# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a3472f76-a170-56b4-b4a7-5f7beb16ee41
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-03-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 07.03.2016 14.2016.6
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2016-6_2016-03-07.html

## Full Text

Incarti n.

  14.2016.6

  14.2016.7

  	
  Lugano

  7 marzo 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Villa

  

 

 

statuendo nelle cause __________ e __________ (rigetto
definitivo dell’opposizione) della Pretura del Distretto di Leventina promosse
con istanze 20 maggio 2015 da

 

	
   

  	
   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  RE 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo del 15 gennaio 2016 presentato da RE 1 contro le
decisioni emesse il 28 dicembre 2015 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Con precetto esecutivo n. __________ emesso il
18 febbraio 2015 dall’Ufficio di esecuzione di Faido, lo Stato del Canton Ticino
ha escusso RE 1 per l’incasso di fr. 24'558.70 oltre agli interessi del
2.5% dal 14 febbraio 2015, indicando quale titolo di credito l’imposta cantonale 2006, di fr. 4'188.75 (interessi
aggiornati sino al 13 febbraio 2015) e di fr. 30.– (tassa di diffida),
dedotto l’acconto di fr. 2'586.55 versato dall’escusso il 14 febbraio
2015.

 

                            B.  Sulla
scorta del precetto esecutivo n. (300)__________ emesso sempre il 18 febbraio
2015 dall’Ufficio di esecuzione di Faido, la Confederazione svizzera ha escusso
RE 1 per l’incasso di fr. 12'691.40 oltre agli interessi del 3% dal 14
febbraio 2015, indicando quale titolo di credito l’imposta
federale diretta 2006, e di fr. 2'771.40 (interessi
aggiornati sino al 13 febbraio 2015), dedotto l’acconto di fr. 71.–
versato dall’escusso il 14 febbraio 2015.

                            C.  Avendo
RE 1 interposto opposizione a entrambi i precetti esecutivi, con istanze 20
maggio 2015 lo Stato del Canton Ticino e la Confederazione Svizzera ne hanno
chiesto il rigetto definitivo alla Pretura del Distretto di Leventina limitatamente
a fr. 21'972.15 nel primo caso e integralmente nel secondo. Nel termine
impartito, la parte convenuta si è opposta
alle istanze con un unico allegato di osservazioni scritte del 22 giugno 2015,
chiedendo la “sospensione
temporanea di tutti i procedimenti esecutivi”. Alle udienze di discussione tenutesi il 17 settembre 2015, per le quali
gli istanti avevano preannunciato la propria assenza con scritti del 16 settembre,
cui hanno allegato due sentenze, postulando la conferma delle rispettive
istanze, la parte convenuta ha nuovamente chiesto la sospensione delle
procedure in attesa di una presa di posizione della Commissione delle petizioni
del Gran Consiglio del Canton Ticino. Con “duplica” scritta del 7 ottobre 2015 RE
1 ha poi ribadito la sua posizione.

                            D.  Statuendo con decisione del 28 dicembre 2015, il Pretore ha accolto l’istanza
dello Stato del Canton Ticino e
rigettato in via definitiva l’opposizione interposta dal convenuto per le somme
richieste all’istante, pari a fr. 21'972.15, oltre agli interessi del 2.5%
dal 14 febbraio 2015, e a fr. 4'188.75, ponendo a suo carico le spese
processuali di fr. 200.–. Con sentenza del medesimo
giorno, il Pretore ha accolto anche l’istanza presentata dalla Confederazione
Svizzera e rigettato in via definitiva l’opposizione per fr. 12'691.40
(senza la deduzione di fr. 71.–), oltre agli interessi del 3% dal 14 febbraio
2015, e di fr. 2'771.40, ponendo a suo carico le spese processuali di fr. 200.–.

                            E.  Contro
le sentenze appena citate RE 1, con la moglie __________, è insorto a questa Camera con un unico reclamo del 15
gennaio 2016 per ottenere tutta una serie di misure, tra
cui l’effetto sospensivo, la convocazione personale, l’annullamento delle spese
e degli interessi, l’apertura di un’inchiesta, nonché la revisione generale di
tutta la fattispecie. Visto l’esito del giudizio odierno, il reclamo non è stato
notificato alle controparti per osservazioni.

