto 2000)."

  

(Doc. AI 62-2)

 

Sulla base di questi riscontri, con provvedimento formale del 13
ottobre 2004, l’Ufficio AI ha quindi riconosciuto alla richiedente il diritto
ad un quarto di rendita per il periodo dal 1. dicembre 2002 al 28 febbraio 2003
e in seguito il diritto ad una mezza rendita (doc. AI 65 e consid. 1.2).

L’assicurata ha interposto opposizione a tale decisione producendo
diverse certificazioni mediche già agli atti e, inoltre, un referto radiologico
dell’8 giugno 2004 attestante la diagnosi di “Importante borsite pre-patellare” 
(doc. AI 74-10), oltre che un certificato medico della dr.ssa __________ datato
10 maggio 2004 concludente:

 

"  Diagnosi:

Ø  Sindrome
del dolore cronico su/con fibromialgia

Ø  Lombocruralgia aspecifica su/con sindrome
miofasciale; sindrome delle faccette; piccola ernia focale mediolaterale a dx a
livello L5-/S1 a contatto con la radice. 

Ø  Cervicalgia aspecifica cronica su/con
sindrome miofasciale; sindrome delle faccette su alterazioni degenerative con
importante spondilartrosi C4/C5 e pseudo-listesi di C4 su C5 ed a livello
C3/C4; stato dopo distorsione della colonna cervicale in data 06.09.1997; stato
dopo incidente stradale occorso nel 1972.

 

 

Con
la presente si certifica che per i motivi sopraindicati la signora RI 1
necessita a partire da febbraio 2004 di un aiuto domiciliare nella misura di
due volte a settimana per un periodo illimitato." (Doc. AI 74-19)

 

L’Ufficio AI ha inoltre acquisito agli atti copia della domanda
d’indennità di disoccupazione presentata in data dall’assicurata nella quale
l’interessata si dichiarava abile al lavoro nella misura del 50% (doc. DISO
1-5).

RI 1 ha inoltre prodotto ulteriore documentazione medica attestante
l’effettuazione di due valutazioni radiologiche alla colonna vertebrale il 29
aprile 2005 con le seguenti conclusioni:

 

"  (...)

CONCLUSIONI

Esiti di pregressa frattura faccettaria C4-C5 a sinistra con leggera
pseudoanterolistesi progrediente ma sempre senza compressione radicolare o
midollare.

Doscopatia cronica C5-C6 e C6-C7." (Doc. AI 84-1)

 

                                         e:                                                                                                                        

"  REFERTO

Nella
radiografia convenzionale, allineamento regolare dei corpi vertebrali
cervicali.

Esiti
di pregressa frattura faccettaria a sinistra spazio C4-C5 con deformazione dell'articolazione.

Osteocondrosi,
spondilosi e uncartrosi soprattutto spazio C5-C6 e meno marcata C6-C7."
(Doc. AI 84-2)

 

 

Inoltre, ha esibito un certificato del 5 aprile 2005 del dr. __________,
chirurgo ortopedico, attestante quanto segue:

 

"  Il medico sottoscritto certifica di aver esaminato la
paziente summenzionata nell'ambulatorio di ortopedia il 31.03.2005.

L'obiettivo
della consultazione era quello di determinare se i diversi disturbi multifocali
accusati dalla paziente, conosciuti da anni, siano da mettere in conto ad una
malattia o patologia ortopedica richiedente ulteriori provvedimenti diagnostici
o terapeutici.

 

In
riassunto, all'esame clinico non abbiamo riscontrato elementi organici in favore
di un grave disturbo a livello della colonna cervicale, lombare né degli arti
superiori. Abbiamo per contro ritrovato evidenti segni non organici.

La
risonanza magnetica lombare del 2004 mostra solo una piccola protrusione L5-S1,
senza segni di discopatia, alterazioni di Modic né relazione con la
sintomatologia attuale.

