# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 61b64f5b-89c8-5dcc-ba21-65352a7129d8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-03-24
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 24.03.2025 D-5109/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5109-2023_2025-03-24.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5109/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 4  m a r z o  2 0 2 5    

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Thomas Segessenmann;  

cancelliere Agostino Bullo. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Eritrea,   

patrocinata da Elina Yakovleva,  

SOS Ticino Protezione giuridica della Regione Ticino e 

Svizzera centrale - Caritas Svizzera,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento (procedura celere);  

decisione della SEM del 22 agosto 2023 / N (…). 

 

 

 

D-5109/2023 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadina eritrea, ha presentato una domanda d’asilo in Sviz-

zera in data 15 giugno 2023 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migra-

zione [di seguito: SEM] n. [{…}]-2/2).  

B.  

La SEM ha tenuto con la richiedente asilo un primo colloquio Dublino in 

data 7 luglio 2023 (cfr. atto della SEM n. 14/2), mente che l’11 ago-

sto 2023, giusta l’art. 29 Lasi (RS 142.31), si è svolta con la medesima 

l’audizione relativa a suoi motivi d’asilo. 

B.a L’interessata, per quanto di rilievo, ha dichiarato nel corso dell’audi-

zione sostenuta di essere nata nel quartiere di B._______, ma di aver vis-

suto sin da piccola ad C._______, quartiere di D._______ insieme ai geni-

tori e ai i suoi fratelli. Ha riferito di aver frequentato il suo dodicesimo anno 

di scuola a E._______ nel 2013 e di aver sostenuto gli esami finali nel mese 

di marzo dell’anno successivo. Successivamente, sarebbe rimasta a 

E._______ per ulteriori quattro mesi, durante i quali avrebbe svolto un ad-

destramento militare. Terminato tale periodo, avrebbe ottenuto un congedo 

di un mese, senza tuttavia farvi più ritorno. Nel 2015, poiché le autorità 

avrebbero iniziato ad arrestare i genitori dei disertori, i suoi genitori, timo-

rosi delle conseguenze, le avrebbero chiesto di rientrare a E._______, op-

pure di sposarsi. L’interessata ha quindi deciso di sposarsi nel 2016 con il 

proprio coniuge, un militare professionista. Successivamente, il marito 

avrebbe ottenuto un permesso della durata di un mese, al termine del quale 

non sarebbe più rientrato in servizio. Due mesi dopo, alcuni militari 

dell’unità in cui prestava servizio il marito lo avrebbero prelevato da casa 

e, il 14 ottobre 2016, avrebbero informato i suoi genitori del decesso. L’in-

teressata ha dichiarato che non conoscerebbe le circostanze della morte 

del marito e ha riferito che fosse incinta al momento in cui avrebbe avuto 

conoscenza di tale notizia. A fine 2018, terminato il periodo lutto e a seguito 

del parto, si sarebbe recata a F._______ per richiedere il sostegno econo-

mico spettante alle vedove dei martiri e che a suo dire le sarebbe spettato. 

Da tale località, l’interessata sarebbe stata trasferita a G._______ dove le 

sarebbe stato comunicato che non aveva diritto agli aiuti economici, poiché 

il marito era considerato un disertore. La richiedente si sarebbe opposta a 

tale decisione e il capo dell’ufficio di G._______ le avrebbe requisito i do-

cumenti in suo possesso in quel momento (carta d’identità originale, certi-

ficato di matrimonio, il coupon con il quale poteva ritirare i generi alimentari, 

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e dei giornali) e l’avrebbe allontanata in modo brusco. Proseguendo nel 

racconto, ella ha sostenuto che il giorno stesso, di sera, mentre si sarebbe 

trovata dai suoi genitori, le sue vicine di casa le avrebbero comunicato che 

alcune persone erano andate a casa sua a cercarla. Temendo per la pro-

pria sicurezza, avrebbe quindi abbandonato la casa e si sarebbe trasferita 

da un’amica. Tuttavia, le vicine di casa le avrebbero nuovamente riferito 

che altre persone si sarebbero recate a cercarla. Alla luce di tali eventi, nel 

mese di marzo 2019, la ricorrente avrebbe lasciato illegalmente il proprio 

Paese. In caso di rientro, teme di poter subire la stessa sorte del marito.  

B.b A supporto delle sue asserzioni, l’interessata ha depositato le copie di 

un certificato scolastico (cfr. mezzi di prova della SEM [di seguito: mdp 

SEM] n. 001/1), di un atto di matrimonio (cfr. mdp SEM n. 002/1), un certi-

ficato di vaccinazione del figlio (cfr. mdp SEM n. 003/2) e un certificato vac-

cinale del figlio (cfr. mdp SEM n. 004/2).  

C.  

Per il tramite del suo parere del 21 agosto 2023 (cfr. atto della SEM 

n. 23/3), il richiedente ha trasmesso le sue osservazioni al progetto di de-

cisione dell’autorità inferiore del 18 agosto 2023 (cfr. atto della SEM 

n. 22/8). 

D.  

Con decisione della SEM del 22 agosto 2023, notificata il giorno stesso 

(cfr. atto della SEM n. 25/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qua-

lità di rifugiato all’interessata ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pro-

nunciando altresì il suo allontanamento dalla Svizzera nonché l’esecuzione 

dello stesso in quanto ammissibile esigibile e possibile.  