                             F.  Il
30 gennaio 2016, il ricorrente ha trasmesso alla Camera uno scritto da lui
indirizzato al Municipio di Bellinzona “da mettere agli atti per le proprie incombenze”.

 

 

Considerando

 

in diritto:              1.  Le sentenze impugnate – emanate in materia di rigetto dell’op­­posizione
– sono decisioni di prima istanza finali e inappellabili (art. 309 lett. b n. 3
CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

                           1.1  Il
reclamo in esame verte su decisioni di analogo contenuto, fondate su un
medesimo complesso di fatti e vertenti sull’applica­­zione delle stesse norme
giuridiche. Si giustifica così, per economia di procedura,
di congiungere le due procedure e di emanare una sentenza unica (art. 125 lett.
c CPC), pur mantenendone l’autonomia nel senso che i dispositivi restano
separati e possono essere impugnati anche singolarmente.

                           1.2  Pronunciate in procedura sommaria (art.
251 lett. a CPC), le decisioni sono impugnabili con reclamo entro dieci giorni
dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Presentato il 15 gennaio 2016 contro
le sentenze notificate a RE 1 il 5 gennaio, in concreto il reclamo, inoltrato l’ultimo
giorno del termine, è tempestivo.

                           1.3  La Camera esamina solo le censure esplicitamente formulate e motivate
in modo sufficiente, i requisiti al riguardo, che discendono dall’art. 321 cpv.
1 CPC, imponendo al reclamante di formulare delle conclusioni chiare, di
designare dettagliatamente sia i punti contestati della sentenza impugnata sia
i documenti sui quali fonda la sua critica e di spiegare perché la motivazione
della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero
pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale
5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). La Camera decide in linea di principio in base
agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo
restando che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di
prova nuovi (art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                           1.4  Lo scritto 7 maggio 2010 con cui l’Ufficio esazione e condoni ha
sospeso momentaneamente le pratiche d’incasso delle imposte cantonali e
federali a carico dei coniugi __________, presentato per la prima volta col
reclamo (quale annesso n. 3), deve quindi essere estromesso dall’incarto e non
può essere considerato ai fini del presente giudizio. Esso, ad ogni modo, non è
di rilievo in questa sede, dal momento che l’Ufficio esazione e condoni ha
esplicitamente limitato la sospensione momentanea delle pratiche d’in­­casso fino
al 30 settembre 2010. Presentato dopo la scadenza del termine di ricorso, pure
inammissibile si avvera la comunicazione del 30 gennaio 2016
(sopra ad F).

                           1.5  Come già fatto notare in passato a RE 1 da questa Camera (v. sentenze
della CEF 14.2015.43-49 del 3 aprile 2015), il reclamo formulato a nome della
moglie __________ è irricevibile, non essendo quest’ultima parte nelle procedure
avviate soltanto nei confronti di lui nella sua qualità di unico escusso nelle
due esecuzioni in esame. Per il medesimo motivo è dunque corretta la decisione
del Pretore di non indicare nei verbali d’udienza la moglie quale parte.

                           1.6  Sulle limitate competenze di questa Camera quale autorità giudiziaria
superiore chiamata a statuire su un reclamo contro una decisione di rigetto
dell’opposizione, si rinvia a quanto già ampiamente esposto nel considerando
1.5 delle predette sentenze del 3 aprile 2015, ben note a RE 1 in quanto a lui
indirizzate. Irricevibili risultano pertanto le domande di giudizio formulate
dal reclamante di “apertura di
un’inchiesta” (cfr. sentenza della CEF
14.2015.168 del 5 ottobre 2015, pag. 3) e di “revisione generale di tutta la fattispecie finalizzata
alla verifica dei metodi delle procedure adottate nel cosiddetto Caso RE 1 e tutte
le altre cause in corso che direttamente o indirettamente ne sono derivate”. Altresì irricevibile è la richiesta di “annullamento delle spese e degli interessi” per presunti ritardi causati da denegata e ritardata giustizia da parte
delle autorità da lui adite: il reclamante non specifica, infatti, le spese e
gli interessi contestati. Fossero, per ipotesi, quelle incluse nelle decisioni
fiscali invocate quali titoli di rigetto dell’opposi­­zione, l’esenzione andava
richiesta nella procedura di tassazione (v. sotto consid. 7). Ora è tardiva.