La
radiografia funzionale convenzionale e la risonanza magnetica della colonna cervicale
mostrano invece un'artropatia C4-C5 di tipo degenerativo. Non alterazioni funzionali
sulle radiografie in flessione/estensione.

 

In
conclusione, non riteniamo la presenza di una patologia ortopedica rilevante a
livello della colonna cervicale o lombare che possa spiegare la sintomatologia
della paziente." (Doc. AI 84-3)

 

La dr.ssa __________ del SMR, valutata la nuova documentazione
medica agli atti, nel suo Rapporto medico del 1. luglio 2005, posta la diagnosi
principale di “Sindrome somatoforme da dolore persistente e sindrome
affettiva persistente”, oltre che “Fibriomalgia, Cervicalgia cronica su
alterazioni degenerative, esiti di frattura faccettaria C4-C5 a sinistra di
vecchia data con leggera pseudoanterolistesi”, ha concluso come segue:

 

 

	
  Limiti funzionali

  	
  A livello fisico:

  attività medio-leggera con
  possibilità di cambiare frequentemente la posizione, senza dover lavorare a
  lungo con le braccia al di sopra il cinto scapolare, non pesi superiori ai 10
  kg,

  non movimenti ripetuti o
  posizioni statiche prolungate con rotazione o ipertensione cervicale

  A livello psichico:

  modificazione progressiva
  dell'umore con momenti di irrita-bilità e momenti di pianto e angoscia,
  riduzione dell'attenzione e della concentrazione, senso di insicurezza, pensiero
  continuo e persistente centrato sulla problematica di dolorabilità somatica
  diffusa

  	 

	
  IL in %

  	 

	
  Attività abituale

  Venditrice-cassiera

  	
  IL 50%

  	
  Attività adeguata

  	
  IL 50%

  
	
  Inizio IL duratura

  Mese/anno

   

  	
  IL 30% dall'agosto 2000 al
  giugno 2002

  IL 505 da luglio 2002

  continua

  	
  inizio-possibilità

  integrazione

  (mese/anno

   

  	
   

  
					

 

(Doc.
AI 87-2)

 

(...)

	
  Ad 1e2:

  l'infortunio del 1997 è stato estesamente valutato
  dall'assicuratore infortunio SUVA e tutta la documentazione è stato preso in
  considerazione nella valutazione del caso. In particolare, siamo a conoscenza
  dl reperto radiologico TAC del 19.11.1999 che ha rilevato degli esiti di
  frattura C41C5 a sinistra con osteoartrite degenerativa secondaria
  verosimilmente in relazione ad un vecchio infortunio del 1972.

  In ogni caso, anche la recente risonanza magnetica
  colonna cervicale del 29.04.2005 non aggiunge ulteriori informazioni atti a
  cambiare la valutazione clinica della situazione in quanto viene unicamente
  confermato la presenza di esiti di pregressa frattura faccettaria C4-C5 a
  sinistra con leggera pseudoanterolistesi ma sempre senza compressione
  radicolare, accanto a segni di discopatia cronica C5-C6 e C6-C7.

  La risonanza magnetica lombare del 2004 mostra
  unicamente una piccola protrusione L5-S1 senza segni di discopatia.

  La recente valutazione ortopedica Dr. __________ del
  05.04.2005 ( rileva la presenza di artropatia degenerativa a livello C4-C5 e
  piccola protrusione discale a livello L5-S1) a questo proposito esclude la
  presenza di una patologia ortopedica rilevante a livello della colonna
  cervicale o lombare che possa spiegare la sintomatologia dell'A. 

  Quindi la documentazione medica portata non porta
  nuovi elementi che possano far cambiare l'apprezzamento precedente a livello
  ortopedico-reumatologico: anzi confermano l'assenza di patologia ortopedica
  rilevante e quindi il quadro rimane essenzialmente collocato nell'ambito di una
  sindrome somatoforme da dolore persistente come già precedentemente valutato
  a livello peritale psichiatrico.