E.  

Tramite il ricorso del 23 gennaio 2023 (cfr. timbro del plico raccomandato; 

data d’entrata 24 gennaio 2023) la ricorrente ha concluso, in via principale, 

all’annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento della qualità 

di rifugiato e la concessione dell’asilo. In subordine, la concessione 

dell’ammissione provvisoria e ancora più in subordine l’annullamento della 

decisione impugnata e la restituzione degli atti all’autorità inferiore per com-

pletamento istruttorio e per un nuovo esame delle allegazioni. Contestual-

mente ha formulato istanza di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esen-

zione dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, con 

protesta di tasse e spese.  

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Pagina 4 

Con il ricorso sono stati prodotti nuovi mezzi di prova ovvero copia dei pre-

sunti documenti d’identità del padre e della madre della ricorrente, nonché 

la traduzione degli stessi.  

F.  

Con decisione incidentale del 25 ottobre 2023, il Tribunale ha respinto la 

domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio e ha invitato il 

ricorrente a versare un anticipo di CHF 750.– a copertura delle presunte 

spese processuali entro il 6 novembre 2023.  

G.  

Con scritto del 3 novembre 2023 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

6 novembre 2023) la ricorrente ha chiesto al Tribunale di concederle una 

proroga del termine di versamento dell’anticipo spese, in modo da permet-

terle di ottenere la somma richiesta o un certificato di indigenza.  

H.  

La decisione incidentale del 7 novembre 2023 per mezzo della quale il Tri-

bunale ha accolto la richiesta di proroga e ha concesso un termine di dieci 

giorni dalla notifica della stessa per ottemperare al versamento dell’anticipo 

spese di CHF 750.– richiesto dal Tribunale a copertura delle presumibili 

spese processuali con decisione incidentale del 25 ottobre 2023. 

I.  

In data 13 novembre 2023, l’interessata ha versato tempestivamente l’an-

ticipo richiesto.  

Ulteriori fatti e argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

1.1  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi).  

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒ 33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 

cpv. 1 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del gravame.  

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2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). L’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi d’asilo 

(art. 3 e 7 LAsi), non trattandosi di questioni discrezionali, sono nozioni 

giuridiche che il Tribunale esamina liberamente (cfr. THOMAS SEGESSEN-

MANN, Wegfall der Angemessenheitskontrolle im Asylbereich, in: ASYL 

2/13, pagg. 11-20). Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi addotti 

dalle parti (art. 62 cpv. 4 PA; DTAF 2014/26 consid. 5) né dalle considera-

zioni contenute della decisione impugnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2).  

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di una se-

conda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto som-

mariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 

LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio degli scritti. 

4.  

4.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

4.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pe-

ricolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

4.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all'art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come 

rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi (ele-

mento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) di essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, a una persecuzione 

(cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 ; 2010/57 consid. 2.5).  

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4.4 A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi chiunque domanda asilo deve provare o 

per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifu-

giato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità pre-

ponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allega-

zioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Il Tribunale ha stabilito ed elabo-

rato le condizioni di verosimiglianza in diverse sentenze e le applica in 

prassi costante, alla quale si può rinviare in questa sede (cfr. DTAF 2015/3 

consid. 6.5.1 con ulteriori rif. cit.).  

5.  

5.1 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto che le allegazioni della ri-

corrente fossero inverosimili e i suoi motivi d’asilo non fossero pertinenti. 

In primo luogo, ha valutato che le dichiarazioni rese dall’interessata risul-

tassero inconsistenti, vaghe e stereotipate. Infatti, il suo racconto sponta-

neo sarebbe stato estremamente scarno e povero di dettagli rendendo ne-

cessario porle ulteriori domande specifiche al fine di consentirle di fornire 

maggiori spiegazioni. Tuttavia, l’interessata non sarebbe stata in grado di 

rispondere adeguatamente. In particolare non sarebbe stata in grado di 

indicare chi la cercasse, né specificare per quale motivo sarebbe stata og-

getto di tale ricerca. L’autorità inferiore ha inoltre evidenziato un’ulteriore 

contraddizione nelle dichiarazioni della ricorrente. In un primo momento, 

infatti, ella avrebbe posto in diretta correlazione il fatto di essersi opposta 

alla decisione del capo di G._______ circa la non concessione degli aiuti 

economici, al fatto che “le avrebbero inviato” a casa delle persone a cer-

carla la sera stessa. Tuttavia, in un secondo momento, ha affermato che 

non sarebbe stata nemmeno sicura che fossero state mandate dal capo di 

G._______. Ulteriori elementi di incongruenza sarebbero stati costituiti dal 

fatto che, in entrambe le occasioni in cui queste persone si sarebbero pre-

sentate presso la sua abitazione, l’interessata non era presente e tali sa-

rebbero si sarebbero presentate queste persone presso la sua abitazione, 

l’interessata non si trovava in casa e questi episodi le sarebbero stati ripor-

tati da alcune vicine di casa. Inoltre, secondo la SEM, l’asserita correla-

zione tra l’appuntamento con il capo militare presso l’ufficio di G._______ 

e la successiva ricerca da parte di terze persone apparirebbe illogica e, 

pertanto, inverosimile. Con riferimento alla verosimiglianza delle allega-

zioni, l’autorità inferiore ha sottolineato che, qualora il capo militare avesse 

realmente avuto intenzione di adottare provvedimenti nei confronti della ri-

chiedente, avrebbe potuto farlo direttamente mentre ella si trovava fisica-

mente nel suo ufficio, piuttosto che allontanarla per poi inviarle in un se-

condo momento della persona a casa, assumendosi il rischio di non 

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trovarla. Per quanto concerne la pertinenza dei motivi d’asilo addotti dalla 