                           1.7  In sede di reclamo, come d’altronde già ricordato nelle sentenze dell’aprile
2015 al considerando 1.6, la citazione delle parti a un’ udienza è del tutto
eccezionale. Anche stavolta RE 1 non adduce il motivo straordinario per cui
egli dovrebbe essere sentito personalmente dalla Camera. Ed essendo, come si
vedrà, la competenza di quest’ultima limitata alla verifica di presupposti
essenzialmente formali (v. consid. 2 e 6), non serve al reclamante rievocare
tutte le sue vicissitudini lavorative, amministrative e giudiziarie passate.
Per il medesimo motivo è inutile richiamare “tutti gli incarti in possesso della Autorità Comunali,
Cantonali e Federali coinvolte”. Nulla osta, in queste
circostanze, a trattare l’impugnazione senza ulteriore indugio.

                             2.  In
virtù degli art. 80 e 81 LEF, il giudice pronuncia il rigetto definitivo dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su una decisione giudiziaria
esecutiva o un titolo parificato, a meno che l’escusso provi con documenti che
dopo l’emanazione della decisione il debito è stato estinto, il termine per il
pagamento è stato prorogato o che è intervenuta la prescrizione. La procedura
di rigetto è una procedura documentale (Aktenprozess), il cui scopo non
è di accertare l’esistenza del credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di
un titolo esecutivo. Il giudice verifica solo la forza probatoria del titolo
prodotto dal creditore – la sua natura formale – e vi conferisce forza
esecutiva ove l’escusso non renda immediatamente verosimili eccezioni
liberatorie (DTF 132 III 142, consid. 4.1.1).

                             3.  Nelle
decisioni impugnate, il Pretore ha considerato che la documentazione acclusa
alle istanze, in particolare le decisioni di tassazione dopo reclamo relative
alle imposte cantonali e federali dirette del 2006, costituisce un valido
titolo di rigetto definitivo nel senso dell’art. 80 LEF. Il primo giudice ha
poi rilevato come il convenuto non avesse sollevato alcun motivo di estinzione
del credito posto in esecuzione, ritenendo che le pretese da lui vantate in
relazione agli abusi ch’egli ritiene di aver subìto da parte dello Stato e per
i quali invoca la legittima difesa non rientrano nella sfera del limitato
potere d’esame riconosciuto al giudice del rigetto. Egli, d’altronde, ha
giudicato che la risoluzione n. 1218 del 5 marzo 2008, con cui il Consiglio di
Stato aveva sospeso in via temporanea i procedimenti di esazioni pendenti
contro RE 1, non riguardasse le esecuzioni sottoposte al suo esame. In assenza
di un’altra decisione formale “che
paralizzi l’e­­secutività della tassazione”, il
Pretore ha accolto le istanze, per quanto concerne quella del Cantone
limitatamente al credito d’imposta e agli interessi.

                             4.  Nel
reclamo RE 1 formula nuovamente svariate richieste di misure (v. sopra ad D),
invocando la complessità del suo caso e la “particolarissima e delicata situazione” in cui versa. Lamenta una violazione del principio della buona fede
da parte del Pretore, delle autorità fiscali e di tutte le autorità preposte
all’attuazio­­ne dei diritti fondamentali e tenute a un dovere di denuncia, in
particolare perché a suo dire l’esecuzione da lui promossa contro lo Stato nel
2011 per ottenere un risarcimento è stata arbitrariamente bloccata, mentre le
medesime autorità sono entrate in azione senza aspettarne l’esito né rispettare
la risoluzione del Consiglio di Stato del 5 marzo 2008, facendo pignorare la
sua pensione mensile. Il reclamante contesta inoltre l’incompletezza dei
verbali d’udienza, censura l’assenza di firma di quello allestito nella
procedura promossa dalla Confederazione Svizzera e rimprovera alla controparte
di aver evitato il contraddittorio non presentandosi all’udienza, ciò che gli
avrebbe negato il “diritto di
essere sentito personalmente”. RE 1 rivolge poi al primo
giudice una serie di rimproveri per avere, in particolare, considerato che il
diritto di legittima difesa da lui invocato esulava dal suo potere di
cognizione, per aver riportato in modo inesatto alcune delle pretese da lui
sollevate e per aver mal interpretato la portata della risoluzione del 5 marzo
2008. A suo dire, il Pretore ha pertanto emesso le due sentenze “con pochissimo rispetto della [sua] dignità e personalità”.

                             5.  Prima
di procedere all’esame formale dei titoli, va subito sgombrato il campo dalle
censure processuali mosse dal reclamante all’operato del Pretore.

                           5.1  RE
1 si duole in particolare di una violazione del suo diritto di essere sentito per
il fatto che non essendo comparsi all’u­­dienza indetta
dal Pretore, gli istanti non hanno potuto “beneficiare del contraddittorio e della duplica per
potersi esprimere e determinare con la necessaria e dovuta cognizione di causa” (reclamo pagg. 5 e 6). Secondo
lui, i rappresentanti degli istanti avrebbero dovuto sentire la sua (e della
moglie) versione dei fatti per poter esprimere un parere oggettivo in merito
alla richiesta di sospensione provvisoria del pagamento delle imposte.

                                  Ora, è il luogo di ricordare una volta di più che il reclamo in esame,
come la competenza della Camera, vertono esclusivamente sulla decisione del
Pretore e non sulla procedura di esazione fiscale. Un’eventuale lesione del
diritto di essere sentito del reclamante potrebbe quindi essere sanzionata in
questa sede solo se fosse imputabile al Pretore e non ai rappresentanti degli
istanti. Non è però il caso nella fattispecie, anzi il primo giudice ha
conferito a RE 1 ben tre occasioni di esprimersi (osservazioni scritte, udienza
e “duplica”) in una procedura in cui non sono previsti di principio né un
secondo scambio di allegati scritti né una replica o una duplica orali (art.
253 CPC e sentenza della CEF 14.2015.138 del 5 gennaio 2016 consid. 6.1). Non
occorre dunque attardarsi sulla questione.

                           5.2  Sulla
pretesa incompletezza dei verbali d’udienza, basta constatare come il
reclamante li abbia firmati senza riserve. La censura è quindi tardiva. Ad ogni
modo le indicazioni concernenti i fatti sono da verbalizzare nel loro contenuto
essenziale, sempre che non figurino già negli scritti delle parti (art.
235 cpv. 2 CPC). Il reclamante non pretende che quanto di essenziale detto all’udi­­enza
non era già contenuto nelle osservazioni scritte (o nella successiva duplica) e
del resto non trae dalla sua doglianza alcuna conclusione concreta. E
contrariamente a quanto egli crede di ricordare, entrambi i verbali d’udienza
agli atti sono firmati dal Pretore, dalla segretaria, da lui e dalla moglie. L’assenza
della parte istante è pure menzionata. Non giova quindi dilungarsi oltre sulla
questione. Si rivela infine irricevibile la censura secondo cui il Pretore
avrebbe riportato in modo inesatto alcune delle pretese sollevate dal
reclamante, poiché egli non specifica quali.

                                  6.   In ogni stadio di causa (quindi anche in sede
di reclamo), il giudice esamina d’ufficio (DTF 103 Ia 52 consid. 2/e), a prescindere
dalle allegazioni delle parti, se la documentazione prodotta costituisce valido
titolo di rigetto dell’opposizione (DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).

                           6.1  Giusta l’art. 80 cpv. 2 n. 2 LEF sono parificate alle sentenze
giudiziarie, e valgono quindi quale titolo di rigetto definitivo, le decisioni
di autorità amministrative svizzere, purché siano esecutive e, per quanto
riguarda le imposte dirette, “cresciute in giudicato” (art. 165 cpv. 3 LIFD e
244 cpv. 3 LT).

                           6.2  Nei casi in esame, le decisioni di
tassazione dopo reclamo emesse il 24 settembre 2008 dall’Ufficio di tassazione
di Bellinzona (doc. B acclusi alle istanze), che stabiliscono le imposte cantonale
e federale per il 2006 dovute dall’escusso e dalla moglie, siccome regolarmente
passate in giudicato (v. timbri apposti in calce alle stesse) costituiscono
validi titoli di rigetto definitivo dell’oppo­­sizione,
trattandosi dell’imposta cantonale, per fr. 21'972.15 (ossia l’importo
posto in esecuzione di fr. 24'558.70 dedotto l’accon­­to del 14 febbraio
2015 di fr. 2'586.55), oltre agli interessi dal 14 febbraio 2015 al tasso del
2.5% stabilito dal Consiglio di Stato con apposito decreto legislativo (RL
10.2.2.1), e per gli interessi di fr. 4'188.75 maturati fino al 13
febbraio 2015, rispettivamente per l’imposta federale a concorrenza di fr. 12'621.40
(dedotto l’acconto di fr. 71.– versato dall’escusso il 14 febbraio 2015),
oltre agli interessi dal 14 febbraio 2015 al tasso del 3% stabilito dal Dipartimento federale delle finanze
con apposita ordinanza (RS 642.124),
e di fr. 2'771.40 (interessi aggiornati sino al 13 febbraio 2015). Le
decisioni impugnate vanno pertanto confermate, se non per quanto riguarda l’omissione
di dedurre l’acconto di fr. 71.– nella causa promossa dalla
Confederazione, inavvertenza che va sanata d’ufficio, il giudice non potendo
aggiudicare a una parte più di quanto essa abbia domandato (art. 58 cpv. 1 CPC;
sentenza della CEF 14.2015.43 del 3 aprile 2015 consid. 5.1).

                           6.3  In
precedenti procedure di reclamo avviate da RE 1 (inc. 14.2015.43-49, consid.
5.2), la Camera si è già espressa in modo circostanziato sulla valenza da
riconoscere alla risoluzione
n. 1218 del Consiglio di Stato del 5 marzo 2008 e nelle sentenze impugnate
(consid. 5) il Pretore ha fatto sue tali considerazioni, con cui il reclamante
non si confronta (v. reclamo pag. 8 in alto). Non giova quindi ripetersi.

                                  7.  In virtù dell’art. 81 cpv.
1 LEF l’escusso può opporsi al rigetto definitivo ove provi con documenti che
dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è
stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto. Motivi di estinzione
verificatisi prima e che sarebbero potuti essere sollevati già nella procedura
che ha portato alla sentenza non possono più essere fatti valere in sede di
rigetto (DTF 138 III 586 consid. 6.1.2; 135 III 320 consid. 2.5; sentenza della
CEF 14.2015.14 del 23 marzo 2015 consid. 5.2).

                           7.1  Nei
casi in esame, RE 1 non fa valere alcuno dei motivi d’estinzione del credito
posto in esecuzione nel senso dell’art. 81 LEF. Anche per le imposte cantonali
2006, il reclamante pretende nuovamente di potersi dispensare dal pagarle
finché lo Stato non avrà rimediato agli abusi che asserisce essere stati commessi
ai suoi danni, perseverando nell’invocare il diritto di legittima difesa ai
sensi degli art. 52 CO e 14 segg. CP (reclamo pag. 8 in fine), il cui esame,
come già segnalato all’escusso nei noti precedenti (sentenze della CEF 14.2015 43-49 del 3 aprile
2015), esula però dal potere di cognizione di questa Camera.

                           7.2  Pure
fuori tema è la lamentela ricorrente sulla pretesa violazione del dovere di
denuncia rivolta a svariate autorità cantonali e federali, tra cui il Pretore e
la Camera. Sta di fatto che l’oggetto del reclamo in esame sono le sentenze di
rigetto dell’opposizione impugnate, e non eventuali aspetti penali delle
pretese fatte valere dall’escusso. Una violazione del dovere di denunciare sospetti
di reati penali all’autorità di perseguimento potrebbe tutt’al più giustificare
una segnalazione al Consiglio della magistratura, sennonché nella fattispecie
una denuncia dei reati di cui si dice vittima RE 1, ove fossero adempiuti i
presupposti dell’art. 27a LOG, sarebbe comunque superflua, siccome dalla
stessa documentazione da lui prodotta in prima sede si evince che al Ministero
pubblico è già noto da tempo il cosiddetto (dallo stesso interessato) “caso RE
1”. E l’obbligo di denuncia delle autorità giudiziarie non comprende né il
dovere di ricercare attivamente l’esistenza di reati
penali nei propri incarti (sentenza della CEF 14.2015.168 del 5 ottobre 2015,
pag. 3) né quello di aprire inchieste sull’operato di altre autorità fuori dal
proprio ambito di competenza. Nel rifiutare di adottare provvedimenti estranei
ai propri compiti giurisdizionali – segnatamente d’intrometter­­si in procedure
penali o civili avviate dal reclamante presso altre autorità – Pretore e Camera
non agiscono in contrasto con il principio della buona
fede ma si conformano all’ordinamento normativo vigente. Per ogni procedura
giudiziaria o amministrativa tale ordinamento prevede rimedi giuridici
specifici, che consentono agli interessati di contestare le decisioni emesse o
di dolersi in caso di denegata o ritardata giustizia presso le autorità di
ricorso preposte a questo scopo. Nella misura in cui riguardano autorità diverse
dal primo giudice, le allegazioni del reclamante sono quindi irricevibili.

                             8.  In
definitiva, le decisioni impugnate meritano conferma, fatta salva la riserva
già segnalata (sopra consid. 6.2). Visto l’esito del­l’odierno giudizio, la
richiesta di effetto sospensivo formulata dal reclamante diventa senza oggetto.

                             9.  La tassa del presente giudizio, stabilita
in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), segue la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC). Essendo i reclami sin dall’inizio
privi di probabilità di successo, non si giustifica un’esenzione dalle spese processuali
– cui accenna il reclamante nelle sue conclusioni laddove reclama “contro qualsiasi tassa di giustizia, spese o
ripetibili” –, per tacere del fatto ch’egli non ha
fornito informazioni complete sulla propria situazione reddituale e
patrimoniale (cfr. art. 117 CPC). Non si pone invece problema di
ripetibili, le controparti non avendo dovuto esprimersi sul reclamo.

                           10.  Circa i
rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), i valori
litigiosi, di fr. 26'160.90 nella causa cantonale e di fr. 15'392.80
in quella federale, non raggiungono la soglia di fr. 30'000.–
ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:            1.   Nella misura in cui è
ricevibile, il reclamo di RE 1 nella causa promossa dallo Stato del Canton
Ticino è respinto.

 

                             2.   Nella
misura in cui è ricevibile, il reclamo di RE 1 nella causa promossa dalla
Confederazione Svizzera è parzialmente accolto e di conseguenza il dispositivo
n. 1 della sentenza impugnata è così riformato:

                                  1.  L’istanza è accolta e di conseguenza l’opposizione interposta al
precetto esecutivo n. __________ dell’Ufficio di esecuzione di Faido è
rigettata in via definitiva limitatamente a fr. 12'621.40.– più interessi
del 3% dal 14 febbraio 2015 e a fr. 2'771.40.

 

                                  Per
il resto il reclamo è respinto e la sentenza impugnata è confermata.

 

                             3.  Il
reclamo di __________ __________ è irricevibile.

 

                             4.  Le
spese processuali di complessivi fr. 300.– relative al presente giudizio
sono poste a carico del reclamante.

 

                             5.  Notificazione a:

	
   

  	
  –e __________;

  –

      .

   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Leventina.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF) solo
se la controversia concerne “una questione di diritto di importanza
fondamentale” (art. 74 cpv. 2 LTF). Laddove tale presupposto non sia adempiuto
è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale
al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF).
Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1
LTF).