   

  Ad 3:

  una borsite prepatellare è un evento patologico
  passeggero che non assume carattere invalidante

   

  ad 4:

  l'aspetto psichiatrico è stato indagato in modo
  approfondito tramite perizia psichiatrica Dr.__________ del 12/2003 con le
  diagnosi e limitazioni funzionali sopra riportati: esso determina una
  riduzione della capacità lavorativa del 50%. Non viene portata nessuna
  ulteriore documentazione medica che possa oggettivare un peggioramento dello
  stato di salute psichico avvenuto nel frattempo.

   

  In conclusione, non viene portato nessun ulteriore
  elemento a livello medico che possa far cambiare la valutazione dello stato
  di salute e della capacità lavorativa espressa in occasione della valutazione
  SMR del 09.07.2004.

  

(Doc.
AI 87-3+4)

 

Sulla base di questi accertamenti l’amministrazione ha reso la
decisione su opposizione del 15 novembre 2005.

 

Con il presente ricorso l’assicurata ha presentato documentazione
medica già agli atti oltre che un certificato del 30 novembre 2005 del dr. __________,
chirurgo ortopedico, attestante la presenza di “Stato dopo frattura
articolare C4/C5 a sinistra avvenuta nel 1997 con cefalee conseguenti, una
lombalgia su discopatia L4/L5 conosciuta, una gonalgia bilaterale su incipiente
gonartrosi e una metatarsalgia bilaterale maggiormente evidente e destra”  e
uno datato 24 novembre 2005 del dr. __________, neurochirurgo, che conclude
quanto segue:

 

"  La soprannominata paziente ha subito nel 1997 un
infortunio contraendo una frattura dell'articolazione C4/5 a sx. Da allora
lamenta dolori cervicali recidivanti.

È
attiva presso la __________ e lavora al 50%

 

Oltre
ai dolori cervicali, la paziente accusa anche fastidi lombari in presenza di discreti
processi degenerativi, ma senza irritazioni radicolari.

 

La
situazione cervicale è andata progressivamente peggiorando, per cui un
ulteriore accertamento tramite RM del rachide cervicale ha potuto confermare
una discopatia da C415 a C617 con una chiara consolidazione della frattura
C4/5. 

La
paziente lamenta forti dolori cervicali con irradiazione al braccio dx. Dolori
molto sovente associati ad importanti cefalee.

 

In
considerazione della situazione clinica è stato discusso la possibilità di un
intervento ACIF nei livelli C5/6 e C6/7, dove ci sono importanti spondilosi ed
uncartrosi. L'indicazione operatoria verrà ancora discussa con un ortopeda. 

Tuttavia
è probabile che a mediollungo termine si proceda poi ad un intervento.

 

In
complesso la paziente, dall'infortunio ad oggi, presenta un chiaro
peggioramento della situazione clinica e neuroradiologica concernente la
patologia cervicale." 

(Doc.
AI 89-9)

 

In proposito, il medico SMR dr. __________, nelle sue Annotazioni
del 9 gennaio 2006, ha affermato:

 

"  Vedi presa di posizione dr.ssa __________ del 1.5.2005.

 

In
fase di ricorso vengono presentati:

 

-     rapporto dr. __________ del 24.11.2005
nel quale si parla di un peggioramento della sintomatologia cervicale e della
possibilità di un intervento chirurgico a livello cervicale (stabilizzazione).

     -     Certificato dr. __________ del
5.12.2005 nel quale viene indicato che l'assicurata è stata sottoposta a
colonoscopia virtuale (n.b. esame TAC)

     -     Referto RM colonna cervicale del
29.4.2005: esiti di pregressa frattura faccettaria C41C5 a sinistra con leggera
pseudoanterolistesi progredente ma sempre senza compressione radicolare o midollare.
Discopatia cronica C5/C6 e C6/C7 

     -     Certificato dr. __________ del
30.11.2005 nel quel viene certificato che l'assicurata soffre di stato dopo
frattura articolare C41C5 a sinistra avvenuta nel 1997 con cefalee conseguenti,
lombalgia su discopatia L4/L5 conosciuta, gonalgia bilaterale su incipiente
gonartrosi e una metatarsalgia bilaterale maggiormente evidente a destra.