ricorrente, la SEM ha rilevato che le autorità avrebbero potuto interpretare 

la mancata osservanza del termine per il rientro a E._______ come una 

forma di diserzione. Tuttavia, la stessa interessata ha dichiarato che tali 

autorità “non sono state molto pressanti” nei suoi confronti, avendole in-

viato una sola lettera di richiamo e non avendo successivamente manife-

stato alcun ulteriore interesse nei suoi confronti. Inoltre, la ricorrente 

avrebbe affermato che, nel 2015, le autorità avrebbero cominciato ad arre-

stare i genitori di coloro che avevano disertato, motivo per cui i suoi geni-

tori, temendo per la propria incolumità, le avrebbero chiesto di rientrare a 

E._______ o, in alternativa, di sposarsi. Per quanto concerne tali afferma-

zioni la SEM ha osservato come le circostanze, di ordine generale, che le 

autorità avessero incominciato ad arrestare i genitori dei disertori, non co-

stituirebbero una persecuzione mirata nei confronti dell’interessata e, come 

tali, non sarebbero rilevanti giusta l’art. 3 LAsi. A ciò aggiunge il fatto che 

la stessa ricorrente non avrebbe mai espresso un fondato timore di perse-

cuzione in relazione all’asserito operato delle autorità. In conclusione, la 

SEM ha constatato che l’interessata non sarebbe stata in grado di dimo-

strare l’esistenza di un fondato timore di persecuzione in caso di rientro nel 

proprio Paese a causa del mancato rientro al servizio militare. Al contrario, 

avrebbe dichiarato in modo chiaro che, a seguito del matrimonio, e ancor 

più della gravidanza, ella sarebbe stata di fatto liberata dall’obbligo di ser-

vire. Tale circostanza troverebbe pieno riscontro, da un lato, nelle attuali ed 

attendibili, informazioni sul Paese di origine dell’interessata, dall’altro, nei 

fatti così come esposti dall’interessata. La SEM ha inoltre rilevato che l’in-

teressata ha potuto vivere indisturbata in Eritrea a far data da quando ha 

lasciato E._______, nel 2014, sino alla fine del 2018 quando, quando al-

cune persone, per motivi non direttamente collegati al suo mancato rientro 

in servizio, avrebbero iniziato a cercarla. L’autorità di prime cure ha ribadito 

che le autorità eritree si sarebbero limitate a inviarle una lettera di richiamo 

al servizio, senza adottare alcuna ulteriore misura nei suoi confronti. Di 

conseguenza, l’autorità inferiore ha ritenuto lecito affermare che, qualora 

le autorità avessero avuto un reale interesse a fa interesse concreto ed 

attuale a far tornare l’interessata al servizio militare, avrebbero potuto pre-

levarla direttamente dalla sua abitazione o esercitare pressioni affinché tor-

nasse a E._______, ciò che, tuttavia, non si sarebbe mai verificato. Altresì, 

se il suo mancato rientro fosse stato oggetto di particolare attenzione da 

parte delle autorità, quando ella si è recata a G._______ e ha consegnato 

i propri documenti d’identità all’ufficiale militare, quest’ultimo avrebbe po-

tuto fermarla e arrestarla. Tuttavia, l’avrebbe lasciata andare via tranquilla-

mente. Infine, osserva sempre l’autorità di prime cure, il solo fatto di essere 

espatriata in modo illegale, quando già beneficiava di un’esenzione di fatto 

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dall’obbligo di servizio, non esporrebbe l’interessata ad alcun pericolo in 

caso di rientro nel suo paese, dal momento che le autorità non la percepi-

rebbero come una disertrice.  

La ricorrente contesta le conclusioni della SEM. In primo luogo, sostiene la 

stessa sarebbe incorsa in una violazione del suo diritto di essere sentita, 

avendo accertato in maniera inesatta e incompleta i fatti giuridicamente 

rilevanti. Secondo l’interessata, dalle sue stesse risposte si evincerebbe 

che il suo matrimonio sarebbe stato forzato e determinato dal pericolo di 

ritorno in E._______ e, conseguentemente, dall’obbligo di riprendere il ser-

vizio militare nazionale. Ella sostiene come l’autorità inferiore non le 

avrebbe dato la possibilità di pronunciarsi pienamente su tali aspetti, non 

prendendo così in adeguata considerazione la sua condizione di vulnera-

bilità nel contesto della sua esposizione. Con riferimento alla verosimi-

glianza dei motivi d’asilo addotti, l’interessata sostiene di soffrire di un di-

sturbo post traumatico da stress e lamenta come l’autorità inferiore non 

abbia mai proceduto a un confronto diretto con lei per chiarire eventuali 

incongruenze o contraddizioni emerse nel corso delle audizioni sostenute. 

Pertanto, ella ritiene che tutti i motivi d’asilo esposti sarebbero da conside-

rare come verosimili. Per quanto attiene la pertinenza delle allegazioni, la 

ricorrente sostiene che, essendo espatriata illegalmente e avendo diser-

tato, potrebbe essere sottoposta a pene di entità sproporzionata rispetto 

all’azione commessa secondo le leggi eritree. Inoltre, afferma che, in caso 

di allontanamento, sarebbe imprigionata e teme di subire le stesse sorti 

che sarebbero toccate al marito, nutrendo pertanto un timore fondato. Al-

tresì, la richiedente sottolinea di non essere mai rientrata al E._______, 

avendo contratto matrimonio combinato e sostiene che non si possa esclu-

dere che, una volta rientrata in Eritrea, non sia convocata per svolgere il 

servizio militare. Inoltre, ella afferma che l’autorità inferiore non avrebbe 

tenuto in debita considerazione i diversi strumenti internazionali disponibili 

in materia e non avrebbe valutato la persecuzione nel quadro dei concetti 

sviluppati dal diritto penale internazionale e diritto internazionale umanita-

rio, soprattutto nel contesto dei rischi del servizio militare che sottoporrebbe 

l’interessata a lavoro forzato e schiavitù. Infatti, nella decisione impugnata, 

la SEM non avrebbe approfondito adeguatamente la nozione di “obbligo di 

servizio” durante l’audizione con la richiedente, in particolare prendendo in 

considerazione quale sia la prassi effettiva nel Paese. A tal proposito, la 

ricorrente evidenzia che l’autorità inferiore, citando le informazioni a sua 

disposizione, ha menzionato che, “de facto”, le autorità militari in Eritrea 

applicano alcune eccezioni all’obbligo del servizio militare, in particolare, 

questo sarebbe il caso di donne sposate e/o con figli. Tuttavia, ella sottoli-

nea che, come riconosciuto dalla stessa SEM nella sua decisione, le 

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applicazioni di queste esenzioni sarebbe solo un’ipotesi e non sarebbe au-

tomatico che la richiedente sia considerata esentata dalle autorità eritree. 

L’insorgente sostiene che “De jure”, in nessun atto legislativo, e soprattutto 

nella Proclamazione sul Servizio nazionale, i criteri di assenza o presenza 

dei figli e matrimonio sarebbero indicati. Peraltro, la legge eritrea non fa-

rebbe distinzione tra uomini e donne nel contesto del servizio militare ed 

esenzioni dalla leva. In relazione alla visita a G._______ da parte della 

ricorrente, ella contesta la valutazione dell’autorità inferiore, secondo cui, 

se l’interessata fosse stata effettivamente attenzionata dalle autorità a 

causa del mancato rientro in servizio, avrebbe dovuto essere arrestata una 

volta recatasi a G._______ a seguito della sua, presunta, consegna dei 

propri documenti. A suo avviso, tale conclusione sarebbe infondata e priva 

di un reale nesso causale. In primo luogo, la ricorrente ha dichiarato in 

audizione di essersi recata a G._______ al fine d’ottenere gli aiuti riservati 

alle vedove dei martiri e avrebbe ricevuto in tal senso una risposta nega-

tiva. Tuttavia, ella non ha mai menzionato dove esattamente a G._______ 

si sarebbe recata, in quale autorità sarebbe stata e che posizione o ruolo 

questo “capo” avrebbe occupato. Altresì, la SEM avrebbe posto in dubbio 

l’attendibilità delle dichiarazioni rese dall’interessata alla rappresentanza 

legale, secondo cui ella si sarebbe recata a G._______ accompagnata dal 

figlio – il quale all’epoca avrebbe avuto poco più di un anno– e che tale 

circostanza avrebbe impedito al militare di procedere al suo arresto. La 

posizione dell’autorità inferiore in merito a tale punto risulterebbe limitata 

nella misura in cui l’arresto immediato della richiedente avrebbe compor-

tato ulteriori azioni organizzative per gestire la presenza de bambino, un 

aspetto che, a suo avviso, meriterebbe maggiore attenzione. Altresì, la ri-

corrente evidenzia che, qualora fosse stato emesso un mandato d’arresto 

nei suoi confronti, questo avrebbe dovuto essere preceduto da un mandato 

di cattura. Pertanto, il capo di G._______, prima di procedere all’arresto, 

avrebbe dovuto richiedere tale mandato alle autorità competenti ed even-

tualmente dare avvio alla sua esecuzione. Infine, ella sottolinea come i di-

sertori in Eritrea sono generalmente puniti con la reclusione e la privazione 

di alcuni diritti, ma che quando lo stesso paese è in fase di mobilitazione 

gli stessi possono essere condannati alla pena di morte. Pertanto, avendo 

la richiedente subito persecuzioni prima del suo espatrio e successiva-

mente allo stesso avvenuto in maniera illegale, sarebbe stata ricercata per 

ben due volte al suo domicilio, l’autorità di prime cure avrebbe dovuto rico-

noscere la qualità di rifugiato alla stessa in quanto soddisferebbe piena-

mente i requisiti dell’art. 3 LAsi.  

6.  

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Pagina 10 

6.1 A titolo preliminare, occorre esaminare la censura della ricorrente circa 

la violazione del principio inquisitorio da parte dell’autorità inferiore, in 

quanto essa non avrebbe dato la possibilità all’interessata di pronunciarsi 

pienamente relativamente al fatto che da una sua risposta alla domanda 

posta dalla rappresentante legale – “Cosa significa che il suo matrimonio 

era combinato?” – dalla sua risposta si evincerebbe che il matrimonio da 

lei contratto sarebbe stato forzato e circostanziato dal pericolo di ritorno in 

E._______ e dopo al servizio militare. 

6.2 Nella procedura d’asilo – così come nelle altre procedure di natura am-

ministrativa – si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi in relazione all’art. 12 PA). In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla tratta-

zione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine 

le opportune prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comun-

que le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo 

particolare dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’ammi-

nistrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri 

(art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

6.3 Nel caso in parola il Tribunale rileva, al contrario da quanto sostenuto 

nel gravame, come non vi sia alcuna violazione del principio inquisitorio da 

parte dell’autorità inferiore. Dapprima si osserva che l’autorità ha posto do-

mande volte a comprendere la natura del matrimonio (cfr. atto della SEM 

n. 21/15, D59-61, pag. 8), oltre al fatto che pure la rappresentante legale 

ha potuto porre domande in tal senso (cfr. atto della SEM n. 21/15, 124-

125, pag. 15). Tale argomentazione inoltre è stata esposta solamente con 

il gravame, nonostante la ricorrente avesse avuto l’opportunità di sollevarla 

già nel parere sulla bozza (cfr. atto della SEM n. 23/3). Altresì, si osserva 

che la ricorrente ha comunque avuto la possibilità di presentare, per il tra-

mite della propria rappresentante legale, un ricorso articolato contro la de-

cisione avversata, ciò induce a concludere che l’interessata sia riuscita a 

crearsi un chiaro quadro della portata del provvedimento. Una violazione 

del principio inquisitorio da parte dell’autorità di prime cure, non è pertanto 

ravvisabile. In conclusione, tale censura, così come le ulteriori censure for-

mali sollevate dalla ricorrente, riguardando anche in alcuni punti aspetti 

materiali della vertenza, verranno trattate successivamente.  

7.  

7.1 Ora venendo al merito, il Tribunale condivide la valutazione delle di-

chiarazioni della ricorrente così come effettuata dalla SEM nella decisione 

impugnata, sia per quanto concerne l’esame della loro (non) 

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Pagina 11 

verosimiglianza rispetto alle condizioni previste dall’art. 7 LAsi, sia per 

quanto attiene l’analisi della loro pertinenza ai fini del riconoscimento della 

qualità di rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi. Si rinvia pertanto alla decisione 

impugnata, aggiungendo le seguenti precisazioni e ulteriori rilievi.  

7.2 Sotto il profilo della verosimiglianza delle allegazioni della ricorrente, le 

censure sollevate nel gravame non sono atte a scalfire la valutazione espo-

sta dall’autorità inferiore nella decisione impugnata. Dapprima il Tribunale 

osserva come l’insorgente ha risposto di stare bene alla domanda iniziale 

posta dall’interrogante ad inizio audizione (cfr. atto della SEM n. 21/15, D4, 

pag. 2). La stessa audizione non è stata caratterizzata da momenti in cui 

pare la ricorrente non è stata in grado di capire e di rispondere alle do-

mande in generale, come sostenuto nel gravame. Al contrario, l’audizione 

è stata contraddistinta da una sola domanda ripetuta (cfr. atto della SEM 

n. 21/15, D69, pag. 9), mentre che al resto delle domande ella ha risposto 

in maniera puntuale alle domande che le sono state poste. Altresì, il fatto 

che durante l’audizione l’interrogante non abbia confrontato l’interessata 

su eventuali incongruenze o contraddizioni, non inficia l’analisi della vero-

simiglianza esposto dall’autorità inferiore nella decisione impugnata.  

7.3 In merito all’analisi della pertinenza delle ulteriori allegazioni della ricor-

rente, la stessa sostiene che, qualora dovesse tornare in Eritrea, verrebbe 

costretta al servizio militare obbligatorio e che la SEM si sarebbe basata 

su un’ipotesi e non sarebbe automatico che la ricorrente sia considerata 

esentata dalle autorità eritree.  

7.4  

7.4.1 Il timore di essere sanzionati per renitenza o diserzione è oggettiva-

mente fondato allorquando il richiedente è in contatto con le autorità militari 

(cfr. Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso 

in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 3 consid. 4.10 pag. 39). Detto contatto 

è presunto se la diserzione è intervenuta durante il servizio attivo oppure 

se la persona ha ricevuto un ordine di marcia (cfr. GICRA 2006 n. 3 con-

sid. 4.10 pag. 40). Al contrario, il solo rischio di dover probabilmente effet-

tuare il servizio nazionale nel contesto eritreo non costituisce un pregiudi-

zio determinante ai sensi dell’art. 3 LASI. Inoltre, l’asserito espatrio illegale, 

in assenza di elementi supplementari che lascino presupporre che la per-

sona sia malvista dalle autorità eritree, non giustifica il riconoscimento della 

qualità di rifugiato (cfr. sentenza D-7898/2015 del 30 gennaio 2017 [pub-

blicata come ref.], consid. 5.1).  

D-5109/2023 

Pagina 12 

7.4.2 Innanzitutto, concernente il rischio di un arruolamento futuro, non può 

essere negato che il rifiuto di servire e la diserzione siano severamente 

puniti in Eritrea. La sanzione inflitta si accompagna in generale con un’in-

carcerazione in condizioni inumane e sovente di tortura, nella misura in cui 

la diserzione ed il rifiuto di servire sono considerati come una manifesta-

zione d’opposizione al regime. Come tale, questa sanzione riveste il carat-

tere di persecuzione ed il timore fondato di esservi esposto comporta il ri-

conoscimento della qualità di rifugiato. Un tale timore è tuttavia fondato 

soltanto se l’interessato è già stato concretamente in contatto con l’autorità 

militare o con altra autorità, nella misura in cui tale contatto lascerebbe 

presagire un prossimo reclutamento (ad esempio, a seguito del ricevimento 

di una convocazione al servizio militare; cfr. a titolo esemplificativo la sen-

tenza del Tribunale E-681/2019 dell’8 aprile 2021 consid. 4.2.2 con ulteriori 

riferimenti citati). 

7.4.3 Nel caso di specie, anche quandanche l’espatrio illegale della ricor-

rente venisse ritenuto verosimile, esso non risulta essere rilevante nella 

fattispecie. Invero, a differenza di quanto asserito dalla ricorrente nel gra-

vame, non vi sono elementi supplementari che lascino presupporre che 

l’insorgente sia malvista dalle autorità eritree e che giustifichino per questo 

il riconoscimento della qualità di rifugiato alla stessa. In particolare la 

stessa ha dichiarato in audizione che le autorità “non sono state molto pres-

santi” nei suoi confronti (cfr. atto della SEM n. 21/15, D57, pag. 8) e che le 

stesse le avrebbe inviato una sola lettera di richiamo (cfr. atto della SEM 

n. 21/15, D62, pag. 8). A ciò si aggiunge che a seguito del matrimonio, av-

venuto nel 2016, l’interessata ha vissuto indisturbata in patria per oltre due 

anni. Per di più, visto che l’interessata di trova all’estero già da più di tre 

anni, essendo espatriata nel 2019, ella adempie di principio le condizioni 

per ottenere lo statuto di membro della diaspora, da cui la possibilità di 

regolarizzare la sua situazione presso le autorità eritree (cfr. sentenza di 

riferimento del Tribunale D-7898/2015 consid. 4.11 del 30 gennaio 2017). 

Al contrario di quanto argomentato nel suo gravame dall’insorgente, non 

sono quindi in casu ravvisabili degli elementi supplementari che lascino 

presupporre che l’interessata sia malvista dalle autorità eritree e quindi l’as-

serito espatrio illegale non risulta a sé stante, pertinente ed atto a giustifi-

care il riconoscimento della qualità di rifugiata dell’insorgente (cfr. sentenza 

di riferimento del Tribunale D-7898/2015 consid. 5.1-5.3 del 30 gennaio 

2017). 

7.4.4 In virtù di tutto quanto sopra esposto, l’autorità resistente, ha quindi 

a giusto titolo omesso di riconoscere lo statuto di rifugiato e di concedere 

l’asilo alla ricorrente.  

D-5109/2023 

Pagina 13 

8.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, l’art. 83 LStrI pre-

vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d’una di queste 

condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 1 e 7 LStrI). Secondo prassi costante del Tribunale, circa la valuta-

zione degli ostacoli all’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della 

prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ri-

chiedente l’asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza 

di un impedimento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

9.  

9.1 Nel caso che ci occupa, l’autorità inferiore non ha riscontrato alcun 

ostacolo all’esecuzione del rinvio. Dopo aver escluso l’applicabilità del prin-

cipio del non respingimento ed un rischio concreto di violazione degli art. 3 

e 4 CEDU, l’autorità di prima istanza ha valutato le condizioni di esigibilità 

considerandole a loro volta adempiute. 

10. In sede ricorsuale l’insorgente avversa anche tale lettura. In particolare, 

circa l’inammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento ella sottolinea 

come per quanto attiene l’art. 3 CEDU, il profilo di rischio della ricorrente 

sarebbe rilevante per l’analisi di un real risk per la ricorrente che sarebbe 

esposta concretamente alla violazione dell’art. 3 CEDU. Infatti, quanto ac-

caduto al marito, gli aiuti finanziari negati illecitamente alla richiedente, il 

fatto che non sia rientrata al E._______, l’uscita illegale dal Paese e l’esi-

stenza dell’obbligo di servizio militare nazionale, configurerebbero un real 

risk per l’interessata di essere esposta concretamente ad una violazione 

dell’art. 3 CEDU nel caso di un ritorno in Patria. Per quanto concerne in-

vece l’esigibilità dell’esecuzione ella contesta quanto deciso dall’autorità 

inferiore. La ricorrente sottolinea come per il contesto eritreo sia una donna 

di “mezza età”, con un’istruzione di base, che ha solo una breve esperienza 

lavorativa e come la stessa abitava nella casa del nonno del marito morto. 

Vista tale costellazione dal suo punto di vista dovrebbe applicarsi la sen-

tenza del Tribunale E-5691/2018 del 5 novembre 2018 nella quale veniva 

statuito come l’ordine di allontanamento fosse irragionevole. Infatti, nel 

caso citato, sebbene la denunciate fosse stata in grado di guadagnarsi da 

vivere prima di lasciare l’Eritrea, in considerazione della situazione tesa del 

mercato del lavoro, della sua età (data l’aspettativa di vita nel suo Paese 

d’origine), dei suoi disturbi fisici e della mancanza di una rete sostenibile di 

relazioni in Eritrea (dopo una lunga assenza), si poteva presumere che la 

denunciante si sarebbe trovata in una situazione che avrebbe minacciato 

la sua esistenza se fosse tornata in Eritrea. Tale costellazione sarebbe 

D-5109/2023 

Pagina 14 

simile al caso in analisi. Altresì, lo stato valetudinario dell’interessata, che 

soffre di PTSD, ernia ombelicale ed emorroidi, rischia di non essere curato 

in caso di rientro e di aggravare il proprio stato di salute. Infine, ella sostiene 

come l’autorità inferiore non avrebbe accertato concretamente su come la 

richiedente possa mantenere sé stessa e suo figlio minorenne in patria, 

dove possa abitare in caso di ritorno ritenuto che la cassa del nonno del 

marito morto non si saprebbe se sia ancora o meno disponibile, in quale 

misura i genitore della stessa possono effettivamente aiutarla e supportarla 

e se sono eventualmente in grado di mantenere lei e il figlio e, in conclu-

sione, quanti anni avrebbero i suoi genitori ritenuto che dai documenti di 

identità allegati al ricorso risulterebbe che il padre sia nato nel 1952, mentre 

la madre sia nata nel 1962. A ciò si aggiunge che durante l’audizione l’in-

teressata non avrebbe menzionato di avere una buona rete di amicizie, 

menzionando solo una sua amica, dove ha potuto nascondersi per un 

breve periodo.  

 

11.  

11.1 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). L’applicazione di tali disposizioni presuppone, peraltro, 

l’esistenza di serie e concrete ragioni per ritenere che lo straniero possa 

essere esposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a dei trattamenti 

contrari a detti articoli; serie e concrete ragioni la cui esistenza deve essere 

resa plausibile dall’interessato (cfr. DTAF 2008/34 consid. 10; 

GICRA 2005 n. 4 consid. 6.2 e GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee).  

11.2 Nel caso in esame, visto che l’insorgente non è riuscita a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposta a tali pre-

giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non 

trova applicazione nella fattispecie ed il suo rinvio verso Eritrea è dunque 

ammissibile sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della Con-

venzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30).  

11.3 Quo alla compatibilità con gli art. 3 e 4 CEDU, segnatamente visti i 

rischi di reclutamento delle persone allontanate – in maniera volontaria – 

nell’ambito del servizio nazionale eritreo occorre fare riferimento alla DTAF 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/Doc/ShowDocComingFromCitation/9dcf644c-8e05-49f0-80ec-96058ef72196?citationId=8fc92d9b-d745-4328-8362-0f6c8d48a370&source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/f6f553e0-74ab-449e-8ec4-7866703a3c28?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/e8f08574-029f-4d59-8938-1a2257fed308/3bdfbef1-15f8-4d95-a515-43fd5e28525c?source=document-link&SP=5|zpixhk

D-5109/2023 

Pagina 15 

2018 VI/4. Secondo questa giurisprudenza il servizio nazionale eritreo non 

rientra nella definizione di schiavitù o servitù ai sensi dell’art. 4 cifra 1 

CEDU (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 e nel complesso 6.1.4). Per quanto 

riguarda invece la questione di sapere se tale obbligazione potesse o meno 

essere qualificata quale lavoro forzato ai sensi dell’art. 4 cpv. 2 CEDU, è 

anzitutto stato escluso che il servizio nazionale eritreo, la cui durata è molto 

eterogenea e che annovera, oltre alla parte militare, anche delle compo-

nenti civili, rientri nel novero della nozione di legittimo dovere civico. Tutta-

via, si è altresì potuto determinare come, in assenza del riscontro di un 

grave rischio di flagrante violazione dell’art. 4 cifra 2 CEDU, la suddetta 

qualificazione, quandanche realizzata, non sia ad essa sola sufficiente per 

fondare un giudizio d’inammissibilità. A mente del Tribunale, non si può in-

fatti ritenere che i maltrattamenti abbiano un carattere sistematico, di modo 

che ogni persona in servizio attivo rischi di esservi esposta. Sui medesimi 

presupposti, il Tribunale ha anche escluso l’esistenza di un grave rischio di 

tortura o di trattamento inumano ai sensi dell’art. 3 CEDU derivante dal solo 

arruolamento (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 ed in particolare consid. 

6.1.6 e 6.1.8). Si può dunque partire dall’assunto che l’esecuzione dell’al-

lontanamento non sia generalmente incompatibile con le norme in esame. 

11.4 In capo all’insorgente non può quindi essere riconosciuto un rischio 

personale, concreto e serio di esposizione ad un trattamento contrario ai 

disposti succitati (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi 

contro Italia del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi riferi-

menti). 

11.5 V’è dunque luogo di concludere anche nel presente caso quanto 

all’ammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, e ciò anche in pre-

senza di un eventuale rischio di arruolamento della ricorrente nel servizio 

nazionale. 

12.  

12.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non è 

ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di provenienza, 

lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situa-

zioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza me-

dica.  

12.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-

tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

D-5109/2023 

Pagina 16 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità 

d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-

7.7 con rinvii).  

12.3 Nella sentenza D-2311/2016 del 17 agosto 2017 (pubblicata come 

ref.), il Tribunale ha avuto modo di esprimersi anche a proposito dell’esigi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso l’Eritrea. Un’analisi della si-

tuazione del paese ha permesso di constatare un documentato migliora-

mento nell’approvvigionamento di generi alimentari e di acqua potabile, 

nonché significativi passi avanti in ambito sanitario e nel campo dell’istru-

zione. Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è attualmente da consi-

derarsi generalmente esigibile (cfr. sentenza D-2311/2016, consid. 17.2). 

Inoltre, il rischio di arruolamento per il servizio nazionale non risulta influire 

su questo giudizio, dal momento che non vi è modo di considerare che tale 

evenienza ponga la persona interessata in una situazione di minaccia esi-

stenziale (cfr. sentenza E-5022/2017 consid. 6.2.3). Ad ogni modo, in con-

siderazione della generale difficile situazione in cui versa il Paese, per-

mane necessario verificare la questione con riguardo della singola fattispe-

cie. In presenza di particolari circostanze negative, vi sarà infatti luogo di 

ammettere, ora come prima, una situazione di minaccia esistenziale (cfr. 

sentenza D-2311/2016 consid. 17.2). 

12.4 Neppure la situazione personale dell’interessata risulta d’impedi-

mento all’esecuzione dell’allontanamento. Ella invero è giovane e dispone 

di una formazione scolastica e vanta anche una breve esperienza profes-

sionale nella logistica in quanto si è occupata di registrare le uscite di cas-

sette di banane in un luogo dove vendevano banane all’ingrosso (cfr. atto 

della SEM n. 21/15, D47, pag. 6). Altresì in patria può vantare una buona 

rete famigliare, in particolare dei propri genitori, con i quali è in contatto 

(cfr. atto della SEM n. 21/15, D38-39, pag. 5) e che hanno provveduto al 

suo mantenimento fino all’espatrio nonché si stanno occupando 

D-5109/2023 

Pagina 17 

attualmente del figlio dell’interessata, rimasto in Eritrea (cfr. atto della SEM 

n. 21/15, D31-34, pag. 5). Gli stessi potranno sostenerla in caso di bisogno, 

per sopperire alle sue necessità essenziali. Dalla documentazione medica 

agli atti (cfr. atti della SEM n. 12/3, 16/2, 19/3 e 27/2) non si evince inoltre 

la necessità per la stessa di dover rimanere in Svizzera, poiché altrimenti 

il suo stato di salute si degraderebbe a tal punto da metterne in pericolo 

concretamente la sua vita o il suo stato di salute e che giustificherebbe la 

sua ammissione provvisoria (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3; 

DTAF 2009/2 consid. 9.3.2). Alla luce di tali elementi, e non essendo ravvi-

sabili agli atti altre particolari circostanze, la ricorrente non rischia, nel caso 

di un suo rientro nel paese d’origine, di essere esposta ad una minaccia 

esistenziale (cfr. sentenza del Tribunale D-2311/2016 consid. 17.2). Il ri-

schio di arruolamento nel servizio nazionale, non risulta dipoi influire su 

questo giudizio, dal momento che non vi è modo di considerare che tale 

evenienza ponga la persona interessata in una situazione di minaccia esi-

stenziale (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.2.3). Dal canto suo, l’obbligo di 

adempiere il servizio militare non costituisce neppure un motivo d’inesigi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.2 

e segnatamente consid. 6.2.5). A ciò si aggiunge come la sentenza citata 

dalla rappresentante legale nel gravame (cfr. supra consid. 10) nulla muta 

a tale giudizio, ritenuto inoltre che si tratta di una costellazione diversa ri-

spetto alla presente fattispecie.  

Il rientro dell’interessata in Eritrea è pertanto da considerarsi anche ragio-

nevolmente esigibile. 

13.  

Infine, in ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della 

possibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in rela-

zione all’art. 44 LAsi).  

Per prassi costante spetta all’insorgente richiedere alla competente rap-

presentanza del suo paese d’origine i documenti necessari al rimpatrio (cfr. 

art. 8 cpv. 4 LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12). 

14.   

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il di-

ritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso, per quanto ricevibile, va re-

spinto. 

D-5109/2023 

Pagina 18 

15.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che se-

guono la soccombenza, sarebbero da porre a carico del ricorrente (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese versato 

il 13 novembre 2023. 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

  

D-5109/2023 

Pagina 19 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare è prelevato sull’anticipo spese versato il 13 novem-

bre 2023.  

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Agostino Bullo 

 

 

Data di spedizione: