# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 15011fac-d87a-5bff-8780-4030d7d0c2d3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-07-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 23.07.2003 INC.2003.12901
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-12901_2003-07-23.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.12901

  	
  Lugano

  23 luglio 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  __________

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 5/6 marzo
  2003 dall'

  
						

 

 

	
   

  	
  __________

  rappr. dall’avv. __________

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 21 febbraio 2003 del Procuratore Generale
  __________, resa nel contesto del procedimento penale pendente nei suoi
  confronti per titolo di ingiurie, promosso con querela 29 dicembre 2002 da __________;

  

 

 

viste le osservazioni 12 marzo
2003 del magistrato inquirente che postula la reiezione del reclamo;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

in fatto e in
diritto

 

 

 

che:

 

 

-                          
il 29 dicembre 2002 __________ ha sporto querela penale nei confronti
del Giudice __________ per “frasi ingiuriose” da questi pronunciate verso la
sua persona e la sua famiglia in data 27 dicembre 2002 presso l’ufficio postale
di __________; in particolare il __________ avrebbe qualificato la querelante e
la sua famiglia come dei “cialtroni”;

 

 

-                          
interrogato dal Procuratore Generale in data 27 gennaio 2003 in
relazione alla suddetta querela, il querelato ha dichiarato di aver
effettivamente incontrato la signora __________ presso l’ufficio postale di
__________ il 27 dicembre 2002 e di essersi lamentato con lei “per l’ennesimo
atto di violazione” della sua proprietà e, in conclusione dell’incontro, di
aver detto alla querelante “siete i soliti cialtroni” o “siete proprio i soliti
cialtroni”; il querelato ha anche precisato che per “cialtroni” intendeva
“esprimere un concetto di persone maleducate, prepotenti, irriguardose della
proprietà altrui, persone per le quali esistono soltanto diritti e non doveri”.

Il querelato,
durante il suddetto interrogatorio, ha riferito di contenziosi esistenti da
diversi anni con i signori __________, suoi vicini di casa (anche se non
contigui), segnatamente in relazione al loro transito sulla sua strada privata,
senza disporre di un diritto di passo o di precario; egli ha anche dichiarato
che, a suo modo di vedere “nel contesto di questi abusi che si trascinano da 10
anni, l’ostinazione della signora __________ costituisce una maleducazione
accresciuta”. Il querelato ha poi aggiunto che “se necessario produrrò e
comproverò tutte le vicende pregresse che mi hanno portato a proferire questo
termine”. A sostegno delle proprie affermazioni il querelato ha prodotto seduta
stante uno scritto 27 dicembre 1995 indirizzato al Dipartimento delle
Istituzioni e firmato dal signor __________. Questo scritto, come pure uno
scambio di corrispondenza del 25 / 29 gennaio 1993 tra il querelato e
__________ (pure prodotti seduta stante dal querelato) sono stati annessi al
verbale di interrogatorio;

 

 

-                          
con lettera 3 febbraio 2003, il querelato ha prodotto un memoriale, con
22 (ventidue) documenti allegati, a valere quale prova della verità. 

Senza decidere
immediatamente e preliminarmente sull'ammissibilità e sull'acquisizione agli
atti del suddetto memoriale, il magistrato inquirente ha interrogato nuovamente
il querelato, chiedendo a quest'ultimo conferma del contenuto di quanto da lui
prodotto. 

Il Procuratore
Generale ha fatto presente al querelato, la necessità – in caso di ammissione
alla prova della verità – “di istruire le affermazioni” da lui “allegate
ancorché documentalmente comprovate con particolare riferimento alla necessità
di acquisire le deposizioni testimoniali secondo i criteri della procedura
penale”, riservandosi di valutare “l’ammissibilità della prova della verità
alla luce di quanto prodotto e delle conferme” avute durante
quell’interrogatorio; 

 

 

-                          
con decisione 21 febbraio 2003, il magistrato inquirente ha dichiarato
di negare al querelato l’ammissione alla prova della verità, essendo, a suo
dire, il termine di “cialtrone” qualificabile come ingiuria formale, priva di
qualsiasi fondamento fattuale e quindi come tale non provabile; nella suddetta
decisione il magistrato inquirente ha dichiarato inoltre di non avere alcuna
obiezione ad acquisire agli atti la documentazione prodotta “ritenuto come la
prova della verità” da lui negata “dovrebbe se del caso essere istruita
mediante interrogatorio di tutte le parti indicate nel memoriale a sostegno
delle affermazioni ivi riportate”;

 

 

-                          
con reclamo 5 marzo 2003, il querelato impugna la suddetta decisione del
Procuratore Generale, rilevando che esistono tre distinti livelli di
“fondamento fattuale” per le sue esternazioni e che il Procuratore Generale è
“incorso in una svista manifesta nell’applicazione dei criteri di ammissione
della prova della verità, negando a torto la loro sussistenza nel caso di
specie”; in conclusione egli chiede che la decisione 21 febbraio 2003 del
Procuratore Generale sia annullata e di essere “ammesso alla prova della
verità, da lui già versata in atti”;

 

 

-                          
il magistrato inquirente con la decisione impugnata, pur dichiarando di
non voler ammettere il querelato alla prova della verità, non ha formalmente
estromesso dagli atti il memoriale e i 22 (ventidue) documenti ad esso
allegati, che il querelato ha prodotto in data 3 febbraio 2003 quale prova
della verità e che dall’elenco atti dell’INC. MP __________risulta acquisito
agli atti quale AI __________; anzi, il magistrato inquirente, durante
l’interrogatorio del 10 febbraio 2003, ha pure chiesto ed ottenuto a verbale
dal querelato la conferma dei contenuti del suddetto memoriale. Del resto, già
nell’interrogatorio del 27 gennaio 2003, il querelato aveva prodotto tre
documenti a sua discolpa, che sono stati annessi al verbale di interrogatorio;
documenti poi prodotti nuovamente con il memoriale 3 febbraio 2003 e non
estromessi dall'incarto;

 

-                          
con il reclamo 5 marzo 2003, il querelato non chiede l’audizione di
testimoni, quanto piuttosto di essere ammesso ad una prova da lui già versata
in atti e non formalmente estromessa dalla decisione impugnata; il reclamo si
avvera perciò privo di oggetto e quindi irricevibile;

 

-                          
se è pur vero che, nei reati contro l'onore, l'indiziato non è sempre
ammesso ad apportare prove liberatorie e che la logica del sistema implica che
non si cerchi la prova della verità, prima di aver deciso sull'ammissibilità di
tale mezzo liberatorio (Corboz, SJ 1992 p. 655), va detto che non compete
comunque a questo giudice esprimersi sulla forza probante di prove già assunte
agli atti, quanto piuttosto, in primo luogo, al magistrato inquirente
nell’ambito delle decisioni di merito di sua competenza ai sensi degli art. 184
cpv. 2 CPPT (non luogo a procedere) o degli art. 207 e 207a CPPT (decreto
d’accusa) e, in secondo luogo, al giudice del merito, in caso di eventuale
opposizione al decreto di accusa;

 

-                          
essendo la procedura di reclamo stata indotta dagli errati presupposti
della decisione del magistrato inquirente, là dove non ha estromesso dagli atti
la prova offerta dal querelato, ma ha anticipato valutazioni - che attengono
alla decisione di merito - sulla forza probante della stessa, il reclamo viene
evaso, con la presente decisione definitiva (art. 284 cpv. 1 lett. a e
contrario), senza carico di tassa e spese e senza attribuzione di ripetibili;

 

 

visti i citati articoli di legge,

 

 

decide:

 

 

1.      Il
reclamo, in quanto privo di oggetto, è evaso ai sensi dei considerandi.

 

2.      Non
si percepiscono né tassa né spese giudiziarie né si attribuiscono ripetibili.

 

3.      La
presente decisione è definitiva.

 

4.      Intimazione
a:

-       
avv. __________ , per sé e per il querelato (con copia delle
osservazioni del magistrato inquirente);

-       
PG __________ (con l’INC. MP __________di ritorno);

-       
__________ 

 

                                                                             giudice
___________-