 

Valutazione e procedere: l'attuale documentazione presentata in fase di ricorso non apporta
nuovi elementi clinici rispetto alla presa di posizione in fase di opposizione.

 

Risulta
assai discutibile l'indicazione ad un intervento chirurgico a livello cervicale
in presenza di una problematica presente da anni con inoltre componente
somatoforme fibromialgia, fattori prognostici negativi per quanto concerne
interventi chirurgici a livello del rachide dorsale (qui si rimanda anche alla
valutazione specialistica del dr. __________, primario di ortopedia del
5.4.2005).

 

Il
certificato del dr. __________ indica unicamente che l'assicurata si è
sottoposta a colonoscopia tramite TAC, si tratta di esame diagnostico non
invasivo.

Il
referto della RM era già noto in sede di opposizione e non apporta nuovi
elementi di rilievo (si conferma assenza di interessamento radicolare o
midollare, problematiche che potrebbero eventualmente giustificare un approccio
invasivo).

 

La
presenza di una incipiente gonalgia e di una metatarsalgia risulta compatibile
con una capacità lavorativa residua come stabilita in precedenza.

 

Conclusione:
l'attuale documentazione non rende verosimile una modifica dello stato di
salute con influsso sulla capacità lavorativa residua, si conferma presa di
posizione medica in sede di opposizione." (Doc. III/bis)

 

                               2.7.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,
si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si
lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti
(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o
nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono
inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I
162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si
rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni
e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354 consid. 3b/bb). 

                                         Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V
31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

 

                                         Inoltre,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui
questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi
sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. 

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali
il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001
nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                               2.8.   Nella fattispecie, l’assicurata, pochi mesi dopo aver
ricevuto la decisione con la quale l’Ufficio AI le aveva negato il diritto ad
una prestazione d’invalidità (decisione 31 luglio 2002, doc. AI 34), ha chiesto
all’amministrazione di rivedere la propria posizione in quanto il suo stato di
salute sarebbe nel frattempo peggiorato. L’amministrazione ha istruito la
seconda domanda approfonditamente, esaminando la documentazione medica agli
atti e prodotta dall’interessata, interpellando i suoi medici curanti e facendo
esperire una perizia psichiatrica.

                                                                                

                                         Dagli accertamenti effettuati risulta che l’interessata soffre di
diversi disturbi, in particolare di una sindrome somatoforme da dolore
persistente, di una sindrome affettiva persistente, di fibriomalgia, cervicalgia
cronica su alterazioni degenerative oltre che di esiti di frattura faccettaria
C4-C5. L’Ufficio AI ha pertinentemente ritenuto necessario indagare la
componente reumatologica/ortopedica e quella psichiatrica. 

                                         

                                         Orbene,
nell'evenienza concreta questo TCA non intravede ragioni che gli impediscono di
far proprie le conclusioni cui è pervenuta l’amministrazione basandosi su
quelle dei sanitari interpellati, specialisti nelle materie che qui
interessano, i quali hanno compiutamente valutato il danno alla salute di cui è
portatrice l'assicurata, giungendo a conclusioni logiche e motivate in
merito            alla valutazione circa la capacità lavorativa della
richiedente. 

 

                                         Dal
profilo psichiatrico, il dr. __________, ha considerato la ricorrente
portatrice di  “sindrome somatoforme da dolore persistente e da una sindrome
affettiva persistente” (doc. AI 53). In punto alla capacità
lavorativa, lo specialista ha ritenuto l’interessata capace sul piano
lavorativo, nella professione precedentemente esercitata, nella misura del 50%
(cfr. sopra consid. 2.6; doc. AI 53).

                                         La
componente reumatologica è stata invece esaminata dal dr. __________, specialista
in reumatologia, il quale ha posto la diagnosi di “sindrome fibriomialgica”,
oltre che di “stato dopo incidente automobilistico con trauma distorsivo
alla colonna cervicale , sindrome depressiva reattiva e adiposità”, e
concluso per una capacità lavorativa, dal profilo puramente reumatologico, del
50%, osservando tuttavia come l’assicurata fosse addirittura abile nella misura
del 70-80% in un’attività medio-leggera adeguata, senza sforzi particolari per
la colonna vertebrale (cfr. sopra consid. 2.6 e doc. AI 46). 

 

                                         Va
in questa sede fatto osservare che, come la giurisprudenza ha avuto modo di evidenziare
(cfr. STFA 19 giugno 2001 in re E., I 605/00, STFA 26 maggio 2003 in re V., I
196/03), secondo la dottrina medica la fibromialgia molto spesso conduce ad una
invalidità (Spott, Warum wir die Fibromyalgie-Forschung betreiben, in: Rheuma Nachrichten
Spezial, 1998 pag. 12ss) e la stessa - suscettibile di essere assimilata ad un
disturbo somatoforme (segnatamente ad una sindrome dolorosa somatoforme persistente,
cfr. Revue médicale del Suisse romande, 2001 pag. 443ss; cfr. STFA 9 settembre
2003 in re C., I 423/03, STFA 9 ottobre 2001 in re A., I 229/01, STFA 10 marzo
2003 in re P., I 721/02) – è spesso determinata (anche) da fattori psichici
(cfr. MSD-Manual der Diagnostik und Therapie, Monaco 1993, pag. 145ss; cfr.
STFA 27 maggio 2002 in re W., I 240/01). Nel caso di specie, come del resto anche
suggerito dal dr. __________,  l’amministrazione ha proceduto correttamente
facendo eseguire un accurato esame psichiatrico, onde addivenire ad un chiaro e
attendibile giudizio sullo stato di salute dell'assicurata e sulle sue
effettive ripercussioni invalidanti e in particolare stabilire se la medesima
fosse affetta da un disturbo extra-somatico rilevante. 

                                         

                                         Ai
citati referti specialistici va senz'altro attribuita piena valenza probatoria
conformemente alla succitata giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.7), senza
che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori indagini.  

 

                                         Agli
atti vi sono inoltre delle valutazioni della componente ortopedica,
segnatamente degli esiti del trauma distorsivo alla colonna cervicale riportato
dalla ricorrente in un incidente della circolazione avvenuto nel 1997 e,
quindi, della sindrome cervicoradicolare. In effetti, nel corso della procedura
amministrativa la ricorrente è stata valutata la prima volta dal dr. __________,
specialista in chirurgia ortopedica, il quale nel suo referto del 11 gennaio
2001, posta la diagnosi di spondiloartrosi localizzata cervicale e di fibriomalgia
reumatica, ha sottolineato come le limitazioni della colonna vertebrale fossero
modeste non essendovi indizi per una sofferenza radicolare, clinicamente predominando
chiaramente il quadro della fibriomalgia. Secondo questo specialista era
opportuna una ripresa dell’attività lavorativa in misura massima possibile
(doc. AI 74). Dal canto suo, il dr. __________, chirurgo ortopedico, nel suo referto
del 5 aprile 2005, ha escluso la presenza di una patologia ortopedica rilevante
a livello della colonna cervicale o lombare che potesse spiegare la
sintomatologia della paziente (doc. AI 84). 

 

                                         Ora,
sulla base di un’approfondita, dettagliata e completa valutazione degli atti medici
agli atti, in particolare delle valutazioni del dr. __________ e del dr. __________,
il medico SMR, nelle valutazioni del 9 luglio 2004 e del 1. luglio 2005, considerate
le diagnosi di “Sindrome somatoforme da dolore persistente, sindrome
affettiva persistente, Fibriomalgia (con sindrome del dolore cronico), cervicalgia
cronica su alterazioni degenerative, esiti di frattura faccettaria C4-C5 a
sinistra di vecchia data con leggera pseudoanterolistesi)”, ha giudicato
l’assicurata abile al lavoro nella sua precedente professione di cassiera nella
misura del 50%, in considerazione appunto sia della componente reumatologica
che di quella psichiatrica (cfr. doc. AI 62 e 87). Ritenuta la giurisprudenza
federale valida nell’ambito della valutazione probatoria di atti medici sopra
citata (cfr. consid. 2.7), questo TCA deve ritenere concludenti siffatte
conclusioni che hanno pertinentemente  tenuto conto delle singole affezioni
invalidanti di cui l’assicurata è sofferente giungendo ad una conclusione
logica e priva di contraddizioni in merito alla sua capacità lavorativa. 

 

                                         Al
riguardo va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 nella
causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni
espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico
curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova
perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

"  (…)

3.2
L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis
que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois,
cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du
SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en
oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui
du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional
de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué
par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci.
La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)”

(cfr.
STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03, consid. 3.2)

 

 

                                         D’altra
parte, deve essere osservato che i rapporti medici prodotti agli atti
(sia quelli rilasciati prima della decisione 15 novembre 2005 che quelli
rilasciati dopo, cfr. consid. 2.6) non sono tali da modificare le conclusioni
cui sono giunti gli specialisti interpellati dall’amministrazione e la dr.ssa __________
del SMR. 

                                         Quest’ultima
ha pertinentemente esposto come la documentazione medica agli atti, non da
ultimo la già menzionata valutazione ortopedica del 5 aprile 2005 del dr. __________,
specialista in chirurgia ortopedica, escludesse la presenza di una patologia
ortopedica rilevante a livello della colonna cervicale o lombare che potesse
spiegare la sintomatologia lamentata dall’assicurata, il complesso rimanendo di
conseguenza più nel quadro di una sindrome somatoforme da dolore persistente. Anche
in proposito alla borsite prepatellare diagnosticata dal referto radiologico della
Clinica __________ del 7 giugno 2004 (doc. AI 74-10), il medico SMR ha rettamente
osservato come tale patologia, di natura passeggera, non assumesse carattere
invalidante. A ragione d’altra parte, ha altresì osservato come anche la componente
psichiatrica risultava sufficientemente indagata tramite la valutazione specialistica
del dr. __________ dicembre 2003, cui deve senz'altro essere attribuita forza
probatoria piena conformemente ai succitati criteri stabiliti dalla
giurisprudenza (cfr. doc. AI 87).

   

                                         Del
resto va osservato che, riservate le certificazioni del suo medico curante (sul
valore probatorio delle attestazioni del medico di fiducia dell’assicurato cfr.
sopra al consid. 2.7), sulla base della documentazione versata agli atti dalla
ricorrente, unico periodo d’incapacità lavorativa (totale) risulta essere stato
attestato solo durante le degenze presso la Clinica di __________ (ossia dall’8
dicembre 2002 al 18 gennaio 2003 e dal 15 marzo al 10 aprile 2004), al termine
dei cui ricoveri tuttavia i medici della medesima clinica hanno concluso per
una capacità lavorativa del 50% (doc. AI 44 e 59). Non è quindi possibile concludere
per un sostanziale peggioramento dello stato di salute nel periodo susseguente tali
ricoveri. 

 

                                         D’altra
parte, con riferimento alla documentazione medica prodotta dall’interessata in
sede ricorsuale, a ragione l’amministrazione, sulla base del parere del dr. __________
del SMR, ha osservato come la stessa non sia suscettibile di modificare il
provvedimento contestato. Per quanto in particolare concerne l’incipiente gonalgia
e metatarsalgia bilaterale diagnosticata dal dr. __________ nel suo certificato
del 30 novembre 2005, il dr. __________ ha rettamente osservato come le stesse
non siano tali da modificare il giudizio sulla capacità lavorativa
dell’assicurata. Osservato come l’attestato del 5 dicembre 2005 del dr. __________
riferisca solo di un esame diagnostico effettuato dall’assicurata e come il
referto diagnostico radiologico del 29 aprile 2005 fosse già agli atti, con
riferimento al certificato del dr. __________, neurochirurgo, del 24 novembre
2005, il medico SMR ha sostanzialmente ritenuto discutibile l’indicazione operatoria
posta da questo sanitario. In effetti, esaminando tale certificato si deve
osservare come lo stesso non apporti nuovi elementi clinici suscettibili di
attestare con alta verosimiglianza l’insorgere di un effettivo peggioramento
delle condizioni della ricorrente rispetto a quanto accertato precedentemente
all’emanazione dell’atto contesto, rispettivamente non indica se e
eventualmente in che misura un eventuale peggioramento sia idoneo ad influire
sulla residua capacità lavorativa della paziente. Lo stesso non permette quindi
di modificare e mettere validamente in discussione le conclusioni
cui è giunta l’amministrazione in esito ad esaustivi e completi esami affidati
a specialisti delle singole affezioni di cui l’assicurata è portatrice e sulla
base quindi di una precisa ed accurata osservazione e valutazione, tenendo
conto della totalità delle lamentele accusate dall’interessata. 

                                         Quanto
d’altra parte alla problematica psichiatrica, non si evidenziano elementi tali
da giustificare un peggioramento rilevante della patologia diagnosticata, né
del resto la ricorrente fa valere altrimenti, ragione per cui può essere
prestata completa adesione alle conclusioni tratte dallo psichiatra, dr. __________,
nella sua corposa perizia 7 dicembre 2003. 

 

                                         Non
è superfluo inoltre osservare come per consolidata giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la
legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto esistente
al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga che fatti verificatisi
ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo
della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF 127 V 251 consid. 4d, 121
V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102).

                                         Ne consegue che i succitati atti medici del 30 novembre 2005 (dr. __________,
doc. A8) e 24 novembre 2005 (dr. __________, doc. A2) non potrebbero di principio
essere presi in considerazione, poiché attestanti una situazione di fatto
posteriore alla decisione contestata del 15 novembre 2005.

                                         Ai
fini dell’economia processuale, eccezionalmente
il giudice può tuttavia anche tener conto dei fatti intervenuti posteriormente
alla decisione impugnata, a condizione che questi ultimi siano stabiliti in
modo sufficientemente preciso (RCC 1980 pag. 263) e siano suscettibili di influenzare
il giudizio (RCC 1989 pag. 123 consid. 3b, 1974 pag. 192 consid. 4, 1970 pag.
582 consid. 3). 

                                         In
concreto, i rapporti medici in discussione non sono sufficienti
per far luce in modo completo e preciso sull'eventuale natura invalidante (in casu
peggioramento) dello stato di salute dell’assi-curata.

 

                                         Al proposito va anche ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta
dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio
devono essere accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo
principio non è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere
delle parti di collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid.
1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti). 

                                         Il dovere processuale di
collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‑
ove ciò fosse ragionevolmente esigibile ‑ le prove necessarie, avuto
riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V
264 consid. 3b con riferimenti).

 

Questo Tribunale
ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e
sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi
necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti. 

 

                               2.9.   La
ricorrente sostiene inoltre in sostanza che il fatto che la Sezione __________
non l’ha ritenuta idonea al collocamento ai fini dell’attribuzione
dell’indennità di disoccupazione dimostrerebbe ulteriormente la sua completa
inabilità lavorativa. Unitamente al ricorso ha prodotto uno scritto 29 aprile
2005 della Sezione __________ che recita come segue:

 

" 
Gentile signora RI 1,

vista l’opposizione che è stata presentata contro
la decisione dell’assicurazione invalidità, non riteniamo che sia a
disposizione per il mercato del lavoro alle condizioni normalmente pretese dai
datori di lavoro.

Si prospetta quindi una decisione di inidoneità
al collocamento e di conseguenza il rifiuto delle indennità di disoccupazione a
decorrere dal 2 novembre 2004.

(…)” (doc. A4) 

 

Tale allegazione non
può mutare alle predette conclusioni.

Occorre in effetti
evidenziare che l’assicurazione invalidità e quella contro la disoccupazione
sono due assicurazioni sociali a sé stanti che perseguono scopi differenti e non
sono quindi complementari l’una all’altra nel senso che un assicurato escluso
dal mondo del lavoro deve potersi necessariamente e in ogni caso appellare ad
una invalidità o ad uno stato di disoccupazione. Il diniego di una rendita
d’invalidità non implica automaticamente il diritto a delle prestazioni
dell’assicurazione contro la disoccupazione. In effetti le due assicurazioni
erogano prestazioni diverse che si basano su presupposti diversi: può di
conseguenza anche succedere che a causa o malgrado il medesimo danno alla salute
ad un assicurato non vengano erogate prestazioni dell’assicurazione per
l’invalidità oppure dell’assicurazione contro la disoccupazione, ma può anche
accadere che non sussista nessun diritto a prestazioni oppure che entrambe le
assicurazioni attribuiscano una prestazione. In particolare, l’assicurazione invalidità
si basa, per l’esame del diritto a prestazioni, sulla capacità lavorativa,
mentre che per l’assicurazione contro la disoccupazione è decisiva l’idoneità
al collocamento per la quale l’assicurato “è idoneo al collocamento se è
disposto, capace ed autorizzato ad accettare un’occupazione adeguata e a partecipare
a provvedimenti di reintegrazione” (art. 15 LADI). E il concetto di
capacità lavorativa rispettivamente di idoneità al collocamento non sono equivalenti:
le relative condizioni vengono esaminate dai rispettivi organi assicurativi
individualmente tenendo presente la ratio della legge e, quindi, le relative
specifiche necessità. In particolare l’assicurazione contro la disoccupazione
tiene conto anche di elementi estranei all’invalidità (quali ad esempio la scarsa
scolarità o le difficoltà linguistiche dell’assicurato oppure, ai sensi
dell’art. 16 cpv. 2 lett. c LADI, l’età e la situazione personale
dell’assicurato) che non sono invece rilevanti nell’ambito dell’assicurazione
invalidità. Del resto, per consolidata giurisprudenza, anche se gli organi
delle due assicurazioni in oggetto devono cooperare (cfr. art. 15 cpv. 1 OADI),
quelli dell’assicurazio-ne contro la disoccupazione non sono vincolati alla
valutazione degli organi dell’assicurazione invalidità (ARV 1998 n. 5 p. 43
consid. 5) (sul rapporto tra assicurazione per l’invalidità e assicurazione
contro la disoccupazione in merito a incapacità lavorativa e inidoneità al
collocamento cfr. STFA inedita 3 marzo 2006 nella causa G, C 282/05).

Ne discende che nella
specie il provvedimento della Sezione __________ non può mutare alle pertinenti
conclusioni tratte dagli organi dell’AI. Questo a maggior ragione ove si
osservi che dal fascicolo agli atti risulta che l’assicurata, sottoscrivendo la
domanda di indennità di disoccupazione il 15 dicembre 2004, ha indicato di
essere disposta e capace al lavoro nella misura del 50% (cfr. doc. AI 1-5).   

 

 

                             2.10.   In
conclusione, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze specialistiche,
richiamato inoltre l’obbligo che incombe all’assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen
Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo
una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr.
anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag.
221) -, è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante
valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti
ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c,
111 V 188 consid. 2b), che l'assicurata è tuttora abile
in misura del 50% nella sua precedente attività di venditrice/cassiera.

 

                                         Ne
discende che la decisione contestata merita conferma mentre il ricorso deve essere
respinto.

                                        

                                         Si
ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
su opposizione in lite, il quale, sia nuovamente rilevato, delimita il potere
cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

 

                                                                                 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

                                 1.-   Il
ricorso é respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi
  implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il vicepresidente                                                    Il
segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti